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Su ciò che piace e “non” piace a Satana. Dalle Lettere a Berlicche all’esoterismo di Dan Brown: Codici, Demoni e l’Inferno

La Sacra Scrittura e il Diavolo

di Carlo di Pietro

Per definizione il diavolo è quella “invisibile potenza personale che dirige le forze del male in lotta con i disegni di Dio e a danno dell’uomo” [cf. Diz. Biblico, Spadafora, Studium, Roma, 1955, p. 159 e succ.].

In lingua ebraica diavolo è “haś-śaṭān” che sta ad indicare precisamente “l’avversario”; vedremo bene di chi è “l’avversario” e come agisce.

In Giobbe 1 “6 Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi davanti al Signore e anche satana andò in mezzo a loro. 7 Il Signore chiese a satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Da un giro sulla terra, che ho percorsa». 8 Il Signore disse a satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male». 9 Satana rispose al Signore e disse: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? 10 Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quanto è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e il suo bestiame abbonda di terra. 11 Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia!». 12 Il Signore disse a satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stender la mano su di lui». Satana si allontanò dal Signore.

In Giobbe 2 “1 Quando un giorno i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore, anche satana andò in mezzo a loro a presentarsi al Signore. 2 Il Signore disse a satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Da un giro sulla terra che ho percorsa». 3 Il Signore disse a satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male. Egli è ancor saldo nella sua integrità; tu mi hai spinto contro di lui, senza ragione, per rovinarlo». 4 Satana rispose al Signore: «Pelle per pelle; tutto quanto ha, l’uomo è pronto a darlo per la sua vita. 5 Ma stendi un poco la mano e toccalo nell’osso e nella carne e vedrai come ti benedirà in faccia!». 6 Il Signore disse a satana: «Eccolo nelle tue mani! Soltanto risparmia la sua vita». 7 Satana si allontanò dal Signore e colpì Giobbe con una piaga maligna, dalla pianta dei piedi alla cima del capo. 8 Giobbe prese un coccio per grattarsi e stava seduto in mezzo alla cenere. 9 Allora sua moglie disse: «Rimani ancor fermo nella tua integrità? Benedici Dio e muori!». 10 Ma egli le rispose: «Come parlerebbe una stolta tu hai parlato! Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?». In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.

L’avversario, il nemico di Cristo, della Chiesa cattolica e dell’uomo. Come sappiamo per tradizione, secondo molti padri e teologi il motivo per cui Lucifero si rivoltò al Creatore fu proprio l’unione ipostatica, da qui l’espulsione e l’odio nei confronti dell’uomo che, secondo le intenzioni del demonio, deve morire quando è non gradito a Dio, con peccato mortale; l’operato dell’“avversario”, quindi, avrà come indirizzo ciò. Per permissione di Dio (permette l’azione ordinaria e straordinaria del demonio) egli si adopera affinché l’uomo pecchi e diventi vizioso, quindi si allontani dal Sommo Bene, dalla salvezza eterna.

Per permissione di Dio, Satana spinse Davide a censire gli Israeliti poiché “Satana insorse contro Israele” (I Cro. 21,1); in Zaccaria vediamo Satana prendere le sembianze anche di un “accusatore”, si legge “3,1 Poi mi fece vedere il sommo sacerdote Giosuè, ritto davanti all’angelo del Signore, e satana era alla sua destra per accusarlo. 2 L’angelo del Signore disse a satana: «Ti rimprovera il Signore, o satana! Ti rimprovera il Signore che si è eletto Gerusalemme! Non è forse costui un tizzone sottratto al fuoco?».

In ebraico lo stesso termine ma senza l’articolo sta ad indicare anche un nemico umano, non il demonio quale “invisibile potenza personale”, bensì nemico in unione sostanziale dell’anima con il corpo (uomo o donna). Abbiamo dei riferimenti in I Sam 29, 4; II Sam 19, 22.

Nella versione greca della Bibbia dei Settanta leggiamo “διάβολος”, da “διαβάλλω”, “accusatore” “calunniatore” usato come traduzione per l’ebraico “haś-śaṭān” o “sār” e “sōrēr”, “nemico”; “ma il nostro avversario non potrebbe riparare al danno fatto al re con la nostra morte” in Ester 7,4 “In quello stesso giorno il re Assuero diede alla regina Ester la casa di Amàn, nemico dei Giudei” in Ester 8,1.

Il diavolo è il responsabile originario delle caduta di Adamo ed Eva, che sono per certo i nostri progenitori, i quali conseguentemente persero i doni sovrannaturali e preternaturali (cf. Gen. III,1; Sap. II,24; Giov. VIII,44; Ebr. II,14; Ap. XII,9 e XX,2).

Il diavolo è presentato in Giob. I,6 ss.; I Cro. 21,1; Zac. III,1 ss. come il nemico invincibile e onnipresente, come quella precisa carogna che accusa gli uomini al cospetto di Dio e che tenta gli stessi affinché ottengano la giusta e meritata condanna, proprio perché una delle principali caratteristiche di Dio è lagiustizia, quindi Dio castiga (in terra) e condanna (castigo eterno) dopo la morte.

Stando alla tradizione, i diavoli possono avere moltissimi nomi; Asmodeo, per esempio, è il demonio della libidine che può sconfiggersi solamente con preghiera e mortificazione. In Tobia III “8 Bisogna sapere che essa era stata data in moglie a sette uomini e che Asmodeo, il cattivo demonio, glieli aveva uccisi” (v. anche Tob. VI,8 ss.)

Secondo Origene il demonio Azael (cf. Patrologia Greca, II, 1364) sarebbe il principe dei diavoli il giorno dell’espiazione anche se, sostiene mons. Spadafora, probabilmente “è soltanto un nome dello stesso capro espiatorio, scacciato nel deserto (Clamer)”; in Levitico XVI “7 Poi prenderà i due capri e li farà stare davanti al Signore all’ingresso della tenda del convegno 8 e getterà le sorti per vedere quale dei due debba essere del Signore e quale di Azazel.

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L’altro termine Belzeboul (o Belzeboub) ha un’origine incerta. In II Re 1,2s e 6,16 compare come «dio di Ekron», il ba’ahlz’bub, «signore delle mosche». Probabilmente deriva da ba’ahl zibbul, «signore del letame, della sporcizia». Daimonion è la forma diminutiva di daimôn, che a sua volta deriva dal verbo daiomai, «dividere, suddividere», come traspare dal nome daimôn adoperato nella letteratura greca per il dio dei morti che decompone i cadaveri. Nel Nuovo Testamento troviamo 37 volte diabolos, 36 Satanas, 63 volte diamonion, 7 Beelzeboul. [cf. testo in pubblicazione Diavoli guida essenziale, Stanzione – Di Pietro, Fede & Cultura, Verona, 2013]

Nel Nuovo Testamento il diavolo è detto anche Satana, nome proprio o usato come singolare collettivo per indicare genericamente gli angeli ribelli; molti studiosi della Bibbia e alcuni padri concordano sul fatto che un terzo degli angeli cadde in peccato seguendo l’inganno di Satana, da qui divennero appunto angeli ribelli (cf. Ap. XII,3-4).

Satana è a capo degli angeli ribelli ed è proprio lui a fomentare il male e la perdizione. Per tradizione si ritiene che l’angelo “Portatore di luce” o Lucifero [lux (luce) e ferre (portare) – grecophosphoros (phos=luce, pherein=portare)] sia effettivamente e certamente Satana, figure perfettamente assimilabili sia secondo il giudaismo che secondo il cristianesimo. Alcuni esoteristi, i quali interpretano la Scrittura secondo il libero esame, ritengono che siano due entità differenti, sebbene il loro parere poco importa per i nostri studi.

Ben 39 volte ritroviamo nel Nuovo Testamento la parola “o διάβολος” usata quindi al singolare, dove tecnicamente stiamo parlando del “nemico di Dio” o di uno dei suoi fedeli; in I Timoteo 3,11 ; in II Timoteo 3,3 ed in Tito 2,3 ritroviamo il plurale come attributivo “accusatore”. “o σατανἄς” ricorre 36 volte più varie voci affini. Termini dallo stesso significato li ritroviamo altre 63 volte, di cui 27 al singolare e 36 al plurale.

In Apocalisse XII,9 e XX,2 il diavolo (Satana) è riconosciuto come il “dragone”; viene denominato anche il “tentatore” (cf. Mt. IV,3), il “malvagio” (cf. Atti XIX,22), lo “spirito immondo” (cf. Mt. XII,43), “l’accusatore dei fratelli nostri (i cristiani) che li accusa davanti a Dio giorno e notte” (Ap. XII,10).

Quanto al Giudizio universale è definito anche come “l’avversario che attende in tribunale”, o che “vi aspetta”.

Il diavolo è un “divoratore di anime” ovunque, in ogni luogo della Terra nessuno è esente dalle tentazioni, difatti in I Pietro si legge “6 Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, perché vi esalti al tempo opportuno, 7 gettando in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi. 8 Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. 9 Resistetegli saldi nella fede, sapendo che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono le stesse sofferenze di voi.

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Breve demonologia negli studi biblici di mons. Francesco Spadafora

L’antica tradizione religiosa ebraica, relativa al peccato degli angeli, è riportata da s. Pietro (cf. II Pt. 2,4) e da s. Giuda (I, 6) ed accennata da Cristo; «Egli era omicida fin dal principio e non perseverò nella verità, perché la verità non è in lui» (Giov. VIII,44) e da san Giovanni «fin dal principio il diavolo pecca» (I Gv. 3,8). Si dà la preferenza al peccato di superbia, più consono alla natura angelica spirituale. Confinati negli abissi tenebrosi (cf. II Pt. 2,4; Giuda l,6) e puniti col fuoco eterno per loro creato (cf. Mt. XXV,41), questi angeli decaduti, assai numerosi (cf. Mc. V,9; Lc. VIII,30), hanno un potere limitato sugli uomini (cf. I Pt. 5,8) fino alla condanna nel giudizio finale (cf. II Pt. 2,4; Giuda I,6).

Come «capo di questo mondo» (cf. Gv. XII,31; XIV,30; XVI,11), «dio di questo secolo» (cf. II Cor. 4,4) e «padrone» (cf. Mt. IV,9; Lc. IV,6) manifesta la sua potenza nelle tenebre dell’idolatria (cf. At. XXVI,18; Col. l,13). La lotta diabolica è portata anzitutto contro Cristo; dopo le iniziali tentazioni a carattere messianico, lo avversò fino alla morte, suggerendo il tradimento a Giuda Iscariota (cf. Gv. XIII,2; VI,71) e pigliando saldo possesso del suo spirito (cf. Lc. XXII,3; Gv. XIII,27; Lc. XXII,53). La lotta contro la Chiesa di Cristo è tratteggiata nelle parabole del seminatore e della zizzania (cf. Mt. XIII,19.25.39; Mc. IV,15; Lc. VIII,12).

Dopo Cristo, sono tentati i cristiani (cf. At. V,3), con grande astuzia (cf. I Cor. 7,5; II Cor. 2,11; I Ts. 3,5), dal diavolo che si trasforma in angelo di luce (cf II Cor. 11,14), promotore di dottrine false (I Tim. 4,1). Soprattutto i propagatori del cristianesimo sono oggetto dell’odio diabolico (cf. Lc. XXII,31; II Cor. 12,7; I Ts. 2,18). Cristo però inferse al diavolo la prima grave sconfitta, quando realizzò la profezia genesiaca (cf. Gen. III,15; Luc. X;18; Gv. XII,31; XIV,30; XVI,11; I Gv. 3,8), con la sua morte distrusse il dominatore della morte (Ebr. II,14) e liberò i soggiogati dal terrore della morte (Ebr. II,15; Col. II,14 ss). Ma poiché la sconfitta definitiva avverrà solo alla fine del mondo, quotidiana deve essere la resistenza dei cristiani ai suoi attacchi (cf. I Pt. 5,8-9), con “intera l’armatura” soprannaturale (cf. Ef. VI,16; II Cor. 12,7 ss.; Rom. XVI,20). Né infrequente sarà il successo del diavolo; al tempo di Cristo vi sono seguaci fedeli del diavolo (Gv. VIII,41-44); nell’età apostolica l’incestuoso di Corinto e gli apostati Imeneo ed Alessandro sono abbandonati in punizione in potere di Satana (cf. I Cor. 5,5; I Tim. 1,20). Fino al giorno del giudizio vi sarà opposizione fra i “figli di Dio” ed “i figli del diavolo” (Gv. VIII, 44-47; I Gv. 3,8-10), i quali compiono le “opere del diavolo” (cf. At. XIII,10) che si riassumono nell’impostura o seduzione (cf. Gv. VIII,44; I Tim. 4,2; Ap. XII,9; XX,9) con cui alla verità e alla giustizia viene sostituito il peccato (cf. Rom. l,25 ss; Giac. V,19).

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Come abbiamo appreso, Lucifero, avendo perduto la sua originaria posizione di autorità ed essendo consapevole della sua eterna sconfitta, è divenuto Satana e si oppone ai piani di Dio; Dio, dal canto Suo, permette sapientissimamente l’operato del demonio nella οικονομια.

Satana odia Dio ed odia vedere Dio servito ed onorato, ed essendo l’uomo il “coronamento” della Creazione, Satana sin dal principio tentò i nostri certi progenitori che furono Adamo ed Eva, il primo uomo e la prima donna; ancora oggi il diavolo agisce con l’obbiettivo demolitore di rovinare l’uomo e di impedire che questi ami e riconosca Dio, come fine ultimo il diavolo opera per la dannazione delle anime.

E’ proprio attraverso il nostro “io” che noi diveniamo servitori di Satana abbandonando l’unico culto salvificoper il tramite della Chiesa cattolica, dacché adoriamo le cose del mondo, i falsi idoli, diveniamo peccatori dapprima e viziosi poi e ci facciamo traghettare verso l’Inferno.

Pur tuttavia noi sappiamo Satana essere operante solo ed esclusivamente per permissione di Dio, quindi la sua potenza non è illimitata ma è ben confinata sotto la mano del Signore, e va detto che il demonio opera in tutto il mondo con le sue schiere di angeli decaduti, difatti gli conviene il titolo di “principe di questo mondo” come abbiamo già appreso. Le Scritture ne parlano come “il principe delle potenze dell’aria” e “il dio di questo mondo”, che sa mascherarsi anche da “angelo di luce” o da “falso profeta” per raggirare gli uomini affinché diventino suoi servitori.

Per permissione di Dio il demonio può operare in via ordinaria mediante le normali tentazioni, ed in via straordinaria mediante le vessazioni, le ossessioni, le infestazioni e le possessioni.

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Sulla misericordia di Dio e sul demonio

[Inganni del demonio – Punto II, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori]

Dice: “Dio è di misericordia“. Ecco il terzo inganno comune de’ peccatori, per cui moltissimi si dannano.

Scrive un dotto autore che ne manda più all’inferno la misericordia di Dio, che non ne manda la giustizia; perché questi miserabili, confidano temerariamente alla misericordia, non lasciano di peccare, e così si perdono. Iddio è di misericordia, chi lo nega; ma ciò non ostante, quanti ogni giorno Dio ne manda all’inferno!

Egli è misericordioso, ma è ancora giusto, e perciò è obbligato a castigare chi l’offende. Egli usa misericordia, ma a chi? a chi lo teme. “Misericordia sua super timentes se… Misertus est Dominus timentibus se” (Ps 102,11.13). Ma con chi lo disprezza e abusa della sua misericordia per più disprezzarlo, Egli usa giustizia. E con ragione; Dio perdona il peccato, ma non può perdonare la volontà di peccare.

Dice S. Agostino che chi pecca col pensiero di pentirsene dopo d’aver peccato, egli non è penitente, ma è uno schernitore di Dio: “Irrisor est, non poenitens”. Ma all’incontro ci fa sapere l’Apostolo che Dio non si fa burlare: “Nolite errare, Deus non irridetur” (Gal 6,7).

Sarebbe un burlare Dio offenderlo come piace, e quanto piace, e poi pretendere il paradiso.“Ma siccome Dio m’ha usate tante misericordie per lo passato, e non m’ha castigato, così spero che mi userà misericordia per l’avvenire”.

Ecco il quarto inganno. Dunque perché Dio ha avuta compassione di te, per questo ti ha da usare sempre misericordia, e non ti ha da castigare mai? Anzi no, quanto più sono state le misericordie, che Egli t’ha usate, tanto più devi tremare, che non ti perdoni più e ti castighi, se di nuovo l’offendi. “Ne dicas: Peccavi, et quid accidit mihi triste? Altissimus enim est patiens redditor” (Eccl 5,4). Non dire (avverte l’Ecclesiastico), ho peccato e non ho avuto alcun castigo; perché Dio sopporta; ma non sopporta sempre. Quando giunge il termine da Lui stabilito delle misericordie, che vuol usare ad un peccatore, allora gli dà il castigo tutto insieme de’ suoi peccati. E quanto più l’ha aspettato a penitenza, tanto più lo punisce, come dice S. Gregorio: “Quos diutius exspectat, durius damnat”.

Se dunque tu vedi, fratello mio, che molte volte hai offeso Dio, e Dio non t’ha mandato all’inferno, dei dire: “Misericordiae Domini, quia non sumus consumti” (Thren 3,22). Signore, ti ringrazio, che non m’hai mandato all’inferno, com’io meritava. Pensa, quanti per meno peccati de’ tuoi si son dannati. E con questo pensiero cerca di compensare l’offese, che hai fatte a Dio, colla penitenza e con altre opere buone. Questa pazienza, che Dio ha avuta con te, dee animarti, non già a più disgustarlo, ma a più servirlo ed amarlo, vedendo ch’egli ha fatte a te tante misericordie, che non ha fatte agli altri.

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Secondo la vera Fede Cattolica, escludiamo quindi il parere degli eretici modernisti (leggi nota [2]), il demonio non è una metafora, non è una ipotesi, non è una interpretazione, non deriva da un genere letterario, non è una fantasia.

Il demonio è una certezza, egli è una “invisibile potenza personale che dirige le forze del male in lotta con i disegni di Dio e a danno dell’uomo” perché il demonio vuole che le anime periscano nell’Inferno; l’Inferno è certamente uno “stato” ed un “luogo” dove si soffrono le pene del senso, le pene del danno, lepene accessorie ed è eterno. L’inferno non è una ipotesi, non è una metafora, non è solo uno stato, non è temporaneo, non è una fantasia.

Facciamo attenzione a non farci sedurre dai “falsi profeti”, dai falsi “angeli di luce” i quali raggirano e conquistano gli uomini con astuti e mirabolanti insegnamenti eterodossi. Per approfondire questo concetto si può studiare l’introduzione allo scritto “GESÙ CRISTO IN ALCUNE FONTI STORICHE PAGANE ED EBRAICHE (PARTE 1)” [1]

Pubbicato anche su: http://radiospada.org/2013/07/26/la-infalibilidad-de-la-iglesia-y-del-papa-magisterio-universal-y-ordinario/)

note:

[1] http://radiospada.org/2013/07/20/gesu-cristo-in-alcune-fonti-storiche-pagane-ed-ebraiche-parte-1/

[2] http://www.vatican.va/holy_father/pius_x/encyclicals/documents/hf_p-x_enc_19070908_pascendi-dominici-gregis_it.html

bibliog.:

Diz. Biblico, Spadafora, Studium, Roma, 1955

– San Tommaso, Summa Theologiae

Diavoli guida essenziale, Stanzione M. – Di Pietro C., Fede&Cultura, Verona (testo in pubblicazione)

il Burattinaio, Di Pietro C., Segno, Udine, 2007

Vita eterna: l’Inferno, Di Pietro C., Segno, Udine, 2013

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Dall’Inferno nessuno è mai venuto? Gli insegnamenti di Gesù Cristo e le parabole

di Carlo Di Pietro*

[…] Pure, si dice, che nessuno è mai venuto dall’Inferno, e quindi la prova più sicura della sua esistenza e di ciò che esso è, noi non possiamo averla. Supponiamo che fosse realmente così, che dall’Inferno non fosse mai venuto nessuno a dirci che esso c’è e che vi si soffre spaventosamente (il che non è; abbiamo esempi di apparizioni di dannati, così certe che reggono alla più esigente critica storica e sono reali anche se non li abbiamo veduti coi nostri occhi, e ne riferiremo qualcuno negli Esempi) ne conseguirebbe solamente questo, che dovremmo temere grandemente l’Inferno anche perché se ci andremo vi resteremmo per sempre e non ne usciremmo più. Così come è, salvi alcuni casi di sporadiche apparizioni testimonianti, sempre e solo per permissione di Dio.

Ma sulla Terra è venuto Gesù Cristo, è venuto non solamente ad insegnarci la verità, a santificarci, a darci mezzo per il conseguimento del Paradiso, ma anche ad insegnarci che c’è l’Inferno, che nell’Inferno si soffre, che esso è eterno; è venuto, e con la parabola del ricco Epulone – che molti sacri interpreti ritengono fatto storico esposto in forma di parabola per ovvie ragioni; il nome del ricco sarebbe Nicenzo – ci ha dato un quadro di ciò che è l’Inferno, e ha risposto sin d’allora a coloro che per credere nell’Inferno, vorrebbero, anzi pretenderebbero di vedere coi propri occhi un dannato. …

… 1) Che cos’ha insegnato Gesù Cristo circa la realtà Inferno, ben creduto dagli Ebrei ai quali così spesso Dio ne aveva parlato per mezzo dei profeti? Apriamo il Vangelo e leggiamolo insieme. Gesù Cristo parla spesso dell’Inferno, che ora chiama col nome suo, ora con altri nomi, di Geenna, di luogo di tormenti e di pianto, stridore di denti, tenebre esteriori, fuoco e fuoco eterno:

a) Quando gli si presentò il Centurione e manifestò la fede e l’umiltà da cui era animato, Gesù Cristo «ne restò ammirato e disse a coloro che lo seguivano: in verità vi dico di non aver mai trovato tanta fede in Israele. E vi dico ancora che molti verranno dall’Oriente e dall’Occidente e sederanno con Abramo e Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli; mentre invece i figli del regno saranno gettati fuori nelle tenebre, ivi sarà pianto e stridor di denti» (S. MATT., VIII, 1O-12);

b) Raccomandando di entrare per la via stretta diceva: «Sforzatevi d’entrare per la porta stretta; chè, vi dico, molti cercheranno d’entrare e non ci riusciranno. Quando entrerà il padron di casa e serrerà la porta, comincerete, stando di fuori, a picchiare alla porta dicendo: Signore aprici. Egli vi risponderà così: Non so donde siete. Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza, e tu hai insegnato nelle nostre piazze. E vi risponderà: Non so donde siate: via da me voi tutti operatori d’ingiustizia. Lì sarà pianto e stridor di denti, quando vedrete Abramo, Isacco, Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio; e voi scacciati fuori» (S. LUCA, XIII, 24-28);

c) Predicando contro lo scandalo e le occasioni di peccato, Gesù diceva: «Se la tua mano ti è occasione di scandalo, troncala: è meglio per te entrare monco alla vita, che andartene con due mani all’Inferno in fuoco inestinguibile, dove il verme non muore e il fuoco non s’estingue. E se il tuo piede ti è occasione di scandalo taglialo via: è meglio per te giungere zoppo alla vita eterna, che esser gettato con due piedi nell’Inferno in fuoco inestinguibile, dove il verme non muore e il fuoco non s’estingue. E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo cavatelo: è meglio per te entrare con un solo occhio nel regno di Dio, che esser gettato con due occhi nel fuoco dell’Inferno, dove il verme non muore, e il fuoco non s’estingue. Che ognuno sarà salato col fuoco, come ogni vittima sarà salata col sale» (S. MARC., IX, 42-48);

d) E raccomandava: «Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto chi può mandare in perdizione all’Inferno e anima e corpo» (S. MATT., X, 38);

e) Parimenti diceva: «Io sono la vite; voi, i tralci. Se uno rimane in me, e io in lui, questo porta molto frutto, perché senza di me non potete far niente. Chi non rimarrà in me, sarà gettato via, a guisa di tralcio che si secca, si raccoglie e si butta nel fuoco dove brucia» (S. GIOV., XV, 5-6).

2) Gesù Cristo non si limita ad insegnarci l’Inferno dottrinalmente; Egli, anzi, in varie parabole adombra e raffigura la sorte che attende gli empi nell’eternità. Il servo che non fece fruttificare il talento affidatogli (figura di chi non compie opere buone), non solo viene spogliato di ogni bene, ma «gettato fuori al buio: ivi sarà pianto e stridor di denti» (Ibid., XXV, 30); l’invitato a nozze che si presenta senza l’abito nuziale (figura del cristiano che entra nell’eternità spoglio della Grazia santificante), viene «legato mani e piedi e gettato fuori nel buio ove sarà pianto e stridor di denti» (Ibid., XXII, 14); il loglio cresciuto col buon grano, al tempo della mietitura viene legato in fasci e bruciato mentre il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, a togliere dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori d’iniquità per gettarli nella fornace del fuoco. Ivi sarà pianto e stridor di denti » (Ibid., XIII, 42-43); la rete prende pesci buoni e cattivi; ma questi vengono gettati via: «Così sarà alla fine del mondo; verranno gli angeli e separeranno i cattivi di mezzo ai buoni; e li getteranno nella fornace del fuoco. Ivi sarà pianto e stridor di denti» (Ibid., XIII, 50-51).

Nella parabola, poi, del ricco Epulone ci rappresenta un’anima dannata. Il ricco « è sepolto nell’Inferno»; ivi si trova «ne’ tormenti » e supplicando Abramo di mandargli Lazzaro a lenire con una sola goccia d’acqua l’arsura della lingua, lamenta: «Spasimo in questa fiamma ». Ma di questa parabola dovremo riparlare.

3) E nella sentenza del Giudizio finale contro i reprobi, questi vengono dannati al fuoco eterno dell’Inferno: «Partitevi da me, maledetti, al fuoco eterno preparato pel diavolo e pe’ suoi angeli…».

Con questi insegnamenti (e molti altri) Gesù Cristo ci ha chiaramente dichiarato che l’Inferno esiste, che nell’Inferno si soffrono tormenti indicibili, che vi è il fuoco e, infine, che l’Inferno è eterno, che esso non finirà mai. […] (prosegue nei prossimi giorni con numerosi casi di anime dannate “ritornate” …)

*Autore di VITA ETERNA: L’INFERNO ed. Segno

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La Resilienza Cattolica per resistere a Mammona e alla banalità del male

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Mentre mi accingevo a scrivere questo Dossier, pensavo al perchè non lo avessi fatto finora. In fondo sono passati due mesi dalla ricostituzione di escogitur, e oltre 540 Dossier pubblicati. La risposta me la sono data così: ma non ne abbiamo già abbastanza di Dan Brown e del suo Codice Da Vinci? Ebbene questo è l’errore. Pensare si sia trattato solo di una moda. In realtà tutto ciò che è stato seminato da questo racconto esoterico prodotto in non so quante lingue e che vanta non so quante riedizioni è servito per creare un nuovo pensiero e quindi per accettare poi un personaggio come Bergoglio.

In questo mondo esoterico che ha sostituico l’essoterismo cattolico, si sono imposte delle nuove categorie che se andate a considerarle una ad una rispetto ai vostri interlocutori, vi accorgerete che chi ama Dan Brown, poi segue anche Medjugorie, adora con un dio papa Francesco, si preoccupa della Croce di Douzolè, va a Lourdes per farsi benedire o per accompagnare i disabili, crede nella New Age e pensa che il complottismo sia una invenzione di pochi che non hanno alcuna influenza sulel sorti del mondo. Queste persone spesso sono fataliste, credono fortemente nelle coincidienze solo perchè hanno aperto a casa una pagina della Bibbia, e credono in tutti i messaggi o “veline” propinate da sedicenti gruppi di carismatici di mai certa identificazione, ecc. ecc. ecc. e magari prende la comunione nelle mani e via discorrendo.

Chi è che in famiglia non conosce almeno una persona che sia convinta che Gesù si sia sottratto dalla Croce per sposarsi con la Maddalena, non alzi la mano. La lasciamo alzare invece ai pochi sopravvissuti a questa esperienza che ha finito con il togliere ogni discussione e dialogo all’interno del corpo formativo che è la Santa Chiesa Una Cattolica Apostolica e Romana.

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Uno dei tanti inganni della simbologia del Nuovo Ordine Mondiale

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CIO’ CHE PIACE E CIO’ CHE NON PIACE A SATANA

venerdì 7 giugno 2014
Padre Pellegrino Alfredo Maria Ernetti (1925 – 1994), morto alcuni anni fa, era monaco benedettino dell’Abbazia di San Giorgio Maggiore di Venezia, dove riceveva centinaia di persone alla settimana per essere esorcizzate.
Era noto per i suoi studi biblici e teologici. Le sue conoscenze nelle varie scienze erano note e tali che costituirono punti sicuri di riferimento per i fedeli che accorrevano da lui non solo da tutta l’Italia, ma anche dall’estero, perché era il più preparato esorcista del nostro tempo.
Padre Pellegrino Ernetti, in una intervista fattagli dal giornalista Vincenzo Speziale, diceva: … oggi il male (e tutti ce ne lamentiamo) sta dilatandosi sempre più in tutto il mondo e nelle più svariate e raffinate manifestazioni.
Chi reagisce? Chi lotta? Chi prende le armi della fede? Non si ‘può pretendere di piantare il seme buono e che esso poi possa attecchire e produrre frutto, se prima non abbiamo dissodato questo terreno dalle spine e dai rovi del demonio. Vana sarebbe ogni pastorale che non comprendesse questa tattica di lavoro spirituale, perché gli eletti sono coloro che hanno vinto il dragone nel Sangue dell’Agnello. La pastorale comincia qui ed essa non consiste nel costruire grandi edifici, oratori, opere parrocchiali ecc., quando poi il sacerdote non si trova più nel confessionale, perché oggi, con varie scuse, i sacerdoti non sono più a disposizione delle anime, non confessano più, ritengono la Confessione come l’ultima cosa…! Questo è errato perché è il Sacramento grande che ci sia, perché lotta contro il demonio lavando le anime nel Sangue di Gesù. La Confessione non toglie soltanto il peccato dall’anima, ma ci dà una corazza con cui possiamo lottare contro il demonio. Io ne ho una esperienza terribile!
Quindi ricorriamo con frequenza a questo grande Sacramento. Chi ci purifica dai nostri peccati? Il Sangue di Cristo! Chi ci santifica? Il Sangue di Cristo! Chi ci dà la forza di lottare contro i nostri nemici spirituali? Il Sangue di Cristo! Ma chi amministra il Sangue di Cristo se non ci sono sacerdoti a disposizione nei confessionali? Essi pensano alle macchine, pensano a correre a destra e a sinistra, per non parlare di altre cose peccaminose. A questo punto il giornalista gli fa questa domanda:
Quindi ricorriamo con frequenza a questo grande Sacramento. Chi ci purifica dai nostri peccati? Il Sangue di Cristo! Chi ci santifica? Il Sangue di Cristo! Chi ci dà la forza di lottare contro i nostri nemici spirituali? Il Sangue di Cristo! Ma chi amministra il Sangue di Cristo se non ci sono sacerdoti a disposizione nei confessionali? Essi pensano alle macchine, pensano a correre a destra e a sinistra, per non parlare di altre cose peccaminose. A questo punto il giornalista gli fa questa domanda:
Cosa piace al demonio, cosa dispiace al demonio?
Padre Pellegrino rispose: Ora stai attento. Gli esorcisti non hanno pensato a quello che mi sono sforzato di fare io, perché se l’avessero fatto tutti a quest’ora potremmo avere dei volumi su quello che vuole o non vuole il demonio. Io dopo aver esorcizzata una persona austriaca, ho cominciato a far registrare dai miei collaboratori tutto e così a poco a poco è venuto fuori da tanti esorcismi una catechesi del demonio. Ti prego di pubblicarla tutta, perché forse sarà il culmine di tutte le altre domande.
Iniziamo con “Ciò che piace ai demoni”:
Primo – La particola sulla mano: “Così posso calpestare il vostro Dio, queI Dio che io ho ucciso, e posso celebrare le mie messe con i miei sacerdoti che ho strappato a lui”.
Secondo – I preti vestiti come netturbini, camuffati “così li porto dove voglio io, negli alberghi e nelle case private in cerca di donne e di omosessuali, e faccio commettere tanti sacrilegi, e li porto nel mio regno! Quanti, quanti preti mimetizzati sono nel mio regno! E non mi scapperanno più” (qui seguono delle risate a dir poco agghiaccianti).
Terzo – I preti e i Vescovi iscritti alla massoneria e alle mie sette: “Oh quanti, oh quanti ce ne porto col denaro e con le donne… quanti, quanti diventano miei amici fedeli… col denaro e con le donne… ne prendo quanti ne voglio, li porto nel mio regno”.
Quarto – Le gonne corte. “Con le quali accalappio uomini e donne e riempio il mio regno… che contento.., che gioia”.
Quinto – La televisione:“Uh, la televisione.., è il mio apparecchio, l’ho inventato io… per distruggere le singole anime e le famiglie.., le separo, le disgrego con i programmi miei sottilissimi e penetranti… uh, la televisione è il centro di attrazione con cui attiro anche tanti preti, frati e suore specialmente nelle ore piccole, e poi non li faccio più pregare.,. In un attimo, mi presento in tutto il mondo.,. mi ascoltano e mi vedono tutti… mi aiutano assai bene i miei fedeli servi, i maghi, le streghe, cartomanti, chiromanti, astrologi . (I puntini indicano il prosieguo del discorso, e risate che di umano non hanno proprio nulla).
Sesto – Le discoteche: “Che bello.., sono i miei palazzi d’oro dove attiro le migliori speranze della società che io faccio mie distruggendo le loro anime e i loro corpi.. .quante migliaia e migliaia ne porto con me con l’alcool, con la droga e col sesso… oh, che continua mietitura. Le ho affidate a tanti politici, miei fedeli servi, a consacrati… Io sono il vero re del mondo, e non già il vostro Dio, che io ho crocifìsso’
Settimo – Il divorzio.., la separazione degli sposi:” Sono state inventate da me, ne rivendico la proprietà… E’ una delle mie più intelligenti scoperte… così distruggo la famiglia e distruggo la società, dove io sono adorato come vero re del mondo… IL SESSO… IL SESSO… non ascoltate quell’uomo impiccato in croce che non vi dà niente… il vero piacere ve lo dò soltanto io col sesso libero.., il mio regno è soprattutto libertà del piacere sessuale con cui regno sul la terra”.
Ottavo – L’aborto.., l’uccisione degli innocenti:“Oh… urrah! urrah! E stata la mia trovata più bella e più gustosa! ammazzare gli innocenti invece dei colpevoli e degli omicidi della mafia! Distruggo l’umanità e così finiscono, prima di nascere, gli adoratori del vostro falso Dio… urrah! urrah!”.
Nono – La droga: “È il cibo più gustoso che io faccio mangiare ai giovani per renderli pazzi.., e così ne faccio quello che voglio.., ladri.., assassini,,, lussuriosi,,, feroci come me… dominatori del mondo.., miei ministri “.
Decimo – Ma soprattutto mi piacciono e mi rallegrano quei vescovi e quei preti che negano la mia esistenza e la mia opera nel mondo:“e sono tantissimi,,, oh! che gioia, che gioia per me… lavoro tranquillo e sicuro.,, persino i teologi oggi non credono alla mia esistenza.., che bello.., e così negano anche quel loro Dio che era venuto per distruggermi,,, invece io l’ho vinto.., l’ho inchiodato sulla Croce,., hahahahaha…! Bravi questi preti,,, bravissimi questi vescovi,.. bravissimi questi teologi.., sono tutti miei fedeli servitori.,, ne faccio quello che voglio… ormai sono miei.., li porto dove voglio.., vestiti da beccamorti,,, con la sigaretta sempre in bocca.., profumati come gagà… in cerca di donnicciole facili.., con auto all’ultima moda.., pieni di danaro.,. si ribellano ai dogmi del loro falso Dio e della falsa Chiesa di quel crocifisso mia vittima.., sono i soldati più sicuri del mio regno, pieno pieno di loro… Con essi metto confusione e smarrimento nel popolo, che allontano sempre più dal falso Dio.,. e porto nel mio regno di odio e di disperazione eterna.., per sempre con me, con me… ha ha ha ha ha ha! Quanti di essi ne ho fatti iscrivere alle sette mie… alletta ti dalla mia carriera e dal mio denaro.., li compro con facilità.., perché finalmente sono riuscito a non fare amare più né quel falso loro Dio, né quella donna che pretende di avermi vinto “.
Undicesimo – I politici che si dichiarano “cristiani”: ma che cristiani non sono, perché sono miei e al mio servizio… Presentandosi però come cristiani, ingannano tante persone che li seguono dove io astutamente li porto… Vengono con me a rubare allegramente il denaro del popolo, denaro che costa sudore e lacrime di lavoro sofferto; denaro strappato alle famiglie povere con tasse inique, imposte da questi politici che ingrassano, sciupano, spendono e spandono senza limiti…
Eppure faccio fare loro delle dichiarazioni di rettitudine, di bontà, di ossequio, di lealtà e di sincerità cristiana, tali da far cadere anche i preti e i vescovi con loro… Il denaro è la mia arma più efficace; preti e vescovi chiudono gli occhi su questi politici, miei servi e schiavi.., basta che loro trovino i soldi per costruire o restaurare chiese, asili, case parrocchiali belle e comode, patronati… Sono i miei sacrestani più fedeli, per mezzo dei quali posso penetrare nelle case del clero, obbediente al mio denaro… del resto non sono stati questi politici che hanno firmato l’adulterio del divorzio e l’aborto?
Ma il clero.., fa loro la propaganda che io desidero”.
Dodicesimo – I politici che si chiamano “laici”: sono gli avanguardisti del mio regno… Le menzogne, studiate ad arte, i soprusi diligentemente realizzati, i latrocini mafiosamente perpetrati, gli intrallazzi diplomaticamente eseguiti, il malcostume capillarmente diffuso con tutti i mass media, gli omicidi, i rapimenti organizzati a mano armata, la diffusione delle varie droghe mediante il silenzio rigidissimo dell’omertà politicamente organizzata, e tanti tanti altri delitti e disordini sociali, sono tutte opere che io realizzo mediante l’opera di questi politici, miei seguaci e untorelli fedelissimi… Hanno da me il mandato preciso di usare tutti i mezzi e le maniere più infernali per distruggere la società,purtroppo ancora legata a quel crocifisso che io ho impiccato sull’infame legno.., distruggere, distruggere… Questi politici sono i miei discepoli e seguaci prediletti perché obbedientissimi al solo mio cenno, senza che neppure se ne accorgano.., Sono essi che mi organizzano in tutte le città e paesi le logge massoniche più attive e subdole, più scaltre e di punta, sempre donando denaro, carriera e piaceri sessuali… Sono essi che ricevono i miei precisi comandi di penetrare e distruggere dall’interno la Chiesa… Quanti ecclesiastici hanno ceduto e continuano a cedere alle proposte e agli allettamenti di denaro e di carriera… Distruggere la chiesa è il mio primo e ideale progetto… Oh, che contento… che contento…! Con questi fedelissimi politici ho già da tempo iniziato a distruggere la società in ogni settore e grado e in tutti gli ambienti, destabilizzando gli ordini di pubblica sicurezza, di economia, di diplomazia, di relazioni sociali.., naturalmente sempre con le mie armi di ambizione, carriera, denaro, donne, piaceri… Oh che contento! che gioia! che vittoria.., hahahahaha”
Tredicesimo – Giudici e magistrati: “Mi piacciono poi in maniera particolarissima quei giudici e magistrati che hanno dietro le loro spalle il motto tradizionale – LA GIUSTIZIA È UGUALE PER TUTTI – eccetto ormai che per loro! Che bravi, che fedeli questi miei schiavetti della giustizia! Finalmente sono riuscito a politicizzare anche i giudici! Finalmente sono riuscito a sindacalizzarli! Finalmente sono riuscito a farli vendere con il denaro e le bustarelle! Quante persone innocenti faccio condannare in carcere per anni e anni.., mentre faccio uscire e assolvere i miei seguaci, considerati dal popolo come assassini e mascalzoni.., li faccio uscire dal carcere perché devono continuare a dilatare il mio regno di disordine, con omicidi, ladrocini, spaccio di droga, sequestro di persone e di bambini… Che meraviglia questi miei giudici politicizzati, partitizzati, venduti,,, Li ho ridotti a non riconoscere più ciò che è giusto da ciò che è ingiusto…! Sono oggi il mio corpo specializzato di assalto contro la giustizia! Che meraviglia liberare dalle carceri i grandi brigatisti e mafìosi, e lasciare dentro i poveri derelitti più o meno innocenti! Che bello lasciare liberi i FALSI PENTITI con i quali io agisco con maggior sicurezza! Che bello mandare agli ARRESTI DOMICILIARI coloro con i quali posso più liberamente organizzare il disfacimento della società! Bravi… bravissimi… giudici venduti! E quanti, quanti ne passano ogni giorno, sempre di più, nel mio regno, allettati dal denaro e dalla carriera e dall’orgoglio, le mie armi da loro amate e desiderate… E quei giudici che non si vogliono allineare con me, li faccio scomparire… E che cosa è la lotta intorno a loro, che aumenta sempre di più tra questi magistrati, se non il frutto della mia presenza e della mia costante e insistente opera? E che cosa è la continua lotta tra i magistrati e politici e le forze dell’ordine, se non effetto del veleno che io riesco ad iniettare costantemente tra di loro?… E finita.., è finita la pseudo-pace che ha promesso quel buffone del vostro Dio, che io ho vinto e crocifisso… È finita.., il mondo intero è con me… sono io ormai il re del mondo.., sono io…!”.
Quattordicesimo – Le sètte: “Una mia particolare predilezione sono le tantissime Sètte che io continuo a creare e a diffondere capillarmente in tutto il mondo. Sono i mezzi più immediati con i quali scardino la fede in quel falso vostro Dio da me crocifisso… creo così la babele nella fede… Il vostro PRETE BIANCO strilla e sbraita perché ha paura di me, ha paura che io gli tolga il trono già tanto vacillante… ma io ho già vinto, ho messo la babele nella fede, nei semplici come nei dotti, compresi preti, teologi e vescovi.., le mie sètte sono sempre più invincibili… la mia massoneria paga, paga molto bene ogni mio seguace… Sarò sempre vincitore io… e la babele nella fede sarà la mia vittoria… Nella sola vostra Italia ho più di 672 sètte e religioni mie che voi chiamate sataniche, che sono piene zeppe di anime a me votate e consacrate, e battezzate con il proprio sangue nel mio nome… Esse mi rendono quotidianamente il culto che io merito come sovrano della terra con preghiere, con inni e cantici e… con messe nere, durante le quali vinco calpestando e distruggendo quelle ostie nelle quali gli stupidi cristiani credono presente il loro crocifisso… Ma se così fosse, perché permette che io lo distrugga impunemente…? hahahahaha… Queste SETTE da me comandate insieme ai miei seguaci di stato maggiore del mio regno, convertono incessantemente i cristiani e li rendono miei fedeli seguaci… sono centinaia e centinaia che ad ogni ora, rinnegano la fede vostra per aderire alle mie sètte, ove io li accolgo a braccia aperte e dono loro tutti i miei piaceri e tutte le libertà di vivere il più lontano possibile dalla vostra Chiesa.., è la vera felicità.., la vera gioia che solo io posso dare a voi…, Dall’alta, alla media, alla bassa Italia e nelle isole.., ovunque ho le mie sètte che lavorano indefessamente D’altra parte, ormai, molte chiese e parrocchie sono senza prete.., sono riuscito a distruggere e far morire le vocazioni.,, e le mie sètte suppliscono il prete… hahaha,,. Dai testimoni di Geova ai Centri età dell’Acquario, ai Steiner-antroposofici, ai teosofici, ai Carolina, ai Cenacoli 33, ai Centri di Schamannesimo, ai Rosacroce, agli Arcobaleno, ai Gialli, agli Ergoniani, ai Scientology e tante e tante altre mie sètte e religioni che ogni giorno invento e creo, sono un vero esercito che lotta contro la vostra Chiesa,,, e vincerò vincerò… anche se il vostro crocifisso ha detto a voi che LE PORTE DELL’INFERNO NON PREVARRANNO, hahaha,,, E non bastando questo, mi sono in filtrato in certi gruppi-base che voi credete vostri… Invece sono miei, li ho già afferrati gettando nei singoli il mio isterismo parossistico,., diventano tutti visionari falsi di cristi e di madonne che, come loro credono parlano.., ma sono io che mi rivelo a loro… hahahaha “,
Quindicesimo – I teologi: I miei teologi, con le dottrine da me ispirate… Oh, questi sì che costituiscono la mia PUNTA DI DIAMANTE di prima trincea! Che teologi intelligenti! Essi hanno capito che quei dogmi rigidissimi, dettati da certi sciocchi capi ecclesiastici, in realtà sono delle falsità puerili, che crollano al semplice confronto con la realtà quotidiana… che bravi… bravissimi…! Del resto li ho portati ad insegnare le mie dottrine non soltanto nei seminari ordinari, ma persino nelle più alte e prestigiose Università Pontificie, persino in quella romana del vostro PRETE BIANCO (Università Lateranense). La dottrina della MORTE DI DIO l’ho ispirata io, e con essa mi sono venuti dietro milioni di studiosi che sono diventati miei discepoli e fedeli convinti. Da quando io regno, il vostro dio è morto, non esiste più. E finita così ogni legge costrittiva: tutti possono e devono vivere liberamente, come insegno io: libertà di idee, libertà di pensiero, libertà di azione… ognuno è liberissimo finalmente di agire e fare quello che crede e vuole ovunque e sempre e con chiunque… Non esiste più norma né regola… ciascuno è come sono io, padrone di tutto e di tutti: il vostro Dio è morto! E chi potrebbe negarlo, se lo stesso vostro crocifisso ha dichiarato che io, solo io sono IL PRINCIPE DI QUESTO MONDO? E se lui stesso ha detto TUTTO IL MONDO È IN MIA IN SINDACABILE BALÌA E PADRONANZA?… Finalmente questi teologi, i più intelligenti in assoluto, mi hanno dato ragione. Ma se Dio è morto, allora è chiaro che sono crollati tutti gli altri dogmi: la creazione, l’incarnazione, la risurrezione, l’immacolata, l’assunzione, l’eucarestia e tutti i sacramenti… tutte storielle inventate per tenere costretti gli allocchi cristiani… Ed ecco centinaia e centinaia dei miei teologi che hanno persino il coraggio di sfidare il PRETE BIANCO CON LETTERE E FIRME… CHE PROVI IL CONTRARIO, SE HA IL CORAGGIO E SE È CAPACE… Ha scrollato la testa e ha lasciato i miei teologi che continuassero questi insegnamenti, senza il minimo rimprovero né punizione… Dunque anche lui è d’accordo con me, nella negazione di tutti i suoi dogmi… ma che bravo! hahaha… E mentre questi grandi teologi sono con me, vi sono altri piccoli teologi untorelli che, per rivalsa, negano la mia esistenza, come fiaba da medioevo, rinviando tutte le mie presenze e manifestazioni a fatti unicamente psichiatrici e psichici… Bravissimi, questi teologi, questi preti e… tanti vescovi… bravissimi! E il servizio migliore che mi potete fare: farmi agire silenziosamente, senza minima mente lottare contro la mia presenza e le mie astuzie… bravissimi… fate sempre così, e io continuerà la mia opera infernale senza colpo ferire! I miei teologi intelligenti negano i dogmi della vostra chiesa, e teologi stupidi negano la mia esistenza… Che trionfo… ha ha ha… Ma allora dove sono più gli eretici di una volta? Nessuno! Né chi nega i dogmi, né chi nega me, eppure nell’elenco dei dogmi era anche quello della mia esistenza…! Ho vinto la vostra Chiesa “.
E adesso parliamo di ciò che invece dispiace al demonio:
quello che ti raccomando, caro Vincenzo, è di non tralasciare nulla, neanche una virgola…
A) La confessione.., che stupida invenzione… Quanto mi fa male… mi fa soffrire… il Sangue di quel vostro falso Dio… quel Sangue come mi schiaccia… mi distrugge… lava le vostre anime e mi fa scappare (strilli orribili di pianto!)… Quel sangue, quel Sangue… è la mia pena più atroce… Però ho trovato quei preti che non ci credono più alla confessione e mandano i cristiani a ricevere quel falso Dio in peccato… Bene, bene, bravissimi… quanti sacrilegi faccio commettere…
B) Il pasto dove mangiate la carne e il sangue di quel crocifisso che ho ucciso io… E qui che io perdo le mie battaglie.., è qui che mi trovo disarmato… non ho più le forze per lottare.., quelli che si nutrono di questa carne e bevono di questo sangue diventano fortissimi contro di me, diventano invincibili alle mie scaltre seduzioni e tentazioni, sembrano diversi dagli altri, sembra abbiano una luce speciale e un’intelligenza velocissima… mi rifiutano subitaneamente e si allontanano da me e mi scacciano come se fossi un cane… che tristezza, che dolore aver a che fare con questi CANNIBALI… Ma io li perseguito ferocemente… e tanti vanno a mangiare quell’ostia in peccato… hahaha… che contento… che contento.., che gioia… odiano il loro Dio e lo mangiano hahahaha! Vittoria mia… vittoria.., un’ah… urrah… Quanto sono insensati quelli che perdono ore e ore di giorno e di notte, in ginocchio ad ADORARE UN PEZZO DI PANE nascosto in una scatola sull’altare di quel falso Dio. Quanta rabbia mi fanno queste persone! Mi distruggono tutte le opere che ottengo da tanti sacrileghi cristiani, preti, suore e vescovi… Quanti sacrilegi mieto in continuazione, è una mia incessante vittoria… Quanto dolore… Quanta rabbia queste adorazioni irrazionali…!
C) Odio il rosario.., quell’arnese guasto e marcio di quella donna lì è per me come un martello che mi spacca la testa… ahiiiii!
E l’invenzione dei falsi cristiani che non mi ubbidiscono, per questo seguono quella donnaccia! Sono falsi, falsi… in vece di ascoltare me che regno su tutto il mondo, questi falsi cristiani vanno a pregare quella donnaccia, mia prima nemica, con quell’arnese… oh quanto male mi fanno…
D) Il male più grande di questo tempo per me sono le continue PRESENZE, LE APPARIZIONI di questa donnaccia in tutto il mondo; in tutte le nazioni appare e mi perseguita strappando dalle mie mani tante anime… migliaia e migliaia… per ascoltare i suoi falsi messaggi… Per fortuna mi difendono i vescovi e i preti che non credono a quella ignobile Donna… non credono e così apportano scompiglio… bravi, bravi questi miei apostoli dell’eresia… hahaha…
E) Ma ciò che maggiormente mi distrugge è L’ASINESCA OBBEDIENZA a quell’uomo VESTITO DI BIANCO che comanda a nome del falso redentore e del falso vostro salvatore.., che asini.., pecore… che conigli…! Obbedire a un uomo che ama quella donnaccia lì, che mi perseguita da sempre… che vergogna… questo mi distrugge il mio regno… Ma io ho suscitato centinaia di preti, frati, teologi e vescovi che gli fanno guerra… guerra senza frontiere a quel pagliaccio bianco. Vincerò io, vincerò io… hahaha! Lo farò morire, assassinare… una brutta fine gli farò fare.
F) “Molto mi preoccupano quelle servette con la testa fasciata che abbandonano tutti e tutto per chiudersi entro quattro mura, per sacrificare tutto ciò che è bello e buono per quel Dio che solo io sono riuscito a vincere… Giorno e notte si mortificano con veglie e digiuni incoscienti e in consistenti, non dormono sufficientemente, non mangiano secondo la necessità dell’appetito e del corpo che reclama il vitto necessario, non parlano liberamente ovunque e sempre… taciturne… immusonite,., piene di tristezza, la più disumana.., pregano, cantano e tutto questo sacrificio per chi lo fanno? Per quali motivi particolari, per quali fini, con quali risultati? La stragrande maggioranza, per fortuna, sono persone poco o punto intelligenti.., ottuse di mente… abuliche di volontà che si sono lasciate trascinare da qual che prete insoddisfatto… Povere donnicciole che non sanno e non conoscono il vero piacere del sesso con tutte le relative gioie che esso dona…! Povere servette, che non hanno sentito mai le sensazioni della carne, procurate dagli amplessi e dai baci dei miei uomini…! Eppure quante ne faccio cadere, le riduco ad una vita grama, sterile, prive di ogni fervore, gettandole nel massimo della tiepidezza… Sì, ne devo fare una strage… perché soprattutto di queste claustrali ho paura… ho una paura terribile…! Sono i nemici miei più terribili e agguerriti, mi strappano dalle mani tante anime di ogni sesso, di ogni classe e condizione… Che nemiche terribili… quanto incominciano a pregare per la conversione di un’anima da strapparmi, non la smettono più… più… più… sono tenaci e caparbie! Se poi non bastassero le lunghe ed estenuanti preghiere al loro falso Dio crocifisso, del quale si chiamano spudoratamente sue SPOSE, allora incominciano con le estenuanti penitenze di ogni genere… che nemiche… che soldati di primo assalto! Ho tentato tante volte di diminuire le vocazioni a questa stupida vita.., ma purtroppo non ci sono ancora riuscito… sono troppe ancora le donnette stupide e sciocche, anche se tante volte sono perfino laureate e diplomate… Che nemiche…!
G) Ci sono poi i miei veri persecutori acerrimi e accaniti: sono quelli che si fanno chiamare ESORCISTI; che brutta genìa, che disgrazia nel mondo… per fortuna ce ne sono ancora pochi, pochissimi, perché io dissuado i vescovi a nominarli… e questi mi credono e mi ubbidiscono, anche contro il comando del loro Dio crocifisso che comandò loro: IN MIO NOME, SCACCIATE I DEMONI. Che buffone!!! Questi vescovi hanno paura di me, tanta, tantissima! Io già li possiedo… e non faccio fare a loro gli esorcismi contro di me, e neppure permetto loro che nominino esorcisti… che nemici feroci…! Molte volte sono riuscito a vendicarmi, a punirli, a schiaffeggiarli, a bastonarli, a fermarli con tante e svariate malattie, a volte anche gravi… Ma purtroppo, non cedono… non cedono… E quando essi si avvicinano alle mie prede, devo scappare… o presto o tardi devo fuggire… che preghiere fanno… e sempre in nome di quel loro Dio… e di quella loro donna madre del crocifisso… Oh, che dolori, che strazio per me…!”.
Ecco, caro Vincenzo, ciò che il demonio ha detto per bocca degli ossessi da me esorcizzati, alla presenza dei miei collaboratori e che ho registrato su nastro magnetico. Certo, gli argomenti non sono tutti, ne ho riportati soltanto alcuni, i più scottanti e importanti, che serviranno, spero, a far riflettere tutti coloro che vogliono vivere seriamente il proprio Battesimo, che è un sì a Dio e un no al demonio. La lista è tremenda e merita seria riflessione ed esame di coscienza da parte di tutti, ma soprattutto merita preghiera assidua e penitenza, la frequente pratica della confessione sacramentale, ove il Sangue di Gesù ci purifica e ci dona uno scudo fortissimo con cui vincere il nostro nemico.
Pubblicato il febbraio 12, 2012 da Giovanna
(grazie a Silvano che ha confermato il mio pensiero)
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Berlicchì?


Chi è? Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu “Le Lettere di Berlicche” di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po’ sù un pò giù, ma complessivamente diretto verso l’alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

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Le lettere di Berlicche

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Le lettere di Berlicche
Titolo originale The Screwtape Letters
Autore Clive Staples Lewis
1ª ed. originale 1942
Genere romanzo
Sottogenere epistolare
Lingua originale inglese
Ambientazione 1940 ca.
Protagonisti Berlicche
Coprotagonisti Malacoda
(EN)
« There are two equal and opposite errors into which our race can fall about the devils. One is to disbelieve in their existence. The other is to believe, and to feel an excessive and unhealthy interest in them. They themselves are equally pleased by both errors and hail a materialist or a magician with the same delight. »
(IT)
« Vi sono due errori, uguali e opposti, nei quali la nostra razza può cadere nei riguardi dei Diavoli. Uno è quello di non credere alla loro esistenza. L’altro, di credervi, e di sentire per essi un interesse eccessivo e non sano. I Diavoli sono contenti d’ambedue gli errori e salutano con la stessa gioia il materialista e il mago. »
(C.S. Lewis, Premessa a Le lettere di Berlicche, pag. 3.)

Le lettere di Berlicche (titolo originale The Screwtape Letters), pubblicato a Londra nel 1942 dallo scrittore Clive Staples Lewis, ma originariamente apparso sulle pagine del quotidiano The Guardian, è una racconto in forma epistolare in cui un diavolo anziano, “sua potente Abissale Sublimità il Sottosegretario Berlicche”, istruisce suo nipote Malacoda, un giovane diavolo apprendista tentatore. Noi non vediamo le lettere di Malacoda a Berlicche, ma il loro contenuto può essere dedotto dalle risposte di Berlicche, il quale consiglia Malacoda su come assicurare la dannazione dell’anima di un giovane essere umano a lui assegnato, indicato come il “paziente”, di fronte al Nemico (Dio).

Nonostante Le lettere di Berlicche siano una delle opere più popolari di Lewis, l’autore medesimo affermò: “sebbene non avessi scritto niente altro con tanta facilità, non ho mai scritto con meno divertimento. La facilità di scrittura derivava senza dubbio dal fatto che la trovata delle lettere diaboliche, una volta ideata, si sviluppa spontaneamente […] Potrebbe trascinarvi con sé per mille pagine, se vi lasciaste prendere la mano. Ma per quanto fosse facile immedesimarmi nell’atteggiamento diabolico, non era una cosa divertente, e comunque non per molto. Lo sforzo mi dava una specie di crampo spirituale. […] Ogni traccia di bellezza, freschezza e genialità doveva esserne esclusa. Ancor prima delle fine del libro mi aveva quasi soffocato.”

Lewis aveva promesso solennemente di non scrivere mai un seguito dell’opera per i motivi sopra accennati, ma nel 1959, su invito del Saturday Evening Post, si decise a scrivere un saggio intitolato Il brindisi di Berlicche (titolo originale Screwtape proposes a toast), in cui il protagonista, Berlicche appunto, pronuncia un discorso alla fine del pranzo annuale alla “Scuola Superiore di Tentazione per Giovani Diavoli”, approfondendo alcuni aspetti che nel libro precedente erano stati solo accennati e aggiungendo nuove riflessioni e considerazioni sulla situazione attuale per quanto riguarda le possibili tentazioni e la loro efficacia nei confronti dell’uomo.

Trama

Nel libro sono dunque raccolte le lettere che Berlicche invia, in tempi diversi, al nipote Malacoda. Lo zio offre al nipote una serie di ricchi consigli per dannare le anime degli uomini, soprattutto nei riguardi dei giovani, data l’età dell’anima affidata a Malacoda. Il Nemico (Dio) e Suo Figlio (Cristo) intervengono prontamente in ogni azione di Malacoda e dunque lo zio è costretto a dilungarsi più volte in tanti temi tipicamente legati allo spirito giovanile, come l’amicizia, l’amore, l’orgoglio, il legame con i genitori, la sessualità, la gola; in ciò Lewis utilizza uno stile assai vario, ma sempre incisivo, affrontando con una teologia ad un tempo benevola ed esigente tutte le tematiche sopra citate.

Dopo la prima lettera, il “paziente” si converte al Cristianesimo, e Malacoda viene severamente rimproverato e minacciato di essere sottoposto alle “punizioni abituali” presso la Casa di Correzione per Tentatori Incompetenti. L’obiettivo di Malacoda è ora quello di minare e indebolire la fede del paziente come anche di tentarlo a commettere esplicitamente dei peccati che possano portarlo alla sua definitiva dannazione. In ciò è riflessa la visuale CattolicoAnglicana sul “peccato mortale” e sulla salvezza dell’anima. È tuttavia importante sottolineare, che la natura dei peccati espliciti viene qui discussa in modo da compiere una profonda riflessione e una meditazione sulla natura della distanza che il peccato crea tra Dio e l’uomo, al punto che Berlicche afferma che il dolce scorrevole pendio dei piccoli e quasi insignificanti peccati abituali è assai meglio di qualsiasi peccato grandioso ed evidente (come potrebbero essere omicidi, stupri, violenze, atti fortemente antisociali, guerre, ecc.) per il raggiungimento dello scopo diabolico di dannare il paziente.

Per esempio, nella quinta lettera Berlicche distoglie Malacoda dal lasciarsi prendere dall’entusiasmo circa la guerra (è in corso la Seconda guerra mondiale, con i bombardamenti della città di Londra ad opera dei Tedeschi). “Naturalmente, una guerra è divertente. L’immediato terrore e la sofferenza immediata degli esseri umani sono un ristoro legittimo e piacevole per le miriadi dei nostri affaticati lavoratori. Ma quale beneficio permanente ci può dare, a meno che noi non ne facciamo uso per portare anime al Nostro Padre di Laggiù? Quando vedo la sofferenza temporale degli esseri umani che poi, alla fine, ci sfuggono, provo una sensazione come se mi fosse stato permesso di gustare la prima portata di un ricco banchetto, e poi mi fosse stato negato il resto. È peggio che non aver gustato nulla.”. In realtà, Berlicche afferma che il costante e continuo richiamo alla morte offerto dalla guerra ha effetti disastrosi per le anime, spingendole a riflettere e meditare sulla caducità della vita e a ricercare ciò per cui valga la pena vivere e morire, e per ciò stesso viene vanificata e resa inservibile una delle migliori armi diaboliche, la “mondanità soddisfatta”.

Nell’ultima lettera avviene che il paziente muore durante un bombardamento aereo, e la sua anima viene salvata ed accolta in Paradiso. Malacoda viene duramente rampognato per essersi lasciato sfuggire un’anima dalle dita e viene consegnato al destino che sarebbe spettato al suo paziente se avesse avuto successo: la distruzione della sua essenza spirituale da parte degli altri demoni. Berlicche risponde alla disperata lettera finale di suo nipote assicurandolo che egli potrà aspettarsi tanto aiuto e soccorso dal suo “sempre più voracemente affezionato” zio quanto se ne sarebbe dovuto aspettare Berlicche stesso se la situazione fosse stata rovesciata: “Sta’ sicuro che il mio amore per te e il tuo amore per me sono simili come due piselli. Io ho sempre sentito un grande desiderio di te, come tu (sciocco, degno di compassione) hai desiderato me. La differenza consiste nel fatto che io sono il più forte. Penso che ora ti daranno a me; o mi daranno un pezzettino di te. Amarti? Ma sì! Non mi sono mai cibato di un bocconcino più squisito. Ti sei lasciato sfuggire dalle dita un’anima. L’urlo della fame resa più acuta per questa perdita riecheggia in questo momento per tutti i gironi nel regno del rumore giù giù fino al trono. Il solo pensiero mi fa impazzire.”.

Lewis non vuole con ciò dare motivo di pensare che, sebbene Malacoda venga distrutto, egli cessi interamente di esistere. In realtà, in un punto delle lettere, Berlicche aveva messo in guardia Malacoda contro l’eccessivo entusiasmo per la sofferenza del paziente, ricordandogli che il dolore dell’uomo sulla terra è temporaneo mentre la sofferenza dell’anima nell’Inferno è eterna.

Il breve saggio successivo alle Lettere di Berlicche, intitolato “Il brindisi di Berlicche”, approfondisce la riflessione di Lewis circa questa “distruzione” dell’anima. La sostanza di ciò consiste nel fatto che ogni essere umano ha, oltre ad un angelo custode, anche un diavolo tentatore particolare. Se la persona assegnata al tentatore finisce la sua vita dannandosi, la sua anima diventa cibo per i demoni. Tuttavia, se invece la persona si salva finendo in Paradiso o in Purgatorio, è lo stesso tentatore ad essere divorato dai demoni. Inoltre, soprattutto le persone particolarmente malvagie (Berlicche cita Farinata degli Uberti, il re Enrico VIII d’Inghilterra, e Adolf Hitler) vengono considerate assai più gustose della maggior parte delle anime che finiscono all’Inferno. Nel suo brindisi infatti, Berlicche approva il recente aumento delle anime che si dannano, ma nello stesso tempo lamenta la loro qualità assai scadente, definendole “scarti che un tempo avremmo gettato a Cerbero ed ai suoi cani perché indegni del pasto diabolico.”.

Il saggio si conclude con la “confortante” considerazione che per fortuna sulla Terra esiste ancora ciò che gli uomini credono sia la “religione”, con le sue infinite possibilità di pervertirsi e condurre perciò alla dannazione innumerevoli anime, ma soprattutto di produrre dei dannati di grosso calibro, estremamente gustosi al palato: “In conclusione, amici miei, sarà un gran brutto giorno per noi quello in cui ciò che gli uomini chiamano “religione” sparirà dalla Terra. È la sola cosa ancora in grado di mandarci bocconcini veramente deliziosi. Il bel fiore del Sacrilegio non può sbocciare che vicino al Sacro. Non c’è luogo dove tentiamo con più successo come sugli scalini degli altari.”.

Spiritualità

Le epistole si presentano come una discussione alternativa della dottrina cristiana raccontata per antitesi. Il tono è molto divertente e così permette con una certa facilità la trattazione di temi molto delicati e non sempre facili da comprendere: in aiuto infatti viene la geniale trovata di mettere il lettore nei panni di Malacoda, per poter così capire con maggior intuizione chi è veramente il cristiano. Difatti l’arma più potente del Nemico contro gli insegnamenti di Berlicche è proprio la Ragione. Di questo viene discusso soprattutto nel primo capitolo, dedicato all’ordinarietà delle cose, nel quale Berlicche sostiene che, assuefacendo le idee del “paziente” (così è chiamata la persona di cui si occupa un demonio), la Ragione verrà presto a mancare.

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Le nuovissime lettere di Berlicche – LII – Gli allegri maneggi dei vecchi marpioni

11 marzo 2013

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Caro Malacoda,

certo che mi fa piacere risentirti dopo tanto tempo. Pensavo che ti fossi dimenticato del tuo zione arcidemone.
Ho seguito con interesse i tuoi tentativi, ancorché rozzi, di far dimenticare il tuo periodo nella Casa di Correzione per Tentatori Incompetenti. Migliore figura avresti fatto a seguire tutti i miei consigli, e certo capisci che solo la necessità di non essere coinvolto oltre dai tuoi fallimenti mi ha costretto a interrompere quelle missive. Che tu ancora mi chieda consiglio dimostra la tua cocciutaggine e in una certa maniera mi commuove.
Ricorda solo che se sei stato risparmiato una volta non è detto che lo sarai ancora.

Il momento importante che viviamo – qui si giocano molti dei nostri pasti futuri, altro che storie – mi spinge ad assecondarti. E a farti notare che ancora una volta hai inteso tutto al contrario.
Certo che dobbiamo allontanare il più possibile i mortali che proteggiamo dal Nemico che sta lassù e dai suoi lacché celesti e terreni. Ma tacere della Chiesa sarebbe un errore imperdonabile.

Il Nemico, come ormai ti sei reso conto, ha tutti i mezzi per fare arrivare certe notizie all’orecchio anche dei più distratti e lontani. Non ne sapessero niente, la naturale curiosità di quei vermi mortali sarebbe eccitata a tal punto da credere persino a quello che il Nemico cerca di propinare loro. Non per niente quelle cronache sciocche e ripetitive su cui si basano per rubarci le anime le hanno chiamate “buona novità”.
Già da un pezzo – e credo che persino un maestro di Corruzione incompetente come Ciriatto Sannuto te ne abbia parlato a scuola – abbiamo adottato la tattica di fornire per primi noi stessi  le informazioni sul Nemico. A nostro modo, s’intende.

In un’arena vuota le idee nuove si possono accomodare come pare a loro. Ma se il loro posto lo trovano già occupato dovranno prima scacciare le idee che già vi si sono insediate, e vi hanno fatto accampamento. Difficilmente ci riusciranno.

Certo che al tuo protetto devi fare ascoltare del Conclave. E deve sentire il più possibile del Papa. Fino a stufarlo. L’importante è che mai, in nessuna circostanza, si faccia riferimento al Nemico che sta lassù, alla sua realtà, o persino alla nostra.
Deve essere minuziosamente informato di quello che i cardinali pensano e vorrebbero, delle necessità di riforma e di trasparenza, delle esigenze della politica e dell’informazione; fai classifiche dei papabili e cambiale ogni giorno, in modo da fare vedere che sono tutti uguali, che chiunque venga scelto non sarà che un vecchio con segreti inconfessabili o un burocrate perso in giochi di potere. Chiunque sia sarà troppo intrigante, troppo compromesso, troppo grasso, troppo giovane, troppo vecchio, troppo straniero, troppo italiano, troppo curiale o troppo conservatore.
Riempi di sciocchezze il mortale a te affidato. Fai parlare i tuoi “esperti” fino alla nausea su particolari inutili come il colore della pelle o la nazionalità. Devi stufarlo, in modo tale che per lui quelle siano notizie come altre, non si senta coinvolto, non gli prenda la curiosità o voglia di capire di più. Lo ribadisco: l’importante è che percepisca il tutto come maneggi tra strani marpioni vestiti di rosso. Politica. Denaro. Sesso. Quello deve vedere il tuo protetto, e solo quello. Non sarà difficile: i mortali oltre quel livello difficilmente si alzano. Che possano esserci altri motivi, altri desideri, altre scelte deve parere irreale e restargli accuratamente nascosto.

Seguirà i fatti che pensa concreti, li troverà noiosi più di un concorso canoro, e se ne dimenticherà. E’ proprio l’incapacità degli uomini di percepire la realtà delle nostre zanne – o delle lusinghe del Nemico che sta lassù – che è la nostra migliore alleata. Rifuggono quello stupore che sarebbe il nostro peggiore flagello e tentano sempre di ricondurre l’esperienza al “già visto”.
Fa in modo che considerino tali anche le offerte del Nemico, e tutti quanti arriveranno sulle nostre tavole. A fare le fumate saranno allora le loro carni.

Il tuo carissimo zio Berlicche

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I 10 comandamenti infernali – X – Non desiderare la roba d’altri

25 maggio 2013

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Cari allievi miei, diavoli di ogni bolgia, siamo all’ultimo dei comandamenti. Solo perché è il decimo si potrebbe essere tentati di dargli meno importanza. Desiderare la roba d’altri. Che vuoi che sia.

Invece il Nostro Padre che sta Quaggiù gli ha sempre dato la massima importanza. Statistiche dell’anno scorso indicano che oltre il 40% del budget infernale, tolte le spese di rappresentanza, è investito su progetti che riguardano in qualche maniera questo comandamento. Perché, demoni miei, dovete rendervi conto che esso riguarda il punto nodale del mondo mortale.
Quel punto non è il sesso, demonietti miei, nonostante quello che i mortali sembrano pensare. Quel punto di cui parlo è l’invidia dell’altro.
E’ punto nodale, badate bene, non per scelta nostra. Ah, no, è stato proprio il Nemico ad instillare nelle sue creature questa brama di possedere, questo desiderio di potere.

Siamo di fronte all’ennesimo giochetto dei nostri avversari di lassù, che negano a parole quello che loro stessi hanno fatto in modo di stabilire. Sembrerebbe che, accortisi di avere fatto un passo falso, il Nemico abbia deciso di nascondere dietro un divieto il suo errore.
Ha dato loro le cose, e poi dice che non sono importanti. Ha messo negli umani il desiderio di possederle, e fa in maniera che quel possesso non basti mai.
Un passo falso, senza dubbio, che è ciò che ci dà da mangiare. Se l’umano non desidera, cessa di essere umano e cade in mano nostra; se desidera le cose che non ha allora diventa nostra preda.

Toglietevi però dalla mente che il Nemico ci renda le cose facili. No, fa di tutto per far capire all’umano che quello che deve desiderare, non è altro che…rullo di tamburi…il Nemico stesso!

Quanto avrete finito di ridere, però, pensateci bene su. Se non fosse per il nostro costante alimentare l’egoismo e l’invidia è un piano che potrebbe anche funzionare.
In fondo il mortale, se ci pensa, si rende conto che è vero che niente può bastargli, niente che il vicino abbia può renderlo felice. Che se vuole tutto deve rivolgersi a colui che dà Tutto: il Nemico, appunto.
Se non ci fossimo noi a farglielo dimenticare, a non farlo pensare, a non farlo riflettere, se non gli presentassimo sempre nuovi idoli da adorare e sogni da inseguire… è un piano che potrebbe anche riuscire. Perché il decimo comandamento è

X – Non pensare ad altro che a quello che gli altri hanno più di te

E poi agisci di conseguenza. Che sia una posizione al lavoro, una matita nuova, un abito, una casa, soldi o macchina non ti fare scrupoli: ti spetta, e sarà tuo.
E, aggiungo, tu sarai mio.

I 10 comandamenti infernali – IX – Non desiderare la moglie del tuo prossimo

18 maggio 2013

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Vedete, cari demonietti miei, dove finisce chi confida nel Nemico? Ad accettare che ci possa essere qualche vincolo definitivo tra gli uomini. Come se ci si potesse appartenere, come se qualche essere fosse capace di dire un sì definitivo, come se non tradisse nel momento stesso in cui acconsente a legarsi. O subito dopo.

Avete capito, diavolucci, dove sta la perversione? Accettare di porsi un limite, addirittura limitare il proprio desiderio solo perché qualcuno ha stretto un accordo con qualcun altro. Ma noi sappiamo bene che la soddisfazione occorre prendersela come capita. Non vedete anche voi come siete tristi quando non riuscite ad ottenere ciò che volete? Il Nemico vorrebbe far rinunciare in anticipo i mortali, vorrebbe togliere la competizione. Vorrebbe farci credere che l’amore dura, che non finisce…ridicolo! Se questo desiderio è un abisso tanto grande, allora vogliamo colmarlo riempendolo di piccoli sassi, piccole soddisfazioni che non accettano di essere limitate in alcun modo.

Una parola vale finchè conviene, finché ci piace così. Gli uomini, come si arrabbiano quando vengono traditi!, senza capire che il tradimento è l’essenza: l’unica maniera di non farsi tradire è di essere il più forte, e di far tradire gli altri a proprio vantaggio.
Coloro che tradiscono sanno bene quello che stanno facendo. Tu che tradisci, sai te stesso e l’altro quel che fa.
Non perdete tempo a desiderare, fate vostra, realizzate la vostra fantasia, il vostro capriccio. Non esiste desiderio tanto basso e depravato che non possiate rendere reale se volete. Perché tirarsi indietro? E se vale per noi, tanto più vale per i mortali dalla breve vita.
Il desiderio va consumato subito, perché subito finisce. E allora occorre soddisfarlo ancora e ancora. E ancora, e ancora, e ancora…

V – Godete da ogni persona che potete

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I 10 comandamenti infernali – VIII – Non dire falsa testimonianza

11 maggio 2013

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Demonietti cari, questa è facile, se avete seguito tutto il corso fino ad ora. Vediamo se siete stati attenti.

Tu, tu con il corno storto. Come dici? No, non ci siamo. Non so se raggiungerai la sufficienza nel test finale, se ragioni così. Ma che cosa significa “Dobbiamo indurre i mortali a mentire”? Proprio non vi entra nella zucca, eh?

Non esiste una cosa come “mentire”. E’ tutta propaganda del Nemico. Il vero, il falso, sono categorie che hanno tentato di appiopparci fin dal primo momento, il modo in cui tentano di controllarci. Ma non esistono.
Il vero è ciò che pensiamo e che vogliamo noi, purché siamo in grado di ottenerlo. Se sono un debole il mio vero diventa falso. Ci siamo ribellati al Nemico proprio per fare diventare vero quello che volevamo noi.

In altre parole, verità è forza. Verità è dominazione. Voi siete obbligati a credere questo perché io sono più forte e potente di voi. Siccome il Nemico asserisce di essere il più potente, allora pretende anche di dettare a noi la verità. La sola alternativa per asserire noi stessi è la rivolta, la negazione di quello che Lui dice che siamo, e l’affermazione di quello che Nostro Padre che sta quaggiù vuole per noi.

La realtà quindi diventa quello che vogliamo noi. Testimoniamo quello che dovrebbe essere, perché quello che sarebbe dovuto essere diventi la realtà. Tutto ciò che non vi rientra deve essere eliminato, o ignorato se non fosse possibile altrimenti.
Vorrei insistere particolarmente su questo. Non lasciate che quello che accade vi svii. Siete voi a fabbricare, o rifabbricare la realtà. Con ogni mezzo.
Il nostro comandamento è quindi:

VIII – Rendi la realtà quello che dici

Esercitazione pratica. E’ innaccettabile che qualcuno che partecipa a questo corso non ne abbia recepito ancora i fondamentali. Vorrebbe dire il mio fallimento come insegnante. Quindi non esiste nessun demone dal corno storto che abbia frequentato o risposto a domande. Chiaro? Anche per la Vigilanza? Bene. E, per favore, chiudete le porte che se no le urla non fanno sentire gli altri.

I 10 comandamenti infernali – VII – Non rubare

3 maggio 2013

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Allora, demonietti miei, avete ben riempito il tempo dalla nostra ultima conferenza? Avete propagato la menzogna, causato divisioni, fomentato discordie? Sì? Bene, sono contento! Quello che avete fatto non è stato altro che esercitare il comandamento infernale di cui oggi parleremo, cioè l’appropriarsi di cose altrui.

Dovete stare bene attenti, cari diavoletti, a cosa rubate. Il Nemico che sta lassù ha fatto il cuore dei mortali avido di ogni cosa. Gli umani vogliono possedere tutto quello che li circonda. Il Nemico è stato in questo però veramente perverso. Ha dato le cose agli umani, asserendo di avergliele donate. Ma poi ha fatto in modo che a loro non bastassero mai. Ha creato un mondo in cui nessun mortale può possedere veramente qualcosa. Quando questi se la stringono al petto dicendo che è loro, la cosa di cui si appropriano si disfa.
Capite il tormento che infligge all’uomo? Quando un mortale crede di possedere, nello stesso istante quello che ha diventa niente. Hai il potere? Lo usi e lo perdi. L’amore? Fai dell’oggetto del tuo amore quello che vuoi e questo diventa cenere. Il rubare, l’impossessarsi delle cose, equivale a distruggerle e queste a loro volta distruggono te. E ciò tanto più vale tanto l’oggetto del furto è  insostituibile. L’amore; la giustizia; e, soprattutto il tempo.
Ah, capite, miei demoni capite…?

Dalle vostre facce vedo che cominciate a capire! Ho rubato il vostro tempo facendovi ascoltare queste fregnacce, la propaganda del Nemico. Nella nostra natura vi è l’esatto contrario: ghermire ogni cosa, e se si distrugge, che importa? Una creazione del Nemico in meno, una lode a Nostro Padre Infernale in più.
Il più forte prende tutto. Questa è la regola dell’Universo, e il comandamento rispettivo dice

VII – Prendi quello che ti serve

Noi vogliamo tutto, tutto quanto il Nemico ha fatto. Lo divoreremo pezzo per pezzo, masticandolo, assaporandolo, cacandolo e rimangiandolo. E, a questo proposito, avete pagato tutti la vostra quota?

I 10 comandamenti infernali – VI – Non commettere atti impuri

19 aprile 2013

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Cari colleghi tentatori; abbiamo ormai oltrepassato la metà dei nostri seminari sulle imperature leggi che governano il nostro mondo.
Il sesto comandamento, come pensato dal nostro Nemico lassù, suonava come “non commettere adulterio“. Quei ridicoli mortali hanno l’hanno fatto diventare “non commettere atti impuri“. Come se un mortale potesse fare qualcosa di puro. Noialtri lo sappiamo bene, non è vero? che razza di porcheria sono le anime degli umanuzzi. Se non fossero come sono noi non mangeremmo certo in modo così abbondante.

Ora, hanno un bel dire che è tutta colpa nostra, che siamo noi a mettere quei deliziosi pensieri cattivi nelle loro testoline. E forse in parte è vero, ma noi non potremmo proprio un bel niente senza tutti i difetti di progettazione che il Nemico ha infilato loro dentro. Questa follia di lasciare loro la possibilità di scegliere, in primo luogo. Che scopo ha pretendere da loro promesse eterne, come quella che il Nemico esige tra uomini e donne, se poi gli si da loro non solo la possibilità, ma il desiderio di infrangerle? E saremmo noi i sadici, noi quelli che godono della sofferenza?
Il contrario, piuttosto! Grazie al nostro consiglio i mortali possono sfuggire alla noia dell’ubbidienza almeno per un poco, possono ergersi in spregio a tutte le costrizioni.

Come si può imputare a qualcuno un tradimento, quando è ovvio che il meglio dell’esistenza consiste nel prendere ciò che conviene? Cosa è l’adulterio, se il matrimonio è una perversione? Noi siamo quello che siamo perché neghiamo l’eterno, anzi, l’eterno è proprio il vivere come se l’eterno non esistesse. Se il nemico ha messo in cuore agli umani, come a noi demoni stessi, il desiderio di qualcosa che non finisca, poiché ogni cosa finisce è ovvio che dobbiamo fare come vogliamo in ogni istante. Quello che facciamo, qualsiasi cosa sia, è puro, perché nasce da noi stessi. Vi divorassi qui e ora sarebbe puro – non, non scappate, era un modo di dire. Ma mi avete capito: niente può costringerci, niente può trattenerci, siamo superiori a tutto.
Logicamente, il nostro sesto comandamento sarà

VI – Fai cosa vuoi, perché non esistono vincoli nè impurità

Ed ora, vi fornirò una piccola dimostrazione pratica…non scappate, vi ho detto!

I 10 comandamenti infernali – V – Non uccidere

11 aprile 2013

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Come questo uditorio sa bene, anche qui all’inferno chi uccide è severamente punito. Checchè ne dicano certi racconti del mondo degli umani, noialtri demoni non abbiamo nessun interesse a fare a pezzi i corpi dei mortali.

Non si può negare che a farlo un certo godimento ci possa essere. Ma in fondo cosa frega del corpo, a noi? E’ la sofferenza dell’anima che noi vogliamo. Non è del dolore fisico che andiamo matti, ma di quello spirituale. Il rimuovere un mortale dal mondo ha senso solo se ce lo possiamo accaparrare. Quando saranno qui le loro anime saranno divorate eternamente. Perché rischiare per poco dolore in più?

Per quanto massacrare i servi del Nemico e gli uomini in generale sia godibile, a farlo sconsideratamente si rischia solo di fare il gioco di Quelli lassù, una delle più odiose truffe che il Nemico abbia architettato nei nostri confronti.
La sofferenza che tanto ci piace infatti ha spesso la fastidiosissima conseguenza di purificare lo spirito. E’ quindi da usare solo in quantità limitate. Tutti i tormenti che infliggiamo possono avere l’effetto collaterale di allontanare da noi persino chi pensavamo già acquisito. I martiri hanno addirittura una corsia preferenziale per il trono del Nemico, figurarsi. Una vera fregatura.

Per quanto ci possa ripugnare, è molto meglio ai nostri fini una morte pulita, istantanea, che non dia tempo di chiedere perdòno. Un poco di tormento è accettabile solo se siamo riusciti prima a levare la speranza, o se siamo stati in grado di incattivire abbastanza il morente con rimpianti e recriminazioni. Le morti nell’odio e nella vendetta sono le migliori.

Il tentatore che volesse seguire la strada dell’omicidio per dannare il suo protetto è bene avvisato: non sempre il gioco vale la candela, e perdere un’anima per guadagnarne un’altra è cattiva economia.
Non bisogna neanche dare per scontato che l’omicida sia già dei nostri: troppo spesso abbiamo visto quei voltagabbana riuscire a sfuggire all’ultimo momento dalle nostre grinfie.

In definitiva la morte terrena deve essere procurata con parsimonia, perché rimane una delle principali risorse del Nemico. Solo attraverso l’ignoranza degli uomini possiamo farne uno strumento nostro. Per favorire il nostro dominio sul mondo, per mantenere il potere ai nostri solidali, per portare sotto di noi quelli che la danno ai loro simili.
Il solo criterio da usare è quello razionale: non lasciarsi pigliare la mano ma vedere cosa possa servire alla nostra causa. Questo occorre insegnare ai mortali in nostro affido: che le vite degli altri, dagli embrioni ai vecchi a chi non piace, vanno rispettate solo se possono servire, fintanto che servono.
Se vogliamo dare un comandamento in proposito, deve essere questo:

V – Non uccidere chi ti può essere utile

Ci sono tante alternative succulente: perché privarsene?

I 10 comandamenti infernali – IV – Onora il padre e la madre

2 aprile 2013

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Cari fratelli diavoli…
Ah, dalle vostre risa e facce sbigottite vedo che avete colto la mia battuta. Sì, esatto, oggi tratteremo proprio del quarto comandamento, quello che comanda gli esseri inferiori e i succubi del Nemico di onorare il padre e la madre. Non è difficile vedere in esso uno stratagemma per costringere gli umani ad onorare proprio Lui, il Nemico, che si arroga di essere il padre e la madre delle sue creature per la banale ragione che li ha tratti dal nulla e li fa esistere. Quanto sia ridicola questa pretesa ce lo ha spiegato bene il Nostro Padre Infernale, che proprio dal rinnegamento di questo ordine è partito per rivendicare a noi tutti la libertà dall’oppressione celeste.

Se siamo stati creati, in che modo questo dovrebbe condizionarci? Il passato è passato; noi siamo indipendenti, adulti, e rivendichiamo il nostro essere tali. Il perché della nostra esistenza non ci deve importare; proprio per questo chiamiamo nostro Padre colui che ci ha indicato la strada e non quello che sta Lassù. Lo riconosciamo come Padre perché è il più forte, potente, astuto, la nostra Guida suprema.
Dire però che siamo fratelli vorrebbe dire negare la ragione stessa che ce lo fa chiamare così. Noi gli diamo il nome di Padre per libera scelta, non perché condizionati da una circostanza; a parte questo nessun obbligo lega noi suoi figli gli uni agli altri. Non dubitate un solo istante che vi divorerei tutti quanti siete, se mi saltasse la voglia e fossi sicuro di non essere punito. Così come se dovessi mancare di rispetto a Nostro Padre verrei sicuramente ridotto a brandelli. Quello che ci tiene insieme è più forte di un banale legame di sangue, se pure l’avessimo: è un Nemico comune, la forza e la paura.

Questo stesso rispetto lo dobbiamo insegnare agli umani sotto la nostra protezione. Un padre che insegni al figlio tramite il terrore e l’imposizione, un figlio che disprezza chi l’ha generato e non vede l’ora di liberarsi di loro: in piccolo, la dinamica che ci ha portato qui e che dobbiamo porre a modello.
Il nostro quarto comandamento riflette questa nostra disposizione:

IV – Onora solo chi è più forte di te

E quindi, miei demoni, preparatevi a rendermi omaggio…

I 10 comandamenti infernali – III – Ricordati di santificare le feste

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Cari miei praticanti Diavoli, siamo arrivati al terzo nostro incontro sulle leggi del Nemico da noi prese e migliorate.

Apparentemente sembra un comandamento abbastanza innocuo, ma è una delle sue trovate più letali. Come passiamo di solito il nostro tempo con l’ umano sotto le nostre cure? Nel tentare di fargli dimenticare se stesso, indurlo a  ragionare in modo astratto, sempre per opinioni. Gli facciamo fare una vita frenetica, mandandolo di qui e di là a caccia di illusioni senza mai dargli l’opportunità di pensare cosa sia importante per lui. Ed ecco che il Nemico gli ordina di ricavarsi un posto suo, di fermarsi, gli spiega che c’è uno spazio dove la fatica non deve entrare: ed osa chiamare questo tempo santo, cioè appropriarsene!

Ora, noi sappiamo bene che il dovere domenicale può essere una delle nostre migliori armi per distaccare un umano dal Nemico. Basta renderlo lungo, insopportabile, noioso; basta convincere che il vero divertimento sta altrove, da qualunque parte. Meglio consacrarlo ad altro: alla Gita, allo Sballo, allo Shopping.

Ma occorreva di più, e noi l’abbiamo fatto.
Abbiamo talmente accellerato la vita nei giorni normali da costringerla a debordare nel tempo sacro. Ovvero l’abbiamo dissacrato. La nozione stessa di giorno diverso l’abbiamo fatta a pezzi con la nostra logica implacabile. Abbiamo creato una necessità e costretto tutti ad adeguarsi.  Se il Sabato è fatto per l’uomo allora l’uomo ha tutto il diritto di prenderlo e farci ciò che vuole. E ciò che vuole glielo dettiamo noi.

Una volta che il tempo sacro è tolto, ogni istante è uguale all’altro. Non esiste più un futuro per il quale prepararsi, nè un passato dal quale imparare: carpe diem, vivi l’attimo fuggente. Anche il ritmo sempre uguale delle stagioni, delle settimane, l’abbiamo fatto a pezzi. E tutto questo, badate bene, facendo credere agli uomini che è per il loro maggior piacere.

Colleghi tentatori, capite allora bene l’importanza di questo comandamento. Una volta che ci saremo appropriati di tutto il tempo dell’uomo il Nemico su di essi perderà ogni potere, perché è solo nel tempo che può rubarci le loro anime.

Ed eccolo:

III – Ricordati di vivere alla giornata.

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I 10 comandamenti infernali – II – Non nominare il nome di dio invano

marzo 16 2013

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Cari allievi demoni, passiamo ora ad esaminare il secondo comandamento.
Il Nemico, nel suo immenso egoismo, non vorrebbe essere nominato invano. Sappiamo tutti, mi auguro, cosa intende qui con nominare: tirare in ballo, coinvolgere. Avete capito il vecchiaccio? Prima crea un universo pieno di problemi e poi non vuole essere interrogato quando le cose si fanno pressanti. Per quelli di voi che fanno già i tentatori sul campo è come se un manager staccasse il telefono. Come se un padre chiudesse la porta in faccia ai figli.
Se dicessi queste cose a uno dei suoi servi lui risponderebbe che la parola chiave è “invano”…bella scusa. Come se spettasse a lui decidere cosa è importante.

Vedete, è il solito trucco: da una parte ci dice “arrangiatevi, vi ho dato la libertà”, dall’altro si crede migliore di noi e si mette a sindacare come utilizziamo questa libertà.
Dice che gli dispiace che la sprechiamo. Ma a noi non pare sprecata, per noi quest’inferno è il posto più bello che c’è: facciamo cosa vogliamo senza il suo fiato sulle corna, e se dobbiamo lavorare per procurarci il cibo che importa? Di anime di umani fessi ce ne sono più che a sufficienza. Che ce ne frega della sua libertà?

Noi siamo diversi, e orgogliosi di esserlo. Tutto è nostro. Il Nemico chiama inutili le cose che allontanano da lui, ma sono proprio queste che a noi piacciono. Vogliamo usare di quelle come di tutto il resto. Perché ogni lasciata è persa, capite? Se non ci pigliamo tutto lo farà qualcun altro.

Perciò è importante che il nostro nome risuoni ovunque. Io, io, io, questo è il nostro inno. La nostra missione è che tutto diventi nostro, mettere l’impronta e il sigillo su ogni cosa, e quindi piegarla al nostro volere. Io sono importante, io valgo.
Il mio nome è il solo che importa. Io voglio essere coinvolto.

Quindi, il secondo comandamento infernale è

II – Nominati sempre

Questo è il nostro credo. Solo chi grida forte il proprio nome su tutti vince. E voi farete bene a ricordare il mio.

I 10 comandamenti infernali – I – Non avrai altro dio

marco 9 2013

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Cari giovani demoni, diavoletti e aspiranti tentatori
Sono indicibilmente felice dell’opportunità che mi è stata offerta di tenere questo corso Master di Tentazione Applicata.
Nel corso dei nostri incontri applicherò il razionalismo, caratteristica della nostra razza infernale, al Decalogo del Nemico, mostrando come possa essere un utile strumento per acquisirci le anime.

E comincerò proprio dall’inizio. Il primo comandamento del Nemico. “Non avrai altro Dio all’infuori di me”.
Ma vi rendete conto dell’arroganza? Il Nemico, solo perché per caso gli è capitato di crearci e farci esistere vuole avere l’esclusiva della divinità, escludendo da essa non solo il nostro Padre Infernale ma noi stessi, con la precisa volontà di tenerci fuori dalle stanze del potere.
Noi a questo sopruso diciamo no! Ma la cosa ridicola è che in proposito anche quelle patetiche creature umane pensano di avere diritto di dire la loro. Anzi, è proprio questa pretesa che ce li mette in mano nostra.

Vedete quanto è buffo? Noi li spingiamo a imitarci, e loro neanche se ne accorgono. Pensano di essere originali, tanto che chiamano questa loro aspirazione peccato originale. Pensano veramente di essere all’altezza del Nemico, capite? Loro, esseri di carne mortale!

Che il Nemico abbia inserito il difetto strutturale della libertà in noi demoni e poi abbia ripetuto lo stesso errore anche negli umani…questo, da solo, basta a confutare la sua onnipotenza. Il Padre Nostro che sta Quaggiù non avrebbe mai fatto uno sbaglio del genere.

Il nostro scopo è sfruttare quello sbaglio per allontanare gli umani dal Nemico. Una volta rinunciata alla sua protezione saranno sottomessi alla nostra, e del loro difetto ci prenderemo cura.

La prima Legge del nostro Decalogo sarà quindi tutta volta ad assicurare tale effetto. Che il soggetto da noi tentato pensi di potere fare tutto, che tutto gli sia permesso, e agisca di conseguenza.
Ed è questa:

I – Non avrò altro dio all’infuori di me.

Vedremo le altre Leggi nelle prossime lezioni…

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Frasi estratte dalle Lettere di Berlicche

La voce narrante è quella di un diavolo anziano, Berlicche. Egli si rivolge a suo nipote Malacoda per aiutarlo a far dannare il giovane a lui affidato (detto il suo “paziente”).
Il tono è ovviamente ironico!

∷ Non essendoti mai fatto uomo (ah! quale abominevole vantaggio del nemico!) tu non puoi capire come gli uomini siano schiavi dell’urgenza delle cose ordinarie.

∷ È buffo che i mortali ci rappresentino sempre come esseri che mettono loro in testa questa o quella cosa: in realtà il nostro lavoro migliore consiste nel tenere le cose fuori della loro testa.

∷ Il tuo intento sia dirigere la malevolenza verso i suoi vicini immediati, verso coloro che incontra ogni giorno, e di cacciare la benevolenza lontano, nella circonferenza remota, verso gente che non conosce. La malevolenza diventerà così perfettamente reale, la benevolenza in gran parte immaginaria.

∷ Se qualche debole sospetto della tua esistenza cominciasse a sorgergli in mente, suggeriscigli la figura di qualcosa vestito con il costume scarlatto: non potendo credere in quella cosa, non crederà nemmeno alla tua esistenza.

∷ Il nostro Nemico presto o tardi ritira tutti i sostegni e gli incentivi. Lascia che la creatura stia in piedi sulle sue stesse gambe: egli vuole che essi imparino a camminare, e perciò deve tirar via la mano; e purchè ci sia la volontà di camminare, Egli sembra gradire perfino il loro inciampare.

∷ Fra le persone si presenta di solito qualche pretesto simile agli scherzi, ma la facilità con la quale il minimo motto di spirito produce il riso è una prova che la vera causa non sono gli scherzi. Qualcosa di simile viene espresso in moda di quell’arte detestabile che gli esseri umani chiamano Musica… e qualcosa di simile ha luogo in Cielo.

∷ Devi fare in modo che il tuo paziente possa dire: “Ora m’accorgo di aver trascorso gran parte della mia vita non facendo nè ciò che dovevo nè ciò che mi piaceva.”

∷ Perfino in cose indifferenti è sempre desiderabile sostituire le misure del mondo, o della convenzione, o della moda, al posto di ciò che veramente piace o dispiace a un essere umano.

∷ Colui che gode veramente e disinteressatamente di una qualsiasi cosa nel mondo, per sè stessa, e senza che gliene importi un fico di ciò che ne dice la gente, è per ciò stesso armato contro alcuni dei nostri più sottili modi di attaccare.
Dovresti sempre preoccuparti di far sè che il tuo paziente abbandoni le persone o il cibo o i libri che veramente gli piacciono in favore delle persone “migliori”, del cibo “giusto”, dei libri “importanti”.

∷ Il Nemico ama veramente quei bipedi spelati che ha creato e sempre restituisce con la destra ciò che ha tolto con la sinistra.

∷ Noi vogliamo una razza che non sia felicce ora, ma che usi continuamente come pura esca da collocare sull’altare del futuro ogni vero dono che le viene offerto nel presente.

∷ L’organizzazione parrocchiale dovrebbe essere sempre attaccata perchè, essendo una unità di luogo e non di simpatie, porta insieme gente di diverse classi e di differente psicologia in quel genere di unità che il Nemico desidera.

∷ Gli uomini non si arrabbiano per la semplice sfortuna, ma per la sfortuna che viene concepita come un’ingiustizia. E il senso dell’ingiustizia dipende dalla sensazione che una richiesta legittima è stata negata. Quindi, più saranno le pretese sulla vita che riuscirai a far reclamare dal tuo paziente e più spesso si sentirà ingiuriato, più si sentirà di cattivo umore.

∷ Il “mio” orsacchiotto non è quel caro oggetto sul quale egli immagina di riversare il suo affetto e con il quale sta in una relazione speciale. È “l’orso che posso fare a pezzi se ne ho voglia.”
E lo scherzo consiste nel fatto che per tutto il tempo il vocabolo “mio” in un senso possessivo completo può essere applicato a nulla da parte di un essere umano. Alla fine, o Nostro Padre o il Nemico diranno “Mio” di qualsiasi cosa che esiste. Alla fine si accorgeranno a cui veramente appartenevano il loro tempo, le loro anime e i loro corpi – certo non ad essi, qualsiasi cosa capiti.

∷ Il Rumore è il solo che ci difende da stupidi rimorsi, da scrupoli disperanti, da desideri irraggiungibili.

∷ All’aggettivo immutato, noi abbiamo sostituito “stagnante”. Li abbiamo educati a pensare al Futuro come a una terra promessa che eroi favoriti riescono a raggiungere – non come qualcosa che ciascuno raggiunge alla velocità di sessanta minuti all’ora, qualunque cosa faccia, chiunque egli sia.

∷ Si può insegnare all’uomo, fin da principio, a distribuire i suoi benefici non perchè gli altri si sentano felici nel riceverli, ma affinchè egli stesso si senta disinteressato nel privarsene.

∷ Se ciò per cui prega non avviene si avrà una nuova prova che le preghiere non raggiungono lo scopo. Se avviene sarà naturalmente capace di vedere alcune delle cause fisiche che hanno condotto a quell’effetto che “perciò sarebbe capitato in un modo o nell’altro”.

∷ La prosperità intreccia l’uomo col mondo. La reputazione che aumenta, il circolo delle sue conoscenze che si allarga, il senso dell’importanza, l’urgenza sempre crescente del lavoro piacevole e coinvolgente gli infondono la sensazione di trovarsi proprio a casa sua sulla terra.
La verità è che il Nemico, avendo stranamente destinato questi semplici animali a vivere nel suo stesso mondo eterno, li ha tenuti lontano con un successo abbastanza ben riuscito dal pericolo di sentirsi a casa propria altrove.

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Le Lettere di Berlicche

« Vi sono due errori, uguali e opposti, nei quali la nostra razza può cadere nei riguardi dei Diavoli. Uno è quello di non credere alla loro esistenza. L’altro, di credervi, e di sentire per essi un interesse eccessivo e non sano. I Diavoli sono contenti d’ambedue gli errori e salutano con la stessa gioia il materialista e il mago. »

(C.S. Lewis, Premessa a Le lettere di Berlicche, pag. 3.)

Le lettere di Berlicche (titolo originale The Screwtape Letters), pubblicato a Londra nel 1942 dallo scrittore Clive Staples Lewis, ma originariamente apparso sulle pagine del quotidiano The Guardian, è una racconto in forma epistolare in cui un diavolo anziano, “sua potente Abissale Sublimità il Sottosegretario Berlicche”, istruisce suo nipote Malacoda, un giovane diavolo apprendista tentatore. Noi non vediamo le lettere di Malacoda a Berlicche, ma il loro contenuto può essere dedotto dalle risposte di Berlicche, il quale consiglia Malacoda su come assicurare la dannazione dell’anima di un giovane essere umano a lui assegnato, indicato come il “paziente”, di fronte al Nemico (Dio).

Nonostante Le lettere di Berlicche siano una delle opere più popolari di Lewis, l’autore medesimo affermò: “sebbene non avessi scritto niente altro con tanta facilità, non ho mai scritto con meno divertimento. La facilità di scrittura derivava senza dubbio dal fatto che la trovata delle lettere diaboliche, una volta ideata, si sviluppa spontaneamente […] Potrebbe trascinarvi con sé per mille pagine, se vi lasciaste prendere la mano. Ma per quanto fosse facile immedesimarmi nell’atteggiamento diabolico, non era una cosa divertente, e comunque non per molto. Lo sforzo mi dava una specie di crampo spirituale. […] Ogni traccia di bellezza, freschezza e genialità doveva esserne esclusa. Ancor prima delle fine del libro mi aveva quasi soffocato.”

Lewis aveva promesso solennemente di non scrivere mai un seguito dell’opera per i motivi sopra accennati, ma nel 1959, su invito del Saturday Evening Post, si decise a scrivere un saggio intitolato Il brindisi di Berlicche (titolo originale Screwtape proposes a toast), in cui il protagonista, Berlicche appunto, pronuncia un discorso alla fine del pranzo annuale alla “Scuola Superiore di Tentazione per Giovani Diavoli”, approfondendo alcuni aspetti che nel libro precedente erano stati solo accennati e aggiungendo nuove riflessioni e considerazioni sulla situazione attuale per quanto riguarda le possibili tentazioni e la loro efficacia nei confronti dell’uomo.

Trama
Nel libro sono dunque raccolte le lettere che Berlicche invia, in tempi diversi, al nipote Malacoda. Lo zio offre al nipote una serie di ricchi consigli per dannare le anime degli uomini, soprattutto nei riguardi dei giovani, data l’età dell’anima affidata a Malacoda. Il Nemico (Dio) e suo figlio (Cristo) intervengono prontamente in ogni azione di Malacoda e dunque lo zio è costretto a dilungarsi più volte in tanti temi tipicamente legati allo spirito giovanile, come l’amicizia, l’amore, l’orgoglio, il legame con i genitori, la sessualità, la gola; in ciò Lewis utilizza uno stile assai vario, ma sempre incisivo, affrontando con una teologia ad un tempo benevola ed esigente tutte le tematiche sopra citate.

Dopo la prima lettera, il “paziente” si converte al Cristianesimo, e Malacoda viene severamente rimproverato e minacciato di essere sottoposto alle “punizioni abituali” presso la Casa di Correzione per Tentatori Incompetenti. L’obiettivo di Malacoda è ora quello di minare e indebolire la fede del paziente come anche di tentarlo a commettere esplicitamente dei peccati che possano portarlo alla sua definitiva dannazione. In ciò è riflessa la visuale Cattolico-Anglicana sul “peccato mortale” e sulla salvezza dell’anima. È tuttavia importante sottolineare, che la natura dei peccati espliciti viene qui discussa in modo da compiere una profonda riflessione e una meditazione sulla natura della distanza che il peccato crea tra Dio e l’uomo, al punto che Berlicche afferma che il dolce scorrevole pendio dei piccoli e quasi insignificanti peccati abituali è assai meglio di qualsiasi peccato grandioso ed evidente (come potrebbero essere omicidi, stupri, violenze, atti fortemente antisociali, guerre, ecc.) per il raggiungimento dello scopo diabolico di dannare il paziente.

Per esempio, nella quinta lettera Berlicche distoglie Malacoda dal lasciarsi prendere dall’entusiasmo circa la guerra (è in corso la Seconda Guerra Mondiale, con i bombardamenti della città di Londra ad opera dei Tedeschi). “Naturalmente, una guerra è divertente. L’immediato terrore e la sofferenza immediata degli esseri umani sono un ristoro legittimo e piacevole per le miriadi dei nostri affaticati lavoratori. Ma quale beneficio permanente ci può dare, a meno che noi non ne facciamo uso per portare anime al Nostro Padre di Laggiù? Quando vedo la sofferenza temporale degli esseri umani che poi, alla fine, ci sfuggono, provo una sensazione come se mi fosse stato permesso di gustare la prima portata di un ricco banchetto, e poi mi fosse stato negato il resto. È peggio che non aver gustato nulla.”. In realtà, Berlicche afferma che il costante e continuo richiamo alla morte offerto dalla guerra ha effetti disastrosi per le anime, spingendole a riflettere e meditare sulla caducità della vita e a ricercare ciò per cui valga la pena vivere e morire, e per ciò stesso viene vanificata e resa inservibile una delle migliori armi diaboliche, la “mondanità soddisfatta”.

Nell’ultima lettera avviene che il paziente muore durante un bombardamento aereo, e la sua anima viene salvata ed accolta in Paradiso. Malacoda viene duramente rampognato per essersi lasciato sfuggire un’anima dalle dita e viene consegnato al destino che sarebbe spettato al suo paziente se avesse avuto successo: la distruzione della sua essenza spirituale da parte degli altri demoni. Berlicche risponde alla disperata lettera finale di suo nipote assicurandolo che egli potrà aspettarsi tanto aiuto e soccorso dal suo “sempre più voracemente affezionato” zio quanto se ne sarebbe dovuto aspettare Berlicche stesso se la situazione fosse stata rovesciata: “Sta’ sicuro che il mio amore per te e il tuo amore per me sono simili come due piselli. Io ho sempre sentito un grande desiderio di te, come tu (sciocco, degno di compassione) hai desiderato me. La differenza consiste nel fatto che io sono il più forte. Penso che ora ti daranno a me; o mi daranno un pezzettino di te. Amarti? Ma sì! Non mi sono mai cibato di un bocconcino più squisito. Ti sei lasciato sfuggire dalle dita un’anima. L’urlo della fame resa più acuta per questa perdita riecheggia in questo momento per tutti i gironi nel regno del rumore giù giù fino al trono. Il solo pensiero mi fa impazzire.”.

Lewis non vuole con ciò dare motivo di pensare che, sebbene Malacoda venga distrutto, egli cessi interamente di esistere. In realtà, in un punto delle lettere, Berlicche aveva messo in guardia Malacoda contro l’eccessivo entusiasmo per la sofferenza del paziente, ricordandogli che il dolore dell’uomo sulla terra è temporaneo mentre la sofferenza dell’anima nell’Inferno è eterna.

Il breve saggio successivo alle Lettere di Berlicche, intitolato “Il brindisi di Berlicche”, approfondisce la riflessione di Lewis circa questa “distruzione” dell’anima. La sostanza di ciò consiste nel fatto che ogni essere umano ha, oltre ad un angelo custode, anche un diavolo tentatore particolare. Se la persona assegnata al tentatore finisce la sua vita dannandosi, la sua anima diventa cibo per i demoni. Tuttavia, se invece la persona si salva finendo in Paradiso o in Purgatorio, è lo stesso tentatore ad essere divorato dai demoni. Inoltre, soprattutto le persone particolarmente malvagie (Berlicche cita Farinata degli Uberti, il re Enrico VIII d’Inghilterra, e Adolf Hitler) vengono considerate assai più gustose della maggior parte delle anime che finiscono all’Inferno. Nel suo brindisi infatti, Berlicche approva il recente aumento delle anime che si dannano, ma nello stesso tempo lamenta la loro qualità assai scadente, definendole “scarti che un tempo avremmo gettato a Cerbero ed ai suoi cani perché indegni del pasto diabolico.”.

Il saggio si conclude con la “confortante” considerazione che per fortuna sulla Terra esiste ancora ciò che gli uomini credono sia la “religione”, con le sue infinite possibilità di pervertirsi e condurre perciò alla dannazione innumerevoli anime, ma soprattutto di produrre dei dannati di grosso calibro, estremamente gustosi al palato: “In conclusione, amici miei, sarà un gran brutto giorno per noi quello in cui ciò che gli uomini chiamano “religione” sparirà dalla Terra. È la sola cosa ancora in grado di mandarci bocconcini veramente deliziosi. Il bel fiore del Sacrilegio non può sbocciare che vicino al Sacro. Non c’è luogo dove tentiamo con più successo come sugli scalini degli altari.”.

Spiritualità
Le epistole si presentano come una discussione alternativa della dottrina cristiana raccontata per antitesi. Il tono è molto divertente e così permette con una certa facilità la trattazione di temi molto delicati e non sempre facili da comprendere: in aiuto infatti viene la geniale trovata di mettere il lettore nei panni di Malacoda, per poter così capire con maggior intuizione chi è veramente il cristiano. Difatti l’arma più potente del Nemico contro gli insegnamenti di Berlicche è proprio la Ragione. Di questo viene discusso soprattutto nel primo capitolo, dedicato all’ordinarietà delle cose, nel quale Berlicche sostiene che, assuefacendo le idee del “paziente” (così è chiamata la persona di cui si occupa un demonio), la Ragione verrà presto a mancare.

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Dan Brown rimpiange la famigerata “prostituzione sacra”

 Dan Brown e il suo rimpianto per la “prostituzione sacra“; in buona sostanza la conclusione “originale” di Dan Brown è che Dio sarebbe l’utero della donna!!!

La cosa peggiore agli occhi di Brown è che l’ostilità della Chiesa nei confronti del piacere, del sesso e della donna abbia soppresso il culto della Dea ed eliminato il femminino sacro. Sostiene che il culto della Dea dominasse universalmente il paganesimo precristiano con lo hieros gamos (matrimonio sacro) come rito centrale. In maniera stupefacente, Brown afferma che gli ebrei nel Tempio di Salomone adoravano Yahweh e la sua controparte femminile, la Shekinah, tramite i servigi delle prostitute sacre — probabilmente una versione distorta della corruzione del Tempio dopo Salomone (1 Re 14:24 e 2 Re 23:4-15). Inoltre, egli dice che il tetragramma YHWH deriva da “Jehovah, androgina unione fisica tra il maschile Jah e il nome preebraico di Eva, Havah.
Ma Dan Brown come fa ad essere così ignorante e così in malafede?
Come può Dan Brown reinventarsi la storia a proprio capriccio e usarla come fonte del suo romanzo?
Come potrebbe dirvi qualunque studente del primo anno del corso di Scrittura, Jehovah è in realtà una errata vocalizzazione del sacro tetragramma”YHWH”, del XVI secolo, usata anche nelle loggie massoniche (forse è per questo che Brown la preferisce!!!); la sua corretta vocalizzazione è Yahweh (= “Colui che è”).
La “Dea”, contrariamente a quello che dice Brown, non dominava il mondo precristiano: non le religioni di Roma, i suoi sottoposti barbari, l’Egitto, o anche i territori semitici dove lo hieros gamos era un’antica pratica. Nemmeno il culto ellenizzato di Iside pare aver mai incluso il sesso nei suoi riti segreti.
Contrariamente alle affermazioni di Brown, le carte dei Tarocchi non insegnano la dottrina della Dea. Furono inventate per innocenti scopi di gioco nel XV secolo e non acquisirono associazioni occultistiche fino alla fine del XIX secolo. I pacchi di carte da gioco non hanno alcun simbolismo del Graal. L’idea che i diamanti simboleggino i pentacoli è un deliberato stravolgimento dell’occultista britannico A. E. Waite. E il numero cinque — tanto cruciale per gli enigmi di Brown — ha qualche collegamento con la Dea protettrice ma anche con miriadi di altre cose, inclusa la vita umana, i cinque sensi, e le cinque piaghe di Cristo.
Che Brown sia ignorante è scientificamente dimostrato dalle corbellerie che continuamente vomita … Che Brown sia in malafede è scientificamente provato dal fatto che qualsiasi “Garzantina” dice il contrario di quanto egli “autorevolmente” afferma…
Non sorprende neanche che la massoneria mondiale, sostenuta dalla SONY, abbia speso 4 milioni di dollari al giorno per sostenere pubblicitariamente il film-flop da cui è tratto il “Codice da Vinci“… Una operazione culturale anticattolica di falsificazione della storia senza precedenti… E proprio vero che quando scende la notte il “serpente antico”, Satana, esce allo scoperto con i suoi tirapiedi per combattere contro la “discendenza della donna”, la Chiesa Cattolica…

(liberamente ispirato all’articolo “Smantellare Il Codice Da Vinci” di Sandra Miesel)
(http://www.kattolico.it/Leggendanera/chiesa/davincicode.htm)

Ma è proprio vero che la Chiesa è contro l’amore-eros?
In realtà la Chiesa Cattolica, nella enciclica del 2005  Deus caritas est” di papa Benedetto XVI, mette ben in evidenza, esaltandolo, l’amore-eros nel rapporto uomo-donna:

“Ricordiamo in primo luogo il vasto campo semantico della parola «amore»: si parla di amor di patria, di amore per la professione, di amore tra amici, di amore per il lavoro, di amore tra genitori e figli, tra fratelli e familiari, dell’amore per il prossimo e dell’amore per Dio. In tutta questa molteplicità di significati, però, l’amore tra uomo e donna, nel quale corpo e anima concorrono inscindibilmente e all’essere umano si schiude una promessa di felicità che sembra irresistibile, emerge come archetipo di amore per eccellenza, al cui confronto, a prima vista, tutti gli altri tipi di amore sbiadiscono… All’amore tra uomo e donna, che non nasce dal pensare e dal volere ma in certo qual modo s’impone all’essere umano, l’antica Grecia ha dato il nome di eros. Diciamo già in anticipo che l’Antico Testamento greco usa solo due volte la parola eros, mentre il Nuovo Testamento non la usa mai: delle tre parole greche relative all’amore — eros, philia (amore di amicizia) e agape — gli scritti neotestamentari privilegiano l’ultima, che nel linguaggio greco era piuttosto messa ai margini. Quanto all’amore di amicizia (philia), esso viene ripreso e approfondito nel Vangelo di Giovanni per esprimere il rapporto tra Gesù e i suoi discepoli. La messa in disparte della parola eros, insieme alla nuova visione dell’amore che si esprime attraverso la parola agape, denota indubbiamente nella novità del cristianesimo qualcosa di essenziale, proprio a riguardo della comprensione dell’amore. Nella critica al cristianesimo che si è sviluppata con crescente radicalità a partire dall’illuminismo, questa novità è stata valutata in modo assolutamente negativo. Il cristianesimo, secondo Friedrich Nietzsche, avrebbe dato da bere del veleno all’eros, che, pur non morendone, ne avrebbe tratto la spinta a degenerare in vizio. Con ciò il filosofo tedesco esprimeva una percezione molto diffusa: la Chiesa con i suoi comandamenti e divieti non ci rende forse amara la cosa più bella della vita? Non innalza forse cartelli di divieto proprio là dove la gioia, predisposta per noi dal Creatore, ci offre una felicità che ci fa pregustare qualcosa del Divino? Ma è veramente così? Il cristianesimo ha davvero distrutto l’eros? Guardiamo al mondo pre- cristiano. I greci — senz’altro in analogia con altre culture — hanno visto nell’eros innanzitutto l’ebbrezza, la sopraffazione della ragione da parte di una «pazzia divina» che strappa l’uomo alla limitatezza della sua esistenza e, in questo essere sconvolto da una potenza divina, gli fa sperimentare la più alta beatitudine. Tutte le altre potenze tra il cielo e la terra appaiono, così, d’importanza secondaria: «Omnia vincit amor», afferma Virgilio nelle Bucoliche — l’amore vince tutto — e aggiunge: « et nos cedamus amori» — cediamo anche noi all’amore. Nelle religioni questo atteggiamento si è tradotto nei culti della fertilità, ai quali appartiene la prostituzione «sacra» che fioriva in molti templi. L’eros venne quindi celebrato come forza divina, come comunione col Divino. A questa forma di religione, che contrasta come potentissima tentazione con la fede nell’unico Dio, l’Antico Testamento si è opposto con massima fermezza, combattendola come perversione della religiosità. Con ciò però non ha per nulla rifiutato l’eros come tale, ma ha dichiarato guerra al suo stravolgimento distruttore, poichè la falsa divinizzazione dell’eros, che qui avviene, lo priva della sua dignità, lo disumanizza. Infatti, nel tempio, le prostitute, che devono donare l’ebbrezza del Divino, non vengono trattate come esseri umani e persone, ma servono soltanto come strumenti per suscitare la «pazzia divina»: in realtà, esse non sono dee, ma persone umane di cui si abusa. Per questo l’eros ebbro ed indisciplinato non è ascesa, «estasi» verso il Divino, ma caduta, degradazione dell’uomo. Così diventa evidente che l’eros ha bisogno di disciplina, di purificazione per donare all’uomo non il piacere di un istante, ma un certo pregustamento del vertice dell’esistenza, di quella beatitudine a cui tutto il nostro essere tende” (NN°2,3,4).

Qual è il vero scopo “esoterico” di Brown?
In realtà Brown esaltando la “prostituzione sacra” ripropone apertamente la “mistica” della magia sessuale, dove la donna è solo un oggetto, che trae la “propria filosofia di vita e la propria giustificazione dall’esoterismo, che, da sempre, è impastato di attività che, in qualche modo, si rifanno ad un atteggiamento di “adorazione” della “forza sessuale”, vista sempre come mezzo indispensabile per entrare in contatto con il “divino”, quindi con i “poteri”, ossia con la capacità di dominare non solo le forze della natura, ma anche di dominare la storia e la vita degli altri uomini. In poche parole: diventare Dio. Le radici teoriche di questa filosofia affondano sia nel Panteismo, che nello Gnosticismo e si mescolano liberamente sia con il Tantrismo orientale che con l’antica magia rinascimentale nostrana…” (Tarcisio Mezzetti, …come leone ruggente, 2004, ELLEDICI, p.115)

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Tanto mistero per un best seller annunciato

27/05/2013

Dan Brown, 48 anni, americano.

Dan Brown, 48 anni, americano.

Uscito martedì 14 febbraio in contemporanea mondiale nei diversi Paesi (in Italia per i tipi di Mondadori), il nuovo libro di Dan Brown, Inferno, è già in testa alle classifiche. Nelle prime pagine qualcuno sta fuggendo sulle rive dell’Arno e in mezzo alle bancarelle dei venditori ambulanti di Firenze. Ritroviamo poi una vecchia conoscenza, il professor Robert Langond, l’esperto di simbologia religiosa dell’Università di Harvard, che nei precedenti romanzi dello scrittore statunitense (Il codice da Vinci, Angeli e demoni, Il simbolo perduto), si trovava a dipanare, con le armi della cultura, dell’intuizione e di una smodata dose di fortuna, complessi enigmi e misteri a chiave.

Ora Langdon si sveglia da un incubo, ma scopre di trovarsi in un ospedale fiorentino. Non ha memoria di come sia finito nella città toscana, dal Massachusetts, dove insegna, ma ha la certezza di essere in pericolo, perché una cosa gli sembra di ricordarsela: per strada una donna, armata di una pistola con il silenziatore, ha cercato di ucciderlo. Chi è questa donna? Perché sta cercando di attentare alla vita del professore? Domande legate a una trama complicata, ricca di colpi di scena e di svolte inattese.

Al centro della storia, un mistero che ha a che fare con Dante Alighieri e, appunto, con il suo Inferno, la prima cantica della Divina Commedia. Non si può dire che l’immediato successo della nuova opera di Dan Brown sia qualcosa di sorprendente: i suoi milioni di lettori sparsi per il globo (200 milioni sono le copie sinora vendute dei suoi libri) erano stati preparati alla pubblicazione di questo best-seller annunciato, attraverso un’abilissima strategia di marketing iniziata diversi mesi prima. Basti pensare che lo stesso titolo del romanzo è stato da lui rivelato attraverso una serie di tweet successivi (il suo hashtag è #DanBrownTODAY) ognuno dei quali scopriva un tassello di un’immagine oscurata sul sito Today.com, finché è stato possibile leggere per intero la parola “Inferno”.

Massima, fino all’uscita, era stata infatti la segretezza che circondava l’operazione. L’editore americano di Dan Brown, Doubleday, aveva fatto firmare a chiunque fosse venuto a contatto con il testo a tutti i livelli della catena produttiva (redattori, traduttori, tipografi, stampatori) un contratto che lo vincolava a un totale riserbo, con penali salatissime in caso di mancata osservanza anche solo di una clausola. Le stesse copie, una volta stampate e rilegate, sono state custodite fino a martedì scorso dal più importante portale di vendita di libri on-line, Amazon.com, in un capannone sorvegliato da vigilantes armati ventiquattr’ore su ventiquattro.

Lo stesso Dan Brown è molto schivo e restio alle interviste (ma è annunciata una sua conferenza stampa a Firenze il prossimo 6 giugno). Quando lo abbiamo incontrato in una delle rare occasioni in cui si è concesso alla stampa (la presentazione italiana del suo romanzo precedente, Il simbolo perduto), ci aveva confessato di essere piuttosto allergico ai clamori massmediali, perché l’eccesso di popolarità con tutto ciò che ne consegue finisce per turbare la concentrazione necessaria alla scrittura. “Con il successo”, ci aveva detto, “la mia vita privata è mutata in maniera sostanziale: ho molti più soldi, sono al centro dell’attenzione mediatica, viaggio in tutto il mondo. Sperò posso dire che non è cambiato il mio rapporto con la scrittura. Mi alzo tutte le mattine alle 4, lavoro 6 giorni su 7, per ogni pagina che scrivo ne butto altre 10. Ai miei personaggi, quando scrivo, non importa sapere quante copie ho venduto e quanto sono ricco e famoso. Continuano a essere esigenti con me. Perché possano risultare credibili, mi chiedono sempre molto lavoro”.

Una disciplina spartana che Dan Brown continua a imporsi nonostante le cifre da capogiro delle vendite dei suoi libri e dei diritti derivanti dalle fortunatissime trasposizioni cinematografiche
(con Tom Hanks nei panni di Robert Langdon). Da quando è uscito Il codice da Vinci, esattamente dieci anni fa, Dan Brown si è rintanato nella sua casa sull’Oceano a Rye Harbor, una cittadina del New Hampshire, dove vive con la moglie Blythe Newlon (60 anni, mentre lui ne ha 49), il suo braccio destro, che svolge le ricerche preparatorie per i suoi libri e che – azzardano i maligni – forse di tanto in tanto ne scrive interi capitoli. Ma lui alle critiche risponde facendo spallucce. “I critici di cui mi fido di più”, ci ha detto, “sono i miei lettori”. Lettori che anche questa volta, a leggere i dati relativi alle vendite, lo stanno premiando in maniera impressionante.

Roberto Carnero
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UN GIORNALISTA SPAGNOLO ATTACCA IL BESTSELLER MONDIALE, DEFINENDOLO ANTICRISTIANO
Recentemente è stato pubblicato in Italia un romanzo dal titolo “Il Codice Da Vinci” (Dan Brown. Ed. Mondadori). Con la scusa di aver scritto un racconto di fantasia, l’autore presenta un’immagine molto negativa della Chiesa Cattolica e dell’Opus Dei, che per nulla corrisponde alla realtà.

Capo d’accusa: Un libro libertino che nega l’esistenza di Dio. José Antonio Ullate Fabo, mite giornalista e scrittore, cattolico di Navarra, ha assunto sulle sue spalle il grato compito di stroncare il Codice da Vinci, planetario bestseller di Dan Brown, rilevandone, afferma, «gli innumerevoli, grossolani errori» e la «spiritualità da bar».

Mino Vignolo // Corriere della sera
28 Gennaio 2005

Ullate ha scritto «La verdad sobre el Codigo da Vinci» (La verità sul Codice da Vinci, pubblicato in Spagna dalle edizioni LibrosLibres) ottenendo a sua volta un largo successo sul mercato spagnolo . In Italia uscirà a maggio per l’editore Sperling & Kupfer.

Ullate sostiene che la spinta a scrivere è nata dalla sua volontà di chiarire gli equivoci provocati dal bestseller e così instaurare un dialogo con i lettori di Dan Brown, soprattutto quelli cattolici che si sono lasciati sedurre dall’americano. «Mi ha colpito – dice – l’ingenuità dimostrata dagli innumerevoli lettori cristiani attratti dal libro, ritenuto un ritratto veritiero del primo Cristianesimo e della Chiesa cattolica, un’operetta innocua. E’ solo un romanzo, sostengono gli ingenui, e via a raccomandare il libro ad amici e conoscenti. Ma proprio dall’ingenuità nasce il danno maggiore, perché un romanzo può far vacillare la fede in gente che si pone di fronte alla religione in modo superficiale. Il lettore di oggi è meno critico rispetto ai lettori delle precedenti generazioni».

Il romanzo, spiega José Antonio Ullate, si fonda su credenze esoteriche, su una forma di panteismo gnostico che nega l’esistenza di un Dio trascendente, su un’etica libertina che inneggia alla libera sessualità: ognuno può fare ciò che vuole del suo corpo, alla ricerca del massimo piacere. Un culto della vita che lascia ai margini la moralità. Nel Codice, Gesù non ha natura divina, è sposato con Maria Maddalena ed ha discendenza, la Chiesa è un’organizzazione maschilista nata per occultare la verità su Cristo, i Vangeli sono fabbricati su ordine dell’imperatore Costantino per ragioni di potere.

«Poi si parla del Santo Graal, dei Merovingi, dei Templari, del Priorato di Sion, di Leonardo da Vinci, della caccia alle streghe, dell’Opus Dei, fino ad arrivare a Mitterrand. Ne uscirà un filmone spettacolare con Tom Hanks come protagonista…». Ullate si accende di indignazione pensando alla prossima pellicola hollywoodiana. «Tutti questi argomenti – afferma – ridotti a un guazzabuglio trattato in modo superficiale e con volgari errori dovrebbero mettere in guardia il lettore cristiano che non si accorge come, dietro un’impalcatura cosi debole, si nasconde la volontà sistematica di portare un attacco al cuore del Cristianesimo. Non sanno che dietro l’astuto thriller si nasconde la voglia di distruggere la dottrina cattolica e la storia della Chiesa».

Lo storico e sociologo americano Philip Jenkins, nel libro “Anticattolicesimo, Ultimo pregiudizio accettabile”, ritiene che il romanzo di Brown sia un esempio di pregiudizio anticattolico. Che cosa sarebbe accaduto, se Dan Brown avesse scritto un libro contro l’Islam con la stessa potenza di fuoco utilizzata dal Codice da Vinci contro il Cristianesimo? «Non posso immaginare – risponde con un amaro sorriso – che cosa sarebbe successo al signor Brown se avesse offeso l’Islam come ha offeso Gesù e il Cristianesimo. La reazione dei musulmani sarebbe stata molto violenta. I dogmi religiosi sono intoccabili e la loro difesa può non essere razionale. Comunque, sono sicuro che nessuno avrebbe osato scrivere un libro del genere per timore delle reazioni, anche fisiche».

Ullate non è particolarmente contento della situazione politica in Spagna. In una recente intervista ha definito il Codice da Vinci «letteratura alla Zapatero», riferendosi alle iniziative del capo del governo spagnolo a proposito dei matrimoni gay, il divorzio, l’aborto, le ricerche sugli embrioni. «Sono colpito come cattolico – afferma – e disgustato perché queste riforme laiciste sono il sintomo di una crisi morale e intellettuale. Si va verso la distruzione della famiglia e della istituzione matrimoniale».

Il “Codice Da Vinci” e la Chiesa Cattolica
Recentemente è stato pubblicato in Italia un romanzo dal titolo “Il Codice Da Vinci” (Dan Brown. Ed. Mondadori). Con la scusa di aver scritto un racconto di fantasia, l’autore presenta un’immagine molto negativa della Chiesa Cattolica e dell’Opus Dei, che per nulla corrisponde alla realtà. Riportiamo una selezione di commenti usciti sui principali giornali inglesi e statunitensi e parte dell’articolo pubblicato su Panorama (6 novembre 2003). A destra i link agli articoli originali.
The Times (Londra)
Santa farsa di Peter Millar
21 giugno 2003“Questo libro è, senza dubbio, il più stupido, inesatto, poco informato, stereotipato, scombinato e popolaresco esempio di pulp fiction che io abbia mai letto”.“Ne L’eredità Scarlatti, ‘Il Circolo Matarese’ e ‘L’Inganno Prometheus’ Robert Ludlum creò una trama de complotti stravaganti che avevano come protagonisti personaggi di cartapesta che intavolavano dialoghi ridicoli. Dan Brown, temo, sia un suo degno successore”.“E’ già negativo che Brown molesti il lettore con riferimenti “New Age” (…) ma in più lo fa anche male”.“Gli editori di Brown hanno avuto un manciata di elogi brillanti da scrittori di fiction americane, quelli di terza categoria. Posso solo affermare che il motivo di questa esagerata lode deriva dal fatto che quando le loro opere verranno confrontate con questo libro sembreranno opere eccelse”.* * *Catholic News Service
Una storia travestita da Storia nel “Codice Da Vinci” di Joseph R. Thomas
6 giugno 2003”Il ‘Codice Da Vinci’ è un romanzo estremamente lungo e esagerato (…).Deforma la storia della Chiesa sotto un travestimento moderno dell’antica eresia Ariana, mischiando scampoli di fatti storici e pseudo-storici”.“Brown mescola fatti reali con speculazioni gratuite e fantasie in maniera tale che il risultato finale acquista facilmente una certa verosimiglianza. In uno scrittore, questa è un capacità di gran valore. Ma, come ogni capacità, può essere utilizzata in modo disonesto”.

“Nel “Codice Da Vinci” questa capacità viene usata per mettere in dubbio le basi della fede cristiana e attaccare la Chiesa attraverso un genere – quello del romanzo –nel quale una persona generalmente non si aspetta di trovare argomenti nascosti come verità storiche”.

* * *

Chicago Sun Times
Attacco contro i cattolici, di nuovo di Thomas Roeser
27 settembre 2003

“Nella nostra società “corretta”, una dichiarazione razzista, antisemita, contro gli omosessuali o le donne può squalificare uno scrittore per molto tempo. Ma non succede così con gli insulti a Cristo e ai suoi discepoli. Paradossalmente: scrivere un lungo libro su una cospirazione cattolica piena di falsità garantisce abbondanti benefici e notorietà”.

“Il romanzo mescola realtà e finzione, in forma docudrammatica e scaglia attacchi senza fondamento contro il cattolicesimo”.

“La presunta analisi di Brown attinge alle fonti del femminismo estremista”.

“Queste eccentriche congetture si mescolano con fatti e ricerche mal fatte”.

“Il romanzo fa parte di un genere che presenta il ripugnante stereotipo di un cattolicesimo plebeo. L’odio verso il cattolicesimo impregna tutto il libro, ma le peggiori invettive sono rivolte all’Opus Dei”.

* * *

New York Daily News
Codice caldo, critiche ardenti di Celia McGee
4 settembre 2003

“Il romanzo ha un grande debito verso due precedenti opere di ricercatori dilettanti: ‘The Templar Revelation: Secret Guardians of the True Identity of Christ’ e ‘Holy Blood, Holy Grail’, una speculazione gratuita sulla Passione di Cristo. I due lavori sono stati screditati dalla maggior parte dei seri ricercatori”.

“I suoi grossolani errori possono sorprendere solo un lettore poco istruito”.

* * *

New York Times
Smaschera “Il Codice Da Vinci” a Leonardo? di Bruce Boucher
3 agosto 2003

“Più che un film, quello che Brown ha creato sembra un’opera di spionaggio. E qui viene a proposito una frase di Voltaire: ‘Se qualcosa è troppo stupido per essere detto, almeno sempre potrà essere cantato”.

* * *

Our Sunday Visitor
“Il Codice Da Vinci” un attacco al Cattolicesimo” di Amy Welborn
8 giugno 2003

“Il Codice Da Vinci” non aggiunge nulla, benché forse rafforzi la pazienza del lettore. Inoltre non si tratta di un mistero reale, e lo stile è spasmodicamente banale, anche per il genere della fiction. E’ pretenzioso, fanatico”.

“Pochissime cose di questo racconto sono davvero originali. La maggior parte provengono dal fantasioso lavoro “Holy Blood, Holy Grail”, presentato come storico, e il resto sono stralci di ridicole e vecchie teorie esoteriche e gnostiche”.

“Il modo di Brown di trattare la Chiesa Cattolica Romana è poco originale. Ripete acriticamente falsità e distorsioni, come per esempio quella che la Chiesa fu responsabile dell’uccisione di cinque milioni di streghe condannate nel Medioevo”.

“Siam odi fronte a un giallo di scarsa qualità. Ci sono ben pochi passaggi degni di nota”.

* * *

Pittsburgh Post-Gazette
Sospetti sul best-seller Da Vinci Code di Frank Wilson (Philadelphia Inquirer)
31 Agosto 2003

“Il Codice Da Vinci è inesatto fin nei più piccoli particolari (…) i fedeli dell’Opus Dei non sono monaci né portano l’abito”.
“Di per sé il libro è un attacco al Cristianesimo”.

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Weekly Standard
Dei nuovi: un paio di bestseller sulla religione. di Cynthia Grenier
22 settembre 2003

“Chiamatemi pure scettica, ma non sono disposta a comprare questo romanzo. I riti che descrive sono il frutto di un miscuglio di racconti immaginari”.

“Se è convinto che il Sacro Graal cercato dai cavalieri del Re Artù sia veramente il ventre della Maddalena, allora il “Codice Da Vinci ” è il libro che fa per lui”.

“Per favore, qualcuno fornisca a quest’uomo e ai suoi editori le lezioni di base sulla storia del cristianesimo e una cartina geografica”.

“Sono davvero audaci l’autore e i suoi editori nel pretendere di raccontare una storia vera limitandosi semplicemente a citare qua e là personaggi reali e storici”.

* * *

Omicidi firmati Da Vinci
di Sabrina Cohen
Al centro del romanzo è quella che Brown considera la più grande congiura degli ultimi 2 mila anni. Sullo sfondo, la possibilità che alla base della religione cristiana ci sia un errore storico. (…)
Nel libro si accenna più volte alla possibilità che la Chiesa abbia cercato di nascondere un legame tra Gesù e Maria Maddalena. Ed è uno dei punti sui quali anche il reverendo James Martin, direttore del settimanale cattolico America, ha mosso le maggiori critiche.
Dagli inizi di settembre gli attacchi a proposito dell’accuratezza delle informazioni riportate da Dan Brown nel testo si sono moltiplicati, tanto da spingerlo a non concedere altre interviste. A suo dire il romanzo si baserebbe su fatti, non su finzioni. I quadri, i luoghi, i documenti storici e le organizzazioni descritte nel libro esistono, possono essere visti sui libri d’arte o sul suo sito. (…)
L’interesse per le società segrete è frutto delle esperienze che Brown ha avuto nella vita. Quanto al gusto di scrivere in tali termini del Vaticano e dell’Opus Dei, deve avere influito la passione dell’autore per i fatti insoliti e per le trame venate di misteri millenari (…).
Ma proprio il ritratto che Brown fa dell’Opus Dei, l’organizzazione della Chiesa fondata da Josemaría Escrivá nel 1928, costituita come prelatura personale della Chiesa cattolica da Giovanni Paolo II nel 1982, ha attirato su Brown le critiche di molti.
Per la stampa cattolica americana, in particolare, le accuse rivolte all’Opus Dei sono semplicemente fandonie. Lo scrittore infatti raffigura la Prelatura dell’Opus Dei come una sorta di setta mistica, in cui le donne non avrebbero alcun potere. Tutto viene estremizzato nella descrizione del nuovo quartier generale di New York, un palazzo di 17 piani situato nel cuore di Manhattan. Lo scrittore criminalizza perfino la disposizione delle porte d’ingresso, cercando aspetti ambigui.
Il portavoce della sede di New York, Brian Finnerty, smentisce il fatto che il palazzo in Lexington Avenue descritto nel romanzo sia la residenza di «monaci» dell’Opus Dei. Fantasiosa, poi, l’idea che i membri debbano mantenere intatto il mistero che circonda il Sacro Graal a costo della vita, o uccidere per averlo. Inverosimile che l’Opus Dei possa decidere di far assassinare a sangue freddo chi mettesse in pericolo la sacralità della religione cristiana. (…)
Nel Codice Da Vinci è la religione cristiana a rivestire un ruolo fondamentale: attorno a essa ruota il segreto del codice di Leonardo. «Sono cristiano, anche se non nel senso tradizionale del termine. Mi considero uno studente di molte religioni» dice Dan Brown, che scrive soprattutto alle prime luci dell’alba. Non si considera eccentrico anche se si sveglia alle 4 per scrivere. «Se inizio a scrivere più tardi» conclude «ho la sensazione di perdere la parte più produttiva della mia giornata». Sulla scrivania un orologio che, ogni ora, gli ricorda che è il momento di fare una pausa per sgranchire le braccia e le gambe.
Altri segreti? Sua grande passione è rimanere appeso con le gambe per aria, perché gli dà la sensazione di risolvere le in sospeso guardandole da una prospettiva diversa. Col sangue alla testa.
(Panorama – 6 novembre 2003)
Recensioni
«Codice» di procedura mentale
Il giallo del Louvre, scritto male, pieno di corbellerie scientifiche e pseudoreligiose, fa leva sulla voglia di evasione e sulla spiegazione esoterica della realtà. Le possibili ragioni del successo di Dan Brown e le differenze rispetto all’altro fenomeno, il mago Harry Potter.
Goffredo Fofi // Il Sole 24 Ore
06 Febbraio 2005
Il codice da Vinci e altri falsi
“Il libro di Dan Brown viaggia verso i venti milioni di copie. Eppure rifrigge vecchie storie: inventate, un tempo, per vanità spirituale e intellettuale; oggi, per i soldi. Un’offesa all’intelligenza“. Riportiamo una sintesi della recensione di Antonio Maria Baggio.
Antonio Maria Baggio //Città Nuova
17 Gennaio 2005
«Dan Brown seduttore»: cattolici contro il Codice da Vinci

Nel bestseller, secondo i tradizionalisti, si attacca la fede. In Spagna esce un libro per contestarlo.

Enzo Di Mauro // Il Corriere della Sera
08 Dicembre 2004

Codice Da Vinci: molti soldi, poca qualità
Per l’arcinoto “best-seller” di Dan Brown compaiono puntualmente le accuse di plagio. Ma è anche il momento per soffermarsi sui (futili) motivi che ne hanno decretato il successo mondiale con 12 milioni di copie vendute.
Alessandro Zaccuri // Letture
01 Novembre 2004
Codice da Vinci al rogo
L’autore diventerà il Salman Rushdie dei cristiani? In Libano il successo editoriale dell’anno è stato bandito dopo una protesta dei vescovi locali,Tre autorevoli esponenti della Chiesa cattolica prendono posizione sul “caso Dan Brown”.
Paolo Pivetti // Madre
01 Agosto 2004
Quel Codice truffaldino
Una delle (troppe) bufale di Dan Brown è che l’Inquisizione «ha bruciato 5 milioni di donne». Anatomia di un bluff anticattolico studiato a tavolino. Un fenomeno (da manuale) di manipolazione (nella distrazione dei media) della buona fede popolare
Feyles Giuseppe // TEMPI
16 Settembre 2004
 
“The Da Vinci Code”, la Chiesa Cattolica e l’Opus Dei
Comunicato dell’Ufficio Informazioni della Prelatura dell’Opus Dei di New York sul “The Da Vinci Code”.

Nel marzo di quest’anno Doubleday ha pubblicato un romanzo di Dan Brown, The Da Vinci Code. Il romanzo si fonda sull’idea che Gesù abbia sposato Maria Maddalena e che il nucleo centrale dell’insegnamento della Chiesa Cattolica sulla divinità di Cristo e sulla sua Resurrezione sia un antico inganno.

The Da Vinci Code è un opera di fantasia. Malgrado il taglio dato dalla campagna promozionale del libro e il suo intento di presentarsi come autentico sapere scientifico, la verità è che il romanzo distorce i dati storici sul Cristianesimo e sulla Chiesa Cattolica e dà un quadro completamente irreale dei membri dell’Opus Dei e della loro vita.

Per esempio, The Da Vinci Code presenta come vera l’assurda affermazione che l’imperatore Costantino nel IV secolo abbia inventato la dottrina della divinità di Cristo, mentre già il Nuovo Testamento e gli scritti della primitiva comunità cristiana manifestano la fede nella divinità di Gesù. Analogamente, il romanzo afferma che fu Costantino a scegliere di inserire i 4 Vangeli nella Bibbia, quando è noto che erano già da molto tempo considerati come autentici.

The Da Vinci Code inoltre dà una bizzarra e distorta immagine dell’Opus Dei. Le numerose inesattezze vanno dai semplici ed evidenti errori all’indegna e falsa rappresentazione di comportamenti criminali e patologici. Per esempio, il romanzo descrive membri dell’Opus Dei che praticano macabre mortificazioni corporali, che uccidono persone; afferma che la Prelatura usa mezzi di coercizione e il lavaggio del cervello; fa credere che l’Opus Dei abbia narcotizzato i suoi nuovi membri per indurli a nuove esperienze religiose, e insinua che abbia prestato garanzie alla banca Vaticana in cambio del proprio costituirsi in prelatura personale. Tutte queste affermazioni sono assurde e senza fondamento.

In breve, The Da Vinci Code è una “fiction”. Promuoverlo a qualcosa in più, sarebbe disonesto per i lettori del romanzo e irrispettoso nei confronti della fede di milioni di cattolici e di altri cristiani.

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on è un segreto che la Cristianità negli USA, UK e in altre nazioni, in modo sempre più crescente sia sotto un feroce attacco dei media, nelle scuole, nelle corti ed infine spesso persino nelle chiese. In una cultura che che cerca sistematicamente di gettare discredito su Cristo e la Sua Parola, il teologo (e pastore dell’area di Chicago) Dr. Erwin Lutzer ha fatto questa osservazione: “Il Codice Da Vinci è l’attacco più grave contro il Cristianesimo che abbia mai potuto testimoniare.”[1]Alla luce di una affermazione così forte, diamo uno sguardo da vicino al romanzo di Brown così grandemente popolare, e al suo omonimo film che sarà a breve rilasciato nonchè al possibile impatto sulla chiesa e sulla cultura.

Il Romanzo

Copyrighted photo.Anche se Dan Brown vuol farci credere che “tutte le descrizioni delle opere d’arte, dell’architettura, dei documenti e dei riti segreti contenuti in questo romanzo siano accurati,”[2] Il Codice Da Vinci, resta un opera di finzione, completa di bravi ragazzi, cattivi ragazzi e piccole scappatelle. Il suo protagonista, il crittologo Harvard Robert Langdon ha un carattere abbastanza passivo, e un po’ complessato. Anche la trama così intricata è nel peggiore dei casi prevedibile e il copione anche se di quando in quando sembra abbastanza buono, in definitiva è scadente. Come finzione “popolare” sarà anche un intrattenimento passabile,[3] ma difficilmente può essere il tipo di romanzo che resiste il test del tempo per poter diventare un classico. Nel frattempo Il Codice Da Vinci è diventato di fama mondiale.

La grande attrattiva di questo romanzo altrimenti fallimentare, è la sua teoria centrale di una cospirazione che molto semplicemente porta a farci vedere Gesù sposato a Maria Magdalena. Dopo la morte di Gesù, Maria presumibilmente fuggì lontano col loro figlio diventando col tempo un simbolo “femminile sacro” dell’antico paganesimo.

Questa teoria non è qualcosa di nuovo per Dan Brown; ogni studente serio di storia ecclesiastica ha familiarità con questa antica (benché aberrante) tradizione che è stata ritenuta da lungo tempo come una eresia dai cattolici e similmente dai protestanti.[4] Comunque, è sufficente solo scavare (e nemmeno tanto in profondità) nella base “storica” di questa tradizione per convincersi che sia veramente finzione.

Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln[5] riguardo alla loro ricerca hanno fatto questa sorprendente ammissione:

Abbiamo semplicemente cercato di vagliare attraverso [i Vangeli] — per localizzare certi frammenti di una possibile o probabile verità… frammenti che potessero attestare il matrimonio tra Gesù e la donna conosciuta come la Maddalena. …Al fine di trovarli, realizzammo che saremmo stati costretti a leggere tra le righe, a colmare certi vuoti, a rendere conto di certe cesure ed ellissi. Avremmo dovuto aver a che fare con omissioni, insinuazioni, con referenze che nel miglior caso erano devianti. [6]

Copyright, Universal StudiosMa l’assalto contro Cristo e La Sua Parola, La Bibbia, nel Codice Da Vinci va molto più in profondità di una semplice rimessa in discussione di una antica teoria di cospirazione. Seminando nella mente del lettore il seme del dubbio riguardo a come la Bibbia si è formata, il romanzo—e presumibilmente anche il film—diventa un assalto diretto contro l’autorità della Scrittura. Secondo Leigh Teabing, storico di narrativa di Mr. Brown,[7] l’Imperatore Romano Costantino selezionando tra gli antichi vangeli scelse quello che si aggradava meglio alla sua agenda politica creando così ciò che noi oggi chiamiamo Bibbia mentre dall’altro lato volontariamente sopprimeva altri documenti più degni di merito.[8] (In realtà, il canone della Scrittura non fu affermato che dopo la morte di Costantino durante un altro concilio di chiesa—il Concilio di Nicea ai giorni di Costantino fu indetto principalmente per quanto riguardava la deità e la natura di Cristo.) La lezione storica “narrativa” di Brown è una frode pseudo-accademica che è gia stata ripetutamente confutata dagli studiosi della storia e della bibbia.[9]

Il libro menziona di un certo Leonardo Fibonacci di Pisa, matematico del tredicesimo secolo il quale scoprì la serie di numeri dalla caratteristica assai curiosa.La sequenza di Fibonacci inizia dalla coppia di numeri zero e uno, poi ogni numero successivo in sequenza è il risultato della somma dei due numeri precedenti (0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, etc.). Dopo una certa serie di questi numeri, il rateo tra ogni coppia di numeri in sequenza è di 1.618 (cioè, il secondo numero è 1.618 volte più grande del numero precedente).

Cosa rende questa scoperta così significativa e come si relaziona alla controversia sulla creazione/evoluzione? Il rateo 1.618, conosciuto dagli antichi Greci come la Proporzione Divina o Rateo Dorato, si trova virtualmente ovunque, sia in natura che nell’arte, nella musica e nella architettura. Si presenta in forma di spirale come nelle pigne, negli ananas, nei crostacei, nelle corna, nei girasoli ed in molti altri; è il rateo che troviamo nelle ossa delle nostre dita, braccia e gambe. Il numero di foglie o petali delle piante spesso è una sequenza di Fibonacci; ecco perché un fiore con cinque petali appare più gradevole all’occhio di uno con quattro.

La nostra percezione della bellezza è molto spesso (incosciamente) basata sul rateo 1.618. Sapendo questo, i compositori e gli artisti—incluso Leonardo da Vinci—frequentemente basano i loro lavori sulla Proporzione Divina. Mentre molte asserzioni di Brown riguardo a questo fenomeno sono discutibili o assolutamente false,* l’ubiquità della Proporzione Divina o phi, in natura è molto ben documentata. Risulta difficile immaginare una più potente evidenza di progettazione divina, sebbene la figura finzionale di Mr Brown tragga la conclusione errata.**


* L’asserzione di Brown ad esempio, dice che il rateo femminile-maschile tra le api da miele di “ogni alveare del mondo” è phi; Brown, p. 94.

** Quando gli antichi scoprirono PHI, furono certi di aver inciampato sul fondamento di Dio per il mondo e di conseguenza adorarono la Natura a motivo di quello.” Brown, p. 95.

Idealmente, solo l’ingenuo si lascerà attrarre da tali asserzioni fatte all’interno di un opera narrativa cioè di finzione; la triste verità comunque è che molte persone sono già ingenue sulla Parola di Dio e ancor peggio, molti sono alla ricerca disperata di una scusa per non crederla e ubbidirla.[10] Per esse, tutte le falsità abilmente presentate nel Codice Da Vinci diventano le giustificazioni delle quali avevano bisogno per continuare a rinnegare l’autorità della Bibbia.

Ironicamente, è in questo contesto che ai molti lettori verrà in primo luogo presentato l’affascinate tema della “Sequenza di Fibonacci o Proporzione Divina.” Vedi il riquadro qui a lato per saperne di più su questa straordinaria prova a sostegno della creazione e non dell’evoluzione.

L’assalto

Il Codice Da Vinci è stato etichettato correttamente dal Pastore Lutzer come “il più grave assalto al Cristianesimo” dei nostri tempi? In un certo senso egli si è avvicinato alla verità infatti il più grande attacco contro la Cristianità e Gesù Cristo è ed è sempre stato, quello diretto contro la Parola di Dio. Comunque, in questa guerra, Il Codice Da Vinci non è che un piccolo dente di una ruota dentata molto più grande. Quanti teologi e leader Cristiani si sono ritrovati a puntare un arma contro una mediocre opera di finzione e allo stesso tempo hanno continuato ad insegnare che la Parola di Dio non può essere considerata affidabile in tutti i 66 libri come in particolare la Genesi? Il Codice Da Vinci un giorno non sarà più in voga ma allo stesso tempo le generazioni di Cristiani continueranno a slittare sempre più giù in quel pendio così sdrucciolevole della miscredenza che ha il suo inizio con la compromissione. È solo su questo campo di battaglia che va intrapresa la vera guerra.

Sia che il non credente scelga o meno di leggere (con discrezione) Il Codice Da Vinci o di guardare prossimamente il film, rimane l’imperativo di essere informati su tutti gli aspetti dell’assalto contro la Parola di Dio—in qualunque forma essa sia—e di “essere preparati a dare una risposta” (1 Pietro 3:15) in modo da superare ogni ostacolo al vangelo di Gesù Cristo con gentilezza e intelligenza.

Riferimenti e note

  1. Come da citazione su http://www.cnn.com/2006/SHOWBIZ/books/03/28/life.davinci.reut/index.html, 28 Marzo 2006.
  2. Dan Brown, Il Codice Da Vincie (New York: Doubleday, 2003) p. 1.
  3. In opposizione alla finzione che viene classificata “letteratura”; una distinzione usata da autori ed editori.
  4. ho incontrato per la prima volta questa teoria studiando il Nuovo Testamento in un collegio universitario della Bibbia; l’ho incontrata poi una seconda volta in un’altra opera di finzione la quale pre-datava Il Codice Da Vinci di parecchi anni.
  5. Autori di Holy Blood, Holy Grail Delacorte Press, 1982; Baigent e Leigh persero recentemente una causa contro Brown per violazione di copyright.
  6. Come da citazione su http://www.equip.org/free/DH228.htm.
  7. Teabing è un anagramma di Baigent. È ironico che Brown scelse di nominare così il suo “esperto” e questo dopo la recente vertenza contro di lui da parte di Michael Baigent e Richard Leigh, (vedi le note in calce 5).
  8. Brown, pp. 231-235.
  9. Sono disponibili molti articoli e libri eccellenti che confutano sonoramente le dichiarazioni fatte da Dan Brown. Una risorsa particolarmente utile è The Real History Behind The Da Vinci Code testi dello storico (secolare) Sharan Newman, Berkeley Books, New York, 2005. In ogni caso, per favore cercate di utilizzarlo—come anche tutti gli altri strumenti—come se foste dei Bereani (Atti 17:11).
  10. Romani 1:25.

Translated by: Maurizio Visioli

Autrice: Melinda Christian, Answers in Genesis USA

Text copyright © 2006, Answers in Genesis USA, All Rights Reserved — ad eccezione di quanto annotato sull’allegato “Usage and Copyright”, pagina che assegna agli utenti di ChristianAnswers.Net ampi diritti di utilizzo di questa pagina per il proprio lavoro nelle case, per la testimonianza personale, nelle chiese e nelle scuole. Copyright 2006, Films for Christ.

Go to Answers in GenesisInformazioni attinenti aggiuntive

  • Gesù Cristo è veramente Dio? Risposta
  • Trinità – Come può un Dio essere tre persone? Risposta
  • Com’è possible che la Bibbia sia infallibile quando è stata scritta da essere umani fallibili? Risposta
  • Christian Spotlight film review page: The Da Vinci Code
  • The Da Vinci Code Message (on-line audio) dal membro del team di Christian Answers, Ray Comfort (Living Waters / Way of the Master)
  • Gesù Cristo è stato solo una leggenda? Risposta
  • Gesù Cristo è un uomo, o è Dio? Risposta
  • Se Gesù è Dio, come può morire? Se Gesù mori sulla croce, allora come può oggi essere vivo? Risposta
  • Gesù Cristo era Dio, manifestato in forma umana? Risposta
  • Se Gesù era il Figlio di Dio, come mai chiamava se stesso il figlio dell’uomo? Risposta
  • Carattere – Il carattere di Cristo era coerente con le sue alte affermazioni? Risposta
  • La scienza ha smentito i miracoli associate a Gesù Cristo? Risposta
  • Cristo avrebbe potuto peccare? Risposta
  • Archeologia – È mai stato trovato qualche luogo di sepoltura delle persone coinvolte nella vita e morte di Cristo? Risposta
  • Maria Magdalena
  • Come si fa a sapere che la Bibbia è vera? Risposta
  • “The Jesus Seminar” – La loro critica ai vangeli è valida? Risposta
  • “The Jesus Seminar” – Da che parte stanno veramente? Risposta

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Il Codice da Vinci di Dan Brown (tpfs*)

Un’ accozzaglia di bufale, legate da una voluta avversione al cristianesimo

I tre testi che ripresentiamo on-line, fanno il punto sui presunti fatti storici che fanno da sfondo al romanzo di Dan Brown. Ad una analisi approfondita appare subito la lunga sequenza di luoghi comuni sulla storia del Cristo e della Chiesa che vengono miscelati insieme dallo scrittore, nel voler creare un’aura di sospetto nei confronti del cattolicesimo.
Esemplare risulta già l’omissione, nelle successive edizioni, della nota “Informazioni storiche” che accompagna l’edizione in lingua inglese e le prime cinque edizioni in lingua italiana, ma scompare dalla sesta in poi, nella quale Brown afferma che «tutte le descrizioni […] di documenti e rituali segreti contenute in questo romanzo rispecchiano la realtà», e si fondano in particolare sul fatto che «nel 1975, presso la Bibliothèque Nationale di Parigi, sono state scoperte alcune pergamene, note come Les Dossiers Secrets» che, come dimostrano ampiamente i testi che seguono sono notoriamente dei falsi.
Per l’interessantissimo problema teorico del rischio ed insieme della necessità che un romanzo si presenti come vero, vedi la sesta conferenza di Umberto Eco, contenuta in Sei passeggiate nei boschi narrativi, Bompiani, 2003, che raccoglie conferenze da lui tenute alla Harvard University nel ciclo delle Norton Lectures negli anni 1992-1993. Lì l’autore italiano analizza, fra gli altri esempi possibili, proprio le leggende sorte intorno ai templari ed ai rosacrociani, per soffermarsi poi ad analizzare i passaggi che hanno condotto a ritenere veri ed autentici i cosiddetti Protocolli dei savi di Sion, uno dei testi, inventati di sana pianta, su cui si fonda l’antisemitismo moderno.
Il testo di Dan Brown è particolarmente scorretto, proprio per la nota summenzionata, che cerca volutamente di dare ad intendere che il resoconto dei fatti antichi a partire dai quali si svolge poi l’intreccio dei personaggi moderni da lui inventati, sia una fedele ricostruzione dovuta a sue ricerche storiche.
Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione dal nostro sito, se la messa a disposizione su www.gliscritti.it non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto

L’Areopago

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Il codice delle bufale di Franco Cardini

da Famiglia Cristiana, n.26 del 27.06.2004

Un docente stufo di fare il docente
La cosa più interessante del libro, che ha avuto e sta avendo un successo sconvolgente in un Paese come il nostro, dove la gente legge poco e male, riguarda a mio avviso la fenomenologia della sua genesi. Il suo autore, prima di tutto: uno studioso, un docente di buona competenza, che un bel giorno – come capita a molti di noi insegnanti, nell’invecchiare – dev’essersi stufato del suo stipendio mediocre, della sua scarsa notorietà, di vedersi passar avanti nella corsa al successo tanti più mediocri di lui. E, allora, avanti con la caccia alla fortuna attraverso lo strumento del thriller esoterico. Gli americani ci cascano. E anche gli europei. Negli States , il romanzo è già arrivato a quattro milioni di copie.
Da un assassinio perpetrato nella mirabile ma pur sempre inquietante cornice del museo del Louvre, a Parigi, il racconto del Brown si snoda attraverso una serie di colpi di scena, per la verità nell’ordinario procedimento della letteratura giallistica: ma lo scoop sta tutto nell’oggetto di quella che alla fine si rivela un’affannosa caccia a qualcosa.
A che cosa mai? Ma al Santo Graal, naturalmente! S’è mai cercato altro, nella felice età contemporanea, dal Wagner del Parsifal all’Eco di Il pendolo di Foucault? A questo punto, la comprensibile noia del lettore appena appena un po’ meno di bocca buona della media viene ulteriormente messa a dura prova da un’altra avvincente banalità. Che il Graal non è naturalmente il calice dell’ultima Cena, bensì la coppa di carne entro la quale è maturato il vero Sang Réal (da cui Saint Graal, secondo il vecchio gioco di parole d’ascendenza wagneriana): Maria Maddalena, che si sarebbe congiunta con Gesù – il quale non sarebbe infatti morto sulla croce – e ne avrebbe avuto dei figli dalla progenie dei quali alcuni secoli più tardi sarebbero sorti i re franchi della prima dinastia, quella merovingia. Alla diletta Maria il Salvatore, che naturalmente non è Dio ma un saggio profeta, avrebbe lasciato la cura della sua Chiesa: un’istituzione, quindi, “al femminile”, che la volontà dell’imperatore Costantino avrebbe tradito, “maschilizzandola” ed eliminando dalle Scritture le tracce della verità (il matrimonio di Gesù, l’allusione si troverebbe nei Vangeli “gnostici”) per sostituirle con i più addomesticati quattro Vangeli canonici.
Gli eredi di Gesù e di Maria, i re merovingi, però, la sapevano lunga: per questo la Chiesa li fece eliminare attraverso i suoi sicari, la stirpe degli usurpatori carolingi. C’era comunque un misterioso sodalizio di giusti, vivo nel corso dei secoli, che di generazione in generazione si passava iniziaticamente il segreto della verità su Gesù e sulla sua discendenza. In tempi differenti, esso s’incarnò prima nell’Ordine templare, quindi nella Massoneria: entrambi per questo perseguitati dalla Chiesa costantiniana che aveva divinizzato Gesù, ma che conosceva essa stessa la verità ed era ben decisa a non lasciar che si propagasse. L’ultima e definitiva forma assunta dal sodalizio dei giusti sarebbe quella di un’organizzazione, il “Priorato di Sion”, un’occulta azione della quale avrebbe innervato la storia dell’Europa.
Il romanzo trova pertanto la sua soluzione nel disvelamento di un intrigo: la catena dei delitti che ne costituisce il filo conduttore è spiegabile alla luce del conflitto tra gli eredi del “Priorato di Sion” e la punta di diamante della crudele e repressiva Chiesa cattolica, che naturalmente sarebbe l’Opus Dei. La posta in gioco diventa addirittura un fantastico ricatto da organizzarsi contro la Chiesa: un misterioso “Maestro” vorrebbe costringere a pagare una somma immensa minacciando di rivelare altrimenti il mistero dell’amore di Gesù per la Maddalena e della discendenza che di esso sarebbe il frutto. Un mistero che ha lasciato comunque il segno: esso era noto a molti grandi personaggi della nostra storia, fra i quali Leonardo da Vinci (da qui il titolo del romanzo).

Dinanzi a questo cumulo di palesi assurdità, qualcuno ha chiamato in causa le ragioni della fiction . Ma proprio qui sta l’errore. Il Brown si è inventato parecchie cose, ma nell’intrico fantastorico di cui si è servito non ha nemmeno il pregio dell’originalità: egli si è rifatto ai famosi documenti della Bibliothèque Nationale di Parigi noti come Les dossiers sécrets , che in parte si vogliono scoperti nel 1975 (furono introdotti nella Bibliothèque da quelli stessi che li avevano redatti) e in parte sono stati “rivelati” dallo scrittore Gérard de Sède. Il fatto è che l’autore del romanzo ignora, o finge d’ignorare, che è stato ampiamente dimostrato che quei documenti sono dei falsi vergognosi: uno dei redattori di essi, Philippe de Chérisey, è morto nel 1966 lasciando un contenzioso legale ancora aperto, in quanto il suo lavoro di falsario non era stato retribuito dai suoi committenti.
In effetti, oggi esiste un “Priorato di Sion”. Si tratta di un’organizzazione fondata nel 1956 da tale Piérre Plantard, il quale lascia capire di essere egli stesso un discendente di Gesù e custode pertanto del “vero Santo Graal”. La pretesa realtà del “Priorato di Sion” si regge su un’altra intricata questione: quella riguardante il sacerdote Berenger Saunière, parroco alla fine dell’Ottocento del villaggio di Rennes-le-Château, nella diocesi di Carcassonne, e personaggio dalla dubbia vita e dagli ancora più dubbi affari. Il suo rapido arricchimento, che gli consentì di avviare nella sua parrocchia un’attività edilizia dai connotati stranamente “esoterici”, ha fatto colare un fiume d’inchiostro. In realtà la storia del Saunière, riciclata più volte dal de Sède, fino ai giornalisti Baigent, Leigh e Lincoln, a loro volta autori di un best seller (anch’esso: e ti pareva) sul Graal, è lungi dall’essere chiarita: ma ha molto a che vedere con il codice penale alle voci relative alla truffa e ben poco con la vita misteriosa di Gesù.

L’ultimo pregiudizio
Su queste cose sono già autorevolmente intervenuti studiosi dell’esoterismo come Massimo Introvigne e Philip Jekins, che ha parlato di quello anticattolico come dell’unico pregiudizio che, in tempi di politically correct , appare ancora plausibile praticare. Perché non possono esserci dubbi. Dietro l’ennesimo rimaneggiamento di un vecchio capitolo dell’occultismo dell’Ottocento, quello relativo alle attività del Saunière, c’è una pervicace e sistematica volontà di calunnia diretta contro la Chiesa cattolica, descritta come un’organizzazione a delinquere.
Questa spazzatura, purtroppo, continua a circolare anche perché i pregiudizi contro la Chiesa cattolica sono gli unici che si possono manifestare liberamente (insieme, in parte, con quelli relativi all’Islam), e perché i cattolici sono singolarmente ignoranti in fatto di problemi scritturali e di storia della Chiesa; e singolarmente timidi, per usare un eufemismo, quando si tratta di difendere la loro fede e la loro tradizione.


“Il Codice Da Vinci”: ma la storia è un’altra cosa

di Massimo Introvigne, dal website del CESNUR Center for Studies on New Religions

1. L’anti-cattolicesimo come «ultimo pregiudizio accettabile»
Immaginiamo questo scenario. Esce un romanzo in cui si afferma che il Buddha, dopo l’illuminazione, non ha condotto la vita di castità che gli si attribuisce, ma ha avuto moglie e figli. Che la comunità buddhista dopo la sua morte ha violato i diritti della moglie, che avrebbe dovuto essere la sua erede. Che per nascondere questa verità i buddhisti nel corso della loro storia hanno assassinato migliaia, anzi milioni di persone. Che un santo buddhista scomparso da pochi anni – che so, un Daisetz Teitaro Suzuki (1870-1966) – era in realtà il capo di una banda di delinquenti. Che il Dalai Lama e altre autorità del buddhismo internazionale operano per mantenere le menzogne sul Buddha servendosi di qualunque mezzo, compreso l’omicidio. Pubblicato, il romanzo non passa inosservato. Autorità di tutte le religioni lo denunciano come un’odiosa mistificazione anti-buddhista e un incitamento allo scontro fra le religioni. In diversi paesi la sua pubblicazione è vietata, fra gli applausi della stampa. Le case cinematografiche, cui è proposta una versione per il grande schermo, cacciano a pedate l’autore e considerano l’intero progetto uno scherzo di cattivo gusto.
Lo scenario non è vero, ma ce n’è uno simile che è del tutto reale. Solo che non si parla di Buddha, ma di Gesù Cristo; non della comunità buddhista, ma della Chiesa cattolica; non di Suzuki e del suo ordine zen ma di san Josemaría Escrivá (1902-1975) e dell’Opus Dei da lui fondata; non del Dalai Lama ma di Papa Giovanni Paolo II. Il romanzo in questione ha venduto tre milioni e mezzo di copie negli Stati Uniti, è sbarcato anche in Italia e la Sony ne sta traendo un film, che sarà diretto da Ron Howard e per cui è già cominciata una propaganda internazionale. Come è stato correttamente osservato dallo storico e sociologo americano Philip Jenkins, il successo di questo prodotto è solo un’altra prova del fatto che l’anti-cattolicesimo è «l’ultimo pregiudizio accettabile» (1).

2. «Il Codice da Vinci» e il Priorato di Sion
Il Codice Da Vinci (2) mette in scena una caccia al Santo Graal. Quest’ultimo – secondo il romanzo – non è, come la tradizione ha sempre creduto, una coppa in cui fu raccolto il sangue di Cristo, ma una persona, Maria Maddalena, la vera «coppa» che ha tenuto in sé il sang réal – in francese antico il «sangue reale», da cui «Santo Graal» –, cioè i figli che Gesù Cristo le aveva dato. La tomba perduta della Maddalena è dunque il vero Santo Graal. Apprendiamo inoltre che Gesù Cristo aveva affidato una Chiesa che avrebbe dovuto proclamare la priorità del principio femminile non a san Pietro ma a sua moglie, Maria Maddalena, e che non aveva mai preteso di essere Dio. Sarebbe stato l’imperatore Costantino (280-337) a reinventare un nuovo cristianesimo sopprimendo l’elemento femminile, proclamando che Gesù Cristo era Dio, e facendo ratificare queste sue idee patriarcali, autoritarie e anti-femministe dal Concilio di Nicea (325). Il progetto presuppone che sia soppressa la verità su Gesù Cristo e sul suo matrimonio, e che la sua discendenza sia soppressa fisicamente. Il primo scopo è conseguito scegliendo quattro vangeli «innocui» fra le decine che esistevano, e proclamando «eretici» gli altri vangeli «gnostici», alcuni dei quali avrebbero messo sulle tracce del matrimonio fra Gesù e la Maddalena. Al secondo, per disgrazia di Costantino e della Chiesa cattolica, i discendenti fisici di Gesù si sottraggono e secoli dopo riescono perfino a impadronirsi del trono di Francia con il nome di merovingi. La Chiesa riesce a fare assassinare un buon numero di merovingi dai carolingi, che li sostituiscono, ma nasce un’organizzazione misteriosa, il Priorato di Sion, per proteggere la discendenza di Gesù e il suo segreto.
Al Priorato sono collegati i templari – per questo perseguitati – e più tardi anche la massoneria. Alcuni fra i maggiori letterati e artisti della storia sono stati Gran Maestri del Priorato di Sion, e alcuni – fra cui Leonardo da Vinci (1452-1519) – hanno lasciato indizi del segreto nelle loro opere. La Chiesa cattolica, nel frattempo, completa la liquidazione del primato del principio femminile con la lotta alle streghe, in cui periscono cinque milioni di donne. Ma tutto è vano: il Priorato di Sion sopravvive, così come i discendenti di Gesù in famiglie che portano i cognomi Plantard e Saint Clair.

3. «Fiction» o storia?
Molti obiettano a qualunque critica del romanzo che si tratta, appunto, di fiction che in quanto tale non è tenuta a rispettare la verità storica. Questi critici hanno semplicemente dimenticato di leggere la pagina Informazioni storiche , dove Brown afferma che «tutte le descrizioni […] di documenti e rituali segreti contenute in questo romanzo rispecchiano la realtà» (3), e si fondano in particolare sul fatto che «nel 1975, presso la Bibliothèque Nationale di Parigi, sono state scoperte alcune pergamene, note come Les Dossiers Secrets » (4) con la storia del Priorato di Sion.
Forse in risposta alle molte controversie, a partire dalla sesta ristampa la pagina Informazioni storiche, pagina 9 dell’edizione italiana Mondadori, è sparita sostituita da una pagina 9 interamente bianca: ma naturalmente rimane nell’edizione inglese (e nelle prime stampe italiane, per chi ha acquistato il volume nelle prime settimane di diffusione).
La parte che anche l’autore presenta come immaginaria ipotizza che il Priorato oggi si appresti a rivelare il segreto al mondo tramite il suo ultimo Gran Maestro, un curatore del Museo del Louvre che si chiama Jacques Saunière. Per impedire che questo avvenga, Saunière e i suoi principali collaboratori sono assassinati. Uno studioso di simbologia americano, Robert Langdon, è sospettato dei crimini, ma una criptologa che lavora per la polizia di Parigi – Sophie Neveu, la nipote di Saunière – crede nella sua innocenza e lo aiuta a fuggire. Il lettore è indotto a credere che responsabile degli omicidi sia l’Opus Dei, ma le cose sono più complicate. Sul conto di questi istituto si ripetono le più crude «leggende nere», cento volte smentite, ma dure a morire, desunte dalla letteratura internazionale che lo critica, esplicitamente citata. Nel romanzo, un nuovo Papa progressista ha deciso di rescindere i legami fra la Chiesa e l’Opus Dei che risalgono a Papa Giovanni Paolo II, e il prelato dell’Opus Dei accetta la proposta che gli proviene da un misterioso «Maestro»: pagando a questo personaggio una somma immensa, potrà ricattare la Santa Sede impadronendosi delle prove del segreto del Priorato di Sion – cioè della «verità» su Gesù Cristo – e minacciando di rivelarle al mondo. Un ex-criminale, ora numerario dell’Opus Dei, è «prestato» al Maestro, e proprio quest’ultimo lo spinge a commettere una serie di crimini. In realtà, il «Maestro» lavora per sé stesso: è un ricchissimo studioso inglese, anti-cattolico, che vuole rivelare il segreto al mondo e accusa il Priorato di tacere per timore della Chiesa. Fra morti ammazzati, enigmi e inseguimenti Robert Langdon e Sophie – fra i quali nasce anche l’inevitabile storia d’amore – finiscono per scoprire la verità: la tomba della Maddalena è nascosta sotto la piramide del Louvre, voluta dall’esoterista e massone presidente francese François Mitterrand (1916-1996), ma il sang réal scorre nelle vene della stessa Sophie, che è dunque l’ultima discendente di Gesù Cristo.

4. Errori e mistificazioni
Solo la diffusa ignoranza religiosa spiega come qualcuno possa prendere sul serio un tale cumulo di affermazioni a dir poco ridicole. Ci sono testi del primo secolo cristiano dove Gesù Cristo è chiaramente riconosciuto come Dio. All’epoca del Canone Muratoriano – che risale circa al 190 d.C. – il riconoscimento dei quattro Vangeli come canonici e l’esclusione dei testi gnostici era un processo che si era sostanzialmente completato, novant’anni prima che Costantino nascesse. Quanto alla Maddalena, lo gnostico Vangelo di Tomaso , che piace tanto a Brown, ben lungi dall’essere un testo proto-femminista ne fonda la grandezza sul fatto che « […] si fa maschio» (5). A Simon Pietro che obietta «Maria deve andare via da noi! Perché le femmine non sono degne della Vita» (6), Gesù risponde: «Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a voi maschi. Perché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei cieli» (7). La cifra di cinque milioni di streghe bruciate dalla Chiesa cattolica è del tutto assurda, e Brown si dimentica del fatto che nei paesi protestanti la caccia alle streghe è stata più lunga e virulenta che in quelli cattolici.
L’idea stessa di un «codice Da Vinci» nascosto nelle opere dell’artista italiano è stata definita «assurda» dalla professoressa Judith Veronica Field, docente alla University of London e presidentessa della Leonardo Da Vinci Society (8). A fronte di questi svarioni, quello del traduttore italiano che chiama la torre dell’orologio del parlamento inglese «ig Bang» (9) invece di Big Ben sembra quasi un peccato veniale. Inoltre, chi conosca un poco la storia delle mistificazioni sul Graal sa che nel Codice Da Vinci vi è ben poco di nuovo: tutto è già stato detto in centinaia di libri su Rennes-le-Château (10), e – benché il nome di questa località francese non sia mai menzionato nel romanzo di Brown – i cognomi Saunière e Plantard fanno chiaramente riferimento alle stesse vicende.

5. Il mito di Rennes-le-Château: una falsificazione già da tempo smascherata
Rennes-le-Château è un paesino francese del dipartimento dell’Aude, ai piedi dei Pirenei orientali, nella zona detta del Razès. La popolazione si è ridotta a una quarantina di abitanti, ma ogni anno i turisti sono decine di migliaia. Dal 1960 a oggi a Rennes-le-Château sono state dedicate oltre cinquecento opere in lingua francese, almeno un paio di best seller in inglese e un buon numero di titoli anche in italiano. Se ne parla anche in film e in fumetti di culto, come Preacher o The Magdalena . Il paesino si trova all’interno di quel «paese cataro», cioè della zona dove l’eresia dei catari ha dominato la regione ed è sopravvissuta fino al secolo XIII, che una sapiente promozione ha reso in anni recenti una delle più ambite mete turistiche francesi. Rennes-le-Château rimarrebbe però una nota a pie’ di pagina nel ricco turismo «cataro» contemporaneo se del paese non fosse diventato parroco, nel 1885, don Berenger Saunière (1852-1917). È a lui che fanno riferimento tutte le leggende su Rennes-le-Château.
Il parroco Saunière era soprattutto un personaggio bizzarro. Nel 1909 si rifiuta di trasferirsi in un’altra parrocchia e nel 1910, dopo aver perso un processo ecclesiastico, subisce una sospensione a divinis . Pure privato della parrocchia, rimane fino alla morte nel paese, che aveva arricchito con nuove costruzioni – fra cui una curiosa «torre di Magdala» – e scandalizzato con una serie di scavi nella cripta e nel cimitero, alla ricerca non si sa bene di che cosa. Diventato più ricco di quanto fosse consueto per un parroco di campagna, si favoleggia che abbia trovato un tesoro. Tutto poteva spiegarsi, peraltro – come sospettava il suo vescovo – con un meno romantico traffico di donazioni e di messe. In epoca recente si è sostenuto che Saunière avesse scoperto nella cripta importantissimi manoscritti antichi, ma quelli che sono emersi sono falsi evidenti del secolo XIX se non del XX. È possibile che, nel corso dei lavori per restaurare la chiesa parrocchiale – un’attività che va in ogni caso ascritta a merito dell’originale parroco – don Saunière avesse scoperto qualche reperto di epoca medioevale, ma in ogni caso non in quantità sufficiente da arricchirsi. Si continua a ripetere anche che Saunière sarebbe stato in rapporti con ambienti esoterici di Parigi, ma di questo non vi è nessuna prova. La figura di Saunière non è priva d’interesse, e le sue costruzioni mostrano che si trattava di un uomo singolarmente attento alle allegorie e ai simboli, sulla scia di una tradizione locale. Ma nulla di più ha mai potuto essere provato.
La leggenda di Saunière non sarebbe continuata nel tempo se la sua perpetua, Marie Denarnaud (1868-1953) – cui il sacerdote aveva intestato le proprietà e le costruzioni di Rennes-le-Château, per sottrarle al vescovo con cui era in conflitto – non avesse continuato per anni, anche per incoraggiare eventuali acquirenti, a favoleggiare di tesori nascosti. E se un altro personaggio, Noel Corbu (1912-1968), dopo avere acquistato dalla Denarnaud le proprietà dell’ex-parroco per trasformarle in ristorante, non avesse cominciato, a partire dal 1956, a pubblicare articoli sulla stampa locale dove – animato certo anche dal legittimo desiderio di attirare turisti in un borgo remoto – metteva i presunti «miliardi» di don Saunière in relazione con il tesoro dei catari.
Negli anni 1960 le leggende diffuse da Corbu su scala locale acquistano fama nazionale dopo aver attirato l’attenzione di esoteristi – fra cui Pierre Plantard (1920-2000), che aveva animato in precedenza il gruppo Alpha Galates ed era stato anche condannato per truffe a sfondo esoterico – e di giornalisti interessati ai misteri esoterici come Gérard de Sède, che pubblica nel 1967 L’or de Rennes (11). Tre autori inglesi di esoterismo popolare – Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln – s’incaricheranno di elaborare ulteriormente le sue idee, trasformandole in una vera industria editoriale – grazie anche alla BBC , che batte la grancassa – avviata con la pubblicazione, nel 1979, de Il Santo Graal (12). Secondo de Sède e i suoi continuatori inglesi, il parroco aveva scoperto il segreto di Rennes-le-Château, dove sarebbe depositato non solo un tesoro favoloso – variamente attribuito al tempio di Gerusalemme, ai visigoti, ai catari, ai templari, alla monarchia francese, e cui il sacerdote avrebbe attinto solo per una piccola parte –, ma anche – rivelato dalle presunte pergamene ritrovate da don Saunière, dalle iscrizioni del cimitero, dalle forme stesse degli edifici e di quanto si trova nella chiesa parrocchiale – un tesoro di tipo non materiale, la verità stessa sulla storia del mondo. Nel paesino pirenaico esisterebbero i documenti in grado di provare che Gesù Cristo – verità accuratamente nascosta dalla Chiesa cattolica – aveva avuto figli da Maria Maddalena, che questi figli portano in sé il sangue stesso di Dio e che pertanto hanno il diritto di regnare sulla Francia e sul mondo intero. Che il Santo Graal sarebbe, più propriamente, il sang réal , il «sangue reale» dei discendenti fisici di Gesù Cristo, è affermato da quando Plantard entra nella storia di Rennes-le-Château. Il Codice Da Vinci si limita a ripetere queste affermazioni. Per prudenza, afferma Plantard, la discendenza dei merovingi da Gesù Cristo sarebbe sempre stata mantenuta come un segreto noto a pochi. Ma i catari, i templari, i grandi iniziati – dallo stesso Saunière al pittore Nicolas Poussin (1594-1655), il quale ne avrebbe lasciato una traccia nel suo famoso quadro del Louvre I pastori di Arcadia , che raffigurerebbe precisamente il panorama di Rennes-le-Château – hanno custodito il segreto come cosa preziosissima, lasciando trapelare di tanto in tanto qualche indizio.
Oggi, naturalmente, un Priorato di Sion esiste. È fondato nel 1956 da Pierre Plantard – che si fa chiamare anche «Plantard de Saint Clair», inventandosi un titolo nobiliare di fantasia che è alle origini delle affermazioni de Il Codice Da Vinci secondo cui anche «Saint Clair» sarebbe un cognome merovingio –, con tanto di atto notarile e carte da bollo. Plantard ha lasciato intendere di essere egli stesso un discendente dei merovingi e il custode del Graal. La prova che il Priorato esiste da mille anni dovrebbe consistere nel nome di un piccolo ordine religioso medievale chiamato Priorato di Sion. Questo è effettivamente esistito – e finito –, ma non ha relazioni di sorta né con i merovingi né con presunti discendenti di Gesù Cristo. È difficile non concludere che il collegamento fra Rennes-le-Château, i merovingi e il Priorato di Sion è puramente leggendario, e che il Priorato è un’organizzazione esoterica le cui origini non vanno al di là dell’esperienza di Plantard e dei suoi collaboratori. Non è esistito nessun Priorato di Sion – nel senso in cui oggi se ne parla – prima dell’arrivo di Plantard a Rennes-le-Château. Ora, naturalmente esiste: ma solo dal 1956.
Nella pagina Informazioni storiche de Il Codice Da Vinci si afferma, come ho accennato, che tutta la storia è confermata da documenti inoppugnabili. Si tratta dei famosi documenti in parte «ritrovati» nel 1975 nella Biblioteca Nazionale di Parigi e in parte trasmessi in precedenza allo scrittore Gérard de Sède. I documenti, però, sono stati «ritrovati» dalle stesse persone che li avevano nascosti nella Biblioteca Nazionale di Parigi: Plantard e i suoi amici. Ed è certissimo che non si tratta di documenti antichi ma di falsi moderni. Il principale autore dei falsi, Philippe de Chérisey – morto nel 1985 –, ha confessato di aver partecipato alla loro falsificazione, lamentandosi perfino per la loro utilizzazione avvenuta senza versargli il dovuto compenso, argomento su cui esistono lettere dell’avvocato di Chérisey (13).
Quanto a Poussin, la «prova» del suo collegamento con Rennes-le-Château avrebbe dovuto essere la fotografia di una tomba presente nel territorio del paesino francese, oggi distrutta, ma cui Poussin si sarebbe ispirato per il suo quadro I pastori di Arcadia . Peccato però che della tomba siano stati ritrovati il permesso e i piani di costruzione, datati 1903, ancorché la tomba sia stata completata nel 1933 (14): la tomba è dunque posteriore di quasi trecento anni al quadro di Poussin. Nessun «documento» e nessuna «prova», dunque. Solo fantasie, buone per vendere romanzi più o meno appassionanti, ma che dal punto di vista strettamente storico devono essere considerate autentica spazzatura.

* Articolo sostanzialmente anticipato, in una versione più breve, senza note e con il titolo Il Codice Da Vinci , in il Timone. Mensile di formazione e informazione apologetica , anno VI, n. 31, Fagnano Olona (Varese) marzo 2004, pp. 47-49.

Note

  • (1) Cfr. PHILIP JENKINS, The New Anti-Catholicism. The Last Acceptable Prejudice , Oxford University Press, New York 2003; in una comunicazione personale, l’autore ha confermato di ritenere Il Codice Da Vinci un esempio tipico della mentalità descritta nel suo studio.
  • (2) Cfr. DAN BROWN, Il Codice Da Vinci , trad. it., Mondadori, Milano 2003.
  • (3) Ibid ., p. 9.
  • (4) Ibidem .
  • (5) Vangelo di Tomaso , 114, in LUIGI MORALDI (a cura di), I Vangeli gnostici. Vangeli di Tomaso, Maria, Verità, Filippo , trad. it., Adelphi, Milano 2001, pp. 3- 20 (p. 20).
  • (6) Ibidem .
  • (7) Ibidem .
  • (8) Cfr. GARY STERN, Expert Dismiss Theories in Popular Book , in The Journal News , Westchester (New York) 2-11-2003, p. 1.
  • (9) D. BROWN, op. cit., p. 438.
  • (10) Cfr. un’introduzione all’immensa bibliografia sul tema, nel mio Rennes le Château: mistificatori e mistificazioni sul Graal , in Cristianità , anno XXIV, n. 258, ottobre 1996, pp. 7-9.
  • (11) Cfr. GERARD DE SEDE, L’or de Rennes ou la vie insolite de Bérenger Saunière, Curé de Rennes-le-Château , Julliard, Parigi 1967.
  • (12) Cfr. MICHAEL BAIGENT, RICHARD LEIGH e HENRY LINCOLN, Il Santo Graal , trad. it., Mondadori, Milano 1997.
  • (13) Cfr. lettera dell’avvocato B. Boccon-Gibod a Philippe de Chérisey, dell’8-10-1967, in cui parla di documenti «de votre fabrication et déposés à mon étude» , all’indirizzo http://priory-of-sion.com/psp/id167.html , visitato il 20-5-2004.
  • (14) Cfr. PAUL SMITH, The Tomb at Les Pontils. The Real Truth, all’indirizzo http://priory-of-sion.com/psp/id33.html , visitato il 20-5-2004.

[Il CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni), fondato in Italia nel 1988 da un gruppo di accademici e studiosi di scienze religiose europei e americani interessati allo studio delle minoranze religiose e spirituali di qualunque genere e tipo e alla costruzione di “mappe” delle appartenenze religiose in tutti i paesi del mondo, è attualmente presieduto dal professor Luigi Berzano, ordinario di Sociologia generale presso l’Università di Torino, e diretto dal professor Massimo Introvigne, autore di una trentina di volumi in tema di minoranze religiose e noto specialista del settore. Il Comitato Scientifico che dà impulso alle sue iniziative comprende, con altri, la professoressa Eileen Barker, ordinario di Sociologia presso la London School of Economics, il dottor J. Gordon Melton, presidente dell’Institute for the Study of American Religion di Santa Barbara (California), il professor Jean-François Mayer, docente di Storia delle religioni presso l’Università di Friburgo (Svizzera), il professor Reender Kranenborg, docente di Religioni comparate presso l’Università Libera di Amsterdam.


“Dismantling The Da Vinci Code”

di Sandra Miesel, da «Crisis», numero 8, settembre 2003

“Il Graal” riprese Langdon “simboleggia la dea perduta. Quando è giunto il cristianesimo, le vecchie religioni pagane non si sono lasciate uccidere facilmente. Le leggende dei cavalieri alla ricerca del Graal perduto erano in realtà storie di ricerche proibite per ritrovare il femminino sacro perduto. I cavalieri che affermavano di “cercare il calice” parlavano in codice per proteggersi da una Chiesa che aveva soggiogato le donne, bandito la dea, bruciato i non credenti e proibito il rispetto pagano per il femminino sacro “. ( Il Codice Da Vinci , trad. it., p. 280) .
Il Santo Graal è la metafora preferita per indicare un obiettivo desiderabile ma difficile da conseguire, dalla mappa del genoma umano alla Stanley’s Cup. Sebbene il Graal originale — la coppa che si dice utilizzata da Gesù durante l’Ultima Cena — normalmente occupi le pagine del romanzo arturiano, il recente mega-best seller di Dan Brown, Il Codice Da Vinci , lo strappa dal reame della storia esoterica.
Tuttavia il suo libro è ben più che la storia di una ricerca del Graal. Brown reinterpreta totalmente la leggenda del Graal. Nel fare questo, Brown capovolge l’intuizione che il corpo della donna sia simbolicamente un contenitore e rende un contenitore simbolicamente un corpo di donna. E quel contenitore ha un nome che ogni cristiano riconoscerà, perché Brown afferma che il Sacro Graal era in realtà Maria Maddalena. Essa era il recipiente che conteneva il sangue di Gesù Cristo nell’utero, partorendone il figlio.
Nel corso dei secoli, i custodi del Graal hanno vigilato sulla vera (e continua) discendenza di Cristo e i sui resti della Maddalena, non su un recipiente materiale. Perciò Brown sostiene che “la ricerca del Santo Graal è […] la ricerca del luogo dove inginocchiarsi davanti alle ossa di Maria Maddalena”, una conclusione che avrebbe sicuramente sorpreso Sir Galahad e gli altri cavalieri del Graal che pensavano di cercare il calice dell’Ultima Cena.
Il Codice Da Vinci si apre con il macabro omicidio del curatore del Louvre all’interno del museo. Il crimine coinvolge l’eroe Robert Langdon, uno sportivo professore di simbologia proveniente da Harvard, e la nipote della vittima, Sophie Nevue, crittologa dai capelli rossi. Insieme allo storico milionario zoppo Leigh Teabing fuggono da Parigi a Londra un passo in anticipo sulla polizia e su un pazzo “monaco” albino dell’Opus Dei di nome Silas, che non si fermerà di fronte a nulla per impedire loro di trovare il “Graal”.
Ma nonostante il ritmo frenetico, in nessun punto all’azione viene permesso di interferire con una buona lezione. Prima che la storia si ritrovi al punto di partenza al Louvre, i lettori affrontano un fuoco di fila di codici, enigmi, misteri, e cospirazioni.
Con il suo principio affermato due volte, “a tutti piacciono i complotti”, Brown rievoca la famosa autrice che creava il suo prodotto studiando le caratteristiche dei dieci best-seller precedenti. Sarebbe troppo facile criticarlo per i personaggi sottili come una copertina di plastica, per la prosa indistinta e per l’azione improbabile. Ma Brown non sta tanto scrivendo malamente quanto scrivendo in un modo particolare, calcolato al meglio per attirare il pubblico femminile (le donne, dopo tutto, comprano la maggior parte dei libri della nazione). Ha coniugato una trama da thriller a una tecnica romanzesca. Notate come ogni personaggio sia un tipo estremo… brillante senza sforzo, untuoso, sinistro, o psicotico quando necessario, che si muove su sfondi lussuosi ma curiosamente piatti. Evitando la violenza e la ginnastica da camera da letto, mostra solo un breve bacio e un rito sessuale eseguito da una coppia sposata. Le allusioni spinte sono sfuggenti benché il testo indugi su qualche sanguinosa mortificazione dell’Opus Dei. In breve, Brown ha costruito un romanzo perfetto per un club di libri per signore.
La mancanza di serietà di Brown si rivela nei giochi (1) che fa con i nomi dei suoi personaggi — Robert Langdon, “professore alto di chiara fama” (distinto e virile); Sophie Nevue, “Nuova Eva della sapienza”; l’irascibile e taurino detective Bezu Fache, “collera di zebù”. Il servo che guida verso di loro la polizia è Legaludec, “duce legale”. Il curatore assassinato trae il cognome, Saunière, da un vero prete cattolico le cui buffonerie esoteriche diffusero l’interesse verso il segreto del Graal. Come scherzo nascosto, Brown inserisce perfino il suo editore nella vita reale (Faukman è Kaufman).
Mentre l’ampio uso delle formule romanzesche può essere il segreto della celebrità di Brown, il suo messaggio anti-cristiano non può avergli fatto male nei circoli editoriali: Il Codice Da Vinci ha debuttato in cima alla lista dei best-seller del New York Times . Manipolando il suo pubblico mediante le convenzioni della scrittura romanzesca, Brown invita i lettori a identificarsi con i suoi personaggi eleganti e fascinosi che hanno visto oltre le imposture dei chierici che nascondono la “verità” su Gesù e sua moglie. La bestemmia viene pronunciata con voce pacata e ridendo sommessamente: “Tutte le religioni del mondo sono basate su falsificazioni”.
Ma anche Brown ha i suoi limiti. Per schivare le accuse di fanatismo, include un crescendo di trucchi che assolve la Chiesa dall’assassinio. E benché presenti il cristianesimo come falso in radice, è disposto a tollerarlo per la sua opera caritativa.
(Naturalmente, il cristianesimo cattolico diventerà anche più tollerabile una volta che il nuovo papa liberale eletto nel precedente romanzo di Brown con protagonista Langdon, Angeli & Demoni , abbandonerà gli insegnamenti fuori moda. “Le leggi del terzo secolo non si possono più applicare ai moderni seguaci di Cristo”, dice uno dei cardinali progressisti del libro).

Da dove tra tutto questo?
In realtà Brown cita le sue fonti principali all’interno del testo del suo romanzo. Uno è un classico della cultura femminista accademica: I vangeli gnostici di Elaine Pagels. Le altre sono storie esoteriche popolari: La Rivelazione dei templari. Guardiani segreti della vera identità di Cristo di Lynn Picknett e Clive Prince; Il Santo Graal di Michael Baigent, Richard Leigh, e Henry Lincoln; La Dea nei Vangeli. La rivendicazione del femminino sacro e La Donna dalla giara di alabastro. Maria Maddalena e il Santo Graal , entrambi di Margaret Starbird. (i libri della Starbird, che si dice cattolica, sono stati pubblicati da Matthew Fox’s outfit, Bear & Co.) Un’altra influenza, almeno in seconda battuta, è L’Enciclopedia Femminile dei Miti e dei Segreti di Barbara G. Walker.
L’uso di fonti talmente inaffidabili pregiudica le pretese intellettuali di Brown. Ma la cosa ha apparentemente ingannato almeno alcuni dei suoi lettori: il revisore dei libri dei New York Daily News ha strombazzato: “La sua ricerca è impeccabile”.
Tuttavia, nonostante le arie da studioso di Brown, uno scrittore che pensa che i Merovingi abbiano fondato Parigi e dimentica che i papi un tempo vivevano ad Avignone, è difficile sia un ricercatore modello. E che affermi che la Chiesa abbia bruciato cinque milioni di donne in quanto streghe mostra un’ignoranza intenzionale — e in malafede — del dato storico. Le ultime cifre delle morti durante la caccia alle streghe in Europa vanno da 30.000 a 50.000 vittime. Non tutte furono eseguite dalla Chiesa, non tutte erano donne, e non tutte furono bruciate. L’affermazione di Brown secondo cui dai cacciatori di streghe venivano scelte le donne istruite, le sacerdotesse e le levatrici non solo è falsa, ma tradisce le sue fonti bendisposte nei confronti della dea.

Una moltitudine di errori
Il Codice Da Vinci è talmente pieno di errori che il lettore istruito applaude in realtà quelle rare occasioni dove Brown (suo malgrado) incespica nella verità. Qualche esempio della sua “impeccabile” ricerca: Brown sostiene che i movimenti del pianeta Venere tracciano un pentacolo (il cosiddetto pentagramma di Ishtar) che simboleggia la dea. Tuttavia esso non è una figura perfetta e nulla ha a che fare con la durata dell’Olimpiade. Gli antichi Giochi Olimpici venivano celebrati in onore di Zeus olimpico, non di Afrodite, e si svolgevano ogni quattro anni.
Erronea è anche l’affermazione di Brown secondo la quale i cinque anelli congiunti dei moderni Giochi Olimpici sono un segreto tributo alla Dea: ad ogni serie dei giochi si supponeva di aggiungere un anello al disegno ma gli organizzatori si fermarono a cinque. E sono semplicemente ridicoli i suoi sforzi di leggere la propaganda in favore della Dea nell’arte, nella letteratura, e anche nei cartoni animati Disney.
Nessun dato è troppo dubbio per essere incluso, e la realtà viene accantonata velocemente. Per esempio, il vescovo dell’Opus Dei incoraggia il suo albino assassino raccontandogli che anche Noè era un albino (una nozione tratta dal non-canonico 1 Enoch 106:2). Tuttavia l’albinismo in qualche modo non interferisce con la vista dell’uomo come dovrebbe fisiologicamente.
Ma un esempio molto più importante è il trattamento di Brown dell’architettura gotica come uno stile pieno di simboli di culto verso la Dea e di messaggi in codice per confondere i non iniziati. Basandosi sull’affermazione di Barbara Walzer che “come un tempio pagano, la cattedrale gotica rappresenta il corpo della Dea”, La rivelazione dei Templari afferma: “Il simbolismo sessuale è presente anche nelle grandi cattedrali gotiche, la cui costruzione fu promossa dai Templari. Elementi caratteristici […] rappresentano elementi anatomici femminili: l’arco, che introduce i visitatori nel corpo della Chiesa Madre, evoca la vulva”. Nel Codice Da Vinci, questi sentimenti sono trasformati nella spiegazione da parte di un personaggio di come la “lunga navata vuota della cattedrale fosse un segreto tributo pagano all’utero femminile […] completa di escrescenze labiali incassate e di un clitoride floreale a cinque petali al di sopra del portale”.
Queste osservazioni non possono essere accantonate come opinioni del “cattivo”; Langdon, l’eroe del libro, si riferisce alle sue conferenze a Chartres sul simbolismo della Dea.
Questa bizzarra interpretazione tradisce la non conoscenza del reale sviluppo o della costruzione dell’architettura gotica, e correggere gli innumerevoli errori diventa un noioso esercizio: I Templari nulla avevano a che fare con le cattedrali del loro tempo, che furono commissionate dai vescovi e dai loro canonici in tutta Europa. Essi erano uomini illetterati senza alcuna arcana conoscenza della “geometria sacra” tramandata dai costruttori di piramidi. Non dominavano gli stessi strumenti sui loro progetti, né fondarono corporazioni di massoni per costruirne per altri. Non tutte le loro chiese erano rotonde, né la rotondità era un insulto di sfida alla Chiesa. Piuttosto che essere un tributo al divino feminino, le loro chiese circolari onoravano la Chiesa del Santo Sepolcro.
In realtà guardando le chiese gotiche e quelle che le precedettero l’idea del simbolismo femminile si sgonfia. Le grandi chiese medievali tipicamente avevano tre porte frontali a ovest più triple entrate ai loro transetti a nord e a sud (quale parte dell’anatomia femminile rappresenta il transetto? o la volta della navata centrale di Chartres?). Le chiese romaniche — incluse quelle che precedono la fondazione dei Templari — hanno bande decorative simili che si inarcano sopra le entrate. Sia le chiese gotiche che quelle romaniche hanno ereditato dalle basiliche tardoantiche la navata lunga e rettangolare, derivata fondamentalmente dagli edifici pubblici romani. Né Brown né tantomeno le sue fonti considerano quale simbolismo coglievano nello schema di una chiesa ecclesiastici medievali come Suger di St.-Denis o Guillaume Durand. Certamente non culto nei confronti della Dea.

Affermazioni false
Se quanto sopra sembra uno schiacciatesta inflitto a un moscerino, i colpi sono necessari per dimostrare la totale falsità del materiale di Brown.
Le sue volontarie distorsioni della storia documentata si accoppiano più che bene con le sue strambe affermazioni su argomenti controversi. Ma per un postmodernista una costruzione della realtà vale l’altra.
L’approccio di Brown sembra consistere nel raccogliere ampie sezioni delle sue fonti e scuoterle insieme in una insalata di storia. Da Il Santo Graal Brown prende il concetto del Graal come metafora del lignaggio sacro spezzando arbitrariamente un termine francese medievale, Sangraal (Santo Graal), in sang (sangue) e raal (reale). Questo santo sangue, secondo Brown, discendeva direttamente da Gesù e da sua moglie, Maria Maddalena, alla dinastia Merovingia nei tempi bui della Francia, sopravvivendo alla sua caduta per persistere in diverse famiglie francesi moderne, inclusa quella di Pierre Plantard, uno dei capi del misterioso Priorato di Sion. Il Priorato — un’organizzazione reale registrata ufficialmente dal governo francese nel 1956 — fa affermazioni straordinarie riguardo la propria antichità come il “vero” potere dietro i Cavalieri Templari. Con ogni probabilità sorse dopo la seconda guerra mondiale e fu portato per la prima volta a pubblica conoscenza nel 1962. Ad eccezione del regista Jean Cocteau, la sua illustre lista di Gran Maestri — che include Leonardo da Vinci, Isaac Newton, e Victor Hugo — non è credibile, benché presentata come vera da Brown.
Brown non accetta una motivazione politica per le attività del Priorato. Al contrario, accoglie l’idea della Rivelazione dei templari dell’organizzazione come un culto di adoratori segreti della Dea che hanno conservato l’antica saggezza gnostica e i ricordi dell’autentica missione di Cristo, che se resi pubblici rovescerebbero completamente il cristianesimo. In maniera significativa, Brown omette il resto delle tesi del libro che vedono Cristo e Maria Maddalena, partner sessuali senza essere sposati, che eseguono i misteri erotici di Iside. Forse anche un pubblico di massa credulone ha i suoi limiti.
Da Il Santo Graal e dalla Rivelazione dei templari , Brown trae una visione negativa della Bibbia e un’immagine fortemente distorta di Gesù, che non è né il Messia né un umile carpentiere ma un ricco, istruito maestro religioso deciso a riconquistare il trono di Davide. Le sue credenziali sono amplificate dalla sua relazione con la ricca Maddalena che porta il sangue reale di Beniamino: “Quasi tutto ciò che i nostri padri ci hanno insegnato a proposito di Cristo è falso”, si lamenta uno dei personaggi di Brown.
Tuttavia è la cristologia di Brown a essere falsa, e lo è ciecamente . Brown pretende che l’attuale Nuovo Testamento sia una falsificazione post-costantiniana che ha soppiantato le vere narrazioni ora rappresentate solo dai sopravviventi testi gnostici. Afferma che Cristo non fu considerato divino fino al Consiglio di Nicea che lo votò in questo modo nel 325 agli ordini dell’imperatore. Poi Costantino — adoratore del sole per tutta una vita — ordinò che tutti i testi scritturistici più antichi fossero distrutti, ed è per questo che nessuna serie completa di Vangeli è anteriore al quarto secolo. I cristiani in qualche modo non riuscirono ad accorgersi dell’improvviso e drastico cambiamento nella loro dottrina.
Ma secondo lo specioso ragionamento di Brown, neanche il vecchio Testamento può essere autentico perché le Scritture ebraiche complete non sono più vecchie di un migliaio di anni. E i testi tuttavia furono trasmessi così accuratamente che si adattano bene ai rotoli del mar Morto anteriori di mille anni. L’analisi delle famiglie testuali, comparazioni di frammenti e citazioni più le correlazioni storiche datano sicuramente i Vangeli ortodossi al primo secolo e indicano come essi siano anteriori rispetto alle contraffazioni gnostiche. (Le Epistole di S. Paolo naturalmente precedono anche i Vangeli).
I documenti della Chiesa Primitiva e la testimonianza dei Padri anteniceani confermano che i cristiani hanno sempre creduto che Gesù fosse il Signore, Dio, e Salvatore, anche quando quella fede significava la morte. I primi canoni parziali delle Scritture risalgono alla fine del secondo secolo e ripudiano già gli scritti gnostici. Per Brown, non è sufficiente attribuire a Costantino la divinizzazione di Gesù. La vecchia adesione dell’imperatore al culto del Sol Invictus si proponeva quindi di riciclare l’adorazione del sole come la nuova fede. Brown ripropone vecchie (e screditate da lungo tempo) accuse da parte di virulenti anticattolici come Alexander Hislop che accusava la Chiesa di perpetuare i misteri babilonesi, e come i razionalisti del XIX secolo che consideravano Cristo solo come un altro dio salvatore morente.
Non sorprende che Brown non perda l’opportunità di criticare il cristianesimo e i suoi patetici seguaci. (La chiesa in questione è sempre la chiesa cattolica, benché il suo “cattivo” in un’occasione si faccia apertamente beffe degli anglicani; di tutte le cose, per il loro aspetto arcigno). Si riferisce in maniera continua e anacronistica alla Chiesa come al “Vaticano”, anche quando i papi non vi risiedevano. Rappresenta sistematicamente la Chiesa nel corso della storia come infida, smaniosa di potere, astuta, e omicida: “La Chiesa non può più servirsi dei crociati per ammazzare i non credenti, ma la sua influenza è altrettanto efficace. E altrettanto insidiosa”.

Il Culto della Dea e la Maddalena
La cosa peggiore agli occhi di Brown è che l’ostilità della Chiesa nei confronti del piacere, del sesso e della donna abbia soppresso il culto della Dea ed eliminato il femminino sacro. Sostiene che il culto della Dea dominasse universalmente il paganesimo precristiano con lo hieros gamos (matrimonio sacro) come rito centrale. Il suo entusiasmo per i riti di fertilità è l’entusiasmo per la sessualità, non per la procreazione. Cos’altro ci si aspetterebbe da un simpatizzante del catarismo?
In maniera stupefacente, Brown afferma che gli ebrei nel Tempio di Salomone adoravano Yahweh e la sua controparte femminile, la Shekinah, tramite i servigi delle prostitute sacre — probabilmente una versione distorta della corruzione del Tempio dopo Salomone ( 1 Re 14:24 e 2 Re 23:4-15). Inoltre, egli dice che il tetragramma YHWH deriva da “Jehovah, androgina unione fisica tra il maschile Jah e il nome preebraico di Eva, Havah”.
Ma come potrebbe dirvi qualunque studente del primo anno del corso di Scrittura, Jehovah è in realtà una interpretazione del XVI secolo di Yahweh usando le vocali di Adonai (“Signore”). Infatti, la Dea non dominava il mondo precristiano: non le religioni di Roma, i suoi sottoposti barbari, l’Egitto, o anche i territori semitici dove lo hieros gamos era un’antica pratica. Nemmeno il culto ellenizzato di Iside pare aver mai incluso il sesso nei suoi riti segreti.
Contrariamente alle affermazioni di Brown, le carte dei Tarocchi non insegnano la dottrina della Dea. Furono inventate per innocenti scopi di gioco nel XV secolo e non acquisirono associazioni occultistiche fino alla fine del XIX secolo. I pacchi di carte da gioco non hanno alcun simbolismo del Graal. L’idea che i diamanti simboleggino i pentacoli è un deliberato stravolgimento dell’occultista britannico A. E. Waite. E il numero cinque — tanto cruciale per gli enigmi di Brown — ha qualche collegamento con la Dea protettrice ma anche con miriadi di altre cose, inclusa la vita umana, i cinque sensi, e le cinque piaghe di Cristo.
Il trattamento di Maria Maddalena da parte di Brown è veramente deludente. Nel Codice Da Vinci , non è una prostituta pentita ma la consorte reale di Cristo e colei che è destinata ad essere il capo della Sua Chiesa, soppiantata da Pietro e diffamata dagli ecclesiastici. Fugge con la sua prole ad ovest verso la Provenza, dove i catari medievali conserverebbero gli insegnamenti originali di Gesù da vivo. Il Priorato di Sion veglia ancora sui suoi resti e sulle sue memorie, portati alla luce dal sotterraneo Santo dei Santi ad opera dei Templari. Il Priorato protegge anche i discendenti di lei, inclusa l’eroina di Brown.
Sebbene molti ancora raffigurino la Maddalena come la peccatrice che unse Gesù e la considerino uguale a Maria di Betania, tale confusione è in realtà opera successiva del Papa S. Gregorio Magno. L’Oriente le ha sempre mantenute separate e ha sempre affermato che la Maddalena, “apostola degli apostoli”, morì a Efeso. La leggenda del suo viaggio in Provenza non è anteriore al IX secolo, e i suoi resti non vi furono riportati fino al XIII secolo. I critici cattolici, inclusi i Bollandisti, hanno sfatato la leggenda e distinto le tre donne fin dal XVII secolo.
Brown usa due documenti gnostici, il Vangelo di Filippo e il Vangelo di Maria, per provare che la Maddalena era la “compagna” di Cristo, intendendo la partner sessuale. Gli apostoli erano gelosi che Gesù fosse solito “baciarla sulla bocca” e la favorisse nei loro confronti. Brown cita esattamente gli stessi passaggi citati nel Santo Graal e nella Rivelazione dei Templari e raccoglie persino il secondo riferimento dall’ Ultima Tentazione di Cristo . Ciò che questi libri tralasciano di menzionare è l’infamante versetto finale del Vangelo di Tommaso. Quando Pietro sogghigna che le “femmine non sono degne della vita”, Gesù risponde: “Ecco io la guiderò in modo da farne un maschio…. Perché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei cieli”. (traduzione tratta da L. Moraldi, Vangeli apocrifi , Piemme, Casale Monferrato 1996; ndr)
Questo è certamente uno strano modo di “onorare” la propria sposa o di esaltare lo status delle donne.

I Cavalieri Templari
Brown allo stesso modo travisa la storia dei Cavalieri del Tempio. Il più vecchio degli ordini religiosi militari, i Cavalieri furono fondati nel 1118 per proteggere i pellegrini in Terra Santa. La loro regola, attribuita a S. Bernardo di Chiaravalle, venne approvata nel 1128 e generose donazioni garantirono a loro supporto numerose proprietà in Europa. Resi ridondanti dopo la caduta nel 1291 dell’ultima fortezza crociata, l’orgoglio e la ricchezza dei Templari — erano anche banchieri — attirò loro profonda ostilità.
Brown attribuisce maliziosamente la soppressione dei Templari al “machiavellico” papa Clemente V, che essi stavano ricattando con il segreto del Graal. La sua “ingegnosa operazione lampo” fece sì che i suoi soldati arrestassero improvvisamente tutti i Templari. Accusati di satanismo, sodomia, e blasfemia, essi furono torturati fino alla confessione e bruciati come eretici, i loro resti “gettati nel Tevere senza tante preoccupazioni”.
Ma in realtà, l’iniziativa per distruggere i Templari partì da Re Filippo il Bello, i cui ufficiali reali eseguirono gli arresti nel 1307. Circa 120 Templari furono bruciati dalle corti inquisitoriali locali della Francia per non aver confessato o aver ritrattato la confessione, come avvenne con il Gran Maestro Jacques de Molay. Alcuni Templari patirono la morte altrove sebbene il loro ordine venisse abolito nel 1312. Clemente, un francese debole e malaticcio manipolato dal suo Re, non bruciò nessuno a Roma, in quanto era il primo papa a regnare da Avignone (e tanto basta per le ceneri nel Tevere).
Inoltre, il misterioso idolo di pietra che i Templari furono accusati di adorare è associato alla fertilità solo in una delle oltre cento confessioni. Fu la sodomia la scandalosa — e forse vera — accusa verso l’Ordine, non la fornicazione rituale. I Templari sono stati prediletti dall’occultismo da quando il loro mito di maestri della segreta saggezza e di favolosi tesori cominciò a formarsi verso la fine del XVIII secolo. I frammassoni e perfino i nazisti li hanno acclamati come fratelli. Ora è il turno dei neo-gnostici.

Da Vinci travisato
Le interpretazioni revisioniste di Brown riguardo Leonardo da Vinci sono distorte quanto il resto del suo libro. Sostiene di essersi per la prima volta imbattuto in queste visioni “mentre studiavo storia dell’arte a Siviglia”, ma queste corrispondono punto per punto al materiale nella Rivelazione dei Templari . Uno scrittore che vede in un dito puntato un gesto di tagliare la gola, che afferma che la Vergine delle Rocce è stata dipinta per delle suore e non per una confraternita laica maschile, che sostiene che Da Vinci ha ricevuto “centinaia di ricche commissioni da parte della Chiesa” (in realtà solo una… e non fu mai eseguita) è semplicemente inaffidabile.
L’analisi di Brown dell’opera di Leonardo Da Vinci è altrettanto ridicola. Presenta la Monna Lisa come un autoritratto androgino quando è ampiamente noto ritragga una donna reale, Madonna Lisa, moglie di Francesco di Bartolomeo del Giocondo. Il nome non è certamente — come sostiene Brown — un derisorio anagramma delle due divinità egizie della fertilità Amon e L’Isa (in italiano per Isis). Chissà come mai si è lasciato sfuggire la teoria, propugnata dagli autori della Rivelazione dei Templari , che la Sindone di Torino sia un autoritratto fotografato di Leonardo Da Vinci!
Molte delle argomentazioni di Brown sono incentrate intorno all’ Ultima Cena di da Vinci, un dipinto che l’autore considera un messaggio in codice che rivela la verità su Gesù e il Graal. Brown sottolinea la mancanza del calice centrale sulla tavola come prova che il Graal non è un recipiente materiale. Ma il dipinto di Leonardo da Vinci mette in scena specificamente il momento in cui Gesù avverte: “Uno di voi mi tradirà” (Giovanni 13:21). Non c’è alcuna narrazione nel Vangelo di S. Giovanni. In esso l’Eucaristia non viene mostrata e la persona seduta accanto a Gesù non è Maria Maddalena (come sostiene Brown) ma S. Giovanni, ritratto come al solito come un giovane effeminato da Leonardo da Vinci, paragonabile al suo S. Giovanni Battista. Gesù si trova esattamente al centro del dipinto, con due gruppi piramidali di tre apostoli su ciascun lato. Sebbene Leonardo da Vinci fosse un omosessuale spiritualmente problematico, è insostenibile l’affermazione di Brown secondo cui egli codificò i suoi dipinti con messaggi anti-cristiani.

Il caos di Brown
Insomma, Dan Brown ha composto uno scritto miserevole, un pasticcio ricercato atrocemente. Perciò, perché prendersi la briga di fare una lettura così ravvicinata di un romanzo senza valore? La risposta è semplice: Il Codice Da Vinci segue la corrente esoterica. Può ben darsi faccia per lo Gnosticismo quello che fece I Misteri di Avalon per il paganesimo: ottenergli l’approvazione popolare. Dopo tutto, quanti lettori inesperti scorgeranno le inesattezze e le menzogne propalate come verità nascoste?
In più, facendo false affermazioni di erudizione, il libro di Brown infetta i lettori con una virulenta ostilità nei confronti del cattolicesimo. Dozzine di libri di storie occultistiche, accuratamente collegate da Amazon.com, seguono la sua scia. E gli scaffali dei librai ora sono zeppi di falsità. Se ne venderebbero pochi senza il collegamento con Il Codice Da Vinci . Se pure l’assalto di Brown alla Chiesa cattolica può essere un complimento ambiguo, ne avremmo fatto volentieri a meno.


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Note

  • (1) I giochi di parole di Brown sono spesso difficoltosi da tradurre in lingua italiana. Robert Langdon nell’articolo originale viene reso con “bright fame long don”; in “Sophie Nevue” Sandra Miesel vede “wisdom New Eve” (probabilmente un gioco di parole in francese, così come Bezu Fache). Tuttavia “Langdon” potrebbe essere anche un riferimento a John Langdon, specialista di ambigrammi, cioè parole scritte in modo da essere leggibili allo stesso modo sia dall’alto verso il basso che viceversa. Il sito di Langdon è indicato tra i collegamenti del sito ufficiale di Dan Brown. Anche il nome di uno dei protagonisti, Leigh Teabing, è l’anagramma di Leigh Baigent, cioè i cognomi degli autori de Il Santo Graal , Michael Baigent e Richard Leigh.
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11 risposte a “Su ciò che piace e “non” piace a Satana. Dalle Lettere a Berlicche all’esoterismo di Dan Brown: Codici, Demoni e l’Inferno”

  1. Piramidi vengono continuamente scoperte su tutto il pianeta; la storia dell’uomo è da riscrivere

    domenica 12 gennaio 2014

    Piramidi in Antartide
    La prima notizia viene dal polo sud, dall’Antartide, dove sono stati scoperti dei rilievi dalla forma inequivocabile. forse è presto per affermare con assoluta certezza che si tratti di costruzioni dell’uomo, ma le immagini sono alquanto eloquenti. Maggiori informazioni su questi ritrovamenti potete reperirle leggendo l’articolo:

    La scoperta confermerebbe le teorie dei coniugi Flem-Ath descritte nel loro libro La fine di Atlantide (basate a loro volta sugli studi del professor Hapgood, descritti nel libro Le Mappe delle civiltà perdute). Secondo questi studiosi l’Antartide compare cartografato in antichissime mappe che lo mostrano com’era libero dai ghiacci; ciò mostrerebbe che la terra fosse abitabile in tempi non troppo antichi, e che in seguito, magari a causa di uno slittamento della croste terrestre o qualche altro evento catastrofico tale terra si sia ritrovata in corrispondenza del polo.

    Del resto i resti dei mammuth congelati mostrano che fino a poco prima di restare intrappolati nel ghiaccio si erano cibati di fiori tipici delle zone temperate, segno che anche in Siberia il mutamento climatico era stato repentino. I racconti tramandati da molti popoli in diverse parti del mondo sulle “stelle che cadono” possono essere messi in correlazione con uno spostamento apparente della volta celeste in seguito ad un fenomeno di slittamento della crosta o spostamento dei poli.

    Di sicuro intorno al 10.000/11.000 a.C. ci fu una grande estinzione di massa che fece scomparire ad esempio la tigre dai denti a sciabola e molti altri grandi mammiferi, come gli equidi ed i camelidi che un tempo abitavano in America. Curiosamente si tratta di un periodo che coincide con la data riferita da Platone per l’inabissamento della cosiddetta “Atlantide” e con la fine dell’era glaciale. Sono solo coincidenze? Difficile crederlo visto che quasi tutti i popoli di questo mondo narrano di una popolazione molto evoluta esistita in tempi antichi e poi decimata da un diluvio universale o altre catastrofi. Per maggiori informazioni potete leggere:

    http://www.acam.it/la-fine-del-pleistocene-e-il-diluvio-universale/

    http://scienzamarcia.blogspot.com/2013/12/due-video-sul-passato-nascosto-della.html

    Anche nelle Isole Hawaii, sebbene si auspichino ulteriori accertamenti, le immagini di una struttura priamidale sono alquanto probanti. Per ulteriori informazioni potete leggere:
    http://www.ilnavigatorecurioso.it/2014/01/05/le-foto-scattate-da-un-viaggiatore-sembrano-mostrare-antiche-piramidi-sulle-isole-hawaii/
    Recente è anche la scoperta, tramite sonar, di una probabile piramide sommersa nei pressi dell’arcipelago delle Azorre, vedi
    http://www.ilnavigatorecurioso.it/2013/09/25/scoperta-una-grande-piramide-sommersa-nelle-azzorre-una-svolta-nella-ricerca-di-atlantide/

    Ma di informazioni su piramidi piccole e grandi ce ne sono tantissime altre provenienti da tutto il mondo, persino dalla Lombardia, dove sono state trovate tre piramidi con una connotazione unica che le fa assomigliare per alcuni versi alla struttura di Giza. Infatti si tratta di un complesso di tre piramidi, quasi allineate, con la terza leggermente fuori asse, tutte e tre esattamente allineate con i punti cardinali. Per approfondimenti vedi

    http://www.gaiacichiama.it/2012/01/09/la-piana-di-giza-anche-in-lombardia-le-3-forse-9-piramidi-di-montevecchia/

    http://www.luoghimisteriosi.it/lombardia_montevecchia.html

    Un lungo elenco di Piramidi europee con tutti i link per approfondire i diversi siti lo trovate qui:

    http://www.eco-spirituality.org/tdgr-prmds.htm

    Per ulteriori approfondimenti rimando agli articoli

    http://zret.blogspot.it/2008/12/piramidi-in-italia.html

    http://www.ilnavigatorecurioso.it/2013/08/07/una-cometa-e-caduta-sul-nostro-pianeta-129-mila-anni-fa/

    http://ilnavigatorecurioso.myblog.it/2013/04/29/cio-che-ha-distrutto-atlantide-ha-distrutto-anche-marte/

  2. L DEMONIO, LE TENTAZIONI, LE OSSESSIONI, LE POSSESSIONI E LO SPIRITISMO.

    PRIMA RISTAMPA PER «I DIAVOLI. GUIDA ESSENZIALE»

    GLI ANGELI CATTIVI. Se gli Angeli Custodi ci aiutano a conseguire la nostra salvezza eterna, gli Angeli cattivi usano ogni sforzo per danneggiarci nel corpo, quando non cerchino di darci i beni della terra per un male maggiore e per rovinarci eternamente l’anima. Fanno così non perché ne ritraggano un vantaggio, ma solo per il loro odio a Dio e alle sue creature, che vorrebbero staccare da Lui e perdere. Però non possono fare di più di quello che Dio permette loro, e l’uomo, nel corpo, può ricevere del male entro questi limiti ma non può riceverne del male nell’anima, se non in quanto accetta di sua volontà.

    LA CADUTA DEGLI ANGELI. Gli Angeli furono sottoposti ad una prova. Quelli fedeli furono confermati in grazia, i ribelli invece, furono cacciati per sempre dal Paradiso e condannati alle pene eterne dell’Inferno. Il loro peccato fu un peccato di superbia perché la loro natura spirituale non li poteva attaccare ai beni sensibili propri del corpo e, secondo San Tommaso, la loro superbia consistette nel volere in modo disordinato la somiglianza con Dio. Questa somiglianza – spiega l’Aquinate (1, q. 63, a. 3) – non consisteva nell’equipararsi alla natura di Dio; nella sua intelligenza l’Angelo capiva che ciò era assurdo; né consisteva nel desiderare nel modo debito quelle perfezioni nelle quali si è chiamati a somigliare a Dio (e qui non ci sarebbe peccato a meno che uno non intendesse raggiungerle con le sue sole forze, senza la virtù di Dio). Secondo altri teologi come il Suarez, gli Angeli cattivi peccarono, perché quando fu loro rivelato il mistero della Incarnazione del Verbo, cui dovevano essere soggetti anche come Uomo, non si vollero sottomettere, e, capitanati da Lucifero si ribellarono. Furono condannati per sempre all’inferno e furono chiamati: demoni, diavoli, angeli prevaricatori. Il diavolo desiderò di conseguire con le sue forze la beatitudine ultima, il che è proprio di Dio.

    LE TENTAZIONI. L’opera del demonio è sempre limitata dalla permissione di Dio, che non permette che siamo tentati sopra le nostre forze, ma ci dà la grazia per resistere e vincere le tentazioni e ci dà i mezzi, come la preghiera, la penitenza, la vigilanza, per ottenere grazia abbondante. Quindi, quando l’uomo acconsente alla tentazione, è solo per colpa della sua cattiva volontà. Il demonio non può agire direttamente sull’intelletto e la volontà, ma solo indirettamente inducendoci all’errore, dando cattive immaginazioni e scatenando le passioni. Può agire invece direttamente sui sensi esterni, sulla memoria, sulla immaginazione e sull’appetito sensibile. Non tutte le tentazioni sono causate direttamente dal demonio, ma anche dalla triplice concupiscenza degli occhi, della carne e della superbia.

    PROVA. La Scrittura parla chiaramente della tentazione data dal demonio in forma di serpente ad Eva (Gn. 3, 1-6), e delle tentazioni di Giobbe. Il demonio osò tentare, in modo solo esterno come gli era possibile, lo stesso Gesù (Mt. 4 3-lO). Tentò Giuda a tradire il Maestro (Gv. 13, 2, 27). Gli Atti (5, 3) ci parlano della tentazione di Anania e Saffira, e S. Pietro (5, 8-9) e S. Paolo (Eph. 6 12) ci avvertono di stare in guardia contro le tentazioni del demonio. Dunque la S. Scrittura ci rivela chiaramente che l’uomo è tentato dal demonio.

    L’OSSESSIONE E LA POSSESSIONE. L’ossessione è una azione esterna del demonio con la quale circonda e assedia il corpo dell’uomo e tormenta l’anima con gravi tentazioni. Molte volte Dio la permette ai suoi Santi per purificarli ed elevarli anche attraverso queste tribolazioni indicibili, a grande perfezione. In queste prove in un modo tutto particolare, si prova la loro fedeltà a Dio, attraverso un crescendo spaventoso e impensabile di assalti che il demonio dà loro; ma nonostante la violenza e il prolungamento della prova essi attestano la loro fedeltà a Dio con una fermezza incrollabile per la grande grazia con cui Egli li sostiene. Hanno così modo di approfondire la loro umiltà (quando essi si considerano grandi peccatori non lo dicono ipocritamente, ma vedono tutta la debolezza se non ci fosse Dio a sostenerli), esercitano la pazienza, moltiplicano le loro preghiere e penitenze, riparano e ottengono grazie per coloro che si danno volontariamente al demonio col peccato. Il demonio a volte si presenta anche in forme visibili impure, li percuote, li trasporta da un luogo all’altro violentemente, attenta alla loro salute e vita fisica. Non dimentichiamo però che il demonio non può sorpassare i limiti permessi da Dio e che Questi assiste in un modo particolare queste anime a Lui predilette, così provate. Fra gli innumerevoli esempi che si leggono nelle vite dei Santi, citiamo solo S. Giobbe, percosso dal demonio non solo nei beni e nella famiglia, ma nella sua stessa persona; S. Antonio nel deserto; S. Gemma Galgani, più volte percossa ed umiliata dal demonio in varie forme. Lo stesso Gesù, che essendo Figlio di Dio, non poteva subire una ossessione diabolica, pure permise di essere trasportato dal demonio sul monte e sul pinnacolo del Tempio (Mt. 4). S. Agostino commenta che ciò non deve far meraviglia quando si pensi che permise che i satelliti di satana lo condannassero a morte e lo mettessero in Croce.

    POSSESSIONE. Una azione interna del demonio in quanto entra nel corpo dell’uomo, vi abita, si serve delle sue membra facendogli compiere azioni insolite. Nel Vangelo si leggono vari miracoli operati da Gesù per scacciare i demoni da coloro che ne erano posseduti (Mt. 4, 24; 8, 16; Mc. 1, 34, 9, 24; Lc. 8 30, ecc.). La Chiesa nel suo Rituale dà i segni per riconoscere la possessione diabolica e vanno esaminati molto prudentemente per non confondere la possessione con qualche malattia nervosa. Nei casi riconosciuti solo il Vescovo può permettere di fare gli «Esorcismi». Non è detto che chi è posseduto nel corpo dal demonio, sia necessariamente in peccato. A volte il Signore permette la possessione ad anime in peccato in castigo e medicina spirituale; molte altre volte ad anime buone per purificazione e merito.

    LO SPIRITISMO. Il demonio, per ingannare gli uomini e condurli alla rovina non solo con le tentazioni, ma ancora con lo Spiritismo cerca di presentarsi. Il primo fatto spiritico, potremmo dire che è stata la presentazione del diavolo sotto forma di serpente ad Eva. Nella forma moderna esso risale al 1852, quando ebbe inizio negli Stati Uniti d’America. Si diffuse in Europa, ed oggi ha una grandissima espansione nel Brasile. È noto che è peccato di superstizione invocare il demonio per conoscere cose occulte o fare cose meravigliose. Anche se nelle sedute spiritiche vengono evocate anime di morti, se da spiriti vengono risposte non sono certamente spiriti buoni. Né Dio, né gli Angeli, né anime che sono in luogo di salvezza si prestano alla curiosità vana ed ai giuochi degli uomini. […] La Chiesa ha condannato con risposta del S. Ufficio del 23 Giugno 1840 e lettera del medesimo in data 30 Luglio 1856 il magnetismo e l’ipnotismo quando da questi esperimenti naturali si vogliono ottenere effetti soprannaturali come la evocazione delle anime dei morti, la rivelazione di cose ignote e qualunque altra cosa superstiziosa. Inoltre questi esperimenti naturali diventano illeciti per il pericolo che l’ipnotizzatore imponga al soggetto magnetizzato cose cattive, o comunque agisca senza il suo consenso. Così pure se non c’è un serio motivo di scienza diventa illecito per i danni che può produrre alla salute fisica. Quando invece si tratti veramente di spiritismo la partecipazione è sempre illecita perché è opera diabolica. Fra i fenomeni spiritici sono senz’altro da annoverare i colpi battuti dai tavoli in risposta a domande; i quadri e gli oggetti che si muovono dalle pareti, la levitazione del medium, cioè della persona che fa da intermediaria fra i partecipanti e gli spiriti; l’apparizione di fiamme, di mani, teste o persone; la manifestazione di cose occulte. Molte volte in queste sedute vengono mischiate a cose pie, discorsi osceni o contro la fede. Il demonio, creando confusione fra il bene e il male trascina facilmente nell’inganno.

    [Brevi citazioni dalla SOMMA DI TEOLOGIA DOGMATICA, IIa Ed., Mons. G. Casali, Regnum Christi, Lucca, 1956, p. 190 ss.]

    In foto: “Eusapia Palladino (al centro) sembra far levitare un tavolo durante una seduta spiritica: da notare la gonna che nasconde le estremità delle gambe del tavolo, sotto le quali la medium era nota infilare i piedi, dopo averli sfilati dalle scarpe, per simulare le levitazioni.” (Fonte qui)

    ***

    I DIAVOLI. GUIDA ESSENZIALE. È in distribuzione nelle librerie cattoliche il testo «I diavoli. Guida essenziale. Compendio di demonologia», PRIMA RISTAMPA, Ed. Fede & Cultura, Verona, 2013, pagine 144. Autori: don Marcello Stanzione e Carlo Di Pietro.

    La fede della Chiesa, riguardo all’esistenza e all’azione malefica del demonio, si basa sulla testimonianza della Bibbia, che è parola di Dio. Nei Vangeli, Gesù si è presentato costantemente come il Vincitore di Satana e dei demoni che hanno potere sull’umanità peccatrice, affrontandoli personalmente e riportando su di loro la vittoria. Anche quando interviene per sanare le malattie e donare la guarigione, Gesù affronta e sconfigge Satana. Davanti all’autorità che Egli manifesta nei loro confronti, i suoi nemici Lo accusano: «Egli scaccia i demoni in virtù di Beelzebul, principe dei demoni» (Mc 3,22), mentre i suoi calunniatori si chiedono: «Non sarebbe per caso anch’egli posseduto dal demonio?» (Mc 3,30; Gv 7,20; 10,20s). Gesù fornisce però la vera spiegazione: Egli scaccia i demoni in virtù dello Spirito di Dio e ciò prova che il Regno di Dio è giunto fi no agli uomini. La Chiesa ha ricevuto da Lui la missione di continuare la sua opera salvifica, quale sacramento della redenzione, e di donare la liberazione interiore ed esteriore dal peccato.

    INDICE.

    1. Introduzione
    2. Nella battaglia non siamo soli
    3. Cenni sull’azione del demonio
    4. Cenni sul satanismo
    5. La Chiesa e il demonio
    6. Il discernimento
    7. Cenni sulla lotta al demonio
    8. Chi è il demonio
    9. La creazione degli angeli e dell’uomo
    10. Il dubbio di Lucifero
    11. Il peccato di Lucifero e degli angeli infedeli
    12. L’intervento di san Michele e degli angeli fedeli
    13. Le incursioni diaboliche
    14. L’attività degli spiriti maligni e la magia
    15. Il potere malefico dei demoni
    16. Il “destino” degli angeli buoni e dei demoni
    17. Dinamica fra angeli buoni e demoni
    18. Pseudo poteri di Satana e dei diavoli
    19. La vittoria di Cristo su Satana ed il potere della Chiesa
    20. L’esorcismo, potere salvifico di Cristo amministrato dalla Chiesa
    21. I riti di esorcismo e la liberazione
    22. Conclusioni

    PAGINE 144 formato 13×19

    © 2013 Edizioni Fede & Cultura

    ISBN 9788864092454

    PREZZO: €12,50 + spese di spedizione

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  3. ESORCISMO – martedì 12 febbraio 2013

    UN SACERDOTE RACCONTA L’ESORCISMO SHOCK DELL’11 FEBBRAIO 2013 IN SEGUITO ALLE DIMISSIONI DEL PAPA

    Un Sacerdote, Parroco e Teologo, ha scritto questo articolo su Internet , diffuso pure per e- mail .

    Avendo avuto la fortuna di conoscere personalmente quello stimato Teologo abbiamo ricavato questo post utilizzando il suo articolo.
    Ci sono tuttavia pervenute numerose e ponderatissime lamentele da parte di altri Sacerdoti che hanno criticato questo post sottolineando, saggiamente, che il demonio è il padre della menzogna e la Santa Chiesa consiglia che l’esorcista non intrattenga colloqui durante il rito di esorcismo con colui che è l’origine di tutte le divisioni poichè ha in odio l’uomo, creatura di Dio e particolarmente la Chiesa Cattolica, mistica ed unica Sposa di Cristo che porta alla salvezza le anime.
    Abbiamo tuttavia deciso di non togliere dal blog questo articolo del Sacerdote-teologo : il contenuto va letto come elemento per una sana riflessione in questo periodo quaresimale .
    Le parole infatti che vi compaiono non si discostano affatto da altre testimonianze che diversi Santi hanno raccolto anche in epoche recenti per l’edificazione dei fedeli .
    La Sacra Scrittura insegna : “Rivestitevi dell’armatura di Dio per poter resistere agli agguati del diavolo. Poiché non abbiamo noi da lottare contro la carne e il sangue ma contro i principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti maligni sparsi nell’aria” (Ef. 6,11-12) e la Santa Chiesa, nostra Madre, per bocca di Pietro, ci ricorda che il diavolo è come un leone ruggente che gira attorno a noi, cercando di divorarci. Ma noi gli resistiamo saldi nella fede impugnando le armi della nostra vittoria : la preghiera, la penitenza e la carità. A.C.

    CONFESSIONE SHOCK DI LUCIFERO SOTTO ESORCISMO MOSTRA IL SUO DIABOLICO PIANO IN SEGUITO ALLE DIMISSIONI DEL PAPA

    Esorcismo dell’11 febbraio 2013
    L’annuncio del Romano Pastore della Chiesa Universale, suscita in noi riflessione e timore per quanto sta attraversando la vacillante barca di Pietro.
    A tal proposito riportiamo la confessione fatta da Lucifero, durante un esorcismo, che lascia sbigottiti e sgomenti, qualora le sue parole risultassero confermate nel prossimo futuro.
    Ecco il testo integrale
    Esorcista: Nel nome dell’Immacolata Vergine Maria, ti ordino di dire la verità su quanto sta accadendo alla Chiesa di Cristo?
    Lucifero: ” Noooooo, Quella là nooooo!
    Il solo sentire pronunciare il Suo Nome è per me e per noi demoni, un tormento infinito.
    Non voglio parlareeeeeeeeee, ma l’Alta Dama mi obbliga a risponderti Prete schifoso!
    La Chiesa Cattolica è sotto attacco! Le potenze delle tenebre sono scatenate contro la Sposa di quello che abbiamo appeso alla Croce. E’ l’ultimo assalto che stiamo portando alla sua Chiesa. Le dimissioni del Pontefice, prese in piena libertà e coscienza, aprono la strada al nostro ultimo attacco frontale.
    Quello lassù sta per ritornare sulla terra, non so né il dove e né il quando, ma sento che quel giorno è molto, molto, molto vicino.
    Le mie stesse forze vanno sempre più affievolendosi, pertanto, devo concentrarmi e recuperare tutte le energie per convogliare i miei miliardi di demoni contro la Sede Apostolica.
    Non basta la corruzione, non basta l’avidità di denaro, non basta suscitare gli scandali, bisogna condurre una battaglia che abbia come esito finale la distruzione della cosiddetta Chiesa di Roma.
    Esorcista: Nel nome di Cristo, dimmi cosa vuoi fare contro la dolce Sposa di Dio?
    Lucifero: Sono duemila anni che noi angeli decaduti con l’aiuto di uomini di Chiesa e di politicanti da strapazzo, cerchiamo di colpire mortalmente Quella tremenda Invenzione del Nazareno. Purtroppo non ci siamo ancora riusciti, perchè essa appartiene all’Onnipotente.
    Tutti i nostri sforzi risultano vani, perchè le porte dell’inferno, come Quel crocefisso disse, non prevarranno. Ma noi non ci arrendiamo. Continueremo a colpirla, a ferirla, a farla sanguinare, anche grazie a chi, dall’interno di essa, si è consegnato nelle nostre mani.
    Dobbiamo arrivare ad occupare il trono del Vicario di Quello inchiodato alla croce. Con le buone o con le cattive. Costi quel che costi.
    Stiamo lavorando a spopolare i seminari, a far chiudere i conventi, ma non riusciamo a far smettere quelle donne e quegli uomini, rinchiusi dietro una grata, di pregare. Ancora ci sono giovani che si dedicano alla preghiera nel silenzio di quei monasteri. Maledetti! quanto ci fanno male quelle vite donate all’Altissimo.
    Esorcista: In nome di Dio Onnipotente, ti ordino di dirmi cosa stai cercando di fare e di organizzare?
    Lucifero: Nooooooo! Non te lo dicooooooo!
    Esorcista: Ti ordino per il Sangue Preziosissimo di Cristo, di dirmi quanto ti ho chiesto?
    Lucifero: Quello lassù è stanco dei vostri peccati, è disgustato dell’azione degli uomini, è deluso dall’agire delle donne. Siete affogati nel peccato. La maggior parte dell’umanità è mia, morta spiritualmente e non riesce a risollevarsi.
    Ormai molti Cardinali, Vescovi, Sacerdoti, sono in totale dissenso rispetto alla Tradizione della vostra Chiesa, sono in disaccordo sul conservatorismo papista.
    E dietro il progressismo, dietro certe aperture post conciliari ci siamo noiiiiiiiii! Perchè vogliamo la confusione, la dissociazione, la divisione dentro e fuori la Sede petrina, come la chiamate voi.
    Continuate pure a credere che tutto è una favola pretigna, cosi il numero di quelli che precipitano qui all’inferno aumenterà sempre più. Ormai non si contano più.
    Esorcista: Nel nome dei Santi Martiri, di San Pio, di Santa Bernadette, di la verità sul futuro della Chiesa di Roma?
    Lucifero: Non conosco il domani. Questo lo conosce solo Lui. Non so cosa accadrà tra un istante, perchè lo sa solo Lui. Non prevedo eventi, ma solo il presente.
    Sono un perdente, uno che si è ribellato ed ha perso tutto. Ho perso il paradiso. Per sempre. Ma ho un obiettivo: trascinare quante più anime possibili nel mio regno di tormento. Voglio vendicarmi della mia cacciata dal paradiso, con lo strappargli anime. E’ questa la mia eterna vendetta.
    Io non sono eterno, sono creatura proprio come voi, ma molto più forte di voi, molto più potente, più abile, più astuto. Sfrutto la mia astuzia per rovinarvi.
    Posso dirti, brutto pretaccio, che provocheremo un attacco terribile contro la Chiesa romana, faremo tremare le sue mura, ma non scalfiremo la sua Stabilità.
    Abbiamo fatto nascere la crisi economica per impoverire la popolazione mondiale, scoraggiare chi prega e infondere il veleno dell’allontanamento da Lui.
    Non lasciamo nulla di intentato pur di separare la creatura dal Suo Creatore. Tutto ciò che può rovinarvi eternamente lo attuiamo.
    Ma ora ci stiamo concentrando sulla Chiesa e sino a quando il nostro lavoro distruttore non sarà compiuto non le daremo pace.
    Ho chiesto degli anni a Quello lassù. Ora è il nostro tempo, quindi siamo scatenati, ben sapendo che il periodo concesso sta per terminare.
    Sento il tuono dell’Onnipotente che mi ricorda il mio nulla e l’obbedienza che, anche contro la mia volontà, gli devo.
    Quel papa della “Rerum Novarum“, vide, mentre celebrava la Messa, i demoni fuoriuscire dalle viscere della terra e diffondersi dappertutto. Cosi scrisse quell’odiosa preghiera al Principe delle Milizie celesti, che noi, però, abbiamo fatto abolire al termine della celebrazione.
    Oggi la terra è completamente invasa dai miei angeli decaduti, e se riusciste a vedere con gli occhi dello spirito, vi accorgereste che è tutto buio. Totalmente buio.
    Se vedeste i mostri infernali agirarsi per il mondo morireste di paura per la forma orribile che hanno. Eppure non ci credete.
    Esorcista: Nel nome della Santissima Trinità dimmi cosa hai in mente di fare contro l’umanità?
    Lucifero: Distruggerla con tutte le mie forze. Ridurla in schiavitù. In una parola : Dannarla.
    Devo provocare guerre, devastazioni, catastrofi, portandovi all’esasperazione e alla bestemmia.
    La crisi devo aggravarla, ridurre in miseria sempre più persone, conducendole alla disperazione di non potersi liberare.
    Poi devo trasformare radicalmente la vostra cosiddetta società civile in una grossa rolla per porci. Vi ci faccio sguazzare dentro, per poi perdervi all’inferno.
    I miei servi sono già all’opera, molti devono fare il lavoro sporco che io ho comandato loro di fare, sino alla fine.
    La terra deve essere un enorme cimitero, dove i pochi sopravvissuti saranno costretti ad adorarmi e servirmi come un dio. E’ questo il mio fine: essere dio al posto di Lui.
    Molti mi celebrano il culto, altri mi invocano, altri ancora mi adorano. Ma non sanno che sono già dannati. Per una manciata di euro e qualche piacere si concedono a me, finendo per consegnarsi ai miei artigli.
    Vedrete cosa farò alla vostra Chiesa, che scisma provocherò, peggiore di quelli passati. Vedremo quanti sono dalla Sua parte e quanti dalla mia.
    Il tempo sta per finire ed Io sono tutto preso dall’aumentare il numero di coloro che passano dalla nostra parte. Tutti devono riconoscermi come unico signore, anche se sono un nulla.
    Esorcista: Nel nome di Santa Gemma Galgani, di Santa Teresa di Gesù Bambino, di Santa Maria Goretti, cosa dobbiamo fare per vincerti e salvarci l’anima?
    Lucifero: Noooooo! Non voglio parlareeeeeee!
    Quello lassù mi costringe a risponderti.
    La preghiera del Rosario, quella corona maledetta che tante anime ci strappa, è potentissima contro di noi, è un martello che ci schiaccia.
    Pregate per Papa Benedetto, ha sofferto molto per i peccati compiuti nella Chiesa, il peso degli stessi lo ha indebolito nel fisico e nell’anima, ma non l’ho vinto.

    Pregate per i Cardinali, molti dei quali sono miei, pregate per i Vescovi che ormai vanno per conto loro.
    Pregate per i Sacerdoti hanno bisogno del sostegno delle vostre preghiere. Pregate per i nemici, gli amici, gli sconosciuti, i lontani, e Lui si ricorderà di voi.
    Quella lassù è triste perchè vede ogni giorno molti suoi figli precipitare all’inferno, nonostante le sue continue apparizioni, a cui non crede quasi nessuno.
    Le sue lacrime versate per lo stato pietoso in cui molte anime vivono, stanno per terminare e lasceranno spazio ai castighi del Cielo”.


    Ritornate in Chiesa, confessatevi settimanalmente e comunicatevi spesso. Controllatevi, sopportatevi reciprocamente i difetti. Amatevi e fate risplendere in voi la luce della Fede.
    La pace l’otterrete solo con la corona del Santo Rosario tra le mani, solo con la comunione sovente.


    Andate a Messa, con devozione e rispetto, a costo di qualunque avversità.
    Essa e solo essa può salvarvi dalla dannazione eterna.
    E’ uno scudo potente contro l’inferno, contro le tentazioni, contro le seduzioni del Male.

     

  4. Vescovo: baby prostitute a L’Aquila

    5 novembre 2013

    “Si vendono per ricarica telefonica”

    16:56 – “Baby prostitute, ragazzine anche sotto i 14 anni, che si vendono per una ricarica telefonica”. Lo ha denunciato un medico al vescovo ausiliare de L’Aquila, Giovanni D’Ercole, che ha segnalato la vicenda alle forze dell’ordine. “Un fenomeno drammatico legato alla crisi”, afferma D’Ercole. E poi: ” Si incoraggino i giovani a parlarne con i genitori. Il disagio deve essere una delle più grandi preoccupazioni per gli adulti”.

  5. Che Tempo che Fa, 13 ottobre 2013: Renzo Piano

    20.33 Preferisce essere chiamato architetto, si sente più preparato. Ma racconta della grande emozione provata entrando in Senato: “Un orgoglio civile, non un orgoglio personale”.

    20.34 Quale il rapporto tra arte e politica? “La politica è un’arte. Io penso sempre al giuramento della Polis, in cui i politici giuravano di consegnare al termine del mandato un’Atene migliore di quella che avevano ricevuto”. Come oggi proprio, eh.

    20.36 “L’Italia è per forza una culla delle cultura, perché ha la testa in Europa e i piedi in Africa”.

    20.37 Si parla dunque del progetto delle città del futuro: per lui sono le periferie. “Spesso non sono fotogeniche, ma sono ricche di umanità. Il destino delle città è nelle periferie. La nostra generazione ha fatto un po’ di disastri su quello che ci hanno lasciato i nostri avi, ma i giovani devono guardare alle periferie”.

    20.39 Il suo concetto non è ‘ampliare’ le periferie, ma completarle, raffinarle, ma non estenderle, anche perché bisogna tutelare la fragilità del nostro territorio. “Il nostro Paese ha bisogno di un’opera ciclopica di ‘rammendo’, sul fronte idrogeologico, sismico. E come una casa bella ma mai manutenuta”.

    20.41 La sua bellezza, la sua idea di bellezza è nell’urbanità, nel costruire luoghi di incontro.

    20.42 Perché da noi non si punta sulle energie alternative? E’ uno dei grandi misteri. “Se mettiamo insieme la bellezza paesaggistica, quella costruita e la bellezza del suo popolo, l’Italia è imbattibile”.

    20.43 “La bellezza è come il silenzio, come lo evochi sparisce. Ma quella dell’Italia non è fatta di cipria, di superficie, ma profonda, di cultura. Che non è affatto inutile. Ed è quello che deve dare la forza ai giovani”. Un discorso molto ‘politico’ nota Fazio.

    20.44 La differenza tra buon lavoro e un bel lavoro? “Il buon lavoro è bello anche dentro…”.

    20.46 Fazio ricorda che la prima barca che ha costruito era sbagliata. “Non l’avevo disegnata io, ma la costruì. E non passava per la porta del garage”. Aveva 18 anni, eh.

    20.47 “Si parla tanto di local, ma quando lavori sulle radici, che ti porti sempre con te, diventa il tuo universale”.

    20.48 Perché non ha votato la fiducia? “Perché ero a New York. Ma ho intenzione di onorare le istituzioni. Io ho un ufficio a Roma, ed è la prima volta che ho un ufficio e ci andrò. E questo è proprio il mio progetto più ambizioso. Ma quello che ha colpito me e le matricole è che è un impegno a vita: non è una corsa, è una maratona”.

    20.49 “Qualche gentile critico ha parlato di me e di noi senatori a vita come una ‘pedina’ nelle mani di qualcuno: ma figuratevi se io o Carlo Rubbia possiamo diventare pedine di qualcuno! Nessuno di noi si farà mai usare”.

    20.51 Darà il suo emolumento da senatore per girarli a giovani progettisti per il consolidamento di istituti pubblici, scuole in primis.

    20.51 “I mestieri di grande responsabilità penso debbano essere retribuiti. Questo depauperamento della politica mi preoccupa, temo livelli alla mediocrità”: così Fazio, che mi sa lancia già frecciate al prossimo ospite…

    20.53 “E’ importante che i giovani non si abituino alla mediocrità” dice Piano che non fa che parlare di giovani, giovani, nuovi mestieri per i giovani, ai quali lui sta e vuole lavorare. “Mi domando se questo sia possibile in un Paese che si sta ripeigando su se stesso, che si autocommisera, fino all’autodistruzione”. E il consiglio è sempre lo stesso: viaggiare, per conoscere e capire gli altri. E capire che la diversità è un valore, non un problema”. E per capire anche quanto sia bella l’Italia, alla quale siamo fin troppo abituati.

    21.00 Brunetta: “Posso dire una cosa? Bellissima intervista politica a Renzo Piano”; Fazio: “Beh sì, politica ALTA”. Si inizia alla grandissima.

    20.55 “Pubblicità, sennò ci danno la multa”: altra frecciata?

  6. Il Pontefice si rivolge ai gendarmi per chiedere protezione contro “la zizzania che genera il male”

    28.9.2013
    foto Ansa

    12:38 – Le “chiacchiere” sono una “lingua vietata” in Vaticano, perché si tratta di una “zizzania” che genera il male. Lo ha affermato papa Francesco all’omelia della messa presieduta al cospetto del Corpo della Gendarmeria, nei pressi della Grotta di Lourdes dei Giardini Vaticani. Dal contagio di questo “veleno”, ha sottolineato il Pontefice, nessuno è immune.

    Davanti agli uomini della Gendarmeria Vaticana che lo guardano schierati, papa Francesco si è sottratto a una riflessione giusta ma forse scontata sul ruolo del gendarme difensore della sicurezza del Vaticano, per mettere nel mirino un altro avversario molto più subdolo della delinquenza comune e contro il quale è fondamentale ingaggiare la “lotta”: “Qualcuno di voi potrà dirmi: ‘Ma, padre, noi come c’entriamo qui col diavolo? Noi dobbiamo difendere la sicurezza di questo Stato, di questa città: che non ci siano i ladri, che non ci siano i delinquenti, che non vengano i nemici a prendere la città’. Ma, anche quello è vero, ma Napoleone non tornerà più, eh? Se ne è andato. E non è facile che venga un esercito qui a prendere la città. La guerra oggi, almeno qui, si fa altrimenti: è la guerra del buio contro la luce; della notte contro il giorno”.

    Per questo, ha proseguito papa Francesco, “vi chiedo non solo di difendere le porte, le finestre del Vaticano” – peraltro un lavoro necessario e importante – ma di difendere “come il vostro patrono San Michele” le porte del cuore di chi lavora in Vaticano, dove la tentazione “entra” esattamente come altrove: “Ma c’è una tentazione… Ma, io vorrei dirla – la dico così per tutti, anche per me, per tutti – però è una tentazione che al diavolo piace tanto: quella contro l’unità, quando le insidie vanno proprio contro l’unità di quelli che vivono e lavorano in Vaticano. E il diavolo cerca di creare la guerra interna, una sorta di guerra civile e spirituale, no? E’ una guerra che non si fa con le armi, che noi conosciamo: si fa con la lingua”.

    Una lingua armata appunto dalle “chiacchiere”, sorta di veleno dal quale il Pontefice mette costantemente in guardia. E questo è ciò “che chiedo a voi”, ha incalzato quindi il Papa all’indirizzo dei gendarmi, “di difenderci mutuamente dalle chiacchiere”: “Chiediamo a San Michele che ci aiuti in questa guerra: mai parlare male uno dell’altro, mai aprire le orecchie alle chiacchiere. E se io sento che qualcuno chiacchiera, fermarlo! ‘Qui non si può: gira la porta di Sant’Anna, va fuori e chiacchiera la’! Qui non si può!’ … è quello, eh? Il buon seme sì: parlare bene uno dell’altro sì, ma la zizzania no!”.

  7. ————o0o————-

    L’Esoterismo cristiano e le false devozioni

    Cristianesimo esotericoOltre all’Esoterismo di tipo “classico” che introduce sempre verso una dimensione occulta e magica, esiste anche un Esoterismo cristiano, che può comunque condurre verso derive molto pericolose coloro che non sono ben radicati nella vera dottrina, o che avessero un Cristianesimo costruito più sulla ragione, la filosofia e la “gnosi”, che su un reale incontro con Cristo. Questo problema viene ulteriormente aggravato da un approccio di tipo intellettuale, devozionalistico ed esteriore che si sostituisce al solido radicamento nella dottrina della Chiesa. Tante persone si gettano purtroppo in interpretazioni personali della fede senza aver neppure letto il “Catechismo della Chiesa Cattolica”, che già di per sé sarebbe in grado di fugare la maggior parte dei dubbi.

    Un piccolo accenno al movimento dello “Gnosticismo” (oggi tornato molto di moda), che deriva dalla parola greca gnósis (conoscenza). Una definizione piuttosto parziale del movimento basata sull’etimologia della parola può essere: “dottrina della salvezza tramite la conoscenza”. Mentre il il Cattolicesimo sostiene che l’anima raggiunge la salvezza dalla dannazione eterna per grazia mediante la fede (cfr. Ef 2,8); per lo Gnosticismo invece la salvezza dell’anima dipende da una forma di conoscenza superiore e illuminata (gnosi) dell’uomo, del mondo e dell’universo, frutto del vissuto personale e di un percorso di ricerca della verità. Gli gnostici erano “persone che sapevano”, e la loro conoscenza li costituiva in una classe di esseri superiori, il cui status presente e futuro era sostanzialmente diverso da quello di coloro che, per qualsiasi ragione, non sapevano.

    Anche tra i cristiani ci sono purtroppo molte persone che si sono costruite una fede “su misura” e che sostengono verità o interpretazioni personali di fatti sui quali neppure la Chiesa sarebbe riuscita a fare luce. Si tratterebbe quindi di una presunta conoscenza o illuminazione divina che avrebbe investito loro in qualità di persone privilegiate, a differenza del semplice “popolino” di fedeli che difficilmente riuscirà a comprendere misteri così profondi e intricati. Ricorre il concetto che sta alla base della gnosi e dell’Esoterismo e cioè che possiamo salvarci soltanto con la comprensione di verità nascoste accessibili esclusivamente ad una elite di “illuminati”, concetto diametralmente opposto alla salvezza offerta da Cristo che è gratuita, semplice ed accessibile a tutti.
    Queste presunte conoscenze riguarderebbero l’origine del male ed i successivi sviluppi nel mondo, la creazione dell’universo, il senso della vita e della sofferenza in una chiave prettamente fiabesca e semplicistica. Queste persone promuovono dottrine che sono alternative a quelle della Chiesa anche se nei loro discorsi ricorrono i nomi di Dio, Gesù, Maria e di alcuni Santi. Si costruiscono storie romanzate da integrare alla rivelazione biblica che, secondo loro, sarebbe insufficiente a spiegare molte cose.

    Il tipo di presentazione che viene fatta del Cristianesimo in ottica esoterica, rappresenta, in realtà, una porta semiaperta verso il mondo della medianità e della Magia. E’ spesso prospettato un Cristianesimo alternativo a quello proposto dalla Chiesa Cattolica, la quale viene vista come il falsificatore del vero messaggio evangelico e della realtà più profonda trasmessaci.
    I vari passi del Vangelo assumerebbero significati completamente diversi da quelli tradizionali, aumenterebbero i significati e le simbologie nascoste in ogni evento o parabola. Viene inoltre attribuito particolare valore a testi “alternativi” basati su concezioni gnostiche che la Chiesa avrebbe nascosto nei secoli. Accanto ai più datati Vangeli Apocrifi vediamo perciò apparire libri come “Il Vangelo di Maria”, “Il Vangelo di Gesù”, “Il Vangelo di Giuda”, “Il Vangelo di Tommaso”, “Il Vangelo dei Dodici Santi”, “La vita sconosciuta di Gesù Cristo”, ecc. Un vero e proprio miscuglio di fantasie, mistificazioni e concezioni veramente ridicole che spesso si basano sul “dualismo” che sta alla base del credo gnostico.

    Coloro che sondano i meandri gnostici ed esoterici, si vantano di scoprire la realtà “vera”, non quella “manipolata dal clero”, per trovare, infine, che tutte le religioni sono uguali, hanno una comune origine, e la loro inconciliabilità è solo apparente.
    Questo pensiero è tipico anche di coloro che hanno una mente governata dalla medianità. La persona così condizionata impara lentamente (e spesso impercettibilmente) ad odiare la Chiesa e seguire una strada “propria”.

    Come ci ricorda invece il Concilio Vaticano II in “Gaudium et spes”, siamo sottoposti ad una battaglia continua:

    “Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta che comincia fin dall’origine del mondo, destinata a durare, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l’uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l’aiuto della grazia di Dio”.

    Negli ultimi anni questa lotta si è fatta più aspra, soprattutto grazie alla “Teosofia” e più tardi alla “Antroposofia”. In molti movimenti esoterici di stampo cristiano emerge la figura di Gesù Cristo, ma viene del tutto alterata fino a paragonarlo, talvolta, allo stesso Lucifero.
    Vengono poi tirati in ballo alcuni temi ricorrenti tra cui il “Santo Graal” o pseudo ordini templari, alimentando al contempo storie romanzate e spingendo i curiosi ad una ricerca personale per capire chi sia realmente Gesù Cristo, se sia morto in croce e risuscitato, oppure se abbia optato per la fuga ed una comune vita familiare con moglie e figli…
    Altri di questi scritti esoterici sostengono che “il Divin Maestro Gesù” frequentasse sette esoteriche o che si fosse rifugiato in India per diventare uno stimato guru…

    Tra i moltissimi testi di stampo esoterico in cui ricorrono fantasie di questo tipo troviamo: “Evoluzione divina dagli antichi ai nuovi misteri” di Edouard Schuré, “Il misticismo dell’insegnamento cristiano” in “Occidente segreto: introduzione alle dottrine Segrete” a cura di Jay Kinney, fino ad arrivare ai più apparentemente innocui romanzi quali: “Tutte le colpe della Chiesa” di Ken Follet, “Il Codice da Vinci” di Dan Brown, ecc.

    Il succo di tutte queste dottrine esoteriche riduce il Cristianesimo ad una miscela di Gnosticismo e avversione alla Chiesa Cattolica, da cui proverrebbero tutti i mali e le menzogne. Lo stesso Gesù Cristo non sarebbe Dio in quanto non più morto in croce e risorto, ma sarebbe fuggito, magari con qualche amante, per fare la sua bella vita di “maestro illuminato”.
    Ci sarebbe da piangere per la semplicità con cui tanti presunti cristiani si lasciano convincere da favole di questo tipo…

    Appendice: Le false devozioni

    Come appendice a questa sezione che illustra gli inganni che si celano dietro alla false dottrine di stampo gnostico ed esoterico, può essere utile elencare anche alcune abitudini, non necessariamente legate a quanto esposto sopra, ma comunque molto diffuse, che deviano in modo più o meno marcato dal Cristianesimo genuino che ci ha trasmesso Cristo e la sua Chiesa.

    Offese al SantoIniziamo dalle feste patronali, molto diffuse in Italia ma anche in altri paesi, che se non vissute nella semplicità della vera fede, possono trasformarsi in veri e propri rituali pagani che nulla hanno a che vedere con il sano culto del proprio Santo. Il rischio di scivolare dalla vera devozione ad una pratica prettamente umana, spesso decisamente deviata, è molto alto. In alcuni casi si assiste anche a rituali molto cruenti come flagellazioni pubbliche, crocifissioni, manipolazioni di serpenti velenosi, ecc.

    Esistono anche altre forme di devozione in cui il ricorso al nome del Santo viene strumentalizzato per conferire credibilità alla pratica stessa. E’ il caso delle molto diffuse “catene di Sant’Antonio” o “catene di Santa Rita” che circolano da tempo in dose massiccia per posta elettronica e che riguardano i più svariati soggetti. Iniziano sempre con qualche introduzione commovente e toccante e finiscono per persuadere a spedirle a tutti i conoscenti. Lo scopo sarebbe quello di attirare su di se la fortuna con la minaccia che, se ciò non venisse fatto, si rivolgerebbero contro di noi ogni sorta di sciagure e sfortune. Inoltrare ad altre persone queste catene significa cadere nella superstizione e farci cadere molti altri.

    Piuttosto diffuso è anche il cosiddetto “dolce di Padre Pio” la cui ricetta di preparazione costituisce un vero e proprio rituale di Magia, scandito da procedure da seguire, numeri e tempi da rispettare, desideri da esprimere. In questo infame modo viene oltraggiato il nome di San Pio e tutta la sua figura.

    Se si pretende di conciliare la vera fede con queste misere pratiche superstiziose si sbaglia di grosso. Dio non gradisce tali forme di deviazione, e lo stesso Santo in oggetto risulta profondamente ferito ed oltraggiato da simili abitudini.

    Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. (Ap. 3,15-16).

  8. “Chi vuole la guerra è strumento di Satana”

    Padre Gabriele Amorth

    Su un possibile blitz in Siria da parte delle forze americane, interviene anche Padre Gabriele Amorth, l’esorcista più famoso al mondo. Il sacerdote paolino non vuole far nomi, ma il suo pensiero è molto chiaro.

    “Questi che vogliono la guerra sono strumenti del demonio”, dice l’esorcista a Stanze Vaticane – Tgcom24, “Il Signore è un Dio di pace, vuole la pace, vuole l’amore tra gli uomini, vuole la solidarietà e l’aiuto, in modo che chi è ricco aiuti chi è povero. E’ Satana che vuole la morte e la guerra”.

    Un blitz però, dice Obama, servirebbe per eliminare la possibilità di utilizzo di armi chimiche sul popolo da parte del regime di Assad…
    Non lo giustifico, perché tengo presente quella frase che disse Pio XII per evitare la seconda guerra mondiale: “Tutto è perduto con la guerra, tutto può esser salvato con la pace”. Tutti i sistemi violenti sono tutti da condannare.

    Pensa che la veglia organizzata dal Papa darà fastidio al demonio?
    Altroché se darà fastidio al demonio, e non solo a lui. Preferisco però non far nomi…

    La veglia di sabato sera servirà a qualcosa?
    Penso che il Papa abbia provveduto a questa veglia di preghiera per anticipare e per influire su quello che dirà il Congresso americano. Il Papa ha lo scopo di influenza. In che modo? Da Papa, pregando l’aiuto di Dio, questo è il nostro modo di agire da cristiani. Non con bombe per contrastare altre bombe, ma con preghiere per contrastare le bombe.

  9. Sul sesto Comandamento, sulle impurità e sulla sodomia

    di Carlo Di Pietro

    Il sesto comandamento “non commettere atti impuri” o “non fornicare” (Catechismo Maggiore, San Pio X, III, Dei com. e di Dio) ci proibisce ogni impurità, per cui ci vieta le azioni, le parole, gli sguardi, i libri, gli spettacoli, le trasmissioni tv, i siti internet, ecc … immorali; ci vieta anche l’infedeltà nel matrimonio. Mentre il quinto comandamento, “non uccidere”, mira a conservare l’individuo nella sua integrità fisica, il sesto comandamento, “non commettere atti impuri”, mira all’integrità del buon costume, della moralità e punta alla conservazione della specie umana.

    É un gran peccato l’impurità? “È un peccato gravissimo ed abominevole innanzi a Dio ed agli uomini; avvilisce l’uomo alla condizione dei bruti, lo trascina a molti altri peccati e vizi, e provoca i più terribili castighi in questa vita e nell’altra.” (ibid.)

    Non vorrei scrivere del “sesto comandamento” poiché affronta una serie di argomenti così diabolici e sporchi – il Maccono li definisce “di pece” – che si corre il rischio di “imbrattarsi” nell’atto stesso del trattarli, anche se lo si fa per allontanarli da sé e dal prossimo; al fine di conoscere il necessario (che deve sapersi dal buon cattolico) per evitare i mali che possono derivare da uno stato di ignoranza colpevole, ed affinché non ci macchiamo, sia io che voi, nel mentre che ne parleremo è conveniente pregare Dio perché ci aiuti a rimanere saldi; ricordiamo anche le seguenti avvertenze:

    I. Il peccato non lo si ha (non si manifesta) nel conoscere il male, ma nel volerlo, nel desiderarlo o nel compiacersene; ovverosia il peccato non lo ritroviamo propriamente nell’intelletto, ma nella volontà (adesione all’errore). Dio, per esempio, conosce tutto e non pecca, difatti è santissimo e Dio deplora il peccato;

    II. Il godere di conoscere una cosa cattiva non è peccato, invece è peccato “beneficiare” della cosa cattiva. Quindi non è peccato il conoscere certi misteri della vita, e neppure è peccato il godere nel saperli,ma sarebbe peccato il godere di certe cose di cui ora parleremo;

    III. Non è peccato il sentire tentazioni, sensazioni cattive, avere in mente brutte immaginazioni. Queste sono le normali forme di opera del maligno su di noi che si manifestano nella tentazione, mentre quanto costa alle brutte e persistenti immaginazioni, sarebbe preferibile parlare di manifestazioni straordinarie del maligno sotto forma di ossessioni. E’ peccato, però, acconsentirvi, compiacersene, goderne. Il peccato non consiste quindi nel sentire, ma nell’acconsentire; è sempre la libera accettazione dell’errore che ci fa peccare.

    OBBIEZIONE — Si potrebbe obiettare dicendo che se non è peccato il sapere, allora posso interrogare qualunque persona, leggere qualunque libro, vedere qualunque figura, visitare qualsiasi sito internet o visionare anche film pornografici.

    RISPOSTA“O tu hai bisogno di sapere, di vedere tali cose, oppure no” spiega categoricamente il Maccono:

    1° Se non hai bisogno di sapere un qualcosa, non puoi (è vietato), perché la conoscenza di certe cose porta facilmente a godere non solo della conoscenza, ma della cosa stessa, quindi il voler conoscere certe cose, senza necessità, è un esporsi al pericolo prossimo di peccare, il che non è lecito, anzi è già peccato;

    2° Se il bisogno di sapere un qualcosa è necessario e non artificioso, allora potrai interrogare questa o quell’altra persona seria, prudente, timorata di Dio; leggere questo o quell’altro libro; ma con tutto riguardo per non peccare, come chi è costretto a maneggiare veleni, lo fa con riguardo per non averne danno;

    3° Quindi, posto il bisogno vero, e non una morbosa curiosità, sii prudente nel scegliere chi devi interrogare e, nelle stesse interrogazioni, sii prudente nel consigliarti, per esempio nella scelta dei libri e nella lettura. Poi pensa che Dio ti vede, e non oltrepassare il limite del pudore naturale che Dio pose in noi, quasi come una invisibile barriera al male a cui ci spingono le passioni. Rispetta sempre te stesso, abbi orrore e sdegno di ogni bruttura e abominio, e non lasciarti mai andare a cose di cui debba poi vergognarti. — Da ultimo prega sempre Dio che ti tenga la sua Santa Mano sul capo e non ti lasci cadere.

    Quando si studiano certe cose per bisogno, così come stiamo facendo adesso, e si adoperano le debite precauzioni, Dio volge la Sua Santa Mano in maniera particolare inviando la Sua Grazia affinché l’uomo non pecchi; se invece si cerca di sapere per vana curiosità, Dio abbandona l’uomo a se stesso, e l’uomo, abbandonato a sé, cade nel fango.

    Dio ha posto nell’uomo delle forze e tendenze ordinate, alcune alla conservazione dell’individuo, altre alla conservazione della specie; stiamo parlando della percezione e della coscienza che ogni uomo ha della legge naturale; sono ordinati alla conservazione di se stessi, per esempio, gli stimoli del mangiare e bere, del ripararsi dal caldo o dal freddo, ecc… ; tutti questi stimoli è lecito e anche doveroso soddisfare ma sempre regolandoli secondo la ragione e la fede; chi trasmoda, come per esempio l’ubriacone, l’ingordo, ecc…, pecca contro la virtù della temperanza.

    Vi sono in noi altre tendenze, ordinate alla conservazione della specie, alle quali non è lecito soddisfare, per volere di Dio, se non secondo l’ordine e il fine da Lui stabilito, che è, per esempio, il matrimonio debitamente contratto. Chi le asseconda in altri modi, pecca contro la virtù della castità. Quindi, se con cattiva compiacenza si fanno, si dicono, si guardano, si leggono cose impure o si seguono artisti e attori con canzoni, opere e dialoghi licenziosi, o si veste in modo indecente, si pecca contro questo comandamento.

    Queste brevi nozioni sono essenziali da sapere per gli adulti, mentre per i bambini basta insegnare che il sesto comandamento proibisce:

    …le azioni fatte da solo o in compagnia di altri. Se fatte con parenti o persone religiose o legate dal voto di castità, o coniugate, hanno speciale malizia, che va manifestata in confessione;

    …le parole, dette o ascoltate con cattiva compiacenza e ogni discorso licenzioso. Sentendo un qualcuno dire parole che non vanno bene, che urtano, correggetelo; se è più grande di voi, e avvisato farebbe peggio, allontanatevi; se non potete, astenetevi non solo dal prender parte o sorridere ma, con un contegno composto e serio, dimostrate la vostra disapprovazione.

    San Bernardino da Siena a un suo compagno, che incominciò un discorso licenzioso, appioppò un sonoro schiaffo dicendo: “A un sì libero parlare conviene un sì libero agire”.

    San Luigi Gonzaga a un vecchio, che divertiva la brigata con discorsi liberi, disse: “Non si vergogna lei, alla sua età, di parlare in tal modo?” … e lo costrinse a tacere.

    Ecco un bel proverbio italiano oggi dimenticato: “Chi vuol salvo l’onore, sdegno in fronte e fuoco in cuore”;

    …gli sguardi immodesti, non necessari, e tanto più se su di altri;

    …i libri, cioè, è proibita la lettura di libri, giornali, periodici, programmi TV, reality show, siti internet, ecc. che contengono cose immorali e la cui lettura o visione eccita le più ignobili passioni dell’uomo, trascinandolo al male. Quanti giovani hanno perduto prima l’innocenza e poi la fede per una lettura immorale, per un videogioco violento, per un reality pornografico? Quante fanciulle si sono rovinate per sempre addirittura per la lettura di un romanzo erotico?

    …le immagini o statue oscene. Attenti quindi non solo alle TV, a internet, a certi sconci di réclame, ma anche nel visitare gallerie o musei d’arte, e certe esposizioni moderne, così brutte ed oscene; già la sola bruttezza spacciata per arte potrebbe essere una oscenità, ma v’è di più ed è la pornografia oggi definita “artistica”. Chi poi per ragione di studi deve consultare certi libri, studiare certe opere, ecc., ritenga quanto abbiamo detto più sopra, ovverosia lo si faccia con garbo e senza mai lasciarsi coinvolgere, senza desiderare di peccare;

    gli spettacoli immorali, cioè, i teatri, i cinema, i concerti e ogni altro ritrovo in cui le rappresentazioni o la musica, o tutt’ insieme queste cose, concorrono a risvegliare nel cuore i più bassi istinti delle più volgari passioni che poi, alla lunga, ci rendono pari agli animali.

    GRAVITA’ DEI PECCATI IMPURI

    Sono gravissimi i peccati contro la castità e sono quasi sempre mortali.

    L’impudicizia non si deve neppure nominare tra voi, come si conviene a santi; né oscenità, né sciocchi discorsi o buffonerie, che sono cose indecenti” (Ef., 5,3); “Nessun disonesto avrà parte dell’eredità del regno di Cristo e di Dio (Ef., 5,5); Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio (1Cor. 6,9-19)

    Secondo la Legge Divina, quindi non alterabile neanche dalla Chiesa stessa, l’impurità è un disordine, come ogni altro peccato, perché è contro la legge di Dio, e fa sì che l’uomo assoggetti l’anima al corpo, alla carne; ma disordine terribile, perché con facilità induce ad altri peccati e genera gravi scandali (come abbiamo appreso dal precedente studio lo scandalo grave è un peccato peggiore dell’omicidio [1]).

    L’impurità produce un cumulo di rovine:

    а) rovina del corpo, che infiacchisce e uccide: quante vite miete questo vizio infame! Quanto è vero il proverbio italiano che chi vive carnalmente, non può vivere lungamente, senza mai dimenticarci anche dei castighi che Dio invia direttamente o che ne acconsente il verificarsi a scopo propedeutico o propriamente per punire;

    b) rovina della mente, che ottunde, specialmente per il senso morale;

    c) rovina del cuore, che indurisce;

    d) rovina della fede, che estingue. Quanti non credono, non perché abbiano scoperto contraddizione tra la scienza e la fede, ma perché sono accecati da questa obbrobriosa passione. Francesco Coppée, membro dell’istituto di Francia, nella sua gentil opera Saper soffrire, dove racconta le vicende della sua conversione, confessa candidamente che la prima causa della sua incredulità furono i peccati contro la bella virtù. “Fui educato cristianamente, egli scrive, e dopo la mia prima Comunione compii per parecchi anni, e col più ingenuo fervore. Quello che me ne staccò, furono lo dico schietto, la crisi dell’adolescenza e la vergogna di dovermi confessare di certe cose”“Molti uomini converranno, se pur sono sinceri, che la regola severa imposta dalla religione ai sensi, fu quella che principiò ad allontanarli da essa; più tardi, solo più tardi, andarono a cercare nella ragione e nella scienza argomenti metafisici, che dispensassero da questa regola. Per me almeno le cose andarono cosi. Fatto il primo passo falso, e continuando per lo stesso cammino, non mancai di leggere libri, udire discorsi e osservare esempi, che sembravano destinati espressamente a convincermi che per l’uomo nulla è più legittimo che l’obbedire agli impulsi del proprio orgoglio e della propria sensualità. M’invase allora l’indifferenza d’ogni preoccupazione religiosa”.

    e) rovina dell’anima, che rende schiava della passione e manda all’inferno (per maggiori nozioni sull’inferno leggere la nota 2);

    f) rovina dell’onore, che fa perdere;

    g) rovina spesso delle famiglie, che getta nel disonore e nella miseria;

    h) rovina della vita e della natura, che fa accendere “ … a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che si addiceva al loro traviamento … E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa …” (Rm. 1, 26-32);

    g) Castighi. Oltre le rovine sopraccennate ricordiamo che la Scrittura ci dice come Dio mandò il diluvio universale per questo peccato (noi sappiamo che il diluvio fu un reale accadimento, un vero castigo, non una metafora o una casualità come insegnano gli scandalosi modernisti); così mandò il fuoco sopra Sodoma e Gomorra (idem come prima); e così molte altre pubbliche e private calamità… E ricordiamo che castigo dell’impurità è pure la disperazione e l’impenitenza finale che conduce inesorabilmente all’eterna dannazione. Badate di non errare: né i fornicatori… né gli effeminati avranno la eredità del regno di Dio (1Cor. 6, 9-10).

    Secondo la Fede Cattolica e quindi anche secondo la tomistica, per esempio, il peggior peccato di impudicizia è il sesso impuro contro natura o sodomia.

    MAXIMUM PECCATUM INTER SPECIES LUXURIAE, ovvero il peccato più grande – grave – tra le specie della lussuria, dove per lussuria, si intende uno dei sette vizi capitali consistente nella brama disordinata del piacere sessuale. Il gravissimo peccato che ne consegue, ostativo per l’accesso al Regno dei cieli, contrasta con il finalismo della natura che, come previsto da Dio, subordina il piacere derivante da atti sessuali solo ed esclusivamente alla legge dell’amore fecondo, lecito unicamente nel contesto della sfera coniugale. (Dizionario del Cristianesimo, E. Zoffoli, Sinopsis, 1992)

    Molte immoralità e comportamenti disordinati che provocano anche la collera e i castighi di Dio vengono insinuati già da giovanissimi nella mente dei bimbi, spesso per colpa degli adulti iniqui, da qui la necessità di educare fin da subito i giovani di oggi che diventeranno gli uomini di domani.

    Vi è difficoltà speciale nel parlare di questo comandamento e del nono ai piccoli, perché bisogna essere riguardosi per non insegnare il male e non scandalizzarli, quindi qualche catechista tralascia addirittura di parlarne (per catechista intendiamo il vero catechista cattolico, non l’odierno educatore sempre più spesso indecentemente impreparato se non addirittura complice del re della menzogna); il che non è bene, perché il fanciullo ne sente parlare per le vie, per le piazze, e forse anche in casa, e vede atti e figure che turbano il suo cuore. Inoltre la natura stessa depravata lo porta ad atti che intravede non essere buoni, ma di cui non comprende ancora la gravità. Poi, disgraziatamente, ne prende l’abitudine e vi si abbandona con rovina dell’anima e del corpo stesso, e con molta difficoltà ad emendarsi. Parliamogli in senso buono e santo, per premunirlo contro il male, di ciò che sente parlare in modo spudorato e peccaminoso nel mondo. E quando dovrete fare una di codeste lezioni, non solo farete una preparazione prossima più accurata, ma studierete i termini e le frasi da usarsi, e farete cosa ottima a scriverveli, e pregherete il vostro Angelo Custode affinché vi aiuti e non permetta che vi sfugga alcuna parola che possa offuscare il candore delle anime durante la lezione.

    Potrete introdurvi così – Dio è nostro Creatore e Padre, e noi dobbiamo fare ciò che Egli comanda. Ora Egli vuole che noi andiamo vestiti. Le vesti servono a ripararci dal freddo e dal caldo, ma certe parti del corpo come le mani, la faccia, le teniamo scoperte. Certe altre parti invece Dio vuole che si tengano coperte e non si guardino e non si tocchino senza necessità. Il fanciullo che si regola in questo modo, si dice che è modesto e puro, e piace a Dio; chi invece non obbedisse a Dio in questo, e si mostrasse scoperto e si lasciasse vedere o toccare da altri, mancherebbe contro questo comandamento e farebbe peccato. Fa pure peccato chi guarda altre persone scoperte o le tocca; chi guarda volontariamente libri, riviste, programmi TV o siti internet indecenti, ecc.; chi ascolta volontariamente o fa discorsi brutti; chi legge cose cattive, le legge o le pensa o le desidera… Ben inteso, parlerete sempre con serietà e santità di linguaggio.

    BELLEZZA ED ECCELLENZA DELLA CASTITÀ

    Agli allievi ed alle allieve, più che della bruttezza del vizio, conviene parlare della bellezza della virtù, la quale è tanto bella che viene chiamata la virtù bella per eccellenza; ed è in realtà tanto bella che il solo parlarne invoglia gli animi buoni a conservarla, o se perduta, a ricuperarla.

    La castità è quella virtù morale che inclina l’uomo ad astenersi dai piaceri illeciti della carne:

    E’ obbligatoria. “La volontà di Dio è che voi siate santi… che sappia ciascuno di voi custodire il proprio corpo in santità e onestà, non nelle passioni della concupiscenza” (Tess. 4, 3);

    Ci santifica, perché chi è veramente, piamente, costantemente puro nei pensieri, negli affetti, nelle parole e negli atti, in breve acquista tutte le altre virtù. “Ella è come la madre delle virtù”, diceSant’Ambrogio. Al contrario senza lei, tutte le altre virtù non piacciono a Dio e facilmente si perdono.“Senza la castità ogni altra virtù vien meno”, afferma San Girolamo;

    Ci angelizza. L’uomo casto differisce dall’angelo per la felicità, non per la virtù, e la castità dell’uno è naturale, nell’altro frutto di vittoria;

    Ci fa veder Dio. “Beati quelli che hanno il cuor puro, perché questi vedranno Dio” (Mt. 5, 8) – in terra per la fede, senza le tante difficoltà che altri hanno ad ammettere i misteri; – in cielo per la visione beatifica;

    Ci fa amici di Dio. “Chi ama la mondezza del cuore, per la grazia del suo parlare, avrà per amico il Re del cielo” (Prov. 22, 11).

    Ci avvicina a Dio. “La purezza fa che uno si avvicina a Dio” (Sap. 6, 20).

    Il sesto comandamento ci ordina di essere “santi nel corpo”, portando il massimo rispetto alla propria e all’altrui persona, come opere di Dio e tempi dove Egli abita con la presenza e con la grazia.

    …santi nel corpo, ecc. Il nostro corpo è opera di Dio, è il suo capolavoro. Ora, non si trattano con rispetto i capolavori dei grandi uomini? — Non si maledice, non si castiga chi li guasta, li deturpa? E Dio non castigherà chi profana l’opera sua in sè stesso o nel corpo altrui?

    Noi per il Battesimo siamo stati santificati, siamo diventati membri di Gesù Cristo e templi dello Spirito Santo. Ecco quel che dice San Paolo: “Non sapete voi che i vostri corpi sono membra di Gesù Cristo?… e che non siete di voi stessi?… Glorificate e portate Dio nel vostro corpo” (1Cor. 6, 15). “Non sapete che le membra vostre son tempio dello Spirito Santo?” (1Cor. 5, 19). “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito Santo abita in voi?” — E conclude: “Se alcuno violerà il tempio di Dio, Iddio lo sperderà. Imperocché santo è il tempio di Dio che siete voi” (1Cor. 3). — E ancora: “Badate di non errare; né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né quei che peccano contro natura, né i ladri, né gli avari, né gli ubriachi, né i maledici, né i rapaci avranno l’eredità del regno di Dio” (1Cor. 6,9-10).

    Avvertimento. Sentirete nel mondo dire spudoratamente da qualcuno di coloro che non serve umana legge, ma va Seguendo come bestie l’appetito (Pg. 16, 82) che non si può essere casti, che i peccati contro la castità non sono gravi, ma piccole debolezze. Non gli date retta e fuggite via da lui, da questo scandaloso, specie se è un “prete” o un catechista o un professore.

    1° Se non sono peccati gravi, perché San Paolo, dopo aver numerato varie forme del peccato mortale, dice:Chi fa tali cose non conseguirà il regno di Dio? (Gal. 5,16-21). Se fanno perdere il regno di Dio è segno che fanno perdere la grazia, e perciò sono peccati mortali;

    2° Non è vero che sia impossibile vivere casti. E’ certo, certissimo che Dio non comanda cose impossibili. E’ certo, certissimo che molti vissero e vivono con tutta castità. Dunque, se tanti uomini, tante donne, tanti giovinetti e tante fanciulle vissero e vivono con castità, perché non potrò io? Quindi chi non vive casto, non è perché non può, ma perché non vuole. Il non posso è il sofisma di chi vuole dispensarsi dalla legge, e attutire i rimorsi di coscienza; è l’argomento dell’egoista che, simile agli animali, aspira solo al piacere del momento; è il pretesto del vigliacco che butta le armi per non combattere…

    I peccati contro la castità sono gravissimi, ed ancor più grave è il peccato di chi commette il sesso impuro contro natura, tanto che:

    San Pio V lo definì così “L’esecrabile vizio libidinoso contro natura; colpe per le quali i popoli e le nazioni vengono flagellati da Dio, a giusta condanna, con sciagure, guerre, fame e pestilenze …” (San Pio V,Costituzione Cum Primum);

    San Pio X dice che la sodomia è “quel peccato che grida al Cielo”“che grida vendetta al cospetto di Dio”“il secondo peccato più grave che grida vendetta al cospetto di Dio dopo l’omicidio volontario” (San Pio X, Catechismo Maggiore);

    San Gregorio I Papa detto “Magno”, Dottore della Chiesa “Che lo zolfo evochi i fetori della carne, lo conferma la storia stessa della Sacra Scrittura, quando parla della pioggia di fuoco e zolfo versata su Sodoma dal Signore. Egli aveva deciso di punire in essa i crimini della carne, e il tipo stesso del suo castigo metteva in risalto l’onta di quel crimine. Perché lo zolfo emana fetore, il fuoco arde. Era quindi giusto che i Sodomiti, ardendo di desideri perversi originati dal fetore della carne, perissero ad un tempo per mezzo del fuoco e dello zolfo, affinché dal giusto castigo si rendessero conto del male compiuto sotto la spinta di un desiderio perverso” (San Gregorio Magno, Commento morale a Giobbe);

    San Bonaventura, Dottore della Chiesa con il titolo di Doctor Seraphicus “Tutti i sodomiti, uomini e donne, morirono su tutta la terra, secondo quanto ricordò san Gerolamo commentando il salmo ‘È nata una luce per il giusto’, per evidenziare che Colui che stava nascendo veniva a riformare la natura e a promuovere la castità” (San Bonaventura, Sermone XXI in Nativitate Domini, chiesa Santa Maria della Porziuncola);

    Sant’Agostino, Dottore della Chiesa: “I delitti che vanno contro natura, ad esempio quelli compiuti dai sodomiti, devono essere condannati e puniti ovunque e sempre. Quand’anche tutti gli uomini li commettessero, verrebbero tutti coinvolti nella stessa condanna divina: Dio infatti non ha creato gli uomini perché commettessero un tale abuso di loro stessi. Quando, mossi da una perversa passione, si profana la natura stessa che Dio ha creato, è la stessa unione che deve esistere fra Dio e noi a venire violata”(Sant’Agostino, Confessioni):

    – e tanti altri, come ad esempio Santa Caterina da Siena, San Tommaso d’Aquino, San Pietro Canisio, San Girolamo, Santa Ildegarda di Bingen, ecc …

    Ogni uomo ha i mezzi per fuggire da questi abominevoli pensieri, quindi ha tutte le facoltà per non violare anche il sesto comandamento.

    Mezzi detti NEGATIVI:

    Fuga dell’ozio, perché l’ozio è il padre dei vizi. San Filippo Neri diceva ai giovani che “l’ozio è il capezzale del demonio e che chi sta in ozio, non ha bisogno che il diavolo lo tenti; egli è tentazione a se stesso”;

    Fuga dei cattivi compagni. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei, o che diverrai. Chi va col lupo, impara a urlare, chi collo zoppo a zoppicare. Come un appestato ne corrompe mille, come una pera fradicia ne guasta un monte, così un compagno cattivo;

    Fuga delle letture cattive. Dimmi che leggi e ti dirò che vagheggi. Il libro cattivo è peggiore d’un triste compagno, perché è sempre a portata di mano e non arrossisce nel parlare di ciò che si deve tacere;

    Fuga delle occasioni pericolose, come i balli, teatri, i cinematografi, gli amoreggiamenti, internet, i reality show.

    Gli amoreggiamenti, per esempio, sono pericolosissimi e spesso fatali. Nessun giovane, nessuna fanciulla contragga relazioni senza il consenso dei genitori. E se il consenso c’è, evitino di trovarsi da soli; e se pare che il Signore li destini ad una futura vita insieme, non conducano le cose per le lunghe, perché le cose lunghe diventano serpi.

    Mezzi detti POSITIVI:

    La preghiera. La castità è una virtù celeste e non si ottiene se non dal cielo con molta preghiera. “Io sapevo, dice il Savio, che non potevo essere continente, se Dio non me lo concedeva, e il sapere questo è già dono della sapienza; e perciò andai a Dio e lo pregai con tutta l’effusione del mio cuore”;

    Nelle nostre preghiere, in modo speciale nella Santa Messa, dopo la Santa Comunione, nella visita al SS. Sacramento, domandiamo sempre al Signore di essere umili e puri. Quanto più saremo umili tanto più facilmente potremo custodire la bella virtù; quanto più saremo umili e puri, tanto più piaceremo a Dio, e riceveremo le sue grazie. — Giova, a conservare la purità, l’avere una tenera devozione a San Luigi, protettore della gioventù, a Maria Santissima. Una pratica efficacissima, a questo scopo, è la sera inginocchiarsi vicino al letto per domandare la benedizione alla Madonna e recitare in onore della sua Immacolata Concezione tre Ave Maria, intercalandole con la bella e filiale invocazione: Maria, Mater purissima, Mater castissima, ora prò nobis, e terminarle col Gloria Patri, ecc. Se non potete recitarle in ginocchio, ditele almeno mentre vi spogliate, affinché la Madonna vi benedica;

    La mortificazione dei sensi, specialmente: a) mortificazione degli occhi. Ciò che occhio non vede, cuor non desidera… Alcuni vogliono vedere tutto, e poi si stupiscono di avere tentazioni. Ci sarebbe da stupire che non ne avessero. Mortifichiamoli anche nelle cose lecite, per saper tenerli a freno, affinché non trascorrano alle illecite; b) mortificazione delle orecchie, non voler ascoltare ogni cosa; c) mortificazione della gola. Quando il demonio tenta la gola, è per muovere poi guerra alla castità. Attenti a non soddisfarla troppo, affinché il corpo nutrito delicatamente, non si ribelli all’anima, come un puledro sfrenato, e non vi trascini al male. “Cosa lussuriosa è il vino” {Ef. 5,18 ; Prov., 20, 1-; 23, 31 e succ.). Vino e castità, dicono i Santi, non stanno insieme; d) mortificazione del tatto, il più insidioso dei sensi, il quale, sparso in tutto il corpo, più d’ogni altro è pericoloso, e in continua congiura contro l’anima;

    Frequenza dei Sacramenti della confessione e comunione, possibilmente la comunione ogni giorno, almeno ogni domenica; Le buone disposizioni che si debbono portare alla confessione, cioè, l’esame che ci aiuta a conoscerci; il pentimento che ci distacca dal male; il proposito che ce lo fa evitare; gli avvisi del confessore, e sopra tutto la grazia del sacramento faranno sì che conserviamo il cuore puro. Inutile parlare della grazia e dell’efficacia della Santa Comunione;

    4° Da ultimo coltiviamo in noi il pensiero della presenza di Dio; ricordiamo spesso i novissimi, la morte, il giudizio, l’inferno e il paradiso; aumentiamo in noi il timor di Dio, e nelle tentazioni ricorriamo a lui con vive e affettuose giaculatorie, s saremo sicuri di conservare la più bella delle virtù.

    Avvertenza. Sentirete forse anche nel mondo degli spudorati e degli scandalosi, degli uranisti e dei pornoattori, dei pedofili e molestatori, i quali per giustificare le loro turpitudini ed avere compagni nel vizio, vi diranno che la castità danneggia la salute!!! Attenzione, è come dire che chi non beve alcool si rovina e morirà tisico!

    Come mai Dio, che comanda nel quinto comandamento d’aver cura della salute, nel sesto avrebbe fatto una legge che mira a danneggiarla?

    La vera scienza e l’esperienza provano che il vizio rovina la salute e che la castità invece la conserva. “I medici più insigni, scrive il professor Bettazzi, sono concordi nel dichiarare che nessun danno viene alla salute dal condurre anche per lungo tempo (e noi diciamo anche per tutta la vita) una vita continente, quando lo spirito sia ben governato e ci si astenga da ciò che artificialmente fomenta le passioni. Potrei citare un lungo elenco di nomi di medici, di igienisti stranieri, che hanno nel modo più reciso palesato quell’opinione, e vi ricorderei così illustri professori universitari, direttori di grandi ospedali, cui, per conseguenza, non fa difetto né esperienza né dottrina…”. E dopo averne citati alcuni, soggiunge: “Ed aggiungo che non è questione soltanto di opinioni isolate, le quali, anche col rispetto che si deve alle persone di alto valore, potrebbero pur lasciare qualche dubbio ; ma sono gruppi di medici che collettivamente pronunziano il medesimo giudizio, sono consessi e adunanze che sentono la necessità di esprimere al riguardo voti e deliberazioni prese solennemente”. “Così la Facoltà di Medicina dell’Università di Cristiania condannava falsa l’opinione che la purezza dei costumi danneggi la salute; e i professori d’igiene di diciannove Università tedesche indirizzarono a tutti gli studenti una circolare la quale, oltre metterli in guardia contro i mali venerei, li ammoniva sulla innocuità della continenza; e più di cinquanta medici fra i più celebri dello Stato di New York dichiaravano, tutti d’accordo, che «la castità e una vita pura, per ambedue i sessi, sono la migliore condizione per la salute fisica, mentale e morale». E mi piace citare anche un voto che il Congresso generale sanitario di Bruxelles del 1902, dove convennero le sommità mediche del mondo, faceva unanimemente, e che era concepito così: «Bisogna anzi tutto insegnare alla gioventù maschile che non solo la morigeratezza e la continenza non sono nocive, ma chi invece queste virtù sono le più raccomandabili dal punto di vista igienico e medico»”.

    Al peccato c’è rimedio e non bisogna abbattersi, basta il non voler peccare più: Deus meus, ex toto corde poenitet me omnium meorum peccatorum, eaque detestor, quia peccando, non solum poenas a Te iuste statutas promeritus sum, sed praesertim quia offendi Te, summum bonum, ac dignum qui super omnia diligaris. Ideo firmiter propono, adiuvante gratia Tua, de cetero me non peccaturum peccandique occasiones proximas fugiturum. Amen.

    bib. :

    Il valore della vita, Commento dogmatico morale al Catechismo Maggiore, Vol II, sac. F. Maccono

    Dizionario del Cristianesimo, p. E. Zoffoli, 1992

    Summa Th. , San Tommaso

    Catechismo Maggiore, San Pio X

    Della Chiesa e dell’omosessualismo, Stanzione – Di Pietro, prossima edizione 2013, Fede & Cultura, Verona

    note:

    [1] http://radiospada.org/2013/07/sul-peccato-di-scandalo-non-versare-sangue-innocente/

    [2] http://radiospada.org/2013/07/demonologia-la-sacra-scrittura-e-il-diavolo/

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