di Pino Cabras – 08/11/2010

Fonte: megachip [scheda fonte]

Quando il settimanale economico tedesco «Focus Money» (N. 2 / 2010) aveva pubblicato un clamoroso articolo di Oliver Janich sull’11/9 (“Non vi crediamo”) la rivista aveva aumentato le vendite di un terzo. La Gemania, stufa della guerra in Afghanistan, cominciava a interrogarsi sulle sue cause.

Un nuovo articolo di Janich uscito l’8 settembre 2010, ancora più documentato e critico nei confronti delle versioni ufficiali, aveva i numeri per fare il botto. E l’ha fatto.

Un botto così forte che l’altro settimanale dell’establisment tedesco, «Der Spiegel», ha sparato ad alzo zero contro Janich, accusandolo di fare sensazionalismo al fine di acquisire fama per conto del nuovo partito da lui fondato, il Partito della Ragione (Partei der Vernunft). Risultato: Janich non scriverà più per «Focus Money» e la rivista ha addirittura cancellato l’inchiesta dal proprio archivio, come se vi fosse passato Winston Smith, il protagonista del «1984» di Orwell che riscriveva o cancellava gli articoli in archivio secondo le verità ufficiali ammissibili.

Lo scrittore Roberto Quaglia ha descritto bene nel suo libro “Il Mito dell’11 Settembre” come il killeraggio di «Der Spiegel» avesse colpito allo stesso modo la carriera di altri due giornalisti tedeschi, Gerhard Wisnewski e Willy Brunner, i quali avevano osato realizzare per la tv pubblica tedesca WDR un’inchiesta di grande successo sull’aereo caduto in Pennsylvania l’11/9. Da allora il documentario è sparito dagli archivi, mentre Wisnewski e Brunner sono stati di fatto estromessi dalla tv.

Stessa sorte è toccata in Francia nel 2008 a Grégoire Deniau, direttore dell’informazione del canale ‘all news’ «France 24», e Bertrand Coq, della stessa testata, licenziati in tronco poche ore dopo che avevano ospitato un dibattito con una personalità critica sull’11/9. Anche in quel caso: archivi cancellati.

Di recente persino «Huffington Post», dopo aver ospitato un articolo di Eric Margolis che attaccava le verità ufficiali (“11 settembre, la madre di tutte le coincidenze”), lo ha prontamente cancellato non appena il mainstream informativo se ne è accorto. Chi tocca i fili muore, o quasi. Succede perfino per le riviste scientifiche.

I giornalisti che vogliono una carriera tranquilla così sanno cosa devono assecondare e dove non devono spingere le loro inchieste.

Ad ogni buon conto, qui di seguito vi proponiamo la traduzione integrale dell’articolo di Oliver Janich. Buona lettura.

__________________________________________

11 settembre 2001: il concatenarsi dei fatti.

Chi o che cosa sta davvero dietro gli attacchi dell’11 Settembre? Internet può essere un movimento per la verità nella ricerca dei fatti

di Oliver Janich – «Focus Money», 37/2010.

L’ 11 Settembre 2001, alle ore 6:00 di mattina, il mondo è ancora in ordine.

George W. Bush indossa i pantaloncini e sopra una vecchia T-shirt, e infila le scarpe da corsa. Alle ore 6:30 se ne va alla mezza luce del sole nascente, con un reporter amico e le sue guardie del corpo del Secret Service in un giro di jogging verso un campo da golf nelle vicinanze.

Contemporaneamente entra in funzione il personale del servizio di difesa aerea NORAD, che svolge sin dall’inizio della settimana l’esercitazione militare “Northern Vigilant”, la quale simula un attacco terroristico contro l’America che comprende l’uso di aerei passeggeri dirottati. Dopo la doccia alle 8:00, Bush riceve, secondo il «Telegraph» del 16/12/2001, una breve informativa a voce in cui viene trattato un aumento del rischio terrorismo. Subito dopo, il corteo di auto con George Bush è sulla via della scuola elementare Emma Baker di Sarasota, in Florida.

Il Volo 11 alle 8:13 rifiuta un ordine dei controllori di volo e spegne il transponder, che invia segnali al controllo del traffico aereo. Secondo l’agenzia di stampa Associated Press del 12/08/2002, il dirigente responsabile della navigazione aerea, Glenn Michael, e il suo staff considerano il caso come un possibile dirottamento.

Tuttavia, non si riuscirà, secondo la versione ufficiale, nel corso della successiva ora e mezza fino allo schianto sul Pentagono delle ore 9:37, a intercettare nessuno dei quattro aerei dirottati. A quanto riferisce il «Sunday Telegraph» del 16/09/2001, le forze di difesa furono disposte in pochi minuti a Defcon 3, due livelli di allarme sotto quello di guerra. Anche senza questo allarme, intercettare gli aerei che vanno fuori rotta o non rispondono è cosa di routine e accade circa cento volte l’anno.

Il «Calgary Herald» scrive il 13 ottobre 2001 che nel corso del 2000 sono stati intercettati dal NORAD 129 piloti. La notizia dell’Associated Press prima menzionata del 12/08/2002 racconta che nel 2001 fino agli attentati erano già stati intercettati 67 aerei entro pochi minuti dopo che il contatto era stato interrotto. La mancanza di manovre di intercettazione non è la sola stranezza di quel giorno.

«Focus-Money» presenta una selezione di indizi che contrastano, in base ad articoli di stampa, la versione ufficiale.

L’assenza della difesa aerea.

Già nei primi minuti dell’evento emergono le prime incongruenze. Alle ore 8:43 il Norad apprende del dirottamento del volo 175, alle ore 8:46 il volo 11 si schianta sulla torre nord del World Trade Center. Nel giro di pochi minuti le immagini fanno il giro del mondo. Secondo la maggior parte delle versioni ufficiali George Bush non sarà informato. Dirà nel dicembre 2001, durante una riunione davanti a un pubblico e telecamere: «Ho visto che un aereo ha colpito la prima torre. La TV era ovviamente accesa. In passato ho pilotato degli aerei e mi son detto: che terribile pilota.»

È noto che la limousine presidenziale è equipaggiata con le tecnologie più sofisticate, ma a quel momento non vi erano assolutamente le immagini televisive del primo schianto. Una simile dichiarazione è ormai scomparsa dalla pagina web della Casa Bianca, ma il video resta disponibile su YouTube. (parola chiave: “George Bush that’s one terrible pilot”).

Alle ore 9:03 il volo 175, si schianta sulla torre sud. Milioni di persone vedranno le immagini in diretta alla televisione, intanto che George Bush entra nell’aula della scuola elementare. Bush si siede e inizia a leggere una fiaba ai bimbi.

Poco dopo, un assistente si piega su George Bush e gli sussurra all’orecchio che un secondo aereo ha appena concluso il suo volo sul World Trade Center.

Bush non mostra alcuna emozione,

né sorpresa né paura, rabbia o tristezza. Imperturbabile, legge il libro per quasi dieci minuti in più, e poi distribuisce alla classe un po’ di lodi cordiali.

Oltre al crollo dell’Edificio 7 del World Trade Center (WTC7), il crollo simmetrico quasi a velocità caduta libera delle torri WTC1 e WTC2, il buco sospettosamente piccolo al Pentagono e i rottami mancanti del quarto aeromobile caduto a Shanksville, questa è la scena che agli occhi di chiunque nel mondo, risulta la più sconcertante.

Perché il Presidente non dà segni di un qualche shock? Perché non viene immediatamente messo al sicuro?

Il Movimento per la verità è in crescita.

Nove anni dopo questi eventi, il numero di questioni in sospeso non è diminuita, anzi. Sempre più media consolidati mettono in discussione le versioni ufficiali. La giornalista Elizabeth Woodworth ha curato presso il Center for Research on Globalization (Globalresearch.ca), un’organizzazione non-profit, l’analisi di 18 rapporti comparsi sui grandi mass media, tra cui l’articolo sul numero di «Focus-Money» di gennaio 2010. Conclusione: la crescente attenzione dei media riflette la crescente professionalità all’interno del movimento per la verità. Non solo architetti e ingegneri, ma anche professori universitari, vigili del fuoco, veterani di guerra, ufficiali dei servizi segreti, piloti, leader religiosi e politici si sono uniti al movimento. Perfino il «Washington Times» è entrato nella fossa dei leoni, il 22 Febbraio 2010, con un articolo in cui l’architetto Richard Gage, partendo dall’assunto che le demolizioni con esplosivi degli edifici del WTC fossero controllate, racconta in dettaglio le sue esperienze.

I cosiddetti “Truther” (ricercatori della verità, NdT) raccolgono sempre più indizi sul fatto che tutto è stato alquanto diverso da quanto messo insieme dai mass media. Riallineano il puzzle tassello per tassello, fino a comporre un quadro chiaro che si distingue nettamente dalla versione ufficiale.

In tribunale, le prove forensi contano più degli indizi o delle testimonianze. Con l’aiuto delle scienze naturali si stabiliscono chiare connessioni. Per esempio, se sul luogo del delitto viene trovato un campione di DNA di una persona indagata, questo ha un peso maggiore rispetto al caso in cui l’autore del reato sia stato visto da un testimone potenzialmente inattendibile. La ricostruzione dei fatti deve essere in linea con le leggi della natura come, per esempio, il calcolo della traiettoria di un proiettile dell’arma del delitto.

Trovate tracce di esplosivo.

Tali chiari elementi di prova sono disponibili. Più di 1.200 architetti e ingegneri, guidati da Richard Gage, hanno dimostrato che secondo la legge di Newton, il crollo simmetrico dei tre grattacieli WTC 1, 2 e 7 sarebbe stato possibile solo a condizione che gli elementi strutturali fossero presi di mira allo stesso tempo e fossero stati eliminati d’un colpo (vedi «Focus-Money», 2 /2010).

Inoltre, il professore di fisica Steven Jones ha trovato nella polvere del World Trade Center tracce di nanotermite.

Un lavoro scientifico, sotto la guida del chimico danese dell’Università di Copenaghen Niels Harrit giunge alla conclusione che questa sia una traccia di esplosivo militare.

La ricerca è stata pubblicata il 3 Aprile 2009 nella rivista «Open Chemical Physics» ed è stata sottoposta come d’uso nella scienza,a una procedura di “peer review” (“revisione specialistica dei pari”, NdT), cioè i risultati sono stati vagliati da colleghi.

Il prof. Harrit, che scrisse la sua tesi di laurea in chimica nucleare alla Università Max-Planck di Mülheim nella Ruhr, spiega in dettaglio il processo di revisione tra pari nella rivista danese «Videnskab» (“scienza”, NdT). Secondo la giornalista Woodworth, lo studio non ha trovato l’attenzione di alcun mass media inglese o americano, ma alcuni media europei, come l’emittente danese TV2, ne hanno riferito.

Nel giugno 2009, i risultati delle indagini sono stati confermati dal prestigioso British Insitute of Nanotechnology (BIN): lo studio (1), così afferma l’Istituto, «fornisce l’indiscutibile (indisputable) prova che un esplosivo ad alta tecnologia definito Nanotermite, è stato trovato nella polvere di tutti e tre gli edifici crollati a New York il giorno 11/09/2001. Un tale esplosivo ad alta tecnologia non può essere fabbricato che in laboratori militari tecnicamente sofisticati.» Questo fatto taglia l’erba sotto i piedi a coloro i quali criticano Steven Jones, il professore di fisica che, secondo loro, avrebbe rischiato la sua reputazione e inventato da solo le prove a sostegno della sua tesi delle esplosioni.

[il testo è stato nel frattempo rimosso dalla pagina web dell’Istituto (http://www.nano.org.uk/news/jun2009/latest1881.htm), ma si trova in mirror in altri siti, NdT]

Caduta libera.

Un’altra prova lampante è fornita dall’agenzia governativa NIST, che ha esaminato il crollo delle tre torri fino ad agosto 2008, l’Autorità che pure aveva negato che il World Trade Center 7 fosse crollato a velocità di caduta libera. In un briefing del 28 Agosto 2008 lo scienziato del NIST Shyam Sunder ha detto che «un caso di velocità a caduta libera vorrebbe dire che un oggetto non avrebbe più al di sotto alcun componente strutturale.» Nel corso dello stesso briefing per caso ebbe la parola l’insegnante di fisica David Chandler, che insisteva sul fatto che le immagini televisive mostravano chiaramente un caso di velocità di caduta libera per circa 2,5 secondi. Ciò significherebbe che tutte le 82 colonne acciaio avrebbero dovuto cedere simultaneamente. Probabilmente sulla base di questa confutazione il NIST ha ammesso nel rapporto finale a partire da novembre 2008 che all’improvviso circa otto piani del palazzo erano stati per 2,25 secondi in caduta libera.

Il commento rimane nascosto in mezzo al rapporto di 730 pagine (NIST, NCSTAR 1–9, Vol 2) a pagina 607.

Il professor David Ray Griffin, scrive in proposito ironicamente: «Il NIST ci dice: “poi è capitato un miracolo”.» Questo è in contrasto con qualsiasi legge della fisica, sottolinea Griffin. E ora più di 1.200 esperti legati agli “Architetti e Ingegneri per la verità sull’11/9” (ae911truth.org) confermano la sua opinione sul fatto che la la velocità di caduta libera è la prova di una demolizione intenzionale. Sebbene Griffin sia uomo di studi teologici, è diventato un’icona del movimento per la verità, perché instancabilmente si produce di continuo in libri e articoli che vanno contro i cosiddetti “debunker”. Questi ultimi tentano di confutare gli argomenti degli scettici, dopo di che gli scettici innescano un botta e risposta interminabile nello “sbufalarsi” a vicenda.

Nessun processo.

Il problema è il seguente: finché non sono aperte pubbliche udienze in tribunale, nessuna prova porta a una condanna. Finora, l’accusa si è rifiutata – nonostante le numerose petizioni da parte dei cittadini e dei parenti delle vittime – di avviare la procedura. Tra coloro che ci hanno provato c’è perfino Stanley Hilton, un ex collaboratore del candidato presidenziale repubblicano Bob Dole. Mentre lo stesso ufficio dell’accusa si rifiuta di indagare sul caso, un gruppo di familiari delle vittime (Family Steering Committee) con la partecipazione delle famose Jersey Girls ha rivolto domande specifiche ai funzionari del governo sulle informazioni fornite dal Presidente Bush alla Commissione governativa ufficiale. I loro sconvolgenti risultati: alla maggior parte delle domande non si è risposto del tutto o si è risposto in modo insufficiente. Per i dettagli si veda la pagina web 911independentcom­mission.org o il film “9/11 Press for Truth” disponibile gratis su Internet.

Fino a quando le autorità si rifiutano di rispondere alle domande, il movimento per la verità cercherà ulteriori prove e indizi negli articoli dei media mainstream.

Dal momento che l’arma del delitto, la nanotermite, è già appurata, è importante trovare i veri colpevoli. Poiché è estremamente improbabile, secondo Niels Harrit e altri esperti, che Osama bin Laden sia riuscito a ottenere da una grotta in Afghanistan degli esplosivi militari nonché collocarli presso edifici occupati da autorità governative, è il caso di individuare la cerchia dei criminali da un’altra parte.

«Se il governo è reticente su delle evidenti demolizioni, è logico cercare il vero colpevole in questo giro», spiega Gerhard Wisnewski. Questo giornalista nel marzo 2003 aveva presentato il primo film al mondo critico sugli eventi in un medium di massa. Il film “Aktenzeichen 11.September ungelöst”

http://il.youtube.com/watch?v=kc6kw_-WuPM

(“I capitoli irrisolti dell’11/9”, un episodio di una serie del canale tedesco WDR, NdT), ha battuto tutti i record di audience alla WDR. Il canale voleva fare del film un successo anche sul mercato mondiale. Secondo Wisnewski l’emittente è stata poi messa sotto pressione politica e lui è stato ostracizzato nel suo lavoro.

Che cosa sapeva il governo?

I criminologi si fanno delle domande per capire le motivazioni e opportunità che causano le azioni degli autori. «Al fine di identificare l’autore di un reato, una funzione di polizia che svolga indagini indipendenti dovrebbe esaminare i circoli che sapevano già le cose da prima e non hanno fatto nulla per impedirle», ha chiarito Wisnewski, che ha appena pubblicato il libro “Drahtzieher der Macht” (“I burattinai del potere”, NdT), che tratta degli ambienti economici e politici più elevati.

Molti articoli sui media forniscono un numero sbalorditivo di indicazioni sul fatto che gli autori veri potrebbero venire da questi stessi ambienti.

Esponenti del governo hanno sottolineato, dopo gli attentati, di non essersi mai aspettati un attacco da parte di aerei dirottati. Così il 16 maggio 2002 dichiarava Condoleezza Rice alla CBS e altri media: «Io non credo che nessuno avrebbe potuto prevedere che queste persone avrebbero preso un aereo per schiantarsi contro il World Trade Center né che avrebbero provocato un altro schianto sul Pentagono, né che avrebbero cercato di usare gli aerei come armi, un velivolo dirottato come arma.» A quel tempo, non era ancora chiaro per il Consigliere per la sicurezza nazionale quel che sarebbe venuto interamente alla luce.

Giochi di guerra sospetti.

Un esempio, riferito dal «Washington Post» il 10 aprile 2004», narra che a Bush il 6 Agosto 2001 fu presentata una nota intitolata ” “Bin Ladin Determined To Strike in US” (“Bin Laden determinato a colpire negli Stati Uniti”, NdT). Il 18 aprile 2004, «USA Today» scriveva che la difesa aerea del NORAD sin dal 1999 aveva condotto esercitazioni con aerei dirottati usati come armi, cioè quel che la Casa Bianca aveva preteso inimmaginabile. Fatto particolarmente piccante: l’11 settembre stesso si sono svolte diverse esercitazioni di questo tipo.

Donald Rumsfeld medesimo ha ammesso, secondo un servizio del canale via cavo C-Span, il 11 Febbraio 2005 davanti alla parlamentare Cynthia McKinney in un’audizione sul bilancio della difesa, che almeno quattro “giochi di guerra” ebbero luogo in data 11 Settembre.

Il segretario della Difesa il giorno degli attentati rivelò un vero e proprio dono di chiaroveggenza. Il «Fayetteville Observer» ha scritto in data 16 Settembre 2001, che con alcune persone Rumsfeld aveva parlato in passato di difese anti-missili e di attacchi terroristici. Rumsfeld diceva [quel giorno] al pubblico: «Lasciate che vi dica una cosa. (…) Ci sarà un altro evento». Poi il giornale prosegue: «Due minuti più tardi, un aereo si è schiantato contro il World Trade Center dimostrando che aveva visto giusto». La strabiliante predizione di Rumsfeld non si ferma a quel giorno. Il britannico «Daily Telegraph» scrive il 16 dicembre 2001, che Christopher Cox, presidente della commissione Difesa della Camera dei Rappresentanti, era seduto davanti alla TV con Rumsfeld nell’ala est del Pentagono per seguire gli eventi di New York. Cox ricorda che Rumsfeld gli disse allora: «Mi creda, non è ancora finita. Ci sarà un altro attacco, e quello potrebbe toccarci». «Poco dopo», scrive il «Telegraph», «l’aereo si schiantava sul Pentagono». Tuttavia, l’impatto si produsse nella parte non occupata del Pentagono che era in corso di restauro.

Il giorno prima Rumsfeld aveva dato prova della sua rimarchevole preveggenza.

Il mondo di Rumsfeld.

Il 10 Settembre, dichiarava davanti a una platea sconcertata – a quanto ha riferito il la rete CBS in una trasmissione del 29 gennaio 2002 – che 2.300 miliardi dollari erano spariti dal bilancio del Pentagono. Il giorno dopo, il mondo era cambiato e nessuno stava più a chiedere dove fosse finita questa incredibile somma (1). Secondo la «Pittsburgh Post Gazette» del 20 dicembre 2001, 34 su 65 dipendenti del Resource Office dell’Esercito furono uccisi quel giorno al Pentagono. La maggior parte delle persone morte in quell’ufficio sarebbero state revisori, esperti contabili e analisti di bilancio privati.

Fu ancora Rumsfeld a evocare in un’intervista con il «Parade Magazine» il 12 ottobre 2001, che un missile (e non un aereo, ndr) avesse colpito il Pentagono. La rivista ha successivamente spiegato che si trattava di un errore di trascrizione. Il link autorizzato al sito del ministero della Difesa, che confermava l’intervista, da allora è scomparso.

Secondo un servizio della CNN del 27 dicembre 2004 Rumsfeld dichiarava davanti alle truppe a Baghdad, che l’apparecchio su Shanksville dovrebbe essere stato abbattuto. Il Pentagono spiegherà più tardi che questo commento era un lapsus.

Nella versione ufficiale, esso si era schiantato dopo una lotta tra passeggeri e terroristi. Ulteriore dettaglio curioso: nelle foto dell’area d’impatto non si vede alcun pezzo del relitto.

Altri fatti curiosi sono capitati prima degli attentati. Così, la CNN ha riferito nel giugno 2001 che il procuratore generale John Ashcroft aveva ricevuto dall’FBI istruzioni affinché viaggiasse solo su jet privati a causa delle minacce terroristiche. Secondo il britannico «Guardian» del 10 settembre 2001, l’FBI in collaborazione con i servizi segreti ha disconnesso – nei giorni precedenti gli attentati – più di 500 siti web islamici [NdT, mercoledì 5 settembre 2001; da notare un refuso nell’originale, dove si dice “prima del Rapporto”].

Jeb Bush, fratello di George Bush e governatore della Florida, il 7 Settembre 2001 dichiarò lo stato di emergenza in Florida, dove soggiornava la maggior parte degli attentatori. L’ufficio stampa del governatore ha spiegato a «Worldnet Daily», secondo un articolo pubblicato il 25 ottobre 2001, che ciò fu fatto nel caso in cui un uragano simile a quello “Andrew” del 1992 si fosse abattuto sullo stato. La proclamazione dello stato di emergenza garantisce al governatore poteri speciali.

Le pistole fumanti.

Secondo «Newsweek» del 24 Settembre 2001 un gruppo di funzionari del Pentagono annullò, il 10 Settembre 2001, i voli previsti per il giorno successivo a causa di problemi di sicurezza. Una dozzina di altri articoli riferiva di attività sospette in anticipo rispetto all’11 Settembre. Il blog «Killtown» denomina sotto le parole chiave «9/11 Smoking Guns found in the Mainstream Media» quasi 300 articoli e servizi televisivi, contenenti degli indizi contro la versione ufficiale. Gli americani usano l’espressione «Smoking Guns», “pistole fumanti” – per designare delle prove evidenti.

La CBS ha così riportato un’intervista con il soccorritore Tom Kenney, che affermava: «A essere onesti, siamo arrivati lunedi sera (10 settembre, NdT) e abbiamo iniziato il nostro lavoro (NdT «went into action») martedì mattina». Il giornale locale «New York City News» («Newsday») ha riferito il 12 Settembre 2001, che per due settimane il livello d’allarme in allarme per gli edifici del WTC è salito. Ma il 6 Settembre, l’allarme è stato improvvisamente sospeso e i cani addestrati ad annusare bombe sono stati ritirati. Daria Cord della brigata di sorveglianza dichiara che l’11 Settembre era il primo giorno senza agenti di sicurezza supplementari. Ciò corrisponde a un’osservazione di Ben Fountain, un analista finanziario che lavorava nel WTC. Ha raccontato alla rivista «People» del 12 Settembre 2001 che nelle settimane precedenti gli attentati gli edifici del WTC furono evacuati diverse volte.

Gli scettici avanzano l’ipotesi che delle bombe possano essere state piazzate nel corso di questi momenti.

Sistema di allarme spento.

Secondo il NIST le porte d’accesso al tetto erano chiuse contrariamente al solito. L’agenzia governativa ha inoltre rivelato nella sua relazione che il sistema di allarme antincendio nel WTC7 è stato commutato in modalità test alle ore 6:47 del mattino per otto ore, il che ha avuto come conseguenza che gli allarmi furono ignorati dal centro di sicurezza.

Altrettanto interessante risulta considerare coloro che, quella mattina, non si trovavano nell’edificio. Secondo un rapporto del 18 settembre del servizio internet Ananova, ora parte della società di telefonia Orange, Jim Pierce, un cugino di George Bush doveva essere in quel giorno nel WTC. Optò, tuttavia, per il vicino Millennium Hotel, perché il suo gruppo non avrebbe avuto abbastanza spazio presso gli uffici della sua azienda nel 105° piano della torre sud (NdT: che per giunta era occupata al 50% della sua capacità di locazione al momento dei fatti). Ha avuto fortuna simile Larry Silverstein, il proprietario del WTC 1, 2 e 7. Secondo il «New York Magazine» del 18 aprile 2005, dichiarò che non era nel suo ufficio perché aveva un appuntamento dal medico.

Silverstein aveva acquistato il possesso delle torri gemelle appena sei settimane prima degli attentati,e le aveva assicurate poco prima dell’11 Settembre contro attacchi terroristici. L’Autorità Portuale voleva assolutamente sbarazzarsi dei palazzi, perché erano contaminati dall’amianto e una ristrutturazione sarebbe costata più di un miliardo di dollari. A causa della contaminazione da amianto era fuori questione che si potessero demolire gli edifici usando esplosivo per ricostruirne di nuovi. Molte persone soffrono oggi a causa dell’amianto che in quel giorno fu sparso dalla nuvola di polvere.

Transazioni di borsa sospette.

Gli acquirenti delle Put Options [diritto di vendere (“put”) un certo numero di azioni a prezzo fissato entro un certo periodo di tempo, NdT] sulla United Airlines potevano dirsi felici, a quanto raccontava il «San Francisco Chronicle» del 29 Settembre 2001. Gli acquisti sono furono effettuati tra gli altri dalla Deutsche Bank Alex Brown, nel cui consiglio di amministrazione si era seduto di recente A.B. Krongard. Al momento degli attentati, costui era direttore esecutivo della CIA. Un numero insolitamente elevato di opzioni di vendita fu acquistato non solo sulla compagnia aerea, ma anche per i riassicuratori implicati. Sebbene l’autorità di controllo borsistico della SEC possa indagare su ogni transazione, la pista non è mai stata approfondita.

Gli indizi che parlano in favore di una demolizione degli edifici sono stai essi stessi semplicemente ignorati dalle autorità. Sulle foto si vede assai nitidamente dell’acciaio fuso che cola, e dei resti di travi in acciaio tagliate diagonalmente, esattamente come dopo delle esplosioni controllate. Sebbene Rudy Giuliani avesse vietato, secondo il «Boston Globe» del 26 settembre 2001, che si scattasse qualsiasi foto si facessero dei filmati a Ground Zero, non riuscì nondimeno a impedire tutte le riprese. Coloro che cercano la verità desidererebbero possedere simili riprese anche del Pentagono. Il «National Geographic» spiega l’11 dicembre 2001 – tra gli altri media – come l’FBI abbia immediatamente sequestrato le telecamere dei negozi circostanti.

Il Pentagono è uno degli edifici più custoditi al mondo. Tuttavia, non esiste finora un solo video o una foto di un Boeing.

Innumerevoli vigili del fuoco hanno riferito – ad altrettanto numerosi media, dalla rivista «People» al «New York Times» fino a BBC, CNN e CBS – di esplosioni e lampi negli edifici del World Trade Center. Alcuni di loro, come il pompiere Louis Cacchioli a «People», hanno parlato in modo esplicito di bombe: «lungo il percorso del nostro ritorno si è udita una bomba. Pensiamo che delle bombe siano state collocate nel palazzo.» L’articolo è datato 12 Settembre 2001.

Barry Jennings, che ha riferito la presenza di bombe nel WTC7, è morto in circostanze oscure poco prima della pubblicazione della relazione ufficiale. Molti testimoni si lamentato del fatto che non sono stati interrogati dalla commissione governativa ufficiale, o che le loro dichiarazioni siano state omesse nella relazione d’indagine.

Nessuna inchiesta nella dovuta forma.

Ciò è dovuto alla differenza tra una commissione governativa e un’inchiesta giudiziaria normale. Per un processo pubblico ci sono regole chiare. Entrambe le parti possono portare le loro prove, una giuria imparziale e il pubblico giudicano la loro pertinenza. Invece è stata istituita una commissione con stretti legami tra i suoi componenti e l’amministrazione Bush.

Il miglior esempio è il presidente della Commissione Thomas Kean. Il 22 gennaio 2003, la rivista «Fortune» pubblicò un rapporto sui suoi legami con la famiglia Bin Laden. Kean era direttore e azionista del gigante petrolifero Amerada Hess. Nel 1998 la società aveva stabilito una joint-venture con la Delta Oil con il nome di Delta Hess. Delta Oil ha stretti legami con la famiglia reale dell’Arabia Saudita, il paese di origine della maggior parte dei presunti dirottatori. Proprietari di Delta erano i due sauditi Khalid bin Mahfouz (morto nel 2009, NdT) e Mohammed Hussein al-Amudi. Dettaglio rilevante: Mahfouz, nel 1988, aveva salvato dal fallimento la compagnia petrolifera Harken di George Bush Junior. Come ha riferito la CNN il 15 Agosto 2002, i proprietari di Delta sono stati citati in giudizio come finanziatori del terrorismo dalle famiglie vittime per un trilione di dollari. Mahfouz deteneva, come la famiglia Bin Laden, delle quote del gruppo Carlyle dei Bush.

La questione del movente potrebbe trovare la sua risposta in un documento che proponeva, nel settembre 2000, il “Progetto per un Nuovo Secolo Americano” (PNAC, Project for a New American Century). L’organizzazione di sostegno scriveva che gli USA non potevano estendere il proprio dominio militare del mondo a meno che non avesse avuto luogo un «evento catastrofico e catalizzatore, come una nuova Pearl Harbour». Esattamente un anno dopo, George Bush ha dichiarato in data 11 Settembre 2001, secondo il «Washington Post» del 27 Gennaio 2002: «La Pearl Harbor del XXI Secolo si è appena realizzata.» Tra i membri del PNAC erano compresi 16 membri dell’amministrazione Bush, tra cui l’allora segretario alla Difesa Donald Rumsfeld e il suo vice Paul Wolfowitz. Ciò combacia con quanto annunciava la BBC il 18 settembre 2001 sul fatto che i piani per un’azione militare in Afghanistan, secondo il ministro degli Esteri pakistano Niaz Naik, già nel luglio 2001 erano pronti in vista di ottobre. Il 10 Settembre 2001, secondo la CBS News del 5 Agosto 2002, tali piani dovevano essere presentati a George W. Bush. Il 7 Novembre 2000, la BBC riferiva che, nell’ambito dell’operazione «Swift Sword» – ebbe luogo una delle più importanti esercitazioni d’oltremare della storia militare britannica: 20mila soldati furono dispiegati in Oman nel settembre 2001. Le truppe di «Swift Sword» furono utilizzate nella guerra dell’Afghanistan, secondo il «Telegraph», a partire dal 1° Ottobre 2001.

Il 18 Gennaio 2004 il Segretario del Tesoro Paul O’Neill, spinto alle dimissioni da Bush, ha raccontato nel corso della trasmissione “60 Minutes” della CBS che l’invasione dell’Iraq era stata pianificata all’inizio del 2001.

Una nota indirizzata a O’Neill, rivelata nel quadro del FOIA (Freedom of Information Act, la legge sull’accesso agli atti classificati) ne ha dato conferma (http://paperless archives.com/gwb.html).

Nel documento del 31 Gennaio 2001 viene fissata una riunione per l’indomani, 1° febbraio 2001. Tema: «Piano politico-militare per la crisi dopo-Saddam in Iraq» (si veda l’estratto qui in foto).

Il 21 Settembre 2004 il «Boston Globe» riferisce di un ordine presidenziale, che Bush ha firmato il 25 marzo 2003.

Il contenuto: i dossier che riguardano il terrorismo possono essere tenuti segreti per 25 anni e non sono quindi accessibili sotto il Freedom of Information Act.

Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it

Massimo Mazzucco,

Versione nuova
Pagine 136 pag. (DVD: 1 ora e 30 minuti) – Formato
Prezzo € 5,95 (invece di 11,90)INGANNO GLOBALE – Libro e film Chiunque abbia vissuto, davanti al televisore, la giornata dell’11 settembre di cinque anni fa, porta incise nella memoria delle immagini che sin da quel momento sono entrate a far parte…

Sid Jacobson, Ernie Colon,

Pagine 158 – Formato 15,5×23
Prezzo € 15,00 (invece di 15,00)
A un mese dall’attentato alle Torri Gemelle, gli Usa invadono l’Afghanistan. Osama Bin…

Giulietto Chiesa, Roberto Vignoli,

Pagine 434 – Durata 104 minuti – Formato 13×21
Prezzo € 23,90 (invece di 23,90)
Il LIBRO: “In questi anni, è stato possibile accumulare una tale massa di dati, di…

Webster Griffin Tarpley,

Pagine 653 – Formato 15×21
Prezzo € 9,50 (invece di 19,00)
Leggere queste pagine significa affacciarsi su un incubo. Gli Stati Uniti sono in mano a un gruppo…

Alessandro Dal Lago,

Pagine 135 – Formato 12×19.5
Prezzo € 10,00 (invece di 10,00)
Ridimensionamento della Nato, accerchiamento della Russia e sorveglianza della Cina,…
—————o0o—————

UN IMPORTANTE GIORNALE ECONOMICO TEDESCO RIFIUTA LA VERSIONE UFFICIALE

Attacchi terroristici dell’11 settembre 2001: NOI NON VI CREDIAMO!
Di Oliver Janich, redattore di Focus Money. Tratto da www.focus.de.

Un numero sempre maggiore di persone dubita della teoria ufficiale dell’11 settembre. Tra questi più di 400 scienziati.

È la sua ultima battaglia, ma forse la più importante. Jesse Ventura ha combattuto in Vietnam nell’UDT (Underwater Demolition Team), una squadra che eseguiva attacchi esplosivi sott’acqua che più tardi sarebbe confluita nei celebri Navy SEALs. In seguito, ha proseguito la sua lotta sul ring come wrestler, fino a quando non ha deciso di entrare nell’agone politico. Dal 1999 al 2003 Ventura è stato governatore dello stato americano del Minnesota. Oggi non riesce a spiegarsi come, all’epoca in cui era governatore, abbia potuto credere alla versione ufficiale sugli attentati terroristici dell’11 settembre, nonostante possedesse già approfondite conoscenze sugli esplosivi. “Mi sono preso a calci da solo per non averlo capito subito quando è successo. Il fatto è che ero sconvolto che una cosa del genere potesse mai accadere e oggi mi devo scusare di non essere stato più attento all’epoca”, racconta al conduttore radiofonico statunitense Alex Jones. Oggi lotta per portare alla luce la verità con una serie autoprodotta per il canale via cavo TruTV. Il titolo è: “Teoria della cospirazione”.

Sempre più persone la pensano come Jesse Ventura negli Stati Uniti. Stando a una serie di sondaggi, la maggioranza degli americani non crede più alla teoria ufficiale, secondo cui terroristi islamici guidati da Osama Bin Laden sarebbero i responsabili degli attacchi. In base ai dati dell’ultimo grande sondaggio effettuato nell’agosto 2007 da Zogby, uno dei principali istituti di ricerca demoscopica, il 67% degli intervistati ha dichiarato, ad esempio, che la commissione sul 9/11 avrebbe dovuto indagare anche sul crollo del World Trade Center 7 (WTC 7). Il fatto che non lo abbiano fatto alimenta i loro dubbi.

Il sito Web www.patriotsquestion911.com conta tra i propri utenti circa 2.000 tra docenti universitari, militari, piloti, poliziotti, architetti, ingegneri, fisici, esperti di intelligence, magistrati e personaggi famosi (tra cui 400 scienziati), senza per questo prendere direttamente posizione. Oltre a Francesco Cossiga, ex Presidente della Repubblica italiana, anche lo scrittore e vincitore di un premio Nobel Dario Fo ha dubbi sulla teoria ufficiale di George W. Bush. Forse tutte queste persone, alle quali viene riconosciuto un elevato grado di credibilità nelle rispettive professioni e a cui, in parte, sono affidate anche vite umane, sono tutti impazziti? Che cosa li distingue fondamentalmente da coloro che considerano folli teorici della cospirazione tutti coloro che non credono alla versione ufficiale? Che i primi hanno analizzato i fatti, cosa che i media tradizionali quasi mai hanno fatto.

La terza legge di Newton afferma che “la massa segue sempre il percorso di minore resistenza“, come aveva scoperto il famoso fisico già più di 300 anni fa. E non è neppure possibile schiacciare un fiammifero dal basso verso il basso. Esso si piega invece nel punto che cede per primo. Così come un albero cade di lato quando viene intaccato con un colpo d’ascia. Che cosa significa questo? Che qualunque sia il punto in cui l’acciaio ha ceduto prima per effetto dell’impatto dell’aereo, l’edificio avrebbe dovuto cadere da quella parte, e non in perfetta verticale.

“Fatevi una domanda molto semplice: Perché il blocco inferiore dell’edificio non ha opposto alcuna resistenza alla parte superiore, che pure era di gran lunga più piccola?”, si chiede l’architetto Richard Gage. “Le torri sono venute giù senza interruzione alla velocità di caduta libera, in modo lineare e simmetrico, come se i 90 piani sottostanti non esistessero proprio. L’unico modo perchè ciò sia possibile è che vi sia stata una demolizione controllata”.
L’agenzia governativa NIST, responsabile per l’indagine sui crolli, non ha però neppure preso in considerazione la possibilità di una demolizione controllata. La motivazione è curiosa: le demolizioni controllate iniziano di solito dal basso, ossia dai piani interrati. E infatti il portiere William Rodriguez ha testimoniato in diverse occasioni di aver udito proprio queste esplosioni nei piani interrati, tra l’altro anche nella serie diretta da Jesse Ventura.

Lo stesso Ventura ha cambiato idea solo dopo che il figlio lo ha convito a guardare il film “Loose Change“, che nel frattempo era stato scaricato dal Web oltre 100 milioni di volte. Film come “Zero” dell’eurodeputato italiano Giulietto Chiesa o “911 Mysteries” sono andati in onda anche su ORF o su Vox. La serie di Ventura “Conspiracy Theory” va in onda sul canale via cavo TruTV di Ted Turner. Il produttore di Hollywood Aaron Russo (“Una poltrona per due“) si è occupato nel suo film-documentario “America: From Freedom to Fascism” dei retroscena del 9/11. Tutti questi film sono accessibili su Google Video.

Architects and Engineers for 911 Truth. L’architetto Richard Gage contesta inoltre che l’incendio sia la causa del crollo dei tre grattacieli: Nessun incendio in un grattacielo ha mai portato al crollo di un edificio in acciaio“. Gage è architetto da venti anni e in questo periodo ha costruito numerosi edifici in acciaio a prova di incendio. Recentemente ha preso parte alla costruzione di un progetto da 400 milioni di euro, in cui sono state utilizzate 1200 tonnellate di acciaio. Ha fondato il movimento Architects and Engineers for 911 Truth, che conta oggi un migliaio di architetti e ingegneri oltre a 5000 altri sostenitori. “Il crollo delle Twin Towers e del World Trade Center 7 soddisfa tutte le condizioni di una demolizione controllata, ma non una sola condizione di un collasso causato da incendio”, ha detto Gage. Sottolinea inoltre che vi sono numerose altre prove di una demolizione controllata. “Abbiamo trovato tonnellate di acciaio fuso. L’acciaio fonde a 3000 gradi Fahrenheit, il cherosene e il fuoco provocato dall’incendio degli uffici possono raggiungere al massimo 1400, forse 1600 gradi Fahrenheit”.

Secondo Gage, le probabilità che l’incendio abbia compromesso tutti gli elementi strutturali esattamente nello stesso momento sono uguali a zero. Ma se anche le probabilità fossero, ammettiamo, del 10%, bisogna tener conto che in quella stessa giornata ben tre edifici sono implosi in modo simmetrico. La probabilità che questo evento si ripeta per tre volte nello stesso giorno sarebbe dunque 0,1 (dieci percento) x 0,1 x 0,1 x 100, ossia 0,1%. In altre parole: quand’anche aumentassimo le probabilità che un evento del genere possa verificarsi, la probabilità che la teoria ufficiale sia sbagliata è del 99,9%. Le persone tendono a valutare in modo errato le probabilità quando pensano che la presunta causa sia l’impatto degli aerei. Anche il World Trade Center 7 è crollato praticamente a velocità di caduta libera, esattamente come il WTC 1 e 2. La differenza è che in questo caso nessun aereo lo ha colpito. I video del crollo di questo edificio si sono diffusi rapidamente su Internet. L’unica spiegazione logica per un simile crollo è una demolizione controllata.

Scholarsfor911truth. Scienziati come Steve Jones sostengono addirittura di aver trovato l’esplosivo. Jones è stato docente di fisica presso la Brigham Young University. Quando ha iniziato a creare l’organizzazione Scholars for 911 truth (Studiosi per la verità sul 9/11), è stato sollecitato dalla direzione dell’Università a chiedere il pensionamento anticipato. Il professor Jones ed altri, tra cui anche lo scienziato danese Dr. Niels Harrit, hanno analizzato 20 campioni di polvere del World Trade Center e in essi hanno rilevato chiare tracce di nanotermite, un esplosivo utilizzato finora ufficialmente solo dai militari.

Numerosi pompieri e paramedici hanno testimoniato di aver udito esplosioni. “È come se fosse esploso… come se avessero pianificato di far saltare l’edificio, boom, boom, boom”, raccontava ai colleghi il capitano dei pompieri Dennis Tardio mentre veniva filmato da un team. Il paramedico Daniel Rivera è ancora più specifico: “Era come una demolizione professionale, in cui gli ordigni esplosivi vengono collocati a determinati piani: pop, pop, pop”. Di occasioni per piazzare le bombe ve ne sono state numerose. Ben Fountain, che lavorava come analista finanziario nella Torre Sud, ha riferito che “nelle settimane antecedenti vi sono state numerose esercitazioni insolite e senza apparente motivazione in occasione delle quali sezioni delle Torri gemelle e del WTC 7 sono state evacuate per sicurezza”.

Il problema: Eliot Spitzer, all’epoca Attorney General di New York, negò un’inchiesta giudiziaria. Negli Stati Uniti esiste la possibilità di intentare un processo civile per risarcimento dei danni. Numerosi familiari delle vittime hanno cercato fino ad oggi di seguire questa strada. Uno di questi gruppi è stato rappresentato da Stanley Hilton, che è stato consigliere del candidato presidenziale repubblicano Bob Dole. La causa contro George W. Bush, Dick Cheney e altri è stata respinta nel 2004, non per mancanza di prove, ma perché gli interessati erano funzionari pubblici e godevano quindi di immunità.

Un processo potrebbe, tra le altre cose, chiarire perché i caccia sono rimasti a terra. Secondo testimoni, Dick Cheney avrebbe dato un ordine di “stand down”, ossia un ordine che vietava ai caccia di decollare per qualsiasi motivo. Ciò ci consente di interpretare le dichiarazioni del ministro dei trasporti Norman Mineta e del sergente Lauro Chavez, che era in servizio l’11 settembre. Un procuratore avrebbe la possibilità di prendere visione dei piani di servizio e di chiedere ai presenti quel giorno di testimoniare sotto giuramento.

La commissione del 9/11 non sostituisce alcuna inchiesta giudiziaria. Il senatore Max Cleland si ritirò dalla Commissione con le seguenti parole: “È una truffa, uno scandalo nazionale”. Numerose testimonianze non sono semplicemente state inserite nella relazione. Altri membri della Commissione, fino al Presidente Thomas Kean, hanno denunciato le continue menzogne da parte delle autorità. Anche la testimonianza di Barry Jennings non è mai apparsa nel rapporto della commissione sul 9/11. Jennings è stato vicedirettore del dipartimento dei servizi di emergenza della città di New York. Quest’uomo, che l’11 settembre salvò la vita a molte persone nel WTC 7, rilasciò lo stesso giorno un’intervista dal vivo all’ABC in cui, ancora ricoperto di polvere, sosteneva di aver udito esplosioni. Nel 2007 ha reso più esplicite le sue dichiarazioni in un’intervista con Dylan Avery, uno dei creatori di “Loose Change”. Ha spiegato di aver già udito le esplosioni prima che la prima torre gemella crollasse e che, in contrasto con la versione ufficiale, la hall di ingresso era piena di cadaveri.

Secondo Avery, Jennings gli avrebbe chiesto di non pubblicare il materiale, poiché era stato minacciato e temeva di perdere il lavoro. Tuttavia, dopo che la BBC mandò in onda un’intervista con Jennings che, a giudizio di Avery, era stata distorta, Jennings si decise a inserire la propria testimonianza completa in “Loose Change Final Cut”. Il 19 agosto 2008, due giorni prima della pubblicazione del rapporto ufficiale sul WTC 7 da parte dell’agenzia governativa NIST, le cui conclusioni erano diametralmente opposte alle dichiarazioni di Jennings, Jennings moriva all’età di 53 anni in circostanze misteriose. Un investigatore privato ingaggiato da Avery per fare indagini sulla sua morte ha abbandonato il lavoro.

Le numerose contraddizioni hanno addirittura spinto recentemente un giudice federale tedesco, Dieter Deiseroth, in un’intervista rilasciata al servizio Internet Heise, a richiedere l’apertura di una nuova indagine: “Non può esistere in uno stato di diritto che si rinunci ad adottare le misure necessarie per identificare i sospetti, ad arrestarli e a formalizzare un capo d’accusa davanti a un tribunale indipendente… È interessante notare che fino ad oggi Osama Bin Laden non è ricercato per il 9/11“. L’intervista si conclude con le parole: “Tutto ciò esige assolutamente una spiegazione”.

Le Torri Gemelle – Demolizione controllata?

Prove di esplosivi.

Secondo l’associazione di architetti ae911truth.org, i crolli soddisfano tutte le condizioni di una demolizione controllata:

– La distruzione segue il percorso di maggior resistenza.

– I detriti sono sparsi in modo simmetrico.

– Il crollo inizia in modo estremamente rapido (rapid onset)

– Circa 100 testimoni hanno parlato di esplosioni e lampi di luce.

– Diverse tonnellate di pesanti frammenti di acciaio si sono staccate in modo verticale.

– 90.000 tonnellate di metallo e cemento sono state polverizzate nell’aria.

– nuvole piroclastiche molto grosse che si espandono (vedi a destra)

– nessun collasso dei piani superiori su quegli inferiori (effetto pancake)

– esplosioni orizzontali isolate da 20 a 40 piani più in basso

– ritrovamento di tracce di acciaio fuso ed esplosivo (termite)

Condizioni per l’incendio.

Almeno tre condizioni avrebbero dovuto essere soddisfatte affinché l’edificio crollasse a causa dell’incendio:

– inizio lento con grosse deformazioni visibili

– collasso asimmetrico lungo la linea di minor resistenza

– presenza documentata di temperature che potessero indebolire l’acciaio

Nulla di tutto questo si è verificato. Come se non bastasse, nessun grattacielo in acciaio è mai crollato finora a causa di incendio.

World Trade Center 7 – Errori nel rapporto

Il World Trade Center 7, un massiccio grattacielo in acciaio di 47 piani, in cui si trovavano la sede di CIA e servizi segreti, è crollato circa sette ore dopo le Torri gemelle, sebbene non sia stato colpito da nessun aereo. Nel “9/11 Commission Report” ufficiale questo edificio non è neppure menzionato. Le numerose richieste da parte dei membri del movimento per la verità sull’11 settembre hanno spinto però il National Institute of Standards and Technology (NIST), un’agenzia federale, a presentare uno studio sette anni dopo il crollo. Il mistero più grande che gli esperti dovevano risolvere era quello di spiegare come mai gli edifici sono crollati praticamente alla velocità di caduta libera. Normalmente i vari piani oppongono una resistenza, pertanto l’edificio avrebbe dovuto crollare a una velocità molto più lenta. Secondo la versione ufficiale, l’edificio sarebbe stato danneggiato dalla caduta di detriti dalle Torri gemelle. Tuttavia, il WTC 7 si trovava a una distanza di circa un campo di calcio e nelle fotografie non sono visibili danni significativi. Inoltre, l’edificio avrebbe dovuto cadere sul lato in cui aveva subito danni e non implodere sulle sue fondamenta. La soluzione proposta dal NIST ha suscitato un misto di ilarità e orrore nel movimento per la verità. I commenti più cortesi sono stati “Ridicolo” e “Stronzata colossale“.

La versione ufficiale è questa: l’edificio sarebbe già crollato internamente da 30 minuti quando alla fine il ricoprimento esterno sarebbe venuto giù alla velocità di caduta libera: un processo senza precedenti. Gli scienziati del movimento per la verità hanno redatto lunghi studi in cui, punto per punto, mettono in discussione lo studio ufficiale. Nessuna di queste domande ha però finora ricevuto risposta. I dati completi del modello computeristico utilizzato rimangono segreti. Per fare un esempio delle contraddizioni che si trovano nel rapporto del NIST: Vengono mostrate le temperature dei piani alle 17.30 e alle 18.00. Peccato, però, che l’edificio sia crollato alle 17.21.

Schianto sul Pentagono – Le manovre impossibili

Più di 200 piloti ed esperti di aviazione dubitano della versione ufficiale. I piloti dell’organizzazione “Pilots for 911 Truth” sostengono che è impossibile eseguire una simile manovra con un Boeing per colpire il Pentagono. Il capitano Russ Wittenberg, che ha lavorato per 35 anni sulla Pan Am e sulla United Airlines, ha dichiarato: “Ho pilotato i due tipi di aerei usati l’11 settembre. Gli aerei avrebbero dovuto superare il proprio limite di velocità di oltre 100 nodi e compiere virate strette ad alta velocità spingendo probabilmente 5, 6, 7 volte l’accelerazione di gravità. E l’aereo avrebbe dovuto letteralmente cadere dal cielo. Non avrei potuto farlo io e sono assolutamente sicuro che non abbiano potuto farlo loro”. I piloti mettono in dubbio anche che una persona che ha svolto un addestramento con un Cessna sia in grado di pilotare un Boeing. Tanto più che l’istruttore di volo ha anche raccontato che i piloti erano pessimi, uno di loro non sapeva proprio volare. Molti piloti nutrono anche dubbi sul fatto che sia possibile colpire le Torri Gemelle a piena velocità, tanto più che uno degli aerei era proprio in fase di virata. Altro aspetto insolito è praticamente l’assenza di resti visibili di un aereo al Pentagono. Ralph Omholt, che ha pilotato Boeing per molti anni, dice: “Non c’è coda, non ci sono ali, non c’è nessuna prova dello schianto di un Boeing 757“. Soprattutto i motori in titanio avrebbe dovuto resistere allo schianto.

Inoltre, i piloti fanno notare che il foro nel Pentagono è troppo piccolo. Le finestre adiacenti, ad esempio, avrebbero dovuto essere danneggiate oppure si sarebbero dovuti vedere detriti davanti. Nemmeno sull’erba ci sono tracce di danni. Altro elemento sospetto: Il Pentagono, uno degli edifici più sorvegliati al mondo, è circondato da telecamere di sicurezza. L’unico video che è stato presentato al pubblico mostra tutto tranne che un Boeing.

Difesa aerea – Dov’erano i caccia?

Uno dei più grossi misteri di quel giorno è perché gli aerei non siano stati intercettati sebbene vi sia stata un’ora di tempo per farlo. L’intercettazione di aerei che si discostano dalla rotta è semplice routine. Negli Stati Uniti succede almeno un centinaio di volte all’anno. Ma nel giugno del 2001 questa procedura standard è stata cambiata. In un memorandum inviato al Joint Chiefs of Staff si legge che, prima di autorizzare i caccia al decollo, da allora in poi sarebbe stato necessario consultare il Dipartimento della Difesa. Vi sono anche prove che Dick Cheney abbia dato un esplicito ordine di “stand down”, il che significa che i caccia dovevano rimanere a terra. il sergente Lauro Chavez afferma quanto segue: Quel giorno era in servizio presso il Comando Centrale degli Stati Uniti in Florida ed era impegnato in esercitazioni che includevano, tra le altre cose, il dirottamento di aerei che volassero contro il World Trade Center, il Pentagono e la Casa Bianca. Queste esercitazioni sono ora state confermate da documenti ufficiali. Quando gli apparve chiaro dalle immagini in TV che stava succedendo per davvero, chiese perché i caccia non fossero decollati. Per tutta risposta gli fu detto che c’era un ordine di “stand down”.

Chavez sapeva anche, prima che venisse reso noto, che pochi mesi prima degli attentati per la prima volta nella storia il comando supremo della difesa aerea (NORAD) era stato affidato a un civile: Dick Cheney. La testimonianza del Ministro dei trasporti Norman Mineta, che non emerge dal rapporto della commissione sul 9/11, supporta questa tesi: rispondendo a un giovane che gli avrebbe più volte rivolto questa domanda spiegando che un aereo che si stava avvicinando, Dick Cheney avrebbe detto che l’ordine era ancora valido. All’epoca Mineta pensò che questo ordine subintendesse un ordine di abbattere l’aereo. Il colonnello Donn de Grand-Pre ha raccontato che un generale non rispettò l’ordine di rimanere a terra e fece abbattere il quarto aereo su Shanksville, il che spiegherebbe l’assenza di detriti. Grand-Pre riferisce anche di aver redatto uno studio per lo Stato Maggiore Generale in cui si giungeva alla conclusione che parti dello stesso governo sarebbero responsabili degli attentati. Grand-Pre ha dichiarato in un’intervista radiofonica che la maggioranza dei vertici militari sarebbe disposta a organizzare un colpo di stato per portare alla luce la verità.

———–o0o———–

-o0o-

13 settembre 2013

Fonte: Irib Italia

NEW YORK (PRESS TV) – Nuovo incredibile particolare sull’11 Settembre rivelato dal giornalista americano Mark Glenn.
11 Settembre: nuova storica rivelazione, 200 agenti Mossad vennero arrestati prima e subito dopo attacchiIl cronista e scrittore dello Stato dell’Idaho ha rivelato nella trasmissione The Debate alla rete

satellitare Press TV che “cinque spie israeliane vennero arrestato nella mattina dell’11 Settembre dopo essere stati identificati nelle vicinanze del fiume al Liberty State Park, in New Jersey, perchè si erano appostati ed avevano filmato il crollo delle Torri (gemelle)”. Glenn aggiunge: “Quelle cinque spie vennero velocemente mandate in Israele dall’allora segretario della Sicurezza nazionale Micheal Chertoff, ma egli stesso ammise in seguito alla tv israeliana che erano spie del Mossad inviate per documentare l’evento”. “Circa 200 agenti del Mossad vennero arrestati prima e subito dopo l’11 Settembre, e tutti loro hanno fallito nel test della macchina della verità…avevano tutti ricevuto un addestramento militare ed avevano con se particolari sistemi elettronici e maneggiavano esplosivo e questi individui sono stati tutti rispediti in Israele”, ha ricordato ancora Glenn.

Link originale in inglese: http://www.presstv.ir/detail/2013/09/12/323517/too-many-holes-in-us-911-narrative/

Dick Cheney: il “veggente” dell’11 Settembre

Come abbiamo visto in precedenza, il fatto che le telefonate con i cellulari non possano essere state fatte dagli aerei in volo sembra confermare che la famosa “rivolta” dei passeggeri, sul volo 93, fosse soltanto una leggenda costruita a tavolino, che aveva due scopi principali: uno, diffondere immediatamente nel mondo l’idea che a bordo degli aerei ci fossero dei terroristi islamici, e due, creare un evento eroico attorno al quale far convergere le emozioni di milioni di americani sin dalla sera dell’11 settembre.

A supporto di questa ipotesi c’è anche un altro fatto interessante: il commento che Dick Cheney fece nel PEOC – il bunker di comando della Casa Bianca – dopo aver appreso che il volo 93 si era schiantato a Shanksville.

Secondo la commissione 11 settembre, infatti, nessuno nel Peoc sapeva nulla del volo dirottato, fino a quando non si è schiantato a terra. […]

“Per le 10:03 – ha scritto la Commissione – quando United 93 si è schiantato in Pennsylvania, non c’era stato nessun accenno al suo dirottamento, e l’aviazione civile non era ancora stata inclusa nella teleconferenza”.

La moglie di Cheney, Lynn, si trovava con il marito nel PEOC, quando vennero a sapere del volo 93.

Visto che “non sapevano di sicuro perchè l’aereo fosse caduto”, e visto che in precedenza non avevano avuto nessuna informazione sul volo 93, come ha fatto dick Cheney ad arrivare alla conclusione che ci “fossero degli eroi su quel’aereo?”

Visto che il CICAP si occupa di paranormale, dovrebbero intervistare Dick Cheney, per cercare di capire se davvero avesse delle doti di veggente, oppure se la cosa fossa stata decisa in anticipo. (In ciascuno dei due casi il CICAP finirebbe per sputtanarsi: o devono ammettere che esiste il paranormale, oppure devono ammettere che la versione ufficiale dell’11 settembre è falsa).

———–o0o———–

26 luglio 2013
di Giulietto Chiesa

Rete Voltaire | Roma (Italia) | 23 luglio 2013

JPEG - 25.7 Kb

Fonte
Megachip (Italia)

Come promesso ai lettori di questo blog, continuo a informarli sulla prosecuzione dei lavori del ‘9/11 Consensus Panel‘, del quale faccio parte (colgo l’occasione per informare anche che due nuovi membri si sono aggiunti al panel e si tratta di Jonathan Cole, ingegnere civile, e di Daniele Ganser, storico, direttore del SIPER (Swiss Institute for Peace and Energy Research), docente dell’Univesrità di San Gallo e dell’Università di Basilea) .

Questa volta il panel ha preso in esame la davvero straordinaria e singolare faccenda delle telefonate da tre dei quattro aerei che furono dirottati quella tragica mattina. L’accuratissima analisi dell’intera storia delle telefonate ha permesso al Panel di individuare ben 32 contraddizioni, alcune delle quali insormontabili, tra le versioni fornite dalle autorità (che infatti si sono ripetutamente contraddette) e le evidenze documentali raccolte.

Va ricordato qui che, per ben tre anni, dal 2001 al luglio del 2004, la storia delle telefonate cellulari in partenza dagli aerei dominò i racconti dei media americani e mondiali. Vennero pubblicati racconti e libri, migliaia di articoli. Quelle telefonate furono ritenute un fatto della realtà e date per scontate. Ci fu perfino un film, quello sul volo UA 93, interamente basato su alcune di quelle telefonate. Va detto subito che sia l’FBI che il famoso o famigerato ‘9/11 Commission Report‘ del 2004 accettarono ufficialmente che da tre dei quattro aerei partirono telefonate dai cellulari. Poiché la credibilità del ‘9/11 Commission Report‘ dipende pesantemente da questa narrazione, è evidente che una zero credibilità delle telefonate è uguale alla zero credibilità del rapporto. Ed è esattamente questo che il Panel ha potuto acclarare.

Non c’è spazio qui per passare in rassegna tutte le meticolose ricostruzioni delle telefonate (Todd Beamer dal UA93; Barbara Olson dal AA77; Peter Hanson dal UA 175; Jeremy Glick dal UA93; Mark Bingham dal UA93, Renee May, hostess, dal AA77; Brian Sweeney dal UA175; Thomas E.Burnett, 4 telefonate, UA93; Sandra Bradshaw, hostess, dal UA93; Elizabeth Wainio dal UA93; Mario Britton dal UA93, in tutto 35 telefonate). Qui voglio solo soffermarmi su due personaggi-protagonisti di queste “telefonate”. Chi vorrà andare a verificare la fondatezza delle nostre conclusioni può consultare su consensus911.org.

Il primo fu Todd Beamer che, nella vulgata dei media, fu colui che pronunciò la famosa frase : “let’s roll”, il grido di battaglia che avrebbe innescato la rivolta dei passeggeri del volo UA93. Secondo la telefonista che raccolse la telefonata, Lisa Jefferson, Beamer le sembrò stranamente tranquillo, date le circostanze. Al punto che la Jefferson riferisce all’FBI di avere avuto il sospetto che si trattasse di una finta telefonata (crank call), dato il carattere “metodico e razionale” dell’interlocutore che “stava per morire”. La telefonata durò ben 13 minuti. Fatto singolare, perché in quelle condizioni, con un numero enorme di chiamate, i centralini sovraccarichi, molte linee saltavano. Ma, ancora più singolare – sempre dal racconto della Jefferson, intervistata dall’FBI – la linea telefonica rimase in funzione per 15 minuti dopo che l’aereo era precipitato. Ma sarebbe da aggiungere il non trascurabile dettaglio che Beamer parlò per 13 minuti con ben due diverse operatrici del centralino e, quando la Jefferson gli propose di collegarlo con la moglie Lisa, in attesa di partorire il terzo figlio in gennaio, rispose: “No, no, non voglio turbarla senza motivo”. Beamer aggiunse: “Voglio solo parlare con qualcuno per fare in modo che si sappia cosa sta accadendo”. Come non avesse parenti o amici con cui parlare.

L’altra telefonista, Phyllis Johnson, non risulta che sia stata intervistata dall’FBI e, alla fine dei conti, non esiste nessun modo di confermare senza equivoci che la persona che parlò con entrambe fosse effettivamente Todd Beamer. La chiamata non fu registrata né dalle due operatrici, né dall’AOSC (Airfone Operations Surveillance Center). Che dire? Ce n’è quanto basta per un centinaio d’interrogativi. Ma ne aggiungiamo ancora uno, che a me pare perfino più decisivo dei precedenti. Il 29 settembre 2001 l’FBI ricevette una dettagliata registrazione dell’ufficio della Verizon (l’operatore telefonico del cellulare di Todd Beamer) , dalla quale risultò che quel cellulare fece 18 telefonate dopo (sottolineo: dopo) che l’aereo UA93 era caduto, cioè dopo le 10:03 di quella mattina. Come concludere? Resta solo l’ipotesi che il cellulare non fosse a bordo dell’UA93 insieme a Todd Beamer, oppure che l’aereo che precipitò in un campo della Pennsylvania non fosse il volo UA93.

Di fronte a questa serie di problemi irrisolvibili, l’FBI tira fuori (sotto giuramento questa volta) un’altra versione. Lo fa durante il processo a Zakharias Moussaoui, nel 2006, affermando che tutte le telefonate, tranne due, non erano state fatte da cellulari. Le due chiamate sarebbero state fatte simultaneamente dal volo UA93 alle ore 9:58, da due assistenti di volo, E.Felt e Cee Cee Lyle. Entrambe risulterebbero fatte da una delle toilettes di bordo, quando l’aereo si trovava a 5000 piedi di quota (circa 1500 metri), cioè a un’altezza compatibile con le possibilità tecniche di trasmissione esistenti nel 2001.

Ma c’è un altro problema: nemmeno queste due telefonate furono fatte da cellulari. Nonostante un accurato studio di tutti i cellulari dei passeggeri e dell’equipaggio di quel volo, non si è trovata nei tabulati corrispondenti alcuna chiamata alle ore 9:58, né alcuna certificazione della durata delle chiamate, né traccia, di conseguenza dei numeri telefonici cui sarebbero state indirizzate. Conclusione: tutte le storie riferite a telefonate da cellulari a bordo degli aerei sono false, poiché quelle telefonate non sono mai esistite.

E veniamo ora alle telefonate più clamorose (nel senso che fecero clamore in tutto il mondo, producendo enorme emozione): quelle di Barbara Olson, notissima commentatrice televisiva, da bordo del volo AA77. Secondo la testimonianza del marito, Theodore Olson (non si trascuri che egli era il Procuratore Generale degli Stati Uniti), Barbara lo chiamò due volte, circa mezz’ora prima che l’aereo si schiantasse sul Pentagono. Fu la CNN a dare per prima questa notizia. Ted Olson fu chiaro: la moglie lo chiamava da un cellulare..

Da notare che le telefonate della Olson sono le uniche fonti che parlano dell’armamento di cui disponevano i terroristi (tagliacarte) e dunque le rivelazioni di Ted Olson sono cruciali per la ricostruzione della vicenda. Tant’è vero che esse sono state un pilastro per l’intero resoconto ufficiale. Ted Olson cambiò versione, in seguito, ripetutamente. Ma resta agli atti che egli disse all’FBI che la prima chiamata durò “circa un minuto”. Al Larry King Show disse poi che la seconda chiamata durò “due, o tre, o quattro minuti”.

Ci sono però almeno quattro gravi problemi che minacciano alla radice la storia raccontata da Ted Olson. Il primo viene dall’FBI che, nel 2004, inequivocabilmente dichiara: “Tutte le telefonate dal volo AA77 furono effettuate tramite il sistema telefonico di bordo”. Bugiardo Olson?

Purtroppo anche l’FBI risulta bugiarda. Nel 2006 un funzionario della American Airlines dichiara (processo a Mousaoui) che “Nessun Boeing 757 aveva telefoni dietro i sedili prima del settembre 2001. I passeggeri del volo AA77 usarono i loro cellulari”. C’è un’altra conferma di questa affermazione, ed è nel manuale di servizio del Boeing 757, datato 28 gennaio 2001: “Il sistema telefonico per passeggeri è stato disattivato in base all’ordinanza Eco F0878”. Ci furono altre conferme dell’inesistenza di telefoni di bordo per passeggeri.

C’è il fatto, davvero impressionante, che non esistono dati che certifichino alcuna telefonata di Barbara Olson quella mattina: non alla compagnia telefonica; non al Dipartimento di Giustizia (dove si trovava il marito); non sui dati che registrarono i movimenti del suo cellulare. Infine un ultimo pasticcio inestricabile. Un rapporto dell’FBI (reso noto sempre durante il processo a Moussaoui, nel 2006) demolisce la storia di Ted Olson. Esso certifica che ci fu una sola chiamata proveniente da Barbara (non due) e che essa durò “zero secondi”. Cioè che non ci fu alcuna connessione. Cioè che non ci fu nessun racconto.

Tutto questo senza considerare l’implausibilità di tutta la scenografia, in cui 60 passeggeri, uno dei quali, Charles Burlingame, era un sollevatore di pesi, ex boxeur, che vengono spinti in fondo all’aereo da due dirottatori mingherlini (così risulta dal racconto di Ted Olson, che riferisce le parole della moglie), mentre gli altri due erano chiusi in cabina.

Conclusione: Ted Olson ha mentito? Non si può escludere che gli siano arrivate delle telefonate che potevano sembrare provenienti da Barbara Olson. Ma agli atti risulta con tutta evidenza che non potevano provenire da bordo del volo AA77. Dunque tutta la ricostruzione è fasulla. Qualcuno l’ha inventata. Se le telefonate ci furono non furono dagli aerei. Se non furono dagli aerei, allora chi le fece? E a che scopo le fecero? Quando chiediamo che ci sia un’inchiesta vera, in cui tutti i protagonisti ancora vivi siano chiamati a testimoniare sotto giuramento, a cominciare da Ted Olson, chiediamo l’ovvietà. Ma l’ovvio non fa parte della intera vicenda dell’11 settembre. Per questo andremo avanti nell’indagine.

—————–o0o—————–

La versione ufficiale

I fatti secondo i testimoni

-o0o-

Cui Prodest?

“Il segreto di una grande storia non è il chi o il cosa o il quando, ma il perché.” 007 – Il domani non muore mai, USA 1997, di Roger SpottiswoodeQuesto è un articolo di fantascienza. Ciò che segue è pura speculazione e quindi non è vero. Nessun tribunale lo ha certificato vero. Nessuno scienziato ne ha dimostrata l’autenticità. Nessun giornalista lo ha scritto. Nessun telegiornale lo ha detto. Quindi non è vero. Non sostengo che, per contro, sia falso. Consideratelo come il “Gatto di Schrodinger”, una creatura, contemporaneamente e paradossalmente, sia viva che morta, sia vera che falsa, sino al momento in cui qualcuno andrà davvero a controllare come stiano le cose. Oppure, se questo vi riesce problematico, fate semplicemente così: non credete ad una singola parola di ciò che da questo momento in poi segue e godetevi il viaggio nel paese delle meraviglie facendo bene attenzione al paesaggio.

Devo ammetterlo. C’ero momentaneamente cascato anch’io. C’era cascata Oriana Fallaci. Ci eravamo cascati tutti. L’11 Settembre 2001, come centinaia di milioni di altre persone in tutto il mondo (se non addirittura miliardi), ero incollato davanti al teleschermo assistendo attonito al verificarsi dell’Incredibile, convinto – come le vittime di Orson Wells molti decenni prima – che stesse andando in onda la Realtà, anziché – come sarebbe venuto fuori in seguito – il primo episodio di una nuova serie di fiction televisiva popolare. Aerei di linea dirottati da terroristi kamikaze ed usati per abbattere le Torri Gemelle. Sembrava un film. Anche tutti i sopravvissuti al crollo delle torri avrebbero riferito la stessa impressione. Anche a loro era sembrato di trovarsi in un film.
Invece tutto ciò era accaduto davvero. O quasi.

Già verso sera, l’11 Settembre, qualche dubbio mi era venuto, ma non lo avevo preso sul serio, archiviandolo nello sgabuzzino delle paranoie gratuite. I dubbi erano in me generati da una semplice analisi del “cui prodest”, cioè chi è che alla fine ci andrà a guadagnare in tutta questa faccenda.
Probabilmente il 90 per cento di tutti i misteri politico-criminali del mondo si possono risolvere rispondendo in modo lucido a questa semplicissima domanda coniata dai nostri saggi antenati. Mancavano però i dati per dare sostanza alle fantasie, o comunque mancavano a me. Altri avevano già capito tutto.

Il Comandante in capo dell’aviazione russa Anatoli Kornukov, tanto per fare un esempio, dichiarò già il giorno seguente all’attentato che portare a termine un’operaione del genere va generalmente considerato impossibile [18], mentre Putin offrì ironicamente agli americani la disponibilità della Russia a provvedere in futuro alla protezione dello spazio aereo statunitense. Tom Clancy dichiarò che, se avesse scritto un libro nel quale si verificassero gli eventi appena avvenuti, nessun Editore lo avrebbe pubblicato, giudicandolo completamente inverosimile [19].
Quando si indaga su un crimine, uno dei principali criteri seguiti dagli inquirenti per trovare il colpevole risiede nella individuazione del soggetto che poteva trarre il maggior vantaggio dalla commissione del reato. Si cerca il “movente”, e quindi, come anzidetto, chi poteva ottenere beneficio dalla commissione del crimine. Un concetto che gli antichi latini sintetizzarono in una semplice domanda: ”Cui prodest?” [1].
Il documentario “Fahrenheit 9/11” di Michael Moore, vincitore della “Palma d’Oro” a al Festival di Cannes, mette in evidenza i rapporti d’affari che, sin dagli anni ’70, legano la famiglia Bush alla famiglia degli sceicchi sauditi Bin Laden.

Salem Bin Laden, nel 1973, costituisce, ad Austin, la compagnia aerea “Bin Laden Aviation” ed entra presto nei circoli che contano, fra alta finanza e politica locale. L’obiettivo è di stringere i legami necessari per arrivare a influenzare la politica Usa a favore degli interessi sauditi. La chiave d’accesso è George H. W. Bush, padre di George W. Bush, uomo collegato alla CIA fin dai tempi della “Baia dei Porci” nel 1961, poi nominato a capo della CIA nel 1976, salito alla Casa Bianca nel 1981 come vice di Ronald Reagan ed, infine, Presidente degli Stati Uniti dal 1988 al 1992.
Così, fin dai primi anni ’70, le storie e gli interessi delle due famiglie s’intrecciano a più riprese. Non solo negli affari comuni in campo petrolifero e finanziario, ma soprattutto nelle vicende che hanno scandito la politica Usa e internazionale. Un esempio su tutti: l’affaire “Bcci”, il piu’ grande scandalo criminal-finanziario del secolo, un magma di connivenze che è servito a coprire le operazioni in Iran e nell’Iraq di Saddam Hussein, nel Nicaragua diviso fra Sandinisti e Contras come nell’Afghanistan dei mujaheddin. Ed è servito ad alimentare il riciclaggio di uno spaventoso flusso di denaro proveniente da traffico di droga e armi [2].

Un altro documentario , “Zero – Inchiesta sull’11 Settembre”, di Giulietto Chiesa, racconta i motivi che sono alla base della creazione di quella che, dopo gli avvenimenti dell’11 Settembre 2001, diverrà l’organizzazione terroristica per eccellenza, ovvero “Al-Quaeda”.

Per paura che l’Unione Sovietica potesse espandere il suo controllo nella zona del Mar Caspio, il Governo Statunitense decide di dare pieno sostegno militare ed economico ai Mujaidin ed ai combattenti Talebani. Nel momento in cui le truppe sovietiche sono costrette alla ritirata, i ribelli addestrati dalla CIA assumono il controllo dell’Afghanistan e l’uomo di fiducia dell’intelligence americana utilizzato come tramite di Washington con i Talebani diviene proprio Osama Bin Laden.
Al Queda, che significa letteralmente “la base” e che serviva da “database” da cui la CIA poteva attingere combattenti sauditi ai quali aveva fornito adeguato addestramento, continua ad essere sovvenzionata dal Governo degli Stati Uniti d’America fino a pochi giorni prima dell’11 Settembre 2001.

Opportunità

“L’importante non è chi sono, ma è dove sono.”
Scream, USA 1997, di Wes Craven

Nell’autunno del 2000, un anno prima dell’11 Settembre, un documento intitolato Rebuilding America’s Defenses: Strategy, Forces and Resources for the New Century è stato pubblicato da un’organizzazione che si denomina il “Project for the New American Century” (Progetto per il Nuovo Secolo Americano), conosciuto con l’acronimo di PNAC [3]. Questo istituto neo conservatore collegato alla Difesa ed ai servizi segreti, al partito repubblicano ed al potente “Council on Foreign Relations” [20], è costituito da membri o sostenitori delle Amministrazioni Reagan e Bush padre, alcuni dei quali sarebbero diventati figure centrali nell’Amministrazione di Bush figlio. Questo gruppo comprende Jeb Bush (fratello del Presidente degli Stati Uniti d’America George Walker Bush), Richard Armitage, John Bolton, Dick Cheney (Vice Presidente degli Stati Uniti), Paul Wolfowitz (Vice Segretario alla Difesa), Zalmay Khalilzad (strettamente legato a Paul Wolfowitz [4]), Lewis “Scooter” Libby (Capo dello staff di Cheney), Richard Perle, Donald Rumsfeld (Segretario alla Difesa) e James Woolsey. Libby (capo dello staff di Cheney) e Wolfowitz (vice di Rumsfeld) sono elencati tra coloro che hanno partecipato direttamente al progetto Rebuilding America’s Defenses: Strategy, Forces and Resources for the New Century. E’ interessante notare che John Lehman, membro della “Commissione sull’11 Settembre”, sia stato membro del PNAC o almeno si sia pubblicamente allineato con esso [5].

L’obbiettivo principale dell’organizzazione, costituitasi nella primavera del 1997, consiste nell’affermare ed estendere il più possibile la leadership americana nel mondo [6]; il documento indica che gli Usa progettano di essere coinvolti simultaneamente in diversi teatri di guerra, in differenti regioni del globo [20]. Il PNAC delinea una mappa per la conquista. Esso chiede l’“imposizione diretta di basi avanzate Usa in Asia centrale ed in Medio Oriente” con il fine di assicurare il dominio economico del mondo, strangolando tutti i potenziali “rivali” od ogni possibile alternativa alla concezione americana di economia di “libero mercato” [21]. Nel documento viene evidenziato a più riprese che, tale processo di egemonia militare statunitense, sarebbe avvenuto molto più velocemente se un qualche “evento catastrofico e catalizzatore” si fosse abbattuto sugli USA [6]. Il piano del PNAC delinea come debba essere pianificata la propaganda di guerra. Un anno prima dell’11 Settembre 2001, si invoca apertamente ad un evento che potesse galvanizzare l’opinione pubblica degli Usa a sostegno dell’agenda di guerra [22]. Gli artefici del PNAC sembra abbiano anticipato con cinica precisione l’utilizzo, “come pretesto per una guerra”, degli attentati dell’11 Settembre 2001. Il riferimento del PNAC ad “un evento catastrofico e catalizzante” fa eco ad una simile dichiarazione di David Rockefeller al Consiglio Economico delle Nazioni Unite del 1994: “siamo sull’orlo di una trasformazione globale. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la giusta grande crisi e le nazioni accetteranno il Nuovo Ordine Mondiale.”.
Simili le parole di Zbigniew Brzezinski nel suo libro “The Grand Chessboard” (“La Grande Scacchiera”): “[…] creare consenso in materia di politica estera potrebbe essere difficile, a meno che non si verifichi una minaccia esterna diretta veramente enorme ed ampiamente avvertita.”. Zbigniew Brzezinski, che era Consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente Jimmy Carter, è stato uno dei progettatori della rete di Al Qaeda, creata dalla CIA all’inizio della guerra sovietico-afgana (1979-1989) [20].

Eventi “catastrofici e catalizzanti”, come quelli dichiarati dal PNAC, costituiscono, quindi, parte integrante della pianificazione militare e di intelligence; sono in molti a sostenere che la “militarizzazione delle Nazioni” nel mondo occidentale sia un’ipotesi già operativa e che attacchi terroristici che provocheranno numerose vittime da qualche parte nell’emisfero occidentale, metteranno in discussione la Costituzione dei principali Governi. Le risultanti crisi ed agitazioni sociali saranno strumentalizzate ed utilizzate con l’intento di realizzare importanti spostamenti nelle strutture politiche, sociali ed istituzionali, sino ad arrivare ad una vera e propria militarizzazione per evitare che altre stragi si possano ripetere [23].

Alla luce di quanto affermato nelle pagine del Rebuilding America’s Defenses: Strategy, Forces and Resources for the New Century, non ci si stupisce del fatto che personaggi di spicco dell’establishment statunitense come Donald Rumsfeld o Condoleeza Rice, all’indomani degli attentati dell’11 Settembre 2001, invoglino la gente a “pensare a come capitalizzare quest’opportunità fondamentalmente per cambiare […] la faccia del mondo.” [7], sottolineando come “gli eventi dell’11 Settembre 2001 hanno aperto nuove, vaste possibilità.” [8]. Lo stesso Presidente George W. Bush ha dichiarato che gli attentati dell’11 Settembre hanno rappresentato “una grossa opportunità” per gli Stati Uniti [9]; Bob Woodward, giornalista del “Washington Post” e cronista presso la Casa Bianca, nel suo libro “Bush at War”, cita le seguenti parole del Presidente degli Stati Uniti: “Questa è un’occasione eccellente. Dobbiamo considerarla un’opportunità.” [24].

Un “evento catastrofico e catalizzatore” di tale portata, sarebbe servito anche per poter richiedere ai contribuenti americani un aumento considerevole di fondi per la realizzazione dello “scudo di difesa missilistica”, conosciuto anche con il nome di “US Space Command” [10], realizzato con lo scopo di prevenire la capacità di altri paesi di scoraggiare gli Usa dal lanciare un primo attacco contro di loro [11]. Nel solo anno fiscale 2004, il Presidente George W. Bush ha firmato il bilancio della difesa stanziando fondi per 401,3 miliardi di dollari e prevedendo, fra l’altro, un aumento medio del 4,1 per cento della retribuzione dei militari.
A quegli oltre 400 miliardi di dollari vanno aggiunti i circa 87 miliardi stanziati per la guerra in Iraq e in Afghanistan e per la ricostruzione dei due Paesi e i 9,3 miliardi di una legge per la realizzazione d’installazioni militari. Si arriva così sulla soglia dei 500 miliardi, il che significa che le spese militari degli Stati Uniti sono confrontabili con il prodotto interno lordo di un Paese del G7, il Canada. E sono superiori al prodotto interno lordo globale della Russia [12].

Mentre lo USA Patriot Act (Uniting and Strengthening America by Providing Appropriate Tools Required to Intercept and Obstruct Terrorism Act), il Rebuilding America’s Defenses: Strategy, Forces and Resources for the New Century e lo “Us Space Command” forniscono validi “moventi” per un’operazione di tipo false flag volta ad incrementare lo stanziamento di fondi per la difesa, la possibilità di presidiare e controllare la zona del Mar Caspio mette in evidenza risvolti economici legati allo sfruttamento delle risorse minerarie e petrolifere dell’Afghanistan.
Sia il presidente Bush che il vice presidente Cheney sono petrolieri. Entrambi provengono dall’industria petrolifera. Le carriere di tutti e due sono state modellate da interessi petroliferi. La loro fortuna politica è stata propagandata dalle lobby del petrolio. Il presidente Bush cominciò il suo percorso di uomo d’affari negli anni ’80 in Texas, fondando una società di esplorazione petrolifera chiamata “Arbusto” [2]: nel 1984, si fuse con un’altra società di esplorazione petrolifera, dando vita alla “Spectrum 7”. E Bush ne divenne il presidente.
Due anni dopo, decise di vendere la sua società alla “Harken Energy Company”, per la quale già lavorava come consulente, entrando a far parte del Consiglio di Amministrazione. All’epoca la “Harken Energy Company” aveva interessi in Medio Oriente. Da parte sua, il Vice Presidente Cheney, prima del suo insediamento alla Casa Bianca, è stato presidente ed Amministratore Delegato della “Halliburton Company”, uno dei maggiori fornitori al mondo di prodotti e servizi legati all’industria petrolifera ed energetica, che conduce affari in oltre 100 paesi.
Non c’è da stupirsi, infine, che nella campagna per le elezioni presidenziali del 2000, l’allora candidato repubblicano George W. Bush sia stato il beneficiario numero uno del denaro proveniente dall’industria energetica, riuscendo a raccogliere oltre 1,8 milioni di dollari in contributi, più di quanto qualunque altro candidato alla carica Federale abbia ricevuto negli ultimi dieci anni [13].

La “Halliburton”, azienda fornitrice di prodotti e servizi alle compagnie petrolifere e del gas, è attiva come nessun’altra in regioni di crisi o dove sono in corso conflitti.
La compagnia si è guadagnata le prime pagine dei giornali in seguito ai legami con il Vice Presidente americano Dick Cheney. Dal 1995 al 2000 il Ministro della Difesa sotto George Bush Senior era direttore dell’azienda, prima di rientrare a Washington nel ruolo di vice di George Bush Junior [27], incarico che lo costringe a negoziare un pacchetto pensione che lo lascia pieno di azioni ed opzioni. In seguito ad alcune domande spiacevoli dei giornalisti, però, Cheney accetta di vendere parte dei suoi titoli “Halliburton”, ricavandone un profitto di ben 18,5 milioni di dollari. Ma non vende tutto. Secondo il “Wall Street Journal”, tiene 189.000 azioni “Halliburton” e 500.000 opzioni non investite quando sale alla vicepresidenza [82].
Il fatto che Cheney conservi una tale quantità di azioni “Halliburton” significa che, per tutto il suo mandato da Vice Presidente, ha raccolto milioni ogni anno in dividendi, e ha ricevuto anche risconti passivi dall’“Halliburton” nell’ordine dei 211.000 dollari l’anno: cifra più o meno equivalente al suo salario governativo. Quando lascerà l’incarico nel 2009, e potrà incassare tutte le sue partecipazioni nella “Halliburton”, Cheney avrà l’opportunità di trarre straordinari profitti dalla grande ascesa delle fortune dell’azienda, le cui azioni sono salite dai 10 dollari di prima della guerra in Iraq a 41 dollari tre anni dopo. Un balzo del 300 per cento, grazie a una combinazione di aumento dei prezzi dell’energia e appalti in Iraq; due fattori, questi, che sono diretta conseguenza dell’impegno di Cheney nel trascinare il Paese in guerra con l’Iraq [83].

Come Ministro della Difesa, già nel 1992, Cheney aveva approvato lo stanziamento di 9 milioni di dollari per finanziare al consorzio uno studio su quali funzioni logistiche le forze armate avrebbero potuto affidare a società private [25]. Come segretario alla Difesa sotto Bush Senior, Cheney riduce il numero di truppe attive e aumenta notevolmente la dipendenza dagli appaltatori privati. Incarica “Kellogg Brown and Root” (“KBR”), divisione ingegneristica della multinazionale texana “Halliburton”, di individuare funzioni svolte dalle truppe americane che avrebbero potuto essere svolte dal settore privato, con un profitto. Naturalmente la “Halliburton” ne individua moltissime, e ciò conduce ad un contratto nuovo di zecca con il Pentagono: il “LOGCAP” (“Logistics Civil Augmentation Program” – programma per l’incremento della partecipazione civile nel settore logistico). Il Pentagono, tristemente noto per i contratti multimiliardari con i costruttori d’armi, in questa circostanza stipula innovativi contratti in cui, ad essere pagate, non sono le forniture ai militari, ma le attività gestionali delle operazioni militari [84].
Alcune aziende – un gruppo ristretto – sono invitate a candidarsi per la fornitura di illimitato “supporto logistico” per le missioni militari americane: una descrizione estremamente vaga. Peraltro, il contratto non menziona una cifra in dollari; si assicura soltanto all’Azienda vincitrice che qualunque cosa avesse fatto per l’esercito, le spese sarebbero state coperte dal Pentagono, più un profitto garantito – noto come contratto cost plus. Questi sono gli ultimi giorni dell’Amministrazione Bush Senior, e l’Azienda vincitrice dell’appalto è non altri che la “Halliburton”. Come ha fatto notare T. Christian Miller, del “Los Angeles Times”, la “Halliburton” “ha battuto trentasei concorrenti per un contratto quinquennale: il che non sorprende, forse, essendo stata la stessa Azienda a elaborare i piani.” [85].

Con tale accordo quinquennale per appalti su scala mondiale per i corpi ingegneristici dell’esercito, “Kellogg Brown and Root”, affiliata di “Halliburton”, negli anni in cui Cheney è stato in carica a Washington, ha ricevuto dal Governo contratti per un valore di almeno 3,8 miliardi di dollari.
Insieme al consorzio americano “Bechtel”, “Halliburton” ha domato numerosi incendi sviluppatisi nei giacimenti petroliferi in fiamme durante la prima guerra del Golfo. Prima della seconda guerra del Golfo, su incarico dell’esercito, ha redatto uno studio su potenziali azioni di sabotaggio di giacimenti petroliferi. Il rapporto segreto è stato usato come base per un contratto di spegnimento e manutenzione che, senza alcuna firma, è stato assegnato alla “Kellogg Brown and Root”, e il cui valore è stato stimato dal “New York Times” in sette miliardi di dollari per due anni [27].
In soli cinque anni alla “Halliburton”, Cheney raddoppiò quasi la cifra che l’azienda riceveva dal Tesoro americano, da 1,2 a 2,3 miliardi di dollari, mentre aumentò di quindici volte l’ammontare dei prestiti federali e delle garanzie sul prestito [86]. E fu ricompensato lautamente per i suoi sforzi. Prima di diventare vicepresidente, Cheney “valeva tra i 18 e gli 81,9 milioni netti, dei quali tra 6 e 30 milioni erano in azioni della ‘Halliburton Co.’ […]. In tutto, Cheney ha ricevuto circa 1.260.000 opzioni sull’acquisto di titoli, di cui 100.000 già utilizzate, 760.000 riscattabili e 166.667 che diventeranno valide il prossimo dicembre [2000]” [87].

La spinta all’espansione dell’economia di servizio verso il cuore del Governo era, per Cheney, un affare di famiglia. Nei tardi anni Novanta, mentre trasformava le basi militari in filiali della “Halliburton”, sua moglie Lynne guadagnava stock options in aggiunta al suo salario come Membro del Consiglio d’Amministrazione della “Lockheed Martin”, il più grande appaltatore mondiale nel settore della Difesa.
Gli anni trascorsi da Lynne nel cda, dal 1995 al 2001, coincidono con un periodo chiave di transizione per aziende come la “Lockheed” [88]. La Guerra fredda è finita, le spese per la difesa calano rapidamente, e queste aziende, i cui budget consistono quasi interamente in contratti con i Governi per gli armamenti, hanno bisogno di un nuovo modello di business. Alla “Lockheed Martin” e presso le altre aziende produttrici di armi emerge una strategia fondata sul perseguire aggressivamente un nuovo settore d’interesse: gestire il Governo, dietro pagamento.
A metà degli anni Novanta, la “Lockheed Martin” inizia a prendere il controllo delle divisioni informatiche del Governo americano, occupandosi dei sistemi computerizzati e di una cospicua fetta della elaborazione dei dati [89]. In gran parte sotto gli occhi dell’opinione pubblica, l’azienda si spinge così oltre che, nel 2004, il “New York Times” scrive: “La Lockheed Martin non governa gli Stati Uniti. Ma contribuisce a gestirne una parte straordinariamente grande […]. Organizza la vostra posta e computa le vostre tasse. Firma gli assegni della sicurezza sociale e gestisce il censimento degli Stati Uniti. Organizza i voli spaziali e monitora il traffico aereo. Per fare tutto ciò, la Lockheed scrive più codice informatico della Microsoft” [90].
Un team di marito e moglie molto potente. Mentre Cheney spinge la “Halliburton” a prendere il controllo dell’infrastruttura bellica all’estero, Lynne aiuta la “Lockheed Martin” a controllare la gestione ordinaria del Governo in patria.

L’8 Marzo 2003, due settimane prima dell’inizio dei conflitti, la “Kellogg Brown and Root” ha ottenuto dall’esercito americano un contratto del valore di 490 milioni di dollari, inerenti alla ristrutturazione dei pozzi petroliferi alla fine della guerra [26]. “E questo è solo l’inizio. Con questa guerra, Halliburton si sta guadagnando il pane in maniera idiota e vergognosa.”, ha affermato Pratap Chatterjee, dell’organizzazione “Corpwatch”. “Oltre alle prime misure di emergenza, la continua manutenzione dell’industria petrolifera irachena potrebbe arrivare a costare 1,5 miliardi di dollari.” [25]. Dalla fine del 2001 all’inizio di Aprile, la compagnia, secondo dati ufficiali, ha ricevuto dal Pentagono appalti per un valore di almeno 830 milioni di dollari: dalla costruzione e gestione di tendopoli ed insediamenti temporanei per i soldati americani in Afghanistan, Turchia, Kuwait, Georgia, Uzbekistan, Giordania e Gibuti, fino a un affare di 323 milioni di dollari per la costruzione e la gestione di una prigione destinata ad ospitare centinaia di detenuti sospettati di terrorismo nella baia di Guantanamo.

Nel Kuwait, dall’estate del 2002, almeno 1800 dipendenti della “Kellogg Brown and Root” sono occupati ad organizzare per le forze di occupazione americane recinti di filo spinato, alloggi, servizi di lavanderia, bar, fast food, campi di pallavolo ed altre amenità del genere. Alla base c’è il contratto di dieci anni, valido in tutto il Mondo, di nome “LOGCAP”.
Ma non è tutto: Dick Cheney percepisce una pensione di circa un milione di dollari all’anno, elargita dal suo ex datore di lavoro. Nel suo Ministero si avvicendano anche numerosi nomi di punta dell’azienda e viceversa. “Halliburton è un modello di nepotismo di prima grandezza, al cui interno vige il principio ‘una mano lava l’altra’.”, afferma Pratap Chatterjee [25].
In Iraq, dopo la guerra, “Halliburton” è diventata uno dei nomi di punta per quanto riguarda l’esplorazione, l’estrazione e la manutenzione dei giacimenti petroliferi; è con la guerra in Iraq che il gigante del petrolio realizza il colpo grosso. Il Direttore Generale di “Halliburton”, David Lesar, nel rapporto annuale del 2004 della Società con sede a Houston, Texas, scrive che il complesso petrolifero, nonostante molte difficoltà, è messo meglio che mai: “Mi piace ciò che vedo dalla mia scrivania.”.
La “Halliburton”, infatti, è riuscita a mettere in porto contratti per 7,1 miliardi di dollari, di cui 1,9 miliardi per il progetto “Restore Iraqi Oil” (“RIO”), appaltato ad “Halliburton” senza alcun concorso, evento che avrebbe fatto accusare la stessa azienda di corruzione e, successivamente, di una serie di imputazioni come quella di aver presentato all’esercito statunitense in Iraq conti esorbitanti per i rifornimenti; i pagamenti per razioni alimentari mai arrivate sul piatto dei soldati sarebbero finiti direttamente al Pentagono e la benzina ed il diesel per le truppe motorizzate sarebbero state importate dal Kuwait e maggiorate nel prezzo [36]. Senza dimenticare che “la Halliburton, attraverso le affiliate europee, vendeva componenti di ricambio all’industria petrolifera irachena, nonostante le sanzioni dell’ONU.” [38]. Il giornalista Dan Briody, da anni attivo in ricerche sul complesso militare-industriale statunitense, evidenzia le continue contraddizioni nel comportamento di Dick Cheney, il quale “ha comandato la guerra contro l’Iraq come Ministro della Difesa, poi, come Direttore Generale della Halliburton, ha sostenuto la ricostruzione dell’industria petrolifera irachena per poi, come Vicepresidente americano, tornare all’attacco dell’Iraq. Il grado di cattiveria di Saddam Hussein dipende, evidentemente, dal lato del continuum economia-governo in cui ci si trovi in quel momento.” [37].

Il 7 Ottobre 2001 George Bush decide di spedire i suoi soldati in guerra contro Bin Laden ed i suoi alleati, i talebani.
Il Presidente degli Stati Uniti d’America si fa vedere trenta minuti dopo l’inizio dei primi attacchi aerei sull’Afghanistan dalla “Treaty Room” della Casa Bianca e promette: “Non falliremo. La pace e la libertà saranno vincitrici.”. L’operazione “Enduring Freedom” (Libertà Duratura) ha inizio 26 giorni dopo l’11 Settembre 2001 e vede gli Stati Uniti lavorare a stretto contatto con le truppe dell’“Alleanza del Nord”, gli avversari afgani dei talebani.

Nei mesi seguenti, l’attenzione dei principali mass media inizia a focalizzarsi sull’Afghanistan e sullo strano regime dei talebani che, fino a quel momento, avevano governato il Paese. Iniziano quindi a venire alla luce alcuni affari relativi al petrolio che iniziano a causare non poco imbarazzo alla “Unocal”, compagnia petrolifera californiana con sede a Sugarland, in Texas, paese di nascita del Presidente George Walker Bush [32]. Il 14 Settembre la “Unocal”, messa alle strette, si vede costretta a diffondere un comunicato stampa dal titolo: “La presa di posizione dell’Unocal: la società non appoggia in nessun modo i talebani.” [28].
Emergono alcuni retroscena riguardanti la Compagnia che, a metà del anni Novanta, si trova ad affrontare una forte crisi di identità. Nel 1994 la “Unocal” aveva perso 153 milioni di dollari e doveva trovare il modo di rientrare in attivo; il direttore dell’azienda decide, dunque, di giocare il tutto per tutto ed annuncia che la “Unocal” sarebbe diventata, in breve tempo, “La più grande azienda per le risorse energetiche del Mondo.”.
La chiave per raggiungere questo imponente ed ambizioso traguardo era recarsi là dove nessuno osava mettere piede, “l’Afghanistan era il luogo giusto”, scrive Steve Coll, giornalista del “Washington Post” nel suo libro sulla guerra in Afghanistan “Ghosts Wars” [29], per il quale, nel 2005, vince il premio Pulitzer. Si trattava di un’idea piuttosto ardita: il trono del presidente turkmeno Saparmurat Niyazov si trovava sopra un vero e proprio mare di petrolio, 32 miliardi di barili, e su enormi giacimenti di gas.
Egli non voleva utilizzare la rete di oleodotti russi, perché riteneva che non fosse possibile fare buoni affari con Mosca; un oleodotto che passasse per l’Iran non era pensabile, perché un simile progetto non avrebbe trovato l’approvazione americana. Al contrario, il progetto di un oleodotto che trasportasse petrolio e gas dall’Asia centrale senza attraversare i territori russi ed iraniani avrebbe trovato l’appoggio di Bill Clinton [32].
“La politica statunitense doveva affrettarsi ad appoggiare l’estrazione di riserve energetiche del Caspio […]. Ci siamo mossi in questa direzione in particolare per accelerare il processo di indipendenza di queste regioni e per rompere il monopolio russo sul trasporto di greggio dalla Regione, ma anche per garantire all’Occidente, attraverso la diversificazione, un approvvigionamento energetico sicuro”, dichiarò Sheila Heslin, esperta del settore energetico del “National Security Council” (Consiglio di Sicurezza Nazionale) della Casa Bianca [30].
La “Unocal” propone due itinerari, avrebbe trasportato petrolio e gas dai giacimenti del Turkmenistan sud-orientale al Pakistan, passando per l’Afghanistan occidentale e meridionale, facendo nascere, così, il consorzio “CentGas”. I soci del nuovo gruppo firmano ad Ashgabat un contratto preliminare con Saparmurat Niyazov, che prevede la costruzione di un oleodotto per il petrolio e di uno destinato al gas, per un costo pianificato di 8 miliardi di dollari.

Nel 1995 Niyazov si reca a New York in occasione dell’anniversario della fondazione delle Nazioni Unite, per partecipare ai festeggiamenti nel quartiere generale dell’ONU, sull’East River, a Manhattan. Niyazov ritiene che la “Unocal” debba pubblicizzare l’oleodotto “CentGas” ed i suoi desideri sono esauditi da Henry Kissinger, il quale, in una sala per banchetti affittata per l’occasione, nel suo discorso, pone l’accento sul progetto “CentGas”, “il trionfo della speranza sull’esperienza.”.
I rapporti tra il Governo statunitense e Saparmurat Niyazov si fanno sempre più saldi, quindi la “Unocal” non si preoccupa più di tanto quando, nel 1998, i talebani prendono Kabul divenendo la forza dominante del Paese.
Secondo Richard Keller, direttore dell’“Unocal Pakistan Ltd.”, la conquista di Kabul da parte dei talebani è da considerarsi, addirittura uno “sviluppo positivo.” [32].

Uno dei primi passi di George Walker Bush da Presidente degli Stati Uniti d’America è incaricare il Vice Presidente Dick Cheney di redigere un piano d’azione per la politica energetica; piano pronto nel Maggio del 2001.
La relazione al Presidente, nella quale è evidenziata una grave crisi energetica, contiene anche un avviso: “Entro i prossimi vent’anni l’America sarà costretta a importare i due terzi del suo fabbisogno di greggio: di conseguenza si entrerà in una fase di forte dipendenza da potenze straniere, che non avranno necessariamente in testa gli interessi americani.” [33].
Il rapporto accenna anche alcuni suggerimenti rispetto alla direzione da prendere e, nell’ottavo capitolo, la Casa Bianca viene invitata “nel campo della politica estera e dei rapporti commerciali con l’estero, a dare priorità alla sicurezza nell’approvvigionamento energetico” e ad incoraggiare gli Stati come quelli del Golfo ad aprire i propri settori energetici ad “investimenti privati”. Nel rapporto alla Casa Bianca l’Iraq non viene mai menzionato, ma in un discorso tenuto a Nashville, Tennessee, il Vicepresidente degli Stati Uniti d’America, nonché, è bene ricordarlo, ex Direttore della “Halliburton”, Dick Cheney, parla apertamente dell’Iraq e di Saddam Hussein, sottolineando in particolare il pericolo che quest’ultimo possa aspirare nuovamente ad una posizione di egemonia nel golfo e dunque abbia l’ambizione di “prendere sotto il proprio controllo buona parte delle riserve energetiche mondiali” [34].

La rivista “The New Yorker” è una delle poche a sottolineare un fatto interessante ma, stranamente, passato inosservato: “Il discorso di Cheney è stata una delle ultime occasioni nel corso della quale un membro dell’Amministrazione Bush ha ammesso un legame tra politica energetica e politica di sicurezza. In seguito le dichiarazioni si sono accordate a quella del Ministro della Difesa Donald Rumsfeld, secondo cui la decisione di far capitolare Saddam non ‘aveva nulla a che vedere con il petrolio, assolutamente nulla’.” [35].

Ma se non il petrolio, quali sono state allora le ragioni di questa guerra? Le argomentazioni americane sostengono prima l’importanza del disarmo di Saddam Hussein e dell’annientamento del suo arsenale di armi per la distruzione di massa, per passare poi alla necessità di un cambiamento di regime, quando appare evidente che nel Paese non c’è traccia di un simile armamento. In seguito, l’attenzione dell’opinione pubblica viene dirottata in quella che, con l’emanazione di provvedimenti che calpestano di fatto tutti i principi base del diritto internazionale e della libertà individuale, quali lo USA Patriot Act, a tutti gli effetti diviene una vera e propria “guerra al terrore”.

Prima della Guerra, all’interno dell’Amministrazione americana si combatte un’altra guerra, la “War behind Closed Doors” [39], la “guerra di gabinetto”.
All’interno dell’Amministrazione conservatrice di George Walker Bush, tre scuole di pensiero litigano tra loro. L’allora Vice Ministro della Difesa Paul Wolfowitz ed i neo-conservatori ritengono che l’America sarebbe stata al sicuro solo quando il resto del mondo fosse diventato uguale a lei. L’apertura dei mercati di questo resto del mondo alle merci americane e la possibilità di sfruttare le materie prime locali da parte di società americane è un piacevole beneficio collaterale di questa strategia. Questo gruppo, dunque, promuove l’invio in Iraq di un potente esercito a cui sarebbero seguiti generosi programmi di ricostruzione, secondo l’esempio del “Piano Marshall”.
Gli assertive nationalists, ovvero i “nazionalisti dichiarati”, come il Ministro della Difesa Donald Rumsfeld ed il Vice Presidente Dick Cheney, non condividono questa visione ambiziosa e dispendiosa dal punto di vista economico: per servire al meglio gli interessi della sicurezza americana era necessario eliminare i potenziali fattori di pericolo. Per i nazionalisti dichiarati l’obiettivo di un intervento americano in Iraq non è tanto la creazione di un paradiso democratico, l’interesse di questo gruppo per un processo di democratizzazione in Iraq dopo la terza Guerra del Golfo era altrettanto scarso di quello di democratizzazione del Kuwait dopo la seconda Guerra del Golfo [40]. A Cheney, Rumsfeld e compagnia stavano a cuore soprattutto i vantaggi immediati che l’America avrebbe potuto ricavare da una guerra in Iraq: la creazione di importanti basi militari nella Regione, dalle quali, nel peggiore dei casi, intervenire nei paesi ricchi di petrolio quali Arabia Saudita e Kuwait e la possibilità di minacciare l’Iran, dove il petrolio è altrettanto abbondante.
Il terzo grupo è quello degli “internazionalisti”, “nazionalisti realisti”, “realisti conservatori” o come si voglia chiamare gente come Colin Powell o Condoleezza Rice, secondo cui l’impiego della violenza è giustificato solo di fronte ad una monaccia diretta degli interessi americani. Questo gruppo vuole dare al mondo intero una giustificazione morale della guerra, aspirando ad una legittimazione internazionale. Ecco spiegate anche le ragioni dell’entrata in scena di Powell davanti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU il 5 Febbraio 2003.

La guerra dietro le porte del gabinetto è vinta, come noto, dall’alleanza tra neocons e nazionalisti dichiarati: hanno inizio i bombardamenti e l’invasione dell’Iraq.

Karl Marx, dopo il colpo di Stato del nipote di Napoleone Bonaparte del 1851, nota, in relazione con il golpe di Napoleone del 1799, che tutti i grandi avvenimenti della storia “avvengono, per così dire, due volte […]. La prima come tragedia, la seconda come farsa.” [41]. Per quanto ci riguarda, siamo arrivati al tempo della farsa, “il disarmo dell’Iraq”, la “liberazione del popolo iracheno” e la “difesa del mondo contro un serio pericolo”, come tiene a sottolineare in televisione il presidente Bush poco dopo l’inizio della guerra.
Thomas Kleine-Brockhoff, corrispondente di “Die Zeit” a Washington, dichiara che, sebbene inizialmente fossero divisi sul da farsi, “rispetto alla questione del dopoguerra sono tutti uniti, nè i neocons, nè gli assertive nationalists e nemmeno gli ‘internazionalisti’ credono alla tesi del Nation Building.” [42].

L’esercito americano piazza un paio di carri armati M-1-Abrams di fronte al palazzone di cemento di 10 piani sede del Ministero del petrolio, che si trova un paio di chilometri fuori dal centro di Baghdad. L’Air Force statunitense evita opportunamente di bombardare l’edificio, come era avvenuto con il Ministero della Pianificazione ed ai soldati è dato ordine di evitare i saccheggi, autorizzati, invece, negli ospedali, nei musei e nella biblioteca nazionale. L’edificio racchiude infatti la chiave del principale tesoro della nazione: mappe dei giacimenti petroliferi, dati sugli oleodotti, contratti. Dopo la Guerra, come nel 1991, gli americani sperano di poter finanziare il conflitto utilizzando i proventi iracheni dal petrolio. Le società amercane “Halliburton”, la sua consociata “Kellogg Brown and Root”, la “Bechtel” e tutte le altre, ottengono gli appalti, l’Iraq paga [43].
Come disse anni fa il Generale William Looney, a capo delle forze anglo americane che volano sopra l’Iraq quasi tutti i giorni: “Se accendono i loro radar noi faremo saltare in aria i loro fottuti missili. Lo sanno che possediamo il loro paese e il loro spazio aereo… Siamo noi che dettiamo il loro modo di vivere e di parlare, e questo è ciò che al momento c’è di grandioso parlando dell’America. E’ una cosa buona, specialmente visto che lì c’è un sacco di petrolio di cui abbiamo bisogno.” [44].

Se ci fosse qualche motivo per essere sospettosi delle vere intenzioni della Casa Bianca in merito all’Iraq, certamente il fatto che il vicepresidente Cheney abbia tenuto segreti incontri di governo a porte chiuse con i leader dell’industria energetica dovrebbe almeno far sollevare il sopracciglio a qualche appartenente al mondo dei media: perchè quei meeting sono avvenuti immediatamente dopo aver ricevuto il suo incarico; sono stati fatti allo scopo di progettare le future iniziative dell’America nel campo dell’energia. E poi, nonostante i continui sforzi dei membri del Congresso di rendere pubblici quegli atti, Cheney si è sempre rifiutato di rilasciare i verbali delle discussioni, oltre ai nomi dei partecipanti e delle società [13].

Dopo l’11 Settembre 2001, sono in molti i teorici del complotto che arrivano a supporre che la guerra in Afghanistan si tratti di un’operazione di tipo false flag, pianificata dallo stesso Governo statunitense ben prima dell’11 Settembre 2001, che trova nella realizzazione dell’oleodotto uno dei motivi principali per la realizzazione di un auto-attentato di simili proporzioni. Il libro uscito in Francia il 14 Novembre 2001, due mesi dopo gli attentati, intitolato “Ben Laden: La vérité interdite” [31], suscita, con simili sospetti, l’interesse del pubblico.

Nati con la camicia

“Signori si nasce e io, modestamente, lo nacqui.”
Siamo uomini o caporali, ITA 1955, di Camillo Mastrocinque
Bisogna proprio essere fortunati per fare 4 miliardi di dollari con un bel colpo su un investimento di 6 mesi da 124 milioni di dollari. Larry Silverstein è il magnate immobiliare newyorkese che acquistò l’intero complesso del “World Trade Center” proprio 6 mesi prima degli attacchi dell’11 Settembre 2001. Quella fu la prima volta che nei 33 anni di storia del complesso vi fu un cambio di proprietà. Il primo ordine del giorno di Mr. Silverstein in qualità di nuovo proprietario fu di sostituire la compagnia responsabile della sicurezza del complesso. La nuova compagnia che venne ingaggiata fu la “Securacom” (ora “Stratesec”). Il fratello di George W. Bush, Marvin Bush, era nel Consiglio d’Amministrazione, e il cugino di Marvin, Wirt Walzer III, ne era il Direttore Generale. Secondo documentazioni pubbliche, la “Securacom”, non solo forniva sicurezza elettronica al “World Trade Center”, ma forniva copertura al “Dulles International Airport” e alla “United Airlines”, due protagonisti chiave negli attacchi dell’11 Settembre 2001.
La compagnia era appoggiata da una società d’investimenti, la “Kuwait-American Corp.” (“KuwAm”), anch’essa legata per anni alla famiglia Bush. La “Kuwait-American Corp.” fu legata finanziariamente alla famiglia Bush fin dalla Guerra del Golfo. Uno dei direttori e membro della famiglia reale del Kuwait, Mishal Yousef Saud al Sabah, fece parte del consiglio della “Stratesec”.Facciamo ora una considerazione: i membri di un’esigua cricca possedevano il “World Trade Center”, ne controllavano la sicurezza dei sistemi elettronici, e anche la sicurezza non solo di una delle linee aeree i cui velivoli vennero dirottati l’11 Settembre 2001, ma dell’aeroporto dal quale provenivano. Un’altra piccola “coincidenza”, Mr. Silverstein, che diede un acconto di 124 milioni di dollari su questo complesso da 3,2 miliardi di dollari, lo assicurò prontamente per la cifra di 7 miliardi di dollari. Non solo, assicurò il complesso contro “attacchi terroristici”. A seguito degli attacchi, Silverstein presentò due richieste di indennizzo per la cifra massima della polizza (7 miliardi di dollari), basate, secondo il parere di Silverstein, su due attacchi separati.La compagnia assicurativa “Swiss Re”, diede a Mr. Silverstein un risarcimento di 4.6 miliardi di dollari, un principesco compenso per un investimento relativamente misero di 124 milioni di dollari. C’è dell’altro. Vedete, le “World Trade Towers” non erano proprio quell’affare immobiliare che siamo portati a credere. Da un punto di vista economico, il “World Trade Center” – sovvenzionato fin dall’inizio dal “New York Port Authority” – non ha mai funzionato, nè si intendeva farlo funzionare, indifeso nel disordinato mercato immobiliare. Come non faceva a esserne al corrente il Gruppo Silverstein? Le torri avevano bisogno di ristrutturazione e migliorie per un totale di 200 milioni di dollari, gran parte dell’ammontare relativo alla rimozione e rimpiazzo dei materiali edilizi dichiarati rischiosi per la salute fin già negli anni quando le torri vennero costruite. Era ben risaputo dalla città di New York che il “World Trade Center” era una bomba all’amianto.Per anni il “Port Authority” trattò l’edificio come un vecchio dinosauro, cercando in diverse occasioni di ottenere i permessi per demolire la costruzione per motivi liquidità, mai concessi a causa dei risaputi problemi riguardanti l’amianto. Inoltre si sapeva benissimo che l’unico motivo per cui la costruzione stava ancora in piedi fino all’11 Settembre 2001 era perché sarebbe stato troppo costoso smantellare le “Twin Towers” piano per piano dato che al “Port Authority” venne impedito legalmente di demolire gli edifici. Il costo stimato per smontare le torri: 15 miliardi di dollari. Solo il materiale da impalcatura per l’operazione venne stimato sui 2.4 miliardi di dollari! In poche parole, le “Twin Towers” erano strutture condannate. Che cosa conveniente, quindi, quell’attacco “terroristico” che le ha demolite completamente [14].Larry Silverstein, in data 24 Aprile 2001, ha stipulato quello che lui stesso ha definito “Il più grande affare della mia vita”: prendendo in affitto per 99 anni, alla modica cifra di 2,3 miliardi di dollari, le “Torri Gemelle” del “World Trade Center”. In questa impresa Silverstein non era solo: la “Westfield Holdings” quotata a Wall Street e controllata da Frank Lowy (il secondo uomo più ricco dell’Australia) si era aggiudicata gli enormi spazi commerciali del “World Trade Center”, offrendo altri miliardi di dollari. Ovviamente non a fronte di una pagamento sull’unghia. I due partner hanno dato alla “Port Authority” un deposito di 616 milioni di dollari, più 115 milioni all’anno (per 99 anni) e una percentuale mai resa nota sugli affitti. Solo gli uffici delle “Torri Gemelle” ammontano a 984.000 metri quadrati, quasi interamente locati fra i 40 e i 50 dollari annui a piede quadrato; più o meno, un milione di lire per metro quadrato all’anno. Quanto basta per dire che, detratti gli oneri finanziari e le ingenti spese di gestione, il signor Silverstein aveva di che ripagare il quasi secolare contratto firmato con la “Port Authority”. Ma c’è di più. Nell’intesa firmata ad aprile, è scritto a chiare lettere che il contratto perde di validità in un caso preciso: un attacco terroristico [15].

Put… tana!!

“Il segreto, la chiave per il successo, è la previsione, la capicità di vedere il futuro, agendo di conseguenza; ed è quello che io faccio, e questa è la verità.”
Two for the money, USA 2005, di D. J. Caruso
Tra il 6 ed il 7 Settembre 2001, furono comprate al “Chicago Board Options Exchange”, 4.744 opzioni della “United Airlines”. Opzioni “put”, che significano una scommessa sul ribasso imminente di quelle azioni. In pratica, le “put” si configurano come una vendita di titoli “allo scoperto”: uno vende titoli che non possiede, promettendo di consegnarli a una certa data, contando di comprarli quando saranno ribassati.
Sempre tra il 6 ed il 7 Settembre 2001, le opzioni “call” (cioè che scommettono sul rialzo dei titoli della “United Airlines”) trattate sul mercato di Chicago furono solo 396: i normali volumi di una giornata normale. Ad essere anormalo, quindi, era il volume delle azioni “put”, del 600 per cento superiore alla media di una giornata-tipo.
Il 10 dicembre, ancora a Chicago, qualcuno comprò 4.516 opzioni “put” dell’“American Airlines”, contro 748 opzioni “call” vendute quel giorno. Chi ha fatto queste operazioni conosceva precisamente quel che sarebbe accaduto alle due compagnie; si calcola che il guadagno di questi speculatori preveggenti ammonti a 9-10 milioni di dollari.Non basta. Anche la “Morgan Stanley” e la “Merril Lynch”, due banche d’affari che occupavano il ventesimo piano del “World Trade Center”, furono oggetto di simili speculazioni al ribasso.
Nei tre giorni precedenti l’attacco, qualcuno comprò 2.157 opzioni “put” della “Morgan Stanley”, con scadenza ad ottobre, e 12.215 opzioni “put” della “Merril Lynch”: in questo secondo caso, l’aumento del volume di vendite fu del 1.200 per cento.
Dopo la tragedia, le azioni delle due banche d’affari sono effettivamente cadute; per gli speculatori “che sapevano”, un profitto complessivo di 6-7 milioni di dollari.
Ma non basta ancora. Simili speculazioni al ribasso furono fatte sulla tedesca “Munich Re” e sulla svizzera “Swiss Re”: due compagnie assicurative che avevano assicurato molti inquilini delle due Torri.
Anche la francese “Axa” fu oggetto di una speculazione al ribasso: e la “Axa” è una finanziaria che teneva in portafoglio il 25 per cento delle azioni “American Airlines”.Dopo l’11 Settembre 2001, si disse subito che un’indagine seria su quelle speculazioni avrebbe portato alla mappatura della rete finanziaria di Al-Qaeda e di Osama Bin Laden: e chi se no poteva avere conoscenza anticipata dell’attacco? Gli esperti di finanza avvertirono che l’indagine sarebbe stata in ogni caso difficile, dato l’anonimato che protegge le transazioni sui mercati delle opzioni. Tuttavia, molte speranze erano poste su un programma di computer, chiamato “PROMIS”. E’ un software che consente di controllare “in tempo reale” le negoziazioni sui titoli, usato da agenzie finanziarie di tutto il mondo per la sua versatilità. Ed è noto che esiste una versione di “PROMIS” modificata per scopi investigativi, che consente quanto segue: “La polizia può digitare il nome di un sospetto o il numero di una carta di credito, e il software fornisce i particolari dei movimenti finanziari di quella persona.”. Così assicurava il canadese “Toronto Star” l’11 Ottobre 2001.L’FBI, il Dipartimento della Giustizia e la CIA devono disporre del software: così ha ragionato Tom Flocco, un giornalista che ha pubblicato la sua indagine su Internet. Ed ha telefonato ai tre enti investigativi più celebri degli Stati Uniti, chiedendo: “Usate PROMIS? Lo stavate usando prima dell’11 Settembre, per vedere in diretta le transazioni in corso?”. FBI e Dipartimento della Giustizia hanno risposto di “avere interrotto” l’uso di “PROMIS”. L’addetto stampa della CIA Tom Crispell ha detto di più: l’uso da parte nostra del “PROMIS” “sarebbe illegale. Noi agiamo solo al di fuori degli Stati Uniti.”. Risposta di esemplare correttezza: la CIA non può occuparsi di affari interni, è un servizio di spionaggio per l’estero.
Il fatto è che le indagini sulla speculazione finanziaria preveggente si sono fermate proprio alla porta dell’Agenzia. Almeno una delle transazioni, è risultato, è stata fatta attraverso la “AB-Brown”, una finanziaria americana acquistata dalla “Deutsche Bank” nel 1999. E presidente esecutivo della “AB-Brown” era, fino al 1998, l’attuale numero tre della CIA. Si tratta di A.B. Krongard detto “Buzzy”. Questo personaggio, quando capeggiava la “AB-Brown”, aveva la responsabilità delle “relazioni coi clienti privati”. Un mestiere che lo metteva in rapporto con personalità fra le più ricche del mondo, i “clienti privati” anonimi a cui la banca fornisce una gestione personalizzata e molto riservata dei capitali.La “AB-Brown” conserva ancora due milioni e mezzo di dollari guadagnati dall’anonimo speculatore che sapeva tutto prima, che il misterioso operatore non ha potuto incassare in tempo (dopo il disastro Wall Street e i servizi finanziari non hanno funzionato per quattro giorni), e che ora non osa incassare per non essere colto con le mani sul malloppo. “Buzzy” Krongard era in quella banca. Vi dirigeva la gestione dei patrimoni riservati ai ricchi “clienti privati”, ossia di quella categoria che può fare simili operazioni. La categoria, diciamolo, cui appartiene Osama Bin Laden.
E la CIA conosce molto bene Osama Bin Laden [16].Adesso i malloppi così guadagnati giacciono nei forzieri, non ritirati. Sono 2.5 milioni di dollari per “United Airlines”; sono 4 milioni di dollari per “American Airlines”; sono 1,2 milioni di dollari per “Morgan Stanley”; sono 5,5 milioni di dollari per “Merril Lynch”. Totale 13,2 milioni di dollari solo per queste operazioni. Sono le uniche di cui si è accertata l’esistenza ma, molto probabilmente, ce ne furono molte altre, rimaste segrete al grande pubblico, ma niente affatto segrete agli inquirenti. Secondo Andreas Von Bulow, ex parlamentare tedesco responsabile a suo tempo della commissione di controllo dei servizi segreti tedeschi – citato da Tagesspiegel il 13 gennaio scorso – le speculazioni da insider trading pre-attentato raggiunsero il vertiginoso livello di 15 miliardi di dollari, coinvolgendo numerose borse, incluse alcune europee [17].La versione ufficiale, passata alla storia col nome di 9/11 Commission Report, pubblicata nel 2004 da una Commissione di inchiesta indipendente, istituita per volontà del Congresso americano, definita dal Presidente Thomas Kean e dal Vice Presidente Lee Hamilton “indipendente, imparziale, minuziosa e non-partitica.” e che, in quanto tale, non può che individuare nella figura di Philip Zelikow, collaboratore di Condoleezza Rice nel Consiglio Nazionale di Sicurezza nell’Amministrazione di George H. W. Bush quando i repubblicani erano all’opposizione ed inserito dallo stesso Bush nel Comitato di consulenza presidenziale sull’Intelligence estera, un “imparziale, minuzioso e non-partitico” Direttore Esecutivo [46], concluse che, benché molte operazioni di Borsa fossero “operazioni a prima vista molto sospette”, quelle relative alla “United Airlines” erano riconducibili ad “un singolo investitore istituzionale residente negli Stati Uniti senza alcun legame plausibile con Al-Queda”, mettendo così la parola fine ai sospetti di insider trading avanzati da molti “teorici del complotto“, fra cui l’ideatore dello scritto Prove di informed trading collegato all’11 Settembre, Kevin Ryan, che, non soddisfatto, il 18 Novembre 2010, ha realizzato il seguente articolo per il “Foreign Policy Journal”.

Subito dopo l’11 Settembre 2001 molti Governi avviarono delle indagini su un possibile insider trading legato agli attacchi terroristici di quel giorno. Inchieste analoghe vennero prese dai Governi di Belgio, Cipro, Francia, Germania, Giappone, Italia, Lussemburgo, Montecarlo, Olanda, Stati Uniti, Svizzera ed altri. Nonostante il chiaro interesse degli inquirenti, nessuna delle indagini portò ad un atto d’accusa. Questo perché si considerava poco plausibile l’ipotesi che le persone presumibilmente coinvolte in quei loschi affari potessero essere collegati a chi era accusato di aver commesso i crimini dell’11 Settembre.

Questo è un esempio della logica circolare spesso usata da chi ha concepito le versioni ufficiali dell’11 Settembre. Il ragionamento funziona così: se supponiamo di sapere chi furono i colpevoli (cioè “Al-Quaeda”, secondo la vulgata) e quelli che erano coinvolti negli affari non sembrano essere collegati a questi presunti colpevoli, allora l’insider trading non ha avuto luogo.

Questo è, in sostanza, quanto ha detto la Commissione sull’11 Settembre. Essa ha concluso che le “indagini approfondite” condotte dalla SEC e dall’FBI “non hanno portato alla luce alcuna prova che persone informate preventivamente degli attacchi abbiano ricavato profitto dalla compravendita di titoli.”. Essi intendevano dire che qualcuno aveva effettivamente tratto profitto da operazioni di Borsa, ma che, in base alla loro stessa presunzione di colpa, chi lo aveva fatto non era collegato a chi era colpevole di aver diretto gli attacchi. In una nota a piè di pagina, il rapporto della Commissione riconosceva “operazioni a prima vista molto sospette” ma affermava che quelle relative alla “United Airlines” erano riconducibili ad “un singolo investitore istituzionale residente negli Stati Uniti senza alcun legame plausibile con Al-Queda.” [47].

Riguardo all’insider trading, o come è più corretto chiamarlo tecnicamente “informed” trading, lo stesso rapporto della Commissione era sospetto per diverse ragioni. Primo, le operazioni relative all’11 Settembre hanno riguardato molti più titoli azionari di quelli delle sole compagnie aeree. E’ stato riconosciuto il legame tra operazioni dubbie sulle azioni di compagnie finanziarie e di compagnie assicurative, così come su altri canali di finanziamento. Sono implicate anche ingenti transazioni via carta di credito, realizzate appena prima degli attacchi. In definitiva, la Commissione ha provato a spiegare tutte queste operazioni molto sospette come una serie di malintesi. Tuttavia, la possibilità che così tanti esperti finanziari di alto livello si siano totalmente sbagliati è, nel migliore dei casi, dubbia; e, qualora fosse vera, rappresenterebbe un altro incredibile scenario nella già improbabile sequenza di eventi data dalla storia ufficiale dell’11 Settembre.

Negli ultimi anni, nuove prove sono venute alla luce. Nel 2005 e 2010, esperti di finanza di diverse università hanno trovato, grazie alle analisi statistiche, nuove prove che alcuni casi di informed trading collegati all’11 Settembre sono avvenuti. Inoltre, nel 2007, la Commissione sull’11 Settembre ha reso pubblica una sintesi del memorandum sulle indagini dell’FBI alla base del suo rapporto [48]. Un attento esame di questo documento indica che alcune delle persone che erano state indagate per un breve periodo dall’FBI, e poi assolte senza la dovuta attenzione, avevano legami con Al-Queda e con le agenzie di intelligence USA. Nonostante il tempo trascorso tra l’informed trading e queste nuove conferme rappresentasse un impedimento per procedere con azioni legali contro i colpevoli, i fatti possono aiutarci ad arrivare alla verità sull’11 Settembre.

Prime avvisaglie

Nella settimana successiva agli attacchi, l’autorità di regolamentazione del mercato azionario tedesco, la BAWe, cominciò ad esaminare alcune denunce di transazioni sospette [49]. In quella stessa settimana, il Ministro degli Esteri italiano, Antonio Martino, espresse con chiarezza le proprie preoccupazioni dichiarando: “Credo che dietro questa speculazione sui mercati internazionali si nascondessero Stati ed organizzazioni terroristiche.” [50].

Nelle due settimane successive agli attacchi, la CNN riferì che le autorità di regolamentazione avevano riscontrato “segnali sempre più chiari” che qualcuno “avesse manipolato i mercati finanziari prima degli attacchi terroristici nella speranza di ricavarne profitto.”. Il Ministro della Finanza belga, Didier Reynders, dichiarò di avere forti sospetti che per le transazioni fossero stati impiegati i mercati britannici [51]. Si diffuse la notizia che la CIA avrebbe chiesto all’autorità di regolamentazione inglese di indagare su alcune operazioni [52]. Purtroppo, l’autorità britannica, “The Financial Services Authority”, abbandonò le indagini semplicemente scagionando “Bin Laden ed i suoi adepti dall’accusa di insider trading.” [53].

Al contrario, il Presidente della Banca centrale tedesca, Ernst Welteke, affermò che il suo istituto aveva condotto uno studio che rilevava con certezza “l’insider trading terroristico” collegato all’11 Settembre 2001. Egli dichiarava che i suoi ricercatori avevano trovato “prove quasi inconfutabili di insider trading.” [54]. Welteke insinuava che l’insider trading era stato riscontrato non solo nelle azioni di compagnie interessate dagli attacchi, come quelle aeree e di assicurazione, ma anche nei settori dell’oro e del petrolio [55].

L’entità dell’informed trading legato all’11 Settembre 2001 fu senza precedenti. Un consulente di “ABC News”, Jonathan Winer, disse: “E’ un fatto senza precedenti ritrovarsi davanti a casi di insider trading che interessano il mondo intero, dal Giappone agli Stati Uniti, al Nord America ed all’Europa.” [56].

Prima dell’Ottobre 2001, il “Chicago Board Options Exchange” (“CBOE” – Borsa di Chicago che tratta le opzioni) ed altre quattro Borse delle opzioni negli Stati Uniti si erano unite all’FBI ed alla commissione per i titoli e gli scambi (“SEC”) nello sforzo di indagare su una lista di 38 capitali, come pure su opzioni multiple e titoli del Tesoro, segnalati in relazione a possibili casi di informed trading. In quella occasione, il Presidente della SEC, Harwey Pitt, rilasciò una dichiarazione al comitato per i servizi finanziari della Camera, affermando che: “Faremo tutto ciò che è in nostro potere per scovare questa gente e portarla davanti alla giustizia.” [57].

Mary Bender, direttore dell’autorità di regolamentazione del CBOE, dichiarò: “Non abbiamo mai vissuto nulla del genere, [le borse che trattano opzioni stanno] usando gli stessi strumenti d’investigazione che utilizzeremmo noi in caso di insider trading. La questione è trovare le persone collegate a questi tremendi crimini.”.

I soggetti individuati, infine, includevano un cliente senza nome della “Deutsche Bank Alex. Brown” (“DBAB”). Si trattava di un’operazione sul capitale fatta dalla “United Airlines” (“UAL”), consistente in 2500 contratti di acquisto che furono, per qualche ragione, divisi in blocchi di 500 contratti ognuno e poi inviati a diverse Borse del Paese simultaneamente [58]. Quando la Commissione sull’11 Settembre parlava di “un singolo investitore istituzionale residente negli Stati Uniti senza alcun legame plausibile con Al-Queda”, si riferiva o a DBAB o ai suoi clienti in quella discutibile operazione.

Fin da allora, Micheal Ruppert ha scritto su DBAB, notando come la compagnia fosse stata in passato una finanziaria del “Carlyle Group” (gruppo che tratta gli interessi congiunti della famiglia Bush e di quella Bin Laden [45]) ed anche del “Brown Brothers Harriman”, entrambe società molto vicine alla famiglia Bush. Ruppert, inoltre, notò che “Alex. Brown”, l’azienda acquisita da “Deutsche Bank” e poi diventata “DBAB”, era amministrata da A. B. “Buzzy” Krongard, che se n’era andato da lì nel 1998 per entrare nella CIA come consigliere del Direttore George Tenet [59]. Alla metà degli anni Novanta, Kongard era stato anche consulente del precedente Direttore, James Woolsey e, l’11 Settembre 2001, era Direttore Esecutivo della CIA, la terza posizione per importanza all’interno dell’agenzia.

Compravendita di azioni e bond del Tesoro

Nel 2002, l’investigatore Kyle Hence riportò per iscritto le azioni incluse nella lista nel mirino della SEC. Quelli che rappresentavano gli esempi maggiori, per volume di scambi al di sopra della media, erano “UAL” [285 volte al di sopra della media], “Marsh and McLennan” (“Marsh”) [93 volte],“American Airlines” (“AMR”) [60 volte] e “Citigroup” [45 volte] [60]. Altre azioni segnalate includevano società finanziarie, compagnie legate alla Difesa ed alle compagnie di assicurazione “Munich Re”, “Swiss Re” ed il “Gruppo AXA”. Opzioni put per queste compagnie di assicurazione, o puntate sul fatto che le azioni sarebbero crollate, furono piazzate al doppio dei livelli normali negli ultimi giorni prima degli attacchi. Le autorità di regolamentazione erano preoccupate per le “ingenti operazioni” su questi titoli azionari perché le tre compagnie di assicurazione erano soggette al pagamento di miliardi per i danni subiti l’11 Settembre 2001 [61].

I quattro titoli azionari più sospetti per il volume degli scambi – “UAL”, “Marsh”, “AMR” e “Citigroup” – erano molto legati agli attacchi dell’11 Settembre 2001. Due aerei di entrambe le compagnie furono dirottati e distrutti. Gli uffici della “Marsh” erano proprio in 8 dei 110 piani della Torre Nord del “World Trade Center”, dove avvenne l’impatto del volo 11 e scoppiarono gli incendi. “Citigroup” era la società madre di “Travels Insurance”, che avrebbe dovuto ricevere 500 milioni di dollari di risarcimenti, e anche di “Salomon Smith Barney”, che occupava quasi 10 piani dell’edificio 7 del “World Trade Center”. Curiosamente, Donald Rumsfeld e Dick Cheney sedevano nel Comitato Consultivo di “Salomon Smith Barney” fino al Gennaio 2001.

“Marsh” occupava diversi piani anche nella Torre Sud. Qui cera l’ufficio del Dirigente della “Marsh”, L. Paul Bremer. Questi era stato Amministratore Delegato della “Kissinger Associates” e nel 2000 aveva appena lasciato la guida di una Commissione Nazionale sul terrorismo. Il “San Francisco Chronicle” notò che Bremer era stato tra i primi a sostenere che ricchi arabi stavano finanziando la rete terroristica di Osama Bin Laden. In un articolo sugli informed trading dell’11 Settembre 2001, il “San Francisco Chronicle” riportò che “l’ex Presidente della Commissione Nazionale sul terrorismo del dipartimento di Stato, L. Paul Bremer, sarebbe entrato in possesso all’inizio di quest’anno di stime segrete del Governo sui capitali di Bin Laden che confermano l’aiuto da parte di ricchi mediorientali.” [62].

L’11 Settembre 2001, Bremer fu intervistato da “CBS News”, a cui disse di credere alle responsabilità di Osama Bin Laden ed alla possibilità che anche Iraq ed Iran fossero coinvolti, ed invocò una durissima rappresaglia militare. Per ragioni sconosciute, “Google” rimosse il video dell’intervista dai suoi server per tre volte e lo bloccò in un caso [63].

Anche la compravendita dei bond del Tesoro subito prima dell’11 Settembre 2001 fu segnalata come sospetta. Inviati del “Wall Street Journal” hanno scritto che “secondo persone vicine agli inquirenti, i Servizi Segreti degli Stati Uniti avevano contattato diversi operatori in relazione a grossi acquisti di titoli del Tesoro a cinque anni precedenti agli attacchi. Gli investigatori, su consiglio degli operatori, stanno esaminando se terroristi, o persone affiliate con le organizzazioni terroristiche, hanno comprato titoli quinquennali, inclusa una singola compravendita di 5 miliardi.” [64].

Alcuni rapporti affermano che gli informed trading dell’11 Settembre 2001 furono tali da far fruttare milioni di dollari, alcuni dei quali non furono mai riscossi [62]. Altri documenti suggeriscono che le operazioni produssero un profitto di miliardi di dollari. Una simile segnalazione fu fatta dall’ex ministro della Tecnologia tedesco, Andreas von Buelow, secondo il quale il valore dell’informed trading era nell’ordine dei 15 miliardi di dollari [66].

Le indagini dell’FBI

Nel Maggio 2007, il documento della Commissione sull’11 Settembre che riassumeva le indagini FBI sui possibili informed trading legati agil attacchi fu desecretato [67]. Il documento fu editato per levare i nomi di due agenti dell’ufficio newyorkese dell’FBI e quelli di alcuni sospetti nelle indagini sull’informed trading. I nomi di altri agenti dell’FBI e di altri sospetti rimasero. Ciò nonostnte, dai documenti si può ancora ricavare qualche informazione utile a svelare le operazioni ed i sospetti.

Il 21 Settembre 2001, la SEC segnalò all’FBI due specifiche transazioni perché questa indagasse su possibili casi di informed trading. Una delle due operazioni fu l’acquisto, il 6 Settembre 2001, di 56.000 azioni di una compagnia chiamata “Stratesec” che, per qualche anno prima dell’11 Settembre 2001, aveva fornito servizi di sicurezza ad alcune delle strutture compromesse dagli attacchi. Le stesse che comprendono gli edifici del “World Trade Center”, l’aeroporto Dulles – da dove decollò il volo 77 dell’“American Airlines” – ed anche la “UAL”, proprietaria di due degli altri tre aerei precipitati.

Le 56.000 azioni interessate del titolo “Stratesec” furono acquistate da un Direttore dell’azienda, Wirt D. Walker III, e da sua moglie, Sally Walker. Ciò risulta chiaro dal memorandum che riporta la sintesi delle indagini dell’FBI [68]. I titoli “Stratesec” acquistati dai Walker raddoppiarono di valore in un solo giorno compreso tra l’11 ed il 17 Settembre 2001, ovvero quando la Borsa fu riaperta. Il memorandum della Commissione suggerisce che l’operazione fruttò ai Walker un profitto di 50.000 dollari. Purtroppo l’FBI non interrogò i coniugi e questi furono assolti da ogni imputazione perché fu dichiarato che non avevano “legame alcuno con il terrorismo o altra informazione di natura negativa.” [69].

In realtà, Wirt Walker era legato a persone collegate ad Al-Quaeda. Ad esempio, il direttore di “Stratesec”, James Abrahamson, era socio in affari di Mansoor Ijaz, che in più di un caso affermò di potersi mettere in contatto con Osama Bin Laden [70]. Inoltre, Walker strappò diversi dei dipendenti della “Stratesec” ad una società controllata dal “Carlyle Group”, la “BDM International”, che portava avanti progetti (in nero) segreti per agenzie governative. Il “Carlyle Group” era in parte finanziato dai membri della famiglia Bin Laden [71]. Il signor Walker amministrava diverse società sospette finite in bancarotta, compresa “Stratesec”, alcune delle quali erano finanziate da una compagnia con a capo un cugino dell’ex Direttore della CIA (e Presidente) George H. W. Bush. Inoltre, Walker era figlio di un dipendente della CIA ed il suo primo lavoro fu in una società d’investimento amministrata dall’ex guru dell’intelligence americana James “Russ” Forgan, dove lavorava con un altro ex direttore dell’agenzia, William Casey [72]. Chiaramente, anche Osama Bin Laden aveva legami con la CIA [73].

Un’altra operazione su cui ha indagato l’FBI, su richiesta della SEC, riguardava AmirIbrahim Elgindy, un consulente finanziario egiziano di San Diego che, il giorno precedente all’attentato, aveva, a quanto pare, provato a liquidare 300.000 dollari in azioni tramite il suo agente della “Salomon Smith Barney”. Durante il tentativo di liquidazione, Elgindy avrebbe “previsto che l’indice Dow Jones, che all’epoca si manteneva intorno ai 9.600, sarebbe presto crollato sotto i 3.000.” [74].

Il memorandum della Commissione sull’11 Settembre riporta che l’FBI non ascoltò mai neanche Elgindy e che aveva previsto di proscioglierlo perché non c’erano “prove che cercasse di occupare una posizione dalla quale avrebbe potuto trarre profitto dagli attacchi terroristici.”. Apparentemente, prevedere un calo precipitoso della Borsa, concentrato intorno ai fatti dell’11 Settembre 2001, non era una causa sufficiente perché l’FBI interrogasse il sospetto.

Verso la fine di Maggio 2002, Elgindy fu arrestato insieme ad altre quattro persone, tra cui un agente ed un ex agente dell’FBI, ed accusato di aver tramato per influenzare il prezzo dei titoli azionari e per estorcere il denaro ad alcune società. Gli agenti Jeffrey A. Royer e Lynn Wingate furono incolpati di aver “sfruttato il loro accesso ai database dell’FBI per monitorare l’andamento delle indagini ai danni di Elgindy.” [75]. Un Procuratore Federale, in seguito, avrebbe accusato Elgindy, che peraltro usava diversi pseudonimi, di essere stato a conoscenza degli attacchi prima dell’11 Settembre. Nonostante il giudice non concordasse con il Procuratore con l’accusa di informed trading dell’11 Settembre 2001, Elgindy finì per essere arrestato, nel 2005, per una serie di crimini, tra cui estorsione, frode finanziaria e falsa testimonianza.

L’ufficio di Boston dell’FBI indagò su operazioni di Borse relative a due società. La prima era la “Viisage Technologies”, un’azienda specializzata in riconoscimento facciale che trasse vantaggio dall’inasprimento della legge sul terrorismo. L’acquisto della “Viisage”, fatto da un ex dipendente della “Saudi American Bank”, “non rivelò alcuna connessione con l’11 Settembre 2001.”. Eppure, la “Saudi American Bank” fu citata in un’azione legale, intentata dalle famiglie delle vittime dell’11 Settembre 2001, per aver “finanziato progetti di sviluppo in Sudan a vantaggio di Bin Laden nei primi anni Novanta.” [76].

La seconda società indagata dall’ufficio di Boston dell’FBI fu la “Wellington Management”, che avrebbe gestito un grosso conto a nome di Osama Bin Laden. L’FBI accertò che l’azienda gestiva un conto a nome di “membri della famiglia di Bin Laden”, ma lasciò perdere l’indagine poiché non poteva collegarla ad “Osama, Al-Quaeda o al terrorismo.” [77].

Nonostante i legami con Al-Quaeda in tre di questi casi (Walker, l’acquirente di “Viisage” e “Wellington Management”) possano essere considerati circostanziali, la quantità di prove è impressionante. Le indagini dell’FBI, dato che i sospetti non furono neanche interrogati, rimasero dunque ben lontane dall’essere “approfondite”, come le bollò la Commissione sull’11 Settembre.

La sintesi delle indagini dell’FBI, divulgata dalla Commissione sull’11 Settembre, riportava anche le perplessità sollevate da quest’ultima sugli hard-disk danneggiati che avrebbero potuto essere recuperati dal “World Trade Center”. Tali dubbi furono il risultato di “inchieste giornalistiche [secondo le quali] ampi volumi di transazioni sospette sarebbero passati dai computer che si trovavano nel World Trade Center la mattina dell’11 Settembre, parte di un tentativo illecito, ma poco chiaro, di trarre profitto dagli attacchi.” [78]. La Commissione giunse alla conclusione che nessuna attività del genere aveva avuto luogo poiché “gli agenti dichiararono qui di non sapere del tentativo di recuperare gli hard-disk” e “tutto nel World Trade Center era stato praticamente polverizzato, alpunto da considerare davvero poco probabile la sopravvivenza degli hard-disk.”.

La verità, tuttavia, è che molti di questi hard-disk furono recuperti dal “World Trade Center” e furono spediti ad aziende specializzate perché fossero ripuliti e ne fossero estratti i dati. Una compagnia tedesca, la “Convar”, fece gran parte del lavoro di recupero.

Nel Dicembre 2001, la “Reuters” riportò che “la Convar aveva recuperato informazioni da 32 computer a sostegno dell’ipotesi di traffici loschi nel giorno del giudizio.”. Richard Wagner, un esperto nel ripristino di dati della “Convar”, affermò che “c’è il sospetto che alcune persone fossero a conoscenza del momento approssimativo dell’impatto degli aerei, così da spostare somme superiori ai 100 milioni di dollari. Essi credevano che le tracce di queste transazioni non potessero essere ritrovate, una volta distrutti i sistemi centrali.”. Il Direttore della “Convar, Peter Henschel, disse che non si trattava “solo del volume, ma dell’entità delle transazioni [che] era molto più alta del normale per un giorno come quello.” [79].

Verso la fine di Dicembre 2001, la “Convar” aveva esaminato 39 dischi su 81 e si aspettava di ricevere altri 20 hard-disk del “World Trade Center” entro la fine del mese successivo. E’ chiaro che il memorandum scritto nell’Agosto 2003 dalla Commissione sull’11 Settembre non fosse troppo affidabile, poiché riferiva che né essa stessa, né l’FBI fossero a conoscenza della situazione.

Conferme statistiche

Dato che l’FBI e la Commissione sull’11 Settembre ignorarono i legami dubbi tra le persone sospettate di informed trading come Wirt Walker e dichiararono, inoltre, nel 2003, di non sapere del recupero degli hard-disk, di dominio pubblico dal 2001, bisogna supporre che il loro lavoro di indagine sia stato davvero insufficiente. Oggi, comunque, siamo a conoscenza di vari articoli accademici, sottoposti a diverse revisioni, che hanno trovato prove valide dell’effettiva occorrenza di informed trading. Pertanto, studi scientifici hanno dimostrato che le conclusioni raggiunte dalle indagini ufficiali sono sbagliate.

Nel 2006, un Professore di Economia dell’Università dell’Illinois, Allen Poteshman, pubblicò un’analisi degli acquisti delle stock option di alcune compagnie aeree effettuati prima degli attacchi. In questo studio si arrivava alla conclusione che un indicatore del volume di opzioni long put era “insolitamente alto, cosa che fa pensare ad investitori informati che avrebbero fatto affari nel mercato delle opzioni prima degli attacchi.” [80]. Le long put sono scommesse sul crollo del prezzo di un titolo o di un’opzione.

Il volume insolitamente alto di long put sui titoli “UAL” e “AMR” acquistati prima del loro drammatico crollo, in seguito agli attacchi dell’11 Settembre 2001,è una prova che gli operatori sapevano che sarebbero andati a ribasso. Grazie a tecniche statistiche di valutazione delle distribuzioni condizionate ed incondizionate nella storia dell’attività di stock option, il Professor Poteshman dimostrò che i dati evidenziavano l’esistenza dell’informed trading.

Nel Gennaio 2010, un gruppo di esperti economici svizzeri pubblicò le prove di almeno 13 informed trading nei quali gli investitori sembravano essere già a conoscenza degli attacchi. Quello studio si limitava ad analizzare un numero limitato di società ma, tra quelle, gli informed trading si concentravano su cinque compagnie aeree e quattro finanziarie. Le prime erano “American Airlines”, “United Airlines” e “Boeing”. Tre delle società di credito coinvolte avevano gli uffici nelle torri del “World Trade Center”, e la quarta era “Citigroup”, che rischiava di perdere doppiamente: come società madre di “Travelers Insurance” e di un altro inquilino dell’edificio 7 del “World Trade Center”, la “Salomon Smith Barney” [81].

Più di recente, nell’Aprile 2010, una squadra internazionale di esperti esaminò le attività di compravendita delle opzioni sull’indice “Standard and Poor’s 500”, così come l’indice di volatilità di CBOE, VIX. I ricercatori mostrarono che c’era stato un aumento anomalo significativo nel volume degli scambi sul mercato delle opzioni subito prima degli attacchi dell’11Settembre 2001, e dimostrarono come la cosa fosse in contrasto con l’assenza di un volume di affari altrettanto anomalo per un lungo periodo prima degli attacchi. Lo studio mostrava, inoltre, che tale anomalia nel volume degli scambi non era semplicemente il risultato di un mercato in ribasso [82]. Le loro scoperte facevano “pensare a degli addetti ai lavori già a conoscenza degli attacchi dell’11 Settembre.”.

Conclusioni

Nei primi tempi dopo l’11 Settembre 2001, le autorità di regolamentazione di molti Paesi dichiararono di avere prove senza precedenti di informed trading legati agli attacchi terroristici di quel giorno. Il Presidente di una Banca Centrale (Welteke) disse che le prove erano inconfutabili: una di esse portò l’Autorità di Regolamentazione degli Stati Uniti ad impegnarsi solennemente, davanti al Congresso, a consegnare alla giustizia i responsabili. Quegli impegni non sono stati mantenuti perché chi era incaricato delle indagini ha scagionato i sospetti conducendo inchieste deboli e concludendo che nessun informed trading potesse aver avuto luogo, a meno che non fosse stato fatto personalmente da Osama Bin Laden o Al-Quaeda.

Le “indagini approfondite” condotte dall’FBI, sulle quali si basava il rapporto della Commissione sull’11 Settembre, erano chiaramente fittizie. L’FBI non interrogò i sospetti né, a quanto pare, confrontò le proprie carte con quelle della Commissione per cercare di determinare se alcune delle persone indagate potessero avere legami con Al-Quaeda. La sintesi del memorandum della Commissione suggerisce che l’FBI avesse deciso per conto proprio sui possibili legami tra i sospetti e le presunte organizzazioni criminali. Queste decisioni unilaterali erano inadeguate, se almeno tre degli informed trading dubbi (quelli di Walker, dell’acquirente di “Viisage” e di “Wellington Management”) coinvolgevano indiziati legati, con ogni probabilità, a Osama Bin Laden ed alla sua famiglia. Un altro sospetto (Elgindy) sarebbestato incarcerato qualche tempo dopo, ed era collegato direttamente ai dipendenti dell’FBI arrestati successivamente per crimini di natura finanziaria.

L’agenzia, inoltre, dichiarò, nell’Agosto 2003, di non essere a conoscenza di hard-disk recuperati dal “World Trade Center”, una notizia diffusa pubblicamente nel 2001. Secondo le persone che hanno recuperato tali dati, gli hard-disk contenevano prove di “traffici loschi nel giorno del giudizio.”.

Le prove di informed trading sull’11 Settembre 2001 includono molti strumenti finanziari, dalle stock option ai bond del Tesoro, a operazioni con carte di credito effettuate al “World Trade Center” poco prima che fosse distrutto. Oggi sappiamo che gli esperti economici di mezzo Mondo hanno fornito, grazie a tecniche statistiche comprovate ed affidabili, prove concrete che i loro primi sospetti fossero corretti e che gli informed trading sull’attentato ebbero in effetti luogo.

Questa gente sapeva già dei crimini dell’11 Settembre 2001 e ne trasse profitto. Quelle persone oggi sono tra di noi e le nostre famiglie e la nostra comunità sono a rischio di futuri attacchi terroristici e di speculazioni criminali, se non reagiamo. E’ il momento giusto per un’indagine indipendente ed interamente internazionale sugli informed trading e sugli operatori che trassero benefici dagli atti terroristici dell’11 Settembre2001.

Note e fonti:
[1] Di Marco Pizzuti, tratto da www.altrainformazione.it
[2] “Quando la famiglia Bin Laden faceva affari con la famiglia Bush”, di Giancarlo Radice, Corriere Della Sera, tratto da www.disinformazione.com
[3] “The Sorrows of Empire”, di Johnson, 178
[4] Lehman, che fu segretario della marina durante due amministrazioni Reagan firmò la lettera dello PNAC “Letter to President Bush on the War on Terrorism”, 20 Settembre 2001 (www.newamericancenturty.org)
[5] “Rebuilding America’s Defenses: Strategy, Forces and Resources for the New Century“, PNAC, 51
[6] Washington Post, 27 gennaio 2002
[7] The National Security Strategy of the United States of America, Settembre 2002 (disponibile su www.whitehouse.gov)
[8] L’unica affermazione da me trovata che vi si avvicina è quella della Commissione per cui “il Presidente notò che gli attacchi fornivano una grossa opportunità per coinvolgere Russia e Cina”, 330
[9] “Secretary Rumsfeld Interview with the New York Times”, New York Times, 12 ottobre 2001. Per l’affermazione della Rice vedi Chalmers Johnson, “The Sorrows of Empire: Militarism”, Secrecy, and the End of the Republic (New York: Henry Hold, 2004), 229
[10] Per un breve sommario di questo progetto si veda Grossman, Weapons in Space
[11] Paul O’Neill, il primo Segretario del Tesoro nell’amministrazione Bush-Cheney riferisce che un memorandum scritto dal Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, membro del PNAC, afferma che minacce alla sicurezza Usa vengono create dal fatto che poteri regionali ostili agli Stati Uniti si stavano “armando per dissuaderci”. Vedi Ron Suskind, The Price of Loyalty: George W. Bush, the White House, and the Education of Paul O’Neill (New York: Simon and Schuster, 2004), 81
[12] Bush firma il bilancio della difesa per la guerra quasi 500 miliardi, tratto da “La Repubblica” del 24 novembre 2003
[13] “Operazione oro nero”, di Jeremy Rifkin – tratto da www.disinformazione.it del 14/11/2002
[14] www.fourwinds10.com, traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di LAURA, tratto da 11 Settembre 2001 – Immagini Eloquenti
[15] Torri Gemelle affittate per 99 anni, di Marco Magrini, Il Sole 24 Ore, tratto da www.disinformazione.it
[16] “11 Settembre: colpo di stato in USA”, di Maurizio Blondet, tratto da www.disinformazione.it
[17] “11 Settembre 2001: redditizie speculazioni alla vigilia”, di Giulietto Chiesa, tratto da 11 Settembre – Immagini Eloquenti
[18] www.emperors-clothes.com
[19] “Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sull’11 Settembre (e su tutto il resto) e non avete mai osato chiedere”, di Roberto Quaglia, originariamente scritto per la rivista online Delos.it ed aggiornato dall’Autore per “Tutto quello che sai è falso” – Manuale dei segreti e delle bugie”, a cura di Russ Kick, Editore Nuovi Mondi Media, 15
[20] “Guerre per il dominio globale – Progetto per un nuovo secolo americano”, di Michel Chossudovsky, scritto per “Tutto quello che sai è falso 2 – Secondo manuale dei segreti e delle bugie”, a cura di Russ Kick, 193, 194
[21] Chris Floyd, Bush’s Crusade for empire, Global Outlook, No. 6, 2003
[22] Tratto da Global Research
[23] General Tommy Franks calls for Repeal of US Constitution, November 2003, tratto da Global Research
[24] “Bush at War”, di Bob Woodward, Edizioni Simon and Schuster
[25] “Von Boston bis Bagdad”, in “Brand Eins”, Marzo 2003
[26] Tratto da www.derstandard.at
[27] “Il libro nero del petrolio – Una storia di avidità, guerra, potere e denaro”, di Thomas Seifert e Klaus Werner, Editori Newton and Compton, 264, 265
[28] Comunicato stampa disponibile sul sito della Compagnia www.unocal.com
[29] “Ghosts Wars – The Secret History of the CIA, Afghanistan and Bin Laden, from the Soviet Invasion to September, 10, 2001”, di Steve Coll, Editore Penguin Books
[30] “Talebani. Islam, petrolio e il grande scontro in Asia centrale”, di Ahmed Rashid, Editore Feltrinelli
[31] “Ben Laden: La vérité interdite”, di Jean-Charles Brisard e Guillaume Dasquié, Editore Denoel
[32] “Il libro nero del petrolio – Una storia di avidità, guerra, potere e denaro”, di Thomas Seifert e Klaus Werner, Editori Newton and Compton, 82-85
[33] “National Energy Policy – Report of the National Energy Policy Development Group”, testo integrale disponibile sul sito www.whitehouse.gov
[34] “Il libro nero del petrolio – Una storia di avidità, guerra, potere e denaro”, di Thomas Seifert e Klaus Werner, Editori Newton and Compton, 91
[35] “Beneath the Sand – Can a Shattered Country Be Rebuilt With Oil?”, “The New Yorker”, 14 Luglio 2003, di John Cassidy, disponibile online all’indirizzo www.newyorker.com
[36] “Houston, we still have a Problem – An Alternative Annual Report on Halliburton”, Corpwatch, Maggio 2005, tratto da www.halliburton.org e www.warprofiteers.com
[37] “The Halliburton Agenda – The Politics of Oil and Money”, di Dan Briody, Hoboken, New Jersey, Wiley and Sons, 2003
[38] “Cheney Led Halliburton to Feast at Federal Trough”, Royce, Knut e Nathaniel Heller, Public i (Center for Public Integrity), 2 Agosto 2000
[39] “The War behind Closed Doors. The People, the Clashes – and Ultimately the Grand Strategy behind George W. Bush’s Determination to Go to War with Iraq”, PBS, tratto da www.pbs.org
[40] Le donne del Kuwait ottengono il diritto al voto. Con 14 anni di ritardo dalla fine della Guerra del Golfo del 1991, le donne dell’emirato hanno ottenuto il 16 Maggio 2005 il diritto al voto
[41] “Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte”, di Karl Marx, in Karl Marx – Friedrich Engels, “Opere complete”, volume 1, Roma, Editori Riuniti, 1991, 105
[42] Intervista telefonica di Thomas Seifert a Thomas Kleine-Brockhoff, 24 Maggio 2005
[43] “Il libro nero del petrolio – Una storia di avidità, guerra, potere e denaro”, di Thomas Seifert e Klaus Werner, Editori Newton and Compton, 86-89
[44] “Guerra al terrorismo, l’ultima menzogna della propaganda”, di William Blum, scritto per “Tutto quello che sai è falso 2 – Secondo manuale dei segreti e delle bugie”, a cura di Russ Kick, 20
[45] www.skolnicksreport.com, www.whatreallyhappened.com, www.whatreallyhappened.com, www.rense.com, www.skolnicksreport.com, www.the1phoenix.net
[46] “Il rapporto della Commissione sull’11 Settembre”, di David Ray Griffin, scritto per “ZERO 2 – Le pistole fumanti che dimostrano che la versione ufficiale sull’11/9 è un falso”, a cura di Giulietto Chiesa, Edizioni Piemme, 93-116
[47] Commissione nazionale sugli attacchi terroristici agli Stati Uniti, “Rapporto della Commissione sull’11 Settembre”, Luglio 2004, p. 172 e capitolo 5, nota 130, http://govinfo.library.unt.edu
[48] Memorandum della Commissione sull’11 Settembre dal titolo “Rapportosulle operazioni in Borsa”, preparato da Doug Greenburg, 18 Agosto 2003, http://media.nara.gov
[49] Dave Carpenter, “Exchange examines odd jumps: Before attack: Many put options of hijacked planes’ parent companies purchased”, “The Associated Press”, 18 Settembre 2001, http://911research.wtc7.net
[50] “BBC News”, “Bin Laden ‘share gains’ probe”, 18 Settembre 2001, http://news.bbc.co.uk
[51] Tom Bogdanowicz e Brooks Jackson, “Probes into ‘suspicious’ trading”, CNN, 24 Settembre 2001, http://archive.org (il link non è disponibile, N.d.N.)
[52] James Doran, “Insider Trading Apparently Based on Foreknowledge of 9/11 Attacks”, “The Times”, 18 Settembre 2001, http://911research.wtc7.net (il link non è disponibile, N.d.N.)
[53] David Brancaccio, “Marketplace Public Radio”: News Archives, 17 Ottobre 2001, http://marketplace.publicradio.org (il link non è disponibile, ma la fonte è citata anche sul sito www.globalresearch.ca, N.d.N.)
[54] Paul Thompson e The Center for Cooperative Research, “Terror Timeline: Year by Year, Day by Day, Minute by Minute: A Comprehensive Chronicle of the Road to 9/11 – and America’s Response”, Harper Collins, 2004. Si trova anche in “History Commons”, “Complete 9/11 Timeline, Insider Trading and Other Foreknowledge”: www.historycommons.org
[55] “Associated Press”, “EU Searches for Suspicious Trading”, 22 Settembre 2001, www.foxnews.com
[56] “World News Tonight”, 20 Settembre 2001
[57] Erin E. Arvedlund, “Follow TheMoney: Terrorist Conspirators Could Have Profited More From Fall Of Entire Market Than Single Stocks”, Barron’s (Dow Jonesand Company), 6 Ottobre 2001
[58] Ibidem
[59] Michael C. Ruppert,”Crossing the Rubicon: the decline of the American empire at the end of the age of oil”, “New Society Publishers”, 2004
[60] Kyle F. Hence, “Massive pre-attack ‘insider trading’ offer authorities hottest trail to accomplices”, Center for Research on Globalisation (CRG), 21 Aprile 2002, http://globalresearch.ca
[61] Grant Ringshaw, “Profits of doom”, “The Telegraph”, 23 Settembre 2001, http://911research.wtc7.net
[62] Christian Berthelsen e Scott Winokur, “Suspicious profits sit uncollected: Airline investors seem to be lying low”, “San Francisco Chronicle”, 29 Settembre 2001, www.sfgate.com
[63] Lewis Paul Bremer III su “Washington, DC, NBC4 TV”, 11 Settembre 2001, Vehmgericht http://vehme.blogspot.com
[64] Charles Gasparino e Gregory Zuckerman, “Treasury Bonds Enter Purview of U.S. Inquiry Into Attack Gains”, “The Wall Street Journal”, 2 Ottobre 2001, http://s3.amazonaws.com
[65] Christian Berthelsen e Scott Winokur
[66] “Former German Cabinet Minister Attacks Official Brainwashing On September 11 Issue Points ot ‘Mad Dog’ Zbig and Huntington”, “Tagesspiegel”, 13 Gennaio 2002, www.ratical.org
[67] Memorandum della Commissione sull’11 Settembre
[68] Il memorandum della Commissione sull’11 Settembre che riassume le inchieste dell’FBI parla degli operatori coinvolti nell’acquisto “Stratesec”. Dai riferimenti nel documento possiamo ricavare che i due avevano lo stesso cognome ed avevano una relazione di parentela. Questo corrisponde alla descrizione di Wirt e Sally Walker, noti per essere azionisti di “Stratesec”. Inoltre, uno dei due (Wirt) era Direttore della società, Direttore di una public company in Oklahoma (“Aviation General”), e Presidente di una societànd’investimenti a Washington, DC (“Kuwam Corp”)
[69] Memorandum della Commissione sull’11 Settembre
[70] Mansoor Ijaz/Sudan, Sourcewatch, www.sourcewatch.org
[71] “History Commons”, “Complete 911 Timeline”, “Bin Laden Family”, www.historycommons.org
[72] Kevin R. Ryan, “The History of Wirt Dexter Walker: Russell and Co, the CIA and 9/11”, 911blogger.com, 3 Settembre 2010, http://911blogger.com
[73] Michael Moran, “Bin Laden comes home to roost: His CIA ties are only the beginning of a woeful story”, “MSNBC”, 24 Agosto 1998, www.msnbc.msn.com
[74] Alex Berenson, “U.S. Suggests, Without Proof, Stock Adviser Knew of 9/11”, “The New York Times”, 25 Maggio 2002, http://query.nytimes.com
[75] “History Commons”, “Complete 911 Timeline”, “Saudi American Bank”, www.historycommons.org
[76] Memorandum della Commissione sull’11 Settembre
[77] Ibidem
[78] Erik Kirschbaum, “German Firm Probes Final World Trade Center Deals”, “Reuters”, 16 Dicembre 2001, http://911research.wtc7.net
[79] Allen M. Poteshman, “Unusual Option Market Activity and the Terrorist Attacks of September 11, 2001”, “The Journal of Business”, 2006, vol. 79, n. 4, www.journals.uchicago.edu
[80] Marc Chensey et al., “Detecting Informed Trading Activities in the Options Markets“, “Social Sciences Research Network”, 13 Gennaio 2010
[81] Wing-Keung Wong et al., “Was there Abnormal Trading in the S&P 500 Index Options Prior to the September 11 Attacks?“, “Social Science Research Network”, 15 Aprile 2010
[82] Cassell Bryan-Low, “Cheney Cashed in Halliburton Options Worth $35 Million“, “Wall Street Journal”, 20 Settembre 2000
[83] Ken Herman, “Cheneys Earn $88 Million to Bushes, $735.000“, “Austin American-Statesman”, 15 Aprile 2006; “Investor Relations”, “Historical Price Lookup“, www.halliburton.com
[84] “Blood Money: Wasted Billions, Lost Lives and Corporate Greed in Iraq”, di T. Christian Miller, Little, Brown and Company Editore, 77-79
[85] “Shock Economy – L’ascesa del capitalismo dei disastri”, di Naomi Klein, Rizzoli Editore, 332
[86] “Bush Agenda: Invading the World, One Economy at a Time”, di Antonia Juhasz, Regan Books, New York 2006, 120
[87] Jonathan D. Salant, “Cheney: I’ll Forfait Options”, “Associated Press”, 1 Settembre 2000
[88] “Lynne Cheney Resings from Lockheed Martin Board“, “Dow Jones News Service”, 5 Gennaio 2001
[89] “Shock Economy – L’ascesa del capitalismo dei disastri”, di Naomi Klein, Rizzoli Editore, 334
[90] Tim Weiner, “Lockheed and the Future of Warfare“, “New York Times”, 28 Novembre 2004. Nota a piè di pagina: “City Looks at County’s Outsurcing as Blueprint“, di Jeff Mcdonald, “San Diego Union-Tribune”, 23 Luglio 2006
—————–o0o—————–

11 settembre 2001. E noi insistiamo

Scritto da Giulietto Chiesa – sabato 15 Settembre 2012

di Giulietto ChiesaIl Fatto Quotidiano

Continua il lavoro di ricerca della verità sull’11 settembre 2001. Il panel di Consensus 911 (consensus911.org) ha individuato, con grande precisione e importanti dettagli, che tutte le (pochissime) immagini dei presunti 19 dirottatori dei quattro voli American Airlines e United Airlines sono state manomesse, o falsificate.

In sintesi (chi vuole esaminare la documentazione può farlo visitando il sito che la contiene) non esiste una sola immagine attendibile di nessuno degli imbarchi dei presunti terroristi islamici che furono effettuati quella mattina nei diversi aeroporti di partenza.

In realtà le cosiddette “prove” degli imbarchi sono concentrate soltanto in due video. Il primo, che mostrava l’imbarco di Mohammed Atta e di Abdul al-Omari all’aeroporto di Portland. Il secondo contiene immagini che “mostrerebbero” l’imbarco di 5 dirottatori islamici all’aeroporto Dulles International di Washington (quello AA77, che si sarebbe poi schiantato contro il Pentagono). Il condizionale e il virgolettato sono d’obbligo, come vedremo tra poco. E, comunque, qui finisce la documentazione ufficiale. Degli altri 12 presunti dirottatori non sono mai state fornite immagini.

Ora il panel internazionale di esperti (del quale mi onoro di fare parte) ha concluso che anche quelle pochissime immagini sono false. Per altro esse risultano manipolate (da chi?) in diversi modi e in diversi punti.

Questo vale per Atta e Abdul al-Omari, che vengono ritratti in sette (7!) fotogrammi che (nella versione del processo a Zakharias Moussaoui) contengono date sbagliate e orari non corrispondenti alla versione ufficiale. Oltre alle incredibili contraddizioni delle diverse versioni, fornite da CIA, FBI, 9/11 Commission Report. Una riguardante le storie dei due bagagli non imbarcati (inspiegabilmente), ritrovati all’aeroporto Logan di Boston e contenenti importanti documenti che certificavano l’esistenza del progetto di dirottamento, oltre che una specie di confessione di Atta. E la storia delle due auto, una Mitsubishi, abbandonata da Atta nel parcheggio di Boston, e una Nissan, abbandonata nel Jetport di Portland.

In particolare risulta del tutto ridicola la scoperta della confessione di Atta in un bagaglio che avrebbe dovuto essere imbarcato sull’aereo destinato a schiantarsi contro la torre nord del World Trade Center. Mohammed Atta doveva proprio essere ubriaco per scrivere la confessione e poi portarsela con sé nella tomba. Se non fosse stato che “qualcuno”, provvidenzialmente, non imbarcò proprio quella valigia, in modo tale che l’Fbi potesse ritrovarla. Il fatto è che tutta intera la storia del viaggio a Portland di Atta non sta in piedi comunque la si voglia utilizzare. Ve l’immaginate uno che ha organizzato il più grande atto terroristico della storia, che se ne va a Portland, rischiando seriamente di arrivare in ritardo all’appuntamento con il volo fatale in partenza da Boston? Sarebbero bastati quindici minuti di ritardo e l’11 settembre non sarebbe proprio esistito. Chi ci crede? Gli sceneggiatori dell’11/9 devono avere fatto un pò di confusione.

Questo vale, ancora più clamorosamente, per il video dei 5 (cinque) dirottatori del volo AA77 (quello su cui sarebbe stata imbarcata anche la signora Barbara Olson, che, secondo la vulgata ufficiale fece una telefonata al marito in cui gli fece la telecronaca della sua imminente fine in una telefonata che dorò zero secondi). Quel video fu reso noto solo nel 2004. La Commissione non lo conosceva. Nemmeno l’Fbi lo conosceva . Fu l’Associated Press a tirarlo fuori dal cappello a cilindro, il giorno prima della pubblicazione del rapporto, dopo averlo ricevuto da un ufficio legale che rappresentava alcune delle famiglie delle vittime. L’autenticità di questo video (unico, sebbene quell’aeroporto fosse dotato di 300 videocamere) è oltremodo dubbia per molti motivi, che chi vuole potrà andare a leggersi (Point Video-2: Was the Airport Video of the Alleged AA 77 Hijackers Authentic?Official 9/11 Videotaped Evidence).

Ma uno di essi è clamoroso. Le telecamere di sorveglianza riprendono , per economizzare spazio, immagini distanziate di un secondo una dall’altra. Il video, nella parte che mostra i due terroristi al-Midhar e Moqed, è stato girato a una velocità molto superiore, pari a quella di un normale videoregistratore, cioè a 30 fotogrammi al secondo. Il che indica in tutta evidenza che esso è stato inserito dopo, cioè non viene dalla videocamera dell’aeroporto Dulles. Per giunta, a differenza di ogni video prodotto a fini di sorveglianza, questo non contiene né la data, né l’ora, né l’indicazione del luogo sotto osservazione. Insomma non certifica niente. Quel video può essere stato girato in un qualunque momento in un qualunque aeroporto americano.

E ci fermiamo qui. Chi vuole approfondire lo studio può farlo. Esistono sul sito indicato anche la traduzione in francese e spagnolo. Tra non molto aggiungeremo anche italiano, tedesco e olandese.

La ricerca continua. Recentemente è uscito uno splendido articolo di Paul Craig Roberts, in occasione dell’anniversario dell’11 settembre, che ricostruisce la sua personale, immediata percezione del significato di ciò che accadde in quel giorno. Craig Roberts ricorda ciò che lo inquietò in quei primi minuti, dopo l’attentato. “Come ex membro dell’apparato del Congresso e come funzionario di nomina presidenziale per alti compiti, io avevo accesso a segreti di primaria importanza in termini di sicurezza. Ai miei compiti di assistente al segretario al tesoro degli Stati Uniti si aggiungevano responsabilità nella Fema (Federal Emergency Management Agency, ndr) in caso di attacco nucleare. C’era una montagna dove nascondersi alla quale si supponeva che io avrei dovuto fare rapporto nel caso di un attacco nucleare e in cui io sarei stato incaricato di assumere il governo degli Stati Uniti nel caso che nessun più alto dirigente fosse sopravvissuto all’attacco. E più la faccenda dell’11/9 era raccontata dai media, più diventava inverosimile. Non è credibile che non solo la CIA e l’FBI abbiano fallito nel compito di individuare il complotto, ma anche tutte le altre 16 agenzie di intelligence, ivi inclusa la National Security Agency, che spia chiunque sul pianeta, e la Defense Intelligence Agency, il Mossad israeliano, e le agenzie d’intelligence degli alleati di Washington nella Nato. Semplicemente ci sono troppi osservatori e troppi infiltrati nei gruppi terroristici per poter accettare che un attacco di tale complessità si sia potuto realizzare senza essere scoperto e sia stato possibile portarlo a compimento senza essere impedito” .

Come si capisce, non siamo di fronte alla riflessione dell’ultimo impiegato del Dipartimento di Stato. Lui capì subito. Molti di noi, privi della sua esperienza e conoscenza, capirono un po’ dopo. Molti altri stanno capendo.

Molti altri ancora capiranno. Anche se temo che sarà tardi.

(15 settembre 2012)

Fonte e commenti: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/15/11-settembre-2001-e-noi-insistiamo/353246.

——————–o0o——————–

Terrore e Guerre: Quando Rumsfeld dichiarava che un ”missile” ha colpito il Pentagono

Traduzione di comedonchisciotte.net da Reseau Voltaire.net.
Un mese dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Donald H. Rumsfeld, si è lasciato andare a delle confessioni nel corso di un’intervista al Pentagono rilasciata a Lyric Wallwork Winik per “Parade Magazine”. Evocando l’impossibilità dei servizi informativi di contrastare tutti i tipi di attacchi terroristici possibili, aveva precisato che era stato fatto uso di un “missile per danneggiare questo edificio”.

“E’ evidente, aveva dichiarato Donald Rumsfeld, che un terrorista può attaccare in ogni momento, da ogni direzione, utilizzando una tecnica d’attacco specifica, e è fisicamente impossibile difendere in ogni momento tutti i luoghi, da ogni tipo di attacco immaginabile. Noi parliamo qui di coltelli in plastica e dell’utilizzazione di un volo dell’American Airlines riempito di nostri cittadini, e di un missile per danneggiare questo edificio e di altre (incomprensibile) che hanno danneggiato il World Trade Center”.

Nell’ottobre 2001, se alcuni testimoni avevano descritto un missile che colpiva il Pentagono, tutti gli ufficiali avevano, al contrario, unanimemente evocato un Boeing 757. Il libro di Thierry Meyssan, “L’Incredibile Menzogna”, pubblicato in Francia l’11 marzo 2002, era stato il primo a smontare la versione ufficiale e a spiegare che l’attacco non era stato realizzato con un aereo di linea. E’ nel corso della sua conferenza al Centro Zayed, davanti agli ambasciatori della Lega araba, l’8 aprile 2002, che Thierry Meyssan aveva rivelato che l’attentato contro il Pentagono era stato perpetrato per mezzo di un missile CRUISE. Alcune informazioni complementari saranno poi sviluppate in una seconda opera, Il Pentagate, il 24 giugno 2002.

Per tre volte il Dipartimento alla Difesa aveva denunciato l’inchiesta di Thierry Meyssan. Una parte della stampa francese, che preferiva rallegrarsi con la parola d’ordine “siamo tutti americani”, aveva snobbato la ricerca della verità. Ma, col passare del tempo e con lo svilupparsi dei rapporti di forza internazionali, questa inchiesta ha beneficiato di un riconoscimento internazionale e la sua diffusione è stata sostenuta da una dozzina di Governi.

Il testo integrale dell’intervista è disponibile sul sito internet del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti: http://www.defenselink.mil/news/Nov2001/t11182001_t1012pm.html.

Per misura di precauzione, una copia è disponibile su reseauvoltaire.net in formato html: http://www.reseauvoltaire.net/image/pages/rumsfeld.htm.

Una seconda copia è disponibile in formato pdf sul sito dell’Incredibile Menzogna e del Pentagate: http://www.http//www.911investigations.net/IMG/pdf/doc-1073.pdf

Sullo stesso argomento, leggere l’articolo di reseauvoltaire: “L’US Army 馗houe à 駘aborer une simulation cr馘ible de l’attentat du Pentagone”: www.reseauvoltaire.net/article8737.html.

ESTRATTO DELL’INTERVISTA

Domanda: C’è una domanda che si pongono numerosi americani, ma soprattutto le vedove dell’11 settembre. Come abbiamo potuto restare così assopiti di fronte a questa minaccia? Come una guerra che coinvolge dei civili è potuta arrivare sul nostro territorio nazionale senza avvertimenti apparenti?

Rumsfeld: Ci sono stati degli avvertimenti. L’informazione proveniente dai servizi informativi che noi otteniamo, proviene ogni volta dall’analisi di centinaia di allarmi o di informazioni confidenziali ogni settimana. Se ci si vuole interessare agli affari internazionali, [si sappia che essi] consistono in migliaia di documenti. E il lavoro consiste nel recensire tutti questi documenti per vedere cosa si può tirarci fuori. E se si trovano degli elementi di informazione, le autorità incaricate di far rispettare la legge, che hanno la responsabilità di occuparsi di questo genere di cose – l’FBI a livello Federale, che è, come voi sapete, più un servizio di inchiesta che una vera forza di polizia federale. Ma le autorità incaricate di far rispettare la legge a livello federale e a livello locale sono incaricate di occuparsi di questo tipo di questioni.
Esse trovano molte cose e numerosi sforzi terroristi sono stati contrastati, dissuasi o arrestati grazie a una buona dose di informazioni dei servizi informativi e a un buon lavoro preventivo. E’ evidente che un terrorista può attaccare in ogni momento, da ogni luogo, utilizzando una tecnica d’attacco specifica, e è fisicamente impossibile difendere in ogni momento tutti i luoghi, da ogni tipo di attacco immaginabile. Noi parliamo qui di coltelli in plastica e dell’utilizzazione di un volo dell’American Airlines riempito di nostri cittadini, e di un missile per danneggiare questo edificio e di altre (incomprensibile) che hanno danneggiato il World Trade Center. La sola maniera di regolare questi problemi, è di portare una guerra ai terroristi, ovunque si trovino, e di occuparsi di essi.

comedonchisciotte.net del giugno 2003

——————–o0o——————–

11 SETTEMBRE 2001

PREAMBOLO

L’ATTACCO CONTRO IL WTC ERA STATO ANTICIPATO DALLA RAND CORPORATION

RUMSFELD CONOSCEVA IN ANTICIPO I PIANI DELL’11 SETTEMBRE

IL PERFETTO PIANO TERRORISTA PER ABBATTERE LE TWIN TOWERS CREATO NEL 1976

PIANO NORTHWOODS: EMBRIONE DELL’11 SETTEMBRE?

11 SETTEMBRE 2001

UN ARTICOLO LUNGO UNA FRASE

11 settembre: scientificamente impossibile

Che cosa è effettivamente accaduto l’11 Settembre

Eliminare i dubbi per l’11 settembre

La matematica dimostra che la relazione ufficiale sull’11/9 e’ una fandonia

11 SETTEMBRE E GEORGE W. BUSH

IL SERVIZIO SEGRETO ALLA SCUOLA ELEMENTARE BOOKER

IL CLAMOROSO DOPPIO AUTOGOL DI G.W. BUSH.

I PILOTI

Hani Hanjour: lo straordinario pilota dell’11 settembre

I VOLI

GLI AEREI DELL’11 SETTEMBRE SUPERARONO I LORO LIMITI SOFTWARE

VOLO AMERICAN AIRLINES 77

NON C’ERANO ARABI SULL’AEREO AA 77

Caos di cifre: ma ancora nessun Arabo sul volo 77

NON C’ERANO ARABI O NON VI FURONO MAI I VOLI AA11 e AA77?

Prove che l’11 settembre non vi furono i voli AA11 e AA77

VOLO UNITED AIRLINES 93

”Aiuto, mamma, ci hanno dirottato!”

PERCHE’ IL FILM “FLIGHT 93”?

WTC: PERCHE’ LE TORRI SONO CROLLATE?

La storia ufficiale: Le Twin Towers

La distruzione del WTC. Perchè la versione ufficiale non può essere vera (I)

La distruzione del WTC. Perchè la versione ufficiale non può essere vera (II)

L’INCENDIO AL WTC: DOV’E’ L’INFERNO ?

“La prova del fuoco che getta nuova luce sul crollo del WTC”

PERCHE’ LE TORRI DEL WORLD TRADE CENTER SONO CROLLATE ?

PERCHE’ DUNQUE GLI EDIFICI DEL WTC SONO CROLLATI? Parte I

PERCHE’ DUNQUE GLI EDIFICI DEL WTC SONO CROLLATI? Parte II

CHE COSA E’ ACCADUTO AL PENTAGONO

ALTO GRADO DELL’ AVIAZIONE: ‘UN MISSILE HA COLPITO IL PENTAGONO’

Nuovo video ufficiale. L’aereo magico del Pentagono: episodio 2

Quando Rumsfeld dichiarava che un ”missile” ha colpito il Pentagono

OGNUNO PUO’ CONSTATARE CHE NESSUN BOEING SI E’ SCHIANTATO SUL PENTAGONO

IPOTESI DI TERRORISMO DI STATO

GLI ESECUTORI

Tesi del complotto USA

11 SETTEMBRE: POSSIBILI MOVENTI DELL’AMMINISTRAZIONE BUSH (PARTE I)

11 SETTEMBRE: POSSIBILI MOVENTI DELL’AMMINISTRAZIONE BUSH (PARTE II)

CHAVEZ: E’ POSSIBILE CHE GLI USA ABBIANO PIANIFICATO L’ 11 SETTEMBRE

COINVOLGIMENTO DI PAESI STRANIERI

VOCI SU UN COINVOLGIMENTO DI ISRAELE NELL’11 SETTEMBRE

COSA SAPEVA ISRAELE DEI PIANI PER L’ 11 SETTEMBRE?

ISRAELE SAPEVA DELL’ 11 SETTEMBRE ?

PISTA SAUDITA: FALSI ESPERTI E VERE MENZOGNE

PISTA OSAMA BIN LADEN

FBI: “NESSUNA FORTE PROVA LEGA BIN LADEN ALL’ 11-9”

Il 13 settembre 2001 la famiglia Bin Laden lascia gli Stati Uniti

PRESUNTE CONFESSIONI ESTORTE A PSICOLESI O TRAMITE TORTURA FISICA E PSICHICA

MOUSSAOUI SI PRENDE LA COLPA DELL’11 SETTEMBRE

SCEICCO KHALID MOHAMMED: L’ULTIMO CAPRO ESPIATORIO “CONFESSA”

IL FORREST GUMP DEL TERRORISMO HA VUOTATO IL SACCO

COMPORTAMENTO ACRITICO DEI MASSMEDIA

PERCHE’ I MEDIA HANNO ADOTTATO “LA VERITA’ SULL’11/9”

LO SPECIALE DELLA BBC SULL’11 SETTEMBRE: BUGIE, PRECONCETTI E MANIPOLAZIONI

MOVIMENTI PER LA VERITA’ SULL’11 SETTEMBRE

IL MOVIMENTO PER LA VERITA’ SUL 9/11 E’ SOLO ALL’ INIZIO

11 SETTEMBRE: PARENTI DELLE VITTIME ACCUSANO IL GOVERNO

CHARLIE SHEEN VUOLE LA VERITA’ SULL’11 SETTEMBRE

LO SCANDALO DELLA COMMISSIONE SULL’11 SETTEMBRE

LE INCREDIBILI STORIE DELLA COMMISSIONE SULL’11 SETTEMBRE (PARTE I)

LE INCREDIBILI STORIE DELLA COMMISSIONE SULL’11 SETTEMBRE (PARTE II)

IL RAPPORTO DELLA COMMISSIONE SULL’11 SETTEMBRE: UNA BUGIA DI 571 PAGINE

——————–o0o———————

PNAC – PROGETTO PER IL NUOVO SECOLO AMERICANO

sabato 13 aprile 2013

Il Progetto per un nuovo secolo americano o PNAC (Project for the New American Century) è un istituto di ricerca con sede a Washington. Tra i suoi fondatori spiccano Dick Cheney e Donald Rumsfeld.
Iniziò i suoi primi passi nella primavera del 1997 in forma di organizzazione non profit, con lo scopo di promuovere “La leadership globale americana”. Il presidente è William Kristol, direttore di
“the Weekly Standard” nonché prestigiosa firma della TV Fox News. L’iniziativa di costituirlo è partita dal New Citizenship Project, un’organizzazione non-profit finanziata dalla Sarah Scaife Foundation, dalla John M. Olin Foundation e dalla Bradley Foundation
I membri attuali e precedenti includono svariati deputati del Partito Repubblicano e dell’amministrazione Bush, compresi Paul Wolfowitz, Jeb Bush, Richard Perle, Richard Armitage, Lewis Libby, William J. Bennett, Zalmay Khalilzad, e Ellen Bork (moglie di Robert Bork). Gran parte delle idee del PNAC e dei suoi membri sono associati col movimento neoconservatore. Nell’organigramma del PNAC figurano sette membri del personale a tempo pieno, che si aggiungono al suo Board di amministratori. Il PNAC ha svolto una funzione piuttosto controversa. Alcuni hanno sollevato obiezioni sul fatto che il progetto fosse volto al dominio economico e militare di terra, spazio, e cyberspazio da parte degli Stati Uniti, così da instaurare il predominio americano negli affari globali (Pax Americana) per il futuro – da qui il termine “Nuovo Secolo Americano” basato sull’idea che il XX secolo fosse il Secolo Americano. Alcuni analisti discutono sul fatto che la guerra USA contro l’Iraq, cominciata nel marzo 2003 con nome in codice Operazione Iraq Libero, non sia altro che il primo passo verso l’attuazione di questi obiettivi. Fonte Wikipedia
Con un titolo così si rischia di fare la figura di chi grida al lupo. Invece, come vedrete, non si tratta di un’esagerazione. Quello che riportiamo è infatti un testo terribile nella sua chiarezza, che spiega esattamente cosa sia la “Guerra del Bene contro il Male”.
Il settimanale scozzese, Sunday Herald, ha pubblicato il 15 settembre scorso il sunto di un documento redatto due anni fa per conto di alcuni dei principali esponenti dell’attuale governo americano, che descrive in dettaglio un progetto per la sottomissione militare del pianeta al dominio statunitense. Un progetto che – tra molte altre cose – descrive con apparente favore la possibilità di creare armi biologiche capaci di sterminare “specifici genotipi”.
Il documento, intitolato Rebuilding America’s Defences: Strategies, Forces And Resources for a New Century, fu scritto nel settembre del 2000 – quando Bush non era ancora presidente – dal Project for the New American Century (PNAC), uno dei numerosi think-tank dei neoconservatori USA. Il testo fu redatto per un gruppo specifico di persone, che oggi ricoprono incarichi non indifferenti: Dick Cheney, attuale vicepresidente degli Stati Uniti; Donald Rumsfeld, attuale segretario alla difesa; Paul Wolfowitz, attuale vicesegretario alla difesa; Jeb Bush, fratello del presidente; e Lewis Libby, capo dello staff di Cheney.
Di seguito, troverete la traduzione integrale dell’articolo del Sunday Herald. Legandosi all’attualità, il giornalista scozzese ha insistito su un dettaglio, il progetto per rovesciare il governo iracheno. Ma il documento va visto in un contesto molto più ampio.
Già alla fine degli anni Cinquanta, un vecchio conservatore, il presidente Eisenhower, metteva in guardia contro la struttura mostruosa che cominciava a dominare il suo paese: una coalizione sempre più stretta tra immense imprese legate alle commesse militari, uno Stato che aveva come funzione principale la conduzione della guerra e una sterminata catena di laboratori dove scienziati, sociologi, tecnici di ogni sorta lavoravano anno dopo anno per affinare gli strumenti del dominio, a prescindere completamente dalla pur vivace società civile del paese. Il testo che leggerete è un esempio, nemmeno tanto insolito, di ciò che si produce in questi laboratori.
Questa simbiosi, in nome della “guerra duratura”, tra alcune gigantesche corporations, lo Stato e la ricerca sembra una riedizione di un aspetto fondamentale del nazionalsocialismo dell’epoca dei Krupp e di Peenemünde. Il parallelo è ovviamente tecnico e non demonizzante: è inutile elencare le profonde differenze tra il sistema statunitense e quello della Germania degli anni Trenta. Ma è inevitabile che una struttura di questo tipo porti non solo a uno stato di Enduring War, ma anche – come è successo con il Patriot Act – all’abolizione di alcuni elementi fondamentali di democrazia.
La sede del “progetto per un nuovo secolo americano” (un nome, un programma) coincide con quella di un giornale di proprietà del miliardario dei media, Rupert Murdoch, cosa che può indurre a utili riflessioni sulla libertà di stampa. Il direttore del PNAC, William Kristol, è il figlio di Irving Kristol, il principale ideologo della nuova destra americana, che è riuscito a prendere in mano le redini di alcune ricchissime fondazioni americane, tra cui spicca la Olin Foundation, creata dalla principale impresa di armi da fuoco degli Stati Uniti. Queste fondazioni hanno versato milioni di dollari per trasformare anche la produzione di idee in un annesso dell’industria bellica.
Miguel Martínez

CORE MISSIONIl rapporto descrive le forze armate statunitensi all’estero come la ‘cavalleria lungo la nuova frontiera americana’. Il progetto del PNAC dichiara il proprio sostegno a un documento scritto in precedenza da Wolfowitz e Libby, in cui si affermava che gli Stati Uniti dovrebbero ‘dissuadere le nazioni industriali avanzate dallo sfidare la nostra egemonia (leadership) o anche dall’aspirare a svolgere un ruolo regionale o globale maggiore’.

Il rapporto del PNAC inoltre:

    • descrive gli alleati chiave, tra cui il Regno Unito, come ‘il mezzo più efficace per esercitare un’egemonia globale americana’;
    • afferma che le missioni militari per garantire la pace ‘richiedono un’egemonia politica americana e non quella delle Nazioni Unite’;
    • rivela l’esistenza di preoccupazioni nell’amministrazione americana a proposito della possibilità che l’Europa possa diventare un rivale degli USA;
    • dice che ‘anche se Saddam dovesse uscire di scena’, le basi nell’Arabia Saudita e nel Kuwait dovranno restare in maniera permanente – nonostante l’opposizione locale tra i regimi dei paesi del Golfo alla presenza di soldati americani – perché ‘anche l’Iran potrà dimostrarsi una minaccia pari all’Iraq agli interessi statunitensi’;
    • mette la Cina sotto i riflettori per un ‘cambio di regime’, dicendo che ‘è arrivata l’ora di aumentare la presenza delle forze armate americane nell’Asia sudorientale’. Ciò potrebbe portare a una situazione in cui ‘le forze americane e alleate forniscano la spinta al processo di democratizzazione in Cina’;
    • invita a creare le ‘US Space Forces’ (“forze spaziali statunitensi”) per dominare lo spazio, e ad assumere il controllo totale del ciberspazio in modo da impedire che i ‘nemici’ usino internet contro gli Stati Uniti;
    • anche se gli Stati Uniti minacciano la guerra contro l’Iraq per aver sviluppato armi di distruzione di massa, gli USA potrebbero prendere in considerazione, nei prossimi decenni, lo sviluppo di armi biologiche – che pure sono state messe al bando. Il testo dice: ‘nuovi metodi di attacco – elettronici, ‘non letali’, biologici – diventeranno sempre più possibili. .. il combattimento si svolgerà in nuove dimensioni, nello spazio, nel ciberspazio, forse nel mondo dei microbi… forme avanzate di guerra biologica in grado di prendere di mira genotipi specifici potranno trasformare la guerra biologica dal mondo del terrorismo in un’arma politicamente utile’;
  • il testo prende di mira la Corea del Nord, la Libia, la Siria e l’Iran come regimi pericolosi, e sostiene che la loro esistenza giustifica la creazione di un ‘sistema mondiale di comando e di controllo’.

Tam Dalyell, deputato laburista [nel parlamento di Londra] e una delle principali voci di ribellione contro la guerra all’Iraq, ha dichiarato: ‘si tratta di immondizia proveniente da think tank di destra pieni di falchi-coniglio – gente che non ha mai visto gli orrori della guerra, ma è innamorata dell’idea della guerra. Gente come Cheney, che è riuscita a sfuggire al servizio militare ai tempi della guerra del Vietnam.

‘Si tratta di un progetto per il dominio mondiale statunitense – un Nuovo Ordine Mondiale creato da loro. Questi sono i processi mentali di americani della destra estrema guerrafondaia, che desiderano controllare il mondo. Sono sconvolto dal fatto che un primo ministro laburista inglese vada a letto con una banda di gente di una tale bassezza morale.’

Per ulteriore documentazione sul PNAC si consiglia
di visitare il sito della PNACWatch. la fonte – il sito web Kelebek Qui potete scaricare il documento originale del Project for a New American Century in formato pdf, in lingua inglese
IL NUOVO SECOLO AMERICANO TRAILER DEL DOCUMENTARIO REALIZZATO DA MASSIMO MAZZUCCO

“Storicamente accurato, narrativamente coinvolgente, “Il nuovo secolo americano” è senza dubbio uno dei migliori film sui retroscena dei fatti che hanno portato all’11 settembre” — Webster G. Tarpley“Mazzucco fa sicuramente parte della categoria di Michael Moore” – Rafael Ferraz

“Un film stupefacente. Dovrebbe essere visto ovunque, nei cinema, nei bar, nelle discoteche, alle conferenze, e ovviamente tramite internet. Sono certo che il film continuerà ad essere fonte di dibattito e di istruzione politica per molti anni. Magari fino a quando i criminali di guerra saranno stati portati in tribunale” – Ken Loach

I capitoli del film:

LA PAURA ATOMICA – Una premessa fondamentale
OSAMA BIN LADEN – Quello vero e quello inventato
GEORGE W. BUSH – Un presidente in ostaggio
NEOCONS – Un gruppo che viene da lontano
I PRECEDENTI STORICI – Guerra e Costituzione
PETROLIO e GAS- La nuova geografia mondiale
IL COMPLESSO MILITARE-INDUSTRIALE – Una profezia avverata
LA GUERRA MEDIATICA – Più importante di quella reale
CONTRACTORS – La guerra dei privati
LE FORZE OSCURE – Iraq terra di nessuno

————–o0o————–

Altro che ritiro dall’Afghanistan,ma il parlamento non lo sa

Italia in guerra anche dopo il 2014
di Giuliano battiston

Altro che «ritiro». Al vertice Nato decisa la partecipazione a «Resolute Support». Nuova missione dopo l’Isaf, ma il parlamento non ne sa niente. Intanto Berlino dice sì

Il Parlamento non è stato informato. I cittadini non ne sanno niente. Ed è molto probabile che lo ignorino anche i deputati di Sel e del M5S, che nelle scorse settimane hanno presentato due distinte mozioni per il ritiro accelerato dei soldati italiani dall’Afghanistan: l’Italia si è già impegnata a contribuire militarmente a Resolute Support, la missione della Nato che dall’inizio del 2015 sostituirà la missione Isaf (International Security Assistance Force).

A dirlo chiaro è tondo è stato Chuck Hagel, segretario alla Difesa degli Stati uniti, al termine del vertice interministeriale della Nato che si è tenuto il 4 e 5 giugno a Bruxelles. A partecipare c’erano ben 50 ministri della Difesa, provenienti dai 28 paesi membri della Nato e dai 22 paesi “non-Nato” che attualmente contribuiscono alla missione Isaf in Afghanistan. Nelle dichiarazioni successive al vertice, Hagel ha confermato che gli Stati uniti continueranno a essere il paese che più contribuisce in termini militari alla missione Nato in Afghanistan.

Ma ha voluto sottolineare il sostegno ricevuto dall’Italia e della Germania: «Apprezziamo gli impegni che altre nazioni stanno assumendo – ha dichiarato -, inclusi gli annunci fatti dalla Germania e dall’Italia secondo i quali assumeranno il compito di nazioni-guida per le aree settentrionali e occidentali».

Il Concept of Operations della missione Resolute Support adottato due giorni fa a Bruxelles prevede infatti la divisione dell’Afghanistan in diverse aree geografiche di competenza: agli Stati uniti spetterà la responsabilità delle attività nelle aree meridionali e orientali (le più insicure); alla Germania l’area settentrionale, dove è attiva da anni; all’Italia la parte occidentale, dove attualmente ha la responsabilità del comando-ovest della missione Isaf (il comando comprende le province di Herat, Farah, Badghis e Ghor).

Secondo il capo del Pentagono, la Turchia starebbe «considerando favorevolmente» l’ipotesi di gestire le attività nell’area centrale attorno a Kabul (sarebbero cinque i punti nevralgici della provincia di Kabul interessati dalla nuova missione).
Presentando alla stampa la missione Resolute Support, il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha parlato di una pagina nuova nei rapporti tra l’Afghanistan e la Nato: «Non sarà un’altra missione Isaf con un nome diverso» – ha detto Rasmussen – ma una missione «differente e significativamente più piccola», in termini di uomini impegnati sul terreno, che segue – aggiunge – «un limitato approccio regionale». I numeri dei soldati che resteranno in Afghanistan ancora non ci sono, perché «saranno decisi dai nostri esperti militari nei prossimi mesi». Per ora, c’è solo la certezza che Resolute Support non sarà «una missione di guerra», perché ha come obiettivi quelli di «addestrare, consigliare e sostenere» le forze di sicurezza afghane, puntando al rafforzamento delle «istituzioni nazionali, come i ministeri deputati alla sicurezza, i corpi dell’esercito e del comando della polizia».

L’adesione della Germania non sorprende: il 18 aprile in una conferenza a Berlino il ministro della Difesa tedesco, Thomas de Maizièr, aveva annunciato che la Germania avrebbe contribuito con 600/800 soldati alla nuova missione della Nato.

L’adesione dell’Italia rappresenta invece una sorpresa (anche perché arriva prima ancora che siano stati resi noti nel dettaglio i piani per il ritiro dei 3.000 soldati attualmente impegnati nella missione Isaf). E resterà un’incognita fino a quando il ministro della Difesa, Mario Mauro, non spiegherà in Parlamento i termini dell’impegno assunto a Bruxelles.

http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/9535/

-o0o-

MISSIONE ISAF

Militare morto in Afghanistan, Vendola e M5S: «Soldati italiani subito fuori dalla missione»
Due senatori del Pd: «La Difesa riferisca in Senato»

Un tributo di sangue troppo alto. E insensato. Non sono mancate le reazioni politiche alla morte del capitano Giuseppe La Rosa, vittima in Afghanistan di un attentato. Tra i primi ad auspicare un ritiro dei soldati italiani dalla missione Isaf è stato Vendola. «L’elenco dei soldati italiani morti in Afghanistan è tragicamente sempre più lungo. Un elenco di dolore insopportabile, a partire dai familiari delle vittime, a cui ci stringiamo in queste ore.

Continuiamo a porre la domanda sul senso di questa missione. Continuiamo a dire che i nostri soldati devono tornare». ha scritto su Twitter il presidente di Sinistra Ecologia Libertà.

D’altro canto la presidente della Camera Laura Boldrini nel suo messaggio di cordoglio definisce «pesantissimo il tributo che anche i militari italiani continuano a pagare». Boldrini, in una nota, ha aggiunto: «Sono vicina con affetto ai familiari del capitano ucciso questa mattina nella zona di Farah, e spero in una pronta guarigione per i suoi commilitoni rimasti feriti», conclude Boldrini.

TRIBUTO DI SANGUE – A parlare per i Cinque Stelle è Alessandro Di Battista, vicepresidente della commissione Affari esteri della Camera, che chiede a gran voce il ritiro dall’Afghanistan: «Massimo cordoglio per il militare morto in Afghanistan e per la sua famiglia. Non intendiamo strumentalizzare questa tragedia, ma torniamo a chiedere quanto chiesto in una mozione presentata all’inizio della legislatura: i nostri militari tornino immediatamente a casa».

Per Angelo Bonelli, presidente dei Verdi la missione è diventata «il Vietnam italiano». «Che fine ha fatto la Conferenza dell’Onu di cui si parla da quando è cominciato il conflitto? L’Italia continua a stare in Afghanistan – prosegue Bonelli – senza che a livello internazionale ci sia alcuna strategia politica per una pace». Su posizioni più moderate i senatori del Pd Vito Vattuone e Carlo Pegorer che tuttavia chiedono che il ministro della Difesa Mauro riferisca al più presto al Senato sull’accaduto.

Redazione Online
8 giugno 2013 | 15:0
www.corriere.it

-o0o-

“FACCIAMO UNA RIFLESSIONE PROFONDA»

Bersagliere morto in Afghanistan, Letta: “ripensare alla protezione dei nostri militari»

Parlando da Firenze il premier esprime cordoglio per la morte di Giuseppe La Rosa.

«Già fissata la nostra uscita dalla missione»

«È evidente che tutto questo fa pensare e ripensare allo strumento delle nostre missioni e della protezione dei nostri militari». Queste le parole del presidente del Consiglio Enrico Letta pronunciate domenica, da Firenze, dopo l’attacco ai militari italiani in Afghanistan in cui è morto il bersagliere Giuseppe La Rosa, prima vittima del 2013.

«RIPENSARE LA MISSIONE» – «La notizia di stamane dall’Afghanistan è stata tremenda – ha detto ancora Letta – mi stringo virtualmente ai familiari del capitano La Rosa e ai feriti». Il premier ha quindi sottolineato la necessità di una «profonda riflessione» sulla presenza dei militari italiani in Afghanistan: nella missione internazionale Isaf, operativa dal 2004, i soldati italiani uccisi sono stati 53.

«Attorno a questo tema facciamo una riflessione profonda grazie alla presenza lì abbiamo risparmiato situazioni peggiori, l’impegno e i tanti sacrifici hanno creato lì una condizione migliore», ha sottolineato il premier che poi ha aggiunto: «C’è un cronoprogramma che ci porterà via da lì, il tema dell’uscita è già fissato e noi dobbiamo essere dentro quel percorso».

Redazione Online
8 giugno 2013 | 17:55
www.corriere.it

-o0o-

L’Italia killer e serva degli americani!

Il governo promette che andremo via dall’Afghanistan nel 2014, l’anno prossimo. E perchè non subito? Che cosa siamo stati a fare per dodici anni in Afghanistan? Siamo servi degli americani maledetti killers ed assassini. Non solo gli USA controllano l’Italia con le loro basi militari ma si servono del nostro esercito per le loro sporche e sanguinarie avventure imperialistiche. Agli americani non interessa vincere le guerre perchè non riescono a vincerne una ma devastare le nazioni che invadono e lasciare nel caos più completo. Come accade dappertutto. Instaurano il disordine mondiale. Importante che loro stanno tranquilli a casa loro protetti da due oceani. Anche se hanno venti milioni di veterani da tutte le loro sporche guerre in grandissima parte pazzi mutilati suj carrozzelle e morti di fame.
Viva l’Afghanistan libero!

L’opinione pubblica di questo paese educata dalla stampa e dalla cultura nazionale al colonialismo fin dai tempo del generale Magliocco che gasava i libici e l’esercito di Graziani massacrava i monaci coopti e impalava diecine di migliaia di etiopi ed eritrei non è capace di capire le ragioni della resistenza del glorioso popolo afghano alle truppe di occupazione che al seguito degli americani stazionano da dodici anni in Afghanistan.
Per quanto mi riguarda spero che tutti gli occupanti vengano sterminati fino all’ultimo mercenario come spero che vengano sterminati i gorillas che stanno insanguinando la Siria.
Viva l’Afghanistan libero! Viva la resistenza mondiale all’imperialismo ed ai suoi ascari

Un bambino di 11 anni

Leggo che a lanciare la bomba che ha ucciso il nostro soldato è stato un bambino di 11 anni. Ma in un paese oppresso dalla miseria e dall’oppressione straniera non si è mai bambini, si nasce adulti. L’infanzia è negata a coloro che sono bombardati quasi ogni notte dai Drone e che hanno le famiglie decimate dallle truppe di occupazione Non esiste infanzia per chi soffre

L’Italia ascara degli USA ed assassina

La responsabilità dell’ufficiale morto in Afghanistan è del governo italiano che contravvenendo l’art11 della Costituzione lo ha mandato a combattere e quindi anche a morire in una nazione lontanissima dall’Italia e che non ci aveva mai fatta niente di male.
Mandato a morire nell’interesse degli americani e dei loro petrolieri.
Una volta l’Italia che non ha una bella edificante storia e che raramente si è comportata con onore e dignità nel mondo faceva colonialismo per conto suo in Libia in Etiopia in Eritrea,. Ora fa colonialismo ascaro per conto degli USA.
Non c’è nessuna missione di pace in Afghanistan come non c’è ne stata in Iraq.
Dobbiamo inginocchiarci davanti i “terroristi” afghani davanti le loro donne uccise e mutilate ai loro bambini ai loro vecchi e chiedere perdono! Perdono del male che abbiamo fatto e continuiamo a fare.
Dobbiamo chiedere perdono al mondo. Perdono all’Afghanistan all’Iraq al Libano alla Libia dove i nostri bombardamenti hanno ucciso migliaia e migliaia di civili.

-o0o-

Micidiale attacco dei talebani

GUARDATE QUESTO MICIDIALE ATTACCO DEI TALEBANI A UNA BASE STATUNITENSE.

Prima un uomo bomba, alla guida di un camion, provoca un’esplosione immensa di una base statunitense. Immediatamente dopo l’esplosione, otto talebani armati alla perfezione per una battaglia corpo a corpo (già inquadrati nella parte precedente del video rispetto a quella tra breve segnalata) arrivano con un pulmino ed entrano nella base per ingaggiare una battaglia che necessariamente li vedrà tutti morti.

SI PUO’ INIZIARE A VEDERE IL VIDEO A 4MINUTI E 9 SECONDI:

Il video su facebook è stato commentato così:
“Nel filmato la voce fuori campo ripete spesso, come una litania, una giaculatoria: Allah o akbar, Dio è grande. Vinceranno loro; non c’è dubbio; sul lungo periodo, ma vinceranno loro. Se poi la loro vittoria sarà un bene per i paesi europei, non è dato saperlo ora; lo sapranno i nostri figli, o i nostri nipoti. Per vincere è indispensabile aver fede. Avessimo anche noi una fede, non dico religiosa, ma laica, in qualche principio, in un insieme di valori. Gli islamisti guardano indietro fino alle scritture coraniche. Io mi accontenterei dei valori civili e politici dei patres coscritti dell’antica Roma repubblicana. Forse sono troppo distanti nel tempo per richiamarli a fondamento della lotta odierna per la sovranità economica, politica e militare. Comunque sia , questi islamisti ci stanno dando una lezione, e cioè che occorre sposare una logica di guerra per liberarsi. Non significa che dobbiamo imbracciare armi da fuoco e spargere sangue, ma avere piena coscienza che il nemico intende sparger il nostro sangue. Per gli islamisti, non è solo Dio a essere grande, ma anche il Tempo. Costoro hanno una concezione del tempo molto diversa da quella occidentale, confinata ormai alla durata dell’esistenza individuale. Essi lottano e muoiono per la durata secolare del califfato. Vinceranno loro, perché sono disposti a morire”

-o0o-

Impressionante. Questi individuano il male con semplicità.

“L’Ultimo Sigillo”.

Certo non possiamo capire perché si battono a questo modo fin quando applichiamo certi luoghi comuni, accecati dalla presunzione.

E fa impressione pensare che i “nostri ragazzi” (e quelli degli altri alleati) sono li per pagare il mutuo e per i pretesi ideali e gli agi di qualche politicante peloso. Che stridore!

Elemire Zola in uno dei suoi numerosi libri dice (a memoria): molto sfortunati i popoli che traggono le loro origini dalla cultura greca e romana.

E, al di lá di quello che potete pensare dell’autore, a ben riflettere…

-o0o-

Da rigidi materialisti non uscite dalla presunzione che a muovere le ‘masse’ siano i fattori materiali e basta. Dunque l’incapacità di capire che sono i fattori ‘spirituali’ e prevalentemente QUESTI a motivare l’opposizione agli occidentali, qui come altrove, ritenuti a ragione nuovi crociati di una guerra di religione che intende imporre la religio occidentalis ( giudaismo+cristianesimo+massoneria ) come unica religione del globo, eliminate colla violenza le altre. Cosi’ è stato sin dagli albori dell’umanità: il fattore ‘spirituale’ è sempre stato l’elemento scatenante rivolte, opposizioni, guerre, giovandosi evidentemente di un sostrato di ‘interessi’ pratici in crisi. E’ la forza del negativo di cui era portatrice l’ideologia ( di sinistra come di destra ), erede in Europa della religione come ideologia di ‘rottura’ di fronte a quella ‘amministrata’ ad usum delphini, ad avere avuto il compito di suscitare l’opposizione allo status quo. Oggi qui da noi non se ne vede traccia di una ‘presa di coscienza’ proprio per questo: la religione cattolica ha appunto esercitato questa funzione nei confronti del ‘comunismo’ ed ora giace in attesa della preda che le sue armate gli riporteranno colla vittoria sull’Islam, nel silenzio delle prese di posizione ambigue ed ipocrite di cui è sempre stata maestra. Non c’è alcun sentore di rivolta proprio per questo, perchè le ragioni, i motivi di una ribellione sono stati sequestrati e dissolti col tramonto e la scomparsa dell’ultima ideologia moderna, il marxismo, che per imporsi aveva dovuto mascherarsi come nuova religione, quella degli oppressi che non porgono l’altra guancia: la sua sconfitta è stata proprio sulla base di questa sua ‘irrazionalità’ , indice di una contraddizione interna ( e di molte altre di cui è inutile parlare ). A mio avviso solo in presenza di un pericolo mortale per la vita intera, un pericolo esiziale per la vita su questo pianeta ma che interessi principalmente il nostro Paese, si potrà parlare di un ‘casus belli’ interno che farà deflagrare le energie di rinnovamento oggi represse. Sempre che questo fattore non sia opportunamente preparato ed indirizzato verso altri scopi ( guerra esterna ) dalle nostre elites, rese ben avvertite da poteri e saperi la cui origine si situa in un ordine ‘altro’ rispetto agli interessi della vita su questo pianeta.

-o0o-

Non ho ancora guardato il video segnalato, ma ho visto a sufficienza altri video simili, siano Libici Siriani Irakeni o Afghani, dove questi scimmioni barbuti bestemmiano il nome del loro Dio sgozzando e smembrando i corpi degli avversari senza nessuna pietà, pure se sono feriti o peggio legati. Non abbiamo nulla da imparare da costoro fanatici Islamisti o che altro. Io li vedo come la degenerazione umana, al pari,sia chiaro, di quegli altri in divisa regolare che uccidono dall’alto a bordo delle loro macchine di morte oppure con i droni piuttosto che con missili sparati da migliaia di kilometri. Assassini degenerati, tutti militari o terroristi, che poi sono la stessa cosa,venuti al mondo per far del male,distruggere e uccidere. Non ci sarà posto per costoro,nel nuovo mondo che verrà, fatto dai superstiti, sfuggiti allo strettoio finale.

-o0o-

La violenza è SEMPRE da deprecare. Oggi le forze della coalizione oppiacea ricevono la pariglia. Sarebbe equo se ad essere dilaniati fossero obama, napo orso capo etc.

Annunci