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PENSIERI DI SANTA FAUSTINA KOWALSKA

Pensieri di Sant’Antonio di Padova

Diario di Santa Faustina Kowalska (per trovare una parola premi Ctrl+F)

Santa Faustina (*)

Un pensiero per ogni giorno dell’anno tratto dal Diario (un libro molto bello)

(a cura di Don Carlo Vivaldelli)

GENNAIO

Un anno nuovo

1. O vita grigia e monotona. — O vita grigia e monotona di tutti i giorni, quanti tesori tu racchiudi in te! A guardare con l’occhio della fede, nessuna ora è identica alla precedente, per cui scompaiono la monotonia e il grigiore. La grazia che mi è stata destinata per l’ora attuale non si ripeterà più nell’ora seguente: una grazia mi verrà concessa ancora, ma non sarà più la stessa. Il tempo passa e non ritorna indietro. Ciò che vi inseriamo non sarà più cancellato: resta inciso su di esso come un sigillo per l’eternità.

2. Preghiera per un anno. — Gesù, che conosci la mia debolezza, resta con me durante quest’anno. Sostieni il mio essere, guida le mie azioni: sii per me «il maestro». M’impaurisce la mia miseria, ma mi rassicura il pensiero della tua misericordia, che è più grande della mia miseria sulla misura dell’eternità. Quando io provo questa convinzione, sento su di me il tuo potere. O gioia, che derivi dalla conoscenza di noi stessi! O verità immutabile d’un’infinita misericordia, il tuo valore è eterno!

3. Le mani tese di Dio verso gli uomini. — Dice Gesù: «Non voglio punire l’umanità che soffre. La mia mano impugna mal volentieri la spada della giustizia. Prima del giorno del giudizio, invio il giorno della misericordia. Tutta l’umanità conosca che infinita è la mia pura bontà nei suoi confronti. Questa conoscenza e questa fede sono il segno dell’era finale. Seguirà il giorno del giudizio. Finché è tempo, ricorrano tutti alle sorgenti della mia misericordia; aprano l’anima loro al sangue e all’acqua, che, sulla croce, per tutti è scaturito!».

4. Il grido di Faustina Kowalska. — Anime umane, dove vi rifugerete nel giorno dell’ira del Signore? Venite ora alla fonte della sua misericordia!

5. Le mani tese dell’uomo verso Dio. — Dio di grande misericordia e di bontà infinita, l’umanità grida a te dall’abisso della sua miseria. Non respingere la preghiera di chi è esiliato sulla terra. Signore, inconcepibile bontà, che conosci a fondo quanto siamo miserabili, tu sai che con le sole nostre forze non riusciamo a salire fino a te. Ti supplichiamo, perciò, previenici con la tua grazia e moltiplica su di noi la tua misericordia, affinché compiamo fedelmente la tua volontà per tutta la vita e nell’ora della nostra morte. La tua misericordia ci difende dai nemici della nostra salvezza così che, fiduciosi come tuoi figlioli, attendiamo la tua ultima venuta nel giorno noto a te soltanto, con la speranza di ottenere, pur miserabili come noi siamo, tutto ciò che da Gesù ci fu promesso. Egli è la nostra sicurezza. Attraverso il suo cuore misericordioso, come passando per una porta aperta, siamo certi di entrare in paradiso.

Dio

6. Tu sei per me al di sopra di ogni cosa. — Sebbene mi occupi di tante cose e mi stia a cuore, Signore, l’opera che mi hai affidato; sebbene desideri la salvezza delle anime e mi addolori ogni loro caduta nel peccato; per quanto pianga su tutte le persecuzioni che soffrono i tuoi fedeli, provo tuttavia dentro di me una grande pace che né i trionfi, e nemmeno le sconfitte, possono scuotere, perché tu sei per me al di sopra di ogni cosa. Signore mio e mio Dio, fa che avvenga altrettanto dentro ad ogni anima fedele.

7. La conoscenza di Dio. — Mi rendo conto che niente è paragonabile a un solo istante di conoscenza di Dio. Ogni grandezza sparisce come polvere in suo confronto. Gesù, dammi un’intelligenza grande e illuminata dalla tua luce, al solo scopo che ti possa conoscere meglio, o mio Signore, perché quanto più ti conoscerò tanto più ardentemente ti amerò e sarò convinta che da me stessa sono un nulla.

8. Egli s’abbassa fino a noi. — All’improvviso, compresi interiormente quale significato abbia, agli occhi di Dio, l’esistenza di ciascuna delle sue creature. La divina maestà è grande e incomprensibile: il fatto ch’egli s’abbassa con tanta tenerezza fino a noi proviene solo dall’abisso della sua misericordia. O Trinità, in cui è racchiusa la vita intima di Dio, del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, felicità eterna, amore inconcepibile che per misericordia scendi su tutte le creature, sia gloria a te per sempre!

9. Il mio sguardo fisso in Dio. — La conoscenza di Dio mi rende libera e assolutamente indipendente da ogni cosa. Qualunque avvenimento ormai viene a trovarsi sotto i miei piedi, dal momento che il mio sguardo è fisso in Dio. Quando considero la tua grandezza ed il tuo fascino, Signore, si scatena in me tutta la gioia. La sapienza vera è amare Dio; ogni grandezza e ogni beltà si trova in lui. Fuori di lui non conosco nulla che possa dirsi grande e bello. O sapienti del mondo, o grandi intelligenze, riconoscete che la vera grandezza è amare Dio. È sorprendente che vi siano uomini, i quali ingannano se stessi dicendo che non esiste eternità!

10. La gloria del Signore. — La gloria del Signore è così grande, che non voglio lasciarmi tentare a descriverla, perché non ne sono capace e perché non si pensi che la mia descrizione sia completa. Adesso ti capisco, apostolo Paolo, perché rinunciasti a descrivere il paradiso, limitandoti a dire che occhio non vide, né orecchio mai udì, e nemmeno possiamo immaginare ciò che Dio prepara a coloro che lo amano.

11. Una profonda relazione fra te e me. — Quando la presenza di Dio mi penetrò, conobbi meravigliosamente la sua essenza. Vidi tre Persone, la cui sostanza è unica. Nessuna di esse è minore o è maggiore; non esiste tra loro differenza di bellezza o di splendore, perché le Tre sono assolutamente Uno. Il suo amore, che mi trasportò a raggiungere una tale conoscenza, mi unì a sé. La mia intelligenza rimase chiara e trasparente, e tutta l’esuberanza dell’amore ch’io provai non fu causa di nessuna confusione. È Dio stesso a discendere nella sua creatura. Grazie, o Signore, per questo immenso dono, mediante il quale tu stringi una profonda relazione fra te e me. Senza di te non posso vivere.

12. Meditare i divini attributi. — Riflettevo sulla santa Trinità, che è l’essenza divina. Volevo conoscere Dio a tutti i costi. D’improvviso, il mio spirito venne trasportato al di là di tutti i mondi, vidi una luce inaccessibile e, in seno ad essa, come tre sorgenti di splendore che non mi era dato di comprendere. Da quella luce partivano parole risonanti attorno al cielo ed alla terra. Non potendo capirle, ne provai vivo dolore. Di colpo, dal mare di splendore inaccessibile, uscì il nostro Salvatore. Possedeva il fascino di un’indicibile bellezza e le ferite sul suo corpo sfavillavano. Una voce uscì da quel fulgore: «Quale Dio è nella sua essenza, nessuna creatura è in grado di capirlo, né angelo, né uomo». La voce aggiunse però queste parole: «Acquista la conoscenza di Dio, meditando i suoi attributi».

13. Santità, giustizia, misericordia. — Dio mi concesse molta luce, affinché conoscessi i suoi attributi.
Il primo attributo, ch’egli mi rivelò fu la sua santità. Essa è tanto grande che al suo cospetto si velano il volto gli angeli del cielo immergendosi in un’incessante adorazione: Santo, Santo, Santo! La santità di Dio si viene diffondendo sulla Chiesa e su ogni anima vivente in gradi diversi. Vi sono anime totalmente immerse nella divinità e ve ne sono altre che la sfiorano appena.
La seconda conoscenza concessami da Dio fu quella della sua giustizia. La giustizia di Dio raggiunge l’essenza profonda delle cose. Dinnanzi a lei, tutto si presenta nella sua nuda verità e niente è in grado di opporle resistenza.
Terzo attributo, che fu oggetto per me di riflessione, sono l’amore e la misericordia insieme. Compresi ch’entrambi formano il maggiore attributo di Dio. È grazie ad esso che si uniscono tra loro il creatore e la creatura. Nell’incarnazione del Figlio di Dio e nella sua opera di redenzione, riconosco l’amore supremo e l’abisso della misericordia. Esistono misteri di misericordia che l’intelligenza umana non potrà mai penetrare fino in fondo sulla terra: a svelarceli sarà l’eternità. Grazie, Signore.

14. Il culto che rivolgo a Dio. — Quanto più conosco la grandezza di Dio, tanto più gioisco che egli sia tale. Infinitamente mi rallegro della grandezza di lui e mi fa piacere essere tanto piccola perché, così, egli mi prende in braccio e mi stringe al suo cuore. Riflettendo però sul culto che rivolgo a Dio, trovo che esso è ben poca cosa, una goccia appena in confronto dell’immensa gloria che riceve in cielo. Mio Dio, ti mostri già infinitamente buono accettando la mia adorazione e la mia supplica e volgendo con favore il tuo volto su di me. Quanta pena mi fa la gente che non crede nel mondo soprannaturale! Ti prego, o Dio, con tutta l’anima, affinché anch’essi siano penetrati da un raggio della tua misericordia e tu li stringa a te paternamente.

15. Desidero celebrare la tua gloria. — O Dio, che con tanta generosità elargisci la tua misericordia, quanto devi amare questa umanità a cui ti volgi, dal momento che il tuo amore opera continuamente in suo favore! O Creatore e Signore, scorgo dappertutto la traccia della tua mano e l’impronta della tua misericordia, con cui circondi ogni creatura. Desidero celebrare la tua gloria in nome di tutto ciò che fu creato e chiamo l’universo intero attorno a me per adorare, uniti tutti insieme, la tua misericordia.

La divina misericordia

16. Sono il Signore. — Scrivi le mie parole, figlia mia, parla al mondo della mia misericordia. Tutta l’umanità ricorra ad essa. Scrivi che, prima di venire come giudice giusto, spalanco le porte della mia misericordia: chi non vuole passare per esse, dovrà passare attraverso la porta della mia giustizia. Grande gioia mi procurano le anime che fanno appello alla mia misericordia; concedo loro grazie che superano i loro stessi desideri. Non posso punire nemmeno il più grande peccatore quando ricorre al mio perdono, ma lo giustifico grazie alla mia misericordia ch’è infinita e che a voi rimane incomprensibile. Sono il Signore per essenza e non conosco né costrizioni, né bisogni: se dono la vita alle creature, ciò proviene unicamente dall’immensità della mia misericordia. Tutto ciò che io compio per la vita delle anime è impregnato di misericordia.

17. Il cuore squarciato. — Oggi il Signore mi disse: «Squarciai il mio cuore come sorgente di misericordia, affinché tutte le anime vi attingano la vita. S’accostino, dunque, tutti con fiducia illimitata a questo oceano di pura bontà. I peccatori ne conseguiranno la giustificazione e i giusti saranno confermati nel bene. Nell’ora della morte, colmerò con la mia divina pace l’anima che avrà collocato la sua fiducia nella mia pura bontà. Ai sacerdoti che annunceranno la mia misericordia, concederò una forza singolare e darò efficacia alle loro parole, commovendo i cuori di coloro ai quali essi si rivolgeranno».

18. Il più grande dei divini attributi. — Il predicatore oggi ci diceva che l’intera storia dell’umanità è un manifestarsi della bontà di Dio. Tutti gli altri suoi attributi, come l’onnipotenza e la sapienza, contribuiscono a svelarci che la misericordia è, fra tutti, l’attributo suo più grande. Gesù mio, nessuno può esaurire la tua misericordia. La perdizione è unicamente la sorte delle anime che hanno la volontà di perdersi, ma chi desidera salvarsi potrà tuffarsi nel mare senza sponde della divina misericordia.

19. Libera e spontanea. — Comprendo quanto Dio ci ami e come sia facile comunicare con lui attraverso la sua misericordia, per quanto la sua maestà sia inaccessibile. Con nessuno, come con lui, mi sento libera e spontanea. Nemmeno fra una madre e il suo bambino esiste tanta comprensione come tra un’anima e il suo Dio. Non ci sono parole per esprimere la sua infinita misericordia: ogni cosa risulterebbe senza senso qualora venisse posta in suo confronto.

20. L’occhio su due abissi. — Gesù ha svelato a me la mia miseria, comprendo da essa la grandezza della sua misericordia. Nella mia vita, guarderò con un occhio all’abisso di miseria che sono io e con l’altro all’abisso della sua misericordia. O Gesù mio, perfino quando sembrerà che mi rifiuti e non mi ascolti, so che non deluderai le mie speranze.

21. Diritto alla misericordia. — Oggi Gesù mi rivolse la parola: «Segretaria della mia misericordia, scrivi che in ogni anima io compio un’opera di pura bontà. Quanto più uno è grande peccatore, tanto maggior diritto egli ha alla mia misericordia, se ricorre ad essa. Sopra ogni opera delle mie mani è stabilita la mia misericordia. Chi le si affida non andrà perduto, perché tutti i suoi interessi sono miei e i suoi nemici s’infrangeranno ai miei piedi».

22. Il tempo della misericordia. — Una volta in cui chiesi a Gesù come potesse tollerare, senza punirli, lo sterminato numero di peccati e i crimini che vengono commessi sulla terra, mi rispose: «Per punirli ho l’eternità; adesso prolungo il tempo della mia misericordia. Desidero colmare di grazie tutte le anime; sono esse, semmai, che non le vogliono ricevere. Trovano tempo per tutto, solamente non ne trovano per me. Infelici quelle che non vorranno riconoscere che questo è il tempo in cui vengo loro incontro».

23. L’umanità è molto malata. — O Gesù, fa’ che la sorgente della tua misericordia scaturisca con sempre maggiore abbondanza, perché l’umanità è molto malata e ha più che mai bisogno che tu intervenga in suo favore. Per noi peccatori, tu sei un mare di misericordia senza sponde e quanto più la nostra miseria è grande, tanto maggiore è il diritto che abbiamo alla tua misericordia. Sei la sorgente che diffonde la felicità su ogni creatura per merito di quest’infinita tua bontà.

24. L’abisso superato. — Sappi, figlia mia, che fra te e me esiste l’abisso sconfinato che separa il creatore dalla sua creatura, ma è colmato dalla mia misericordia. Io ti sollevo fino a me non perché di te abbia bisogno, né per tuo merito, ma unicamente per pura mia bontà. Di’ alle anime che non pongano ostacoli alla mia misericordia, nella quale è contenuto il mio ardente desiderio di salvarle. La misericordia agisce in tutti i cuori che le aprono le porte. Ne hanno bisogno i giusti quanto i peccatori perché, come la conversione, anche la perseveranza è un dono della mia misericordia.

25. Nessuno dubiti. — O Dio, salvezza incomparabile, io vedo che ogni cosa ha inizio dalla tua misericordia e, nella tua misericordia, giunge al termine. Ogni grazia scaturisce dalla misericordia e l’ora della morte ne trabocca. In quest’ora estrema, nessuno dubiti della bontà di Dio. Che il peccatore socchiuda, almeno un poco, la porta del suo cuore ai raggi della divina misericordia: Dio farà il resto. Mi trovo spesso in rapporto di unione interiore coi morenti. Da parte di Dio, vi sono misteri di misericordia che fanno stupire gli angeli del cielo. Tacciano i nostri giudizi sulle anime, perché la misericordia di Dio verso di esse è sorprendente.

26. Nell’ora estrema della morte. — La misericordia di Dio raggiunge molte volte il peccatore nell’ora estrema in un modo singolare e misterioso. Esteriormente si direbbe che ormai tutto sia perduto, ma non è così. L’anima, illuminata dal raggio di una potente ultima grazia, nel momento conclusivo può rivolgersi a Dio con tanta forza d’amore che, in un attimo, riceve da lui il perdono delle colpe e il condono delle pene. Esternamente però, non vediamo nessun segno di pentimento, né di contrizione, perché il morente non reagisce più visibilmente. Quanto la misericordia di Dio è inscrutabile! Ma, orrore! Vi sono ancne delle anime che, volontariamente e coscientemente, respingono perfino l’estrema grazia con disprezzo!
Sia detto, dunque, che anche in piena agonia, la divina misericordia depone nell’intimo dell’anima questo momento di chiarezza, mediante il quale l’anima, se vuole, trova la possibilità di ritornare a lui. Accade tuttavia che vi siano anime di un tale interiore incallimento, da scegliere consapevolmente l’inferno, rendendo vane non solo le preghiere innalzate a Dio per esse, ma vanificando perfino gli sforzi medesimi di Dio.

27. Non basterà l’eternità per ringraziarti. — O Dio d’infinita misericordia, che ti degnasti mandarci il tuo Unigenito come prova insuperabile della tua misericordia, apri i tuoi tesori ai peccatori, affinché attingano dalla tua misericordia non soltanto il tuo perdono, ma anche la santità con quell’ampiezza di cui sono capaci. Padre di una bontà senza confini, desidero che tutti i cuori ricorrano con fiducia alla tua misericordia. Se non fosse per essa nessuno, davanti a te, potrebbe venire perdonato. Allorché ci svelerai questo mistero, non basterà l’eternità per ringraziarti.

28. La mia fiducia. — Quando la mia natura umana è colta da paura, subito si desta in me la mia fiducia nell’infinita misericordia. Davanti ad essa tutto cede, come cede l’ombra della notte al comparire dei raggi del sole. La certezza della tua bontà, Gesù, mi convince a guardare con coraggio negli occhi anche la morte. So che nulla mi accadrà, senza che la misericordia divina sia presente. Io la celebrerò nel corso della vita e al momento della morte, alla mia risurrezione e per l’eternità. Gesù, ogni giorno la mia anima s’immerge nei raggi della tua misericordia: non conosco istante in cui essa non agisca su di me. Della mia vita la tua misericordia è il filo conduttore. La mia anima trabocca, Signore, della tua bontà.

29. Il fiore dell’anima. — La misericordia è la maggiore delle divine perfezioni: tutto ciò che mi circonda lo proclama. La misericordia è la vita delle anime, la condiscendenza di Dio verso di esse è inesauribile. O Dio incomprensibile, quant’è grande la tua misericordia! Gli angeli e gli uomini sono usciti dalle sue viscere, ed essa supera ogni loro capacità di comprensione. Dio è amore, e la misericordia è la sua azione. La misericordia è il fiore dell’amore. Dovunque io volga gli occhi, tutto mi parla di misericordia, perfino la giustizia, perché anche la giustizia scaturisce dall’amore.

30. Quanta felicità mi arde in cuore! — Ogni anima confidi nella misericordia del Signore: egli non la nega mai a nessuno. Il cielo e la terra possono crollare, prima che la misericordia di Dio abbia a esaurirsi. Quanta felicità mi arde in cuore al pensiero della tua incomprensibile bontà, o Gesù mio! Desidero condurre a te tutti i caduti nel peccato, affinché incontrino la tua misericordia e l’esaltino per sempre.

31. Il mistero che spiega ogni opera di Dio. — Gesù, amante della salvezza degli uomini, attira a te tutte le anime. Io non ho altro compito nella mia vita, nella mia morte e per l’eternità se non esaltare la tua misericordia. Tutto ciò che uscì dalle tue mani è contenuto in un simile mistero. La tua misericordia è un filo d’oro intessuto nella vita d’ogni uomo per collegare il nostro essere con Dio. Non avendo egli bisogno di nulla per essere felice, tutto proviene dalla sua misericordia, che è il suo massimo e imperscrutabile attributo. Che gioia amare e, ancor più, essere amata di un amore come questo! Non vi sono parole per esprimerlo: lo si percepisce tenendo desta la coscienza, lo si vive come l’unica realtà. Signore, ti ringrazio per avermi fatto bere alla sorgente della tua misericordia, dalla quale scaturisce quanto l’anima e il corpo possono desiderare.

FEBBRAIO

La chiamata

1. Fino a quando? — A diciott’anni chiesi insistentemente ai genitori il permesso di ritirarmi in un convento. Ne ebbi un categorico rifiuto. Allora mi diedi alle vanità della vita, anche se l’anima non trovava in esse soddisfazione alcuna. Fu la grazia del Signore ad avere il sopravvento su di me. Una volta mi ero recata a ballare in compagnia di mia sorella. Al momento d’iniziare la danza, scorsi d’un tratto accanto a me Gesù flagellato, nudo e coperto di ferite. Si volse a me e mi disse: «Per quanto ancora ti sopporterò? Fino a quando continuerai a deludermi?». La musichetta allegra allora tacque al mio orecchio e più non vidi la compagnia in cui mi trovavo. Poco dopo, scivolai via senza che nessuno si accorgesse. Entrai nella cattedrale. Cominciava ad imbrunire e vi si trovavano pochissime persone. Mi prostrai a terra con le braccia in croce. All’istante udii queste parole: «Parti immediatamente per Varsavia, lì entrerai in convento!».

2. In convento. — Gesù mio, d’ora in poi lavorerò a diffondere l’onore e la gloria del tuo nome, lottando fino al giorno in cui dirai: Adesso basta! O giornate grigie di lavoro, per me voi non siete affatto tanto grigie, perché ogni momento mi reca nuove grazie e mi dà la possibilità di fare il bene.

3. Adorare la misericordia. — Gesù, che ti sei degnato d’unire il mio cuore pieno di miseria al tuo cuore che trabocca di misericordia, è proprio attraverso questo tuo stesso cuore che io adoro Dio e lo chiamo «Padre nostro». O Dio, ricco di misericordia, diffondi questa tua misericordia su tutto il mondo che hai creato e il culto verso questo tuo divino attributo salga come una lode perenne fino a te. Dio eterno, ardentemente desidero adorare la tua misericordia, che è il massimo di tutti i tuoi attributi. Vedo la mia incapacità e non pretendo di uguagliare gli abitatori del tuo paradiso, ma anch’io quaggiù ho ricevuto da te un modo di dare all’infinita tua misericordia quel culto che le devo e che, grazie ad essa, mi eleva fino a te.

Il culto della divina misericordia

4. L’immagine. — Una sera, trovandomi nella mia cella, vidi il Signore Gesù in abito bianco. Teneva una mano alzata come se benedicesse, mentre con l’altra toccava sul petto la sua veste. Dalla veste leggermente aperta, uscivano due grandi raggi: uno era rosso, l’altro chiaro. In silenzio, tenevo gli occhi fissi sul Signore. Ero presa dal timore, ma al tempo stesso m’invadeva una gioia indescrivibile. Passò un istante. Gesù parlò:
«Dipingi un’immagine sul modello di come tu mi vedi. Scrivici sotto: Gesù, confido in te! Desidero che questo quadro venga venerato dapprima nella vostra cappella, e poi nel mondo intero. Prometto che l’anima, la quale venererà quest’immagine, non perirà. Le prometto la vittoria sui nemici fin da questa terra, ma specialmente nell’ora della morte. Io la difenderò come mia gloria».

5. Con il pennello e coi colori. — Riferii la visione avuta al confessore. Mi rispose: «Tutto questo riguarda la tua anima. Dipingi l’immagine di Dio dentro di te». Però, mentre abbandonavo il confessionale, udii la voce che già conoscevo:
«La mia immagine si trova già dentro di te. Desidero si stabilisca una festa consacrata alla mia misericordia e che il quadro, dipinto con il pennello e i colori, venga solennemente benedetto. La festa della mia misericordia cadrà nella domenica che segue la Pasqua. Desidero che i sacerdoti annuncino la mia misericordia verso le anime cadute nel peccato. Non abbia paura il peccatore di avvicinarsi a me. Le fiamme della misericordia mi divorano e voglio riversarle sugli uomini».

6. Il segno. — Quando spiegai ai superiori ciò che Dio mi aveva chiesto, risposero che Gesù doveva farsi riconoscere con qualche segno. Allorché domandai a Gesù un segno come prova che testimoniasse che quelle richieste venivano da lui, udii interiormente questa voce: «Chiarirò tutto ai tuoi superiori mediante le grazie che accorderò attraverso quest’immagine». Più tardi, avendo tentato di fuggire tali ispirazioni, Gesù mi disse che nel giorno del giudizio mi avrebbe chiesto conto di un gran numero di anime.

7. Un ordine preciso. — Oppressa dalle difficoltà createmi contro dal fatto che Gesù mi parlava ed esigeva l’esecuzione di un’immagine, risolsi di domandare al confessore che mi esonerasse dal seguire ispirazioni di tal genere e, al tempo stesso, dal dovere di dipingere quel quadro. Dopo avermi ascoltato, il confessore mi rispose: «Non la esonero da nulla. Sorella, non le è lecito sottrarsi a queste ispirazioni!». Avevo sperato di sbarazzarmi d’ogni cosa, ed ecco che ora avevo un ordine preciso. Rimasi abbattuta. Scongiurai Gesù stesso di trasferire tutte queste grazie a qualcun altro, perché io non sapevo come fare e avrei finito per sprecarle. Mi rispose: «Con la tua miseria porto a termine l’opera della mia misericordia!». Devo riconoscere che le decisioni di Dio sono diverse da ogni nostra aspettativa.

8. Raggi sul mondo. — Rientravo dal giardino con le alunne per la cena, dieci minuti prima delle sei. Ed ecco Gesù, sopra la cappella, in quello stesso aspetto con cui vuole venir dipinto sull’immagine. I due raggi provenienti dal suo petto coprivano la cappella con la vicina infermeria. Di lì a poco, osservai come i due raggi s’aprissero per cingere tutta la città. Poi, lentamente si diffusero sempre più lontano e coprirono il mondo con la loro luce. La visione durò pochi minuti e poi scomparve.

9. Per Gesù si può tutto sopportare. — La sera della visione di Gesù sopra la cappella e sopra il mondo, una delle ragazze mi camminava accanto piuttosto discosta dalle altre. Anch’essa vide quegli stessi raggi, ma non poté scorgere Gesù. Dopo la cena, la fanciulla mi confidò d’esser rimasta talmente impressionata da quei raggi, che non le riusciva più di trovar pace per la gran voglia di parlarne a tutti. Si rallegrò il mio cuore per il fatto che Gesù si faceva conoscere di propria iniziativa anche se, a cagione di quel fatto, sarei andata incontro ad altri dispiaceri. Per Gesù, si può tutto sopportare.

10. Chi potrà dipingerti? — Wilno 1934. Mi recai per l’ultima volta dal pittore che aveva appena terminato di riprodurre coi colori sulla tela l’immagine voluta di Gesù. Vedendo che non era bella come io l’avevo vista nell’apparizione, ne rimasi tutta contristata. Non feci sapere a nessuno la mia pena. All’uscita della casa del pittore la superiora, che mi aveva accompagnato, si trattenne in città per vari affari. Tornai a casa da sola e mi recai in cappella. Mi misi a piangere. Dissi al Signore: «Chi potrà dipingerti altrettanto bello quanto sei?». Di colpo, udii questa risposta: «Non è la bellezza del colore o la bravura del pennello, ma la grazia che io vi infondo a dare valore a questo quadro».

11. Il recipiente. — Era passato qualche tempo. Gesù mi disse: «Lo sguardo che vi rivolgo dall’immagine è quello stesso con cui io vi guardavo dalla croce. Con quest’immagine, offro all’umanità il recipiente mediante il quale possa attingere grazie alla sorgente della mia misericordia. Il recipiente è esattamente questo quadro con la sua scritta: Gesù, confido in te!».

12. Ostra Brama (Wilno) — Gesù mi disse: «Desidero che la mia immagine venga esposta pubblicamente nella domenica che viene dopo Pasqua».
Per un caso inaspettato, fu esattamente la prima domenica dopo Pasqua che l’immagine ricevette per la prima volta un culto pubblico. Fu issata, infatti, davanti ad un’alta finestra del santuario dell’Ostra Brama a Wilno. Collocata così, era visibile a distanza. Fu in occasione della chiusura del millenario della redenzione. Direi che l’opera della redenzione venga richiamata in qualche modo da quest’opera della misericordia ora richiesta dal Signore.

13. Strumenti di misericordia. — Oggi la madre superiora mi mostrò l’opuscolo dov’era riprodotta l’immagine del Salvatore misericordioso con stampate le coroncine, le litanie e la novena. Chiesi alla madre di lasciarmi il libretto per poterlo scorrere. Mentre lo stavo sfogliando, Gesù mi disse: «Molte anime già vengono attirate al mio amore mediante quell’immagine e la mia misericordia si serve delle parole del libretto per agire su di loro».

14. Visione. — Mi trovai rapita in spirito con lo sguardo nel futuro. Ed ecco, davanti a me, l’immagine del Salvatore misericordioso. Vidi l’immagine come se fosse viva. Attorno ad essa stavano appesi numerosi ex-voto. Scorgevo, al tempo stesso una folla immensa di gente che vi conveniva e potei notare come molti, tra la folla, traboccavano di gioia.

Sangue e acqua

15. Due raggi. — Il mio confessore mi comandò di domandare a Gesù il significato dei due raggi che si vedono uscire dal suo petto nel quadro raffigurante la divina misericordia. Gesù rispose:
«I due raggi raffigurano il sangue e l’acqua. Il raggio chiaro è l’acqua che giustifica le anime. Il raggio rosso è il sangue che delle anime è la vita. Questi raggi scaturirono entrambi dall’intimo della mia misericordia quando, sulla croce, il mio cuore venne spalancato dalla lancia. Essi difendono le anime dallo sdegno del Padre mio. Beato colui che in essi cercherà riparo, perché Dio non lo colpirà con la giustizia».

16. O sangue e acqua. — Gesù mi disse: «Desidero che tu conosca l’intensità della mia misericordia, di cui arde verso le anime il mio cuore. Quando, per qualche peccatore, reciterai con fede e contrizione la preghiera che sto per insegnarti, a quel peccatore darò la grazia della conversione. Ecco la breve preghiera che ti chiedo:
O sangue e acqua, che scaturisti dal cuore di Gesù come sorgente di misericordia per noi, confido in te!».

17. I raggi dal cuore. — Tenevo gli occhi sulla figura del Sacro Cuore. All’improvviso, ne vidi uscire quegli stessi raggi che sono dipinti sull’immagine del Redentore misericordioso a indicare il sangue e l’acqua. Compresi quanto sia grande e ardente la misericordia del Signore. Gesù mi parlò con inesprimibile dolcezza: «Bambina mia, insisti con i sacerdoti su questa mia inscrutabile misericordia. Le fiamme divampano in me e intendo riversarle sulle anime, ma queste spesso si rifiutano d’affidarsi alla mia misericordia».

18. I raggi dell’Ostia. — Il Santissimo Sacramento era solennemente esposto sull’altare. All’improvviso, dall’Ostia vidi uscire due raggi uguali a quelli che si trovavano dipinti sull’immagine. Suore e allieve stavano inginocchiate in adorazione. I due raggi si riflettevano su ciascuna, ma non su tutte in modo uguale: sopra alcune, essi si delineavano appena. Domandai a Gesù che si degnasse di riscaldare con la sua misericordia le anime tiepide, fredde e indifferenti. Sotto l’azione di quei raggi, so che cuori anche di ghiaccio si possono infiammare e possono sgretolarsi come polvere anche se fossero di sasso.

19. I raggi del crocifisso. — Venerdì Santo. Sono le tre del pomeriggio e ascolto dalla bocca di Gesù queste parole: «Desidero che l’immagine della mia misericordia riceva un culto universale». D’un tratto, vidi Gesù in croce: dal suo petto uscivano i medesimi due raggi che si trovavano sul quadro.

20. I tesori delle grazie. — Rividi Gesù issato sulla croce. Dalla ferita del suo cuore, uscivano unitamente allo splendore dei due raggi, cascate di perle preziose e di diamanti. Molte anime raccoglievano quei doni. Le più vicine a lui ne raccoglievano in sovrabbondanza non solo per se stesse, ma anche per gli altri. Gesù mi disse: «Questi sono i tesori delle grazie che riverso sulle anime. Non tutte ne sanno approfittare in ugual modo. Figlia mia, riproduci la mia misericordia nel tuo cuore, affinché tu che l’annunci a tutto il mondo ne arda tu stessa per prima. È la tua missione conquistarmi delle anime con la preghiera e con il sacrificio, convincendole a fidarsi totalmente della mia misericordia».

21. Raggi nei cuori. — Mi trovavo all’Ostra Brama per le solennità nel corso delle quali fu esposto il quadro del Salvatore misericordioso. Era il venerdì che precede l’ottava di Pasqua e stavo ascoltando una predica del professor Sopocko, il mio confessore. La predica trattava della misericordia di Dio; come Gesù da tanto tempo aveva continuato a domandarmi. Allorché il predicatore comiciò a parlare dell’infinita misericordia del Signore, l’immagine dall’alto prese vita e sembrò che i due raggi rosso e chiaro penetrassero nei cuori di ciascuno dei presenti. Non avvenne però in misura uguale: in coloro che l’accoglievano con maggior conoscenza e convinzione, la luce assumeva un aspetto più splendente. Grande gioia inondò l’anima mia nel vedere come il Signore effondesse la sua grazia.

22. Fasciata di luce. — Una volta, mentre le tenebre avvolgevano il mio spirito, mi sentii come sommersa in agonia. Non durò molto. Improvvisamente, vidi Gesù. Partivano dal suo petto due raggi che io ben conoscevo. Mi fasciarono compleatamente nella loro luce. In quell’istante le tenebre scomparvero e, con esse, cessò ogni mio tormento. Disse il Signore: «L’esperienza che hai fatto rappresenta quello che sei da sola e per te stessa. È unicamente in virtù della mia misericordia che partecipi alla promessa della vita eterna e a tutti i doni che liberamente ti concedo». A queste parole, ebbi la vera conoscenza di me stessa. Gesù mi dava una lezione di umiltà profonda e, in pari tempo, mi rivolgeva l’invito a un’assoluta fiducia in lui.

23. La sorgente aperta dalla lancia. — «Figlia mia, la tua miseria non ostacola la mia misericordia. Scrivi che quanto più grande è la miseria di un’anima, tanto più grande è il suo diritto alla mia misericordia. Esorta tutti a confidare in essa, perché io bramo di salvare tutti. La sorgente della misericordia è stata aperta dalla lancia e non si chiuderà più per nessuno. Fa’ conoscere al mondo la mia misericordia».

24. Un agonizzante e la divina misericordia. — Un giorno, vidi il Signore accanto a me. Mi disse: «Figlia mia, vieni a salvare un peccatore moribondo». Di colpo, scorsi l’agonizzante che lottava in una sofferenza atroce. Di fronte alla miseria di quell’anima, il suo angelo custode sembrava incapace di difenderla. Demoni in folla si assiepavano all’intorno. Mentre recitavo per lui la coroncina che Gesù mi ha insegnato, vidi il Salvatore in quell’aspetto che ha sull’immagine della sua misericordia. I due raggi che gli partono dal petto avvolsero l’infermo e le potenze del male fuggirono impaurite. Il moribondo rese in pace l’ultimo respiro.

25. Uno sguardo sul futuro. — Oggi vidi la gloria di Dio diffondersi nel mondo attraverso l’immagine della sua misericordia. Molti ne ricevevano grazie, anche se poi non tutti le gridavano ai quattro venti. Per quanto le vicissitudini di quell’immagine non saranno sempre uguali, Dio ne ricaverà la propria gloria e gli sforzi di tutte le persone ostili finiranno per essere annientati. Malgrado ostilità diaboliche, la misericordia di Dio trionferà sul mondo e avrà adorazione e culto da parte delle anime.

Promesse

26. Figlia mia, scrivi. — Il Signore mi disse: «Figlia mia, scrivi. Tutte le anime che adoreranno la mia misericordia e ne diffonderanno il culto, esortando gli altri alla fiducia in essa, non avranno paura nell’ora della morte; la mia misericordia sarà la loro difesa in quell’estrema lotta. Per le anime che avranno paura, scrivi: Quando l’anima vedrà la gravità dei suoi peccati ed ai suoi occhi si svelerà tutto l’abisso della miseria in cui è caduta, non disperi, ma si getti con fiducia tra le braccia della mia misericordia come un bambino farebbe con la madre perché sa ch’essa lo ama. Tali anime hanno un diritto di priorità sopra il mio cuore. Fa sapere che nessuna, dopo aver invocato la mia misericordia, fu delusa. La mia predilezione va alle anime che s’affidano alla mia bontà senza por limiti».

27. Non aver paura! — Signore, desidero che la tua misericordia venga glorificata da ogni anima. Felice quella che l’invocherà, perché potrà sperimentare ciò che tante volte mi hai promesso: tu la difenderai come tua gloria. Chi sarà in grado di smentire Dio? Chiunque tu sia glorifica il Signore, affidandoti alla sua misericordia per l’intera tua vita e soprattutto nell’ora della morte. Chiunque tu sia non aver paura! Quanto più grande è il tuo peccato, tanto maggiore è il tuo diritto a ricorrere alla misericordia del Signore. Tu sei una bontà incomprensibile, Gesù, desidero esaltare la tua misericordia in nome anche di innumerevoli altre anime. Questo è il compito che tu mi hai affidato.

28. Il segno della tua misericordia. — La misericordia del Signore è già glorificata dai suoi santi in paradiso. Essi hanno sperimentato su di loro questa misericordia stessa che è infinita. Ciò che i santi stanno facendo ora in cielo, io comincio ad attuarlo sulla terra. Esalterò Dio nella sua misericordia, e cercherò che altre anime la conoscano e l’adorino. Insegnami, Gesù, a far scoprire tutta la tua misericordia ed il tuo amore a chiunque si rivolga a me. Gesù mia guida, insegnami a fare in modo che tutte le mie preghiere e le mie opere portino il segno della tua misericordia.

29. La prova inconfutabile dell’amore che mi porti. — Parla Gesù: «Figlia mia, se mi servo di te per chiedere agli uomini il culto della mia misericordia, da parte tua devi essere la prima a riporre in essa ogni fiducia. Da te voglio opere di misericordia che derivino dall’amore che mi porti. Sempre e dovunque devi essere misericordiosa senza mai tentare di esimerti, presentare scuse o giustificazioni. Attua la tua misericordia nell’agire per gli altri, nel parlare con loro, nel rivolgerti con la preghiera a Dio in loro favore. La tua misericordia verso il prossimo è la prova inconfutabile dell’amore che mi porti. È in questo modo che l’anima glorifica la mia misericordia e le tributa il culto che io domando».

MARZO

1. La pazienza per ricavare l’esperienza. — Trovo sempre luce e forza d’animo nella preghiera. Vi sono talvolta, però, momenti tanto difficili e penosi per me, che talvolta mi domando come ciò possa accadere in una casa religiosa. Sono convinta che Dio permetta talvolta cose strane unicamente con lo scopo di far giungere un’anima a una migliore formazione. A questo devono servire le contraddizioni della vita.
O vita grigia e piena di accadimenti incomprensibili in cui esercito la pazienza per ricavarne l’esperienza, pur imparando ogni giorno qualche cosa, m’accorgo di saper sempre troppo poco. Non mi scoraggio; ringrazio Dio, piuttosto, di costringermi a conoscere me stessa.

2. Mi credi, adesso? — Dal giorno in cui sento la spinta a lavorare in favore della festa voluta da Gesù e per l’esecuzione dell’immagine, non trovo pace. Mi prende il timore d’essere un’illusa, anche se simile pensiero mi viene insinuato dall’esterno. Perfino il confessore sembra aver paura d’ascoltarmi. Ciò costituisce in particolare il mio tormento.
Quando m’accorsi di trovare poco aiuto negli uomini, ricorsi a Gesù. Conoscevo un’alunna caparbiamente renitente all’idea di confessarsi e d’accostarsi agli altri sacramenti. Dissi a Gesù: «Se sei veramente tu a parlarmi, ti prego che quell’alunna vada oggi stesso a confessarsi». Vidi con stupore quella ragazza chiedere immediatamente un sacerdote. Ne stupì anche la suora alla quale la fanciulla si rivolse, ma provvide su due piedi a chiamare un confessore. In quel momento, udii dentro di me queste parole: «Mi credi, adesso?». Una nuova forza penetrò dentro di me e fui meravigliata d’aver potuto dubitare.

3. Non premio i risultati, ma la costanza. — Una volta vidi in spirito le sofferenze che il prof. Sopocko avrebbe subito a cagione di quell’opera della misericordia che Dio intendeva portare avanti per suo mezzo. Fui presa da spavento. Dissi al Signore: «Forse che la causa per la quale il prof. Sopocko si batte non è tua? A me pare che gli ordini di agire e poi gli crei continuamente degli ostacoli». Gesù rispose: «Giorno e notte il mio sguardo è posato su di lui. Io non premio i risultati, ma la costanza e le fatiche che si sostengono per me. Le contrarietà moltiplicano i meriti».

La preghiera

4. Davanti al Signore. — Davanti al Signore esposto nell’adorazione, due suore stavano inginocchiate l’una accanto all’altra. Conobbi che solo la preghiera di una di esse era in grado di smuovere il cielo. Mi rallegrai che esistessero quaggiù anime tanto care a Dio.
Una volta, udii dentro di me queste parole: «Se tu non mi imbrigliassi le mani, farei scendere molti castighi sulla terra. Perfino quando la tua bocca tace, tu gridi a me con tanta forza che tutto il cielo si commuove. Non posso sfuggire alla tua preghiera, perché tu non mi insegui come un essere lontano, ma mi cerchi dentro di te dove realmente sono».

5. Pregare. — Con la preghiera si può affrontare qualsiasi genere di lotta. L’anima dovrà pregare in qualunque stato essa si trovi. Deve pregare l’anima pura e bella perché, in caso contrario, perderà la sua bellezza. Deve pregare l’anima che aspira alla santità, perché altrimenti non le sarà data. Deve pregare l’anima appena convertita, se non vuole fatalmente ricadere. Deve pregare l’anima immersa nei peccati per ottenere di venirne fuori. Non c’è anima esonerata dal pregare, perché è attraverso la preghiera che discendono le grazie. Quando preghiamo, dobbiamo adoperare l’intelligenza, la volontà e il sentimento.

6. Pregava con maggiore intensità. — Una sera, entrando in cappella, udii nell’anima queste parole: «Entrato in agonia, Gesù pregava con maggiore intensità». Conobbi allora quanta perseveranza occorre nel pregare e come, qualche volta, la nostra salvezza dipenda proprio da una preghiera tanto faticosa. Per perseverare nella preghiera l’anima deve armarsi di pazienza e coraggiosamente superare difficoltà interiori ed esteriori. Difficoltà interiori sono la stanchezza, lo scoraggiamento, l’aridità, le tentazioni; quelle esteriori provengono, invece, da ragioni di rapporti umani.

7. L’unico sollievo. — Vi sono momenti nella vita, in cui direi che l’anima non è più in grado d’affrontare il linguaggio degli uomini. Tutto l’affatica, nulla le dà pace; ha solo bisogno di pregare. Sta unicamente in questo il suo sollievo. Se si rivolgerà alle creature, non ne ricaverà che un’inquietudine maggiore.

8. Intercessione. — Ho conosciuto quante anime hanno bisogno che si preghi per loro. Sento che mi trasformo in preghiera per ottenere ad ogni anima la misericordia divina. Gesù mio, ti accolgo nel mio cuore come pegno di misericordia per altre anime. Gesù mi fece conoscere quanto egli gradisca una simile preghiera. La mia gioia è grande nel vedere che Dio ama in modo singolare coloro che noi amiamo. Ora mi rendo conto quale potenza abbia davanti a Dio la preghiera di intercessione.

9. La mia preghiera nella notte. — Non potevo pregare. Non potevo restare genuflessa. Rimasi però in cappella durante un’ora intera, unendomi in spirito a quelle anime che adorano Dio in modo perfetto. Improvvisamente vidi Gesù. Mi guardò con indicibile dolcezza, e disse: «La tua preghiera, anche così, mi è gradita immensamente».
La notte ormai non posso più dormire, perché non me lo permettono i dolori. Visito spiritualmente tutte le chiese e le cappelle e vi adoro il Santissimo Sacramento. Quando ritorno col pensiero nella nostra cappella del convento, prego per determinati sacerdoti, i quali predicano la misericordia di Dio e ne diffondono il culto. Prego inoltre per il Santo Padre, affinché affretti l’istituzione della festa del Salvatore Misericordioso. Infine, imploro la misericordia di Dio sui peccatori. Questa è, ora, la mia preghiera nella notte.

La passione del Salvatore

10. Meditare la passione. — Gesù mi disse: «Desidero che tu conosca in profondità tutto il mio amore per le anime e la mia misericordia. Comprenderai, meditando la mia passione e la mia morte. Vi sono poche anime che riflettono sulla mia passione con una vera partecipazione. È a queste anime che io dono il maggior numero delle mie grazie».

11. Un libro spalancato. — Gesù, ti ringrazio per il libro che spalanchi davanti agli occhi dell’anima mia. Questo libro è la tua passione sostenuta per amor mio. Da essa apprendo come si ama Dio e come si amano le anime. Il mio più grande desiderio è che tutte ti conoscano, sappiano che sei la loro felicità eterna; credano nella tua bontà e glorifichino la tua misericordia.

12. Gesù che state ora flagellando. — Quando medito la passione del Redentore, lo vedo spesso sotto l’aspetto che ebbe dopo la flagellazione. Mi domando da dove possa essere venuta tanta malvagità contro di lui. Fu il peccato che la produsse. O poveri peccatori, come vi incontrerete, nel giorno del giudizio, con questo Gesù che state ora flagellando? Vedo il sangue colare verso terra e la carne staccarsi via a brandelli; noto sul dorso ben visibili le sue ossa scarnificate. Gesù geme sommessamente e respira con affanno. Mi conforta il pensiero che, qui, il peccato s’incontra con la misericordia.

13. Contrizione. — Meditavo la crudele passione di Gesù. Compresi che le mie sofferenze sono nulla in paragone con le sue e che sono proprio le mie mancanze ad aver causato l’atrocità di quella sua passione. Di colpo, l’anima mia fu penetrata da una contrizione così grande, che bastò a farmi sentire come immersa nell’oceano della divina misericordia. Non ho parole per esprimere una simile esperienza. Mi sentivo come una goccia di acqua assorbita negli abissi di un mare senza fondo.

14. La sete. — Quando soffro nell’anima o pel corpo, mi sforzo di far tacere il mio dolore, ed è allora che acquisto il vigore interno che proviene dalla passione di Gesù. Questa sua passione mi è presente di continuo: il corpo stremato, il cuore squarciato, ma specialmente l’ingratitudine delle anime che si allontanano da lui. Una volta, alle tre del pomeriggio, vidi il Signore sulla croce. Mi guardò e disse: «Ho sete». Di colpo, vidi uscire dal suo fianco i due raggi che sono raffigurati sull’immagine della sua misericordia. Provai la sete di salvare molte anime.

15. Croci. — Attorno alla croce di Gesù vidi una schiera di anime crocifisse alla stessa sua maniera. Un’altra schiera d’anime che non erano inchiodate sulla croce, la stringevano però con tutta forza nelle loro mani. Una terza schiera portava una croce e se la trascinava dietro con scontento. Gesù mi spiegò: «Le anime che somigliano a me nella sofferenza saranno simili a me nella gloria; le altre che mi assomigliano di meno avranno una minore somiglianza con me nella mia gloria. Nella tua meditazione, rifletti su questa visione che hai avuto».

16. La salvezza delle anime. — Una sera, vidi Gesù crocifisso. Acqua e sangue colavano dal suo fianco. Egli parlò: «Rifletti su ciò che fai tu per la salvezza delle anime». Risposi: «Quando guardo la tua passione, mi convinco di non fare proprio nulla per la salvezza delle anime». E Gesù a me: «Sappi che il tuo dovere quotidiano, accettato con assoluta sottomissione al mio volere, conduce in paradiso molte anime. Quando ti sembrerà che la fatica vada al di là delle tue forze, fissa il tuo sguardo su ciò che io ho sofferto. Ti solleverai così sopra ogni sofferenza, sopra il disprezzo ed i giudizi umani. La riflessione sulla mia passione t’aiuterà ad innalzarti al di sopra di ogni cosa».

17. Pregare con il sigillo della misericordia. — Gesù mi fece capire che l’anima deve mantenersi fedele alla preghiera malgrado i patimenti, le aridità e le tentazioni, perché da una simile preghiera dipende quasi sempre l’attuazione dei più grandi progetti di Dio. Se da parte nostra tale perseveranza fosse assente, creeremmo difficoltà a quanto Dio intende operare in noi e attorno a noi per mezzo nostro. Gesù mia guida, insegnami ad aprire fino in fondo la mia misericordia ed il mio amore a chiunque abbia bisogno della mia preghiera, affinché questa, al modo stesso delle opere, porti impresso il sigillo della tua misericordia.

Le ore tre pomeridiane

18. Un’ora di grande misericordia. — Parla Gesù: «Alle ore tre del pomeriggio implora la mia misericordia in modo speciale per i peccatori e, per un istante, immergiti nella mia passione. In particolare, ricorda l’abbandono in cui mi trovai alla mia morte. È questa un’ora di grande misericordia per il mondo, e io ti permetterò di capire la tristezza mortale che provai in quella solitudine interiore. In quest’ora, non negherò nulla alle anime che mi pregano in nome della mia passione».

19. In quell’ora, la misericordia vince la giustizia. — «Figlia mia, ogni qualvolta l’orologio segnerà le tre pomeridiane, immergerai te stessa nella mia misericordia per adorarla e per glorificarla, invocandone l’onnipotenza in favore del mondo intero. Lo farai specialmente per chi vive nel peccato, perché in quell’ora la mia misericordia venga spalancata ad ogni anima. In essa, otterrai tutto per te e per gli altri. In quell’ora, venne fatta grazia al mondo intero e la misericordia vince la giustizia. Al batter di quell’ora, cercherai di fare la Via Crucis, se te lo permetteranno i tuoi doveri. Se non puoi per questo, entra almeno per un istante in cappella e onora il mio cuore che, nel Santissimo Sacramento, è pieno di misericordia. Se nemmeno questo ti è possibile, raccogliti in preghiera dove ti trovi e volgi a me un brevissimo pensiero. Voglio il culto della mia misericordia da parte di tutte le creature».

La coroncina

20. Un venerdì dell’anno 1935. — Era sera. M’ero chiusa già nella mia cella. Vidi l’angelo esecutore dell’ira di Dio. Cominciai a supplicare Dio per il mondo con parole che udivo interiormente. Offrivo all’eterno Padre «Il corpo, il sangue, l’anima e la divinità del suo dilettissimo Figlio, in espiazione dei nostri peccati e di quelli di tutto il mondo». Chiedevo misericordia per tutti «in nome della sua dolorosa passione».
Il giorno seguente, entrando in cappella, udii dentro di me queste parole: «Ogni volta che entrerai in cappella, recita fin dalla soglia la preghiera che ieri ti ho insegnato». Recitata che ebbi la preghiera, ricevetti la seguente istruzione: «Questa preghiera serve a placare il mio sdegno, la reciterai sulla corona del rosario che usi di solito. Incomincerai con un Padre Nostro, pronuncerai questa preghiera: “Eterno Padre, ti offro il corpo, il sangue, l’anima e la divinità del tuo dilettissimo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo in espiazione dei nostri peccati e di quelli di tutto il mondo”. Sui grani piccoli dell’Ave Maria, proseguirai dicendo per dieci volte consecutive: “Per la sua dolorosa passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero”. Come conclusione, reciterai tre volte questa invocazione: “Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi misericordia di noi e del mondo intero”».

21. Promesse. — «Recita ogni giorno con costanza la coroncina che ti ho insegnato. Chiunque la reciterà, troverà grande misericordia nell’ora della morte. I sacerdoti la propongano a chi è nel peccato come una tavola di salvezza. Il peccatore fosse pure anche il più incallito, qualora reciti questa coroncina anche per una volta sola, avrà il soccorso della mia misericordia. Desidero che tutto il mondo la conosca. Concederò grazie che l’uomo nemmeno può capire a tutti quelli che confidano nella mia misericordia. Abbraccerò con la mia misericordia in vita, e ancor più nell’ora della morte, le anime che reciteranno questa coroncina».

22. La prima anima salvata. — Mi trovavo in sanatorio a Pradnik. In piena notte, venni svegliata all’improvviso. Compresi che un’anima si trovava nella necessità urgente che qualcuno pregasse per lei. Mi recai in corsia e vidi una persona già entrata in agonia. All’improvviso, udii interiormente questa voce: «Recita la coroncina che ti ho insegnato». Corsi a prendere il rosario e, in ginocchio accanto all’agonizzante, recitai la coroncina con tutto il fervore di cui ero capace. A un tratto, l’agonizzante aprì gli occhi e mi guardò. La mia coroncina non era ancora terminata e già quella persona era spirata con una singolare serenità dipinta sul volto. Avevo chiesto ardentemente al Signore di mantenere la promessa fattami a proposito della coroncina, ed egli mi fece conoscere che, in quell’occasione, l’aveva mantenuta. Fu la prima anima salvata grazie a questa promessa del Signore.
Rientrata nella mia stanzetta, udii queste parole: «Nell’ora della morte, difenderò come mia gloria ogni anima che reciterà la coroncina. Se un’altra persona la reciterà presso un moribondo, otterrà per lui il medesimo perdono».
Quando si recita la coroncina al capezzale di un agonizzante, l’ira di Dio si placa e una misericordia a noi ignota avvolge l’anima, perché commuove profondamente l’Essere divino la rievocazione della passione dolorosa di suo Figlio.

23. Un grande aiuto per gli agonizzanti. — Vorrei che tutti comprendessero quanto è grande la misericordia del Signore, la quale è a tutti assolutamente necessaria, specialmente nell’ora decisiva della morte. La coroncina è un grande aiuto per gli agonizzanti. Prego spesso per le persone che mi vengono fatte conoscere interiormente e insisto nella preghiera finché non sento dentro di me d’avere ottenuto ciò che chiedo. Specialmente adesso, che mi trovo qui in questo ospedale, mi sento unita con i moribondi che, entrando in agonia, domandano la mia preghiera. Dio mi concede una singolare unione con chi è sul punto di morire. La mia preghiera non ha sempre la medesima lunghezza di tempo. In ogni caso, ho potuto assicurarmi che, se la spinta a pregare dura più a lungo, è segno che l’anima deve sostenere maggiori lotte per più tempo. Per le anime, le distanze non esistono. Mi succede di provare il medesimo fenomeno anche a distanza di centinaia di chilometri.

24. Un segno degli ultimi tempi. — Mentre recitavo la coroncina, udii improvvisamente questa voce: «Saranno grandi le grazie che concederò a coloro che pregheranno con questa coroncina. Scrivi che io voglio che l’intera umanità conosca la mia infinita misericordia. Questa richiesta è un segno degli ultimi tempi, dopo dei quali sopravverrà la mia giustizia. Finché c’è tempo, l’umanità ricorra alla fonte della mia misericordia, al sangue e all’acqua che per la salvezza di tutti è scaturito».

25. Vedendo la gloria del tuo nome, il mio cuore troverà la pace. — Dissi a Gesù: «Mi preme molto l’intera umanità e mi fa soffrire il fatto che non tutti ti conoscono e che quegli stessi che ti hanno conosciuto non ti corrispondono con l’amore che tu meriti. D’altra parte, vedo quanto terribilmente ti offendono i peccatori e vedo quanto siano oppressi e perseguitati i tuoi fedeli. Vedo inoltre molte anime che ciecamente si precipitano nel baratro spaventoso dell’inferno. Capisci, Gesù? Questo è il dolore che mi strazia e mi sconvolge. Io desidero che l’intera umanità ricorra fiduciosa alla tua misericordia. Solo allora, vedendo la gloria del tuo nome, il mio cuore troverà la pace». Il Signore mi rispose: «Figlia, gradisco il linguaggio del tuo cuore. Recitando la coroncina della mia misericordia, avvicinerai realmente a me il genere umano». Detto ciò, mi lasciò sola, e io compresi che nessun’anima tributa tanta gloria al suo creatore come quando si rivolge con fiducia alla divina misericordia.

26. Lo scopo della coroncina. — «Figlia mia, esorta le anime a recitare la coroncina che ti ho insegnato. Se lo faranno, io mi compiaccio d’accordar loro ciò che chiederanno. Se la reciteranno i più grandi peccatori, li colmerò di contrizione e di fiducia e farò in modo che il momento della loro morte sia sereno».
Sempre più mi rendo conto quanto ogni anima abbia bisogno della divina misericordia durante il corso di tutta la sua vita, ma specialmente nell’ora della morte. Lo scopo della coroncina è di placare la collera di Dio, come egli stesso mi fece sapere. Approfittiamo della misericordia, finché è tempo di misericordia.

27. La morte di un giovane uomo. — Questa sera vidi morire un uomo ancora giovane. La sua agonia fu straziante e prolungata. Incominciai per lui la coroncina. Giunta alla fine, l’agonia di quell’uomo continuava. Udii dentro di me: «Prosegui a recitare la coroncina». Tutto a un tratto, sperimentai la grande maestà di Dio e la sua giustizia. Tremavo di spavento per quel giovane, ma non cessavo di implorargli misericordia dal Signore. Mi tolsi dal petto la piccola croce consegnatami nel giorno in cui pronunciai i miei voti e la posai sul petto dell’agonizzante. Dicevo: «Gesù, guarda quest’anima con lo stesso amore con il quale guardasti me nel giorno dei miei voti religiosi e non dimenticare la promessa che facesti in favore di coloro che, mediante questa coroncina, invocheranno la tua misericordia sui morenti». Mentre pregavo in questo modo, il moribondo cessò di soffrire e spirò in pace. Non è mai il caso di stancarsi quando si prega per gli agonizzanti!

28. La siccità. — Il caldo era insopportabile da tempo. Desideravamo la pioggia inutilmente. Le piante assetate mi facevano pietà. Decisi di recitare la coroncina tanto a lungo, finché Dio non avesse fatto scendere la pioggia. Senza interruzione, ripetei quella preghiera per tre ore. Finalmente il cielo si coprì di nubi e la pioggia prese a cadere in abbondanza. Ricordai come il Signore avesse detto che, per mezzo di quella coroncina, si può ottenere tutto.

29. Il nubifragio. — Questa notte mi svegliò, con il suo fracasso, un nubifragio. Cadeva la pioggia, infuriava il vento, scoppiavano folgori in continuazione. Cominciai a pregare, chiedendo che l’uragano non facesse danni. Udii queste parole: «Recita la coroncina e passerà senza far danni». Recitai immediatamente la corona della misericordia e non feci nemmeno in tempo a terminarla, che l’uragano tutto a un tratto era cessato. Allora udii nuovamente quella voce: «Con questa coroncina, otterrai ogni cosa che non sia contraria al mio volere».

30. In una casa sconosciuta. — Oggi il Signore entrò nella mia stanza d’ospedale. Disse: «Ti porterò presso un peccatore agonizzante, e lì reciterai la coroncina. Devi ottenere per lui la fiducia nella mia misericordia, perché sta morendo disperato». Di colpo, mi trovai in un’abitazione sconosciuta. Un uomo attempato agonizzava e soffriva in modo atroce. La sua famiglia era nel pianto. Attorno a lui, scorsi demoni in grande numero. Avevo appena cominciato a pregare, quando essi si dispersero sibilando e lanciando minacce su di me. L’anima del morente si rasserenò. Riacquistò la pace e la fiducia. S’addormentò in Dio. Immediatamente, mi ritrovai nella mia stanza. Come possano avvenire queste cose, non lo so.

Pasqua di risurrezione

31. Pasqua 1937. — Vidi il Signore risorto. Era circonfuso di bellezza e di splendore. Il mio cuore ritrovò in questa visione la forza necessaria per continuare a lottare ed a soffrire.
Gesù risplendeva più del sole, in una veste di mirabile candore. Mi disse: «Sii felice!» e mi sommerse in una gioia indescrivibile.
Anch’io risorgerò come il Signore, ma prima devo vivere per lui. Se rimarrò unita alla sua croce, il Vangelo (annuncio di felicità) si manifesterà in me e attorno a me. Gesù completerà quanto mi manca. La sua grazia agisce senza mai sostare. La Trinità divina mi comunica in sovrabbondanza la sua vita. Mediante il dono dello Spirito Santo, le tre persone divine abitano in me. Quando Dio ama, lo fa con tutto se stesso e ci immerge nell’infinita potenza del suo essere.

APRILE

La festa della divina misericordia

1. La domenica del Salvatore misericordioso. — «Desidero che la domenica dopo la Pasqua (II Domenica di Pasqua, Ottava pasquale, già Domenica in Albis) venga dichiarata festa della misericordia.
Chiedo ai miei servi fedeli che in quel giorno predichino sull’infinita misericordia che io nutro verso il mondo intero. Prometto che chi, in quel giorno, s’accosterà alla sorgente della vita (riconciliazione e eucarestia) conseguirà la remissione delle colpe e delle pene. L’umanità non troverà la pace, finché non si volgerà con fiducia alla mia misericordia».

2. Percorri il mondo. — «Desidero darmi alle anime. Desidero possedere le anime. Figlia mia, fissa il tuo sguardo dentro all’abisso della misericordia e rendi ad essa devozione e culto. Il giorno della mia festa, che è giorno di misericordia, percorri il mondo e conduci ad essa, come ad una fonte, le anime appassite nel peccato. Riunisci tutti i peccatori dell’universo e immergili nelle profondità del mio perdono. Io li risanerò e darò loro nuove forze».

3. Darò nuova forza e nuova vita. — «Desidero che nella domenica II dopo Pasqua, che è la festa della misericordia, l’immagine sia esposta al culto pubblico. Alle anime, disfatte dal peccato, darò nuova forza e nuova vita. Questa festa è uscita dalle viscere della mia misericordia e trae tutto il suo valore dalla mia bontà infinita. Ogni anima che crede e confida nella mia misericordia, otterrà misericordia».

4. Il grande perdono. — La presenza di Dio mi penetrò. Egli mi fece capire che ogni cosa dipende unicamente dalla sua volontà. Mi disse: «Voglio accordare un perdono totale a quelle anime che, nel giorno della festa della mia misericordia, s’accosteranno alla confessione e alla santa comunione».
O anime umane, non sia troppo tardi quando riconoscerete tutta la verità! O abisso della divina misericordia, non tardare a riversarti sul mondo intero! Ricordati, Signore, che tu stesso lo hai promesso.

5. Un rifugio ed un asilo. — «Figlia mia, proclama al mondo la mia insondabile misericordia. Desidero che la festa ad essa consacrata diventi un rifugio ed un asilo a tutte le anime, ivi compresi i più grandi peccatori. In questo giorno, apro le viscere della mia bontà. Riverserò un oceano di grazie sulle anime che verranno a bere alla fonte della mia misericordia. A quelle che si saranno accostate ai sacramenti della riconciliazione e della santa comunione, saranno rimesse totalmente le colpe (l’inferno) e le pene (il purgatorio). In questo giorno, spalanco gli sbocchi attraverso i quali scendono le mie grazie sulle anime».

6. Chi ne sa qualche cosa? — Un giorno, di primo mattino, entrai nella cappella del convento per rinnovare la mia intenzione quotidiana di offrire sofferenze, mortificazioni e preghiere, affinché il Papa approvi la festa della divina misericordia. Tuttavia aggiunsi: «Gesù, però ti devo dire ancora una parola. Mi meraviglio molto che tu mi ordini di pensare a questa festa, perché mi è stato detto che essa esiste già (forse la festa di una particolare chiesetta di Cracovia). Perché mai devo parlarne ora io?». Gesù rispose: «Di questa festa, chi ne sa qualche cosa tra la gente? Nemmeno quelli che devono predicare la mia misericordia la conoscono. Ecco perché desidero che l’immagine della mia misericordia riceva un culto pubblico. È necessario che ogni anima la conosca».

7. Hanno paura a confidare in te! — Il mio nulla affonda nel mare della tua misericordia, o Padre di misericordia. Con la fiducia d’un bambino, mi getto tra le tue braccia per ricompensarti della diffidenza di tante anime. Quanto sono pochi quelli che ti conoscono realmente! Hanno paura a confidare in te! Anch’io desidero, con estremo ardore, che la festa della tua misericordia sia da tutti conosciuta, perché essa corona tutte le tue opere e di ciascuna ti prendi cura con l’amore di una madre.

8. Perché la misericordia di Dio venga conosciuta. — Gesù mi disse: «Nessun’anima sarà giustificata, se non si rivolge con fiducia alla mia misericordia. È perché questa misericordia venga conosciuta che, nella seconda domenica di Pasqua, stabilisco la festa della mia misericordia e voglio che, in quel giorno, i sacerdoti parlino di essa. Per mezzo dell’immagine concederò molte grazie alle anime che mi invocheranno, ma il quadro deve venire esposto al culto pubblico».

9. Dalle profondità dell’essere infinito. — «Nessun’anima abbia paura di accostarsi a me, anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto. La mia misericordia è infinita e nessun angelo, nessuna creatura umana, potrà penetrarla fino in fondo per quanto duri l’eternità. Tutto ciò che esiste uscì dal profondo della mia misericordia per tutta l’eternità ogni anima è chiamata a contemplare la grandezza illimitata del mio amore e della mia misericordia. La festa della misericordia è uscita dal profondo del mio essere infinito e desidero che venga solennemente celebrata nella domenica che segue alla Pasqua di risurrezione. L’umanità non gusterà la pace, finché non verrà ad attingerla alle sorgenti della mia misericordia».

10. Il giorno della giustizia si avvicina. — «Segretaria della mia misericordia, scrivi su di essa, di essa parla con insistenza a tutte le anime, perché è vicino il giorno della mia giustizia. Giorno terribile! Le anime periscono, malgrado quanto soffersi nella mia passione. Getto loro, come una tavola di salvezza, questa festa della mia misericordia. Chi rifiuta la misericordia, perirà».
Rivolsi al Signore quest’invocazione:
«Affretta, o Signore, il giorno in cui sarà riconosciuta la festa della tua misericordia, affinché serva a far conoscere alle anime le sorgenti della tua bontà infinita!».

11. Le persone responsabili. — L’ardente desiderio della festa dedicata alla divina misericordia infiamma ora la mia anima. Trovo sollievo nel pregare con fervore affinché la solennità desiderata possa venire finalmente istituita. Imploro ardentemente Dio di affrettare l’istituzione della festa e chiedo allo Spirito divino di ispirare le persone responsabili, affinché portino avanti con prontezza questa causa.

12. La mia volontà sarà compiuta! — Dissi a Gesù: «Vedi quante difficoltà insorgeranno prima che si creda che tu stesso sei l’autore di quest’opera. Ci sarà sempre qualcuno che diffida». Mi rispose: «Non ti turbare. Niente può opporsi alla mia volontà e questa andrà a compimento in ogni suo particolare come io stesso ho stabilito».

13. Visione profetica. — Un giorno vidi col mio spirito un popolo immenso, radunato con i capi della Chiesa, in una basilica imponente. Dall’Ostia, solennemente esposta all’adorazione, vidi uscire e diffondersi sul mondo gli stessi raggi che s’incontrano sull’immagine del Salvatore misericordioso. Di colpo, scorsi sull’altare Gesù vivo, nello stesso atteggiamento in cui è raffigurato nel quadro della sua misericordia. Gesù guardò con indicibile bontà e con grande gioia il Santo Padre, i sacerdoti che lo circondavano e tutto il popolo riunito a festeggiare la divina misericordia.

14. Un immenso dono. — O Gesù, io mi rinchiudo nel misericordiosissimo tuo cuore come in una fortezza inespugnabile. Qui tutta la mia anima è in preghiera e implora Dio di affrettare quest’immenso dono che è la festa della sua divina misericordia.

Tre movimenti d’anime

15. Cogliete il tempo! — «Gli sbocchi, con cui io giungo fino a voi, ora sono spalancati. Cogliete il tempo prima che giunga la mia giustizia. Sarà un giorno tremendo quello del giudizio! Guai a coloro che chiuderanno colpevolmente gli occhi davanti al tempo in cui vengo ad essi. Vi sono anime le quali non ascoltano la mia voce che le chiama, e s’incamminano alla perdizione. Io stesso, l’Onnipotente, non posso dare aiuto a queste anime poiché, avendole dotate di libero arbitrio, sono in grado di amarmi o rifiutarmi, e queste di cui parlo mi rifiutano. Voi, che ho chiamato a dispensare la mia misericordia, gridate al mondo che io sono buono».

16. Quest’opera della misericordia. — Si fece improvvisamente luce dentro di me, ed ebbi una profonda comprensione dell’opera richiesta da Gesù. Nemmeno l’ombra di un dubbio mi rimase. Il Signore mi fece conoscere apertamente la sua volontà e il suo disegno in quest’opera della misericordia, di cui parla di continuo. La vidi collocata a tre livelli per quanto, nel suo insieme, rappresenti sempre un’unità.

17. I tre livelli. — Il primo è costituito da un gruppo d’anime contemplative le quali, appartate dal mondo, arderanno davanti a Dio come olocausto. Il loro compito è implorare la divina misericordia per il mondo e, in particolare, chiedere il favore di Dio sull’attività dei sacerdoti. Con la loro vita d’orazione, queste anime prepareranno l’universo all’ultima venuta di Gesù.
Il secondo livello è formato da un altro gruppo d’anime, le quali uniscono alla preghiera le varie opere di misericordia. Si uniranno in congregazione religiosa e avranno il compito di difendere le anime dal male, in primo luogo quelle dei fanciulli. L’orazione e le opere di misericordia rappresentano la missione che tocca a queste anime. È lo scopo della loro consacrazione a Dio. Nella congregazione di cui parlo vi sarà posto anche per persone poverissime e tutte assieme si uniranno a risvegliare, in questo mondo d’egoisti, l’amore per la misericordia di Gesù.
Il terzo livello consiste in un gruppo, vasto più dei precedenti, che si propone di pregare e praticare la misericordia, senza il vincolo dei voti religiosi. Le persone che si associeranno in questo modo parteciperanno al merito anche degli altri gruppi, perché fanno parte della stessa opera. A questo vasto movimento d’anime apparterranno le persone laiche senza una distinzione gerarchica tra loro. Si impegneranno, in particolare, a compiere almeno un’opera di misericordia al giorno. Tuttavia, di opere della misericordia se ne possono compiere, volendo, un grande numero e nelle forme più svariate. Anche il più povero e incapace è sempre in grado di attuarne qualcuna in qualche modo.

18. Come si esercita la misericordia. — La misericordia si esercita in tre modi:
1) Con le opere esterne di misericordia, che sono le opere di misericordia propriamente dette;
2) con le parole di misericordia, portando agli altri il proprio perdono ed il conforto;
3) con il ricorso alla misericordia di Dio pregando per gli altri, specialmente dove l’azione e la parola non possono arrivare.
Quando ci coglierà l’ultimo giorno e Dio pronuncerà su tutti noi il suo giudizio, per tali opere saremo giudicati e, in base ad esse, riceveremo la sentenza eterna (Mt. c. 25).

19. Fra la terra e il cielo. — La santa Messa era iniziata proprio in quel momento. Vidi Gesù splendente di bellezza. Mi disse che esigeva si fondasse quel movimento d’anime e quell’unione tra di esse, di cui m’aveva parlato. «Penetra nei miei segreti — proclamò — e scopri l’abisso della mia misericordia. Fa’ conoscere al mondo ciò che voglio. Con la loro preghiera, questi movimenti d’anime faranno da mediatori di misericordia fra la terra e il cielo».

20. Eccoti me stessa! — Mio Creatore e Signore, eccoti me stessa! Disponi di me secondo il tuo volere. Attua i tuoi disegni eterni di misericordia. Conosca ogni anima quanto è buono il Signore. Nessuna tema il rapporto con lui; non vi si sottragga con la scusa della propria indegnità. Non rimandi a più tardi l’adesione agli inviti del Signore, perché questo lo contrista. Non vi è anima più miserabile di me, e ben conosco ciò che realmente sono, ma non mi stupisco ormai più che la divina maestà si abbassi fino a me e di me voglia servirsi. O eternità, tu stessa mi sembri troppo breve perché io riesca a proclamare la misericordia infinita del Signore.

Tracce di splendore

21. Lo strumento. — Oggi, 5.10.1936, ricevetti una lettera, del prof. Sopocko, dalla quale appresi che farà stampare una immaginetta con la figura del Cristo misericordioso. Il mio cuore scoppia di gioia, perché Dio mi permette finalmente di vedere l’inizio di quest’opera della sua misericordia. È un’opera grande e io, misera, ne sono solo lo strumento. Bramo vedere anche la festa della divina misericordia. Se, però, fosse volontà di Dio che essa venga celebrata nella Chiesa soltanto dopo la mia morte, me ne rallegro già fin d’ora e comincio a celebrarla interiormente con il permesso del mio confessore.

22. Collaborazione. — Madre Irene, che fu mia superiora a Wilno ed ora lo è a Cracovia, riceve da Dio una luce singolare per tutto ciò che riguarda quest’opera della misericordia del Signore. Essa fu la prima ad autorizzare l’esecuzione dei desideri di Gesù. Per prima, infatti, mi accompagnò quando si trattava di dipingere il quadro del Salvatore misericordioso ad opera del pittore Kazimierowski e adesso, che si comincia a dare alle stampe quel lavoro, essa nuovamente mi accompagna con l’intento sincero di promuovere la causa voluta da Gesù. Dio ha mirabilmente disposto tali cose e lo ringrazio per avermi dato una superiora come questa. È per essa che prego maggiormente, perché fu lei ad assumersi il più delle fatiche a favore di quest’opera.

23. La prima riproduzione dell’immagine. — Oggi la superiora, Madre Irene, scese con me in città da una persona che si assunse di stampare le piccole immagini unitamente alla pubblicazione delle invocazioni alla divina misericordia e della coroncina. Già venne ottenuta l’approvazione del vescovo. Dovevamo anche vedere le correzioni da apportare all’immagine più grande, la quale, del resto, è molto somigliante al quadro originale e ciò mi fa piacere. Contemplando quest’immagine mi trafisse un amore tanto vivo per Iddio, che ci fu un momento in cui non sapevo dove mi trovassi.

24. La generosità divina. — Ci recammo poi nella chiesa di Santa Maria e vi ascoltammo la santa Messa. Durante la celebrazione, il Signore mi fece conoscere il grande numero di anime che, mediante quest’opera della misericordia, giungerà a salvare. Entrai allora interiormente in colloquio col Signore, ringraziandolo d’aver potuto vedere coi miei occhi gli inizi del culto alla sua infinita misericordia. M’immersi in una profonda preghiera di ringraziamento. Quant’è grande la generosità di Dio! Sia benedetto il Signore, che è fedele alle sue promesse.

25. Proclama al mondo. — Disse Gesù: «Proclama al mondo che le fiamme della misericordia mi divorano: desidero riversarle sugli uomini, e grande dolore mi procurano quando rifiutano di accoglierle. Figlia mia, fa’ ciò che puoi per diffondere il culto della divina misericordia. Completerò io quello che ti manca. Dirai all’umanità che soffre di stringersi al mio cuore misericordioso e io la colmerò di pace. Proclama che sono l’amore e la misericordia. Quando un’anima s’accosta a me con fiducia, la colmo di tanta quantità di grazie, che non può contenerle e le riversa su altre anime».

26. Non sono capace! — Scorsi ancora una volta, davanti a me, Gesù in quell’aspetto con il quale vuole essere dipinto sull’immagine. Mi disse: «Ardentemente bramo che si attui l’unione di anime, di cui spesso ti ho parlato!». Io esclamai: «Non sono capace di portare a termine un’impresa tanto grande!». Mi parve strano, ma fu come se Gesù non prestasse attenzione alle mie parole. In cambio, mi diede la chiara cognizione di quanto l’opera fosse a lui gradita. Evidentemente, non teneva conto della mia debolezza, pur lasciandomi intravedere le difficoltà che avrei incontrato.

27. Come una madre. — «Tutto ciò che esiste è racchiuso nelle viscere della mia misericordia più di quanto lo sia l’infante nel grembo della madre. Proteggerò per tutta la loro vita, come una madre fa col suo bambino, le anime che diffondono il culto della misericordia e, nell’ora della loro morte, non sarò per esse giudice ma salvatore. Un’anima giunta all’ultima sua ora non ha nient’altro in sua difesa se non la mia misericordia. Felice quella che, durante la sua vita, si sarà immersa nella fonte della mia misericordia, perché la giustizia non la raggiungerà».

28. Queste parole sono per te. — Oggi il prete predicò un ritiro spirituale. Spiegò quanto il mondo abbia bisogno della misericordia di Dio, perché i nostri tempi hanno dell’eccezionale. Ad un tratto, udii dentro di me una voce che diceva: «Queste parole sono per te. Fa’ tutto ciò che ti è possibile per diffondere quest’opera della mia misericordia. Porgo all’umanità una tavola di salvezza, affinché cerchi in essa il proprio scampo. Il mio cuore si rallegra del culto che date alla mia misericordia».

29. Uno sguardo all’avvenire. — Ora so. Verrà il momento in cui quest’opera, tanto cara a Dio, sembrerà distrutta quasi completamente ma, all’improvviso, per intervento di Dio, essa riapparirà con gran vigore a testimonio della verità. L’opera della misericordia, allora, aggiungerà alla Chiesa nuovo splendore, sebbene il contenuto di quest’opera da molto tempo esista già, come addormentato, dentro di essa.

30. Tracce di splendore. — Vidi Gesù. Si chinò su di me e mi disse dolcemente: «Hai qualche desiderio, figlia mia?». Risposi: «Desidero la gloria e il culto della tua misericordia». Disse: «Il culto mi viene tributato con l’istituzione e la celebrazione della festa. Che cosa desideri oltre a questo?». Guardai in spirito le folle che adorano Dio nella sua misericordia e dissi: «Gesù, benedici tutti quelli che si uniscono per adorarti e per glorificare la tua misericordia». Gesù tracciò allora con la mano il segno della croce e la sua benedizione lasciò su ciascun’anima una traccia di splendore.

MAGGIO

Fiducia

1. I suoi interessi sono i miei. — Gesù mi disse: «In ogni anima compio l’opera della mia misericordia. Chi confida in essa non perirà, perché tutti i suoi interessi sono miei».
Ad un tratto, Gesù prese a lamentarsi con me per la sfiducia da lui incontrata nelle anime più care: «Ciò che mi ferisce è la loro diffidenza nei miei confronti, dopo che hanno sbagliato. Se esse non avessero sperimentato già la bontà illimitata del mio cuore, ciò mi addolorerebbe meno».

2. La mancanza di fiducia. — Stavo per partire da Wilno. Una delle suore, oramai anziana, mi disse che già da molto tempo soffriva perché era convinta di confessarsi male e dubitava che Gesù le avesse perdonato. Inutilmente i suoi confessori le raccomandavano di aver fiducia e di restare in pace. Parlando a me, la suora insistette in questo modo: «So che Gesù tratta direttamente con te, sorella; chiedigli dunque se egli accetta le mie confessioni e se io posso dire d’essere stata perdonata». Glielo promisi. La sera stessa udii queste parole: «Dille che la sua mancanza di fiducia mi ferisce più dei suoi peccati».

3. Polvere nell’anima. — Oggi penetrò in me lo sguardo del Signore, come un lampo. Conobbi la polvere anche più minuta che ricopre la mia anima e, scorgendo fino in fondo il nulla che io sono, caddi in ginocchio e chiesi perdono a Dio con una fiducia immensa nella sua infinita misericordia. La conoscenza della polvere, che ricopre l’anima mia, non mi scoraggia né mi allontana dal Signore; essa risveglia in me un più grande amore e una fiducia illimitata. Raggi divini, illuminate le profondità segrete del mio cuore, affinché io raggiunga la massima purezza di intenzione e la fiducia nella misericordia di cui siete immagine.

4. Desidero la fiducia delle mie creature. — «Desidero che ogni anima conosca la mia bontà. Desidero la fiducia delle mie creature. Incoraggia le anime ad aprire tutta la loro fiducia alla mia misericordia. L’anima debole e peccatrice non abbia paura di avvicinarsi a me, perché se avesse più peccati di quanti granelli di sabbia vi sono sulla terra, tutti scompariranno nell’abisso infinito del mio perdono».

5. Nel vortice della misericordia. — Una volta Gesù mi disse: «Al momento della morte, io ti sarò vicino nella misura in cui lo fosti tu a me nella tua vita». La fiducia che si risvegliò dentro di me a queste parole crebbe tanto che, se pure avessi avuto sulla mia coscienza i peccati del mondo intero e, in sovrappiù, i peccati di tutte le anime dannate, non avrei potuto dubitare della bontà di Dio ma, senza alcun problema, mi sarei gettata dentro al vortice della misericordia eterna e, col cuore spezzato, mi sarei totalmente abbandonata alla volontà di Dio, la quale è la misericordia stessa.

6. Nulla di nuovo sotto il sole. — Nulla di nuovo accade sotto il sole, o Signore, senza la tua volontà. Sii benedetto per tutto quello che mi mandi. Non posso penetrare i tuoi segreti a mio riguardo, ma, fidandomi unicamente della tua bontà, avvicino le labbra al calice che tu mi porgi. Gesù, io confido in te!

7. Chi può misurare la mia pura bontà? — Parla Gesù: «La mia misericordia è più grande della tua miseria e di quella del mondo intero. Chi può misurare la mia pura bontà? Per te volli che il mio cuore venisse squarciato dalla lancia, per te apersi questa sorgente di misericordia. Vieni, attingi ad una simile sorgente col recipiente della tua fiducia. Per piacere, dona a me la tua miseria: ti colmerò con i tesori della grazia».

8. Un cammino irto di spine. — Gesù mio, nulla potrà togliere qualsiasi cosa all’altezza dei miei ideali, che è quanto dire all’amore che ti porto. Non temo d’andare avanti, anche se il mio cammino è irto di spine, nemmeno se mi cadesse sul capo una grandinata di persecuzioni, nemmeno se restassi senza amici e tutto congiurasse contro di me, nemmeno se dovessi affrontarla tutta sola. Conservando interiormente la mia pace, o Dio, confiderei esclusivamente nella tua misericordia. So che una fiducia come questa non resterà mai delusa.

9. Negli occhi del tempo. — Guardo negli occhi del tempo che mi sta dinnanzi con trepidazione e con paura. Di fronte al nuovo giorno che si avanza, mi sorprendo ad avere paura della vita. Dal timore mi libera Gesù, rivelandomi la grandezza della gloria che gli potrò dare se mi occupo di quest’opera della sua misericordia. Se Gesù mi darà l’audacia necessaria, porterò a termine ogni cosa nel suo nome. Il mio compito è di ridestare nelle anime di tutti la fiducia nel Signore.

10. Lo sguardo profondo di Gesù. — Gesù mi guarda. Lo sguardo profondo di Gesù mi dà coraggio e confidenza. So che compirò quanto domanda, nonostante le difficoltà insuperabili che mi sorgono dinnanzi. Sto acquistando la meravigliosa convinzione che Dio è con me e che con lui io posso tutto. Tutte le forze de mondo e del demonio crolleranno di fronte all’onnipotenza del suo nome. Dio, unica mia guida, mi metto con fedeltà nelle tue mani, e tu mi dirigerai secondo i tuoi disegni.

11. Di che hai paura? — Gesù mi disse: «Di che hai paura? Tuttavia, anche così, figliola mia, è già un’immensa gioia per me quando tu vieni a confidarmi i tuoi timori. Parlami sempre come fai, parlami d’ogni cosa nel tuo linguaggio umano di ogni giorno. Io ti capisco, perché sono Dio e uomo. Vi sono momenti della vita, in cui l’anima non può trovare pace se non tuffandosi nella preghiera. Desidero che le anime, in simili momenti, sappiano pregare con perseveranza. Ciò è per esse di un’importanza decisiva».

12. Fra tempeste e arcobaleni. — Gesù, il tuo spirito è spirito di pace. Non esamino con diffidenza i tuoi disegni a mio riguardo. Accetto ogni cosa dalla tua mano misericordiosa. La mia fiducia va crescendo e vedo che la tua onnipotenza mi è vicina e mi sostiene. Con te, o Gesù, avanzo nella vita fra tempeste e arcobaleni, intonando con fiducia l’inno della tua misericordia.

13. La mia azione dipende dalla tua fiducia. — Gesù mi dice spesso: «Se il tuo dovere è fidarti della mia bontà, il mio è di darti tutto il necessario. La mia azione dipende dalla tua fiducia. Se la tua fiducia sarà grande, la mia generosità non avrà limiti». Ho ben capito quanto dispiace a Dio chi non ha fiducia in lui. Per questa ragione, le anime perdono numerose grazie. La diffidenza lo ferisce al cuore.

14. Con lui tutto è possibile. — Non capisco come si possa mancare di fiducia nell’Onnipotente. Con lui tutto è possibile, senza di lui nulla. Egli mi dice molto spesso: «Non mi piace che ti abbandoni a inutili paure. Chi potrà nuocerti, dal momento che tu sei con me? Io amo l’anima che crede nella mia bontà senza incertezze. Posso fidarmi di lei a mia propria volta e le concedo tutto ciò che chiede».

15. Sei per me madre. — Sono preparata alla sofferenza. Fu la compagna di tutta la mia vita. Gesù, ho collocato in te la mia fiducia e so che non mi deluderai. Sei per me mia madre, tu sei tutto. Verrò a te con semplicità e con amore, con fede e con fiducia. Ti sarò fedele. Dividerò con te ogni cosa, la gioia e il dolore, come un bambino con la propria madre.

16. La fiducia è più che l’orazione. — Dio non ci mette alla prova più di quanto non la possiamo sostenere. Non temo nulla. Egli manda all’anima che soffre un grazia ancor più grande della sua stessa sofferenza, anche se l’anima non se ne rende conto. In simili momenti, un atto di fiducia dà a Dio più gloria che ore intere trascorse in orazione.

17. O mio Gesù, mi hai mandato molte prove. — O mio Gesù, mi hai mandato molte prove in questa mia vita ancora breve, ma, in compenso, ho capito molte cose, perfino quello che non avrei mai creduto di poter capire. Davvero è bene avere totalmente fiducia in Dio e permettergli di agire in noi con libertà.

18. La misericordia di Dio non si esaurisce. — Confidi ogni anima nella misericordia del Signore, Dio non la nega mai a nessuno. Il cielo e la terra passeranno, ma la misericordia di Dio non si esaurisce. Gesù mio, desidero condurre a te tutte le anime, affinché conoscano la tua misericordia.

19. L’ultima ora. — O mio Gesù, anima della mia anima e mia vita, mio Salvatore e mio Giudice, quando sarà giunta per me l’ultima ora non conterò su nessuno dei miei meriti, ma unicamente sulla tua misericordia. Perciò, fin d’ora m’immergo nella tua misericordia, aperta in continuazione ad ogni anima.

I motivi della fiducia

20. L’amore di Dio è il fiore, e la misericordia è il frutto. L’anima dubbiosa legga queste considerazioni sulla misericordia di Dio e riprenda fiducia.
Misericordia di Dio, che scaturisci dal seno del Padre!
Misericordia di Dio, sorgente che emani dalla Trinità!
Misericordia di Dio, massimo attributo della divinità, confido in te!

21. Misericordia di Dio, sublime più dei cieli!
Misericordia di Dio, che abbracci tutto l’universo!
Misericordia di Dio, da cui proviene ogni vita e felicità, confido in te!

22. Misericordia di Dio, che scendi al mondo nella persona del Verbo incarnato!
Misericordia di Dio, che sei racchiusa nel suo cuore per tutti noi, soprattutto per i peccatori!
Misericordia di Dio, che scorri dalla ferita aperta nel cuore di Cristo, confido in te!

23. Misericordia di Dio, che fondasti la santa Chiesa!
Misericordia di Dio, che istituisti il sacramento del Battesimo!
Misericordia di Dio, che misteriosamente ci nutri con l’Eucarestia e ci giustifichi con la Riconciliazione mediante Gesù Cristo, confido in te!

24. Misericordia di Dio, presente in tutti i divini misteri!
Misericordia di Dio, che dal nulla ci chiamasti all’esistenza!
Misericordia di Dio, che per tutta la vita ci accompagni, confido in te!

25. Misericordia di Dio, che abbracci tutte le opere delle tue mani!
Misericordia di Dio, che ci sollevi da ogni nostra miseria!
Misericordia di Dio, ragione di ogni nostra gioia, confido in te!

26. Misericordia di Dio, in cui tutti siamo immersi!
Misericordia di Dio, conforto dei cuori esacerbati!
Misericordia di Dio, unica speranza dei disperati, confido in te!

27. Misericordia di Dio, che converti i cuori più induriti!
Misericordia di Dio, in cui le anime riposano e gli spauriti trovano il coraggio!
Misericordia di Dio, che ci attiri a te nell’ora della morte, confido in te!

28. Misericordia di Dio, che ci preservi dal fuoco dell’inferno!
Misericordia di Dio, che ci doni la vita immortale!
Misericordia di Dio, delizia ed estasi dei santi, confido in te!

29. Preghiamo: Dio eterno, la cui misericordia è infinita e inesauribile è la benevolenza, rivolgi a noi uno sguardo di bontà e moltiplica su noi la tua misericordia affinché, nei momenti più difficili, non perdiamo il coraggio e la speranza ma, con la massima fiducia, ci sottomettiamo alla tua santa volontà, la quale è per se stessa amore e misericordia.

30. Unisco i miei desideri ai tuoi. — Gesù, unisco i miei desideri ai tuoi. Desidero compiere la tua volontà; desidero la conversione delle anime; desidero che la tua misericordia sia adorata e venga celebrata la festa della tua misericordia; desidero la santità dei sacerdoti; desidero che in tutte le case religiose regni lo zelo per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime; desidero che le anime non offendano Dio e perseverino nel bene; desidero che Dio ci benedica tutti. Abbraccio, o Gesù, il mondo intero e ti chiedo di usare a tutti la tua misericordia.

31. Sotto la tua protezione. — Alla protezione della tua misericordia ricorro, o Dio pietoso, che sei il solo «buono» (Mt 9,17). Malgrado la profonda mia miseria e le innumerevoli mie colpe, ho piena fiducia nella tua misericordia, perché sei «il Padre della misericordia e il Dio di ogni consolazione» (2 Cor 1,3). Davvero che mai s’intese dire, né vi è ricordo in cielo o sulla terra che un’anima fiduciosa nella tua misericordia sia stata da te abbandonata. O Dio clemente, tu solo sei in grado di giustificarmi e non rigetterai questa tua povera creatura ogni volta che si rivolgerà pentita alla tua pura bontà, dalla quale mai nessuno fu respinto. Tu stesso, mio dolce Salvatore, mi promettesti che cielo e terra torneranno in nulla prima che un anima, la quale a te si affida, non provi il soccorso della tua misericordia.

GIUGNO

La nostra misericordia

1. Riprodurre la misericordia del Signore. — Oggi il Signore mi disse: «Figlia mia, guarda il mio cuore misericordioso e riproduci la sua misericordia nel tuo cuore, affinché tu che annunci al mondo la mia misericordia, ne arda tu stessa per le anime».

2. L’immagine del Salvatore misericordioso. — «Mediante quest’immagine elargirò grazie senza numero, ma è necessario che essa serva ugualmente a ricordare le esigenze pratiche della misericordia perché la fede, anche fortissima, a niente giova se è priva delle opere».

3. La Domenica della Divina Misericordia. — «La seconda domenica di Pasqua è il giorno destinato alla festa che io voglio venga solennemente celebrata, ma in quel giorno la misericordia deve comparire anche nelle vostre azioni».

4. Molto devi dare. — «Figlia mia, desidero che il tuo cuore si modelli sulla misura del mio cuore misericordioso. Da te deve traboccare la mia misericordia. Poiché molto ricevesti, dà a tua volta molto anche agli altri. Rifletti bene su queste mie parole e non dimenticarle mai».

5. Assorbo Dio. — Desidero immedesimarmi in Gesù per donare perfettamente me stessa alle altre anime. Senza di lui, non oserei nemmeno avvicinare le altre anime, ben conoscendo quello che io personalmente sono, ma assorbo Dio per poter darlo agli altri.

6. I tre gradi della misericordia. — Signore, tu vuoi che io pratichi i tre gradi della misericordia, come tu mi insegnasti:
1) L’opera di misericordia, di qualunque genere essa sia, spirituale o corporale.
2) La parola di misericordia, di cui mi servirò speciaimente quando non sarò in grado di operare.
3) La preghiera di misericordia, che potrò sempre usare anche quando mi mancherà l’occasIone per l’opera o per la parola: la preghiera giunge sempre anche là dove è impossibile arrivare in altro modo.

7. Passò facendo il bene. — Qualunque cosa Gesù avesse fatto, lo fece bene, come sta scritto nel Vangelo. Il suo atteggiamento esteriore traboccava di bontà, la misericordia guidava i suoi passi: ai nemici manifestava comprensione, a tutti indulgenza e cortesia; dava aiuto e consolazione ai bisognosi. Mi sono proposta di rispecchiare fedelmente in me questi tratti di Gesù, anche se ciò mi dovesse costar molto: «Mi sono graditi i tuoi sforzi, figlia mia!».

8. Quando perdoniamo. — Noi assomigliamo maggiormente a Dio, quando perdoniamo al nostro prossimo. Dio è amore, bontà e misericordia. Mi diceva Gesù: «Ogni anima deve rispecchiare in sé la mia misericordia, soprattutto le anime votate alla vita religiosa. Il mio cuore è colmo di comprensione e di misericordia verso tutti. Il cuore di ogni mia sposa deve rassomigliare al mio. Dal cuore di lei deve sgorgare la misericordia; se non fosse così, io non la riconoscerei come mia sposa».

9. Senza misericordia c’è tristezza. — Quando fui a casa per assistere mia madre ammalata, mi incontrai con molta gente perché tutti volevano vedermi e fermarsi a chiacchierare con me. Ascoltavo tutti. Mi raccontavano i loro dispiaceri. M’accorsi che non esiste un cuore lieto, se non ama Dio e gli altri con sincerità. Non stupivo perciò che tanta di quella gente, pure non cattiva, fosse triste!

10. Sostituzione per amore. — Una volta, accettai di subire la spaventosa tentazione da cui era tormentata una delle nostre alunne: tentazione di suicidio. Soffersi per una settimana. Dopo quei sette giorni, Gesù le concesse la sua grazia e, da quel momento, potei cessare anch’io di soffrire. S’era trattato di un tormento spaventoso. Dopo d’allora, prendo spesso su di me le sofferenze che affliggono le nostre alunne. Gesù me lo permette, e me lo permettono anche i miei confessori.

11. La pattumiera. — Maestro mio, fa in modo che il mio cuore non s’aspetti aiuto da nessuno, mentre io so che, per parte mia, dovrò venire continuamente in aiuto degli altri, cercando di consolarli in ogni modo. E poiché ognuno può gettare nel mio cuore le proprie sofferenze, sono chiamata da alcune per ironia, la «pattumiera». Possono dire quello che vogliono, ma i diritti dell’amore non troveranno mai in me un cuore che si chiude. È Gesù che mi stimola ad amare tutti gli altri.

12. Bambini uccisi prima di essere nati. — Sono in sanatorio. Oggi fui presa da dolori di tanta violenza, che mi dovetti immediatamente coricare. Per tre ore, non feci altro che contorcermi. Rigettavo qualunque cosa avessi preso. In qualche momento, gli spasimi mi tolsero perfino la coscienza. I medici non furono in grado di diagnosticare quel fenomeno. Né iniezioni, né medicine mi portavano il minimo sollievo e io stessa non riuscivo a capire la natura delle mie sofferenze. Dissi al medico che non avevo mai provato in vita mia dolori simili; egli dichiarò di ignorare la loro provenienza. Di che cosa si tratti lo capii soltanto dopo che il Signore stesso mi spiegò che mi mandava quelle sofferenze, affinché facessi una riparazione a Dio per i bambini uccisi nel grembo delle loro madri.
Quando penso che dovrò forse soffrire ancora quei dolori, rabbrividisco. Ma accetterò qualunque cosa piacerà a Dio di mandarmi, purché, con tali sofferenze, possa impedire che almeno una di quelle innocenti creature venga assassinata.

13. Dal giardino alla portineria. — Oggi ho cambiato occupazione: dal giardino alla portineria. Chiesi al Signore la sua benedizione e la grazia di compiere con fedeltà i miei nuovi obblighi. Mi disse: «Ti volli dare la possibilità di esercitarti nelle opere di misericordia, che eseguirai senza uscire dall’ambito dell’obbedienza. Mi farà piacere se, ogni sera, mi parlerai in particolare della bontà che avrai potuto usare verso gli altri».

14. L’offerta sia colma d’amore. — Gesù disse: «Bisogna che l’offerta sia colma d’amore, perché soltanto l’amore ha valore per me. Grandi sono i debiti che gli uomini contraggono con me; li possono saldare le anime che mi amano, praticando con sacrificio la misericordia spirituale». Risposi: «Capisco l’ampiezza della misericordia, di cui l’anima mia deve risplendere». E Gesù: «So che tu capisci e fai quello che puoi, ma scrivi per le molte anime che credono necessari i beni materiali per compiere opere di misericordia. Sappiano che la misericordia spirituale è possibile a tutti e ha più valore. Aggiungi che, se l’anima non compie opere di misericordia in un modo o nell’altro, non conseguirà la mia misericordia nel giorno del giudizio. Se le anime sapessero accumulare per sé questi tesori, non subirebbero condanne. Si può prevenire con la misericordia il mio giudizio».

15. Dio non abbandona mai. — Nei momenti in cui mi sento interiormente abbandonata, non mi turbo perché so che Dio non abbandona mai un’anima se non quando l’anima stessa spezza il nodo dell’amore con la propria infedeltà. Ma che sforzi enormi occorrono per compiere bene dei doveri, quando si ha una salute cagionevole! Cristo lo sa.

16. In conversazione. — È bene invocare l’aiuto del Signore mentre si sta conversando con una persona. Ho molta paura di conversazioni, le quali sembrano confidenziali: occorre da parte di Dio che ci dia luce affinché tali discorsi riescano utili alle anime. Dio viene in aiuto ma bisogna chiederlo, e non fidarsi totalmente della propria abilità. O mio Gesù, so che per essere utili alle anime bisogna unirsi strettamente a te. O amore eterno, una parola sola di un’anima unita strettamente a te procura alle altre un bene assai maggiore di quanto non lo facciano i grandi discorsi ed i sermoni di un’anima imperfetta.

17. La prudenza. — La virtù senza prudenza non è virtù. Dobbiamo pregare spesso lo Spirito Santo, chiedendo la grazia della prudenza. La prudenza è fatta di riflessione, di saggezza e di ferma risoluzione. La decisione ultima ci appartiene e ne siamo responsabili. Spetta a noi la scelta, ma possiamo e anche dobbiamo domandare luce e consiglio. Ho fatto dei propositi anche in altro campo: godere dei successi altrui come se io stessa li avessi ottenuti.

18. La santità. — Oggi ho compreso in che cosa stia la santità. Non sono né le rivelazioni, né le estasi, né alcun altro dono a rendere la mia anima perfetta, ma l’unione intima con Dio. I doni sono un ornamento, non l’essenza della perfezione. La santità e la perfezione stanno nella mia stretta unione con la volontà di Dio. Egli non fa mai violenza al nostro arbitrio. Dipende da noi accettare la grazia di Dio o rifiutarla, collaborare con essa o farne spreco.

19. La nostra santità e gli altri. — «Sappi, mi disse Gesù, che sforzandoti alla tua perfezione, santificherai molte altre anime. Se non cerchi la santità, invece, anche altre anime rimarranno nella loro imperfezione. Sappi che la loro santità dipende dalla tua e che gran parte della responsabilità in questo campo ricadrà sopra di te. Non impaurirti: basta che tu sia fedele alla mia grazia».

20. Il nemico della misericordia. — Il diavolo mi confessò ch’egli mi odiava. Mi disse che mille anime insieme gli recavano meno danno di me, quando parlavo della misericordia infinita di Dio. Diceva lo spirito del male: «Quando capiscono che Dio è misericordioso, i peggiori peccatori riprendono fiducia e si convertono, mentre io perdo tutto; tu mi tormenti, quando fai conoscere che Dio è misericordioso all’infinito». Mi resi conto quanto satana odia la divina misericordia. Egli non vuole riconoscere che Dio sia buono. Il suo regno diabolico viene limitato da ogni nostro atto di bontà.

21. Alla porta del convento. — Quando avviene che i medesimi poveri si presentano più volte alla porta del convento, li tratto con dolcezza anche maggiore delle altre volte e non faccio capir loro che mi ricordo di averli già veduti. Questo, per non metterli nell’imbarazzo. Così, mi parlano più liberamente delle loro pene e delle necessità in cui si trovano. Sebbene la suora portinaia mi dica che non è questo il modo d’agire con dei mendicanti e sbatta loro la porta sulla faccia, quando essa è assente li tratto al modo stesso con cui li avrebbe trattati il mio Maestro. Alle volte, si dona di più non dando nulla, che dando molto in modo sgarbato.

22. Pazienza. — La suora che in chiesa ha il suo posto accanto al mio, si schiarisce la gola e tossicchia di continuo per tutto il tempo della meditazione. Oggi mi passò il pensiero per la testa di cambiar posto in tempo di meditazione. Tuttavia, pensai pure che, se avessi fatto questo, la consorella se ne sarebbe accorta e avrebbe potuto provarne dispiacere. Decisi quindi di restare al mio solito posto e offersi a Dio quest’atto di pazienza. Sul finire della meditazione, il Signore mi fece conoscere che, se mi fossi allontanata, avrei allontanato da me anche le grazie che intendeva darmi in seguito.

23. Gesù tra i poveri. — Gesù si presentò oggi alla porta del convento sotto l’aspetto di un giovane povero. Era malconcio e intirizzito dal freddo. Chiese di mangiare qualche cosa di caldo, ma, in cucina, non trovai nulla che fosse destinato ai poveri. Dopo aver cercato, rimediai un poco di minestra, la riscaldai e vi sminuzzai dentro del pane raffermo. Il povero la mangiò e, nel momento in cui mi restituiva la scodella, si fece riconoscere per il Signore del cielo e della terra…
Dopo d’allora, il mio cuore s’accese d’un amore ancor più puro per i poveri. L’amore verso Dio ci apre gli occhi e fa vedere attorno a noi continuamente la necessità di darci agli altri con le azioni, le parole e la preghiera.

24. L’amore e il sentimento. — Gesù mi rivolse la parola: «Mia discepola, devi nutrire un grande amore per coloro che ti affliggono; fa’ del bene a quelli che ti vogliono del male». Risposi: «Mio Maestro, vedi bene che non sento per essi alcun amore, e ciò mi addolora». Gesù rispose: «Il sentimento non è sempre in tuo potere. Riconoscerai d’avere amore quando, dopo aver ricevuto ostilità e dispiaceri, non perderai la pace, ma pregherai per quelli che ti fanno soffrire e desidererai per essi il loro bene».

25. Dio solo è tutto. — O Gesù mio, tu sai che sforzi occorrono per comportarsi con sincerità e semplicità verso quelli dai quali la nostra indole rifugge e che, coscienti o no, fanno soffrire. Umanamente parlando, sono insopportabili. In momenti del genere, più che in ogni altro, cerco di scoprire Gesù in quelle persone e, per Gesù che scopro in esse, faccio qualsiasi cosa pur di renderle contente. Dalle creature non mi aspetto nulla e, per ciò stesso, non vado incontro a delle delusioni. So che la creatura è povera di per sé; che cosa posso dunque aspettarmi da lei? Dio solo è tutto e valuto ogni cosa in base al suo disegno.

26. Lo sforzo di amare non è piccolo. — O Gesù mio, com’è difficile sopportare la sofferenza che ci procurano persone ostili e dispettose. Peggio, se sembrano mostrare un tipo di benevolenza che ha il solo scopo di metterti pali fra le ruote ad ogni passo. Qualche volta, l’anima deve spingersi fino all’eroismo per amare queste persone come piace a Dio. Se i rapporti con loro non fossero frequenti, la cosa potrebbe anche riuscire, ma quando si vive insieme e ci si urta di continuo, lo sforzo di amare non è piccolo.

27. Rispecchiarti in tutta la mia vita. — Mio Gesù, entra in me completamente, affinché io possa rispecchiarti in tutta la mia vita e dimostrare amore misericordioso e comprensivo ad ogni anima. Gesù, ciascuno dei tuoi santi ha riprodotto in sé, con maggior rilievo, l’una o l’altra delle tue virtù. Io scelgo di rispecchiare in me la tua misericordia. Essa si è impressa nell’anima mia e nel mio cuore come un segno. Sarà questo segno a designare la mia personalità, dapprima in questa vita e poi nell’altra. Glorificare la tua misericordia sia il compito esclusivo per cui esisto.

28. In una comunità conventuale o familiare. — Gesù mio, quando arriveremo a guardare le persone mossi da ragioni più elevate? Quando pronunzieremo dei giudizi sulle basi della verità? Tu ci dai l’occasione di esercitarci nelle opere di misericordia, e noi ci esercitiamo a giudicare! Per sapere se fiorisce l’amore di Dio in una casa, basta osservare come vi vengono trattati gli ammalati, gli invalidi e gli inetti.

29. Povera casa! — Nelle persone ammalate o sofferenti, dobbiamo scorgere Gesù inchiodato in croce e non un parassita o un membro improduttivo. L’anima che soffre e accetta la volontà di Dio attira più benedizioni che non le persone che lavorano. Povera casa, dove tutti stanno bene! Dio concede molto spesso grazie grandi e numerose in considerazione delle persone sofferenti e allontana molti castighi unicamente per riguardo a loro.

30. Come io vi ho amato! — Ringraziavo Dio per un incontro con una persona, in cui poteva avermi sorretta solo la sua grazia. Se non fosse stato per un dono del Signore, non sarei riuscita ad agire come avevo fatto. Improvvisamente udii queste parole: «Mi fa piacere che tu abbia agito come hai fatto. Ti sei comportata come se, al tuo posto, ci fossi stato io. Sii sempre misericordiosa, come misericordioso sono anch’io. Ama tutti per amor mio. Ama anche i peggiori tuoi nemici, affinché in te si rifletta tutta la mia misericordia».
O Cristo, per quanto vi siano da impiegare molti sforzi, con la tua misericordia si può tutto.

LUGLIO

1. Il mio legame con la Chiesa. — Cerco di intensificare la mia vita spirituale per essere utile alla Chiesa. Il mio legame con lei è di vaste proporzioni. Tanto la santità di un’anima, quanto le sue cadute nel peccato si ripercuotono sulla Chiesa intera. Osservando me stessa e coloro che mi stanno attorno, ho capito che grande influenza esercitiamo effettivamente l’un con l’altro, non mediante qualche raro atto eroico, perché questo dà già nell’occhio per se stesso, ma mediante atti minimi come un gesto della mano, uno sguardo e molti altri i quali, a nostra insaputa, sono tuttavia efficaci e influiscono sulle altre anime.

Umiltà

2. Le onde della grazia. — Gesù a Maria Faustina: «In un cuore umile, la grazia del mio soccorso non tarda ad arrivare. Le onde della mia grazia invadono le anime degli umili. Gli orgogliosi rimangono dei miserabili».

3. Mi umilio e invoco il mio Signore. — Gesù, vi sono momenti nei quali non provo pensieri elevati e manca ogni slancio all’anima mia. Sopporto pazientemente me stessa e riconosco che un simile stato è la misura di quanto realmente io sono. Ciò che di buono possiedo deriva dalla misericordia di Dio. Stando così le cose, mi umilio e invoco, o mio Signore, il tuo aiuto.

4. Umiltà, fiore stupendo. — O umiltà, fiore stupendo sono poche le anime che ti possiedono! Forse perché sei così bella e, al tempo stesso, tanto difficile da conquistare? Dell’umiltà Dio si rallegra. Sopra un’anima umile, egli apre i cieli e fa scendere un mare di grazia. A un’anima così Dio non rifiuta nulla. In tal modo essa diventa onnipotente e influisce sulla sorte del mondo intero. Più essa si umilia, più Dio si china su di lei, la copre della sua grazia, l’accompagna in tutti i momenti della vita. O umiltà, getta le tue radici nel mio essere.

Fede e fedeltà

5. Un soldato che torna dal campo di battaglia. — Non è piccola cosa ciò che si compie per amore. So che non è la grandezza dell’opera, ma la grandezza dello sforzo che verrà premiata da Dio. Quando uno è debole e malato, compie sforzi continui per arrivare a fare quello che tutti gli altri compiono normalmente. Tuttavia non riesce sempre a venirne a capo. La mia giornata incomincia con la lotta e con la lotta anche finisce. Quando la sera mi vado a coricare, mi par d’essere un soldato che torna dal campo di battaglia.

6. Una fede viva. — Ero inginocchiata davanti a Gesù esposto nell’Ostensorio per l’adorazione. Improvvisamente scorsi il suo volto vivo e luminoso. Egli mi disse: «Quello stesso che vedi qui davanti a te, è presente alle anime per mezzo della fede. Per quanto, nell’Ostia, io sembri senza vita, in realtà mi trovo in essa pienamente vivo ma, perché io possa operare dentro ad un’anima, essa deve possedere una fede così viva come io sono vivo dentro all’Ostia».

7. Un’intelligenza illuminata. — Per quanto un arricchimento di fede già mi venga dalla parola della Chiesa, vi sono molte grazie che tu, Gesù, concedi solo alla preghiera. Perciò, Gesù, ti domando la grazia della riflessione e, unita a questa, un’intelligenza illuminata dalla fede.

8. Nello spirito di fede. — Desidero vivere nello spirito di fede. Accetto tutto quello che mi può capitare perché lo manda il volere di Dio con il suo amore, il quale desidera la mia felicità. Accetterò, dunque, ogni cosa inviatami da Dio, senza seguire la naturale ribellione del mio essere corporeo e i suggerimenti dell’amor proprio.

9. Prima di ogni decisione. — Prima di ogni decisione, rifletterò sul rapporto di tale decisione con la vita eterna. Cercherò di capire il movente principale che mi spinge ad agire: se sia davvero la gloria di Dio o qualche bene spirituale mio o di altre anime. Qualora il mio cuore risponda che è così, sarò inflessibile nell’agire in quella direzione. Purché una determinata scelta piaccia a Dio, non devo badare a sacrifici. Se capirò che quell’azione non ha nulla di ciò che dissi sopra, mi sforzerò di sublimarla mediante l’intenzione. Quando però io mi accorgessi che in essa vi si trova il mio amor proprio, la sopprimerò alle radici.

10. Grande, forte, acuta. — Gesù, dammi un’intelligenza grande, unicamente perché possa meglio conoscerti. Dammi un’intelligenza forte, che mi permetta di conoscere le cose divine anche più elevate. Dammi un’intelligenza acuta, perché conosca la tua divina essenza e la tua intima vita Trinitaria.

La divina volontà e il nostro amore

11. La più grande gloria. — Gesù mi fece conoscere quanto gli sia cara un’anima che vive in conformità al divino volere. Con ciò, tributa a Dio la più grande gloria. La tristezza non abiterà mai in una persona, che ama la divina volontà.

12. Una sola volontà. — Senza Dio, non posso vivere. In questo isolamento d’ospedale, Gesù mi visita sovente, mi fa da maestro, mi infonde pace, e anche mi sgrida e mi richiama all’ordine. Plasma il mio cuore secondo i propri desideri e i propri gusti. Lo fa con estrema misericordia e con dolcezza. I nostri cuori sono fusi in una sola volontà.

13. Le arance. — Oggi ricevetti in dono delle arance. Le accettai invece di mortificarmi, benché siamo in tempo di quaresima. La voce di Gesù si fece udire: «Bambina mia, mi piaci di più se, accettando il mio amore, mangi queste arance che se, di tua propria volontà, per mortificarti, vi rinunci. L’anima che molto mi ama deve vivere della mia sola volontà. Conosco il tuo cuore e so che nulla lo potrà appagare, se non l’amore che tu hai per me».

14. Per superare la fragilità. — Un giorno udii nuovamente da Gesù queste parole: «Con l’accettare la mia volontà, mi dai gloria maggiore che coi digiuni e con le penitenze».
Lo so che prima di raggiungere la nostra patria in paradiso, dobbiamo compiere la volontà di Dio qui sulla terra e che questo è quanto dire che dobbiamo affrontare prove e lotte. Gesù, tu vedi che sono una bambina fragile, senza di te non posso nulla. Conosco, però, la potenza della tua misericordia e sono certa che mi darai quanto ho bisogno per superare la mia fragilità.

15. Al di sopra del disprezzo umano. — «Bambina mia, disse Gesù, quando mi trovavo insultato in faccia a Erode, ottenni per te che tu imparassi a innalzarti al di sopra del disprezzo umano, seguendo fedelmente il mio esempio. Quando non si vuol riconoscere la verità di ciò che dici, taci: è allora che diventi più eloquente. L’eternità svelerà ben molte cose, sulle quali ora sei costretta a serbare il tuo silenzio».

16. Il Signore stesso mi difende. — Vi sono nella mia vita dei momenti in cui, mentre non proferisco parola per difendermi, sottomettendomi alla divina volontà, il Signore stesso mi difende e rivendica per me i miei diritti.

17. Il mio nutrimento e la mia gioia. — Gesù, la tua santa volontà è per me tutto. Non importa quello che farai di me. Mi comandi di accingermi all’opera che vuoi. La compirò senza turbarmi, pur sapendo di esserne incapace. Affretta tu il momento, in cui sarà riconosciuta la festa della tua misericordia, affinché le anime conoscano la sorgente della tua pura bontà verso gli uomini.
Tu non premi il buon esito di un’opera, ma la sincerità delle intenzioni e le fatiche sostenute. O volontà di Dio, tu sei il mio nutrimento e la mia gioia!

18. Perché sei triste? — Perché, Gesù, oggi sei tanto triste? Gesù mi rispose: «Lo sono a cagione delle anime che io scelsi dal mondo per vivere con me. Le vedo attaccate alla lettera di forme esteriori, che preferiscono al mio spirito d’amore. Ho fondato la mia legge sull’amore, ma non la vedo seguita nemmeno nelle comunità religiose. Ecco perché quest’oggi a te mi mostro triste».

19. L’amore è stato bandito. — «L’amore è stato bandito dalle case religiose. Vi si trovano anime prive di sacrificio, anime piene d’egoismo e d’amor proprio, anime superbe e presuntuose, anime piene di malignità e di ipocrisia, anime tiepide il cui calore a malapena è sufficiente per tenerle in vita. Le grazie che riverso su di esse, scivolano via come l’acqua sul marmo. Non le sopporto, perché non sono né buone né cattive. È per illuminare il mondo che volli esistessero le case religiose, da cui scaturissero fiamme d’amore e spirito di sacrificio. Se non si convertiranno e non torneranno ad amarmi, le darò in balia alla distruzione in questo mondo!».

20. O cuore, che ogni giorno mi ricevi! — «O cuore, che ogni giorno mi ricevi, quanto facilmente tu perdi il tuo amore per me! Ti scelsi forse con predilezione, perché aumentassi le mie sofferenze? Gli innumerevoli peccati del mondo mi feriscono, per così dire, in superficie, ma i peccati delle anime più care mi trapassano da parte a parte!».
Volevo intercedere per esse, ma non trovai nulla che potesse giustificare queste anime e, non sapendo come mai difenderle, il dolore mi strinse e piansi amaramente. Il Signore allora mi guardò con bontà: «Non piangere! Vi è ancora un grande numero di anime che m’ama; ma, poiché bramo essere amato da tutte le anime che io scelsi, le minaccio e le castigo. Sono strumenti della mia misericordia, e il mondo perirebbe se non vi fossero i conventi».

21. Tu hai contato troppo su te stessa. — Un giorno, in cui decisi di esercitarmi in una virtù determinata, caddi nel difetto opposto più del solito. Alla sera, mentre stavo riflettendo sul perché di questo fatto, una voce mi parlò, dicendo: «Hai contato troppo su te stessa e troppo poco su di me». Ora capisco più che mai che io sono debolissima: è alla grazia di Dio che devo tutto.

22. Fa’ di me ciò che ti piace. — Sono molto malata, le forze fisiche mi stanno abbandonando. Ardo dal desiderio di compiere l’opera di Dio e non so capire perché egli agisce verso di me in questo modo. Gli ripeto con una volontà d’amore: «Signore, fa’ di me ciò che ti piace!».

23. La tua santa volontà. — O mio Dio, sono pronta a ogni tuo volere. Dovunque tu mi diriga, ti benedirò. Qualunque cosa tu esiga da me, la compirò con l’aiuto della tua grazia. Qualsiasi possa essere la tua santa volontà nei miei riguardi l’accetto con tutto il cuore e tutta l’anima, senza curarmi delle interiori contestazioni della mia natura peccatrice.

24. La vita come sacrificio. — Dove c’è vera virtù, lì non può mancare il sacrificio. Tutta la vita è un grande sacrificio. Solo attraverso il sacrificio le anime posseggono la capacità d’essere utili. Sacrificando me stessa per il prossimo, io reco gloria a Dio. Tuttavia, il mio sacrificio deve derivare dall’amore che ho per lui. È in questo amore verso Dio che tutto si concentra ed ha valore.

25. Cerco sempre la tua volontà. — O mio Gesù, tu sai che in tutti i miei pensieri cerco sempre la tua volontà. Per quanto sta in me, non vorrei morire un minuto prima, né vivere un minuto di più, né vedere le mie sofferenze diminuire o aumentare. Unicamente io desidero la tua santa volontà. Sebbene il mio cuore divampi e i miei desideri siano immensi, questi non esorbitano mai da quanto tu volesti stabilire.

26. A te mi abbandono. — Gesù, non lasciarmi mai sola quando soffro! Tu conosci la mia assoluta nullità, conosci l’abisso della mia miseria. La mia debolezza è tanto grande, che non c’è davvero da stupirsi se io cadrò, lasciata sola. Sono impotente, mio Signore, e non so, da sola, comportarmi bene. In te confido, e a te m’abbandono!

27. Malgrado tutto ciò che provo. — Malgrado tutto ciò che provo dentro di me, conservo la più completa fiducia a tuo riguardo e in essa concentro ogni mio sentimento nel modo più assoluto. Fa’ di me ciò che ti piace, purché tu mi dia, nel tempo stesso, la grazia di amarti sempre in ogni circostanza.

28. Dovunque e in ogni cosa. — O Gesù, concedimi di compiere sempre, dovunque e in ogni cosa, fedelmente, la santissima volontà del Padre tuo. Anche quando mi costerà terribilmente, Gesù t’imploro, fa’ scaturire su di me dalle tue ferite il coraggio e la forza di ripetere: «Signore, si compia la tua volontà!».

29. Solo per darti delle anime. — O redentore misericordioso, che ci amasti fino a morire per salvarci e fino a dimenticare te stesso per noi fra i tuoi tormenti, dammi la grazia che io pure dimentichi me stessa e viva solo per darti delle anime. Collaborerò così all’opera della tua misericordia, conforme alla volontà del Padre tuo.

30. T’amo per te stesso. — O Dio misericordioso ed invisibile, ti sono riconoscente per gli innumerevoli doni e per i benefici che mi desti. Ogni palpito del tuo cuore rinnovi, o Signore, il mio ringraziamento. La mia anima si trasformi in una lode alla tua misericordia. Ma, o mio Dio, io t’amo per te stesso ancor di più che per i doni che m’hai dato.

31. La bontà di Dio. — O mio Dio, sei tu solo il Padre mio! Tu sai bene che io sono impotente e una bambina, per cui ti supplico di essere al mio fianco in ogni istante della vita e ancor più in quello della morte. Padre buono e misericordioso, so che la tua bontà sorpassa di gran lunga la tenerezza e la dedizione di una madre, perché «anche se mio padre e mia madre mi lasciarono, tu mi stringi per sempre sul tuo cuore» (Salmo 27).

AGOSTO

I disegni di Dio

1. Prima di tornare come giudice. — Anche se i suoi peccati fossero neri come la notte, il peccatore che ricorre alla divina misericordia dà gioia a Dio e onora la passione di Gesù. Quando un’anima accoglie il perdono del Signore e glorifica la sua misericordia, il demonio trema e si rifugia nel profondo dell’inferno.
Che Dio sia infinitamente misericordioso, nessuno può negarlo. Egli desidera che tutti lo vengano a sapere. Prima di ritornare come giudice, vuole che le anime conoscano ch’egli è il sovrano della misericordia.

2. La gloria della tua misericordia. — Gesù, desidero la gloria della tua misericordia. Per essere felice, mi basta ammirare questa gloria. Cadano pure su di me le umiliazioni, tutte le critiche e i disprezzi; a me basta che il culto della tua misericordia diventi universale e dappertutto risuoni l’osanna alla tua misericordia.

3. Non lasciarti impressionare. — Gesù mi comunicò una grande sicurezza nei confronti dell’opera della sua misericordia: «Ascolta, disse, sebbene tutte le mie opere siano sempre esposte a degli ostacoli, una vi fu che venne maggiormente contrastata, ed è la redenzione degli uomini. Non lasciarti impressionare dai contrasti. Il mondo non è tanto potente quanto sembra e le sue forze sono rigorosamente controllate».

4. Come nebbia al sole. — «Sappi — mi disse Gesù — che, se la tua anima arde del fuoco dell’amore, tutte le difficoltà dilegueranno come la nebbia al sole. Per quest’opera della mia misericordia fa’ quanto ti permette l’obbedienza, ma esponi chiaramente al confessore fino al più piccolo dei miei desideri e sappi bene che non ti sarà lecito sottrarti a quanto io stesso avrò deciso. Sii fedele nel portare le cose a compimento, altrimenti accetterò malvolentieri che tu collabori con me».

5. Malgrado le prove. — L’assicurazione da parte di Dio che i suoi disegni non saranno cancellati, mi comunica una pace imperturbabile malgrado le prove che mi aspettano. Non ho timori: è Dio medesimo a dirigere ogni cosa. Mio Dio, quanto è grande la tua misericordia! Prostrandomi ai tuoi piedi, con la fronte a terra, confesso francamente che non sono merito mio le grazie che ricevo; ciò che faccio è dovuto, o Signore, unicamente alla tua incomprensibile bontà. Per tal motivo, quanto più sono grandi le grazie che ricevo, tanto maggiore è l’umiltà in cui mi sprofondo.

6. Con lo sguardo all’avvenire. — Quando suonerà l’ora del trionfo della misericordia di Dio nella sua Chiesa, noi (Sopocko e Kowalska) saremo già nell’altra vita. Prima che questo avvenga, però, l’anima tua (si rivolge a don Sopocko, che vivrà parecchi anni dopo di lei) verrà saturata d’amarezze e vedrai la rovina dei tuoi sforzi. È vero che tale rovina sarà solo apparente perché Dio non muta ciò che una volta ha stabilito, tuttavia la sofferenza non sarà meno reale. Quando ciò avverrà lo ignoro, quanto tempo durerà non mi fu detto. So che Dio promise una grande grazia particolarmente a me e a tutti quelli che faranno conoscere la sua infinita misericordia.

7. Il sigillo della pura bontà. — Sia onore e gloria a te, o Trinità Santissima, Dio eterno! La misericordia, che proviene dalla tua stessa essenza, ci difende dalla tua giusta collera. Risuoni, nelle voci delle tue creature, il culto verso la tua incomprensibile misericordia, poiché tutte le tue opere recano su di sé il suo sigillo.

L’Eucarestia

8. L’onnipotenza della sua misericordia. — Signore, quando tu diventasti invisibile per noi partendo dalla terra, volesti rimanere con noi nel Santissimo Sacramento dell’altare, spalancandoci in esso la tua misericordia. A questa sorgente d’amore hai chiamato tutti. Qui è il tempio della tua bontà, qui il rimedio della nostra infermità. Alla tua misericordia tendono tutte le anime: alcune come cervi assetati del tuo amore, altre per detergere le piaghe dei peccati, altre ancora per riprender forza nelle fatiche della vita. Dalla tua morte riversasti su noi la vita eterna, nel momento in cui il tuo fianco fu squarciato. Ecco l’onnipotenza della tua misericordia, dalla quale scorrono l’acqua e il sangue e, con essi, tutte le tue grazie!

9. È il mio maestro. — Dai più teneri anni, Gesù nel Santissimo Sacramento mi attirò a sé. Da quel tempo fino ad oggi, il mio amore per il Dio nascosto raggiunse la più stretta intimità. Tutta la forza che io posseggo deriva da questo Sacramento. Trascorro i miei momenti liberi a colloquio con lui. È il mio Maestro.

10. Prigioniero d’amore. — Gesù, per quanto tu tenga nascosta la tua bellezza, lo sguardo tuttavia della mia anima lacera il velo. Vedo i cori degli angeli tributarti un incessante onore e tutte le potenze celesti adorarti senza posa, mentre all’infinito ti proclamano: Santo, Santo, Santo! Chi potrà comprendere il tuo amore e la tua inscrutabile misericordia verso di noi, o amore eterno? O prigioniero d’amore, chiudo il mio povero cuore in questo tabernacolo per continuare ad adorarti giorno e notte. Non conosco ostacoli a tale adorazione e, per quanto potrò esserti fisicamente lontana, il mio cuore rimarrà sempre con te. O Gesù, desidero ardere come offerta e consumarmi davanti al trono del tuo nascondimento.

11. Come una madre. — Mi disse Gesù: «Aspetto le anime ed esse rimangono indifferenti. Le amo con tenerezza e con sincerità ed esse non si fidano di me. Voglio colmarle di grazie, e le rifiutano. Mi trattano come una cosa morta; eppure ho un cuore. Per quanto sia debole il paragone con una madre che ama intensissimamente i propri figli i quali non le corrispondono, questa realtà è l’immagine di come io vi amo».

12. Nel cenacolo. — Ora santa. Giovedì. Gesù mi concesse d’entrare nel cenacolo e fui presente a quanto vi avveniva. Il momento più commovente per me fu quando, prima di consacrare il pane e il vino, Gesù levò lo sguardo al cielo e incominciò un arcano colloquio con il Padre. Solo nell’eternlta penetreremo nell’intimità di quell’istante. Vidi gli occhi di Gesù che ardevano come due fiamme. Il volto sfavillava. La sua persona, avvolta di maestà, mi appariva dello splendore della neve sotto il sole. Una brama inesprimibile dominava la sua anima. Nel momento in cui consacrò il pane, il suo amore appagato trovò pace. Il suo sacrificio era già perfettamente consumato. Se il rito esteriore della morte non era avvenuto ancora, tuttavia il sacrificio interiore, che ne è l’essenza, già aveva avuto luogo nel cenacolo. In seguito, per tutta la mia vita, non ottenni più una così profonda conoscenza del mistero eucaristico. Ardentemente bramo che il mondo intero giunga a comprendere il mistero di tutta la misericordia che si svolse tra le pareti del cenacolo.

13. La santa Messa. — Grandi misteri si producono durante la santa Messa! Con quanta devozione dovremmo prender parte a questa rinnovata morte di Gesù! Verrà un giorno, in cui conosceremo ciò che Dio fa per noi in ogni santa Messa e quale dono ci offre per suo mezzo. Solo una misericordia che è divina potè concepire un simile progetto. Gesù mio, quanto dolore provo nel veder scaturire la sorgente della vita con tanta dolcezza e tanta forza, mentre vi sono anime che, per propria colpa, vivono accanto ad essa come appassite e inaridite! O Gesù mio, impadronisciti di tutte queste anime con l’onnipotenza della tua misericordia.

14. La santa Comunione. — Mi vedo debole, che solo la santa comunione mi sostiene. In essa trovo l’attuazione delle mie possibilità. Gesù nell’ostia è per me tutto. Non riuscirei a dar gloria a Dio, se non avessi l’eucarestia dentro al mio cuore. I giorni, in cui non ricevo la santa comunione, mi fanno paura. Questo pane dei forti mi dà ogni energia per condurre a termine quanto ho intrapreso; grazie ad esso, acquisto il coraggio d’eseguire ciò che il Signore esige da me. Il coraggio e la forza dentro di me non sono miei, ma di colui che dimora assieme a me: l’eucarestia. Gesù, se non fosse per l’eucarestia, mi mancherebbe l’ardire di andar oltre lungo la strada che hai tracciato.

Maria la mediatrice

15. La mediatrice è in cielo. — Un giorno vidi Gesù come sovrano universale, circondato da un’immensa maestà. Gettava alla terra uno sguardo severo, ma per intercessione di sua Madre prolungò il tempo della misericordia.
Una volta, per istruirmi sulla vita interiore, Maria mi disse: «La vera grandezza dell’anima sta nell’amare Dio e nell’essere umili davanti a lui, dimenticando completamente se stessi, perché Dio solo è grande».

16. Una sera all’Ostra Brama, il santuario mariano di Wilno. — Una sera all’Ostra Brama, dopo il canto delle litanie, uno dei sacerdoti collocò l’Ostia dentro all’ostensorio e l’espose solennemente sull’altare. Di colpo, scorsi nell’Ostia il Bambino Gesù, il quale alzava le sue piccole mani verso sua Madre. Maria, nel quadro, mi appariva viva. La Madonna mi raccomandò d’accettare con animo infantile tutto ciò che Dio m’avrebbe chiesto senza mai indagarne le ragioni, perché questo non sarebbe piaciuto a Dio. In quel momento, il Bambino Gesù scomparve e la Madonna riprese l’aspetto che aveva nel quadro in precedenza. Felice di quanto avevo appreso, dissi al Signore: «Sono pronta a tutto, fa’ di me ciò che ti piace!».

17. Il tuo compito. — Un giorno vidi la Madonna, che mi disse: «L’anima cara al Signore è quella che segue fedelmente le ispirazioni della grazia. Io diedi al mondo il Salvatore; il tuo compito è proclamare la sua infinita misericordia. Preparerai il mondo alla seconda venuta di Cristo, quand’egli apparirà non più come Salvatore misericordioso, ma come giusto Giudice. Sarà terribile quel giorno: giorno della giustizia e della collera divina. Già è stato stabilito, e gli angeli ne tremano. Parla alle anime dell’infinita misericordia divina, finché perdura il tempo della misericordia. Se adesso taci, risponderai tu stessa d’un grande numero di anime. Non temere e sii fedele fino al termine. Io seguo i tuoi sforzi con il mio amore».

18. La pura volontà di Dio. — La Madonna mi disse che dovevo attuare nella vita la pura volontà di Dio, sottomettendomi a lui dall’intimo dell’anima mia. «È impossibile — continuò — piacere a Dio, se non si compie la sua volontà. Desidero vivamente che ti distingua nella fedeltà ai suoi voleri e che tu preferisca questa divina volonta a tutti i sacrifici e agli olocausti di tua scelta». Mentre la madre di Dio mi parlava, entrava in me una profonda comprensione di ciò che è la volontà di Dio.

19. Consacrazione a Maria. — Maria, Madre mia e mia Signora, a te affido la mia anima e il mio corpo, la mia vita e la mia morte e tutto ciò che la seguirà. Metto tutto nelle tue mani e tu concedimi la purezza del cuore, dell’anima e del corpo. Difendimi da tutti i nemici, specialmente da quelli che nascondono la loro malvagità sotto la maschera della virtù. Sii tu lo specchio nel quale mi guardo, o Madre mia.

Il Sacramento del Perdono

20. Sacramento di misericordia. — Oggi udii queste parole: «Prega per le anime, affinché non temano di accostarsi al Sacramento della mia misericordia. Non stancarti di intercedere per chi vive nel peccato. Tu sai quanto valgono le loro anime per me. Attirale alla mia misericordia e consolerai la mia tristezza. Sappi che, se tu trascurassi l’opera della misericordia che ti chiedo, dovrai rispondere d’un grande numero di anime nel giorno del giudizio».

21. I miracoli più grandi. — «Scrivi, parla della mia misericordia. Di’ alle anime che cerchino il conforto nel Sacramento della Riconciliazione. È qui che avvengono in continuazione i miracoli più grandi. Per ottenerli, non è necessario intraprendere lontani pellegrinaggi, né celebrare esteriormente grandi riti. Basta porsi con fede ai piedi di un uomo che tiene il mio posto, confessandogli la propria miseria: allora s’attua il miracolo della mia misericordia. Anche se un’anima fosse come un cadavere in decomposizione e umanamante non le rimanesse più alcuna possibilità d’una risurrezione, tanto da sembrare che tutto sia perduto, non è così che Dio la intende: un miracolo della divina misericordia potrà sempre intervenire e quell’anima avere nuova vita. Infelice chi non approfitta di un simile prodigio! Lo invocherà quando sarà troppo tardi!».

22. Sono io, in realtà, ad agire. — Mi disse il Signore: «Figlia, quando t’accosti al Sacramento della Riconciliazione, a questa sorgente della mia misericordia, si riversano sulla tua anima il sangue e l’acqua scaturiti dal mio cuore. Perciò, ogni volta che tu vieni a riconciliarti con me per mezzo della confessione, immergiti in una fiducia illimitata e io riverserò in pieno la mia grazia su di te. Sappi che, quando t’accosti alla santa confessione, sono io ad aspettarti anche se mi servo del prete come schermo. Sono io, in realtà, ad agire dentro alla tua anima. Di’ a tutti di attingere la mia grazia da una simile sorgente, usando il recipiente della fiducia più totale. Se la fiducia sarà grande, non metterò limiti alla mia misericordia».

23. Il serafino. (Riassunto). — Mi trovavo all’ospedale. Il medico mi aveva vietato di scendere in cappella. Nella sua bontà infinita, Dio dispose che la santa Comunione me la portasse un serafino. Una volta, in quest’occasione, prima di comunicarmi mi prese un dubbio all’improvviso. Rivolsi a Gesù la mia preghiera, affinché risolvesse il mio dubbio ma, non avendo ottenuto una risposta, dissi direttamente al serafino: «Non mi potresti confessare?» Mi rispose: «A nessun spirito celeste è dato un simile potere».

24. Due vantaggi. — Dal Sacramento della Riconciliazione, dobbiamo ricavare due vantaggi:
1) ci confessiamo per venire risanati;
2) ci confessiamo per essere educati perché, alla pari d’un bambino, la nostra anima ha bisogno di continua educazione.
Gesù mio, per esperienza so che l’anima non va lontana con le proprie forze, s’affatica molto e non conclude. Abbiamo bisogno della confessione, perché commettiamo continuamente degli errori, avendo noi una mente che non sa discernere ciò che giova. Una cosa però ho anche capito, cioè che devo pregare molto per il confessore affinché lo illumini lo spirito di Dio. Quando mi confesso senza prima aver pregato per lui, egli mi capisce poco.

25. Sincerità, umiltà, obbedienza. — Tre parole all’anima che desidera trovare vantaggio nel Sacramento della Riconciliazione:
La prima parola è la sincerità. Il confessore più santo e più saggio non può forzare un’anima. Essa deve spontaneamente aprirsi a lui: deve, cioè, essere sincera.
La seconda parola é l’umiltà. La superbia mantiene un’anima nel buio. Essa rifiuta di penetrare con tutta la verità e fino in fondo dentro alla propria miseria. Si nasconde dietro ad una maschera, così, fugge a ciò che potrebbe risanarla.
Terza parola: l’obbedienza. L’anima disobbediente non riporterà vittoria, anche se fosse direttamente Gesù a confessarla. Chi con sincerità vuol migliorare, deve stare a quanto gli dice il confessore. Dio si mostra generoso solo con l’anima obbediente.

26. Nelle mie confessioni. — Nelle mie confessioni, ricorderò sempre la passione di Gesù. In questo modo, risveglierò in me la contrizione. Quando mi preparo a confessarmi, proprio alla contrizione del mio cuore dedicherò il tempo più lungo.
Non m’inginocchierò davanti al confessore senz’essere convinta innanzitutto della misericordia del mio Salvatore: il suo cuore è presente e sempre aperto. Quanto più un’anima è miserabile, tanto più la divina misericordia la sommerge comunicandole, con una nuova volontà, anche nuove forze.

27. Questo prete fra me e te. — Una volta, prima d’andare a confessarmi, udii dentro di me queste parole: «Figlia mia, al tuo confessore apri l’anima con la stessa confidenza che hai con me. Non esaminare chi sia il sacerdote nel quale mi nascondo: è per darti maggior serenità, non per turbarti, che io colloco questo prete fra me e te».

28. Chiesa di Dio. — Chiesa di Dio, tu sei la madre mia migliore. Tuo compito è educare le anime e farle crescere.
Gesù, ti prego per la Chiesa intera. Concedile l’amore e la luce del tuo Spirito. Rendi efficaci le parole dei sacerdoti, affinché spezzino anche i cuori più induriti e li facciano tornare a te. Signore, dacci sacerdoti santi. Tu stesso conservali nella santità. La potenza della tua misericordia li accompagni e li custodisca contro le insidie che il demonio non cessa di tendere all’anima di ogni sacerdote. La potenza della tua misericordia, o Signore, distrugga tutto ciò che offusca la santità del prete. In particolare ti chiedo, Gesù, di benedire i sacerdoti dai quali mi confesserò nella mia vita.

Invito al culto della divina misericordia

29. Le mani colme. — Oggi, dopo la santa Comunione, Gesù mi spiegò quanto desideri di venire nel cuore degli uomini: «Bramo di unirmi con le anime umane. È mia delizia vivere con esse. Sappi che quando vengo in un cuore umano, tengo le mani colme di grazie d’ogni sorta e desidero donarle, ma le anime nemmeno mi prestano attenzione, mi lasciano solo e s’occupano d’altro. Mi rattrista che esse non conoscano l’amore e che mi trattino come un oggetto senza vita!».

30. Tu solo dai te stesso. — O mio Signore, la tua misericordia fa scomparire l’abisso che divide il Creatore dalla creatura. Tu solo puoi darmi, al di là di tutti i doni, anche te stesso. In questo modo, i nostri cuori si comprendono, senza dover cercar parole. Nessuno può interrompere il nostro colloquio, in cui ti parlo dei perdoni segreti della tua misericordia. La tua misericordia abbraccia personalmente ogni anima. Per tale inconcepibile bontà, ti adoro, pur conoscendo quanto la mia adorazione sia meschina.

31. Desidero che chiedano molto. — Le anime che aspirano alla vera santità abbiano un culto speciale per la mia misericordia, poiché da essa scaturisce la sovrabbondanza di grazie che concedo. Desidero che soprattutto queste anime dimostrino una fiducia illimitata nella mia misericordia. Più l’anima confida, più riceve. Desidero che chiedano molto, perché io, a mia volta, desidero donare loro molto. Mi rattristo quando chiedono cose prive di valore: vi sono cuori ristretti fino alla grettezza. Incontrarmi nell’ipocrisia è ciò che mi fa soffrire più di tutto. Mi occupo della santità delle anime sincere e procuro ad esse tutto ciò che è indispensabile allo scopo.

SETTEMBRE

Il momento presente

1. Il terribile grigio quotidiano. — Il terribile grigio quotidiano è incominciato. Sono passati i solenni momenti delle feste, ma la grazia divina resta. Sono incessantemente unita a Dio. Vivo ora per ora. Desidero trarre profitto dal momento presente realizzando con fedeltà ciò che mi offre. Mi affido a Dio con incrollabile fiducia.

2. Dal primo momento in cui ti ho conosciuto. — Gesù misericordioso, con quanto desiderio t’affrettavi verso il cenacolo per consacrare l’Ostia che doveva divenire il mio pane quotidiano! Gesù, desideravi prendere possesso del mio cuore e fondere col mio il tuo sangue vivo. Gesù, fammi partecipe ogni momento della divinità della tua vita, fa che il tuo sangue puro e generoso batta con tutta la sua forza nel mio cuore. Che il mio cuore non conosca un altro amore tranne il tuo. Dal primo momento che ti ho conosciuto, io t’amo. Chi potrebbe, del resto, restare indifferente di fronte all’abisso di misericordia che scaturisce dal tuo cuore?

3. Trasformare ogni grigiore. — È Dio che riempie la mia vita. Con lui percorro i momenti quotidiani, grigi e faticosi, confidando in colui che, essendo nel mio cuore, è occupato a trasformare ogni grigiore nella mia personale santità. Così posso diventare migliore ed essere un vantaggio per la tua Chiesa mediante una santità individuale, dal momento che tutti formiamo insieme un solo organismo vitale. Ecco perché mi sforzo affinché il terreno del mio cuore produca buoni frutti. Anche se ciò non apparisse mai quaggiù ad occhio umano, tuttavia un giorno si vedrà che molte anime si sono nutrite e si nutriranno dei miei frutti.

4. Il momento attuale. — O Gesù, desidero vivere nel momento attuale come se fosse l’ultimo della mia vita. Desidero farlo servire alla tua gloria. Desidero che esso sia per me un guadagno. Desidero guardare ogni momento dal punto di vista della mia certezza che nessuna cosa avviene senza che Dio l’abbia voluta.

5. L’istante che ti passa sotto gli occhi. — Mio sommo bene, con te la mia vita non è né monotona né grigia, ma varia come un giardino di fiori profumati, tra i quali io stessa sono imbarazzata a scegliere. Sono tesori che ogni giorno colgo in abbondanza: sofferenze, amore del prossimo, umiliazioni. È una gran cosa saper cogliere il momento che ti passa sotto gli occhi.

6. Gesù, ti ringrazio. — Gesù, ti ringrazio per le piccole e invisibili croci quotidiane, per le difficoltà della vita comune, per le contrarietà opposte ai miei progetti, per la cattiva interpretazione data alle mie intenzioni, per le umiliazioni che mi vengono dagli altri, per i modi aspri con cui sono trattata, per i sospetti ingiusti, per la salute cagionevole e l’esaurirsi delle forze, per le rinunce alla mia propria volontà, per l’annientamento del mio proprio io, per la mancanza di riconoscimento in ogni cosa, per l’intralcio a tutti i piani che avevo predisposto. Gesù, ti ringrazio per le sofferenze interiori, per le aridità dello spirito, per le angosce, i timori e le incertezze, per il buio delle varie prove dentro all’anima, per i tormenti che sono difficili ad esprimere, specialmente quelli nei quali nessuno mi capisce, per l’agonia amara e per l’ora della morte.

7. Tutto è dono. — Gesù, ti ringrazio d’aver bevuto prima di me l’amaro calice che a me porgi già addolcito. Ecco ho accostato le mie labbra a questo calice della tua santa volontà. Avvenga di me ciò che, prima di tutti i secoli, la tua sapienza ha stabilito. Desidero vuotare fino in fondo il calice a cui fui predestinata. Una simile predestinazione non sarà oggetto del mio esame: la mia fiducia sta nel venir meno di ogni mia speranza. In te, Signore, tutto è buono; tutto è dono del tuo cuore. Non preferisco le consolazioni alle amarezze, né le amarezze alle consolazioni: ti ringrazio, Gesù, per ogni cosa. Sono felice di fissare il mio sguardo su di te, Dio incomprensibile. È in questa esistenza singolare che il mio spirito dimora, e qui io sento di trovarmi a casa mia. O bellezza non creata, chi ha conosciuto te una volta sola, non può amar altro. Trovo dentro di me una voragine e nessuno, se non Dio, la può colmare.

8. Nello spirito di Gesù. — Il tempo della lotta quaggiù non è finito. Non trovo la perfezione in nessun luogo. Penetro, però, nello spirito di Gesù e osservo le sue azioni, la cui sintesi si trova nel Vangelo. Campassi anche mille anni, non ne esaurirò minimamente il contenuto. Quando s’impadronisce di me lo scoraggiamento e m’annoia la monotonia dei miei doveri, ricordo a me stessa che la casa dove mi trovo è al servizio del Signore. Qui nulla è piccolo, ma da un’azione di poco conto, compiuta però con un’intenzione che la elevi, dipende la gloria della Chiesa e il progresso di altre anime. Non vi è, perciò, nulla di piccolo.

9. Solo il momento attuale ci appartiene. — La sofferenza è il più grande tesoro della terra: l’anima ne viene purificata. L’amico si conosce nelle sventure; l’amore si misura con le sofferenze. Se l’anima sofferente sapesse quanto Dio la ama, morirebbe di gioia. Verrà il giorno in cui conosceremo quanto valga aver sofferto, ma allora non saremo più in grado di soffrire. Solo il momento presente ci appartiene.

10. Il dolore e la gioia. — Quando soffriamo molto abbiamo grandi possibilità di dimostrare a Dio che noi l’amiamo; quando soffriamo poco, le possibilità di provargli il nostro amore sono scarse; quando poi non soffriamo affatto, il nostro amore non ha modo di rivelarsi né grande, né perfetto. Con la grazia di Dio, possiamo giungere al punto in cui la sofferenza si cambia per noi in godimento, perché l’amore è ben capace di operare tali cose dentro ad un’anima.

11. Invisibili sacrifici quotidiani. — Giorni comuni, pieni di grigiore, vi guardo come una festa! Quanto è festoso questo tempo che produce dentro di noi meriti eterni! Comprendo bene come i santi ne traessero profitto. Minuscoli, invisibili sacrifici quotidiani, siete per me come fiori di campo, che io getto lungo i passi di Gesù, il mio diletto. Paragono spesso queste piccolezze a virtù eroiche, perché ad esercitarle con costanza occorre davvero l’eroismo.

Barriere

12. Diffidare per amore. — Adesso vedo che l’anima da sola non fa nulla, ma con Dio è capace d’ogni cosa. Tuttavia, quando gli è fedele, non giudica da sola le ispirazioni che riceve, ma le sottopone a persone molto colte e molto sagge. Fino a che non abbia ottenuto la certezza, conviene mantenga la propria diffidenza per non esporsi a danni assai notevoli. Dev’essere prudente, perché i motivi di dubitare sono molti. Dio si compiace quando un’anima non si fida di lui per amore di lui stesso.

13. Un pulviscolo. — Ero oppressa da varie difficoltà causatemi dal fatto che Gesù mi parlava ed esigeva da me l’esecuzione di quel quadro del quale ho spesso già parlato. Gli dicevo, scongiurandolo: «Gesù, abbi misericordia di me, non mi affidare cose tanto grandi! Vedi bene che sono appena un pulviscolo, per nulla all’altezza di ciò che dovrei fare». Egli mi assicurò, dicendo: «Ti darò un aiuto visibile, il quale t’assisterà nel compiere su questa terra il mio volere». Chiesi perdono dei miei dubbi, e aggiunsi: «O Gesù mio, tu sei la mia unica speranza. Parla tu, attraverso la mia bocca, quando mi troverò con persone che hanno autorità e dottrina, affinché conoscano che questa causa è tua e da te proviene».

14. Illusioni? — Venuta a conoscenza dei miei rapporti con Gesù, una delle madri mi rinfacciò di essere un’illusa. Mi disse che Gesù tiene una simile intimità di rapporti solo con i santi e non con le anime peccatrici «come la sua, suora!». Dopo d’allora, presi a diffidare di Gesù. In un mio colloquio, gli dissi francamente: «Gesù, non saresti, per caso, un’illusione?». Rispose: «Il mio amore non illude nessuno». Talvolta però lo sfuggivo, perché non volevo essere vittima dello spirito del male, come non poche volte mi veniva detto.

15. Non temere di nulla. — Gesù mi diceva: «Si opporranno a te da molte parti e, per tal motivo, manifesterò in te il mio intervento in modo che si veda come questa causa sia esclusivamente mia. Non temere di nulla. Sono con te. Convinciti di questo, figlia mia: coscienti o no, volenti o nolenti, io posso obbligare tutte le creature ad ubbidire al mio volere».

16. Ostacoli. — Da una lettera del professor Sopocko, mi convinsi che è Dio soltanto a condurre direttamente questa causa. Come fu lui ad iniziarla, così sarà lui a condurla a termine. Se in essa non vi fosse predisposta una grande gloria per Iddio e un vantaggio immenso per molte anime, non verrebbe ostacolata in questo modo. Bisogna dire che il demonio si rende conto di quanto perderà in avvenire dalla sopravvivenza di questa causa della misericordia. Adesso capisco che satana odia soprattutto la misericordia, ma la parola del Signore non resterà inefficace. È una parola viva, e le difficoltà non soffocheranno l’opera voluta da Dio, ma dimostreranno che l’opera della misericordia proviene realmente da lui.

17. Contrarietà. — Oggi ho conosciuto che il professor Sopocko, il sacerdote assegnatomi da Dio come mia guida, va incontro a grandi contrarietà a cagione dell’impresa che egli assunse in collaborazione con me. Lo contrasteranno perfino anime buone e zelanti della gloria divina. Se egli non perderà il coraggio e non abbandonerà ogni cosa, sarà dovuto a un particolare aiuto del Signore.

18. Persecuzioni. — Anch’io mi trovo fra persecuzioni e sofferenze. Una delle suore fra quelle che meglio mi conoscono ebbe a dirmi: «Sorella, ho l’impressione che le difficoltà spuntino sotto i suoi passi, ma ho notato che Gesù non è estraneo a un tale trattamento. Tenga duro, sorella, e conservi la sua fedeltà al nostro Signore. La pazienza nelle contrarietà rafforza l’anima». Mi disse Gesù: «Tutti questi ostacoli non serviranno ad altro che a realizzare il mio volere. Fa’ ciò che puoi, e lascia a me il resto».

19. Sono io. — Gesù, dal tabernacolo, mi fece sapere che non devo esaminare con ansia gli avvenimenti, spaventata dalle difficoltà ch’essi nascondono. «Sappi, mi disse, che sono io a far sorgere gli ostacoli e sono io a vincerli, come posso pure trasformare tutto a un tratto le ostilità in disposizioni favorevoli verso la causa che propongo. Nonostante la cattiva volontà di chi ti sta d’intorno, il mio disegno si compirà in ogni suo particolare. Non rattristarti delle opposizioni: anch’io fui pietra d’inciampo per le anime malevoli».

20. Sicurezza. — Gesù mi fece conoscere che siamo come polvere ai suoi piedi, e concluse: «Per questo motivo, non t’affliggere. Vedi bene che gli avversari in sé sono impotenti e, se permetto loro un trionfo passeggero, lo faccio per i miei imperscrutabili disegni». Mi sentii invasa da un’immensa sicurezza, scorgendo come tutto dipenda solo dal Signore.

Al di là di ogni barriera

21. Misericordia, virtù divina. — Gesù mio, nel definitivo giorno del giudizio, mi chiederai conto di quest’opera della misericordia, che mi affidi. O giudice giusto ma anche sposo mio, aiutami a eseguire la tua volontà. O misericordia, virtù divina! Cuore di Cristo, pieno di misericordia, rendi il mio cuore simile al tuo!

22. Disegni eterni. — Oggi s’impadronì di me una forza singolare. Provai la chiara spinta a dare compimento all’opera che Dio mi propone già da tempo. Ne ebbi una così precisa comprensione che se dicessi, per scusarmi, di non sapere che cosa Dio voglia da me, sarei bugiarda. Compresi pure che sarebbe, da parte mia, un’estrema ingratitudine differire ancora quanto il Signore vuol portare a termine per la sua gloria e a beneficio di un gran numero di anime. Sono disegni eterni della sua misericordia, che vuole realizzare servendosi di me come strumento che non ha in sé nessun valore. Non posso tuttavia negare che si scatena talvolta in me una lotta così grande che, come Gesù nell’orto, vorrei gridare anch’io verso l’eterno Padre: «Se è possibile, passi da me questo calice!».

23. Accetto tutto. — Non ignoro quanto sarò costretta a sopportare eppure, con piena consapevoezza delle cose , o Signore, accetto tutto quello che mi manderai: le contrarietà, gli scherni, le minacce, l’odio dell’inferno. Confido nella tua misericordia. Sarò io, per prima, a dimostrarti la fiducia che tu chiedi a tutte le anime. Gesù mio, tu da una parte mi solleciti, mentre dall’altra erigi barriere inaspettate. Anche in questo, sia fatta la tua santa volontà. Altro non bramo se non di compiere l’opera che esigi. Vedo chiaramente che nulla più mi lega a questa terra, se non quest’opera della tua misericordia.

24. L’intero inferno. — Gesù a Maria Faustina: «Vigila incessantemente, perché l’intero inferno raccoglie contro di te i propri sforzi a motivo di quest’opera, ben sapendo che molte anime volteranno le spalle all’eterna perdizione e glorificheranno la mia misericordia. Tuttavia, ricorda che da sola non potrai raggiungere lo scopo».

25. L’immensità di questo compito. — Vedo che quest’opera sorpassa le mie forze in tutti i sensi. Sono un’infante in paragone con l’immensità di questo compito e solo per ordine di Dio lo sto affrontando. Scorgo l’incredulità dei superiori, per cui è evidente anche ai miei occhi la loro mancanza di fiducia nel trattarmi. Capisco, però, la necessità di queste sofferenze come segno, per me, che è Dio ad agire e mi rendo conto che, se Dio medesimo non mi rafforzasse in queste prove, la mia virtù da sola non vi reggerebbe. Riflettendo oggi su una tale mescolanza di grazie e di sofferenze, udii ad un tratto la voce di Maria: «Sebbene fossi la madre del mio Dio, la spada del dolore non mi risparmiò. Non fare nulla per difenderti, sopporta con umiltà: verrà Dio stesso in tua difesa».

26. Uno strumento nelle sue mani. — Gesù mi fece conoscere oggi chiaramente l’irremovibilità dei suoi disegni. Vedo, fino all’evidenza, che nessuno mi può esonerare dal compiere la volontà che Dio mi fa conoscere. La mia mancanza di salute e la mia assenza di capacità non sono motivi sufficienti per dispensarmi da quest’opera. Essa appartiene a Dio, mentre io non sono altro che uno strumento nelle sue mani. Dammi, o Signore, la forza di esserti fedele.

27. Molte anime si salveranno. — Oggi udii queste parole: «Ti aspettano persecuzioni e soffefenze, ma ti conforti il pensiero che, per mezzo di quest’opera, molte anime si salveranno e giungeranno alla santità. Fa’ ciò che è in tuo potere. Con quest’opera della mia misericordia, porgo all’umanità un’ultima tavola di salvezza».

28. Un sacerdote secondo il mio cuore. — Il Signore mi disse: «Michael Sopocko è un sacerdote secondo il mio cuore. Il lavoro che si assume mi è gradito. Per suo mezzo, spargo consolazioni sulle anime e divulgo il culto della mia misericordia. In questo modo, le anime che farà accostare a me saranno più numerose che se avesse impartito l’assoluzione giorno e notte per tutta la sua vita. Facendo ciò, avrebbe lavorato fino alla fine dei suoi giorni; invece con quest’opera, lavorerà fino alla fine del mondo».

29. È necessario pregare ancora molto. — Ricevetti nuova luce riguardo a don Sopocko. Conobbi che dai comuni nostri sforzi Dio ricava molta gloria. Malgrado la lontananza vicendevole, siamo spiritualmente insieme, riuniti dalla stessa opera per la quale lavoriamo. È necessario, però, pregare ancora molto, affinché tutte le difficoltà scompaiano.

30. Essere messa alla prova. — Chiesi a Gesù: «Per la tua misericordia, Gesù dolcissimo, ti supplico di farmi sapere se non vi sia qualche cosa che, per mia colpa, non ti piaccia nel modo con cui porto avanti la tua opera».
Mi fu risposto che l’opera deve essere messa alla prova e che io devo raddoppiare le mie preghiere, affinché l’opera stessa abbia a riuscire.

OTTOBRE

Meditazioni

1. La misericordia creatrice. — O mio Dio, tutto ciò ch’è in me ti adori, mio creatore e mio Signore! Poiché tu sei la felicità in te stesso e non hai bisogno di noi per essere felice, fu la tua misericordia a chiamare all’esistenza le creature, comunicando ad esse qualche cosa dell’intima tua vita, che fa di te un Dio solo in tre Persone. Desidero glorificare la tua misericordia con ogni palpito del mio cuore, parlando della tua pura bontà alle anime e incoraggiandole ad aver fiducia in essa.

2. La misericordia redentrice. — Signore, tu ci doni la tua grazia unicamente perché sei misericordioso. Allorché l’uomo non seppe superare la sua prova, avresti potuto rigettarlo. Tuttavia ti commosse la naturale debolezza di questo composto d’anima e di corpo che noi siamo e promettesti di riparare di persona la perdita della nostra felicità. Dobbiamo unicamente all’abisso della tua misericordia, se non siamo puniti come meritiamo. Che la tua misericordia, Signore, sia adorata! Perfino gli angeli stupiscono per la magnanimità con cui la eserciti in favore degli uomini!

3. La misericordia che s’incarna. — Solo la tua misericordia, Signore, ch’è divina, può rimettere le colpe e, al tempo stesso, arricchire con la grazia la creatura perdonata. La misericordia ti spinse a scendere personalmente fra di noi. Ma, dove discenderai, Signore? Forse nel tempio di Salomone? O preferisci che ti venga edificato un nuovo tempio per poter manifestarti in esso? Ma, o Signore, che tempio prepararti, se la terra intera altro non è che «lo sgabello dei tuoi piedi»? Il tuo tempio sarà il grembo di una madre senza macchia: «Il Verbo di Dio si fece carne e pose la sua tenda fra di noi». Il Verbo di Dio in questo modo è l’incarnazione della sua stessa misericordia! Nessuno ora, Signore, ha motivo di temere nell’avvicinarsi a te. Sei Padre del tuo unigenito Figliolo e, grazie a lui, sei anche il Padre nostro. Sia gloria alla tua misericordia, la quale ti ha condotto fra di noi!

4. La misericordia nei santi Sacramenti. — Da quando, partendo anche come uomo verso il cielo, ci lasciasti te stesso nel Sacramento dell’altare, non vi è miseria che possa esaurire la tua misericordia. Qui si trova il tempio della tua pura bontà, qui l’umanità coglie il rimedio della propria debolezza. Tu, dopo essere spirato sulla croce, ci donasti la tua vita eterna nei santi Sacramenti aprendone nel tuo fianco squarciato la sorgente. Qui si rivela la tua misericordia onnipotente, di qui scorrono per noi tutte le grazie.

5. Desidero celebrare la tua gloria. — O Dio, che tanto generosamente dispensi la tua misericordia, quanto devi amare questa nostra umanità, in favore della quale prodighi te stesso senza posa! O mio Creatore e mio Signore, scorgo dovunque le tracce della tua onnipotenza e l’impronta della tua misericordia senza fine con cui circondi ogni creatura. Mio Creatore e Salvatore, desidero celebrare la tua gloria in nome di tutto ciò che tu hai creato. Voglio chiamare l’universo intero ad adorare la tua misericordia!

Dagli esercizi spirituali a Jòsefow

6. Preghiera. — Gesù, mio maestro, aiutami a entrare con il massimo fervore in questo periodo di deserto. Il tuo Spirito, o Dio, mi conduca alla profonda conoscenza di te e di me stessa, perché ti amerò nella misura della conoscenza che ho di te e disprezzerò me stessa nella misura della conoscenza cne ho di me. Mi abbandono, Signore, alla tua azione: la tua volontà si compia in me completamente.

7. Come ad un banchetto. — «Figlia mia, ti condurrò in questo ritiro come ad un banchetto. Accanto al mio cuore misericordioso, mediterai le grazie che ti ho fatto e avrai a compagna una profonda pace. Desidero che il tuo sguardo fissi di continuo la mia volontà e, ciò facendo, mi darai la gioia più grande. Non intraprenderai alcuna riforma di te stessa, perché già hai messo a mia disposizione la tua vita. Nessun sacrificio vale quanto questo».

8. Irradiare la divinità. — O Dio, espongo il mio cuore all’azione della tua grazia, come un cristallo ai raggi del sole e ti prego di illuminare questo mio cuore con la tua immagine per quanto ciò è possibile in una semplice creatura. Ti prego anche di irradiare la tua divinità per mezzo mio, tu che dimori dentro di me.
Gesù mi fece sapere che devo pregare particolarmente per le suore, raccolte in ritiro assieme a me. Mentre pregavo, conobbi la lotta che stavano sostenendo certe anime e raddoppiai le preghiere.

9. Il cammino dell’anima. — So a che scopo sono stata creata. So che Dio è il mio fine ultimo. Nessuna creatura può sostituire il mio Creatore nel cammino della mia anima. In tutte le mie attività miro a lui solo.
Gesù, tu spesso ti degnasti di gettare in me i fondamenti della perfezione cristiana, e devo riconoscere che la mia cooperazione fu ben piccola al confronto. Nell’uso che ora faccio delle cose create, mi aiutasti tu o Signore. Il mio cuore è debole; la mia forza viene da te soltanto.

10. Ho cercato dei modelli. — Voglio vivere e morire come i santi, con gli occhi fissi su di te, o Gesù. Ho cercato dei modelli intorno a me senza trovarne uno che servisse a guidare la mia azione. Il mio progresso nella santità, in questo modo, ritardava. Dal momento in cui cominciai a fissare il mio sguardo su di te, o Cristo, che sei il mio modello, so con certezza che otterrò il successo malgrado la mia miseria, ho fiducia nella tua misericordia e tu saprai trarre una santa anche da me. Mi mancano le capacità, ma non la buona volontà. A dispetto di tutte le sconfitte, voglio lottare come hanno lottato i santi e voglio agire a loro somiglianza.

11. La lotta non avvilisce. — Gesù mio, malgrado le tue grazie e pur nobilitandosi, le mie tendenze naturali non scompaiono mai completamente. La mia vigilanza dev’essere continua. Devo combattere contro innumerevoli mancanze, sapendo in ogni caso che la lotta non avvilisce mai nessuno, mentre invece mi avviliscono la pigrizia e la paura. Quando si è di salute cagionevole, bisogna sopportare molte cose, perché chi è ammalato e non sta a letto non viene considerato infermo. Per vari motivi quindi si presentano le occasioni di sacrificarsi e, talvolta, si tratta di sacrifici molto grandi. Capisco però che, quando Dio esige un sacrificio, non è avaro del suo aiuto, ma lo dona in abbondanza. Gesù mio, ti domando che il mio sacrificio arda silenziosamente ma con assoluta pienezza d’amore davanti a te per implorare la tua misericordia a vantaggio delle anime.

12. Una vita nuova. — Il mio cuore si rinnova e incomincia una nuova vita fino da quaggiù, una vita d’amore di Dio. Non dimentico che sono la debolezza in persona, ma non dubito nemmeno per un istante che Dio m’aiuti mediante la sua grazia. Con un occhio guardo l’abisso della mia miseria e con l’altro l’abisso della divina misericordia. O Dio misericordioso, che mi permetti di vivere ancora, dammi la forza di cominciare una vita nuova, quella dello spirito, sulla quale la morte non ha potere.

13. Interrogherò l’amore. — Gesù, mio perfettissimo modello, avanzerò nella vita con gli occhi fissi su di te, seguendo le tue orme, sottomettendo la natura alla grazia in base alla tua volontà e in misura della luce che mi illumina, confidando unicamente nel tuo aiuto. Ogni volta che ho dei dubbi sulla condotta da tenere, interrogherò sempre l’amore ed esso mi darà il miglior consiglio. Mi rispose Gesù: «Fra le occasioni che la mia provvidenza ti manderà, stai bene attenta a non perderne nessuna. Quando però non riuscirai a coglierle, non turbarti, ma umiliati davanti a me e immergiti con tutta la tua fiducia nella mia misericordia. In questo modo, acquisterai di più di quanto avrai perduto, perché a un’anima umile i miei doni scendono con abbondanza ben maggiore di quanto essa medesima si aspetti».

14. Per mezzo mio. — O amore eterno, accendi dentro di me una luce nuova, una vita d’amore e di misericordia, sostienimi con la tua grazia, affinché io risponda degnamente alla tua chiamata e tu compia nelle anime, per mezzo mio, quello che tu stesso hai stabilito.

15. Trasformare il grigiore nella santità. — Sento di essere completamente satura di Dio. È con lui che percorro la vita quotidiana, grigia, penosa e faticosa. Confido in colui che, stando nel mio cuore, è occupato a trasformare ogni grigiore nella mia personale santità. Durante questi esercizi spirituali la mia anima matura nel profondo silenzio, accanto al tuo cuore misericordioso, o mio Gesù. Ai puri raggi del tuo amore, la mia anima mutò la propria asprezza, diventando un frutto dolce e ben maturo.

16. Frutti di misericordia. — Esco da questo ritiro trasformata. Grazie all’amore di Dio, la mia anima incomincia una vita nuova con serietà e con forza d’anima. Anche se esteriormente la mia esistenza non mostrerà dei cambiamenti, così che nessuno ci baderà, il puro amore guiderà ogni mia azione, producendo anche al di fuori frutti di misericordia.

17. Essere di vantaggio alla tua Chiesa. — Adesso sì, io posso essere completamente di vantaggio, o Signore, alla tua Chiesa. Lò sarò mediante una santità individuale, che a tutta la Chiesa trasmetterà la propria vita, dal momento che in Gesù formiamo tutti insieme un «corpo» solo. Ecco perché lavoro tutti i giorni, affinché il terreno del mio cuore produca in abbondanza buoni frutti. Anche se ciò non venisse mai scorto da occhio umano sulla terra, tuttavia un giorno apparirà che molte anime si sono nutrite e si nutriranno dei miei frutti.

18. Ringraziamento. — Questi bei giorni di permanenza da sola a solo con Gesù giungono al termine. Gesù mio, tu sai che fino dai primissimi miei anni desideravo di amarti con un amore così grande come non ti ha amato ancora mai nessuno. Oggi vorrei gridare al mondo intero: «Amate Dio, perché egli è buono, perché grande è la sua misericordia!». Il mio essere diventa così una fiamma di riconoscenza e di ringraziamento. I benefici di Dio, quasi fuoco ardente, mi ardono nell’anima, mentre le sofferenze e i dispiaceri funzionano da legna sopra il fuoco e lo alimentano; senza una simile legna si sarebbe spento. Perciò chiamo il cielo intero e tutta la terra a unirsi al mio ringraziamento.

19. Fedele a Dio. — Vedo don Michael Sopocko concentrare la sua mente nel lavoro per la causa del culto alla divina misericordia. Lo vedo esporre i desideri divini ai dignitari della Chiesa di Dio a consolazione delle anime. Sebbene per ora egli sia pieno d’amarezze, quasi la sua fatica non meritasse nessun altro premio, verrà un giorno in cui le cose cambieranno. Vedo la gioia, che Dio gli farà pregustare in piccola parte fin da questa terra. Mai avevo incontrato una fedeltà a Dio simile a quella, per la quale quest’anima si distingue.

20. Missione inarrestabile. — O Gesù mio, per quanto provi in me una grande spinta a lavorare per le anime, devo tuttavia ubbidire ai sacerdoti. Da sola, con la mia precipitosità potrei finire col guastar la tua opera. Gesù, tu mi riveli i tuoi segreti e vuoi che li trasmetta alle altre anime. Tra breve, s’aprirà per me la possibilità di entrare in azione. Nell’istante in cui il mio annientamento sembrerà totale, comincerà la mia missione inarrestabile. Gesù mi disse: «Conosci l’onnipotenza della grazia divina, e ciò ti basti!».

Dai tre giorni di ritiro a Pradnik

21. Introduzione. — Scrivo sotto la direzione di Gesù Maestro. Egli stesso mi comandò di fare questo ritiro e stabilì i giorni in cui dovevo svolgerlo. Fu Gesù a guidarmi personalmente in queste riflessioni.

22. 1º giorno: Tema della meditazione. — Figlia mia, prendi come tema di meditazione: chi è colui al quale il tuo cuore sta tanto intimamente unito?… Prima che io creassi il mondo ti amai di quell’amore che il tuo cuore oggi sperimenta e che mai non muterà per l’avvenire. Medita la vita divina che scorre nella Chiesa per la salvezza e la santificazione delle anime (cf. i due raggi dell’immagine!). Rifletti se da questi tesori di grazia e da queste manifestazioni del mio amore hai saputo cogliere i frutti che aspettavo.

23. 1º giorno. Lettura del Vangelo. — Oggi, leggi il 15º capitolo del Vangelo di San Giovanni. Desidero che tu lo legga molto lentamente.

24. 1º giorno. «Voglio istruirti sopra il combattimento spirituale». — Non confidare mai in te stessa, ma abbandonati alla mia piena volontà. Metti l’amor proprio all’ultimo posto, affinché non corrompa le tue azioni. Lascia che ciascuno agisca secondo i propri gusti. Dal canto tuo comportati secondo i miei desideri. Se avrai patito qualche dispiacere, fa’ tutto il bene che puoi alla persona che te lo causò. E se verrai rimproverata, resta in silenzio. Non scoraggiarti mai, perché sarebbe verso di me un ingratitudine. Non esaminare con curiosità le vie per cui ti sto guidando. Quando ti senti stanca e l’avvilimento batte alla tua porta, fuggi via da te stessa e vieni a rifugiarti nel mio cuore. Non ritirarti dalla lotta: molte volte basta anche solo del coraggio per vincere le tentazioni in modo che non osino più assalirti in seguito. Lotta sempre con la convinzione che io sono con te. Non lasciarti guidare dai tuoi sentimenti, perché non sempre hai forze per padroneggiarli; tutto il merito sta nella tua volontà. Vedi che io non t’inganno con promesse di consolazione; al contrario, ti voglio preparare alla lotta. Ricorda che ti trovi in un’arena, dove dai spettacolo di te alla terra e al cielo.

25. 2º giorno. Tema della meditazione. — Medita oggi la mia passione dolorosa, contemplandola come se avvenisse proprio ora e fosse esclusivamente per te.

26. 2º giorno. Lettura del Vangelo. — Oggi, leggi il 19º capitolo del Vangelo di San Giovanni; ma leggilo senza superficialità, leggilo soprattutto con il cuore!

27. 2º giorno. «Voglio istruirti sul modo di salvare le anime con la preghiera e con il sacrificio». — Con la preghiera e con la sofferenza tu salverai più anime di quante non ne riesca a salvare un missionario che si preoccupi soltanto di catechizzare e predicare. Ma desidero vedere in te un sacrificio pieno d’amor vivo, perché soltanto l’amore ha potere su di me. Affinché il tuo sacrificio mi sia gradito, voglio trovare in esso purezza d’intenzione e umiltà. Ti dirò in che cosa consista questo olocausto della tua vita quotidiana per premunirti contro le illusioni, che facilmente vi si potrebbero insinuare. Accetterai tutte le sofferenze con amore, ma senza impressionarti se il tuo cuore ne sentirà naturalmente ripugnanza ed avversione. Tutta la forza di questo sacrificio viene dalla volontà, così che quegli stessi sentimenti di contrarietà, anziché impoverire ai miei occhi il sacrificio, ne aumentano il valore. Non tirarti indietro! La mia grazia mai non ti abbandona.

28. 3º giorno. Tema della meditazione. — Ecco il soggetto di questa tua meditazione: il tuo amore per il prossimo è governato dal mio amore? Preghi per i tuoi nemici? Desideri il bene di coloro che ti rattristano e t’offendono? Ricorda sempre che qualsiasi cosa buona tu fai ad una persona, la considero come fatta a me! Risponde suor Faustina: «Tu sai quali sforzi mi costò giunger a questo; se tu stesso non avessi acceso quell’amore dentro di me, io non sarei stata in grado di perseverare».

29. 3º giorno. Lettura del Vangelo. — Come lettura del Vangelo, prendi oggi il capitolo 21º del Vangelo di San Giovanni. Vivilo con il cuore, più che con la mente.

30. 3º giorno. «Impara che il mio cuore è la misericordia stessa». — Io sono la misericordia. Da questo oceano di misericordia, si diffondono sul mondo grazie senza numero. Nessuno viene a me, senza ripartirne confortato. Nella mia misericordia scompare ogni miseria (raggio bianco), e ogni grazia di redenzione e di santità (raggio rosso) scaturisce da questa sorgente. Figlia mia, desidero che la mia misericordia dimori nel tuo cuore e, attraverso di esso, si riversi sugli altri. Fa’ in modo che chiunque t’avvicina impari da te a confidare nella mia misericordia, perché è soprattutto la fiducia che bramo trovare nelle anime. Prega più che puoi per i morenti; implora per essi una fiducia illimitata nella misericordia che perdona, poiché è di una simile fiducia che maggiormente hanno bisogno ed è proprio quella che hanno meno! Sappi che ci furono anime le quali, nel supremo istante, trovarono salvezza unicamente per la tua preghiera. Tu, che conosci l’infinito abisso della mia misericordia, approfittane per te e per gli infelici peccatori. Cadranno nel nulla cielo e terra, prima che la mia misericordia non stringa a sé quelli che in me confidano!

31. Conclusione. — Parla Maria: «Bambina mia, Dio vuole che io sia madre per te in modo speciale. Tu sei per me la figlia che io prescelsi a riprodurre in sé queste tre virtù che mi sono le più care: l’umiltà, la purezza d’intenzione, l’amore per Dio. Sappi che adesso è il tempo della misericordia. Annuncia alle anime questo infinito dono: se tu non parli, dovrai rispondere d’un grande numero di anime!».

NOVEMBRE

I santi

1. L’eternità! Chi potra capire quest’unica parola, eternità che scaturisce dalla tua essenza, o Dio incomprensibile?
Il Signore mi fece conoscere la gloria del cielo e la felicità dei santi che si rallegrano per tutti coloro che li raggiungono lassù. Essi amano Dio unico oggetto del loro amore ma, in Dio, amano anche noi teneramente. È dal volto di Dio che la gioia discende su di tutti, perché in cielo lo si contempla faccia a faccia. Una tale visione è così dolce, che l’anima ricade sempre nuovamente in estasi. La gloria di Dio è tanto grande, che non voglio lasciarmi tentare a descriverla perché, come San Paolo, non ne sono capace e perché non si pensi che la mia descrizione possa essere completa.

La morte

2. Una volta, impressionata dal pensiero dell’eternità e dei suoi misteri, l’anima mia venne colta dall’angoscia; mentre indugiavo sopra quell’idea, presero a tormentarmi vari dubbi. Gesù disse: «Bambina mia, non aver paura della dimora del Padre tuo. Lascia le vane indagini ai sapienti di questo mondo. Voglio vederti sempre fiduciosa come una bambina. Se ti serve, informati con semplicità dal confessore e io ti risponderò con la sua bocca».

3. Gesù mio, gli ultimi giorni della mia vita sulla terra siano completamente conformi alla tua santa volontà. Unisco le mie sofferenze, le amarezze e l’agonia alla tua passione e tutto offro per il mondo intero, per impetrare l’abbondanza della divina misericordia sulle anime, specialmente quelle che sono vissute accanto a me. Confido in te incrollabilmente. Totalmente mi rimetto alla tua santa volontà, che è la misericordia stessa. La tua misericordia sarà tutto per me in quell’ora estrema, come tu stesso promettesti.

4. Il Signore mi disse: «Figlia mia, scrivi. Tutte le anime che adoreranno questa mia misericordia e ne diffonderanno il culto fra le anime, esortandole a confidare in essa, non avranno paura nell’ora della morte. La mia misericordia sarà la loro difesa nell’ultima agonia».

5. Sono pronta ormai all’incontro col Signore. E non solo da oggi, ma fino dal momento in cui posi l’intera mia fiducia nella pura bontà di Dio, abbandonandomi totalmente alla sua volontà, la quale è piena di misericordia. Dio misericordioso, che mi permetti di vivere ancora quaggiù, accresci in me la vita dello spirito, sulla quale la morte non ha alcun potere.

6. Gesù mio, quando sarà arrivato il termine della mia vita, ti supplico, con la massima umiltà di accettare la mia morte in unione con te, come sacrificio d’olocausto, che oggi, con spirito cosciente e piena accettazione da parte della mia volontà, ti offro per questa triplice intenzione:
1) affinché l’opera della tua misericordia si propaghi in tutto il mondo e la sua festa venga solennemente approvata e celebrata;
2) affinché i peccatori, specialmente quelli in agonia, ricorrano alla tua misericordia, provandone gli effetti inenarrabili;
3) affinché l’opera della tua misericordia venga attuata totalmente come tu desideri, e tu soccorra le persone che la guidano.

7. Mio Gesù, com’è facile santificarsi per l’eternità! Occorre un briciolo solo di buona volontà. Se Dio vede in un’anima questo briciolo, s’affretta a darsi a lei e nulla lo trattiene, né i difetti, né le cadute, assolutamente nulla. Dio è molto generoso e non nega a nessuno la sua grazia. Egli dona, anzi, più di quanto noi gli doniamo. Non analizziamo il cammino che lo Spirito di Dio ci fa percorrere; ci basti sapere che siamo amati da Dio e che lo amiamo a nostra volta. L’amore puro fa conoscere Dio e apre la nostra intelligenza a un grande numero di misteri.

Il paradiso

8. Vidi il trono dell’Agnello di Dio. Davanti al trono un grande libro, che mi fu aperto affinché lo leggessi. Era scritto col sangue e non riuscii a interpretarvi se non il nome di Gesù. Quando il libro fu tolto, udii queste parole: «Testimonierai la mia misericordia, che è infinita. In questo libro, sono segnate le anime che diedero un particolare culto alla mia misericordia». Scorgendo quanto sia grande la bontà di Dio, s’impadronì di me un’immensa gioia.

9. Oggi, in spirito, venni portata in paradiso. Contemplai quell’inconcepibile bellezza e la felicità che ci aspetta dopo la morte. Vidi tutte le creature esaltare incessantemente la gloria di Dio. Vidi quanto sia grande la felicità che da Dio si riversa su di esse, portando loro un’infinita gioia, che poi fa ritorno alla sorgente. Ogni gloria e onore provengono dal dono di una simile felicità e tutto rientra nelle profondità divine. Le creature contemplano Dio nella sua essenza: Padre, Figlio, Spirito Santo, che esse non penetreranno mai fino all’esaurimento, perché un simile esaurimento non esiste. Adesso capisco come San Paolo potè scrivere: «Occhio non vide, orecchio non udì, né mai entrò in cuore d’uomo ciò che Dio prepara per coloro che lo amano».

10. Incomparabile è la gloria che aspetta l’anima la quale, sulla terra, assomiglia a Gesù nel suo soffrire: gli assomiglierà per sempre anche nella gloria. Il Padre celeste glorificherà le nostre anime nella misura in cui scorgerà dentro di noi una rassomiglianza con suo Figlio.

11. Inconcepibile è la felicità del paradiso. Non la potrei descrivere neppure approssimativamente. Le anime sono penetrate dalla divinità e ne vivono, passando da uno splendore all’altro di una luce che non cambia mai, senza per altro essere mai monotona. È una luce che sempre si rinnova, ma non subisce mutamenti. O Trinità divina, fatti conoscere alle anime!

12. O Trinità santissima, Dio eterno, ti ringrazio d’avermi fatto conoscere l’immensità e la varietà di gloria a cui pervengono le anime. Se le persone che vivono quaggiù sapessero! Se a me fosse dato di conseguire un grado in più di quella gloria, sopporterei volentieri tutti insieme i tormenti che i martiri hanno sofferto. In verità, tutte insieme queste sofferenze sembrano nulla in paragone con la gloria che ci attende nell’eternità!

13. È così. Ogni cosa uscita da Dio a lui farà ritorno, tributandogli una gloria perfetta. Quando rifletto al culto che quaggiù rivolgiamo a Dio, lo trovo molto misero: è una goccia in confronto della gloria ch’egli riceve in cielo. Mio Dio, quanto sei buono accettando la mia adorazione! Quanto sei clemente, volgendomi misericordiosamente la tua faccia e facendomi conoscere che la nostra preghiera ti è gradita!

Il purgatorio

14. Una notte m’apparve l’angelo custode. Mi ordinò di seguirlo. Di colpo, mi trovai in un luogo fosco, dove scorsi un’immensa folla di anime che soffrono. Le sentti pregare con fervore, ma senza efficacia per se stesse. Noi soltanto le possiamo aiutare. Chiesi loro quale fosse il maggior tormento che soffrivano. Unanimemente mi risposero: La nostalgia di Dio! Vidi la Madonna che scendeva a visitare quelle anime. Esse la invocavano come «Stella del mare». La Madre di Dio portava loro sollievo.
Uscii da quella prigione di dolore. Gesù mi disse: «La misericordia non lo vuole, ma lo esige la giustizia». Dopo d’allora mi trovo in un’unione più intima con le anime sofferenti in purgatorio.

L’inferno

15. Se i peccatori, mi disse Gesù, conoscessero la mia misericordia, non perirebbero in così grande numero. Di’ loro che non temano di avvicinarsi a me. Parla della mia misericordia! La preghiera per la conversione delle anime in peccato è quella che gradisco maggiormente. Essa viene sempre esaudita.

16. Cracovia, 20.10.1935. Con la guida di un angelo, venni condotta nell’inferno. È una voragine di indescrivibili tormenti. Quale che sia lo spazio che occupa, è vastissimo.
Vi notai questi tormenti: il primo costituisce l’essenza stessa dell’inferno e consiste nella perdita di Dio. Il secondo, sono i continui rimorsi di coscienza. Il terzo, sta nel fatto che un simile destino non cambierà mai più. Il quarto, è il fuoco che tormenta l’anima senza consumarla: si tratta di una tortura atroce, perché quel fuoco è unicamente spirituale e viene acceso dall’ira di Dio. Il quinto tormento consiste nelle tenebre continue e nel fetore soffocante. Malgrado ciò, demoni ed anime dannate si scorgono reciprocamente e constatano tutto il male degli altri e quello proprio. Il sesto tormento è rappresentato dalla presenza continua di Satana. Il settimo è dato da una disperazione spaventosa, la quale scatena l’odio verso Dio e riempie tutto quello spazio di imprecazioni, di maledizioni e di bestemmie.

17. Ho descritto le pene della dannazione in quanto tale. Ma, non è finita. Vi sono i tormenti perticolari di ogni anima. Si tratta del tormenti dei sensi, in cui ciascuna è tormentata in modo spaventoso e indescrivibile in conformità a ciò per cui ha peccato. Vi sono voragini di torture, orribili caverne, dove un supplizio differisce dall’altro. Sarei morta di fronte a simili orrori, se l’onnipotenza divina non m’avesse sostenuta. Sappia il peccatore che il senso ch’egli adopera per compiere il peccato, lo torturerà eternamente.

18. Quanto scrissi non è che una pallida ombra delle cose che io ho visto. Un fatto ho potuto rimarcare: il maggior numero di anime che si trovano all’inferno è di coloro che non credevano alla sua esistenza. Scrivo per ordine di Dio, affinché non vi sia persona che abbia il pretesto per dire che l’inferno non esiste, che nessuno lo vide e che perciò nessuno può sapere la verità su queste cose. Io, suor Faustina, per ordine di Dio, fui nelle voragini infernali per attestare e proclamare che l’inferno esiste. Ho ricevuto l’ordine da Dio di lasciare queste cose per iscritto.
Quando tornai in me stessa, non riuscivo a riavermi dal terrore. Ora prego con maggior ardore, affinché i peccatori si convertano. Invoco senza sosta la misericordia di Dio per essi. Gesù mio, preferirei agonizzare fino al termine del mondo, fra le peggiori sofferenze, piuttosto che offenderti con il minimo peccato.

Gli angeli

19. Uno spirito bellissimo, la cui magnificenza deriva dalla sua stretta unione con Dio, mi accompagna dovunque. Un giorno gli domandai: «Chi sei?». Rispose: «Sono uno degli spiriti che stanno davanti al trono di Dio e l’adorano». Una volta, durante la santa Messa, l’udii cantare le parole: «Santo, Santo, Santo». La sua voce era come se fosse quella di migliaia, non è possibile descriverla.

20. Partendo da Wilno alla volta di Cracovia, vidi l’angelo che mi accompagnava lungo il viaggio. A Varsavia, scomparve nel momento in cui entravo per la porta del convento; quando poi risalimmo in treno per proseguire fino a Cracovia, mi trovai nuovamente accanto il santo angelo. Egli pregava contemplando Dio, e il mio pensiero lo seguiva. Ancora una volta, l’angelo scomparve quando varcammo la soglia del convento.

21. Un’altra volta, mi trovai accanto una figura luminosa. Era uno spirito raggiante come l’avevo già visto durante il viaggio in ferrovia. Avevo allora notato che su ognuna delle chiese davanti a cui passavo stava un angelo, e ognuno di quegli spiriti, custodi dei vari templi, s’inchinava davanti allo spirito che si trovava accanto a me. Una volta varcata la soglia del convento, questo spirito era scomparso e io avevo ringraziato Dio per la sua bontà di avermi dato per compagno degli angeli. Quanto pochi, tra gli uomini, riflettono d’avere sempre al fianco un ospite del genere, il quale è al tempo stesso un testimonio a ciascuna delle nostre azioni!

22. Quanto è grande la maestà di Dio, che è adorata dagli spiriti celesti! Essi lo fanno secondo il grado di grazia delle gerarchie in cui si suddividono. Ho molta venerazione per l’arcangelo Michele. Nel compiere la volontà divina, egli non ebbe davanti a sé un esempio da seguire, eppure realizzò con estrema fedeltà i desideri di Dio. Il giorno di San Michele (29 settembre), scorsi questo principe celeste accanto a me. Egli mi disse: «Il Signore mi ha ordinato di prendermi cura di te in particolare. Sappi che sei odiata dal demonio, ma non aver paura. Chi è come Dio?». Scomparve, ma sento la sua presenza ed il suo aiuto. Mio Dio, quanta pena mi fa la gente che non crede nel soprannaturale! Ti prego, perché anch’essi vengano raggiunti dalla tua misericordia.

23. Mio Dio, hai usato la tua misericordia anche con gli angeli, quando creasti quegli spiriti celesti e li ammettesti alla tua divina intimità, rendendoli capaci a loro volta di un amore eterno. E quantunque tu, Signore, li abbia così generosamente dotati dello splendore della bellezza dell’amore, tu non diminuisci la pienezza che ti è propria come del resto, la loro bellezza e il loro amore nulla aggiunsero a te, poiché in te stesso tu sei tutto. Se desti ad altri di partecipare alla tua felicità, ciò è dovuto esclusivamente all’immensità della tua misericordia. Nel momento dell’incarnazione, ti servisti dell’angelo per annunciare il tuo mistero, ma fosti tu a darvi esecuzione.

24. Meditavo sul peccato degli angeli e come fosse stata immediata la loro punizione. Chiesi a Gesù il perché, e la sua voce mi rispose: «A cagione della profonda conoscenza che avevano di Dio. Nessun uomo sulla terra, fosse pure un grande santo, è dotato di una capacità intellettuale quanto un angelo». Risposi con ammirazione: «Nei miei riguardi ti sei mostrato misericordioso. Mi porti in seno alla tua misericordia e mi perdoni sempre quando, con cuore pentito, chiedo la tua indulgenza».

I demoni

25. Camminavo verso la mia cella. All’improvviso, venni circondata da una quantità di esseri simili a cani neri, enormi urlanti, quasi che coi loro balzi contro di me mi volessero sbranare. Compresi che erano demoni. Uno di essi parlò ringhiando con furore: «Poiché tu questa notte ci hai sottratto molte anime pregando in favore di quei peccatori che hanno perduto la speranza, noi ti faremo a brani!». Risposi: «Sbranatemi pure, se questa è la volontà di Dio. Vuol dire che l’ho meritato; ma, esercitando la giustizia, egli non perde la misericordia». A queste parole, i demoni ringhiarono tutti insieme: «Via, via! È con lei l’Onnipotente!». Scomparvero come la polvere, come il rumore della strada. Ripresi il cammino verso la mia cella, riflettendo sull’imperscrutabile misericordia divina. Udii la voce di Gesù: «Satana odia ogni anima, ma per te si strugge d’una rabbia forsennata, perché strapperai molte anime all’inferno diffondendo il culto della mia misericordia».

26. Quando Dio mette un’anima alla prova, satana ride di lei: «Vedi come Dio ti tratta. Continua pure ad essergli fedele, eccoti il premio! Ora sei in nostro potere! Dio ti ha rigettata!». Queste ultime. parole diventano fuoco che penetra la carne, che si insinua nelle midolla delle ossa, che trafigge da parte a parte tutto l’essere. È un’agonia per l’anima. Ma l’influenza di satana giunge solo fin dove Dio glielo permette. Un giorno, una delle Madri si irritò nei miei confronti, umiliandomi a tal punto che pensai non sarei riuscita a sopportarlo. Mi gridò: «Stravagante, visionaria, isterica! Vammi fuori dai piedi e non farti veder più!». In simili occasioni, satana è sempre pronto a tirar l’acqua al suo mulino. Prese a ispirarmi pensieri d’irritazione e di scoraggiamento: «Questo guadagni ad essere sincera! Come puoi continuare se nessuno ti comprende e la verità che dici vien stravolta?». Una voce allora risuonò dentro di me all’improvviso: «Non temere, ci sono io insieme a te!». Compresi che non dovevo farmi schiacciare dal demonio e, con coraggio rinnovato, uscii dalla mia cella per affrontare nuove lotte.

27. Satana vuol farmi credere che, se i superiori affermano che tutta la mia vita interiore è un’illusione, sia perfettamente inutile affliggerli oltre col ripetere le stesse cose. Mi suggerisce: «Non ti ha detto forse la madre X, che Gesù non si comunica ai miserabili pari tuo? Se tornerai a parlarne anche al confessore, ti ripeterà le stesse cose. Guarda quante umiliazioni ti sono già toccate, e molte altre ti toccheranno ancora. Tutte le tue consorelle sanno che sei solo un’isterica! Meglio per te respingere ogni cosa in blocco come un’illusione!».
Inaspettatamente, s’impadronì di me una strana disaffezione per tutto ciò che è sacro. Udii satana dirmi: «Non pensare più a quell’opera. Non è vero che Dio sia tanto misericordioso. Non pregare per i peccatori, essi saranno ugualmente dannati! Con quest’opera della misencordia, finirai col dannare anche te stessa. Non parlare di questa misericordia divina con nessuno!». La sua voce era suadente come quella delle sue parole. Gli gridai: «Tu sei il padre della menzogna», e feci il segno della croce. Udii quello spirito malvagio scomparire con enorme fracasso e con furore.

28. Una volta, costrinsi un demonio a confessare chi andasse cercando furtivamente tra le suore. Con estrema ripugnanza e con fatica, mi confessò che andava a caccia di anime pigre nel lavoro e accidiose nello spirito. Potei notare che non ne trovò. Si rallegrino tutte le persone alle prese col lavoro e la fatica!
Un’altra volta, una delle nostre suore stava per morire. Vidi gran quantità di tenebrosi spiriti, i quali tentavano di avvicinarsi a lei. Corsi all’aspersorio e gettai sugli spiriti malvagi dell’acqua benedetta. Scomparvero all’istante. La superiora mi rimproverò di un atto che le sembrò sconsiderato. Accettai il biasimo con spirito di penitenza. Rimane il fatto che l’acqua benedetta porta un grande sollievo ai moribondi.

29. Satana fu costretto da Dio a confessarmi che ero l’oggetto del suo odio. Mi disse che mille altre persone gli recavano meno danno di me, quando scrivevo sulla divina misericordia. «I peggiori peccatori riprendono fiducia e fanno ritorno a Dio — concluse lo spirito del male — così perdo ogni cosa e, per di più, aumenti le mie sofferenze con quella misericordia senza fondo dell’Onnipotente!». Mi resi conto quanto satana odia l’idea della divina misericordia. Egli non vuole riconoscere che Dio è infinitamente buono. Un’altra volta, mentre scrivevo sulla fiducia in Dio, lo udii urlare: «Non scrivere sulla fiducia della divina misericordia! Dio è giusto! Dio è soltanto giusto!». Con un urlo di collera, scomparve.

30. La sera del giorno in cui l’immagine del Salvatore misericordioso era stata solennemente esposta all’Ostra Brama, vidi Gesù come è raffigurato sul quadro della sua misericordia trasvolare sopra la città che era avvolta in molte reti, benedisse la città, e scomparve. Io mi vidi circondata da numerose figure dall’aspetto orribile e malvagio, brucianti d’odio verso la mia persona; dalle loro bocche uscivano insulti e minacce d’ogni sorta. Nessuna per altro mi toccò. Allora mi feci coraggio e chiesi loro: «Da dove venite in così grande numero?». Quelle forme maledette mi risposero: «Dai cuori degli uomini! Non ci torturare con altre tue domande!». O Gesù, sono pronta ad affaticarmi ed a soffrire per tutta la mia vita in cambio di quell’istante all’Ostra Brama, dove potei mirare la tua gloria e la salvezza ricevuta dalle anime.

DICEMBRE

Pensieri tratti dall’enciclica Dives in Misericordia di Giovanni Paolo II

1. «Dio, ricco di misericordia, per l’immenso amore con il quale egli ci amò, da morti che eravamo a cagione dei peccati, ci fece rivivere assieme a Cristo» (Ef 2,4).

2. Colui che Gesù Cristo ci ha rivelato come Padre è un Dio ricco di misericordia. Fu suo Figlio, dunque, a farcelo conoscere, manifestandolo nella propria persona.

3. In certo senso, è Cristo stesso la misericordia. Per chi la scorge in lui — e in lui la trova — Dio si fa vedere ai nostri occhi come Padre «ricco di misericordia».

4. La verità di Dio, «Padre misericordioso» ci consente di «vederlo» vicinissimo agli uomini, specialmente quando soffrono e sono minacciati.

5. Presentare il Padre come amore e misericordia è, nella coscienza medesima di Cristo, la verifica fondamentale della sua missione di Messia.

6. Nel rivelare in Dio l’amore e la misericordia, Cristo esige, al tempo stesso, che gli uomini si facciano guidare a loro volta, nella vita, dall’amore e dalla misericordia.

7. La misericordia, per così dire, condiziona la giustizia la quale, in definitiva, serve la misericordia.

8. Ecco Maria che, entrata nella casa di Zaccaria, magnifica il Signore con tutta l’anima «per la sua misericordia» di cui gli uomini divengono partecipi «di generazione in generazione».

9. Nella parabola del figlio prodigo, l’analogia con l’uomo di tutti i tempi consente di comprendere il mistero della misericordia quale dramma profondo che si svolge tra la bontà del Padre e il peccato dei figli.

10. Come è presentata da Cristo nella parabola del figlio prodigo, la misericordia ha la forma interiore dell’amore che, nel Nuovo Testamento, è chiamato «Agàpe». Tale amore è capace di chinarsi su ogni figlio prodigo e, quando ciò avviene, colui che è oggetto della misericordia non si trova umiliato, ma rivalutato: un figlio, anche se «prodigo», non cessa di esser figlio.

11. Occorre che il vero volto della misericordia sia sempre nuovamente rivelato. Nonostante i numerosi pregiudizi, essa appare particolarmente necessaria al nostro tempo.

12. La parabola del figlio prodigo esprime la realtà della conversione. La misericordia non consiste unicamente nello sguardo, sia pure il più penetrante e il più benevolo, rivolto al male fisico o morale: la misericordia manifesta il proprio vero aspetto quando rivaluta, promuove e trae il bene da tutte le forme del male.

13. La dimensione divina della redenzione ci consente di svelare le profondità di quell’amore che non indietreggia davanti allo straordinario sacrificio del proprio figlio.

14. Credere in tale amore significa credere nella misericordia. La misericordia infatti è la dimensione indispensabile dell’amore, è come il suo secondo nome.

15. Nel compimento finale (escatologico), la misericordia si rivela come amore, mentre nella storia attuale, che è insieme storia di peccato e di morte, l’amore deve rivelarsi come misericordia.

16. Se dei teologi affermano che la misericordia è il più grande fra gli attributi di Dio, la Bibbia, la tradizione e tutta la vita di fede del popolo di Dio ne forniscono particolare testimonianza.

17. La misericordia è quell’attributo divino, grazie al quale l’uomo si incontra particolarmente da vicino e particolarmente spesso con il Dio vivente.

18. La Chiesa vive una vita autentica quando professa e proclama la misericordia — il più stupendo attributo del Creatore e Redentore — conducendo gli uomini alle fonti della misericordia del Salvatore (specialmente alla parola di Dio e ai Sacramenti dell’Eucarestia e della Riconciliazione).

19. Proprio perché esiste il peccato nel mondo, Dio «ha tanto amato il mondo da dare per esso l’Unigenito». Dio, che è «amore», non può rivelarsi altrimenti se non come misericordia.

20. La misericordia in se stessa, come perfezione di Dio infinito, è ugualmente infinita. Inesauribile è quindi la prontezza del Padre nell’accogliere i figli prodighi che fanno ritorno alla sua casa. Sono infinite la prontezza e la forza di perdono che scaturiscono continuamente dal mirabile valore del sacrificio del Figlio di Dio.

21. Nessun peccato umano prevale sulla forza del perdono divino e niente lo limita se non la mancanza di buona volontà da parte dell’uomo, contrastando la grazia e la verità.

22. La Chiesa professa e proclama la conversione. La conversione a Dio consiste sempre nello scoprire la sua misericordia.

23. La conversione a Dio è sempre frutto del «ritrovamento» del Padre, il quale è ricco di misericordia.

24. Gesù Cristo ha insegnato che non soltanto riceviamo e sperimentiamo da Dio la sua misericordia, ma che siamo chiamati a praticare a nostra volta la misericordia verso gli altri.

25. Già dal momento dell’incarnazione s’apre una nuova prospettiva nella storia della salvezza. Maria è colei che in modo eccezionale, come nessun altro, sperimentò la misericordia; quindi, è colei che conosce più a fondo il mistero della divina misericordia, ne conosce il prezzo e sa quanto sia grande. In questo senso, la chiamano «Madre della misericordia».

26. L’uomo giunge alla divina misericordia in quanto egli stesso interiormente si trasforma nello spirito di un simile amore verso il prossimo, che costituisce per lui uno stile di vita, una caratteristica essenziale della vocazione cristiana.

27. Compito della Chiesa è di rendere testimonianza alla misericordia di Dio, rivelata in Cristo mediante l’intera sua missione di Messia, professandola in primo luogo come verità salvifica di fede, cercando di introdurla e di incarnarla tanto nei suoi fedeli, quanto — se le è possibile — in tutti gli uomini di buona volontà.

28. Professando la misericordia e sempre rimanendole fedele, la Chiesa ha il diritto e il dovere di rivolgersi alla misericordia di Dio, implorandola di fronte ai fenomeni del male fisico e morale, contro tutte le minacce che gravano sull’orizzonte dell’umanità contemporanea.

29. La misericordia diventa elemento indispensabile per plasmare i vicendevoli rapporti fra gli uomini. Essa è sommamente indispensabile per quelli che si trovano maggiormente vicini tra di loro: uomo e donna, genitori e figli, amici. Di essa sono obbligati a tener conto l’educazione e la pastorale.

30. Il mondo degli uomini diventerà più umano solo quando, unitamente alla giustizia, nei rapporti reciproci o che ne plasmano il volto morale, introdurranno il momento del perdono che, per il Vangelo, è essenziale. Il perdono attesta che nel mondo è presente un amore più potente del peccato ed è la condizione fondamentale affinché gli uomini si riconciglino con Dio e fra di loro.

31. L’uomo contemporaneo si interroga spesso, con profonda ansia, circa la soluzione delle terribili tensioni che si sono accumulate sul mondo e s’intrecciano in mezzo agli uomini. E, se talvolta non ha il coraggio di pronunciare la parola «misericordia», oppure nella sua coscienza priva di contenuto religioso non ne trova l’equivalente, tanto più bisogna che la Chiesa pronunci questa parola non soltanto in nome proprio, ma anche in nome di tutti gli uomini contemporanei.

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