ISRAELE E LA NSA SOCI NEL CRIMINE
Postato il Mercoledì, 06 novembre @ 00:10:00 CET di Truman

DI JUSTIN RAIMONDO
antiwar.com

Alcuni documenti suggeriscono che ci sia Israele dietro i tentativi di intercettare la Francia – ma gli USA si prendono la colpa

Non è stato il governo degli USA a intercettare le comunicazioni dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy (1), secondo i documenti top secret scoperti da Edward Snowden e pubblicati da Le Monde – sono stati gli israeliani (2).

Un rapporto di quattro pagine riguardante una visita a Washington da parte di due alti funzionari dell’intelligence francese nega che l’NSA (Agenzia per la sicurezza americana) o qualsiasi altra intelligence degli USA sia coinvolta nel tentativo di intrusione di maggio 2012 – che aveva cercato di installare un dispositivo di monitoraggio all’interno del sistema di comunicazioni del Palazzo dell’Eliseo – ma invece punta il dito sugli israeliani, anche se indirettamente:

La visita di Barnard Barbier, responsabile della divisione tecnica della DGSE, e Patrick Pailloux, alto funzionario della Sicurezza Nazionale dei sistemi informatici francese, aveva lo scopo di dare una spiegazione all’irruzione, per la quale i media francesi incolpano gli americani. Le indagini della NSA sugli inglesi, i canadesi, gli australiani, i neozelandesi e gli altri alleati degli USA hanno dato un risultato negativo. Tuttavia, non è stato chiesto nulla ad un alleato molto più vicino.

Come hanno scritto Glenn Greenwald e Jacques Follorou, citando il documento della NSA, pubblicato (3) nel loro articolo su Le Monde: la NSA “volutamente non ha chiesto né al Mossad né all’ ISNU (l’amministrazione tecnica dei servizi israeliani) se fossero coinvolti in questa operazione di spionaggio contro il capo del governo francese”.

Un’omissione a dir poco interessante, giustificata dall’autore della nota con alcune strane fraseologie: “La Francia non è un bersaglio approvato per una discussione congiunta tra Israele e gli Stati Uniti”. Ciò che significa? Questo è un lavoro per Marcy Wheeler! (4) ma azzarderei un’ipotesi: gli USA sono ben consapevoli che gli israeliani spiano la Francia e non vogliono averci a che fare, e / oppure l’autore della nota sta semplicemente citando qualche protocollo oscuro per giustificare l’andare oltre.

In ogni caso, il collegamento di Israele con la rete di spionaggio globale della NSA – compresa la sua sorveglianza onnipresente all’interno degli USA, – è stata consolidata dalla precedente segnalazione di Greenwald sul tema: un articolo dell’11 settembre (5) descrive come la NSA condivide pure intercettazioni dalla propria rete di dati con l’intelligence israeliana, raccogliendo email trafugate e altri dati – dando a tutti gli effetti al Mossad una “porta secondaria” all’interno di un tesoro di informazioni sulla vita e sulle attività private dei cittadini americani.

Il Guardian ha pubblicato (6) un memorandum di intesa di cinque pagine tra Tel Aviv e Washington, fornito a Greenwald da Snowden: ricco di riferimenti ai vincoli giuridici e costituzionali “riguardanti la protezione delle persone degli Stati Uniti,” continua a dichiarare senza mezzi termini che gli israeliani hanno il permesso di accedere al “raw Sigint” – ai dati non filtrati, metadati di internet, il contenuto delle e-mail e delle comunicazioni telefoniche. Mentre gli israeliani presumibilmente giurano solennemente di non bersagliare “deliberatamente” alcun cittadino americano, l’accordo esclude esplicitamente un obbligo giuridico da parte degli israeliani di seguire le regole:

“Questo accordo non è inteso a creare qualsiasi tipo di diritto legalmente vincolante e non deve essere interpretato né come un accordo internazionale né come uno strumento giuridicamente vincolante secondo il diritto internazionale”

Gli israeliani sono autorizzati a conservare i dati non filtrati della NSA riguardanti cittadini americani fino ad un massimo di un anno, a condizione che ne informino la NSA, ma quando si tratta di comunicazioni del governo degli USA – queste ultime devono essere distrutte non appena rilevate. Questo divieto copre presumibilmente le comunicazioni interne delle nostre forze dell’ordine, ma come hanno segnalato sia James Bamford (7) che Carl Cameron (8) di Fox News, l’ingresso israeliano in questo settore vitale è già un fatto compiuto.

Nel suo libro, The Shadow Factory (La fabbrica delle ombre) (9) e in Wired del 2012 (10), Bamford descrive i collegamenti “di imprenditori segreti con storie discutibili e di poco controllo” che sono stati usati “per fare le intercettazione effettiva di tutta la rete di telecomunicazione degli USA”.

Secondo Bamford, che cita un ex dipendente di Verizon/ Comverse Technology – una società con legami diretti con il governo israeliano e fondata da ex ufficiali dei servizi segreti israeliani – “utilizza le linee di comunicazione di Verizon”. Oltre a AT&T, “le stanze di intercettazione sono alimentate da software e hardware di Narus (11), ora di proprietà di Boeing, una scoperta fatta dall’informatore di AT & T, Mark Klein (12) nel 2004.” Come dice Bamford:

“Ciò che è particolarmente preoccupante è che entrambe le società hanno avuto ampi legami con Israele, come pure collegamenti con i servizi segreti di quel paese, un Paese con una storia di spionaggio contro gli Stati Uniti lunga e aggressiva.

In breve, la maggior parte delle tecnologie di sorveglianza usate dalla NSA proviene da Israele ed è stata sviluppata da compagnie israeliane con legami – sussidi diretti, membri di consiglio ecc. – con il governo israeliano, e in particolar modo con i loro servizi di intelligence. Ciò renderebbe facile per gli israeliani costruire una “porta secondaria” che darebbe loro accesso al sistema. Come primo esempio, il software di intercettazione che a quanto pare permette alle forze dell’ordine degli Stati Uniti di origliare, ha proprio una “porta secondaria”, come riportaton(13) da Carl Cameron di Fox, e fa in modo che la Mafia Israeliana, e non solo, possa proteggersi dalla sorveglianza. Il problema diventò così serio che, nell’ottobre del 2001 un gruppo di funzionari delle forze dell’ordine inviò una lettera all’allora procuratore generale John Ashcroft, avvisandolo che il sistema era stato compromesso. Cameron sostiene che i sospettati degli attacchi dell’ 11 settembre al World Trade Center possano aver approfittato della vulnerabilità del sistema: “in un certo numero di casi,” dice Cameron, “i sospettati che si cercava di intercettare e sorvegliare cambiarono improvvisamente il loro processo di telecomunicazioni. Iniziarono a comportarsi diversamente non appena partirono queste intercettazioni che avrebbero dovuto essere segrete.”

L’accordo tra la NSA e gli israeliani, allora, venne semplicemente ufficializzato mentre in realtà era già operativo: gli israeliani possono attingere direttamente alla rete di dati della NSA, e infatti così hanno fatto per molti anni. E sembra quasi che Snowden non fosse l’unico ex impiegato a rivelare i segreti della NSA: secondo Bill Binney, ex ufficiale della NSA citato da Bamford (14), un funzionario di “medio livello” della NSA “il quale era un gran sostenitore di Israele” passò agli Israeliani il “software evoluto per l’analisi e il data mining” della NSA. La grande differenza, tuttavia, è che Snowden non ha dato (15) queste informazioni ad una nazione straniera – le ha date a tutti noi.

Nel caso del tentativo di penetrare il sistema di comunicazione del presidente francese, la cosa interessante è che Washington non ha dichiarato pubblicamente niente a proposito dei suoi forti sospetti che gli Israeliani fossero dietro esso, anche se dopo l’incidente il sentimento anti-americano aveva raggiunto a Parigi un grado febbrile (16). I funzionari degli USA erano e sono disposti a sedersi in silenzio mentre il loro Paese viene scorticato, lasciando che lo zio Sam si prenda la colpa per i nostri “alleati” di Tel Aviv.

Non solo questo, ma la relazione squilibrata tra gli USA e Israele quando si tratta di condividere l’intelligence è apertamente riconosciuta dagli ufficiali della NSA in documenti segreti (17) portati alla luce da Snowden e riportati dal team Greenwald-Poitras del Guardian:

“Da una parte, gli israeliani sono straordinariamente bravi come nostri partner nel Sigint (spionaggio di segnali elettromagnetici), ma dall’altra, ci spiano per capire quali sono le nostre posizioni nei problemi del Medio Oriente. I NIE (National Intelligence Estimates) li posizionano al terzo posto tra i servizi d’intelligence più aggressivi verso gli USA.

Sia Bamford che Cameron hanno riportato che è un “suicidio per la carriera” per chiunque all’interno del governo degli USA contesti la “relazione speciale” unilaterale tra Israele e gli Stati Uniti, quando si tratta di raccolta di informazioni. La ragione di ciò è il potere politico (18) della lobby israeliana e la sua abilità nel puntare e distruggere l’opposizione all’interno della burocrazia della sicurezza nazionale. Non c’è dubbio che il loro accesso illimitato alle nostre comunicazioni abbia a che fare con questo: mi chiedo quanti segreti oscuri hanno sui nostri politici? (19) Chiunque pensi che gli Israeliani esiterebbero nell’usare questa informazione, consegnata a loro con tanto ardore dalle supine autorità degli Stati Uniti, è completamente cieco.

Questo è uno degli aspetti dello scandalo della NSA di cui abbiamo sentito parlare poco, eppure la Israel connection potrebbe essere la chiave di un quadro generale più ampio. Quindi facciamo un passo indietro, e guardiamo il ritratto del Panopticon (20) come dipinto dai documenti di Snowden e riportato da Greenwald e gli altri.

Gli Stati Uniti hanno costruito questo sistema globale (21) di intercettazione che controlla, registra e memorizza virtualmente tutte le comunicazioni elettroniche e telefoniche. E’ un apparato elaborato che richiede enormi risorse e sistemi complessi e che suddivide, archivia e organizza questa vasta banca dati in modo da renderla facilmente accessibile ad un analista (22) seduto nel suo cubicolo presso una struttura NSA: Seduto al centro di questa vasta ragnatela, con accesso a tutte le sue molteplici trame ed estensioni, non è solo il governo degli Stati Uniti ma, in piedi dietro a loro, ci sono anche gli israeliani che ci stanno spiando.

La lobby israeliana dal suo pulpito cavilla continuamente (23) su come ogni tentativo di negoziare con l’Iran – o un qualsiasi dei loro presunti nemici, – sia una “riconciliazione”.
Eppure i reali pacificatori (qui a volte in Italia diremmo i “pacifinti”, NdT) sono quelli nel nostro governo che permettono ad Israele di calpestarci, nel pubblico e nel privato – fino a che gli consegniamo le chiavi del nostro intero sistema di comunicazione. Mi chiedo se qualcuno dei politici, sia democratici che repubblicani (24), i quali ora protestano per la sorveglianza della NSA, abbia il coraggio di opporsi alla lobby israeliana e di portare la questione in un forum pubblico. Dov’è l’indagine del Congresso in questa grave violazione della sicurezza nazionale degli Stati Uniti? Dove sono le udienze?

Non faccio affidamento su queste richieste e nemmeno voi dovreste, ma mettiamole almeno in vista, come testimonianza pubblica.

Justin Raimondo
Fonte: http://original.antiwar.com
Link: http://original.antiwar.com/justin/2013/10/27/israel-and-the-nsa-partners-in-crime/
28.10.2013

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura ALE&ALO

NOTE A MARGINE:

È possibile controllare il feed Twitter dello scrittore da qui: https://twitter.com/JustinRaimondo . Bisogna tener presente che i suoi tweets sono volutamente provocatori, spesso battute, e molti pensati dallo scrittore ad alta voce. Ha scritto un paio di libri da leggere attentamente. Si può comprare la sua seconda edizione del libro del 1993, Reclaiming the American right: The Lost Legacy of the Conservative Movement (Rivendicare il diritto americano: l’eredità perduta del movimento conservatore) con l’introduzione del prof. George W. Carey, la prefazione di Patrick J. Buchanan e la saggistica di Scott Richert e David Gordon (ISI Books, 2008).

1) http://www.theguardian.com/world/2013/oct/21/nsa-files-live-coverage-developments-reaction
2) http://www.lemonde.fr/technologies/article/2013/10/25/the-nsa-s-intern-inquiry-about-the-elysee-hacking-revealed_3502734_651865.html
3) http://www.lemonde.fr/technologies/article/2013/10/25/the-nsa-s-intern-inquiry-about-the-elysee-hacking-revealed_3502734_651865.html
4) http://www.emptywheel.net/
5) http://www.theguardian.com/world/2013/sep/11/nsa-americans-personal-data-israel-documents
6) http://www.theguardian.com/world/interactive/2013/sep/11/nsa-israel-intelligence-memorandum-understanding-document
7) http://www.wired.com/threatlevel/2012/04/shady-companies-nsa/all/1
8) http://www.informationclearinghouse.info/article6480.htm
9) http://www.amazon.com/The-Shadow-Factory-Eavesdropping-America/dp/0307279391/antiwarbookstore>
10) http://www.wired.com/threatlevel/2012/04/shady-companies-nsa/all/1
11) http://www.wired.com/science/discoveries/news/2006/05/70908
12) http://www.wired.com/threatlevel/2007/05/att_whistleblow//oAT&T%20Whistleblower:%20How%20I%20Learned%20of%20Internet%20Spy%20Room
13) http://www.informationclearinghouse.info/article6480.htm
14) http://www.wired.com/threatlevel/2012/04/shady-companies-nsa/all/
15) http://www.nytimes.com/2013/10/18/world/snowden-says-he-took-no-secret-files-to-russia.html?_r=1&
16) http://www.france24.com/en/20131022-nsa-spying-france-brittany-economy-temp-workers-eastern-europe
17) http://www.theguardian.com/world/interactive/2013/sep/11/nsa-israel-intelligence-memorandum-understanding-document
18) http://www.antiwar.com/orig/mearwalt.php?articleid=9573
19) http://www.wired.com/images_blogs/autopia/images/2008/04/15/mccain_mug_3.jpg
20) http://www.theguardian.com/world/the-nsa-files
21 http://www.theguardian.com/world/2013/jun/08/nsa-boundless-informant-global-datamining
22) http://3.bp.blogspot.com/-4krDbir5bRE/T-3Xoh6Q0PI/AAAAAAAAAto/JjXD9-7NJN4/s1600/Brazil+8.jpg
23) http://news.google.com/news?hl=en&ned=us&sourceid=mozclient&ie=utf-8&oe=utf-8&q=appeasement+iran
24) http://thehill.com/blogs/hillicon-valley/technology/188111-patriot-act-author-pushes-legislation-limit-nsa

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Ci ha fatti spiare tutti: l’ultimo regalo di Monti.

Pubblicato 26 ottobre 2013 – 14.22 – Da Claudio Messora Fonte: http://www.byoblu.com/post/2013/10/26/ci-ha-fatti-spiare-lultimo-regalo-monti.aspx

L’ultimo regalo da presidente del Consiglio dell’uomo della Trilaterale è stato un decreto, senza legittimazione parlamentare (il governo era dimissionario), che conferisce ai servizi segreti la facoltà di avereaccesso a tutte le banche dati, per incrociare le informazioni sui cittadini nei settori nevralgici dell’energia, dei trasporti, della salute, del credito bancario e delle telecomunicazioni. Hanno già firmato Telecom, Finmeccanica, Agenzia delle Entrate, Enel, Eni, Alitalia,Ferrovie dello Stato, Poste italiane. Grazie a questo decreto, senza autorizzazione della magistratura, i servizi possono avere accesso ai metadati tracciati dai gestori delle comunicazioni, degli internet service provider, degli aeroporti, delle dighe, dei servizi energetici e dei trasporti, per non meglio specificate finalità di sicurezza. Possono farlo legalmente.

I servizi hanno in teoria direttive chiare e una precisa catena di comando. Dovrebbero poi, a norma di legge, relazionare al Copasir. Ma il Copasir non ha alcun potere, se non quello di chiedere: “e’ vero che avete spiato tizio e caio?”. “No, non è vero”: fine della storia. Impossibile chiedere la produzione di un documento qualunque, se di quel documento non è nota l’esistenza. E dal caso Tavaroli a Snowden, qualcuno ha ancora il coraggio di credere che le leggi, senza la possibilità effettiva di esercitare un controllo, siano puntualmente rispettate? Parliamo poi di un Paese, il nostro, che a differenza della Germania (dove l’ambasciatore Usa viene convocato d’urgenza perché riferisca a Obama che essere spiati non è bello) si ritrova ad essere rappresentato da un Enrico Letta che passa più tempo a Washington che a Roma. Forse per questo si è limitato timidamente, e suo malgrado, ad “associarsi” all’iniziativa di forte protesta franco-tedesca. Ci “associamo” alle proteste altrui giusto per salvare la faccia, ma la realtà è che non avendo quasi più niente da difendere, né in termini di ricchezza industriale né di sovranità, la nostra protesta è solo formale. Da noi non c’è più niente da spiare: sanno già tutto e hanno già tutto. E per essere sicuri di non poterci tenere neppure il più piccolo cecio in bocca, abbiamo appena regalato Telecom e tutte le infrastrutture di rete agli spagnoli. Cose che in qualunque altro posto del mondo sarebbero vagamente strategiche, ma non si sa mai che a qualcuno di noi possa pungere vaghezza di mandare un’email e pretendere pure che resti riservata. Esagerati! Quattro chiacchiere sul punto con Fulvio Sarzana, avvocato esperto dei temi legati alla rete, in questo video:

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Datagate, spiate telefonate francesi

21 ottobre 2013

Registrate 70,3 mln di comuniazioni

07:44 – L’agenzia statunitense di controspionaggio Nsa ha intercettato in modo massiccio le comunicazioni telefoniche dei cittadini francesi. Lo rivela il quotidiano “Le Monde”, citando documenti dell’ex consulente della stessa Nsa, Edward Snowden. Su un periodo di 30 giorni, dal 10 dicembre 2012 all’8 gennaio 2013,l’Nsa ha eseguito infatti 70,3 milioni di registrazioni di telefonate francesi.

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…partiamo dunque da qui:

Datagate, l’annuncio del presidente

9.7.2013
foto Afp

01:27 – Il Venezuela ha ricevuto una richiesta di asilo da parte di Edward Snowden. Lo ha reso noto lo stesso presidente, Nicolas Maduro. “Ci è giunta una lettera con l’istanza”, ha detto alla stampa. La talpa del caso Datagate dovrà “decidere quando volerà qui” in Venezuela, ha aggiunto Maduro.

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…ma cosa è successo esattamente? Ripercorriamo la storia di questa incredibile storia…

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Bilderberg: ora che il Re è nudo fingono che sia tutto normale…

Segnalazione di www.nocensura.com

di Alessandro Raffa

Il 12 Maggio scrivevo:

(…) Dei meeting Bilderberg probabilmente nei prossimi mesi sentiremo parlare più spesso: ormai “il Re è nudo” e cercare di nasconderle come hanno fatto anche con gli ultimi 2 incontri, tra cui quello di Roma[*] di cui non ha parlato nessuno, serve solo ad alimentare i sospetti e confermare che i “complottisti” hanno ragione; (…) Ora che i riflettori sono “ancora più puntati” non mi sorprenderei se i prossimi meeting avessero più risalto anche sui mass media: continuare a nascondersi sarebbe controproducente: e magari tireranno fuori anche un “ordine del giorno” (rigorosamente falso) per dare all’opinione pubblica (false) indicazioni sugli argomenti trattati…

[LEGGI TUTTO…]

COME PREVEDIBILE, IN OCCASIONE DI QUESTO MEETING OLTRE A PUBBLICARE L’ELENCO DEI PARTECIPANTI (cosa che fanno ormai da diversi anni) HANNO PERSINO RESO NOTO GLI ARGOMENTI CHE AVREBBERO AFFRONTATO (magari qualcuno gli crede pure) E HANNO MESSO A DISPOSIZIONE DEI MASS MEDIA UN UFFICIO STAMPA…

Anche se nei mass media ‘mainstream’ non ne hanno parlato granché: hanno parlato MOLTO DI PIU’ della riunione in convento del governo Letta o dell’assemblea a porte chiuse dei deputati M5S…

Alessandro Raffa per nocensura.com

Circa il Bilderberg, sempre sulla pagina  Alessandro Raffa, portavoce di Nocensura.com leggi anche questa nota

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Bilderberg 2013: molto affollato

E il cospirazionista Alex Jones, sorta di Grillo in salsa Usa, si becca dell’idiota dalla Bbc che lo intervista.
di Maria Grazia Bruzzone per La Stampa.it 10/06/2013
a lato la barriera attorno all’Hotel

“Watford ha cambiato per sempre la tradizionalmente segreta conferenza del Bilderberg”, si è spinto a scrivere sul suo Bilderblog sul Guardian Charlie Skelton, giornalista, autore teatrale e attore, nonché uno dei rari cronisti abituali dei meetings annuali del Gruppo. Rilevando le molte novità rispetto al passato di questa edizione 2013 britannica, all’Hotel Grove di Watford, alle porte di Londra.

La presenza dei media ufficiali, intanto: una folla. Ap, Reuters, Channel4News, the Times, the Telegraph, ecc., e ben 3 reporters Bbc, pullmini col satellitare, troupes italiane, giornalisti del Financial Times. Tutti lì fin dall’inizio, ad assistere all’arrivo dell’”élite transaltantica che governa il mondo, europei e nordamericani, capi di governo e delle istituzioni mondiali, qualche testa coronata e molti pezzi grossi di megabanche e società multinazionali, comprese Amazon e Google, più qualche professore e una manciata di esponenti dei media, accuratamente selezionati. Tutti rigorosamente non accompagnati, no mogli o mariti, no fidanzate/i, no assistenti, no guardie del corpo. Finestrini delle auto oscurati come sempre, ma questa volta non era necessario sbirciarli: la lista dei partecipanti era stata fornita in anticipo addirittura dal sito ufficiale del Bilderberg ( qui, e qui post Underblog con altri links utili). Un dettaglio: su 150 invitati, solo 14 le donne.

Tanti giornalisti, ma tenuti ben alla larga dalla cima della collina, dove si svolgeva la riservatissima riunione nell’hotel circondato per l’occasione da una lunghissima barriera di blocchi di cemento e rete ( pagato da Goldman Sachs, precisava un altro post del Guardian). Un muro che un contestatore ha definito “inutile, oltre che fascista in senso proprio, se per fascismo si intende la fusione fra governo e industriali, come lo definiva Mussolini”. Le precauzioni anti terrorismo comprendevano check points nelle strade locali che attraversavano la “zona rossa”, con gli abitanti tenuti a esibire il passaporto, riferiva il Telegraph.

Quattro Bilderberg fa però, in Grecia, la dozzina di cronisti presenti con le buone o con le cattive venivano invitati ad allontanarsi, ricordava Skelton. Questa volta invece era stata predisposta per loro un’area apposita, dotata di servizi, e perfino un Ufficio Stampa. Non che, al di là dei vaghi temi oggetto in discussione, anche questi anticipati dal sito, fossero stati forniti comunicati, neppure alla fine. Le conferenze del Bilderberg, che addirittura impongono il silenzio assoluto ai partecipanti, non lo hanno mai previsto. Tanto meno conferenze stampa conclusive. Magari alla prossima edizione. Chissà.

Intanto anche i media ufficiali, non più solo quelli alternativi, hanno avuto modo di parlare dell’evento discorrendo di lobbying, influenza, trasparenza e democrazia. Una novità.

Così, intervistato a lungo in un collegamento in diretta da Sky News, il parlamentare laburista Michael Meacher ha accusato i politici presenti al meeting criticato di violare il codice ministeriale, che vieta ai ministri di prendere parte a incontri privati senza raccontarne i dettagli in pubblico. “Quelli che sono qui sono i nostri veri leaders. Occupano posizioni dominanti nel governo del capitalismo occidentale, che è in pessimo stato, e si incontrano per concertare i loro piani per i prossimi uno-due anni, nel loro interesse,” ha aggiunto poi in un’altra intervista (Guardian cit. e video). Applauditissimo.

A dare spazio al meeting, a onor del vero, sono stati soprattutto i media in Gran Bretagna, e negli Stati Uniti. Dove è rimbalzata alla grande la scandalosa notizia (qui il video)

dello show politico della domenica sera della Bbc, ospite Alex Jones. L’ultra-cospirazionista (di destra) conduttore radiofonico americano con 2-3 milioni di ascoltatori, ha un po’ lo stile del nostro Beppe Grillo, grida, rifiuta di rispondere alle domande, non lascia parlare il collega del Times presente, gli preme solo approfittare dell’insolita platea per sproloquiare sulle “origini naziste” del Gruppo Bilderberg e sul suo “ruolo centrale nel coordinare un’agenda autoritaria con zero trasparenza e zero democrazia”. E’ così aggressivo, Jones, che il conduttore Bbc a un certo punto gli dice che è il peggior ospite che gli sia mai capitato, poi si rivolge al pubblico battendosi la testa un dito e dicendo papale papale “abbiamo un idiota nel programma di oggi”.

Jones ha avuto modo di arringare ben più a lungo anche la platea di contestatori e curiosi (pare fossero in 2000) sugli assolati prati di Watford sotto il Grove Hotel. Nel corso del Fringe Festival dove si sono esibiti anche altri, da Max Keiser di Wearechange (intervistato anche da Russia Today) a Tony Gosling, giornalista investigativo ex Bbc che se l’è presa con Henry Kissinger habitué da lunga data, a David Ike, altro ultra-cospirazionista, autore di libri assai fantasiosi come Il segreto più nascosto (links ai video), che c’è l’ha coi molti che sottostanno ai pochi.. E il parlamentare europeo e membro nel nuovo partito populista inglese Ukip, Gerard Batten, arrivato per farsi intervistare dai presenti, ha ampliato la folle teoria di Jones, raccontando chela Comunità Europea era un piano nazista, della Banca Centrale tedesca di allora per la precisione, “un mercato unico con una politica agricola comune da realizzare una volta vinta la guerra”. Eccetera. Eccetera.

Tutto consentito, come da copione di questa edizione “aperta”. Massima libertà di espressione.

Un’altra novità. Come pure il fatto che due partecipanti siano addirittura usciti dall’hotel bunker (ma circondato da campi da golf) per parlare coi media. Entrambi parlamentari britannici. Uno era Kenneth Clarke, addirittura membro del Comitato direttivo del Bilderberg. L’altro il Cancelliere ombra dei laburisti Ed Balls, che ha sottolineato anche lui la violazione violino del codice ministeriale che vieta ai ministri di partecipare a incontri privati senza rendicontarne in pubblico.

David Cameron e George Osborne, Primo Ministro e Cancelliere del paese ospite del Bilderberg 2013 sono tra coloro che si sono battuti per una maggiore apertura della conferenza. Eppure sono sotto tiro dell’opposizione, che rinfaccia loro le promesse di un governo più trasparente che mai. E si accinge a chiedere conto in Parlamento delle discussioni al Grove Hotel. Lo aveva annunciato il laburista Meacher, riferiva il Telegraph. “Riunioni simili a Davos non sono segrete e prevedono comunicati stampa”. Oggi è notizia del Daily Mail: a riferire in Parlamento sarà Clarke.

Le pressioni per una maggiore trasparenza sono molte. E verrebbero anche dall’interno del Gruppo, soprattutto dai membri più recenti e più giovani, scontenti della riservatezza totale che ha portato negli anni a un crescente numero di contestatori e cospirazionisti. A raccontarlo è un post di Infowars, dove, per quanto Jones ne sia il patron, scrivono anche bloggers attendibili. Ad insistere sarebbe il campo dei “libertari”, di cui fa parte il miliardario fondatore di PayPal e manager di hedge fund Peter Thiel, tra i partecipanti anche quest’anno. Negli ultimi mesi, stando a quanto riferito da due senatori americani, non citati, all’interno del Biderberg su questo tema ci sarebbe stato un gran dibattito. Grazie anche ai rapporti fra Bilderberg e Google. Sarebbe una rivoluzione.

Magari nel 2014 ci saranno davvero comunicati, e una conferenza stampa finale.

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Contro il Nuovo Ordine Mondiale solo la Resilienza Cattolica e la Decrescita Felice

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AARON SWARTZQualche mese fa avevo fatto notare che il giovane hacker il 26enne Aaron Swartz, conosciuto al mondo per aver inventato i codici per il software internet RSS, era stato suicidato per aver scoperto la Black List con cui Obama classificava i nemici del Nuovo Ordine Mondiale. Un elenco che gli veniva continuamente fornito e aggiornato dalla CIA attraverso il controllo di ogni genere di strumento pe rla comunicazione: windows, facebook, twitter, google, i-fone, tables, linee telefoniche, skype, ecc..

Questo quello che di lui ha detto la stampa ufficiale:

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Suicida a 26 anni Aaron Swartz, genio ribelle della Rete

lunedì 14 gennaio 2013 – Corriere della sera

Inventore del software Rss e del social network Reddit, era nel mirino delle autorità Usa per le attività di hackeraggio

Dal nostro inviato  MASSIMO GAGG

NEW YORK – Geniale, depresso, sempre in corsa a perdifiato attraverso una realtà che non accettava o di cui amava deformare i contorni, Aaron Swartz – ideatore di RSS, uno dei formati più usati per la distribuzione di contenuti via web e cofondatore del sito di «social news» Reddit – ha deciso ieri di farla finita, togliendosi la vita a New York.

CatturaAveva appena 26 anni: solo un ragazzo, ma con sulle spalle già l’esperienza, i successi le contraddizioni e i conflitti di un’intera vita. Il suo contributo al software RSS l’aveva dato quando aveva appena 14 anni. Poi l’ingresso nella Stanford University e l’uscita, dopo appena un anno, deluso dall’atmosfera intellettuale che aveva trovato. Una storia fin qui simile a quella di altri geni della rete, come Steve Jobs. Ma la sua mente febbrile, probabilmente era anche più vulnerabile.

Sicuramente quella mente correva veloce, forse troppo veloce. E non si è mai fermata: proponendo continuamente idee nuove, come quelle alla base di Reddit (sito poi acquistato nel 2006 dall’editore Condé Nast, usato anche da Obama per rispondere alle domande dei giovani elettori), ma anche interpretando il ruolo del ribelle della rete. Prima l’attivista politico di Demanding Progress che si batte contro ogni forma di controllo o supervisione di Internet che bolla come censura. Poi l’hacker che infrange più volte la legge: arrestato nel 2011 a Boston per aver sottratto in modo fraudolento documenti riservati penetrando in computer protetti e successivamente incriminato per aver rubato milioni di documenti archiviati online dal Massachusetts Institute of Technology. Già in precedenza Swartz era finito nel mirino degli investigatori dell’Fbi che indagavano su varie effrazioni di casseforti informatiche, pur senza essere chiamato a rispondere di un reato preciso.

Inseguito dai fantasmi di una vita passata a innovare, a rompere gli schemi a frantumare perdendo la sensibilità del confine fra lecito e illecito, ma anche inseguito dalla sua depressione, Aaron raccontava i suoi tormenti, le battaglie psicologiche, sul suo blog. Dove aveva parlato anche della morte: «C’è un momento, immediatamente prima di quello in cui la vita non è più degna di essere vissuta, nel quale il mondo ti sembra rallentare attorno a te. Una miriade di dettagli ti appaiono all’improvviso, dolorosamente luminosi davanti ai tuoi occhi». Non è un post recente, è del 2007, ma questo testo che lui stesso aveva intitolato «Il momento prima di morire» ora guida le ricerche di chi cerca di capire le ragioni del suo gesto. Di Aaron Swartz ha parlato ieri anche suo zio, Michael Wolf: «Aaron osservava il mondo, ma intanto sviluppava una logica nel suo cervello che non riusciva necessariamente a riconciliare con quello che vedeva davanti a sé». Anche lui si interroga sui fantasmi tecnologici che hanno ucciso il nipote.

Massimo Gagg

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Ma quali sono i dati che aveva estorto da quelle impenetrabili casseforti della CIA?

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15 gennaio 2013 | Autore

Fonte: Usa, morto Aaron Swarzt: aveva parlato di “kill list” di Obama

Washington – E’ stato trovato morto a New York Aaron Swartz, programmatore, imprenditore nonche’ uno dei principali attivisti del mondo Internet.
Il blogger americano che ha parlato della ”kill list” del presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Aveva 26 anni e nonostante la giovane eta’, era molto noto. Aveva iniziato a farsi conoscere nel 1999, ad appena 13 anni, quando aveva vinto un premio per sviluppatori di siti Web educativi. La polizia dice che ha trovato il corpo di Aaron Swartz a New York e che si sarebbe tolto la vita per depressione, impiccandosi. Ma non aggiunge altri dettagli su questa ”fine”, abbastanza misteriosa. L’anno scorso, Swartz ha apertamente criticato il governo degli Stati Uniti e il regime israeliano per gli attacchi informatici (cyber-attack) contro siti nucleari dell’Iran. Il blogger ha criticato anche l’amministrazione Obama per la sua famosa “kill list”, ovvero la sua politica degli omicidi mirati. Cosi’ si e’ svelato che ogni settimana viene sottoposta ad Obama una lista di “nemici da eliminare” (che si trovano di spesso in Yemen, Somalia e Pakistan), redatta da cento alti funzionari di Cia e Pentagono. A Obama spetta l’ultima parola su chi uccidere e chi no, e in queste decisioni e’ aiutato dal suo consigliere antiterrorismo John Brennan, da quello per la Sicurezza nazionale Tom Donilon e dal suo stratega politico David Axelrod.

Swart era un’attivista nell’ambito dei diritti digitali. Il suo sito, get.info, era un primo prototipo di enciclopedia online collaborativa, idea che poi Wikipedia avrebbe realizzato su ampia scala solo due anni dopo. A 14 anni, Swartz sviluppava, insieme ad altri, l’importante standard Web noto come Rss (Rich Site Summary). Da allora la sua era stata una sequenza di iniziative di avanguardia, spesso coronate da successo. Importante, per esempio, il suo contributo alla fondazione nel 2002, insieme a Lawrence Lessig, di Creative Commons. Molto riuscita anche la sua startup Infogami, che contribuì al successo di Reddit, un sito di «social news» tra i più popolari al mondo.

Fonte: http://italian.irib.ir/notizie/politica5/item/119555-usa,-morto-aaron-swarzt-aveva-parlato-di-kill-list-di-obama

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questa e’ una pratica molto antica….hanno ammazzato addirittura un presidente della repubblica (kennedy) sotto gli occhi di tutto il mondo, e obbligato tutti a credere alla storia della pallottola balistica (cioe’ una pallottola sola che rimbalzando internamente crea otto fori) per non dar forza alla tesi(realta) del complotto di stato, hanno tirato giu due grattacieli a N.Y. (non penserai anche tu che sono stati 7 pastorelli arabi…)…
e questi sono solo i piu famosi…

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Oggi sul sito disinfo.com ho visto un intervento pubblico di Aaron che spiegava una delle sue ultime battaglie, contro gli infami provvedimenti sopa e pipa anti-internet. Un genio informatico che aveva a cuore la libertà della rete e a cui tutti siamo debitori. Spero che parenti e amici facciano indagare a fondo il caso, a vederlo e sentirlo parlare era quanto di più lontano da un depresso ci possa essere. Aveva criticato pubblicamente la politica di usrael? Ah, ecco….

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Hai appena letto quel che transita nel cuore di un Hacker, spero tu possa comprendere finalmente ciò che significa Hacker, ossia tutto il contrario di quel che la becera stampa tenta di inculcare nei cuori della gente.

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le definizioni di solito le usano i mass media per isolare un gruppo, denigrarlo, farlo passare per strano o sospetto. Io da anni leggo i media ufficiali solo tra le righe, non mi fido di tv e giornali, e appena leggo di suicidi di questo tipo mi si rizzano antenne e capelli. Conosco la differenza fra hacker e cracker, ma Aaron era molto al di sopra di qualunque definizione. Era un vero genio, che ha combattuto delle battaglie di libertà e giustizia civile, per le quali il popolo di internet gli sarà sempre debitore. Uno che aveva il coraggio di parlare chiaro davanti a chiunque perché aveva la forza delle sue idee e le sue idee erano giuste. E condivise da migliaia di attivisti e gente comune. Era capace di creare petizioni online e raccogliere un numero enorme di firme in pochi giorni. Sapeva difendersi. Ecco perché questa storia puzza di marcio. Grazie per non dimenticare Aaron.

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non sono mai stato pessimista, direi realista pur sforzandomi ogni giorno di prender la vita con ottimismo. Ma da ormai qualche mese non riesco a intravedere una speranza di uscire dalla situazione che si va delineando. Ed è una sensazone negativa che cresce di ora in ora. Come vado ripetendo oramai da un pò, c’è una forte accelerazione all’attuazione dei programmi dell’agenda massonica. Da questo punto di vista mi sento di interpretare l’arrivo di una nuova era, profetizzata dai Maya, come ” l’inizio dell’era della bestia “. Noi piccoli ruscelli d’acqua non facciamo altro che lasciarci andare, scorrere senza grande resistenza , in una strada già tracciata da questi individui, e che sicuramente non ci porterà a sfociare nell’oceano. A volte ho la sensazione che si divertano pure a giocare con l’umanità, rendendo palesi le azioni scellerate che compiono, che sono alla luce del sole. Cosa dire, il povero Aaron ci ha provato riuscendo comunque a dare un senso alla sua breve vita, insomma un certo spessore alla sua esperienza terrena.

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La bestia ci governa da migliaia di anni!!!
Chi credi abbia spinto gli uomini ad uccidersi tra loro per motivi religiosi?
Chi credi stia dietro i riti satanici che sacrificano centinaia di migliaia di bambini ogni anno?
Chi credi sia dietro il progetto scie chimiche?
Chi dietro il chip sottocutaneo? chi dietro al codice a barre (666)?
Chi dietro alla truffa della moneta, che non e’ una cosa recente come molti tentano di farci credere, ma bensi la moneta debito era gia stata introdotta nell’antica Roma ai tempi di Giulio Cesare?
Chi dietro le stragi di civili in Palestina, IraQ, Libia, Siria?
Chi lascia morire di fame bambini nel mondo senza pieta alcuna?
Chi ancora droga la popolazione con farmaci tossici ed in piu inutili?
Chi inventa pandemie (sars, aviaria, Aids…)?
Se una nuova era arrivera (come spero) non puo essere che una nuova era, dove l’umanita sara finalmente libera

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solo che adesso la verita sta venendo fuori, una piccola parte della popolazione ne e’ ormai al corrente, l’unico modo perche non si diffonda e’ ucciderci tutti…ma gli schiavi sono fondamentali in questo mondo!

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Grazie Aaron,meglio un giorno da leone che 100 da pecora.

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Meglio 100 da pecora, ma non A pecora. (tipo A-Style)

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Aronne, Aaron Swarzt dovrebbe essere ebreo come si desume dal nome e il funerale si è svolto in una sinagoga.

Swarzt come Finkelstein

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Si mette in atto il solito sistema per controllare una massa inebetita, la paura, sottile vibrazione che ingabbia le coscienze, per tutti coloro che ancora credono ad una regia umana su questa terra il piatto e’ servito, di queste vicende ne accadono ogni giorno, una guerra silenziosa che imperversa da migliaia di anni, gli dei non sono mai andati via ma continuano a fare affari su questo pianeta, Obama marionetta conclamata in mano ad altre marionette, chi manovra i fili e’ sempre li, esso osserva e decide dall’alto dei cieli.

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Obama si prepara alla cyber guerra. Chiesta a 007 lista obiettivi sensibili

8 giugno 2013

ReutersReuters

Il presidente Usa Barack Obama ha ordinato lo scorso ottobre ai dirigenti dell’intelligence e della Sicurezza Nazionale di redigere una lista di possibili bersagli di cyber attacchi all’estero. Lo si legge in una direttiva presidenziale segreta ottenuta dal Guardian. Nelle 18 pagine, si afferma che ciò che vengono definite ‘Offensive Cyber Effects Operations’ “sono in grado di offrire capacità non convenzionali e uniche di far avanzare gli obiettivi nazionali Usa nel mondo”.

Il documento sostiene che il governo “identificherà possibili obiettivi di importanza nazionale in cui le cyberoperazioni offensive possano offrire un buon equilibrio tra rischi e benefici rispetto ad altri strumenti del potere nazionale”. I potenziali effetti dannosi di azioni condotte “con poco o senza preavviso agli avversari” vanno “da lievi a gravi”, afferma il documento.
La direttiva, inoltre, contempla la possibilità di compiere questi attacchi anche negli Usa pur specificando che queste non possono essere condotte senza l’ordine del presidente, tranne che nei casi di emergenza. Lo scopo del documento, ha detto un alto funzionario dell’amministrazione al Guardian, era “di creare strumenti per consentire al governo di prendere decisioni” sulle operazioni cyber. Nel gennaio di quest’anno, l’amministrazione pubblicò alcuni punti di discussione declassificati del documento dove però non si menzionava il rafforzamento delle capacità offensiva degli Usa e la messa a punto della lista di possibili obiettivi.

La pubblicazione del documento giunge a poche ore dall’incontro tra Obama e il presidente cinese Xi Jinping in California durante il quale il tema dei cyber attacchi è stato centrale.

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Ecco come funziona Prism

Il tema dello spionaggio informatico e’ uno dei principali punti di discussione fra il presidente americano Barack Obama e il suo omologo cinese Xi Jinping nel ranch californiano di Sunnyland, e il capo della Casa Bianca non lo ha nascosto.

“Il presidente Xi ed io -ha detto Obama- abbiamo riconosciuto che, grazie agli incredibili progressi della tecnologia, la questione della cybersicurezza, della necessita’ di regole e di un approccio comune alla cybersicurezza, diventera’ sempre piu’ importante nell’ambito dei rapporti bilaterali e multilaterali”. Si tratta, ha aggiunto, di “acque inesplorate” dove mancano ancora regole di navigazione. Xi ha dal canto suo assicurato “determinazione nel mantenimento della cybersicurezza”, sottolineando la “grande preoccupazione in merito”. “Portando avanti la cooperazione in buona fede – ha aggiunto -possiamo superare i malintesi e fare della sicurezza dell’informazione e della cybersicurezza un’area di positiva cooperazione fra Stati Uniti e Cina”.

Quello della cybersicurezza e’ un tema al centro delle preoccupazioni americane, dopo che un rapporto ufficiale ha riferito di attacchi di hacker provenienti dalla Cina contro reti informatiche militari e di compagnie americane. Ma paradossalmente il summit californiano e’ in parte oscurato dallo scandalo sull’operazione di spionaggio condotto da servizi statunitensi su comunicazioni telefoniche, via web e transazioni finanziarie con carte di credito. Xi ha scelto di alloggiare in albergo invece che a Sunnyland, con i media americani che alludono ai timori cinesi di spionaggio.

La cybersicurezza non e’ l’unico tema sul tavolo della ‘due giorni’ di Obama e Xi: i colloqui nell’atmosfera informale della tenuta di Sunnyland a Rancho Mirage, nel deserto della California, puntano a creare un rapporto personale fra i leader delle due potenze al centro della scena mondiale. “Gli Stati Uniti accolgono favorevolemnte la continua crescita pacifica della Cina come potenza mondiale”, ha detto Obama, per il quale “e’ interesse degli Stati Uniti che la Cina prosegua sulla strada del successo”.
Dalla rivalita’ economica nel commercio mondiale a quella strategica nell’area della Asia-Pacifico, al tema dei diritti umani in Cina, passando per la crisi nordcoreana, sono molti i temi da trattare. Se da parte americana vi e’ interesse a capire se e quanto cambiamento comporti l’avvento di Xi alla guida della Cina, il neo presidente cinese punta a rafforzare la sua statura internazionale con il vertice californiano.

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Tutti spiati negli Usa: sotto controllo carte di credito, web e cellulari. Obama: così si previene il terrorismo

Si allarga lo scandalo Usa: controllate anche le carte di credito - La paura del Grande fratello corre sul web. Spiati telefoni e dati: il caso Prism scuote l'America - Come funziona PrismTutti spiati negli Usa: sotto controllo carte di credito, web e cellulari. -  Soro: «In Italia sarebbe reato»Si allarga lo scandalo Usa: controllate anche le carte di creditoSi allarga lo scandalo Usa: controllate anche le carte di creditoSi allarga lo scandalo Usa: controllate anche le carte di creditoSi allarga lo scandalo Usa: controllate anche le carte di credito

NEW YORK – È un apparato top secret che ha fatto gridare al grande fratello Orwelliano. Non sono solo i telefoni, cellulari e fissi, a essere finiti nelle maglie dei servizi segreti per combattere la minaccia del terrorismo e proteggere la sicurezza nazionale. Allo luce sono adesso venuti un programma per sorvegliare Internet chiamato “Prism” e controlli a tappeto sulle carte di credito.

Un nome all’apparenza innocuo, Prism. Ma che nasconde in realtà uno dei più aggressivi e controversi piani segreti di spionaggio elettronico dei cittadini fatti scattare dalla Casa Bianca. Prevede l’accesso diretto della Nsa, l’agenzia di intelligence dedita alle operazioni hi-tech, ai server di aziende del calibro di Apple, Google, Microsoft, Yahoo e Facebook, anche se loro hanno negato di esserne al corrente o di partecipare volontariamente. E che prende di mira anzitutto gli stranieri, le cui comunicazioni Internet passano per i giganti tecnologici statunitensi.

Tanto che questo programma è diventato un perno della cooperazione internazionale tra servizi segreti: il quotidiano britannico The Guardian ha rivelato che l’agenzia per la sicurezza di Londra, la GCHQ, ha potuto contare sulle informazioni carpite dal Prism, condivise dagli americani con gli alleati.

Tutto legale, assicura la Casa Bianca: viene eseguito sotto approvazione e controllo della Fisa Court, la Corte speciale prevista dalla legge che riceve le richieste delle autorità anti-terrorismo. Nel corso della giornata è intervenuto anche il presidente Barack Obama: dopo avere premesso di non gradire affatto la fuga di notizie, «il piano di cui stiamo parlando – ha dichiarato – è noto a ogni membro del Congresso ed è stato autorizzato più volte dal 2007 con sostegno bipartisan.»

«Io e il mio staff diamo una valutazione a questo programma e crediamo che il suo obiettivo sia quello di prevenire il terrorismo», ha detto ancora Obama. Il presidente ha aggiunto che all’inizio era scettico, ma con il suo staff ha valutato la situazione convincendosi che il programma è utile». Il presidente ha precisato, poi, a proposito dell’altro caso, quello che riguarda l’operatore telefonico Verizon, che «nessuno ascolta i contenuti delle telefonate degli americani».

Obama ha ribadito l’obiettivo della Casa Bianca: attraverso il controllo dei cosiddetti metadati si intende proteggere i cittadini statunitensi da attacchi terroristici. Questo programma, e quello che ha permesso al governo di avere accesso diretto ai server di nove importanti aziende informatiche, Prism,«sono segreti nel senso che sono ‘classified’ ma non lo sono nel senso che ogni membro del Congresso è stato aggiornato» tanto più che i programmi stessi «sono stati approvati sin dal 2006». Obama ha aggiunto parlando alla popolazione: “È importante capire che i vostri rappresentanti sono stati informati su quello che abbiamo fatto».

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Le vie di fuga dall’annunciata apocalisse

Comprendere le cause di questa crisi economica è premessa indispensabile per avanzare soluzioni all’altezza della situazione e che abbiano, quindi, la possibilità di apparire credibili agli occhi di chi ne sta subendo le peggiori conseguenze. Per farlo bisogna analizzare la crisi nel profondo e con una capacità di proiezione storica, non fermandosi alle apparenze e non facendosi distrarre dalle molte sfortunate specificità nazionali che aggravano in special modo le sofferenze sociali nell’area mediterranea europea.

Quella che il capitalismo sta conoscendo non è una delle ricorrenti crisi congiunturali, fisiologiche che accompagnano l’alternanza di cicli espansivi e depressivi del processo economico. Ci troviamo di fronte, quantomeno, ad una «tempesta perfetta», ad un intreccio e ad una sovrapposizione di tante diverse crisi. Una crisi multidimensionale e polisistemica che potrebbe preludere al cedimento strutturale delle istituzioni socioeconomiche e politiche esistenti. Non si tratta di un’ipotesi accademica. È già accaduto molte volte nella storia dell’umanità. Facendo attenzione che il «collasso – come scrive lo storico Niall Ferguson, Complexity and Collapse. Empires on the Edge of Chaos – arriva come un lampo nella notte». Gli imperi impiegano molti secoli a crescere e ad imporsi, ma pochi anni a scomparire.

Una sovrapposizione letale

Sono proprio gli studi di Joseph Tainer (The Collapse of Ccomplex Societies, Cambrige Univertity Press, 1988) e di Jared Diamond (Collasso, Come le società scelgono di morire o vivere, Einaudi) la base delle riflessioni di Mauro Bonaiuti (La grande transizione. Dal declino alla società della decrescita, con prefazione di Serge Latouche, Bollati Boringhieri, pp. 188, euro 15), l’economista che ha fatto conoscere in Italia Nicholas Georgescu-Roegen, padre delle teorie bioeconomiche (quelle che collocano l’economia all’interno della biosfera) e che da tempo sostiene la necessità di una trasformazione della società attraverso una decrescita conviviale, scelta, selettiva, serena.

Sappiamo già che quella che stiamo vivendo non è (solo) una crisi di solvibilità dei debiti «sovrani» e di quelli delle famiglie e delle imprese. Non è nemmeno (solo) una crisi da domanda e quindi di sovrapproduzione. Tantomeno una crisi finanziaria, visto che siamo letteralmente sommersi dalla liquidità che indossa le divise del dollaro, dello yen o dell’euro. È certo (anche) una crisi dovuta alla rarefazione delle risorse naturali, che si rendono quindi sempre meno accessibili e più costose.

È certamente una crisi ecosistemica planetaria con effetti «controproduttivi» devastanti, basti pensare agli sconvolgimenti climatici. È una crisi geopolitica dovuta allo spostamento del baricentro del sistema delle relazioni economiche da un oceano all’altro che muta consolidate «ragioni di scambio» tra ex primo mondo ed ex terzo mondo e, conseguentemente, fa saltare le bilance commerciali di molti stati. C’è sicuramente (anche) una crisi occupazionale dovuta all’innovazione tecnologiche che ha aumentato esponenzialmente la produttività industriale, i profitti delle (poche) companies multinazionali e i fallimenti a grappolo delle piccole e medie imprese, poiché sappiamo che i comportamenti competitivi non sono mai a somma positiva. C’è (anche) una crisi di profittabilità di quelle imprese (compreso il settore dei servizi) che non sono riuscite ad internazionalizzarsi. L’elenco potrebbe continuare a lungo mischiando tipologie di crisi che gli economisti solitamente attribuivano a fasi storiche distinte e a aree geografiche separate e che invece ora precipitano tutte assieme. Forza della globalizzazione. Non deve stupire quindi che medici di scuole e specialità diverse somministrano contemporaneamente al malato medicine contraddittorie: eccitanti e calmanti, antivirus e antibattericidi. Ma una pillola per ogni sintomo con cura il male.

Che il malato (il capitalismo occidentale) muoia non sarebbe una grande tragedia, avendo conosciuto quante nefandezze ha combinato durante la sua vita. Il guaio è che sta trascinando nella disperazione i ceti sociali più deboli, gli individui che nel corso della sua marcia trionfale ha reso totalmente dipendenti dalla produzione di reddito attraverso il lavoro subordinato. Quando crolla un impero, a farne le spese non sono solo i cortigiani. E ciò ci obbliga a preparare vie di fuga e alternative di vita.

Da tutte le manifestazioni della crisi in atto, Bonaiuti ne conclude che sia giunta a termine la fase economicamente espansiva dei paesi a capitalismo maturo. La riprova è la progressiva caduta dei rendimenti di tutti i fattori produttivi, da non confondersi con la sola caduta del saggio di profitto, né con l’idea ricardiana della produttività marginale decrescente. Secondo l’autore il sistema socioeconomico globale avrebbe già oggi raggiunto i limiti esterni (energetici e di sfruttamento delle risorse naturali in generale) della sostenibilità ambientale e quelli interni della tollerabilità sociale (disuguaglianze, frustrazioni consumistiche, dissoluzione dei legami comunitari), gli uni e gli altri legati alla natura entropica del processo economico capitalistico, fondato su una logica «autoaccrescitiva», predatoria ed estrattivista. Siamo dunque giunti al «crepuscolo dell’età della crescita».

La ricerca di alternative

Il libro di Bonaiuti si svolge a partire dalla riscoperta delle «scienze della complessità» nei sistemi fisici, biologici e sociali. Descrive poi l’«età della crescita» come prodotto della spirale accumulazione-innovazione. Spiega il declino dei paesi del capitalismo maturo con il fenomeno dei «rendimenti decrescenti» . Infine prospetta possibili punti di caduta della tarda modernità («scenari») ricavati dalla storia che comprendono orribili «derive autoritarie». A meno che le nostre società non scelgano di imboccare la via della resilienza e riescano ad utilizzare ragionevolmente le risorse del proprio ambiente.

Al lettore «di sinistra» il saggio di Bonaiuti provoca qualche angoscia per la mancanza dell’individuazione e della nominazione di un qualche soggetto capace di intraprendere la via di una nuova «Grande Trasformazione» polanyiana. Penso infatti che a motivare uomini e donne non sia sufficiente la ragione astratta e nemmeno la necessità imposta dal pericolo di una imminente catastrofe. Per rimuovere il «teorema dell’impossibilità» (There Is No Alternative) serve un «immaginario sociale» non certo nostalgico, ma pur sempre fondato su una libera scelta etica di valori e di interessi riconoscibili.

Paolo Cacciari
Fonte: www.ilmanifesto.it/
Link: http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20130606/manip2pg/11/manip2pz/341349/
8.06.2013

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L’atteggiamento degli Arcieri nei tempi di Resilienza Cattolica contro l’Inganno Globale

Ieri caro S, mi hai fatto riflettere molto, e riconosco che su molte cose che mi hai detto nelle ultime mail, in parte hai ragione.
Anzi, sono arrivato a questa determinazione e ti chiedo una considerazione:
1) gli Arcieri oggi siete voi: te, V…, P…, I…, S…, C…, R…, ecc… e molti più di quanto crediate, visto che sono organizzati per cellule indipendenti;
2) dal 25 gennaio 2013 sono diventato Vigilante anche in virtù del fatto che sono l’unico ad indossare “sempre” l’Abito secondo lo spirito che ci siamo dati;
3) alcuni criteri di selezione che mi competono, mi impongono, almeno nella relazione che si ha fra me e gli Arcieri, di dare delle indicazioni forti e caratterizzanti, come la recita del Rosario, per esempio e la programmazione dei Borghi in comunità attorno alle CAERP (Cappellette di Adorazione Eucaristica e del Rosario Perpetuo);
4) il Manuale è totalmente sotto la mia direzione in quanto primo Fondatore dell’Arca della Bellezza e primo Preposito Generale. Quindi, ciò che là è scritto vale come regola per tutti;
5) quanto detto nei punti precedenti non significa che tutti debbano essere come me e quindi Vigilanti, ma che lo possono diventare per investitura diretta, magari quando gli eventi procipiteranno.
E ciò presuppone che esistono due livelli di Arcierierato: quello secolare a cui
aderiscono i pontieri, i mercedari, i guardiani, ecc.; e quello consacrato o di Vigilanza in senso stretto e che sono direttamente correlati a me (per il momento almeno) e al discernimento che li sottende a questo stato di vita;
6) ora tutto sta a vedere se siete in grado di organizzarvi come Arcieri e se riusciranno a farlo anche coloro che non entreranno mai direttamente in contatto con noi ma che hanno già cominciato a praticare la drecrescita felice. A meno che non mi sia chiesto di arruolare, fare un primo screeming e poi rimandare a voi, per evitare che poi mi cuoccio e brucio le anime belle o quelle inquiete. Questo credo sia il punto dolente. Perchè delle due una: o si innamorano del progetto e quindi indirettamente anche di me che ne sono il rappresentante (volente o nolente), salvo poi rendersi conto che l’oste (o meglio, il mondo) poi gli presenta presto o tardi il conto; o gli si pone l’alternativa (come feci anche di recente di passarvi i contatti) per cominciare con voi, affiancandovi nella vita di tutti i giorni, un percorso comune come Guardiani. Ma poi, voi, ci siete per soddisfare le infinite richieste di chi vuol capirci meglio?
S., per esempio è giunta a me perchè F. non ha saputo prestarle la dovuto attenzione. C. è tornata a me perchè non ha trovato più S.. Quindi quando parliamo di Arcierierato laico o secolare, ricordiamoci che una cosa è passare da voi ed un’altra è passare da me, che significa: abito, progetti, predicazioni, distacco dalle cose dal mondo e persino dai parenti, appuntamento del rosario, scambi continui di informazione, ecc.;
7) ciò detto, ecco che ci troviamo da capo a dodici: “Parusìa, al momento non posso prometterti nulla, perchè tengo famiglia”. E lo dico per tutti. Parusìa allora prende i suoi contatti, risponde, chatta e così si ripete il ciclo delle lunghe chiaccherate, delle prospettive di progetti da creare insieme, l’indicazione di un gruppo che nei fatti non esiste come vorremo, appuntamenti per incontrarsi, vedere borghi, fare produzioni orticole e lavorazioni con i prodotti della natura e immetterli nella filiera corta, film,… e non si finisce più perchè poi, quando non ci sono vere e proprie comunità la delusione diventa tanta da ambo le parti;
8) una cosa sola è certa in tutta questa situazione: Parusìa c’è ed è disponibile con tutti. Il progetto va avanti con i suoi punti fissi che sono la Certosa vicino a Roma, il Lazzaretto di Fatima ed il Manuale (di cui è impossibile non innamorsene e che può essere sintetizzato nei Depliants disponibili anche su escogitur sui Borghi Eucaristici di Xenobia). Forse che, alla fine, l’unica cosa che ho da fare è lasciare, a chi me li richiede, questi documenti senza prendere parte in prima persona? Forse. In fondo nel Manuale c’è tutto, nei depliant pure… ma dove va a finire il fattore umano?
9) aggiungo anche un’altra cosa che penso dopo le infinite delusioni e che dovrebbe essere assunto come criterio: chi vive di secolarismo (perchè alla fine non riesce a farne a meno) deve però tener conto che altri vivono di semimonachesimo; e per questo meritano di essere sostenuti con un minimo di contributo da parte di chi misura le proprie sicurezze diversamente; così da mantenere il progetto in caldo, o partecipando direttamente secondo le necessità o offrendo un obolo alla causa (che è poi una forma di impegno ma anche un deposito di beni, cibi, servizi, risorse che si accumulano nel tempo come promessa di stato); dato che altri scelgono più coraggiosamente di stare solo sul progetto, per il bene di tutti ed il funzionamento del progetto, e non hanno altre entrate ed altri modi di aiutare il prossimo. E non serve dire che comunque, per esempio io, sono fortunato perchè ho casa dove stare o dei sostenitori che mi potrebbero supportare. Perchè questo non esime dalle responsabilità che ogni Arciere ha di fronte al progetto e nel rispetto dei propri simili che lavorano per tutti e non solo per portare la pagnotta a casa. Mi viene da pensare a tal proposito che avrei dovuto accettare da C. e da S. ciò che ho accettato da L. e I., ma anche da F. a suo tempo che quando mi hanno offerto un sostegno economico ho accettato di buon grado. E questo lo dico come eventuale regola confirmatoria da parte di chi dichiara che il progetto delle Tre Arche (missione, comunità e famiglia) è il modello che meglio rappresenta i tempi che stiamo vivendo.
Chiamiamolo obolo alla causa, decima per il sostegno delle opere sante, impegno civile e responsabile, forma di aderenza e di coerenza, rispetto per chi già è impegnato nella causa.
Altrimenti come Vigilante sono autorizzato a pensar male di coloro che si dicono amici della causa e poi hanno il braccino corto e non sono sempre ben disposti a prodigarsi se non secondo le proprie convenienze. Quindi, chi vuol sentirsi Arciere o far parte del progetto, se non può impegnarsi in prima persona per l’Arca, deve riconoscere un 10% di quello che guadagna al gruppo di Vigilanza (non potendosi dedicare alla causa in quei frangenti) facendolo valere come vincolo. Sì, parlo di devolvere una parte dei propri guadagni con un pensiero rivolto a coloro che recitano il Rosario la mattina e hanno deciso di indossare l’Abito (che poi nemmeno è detto che spenda questa somma) di portare Opere di Carità in nome degli Arcieri e quindi anche di tutti gli Arcieri secolari, che hanno deciso di vivere serenamente la loro vita domestica; e con i quali sostegni si garantisce l’esistenza di una struttura organizzata e orientata alla messa in opera di progetti condivisi. Dico l’Abito, perchè è l’unica certezza che abbiamo che con l’abito difficilmente si possa servire due padroni, Dio e Mammona, visto che 174 - SaioMarcoSGiovanninessuno si presenterà mai sul posto di lavoro vestito da Arciere; così sgombero il campo da ogni dubbio. So bene che a questo punto tutto il progetto potrebbe andare a farsi benedire. Ma non si creda che dopo tanti tradimenti o deviazioni verso percorsi secondari e intellettuali, invece che concreti e pratici nelal direzione dell’Arca e dei suoi ammonimenti verso l’impiantazione di microchip (senza i quali non sarà possibile nè vendere e nè cmprare) sia minore la forma autodemolitrice senza che non venga messa anche in moto la perseverante e continua serie di moniti;
10) infine c’è il punto più dolente per me: non dare le perle ai porci e le parole sante ai cani. Non serve a nulla che qualcuno ti si accosti per farti i complimenti quando in cuor suo rimarrà sempre dall’altra parte della barricata. Perchè prima servono 5000 euro per pagare un debito. Poi entrano tanti soldi da rinviare ogni exit strategy a favore del progetto dell’Arca e si ritorna alle spese. Come quella volta che D. ricevette dalla Provvidenza i soldi che servivano per il viaggio a Fatima e d’improvviso stava decidendo di comprarsi delle riviste che desiderava da tempo, per il suo cucito. Dico questo perchè d’ora in poi dovrò tenere un atteggiamento di distacco da tutto, anche dalle lusinghe, anche dagli eccessi di affettività, e da chi vuole darmi una parola di conforto. Il problema, infatti, non sono io, ma la gente che non riesce a mettersi in pace con Dio.

Parusìa
in Gesù Adveniente e Maria CorRedentrice

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Ma veniamo al dunque. Quale è la situazione mondiale che a molti sfugge e che noi, come Vigilanti e Arcieri dovremmo mettere all’attenzione di molti?

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Pino Cabras – Barack Obush e lo spionaggio totale

Testate di tutto il mondo riprendono la prima pagina dell’HuffPost: “George W. Obama”. Mi suona familiare, avendo scritto il libro “Barack Obush”.

Giornali e siti di tutto il mondo riprendono divertiti la prima pagina dell’Huffington Post, che cavalca lo scandalo sullo spionaggio di massa ( http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=77268&typeb=0&Spionaggio-totale-USA-su-Google-FB-Yahoo-ecc- ) e spara un titolo cubitale: GEORGE W. OBAMA. Più sotto al titolone dell HuffPost, ecco un’illustrazione: un morphing fra la faccia di Bush e quella di Barack. Mi suona tutto così familiare, avendo io scritto nel 2011, assieme a Giulietto Chiesa, un libro intitolato “Barack Obush ( http://www.ponteallegrazie.it/scheda.asp?editore=Ponte%20alle%20Grazie&idlibro=7262&titolo=BARACK+OBUSH ) “.

L’edizione russa, intitolata «Global’naja Matrica ( http://www.tribuna.ru/books/istoriya/globalnaya-matritsa/ ) » (ossia “La Matrix globale”, titolo quanto mai attuale), ha in copertina proprio il morphing fra i due ultimi presidenti USA. Come spesso accade, i grandi media arrivano sulle cose con un ritardo di anni.

Nel frattempo, gli scettici a targhe alterne ci avevano inondato di richieste: le prove, le prove di quel che dite!
Se raccontavamo in rete quel che ora è ovunque, orde di troll non volevano concederci un centimetro, ci inondavano di provocazioni, frasi irritanti, insulti, squadrismo elettronico, “character assassination”, diversioni fuori tema o semplicemente senza senso, con l’obiettivo di intralciare la comunicazione, denigrarci.

Per loro eravamo i «complottisti» (il neologismo-truffa del nuovo secolo). Non capivano (o non volevano capire) che non inseguivamo complotti, ma descrivevamo un modo di funzionare del potere: sempre più opaco, menzognero, segreto, sempre più lontano dalle divisioni tradizionali dei poteri, e sempre più condizionato da strutture incentrate sull’uso massiccio e spregiudicato delle telecomunicazioni.

Nel libro abbiamo descritto così questo fenomeno:

«Sullo sfondo del Patriot Act, la legge liberticida votata da Bush e ri-votata senza tentennamenti da Obama, si è dunque formata un’enorme rete parallela ( http://projects.washingtonpost.com/top-secret-america/ ) , che agisce in nome della sicurezza. Strutture non trasparenti, semi-private ma coperte da strati di legittimazione (e ingenti fondi) pubblici, sono diventate via via più importanti, costose e letteralmente “incontrollabili”.
L’11 settembre 2001, questa entità esisteva già nel corpo degli apparati USA. Fu quel giorno che decise di diventare una metastasi. Obama non ha nemmeno provato a cambiarla.

Chissà in che modo l’attuale inquilino della Casa Bianca interpreta la frase che pronunciò Benjamin Franklin agli albori della storia degli Stati Uniti: “Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza”».

La risposta al nostro interrogativo è arrivata adesso: il presidente democratico dichiara che in nome della «sicurezza» tutto quel sistema è legittimo ( http://www.repubblica.it/esteri/2013/06/07/news/usa_scandalo_controlli_telefonate-60543854/?ref=HREA-1 ) .

Obama rivendica un sistema che legge le e-mail di tutti in tutto il mondo, sa cosa spendiamo e dove, classifica i nostri gusti individuali, carpisce tutti i segreti industriali, sa a chi telefoniamo, quali amici abbiamo, e molto, moltissimo altro ancora, nella vita di tutti i cittadini, tutte le organizzazioni, tutti gli apparati.

Nessun potere totalitario nella storia ha mai avuto accesso a una simile completezza di profili individuali né ha mai potuto agire altrettanto a fondo dentro gli uffici, fino ad avervi degli occhi per vedere tutto, quando voleva: con le webcam attivate segretamente, con la lettura diretta dei nostri documenti e delle nostre schermate.

Di fronte a una simile dichiarazione di guerra alle Costituzioni e alle sovranità di tutto il mondo ci si aspetterebbe qualche reazione, almeno per non guadagnarsi la lucidissima invettiva di Franklin: non meritare «né la libertà né la sicurezza».
Al momento c’è solo qualche debole reazione degli eurocrati, come quella del commissario agli affari interni Cecilia Malmstroem: «Siamo naturalmente preoccupati per le possibili conseguenze sulla privacy dei cittadini europei, ma è presto per trarre delle conclusioni», ha affermato la Malmstroem. Questo sì che è ‘sopire e troncare’. E ha promesso: «Contatteremo la nostra controparte americana per avere ulteriori informazioni». Se questo scambio transatlantico sarà tempestivo come nel caso dei dati interbancari, staremo freschi.

Manco a dirlo, sinora, politici italiani non pervenuti.

Figuriamoci se Enrico Bilderberg Letta dirà qualcosa. E neanche Gianroberto Casaleggio, se è per questo, lui che prevede in futuro una guerra mondiale in cui le dittature orientali “orwelliane” saranno sconfitte dall’occidente di Google. Sì, Google, ossia una delle entità più orwellianamente compromesse con il sistema, come appare nello scandalo di questi giorni. Qualche aggiustamento di prospettiva servirà anche dalle parti dell’opposizione.
In ogni caso l’Imperatore è nudo, e quindi i silenzi, le politiche sbagliate e le distrazioni saranno messi a dura prova. La retorica obamiana è a pezzi. Nemmeno l’Italia potrà fare finta di nulla.

Obama ha realizzato delle discontinuità nella narrazione del potere rispetto al predecessore, e a molti ingenui questo potrà ancora bastare. Ma Obama è in realtà un continuatore dello Stato profondo, che i presidenti non osano cambiare.
Quel grumo oscuro, impersonale e potente, viene semplicemente assecondato nelle sue evoluzioni (anche quando le evoluzioni agiscono come crescite tumorali negli equilibri dei poteri). Oggi il presidente va al servizio dello Stato profondo – apparati, comitati d’affari, complesso militare industriale, reti di spionaggio – dando sempre più volume agli apparati “securitari”.
Il capitolo finale di Barack Obush è dedicato proprio alla descrizione delle cause di questa continuità, che resistono anche alla diversa stoffa degli interpreti sulla scena del potere, perfino quando a un buono a nulla capace di tutto come George W. Bush succede un presidente cool che si becca il Nobel per la Pace “a prescindere”.
( http://www.giornalettismo.com/archives/158991/barack-obush-ma-che-palle/ )

Preso dai discorsi su Google, ho digitato “Barack Obush”, e fra le prime voci in lista trovo una recensione negativa ( http://www.giornalettismo.com/archives/158991/barack-obush-ma-che-palle/ ) che mi era sfuggita, apparsa nel 2011 su Giornalettismo e opera di un tizio, tale John B., che non si era nemmeno preso la briga di leggere il libro, incorrendo così nell’incidente più squallido che possa capitare a un recensore.

No, non parlo dei suoi misteriosi cenni a «nostalgici sognatori di quella rivoluzione delle masse operaie che non si è mai concretizzata», che devono essere una scopiazzatura di un freschissimo discorso di Mario Scelba, e tralascio anche altri passaggi che dimostrano che il recensore ha “letto” il libro con la tecnica di lettura veloce di Woody Allen, quando questi diceva di aver divorato Guerra e Pace in sette minuti (“Parlava di certi russi”).
Il centro dello squallore è la lezioncina che John B. ci impartisce: «Nessun uomo al mondo può andare alla presidenza degli Stati Uniti e cambiare in pochi anni la rotta inerziale di una simile massa. Si possono fare aggiusti di traiettoria, si possono fare piccoli spostamenti per bilanciare meglio e diversamente i pesi, niente più.» Se avesse letto il libro, era esattamente quel che spiegavamo. Ma per John B. la lettura di ciò che si recensisce è un optional. In tedesco i parolai a vuoto come lui li definiscono Sprachpedanten.

Comunque il recensor precox di Giornalettismo non è l’unico Sprachpedant a piede libero. Potremo scommettere che legioni di giureconsulti improvvisati proveranno a giustificare l’ingiustificabile, e ci vorranno insegnare che tutta la libertà che perdiamo è per il nostro bene, nell’era di Barack Obush.
Potremo provare a resistere alle loro menzogne discutendone in una mailing list, o in una teleconferenza, salutando nel mentre i robot delle agenzie di spionaggio americane in ascolto come un tempo si salutava il maresciallo delle rudimentali stazioni di ascolto analogiche.

Pino Cabras
Fonte: http://megachip.globalist.it
Link: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=77395&typeb=0&Barack-Obush-e-lo-spionaggio-totale
8.06.2013

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Non so di cosa si stupisce Cabras. Sostenere che siamo in un’accelerazione verso un enorme GF vuol dire non conoscere la storia. Il controllo a fini repressivi esiste da sempre, è stato anche peggiore in certi regimi dove il dissenso era trattato come una deviazione psicologica.
Il controllo solo si adatta alle nuove tecnologie, e questo succede negli Usa come in tutto il mondo.
Semplicemente nel caso degli Usa salta all’occhio la contraddizione fra la realtà e quello che dice la loro Costituzione con tutti i suoi emendamenti.
La novità ora è che i dati raccolti sono usati anche per per fini commerciali, per il resto le strategie di repressione e controllo sono le stesse da Washington a Shangai (passando per Roma)

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La cura

Questo episodio mi viene utile per spiegare la nostra attuale situazione , cioè, quello che sta succedendo con i 2 governi Monti e Letta……
I rimedi di Monti sono stati la cura sbagliata x patologie che non c’erano……
Ma dato che i cani spesso hanno anche le pulci….egli mise in atto delle misure di una stupidità incredibile !
Quello di Letta oggi ci propone, è una cura drastica !……
dopo la rovina del Gov M. ci sono solo 2 vie possibili…..( approvate da loro)..
1- mettere in atto il clistere dell’IMU….e come aiuto aggiungerei, l’aumento della percentuale dell’IVA…..
2- svendere le nostre Banche + tutti i beni dello Sato, ( che non interessano +, perchè sono i monumenti storici che vogliono, )
+ la distruzione di tutti i Poli industriali, il Chiomico il Metallurgico, e l’ Agricolo ( in tutta europa ) ,
ma x essere + sicuri……magari gli daranno anche,tutta la riserva aurea nazionale !!!

Quando il cane ha le pulci e tutto il resto,
Le cure normali diventano inefficaci mentre le misure straordinarie verranno addirittura invocate dalla popolazione…..
Raccomandazioni della UE e dell’FMI comprese.
solo come misure di contenimento, mascherate da una volonta ferrea di distruzione del nostro paese….
certamente a favore di 2 grandi nazioni ( Germania e Francia, guidata dalla solita mafia londinese !)
Tutto questo farà il bene del Cane ? ci assicurano che si !
comunque…..io non vado dagli psicologi…una paglia, è migliore !

Ora..Scegli !

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CYBERSICUREZZA: SCANDALO PRISM IN USA, MA L’ITALIA FA ANCHE PEGGIO

DI FULVIO SARZANA
ilfattoquotidiano.it

Dunque, secondo quanto riferiscono notizie di stampa, il “Grande fratello” americano spiava il mondo intero. E’ quanto sta emergendo dallo scandalo che ha preso avvio dalle intercettazioni telefoniche dei clienti di Verizon e si è esteso al web.

Prism“, il programma messo a punto dall’intelligence americana nato dalle ceneri delle operazioni di sorveglianza elettronica di George W. Bush, è entrato nei server di nove giganti della Rete e ne ha estratto, ha rivelato il Washington Post, “audio, video, fotografie, e-mail, documenti, password e username per continuare a tracciare nel tempo l’attività degli americani sulla rete” ma “focalizzandosi sul traffico di comunicazione straniero, che spesso utilizza i server statunitensi.

Ma l’Italia fa anche peggio.

Evidentemente a conoscenza di ciò che accadeva oltreoceano qualche mese fa, il Presidente Monti, dopo aver effettuato un viaggio negli Stati Uniti, ha fatto approvare il decreto del presidente del Consiglio dei ministri 24 gennaio 2013 “ Direttiva recante indirizzi per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionale”, poi pubblicato nella “Gazzetta Ufficiale” del 19 marzo 2013 n. 66, in piena “vacanza” legislativa.

Il decreto, controfirmato da mezzo governo, tra cui anche il ministro della Giustizia, definisce “l’architettura istituzionale deputata alla tutela della sicurezza nazionale relativamente alle infrastrutture critiche materiali e immateriali, con particolare riguardo alla protezione cibernetica e alla sicurezza informatica nazionali, indicando a tal fine i compiti affidati a ciascuna componente ed i meccanismi e le procedure da seguire ai fini della riduzione della vulnerabilità, della prevenzione dei rischi, della risposta tempestiva alle aggressioni e del ripristino immediato della funzionalità dei sistemi in caso di crisi”.

La norma prevede, tra le altre cose anche un principio assolutamente inedito per il nostro ordinamento.

L’art. 11 del decreto infatti obbliga gli operatori di telecomunicazioni e gli internet service provider, ma non solo, anche ad esempio a chi gestisce gli aeroporti, le dighe, i servizi energetici, i trasporti, a dare accesso ai servizi di sicurezza alle proprie banche dati, per finalità non meglio specificate “di sicurezza”.

In pratica gli operatori privati, ma anche le concessionarie pubbliche, dovranno spalancare le porte ai servizi di sicurezza sulle proprie banche dati, contenenti i nominativi dei cittadini italiani, e, si presume anche alle azioni compiute da questi ultimi, al di fuori di un intervento della magistratura.

Tutto ciò in via amministrativa e senza il necessario controllo, quantomeno dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali.

Senza andare tanto lontano anche noi abbiamo il “prism” alla Carbonara.

Fulvio Sarzana
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/08/usa-scandalo-prism-ma-litalia-fa-anche-peggio/620151/
8.06.2013

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È certo che Monti non ha avuto l’idea. È stato Obama che ha obbligato il nostro governo a spiarci e a dare i dati agli americani.

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stiamo parlando di aria fritta. L’ascolto delle telefonate c’è da 30 anni. quello delle mail e Sms da quando sono nati i cellulari e i p.c. Perchè ci meravigliamo ora?

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Immaginate i “poveri” politici che sono, come tutti, spiati in ogni cosa, quante scelte sbagliate possono compiere sotto ricatto di coloro che detengono i loro fascicoli. —- Ricondo ancora il “povero” D’alema sull’aereo che lo riportava indietro dagli USA rimangiarsi le dichiarazioni fatte in campagna elettorale sul ritiro del contingente italiano in Afganistan, dicendo che i militari italiani dovevano restare a difendere la democrazia afgana, come uomo mi ha fatto pena. —- Ora Berlusconi sotto scacco con i processi che arrivano al grado finale e Bersani con la spada di Damocle di MPS, creano un Governo insieme… per chi e per quali motivi? —- Diciamo comunque che ora si scopre l’acqua calda e che non succederà niente.

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La Costituzione della Repubblica Italiana

Parte prima
DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI

TITOLO I RAPPORTI CIVILI
Art. 15.

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.
La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’Autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

http://www.governo.it/Governo/Costituzione/1_titolo1.html

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Non capisco tutto questo clamore per cose risapute dai tempi di Echelon. Evidentemente si vuole distrarre il pubblico da cose molto piu’ importanti ed invasive come l’implementazione di tecnologie psicotroniche, haarp et similia. L’attacco alla nostra privacy non riguarda solo internet ma direttamente i nostri cervelli: che non hanno firewall.

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Piazza Taksim: Crossing the bridge

La mobilitazione di piazza Taksim solleva gioco forza alcune domande importanti. Siamo di fronte a un nuovo passaggio dell’onda lunga primavera araba/occupy? C’entra la crisi globale o si tratta più di una rivolta da “aspettative crescenti” proprie di un ciclo economico espansivo? E cosa ci dice rispetto al futuro prossimo in Europa? Interrogativi che al momento non possono forse essere risolti completamente ma servono a muovere qualche passo oltre il giusto entusiasmo per queste giornate.

Diamo per scontato in prima battuta che la Turchia ha visto negli ultimi dieci anni di governo Akp (il partito islamista sunnita) tassi di crescita economica notevoli, quasi da Brics, seppure in diminuzione e un impatto fin qui minimo della crisi globale. A maggior ragione deve essere giunta inaspettata la reazione spontanea e generale, ben oltre Istanbul, all’ennesima “grande opera” di gentrificazione del territorio urbano varata con l’ormai consueta arroganza dall’élite politico-affaristica. Ma soprattutto sono le caratteristiche, la composizione, le modalità di azione e cooperazione della rivolta a dirci che siamo di fronte a qualcosa di più profondo, legato alle esplosioni di soggettività dalla Tunisia in poi. Vediamo.

Primo, un effetto scintilla: una singola vicenda locale, certo segno di una questione più generale ma comunque limitata nelle richieste, fa saltare gli equilibri con modi e tempi imprevisti e accelerati, amplificati ma non creati dai nuovi media. Secondo, il contagio rivela un’ampiezza inimmaginabile nella composizione e nella diffusione territoriale della protesta. Praticamente tutte le città della Turchia rispondono, mentre sulle strade e nei quartieri si incontrano soggetti di ogni tipo, età, provenienza sociale, esperienza politica e di vita. Una comunità di lotta vivificata al di là di tutte le differenze dal protagonismo dei giovani, emblema del futuro di una società che non può essere abbandonato al cinismo dei potenti e alla violenza di una polizia tanto stupida quanto spietata. Terzo, un effetto specchio: una dinamica così ampia e improvvisa è possibile a misura che nella singola situazione ciascuno possa riconoscere il proprio singolo dramma articolando un urlo di protesta e un desiderio di cambiamento che si con/fonde con quello degli altri, nel duplice senso che diviene aspirazione comune e però in prima istanza indeterminata. A monte, come precondizione, una vivacità di fondo della società, che le reti di contatto tra comunità e tra individui insieme ai social media aiutano a costruire e socializzare.

Tutto ciò non significa negare per amor di “spontaneismo” la presenza anche di organizzazioni politiche e sindacali -di sinistra e, in senso lato, nazionaliste- sia nella risposta di piazza che, prima, nella tenuta del tessuto organizzato di quei settori rimasti, da ultimo con grosse difficoltà, estranei all’egemonia politica, sociale ed elettorale dell’Akp. Del resto è stato il tentativo, non riuscito per la brutalità della polizia, dell’estrema sinistra e dei sindacati più combattivi di arrivare con i cortei dello scorso primo maggio a piazza Taksim a rivelare alla città e all’intero paese l’enorme dispositivo da “zona rossa” approntato dal governo Akp di Istanbul e motivato proprio con i lavori di rifacimento in corso: decine di migliaia di poliziotti, sbarramenti intorno alla vie di accesso alla piazza dal giorno precedente, trasporti pubblici e traghetti bloccati e ponte di Galata sollevato! Ciò non toglie che anche in Turchia qualcosa deve essere cambiato, con l’irrompere della variante islamista, sia nella tradizionale polarizzazione politica sinistra (antimperialista, turca e kurda)/campo nazionalista (dai kemalisti, ai quadri dell’esercito fino ai gruppi fascisti) sia nella capacità di radicamento sociale delle organizzazioni tradizionali. Anche lì hanno agito in profondità gli effetti dei ribaltamenti geopolitici nonché geoeconomici degli ultimi decenni. Il che comporta che oggi la sinistra in senso lato, anche quella sindacale che conserva una relativa tenuta in alcuni settori produttivi, non ha più una capacità di iniziativa generale come in parte ancora fino alle lotte operaie di fine anni Novanta-inizi Duemila (quelle che misero definitivamente in crisi i governi filo-Fmi controllati dai militari, risultato raccolto comunque dall’Akp). Quando si muove “da sola” però può operare almeno da rivelatore di umori profondi, in vista di una sua radicale trasformazione possibile a patto di saper interpretare standoci dentro fino in fondo le nuove dinamiche antagonistiche della società. (Esempio: la presenza di bandiere nazionali e con l’effigie di Kemal Ataturk, posto che sia massiccia come sembra da foto e video, come va letta? Tentativo di egemonia dei nazionalisti “laici” in un movimento in cui il carattere di classe nei termini tradizionali è assai diluito oppure una sorta di riappropriazione dal basso di un simbolo che, con tutti i se del caso, unisca e non divida la piazza e il paese, in modi non dissimili da quanto abbiamo visto nelle lotte di questi ultimi due anni?).

L’insieme di queste caratteristiche unitamente alle modalità e al livello dello scontro rende questa mobilitazione un ibrido tra piazza Tahrir e i diversi Occupy. Più vicina alle mobilitazioni in Europa per temi, modalità e composizione sociale nonchè per la potenziale dislocazione oltre i vecchi assi politici verso quella che gli indignados hanno chiamato la democracia real. Ma, appunto, con un livello di scontro e di diffusione che gli Occupy non hanno minimamente sfiorato e in un contesto politico-sociale che non vedrà sparire dall’oggi al domani la variabile islamista, come il prosieguo della primavera araba ha ben dimostrato.

Su questo ibrido e i suoi scontati coni d’ombra si è gettata la narrazione dei media occidentali con l’immancabile regia del dipartimento di stato statunitense: libertà e democrazia contro un governo autoritario, laicismo contro islamismo, vedi l’articolo di Emrah Yildiz su InfoAut :

http://www.infoaut.org/index.php/blog/prima-pagina/item/8077-schieramenti-del-dissenso-e-politiche-della-classificazione-costruendo-la-resistenza-in-turchia

Semplificatrice, come sempre quando si parla di “democrazia” come brevetto occidentale, e strumentale più che mai allorché il detournament obamiano della Primavera araba si è dato, dall’intervento militare in Libia in poi, proprio con un rinnovato connubio tra Washington e l’islamismo di marca saudita (salatiti) e qatariota (fratelli musulmani), fino alla guerra per procura in corso in Siria.

È allora utile avanzare alcune ipotesi sulla precaria collocazione geoeconomica e geopolitica della Turchia che ne possono spiegare la polarizzazione sociale e politica in atto ben oltre il refrain “antiautoritario” e “laico”.

Quanto alla prima, è vero che una crescita notevole c’è stata nell’ultimo decennio e che l’Akp ne ha costruito le condizioni sociali e politiche: apertura al mercato mondiale rompendo le barriere residue dello stato post-kemalista della guerra fredda allargando la base sociale beneficiaria dei processi di privatizzazione e liberalizzazione, la borghesia “islamica”, e sostenendo indirettamente gli strati proletarizzati e inurbati delle campagne trascurati dal precedente corso. Ma è stata comunque una crescita tutt’altro che avulsa dai circuiti finanziari globali, gonfiatisi anche in Turchia con flussi spesso a breve termine per lo più dai paesi del Golfo, con una speculazione immobiliare senza pari, un’industrializzazione comunque dipendente dovuta alle delocalizzazioni delle multinazionali unita, un ipertrofico settore “informale” fatto di servizi dequalificati ma anche di divaricazione dei redditi. Una crescita che non avendo creato delle solide basi di accumulazione indipendente, ha visto via via crescere il deficit statale e il debito estero del paese, tanto più con il calo delle esportazioni dovuto alla crisi globale. Che di questa instabilità neanche troppo latente, comprensiva dell’immancabile dilagante corruzione e della crescente delusione per le aspettative giovanili inevase, non ci sia sentore nella società e che questi umori non si siano riversati nelle piazze, è un po’ difficile da sostenere.

Ma è forse ancor più dal punto di vista geopolitico che la Turchia di Erdogan è entrata inesorabilmente in una fase ad alta instabilità. Credendo di aver acquisito in Medio Oriente una effettiva autonomia di manovra sulla base della leadership morale conseguita con i risultati economici, la strategia di politica estera zero problemi con i vicini arabi e la “rottura” con Israele, il governo Akp ha pensato all’indomani della Primavera araba che fosse arrivato il momento dell’incasso. Dapprima si è proposto al mondo arabo come interlocutore privilegiato e modello di politica islamica moderata e efficiente, poi si è inserito attivamente nella guerra libica e ancor più in quella siriana. Così facendo però si è affiancato alle monarchie del Golfo (Qatar più che Arabia Saudita) supportando la guerriglia salafita ma anche esponendo il proprio territorio ai contraccolpi sanguinosi delle rivalità interne a quella galassia (vedi il recente attentato a Reyhanli al confine siriano, pare di matrice qaedista); ha lasciato cadere nei fatti l’opposizione a Israele che gli aveva procurato grande prestigio; ha nuovamente incrinato i rapporti con Mosca; ma soprattutto è ritornata completamente nel campo delle alleanze statunitensi con l’aggravante, però, di mostrare un attivismo eccessivo e la pretesa di giocare in proprio. Un “errore” imperdonabile che Washington al momento giusto ha sempre fatto pagare ai suoi alleati con un bel regime change… Ma anche sul versante interno il governo di Ankara, mentre aveva negli anni passati raccolto forti consensi nella politica di chiusura verso Israele e di apertura verso il mondo arabo, non ha affatto con sé la popolazione, che anzi a più riprese ha manifestato avversione per l’aggressività del governo Erdogan contro la Siria.

In estrema sintesi, Ankara è stretta fra la necessità da un lato di ritagliarsi, anche per dare sbocco alle tensioni interne, un proprio spazio regionale economico e geopolitico che inevitabilmente guarda a Oriente -tanto più dopo le innumerevoli inutili avances per l’ingresso in Europa, del resto oggi divenuto poco appetibile-, le ripercussioni non previste della Primavera araba dall’altro, e infine la complessa manovra di rebalancing degli Usa in marcia inesorabile verso il contenimento della Cina. Strategia che prevede -potenza marittima contro potenze terrestri- la destrutturazione delle entità statali, dal Medio Oriente ai confini cinesi, che possano far da ostacolo agli yankee mentre non prevede spazi di effettiva autonomia per nessuno attore regionale (prima o poi lo sperimenteranno anche i sauditi, che non a caso hanno ripreso il diretto comando dell’arcipelago salafita).

Dunque la Turchia, media potenza regionale apparentemente in ascesa, è collocata lungo una linea di faglia profonda le cui scosse sono a pieno titolo parte della crisi globale e delle reazioni ad essa.

Su questo un’ultima osservazione all’incrocio tra geopolitica della crisi e geopolitica delle lotte. Se è vero che piazza Taksim ha reagito al meccanismo di trasmissione della crisi globale lungo le linee di maggior contraddizione, allora è possibile che assisteremo tra non molto a un nuovo passaggio a ovest della crisi, crossing the bridge verso l’Europa. Dove infatti, sul fianco sud, già si intravedono i contorni di un nuovo smottamento che, ben oltre il primo segnato dall’attacco speculativo ai debiti sovrani, potrebbe vedere direttamente in gioco l’opzione yankee per la frattura dell’euro e la dollarizzazione della periferia mediterranea in funzione antitedesca. Vedremo, nel caso, se e quali forze sociali della scena europea sapranno riprendere la lezione, embrionale ma preziosa, di Tahrir, Puerta del Sol, Zuccotti Park e ora Taksim: la tensione a giocare in proprio in un quadro di crescente debolezza “sistemica” a qualunque latitudine…

9 Giugno 2013

Raffaele Sciortino

http://www.infoaut.org/index.php/blog/conflitti-globali/item/8083-piazza-taksim-crossing-the-bridge

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Scontri nella notte in diverse città. Manifestazioni enormi e ancora la polizia che prova a stroncare una rivolta che non conosce sosta.

E’ durata veramente poco la strategia del bastone e della carota che il governo del Partito della Giustizia e dello Sviluppo aveva adottato negli ultimi giorni dando mandato agli apparati repressivi di tollerare le manifestazioni e di concentrarsi nella repressione ai margini delle mobilitazioni finite sotto i riflettori della stampa e della politica internazionale.

Dopo una ‘tregua’ di neanche due giorni nella violenza in Turchia, si sono registrati questa notte duri scontri fra polizia e manifestanti antigovernativi nella capitale Ankara e in altre città del paese. Gli agenti in tenuta anti-sommossa hanno disperso con la forza una manifestazione pacifica di alcune decine di migliaia di dimostranti a Kizilay, nel cuore di Ankara, teatro di grandi e continue manifestazioni e anche di frequenti scontri ormai da 10 giorni. La polizia ha caricato più volte la folla che tentava di avvicinarsi agli uffici di Erdogan cantando ”’Dittatore, dimissioni”usando lacrimogeni e cannoni ad acqua e li ha inseguiti nelle strade vicine. Si registrano feriti e arresti.

Scontri nella notte sono stati registrati anche, fra l’altro, ad Adana, Smirne e nel quartiere a maggioranza alawita di Gazi ad Istanbul. Non ci sono stati incidenti invece a Piazza Taksim a Istanbul, dove una enorme folla di oppositori – parecchie centinaia di migliaia di persone – ha chiesto le dimissioni di Erdogan.

Le curve dei tre grandi club di Istanbul – Besiktas, Galatasaray e Fenerbahce – dopo avere visto la feroce repressione della polizia contro le manifestazioni nel paese, hanno deciso giorni fa di unirsi contro un comune nemico, il capo del governo, di cui i manifestanti chiedono a gran voce le dimissioni. Ieri un migliaio di tifosi del Fenerbahce hanno raggiunto le tifoserie di Galatasaray e Besiktas e poi hanno sfilato in corteo fino a Piazza Taksim. Dove tutti hanno cantato insieme ”Tayyip Istifa” (Tayyip Vattene) e ”Mustafa Kemalin Askerleriyiz” (Siamo i soldati di Mustafa Kemal). A dimostrazione che è forte la presenza del partito kemalista, il Chp, nelle manifestazioni antigovernative. Tifosi dei vari club turchi, sciarpe multicolori mescolate, organizzano ogni sera un corteo comune anche a Tunali, strada della movida di Ankara, accanto al Kugulu Park occupato dai dimostranti dell’opposizione.

Foto pubblicate sulle reti sociali mostrano a Adana dei militanti dell’Akp in mezzo ai poliziotti nella notte che lanciano pietre contro i manifestanti. Negli ultimi giorni la stampa turca ha denunciato la presenza accanto alla polizia in uniforme di uomini in civili armati di bastoni e nel discorso pronunciato da Erdogan all’aeroporto di Istanbul, di ritorno dal tour nel Maghreb, il premier aveva indirettamente incitato la folla dei suoi sostenitori a rispondere nelle piazze alle ‘provocazioni degli oppositori’. Oggi è previsto che migliaia di militanti del partito di governo accolgano Erdogan al suo arrivo all’aeroporto di Ankara. Il partito islamico ha previsto due manifestazioni di massa di appoggio al premier e di sfida agli oppositori, sabato e domenica prossimi, ad Ankara e ad Istanbul.

Ad Adana invece, dove ieri Erdogan ha arringato i suoi sostenitori, c’é stata una nuova retata “anti-twitter”. Cinque giovani sono finiti in manette – e altri 7 sono ricercati – per dei tweet di appoggio alle manifestazioni. Almeno 34 ragazzi sotto i 20 anni erano stati arrestati a Smirne martedì, anche in quel caso per dei tweet contro il governo e la repressione.

Invece le due studentesse francesi arrestate giovedì a Istanbul e accusate di “incitamento ai disordini” sono state rilasciate ieri, riferisce l’agenzia Anadolu. Per le due ragazze, in Turchia nel quadro del programma Erasmus, era stata perfino prevista l’espulsione. Ma la procedura é stata annullata. Erdogan aveva citato il loro arresto, con quello di altri cinque stranieri, per dimostrare il coinvolgimento dell’estero nell’organizzazione della protesta anti-governativa.

Marco Santopadre

9 Giugno 2013

http://www.contropiano.org/esteri/item/17196-turchia-ripresi-gli-scontri-nella-notte

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UN POPOLO DI SUDDITI CHE SI RIBELLA SOLO AL BAR

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Papa Francesco pensa a un summit a Roma tra i leader delle tre grandi religioni contro il terrorismo

dall’inviato 29 maggio 2013

GERUSALEMME. L’idea è quella di convocare a Roma un summit tra i leader delle tre religioni monoteiste – cristiani, ebrei, musulmani – per lanciare un messaggio di pace contro la violenza e l’uso del nome di Dio per giustificare il terrorismo.

A questo progetto starebbe pensando papa Francesco, che ne ha parlato lo scorso 30 aprile con il presidente israeliano Shimon Peres, affermano ambienti governativi israeliani che in un report sintetizzano i contenuti dell’udienza.

Stando a quanto riferito nel colloquio, il Papa starebbe quindi pensando a un’iniziativa mirata alla pace e ristretta alle tre religioni monoteiste. Non quindi un incontro interreligioso con tutte le fedi, come quelli convocati ad Assisi da Giovanni Paolo II e nel 2011 anche da Benedetto XVI.

Il presidente Peres ha detto al Papa che ci sono persone che giustificano il terrorismo con il nome di Dio e che i leader religiosi dovrebbero dire «ad alta voce che Dio non ha dato a nessuno il permesso di uccidere il prossimo».

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Usa: una guerra globale per azzerare i conti della crisi?

“La fiaba di un Obama refrattario di fronte al militarismo israeliano? Errore: dietro la maschera del sorriso, il presidente americano spinge per la guerra planetaria e si prepara a farla digerire al suo popolo”. Gli Usa vogliono una “guerra globale, per azzerare i conti della crisi”?

di Giorgio Cattaneo – 13 Gennaio 2012

obama presidente usa
“Dietro la maschera del sorriso, il presidente americano spinge per la guerra planetaria”?

Minacce, sanzioni economiche, test missilistici e manovre navali nel Golfo. Il palcoscenico della guerra è sotto gli occhi di tutti, ma quello che conta procede sottotraccia, da Washington a Tel Aviv. Obama ha firmato una legge straordinaria contro il dissenso, che consente la “detenzione a tempo indeterminato” di cittadini americani. E intanto sta trasformando Israele nella base di lancio per l’attacco contro l’Iran. In agenda, le grandiose esercitazioni congiunte della primavera 2012.

Usa e Israele insieme, a comando unificato e con quartier generale a Stoccarda, cuore europeo del sistema difensivo americano in Europa. Il pericolo? L’escalation militare. Se voleranno missili contro Teheran, l’Iran reagirà. A quanto pare, è esattamente quello che gli Usa vogliono: una guerra globale, per azzerare i conti della crisi.

Lo sostiene il professor Michel Chossudovsky, presidente del prestigioso osservatorio internazionale Global Research: il massiccio dislocamento fra Tel Aviv e Haifa di devastanti tecnologie belliche dimostra che è proprio Washington a volere la guerra con gli ayatollah. La fiaba di un Obama refrattario di fronte al militarismo israeliano? Errore: dietro la maschera del sorriso, il presidente americano in realtà spinge per la guerra planetaria e si prepara a farla digerire al suo popolo.

Infatti, giusto a Capodanno, ha sottoscritto il National Defense Authorization Act, una misura preventiva e del tutto straordinaria, che di fatto “sospende le libertà civili” e autorizza la carcerazione a tempo indeterminato degli americani. Un colpo basso, per tagliare le gambe alla protesta: quella contro Wall Street e quella che si scatenerebbe nel caso della nuova guerra che sembra in avanzata preparazione.

pentagonoIl Pentagono si prepara ad inviare in Israele migliaia di soldati

I media enfatizzano la minaccia iraniana di bloccare lo Stretto di Hormuz, dove transita ogni giorno il 40% del traffico petrolifero mondiale. Ma intanto, nell’indifferenza della stampa occidentale, il Pentagono si prepara ad inviare in Israele migliaia di soldati: secondo il Jerusalem Post, le manovre congiunte della primavera saranno la più grande esercitazione di difesa missilistica della storia dello Stato ebraico.

Piani di guerra ormai molto avanzati, come spiega Chossudovsky in un intervento per Eurasia ripreso da Megachip. Nei prossimi mesi ci sarà il collaudo finale del nuovo dispositivo aereo di Israele, ormai completamente integrato nel sistema di rilevamento missilistico globale degli Stati Uniti. Installato un sofisticato sistema radar di allertamento precoce, le difese missilistiche israeliane (Arrow, Patriot, Iron Dome e David Sling) interagiranno col sistema aeronavale americano dispiegato tra Mediterraneo, Golfo Persico e Mar Rosso. Presto in Israele anche il dispositivo americano Thaad (Terminal High Altitude Area Defense) e i sistemi Aegis di difesa missilistica navale. Un arsenale mai visto, ai confini sud-orientali dell’Europa.

Negli ultimi otto anni, ricorda Chossudovsky, l’Iran si è trovato sotto costante minaccia militare americana. A scopo dissuasivo, a Natale ha avviato esercitazioni navali e missilistiche nel Golfo Persico, in acque presidiate dalla Quinta Flotta statunitense dislocata in Bahrein. Ma la grande esercitazione congiunta della primavera introdurrà un salto di qualità fondamentale: “Ciò che sta accadendo ora su ordine di Washington è l’integrazione delle strutture di comando militare di Stati Uniti e Israele”. Gli Usa quindi sono tutt’altro che un partner riluttante: Israele, ‘membro di fatto’ della Nato dopo la firma del protocollo 2005 con l’Alleanza Atlantica, “non può in nessun caso iniziare una guerra contro l’Iran senza gli Stati Uniti”. Ne è ulteriore conferma la centralizzazione del comando: militari americani in Israele e ufficiali israeliani al quartier generale dell’Eucom in Germania.

dollaro“C’è un rapporto simbiotico tra guerra e crisi economica”

Inutile girarci intorno, insiste Chossudovsky: le grandi manovre in corso sono i preparativi della prossima guerra direttamente sponsorizzata dagli Usa. Passaggio intermedio, “una joint task force Usa-Israele”, pronta ad attivarsi “in caso di un conflitto su larga scala in Medio Oriente”. Sorprese? Niente affatto: “Il conflitto con l’Iran è stato pianificato dal Pentagono sin dal 2003”. Semmai, secondo il professore canadese, a favore della guerra giocano le attuali condizioni dell’economia planetaria, a partire dalla recessione dell’Occidente: “C’è un rapporto simbiotico tra guerra e crisi economica: la pianificazione della guerra all’Iran è al crocevia della depressione economica mondiale, che contribuisce ad allargare le disuguaglianze sociali, la disoccupazione di massa e l’impoverimento di ampie fasce della popolazione mondiale”.

E Israele? Il popolo israeliano “è vittima muta dell’agenda militare globale degli Stati Uniti e dei piani di guerra del proprio governo contro l’Iran”. Gli israeliani infatti “sono portati a credere che l’Iran possieda armi nucleari”, quando in realtà è Israele a possederne: un arsenale atomico avanzato e diretto proprio contro l’Iran. All’opinione pubblica, israeliana e occidentale, è stato raccontato che il ‘folle’ presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad avrebbe manifestato l’intenzione di “cancellare Israele dalla carta geografica”? Tutto falso, giura l’artista iraniano Arash Norouzi, che sfida chiunque a smentirlo: “Contrariamente alla convinzione popolare, questa affermazione non è mai stata fatta”. E dunque: chi vuole “cancellare Israele dalla carta geografica”, Ahmadinejad o Obama?

“In realtà – sostiene Chossudovsky – l’amministrazione Obama e il governo Netanyahu costituiscono indelebilmente una minaccia per il popolo d’Israele”. Teheran ha avvertito che in caso di attacco risponderebbe con missili balistici diretti contro Israele e contro strutture militari statunitensi nel Golfo Persico. Proprio quei missili che ora Washington e Tel Aviv si preparano a neutralizzare.

netanyahuIl primo partito uscente, il Likud-Beiteinu del premier Benjamin Netanyahu ha portato a casa un risultato inaspettatamente negativo

Attacco imminente, dunque? L’accelerazione dell’escalation militare sembra destinata a scattare tra pochi mesi: “Questa guerra – avverte Global Research – inghiottirebbe una regione che si estende dal Mediterraneo al cuore dell’Asia centrale e avrebbe conseguenze devastanti: farebbe precipitare l’umanità in uno scenario da Terza Guerra Mondiale”.

La frantumazione dei movimenti sociali sul fronte interno, comprese tutte le forme di resistenza al programma militare statunitense e alle sue politiche economiche neoliberiste, è “parte integrante del ruolo egemonico mondiale degli Stati Uniti”. Proprio in questo contesto, appare inquietante la legislazione restrittiva varata alla chetichella da Washington: come se Obama temesse realmente il dissenso popolare e volesse mettersi al riparo dalla imminente tempesta in arrivo. Timori confermati da Chossudovsky, secondo cui la democrazia americana “è incompatibile con la ‘lungaguerra’ dell’America”. Quello che serve, allora, è “l’instaurazione di una ‘dittatura democratica’: un governo di fatto dei militari, sotto panni civili”.

Articolo tratto da LIBRE

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da Informare ControInformando News (Note) Venerdì 25 novembre 2011 alle ore 14.53

Missili russi S-300 per difendere la Siria da un attacco occidentale, motivato da ragioni “umanitarie” e giudicato ormai imminente. Se Damasco rappresenta l’anticamera dell’assalto finale all’Iran, da Mosca arriva l’avvertimento più esplicito: giù le mani dalla Siria. Rimasta passiva nella guerra in Iraq e poi nell’operazione che in Libia ha condotto alla caduta di Gheddafi, stavolta la Russia non resterà alla finestra: «Mosca considera un attacco occidentale contro la Siria come una “linea rossa” che non tollererà», riferisce Arutz Sheva sul giornale londinese in lingua araba “Al Quds Al-Arabi”, citando fonti siriane e russe e confermando le notizie delle ultime ore: la marina da guerra di Mosca è già in Siria e sta trasferendo a Damasco importanti installazioni missilistiche contro una eventuale “no fly zone”.

«Ora sappiamo che cosa stavano trasportando quelle sei navi da guerra russe, che a quanto è stato riferito sono entrate nelle acque territoriali siriane la scorsa settimana», scrive Paul Watson sul newsmagazine “Prison Planet”: «Oltre a rappresentare una dimostrazione di forza per scoraggiare le potenze della Nato dal lanciare un attacco militare, a bordo vi erano esperti strategici e militari russi pronti ad aiutare Damasco a far funzionare un sofisticato sistema di difesa missilistica vendutogli da Mosca». Le navi da guerra russe che hanno raggiunto le acque al largo della Siria negli ultimi giorni, scrive “Al Quds Al-Arabi” il 24 novembre, stavano trasportando tecnici russi destinati ad assistere i siriani nell’installazione di batterie di missili terra-aria S-300 che Damasco ha già ricevuto.

Missili antiaerei, che fungono anche da “scudo” anti-missile: gli S-300, che sembrano destinati a «prevenire un possibile attacco» da parte della Nato, sono moderni dispositivi balistici a lungo raggio, concepiti per proteggere complessi industriali e militari di grandi dimensioni; possono sventare attacchi provenineti da aerei nemici e anche da missili da crociera. «Il sistema – scrive Watson nella sua segnalazione, ripresa da “Megachip” – è ampiamente considerato come uno dei più potenti sistemi anti-aerei nella guerra moderna, dato che è in grado di monitorare fino a 100 bersagli e affrontarne 12 alla volta».

La Russia ha recentemente cercato di vendere lo stesso sistema all’Iran, ma l’operazione – spiega Watson – è stata interrotta dopo le pressioni degli Stati Uniti e di Israele. «Armare la Siria con un così efficace mezzo di difesa aerea – aggiunge “Prison Planet” – non sarebbe ovviamente di buon auspicio per ogni potenziale “no fly zone” in programma da parte delle potenze occidentali». La guerra intanto si avvicina, innanzitutto attraverso l’ormai consueta pressione mediatica: diversi articoli sono stati fatti circolare nel corso dell’ultima settimana, segnalando che alcuni caccia provenienti dalla Turchia e da altri stati islamici sarebbero «presto entrati nello spazio aereo siriano» sotto pretesti “umanitari”, «con l’aiuto logistico degli Stati Uniti».

Insieme ai missili, aggiunge Watson, il rapporto afferma che la Russia ha installato sistemi radar avanzati presso tutte le principali installazioni militari e industriali siriane. Il sistema russo di allertamento radar copre anche le aree a nord e a sud della Siria, dove sarà in grado di rilevare il movimento di truppe o di aeromobili in direzione del confine siriano. «Gli obiettivi dei radar comprendono gran parte di Israele, così come la base militare di Incirlik in Turchia, che viene utilizzata dalla Nato», afferma il reportage di “Al Quds Al-Arabi”, confermando l’imponente dispiegamento difensivo col quale Mosca si sta preparando a proteggere la Siria, come ai tempi della Guerra Fredda.

Dal canto suo, l’Europa conferma: il ministro degli esteri francese Alain Juppé ha assicurato alle forze siriane di opposizione che le potenze della Nato stanno progettando di lanciare un intervento militare inteso a imporre «corridoi umanitari o zone umanitarie» motivate, sul modello libico, dalla protezione dei civili dai presunti abusi del regime al-Assad, accusato di una feroce repressione, con migliaia di morti rimasti sul terreno negli ultimi mesi. Per contro, il regime di Damasco ribalta le accuse: secondo Assad, le proteste poi degenerate in scontri sarebbero state abilmente orchestrate con anche l’impiego di reparti paramilitari, con l’obiettivo di destabilizzare la Siria e demonizzare l’establishment secondo il copione della “primavera araba”.

La Libia insegna: la prospettiva di attacchi aerei lanciati al riparo dell’alibi “umanitario” è vista come sempre più probabile: la portaerei Bush ha lasciato lo Stretto di Hormuz per avvicinarsi alle coste siriane, e nelle ultime ore si sono intensificate le tensioni dopo che l’ambasciata Usa a Damasco ha invitato i suoi cittadini a lasciare la Siria «immediatamente», mentre il ministero degli esteri della Turchia ha chiesto ai suoi concittadini che lavorano nella penisola arabica di «evitare di attraversare la Siria». L’attacco a Damasco, avverte Watson, potrebbe semplicemente essere un antipasto per l’attacco vero, quello contro l’Iran, perché Teheran ha promesso di difendere il suo alleato.

Il Mediterraneo sembra dunque sul punto di incendiarsi, mentre il mondo è distratto dalla catastrofe della crisi finanziaria globale. Nel mirino, ancora e sempre, il paese degli Ayatollah, contro cui Israele medita un devastante raid aereo, come ammesso dallo stesso presidente, Shimon Peres. L’aviazione di Tel Aviv è dotata di armi atomiche, e lo Stato ebraico teme che Teheran possa a sua volta attrezzarsi per fabbricare ordigni nucleari. Attualmente il fuoco è concentrato sull’alleato confinante, la Siria, che sembra destinato a fungere da detonatore. Ma stavolta, clamorosamente, torna in campo la potenza nucleare ex-sovietica: se finora ha tenuto un basso profilo, domani Mosca potrebbe pesare in modo decisivo sulla pericolosa evoluzione della crisi che minaccia il Mediterraneo e il Medio Oriente. E che, secondo il professor Michel Chossudowsky del Global Research Institute, sarebbe più corretto chiamare Terza Guerra Mondiale.

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Crisi del Dollaro: gli Stati Uniti si preparano alla guerra civile

Pubblicato da diegoiagulli in 8 maggio 2012

In un servizio della TruNews Radio si è dichiarato che fonti attendibili avrebbero riferito che lo US Department of Homeland Security (DHS) si sta preparando ad una pericolosa guerra civile negli Stati Uniti, come conseguenza al rovinoso crollo dell’economia americana. Ogni notizia riguardante movimenti di truppe e attrezzature militari, la militarizzazione della polizia, acquisto di munizioni, è collegata ai preparativi per una probabile rivolta di massa. Le fonti hanno confessato le loro preoccupazioni all’imminente fine del dollaro come valuta di riserva mondiale. Come le rivolte in Grecia si sono rivelate un problema, una rivolta armata degli americani diventerebbe una questione e un problema molto più serio di sicurezza nazionale.

Porter Stansberry, fondatore della Stansberry & Investment Research Associates in una lettera accorata al popolo americano, ha confermato questa ipotesi. Questa crisi incombente è legata alla crisi finanziaria del 2008 ma è infinitamente più pericolosa. Ci saranno disordini nelle strade, arresti su una scala senza precedenti e la legge marziale. Da molti anni, il governo americano ha ricevuto in prestito così tanto denaro (molto spesso con prestiti a breve termine), che molto presto, non sarà più in grado di permettersi neanche gli interessi su questi prestiti. Anche se tutti i cittadini statunitensi fossero tassati al 100% del loro reddito non sarebbe sufficiente ad equilibrare il bilancio federale. Si chiederebbe ancora in prestito denaro, solo per mantenere lo status quo. Il governo federale prende in prestito 40 centesimi per ogni dollaro che spende. Come può essere sostenibile? Quando il sistema bancario crollò nel 2008, tutti i crediti inesigibili sono stati assorbiti dai governi del mondo. E continua ancora oggi. Quando Fannie Mae e Freddie Mac crollarono nell’estate del 2008, il governo degli Stati Uniti rispose semplicemente garantendo tutto il loro debito. Più recentemente, il governo ha stampato centinaia di miliardi di dollari, per quale scopo? Per acquistare titoli di Stato propri. Oggi, gli Stati Uniti hanno il debito pubblico più alto di qualsiasi altro paese nel mondo. Più di tutta l’Unione Europea. Il problema è che all’indebitamento si risponde con altro debito. Le spese di manutenzione dei debiti sono in procinto di salire alle stelle. In questo momento la Federal Reserve sta manipolando i tassi d’interesse quasi a zero. Di conseguenza, il tasso di interesse al quale il nostro governo può prendere in prestito denaro è ad un livello basso record, meno dell’1,5%. Ovviamente, questo non durerà per sempre. La domanda è, quanto si dovrà spendere di interesse per permettersi i soldi presi in prestito? Al momento, si sta pagando circa 200 miliardi di dollari all’anno di interessi. Questo è circa il 18% delle entrate fiscali federali. Sul reale mercato dei tassi di interesse, il governo federale potrebbe spendere il 6% annuo. In tal caso, spenderemmo 850 miliardi dollari l’anno, pari al 77% delle entrate fiscali. Questo è l’interesse sul debito che hanno oggi gli Stati Uniti. Si ha in prestito circa il 40% del denaro che il governo spende ogni anno. Una qualsiasi azienda o nucleo familiare che fosse nella stessa situazione fallirebbe nel giro di pochi anni. Non ci si può permettere di spendere il 77% delle entrate fiscali sul pagamento degli interessi. Non si può sempre stampare trilioni di nuovi dollari per finanziare i i debiti. Nessuno però a Washington vuole far capire quanto sia precaria la situazione. Un default del debito da parte degli Stati Uniti sarebbe stato inevitabile se non fosse per una anomalia semplice, l’unica cosa che ha salvato gli Stati Uniti finora. La capacità unica di stampare semplicemente più soldi. Il governo degli Stati Uniti ha un arma molto importante da usare in questa crisi. Gli Stati Uniti sono i soli debitori al mondo che possono legalmente stampare dollari. E il dollaro USA è la valuta di riserva del mondo. Il dollaro costituisce la base del sistema finanziario mondiale. Questo potrebbe sembrare un bene in un primo momento ma ecco perché il più grande vantaggio è sul punto di scomparire. Lo scorso agosto, i cinesi hanno pubblicato una critica feroce sulla manipolazione del governo americano riguardo la recente crisi finanziaria, chiedendo una nuova valuta di riserva mondiale. Il dollaro USA è stata la valuta di riserva mondiale per decenni. La maggior parte degli americani non ha idea sulle ripercussioni che si avranno perdendo questo status. Questo è esattamente ciò che accade quando un paese è troppo indebitato o quando si consuma troppo e si produce poco. La stessa cosa è successa in Gran Bretagna nel 1970. La maggior parte delle persone non lo sa, ma la sterlina era la valuta di riserva in gran parte del mondo per quasi 200 anni. Ha continuato a svolgere questo ruolo fino a dopo la seconda guerra mondiale, quando l’America sostenne l’economia della Gran Bretagna con il famoso Piano Marshall assieme agli altri paesi europei per la ricostruzione. La Gran Bretagna perseguì un programma socialista e nazionale. Il governo assimilò tutti i principali settori. Ben presto il paese era completamente al verde. Il colpo di grazia arrivò nel 1967, quando i laburisti (socialisti) decisero di svalutare la valuta britannica del 14%, credendo che questo avrebbe reso più facile permettersi i debiti. In realtà, chiunque deteneva la sterlina britannica era del 14% più povero e per il paese, iniziò uno dei peggiori decenni della storia moderna britannica. La maggior parte delle persone non sa che alla fine del 1970, quando il governo congelò i salari, ci furono scioperi continui in quasi tutti i settori, becchini, collezionisti, spazzatura, anche gli ospedalieri. Nel 1975, l’inflazione salì alle stelle. Il 26,9% in un solo anno. La Gran Bretagna è stata una superpotenza globale per 150 anni ma quando ha iniziato a svalutare la loro moneta, le cose sono andate subito molto male. La stessa cosa sta accadendo al dollaro statunitense. Infatti, il valore di scambio del dollaro è sceso di quasi il 10% dal giugno 2010. E il suo tasso di declino sta accelerando. Mentre il dollaro continua a perdere la sua posizione come valuta del mondo, gas, petrolio e altre materie prime continueranno a salire alle stelle. Quasi tutto quello che si consuma sarà notevolmente più costoso. Tutto l’abbigliamento, mobili e articoli per la casa saranno importate dalla Cina. Tutto il cibo dal Centro e Sud America, tutti i dispositivi elettronici, televisori, computer e automobili dall’Asia e dall’Europa. Quando si guarda agli anni scorsi, i numeri sono sorprendenti. Molti prodotti sono saliti alle stelle nel prezzo, solo dall’inizio del 2009. Stampando più soldi, i prezzi delle materie prime sono saliti alle stelle. In tutto il mondo quando i prezzi salgono c’è una protesta dei cittadini e i governi saltano. Il governo americano non può smettere di stampare denaro, perché non c’è altro modo per permettersi i debiti esistenti. Molti dei nostri creditori, come i cinesi, stanno uscendo dall’orbita del dollaro il più velocemente possibile. Tutto ciò causerà un rallentamento brutale dell’economia, che probabilmente sarà di almeno 10 volte peggio della crisi dei mutui del 2008. Sam Zell, uno degli uomini più ricchi d’America e uno dei migliori investitori del mondo ha dichiarato questo alla CNBC: “La mia preoccupazione più grande è la perdita finanziaria del dollaro come valuta di riserva. Non riesco a immaginare nulla di più disastroso per il nostro paese. Sto sperando che non succeda, ma si sta già avverando. Penso che si potrebbe ridurre del 25% il tenore di vita in tutti gli Stati Uniti”. Jim Rogers, un’altro grande investitore dice: “Il dollaro non è solo in declino, ma sarà disastroso se non si fa qualcosa presto, credo che il dollaro potrebbe perdere il suo status di valuta di riserva mondiale, cosa che porterebbe a un calo enorme nello standard di vita dei cittadini americani come non abbiamo mai visto in quasi un secolo”. Lo stesso presidente della Banca Mondiale, Robert B. Zoellick, ha dichiarato cose simili. Negli ultimi 100 anni, molti altri governi hanno cercato di fare ciò che il governo americano sta facendo oggi, cioè stampare moneta per pagare debiti insormontabili. E negli ultimi 100 anni, questo tipo di crisi, inflazione e debito ha colpito Germania, Russia, Austria, Argentina, Brasile, Cile, Polonia, Ucraina, Giappone e Cina, solo per citarne alcuni. La Grecia sta cadendo a pezzi. Italia, Irlanda, Portogallo e Spagna sono tutte nei guai. E ora lo stesso processo è ben avviato negli Stati Uniti. Molti Stati stanno adottando misure straordinarie per tagliare i costi. Il FMI ha proposto di sostituire il dollaro con qualcosa chiamato “Diritti Speciali di Prelievo” o DSP. I DSP rappresentano potenziali reclami contro le monete dei membri del FMI. I DSP sono stati creati dal FMI nel 1969 e possono essere convertiti in qualsiasi valuta, sulla base di un paniere ponderato di valute internazionali. Quando il FMI presta soldi, lo fa in genere così, via DSP. Il FMI ha anche proposto la creazione di SDR-obbligazioni denominate, che potrebbero ridurre la dipendenza delle banche centrali sui Buoni del Tesoro degli Stati Uniti. Il Fondo ha anche suggerito per alcune materie prime, come il petrolio e l’oro che sono negoziati in dollari statunitensi, di essere prezzati con DSP. Questo potrebbe costituire un passo enorme e importante per sostituire il dollaro come valuta di riserva mondiale. Ma come si fa a sapere esattamente quando una valuta viene svalutata? L’ultima cosa che un banchiere vuole fare nel bel mezzo di una svalutazione è quello di dare alla gente un avvertimento prima che riesca a svalutare. Così devono negare. Dopo l’annuncio, è troppo tardi uscirne per i cittadini e gli investitori. Lo scorso autunno, un gruppo di paesi tra i più potenti al mondo, tra cui Cina, Giappone, Russia e Francia, si sono riuniti per un incontro segreto senza gli Stati Uniti. Il giornalista Robert Fisk esperto di Medio Oriente ha riferito su questo evento al The Independent. “Gli arabi del Golfo stanno progettando insieme a Cina, Russia, Giappone e Francia di finire i rapporti in dollari per il petrolio, passando invece a un paniere di valute tra cui lo yen, yuan, l’euro, oro e una nuova valuta unificata prevista per le nazioni di cooperazione del Golfo, tra cui l’Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait e Qatar”. “Questi progetti cambieranno il volto delle transazioni finanziarie internazionali. L’America e la Gran Bretagna devono essere molto preoccupate”. Russia e Cina hanno già annunciato un accordo alla fine del 2010 in cui la Russia non ha più bisogno di dollari per comprare dai cinesi. Già in molti paesi i turisti americani hanno parecchie difficoltà a fare accettare i dollari nei pagamenti, sono quasi sempre costretti a dover cambiare la valuta. Cosa impensabile fino a pochissimo tempo fa. Nel 1979, c’erano 61 aziende americane che hanno raggiunto il primo livello di rating AAA da Moody. Oggi, ce ne sono solo quattro: Automatic Data Processing, ExxonMobil, Johnson & Johnson e Microsoft. L’economia americana è in un momento disastroso. Le tasse sono già alle stelle e Barack Obama promette di renderle molto più elevate nel corso dei prossimi anni. Inoltre quasi tutti i principali operatori finanziari del mondo si stanno preparando ad una alternativa al dollaro come valuta di riserva mondiale. E se avete ancora dubbi, basta dare uno sguardo al prezzo dell’oro e dell’argento rispetto al dollaro nel corso dell’ultimo decennio. L’unico motivo per cui la gente compra metalli preziosi come oro e argento è perché si rende conto che ci sono grossi problemi con il risparmio di denaro in valute ordinarie. E dal 2000, l’oro è di oltre il 500%, mentre l’argento è più del 600%. Con tutto quello che è accaduto negli ultimi mesi, il downgrade del governo degli Stati Uniti da parte di Standard & Poor, il picco dei prezzi in oro e argento, gli inviti a presentare una nuova moneta globale, ancora molti americani non stanno prendendo le misure necessarie per prepararsi. Queste persone stanno per essere risvegliate in modo molto brusco.

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Ciak, s’invade. Il Pentagono prepara la guerra contro la Siria, mentre negli Stati Uniti scoppia lo scandalo dei dollari CIA all’Afghanistan

di Stefania Elena Carnemolla

Una solfa, la Casa Bianca è una solfa, con il presidente Barack Obama che come un pappagallo sul trespolo continua a ripetere fino alla noia parole stanche, già sentite. Le armi chimiche e biologiche del presidente siriano Bashar al Assad non si trovano, ma lui vuole invadere la Siria. Dice che la colpa è di Damasco e ch’è Damasco che gli arma la mano. Mah. La notizia è arrivata, silenziosa, nella notte, con il Pentagono, dov’è tutto un brulicare di gente con stellette cui non par vero che sta per scoppiare un altro inferno, che ha fatto capire che gli Stati Uniti sono sul piede di guerra e che un attacco militare è nell’aria. I preparativi fervono, si lucidano le armi, si stendono carte militari, si brinda alla guerra, si ride al solo pensiero che tutti ancora una volta penseranno che l’America e i suoi alleati porteranno pace e prosperità.

È da anni che la Casa Bianca e il Pentagono ronzano sulla Siria, molesti come mosconi del Mozambico, di quelli che durante i viaggi sui velieri portoghesi e olandesi t’attaccavano la malaria. Nel 2003, durante l’invasione dell’Iraq, un capitano pilota di Apache confessò a una giornalista italiana: “Era un lavoro da fare e l’America, che è una grande potenza, è venuta a farlo per tutti gli altri. E ti dico di più: non ci fermeremo qui, il prossimo giro potrebbe essere la Siria o l’Iran, insomma bisogna riportare la democrazia nel mondo”.

Ma quale democrazia! La Siria fa gola. È ricca di petrolio, gas naturale, oil shale, tanto che prima del conflitto era uno dei più grandi produttori d’energia del Levante con forti legami con l’Iraq, l’Iran, la Russia, il Venezuela, la Cina, l’India. Prima della crisi le sue esportazioni di greggio andavano a gonfie vele, erano state avviate attività di esplorazione, erano stati stretti accordi per la costruzione di gasdotti e oleodotti e per l’ampliamento della Arab Gas Pipeline per il trasporto del gas verso il Libano, la Turchia e l’Europa oltre che dall’Egitto verso la Siria e la Giordania, ciò che avrebbe fatto della Siria il più importante corridoio energetico della regione. Poi, a Damasco, tutto è cambiato, perché qualcuno ha voluto così, usando i ribelli siriani come testa d’ariete. Le sanzioni volute dalla Casa Bianca, dall’Unione Europea e da altri hanno, infatti, indebolito la bilancia dell’export energetico, con i ribelli che intanto continuano a danneggiare infrastrutture come reti ferroviarie, oleodotti, raffinerie, mentre con il conflitto si sono fermate le attività di produzione ed esplorazione, e anche i progetti per la costruzione di oleodotti e gasdotti sono stati accantonati.

Altro che solo guerre dei Bush. C’era Leon Panetta, il segretario alla Difesa di Obama che voleva rovesciare Bashar al Assad con un piano deciso a tavolino con il segretario di Stato Hillary Clinton e il direttore della CIA David H. Petraeus, il generale della guerra afghana poi scivolato miseramente su una buccia di banana per una storia di amanti, come John Allen, il comandante supremo delle truppe in Afghanistan. Come attaccare la Siria? Il Pentagono rilancia, ma il copione è vecchio. C’è un rapporto che dice “l’uso delle armi chimiche dei ribelli siriani contro i civili sarà il nostro casus belli, quello che ci farà accusare Bashar al Assad”. E ancora, “i nostri satelliti-spia s’inventeranno depositi di armi chimiche e biologiche, a guardia dei quali diremo che ci sono truppe d’élite alawite fedeli a Bashar al-Assad”. Gli americani sono così prevedibili.

Le armi chimiche e biologiche di Bashar al Assad non si trovano, ma, come da tradizione, si possono inventare. Come quando il 16 marzo 2003 a Praia da Vitória, nelle Azzorre, il presidente americano George W. Bush, il premier spagnolo José María Aznar e quello britannico Tony Blair si riunirono, ospiti del primo ministro portoghese José Manuel Durão Barroso, dal 2004 presidente della Commissione Europea, per dare il via all’invasione dell’Iraq, perché, a sentir Bush, era arrivato “il momento della verità per il mondo”. E qual era questa verità? Che il “dittatore iracheno e le sue armi di distruzione di massa” erano “una minaccia per la sicurezza delle nazioni libere”. Le armi non c’erano, ma Aznar invitò “tutti i nostri amici e i nostri alleati a lavorare insieme a noi per l’impegno nei confronti della democrazia, della libertà e della pace”, mentre, poco più in là, Blair annunciava che per Saddam Hussein ci sarebbero state “conseguenze serie”. Ma c’era il petrolio, in Iraq. Sappiamo com’è andata a finire. Saddam è stato impiccato e l’Iraq è ancora un bordello a cielo aperto.

L’arsenale chimico e biologico di Bashar al Assad non si trova, però, mentre la CIA inciampa sul nulla e la Casa Bianca balbetta, tutti si preparano a una guerra d’invasione. Diranno che è una missione di pace, che il gas e il petrolio non c’entrano, un po’ come quando Donald Rumsfeld, segretario alla Difesa di Bush jr. dichiarò che la guerra in Iraq non aveva “nulla a che vedere con il petrolio, assolutamente nulla”. I signori della guerra c’erano allora e ci sono oggi. Si muovono a sciami, come locuste impazzite.

Le armi chimiche e biologiche di Bashar al Assad non si trovano, ma Obama tuona, dicendo, come Blair ai tempi contro Saddam, che Bashar al Assad sarà punito, mentre il suo segretario di Stato John Forbes Kerry salta come una cavalletta da un parte all’altra, coordinando il passaggio di armi e dollari ai ribelli. Kerry era in Turchia, giorni fa, con alcuni paesi amici dei ribelli siriani, Italia, Giordania, Germania, Francia, Egitto, Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, per chiedere a tutti di dissanguarsi per la causa siriana, dollari e armi, armi e dollari, fino a quando all’Adil Sultan Palace, antica residenza turca sul Bosforo, luogo della riunione, non è arrivata la notizia che Jabhat al-Nusra, punta di diamante della rivolta siriana, fa parte di al Qaeda. Il gelo. “È vero, c’è al Qaeda” ha ammesso l’opposizione siriana, mentre chiedeva, noncurante, agli ospiti armi, dollari, bombardamenti con droni e una no fly zone.

Tutti aiutano i ribelli. Tutti li amano. Tutti li foraggiano. Tutti li nutrono. Dalla Giordania transitano verso la Siria miliziani, armi da fuoco, lanciabombe, mortai leggeri, mentre i servizi segreti giordani s’occupano del loro addestramento. Che poi è quello che fanno i servizi segreti britannici, francesi e, in particolare la CIA, che fornisce ai ribelli anche informazioni, mentre agenti CIA si trovano in Turchia, dove transitano, provenienti dal Qatar, dall’Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi Uniti, le armi a loro destinate. I ribelli uccidono, distruggono, saccheggiano, tanto che il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha messo in guardia la comunità internazionale, chiedendo di non inviare più armi, che potrebbero un giorno costituire una minaccia terroristica per Israele.

Intanto, il 29 aprile, per poco non saltava in aria il primo ministro siriano Wael al-Halqi’s, scampato a un attentato dei ribelli ad al Mazzah, poco fuori Damasco, questo quando il 21 marzo era toccato al predicatore sunnita Mohammad Said Ramadan al Buti, ucciso con altre quarantuno persone in una moschea di Damasco, il 21 dicembre 2012 al ministro degli Interni Mohammed al Shaar, salvatosi, non così gli altri, dopo lo scoppio di un’auto imbottita d’esplosivo, e il 18 luglio all’alto ufficiale siriano Hassan Ali Turkmani, al ministro della Difesa Dawoud Abdallah Rajiha e al vice ministro della Difesa Assef Shawkat, tutti e tre uccisi dai ribelli. I ribelli sono la mano armata dell’Occidente, delle petromonarchie del Golfo Persico e di al Qaeda, per la gioia del medico egiziano Ayman al Zawahiri, il muezzin dei messaggi video e audio, che sogna un grande califfato islamico con la Shari’a come forma di governo, mentre duecento soldati americani sono già al confine fra Siria e Giordania con un movimento truppe destinato a crescere di ora in ora.

Per l’Occidente la Siria è il sogno del gas e del petrolio, per la NATO un altro paese pedina sul Mediterraneo, per al Qaeda il sogno del grande califfato. La Siria rischia, però, di diventare l’ennesimo pantano. E mentre Obama prepara la sua guerra, il New York Times gli ha ricordato, con un articolo pubblicato il 29 aprile, i tanti milioni di dollari con cui la CIA ha corrotto, anche sotto la sua presidenza, Hamid Karzai, il presidente afghano fantoccio della Casa Bianca, e il suo clan di signori della guerra, giuristi, trafficanti d’oppio, persino Talebani. Altro che oboli per la medicazione di militari afghani. Dopo le rivelazioni del quotidiano newyorkese, la CIA s’è chiusa a riccio e anche Hamid Karzai non parla. La CIA ha pagato Karzai per avere l’Afghanistan. “Gli Stati Uniti sono in Afghanistan la più grande fonte di corruzione”, così un alto ufficiale americano.

La CIA era in Iraq, era in Afghanistan, era in Libia. E ora è in Siria. Dietro ogni conflitto, c’è lei, che come Iago dell’Otello sussurra nell’orecchio parole di guerra e corruzione.

30 aprile 2013
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mercoledì 10 aprile 2013

Controlli capitale: prossimo passo, bandire banconote da 500 euro

A lanciare la proposta e’ Bank of America, partendo dal presupposto che il taglio e’ molto utilizzato da evasori e criminali. Misura va pero’ contro il diritto di tutti a tenere i risparmi lontani da un sistema bancario malato.

Il balzo incredibile registrato negli ultimi cinque anni dalle banconote a taglio alto che rimangono ferme e non vengono messe in circolazione.

Come ha sottolineato di recente il numero uno della Fed di San Francisco John Williams uno strano fenomeno cui stiamo assistendo e’ il fatto che il balzo esponenziale delle operazioni di credito e debito sia accompagnato dall’incremento del cash accumulato.

Ma allora, viene da chiedersi, dove vanno a finire tutti quei contanti? La risposta e’ celata nelle banconote dal taglio piu grande. Gli analisti di BofA Merril Lynch chiedono alle autorita’ d’Europa come mai la banconota da 500 euro (il maggiore taglio in circolazione nel blocco a 17) resta cosi’ tanto richiesta.

Non e’ una buona notizia per le banche centrali del mondo, che stanno finendo le munizioni di politica monetaria per imprimere velocita’ alla circolazione di soldi (e delle spese) in tempi di recessione.

La proposta della banca Usa e’ molto semplice: mettere al bando la banconota da 500 euro, costringendo le persone che agiscono nell’ombra accumulando tagli di quel tipo a uscire allo scoperto e mettere cash in circolazione, spendendo.

Una misura simile ha tutto l’aspetto di un nuovo “controllo di capitale” che limita le liberta’ individuali, andando contro il diritto di tutti a mettere in cascina i risparmi e tenere i soldi liquidi alla larga da un sistema bancario malato.

La banconota da 500 euro e’ di gran lunga il taglio piu’ prezioso nei paesi del G10 e uno dei maggiori al mondo. E’ in circolazione dal 01-01-2002.

In Usa e in Europa le banconote dal valore piu’ alto continuo a venire accumulate. E’ un classico: “Durante periodi di guerra o conflitti socio-politici – spiega il banchiere Williams della Fed – il denaro in contante, in particolare le valuta di un paese stabile, viene percepito come un asset sicuro che puo’ essere facilmente portato via dalla corrente nociva.
Non e’ quello che le elite e lobby bancarie vogliono, ma il sospetto e’ che l’interdizione della banconota da 500 euro sara’ il prossimo disegno di legge presentato alla Commissione Europea. La Fed e’ preoccupata della situazione e sicuramente lo e’ anche l’Europa.

La quota di dollari Usa detenuti all’estero e’ salita al 56% (prima degli eventi tumultuosi degli ultimi cinque anni) al quasi 66% del 2012. Il grafico in allegato mostra chiaramente il balzo notevole del numero delle valute piu’ preziose. Occorre fare qualcosa, questo e’ evidente. Rimane da vedere chi sara’ il primo a imporre nuovi controlli di capitale.

Fonte: http://www.wallstreetitalia.com/article/1541972/banche/controlli-capitale-prossimo-passo-bandire-banconote-da-500-euro.aspx

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3 gennaio 2013

di Beato Trader (e tanti altri)Si videro i primi allarmanti segnali sui RAI 3, in una puntata di Report in cui la Gabanelli sponsorizzò la tassazione del contante (! al 33%!) …… per indirizzare sempre più “il topo nel labirinto” verso forme di pagamento elettronico… Reagì inorridito UsemLab: Inorriditi, scioccati, sdegnati e basiti (di Francesco Carbone, 18 aprile 2012)La campagna contro il Contante continuò, sponsorizzata non a caso proprio dall’ABI e dalle Banche…

Ben prima era toccato al Prof. Beppe Scienza (sulle pagine del Blog di Beppe Grillo), smontare le falsità che vengono propinate in questa strumentale e fuorviante lotta al contante e mettere in luce i veri obiettivi perseguiti dalle solite lobbies: 

Il Blog di Beppe Grillo – L’indecenza delle banche
7 dicembre 2011 

….. Si veda G. Sabatini, direttore dell’associazione delle banche italiane (ABI), con la ridicola tesi che “la lotta al contante è una vera e propria battaglia di civiltà”.  Chiaramente straparla, per nascondere una verità ben diversa: le banche guadagnano su tutti i pagamenti, salvo quelli in contanti. Per questo vogliono colpevolizzare chi li usa. 

Con le carte di credito, bancomat ecc. lucrano le provvigioni addebitate ai negozianti, le commissioni sui movimenti di conto corrente… gli interessi (fino al 24,9% annuo) sulle carte di revolving ecc. Inoltre costringono la gente a tenere i soldi sul conto, senza corrispondergli praticamente nessun interesse.

Le banche italiane si sono addirittura inventate la campagna della guerra al contante. Hanno costruito e finanziato “War on cash che diffonde falsità del tipo: “Il cash è superato, costoso, pericoloso, inquinante e scomodo” …. Anzi, la Deutsche Bundesbank ha addirittura organizzato un convegno a difesa del contante (Bargeldsymposium, Francoforte 10-10-2012, ovviamente ignorato dalla stampa italiana). Vantaggi del contante: studiosi e dirigenti della banca centrale tedesca dimostrano in modo inconfutabile che, rispetto ai pagamenti elettronici, il contante è: più comodo, più veloce, più accettato, più rispettoso della privacy, più economico, più trasparente…..

La “tecnica di guerriglia” della lotta al contante è sempre la stessa: Banche&Soci, per raggiungere i loro obbiettivi primari (per es. maggiore lucro + controllo pervasivo ed arbitrario della Privacy) che in realtà per tutti noi sono deleteri, distraggono l’opinione pubblica con bersagli secondari & fuorvianti che però possano avere un fascino sulla massa… come la falsa equazione contante=evasione.  In realtà, su miliardi e miliardi di transazioni giornaliere eseguite in contanti, percentualmente solo una minima parte si configura come fenomeno di evasione fiscale. Il contante infatti è solo un mezzo e come tutti i mezzi può essere usato correttamente o non correttamente, legalmente od illegalmente. E’ un po’ come se si facesse una lotta per vietare l’uso dei motorini perchè nell’1% dei casi vengono usati per fare scippi e rapine…

I veri obiettivi della fuorviante e strumentale lotta al contante sono ben altri  come ha già sottolineato Beppe Scienza e come evidenzia anche Funny King su Rischio Calcolato in modo chiarissimo e a prova di fesso. 

Rischio Calcolato – Il Grande Sponsor della Lotta al Contante (Indovinate chi ci guadagna?)
Di Funny King, 25 dicembre 2012 

… il passaggio alla moneta elettronica ha un solo grande vincitore: le banche. 

Prendiamo alcuni dati di partenza, diciamo 100€ trasformati in impulsi digitali. Le commissioni “normali” che ciascun negoziante paga al sistema bancario per l’utilizzo di un POS, la macchinetta che legge i bancomat e le carte di credito…facciamo una media di 0,8% per transazione. Cosa succede ai nostri 100 € dopo 100 transazioni?  Al 100esimo passaggio i 100 € sono diventati 44,79. Le banche si sono prese 55,21 € sui 100 iniziali!

Bene signore e signori, eccovi calati nel magico mondo della lotta al contante per distruggere l’evasione fiscale e le mafie. Dopo solo 100 passaggi ad un POS le banche hanno requisito all’economia il 55,21% della ricchezza iniziale immessa nel sistema per transazioni attraverso i POS. 

Le Mafie continueranno serenamente ad accettare contante e a depositarlo oltre confine (diciamo che la misura di lotta al contante ha anche un aspetto educativo per la mala), l’11% di evasione fiscale legata al contante continuerà ad accettare contante e a depositarlo oltre confine oppure lo spenderà nel fiorente mercato nero che, vi posso assicurare, fiorirà in ogni angolo di strada. 

L’89% di evasione ed elusione fiscale, non verrà toccato anche perché il “grosso” proviene da attività proprie del sistema bancario, vi voglio ricordare che il fu ministro Passera è indagato per una faccenda di evasione fiscale miliardaria (in €) che coinvolge Banca Intesa…..

In confronto alla SISTEMATICA REQUISIZIONE BANCARIA LEGALIZZATA di cui sopra l’evasione sono solo noccioline.

Lancio una PROVOCAZIONE: 

Eliminiamo pure il contante e sostituiamolo con le transazioni elettroniche.

Però…  Però la moneta elettronica dovrà essere gratuita, senza commissioni di sorta !

Di fronte ad una prospettiva del genere… ho come la vaga impressione che tutti i Catoni della Lotta al Contante sparirebbero come per magia, insieme alle loro false equazioni contante = evasione, contante = mezzo superato, costoso, scomodo transazioni elettroniche = mezzo più economico, sicuro ed efficiente. Ci volete scommettere?

Io uso molto spesso carte di credito, bancomat, paypal etc (anche per acquisti via Web). Sono mezzi comodissimi (anche se hanno un costo) ma per nessuna ragione al mondo vorrei che si limitassero le transazioni economiche ad un solo canale, per di più elettronico e controllato da pochi big players.

E’ norma di logica, efficienza e libertà che permangano più canali in concorrenza tra loro per le transazioni economiche ed il contante rimane un mezzo insostituibile, dotato nella sua essenza di una basilare semplicità che strutturalmente rende tutti uguali, il pensionato come il finanziere alle isole Cayman. Cambia solo l’uso che puoi fare di quel mezzo. Invece le transazioni elettroniche sono un mezzo che, non solo nell’uso che puoi farne ma già nella sua essenza, non e’ uguale per tutti: la transazione elettronica del finanziere alle Cayman è “più uguale” di quella del pensionato… Capitto mi avete? Ed in ogni caso…. io voglio continuare a poter scegliere liberamente e voi? 

Pensate poi, proprio in tempi di Grande Crisi e di Rischio Default, se tutti i nostri risparmi diventassero tutti virtuali e se potessero essere congelati  con un semplice click…. Brrrrrr! Che prospettiva inquietante!

Non dimentichiamo che i nostri risparmi appartengono solo a noi ed a nessun altro.

Naturalmente… la balla della lotta al contante come lotta all’evasione ha una forte presa su larga parte dell’opinione pubblica ovvero sul popolo dei dipendenti che sono pervasi dal solito spirito sadomaso-revanchista di voler veder finalmente piagne anche gli altri visto che loro sono costretti a piangere senza via di scampo.

L’Istanza sarebbe corretta in nome di una maggiore equità e giustizia sociale tra le diverse categorie ma in realtà il problema è sempre lo stesso: la frustrazione di ampie fasce dell’opinione pubblica viene manipolata usando false bandiere (come l’equazione di cui sopra) per ottenere ben altri scopi che in realtà danneggiano tutti. Ma la frustrazione e la speranza di revanche ti fa bere qualunque cosa, anche la più assurda…

Vediamo infatti come gli stessi esperti del settore smontino questa bufala della Lotta al Contante = Lotta all’Evasione: 

Beppe Scienza: 

….In realtà non è neppure vero che proibendo del tutto l’uso dei contanti si potrebbe contrastare l’evasione fiscale, perché non si vede come il fisco avrebbe abbastanza personale per spulciare i 40 milioni di conti correnti degli italiani. In realtà la grossa evasione e la massiccia esportazione di capitali non usano il contante, ma sovra- e sotto-fatturazioni e altri trucchi contabili. 

Alessandro Penati, dell’Università Cattolica di Milano: 

….Per il legislatore è “contrasto all’ uso del contante” (Decreto Salva Italia). Per l’ uomo della strada è la dichiarazione di guerra alla pratica di pagare in banconote. Una guerra che l’ opinione pubblica appoggia con entusiasmo e passione…. Il vero obiettivo dell’ ira popolare però non è il contante, ma l’ evasione fiscale: c’ è l’ errata convinzione che il modo migliore per combattere l’ evasione sia fare la guerra al contante. Come se per eliminare l’evasione bastasse eliminare le banconote. Un’ assurdità.   

Bisognerebbe chiedersi come i miliardi evasi finiscano nei centri off shore: per portare i soldi alle isole Cayman o a Singapore non servono gli zaini degli spalloni.  

Inoltre i grandi utilizzatori del contante non sono gli evasori, ma la criminalità, che non si fa certo impressionare dalle manovre di “contrasto”: il pizzo non si paga col bonifico, né il pusher accetta carte di credito.  Nella frenesia dei preparativi di guerra, si sta travisando la malattia (l’ evasione) con i sintomi (il contante)… 

Ranieri Razzante, esperto e docente di antiriciclaggio. 

…Tutti i movimenti di contante nel nostro Paese, se transitano per le banche sotto forma di versamenti e prelievi, sono ovviamente tracciati a prescindere dagli importi, e rilevabili in qualsiasi momento dalle Autorità. Le “valigette” sono meno intercettabili, ma ciò non c’entra con le soglie di limitazione legislativamente imposte. I riciclatori e gli stessi evasori professionali non usano il contante. 

Essi, come dimostrano le evidenze investigative, o occultano del tutto i propri redditi (vedi l’efficace analisi di Oscar Giannino sull’Eco di Bergamo del 30 novembre), oppure pagano fatture (false) con bonifici e assegni non trasferibili. 

… In molte zone del nostro paese e in molti tipi di operazioni commerciali limitare il contante produce danni sociali senza benefici.  La costrizione dei ceti medio-bassi al ricorso a carte di credito, ancorché a commissioni ridotte (si badi bene, il decreto non le elimina!), limita la libertà di pagamento, e inoltre non riduce i “frazionamenti” eventualmente costruiti per pagare la prestazione cosiddetta in “nero”. 

….La normativa contro il riciclaggio prevede già, efficacemente, la segnalazione di movimenti anomali e transazioni non congrue sui conti correnti, specie se in contanti… Siamo il paese a maggiore “tracciabilità” dei pagamenti in Europa, con le norme antiriciclaggio più copiate al mondo (fonte: ilGafi, organizzazione dell’Onu).

Non merita poi commento la proposta della “tassa sul contante”, per fortuna nemmeno considerata. Vediamo di non esagerare.

E per ora tralascio il discorso del Grande Fratello, della difesa della Privacy, delle inalienabili Libertà dell’individuo, delle armi di distruzione di massa date in mano ad una Finanza e ad un Fisco Predatori etc etc …
contantelibero 468x60 Il Grande Bluff della Lotta al Contante
Ciao, scrivo per per informarti sull’iniziativa Contante Libero una raccolta di firme in favore dell’uso e della circolazione del denaro contante, dunque per impedire alle banche e al governo di controllare la nostra vita e espropriare la nostra ricchezza.Se vuoi saperne di più vai su Contante Libero
Manifesto
10 punti per il contante libero

Buona Fortuna a tutti
Paolo Rebuffo 
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Esercitazioni di guerra nell’Isola dei droni

di Antonio Mazzeo

Il Comando Usa di Sigonella aveva annunciato qualche giorno fa che i velivoli di ultima generazione “Osprey” in dotazione al Corpo dei Marines avrebbero volato tutta l’estate in Sicilia per esercitarsi alle prossime guerre in Africa. Quanto però fossero molesti i cosiddetti “convertiplani” (metà elicotteri e metà aerei), lo hanno scoperto all’alba di stamani i cittadini di Vittoria, in provincia di Ragusa. “Siamo stati svegliati intorno alle 4 da un rombo insopportabile”, racconta uno di essi. “Nonostante l’oscurità abbiamo compreso che si trattava del transito di aerei pesanti militari. Sembrava assistere al film Apocalipse Now. Volavano a bassa quota, uno dietro l’altro. E le loro evoluzioni si sono prolungate per almeno un’altra ora…”.

In grado di trasportare più di una ventina di soldati completamente equipaggiati, gli “Osprey” avvistati nel ragusano appartengono al gruppo volo del Marine Medium Tiltrotor Squadron 365 del North Caroline, trasferito un mese fa in Sicilia insieme a 250-300 uomini della Special-Purpose Marine Air-Ground Task Force (SP MAGTF), l’unità di pronto intervento Usa per il combattimento aereo e terrestre, di base in Spagna.

E’ però tutta l’Isola a fare da scenario dei war games delle forze armate nazionali e di quelle degli Stati Uniti d’America. Dallo scorso 25 maggio nelle campagne di Caltagirone (Catania) si alternano combattimenti e lanci di paracadutisti, tutti i giorni dalle 4 di mattina a sera tardi. Le esercitazioni sono previste sino al 21 giugno sotto il controllo della stazione aereonavale di Sigonella. Cannoni e armi leggere in dotazione ai reparti della brigata “Aosta” dell’esercito italiano spareranno sino al 10 giugno nel poligono di Drasy, alle porte della città di Agrigento e della Valle dei Templi (patrimonio Unesco). L’area, di straordinaria bellezza paesaggistica e naturalistica, è off limit per i civili dal gennaio di quest’anno e dopo una “sospensione estiva”, tornerà il 15 settembre a fare da palestra di guerra per i militari italiani e Usa.

Dal 3 al 28 giugno l’Esercito si addestra pure (da lunedì a venerdì dalle ore 6 alle 22) nel poligono di San Matteo (Trapani), mentre dal 4 sino al 27 giugno i lanci di bombe e le esercitazioni di tiro interessano anche località Santa Barbara, Messina. Le attività nei Peloritani sono più ridotte: solo tre ore al giorno e nel tardo pomeriggio, tranne gli ultimi quattro giorni quando si potrà sparare dalle ore 6 alle 21.

Grandi manovre pure nell’isola minore di Favignana, dal 4 al 14 giugno. “L’esercitazione denominata Egadi 2013 ha lo scopo di addestrare il personale militare nell’organizzazione del supporto logistico in previsione dell’impiego fuori dal territorio nazionale o per utilità sociale, in soccorso della collettività in aree di intervento complesse”, recita il comunicato emesso dal Comando dell’Esercito. I mezzi militari sbarcati sull’isola sono stati forniti dall’8° Reggimento trasporti “Casilina” di Roma e dalle Compagnie trasporti di sostegno dei Comandi logistici di Padova e Napoli.

Secondo quanto si apprende poi dal testo di alcune notificazioni ai piloti di aeromobili – i cosiddetti “NOTAM” – emessi dalle autorità di volo, dallo scorso 21 maggio (e fino a nuova comunicazione) è stato vietato il passaggio di velivoli passeggeri in prossimità del “Pachino range target”, il poligono marittimo con un raggio di 2.700 per lo sganciamento di bombe e l’esplosione di mine, a poche miglia di distanza da Punta Castellazzo-Marza (Pachino-Siracusa), nella parte più sud-orientale della Sicilia. “Nell’area interdetta sono previste per tutta la giornata esercitazioni a fuoco con armi pesanti e attività di velivoli militari senza pilota (Unmanned Aircraft Military)”, riporta il NOTAM n. A3322/13.

I velivoli a guida remota, meglio noti come droni, sono in dotazione all’US Air Force e decollano e atterrano ininterrottamente da Sigonella ormai da qualche anno. Si tratta dei famigerati MQ-1 “Predator” (utilizzati per i bombardamenti selettivi in Medio oriente, Somalia e nord Africa), e dei grandi aerei-spia “Global Hawk” che operano ad altissima quota e con un’autonomia di volo superiore alle 36 ore.

La lettura di altri NOTAM recenti conferma come oramai le operazioni nell’intero spazio aereo e negli scali aeroportuali dell’Isola siano fortemente condizionate e penalizzate dai droni Usa di Sigonella. Da oltre due anni le autorità di controllo hanno imposto la sospensione delle procedure strumentali standard nelle fasi di accesso, partenza e arrivo di aerei passeggeri a Catania Fontanarossa e Trapani Birgi, “causa attività degli Unmanned Aircraft” militari. Con l’acutizzarsi del conflitto siriano e le tensioni crescenti in Libia, il Pentagono ha intensificato le azioni dei droni, imponendo ulteriori restrizioni alla mobilità aerea. Il 31 maggio, in particolare, è stato implementato un “corridoio di transito” ad uso esclusivo dei Global Hawk di Sigonella perlomeno sino al prossimo 30 giugno. “Le limitazioni saranno notificate dal management dei velivoli senza pilota ai velivoli civili e militari entro 48 ore prima e mediante avviso”, spiega il NOTAM. Sempre a causa degli aerei militari telecomandati, “ulteriori limitazioni” al traffico aereo civile sono state previste nell’aeroporto di Trapani Birgi dal 14 maggio al 15 giugno.

Pericolo droni anche per l’aeroporto di Comiso (Ragusa), l’ex base missilistica nucleare Nato riconvertita in scalo passeggeri ma non ancora entrato in funzione. Con NOTAM n. B2877/13 dell’1 giugno e con valore “permanente”, si segnala la possibilità di “restrizioni” in quanto il “traffico verso/da Comiso potrebbe essere soggetto a ritardi in presenza di attività di velivoli senza pilota”. Sul regolare funzionamento dello scalo comisano pende pure la spada di Damocle delle potenti emissioni del MUOS, il sistema di telecomunicazione satellitare della Marina militare Usa in fase di realizzazione nella vicina Niscemi (Caltanissetta).

Ancora peggio per l’aeroporto di Catania-Fontanarossa, il terzo più grande in Italia come volume-passeggeri. Qui le “restrizioni” e i “ritardi” generati dai droni sono sempre più pesanti e frequenti. La vicenda più eclatante risale al 22 marzo scorso, quando l’intenso movimento di aerei con e senza pilota nella base militare di Sigonella ha comportato la chiusura per un’ora e 15 minuti di Fontanarossa e il conseguente dirottamento su Palermo-Punta Raisi di due aerei già in fase di atterraggio su Catania. Per i passeggeri del Roma Fiumicino-Catania (AZ 1741- Alitalia) e Milano Malpensa-Catania (U2 2847 – EasyJet) l’estremo disagio di attraversare in bus la Sicilia da costa a costa e raggiungere il capoluogo etneo con mezza giornata di ritardo.

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MI5, Gendarmeria, Arma: in ‘mobilità’. ‘Nuovi fideliters’, distrattori alla Assange. Via Gradoli, Breivik, assalti Eurogendfor

28 aprile 2013

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Thierry Meyssan – La rivolta contro il “fratello” Erdogan

La rivolta turca affonda le sue radici nelle incoerenze del governo Erdoğan

La rivolta turca affonda le sue radici nelle incoerenze del governo Erdoğan. Quest’ultimo, dopo essersi presentato come «democratico musulmano» (sul modello dei «democratici cristiani»), ha improvvisamente mostrato la sua vera natura in occasione delle «rivoluzioni colorate» della Primavera araba.

In politica interna ed estera, esiste un prima e dopo questo voltafaccia. Il prima era l’infiltrazione nelle istituzioni. Il dopo è il settarismo. Prima, è la teoria di Ahmed Davutoğlu dei «zero problemi» con i suoi vicini. L’ex impero ottomano sembrava uscire dal suo torpore e tornare alla realtà. Dopo di che, è il contrario: la Turchia si è rimessa nei guai con ciascuno dei suoi vicini ed è entrata in guerra contro la Siria.

I Fratelli Musulmani

Dietro questo cambiamento, i Fratelli Musulmani, un’organizzazione segreta di cui Erdoğan e la sua squadra sono sempre stati membri, nonostante le loro smentite. Sebbene questo cambiamento sia successivo a quello del Qatar, finanziatore dei Fratelli musulmani, esso reca lo stesso significato: regimi autoritari che sembravano anti-israeliani d’improvviso esibiscono la loro alleanza profonda.

È importante qui ricordare che il termine occidentale «primavera araba» è un’illusione che intende dar a bere che i popoli tunisino ed egiziano avrebbero rovesciato il loro governo. Sebbene vi sia stata una rivoluzione popolare in Tunisia, essa non mirava a cambiare il regime, bensì a ottenere un’evoluzione economica e sociale. Sono stati gli Stati Uniti, non la piazza, a ordinare a Zinedine el Abidine Ben Ali e a Hosni Mubarak di lasciare il potere. Poi è stata la NATO ad aver rovesciato e fatto linciare Muammar al-Gheddafi. E sono ancora la NATO e il CCG ad aver alimentato l’attacco alla Siria.

Ovunque in Nord Africa – tranne in Algeria – i Fratelli Musulmani sono stati messi al potere da Hillary Clinton. Ovunque, hanno consulenti di comunicazione turchi, gentilmente messi a disposizione dal governo Erdoğan. Ovunque, la «democrazia» è stata solo un’apparenza che ha consentito ai Fratelli di islamizzare le società in cambio del loro sostegno al capitalismo pseudo-liberale degli Stati Uniti.

Il termine «islamizzare» si riferisce alla retorica dei Fratelli, non alla realtà. La Fratellanza intende controllare la vita privata degli individui basandosi sui principi esteriori del Corano. Rimette in questione il ruolo delle donne nella società e impone una vita austera, senza alcol né sigarette, e senza sesso, almeno per gli altri.

Per una decina d’anni, la Fratellanza ha tenuto un profilo discreto, lasciando la trasformazione della pubblica istruzione alla cura della setta di Fethullah Gülen, di cui è membro il presidente Abdullah Gül.

Anche se la Fratellanza proclama il suo odio per l’American Way of Life, si mantiene sotto la protezione degli anglosassoni (Regno Unito, Stati Uniti, Israele) che hanno sempre saputo usare la sua violenza contro chi osava loro resistere. Il Segretario di Stato Hillary Clinton aveva installato nel suo ufficio la sua ex guardia del corpo, Huma Abedin (moglie del parlamentare sionista Anthony Weiner), la cui madre Saleha Abedin dirige l’organizzazione femminile mondiale della Fratellanza. È attraverso questo strumento che ha agitato la Fratellanza.

I Fratelli hanno fornito l’ideologia ad Al-Qa’ida, attraverso l’intermediazione di uno di loro: Ayman al-Zawahiri, l’organizzatore dell’assassinio del presidente Sadat e attuale leader dell’organizzazione terroristica. Al-Zawahiri, come Bin Laden, è stato un agente dei servizi statunitensi. Mentre veniva ufficialmente considerato un nemico pubblico, si incontrava assai regolarmente con la CIA presso l’ambasciata statunitense a Baku, dal 1997 al 2001, come attesta la traduttrice Sibel Edmonds, nel quadro della «Gladio B» [1].

Una dittatura progressiva

Durante la sua prigionia, Erdoğan ha affermato di aver rotto con i Fratelli e di aver lasciato il loro partito. Poi si è fatto eleggere e ha lentamente imposto una dittatura. Ha fatto arrestare e incarcerare due terzi dei generali, accusati di aver partecipato a Gladio, la rete segreta di influenza degli USA. E ha ottenuto il più alto tasso di incarcerazione di giornalisti di tutto il mondo. Questa evoluzione è stata occultata dai media occidentali che non saprebbero criticare un membro della NATO.

L’esercito è il custode tradizionale della laicità kemalista. Tuttavia, dopo l’11 settembre, degli ufficiali superiori erano preoccupati per la deriva totalitaria degli Stati Uniti. Hanno preso dei contatti con le loro controparti in Russia e in Cina. Per fermare questa tendenza prima che fosse troppo tardi, i giudici hanno loro ricordato i loro precedenti pro-USA.

Se i giornalisti possono essere, come qualsiasi altra professione, dei mascalzoni, il più alto tasso di carcerazione del mondo rivela una precisa scelta politica: l’intimidazione e la repressione. Con l’eccezione di Ululsal, la televisione era diventata un panegirico ufficiale, intanto che la carta stampata aveva preso la stessa strada.

«Zero problemi» con i vicini

La politica estera di Ahmed Davutoğlu era altrettanto ridicola. Dopo aver cercato di risolvere i problemi lasciati irrisolti, un secolo prima, dall’Impero Ottomano, ha voluto mettere Obama contro Netanyahu organizzando la Freedom Flotilla in direzione della Palestina [2]. Ma, nemmeno due mesi dopo l’atto di pirateria israeliano, ha accettato la creazione di una commissione internazionale d’inchiesta incaricata di insabbiare la questione e riprendeva di nascosto la collaborazione con Tel Aviv.

Segno di cooperazione tra la Fratellanza e Al-Qa’ida, la confraternita aveva piazzato sulla nave Mavi Marmara Mahdi al-Hatari, numero due di Al Qaeda in Libia e probabile agente britannico [3].

Disastro economico

Come ha fatto la Turchia a sprecare non solo un decennio di lavoro diplomatico di ripristino delle sue relazioni internazionali, ma anche la sua crescita economica? Nel marzo 2011, ha partecipato all’operazione della NATO contro la Libia, uno dei suoi principali partner economici. Una volta finita la guerra, essendo la Libia distrutta, la Turchia ha perso il suo mercato. Contemporaneamente, Ankara si è lanciata nella guerra contro il vicino siriano, con il quale aveva appena firmato, un anno prima, un accordo di liberalizzazione commerciale. Il risultato non si è fatto attendere: La crescita del PIL che nel 2010 aveva un tasso del 9,2%, nel 2012 è scesa al 2,2%, e continua a precipitare [4].

Pubbliche relazioni

Con l’avvento al potere della Fratellanza in Nord Africa, il governo Erdoğan si è montato la testa. Nell’esibire la sua ambizione imperiale ottomana, per cominciare ha sconcertato l’opinione pubblica araba, e poi ha sollevato la maggior parte del suo popolo contro di lui.

Da un lato, il governo finanzia Fetih 1453 – un film dal budget faraonico per gli standard del paese – che dovrebbe celebrare la presa di Costantinopoli, ma storicamente fuorviante. Dall’altro, ha cercato di vietare la serie televisiva più popolare in Medio Oriente, L’Harem del Sultano, perché la verità non dà un’immagine pacifica degli Ottomani.

La vera ragione della rivolta

La stampa occidentale evidenzia, nella sollevazione attuale, certi elementi di dettaglio: un progetto immobiliare a Istanbul, il divieto di vendere alcolici di sera, o le dichiarazioni che incoraggiano la natalità. Tutto questo è vero, ma non fa una rivoluzione.

Mostrando la sua vera natura, il governo Erdoğan si è separato nettamente dalla sua popolazione. Solo una minoranza di sunniti si riconosce nel programma arretrato e ipocrita dei Fratelli. Ora, circa il 50% dei turchi sono sunniti, il 20% aleviti (cioè alauiti), il 20% sono curdi (prevalentemente sunniti), e il 10% appartengono ad altre minoranze. È statisticamente chiaro che il governo Erdoğan non può resistere alla rivolta che la sua politica ha provocato.

Nel rovesciarlo, i turchi non solo risolvono il loro problema. Mettono fine alla guerra contro la Siria. Ho spesso evidenziato che questa cesserebbe quando uno degli sponsor stranieri fosse scomparso. Questo sarà presto il caso che si darà. Così facendo, mettono fine all’espansione dei Fratelli. La caduta di Erdoğan preannuncia quella dei suoi amici; da Ghannouchi in Tunisia, a Morsi in Egitto. È in effetti poco probabile che questi governi artificiali, imposti da elezioni truccate, possano sopravvivere al loro potente padrino.

Thierry Meyssan
Fonte: http://megachip.globalist.it/
Link: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=77528&typeb=0&La-rivolta-contro-il-Fratello-Erdogan
10.06.2013

Note

[1] «Al Qaeda Chief was US Asset ( http://www.nafeezahmed.com/2013/05/whistleblower-al-qaeda-chief-was-us.html ) », di Nafeez Ahmed, 21 maggio 2013.

[2] «Perché Israele ha attaccato dei civili nel Mediterraneo? ( http://www.voltairenet.org/article165596.html ) », e «Flottiglia della Libertà: il dettaglio che Netanyahu ignorava ( http://www.voltairenet.org/article166083.html ) », di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 31 maggio e 6 giugno 2010.

[3] «L’esercito libero siriano è comandato dal governatore militare di Tripoli ( http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=64432&typeb=0&L%27Esercito-Siriano-Libero-e-comandato-dal-governatore-militare-di-tripoli ) », di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 18 dicembre 2011.

[4] «Turkey’s Economic Growth Slows Sharply ( http://online.wsj.com/article/SB10001424127887323296504578396200677967468.html ) » di Emre Perer e Yeliz Candemir, The Wall Street Journal, 1 aprile 2013

Traduzione a cura di Matzu Yagi.

Questa “cronaca settimanale di politica estera” appare simultaneamente in versione araba sul quotidiano “Al-Watan” (Siria), in versione tedesca sulla “Neue Reinische Zeitung”, in lingua russa sulla “Komsomolskaja Pravda”, in inglese su “Information Clearing House”.

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Segreti di stato

di Stefania Limiti – 9 Giugno 2013
Archivi nascosti o inaccessibili, altri dati alle fiamme, fascicoli scomparsi, documenti omissati, carte segretate: tutto questo fa parte di un panorama desolante della nostra memoria collettiva…

Il Segreto di Stato viene evocato spesso ma non sempre a proposito. Ad esempio, quando sentiamo dire: “via il segreto di Stato sulle stragi” (capita non di rado) ormai sappiamo che si tratta di un appello politico – assolutamente condivisibile – ma non d’altro.

Non esiste, infatti, nessun segreto opposto alla magistratura che indaga sulle stragi per tutelare persone o circostanze che non si vorrebbero rendere pubbliche. La legge non lo consente. La riforma del 2007 dà al presidente del Consiglio il potere di usare il segreto di Stato, affidando un certo potere di verifica al Parlamento, attraverso il Comitato di controllo sui servizi di sicurezza che può chiamare il presidente del Consiglio a spiegare le ragioni nei casi in cui venisse sollevato il segreto di Stato, naturalmente alla presenza anche dei rappresentati dell’opposizione. Il Comitato parlamentare, cioè, deve essere messo al corrente delle informazioni in base alle quali si ricorre a questo mezzo di tutela dello Stato, troppo spesso in realtà usato, anche in un passato non troppo lontano (inchieste Abu Omar e Telecom), come strumento per tutelare gli affari sporchi dello Stato. Comunque, in base alla legge attuale, da un punto di vista formale, nessun presidente del Consiglio potrebbe impedire l’accertamento della verità sui responsabili di una strage.

La questione della legge sul Segreto di Stato, la sua formulazione ed estensione, finisce in sostanza per assorbire e rappresentare la sintesi della vicenda più generale dei Segreti dello Stato che in Italia sono stati molto spesso ben tutelati. Archivi nascosti o inaccessibili, altri dati alle fiamme, fascicoli scomparsi, documenti omissati, carte segretate: tutto questo fa parte di un panorama desolante della nostra memoria collettiva. E’ impossibile recuperare molti pezzi di verità, ingenuo pensare di aprire cassetti che non siano già stati opportunamente svuotati.

Quando era a capo della Procura nazionale Antimafia, Piero Grasso, oggi presidente del Senato, ha dato una idea piuttosto precisa dei termini del problema (durante l’audizione a Palazzo San Macuto, dove risiede la Commissione Antimafia, 22 ottobre 2012): <> concludendo che sarebbe auspicabile <> di cui purtroppo non si vedono segnali.

Eppure la verità resta un dovere morale e un insostituibile mattone sul quale poggiare il futuro di un paese. Dunque, non dobbiamo rinunciarci ma solo condividere il fatto che dobbiamo conquistarcela. Ognuno deve fare la sua parte, usando gli strumenti che possiede o la conoscenza dei fatti: la verità sulle stragi e sui delitti politici, ormai, non può che nascere dalla rielaborazione della miriade di pezzi sin qui messi insieme e potrà portare a buoni frutti solo se sarà libera da ogni subordinazione intellettuale o politica.

Detto tutto questo veniamo al punto: presidente Stucchi dia un segnale, cominci a desecretare audizioni e carte contenute nell’archivio del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) di cui è stato eletto presidente solo qualche giorno fa. Magari quelle più vecchie, così nessuno salta dalla sedia: la legge sul segreto di Stato stabilisce che trent’anni sono un periodo sufficiente di tempo per tutelare lo Stato, oltre il quale si può permettere a ricercatori, magistrati, associazioni civili di conoscerne il contenuto. Applicate subito questo criterio ai vostri archivi, senza tante storie, anche perché sarebbe un paradosso che il Comitato preposto a vigilare sulla corretta applicazione anche della legge sul segreto di Stato tenga chiuse nei cassetti le vecchie carte.

E così darà anche una lezione al suo collega di partito Bobo Maroni che entrò a testa alta al Viminale promettendo da ministro l’apertura degli armati: non ne fece nulla, forse perché fu nominato grazie ai favori dell’agente di influenza americana Enzo De Chiara. Ma questa è un’altra storia (oppure sempre la stessa?).

http://www.cadoinpiedi.it/2013/06/09/segreti_di_stato.html#anchor

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Echelon: il Grande Fratello

ECHELON, progettato e amministrato dalla NSA è utilizzato per intercettare normali e-mail, fax, telex e telefonate che viaggiano nella rete di telecomunicazione mondiale. Diversamente dalla maggior parte dei sistemi di spionaggio sviluppati durante la Guerra Fredda, Echelon è studiato per obiettivi non militari: come governi, organizzazioni, aziende, gruppi ed individui praticamente in ogni parte del mondo. Potenzialmente sono sottoposte a sorveglianza tutte le comunicazioni tra le persone tra uno stato e l’altro.
Il sistema lavora indiscriminatamente intercettando grandissime quantità di comunicazioni, ed usando i computer è poi in grado di estrarre i messaggi interessanti dalla massa degli altri di nessun interesse. E’ stata organizzata una catena di strutture di intercettazioni in giro per il pianeta per monitorare la rete globale. Alcune strutture controllano i satelliti, altre i network a terra ed altre le comunicazioni radio. I computer posti in ogni stazione del sistema Echelon cercano tra milioni di messaggi intercettati quelli contenenti le keyword, le parole chiave, precedentemente inserite. Le keyword includono tutti i nomi, le località, i soggetti ecc. che potrebbero essere contenuti nei messaggi “interessanti”. Ogni parola di ogni messaggio intercettato viene scansionata automaticamente sia che il telefono, la e-mail o il fax siano nella lista di quelli “da controllare”, ma anche nel caso provengano da qualsiasi altra utenza o natura del messaggio.
Le migliaia di messaggi simultanei vengono letti in “tempo-reale” come giungono alle stazioni, ora dopo ora, giorno dopo giorno e i computer riescono a trovare “l’ago” scelto dagli intelligence nel “pagliaio” delle telecomunicazioni.
Le telefonate nelle quali viene pronunciata una keyword vengono automaticamente estratte dalla massa delle altre e registrate digitalmente su nastri magnetici da sottoporre all’esame degli analisti nei quartier generali.
I computer nelle stazioni in giro per il mondo sono chiamati i “Dizionari”. Essi esistevano almeno  dal 1970, ma il sistema Echelon è stato progettato dalla NSA per interconnettere tutti questi terminali e permettere alle diverse stazioni di funzionare come componenti di un sistema integrato.
Il trattato UKUSA (acronimo di United kingdom-United States) Strategy Agreement, un patto di collaborazione nella raccolta di “Signal Intelligence” stretto nel 1948, la cui stessa esistenza non è mai stata ufficialmente confermata dai suoi cinque aderenti: l’americana NSA, GCSB (Government Communications Security Bureau) della Nuova Zelanda, l’inglese  GCHQ (Government Communications Headquarters) , la canadese CSE (Communications Security Establishment) e l’australiana DSE (Defence Signals Directorate).
L’alleanza è nata dallo sforzo cooperativo per intercettare trasmissioni radio durante la Seconda Guerra Mondiale e orientato essenzialmente contro l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.
Con Echelon, i computer detti “dizionari” contengono non solo le keyword immesse dalla propria agenzia, ma anche quelle immesse dalle altre quattro agenzie.
La stazione di intercettazione satellitare in Nuova Zelanda si trova a Waihopai (nell’isola del Sud)
La stazione britannica si trova in cima alle alte scogliere sul mare a Mowenstow in Cornovaglia.
La stazione della NSA si trova a Sugar Grove, nelle montagne della Virginia occidentale.
Un altra si trova nello stato di Washington, 200 chilometri a sud-ovest di Seattle, nella base Yakima Firing Center. L’ultima è Geraldton in Australia Occidentale. Le loro posizioni geografiche garantiscono la copertura globale delle intercettazioni.
Oltre alle comunicazioni satellitari e radio, l’altro maggior metodo per trasmettere grandi quantità di informazione è costituito da una combinazione di cavi sottomarini, che passano sotto gli oceani, e a reti a microonde sulla terraferma. Dopo che escono dall’acqua ed arrivano alle basi a terra dei network a microonde sono vulnerabili alle intercettazioni. Le reti a microonde sono costituite da una catena di tralicci di antenne che trasmettono i messaggi dalla cima di una collina all’altra per tutto il paese. Queste reti smistano enormi quantità di comunicazioni…..

USA

GIAPPONE

INGHILTERRA GERMANIA

http://www.tmcrew.org/privacy/caq/sorvegli3.htm
http://www.tmcrew.org/privacy/
http://www.laregione.ch/Villaggio/cronachedellarete11.html

Articolo tratto da Cover Action Quarterly #59 di Nicky Hager

Diverse compagnie internazionali stanno consultando gli scienziati sulla possibilità di sviluppare microchip atti ad essere impiantati nel personale delle aziende per quantificarne la puntualità e gli spostamenti. La tecnologia, già testata su animali e volontari umani, consentirà alle ditte di seguire, passo per passo, il loro staff all’interno e fuori dagli uffici.
Gli scienziati della British Telecom sono impegnati nello sviluppo di un nuovo progetto tecnologico e la distribuzione nel 2025. Il microchip, da tecnologia futuristica, verrà impiantato sugli umani nel cranio e sarà in grado di registrare pensieri, esperienze e sensazioni del soggetto. Il suo nome? Soul Catcher 2025 (Acchiappa Anima del 2025). L’impianto secondo Winter consentirà agli scienziati di registrare la vita delle persone e di “riascoltare” le loro esperienze tramite un computer. Il Soul Catcher 2025 consiste in un chip neurale che, posto dietro gli occhi di una persona ne archivierà ogni pensiero, un po’ come la scatola nera di un aereo memorizza tutti i dati di volo. Questo sistema di controllo ha un più sinistro cugino: l’impianto a microcircuito neurale 2020 della IBM. Sviluppato come ausilio per il “controllo del crimine” l’apparato è stato testato in diverse prigioni federali del Massachusetts, della California e del Texas, nonché in alcune case di cura private. Gli impianti testati sui detenuti diventavano una sorta di “registratori parlanti” di tutti i loro movimenti. Quando gli impianti vengono puntati sulla frequenza di 116MHz, la natura aggressiva di alcuni individui si riduce notevolmente.
Un’altra clamorosa notizia apparsa nella stampa italiana diceva che un nuovo progetto per la sicurezza del commercio elettronico, che secondo alcuni nasconderebbe un programma segreto per la schedatura non solo dei criminali ma forse di tutta la popolazione terrestre. Prevederebbe l’incisione di un tatuaggio di un codice a barre su ciascuno di noi, un marchio d’identità, che permetterà di fare acquisti ed altre operazioni di pagamento in rete.Tale tatuaggio sarebbe realizzato con inchiostro invisibile per noi, ma rilevabile dai lettori di codice a barre.
Comunque sia, lo sviluppo e l’impiego di microchip e impianti elettronici rientra nei programmi segreti inerenti le operazioni di Mind Control da più di trent’anni condotti sull’uomo all’insaputa dell’opinione pubblica.

Articolo tratto da ExtraTerrestre  nuova scienza nuova coscienza n°6 Novembre 1999


Nuove Tecnologie:
La carta d’identità e il passaporto spariranno. La tecnologia  sta facendo passi da gigante nel capo della sorveglianza e del controllo. Oltre cento compagnie europee già producono e vendono macchinari per il riconoscimento biometrico (dati fisici: mappe della retina, scansione della mano, impronte digitali, riconoscimento vocale elettronico, fotografie digitalizzate, DNA, calore corporeo ecc.) degli individui.

– Automatic fingerprint: Lettori automatici di impronte digitali. In circa 4mila località (aeroporti, banche, ospedali, ecc) viene già usato.
– Cellmark diagnostic: Legge e riconosce i geni. In Inghilterra esiste già un sistema di schedatura del DNA.
– Massstiff security system: Riconosce gli odori.
– Hagen Cy-Com e Eyedentify: Riconosce e legge la mappa dei capillari della retina oculare.
– Aea tecnology: Identifica la firma:
– Face recognition system: Macchine che convertono un volto in una sequenza di bit, che viene poi memorizzata all’interno di computer.
– Heli-tele surveillance: Telecamere in grado di tracciare il calore emesso da un corpo nel buio totale.
– Passive millimeter wave imagining: Può scansionare le persone e “vedere” attraverso i vestiti.
– Electronic monitoring: Braccialetti elettronici che segnalano gli spostamenti dell’individuo controllato. Già in uso dal 1990 in USA.
– Harlequin: Mappatura completa delle telefonate in entrata ed uscita.
– Memex: Profilo completo (foto e video) di un individuo. In circa un secondo è in grado di identificare da una  foto il personaggio interessato. Questo sistema è già in uso in Massachusetts dal 1995 (un computer ha schedate circa 4milioni di fotografie di giudatori).

Articolo tratto da AVVENiMENTI del 21/02/99

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Sistemi di sorveglianza

La tendenza ai sistemi di sorveglianza a circuito chiuso (CCTV ) ha origine nel Regno Unito nel 1985: infatti, dopo un anno particolarmente brutto per il calcio inglese e complice l’influsso e l’immagine negativa apportata dai famigerati hooligans, il Football Trust (associazione fondata dalle squadre di calcio inglese) autorizzò l’installazione di sistemi di controllo a circuito chiuso in 92 club. Il passo successivo fu fatto dalla Polizia britannica, la quale installò sistemi di CCTV mobile lungo tutta l’Inghilterra.
Nella totale assenza di regolamentazioni o linee guida, la polizia trovò molteplici utilizzi per questo sistema. La voce si sparse in fretta e il boom dei sistemi CCTV era fatto: ottimo appoggio quando si trattava di presentare l’evidenza delle prove ai processi, il sistema era perfetto anche come “tecnica di controllo sociale”.
Telecamere iniziarono a spuntare nel centro di Londra così come nelle piazze principali di varie città, e i cittadini inglesi accolsero con piacere questi strumenti, meritevoli di dare una maggior sicurezza alle donne che tornavano dal lavoro alla sera, o ai bambini nei giardini.
Scuole, ospedali, biblioteche, piazze, vie, negozi…. Ovunque una telecamera ad osservare la folla, le strade, le automobili e le relative targhe degli automezzi.
Sebbene i sistemi CCTV siano utilizzati in altri paesi, nessuno di questi ha avuto un’evoluzione come il Regno Unito: l’evoluzione tecnologica è stata tale che si è arrivati ad un punto per il quale in molti centri urbani questa rete può essere considerata onnipresente. Si è arrivati a considerarli parte integrante del controllo e della lotta alla criminalità: non dimentichiamoci che, quando il mondo intero rimase shockato per le immagini dell’assassinio di un bambino da parte di due suoi amici di 10 anni, l’ultima immagine di James Bulger portato via dal centro città verso i binari abbandonati dove fu poi ritrovato proveniva dai sistemi CCTV del centro di sorveglianza dello shopping center di Liverpool. Le immagini stesse furono usate come prova durante il processo.

Le reti CCTV oggi

Oggi l’industria della sorveglianza visiva britannica spende tra i 150 ed i 300 milioni di sterline all’anno, con un parco di telecamere tra i 200.000 ed i 400.000 pezzi. L’Home Office britannico stima che circa il 95% delle città e dei paesi inglesi si stiano dirigendo verso i sistemi di controllo CCTV per la sorveglianza di aree pubbliche, parcheggi e zone residenziali. La crescita di questo mercato è quantificata dal 15 al 20% all’anno.
Le telecamere stesse sono cambiate – e di molto – dal 1985 ad oggi. Anche in questo caso, come per le reti del patto Ukusa, la tecnologia è progredita, permettendo telecamere antivandalismo, di ridottissime misure, con capacità di “motion detection” e con potenti zoom e dispositivi ad infrarossi, consentendo così anche la visione notturna.
La progettazione degli stessi sistemi è cambiata ed ha sposato tecniche militari di protezione: le nuove installazioni vengono effettuate in modo tale che ogni telecamera controlli sempre la postazione adiacente, fornendo così un controllo incrociato antivandalico ed evitando problemi di sabotaggio, i quali sono sempre esistiti ma raramente sono denunciati, specialmente in Irlanda del Nord. Il governo conservatore di John Major promosse tenacemente l’introduzione di questi sistemi, ed il governo Blair ha continuato per la stessa strada.
Qual è il risultato, oggi ? La più grande rete centralizzata di controllo sulla folla, sui luoghi di comune interesse, sugli avvenimenti di maggior rilievo; un piano su scala nazionale, per il quale entro 5 anni l’Inghilterra completerà la costruzione del più grande sistema di sorveglianza e controllo del traffico stradale il quale, quando sarà terminato, identificherà e seguirà le tracce ed i movimenti di praticamente tutti i veicoli della nazione.
Socialmente, questa tecnologia ha influenzato – e non di poco – le abitudini degli inglesi: nella città di Brighton, ad esempio, la polizia concede la licenza per i superalcoolici o per un locale pubblico solamente se lo stesso è dotato di sistema CCTV interfacciato con la polizia locale.
Abbiamo quindi una tecnologia che fornisce la soluzioni a problemi quali vandalismo, uso di droghe, alcolismo, molestie sessuali o razziali, creazione di disordine pubblico…I sistemi sono stati anche utilizzati per monitorare dimostranti durante manifestazioni.
I problemi nascono però, come nel caso di Echelon, dall’interfacciamento di questi dati con i database…
Quello che il governo inglese non dice è che tutte le telecamere inglesi sono state interfacciate a due strumenti estremamente potenti: il Plate Tracking System e il Facial Recognition System.

Le nuove tecnologie

Il Plate Tracking System (P.T.S.) permette alle telecamere, mediante l’interfacciamento con data base esterni, di riconoscere le targhe delle autovetture, e ricercare quindi gli automezzi indicati dal sistema centrale.
Nel Regno Unito per esempio il sistema multifunzionale di gestione del traffico (Traffic Master) utilizza il riconoscimento delle targhe per mappare e gestire gli ingorghi autostradali. Tecnologie P.T.S. sono state installate anche in Svizzera, lungo la A1 Autobahn tra Zurigo e Berna.
Il Facial Recognition System (F.R.S.) permette invece di individuare e riconoscere tra la folla dei visi, delle facce le cui immagini sono immagazzinate negli archivi centrali di più Intelligence o corpi di polizia, nazionali ed internazionali. La tecnologia più utilizzata è il Mandrake System, il quale in teoria può riconoscere le caratteristiche facciali di un viso nel momento stesso in cui appaiono sullo schermo.
Il pericolo nasce quindi dall’interfacciamento di queste reti e questi sistemi con gli archivi esterni. La Video Surveillance sta diventando una infrastruttura nazionale e, forse, il governo USA utilizza già queste strutture per scopi di propria sicurezza nazionale.
Pensiamo però se – come nel caso di Echelon – queste tecnologie venissero utilizzate per scopi commerciali: immaginiamo le targhe delle automobili dei dirigenti di importanti compagnie e multinazionali, continuamente seguite e rilevate; immaginiamo personaggi politici o di rilievo nazionale ed internazionale, costantemente monitorizzati nei loro spostamenti.
Spero che molti dei lettori abbiano visto la scorsa stagione cinematografica il film “Nemico Pubblico”, con Gene Hackman e Will Smith: nella storia la NSA era in grado di monitorare attraverso i satelliti, con scarti di pochi metri e una definizione di immagine molto vicina alla perfezione, gli spostamenti di persone e cose. Questo mediante una serie di filtri e controlli incrociati su telefonate, onde radio, dati sensibili (movimenti bancari, archivio telefonate, chiamate a pager, celle di provenienza chiamata, etc..) immagini via satellite e tracking via P.T.S. e F.R.S. Allo stato attuale e nel momento in cui scrivo, la tecnologia in possesso della NSA e del patto Ukusa, unita agli “archivi” on-line del patto EU-FBI, fanno di questo magnifico film – del quale consiglio caldamente la visione – un insieme di informazioni e tecnologie arretrate e “not updated”….nonostante il film sembri fantascienza pura !
Nell’agosto di quest’anno gli Usa hanno lanciato ”Ikonos-1”, il più potente “image-satellite” commerciale mai realizzato. Le sue lenti paraboliche sono capaci di riconoscere oggetti di piccolissime dimensioni ovunque sulla faccia della Terra. Il satellite, di proprietà della Space Imaging di Denver, Colorado, è il primo di una nuova generazione di satelliti spia ad alta risoluzione di immagine, i quali utilizzano tecnologia ufficialmente riservata alle agenzie di sicurezza governativa. Altre dieci compagnie hanno ottenuto le licenze per effettuare lanci di satelliti simili, e quattro di esse hanno pianificato di effettuare i lanci entro la fine del 199927 .
Mercoledì 12 agosto, invece, un missile Titan 4 dell’aeronautica militare statunitense è esploso mentre si innalzava in cielo dalle rampe della base di Cape Canaveral, in Florida. La base del missile era destinata a mettere in orbita un satellite Vortex, commissionato alla Lockeed dal National Reconnaissance Office, un’agenzia governativa di Intelligence. E i Vortex, come illustrato nella sezione Echelon di questo articolo, costituiscono la vera e propria ossatura satellitare del sistema di intercettazioni Echelon. Il satellite era destinato a coprire aree di importanza strategica per il governo Usa, quali Pakistan e India, Cina e Medio Oriente; il costo del satellite si aggira sul miliardo di dollari…
L’impatto che i sistemi CCTV e le tecnologie correlate hanno creato nei confronti dei diritti, delle libertà, della privacy e della vita pubblica del singolo individuo è dunque molto, molto profondo. La distanza, la differenza tra la salvaguardia del cittadino e il calpestare i diritti privati di un essere umano è molto piccola. Hanno esagerato con Echelon, chi ci dice che non faranno lo stesso errore con le reti a CCTV ?

23 CCTV: Closed Circuit Tele Vision; televisione a circuito chiuso
24 tra i 225 ed i 450 milioni di dollari
25 A seguito dei cortei “June 18” nel centro di Londra durante il 1999, l’High Court inglese ha capovolto la richiesta della polizia di ottenere le fotografie scattate dai giornalisti durante le dimostrazioni, considerando le immagini dei sistemi CCTV pubblici e privati adeguate per le esigenze della polizia e quindi utilizzabili legalmente e pienamente
26 In questo caso però la percentuale d’errore può raggiungere il 20%
27 Simon Davies, “Hi-res spy satellite set for launch”, Daily Telegraph “connected”, 8 luglio 1999

fonte: www.internos.it

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Da Il mondo del 10/04/1998

Echelon: Italia nel mirino

Un ex generale del SISMI conferma: ” Si’ , i canadesi ci spiavano “. Intanto si scopre che anche i nostri servizi hanno una centrale di ascolto. E che De Benedetti . . . .

di Alberto Sisto, Francesco Sorti

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Il secolo globalizzatoComunicazione e tecnologieEchelon, da quando il mondo è sotto controllo

LA STAZIONE DI ASCOLTO DI CERVETERI UTILIZZA I POTENTI COMPUTER CRAY , GLI STESSI USATI DA ECHELON . Se lo dice lui e’ il caso di crederci . “Questa vicenda di Echelon e’ veramente inquietante” .La rete di spionaggio elettronico controllata da Usa e Gran Bretagna , che intercetta e filtra telefonate , fax e messaggi Internet in tutto il mondo , ha lasciato stupefatto anche un tipo imperturbabile come Giulio Andreotti . Ma non c’ e’ da stupirsi : i nuovi elementi raccolti da il Mondo , questa volta in Italia , sono un’ ulteriore dimostrazione della delicatezza della vicenda . In campo politico ma anche economico . La prima conferma viene da un ex generale del Sismi , i servizi segreti militari , che e’ stato anche nella Gladio , l’ organizzazione supersegreta di sicurezza , che doveva ostacolare un’ ipotetica invasione del Patto di Varsavia . “Durante la mia attivita’ non posso dire di essermi imbattuto in Echelon in quanto tale” , dice l’ alto ufficiale che ha chiesto di mantenere l’ anonimato . “Tuttavia posso raccontare un episodio importante : tra il 1989 e il 1990 ci accorgemmo di alcune attivita’ di spionaggio , in particolare intercettazioni , compiute da un’ ambasciata canadese .Da quell’ edificio era stato steso un “ombrello” elettronico , nel cui raggio d’ azione entravano diverse sedi diplomatiche , tra cui la nostra” . Una classica operazione Pilgrim , dal nome della campagna di intercettazioni attuata dal servizio segreto canadese nell’ ambito del sistema Ukusa e rivelata al Mondo dall’ ex agente Michael Frost (vedere il numero scorso) . “La scoperta” , ricorda oggi l’ ex dirigente del Sismi , “ci lascio’ di stucco . Un Paese amico stava spiando una nostra ambasciata .Equesto ben prima della caduta del muro di Berlino . Quando il mondo era ancora diviso in blocchi . Dire che eravamo seccati sarebbe un eufemismo” , continua l’ alto ufficiale , “anche perche’ l’ episodio accadde in una citta’ del centro Europa , e non potevamo escludere che il fatto si fosse ripetuto altrove , magari a ripetizione” . A confermare le preoccupazioni italiane giunsero anche le confidenze di una gola profonda , che forni’ ulteriori dettagli sull’ attivita’ di spionaggio canadese . La tensione fu forte , ma si evito’ l’ incidente diplomatico .”Ai governi non facemmo sapere niente .Ce la siamo vista tra di noi dei servizi . Facemmo in modo che i canadesi capissero l’ antifona , e smettessero di darci fastidio” . Muro inglese . Certo li’ si trattava di un’ ambasciata .Ma chi protegge le comunicazioni delle aziende ? Sostanzialmente nessuno . Eppure oggi sono soprattutto queste nel mirino del grande sistema di spionaggio che fa perno su Echelon . “Nei secoli scorsi la sicurezza era il presupposto essenziale per il commercio e l’ economia . Proprio oggi , invece , mentre masse enormi di capitali si muovono in tempo reale da una parte all’ altra del globo , la tutela degli operatori economici e’ del tutto insufficiente” .A parlare cosi’ e’ Giuseppe Corasaniti , pretore di Roma specializzato nei crimini on line .L’ esperienza di Corasaniti mette in luce altri aspetti inquietanti della vicenda , in particolare per quel che riguarda i rapporti con la Gran Bretagna . Da parte di Londra , infatti , c’ e’ una costante riluttanza a collaborare con le magistrature straniere nel campo delle telecomunicazioni .Dal Regno Unito partono gran parte delle azioni illecite o abusive che si riversano sulle varie reti . “Proprio per questo mi aspetterei un aiuto piu’ concreto” , afferma Corasaniti . “Ho diverse rogatorie in corso .Sono proprio curioso di vederne l’ esito” . Il sospetto , non dichiarato , e’ che dietro tanta cautela ci sia l’ esigenza di mantenere sotto stretto controllo ogni questione che riguarda le telecomunicazioni e le intercettazioni .Non bisogna infatti dimenticare che la base europea della rete di monitoraggio Echelon si trova a Morwenstow , in Cornovaglia . Ma dalle indagini del magistrato romano , che e’ titolare di oltre 400 procedimenti in questo settore , sono emerse anche altre vicende che portano a un sistema di intercettazioni ad ampio raggio . “Nel caso Oasip , l’ archivio abusivo del Viminale che raccoglieva le telefonate di 19 milioni di italiani , ho rilevato diverse stranezze . Per esempio : ogni volta che c’ era una grave crisi internazionale , per esempio la guerra del Golfo , cresceva il numero delle intercettazioni .E curiosamente aumentavano anche le clonazioni dei cellulari di autorita’ dello Stato , dell’ esercito e delle forze di polizia” . L’ orecchio di Cerveteri . “Ma via .Anche voi italiani svolgete un’ attivita’ di intercettazione bella vigorosa” . L’ osservazione viene da Edward Luttwak , esperto di politica internazionale , collaboratore di diverse amministrazioni americane , uomo che conosce a fondo il mondo dell’ intelligence . “Quando vi pare , siete in grado di violare i codici piu’ sofisticati del mondo .E avete anche computer potentissimi” . Solo insinuazioni ? Fino a un certo punto , perche’ , come ha scoperto il Mondo , anche in Italia c’ e’ una piccola Echelon : un orecchio elettronico e piuttosto sofisticato , puntato verso il cielo per carpire i messaggi dei satelliti e sotto il controllo dei nostri servizi segreti .Sta lungo la via Aurelia , all’ altezza di Cerveteri , vicino a Roma , tra le necropoli etrusche e il mare . Questa stazione d’ ascolto fu voluta dal capo del Sismi , ammiraglio Fulvio Martini , per ridurre il forte gap tecnologico dei nostri servizi in fatto di intercettazioni . Un divario in gran parte colmato con l’ acquisto , oltre dell’ antenna , di potentissimi computer Cray : tecnologia statunitense di ultima generazione , la stessa adoperata anche per Echelon . Per dare via libera all’ operazione , costata qualche decina di miliardi , il governo , secondo quanto risulta al Mondo , pretese l’ assicurazione che tutta questa attrezzatura non sarebbe mai stata utilizzata per lo spionaggio interno . Caso De Benedetti . Insomma , anche l’ Italia fa la sua parte . Timothy Naftali , docente dell’ Universita’ di Yale e studioso dei problemi della sicurezza internazionale , non ha dubbi .”Nella Seconda guerra mondiale gli italiani sono stati tra i migliori intercettatori .E presumo continuino a spiare con successo le comunicazioni di altri Paesi .In Albania e in Serbia , per esempio .Sarei veramente sorpreso se non lo facessero e se non spiassero anche altre nazioni europee .Per il governo italiano essere in grado di leggere preventivamente i messaggi tedeschi , francesi e inglesi sarebbe certo un bell’ aiuto” . “Vi stupite che i canadesi si siano messi a spiare a Roma ?” , aggiunge Luttwak .”Ma se gli esperti del Sismi parlassero , potrebbero rivelare che anche loro si sono comportati nello stesso modo in altre parti del mondo .Il vostro Paese e’ in grado di farlo .E se ne ha bisogno , lo fa , statene certi” . Ma nel mirino dei sistemi di intelligence accanto alla politica e la diplomazia ci sono , sempre di piu’ , gli affari . Come conferma questa testimonianza di un altro altissimo dirigente deiservizi segreti italiani : “Alla fine degli anni Ottanta gli americani avevano deciso di boicottare il gruppo De Benedetti che aveva vinto una gara Nato , del valore di 400 milioni di dollari .Erano convinti che il gruppo avesse ceduto ai sovietici strumentazione di precisione : un tornio a controllo numerico , indispensabile nella catena di montaggio del Yak 36 , un caccia a decollo verticale . Il servizio si attivo’ , riuscendo , grazie a un lavoro di intelligence , a entrare in possesso di pezzi nella fabbrica militare russa .In questo modo riusci’ a dimostrare che il gruppo italiano non era coinvolto nella produzione dell’ aereo .De Benedetti , pote’ cosi’ aggiudicarsi la gara” . (Ha collaborato Imma Vitelli) “IL GOVERNO INTERVENGA” il presidente del Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e’ stato di parola .Dopo la pubblicazione della prima inchiesta sul Mondo il deputato di Forza Italia Franco Frattini aveva annunciato l’ intenzione di coinvolgere l’ organismo che presiede . Di fatti , nella prima riunione ha posto all’ ordine del giorno il problema e ha immediatamente acquisito la documentazione dello Scientific and Technological options assessment , il comitato della direzione generale ricerca del Parlamento di Strasburgo sulla pericolosita’ di Echelon . Frattini vuole sapere dal governo che cosa sapeva della rete di intercettazione angloamericana , ma soprattutto cosa intende fare per tutelare la sovranita’ italiana . Sulla stessa lunghezza d’ onda e’ anche Valdo Spini , presidente della Commissione Difesa del Senato , per il quale “il governo deve ragionare bene su questa vicenda .Non si tratta di capire soltanto quello che e’ gia’ avvenuto , ma anche quanto potrebbe avvenire in futuro viste le potenzialita’ di sviluppo delle tecnologie informatiche e telematiche . Ci siamo dati delle leggi sulla privacy , che valgono sul nostro territorio . Dobbiamo evitare che vengano vanificate da uno sviluppo tecnologico in grado di aggirare ogni normativa” . DOSSIER . ROMANZO-VERITA’ COME LAVORA IL GRANDE ORIGLIATORE Questo e’ un brano tratto da Ora Zero , una spy story edita in Italia da Rizzoli , che racconta , con straordinaria veridicita’ , come funziona il sistema di intercettazioni che fa perno sul sistema Ukusa-Echelon e sulla Nsa , lo spionaggio elettronico Usa . L’ autore , Joseph Finder , e’ un esperto di Cia e intelligence e collabora con Washington Post e New York Times . Nel suo precedente romanzo , Poteri straordinari , anticipo’ di alcuni mesi l’ esplosiva scoperta di una “talpa” ai vertici della Cia . La piu’ grande organizzazione di spionaggio del mondo e’ anche la piu’ segreta . Si tratta della National Security Agency degli Stati Uniti , la Nsa . . . La Nsa , che occupa uno spazio immenso , oltre quattrocento ettari , a Fort Meade , nel Maryland , e’ responsabile del sigint americano , il servizio informazioni specializzato in segnali . Cio’ comprende il controllo delle comunicazioni , il radar , la telemetria , il laser , le emissioni a infrarossi senza immagine . E’ stato descritto come un immenso aspirapolvere che preleva tutte le informazioni elettroniche del mondo e , se necessario , le decifra . In parole povere , la Nsa ha molte possibilita’ , tra cui quella di origliare elettronicamente gran parte delle comunicazioni telefoniche in tutto il mondo . Secondo la normativa sancita da due leggi Usa , la Nsa non puo’ intercettare le conversazioni telefoniche dei cittadini americani senza un mandato del procuratore generale degli Stati Uniti motivato dalla probabilita’ che l’ individuo sia un agente di una potenza straniera . In questo caso la parola operativa e’ target . La legge non si applica alle conversazioni che i satelliti della nsa raccolgono casualmente mentre frugano nelle reti delle comunicazioni internazionali . La legge e’ piena di simili scappatoie e di fraseologia ambigua , inoltre tutte le richieste di target avanzate dalla Nsa vengono regolarmente approvate senza discussioni da parte di un consiglio segreto . Comunque , quando i satelliti Nsa intercettano una conversazione telefonica tra Londra e Mosca , e’ assolutamente impossibile stabilire se la chiamata e’ fatta da un cittadino degli Stati Uniti . In pratica , la Nsa e’ in grado di captare qualunque comunicazione telefonica in arrivo o in partenza dagli Stati Uniti , come pure ogni telegramma , telex e fax in tutto il mondo mediante l’ intercettazione a microonde . Si calcola che l’ agenzia analizzi milioni di telefonate ogni giorno . Per assicurare la possibilita’ di gestire in qualche misura un’ impresa cosi’ enorme , l’ Nsa programma le guide di scansione dei propri supercomputer con liste altamente segrete di un certo numero di parole chiave che comprendono gruppi di vocaboli , nomi e numeri di telefono . Per fare un esempio , una conversazione o messaggio fax che contenga un riferimento ad “armi nucleari” , al “terrorismo” , al “plutonio” , a “Gheddafi” , a nomi di campi d’ addestramento per terroristi o a definizioni in codice di certe armi segrete puo’ essere bloccato per un’ analisi piu’ approfondita . Le conversazioni telefoniche in cifra oppure scrambled (cioe’ scomposte nei loro elementi e ricostruite in sequenze apparentemente casuali tali da renderle incomprensibili all’ ascoltatore ordinario) suscitano anch’ esse i sospetti della Nsa . Il segnale intercettato viene raccolto dal satellite geostazionario della Nsa che lo trasmette a un altro satellite librato sopra l’ Australia . Da qui viene inoltrato a un sito di smistamento e infine a Fort Meade , dove undici ettari di computer sono installati in un sotterraneo della sede operativa centrale della Nsa . Nel giro di pochi minuti il segnale viene classificato e ricostruito . Finder Josep

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Usa, spiati anche Facebook, Google e Skype Il governo: “Dati web solo di non americani”

venerdì 7 giugno 2013
Lo scandalo Verizon si allarga e rischia di travolgere l’amministrazione di Obama, attaccato duramente dal “New York Times”. Facebook: “Non forniamo ad alcuna associazione governativa l’accesso diretto ai server”

L’agenzia per la sicurezza nazionale (National Security Agency) e l’Fbi possono controllare direttamente i server di 9 società internet Usa, estraendo video, audio e foto che consentano di seguire i movimenti delle persone e i loro contatti. Lo rivela il Washington Post parlando del programma Prism, nato nel 2007, che sarebbe tra le fonti primarie della Nsa. Le società sono Microsoft, Yahoo!, Google, Facebook, PalTalk, Aol, Skype, Youtube e Apple.

Il polverone sollevato dall’articolo del Guardian, che ha rivelato milioni di telefonate “spiate” dalla National Security Agency, si allarga quindi alle società web. Il Washington Post scopre l’esistenza del programma segreto, dal nome in codice Prism, che somiglia molto “a quello controverso voluto dal presidente George W. Bush dopo gli attacchi dell’11 settembre”. Un programma che ha avuto come primo partner Microsoft, già a maggio 2007, l’anno della sua creazione. Per aprire i loro server alle autorità e acquisire l’immunità da azioni legali le aziende devono ottenere un atto dal procuratore generale e dal direttore nazionale dell’intelligence.

NYT attacca Obama – Il New York Times dedica un editoriale al vetriolo alla vicenda delle telefonate spiate dalla National Security Agency, che definisce un “abuso di potere che richiede vere spiegazioni”. “L’amministrazione Obama ha perso ogni credibilità”, scrive il comitato editoriale del quotidiano. Il giornale, che tradizionalmente appoggia le politiche dell’amministrazione Obama, questa volta fa un affondo pesante al governo degli Stati Uniti che avrebbe risposto “con le stesse banalità che ha usato ogni volta che il presidente Obama è stato sorpreso a eccedere nell’uso dei suoi poteri”.

“Programma Prism riguarda non americani” – Il programma di sorveglianza Prism sulle maggiori aziende di internet riguarda esclusivamente cittadini non americani che vivono fuori dagli Stati Uniti. Lo ha assicurato un alto esponente dell’amministrazione Obama, osservando che la legge americana che autorizza questo tipo di raccolta dati non permette il controllo di cittadini Usa. “Si tratta – sottolinea la fonte, rimasta anonima – della piu’ importante mole di dati d’intelligence mai accumulati e che sono stati usati per proteggere la Nazione da molteplici minacce”.

Facebook: “Proteggiamo la privacy” – “Per Facebook – precisa un portavoce della società – proteggere la privacy e i dati dei propri utenti è una priorità assoluta. Facebook non fornisce ad alcuna associazione governativa l’accesso diretto ai propri server. Quando vengono richieste informazioni o dati relativi a individui specifici, Facebook analizza con estrema attenzione ogni richiesta di questo tipo per verificarne la conformità a tutte le leggi applicabili e fornire informazioni solo nelle misure previste dalla legge”.

Fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/1098957/usa-spiati-anche-facebook-google-e-skypeil-governo-dati-web-solo-di-non-americani-.shtml

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