Bergoglio contro il Vangelo: “Proselitismo è una solenne sciocchezza”….

di Redazione

Il grido di dolore di oltre 900 cattolici (in un mese), che di fronte alle gravi derive in materia di Fede che affliggono l’umanità intera a partire dal Conciliabolo Vaticano II, hanno aderito al Manifesto-Appello sulla Sede Vacante ( Vedi: http://www.agerecontra.it/public/pres30/?p=12950) redatto dal Prof. Franco Damiani, solennemente letto dopo la S. Messa a Paese (TV) e presentato alla stampa sabato 21 Settembre 2013, trova ulteriore conferma nelle aberranti parole di Bergoglio di oggi:

Bergoglio dal TGcom24 del 1.10.2013:

“Proselitismo è una solenne sciocchezza” – Per “Papa” Francesco l’obiettivo della Chiesa non è tanto quello di far proseliti ma quello di aprirsi e di ascoltare. “Il proselitismo – ha detto accogliendo Scalfari – è una solenne sciocchezza. Bisogna conoscersi, ascoltarsi e far crescere la conoscenza del mondo che ci circonda. Il nostro obiettivo è l’ascolto dei bisogni, dei desideri, delle delusioni, della disperazione, della speranza. Dobbiamo ridare speranza ai giovani, aiutare i vecchi, aprire verso il futuro, diffondere l’amore“.“La Chiesa apra ai non credenti” – Quando gli si fa notare che i cristiani ora sono una minoranza, anche in Italia, il Pontefice confessa che ciò può essere “addirittura una forza”. Dobbiamo essere un lievito di vita e amore, e il lievito è una quantità infinitamente più piccola della massa di frutti, fiori e alberi che da quel lievito nascono”. Bergoglio torna poi al Concilio Vaticano II, quando si decise “di guardare al futuro con spirito moderno e di aprire alla cultura moderna”. “I padri conciliari sapevano che ciò significava ecumenismo religioso e dialogo con i non credenti. Dopo di allora fu fatto molto poco in quella direzione. Io ho l’umiltà e l’ambizione di volerlo fare”. […]

Bergoglio su LaRepubblica, 1.10.2013

È una battuta gli rispondo. Anche i miei amici pensano che sia Lei a volermi convertire.
Ancora sorride e risponde: «Il proselitismo è una solenne sciocchezza, non ha senso. Bisogna conoscersi, ascoltarsi e far crescere la conoscenza del mondo che ci circonda. A me capita che dopo un incontro ho voglia di farne un altro perché nascono nuove idee e si scoprono nuovi bisogni. Questo è importante: conoscersi, ascoltarsi, ampliare la cerchia dei pensieri. Il mondo è percorso da strade che riavvicinano e allontanano, ma l’importante è che portino verso il Bene».
Santità, esiste una visione del Bene unica? E chi la stabilisce?

«Ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e anche del Male. Noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il Bene».
Lei, Santità, l’aveva già scritto nella lettera che mi indirizzò. La coscienza è autonoma, aveva detto, e ciascuno deve obbedire alla propria coscienza. Penso che quello sia uno dei passaggi più coraggiosi detti da un Papa.
«E qui lo ripeto. Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce. Basterebbe questo per migliorare il mondo».
La Chiesa lo sta facendo?
«Sì, le nostre missioni hanno questo scopo: individuare i bisogni materiali e immateriali delle persone e cercare di soddisfarli come possiamo. Lei sa cos’è l’“agape”?».
Sì, lo so.
«È l’amore per gli altri, come il nostro Signore l’ha predicato. Non è proselitismo, è amore. Amore per il prossimo, lievito che serve al bene comune».
Ama il prossimo come te stesso.
«Esattamente, è così».
Gesù nella sua predicazione disse che l’agape, l’amore per gli altri, è il solo modo di amare Dio. Mi corregga se sbaglio.
«Non sbaglia. Il Figlio di Dio si è incarnato per infondere nell’anima degli uomini il sentimento della fratellanza. Tutti fratelli e tutti figli di Dio. Abba, come lui chiamava il Padre. Io vi traccio la via, diceva. Seguite me e troverete il Padre e sarete tutti suoi figli e lui si compiacerà in voi. L’agape, l’amore di ciascuno di noi verso tutti gli altri, dai più vicini fino ai più lontani, è appunto il solo modo che Gesù ci ha indicato per trovare la via della salvezza e delle Beatitudini».

COSA INSEGNANO, INVECE, IL VANGELO E IL PERENNE MAGISTERO DELLA CHIESA CATTOLICA?VANGELO DI S. MATTEO 28,19-20 :

19. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, 20. insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine deI tempi”.
VANGELO DI SAN LUCA 24, 47:
47 e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.
VANGELO DI SAN MARCO 16, 15-16:
15 Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. 16 Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato…».”
Sancte Pie X, ora pro nobis!

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Dalla Resistenza alla Reazione. La Resilienza Cattolica nei tempi di Grande Tribolazione e Passione della Chiesa. Contro il Nuovo Ordine mondiale

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Mons. Rifan abbraccia Bergoglio: come sempre i peggiori tradimenti vengono da “destra”…

franciscuspp-rifanSegnalazione di “Casa San Pio X” (Rimini)

Come da foto a lato, Il 22 maggio 2013 in Vaticano c’è stato l’abbraccio tra Bergoglio e Mons. Rifan, indegno successore del sedevacantista Mons. Antonio De Castro Mayer a Campos in Brasile. Se a stare a contatto con lo zoppo (FSSPX) si impara a zoppicare, chi sarà il prossimo?

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Don Floriano Abrahamowicz: “Sospetti sulla non motivazione palese delle dimissioni di Ratzinger”

TGCOM NEWS24

Dimissioni Papa, p.Lombardi: nessuna malattia

Lefebvriani: “Sospetti sulla non motivazione” “ll 10% dell’episcopato tedesco era ricattabile mi disse un monsignore”, afferma don Floriano Abrahamowicz, sacerdote lefebvriano

foto Ansa

14:28 – “Non risulta nessuna malattia in corso che abbia influito sulla decisione” del Papa. Queste le parole del portavoce della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, nella conferenza stampa seguita all’annuncio delle dimissioni del Papa. Ma sospetti sui motivi che hanno portato Bendetto XVI alla decisione arrivano da più parti. “Sorprende l’aspetto della non motivazione”, afferma don Floriano Abrahamowicz, sacerdote lefebvriano.

“Negli ultimi mesi è diminuito il suo vigore. Sappiamo l’età che ha e che è normale per persone in età avanzata vivere un declino delle proprie forze ed il Papa lo ha sentito negli ultimi mesi e lo ha riconosciuto con lucidità“, ha aggiunto padre Lombardi.“Non conoscendo le dinamiche della chiesa conciliare la notizia genera perplessità“, commenta invece Abrahamowicz, il sacerdote lefebvriano diventato famoso alcuni anni fa quando, alla guida della comunità della fraternità “San Pio X”, a Lanzago di Silea (Treviso), aveva espresso dubbi sull’esistenza delle camere a gas per gli ebrei.Pur facendo parte di un ambiente ecclesiale che non riconosce la legittimità dei pontefici quali successori di San Pietro, e per questo detti “sedevacantisti”, Abrahamowicz ha rilevato che l’assenza di giustificazioni palesi alle dimissioni del Papa porta a una “destabilizzazione”. A questo proposito, il sacerdote tradizionalista, allontanato dalla fraternità tre anni fa ed ora animatore di una comunità chiamata “Domus Marcel Levebvre”, ha ricordato una visita avvenuta nel 1987 da due inviati di Giovanni Paolo II nella casa madre lefebvriana di Econ, in Svizzera, in cui era seminarista.”In quella circostanza – ha detto – mons. Camillo Perl, in seguito segretario della Commissione pontificia Ecclesia Dei, ci disse chiaramente che il 10% dell’episcopato tedesco era ricattabile. Non ho ovviamente elementi per poter sostenere qualcosa di simile nei confronti di Joseph Ratzinger – ha concluso Abrahamowicz – ma oggi mi tornano in mente quelle parole”.

Fonte: TGCOM24 – 11/01/2013
Altre notizie di stampa:
La Tribuna di Treviso:

I lefebvriani di Treviso: la non motivazione sorprende

Dichiarazione choc di don Floriano Abrahamowicz: «La notizia delle dimissioni del Papa genera perplessità»

«Non conoscendo le dinamiche della chiesa conciliare la notizia genera perplessità ma, soprattutto, sorprende l’aspetto della non motivazione». Il commento alle dimissioni di papa Benedetto XVI è di don Floriano Abrahamowicz, il sacerdote lefebvriano diventato famoso alcuni anni fa quando, alla guida della comunità della Fraternità «San Pio X», a Lanzago di Silea, aveva espresso dubbi sull’esistenza delle camere a gas per gli ebrei.

Pur facendo parte di un ambiente ecclesiale che non riconosce la legittimità dei pontefici quali successori di San Pietro, e per questo detti «sedevacantisti», Abrahamowicz ha rilevato che l’assenza di giustificazioni palesi alle dimissioni del papa porta a una «destabilizzazione». A questo proposito, il sacerdote tradizionalista, allontanato dalla fraternità tre anni fa ed ora animatore di una comunità chiamata «Domus Marcel Levebvre» a Paese, ha ricordato una visita avvenuta nel 1987 da due inviati di Giovanni Paolo II nella casa madre lefebvriana di Econ, in Svizzera, in cui era seminarista.

«In quella circostanza – ha detto – mons. Camillo Perl, in seguito segretario della Commissione pontificia Ecclesia Dei, ci disse chiaramente che il 10% dell’episcopato tedesco era ricattabile. Non ho ovviamente elementi per poter sostenere qualcosa di simile nei confronti di Joseph Ratzinger – ha concluso Abrahamowicz – ma oggi mi tornano in mente quelle parole».

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Treviso Today:

http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=don%20floriano%20abrahamowicz%20sulle%20dimissioni%20di%20benedetto%20xvi&source=web&cd=1&cad=rja&ved=0CDUQqQIwAA&url=http%3A%2F%2Fwww.trevisotoday.it%2Fcronaca%2Fdimissioni-papa-treviso-11-febbraio-2013.html&ei=gv4YUYL7EMKL4ASY-IDYDQ&usg=AFQjCNEOo4LztGRWFIMj2K7f4qzhYGGPCw

Stampa Libera:

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Il caso don Floriano Abrahamowicz

giovedì 29 ottobre 2009

SULLA SCIA DEL CASO WILLIAMSON: IL CASO DI DON FLORIANO ABRAHAMOWICZ

Di Guillaume Fabien, Agosto 2009[1]

A Treviso, don Floriano Abrahamowicz – sacerdote cattolico e rappresentante per l’Italia del nordest della Fraternità S. Pio X – ha avuto il coraggio di rilasciare la seguente dichiarazione a un reporter del giornale La Tribuna di Treviso:

“Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dire se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione”.[2]

Queste parole sono state pubblicate il 29 Gennaio di quest’anno, al culmine dell’affare Williamson, e Abrahamowicz parlò appunto in difesa del Vescovo, membro come lui della Fraternità.

Nel titolo che riassumeva l’intervista del sacerdote, il giornale distorse le sue affermazioni facendogli dire: “Camere a gas? Per disinfettare”, come se egli avesse in realtà dichiarato: “Ho studiato la questione e questa è la mia conclusione: le camere a gas vennero usate solo per disinfettare”.

I media internazionali e una parte della blogosfera colsero naturalmente l’occasione di condannare un secondo crimine di “negazionismo olocaustico” da parte di un sacerdote cattolico-tradizionalista. Il Papa invece, tirò fuori immediatamente l’artiglieria pesante che ci si poteva aspettare da lui per puntarla su un bersaglio di reale importanza internazionale, piuttosto che su un “parroco” come don Floriano.

Il venerdì 30 Gennaio, la Radio Vaticana lesse un messaggio del portavoce Padre Federico Lombardi che dichiarava: “Chi nega il fatto della Shoah non sa nulla né del mistero di Dio né della croce di Cristo”, e specificava che il peccato del negazionismo “tanto più è grave, quindi, se la negazione viene dalla bocca di un sacerdote o di un vescovo, cioè di un ministro cristiano, sia unito o no alla Chiesa Cattolica”.[3]

Numerosi gazzettieri pensarono anche di presentare don Floriano ai loro lettori come un ebreo rinnegato, perché il cognome Abrahamowicz poteva essere, secondo loro, solo ebraico. In realtà, si tratta, nel suo caso, di una forma slavizzata di Abrahamian, come la famiglia di suo padre veniva chiamata prima di emigrare in Europa centrale dalla nativa Armenia.

Il 4 e il 5 Febbraio, ancora a Treviso, il sacerdote cercò di chiarire le cose parlando davanti alla telecamera con un giornalista di una TV locale, mantenendo le sue precedenti dichiarazioni ed esprimendo rammarico per l’isterismo dei media diretto contro la Chiesa in generale e Mons. Williamson in particolare.

In questa rara occasione di accesso ai media, egli non si trattenne dall’esprimere il suo punto di vista tradizionalista sul Concilio Vaticano II con due parole latine: cloaca maxima.[4] Ma egli fece anche notare che sperava di vedere una discussione libera e onesta – una “tavola rotonda” – sulla questione storica sollevata dal Vescovo inglese, che sarebbe stata possibile, ovviamente, solo una volta che le acque si fossero calmate.

All’inizio, i suoi colleghi [della Fraternità] gli dissero che erano totalmente d’accordo con lui per la sua intervista del 29 Gennaio. In seguito, però, colui che aveva mostrato la rettitudine di difendere il Vescovo Williamson con le semplici parole “Non so” venne sconfessato ed espulso dalla Fraternità; e, ancora peggio, venne messo sulla strada. Il 5 Febbraio, giusto dopo la sua seconda intervista televisiva, il suo superiore del distretto, don Davide Pagliarani, parlando a nome di Mons. Fellay, capo mondiale della Fraternità, lo informò che non poteva più esercitare il suo ministero. Don Floriano era un uomo che “con i suoi gravi atti di indisciplina” rischiava di macchiare l’immagine dell’organizzazione.[5]

Egli ignorò la proibizione e continuò a vivere come prima, tranne per il fatto che ora la polizia doveva sorvegliare, la Domenica, la sua “parrocchia” per impedire ai disturbatori di interferire con le cerimonie. Poi, il 1 Marzo, mentre stava fuori per commissioni, i suoi ex colleghi arrivarono e cambiarono le serrature delle porte della chiesa, che era anche la sua casa.[6] Un fatto finora inedito. Don Floriano si ritrovò senza casa.

Peggio ancora, sembrava che vi fosse per lui anche l’eventualità di subire un procedimento giudiziario perché, a loro volta, le autorità della vicina Austria stavano pensando di accusarlo di aver offeso la verità rivelata della nostra epoca. Esse finirono per abbandonare l’idea poiché, dopo tutto, egli aveva preso posizione in Italia, in italiano, sui media italiani, e perciò non poteva rientrare nella loro giurisdizione (qui constatiamo, e ne siamo lieti, che permangono alcuni limiti alle forze spietate che spiano i nostri pensieri e le nostre parole).

Per non essere da meno, il sindaco di Verona Flavio Tosi, un politico di primo piano della Lega Nord, disse che don Floriano aveva fatto “apologia di reato, e di questo dovrebbe risponderne davanti alla legge”[7] – e questo nonostante il fatto che l’Italia non abbia una legge antirevisionista – ma fortunatamente il periodo consentito per formalizzare le accuse è da allora scaduto. I preti della Fraternità che lo avevano cacciato ritennero opportuno dire alla stampa che lo avrebbero riaccolto a condizione che si fosse “pentito”.

Dura e crudele è la religione della Shoah, così come i suoi servitori in abito tradizionalista. Ma almeno don Floriano non si nasconde dietro di loro, e non ha intenzione di “pentirsi”. Egli deplora il fatto che il Vescovo Williamson sia stato ridotto al silenzio per non essere anch’egli messo sulla strada. Venendo in aiuto del sacerdote, alcuni amici si erano offerti di ospitarlo in casa, ma ora egli ha il suo proprio appartamento vicino Treviso. Inoltre, fortunatamente, ha ancora i propri fedeli che assistono alle Messe che celebra regolarmente nel nordest, tra Verona e Trieste. Va avanti per conto suo, e pensa di cavarsela abbastanza bene – da un punto di vista materiale – con il lavoro di traduttore tra il francese – che parla perfettamente – l’italiano e il tedesco, la sua lingua madre, poiché è austriaco di nascita pur essendo cittadino italiano.

[1] Traduzione di Andrea Carancini
[2] http://www.corriere.it/cronache/09_gennaio_29/lefebvriano_treviso_intervista_25c1329a-edf2-11dd-b7db-00144f02aabc.shtml
[3] http://www.radiovaticana.org/IT1/Articolo.asp?c=262423
[4] http://archiviostorico.corriere.it/2009/febbraio/06/lefebvriani_scelgono_sfida_Vaticano_nuovi_co_9_090206076.shtml
[5] http://www.ilpadano.com/padano.php?newsID=1489
[6] http://francodamiani.blogspot.com/2009/04/commento-allarticolo-di-domenico-savino.html
[7] http://www.agerecontra.it/lasvolta/tosi_spara_a_zero_su_don_floriano.html

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Il Sedevacantismo

di S.E. Mons. Mark A. Pivarunas, CMRI

Il Sedevacantismo è la posizione teologica di quei cattolici tradizionali che con la massima certezza credono nel papato, nell’infallibilità papale e nel primato del Romano Pontefice, e tuttavia non riconoscono Giovanni Paolo II come legittimo successore di Pietro nel primato. In altre parole, non riconoscono Giovanni Paolo II come vero papa. Il termine sedevacantismo è composto da due parole latine che insieme significano “la Sede [apostolica] è vacante.” Nonostante i vari argomenti sollevati contro questa posizione — cioè che sia basata su una falsa aspettativa che il papa non possa commettere errori, o che si tratta di una reazione emotiva ai problemi nella Chiesa — la posizione sedevacantista è fondata sulle dottrine cattoliche dell’infallibilità e della indefettibilità della Chiesa e sulla opinione teologica del gran Dottore della Chiesa, S. Roberto Bellarmino.

Come introduzione a questo articolo, bisogna che il cattolico tradizionale si chieda anzitutto perché è un cattolico tradizionale. Perché non assiste alle messe del Novus Ordo? Perché rigetta gli insegnamenti del Concilio Vaticano II sulla Libertà Religiosa e sull’Ecumenismo? Perché rigetta il nuovo codice di diritto canonico (1983) secondo il quale in certe circostanze gli scismatici e gli eretici possono, senza abiura dei loro errori e senza professione della Fede Cattolica, ricevere da un prete cattolico i Sacramenti della Penitenza, dell’Estrema Unzione, e la SS. Eucarestia?

Se il cattolico tradizionale risponde correttamente alla prima domanda, afferma molto semplicemente che la nuova messa è senza dubbio un pericolo per la fede e che, a causa dei cambiamenti radicali nell’Offertorio e nella Consacrazione, è dubbio che la transustanziazione abbia mai luogo.

In risposta alla seconda domanda, il cattolico tradizionale dovrebbe affermare propriamente che gli insegnamenti che si trovano nei decreti sulla Libertà Religiosa e sull’Ecumenismo del Vaticano II sono stati condannati dai papi precedenti, in particolare da Papa Pio IX nel Sillabo degli Errori.

Infine, alla terza domanda, il cattolico tradizionale risponderebbe sicuramente che tale legge del nuovo codice non può mai essere considerata come legislazione vera e obbligante poichè i sacramenti verrebbero altrimenti amministrati sacrilegamente ad eretici e scismatici.

L’anziano Arcivescovo Marcel Lefebvre ebbe a scrivere in modo pertinente il 29 giugno 1976, in occasione della sospensione a divinis comminatagli da Paolo VI, la riflessione:

“Che la Chiesa Conciliare è una Chiesa scismatica, perché rompe con la Chiesa Cattolica quale è sempre stata. Essa ha i suoi nuovi dogmi, il suo nuovo sacerdozio, le sue nuove istituzioni, il suo nuovo culto, tutti già condannati dalla Chiesa in molti documenti, ufficiali e definitivi.

“Questa Chiesa Conciliare è scismatica, perché ha preso per base per il suo aggiornamento, principi opposti a quelli della Chiesa Cattolica, come la nuova concezione della Messa espressa ai numeri 5 della Prefazione al [decreto] Missale Romanum e 7 del suo primo capitolo, che attribuisce all’assemblea un ruolo sacerdotale che non può esercitare; come similmente il naturale — vale qui a dire divino — diritto di ogni persona e di ogni gruppo di persone alla libertà religiosa.

“Questo diritto alla libertà religiosa è blasfemo, perché attribuisce a Dio scopi che distruggono la Sua Maestà, la Sua Gloria, la Sua Regalità. Questo diritto implica libertà di coscienza, libertà di pensiero, e tutte le libertà massoniche.

“La Chiesa che afferma tali errori è al tempo stesso scismatica ed eretica. Questa Chiesa Conciliare è, pertanto, non cattolica. Nella misura in cui Papa, vescovi, preti e fedeli aderiscono a questa nuova Chiesa, essi si separano dalla Chiesa Cattolica.”

Si chiedano i cattolici tradizionali, specialmente i membri della Fraternità S. Pio X, fino a che punto Papa, vescovi, preti e laicato abbiano aderito a questa nuova Chiesa che li separa, secondo la riflessione dell’Arcivescovo Lefebvre, dalla Chiesa Cattolica.

Giovanni Paolo II aderisce completamente alla Chiesa Conciliare. Egli impone la Messa del Novus Ordo e i falsi insegnamenti del Vaticano II. Ha promulgato il Nuovo Codice di Diritto Canonico (1983). Ha sfrontatamente praticato il falso ecumenismo e l’eretico indifferentismo religioso in Assisi, Italia, il 27 Ottobre 1986, mediante l’atroce convocazione di tutte le false religioni del mondo per pregare i loro falsi dei per la pace del mondo!

Per quanto questo soggetto possa essere spiacevole, i cattolici tradizionali devono affrontare le terribili e brucianti domande:

La Chiesa Conciliare è la Chiesa Cattolica?

Giovanni Paolo II, capo della Chiesa Conciliare, è un vero papa?

Il sedevacantista direbbe senza esitazione e senza ambiguità no.

Credere altrimenti, rispondere si alle domande di cui sopra, implicherebbe che la Chiesa Cattolica ha fallito il suo scopo, che la Chiesa di Cristo non è infallibile e indefettibile, che il papa non è la roccia su cui Cristo ha fondato la sua Chiesa, che la promessa di Cristo di essere con la sua Chiesa “tutti i giorni fino alla consumazione del mondo” e che la speciale assistenza dello Spirito Santo, sono mancate alla Chiesa — conclusioni che nessun cattolico tradizionale potrebbe mai accettare.

Considerate la seguente citazione dal Concilio Vaticano I (1870):

“Perchè i Padri del IV Concilio di Constantinopoli, che seguirono da vicino le orme dei loro predecessori, fecero questa solenne professione: ‘La prima condizione della salvezza è mantenere la norma della vera Fede. Perché è impossibile che le parole di Nostro Signore Gesù Cristo, che disse, “Tu sei Pietro, e su questa pietra costruirò la mia Chiesa” (Matt. 16:18), non siano verificate. E la loro verità è stata provata dal corso della storia, poiché nella Sede Apostolica la religione Cattolica è sempre stata mantenuta senza macchia, e l’insegnamento mantenuto santo.’ …poiché essi compresero pienamente che questa Sede di S. Pietro resta sempre intatta da qualsiasi errore, secondo la divina promessa di Nostro Signore e Salvatore fatta al principe dei suoi discepoli, ‘Ho pregato per te, che la tua fede non venga meno; e tu, quando ti sarai convertito, conferma i tuoi fratelli’ (Luca 22:32).”

Papa Leone XIII, nella sua enciclica Satis Cognitum, insegnò che l’Autorità Docente della Chiesa non può mai essere in errore:

“Se (il vivente magistero) potesse essere in alcun modo falso, ne seguirebbe una evidente contraddizione; perché allora Dio stesso sarebbe autore dell’errore.”

Come può un cattolico tradizionale da un lato rigettare la Nuova Messa, gli insegnamenti eretici del Concilio Vaticano II, e il Nuovo Codice di Diritto Canonico (1983), e dall’altro, continuare a riconoscere come papa proprio colui che ufficialmente promulga e impone questi errori?

Occorre considerare anche un’altra domanda: la fede ed il governo del cattolico tradizionale sono gli stessi di Giovanni Paolo II e della sua Chiesa Conciliare? I cattolici tradizionali credono le stesse dottrine di Giovanni Paolo II e della Chiesa Conciliare riguardo alla Nuova Messa, al falso ecumenismo, ed alla libertà religiosa? I cattolici tradizionali sono soggetti alla gerarchia locale ed in ultimo luogo a Roma?

Papa Pio XII, nell’enciclica Mystici Corporis insegnò:

“Ne segue che tutti coloro che sono divisi nella fede e nel governo non possono ritenersi viventi nell’unico Corpo [di N.S. Gesù Cristo, cioè nella Chiesa] in quanto tali, nè possono ritenersi compartecipi della vita dell’unico Divino Spirito.”

I cattolici tradizionali sono uniti or divisi, quanto alla fede ed al governo, rispetto alla Chiesa Conciliare?

Il sedevacantista riconosce onestamente che la sua fede attualmente non è la stessa di Giovanni Paolo II e della Chiesa Conciliare. Riconosce che non è attualmente soggetto né obbedisce a Giovanni Paolo II. Come cattolico tradizionale, il sedevacantista crede e professa tutti gli insegnamenti della Chiesa Cattolica, e questa professione della vera Fede include il rigetto dei falsi insegnamenti del Vaticano II (“tutti già condannati dalla Chiesa in numerosi documenti, ufficiali e definitivi” — S.E. Mons. Marcel Lefebvre, 29.06.1976).

Durante la prima preghiera del Canone della S.Messa tradizionale, che inizia con Te igitur, il sacerdote in tempi normali dovrebbe recitare una cum papa nostro N. (uno col nostro papa N.). Che significato comporta questa breve frase — una cum, uno con?

Uno nella fede, uno nel governo, uno nella Messa e nei Sacramenti — uniti — questo è il significato! Può un sacerdote tradizionale onestamente recitare nel Canone della Messa che egli è una cum Giovanni Paolo II? In che cosa è una cum Giovanni Paolo II? Negli insegnamenti conciliari, nel governo, nella nuova messa e nei sacramenti ufficiali — è attualmente una cum?

Un’ultima considerazione su questo tema del sedevacantismo è la maniera nella quale sono accadute tutte queste cose. Quando sono avvenute? Come sono avvenute? Questa è un’area nella quale i sedevacantisti si differenziano. Alcuni ritengono che le elezioni papali furono invalide basandosi sulla Bolla di Papa Paolo IV del 1559, Cum ex apostolatus:

“Se mai, in qualunque epoca, avvenga che… il Romano Pontefice abbia deviato dalla Fede Cattolica o sia caduto in qualche eresia prima di assumere il papato, tale assunzione, anche compiuta coll’unanime consenso di tutti i Cardinali, è nulla, invalida e senza effetto; né può dirsi divenire valida, o esser tenuta per legittima in qualsivoglia modo, o esser ritenuta dare a costoro alcun potere di amministrare delle materie sia spirituali che temporali; ma qualsiasi cosa sia detta, fatta o stabilita da costoro è priva di ogni forza e non conferisce assolutamente alcuna autorità o diritto a chicchessia; e costoro per il fatto stesso (eo ipso) e senza che sia richiesta alcuna dichiarazione siano privati di ogni dignità, posto, onore, titolo, autorità, ufficio, e potere.”

Alcuni sedevacantisti citano il Codice di Diritto Canonico (1917) al canone 188, art. n. 4:

“Qualsiasi ufficio sarà vacante ipso facto [per il fatto stesso] per tacita rinuncia e senza che sia richiesta alcuna dichiarazione, … §4 per pubblica defezione dalla Fede Cattolica;… (Ob tacitam renuntiationem ab ipso iure admissam quaelibet officia vacant ipso facto et sine ulla declaratione, si clericus: … 4. A fide catholica publice defecerit;…)”

Altri ritengono l’opinione di S. Roberto Bellarmino nel De Romano Pontifice (Cap. XXX):

“La quinta opinione (riguardo all’ipotesi del papa eretico) pertanto è vera; un papa che sia eretico manifesto, per quel fatto (per se) cessa di essere papa e capo (della Chiesa), poichè a causa di quel fatto cessa di essere un cristiano (sic) e un membro del corpo della Chiesa. Questo è il giudizio di tutti gli antichi Padri, che insegnano che gli eretici manifesti perdono immediatamente ogni giurisdizione.”

Papa Innocenzo III, citato dal teologo Billot nel suo Tract. De Ecclesia Christi, p. 610:

“La fede mi è necessaria a tal punto che, avendo Dio come mio unico giudice in altri peccati, potrei comunque venir giudicato dalla Chiesa per i peccati che potessi commettere in materia di fede.”

Basta dire che, la questione del papa è una questione difficile, spiacevole, e che fa paura; tuttavia è una questione necessaria e importante, che non può essere evitata.

In conclusione, non si dica che il sedevacantista rigetta il papato, il primato, o la Chiesa Cattolica. Al contrario è proprio a causa del suo credere nel papato, nel primato, nell’infallibilità ed indefettibilità della Chiesa Cattolica che egli rigetta Giovanni Paolo II e la Chiesa Conciliare. Per il sedevacantista, la Chiesa Cattolica non può venir meno e non è venuta meno. La grande apostasia predetta da S.Paolo nell’ Epistola ai Tessalonicesi ha avuto luogo:

“Che nessuno vi inganni in alcun modo, perché il giorno del Signore non verrà a meno che prima non venga l’apostasia, e sia rivelato l’uomo del peccato, il figlio di perdizione, che si oppone e si esalta sopra tutto ciò che è detto Dio, o che viene adorato, in modo da sedersi nel tempio di Dio per farsi adorare come fosse Dio…. E ora sapete ciò che lo trattiene, affinchè sia rivelato al tempo opportuno. Poiché il mistero di iniquità è già al lavoro; dato soltanto che colui che al presente lo trattiene, lo trattenga ancora, finchè sia tolto di mezzo. Ed allora il perverso sarà rivelato…” (2 Thess. 2:3-8).

Chi è colui “che al presente lo trattiene… finchè egli sia tolto di mezzo. Ed allora il perverso sar à rivelato”? Forse Papa Leone XIII ne fornisce la risposta nel suo Motu Proprio del 25 settembre 1888, quando scrisse l’invocazione a S. Michele:

“Questi astutissimi nemici hanno riempito e inebriato di fiele e amarezza la Chiesa, la sposa dell’Agnello immacolato, e hanno messo empie mani sulle sue più sacre proprietà. Nello stesso Luogo Santo, dove fu posta la Sede del beatissimo Pietro e la Cattedra di Verità per la luce del mondo, hanno elevato il trono della loro abominevole empietà, con l’iniquo disegno che quando il Pastore sia stato colpito, il gregge venga disperso.”

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http://www.chiesaviva.com/libri%20chiesaviva.htm

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Affaritaliani.it: don Floriano Abrahamowicz e Agere Contra offrono posizioni dure contro le derive conciliari

Castel Gandolfo, Papa Francdi Redazione

Affaritaliani.it di ieri ha scritto un lungo articolo, che riportiamo qui sotto, che chiarifica, in parte, la nostra posizione di cattolici, apostolici, romani integrali. Lo fa prendendo spunto dal post precedente, per poi parlare di alcuni tradizionalisti di Los Angeles (USA) che leggono il nostro sito e che sono proprietari del blog Tradition in Action. In questi tempi di confusione è necessaria la chiarezza: “tradizionalisti sono coloro che rifiutano il Concilio Vaticano II, la nuova messa, le riforme successive e per conseguenza dedotta dal Magistero riconoscono la drastica riduzione della visibilità della Chiesa stessa, che include la constatazione della vacanza della Sede Apostolica e dell’occupazione abusiva delle diocesi da parte di “chierici conciliari”, ossia di modernisti (siano essi a tendenza conservatrice o progressista).

Cronache

Francesco? Papa burlone e voodoo. Bergoglio non piace ai tradizionalisti USA

Lunedì, 3 giugno 2013 – 12:16:00

di Antonino D’Anna

Papa Francesco? Un “Papa burlone” che anziché togliersi lo zucchetto davanti a Dio (zucchetto che in latino è noto come “solideo”, ossia “solo davanti a Dio”), preferisce “metterlo in testa ad una ragazzina, per scherzare con lei e far ridere la gente. In questo modo egli cerca di apparire come un vecchio nonno che intrattiene sua nipote ed allo stesso tempo dimostra che i simboli del Papato sono inutili- Si tratta dell’ennesimo passo di Bergoglio volto a desacralizzare i simboli del Papato al fine di svilirli e poi di abolirli” E per giunto tale atto è avvenuto “il 9 Maggio 2013 nel corso di un democratico/demagogico “tour” di Bergoglio in Piazza S. Pietro”. Parola di Tradition in Action, gruppo tradizionalista yankee con base a Los Angeles che non apprezza lo stile inaugurato da questo pontefice, stile definito come “miserabilista”. L’accusa, lanciata già nei primi giorni del Papato, è tremenda: “In meno di una settimana dalla sua elezione il 13 marzo 2013, Papa Francesco I ha già fatto tanti atti progressisti per il cambiamento del Papato di quanti ne abbiano fatti gli ultimi anni di pontificato di Giovanni Paolo II e in seguito Benedetto XVI”. Sì, anche il povero Joseph Ratzinger, per il quale parte del mondo della Tradizione si era spellato le mani per il motu proprio “Summorum Pontificum” del 2007 che reintroduceva la Messa preconciliare, è adesso nell’elenco dei cattivi: è un progressista.

L’EX LEFEBVRIANO- A riportare queste prese di posizione di TIA è il sito italiano agerecontra.it, che ha come riferimento ecclesiale don Floriano Abrahamowicz, sacerdote polacco (in realtà è italo-austrico, n.d.r.) allontanato dalla Fraternità San Pio X nel 2009 perché “da tempo esprimeva posizioni diverse da quelle ufficiali della Fraternità San Pio X”. Agere Contra – espressione del Circolo Culturale Triveneto Christus Rex – offre prese di posizione dure contro la Chiesa postconciliare, continua la sua battaglia contro quella che viene vista dai suoi membri come una deriva della Chiesa cattolica dalla retta via dell’ortodossia.

IL CHE GUEVARA DEL VATICANO- Ma spostiamoci negli USA, sede di TIA. A Tradition in Action non è piaciuto, ad esempio, che “Il Papa, subito dopo la sua elezione, ha rifiutato di indossare una delle tante croci papali dorate a sua disposizione e invece ha scelto una croce di ferro appesa ad una catena dello stesso materiale senz’alcun oro o argento. Ha anche abbandonato le tradizionali scarpe rosse papali. Il suo anello è di un metallo umile – non si sa se di ferro o alluminio”. Karol Wojytla, se male non ricordiamo, non usava abitualmente le scarpe rosse, recuperate sotto il papato di Ratzinger. E per giunta da un cerimoniere in odore di tradizionalismo (a detta dei progressisti), monsignor Guido Marini. Che tanti, nel mondo che non ama il Concilio Vaticano II, avrebbero dato in via di pensionamento. Sorpresa: Jorge Mario Bergoglio ha deciso di tenerlo nei giorni scorsi, esprimendosi peraltro in termini alquanto rispettosi del servizio reso da Marini. E lasciando scornati alcuni vescovi pugliesi in visita ad limina (la visita che i vescovi devono rendere al Papa ogni cinque anni): segnatamente il vescovo di Conversano-Monopoli, il quale ha dichiarato ai suoi sacerdoti che i vescovi del Tacco d’Italia hanno spiegato al Papa come il vecchio rito preconciliare stia – a loro parere – dividendo i fedeli. Bergoglio – va detto – ha risposto picche.

IL BRACCIALETTO VOODOO- Ma Tradition in Action non ha finito: questo Papa ha accettato nei primi giorni del pontificato un braccialetto in gomma, di colore giallo, fatto da un sacerdote africano e donatogli da un cardinale del Continente Nero. Per TIA: “Probabilmente è un qualche tipo di ‘braccialetto della fede’ a scopo devozionale; in realtà è un’imitazione degli amuleti voodoo di moda in ambienti hippie e punk” (effettivamente uno ce lo vede Bergoglio a sputare sulla folla mentre sfascia la chitarra in Piazza San Pietro). Quindi: “L’approvazione di Papa Bergoglio nei confronti di questa pratica (cioè il fatto che abbia accettato il braccialetto, N.d.R.) sembra una vera e propria promozione della superstizione allo stesso tempo in cui abolisce le tradizioni millenarie della Chiesa”.

NIENTE TRONO- Tra le altre cose che tormentano la pace religiosa dei membri di TIA abbiamo anche il rifiuto di sedere sul trono papale dopo l’elezione per ricevere l’ossequio dei cardinali e il rifiuto “di prendere la limousine papale dopo l’elezione. Anzi, è tornato al suo appartamento nello stesso pulmino assegnato ai cardinali. Vediamo che è stato scelto l’uomo giusto in grado di compiere la revoluzione nella Chiesa che Ratzinger ha a lungo desiderato e che attualmente viene messa in pratica da alcuni dei suoi discepoli in Germania ed Austria”. Povero Ratzinger, da tradizionalista duro e puro (creduto tale o passato per tale da chi non è più o non è mai stato tradizionalista ma un semplice conservatore nell’alveo conciliare de jure o de facto, n.d.r.) a rivoluzionario sfascista.

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Codice di diritto canonico

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Il codice di diritto canonico (abbreviato in CIC, dal titolo latino codex iuris canonici), è il codice normativo della Chiesa cattolica di rito latino. Il nuovo CIC è stato promulgato da Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983 ed è entrato in vigore il 27 novembre dello stesso anno.

Storia

L’attuale CIC sostituisce quello Pio-Benedettino del 1917 (così detto perché elaborato durante i pontificati di san Pio X e Benedetto XV).

Giovanni XXIII, il 25 gennaio 1959 annunciando la convocazione di un concilio ecumenico per la Chiesa universale, manifestò l’intenzione di procedere alla revisione del codice pio-benedettino. I lavori di codificazione non iniziarono però in pratica fino a quando il Concilio Ecumenico Vaticano II non terminò nel 1965.

Infatti, pur venendo nel marzo del 1963 istituita la Pontificia commissio codici iuris canonici recognoscendo, i lavori veri e propri di revisione furono avviati dopo il 1965, di modo che la nuova codificazione potesse effettivamente recepire sul piano normativo le decisioni dell’assise ecumenica.

I lavori di codificazione si protrassero per tutto il pontificato di Paolo VI e terminarono durante i primi anni del pontificato di Giovanni Paolo II.

In quegli anni si pensò anche ad un progetto di lex ecclesiae fundamentalis: il diritto canonico, come già aveva subito l’influsso dei processi di codificazione propri dell’Ottocento, subiva ora l’influsso proveniente del modello delle carte costituzionali elaborate nel Novecento. La lex ecclesiae fundamentalis, delle quali furano elaborati vari progetti, non venne però mai promulgata, sebbene molte delle sue norme siano poi state recepite dal CIC, in particolar modo dai canoni sullo statuto fondamentale del fedele.

Il 25 gennaio 1983, con la Costituzione apostolica Sacrae disciplinae leges Giovanni Paolo II promulgò l’attuale codice di diritto canonico (codex iuris canonici) per la Chiesa cattolica di rito latino, entrato in vigore la prima domenica d’Avvento successiva. Nel discorso del 3 febbraio 1983 Giovanni Paolo II raccomanda di leggere il CIC in parallelo con i documenti conciliari e, suggerendo l’immagine del triangolo, pone la Sacra Scrittura al vertice, come unica e insostituible legge fondamentale della Chiesa, e alla base da un lato gli atti del Concilio Vaticano II e dall’altra il CIC.
Finalità

La Costituzione apostolica Sacrae disciplinae leges (25 gennaio 1983) con cui Giovanni Paolo II ha promulgato il nuovo CIC spiega:

“Il codice non ha come scopo in nessun modo di sostituire la fede, la grazia, i carismi e soprattutto la carità dei fedeli nella vita della Chiesa. Al contrario, il suo fine è piuttosto di creare tale ordine nella società ecclesiale che, assegnando il primato all’amore, alla grazia e al carisma, rende più agevole contemporaneamente il loro organico sviluppo nella vita sia della società ecclesiale, sia anche delle singole persone che ad essa appartengono”.

Aggiunge che il CIC è “lo strumento indispensabile per assicurare il debito ordine sia nella vita individuale e sociale, sia nell’attività stessa della Chiesa”.

All’inizio del codice si stabilisce che il CIC riguarda solo la Chiesa latina (can. 1); le altre chiese cattoliche sui iuris, quelle di rito orientale, sono disciplinate dal codice dei canoni delle Chiese orientali (promulgato nel 1990).
Struttura

Il codice di diritto canonico del 1983 consta di 1752 canoni; è diviso in sette “libri”, ognuno dei quali è suddiviso in varie “parti”, a loro volta suddivise in “titoli”, poi “capitoli”, e quindi “articoli”. A differenza del diritto civile, “articolo” è quindi una sezione, un raggruppamento di alcune norme, e non le norme stesse; la norma particolare infatti è detta canone (abbreviato in “can.”, plurale “cann.”). I canoni possono essere ulteriormente suddivisi in commi, e nel testo la suddivisione è indicata dal carattere “§”.

Le grandi sezioni in cui si articola il codice sono le seguenti:

LIBRO I – Norme generali (Cann. 1-203)

Include 203 canoni suddivisi in 11 titoli: leggi ecclesiastiche, procedure, decreti generali, singoli atti amministrativi, statuti e regolamenti, definizione delle persone fisiche e giuridiche, atti giuridici, potere di governo, uffici ecclesiastici, computo del tempo.

LIBRO II – Il popolo di Dio (Cann. 204-746)

È il libro più significativo per una prospettiva teologica; esso include 543 canoni organizzati in tre parti: “I fedeli”, “La costituzione gerarchica della Chiesa”, “Gli istituti di vita consacrata e società di vita apostolica”. Nella prima parte si tratta del laicato e del clero, e dei rispettivi diritti e doveri. Nella seconda parte si definiscono la suprema autorità della Chiesa e le Chiese particolari (diocesi e altre strutture ecclesiali ad esse equiparate). La terza parte regolamenta i tipi di comunità religiose, gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica.

LIBRO III – La funzione di insegnare nella Chiesa (Cann. 747-833)

Contiene 87 canoni riguardanti la predicazione, la catechesi, l’attività missionaria, l’educazione cristiana, le pubblicazioni e la professione di fede.

LIBRO IV – La funzione di santificare nella Chiesa (Cann 834-1253)

Annovera 420 canoni. La prima parte concerne i sacramenti: il ministro di ogni sacramento, la disposizione del ricevente, la sua celebrazione. La seconda parte concerne i sacramentali, l’ufficio divino, i funerali, la devozione ai santi, i voti e i giuramenti. La terza parte presenta i luoghi sacri e le osservanze devozionali (digiuni, giorni consacrati…).

LIBRO V – I beni temporali della Chiesa (Cann. 1254-1310)

Legifera sulla proprietà in 57 canoni, occupandosi della sua acquisizione, amministrazione, alienazione; si occupa anche di lasciti e pie fondazioni.

LIBRO VI – Le sanzioni nella Chiesa (Cann. 1311-1399)

Consta di 89 canoni relativi alle punizioni ecclesiastiche (tra cui la scomunica, l’interdetto…)

LIBRO VII – I processi (Cann. 1400-1752)

Presenta 353 canoni sulle norme procedurali. Stabilisce le regole per i tribunali, i vicari, la giurisdizione ordinaria e straordinaria, i gradi di giudizio e l’appello, le procedure amministrative per i tribunali e le regole per gli uffici che si occupano di dirimere contenziosi riguardanti l’esercizio dell’autorità amministrativa.

Dottrina

La struttura del CIC riflette l’ecclesiologia del Concilio Vaticano II.

Norma generale del CIC è la salus animarum, la salvezza delle anime: finalità del diritto canonico è quindi, nella mente del legislatore, quella di aiutare l’opera dell’evangelizzazione e della cura pastorale che la Chiesa realizza.

Un primo punto importante di dottrina è la concezione della Chiesa come popolo di Dio. Il titolo del Libro II riflette questo nome che il Vaticano II dà alla chiesa. La successione dei titoli inizia dalla vocazione generale, la vocazione battesimale di tutti i fedeli, con i diritti e doveri che sono propri di tutti i membri della Chiesa (si tratta in successione dei fedeli laici, dei chierici, delle prelature personali, delle associazioni dei fedeli). Solo dopo questa trattazione si passa a delineare la struttura gerarchica della Chiesa, con la suprema autorità della Chiesa (papa, cardinali, curia romana) e le diocesi (qui chiamate chiese particolari). La trattazione del popolo di Dio si chiude con la vita religiosa. È da notare la differenza con il CIC del 1917, dove senz’altro si iniziava la trattazione dalla suprema autorità, discendendo poi verso i fedeli laici, in ossequio a una ecclesiologia strettamente gerarchica. Nel testo del 1983 la prospettiva è rovesciata: la ecclesiologia di base è quella della comunione gerarchica, che valorizza innanzitutto la presenza e la funzione di tutti i fedeli nella Chiesa.

La Chiesa è vista come “comunione”. Ciò determina le relazioni che devono intercorrere fra le Chiese particolari e quella universale, e fra la collegialità di tutti i vescovi e il primato del papa

Un altro punto di dottrina importante è la concezione dell’autorità come servizio.

Inoltre, la dottrina per la quale tutti i membri del popolo di Dio, nel modo proprio a ciascuno, sono partecipi del triplice ufficio di Cristo: sacerdotale, profetico e regale.

Significativo è pure l’affermazione dell’impegno che la Chiesa deve porre nell’ecumenismo.

Interpretazione

Perché la norma del CIC possa essere interpretata rettamente, la Costituzione apostolica Sacrae disciplinae leges (1984) stabilì la creazione della “Pontificia commissione per l’interpretazione autentica del codice di diritto canonico” (abbreviata PCCICAI, dal nome latino Pontificium consilium codicis iuris canonici authentice interpretando).

In seguito la Costituzione apostolica Pastor Bonus (1988) ha trasformato la Commissione nell’attuale Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, con le seguenti competenze:

Funzione interpretativa.
Aiuto tecnico-giuridico agli altri Dicasteri della Curia Romana.
Esame, sotto l’aspetto giuridico, dei decreti generali degli organismi episcopali
Giudizio di conformità delle leggi particolari e dei decreti generali emanati dai legislatori inferiori alla Suprema Autorità, con le leggi universali della Chiesa.[1]

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Fraternità sacerdotale San Pio X

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Insegna usata dalla Fraternità, anche se non ufficialmente, il Sacro Cuore di Gesù ed il Cuore Immacolato di Maria incrociati.

Il seminario di Ecône.

Benedizione ad Ecône, Svizzera.

La Fraternità sacerdotale San Pio X (in lingua latina: Fraternitas sacerdotalis Sancti Pii X, FSSPX) fu fondata il 1º novembre 1970 a Friburgo dal vescovo Marcel Lefebvre con l’accordo e l’approvazione di François Charrière, allora vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, con un seminario a Ecône in Svizzera, dove accolse giovani cattolici di diverse nazioni. Il movimento, nato per contrasto con i risultati del Concilio vaticano II, raccoglie oggi i continuatori delle idee del vescovo francese: i fedeli di Ecône desiderano conservare la messa tridentina e si oppongono all’ecumenismo e al dialogo interreligioso. La FSSPX è una società di vita comune senza voti sull’esempio delle Società delle Missioni Estere.[1] Essa è composta da sacerdoti ma anche da fratelli e da religiose[non chiaro]. È diretta da un superiore generale, aiutato da due assistenti e da un economo generale. Coloro che aderiscono alla Fraternità San Pio X vengono comunemente chiamati lefebvriani (o meglio, con forma anche graficamente adattata all’italiano, lefevriani[2]), dal cognome del fondatore della comunità. La Fraternità è attualmente guidata da Bernard Fellay, svizzero, uno dei quattro sacerdoti ordinati vescovi da Lefebvre nel 1988 a cui il 21 gennaio 2009 è stata revocata la scomunica.

Storia

L’origine della Fraternità

Nel 1971 la Fraternità sacerdotale San Pio X venne inizialmente approvata dalla Santa Sede e Lefebvre annunziò allora che i sacerdoti della FSSPX avrebbero continuato a celebrare la messa secondo il rito di san Pio V. Suo primo rettore fu Jacques Masson, che successivamente rientrò nella Chiesa di Roma lasciando il seminario e facendo atto di sottomissione al Romano Pontefice.

Intorno a Ecône sono gravitate fazioni della destra francese, che non lesinavano al Seminario Internazionale San Pio X il loro sostegno finanziario. Sul piano locale Ecône godeva dell’appoggio di personalità vallesane del partito democristiano, in particolare l’ex presidente della Confederazione Svizzera, Roger Bonvin. Punto di aggregazione fu il movimento Pro Fide Catholica.[3] Nella Fraternità hanno cercato rifugio quei fedeli cattolici, disorientati dalla rottura con la tradizione che aveva caratterizzato tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 alcuni settori della Chiesa e dell’episcopato (in particolare in Francia e in altri Paesi del Nord Europa), con nuove interpretazioni nella dottrina e nella liturgia, nonché numerosi abbandoni di sacerdoti, o da una nuova politica sociale della Chiesa, interpretata dai tradizionalisti come commistione con ambienti e dottrine marxiste.

Primi dissidi

Fra Roma ed Ecône, i toni cominciarono ad inasprirsi negli anni settanta, quando l’arcivescovo Lefebvre decise di ordinare dei preti formati esclusivamente nel seminario di Ecône senza l’accordo dell’autorità diocesana.

L’impronta decisamente conservatrice e soprattutto la crescente opposizione agli orientamenti del Concilio provocarono il ritiro del riconoscimento canonico e l’ordine di chiusura del seminario di Ecône (1975). Dopo il rifiuto da parte di Lefebvre di accettare questa disposizione, intervenne lo stesso papa Paolo VI con lettere personali, ma Lefebvre rispose inasprendo la polemica contro la Curia romana e disattese la proibizione di ordinare nuovi sacerdoti e di aprire nuove case. Nel 1976 Marcel Lefebvre fu sospeso a divinis e la Fraternità sacerdotale San Pio X entrò così in stato di disubbidienza. Gli ammonimenti romani e la sospensione a divinis (1976) non impedirono alla Fraternità di Ecône di trovare seguaci in diversi Paesi.

Ecône contava nel 1976 circa 140 seminaristi. Molti che avevano già ricevuto gli ordini nel 1975, si trovarono di fronte alle prime difficoltà: per esercitare il sacerdozio in una parrocchia, ogni sacerdote deve essere incardinato, cioè deve essere accettato da un vescovo nella sua diocesi e le gerarchie nazionali impediscono ai presbiteri ordinati ad Ecône di esercitare qualsiasi attività pastorale ufficiale[4].

L’inizio del pontificato di Giovanni Paolo II

Nel 1978 il cambio di pontificato aveva inizialmente creato in alcuni l’impressione che con la scomparsa di Paolo VI fosse possibile una riconciliazione fra Roma ed Ecône. Un mese appena dopo la sua elezione Giovanni Paolo II riceveva mons. Lefebvre. Altri elementi di cambiamento furono rappresentati dall’attenuarsi dell’influenza di importanti membri francesi della Curia romana – fra cui il cardinal Garrone, particolarmente ostile alla Fraternità sacerdotale San Pio X – e dall’arrivo a Roma del cardinal Ratzinger come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. La pubblicazione di Rapporto sulla fede del card. Ratzinger apparve a molti come un elemento nuovo nel caso Lefebvre: si intravedevano in questo libro importanti affinità con certe tesi di Lefebvre. Ma subito dopo il sinodo straordinario gli eventi precipitarono. Le due iniziative ecumeniche del papa che rappresentavano la ricerca della fratellanza fra le religioni delineata nel concilio Vaticano II, la visita alla sinagoga di Roma e la giornata di preghiera in comune con i rappresentanti delle grandi religioni ad Assisi provocarono vivacissime critiche da parte dei seguaci di Lefebvre e gettarono olio sul fuoco[5].

Nel 1981 Antônio de Castro Mayer, vicino alle posizioni di Lefebvre, rassegnò le proprie dimissioni da vescovo di Campos in Brasile, e diresse l’Unione sacerdotale San Giovanni Maria Vianney.

Nel 1983 a Lefebvre succedette nella carica di Superiore Generale della FSSPX Franz Schmidberger.

La rottura definitiva tra Roma ed Ecône

Dal 1987, la Santa Sede aveva intrapreso tentativi di conciliazione, culminati nel maggio 1988 in un’intesa che implicava comunque per Lefebvre il divieto di consacrare nuovi vescovi. La rottura totale maturò negli ultimi giorni di maggio, dopo l’opposizione del papa a nuove concessioni richieste da Ecône, che il cardinal Ratzinger sarebbe invece stato propenso ad esaminare favorevolmente (udienza del cardinal Ratzinger del 27 maggio 1988)[6]. Nel giugno dello stesso anno, Lefebvre contravveniva al divieto ricevuto consacrando quattro vescovi ad Ecône (Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta), ciò ebbe come esito la scomunica ufficiale del Vaticano e la pubblicazione del motu proprio Ecclesia Dei.[7][8] Aveva partecipato alla cerimonia con Lefebvre, come co-consacrante imponendo le mani e recitando la preghiera consacratoria nell’ordinazione, il vescovo brasiliano Antônio de Castro Mayer, che portò con sé l’intera diocesi di Campos. Il problema non è la validità di queste ordinazioni, ma la sua liceità: si tratta cioè di ordinazioni valide, ma illecite.[9]

Con l’Ecclesia Dei però Giovanni Paolo II aveva istituito una Commissione per facilitare la piena comunione ecclesiale dei sacerdoti e fedeli legati a Lefebvre con la Chiesa cattolica nel rispetto delle loro tradizioni liturgiche, ed invitò i vescovi ad una più ampia e generosa applicazione dell’indulto per l’uso del Messale Romano del 1962, già concesso nel 1984. Ciò produrrà negli anni il ritorno di sacerdoti e fedeli della FSSPX verso la comunione con Roma, che si aggiunsero alle defezioni dei sacerdoti che hanno lasciato la FSSPX a causa di divergenze teologiche (alcuni dei quali avevano fondato nel 1985 l’Istituto Mater Boni Consilii, di orientamento sedevacantista). Alcuni sacerdoti che celebravano la messa tridentina, in comunione con il papa, fondarono la Fraternità sacerdotale San Pietro secondo quanto previsto dal motu proprio “Ecclesia Dei”.

Il periodo successivo alle consacrazioni episcopali illecite

Nel luglio del 1988, durante un incontro con alcuni vescovi del Cile, il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede arrivò a dichiarare che la corrente lefebvriana presentava elementi positivi, che corrispondevano in effetti ad alcune deficienze della Chiesa postconciliare. Così mons. Lefebvre, sempre secondo il cardinal Ratzinger, non avrebbe avuto tutti i torti nel denunciare un certo modo riduttivo di intendere il Concilio Vaticano II che lo isolava dalla tradizione della Chiesa[10].

Nella riunione del Consiglio permanente della CEI del 26 settembre 1988, parlando della scomunica di monsignor Lefebvre, si diceva[chi?]: “I vescovi hanno constatato che fortunatamente le ripercussioni e conseguenze in Italia non sono state particolarmente gravi. Vi è quindi la speranza che, da noi, l’atto scismatico possa essere progressivamente riassorbito e dimenticato”.

Lefebvre e de Castro Mayer morirono nel 1991. I vescovi della Fraternità sacerdotale San Pio X consacrarono vescovo Licínio Rangel, superiore della Società sacerdotale San Giovanni Battista Maria Vianney (che operò prevalentemente a Campos, in Brasile).

Dopo la morte di Lefebvre il movimento da lui iniziato continuò ad avere un certo seguito negli ambienti tradizionalisti cattolici, anche se alcuni fedeli lasciarono la Fraternità per aderire alla Fraternità sacerdotale San Pietro, in sintonia con il Santo Padre e per una maggiore comunione con la Chiesa cattolica. I loro rapporti con Roma sono regolati dalla commissione pontificia Ecclesia Dei, dal titolo della lettera apostolica di Giovanni Paolo II che l’ha istituita.

Salvador Lazo y Lazo rassegnò nel 1993 le dimissioni da vescovo di San Fernando de La Union, nelle Filippine, e aderì alle posizioni della Fraternità sacerdotale San Pio X.

Nell’agosto del 2000, la FSSPX era stata autorizzata[senza fonte], unitamente ad altre comunità che ne seguono l’impostazione e ne condividono il giudizio sulla situazione della Chiesa, ad organizzare un proprio pellegrinaggio al Giubileo di quell’anno. Sotto la loro guida entrarono nelle Basiliche Papali, alcune migliaia di persone, provenienti dai cinque continenti[senza fonte]. Molto numerosi erano i gruppi asiatici e dell’Est europeo[senza fonte]. Diversi preti della FSSPX hanno anche potuto celebrare battesimi nelle basiliche vaticane[senza fonte].

Il 28 settembre 2000 Fellay fondò la Fraternità San Giosafat d’Ucraina con sede a Leopoli, di rito bizantino, che comprendeva inizialmente padre Vasyl e sei altri preti accomunati dai medesimi ideali e finalità della FSSPX, per tutelare la tradizione ucraina.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fraternità San Giosafat d’Ucraina.

La remissione della scomunica e il contrasto sul Concilio Vaticano II

La Società sacerdotale San Giovanni Battista Maria Vianney nel 2002 rientrò nella piena comunione con il papa e venne a costituire l’amministrazione apostolica personale per i fedeli di tradizione tridentina a Campos.

I responsabili della Fraternità San Pio X, Bernard Fellay e padre Franz Schmidberger, erano stati ricevuti in udienza da Benedetto XVI, il 29 agosto 2005, nella Villa Pontificia di Castel Gandolfo. Al termine dell’udienza, un comunicato della sala stampa della Santa Sede aveva segnalato che essa era avvenuta “in un clima di amore per la Chiesa e di desiderio di arrivare alla perfetta comunione”.[11]

L’8 settembre 2006, un gruppo di sacerdoti usciti dalla Fraternità San Pio X fondavano in Francia l’Istituto del Buon Pastore, i cui statuti vennero approvati dalla Santa Sede che la eresse canonicamente come società di vita apostolica di diritto pontificio. Questa nuova comunità celebra la messa e amministra i sacramenti utilizzando esclusivamente i libri liturgici in vigore nel 1962, prima della riforma liturgica.[12]

Le nuove possibilità di celebrazione della messa tridentina offerte dal motu proprioSummorum Pontificum” di papa Benedetto XVI e il documento Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa della Congregazione per la dottrina della fede[13] avevano proprio lo scopo di facilitare il rientro della Fraternità sacerdotale San Pio X nella Chiesa cattolica e la fine dello scisma.

I lefebvriani chiesero la revoca della scomunica, con l’impegno a rispondere entro il 28 giugno 2008 alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Darío Castrillón Hoyos, presidente della pontificia commissione Ecclesia Dei. Si trattava di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali, la FSSPX avrebbe potuto rientrare nella piena comunione con la Chiesa cattolica. La proposta non venne accettata ed il superiore generale della Fraternità non la ratificò. Il 26 giugno 2008 la comunità monastica dei Redentoristi Transalpini, con sede centrale in Papa Stronsay, una piccola isola del nord della Scozia, che nella loro storia aveva ricevuto sostegno dall’arcivescovo Marcel Lefebvre e dalla Fraternità sacerdotale San Pio X, è rientrata in comunione con Roma.[14]

Il 21 gennaio 2009[15] il Sommo Pontefice ha rimesso la scomunica ai vescovi della Fraternità sacerdotale San Pio X mediante un decreto della Congregazione per i vescovi, accogliendo una lettera di Bernard Fellay del 15 dicembre 2008 in cui il presule dichiarava a nome della Fraternità: «siamo sempre fermamente determinati nella volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, che è la Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al Primato di Pietro e alle sue prerogative, e per questo ci fa tanto soffrire l’attuale situazione»[15]. Per quanto riguarda la sistemazione canonica, il giornalista Andrea Tornielli ipotizza per la comunità tradizionalista un inquadramento simile a quello dell’Opus Dei, ovvero una prelatura personale che potrebbe permettere alla FSSPX di continuare le sue attività e di formare i suoi seminaristi.[16]

Benedetto XVI auspicava che la remissione della scomunica portasse «al più presto alla completa riconciliazione e alla piena comunione».[15]

Nel decreto della Congregazione per i vescovi si esprime l’intenzione di «consolidare le reciproche relazioni di fiducia e intensificare e dare stabilità ai rapporti della Fraternità San Pio X con questa Sede Apostolica. Questo dono di pace, al termine delle celebrazioni natalizie, vuol essere anche un segno per promuovere l’unità nella carità della Chiesa universale e arrivare a togliere lo scandalo della divisione.»[15]

E si aggiunge un richiamo rivolto a tutta la Fraternità: «Si auspica che questo passo sia seguito dalla sollecita realizzazione della piena comunione con la Chiesa di tutta la Fraternità San Pio X, testimoniando così vera fedeltà e vero riconoscimento del Magistero e dell’autorità del Papa con la prova dell’unità visibile».[15]

La remissione della scomunica dei lefebvriani è stata accompagnata e seguita da malumori e dissensi in seno alla Chiesa cattolica. Il teologo iperprogressista svizzero svizzero Hans Küng, in rotta di collisione con Roma, ha accusato il Papa di «restaurazione» e «svolta conservatrice», lamentando «un’atmosfera opprimente nella Chiesa»[17]. Lo stesso Küng ha dichiarato: «È inspiegabile che il Papa si preoccupi più dei lefebvriani che di un miliardo di cattolici».[18] Uno dei problemi ravvisati da Küng è la mancata sottoscrizione, da parte dei lefebvriani, dei documenti conciliari concernenti la libertà religiosa ed il rapporto con l’Ebraismo.[19]

Il cardinale Walter Kasper, responsabile in Curia per i rapporti ecumenici e il dialogo con l’Ebraismo, spiegando la remissione della scomunica, ha dichiarato: «È un gesto pensato per favorire la ricostituzione dell’unità nella Chiesa. È solo un primo passo, perché c’è ancora da discutere su una serie di temi. Bisognerà vedere in che modo accettano il Concilio. E resta da vedere quale sarà lo status della Fraternità Pio X […] Si è voluto togliere un ostacolo al dialogo. Per loro era importante che venisse tolta la scomunica allo scopo di parlare meglio insieme in vista del ristabilimento di una piena unità, che ancora non c’è. E credo che non sarà un processo facile».[20]

Gebhard Fürst, vescovo di Rottenburg-Stoccarda, ha commentato: «Mi opprime, come vescovo e come pastore, che questi fatti abbiano portato ad un’alienazione esteriore ed interiore di numerosi credenti della Chiesa, ad una perdita di fiducia specialmente da parte delle sorelle e dei fratelli ebrei nei confronti della Chiesa così come ad una consistente distruzione del dialogo ebraico-cristiano».[21]

I primi di marzo 2009, il portavoce dei lefebvriani, il sacerdote Alain Lorans, in un editoriale pubblicato sul sito ufficiale della Fraternità, ha rivolto delle dure critiche all’ex arcivescovo di Milano, cardinale Carlo Maria Martini: «Martini è un sovversivo che ha avuto successo nella gerarchia ecclesiastica e, come Küng, è un ottuagenario contrario alla Chiesa». Il sacerdote lefebvriano accusa il cardinal Martini di essere un eretico sovversivo in quanto, nel suo Conversazioni notturne a Gerusalemme, «egli preconizza in effetti l’ordinazione di uomini sposati, l’accesso delle donne agli ordini che precedono il sacerdozio (in attesa di meglio!), l’accesso dei divorziati risposati all’eucarestia, l’appello ai diritti della coscienza individuale contro la disciplina dell’enciclica Humanae vitae».

Secondo Lorans, Martini sarebbe un temibile pericolo per la Chiesa, più di Küng, perché «le sue proposte non sono marginali, anzi hanno un vasto seguito all’interno della Chiesa».

Il cardinale José Saraiva Martins, da poco promosso all’ordine dei vescovi del Sacro Collegio, ha commentato: «È un attacco assurdo e ingiustificabile. Se il vero obiettivo è il Concilio, i lefebvriani sappiano che senza accettarlo resteranno fuori dalla Chiesa».

Mercoledì 12 marzo 2009 viene resa pubblica la lettera del Papa sulla remissione della scomunica ai lefevbriani,[22] lo stesso giorno Benedetto XVI riceve la delegazione del Gran Rabbinato d’Israele e della Commissione per i rapporti con l’Ebraismo.[23]

La posizione canonica della Fraternità San Pio X

Il 30 giugno 1988 Marcel Lefebvre, insieme con de Castro Mayer, consacrò vescovi quattro sacerdoti della Fraternità sacerdotale San Pio X (Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard N. Williamson e Alfonso de Galarreta) e la Santa Sede, con un decreto del 1º luglio, dichiarò i sei vescovi scomunicati[24]. La scomunica per scisma è espressamente comminata dal moti proprio Ecclesia Dei, e ribadito dalla nota esplicativa del Pontificio Consiglio per i testi legislativi (24/08/1996) che infatti ha dichiarato che “Dal motu proprio Ecclesia Dei del 2 luglio 1988 e dal decreto Dominus Marcellus Lefebvre della Congregazione per i vescovi, del 1º luglio 1988, appare innanzitutto che lo scisma di Lefebvre è stato dichiarato in relazione immediata con le ordinazioni episcopali compiute il 30 giugno 1988 senza mandato pontificio (cf. CIC, can. 1382). Tuttavia appare anche chiaramente dal predetti documenti che tale gravissimo atto di disobbedienza ha costituito la consumazione di una progressiva situazione globale d’indole scismatica.”

Dato che, al riguardo, le Autorità romane si sono più volte espresse in modi differenti, è complesso darne una definizione chiara ed univoca. Ai sensi del codice di diritto canonico (CIC) del 1917, le messe e quei sacramenti, per i quali è prevista la necessità della sola “Potestas Ordinis” (detta anche “Ab intrinseco”) dei sacerdoti illecitamente ordinati sono validi, ma illeciti, vale a dire contrari al diritto della Chiesa. Quei sacramenti, per i quali è prevista anche la “Potestas jurisditionis” (detta anche “Ab extrinseco”), ovvero confessione e matrimonio, sono dubbi. I sacerdoti “lefebvriani”, appellandosi ad alcune interpretazioni circa come il Codice di Diritto Canonico (CIC) del 1983 (codice circa il quale, comunque, non hanno mai nascosto perplessità e riserve) ha modificato la materia invocano una sorta di “Potestas jurisditionis” “di supplenza”, per cui sarebbero certamente validi anche confessione e matrimonio. Tanto più che, alcuni teologi, che credono alla tesi dello scisma, osservano che, con la consacrazione episcopale del 30 giugno 1988, preti e vescovi della FSSPX, hanno smesso di essere degli illecitamente ordinati, per diventare ministri di un’altra Chiesa, di successione apostolica certa. Pertanto tutti i loro sacramenti sono da considerarsi validi, quanto quelli delle Chiese ortodosse. I vescovi della FSSPX ordinano validamente sacerdoti e altri vescovi. Quando c’è la successione apostolica, infatti, le ordinazioni – anche compiute da vescovi scomunicati – sono pienamente valide anche se non legittime.[25]

La partecipazione dei fedeli alle celebrazioni della FSSPX è stata considerata illecita e ammessa solo in casi di vera necessità. Pertanto chi vi partecipava occasionalmente e senza condividere formalmente le posizioni della comunità lefebvriana nei riguardi del papa non incorreva nella pena della scomunica. Lefebvre peraltro aveva negato la validità della scomunica ricevuta affermando di essersi trovato in stato di necessità a causa della crisi della Chiesa, argomento che la Santa Sede ha sempre considerato irrilevante, specialmente a causa dei numerosi avvisi dati in precedenza a Lefebvre. La FSSPX ha affermato che la consacrazione poteva essere considerata una disobbedienza ma non uno scisma, in quanto si trattava di vescovi ausiliari e Lefebvre non aveva mai messo in dubbio l’autorità del Papa; la posizione della Santa Sede e della maggioranza degli esperti di diritto canonico è che quella consacrazione rappresenta un atto scismatico (sanzionato regolarmente con la scomunica), seppure in assenza della creazione di una chiesa scismatica.[26]

La Pontificia Commissione “Ecclesia Dei” affermava, in due lettere datate 18 gennaio 2003 e 5 settembre 2005, che i fedeli, che assistono alle Messe della Fraternità sacerdotale San Pio X, non sono scomunicati, come non lo sono nemmeno i sacerdoti che celebrano, che invece sono sospesi. I fedeli possono assolvere all’obbligo domenicale assistendo ad una messa celebrata da un prete della Fraternità sacerdotale San Pio X e contribuire alla questua, non commettono peccato coloro che prendono parte ad atti ecclesiali lefebvriani senza condividere lo spirito scismatico del movimento.[27]

La remissione della scomunica era accompagnata dall’auspicio che si aprisse una prospettiva di piena comunione fra la Chiesa cattolica e la Fraternità sacerdotale San Pio X, scongiurando lo scisma in atto e lo scandalo della divisione. Secondo il cardinal Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e membro della commissione “Ecclesia Dei”, il superamento dello scisma richiede «l’integrazione della struttura giuridica della Fraternità di San Pio X nella Chiesa» e «un accordo su questioni dogmatiche ed ecclesiologiche».[28] Secondo il cardinale Dionigi Tettamanzi, tuttavia, la Fraternità dovrà compiere il passo fondamentale «dell’adesione a tutti i testi conciliari». Un chiarimento supplementare particolarmente riguardo alla dichiarazione conciliare Nostra Aetate relativa al dialogo con ebrei e musulmani potrebbe essere necessario secondo il mediatore papale Darío Castrillón Hoyos, essendo l’«integrale riconoscimento» del Concilio vaticano II il principale nodo da sciogliere. Infatti, una settimana dopo il decreto di remissione della scomunica, il superiore dei lefebvriani Bernard Fellay ha nuovamente confermato «le riserve» sul Concilio vaticano II.

Il 27 febbraio 2009, Fellay ha dichiarato che la richiesta dell’accettazione del Concilio vaticano II da parte del papa significherebbe «mettere il carro davanti ai buoi». In un’intervista al quotidiano svizzero Le Courrier, ha dichiarato che «i frutti del Concilio sono stati di svuotare i seminari, i noviziati e le chiese. Migliaia di preti hanno abbandonato il sacerdozio e milioni di fedeli hanno smesso di frequentare la messa o si sono rivolti alle sette. La fede stessa è stata snaturata».[29][30]

Il 2 luglio 2009 papa Benedetto XVI torna sulla questione della posizione canonica della Fraternità, con il motu proprio Ecclesiae unitatem: dopo aver ricostruito il processo di parziale riavvicinamento, il pontefice sostiene che «le questioni dottrinali, ovviamente, rimangono e, finché non saranno chiarite, la Fraternità non ha uno statuto canonico nella Chiesa e i suoi ministri non possono esercitare in modo legittimo alcun ministero»[31].

Dal 26 ottobre 2009 iniziarono i colloqui dottrinali. Da parte vaticana vi è l’arcivescovo Luis Francisco Ladaria, gesuita, segretario della Congregazione per la dottrina della fede (Cdf), il padre Karl I. Becker, anche lui gesuita, professore emerito della Gregoriana, padre Charles Morerod, domenicano, rettore dell’Angelicum e segretario della Pontificia Commissione teologica internazionale, monsignor Fernando Ocariz, vicario generale dell’Opus Dei. Da parte della Fraternità sacerdotale di san Pio X furono presenti il vescovo Alfonso de Galarreta, direttore del seminario argentino della Fraternità e i sacerdoti Patrick de La Rocque, Jean-Michel Gleize e Benoit de Jorna. I colloqui si sono svolti in otto incontri, fino all’aprile del 2011.[32]

Il 14 settembre 2011 al termine di un’udienza tra i vertici della Congregazione per la dottrina della fede e i vertici della Fraternità, la Santa Sede ha annunciato di aver sottoposto alla Fraternità un Preambolo Dottrinale di accettazione del Concilio vaticano II e del magistero successivo. L’eventuale accettazione di tale preambolo sarebbe premessa per il riconoscimento canonico della Fraternità e per l’esame teologico di alcune espressioni o formulazioni dei testi del Concilio vaticano II e del magistero.[32]

Il 16 marzo 2012 la sala stampa della Santa Sede ha diramato un comunicato [33] nel quale si dichiara che il papa Benedetto XVI ritiene la risposta del superiore della fraternità san Pio X «non sufficiente a superare i problemi dottrinali che sono alla base della frattura tra la Santa Sede e detta Fraternità».

Accuse di antisemitismo e negazionismo della Shoah

La Fraternità è ritenuta dall’Anti-Defamation League un’organizzazione antisemita i cui rappresentanti, in sermoni, scritti, siti web e altre pubblicazioni, accusano gli ebrei contemporanei di deicidio, ritengono autentici i Protocolli dei Savi di Sion e credibile l’accusa del sangue. La Fraternità sarebbe attiva nella propaganda antisemita sia sotto il profilo degli insegnamenti teologici sia attraverso la diffusione di teorie cospiratorie antisemite.[34][35][36][37][38][39][40]

Il Simon Wiesenthal Center, rinomata organizzazione internazionale che si occupa della tutela dei diritti umani degli ebrei, impegnata da sempre contro le ideologie antisemite e negazioniste dell’Olocausto, accreditata come organizzazione non governativa presso le Nazioni Unite, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura e il Consiglio d’Europa[41][42][43][44], ritiene notorio l’antisemitismo della Fraternità: il 7 febbraio 2009 ha pubblicamente richiesto la rimozione del materiale di contenuto antisemita dai siti internet gestiti dall’organizzazione lefebvriana.[45]

Della Fraternità si è occupato il Southern Poverty Law Center (SPLC), un’organizzazione no-profit statunitense, nota a livello internazionale per i suoi programmi di educazione alla tolleranza, le sue vittorie legali contro gruppi razzisti e per l’impegno nell’individuazione degli hate groups, ovvero di quei gruppi che propagandano idee di odio razziale o religioso. In un intelligence report del 2006[46], sostiene che «La Fraternità sacerdotale San Pio X, che ha cappelle e scuole negli Stati Uniti, rimane una fonte di propaganda antisemita».

Il persistere di «correnti antisemite nella Fraternità San Pio X» è stato denunciato dall’assemblea dei vescovi tedeschi nel marzo 2009.[47][48]

In un’intervista al Welt am Sonntag, Lehmann ha sostenuto che il movimento lefebvriano rappresenti posizioni politiche sospette: gli aderenti si pongono infatti «nella linea di Action française, il movimento nazionalista radicale attivo in Francia a partire dal 1900» caratterizzato da un programma clericale, monarchico ed antisemita, dichiarato inconciliabile con la religione cattolica da Pio XI nel 1926.[21]

Sono emersi rapporti tra l’ambiente lefebvriano e gruppi politici di estrema destra cattolica, tra cui il Fronte Nazionale di Jean-Marie Le Pen in Francia, la Liga Polskich Rodzin (Lega delle Famiglie Polacche) e Narodowe Odrodzenie Polski (Partito della Rinascita Polacca) in Polonia. In Italia vi sono rapporti con Forza Nuova, il cui leader, Roberto Fiore, è un frequentatore delle messe di rito tridentino dei lefebvriani e che compare nel Board of Directors del St George Educational Trust (SGET), insieme al lefebvriano Michael Crowdy, che propaganda classici dell’antisemitismo e del fascismo inglese. Negli USA, il distributore del St George Educational Trust è la Legion of St Louis (LSL), di proprietà di John Sharpe, finanziatore della Fraternità.[49][50][51]. A Kansas City, nel Missouri, la rivista ufficiale della FSSPX, The Angelus, pubblica materiale antisemita e anti-democratico estratto da testi di Marcel Lefebvre, Denis Fahey, Richard Williamson, E. Michael Jones, John Vennari, Robert Sungenis, Roberto Fiore e Michael Crowdy.

Anche il teologo progressista Hans Küng, in un’intervista concessa a Lucia Annunziata, nel corso della trasmissione “In 1/2 h” su Rai 3 dell’8 febbraio 2009, ha definito la Fraternità una piccola setta antisemita.[52][53]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Controversia sulla remissione della scomunica al vescovo Richard Williamson.

Fra il gennaio e il febbraio 2009, a seguito della remissione della scomunica ai quattro vescovi della Fraternità ordinati senza mandato pontificio da Marcel Lefebvre, scoppia una polemica internazionale incentrata sulla tempistica della remissione principalmente a causa della posizione negazionista della Shoah assunta dal vescovo Richard Williamson in un’intervista[54][55] rilasciata il 1º novembre 2008[56][57][58][59] e trasmessa dalla televisione di Stato svedese “SVT” il 21 gennaio 2009, giorno medesimo del ritiro della scomunica.

In quell’occasione, il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni ha commentato: «Nubi minacciose sembrano addensarsi sul dialogo ebraico cristiano […] Voglio ricordare inoltre che i lefebvriani all’epoca della visita di Giovanni Paolo II nella sinagoga di Roma distribuirono un manifestino in cui si diceva “Papa non andare da Caifa” paragonando il rabbino Toaff al sacerdote che aveva condannato Gesù. Per loro eravamo e siamo ancora il popolo deicida. Questi sono i lefebvriani».[60]

A seguito dell’intervista di Williamson, gli scritti della Fraternità sono stati soggetti ad un’aumentata attenzione massmediatica. Molto materiale che viene pubblicato sui siti internet della Fraternità è stato ritenuto contenere propaganda antisemita dalla stampa di tutto il mondo. Il Consiglio Centrale degli Ebrei di Germania, tramite il suo vicepresidente Salomon Korn, si è detto preoccupato per la scoperta delle attitudini antisemite dei lefebvriani ed ha dichiarato che Williamson è solo la punta dell’iceberg.[61]

Consistenza e distribuzione della Fraternità sacerdotale San Pio X nel mondo

Monsignor Lefebvre aprì priorati e case in Stati Uniti (1973), Francia (1974), Italia (1974), Germania (1976), Svizzera (1977), Canada (1977), Argentina (1977), Spagna (1978), Austria (1981), Australia (1982), Irlanda (1983), Paesi Bassi (1984), Messico (1984), Africa australe (1984), Portogallo (1984), Gabon (1984), India (1986)[62].

A marzo 2012, la Fraternità dichiara:

  • 1 casa generalizia
  • 6 seminari
  • 6 case di formazione
  • 16 distretti e case autonome
  • 161 priorati
  • 750 chiese, cappelle e centri di messa
  • 2 istituti universitari
  • 90 scuole
  • 7 case di riposo
  • 4 vescovi
  • 551 sacerdoti
  • 201 seminaristi
  • 38 preseminaristi
  • 104 frati
  • 179 suore
  • 76 oblate
  • 5 conventi di carmelitane

La Fraternità sacerdotale San Pio X in Italia

In Italia il centro dei lefebvriani è ad Albano Laziale. La Fraternità sacerdote San Pio X possiede priorati a Albano Laziale (RM), Spadarolo (RN) e a Montalenghe (TO). Messe tridentine sono regolarmente officiate, oltre a quelle nei priorati, nelle chiese o cappelle della Fraternità presso Agrigento, Chiaravalle (AN), Albino (BG), Bologna, Spinga (BZ), Bressanone, Caserta, Ferrara, Firenze, Lucca, Seregno (MI), Napoli, Parma, Pavia, Pescara, Roma, Torino, Trento, Lanzago di Silea (TV); Trieste, Verona.[63]

Il superiore del distretto italiano di questa Fraternità, è, dal 2011, don Pierpaolo Petrucci, (succeduto a don Davide Pagliarani). Dal superiore italiano dipende una missione in Albania.

La Fraternità San Pio X, si occupa, in tutto il mondo, dell’assistenza spirituale di alcune comunità monastiche, che, comunque, non hanno legami di dipendenza giuridica, in senso stretto, da essa.[senza fonte] Tra queste, ricordiamo in Italia la congregazione di origine passionista delle Suore consolatrici del Sacro Cuore a Vigne di Narni (Terni) e le Discepole del Cenacolo a Velletri (Roma). Queste ultime, dal 2007, hanno però un loro cappellano, sacerdote tradizionalista, amico, ma non ufficialmente membro della FSSPX.[senza fonte]

Note

  1. ^ [1]
  2. ^ Cfr. la voce lefevriano nel Dizionario d’ortografia e di pronunzia: http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=44151&r=467733.
  3. ^ AA.VV., Il cristianesimo, Rizzoli Editore, Milano, 1978, pp. 98-99.
  4. ^ AA.VV “Il Cristianesimo”, Rizzoli Editore, Milano 1978 pag. 98-99
  5. ^ Guasco Maurilio – Guerriero Elio – Traniello Francesco “La Chiesa del Vaticano II (1958-1978)” Cinisello Balsamo (Milano) 1994 parte seconda pag. 680
  6. ^ Guasco Maurilio – Guerriero Elio – Traniello Francesco “La Chiesa del Vaticano II (1958-1978)” Cinisello Balsamo (Milano) 1994 parte seconda pag. 681
  7. ^ Lettera apostolica Ecclesia Dei del sommo pontefice Giovanni Paolo II in forma di motu proprio. 02-07-1988. URL consultato in data 14-02-2009.
  8. ^ Nota esplicativa sulla scomunica per scisma in cui incorrono gli aderenti al movimento del vescovo Marcel Lefebvre. 24-08-1996. URL consultato in data 14-02-2009.
  9. ^ Su YouTube è possibile vedere il video della cerimonia di consacrazione dei vescovi
  10. ^ Maurilio Guasco, Elio Guerriero, Francesco Traniello, La Chiesa del Vaticano II (1958-1978), Cinisello Balsamo 1994, parte seconda p. 683
  11. ^ Radio Vaticana 29-08-05
  12. ^ Dal sito ufficiale dell’Istituto del Buon Pastore
  13. ^ Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa
  14. ^ Ordine vicino a Lefebvre annuncia la comunione con Roma
  15. ^ a b c d e Remissione della scomunica latae sententiae ai vescovi della Fraternità sacerdotale San Pio X
  16. ^ Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia
  17. ^ Hans Küng, Se Ratzinger fosse come Obama, La Repubblica, 7 febbraio 2009
  18. ^ Williamson, scuse al Papa ma non agli ebrei, articolo de La Repubblica del 31 gennaio 2009.
  19. ^ L’attacco del teologo ribelle Kung. Nella Chiesa in corso una restaurazione, articolo de La Repubblica, 27 gennaio 2009.
  20. ^ Da Williamson parole inaccettabili la Chiesa non c’entra, articolo de La Repubblica, 26 gennaio 2009.
  21. ^ a b Chiese europee in subbuglio: il ritorno dei lefebvriani allarma, Adista Notizie n. 16, 2009.
  22. ^ Benedetto XVI, Lettera di Sua Santità Benedetto XVI ai vescovi della Chiesa cattolica riguardo alla remissione della scomunica dei quattro vescovi consacrati dall’arcivescovo Lefebvre, 12 03 2009. URL consultato in data 12-03-2009.
  23. ^ (EN) Bollettino della sala stampa della Santa Sede, Udienza alla delegazione del Gran Rabbinato d’Israele e della Commissione per i rapporti con l’Ebraismo, 12 03 2009. URL consultato in data 12-03-2009.
  24. ^ Decretum Dominus Marcellus Lefebvre 1º luglio 1988
  25. ^ Documento della Commissione Ecclesia Dei in cui si afferma la validità delle ordinazioni dei sacerdoti della Fraternità sacerdotale San Pio X e delle S. Messe da questi officiate.
  26. ^ Nota esplicativa sulla scomunica per scisma in cui incorrono gli aderenti al movimento del vescovo Marcel Lefebvre.
  27. ^ Lettere della Pontificia commissione Ecclesia Dei 18 gennaio 2003 e 5 settembre 2005
  28. ^ Intervista al cardinal Ricard Remissione delle scomuniche: inizio e non fine di un cammino
  29. ^ Vaticano-lefebvriani: le distanze restano, articolo de Il Corriere della Sera del 27 febbraio 2009.
  30. ^ «La Fraternité Saint-Pie X n’est pas prête à reconnaître Vatican II»
  31. ^ Il Papa frena i lefebvriani: “Chiarire questioni dottrinali”, La Repubblica, 8 luglio 2009.
  32. ^ a b Comunicato: incontro tra la Congregazione per la dottrina della fede e la Fraternità sacerdotale San Pio X, Bollettino della sala stampa della Santa Sede, 14 settembre 2011
  33. ^ Comunicato: incontro tra il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e il superiore generale della fraternità sacerdotale san Pio X, Bollettino della sala stampa della Santa Sede, 16 marzo 2012
  34. ^ The Society of St. Pius X: Mired in Anti-Semitism. Overview
  35. ^ The Society of St. Pius X: Mired in Anti-Semitism
  36. ^ The Society of St. Pius X: Mired in Anti-Semitism. History
  37. ^ The Society of St. Pius X: Mired in Anti-Semitism. Anti-Semitism
  38. ^ The Society of St. Pius X: Mired in Anti-Semitism. In their Own Words – Deicide and Theology of Anti-Semitism
  39. ^ The Society of St. Pius X: Mired in Anti-Semitism. In their Own Words – Stereotypes and Anti-Jewish Conspiracy Theories
  40. ^ The Society of St. Pius X: Mired in Anti-Semitism. In their Own Words: Holocaust Denial
  41. ^ Education for Holocaust Remembrance: Institutions and Organizations
  42. ^ NGOs maintaining official relations with UNESCO: SIMON WIESENTHAL CENTER (SWC)
  43. ^ Understand Simon Wiesenthal Center’s Mission
  44. ^ DPI/NGO Directory
  45. ^ Simon Wiesenthal Center urges Society of Saint Pius X to drop all remaining anti-jewish postings
  46. ^ Radical Powerhouse: The Society of St. Pius X, which has chapels and schools across the United States, remains a font of anti-Semitic propaganda, di Heidi Beirich
  47. ^ Shoah: Vescovi tedeschi denunciano correnti antisemite fra lefebrviani
  48. ^ Shoah: Vescovi tedeschi denunciano correnti antisemite fra lefebrviani
  49. ^ Il Vaticano, la Shoah e i neocrociati alla destra del Papa
  50. ^ Bishop Williamson, neo-Nazis and SSPX
  51. ^ The Dirty Dozen
  52. ^ Intervista di Lucia Annunziata al teologo Hans Küng durante la trasmissione “In 1/2 h” (Rai 3), 8 febbraio 2009
  53. ^ Intervista di Lucia Annunziata al teologo Hans Küng
  54. ^ (EN) Intervista integrale della trasmissione “Uppdrag granskning” della SVT, televisione di Stato svedese
  55. ^ Video intervistaLa Stampa Multimedia.
  56. ^ il Giornale, Dietro al vescovo negazionista un complotto contro il Papa, 03 02 2009. URL consultato in data 14-02-2009.
  57. ^ il Riformista, Esclusivo. Il dossier segreto del Papa: Ratzinger vede una regia dietro il caso Williamson, 03 02 2009. URL consultato in data 14-02-2009.
  58. ^ (FR) Eucharestie Miséricordieuse, L’opposition au Pape Benoît XVI dans les allées du pouvoir, 04 02 2009. URL consultato in data 14-02-2009.
  59. ^ il Foglio, Ecco nomi e cognomi della fronda anti Ratzinger, 07 02 2009. URL consultato in data 14-02-2009.
  60. ^ Papa/Lefevriani: è polemica per la riammissione del vescovo negazionista
  61. ^ SSPX in Germany Criticized over Anti-Semitic Statements, articolo del 10 febbraio 2009, Der Spiegel.
  62. ^ AA.VV. “La Tradizione Cattolica” Anno XXIII n. 1 2012 pp. 5-10
  63. ^ Centri di messa sul sito ufficiale del distretto italiano

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“ALLA SUA IPOCRITA ED ILLECITA SCOMUNICA RISPONDEREMO A TEMPO DEBITO, VIA WEB.”

martedì 19 marzo 2013
Mons. Lefebvre scriveva: «Il giorno del giudizio, Dio ci chiederà se siamo stati fedeli e se abbiamo obbedito a delle autorità infedeli. L’obbedienza è una virtù relativa alla Verità e al Bene. Ma se essa si sottomette all’errore e al male, non è più una virtù, ma un vizio.» (Mons. Lefebvre, lettera del 9 agosto 1986).
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Il Giorno 8 Marzo 2013, alle 19.46 sono stato raggiunto da una telefonata del Superiore della Fraternità San Pio X in Italia, don Pierpaolo Petrucci, che ha comunicato, a me e ad Anna Rita, la nostra “scomunica”: divieto di ingresso nelle Cappelle della Fraternità e privazione dei Sacramenti, con l’accusa di “calunnie nei confronti del Superiore Generale della Fraternità Monsignor Fellay”. In un primo momento non ho risposto a questa illegittima “scomunica”, chiudendo velocemente quella conversazione, che aveva del grottesco. Successivamente, il giorno 9 Marzo 2013, ho comunicato a don Petrucci, per SMS, che alla sua ipocrita “scomunica” avremmo risposto via Web, attraverso il nostro Blog.

Rispondiamo perciò a don Petrucci e a chi sta sopra e dietro di lui, con il sostegno di un santo Sacerdote tradizionale, che ha analizzato la questione trovandone i riferimenti legislativi nel Codice di Diritto Canonico del 1917 (unico Codice lecito della Chiesa Cattolica: non il Codice “riformato” di Giovanni Paolo II e nemmeno l’arbitrario “terzo” Codice della Fraternità San Pio X che è un frutto ibrido dei precedenti due), per dimostrare a tutti che questo atto prevaricatore, iniquo e violento è totalmente fuori dall’applicazione delle leggi della Santa Chiesa Cattolica.

OVVIAMENTE NOI REPINGIAMO  IN MANIERA RISOLUTA L’ACCUSA, INFONDATA, DI “CALUNNIA” nei confronti del Superiore Generale della Fraternità San Pio X Monsignor Bernard Fellay.

Ma prima di passare all’esposizione dei “Delitti e Pene Canoniche”, che riguarda l’aspetto giuridico della vicenda a noi accaduta, vorrei sottolineare lo scritto di San Clemente I Papa per mettere in risalto anche l’aspetto pastorale portato avanti dalla Fraternità San Pio X che sembra stia prendendo tutta  l’impronta settaria di una Chiesa autocefala: “Non mancarono mai ministri della grazia divina che, ispirati dallo Spirito Santo, predicassero la penitenza. Lo stesso Signore di tutte le cose parlò della penitenza impegnandosi con giuramento: Com’è vero ch’io vivo – oracolo del Signore – non godo della morte del peccatore, ma piuttosto della sua penitenza”. Ora noi sappiamo che Monsignor Lefebvre ha creato, con la Grazia di Dio, la Fraternità San Pio X per la salvaguardia della Messa di Sempre e del Sacerdozio Cattolico. Perché tutto questo? Semplice: per la salvezza delle anime. Ora, in riferimento alla comunicazione dataci da don Petrucci, dove sarebbe questa salvaguardia per la salvezza delle nostre anime, la mia e di Anna Rita? Ammettendo, per ipotesi, che il peccato a noi imputato fosse vero (e non lo è), non doveva don Petrucci, per salvaguardare le nostre anime, spiegarci dettagliatamente il nostro peccato e convincerci di peccato, scrivendoci ufficialmente o chiedendoci di incontrarlo? Questo non è stato fatto, denotando una superficialità, o forse cattiveria, nell’infliggerci una grave pena senza averci dato la possibilità né di difenderci né di poterci pentire del presunto peccato di calunnia nei confronti della persona del Superiore Generale della Fraternità San Pio X. Dov’è finita, quindi, la ragion d’essere della Fraternità, quella ragione con cui Mons. Lefebvre la fondò, cercando di salvaguardare la Messa cattolica, il Sacerdozio cattolico ed in definitiva la Fede cattolica, tutte cose non finalizzate a se stesse, ma alla salus animarum?

Continua San Clemente I Papa:

Aggiunse ancora parole piene di bontà: Allontànati, o casa di Israele, dai tuoi peccati. Di’ ai figli del mio popolo: Anche se i vostri peccati dalla terra arrivassero a toccare il cielo, fossero più rossi dello scarlatto e più neri del silicio, basta che vi convertiate di tutto cuore e mi chiamiate « Padre », ed io vi tratterò come un popolo santo ed esaudirò la vostra preghiera (cfr. Ez 33, 11; Os 14, 2; Is 1, 18, ecc.)”. Forse che questo presunto peccato di calunnia sarebbe addirittura riuscito a superare il Cielo per non concedere, da parte dei capi della Fraternità, la misericordia con cui Dio tratta comunque le anime, anche se accusate di una grave colpa come quella di calunnia? E’ forse Mons. Fellay più “in alto” di Dio, se con i rinnegatori della Fede in Dio andiamo a fare colloqui dottrinali ed accordi pratici, mentre a chi critica il Superiore lanciamo anatemi senza possibilità di replica?

Siamo all’assurdo: coloro che dovrebbero incarnare nella propria vita la Tradizione della Chiesa, vilipesa dai modernisti, “assassini conciliari della Fede” che tante anime hanno condotto e conducono all’inferno, si abbassano a queste illecite azioni, illecite in quanto non esiste in essi autorità alcuna per poterlo fare, né quella concessa da parte della Chiesa, in quanto non sono incardinati (e se anche lo fossero hanno agito fuori della legislazione), né quella concessa da Dio, che come attributo principale ha la Misericordia, e solo dopo il Giudizio. Ma è evidente che questa, fatta nei nostri confronti, è l’ennesima azione prevaricatrice inflitta a chi è giustamente contrario a qualsiasi accordo con i modernisti, che da 50 anni occupano satanicamente la Chiesa, basti vedere il clamoroso trattamento fatto a Monsignor Williamson, il quale, se non gli fosse stato impedito di entrare nell’ultimo Capitolo della Fraternità, per poi esserne buttato fuori definitivamente, avrebbe messo in riga tutti quanti, perché quanto a preparazione Teologica e a dirittura morale ne avrebbe zittiti molti.

https://i2.wp.com/www.editions-nel.com/cc_images/icono/pour_necessaire_cov_300.jpgMa andiamo per ordine: la prima accusa di calunnia è stata fatta nei miei confronti da don Emmanuel du Chalard, uno dei fautori dello scandaloso gruppo del G.R.E.C. Costui nel 1996 si stava già adoperando per fare l’ignobile accordo con i modernisti conciliari assasini della fede ”. Prima di una Confessione con questo personaggio, fui accusato da lui di calunnia in riferimento ai nostri articoli che parlavano appunto della combriccola modernista del G.R.E.C, di cui anche lui fa parte, come afferma pubblicamente il libro sul G.R.E.C.. Io chiaramente ho obbiettato a tale accusa, ribadendo che i  nostri articoli sono documentati con fonti certe, e che addirittura in  questo caso la fonte era esattamente uno di loro, il Père Michel Lelong che ha scritto il libro, “Pour la nécessaire réconciliation” pubblicato nel Dicembre 2011.( Il libro in questione parla del francese GREC (Groupe de Réflexion Entre Catholiques – Gruppo di riflessione tra cattolici) e dei rapporti organici che i responsabili della Fraternità Sacerdotale San Pio X hanno mantenuto con questo gruppo, in vista dell’accordo con la Roma conciliare). Forse il povero Du Chalard non ne era al corrente… o forse pensava di intimidirmi con quel suo assurdo atteggiamento. Di fatto io gli ho contestato l’accusa dicendogli che quella pubblicata era la verità, e che quindi non stavo facendo nessun peccato di calunnia ma anzi stavo, insieme ad Anna Rita, facendo un servizio alla verità.Ad ogni modo, io gli ho garantito che se lui mi avesse fornito una documentazione seria che avesse dimostrato il contrario delle mie affermazioni, io avrei immediatamente pubblicato una smentita agli articoli precedenti, fornendo tale documentazione e con delle scuse immediate. Lui allora mi ha detto: “Se io le fornisco la documentazione lei pubblica la smentita?” Naturalmente gli ho risposto: “Lo farò immediatamente.” Du Chalard allora ha replicato dicendomi di aspettare in Cappella perché mi avrebbe portato questa documentazione. Io allora mi sono seduto in Cappella, mentre Du Chalard entrava in Sacrestia per prendere questa presunta documentazione. Dopo qualche istante questo signore si è presentato, consegnandomi un ridicolo foglietto volante, stampato dal web, che faceva riferimento ai commenti di un Forum francese, in cui un commentatore anonimo esprimeva una sua opinione personale, asserendo che il G.R.E.C  “non esiste più”. Intanto, ammesso che un anonimo sia “attendibile”, dire che una realtà “non esiste più” conferma il fatto che questa realtà sia realmente esistita, e qui il problema non sta nell’attuale esistenza o meno del G.R.E.C., ma nel fatto che qualcuno lo abbia inconcepibilmente messo in piedi! Quindi, nessuna calunnia nel parlare di questo argomento, confermato persino da un anonimo che cercava di negarlo. Faccio notare che il foglietto consegnatomi non conteneva nemmeno il commento per intero, ma riportava solo la parte finale del discorso di quell’anonimo, che evidentemente era cominciato in una pagina precedente, e che neanche compare nella “documentazione” datami per smentire la realtà. Riporto qui sotto il “prezioso documento”… fonte molto attendibile ….Il link alla pagina:http://www.fecit-forum.org/forum.php?id=19143

Come si può evincere da questa presunta “documentazione” nessuna smentita con scuse era possibile, in quanto era una presa per i fondelli. Forse Du Chalard pensava che fossi scemo? O forse pensava che mi sarei impaurito? Sta di fatto che, per Carità cristiana, evitai di pubblicare l’accaduto, in quanto avrei dovuto mettere in risalto l’atteggiamento inqualificabile di questo Sacerdote. Ma credo che a questo punto, visto quanto è successo a me e ad Anna Rita, sia giunto il momento di raccontarlo, proprio in riferimento al fatto che veniamo accusati di calunnia, senza dimostraci dettagliatamente quali siano queste calunnie nei loro confronti, quando le azioni degli accordisti sono facilmente rintracciabili nel Web su Siti più che attendibili e benemeriti come, Unavox, Sapinière, Non Possumus Spagnolo, Syllabus, Avec L’Immaculèe, ecc.

https://i2.wp.com/www.unavox.it/NuoveImmagini/Diverse/Libro_GREC/Foto_A_GREC_picc_100.jpg

E pensare che nel Giugno dello scorso anno, durante una conferenza tenuta al convento di Vigne di Narni (era presente Anna Rita) questo sacerdote disse di non seguire i Blog in Internet, perché pubblicherebbero sempre false notizie, prive di fonti certe ed attendibili… Complimenti per la coerenza…

Dopo questo evento, questa gente è tornata alla carica venerdì sera, dopo aver letto sul nostro blog la pubblicazione della lettera dei 37 Sacerdoti francesi contrari alla linea direttiva di Mons. Fellay e della loro ulteriore spiegazione alla loro lettera. Evidentemente l’aver fatto eco alla voce di questi sacerdoti, ci ha ottenuto il titolo di “peccatori pubblici imperdonabili”, rei di “calunnia verso il Superiore generale della Fraternità”, anche se riportiamo cose non nostre ma dette da altri, e che oltretutto sono anche vere, perché dettagliatamente descritte con dovizia di particolari e quindi facilmente verificabili, se non altro da chi conosce personalmente i Sacerdoti nominati con Nome e Cognome all’interno della testimonianza. Inoltre questa gente è tornata alla carica in modo del tutto fuori legge, cioè comminando una pena senza processo, senza possibilità di contraddittorio, senza difensori, senza sentenza emessa da chi ne abbia vera facoltà, e senza un atto scritto, pubblico, firmato ed ufficiale, ma con una “telefonata” fatta al volo, di soppiatto, di cui non restano tracce scritte che dimostrino nero su bianco la prevaricazione commessa coscientemente contro la Legge della Chiesa e contro il diritto naturale e spirituale delle anime.

Ora passiamo all’esposizione della legislazione prevista nei casi di gravi colpe commesse con relative pene:

DELITTI E PENE CANONICHE

I Delitti

https://i1.wp.com/www.internetsv.info/Images/Cic1917.jpgSecondo il Codice di Diritto Canonico del 1917 (canoni 2195-2198) il Delitto è una colpa esterna ed imputabile cui si aggiunge una Sanzione o una Pena.

Il Delitto presuppone un fatto sanzionato con una Pena determinata  dalla Legge ecclesiastica, mentre la violazione di una Legge non sanzionata da una Pena non costituisce un Delitto e quindi non è punibile canonicamente, ma solo moralmente, ossia è un peccato e non un Delitto (F. Roberti, De delictis et poenis, Roma, 1944, I, p. 53 sg.).

La Colpa

Ai canoni 2199-2209 il Codice spiega che esiste Delitto soltanto se il Delinquente è responsabile in coscienza della sua azione o Colpa.

Le Pene

Nei canoni 2214-2219 la Chiesa insegna che Essa ha il diritto di conferire delle Pene ai suoi sudditi (canone 2214, § 1). Nello stesso tempo essa ricorda ai Vescovi  che hanno il diritto di conferire le Pene ecclesiastiche, rifacendosi al Concilio di Trento (sess. XIII, cap. 1), che “bisogna unire il rigore con la mansuetudine, la giustizia con la misericordia, la severità con la dolcezza”.

È il legittimo Superiore (Papa per la Chiesa universale, Vescovo residenziale per la Diocesi, Superiore di un Ordine religioso per i religiosi con voti facenti parte di quell’Ordine specifico) che può applicare la Pena, privando il soggetto di un bene spirituale o temporale, per la sua correzione e per l’espiazione del Delitto (can. 2215).

Nel nostro caso la Pena della proibizione di entrare nelle Cappelle della FSSPX e la privazione dei Sacramenti ci è stata inflitta da un soggetto non avente Autorità (il Superiore del Distretto Italiano della FSSPX). Quindi canonicamente è nulla. Potremmo appellarci ad un Tribunale ecclesiastico.

La Pena deve essere proporzionata al Delitto, inoltre nell’interpretazione della Legge penale si deve applicare al reo l’interpretazione più benevola, mai la più rigida (can. 19).

A noi è stata applicata la più rigida: la proibizione dell’ingresso nella cappella, oratorio o chiesa.

I Superiori che hanno Potere di infliggere le Pene

Secondo il Codice di Diritto Canonico (canoni 220-2225) sono soltanto coloro che hanno il Potere di fare Leggi (il Papa, il Concilio Ecumenico, il Vescovo del luogo, il Superiore di religione[1]) entro il confine della loro Giurisdizione (il Papa per tutta la Chiesa universale, il Vescovo solo per la sua Diocesi, il Superiore religioso solamente per i religiosi del suo Ordine). Chi non ha Potere legislativo (per es. i Cardinali e i Parroci) non può infliggere Pene. A maggior ragione il Superiore del Distretto Italiano della FSSPX ed anche il Superiore Generale di essa.

I Soggetti delle Pene

La Pena ecclesiastica (canoni 2226-2235) può essere applicata soltanto a coloro che sono soggetti ad una Legge o Precetto sanzionato con una Pena da chi ne ha autorità: il Papa, il Vescovo, il Superiore religioso. Solo costoro e non altri hanno l’autorità di sanzionare.


[1] Per esempio il Superiore dell’Ordine Francescano per i Religiosi Francescani, il Superiore Domenicano per i Domenicani e così via.

L’Interdetto

È una censura (canoni 2268-2277) che proibisce ai fedeli alcune funzioni sacre (di partecipare alla Messa, di ricevere i Sacramenti, o addirittura di entrare in chiesa), che sono determinate  per diritto, senza escluderli dalla Corpo della Chiesa (scomunica). Ora solo la S. Sede e chi riceve il mandato da Essa può lanciare l’Interdetto (generale, locale o personale). Per esempio il Vescovo può lanciarlo, avendo ricevuto la giurisdizione dal Papa sulla propria Diocesi, solo su una parrocchia o sui parrocchiani della sua Diocesi. Inoltre alle persone che hanno ricevuto l’Interdetto è proibita la partecipazione attiva alle funzioni o ai Sacramenti, ma la presenza passiva può essere tollerata, tranne che non sia stato loro proibito l’ingresso nella chiesa, che rappresenta la maggior Pena dell’Interdetto.

I singoli Delitti  e le loro Pene

Il Codice (canoni 2314-2414) parla di Delitti contro la Fede e l’Unità della Chiesa (canoni 2314-2319), contro la Religione (2320-2329), contro le Autorità, le persone e le cose ecclesiastiche (canoni 2330-2349, ma si tratta di delitti contro il Papa, i Cardinali, i Vescovi con giurisdizione, ed in tal caso l’Autorità ecclesiastica può arrivare a comminare Pene proporzionate al Delitto[2]), dal canone 2350 sino al 2414 si parla di Delitti contro la vita, la libertà, la proprietà, la buona fama e i buoni costumi, ecc.

Il caso che si è applicato a noi è quello riguardante la “buona fama”. Infatti ci si accusa di “Detrazione e Calunnia”. Ma secondo la Teologia Morale “i Giornali [e quindi i siti web, ndr] possono lecitamente pubblicare i delitti di uno, se essi sono pubblicamente noti o non possono più restare nascosti a lungo. Per il bene pubblico, i giornali possono indagare lecitamente e rivelare anche mancanze occulte, se il loro autore ricopre cariche pubbliche per le quali è incapace; possono pubblicare e criticare i difetti in cui sono incorse persone di pubblici uffici nell’esercizio delle loro mansioni” (E. Jone, Compendio di Teologia Morale, Torino, Marietti, VI ed., 1964, p. 311, n.° 377). Perciò la rivelazione di una mancanza che è utile per il bene pubblico o dei privati non è diffamazione, non è neppure un peccato e non incorre in Pene ecclesiastiche onde l’Interdetto lanciato contro di noi non ha ragione di sussistere in sé, non essendovi delitto e neppure peccato di “Diffamazione”, e neanche nel Soggetto che lo ha lanciato, il quale non ha l’Autorità per farlo.

Noi abbiamo soltanto ripreso un articolo, dopo aver chiesto gentilmente la traduzione di esso ai gestori del Sito Unavox.it, pubblicato sul sito La Sapinière, riguardo ad una Lettera inviata da 37 Sacerdoti della FSSPX al suo Superiore Generale. Lettera già pubblicata da la La Sapinière (testo originale), poi da noi, ed infine anche dal sito benemerito di Unavox.it, che ci è sembrata circostanziata, documentata e priva di parole offensive anche se dottrinalmente ferma. Per questo motivo siamo stati accusati di “Diffamazione”, condannati, senza essere stati sottomessi ad un regolare processo (con una pubblica accusa, un avvocato difensore, dei giudici e la nostra presenza per poterci difendere o correggere), che non si nega anche al peggior criminale.

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[2] La “Congregazione del Concilio” in data 29 giugno 1950 ha stabilito la scomunica riservata alla S. Sede per il Delitto di sovvertimento della legittima potestà ecclesiastica”. 

Siccome è il legittimo Superiore (Papa per la Chiesa universale, Vescovo residenziale per la Diocesi, Superiore di un Ordine religioso per i religiosi con voti facenti parte di quell’Ordine specifico) che può applicare la Pena, privando il soggetto di un bene spirituale o temporale, per la sua correzione e per l’espiazione del Delitto (can. 2215), ed inoltre il Delitto di cui siamo stati accusati, moralmente e canonicamente parlando, non sussiste, la Pena inflittaci è un abuso di potere non avente forza di legge.

Inoltre i canonisti distinguono nettamente tra il peccato di Ingiuria, Calunnia o Detrazione (ammesso che vi sia Calunnia e che non ci si trovi davanti ad una semplice divergenza d’interpretazione) e Delitto di Ingiuria.

Infatti il peccato è senza Pena canonica,  ma vi è solo una colpa morale che può essere anche mortale, e se ne occupa la Teologia morale, mentre il Delitto di Calunnia è accompagnato da una Pena canonica (CIC, can. 1938).

Il canone 1938 recita: “Nella causa di ingiurie o diffamazione, affinché sia istituita un’azione penale, è richiesta una denuncia previa o una querela della parte lesa” (§ 1). “Ma se si  tratta di ingiuria o diffamazione grave, subita da un chierico o religioso, specialmente se è costituito in dignità, allora l’azione penale può essere istituita ex officio” (§ 2). Tuttavia il canone 1934 specifica che “L’azione penale deve essere riservata ad un promotore della giustizia”. Ora nel nostro caso ciò non è stato fatto.

Inoltre i canonisti spiegano che il Delitto di Ingiuria è quello commesso “contro il Papa, i Cardinali, l’Ordinario del luogo o Vescovo residenziale” (cfr. P. Palazzini, voce “Ingiuria”, in “Enciclopedia Cattolica”, Città del Vaticano, 1951, vol. VI, coll. 2006-2009). Per di più “la Pena canonica non è mai irrogata ipso facto, latae sententiae, vale a dire automaticamente, ma deve essere applicata da un giudice avente Giurisdizione ricevuta dalla S. Sede, ossia essa è sempre ferendae sententiae” (ivi).

Quindi la Pena d’Interdetto lanciata da don Petrucci o mons. Fellay contro di noi è nulla, sia perché non si tratta di un Delitto di Detrazione, sia perché non vi è stata sentenza di un Giudice avente Giurisdizione, sia perché il nostro non è nemmeno un peccato di Detrazione, come spiega Ernest Jone nel Compendio di Teologia morale (Torino, Marietti, VI ed., 1964, n. 377, p. 311) su citato.

Padre Felice Maria Cappello nel suo Tractatus canonico-moralis de censuris, III ed., Torino, 1933 spiega che il Delitto di Detrazione o Ingiuria contro l’Autorità ecclesiastica consiste in 1°) disobbedienza  al Papa (can. 2331 § 1); 2°) cospirazione contro l’Autorità del Papa (can. 2331, § 2); 3°) appellarsi al Concilio Ecumenico contro il Papa (can. 2332); 4°) violazione di Lettere, Encicliche ed Atti della S. Sede (can. 2333); 5°) provvedimenti contrari alla libertà della Chiesa (can. 2334-2336); 6°) iscrizione alla massoneria (can. 2335); gli altri reati riguardano i parroci che si oppongono alle decisioni del loro Vescovo diocesano.

Anche qui non è assolutamente il nostro caso (cfr. F. Liuzzi, voce “Autorità Ecclesiastiche. Delitti contro le”, in “Enciclopedia Cattolica”, Città del Vaticano, 1949, vol. II, coll. 491-496).

Conclusione

Il sospetto, neanche tanto infondato, è che la vicenda capitata a me e alla mia fidanzata, sia un ulteriore passo di pulizia interna alla Fraternità per tutti coloro che sono giustamente contrari alla linea “accordista” di Monsignor Fellay e della sua cerchia di fedelissimi. Dopo la scandalosa abdicazione dal Papato del modernista Ratzinger, codesti signori si ripresenteranno al “nuovo pontefice Francesco” (che a sua volta è un modernista come tutti gli altri Cardinali), “ripuliti” da ogni voce contraria alle loro inqualificabili azioni prevaricatrici e fuori da ogni legge della Chiesa, per poi entrar a far parte dell’attuale combriccola modernista Vaticana, affinché si possano sentir dire – da questi “condannati” – che sono Cattolici.

A noi, come anche ad altri appartenenti alla Fraternità molto più importanti di noi, è stata imposta una pena ingiusta, formulata su un accusa di calunnia totalmente infondata e mai dimostrata. Forse chi appoggia la linea “accordista” di Monsignor Fellay e della sua cerchia più ristretta dovrebbe spiegare ai fedeli la risposta“modernista” che Fellay ha dato a Levada riguardo al Preambolo Dottrinale, ancora ad oggi nascosto, datogli dagli “assassini conciliari della Fede, prima di formulare accuse e comminare pene assolutamente infondate. Coloro che accusano il prossimo di “peccato mortale pubblico di calunnia”, senza minimamente dimostrarlo, incorrono loro stessi in modo manifesto nel peccato della calunnia, aggravato dalla condanna esecutiva del privare iniquamente le anime della ricezione dei Santi Sacramenti, veicolo di Salvezza, e soprattutto della negazione di ricevere il Santissimo Corpo di Cristo, che è il nutrimento indispensabile dell’anima. Questo scandaloso atto – commesso per motivi abbietti di interessi personali – dell’imporre il silenzio sotto ricatto di togliere il nutrimento spirituale, è talmente iniquo che rende palesemente indegni, non coloro che lo subiscono (indegni) di ricevere i Sacramenti, ma coloro che lo infliggono, (indegni) di poter continuare a celebrarli.

Per concludere questo nostro intervento, che è soprattutto un servizio di informazione, ringraziamo innanzitutto il Signore Gesù per aver provveduto immediatamente al nostro sostentamento sacramentale, non lasciandoci neanche una Domenica senza il suo Sacratissimo Corpo, e se anche dovremo fare centinaia di chilometri a settimana per trovare una Santa Messa Cattolica e poter ricevere il Corpo del Signore, saremo ben lieti di farlo, perchè per il Signore…questo ed altro! Inoltre ringraziamo vivamente il Sacerdote tradizionale, che ci ha aiutato a trovare i riferimenti giuridici, con il Codice di Diritto Canonico del 1917, per confutare le ingiuste pene inflitte a chiunque sia giustamente contrario, alla linea “accordista” portata avanti da Monsignor Fellay.

In definitiva un solo commento rimane da fare per queste dolorose vicende e lo faremo con le stesse parole di Monsignor Williamson (Lui sì…ripetutamente calunniato, dall’attuale indegna Dirigenza della Fraternità di Mons. Lefebvre, di essere a capo di una congiura contro il vertice della FSSPX) che descrivono bene tutti coloro che hanno avuto l’intenzione di far parte della “nuova Chiesa Conciliare”, mettendo da parte l’aspetto Dottrinario per portare avanti un accordo meramente pratico con evidenti cedimenti morali, irriverenti nei confronti di Nostro Signore Gesù Cristo…

Cruccas Gianluca e Anna Rita Onofri…

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Commento Eleison di Monsignor Williamson del 16 Giugno 2012
I Galati di oggi«O stolti Galati», grida San Paolo (Gal III, 1), rimproverando severamente uno dei suoi beneamati greggi che stava cedendo o voleva tornare dal Nuovo al Vecchio Testamento per soddisfare i giudaizzanti che volevano renderli nuovamente “schiavi degli elementi del mondo” (IV, 3). È quanto mai facile applicare la filippica dell’Apostolo ai cattolici tradizionali che attualmente sono tentati di scivolare indietro sotto le autorità conciliari, per soddisfare Nostra Aetate. Ma il mondo è sempre lo stesso, carne e diavolo, così, scusandomi con San Paolo, lasciatemi adattare alcuni versetti della Lettera ai giorni nostri: -«O stolti Cattolici Tradizionali! Chi vi ha ammaliati, così che non dovreste seguire la Tradizione di Nostro Signore Gesù Cristo, come vi è stata esposta? Questo solo io vorrei sapere da voi: avete condotto una vita cattolica per tanti anni grazie al Vaticano II, o grazie alla Tradizione Cattolica? Siete così privi d’intelligenza che dopo aver sperimentato i frutti della Tradizione, ora volete rinunciarvi rimettendovi sotto le autorità conciliari? Avete colto tanti frutti invano? (III, 1-4)?«Mi meraviglio che così in fretta vi allontaniate dalla linea di Mons. Lefebvre che vi ha chiamati alla grazia di Cristo, per volgervi verso il nuovo vangelo del Vaticano II, che non è affatto un vangelo; solo che sono i modernisti che vi turbano e vogliono sovvertire il Vangelo di Cristo. Orbene, se anche noi stessi o un angelo del Cielo cercasse di dirvi che il Concilio non è poi così male, buttatelo fuori e non ascoltatelo!  Lasciatemelo dire di nuovo: chiunque pretenda che Monsignore Lefebvre sarebbe stato a favore di un accordo con la Roma conciliare, buttatelo fuori! Quali interessi stiamo perseguendo?  Stiamo cercando di piacere ai Romani o di piacere a Dio? Se io piacessi ai Romani, non sarei più servitore di Cristo! (I, 6-10).«Prima che giungeste alla Tradizione servivate gli uomini di Chiesa che stavano portando la Chiesa verso il mondo. Ma dopo aver trovato la Tradizione, come potete aver voglia di tornare indietro col mondo, sotto le autorità conciliari (IV, 8-9)? Sono dunque diventato un nemico della Fraternità perché dico la verità? Quelli che vi fuorviano dicono di guardare ai vostri interessi, ma vogliono che dimentichiate Monsignore Lefebvre, in modo da servire i loro interessi (IV, 16-17). State dunque saldi e non ritornate sotto il giogo del Concilio (V, 1). Stavate così bene. Com’è che adesso vi state allontanando dalla verità? Chi vi sta facendo questo non è servitore di Dio! Io sono fiducioso che voi ritornerete ai vostri intendimenti, ma chi vi sta fuorviando ha una grave responsabilità. Pensate che sarei così perseguitato se predicassi il mondo? Con chi sta corrompendo la Tradizione serva il coltello per più che solo la circoncisione (V, 7-12)!

«Coloro che vogliono che la Fraternità ripeta il Vaticano II, semplicemente stanno cercando di evitare di essere perseguitati a causa della croce di Cristo. Vogliono che siate mondani, mantenendo solo l’apparenza esterna della Tradizione. Vogliono tornare con i giudaizzanti di Roma, ma Dio non permetta che io voglia qualcosa di diverso dalla Croce del Signore Nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Su quanti seguiranno la Tradizione in questo modo, sia pace e misericordia. (VI, 12-16)»

Si legga adesso la Lettera stessa di San Paolo. E nessuno dica che la Parola di Dio non sia più applicabile!

Kyrie eleison.

Londra, Inghilterra

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Lefebvriani all’attacco 05 febbraio 2009

Don Floriano:«Concilio Vaticano II un’eresia»

Il capo dei lefebvriani del Nordest, don Floriano Abrahamowicz, attacca il Concilio Vaticano II, definendolo «peggio di un’eresia», all’indomani della nota con cui la segreteria di Stato vaticana ha chiarito come «il pieno riconoscimento del Concilio Vaticano II» sia «condizione indispensabile» «per il futuro riconoscimento della Fraternità Pio X». Don Floriano Abrahamowicz aveva detto nei giorni scorsi, commentando le affermazioni negazioniste del vescovo Richard Williamson, che le camere a gas nei campi di sterminio esistevano «almeno per disinfettare».

Per don Floriano Abrahamowicz, «il Concilio Vaticano II è stato peggio di un’eresia, perché l’eresia significa prendere una parte della verità, renderla assoluta e negare il resto». Parlando nel corso di un programma dell’emittente televisiva Canale Italia, Abrahamowicz ha detto che «San Pio X ci spiega che il modernismo è la `cloaca maxima´ delle eresie e non si capisce niente in questo modernismo: una pagina dice la verità, giri la pagina c’è l’errore. In questo senso dico che il Concilio Vaticano II è una cloaca maxima». «Ecco perché – ha proseguito – i padri conciliari, tra i quali Lefebvre, facevano una fatica grande perché ad ogni pagina dovevano mettere una pezza». Nei giorni scorsi un altro Lefebvriano, Richard Williamson, aveva detto che «le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dire se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione». Oggi don Floriano afferma: «io non ho intenzione di abiurare rispetto a quanto detto, ci sono poi state delle rettifiche da parte di alcuni giornali». «Per me la Shoah è un genocidio, ma non è stato il solo, se guardiamo alla storia del `900 – ha concluso – sarebbe opportuno formare gli studenti un anno sul genocidio degli ebrei, un altro anno ad esempio farli studiare su cos’era il genocidio armeno, un altro anno studiamo il genocidio di Stalin».

Intanto, il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha ammesso, in una intervista al quotidiano cattolico francese La Croix in uscita domani, che la comunicazione interna sul decreto di remissione della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani non ha funzionato come avrebbe dovuto. «Il problema di questo decreto – ha spiegato – è che è stato negoziato fino all’ultimo momento e che certi punti sono rimasti confusi». «Inoltre – ha aggiunto nell’intervista – trattandosi di un negoziato con terzi, il documento era già finito in mano a certi siti e giornali. Non avevamo in mano – ha concluso – la gestione di questa comunicazione». Riferendosi poi alla «concomitanza» tra la revoca della scomunica e la diffusione delle frasi negazioniste di mons. Williamson, Lombardi ipotizza che «le persone che hanno gestito la vicenda» non abbiamo avuto «coscienza della gravita» di quanto dettò’. «Ciò che è certo – ha ribadito – è che il Papa non ne sapeva nulla». «Se c’era uno che doveva esserne al corrente – ha aggiunto – era il cardinale Castrillon Hoyos», presidente della Commissione `Ecclesia Dei´, mediatore tra la Chiesa e gli ultra tradizionalisti.

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I tradizionalisti mugugnano per le innovazioni di Papa Francesco

19 – 03 – 2013 Fabrizio Anselmo

I tradizionalisti mugugnano per le innovazioni di Papa Francesco

E’ dai tempi del funerale di Giovanni Paolo II, nell’aprile del 2005, che Piazza San Pietro e Via della Conciliazione non sono state così piene di fedeli accorsi da tutto il mondo per assistere all’elezione del nuovo Papa e per partecipare alla messa tenuta questa mattinata.

Il cardinale argentino Bergoglio, ora divenuto Papa Francesco, ha fatto breccia, con le sue parole, la sua semplicità e la richiesta di una Chiesa povera che operi per strada, nel cuore di milioni di fedeli. Sembra, però, che ci sia una parte della Chiesa che sta iniziando a “storcere il naso” per lo stile che Papa Francesco sta imprimendo al proprio pontificato, ben diverso da quello del suo predecessore Benedetto XVI. Si tratta, infatti, dell’ala più tradizionalista della Chiesa, quella che ha trovato in Benedetto XVI la sponda principale in Vaticano, e che ora, dinanzi alle parole ma, soprattutto, ai gesti di Papa Francesco, inizia a preoccuparsi.

I tentativi (falliti) di riavvicinarsi ai lefebvriani
Benedetto XVI, amante del latino e della liturgia, ha fatto del riavvicinamento alla Fraternità San Pio X uno degli assi portanti del suo pontificato. Sin da subito, infatti, ha cercato di andare incontro alle richieste ed alle esigenze di quei fedeli ancora legati alla tradizione. Nel gennaio del 2009 la tanto contestata revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani, tra i quali anche quel Williamson che in precedenti interviste aveva negato l’olocausto ebraico. Una revoca, quella della scomunica, arrivata dopo che verso la fine del 2007 Papa Benedetto XVI aveva liberalizzato la messa in lingua latina, nel solco di un’interpretazione del Concilio Vaticano II come continuità e non rottura. Ed è proprio durante il pontificato di Papa Ratzinger che si è arrivati molto vicino alla tanto attesa riconciliazione. Benedetto XVI, infatti, ha proposto alla Fraternità San Pio X la trasformazione in una prelatura personale, sul tipo di quella dell’Opus Dei, chiedendo in cambio la firma di un “preambolo dottrinale”. Ad oggi, però, la Fraternità non ha ancora fatto pervenire una risposta definitiva a tale proposta, ma sono in pochi a credere che essa possa essere positiva, nonostante alcune presunte divisioni che sembrano esistere sul punto all’interno dell’ala tradizionalista.

Il rischio di un Papa lefebvriano
Secondo un articolo pubblicato su Il Foglio, nei giorni precedenti al conclave il rischio che veniva maggiormente percepito dai cardinali elettori era quello di un Papa lefebvriano, con conseguente ritorno “alla balaustra, al pulpito e al sacerdote che celebra con le spalle rivolte ai fedeli con paramenti riesumati dalla naftalina”. Si dice, addirittura, che nelle cartelline consegnate ai singoli cardinali siano state inserite immagini di porporati vestiti come si usava in passato e che uno di loro, rimpiangendo lo stile sobrio di Giovanni Paolo II, abbia sospirato “pensi come sarebbe assistere a una Messa celebrata in questo modo dal Papa”. Ma quali erano, in conclave, i difensori della tradizione? Tra i 115 cardinali elettori, due in particolare si sono distinti in passato per la loro vicinanza alla liturgia tridentina. L’arcivescovo di Colombo Ranjith, allontanato in passato dalla curia romana, probabilmente proprio a causa di queste sue posizioni, e prontamente richiamato da Papa Ratzinger come Segretario della Congregazione per il culto divino, e il cardinale americano Leo Burke, prefetto del Supremo tribunale della segnatura apostolica, che presenta uno stile sicuramente diverso da quello dei suoi “colleghi” americani, quali, ad esempio, l’arcivescovo di New York Timothy Dolan o il cappuccino di Boston Sean O’Malley.

La reazione ufficiale della Fraternità San Pio X
Dal quartiere generale della Fraternità nessuna scena di giubilo, nessun riferimento al dialogo intrapreso con Benedetto XVI, ma solamente un breve comunicato stampa all’interno del quale, ovviamente, viene citato San Pio X: “Non vogliamo essere, e con l’aiuto di Dio, noi non saremo nient’altro, in mezzo alla società umana, che il ministro di Dio, che ci ha rivestito della sua autorità. I suoi interessi sono i nostri interessi: dedicare ad essi le nostre forze e la nostra vita, questa è la nostra determinazione incrollabile”. Una reazione ufficiale, quella della Fraternità, con un linguaggio molto ricercato e studiato parola per parola, come è nel loro stile, che mal si concilia, però, con il clima gioioso e, soprattutto, semplice ed immediato che si è creato intorno al nuovo Papa, facilmente rinvenibile anche all’interno di altre “parti” della Chiesa. Obbedienza e rispetto per il successore di Benedetto XVI anche se difficilmente l’ala tradizionalista aveva nel cardinale Bergoglio il proprio “candidato” al Papato. Le speranze sono ora tutte concentrate sulla scelta del Segretario di Stato. E’ li, infatti, che i tradizionalisti giocheranno la partita più importante. Se Papa Francesco dovesse scegliere un italiano come sostituto del cardinale Bertone, e la scelta dovesse ricadere sul cardinale genovese Piacenza, l’ultimo grande allievo del cardinale Siri, allora potrebbero dire di avere “vinto”. Ma se così non fosse, il rischio di un loro ritorno nell’ombra potrebbe essere molto forte.

Il tempo delle carnevalate è finito
“Quella roba se la metta lei, monsignore. Il tempo delle carnevalate è finito”. Sembra siano state queste le parole rivolte da Papa Francesco al maestro delle cerimonie Marini quando quest’ultimo ha invitato il neoeletto ad indossare gli abiti pontificali da sempre utilizzati dai Papi nel corso della prima messa celebrata nella Cappella Sistina. Una reazione, quella di Papa Francesco, che ha mandato in fibrillazione i simpatizzanti della liturgia tradizionalista che hanno nel blog “Messainlatino” il loro centro di aggregazione. Al di là dei singoli commenti dei visitatori del blog, infatti, è sufficiente leggere quanto scritto nei vari post. Una prima critica, infatti, viene mossa alla decisione di far servire la messa ai frati francescani della Verna: “Guido Marini e i cerimonieri pontifici sono stati esonerati in vista della cerimonia per la Messa di inaugurazione del nuovo Vescovo di Roma. Ne faranno le veci i francescani della Verna, un modo ulteriore per il gesuita Bergoglio di darsi quell’allure francescana cui i media tengono tanto, e lui di conseguenza”. Ma è proprio il presunto trattamento riservato a Mons. Marini a far letteralmente infuriare i tradizionalisti: “Un superiore (il Papa) che si rivolge ad un sottoposto in modo così sprezzante, e insultante per lui, per Papa Benedetto, e in fin dei conti per i Papi di vari secoli che quegli abiti da carnevale hanno sempre indossato, ben più consci della loro funzione che l’attuale loro successore, si commenta da sé”. Già, proprio quel Benedetto XVI contro il quale i tradizionalisti vorrebbero schierare l’attuale pontefice dal momento che Papa Francesco starebbe dimostrando verso il suo predecessore “una mancanza di tatto ingiustificata e incomprensibile”. E chissà cosa devono avere pensato quando, guardando la prima celebrazione in diretta televisiva, si sono accorti di come il nuovo Papa abbia immediatamente fatto rimettere nella Sistina l’altare postconcliare…

Cosa farà Papa Francesco?
Nonostante questi suoi atteggiamenti, definiti come “progressisti” dalla stampa, Papa Francesco è in realtà un conservatore sotto il punto di vista dottrinario, in piena sintonia con Benedetto XVI. Difficilmente Papa Bergoglio sconfesserà quanto fatto da Benedetto XVI nel tentativo di riavvicinamento con i lefebvriani. Verrà probabilmente concesso un nuovo ultimatum alla Fraternità e non è escluso che il Papa possa decidere di incontrare almeno una volta Mons. Fellay, il superiore della Fraternità San Pio X, per poi prendere una decisione finale. Certo è che non verranno fatte ulteriori concessioni. Spetterà ai lefebvriani decidere se “rientrare nella Chiesa” accettando le condizioni poste dalla Santa Sede. Ma visto il loro atteggiamento, sorge spontanea la domanda: lo vogliono veramente?

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Papa Francesco e il riconoscimento canonico della FSSPX

sabato 16 marzo 2013
In questi primi giorni di pontificato di Papa Francesco molti di noi hanno apprezzato il fatto che ha ribadito che Cristo è l’unico Salvatore del genere umano, che la Chiesa senza la croce di Cristo diventa una normale ONG, che dobbiamo fare attenzione alle tentazioni del diavolo, che bisogna evangelizzare tutto il mondo, ecc. Si tratta di argomenti dei quali non si sente parlare spesso in certe parrocchie. Inoltre è da apprezzare la sua spiccata devozione alla Madonna (dovrebbe essere una cosa scontata per un cattolico, ma in questi tempi di confusione non tutti sono devoti alla Beata Vergine). Non mi stupirei se fosse proprio questo Papa a trovare una soluzione canonica per la Fraternità San Pio X. Non si tratta di una pura illusione, infatti l’allora Arcivescovo di Buenos Aires ha incontrato varie volte il Superiore del distretto latino-americano della FSSPX, e l’ha sempre accolto con amabilità. Inoltre c’è un altro vantaggio rispetto al passato. Se Benedetto XVI avesse dato un riconoscimento canonico alla Fraternità, ci sarebbe stata una sollevazione popolare dei modernisti, fomentata dai media gestiti dai progressisti di tutte le risme, i quali lo avrebbero accusato di essere un traditore filo-lefebvriano. Invece Papa Francesco gode di molta popolarità per via del suo stile di vita spartano, quindi se sdoganasse la FSSPX non verrebbe accusato di essere un “Papa lefebvriano”, ma verrebbe “assolto” facilmente, giustificherebbero il suo gesto come una semplice risoluzione di una questione tra preti.

Insomma, bisogna sfruttare la popolarità del Papa per far passare provvedimenti “impopolari” (impopolari per i progressisti). E bisogna sperare che tutto ciò avvenga presto, prima che i progressisti si accorgano della realtà. Anche Paolo VI inizialmente venne accolto calorosamente, ma poi i progressisti rimasero molto delusi da lui a causa del fatto che condannò l’uso degli anticoncezionali, non abolì il celibato sacerdotale, ecc. Francesco non legalizzerà mai il sacerdozio femminile (non vede con simpatia nemmeno le donne in politica, e in ciò la pensa come San Pio X), non sdoganerà mai l’aborto e i matrimoni gay, non negherà mai (come invece fanno i modernisti) l’esistenza del diavolo, la divina maternità della Madonna, la Presenza Reale di Cristo nell’Eucarestia, eccetera, quindi prima o poi i progressisti potrebbero accorgersi di essersi illusi. Speriamo dunque che una riconciliazione tra Roma e Menzingen (sede del quartier generale dello stato maggiore lefebvriano) possa avvenire presto. Secondo me ci sarebbero vantaggi per tutti. Vedremo quel che accadrà. Sperare non ci costa nulla.

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Parigi L’ipotesi di rivolgersi ai singoli membri della Fraternità

Il dossier e il giallo dell’ultimatum Dialogo teso con i lefebvriani

DAL NOSTRO CORRISPONDENTEPARIGI ? Nell’incontro di sabato a Castel Gandolfo papa Francesco ha ricevuto da Ratzinger anche il fascicolo relativo alla Fraternità sacerdotale San Pio X, fondata dall’arcivescovo francese Marcel Lefebvre nel 1970 come reazione tradizionalista al Concilio Vaticano II, ed espulsa dalla Chiesa di Roma nel 1976.Dopo il riavvicinamento della primavera scorsa, nelle ultime settimane i rapporti tra Vaticano e monsignor Bernard Fellay, successore di Lefebvre a capo della fraternità, sono tornati molto difficili. Tanto che si era parlato di un ultimatum rivolto da Roma ai lefebvriani, con scadenza il 22 febbraio, affinché accettassero l’ultima versione del Preambolo dottrinale del 13 giugno 2012. Quel documento prevede il riconoscimento del perfetto accordo tra tradizione e Concilio Vaticano II, magistero del Papa, e Messale romano approvato da Paolo VI nel 1969. Il 21 febbraio, allo scadere dell’ultimatum, il direttore della sala stampa vaticana Padre Lombardi disse che il dossier sui lefebvriani passava ormai sotto la responsabilità del nuovo Papa. Bergoglio si trova quindi a gestire un dialogo reso ancora più complicato dalle dichiarazioni di Fellay, che il 28 dicembre scorso, davanti ai sacerdoti tradizionalisti di New Hamburg, in Canada, ha detto «chi, durante tutto questo tempo, si è opposto di più al riconoscimento della fraternità da parte della Chiesa? I nemici della Chiesa. Gli ebrei, i massoni, i modernisti». Nonostante tutto il lungo e importante percorso fatto dal Vaticano negli scorsi decenni, a partire dalla dichiarazione «Nostra aetate» del Concilio Vaticano II, per distanziarsi dai cedimenti antisemiti, o forse proprio per questo, il capo dei lefebvriani giudica gli ebrei ancora «nemici della Chiesa». Prima di Natale, e prima ancora di quelle parole gravissime, l’arcivescovo Jospeh Augustine di Noia aveva scritto una lettera a Fellay alternando toni concilianti con l’espressione velata di una certa esasperazione da parte della Chiesa, invitando il monsignore tradizionalista a una «maggiore apertura di spirito». Di Noia è il teologo americano vicepresidente della commissione «Ecclesia Dei», fondata nel 1988 da papa Giovanni Paolo II per riportare in seno alla Chiesa la Comunità dei lefebrviani. Nella lettera, Di Noia sottolina che «alcuni superiori usano un linguaggio che, agli occhi del mondo, appare come un rigetto della riconciliazione», e lamenta che la fraternità San Pio X non abbia mai risposto al Preambolo dottrinale proposto da Roma. Il teologo vaticano invita poi a «sviluppare considerazioni nuove, di natura più spirituale e teologia, che trascendano i disaccordi apparentemente insormontabili» sul Concilio Vaticano II. «L’unico futuro immaginabile per la fraternità ? conclude Di Noia ? è sul cammino verso la piena comunione con la Santa Sede, l’accettazione di una professione di fede incondizionata nella sua pienezza, e quindi con una vita sacramentale, ecclesiale e pastorale ben ordinata».Ma i lefebvriani, autoproclamati custodi della tradizione, continuano a pensare di non doversi sottomettere alla Chiesa. Nella loro ottica, è Roma che deve prima accettare la tradizione, ossia lo spirito originario della Chiesa, contro il «tradimento» del relativismo e dell’eccessivo riconoscimento delle altre religioni contenuti nel Concilio Vaticano II. Le frasi sugli «ebrei nemici della Chiesa» di monsignor Fellay sono in questo senso molto significative. Se la situazione di stallo dovesse continuare, il Vaticano potrebbe cominciare a rivolgersi singolarmente ai circa 500 sacerdoti appartenenti alla fraternità San Pio X nel mondo. I segnali non sembrano incoraggiare le speranze di un accordo. Nei primi giorni di marzo un’associazione ha affidato ai lefebvriani di Parigi la chiesa Notre-Dame-de-Consolation; il cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo della capitale, è intervenuto per chiarire che la fraternità San Pio X «non ha alcun riconoscimento canonico nella Chiesa cattolica». @Stef_MontefioriRIPRODUZIONE RISERVATA

Montefiori Stefano

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(25 marzo 2013) – Corriere della Sera