Apotàsso il nuovo sito che aiuta i neoconvertiti ad essere veramente Felici (‘insegnando a dire’: Ciao Ciao a Mammona). Fidarsi del Vangelo

Ecco un vero ammonimento. Vale per me autore ed editore di escogitur ed apotasso quando mi dilungo e mi perdo nei mille meandri della ricerca delle conoscenze e delle informazioni corrette distaccandomi dall’essenza del Vangelo che sono parole di amore e di autocorrezione; e per tutti coloro che cercano di convincerci su alri percorsi di fede:

Vangelo – Giovanni 13,34-35

34 Vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri. 35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».

Mi basta il Vangelo che è PAROLA DI DIO RIVELATA PUBBLICAMENTE. Tutto questo confonde, e apre a grandi rischi di eresia per chi non fonda la sua umiltà e pietà santificatrice nella Fede, nella Speranza e nella Carità.

…non badare più a favole e a genealogie interminabili, che servono più a vane discussioni che al disegno divino manifestato nella fede“.
I Timoteo 1:4

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Vangelo di Luca 11,37-41

In quel tempo, 37 mentre stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. 38 Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.
39
Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. 40 Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? 41 Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

La cura

C’è un virus pericolosissimo che può colpire l’umanità, un virus capace di far degenerare l’energia spirituale, le capacità intellettuali, le strutture fisiche dell’uomo. È un virus che inquina l’energia spirituale dell’uomo, lo rende incapace di riconoscere la signoria di Dio, lo rende intellettualmente avido quanto stupido e stolto, cardiacamente malvagio, fisicamente sempre teso e rigido. È un virus che spinge l’uomo a disonorare la propria bellezza e il proprio fascino naturale e divino, per gettarsi deforme a celebrare il rito dell’ambizione, attraverso il culto della propria immagine, attraverso la divulgazione del marchio di se stesso e dell’esaltazione dell’esteriorità e dell’apparenza. È un virus che forza l’uomo a diventare avido e, in nome dell’avidità, a diventare competitivo, conflittuale, malvagio, crudele, possessivo, assetato di dominio e di controllo. È un virus capace di cristallizzare i collegamenti neuronali del cervello fino a rendere l’uomo incapace di riconoscersi come un essere meraviglioso, divinamente progettato e infinitamente collegato al tutto del creato e in grado di corromperlo intellettualmente fino a renderlo stupido, stolto, ignorante.
Il virus capace di infliggere tanto danno all’uomo è l’ipocrisia. È l’ipocrisia che convince l’uomo a pulire l’esterno del bicchiere e del piatto, e a mantenere l’interno pieno di avidità e di cattiveria. È l’ipocrisia che rende così stolti da non percepire, capire, riconoscere e comprendere che Colui che ha creato l’esterno dell’uomo ha creato anche il suo interno. Così stolti da non rendersi conto del fatto che curare l’esteriorità e l’apparenza, senza curare, amare, abbellire, aggraziare i pensieri intimi, i dialoghi interiori, le scelte decisionali profonde, è pura perversione, è un’azione spirituale e intellettuale che sconnette l’uomo dalla vita, lo sospinge a rinnegare Dio e la propria origine divina. C’è una cura per questo terribile virus? L’uomo può guarire da questa terribile patologia, anche quando è allo stadio terminale? Sì! Gesù stesso rivela la cura: Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro. La cura che Gesù rivela per curare il virus dell’ipocrisia, e tutte le disarmonie spirituali e psichiche provocate dal virus, è la gratuità. Dai primi sintomi alla patologia conclamata, l’ipocrisia si può sempre curare con la gratuità, con il dono di se stessi, con la condivisione delle proprie energie, sostanze, ricchezze. Imparare a vivere la gratuità, predisporsi a fare le cose gratis, senza attendere e cercare ricompensa, plauso, successo, riconoscenza, è la cura contro qualsiasi forma di ipocrisia. La gratuità praticata con costanza e con amore purifica tutto, ma proprio tutto della vita dell’uomo in tutte le sue dimensioni, nella dimensione spirituale, psichica e fisica. Quando l’ipocrisia sta aggredendo l’uomo con la sua mortale tossicità, non c’è altra cura, perché egli possa guarire e purificarsi completamente, che generare la gratuità.
Gratuità è pregare in segreto per i fratelli, per il mondo, perdonare in segreto amici e nemici, donare il proprio tempo a chi ha bisogno, donare le proprie energie creative, economiche, senza mai nulla chiedere in contraccambio. L’ipocrisia sporca e inquina tutto dell’uomo, la gratuità purifica e sana tutto dell’uomo.

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INNO ALLA CARITA’

(S. Paolo – Prima lettera ai Corinzi 13,1)

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi la carità,
sarei un bronzo risonante o un cembalo squillante.

Se avessi il dono della profezia
e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza
e avessi tutta la fede in modo da spostare le montagne,
ma non avessi la carità,
non sarei nulla.

Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri,
se dessi il mio corpo per essere arso,
e non avessi la carità,
non mi gioverebbe a nulla.

….

Ora esistono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità;
ma la più grande di esse è la carità.

La Carità si compiace della Verità

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https://escogitur.files.wordpress.com/2013/06/8c550-harlow.jpgVangelo di Luca  8,19-21

In quel tempo, 19 andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
20
Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti».
21
Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

Legami

Pur rispettando infinitamente i percorsi affettivi e relazionali di tutti gli uomini e le donne della terra, i legami familiari generati dall’umanità attraverso il sangue e le relazioni affettive, Gesù non riconosce a questi legami nessuna utilità ed efficacia per creare tra le persone legami veramente sani, vantaggiosi, reali, energetici, generatori di unità e di unione. A costo di sembrare irritante per il perbenismo e le morali tradizionali, scortese nei confronti dei suoi familiari, Gesù non perde occasione per ribadire che i legami di parentela, i legami di sangue, i legami familiari non sono in nessun modo paragonabili con la potenza, l’efficacia, il valore dei legami generati da coloro che condividono il vivere l’intimità con Gesù, l’amore, la dedizione per la Parola di Gesù e il desiderio e l’impegno di mettere in pratica le procedure del vangelo. L’unico legame che Gesù riconosce e condivide, l’unico legame che considera reale, vero, efficace, profondo, unente è il legame che si genera quando le persone condividono nello spirito lo stesso amore e ardore per la Parola del vangelo e lo stesso desiderio di realizzarla e metterla in pratica, per la propria felicità e il benessere di tutti.
Perché Gesù non fa alcun affidamento sui legami di sangue, familiari, parentali? Perché più volte li pone come il primo e il più potente degli intralci in grado di impedire all’uomo di poter seguire e realizzare la sapienza del vangelo, come quando in Matteo 10,37 precisa in modo inequivocabile: chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me, perché? Semplicemente perché Gesù sa che i legami di sangue, i legami familiari e relazionali non hanno alcun potere, forza, possibilità, utilità per rendere felice l’uomo e garantire il benessere dell’umanità. Gli uomini e le donne della terra cercano relazioni e stabiliscono legami affettivi e di sangue per essere felici, per vivere nel benessere, ma in realtà questi legami, per loro intrinseca natura, non hanno alcuna possibilità e utilità per rendere l’uomo felice e procurargli una vita di benessere e di armonia. I legami affettivi, familiari, parentali, i legami di sangue non sono conduttori di felicità, maturazione, benessere, gioia, pace, armonia. Gesù spiega in dettaglio questa verità, praticamente sconosciuta all’umanità, quando in Matteo 24,38-39 afferma: Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti, così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo.
Le relazioni umane, i legami umani, gli affetti umani, i legami parentali e familiari, i legami di sangue non hanno in sé alcun potere di far crescere gli uomini e le donne nella consapevolezza della realtà, nella comprensione di Dio e del suo muoversi e agire nella storia. Sono completamente inefficaci per aiutare un uomo a crescere spiritualmente e intellettualmente, non sono di alcuna utilità per predisporlo alla sua evoluzione e illuminazione, non servono assolutamente a nulla per preparare l’umanità all’incontro con Dio e con Gesù suo Figlio e lo Spirito Paraclito.
Anzi, Gesù mette sullo stesso piano l’occupazione di vendere e comprare, cioè di provvedere al proprio sostentamento e benessere, con il prendere moglie e marito, cioè con lo stabilire legami affettivi e parentali, definendole occupazioni perfettamente inutili e inservibili per far crescere l’uomo nella consapevolezza, nella sapienza, nella conoscenza. Occupazioni così inutili e inservibili per la crescita intellettuale e spirituale dell’uomo, che – rivela Gesù – gli uomini e le donne di questa generazione, occupati a vendere e comprare, prendere moglie e marito, vivranno la sua seconda venuta, la sua venuta intermedia assolutamente in uno stato di totale inconsapevolezza, completamente impreparati, ignari, ignoranti, ciechi, sprovveduti, così come ai giorni di Noè, non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti.
Gesù non demonizza i legami affettivi umani, i legami familiari e di sangue, ma rivela con assoluta chiarezza che sono perfettamente inutili all’uomo per raggiungere il benessere integrale e per vivere felice. Chi affida la propria crescita intellettuale, la propria evoluzione spirituale, la maturazione della propria consapevolezza e comprensione, ai legami familiari e di sangue, è come se si affidasse a un palo di cemento da cui un giorno poter raccogliere fichi. Chi pretende di raggiungere la propria felicità e il proprio benessere, attraverso il fruire quotidiano dei legami familiari e di sangue, è come colui che pretende uva da un rovo. Chi cerca la gioia attraverso i legami familiari e di sangue è come chi cerca una sorgente d’acqua zampillante in un sasso che tiene in mano. Incaricare i propri legami familiari, parentali e di sangue di poter sprigionare e donare felicità e benessere è la scelta più sciocca, sconsiderata e inutile che l’uomo possa compiere. I legami affettivi umani, i legami familiari e parentali, i legami di sangue per loro intrinseca natura non possono fornire all’uomo nessuna forma di benessere reale e felicità. Questo è il motivo per cui Gesù insiste nel ricordare all’uomo che sono possibili legami, relazioni, intimità, unioni, che hanno il potere, la forza, l’energia di farlo maturare nella consapevolezza, di farlo crescere nella felicità e nel benessere, e sono i legami che si creano quando le persone, indipendentemente dai legami familiari e di sangue, iniziano a condividere, amare, comprendere la Parola di Gesù con il forte desiderio di realizzarla e metterla in pratica. Nessun legame affettivo, spirituale, intellettuale sarà mai più forte, ottimo conduttore di benessere e felicità, del legame che si genera tra coloro che nel loro cuore condividono l’amore per la meditazione della Parola di Gesù, per la contemplazione della persona di Gesù per realizzare la sapienza della sua Parola. Nessun legame affettivo, spirituale, intellettuale sarà mai più forte, ottimo conduttore di benessere e felicità, del legame che si genera tra coloro che nel loro cuore condividono il desiderio di ascoltare, comprendere, amare e mettere in pratica le procedure evangeliche per il bene e la felicità dell’umanità.

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Innamorati pazzi: la ricetta di Bruce Lipton per il paradiso in terra

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Chi ha provato, anche solo una volta nella vita, l’esperienza dell’innamoramento, quando si cammina sopraelevati a mezzo metro dal suolo, “si tocca il cielo con un dito“, tutta la vita sorride, il mondo è un paradiso, sa che queste cose non si dimenticano, neanche a distanza di anni o di decenni. E sa anche che non era solo una impressione: in quelle situazioni il mondo non soltanto ci appare un paradiso, ma lo diventa veramente: tutto quello che prima ci dava fastidio, non esiste più; i problemi non appaiono più tali, si sta bene, in salute, … insomma, chi l’ha provato (ma chi non l’ha provato?) sa di cosa parlo. O meglio, di cosa parla Bruce Lipton, che dice che noi possiamo creare il paradiso su questa terra in questo modo.

Sento già le obiezioni degli scettici: “Facile, quando ti va tutto bene! Ma con tutti i problemi che ho, la paura di perdere il lavoro (chi ce l’ha), l’impossibilità di trovare un lavoro (chi non ce l’ha), e i figli (chi ce li ha), e la suocera, e i vicini rompiscatole, e…” ma qui serve fare una rivoluzione copernicana: così come bisognava smettere, in quel caso, di pensare che il sole girasse intorno alla terra, e accettare il fatto che era la terra a girare intorno al sole, anche il nostro Bruce, ancora 40 anni fa, iniziò la sua rivoluzione copernicana nell’analisi del comportamento delle cellule, facendo la clamorosa scoperta, in controtendenza con il credo mainstream dell’epoca (ma così radicato che vale ancora oggi, per molti) che non sono i geni che comandano la nostra vita (genetica: ad ogni gene corrisponde un tratto, una caratteristica, una predisposizione, per cui si arriva agli eccessi della Angelina Jolie che si fa asportare i seni per paura del tumore, visto che lei “ha il gene che causa il tumore”), ma, al contrario, è l’ambiente che influenza e determina anche i geni stessi. E l’ambiente in cui crescono le cellule del nostro corpo è influenzato dalla nostra mente: come noi vediamo il mondo, quale atteggiamento abbiamo, che percezioni e che visioni abbiamo, in una sorta di conferma scientifica dell’effetto placebo (ed il suo contrario, l’effetto nocebo) di cui tutti abbiamo sicuramente sentito parlare.

Quindi: non aspettarsi che le cose vadano bene per cominciare ad essere felici e ad amare, ma cominciare ad amare ed essere felice e questo cambierà le nostre celule, il nostro corpo, il nostro stato di salute, le comunità in cui viviamo, tutta la società, il mondo. Trasformandolo in paradiso. Sento intimamente che questa cosa è vera, anche detti popolari (la saggezza della coscienza collettiva) lo confermano (“cuor contento il Ciel l’aiuta“) e, mi sembra di ricordare, la Madonna (Gospa) stessa, interrogata da un veggente di Medjugorje su come potesse essere così bella, rispose che era perchè amava infinitamente (o qualcosa del genere, ma il senso era quello).

LaBiologiaDelleCredenzeHo appena finito di leggere “La biologia delle credenze” di Bruce Lipton: (ne avevo parlato già qui e qui) avevo visto diversi suoi video e interviste, come quello riportato sopra, ma alcuni passaggi non mi erano chiarissimi. Mi sono rimasti alcuni punti oscuri, anche perchè da scienziato ogni tanto entra nel dettaglio dei meccanismi cellulari, ma è sicuramente un libro illuminante che val la pena di leggere (e rileggere). Il percorso autobiografico di uno scienziato, partito da ateo (o forse solo agnostico, ma comunque non interessato alla parte spirituale) che, nell’analisi profonda dei meccanismi cellulari una notte viene illuminato e, come Archimede nella sua famosa vasca da bagno, urla “Eureka!”, e corre pazzo di felicità perchè ha scoperto che la materia non è tutto, e esiste, deve esistere, c’è sicuramente Uno Spirito che spiega il perchè delle cose, perchè gli scienziati che negano questo vedono solo una parte della realtà, e ci arriva proprio a partire da una analisa scientifica, razionale, basata sui meccanismi della biologia cellulare.

E sulla base di questa sua scoperta alcuni corllari, alcune “chicche” (solo alcune cose qua e là, come mi vengono in mente a caldo, ma voi compratelo il libro, e, lo ripeto: leggetelo) che a me, un po’ complottista e bastian contrario, piacciono moltissimo, come quella

  • che capovolge il concetto darwinanino di evoluzione: il progresso non è la sopravvivenza del più forte rispetto al più debole, ma la capacità di unione e di creazione di comunità;
  • o quando afferma che il sistema non va combattuto, perchè combattendolo lo si alimenta; l’unica maniera per vincere è non giocare;
  • oppure quando afferma che la creazione di alcuni bisogni, alimentati con le paure o il senso di inadeguatezza, viene mantenuta al fine di garantire i benefici economici che ne derivano, specie alle industrie farmaceutiche;
  • la capacità di sintesi, da discipline diverse, per una visione unitaria della realtà, che non opera la separazione (artificiale e fuorviante) fra spirito e materia, in questo supportata anche dalla fisica quantistica.

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In sintesi: non aspettiamo che il mondo ci offra delle occasioni, dei motivi per essere felici: riprendiamo il controllo della nostra vita, decidiamo noi, adesso, di rientrare in quello stato dmonia liptoni “innamoramente perenne” che sicuramente abbiamo conosciuto, facciamolo con costanza e determinazione, e creeremo il paradiso intorno a noi. Provare per credere.

PS: visto che la mia amica Monia Zanon l’ha conosciuto personalmente, linko qui il suo sito, che magari mi viene a mettere qualche commento e la sua esperienza.

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E’ nato Apotasso, il nuovo sito dell’Arca della Bellezza, per i neoConvertiti sulla Felicità della coppia e la vocazione personale.

Parusia.info – “Apotàsso”: Hoc Igitur Fructus est Spiritu Sancto

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Arruolati anche tu! Vieni a trovarci su Apotàsso (clicca qui!)

Basta “chiacchere”! A noi son sufficienti lo Scapolare e Opere di Bene. Abbiamo un Arcieriprogetto e desiderio di santificazione perchè vogliamo vivere il Vangelo sopra ogni cosa. Indossa lo Scapolare montfortiano e percorri le strade del mondo. Richiedilo quanto prima e potrai dire di essere Cattolico Resiliente. Poi ti forniamo tutto il know how per una autonomia ed indipendenza totale dal denaro, per cominciare!

Impegnamoci con Maria, la Madre di Dio, per la costruzione del Regno e per affrontare la Grande Tribolazione. Molti avranno bisogno anche di te, dei tuoi consigli, della tua forza d’animo, del tuo spirito combattivo, della tua testimonianza. Dobbiamo aiutare la gente a vincere la paura senza mettergli paura. Chi conosce lo stato delle cose, gli inganni, il Vangelo, ha tutte le armi per essere rassicurante e concentrarsi sulle cose che contano davvero!

I Discepoli di Nostra Signora della Tenda – figli Montfortiani di Don Bosco o comunemente noti come Arcieri, si danno come proposito di andare per le strade del mondo esponendo lo Scapolare (che rappresenta il Rivestimento Regale di Nostra Signora per gli Ultimi Tempi) per accompagnare gli “ultimi” verso una equilibrata Conversione in Gesù Unico Salvatore e Redentore in conformità al Vangelo e per la riconquista della Felicità perduta; anche secondo la nostra singolare follia, nel nostro anticonformismo, nella nostra ignoranza imbarazzante ed infantile, ma anche, rispetto alla nostra rettitudine, buon pensiero, talenti specifici e irripetibili.

scapolareInfatti, quel che importa è essere certi che sia una vera Conversione in Gesù per la nostra Felicità, capace di:

– resistere ai fuochi di paglia, ai facili entusiasmi iniziali, alle sfide esoteriche e anti-apologetiche, alle tentazioni di “mollare tutto” dopo essersi scoraggiati;

– sfuggire alla tentazione di “partire a spron battuto per convincere” e adattarLa ai nostri vizi, ai nostri temperamenti e persino se possibile alla nostra smodata ignoranza;

– sottrarci ai richiami di Mammona che domina il nostro Tempo, le Strutture di Peccato e di Inganno, i sistemi Matriciali e che ci fa pensare sia l’unica “realtà”;

– aiutarci a sfuggire dalla sottomissione alla Menzogna, all’Empio, ai Figli della Perdizione, all’Iniquo e a tutto ciò che ci spacciano per “Normale” e “Giusto”;

e con ciò, fortificando l’anima e creando un castello interiore per lo spirito e la nobilitazione del nostro corpo, tempio sacro dell’Anima. E’ una battaglia dura che in questo mondo si combatte quotidianamente e prima di tutto contro noi stessi.

La Conversione accelera questa consapevolezza e per questo richiede un sano discernimento. Un Padre Spirituale, se ha consolidato queste certezze, può essere di grandissimo aiuto. Purtroppo nutriamo seri dubbi sia sempre così con il lassismo che è entrato nell’intera struttura ecclesiastica. E per capire di che tempra è questi dovrebbe suggerire l’accostamento frequente al Confessionale, la riparazione dei Vizi che inducono al Peccato e la fortificazione nei buoni propositi nella Santa Eucaristia Quotidiana che va sempre ricevuta in stato di Grazia ed in ginocchio (perchè Gesù discende, non sale verso la nostra bocca); e per cominciare dovrebbe suggerire anche i Primi 9 Venerdì del Mese ed i Primi 5 Sabati del Mese e un minimo di Adorazione Eucaristica quotidiana oltre alla recita quotidiana del Rosario (possibilmente in latino, così che possiamo dirlo con uomini e donne di ogni parte del mondo). In questa maniera si determina la griglia per la nostra santificazione. Contemporaneamente suggeriamo la partecipazione e formazione di Comunità di Cattolici Resilienti e di CAERP (Cappellette di Adorazione Eucaristica e del Rosario Perpetuo); e quindi, a percorso concluso, l’adozione dell’Abito Nuovo e poi, attorno ad una CAERP alla partecipazione e la fondazione di Borghi Eucaristici ed Agricoli di Xenobia.

Noi di fatto siamo comuni mortali che hanno aderito alla proposta santificartrice di Gesù di dire: Ciao Ciao a Mammona! Apotàsso. Abbiamo fatto nostri gli effetti del Battesimo, della Riparazione (Confessione) e della Cresima, ma anche le Grazie ricevute dall’Eucaristia, dai Sacramenti, dal I Venerdì (9 mesi) e dal I Sabato (5 mesi) e dalla Protezione della Recita Quotidiana del Santo Rosario che in questo modo ci induce, naturalmente, a cambiare Abito (la nostra armatura santificatrice per gli Ultimi Tempi), facendoci apprezzare giorno dopo giorno l’esigenza di recuperare tutto il Tempo che finora abbiato dato a Mammona.

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RIVESTITI DELLA REGALITA’ DI MARIA

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Pubblicato su Ingannati, dall’amico Alberto Medici: Parusìa sul distacco (Apotasso)

Una pillola di saggezza per tutti noi. Così nasce Apotàsso (Ciao Ciao)

(sottofondo musicale suggerito da una cara amica a Parusìa nel precedente post)

Perchè Apotàsso? “Perchè l’indagine sulle miserie del mondo non soddisfa più la sete di conoscenza circa gli Inganni che ci attanagliano; e, soprattutto la richiesta di soluzioni di come vivere questi scampi di tempo di Grande Tribolazione che ci separano dall’Apocalisse“. Almeno così la vede l’amico Marco Turi Daniele (alias Parusìa).

Gesù dice: chi non rinuncia [greco: apotàsso, “dire ciao ciao”] a tutti I BENI, non può essere Mio discepolo. Dopo di che VAI, “AMA DIO, IL PROSSIMO, IL CREATO E FAI QUEL CHE VUOI”. C’è tutto il Decalogo, in questo “PIO” COMANDAMENTO. Ecco cosa vuol dire ‘VIVERE nel Mondo senza essere del Mondo’. Ma, chi ‘VIVE DI PAURE’, è del Mondo & di Mammona e perpetua il PECCATO Originale di Adamo e Caino: ‘VOLERSI METTERE IN PROPRIO’, dissociandosi da DIO che è Pace e Giustizia; allontanandosi dal VANGELO ‘Vivo’ del REGNO. Occorre “IGITUR” (QUINDI) cambiare Abito e diventare Amministratori con SPIRITO NUOVO. Solo così riceveremo Cuori Ardenti: «CONVERTITEVI E VIVRETE» (Ez: 11,19-20; 18, 23-32; 36, 24-28).

Sul sito Apotàsso (Ciao Ciao Mammona) a cui si accede attraverso il dominio http://www.parusia.info campeggia questa introduzione che sintetizza tutta la “mission” dell’Arca della Bellezza di chi vuole farsi aiutare e prendere per mano per essere Arciere nella Resilienza Cattolica, vivendo secondo il Vangelo la “Decrescita Felice”, e che sembra essere oramai più una scommessa che una sfida.

Ora, siccome sono molti che credono di sapere e di potersi mettere a guida e modello per altri, senza dare testimonianza secondo il Vangelo, Parusìa vuole portarci a riflettere, con realistica saggezza, suggerendoci la lettura di questo ennesimo commento di Don Paolo Spaladore che riguarda la lettura del brano del Vangelo di oggi. E che si inserisce perfettamente, secondo il nostro amico, nella diatriba (et/ot) Croce (et/ot) Spada in corso qui su Ingannati tra Duxcunctator, Aguglia ed Eliseo che saluta con tutto il cuore e fraterna amicizia.

A questo proposito ci fa sapere che tutti questi commenti al Vangelo di Padre Spaladore sono riportati puntuali anche su Apotàsso: per ricordarci che “solo vivendo il Vangelo in opere e missioni si può partecipare alla costruzione del Regno di Dio come uomini e amministratori nuovi: il Regno fatto di pace, amore e giustizia. Ovviamente il Vangelo non si diffonde con la Spada, ma attraverso la Testimonianza di Verità, che talvolta è più dura di una Legge o della Spada stessa. Il cristiano che si è vestito con l’abito nuovo della Umiltà e dei Sacramenti non può dimenticare che Dio è Carità e Misericordia; che non vuol dire perbenismo, buonismo, libera coscienza. Non è per queste illusioni “moderniste” del “volemose bene e facciamoci gli affari nostri” che Dio ci porterà in Paradiso. Perchè il mondo non è retto secondo la propria coscienza individuale, ma secondo l’UNICA COSCIENZA che è Dio nella Sua Essenza Trinitaria, che vive nelle Sue Leggi Morali e Ordinate secondo Natura (10 Comandamenti) e nella Legge Nuova dell’Amore cristiano. Non è insomma come avrebbe fatto sapere Francesco nella recente lettera ad Eugenio Scalfari, aprendo ad atei e miscredenti. Anzi, il cristiano dovrebbe sapere che così come Dio ha creato l’Universo e la Terra senza di noi, senza di noi non può salvarci. Ci vuole una nostra adesione piena al Progetto di Salvezza, perchè il Paradiso non è un ‘dopo lavoro ferroviario’ o ‘un medico di famiglia’ o un ‘club privè’ o un ‘luna park’ o ‘un talk show per politici e giornalisti’ o ‘una visione economico-finanziaria’ o un “museo di belle arti e buone intenzioni o di cultura antropologica ed esegetica’, o ‘un programma di intrattenimento per improvvisate ballerine o attori di avanspettacolo’. Alla Fede per Gesù che è Via, Verità e Vita dobbiamo quindi aggiungere IN COSCIENZA le Opere che ‘ogni dì’ offriamo a Dio e sottraiamo (in Tempo) a Mammona; e se possibile, aggiungere la nostra santificazione, l’impegno inequivocabile di tutto noi stessi e nella pienezza del nostro Tempo riscattato al Mondo, nell’Imitazione di Cristo secondo il Vangelo, che di gran lunga supera i segni della Fede dichiarata e la declinazione del Credo, in Testimonianza Viva. Perchè in Paradiso si va se si desidera ardentemente l’Amore di Dio (che trasferiamo al “prossimo” con gesti quotidiani); e soprattutto se già da ora si desidera fortemente essere salvati per la nostra miseria, sì, ma anche per i nostri piccoli meriti conquistati nella battaglia con noi stessi di combattere e superare i Vizi Capitali (superbia, accidia, ira, lussuria, gola, invidia, avarizia) e le debolezze personali. Altro che Libera Coscienza, quindi. Può infatti esistere la libera coscienza di abortire, di scegliersi e vivere la religione a propria immagine e somiglianza, di adorare la divinità preferita, di scegliersi il proprio profeta, di vivere secondo i propri vizi elevati a virtù, di sfruttare gli indifesi e gli indigenti per comprarsi la macchina nuova, una casa o per elevare il PIL di una Nazione, di commettere abusi ai danni di chi si è affidato a te, di vivere producendo menzogna, di sopprimere altre vite per la supremazia della razza o della propria identità culturale, di tradire un amico o collega di lavoro per facilitare la propria carriera personale, di ingannare il mondo intero pensando di fare del bene? Perchè la libera coscienza alla fine è la giustificazione relativistica a tutti i mali del mondo. Almeno fino a che la nostra libertà non arriva a invadere quella degli altri e soprattutto di chi è più forte di noi. E allora lì, il nostro incantesimo svanisce e veniamo sopraffatti dall’altro. Il suggerimento cristiano, quindi? Viviamo per guadagnarci anche i nostri piccoli ed impercettibili meriti per sommarli oltre alle intenzioni a quelli acquisiti da Gesù sulla Croce (che è Morto per “molti” e forse anche per i tuoi meriti, ma non per tutti quelli che hanno voluto vivere secondo la loro coscienza e secondo un Nuovo Ordine Mondiale); e a quelli acquisiti per mezzo di Maria Corredentrice con il suo ‘fiat’; che intercede presso il Figlio ed è intermediaria di Grazie in forma incessante, nella Storia cristiana“.

Per questo i nostri motti di Arcieri, ci dice Parusìa, I° Preposito Generale dell’Arca, sono: ‘Liberi, da Mammona, per liberare‘ e ‘Facciamoci tutti Carità

Vangelo di Luca 6,39-42

In quel tempo, Gesù 39 disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? 40 Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
41
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? 42 Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Doppio cieco

Perché un cieco, un cieco nell’intelletto e nello spirito, non può guidare un altro cieco nell’intelletto e nello spirito? Perché il soccorso reciproco, in questo caso, non serve ad aumentare la conoscenza, non può nulla per far crescere la consapevolezza e, dunque, non può impedire a due ciechi di cadere nella fossa, nella fossa dell’ignoranza. L’ignoranza, come la consapevolezza, quando è condivisa, non si annulla, si moltiplica.
Ci sono due tipologie di ciechi nell’intelletto e nello spirito. Ci sono i ciechi nell’intelletto e nello spirito per scelta volontaria, perché mossi interiormente dall’ipocrisia, dalla vanità, dalla sete di potere e di dominio. Sono i ciechi arroganti e presuntuosi, i ciechi della peggior specie, i ciechi inguaribili, perché, convinti di vederci meglio di tutti gli altri, si propongono come guide illuminate dei popoli e fanno di tutto per mantenere l’umanità nella cecità intellettuale e spirituale più assoluta. Ci sono i ciechi nell’intelletto e nello spirito per inconsapevolezza, perché trascinati dall’inerzia degli addestramenti umani, perché affogati nell’inedia provocata dalla schiavitù cui sono stati iniziati fin da piccoli. Sono i ciechi che in qualche modo sono ancora disposti a essere guariti e illuminati.
Per una e per l’altra tipologia di ciechi è impossibile trovare soluzioni intelligenti ed efficaci per i problemi e le difficoltà della vita dell’uomo. Per una e per l’altra tipologia di ciechi è impossibile trovare quali siano le vie sicure del benessere e della felicità, vie in cui l’umanità possa pacificamente e serenamente incamminarsi.
Può un cieco guidare un altro cieco? No, cadranno entrambi in una fossa. Per i ciechi nell’intelletto e nello spirito ci vuole un maestro, il Maestro. Solo quando i ciechi nell’intelletto e nello spirito diventano discepoli del Maestro e della sua Parola, possono dissolvere la nebbia dell’ignoranza e della non conoscenza e trovare una via sicura dove incamminarsi per vivere felici e in pace. I ciechi nell’intelletto e nello spirito si riconoscono perché, in modo viscerale, amano scoprire gli errori degli altri per mettere gli altri sotto giudizio, e sono assolutamente ciechi per notare i propri errori.
Ma perché l’uomo cieco è un professionista a scoprire la pagliuzza che è nell’occhio del suo fratello e non si accorge della trave che è nel proprio occhio? Semplicemente perché, per migliorare se stessi, è necessario un atto di intelligenza e di consapevolezza, invece per giudicare gli altri basta una qualsiasi forma di insoddisfazione, decomposta in acida stupidità, che annulla ogni capacità di visione interiore. Come può un uomo dire a un suo prossimo: Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, mentre lui stesso non vede la trave che è nel proprio occhio? Un uomo può fare questo perché, per verificare se stesso e desiderare di evolversi, è indispensabile un atto spirituale di amore per se stesso e di coraggio, è indispensabile uno sguardo spirituale elevato e di pregio, invece, per giudicare gli altri, per condannarli, calunniarli basta una forma qualsiasi di frustrazione compressa, che poi si trasforma in sete di vendetta e conflitto.
Quanto meno l’uomo utilizza la propria intelligenza per comprendere se stesso e la vita, tanto più utilizza la propria intelligenza per giudicare e condannare il prossimo. Quanto più grande è la cecità del cieco nell’intelletto e nello spirito, tale da non riuscire a vedere la trave che è nel proprio occhio, tanto più grande è il desiderio di dire al suo prossimo: fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio. Perché? Perché nel momento in cui esibisce e sfoggia una specie di trito, irrinunciabile, irrefrenabile desiderio di salvare il mondo, in realtà sta vomitando dal profondo il veleno prodotto dai suoi desideri di rivalsa, di ritorsione e vendetta, per compensare le ferite e le umiliazioni a lui inferte dai suoi simili. Come lo sguardo del cieco nell’intelletto e nello spirito è sempre uno sguardo inquisitorio, così lo sguardo inquisitorio è sempre prodotto da occhi ciechi nell’intelletto e nello spirito. Chi giudica il prossimo è cieco, chi è cieco giudica il prossimo.

1 risposta a “Apotàsso il nuovo sito che aiuta i neoconvertiti ad essere veramente Felici (‘insegnando a dire’: Ciao Ciao a Mammona). Fidarsi del Vangelo”

  1. Vangelo di Matteo 7,21.24-27

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 21 «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
    24
    Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
    26
    Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

    Saggezza

    Secondo l’esemplificazione evangelica tutto quello che l’uomo saggio edifica e costruisce è resistente, durevole, forte, solido, inattaccabile, saldo come una casa sulla roccia, invece tutto quello che l’uomo stolto edifica e costruisce è fragile, polverizzabile, friabile, sgretolabile, sfaldabile, vacillante come una casa sulla sabbia. Perché? Perché l’uomo saggio è un uomo spirituale e l’uomo stolto è un uomo religioso.
    La spiritualità è il desiderio amante di elevarsi nella conoscenza di Dio e della vita, realizzando e seminando con fede e con coraggio azioni di amore e giustizia.
    La religiosità subentra quando il culto rivolto a Dio non corrisponde ad azioni di amore e giustizia, non conduce in alcun modo né a Dio, né all’uomo, non rispetta né Dio, né l’uomo e sicuramente non proviene da Dio. La religione non si interessa e non si è mai interessata all’uomo e alla sua dignità, perché è continuamente e affannosamente indaffarata a ridefinire la propria identità dottrinale per mantenere la supremazia ideologica dei propri principi, e il potere fondato sulla forza persuasiva del terrore e della paura di Dio. La religione è indispensabile per usare Dio fino a trasformarlo in un simulacro utile solo a piegare l’uomo, a renderlo stolto, fragile, intellettualmente ed eticamente inconsistente, prevedibile e controllabile, in modo da mantenere il proprio prestigio e la propria supremazia e al tempo stesso consegnare i popoli ai poteri forti dei principati della terra. La voce del potere religioso e politico ha imparato a ripetere forte e in pubblico Signore, Signore per avvalorare guerre e massacri, giustificare inquisizione, legittimare tortura, roghi, supplizi senza numero. Il potere politico usa il Signore, Signore come un sigillo divino per legittimare ogni aberrazione, violenza, brutalità, ingiustizia utili a tenere i popoli nel terrore e nell’indigenza. Il potere religioso usa il Signore, Signore per consacrare come volontà divina la sofferenza, l’angoscia, la malattia, la miseria, la fame, la sete, il male, il dolore, la schiavitù, la globalizzazione, l’obbedienza cieca alle leggi dei poteri costituiti. Il potere religioso, vestito di porpora e bisso, con gli anelli al dito, ha insegnato ai popoli, dall’alto dei suoi palazzi, a gridare Signore, Signore per non annegare nei letamai dell’indigenza più miserabile, per non subire l’ira di un Dio violento e vendicativo. A furia di gridare Signore, Signore dagli abissi della morte e della paura l’umanità si è persuasa che Dio è un essere capriccioso, bizzoso, ostinato, volubile, che vede i suoi figli solo e unicamente come incalliti peccatori, colpevoli trasgressori. La religione che grida e fa gridare Signore, Signore ha trasformato la fede in superstizione e la spiritualità in un’attività scaramantica.
    La spiritualità è indispensabile per elevare l’uomo a Dio e generare un’umanità saggia, salda e solida, autonoma, libera e indipendente, capace di dire con amore e infinita gratitudine Signore, Signore e, al tempo stesso, di coltivare l’amore e la giustizia per portare frutti di benessere e felicità.
    La pioggia verrà e ne verrà tanta, quanta l’uomo non ha mai conosciuto, perché molto c’è da lavare e purificare. Strariperanno i fiumi e la terra sembrerà un lago senza sponde, perché tanto c’è da irrigare. Soffieranno i venti, non più dentro i loro canali invisibili; soffieranno per rinnovare la terra e si abbatteranno sulla casa dell’umanità. L’umanità dei saggi reggerà, l’umanità degli stolti assisterà a una rovina grande, come mai c’è stata.

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