30 ottobre 2013

Fonte: http://economycamente.altervista.org/la-moneta-virtuale-per-il-controllo-delle-masse/

Riportiamo ,di seguito, l’intervento al 1° convegno “Sete di Giustizia del 7 marzo 2010, di Gianluigi Mucciaccio.

È partita in Italia la crociata contro il c.d. denaro contante: è entrato in vigore dal 1 marzo il D.lgs del 27.01.2010 n. 11 che recepisce le norme europee concernenti l’ “Attuazione della direttiva 2007/64/CE, relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, recante modifica delle direttive 97/7/CE, 2002/65/CE, 2005/60/CE, 2006/48/CE, e che abroga la direttiva 97/5/CE” (10G0027), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 36 del 13 febbraio scorso. Innanzitutto, occorre puntualizzare che con il termine di moneta elettronica, in conformità alla normativa vigente, s’intende “qualsiasi valore monetario immagazzinato elettronicamente o magneticamente rappresentato da un “credito” nei confronti dell’emittente (istituto di credito ed istituti di moneta elettronica) che sia emesso dietro ricevimento di fondi per effettuare operazioni di pagamento e accettato da persone fisiche o giuridiche diverse dall’emittente”. Stando al dettato della Direttiva di riferimento (2007/64/CE del 13 novembre 2007), assorbita dal legislatore italiano la stessa è diretta ad istituire un quadro giuridico comunitario in linea con i servizi di pagamento, compatibili o meno con il sistema derivante dall’iniziativa del settore finanziario per la creazione di un’area di pagamento unica in euro, neutrale per garantire parità di condizioni per tutti i sistemi di pagamento, con il mantenimento della libertà di scelta dei consumatori, e che rappresenti un “chiaro progresso” in termini di costi per i consumatori, di sicurezza e di efficacia rispetto ai sistemi attualmente esistenti a livello nazionale; ma vi è di più: al punto 1 della predetta si legge che “ai fini della creazione del mercato interno è essenziale che tutte le frontiere interne alla Comunità (europea) siano SMANTELLATE in modo da rendere possibile la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali. Il buon funzionamento del mercato unico dei servizi di pagamento è pertanto fondamentale”. E la stessa aggiunge: “attualmente la mancanza di armonizzazione in questo settore ostacola il funzionamento di tale mercato”. Dunque analizzando nei suoi corollari essenziali la Direttiva de quo, emergono in modo incontrovertibile le intenzioni dei ministri dell’Ecofin, in totale sintonia al sistema bancario internazionale, acconsentendo in modo decisamente discrezionale la liberalizzazione dei pagamenti all’interno della Comunità Europea, eliminando ovvero dando una autentica spallata a limiti e restrizioni sia in base alla nazionalità e la residenza dell’istituto di credito, sia in base alla categoria di enti che avranno l’abilitazione a prestare servizi sulle transazioni.

Non a caso la suddetta Direttiva a cui si è adeguata la decretazione del nostro ordinamento appellandosi “alla libertà di concorrenza e alla riduzione dei costi dei consumatori” consente a diversi operatori non solo esclusivamente bancari, ma altresì ad imprese di diversa strutturazione, di poter assumere, in sede di transazione, il ruolo di intermediari tra l’utilizzatore (pagatore o beneficiario) di servizi di pagamento e il venditore dei beni o il fornitore dei servizi acquistati (vedi art. 1 D.lgs. n. 11/2010). A tale stregua si dà via libera, dunque, alla creazione di joint venture che vedrà protagonisti i colossi dell’apparato finanziario, indifferentemente istituti di credito, gestori di telefonia e società di distribuzione commerciale. Questa stretta sinergia avrà come obiettivo l’incentivazione dell’utilizzo della moneta elettronica. Ma proprio in quest’ultimo passaggio cruciale si può ravvisare la subdola strategia messa in atto dai potentati economico-finanziari, con il beneplacito dei governi nazionali, i quali paventando ragioni riconducili alla lotta al terrorismo o alle questioni afferenti il cd riciclaggio del denaro proveniente da attività illecite, diffonderanno, c’è da scommetterci, mediaticamente e non solo, l’idea che il denaro contante o tradizionale che dir si voglia è uno strumento pericoloso per i pagamenti, poiché considera ovvero considererà sospetto qualsiasi trasferimento di contante, per le ragioni innanzi menzionate, che non verrà effettuato all’interno del sistema bancario eludendo, pertanto, ogni controllo del “grande occhio bancario”. Non solo possono, come da ultimo decreto, scegliere una linea più morbida di persuasione verso il cittadino consumatore poiché secondo quanto statuisce l’art. 3 “il prestatore dei servizi di pagamento consente al beneficiario di applicare al pagatore una riduzione del prezzo del bene venduto o del servizio prestato per l’utilizzo di un determinato strumento di pagamento”, con l’evidente obiettivo di rastrellare ovvero ritirare, gradualmente, il contante in circolazione. Oppure coinvolgere, come è accaduto nel giugno 2009 a Milano, i giovani allievi della “American School of Milan” che riunisce studenti di 42 nazionalità alla realizzazione del progetto “United Future World Currency” ovvero della Nuova Moneta elettronica mondiale. In quell’occasione nella sala dell’Orologio di Palazzo Marino erano presenti all’iniziativa personalità politiche e non solo che enfatizzavano la “nuova era monetaria”: l’assessore alle Politiche Sociali Moioli, Sandro Sassoli del Museo del Tempo, Lucio Stanca, amministratore delegato del Soge Expo, Luc Luycx, autore della Zecca del Belgio, Alfred Beck, presidente della Fiera Mondiale della Moneta, nonché Guido Crapanzano della Banca d’Italia in qualità, guarda caso, di consulente tecnico. Ebbene, tra gli interventi che più di tutti meritano di essere segnalati, ci sono quelli di Sandro Sassoli il quale sostenne, in relazione al progetto a cui partecipavano i giovani studenti che “questa moneta sarà un gioiello tecnologico: un prototipo anti falsificazioni che conterrà le più recenti tecnologie in materia di sicurezza monetaria” aggiungendo una frase estremamente significativa “sarà una vera e propria moneta intelligente”.

Lucio Stanca, invece, non adombrando affatto, attraverso le sue parole proiettate verso un auspicabile costituzione di un nuovo governo mondiale disse che “i giovani hanno meno difficoltà di noi a pensare il mondo del futuro come più unito ed integrato. Cinquant’anni fa l’euro era un sogno. Ci abbiamo messo decenni, ma siamo riusciti a realizzarlo, ora la moneta unica mondiale pare ugualmente un sogno, ma voi giovani riuscirete a realizzarlo” concludendo con una frase che non ha bisogno di ulteriori delucidazioni: “una moneta unica mondiale permetterebbe a tutti voi di sentirvi a casa ovunque, come succede ora in Europa” (Ufficio stampa del Comune di Milano).

Da qui, dunque, è immaginabile che verrà attuata in tempi relativamente brevi, un vero e proprio “lavaggio del cervello”, attraverso il quale si imporrà in modo più o meno esplicito, l’utilizzo della moneta elettronica, che vedrà protagonisti indiscussi da un lato il gigante finanziario al quale resterà sempre il “diritto di signoraggio” sulla moneta, seppur elettronica, nonché la “vigilanza” del flusso monetario e dall’altro tutta una serie di operatori ovvero prestatori di servizi che si limiteranno alla gestione delle transazioni a cui dovranno render conto, tuttavia, ai loro “piani superiori”. Su quest’ultimo aspetto guardando in casa nostra e rispettivamente al detto decreto e alla Legge 1 marzo 2002, n. 39 (c.d. Legge Comunitaria 2001) integrativa del D.lgs. n. 385/1993 (TU delle leggi in materia bancaria e creditizia) l’art. 114 bis sostiene che “l’emissione di moneta elettronica è riservata alle banche e agli istituti di moneta elettronica (imprese diverse dalle banche) […] Nei limiti stabiliti dalla Banca d’Italia gli istituti possono svolgere attività strumentali, nonché prestare servizi di pagamento; è comunque preclusa la concessione di crediti in qualunque forma” il che, tradotto in un linguaggio semplificato, il potere di creare moneta resta appannaggio del circuito bancario; inoltre leggendo il dettato dell’art. 114 ter (Autorizzazione all’attività e operatività transfrontaliera) risulta che “la Banca d’Italia autorizza gli istituti di moneta elettronica all’esercizio dell’attività” e all’art. 114 quater, comma I (Vigilanza) “la Banca d’Italia può emanare disposizioni per sottoporre a vigilanza su base consolidata (complesso di controlli svolti dall’istituto di via Nazionale) gli istituti e i soggetti che svolgono attività connesse o strumentali o altre attività finanziarie” fino ad arrivare al comma III in cui testualmente “la Banca d’Italia può stabilire, a fini prudenziali, un limite massimo al valore nominale della moneta elettronica”.

Tuttavia, tornando all’ultimo decreto in vigore dal 1 marzo 2010, esso si basa sul c.d. contratto quadro il quale disciplina la futura esecuzione di operazioni di pagamento (singole e ricorrenti che siano) e che può prevedere obblighi e condizioni che le parti devono rispettare sia per l’apertura che per la gestione di un conto di pagamento e sui “prestatori di servizi di pagamento” che possono essere istituti di moneta elettronica e istituti di pagamento nonché, quando prestano servizi di pagamento, banche, Poste Italiane , la Banca Centrale Europea e le banche centrali nazionali nel caso in cui non agiscano in veste di autorità monetarie, altre autorità pubbliche, le pubbliche amministrazioni statali, regionali e locali in cui non agiscono in veste di autorità pubbliche. Per quanto concerne le modalità di esecuzione di operazioni di pagamento l’art. 1, comma I, n. 7 le stesse “si perfezionano con il consenso del pagatore (art. 5 comma 1) che avviene mediante un dispositivo di telecomunicazione digitale e il pagamento è effettuato all’operatore del sistema o della rete di telecomunicazione che agisce come intermediario tra utilizzatore o pagatore e il venditore”. Una novità significativa è data dall’art. 4 in cui si determina che con la moneta elettronica sarà possibile effettuare pagamenti di piccolo importo fino ad euro 30,00 ovvero per un limite di spesa di euro 150,00, mediate una carta o comunque affidandosi ad uno strumento tecnologico che sia abilitato ad immagazzinare il proprio credito da spendere e quindi in tal senso il cellulare viene incluso come dispositivo in grado di assolvere a questa funzione.

Con tutto ciò sarà possibile porre in essere un pagamento utilizzando una apposita carta da avvicinare ad un lettore digitale o al cellulare, senza dover digitare alcun codice identificativo aprendo scenari piuttosto nebulosi per tutti gli utenti sottoposti a una sempre minor tutela riguardo la tanto sbandierata riservatezza. La tracciabilità dei nostri acquisti pertanto sarà posta sotto l’occhio sempre vigile del circuito finanziario e questo nuovo modo di fare la spesa quotidiana, allo scopo di rivoluzionarla, produrrà una invasività evidente della nostra privacy, poiché con tale metodologia sarà monitorato attraverso un “identificativo unico” (art. 1, lett. r) correlato alla moneta elettronica composto da una “combinazione di lettere, numeri o simboli” che l’utilizzatore dovrà fornire al prestatore di servizi di pagamento ogni qual volta effettuerà la spesa; se tale procedura entrerà a pieno regime, tutti gli individui saranno scientificamente catalogati ovvero marchiati e cesserà definitivamente l’anonimato assicurato dal denaro contante. Senza contare, che lo sviluppo sempre più massiccio del microchip Rfid applicato alla moneta elettronica, nonchè su tutti i prodotti commerciali consentirà alle banche, ai gestori di telefonia e alle multinazionali di apprendere tutto ciò che riguarda le abitudini delle persone, acquisendo in modo sistematico dati sensibili appartenenti alla nostra sfera privata, come ad esempio il nostro stile di vita e le nostre modalità di consumo controllandone arbitrariamente i bisogni. Non a caso il codice a barre facente riferimento al microchip Rfid di modestissime dimensioni (0,05 millimetri circa), sarà in grado di contenere un numero di informazioni ad ampio raggio ingabbiando letteralmente la nostra esistenza. In America, patria di questo diabolico dispositivo realizzato da una delle più importanti aziende del settore la VeriChip Corporation, secondo Katherine Albrecht, autore del libro “Spy Chips” l’Rfid porterà gravissime implicazioni poiché non solo etichetterà il denaro virtuale rendendolo tracciabile in tutti i suoi movimenti, ma già in alcuni prodotti esso è già presente (sottilette Kraft e lamette “Mach 3”). La stessa riferisce che negli Stati Uniti esistono distributori automatici in grado di leggere i numeri di serie contenuti nei chips delle banconote e quindi, in base a questi, essere automaticamente identificato.

Per realizzare questo nuovo preoccupante scenario le banche, le società di telecomunicazione e i grandi centri commerciali perimetreranno cinicamente i nostri movimenti, dandoci l’illusione di un mondo più sicuro regolato da quella moneta elettronica che in realtà sarà il “termometro della nostra vita” stabilendo fino a che punto può essere limitata ovvero cancellata la nostra funzione economica-sociale. Su questo punto è già possibile intravedere, nel Decreto in questione, questa prospettiva che nell’attuale crisi finanziaria, artatamente determinata, rischia di rappresentare un boomerang per un numero altissimo di individui: in tal senso l’art. 6, comma 2, lett. c dispone che il prestatore di servizi di pagamento può bloccare l’utilizzo di uno strumento di pagamento “nel caso in cui lo strumento preveda la concessione di una linea di credito per il suo utilizzo, un significativo aumento del rischio che il pagatore non sia in grado di ottemperare ai propri obblighi di pagamento”. A tal riguardo giova, altresì, collegare quest’ultimo aspetto con l’art. 37 e ribadire il ruolo forte ed esteso che il sistema bancario avrà sulle nostre vite, senza alcun ostacolo di sorta, potendo esercitare non solo un ruolo di mera vigilanza sul sistema dei pagamenti (Banca d’Italia) e sul suo “regolare funzionamento”, ma chiedere ai prestatori di servizi “comunicazione, anche periodica, dati, notizie, atti e documenti relativi all’attività esercitata”, accedendo quindi inevitabilmente a dati sensibili riconducibili non solo ai prestatori, ma anche agli stessi utenti stabilendo nel contempo “il contenimento dei rischi che possono inficiare il regolare funzionamento, l’affidabilità e l’efficienza dei sistemi di pagamento”, arrivando persino a conoscere “gli assetti organizzativi e di controllo relativi alle attività svolte” nonché “disporre ispezioni, chiedere l’esibizione di documenti inerenti la corretta esecuzione dei servizi di pagamento”. In buona sostanza, la Banca d’Italia, come d’altronde tutte le banche centrali della comunità europea avranno libero accesso a una rete sterminata di informazioni e nessun governo nazionale, come da copione, non avrà alcuna voce in capitolo in merito a questa “scottante faccenda”. In merito a questa voluminosa capillarità di notizie riferibili ad operatori economici e non in possesso delle autorità monetarie l’art. 24 della Direttiva 2007/64/CE delinea un quadro ancora più esteso a riguardo: “le autorità competenti dei diversi stati membri cooperano tra loro e, ove necessario, con la Banca Centrale europea e le banche centrali nazionali degli Stati membri e altre pertinenti autorità competenti designate in virtù delle disposizioni legislative comunitarie o nazionali applicabili ai prestatori di servizi” agevolando, de facto, un “loro scambio di informazioni” che vedrà come attori principali i soggetti responsabili della vigilanza ovverosia le banche.

Siamo davvero agli albori di una economia, non solo all’insegna di quell’usura bancaria, che di certo continuerà anche sottoforma di moneta elettronica, ma in una dimensione dove l’economia e l’alta finanza produrranno l’annichilimento della persona umana narcotizzata, senza mezzi termini, da una tecnologia il cui utilizzo avrà drammatiche ricadute sulla società civile, dove la virtualità tende a calpestare quella dignità umana che ogni giorno che passa sembra essere solo un pallido ricordo. Occorre, in tal senso, essere consapevoli che questo ulteriore processo tecnologico sempre più incalzante rappresentato dal fatto che in pochi minuti si può avere una carta di credito, un finanziamento, l’apertura di un conto di pagamento superando quello che fino a poco tempo fa, poteva sembrare solo un’ utopia, oggi, sta registrando un forte avanzamento che sarà possibile arrestare nel momento in cui saremo consapevoli del problema monetario e di quel “signoraggio tecnologico” che continuerà a vessare vittime innocenti. La giusta terapia è venire a capo di quella “rivoluzione culturale” che il compianto professor Giacinto Auriti ci ha sempre insegnato, elaborando una soluzione radicale suggellata nella “proprietà popolare della moneta” individuando la radice del problema in chi, fino ad oggi, ha detenuto incontrastato il potere di battere moneta. Certo il tempo a nostra disposizione continua ad assottigliarsi, tuttavia, una maggiore presa di coscienza collettiva può rappresentare un primo passo importante verso una svolta che riconduca l’uomo a un più marcato senso di responsabilità.

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Giù la soglia contanti, governo diviso Saccomanni favorevole, Alfano dice no

30 ottobre 2013

Il ministro dell’Economia vuole abbassarla sotto i mille euro, ma il vicepremier avverte: “Non è così che si combatte l’evasione fiscale”

16:09 – L’uso del contante divide il governo. L’ipotesi di riduzione della soglia massima di mille euro per i pagamenti “cash” trova il pieno appoggio del ministro Fabrizio Saccomanni: “Questo è un punto su cui l’Italia resta indietro e su cui vogliamo intervenire”. Di tutt’altro avviso Angelino Alfano: “Occorre aumentare l’uso del contante e contrastare l’evasione consentendo, attraverso scontrini e fatture, di scaricare tutte le tasse”.

Giù la soglia contanti, governo diviso Saccomanni favorevole, Alfano dice no

“Certamente – spiega ancora Saccomanni in un’audizione al Senato – misure che rafforzano la tracciabilità sono importanti”. Mentre il vicepremier la pensa in maniera completamente diversa e spiega in un tweet: “Il collega Saccomanni ritiene di intervenire per ridurre l’uso del contante. Noi la pensiamo all’opposto di lui”. Secondo il ministro dell’Interno è molto meglio copiare l’America permettendo appunto di scaricare tutto. “Là funziona – assicura – e funzionerebbe anche qui”. Mentre il viceministro all’Economia, Stefano Fassina, dà ragione al Pdl per quanto riguarda la richiesta di non introdurre misure sull’utilizzo del contante nella legge di stabilità definendo l’auspicio “parole di buonsenso”.

Gasparri: “Una sciocchezza” – Dà completamente ragione ad Alfano il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri: “Saccomanni dice sciocchezze. Ridurre ulteriormente l’uso del contante, più di quanto non lo sia già, rischia solo di contrarre ulteriormente i consumi. Saccomanni parla da burocrate scollegato dalla realtà e dimostra ancora una volta tutta la sua inadeguatezza. Magari anche per comprare un pacchetto di gomme vorrebbe si usasse la carta di credito”. E aggiunge: “Non è certamente facendo le pulci ai pensionati o alle famiglie già in grandissima difficoltà che si contrasta l’evasione fiscale. Letta prenda atto di questa ennesima sciocchezza detta dal ministro dell’Economia e la smentisca”.

Federalberghi: il limite dei contanti va alzato – “Per essere ad armi pari con i nostri competitor europei il limite dei mille euro in contanti non può essere abbassato – avverte il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca -. Continueremo a combattere la nostra battaglia: la soglia va ripensata. Per stare al passo con gli altri Paesi europei e tenere testa alla sfida che lo scenario internazionale ci impone, bisognerebbe piuttosto alzare il tetto dei contanti a 3mila euro, importo fissato in paesi come Francia e Spagna”.

E continua: “Una soluzione come quella prospettata dal ministro penalizzerebbe duramente i consumi dei cittadini e gli esercizi commerciali e frenerebbe di conseguenza il turismo, vero volano della nostra economia. Dovremmo poter giocare la nostra partita su uno scacchiere, l’Europa, che si vale delle medesime regole. Al momento invece, l’Italia gioca con una zavorra che rischia di inficiare il rilancio e la crescita economica del nostro Paese”.

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ECCO PERCHE’ VOGLIONO (ELIMINARE) IL NOSTRO CONTANTE
Postato il Mercoledì, 30 ottobre @ 11:53:42 CET di davide

DI PAOLO CARDENA’
vincitorievinti.com

Secondo quanto riportato dalla Reuters, il Ministro Saccomanni avrebbe espresso la volontà da parte dell’esecutivo di ridurre ulteriormente i limiti di utilizzo del contante.
Nell’agenzia si legge:

Il governo intende ridurre la soglia massima di pagamento in contanti, attualmente posta a 1.000 euro.”Questo è un punto su cui l’Italia resta indietro ed è un punto su cui vogliamo intervenire”, ha detto il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, durante un’audizione in Parlamento sulla legge di Stabilità.

Di seguito vi propongo alcune riflessioni, in parte già ospitate su numerosi articoli presenti sul blog.

Nella vita comune, l’utilizzo del denaro contante è una delle cose più normali che esista. La possibilità di utilizzare denaro contante per compensare transazioni commerciali, costituisce elemento di libertà di ogni essere umano, oltre che motore di sviluppo alla crescita economica e al benessere collettivo.
Quotidianamente, avvengono milioni e milioni di transazioni che hanno come contropartita l’utilizzo del denaro contate, senza il quale, con ogni probabilità, parte di queste non avverrebbero mai, o avverrebbero in maniera sensibilmente ridotta L’utilizzo del denaro contante è semplice, è pratico, è efficace, è veloce e non è costoso.
Questo, unito alla possibilità di utilizzare anche altre forme di pagamento che il progresso tecnologico ha reso disponibile, contribuisce ad elevare il grado di efficienza della società e delle pratiche commerciali le quali, a seconda dei casi, richiedono strumenti di pagamento più o meno consoni a talune tipologie di spese

Ridurre o eliminare del tutto l’utilizzo del denaro contante nelle pratiche commerciali, implicherebbe che chi ha uno stipendio, ad esempio, dovrà riceverlo obbligatoriamente in banca. Così come ogni sostanza contante di cui si dispone, dovrà essere depositata in banca, e da lì spesa attraverso la moneta elettronica.

Di colpo, grazie ad un atto normativo, il cittadino verrebbe privato oltre che di questa forma di libertà (cioè quella di utilizzare il contante), anche dell’unica forma di dissenso a sua disposizione nei confronti del sistema bancario. Per contro, le banche verrebbero graziate in quello che per loro costituisce il vero e proprio incubo: la corsa agli sportelli.

A quel punto, essendo il denaro smaterializzato e sostituito con un algoritmo astratto e intangibile, ne deriva che se non esiste moneta contante da scambiare e da prelevare, viene meno anche il pericolo che la popolazione possa chiedere la restituzione di ciò che non esiste. E’ evidente, e le banche festeggiano.Nel corso dei secoli, la necessità degli stati e quindi della politica, di contare sempre più sull’appoggio del sistema bancario per il finanziamento degli abusi di spesa della macchina statale e dei privilegi di politici (spesso corrotti ed incapaci), ha favorito l’instaurarsi di una connivenza simbiotica tra la politica e il sistema bancario. Ciò per reciproca convenienza: quella della politica di poter contare sui favori dei banchieri; e quella di quest’ultimi, di poter godere di un quadro normativo di favore per incrementare i propri affari e, in caso di dissesti, contare sull’interventismo statale.

Il denaro, per il sistema bancario, è elemento sul quale fonda i propri affari: in buona sostanza è la merce da vendere. Avere il controllo e la gestione di tutto il denaro, per la banca, è un moltiplicatore del proprio business e quindi di redditività.
In un sistema basato sulla riserva frazionaria quale è il nostro, accade che i 1000,00 euro che vengono depositati in banca, possono diventare (per il sistema bancario) fino a 100.000, ossia cento volte tanto. E ciò è possibile per l’effetto moltiplicativo dei depositi. Siccome sulle somme depositate la banca è tenuta ad accantonare solo l’1% del deposito (nel nostro caso 10 euro, l’1% di 1000) per far fronte ad eventuali esigenze di cassa e richieste di rimborso delle sostanze depositate, ne consegue che le altre 990 possono essere immesse nuovamente nel sistema, mediate la concessione di prestiti. A questo punto i 990 euro concessi in prestito, vengono nuovamente depositati sul sistema bancario e la banca, dopo aver provveduto ad accantonare un’altro 1% (9.90 euro in questa seconda fase) della somma depositata, avrà nuovamente a disposizione 980.10 da poter concedere di nuovo in prestito, e così via fino a che non si sarà esaurito l’effetto moltiplicatore sul deposito iniziale. Ossia fino a quando non si sarà prodotta moneta virtuale per 100.000 euro a fronte dei 1000 euro di deposito reale iniziale. In sostanza, per ogni mille euro di deposito, la banca potrà moltiplicare fino a 100.000 euro la materia oggetto dei propri affari: il denaro.

Sulla massa di prestiti concessi, in questo caso 99.000 euro, la banca trae un enorme profitto applicando un tasso di interesse che chi ha usufruito del prestito dovrà rimborsare a determinate scadenze, unitamente al capitale preso in prestito. Alla luce del ragionamento appena esposto, risulta del tutto agevole comprendere l’interesse da parte del sistema bancario affinché si giunga alla completa eliminazione della denaro contante. Tanto meno sarà il contante in circolazione, tanto più elevata sarà la possibilità riservata alle banche di incrementare il proprio giro d’affari e aumentare a la redditività prodotta, che si traduce in bonus milionari pagati ai super manager.

Il sistema bancario così deterrebbe in deposito la maggior parte della ricchezza del paese. Deterrebbe in custodia i vostri investimenti in titoli, azioni, obbligazioni, i preziosi custoditi in cassette di sicurezza, e ora anche il denaro che, obbligatoriamente, deve essere depositato sul conto corrente.

Siccome le pretese impositive dello Stato si fondano su imponibili di cui lo Stato stesso ne dovrebbe conoscere le dimensioni e la collocazione, se ne deriva che lo Stato non potrebbe tassare ciò che non conosce, come ad esempio il denaro contante che voi custodite a casa. Almeno fino a questo momento.

Il pericolo è proprio quello di essere obbligati, tramite un provvedimento di legge, a privarsi dell’utilizzo del contante, per rendere la macchina coercitiva del fisco ancora più efficiente, funzionale, perfetta e micidiale.

Tra qualche giorno, le banche italiane dovranno trasmettere all’anagrafe tributaria tutte le movimentazioni dei nostri conti correnti.
Lo stato, con un semplice click, potrà conoscere in tempo reale ogni vostra ricchezza: sia la sua collocazione, che la sua dimensione complessiva. Ricchezza incrementata, ovviamente, dai depositi di denaro contante che, oltre a far aumentare la base imponibile da colpire con un’eventuale imposizione patrimoniale, offre allo Stato la garanzia del buon esito della sua pretesa tributaria.

Quindi, in questo caso, avrebbe a sua completa disposizione ogni forma di ricchezza, e potrebbe tassare, confiscare ed espropriare, ogni importo a suo piacimento, desiderio e necessità, sia per salvare chi tale ricchezza la detiene in deposito (le banche), sia per salvare se stesso e i privilegi del manipolo di gerarchi da un eventuale bancarotta.

Anzi, questo pericolo è quantomai reale e percepibile al punto che buona parte della nomenclatura politica del paese non nasconde affatto il desiderio di applicare un’imposta patrimoniale.
Volete un esempio su cosa potrebbe fare lo stato con il vostro patrimonio? Bene, basta prendere ad esempio Cipro. La cosa più semplice da fare è proprio quella di aggredire il deposito sui conti correnti. Sono sostanze disponibili e quindi per definizione idonee ad essere immediatamente trasferite, dal conto corrente alle casse dello stato.E poi se lo Stato è fortunato e a voi vi dice male, sul conto corrente potrebbe anche trovare un saldo particolarmente elevato derivante dal mutuo che la vostra banca, magari, vi ha accreditato qualche giorno prima per comprare la vostra casa o finanziare la vostra attività. Quindi un “extragettito” per lo Stato, una maggiore rapina per voi, su dei patrimoni a debito che dovrete rimborsare alla banca.

La cosa vi sorprende? Nel 1992, con la patrimoniale di Amato, è accaduto proprio questo. Aziende e famiglie di sono viste confiscare ricchezza su delle somme derivanti da un finanziamento concesso dalla banca e temporaneamente depositato sul conto corrente bancario. Vi sembra giusto?

Volete un’altro esempio? Eccovi serviti. Parte della politica, ad esempio, come dicevamo, non nasconde affatto l’idea che sarebbe favorevole ad un’imposta patrimoniale sui grandi patrimoni. A parte il fatto che non si forniscono chiarimenti su cosa debba intendersi per patrimonio, ossia se si dovranno considerare beni immobili, mobili, investimenti, aziende ecc., il sospetto è che, quando si accorgeranno che il gettito derivante da un’imposizione patrimoniale sarà molto ridotto, probabilmente, abbasseranno di molto il livello di patrimonio dal quale far scattare l’imposizione al fine di aumentare la base imponibile.

Solo per citare un esempio, qualora dovesse essere tassato il patrimonio immobiliare, non è detto che il contribuente abbia disponibili gli importi per adempiere all’obbligazione tributaria. Ecco quindi che il fisco potrebbe aggredire il conto corrente dove si detengono, per obbligo normativo, anche le risorse indispensabili per il sostentamento dei propri congiunti, lasciando a pancia vuota tutta la famiglia.

Ma la carrellata di casi e gli aspetti inquietanti di una simile coercizione della libertà individuale è ancora lunga, fitta ,se non interminabile. Si potrebbe andare avanti per ore, ma non cambierebbe affatto il risultato.

La banca, concludendo, diverrebbe una gigantesca camera di compensazione, ossia soggetto giuridico al servizio (più di quanto lo sia oggi) dello Stato per espropriare ricchezza: ossia il presente e il futuro di liberi ed onesti cittadini. Il perché è chiaro: per rendere solvibile il debitore non c’è via più semplice che quella di compensare debiti del debitore con i crediti del creditore. E il gioco è fatto

Paolo Cardenà
Fonte: http://www.vincitorievinti.com
Link: http://www.vincitorievinti.com/2013/10/ecco-perche-vogliono-eliminare-il.html
29.10.2013

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Sovranità nazionale e crisi economica

di Fabio Falchi

SOVRANITA’ NAZIONALE E CRISI ECONOMICA

Il debito pubblico italiano, nonostante la “cura Monti”, il “commissario tecnico” imposto al nostro Paese dai “mercati” e dalla Bce, “vola” ormai oltre il 130% del Pil, che quest’anno dovrebbe diminuire dell’1,9%. Ovvio pertanto che Standard & Poor’s abbia abbassato pochi giorni fa il rating di lungo termine dell’Italia, da BBB+ a BBB, con outlook negativo. Il che ha indotto il ministro dell’Economia e delle Finanze, Fabrizio Saccomanni, ad affermare che per ridurre il debito pubblico il Tesoro potrebbe decidere di vendere quote di società pubbliche – incluse Eni, Enel e Finmeccanica – o usare gli asset come collaterali. «Queste società – ha detto Saccomanni, che si trovava a Mosca per il G20 dei ministri finanziari – sono profittevoli e danno dividendi al Tesoro, quindi dobbiamo considerare anche la possibilità di utilizzarle come collaterale per gli schemi di riduzione del debito pubblico su cui stiamo ragionando. Ci sono una serie di ipotesi che stiamo prendendo in considerazione». (1) Come a dire che sarebbe necessario tagliarsi le gambe per poter correre più velocemente! Subito dopo è arrivata la solita smentita, che fa temere che la decisione di vendere sia stata già presa. Evidentemente non ha insegnato nulla la vendita delle nostre principali imprese pubbliche negli anni Novanta – anche allora motivata con la necessità di ridurre il debito pubblico, ma con i risultati disastrosi noti a chiunque – , tanto che Saccomanni, sempre secondo “Il Sole 24 Ore”, ha sostenuto che la vendita di quote delle nostre ultime imprese strategiche sarebbe «una delle nostre iniziative strategiche chiave»(sic!) per ridurre il debito e favorire la crescita.

Orbene, sia o non sia credibile la smentita di Saccomanni, non solo ormai si sa che il problema del debito pubblico dipende in gran parte dal fatto che non vi è alcuna “unione politica europea” (è palese infatti che l’andamento dello spread dipenda in gran parte dalla debolezza e dal rischio di disintegrazione di Eurolandia), ma che tale problema è diventato ancora più grave con l’introduzione dell’euro, in quanto la moneta europea ha enormemente accentuato gli squilibri tra il Nord e il Sud dell’Europa – squilibri, tra l’altro, che le stesse politiche di austerity non riducono ma accrescono. Non meraviglia affatto quindi che il presidente della Svimez, Adriano Giannola, abbia dichiarato: «Noi calcoliamo che nel 2013 ci sarà una caduta del prodotto interno lordo di circa il 2% e il Sud rischia di continuare ad esser più rapido in questa caduta con circa il 2,5%, quasi il 3% se va bene. Stiamo strutturalmente messi peggio rispetto a come ci raccontano. Molto peggio. Non si capisce che noi stiamo precipitando senza paracadute se si continua di questo passo. In meno di 10 anni, in questi ultimi due-tre anni, gli investimenti industriali sono caduti del 50% [e] un Paese che distrugge la base produttiva non ha destini rosei all’orizzonte». (2)

Facile quindi capire quali potrebbero essere le conseguenze derivanti dalle “iniziative strategiche” di Saccomanni e dei suoi colleghi di governo. Più difficile credere che nessuno di loro comprenda qual è la reale situazione in cui si trova l’Italia, che rischia di trasformarsi in un Paese “in via di sottosviluppo”, cedendo continuamente “quote di sovranità” non all’Europa, ma ai tecnocrati di Bruxelles e alla Bce. Ossia a dei centri di potere che tutelano determinati interessi, che non sono certo quelli della stragrande maggioranza degli italiani. Peraltro, prendendo in considerazione le “scelte strategiche” della nostra classe dirigente in questi ultimi due decenni, Roberto Buffagni ha giustamente ricordato che, pur con tutti i difetti e i limiti che aveva, la classe dirigente della Prima Repubblica «nel contesto di Yalta, cercava comunque di conservare un margine di sovranità (e infatti aveva, per esempio, una politica mediterranea rispondente agli interessi nazionali); e disponeva di strumenti di politica economica e monetaria. Poi, certo, faceva la cresta sulla spesa: però la spesa la portava a casa. Dopo il lancio delle monetine e la moralizzazione della vita politica nazionale, abbiamo un’Italia a) più debole b) più asservita a potenze straniere c) più corrotta d) più povera e) più oligarchica: e che dopo aver svenduto, nel corso di Mani Pulite, buona parte delle industrie pubbliche italiane, si prepara adesso, in questa operazione Mani Pulite 2, a svendere anche l’Eni». (3)

Posizioni non dissimili da quelle di Gianfranco La Grassa (uno dei primi, se non addirittura il primo insieme con Costanzo Preve, a “svelare” il significato politico di Mani Pulite, che Buffagni definisce «una delle operazioni più sporche dell’intera storia italiana» – ,(4) il quale nel 2009 scriveva che la sinistra «non farebbe un metro, sarebbe già stata distrutta dal “crollo del muro”, se dietro non ci fosse (fin dal 1992-93) una finanza di emeriti parassiti (come ricordo spesso: weimariana, cioè testa di ponte della finanza e politica statunitense) e l’industria decotta tipo Fiat, che dovrebbe essere fallita da anni, ma sopravvive appunto come i parassiti, dandosi agli Usa e adattandosi alle loro vecchie e nuove strategie di predominio». (5) E a La Grassa si deve pure il merito di aver elaborato un impianto teorico assai flessibile, che può essere sviluppato in diverse direzioni, ma che offre alcune delle chiavi strategiche essenziali per comprendere i processi reali che “regolano” i conflitti sociali, economici e (geo)politici in una fase storica contraddistinta dal declino relativo della potenza capitalistica predominante, vale a dire una fase storica contrassegnata dalla fine dell’unipolarismo statunitense e dalla nascita di un sistema che tende ad evolversi “in senso multipolare” (benché si debba ammettere che si è ben lungi dal poter impedire quella geopolitica del caos su cui si basa tuttora la strategia statunitense). Si tratta di un mutamento geopolitico fondamentale (successivo – non lo si deve dimenticare – a due eventi epocali come la disintegrazione dell’Unione Sovietica e la riunificazione della Germania) e che si deve sempre tener presente, se non ci si vuole limitare a vedere i singoli alberi senza vedere il bosco.

E’ necessario dunque abbandonare definitivamente qualsiasi ottica di tipo economicistico, secondo la lezione di La Grassa che ha messo in luce la funzione eminentemente politica dell’economico, altrimenti le scelte e i comportamenti della “classe politica” italiana risultano del tutto incomprensibili. D’altra parte, è la totale subordinazione del nostro Paese alla volontà d’oltreoceano a dimostrare che l’interesse principale della nostra classe dirigente è quello di salvare sé stessa (nonché i ceti sociali più abbienti che rappresenta), sacrificando ogni interesse nazionale per garantire l’obiettivo principale dei circoli atlantisti, che ovviamente consiste nel saldare la Germania all’Atlantico evitando al tempo stesso sia che si possa formare un autentico polo geopolitico europeo sia che i Paesi dell’Europa meridionale possano cercare di riguadagnare la propria sovranità (in primo luogo geostrategica e geoeconomica). Sotto questo aspetto, trova pure la sua ragion d’essere la proposta di creare un mercato transatlantico, che consentirebbe agli Stati Uniti di non perdere la “posizione dominante” confrontandosi con un molteplicità di appetiti, egoismi e interessi in contrasto tra di loro. Una proposta che è pure inconciliabile con quei luoghi comuni della peggiore retorica “europeista” con cui politici e giornalisti “embedded” cercano di giustificare la cancellazione dei diritti sociali ed economici di decine di milioni di europei. Comunque sia, al di là dei dubbi e certamente “minori” vantaggi economici (perlomeno per i Paesi europei più deboli), è logico che un siffatto mercato sarebbe fondato sulla supremazia del diritto statunitense, come prova il “caso Snowden” che dovrebbe chiarire anche ai sordi e ai ciechi quali sono gli effettivi rapporti di forza tra gli Stati Uniti e i Paesi dell’Unione Europea.

Con tutto ciò, non si deve giustificare nessuna visione semplicistica delle relazioni politiche tra i Paesi europei e gli Stati Uniti. Non è questione né di complotti né necessariamente di operazioni colorate. D’altronde, non pare nemmeno che sia necessario. Basta pensare alla vicenda grottesca degli F-35 (voluti ad “ogni costo”, trascurando non solo che il know-how di questi aerei, che non servono alla difesa nazionale, rimarrà saldamente nelle mani degli angloamericani, ma che l’Italia partecipa alla produzione dell’Eurofighter, un caccia europeo in grado di svolgere anche il ruolo di cacciabombardiere – ma si sa che l’Europa per la stragrande maggioranza dei nostri politici e giornalisti è solo un’appendice degli Stati Uniti) (6) o a quella dell’ex capocentro della Cia a Milano, Robert Seldom Lady (condannato dalla magistratura italiana per il rapimento di Abu Omar, ma già al sicuro negli Stati Uniti).

Due vicende che gettano ulteriore luce (casomai fosse necessario) sul grado di asservimento dell’Italia agli interessi d’oltreoceano, benché in qualche modo entrambe le vicende siano già state “coperte” dal “caso Ablyazov”. Al riguardo, quasi a confermare quel disordine mentale e quella “deriva intellettiva” che caratterizzano il nostro Paese, (7) è significativo che il parlamentare pentastellato Alessandro Di Battista abbia scritto: «Ho avuto negli ultimi giorni diversi incontri privati con numerosi Ambasciatori. Tutti quanti ragazzi, tutti quanti, mi hanno sollevato la questione kazaka […] Se non ci fossimo noi (parlo di cittadini a 5 stelle, non solo di deputati e senatori) chi svelerebbe queste porcate? Chi avrebbe il coraggio di definire Paolo Scaroni, il padrone dell’Eni, il “vero ministro degli Esteri”?[…] Chi avrebbe il coraggio di dire la verità, di dire che da Paese a sovranità limitata nei confronti degli Usa ci stiamo trasformando, contemporaneamente, a Paese a sovranità limitata nei confronti della Russia?» (8) A parte il riferimento alla Russia anziché al Kazakistan, vi è da chiedersi non solo se Di Battista viva in Italia, in cui vi sono decine di basi militari statunitensi, ma come sia possibile che, indipendentemente dalla questione del “dissidente” kazako (in realtà un oligarca ricercato per gravissimi reati finanziari e con rapporti tutt’altro che chiari con i servizi inglesi e italiani), un parlamentare italiano ignori (o faccia finta di ignorare) il significato dei termini che usa (dato che definire l’Italia «Paese a sovranità limitata nei confronti della Russia» equivale a sostenere che in Sicilia nel 1943 e in Normandia nel 1944 sbarcarono non gli angloamericani ma i sovietici travestiti da angloamericani), senza neppure che ciò susciti alcuna reazione da parte degli altri parlamentari del Movimento Cinque Stelle. Ma ancora più grave forse è il riferimento all’Eni, che mostra quale assurda idea della nostra sovranità e della nostra economia abbiano il “cittadino” Di Battista e la maggior parte dei pentastellati.

A questo proposito, può essere interessante ricordare che il Kazakistan non è una “dittatura” (termine con cui i media mainstream designano qualsiasi sistema politico diverso da quello angloamericano), ma un Paese in via di sviluppo, che ha pure dovuto far fronte ai terribili problemi derivanti dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Nondimeno, il Kazakistan sta conoscendo tassi di crescita elevati (circa il 5%) e presenta un tasso di disoccupazione del 5,3%, cioè ben inferiore al tasso di disoccupazione a due cifre degli anni Novanta. Per quanto concerne invece la situazione politica di questo Paese, è da notare che nel gennaio 2012 il partito Nur Otan (il partito di Nazarbayev) ha nuovamente vinto le elezioni con l’80,7% dei voti (conquistando 83 seggi). Altre due formazioni politiche hanno superato lo sbarramento del 7%: Ak Zhol (partito della destra liberale), che con il 7,47% ha ottenuto 8 seggi ed il Partito Comunista del Popolo, che con il 7,19% ha ottenuto 7 seggi. L’Osce (che rappresenta gli interessi della Nato) ha denunciato alcune irregolarità, mentre gli osservatori della Csi hanno confermato la correttezza delle consultazioni elettorali. In definitiva, nulla di nuovo sotto il sole e gioco delle parti rispettato. Quello che però non si deve assolutamente ignorare è il fatto che il Kazakistan è una pedina fondamentale dell’Unione Eurasiatica e della Sco (Shanghai Cooperation Organisation), nonché “perno geografico” di quella zona dell’Eurasia che il geopolitico britannico Halford Mackinder definisce Heartland, il “cuore della terra”. Ma non è un mistero che il futuro della geopolitica energetica mondiale passa lungo la direttrice Russia-Kazakistan-Cina Se poi si tiene conto che i rapporti con il Kazakistan sono comunque essenziali per il nostro interesse nazionale, non è difficile intuire quali fossero gli ambasciatori preoccupati per i “diritti umani” della moglie del “dissidente” kazako (qui, sia chiaro, non ci interessa entrare nel merito di questo ennesimo “pasticciaccio all’italiana”, ci preme invece solo rilevare come viene trattato un “caso” così delicato per l’interesse nazionale, ossia in modo tale da offrire persino una immagine totalmente deformata della realtà pur di difendere sé stessi o, peggio, pur di danneggiare l’Eni e di conseguenza – piaccia o non piaccia, se ne sia consapevoli o no – gli stessi interessi del nostro Paese). (9)

Lo scopo di queste brevi considerazioni sulla “colonia Italia” e sui rapporti tra il nostro Paese e il Kazakistan, come si sarà capito, è soprattutto quello di mettere in evidenza come la crisi economica che minaccia di ridurre, mutatis mutandis, la Penisola come la città di Detroit (simbolo del “fordismo” – cioè di un modello di sviluppo obsoleto, incentrato sul settore automobilistico – e perciò anche di quello che può accadere ad un Paese industrializzato se non è in grado di affrontare con intelligenza strategica le difficili sfide della ”globalizzazione”, passando dal “centro” alla “periferia” del sistema produttivo mondiale) sia inseparabile dalla questione della sovranità in un’epoca che sarebbe forse meglio definire come l’epoca della complessità (geopolitica e geoeconomica). Non a caso, sono proprio gli economisti non “embedded”, ossia che non sono disposti a seguire pedissequamente gli schemi ideologici del politicamente corretto, a sottolineare l’importanza decisiva della sovranità per porre rimedio ai drammatici squilibri che caratterizzano Eurolandia. A tale proposito scrive Jacques Sapir, uno dei critici più intelligenti e seri dell’Eurozona, occorre riconoscere che non vi è opposizione «tra un sovranismo “di destra” e uno “di sinistra”: non c’è che un sovranismo». E, una volta rifiutato ogni estremismo nazionalista (che è tipico di una certa destra), si deve ammettere che «la sinistra, quella vera, avrebbe tutto l’interesse a riappropriarsi della Nazione come condizione necessaria all’esistenza della democrazia e della Res Publica. Beninteso, questa Nazione non è costituita su basi etniche ed è pronta ad accogliere in sé tutti coloro che vengono a farla vivere col loro lavoro ed energia, nel rispetto di leggi alla formazione delle quali contribuiscono». (10) Insistendo sulla necessità di far valere dei “confini” e sul fatto che la sovranità nazionale è condizione indispensabile per opporsi alla “pre-potenza” dei “mercati” e di attori geopolitici e geoeconomici al di fuori di ogni controllo da parte delle istituzioni politiche nazionali, Sapir non esita ad affermare che «l’esistenza della democrazia implica la chiusura dello spazio politico e che questa chiusura implica una “frontiera”. Dire questo non implica che non abbiamo niente in comune o che ci dobbiamo disinteressare di coloro che si trovano dall’altra parte del confine, che esso delimiti un’organizzazione o un paese. Ciò però consente di attribuire un senso alla distinzione membro/non membro, di conferirgli una pertinenza e quindi, per contrapposizione, di ritenere pericolose le idee che rifiutano questa distinzione». (11)

Se il riferirsi ancora ad una “sinistra vera” ad alcuni può apparire anacronistico, è tuttavia di estrema importanza rendersi conto che il “sovranismo” non può non essere a fondamento di qualunque posizione che si contrapponga seriamente ai progetti dei tecnocrati di Bruxelles e alla dittatura dei “mercati”. Un “sovranismo” che in nessun senso però (vale la pena ribadirlo) si deve confondere con quella “mistica della nazione” che ha causato innumerevoli sofferenze e immani disastri in Europa, ma che invece è il presupposto necessario di un autentico sistema policentrico, che non può non essere basato sul diritto alla differenza e sulla necessità di una cooperazione strategica tra diversi poli geopolitici. Ciononostante, si deve pur essere consapevoli che è inevitabile che non vi sia “equilibrio” che non sia in funzione di determinati interessi. Si tratta quindi di sapere quali sono gli interessi che si vogliono tutelare, perché li si deve tutelare, contro chi li si deve tutelare e come li si deve tutelare. E questo prova non solo che è proprio la molteplicità “irriducibile” degli interessi contrapposti che rende necessaria la funzione politica (e di conseguenza che vi è differenza tra razionalità strategica e razionalità strumentale, intesa come mero calcolo dei mezzi più “economici” per il raggiungimento di un determinato fine), ma anche e soprattutto che “dietro” l’apparente neutralità delle scelte dei “tecnici” vi è necessariamente una precisa “volontà di potenza”(e quella cui la Bce deve “rendere conto” non può certamente essere quella dell’Europa).

Battersi per la sovranità nazionale significa allora cercare, innanzi tutto, di restituire lo “scettro al principe”, e sotto questo aspetto il riferimento di Sapir alla democrazia e alla Res Publica sarà pure retorico ma oggi più che mai ci sembra utile e prezioso. In quest’ottica, la stessa Unione Europea dovrebbe configurarsi in modo nuovo, non essendo più possibile prescindere da una ridefinizione politico-strategica (e quindi economica) delle istituzioni europee, ossia da una rivalutazione di quelle aree geopolitiche e geoeconomiche (baltica, danubiana e mediterranea) che sono parti costitutive dell’Europa, in quanto ciascuna di esse è caratterizzata da specifici fattori culturali ed economici. (12) Certo comprendere l’importanza decisiva della questione della sovranità di per sé non basta per trasformare la realtà politica ed economica dell’Europa. Eppure è logico che fare chiarezza su tale questione dovrebbe almeno permettere di sapere su quale base è possibile costruire una (seria) alternativa all’euroatlantismo e di evitare di fidarsi di coloro che sul “sovranismo” mostrano di avere le idee confuse, anche perché, com’è noto, la strada che porta all’inferno è lastricata di buone intenzioni. Vi sarebbe invece bisogno di un’etica della responsabilità, che tenesse conto delle conseguenze delle nostre azioni, e di elaborare una razionalità strategica “adeguata” alle sfide del nostro tempo. Del resto, che la stessa crisi economica vada interpretata alla luce dei conflitti geopolitici (e sociali) dovrebbe essere pacifico una volta che ci si sia sbarazzati di “incapacitanti” schemi concettuali economicistici e si sia preso atto che la questione della sovranità nazionale è decisiva anche sotto il profilo economico, sempre che il “sovranismo” venga inteso correttamente, ovvero secondo una prospettiva multipolare fondata su un “equilibrato” realismo geopolitico.

1) http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2013-07-19/saccomanni-vendita-quote-enel-112452.shtml.

2) http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2013/07/20/Svimez-Pil-caduta-Sud-soffre-piu_9049581.html.

3) http://goofynomics.blogspot.it/.

4) Ibidem.

5) http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=26723.

6) Scrive un esperto come Gianandrea Gaiani, non sospettabile di nutrire “antipatie” per il mondo occidentale, che «forze aeree ben più ricche come quella francese e tedesca disporranno di un solo velivolo da combattimento (il Rafale in Francia e il Typhoon in Germania) impiegati sia come caccia sia per l’attacco al suolo. Il programma Typhoon, che all’Italia costa anche quest’anno oltre un miliardo di euro, sta subendo tagli consistenti per liberare risorse da destinare all’F-35. […]. Il paradosso è quindi che rinunceremo a un cacciabombardiere europeo del quale abbiamo già pagato i costi di sviluppo e produzione per prenderne uno americano il cui sviluppo è ancora tecnologicamente immaturo e i cui costi continuano a crescere» (http://www.analisidifesa.it/2013/07/f-35-chi-ha-paura-di-metterci-la-faccia/). Nettamente contrario all’acquisto degli F35 è pure Fulvio Gagliardi – un generale dell’aeronautica militare, ma non più in servizio e anche questo significa “qualcosa” se si considera quali sono i “centri di potere” a cui i nostri vertici militari, di fatto, “devono rispondere” (http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/16/f35-aereo-di-attacco-non-ne-abbiamo-bisogno-ex-generale-raccoglie-firme-online/656308/).

7) Si veda http://www.conflittiestrategie.it/paese-in-deriva-intellettiva-di-glg-15-luglio-13.

8) Si tratta di un post pubblicato su facebook.

9) Sul Kazakistan, si veda Il perno geografica della storia,“Eurasia”, 3/2012 (numero dedicato appunto al Kazakistan), nonché il volume di Andrea Fais, L’aquila della steppa. Volti e prospettive del Kazakistan, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma, 2012. Sull’Heartland si veda il nuovo libro di Alessandro Lattanzio, Heartland. Energia e politica nell’Eurasia del XXI secolo, Anteo, Cavriago (Re), 2013 Per quanto riguarda quest’ultimo “pasticciaccio all’italiana” (naturalmente l’intera vicenda avrebbe un significato assai diverso se fosse stato espulso Ablyazov, anziché sua moglie e sua figlia) si veda anche il recente comunicato dell’ambasciata del Kazakistan in Italia, http://www.eurasia-rivista.org/informazione-del-ministero-degli-affari-esteri-della-repubblica-del-kazakhstan/19880/.

10) http://polemos-war.blogspot.it/2013/07/sovranita-e-nazione.html.

11) Ibidem.

12) Su questo punto insiste a ragione Bruno Amoroso, di cui vedi Europa e Mediterraneo. Le sfide del futuro, Dedalo, Bari, 2000.

Fonte: eurasia [scheda fonte]

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L’ITALIA SARA’ UN INFERNO. E TU POPOLO ITALIANO LO SAI E NON FAI NULLA. NON E’ VERO?

Mani sulla tastiera, mente che vaga alla ricerca di un articolo, di un video, di una vignetta, insomma di un piatto forte da poter pubblicare sul blog. Ma non trovo nulla, nulla che valuto adatto a far alzare finalmente agli italiani il culo dalla sedia, nulla che possa smuovere un popolo ipnotizzato, addormentato, chiuso nel suo egoismo e nella sua rassegnazione. Un popolo incapace di uno scatto di orgoglio, incapace di uno scatto di istintiva ribellione verso un cappio che sempre più si stringe intorno al collo, fino quasi a togliere il respiro, fino quasi a soffocare. Ma santo dio! Cosa bisogna dire, cosa bisogna fare per far capire agli italiani che non avranno più futuro? Per far capire che verranno depredati di tutto giorno dopo giorno in nome di una falsa terra promessa chiamata salvezza dell’Italia? Ma l’Italia non siamo noi cittadini che stiamo morendo? Chi è l’Italia? Sono le banche l’italia? E’ lo spread l’italia? E’ quella roba che si chiama mercato l’Italia? Chi è allora l’Italia? La bce è l’italia? Monti è l’Italia? Un signore che si ammanta di onestà perché dichiara – pensate che impresa! – di essersi pagato lui, con suoi soldi, la cena di Natale? Sono questi gli uomini che dovrebbero salvarci? Quanti italiani si sono pagati la cena di Natale? Avete visto i loro nomi pubblicati sui giornali? Ci prendono in giro. Ci parlano di Monti che va a messa, di Monti eroe perché si è pagato la cena, di Monti ben accolto in europa (mi stupirei se non lo fosse. In meridione dicono: “caurarari cù caurarari nun sè tengiono” tradotto: gente della stessa risma si protegge a vicenda). Sempre ‘sta cavolo di europa! Ma cos’è l’europa se non un cartello di banche? Non esiste quell’europa che vi hanno messo in testa, non esiste quell’europa di esperti che lavorano e decidono per il bene dei popoli. E’ una fiaba, come quella di cappuccetto rosso. Lo ripeto: l’eu-ro-pa-è-un-car-tel-lo-di-ban-che! lontana mille miglia dalla gente, nemmeno sono eletti quei signori che decidono a porte chiuse, sono scelti, cooptati, per un unico scopo: strozzare i popoli, schiavizzarli, far perdere loro qualsiasi identità e qualsiasi diritto e portare avanti gli interessi del club di potenti che tutto manovrano dietro le quinte e che mai mostrano le loro facce (quelli o quelle che vedete in tv sono comparse, non attori e attrici protagonisti). Questa è l’europa. E poi ci dicono “l’europa chiede”, “l’europa dice”, l’europa vuole”. Mettetevelo bene in testa: l’europa è un’invenzione, una finzione, puro spettacolo per popoli creduloni. E’ come la fiaba di cappuccetto rosso, ma il lupo cattivo della fiaba “europa” è lo spread, è il mercato, è il debito pubblico truffa. Una fiaba, tutto inventato, nulla di vero, pura messa in scena. Capite allora come ci trattano? Da deficienti ci trattano, da ritardati mentali, da boccaloni. E noi? Cornuti e mazziati, direbbero a Napoli. Perchè è proprio questo che siamo: cornuti e mazziati. “Se ci sei batti un colpo “, diceva il mio insegnante delle elementari al solito impreparato che non apriva bocca. Se ci sei batti un colpo popolo italiano. Hai capito che nessuno ti salverà? Hai capito che nessuno salverà il tuo negozio, la tua azienda, il tuo studio, il tuo laboratorio artigianale, il tuo posto di lavoro? Hai capito che nessuno difenderà la tua misera pensione, nessuno difenderà il tuo diritto alla salute e all’assistenza, nessuno difenderà il tuo patrimonio, la tua casa, il futuro dei tuoi figli? Sai invece cosa faranno? Ti punteranno l’indice contro accusandoti – lo stanno già facendo – di essere un evasore, un incapace, di non essere europeo (che poi che cavolo vuol dire? Noi siamo italiani, non apparteniamo a qualcosa che di fatto non esiste, a un’invenzione, a una finzione).
Scusa popolo italiano, ma si è fatto tardi, l’articolo non l’ho trovato, nemmeno il video e nemmeno ho voglia a quest’ora di comporre una vignetta.
Ho voglia di leggermi il mio paragrafo serale da “Lettere a Lucilio” dell’amico Seneca . Seneca, un amico che non tradisce: su Seneca e sugli stoici ci puoi contare. Sempre. Non erano stoici per caso.

Sugli italiani, invece, ci si può contare meno. Molto meno.
Ma non importa, va bene lo stesso. Viva il popolo italiano e le sue pie illusioni.
E oggi, carbone per tutti (almeno per quest’anno).

Elia Menta

P. S.: però non venire poi a dirmi che non ti avevo avvertito popolo italiano, altrimenti è la volta buona che mi incazzo. Forse.
A proposito, visto che ci sono: sapete quante persone che conosco e che sanno del mio blog e della battaglia che insieme ad altri disperati porto avanti mi hanno chiesto :”Elia, posso fare qualcosa?” Quattro, tre donne e un uomo. Approfitto per ringraziarli (solo le iniziali): J…, P…., E……, F…….. E gli altri? Parlano parlano parlano, si incazzano si indignano, e poi si ri-incazzano e si ri-indignano… Insomma fanno pressappoco quello che fa la massa degli italiani, cioè nulla. Lo dico senza offesa, si capisce.

Grazie di cuore a quei pochi che si sono offerti di dare una mano.
Ma buona befana a tutti

6 gennaio 2012, ore 1,06
Elia Menta

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15:03 – Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha presentato al Consiglio dei ministri le linee sulle quali si articolerà un prossimo decreto che intende regolamentare le attività delle lobby e la rappresentanza degli interessi economici. Lo si legge nel comunicato diffuso al termine della seduta a Palazzo Chigi.

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Ma questi politici conoscono il termine Lobby?

Lobby

Vocabolario on line

lobbylòbi› s. ingl. [dal lat. tardo laubia (lo stesso etimo dell’ital. loggia); propr. «loggia, tribuna», e quindi «tribuna del pubblico (in aule parlamentari)»] (pl. lobbieslòbi›), usato in ital. al femm. (e comunem. pronunciato ‹lòbbi›). –

1. Termine usato negli Stati Uniti d’America, e poi diffuso anche altrove, per definire quei gruppi di persone che, senza appartenere a un corpo legislativo e senza incarichi di governo, si propongono di esercitare la loro influenza su chi ha facoltà di decisioni politiche, per ottenere l’emanazione di provvedimenti normativi, in proprio favore o dei loro clienti, riguardo a determinati problemi o interessi: le lobby degli ordini professionali, del petrolio.

2. Salone principale di una banca dove si svolgono le operazioni di sportello per il pubblico.

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Gruppo di pressione

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Un gruppo di pressione è un gruppo dotato di una organizzazione formale, identificabile e riconoscibile basata sulla divisione funzionale dei compiti che agisce in vista dell’affermazione dell’interesse particolare che ne ha causato la genesi. In questo senso il gruppo di interesse che si attiva in modo da esercitare influenza sulle decisioni dei decisori pubblici, siano essi i rappresentanti del potere legislativo, dell’esecutivo, delle Authority e degli enti di controllo o della funzione di implementazione realizzata dalla PA, agisce come gruppo di pressione. Il termine ha, nella lingua italiana, un sinonimo acquisito dalla tradizione anglosassone: lobby e la modalità di azione con cui esso si inserisce esercitando la propria pressione sul sistema politico viene denominata lobbying.

Il termine lobby viene usato correntemente anche per indicare un certo numero di gruppi, organizzazioni, individui, legati tra loro dalla volontà di influenzare a favore dell’interesse rappresentando le istituzioni legislative, politiche ed amministrative chiamate ad individuare l’interesse generale e a legiferare in merito ad esso. In Europa questo processo si verifica presso la Commissione che ha sede a Bruxelles, e in misura minore presso il Parlamento, che ha sede a Strasburgo; negli Usa la pressione si esercita sul Congresso di Washington.

Definizione

Il fenomeno lobbistico si inquadra talora in un contesto de-ideologizzato, pertanto l’adesione o la presa di contatto con un gruppo di interesse non implica di per sé coincidenza a una generalizzata, o ideologica, visione del mondo ma si concretizza in un supporto a singole e specifiche negoziazioni con le istituzioni[1].

E, per finire, si è diffuso un improprio uso giornalistico del termine anche per indicare una manifestazione popolare, un corteo, dei comizi, l’uso di cartelli e striscioni con lo scopo di far pressione in supporto di (o contro) un preciso provvedimento legislativo (es.: la lobby contro la “poll-tax” istituita dal Primo Ministro conservatore Margaret Thatcher, che si è attivata in più riprese nell’arco dell’anno 1990/1991 in Gran Bretagna). Anche le varianti del termine lobby sono entrate a far parte della lingua italiana o, per lo meno, del linguaggio giornalistico italiano. Abbiamo quindi: “lobby”, “lobbies”, “lobbying”, “lobbista” ecc.

Etimologia del termine lobby

Lobby è parola di derivazione latina medioevale (da lobia = loggia, portico). Secondo Adrian Room[2] questa parola venne usata per la prima volta da Thomas Bacon in The Relikes of Rome nel 1553; nel 1593 essa venne ripresa da William Shakespeare in Enrico VI, parte II, con il significato di “passaggio”, “corridoio”.

Altre fonti fanno derivare lobby dall’antico alto tedesco lauba, che significava deposito di documenti, che divenne poi lobby nell’adattamento inglese. Il dizionario inglese Webster ricorda che questa parola designa anche il recinto dove vengono raggruppati gli animali destinati al macello.

Fu nel secolo diciannovesimo, 1830 circa, che il termine lobby venne ad indicare, nella House of Commons, quella grande anticamera in cui i membri del Parlamento usavano votare durante una “division”.

Successivamente il termine venne attribuito a quella zona del Parlamento in cui i rappresentanti dei gruppi di pressione cercano di contattare i membri del Parlamento stesso. Per indicare questi rappresentanti e l’attività da essi esercitata, si iniziò, nel XIX secolo, a far uso dei termini lobbyist e lobbying. Estensivamente lobby indica poi il gruppo da essi rappresentato.

Europa

Si stima vi siano a Bruxelles quindicimila lobbisti che difendono gli interessi delle grandi aziende europee, in tutti i temi oggetti del sistema politico-decisionale europeo. Lo sviluppo di gruppi di interesse è dovuto alla mancanza di restrizioni rispetto a sistemi in cui il lobbysmo è più radicato, come gli Stati Uniti d’America e il Canada.[3] I commissari e i lobbysti mancano di un codice di condotta, se non quello a partecipazione volontaria proposto dalla SEAP, che si è rivelato insufficiente. Un’altra organizzazione, ALTER-EU, si occupa di proporre strumenti per la trasparenza. Come evidenziato in un saggio di Pier Luigi Petrillo,[4] ricercatore non confermato dell’Università telematica Unitelma, professore a contratto di Teoria e Tecniche del Lobbying alla Luiss Guido Carli di Roma, direttore protempore dell’Ufficio Lobby del Ministero dell’Agricoltura e coordinatore del working group di VeDrò sulle lobby[5], i gruppi di pressione operano a Bruxelles come delle “antenne” della società civile: essi sono infrastrutture indispensabili alla definizione del processo decisionale, arricchendo il procedimento di informazioni tecniche e condizionando spesso le decisioni sia dei commissari che dei parlamentari.

Il tema della regolamentazione del lobbying è stato di affrontato tanto da Commissione quanto da Parlamento europeo.

Con il Libro bianco sulla governance europea della Commissione (2001) veniva prevista la possibilità che gruppi organizzati del mondo economico e della società civile organizzata prendessero parte al processo decisionale europeo, non più connotato da un government, centralizzato e basato su una logica top-down, ma fondato sulla governance, diffusa e fondata su un modello bottom-up. Con il Libro Verde del 2006, Iniziativa europea per la Trasparenza, la Commissione europea avvia una consultazione pubblica volta a indagare sulle modalità migliori per avere un quadro più strutturato per le attività dei rappresentanti dei gruppi di interesse (lobbisti). L’esito della consultazione – con contributi inviati da associazioni di categoria, gruppi della società civile organizzata, ong e associazioni no profit, cittadini, portatori di interessi pubblici – porta alla creazione presso la Commissione nel marzo 2007 di un Registro europeo dei rappresentanti di interessi, a iscrizione volontaria ma basato su incentivi selettivi, e del relativo Codice di condotta per i lobbisti.

Nel corso del 2011 anche il Parlamento europeo aderisce all’iniziativa della registrazione per i lobbisti e crea un Registro comune europeo (Commissione-Parlamento) dei rappresentanti di interessi.

In questo senso, essendo l’attività di lobbying esercitata presso le istituzioni decisionali europee trasparente e pubblica, l’intero processo decisionale appare più democraticamente leggibile e aperto alla partecipazione di una molteplicità di interessi.

Italia

In Italia il lobbismo e la rappresentanza degli interessi organizzati hanno assunto uno sviluppo limitato a causa di alcuni fattori legati al sistema politico. Secondo Maria Cristina Antonucci: “Le principali caratteristiche del lobbismo italiano possono essere sintetizzate così: 1. è un tipo di rappresentanza non regolamentata dal punto di vista normativo; 2. è un esempio di pressione dei gruppi particolarmente condizionato dalla cultura politica nazionale; 3. è un modello di relazione istituzionale più orientato all’esercizio dell’influenza come relazione sociale che alla comunicazione come processo; 4.è un sistema basato sui rapporti diretti e immediati tra lobbista e decisore piuttosto che su forme indirette di pressione (grassroots lobbying).[6]” Inoltre, la capacità dei partiti politici di fungere da aggregatori di interessi, il neo-corporativismo e la concertazione che hanno favorito sindacati e gruppi di datori di lavoro nella partecipazione alle politiche pubbliche, la presenza di importanti corpi sociali intermedi come la Chiesa cattolica, l’assenza di una legge nazionale in materia di lobby sono tutti fattori che hanno determinato il peculiare assetto del lobbying nel sistema italiano.

Dal 1948 al 2012 oltre 54 disegni di legge sono stati presentati presso il parlamento italiano, in materia di regolamentazione della rappresentanza degli interessi e di partecipazione dei gruppi di pressione al processo decisionale pubblico, ma nessuno di essi è mai stato approvato. Tra questi, il cosiddetto “DdL Santagata”, preparato durante il II governo Prodi. Il disegno di legge fu presentato dal Ministro per l’attuazione del programma di governo, Walter Santagata, nel novembre 2007, al termine di un lavoro di analisi ed elaborazione condotto da una Commissione governativa presieduta da Pier Luigi Petrillo.[7]. Lo stesso disegno è stato ripreso in altre proposte di legge durante la XVI legislatura (2008-2012) a firma dei deputati Marinello e Murgia. Nel corso della XVI legislatura a firma dei deputati Moroni e Sereni, un altro disegno di legge in proposito è stato presentato, senza che si concretizzasse in legge.

In assenza di una normativa nazionale, alcune regioni italiane hanno approvato delle leggi regionali in materia di disciplina del lobbying: è il caso della Regione Toscana (L. R. 5/2002 Norme per la trasparenza dell’attività politica e amministrativa del Consiglio regionale della Toscana), della Regione Molise (L. R. 24/2004 Norme per la trasparenza dell’attività politica ed amministrativa del Consiglio regionale del Molise) e della Regione Abruzzo (L.R. 61/2010 Disciplina sulla trasparenza dell’attività politica e amministrativa e sull’attività di rappresentanza di interessi particolari). Altri testi di legge regionale per la disciplina del lobbying sono stati presentati in Calabria, Emilia-Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia, finora senza alcun esito legislativo.

Note

  1. ^ così P.L. Petrillo, Gruppi di Pressione e AIR, in Rassegna parlamentare, 2, 2010, pp. 123 e ss.
  2. ^ Adrian Room, Dictionary of changes in meaning, London & New York, 1986.
  3. ^ Matteo Lazzarini Eurolobbisti Mursia editore
  4. ^ Cfr. P.L. Petrillo, Parlamento europeo e gruppi di pressione, in Rassegna Parlamentare, 2, 2006
  5. ^ http://www.vedro.it/news/lobby-un-appello-ai-partiti-serve-una-legge-la-trasparenza
  6. ^ Maria Cristina Antonucci, Rappresentanza degli interessi oggi. Il lobbying nelle istituzioni politiche europee e italiane, Roma, Carocci, 2012, p. 110
  7. ^ P.L. Petrillo, Le lobbies nella forma di governo italiana, in Percorsi costituzionali, 3, 2012, pp. 184

Bibliografia

  • Maria Cristina Antonucci, “Rappresentanza degli interessi oggi. Il lobbying nelle istituzioni politiche europee e italiane”, Roma, Carocci, 2012.
  • Frank Baumgartner et alii, “Lobbying and policy change”, Chicago, The University of Chicago Press, 2009.
  • Domenico Fisichella, L’altro potere. Tecnocrazia e gruppi di pressione. Laterza, 1997.
  • Gigi Graziano. Le lobbies. Laterza, 2002. ISBN 978-88-420-6639-2
  • Gianfranco Macrì, “Europa, lobbying e fenomeno religioso. Il ruolo dei gruppi religiosi nella nuova Europa politica”, Giappichelli, Torino, 2004.
  • Pier Luigi Petrillo. Parlamento europeo e gruppi di pressione. in Rassegna parlamentare, 2, 2006.
  • Alberto Cattaneo, Paolo Zanetto. Fare lobby. Manuale di Public affairs. Etas, 2007. ISBN 978-88-453-1119-2
  • Pier Luigi Petrillo. “Le lobbies nella forma di governo italiana”, in Percorsi costituzionali, 3, 2012, pp. 179 ss.
  • Liborio Mattina. I gruppi di interesse. Il Mulino, 2010.
  • Pier Luigi Petrillo. AIR e gruppi di pressione: un binomio possibile. in Rassegna parlamentare, 2, 2011.
  • Marco Mazzoni. Le relazioni pubbliche ed il lobbying in Italia. Editori Laterza, 2010.
  • Pier Luigi Petrillo. Democrazie sotto pressione. Parlamenti e lobbies nel diritto pubblico comparato. Giuffrè, 2011.
  • Gianluca Sgueo, Lobbying e lobbismi, Milano, Egea, 2012
  • Silvia Sassi, I rappresentanti di interessi nel contesto europeo. Ruolo e sinergie con le istituzioni. Giuffrè, 2012.

Voci correlate

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Così Doris vuol rilanciare l’Italia: Mediolanum finanzia chi ristruttura casa

Banca Mediolanum è pronta a finanziare a tassi ridotti all’osso, gli italiani che desiderano ristrutturare la propria abitazione. A conti fatti il costo sarà inferiore al 2,8%. L’iniziativa, che dovrebbe scattare da settembre ed è idealmente collegata al bonus fiscale sulle ristrutturazioni varato dal governo, è stata presentata oggi dal numero uno del gruppo Ennio Doris con l’esplicito obiettivo di aiutare l’economia a rialzarsi, facendo leva proprio sul mattone, che è a un tempo il grande amore degli italiani ma anche il comparto che più sta pagando la recessione. Banca Mediolanum sarà il motorino di avviamento della ripresa, ha detto lo stesso vulcanico banchiere in occasione dell’ultima convention ‘Ora è già domani’ con i promotori in corso a Pesaro: 4300 circa i family banker accorsi alla Adriatic Arena, dominata per l’occasione da un mega schermo lungo 30 metri e da un palco dove si è alternato tutto il vertice del gruppo, a partire appunto da Ennio Doris, dal figlio Massimo che guida in prima persona Banca Mediolanum e dalla figlia Sara, che segue con passione le iniziative di charity della Fondazione.

Quattro i nuovi prodotti presentati alla rete, tutti ispirati dall’idea di fondo che il mondo è cambiato in modo irreversibile e che è tornato il momento di puntare, con le dovute accortezza, sulle azioni. Mediolanum, nel cui capitale oltre alla famiglia Doris figura Fininvest come grande socio, già in passato si era distinta per iniziative unilaterali verso i clienti: dal taglio delle rate dei mutui casa, ai rimborsi per quanti erano rimasti intrappolati nel crac Lehman Brothers, fino ai numerosi aiuti a fondo perduto erogati sui territori colpiti da calamità naturale. Ma questa volta Ennio Doris va oltre: il gruppo vuole dare vita a una serie di ‘conglomerati’ di piccole imprese, artigiane e non, che grazie ad accordi ad hoc in via i definizione ‘lavoreranno’ a fianco della banca nei nuovi cantieri che si apriranno in tutta Italia: muratori, idraulici, elettricisti, geometri, architetti, accomunati dal chiaro intento di fornire ai proprietari un servizio chiavi in mano. Mediolanum finanzierà a basso costo le famiglie che decidono di ristrutturare, le imprese edili partner eseguiranno i lavori creando così un effetto volano per tutta l’economia del Paese.

Wall & Street

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Sovranità monetaria e sovranità politica

Antonio Pantano* intervistato da Federico Dal Cortivo

Italia sempre più alla deriva economica e politica preda dell’alta finanza bancaria

D: Prof. Pantano dopo il governo cosiddetto “tecnico” di Mr. Monti, ecco ora quello delle larghe intese del giovane Letta, uomo del Gruppo Bilderberg, Commissione Trilaterale, Aspen Institute, Goldman Sachs, citando le più importanti affiliazioni. Un curriculum che ne fa una garanzia per i poteri sovranazionali che stanno letteralmente distruggendo quel poco di sovranità economica che ci era rimasta. Che ne pensa al riguardo?

“Governo tecnico” il montiano? Sedicenti tecnici, ma tutti rigorosamente generati dal sistema delle “cupole” partitiche. Sopratutto chi è nel “organico statale”. E, come nella quasi totalità, chi è organico alle banche, che gestiscono le “cupole” delle fazioni nostrane. Continuità assoluta tra il governo Monti e il successivo con Letta minor. Lo dimostra il “sostegno formale” di parlamentari opposti, a livello “consociativo da Cln”, anche con la presenza dei banchieri (che non si mostrano con nome e cognome). Ma soprattutto nei “fatti”. E continuità col governo Berlusconi, formalmente disarcionato ma “amabilmente costretto” all’avvicendamento dai “poteri forti globalisti”, nei quali è organico chiunque dorma al Quirinale. Tutto secondo la “costituzione vigente”, redatta a suo tempo sotto tutela/dettatura da chi la guerra vinse.

Letta minor, come lo zio, e come Monti, è “in regola” per la carriera “militante” nei club elitari che consorterie oligarchiche di affari hanno deputato a “guidare il mondo”: Bilderberg, Trilateral, Aspen, tutte le esclusiviste logge massoniche di rito americano, che esercitano mediante i gruppi bancari “consolidati”.

La nostra “sovranità economica” è figlia obbligata della seconda guerra mondiale. Da decenni indico la nostra repubblichetta col nome di “Italyland”. Come una modesta regione africana col suffisso “land”, resa “colonia” dal sistema “occidentale” di marca anglo-americana, con l’alta sorveglianza sinergica della più globalista potenza che esista: lo stato vaticano. Organizzazione politica di massimo livello nel dominio mondiale, questa. La “religione” è “fumus” di comodo. Utile per controllare e guidare i fedeli. E non solo la cattolica. Il “trascendente” e lo “spirito” sono dettagli per la sola forma.

Quindi, la “sovranità economica” italiana è stata gestita sempre dalle centrali affaristiche arroccate nella City ed a Wall Street. Ciò fu decretato irreversibilmente a Bretton Woods nel luglio 1944. E colà fu anche stabilita la “implosione” dell’Unione Sovietica a 45 anni. Il termine “implosione” fu rivelato da Gianni Agnelli in un convegno di “maggiorenti banchieri” cui partecipai nel 1994. Ne conservo il testo.

D: Il “potere bancario”  in nome del “debito pubblico” può ora finalmente agire liberamente in Italia, ha un governo e un Parlamento più che devoti, meglio definirli servili, può contare sull’appoggio incondizionato della BCE, del FMI, della Banca Mondiale, e per di più paga tasse solo sui bilanci di fine anno che lei definisce falsi. Chi sono gli attori principali e i trattati capestro che ci legano a queste strutture

Il “debito pubblico” è “falso in bilancio”. Vero e totale. Invenzione di banchieri apolidi: così incassano interessi su “contratti finanziari imposti ai loro vassalli asserviti” che negli ultimi 68 anni esercitarono il potere. Oggi tutto diventa “palese”. Milena Gabanelli, domenica 19 maggio 2013, ne ha fatto accenno in “Report” su Rai-3 tv. Centinaia di Comuni italiani hanno “debiti” per “derivati” verso la Banca Morgan e consociate per almeno 190 miliardi di euro (valore che per ora inizia ad emergere!); e quei debiti “rendono” allo affarista creatore sonori interessi annui! Gli italiani, narcotizzati per decenni, si “accorgono” di avere accollato un debito (dove erano i giornalisti di grido?), che viene corrisposto negli interessi a loro insaputa. Monti dirottò, appena dopo due mesi in incarico, 4,6 miliardi di euro italiani al gruppo Morgan (ove opera suo figlio!). Una parte fu “girata” al gruppo ove era interessato un suo ministro. In silenzio. Era il 3 gennaio, sotto i “botti” di capodanno! La stampa nostrana tacque. In parlamento solo 5 deputati “interrogarono”, ma il governo mai rispose. E continuò a far versare denaro vero all’estero, al di sopra di ogni frontiera formale. Magistratura e Guardia di finanza “usi obbedir tacendo”. Così come NON si comportano con chi tentasse di varcare la frontiera con più di 10.000 euro in contanti! Ma ogni giorno miliardi di euro lasciano l’Italia in silenzio, per via telematica. Dissanguando l’economia nazionale. Ciò mediante (e per volere di) aziende bancarie e gestori della politica.

Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale e “succedaneo” della Banca Centrale Europea sono invenzioni di Bretton Woods. Keynes (la corretta pronuncia in italiano è “Chiins”) fu l’inventore/dominus della lunga catena finanziaria che legò, soprattutto mediante la confraternita degli omosessuali della quale fu epigono, il futuro del mondo. Rammento le pagine, a proposito della omosessualità invadente ed arrembante con la seconda guerra mondiale, di Malaparte, ne “La pelle”! E i fatti si concretarono anche in Vaticano, col Montini.

Così i trattati imposti anche in Europa, col pretesto di creare una “comunità” e poi una “unione” degli stati europei. Ciarpame di formale “marca democratica”, che risponde SOLO a criteri vantaggiosi per i banchieri apolidi “liberisti”.

Oggi, sul globo, vige il più grande impero schiavista mai esistito. Sul quale mai tramonta il sole. Altro che Carlo V!

Gli “attori” hanno nomi e cognomi. Ezra Pound indicò J.P.Morgan (morto a Roma il 31 gennaio 1913! E nessuno spiegò la “verità” su tale accadimento!) come “furfante tale che 100 affaristi ebrei non sarebbero stati alla sua altezza”. Non questione di religione o “razza”! Morgan era protestante. Ma, in realtà, cinico speculatore in ogni campo delle attività umane. E organizzatore di guerre. Oggi, oltre gli immarcescibili Rothschild, che gestiscono e controllano nel mondo, sfruttandola, la sparuta pattuglia dei caparbi fedeli di religione ebraica, il clan del controllo della produzione è circoscritto dai “signori farmaceutici”, dai “petrolieri” (arabi e non, oggi anche russi; non va dimenticato che il medico statunitense Hammer, comunista, fu gratificato fin da giovane da Lenin col monopolio del petrolio sovietico, che lo fece divenire miliardario!), dai “gassisti” sopratutto russi, dai “gestori di telematica e telecomunicazioni” (circolo chiuso), dai “produttori di armi”, dai “giganti della alimentazione”, e dai “monopolisti immobiliari”. Tutti armonizzati da 12-15 “signori del denaro”. Finanza ed assicurazioni condizionano l’umanità. Il loro “menù” quotidiano ordisce ogni conflitto bellico.

Si piangono negli USA centinaia di morti ad ogni tornado, ad ogni inclemenza naturale, mentre interi stati di quella unione sono caratterizzati da gigantesca edilizia di “baracche” instabili nelle quali uomini rassegnati devono vegetare, tifando l’Obama del momento, in nome di un unico “dio denaro”, che destina ogni energìa al bellicismo e ad improduttive ma costosissime ricerche spaziali, solo utili (data l’arretratezza sociale) ad accrescere la potenza capitalistica dei monopolisti. L’iconografia religiosa di quella “dottrina” è sintetizzata dalla carta moneta di 1 dollaro.

Trattati “capestro”? Con la scusa del “pacta servanda”, fingendo europeismo e socialità inesistente (il “welfare” è avvilito a vero “malaffare e malessere”), vigono trattati inumani ed aberranti, quali quelli di Maastricht e Lisbona, imposti. Maastricht è cumulo di aberrazioni distruttrici la sovranità nazionale. Ne conseguì il trattato di Lisbona, liberticida. Grazie ad esso fra qualche mese verrà abolita l’Arma dei Carabinieri, riferimento basilare e locale per la sicurezza dei nostri concittadini.

D: Lei individua nella cessione della “sovranità monetaria” la totale perdita di quella politica ed economica dello  Stato. Ci illustri come ciò sia  avvenuto per quanto riguarda l’Italia e successivamente in cosa consiste la “natura della moneta”, un concetto spesso confuso e alterato volutamente.

La seconda guerra mondiale fu attuata per cancellare il vero concetto di “Stato”, sorto in Italia sulle ceneri del tentativo di “stato liberale” generato dalla “nomenclatura” oligarchica del “vecchio regime settecentesco”: un paternalismo elitario condito con l’acqua santa del cristianesimo e l’incenso delle logge massoniche.

Il nuovo “Stato” moderno e sociale fu intuizione maturata nell’animo di pochi, che Mussolini concretò.

Stato moderno. Popolo e governo in unico spirito. Consenso basato su retta conduzione edificante, alla luce di leggi e codici insuperati. Criterio confuciano. Ma l’Italia soggiaceva alla ipoteca della dinastìa sabauda, legata ancor prima della unità territoriale al mercantilismo britannico ed alle sue logge massoniche rituali, che la imposero.

Distrutto lo “Stato” col risultato della seconda guerra mondiale (in Germania ed in quasi tutta l’Europa si tentò di imitare lo “spirito nuovo italiano” nel corso degli anni ‘30), da noi i vincitori imposero la troika consociativa del vecchio massonismo co-aggiogata al vaticanismo (la democristianerìa è sinonimo di malaffare) ed alla “nuova ingenua ondata marxista” collegata all’esperimento sovietico, questo creato in chiave utopica e sperimentale, da finanzieri apolidi in vena “socialistica”. Un “regime burletta”, l’attuale, nel quale fu difficile annullare subito le conquiste sociali apportate in pochi anni dal Fascismo.

La odierna “carta costituzionale” italiana è carente, traballante, illusoria, contraddittoria, monca e zoppa (anche se “obbligata” dalle conquiste sociali del Fascismo!); manca di basi morali e cardinali.

Eppure l’Italia generò la più insuperata “Carta del Carnaro” nel 1920!

D: Il SIMEC, ovvero la moneta alternativa ideata dal Prof. Auriti, un modo diverso per creare e far circolazione la moneta. Oggi è la BCE che decide la quantità di banconote da stampare nella zona di circolazione dell’euro, ma poi sono in maggioranza le varie banche centrali a stampare fisicamente il denaro, dopodiché gli euro vengono prestati ai relativi governi. Ci parli di questa moneta sulla quale è calata una coltre di silenzio.

Il “simec”creato dal Maestro ed amico Giacinto Auriti fu atto provocatorio e dimostrativo. “Simbolo econometrico”, analogo alla moneta. Surroga alla moneta, in assenza dello Stato, già allora in avanzata putrefazione. Simbolo monetario imperniato, localmente, per dimezzare costi generali e profitti scaturenti dalla circolazione monetaria ufficiale. Banca d’Italia s.p.a. fece sequestrare quel simbolo con l’invìo a Guardiagrele, ove si attuò, di 150 militi armati della guardia di finanza. Ridicolaggine da terrorismo non solo psicologico, tipico di chi prevarica piratescamente e sa di essere in difetto.

Poi un pretore ammise la liceità del Simec.

Il pezzo di carta “euro”, oggi circolante in chiave monopolistica, non ha “copertura” di sorta; è senza garanzia. E’ un mero “titolo” graduato, analogo al biglietto del treno. Imposto agli europei, per legge creata da oligarchi, ad insaputa del popolo. Vale solo per convenzione, ma non ha valore intrinseco. Carta di bassa lega. Falsificarlo comporta appena il reato proprio, conseguente ad una legge – imposta, come ho spiegato – che lo “tutela”, e che commina sanzione sproporzionata. Falsare la carta moneta “euro” non danneggia lo Stato ed il pubblico erario, e nemmeno l’azienda bancaria che lo stampa e lo pone in circolazione. Ha la stessa qualità di un volantino pubblicitario. Ma ha peggiore ruolo ammonitore: è monito di un debito inestinguibile. La BCE emittente lo pone in circolazione, “prestandolo” ai cittadini mediante lo Stato (cioè: i “furbacchioni” suoi gestori), che viene così ad essere indebitato. Ma in pratica concreta l’atto truffaldino dell’amministratore di un condominio che si appropria della titolarietà dei condomini. Truffa!

Per la mera “qualità” di concessionaria alla emissione monetaria, la banca centrale europea (consorzio di varie banche nominalmente nazionali ma di proprietà di banchieri privati) si appropria direttamente di tutte le attività produttive europee che sono costrette a transazioni nella moneta imposta. Ed anche gli Stati – destinatari dei tributi e tasse raccolti – sono “obbligati” ad ossequiare e corrispondere tutta la sovranità monetaria alla banca (azienda privata) che ha sede a Francoforte. Azienda sovra nazionale: esentasse.

D: Questo sistema usurocratico che sta distruggendo la ricchezza dell’Italia non è un dogma, il fine ultimo a cui deve tendere l’umanità, se diamo uno sguardo al passato per quanto l’Italia ci fu l’esempio concreto della Repubblica Sociale Italiana dove l’allora Ministro delle Finanze  Domenico Pellegrini Giampietro operò in moda da porre sotto il controllo dello Stato la Banca d’Italia e di fatto la moneta, oggi privata. In che modo nonostante una guerra in corso fu possibile questo?

Usurocrazia! Neologismo coniato da Ezra Pound da almeno 80 anni. Il Poeta Pound non aveva “studiato” dottrine economiche nelle scuole classiche e tradizionali, ma, con le “antenne del profeta e del Poeta”, approdò alla vera natura della moneta, individuando gli scaltri monopolisti della gestione ed emissione. Azione che si protrae da secoli. Codificata nel 1694, nel sistema “occidentale”. Per neghittosità e rinuncia degli Stati.

Domenico Pellegrini Giampietro, pur se docente universitario, ebbe due esperienze di governo. Sottosegretario alle Finanze nell’ultimo governo “reale” di Mussolini, fino al 25 luglio 1943. Ministro delle Finanze nel primo governo repubblicano italiano, ultimo diretto da Mussolini, che fu anche Capo dello Stato. Stretto dalle necessità, gestì entrate per 54 miliardi ed uscite per circa 350 miliardi, anche a causa dell’impegno verso il Reich germanico contratto dal governo Badoglio appena insediato (tra il 27 luglio ed il 3 agosto 1943). Pagamento ogni mese di 3,5 miliardi per l’apporto militare di tre divisioni germaniche operanti sul suolo italiano; che Badoglio effettuò già dall’agosto 1943. A metà settembre 1943 (dopo l’inganno del fatale giorno 8) divennero 18 le divisioni germaniche combattenti sulla penisola italiana contro l’invasore Alleato. Il 29 settembre si insediò il nuovo governo della Repubblica d’Italia che, con proprietà, si proclamò Sociale. Cresciuto l’impegno, i germanici pretesero 7 miliardi mensili da ottobre 1943, poi 10 miliardi mensili per il 1944, e 12 per il 1945.

Pellegrini Giampietro commissariò la banca d’Italia (totalmente trasferita al Nord, nei territori ancora non invasi dagli Alleati), che aveva forzieri stracolmi di liquidità in ragione della gestione della tesoreria statale, oltre enorme riserva aurea (questa promessa da Badoglio alla Germania, in cambio della sicurezza personale sua e dei Savoja), della quale il 18% di pertinenza della Svizzera, per impegni di 10 anni prima. (Sulla storia successiva della riserva aurea c’è da rabbrividire! Se ne appropriarono gli Alleati il 5 maggio 1945! E i fumosi “studi” recenti di Bankitalia confermano!)

Come naturalmente avrebbe fatto ogni buon padre di famiglia, ed ogni governante SERIO, Pellegrini asservì allo Stato la società per azioni Banca d’Italia (che era di proprietà di istituti ed enti statali e pubblici), ed utilizzò i suoi giganteschi depositi monetari appena necessario. Il 28 aprile 1945, alla invasione e sopraffazione Alleata del territorio della Repubblica Sociale Italiana, Pellegrini lasciò agli invasori attivo di bilancio per 20,9 miliardi di lire, come certificò anche il 25 agosto 1945 la commissione del senato USA presieduta dal senatore Winkersham, in “ispezione” in tutta l’Europa, commentando che solo nella Italia repubblicana (al sud era “in sonno” il sedicente “regno” mantenuto dagli Alleati occupanti) aveva trovato floridezza bancaria diffusa, malgrado le distruzioni della guerra. Ne ho pubblicato da anni; e nel 2009 posi questi dati nel volume (oggi alla seconda edizione) “Ezra Pound e la Repubblica Sociale Italiana”.

Ora, dopo aver celebrato il 10 settembre 2011 nel municipio di Brienza ove nacque, sto preparando un copioso testo su Domenico Pellegrini Giampietro.

D: Prof. Pantano dove vede oggi nel mondo le aree di maggior resistenza al sistema bancario usurocratico e in che modo si manifestano?

Imperversano molti casi di fuoruscita dal sistema usurocratico universale. Cito a caso: Islanda. Ungheria. Argentina. Qui i Kirchner, marito prima, vedova Cristina poi, hanno demolito la sudditanza al Fondo monetario mondiale. Si tratta di avere “senso di responsabilità” ed amor di Patria. Cosa che in Europa non è possibile, e tantomeno in Italia, vera colonia degli USA anche militarmente (con 113 basi extra territoriali), in forza dello sciagurato e vessatorio “patto atlantico NATO”, che obbliga i militari italiani a servire i narcotrafficanti in Afganistan, i petrolieri in Irak, gli affaristi in balcania (antica follia di Wilson dal 1920), e la falsa funzione di “peace-keeping” in Libano e altrove, che è mero e vero stato di guerra, in barba al dettato (assai aleatorio e formale) della vigente costituzione italiana, che finge di ripudiarla.

La manifestazione del potere usurocratico è quotidiana. I notiziari radio e tivù vertono sugli affari e gli andamenti di borsa. Giornalisti allocchi e prezzolati istupidiscono gli ascoltatori con “guadagni e ribassi” che non riguardano il popolo, ma toccano solo gli speculatori. Vige ora l’assillo dello “spread” tra i rendimenti sui titoli di stato (btp, cct, bot). tedeschi e gli italiani, anni di tormento, mai proposto prima quanto la differenza era sul 20%!

Pound sentenziò: “i sifilitici della borsa”. Le inconcepibili scommesse di avidi patiti di un gioco perverso non devono condizionare la vita dell’umanità!

Se all’ippodromo vince un cavallo o nei campi di calcio emerge una squadra, nulla viene in tasca al pensionato, allo studente, al lavoratore, al malato, allo scienziato, al cittadino normale! Patologìa mentale! Non economia e finanza.

L‘economia è prodotto dell’arte di creare, fare, generare, anche sognare, non della frustrazione di chi inganna il prossimo, mediante aleatori pezzi di carta! I bari del gioco delle tre carte DEVONO essere incarcerati in eterno! Invece, nel mondo, sono al potere! Roosevelt fu un emblema, per tale patologìa, ma ebbe precedente in Wilson, fantoccio creato dal banchiere Morgan per far lievitare il neonato partito democratico, mentre finanziava il partito repubblicano, creandone la divisione. E ciò è ritenuto da storiografi imbroglioni la quintessenza della “democrazia”!

D: Uscire dall’euro, da Maastricht, dall’Unione Europea, nazionalizzare le banche ecc. Quali sono a suo avviso le misure che uno Stato italiano, degno di questo nome, dovrebbe prendere immediatamente per porre fine allo sciacallaggio in atto?

L’euro è un “dettaglio”. Imposto da 60 anni di malandrino “lavorìo massonico” anti europeo. Una moneta inconsistente. Ma una “misura convenzionale”, purtroppo vigente da 11 anni. Uscirne o no, è problema di decima linea.

L’Unione Europea, falsità vigente, è la massima camicia di forza impostaci.

Anche il deputato grillino M5S Carlo Sibilia, il 21 maggio scorso, s’è accorto, con denuncia in parlamento (tentato di ostacolo dalla infastidita e biliosa presidente) che i “maggiorenti” dell’unione europea sono fantasmi imposti da estranei e mai eletti dal popolo; ma collegati, con il Bilderberg, a Letta boy, alla Bonino, a Draghi ed a Monti, che della confraternita sono membri.

Nella “democrazia vigente” il popolo è ingannato ogni 5 anni a fingere di approvare i governanti con un tratto di matita, una “croce” che si accolla sulle spalle, per sanzionare le malefatte altrui, che non hanno“obbligo di rendiconto”.

Il “Fascismo dispotico” statuì, nella Repubblica Sociale Italiana, il Manifesto di Verona  in 18 punti, nel novembre 1943, ove nel 3° si scrisse: “La Costituente Repubblicana dovrà assicurare al cittadino, al soldato, lavoratore e contribuente, il diritto di controllo e di responsabile critica sugli atti della pubblica amministrazione”.

La vigente carta costituzionale italiana tace, e demanda al sonnolento ufficio della Corte dei Conti l’ipotetico controllo. Burocrazia da basso impero bizantino.

Il nòcciolo è nello “Stato”.

Quello vigente, creato dagli Alleati, non è “stato”. Mai lo fu. Cadavere che si trascina da 68 anni. Finge di esistere il 2 giugno, con i banchetti retorici – riservati ai clan liturgici – nei giardini del Quirinale. Lo sciacallaggio è una delle sue caratteristiche. Come il furto quotidiano perpetrato dai politicanti di mestiere, consociativi a destra, a sinistra e convergenti al centro. Furto mai contrastato e sanzionato dalla magistratura.

Le aziende bancarie (gli imbroglioni le chiamano “istituti”!) sono sovra nazionali. Redigono senza controllo i bilanci, ed evadono il fisco. Mai hanno emesso fatture e scontrini fiscali per gli oneri di spesa da loro incassati in danno del cliente! Se la loro “prima nota” fosse controllabile ogni giorno (e in epoca di telematica, ciò è attuabile in “tempo reale”!), si vedrebbe che trasferiscono moneta (cioè linfa necessaria alla produzione) all’estero in “tempo reale”, da 68 anni, in “paradisi fiscali” o in “terre di conquista” (come la Cina e l’India) per convenienza dei loro gestori.

Il “popolo” ignora, narcotizzato, si appaga degli imbonitori, degli intermediari, dei sindacalisti. E chi contesta è additato da “fascista” dalle masse belanti dei gestori delle piazze. Come si è fatto per Ezra Pound, per Giacinto Auriti, e per pochi altri onesti illuminati.

Si ritiene erroneamente che l’attuale “Europa” sia capeggiata dalla Germania. Falso! Tutto è una tragicommedia di affarismo monetario! I “patti di stabilità” sono scene della commedia degli inganni. Un sindaco, pur avendo denaro in tesoreria, NON può nemmeno svolgere l’ordinaria manutenzione! IMBECILLITA’ da paranoici del denaro!

Governare è, oggi, solo “tassare”!

Ieri, 80 anni fa’, in Italia si edificavano città e villaggi, case e scuole per il popolo, si bonificava la terra e si creavano strade, porti e ferrovie, si educavano i giovani e i non istruiti, si portava cultura con i teatri nei più sperduti villaggi, si eseguivano musiche dotte ed edificanti nelle piazze e nei molti luoghi deputati, si creavano asili per l’infanzia e scuole e università, si concertava la produzione agricola ed industriale, ed il commercio era controllato e calmierato nei prezzi.

L’Accademia d’Italia era centro dei massimi intelletti e faro per la Nazione. Arti, cultura, ricerca erano vette del vivere quotidiano.

Oggi gli intelletti capaci sono costretti tutti ad emigrare!

La soluzione è nello “Stato”. Da creare di nuovo, dalle radici.

Poi, le banche. Da far soggiacere alla insuperata legge bancaria del 1936 (R.D.L. 24 settembre 1936-XIV, n. 1858), maturata dalle precedenti impostate tra il 1923 ed il 1927, poi definita nel 1937 e convertita dalla legge del 7 marzo 1938, n. 141. Leggi che il presidente USA Roosevelt fece copiare appena eletto, per riemergere dalla crisi pilotata del 1929 (crisi che non toccò l’Italia governata dal regime fascista!), inviando da noi suoi tecnici, per poi far varare il suo Glass-Steagall Act, che i falsari nostrani (economisti, storiografi, politicanti e gazzettieri) indicano come unico riferimento di salvezza oggi. Quella legge italiana demandò a pochissime (quattro!) banche i rapporti con l’estero e la funzione di banche di “affari”, e a tutte le altre, la funzione di raccolta e custodia del risparmio e di corresponsione di prestiti e mutui. Tutto sotto il controllo della “banca centrale”, a sua volta obbediente e controllata dallo Stato, questo perché vero rappresentante i cittadini (al contrario di ciò che oggi avviene!).

Necessita quindi uno Stato vero, dotato di autorevolezza ed onestà, governato con trasparenza e da uomini moralmente ineccepibili. Come non può essere nel regime attuale italiano, vertente sulla conclamata mafia di potere e sulle bande affaristiche, collegate ad analoghe oltre frontiera.

Uno Stato vero potrà pesare sull’Unione Europea, anche se minata dalle bassezze burocratiche “popolari-socialiste” che la avvelenano dalla nascita. Pesare fino a condizionarne l’indirizzo.

Utopia? Le masse paiono svegliarsi. Oggi si balbetta – con profonda e crassa ignoranza – di “signoraggio”, confondendo il termine con lo strapotere delle banche. Ma gli accadimenti sono in evoluzione. Al di sopra delle ridicole campanilistiche fazioni di destra e sinistra.

Fino a qualche mese fa’ si attendeva l’instaurazione di un qualsiasi governo, a causa della rassegnazione che ormai condiziona gli italiani, condotti alla rovina da chi finge di gestire la cosa pubblica unicamente applicando tasse e balzelli inumani.

Proprio Ezra Pound, nel 1935, nel trattato di filosofìa “Guide to Kulchur” (Guida alla cultura) indicò “Malattia” la “IMBECILLITÀ del sistema di tassazione”! E il fallimento, professionale, didattico, morale di questa genìa di governanti è stato ribadito  dal governo Monti e dai suoi componenti, gabbati per tecnici, ma inetti, e dal successore governo attuale, ripartito tra i proverbiali incapaci – ma affaristi – che da generazioni dominano in Italia. O “Italyland”.

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ANTONIO  PANTANO*

Studioso, scrittore, saggista, polemista, critico, nato a Verona nel 1938, pubblicò dal 1952 migliaia di articoli su riviste e giornali, in tutto il mondo, ora dilaganti in internet per diffusione di altri. E’ facondo conferenziere, anche mediante radio e televisione. Legge, interpreta e porge al pubblico gli autori classici, insegnando a professionisti.

Fin da giovane frequentò la gigantesca opera di Ezra Pound (che collaborò con circa 70 scritti a due “giornali ribelli” èditi e diretti da Edoardo Pantano, il padre, tra il 1943 ed il 1945). La studiò e propose con scritti e lavori diffusi in tutto il mondo. Per il centenario della nascita del Grande inventò e promosse molti convegni – su scala nazionale – negli anni Ottanta del XX secolo.

Negli anni Novanta, cooptato, fu col Maestro di diritto Giacinto Auriti (Guardiagrele, 1926 – Roma, 2006) nella docenza di “valori giuridici e monetari” presso la scuola eretica creata e diretta da Auriti nella università statale di Teramo-Atri, ove attuò la prima cattedra al mondo sulle analisi ed il magistero dei criteri economici e monetari di Ezra Pound.

Scrive e vive per scrivere. Ragiona e lotta contro la burocrazìa e l’idiozìa banale dei politicanti.

Coadiuvò l’amico professore Auriti nella presentazione al Senato della Repubblica Italiana del Disegno di legge n. 1282, del 31 gennaio 1995, per la “Sovranità monetaria popolare”, sottoscritto da 18 senatori di opposti partiti.

Fonte: Europeanphoenix 5/6/2013

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Lobby: Governo Letta apre dialogo e pensa a una legge

05 Giugno 2013 Alessandra Flora

Enrico Letta - fonte GovernoIl Governo Letta incontra una rappresentanza delle società di lobbisti per studiare una norma che possa ulteriormente regolare il settore. L’incontro del 5 giugno a Palazzo Chigi rappresenta un punto di svolta per chi opera nel campo e auspica ulteriori regole a livello nazionale e una maggiore trasparenza.

Dell’importanza di un nuovo e più incisivo intervento normativo (invocato anche dall’Ocse) si è parlato durante un dibattito sul libro “Lobbying e Lobbismi” di Gianluca Sgueo, presentato mercoledì a Roma presso lo Spazio Europa. L’evento è stato organizzato dall’associazione TIA e moderato da EurActiv Italia.

Tema scivoloso, soprattutto nel nostro paese, quello delle lobby, spesso additate come la causa di ogni male. Il saggio di Sgueo, non un lobbista, ma uno studioso ed esperto di comunicazione pubblica, offre una puntuale panoramica delle realtà internazionali (Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia, Unione europea e ovviamente Italia), senza risparmiare le critiche ai diversi modelli.

Pur vantando una lunga tradizione di lobbying e dei registri rodati, neppure Washington è esente da scandali.
Il registro dei lobbisti presso l’Europarlamento, unificato nel 2011 con quello della Commissione europea (Transparency Register), invece, ha la caratteristica di non essere obbligatorio. Le associazioni (le cosiddette “umbrella organizations”) iscritte sono 5.431 (a ottobre 2012), un numero nettamente inferiore a quello che opera effettivamente tra Bruxelles e Strasburgo.
Nel Regno Unito alcuni scandali, l’anno scorso, hanno coinvolto direttamente dei membri della Camera dei Lords, costretti alle dimissioni. L’intrigo ha rischiato di coinvolgere anche il premier Cameron, che si è proclamato immediatamente all’oscuro si tutto.
In Italia, pur essendoci diverse norme che possono essere ricondotte ai cosiddetti “portatori di interesse”, non esiste una legge specificatamente dedicata al tema e soprattutto non esiste un registro nazionale omnicomprensivo (ne è stato recentemente istituito uno presso il Ministero per le Politiche agricole). I lobbisti, dal canto loro, si augurano una maggiore regolamentazione del settore. Più che lobby buone e lobby cattive, infatti, esistono comportamenti illegali e non, che come in altri settori, andrebbero perseguiti.

Ad animare il dibattito, mercoledì, l’intervento di rappresentanti istituzionali come Emilio Dalmonte, vice direttore della rappresentanza in Italia della Commissione europea, Anna Maria Villa, coordinatrice dell’Ufficio per la cittadinanza europea del Dipartimento Politiche europee, e l’europeista Sandro Gozi, deputato del Parlamento, che vanta una lunga esperienza da funzionario europeo e una puntuale conoscenza del settore.
Il punto di vista accademico è stato messo in luce da Pier Luigi Petrillo docente e cultore della materia, autore di numerosi libri sul tema. In rappresentanza del mondo delle lobby, è intervenuta l’associazione Il Chiostro. Un pubblico di giovani, ma anche di non addetti ai lavori ha dato vita a un acceso confronto voluto fortemente dall’Associazione TIA per accrescere la consapevolezza su un tema cruciale, su cui spesso, però, si preferisce tacere.

POSIZIONI

Guéguen (PACT): l’Europa prenda esempio dal modello americano

Questo il commento di David Guéguen, responsabile dell’associazione PACT (che opera a Bruxelles) a EurActiv.it: “L’adozione delle norme europee si decide ormai tra alcuni funzionari e qualche deputato europeo in modo opaco e a porte chiuse. Questo metodo, che prende il nome di “trilogo informale”, finisce per cortocircuitare la sessione plenaria dell’Europarlamento e il Cosniglio dei ministri. Un’opacità che caratterizza anche le misure tecniche esecutive.

Questa situazione va a detrimento della trasparenza sia a livello democratico che etico, perchè favorisce i conflitti di interesse e la corruzione.
Di fronte a questa situazione è necessario che gli stati membri, gli eletti dal popolo e i lobbisti si mobilitino per riportare la trasparenza nelle decisioni prese a livello comunitario. Per evitare la corruzione mi sembra indispensabile muoversi verso una regolamentazione obbligatoria del sistema europeo delle lobby su un modello che si ispiri alla regolamentazione severa applicata negli Stati Uniti per il funzionamento dei gruppi di interesse”.

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La lobby del gioco e i soldi al pensatoio di Letta

Ilario Lombardo

Il premier Enrico Letta

Il premier Enrico Letta
Roma – Tutto è incominciato con il servizio delle Iene sulle lobby che, secondo un collaboratore di un senatore, pagano alcuni parlamentari per fare pressioni e modificare le leggi in Commissione. Un assist perfetto, colto al volo dal Movimento 5 Stelle, che oggi si presenterà nell’aula di Palazzo Madama per denunciare «anni di intrecci di interessi tra la politica e la lobby del gioco». A leggere l’interrogazione sarà Giovanni Endrizzi, il senatore veneto che al Sert di Rovigo si occupa delle patologie generate dalla dipendenza dall’azzardo.

Il M5S chiederà l’attenzione del Parlamento soprattutto su un nome : Enrico Letta. Proprio il premier che nel 2011, quando era semplice deputato Pd, ha ricevuto una finanziamento come sponsor per il suo think tank VeDrò, da parte di Lottomatica e Sisal, due multinazionali dell’azzardo, la seconda dal 2010 presieduta dall’ex ministro di Prodi, Augusto Fantozzi. La cifra del contributo si aggira intorno ai 20 mila euro.

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Vedrò, vedremo…

L’ombra delle lobby sul governo Letta: Enel, Eni, Sky, Vodafone tra i finanziatori della sua fondazione

Quanto peseranno sul prossimo esecutivo? D’altronde la posizione del vice segretario del Pd sulle privatizzazioni è nota: “Patrimonio pubblico alto, bisogna vendere”

25/04/2013

L'ombra delle lobby su Letta:<br /><br /><br /> chi finanzia la sua fondazioneEnrico Letta

Il premier incaricato Enrico Letta gode di un consenso bipartisan. E non solo nella politica. La sua fondazione politica, Vedrò, è finanziata da enti pubblici, semipubblici e privati. Indistintamente. Come scrive L’Espresso sul proprio sito web, i finanziamenti annui dell’associazione ammontano a circa 800mila euro annui. Non si sa quanto ciascun finanziatore versa a Vedrò. Si sa però chi sono: Enel, Eni, Autostrade per l’Italia, Lottomatica, ma anche Vodafone, Sky, Telecom Italia e Nestlè.

Il peso delle lobby sul futuro governo – Spiega Mattia Diletti, uno dei massimi esperti di lobby e think tank: “Quello che colpisce però del sistema di finanziamento riguarda soprattutto i finanziatori piuttosto che i finanziati. Sono prevalentemente ex monopoli pubblici, che hanno un rapporto ancora stretto con la politica e che finanziano un po’ tutti, con cifre ridotte, a pioggia, sia la destra che la sinistra”. Ovviamente, il tutto è fatto alla luce del sole. Ma quanto influiscono sui programmi della fondazione tutti questi sponsor? E quanto potranno pesare sulle prossime scelte politiche del probabile futuro premier? Un premier che, dal canto suo occupa una poltrona di prestigio in sei diversi think tank. Tra questi, Arel fondato dal suo padrino Beniamino Andreatta, Trecentosessanta, Aspen, Vedrò, appunto. Un record, visto che solo Innocenzo Cipolletta e Stefano Zamagni sono presenti in altrettante associazioni e fondazioni.

Come si comporterà Letta? – Quanto potranno pesare queste lobby sull’operato dell’eventuale premier, si diceva. Domanda a cui per ora non è possibile dare una risposta. E’ invece nota la posizione di Letta sul tema delle privatizzazioni delle aziende pubbliche: “Dobbiamo lavorare molto sul tema delle privatizzazioni”, ha affermato qualche tempo fa. E ancora: “Il patrimonio pubblico è ancora enorme: bisogna cominciare a mettere nel mirino nuove privatizzazioni pezzi di Eni, Enel e Finmeccanica“. E poi: “Sarà uno dei temi del nostro governo, quando gli elettori ci faranno governare”, concludeva il prossimo presidente del Consiglio”. Bene, quel momento è arrivato. Come si comporterà, al riguardo, Enrico Letta?

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La beffa del taglio ai contributi pubblici ai partiti

Di Fabristol
http://libertarianation.org

Non fatevi abbindolare dai titoli dei giornali di questi giorni: il presunto taglio ai contributi pubblici ai partiti è non solo inesistente ma addirittura porterà ad un aumento del gettito pubblico ai partiti nei prossimi anni. Vediamo perché.
La beffa della volontarietà: il DDL del governo Letta ha istituito un sistema che si basa sul 2xMille sull’imposta sul reddito (IRE). La somiglianza con il sistema craxiano dell’8xMille alle maggiori religioni organizzate è palese. Sappiamo infatti come funziona l’8×1000 da anni: sotto le spoglie di un contributo volontario alle maggiori religioni o allo stato si cela infatti un diabolico sistema di ripartizioni che va a tutto vantaggio dei soggetti più scelti. Quando infatti si compila la dichiarazione dei redditi ci viene data la scelta di devolvere l’8×1000 del gettito IRPEF alla Chiesa Cattolica, alle altre confessioni religiose che hanno firmato un accordo con lo Stato o allo Stato stesso. Il problema sorge quando non si compila questa sezione: non compilandola la propria quota viene automaticamente presa dalle vostre tasse e ripartite in base alle percentuali delle scelte espresse. Per fare un esempio pratico nel 2010 solo il 43% dei contribuenti ha fatto una scelta ma l’85% dei fondi è andato comunque all’opzione più scelta, ovvero la Chiesa Cattolica seguita al secondo posto dallo Stato. Grazie a questo sistema in pochi anni da quando fu varata la legge dal Governo Craxi si è passati da poche decine di milioni a oltre un miliardo di gettito fiscale per la sola Chiesa Cattolica.
Se il sistema dovesse funzionare allo stesso modo con il 2×1000 al finanziamento per i partiti ci troveremmo con lo stesso problema: immaginatevi gli italiani di fronte alla dichiarazione dei redditi, pochissimi sceglieranno di devolvere il proprio 2×1000 al finanziamento dei partiti (basti ricordare la vittoria del referendum del 93 per rendersi conto della contrarietà al finanziamento pubblico della maggior parte degli italiani) dando una idea di “volontarietà” che invece verrà smentita dalla ripartizione finale delle quote. Insomma al posto di Chiesa Cattolica e Stato metteteci PdL e PD e il gioco è fatto. Se non scegliete sceglieranno loro per voi.
Il sistema però è ancora più intricato e qui viene la beffa più grande, perché come con l’8×1000 il gettito viene comunque attribuito sulla base delle scelte espresse però esiste un tetto massimo: “Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata la spesa nel limite massimo di XXX milioni di euro a decorrere dal 2014.” (comma 4 articolo 4 della bozza del DDL).
Cioè il tetto massimo verrà deciso di volta in volta dai governi e qui si aprono le porte dell’inferno. Perché nulla vieta ad un governo di porre il tetto massimo oltre il miliardo o più (quest’anno è intorno ai 160 milioni). E anche ammettendo che il 10% della popolazione (o forse più considerando che una fetta enorme di popolazione dipende dai partiti in un modo o nell’altro) volontariamente esprima il proprio consenso, la ripartizione di quel tetto massimo verrà fatta comunque in proporzione alle scelte espresse.
Alla fine il sistema dell’2/8×1000 non è una scelta volontaria ma un’enorme sondaggio dove la maggioranza si piglia la maggior parte dei fondi.
Fine della privacy: poiché chi sceglie di donare il proprio 2×1000 ad un partito deve farlo attraverso la dichiarazione dei redditi, lo Stato saprà chi ha votato cosa. Un altro passo in più verso il “cittadino di vetro”.
Tutto gratis o a tariffe agevolate: tariffe telefoniche, affitti, carta, servizi, spot elettorali, qualsiasi cosa insomma sarà gratis o a tariffe agevolate per i partiti. Sappiamo come andrà finire: mogli, figli e parenti si alimenteranno a sbaffo a spese dei contribuenti.
Sgravi fiscali: E per finire la detrazione delle tasse che allarga il finanziamento pubblico a livelli mai raggiunti prima. Dice Rizzo:
“Gli sgravi fiscali non sono forse una forma di finanziamento pubblico, sia pure indiretto? Si tratta di denari che lo Stato non incassa consentendo ai partiti di avere donazioni da imprese o privati cittadini. Dunque è come se quei soldi lo Stato li desse alla politica. Con un trattamento, per chi decide di aiutare economicamente un partito o un politico, dodici volte più favorevole rispetto a quello cui ha diritto il sostenitore di un’opera benefica. Perché mentre il singolo cittadino che finanzia un’associazione impegnata nella lotta contro una malattia rara può detrarre dalle tasse il 26 per cento del contributo solo fino a un tetto di 2.065 euro, qui parliamo della possibilità di risparmiare il 52 per cento fino a 5 mila euro e il 26 per cento fino a ben 20 mila. La matematica, com’è noto, non è un’opinione. Dare 20 mila euro in beneficenza consente di detrarre al massimo 542 euro, regalare la stessa cifra a un partito ne fa invece risparmiare 6.500.”

Fonte: http://libertarianation.org/2013/06/03/la-beffa-del-taglio-ai-contributi-pubblici-ai-partiti/

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2013/06/la-beffa-del-taglio-ai-contributi.html

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Alcune dei silenzi che le Lobby comprano dai politici

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Buone vibrazioni contro velenose irrorazioni

mercoledì 5 giugno 2013

Mentre gli avvelenatori proseguono la loro lotta a tutto ciò che è bello e sacro all’essere umano (e non solo) vi propongo due belle canzoni della band canadese Cowboy Junkies canatate dalla eccezionale voce di Margo Timmins.My little basquiat

Crescent moon

Altri ascolti consigliati,
Natalie Merchant col gruppo 10.000 maniacs, versione acustica di “Beacause the night”

http://youtu.be/kUGC5oRpbkgNatalie Merchant in veste solista, la slendida My skin

http://youtu.be/pXefnzV7BQ0Natalie Merchant, meravigliosa versione acustica di Space Oddity (David Bowie)

martedì 4 giugno 2013

Incontro sulle scie (e non solo a Vigonovo) – Segnalazioni su scie, api robot, grande fratello orwelliano

Oggi segnalo
un’intervista su La Gazzetta del Serchio all’amico Rosario  Marcianò dal titolo “Vi spiego perché il cielo non è più blu”.
 
un articolo sulle api robot per impollinare i prodotti della Monsanto:
la registrazione video di un intervento di Fabio Ghioni sul tema:
Perché ci danno Google e Facebook gratis?
Ed infine l’evento di Vigonovo
Incontro programmatico per lo sviluppo e l’ integrazione territoriale in data 15 giugno 2013 dalle ore 15.30 alle ore 19.00 presso la sala consiliare del comune di Vigonovo (Ve).
Il tema di studio e il programma di Indagine ha per titolo: “Cultura, Comunicazione ed Informazione – l’Arte del Rinnovamento – Ricerca per un Benessere Sociale” ovvero imparare a star bene.
Relatori: Corrado Penna – ambiente e scie chimiche
Gabriele Sannino – economia e gestione del territorio
Maurice Agosti . cultura, arte, cinema e spettacolo
Vigilio Maule – Turismo e benessere del territorio
Pubblicato da

I bambini vanno aiutati non avvelenati – Corteo di protesta contro gli abusi di psicofarmaci sui bambini in occasione del 4° congresso mondiale sull’ADHD di Milano

Per quanto abbia le mie forti riserve (diciamo così) su scientology, cui è collegato il CCDU, devo dire che tale associazione ha sempre solto un lodevole lavoro di denuncia dei metodi e delle pratiche violente della psichiatria. Ma forse è la solita logica del sistema: delegare una religione screditata come scientology a denunciare la psichiatria, una forza politica screditata come Forza Nuova a denunciare il signoraggio

I bambini vanno aiutati non avvelenati

Corteo di protesta contro gli abusi di psicofarmaci sui bambini in occasione
del 4° congresso mondiale sull’ADHD di Milano

Milano. In Italia 70 bambini all’anno sono sottoposti a trattamento sanitario obbligatorio, 6.000 bambini all’anno vengono ricoverati in psichiatria, 40.000 bambini sono “ospitati” in strutture residenziali per minori, più di 60.000 bambini vengono trattati con psicofarmaci.Sempre più bambini vengono diagnosticati con ADHD e subiscono una pesante cura farmacologica a base di stimolanti anfetaminici, e non sono pochi quelli che in seguito vengono diagnosticati bipolari e trattati con antipsicotici.

Dal 6 al 9 giugno si tiene a Milano il 4° congresso mondiale di ADHD dal titolo eloquente: “ADHD – da disturbo dell’infanzia a disturbo degli adulti”. Sponsor principale del convegno: Shire AG; sponsor maggiore: Eli Lilly and Company; sponsor generali: MEDICE Arzneimittel Pütter GmbH & Co. KG, SensoDetect AB (publ), Vifor Pharma e Wisepress Ltd.

Il loro obiettivo è quello di scatenare uno tsunami mediatico TERRORISTICO che conduca a maggiori screening scolastici, maggiori diagnosi e maggiori prescrizioni.
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani organizza una manifestazione contro questa vergogna, il 7 giugno a Milano, ore 14:00 in P.le Damiano Chiesa (zona Fiera) – manifestazione che terminerà davanti alla sede del congresso. Chi condivide la nostra preoccupazione è invitato a intervenire.

CCDU Onlus
www.ccdu.org

domenica 2 giugno 2013

Tre video da diffondere: un riassunto sulle menzogne dell’11 settembre – un pilota che nega l’impatto di un aereo sul Pentagono – un’intervista sui danni da cellulari

11 settembre, il video Corbett Report.

Dalle informazioni del filmato presenti su youtube:

Questo filmato, il Corbett Report, riassume in 5 minuti le principali stranezze della versione ufficiale dell’11 settembre a cui nessuno ha mai saputo dare risposta in 10 anni.Data la sua incredibile capacità di sintesi di una questione così complessa e il (giustificato, bisogna ammetterlo) tono sarcastico con cui parla delle assurdità e delle ridicole bugie della versione ufficiale, negli Stati Uniti ha totalizzato più di mezzo milione di visualizzazioni in appena 5 giorni.

Diffondete il più possibile.

Per maggiori informazioni sull’11 settembre: TINYURL.COM/FAQ119


Nel secondo video sull’11 settembre, dal canale video del quotidiano il secolo XIX, possiamo ascoltare l’intervista ad un pilota italiano che, seppure non dice niente di particolare sulle torri gemelle, alla fine ammette che sul Pentagono non si è schiantato alcun aereo, né civile né militare, confermando così implicitamente che si sia trattato di un missile.


Il giornalista Riccardo Staglianò, dopo avere svolto una seria indagine investigativa, denuncia la pericolosità dei cellulari.

Dalle informazioni del filmato presenti su youtube:
Dieci anni di utilizzo sono la soglia di rischio: dopo questo periodo la possibilità di ammalarsi di tumore al cervello raddoppia negli adulti e quintuplica nei giovani. Sinora il nostro Governo ha manifestato un colpevole ottimismo, ma difendersi si può.
Per maggiori informazioni leggi l’articolo di_cellulare_si_muore e il libro Toglietevelo dalla testa di Riccardo Staglianò (giornalista de “la Repubblica” autore tra l’altro del libro “Bill Gates. Una biografia non autorizzata“).
Dalla quarta di copertina del libro
“SENTIVO UN GRAN CALORE STANDO AL TELEFONO TUTTO QUEL TEMPO. NON AVREI MAI PENSATO CHE QUEL FASTIDIO MI AVREBBE ROVINATO LA VITA. IL MIO ESEMPIO POTREBBE DARE IL VIA A UNA CLASS ACTION. COSÌ TUTTO QUESTO DOLORE SARÀ SERVITO A QUALCOSA. A SENSIBILIZZARE CHI PASSA LE GIORNATE CON QUELLE PISTOLE PUNTATE ALLE TEMPIE.”

Innocente Marcolini, ex manager, agosto 2011. Una sentenza del Tribunale di Brescia ha stabilito che il suo tumore alla testa è legato all’uso eccessivo del telefonino.La domanda è: il nostro compagno più inseparabile (il cellulare) ci sta forse tradendo? Prove ce ne sono, e parecchie (nel 2011 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha inserito il telefonino tra i possibili cancerogeni). I manuali di istruzione dicono di tenerli da 1,5 a 2,5 centimetri dall’orecchio (perché? E soprattutto: chi lo fa davvero?). In molti paesi precise disposizioni sanitarie raccomandano di non farli usare ai bambini, di non lasciarli sotto il cuscino di notte (come fanno molti adolescenti in attesa del fatidico sms prima di dormire).

Una sentenza del Tribunale di Brescia ha stabilito un risarcimento a carico dell’Inail per un ex manager colpito da un tumore alla testa causato dall’uso eccessivo del cellulare. Questo libro racconta tutto quello che c’è da sapere sul possibile legame causale cellulari-cancro e lo fa con straordinaria capacità di divulgazione, senza tecnicismi.
(…)
Decine di centri studi, all’insaputa dei cittadini, raccolgono montagne di fondi dalle aziende per promuovere campagne che abbassino la soglia di attenzione sui rischi per la salute. È successo con le sigarette, con l’amianto, oggi il candidato più quotato pare proprio il cellulare.
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di Paolo De Gregorio, 6 giugno 2013

In questa data l’illuminato imprenditore e grande statista S. B., dichiarava a giornali e TV che la crisi non c’era e che il peggio era passato, tanto è vero che i ristoranti erano pieni e si faticava a trovare un posto in aereo.
Se gli italiani non fossero per metà gaglioffi e per metà fessi, e almeno si ricordassero di queste parole, a fronte di ciò che è successo dopo e continua a succedere oggi, e giudicassero un premier per le sue capacità di guidare l’economia nell’interesse generale, il nome di Berlusconi sarebbe scomparso per sempre dalla rappresentanza politica e citato solo come degenerazione di un ruolo in cui gli interessi privati (aziende e processi) del premier hanno nettamente prevalso sulla cosa pubblica, con i risultati che sono lì a dimostrarlo.

Ecco i dati della Confindustria forniti ieri dal suo Presidente Squinzi: negli ultimi tre anni 55mila aziende chiuse, dal 2007 è stato distrutto il 15% del potenziale manifatturiero con la distruzione di 539mila posti di lavoro, la stretta creditizia da parte delle banche ha ridotto i prestiti agli imprenditori di 44 miliardi di euro.
Se aggiungiamo a questi dati l’aumento costante del debito pubblico che ha superato i 2.000 miliardi di euro, che ci costa di interessi 80 miliardi di euro l’anno, ed è dovuto alla mala amministrazione e agli sprechi di denaro pubblico, ecco che la barzelletta della crisi ormai alle spalle assume significati più tragici che comici.

Il governo PD-PDL di largo inciucio, con molti voti a disposizione e una possibilità di prendere decisioni urgenti, si balocca con il semipresidenzialismo gradito all’eterno Caimano, fa una legge truffa sulla eliminazione dei contributi pubblici ai partiti, parla di rilancio della economia più come ultima speranza che come strategia politica.
Intendiamoci bene, nessuna ripresa sarà possibile se non si incide sui guasti provocati dalla globalizzazione: che ha visto decine di migliaia di aziende italiane delocalizzare verso paesi dove si pagano meno tasse e meno salari, senza che nessuno dei nostri espertissimi amministratori (e nemmeno la Confindustria) muovesse un dito, i più noti marchi italiani sono stati venduti a multinazionali straniere e ora i profitti di queste aziende vanno all’estero e in Italia non resta niente, moltissimi soldi sono usciti dalla imprenditoria e sono finiti nei paradisi fiscali e nelle speculazioni finanziarie e non vi torneranno più.

Senza la presenza di una banca di diritto pubblico, senza fini di profitto, ma finanziatrice di un piano di appoggio alla piccola e media impresa, per rendere autosufficiente l’Italia almeno nei settori fondamentali (da proteggere con norme fuori WTO) dell’energia (pulita) e dell’agricoltura, la “ripresa” è una chimera.
Naturalmente questa strategia va accompagnata da un piano di drastica riduzione della spesa pubblica, tipo l’abolizione delle province e del Senato, l’abolizione dei finanziamenti pubblici a partiti ed editoria, la fine delle missioni militari all’estero, la cancellazione della faraonica e assurda spesa per bombardieri F35, l’abbandono delle grandi opere tipo TAV e ponte sullo Stretto, la fine delle convenzioni della sanità pubblica con le strutture sanitarie private dove allignano truffe e ruberie.

Cari italiani, fino a quando in Parlamento non si parlerà di queste cose, state tranquilli che non cambierà nulla, e soprattutto non cambierà nulla finchè i responsabili del disastro, gli alleati PD e PDL, verranno giudicati capaci di risolvere la crisi da essi non compresa e non governata. Meditate gente, meditate.
Paolo De Gregorio

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La storia del gruppo Bilderberg

Di Domenico Moro

Precursore e per certi versi padre del Bilderberg è il Council on Foreign Relations. Il Cfr fu fondato nel 1921 da prominenti personalità statunitensi allo scopo di completare l’uscita dal tradizionale isolazionismo degli Usa, iniziata con l’intervento militare nel conflitto che si combatteva in Europa. L’obiettivo era far assumere agli Usa una maggiore responsabilità e il ruolo di decision maker nei nuovi assetti mondiali post bellici. Cosa che, però, si realizzò solo dopo la seconda guerra mondiale con la liquidazione di Germania e Giappone. Anche se con molte somiglianze con il Bilderberg il Council on Foreign Relations se ne distingueva per l’essere –almeno inizialmente – ristretto ai soli cittadini statunitensi e perché non rifletteva ancora il ruolo guida che gli Usa avrebbero assunto. Tuttavia, il Cfr svolse un ruolo attivo di consulente del governo Usa durante la guerra, confermando la tesi di Wright Mills sulla formazione dell’élite del potere nel corso del conflitto e, secondo alcuni, influenzò direttamente le politiche di ricostruzione post-belliche, tra le quali la formazione delle istituzioni previste negli Accordi di Bretton Woods (Banca mondiale, Fmi).
Il periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale presenta, rispetto al primo dopoguerra, uno scenario internazionale mutato e contrassegnato da due fenomeni. Il primo è la ricostruzione di un mercato mondiale capitalistico sotto l’egemonia Usa, e basato sulla ricostruzione, sul modello statunitense, delle economie giapponese e soprattutto europea occidentale. Il secondo è la sfida rappresentata dal rafforzamento dell’Urss e dei partiti socialisti e comunisti non solo nel Terzo mondo ma anche in molti Paesi avanzati. Ciò evidentemente poneva questioni importanti di mantenimento della stabilità politica ed economica. Davanti alle élites si presentavano, quindi, problemi nuovi e più globali, che rendevano necessaria la formazione di sedi di confronto e di elaborazione di strategie adeguate. In particolare, sedi transnazionali, che riunissero le élites atlantiche, ovvero quelle di Usa ed Europa occidentale. Le élites venivano così a costituire un livello informale e parallelo a quello ufficiale degli Stati. Questi, infatti, sul piano economico avevano costituito l’Fmi e la Banca mondiale e sul piano politico-militare la Nato, che, per l’appunto nacque come alleanza atlantica, tra Usa e Europa occidentale, in funzione di contrasto all’Urss.
Il gruppo Bilderberg nacque il 29 maggio 1954 e prese il nome dall’albergo in Olanda in cui si riunì per la prima volta. Tra i principali ispiratori e primo segretario ci fu Joseph Retinger, di origine polacca e fondatore anche del Movimento Europeo, organizzazione ispiratrice del processo di unificazione europea. Lo scopo dichiarato della costituzione del Bilderberg era incentivare il dialogo tra i leading citizens di Usa ed Europa Occidentale per «creare una migliore comprensione delle forze complesse e delle principali tendenze che influenzavano le nazioni occidentali nel periodo postbellico». Ma, tiene a precisare il Gruppo, la fine della Guerra fredda non ha diminuito bensì ha aumentato l’importanza di queste riunioni. Secondo il Bilderberg, ciò che rende unici gli incontri sono tre caratteristiche. L’ampia presenza di leading citizens, provenienti da vari settori della società, in incontri che hanno una durata di tre giorni e impegnano i convenuti in discussioni informali e off-the records su tematiche di importanza attuale, specialmente di politica estera ed economia internazionale. Il forte feeling tra i partecipanti, che permette di superare la varietà di orientamento e impostazione derivata dalla provenienza da nazioni diverse. La privacy degli incontri, che non ha altro scopo se non quello di permettere ai partecipanti di esprimersi apertamente e liberamente.
Il Bilderberg si presenta come «un forum internazionale, piccolo, informale e non ufficiale nel quale possono essere espressi punti di vista diversi e la reciproca comprensione sviluppata. L’unica attività del Bilderberg sono le conferenze. Durante gli incontri non vengono fatte votazioni, né prese risoluzioni, e neanche fatte dichiarazioni politiche». Dal 1954 si sono tenuti cinquantanove incontri, uno all’anno, i cui partecipanti e l’agenda vengono resi pubblici alla stampa, a differenza dei contenuti dei dibattiti. I partecipanti ai dibattiti variano ogni volta e vengono scelti dal presidente dopo consultazioni con lo Steering Committee sulla base delle loro conoscenze ed esperienze a riguardo delle tematiche che verranno affrontate. La composizione dei partecipanti, che solitamente sono circa 120, è la seguente: sul piano della provenienza geografica per i due terzi vengono dall’Europa Occidentale ed il rimanente dagli Stati Uniti. Sul piano dei settori sociali, essi provengono per un terzo dalla politica e dalla istituzioni, e per due terzi dalla finanza, dall’industria e dalle comunicazioni. Ad ogni modo, i convenuti partecipano a livello personale e non ufficiale.
Gli organismi di autogoverno del Bilderberg sono il presidente e lo Steering Committee, il comitato direttivo. Il presidente è eletto dallo Steering Committee, mentre quest’ultimo è eletto non si capisce bene da chi per quattro anni ed i suoi membri possono essere rieletti. Esiste, inoltre, la figura del Segretario esecutivo che riporta al presidente. Compiti del presidente sono presiedere il direttivo, decidere con esso le tematiche da discutere e, come detto, selezionare i partecipanti alle conferenze annuali. Le spese del mantenimento del segretariato sono a carico del direttivo, mentre quelle dei meeting annuali sono a carico dei membri del direttivo del Paese ospitante.
Vediamo ora da dove vengono, quanti e chi sono i membri del direttivo. I Paesi cui appartengono sono 18 e sono collocati esclusivamente in Nord America (con l’esclusione del Messico) e in Europa Occidentale, con la sola eccezione della Turchia. Tali Paesi fanno quasi tutti parte, spesso sin dall’inizio, della Nato, tranne la Svizzera, la Finlandia, l’Austria, la Svezia e l’Irlanda. I membri del gruppo dirigente sono 35, di cui 33 dello Steering Committee, cui si aggiungono il presidente, il francese Henri de Castries, ed il membro anziano dell’Advisory Group, lo statunitense David Rockefeller. L’egemonia statunitense è chiara, come del resto lo è anche nella Nato, anche se il presidente è europeo. Numericamente prevalgono le personalità anglosassoni, in tutto 16 (45,7 per cento). In particolare gli statunitensi sono 11 (31,4 per cento), ai quali si aggiungono 3 britannici e 2 canadesi. Gli altri Paesi, con l’eccezione della Francia con 3 membri (che ha il presidente Jean Claude Trichet classificato come “internazionale”) e della Germania con 2, hanno tutti un solo membro nel direttivo. Molti Paesi sono sottorappresentati, a partire dalla Germania che pure è la seconda nazione presente nel comitato direttivo per economia e popolazione e dall’Italia, che ha un solo membro, Franco Bernabè, presidente di Telecom Italia, come la Norvegia, il Portogallo e la Grecia.
La composizione è piuttosto varia e copre quasi tutti i settori, anche se prevale la finanza. Nello Steering Committee ci sono membri che hanno incarichi direttivi in 13 grandi imprese finanziarie. Di queste 2 sono grandi gruppi assicurativi, 4 fondi d’investimento (attivi in hedge fund e private equity), e 7 grandi banche. Dopo la finanza c’è l’industria con 11 imprese. Vi sono rappresentati quasi tutti i settori più importanti, il metalmeccanico (2), i mass media (2), il siderurgico (2), il chimico e farmaceutico (2), il petrolifero (1), l’informatico (1), e le telecomunicazioni (1). Inoltre, sono presenti esponenti di 4 think-tank, 3 esponenti del mondo politico (un ministre d’État belga, un membro della Camera dei Lord e il Lord cancelliere e segretario alla giustizia britannico), 2 di quello accademico e infine un esponente del mondo della distribuzione e uno di uno studio legale internazionale. Gli Usa prevalgono nella finanza, mentre gli europei nell’industria. Sono statunitensi 2 banchieri e 4 dirigenti di fondi d’investimento, ovvero la totalità del sottosettore, 3 rappresentanti dei think-tank, il che suggerisce una egemonia ideologica, un accademico e soltanto 2 esponenti di imprese industriali. La Gran Bretagna ha 2 politici e un banchiere. Il resto dell’Europa occidentale ha 8 dirigenti di imprese industriali su 11 totali, 3 banchieri e un dirigente di un fondo d’investimento, 2 di assicurazioni, il presidente di un think-tank, un accademico, un legale internazionale e un politico. In effetti, la nazionalità dei membri del direttivo non coincide sempre con quella delle imprese cui fanno riferimento, dato che si tratta spesso di imprese transnazionali. Ad esempio, l’irlandese Peter D. Sutherland è dirigente di Goldman Sachs che in effetti è una banca statunitense. Non tutte tra le imprese presenti sono gruppi transnazionali al vertice della classifica delle imprese mondiali come Royal Dutch Shell e Microsoft – quinta e decima al mondo per profitti nel 2010 – o ai primi posti nel ranking dei loro settori, come Alcoa, EADS, Novartis, e Telecom Italia tra le industriali, Goldman Sachs, Barclays, Axa, Zurich Insurance tra le finanziarie. Le altre sono grandi imprese ma non hanno una dimensione particolarmente grande a livello mondiale, anche se spesso si tratta di aziende prestigiose e con contatti ramificati come la banca Lazard. In effetti, l’appartenenza allo Steering Committee del Bilderberg non dipende strettamente dalla grandezza o importanza dei gruppi che si dirigono, ma – come vedremo – dalla internità al network dell’élite degli affari mondiale. È, insomma, una appartenenza in gran parte personale, anche se ovviamente l’essere inseriti in certe imprese aiuta.
Vale forse la pena soffermarsi sulle biografie di qualcuno dei membri del gruppo dirigente. Henri Conte de Castries, presidente del Bilderberg dal 2010, proviene da una antica famiglia della nobiltà francese, cui appartiene anche Christian de Castries comandante a Dien Bien Phu, ed è un esempio dell’intreccio tra aristocrazia e mondo degli affari. Nella storia del Bilderberg un esempio importante ne è anche il principe Bernhard van Lippe-Biesterfeld, marito della regina Giuliana d’Olanda e tra i fondatori del Bilderberg di cui fu primo presidente dal 1954 al 1976, allorché dovette dimettersi per il suo coinvolgimento nello scandalo delle tangenti Lockheed. Il principe occupò anche posizioni di responsabilità in due corporation che ricorrono spesso nel Bilderberg e nella Trilaterale, la Shell e SGB. Henri de Castries è rappresentativo dell’esistenza del meccanismo delle revolving doors anche in Francia. Fu alto funzionario del ministero del Tesoro francese sotto il governo Chirac, durante il quale (1986) partecipò alla privatizzazione di varie aziende tra cui Compagnie Générale d’Electricité, ora chiamata Alcatel-Lucent. Nel 1989 entrò in Axa, la seconda compagnia assicuratrice mondiale per asset (2011), di cui è diventato presidente nel 2000. Caratteristiche simili ha anche il belga Étienne visconte Davignon, nominato dal re del Belgioministre d’État, che è stato prima Commissario europeo agli affari industriali e poi dirigente di importanti gruppi industriali belgi, come Société Générale e Gdf Suez. Altra figura interessante è il già citato David Rockefeller, una specie di trait d’union in carne ed ossa di varie organizzazioni dell’elite statunitense e mondiale. È, infatti, uno dei fondatori del Bilderberg e della Trilaterale ed è stato presidente tra 1970 e 1985 del Council on Foreign Relations. Il nonno, John Davison Rockefeller, fu uno dei protagonisti dell’espansione economica statunitense di fine Ottocento, attraverso la fondazione della Standard Oil, grazie alla quale acquisì il monopolio della produzione e raffinazione di petrolio e divenne l’uomo più ricco del mondo. Il padre di David, John Davison Rockefeller Junior, fu punto di riferimento dell’alta finanza negli anni Venti-Trenta e rimase coinvolto in scandali per la corruzione di membri del Congresso e nel massacro di Ludlow, durante lo sciopero dei minatori nel 1914. David Rockefeller, oggi patriarca della famiglia, oltre ad essere stato presidente della JP Morgan Chase, ottava banca mondiale per asset totali nel 2012, di cui è ancora il principale azionista, ha ricoperto importanti ruoli in multinazionali di primaria importanza, come Exxon Mobil e General Electric. Recentemente David Rockefeller ha siglato una alleanza strategica con Lord Jacob Rothschild, patriarca dell’altra storica dinastia della finanza internazionale. Un altro personaggio la cui presenza nel comitato direttivo di Bilderberg è alquanto significativa è Richard Perle, uno degli ideologi principali della corrente neoconservatrice, che ha influenzato la politica estera Usa dell’ultimo decennio. Perle fu assistente del ministro della Difesa sotto la presidenza Reagan e successivamente con Bush II è stato membro e poi presidente del Defence Policy Board. Perle è nel Bilderberg come Resident Fellow dell’American Enterprise Institute, ma è anche membro di un altro think-tank neoconservatore, il Project for the New American Century, formatosi nel 1997 con lo scopo di promuovere la leadership globale americana. Nel gennaio 1998 Perle firmò, insieme ad altri membri di questo gruppo di pressione, tra cui Donald Rumsfeld e Paul Wolfowitz, una lettera diretta al presidente Clinton in cui si chiedeva di rimuovere con la forza Saddam Hussein. L’obiettivo del gruppo era, come si evince da un altro documento «mantenere nell’area del Golfo una consistente forza militare americana», dato che il Golfo è «una regione di vitale importanza», a causa della concentrazione di riserve petrolifere che vi si trova. Perle, insieme a Rumsfeld e Wolfowitz che diventeranno rispettivamente ministro e vice ministro alla Difesa con Bush II, sarà parte del gruppo dirigente statunitense che inizierà, sull’onda emotiva dell’attacco alle torri gemelle, l’invasione dell’Iraq e la cosiddetta “guerra al terrore”, che dura ancora oggi.

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I globalizzatori vogliono eliminare il contante

domenica 21 aprile 2013

EuroC’è qualcosa nell’aria che mi inquieta, nel senso che fa nascere in me il sospetto che stia per avverarsi qualcosa di eclatante, di assolutamente inaspettato. Sono troppi gli indizi che, letti con attenzione e con mente aperta, mi portano alla conclusione che ci sia un’attività sotterranea volta a sostenere un progetto di cui ancora mi sfuggono i particolari.Mi riferisco alla moltitudine di piccoli atti posti in essere allo scopo di impedire a chiunque sia di detenere liquidità, sia di poter nascondere tale liquidità. Dalla tracciabilità del denaro, all’abolizione assoluta del segreto bancario, dallo smantellamento dei paradisi fiscali, all’obbligo di tutte le banche mondiali di rendere trasparenti i propri archivi.

Mi pare che si stia facendo di tutto, attraverso una serie di piccoli passi di cui i popoli non percepiscono la gravità, per raggiungere due obiettivi concreti: conoscere la disponibilità finanziaria di chiunque e fare in modo che tale disponibilità non possa uscire dal sistema bancario.

Io non credo che i motivi con i quali vengono giustificati questi provvedimenti abbiano davvero a che fare con la lotta all’evasione fiscale o alla criminalità. Si tratta, a mio parere, di pretesti volti a truffare una popolazione composta prevalentemente da rincoglioniti.

La ragione vera deve essere diversa, tanto grave da essere tenuta segreta. Provo, correndo il rischio di essere tacciato di complottismo, a formulare delle ipotesi. Come diceva qualcuno: a pensar male si fa peccato, ma…

1) Il sistema finanziario mondiale è al collasso. La probabilità che si arrivi al punto di rottura in modo repentino ed incontrollato è altissima. Occorre quindi cautelarsi per attutirne i devastanti effetti. Se per ipotesi, a seguito di qualche fallimento bancario o nazionale, si dovesse verificare una corsa agli sportelli, l’intero sistema salterebbe. Ecco quindi la necessità di poter controllare l’intera massa monetaria e, nel caso, sottrarne la disponibilità ai legittimi proprietari.

2) La massa dei debiti, a livello mondiale, è tale da essere praticamente inestinguibile. La sua inevitabile crescita raggiungerà il punto in cui bloccherà la crescita economica, ed innescherà una recessione a 2 cifre. Non esiste alcun modo per evitare questa evenienza se non il rapido e repentino abbattimento di questa massa di debiti. Che lo si faccia con l’emissione di nuova moneta, e quindi inflazionando quella esistente, oppure con una super patrimoniale che tagli del 50% tutti i depositi e gli asset finanziari, non cambia la necessità di avere il controllo totale di tutta la massa monetaria.

3) La tecnologia, l’aumento del costo dell’energia, la scarsità delle risorse, produrranno un aumento continuo del tasso di disoccupazione. Nessuno sa come uscirne, mentre tutti sanno che questo provocherà forti tensioni sociali che potrebbero degenerare in vere e proprie rivolte. L’abolizione del contante serve ad avere un maggiore controllo sugli individui, e quindi ad agevolare la sottomissione di grandi masse di diseredati.

4) Gli stati, per garantire la remunerazione ai detentori del debito pubblico, disporranno di sempre minori risorse da destinare al walfare, con la conseguenza dell’acuirsi delle diseguaglianze e dell’esasperazione delle masse che, ad un certo punto, potrebbero rivoltarsi ed abbattere in modo cruento il sistema di potere attuale.

5) La plutocrazia giudo massonica raggiunge l’obiettivo che si era prefissata 2 secoli fa. Con l’abolizione del denaro contante ogni transazione deve necessariamente passare attraverso le banche, le quali trarranno un profitto più o meno grande da ogni nostra spesa. Con la conseguenza che quotidianamente il sistema bancario sottrarrà all’intero pianeta una parte della sua ricchezza, e lo farà sostenendo costi minimi, dato che tutto potrà essere gestito da pochi elaboratori elettronici. Con le enormi ricchezze di cui disporrà, questa demoniaca plutocrazia sarà in grado di controllare qualunque governo e tutta l’informazione planetaria. Si instaurerà, in pratica, la peggiore delle tirannidi, tanto più subdola in quanto pochi ne percepiranno l’esistenza.

Naturalmente spero che le mie ipotesi siano solo il frutto della mia fantasia, e che l’abolizione del contante sia solo il frutto della stupidità dei nostri governanti.

Fonte: cobraf.com – Tratto da ecplanet.com

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Presto l’eliminazione del denaro contante: alcune nostre riflessioni…

Scritto in Società da veritanascoste

– Editoriale a cura di nocensura.com – Che l’élite voglia farci abbandonare i pagamenti contanti passando “al pagamento elettronico” non è una novità. Sostengono che vogliono combattere l’evasione fiscale e hanno convinto di questo i cittadini attraverso una intensiva e martellante campagna di propaganda, e purtroppo buona parte dell’opinione pubblica a forza di sentire ripetere le solite minchiate le prende per buone, nonostante l’evidenza dimostri che il reale intento di Mario Monti e dei potentati di cui è espressione è un altro…

L’abbassamento della soglia massima per i pagamenti in contanti è stata una delle prime misure intraprese dal governo Monti: inizialmente volevano abbassarla a 300€, qualcuno addirittura proponeva 50€, ma poi hanno deciso di limitarsi a 1.000€, ma sapevamo bene che sarebbero tornati sulla questione e puntualmente ci siamo. Un’amica mi ha riferito che ne hanno parlato anche ierisera a “Ballarò”: questo il commento che ha pubblicato sulla mia bacheca: “ieri a ballarò si parlava di combattere l’evasione fiscale limitando l’uso dei contanti…abbassando a 300 euro la soglia massima dell’uso di contanti… È nata una piccola discussione sul fatto che le persone anziane si sarebbero trovate in difficoltà… Nessuno…Dico nessuno…ha discusso sul fatto che per poter fare questo ogni essere umano deve avere un conto in banca…mia cugina ha lavorato 15 giorni alle dipendenze comunali x una chiamata d’urgente e per prendere un TFR irrisorio calcolato sui 15 giorni di lavoro deve aprirsi un conto in banca! Ma si può???” (Di Nina Patteri) Come al solito fanno le cose “gradualmente”, una vera e propria ‘tecnica’ utilizzata anche per le tasse. Le finanziarie (ufficiali o mascherate) che si sono susseguite negli ultimi 18 mesi lo evidenziano in modo netto ed inequivocabile. A quelle di Monti non dimentichiamo di sommare le due finanziarie di Tremonti successive alla famosa “lettera della BCE” tanto amata dal bilderberghino n.2 del PD Enrico Letta. Vi invitiamo a leggere questi due interessanti articoli pubblicati da “Libero”, uno dei quali parla di “PIANO SEGRETO PER ELIMINARE I PAGAMENTI CONTANTI”: articoli utili per capire quali siano le intenzioni del governo, che vanno letti “tra le righe”: il testo parla di “caccia ai furbetti” mentre i veri “furbetti” sono coloro che stanno facendo questa legge: o meglio, coloro che hanno detto ai governanti di legiferare in tale direzione. Altro che “furbetti”, per queste persone la parola giusta è CRIMINALI, ma nell’accezione più negativa del termine: non sono delinquentelli di periferia, ma responsabili e/o complici di crimini contro l’umanità. Certo l’obiettivo reale del governo non è quello di ridurre l’evasione fiscale, ma quello di aumentare immensamente la “potenza” del sistema bancario, che oltre ad avere benefici economici diventerà ancora più centrale, influente, potente. L’élite non vuole i soldi, o meglio non gli interessano in quanto tali, poiché già oggi possiedono ricchezze incredibili: poche dinastie che hanno patrimoni superiori al PIL di una qualsiasi singola nazione. La famiglia Rothschild, ma non solo… (vedi http://www.nocensura.com/2012/06/le-grandi-famiglie-che-dominano-il.html) Per loro i soldi – o meglio il DEBITO – sono lo strumento attraverso il quale esercitano il POTERE. Gli articoli di Libero: (cliccando sul link si apre una nuova finestra)“Fisco, il piano B anti evasione: obbligare tutti ai pagamenti elettronici” del 30/11/2011Progetto segreto per abbandonare le banconote: sconti Irpef e acquisti deducibili per i cittadini, credito d’imposta e dichiarazione precompilata per i commercianti.

Leggi tutto: http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/1134349/Fisco–il-piano-B-anti-evasione–obbligare-tutti-ai-pagamenti-elettronici.html

“Fisco, lo 007 svela tutti i segreti del redditometro” Da gennaio i controlli sulle spese, ma per beccare i furbetti serviranno gli incroci con i conti bancari. Obiettivo: recuperare 30 miliardi l’annoLeggi tutto: http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/1134347/Fisco–lo-007-svela-tutti-i-segreti-del-redditometro.html

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Ci sarebbe da scrivere un libro sui molteplici VERI sprechi e sulla VERA elusione fiscale: quella MILIARDARIA e parzialmente legale delle multinazionali con sede nei paradisi fiscali, che va a completare l’opera di progressivo ed inesorabile impoverimento provocato dalla truffa economico-monetaria, che resta di gran lunga il capitolo di spesa più oneroso tra i tanti artificiosi balzelli che stanno consegnando il paese in mano alle lobby, ma non rinuncio a ricordare 2 questioni che valgono quanto la somma di tutte le finanziarie lacrime e sangue di questo governo che attinge solo dalle tasche dei poveri: 1) I 98 miliardi di evasione fiscale della lobby delle slot machine: “sanata” con appena 2,5 miliardi di euro. Uno sconto di 95,5 miliardi di euro pari ad uno sconto superiore al 97% (vedi http://www.nocensura.com/2012/06/le-lobby-del-gioco-dazzardo-evadono-98.html) una vergogna scandalosa a cui la maggioranza degli oltre 100.000 giornalisti italiani non hanno dato il minimo risalto: mass media che spesso imbastiscono mega scoop per evasioni di poche migliaia di euro… La potentissima lobby delle slot machine, ormai presenti capillarmente in tutti i bar ed in vere e proprie sale stile Casino’ hanno ricevuto moltissimi regali: qui ne abbiamo riportati diversi:http://www.nocensura.com/2012/06/ecco-tutti-i-regali-alle-lobby-delle.html E da Gennaio arrivano le concessioni per le “sale poker”, che saranno gestite in modo simile al “bingo”… http://it.pokernews.com/news/2012/05/poker-live-rinvio-delle-concessione-a-gennaio-2013-8875.htm il vizio del gioco in Italia miete sempre più vittime, anche grazie alla vasta e crescente offerta, anche sul web. Una vera e propria emergenza che vede rovinare migliaia di persone e spesso, conseguentemente, di famiglie: un fenomeno più vasto di quanto comunemente percepito di cui abbiamo parlato qui: http://www.nocensura.com/2012/04/videopoker-dipendenza-una-vera-e.html  2) Il governo italiano che tanto esalta il “modello europeo” quando gli fa comodo avrebbe potuto seguire l’esempio di quei paesi europei, Germania in testa, che hanno fatto accordi con la Svizzera per praticare un prelievo forzoso dai conti correnti svizzeri “non trasparenti” dei loro cittadini: un prelievo del 30% della cifra: una percentuale comunque più bassa di quella della tassazione, ma niente a che vedere con lo “scudo fiscale” berlusconiano, un vero premio agli evasori che con la miseria del 5% ha sdoganato ingenti somme provento di evasione fiscale ma anche criminalità e riciclaggio.(vedi http://www.nocensura.com/2012/05/monti-potrebbe-facilmente-incassare-50.html)  Con queste sole due entrate il governo avrebbe racimolato circa 150 miliardi di euro senza minimamente penalizzare i cittadini! Se poi consideriamo i veri sprechi, etc. anche un bambino capisce che non era assolutamente necessario tagliare i servizi e aumentare le tasse fino all’attuale livello… ma qualcuno è incredibilmente convinto che Mario Monti “non potesse fare altrimenti” e che ha “salvato l’Italia”… grottesco! Se poi l’Italia avesse la propria Sovranità Monetaria e non fossimo costretti a pagare interessi a chi emette la moneta, assurdità che Edison e Ford contestavano persino negli anni ’20 (vedi http://www.nocensura.com/2012/07/sovranita-monetaria-ford-e-edison-ne.html quando “gli effetti” deleteri del sistema non si erano ancora manifestati: la FED era nata da meno di 10 anni ma già allora era prevedibile che il sistema avrebbe collassato, essendo un debito inestinguibile e creato a tavolino… pensiamo che l’Italia ha corrisposto, a titolo di INTERESSI, una somma quasi pari a quella del debito pubblico: (vedi http://www.nocensura.com/2012/04/esclusivo-il-debito-pubblico-lo-abbiamo.html) completano l’opera infine, il “pareggio di bilancio”, il MES ed il fiscal compact, a cui non riusciremo matematicamente a fare fronte: lo sapevano bene gli “ideatori”, che così ci costringono a rivolgerci al FMI o ad altri organi sovranazionali da loro gestiti: i cosiddetti “aiuti che uccidono” (vedi http://www.nocensura.com/2012/06/euro-gli-aiuti-che-uccidono.html) ma non è finita, tra poco sentiremo parlare di “Fondo di redenzione”… http://www.nocensura.com/2012/08/la-nuova-trappola-degli-eurocrati-il.html che è già stato organizzato e deciso in silenzio, come accadde per il MES di cui abbiamo iniziato a parlare nel Novembre 2011 (vedi video caricato su FB 01/11/2011 https://www.facebook.com/photo.php?v=1971655946172&set=vb.118635091520926&type=3&theater) di cui i mass media hanno parlato pochissimo e dicendo che si tratta di un “fondo salvastati”, e non della trappola che è in realtà. Alle questioni citate sopra abbiamo dedicato numerosissimi articoli: uno che riassume bene i trattati-capestro è questo: http://www.nocensura.com/2012/06/quello-che-devi-sapere-sul-mes-e-le.html

Tutti i problemi, stando ai mass media, sembrano derivare dall’evasione fiscale e dai costi/sprechi/ruberie della politica: dei MILIARDI, decine e decine di MILIARDI di euro che ci RUBA il sistema economico-finanziario invece non se ne accorgono… è il grande inganno, bellezza!

Staff Nocensura.com

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Abolizione del contante: follia a 5 stelle

domenica 3 marzo 2013

Il noto blog d’informazione Qelsi riporta in questi giorni un’intervista a Mauro Gallegati, responsabile economico in pectore del movimento cinque stelle; in pectore vista l’enorme fluidità del partito di Beppe Grillo.

In questa intervista l’economista a cinque stelle ci svela i principi economici a cui si ispira il movimento; una repentina rivisitazione sull’euro, una bella patrimoniale che da quelle parti (a sinistra) non guasta mai, e l’eliminazione del contante!
Avete letto bene, ELIMINAZIONE DEL CONTANTE, che evidentemente per alcuni rappresenta ancora il male assoluto.
Le scuse per portare avanti un piano tanto atroce sono sempre le stesse, la lotta all’evasione, la delinquenza sparirebbe etc etc..
C’è dunque da stupirsi che la Goldman Sachs abbia espresso apprezzamenti per il notevolissimo risultato elettorale ottenuto da grillo?
Non credo, disintegrare la libertà personale per garantire la legalità è un operazione fallimentare già tentata negli USA, ma almeno lì si proponeva di combattere il terrorismo, non di contrastare degli idraulici in suv.
Certo un controllo totale da parte degli stati, forse, certamente degli istituti bancari, darebbe una veolce svolta al pianeta verso quel nuovo ordine mondiale che pare tanto caro a Casaleggio, ma non avverrà mai, i grandi evasori sono infatti proprio le banche che dovrebbero controllare tutti gli scambi di danaro elettronico; e le mafie si adeguerebbero immediatamente, magari facendosi delle banche proprie, c’è riuscito il PD che non riesce mai a fare nulla volete che non ci riesca la camorra?
Perciò  l’ideona si risolve a togliamo i soldi agli idraulici!
Consiglio a tutti una capatina sul blog contante libero!
Ritengo inoltre doveroso osservare che in questo paese il problema non è assolutamente il denaro che circola, ma quello che non circola, trattenuto in tasse e balzelli per pagare una pletora di parassiti, che alla fine sono riusciti ad uccidere l’animale di cui si nutrivano!
Pressione Fiscale al 30% o espatrio!

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Perché abolire il contante?

02 Gennaio 2013

Di: Felice Capretta – Davvero vi sembra una buona idea, abolire il contante?

Perché abolire il contante?

“Abolire il contante è un grande passo verso la civiltà”, questo leggevo su un pieghevole patinato seminato su tutti i sedili delle carrozze di un Frecciarossa circa tre anni fa.

E’ da molto tempo che si parla di abolire il contante, in modo ricorrente, anche in Italia.

Gli italiani sono notoriamente riottosi ad accettare carte di credito e bancomat rispetto al resto d’Europa. Dunque non mi stupisce vedere e rivedere ripetuti tentativi volti ad educare la popolazione della penisola sul perché abolire il contante.

Ovviamente il booklet era sponsorizzato da ABI, l’Associazione delle Banche Italiane.

Poi, leggendo sui blog…. (continua)

….proprio oggi, ho trovato in giro questo commento:

Hai pensato che senza contante tutte le attività criminali vanno a picco?
Vivere senza la preoccupazione che qualcuno possa rapinarti, svaligiarti casa, vendere droghe ai tuoi figli ecc…. Carceri vuote, tribunali che potranno occuparsi di cause civili a tempo pieno, maggiori investimenti di imprese estere, quindi più lavoro legale per tutti, niente evasione fiscale, niente corruzione…… Certo, ci vorrà del tempo prima di abituarsi, però vedo solo vantaggi.

Ci mancava la marmotta che incartava il cioccolato.

Poi, un brivido lungo la schiena è partito come una scossa dopo aver letto un tale agglomerato di equivalenze complesse tutte insieme.

Peggio poteva essere solo la vista della vetrina ben fornita di una macelleria sotto Pasqua.

Perché un conto è l’ABI che ci prova con il pieghevole sul Frecciarossa, altro invece è quando qualcuno inizia ad esprimersi a favore, seppur dimostrando di aver capito tutto, ma proprio tutto. O quasi.

Comunque, significa che la propaganda sta ottenendo i primi risultati.

E quando c’e’ propaganda, la capretta che c’e’ in ognuno di noi inizia a scalpitare. Si, perché sembra sempre tutto facile a quelli che la fanno facile.

Tutto si riduce a pochi concetti semplici e superficiali (non necessariamente veri), ovvero il territorio della propaganda. Che completa l’opera dando La Soluzione.

Il mondo è pieno di esempi.

Non ci sono abbastanza soldi? Colpa degli evasori!

C’e’ l’immigrazione clandestina? Riportiamoli a casa loro!

C’e’ troppa criminalità? Mettiamo i militari nelle strade!

La mia escort di fiducia è dentro? Ma è la nipote di Mubarak, cribbio! (questa non c’entra, ma ci stava bene)

Ecco, si, dicevo: è da un po’ di tempo che ci provano, ad infinocchiarci con questa storia dell’abolizione del contante. Qualcuno ci casca, perfino la Gabanelli. Quindi vuol dire che la grancassa sta funzionando.

Ok, ok: non si può’ negare che qualche effetto positivo ci potrebbe anche essere.

Nel senso che molte delle attività che si basano su un enorme giro di contanti potrebbero essere messe in difficoltà per un po’, fino a quando non troveranno il modo alternativo per aggirare un eventuale divieto.

Mi riferisco in particolare a:

* compravendita di droga al dettaglio

* compravendita di oggetti rubati

* bustarelle, mazzette (dissolvenza in nero, prego)

* compravendita commerciale di diamanti per gioielli

* compravendita di organi (considerando la provenienza etnico-religiosa dei capibanda di questi ultimi due business, dubito che l’operazione di abolizione totale del contante andrà in porto facilmente. ma procediamo oltre)

MICROECONOMIA, MERCI E CONTANTE

E’ triste, ma è così: la droga ha un signor mercato che funziona molto bene. Anche i diamanti, e gli organi espiantati abusivamente. Ma il meccanismo del mercato funziona anche per tutto il resto: caffè, missili, CDS e derivati vari, cani di pezza, aziende, quadri, caprette di montagna e pubblicità su internet.

Perché esista un mercato per ciascuno di questi beni o servizi, servono due/tre cose al massimo. E di queste, nessuna è il denaro.

Serve infatti la domanda, ovvero qualcuno che abbia un bisogno da riempire ed un desiderio da soddisfare con uno specifico prodotto.

Serve poi l’offerta, ovvero qualcuno che quel prodotto ce l’ha, ed è disposto a cederlo.

Serve infine che domanda ed offerta si incontrino in qualche modo. In piazza, per telefono, dovunque si possano parlare ed accordarsi.

Quando c’e’ l’accordo, si definisce anche un prezzo, e a qual punto ci può essere lo scambio.

Quando c’e’ domanda, offerta, un modo per incontrarsi e la possibilità di uno scambio, si può’ sviluppare un mercato, con prezzi che fluttuano a seconda della scarsità della domanda o dell’offerta.

I prezzi possono essere espressi in molti modi: in ore di lavoro, in galline e peperoni, in grani di pepe, in altra merce legale o illegale, in denaro, in pellicce di ratto.

Qualsiasi bene che abbia utilità per chi compra (domanda) e per chi vende (offerta) può essere la moneta con cui si paga lo scambio. Dunque è alquanto risibile sostenere che eliminare il contante serve a stroncare i crimini ed i traffici illegali.

E’ come sostenere che per eliminare Superman bisogna distruggere tutte le cabine telefoniche.

Perché il denaro (contante o meno) è – nel caso esemplificato qui sopra – un facilitatore dello scambio, per il semplice fatto che è più comodo passarsi di mano dei pezzi di carta piuttosto che portarsi dietro una pecora.

Ecco, in caso di compravendita illegale di organi, potrebbero esserci alcune spiacevoli conseguenze di visibilità.

Ma per uno spacciatore di droga non sarà difficile accettare un orologio, o una ricarica telefonica, o dei buoni pasto in cambio della droga che vende. O un coniglio intero.

Dunque no, non è una buona idea eliminare il contante.

Perché una soluzione alternativa per tutti i loschi traffici che si basano sul contante ci sarà sempre.

CHI GUADAGNA DALLA ABOLIZIONE DEL CONTANTE?

Ci sarebbe poi da chiedersi chi potrebbe essere il fortunello che si arricchisce in caso di abolizione del contante. Non è un caso che proprio l’ABI sia uno dei principali sponsor. Perché – per chi non lo sapesse – sono proprio le società che emettono le carte (di credito, o di debito), a fare grassi margini.

Si tratta di poco, una percentuale trascurabile per ogni operazione, che il negozio è felice di pagare per voi in cambio di meno rischi ad avere la cassa piena di contante.

Oppure lo pagate voi, quando prelevate dal bancomat nei giorni festivi, o su una banca diversa dalla vostra. Ma anche qui, si tratta di una percentuale trascurabile.

Milioni di percentuali trascurabili ogni giorno, tutte insieme, fanno pero’ delle signore grosse cifre, che le banche e le società di gestione delle carte scremano e si intascano senza, sostanzialmente, muovere un dito.

Perché tutti i sistemi informatici sono in posizione, tutto funziona già, ed è perfettamente scalabile senza ulteriori costi.

Alias: grassi profitti per le banche, se solo questi lenti popolani mangiasalame si decidessero ad usare di più la loro carta di credito.

CONTANTE: SI O NO?

Ed eccoci giunti al punto. Contante si? Contante no?

Molte sono le questioni che entrano in gioco, ed in questo post ne abbiamo trattato solo una piccola parte.

Oggi pero’, il 3/1/2013, ci sono altri 20 blog in giro per il web italiano, che mentre leggete stanno scrivendo sullo stesso tema.

Perché il contante è sempre di più minacciato, e non è affatto detto che questa sia una buona idea.

Per riassumere, non è nel nostro stile dirvi cosa è meglio scegliere. Ma da oggi c’e’ un posto per saperne di più.

Potete andare su www.contantelibero.it ed approfondire. Ci sono risorse, considerazioni e valutazioni, per mettervi in grado di fare la vostra scelta. E se la vostra scelta sarà, come la nostra, quella di fare il possibile perché il contante resti, potrete fare sentire la vostra voce e firmare la petizione.

PER SAPERNE DI PIU’

Se vuoi saperne di più, clicca qui: sito completo contante libero10 Punti Per Il Contante Libero , Il manifesto del contante libero .

Saluti felici

Felice Capretta

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L’ELIMINAZIONE DEL CONTANTE COME MORTE CIVILE

DI FABIOFLOS
rischiocalcolato.it

Facciamo un caso pratico, semplice, di economia reale e spicciola: pensiamo ad un piccolo negoziante nel 2010 ha avuto qualche problema finanziario.

Immaginiamo che questo minimo imprenditore abbia compiuto un peccato mortale: non abbia onorato un assegno e sia stato protestato. Magari non abbia subito pignoramenti, magari abbia subito dopo pagato la cifra dovuta, ma , per motivi finanziari, non sia stato in grado, per una singola volta, di farvi fronte.

Non pensiate sia un caso raro: le norme introdotte tramite Basilea 2 hanno tolto buona parte del potere discrezionale dei direttori di banca che, sino a qualche anno fa, sanavano queste posizioni particolari. Questo imprenditore si vedrà cancellare la possibilità di fare assegni, talvolta si vedrà il conto chiuso una volta sanato il piccolo debito bancario. Inoltre tutte le forme di credito gli verranno precluse: niente carte di credito o di debito.

Se questo imprenditore non potesse far fronte ai pagamenti con i contanti sarebbe costretto a cessare la propria attività, per quanto economicamente valida,  e si troverebbe letteralmente disoccupato, senza poter provvedere un reddito per la sua famiglia. Pensate sia un caso estremo ed isolato? VI SBAGLIATE. Nella personale esperienza di chi scrive una percentuale fra il 5 ed il 10% dei piccoli negozianti si trova in questa situazione, tanto che è stato necessario redigere un testo standard di manleva per chi riceve i pagamenti in contanti oltre i 1000 euro.

Già questi imprenditori quindi sono degli oggettivi fuorilegge. Cosa succederebbe se, come desiderato da qualche politico, si abbassasse la soglia di uso del contante sino a renderlo oggettivamente fuorilegge ?

Il denaro elettronico è nelle mani delle banche, e se noi non avessimo dei buoni rapporti con le stesse ? Se ci fossimo macchiati in passato del terribile peccato di aver emesso un assegno scoperto, o di non aver onorato il conto di una carta di credito? Rischieremmo di essere tagliati fuori dal mercato bancario e del credito postale, che non si comporta in modo diverso. Quindi, senza denaro contante, saremmo tagliati fuori dalla possibilità di poter acquistare e vendere ogni prodotto, anche il cibo. Si sarebbe costretti a mendicare, oppure a ricorrere a sotterfugi, come fanno già alcuni ora, per poter utilizzare la carta di credito dei figli o dei parenti.

Fino alla prima metà del secolo scorso esisteva l’istituto della “Morte civile”: quando una persona era condannata all’ergastolo veniva considerata morta per gli effetti del diritto civile, in quanto scompariva dal consesso umano, per cui venivano eseguite tutte le disposizioni ereditarie come se la persona fosse fisicamente morta.

L’introduzione della moneta elettronica nelle mani del sistema bancario e postale, come fortemente desiderato da alcuni Soloni nostrani, avrebbe come effetto la creazione di “Morti civili”, autentici zombi giuridici, incapaci di svolgere alcun negozio che non sia l’unilaterale Testamento. Vi sembra questa una situazione degna di un paese civile, degna del rispetto dei diritti umani, oppure creiamo un mondo a classi, in cui esiste una classe di manager pubblici, autentici Bramini, iper retribuita, super garantita e super protetta dal sistema bancario, ed al fondo della scala esistono i paria, gli intoccabili, che non possono far altro che morire, possibilmente lontano dai privilegiati ? Ed, ironia della sorte, chi vuole questa divisione ? La cosiddetta parte “Progressista” della politica.

Vi lascio con una citazione, dall’Apocalisse di San Giovanni:

“Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome.” (13.17) .

Prepariamoci ad un mondo in cui nessuno potrà più comprare o vendere se non porterà in numero o il nome della Bestia Bancaria.

Fabioflos
Fonte: http://www.rischiocalcolato.it
Link: http://www.rischiocalcolato.it/2013/01/leliminazione-del-contante-come-morte-civile-articolo-fondamentale.html
13.01.2013

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Questi maledetti grassi banchieri ci stanno strozzando ogni volta di più. Non basta aver privatizzato le banche nazionali, quelle centrali, e tutto il sistema. Non basta aver inventato il più grande casino del mondo con i derivati, i Cds, ecc. Non basta che la moneta sia carta straccia senza nessun valore ma gli stati devono prenderla a prestito a interesse forzoso. Non basta loro il signoraggio, la riserva frazionaria, e tutti i mille balzelli che ci caricano addosso. Adesso vorrebbero anche togliere i contanti dalla circolazione, ma certo, che ci provino, forse sarà la volta che arriva una bella rivoluzione, in questo paese di pecoroni. Con tutti i protestati e cattivi pagatori che abbiamo, se tolgono il contante si ferma davvero tutto. E sarebbe la volta buona per far capire alla gente che razza di usurai sono questi schifosi. Senza contare che ci sono decine di paesi al mondo dove si sta meglio e che accoglierebbero a braccia aperte chi arriva con i contanti, in modo legale.

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http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11343

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ELIMINAZIONE CONTANTE = DEFINITIVA INTRODUZIONE TOTALITARISMO

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Firmate su contantelibero.it 10 Punti per Il Contante Libero (Il Manifesto in versione Short) 1- Eliminare o limitare il CONTANTE è un grave atto contro la libertà dei cittadini. 2- Eliminare o limitare il CONTANTE significa affidarsi a canali elettronici tenuti sotto controllo da poche entità che avrebbero in mano il monopolio dei mezzi di transazione finanziaria. La Moneta Elettronica è lecita ed utile ma deve rimanere una Libera Scelta. 3-Eliminare o limitare il CONTANTE è un “regalo” alle Banche ed alla Finanza che guadagnano su tutti i pagamenti, salvo quelli in contanti. 4- Eliminare o limitare il CONTANTE significa colpire un MEZZO di pagamento semplice, efficace, poco costoso e uguale per tutti. Affidarsi ai canali elettronici significa altresì dover sottostare al pagamento di commissioni ad ogni atto di pagamento. 100 euro in contanti dopo 100 passaggi di mano sono sempre 100 euro. 100 euro elettronici dopo 100 passaggi sono diventati 45 euro. 55 euro sono “svaniti” per finire in mano a Banche&affini. 5- Eliminare o limitare il CONTANTE significa perdere la proprietà diretta e MATERIALE dei propri risparmi che diventano virtuali, sotto la tutela ed il controllo di terzi. E’ pertanto possibile, con un semplice click, impedirci di accedere alla nostra liquidità o di prelevare i nostri risparmi, che appartengono solo a noi ed a nessun altro. In tempi di Grande Crisi e di rischio Default questo punto è quanto mai vitale ed importante. 6- Eliminare o limitare il CONTANTE significa infliggere un durissimo colpo al nostro diritto alla PRIVACY. “L’occhio di una telecamera” ci spierebbe 24 ore su 24, rendendoci soggetti non solo ad un controllo pervasivo ma anche arbitrario, in balia alle imprevedibili evoluzioni socio-politiche della Storia. Immaginate se un domani questo potere finisse in mano ad un novello Hitler o Stalin, o peggio, ad un banchiere. 7- Eliminare o limitare il CONTANTE è contro la natura dell’uomo: otterrai solo un fiorente mercato nero. 8- Eliminare o limitare il CONTANTE come misura di Lotta all’Evasione è un’assurdità che nasconde i veri scopi dei promotori di questa “crociata”: il contante è un MEZZO ad ampia diffusione che solo marginalmente viene usato in modo illegale. La vera evasione passa attraverso ben altri canali, quasi tutti elettronici e sotto il controllo delle banche. 9- Invertendo lo slogan delle lobbies che vogliono eliminare il contante, possiamo affermare che “La difesa del contante è una vera e propria battaglia di civiltà” (e di libertà). 10- PER IMPEDIRE CHE AVVENGA L’ELIMINAZIONE DEL CONTANTE bisogna diffondere le nostre critiche razionali e far sentire il nostro grido di protesta e disapprovazione.

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Leggo “Già questi imprenditori quindi sono degli oggettivi fuorilegge. Cosa succederebbe se , come desiderato da qualche politico, si abbassasse la soglia di uso del contante sino a renderlo oggettivamente fuorilegge ?”—– venderebbe di più la GDO (grande distribuzione organizzata)—- leggendo un articolo si legge “Fisco, la Cina ci sta fregando trenta miliardi di euro l’anno—-Truffa nell’import: l’ufficio delle Dogane denuncia che molte merci provenienti da Pechino sono sottofatturate. Evasi Iva e dazi—–> http://www.liberoquotidiano.it/news/953191/Fisco-la-Cina-ci-sta-fregando-trenta-miliardi-di-euro-l-anno.html —- ovviamente nessuno della Guardia di Finaza cerca di capire la triangolazione degli utili come distruttore del tessuto socio-economico o di fare uno “studio di settore” su GDO usando il metro dei piccoli negozianti, cioè tu hai X mila metri di negozi +X mila dipendenti = X tasse, non parlo di IVA o tasse pagate come sostituto d’imposta ma di tasse sugli utili, come si sa in Italia una SpA può fare il pareggio di bilancio, perchè muovere tanti soldi per il pareggio di bilancio, solo per gli stipendi dei manager? Per l’aumento del PIL di un Paese? Cioè per pura filatropia?—— Cosa si può pretendere dalla Repubblica delle Banane? un Paese in cui chi è ligio al dovere e non si limita ad imporre/vessare i piccoli ma cerca di colpire le grandi frodi lo si costringe alle dimissioni? Parlo del Colonnello della Guardia di finanza Umberto Rapetto, un articolo su di lui lo si può legere qui —-> http://isegretidellacasta.blogspot.it/2012/06/smaschera-la-truffa-miliardaria-delle.html —- Questo è solo un esempio, non tutti i servitori dello Stato lo infangano, solo alcuni.

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Nell’iniziare a leggere l’articolo il mio cervelletto si era già portato avanti formulando l’ammonizione escatologica de l’Apocalisse che volevo citare ma vedo con piacere che ha provveduto lo stesso estensore dell’articolo,a farlo. Bon,detto questo, vorrei ribadire che anche io sono assolutamente contrario al denaro virtuale in mano ai banchieri,avvoltoi e parassiti,vera fecccia umana. Se e quando verranno questi tempi tristi dove la BESTIA tenterà di metterci il suo MARCHIO nella mente e nel corpo con il microchip sottopelle io so cosa fare senza tentennamenti: Rifiutarlo, a costo della vita. Sparire da questa orribile società che nemmeno George Orwell pur nella sua spaventosa visione aveva immaginato. O meglio ha superato quello che Lui profetizzava. Ciao

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Non so come funzioni in europa e nel mondo, ma so come funziona in italia, paese altamente indegno di definirsi tale.
Non c’entra il contante, non direttamente, ma un altro aspetto che si accosta ai casi riportati che non ho difficoltà a ritenere frequenti.

Una mia giovane conoscente solo per “accontentare” suo padre, aveva accettato di ricoprire un ruolo legale in una piccola società. A parte aver fatto nel corso del tempo 4 o 5 firme su alcuni documenti, di tale società non se ne era mai MINIMAMENTE occupata; nemmeno era residente nella stessa regione dove questa aveva la sede. La società fallisce e lei e il padre vengono accusati di bancarotta fraudolenta. Dopo 6 anni e un paio di rinvii di udienza, finalmente il processo dove la assolvono del tutto dalla accusa di bancarotta, ma resta ovviamente in essere il procedimento del fallimento.
Morale? Morale sono già passati 7 anni e fintanto che il fallimento non si chiude (quando? Non si sa, altri 2, 4, 8, 10 anni, bohhh… incognita assoluta) la mia conoscente non potrà fare letteralmente NULLA. Né avere un conto, né intestarsi un triciclo, nulla. Una sorta di zombie “economico”.
Questo non ostante lei non abbia assolutamente avuto la minima parte di responsabilità nel fallimento. Se non quella, unica, di essersi fidata di suo padre.

È possibile una cosa del genere in un paese che si definisce civile?!? Lasciare una persona in una condizione del genere per un tempo “infinito”?
A lato, il padre non si è intascato i soldi per andare alle Bahamas, ma come tutto documentato dai movimenti bancari, per far fronte a dei pagamenti. Questa però è un’altra faccenda.

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Una soluzione reale e concreta esiste e va di là di teorie. E’ il metodo della compensazione non monetaria (barert) che unito allo scec (solidarietà che cammina) porta ad una concreta ripresa economica rispetto al problema attuale della rarefazione monetaria. Si creano unità di conto…ecc. Comunque se volete saperne molto di + andate al nostro sito di arcipelago.scec e cercate il progetto, della compensazione non monetaria fra aziende, oramai entrato nella fase operativa.

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Tutta questa storia sul contante a me sembra solo fumo negli occhi. Che in un futuro tecnologico il mezzo di scambio sarà elettronico è probabile.

L’obiettivo principale di tutto questo, secondo me, è alla fine continuare ad usare il contante, ma con una ritrovata “felicità”. Mi spiego: un tizio porta una capra dentro la stanza e tutti dicono che c’è puzza. Allora, il tizio prende e porta via la capra. Tutti lo ringraziano e lo considerano una persona affidabile. Lo stesso con la moneta elettronica che è la capra. Quando essa andrà via, la vecchia moneta che è sempre stata una grande TRUFFA come sapiamo bene (proprietà della BCE) ci sembrerà bella.

Una moneta elettronica al 100% ha bisogno di una società sviluppata e organizzata. In tutti i sistemi informatici, se ai processi non corrisponde la tecnologia, la cosa non funziona. I raggiri sono tanti, possiamo usare piccole monete d’oro (1 o 2 g) per fare le spese, voucher, monete locali o scambi merce multilaterali in un circuito di quartiere o paese.

Se la moneta elettronica verrà adoperate ora, il commercio locale e le piccole comunità avranno la meglio perché troveranno forme alternative per il pagamento delle merce e servizi. Tutto questo provocherà uno stacco dal potere bancario, cosa che mi auguro, ma che le banche alla fine non vorranno. Per evitare le vie alternative, lo Stato dovrà proibire tutto: scambi, oro, argento, voucher, monete locali e tutti i titoli tra privati, contratti etc. Penso sarà un vero disastro che non potrà durare a lungo.

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per noi operai non cambia nulla ,esiste gia un esercito di precari e disoccupati , e cassaintegrati quando ci va bene,il denaro non lo vediamo ne in contanti e neppure col bancomat, a noi sta a cuore eliminare il capitalismo che ci ha messo in questa condizione !!!!

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É una cosa di una gravità enorme. Persone che non capiscono questo non hanno alcun titolo per rappresentare o governare nessuno.

Ricordo alcune conversazioni, avute un paio di decenni or sono, con figli di amici laureatisi da poco dalle quali emergeva, con stupore e un certo allarme da parte mia, la totale assenza di ogni forma di desiderio di riservatezza a protezione delle loro vite.

Riporto alcune righe da “Viaggio in Russia”, raccolta di reportage giornalistici dell’intellettuale austriaco J. Roth: “…Un censimento iniziato nel 1922 non ha portato ad alcun risultato. (Quella volta in un distretto fuori mano venti contadini si fecero seppellire vivi pur di non essere contati insieme agli altri. Trascorsa la giornata nella quale era venuto l’incaricato del censimento, i contadini vennero tirati fuori. Cinque, si dice, erano morti soffocati). …” (p. 125, Adelphi 1981).

Ricordo (vi farà sorridere, ma viste le prospettive…) che uno dei principi di saggezza del mondo antico invitava a contare gli animali di rado per non farli ammalare.

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Redditometro e anagrafe tributaria preparatevi! privati, liberi cittadini, aziende che vantano crediti con lo stato

Scritto il 27 marzo 2013 alle 09:39 da carloscalzotto@finanza

Fisco a caccia di evasori sui conti correnti
Arriva l’: primi dati a ottobre
Controlli anche su contratti derivati, fondi pensioni e acquisti di oro e preziosi.

Insomma altra mossa intelligente per bloccare i pochi che consumano.

Col Pretesto dell’, Schiavizzeranno i popoli Un nuovo “Occhio Onniveggente” puntato a vita sugli Italiani

Stalin è tra noi! I Nuovi tranelli bancari per dominare il popolo italiano.

Il Pretesto dell’Evasione per Derubare quel che Resta

Roma – Il neo Premier italiano, nonché leader del , Pierluigi , nelle ore precedenti la sua nomina rilasciava – tra “l’indifferenza” dei – delle pesantissime ed inquietanti dichiarazioni riguardanti
contribuenti e banche. I media minimizzano (al solito), eppure la gravità della situazione sta destando grosse preoccupazioni, sia tra la cosiddetta “alta borghesia”, sia tra i piccoli risparmiatori. Dietro la scusa della ‘’lotta all’evasione fiscale’’, Bersani e compagni hanno escogitato un piano infallibile per il controllo ed eventualmente la confisca dei patrimoni dei contribuenti italiani. Uno degli otto punti presentati dalla coalizione del PD in campagna elettorale prevederebbe infatti le cosiddette ‘’misure per la tracciabilità e la fedeltà fiscale’’, promuovendo la sistematica ed inesorabile diminuzione del denaro contante e possibilmente (ma rimane ancora un’ipotesi)  la completa eliminazione del contante stesso. Ma dove sta l’inghippo? Semplice! Con questo possibile ed auspicato decreto legislativo ogni lavoratore italiano per avere accreditato il proprio stipendio dovrebbe necessariamente possedere un conto bancario. source
Stalin è tra noi! – Commissariati a vita!
Del resto la società già da anni implicitamente obbliga ogni dipendente e ogni pensionato ad avere un conto corrente aperto, pagando ovviamente le commissioni annuali all’istituto; per la prima volta il discorso viene però affrontato a livello politico, implicando importanti perdite di libertà e di privacy e una nuova liberticida prevaricazione dello -lobby nei confronti dei singoli cittadini. Qualcuno parla già del ritorno di Stalin e di stalinizzazione del Paese. Come dargli torto?
La Lotta al Risparmio e alla Famiglia 
Tra non molto le banche italiane dovranno infatti trasmettere all’anagrafe tributaria tutti i dati relativi ai conti correnti italiani, rendendo visibili in pochi click i risparmi delle famiglie e la loro collocazione. Fermo restando il fatto che i grandi colossi finanziari (veri responsabili della crisi indotta dell’eurozona) conoscono molteplici magagne, scappatoie e diabolici tecnicismi finalizzati al trasferimento dei propri mega-capitali nei paradisi fiscali irrintracciabili per qualsivoglia sistema di controllo.

Queste iniziative, in sostanza, vanno ancora una volta a discapito del proletariato urbano e rurale, sempre più costretto in regime di schiavitù ed a lavorare di più (anche la Domenica) per avere in compenso sempre meno diritti e tutele: dal reddito, alla previdenza, alla salute. Questa è dunque la vera anima “europeista” del PD? L’Incarnazione del sogno stalinista? Giudicate voi! Per il resto la lotta alla famiglia e l’istituzionalizzazione del caos sessuale, sta completando l’ “idilliaco quadretto”.
Il Progresso dei profeti del “Nuovo Ordine Mondiale”
Proprio in questi giorni, a seguito dello scandalo cipriota, i cittadini italiani (anche i più distratti e superficiali) stanno cominciando a prendere coscienza di come i mercati finanziari possano dettare legge nei confronti dei lavoratori costringendoli a lunghe file agli sportelli bancomat del Paese, onde evitare di perdere gli importi maturati col sudore d’una vita. Così anche i nostri connazionali mostrano pian piano (non è mai troppo tardi) il proprio marcato dissenso verso l’euro-sistema e il sistema bancario che, forte di queste nuove norme finanziarie, accrescerebbe ancor di più il potere esercitabile su contribuenti e Stato, schiacciando definitivamente entrambi.

E’ dunque questa l’ingannevole società di eguali profetizzata da Lenin e Stalin?  Eguali nella povertà e nella miseria? E’ questo il progresso prospettato da decenni dai profeti del “Nuovo Ordine Mondiale” masso-bancario?
I Burattini del Sistema tifano ancora per l’”Occhio Onniveggente”
Rendere il contante completamente virtuale contribuirebbe a ridurre la popolazione ad uno stato di schiavitù perenne: indebitati a vita con l’istituto bancario di riferimento e assoggettati al volere degli imperi economici. Lo scenario orwelliano arriva oggi al suo compimento, costringendo il contribuente a vivere costantemente con l’ennesimo occhio onniveggente sul proprio capo. Quel che stupisce di più, a questo punto, è vedere il persistere di una folta schiera di ciechi e dissennati seguaci di questi signori (profeti del nulla e della distruzione) dimenarsi ancora nelle segreterie dei “partiti del golpe” e nei loro circoli élitari di riferimento, procacciando con ogni mezzo voti, “fruste” e “bastoni” a chi sta letteralmente negando il fututo ai loro stessi nipoti, preparando nuovi diabolici strumenti di tortura. Ma ci chiediamo: perchè non provano vergogna? Può un briciolo di potere in più compensare la vendita dell’anima al Nemico?

Ma entriamo nel particolare:

Conti correnti, depositi, ma anche contratti derivati, fondi pensioni e acquisti di oro e preziosi. Arriva l’Anagrafe dei rapporti finanziari e per gli evasori diventerà più difficile aggirare il fisco. Il direttore dell’Agenzia delle entrate, Attilio Befera, ha firmato il provvedimento che rende operativo l’Anagrafe, rendendo operativo quanto previsto con una delle manovre del passato.

I primi dati inizieranno ad affluire a fine ottobre e saranno relativi al 2011

. Poi a marzo 2014 quelli del 2012. Q

uindi, di aprile in aprile quelli dell’anno precedente. La lotta all’evasione potrà utilizzare così un nuovo e pungente strumento.

Manca solo l’indicazione relativo ai controlli sui conti scudati, quelli che nel passato hanno utilizzato la sanatoria per il rimpatrio e la regolarizzazione di fondi esportati illegalmente all’estero.

Ma una nota aggiuntiva – assicurano i tecnici – arriverà a giorni.

Ecco cosa prevedono le nuove norme che, in linea con le indicazioni dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, utilizzano per l’integrazione dell’archivio dei rapporti finanziari, il Sid (Sistema di interscambio flussi dati), nuovo canale di trasmissione di dati dell’Agenzia delle entrate.

Il sistema per scambio dati, il Sid.

Ogni singolo operatore finanziario deve avviare la procedura di registrazione al Sid secondo le modalità descritte sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate. Il canale Sid prevede l’interconnessione application-to-application tra sistemi informativi e apposite misure di sicurezza di natura tecnica e organizzativa.

L’invio dei dati. I dati e le informazioni relativi all’anno 2011 vanno inviati entro il 31 ottobre 2013. Quelli relativi all’anno 2012 vanno invece inviati entro il 31 marzo 2014. A regime, gli operatori finanziari dovranno effettuare la comunicazione annualmente e trasmetterla entro il 20 aprile dell’anno successivo a quello al quale sono riferite le informazioni. Un successivo provvedimento del direttore dell’Agenzia individuerà i criteri per l’elaborazione di specifiche liste selettive di contribuenti a maggior rischio di evasione.

I dati da comunicare. I dati da trasmettere con la comunicazione integrativa annuale sono quelli identificativi del rapporto finanziario, quelli relativi ai saldi iniziali e finali del rapporto riferiti all’anno interessato dalla comunicazione e i dati degli importi totali delle movimentazioni distinte tra dare e avere per ogni tipologia di rapporto, conteggiati su base annua.

Quindi preparatevi… privati, liberi cittadini, aziende che vantano crediti con lo stato onorevoli contribuenti ed evasori… siete tutti sotto l’occhio vigile dello strozzino stato italiano… Auguri!

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Eliminare il contante? Botta e risposta tra Gabanelli e il prof

di – 04/09/2012

Eliminare il contante? Botta e risposta tra Gabanelli e il prof

Francesco Lippi dell’Università di Sassari scrive una lettera al Corriere della Sera per criticare la posizione di Milena Gabanelli a proposito dell’eliminazione del contante per combattere l’evasione fiscale:

Da circa un anno Milena Gabanelli propone di combattere l’evasione fiscale imponendo una «tassa» su prelievi e depositi di contante. In un articolo su Noisefromamerika (novembre 2011) ho spiegato che la proposta complicherebbe la vita di milioni di onesti cittadini. Tassare il contante per combattere l’evasione è un po’ come riempire l’autostrada di dossi per far rispettare i limiti di velocità. Perché, invece, non far funzionare controlli e sanzioni come succede in Germania dove il contante è usato più che da noi? La tassa sarebbe inoltre inefficace perché aggirabile: basterebbe aumentare le scorte di contante minimizzando depositi e prelievi. Sul Corriere del 22 agosto Gabanelli ribadisce la sua proposta e dice che la mia analisi è sbagliata, senza spiegare. L’unico punto su cui mi risponde nel merito riguarda il fatto che «basta documentarsi sul numero di persone che lavorano alla Guardia di Finanza per capire l’esiguità dei controlli che possono essere fatti». Ho seguito il suo consiglio: Wikipedia mostra che in Guardia di Finanza lavorano circa 68.000 persone, mentre all’Agenzia delle Entrate ne lavorano circa 33.000. Nel Regno Unito (Paese a noi simile per popolazione e Pil) lo HM Revenue and Customs ne impiega 67.000. Negli Usa l’Internal Revenue Service ha circa 100 mila persone: tanti quanti noi per una popolazione 5 volte la nostra e un Pil 8 volte il nostro. Come fanno ad avere così poca evasione? Ci può spiegare? La replica di Gabanelli contiene molte altre affermazioni incomprensibili, come la previsione che la tassa porterebbe 100 miliardi di maggiori entrate entro 12 mesi, di cui non viene data nessuna spiegazione (ne discuterò su Noisefromamerika). Non l’ho mai invitata a non occuparsi di economia, come lei scrive. Le ho solo suggerito di informarsi. La politica economica, come ogni scelta importante, dovrebbe essere fondata su analisi rigorose, non su intuizioni nasometriche. Non si farebbe così in ogni altro campo del sapere?
Francesco Lippi
Università di Sassari

La risposta della Gabanelli è acidella e non entra nel merito di quanto sollevato da Lippi:

Il fatto che in altri Paesi l’evasione sia enormemente più bassa dimostra che in Italia il fenomeno è patologico e proposte concrete per combatterlo non ne ho viste. Lei che è un professore di Economia metta la sua competenza e le sue energie nell’elaborazione di un’idea, anziché nella sterile critica. Milena Gabanelli

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BERSANI E LA SUA LOTTA AL CONTANTE: UNA PURA FOLLIA

venerdì 22 febbraio 2013

di Paolo Cardenà

Non costituisce  una novità sapere  che buona parte del  mondo politico stia conducendo  una crociata contro l’utilizzo del contante. Bersani, in particolar modo,  ogni giorno che passa, rilancia sempre di più nella sua ipotesi di limitarne l’utilizzo del contante, e con esso anche la libertà di spesa dei contribuenti italiani.
 Qualche sera fa, a Porta a Porta, proprio Bersani ha ribadito  che, qualora  eletto, intende promuovere una battaglia senza quartiere all’evasione fiscale, vedendo nella limitazione dell’utilizzo del contante, il mezzo per raggiungere questo fine. In particolare, la soglia di utilizzo del contante verrebbe ridotta a 300 euro, salvo poi ulteriori riduzioni.
Secondo questa tesi, siccome la limitazione dell’utilizzo del denaro contante colpirebbe l’intera collettività,  ogni individuo, sarebbe un possibile evasore fiscale, o quantomeno complice di chi commette l’effettivo reato di evasione e che ne trae il maggior vantaggio. Ma le cose, notoriamente, non stanno in questi termini, ovviamente.
Sempre secondo Bersani, abbattere l’utilizzo del contante o addirittura eliminarlo del tutto costituisce, quindi,  il mezzo più esperibile per contrastare l’evasione. E anche questo, costituisce  una grande menzogna.
Le esperienze degli altri Paesi in giro per mondo particolarmente  virtuosi nel contrasto all’evasione, smentiscono questa tesi. Nel contesto europeo, ad esempio, esistono Paesi che, pur non avendo una normativa oppressiva nei confronti dell’utilizzo del contante, risultano ugualmente eccellenti sui livelli di fedeltà  fiscale, incomparabili con quelli rilevati al contesto italiano.
Da ciò se ne deduce che il  mantra secondo cui la lotta all’evasione fiscale si debba condurre limitando l’utilizzo del contante, è del tutto infondato nei fatti.
Quanto affermato da Bersani, parte da un presupposto del tutto errato, poiché ritiene che colpendo la possibilità di utilizzo del contante, si finisca per colpire anche l’evasione fiscale. Ciò, evidentemente,  verrebbe fatto senza  comunque rimuovere i prodromi che la determinano. Ma di questo parleremo tra poco
Il fatto è che questo teorema, oltre a non essere  vero, tende a nascondere le reali motivazioni per le quali Bersani intende ridurre l’utilizzo del contante, che sarebbero quelle di concedere un grande aiuto alle banche e al contempo avere il controllo sull’intera popolazione, creando milioni e milioni di sospettati possibili evasori.
Il motivo è  molto semplice: le banche sono senza soldi, e quindi potenzialmente insolventi. E’ evidente che se tutti i risparmiatori andassero in banca e chiedessero di riavere i loro soldi depositati, non ce ne sarebbero abbastanza. Quindi, come già abbiamo avuto modo di discutere in un altro articolo, con un provvedimento normativo, verrebbe eliminato del tutto il vero incubo dei banchieri: la cosa agli sportelli. Ma c’è di più. Le banche, oltre a lucrare le commissioni sulle transazioni che verrebbero effettuate con moneta elettronica, di colpo si troverebbero con una drastica riduzione dei costi necessari per la gestione del contante, quelli del personale compresi. Una vera e propria manna per il sistema bancario.
C’è da dire che il quadro di riferimento della normativa fiscale entro il quale Bersani vorrebbe eliminare il contante, desta molta preoccupazione circa la deriva che potrebbe avere questo pensiero antievasione, che rischierebbe di sfociare in un vero e proprio stato di polizia tributaria, molto più coercitivo rispetto a quello attuale.
Ne costituisce una prova evidente, i metodi con cui il fisco procede ad accertare e a riscuotere la pretesa tributaria, non sempre legittima.
Come noto, gli interventi degli ultimi governi hanno  potenziato di molto le armi a disposizione del fisco e di Equitalia per accertare e riscuotere i tributi. Solo per citare un esempio, nell’ambito del nuovo redditometro recentemente approvato,  è stata prevista l’inversione dell’onere delle prova. In buona sostanza, secondo tale impostazione,  in caso di accertamento, dovrà essere il contribuente a dimostrare al fisco la provenienza “legittima” delle risorse con le quali egli ha proceduto ad effettuare determinati acquisti.
E già questo, di per se,  pone il contribuente in un situazione di debolezza nei confronti del fisco. In pratica, laddove il contribuente non risulti sufficientemente convincente con gli ispettori del fisco, benché la pretesa tributaria possa risultare del tutto infondata, non avrà altra possibilità che ricorrere ai giudici tributari per far valere le proprie ragioni. Ma potrà farlo solo dopo aver pagato un terzo delle imposte rivendicate dal fisco, in maniera più o meno legittima . Oltre a questo, dovrà pagarsi un buon difensore (sempre che ne abbia la possibilità) e sostenere tutti gli oneri per un processo tributario che durerà anni, se non decenni.  Questo, se un soggetto ha la possibilità (anche economica) di potersi difendere. In caso di impossibilità a difendersi o di soccombenza in primo grado giudizio, ammesso che si abbia la possibilità di ricorrere in appello e ottenere giustizia (forse) dopo svariati anni, Equitalia (creata da Bersani e qui potete leggere come) può fin da subito aggredire il patrimonio (laddove esista) del contribuente, oppure  pignorarne il conto corrente dove, per imposizione normativa,  si sono dovute depositare le proprie sostanze liquide. In questo caso, in pratica, il cittadino verrebbe inibito  dalla possibilità di effettuare qualsiasi tipo di spesa, comprese quelle alimentari e/o di sostentamento. Questa sarebbe una vera e propria  dittatura tributaria, posta in essere senza aver rimosso le ragioni fondanti dell’evasione fiscale.
Più volte abbiamo discusso dell’oppressione fiscale di questo Paese, sia in termini di procedure di contrasto all’evasione, che di livello della pressione fiscale. Elementi, questi, che contribuiscono a rendere l’Italia uno dei paesi meno competitivi a livello planetario e che, ritengo, siano propedeutici al fallimento che stiamo vivendo. In effetti, se andassimo a verificare il tessuto  della normativa fiscale sul quale lo Stato pone  la sua pretesa tributaria, ci accorgeremmo subito che è una normativa degna di uno stato fallito, quale è l’Italia. Oltre al tema del livello della pressione fiscale che non ha eguali nel contesto mondiale, subito ci accorgeremmo che l’impianto normativo è una raccolta di norme per nulla omogenee, disorganiche, talvolta contraddittorie e per nulla attinenti allo sviluppo del contesto economico e sociale intervenuto nel paese nell’ultimo trentennio. In pratica, sono norme appiccicate l’una alle altre, senza alcuna soluzione di continuità e formulate non in base ad una visione strategica della società, dell’economia e più in generale della nazione; ma dallo stato di necessità delle finanze pubbliche, che negli ultimi decenni, sostanzialmente, hanno sempre espresso crescenti necessità di flussi finanziari (tasse) fino ad arrivare, negli ultimi anni,  a toccare il punto di non ritorno
. In pratica, il (non) senso  osservato dal legislatore  in questo lungo periodo, sostanzialmente, è stato questo: mancano dei soldi? Bene, procediamo inasprendo la pressione fiscale e facciamo cassa con l’introduzione di nuove imposte o, molto più semplicemente, inasprendo quelle già esistenti. Questo, in buona sostanza è stato il criterio ispiratore di tutte le manovre fiscali che si sono varate in quasi un trentennio, trascurando del tutto gli effetti nefasti che questo modus operandi avrebbe prodotto. Ecco quindi che sono state introdotte un numero elevatissimo di imposte, tributi e adempimenti, proprio al fine di colpire nuova materia imponibili e, talune imposte, sono delle vere e proprie stranezze. Un normativa fiscale in perpetuo mutamento, oltre a disorientare il contribuente ed esporlo ad una crescente possibilità di cadere nell’errore, sempre pronto ad essere sanzionato, compromette anche la possibilità da parte degli operatori economici, di  effettuare una pianificazione fiscale delle proprie attività scoraggiando gli investimenti. Nell’ultimo periodo, ne costituisce un esempio clamoroso l’atteggiamento adottato dal legislatore nel limitare la deducibilità dei costi attinenti ai veicoli aziendali, che è passata dal 50% di pochi anni fa, al 20% attuale. In questo caso, tale limitazione è stata introdotta senza alcun criterio logico e tantomeno pertinente con il reale utilizzo delle autovetture all’interno dell’azienda, con il solo fine di limitare la possibilità di dedurre costi (delle autovetture, in questo caso) e quindi avere maggiore materia imponibile da colpire. Trascurando il fatto che una minore possibilità di dedurre il costo delle autovetture, si traduce anche in un disincentivo all’acquisto di tali beni, rischiando di soffocare un mercato già in agonia, vale la pena segnalare che questo non è l’unico esempio al quale possiamo far riferimento. Ritornando al nostro ragionamento, introdurre un numero elevatissimo di imposte, significa anche dover produrre altrettanti adempimenti amministrativi a carico di quei soggetti obbligati al pagamento dei tributi: ossia le imprese e le famiglie. Quindi, questi, oltre a patire l’impatto  vessatorio dei tributi pretesi dalla stato, subiscono anche un aggravio di costi amministrativi sia per la determinazione delle imposte da pagare, sia per la gestione amministrativa del rapporto fisco contribuente, che si sostanzia in un numero sempre crescente di adempimenti dichiarativi da svolgere e di comunicazione talvolta al limite del ridicolo. Da questo punto di vista, in definitiva, possiamo affermare che si è arrivati ad un livello insostenibile di  prelievo fiscale e con essa anche ad livelli altrettanto alti di adempimenti fiscali e amministrativi, proprio al fine di offrire alle casse dello stato un gettito sempre crescente e apparentemente idoneo al mantenimento di una apparato statale degno di uno stato Bolscevico. Per contro, gli effetti nefasti della crescente pressione fiscale, non  sono stati affatto compensati con l’erogazione di servizi di crescente qualità (scuola, sanità, strade, infrastrutture, servizi sociali, burocrazia ecc. ecc.). Anzi, potremmo agevolmente  affermare l’esatto contrario, vista la pessima qualità con la quale lo Stato, il più delle volte, eroga i servizi alla popolazione. L’evasione fiscale a cui e si sta giustamente dichiarando guerra, trova terreno fertile proprio in un  quadro normativo di questo genere che, a parer di chi scrive, dovrebbe essere profondamente riformato e reso sinergico ed aderente alle mutate condizioni economiche, sociali e culturali intervenute nel corso di questi anni, senza dimenticare la proiezione strategica della nazione per i prossimi 20/30 anni o forse più.
Ecco quindi la necessità di dover adottare un impianto normativo stabile, facilmente comprensibile, che consenta di  tagliare il numero degli adempimenti e instaurando un rapporto di fiducia tra il Fisco e il contribuente, ormai  venuto meno, e rimuovere l’ostilità dilagante nei rapporti tra gli organi preposti alla pretesa tributaria e il cittadino, creando anche le condizioni per un maggior senso civico. Questo, unitamente ad una preventiva diminuzione della spesa pubblica, e riducendo in maniera sistematica e ragionevole la pressione fiscale tramite un preventivo calo dell’inefficienza pubblica, consentirebbe anche una sistematica riduzione della pressione fiscale, posizionandola verso livelli di maggiore sostenibilità.
Semmai ce ne fosse bisogno, giova ricordare che ad indignare il contribuente e a stimolare l’infedeltà fiscale, contribuisce  anche lo squallore di cui la nostra classe politica si rende quotidianamente protagonista.
Le cronache giornaliere ci raccontano di ruberie, tangenti, corruzione e privilegi sfrenati; di abusi e soprusi, perpetrati da una casta  di potere che trae, più o meno indirettamente, vantaggio dalla spremitura fiscale di chi lavora onestamente e produce e crea ricchezza. Comportamenti che, oltre ad incorporare elementi di criminalità, non offrendo  esempio di onestà e di sobrietà, risultano in netto contrasto con il ruolo esemplare a cui i nostri miserabili politici dovrebbero naturalmente confermarsi.
Senza poi considerare le migliaia di opere pubbliche presenti nel nostro paese, avviate, la maggior parte delle volte, per esigenze clientelari e poi neanche concluse. Opere che raccontano di storie di tangenti, di corruzione, di criminalità, di mafie e del malaffare diffuso al servizio della politica per comprare consensi elettorali. Miliardi di euro andati letteralmente in fumo.
E’ evidente che ogni contribuente, trovandosi dinanzi a un simile  scempio e a tanto spreco, si interroghi sull’opportunità o meno di pagare tasse proibitive, sapendo dell’uso che verrà fatto dei propri sacrifici.
L’anatema secondo il quale un abbattimento della soglia di utilizzo del contante nelle transazioni commerciali, o addirittura, la totale eliminazione, possa costituire  elemento idoneo a contrastare l’evasione fiscale, costituisce un vero e proprio  veicolo propagandistico con il quale i politici tendono ad occultare i propri insuccessi.
Il messaggio che si vuole offrire è quello di ribaltare le responsabilità del fallimento di questa politica che sta conducendo la nazione in bancarotta, proprio sul contribuente presunto evasore. L’Italia fallisce per colpa degli evasori. In buona sostanza è proprio questo il senso di tanti spot propagandistici. Quando si parla di fenomeni evasivi, erroneamente, si tende a riferirsi all’evasione posta in essere dal piccolo commerciante che non emetterebbe lo scontrino fiscale. Noi non volgiamo asserire che ciò non sia vero e che non costituisca un problema. Ma giova ricordare che per effetto dell’applicazione degli studi di settore, un ampia platea di imprese di piccole e medi dimensione (sommariamente quelle che il fisco individua con fatturati fino a 7,5 milioni di euro, oltre ad altri parametri) determinano il proprio reddito prescindendo dall’effettiva realizzazione. In pratica, tramite questi strumenti statistici che propongono livelli di redditività di un’azienda in base a numerosi parametri di riferimento, il fisco stabilisce quali debbano essere i ricavi ritenuti “congrui e coerenti” per una determinata tipologia di attività, a prescindere dal fatto che i ricavi individuati da tale strumento statistico, siano stati o meno realmente utilizzati. In buona sostanza, un imprenditore, durante il periodo di imposta, potrebbe porre in essere pratiche evasive, salvo poi dover comunque dichiarare ricavi ufficialmente non realizzati, vanificando quindi gli sforzi e i rischi corsi per occultare ricavi al fisco.  In altre parole, semplificando, non avrebbe senso evadere le tasse non emettendo scontrini fiscali se poi, in sede di dichiarazione dei redditi, si devono dichiarare anche ricavi non realizzati. Se il problema, come pare, fosse proprio questo, se ne dedurrebbe che lo strumento di accertamento fiscale d’eccellenza utilizzato dal fisco in questi anni, ossia lo studio di settore, è uno strumento del tutto arbitrario che non riesce a cogliere l’effettivo livello di ricavi di un impresa. Quindi uno strumento e un metodo di accertamento del tutto inattendibile, al punto da non contrastare l’evasione fiscale. Allora perché continuare ad utilizzarlo e a fondarci la pretesa tributaria in sede di accertamento?
Accanto all’evasione che Bersani vorrebbe combattere limitando o azzerando l’utilizzo del contante, c’è quella posta in essere dalla grandi multinazionali e dal sistema bancario che con strumenti apparentemente leciti, tendono ad occultare ricavi al fisco. Il più delle volte si tratta di strutture societarie complesse, spesse residenti in paradisi fiscali, che vengono utilizzate per compiere transazioni finalizzate proprio ad occultare ricavi al fisco e quindi essere soggetti ad una tassazione più mite. Queste operazioni, che arrecano danni miliardari alle casse dello Stato, non sono affatto poste in essere utilizzando moneta contante, bensì moneta elettronica. Si riesce così a spostare fiumi di denaro con un semplice clic e con altrettanta  facilità ad occultare ricavi al fisco. Il caso del Monte Paschi, banca tanto cara al Pd, ne costituisce un esempio eloquente. In questo caso, si parla di presunte tangenti per  circa 3 miliardi di euro, che sono stati movimentati con un semplice clic. Con il denaro contante, non avrebbero mai potuto movimentare cifre del genere.
Affermare che la lotta all’evasione possa essere condotta eliminando il contate, senza aver rimosso i prodromi che la determinano, equivale a curare un paziente malato andando a prevenire il contagio  di un organo sano, senza tuttavia aver rimosso e curato la malattia alla base della patologia. Nel discorso che ci occupa ciò significa, semplicemente, escogitare ed affinare  ulteriori  forme di evasione, benché si sia stati inibiti dalla possibilità di utilizzo del denaro contate. Anzi, paradossalmente, potrebbero addirittura determinarsi effetti totalmente opposti a quelli che si vogliono combattere. Si pensi, ad esempio, a delle attività completamente sommerse del tutto sconosciute al fisco. Queste continuerebbero a fare affari  e a svilupparli sfuggendo del tutto al controllo statale e magari utilizzando come strumento di compensazione delle pratiche commerciali,  una moneta alternativa a quella  normativamente vietata o ridotta nel suo utilizzo.  Ciò, potrebbe addirittura costituire un motore di sviluppo delle mafie che, grazie ai propri affari, sarebbero capaci di approvvigionarsi all’estero di moneta alternativa e riversarla nell’economia sommersa nazionale, ramificandosi sempre più e ottenendo un controllo su quell’economia sommersa che proprio lo Stato intende combattere.

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WAR OF CASH – GUERRA AL CONTANTE

FONTE: BYOBLU.COM

Beppe Scienza, intervistato da Valerio Valentini

In Italia allignano sentimenti antitedeschi, fomentati dai politici e dai giornalisti. È comprensibile che ai politici italiani quelli tedeschi non piacciano, dal momento che nel Parlamento tedesco non c’è un solo inquisito, un solo indagato, un solo condannato: è certamente gente antipatica.

E anche ai giornalisti italiani si capisce che non possano piacere quelli tedeschi: se guardiamo Der Spiegel, c’è un mare di giornalisti, tutti pronti a cercare le notizie, a informare i lettori, anziché dedicarsi a fare i favori a questo o a quell’amico, insomma a fare marchette. È naturale che il giornalismo tedesco, quello di alto livello soprattutto, sia inviso a quello italiano. Quindi si capisce perché vengano fomentati sentimenti antitedeschi.

Però, pensando invece ai cittadini, e non ai potenti, ci sono delle cose che, soprattutto nel campo di cui mi occupo – risparmio, previdenza e anche fisco –molti Italiani meriterebbero di sapere, mentre non vengono dette chiaramente.

Incominciamo con una. In Italia, le lire non valgono più niente, innanzitutto perché era previsto che dopo dieci anni sarebbero andate in prescrizione, e in secondo luogo perché con una grande manovra politica degna di un Roosevelt, Monti anticipò la prescrizione, di punto in bianco nel novembre 2011 con la manovra “Salva Italia”, anziché lasciarle scadere, dopo circa due mesi, alla fine di febbraio 2012. Grande mossa geniale, grande politico, grande economista, bocconiano, certo. Il problema era registrare a bilancio, togliere quella posta passiva nel 2011 e non 2012, perché tanto dopo due mesi-tre mesi, le banconote sarebbero scadute comunque. Ora, questo è capitato in Italia.

In Germania è molto diverso. In Germania la Bundesbank, la banca centrale, ha sempre cambiato le banconote da essa emesse, e ancora quelle emesse nel ’48 dalla Bank Deutscher Länder, che l’ha preceduta; le banconote in marchi non scadranno mai, saran sempre convertibili in euro. E lo stesso vale – leggiamo nel sito della Bundesbank – per il Belgio, l’Irlanda, per l’Austria, addirittura per l’Estonia. Perché mai uno Stato dovrebbero non riconoscere e non cambiare le sue monete? Si vuole forse colpire la criminalità organizzata? Be’, la criminalità organizzata, essendo organizzata, in Italia ha avuto tempo, dall’inizio del 2002 all’autunno del 2011, per cambiare le banconote in contanti. Quindi non è per quello. Si colpiscono dei poveracci, dei distratti, dei pasticcioni insomma, gente con problemi di lucidità; qualcuno che magari pensava “Me le tengo fino all’ultimo momento e le vado a cambiare a fine febbraio 2012”. No, tie’, fregato! Quindi 1 a 0 in favore della Germania (per i risparmiatori).

Passiamo ai consumatori. La Banca Centrale Tedesca ritiene una cosa che sembrerebbe logica, che il contante e la moneta elettronica vadano di pari passo. Cioè, uno usa quello che vuole: è libero di scegliere. Tant’è che la Banca Centrale Tedesca ha addirittura organizzato un convegno, il “Bargeldsymposium, di cui ho riferito nel blog di Beppe Grillo , un convegno del 10 ottobre del 2012, sul contante. Un convegno dove studiosi della Banca Centrale e di atenei tedeschi hanno spiegato quali erano i vantaggi del contante.

Per esempio, un vantaggio innegabile del contante è che dà il senso della spesa. Cioè, se una preleva 300, 400 euro una volta, li spende e poi ne ripreleva altri, si rende conto di quanto spende. Non altrettanto bene si rende conto uno che paga 10, 30 euro, 40, 50, una volta con la carta di credito, una volta col bancomat eccetera. Altri vantaggi del contante sono l’immediatezza e il funzionamento sicuro: si paga anche se manca la corrente elettrica, che collega l’apparecchio alla rete telefonica; e soprattutto si paga in modo anonimo. Ecco, magari anche se uno non è un mafioso, anzi proprio se non è mafioso, non ha piacere che si sappia di tutte le spese che ha fatto, che la banca o CartaSì abbia l’elenco di quanto ha speso, quello che ha comprato, quando, come, con che frequenza, a che ora eccetera. Ecco, la riservatezza, per importi piccoli. Poi in Italia col contante ormai si può pagare solo sotto i mille euro: non si comprano i Cézanne, non si comprano i diamanti coi contanti, si fanno spese normali, quotidiane. Lo sanno quelli che pochi mesi fa non riuscivano a entrare nei Musei Vaticani, perché era bloccato il sistema di pagamento con bancomat e carte di credito. Addirittura un dirigente della Banca d’Italia, Carlo Pisanti, ha riconosciuto in un convegno che il vantaggio del contante è che dà il senso della spesa.

In Italia invece la banca centrale si dà da fare per collaborare alla cosiddetta – bel termine inglese! – War-on-Cash, la guerra al contante, dove l’ABI, l’associazione bancaria italiana, viene a dire che è una lotta di civiltà (termini che magari andrebbero usati a proposito, non così da sbruffoni). Ora, non è una lotta di civiltà, la guerra al contante, è un interesse delle banche, che vogliono avere tutti i soldi sui conti correnti, quindi a interessi circa zero, e lucrare su commissioni varie a carico del consumatore o del commerciante. E quindi direttamente a carico del consumatore, perché gli verranno rigirate addosso. Ecco quindi anche qui, anche sul contante, alla Banca Centrale Tedesca e alla Germania, va un altro punto. E quindi siamo 2-0 a favore della Germania.

Al che uno potrebbe pensare che i Tedeschi con questo difendono gli evasori, fanno vita facile agli evasori, perché si dice in Italia – è una tesi che ha qualche fondamento, ma molto limitato – che la lotta al contante serve a debellare l’evasione fiscale, ma su questo si è già proceduto ottenuta abbassando moltissimo la soglia massima di pagamento con denaro liquido. Ora non si può proprio dire che in Germania ci sia un atteggiamento di connivenza, di tolleranza, di simpatia o di incuria nei confronti degli evasori fiscali. Anzi è esattamente il contrario.

E questo è il 3° caso, il 3° punto: il caso dei conti clandestini in Svizzera, o comunque all’estero, ma soprattutto in Svizzera, visto che sia l’Italia che la Germania confinano con la Svizzera; e la Svizzera è stata per decenni il luogo dove si arrivava con la valigetta in contanti e si versava nella banca svizzera, dando il proprio nome, ma con un conto cifrato – e poi il problema non è il conto cifrato, il problema è che la Svizzera per decenni non ha fornito informazioni al fisco estero. Ebbene, su questo ci sono state due impostazioni: una è l’impostazione dell’Austria e della Gran Bretagna, che han fatto un accordo con la Svizzera, siglato e ratificato per la fine dell’anno scorso (2012). Con l’accordo, chi aveva un conto clandestino pagava una tassa, una sanzione, dal 20 al 40% circa, e poteva tenerlo lì: una sorta di scudo fiscale, ma molto più oneroso, che prevede che la Svizzera si impegni, nei confronti del Regno Unito e nei confronti dell’Austria, a non accettare più soldi sul nero dai suoi cittadini. Sono accordi molto complicati, tanto che sono stati chiamati Rubik, in ricordo del cubo di Rubik, complicatissimo gioco di molti anni fa. E però – ripeto – Regno Unito e Austria li hanno siglati, e in effetti l’Italia ha trattato per mesi, anni, senza poi fare nulla.

Poi c’è il sistema tedesco, che in Italia conoscono pochissimi, perché pochissimi ne parlano e addirittura certi giornalisti negano di sapere che ci sia, quando è documentato da centinaia di articoli sulla stampa tedesca, interrogazioni parlamentari, commenti vari ecc. È insomma fuori discussione che la Germania, e in particolare i Länder (le regioni) con maggioranza socialdemocratica e verde, applichino questo metodo da alcuni anni, che consiste nel corrompere – sì, proprio corrompere – impiegati di banca svizzeri e comprare a caro ma congruo prezzo, elenchi di conti clandestini nelle banche svizzere. Questi dati vengono poi elaborati dal fisco tedesco, che convoca gli interessati. Sul piano giuridico studiosi di diritto tedeschi hanno stabilito che questo comportamento da parte dello stato è lecito. Con la conseguenza che, anche se qualche cd – e in un caso fu così – è stato pagato 5 milioni di euro, poi dopo, recuperando le imposte con tutte le sanzioni, le imposte per tutte le autodenunce – perché la gente a quel punto è preoccupata, e molti vanno ad autodenunciarsi temendo di essere identificati – c’è stato un guadagno per il fisco tedesco, o meglio per quei Länder (quelle regioni) che usano questo sistema, molto di più di quanto hanno pagato. Quindi siamo totalmente in attivo.

Ecco, in Italia questa ipotesi non è stata neanche presa in considerazione. Mai nessun politico ne ha parlato. Addirittura mi ricordo una vicenda interessante, che merita di essere riferita. Ero intervistato da Radio Anch’io, di Radio1, cioè della Rai, il 9 gennaio 2013. Ero intervistato in quanto collaboratore del blog di Beppe Grillo, e mi si chiese il mio parere su fatti fiscali. E io feci notare che questa via qui, che la Germania percorreva – e fra l’altro continua a percorrere – poteva far arrivare soldi nelle casse italiane, dello Stato italiano. Teniamo conto che in uno studio della Banca d’Italia, precisamente Questioni di Economia e Finanza n. 97, si stima, con una metodologia valida (anche se, certo, son delle stime) che siano tra i 164 e i 194 miliardi i soldi clandestini italiani all’estero, in gran parte in Svizzera, data la vicinanza, ovviamente, e data anche la lingua del Canton Ticino. E feci anche notare che un accordo con la Svizzera permetteva di ottenere comunque delle entrate. E anche l’altra forma, quella di comprare gli elenchi di evasori, era da prendere in considerazione, se non altro.

Ebbene, mi sentii dire, da Ruggero Po, che conduceva la trasmissione, e da quello che era stato chiamato come esperto, Fabrizio Forquet, uno dei vicedirettori del Sole 24 Ore, che di questo loro non sapevano assolutamente nulla; salvo, forse, un caso, una certa lista Falciani, che era finita sulle prime pagine dei giornali italiani, e quindi non si poteva negare che ci fosse. Questo è il livello del giornalismo italiano: poi ci si lamenta se gli Italiani non comprano giornali. E certo che non comprano giornali.

Oltretutto, questo Fabrizio Forquet evidentemente è come Ruby Rubacuori, soffre di amnesia, perché nel suo giornale stesso, il bollettino della Confindustria, di cui è vicedirettore, un po’ di notizie erano comunque uscite su questa attività dei tedeschi per stanare i soldi dei loro cittadini clandestinamente in Svizzera.

Già, i tedeschi… mi viene in mente un dettaglio d’attualità e lo dico: pochi giorni fa – è un fatto politico, storico – in Germania il Partito Social-Democratico, la SPD, ha festeggiato i 150 anni di storia. Ora, in Italia si trova a stento un partito, di quelli attualmente esistenti, che abbia 20 anni: forse la Lega Nord, non so. Comunque sicuramente nessun partito risale a 25 anni fa. Ma 150 anni sono tutt’altra cosa. Insomma la situazione in Germania è molto diversa, e molte volte in positivo, tralasciando il fatto che i cinquantacinquenni che perdono un lavoro trovano lavoro, e tante altre cose così.

Soprattutto quello che è fuori luogo sono le caricature in cui si vede Angela Merkel con i baffetti alla Hitler. Faccio notare che il Terzo Reich è finito nel 1945 e dal 1948 c’è la Repubblica Federale di Germania, non più il Terzo Reich. E in tema di democrazia, di difesa dei diritti dei cittadini e di stato sociale, l’Italia ha certamente poco da insegnare alla Germania.

Fonte: http://www.byoblu.com
Link: http://www.byoblu.com/post/2013/06/07/war-of-cash-guerra-al-contante.aspx
7.06.2013

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E’ un confronto impari quello con la Germania, loro sono la prima potenza in europa, è la quarta al mondo,l’Italia è il terzo mondo, vige il far-west è l’indifferenza delle persone regna in modo ponderante nella società: ciò non toglie che siano due paesi capitalisti in cui cè una classe sottomessa ed una che domina.

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E il piu grande scandalo di corruzione AL MONDO non lo citi scienza?Lapsus?E quei sottomarini neanche?Oppure l’istituzionalizzazione del lavoro nero dei mini job?Oppure la furbata dell’euro svalutato al confronto al marco?O il dumping salariale?O le differenze est/ovest?O i prestiti per la riunificazione?O la messa in sospensione dei titoli invenduti?Oppure cosa hanno in pancia di tossico?E perche,vista la virtuosita?E le balle raccontate al popolo tedesco?Certo,l’Italia e’ brutta e mafiosa,confermo,specie la classe dirigente.Ma quelli come te e’ meglio che vadino a nascondersi.

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Si tratta di due popoli molto più simili di quanto si sia soliti pensare.

Quanto dice a proposito del cambio del marco é vero, cambiano anche le monetine.

La responsabilità di chi siede al potere in Germania nei confronti degli elettori é più sentita che da noi.
Lo stato é più corretto nei rapporti con i cittadini.

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Italia e Germania sono entrambe sotto il tacco del vincitore Americano. Come anche il Giappone. E se provano ad uscire dal seminato si beccano uno tsunami, un terremoto o una discreta alluvione, come sta ora succedendo in Germania. Chiaro?

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ma finiamola una buona volta con questo alternare di esterofilia ed esterofobia! Andante a vivere per un pófuori dal Paese che sta al centro del mondo (ossia l’Italia. Avevate dubbi?), e poi venite a postare qui se davvero il Belpaese é tanto peggio o tanto meglio del resto del mondo!