I sodomiti scrivono al “Papa”, lui risponde e benedice

Un gruppo di omosessuali aveva scritto al papa chiedendo a Francesco di essere riconosciuti come persone e non come “categoria” e invocando apertura e dialogo da parte della Chiesa: il Papa ha risposto definendo il loro un gesto, ha reso noto uno dei firmatari, di “spontanea confidenza”.

Del carteggio si occupa oggi l’edizione locale di un quotidiano nazionale: il contenuto dettagliato di entrambe le missive non è noto, ma lo scambio di lettere è stato rivelato da uno dei firmatari, Innocenzo Pontillo, che è tra gli animatori del gruppo Kairos che si è occupato di raccogliere le firme in calce alla lettera al Pontefice inviata nel giugno scorso. Nella lettera al Papa si ricordava anche come le chiusure della Chiesa “alimentano sempre l’omofobia”.

Nella lettera di risposta inviata dalla segreteria di Stato, ha detto Pontillo, il papa “ci assicurava anche il suo saluto benedicente”. Francesco avrebbe inoltre “apprezzato molto quello che gli abbiamo scritto”, ma anche “il modo in cui lo abbiamo scritto”. “Nessuno di noi – ha concluso – si era spinto a immaginare una cosa del genere”.

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Bergoglio sarebbe il Vicario di Cristo?

Segnalazione di G.C.

Un video interessante e a tratti inquietante che riceviamo con richiesta di pubblicazione:

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La censura sul cristianesimo “omofobo”

di Gianfranco Amato22-09-2013

Omofobia

Il dibattito finale che ha portato all’approvazione del disegno di legge Scalfarotto in tema di contrasto all’omofobia offre rare perle di intolleranza omosessualista assai utili per comprendere quale potrebbe essere il clima a legge vigente. Fra gli innumerevoli interventi illuminanti appare utile segnalarne alcuni. Prendiamo, ad esempio, il caso dell’on. Silvia Giordano del Movimento 5 Stelle. Davvero un interessante e notevole florilegio:

«L’omosessualità è un’identità “ascritta”, quindi non si sceglie. Sta alla persona prenderne atto e decidere se viverla serenamente o negarsi e reprimersi come suggerisce il Vaticano quando invita gli omosessuali a vivere in castità»;

«tutti i punti fin qui espressi esemplificano in modo chiaro, netto e incontrovertibile il fatto che l’omofobia sia uno dei tanti volti con i quali si manifesta il razzismo. Ed è proprio in ragione di ciò che l’estensione della legge Mancino a questo reato, senza vigliacchi cavilli salva questo o quello, è assolutamente necessaria»;

«la libertà di opinione che qui si vuole tutelare è quella di poter continuare a dire che gli omosessuali sono malati, che l’omosessualità è una devianza, che gay, lesbiche e trans non sono normali, che milioni di cittadini sono contro natura. Voi avete il diritto di legiferare, è vero, ma non avete il diritto di giudicare né di distribuire patenti di normalità e naturalità»;

«la verità è che volete tutelare la libertà di insulto, di ingiuria e di dileggio nei confronti delle comunità LGBT, tutelando posizioni reazionarie o andando a solleticare gli istinti più beceri»;

«Per noi, libertà significa consentire alle persone di vivere secondo le proprie inclinazioni, secondo le proprie personalità e sensibilità, garantendo il diritto costituzionale all’identità. Voi, invece, volete imporre la vostra visione del mondo, il vostro modello di vita, il peccato come reato e la religione imposta per legge»;

«Oggi quest’Aula è chiamata a pronunciarsi su un tema che tocca la pelle e i sentimenti delle persone. Oggi sul piatto ci sono secoli di dolore, lacerazioni, persecuzioni, morti, disperazioni, derisioni, rifiuti. È su questo che la Camera dovrà deliberare. Ciò che emergerà da questo emiciclo costituirà un indicatore chiaro del grado di civiltà nel quale si trova il nostro Paese e la nostra comunità. Già nel codice di Giustiniano, quello dell’omosessualità divenne il reato punito con la morte per rogo e quello è solo uno dei numerosissimi elenchi che cadenzano una storia fondata sulla discriminazione e sulla persecuzione, come quelle condotte dalla Chiesa cattolica e dal braccio secolare, che mandò a morte masse di persone perché diverse, devianti, deviate, un male da estirpare alla radice»;

«Si vuole approvare questa proposta di legge e al contempo dare la possibilità al clero, agli psicologi, agli scienziati di area cattolica di introdurre la modica quantità di omofobia, garantita in base a una concezione deviata di pluralismo delle idee. Ci chiediamo se andando avanti di questo passo le forze politiche qui presenti non sarebbero persino in grado di essere talmente disinvolte da introdurre modifiche circa la quantità di antisemitismo o di razzismo».

Non è da meno il collega deputato pentastellato on. Paolo Bernini. Sua questa perla: «Signor Presidente, vorrei fare un esempio pratico. Daniele ha 15 anni, gli piace il calcio, è cattolico e anche gay. (…) Poi magari in chiesa si sente dire dalla persona a cui affida la sua anima che quelli come lui sono destinati alle fiamme eterne. (…) Vi sembra che stia esagerando? È quello che succede a molti adolescenti che fanno questo tipo di scelta, perché non ce la fanno più a vivere in un mondo che li odia, prima di ogni altra cosa, proprio a parole. Di chi è la colpa di questi suicidi? Di attori sociali come quelli summenzionati, che con le loro dichiarazioni alimentano una campagna di odio collettivo.

Nel frattempo, pochi giorni fa, in Scozia, precisamente a Perth, è stato arrestato l’ennesimo predicatore (il quarto da luglio nel Regno Unito). Si tratta del reverendo Josh Williamson, nei cui confronti è stata mossa la solita accusa di “hate crime”, di incitamento all’odio. Sì, perché sostenere che l’omosessualità rappresenti una grave depravazione morale, impedisca la salvezza eterna, si configuri come un comportamento contro natura, rappresenta, nei Paesi in cui vige la legislazione antiomofoba, una vera e propria forma di incitamento all’odio.

Ascoltando attentamente il dibattito alla Camera dei Deputati del parlamento italiano in questi giorni, si percepisce nettamente che quello britannico rischia seriamente di essere il modello che ci attende. L’esimente della religione, infatti, non vale nei casi di incitamento all’odio. E poiché non esiste un reato di “odio”, spetterà agli organi di polizia giudiziaria e ai magistrati – come accade in Gran Bretagna – se e in quale misura integrerà incitamento il fatto che un predicatore condanni pubblicamente l’omosessualità come una grave perversione, uno dei quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, una devianza contro natura che destina chi la commette alla dannazione eterna.

Non si sa neppure se il termine sodomita potrà ancora essere utilizzato, atteso il senso dispregiativo spesso percepito da alcuni omosessuali. Probabilmente la CEI dovrà modificare la traduzione ufficiale della prima epistola di San Paolo ai Corinti. Ammesso che in futuro si potranno ancora leggere le “invettive omofobe” dell’Apostolo delle Genti.

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Bergoglio: niente restaurazione, ballate seguendo le indicazioni di un noto sodomita!

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

“Vescovi” buffoni conciliari che ballano alla GMG, guidati da un noto esponente della galassia omosex della zona:

http://www.repubblica.it/esteri/2013/07/28/foto/brasile_gmg_i_vescovi_ballano_sul_palco-63851941/1/#9

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“Scandalo lobby gay”, scuse dal Sudamerica. “Travisati i concetti nel colloquio con il Papa”

“Siamo dispiaciuti”, dice la Confederazione di Religiosi Latinoamericana che ha diffuso un testo dell’incontro con il Pontefice in cui ammetteva la presenza di una lobby omosessuale in Vaticano

12.6.2013
foto Ansa

10:42 – Dopo la diffusione di un resoconto di un colloquio in cui il Papa parlava di una “corrente di corruzione” nella curia romana e di una “lobby gay” in Vaticano, la Confederazione di Religiosi Latinoamericana e dei Caraibi fa un passo indietro. Siamo “profondamente dispiaciuti” per la diffusione del colloquio con il Papa del quale è “attribuibile solo il senso generale”, precisa la presidenza della Clar.

“La conversazione che si è svolta sulla base delle domande rivolte al Papa dai presenti”, precisano i religiosi. Il colloquio “non è stato registrato, ma poco dopo è stata fatta una sintesi sulla base di quanto ricordavano i presenti… sintesi destinata alla memoria personale dei partecipanti, in alcun modo ad una pubblicazione per la quale non era stata fatta una richiesta”.

Proprio a partire da tali elementi, “è chiaro che non possono essere attribuite con certezza al Santo Padre le espressioni contenute nel testo, bensì solo il suo senso generale”, precisa il comunicato diffuso a Bogotà. “La Clar – conclude il testo – è profondamente dispiaciuta per quanto è successo e la confusione da essa derivante”.

Le parole del Papa: “In Vaticano una lobby gay” – Papa Francesco avrebbe dunque ammesso che nella Curia romana esiste una “corrente di corruzione”, e che c’è una “lobby gay” in Vaticano, aggiungendo che “bisogna vedere cosa possiamo fare al riguardo”. Sul sito web cileno Reflexion y Liberacion è stato pubblicato un resoconto dell’incontro di giovedì, con varie frasi significative del Papa. Interrogato sulla sua volontà di riforma, Francesco ha risposto: “Eh sì, è difficile. Nella curia c’è gente santa, santa davvero. Ma esiste anche una corrente di corruzione, anche questa esiste, è vero. Si parla di una lobby gay ed è vero, è lì… Ora bisogna vedere cosa possiamo fare al riguardo”. “Non posso essere io a fare la riforma, queste sono questioni di gestione e io sono molto disorganizzato, non sono mai stato bravo per questo”, avrebbe ammesso il Papa, aggiungendo che ha fiducia nella commissione cardinalizia che ha creato con questo incarico. Il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, interpellato sulla vicenda, ha detto di non avere “alcuna dichiarazione da fare sui contenuti della conversazione” dato che si trattava di “un incontro di carattere privato”.

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La corruzione omosex della chiesa conciliare o nuova chiesa progressista del vaticano II.

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

La lobby gay esiste all’interno della “chiesa conciliare”.

Accanto a Santa Maria degli Angeli, a Roma, si prostituiscono vari ragazzi, che la chiamano la “chiesa bancomat”.

don Ariel Stefano Levi racconta il giro di prostituzione intorno a quella chiesa…E, come sempre, tutti tacciono…

Guarda il Video:

http://www.serviziopubblico.it/2013/06/14/news/la_chiesa_bancomat.html?cat_id=0

e anche:

http://www.serviziopubblico.it/2013/06/14/news/i_festini_gay_di_balducci.html?cat_id=0

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Lobby gay in Vaticano, vescovi divisi e critiche al Papa. Ma i fedeli sono con lui

La denuncia di Bergoglio crea divisioni tra i religiosi. “Era ora” dice un vescovo; “quando smetterà di fare il parroco?” si chiede un altro. Ma la gente è con il Pontefice, come testimoniano le 90mila persone presenti ogni domenica in piazza San Pietro

di | 12 giugno 2013

Lobby gay in Vaticano, vescovi divisi e critiche al Papa. Ma i fedeli sono con lui“Era ora”. E’ un giovane vescovo italiano a tirare un respiro di sollievo e a provare non poca soddisfazione per le affermazioni di Papa Francesco sulla “lobby gay” presente in Vaticano. “Sembra brutto dirlo oggi, ma in Segreteria di Stato, sotto il pontificato di Benedetto XVI, sono stati presi a lavorare sacerdoti omosessuali. Dalla Curia romana, come è prassi, avevano chiesto informazioni ai loro vescovi che avevano provato le loro affermazioni in modo inequivocabile”. E poi? “E poi, niente. Avevano amici potenti in Segreteria di Stato e le parole dei loro vescovi non hanno avuto nessun valore. Conosco almeno tre casi in cui ciò è avvenuto”.

Un’accusa grave e non isolata che arriva tre mesi dopo la fine del pontificato di Benedetto XVI e l’elezione di Papa Francesco. Fuori dalle mura vaticane, nelle gerarchie ecclesiastiche italiane e non solo si respira aria di sollievo per questo ennesimo tabù rotto da Bergoglio. “La ‘lobby gay’ – sussurra un anziano porporato – da oggi non è solo un capitolo della vicenda Vatileaks. Francesco ha sdoganato la discussione ammettendone l’esistenza. Ha rotto un muro”. C’è anche, però, chi nei sacri palazzi ancora la nega. “Non si tratta di una vera e propria ‘lobby’. La ‘lobby‘ deve condizionare le decisioni di chi comanda. Qui è diverso: ci sono dei gay che criticano altri gay. Tutto qui. Nessuno di loro condiziona i poteri vaticani, ovvero il Papa e il Segretario di Stato”. Una teoria che però non trova grande consensi tra le logge del Palazzo Apostolico vaticano, l’edificio nel quale Francesco non ha voluto abitare.

“Per chi si occupa della vita della Santa Sede – si sussurra tra le sacre stanze – la presenza di omosessuali in Vaticano, purtroppo, non è una notizia. Molto spesso sono preti, ma non mancano anche vescovi e la loro identità, per chi lavora dentro le mura, non è certo un mistero. E’ davvero una “lobby” capace di influenzare le nomine e di chiudersi a riccio appena esplode una vicenda come quella dei Vatileaks. Forse è la ‘lobby’ più potente in Vaticano. Capace persino di far dimettere un Papa”. Non mancano nemmeno voci critiche, anche molto aspre, verso Francesco e sembra quasi di risentire i “lupi” di Ratzinger che hanno funestato il suo breve pontificato.

“Quando la smetterà di fare il parroco e deciderà di fare finalmente il Papa?”. “Dice sempre le stesse cose: in novanta giorni ha ripetuto gli slogan che a Buenos Aires ormai conoscono a memoria”. “Non si fa il Papa citando le massime della nonna piemontese”. “La sua è semplice ostentazione della povertà”. “Non si rende conto che non andando ad abitare nel Palazzo Apostolico crea una marea di disguidi ai dipendenti vaticani e a visitatori”. “E’ un Papa demagogico”. “Ratzinger era un professore. Bergoglio è un contadino”. Quasi gli slogan di una campagna diffamatoria che fa intravedere, dentro le sacre mura, la fine della luna di miele di Papa Francesco. Ma fuori, in piazza San Pietro, i fedeli presenti alle udienze generali del mercoledì e agli Angelus domenicali sfiorano quasi sempre la cifra record di 90mila presenti.

E più si intensificano le condanne alla dittatura del denaro e ai peccati della Chiesa e più i fedeli aumentano. “Per fortuna – commenta un cardinale al suo secondo conclave – nell’udienza privata in cui ha affermato l’esistenza della ‘lobby gay’, il Papa ha parlato bene dei quattro cardinali che ha citato. Si immagini se avesse criticato uno di noi…”. Francesco, infatti, si è soffermato su alcuni membri della commissione cardinalizia da lui creata per riformare la Curia romana e consigliarlo nel governo della Chiesa. “Lì – ha spiegato il Papa – abbiamo Oscar Rodriguez Maradiaga, che è latinoamericano, c’è anche Francisco Javier Errazuriz, e sono molto ordinati. Anche quello di Monaco di Baviera Reinhard Marx è molto ordinato: loro sapranno portare avanti la riforma curiale”. E il quarto cardinale citato dal Papa è il brasiliano João Braz de Aviz, prefetto del dicastero vaticano che si occupa dei religiosi. “Approfittate – ha detto Francesco – di questo momento che si vive nella Congregazione per la vita consacrata… è un momento di sole… il prefetto è buono”.

@FrancescoGrana

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La lobby gay in Vaticano. Cosa scandalizza Papa Francesco, l’intrigo o l’omosessualità?

Posted on 12 giugno 2013

– Le voci su di una potente lobby gay in Vaticano, per una volta, non escono dal gossip anticlericale, ma da una riflessione tutta interna alla vita ecclesiale. Non che la sensibilità “omocentrica” della Santa Sede si palesi per la prima volta in questa occasione. Però finora quella omosessuale era presentata come una minaccia che aggrediva dall’esterno la Chiesa, non come una struttura per così dire consustanziata con il potere vaticano.

Le parole di Papa Francesco, pronunciate durante un’udienza con rappresentanti della Clar, la Confederazione di Religiosi dell’America Latina e dei Caraibi e tutt’altro che smentite dal responsabile della Sala Stampa, Federico Lombardi, segnano un salto di qualità – non necessariamente in positivo – rispetto ad un tema a cui la Chiesa, al proprio esterno come al proprio interno, fatica manifestamente a prendere le misure.

Ora occorrerebbe capire se le parole di Papa Francesco siano in continuità o in discontinuità con quelle dei suoi predecessori e con una dottrina ufficiale che equipara di fatto l’omosessualità ad un disturbo della personalità e a forma inguaribile di disordine morale, giustificando così , per quanti ne siano “affetti”, l’esclusione dal sacerdozio e la restrizione all’accesso ad alcune professioni sensibili, a partire da quelle educative. Le parole di Bergoglio possono infatti significare questo, come anche (auspicabilmente) il suo contrario, come a intendere che l’ambiguità su questi temi ha fatto di quella anti-omosessuale un’ossessione dolorosa e irrisolta e una sorta di maschera di scena del discorso pubblico della Chiesa. Insomma, cosa scandalizza Bergoglio? Le trame delle lobby gay o l’omosessualità?

Dall’esterno, la Chiesa non è mai apparsa tanto omosessuale e insieme tanto anti-omosessuale e quindi dilaniata dall’intrigo e (possiamo dirlo?) abbruttita da una doppiezza programmatica, arcigna all’esterno e licenziosa all’esterno. Ci piacerebbe che Bergoglio fosse il Papa capace di dichiarare che la guerra all’umanità “sbagliata” degli omosessuali è finita. Ma non ne saremmo così sicuri. Potrebbe anche essere il Pontefice che, forte di una trasparenza e di un rigore indiscussi, porta la guerra antropologica alle sue più assurde conseguenze.

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Paolo VI e l’omosessualità. Così il Concilio venne ricattato sin dall’inizio

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“Lobby gay in Vaticano”. Il parere del Circolo Mario Mieli

“Lobby gay in Vaticano”. Il parere del Circolo Mario Mieli

27/02/13

“Una lobby gay vaticana potrebbe condizionare il prossimo conclave. C‘è dunque un’apertura della Santa Sede su questo argomento? Siamo venuti al Circolo Mario Mieli, luogo storico per i diritti dei gay, a chiedere la loro opinione”.

A smuovere le acque l’inchiesta di un quotidiano italiano, secondo la quale tra le tante lobbies che controllano il potere reale in Vaticano, ce n‘è anche una che riunisce i gay.

Andrea Maccarrone, Circolo Mario Mieli:

All’interno della Chiesa cattolica dei preti, dei vescovi avevano provato a creare una pastorale per le persone omosessuali. Queste persone sono state però messe ai margini, ridotte al silenzio. E’ completamente inaccettabile che all’interno del moderno catechismo non si possa considerare l’omosessualità una scelta. Alcune comunità protestanti hanno fatto importanti passi in avanti, anche sul piano teologico. Analizzando i testi sacri si è visto che Gesù non ha mai condannato l’omosessualità.

Le indiscrezioni uscite su la Repubblica, smentite con forza dal Vaticano, mettono in relazione la presenza della ormai famigerata lobby gay vaticana con la stessa decisione del papa di dimettersi.

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La denuncia di papa Francesco: “In Vaticano esiste una potente lobby gay”

La rivelazione di Bergoglio durante l’incontro con i rappresentanti della Confederazione latinoamericana e dei Caraibi dei religiosi e delle religiose (Clar), svoltosi a Roma il 6 giugno scorso. Padre Lombardi: “Riunione privata, no comment”

di | 11 giugno 2013

Papa Bergoglio

“In Vaticano esiste una ‘lobby gay‘”. Parola di Papa Francesco. Secondo quanto si legge sul sito cattolico latinoamericano Reflection and Liberation, infatti, durante l’incontro tra il Pontefice argentino e i rappresentanti della Confederazione latinoamericana e dei Caraibi dei religiosi e delle religiose (Clar), svoltosi in Vaticano il 6 giugno scorso, Bergoglio ha ammesso l’esistenza di una “lobby gay” in Vaticano, riconoscendo, inoltre, che esistono numerose difficoltà che ostacolano la riforma della Curia romana dove è presente anche una “corrente di corruzione”.

La riforma della macchina curiale, auspicata dalla grande maggioranza dei cardinali durante le dieci congregazioni generali che hanno preceduto il conclave, è per Papa Francesco “un’impresa difficile”. Secondo la sintesi dell’incontro, durato quasi un’ora, riportata dal sito, il Pontefice ha confidato ai suoi interlocutori: “Nella Curia ci sono persone sante, davvero, ma c’è anche una corrente di corruzione. Si parla di una ‘lobby gay’, ed è vero, esiste. Noi dobbiamo valutare cosa si può fare”. Interpellato dalla France presse, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha dichiarato: “E’ stato un incontro privato, non ho commenti da fare”.

Non si sa se, non essendo il cardinale Bergoglio un assiduo frequentatore dei palazzi vaticani, queste informazioni l’attuale Papa le abbia tratte dal voluminoso dossier Vatileaks redatto dai tre “cardinali 007″ di Benedetto XVI, Julián Herranz, Josef Tomko e Salvatore De Giorgi. Già in quella vicenda si era parlato di una forte “lobby gay” presente in Vaticano, e in particolare nella Segreteria di Stato, notizia che alcuni vescovi italiani confermano a ilfattoquotidiano.it. Secondo alcune indiscrezioni emerse alla fine del febbraio scorso, tutto ruoterebbe attorno alla violazione di due comandamenti: non commettere atti impuri e non rubare, ovvero sesso e soldi.

In particolare, proprio la scoperta della presenza di una “lobby gay” all’interno del Vaticano avrebbe scioccato maggiormente Benedetto XVI, già intenzionato a rinunciare al pontificato, come confidato diversi mesi prima della vicenda Vatileaks al fratello maggiore Georg. Anche don Andrea Gallo, nel suo libro-testamento su Papa Francesco, pubblicato subito dopo il conclave, aveva scritto che nella Chiesa esiste “una lobby omosessuale molto forte: un gruppo di vescovi che nasconde la propria omosessualità e la sublima non nella castità bensì nella ricerca del potere; cercano di allungare la catena che li unisce creando altri vescovi omosessuali”. Intanto, proprio oggi esce in libreria il nuovo volume di Papa Francesco intitolato “Non lasciatevi rubare la speranza” (Libreria Editrice Vaticana) che raccoglie tutte le catechesi del mercoledì e le riflessioni domenicali pronunciate prima del Regina Coeli nel tempo pasquale.

@FrancescoGrana

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Lobby omosessuale in Vaticano? Lo sostiene un prete polacco

Padre Tadeusz Isakowicz Zaleski è un prete polacco che pare abbia due hobby particolari: investigare e scrivere.

Già noto per aver scovato all’interno della gerarchia ecclesiastica quelle che secondo lui – sostenitore duro e puro di Solidarnošc – erano “spie” del regime comunista, oggi ha puntato i suoi personali riflettori su un altro problema che pare sia anche più diffuso dell’infiltrazione della versione locale del KGB.

La sua ultima fatica si intitola “Mi importa della verità” e contiene una tesi piuttosto provocatoria per Santa Madre Chiesa perché insinua l’esistenza di una lobby omosessuale nella chiesa polacca e, peggio che mai, anche in Vaticano dove pare che garantisca le carriere ecclesiastiche di “certi” prelati.

“Ci sono diocesi – scrive padre Tadeusz – “dove tutti hanno queste tendenze, dal vescovo ordinario fino all’inserviente” e aggiunge “sono cose universalmente note”, ma riservandosi di fare nomi precisi solo di fronte ad apposite commissioni d’inchiesta.

Insomma, pare che lo sappiano tutti – lo dice lui, non io – e la cosa riguarda in particolare la curia romana perché, afferma, “più si va in alto e peggio è”.

Confesso che un dubbio (e forse anche più di uno) sul fatto che aleggiasse all’interno dei paludati corridoi di Santa Madre Chiesa una qualche tendenza omosessuale ce l’avevo, ma vederlo scritto nero su bianco in un articolo a firma Marek Lehnert, vaticanista di Polskie Radio, la Radio Pubblica polacca, fa comunque una certa impressione; fa impressione che si sia praticamente formalizzata una lobby e che su questa base si promuovano le carriere ecclesiastiche (cioè potere, potere e ancora potere), non tanto perché esista una tendenza omosessuale in sé. Questo non stupisce affatto.

Che il cristianesimo sia una cultura fondamentalmente omo-sessuale – cioè che prediliga il “rapporto fra eguali” al “rapporto fra diversi” – credo che non possano sussistere dubbi.

Parlo di quella trasformazione del significato che il termine “impuro” aveva nel mondo ebraico antico e che gli studiosi del giudaismo del “Secondo Tempio” ci insegnano. Un termine privo di qualsiasi contenuto etico negativo, fino a che in qualche setta minoritaria della tradizione apocalittica si cominciò ad insinuare che l’impurità fosse impregnata di ‘male’; fino ad arrivare, per farla breve, all’idea cristiana per la quale ‘impuro’ e ‘peccaminoso’ diventarono sinonimi (e infatti il termine originale ebraico che significa ‘impuro’ viene solitamente tradotto con ‘immondo’ che non significa esattamente la stessa cosa).

Non sarebbe così se vivessimo nelle culture ebraica o islamica, in cui l’impurità è considerata conseguenza di atti che possono anche essere assolutamente leciti (ad esempio partorire o seppellire un cadavere e magari anche fare l’amore), ma per noi, impregnati di mentalità cristiana, dire “atti impuri” equivale a dire “atti peccaminosi”, lo sappiamo bene.

Così il rapporto sessuale fra un uomo e una donna (sempre fra coniugi, s’intende, se no si esagera) produce, nell’ebraismo e nell’Islam, un’impurità che impone poi di darsi una bella sciacquata purificatrice, cioè di ripristinare uno stato consono alla vita profana, ma non c’è colpa, non c’è peccato a godersi reciprocamente le rispettive differenze sessuali; nel cristianesimo invece l’atto sessuale fu da subito atto peccaminoso di per sé, legittimato solo e unicamente dalla procreazione (anche fra marito e moglie; ricordate il pruriginoso “non lo fo per amor mio, ma per dare un figlio a Dio” ?)

L’ideale femminile diventò così la madre-vergine ritenuta la dimensione più consona alla metà femminile del cielo: la Madonna, da tutti ben conosciuta, che poi non è altro che la scopiazzatura, anche nell’iconografia, di una figura dello zoroastrismo, Anahita, la Vergine Madre Immacolata di Mitra (nella foto) a cui è dedicato l’antico santuario di Kangavar in Iran.

E una volta desessualizzata la donna, ingabbiata nella sua ferrea armatura di regale verginità, finalmente si accettò la possibilità di rapporto con un essere umano che – resa ormai inesistente la sua specifica identità sessuale – non era più un ‘diverso’ ma era stato reso ‘uguale’.

Cultura omo-sessuale perfettamente integrabile con il contemporaneo pensiero greco-romano sulla cui diffusa prassi pederastica nel rapporto maestro-allievo ha scritto più volte una grande esperta come la saggista Eva Cantarella. Da questo connubio, si sa, emerse la civiltà occidentale come noi la conosciamo.

 Poi il Papa ci avverte che “in tutti i Vangeli le donne hanno un grande spazio”; vero, ma sempre desessualizzate sono (ed è inutile ricordare che gli “altri” racconti, gli “altri” vangeli, quelli che alludevano a un qualche rapporto un po’ meno spiritualizzato e un po’ più carnale sono finiti sepolti sotto la sabbia del deserto egiziano per millenni, rifiutati e reietti in quanto ritenuti non “adatti” al canone cristiano).

Alla fine viviamo in una cultura dominante impregnata di cristianesimo che a sua volta è cultura fondamentalmente omosessuale. Se in Vaticano agisce una lobby omosessuale, come dice padre Zaleski (non io), c’è da chiedersi dove stia, esattamente, la novità.

La novità, casomai, sarebbe che vi agisse una lobby etero. Questo sì che sarebbe uno scoop.

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Vatileaks, rumors sulla “lobby gay” della Santa Sede che ha sconvolto il Papa

Il dossier voluto da Benedetto XVI passerà nelle mani del prossimo Pontefice. Nel mirino vicende di sesso e soldi, una pagina oscura della Chiesa destinata a trascinarsi anche dopo la fine del breve regno di Ratzinger. A svelare alcuni stralci La Repubblica e Panorama

di | 21 febbraio 2013

Papa Benedetto XVI

Il dossier sui Vatileaks come un quarto segreto di Fatima. A redigerlo, per volontà di Benedetto XVI, dopo che gli erano stati sottratti alcuni documenti riservati dal suo ex maggiordomo Paolo Gabriele, sono stati tre cardinali “007″ ultraottantenni e che quindi non entreranno nel prossimo conclave: Julián Herranz, Josef Tomko e Salvatore De Giorgi. Mesi e mesi di scrupolose indagini, interrogatori, analisi delle alleanze che si sono consolidate all’interno dei Sacri Palazzi per redigere, verbale dopo verbale, un dossier che scotta.

Il 17 dicembre i tre porporati hanno consegnato l’unica copia esistente nelle mani del Papa, come confermato anche dal direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi. Un dossier, quello sui Vatileaks, che sarà ereditato dal nuovo Pontefice e che, anche per il gesto altamente simbolico di Benedetto XVI di ricevere in udienza privata, nel suo penultimo giorno da Papa, i tre cardinali “007″, peserà non poco sul prossimo pontificato. A svelare oggi alcuni stralci di quello che sarebbe scritto in quelle carte bollenti sono Concita De Gregorio su La Repubblica e Ignazio Ingrao su Panorama.

Tutto ruoterebbe attorno alla violazione di due comandamenti: non commettere atti impuri e non rubare. Ovvero sesso e soldi al centro dell’oscura vicenda dei Vatileaks. Una pagina oscura della Chiesa di Roma destinata a trascinarsi ancora a lungo dopo la fine del breve regno di Ratzinger. Secondo quanto emerge da queste indiscrezioni, Benedetto XVI, che vive nella Curia romana da trentadue anni, avrebbe scoperto, leggendo le pagine del dossier, che la sporcizia nella Chiesa che lui stesso aveva denunciato da cardinale è di gran lunga superiore alla sua immaginazione. Dal rapporto, e forse questa è la parte che ha scioccato di più il Papa, emergerebbe una “lobby gay” all’interno del Vaticano, che sarebbe la più ramificata e influente tra tutte quelle presenti nei Sacri Palazzi. Il biografo di Benedetto XVI, Peter Seewald, ha escluso categoricamente, anche per averne parlato direttamente con il Papa tedesco per la stesura di un nuovo libro di imminente pubblicazione, che la rinuncia al pontificato possa essere maturata in Ratzinger a causa dello scandalo Vatileaks. Ma molto probabilmente il dossier, che da due mesi è sulla scrivania del Papa, ha confermato in Benedetto XVI la decisione di passare ad altri il governo della Chiesa di Roma. Una tesi che si sposa con quanto sostiene il direttore di “Tv2000″, Dino Boffo, tra le vittime eminenti della vicenda Vatileaks.

Secondo Boffo, infatti, la decisione del Papa di rinunciare al pontificato avrebbe l’obiettivo di “porre fine a una gestione del potere che può scandalizzare gli ultimi e gli umili”. “Penso – aggiunge il direttore della tv dei vescovi italiani – che la Santa Sede debba liberarsi del vizio infame delle lettere anonime senza firme e senza mittenti”. Intanto, l’ultima pugnalata al Papa arriva dalla sua patria. A poche settimane dal conclave, la Conferenza episcopale tedesca ha espresso oggi parere favorevole, entro certe condizioni, alla somministrazione della pillola del giorno dopo alle donne che lo richiedono dopo essere state vittime di stupro. Il sì dei vescovi conterranei del Papa è, però, parziale. Le cliniche vengono autorizzate a somministrare  la pillola solo nei casi in cui clinicamente il farmaco potrà impedire la fecondazione dell’ovulo e non quando il suo effetto sarebbe quello di provocare un aborto. La distinzione è molto importante: la vita umana comincia, in base alla decisione della Conferenza episcopale tedesca, quando l’ovulo è fecondato, quindi intervenendo prima non si sopprime una vita umana.

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Don Orco

Sestri Ponente: prete arrestato per pedofilia. Altri tre gli indagati.

di Barbara Ciolli

Il parroco di Sestri Ponente Riccardo Seppia.

Il 14 maggio il parroco di Sestri Ponente, centro urbano del Comune di Genova, è stato arrestato dai carabinieri del Nas di Milano per violenza sessuale su minore e condotto nel carcere di Marassi, dove si troverebbe in isolamento (leggi l’aggiornamento sull’interrogatorio).
Secondo quanto trapelato da indiscrezioni della procura, Don Riccardo Seppia, 51enne nato nello stesso comune dove gestisce la parrocchia, avrebbe commesso il reato di pedofilia a Genova.
Per gli investigatori, gli abusi sarebbero stati ripetuti e si sarebbero protratti nel tempo.
L’INCHIESTA PER COCAINA. Il fermo è stato eseguito dalla sezione di Milano, che ha operato in collaborazione con la sezione provinciale di Genova: la vicenda di Sestri Ponente è emersa nel corso di una precedente inchiesta su un traffico di cocaina nel capoluogo ligure. L’indagine avrebbe anche un filone che riguarda un giro di prostituzione all’interno di saune.
Intercettando i sospettati, i carabinieri del Nas si sono imbattuti in un adolescente, vittima delle presunte violenze del parroco.
Il parroco non si sarebbe limitato a usufruire dei servizi sportivi o di benessere ma sarebbe stato anche acquirente di stupefacenti. Lo scopo non sarebbe stato quello di assumere la sostanza ma, secondo indiscrezioni, di scambiarla, una volta tornato a Genova, con i ragazzini, presumibilmente in cambio di prestazioni sessuali.
Al centro dell’inchiesta ci sarebbero gli abusi subiti dal chierichetto della zona, di 16 anni; con lui il parroco avrebbe avuto rapporti orali. Al vaglio degli investigatori, inoltre, ci sarebbero altri episodi, forse limitati ad approcci: approfondimenti sono in corso per comprendere se il prete abbia avuto relazioni – ed eventualmente di che natura – con un altro ragazzino minorenne, un maggiorenne e un quarto la cui età non è stata ancora stabilita dagli investigatori, di cui don Riccardo parla nelle numerose intercettazioni. Chi ha avuto modo di ascoltare le intercettazioni ha parlato di frasi «irripetibili».
L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, «necessaria per evitare la reiterazione del reato», è stata firmata dal gip Annalisa Giacalone del tribunale genovese. La procura milanese ha infatti trasmesso gli atti ai colleghi di Genova, dopo che era emersa la seconda vicenda.
ALTRI TRE INDAGATI. Oltre al parroco, sono altre tre le persone indagate. Si tratterebbe di un ex seminarista, di 40 anni, indagato per prostituzione minorile e che potrebbe avere avuto un ruolo nell’adescamento degli adolescenti; un commerciante genovese e un uomo di Milano di cui non si conosce ancora la professione, entrambi accusati di cessione di stupefacenti. Il filone di indagini milanesi trasmesso alla procura di Genova per competenza territoriale è condotto dal pubblico ministero Stefano Puppo e coordinato dal procuratore capo facente funzioni Vincenzo Scolastico.

La Curia: «Seppia sospeso dal ministero pastorale»

Il cardinale Angelo Bagnasco all'uscita dalla messa di Sestri Ponente.(© Ansa/Luca Zennaro) Il cardinale Angelo Bagnasco all’uscita dalla messa di Sestri Ponente.

Prima di essere incaricato per la chiesa di Santo Spirito di Sestri Ponente, Seppia aveva sempre svolto la propria missione nel territorio genovese.
Nei confronti di Seppia, la curia ha disposto «la sospensione da ogni ministero pastorale e da ogni atto sacramentale» e «la revoca immediata della facoltà di ascoltare le confessioni sacramentali».
BAGNASCO A SESTRI PONENTE. Nello stesso pomeriggio dell’arresto il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) e arcivescovo di Genova, ha officiato la messa nella stessa parrocchia, nonostante inizialmente la celebrazione non fosse stata messa in programma.
Durante l’omelia, Bagnasco ha espresso «sgomento, vergogna e totale disapprovazione, se le accuse dovessero dimostrarsi vere» e dichiarato ai fedeli di avere «fiducia nella magistratura».
LA CONDANNA DEL CARDINALE. «Non è soltanto questa comunità a essere ferita, ma tutta la chiesa di Genova», ha proseguito il cardinale, «questa santa messa è per voi e per le vostre famiglie e per chi è stato eventualmente colpito, affinché la ferita dello scandalo sia sanata».
Secondo quanto affermato nel messaggio di Bagnasco, Seppia è stato indagato per «comportamenti immorali su un minore e cessione di sostanze stupefacenti».
FEDELI SPACCATI. Sul loro parroco, i fedeli di Sestri Ponente avevano da tempo un’opinone discordante. Per i più anziani, Seppia era un sacerdote animato da grande fede, sempre impegnato in iniziative benefiche per bambini e bisognosi.
I più giovani, al contrario, non erano affatto convinti da alcuni suoi tratti della sua personalità. Ai ragazzi che lo avevano incontrato più volte in discoteca, il parrocco era apparso «superficiale». Proprio per questo motivo, parte dei credenti si era allontanata dalla chiesa.
Più di un abitante ha raccontato apertamente di omosessualità e di non chiare frequentazioni di Seppia.

Sabato, 14 Maggio 2011

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«In Vaticano corruzione e lobby gay»

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11/06/2013

I vertici dei religiosi latinoamericani (CLAR) riferiscono di un’udienza durante la quale Francesco ha parlato anche della riforma della Curia

ANDREA TORNIELLI
Città del Vaticano

«Nella Curia c’è gente santa, davvero», ma c’è anche una «corrente di corruzione». Sono parole attribuite al Papa dai vertici della CLAR, la Confederazione Latinoamericana di Religiosi, ricevuti in udienza privata da Francesco lo scorso 6 giugno nella biblioteca vaticana. I contenuti del  dialogo, sono stati resi noti dagli stessi religiosi su un sito cileno.

Secondo quanto Vaticano e potereriportato dai religiosi latinoamericani il Papa ha fatto anche un cenno alla «lobby gay» in Vaticano: «Si parla di una “lobby gay” e in effetti c’è… bisogna vedere che cosa possiamo fare». Il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi ha detto di non avere «alcuna dichiarazione da fare sui contenuti della conversazione», dato che si trattava di «un incontro di carattere privato» e dunque non è stato registrato né trascritto.

Secondo i vertici della CLAR, Francesco avrebbe incoraggiato i religiosi ad «avanzare verso nuovi orizzonti», senza paura «di correre rischi andando verso i poveri e i nuovi soggetti emergenti nel continente». Anche se «vi arriva una lettera della Congregazione per la dottrina, affermando che aveva detto questa o quella cosa… Non preoccupatevi. Spiegate quello che dovete spiegare, però andate avanti… Aprite porte, facendo qualcosa là dove la vita chiama. Preferisco una Chiesa che si sbaglia per fare qualcosa che una che si ammala per rimanere rinchiusa…».

Il Papa, secondo quanto riferisce la CLAR, ha parlato anche della sua elezione: «Non ho perso la pace in nessun momento e questo, sapete? non è mio, io sono uno che si preoccupa e che diventa nervoso… Ma non ho perso la pace in nessun momento. Ciò mi conferma che è qualcosa che viene da Dio».

Riguardo ai suoi gesti e alla decisione di abitare a Santa Marta, Francesco ha detto: «Lo faccio perché ho sentito che era ciò che il Signore voleva. Ma questi gesti non sono miei, c’è un Altro qui…»

«Sono venuto a Roma solo con pochi vestiti, li lavavo di notte, e all’improvviso questo… Ma se io non avevo alcuna possibilità! Nelle scommesse di Londra stavo al quarantaquattresimo posto, immaginatevi. Chi ha scommesso su di me ha guadagnato moltissimo denaro…».

Francesco, dopo aver ripetuto che la morte di un barbone non fa notizia mentre la fanno tre punti persi dalla Borsa, ha accennato all’aborto: «Bisogna andare alle cause, alle radici. L’aborto è un male, e questo è chiaro. Ma che cosa c’è dietro l’approvazione di questa legge, che interessi ci sono dietro… a volte sono le condizioni che pongono i grandi gruppi per dare appoggi economici. Bisogna andare alle cause, non fermarci solo ai sintomi. Non abbiate paura di denunciarlo… avrete problemi, ma non abbiate paura di denunciare, questa è la profezia della vita religiosa».

Bergoglio ha poi condiviso con i religiosi, secondo la trascrizione del colloquio, due «preoccupazioni». Una è la «corrente pelagiana che c’è nella Chiesa in questo momento». Un riferimento ad alcuni «gruppi restauratori». «Ne conosco alcuni, mi è capitato di riceverli a Buenos Aires. Uno ha l’impressione di tornare indietro di 60 anni! Prima del Concilio…». Il Papa avrebbe quindi riferito questo episodio: «Quando mi hanno eletto, ho ricevuto una lettera da uno di questi gruppi e mi dicevano: “Santità, le offriamo questo tesoro spirituale, 3.525 rosari”. Non dicono preghiamo per lei, chiediamo… ma questo tenere una contabilità…».

Questo accenno al «pelagianesimo» delle correnti più tradizionali sembra riecheggiare le parole dell’allora cardinale Joseph Ratzinger, che durante un corso di esercizi spirituali tenuti nel 1986 (pubblicati nel 2009 con il titolo «Guardare Cristo: esempi di fede, speranza e carità», Jaca Book) aveva affermato: «L’altra faccia dello stesso vizio è il pelagianesimo dei pii. Essi non vogliono avere nessun perdono e in genere nessun vero dono di Dio. Essi vogliono essere in ordine: non perdono ma giusta ricompensa. Vorrebbero non speranza ma sicurezza. Con un duro rigorismo di esercizi religiosi, con preghiere e azioni, essi vogliono procurarsi un diritto alla beatitudine. Manca loro l’umiltà essenziale per ogni amore, l’umiltà di ricevere doni a di là del nostro agire e meritare…».

La seconda delle preoccupazioni espresse da Francesco, riguarda «una corrente gnostica. Questi panteismi… Entrambe sono correnti d’elite, ma questa è di un’elite più formata… Ho saputo di una superiore generale che incoraggiava le suore della sua congregazione a non pregare al mattino, ma immergersi spiritualmente nel cosmo… cose così… Mi preoccupano perché saltano l’incarnazione! E il Figlio di Dio si è fatto carne nostra, il Verbo si è fatto carne… Che succede con i poveri e i loro dolori, quella è la nostra carne… Il Vangelo non è la legge antica, ma nemmeno questo panteismo. Se si guardano le periferie, i senza tetto… i drogati! Il traffico di esseri umani… Questo è il Vangelo. I poveri sono il Vangelo».

Parlando della Curia romana, dopo aver accennato alla santità di tanti curiali, ma anche all’esistenza di una «corrente di corruzione», come pure all’esistenza di una lobby gay in Vaticano – argomento del quale si è parlato nelle congregazioni dei cardinali prima del conclave e che potrebbe essere entrato anche nel famoso rapporto della commissione cardinalizia sul caso Vatileaks – Francesco ha confermato che «la riforma della Curia romana è qualcosa che abbiamo chiesto quasi tutti noi cardinali… Anch’io l’ho chiesta».

«La riforma – ha aggiunto il Papa, secondo quanto riferiscono i religiosi della CLAR – non la posso fare io, queste questioni gestionali… Io sono molto disorganizzato, non sono mai stato bravo in questo. Ma i cardinali del gruppo (di otto porporati scelti per questo compito, ndr) la portano avanti… Pregate per me… perché mi sbagli il meno possibile».

Francesco ha quindi ricordato l’avvenimento di Aparecida, l’incontro dell’episcopato latinoamericano del 2007 nel santuario brasiliano dedicato alla Vergine che ora si accinge a visitare durante il suo prossimo viaggio per la GMG. «Ciò che Aparecida ha avuto di speciale è che non si è celebrata in un hotel, né in una casa per esercizi… si è celebrata in un santuario mariano… e il popolo di Dio accompagnava i vescovi pregando lo Spirito Santo…». Il Papa ha quindi citato il Prefetto della Congregazione dei religiosi, il cardinale Joao Braz de Aviz, all’epoca vescovo in Brasile: «Lo vedevo che arrivava con la mitria, e la gente si avvicinava, gli avvicinava i bambini, e lui li salutava, e li abbracciava… Questo stesso vescovo poi votava (i testi del documento finale, durante la riunione, ndr)… Non avrebbe votato allo stesso modo se  fosse stato in un hotel».

«Approfittate di questo momento che si vive nella Congregazione per la vita consacrata… è un momento di sole… Il Prefetto è buono», e il nuovo segretario «era appoggiato da voi! Non in realtà, essendo presidente dell’Unione dei Superiori Generali era logico che fosse scelto lui…», ha aggiunto, riferendosi al francescano Carballo, recentemente nominato arcivescovo e nuovo numero due del dicastero.

Francesco ha invitato i religiosi della CLAR a dialogare con i vescovi, con le conferenze episcopali e con il CELAM. E infine si è detto preoccupato perché «ci sono congregazioni religiose, gruppi molto, molto piccoli, con poche persone, molto anziane… Non hanno vocazioni, non so, forse lo Spirito non vuole che continuino, forse hanno compiuto già la loro missione nella Chiesa… Però stanno lì, attaccate ai loro edifici e al loro denaro… Non so perché questo accade, non so come leggerlo… però vi chiedo di preoccuparvi di questi gruppi… La gestione del denaro… è qualcosa che necessita riflessione».

La Presidenza della CLAR lamenta profondamente la pubblicazione di un testo con riferimento alla conversazione mantenuta con il Santo Padre Francesco nel corso dell’incontro dello scorso 6 giugno. Conversazione che si è sviluppata a partire da domande poste al Papa dai presenti.

In questa circostanza non è stata fatta nessuna registrazione della conversazione, ma poco dopo è stata elaborata una sintesi della medesima in base ai ricordi dei partecipanti. Questa sintesi, che non include le domande poste al Santo Padre, era destinata alla memoria personale dei partecipanti e per nessun motivo alla pubblicazione, cosa per la quale d’altra parte, non è stata chiesta nessun autorizzazione.

E’ chiaro che su questa base non si possono attribuire al San Padre, con certezza, le espressioni singolari contenute nel testo, bensì solo il suo senso generale.

Sorella Mercedes Leticia Casas Sánchez, FSpS – Presidente
P. Gabriel Naranjo Salazar, CM,  – Segretario Generale

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Caos Vaticano, contro l’etichetta “lobby gay”
Infame confondere omosessualità e pedofilia

 Pubblicato da
il 22 febbraio 2013. Continua insistentemente a circolare sulla stampa di tutto il mondo la bufala che esisterebbe una lobby gay all’interno del Vaticano che sarebbe capace di orchestrare complotti, dossier, trame. Dall’orribile vicenda dell’ex direttore di Avvenire, Boffo, a tutto ciò che è accaduto nell’ultimo anno con le fughe di notizie, di documenti riservati, sarebbe tutta colpa dei gay vaticani, organizzati in una potentissima rete che dalla Curia si spande in tutto il mondo. E come se niente fosse, si fa anche intrecciare questa supposta organizzazione con gli scandali legati alla pedofilia. Stamattina Repubblica, senza che alcuno abbia protestato ha intitolato in prima pagina un bell’articolo di Marco Ansaldo con “Lobby gay in Curia”, peccato che il giornalista nel suo scritto affronta il tema della pedofilia e non dell’omosessualità. Insomma, è in atto un tentativo di far discendere le dimissioni di Ratzinger dal fatto che esista una potente lobby gay che insabbia i delitti di pedofilia. Bisogna che ci difendiamo con determinazione e durezza. In primo luogo in Vaticano e nella gerarchia cattolica non esistono gay, si coprono migliaia di omosessuali velati, che in molti casi vivono con sofferenza e paura il loro orientamento sessuale, in preda anche a possibili ricatti da parte dei loro superiori, che così ottengono ubbidienza stretta su tutti i temi della morale sessuale.

Tanti di quei superiori sono omosessuali nascosti, che devono rispondere a loro volta a quelli sopra di loro, fin ad arrivare ai cardinali e alla Curia romana. Nella gerarchia cattolica nessuno è gay, ovvero felicemente consapevole del proprio orientamento sessuale vissuto alla luce del sole e in piena libertà. Si tratta, quindi, di un ambiente incattivito dall’odio nei confronti delle donne, di continui sgarbi e ricatti reciproci, il peggio di quanto possa esprimere un’organizzazione unisessuale, chiusa e autoritaria. L’unica novità è che i tempi moderni svelano con semplicità ciò che c’è dietro le quinte della moralità, della santità, dei casti e luccicanti paramenti sacri. E scaricare le colpe drammatiche della chiesa cattolica sui crimini di pedofilia su una supposta lobby gay, è un goffo tentativo di mettere sullo stesso piano omosessualità e pedofilia, e di accreditare che sia stato individuato un cancro circoscritto, che guarda caso, è alimentato da omosessuali. Sappiamo che si tratta di bugie cosmiche, che le scuole, istituti, oratori, curie vescovili e sacrestie parrocchiali coinvolte nei delitti di pedofilia riguardano purtroppo tante bambine e tanti bambini, perché come ci ricorda la scienza (sempre tenuta lontana dai gerarchi) la pedofilia è una patologia che non discrimina rispetto all’orientamento sessuale.

Infine, ho conosciuto nella mia vita molti monsignori, preti, educatori cattolici omosessuali, che stanno zitti, sono omertosi per paura di esser cacciati via dalla struttura e non trovare più lavoro, così com’è accaduto concretamente a tanti miei amici che si sono spretati, niente di tutto questo mi è apparso come una lobby gay, piuttosto una rete di persone in fuga da se stesse e costrette alla clandestinità.

Ci sono certamente amicizie strutturate tra le alte sfere, frequentazioni più strette tra chi muove i fili della complessa macchina vaticana, consorterie goduriose e edoniste, sono abitudini tramandate da secoli, copiate dalle società segrete degli eunuchi della corte di Bisanzio, che compensavano la loro menomazione fisica, con l’organizzazione di orge dove ragazze e ragazzi erano obbligati a rapporti sessuali reciproci e a compiacere gli ospiti in vario modo. Senza scomodare i servizi segreti e dossier esplosivi, è sufficiente leggere documentati tomi storici e il sempre interessante Liber Pontificalis, che racconta bene cosa accadeva nel medioevo nelle corti papali. Di tutto questo cosa avviene oggi? Non si sa, ma certo non riguarda alcuna emancipazione gay degli omosessuali liberi.

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Vaticano, pratiche gay diffuse nella Santa Sede

Il teologo Berger racconta a Lettera43.it i retroscena dell’omosessualità in Vaticano. Tra saune e locali segreti.

di Barbara Ciolli

Prima del 2010, David Berger era un giovane e brillante teologo tedesco, frequentatore degli ambienti curiali conservatori e della scena gay romana.
Dopo il 2010, anno del suo outing e della pubblicazione del libro La sacra apparenza, un teologo gay nella Chiesa cattolica (Der heilige Schein. Als schwuler Theologe in der katholischen Kirche, pubblicato da List, mai edito in Italia), Berger è stato radiato dalla Pontificia accademia di San Tommaso d’Aquino, dove era professore, e interdetto dall’insegnamento della religione nelle scuole.
I TABÙ DELLA SANTA SEDE. Da allora, in Germania le sue dichiarazioni sull’omosessualità diffusa nella Chiesa e le sue battaglie contro l’omofobia non smettono di fare clamore.
Bavarese, 45 anni, dal 2009 al 2010 anche lettore per la Congregazione per la dottrina della fede con il compito di sorvegliare alcune riviste, a Lettera43.it il teologo ha raccontato delle pratiche omosessuali diffuse in Vaticano. Una realtà anche negli ambienti clericali tedeschi, ma radicata in «misura molto maggiore a Roma», fuori e dentro le mura della Santa Sede. Anche se parlarne resta un tabù.
I MONSIGNORI DELLA ROMA GAY. Negli anni in cui ha vissuto nella Capitale, il teologo era solito incontrare preti e «monsignori» nei locali gay e nei luoghi del cruising, gli spazi informali dove ci si conosce per fare sesso. Leggere di prelati in saune e appartamenti a luci rosse, come rivelerebbe il dossier segreto sugli scandali di Vatileaks che papa Francesco prenderà in carico, per Berger non è stata dunque una sorpresa.
«Benedetto XVI avrà probabilmente saputo di qualche episodio. Alcuni scandali erano noti ai suoi intimi e anche di dominio pubblico. Ma mai, credo, il papa si sarebbe aspettato un fenomeno di tali dimensioni. Per lui sarà stato uno choc», esordisce parlando con Lettera43.it.

  • Il teologo tedesco David Berger

DOMANDA. Nella Relationem voluta da Benedetto XVI si parla di una vera lobby gay. Gli «atti impuri» servivano per fare carriera in Vaticano?
RISPOSTA. In parte esisteva anche il fenomeo del do ut des. Ma quello che ho potuto vedere, in sette anni di soggiorni a Roma, era più che altro, semplicemente, la pratica diffusa dell’omosessualità. Non dichiarata, ma palese. E nemmeno legata al desiderio di fare carriera in Curia.
D. Come funzionavano le cose?
R. In Vaticano mi capitava spesso di essere avvicinato per avere “contatti” con i religiosi. E poi c’erano i monsignori, ognuno con il loro segretario, il loro autista, il loro aiutante personale. Spesso giovane e latino-americano.
D. Tutti gay? Come si muovevano?
R. Restai stupito, i primi tempi. La sera frequentavo i luoghi gay della capitale e non di rado mi imbattevo in religiosi.
D. Si è parlato di saune, ville per incontri, centri estetici…
R.
Mi ricordo bene degli incontri fatti all’Hangar, un locale gay di Santa Maria Maggiore. E, all’aperto, nel parco di Monte Caprino, vicino al Campidoglio. I romani sapranno bene di cosa parlo.
D. Era un parco di incontri per gay ed etero, chiuso dal sindaco Gianni Alemanno nel 2009.
R.
Ci si andava per fare conoscenza, talvolta anche sesso. Attraeva molta gente. Da lì, un giorno sono anche finito in un appartamento di Monte Mario. Era una casa di cui ogni religioso aveva la sua chiave. C’era un via vai: si entrava e si usciva, senza impegno.
D. Possibile che il pontefice non si fosse reso conto di niente?
R.
È verosimile che Ratzinger sia venuto a conoscenza di qualche episodio sporadico. Era in Vaticano da 20 anni, come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, la vecchia Inquisizione. Conosceva quel mondo. E fuori dal Vaticano già anni fa esplose uno scandalo in Austria, al seminario di Sankt Pölten.
D. Perché cita proprio questo caso?
R.
Uno dei due responsabili, allontanati dalla diocesi dopo la pubblicazione di foto esplicite sui giornali, era Wolfgang Rothe, amico del futuro segretario del papa, padre Georg Gänswein. Padre Georg era stato anche il suo relatore di tesi. Questo e altri casi erano noti anche pubblicamente.
D. Nella Santa Sede invece?
R.
In Vaticano, la pratica omosessuale è consolidata e inconfessabile, anche se è molto più frequente rispetto alle sedi periferiche. Dubito che il pontefice si fosse reso conto di un fenomeno di tali proporzioni.
D. Eppure, lei ha detto che era evidente.
R.
Sì, ma a quanto mi hanno raccontato diversi religiosi tedeschi, Benedetto XVI ha un’enorme paura, quasi il panico, degli omosessuali. Per lui deve essere stato uno choc. Una profanazione inimmaginabile.
D. Lei conosce anche teologi che hanno studiato con Ratzinger. Com’era da giovane?
R.
Un ragazzo fragile, dicono. Molto delicato, sensibile.
D. Ai tempi in cui era arcivescovo di Monaco, Ratzinger aveva un aspetto per certi versi femmineo.
R.
In privato, c’è chi concorda nell’attribuirgli chiare tendenze omosessuali. Questo, voglio sottolinearlo, non vuol dire essere gay. Molti sacerdoti sublimano queste loro tendenze nell’estetica. Magari non sono neanche consapevoli della loro natura.
D. Benedetto XVI è stato uno dei pontefici più omofobi della storia.
R.
Ha teorizzato che gli omosessuali sono esseri inferiori all’uomo e alla donna, le sole creature di Dio. Questa sua omofobia è il frutto di un tabù. Una chiusura totale a una realtà mai accettata e forse neanche concepita.
D. Quale?
R. Che nella Chiesa ci possano essere sacerdoti gay.  E che, in generale, è naturale pregare Dio ma anche avere rapporti sessuali con gli uomini.
D. In passato non era infrequente che ragazzi incapaci di riconoscersi nelle categorie di uomo e donna finissero in seminario.
R.
Farsi preti li metteva, diciamo così, al riparo dallo stigma di non volersi sposare e costruirsi una famiglia.
D. Con genitori troppo rigidi, l’outing era un tabù.
R.
Ai tempi di Ratzinger, in Germania si rischiava seriamente di finire in un campo di concentramento.
D. Papa Francesco le è apparso meno dogmatico di Benedetto XVI?
R.
Nella benedizione, invece del rito canonico, ha impiegato una formula che richiama quella delle Libere chiese evangeliche dell’America Latina, aprendo agli atei e ad altre confessioni. In questo è stato molto diverso dal suo predecessore.
D. Ma?
R. In passato, da cardinale, ha detto che le donne non sono fatte per la politica. Ratzinger non si era mai espresso contro la parità dei sessi. E sui gay le sue dichiarazioni sono state altrettanto omofobe.
D. Scontrandosi con il governo argentino, Bergoglio ha sostenuto che «le nozze gay sono il segno del diavolo».
R.
In Brasile viene ucciso un omosessuale al giorno. E in Argentina la situazione non è molto diversa. La sua è stata un’affermazione gravemente irresponsabile.
D. Ratzinger era timido. Bergoglio è un papa che parla al popolo. Ed è votato all’azione.
R.
Sa spendersi per i poveri, gli emarginati, i bambini sofferenti e malati. In questo, papa Francesco è davvero grande. Ma sui gay può essere ancora più pericoloso di Ratzinger.

Giovedì, 21 Marzo 2013

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La lobby omosex in Vaticano

Concita De Gregorio scrive su Repubblica “Per la prima volta la parola omosessualità è stata pronunciata, letta a voce alta da un testo scritto, nell’appartamento di Ratzinger. Per la prima volta è stata scandita, sebbene in latino, la parola ricatto: «influentiam»”.

E il Papa si sarebbe dimesso per questo. Traffici gay tra alti prelati e laici esterni al Vaticano, oscure trame; magari servizi segreti, magari qualche Bond-boy in azione. Chissà.

O si parla invece di un ricatto nei confronti del Papa, dal momento che sono circolate voci piuttosto diffuse sulla sua omosessualità?

Forse per il suo abbigliamento così fashion di cui ha parlato anche il telegiornale? (intrattenendosi a lungo fra l’altro sulle sue graziose scarpette, tradizionalmente rosse a simboleggiare il sangue del martirio).

Oppure per l’esplicita affermazione di una teologa tedesca, Uta Ranke Heinemann, cattolica, ma poi scomunicata per le sue interpretazioni non conformi alla dogmatica sulla verginità di Maria, e autrice di un libro di una certa notorietà “Eunuchi per il regno dei cieli”.

È stata anche compagna di studi universitari di Joseph Ratzinger, di cui ha detto: “Era l’ideale compagno di studi per una donna. Dava l’impressione di essere completamente asessuato, il partner perfetto per studiare in sale vuote e con poca luce. Durante gli anni però è cambiato molto, i suoi sguardi verso altri cardinali, come con Tarcisio Bertone, lasciano trasparire un guizzo negli occhi verso i corpi maschili che prima non aveva”. Caspita, parole forti!

Parole forti che non risparmiano la Chiesa: “Da duemila anni la Chiesa ha impostato una linea di così forte ostilità nei confronti della sessualità che sarà impossibile cambiarla, basti pensare al fatto che il Papa ammonisca i giovani su tre cose, la droga, l’alcol e il sesso. Per loro il sesso appartiene solo al bordello“.

Comunque sia parliamo, ormai si sa, dell’inciso riguardante la relazione della commissione d’indagine, voluta dal Papa e presieduta dal cardinale Julian Herranz, che ha cercato di gettare luce sulle oscure trame interne alla Curia vaticana. Oscure trame che gli ‘inquisitori’ hanno tentato di dipanare con decine e decine di interviste, controlli incrociati, verifiche, domande, dice la giornalista, individuando infine “una rete di lobby che i tre cardinali hanno diviso per provenienza di congregazione religiosa, per origine geografica. I salesiani, i gesuiti. I liguri, i lombardi”

“Infine – continua – quel giorno di ottobre, il passaggio più scabroso. Una rete trasversale accomunata dall’orientamento sessuale”. E, per la prima volta, la parola “omosessualità” sarebbe stata scandita fra le felpate mura.

Mettiamo fra parentesi i mille rivoli di questa inchiesta in cui, appunto, gli interessi nazionali, addirittura regionali, ed economici (fortissimi si suppone) si intrecciano fino a creare la più aggrovigliata e inestricabile (e probabilmente indicibile) ragnatela melmosa e putrescente che si nasconde dietro la ieratica facciata della Gran Basilica. Ci vorrebbe ben più di qualche giornalista per arrivarne a capo (ma nel frattempo sarebbe anche ora che il “popolo” cristiano si svegliasse un po’).

Limitiamoci alla banalità di quella “prima volta” in cui la parola omosessualità sarebbe stata pronunciata fino a – ipotizziamo – toccare la somma sensibilità ratzingeriana (o i suoi scheletri nell’armadio).

Non è certo il termine in sé che costituisce una novità; omosessualità è stata spesso tirata in ballo a proposito dell’infinito scandalo pedofilia (e ancora non c’è né chiarezza, né adeguate punizioni per i prelati coinvolti), come ebbe a dire tempo fa il cardinal Bertone, irritando molti benpensanti del politically correct per l’accostamento tra omosessualità e pedofilia, accostamento che peraltro era già stato ampiamente fatto – e rivendicato – dal massimo teorico del movimento omosessuale italiano Mario Mieli. Ragion per cui, parlando di pedofilia, non deve stupire l’accostamento con l’omosessualità se è vero che “l’82% di tutte le presunte molestie consumate (da parte di ecclesiastici, ndA) tra il 1950 e il 2002 aveva come vittime dei maschi”.

Ma anche il termine “omosessuale” accostato a “lobby”, che fa nell’insieme una locuzione in stile molto Dan Brown, non è affatto una novità. Ne scrivevo quasi un anno fa, riferendomi ad un libro di un prete polacco, padre Tadeusz Zaleski, in cui l’esistenza di una ‘lobby omosessuale’ in Vaticano era descritta come qualcosa di ben più reale che una semplice ipotesi. E c’è chi ha scritto esplicitamente di un “golpe omosessualista” nella Chiesa.

Mi sembra di ricordare, ma non sono riuscito a ritrovare le fonti, che di lobby omosex in Vaticano si parlasse già almeno sei o sette anni fa; guardacaso proprio quando il Papa sussurrava “Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi”. Era il 24 aprile 2005.

Il 28 febbraio prossimo venturo ci sarà la Grande Fuga (quindi ha vinto la Grande Paura?).

Poi sarà come andare al cinema: un gigantesco tutti contro tutti, con i Cani del Signore che cercheranno di scacciare i Lupi Porporati e viceversa. Avevo già detto che “prima o poi tutti gli Imperi crollano, anche quelli dello Spirito (Santo)”.

Non so se già ci siamo, ma di sicuro tutto questo somiglia molto alla Caduta dell’Impero Romano.

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Chiesa e pedofilia, il diavolo alberga in Vaticano

Lui [padre Gabriele Amorth, ndr] è abituato a porte che sbattono, sedie che si rovesciano, occhi che roteano, bestemmie che volano. Ma parlare di demonio nella casa del Papa mette i brividi lo stesso. Anche se l’ Esorcista non si tira indietro di fronte all’ Avversario. E il Santo Padre? «Oh, Sua Santità crede in pieno nella pratica dell’ esorcismo. Perché il diavolo alberga in Vaticano. Naturalmente è difficile trovare le prove. Ma ho confidenze di persone che lo confermano. E, del resto, se ne vedono le conseguenze. Cardinali che non credono in Gesù, vescovi collegati con il demonio. Quando si parla di “fumo di Satana” nelle Sacre stanze è tutto vero. Anche queste ultime storie di violenze e di pedofilia». (Il Papa e il diavolo/1 Io esorcista e il demonio nella Chiesa – La Repubblica, 10 marzo 2010)

Si è sempre tentato di tenere insieme gli uomini con la forza o le minacce. La minaccia dell’inferno era un tentativo di questo tipo. (Karl Popper)

“Viviamo in un contesto culturale – ha detto il Papa – segnato dalla mentalità edonistica e relativistica, che tende a cancellare Dio dall’orizzonte della vita, non favorisce l’acquisizione di un quadro chiaro di valori di riferimento e non aiuta a discernere il bene dal male e a maturare un giusto senso del peccato”. In altre parole, “c’è una sorta di circolo vizioso tra l’offuscamento dell’esperienza di Dio e la perdita del senso del peccato”. Di fronte a questo, e “nelle condizioni di libertà in cui oggi è possibile esercitare il ministero sacerdotale” a differenza di altre epoche passate, “é necessario che i presbiteri vivano in ’modo alto’ la propria risposta alla vocazione – ha ammonito il Pontefice -, perché soltanto chi diventa ogni giorno presenza viva e chiara del Signore può suscitare nei fedeli il senso del peccato, dare coraggio e far nascere il desiderio del perdono di Dio”. (Benedetto XVI durante l’udienza ai partecipanti all’annuale Corso sul Foro Interno, promosso dalla Penitenzieria Apostolica per preparare i sacerdoti al Sacramento della Penitenza – fonte ansa 11/03/2010)

E per quanto riguarda la pedofilia come si deve comportare un confessore che raccoglie la confessione di un pedofilo? Che consigli fornite?
«Un penitente che si è macchiato di un delitto simile, se è pentito sinceramente, lo si assolve. E’ chiaro che dinnanzi a casi di persone consacrate soggette a disordini morali costanti e gravi (sottolineo, costanti e gravi) il confessore dopo aver, senza successo messo in atto tutti i tentativi per ottenere l’assoluzione consiglierà di abbandonare la vita ecclesiastica».
Ma il confessore può andare dall’autorità giudiziaria e denunciarlo?
«Assolutamente no. Il confessore non solo non può imporgli l’autodenuncia, ma non può nemmeno recarsi da un magistrato per denunciarlo. Romperebbe il sigillo sacramentale. Una cosa gravissima. Se lo facesse il confessore incorrerebbe nella scomunica ipso facto, immediata. E poi verrebbe meno pure la fiducia sacramentale che è una disciplina molto rigida da sempre. Basti pensare che durante il Concilio Lateranense, siamo nel XII secolo, fu addirittura emanata una norma che imponeva la sospensione e la reclusione in un monastero per tutta la vita per il sacerdote che aveva rotto il sigillo sacramentale».
Perchè i confessori possono assolvere direttamente un omicidio o anche un abuso sessuale ma non possono assolvere una donna che ha abortito se non prima di avere ottenuto dal vescovo una dispensa speciale?
«L’aborto viene considerato un peccato riservato, diciamo speciale. Oltre all’aborto vi è la violazione del sigillo sacramentale, l’assoluzione di un complice e la profanazione dell’eucarestia. Nel caso specifico è chiaro che la Chiesa vuole tutelare al massimo la vita della persona più debole, più fragile, e cosa c’è di più inerme di una vita che è in divenire e non è ancora nata?»
Perchè organizzare il corso sul foro interno?
«Perchè i seminaristi e i preti novelli spesso mostrano una preparazione lacunosa in certe tematiche. E poi anche perchè riscontriamo una certa disaffezione nell’amministrare questo sacramento, anche da parte dei preti».

(Monsignor Gianfranco Girotti, Reggente della Penitenzieria del Vaticano – intervista al Messaggero, 11/03/2010)

Chiesa, pedofilia e volontà di onestà

La Chiesa cattolica dovrebbe riesaminare le regole del celibato per i sacerdoti, come una delle possibile cause dei recenti scandali per abusi sui minori che hanno visto coinvolti diversi preti in Germania, Austria e Olanda. A sostenerlo, in un articolo per il settimanale diocesano, e’ stato l’arcivescovo di Vienna, Christoph Schoenborn, che ha chiesto un’analisi “inflessibile” delle ragioni di simili avvenimenti, “includendo la questione dell’addestramento dei sacerdoti, di cio’ che e’ successo nell’epoca della cosiddetta rivoluzione sessuale, del loro celibato e del loro sviluppo personale. Questo – ha scritto Schoenborn – richiede una grande senso di onesta’, sia da parte della Chiesa che dell’intera societa’”. “Quando e’ abbastanza e’ abbastanza”, ha aggiunto l’arcivescovo austriaco. “Basta con gli scandali! Come e’ possibile che membri della Chiesa vengono costantemente accusati di crimini se non li hanno commessi?”. (fonte asca, 10/03/2010)

E’ “impossibile” che un prete pedofilo continui a fare il sacerdote, e il fatto che sia tenuto al celibato non può in alcun modo essere considerata un’attenuante. Il vescovo di Ratisbona, mons. Gerhard Mueller, amico e curatore degli scritti di papa Ratzinger, oggi a Roma per un convegno, sposa con decisione la linea dura sugli abusi, trovando facile sponda in autorevoli ecclesiastici ed esponenti vaticani che si sono affrettati a ribadire che il voto di castità per i sacerdoti non ne è la causa e non è in discussione. […] Così, mentre il Papa prepara l’annunciata lettera ai fedeli d’Irlanda da cui si attendono lumi anche per gli altri luoghi infettati dalla piaga degli abusi sui minori in ambiti religiosi, il presidente della Conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch è già giunto a Roma, dove domani mattina avrà un incontro con il Papa. Nell’attesa, la cronaca ha riservato nuove testimonianze e il riemergere di un dibattito ’carsico’ che attraversa periodicamente la Chiesa, quello sul celibato dei sacerdoti. (fonte ansa 11/03/2010)

Chiesa, pedofilia e volontà di verità

Uno dei vescovi tedeschi più vicini a Benedetto XVI ed in prima linea nell’operazione trasparenza sullo scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica in Germania ha oggi reagito a recenti critiche del Guardasigilli di Berlino sostenendo che la ministra non ha i titoli per pronunciarsi su questo tema dato che sarebbe vicina alla massoneria e vorrebbe in sostanza depenalizzare la pedofilia. La reazione, che alimenta un attrito in corso fra Chiesa cattolica e parte del governo tedesco, è venuta dal vescovo di Ratisbona, Gerhard Mueller: a margine di un convegno teologico alla Pontificia università lateranense di Roma, davanti a telecamere, l’alto prelato ha affermato che «la nostra ministra della Giustizia appartiene all’Unione umanistica», l’ «Humanistische Union». Il vescovo ha sostenuto che questa associazione è una sorta di «massoneria» che «considera normale la pedofilia e vuole depenalizzarla. Questa signora ci critica, mentre dovrebbe criticare la sua stessa ideologia». Le critiche cui ha fatto riferimento Mueller sono le accuse di «silenzio» rivolte al Vaticano dalla Guardasigilli, la liberale Sabine Leutheusser-Schnarrenberger. L’esponente della Fdp nei giorni scorsi aveva accusato il Vaticano di avere di fatto ostacolato le indagini sugli abusi sessuali commessi negli anni passati in scuole cattoliche tedesche e ha chiesto che le vittime vengano risarcite. L’accusa aveva costretto la cancelliera Angela Merkel, cristiano-democratica (Cdu), a correre ai ripari affermando pubblicamente che la Chiesa prende «molto seriamente» la questione degli abusi sessuali su minori. La ministra, come ha annunciato oggi in tv un suo sottosegretario, ha proposto per il 25 marzo un incontro chiarificatore al presidente della conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch, che domani incontrerà il papa a Roma per parlargli anche di questo tema. Non c’è bisogno comunque, ha detto Mueller, di coinvolgere il papa: «si tratta di casi di 40-50 anni fa» amplificati da «un gran clamore dei mass media mentre i problemi che abbiamo oggi in Germania sono altri». Nel Paese inoltre «abbiamo vescovi forti» e «capaci» di affrontare la questione anche se «per la maggior parte si tratta di casi del passato ed il passato non può essere modificato». Il pulpito da cui sono venute le notazioni sulla ministra, considerata di tendenze progressiste e nota per dire apertamente come la pensa, è autorevole. Gerhard Ludwig Mueller, come è stato ricordato oggi al convegno presentando il suo intervento, è docente di dogmatica e fondatore dell’istituto che sta curando l’edizione in 16 volumi di «tutta l’opera di Joseph Ratzinger» di cui ad aprile uscirà il terzo tomo. Mueller, inoltre, è impegnato in una missione delicata: far luce su eventuali abusi nel coro dei «passerotti del Duomo» (i ’Domspatzen’, le celebri voci bianche di Ratisbona) di cui è stato direttore il fratello di papa Benedetto XVI, Georg Ratzinger. La settimana scorsa il vescovo aveva invitato pubblicamente a fornire informazioni su possibili altri episodi di pedofilia oltre all’unico – già accertato – risalente ad oltre mezzo secolo fa, il 1958, sei anni prima che Georg Ratzinger diventasse trentennale direttore di uno dei tre cori del Duomo bavarese. (fonte La Stampa, 11/03/2010)

L’arcivescovo di Vienna, Christoph Schoenborn, torna a parlare dello scandalo pedofilia. Lo ha fatto oggi pomeriggio nella cattedrale di Santo Stefano a Vienna, durante l’apertura del convegno diocesano, invitando la Chiesa a farsi “spronare” non dalla preoccupazione per il “male” che le rivelazioni sugli abusi dei preti possono fare alla Chiesa ma dal “doloroso pensiero per le pene delle vittime”. “Solo questo dolore profondo puo’ purificare e riformare la Chiesa”, ha aggiunto il cardinale, ricordando il detto evangelico “La verita’ vi fara’ liberi”. “C’e’ ancora una volta il tentativo di dare tutta la colpa ai ’media cattivi’, che ancora una volta hanno fatto luce in maniera particolare sugli errori della Chiesa”, ha detto il porporato, ma, si e’ chiesto, “cos’e’ il nostro dolore” per la Chiesa “in confronto a quello delle vittime?”. “Penso alle vittime di abusi che ho conosciuto personalmente – ha concluso – la cui vita e’ ancora oggi sporcata, a cui l’abuso ha rubato per sempre la sostanza vitale”. (fonte asca, 11/03/2010)

Chiunque ha tentato di creare uno Stato perfetto, un paradiso in terra, ha in realtà realizzato un inferno. (Karl Popper)

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Usa, studio commissionato da Chiesa: “Pedofilia clericale colpa della rivoluzione sessuale”

Secondo uno studio dei ricercatori del John Jay College of Criminal Justice di New York, la pedofilia diffusa nel clero negli Usa non sarebbe causata dal celibato o dall’omosessualità dei sacerdoti, ma dal clima culturale libertario degli anni Sessanta e Settanta. A sostenerlo, una ricerca intitolata The Causes and Context of Sexual Abuse of Minors by Catholic Priests in the United States, 1950-2010, che segue uno studio su natura e portata della questione, uscito nel 2004.

La ricerca è stata commissionata dalla Confederazione dei vescovi americana, dal National Institute of Justice e dal Dipartimento di Giustizia. Costata in tutto 1,8 milioni di dollari e iniziata nel 2006, si basa su dati forniti dalle diocesi e dagli ordini religiosi. Lo studio, anticipato dal New York Times, ha rilevato che la maggior parte degli abusi scoperti in quel periodo si è verificata tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, con un calo nel periodo successivo. Sarebbe stato quindi “l’effetto Woodstock” a favorire le violenze, considerata anche la lacunosa formazione dei sacerdoti di quegli anni e lo spaesamento del periodo.

La ricerca difende di fatto la Chiesa, sostenendo che non sarebbe stato possibile scoprire in anticipo i preti pedofili, perché non avrebbero particolari “caratteristiche psicologiche”. Solo il 5% dei sacerdoti che hanno commesso violenze dovrebbero essere definiti “pedofili” in senso psichiatrico, gli altri sono piuttosto “efebofili”. Inoltre, viene smentita la correlazione omosessualità-pedofilia, poiché si fa notare che nonostante l’aumento di sacerdoti gay dalla fine degli anni Settanta i casi di abusi sono diminuiti. Le vittime sono soprattutto bambini perché i sacerdoti frequentavano di più i maschi, piuttosto che le femmine, in ambienti come oratori o scuole. Si fa notare inoltre che il problema pedofilia è peggiorato quando la Chiesa, invece di denunciare gli scandali, ha optato per l’insabbiamento.

Lo studio lascia però dubbi su alcuni aspetti della metodologia e sulle definizioni, attirando soprattutto le critiche delle associazioni delle vittime di abusi da parte di preti. Ad esempio, per la scelta di definire nello studio “preadolescenti” i bambini fino ai 10 anni, mentre l’American Psychiatric Association alza la soglia fino ai 13: con questo accorgimento, il numero di vittime effettive cala sensibilmente.

Valentino Salvatore

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Omosessuali? Quei sacerdoti sono predatori

Il recente tentativo del Vaticano di spostare il merito delle accuse al clero, dal piano della pedofilia a quello dell’omosessualità, si poggia su una ricerca approfondita degli episodi incriminati e sulla sua analisi statistica, dalla quale emerge che la maggior parte delle vittime dei sacerdoti denunciati sono bambini e ragazzi. La chiesa avrebbe quindi un problema relativo all’omosessualità e non alla pedofilia.Facendo leva su un altro dato statistico, che vede più della metà delle vittime oltre l’età puberale, il presidente della Lega Cattolica americana, Bill Donohoue, ha inoltre sostenuto che in più della metà dei casi si tratti di sesso tra adulti e quasi adulti, omosessuali e consenzienti quindi, chiudendo formalmente il cerchio.

Non deve stupire il tentativo di manipolare le statistiche e i numeri, non è che di fronte a crimini tanto odiosi al Vaticano resti molto altro da fare se vuole perseverare sulla strada del negazionismo, ma è altrettanto evidente che si tratti di tentativi disperati.

Per rendersi conto di come stiano le cose bisogna liberare il campo dall’uso di termini quali pedofilia e pederastia che, pur universalmente evocativi, non aiutano ad inquadrare il problema secondo le categorie abbracciate dalle legislazioni più avanzate.

I sacerdoti sotto accusa devono rispondere di aver avuto rapporti con bambini e bambine al di sotto dell’età del consenso o di aver estorto quel consenso con violenze psicologiche o ancora di aver approfittato di disabilità permanenti o temporanee di persone affidate alle loro cure.

È stato il caso dei bambini e bambine che frequentavano parrocchie e scuole materne cattoliche, dei ragazzi di numerosi istituti cattolici d’istruzione in giro per il mondo o ancora degli ospiti non più bambini delle comunità per tossicodipendenti di Don Gelmini. Reati odiosi con ormai decine di migliaia di vittime in giro per il mondo, il disvalore dei quali non diminuisce certo con il crescere dell’età delle vittime, tutte destinate a rimanere segnate per la vita dopo l’incontro con i sacerdoti predatori.

Predatori sessuali, questa è la definizione sicuramente più corretta e comprensiva di un fenomeno che trascende la pedofilia. Le vittime di questo genere di crimini finiscono per lo più nelle grinfie di parenti e conoscenti, raramente di sconosciuti. Sono l’intimità con il sacerdote, la sua autorità, la fiducia della quale gode nel contesto familiare e sociale più prossimo, a promuovere il malcapitato al rango di vittima.

Mai come in questo caso si può dire che “l’occasione fa l’uomo ladro”, permettendo ai predatori sessuali d’imporsi sulle loro vittime senza o quasi violenza fisica e in seguito di sfuggire alla denuncia imponendo loro il segreto. Succede nelle famiglie come nelle parrocchie, Ia predazione sessuale è un fenomeno che trascende omosessualità ed eterosessualità, declinazioni naturali della sessualità tra consenzienti, è sopraffazione del debole, dell’incapace di difesa.

Certo, la narrazione che vede gli adolescenti in tempesta ormonale, figli della cultura del ’68 (???), che si accoppiano felicemente con preti omosessuali è sicuramente preferibile dal Vaticano, che tra le misure per il futuro ha previsto anche test per evitare “infiltrazioni” di omosessuali tra il clero, ma non ha alcuna attinenza con la realtà ed è parecchio offensiva per le vittime, le quali non potranno mancare di notare che, dopo gli stupri, dal Vaticano adesso gli danno pure dei froci, perché poi il senso è quello.

Il punto della questione è che le vittime di questi crimini diventano tali per una questione d’accessibilità, di praticabilità. È quindi ovvio che le vittime dei sacerdoti siano in larga parte maschi, sia perché il sacerdote ha accesso ad ambienti sessualmente segregati, che per l’essere coinvolto soprattutto nell’educazione e nell’attività dei ragazzi. Anche i chierichetti sono solo maschi ed è abbastanza intuitivo che l’opera di conquista e di seduzione del predatore sessuale (che gli esperti definiscono grooming) abbia bisogno di tempo e riservatezza e che per un sacerdote sia più facile averne con l’universo maschile.

Per il predatore sessuale si tratta di cogliere l’occasione fornita da particolari circostanze o dalla debolezza delle vittime e di esercitare una pressione psicologica sulla vittima sufficiente a farla cedere ai propri voleri e a ridurla in stato di soggezione e dipendenza. Nella ricerca disponibile sul sito bishop-accountability.org (una delle poche ricerche di pubblico dominio sul tema) sui casi statunitensi, colpisce proprio che solo un terzo scarso delle prede sia rimasta vittima di un singolo episodio, segno che non si tratta di aggressioni estemporanee ed occasionali, ma di rapporti e condizioni di sottomissione che durano nel tempo, anche anni.

Colpisce, ma non deve stupire considerando la natura del reato, come non deve stupire che tra gli strumenti impiegati per piegare la volontà delle vittime ci sia uno scarso ricorso alle minacce e molto alla corruzione attraverso la concessione di attività proibite o gradite ai giovani, prima tra tutte l’offerta di alcool a minare ancor di più la volontà della vittima, seguono il rimanere alzati fino a tardi o l’andare ad eventi sportivi.

L’importanza della questione dell’accesso alla vittima, ritorna prepotentemente con il dato che segnala come nell’80% dei casi il sacerdote predatore frequentasse la casa della vittima, frequentazione che fa parte del necessario lavoro preparatorio del predatore, che deve valutare e conoscere bene l’ambiente e le relazioni delle vittime per coglierne ogni debolezza, per completare con successo la violenza e la successiva evasione dalle relative responsabilità.

Ancora più scioccante il dato secondo il quale il 29% dei fratelli o delle sorelle delle vittime, ha seguito la stessa sorte. Un dato che illumina una strategia che si fonda sul guadagnare la fiducia delle famiglie cattoliche per poi abusarne i figli, ma anche che l’occasione moltiplica le vittime, perfettamente calzante al profilo del predatore sessuale di minorenni identificato dalla moderna criminologia. Anche in questo caso è evidente come sia l’accessibilità delle vittime e non il loro genere a determinare un risultato così impressionante.

Niente a che vedere con gli omosessuali o l’omosessualità vissuta tra persone mature e consenzienti. Un sacerdote omosessuale ha molte opzioni per infrangere il suo voto di castità per seguire e sfogare le proprie inclinazioni, esattamente come un sacerdote eterosessuale. Può costruirsi una relazione monogama, avere un amante, può andare a travestiti per strada, arruolarne e incontrarne in albergo, può togliersi la tonaca ed entrare in una sauna o in un locale di elezione della comunità gay, può trovare avventure e relazioni grazie a un vasto numero di siti internet dedicati, può addirittura prostituirsi a sua volta o trasformare un seminario in una succursale di Sodoma, e tutto questo senza commettere alcun reato. Questi sono i preti omosessuali che fanno cose da omosessuali, nessuno dei quali è interessato ad accoppiarsi con bambini e bambine.

Un omosessuale non abusa della fiducia degli amici per violentarne i figli piccoli, non lo fanno nemmeno gli eterosessuali. Non solo perché un’azione giudicata sommamente immorale, non solo perché è estremamente rischiosa, ma perché per arrivare a violentare bambini e bambine, ragazzine e ragazzini, bisogna proprio essere iscritti a tutto un altro campionato.

Non sono preti omosessuali quelli che plagiano bambini e famiglie per soddisfare le proprie voglie, sono predatori sessuali. Così come i loro superiori in Vaticano non sono santi preoccupati per la salvezza delle anime (e del resto) delle giovani vittime, ma vecchi burocrati che difendono l’istituzione negando, depistando e occultando, complici consapevoli dei predatori sessuali.

Sono quelli che ai predatori tendono la mano e che li nascondono alla giustizia, senza preoccuparsi minimamente delle ulteriori sofferenze e delle ulteriori vittime che provoca il loro comportamento. Complici, il cardinal Bertone e gli amichetti suoi con i loro dati taroccati, sono complici dei sacerdoti predatori.

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L’Associazione Psichiatrica Americana normalizza la pedofilia

L’Associazione Psichiatrica Americana e la normalizzazione della PEDOFILIA.

Sapete che esiste uno studio che insinua che gli abusi sessuali non sono dannosi per i bambini che ’consentono’? L’APA (Associazione Americana di Psicologia) pensate che abbia preso le distanze da questo allucinante studio? Giammai!

Nel luglio 1998 il “prestigioso”(sic!) Bollettino di Psicologia ha addirittura pubblicato uno studio di tre professori — Bruce Rand della Temple University, Philip Tromovitch della Università della Pennsylvania e Robert Bauserman della Università del Michigan, che in pratica ridefinisce “abuso sessuale sui bambini”. L’obiettivo di questo studio, chiamato “Esame Meta-Analitico delle Proprietà Assunte da Abusi Sessuali su Bambini Usando Esempi Raccolti nei College”, era quello di determinare: “Nella fascia delle persone con una storia di abusi sessuali nel periodo infantile, questa esperienza causa danni psicologici intensi su larga scala su entrambi i generi, maschile e femminile? I professori dicono che i loro studi dimostrano che le esperienze sofferte da bambini, sia maschi che femmine, che hanno avuto abusi sessuali sembrano abbastanza moderate. Essi asseriscono inoltre che l’abuso sessuale su un bambino non necessariamente produce conseguenze negative di lunga durata. Le loro conclusioni ulteriormente insinuano che quando avvengono effetti negativi sono spesso temporanei, e che il sesso consensuale tra bambini e adulti, e tra adolescenti e bambini, dovrebbe venire descritto in termini più positivi, come “sesso adulto-bambino” e “sesso adolescente- bambino”.  

Nel frattempo “l’altra” APA, l’Assocìazione Americana degli Psichiatri, sta facendo di tutto per dissociarsi dalla ricerca. I critici considerano strano questo comportamento dato che nel loro Manuale delle Statistiche e Diagnosi, o DSM-IV (la BIBBIA degli psichiatri in tutto il mondo) l’Associazione degli Psichiatri Americana ha deciso che i pazienti che molestano i bambini non devono più essere definiti “pedofili” a meno che non si sentano dispiaciuti o angosciati per quello che hanno fatto o che il loro lavoro o le loro relazioni sociali non vengano conseguentemente compromessi.

Harold Pincus, uno psichiatra e vice direttore medico dell’Associazione Americana degli Psichiatri, spiega che “è importante distinguere fra l’atto criminale e la malattia mentale. C’è una grande differenza. La differenza entra in gioco, secondo Pincus, quando un pedofilo viene preso e viene accusato del crimine”.

Quindi sei pedofilo solo se ti beccano?

Un gruppo che è stato esplicito nel dare il suo supporto a questa ricerca è la North American Man-Boy Love Association, o NAMBLA, un gruppo di pedofili che reclama leggi che permettano il sesso fra adulti e bambini “consenzienti”.(!!!!!!!). Il curatore della ricerca, lo ha comunque fatto nei confronti della NAMBLA dicendo: “L’APA non appoggia in alcun modo la posizione assunta dalla NAMBLA”.

SIAMO OLTRE I LIMITI DELL’ASSURDO

Tre decenni fa, con piccoli ma fermi passi, gradualmente l’Associazione degli Psichiatri Americana ha rimosso il termine omosessualità dal loro Manuale delle Statistiche e Diagnosi (DSM) spiegando che la condizione era normale nella misura in cui la persona non ne era dispiaciuta”. Quando l’omosessualità fu rimossa dal DMS, l’ordine del giorno fu: “l’omosessualità è normale” e se dicevi qualcosa contro quell’asserzione, voleva dire che eri ostile e bigotto. La deviazione fu ridefinita come diversità, e la tolleranza fu definita come accettazione, poi celebrazione.

D’altronde gli psichiatri celebravano come medicina miracolosa l’LSD, niente di cui stupirsi quindi.

Sembra che si stia tentando di fare lo stesso con la pedofilia.

Fra poco vedremo forse qualche pasciuto pedofilo, celebrato nei salotti dei costanzi al posto delle ormai onnipresenti Platinette?

L’APA comunque ha intrapreso da tempo i primi passi verso la normalizzazione della pedofilia. Sappiamoci regolare, prendiamo qualche pasticca per il voltastomaco e non stupiamoci per le sorprese che spero mai e poi mai arriveranno.

SE LI CONOSCI LI EVITI…

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La sentenza pro-pedofilia di un tribunale olandese. Una pericolosa pseudocultura che avanza

All’inizio del mese la sentenza ripugnante di una Corte d’Appello olandese ha stabilito che l’associazione “Martijn”, che promuove la pedofilia, non deve essere vietata. Solo l’ultimo dei vari attacchi ai minori da parte di una pericolosa e trasversale pseudocultura pro-pedofilia.

Lo scorso 2 aprile la Corte d’Appello olandese di Arnhem-Leeuwarden ha ribaltato la sentenza di primo grado che decretava lo scioglimento dell’associazione pro-pedofilia Vereniging Martijn.

Con un’acrobazia (il)logica si ammette che le proposte per la liberalizzazione della pedofilia “sono una seria contravvenzione di alcuni principi del sistema penale olandese”, specialmente riguardo la minimizzazione dei “pericoli dei contatti sessuali con giovani”, però (secondo la Corte) non ci sarebbero minacce per la società in quanto sufficientemente “resistente” per affrontare “le dichiarazioni indesiderabili ed il comportamento aberrante”. Non bastano gli innumerevoli casi di abusi sessuali su minori anche in Olanda. La società deve adattarsi a questi individui pericolosi. Secondo la Corte anche il fatto che alcuni suoi membri siano stati condannati per reati sessuali, non va connesso al lavoro della stessa. Date le premesse non è difficile immaginare quale lavoro.

Il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, ha ricordato che “L’Olanda non è nuova ad espressioni giuridiche libertine a danno dei bambini… nel 2006 ritenne legittimo, per non ledere alla libertà di espressione, il partito di ispirazione pedofila ‘Nvd amore del prossimo, libertà e diversità’… che ebbe la possibilità di concorrere alle elezioni, ma che fortunatamente non raggiunse gli obiettivi prepostisi”. Sul rifiuto del giudice di accettare allora l’esposto contro il partito pedofilo c’è un articolo di approfondimento sul sito dell’Osservatorio sulla legalità e sui diritti.

Un altro scandalo sullo stesso tema ha investito l’Olanda il mese scorso. È esploso dopo che la televisione olandese 1V ha mandato in onda un reportage del programma Eenvandaag. Si mostra come numerose sentenze pubblicate sul sito web del Consiglio della giustizia rechtspraak.nl siano corredate da foto e video pedopornografici e nomi. Tutto lasciato lì per anni. L’avranno considerata una cosa normale.

Purtroppo c’è un ponte tra quel tipo di Olanda e l’Italia.

In una dichiarazione del 2000 Daniele Capezzone (allora della direzione dei radicali ora portavoce PDL) definì la pedofilia come un semplice “orientamento sessuale”, una “preferenza” e pertanto da non criminalizzare: “Nessun ordinamento – se non un ordinamento nazista o comunista – può criminalizzare un orientamento sessuale in quanto tale… Criminalizzare i “pedofili” in quanto tali… non serve certo a ‘tutelare i minori’ (che dovrebbero piuttosto essere tutelati da chi immagina questo tipo di tutele), ma solo a creare un clima incivile, né umano né – vorremmo dire – cristiano”.

Cristiano? Certamente si riferisce al cristianesimo usato dai preti pedofili per i loro squallidi interessi. Sicuramente contrapposto a quello che vuole “sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare” chiunque scandalizza i bambini (Lc. 17, 2).

Poi Capezzone (e compagnia radicale) va a recitare in manifestazioni contro la pedofilia clericale. Forse dovrebbe farsi un (cristiano?) esame di coscienza.

E quale umanità e civiltà sarebbe quella che vede nella pedofilia una “preferenza” e non una depravazione e un crimine? Capezzone non si nasconda ipocritamente dietro un dito. Quell’ “in quanto tale” è solo un sofisma. È giocare vigliaccamente con le parole su un argomento che ha come vittime unicamente i bambini. Ogni ulteriore considerazione è un altro abuso che si fa a loro.

Ma vediamo da dove hanno origine tali profonde (leggasi basse) riflessioni.

Nel 1998 il Partito Radicale e Radio Radicale promossero un convegno al Senato: Pedofilia e internet: vecchie ossessioni e nuove crociate. Questo in nome delle “libertà personali” e del “diritto alla privacy” che sarebbero a rischio a causa della “campagna aperta… nei confronti della pedofilia in generale e del binomio ‘Internet-pedofilia’ in particolare”.

Secondo gli organizzatori del convegno non si giustificano “le campagne di allarmismo politico-giornalistico”. Si tratterebbe di una “crociata, che distorce i dati relativi allo sfruttamento e agli abusi sessuali nei confronti dei minori”. Vadano a dirlo alle vittime degli abusi.

A proposito della pedofilia in rete, si informano i radicali che nel 2012 la polizia ha messo “le mani sul più grande archivio mai scoperto nel nostro Paese: più di 5 milioni di file tra video e foto… Tra questi molti ritraggono neonati sottoposti a violenze sessuali e torture. Tra gli indagati anche una donna siciliana che ha realizzato e pubblicato fotografie che la ritraggono mentre, vestita da suora, compie atti sessuali con il proprio figlio di otto anni”. Una crociata anche questa?

Gli organizzatori del convegno parlano di “odiose… norme legislative”.

Si definisce “semplificazione proibizionistica” il fatto di punire chi “dispone di materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento sessuale dei minori di anni diciotto”. Si prevedono aberranti conseguenze per la “criminalizzazione di chi semplicemente contempla o visualizza casualmente, navigando in Internet, materiale pornografico ‘proibito’”.

Si cerca di far confusione. Il disporre di qualcosa è ben diverso dal visualizzare “casualmente”. L’articolo 4 della legge n. 269 del 1998 a cui si fa riferimento parla chiaramente di chi “consapevolmente si procura o dispone” di tale materiale. Un taglio ad hoc nella citazione della legge. Per giustificare i criminali pedofili. Complimenti ai proibiziofobici radicali. Inoltre chi “contempla” certe immagini mostra che per esse ha interesse e ammirazione. Se non è chiaro le immagini in questione non sono proibite a caso, ma perché c’è chi sfrutta i minori per produrle e darle in pasto anche a chi le vuole contemplare (non a chi le ignora o le rifiuta). Quindi il contemplatore deve essere punito senza se e senza ma.

Secondo gli organizzatori del convegno “in uno Stato di diritto essere pedofili, proclamarsi tali o anche sostenerne la legittimità non può essere considerato reato; la pedofilia, come qualsiasi altra preferenza sessuale, diventa reato nel momento in cui danneggia altre persone”. La pedofilia sarebbe “come qualsiasi altra preferenza sessuale”? Quale mente può partorire certe pericolose idiozie? Aggiungono che si rischierebbe una “persecuzione giudiziaria” per quelli che sarebbero solo “sentimenti o desideri giudicati – a torto o a ragione – anomali, deviati, perversi e patologici”. A “torto o a ragione”? Qual è il torto nel giudicare negativamente, anzi condannare e con risolutezza la pedofilia e in qualsiasi sua forma? Le vittime sono i minori. Punto. Troppi danni sono stati fatti trovando alibi di ogni sorta a favore dei pedofili.

Per giustificare i pedofili, citando Gianni Vattimo, gli organizzatori del convegno cercano di insinuare l’infame dubbio che i minori possano avere “pari consapevolezza e responsabilità”. Questa è una schifosa mascalzonata. Un’altra violenza che si aggiunge alla violenza. Proprio sulla stessa linea dell’olandese padre Herman Spronck che difese il suo confratello padre Van B. (padre, che abuso di titoli!), membro della sopra citata associazione pedofila. O di quell’alto prelato che, lo scorso marzo, nel programma Piazzapulita arriva ad affermare che “Sono i ragazzini che spesso, nel mondo di oggi, cercano l’affettività. Cosa dobbiamo fare noi in questa situazione?”. E mette addirittura in dubbio il concetto stesso di abuso: “Cos’è una molestia? Una carezza in testa o a mezza schiena? Una a fondo schiena?”

È la degenerazione assoluta. Qui siamo a livello di teorizzazione della pedofilia.

Dello scorso marzo la notizia che il rabbino Hershel Schachter, decano dell’Università Yeshiva di New York, ha messo in guardia gli altri rabbini sul pericolo di denunciare alla polizia presunti casi di abusi sessuali sui bambini, perché questi possono mentire. L’Università è al centro di uno scandalo in quanto ha nascosto per decenni abusi sessuali su minori e protetto coloro che hanno abusato.

Un altro caso nel 2009. Il regista Roman Polanski è arrestato in Svizzera per lo stupro di una minorenne. Il fatto avvenne nel 1977 negli Stati Uniti, dopodiché Polanski fuggì. Contro l’arresto e l’eventuale estradizione riceve il sostegno di personalità politiche e della cultura e il mondo cinematografico insorge chiedendo la sua liberazione.

Poi c’è Amazon, il più grande rivenditore online, che vende libri per pedofili dichiarando di sostenere la libertà di espressione e di scelta.

Questi sono solo alcuni dei casi che mostrano come, da diverse parti e in diversi modi, a cadenza periodica si cerca di far passare per normale, legittimare e far accettare quanto è in sé perverso e criminale. O addirittura si arriva ad accusare le vittime.

Su questo campo bisogna essere vigilanti e reagire con fermezza. La pseudocultura pro-pedofilia è pericolosa tanto quanto la pedofilia. Cerca di fare adepti. Creando le basi per moltiplicare i casi delle già innumerevoli vittime. Giustificando i carnefici.

Qualcuno cerca di far passare per normale anche l’incesto. Nel 2008 i senatori Donatella Poretti e Marco Perduca (entrambi della delegazione radicale nel PD) hanno presentato il disegno di legge per l’abrogazione dell’articolo 564 del codice penale che punisce l’incesto. Per la serie nessun limite alla depravazione.

Concludo con quanto ha dichiarato ancora il dottor Marziale nel suo commento alla sentenza del tribunale olandese: “Penso all’inutile consesso ONU, che fatica a riconoscere la pedofilia quale crimine contro l’umanità … I bambini hanno il diritto di essere difesi da ogni attentato, sia pur pseudo-intellettuale, alla propria incolumità. Mai come in questo momento è necessario erigere un muro di difesa che veda i singoli soggetti e le comunità a reagire davanti ad un vero e proprio attacco alla civiltà”.

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Olanda: ex vescovo di Rotterdam aiutava club di pedofili

Lo scandalo pedofilia si abbatte anche sulla Chiesa olandese. Si sospetta ora che Philippe Bär, a capo della diocesi di Rotterdam dal 1983 al 1993, abbia fornito in maniera concreta supporto organizzativo ad un gruppo di pedofili di cui faceva parte.

Secondo le ricerche di una commissione indipendente sugli abusi sessuali di cui vittime erano minori, sarebbe stato molestato un bambino su cinque entrato in contatto con istituzioni ecclesiastiche. Una percentuale altissima e preoccupante.

Si parla di decine di migliaia di bambini vittime di abusi sessuali tra il 1945 e il 2000 in Olanda. Già padre Herman Spronck, a capo dei salesiani olandesi, aveva affermato di non voler “condannare a priori” le relazioni tra adulti e bambini, dopo che era emerso il caso di un confratello, tale padre ‘van B.’, ai vertici di un’associazione pro-pedofilia.

Qualche giorno fa il primo ministro olandese Maxime Verhagen, democristiano cattolico, ha dichiarato che dopo l’indagine sulla pedofilia nel clero i vescovi dovrebbero dimettersi per ristabilire la fiducia nella chiesa cattolica in Olanda.

(di Luciano Vanciu)

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Pedofilia: la sottile linea tra psicopatologia e desideri aberranti

Sul «Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali» – per molti libro sacro della diagnostica in ambito psichiatrico, alla voce “pedofilia” si legge: “persone, aventi più di 16 anni, per le quali i bambini o le bambine costituiscono l’oggetto sessuale preferenziale, o unico. Occorre inoltre che il sintomo persista in modo continuativo per almeno 6 mesi. Non si considera pedofilia il caso di persone maggiorenni quando la differenza di età rispetto al minore è meno di 7 anni. Non sono da considerare pedofili i soggetti attratti principalmente da persone in fasce di età pari o superiori ai 12 anni circa, purché abbiano già raggiunto lo sviluppo puberale”.

Comprendiamo quindi: che il pedofilo è una persona affetta da squilibrio mentale scientificamente riconosciuto, ma anche che vi sono alcuni parametri da prendere in seria considerazione per ciò che riguarda l’età del minore e la tipologia di menifestazione pedofila. Ad esempio, esistono pedofili di Tipo Esclusivo (attratti solo da bambini/e) o pedofili di Tipo non Esclusivo (attratti da adulti e minori). Ma anche pedofili differenziati (attratti da uno dei due sessi nei minori) ed indifferenziati (attratti da entrambi i sessi).

La pedofilia rientra oggi nelle parafilie, quelle malattie di origine mentale che un tempo venivano chioamate “deviazioni” o “perversioni” in cui rientrava addirittura l’omosessualità, oggi ormai accettata come tendenza sessuale e non più devianza.

Le parafilie, a loro volta, possono essere descritte come una serie di atteggiamenti – in campo sessuale – che riportano ad un comportamento compulsivo. In poche parole: se l’oggetto del desiderio sessuale rientra in alcune categorie riconosciute come “non accettabili” e se il soggetto non può fare a meno di replicare l’atteggiamento o l’attrazione sessuale verso persone, fatti oppure oggetti, ecco che si rientra nella lista delle parafilie.

Per fare un esempio: la necrofilia (attrazione verso i morti) la Zoofilia (attrazione sessuale verso gli animali) e la stessa pedofilia, rientrano in questo contesto.

C’è quindi da fare una serie di riflessioni, che non vengono mai prese in considerazione quando si parla di pedofilia. Solitamente, quando le cronache aprono il portone di qualche episodio di violenza e di abusi sui minori, l’opinione pubblica si scaglia contro il pedofilo di turno, manifestando rabbia, schifo e sconcerto. Molti, specialmente sul Web, manifestano pensieri omicidi nei confronti di chi si macchia di quel reato così abominevole, come quello delle morbose e spesso violente attenzioni nei confronti di minori.

Tutto giusto, ma dovremmo anche individuare chi è “colpevole” di un misfatto in quanto magari attratto si da un/a minore, ma lo fa per licenza sessuale, per attitudine a testare nuove strade di godimento – il cosidetto “libertino” – e chi, affetto appunto da patologia psichiatrica, non può in alcun modo gestire e controllare impulsi sessuali che lo portano ad essere – in qualche modo – vittima di se stesso.

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Cure preventive, ovvero: come diventare malati senza sapere di esserlo

Nel prossimo futuro ci sarà una terapia anche per chi non è malato ma potrebbe diventarlo. Una “cura” preventiva, insomma, a base di droghe psichiatriche e shock elettroconvulsivi. Giusto per essere tranquilli! Si chiama “rischio di sindrome” la nuova categoria proposta per la prossima edizione della bibbia psichiatrica (DSM V) del 2013.Non sei malato di mente? Allora ci deve essere una malattia che in futuro potresti avere, ma ancora non lo sai. Però, William T. Carpenter, che ha collaborato alla stesura della bozza, rassicura che per ogni persona a rischio ci deve anche essere uno psicofarmaco. Come dire… trattamenti per tutti!Per essere considerati a rischio sarà sufficiente parlare a vanvera o essere sospettosi. Sintomi che potrebbero preannunciare una psicosi, secondo gli psichiatri. Così chi alza il gomito a una festa o una moglie un po’ gelosa potrebbero subito essere etichettati come soggetti “a rischio psicosi” ed essere sottoposti a cure farmacologiche.Ma questa è solo una delle proposte, leggendo le altre c’è da ridere (per non piangere). Tra le nuove sindromi ci saranno la “mania da accumulo”, l’ipersessualità, le furie dei bambini, la sindrome da gambe inquiete, la sindrome da apatia, il disordine da tristezza stagionale, la dipendenza da internet etc.Il frutto di ricerca scientifica a detta degli psichiatri: infatti le nuove malattie verranno sottoposte ai commenti del pubblico e poi non ad accurati test di laboratorio, bensì al vaglio di “esperti”.Una votazione democratica, insomma. Non pensi che la democrazia sia una cosa giusta? E se per caso ti rifiutassi di sottoporti al trattamento forzato esiste già la malattia che fa per te: perché devi essere un soggetto che soffre di non adattamento al trattamento!Fonti:http://www.unita.it/notizie_flash/85867/psichiatria_sindrome_tiger_tra_nuove_malattie_menteansa

http://www.latimes.com/news/nationworld/nation/la-sci-dsm10-2010feb10,0,2650262.story

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Meluzzi: certi pedofili non commettono reato e nemmeno peccato

Alessandro Meluzzi si è prestato ad una intervista al sito Pontifex, una sua consuetudine, sul tema della pedofilia. In realtà un tassello della campagna negazionista del sitazzo, che di preti pedofili non vuol proprio sentir parlare. Il sito dei fanatici cattolici preconciliari ha trovato un’ottima sponda in Meluzzi, non nuovo alla difesa di sacerdoti accusati dai giudici comunisti di essere, non già dei porcelli, ma vere e proprie iene predatrici dei giovani loro affidati. Come nel noto caso dell’ex sacerdote Pierino Gelmini Meluzzi è chiamato a svolgere una difesa dei preti colpiti dallo scandalo e quindi gioca la carta dell’incapacità d’intendere e di volere, che se non altro risparmierebbe ai sacerdoti il giudizio penale.

Premette correttamente che si tratta di casi statisticamente minoritari, ma poi parla solo dei pedofili dalla volontà travolta, nemmeno una parola sugli atti di pedofilia dei capaci d’intendere e di volere. Infine s’avventura persino sul versante teologico, dicendo che comportamenti del genere non sarebbero nemmeno peccati. “Come ben noto, il peccato per essere tale, necessità della volontà di scegliere il male. Se il pedofilo non agisce deliberatamente per offendere Dio e il prossimo, ma spinto da un impulso patologico, non vedo il fatto peccaminoso, con ogni umana comprensione per la vittima” Meluzzi è una nota vedette televisiva, un gran sostenitore di Silvio Berlusconi e gradito ospite di Bruno Vespa, come dei peggiori contenitori di trash Mediaset. Uno che passa per uno studioso, per un’autorità in materia. Secondo lui i pedofili che sono “spinti dall’istinto deviato e dalla malattia” non sono quindi imputabili e non commettono nemmeno peccato. Ovvio e sottinteso da propinare ai fedeli, è che i preti in questione agiscano sotto l’impulso dello dimonio o dello spirito del ’68, come spiegano in separata sede Il Giornale o, senza andare troppo lontano, l’angelologo del sito. Il solito garantista con i bambini degli altri e il solito doppio standard etico a poteggere la propria squadra, in questo caso quella dei sacerdoti che stuprano i bambini. È bene tener presente, però, che non è la pedofilia dei sacerdoti a destare scandalo, ma il fatto che la chiesa di Roma l’abbia tollerata e protegga ancora oggi i preti pedofili, ponendosi con ostilità in contrapposizione alle vittime che hanno l’unica colpa di aver dato fiducia all’istituzione ecclesiastica. Tutti questi discorsi assurdi sui pedofili servono solo a distrarre dalla terrificante responsabilità morale e materiale del Vaticano, che si è comportato indegnamente all’emergere di questi scandali e ancora rifiuta risarcimenti e ammissioni di responsabilità.

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Chiesa e pedofilia: un binomio non inscindibile

Tra le questioni aperte che Papa Francesco dovrà affrontare vi quella del rapporto tra clero e pedofilia. Gli scandali emersi chiaramente durante il pontificato di Joseph Ratzinger, mettono in evidenza come non sia più sufficiente intervenire con misure di carattere amministrativo o giudiziario, allontanando preti pedofili e vescovi conniventi dalle diocesi in cui esercitano il loro ministero.

Jorge Mario Bergoglio è indubbiamente un personaggio straordinariamente popolare. La sua informalità, accuratamente amplificata dai media, mette in evidenza, per contrasto, l’aridità comunicativa del suo predecessore. Dopo il Papa Buono, il Papa del dubbio, il Papa che amava i giovani, e il Papa teologo, i giornali hanno trovato il papa alla mano, che si propone al suo popolo in maniera informale.

Papa Francesco ha suscitato immediatamente un’istintiva simpatia e un moto di speranza anche presso il mondo laico, che da lui si attende una non meglio precisata riforma della Chiesa. Oltre a mettere mano alla struttura della Curia romana, per ridurne l’abnorme potere che tanta parte ha avuto nei recenti scandali, Bergoglio deve fronteggiare la questione degli abusi sui minori perpetrati dal clero, problema lasciato in sospeso da Benedetto XVI. Di tutta evidenza che la questione non può essere liquidata con qualche calcolo statistico. Secondo quanto dichiarato dal Cardinale Hummes circa il 4% dei preti sarebbero pedofili. Lo stesso Hummes appena un anno prima aveva affermato che la pedofilia riguarderebbe meno dell’1% dei sacerdoti. Questo balletto di cifre è di per se significativo perché da conto dell’indecisione dei Sacri Palazzi circa l’approccio con cui affrontare il problema: ad una prospettiva giuridica, punire cioè severamente i sacerdoti responsabili di abusi o comunque conniventi, se ne alterna un’altra che tende a minimizzare quando non ad invocare improbabili congiure contro la Chiesa.

Bisogna peraltro osservare che ogni statistica risulta naturalmente alterata e i dati vanno letti con cautela e senza troppo ottimismo, atteso il velo di omertà che aleggia su una questione così spinosa. Va da sé che nessun pedofilo è disposto ad ammettere la propria condizione di fronte alle autorità civili o religiose, né forse al cospetto della propria coscienza. D’altra parte è innegabile che la pedofilia all’interno della Chiesa cattolica mette a nudo la contraddizione tra un’etica sessuale inflessibile che giustamente condanna in maniera drastica gli abusi sui minori e l’esigenza, direi tutta politica, di tenere al riparo la navicella di Pietro da tempeste che possano affondarne la credibilità. La conseguenza di questa condotta ondivaga è una buona dose di ipocrisia, un sistematico rifiuto di affrontare il problema alla radice, condannando con molti distinguo, manifestando vicinanza alle vittime per poi perdendosi nei se e nei ma e insabbiando tutto se qualche caso dovesse arrivare a toccare i piani alti del Palazzo Apostolico.

Manca del tutto una prospettiva di tipo psicologico, che indaghi le ragioni per le quali un uomo di Chiesa possa provare attrazione per un soggetto che non ha raggiunto la maturità sessuale. Naturalmente non si pretende che il pontefice, per quanto popolare e autorevole nello stesso tempo, possa incidere su un corpus dottrinario millenario che guarda con oggettivo sfavore le manifestazioni della sessualità umana: chi ne volesse avere una prova consulti gli scritti in materia dei Padri della Chiesa e i documenti ufficiali, primo fra tutti il Catechismo della Chiesa Cattolica.

Papa Francesco può tuttavia rivedere la struttura dei seminari, l’organizzazione degli studi e le modalità per accedervi. Un ragazzo di quattordici anni può chiedere di essere ammesso al seminario minore, diocesano o interdiocesano, la prima tappa per diventare sacerdote. I seminaristi conducono una vita comunitaria, frequentando la scuola superiore e contemporaneamente portando avanti la propria formazione religiosa. Per quale motivo le leggi civili impongono un’età minima per compiere alcuni atti o svolgere alcune attività, votare, guidare un’automobile, avviare un’attività commerciale, e tollerano invece che un adolescente possa fare una scelta così determinante quando non ha ancora raggiunto l’età del pieno discernimento?

Il rischio che si corre è che le autorità ecclesiastiche sopravvalutino la vocazione degli aspiranti seminaristi. Un quattordicenne non è in grado di valutare le conseguenze del proprio operato sul lungo periodo. A questo si aggiunge la condizione che i ragazzi sperimentano all’interno dei seminari, vivendo a contatto quasi esclusivo con persone di sesso maschile. Esercitandosi a quella castità che sarà uno dei pilastri della loro vita vita adulta, subiscono una castrazione affettiva che non potrà che avere conseguenze sulla loro condotta futura. Vivono fuori dal mondo in un periodo cruciale della loro esistenza, ciò che comporterà una costante immaturità e un’incapacità ad amare, a riconoscere e a riconoscersi nell’altro.

Il minimo che si possa fare per scardinare l’equivalenza fra prete e pedofilo è quella di selezionare con cura i candidati al sacerdozio, e questo è compito dell’autorità ecclesiastica. Le autorità civili, per parte loro, dovrebbero vigilare con attenzione, e non consentire che un minorenne possa essere allontanato dalla famiglia e vivere in una comunità separata. Se la vocazione è autentica e non una sbandata momentanea potrà resistere fino al compimento del diciottesimo anno.

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Ratzinger prende in giro i canadesi vittime dello stupro sistematico di sacerdoti pedofili

La storia è nota quanto poco discussa, dagli inizi del diciannovesimo secolo fino agli anni ’70 le popolazioni aborigene del Canada (in particolare Inuit e Cree) furono forzate a mandare i figli nelle scuole cristiane, per tre quarti cattoliche. Nella pratica i bambini erano rapiti alle famiglie e inurbati, prigionieri delle scuole e dei sacerdoti. Una pratica ingiusta, barbara e razzista con conseguenze tragiche per quei popoli. I nativi passati per quelle scuole hanno tassi di alcolismo e di suicidio molto più elevati della media, per stare alle conseguenze più evidenti del programma “educativo”.

Ne nacque una storia di abusi e di orrori senza fine, durante la quale intere generazioni di locali, non bastasse l’annientamento culturale e personale, furono stuprate dai sacerdoti che gestivano quelle scuole, spesso mandati intenzionalmente nell’estremo Nord in esilio, dopo che altri stupri di minori ne avevano consigliato l’allontanamento dalle parrocchie d’origine. Una discarica di preti pedofili, migliaia di bambini affidati agli orchi più orchi nascosti nel grembo di Santa Madre Chiesa, allontanati dagli occhi della gente “civile” e mandati a far strage di selvaggi, di quegli stessi bambini che la Chiesa si vantava di civilizzare ed educare.

La spaventosa concentrazione di preti pedofili determinò casi nei quali la popolazione di interi villaggi fu vittima dei violenze dei civilizzatori in tonaca. La questione si è chiusa ufficialmente qualche anno fa, con il Vaticano che ha accettato una transazione e ha pagato 79 milioni di dollari titolo di compensazione. Cifra superata dal governo canadese con alcuni miliardi di dollari a risarcire i 90.000 studenti ancora viventi per le sofferenze subite. Il governo si è inoltre scusato ufficialmente ed esplicitamente. Scuse anche da presbiteriani e anglicani, che hanno riconosciuto le loro responsabilità. Mancava solo la chiesa cattolica.

Così mercoledì scorso il Papa ha ricevuto un gruppo di canadesi e ha espresso loro le scuse del Vaticano, complice delle politiche di assimilazione del governo canadese.

Secondo una nota del Vaticano: Il Papa ha dato ascolto alle storie e alle preoccupazioni degli aborigeni. Il Papa ha ricordato che sin dalle origini della sua presenza in Canada, la Chiesa è stata vicina alle popolazioni indigene. Riguardo alle sofferenze subite da alcuni bambini aborigeni nelle scuole residenziali canadesi, il Papa ha espresso il suo dolore per le sofferenze causate dalla condotta deplorevole di alcuni membri della Chiesa nella gestione di queste scuole. Il Pontefice ha assicurato la sua partecipazione ed espresso la sua solidarietà. Il Papa ha detto che tali abusi non possono essere tollerati nella società. Il Papa ha pregato affinché coloro che hanno sofferto possano trovare un cammino di guarigione ed ha incoraggiato i popoli nativi ad andare avanti con rinnovata speranza.

Ovviamente non c’è nessun riferimento esplicito agli abusi sessuali e l’intera nota tende a minimizzare, parlando di “alcuni bambini” che hanno subito abusi, non parla dei sacerdoti colpevoli e dei loro delitti. Dall’intera nota vaticana le scuse sembrano toccare solo incidentalmente il problema degli stupri sistematici, tutto il discorso si incentra sulla politica di assimiliazione, politica che peraltro il Vaticano ha sostenuto ovunque nel mondo i colonizzatori occidentali siano giunti a portare la “civiltà”. Nemmeno in questo caso il Papa nomina crimini specifici e si limita a parlare di generici abusi, non richiama esplicitamente nemmeno la complicità nei rapimenti. Ovviamente il Vaticano cerca di limitare i danni focalizzando l’attenzione su un “peccato minore”, per il quale comunque non si è ancora scusato con le altre popolazioni americane, africane e asiatiche, vittime dello stesso fenomeno e spesso di violenze anche peggiori portate in nome di Dio.

Definire “deplorevole” un genocidio culturale condito da stupri sistematici sui minori è un pietoso tentativo di autoriduzione delle responsabilità, il Papa in realtà non si è scusato formalmente, ha solo espresso “dispiacere” e non ha riconosciuto esplicitamente i crimini dei suoi sacerdoti, è rimasto nel vago e in quel vago si perderanno le terribili responsabilità vaticane, così capiterà di capire ai lettori italiani non informati dei fatti.

Basta fare un giro in rete in cerca di notizie e ci si rende subito conto che la questione dello stupro dei bambini dei nativi non è rappresentata, mentre il Papa è rappresentato come un pio che si scusa per antiche colpe di altri, un uomo capace di un passo coraggioso.

Non è così, chiunque può verificarlo facilmente leggendo la nota vaticana e confrontandola con la brutalità dei fatti.

Così la delegazione dei nativi canadesi giunta in Vaticano ha fatto un viaggio per niente. L’associazione canadese delle vittime ha dichiarato che queste non sono scuse e che pertanto non può accettarle. A lato si è accesa una polemica, con il leader della delegazione accusato di essere complice di una sceneggiata organizzata dal governo canadese e dal Vaticano.

Un evidente esercizio di negazionismo, lo stesso che ha spinto (per restare in Canada) la chiesa a combattere per oltre dieci lunghi anni i chierichetti stuprati nella provincia di Terranova. Lo stesso comportamento stereotipato tenuto in tutti i casi che hanno visto alla sbarra dei sacerdoti pedofili. Fino a che le legge non cala la mannaia della richiesta di risarcimenti mostruosi, il Vaticano è complice dei pedofili. Dopo di che, paga in silenzio e si scusa a mezza bocca. La responsabilità e complicità diretta del Vaticano nella condotta e nei crimini di numerosi preti pedofili è già stata riconosciuta dai tribunali di diversi paesi, che spesso hanno punito la chiesa cattolica sanzionando il favoreggimento dei criminali. Intere diocesi nel mondo sono in bancarotta a causa di questo genere di risarcimenti, nonostante gran parte delle vittime sia destinata a tacere per sempre, vuoi per la vergogna o perché defunta.

A testimoniare l’estensione del fenomeno in Canada ci sono le 2500 vittime alle quali è stato riconosciuto il risarcimento per gli abusi sessuali sofferti da sacerdoti o cattolici, ma anche le storie di villaggi eschimesi come St. Michael e Stebbins, nei quali tutti i bambini e le bambine furono stuprati tra gli anni ’50 e ’60 dai diaconi e dai sacerdoti che avrebbero dovuto curare la loro educazione.
Orrore allo stato puro.

Molti dei responsabili non sono mai stati incarcerati, restano sotto l’esclusivo “controllo” della chiesa e sono sfuggiti alla giustizia canadese, nonostante la loro condizione di “padri” di numerosi figli illegittimi partoriti da minorenni. Era questo che intendeva la nota vaticana con l’offensivo :”…sin dalle origini della sua presenza in Canada, la Chiesa è stata vicina alle popolazioni indigene“?

Il Papa non ha ancora trovato il coraggio di chiedere perdono alle decine di migliaia di bambini, non solo canadesi, stuprati dai sacerdoti ai quali erano affidati dai governi o dai genitori. Sembra proprio che non ce la possa e voglia fare. I canadesi; e non solo loro; pretendono ben altro.

Provaci ancora Joseph, ma la prossima volta con più coraggio e senza pelosa ipocrisia, facciamo tutti il tifo per te, perchè questi orrori non si ripetno mai più.

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Pedofilia nel clero, è ormai guerra di cifre

Nel tentativo di difendere la Chiesa cattolica dai risultati delle inchieste, giornalistiche e giudiziarie, sui casi di abusi sessuali su minori commessi da membri del clero, Radio Vaticana ha citato un rapporto governativo statunitense del 2008, secondo il quale i sacerdoti cattolici sarebbero meno dello 0,03%: una percentuale comunque doppia rispetto al numero di sacerdoti cattolici all’interno della popolazione USA. Cifre impressionanti giungono invece da Malta, dove i sacerdoti sotto accusa sarebbero 45 su un totale di 855: lo rivela l’Associated Press. In Italia, secondo una ricostruzione dell’avv. Sergio Cavaliere, sarebbero invece 130 i sacerdoti accusati di abusi di cui si è avuto notizia negli ultimi anni attraverso i mezzi di informazione.

Nel frattempo le alte gerarchie ecclesiastiche continuano a spendersi a difesa del papa. Il segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone, lo ha definito “un papa forte, il papa del terzo millennio”. Secondo il suo predecessore, il card. Angelo Sodano, sarebbe in corso una campagna contro la Chiesa non dissimile da altre che avrebbero avuto luogo nel XX secolo: “Prima ci sono state le battaglie del modernismo contro Pio X, poi l’offensiva contro Pio XII per il suo comportamento durante l’ultimo conflitto mondiale e infine quella contro Paolo VI per l’Humanae vitae“.

Oggi, mercoledì 7 aprile, alle ore 14,30, Kevin Annet, autore di Unrepentant,

sarà di nuovo a Roma dopo la protesta a piazza San Pietro per presentare il suo documentario sul genocidio dei nativi canadesi. Lo accompagneranno anche due anziani che hanno frequentato le scuole canadesi, in rappresentanza delle vittime native.

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Chiesa e pedofilia, “Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia”

« Gesu annunciò il Regno ed è la Chiesa che venne » [*]

La lettera pastorale annunciata alla conclusione del colloquio a porte chiuse tra i vescovi irlandesi, i cardinali di Curia e il papa Benedetto XVI non è ancora pervenuta all’episcopato, al clero e ai fedeli della Chiesa cattolica irlandese, che già dalla Germania lo scandalo viene a toccare la persona del Pontefice, lasciando già muta la notizia che viene dai Paesi Bassi: dopo una inchiesta effettuata da Radio Netherlands Worldwide e dal quodidiano Ncr Handelsblad pubblicata il 26 febbraio, si scopre che nella cittadina di Heerenberg, la scuola affiliata al monastero salesiano di Don Bosco durante gli anni ’60 e ’70 il centinaio di ragazzi dai 12 ai 18 anni ospitati in quattro grandi dormitori erano vittime delle molestie sessuali di almeno tre insegnanti salesiani. “Succedeva su vasta scala e vari sacerdoti erano coinvolti. Alcuni erano più popolari di altri e lo sapevi perché c’erano più ragazzi che andavano a trovarli”. Janne Gerats, ora cinquantasettenne, ha denunciato di avere subito abusi sessuali dall’età di undici anni. Secondo l’uomo questa pratica non era affatto inusuale nell’istituto. (da Ansa, 27/02/2010)

Monaco fu la diocesi dal 1979 al 1982 dell’allora cardinale Joseph Ratzinger. Nell’abbazia benedettina di Ettal, definito dalla stampa tedesca “il convento degli orrori”, è in arrivo un visitatore apostolico per fare chiarezza sui abusi sessuali avvenuti negli anni Settanta e Ottanta.

Sempre in Baviera, a Ratisbona dove Benedetto XVI ha insegnato teologia all’università dal 1969 al 1977, suo fratello Georg Ratzinger, oggi 86enne, in un’intervista all’emittente Bayerischer Rundfunk ha detto di non saperne nulla dei abusi sessuali che sarebbero avvenuti tra il 1958 e il 1973 sui piccoli cantori del coro della cattedrale, il famoso coro di voci bianche ’Regensburger Domspatzen’. Georg Ratzinger è stato il direttore del coro tra il 1964 e il 1993, e prima di lui, fino al 1963, il vescovo Theobald Schrems.

Ieri 5 febbraio la diocesi di Ratisbona in una lettera del vescovo, Gerhard Ludwig Mueller indirizzata ai genitori e pubblicata sul suo sito web, fa sapere che si sono verificati numerosi episodi di abusi sessuali da parte di vescovi nei confronti di minori nell’ambiente del coro, precisando che un vescovo ha abusato sessualmente di due ragazzi nel 1958 ed è stato successivamente condannato a due anni di carcere. Il portavoce della diocesi, Clemens Neck, ha confermato che fu condannato il direttore del convitto, che nel frattempo è deceduto. Un altro religioso, invece, è stato condannato a 11 mesi di detenzione per abusi nel 1971. Tre uomini, secondo quanto riferiscono, hanno dichiarato di aver subito abusi sessuali nei primi anni 60 oltre ad umiliazioni ed eccessive punizioni corporali da diversi insegnanti, nel periodo in cui frequentavano il convitto. Il vescovo Muller ha comunque garantito che la Chiesa intende fare chiarezza. (da Reuters / /Asca, / LRNew 05/03/2010)

“Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia”

“La Chiesa, lungo i secoli ha promosso la tutela della dignità e dei diritti dei minori e, in molti modi, si è presa cura di essi. Purtroppo, in diversi casi alcuni dei suoi membri, agendo in contrasto con questo impegno, hanno violato tali diritti: un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e di condannare”. (Benedetto XVI ricevendo i partecipanti al convegno del Pontificio Consiglio per la Famiglia sul tema dei diritti dell’infanzia l’8 febbraio – Apcom, 09/02/2010)

“Nella Chiesa è tempo di verità e giustizia sugli abusi sessuali compiuti negli ultimi decenni, perchè spesso i colpevoli sono stati, a torto, protetti più delle vittime stesse.” (Conferenza episcopale austriaca, St Polten, 05 marzo 2010)

Testo integrale del Decreto del card. Ennio Antonelli emesso al termine del processo penale amministrativo nei confronti di don Lelio Cantini. Il decreto è stato pubblicato sul «Nuovo Bollettino Diocesano» di Firenze n. 2 (marzo-aprile 2007).

In seguito al processo penale amministrativo nei confronti del Sacerdote Lelio Cantini, già Parroco di Regina della Pace, il Cardinale Arcivescovo ha emesso il seguente Decreto
Decreto

A conclusione del processo penale amministrativo, autorizzato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede in data 24 Maggio 2006 e svolto a norma del Can. 1720 del CJC, nei confronti di Don Lelio Cantini, nato i1 28 gennaio 1923 a Montespertoli (FI), Sacerdote del Clero dell’Arcidiocesi di Firenze, dopo aver reso note all’imputato le accuse e le prove, aver preso atto della sua rinuncia a difendersi e aver valutato attentamente tutte le accuse e le prove con la collaborazione di due assessori, devo costatare, sia pure con intima sofferenza, che le accuse di falso misticismo, dominio delle coscienze, abusi sessuali negli anni dal 1973 al 1987, suffragate da abbondante documentazione, risultato oggettivamente credibili, almeno nella loro sostanza.

Per espiare i reati commessi e per riparare l’ingiustizia nei confronti delle vittime, a norma del can. 1336 1 § impongo a Don Lelio Cantini, per la durata di cinque anni a partire dalla notifica del presente Decreto, le seguenti pene: privazione della facoltà di confessare, proibizione di celebrare la Santa Messa in pubblico, proibizione di celebrare altri Sacramenti, proibizione di assumere incarichi ecclesiastici.

Aggiungo, come penitenza a nonna del Can. 1340 § 1, l’impegno di versare un’offerta annuale in denaro a una istituzione caritativa per un periodo di cinque anni e di darne rendiconto al Vescovo; inoltre il compito di recitare con umiltà e fiducia, compatibilmente con le condizioni di salute, il Salmo 51 (50) “Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia” ogni giorno per un anno intero oppure le litanie della Madonna.
Firenze, 12 gennaio 2007
Ennio Card. Antonelli, Arcivescovo

Notifica avvenuta per consegna personale all’interessato da parte dell’Arcivescovo in data 15 Gennaio 2007.

Della lussuria in generale e del peccato in particolare

Chi attacca la Chiesa sta anche cavalcando lo scandalo dei preti pedofili, che ne pensa? «I richiami forti che ha fatto il Pontefice sui preti pedofili sono stati strumentalizzati. Invece di sottolineare la chiarezza e la capacità che ha mostrato il Santo Padre nel dire ciò che è bene e ciò che è male e di dare un giudizio chiaro e netto sui mali della società, si approfitta di questo tema per condannare la Chiesa nella sua totalità». (Maurizio Lupi (Pdl) intervistato da Il Tempo, 10/02/2010)

“Nisi caste, saltem caute”. Se non riesci a essere casto, sii almeno cauto. (citato dal giudice Piercamillo Davigo in Il Fatto, 17 febbraio 2010)

Alcuni scienziati russi stanno esplorando la lussuria per cercare di capire quale sia la natura del “vizio”. Il professore di psicologia presso l’istituto umanitario Mosca-Economic, autore della monografia “I sette peccati capitali per credenti e non credenti”, Yuri Shcherbatykh, spiega: “Sigmund Freud sosteneva che l’istinto sessuale è una forza irresistibile, impossibile da controllare. La Chiesa crede che la gente può e deve resistere alla tentazione della carne, ma chi ha realmente ragione? L’atteggiamento verso l’istinto sessuale, da parte delle scienza e da parte del cristianesimo è diametralmente opposto. La Chiesa è piuttosto incline a vedere i bisogni sessuali come delle macchinazioni che sono nemiche dell’essere umano. La scienza ritiene invece che l’istinto di riproduzione sia naturale e necessario per l’esistenza di qualsiasi tipo, compresi gli esseri umani”. (blitzquotidiano.it, 12 febbraio 2010)

Papa Benedetto XVI ha recentemente parlato di «crimini enormi», di una piaga da combattere. Per Hans Kung, la ferita è più profonda, non si tratta di casi isolati, ma di un problema interno al clero: il celibato. Kung, fra i maggiori teologi cattolici prima che gli venisse revocata la “missio canonica” e che chiamò proprio l’attuale pontefice alla cattedra di teologia di Tubinga, è uno dei più influenti critici delle dottrine della Chiesa di Roma. Per lui l’unica soluzione per fermare la deriva morale di alcuni ambienti religiosi è quella di abolire l’insostenibile obbligo del celibato. Il teologo svizzero smonta le presunte certezze, dietro le quali si rifugia spesso il popolo dei cattolici, e scrive le sue obiezioni.

«Gli abusi sessuali compiuti dai sacerdoti non hanno nulla a che fare con il celibato. Obiezione! (…) Come mai si registrano in massa proprio nella chiesa cattolica, guidata da celibatari? Chiaramente queste colpe non sono attribuibili esclusivamente al celibato. Ma quest’ultimo è la più importante espressione strutturale dell’approccio teso che i vertici ecclesiastici hanno rispetto alla sessualità». Kung, conosciuto in ambienti vaticani come “il ribelle” critica questa regola imposta «che non esisteva ancora nel primo millennio e fu imposta nell’undicesimo secolo». Se la prende con il silenzio delle gerarchie ecclesiastiche e contro quella «prassi decennale di insabbiamento dei casi di abuso». (blitzquotidiano.it, 5 marzo 2010)

vedi: Chiesa e pedofilia, la notizia che non fa notizia – AgoraVox Italia

Note

[*] « Jésus a annoncé le Royaume et c’est l’Eglise qui est venue » questa frase scritta dal teologo francese Alfred Loisy (1857 – 1940) nel saggio “L’Evangile et l’Eglise” che il Sant’Ufficio mise a l’indice. Sacerdote dal 1879, sospeso a divinis nel 1906 e severamente condannato da papa Pio X col decreto “Lamentabili sane exitu” e con l’enciclica “Pascendi dominici gregis” (1907), in cui il modernismo è definito sintesi di tutte le eresie. Scomunicato dalla Chiesa cattolica, Loisy non abbandonò i studi, nel 1909 venne nominato al prestigioso Collège de France, dove insegnò la storia delle religioni fino al 1932. L’eretico Alfred Loisy pose le basi di Vaticano II. Ad oggi, in Italia, il libro “L’Evangile et l’Eglise” non è tradotto.
Pio X (1835 – 1914) beatificato il 3 giugno 1951 e canonizzato il 29 maggio 1954 durante il pontificato di Pio XII, patrono della scismatica Fraternità Sacerdotale San Pio X, fondata da Mons. Marcel Lefebvre, che rigetta il Concilio Vaticano II, promuove il cattolicesimo tradizionalista, la messa in latino. Il Papa Benedetto XVI, con il Motu prorpio del 14 luglio 2007 riconosceva che la Messa tradizionale, detta di S. Pio V non è mai stata abrogata e che ogni sacerdote può celebrarla. Lo stesso Pontefice, con il Decreto del 21 gennaio 2009, affermava che i vescovi della Fraternità S. Pio X non sono né scismatici né scomunicati.
Dopo questo atto di riconciliazione e revisionismo di Vaticano II, scoppiò lo scandalo di Richard Williamson, il vescovo negazionista a cui il Papa aveva tolto la scomunica insieme ad altri tre vescovi lefebvriani.

vedi

Il vangelo visto da loisy, Roma contro il modernismo, Sergio Romano – Corriere della Sera, 9 novembre 2008
Il modernismo cattolico, moses – 19 luglio 2005
Sono un teologo libero di Juan José Tamayo – El País, 11 gennaio 2003

Scritti di/su Alfred Loisy in Internet Archive

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Gay Pride in Vaticano

marzo 1, 2013

Articolo di Vladimir Luxuria
In Edicola da Venerdì 1 Marzo con il Settimanale “Gli Altri” 

“Si non caste, tamen caute”, vuol dire “Se non castamente, almeno con cautela”. Uno dei più importanti principi che dovevano seguire chierici e religiosi nella chiesa cattolica: “sappiamo che certe condotte peccaminose esistono al nostro interno ma è meglio non farlo sapere all’esterno, ostentiamo la Sindone ma mai i nostri panni sporchi!”

Verecondia, riservatezza, circospezione e soprattutto cautela. Se si esagera si interviene. E’ quello che accadde con la diffusione del primo monachesimo occidentale dove si formarono coppie omosessuali che vivevano insieme e spesso con vere e proprie scenate di gelosia: dovettero intervenire dall’alto per rendere la Regola più severa e tamponare cotanta sacra gaiezza.

La Chiesa ha messo al rogo migliaia di “sodomiti” […] Nessun Papa ha  ha mai fatto il “mea culpa” per tali stragi.

Per molti omosessuali diventare prete era l’unica via di salvezza, soprattutto in un periodo dove tale condotta era condannata se non addirittura punita con il carcere o con la pena di morte: la Chiesa ha messo al rogo nelle pubbliche piazze migliaia di “sodomiti” puniti secondo l’ammonizione della pioggia di fuoco dell’Antico Testamento, ovvero bruciati vivi. Nessun Papa ha mai fatto il “mea culpa” per tali stragi. Come giustificare nel Medioevo il fatto di non essere attratti dalle donne? Sposando solo la Chiesa.

La sessualità però non sempre si riesce a reprimere, a tenere a bada, ad annullare. Rapporti omosessuali consenzienti, consumati anche all’interno di sacri edifici oppure altrove. Ricordo da art director di Muccassassina di aver conosciuto un ragazzo che veniva puntualmente a rimorchiare uomini nel locale, mi confessò di essere un sacerdote, non detti molta importanza alla cosa fin quando un giorno e con la luce del sole non lo incontrai casualmente a Borgo Pio con il collare bianco e l’abito sacerdotale. Di storie ne ho sentite tantissime, né mi sono scandalizzata quando nel settembre del 2007 Ilaria D’Amico in una puntata speciale di Exit su La7 fece un servizio proprio sui preti gay: filmati nascosti, proposte sessuali, annunci su internet. Ma i sacerdoti che fanno sesso non sono tutti omosessuali, molti sono eterosessuali, tant’è che non sono mancati nella cronaca giudiziaria fior fior di preti accusati di stupro, molestie sessuali, palpeggiamenti. Molti traggono piacere anche dai racconti: durante la confessione esigono che la “peccatrice” non risparmi dettagli e minuziose descrizioni degli atti sessuali compiuti al di fuori del matrimonio e della procreazione.

D’altronde il celibato non è nato con il cristianesimo, è stato istituito dopo soprattutto per preservare dall’eredità le numerose ricchezze e possedimenti. All’inizio i sacerdoti si coniugavano con donne, nel concilio romano del 386 infatti non si proibirono le relazioni ma solo la convivenza: vescovi e sacerdoti sposati non potevano più convivere con le proprie mogli. In realtà si chiuse un occhio e anche l’altro. Fino alla metà del XVII secolo quando invece con il Concilio di Trento il celibato divenne strettamente obbligatorio per chiunque volesse seguire la vocazione sacerdotale.

Mi sono chiesta quanto ne possa capire di relazioni affettive, coniugali e sessuali chi si è votato al celibato e all’astinenza, per me è come far fare lo chef a un anoressico.

Mi sono chiesta quanto ne possa capire di relazioni affettive, coniugali e sessuali chi si è votato al celibato e all’astinenza, per me è come far fare lo chef a un anoressico. Per quello che riguarda l’omosessualità c’è sempre stata condanna e repressione, a meno che… discrezione, segretezza, verecondia. L’opposizione della chiesa cattolica ai gay Pride, ai matrimoni omosessuali partono dalla condanna innanzitutto alla visibilità, al coming out, alla rivendicazione, all’orgoglio… altro che discrezione! Non è un caso se la libertà omosessuale nei vari stati è direttamente proporzionale al calo delle vocazioni religiose, diventare preti non è più l’unico sbocco per chi non è attratto dalle donne, motivo per il quale si attingerà sempre di più a sacerdoti dal continente africano e non da nazioni che hanno legiferato a nostro favore (in Occidente tutte tranne l’Italia e la Grecia).

 Non è l’omosessualità praticata a deturpare il viso della chiesa ma il pericolo che si venga a sapere.

Ma se la riservatezza e l’ipocrisia sono valori coltivati all’interno della chiesa il pericolo è dietro l’angolo: il ricatto, quello che Benedetto XVI ha definito “impropriam influentiam” Se non fai quello che ti dico io faccio sapere ad altri quello che facciamo nelle nostre segrete stanze. Non è l’omosessualità praticata a deturpare il viso della chiesa ma il pericolo che si venga a sapere. Il Papa non si è dimesso per stanchezza, sarebbe un’offesa al Pontefice precedente che non si è dimesso pur se visibilmente malato e dolorante. Ratzinger si è dimesso perché sta per uscire uno scandalo enorme sulla presenza di una lobby gay in Vaticano (che invece in Italia non esiste) che gestiva rapporti di potere, che ha promosso i propri fidanzati in ruoli importanti, che ha raccomandato per un lavoro il proprio toy-boy o che ha inserito il proprio amato protegé in liste elettorali, per far diventare un politico il proprio amante magari proprio per fare discorsi in Parlamento contro i gay, quelli aperti e non verecondi.

E ci sarà il Conclave per eleggere il nuovo pontefice che dovrà essere forte, giovane e santo per gestire la patata bollente: tra i cardinali ci saranno anche quelli esperti nell’insabbiare, quelli che si sono impratichiti a nascondere e proteggere i tanti preti pedofili, sono coloro che hanno il curriculum adatto per scegliere il prossimo Papa che nasconderà la polvere sotto il tappeto e darà l’immagine di una chiesa ripulita da scandali sessuali… per quelli economici avrei bisogno di uno spazio a parte.

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11 giugno 2013

Patriaca di Mosca Hilariondi Luciano Lago

Come sosteniamo da tempo, assistiamo ad una massiccia offensiva di matrice massonica diretta a sradicare le radici cristiane dell’Europa con la fondamentale complicità dell’eurocrazia di Bruxelles sempre attiva per imporre la pseudo cultura relativista e radicale che prescrive il riconoscimento dei matrimoni gay, l’aborto libero, l’eugenetica, l’abolizione delle differenze di genere,la rimozione dei simboli religiosi, la società multiculturale, ecc..
Si tratta di una subdola imposizione attuata attraverso le nome dettate ai governi e promosse dalla Commissione Europea e Parlamento Europeo che prevedono sanzioni per gli stati che non si adeguino per tempo al riconoscimento dei “diritti naturali” e “diritti umani” fra i quali si annoverano anche quelli delle coppie gay, dei transgender, quelli per le adozioni, quelli per la bioetica, ecc..

In pratica la Commissione Europea si arroga il diritto di dettare le regole dell’etica e della morale sovrapponendosi alle norme costituzionali dell’ordinamento giuridico di ogni singola nazione.

In Russia, dove hanno già sperimentato 70 anni di regime comunista,ateo e materialista, riconquistando solo da pochi anni la libertà religiosa, pur essendo (per loro fortuna) al di fuori della UE, hanno preso delle serie contromisure contro questo fenomeno che ha investito anche loro e oggi provvedono a mettere sull’avviso le nazioni europee, lanciando un grido d’allarme.

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Ora stiamo a vedere come andrà a finire, visto come era iniziata7

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Papa Francesco, in Argentina nemico di nozze gay e Kirchner

Pubblicato il 13 marzo 2013

BUENOS AIRES –  Feroce oppositore delle nozze gay e così ostile al presidente argentino Cristina Kirchner da essere stato definito “il vero capo dell’opposizione”. Jorge Mario Bergoglio, eletto Papa col nome di Francesco I, non è esattamente profeta in patria. Di certo, almeno in Argentina, non è il simbolo di una Chiesa progressista, soprattutto in tema di diritti civili.

E se c’è chi sospetta di suoi presunti e tutti da dimostrare legami con la dittatura argentina, è invece ben evidente la sua opposizione ai diritti degli omosessuali.  Il dissidio tra l’allora cardinale e Cristina Kirchner inizia nel 2009, quando in Argentina diventa legale il matrimonio gay. Come di norma succede in queste circostanze la legge viene impugnata ma i giudici riconoscono legale il matrimonio fra persone dello stesso sesso. A quel punto il cardinale Bergoglio attacca a testa bassa i giudici.

Alla fine la legge resta, come resta il gelo tra il cardinale e la Kirchner. Il presidente argentino, però, evidentemente non si aspettava l’elezione di Bergoglio, anche perché l’attuale Papa nel 2006, fu sconfitto in Conclave proprio da Joseph Ratzinger e il suo nome, in questi giorni, non era dato tra i favoriti anche per l’età.

Sta di fatto che quando arriva l’annuncio la presidentessa argentina tace. O meglio twitta di altro. Finché un’ora dopo arriva un gelido comunicato di congratulazioni condito dall’augurio che il nuovo Papa faccia un buon lavoro. Di certo non un’accoglienza festosa. Tutto confermato da quanto succede contemporaneamente nel Parlamento argentino. C’è chi urla di gioia la nazionalità del nuovo Papa. Il gruppo politico di Kirchner, però, non fa una piega e si rifiuta di interrompere la celebrazione in corso, una cerimonia per ricordare l’ex presidente venezuelano Hugo Chavez scomparso lunedì scorso.

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Lobby pro-Sodoma italiana chiede intervento contro Putin

Segnalazione del Prof. Franco Damiani

“INTELLETTUALI, ARTISTI, POLITICI: GOVERNO ITALIANO INTERVENGA SU PUTIN PER LEGGE CONTRO GAY”

Le voci più autorevoli del mondo della cultura e della politica sottoscrivono l’appello lanciato dalla Presidente della commissione cultura del Comune di Venezia Camilla Seibezzi e da Aurelio Mancuso presidente di Equality Italia. L’appello chiede al Governo italiano di attivarsi immediatamente nei confronti della Federazione Russa affinché riconsideri l’iter della legge che rende di fatto illegale scrivere un articolo, organizzare eventi o parlare in pubblico di omosessualità. Sono già centinaia le firme raccolte, e tra queste importanti adesioni tra cui: Lucia Annunziata, Ritanna Armeni, Natalia Aspesi, Angela Azzaro, Laura Balbo, Irene Bignardi, Stefano Boeri, Gianrico Carofiglio, Anna Paola Concia, Lella Costa, Emma Dante, Alessandro Gassman, Massimiliano Gioni, Franco Grillini, Gad Lerner, Vladimir Luxuria, Dacia Maraini, Marco Marozzi, Gennaro Migliore, Michela Murgia, Aldo Nove, Lapo Pistelli, Stefano Rodotà, Piero Sansonetti, Chiara Saraceno, Tiziano Scarpa, Massimiliano Scuderi, Nichi Vendola, e tutte le principali associazioni nazionali lgbtqi che si battono contro ogni forma di discriminazione omofoba.

“La Russia si sta muovendo in direzione diametralmente opposta al resto dell’Europa – dichiara Camilla Seibezzi presidente commissione cultura Comune di Venezia – una frattura che rischia di minare l’anima stessa della comunita’, vere e proprie violazioni dei diritti civili che vanno combattute sul nascere. E’ necessario che il Governo italiano si adoperi affinche’ il tema dei diritti civili sia tessuto connettivo tra i diversi Paesi europei almeno quanto le piattaforme economiche che sostanziano le nostre relazioni internazionali . Un’economia esistenziale condivisa da tutti. E’ questa la priorita’ ineludibile in ogni tempo di crisi, la cifra dei valori che sostanzia i nostri obbiettivi di crescita”
“La legge russa è un segnale preoccupante che in una parte importante dell’Europa possano rinascere criminalizzazioni che hanno portato a immani tragedie – sottolinea Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia – è necessario, quindi, un impegno forte anche del nostro Paese, affinché la Russia rispetti le Convenzioni internazionali e del Consiglio Europeo. Come lesbiche e gay italiani, che non hanno ancora riconosciuto alcun diritto, sentiamo fortemente la necessità che non torni nel nostro Continente lo spettro delle persecuzioni in ragione dell’orientamento sessuale e identità di genere”

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giovedì 13 giugno 2013

E’ in prima pagina sul Fatto Quotidiano di oggi un articolo contente rivelazione che, se confermate, rischiano di creare un imbarazzo senza precedenti in Vaticano.
Secondo quanto scritto da Marco Lillo e Ferruccio Sansa, che riportano conversazioni raccolte dal blogger Francesco Zanardi, in Vaticano si sarebbero tenute orge gay con minori.
La fonte sarebbe un manager, che dice di avere le prove, fotografiche e video, di quanto afferma.

Le conversazioni sono state raccolte da Francesco Zanardi, blogger e attivista della rete L’abuso, un movimento che si batte con toni molto accesi contro le molestie compiute da sacerdoti. A parlare nelle conversazioni registrate è il manager di una multinazionale che sostiene di aver avuto accesso al sistema informatico vaticano, di avere fatto affari con alcuni personaggi vicini alla Segreteria di Stato e di aver frequentato altissimi prelati e, soprattutto, di aver assistito personalmente o di avere visto video di incontri a luci rosse, alcuni dei quali sarebbero avvenuti all’interno della Santa Sede.

Sostiene di poter provare il suo ingresso in Vaticano tramite il localizzatore del cellulare nelle ore serali. Mentre il manager racconta, Zanardi registra scrupolosamente. “In questi anni – racconta l’uomo – per ragioni di lavoro ho avuto occasione di avere accesso ad ambienti vaticani e anche ai personal computer riservati di alti prelati”. Un rapporto di fiducia che, sostiene il manager, sarebbe presto sconfinato nella sfera intima di sacerdoti e consulenti importanti della Curia. L’uomo mostra numeri di telefono che, secondo il racconto, sarebbero stati utilizzati per concordare incontri a sfondo sessuale e per scambiare sms con i ragazzi. Oltre alla verifica dell’attendibilità del manager, è questo il punto più delicato: il manager sostiene che alcuni ragazzi contattati per gli incontri non erano maggiorenni e fornisce anche numeri di telefono di uomini di spettacolo che si sarebbero rivolti a lui per incontri, anche con minori.

Fonte: http://www.today.it/rassegna/orge-gay-minori-vaticano-prove.html

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