Dalla Decrescita Felice ai Borghi di Xenobia

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ORTO VERTICALE….non si finisce mai di imparare…..

ORTO VERTICALE....non si finisce mai di imparare.....
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Orti urbani nel mondo
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COLTIVARE LA VERDURA GRATIS: IL TARASSACO

Nei giorni di primavera, il vento soffia semi. Tra i tanti semi che arriveranno a toccare la terra, ci sono i semi dei “soffioni”. Quelli che da bambini abbiamo soffiato tutti.

Sono i semi di tarassaco, Traxacum oficinale. Una straordinaria verdura dalle ottime qualità organolettiche. Ricca di sali minerali, fibre e vitamine.

Normalmente viene considerata un’erbaccia, forse perchè è tenace e come poche altre, resiste ostinata nell’orto. Forse cambiando la nostra strategia riusciremmo a farla diventare attraente ai nostri occhi diversamente da come ci appare oggi.

Utilizziamola e coltiviamola nell’orto! Anche sul balcone.

Prima di tutto i semi sono gratutiti e secondo è una di quelle verdure di cui potete utilizzare tutta la pianta.

Cosa usare in cucina:

– fiori

– foglie: consumate giovani in insalata, oppure saltate in padella

– boccioli dei fiori: scotatti e conservati sottoglio ( come i capperi )

– la radice: decotto

Come recuperare i semi?

Quando vedrete i soffioni belli gonfi nei campi. è il momento della raccolta. Portatevi dietro un bel foglio di giornale in cui raccogliere tutti i semi. Una volta arrivati a casa, fatene una bella palla con tutti i “pappi” ( ovvero i ciuffi con cui il seme viene trasportato dal vento ). Sfregate bene i semi usando i due palmi delle mani una contro l’altra. Vedrete cadere tutti i semi sul tavolo. Raccoglieteli e seminateli in vaso oppure nell’orto.

Ricordatevi il tarassaco è una verdura che potrete raccogliere praticamente tutto l’anno, senza interruzione, perchè ad ogni taglio ricrescerà senza problemi.

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COME COSTRUIRE UNA CAPANNA DI FAGIOLI

Un idea geniale, semplice e low cost.

Ecco come costruire una bella capanna di fagioli rampicanti.

materiali:

– canne di bamboo 2 mt di altezza

– semi di fagiolo

– mattoni di cotto

Un giardino scolastico, un orto casalingo, può trasformarsi in un luogo magico per i bambini. Diciamo che un orto è già di per se un luogo magico per i bambini, ma con poco sforzo possiamo trasformarlo in un castello, nella capanna degli indiani o di chissà quale altro immaginifico luogo fantastico.

Come:

scavate un aiuola a forma di cerchio di larghezza di 30 cm. Diametro esterno dell’aiuola almeno 1,5 mt. diametro interno 0,9 mt. Fissate delle canne di bamboo al terreno ad una distanza di 50 cm, legatele in cima a formare una capanna. Seminate i vostri fagioli in corrispondenza delle canne. Se volete, potete aggiungere una rete di plastica sulle canne in modo da fornire ai fagioli più appigli per arrampicarsi.

Buon divertimento! Siamo sicuri che farete a gara con i vostri figli per occupare la capanna, sarà come tornare bambini!

Di seguito una foto spettacolare.

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ORTI URBANI CONDOMINIALI: QUARTO IN TRANSIZIONE

160 famiglie di alcuni condomini di Quarto Oggiaro, quartiere della periferia nord di Milano, sono coinvolti nel progetto Quarto in transizione che mette a disposizione gli orti urbani ai cittadini partecipanti. Il progetto è stato promosso dalle associazioni Ambiente Acqua onlus, Villaggio Nostrale  e Il Laboratorio, in collaborazione con il comune di Milano e con la Fondazione Cariplo.

Nei cortili dei condomini che partecipano verranno poste delle compostiere per raccogliere la frazione umida e verde dei rifiuti da cui si ricaverà compost da utilizzare negli stessi orti.

Quarto in transizione è un progetto che mira a rendere sostenibile le comunità locali, in particolare quella di Quarto Oggiaro.

L’associazione Villaggio Nostrale si cura di sviluppare gli orti collettivi all’interno dei condomini di via Pascarella n 30.

L’agronomo Davide Ciccarese, presidente di Nostrale con esperienza sulla realizzazione di orti urbani, si occuperà in prima persona dell’accompagnamento alla formazione dei contadini urbani: “La partecipazione alla coltivazione di un orto comprende molti altri significati, i cui risvolti non sono soltanto sul piano economico e domestico, ma anche sul piano sociale.”.

Questa degli orti condominiali, è una delle azioni che ricadono nel più ampio progetto Quarto in Transizione. “ Obiettivo ultimo dell’iniziativa è realizzare la ‘transizione’ nel quartiere, che consiste anche nel liberarsi a mano a mano dalla necessità di petrolio allo scopo di diventare autosufficienti, dal punto di vista energetico e della produzione di cibo”, racconta Silvia Rossetti di Ambiente Acqua onlus.

Sono iniziate a febbraio le attività di orticoltura per dare vita all’orto condominiale, in via Pascarella. leggi di più: LINK

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MICROGREENS: COME COLTIVARE I GERMOGLI IN CASA

Ci siamo nutriti di germogli fin dalla notte dei tempi. Ci alimentavamo con semi, radici, germogli perchè erano nutrienti, ricchi di fibre e di principi nutritivi di alta qualità.

Poi ci siamo dimenticati di questi alimenti di alta qualità, per tante ragioni. il nostro stile alimentare si è orientato verso la produzione e la coltivazione così i germogli nella dieta sono spariti.

Comunque, si può sempre rimediar. Ecco nella figura in alto una serra fatta ad hoc con la produzione di germogli.

Il vantaggio dei germogli è che possono essere coltivati tutto l’anno anche d’inverno in casa, senza gradni difficoltà.

Potete usare dei semplici vasi, con della terra e tagliare i germogli appena germinati.

Vi basterà esporre i vasi con i semi alla luce del sole, innaffiare e quando saranno pronti potrete tagliarli e gustarli.

Oppure un altro metodo è quello di usare un vaso di vetro per conserve, dove sostituirete il tappo con una retina ( va bene anche un toulle a maglie larghe ).

Riempite ogni sera il vaso con acqua e lasciate tutta la notte i germogli a mollo. La mattina svuotate e lasciate i semi nel vaso. Quando arriverà la sera ripetete il processo.

Quando saranno spuntate le radici, vedrete le priem foglie quello è il momento in cui dovrete esporre i vasi ad una luce non necessariamente diretta.

Nel giro di qualche giorno avrete i vostri germogli pronti. Buon appetito!

Ecco Benjamin Carroll dell’Orto botanico di Chicago, che mostra come coltivare i germogli ( il video è in lingua originale )

immagini prese da growtest.org

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MINI SERRA: RICICLO E RIUSO INTELLIGENTE

La quantità di imballaggi che finiscono nella spazzatura è davver imbarazzante, se si pensa all’energia impiegata per la loro produzione all’inevitabile inquinamento prodotto e soprattutto l’enorme differenza tra energia impiegata per produrre la scatola e quella ricavata dal cibo in essa contenuta ( qualche pomodoro, o dei piccoli frutti ). E’ chiaro che tutta questa energia deve essere recuperata sen non altro per continuare a dare una vita a quella bellissima confezione di alto Design.

Potete semplicemente riempira la vaschetta con della terra, non fino all’orlo, lasciando qualche cm libero, a questo punto seminate i vostri semi, così avrete guadagnato del tempo in più per anticipare le vostre colture.

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L’intelligenza delle piante

Da più di 60 anni la scienza sta sviluppando ricerche per capire le relazioni tra le piante. Già nel 1937 il direttore di Fisiologia vegetale dell’Università di Vienna, prof. Hans Molish, scrisse un libro dal titolo Der Einsfluss einer Pflanze auf die andere – Allelopathie introducendo il termine allelolpatia, definendola come l’insieme delle interazioni biochimiche, sia benefiche che dannose, tra tutte le piante, inclusi i microrganismi.

In Russia un altro professore fece una scoperta altrettanto eccezionale, si trattava di B. P. Tokin, dell’Istituto di microbiologia e virologia di Kiev, che scoprì la capacità di alcune piante di controllare i processi vitali di alcune piante o animali nemici. Studiando il rapporto tra le piante scoprì alcune sostanze, in grado di uccidere batteri e funghi, avvelenare insetti e vermi,  oppure stimolare le piante vicine a crescere ancora di più.

Più recentemente un ricercatore Stefano Mancuso, ha iniziato a compiere degli studi per provare la reale intelligenza delle piante, fondando una branca di ricerca detta Neurobiologia delle Piante per esplorare l’organizzazione, il modo con cui i vegetali comunicano e il comportamento delle comunità ecologiche dei vegetali.

In attesa del giorno in cui comprenderemo il mondo vegetale fino in fondo…

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TAVOLO ORTO FAI DA TE

Un altra soluzione low cost, per avere un orto a portata di mano senza doversi rompere la schiena e così potrete smentire il detto che dice “la terra è bassa!”.

In Barona abbiamo realizzato degli orti usando esclusivamente materiali di recupero.

Quello che vedete nella prima foto è un modello di Tavolo orto, realizzato con 2 pallet.

1 pallet viene usato per fare il piano di coltivazione e l’altro pallet viene letteralmente smantgellato per ottenere i pezzi da utilizzare per le gambe del tavolo.

Materiali utili:

2 pallet

viti autofilettanti ( circa 20 )

telo di plastica ( per chiudere il fondo del pallet usato come piano di coltivazione)

terra e ortaggi

Leggi di più sul progetto clicca qui

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ORTO VERTICALE FAI DA TE

Quanto e’ facile realizzare un orto o un giardino verticale?

Non ci voleva mica un architetto per scoprire che con pochi euro, anzi gratis, era possibile realizzare un orto verticale di grande effetto estetico.

Si sa sul balcone manca lo spazio, allora come risolviamo l’enigma? Coltiviamo nel pallet verticale. In verticale si recupera spazio e aumentiamo le nostre superfici disponibili, che si sa sul balcone scarseggiano.

Niente di più semplice. Già provato e testato, funziona.

Come si può vedere dalla foto, bisogna applicare un telo di plastica ben adesso alla superficie anteriore del pallet. Nella figura sono state usare delle graffette. Voi potete pure usare molti chiodi di piccole dimensioni.

Il pallet dovrà essere chiuso su 4 lati. Il lato superiore come si vede dalla foto è stato lasciato aperto proprio per permettere la coltivazione di altri ortaggi e sfruttare al meglio lo spazio.

Il consiglio che vi diamo è quello di coltivare il pallet in senso orizzontale per qualche giorno in modo che le piante e la terra si stabilizzino e poi potrete appenderlo in verticale.

Il raccolto è assicurato! Abbondante!

Materiali

Telo di plastica spesso

Terriccio ( 100 litri c.ca.)

Semi o piante da travasare

Vieni ad imparare in ortofficina

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PEPERONCINI: BIODIVERSITA’ PICCANTE

Esistono tantissime varietà di peperoncini e c’è chi non si limita a coltivarne solo una ma crea vere e proprie collezioni viventi. Quando incontrate uno di questi collezionisti-ortisti, fatevi regalare dei semi o scambiatene un pò anche voi!

Il peperoncino, è una delle piante più interessanti, che incuriosiscono e che non mancano mai nelle cucine di quasi tutto il mondo. Viene apprezzato per il gusto piccante dovuto alla capsaicina, un composto chimico che stimola i recettori del calore, VR1 (recettori per i vanilloidi 1) che ci fanno sentire una sensazione di bruciore.

A misurare la piccantezza è la Scala di Scoville, dal cognome del farmacista americano Wilbur Scoville, che la sviluppò nel 1912. Il metodo inventato dal Signor Scoville, prevedeva di polverizzare diversi peperoncini polverizzati, e aggiungerli ad una soluzione di acqua e zucchero. in base alla diluizione della soluzione era possibile avvertire più o meno la piccantezza. Ricavò le unità Scoville calcolando la percentuale di capsaicina per milioni di gocce d’acqua. I valori della scala vanno da 0 (per un normale peperone), a 16 milioni (per la capsaicina pura)

Nella classifica mondiale della piccantezza, il re indiscusso, finchè non verrà spodestato è: il Trinidad Moruga Scorpion.

È stato giudicato il più piccante del pianeta da un comitato di esperti del New Mexico State University’s Chile Pepper Institute.

Il Trinidad Moruga Scorpion è così potente che la sua polvere è riuscita ad attraversare i guanti di lattice dei ricercatori provocando spiacevoli irritazioni.

In ordine crescente di piccantezza media delle specie, possiamo dare la seguente scala:

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1 – C. annuum (massimo trinidad moruga scorpion 1.400.000 SU)

2 – C. annuum (massimo chiltepin 100.000 SU)

3 – C. baccatum (massimo Ajì rosso 100.000 SU)

4 – C. pubescens (massimo rocoto 100.000 SU)

5 – C. frutescens (massimo bird’s eye 175.000 SU)

6 – C. chinense (massimo Red Savina 580.000 SU)

7 – C. chinense × frutescens ( Bhut jolokia, Naga Dorset e simili, record del Guinness dei primati 1.000.000 SU)

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Consigli utili:

Quando si coltiva il peperoncino : FEBBRAIO – MARZO ( in serra o al coperto ), MARZO – APRILE ( in pieno campo o in vaso ).

Mettete un seme alla volta in un singolo vaso, altrimenti diradate successivamente lasciando la pianta più forte.

Innaffiate tutti i giorni fino la germinazione.

Posizionate i vasi in pieno sole.

Conservate sempre i semi per l’anno successivo!

Vieni a coltivarli con noi: leggi di più

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SISTEMI DI COLTIVAZIONE URBANA

Quello che vedete nella foto è un progetto realizzato nella periferia di una grande città. Per risparmiare spazio sono stati realizzati degli orti verticali con materiali di recupero. Sono stati appesi dei sacchi di terra a cui sono stati applicate delle bottiglie per irrigare le piante lentamente.
Un idea semplice ma geniale allo stesso tempo.
Anche voi potete utilizzare lo stesso sistema per recuperare spazio sul balcone. Certo forse non sarà una trovata elegante, ma la produzione d’insalata per la vostra tavola è assicurata.
Materiali:
sacco di plastica
terriccio
corda

Vieni a trovarci in Ortofficina

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COLTIVARE NELLA CARTA DI GIORNALE: IL SEMENZAIO

Quando sta per arrivare la primavera, bisogna prepararsi!

La carta di giornale è perfetta per fare dei pratici vasi in cui seminare da poter trapiantare e utilizzare nell’orto o sul balcone.

Sono molto comodi perchè si possono trapiantare esattamente dove serve, mettendo le piante in ordine nell’orto e senza preoccupazioni, la carta verrà degradata nel suolo e quando la pianta sarà grande, le radici potranno crescere liberamente.

Anche la carta di giornale può avere un grande valore.

Consgilio:

Utilizzate la carta di giornale in bianco e nero. Per fissare il giornale, usate una pinzatrice.

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ORTO IN CASSETTA

Ecco l’esempio di un orto in cassetta.

Facile, semplice e molto economico.

Al mercato rionale sotto casa, ho notato che alla fine della giornata, le cassette venivano impilate ordinatamente una sopra l’altra. Ho pensato che sarebbe passato qualcuno a ritirarle per poterle riusare, invece tutto questo non accadeva. Puntale ed inesorabile, il camion della spazzatura, passava per prendere le cassette e ingurgitarle nel suo grande stomaco d’acciaio. Una storia senza lieto fine.

Ma noi possiamo cambiare il finale di questa storia e dare una vita più lunga ed eroica alle cassette della frutta. Lunga vita alla cassetta di frutta! Come? Costruendo un orto in cassetta.

Un consiglio per un mix di ortaggi imbattibile?

Cicoria da taglio, lattuga da taglio e ravanelli.

La cicoria e la lattura la seminate spargendo i semi a caso.

I ravanelli invece, potete seminare i semi facendo delle file.

Cosa serve:

  1. una casstta, profonda almeno 30 cm.
  2. tessuto ( se volete investire qualche euro comprate pure il tessuto non tessuto) da usare come contenimento del terreno
  3. lapilli vulcanici ( potete usare anche, ghiaia o legni sbriciolati o cortecce) per fare da drenante sul fondo della cassetta, ne bastano 5 cm.
  4. terriccio ( una cassetta di grosse dimensioni può contenere 25 litri)

Leggi di più: Ortofficina

Di seguito Emanuela Bellezza di Nostrale, che spiega come realizzare l’orto in cassetta con materiali di riciclo.

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L’ORTICA: IL MACERATO D’ORTICA

In Francia si fa una fiera specifica creata da una associazione “gli amici dell’ortica”.
Nel XVIII secolo a Lipsia ed in Picardia veniva usata per confezionare tessuti ed oggi sono di nuovo presenti sul mercato magliette, pantaloni e perfino mutande di ortica.
La fibra di ortica viene anche usata per la fabbricazione di interni per automobili o suppellettili.

Per fare il macerato si usano 10 kg di ortica in 10 litri di acqua di sorgente o piovana.

L’ortica va raccolta sempre prima della fioritura, se si usa ortica disidratata ne servono 200 gr. per 10 litri.

Bisogna mischiare il macerato ogni 2 giorni: quando è pronto si devono vedere le bolle della fermentazione, il tempo di macerazione dipende molto dalla temperatura atmosferica.

Appena si vede che non si producono più bolle bisogna fare subito la filtrazione con un filtro molto fine altrimenti continua l’azione che da fermentazione passa in putrefazione e cambia l’uso del macerato (diventa un fertilizzante).

A questo punto si mette il contenuto in un bidone con un po’ di aceto (2-4%) che serve per bloccare la fermentazione.

Usato al 5% diluito in acqua ha un effetto di stimolazione di crescita delle piante e di aumento della difesa immunitaria.

Va molto bene spruzzato su compost e su sfalci di erba per accelerare la decomposizione.

Ottimo per l’orto sul balcone, ma attenzione ai cattivi odori. Il macerato di ortica ha una spiacevole controindicazione che è il suo odore identico al letame. Basta aggiungere un pò di calce spenta.

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IL RISO

Il riso è coltivato in terreni paludosi o resi tali artificialmente. La coltivazione in acqua è resa possibile dalla presenza nella pianta di canalicoli che permettono all’aria di diffondere dalle parti aeree a quelle sommerse. Si semina a primavera e si raccoglie a metà del mese di settembre (risaia stabile); oppure si effettua un trapianto a primavera, dopo aver raccolto un’altra pianta seminata sullo stesso terreno all’inizio dell’inverno (risaia avvicendata). La risaia avvicendata dà due diversi tipi di colture e vede, in genere, accoppiata al riso la coltura a prato, frumento o segale; in questo tipo di risaia il raccolto si protrae dai primi di settembre fino ad ottobre avanzato.

Il riso è utilizzato come alimento base da gran parte della popolazione mondialeda oltre 10 mila anni ed ha contribuito a nutrire un gran numero di persone piùdi qualsiasi altra coltivazione. Oggi il riso costituisce l’alimento principale per oltremetà della popolazione mondiale. Nei Paesi occidentali ad alto reddito è consideratoun alimento salutare, e il suo consumo è in aumento.

La composizione chimica del riso varia notevolmente in relazione ai fattori geneticidella varietà, alle condizioni ambientali (pedo-climatiche) ed agronomiche.Dipende anche dai trattamenti in post-raccolta, così come dai gradi di moliturae dalle condizioni di lavorazione e di stoccaggio.In media, comunque, il riso sbiancato contiene circa l’80% di amido, il 7,5% di proteine, lo 0,5% di ceneri e il 12% di acqua. L’amido del riso è una miscela di amilosio e amilopectina, due amidi la cui proporzione ha molta influenza sulle caratteristiche legate alla cottura e all’edibilità del riso, ma non sul valore nutrizionale. Sebbene il contenuto di proteine del riso ìpulito” sia in qualche modo piùbasso di quello di frumento, mais e sorgo, la sua qualità è considerevolmente elevata.

La lisina, il piùimportante aminoacido essenziale limitante, costituisce il 4% delle proteine del riso, percentuale due volte piùalta di quella contenuta nella farina di frumento o di mais. Anche le percentuali di treonina e di metionina, due altri aminoacidi essenziali, sono molto elevate nelle proteine del riso rispetto a quelle degli altri cereali. Questi tre aminoacidi essenziali, tuttavia, non coprono l’intero fabbisogno proteico; è perciò necessario, nei casi di diete essenzialmente a base di riso, integrare l’alimentazione con pesce, carne e legumi.

Come gli altri cereali il riso è carente di vitamine A, D e C; contiene bassi tenori di tiamina, riboflavina e niacina. Comunque i livelli di queste ultime sono considerevolmente piùelevati nel riso integrale rispetto a quello sottoposto a sbiancatura, perchè le vitamine del complesso B si concentrano in prevalenza nel pericarpo e nel germe che sono eliminati attraverso la sbiancatura.

Anche se povero di proteine, vitamine e minerali, il riso presenta numerose proprietàalimentari: i suoi carboidrati sono altamente digeribili ed il valore biologico delle proteine è pari a 63 (comparato a 49 del frumento e 36 del mais).

Fonte: qualitàincampo 

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Orti nelle scuole

Un percorso didattico rivolto a bambini dai 3 ai 13 anni, che si articola in una serie di laboratori pratici per sensibilizzarli alle pratiche e ai valori del mondo agricolo, seguendo le stagioni dell’orto.

Agronomi ed educatori accompagnano gli insegnanti nella creazione di un percorso in cui sensibilizzare i giovani abitanti delle città alle pratiche e ai valori del mondo agricolo.

Momenti centrali del programma sono la realizzazione dell’orto e i laboratori didattici.
A conseguiento del percorso didattico viene proposta una  gita conclusiva presso una fattoria didattica.

L’offerta didattica si articola in:

• un percorso tematico a scelta tra il Ciclo della Terra, il Ciclo Alimentare e il Ciclo Ecosistema Orto

Il Ciclo della Terra
Sveliamo i segreti della vita nell’orto
Obiettivo generale: avvicinare i bambini agli elementi della natura attraverso i sensi e l’esperienza pratica.

Il Ciclo Alimentare
Smontiamo il cibo e scopriamo come è fatto
Obiettivo generale: scopriamo l’origine e le trasformazioni che avvengono nella filiera produttiva del cibo.

Il Ciclo Ecosistema Orto
Ricreaiamo nel cortile di scuola un intero ecosistema: agricoltura biologica e permacultura per bambini Obiettivo generale: scopriamo come animali, piante ed esseri viventi sono connessi tra di loro e svolgono un preciso ruolo sul pianeta Terra.

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Aperitivo con il contadino

L’Aperitivo del Contadino, il primo format di serata a filiera corta per l’agro-alimentare ideato da Nostrale, è uno di una serie di eventi itineranti che coinvolgono tutti quei locali di Milano e provincia dove cultura alimentare e contatto diretto con il produttore sono una regola.

Nasce dall’idea di fare incontrare cittadini e produttori per svelare i segreti del cibo e scoprire le storie che i prodotti alimentari riescono a raccontare. Un progetto attivo dal 2010.

Un momento conviviale unico nel suo genere che ha visto il coinvolgimenti di diversi locali di Milano: Bottegas, Cascina Cuccagna, Pokai, Arci Biko. Collaborano sommelier delegati FISAR e gli agricoltori del Parco agricolo sud e Parco del Ticino.

foto di Beatrice Cassinelli

per maggiori informazioni: fattoria@nostrale.it

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Pranzo popolare

Il pranzo popolare, uno dei format a filiera corta per l’agroalimentare ideato da Nostrale, fa parte di una serie di appuntamenti itineranti volti a coinvolgere e sensibilizzare, a Milano e provincia, tutti i cittadini verso un consumo alimentare sano, sostenibile e di qualità.

Il pranzo popolare viene realizzato con prodotti agricoli a filiera corta di alta qualità a prezzi accessibili. Un’idea di anti-fast food, per far conoscere il cibo buono.

Ortaggi freschi di raccolto, prodotti agricoli d’eccellenza, tutti di stagione e reperibili dalle aziende agricole nella campagna vicina alla città. Il pranzo popolare è un’idea semplice, che vuole dare l’opportunità anche a chi quotidianamente non può consumare del cibo di stagione, di avere un momento di aggregazione in piazza, con le persone del proprio quartiere per stare insieme, consumando del cibo di ottima qualità.

Il pranzo popolare è stato realizzato nelle piazze delle periferie di Milano, Quarto Oggiaro, Barona, Bonola. Ai diversi appuntamenti hanno partecipato e collaborto molte realtà associative come Terre di Mezzo, Libera Terra, Arci, Anpi di Quarto oggiaro.

Per maggiori informazioni:

fattoria@nostrale.it

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Libro: I semi e la terra.

Un contadino ci salverà!
La piccola agricoltura è l’unica garanzia
di cibo per tutti. Questo libro spiega perché

Questo libro traccia il solco per difendere l’agricoltura contadina e i piccoli agricoltori: quelli che coltivano la terra -da sempre, in tutto il mondo- per vivere dei suoi frutti e non per farne commercio. Un libro che dissoda numerosi luoghi comuni: ci ricorda quali danni abbia prodotto l’agricoltura “moderna”, dalla Rivoluzione Verde ai semi ibridi e spiega le ragioni profonde dell’agricoltura contadina, l’unica davvero innovativa e in grado di garantire il cibo per tutti.
“I semi e la terra” racconta i valori di cui sono custodi oggi i contadini: la terra fertile, la diversità agricola, le nuove relazioni solidali con i consumatori tramite la vendita diretta e i gruppi d’acquisto. Con una fotografia inedita del “movimento contadino”: un grande rastrello che va da Rete Semi Rurali a Civiltà Contadina, da Genuino Clandestino a Via Campesina e che impugna falce e rastrello contro leggi e burocrazia infestanti, brevetti sulle sementi, Pac iniqua.

10.00 euro – 160 pagine
ISBN: 9788865160831

Acquista on-line

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ORTOFFICINA: COLTIVARE RICICLANDO

Ortofficina è un orto gestito collettivamente e aperto quotidianamente a tutti i cittadini e bambini che vogliano cimentarsi nell’orticoltura in città e vogliano sperimentare sul campo per imparare anche come coltivare da sé sul proprio balcone o terrazzo.

Un’officina di workshop per imparare a coltivare nell’orto e in vaso, ad utilizzare gli scarti alimentari come concime, e per nutrirsi davvero a chilometro zero, anche in città.

Ortofficina è stata inaugurata domenica 16 settembre 2012 con “Chiamata alle zappe!”, un evento di coltivazione collettiva.

Hanno partecipato moltissime persone che, insieme, hanno riempito i vasconi di terra e messo a dimora piantine di cicoria, insalata, cavoli, finocchi invernali. Tutti i materiali utilizzati per la costruzione dell’orto, sono di riciclo.

Da FEBBRAIO 2013 – ORTOFFICINA continua con i laboratori orticoli, in serra per ripararsi dal freddo link

L’orto ora è disponibile e sempre aperto per dipendenti, utenti, vicini, amici, e appassionati. E’ importante che il gruppo di persone che si ritrova e si prende cura dell’orto possa crescere. Se siete interessati, scrivete a fattoria@nostrale.it, presto ci sarà un incontro per organizzarsi insieme all’agronomo Davide Ciccarese.

Sono stati realizzati laboratori particolare rivolti a bambini, agricoli per imparare a seminare, a curarele piante, a produrre da sé il formaggio, a conoscere il lavoro delle api e riconoscere le erbe selvatiche adatte per cucinare.

L’agronomo Davide Ciccarese, di Nostrale, con una lunga esperienza di insegnamento anche ai bimbi più piccoli, si occuperà in prima persona dei laboratori e dell’accompagnamento alla formazione di nuovi piccoli e grandi contadini urbani: “La partecipazione alla coltivazione di un orto comprende molti altri significati, i cui risvolti non sono soltanto sul piano economico e domestico, ma anche sul piano sociale. Infatti, favorisce l’avvicinamento di persone dello stesso quartiere e l’incontro tra fasce generazionali diverse”.

Silvia Bartellini, Vice Presidente de La Cordata, riflette sul significato e ruolo del progetto: “La sensibilizzazione al proprio territorio attraverso la creazione manuale degli spazi verdi, a partire dai bambini, riporta ad un rapporto primordiale, vitale ed intrinseco in cui l’uomo trova il proprio riscatto o la riappacificazione con gli altri e con se stesso e in ciò si trova il senso stesso dell’impresa sociale. L’incontro tra persone di culture o con necessità diverse contribuisce alla coesione sociale e all’elevazione della qualità del verde, il quale a sua volta, più sano e più curato, diventa portatore di una maggiore qualità all’ambiente e di un maggiore rispetto da parte dei cittadini, secondo il principio per cui il verde più è bello e utile, più esso è rispettato. Il significato di un’esperienza come questa porta a riflettere sul ruolo educativo per la città: non soltanto il rispetto alla conoscenza dello spazio urbano, ma anche nel senso di riavvicinamento delle persone, in particolare nell’incontro intergenerazionale”.

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ASCOLTA LO SPOT RADIOFONICO

Nostrale sostiene il lavoro delle aziende agricole presenti in Lombardia attraverso iniziative di promozione, educazione e diffusione dei prodotti agricoli. E’ una rete di 65 aziende agricole, ed è un progetto nato per lo sviluppo agricolo e delle comunità locali, assieme ai GAS, alle famiglie cittadine e contadine, basato su modelli di economia partecipata e sociale.

testo: Paola Tierri

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Ortica, timo e cenere. Concime fai da te.

Ecco alcune facili ricette casalinghe, che non nuocciono al terreno e agli organismi ma che sono molto efficaci per dare vigore alle piante, per prevenire o eliminare malattie, e proprio di questi rimedi vorrei parlarvi:

1. L’ORTICA è una infestante preziosissima, nota per le proprietà concimanti (è ricca in azoto) e insetticide e permette di preparare un ottimo concime per gerani, petunie, myosotis e piante da appartamento utilizzandola dopo averne ricavato la tisana. Preparazione: un cucchiaino di ortica secca sbriciolata in una tazza d’acqua bollente. Una volta fredda, si cola e si diluisce con 3 parti d’acqua. L’ortica, in macerato, diluito con pari quantità d’acqua, serve contro pidocchi, mosca delle ciliegie e del cavolo, acaro, ruggine. 
Contro le formiche, si usa il macerato da distribuire puro lungo il loro percorso. Preparazione del macerato: riempire un secchio di plastica con 10 litri d’acqua e un kg di ortiche fresche sminuzzate; lasciare al sole (perché avvenga la fermentazione) e coprire con una reticella (per evitare che gli insetti cadano nel macerato). Quando inizia a schiumare, mescolare quotidianamente. Il macerato è già utilizzabile dopo 4-6 giorni di fermentazione. Attenzione: non va mai distribuito in pieno sole perchè ha un odore sgradevolissimo!!!!.

2. IL TIMO contiene invece olii essenziali e antibiotici naturali attivi su diverse malattie delle piante. Si usa in macerato.

3. LA CENERE …ebbene sì! anche la cenere del camino può tornare utile perchè contiene potassio, calcio e altri minerali. È un buon fertilizzante per pomodoro, cipolla, fagioli, insalata, alberi da frutto. Distribuita intorno alle piante, allontana lumache e limacce.
Ci sono inoltre le UOVA DI COCCINELLA, in vendita nei centri specializzati, che contrastano gli afidi. Sistemate nelle vicinanze di piante malate, divorano i parassiti; oppure potete usare il macerato di aglio e sapone di Marsiglia contro la cocciniglia: si pesta uno spicchio d’aglio, si fa asciugare all’aria. Si mette a macero in mezzo litro d’acqua, assieme a due cucchiaini di sapone di Marsiglia. Quando il sapone è sciolto si nebulizza il liquido sulla vegetazione, la sera. Il mattino seguente, si sciacqua con una doccia d’acqua pura.
Se preferite potete continuare ad usare i prodotti in commercio, ma visto che la spesa è poca e se volete sentirvi un pò scienziati…..questi rimedi sono sicuramente da provare! Io ho avuto dei risultati molto apprezzabili e quindi continuo a servirmi di questo tipo di rimedi.

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I semi del frigo.

Se dovessimo immaginare il nostro balcone come l’orto dell’autosufficienza allora potremmo pensare di trovare i semi degli ortaggi da se. Come? Prendiamo il caso dei pomodori.
Se si pensa bene i pomodori che arrivano sulla nostra tavola sono esattamente come li vorremmo avere sul nostro balcone. E allora perchè non utilizzare i semi dei pomodori che compriamo al supermercato?

Perfetto se lo avete pensato bisognerà considerare un paio di cose.

Come faccio a dividere i semi, pulirli e piantarli?

Semplice si possono adoperare tanti metodi. Il primo è un metodo di attesa.
Si prendono due o tre pomodori si mettono in vasi vuoti di plastica e si lasciano seccare sul balcone ben esposti al sole.
In questo modo dopo un po’ di tempo si saranno seccati e così anche i semi, saranno pronti per essere seminati.
Altrimenti se non volete attendere molto tempo si prendono i pomodori e semplicemente si levano i semi con un cucchiaino. Per separarli meglio e levare la mucillagine che li ricopre che potrebbe tardare o a volte anche inibire il germogliamento del seme, si prendono i semi si mettono in un bicchiere con dell’acqua e si girano con il cucchiaino per qualche minuto, in questo modo semplice e veloce li avrete separati e ripuliti in parte della mucillagine.
Siete pronti per seminarli.

Un dato da sapere è questo, che differenza c’è tra i semi che compriamo dal vivaista e i semi che prendiamo dal frigo?

Quelli del vivaista sono detti F1 ovvero sono i semi ibridi che derivano dall’incrocio dei pomodori con caratteristiche diverse per ottenere il seme migliore in assoluto. Niente di innaturale vengono semplicemente riprodotti i semi per via naturale, selezionando delle piante di pomodoro che presentano un “aspetto” differente che messe insieme danno vita ad una pianta migliore. Questa non è una spiegazione scientifica è una semplificazione per spiegare facilmente qualcosa di molto più complesso.

Mentre i semi che provengono dai pomodori del vostro frigo sono degli F2 ovvero è la generazione successiva alla F1. Sarebbero in parole semplici i figli degli F1. Se si continuasse il processo di semina recupero e nuovamente semina alla n generazione si avrebbe una pianta di pomodoro diversa dalla F1 originaria. Abbiamo dato qualche elemento ma non delle risposte approfondite, sufficienti però per sperimentare i semi dei pomodori che sarebbero finiti nella vostra insalata, invece da oggi potete provare a coltivare.

I semi che vengono dalla nostra dispensa pronti da coltivare sono solitamente: peperoncino (la varietà caienne è molto buona da coltivare), peperoni, fagioli molte varietà diverse, fave, pomodori (i migliori come produttività sono i pachino), semi di zucca (un po’ difficile sul balcone), cumino, anice, semi di finocchio e molti specie di frutti differenti (arancie, mele, albicocche, prugne, nespole etc.). A luglio i pomodori è consigliabile farli seccare al sole per prendere i semi per il prossimo anno.
Siete ancora in tempo per i fagioli nani!

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Landgrabbing.

Il fenomeno della scarsità alimentare sta favorendo una rapida ascesa delle aquisizioni di terra coltivabile nei paesi in via di sviluppo. E’ il cosidetto landgrabbing che sta portando i paesi più ricchi e deficitari di materie prime ad acquisire nuove aree da mettere a coltivazione per la produzione di derrate strategiche. La motivazione di questo crescente interesse va ricercata nell’obiettivo di alcuni stati di garantire la loro sicurezza alimentare  e di ridurre la loro dipendenza dal mercato mondiale delle materie prime agricole. In una situazione di instabilità delle rese e dei prezzi, paesi importatori di cibo con vincoli in termini di superficie coltivabile e risorse idriche, ama ricchi di capitali, come gli Stati del Golfo, stanno sviluppando investimenti in capitale fondiario estero. Allo stesso modo stanno agendo i paesei interessati da forte crescita demografica, come Cina e Corea del Sud.

Gli investimenti in produzioni agricole e alimentari al di fuori dei confini nazionali sono una risposta all’attuale quadro di instabilità. Le Nazioni Unite (UN Population Division 2008) stimano che negli ultimi due anni sono stati acquistati nei paesi in via di sviluppo circa trenta milioni di ettari di superficie da destinare alla produzione agricola. I paesei dell’area del Golfo, la Cina, la Corea e il Giappone sono stati i maggiori protagonisti di tali iniziative, che hanno come target principali i territori africani, il Brasile, il Kazakistan e il Pakistan.
Solo nell’ultimo anno oltre venti milioni di ettari, pari a circa la metà della superficie agricola europea, sono stati oggetto di acquisizione da parte di investitori privati e pubblici.

Soprattutto il massiccio incremento di Stati che destinano risorse al landgrabbing rivela l’aumento dell’importanza strategica del fattore terra per il futuro. A differenza del passato recente, in cui gli investimenti stranieri si sostanziavano soprattutto nell’acquisizione di terre private da soggetti privati, oggi le transizioni delle dimensioni più significative fanno parte di relazioni di compravendita e affitto tra governi. Così alla stregua degli investimenti petroliferi realizzati da parte di imprese di Stato- finalizzati al conseguimento dell’autonomia energetica di una nazione – i governi di molti paesi ricchi si stanno muovendo per acquisire terreni in aree meno svilupate del pianeta, non tanto per delocalizzare in ragione di minori costi di produzione, quanto per garantirsi canali suppettivi di approviggionamento alimentare.

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Fare il miele in città.

Dall’inghilterra arriva una soluzione alla moria delle api. Più che una vera soluzione può essere una buona trovata commerciale per un nuovo tipo di miele ricco di note sensoriali non ancora esplorate fino ad ora. Oppure un buon modo per condurre al meglio le ricerche e comprendere i meccanismi che stanno alla base della moria delle api.
Le api in città godono di una dietà molto più diversificata di quella delle loro compagne di campagna, così dicono oggi gli esperti. Le api urbane trovano una maggiore ricchezza di diversità di polline perchè riescono a visitare un largo numero di fiori differenti più che in campagna.

Al Kensiongton Palace a Londra, dove il duca di Gloucester stà allevando le api, il campione di polline prelevato conteneva un numero elevato di molte essenze vegetali differenti. Diversamente dal polline preso dallo Yorkshire e dal Somerset dove prevaleva esclusivamente del polline di Colza, la specie vegetale maggiormente coltivata nello stesso momento. Il centro di ricerche National Pollen and Aereobiology e l’università di Worcester hanno condotto le analisi. Il professore John Newbury, il capo dell’Istituto di scienze ambientali, conferma che un campione di polline fornisce una fotografia esatta da cui è possibile rilevare dove e in che periodo vengono trovati i pollini.
Dice: “Il campionamento del polline è importante perchè possiamo rilevare differenti livelli di nutrizione e possiamo anche verificare se le api si stanno nutrendo interamente da culture commerciali per cui potrebbero essere suscettibilmente influenzate dagli effetti negativi dei pesticidi”.

Alla fine dell’estate verranno analizzati i campioni di miele per verificare quali piante sono state visitate durante il periodo di fioritura.
Quello che le ricerche hanno evidenziato è che le api non hanno bisogno di un abbondanza di diversità, ma hanno bisogno di abbondanza di fiori. Per questo le ricerche si sono orientate per selezionare le varietà di fiori che possono essere più attrattive per le api. Al momento le specie da giardino analizzate sono: lavanda, dalila, borragine, nasturzio e gerani. Si è evidenziato che la specie più ricercata è la lavanda.
Dice Ratnieks, uno dei ricercatori del progetto: “Molte persone vogliono essere d’aiuto per le api, ma molte non sanno come. Un modo efficiente è quello di aiutare le persone a scegliere le piante migliori per le api per piantarle nei loro giardini”
Sicuramente la moria delle api non è un capitolo chiuso, ma sia in campagna che in città con l’attenzione sempre maggiore della ricerca, degli apicoltori ed in qualche caso anche delle persone comuni si possono trovare soluzioni che aiutino gli insetti ad uscire da questo momento difficile.

Oltre che piantare i fiori migliori per le api, una soluzione efficiente è quella di conoscere i mieli della campagna ed acquistarne sempre di più dai piccoli produttori che sono i guardiani dell’insetto per noi molto prezioso, ricordando ciò che disse Albert Einstein: “Se un giorno le api dovessero scomparire, all’uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita”.

Fonte:
Testi: Davide Ciccarese
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Storie di consumo sostenibile: la risposta alla crisi è l’agricoltura! Direttamente da Detroit.

La capitale statunitenze delle automobili ha deciso di cambiare rotta per uscire dal collasso economico a cui è sottoposta.
Quando l’economia ci mette di fronte a difficili scelte spesso la risposta è un’ inversione di rotta che nel caso di Detroit si è dimostrata piuttosto una netta inversione a u! Convertendo gli spazi della città in vere e proprie aziende agricole di piccola dimensione. Creando nuove fonti di oportunità di reddito.

Chi avrebbe mai pensato che dove nascevano le automobili oggi nascono aziende agricole?
Eppure è così. Evidentemente l’agricoltura è si un attività tra le più deboli esposte alla crisi economica, ma l’esperienza della capitale dell’auto dimostra che dipende solo dal contesto di sviluppo dell’attività. L’idea di progetto proposta a Detroit per salvare la città e i suoi abitanti è stata quella di mettere in piedi una comunità forte e consapevole, quindi un ipotesi di rete di cooperazione tra le persone portando forza e stabilità alla nuova aziende agricole urbane, cosa possibile soprattutto nel lavoro che caratterizza l’agricoltura.
Come dice Ashley Atkinson, la direttrice dell’agricoltura urbana progettazione e sviluppo del Garden Resource Program Collaborative (un network di oltre 890 orti)  “Siamo una comunità molto collaborativa. Lavoriamo tutti inisieme!”.

Detroita è diventato un vero modello di agricoltura urbana e la scommessa è stata vinta investendo su due elementi precisi: la cooperazione tra le persone “futuri imprenditori agricoli” e la creazione di un distretto economico basato sull’agricoltura.
In aggiunta la realizzazione di questa nuova rete di aziende agricole urbane è stata creata assieme a negozi per la vendita diretta  al centro della città. L’agricoltura in questo senso non diventa solo un business fine a se stesso ma si strasforma in una spinta di sviluppo a lungo termine di tipo sostenibile di cui beneficia tutta la comunità.

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Mangiatoia per uccelli low cost.

D’inverno i nostri amici pennuti, hanno bisogno di cibo nutriente per potersi difendere dal freddo gelido. Sempre di più in città vengono a mancare gli ambienti adatti con il giusto nutrimento naturale. Vengono sempre meno piantate piante e alberi che producono frutti che possano sfamare i nostri amici pennuti. Allora ecco una soluzione semplice per dare il giusto nutrimento fatto di semi, con una suluzione molto semplice e low-cost.

Materiali utili:

Spago

bottiglia di plastica

2 mestoli di legno

semi

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Vacanza intelligente ad impatto zero.

Quando si arriva in una nuova località ci si orienta, si cerca di capire dove andare la sera, si guardano i monumenti, ci si rilassa e ci si gode il luogo in cui siamo arrivati.
Vivere il luogo, conoscere e portare a casa un ricordo un “souvenire” che può essere materiale oppure che rimane nella nostra memoria.
Potremmo riuscire a portare a casa molto di più. E potremmo realizzare quella che si dice una vacanza che cognuighi i piaceri del gusto e le migliori intenzioni di sostenibilità.

Come?

Poniamo l’ipotesi che la nostra meta sia in Italia.
Una volta arrivati in una cittadina è importante sapere dove e quando fanno il mercato rionale, perchè tra le molte bancarelle alcune avranno frutti locali, di stagione e freschi. Questo serve per regalare al corpo un toccasana di salute e gusto che ci si può permettere in vacanza e difficilmente tutto l’anno. La frutta di stagione infatti è ricca di vitamine e sali minerali diversamente dalla frutta coltivata fuori stagione quindi con metodi di forzatura che ne riducono la qualità organolettica. La qualità si riduce anche con i trasporti di lungo raggio che non permettono di avere un frutto maturato al momento giusto e quindi  presentano una bassa quantità di vitamina c. Al mercatino rionale il 60% della merce venduta subisce un solo passaggio di intermediazione ecco perchè è più facile che sia fresca.

Quindi appena arrivate nella meta prefissata informatevi subito per sapere il giorno in cui viene fatto il mercato rionale!
Un’altra azione che migliora il gusto della vacanza è quella di andare alle sagre di paese, questo è il posto più indicato per trovare prodotti veramente tipici locali. Ed infine il meglio che potete regalarvi è cercare le aziende agricole della zona per regalarvi un menù di ingredienti sani e genuini per la vostra tavola. Una soluzione alternativa che può dare una risposta alla mancanza di spirito di intraprendenza che caratterizza le vacanze di ritiro e massimo relax è quella di andare direttamente a pranzare e cenare in un agriturismo.

Si risparmia e si guadagna in salute. Ed eventualmente potete acquistare dei prodotti che possono accompagnarvi durante il viaggio di ritorno oppure quando possibile, consumare nei giorni successivi al ritorno in città per evitare il famoso effetto di “astinenza da genuinità”.
Per chi invece resta in città per lavoro, d’estate è più facile prendere il vizio di andare a fare la spesa in cascina, sarà come fare una piccola vacanza ogni volta che si ritorna in cascina.

Fonte:

testi: Davide Ciccarese

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Restituiamo le braccia rubate all’agricoltura: crop mob!

Quando si dice braccia rubate all’agricoltura. In alcuni casi è vero. Ma nel caso singolare dei crop mob negli stati uniti, le braccia vengono restituite all’agricoltura. Crop Mob significa: cooperare, socializzare, coltivare   .  E’ un network fatto di persone e buona volontà.
Per lasciarsi alle spalle la città grigia o per ritrovare un po’ di serenità, alcune persone decidono di collaborare volontariamente a sostegno della comunità agricola offrendosi per dei lavori in campo.

La cosa singolare dei crop mobbers non è solo la necessità di lavorare in campagna ma è la necessità di fare dei lavori che aiutino lo spirito di collaborazione di gruppo, in particolare i lavori spesso più tediosi, come levare le pietre dal campo, così sostiene l’organizzatore di questo movimento,Rob Jones, sono i più indicati. Siamo arrivati alla necessità delle comunità cittadine di una voglia al ritorno alla campagna tale, da offrire il proprio tempo libero per supportare le proprie aziende agricole. Nello specifico stiamo parlando di aziende di piccole dimensione che magari non hanno salariati, quindi il lavoro dei crop mobbers sarebbe di vitale importanza. Non si lavora soltanto in una giornata passata in cascina, si porta a casa qualcosa di più oltre la fatica. Sostiene Rob Jones “Le persone lavorano tutto il tempo e non hanno l’opportunità di avere una vita sociale. Io penso che Crop Mobs regali alle persone il

senso della comunità di cui tutti hanno bisogno, ma dia anche un momento di divertimento”.
Il Crop Mobs è un ottimo esempio per comprendere quanto l’agricoltura sia un buon punto d’incontro delle necessità umane, partendo dal principio che l’agricoltura è da sempre la risposta dei bisoni primari dell’uomo. Involontariamente i Crop Mobbers dimostrano quanto la società abbia bisogno dell’agricoltura.

Fonte:

testi: Davide Ciccarese

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Allevare galline in città.

Chi non desidera svegliarsi la mattina e mangiarsi un bell’uovo fresco? Se però vivi in città sembra un po’ difficile. In realtà non è del tutto vero.

Basterebbe un piccolo spazio di una 10 di mt quadri per mettere in piedi una bella produzione di uova ad uso e consumo proprio, con tanto di gallo a sostituire la sveglia elettronica! Se avete esperienza di come sia fatto un pollaio non è diffile immaginarne uno nel proprio giardino di casa o nel condominio.
In Inghilterra pare che non sia per niente complicato e non ci siano nemmeno delle norme o regole a vietarne l’allevamento anche nel piccolo giardino di casa propria. Chiaramente servono degli accorgimenti che rendono la convivenza con i volatili piacevole e senza alcun poco piacevole inconveniente. Per intenderci le galline dovranno pur fare i loro bisogni da qualche parte.  Anche a questo c’è un rimedio efficace e ad un costo abbordabile. Esistono in commercio delle speciali gabbie di plastica che permettono di dare uno spazio da una parte dedicato alla cova, e dall’altra la raccolta delle deiezioni in un pratico cassetto.
Immaginate una specie di lettiera per gatti di quelle chiuse, molto più grande, da cui potete, quando necessario estrarre il cassetto e pulirlo, senza avere l’inconveniente di una pulizia ordinaria. Con un paio di semplici gesti il cassetto è pulito.Comprare le galline per le uova non è solo un gesto da hobbista ma un vero gesto di scelta di consumo sostenibile e di risparmio economico se visto in un arco di tempo lungo. Uno dei proprietari di un pollaio urbano a Londra conferma che un uovo biologico costa diversi pound. Invece così con i pochi centesimi di mangime, ha sostenuto la produzione di uova di un intero mese.
I polli, come dice Martyn Williams l’allevatore urbano, “Costano poco e mangiano gli scarti della cena”. Inoltre il simpatico allevatore per hobby, raccogliendo le foglie secche del giardino fa capire che ciò che fino a qualche tempo fa doveva raccogliere e compostare oggi, ha una seconda vità, perchè viene messa nel pollaio per permettere agli animali di nutrirsi dei lombrichi o altro razzolando come farebbero in natura a beneficio della loro salute e del gusto di chi si mangerà le uova la mattina; uova che sapranno di campagna anche in città.E per tutti quelli che non riescono o non possono permettersi un pollaio come rivincita rimane quella di fare una visita alla cascina appena fuori città per farsi una scorta di uova fresche!

Fonte:

testi: Davide Ciccarese

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Ricetta tipica delle Marche: liquore di prugnole selvatiche

Prima di iniziare a leggere questo post cosa ne dite di assaggiare un “goccio” di questo liquore di prugnole selvatiche? Vi dico subito che per anni questo rosolio mi ha incuriosito e che, per la prima volta, sono riuscita a realizzare quest’anno.Il tutto è iniziato quest’estate durante la raccolta delle more per la mia marmellata, quando tra i rovi ho individuato alcuni arbusti con delle piccole prugne ancora acerbe. Un’immagine molto suggestiva, intervallate  da tante minuscole foglie verdi c’erano loro, altrettanto minuscole da sembrare delle bacche.

Incuriosita ho chiesto informazioni a mio cognato, Angelo, grande esperto nel settore dell’agricoltura, che mi ha spiegato che questi frutti dal sapore asprigno sono le famose prugnole selvatiche usate per realizzare sia le ottime marmellate adatte per accompagnare i formaggi, sia il liquore a base di grappa. Ma indubbiamente il mese di agosto non era il mese della raccolta!!!
Quindi dopo aver ottenuto queste informazioni non mi è rimasto che tenere sotto osservazione gli arbusti e chiedere quotidianamente ad Angelo quando avrei potuto utilizzare questa miriade di piccoli frutti dal colore blu pervinca.
Avevo ormai perso ogni speranza, la bella stagione era terminata, gli arbusti avevano iniziato a perdere le foglie e l’inverno era ormai alle porte con il suo freddo. Ed ecco che alla fine di dicembre mi vedo arrivare mio cognato con un bellissimo cesto di prugnole ormai mature dal colore violaceo e pronte per essere utilizzate.
Ormai sapere tutti quanto sia grande la mia passione per le marmellate, simbolo della possibilità di mettere in un barattolo la stagionalità di un prodotto che poi si potrà assaporare nel tempo.
Ed ecco tutti all’opera per poter deliziarci di un bicchierino di liquore di prugnole selvatiche. Abbiamo versato un litro di grappa in un contenitore con un chilo di prugnole selvatiche e abbiamo lasciato riposare per quaranta giorni. Trascorso questo periodo abbiamo filtrato il tutto, abbiamo scaldato un litro di ottimo vino rosso con circa quattro etti di zucchero mescolando continuamente  per farlo sciogliere. Infine abbiamo unito i due liquidi: la grappa aromatizzata alle prugnole ed il vino zuccherato. Abbiamo imbottigliato ed ora non ci rimane che assaggiare.
Vi garantisco che l’esperimento è perfettamente riuscito: ottimo è il suo profumo intenso, delizioso è il suo aroma e gustoso, ma allo stesso tempo aspro e forte, è il suo sapore dove si avverte indubbiamente la nota tannica del frutto selvatico.
Un ultimo assaggino e …  cincin!!!
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Come coltivare: tutti i segreti per un orto fai da te

Come coltivare

Oggi impariamo insieme come coltivare il proprio orto. Poco tempo fa’, alcuni studi hanno dimostrato come possiamo recuperare un po’ di benessere dalla frenesia settimanale, passando un po’ di ore nel verde, come ad esempio nell’orto di casa. Sembrerebbe che tenere un orto aumenti anche l’autostima e favorisce la riduzione dello stress, grazie a quella che viene chiamata Green Therapy. Il processo è molto semplice: coltivando gli ortaggi e dando vita ad un raccolto, ci sentiamo in grado di essere autosufficienti e al tempo stesso capiamo che per la buona riuscita di qualcosa ci vuole costanza ma soprattutto pazienza.

Vediamo insieme adesso qualche consiglio utile per creare il vostro orto e iniziare a coltivarci i primi prodotti.

  • Come realizzare un orto su misuraOrto su misuraSe avete un giardino abbastanza grande per ritagliare un po’ di spazio, potrete creare un bel orto su misura per le vostre esigenze, in modo da piantare ortaggi e piante adatte ai gusti vostri e della vostra famiglia. Vi basterà trovare un posto ben soleggiato ma riparato dal vento e dal gelo dei mesi più freddi. Se avete cani o gatti, vi conviene recintare questo spazio con dei paletti e una rete metallica. Basteranno una quarantina di metri quadri per un uso famigliare.
  • Coltivare i pomodoriColtivare i pomodoriCosa c’è di meglio di un po’ di pomodori nel proprio orto? Questa pianta predilige i terreni nutrienti e ricchi, con un drenaggio efficace. Teme la siccità e il clima troppo freddo, quindi conviene garantirgli un clima abbastanza mite. Il terreno deve prima essere vangato di una quarantina di centimetri, poi fertilizzato per tutto l’autunno precedente alla semina In primavera potremo piantare i semi e dopo i primi mesi dovremo estirpare le piantine più esili, lasciando spazio a quelle più forti. Importante innaffiare regolarmente, anche tutti i giorni, al mattino o alla sera quando il sole è già basso. Non dimenticatevi infine i sostegni per farle crescere verticalmente.
  • Le fragoline di boscoFragoline di boscoLe fragoline di bosco esistono in grandi quantità in stato selvatico ma è possibile coltivarle nell’orto di casa nostra. Ci sono diverse varietà esistenti come ad esempio le Reine des Vallées e le Blanche de bois. Veniamo alla coltivazione. Posizionate la pianta in un posto poco assolato. Piantate le piccole piante lasciando un metro tra un filare e l’altro di fragole e circa 40 centimetri tra una pianta e l’altra. Ricordate che il colletto delle piante deve affiorare dal terreno. Annaffiate regolarmente. Se volete mettere le fragoline in un vaso usate un mix di terra composto da torba e piccoli pezzi di corteccia decomposta). Ogni mese date concime completo del tipo 8/5/15. Il vaso deve essere posizionato a mezz’ombra e deve essere annaffiato goccia a goccia.

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Rimedi fai da te contro le zanzare, naturali e adatti a tutti

rimedi naturali zanzare

Ogni anno è la stessa storia: le zanzare tentano in tutti i modi di rovinarci l’estate. Ma non sarà così se adotterete i nostri rimedi naturali per tenerle lontane da casa vostra. Se non avete alcuna intenzione di far loro del male, dando la caccia per tutte le stanze a questi piccoli insetti in grado di farci fare più notti insonni del nostro bebé, e se volete risolvere la situazione drasticamente, ma senza ricorrere alla chimica, adottando un approccio più naturale, più adatto se avete dei bambini in giro per casa, ecco che i vecchi consigli della nonna sono davvero un toccasana. Ci permettono non solo di risolvere ogni problema in maniera naturale, ma anche di risparmiare qualche soldino… Oltre che la vita delle zanzare!

Come fare per tenere lontane le zanzare da casa nostra e dalla nostra pelle, stanca di essere punta? Ecco tanti consigli pronti per voi!

  • Piante anti zanzare: la Catambra è sicuramente la più efficace, ma anche i gerani e la menta non sono niente male e possiamo piantarli sia in giardino sia sul balcone. Ma occhio ai ristagni di acqua nelle fioriere, nei vasi e negli innafiatoi, perché causano molti danni alla nostra lotta contro le zanzare.
  • Capi di abbigliamento repellenti: lo sapevate che esistevano in commercio lenzuola, t-shirt, maglie per ogni età che tengono lontane le zanzare? Ma esistono anche dei colori che dobbiamo evitare se vogliamo uscire indenni dall’estate: il nero e il rosso sono da bandire, mentre il bianco non le attrae per niente!
  • Repellenti naturali: l’Olio di Neem è davvero fenomenale: garantiamo che tiene a distanza le zanzare. Non ha una gran profumazione, però, quindi tiene alla larga anche i rapporti sociali…  Anche la citronella, può venire in vostro soccorso (occhio però agli allergici, è una graminacea: esperienza personale!), così come il Ledum Palustre (che possiamo assumere in granuli per tutta l’estate), la menta e l’estratto di geranio.
  • Casette dei pipistrelli: ormai le vendono un po’ dappertutto e sono delle vere e proprie casette da installare in alto sul balcone o sopra le finestre. Le bat-box pare siano proprio efficaci, perché attirano i pipistrelli che sono ghiotti di zanzare!
  • Zanzariere: lo strumento più usato per tenere lontano da casa le zanzare. Potete anche realizzare la vostra zanzariera fai da te se non volete spendere troppi soldi!
  • Rimedi fai da te: tra i rimedi che funzionano meglio abbiamo l’aceto e il limone in un piatto, candele di citronella, aglio e peperoncino da mangiare (pare che gli insetti non amino molto l’odore che lasciano nel nostro sudore!!!!), una cipolla tagliata in un piatto.

E se proprio vi hanno punto, ecco la nostra ricetta naturale per un olio lenitivo contro le punture di zanzara!

Foto di Federico Soffici.

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Coltivare l’orto

Nel coltivare l’orto ogni stagione permette determinate semine! Oggi ci occupiamo dell’estate

coltivare l'ortoGIUGNO

Seminare all’aperto i fagioli rampicanti, i fagioli nani, l’invidia, la lattuga, i piselli tardivi, i ravanelli, gli spinaci estivi e le rape estive. Piantare i broccoli, i cavoli autunnali ed invernali, i cetrioli e i porri. Raccogliere gli asparagi, i carciofi, i broccoli tardivi, la lattuga e le patate novelle.

LUGLIO

Seminare all’aperto le barbabietole, i cavoli cappuccio, le carote, l’invidia, il cavolo rapa, la lattuga, i piselli tardivi, i ravanelli, il radicchio invernale, le bietole, le rape invernali( alla fine di luglio). Raccogliere i carciofi, i fagioli nani, i fagioli rampicanti, i cavolfiori, la lattuga, le patate, i pomodori e le rape estive.

AGOSTO

Controllare che il mais non sia già maturato. Seminare all’aperto i cavoli primaverili, i cavolfiori, la lattuga autunnale e invernale, le cipolle, gli spinaci invernali e le rape.

Raccogliere i fagioli nani, le zucchine, i piselli, le cipolle, le patate, i ravanelli, gli spinaci, le bietole, il mais e i pomodori. Segreti per coltivare l’orto.

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Coltivare l’orto

Nel coltivare l’orto a casa bisogna sapere che ogni stagione permette delle verdure…AUTUNNO

coltivare l'ortoSETTEMBRE

Mese più vivo. Per coltivare l’orto seminare con estrema cura all’aperto la lattuga, i rossi ravanelli, gli spinaci invernali e piantare a mano i cavoli estivi.

Raccogliere i fagioli rampicanti, le barbabietole, i broccoli precoci, i cavoli estivi,le carote, i cavolfiori, i porri, le zucchine, gli spinaci, il mais, i pomodori e le rape.

OTTOBRE

Per coltivare l’orto , seminare con dedizione all’aperto la lattuga primaverile e piantare i cavoli primaverili. Raccogliere i cavoli estivi, le carote, i cavolfiori, il sedano, i cetrioli, l’invidia, il cavolo riccio, i porri, i piselli tardivi, gli spinaci versi e le cipolle di tropea, delicatissime.

NOVEMBRE

Se il terreno è abbastanza profondo fare una doppia vangatura dove si intendono piantare piselli e fagioli. Proteggere gli spinaci invernali con delle opportune coperture. Raccogliere i cavoli, i broccoli, il sedano, i porri, la cicoria, la lattuga, gli spinaci, le bietole e rape

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Calendario orto

Distinguiamo i vari movimenti della luna e insieme i vari ortaggi da piantare grazie al nostro calendario dell’orto

calendario ortoProviamo a dar vita a un calendario dell’orto, in base ai movimenti della luna, e sopratutto distinguendo quali sono i principali ortaggi da piantare e sopratutto quando. Nell’orto devono essere seminate a luna calante tutte le specie che fioriscono anticipatamente rovinado per questo la semina: ravanelli, cavoli, cavolfiore, broccoli, finocchi, cicoria, lattuga, aglio, rucola, cipolle, porro, carote, bietola e patata. Nel momento in cui queste specie siano seminate con la luna crescente, il suo ciclo vegetativo potrebbe essere più breve col rischio della salita a fiore di parecchie piante. Peperoni, pomodori e melanzane seminate a luna calante sono dotate di uno sviluppo più contenuto ed una produzione maggiore. Ogni trapianto di specie che diffusamente vengono seminate nel semenzaio (basilico, peperone, pomodoro, melanzana, cavolo, lattuga, cavolfiore, broccolo, sedano, cipolla, porro etc.) devono essere eseguiti con la luna nuova o la luna crescente, visto che in queste fasi le piantine bypassano velocemente la c.d. crisi di trapianto, hanno una buona ripresa vegetativa e un buon attecchimento.

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Coltivare l’orto

Eccovi il modo per come coltivare l’orto nel giardino di casa e dove posizionare l’appezzamento!

coltivare l'ortoLa verdura per coltivare l’orto ha di solito un profumo e una fragranza che non sempre i prodotti esposti nei negozi di ortaggi riescono a garantire. Ogni giardino, quindi, dovrebbe sempre ospitare un piccolo orto capace di fornire un raccolto sufficiente per tutto l’anno.

La zona da destinare alla coltivazione degli ortaggi deve essere aperta e luminosa e quindi distante da alberi e da steccati, che impedirebbero ai raggi solari di investirla direttamente. Dopo il sole, per un orto è fondamentale l’acqua che favorisce la crescita degli ortaggi. Di conseguenza, se il terreno è lontano da una qualunque fonte di acqua, per prima cosa bisogna provvedere alla costruzione di un impianto idrico. Se la zona da destinare all’orto risulta molto ventilata, è sufficiente apportare una siepe alta 60 cm. Un piccolo terreno soleggiato, acqua e tanta passione saranno dunque gli ingredienti sufficienti per la realizzazione del tuo orto, che ripagherà certamente il tuo impegno, con tante verdure profumate e freschissime, con un notevole risparmio e maggiori garanzie di qualità rispetto alle verdure acquistate in negozio.

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Coltivareorto.com

Per coltivare un orto bisogna tenere a mente come concimare il terreno e quando poterlo farecoltivareorto.comTutto ciò che rende il terreno fertile e lo mantiene produttivo, impedendo che diventi sterile, è chiamato concime. Questo è da sapere per coltivare un orto. Il migliore tra i concimi è senza dubbio quello che se ne ricava dal bestiame allevato perché contiene più sostanze nutritive. Con il termine concime animale non rappresentiamo solo lo sterco e l’urina, ma anche le frattaglie di carni, il sangue, la peluria e residui di pelli: tutte sostanze che una volta putrefatte sono utili a fertilizzare il terreno. Un miglior concime si ottiene stendendo sotto le lettiere delle bestie un leggero strato di terra, che lo assorbe. Comunque il concime deve essere sempre tenuto al coperto, affinchè agenti atmosferici non possano rovinarlo. Per ogni tipo di campo poi corrisponde un tipo di letame diverso: un campo debole e arenoso, richiede un letame umido e grasso; mentre per le terre umide e forti, è preferibile un concime rilevato da bestie da soma, perché secco.

Un metodo molto diffuso per concimare naturalmente la terra, è anche il “sovescio”. Quest’ultimo oltre a rendere la terra più fertile, consente di risparmiare la fatica di trasportare sul posto i concimi, che magari vengono tenuti in luoghi lontani, un operazione a volte molto gravosa.

E’ comunque consigliabile che qualunque pianta per sovescio nelle terre forti e tenaci, sia lasciata indurire maggiormente prima di essere sotterrata; pertanto è preferibile seminarla anzitempo, piuttosto che lasciarla fruttificare. Il sovescio non è solo consigliato come concime, ma anche come diserbante: inoltre, oltre che a soffocare le erbe nocive, libera il terreno dagli insetti dannosi. Il periodo migliore per concimare è l’autunno o l’inverno. Per avere una concimazione ottimale queste sono alcune dritte:

1) Stesura uniforme del concime;

2) Maggiore somministrazione alle terre fredde;

3) In pianura ne occorre meno che sui pendii;

4) Se ne deve somministrare una giusta dose, per non pregiudicare il raccolto.

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Proseguono gli appuntamenti con “La Fattoria degli Studenti”, il progetto didattico promosso dalla CIA di Siena che coinvolge i ragazzi delle scuole elementari e medie inferiori
Autore originale dell’articolo:

I primi alunni a entrare “virtualmente” in fattoria, sono stati i bambini delle scuole elementari di Serre di Rapolano e di Chiusdino (Siena) che il 5 febbraio hanno incontrato gli esperti e imparato a conoscere meglio i segreti dell’orto e dell’alternarsi delle stagioni.
Nell’incontro in aula abbiamo imparato che l’orto è l’appezzamento di terra coltivato più vicino all’abitazione del contadino. In genere, occupa una superficie di varie decine di metri quadrati, all’interno dei quali vengono piantati ortaggi e erbe aromatiche di ogni tipo, a seconda dei periodi dell’anno. Ci è stato fatto notare che l’orto deve essere realizzato in una zona ben esposta al sole nel periodo primaverile/estivo e durante l’Inverno al riparo dal vento e soprattutto dalle gelate. In ogni stagione, infatti, l’orto può essere produttivo, grazie all’esperienza dell’agricoltore che decide l’ortaggio da piantare in base alla stagione, al tipo di terreno e alla posizione geografica.

Negli orti vicino a casa nostra troviamo spinaci, cavolfiore, sedano, rape e patate in inverno; piselli, asparagi, bietole, insalata in primavera; pomodori, zucchine, fagiolini e melanzane in estate; carote, finocchi, verze e cachi in autunno.
Abbiamo appreso che per ottenere una produzione scaglionata ed avere sempre ortaggi freschi, l’agricoltore dilaziona la semina durante l’arco dell’anno e tiene conto della rotazione, alternando cioè le colture che tendono a sfruttare il massimo del terreno (ortaggi da bulbo, tubero o radice) con colture che rilasciano al terreno sostanze che lo arricchiscono aumentandone la fertilità (es. pomodori, leguminose) o che lo fanno riposare (es. cavoli). Solo in questo modo si otterrà il massimo rendimento senza impoverire il terreno: è bene che ogni ortaggio non
cresca nello stesso posto prima di 3 o 4 anni. Nell’orto oltre alle verdure ci possono essere alberi, alberi da frutto, erbe e fiori di campagna. Di questi ultimi, quelli più frequenti sono la malva, la mentuccia, le margherite, la salvia e i papaveri. Alcune di queste piante vengono utilizzate in cucina come aromatizzanti, mentre altre come semplice decorazione.

La nostra visita è proseguita poi all’interno dei campi coltivati e nei suoli attorno alla casa colonica. Ci è stato perciò detto che per fare in modo che ogni anno i prodotti agricoli siano genuini, è importante mantenere il terreno fertile senza provocarne l’inquinamento. Nei campi, infatti, l’uso incontrollato di diserbanti, pesticidi, antiparassitari e fertilizzanti chimici può causare danni notevoli all’ambiente e alla salute dell’uomo. Queste sostanze chimiche sono pericolose: in parte si depositano sulle foglie delle piante e vengono ingerite dagli animali erbivori, in parte vengono trasportate dalla pioggia e finiscono nei fiumi, nei laghi e nel mare oppure penetrano nel terreno, giungendo fino alle falde acquifere sotterranee. La loro potenza è tale da contaminare la catena alimentare e da danneggiare l’organismo umano che si nutre di vegetali, erbivori e di carnivori.
Gli incontri si sono poi conclusi con tante curiosità e aneddoti che, meglio di ogni altor sapere, tramandano la tradizione di un mestieri antico come il mondo: quello del contadino, il simpatico omino con le scarpe grosse e dal cervello fino!

Achille Prostamo

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18 aprile 2013

SE MANCA LA LUCE SOLARE GLI ORTAGGI NON CRESCONO

La luce è essenziale per la crescita degli ortaggi

Si sente parlare spesso di buona esposizione ed orientamento dell’orto. Sono condizioni che nascono dalla necessità delle piante di ricevere una buona illuminazione solare. Il sole infatti è indispensabile per la crescita delle piante.

L’orto deve essere comunque posto in una posizione che consenta alle piante di ricevere una adeguata quantità di luce solare. Questo significa che il sole, da quando sorge a quando tramonta, dovrebbe illuminare con continuità il terreno ove abbiamo sistemato i nostri ortaggi.
Questo requisito si chiama ESPOSIZIONE. Oltre a considerare il percorso del sole, bisogna tener conto anche degli ostacoli naturali che impediscono al sole di illuminare le piante, cioè gli ostacoli che DANNO OMBRA (muri, alberi, casotti, ecc.).L’esposizione si verifica considerando i punti cardinali. Il sole sorge a EST e tramonta a OVEST. Occorre dire che l’alba e il tramonto non avvengono sempre esattamente a est e ovest: questo succede solo due volte all’anno, in corrispondenza degli equinozi. A queste date (convenzionalmente  21 marzo, equinozio di primavera e 21 settembre, equinozio d’autunno) la notte e il giorno hanno durata uguale e il sole sorge esattamente a est e ovest. Negli altri giorno dell’anno sorge e tramonta PIU’ O MENO  a est e ovest, ma per l’orientamento del nostro orto queste differenze sono tollerabili anche perché non potremmo spostare il nostro orto come un girasole.
 
 La luce solare è indispensabile per la crescita delle piante

 


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Inoltre l’orto deve essere esposto a SUD, cioè è bene cha non vi siano in direzione SUD muri, case, e altri ostacoli ombreggianti. Per stabilire quale è approssimativamente il sud mettiamoci in modo da avere alla nostra sinistra la direzione dell’alba, e alla destra la direzione del tramonto. In questa posizione il sud è DI FRONTE a noi, il nord ALLE SPALLE. Si dice che questo orto è ESPOSTO A SUD. E’ la posizione migliore, questo orto riceve sole dall’alba al tramonto.Specialmente sui balconi, si possono avere esposizioni diverse, cioè il terrazzo, rispetto al muro su cui si appoggia, può essere aperto verso SUD (ottimo) oppure verso SUD-EST o SUD-OVEST (esposizione accettabile). Se invece il vostro balcone è esposto a NORD, rinunciate e coltivarci un orto. Se è esposto a NORD-EST o NORD-OVEST riceverà sole in misura insufficiente per la maggior parte degli ortaggi, potete provare quelli a foglia (insalate, spinaci, ecc.)Maggiori dettagli sull’orientamento li trovate sul post precedente:
L’orientamento, un aspetto indispensabile spesso trascuratoLa quantità di luce ricevuta dalla pianta influisce pesantemente sulla crescita e sulla produzione dei frutti. Una luce insufficiente può ritardare, ridurre o addirittura impedire la fruttificazione.
 
Zone utili e disposizione delle file nell’orto

ORIENTAMENTO DEI FILARI

Un altro aspetto importante è quello dell’orientamento dei filari. Occorre disporre le file di piante facendo in modo che ogni fila non dia ombra all’altra, specialmente quando le piante sono alte come pomodori o fagiolini rampicanti. Per ottenere ciò disponete i filari sempre in direzione est-ovest, mai in direzione nord-sud.

 

La figura in alto rappresenta l’effetto della luce sulla crescita delle piante. Le tre piante di cavoli natalini rappresentate sono state piantate tutte assieme a metà settembre, la situazione ripresa dalle foto è quella di fine novembre.
Il cavolfiore della foto A è cresciuto esposto a sud, in pieno sole. Quello della foto B è sempre coltivato con una esposizione a sud, ma per alcune ore del giorno è ombreggiato da una pergola di vite rampicante; si nota chiaramente la dimensione inferiore. Quello della foto C non ha ancora cominciato a formare la testa; questo cavolfiore è stato piantato nei pressi di un lato della casa, esposto a ovest, per cui riceve luce diretta, in novembre, solo due o tre ore al giorno. E’ prevedibile che la produzione di questo cavolfiore verrà ritardata almeno fino ad aprile.

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L’orto classico è sempre stato coltivato su aree di terreno concimate ogni anno, ripetutamente, tramite l’aggiunta di concimi organici, come le deiezioni animali. Per questo, quando si parla di terra da orto, si intende una terra ben grassa e fertile. Purtroppo negli ultimi decenni diversi fattori hanno fatto sì che gli ortaggi venissero coltivati in terreni sempre meno fertili: da qui l’esigenza di aggiungere elementi nutritivi a base di concimi chimici. Anche nei piccoli orti domestici diventa sempre più difficile fornire annualmente le dosi minime necessarie di concimi organici, per diversi motivi quali i problemi di gestione pratica e igienica degli stallatici, la difficoltà di reperimento dovuta alla rarefazione delle stalle e, nelle zone più abitate, i problemi di convivenza con il vicinato. Gli ortaggi sottraggono grandi quantità di nutrimento al terreno, la cui fertilità va integrata ad ogni nuova coltivazione; dunque, oltre a soffermarsi sulla concimazione organica, questo libro esplora anche le tecniche di concimazione chimica.

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08 gennaio 2013

CONSOCIARE I CAVOLI? SI PUO’, MA SONO SCHIZZINOSI

CONSOCIARE I CAVOLI? SI PUO’, MA SONO SCHIZZINOSI

La consociazione è una pratica diffusa nei piccoli orti. Consociare ortaggi significa coltivarli assieme, negli stessi spazi, intercalandoli. Con questa tecnica si sfrutta meglio il poco terreno disponibile. Anche la consociazione è un’arte: non tutte le consociazioni sono possibili perché, mentre alcune piante “simpatizzano”, altre, decisamente, “antipatizzano”
 
File di cipolle e cavoli coltivate una accanto all’altra
Possono essere consociati molti ortaggi, se si verificano due condizioni:- la prima è che pur convivendo nello stesso terreno, ne usino le sostanze in quantità e qualità che non danneggia la nutrizione dell’altra specie; nei fatti, non èp mai vene consociare verdure della stessa famiglia.- la seconda è che raggiungano la massima occupazione dello spazio in tempi diversi, in modo che una non sovrasti e non soffochi l’altra.
Cavolo in vaso consociato con cipolla
Per esempio si può coltivare la lattuga accanto alle piantine di peperone appena trapiantate, nella certezza che, quando il peperone sarà tanto cresciuto da togliere aria e luce alla lattuga, questa sarà già stata raccolta.Ci sono poi casi nei quali la consociazione è addirittura consigliata, quando una pianta, per esempio, respinge i parassiti della seconda.
 
Ancora cavolfiori e cipolla in vaso
I cavoli in genere sono piante che si espandono molto abbastanza rapidamente, e sono molto voraci nel consumo delle sostanze fertilizzanti del terreno.Possiamo considerare due casi.Primo: consociazioni del tutto sconsigliate. Eviteremo senz’altro di coltivare patate o ravanelli assieme ai cavoli.Secondo: Consociazioni possibili. Sono possibili, anche se non raccomandate, le consociazioni dei cavoli con cetrioli, fagiolini,  finocchi, lattuga, piselli, pomodori, spinaci.Terzo: Consociazioni consigliate. Una consociazione decisamente consigliata per i cavoli è quella in associazione con le cipolle.
In un grosso vaso sono consociati peperoni e lattuga. spunta anche (da un vaso vicino) un tralcio di zucca
VEDI ANCHE: POMODORI. SCEGLIAMO LE VARIETA’ DA COLTIVARE NELL’ORTO O SUL BALCONE  FOGLIE INGIALLITE: CLOROSI FERRICA E CHELATI DI FERRO AVETE ACCESO IL CAMINETTO? NON BUTTATE LA CENERE MALATTIE DELLE FAVE: L’OCCHIO DI PAVONE O CERCOSPORA  LE MINI-MELANZANE DA ANTIPASTO SI POSSONO COLTIVARE ANCHE IN VASO SUL BALCONE LA ROTAZIONE DELLE COLTURE NELL’ORTO SPIEGATA IN POCHE PAROLE SEMPLICI   Nasce “COLTIVARE L’ORTO EDITRICE” con un catalogo tutto dedicato all’orticoltura   VERDURE D’INVERNO: SEMINA E TRAPIANTO DELLA BIETA A COSTE ORTO. PREPARAZIONE ALLE SEMINE. VANGATURA E CONCIMAZIONE  GENNAIO NELL’ORTO. TABELLA DELLE SEMINE ALL’APERTO E IN SERRA FREDDA O CALDA
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’ORTO DELLA BUONA FORTUNA. BUON ANNO CON GLI ORTAGGI FORTUNATI

Anno nuovo, coltiviamo le piante portafortuna

Nel momento in cui finisce un anno, come si usa fare da sempre, ci auguriamo tanta fortuna e felicità per l’anno nuovo. Fortuna e felicità che potrebbero essere propiziate, secondo la tradizione, coltivando alcune piante speciali apportatrici di effetti benefici per la casa che le ospita. In questo post passiamo in rassegna alcune delle più note “piante della buona fortuna”
In tutte le epoche incantesimi e vegetazione sono stati legati a doppio filo. Esiste perfino una scienza occulta, detta ierobotanica, che studia gli influssi magici delle piante. Naturalmente ognuno è libero di credere o meno alla magia delle piante, tuttavia è innegabile che molte, specialmente le officinali, abbiano fama di piante portafortuna. Spesso questa credenza non è basata sul nulla, ma su effettivi effetti benefici. Per esempio, come non considerare fortunata una pianta che allontana gli insetti dannosi, come il, tagete, o i piccoli mammiferi sgraditi, come fa la ruta con i topi?
 
La salvia porta prosperità e buona salute
Se poi vogliamo veramente credere che un infuso di angelica spruzzato nella casa allontana le sventure, si tratterà, in fondo, di un peccato veniale; tenendo sempre presente la famosa commedia di Peppino De Filippo “Non è vero, ma ci credo”. Vediamo allora una piccola rassegna di piante portafortuna.
 
L’agrifoglio tiene lontani gli spiritelli dispettosi
La prima che vogliamo citare è il Vischio (Viscum album). E’ la pianta raccolta dai druidi all’inizio dell’anno nuovo, considerata sacra e dono degli dei come la quercia. Secondo una leggenda nordica teneva lontane disgrazie e malattie; continua in molti paesi a essere considerato simbolo di buon augurio durante il periodo natalizio: diffusa è infatti l’usanza, originaria dei paesi scandinavi, di salutare l’arrivo del nuovo anno baciandosi sotto uno dei suoi rami.
 
L’amaranto attira le fate. Se volete farvele amiche mettete una pianta nell’orto
Agrifoglio. L’agrifoglio è simbolo di gioia, e tiene lontani i folletti dispettosi. Rosa. Portare al collo un sacchettino pieno di petali di rosa essiccati proteggerebbe dalla calunnie e dal malocchio. Ninfea. Pianta da regalare a chi si accinge a intraprendere un’azione fuori dal comune, o un grande cambiamento. E’ la pianta adatta per chi ha bisogno di molta fortuna. Quercia Negli USA si preferisce ancora costruire la casa vicino ad una quercia imponente, nella convinzione che ciò porti fortuna agli abitanti.

Il rosmarino rinsalda la fedeltà dei legami
Aglio. L’aglio, come universalmente noto, scaccia i vampiri e gli spiriti cattivi; si regala uno spicchio d’aglio a chi si accinge ad intraprendere un viaggio per mare. Alloro. Pianta sacra al Dio Apollo, non viene mai colpito dai fulmini: ecco un buon motivo per tenerlo vicino alla casa. Pare anche che qualche foglia sotto il cuscino ispiri sogni profetici, come fa anche l’Artemisia Tasso. Una pianta di tasso nel giardino attira i fantasmi buoni. Primula. Si è sempre ritenuto che la primula sia una pianta in grado di attirare la fortuna.
 
Il dragoncello protegge dalle malelingue
Biancospino. Pare che durante la fuga in Egitto abbia nascosto la sacra Famiglia ai soldati di Erode: da allora ha avuto il dono di essere un potente talismano contro streghe e demoni, e tiene lontani i serpenti. Zucca. Svuotate una zucca, fatela essiccare e poi riempitela d’acqua: potrete usarla per scrutare il futuro, come se fosse una sfera di cristallo. Le zucchette vuote e riempite di semi si possono scuotere per allontanare gli spiriti maligni. Viola. Cogliere la prima viola di stagione fa avverare un desiderio.
 
Un sacchettino di foglie di rosa protegge dal malocchio
Camomilla. Favorisce la fortuna in genere e le entrate di denaro, come il Tarassaco (Dente di leone) Basilico. Allontana la povertà. Dragoncello. Protegge dalle malelingue. Rosmarino. Favorisce la fedeltà coniugale. Salvia. Dona prosperità e buona salute Quadrifoglio. Non lo avevo dimenticato, ma l’ho lasciato per ultimo perché sulla fortuna del quadrifoglio c’è ben poco di nuovo da dire.
 
L’alloro favorisce i sogni profetici

23 dicembre 2012

LA ROTAZIONE DELLE COLTURE NELL’ORTO SPIEGATA IN POCHE PAROLE SEMPLICI

Coltivare l’orto. La pratica della rotazione delle colture

Il primo consiglio per chi, accingendosi a coltivare un orto, ne vuole ricavare il maggio profitto possibile, è quello di attuare la rotazione delle colture. Questa, che è stata una delle pratiche più antiche dell’agricoltura classica (la praticavano i contadini del Neolitico) oggi  è una delle più moderne  nell’orticoltura biologica, e si basa su un principio semplicissimo: evitare l’impoverimento del terreno
 
La rotazione delle colture è una pratica antichissima, rivalutata dalle tecniche di coltivazione biologica, che consente di avere sempre prodotti sani e abbondanti anche da un piccolo appezzamento
La rotazione consiste nel non riseminare per più anni consecutivi lo stesso ortaggio nello stesso terreno.
L’esperienza dimostra che coltivando in anni successivi lo stesso ortaggio nel medesimo posto, la produzione diventa sempre minore e la vulnerabilità alle malattie sempre più elevata.  Infatti ogni pianta sottrae al terreno particolari elementi chimici in misura e con modalità diverse. Coltivando sempre le stesse piante non si dà modo al terreno di ricostituire le scorte. Coltivando ortaggi diversi, invece, il terreno si rigenera mentre viene sfruttato diversamente.
 
Rotazione su 4 anni. Primo anno
Naturalmente non stiamo parlando delle scorte di macroelementi (azoto, fosforo e potassio) che vengono usare abbondantemente da ogni tipo di ortaggio e hanno bisogno di essere ricostituite con le concimazioni annuali.* Ci riferiamo più particolarmente alle scorte di microelementi (rame, fosforo, ferro, zinco, e decine di altri a volte usati in misure micrometriche ma determinanti).* Fanno eccezione le leguminose che, anziché sottrarre azoto al terreno, lo arricchiscono
 
Rotazione su 4 anni. Secondo anno
Nella pratica ogni orticoltore con un minimo di esperienza sa che non si dovrebbe seminare lo stesso ortaggio nel medesimo appezzamento prima di tre o quattro anni. In effetti, se si arricchisce il terreno con del buon concime, la rotazione può ridursi anche a due – tre anni, ma se avete un terreno sufficientemente ampio da poter attuare una rotazione quadriennale, consiglio vivamente di farlo.
 
Rotazione su 4 anni. Terzo anno
Una buona rotazione è quella che prevede l’alternarsi sul terreno dei seguenti gruppi di ortaggi: Gruppo A – Leguminose  (Fagiolo, pisello, taccola, fava). Questi sono ortaggi detti da rinnovo, in quanto le loro radici fissano azoto ed arricchiscono il terreno. Gruppo B – Brassicacee e Chenopodiacee (Cavolo, rapa, bieta, ecc.) Gruppo C – Cucurbitacee  (Zucca, zucchina, cetriolo, ecc.) Gruppo D – Solanacee (Peperone, melanzana, pomodoro, patata)Restano esclusi dalle rotazioni annuali le coltivazioni che si protraggono per più anni (asparagi, carciofi, fragole, ecc.) tenendo conto, però, che il principio vale anche per loro: infatti,  all’esaurimento della asparagiaia, sarà vivamente sconsigliato il reimpianto nella stessa parcella.
 
Rotazione su 4 anni. Quarto anno
In una rotazione triennale, invece, potreste  mettere insieme i due gruppi che abitualmente coltivate di meno. In questo modo gli altri due avrebbero maggiore spazio.
 
Schema di rotazione triennale. Nel settore CD si coltivano i due gruppi meno usati
VEDI ANCHE: VERDURE D’INVERNO: SEMINA E TRAPIANTO DELLA BIETA A COSTE ORTO. PREPARAZIONE ALLE SEMINE. VANGATURA E CONCIMAZIONE  GENNAIO NELL’ORTO. TABELLA DELLE SEMINE ALL’APERTO E IN SERRA FREDDA O CALDA
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Nasce “COLTIVARE L’ORTO EDITRICE” con un catalogo tutto dedicato all’orticoltura

Una nuova Casa editrice per chi ama coltivare l’orto

Tra le aree editoriali mirate ai più diversi settori di nicchia ne mancava una dedicata a chi ama coltivare l’orto, nonostante questo settore d’interesse stia crescendo di mese in mese in modo esponenziale. Lo testimoniano i numerosissimi siti e blog presenti sul web. Il curatore dei più diffusi, che è anche autore di diversi libri sull’argomento, aggiunge alla sua attività questa nuova avventura editoriale
Già 2000 anni fa lo scrittore romano Lucio Giunio Moderato Columella, introducendo la sua opera  “L’Arte dell’Agricoltura”, affermava che “la scienza agricola, che senza dubbio è vicina, per nobiltà e importanza, alla sapienza, non ha né chi la insegni né chi la impari”. E continuava affermando che la società del suo tempo avrebbe potuto senz’altro fare a meno di molti filosofi e parlatori, arti per le quali esistevano molte scuole, ma non avrebbe potuto fare a meno dei prodotti della campagna:  nonostante ciò, non erano previste scuole che ne formassero gli operatori.
 
Lo scrittore romano Lucio Giunio Columella lamentava che, pur essendo l’agricoltura una delle arti più utili allo Stato, non esistevano scuole per insegnarla
La situazione attuale è la stessa: mentre crescono sempre più le persone interessate alla coltivazione dell’orto, non esistono scuole né insegnanti ma ogni cosa è affidata all’esperienza diffusa,  alimentata dalle tradizioni locali e dal “sentito dire”. Questo è causa, spesso, di insuccessi e delusioni.
Il curatore di molti blog dedicati all’argomento, tra i quali questo, è Bruno Del Medico,  autore del libro “500 segreti per avere un orto meraviglioso”. L’esperienza di un hobby coltivato per più di mezzo secolo gli consente oggi di trasformarsi in imprenditore del settore e proporsi con cognizione di causa come una delle istanze più titolate per supplire alla mancanza di riferimenti culturali certi.
 
Due titoli presenti njel catalogo delle edizioni Coltivare l’orto
La nuova casa editrice, che prende il nome “Coltivare l’orto” per evitare ogni equivoco sulla propria vocazione, nasce con un catalogo di quattro titoli ai quali se ne aggiungeremmo altri otto nel corso del 2013.
Al momento i libri sono acquistabili nelle migliori librerie online, ma l’acquisto può essere più veloce (e accompagnato da sconti e omaggi) se effettuato da gennaio sul sito della editrice, www.coltivarelorto.it  mente al momento i libri si possono acquistare da tutti i blog creati dall’editore e dal sito www.delmedico.it
Naturalmente blog e siti del network continueranno ad avere la funzione di fornire preziosi consigli ed aiuti a tutti i visitatori. Sui blog sono anche disponibili e-book gratuiti dedicati all’orto.
 
Altri due titoli presenti njel catalogo delle edizioni Coltivare l’orto. Il programma editoriale del 2013 prevede altri 8 nuovi titoli

COLTIVARE ORTAGGI. E’ DISPONIBILE IL NUOVO CATALOGO-GUIDA DI SEMENTI F.LLI INGEGNOLI

Nuovi cataloghji per l’orto

Tra i migliori cataloghi di aziende che vendono per corrispondenza prodotti per orto e giardino segnalo anche quest’anno il Catalogo-Guida2013 dei Fratelli Ingegnoli

Anche quest’anno la Ingegnoli ha prodotto uno stupendo catalogo illustrato di 200 pagine, contenente una mastodontica rassegna di prodotti per orto e giardino ordinabili ed acquistabili per corrispondenza.Tra le novità di sementi per l’orto quest’anno troviamo varietà di pomodoro, cicoria, peperone e fagiolo; una segnalazione particolare per gli agretti, detti anche Barbe di frate, un ortaggio gustosissimo sempre più presente sui banchi dei supermercati. Tra le aromatiche troviamo finalmente la Stelvia Rebaudiana, una pianta attualissima per il potere dolcificante a zero calorie delle sue foglie essiccate, che possono sostituire egregiamente lo zucchero o i dolcificanti sintetici.Il catalogo può essere sfogliato sul sito www.ingegnoli.com  e può anche essere richiesto gratuitamente in forma cartacea.
 
La copertina del catalogo

18 dicembre 2012

ORTO. PREPARAZIONE ALLE SEMINE. VANGATURA E CONCIMAZIONE

Coltivare l’orto. Preparare il terreno: la vangatura

E’ necessario vangare l’orto almeno una volta all’anno, meglio se nei mesi di minore occupazione e prima di iniziare le colture primaverili ed estive. La vangatura costituisce anche il momento per distribuire il concime, in modo che venga interrato alla profondità migliore per essere utilizzato dalle radici

L’epoca ideale per la vangatura è l’autunno, periodo in cui è umido al punto giusto senza essere bagnato e le coltivazioni estive sono terminate. In queste condizioni il terreno può essere rivoltato in modo da rendere più soffice il letto di semina e più agevole la germinazione o l’espansione delle radici per le piantine trapiantate.
La vangatura consiste nel rivoltamento del terreno fino a una profondità di 25-30 centimetri
Il terreno stesso ricava molti vantaggi dalla vangatura. Dal punto di vista fisico, portando in alto gli strati più profondi si aumenta la superficie di suolo esposta agli agenti atmosferici, che disgregano le particelle: si migliora in questo modo la struttura glomerulare e si favorisce l’aumento della porosità del terreno,con uma migliore circolazione di aria, acqua  e sostanze nutritive.
 
A sinistra una PALA, inadatta alla vangatura. Al centro una vanga dotata anche di un accessorio utile a spingerla nel terreno con il piede. A destra il rastrello del tipo più adatto nell’orto.
Aria e acqua più distribuite migliorano la solubilizzazione degli elementi chimici già presenti e di quelli aggiunti tramite la concimazione. Il movimento dello strato di terra incrementa l’attività dei microrganismi del terreno.
L’aggiunta di sostanza organica come il compost, che viene incorporato tramite la vangatura, favorisce la presenza di organismi utili come i lombrichi. D’altra parte molti insetti terricoli (e purtroppo I lombrichi stessi) vengono esposti alla superficie ed all’azione degli uccelli insettivori.
Come può presentarsi inizialmente un terreno da vangare
L’attrezzo migliore per eseguire una buona vangatura è la vanga, che può avere forme diverse ma nella sostanza è costituito da una lama metallica dritte dotata di un manico per poter essere manovrata. La forma può essere a V oppure rettangolare, e comunque deve essere abbastanza dritta de poter penetrate con facilità nel terreno. In questo senso va evitato uno strumento abbastanza simile ma del tutto inadeguato, detto, pala.  La pala si usa per raccogliere del materiale da spostare, quindi ha una lama fine e leggera, concava, adatta a raccogliere e non a penetrare. Anche il manico della  pala è ricurvo e la rende poco adatta ad essere infitta nel terreno.
 
Anzitutto il terreno va ripulito da erbe eccessivamente alte, sassi e altri ostacoli. Le erbe più basse possono essere interrate con la vangatura
Si vanga quando il terreno è umido al punto giusto, cioè, come si dice, “è in tempera”. Un  terreno troppo asciutto e secco rende estremamente faticosa la vangatura per la difficoltà di infiggere la lama profondamente; viceversa un terreno troppo bagnato aderisce allo strumento di lavoro. Occorre dire che anche il tipo di terreno influisce sulla vangatura. Un terreno argilloso, asciutto o no, è comunque lavorabile con molta più difficoltà di uno sabbioso.
 
In mancanza di letame si può usare lo stallatico pellettato, reperibile presso i Garden Center oppure, in confezioni più economiche, presso i Consorzi agrari.
La vangatura si esegue scegliendo una parcella di terreno ben definita. Vangate il vostro orto a pezzi: vi conviene scegliere, di volta in volta, una striscia larga circa due metri e lunga come l’area da vangare. Ripulite bene questa striscia da tutto quanto, in superficie, può ostacolare la vangatura: togliete perciò tutti I residui delle coltivazioni precedenti. Se il terreno è nuovo eliminate le pietre e ogni altro intralcio.
 
Prima di vangare spargete sul terreno ripulito uno strato abbondante di compost (terriccio) e lo stallatico pellettato
L’erba bassa può rimanere, restando inteso che rivoltando le zolle la interrerete. Le erbe infestanti vanno eliminate a mano a mano che si vanga, estraendole dalla terra smossa e cercando di portare via anche le radici. Un  discorso a parte merita la gramigna: questa si presenta sottoterra come delle radici bianche dotate di internodi, che colonizzano il suolo. E’ inutile strappare la gramigna in superficie se non si eliminano TUTTI gli internodi nel terreno. Questo può essere fatto solo in fase di vangatura: nelle piazzole particolarmente infestate occorre vagliare ogni palata con le mani per tirare fuori tutti gli spezzoni di radice.
Dopo aver ripulito la parcella spargetevi sopra il letame (se ne avete) oppure uno strato abbondante di compost (3-5 cm) e/o dello stallatico pellettato in misura di 150-300 grammi per metro quadrato. A questo punto, dotati di vanga e stivali, siete pronti a vangare.
 
La vangatura deve essere profonda come la lama della vanga
Per la vangatura si procede all’indietro. Posizionatevi in testa alla parcella preparata e scavate una trincea profonda quanto la lama della vanga e larga circa 25 cm, che prenda tutta la testa della parcella. La terra che eliminate scavando questa trincea la spargete con la stessa vanga buttandola all’indietro.
Ora partite da un lato della parcella, infilate la vanga nel terreno in modo da afferrate una zolla larga 15 cm e profonda come la vanga, alzate la vanga e rovesciate la zolla netta trincea che avere appena scavato. La zolla va letteralmente rovesciata, in modo che la superficie vada sotto e la parte inferiore resti in alto.
 

Dopo la vangatura, utilizzando il rastrello, livellate il terreno

Prendete una seconda zolla a lato della prima e fate la stessa cosa. Continuate così finché sarete giunti all’altro lato della parcella: ora la prima trincea sarà riempita, ma ne avrete creata un’altra.  Proseguite ricominciando dal lato in cui vi trovate, una vangata alla volta scavate la terza trincea e riempite la seconda, e così via, fino alla fine della parcella. Qui resterà l’ultima trincea, che riempirete prelevando della terra smossa con l’aiuto del rastrello dalla superficie della parcella appena vangata, tirandola nella trincea in modo da riempirla.
 
Potete tracciare le canalette che serviranno sia per il vostro passaggio che per l’irrigazione. Le prode non dovrebbero essere più larghe di 40-50 cm
Il lavoro potrà essere finito spianando bene la superficie della parcella vangata con un sapiente lavoro di rastrello, con il quale, trascinando la parte superficiale del terreno in modo opportuno, darete alla parcella una leggerissima pendenza verso la direzione in cui preferite che scorrano le acqua delle eventuali piogge:dovete assolutamente evitare che nella zona coltivata si creino avvallamenti anche minimi che possano trasformarsi in pozzanghere.
 
Vangatura del terreno
Le aiole di coltivazione dovranno essere sempre sopraelevate, rispetto il terreno dei sentierini e delle canalette di irrigazione,di almeno 10 cm. Le pozzanghere ed i ristagni di acqua asfissiano le piante. Poiché sarà sempre preferibile innaffiare per scorrimento anziché a pioggia, create tra le aiuole delle canalette nelle quali farete scorrere l’acqua (anche queste perciò dovranno avere una pendenza, anche se leggerissima, tra l’inizio e la fine).La prima volta che fate scorrere l’acqua nelle canalette questa non riesce ad arrivare fino in fondo, oppure ci arriva troppo velocemente. Mentre le canalette si riempiono d’acqua, aiutandovi con una zappa, fate in modo che la pendenza sia quella giusta per avere un riempimento omogeneo da cima a fondo. Dopo questa prima laboriosa regolazione, sia perché il fondo si assesta, sia perché voi ci camminerete regolarmente dentro, le canalette acquisteranno la capacità di riempirsi velocemente.IMPORTANTESe volete che le vostre piante prendano tutto il sole di cui avranno bisogno, fate in modo che le file (e quindi le canalette) siano disposte quanto più possibile da est a ovest, cioè dalla direzione in cui il sole sorge a quella in cui tramonta
 
Sulle prode può anche essere steso del telo nero, in funzione di pacciamante: riscalda il terreno e blocca la crescita di erbe infestanti

11 dicembre 2012

COLTIVARE LE LATTUGHE INVERNALI

Coltivare la lattuga invernale

La lattuga è un ortaggio gustoso e di facile coltivazione, che può dare verdura fresca anche nei mesi invernali. Occorre, però, fare attenzione alle varietà che si coltivano, perché sono legate alle stagioni. Esistono varietà di lattughe estive ed autunnali, come anche primaverili ed invernali. In questo post parliamo di quelle invernali, in favore di chi volesse cominciarne da subito la coltivazione

La lattuga è tra gli ortaggi più coltivati, e ne esistono in commercio centinaia di varietà. Sostanzialmente possiamo dividerle tutte in tre grandi gruppi: Le lattughe a cespo, quelle romane e quelle da taglio.
 
Lattuga Canasta
La lattuga a cappuccio ha un cespo globoso, compatto, con foglie avvolgenti; il cappuccio può essere più o meno consistente, a seconda della varietà.
Le lattughe romane hanno il cespo eretto, allungato verso l’alto e più o meno serrato.
Le lattughe da taglio hanno un cespo aperto, privo di palla, con le foglie disposte a rosetta. Si possono seminare quasi tutto l’anno, ma nei mesi invernali vanno sistemate in coltura protetta. Si usa coltivare la lattuga da taglio in vasi o contenitori che rendano più agevole la raccolta, ma può essere coltivata anche in piena terra curando molto la livellazione del piano di semina.
 
Piantine di Canasta pronte al trapianto
Per quanto riguarda le lattughe a cappuccio e quelle romane, le varietà precoci a giorno corto si possono seminare in serra da novembre a febbraio.  La semina si può fare direttamente in terra oppure in vivaio, trapiantando poi le piantine ottenute. Per i nostri orti invernali il consiglio è di acquistare delle piantine già pronte, che costano pochissimi centesimi ed evitano quel lavoro stressante e complicato consistente nel produrre delle piantine d’inverno, a meno che si possieda una serra riscaldata. Le piantine acquistate sono sane e robuste e possono essere messe in campo predisponendo una protezione per il freddo notturno e le eventuali gelate.
 
Lattuga White Boston
A seconda della zona d’Italia in cui si vive, sarà possibile una protezione sommaria con la stesura sulle piante di un telo di tessuto non tessuto nei momenti più freddi, o con l’installazione di piccoli tunnel consistenti in telo PVC steso su archetti metallici. Può essere utilissimo pacciamare il terreno con del telo plastico nero, che di giorno assorbe la luce solare e riscalda il terreno (oltre a contrastare la crescita delle erbe infestanti).Poche piante possono essere protette di notte coprendole con cappucci di plastica, vasi rovesciati, o anche, quando le piantine sono ancora piccole, coprendole con delle bottiglie di plastica tagliate a metà in modo da formare una piccola campana protettiva.
 
Lattuga Regina dei Ghiacci
Le varietà coltivate in questo modo si raccolgono da gennaio a marzo, assicurando verdure fresca durante l’inverno. L’irrigazione può essere decisamente ridotta o annullata. Anche la concimazione va ridotta perché il metabolismo rallentato della pianta n on consente lo sfruttamento del concime apportato. Anzi, è possibile che i nitrati restino nella pianta e si trasferiscano al nostro organismo., Per questo, d’inverno è opportuno non raccogliere l’insalata se non sono trascorsi almeno 20-30 giorni dall’ultima concimazione.
 
Lattuga Meraviglia delle 4 stagioni
Il terreno deve essere preparato con una vangatura: se quella parcella è stata concimata nella primavera precedente non occorre apportare altro concime, come pure non serve concimare se il terreno viene coltivato per la prima volta e non si tratta di un terreno sabbioso povero. Negli altri casi potete spargere, prima della vangatura, dello stallatico pellettato (200-300 gr per mq) o del granulare comune da orto, 100 gr per mq.
 
Lattuga Redcross
Lavorando il terreno formate delle prode rialzate sulle quali pianterete la lattuga, in modo che le eventuali piogge non mandino le piantine sottacqua. E’ consigliabile coprire le prode con del telo nero e usare piantine allevate in vivaio per l’impianto.
 
Lattuga romana verde d’inverno
Acquistando le piantine già pronte presso i garden center non avrete il problema di badare alla varietà perché certamente saranno piantine adatte alla stagione; purtroppo potrà accadere che non sappiate neppure di quale varietà si tratta, perché spesso non viene segnalata.
Allevando le piantine in proprio si ha il grande vantaggio di poter scegliere tra moltissime varietà, anche se bisogna mettere in bilancio i possibili insuccessi; tra le piantine ottenute scegliere sempre solo le migliori, perché quelle piccole fin dall’inizio resteranno tali fino alla fine del loro ciclo vitale.
Le piantine si trapiantano quando hanno 5-6 foglie e sono alte almeno 5-7 cm. Per chi vuole seguire le fasi lunari, la lattuga a cespo o quella romana si seminano e si trapiantano in luna calante, per contrastare la fioritura precoce.
Bisogna notare però che ogni squilibrio può indurre la fioritura precoce: temperature di coltivazione più alte o più basse di quanto previsto per le lattughe (che deve essere compresa tra i 15 e i 20 °C) come pure irrigazioni irregolari inducono facilmente nelle piante il fenomeno.
 
Lattuga Cocarde
Alcune varietàCanasta
Adatta a coltivazioni primaverili, estive o autunnali. Cespo di buone dimensioni, foglie esterne rosso-vinato, ondulate, bollose, frastagliate.White Boston
Semina da gennaio-febbraio.Regina dei ghiacci
Semina da gennaio-febbraio.Redcross
Si semina anche d’inverno, sotto tunnel, per primizia. Cespi di 400-550 grammi. Buona resistenza alla salita a seme.Rossa di Trento, o Ubriacona
Ottima per le coltivazioni sotto tunnel.Lattuga romana verde d’inverno
Testa serrata, molto voluminosa, resistente ai freddi. Semina autunnale, raccolta invernale-primaverile.Cocarde
Simile alla Foglia di quercia, verde scuro con sfumature sul ciano. Si coltiva tutto l’anno.Lollo rossa (Gentilina)
Cespo compatto, foglie arricciate, tenere, croccanti. Si semina sotto tunnel a fine inverno.Inoltre: Appia, Florion,  Verian,  Perlane, Meraviglia d’inverno,  Meraviglia delle quattro stagioni, ecc.
 
Lattuga Lollo o Gentilina
VEDI ANCHE: Malattie dell’orto. Combattere i virus è possibile con la prevenzione antiafidi
Combattere gli afidi con infuso di aglio
Usare l’ortica
Combattere le cimici nell’orto

19 novembre 2012

GLI UCCELLINI D’INVERNO. CONVIENE FARSELI AMICI

Uccelli nell’orto d’inverno. Conviene farseli amici

Uno dei principali problemi di chi coltiva l’orto è la difesa dagli uccelli. Ai nostri fini possiamo dividerli in due gruppi: gli insettivori e i granivori. Mentre i primi sono dei validissimi collaboratori perché predano gli insetti parassiti, i secondi sono un vero flagello specialmente nel periodo delle semine

Esiste poi una terza varietà, quella degli uccelli onnivori, che si cibano cioè tanto di semi quanto di insetti.
Chi ha memoria delle lotte studentesche degli anni ’70 forse ricorderà quello che al momento era un elemento di celebrità, il Libretto rosso di Mao. Conteneva molte massime utili alla conquista e al mantenimento del potere, ed una di questa era “Se
non puoi distruggerlo, fattelo amico”.
Si riferiva naturalmente ai nemici della rivoluzione. Ma noi possiamo applicare la massima ai nemici del nostro orto, gli uccelli.
 
Mangiatoie per uccelli. Si trovano su internet, basta fare una ricerca a questa voce.
Infatti, perché rovinarci la vita in battaglie estenuanti destinate ad essere perdute? Sappiamo bene che gli onnivori, come i merli ed i passeri, danneggiano le nostre semine specialmente d’inverno, quando non riescono a trovare gli insetti succulenti che abbondano dalla primavera all’autunno.
Una soluzione di compromesso per proteggere le nostre semine invernali potrebbe  essere quella di fornire agli uccellini del cibo alternativo, più facile da ottenere.  Basta collocare nell’orto delle mangiatoie appese ad una certa altezza, regolarmente rifornite di briciole di pane o granaglie varie.
 
Un passero. oto da: Guida alla natura in campagna, Edagricole.
In fondo, il vero ortolano ama la natura e si dispiace quando deve far del male a delle piccole creature, come gli uccellini. Dal loro punto di vista, loro vogliono solo vivere e non hanno idea che quei semi sotterrati siano lì perché ci servono. Forse pensano che li abbiamo buttai via, quindi se ne servono.
Per impedire la scalata ai gatti e ai topi la mangiatoia deve essere appesa o posta su un palo stretto e liscio, alto almeno un paio di metri.  Una volta posizionata la mangiatoia, è importante che gli uccelli vi trovino il cibo regolarmente fino alla primavera.  Per nutrire i granivori come il passero, il fringuello e il cardellino e il verzellino, si possono mettere nella mangiatoia pane vecchio, biscotti vecchi e semi di girasole, canapa o altre granaglie miste.
Per gli insettivori come il pettirosso, il merlo, la cinciarella e la cinciallegra si possono usare briciole di dolci, frutta, larve della farina, polenta, avanzi di formaggio.
 
Mangiatoia autocostruita. Buon Natale anche agli uccellini!(disegno da: La Bussola del verde)

GLI SPINACI, OTTIMI PER L’ORTO DI NOVEMBRE

Coltivare gli spinaci

Lo spinacio, come la barbabietola, appartiene alla famiglia delle Chenopodiacee. E’ una pianta annuale a rapido sviluppo: vi sono piante con soli fiori maschili e altre con soli fiori femminili, cioè lo spinacio è una pianta dioica (a sessi separati). Dello spinacio si utilizzano le foglie. In Europa lo spinacio non si trova allo stato selvatico, deve essere coltivato, ciò rafforza la tradizione secondo cui proviene dalla Persia ed è stato introdotto in Europa dagli arabi verso l’anno mille

La radice è fittonante, spesso di colore rosso-bruno al colletto. Le foglie sono carnose, alterne, disposte a rosetta, con piccioli di media lunghezza. Il fusto è eretto e ramificato, specialmente quando viene coltivato a mezz’ombra. I fiori sono verdognoli, ma lo spinacio va raccolto prima della fioritura.
 
Spinaci pronti alla cottura
I semi sono di media grandezza, circa 90 per grammo. Questo facilita la semina che può essere eseguita su file distanti 40 cm. Solitamente si distribuiscono i semi nella fila distanziandoli di 1 cm circa uno dall’altro: dopo la nascita, quando le piantine sono alte almeno 5 cm, si esegue il diradamento lasciando una sola pianta (le migliori) ogni 15 cm circa in modo che si possano sviluppare.  Lasciando le piante più fitte l’unico risultato che si ottiene è che non crescono.
 
Semi di spinaci. Esiste la varietà liscia e quella spinosa
Alcuni seminano anche più fitto, con file a 30 cm e piante a 10 cm sulla fila.
In effetti negli orti si usa raccogliere scalarmente lo spinacio, cioè non si raccoglie la pianta intera ma le singole foglie, scegliendone tre o quattro tra le più sviluppate. In questo modo si può fare una raccolta ogni 10-15 giorni. Tenendo le piante più distanziate si consente alle foglie di svilupparsi meglio.
 
Spinaci dalle caratteristiche foglie bollose
Lo spinacio si può seminare in primavera (marzo-maggio) per la raccolta primaverile-estiva, e da agosto a novembre per la raccolta autunno-invernale.
Tenete conto che lo spinacio preferisce il clima fresco, e reagisce molto male al caldo eccessivo, con la prefioritura. Quindi adattate le semine al clima della vostra zona, facendo in modo che i vostri spinaci incontrino un poco più di freddo (a cui resistono egregiamente) piuttosto che un poco più di caldo.
 
Spinaci raccolti a pianta intera
La temperatura ottimale di crescita dello spinacio è di 15°C, ma cresce anche a 5°C. Al di sotto ferma la crescita ma non muore.
Un fotoperiodo lungo (15 ore di luce diurna) e temperature sopra i 25 gradi lo fanno prefiorire, cioè la pianta muore prima di crescere.
 
La semina dello spinacio
Il terreno preferito è quello con pH neutro (6.5-7). Si adatta a diversi tipi di terreno ma preferisce quello tendenzialmente sabbioso, sciolto e ben drenato, cioè senza ristagni d’acqua.  Dunque, considerando le piogge autunnali,è preferibile rialzare leggermente le prode su cui coltivate gli spinaci mantenere il terreno in pendenza, sia pure leggerissima, in modo che l’acqua possa defluire.
 
Spinacio America
Prima della semina lavorate il terreno con una buona vangatura profonda almeno 25-30 cm,  durante la quale potete interrare del  dello stallatico pellettato, sparso sul terreno senza esagerare (circa 200 gr. per metro quadrato). La concimazione a base di letame è sconsigliata perché potrebbe trasferire odori sgradevoli alle piante. La soluzione ideale sarebbe quella di usare un terreno che era stato letamato nella coltivazione precedente.
Dopo aver seminato pressate il terreno delle file di semina, eventualmente con il piede, in modo che la terra aderisca bene ai semi. Se il terreno è molto asciutto potete bagnare il solco di semina.
 
Spinacio Matador e Spinacio Viking
Dopo la nascita eseguite un diradamento, subito dopo innaffiate per compattare la terra attorno alle radici delle piante rimaste e fate una concimazione di superficie con concime azotato (per esempio urea) di cui gli spinaci sono ghiottissimi. Le dosi devono essere limitate, perché tutta la parte di azoto che la pianta non usa si trasforma in nitrati che restano nelle foglie e vanno nel nostro organismo quando le mangiamo.
Le concimazioni si fanno spargendo manualmente il granulare molto rado attorno alle piante; vanno fatte dopo il diradamento e dopo ogni raccolta, ma non più di ogni 10 giorni. E’ utile concimare anche se le piante scoloriscono o ingialliscono.  Spargete sempre il concime sul terreno bagnato, in modo che venga assorbito rapidamente senza disperdersi.
Lo spinacio può essere coltivato in consociazione con cipolle e cavoli. Non lo coltivate sullo stesso spazio se non sono trascorsi 3-4 anni dalla coltivazione precedente.
 
Spinacio Viroflay dalle caratteristiche foglie lanceolate
Gli spinaci si distinguono visivamente per il colore della foglia (verde chiaro o scuro), per la forma della foglia (ovale, tondeggiante, lanceolata) e per la superficie della foglia (liscia o bollosa).
Il seme può avere forma rotondeggiate ed in tal caso è liscio, oppure triangolare ed in tal caso è spinoso.
Le varietà a seme liscio hanno foglie grandi e succose ma sono più delicate: quelle a seme spinoso hanno foglie meno saporite ma sono più rustiche e resistenti, adatte alla coltivazione invernale.
 
Coltivazione di spinaci
Tra le varietà più diffuse ricordiamo il Vittoria, il Mostruoso di Viroflay, l’Eskimo, il Giuliana, il Lorelay, il Viking, e altri.
E’opportuno ricordare anche una varietà, la Tetragonia, conosciuta come spinacio perenne o spinacio della Nuova Zelanda. Nei climi miti vegeta continuamente e si riproduce emettendo nuovi getti dalle radici.
 
Spinacio perenne, o spinacio della Nuova Zelanda

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Coltivare l’Orto

di Bruno del Medico

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Liquori fai-da-te: limoncello

Posted on 23 febbraio 2012 by Rosanna Prezioso

Prima che finisca la stagione degli agrumi chi lo desidera fa ancora in tempo a “mettere in cantiere” qualche liquore che proprio agli agrumi deve il suo successo. Il più celebre, il limoncello, ma c’è già chi gli preferisce il meno gettonato mandarinetto o l’ancora più “misterioso e articolato” curaçao. In effetti a farsi i liquori in casa ci si sente un po’ alchimisti e un po’ stregoni, ma se si rispettano i tempi e le ricette i risultati non mancano e sono ottimi.
Sperimentato più volte, ecco il limoncello.
Ingredienti: 1 kg di limoni non trattati e a buccia spessa tipo gli amalfitani, 1 kg di zucchero bianco, 1 lt di alcool per liquori, 1 lt di acqua minerale non gasata e di “sapore neutro” (per esempio la Panna).
Sciacquare e asciugare bene i limoni. Con un coltellino (pilucchino) ben affilato o l’apposito attrezzo multiuso sbucciare i limoni togliendo solo lo strato superficiale della parte gialla.Mettere le bucce a macerare nell’alcool, in un vaso chiuso, per 10 giorni. Scaduti i quali mettere sul fuoco una pentola capiente con l’acqua e lo zucchero. Attendere finché l’acqua non è sul punto di bollire e lo zucchero si è perfettamente sciolto. Lasciar intiepidire e versavi l’alcool filtrando con un colino in modo da separarlo le bucce. Dopo aver rimestato delicatamente con un mestolo il limoncello è pronto per essere gustato e imbottigliato. Tappatelo accuratamente e conservatelo in un armadio, al buio, o nel frigorifero. Il limoncello, in effetti, lo si apprezza di più se bevuto freddo.

(Dal Diario di ricette “Four Seasons” di Rosanna Prezioso)

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Come fare in casa il nocino, il liquore alle noci

Quella del nocino è una ricetta antica che consente di fare in casa un’ottimo liquore digestivo a base di mallo di noci e vino rosso.

Marta Ferrucci 22 maggio 2013

Le ricette del nocino sono tante e diverse fra loro e variano soprattutto in funzione della regione di riferimento. Alcune sono a base di sole noci, zucchero e alcool mentre quella che sto per darvi è una ricetta umbra che prevede l’utilizzo anche del vino rosso.

La tradizione vuole che le noci per fare questo liquore vengano raccolte il giorno di San Giovanni, il 24 giugno, quando il mallo delle noci è nel momento migliore per essere utilizzato in questa ricetta. In realtà questa data può variare perchè il clima nelle nostre regioni è molto diverso e diversa è la maturazione delle noci.

Ingredienti
– 20 noci tenere (tutto il frutto, mallo compreso)
– 1 l di alcool etilico
– 2 l di vino rosso
– 800 gr di zucchero

LEGGI ANCHE: Liquore alla limonina

Si procede tagliando le noci a metà e mettendole a macerare nel vino rosso. Il tutto va fatto macerare al sole per 40 giorni.
Passato questo periodo si filtra e si aggiungono l’alcool e lo zucchero. Affinchè quest’ultimo si sciolga come si deve consiglio di scaldare un po’ dell’alcool in un pentolino, versare lo zucchero e, mescolando, farlo sciogliere completamente.

Uniti tutti gli ingredienti il preparato di noci va fatto riposare fino a dicembre. Solo a questo punto si potrà imbottigliare e, visto che saremo arrivati a Natale… regalare!

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Nespolino (liquore di noccioli di nespole)

mercoledì 4 luglio 2012

La settimana scorsa ho ricevuto una telefonata da mia cugina Chiara, la quale ha esordito con: “Ti comunico che ho in auto una cassetta di nespole che ti verrà consegnata al più presto!”
Il suo fidanzato ha un albero di nespole e, quando la stagione è buona, una cospicua quantità di frutti arriva sul mio tavolo per essere trasformato in Nespolino. Grazie Guido!
L’aspetto interessante dei liquori preparati in casa è che, per la maggior parte, si preparano in estate e saranno pronti per essere gustati in autunno inoltrato o regalati in occasione delle festività natalizie.
Sì, perchè la frutta più gustosa matura in estate, ma le infusioni hanno bisogno di riposare parecchio prima che l’alcool ammorbidisca il suo carattere amalgamandosi armoniosamente con gli altri ingredienti che decideremo di abbinargli.
Il Nespolino è un liquore dal bel colore ambrato e dal gusto che ricorda un po’ quello di un amaretto.
In questo caso non utilizzeremo la polpa delle nespole, ma i noccioli.
La ricetta che vi presento è stata modificata in quasi 15 anni fino a renderla, tramite esperimenti e aggiustamenti vari, equilibrata.
Non ricordo se è stato Luca a propormela o la Giovanna, ma quello che so è che tutti e tre ne abbiamo prodotti parecchi litri!
Ora però -bando alle ciance!- eccovi gli ingredienti:

200 g di noccioli di nespole
5 dl di alcol a 95° (anche un alcool a 90° andrà benissimo)
6 dl di acqua
500 g di zucchero

Recuperate i noccioli dalle nespole, sciacquateli e fateli essiccare per un paio di giorni.
Procuratevi un barattolo dalla capacità di 2 litri con chiusura ermetica.
Una volta essiccati i noccioli tritateli grossolanamente (per un gusto più delicato potete eliminare parte delle bucce marroni), uniteli allo zucchero, all’alcol, all’acqua e ponete tutto nel barattolo.
Lasciate in infusione per 40 giorni in un luogo fresco e buio e ricordatevi di agitare il barattolo almeno un paio di volte al giorno.
Passato questo periodo filtrate il tutto utilizzando prima un colino a maglie strette e poi dei filtri di carta (per questa operazione sono perfetti i filtri delle macchine per il caffè americano: sono economici e potrete reperirli facilmente anche nei supermercati).
Quando il liquore sarà limpido potete procedere imbottigliandolo.
A questo punto riponete le bottiglie al buio e al fresco e dimenticatevele per altri 40 giorni.
Dopo tutto questo riposo il Nespolino sarà pronto da gustare!

Francine

NB. Per questo liquore vanno fatte un paio di precisazioni:

1- E’ probabile che con il tempo si formi ancora un po’ di deposito sul fondo della bottiglia. Questa cosa non deve allarmare: ciò è solo una conseguenza del fatto che il vostro liquore è stato fatto artigianalmente e con ingredienti genuini.
2- L’andamento della stagione influisce parecchio sul gusto di questo liquore: più i frutti matureranno in un periodo secco e assolato, più sarà accentuata la vena amarognola presente nel Nespolino.
3- Il Nespolino è perfetto per la preparazione di dolci a cui vogliamo dare un leggero sentore di mandorla.

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Manuale dell’orto. Usare l’ortica

Manuale dell’orto. Usare l’ortica
Spero che nessuno, vedendo crescere l’ortica nel suo orto, inveisca contro questa preziosissima pianta. Se fosse possibile, inviterei ogni orticoltore a coltivarla in abbondanza in un apposita aiuola. Infatti l’ortica ha numerosissime applicazioni pratiche vantaggiose. E’ un ottimo concime, è un antiparassitario efficientissimo, e volendo la si può anche mangiare. Nel mio blog “Cucinare le verdure dell’orto” o messo in rete la ricetta di un’ottima frittata di ortiche. In questo post invece vedremo come usarla nell’orto.
 

L’ortica cresce molto rigogliosa negli orti, specialmente ai bordi delle aiuole ben concimate.

L’ortica potrà essere utilizzata sia fresca che secca. Per cominciare, possiamo raccogliere la pianta completa (eventualmente anche le radici)  in grossi mazzi. Come uso più  immediato, si può aggiungere al mucchio del compost.
 

Inoltre può essere usata come fertilizzante direttamente nelle coltivazioni. Per esempio, ogni volta che mettete a dimora delle piantine (per esempio melanzane, peperoni, pomodori ecc.) mettete un pò di ortica in fondo alla buca che dovrà ospitare la piantina miscelandola e coprendola con un pò di terra.
A questo fine, per avere sempre disponibile del buon fertilizzante, potete essiccare l’ortica e conservarla in quei sacchetti usati per vendere le patate nei supermercati. Non la pressate nei sacchi, per evitare che le foglie si polverizzino e si disperdano.

 

Per essiccare l’ortica legatela in mazzi e appendetela in un luogo riparato (per esempio, sotto una tettoia).

Un altro metodo di usare l’ortica fresca come fertilizzante, è quello di farla macerare per qualche giorno nell’acqua. Mettete in un secchio dell’ortica fresca pressandola fino a riempire il 10 – 15% del secchio, poi riempite d’acqua e lasciate a macerare per alcuni giorni, almeno quattro. Poi spargetela sul terreno che volete fertilizzare.

Se invece volete usare l’ortica come antiparassitario, per combattere gli afidi, lasciatela macerare per due giorni, poi filtratela in un contenitore adatto. Sarà molto più efficace se aggiungete un tensioattivo, come per esempio del sapone. Potete aggiungere del detersivo liquido per stoviglie (quindi compatibile con l’alimentazione umana) meglio se al limone. Se siete particolarmente puristi potete aggiungere, invece, delle scaglie di sapone di marsiglia (quelle vecchie saponette quadrate che forse troverete ancora in qualche ferramenta) miscelando bene. La dose è un quarto di bicchiere in entrambe i casi per un secchio d’acqua.
Mettete poi questo prodotto in uno spruzzatore ed irrorate le piante da proteggere. Insuperabile contro i pidocchi non solo degli ortaggi, ma anche dei fiori, specialmente le rose.

 

Per usare il prodotto come antiparassitario filtratelo bene e distribuitelo con uno spruzzatore. L’odore non è gradevolissimo ma il risultato è garantito. Il prodotto non si conserva molto a lungo.

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Come Coltivare Funghi

Coltivare funghi è oggi possibile anche in casa. Esistono molte specie di funghi che coltivabili come il Pioppino, il Pleurotus, il Prataiolo o Champignon… E alcuni tipi di funghi sono particolarmente facili da coltivare, a differenza di altri che invece richiedono più tempo e processi più complessi per la coltivazione.
Quando si cerca di coltivare funghi, la scelta di un substrato è una decisione importante; il substrato è costituito dal materiale su cui micelio crescerà. Il micelio è un insieme di cellule sulle quasi si basa la crescita vegetativa di un fungo; in sostanza, il micelio sta al fungo come l’albero sta al frutto.

Molti materiali possono essere utilizzati come substrato, dalla paglia ai per fondi di caffè, e ci sono parecchi tipi di substrati già pronti in vendita, che è possibile acquistare per velocizzare la coltivazione di funghi.

In questo sito scopriremo insieme come coltivare funghi e quali sono le fasi della coltivazione, sia in modo amatoriale, in casa e non (anche se il termine coltivazione in genere si riferisce alla produzione per scopo d’affari), che per scopo professionale. Vedremo anche quali sono gli attrezzi utilizzati, i substrati che si possono trovare in commercio, i consigli e le guide per coltivare funghi specifici come ad esempio la guida per coltivare funghi Champignon o Prataioli e la guida per coltivare funghi Pleurotus.

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Come coltivare i funghi in casa

Scritto da Carmela Giambrone
Creato 19 Marzo 2012

coltivare_funghi

Se non avete mai pensato che oltre alle insalatine da taglio, le fragole, i pomodorini e forse qualche altra verdurina in casa potevate coltivare freschi freschi anche i funghi è forse perché non avevate mai scovato le tante idee per la coltivazione fai da te nate, è proprio il caso di dirlo…come funghi!

il Kit di “Back To The Roots” per far crescere in casa vostra meravigliosi funghi freschi come in un bosco è la prima carinissima idea in fatto di funghi home-made!

coltivazione funghi

Sono comodissimi e davvero facili da usare, infatti basta bagnarli due volte al giorno ed esporli al sole per avere in pochi giorni (una decina circa) i vostri fantastici Pleurotus o Shiitake freschi e questo è ripetibile per più volte!

Ma forse la cosa più carina di tutto è poter raccontare la storia dei creatori di questo “kit”.

Tutto nasce infatti dall’idea dei due neolaureati di Berkeley Nikhil Arora e Alex Velez.

Tutto è iniziato da un “fatto casuale”, un’idea buttata lì dal nostro professore di etica finanziaria nel febbraio 2009, nell’ultimo semestre del nostro ultimo anno all’ UC Berkeley major business – e cioè che i funghi potevano essere coltivati in fondi di caffè

Quel seme d’idea stava nascendo in maniera indipendente sia nel cervello di Arora che di Velez che ,allora, non sapevano nemmeno l’uno dell’altro ma “….Sapevamo che se fossimo riusciti a trasformare i rifiuti in qualcosa di valore il tutto avrebbe avuto un impatto enorme” racconta Arora.

Infatti dopo aver unito le forze i due ragazzi hanno sperimentato l’uso dei fondi di caffè come substrato per la crescita di diverse specie di funghi alla ricerca delle più adatte e grazie ai consigli del famoso micologo Paul Stamets e “test su campo” fatti sottoponendo i loro prodotti allo degli chef di uno dei ristoranti più prestigiosi della West Coast hanno deciso di avviare la loro attività. Qui potete sentirli raccontare la loro storia:

Questo sistema è perfetto per chi ha poco spazio e anche magari poco tempo, oppure si trova semplicemente alle prime armi.

Fungopia

Un’altra idea ve la possono dare le ragazze di Fungutopia“, direttamente da Berlino dal DMY design festival nello spazio del MakerLab alcune ragazze hanno creato “Fungutopia” un progetto di “design of a social and ecological utopia based on urban mushroom cultivation” un po’ installazione, un po’ workshop, un po’ prototipo ed po’ comunità-progetto.

fungopia

Fungutopia non è altro che un’ installazione che mostra le varie possibilità che i funghi hanno per aiutare a rendere il mondo un posto migliore: I funghi infatti sono open-source medicine, cibo,fertilizzanti e recuperano il suolo. Essi possono essere coltivati semplicemente, anche al coperto e sono perfetti per la coltivazione urbana…

fungopia 2

Fungutopia è un progetto di Laura Popplow in collaborazione con Tine Tillmann e Kyra Porada. grow.fungutopia.org è il laboratorio creativo della community sul web che riunisce le persone che si interessano di funghi-cultura urbana e che vogliono condividere le loro esperienze! Qui possiamo leggere un’intervista a Laura Popplow!

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Un’altro esempio dal quale partire per coltivare i vostri funghi è partire pensando che il fungo ha bisogno di un substrato sul quale crescere, sia esso segatura, mais, legno o più semplicemente carta come quella igienica!

Infatti se siete come me e cioè volete avere il “brivido” della sperimentazione “perché altrimenti che gusto c’è!?” e volete fare proprio tutto da voi e partire dalle basi potreste partire proprio dalla carta igienica appunto!

Coltivare i funghi dalla carta igienica

Sì avete capito bene perché c’è chi ha sperimentato, ottenendo anche ottimi risultati, la coltivazione di Oyster a partire da un rotolo di carta igienica…che ,non dimentichiamoci, non é altro che cellulosa!

Il concetto è molto facile: i funghi ,per crescere, hanno genericamente bisogno di un substrato, luce ed umidità adatta e per crearla noi ci serviamo di un ambiente ad hoc in cui farli crescere che può essere rappresentato da una piccola scatola di plastica o plexiglas, ma anche un vecchio acquario o addirittura una scatola trasparente porta abiti e di:

-un tee pee kit aquistabile on line qui

funghi carta igienica

-una scatola per contenere il rotolo

-un piatto

-uno spruzzino

-un rotolo di cartai gienica non sbiancata, non disegnata e non profumata

-una penatola

-pinze da cucina

Cosa dovrete fare:

bollite dell’acqua nella pentola, togliete il cartone reggi rotolo dal rotolo di carta ed immergete il rotolo nell’acqua tolta dal fuoco quindi toglietelo e mettetelo a scolare e raffreddare molto delicatamente per non romperlo.

Quando sarà tiepido mettetelo nel sacchetto di plastica contenuto nel kit e mettete al centro del rotolo i grani che contengono le spore quindi chiudete il sacchetto con gli appositi elastici e ponete il sacchetto sul piatto infine mettete il tutto nella scatola di plastica e ponetela al buio. L’ambiente sarà buio e umido ed entro 3 settimane vedrete la crescita del micelio.

A questo punto dovrete porlo per 48 ore in frigo (per accelerarne lo sviluppo) e quindi passato il tempo in frigo togliere il sacchetto riponendo il rotolo a temperatura ambiente, aprendo il sacchetto, e ponendolo in ambiente illuminato e aerato ricordandovi di tener sempre ben inumidito il rotolo con lo spruzzino pieno di acqua.

Quindi dopo circa 7-10 gg i vostri funghi saranno pronti ed una volta eseguita la raccolta (a mano e senza coltelli) basterà richiudere il sacchetto attendere la ricomparsa del micelio e ripartire da capo con l’operazione.

Il ciclo preparativo può sembrare molto lungo ma una volta capito il meccanismo ed avviata la coltivazione vi ritroverete affascinati dalla sua coltivazione così semplice e fruttuosa!

Provare per credere!

Kia – Carmela Giambrone

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Quando coltivare funghi dai fondi del caffè diventa un business

Scritto da Roberta Ragni
Creato 25 Gennaio 2012

Possono essere usati come cosmetici naturali, come concime per le piante, come materiale per realizzare sedie e tavoli. I fondi di caffè si prestano davvero a mille usi, ma la start-up californiana Bttr Ventures, acronimo di Back to the roots, “ritorno alla natura”, ma che si pronuncia come “better”, “meglio”, ha deciso di farne un business sostenibile. Come? Producendo da essi degli ottimi funghi.

La Btt Ventures realizza, infatti, kit per l’autoproduzione di funghi che hanno come substrato fondi di caffè, che vengono solitamente, ahinoi, gettati via. L’idea è nata da Alejandro Velez e Nikhil Arora, laureatisi presso la Business School della University of California, Berkeley: “le più grandi idee arrivano quando meno te lo aspetti”, spiegano i due imprenditori. “Nikhil ed io – raccontano – eravamo a lezione di business sostenibile quando il nostro professore, Alan Ross, ci ha detto che i funghi potevano essere coltivati su fondi di caffè riciclati. Nessuno di noi conosceva l’altro, ma entrambi abbiamo contattato il nostro professore separatamente per avere maggiori informazioni. Ci siamo incontrati e da lì abbiamo iniziato a parlare di come avremmo potuto realizzare questa cosa

Così, dopo aver fatto delle ricerche, hanno scoperto che meno dell’1% dei chicchi di caffè finisce, di fatto,  nella nostra tazzina, mentre il resto viene gettato. Anzi, sprecato. Hanno deciso allora di trasformare ciò che consideravano fino ad allora immondizia in qualcosa di produttivo e di valore, che fa anche del bene all’ambiente. E che li fa guadagnare: lo scorso anno, la start-up ha raggiunto un fatturato di 1.4 milioni di dollari e prevede di raggiungere nel 2012 quota 5 milioni di dollari. Niente male per un prodotto che veniva fino ad ora buttato.

Ma alla produzione di funghi da fondi di caffè si lavora anche in Italia. Annarita Marchionna di Marsico Nuovo, laureanda in tecnologie alimentari e Daniele Gioia di Castelluccio Superiore, tecnologo alimentare, hanno lanciato un progetto che prevede sempre di produrre funghi da fondi di caffè e da scarti di lavorazioni della tostatura. L’opportunità per testare l’idea è arrivata grazie al Bando N.I.D.I. (Nuove Idee di Impresa Innovative, lanciato dalla Camera di Commercio di Potenza nell’ambito del Tavolo per l’Innovazione che coinvolge l’Università della Basilicata, la Provincia di Potenza e numerose Associazioni di categoria, che le ha finanziate con € 10.000,00. L’esperimento pilota è stato condotto positivamente sul pleurotus ostreatus (pennetta) e sul pleurotus eryngii (cardoncello).

Le analisi di carattere chimico-sensoriale, realizzate dal Centro italiano di analisi sensoriale di Matelica, hanno riscontrato un  gusto e un aroma che hanno una perfetta identità, se non con caratteristiche addirittura migliori rispetto ai funghi che solitamente vengono venduti nei vari mercati, sia dal punto di vista della consistenza che dell’aspetto visivo.

La prossima volta che getterete i fondi di caffè nei rifiuti, sappiate che state rinunciando, oltre al suo riciclo, a ciò che potrebbe diventare un business redditizio.

Roberta Ragni

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Come coltivare funghi: le fasi fondamentali per coltivare i funghi in casa e non solo.

Per sapere come coltivare funghi è necessario tener presente innanzi tutto due tappe fondamentali: la preparazione dei substrati e la produzione dei funghi.

Le aziende che svolgono entrambe le tappe sono generalmente di grandi dimensioni e hanno molti collaboratori, vengono chiamate fungaie a ciclo chiuso. Per la preparazione di substrati di qualità o particolari è necessario un impianto decisamente tecnologico e molto costoso. Purtroppo solo le grandi aziende possono permetterselo.

Per questo motivo, sia in Italia che in Europa, si sono diffuse sempre più aziende che si occupano solo della preparazione del substrato di coltura e vengono chiamate platee.

Un tempo la base per coltivare funghi prataioli era soltanto il letame del cavallo, adesso, per ragioni economiche è stato quasi totalmente sostituito da un substrato ottenuto dalla mescolanza e dalla lavorazione di gesso agricolo, pollina, acqua e paglia di grano.
Le migliori aziende del settore, dando molta importanza al rispetto per l’ambiente, preparano il substrato in un ambiente chiuso, per limitare l’inquinamento dell’aria.

Le fasi della coltivazione dei funghi

Se sei qui probabilmente è perchè vuoi sapere come coltivare funghi, in casa, per hobby e/o per gustare dei prodotti genuini, oppure in modo professionale perchè magari vuoi iniziare un’attività di commercio.

Per coltivare funghi, il substrato dovrà essere sottoposto a varie fasi:

Fase n. 1: Fermentazione, il composto ottenuto è appetibile per i funghi.
Fase n. 2: Pastorizzazione, il composto, a fermentazione avvenuta, subisce degli sbalzi termici.
Fase n. 3: Semina, il composto viene innestato con il micelio del fungo. Al termine della semina il composto viene imballato in blocchi avvolti con un film in plastica e portati alla fungaia del coltivatore che li ripone nelle stanze adibite alla coltivazione. Qui, viene mantenuto per 13/14 giorni ad una temperatura di 25°C.
Fase n. 4: Incubazione, il substrato è stato invaso dal micelio del fungo. Il substrato diviene più chiaro, sovrastato da uno strato molto leggero e trasparente di muffa bianca e l’odore diventa gradevole.
Fase n. 5: Incubazione, maggiore capacità produttiva. Il terreno, adesso, viene appiattito, compresso e rivestito di un terricciato adatto.

Il substrato viene mantenuto, per altri 10 giorni ad una temperatura di 25°C. Passati i 10 giorni, è giunto il momento per favorire le condizioni idonee alla fuoriuscita dei funghi. Per facilitare ciò, la temperatura nella stanza viene diminuita 16/18°C, per eliminate l’anidride carbonica si dà inizio alla ventilazione della stanza con aria proveniente dall’esterno.

Finalmente è arrivato il giorno tanto desiderato dal fungicoltore: i letti di coltura sono ricoperti da tanti piccoli funghi, che giorno dopo giorno, crescono sempre di più. E’ giunto finalmente il giorno della prima raccolta, suppergiù dalla semina sono passati 36 giorni.

Il fungo Prataiolo ed il fungo Pleurotus sono i funghi più coltivati in Italia (approposito, se vuoi sapere come coltivare funghi prataioli consulta la nostra guida specifica sulla coltivazione dei funghi prataioli, oppure consulta anche le altre guide specifiche su come coltivare altri tipi di funghi che trovi nel menu di questo sito). Il prataiolo, per quanto riguarda la commercializzazione garantisce una produzione più cospicua, sia per quanto concerne il peso del substrato, sia per il tempo. Questo favorisce una vendita più continuativa e meno azzardata rispetto al Pleurotus.
Il Pleurotus esige impianti più economici, una coltura più elementare, necessità di minore manodopera, purtroppo anche una stagione di coltura più breve ed un ciclo di produzione pià lungo.

Nonostante il Prataiolo e il Pleurotus siano i funghi più coltivati, non devono essere tralasciate le colture che si stanno diffondendo negli ultimi anni e che stanno raggiungendo livelli commerciali piuttosto elevati. Questi nuovi funghi sono: i funghi pioppino, i funghi cardoncello, i funghi shii-take, i funghi dell’amore e dell’oro.

Coltivare funghi a casa con dei simplici kit

Con dei semplici kit fai da te adesso è facilissimo coltivare funghi a casa, magari sul balcone: saranno anche viste dai vostri ospiti come una forma di arredamento, ma a differenza dei fiori, sarà possibile assaporarli.

Come fare?

  1. innanzitutto, si sceglie il seme della specie fungina da voi prescelta
  2. è opportuno immergere il kit in acqua piuttosto tiepida, far sgocciolare e spargere sopra il seme.
  3. Fatto ciò dovete chiudere il kit in un sacchetto di plastica e mantenere una temperatura costante di 25°C per circa un mese, fino a quando non viene ricoperto da una muffa bianca, badate bene, esclusivamente le radici dei funghi.
  4. è arrivato il momento di aprire la busta e mantenere il pannello ad una temperatura che oscilla tra i 12° e 25°, tenerlo in penombra, è possibile collocarlo sia all’esterno che in casa.
  5. bagnate molto frequentemente il pannello
  6. dopo circa un mese, è arrivato il momento della raccolta

I prezzi dei kit variano a seconda del fungo che preferite coltivare.

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Coltivare Funghi Champignon o Prataioli: Ecco come fare.

Coltivare funghi champignon o prataioli (chiamati anche con il termine scientifico Agaricus Bisporus) è abbastanza facile e può essere fatto anche in casa.
Occorrono innanzitutto un garage, un balcone o un sottoscala in cui posizionare le cassette dove far crescere i funghi. In tali locali di solito la temperatura e l’umidità sono ideali per la crescita dei funghi champignon.

Il materiale occorrente è reperibile in qualunque negozio di giardinaggio. Inizialmente è bene cominciare con una o due cassette aggiungendone successivamente altre.

Iniziamo la Coltivazione dei funghi Champignon: Occorrente e preparazione del substrato

Per iniziare la coltivazione dei funghi champignon occorre procurarsi delle cassette di legno come quelle in cui di solito si compra la frutta, lavarle se necessario e rivestirle con un foglio di plastica nero (sono ideali i sacchetti della spazzatura).
Il foglio di plastica deve sporgere in modo che i lembi possano essere usati per coprire il terriccio in quanto i funghi champignon prediligono un ambiente con poca luce.

Le cassette vanno riempite per ¾ con terriccio composto da letame fresco (ideale quello equino), paglia e residui vegetali. Il terriccio va compattato e tenuto umido annaffiandolo ogni giorno ma badando a non far ristagnare l’acqua. Prima di procedere con la semina occorre aspettare due o tre settimane affinchè il terreno fermenti e divenga ideale per la crescita dei funghi champignon. Il substrato è pronto quando raggiugne la temperatura di 25°C.

Il micete coltivare funghi champignon

A questo punto la coltivazione dei funghi champignon procede con l’inoculazione dei miceli nel substrato. Il micelio, reperibile in farmacie agrarie e in negozi di giardinaggio, è venduto in blocchi di 2 cm di spessore che vanno sbriciolati e interrati ad una profondità di 4 – 5 cm ad una distanza di 10 cm. In ogni piccola buca va seminato un cucchiaio di micelio.

Il periodo di incubazione

Le cassette devono essere posizionate, per i primi 10/12 giorni, in un ambiente ad una temperatura di circa 23°C, umido, non soleggiato né ventilato. Il substrato va innaffiato a giorni alterni evitando che l’acqua ristagni. In questo periodo avviene l’incubazione: i miceli si diffondono sullo strato superficiale rendendolo di colore biancastro.

La superficie del terreno, resa biancastra dai miceli, va ricoperta con un leggero strato di terriccio di copertura sterilizzato a base calcarea. Inoltre la temperatura ambiente va portata intorno ai 17°C per permettere lo sviluppo dei funghi.

La crescita e la raccolta dei nostri champignon!

Dopo una decina di giorni faranno capolino dal terriccio i primi funghi champignon che potranno essere raccolti appena avranno raggiunto la grandezza desiderata. Per circa un anno spunteranno nuovi funghi ogni 10 giorni circa. I funghi vanno raccolti delicatamente con un movimento di rotazione della mano, senza tirarli in modo da lasciare nel terreno le radici. Gli spazi lasciati vuoti dalla raccolta vanno ricoperti con del terriccio sterilizzato.

Le cassette per la coltivazione possono essere sistemate su una scaffalatura sistemando i ripiani ad una distanza che permetta la raccolta dei funghi champignon senza la necessità di spostare il contenitore.

Seguendo questa semplice guida potremo coltivare i funghi champignon in casa, per uso amatoriale o professionale, in modo semplice ed efficace!

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Coltivare funghi Pleurotus: Ecco come fare

Per coltivare funghi Pleurotus (nome scientifico Pleurotus ostreatus), il cui nome italiano è ostrica, è possibile procedere in due metodi: su substrato o su legno, ma per i principianti è possibile anche un’altra alternativa, quella “su blocchi o sacchi” che permette di ottenere i funghi pleurotus senza dover intraprendere dei lavori di preparazione.

Se si decide di coltivare funghi pleurotus su blocchi è necessario acquistare il substrato già seminato con il micelio, racchiuso in un film plastico, la una forma è simile a grossi mattoni, di qui il nome di “blocchi”. I blocchi possono avere dimensioni diverse e se ne trovano in vendita già incubati oppure no.

Per chi non si è mai occupato di coltivare funghi il consiglio è quello di acquistare confezioni in cui sia stato il produttore stesso a occuparsi dell’incubazione, in questo modo basterà seguire le semplici indicazioni che solitamente accompagnano la confezione. Attenzione: in caso di substrato già incubato il contenuto è completamente bianco e quindi sarà facile riconoscerlo.
Se si acquista questo genere di substrato occorrerà praticare alcuni tagli della lunghezza di circa 5 centimetri in vari punti per dar modo a funghi di spuntare, quindi si deve porre il blocco o sacco in un ambiente non buio, con un buon tasso di umidità e in cui la temperatura si aggiri sui 15° – 20°, non bisogna esporre ai raggi diretti del sole e occorre fornire una modesta ventilazione. Se l’ambiente non è sufficientemente umido sarà necessario umidificare il substrato con un nebulizzatore.

Dopo un paio di settimane dovrebbero spuntare i primi funghi pleurotus che vanno bagnati di tanto in tanto e raccolti quando raggiungono la giusta dimensione. Per la raccolta non bisogna recidere il gambo ma bensì estrarre il fungo imprimendo una leggera rotazione. Dopo la raccolta non bisogna più procedere a bagnature finché non spuntano nuovi pleurotus.

I blocchi o sacchi semplicemente inoculati invece contengono un substrato già seminato, ma non incubato, hanno un costo minore però bisogna procedere all’incubazione. Per fare ciò si deve posizionare il blocco sul pavimento di una stanza in cui la temperatura deve essere costante all’incirca a 20° – 22°, nel momento in cui il contenuto inizia a cambiare odore, passa cioè dallo sgradevole puzza di fermentazione al classico profumo di fungo e il colore diventa bianco, il substrato è pronto. A questo punto si procede nello stesso modo esposto in precedenza.

Per chi ama particolarmente il fai da te c’è la possibilità di coltivare funghi pleurotus preparando il substrato e inoculandolo senza acquistarlo, per fare ciò bisogna dotarsi di paglia di grano e di micelio. La paglia deve essere triturata e quindi sterilizzata per eliminare eventuali batteri e spore.
Per la sterilizzazione occorre aggiungere dell’acqua alla paglia e bollire il tutto per un’ora a 100°, si fa raffreddare fino a raggiungere 20° – 25° e poi si può procedere con l’inoculazione. Per la semina si deve predisporre un grosso sacco in plastica dentro il quale si stende uno strato di paglia umida e uno di micelio alternati fino a riempirlo. Il sacco deve essere chiuso, vanno praticati dei tagli di circa 5 centimetri e si può procedere con l’incubazione.

Il pleurotus può essere inoculato anche su legno. Occorrono dei ciocchi d’albero, preferibilmente di pioppo che siano stati tagliati da parecchi mesi; su di essi vanno praticati dei tagli che asportino piccole parti di corteccia e di legno (fettine di circa 10 cm ciascuna) nei fori va sparso il micelio che deve poi esser ricoperto con i tasselli asportati. I ceppi vanno posti in un angolo ombreggiato del giardino, ricoperti con foglie secche, paglia e segatura umide e quindi con sacchi di plastica neri e lasciati riposare per qualche mese finché non siano divenuti bianchi. A quel punto possono essere messi a dimora e fruttificheranno per 4 o 5 anni.

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Substrati per coltivare funghi: tipi di substrati utilizzati e come crearli

Per coltivare funghi occorrono dei substrati, cioè dei terreni ricchi di sostanze, come zuccheri e proteine, che li rendano ideali per la crescita e lo sviluppo di questi deliziosi prodotti del bosco.
Il substrato va tenuto costantemente umido e posto in una zona ombreggiata e fresca per ricreare l’ambiente naturale in cui si sviluppano i funghi, poco amanti del sole e del caldo eccessivo.
Il contenitore ideale per realizzare un plateau per la coltivazione amatoriale dei funghi è una cassetta di legno o di polistirolo da rivestire con un foglio di plastica nera i cui lembi sporgano in modo da poterli usare per coprirne la superficie.

I substrati sono diversi a seconda del tipo di funghi che si vuole coltivare: per la coltivazione dei funghi Prataioli e dei funghi Coprinus Comatus (Coprino) si utilizza in genere un substrato a base di letame di cavallo, per i funghi Pleurotus, Pholiota, Stropharia, Flammulina il substrato si ottiene partendo dalla paglia di cereali, per Pleurotus ostreatus, Lentinus edodes (o ShiiTake), Pholiota aegerita (fungo pioppino), Armillaria mellea (fungo chiodino) occorre invece un substrato ricavato dal legno.

Il substrato a base di letame equino fresco si ottiene ponendo il letame ben compattato in un contenitore rivestito da un foglio di plastica nera, e lasciandolo fermentare per 15 – 20 giorni, irrorandolo a giorni alterni affinché resti costantemente umido. Il terreno è pronto per l’inoculazione dei miceli quando raggiunge la temperatura di 25°C. Prima di procedere però alla semina occorre pastorizzare il substrato per renderlo inospitale ad altri organismi che potrebbero compromettere il raccolto. Questa sterilizzazione si ottiene sottoponendo il terriccio a flussi di vapore bollente.

In alternativa al letame di cavallo è possibile utilizzare paglia di grano tritata, pollina, gesso agricolo e acqua ben miscelati ottenendo un substrato sintetico adatto comunque all’inoculazione dei miceli di funghi Prataioli e di funghi Coprinus Comatus.

Il substrato a base di paglia si prepara utilizzando diversi di tipi di paglia di cereali (grano, orzo, avena, …) tritata finemente e sfibrata per favorirne la decomposizione. La paglia viene bagnata con acqua e con un prodotto, reperibile nelle farmacie agrarie e nei negozi di giardinaggio, che favorisce la fermentazione. Poi viene posta in un contenitore fino ad ottenere uno strato alto 20 cm. Anche in questo caso occorre lasciare che il substrato fermenti, irrorandolo regolarmente per mantenerlo umido, fino a quando raggiunge la temperatura di 25°C e poi procedere con la pastorizzazione.

Un procedimento simile è utilizzato per ottenere un substrato dal legno: in questo caso ad essere triturati saranno trucioli di legno verde che poi dovrà fermentare e iniziare a decomporsi per permettere ai funghi di nascere e svilupparsi.

Nella realizzazione dei substrati per la coltivazione dei funghi è consigliabile aggiungere anche foglie secche ed altri residui vegetali che, con la loro decomposizione, contribuiranno ad arricchire il terriccio di nutrienti adatti ai funghi. Occorre inoltre prestare molta attenzione che il terriccio sia costantemente umido ma che l’acqua non ristagni, cosa che potrebbe causare la proliferazione di microrganismi dannosi alla coltivazione.

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Attrezzature per coltivare funghi

In questo articolo faremo una panoramica generale sugli attrezzi usati per coltivare funghi, sia per uso hobbystico che per uso professionale.

La raccolta dei funghi, non avviene in tutti i periodi dell’anno, ma in determinate stagioni ed inoltre non tutti possono usufruire dei bellissimi paesaggi della montagna. Questo è un buon motivo per dedicarsi alla coltivazione di funghi in casa!

Non è difficile trovare un luogo adatto per coltivare funghi, può andar bene sia il garage, la mansarda o un luogo aperto, l’unico inconveniente potrebbe essere il cattivo odore che viene emanato dal substrato. Ci sono numerose condizioni da rispettare per far si che si abbia un raccolto soddisfacente.

Panoramica sugli attrezzi per coltivare funghi

Per coloro che voglio iniziare la coltivazione dei funghi in modo dilettantistico, le attrezzature da utilizzare sono:

  • cassetta in legno o dei contenitori; per iniziare ne possono andar bene due;
  • telo di plastica: da porre all’interno delle cassette in legno (i classici sacchetti neri per l’immondizia possono andare bene);
  • letame maturo: è necessario mettere il letame maturo ( colore scuro e consistenza friabile, simile a quella del terriccio), è un substrato adatto alla coltivazione dei funghi;
  • terriccio: molto buono è quello per il giardinaggio (purché non sia troppo acido) e deve essere aggiunto al letame, mescolandoli bene prima di inserirli nella cassetta;
  • foglie secche o paglia: serviranno ad aumentare la porosità del substrato.

Bisogna riempire la cassetta fino a 5cm dal bordo, inumidire il terriccio e lasciar riposare per alcune settimane, in modo da far terminare le fermentazioni che potrebbero essersi innescate nuovamente.
Così facendo abbiamo preparato un ambiente adatto alla coltivazione dei funghi.

Con questi strumenti si possono coltivare specie funginee come i funghi Champignon (per i quali consigliamo di leggere l’articolo specifico su come coltivare i funghi champignon che abbiamo realizzato) o prataioli, salliota hortensis bispora oppure Agaricus hortensis bispora, il successo è garantito.

Per chi invece volesse coltivare funghi in modo più impegnativo, professionale, oppure far crescere specie fungine più particolari sono necessari i seguenti attrezzi:

  • serpentina: per riscaldare l’ambiente per avere sempre condizioni ideali per la crescita;
  • termostati: possono essere impiegati sia quelli analogici che quelli digitali molto più precisi dei primi, ma più costosi;
  • timer analogici o digitali: che consentono il controllo automatico della serpentina.

Altri substrati per coltivare funghi

Oltre al letame possono essere utilizzati altri substrati. Quando si cerca di coltivare i funghi, la scelta di un substrato è una decisione importante; il substrato è costituito dal materiale su cui micelio crescerà. Il micelio è un insieme di cellule sulle quasi si basa la crescita vegetativa di un fungo; in sostanza, il micelio sta al fungo come l’albero sta al frutto.

Largamente utilizzati sono anche:

  • Le paglie di cereali come il frumento, la segale e l’avena sono una buona base per la crescita di funghi. Sono componenti facili da ottenere e abbastanza a buon mercato. Si trovano in balle di grandi dimensioni anche nei negozi alimentari o di alimenti per animali. Un grande vantaggio della paglia è che può essere usata per coltivare diversi tipi di funghi. La maggior parte dei funghi non ha alcun problema a colonizzare le fibre vegetali della paglia, il che lo rende un supporto davvero versatile.
  • Ceppi
: Si possono coltivare i funghi anche sui piccoli ceppi, con grande successo. Il ceppo viene tagliato, inoculato con il micelio, e si lasciato incubare. Quando si utilizzano i ceppi, è necessario prendere in considerazione il tipo di legno utilizzato; è meglio scegliere lo stesso tipo di legno sul quale il fungo cresce in natura.
  • Segatura: La segatura arricchita è il substrato più comunemente utilizzato sia dai produttori sia dai coltivatori casalinghi. Anche se funziona abbastanza bene con una varietà di funghi diversi, ci sono alcuni fattori da considerare. La segatura dovrebbe essere prodotta da legni scelti, in base alle specifiche esigenze del fungo (come nel caso dei ceppi). Si può anche scegliere il legno adatto e farlo ridurre in segatura da qualche falegname o centro commerciale che abbia il macchinario apposito. La segatura dovrà risultare grossolana, perché quella a grana troppo fine soffocherebbe il micelio, impedendo la corretta ossigenazione. La segatura va infine arricchita con dell’azoto, aggiungendo della crusca, per esempio.

Altri substrati che risultano efficaci:

  • Concime
  • Carta
  • Cartone
  • Fondi di caffè
  • Foglie di tè usate
  • Fogliame e detriti ottenuti dal giardinaggio

La produzione di funghi avviene anche nelle serre, che si differenziano in base ai terreni utilizzati, ai materiali con la quale sono costruite ed in base agli impianti utilizzati per il riscaldamento, alla possibilità di spostamento ed in base al numero di campate.

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Inoculare tronchi con i chiodi di micelio

sabato 27 aprile 2013
Nella scorsa guida abbiamo visto come preparare i chiodi di micelio, ovvero comuni tasselli di legno colonizzati dal micelio. Con i chiodi è possibile inoculare tronchi di legno, che una volta completamente invasi dal micelio (ci vogliono da 6 mesi ad un anno) fruttificheranno in concomitanza dei periodi dell’anno più favorevoli, ossia primavera ed autunno. I tronchi inoculati devono essere lasciati in un luogo molto umido, per evitare che si asciughino troppo presto. Tuttavia non è consigliabile chiuderli in buste di plastica altrimenti, non essendo sterili, inizieranno a crescere le muffe, che proliferano in assenza di ricambio d’aria. Potranno essere quindi conservati in una cantina umida, in un cortile ombreggiato, o anche accatastati all’ombra di un bosco, magari coperti da un telo traspirante, che aiuta a trattenere l’umidità ma fa passare l’aria. Bene, passiamo all’opera!
Come prima cosa, procuratevi i tronchi che desiderate inoculare. Vanno bene le regole che abbiamo già visto per la segatura: legno di latifoglia, sufficientemente invecchiato (almeno 4-6 settimane dal taglio), privo di “inquilini” (nidi di insetto, larve, muffe o altri funghi). Il diametro ideale è di circa 30 cm, ma potete usarne anche di più piccoli (purché non esageratamente) o di più grandi, ma in questo caso diventeranno meno maneggevoli. È molto importante che i tronchi che scegliete abbiano la corteccia integra. I tronchi devono avere un buon grado di umidità interna per poter essere aggrediti dal micelio, quindi nel caso in cui siano completamente secchi, magari perché lasciati in cantina ad “invecchiare”, potrete reidratarli semplicemente lasciandoli 24 ore sommersi in acqua, un bidone così fa al caso nostro. Ovviamente se volete prepararne più di uno dovrete ingegnarvi in qualche altro modo.
Una volta che il tronco sarà pronto, possiamo passare alla fase faticosa, ossia bucare il legno con il trapano. Scegliete una punta da legno sufficientemente larga, e fate un foro per ogni tassello a disposizione. Per un buon risultato, dovrete usare non meno di 30 tasselli per tronco. I buchi devono essere profondi almeno 1 cm più del tassello, che non deve rimanere fuori, e distanziati di almeno 6-7 cm l’uno dall’altro. Essenze più tenere come il pioppo si bucano molto meglio di altre (come ad esempio la quercia). In questa guida ho usato un tronco di pioppo, sia perché non ho un trapano molto potente, che non sarebbe stato in grado di bucare un legno più duro, e sia perché essendo un legno tenero la colonizzazione dovrebbe essere più rapida.
Sgraniamo quindi i tasselli dai semi. I semi rimasti nel barattolo possono comunque essere utilizzati per inoculare segatura o paglia. Per precauzione sarebbe bene lavorare in condizioni di massima pulizia: io per separare i tasselli dai semi uso un paio di lunghe pinze da cucina, precedentemente pulite con oust, e lavoro davanti alla cappa a flusso laminare. Se non ne avete la possibilità/voglia, abbiate almeno cura di separarli al chiuso, e di lavarvi accuratamente le mani.
A questo punto inseriamo i tasselli nei buchi.
I buchi devono poi essere sigillati: A tal fine, viene generalmetne utilizzata la cera calda: per far ciò, basta disporre di una candela bella grossa, che si presta bene allo scopo. Dopo averla accesa, è sufficiente inclinarla quel tanto che basta alla fiamma per sciogliere la cera.
Se non volete utilizzare la cera, trovate qualche altro modo per tappare i buchi. Ad esempio potete usare dei sassolini leggermente più grandi del buco, e martellarli in modo che si incassino nel legno (occhio ad eventuali schegge di pietra negli occhi!)
Una volta che avremo finito il nostro lavoro, non vi sarà altro da fare che aspettare: riponiamo il nostro tronco in un luogo sufficientemente umido, e lasciamo fare al micelio.
In questo caso ho scelto il retro di casa mia, che è umido (notare il muschio in terra) e protetto dal vento. Successivamente potete coprire i tronchi con un telo, purché non li avvolgiate completamente. In questo caso ne ho usato uno vecchio e stracciato, che dovrebbe aiutare a mantenere l’umidità pur facendo passare l’aria ed anche la pioggia, visto che è pieno di buchi.
Controllate periodicamente lo stato dei vostri tronchi: se si presentano secchi dopo solo pochi giorni, cambiate posto, e se potete re-immergeteli in acqua per 24 ore. Il micelio dovrebbe risultare visibile entro qualche giorno, in prossimità dei buchi che avete fatto col trapano. Tuttavia, non aspettatevi che il micelio ricopra completamente il legno: risulterà visibile a chiazze biancastre irregolari, sviluppandosi prevalentemente sotto la corteccia (per questo è così importante mantenerla), proprio come avviene in natura. Per facilitare il mantenimento dell’umidità, potete anche sotterrare per metà i tronchi, preferibilmente con della sabbia, per ridurre il rischio che vengano invasi da parassiti.
Se tutto andrà per il verso giusto, in primavera/autunno inizieranno a spuntare i primi funghi. La produzione può andare avanti anche per molti anni, finché i tronchi non si sono completamente esauriti; ovviamente più il tronco è grosso, più durerà. Questi sono alcuni Pleurotus ostreatus che ho fatto nascere un po’ di tempo fa, purtroppo quando ho scattato la foto era già passata una lumaca!
Per avere qualche foto interessante di coltivazione su tronchi potete scrivere “mushroom log cultivation” su Google e poi cliccare su “immagini”.

lunedì 18 marzo 2013

Preparare chiodi di micelio

Probabilmente molti di voi avranno già sentito parlare (o già utilizzato) chiodi di micelio. Si tratta di semplici tasselli da falegname, ricoperti di micelio, che possono essere utilizzati per inoculare tronchi di legno, che poi vengono messi a fruttificare all’aperto oppure in serra. Utilizzando questo sistema i tempi sono molto più lunghi (da 6 mesi ad 1 anno), ma è molto più fedele al normale ciclo naturale, ed inoltre si tratta di un ottimo sistema per riciclare grossi tronchi che spesso rimarrebbero inutilizzati. Una volta che il micelio si sarà stabilito nel tronco, la produzione potrà andare avanti anche per anni, con crescite regolari in primavera  ed autunno. In questa prima guida vedremo come preparare i chiodi, successivament spiegherò come inoculare i tronchi (operazione peraltro piuttosto semplice).

La prima cosa da fare è procurarsi dei tasselli da falegname. Mi riferisco a questi, per intenderci: Li potete trovare in qualsiasi ferramenta, ad un costo accettabile. Successivamente, dovremo idratarli, per fargli assorbire una quantità d’acqua che sia sufficiente per farli aggredire dal micelio. Mettiamo la quantità desiderata di tasselli in una pentola d’acqua, e bolliamo a coperchio chiuso per circa mezz’ora (in alternativa potete lasciarli a bagno per 24 ore, il risultato dovrebbe essere lo stesso. Dopo mezz’ora, i tasselli appariranno più “gonfi”, scuri, e non galleggeranno più.Notate la differenza tra un tassello secco ed uno idratato: Bene, a questo punto è sufficiente mischiare i tasselli ad una manciata di cereali (già idratati, tenendoli a bagno per 24 ore come spiegato qui). In questo modo, una volta inoculati il micelio aggredirà prima i semi, per poi passare ai tasselli. Il barattolo così preparato va sterilizzato per un’ora e mezza, esattamente come per i normali cereali. Una volta sterilizzato e raffreddato, il barattolo è pronto da inoculare. Potete farlo con coltura liquida, come descritto qui, oppure depositandovi dentro un triangolino di agar colonizzato (a patto che lavoriate davanti a cappa a flusso laminare o in glove-box). Una volta inoculato, non resta che aspettare che il micelio faccia il suo dovere. Questo è il risultato, dopo 15 giorni. Una volta pronti, potete sgranare il barattolo dandogli un po’ di colpi contro una superficie gommosa (es. copertone dell’auto o suola di scarpa da ginnastica) e separare i tasselli dai semi (che comunque potete usare per inoculare segatura o paglia). Per togliere i tasselli io uso un paio di lunghe pinze da cucina, ma potete farlo anche a mano. Tenete conto che per inoculare un tronco di medie dimensioni (30 cm di diametro) dovrete usare non meno di 30 tasselli.

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COME METTERE D’ACCORDO PORTAFOGLIO E SALUTE

Dieta sana quanto mi costi!

Confermati i pregi della «tavola all’italiana». Ma possiamo ancora permettercela?

La dieta mediterranea è la migliore. Ma possimao permettercela ancora dopo l’aumento dei generi alimentari? (Ap)

Ce ne siamo accorti tutti: il caro petrolio ha portato con sè anche il caro cibi. Secondo dati della Commissione Europea, In Italia, da luglio 2007 a luglio 2008, i prezzi sono saliti mediamente del 6,7%. Conseguenza: ben il 60% delle famiglie italiane dichiara di aver cambiato menu.

DIETA MEDITERRANEA COSTOSA – E a che cosa rinunciano gli italiani per risparmiare? Ai capisaldi della dieta mediterranea che hanno il difetto di costare sempre di più: sempre secondo la Commissione Europea, in Italia, in un anno, pane e farina sono aumentati del 12,1%, gli oli del 5,8%, la frutta del 7,6%. E il calo dei consumi ha coinvolto anche altri cibi tipici della nostra dieta. Stando a una ricerca della Confederazione italiana agricoltori, nei primi sette mesi del 2008, le flessioni più evidenti hanno riguardato frutta, pane, olio d’oliva, verdure, pesce e vino con diminuzioni nelle vendite dal 4 al 2%. Secondo Eurispes i cali sono stati più sensibili: il pane ha fatto registrare meno 7%, la pasta meno 4,3%, il vino meno 8,4%. Tutto questo mentre uno studio, italiano, pubblicato sul British Medical Journal del 20 settembre, viene a (ri)dirci, sulla base di un’impegnativa rivisitazione di analisi precedenti, che la dieta mediterranea funziona. Sessantadue i lavori presi in considerazione, solo 12 quelli che hanno superato i severi criteri di ammissione, tutti recenti, il più vecchio è del 2003, sei sono europei, cinque americani e uno australiano. Un milione e mezzo le persone seguite per un minimo di tre anni e un massimo di 18. Risultati? «Nove per cento di mortalità complessiva in meno, pressappoco otto anni di vita in più, riduzione del 9% della mortalità per patologie cardiovascolari, del 6% di quella per cancro e del 13% dei casi di Parkinson e Alzheimer» spiega Gian Franco Gensini, direttore del Dipartimento Cuore e Vasi dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze.

LE RAGIONI DELL’EFFICACIA – Ma perché la dieta mediterranea è così efficace? «Nessuno è per ora in grado di dire che cosa esattamente “funziona” nella dieta mediterranea. Tutto merito della frutta o del pane? Delle vitamine – e di quali vitamine – o dei minerali? La risposta non c’è, sappiamo solo che il mix mediterraneo funziona. E dico mix non a caso — continua Gensini — perché quando si è provato a ricorrere a integratori, i risultati sono stati deludenti. Evidentemente nelle pastiglie dimentichiamo dei componenti degli alimenti che hanno rilevanza ma che sfuggono alla nostra conoscenza». «L’unica certezza che abbiamo rispetto a un singolo nutriente — prosegue Gensini — riguarda gli omega 3 contenuti nel pesce. Degli omega 3 conosciamo anche il meccanismo d’azione, sappiamo da tempo che sono un antiaritmico, un antiaggregante piastrinico (e, quindi, riducono la possibile formazione di coaguli nel sangue); controllano il livello dei lipidi, soprattutto dei trigliceridi; contribuiscono alla regolazione della pressione arteriosa dando elasticità alle pareti arteriose».

GLI EFFETTI – Ma se la dieta mediterranea funziona per la prevenzione, funziona anche come “cura” dopo un infarto o un ictus? Risponde Francesco Sofi, ricercatore dell’Università di Firenze e primo firmatario dello studio: «Senza dubbio. Anche se gli studi sulla prevenzione secondaria sono meno numerosi sappiamo che dopo un incidente cardiovascolare la dieta mediterranea è efficace quasi quanto l’aspirina nel ridurre il rischio di ulteriori episodi. Quello che ci preme sottolineare è che anche se non si adotta in tutto e per tutto un menù mediterraneo i benefici ci sono. E lo dimostra proprio il nostro studio. Nella ricerca abbiamo valutato con un punteggio da uno a nove l’aderenza alla dieta mediterranea. Chiarisco: stabilito che la dieta adottata dalla media di una popolazione ha valore zero, più si ricorre ad alimenti ” mediterranei”, più il punteggio sale. Mangi più frutta e verdura della media della popolazione presa in esame da quello studio? Bene, hai un punto in più. Mangi meno carne rossa? Altro punto in più. E notate che il modesto aumento di due punti, da zero a due, da due a quattro e così via, già basta per ottenere una riduzione della mortalità generale del 9%. La stessa indicata come valore finale dalla nostra analisi».

QUANTO CONTA LA DIETA – Conta solo la dieta? «È importantissimo anche far movimento — riprende Gensini — pensate che gli abitanti di Pechino hanno un rischio di mortalità per incidenti cardiovascolari sei volte superiore rispetto ai cinesi che abitano in campagna. E non è la dieta, più o meno sempre la stessa, a fare la differenza, ma il poco moto che fanno i cinesi inurbati». Ma a Pechino non usano tutti le biciclette? «Si, ma adesso sono a motore».

Daniela Natali
27 settembre 2008(ultima modifica: 28 settembre 2008)