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CHI HA PAURA DEL REDDITO DI CITTADINANZA?
Postato il Sabato, 09 novembre @ 12:00:00 CET di davide

FONTE: ILSIMPLICISSIMUS2 (BLOG)

Qualcuno s’indigna, altri non capiscono o si stupiscono. Per esempio Alessandro Gilioli si chiede come mai il Pd per bocca di Fassina rifiuti la proposta di reddito di cittadinanza avanzata dal M5S con l’argomento sbrigativo e peraltro scorretto* che non ci sono coperture. La risposta è che l’ira piddina nasce dal fatto che la proposta dei cinque stelle è quella che il partito avrebbe dovuto avanzare da molto tempo, insomma una sorta di cattiva coscienza nei confronti di uno strumento che l’Europa ci stimola ad usare ormai dieci anni e che anche gli economisti alla Cipolletta vedrebbero con favore.

Probabilmente c’è anche questo elemento, ma la risposta vera è molto più complessa e affonda le sue radici nella creazione del modello Italia dentro il quale si è sempre cercato di sostituire i diritti con privilegi ad personam o di categoria, dove il welfare è stato sempre interpretato come una sorta di voto di scambio e proprio per questo è rimasto gracile, soffocato dalle elargizioni di posti e prebende, di “favori” e aiutini sotto molteplici forme.

Il sistema politico da molti decenni e forse da sempre è stato orientato a trattare con clientes piuttosto che con cittadini costruendo proprio su questo un patto sociale anomalo, ambiguo e fonte di corruttela. E’ chiaro perciò che la prospettiva di un reddito di cittadinanza o minimo che peraltro esiste in tutto il continente, è qualcosa che si scontra direttamente con la struttura del potere. Persino i sindacati sono fortemente contrari temendo di perdere presa nel mondo del lavoro, soprattutto quelli che sono a libro paga dei padroni del vapore.

Il dramma è che la disoccupazione e la povertà dilagano a causa della doppia crisi che si è abbattuta sul Paese: una tutta nostra causata dal disfacimento di un modello ormai insostenibile, l’altra quella globale che ha creato una superinfezione su un organismo già debilitato. Il dramma è che non c’è via d’uscita a provvedimenti che in un modo o nell’altro riescano a sostenere un livello di vita e di consumi minimi per salvare non solo la dignità, ma anche ciò che resta dell’economia. Senza questo il malcontento sarà destinato ad esplodere come una bomba ad alto potenziale non appena il “welfare” familiare avrà esaurito le risorse accumulate nel tempo. E tuttavia si traccheggia, si tira il culo indietro perché l’establishment italiano (mafie comprese) teme che un reddito minimo eroda le fondamenta del proprio potere e finisca per trasformare i clienti in esigenti cittadini non più facilmente ricattabili sia sul lavoro che dentro le urne. Cittadini che magari si mettano in testa la bizzarra idea di volere un buon governo, una sanità che non sia il bancomat dei partiti e degli speculatori, un’amministrazione pubblica efficiente e non lottizzata, appalti senza tangenti.

Il problema politico non è se l’Italia debba dotarsi di strumenti normali nella stragrande maggioranza dei

https://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/04/reddito-minimo.png?w=471&h=666

Come si vede le cose non sono affatto semplici e ci sarebbe ampio spazio per far valere le differenze di idee e prospettive dei vari schieramenti, battendosi tra reddito di cittadinanza o reddito minimo ( la differenza c’è eccome) e sui loro eventuali livelli a patto però di far politica e di non limitarsi a difendere il decotto sistema – Italia e i rappresentanti del medesimo. Dire semplicemente che il reddito di cittadinanza non si può fare, non è nemmeno più politica, è solo aggrapparsi al passato come del resto fa da sempre una certa destra padronale sciocca, avvilente e ignorante, tipica del berlusconismo bottegaio e paradossalmente priva di etica del lavoro.

* L’esperienza fatta dal dopoguerra dimostra che i redditi di cittadinanza o i redditi minimi , finiscono tutti in consumi di base e quindi tornano al’ 70% nelle casse dello stato sotto forma di imposte indirette (iva per esempio), tassazioni dirette dovute all’aumento delle attività economiche e minori spese di assistenza. E per altro, come è stato recentemente dimostrato (qui un articolo molto tecnico per i curiosi), determinano un aumento dell’occupazione e non la sua diminuzione, come superficialmente si potrebbe credere e come fanno credere i media.

Fonte: http://ilsimplicissimus2.wordpress.com
Link: http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2013/11/09/chi-ha-paura-del-reddito-di-cittadinanza/
9.11.2013

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E certo, Grillo propone di fare una cosa che esiste, sia pure con forme diverse, in tutta Europa … solo da noi e in Grecia non c’è … e tutti si scandalizzano … Certo, propone, per poter fare questo, di toccare tre “sancta sanctorum” del potere … 1) Le “pensioni d’oro”, spesso corrispettivo della “casta”, non solo di quella strettamente politica … 2) Le spese militari … -) I privilegi della Chiesa … E certo per Fassina – alla faccia del fatto che lui rappresenterebbe la “sinistra” del Pd, figuriamoci quindi la “destra” interna a questo partito, rappresentata invece da Renzi ! – questi “sancta sanctorum” non si possono toccare … Un altro ottimo motivo per votare, da comunista come mi dichiaro orgogliosamente, il Movimento 5 Stelle !!!

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Tendo a credere che la resistenza all’introduzione di un reddito di cittadinanza da parte di Pd e sindacati sia da mettere in relazione agli ammortizzatori sociali oggi presenti in Italia e, da quel che so, assenti in ogni altro paese europeo: mobilità, cassa integrazione e cassa integrazione in deroga. Mi pare naturale che, nel caso si decida di approvare un reddito di cittadinanza per tutti, quei molti lavoratori che oggi sono ancora, almeno parzialmente, tutelati da questi strumenti, non ne sarebbero contenti. Ora, anche se solo per un limitato periodo che varia a seconda delle situazioni, incassano molto di più della media dei redditi di cittadinanza degli altri paesi europei. E forse non è un caso, che siano proprio questi lavoratori quelli maggiormente tutelati dalle organizzazioni sindacali. Sarebbe interessante sentire la voce di questi lavoratori, in merito alla questione, per avere almeno un’idea di cosa ne pensano loro, perché se chi è precario o disoccupato senza alcuna tutela ne sarebbe certo contento, forse questi altri lavoratori, no.

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del reddito di cittadinanza hanno paura quasi tutti i politici attualmente seduti in parlamento, uniti a varia altra umanità. comunque, secondo me, il reddito di cittadinanza non deve servire a consumare di piu, o a fare piu debiti, o altre cose del genere, ma deve piuttosto essere l’occasione per cambiare tutti stile di vita; vivere in modo piu tranquillo, con piu tempo libero, e meno ricatti del sistema; e se poi non saremo piu una potenza industriale cissenefrega!! la qualità della vita è piu importante di queste cose, e comunque, oggi, che bene o male lo siamo (una potenza industriale, intendo) abbiamo piu poveri di quando eravamo un paese rurale!!! forse il gioco (della competitività) non vale la candela…

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Eh certo, quei deficienti del PD preferiscono spendere i soldi nelle guerre per la pace, piuttosto che aiutare coloro che sono rimasti indietro, e sono tanti, anche grazie alle politiche scellerate messe in atto dalla triplice Industria Sindacato Partiti, anima di questo Stato canaglia infido e corrotto nemico pubblico n°1 delle persone. Uno Stato che non tutela i suoi sudditi più deboli non ha ragione morale di esistere. Peraltro io sarei un diretto beneficiario dell’eventuale reddito di sopravvivenza, dal momento che sono disoccupato senza reddito e senza scorte, ma rinuncerei volentieri se solo mi si prospettasse un lavoro decente,fuori dalla prepotenza interessata dei caporali delle agenzie interinali,cosa impossibile ora, si deve per forza passare da loro, mantenendo però non si sa a fare cosa, le inutili inefficaci dispendiose Agenzie per il lavoro.

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Condivido con Radisol le intenzioni di voto e con Clausneghe le condizioni attuali. A suo tempo ho postato un commento con le mie convinzioni al riguardo, quindi non annoio nuovamente i lettori. Mi limito a riproporre quanto ho inserito nel blog di Gilioli e a dre un link da cui si scarica gratuitamente un pdf che reputo illuminante riguardo alla questione reddito minimo Fassina dimostra così di possedere i tratti genetici del piddino doc: parlare con lingua biforcuta e disabitudine totale al confronto delle proprie dichiarazioni con la realtà del mondo concreto. Il tutto abbinato all’impossibilità materiale di imbattersi in qualche seguace del suo partito che sia in grado di comprendere la ormai totale dissociazione tra le due cose. In caso contrario il caro Fassina si premurerebbe di spiegare come mai per gli F-35 e le operazioni di guerra definite missioni di pace i soldi si sono trovati senza problemi. Per non parlare delle decine di miliardi in versamenti fiscali e sanzioni abbonati ai gestori del gioco d’azzardo. Il che equivale a dire a sé stessi. Viceversa, per dare un parziale rimedio ai danni incalcolabili prodotti dalle politiche di macelleria sociale praticate da quel partito, in parte direttamente e in parte a causa del suo totale asservimento collaborazionista alle logiche del vincolo esterno e della moneta unica quale mezzo di disciplina dei lavoratori, mediante disoccupazione, precarizzazione e demansionamento che sono i suoi effetti, improvvisamente le difficoltà di reperire le coperture diventano insormontabili. Ma forse Fassina dovrebbe spiegarci come mai a questo proposito il partito europeista oltre il muro dell’idolatria insiste da oltre 20 anni a non tenere in alcun conto le raccomandazioni UE. E’ dal ’92 che siamo invitati invano a riconoscere il reddito garantito. Ma guarda un pò la combinazione: stavolta il “celochiedel’europa” non ha la valenza di imperativo che assume ogniqualvolta si tratti di smontare pezzi di welfare e di sicurezza di vita o sul posto di lavoro. Già così ce ne sarebbe più che abbastanza perché un qualsiasi individuo dotato del minimo sindacale della dignità, una volta rilasciate certe dichiarazioni per dovere di partito, andasse a nascondersi senza più avere il coraggio di mettere fuori il naso, ma in realtà il bello deve ancora venire. Eh già perché Fassina, il grande economista, contando sul livello intellettivo a cui anch’egli ha contribuito a ridurre il suo uditorio medio, dimentica minuziosamente di rilevare che il reddito minimo garantito, di cittadinanza o chiamiamolo come si vuole, una volta distribuito agli aventi diritto ha la curiosa prerogativa di non scomparire all’interno di uno spaventoso buco nero. Ovvero non si comporta come le decine di miliardi che riguardano lo scandalo MPS, la banca PD per antonomasia. Viceversa, sorpresa delle sorprese, entra in circolo. Addirittura, è destinato a essere speso. Destino inimmaginabile per del denaro, vero? Per la sua totalità o per una percentuale praticamente coincidente con essa. Si dà il caso, allora, che già per la questione dell’IVA, oltre il 20% rientri direttamente nelle casse dello stato, attraverso l’erario. Un’altra cospicua percentuale rientra tramite l’Irpef dovuta da chi a seguito della vendita delle merci acquistate per mezzo del reddito garantito ha incassato i relativi pagamenti. E già così siamo oltre il 40%. Ulteriore caratteristica, che l’economista Fassina ancora una volta omette minuziosamente di rilevare, è che una volta speso la prima volta, quel denaro non si smaterializza. Invece, può essere speso consecutivamente più e più volte. E, fatto davvero inconsueto, per un esperto del calibro di Fassina a ogni passaggio di mano genera altra IVA e altra IRPEF! Un calcolo prudenziale permette di stimare almeno al 70% delle somme distribuite inizialmente il maggiore gettito fiscale che rientrerà nelle casse dello Stato grazie all’adozione del reddito garantito. Non solo, per il suo tramite si innescherà quello che si definisce un circolo virtuoso, dato che quel denaro indurrà una maggiore propensione alla spesa. Cioè all’acquisto di merci, che avranno bisogno di essere prodotte. Generando altro gettito, altra ricchezza, altro benessere. E, avendo bisogno di manodopera ai fini della loro produzione, andando di per sé stesso a risolvere per buona parte il problema della disoccupazione. Vuoi vedere che è per questi motivi che il Fassina e il PD sono tanto contrari al reddito di cittadinanza? Proprio perché capace di generare uno scenario di crescita e recupero di benessere, quando invece la politica di quel partito è il regresso del paese e lo smantellamento del suo sistema industriale, sociale ed economico. Vorrebbero passare per pasticcioni, ma sanno perfettamente: – quello che fanno – perché – chi ha dato gli ordini – cosa ci guadagnano.

http://domenicods.files.wordpress.com/2009/04/8882101711.pdf

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In un passato piuttosto lontano, Pciisti , sindacalisti e altri farabutti vari giustificavano la loro avversione – a quello che allora si chiamava “salario minimo garantito” – col fatto che questo avrebbe creato parassitismo mentre la battaglia giusta da fare era quella per il lavoro. Naturalmente non fecero nè l’una nè l’altra cosa! Agli spudorati mentitori di quel tempo sono succeduti gli infami opportunisti borghesi attuali che, però, hanno mantenuto intatta tutta la spudorata capacità mistificatrice dei loro “antenati”. Cosicchè oggi vanno cianciando di “mancanza di coperture” oppure che dall’eventuale introduzione di un qualche “salario minimo garantito” riceverebbero un danno tutti gli attuali lavoratori in cassa integrazione e quant’altro. Ma ammesso e non concesso che il salario garantito sarebbe inferiore a quanto attualmente percepito dai lavoratori in cassa integrazione, chi o cosa impedirebbe di mantenere entrambe le forme di assistenza? Possiamo tranquillamente rispondere che sarebbero le lobby di bruxelles coi loro terminali italiani – e, segnatamente, all’interno proprio del PD attuale – e le loro politiche restauratrici di un indiscusso potere capitalistico che schiacci ogni pretesa popolare. Quanto alla musica sulla “mancanza di coperture” sarebbe troppo facile replicare e comunque lo hanno già ampiamente e convincentemente fatto molti altri. Certo è che tra un destro sfacciato di nome “renzi” e un “destro” cammuffato di nome fassina trovo molto più odioso il secondo … sebbene butterei giù dal muro entrambi.

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Anche con il reddito di cittadinanza il capitalismo resterebbe con tutti i suoi mali e la società resta divisa in classi sociali: non abbiamo bisogno di elemosina per sopravvivere ma mettere al cento della questione la cancellazione di questo sistema sociale. Mettiamo la parola fine a questi specchi per le allodole.

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Il reddito minimo di cittadinanza … riflettiamo…. porta con se rischi da non sottovalutare: In un mondo ove, grazie alla tecnologia e progresso degli ultimi 30 anni, sarebbe sufficiente il lavoro del 25-30% dei cittadini per far fronte ai bisogni della società. Il reddito minimo renderebbe molto dipendenti (schiave) le persone che lo ricevono dall’alto, portandole ad accettare qualsiasi imposizione pur di continuare a ricevere tale reddito garantito (ad esempio ad accettare di farsi impiantare un microchip, con la scusa di monitorare loro ai fini di evitare truffe sul reddito garantito erogato). Assai meglio sarebbe fare una legge che agevola il lavoro part time 3-4 ore al giorno per tutti, invece che 8-10 ore solo per alcuni che mantengono anche gli altri con il reddito di cittadinanza. In questo modo sarebbe garantita la dignità del lavoro e del proprio mantenimento ed INDIPENDENZA maggiore. Inoltre il reddito di cittadinanza può portare le persone ad un appiattimento della volontà e capacità di automantenimento e dignità….. Molto meglio ridurre le ore di lavoro per lavorare un po tutti…. Ad ogni modo sono scelte da non sottovalutare, si passerebbe presto da una società basata sul lavoro ad una basata sulla sussistenza, con questo non voglio dare giudizi, ma pensiamoci bene!

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Esiste un governo ombra che agisce di nascosto e controlla politici, sindacati, giornalisti e quanto influenza e controlla le masse. Nulla si può sottrarre a questo verticismo, salvo essere eliminato o ucciso. Gli esseri umani sono solo utili schiavi per l’interesse di pochi.

PROFETI IN PATRIA

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.it

“Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando…”

Lucio Dalla – L’anno che verrà – 1979

“Non si deve mai morire perché ogni giorno c’è qualcosa di nuovo da imparare” amava ripetere mia madre che, passati gli 80 anni, desiderava conoscere come una bambina: finché le è stato concesso tempo, lo ha fatto.

Non so, però, se l’attuale livello della “comunicazione” le piacerebbe e riterrebbe “d’imparare” qualcosa: come esempio, proprio oggi la CGIL comunica (1) che, se desideriamo ritornare ai livelli occupazionali del 2007 (solo sei anni fa, mica un eone), ci toccherà aspettare 63 anni.

Dunque…nel 2076 – quando mio figlio, che oggi ha 21 anni e deve ancora decidere cosa fare nella vita – avrà 84 anni e (se sarà vivo) spererà d’avere una pensione (all’epoca saranno 85 anni, ma con una penalizzazione del 5%) potrà godere dei livelli d’occupazione del 2007.

Già qui, bisognerebbe mettersi a ridere e compiangere chi ha avuto la brillante idea di fare una simile rilevazione, che si scopre in realtà essere una penosa rivelazione del suo stato di confusione mentale.

Il calcolo matematico è, di per sé, semplicissimo:

Na=∆o / Ia

Dove:

Na = numero anni per tornare al livello iniziale

∆o = Occupati 2007 – Occupati 2013

Ia = Incremento annuo occupati

Di per sé nulla d’arcano per i primi due dati, salvo che – determinare il terzo – risulta un tantino più difficoltoso.

Per prima cosa si è stimato un incremento del PIL “pre crisi” pari all’1,6%: chi ci dice se sarà, invece, dello 0,16%, del 16% oppure di -1,6%? E per quale periodo? Tutti gli anni, ossia una costante? Variabile? E quale? Qual è la funzione di riferimento?

Il secondo dato dubbio è determinare la quantità d’occupati per unità di capitale impiegato: sarà quella attuale? Quella del 2007? Non conosciamo il dato del 2032 e nemmeno quello del 2056: anzi, non sappiamo proprio una mazza di niente per gli anni dopo il 2013.

Inoltre – chi conosce un tantino l’andamento dell’occupazione lo sa benissimo – non tutti i settori applicano la medesima variabile per determinare il numero d’occupati per capitale impiegato: l’industria tessile è quella che ha il dato più alto, quella metalmeccanica già scende, mentre l’industria chimica richiede un basso numero d’occupati rispetto al capitale impiegato.

Lo sviluppo immaginato è dunque quello…quale? Industria tessile? Chimica? Terziario?

Terzo dato che non sta in piedi: i dati delle varie industrie per occupati sono quelli attuali. Sentito parlare d’automazione industriale?

Se prendiamo come esempio e paragone l’industria com’era negli anni ’70 del Novecento, rispetto a quella attuale, non la riconosceremmo nemmeno: alla FIAT – reparto carrozzerie – entrava una moltitudine d’individui che sguazzavano, con gli stivali di cuoio ai piedi (la gomma sarebbe stata sciolta dai solventi), in un ambiente dove c’erano per terra quattro dita di solvente nitro. E verniciavano: quanti sono vivi oggi? Pochi.

Per fortuna venne l’automazione e la salute ci guadagnò: oggi, in quei reparti, si vedono quasi solo i bracci meccanici che verniciano, e nessun verniciatore potrebbe far bene come quelle macchine.

Prendiamo, invece, quella odierna: sicuri che fra un decennio non comparirà qualche diavoleria che rivoluzionerà di nuovo tutto? Quasi sicuro.

In buona sostanza, quel dato è soltanto un divertissement al pari di quelli letterari: un gioco, come quei trastulli di logica da Settimana Enigmistica. Ci sono tre uomini in fila: uno è calvo, l’altro ha gli occhiali, il terzo la barba, Gianni è secondo, Roberto ha gli occhiali…eccetera…determinare il nome dei tre ed il posto nella fila.

Per recuperare il PIL perduto, invece, bastano “solo” 13 anni: quindi, nel 2026, saremo come nel 2008. Mi par di ricordare che si sosteneva – a proposito della TAV – che il volume dei traffici (nel 2022!) avrebbe giustificato l’enorme esborso ed i danni ambientali. Fino ad oggi non s’è visto nulla, i treni sono pochi perché non ce n’è bisogno, le merci latitano, i commerci pure, però quel “2022” rimane sacro.

Non so veramente come si faccia a stendere simili fregnacce ad usum stultorum: forse sarebbe meglio studiare bene un serio reddito di cittadinanza – non un assegno di disoccupazione mascherato! – in modo che la sopravvivenza sia almeno garantita per tutti. E poi ragionare – questa è vera politica! – sulla base di dati esistenti: lo sanno, i signori dei sindacati, che l’Italia è la prima in Europa per esportazione di prodotti agricoli biologici? (2)

Che in Norvegia il numero delle auto elettriche ha superato quello delle vetture a petrolio?

Forse bisognerebbe pensare a come organizzare un sistema veloce di trasporto per le merci biologiche verso i mercati dell’Europa centrale e…con tutti i soldi che abbiamo dato alla FIAT…non si potrebbe mettere un po’ alle strette Marchionne? Fargli capire che, domani, si venderanno più auto elettriche che SUV?

No, non serve: siamo sicuri che Letta (zio e nipote) stanno leggendo attentamente lo “studio” della CGIL e sapranno prendere i necessari provvedimenti per non mancare il fatidico 2076.

A questo punto, mi piacerebbe molto scambiare due parole con Nicolò Machiavelli e gli direi:

“Caro Nicolò, non serve che tu ti scervelli per definire i tratti del miglior Principe per la tue Signorie: siamo nel ‘500! Non ti dice nulla? Ma diamine! Ci sono già tre stati unitari: Francia, Spagna ed Inghilterra! Man mano che gli Stati unitari avanzeranno, tutto cambierà: non ci saranno più Principi…al massimo, qualcosa varrà per l’Italia la quale – secondo i calcoli della CGIL (conosci?) – non giungerà all’Unificazione fino al 1861. Qualcuno dei tuoi Principi rimarrà ancora qualche tempo: Medici, Este, Gonzaga…ma tu non te la prendere. Piuttosto, vai a pescare in Arno oppure vai a donne, che le fiorentine meritano di più le tue attenzioni che quei palloni gonfiati che cerchi di far rinsavire al prezzo di tante fatiche. Compra l’annuario della CGIL ed il calendario di Frate Indovino: c’è già tutto!”

Non te la prendere Nicolò: pensa che un tuo collega della nostra epoca – Leonardo Sciascia – mette in bocca ad un anziano professore di Lettere una frase emblematica, che successivamente un vecchio Gian Maria Volonté ripeterà ad un giovane Ricky Tognazzi nell’omonimo film “Una storia semplice”.

“Sì…l’aritmetica è affascinante…ma, se io fossi al posto suo, ci scioglierei dentro un buon cucchiaino di dubbi, come lo zucchero nel caffè…”

Con buona pace dei moderni profeti.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.it
Link: http://carlobertani.blogspot.it/2013/06/profeti-in-patria.html
2.06.2013

(1) Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2013-06-01/studio-cgil-servono-anni110036.shtml?uuid=AbnCkG1H
(2) Fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/World_in_Progress/LItalia-e-il-primo-paese-europeo-per-esportazioni-di-prodotti-biologici_314175094608.html

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In Grecia lavorano il doppio per meta salario… ma non è ancora abbastanza, il debito ( pubblico) erode ogni sacrificio, dobbiamo riformare l’Euro facendolo diventare del popolo, emettendolo senza debito, attraverso una BC pubblica, dobbiamo vietare la riserva frazionaria, troppo comodo prestare oltre i depositi. Oppure tuo figlio Bertani lo devi parcheggiare leccando qualche culo, i miei nemmeno un miracolo li salva.

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Scusa, due cose: 1. ma che c’entra machiavelli? 2. Niccolò con due c !

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giovedì 19 gennaio 2012
“Quale sarebbe la vostra reazione se qualcuno vi dicesse che l’ attuale tracollo economico è colpa del sistema che è costruito appositamente affinchè queste cose accadano periodicamente ? …”

L’economia attuale è costruita come un grande imbuto o un piano inclinato sul quale qualsiasi ricchezza che viene creata inevitabilmente scivola fino a finire in un punto ben determinato.
Il sistema odierno si fonda sullo squilibrio che viene sapientemente creato e mantenuto con cura maniacale per essere sfruttato al momento giusto, per approvvigionarsi di materie prime e sfruttare manodopera a basso costo, per avere sempre una produzione a costi inferiori, conseguendo così vantaggi incolmabili e sempre maggiori rispetto agli altri attori del mercato.

Lo schema classico è produrre a poco e vendere a tanto sfruttando gli squilibri; e questo si ripete all’infinito, ma sempre con differenti modalità per non essere facilmente individuato, allargando la sfera di azione ogni volta che un mercato inevitabilmente si esaurisce. Un esempio di casa nostra è la pretestuosa arretratezza del sud Italia che è servita strumentalmente in un primo periodo per avere manodopera e successivamente per “delocalizzare” produzioni ed ottenere sostanziosi aiuti economici dallo stato. Finita la festa e trovati altri luoghi nel pianeta dove massimizzare il profitto, si abbandona tutto lasciando in eredità a chi rimane solo inquinamento, distruzione, povertà, tanta sofferenza e malavita.

La globalizzazione ha solo questo scopo e niente più.

Solo così si spiega il miliardo e duecento milioni di persone che soffrono ancora la fame, aumentate del 9% solo nell’ultimo anno ed i livelli di povertà profonda di alcune zone del pianeta, quando invece si sarebbe in possesso di tecnologia e ricchezza sufficiente per dare benessere e alimentare con tranquillità tutta la popolazione mondiale.

Il debito infinito

Lo strumento usato per creare questi necessari squilibri è il debito infinito. Uno strumento che getta l’intera umanità, per il solo fatto di partecipare al suo gioco, dentro l’incantesimo della scarsità, facendola confrontare ogni giorno con le sue più profonde paure e fragilità, trasformando quello  che  potrebbe  essere  un  paradiso  in  un  inferno  e  soprattutto  riducendola  in  schiavitù;  una  schiavitù  moderna  senza  sbarre  o  costrizioni  fisiche,  ma  forse  per  questo  più  dolorosa  e difficilissima da smascherare.

Il denaro è l’attore principale di questo dramma e noi le vittime designate.
Il denaro, contrariamente a quello che dovrebbe essere, ovvero uno strumento che agevola gli scambi, è considerato una merce il cui prezzo è il tasso di interesse. Una merce, lo sanno tutti, deve essere scarsa per avere una domanda sempre elevata ed avere così un costo elevato ed è proprio quello che accade al denaro che è reso artificialmente scarso per alzare il suo prezzo, ovvero i tassi di interesse. Quando la domanda cala ed è sempre perché il debito diventa insostenibile, anche il suo prezzo – il tasso di interesse – ovviamente cala per renderlo più appetibile, ma il risultato è sempre quella sensazione di affanno e di scarsità che è necessaria per la sopraffazione del genere umano, mentre il creditore continua incessantemente a succhiare energia vitale dall’intera umanità.

Il debito ricordiamoci che chiede sempre qualcosa di più di quello che dà e se ci rendiamo conto che nessuno mette in circolazione quanto sarebbe necessario per rifondere gli interessi, essendo tutto il denaro messo in circolazione solo a fronte di un indebitamento pubblico o privato, ecco svelato
il trucco semplicissimo, ma estremamente efficace, che trasforma in un attimo la nostra vita nel peggiore degli incubi immaginabili senza che ce ne accorgiamo.

Il meccanismo del debito è anche molto subdolo perché nella prima fase del grande ciclo economico, che dura in totale circa 70 anni, è ben visto da tutti perché è uno stimolo alla crescita e al benessere oltre  ad  essere considerato  un  ottimo  strumento  di  drenaggio  di  liquidità.  Questa  funzione  però cambia nel corso del tempo fino a diventare distruttiva nell’ultima fase del ciclo quando la quantità di debito risulta eccessiva. Il meccanismo viene celato ai più grazie al fatto che durante questo grande ciclo interagiscono varie generazioni che difficilmente mantengono la memoria degli eventi.

Il grafico del debito evidenzia come esso, dagli anni ’80, sia cresciuto
esponenzialmente fino ai livelli attuali.
In quel periodo, infatti, per compensare l’aumento esponenziale del debito, iniziò la fase delle grandi privatizzazioni per ridurre i debiti pubblici e delle grandi aperture ad altri mercati, la globalizzazione economica e finanziaria, per continuare a lucrare, se possibile ancora di più, dalla situazione prima dell’ inevitabile e preordinato crollo che ri-porterà il livello del debito agli anni ’50-60 (freccia rossa) facendo così ripartire di nuovo il ciclo economico e quello del debito infinito.

E’ importante sottolineare che fino a quando non si sarà azzerato, o quasi, l’eccesso di debito, il nuovo ciclo economico di lungo periodo non potrà partire e con esso il perpetuarsi dell’eterno gioco del padrone e dello schiavo.
Questo spiega anche perché in questo modo siamo sempre costretti a ricercare unacrescita innaturale e continua che porta inevitabilmente allo sfruttamento esasperato delle risorse del pianeta. Se ci si fermasse, il castello di carte crollerebbe immediatamente ed ecco perché ci arrivano, da parte delle autorità, sia politiche che economiche, continui appelli alla crescita e alla competitività.

Competizione e crescita continua sono ingredienti indispensabili per il debito infinito.
Per coloro che si affacciano a questa visione per la prima volta, il panorama, che si presenta quando ci si toglie gli occhiali del sistema è desolante: la vita di ognuno è diventata una continua rincorsa  per  reperire  con  sempre  più  fatica  la  nostra  dose  di  interessi  e  questo  comporta una  rinuncia  continua  a  pezzi  importanti  del  nostro  essere.  Niente  più  tempo  libero,  letture rigeneranti, affetti sempre più trascurati e bambini che sono diventati un lusso che crescono con estranei e apparecchiature elettroniche, tv, giochi, cuffiette ecc.; si vede l’altro come un  nemico che è pronto a toglierti il denaro necessario per gli interessi e la vita è diventata una continua ed esasperante lotta per la sopravvivenza.

La disgregazione economica
Purtroppo il quadro non è ancora completo perché a livello economico il processo di globalizzazione e del debito portano a quella che si può definire la disgregazione economica.

Per comprendere meglio questo concetto usiamo una metafora. Più o meno tutti noi abbiamo presente come funziona il nostro corpo: dalla bocca entrano le materie prime che vengono trasformate dall’apparato digerente che trattiene e distribuisce tutto quello che è necessario al corretto funzionamento dell’organismo, mentre le cose superflue, gli scarti di lavorazione, vengono espulsi come rifiuti. Dai polmoni si convoglia l’ossigeno necessario al sangue che scorre per tutto il corpo alimentando il motore, il cuore, e quello che serve a far funzionare la centrale decisionale, il cervello, che sceglie modi e usi delle articolazioni per adempiere  agli  scopi  utili  alla  vita  di  questo  corpo:  correre,  camminare,  afferrare,  masticare ecc..  La  malattia  subentra  quando  uno  dei  componenti  non  adempie  più  correttamente  alla propria  funzione  e  la  morte  arriva  quando  un  organo  fondamentale,  cuore,  polmoni,  fegato, cervello cessa di lavorare.

Adesso con uno sforzo di immaginazione cerchiamo di associare il corpo al funzionamento di una nazione, dove la bocca e l’apparato digerente sono l’agricoltura e l’industria che trasformano i  prodotti  necessari  alla  nostra  sopravvivenza,  il  cervello  è  dove  avvengono  le  decisioni,  il parlamento, che mettono in moto le articolazioni ed i muscoli, la forza lavoro, le società dell’energia e dell’acqua sono il motore, il cuore, di tutto questo grande organismo, mentre le società della nettezza urbana si occupano di smaltire i rifiuti prodotti. Dimenticato qualcosa?
Ah si il denaro, in questo contesto è come il sangue che circolando in tutta la nazione permette a tutti i settori di assolvere al proprio compito.
Per  tornare  al  nostro  esempio,  un  corpo,  una  nazione,  che  funziona  correttamente  chiude  il cerchio delle sue necessità, è in equilibrio e difficilmente andrà a cercare nuove cose all’esterno e se avrà qualche necessità particolare si ingegnerà per risolvere la questione con gli strumenti
che ha a disposizione; detto in altri termini, non sarà grasso, consuma quello che produce, non accumula riserve, e avrà poca propensione a drogarsi (a indebitarsi).

Questa situazione, nel processo del debito infinito, è inaccettabile, è un vero e proprio pugno nello stomaco che impedisce di vivere e proliferare a multinazionali e speculatori ed allora, più o meno dal dopoguerra ad oggi, è stato attuato il processo di disgregazione delle economie
.

Praticamente, tramite la droga, ossia il debito agganciato alla creazione monetaria, hanno fatto credere al  cervello,  alla  classe  politica  e  alle  cellule  che  sono  il  corpo  sociale,    che  tutto  procedesse tranquillamente e per il meglio mentre invece stavano piano, piano, sostituendo ad uno ad uno gli organi vitali e rendendo man mano inservibili quelli originali. La onseguenza è il completo controllo di quell’organismo da parte di queste entità esterne e la dipendenza totale di questo organismo

•  E’  quello  che  è  avvenuto  con  il  nostro  fabbisogno  alimentare  sempre  più  dipendente  dalle importazioni di altri paesi, oltre il 50%, mentre la nostra agricoltura è letteralmente…”a terra”, a causa di una politica interna e comunitaria a dir poco omicida e poco importa se le merci fanno migliaia di chilometri per arrivare sulle nostre tavole, se consumano risorse energetiche eccessive,  se sono piene zeppe di conservanti, additivi e pesticidi nonché OGM che le fanno apparire fresche, appena colte anche se praticamente non hanno vita e hanno perso ogni proprietà nutrizionale.

• E’ quello che è accaduto alla nostra industria dove moltissime aziende, dopo le privatizzazioni degli anni ’90, sono state acquistate, smembrate, rivendute e poi chiuse. Quelle poche rimaste non possono competere con chi utilizza nuovi schiavi per produrre in paesi lontani ed invade i nostri mercati, è quello che accade con le nostre micro, piccole e medie imprese strette nella morsa fiscale e del debito.

Scompaginando  e  rendendo  l’economia  sempre  più  caotica  e  veloce,  mentre  si  elargiscono quantitativi  di  debito  sempre  più  elevati,  l’intera  nazione,  ma  a  questo  punto  della  storia  si può parlare tranquillamente di tutto il mondo industrializzato, ricorda molto un drogato che ha necessità sempre maggiori di stupefacenti, il debito, per sentirsi un leone, mentre il suo corpo si deteriora a vista d’occhio.

La stessa cosa è accaduta con la politica. Noi continuiamo a pensare che quando andiamo a votare eleggiamo i nostri rappresentanti che guideranno il paese, ma invece ci sbagliamo perché oggi la politica è stata svuotata di ogni potere che invece è stato travasato sapientemente e nel silenzio più assoluto, nelle mani di organi sovranazionali, non eletti, che effettuano le reali decisioni. Si parla ovviamente di Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, Organizzazione Mondiale per  il  Commercio,  Banche  Centrali,  per  non  parlare  del  recente  trattato  di  Lisbona  che  ha compiuto il travaso di potere iniziato con quello di Maastricht. Alla politica “nostrana” rimane solo la gestione dell’ordinaria amministrazione che ammonta sempre alla non ridicola cifra di circa 800 miliardi di euro all’anno, oltre la metà del PIL (che per il modo di essere conteggiato possiamo definire Prodotto di Infelicità Lordo), ma gli sono precluse tutte le decisioni importanti e determinanti per un paese, politica economica, monetaria, occupazionale ecc.

Le sovranità perdute
Questo  ci  porta  a  ragionare  su  quelle  che  sono  le  sovranità  perdute  e  che  nonostante  siano richiamate  nella  nostra  costituzione  ci  sono  state  sottratte  con  l’inganno  dai  vari  trattati internazionali e accordi, spesso segreti.

1 • La Sovranità Monetaria
2 • La Sovranità Politica
3 • La Sovranità Territoriale
4 • La Sovranità Alimentare
5 • La Sovranità della Salute

La Sovranità Monetaria
È  determinante  per  l’autonomia  di  uno  stato.  Il  denaro  come  abbiamo  visto  è  il  fulcro dell’organismo economico e deve essere riportato ad essere un mezzo che agevoli gli scambi e  non  uno  strumento  di  sopraffazione  e  schiavitù  occulta.  La  creazione  monetaria  non  deve essere più collegata all’indebitamento degli stati e dei privati e tutto quello che riguarda il mezzo
di scambio deve essere riportato nella sfera decisionale della collettività; una collettività però consapevole, attenta e in grado di controllare costantemente l’operato dei suoi rappresentanti.

La Sovranità Politica
È essenziale per gestire correttamente una comunità. Il politico deve essere colui che per le sue doti morali e professionali gestisce la cosa pubblica. Recuperare questa sovranità e la sua enorme responsabilità, implica un lavoro di revisione molto profondo sul significato di fare politica oggi e comporta anche una vera e propria rivoluzione delle coscienze degli elettori, nonché una conoscenza non superficiale di quali siano i meccanismi economici ed i riflessi che questi hanno nella vita di un paese.

La Sovranità Territoriale
È un punto molto delicato e importante. In passato e grazie ad accordi a tutt’oggi ancora coperti da segreto di stato, è stato possibile avere nella nostra penisola 113 basi militari americane e il movimento “No dal Molin” di Vicenza è il sintomo della voglia di riprendere i propri spazi e di liberarsi da questi vincoli imposti e antistorici.
Esiste  però  anche  un’altra  faccia  altrettanto  importante  che  riguarda  la  Sovranità  Territoriale ed è l’estrema cementificazione che fa scomparire ogni anno migliaia di ettari di terreno che sarebbero potuti essere destinati all’agricoltura e al verde; oppure la gestione di beni indisponibili perché dell’intera collettività come l’acqua.  Salvaguardare il territorio e le sue risorse è il primo indispensabile passo per ritornare in possesso di un’altra Sovranità irrinunciabile.

L’erosione  di  questa  importante  sovranità  avviene  anche  per  pratiche  apparentemente ecosostenibili come gli impianti per le energie rinnovabili. Citiamo questo caso perché dimostra come  il  sistema  si  insinua  anche  cambiando  forma  dimostrandosi  apparentemente  innocuo  e sostenibile, mentre invece continua la sua opera di distruzione.

Ci  sono  società  italiane  ed  estere  che  attirate  dai  lauti  guadagni  del  conto  energia  messo  a disposizione  dal  governo  per  agevolare  l’energia  solare,  fanno  incetta  di  terreni  agricoli  per impiantarvi  centrali  di  produzione  di  energia  solare.  Purtroppo  la  stessa  cosa  avviene  con  i
mega impianti eolici e solari spuntati come funghi su tutta la penisola che purtroppo e troppo spesso fanno anche capo a multinazionali e malavita. Questa pratica è estremamente negativa e stravolge il concetto della sostenibilità delle energie rinnovabili per vari motivi:

•  si sottraggono terreni all’agricoltura facendo leva su affitti certi per 20-25 anni e giocando sulla precarietà in cui versa oggi l’agricoltura.

•  Si pagano affitti ai proprietari di poche migliaia di euro a fronte di introiti da milioni di euro che non verranno reinvestiti nel territorio, ma indirizzati a cercare altri lucruosi investimenti in giro per il mondo, quando non vanno nella speculazione finanziaria pura. L’energia prodotta ed i relativi introiti non rimanendo sul territorio non producono alcun vantaggio per la comunità.

•  Le  società  operano  un  drenaggio  di  risorse  di  tutta  la  comunità  considerando  che  le agevolazioni per le energie rinnovabili le paghiamo tutti noi.

La comunità deve chiedere che si privilegi l’autosufficienza energetica, che l’energia venga sfruttata sul territorio che l’ha prodotta e soprattutto che si eviti la speculazione in questo settore accettando solamente privati residenti o società che hanno i loro impianti produttivi nel territorio e negando l’autorizzazione qualora l’impianto venga installato in terreni destinati all’agricoltura.

La Sovranità Alimentare
Se noi siamo quello che mangiamo, oggi purtroppo non siamo certo lo specchio della salute. Molte delle  malattie  e  intolleranze,  in  fortissimo  aumento  in  questi  ultimi  anni,  è  scientificamente  provato che dipendono da un’alimentazione sbagliata e derivata dalla lavorazione industriale di materie prime che  sin  dall’origine  non  hanno  più  le  qualità  nutritive  del  passato.  L’industrializzazione  del  settore, le  colture  intensive,  l’impoverimento  e  l’inquinamento  dei  terreni  hanno  portato  i  prodotti  a  perdere progressivamente quell’energia di cui il nostro corpo ha bisogno continuamente. L’agricoltura di qualità è un bene irrinunciabile per tutti i popoli della terra, da cui discende direttamente l’ultima sovranità
perduta.

La Sovranità della Salute 
La prima cura è una corretta alimentazione fatta con cibo di qualità. Molti studiosi oggi attribuiscono all’alimentazione una funzione importantissima per la cura e la prevenzione delle malattie.
Inutile ricordare come le multinazionali del farmaco siano anche i più grandi produttori di concimi chimici e che guadagnano cifre stratosferiche dalle nostre sofferenze. La salute e la malattia sono  anche  lo  specchio  del  nostro  benessere  interiore  e  della  nostra  armonia  con  la  natura, recuperare le sovranità che per diritto divino ci appartengono migliorerà anche  il nostro equilibrio psicofisico aiutato da una visione della nostra esistenza sempre più completa e integrata.
Ci  troviamo  quindi  oggi  in  una  condizione  di  estrema  dipendenza  e  debolezza  che  porta  intere popolazioni ad essere alla mercè di enti sovranazionali e di strutture che non hanno al centro l’uomo, ma la sopraffazione ed il profitto. Un mondo sfruttato e inquinato fino all’inverosimile che ha perso il buon senso e le sue radici a causa dell’irrazionalità del sistema che alcuni uomini hanno creato.

Probabilmente siamo prossimi al fondo del degrado che verrà toccato con la fine di questa crisi economica che durerà ancora per qualche anno e che porterà cambiamenti che ancora stentiamo ad immaginare, ma a cui è necessario prepararsi ricostruendo quanto è stato oggi distrutto.

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venerdì 7 ottobre 2011
Prima del 1914 un’oncia d’oro valeva 20 dollari in United States Note. Con una banconota da 20 dollari si comprava, al netto delle spese di cambio, una moneta d’oro del peso di gr. 31 circa. Oggi occorrono 50 banconote da 20 dollari (Federal Reserve Notes) per comprare la stessa moneta d’oro, ammesso che sia disponibile.
Il che sembra ovvio o, meglio, “fisiologico”. Tutto si spiegherebbe con la perdita, nel corso del tempo, del potere d’acquisto della moneta, ignorando il fatto che chiunque ne faccia uso deve simultaneamente farsi carico di un debito e assumere l’onere perpetuo di pagarne gli interessi.
Il che, beninteso, non è evidente, ma grazie alle alchimie politiche e alla scienza attuariale è economicamente corretto, anche se eticamente truffaldino.
La moneta a corso legale, infatti, non è soltanto un mezzo di pagamento, ma può diventare, con estrema facilità, lo strumento di speculazione del capitale privato.
Chi non ci crede, potrebbe dare un’occhiata al capitale di Bankitalia o della BCE in regime Euro (nell’anno Domini 2011). Ma dovrebbe anche chiedersi perché a Londra esiste il LBMA (London Bullion Market Association), inaccessibile luogo in cui viene quotidianamente fissato il prezzo dell’oro sul mercato mondiale.
Che la cosa avvenga dal 1919 (l’anno dei diffusi sospetti) è poco convincente, anche se rivestita di ufficialità. La pratica infatti risale al 1815, ma il vero precedente è del 1773. Allora l’idea di Mayer Amschel Bauer diventa tecnica finanziaria che condizionerà l’economia dell’età contemporanea.
Costui (Mayer Amschel) ha una piccola bottega a Francoforte sul Meno, ma non è artigiano, bensì mercante d’oro, come lo chiameranno più tardi almeno due generazioni di regnanti inglesi, cioè “The Goldsmith” (che significa anche “gold dealer”). Appellativo che gli resterà appiccicato anche quando suo figlio, Nathan Mayer, sarà nominato baronetto da Re Carlo III (dinastia Hanover) e da questi assunto in via permanente alla corte britannica, in qualità di consigliere economico di Sua Maestà.
L’idea (sulle prime assai peregrina) di Mayer Amschel Bauer consiste nel finanziare il Re (in oro) a patto che questi gli affidi il compito esclusivo di esattore delle imposte, ferma restando la facoltà del finanziatore di negoziare i certificati di deposito equivalenti su piazze diverse.Il progetto è geniale, ma per realizzarlo occorre entrare nel giro della “Judengasse”, dove l’oro si scambia col denaro liquido in cospicue quantità e ben oltre la competenza di meno nobili strozzini che prosperano nei vicoli adiacenti.
Nel salto di qualità è anche opportuno assumere un nuovo cognome, che (per legge) si deve cambiare. Lo suggerisce uno scudo rosso (Roth-Schild), simbolo che troneggia sopra la vecchia bottega del banco dei pegni. Mayer Amschel diventa Rothschild. Ma è solo il primo passo. Occorre coinvolgere i grandi “Gold Dealers” di Francoforte, invitandoli a impiegare i loro sostanziosi capitali in operazioni più redditizie (rispetto a quelle correnti e limitate alla sola piazza della città sul Meno). Maestro nell’arte della persuasione e assai dotato di fiuto diplomatico, Rothschild instaura una sorta di colossale gioco senza frontiere, puntando l’intera posta sul tallone d’Achille delle grandi potenze, il bilancio.
Pretese imperialistiche e fermenti sociali non sono per lui che segnali indicatori del giusto investimento dei crescenti capitali di cui egli può gradualmente disporre.L’oro è “moneta” internazionale, capace di comprare popoli e sovrani e di sostituirsi alle banconote correnti (lo sanno i monarchi sognatori e i rivoluzionari che rincorrono utopie). Ma può diventare un vincolo o costituire viceversa credenziale necessaria (e non sempre, sufficiente) alle manovre finanziarie che le circostanze politiche possono giustificare. Tutte cose che Rothschild intuisce, prevedendo possibilità di guadagno sulla convertibilità della moneta, ma lucrando anche sulla negoziazione dei certificati di deposito che l’equivalente in oro dovrebbero rappresentare. Fra controversie mai pienamente definite, nasce così il gold-standard.
Ma il dubbio sulla concreta esistenza d’una riserva aurea (corrispondente alla circolante moneta) è secolare, come del resto quello sulla variabilità del rapporto oro/moneta.
L’idea del Rothschild diventa comunque, nell’Europa rivoluzionaria e nei decenni a venire, criterio monetario, in base al quale si crea moneta e si lucra sul gettito fiscale.
Questo è possibile anche quando dell’oro non si dispone (o se ne è perso il possesso). Come?
Contrattando i certificati di deposito equivalenti alle Borse di Parigi, Londra e Francoforte, per farne fra l’altro riserva sostitutiva che giustifichi l’emissione di altre banconote (nel linguaggio Fed, “legal tender”), cioè denaro d’uso corrente.
Nella circostanza (al tempo dell’”illuminato” Mayer Amschel) si prospetta al Re l’opportunità di tutelare la difesa del Regno, acquistando armamenti.
L’oro, in caso di guerra, è garanzia reale, ma nei mercati finanziari si trattano i titoli che lo rappresentano. Lo impareranno, a loro spese, il Bonaparte a Waterloo e, centotrenta anni più tardi, Adolf Hitler.
S’inaugura così l’economia speculativa del libero mercato che mal sopporta gli equilibri politici e vede, nel conflitto armato, ghiotte occasioni di guadagno.Rothschild si garantisce l’esclusiva competenza sulla negoziabilità dei certificati di deposito e l’eventuale agganciamento al gold-standard, costituendo Rothschild Houses, a Londra, Parigi, Vienna e Napoli, alla cui guida il neo banchiere colloca (Francoforte compresa) i suoi cinque figli.
L’ordine è imperativo: prima di cedere l’oro al Re, gli si fa sottoscrivere un contratto, in cui egli riconosce il debito (del regno) e autorizza il finanziatore ad emettere moneta, in quantità equivalente, attraverso una o più banche. Vale in tal senso il noto certificato di deposito, sottoscritto dal monarca, che dell’oro ha bisogno, per fare una guerra o soffocare una rivoluzione (oppure, come spesso accade, per risanare il bilancio). La convertibilità dell’oro in moneta corrente è utilissima nel caso in cui il Re diventasse insolvente o rifiutasse di seguire certi consigli politici. I cospiratori in tali evenienze si pagano in banconote, così come le rivoluzioni che, senza soldi, non si possono fare.
Nello stesso modo si finanziano anche le forze reazionarie, purché il successivo governo, nato dalla restaurazione, affidi a Casa Rothschild il controllo della finanza pubblica.
Il Network dello Scudo Rosso funziona alla perfezione, visti i tempi che corrono in Europa e nel Nuovo Mondo, dove la Corona inglese rischia di perdere il controllo politico e monetario della sua colonia nordamericana. Il capostipite dei Rothschild, oltre che astuto mercante, è attento osservatore di una società in fermento, in cui le tensioni fra classi s’avvicinano al punto di rottura, mentre si va affermando nel Vecchio Continente la forza del “Terzo Stato” o Borghesia.
Il Teatro europeo sembra ideale campo di applicazione della tecnica generatrice del debito pubblico permanente, per mezzo della quale si può trasformare il patrimonio nazionale in capitale privato.
Essa è suggerita dal principio secondo cui il denaro (alias certificato di deposito in oro, la cui concreta esistenza può anche essere ipotetica) è mezzo di pagamento liberatorio dai vincoli di un debito, che pur dipende dal… dove e quando. Cioè dalla diversa valutazione dell’oro o del certificato che lo rappresenta. Questo spiega, fra l’altro, perché Edoardo III nel 1345 rifiutò di aderire alle richieste del banchiere Bardi di Firenze. Infatti, perdurando allora la Guerra dei Cent’Anni, la quotazione dell’oro era alle stelle nel Regno Inglese (grazie all’alta richiesta del metallo prezioso, destinato all’acquisto di armi e alla costituzione di nuovi eserciti) e costituiva pretesto per non soddisfare le pretese del banchiere fiorentino (che chiedeva, documenti alla mano, la restituzione della stessa quantità d’oro a suo tempo prestata al Monarca).
Capitale che, convertito in fiorini, “valea un Regno” come ci racconta il Villani, perché riferito al prezzo dell’oro, ma in circostanze e tempi diversi.Quattrocento anni dopo, grazie al suo intuito, Rothschild può ovviare all’inconveniente mettendo in gioco i mercati finanziari (Amsterdam, Londra, Francoforte e più tardi Parigi e New York), nei quali sono negoziati i certificati di deposito. Di mezzo c’è sempre “Re Mida”, che ha messo insieme un bel mucchio di questi documenti rappresentativi e intende investirli dove l’oro vale di più: sulla piazza in cui c’è maggiore richiesta, perché si prevede una guerra e un aumento di spesa per gli armamenti, oppure un moto rivoluzionario e la fornitura d’armi e denaro agli insorti. Il clima teso, originato da spinte imperialistiche e prospettive d’indipendenza, agevola l’impiego di capitali (oro o corrispondenti certificati).
Ma, come già osservato, se il Re deve fare la guerra, il prezzo dell’oro sale. Di conseguenza uno scaltro investitore, messo nelle condizioni di poterlo fare, favorisce lo scoppio del conflitto, nascondendo opportunamente i meno nobili intenti che lo causano.
Il banchiere del Re, che non può ignorare i rapidi sviluppi del razional-liberalismo, troverà infatti buone occasioni d’investimento nel finanziare anche quelli che al Re si oppongono, a condizione che l’”affidamento” (o debito) sia poi pagato sotto forma di tributo dai cittadini contribuenti. Il ruolo del banchiere prevede dunque l’eventualità ch’egli possa, all’occorrenza, farsi portavoce di masse oppresse, se ciò favorisce i suoi obiettivi finanziari, non escludendo l’ipotesi di un proprio decisivo sostegno al presunto oppressore, contro cui sarà legittimo finanziare una guerra di liberazione. Quest’ultima rientra in tal modo nel novero delle guerre giuste, finanziariamente sostenute, allo scopo di trarne comunque un profitto.
Casa Rothschild diventa specialista del settore e opera attraverso una rete di selezionati agenti, sparsi in Europa, Asia e le due Americhe.
Nella Francia di Luigi XVI si nota l’allarmante aggravarsi del debito pubblico che sfiora nel 1783 il picco insostenibile di 1.640 milioni di “livres”, grazie alle incaute manovre del Ministro delle Finanze Calonne, che già è ricorso al mercato dell’oro gestito dal Rothschild. Le tasse a carico dei contadini non bastano a pagare gli interessi. S’impone la famigerata “taglia”, classica goccia che fa traboccare il vaso. E il resto che segue è noto. I titoli del Regno francese sono trattati alla Borsa di Francoforte e Londra che ne determinano un sensibile calo, tanto da indurre Parigi a sospendere le contrattazioni. Al Re che non paga si taglia la testa e… nasce l’età contemporanea. A Londra si costituiscono le prime “Accepting Houses” nei cui forzieri è custodita gran parte del Tesoro della Corona francese. La regìa della finanza londinese è affidata a Nathan Mayer Rothschild, il quale propone l’immediato sganciamento della sterlina dal gold standard quando si forma la Settima Coalizione che a Waterloo dovrà porre fine all’aggressività e ai sogni utopistici del Bonaparte, che da anni saccheggia l’oro di mezza Europa, Nord Africa e Russia. Sono queste le due facce del gold standard, sorta di feticcio che nasconde da un lato le virtù del Sacro Graal e nel rovescio il codice della perfetta fregatura.
Gli Stati Uniti hanno conquistato l’indipendenza politica, ma l’economia americana è sempre più schiava del “Metodo Rothschild”, grazie ad un meccanismo funzionale alla pratica del noto Fiat Money, che molti già chiamano London Connection.
Qualcosa che ricorda il “Trick or trade?” e la tradizione di Halloween. Si tramanda anch’essa da padre in figlio, come le generazioni di banchieri internazionali.Così, le crisi economiche, ricorrenti dal 1837, quasi eguagliano in frequenza gli scherzetti di fine ottobre, come l’ordine di richiamo, improvviso e ingiustificato, dei “crediti a breve termine” e simili stregonerie bancarie. È il trucco che negli States (e non solo) causa insolvenze a catena, crack finanziari e sindromi da panico collettivo. Il trade è l’ovvia fase successiva che, tradotta, significa aumento del tasso di sconto e del gettito fiscale, diminuzione del potere d’acquisto della moneta e ulteriore indebitamento pubblico.
In questo modo indipendenza e autonomia (politica ed economica) vanno a farsi benedire.
Nel complesso gioco imperialistico del primo Novecento, si misurano astuzia finanziaria e la potenza delle armi, perché la posta in palio è il controllo dei territori ricchi di materie prime e, in particolare come già ricordato, del petrolio.
L’indebitamento dello Stato precede dunque l’emissione di moneta, cioè un flusso di liquidità da impiegare con urgenza per non causare ulteriore inflazione e passivi insostenibili.
I mercati finanziari stimolano così gli investimenti pubblici, obbligando lo Stato ad aumentare le spese per gli armamenti.
Cosa fa uno Stato indebitato e ben provvisto di armi? Cerca di usarle, per limitare il passivo. E poi perché le armi non impiegate sono inutili – servono come deterrente, ma non migliorano i bilanci – il loro impiego, dietro i più banali pretesti e le più artefatte provocazioni, può trasformare un passivo in attivo, fino a quando non interviene un altro Stato, pieno di debiti, ma armato fino ai denti che è costretto a proporsi come belligerante. Una sorta di reazione a catena, come quella ben meditata dai Rothschild, nel periodo che precede la Prima Guerra Mondiale. Debito, economia instabile, passivi insostenibili, ampia disponibilità di armamenti, obbligo al loro impiego, guerra.
Ecco lo scenario che si delinea in Europa, all’indomani dell’entrata in vigore del Federal Reserve Act (gennaio 1914), quando inizia la piena attività della Federal Reserve Bank of New York, strumento operativo della Bank of England, che a sua volta è in stretta connessione con la House of Rothschild.
Woodrow Wilson è ottimo giurista che non prescrive rimedi, come egli stesso confessa. Lasciando intendere che corruzione e degrado morale possono serpeggiare al Congresso e alla Casa Bianca, sotto gli occhi del Presidente, come se non fosse sua competenza e dovere adottare opportuni provvedimenti per eliminarli. A Washington però come nell’Atene di Pericle, libertà e democrazia sono miti dell’Olimpo, che vendono bene. Basta confezionarli come pregiata merce d’esportazione.
All’uopo viene fondata l’American International Corporation, secondogenita del Federal Reserve System e gigantesca rete del Corporate Banking.
La politica americana, che non rinuncia al costante richiamo al suo breviario mitologico, inaugura così la grande missione di propaganda fede, secondo un nuovo, perfezionato rituale, capace di nascondere, all’ombra di un mito, il raggiro e la truffa, pur evidenti, ma tanto consueti da essere infine ammissibili, perché origine di un mortificante, colossale e inconfessabile equivoco.

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lunedì 3 ottobre 2011

Le politiche economiche negli Stati Uniti e in Europa hanno fallito e la gente soffre.
Sono fallite per tre ragioni: (1) i politici si sono concentrati nel consentire alle multinazionali di spostare i lavori per la classe media, la domanda, la base contributiva, il PIL e le carriere associate con questi lavori in paesi stranieri, come Cina e India, dove il lavoro costa meno; (2) i politici hanno permesso una deregulation fiscale che ha dato il via a un indebitamento e a una frode su una scale prima inimmaginabile; (3) i politici hanno risposto alle conseguente crisi finanziarie imponendo l’austerità alle popolazioni e correndo a stampare soldi per poter salvare le banche e per prevenire loro qualsiasi perdita indipendentemente dai costi per le economie nazionali e per coloro che sono innocenti.

La delocalizzazione è stata resa possibile dal collasso dell’Unione Sovietica, dopo di che Cina e India hanno reso disponibili i lavoratori in eccesso allo sfruttamento dell’Occidente. Spinte da Wall Street ad avere sempre maggiori profitti, la grandi aziende statunitensi hanno trasferito le fabbriche all’estero. Il lavoro degli stranieri con i capitali, la tecnologia e le esperienze occidentali è produttivo quanto il lavoro svolto negli Stati Uniti. Però l’eccesso della forza lavoro (e gli standard di vita più bassi) fa sì che i dipendenti cinesi e indiani possano essere assunti sostenendo un costo del lavoro inferiore al loro rendimento sul prodotto finale. La differenza confluisce nei profitti, determinando guadagni per gli azionisti e benefit per i dirigenti.

Secondo quanto riporta il Manufacturing and Technology News (20 settembre 2011) il Censimento Quadrimestrale dell’Impiego e degli Stipendi mostra che negli ultimi dieci anni gli Stati Uniti hanno perso 54.621 stabilimenti e l’occupazione nella produzione è calata di 5 milioni. Nel corso del decennio il numero delle grandi aziende (quelle che impiegano 1.000 o più dipendenti) è calato del 40 per cento. Le fabbriche statunitensi che impiegano dai 500 ai 1.000 lavoratori sono calate del 44 per cento, quelle che impiegano da 250 a 500 persone sono diminuite del 37 per cento, quelle tra 100 e 250 lavoratori del 30. (Fonte: http://www.manufacturingnews.com/)
Queste perdite sono al netto dei nuovi avviamenti. Non tutte le perdite sono dovute ala localizzazione. Alcune sono il risultato di errori aziendali.
I politici statunitensi, come Buddy Roemer, hanno attribuito la responsabilità del collasso della produzione USA alla competizione cinese e “alle pratiche commerciali scorrette”. Comunque, sono le azienda statunitensi che hanno spostato le loro fabbriche all’estero, per sostituire la produzione interna con l’importazione. Metà delle importazioni dalla Cina consiste di produzione offshore delle grandi aziende USA.
La differenza di stipendio è sostanziale. In base al Bureau of Labor Statistics, nel 2009 la paga oraria media netta del lavoratore USA era 23,03. Le spese per l’assicurazione sociale aggiungo 2,60 dollari l’ora per un costo totale del lavoro pari a 33,53 dollari.
In Cina nel 2008 il costo totale di un’ora di lavoro era 1,36 e in India era di pochi centesimi inferiore a questo ammontare. Di conseguenza, una grande azienda che sposta 1.000 posti di lavoro in Cina risparmia 32.000 dollari ogni ora lavorata. Questi risparmi si trasformano in quotazione più alte delle azioni e in remunerazione per i dirigenti, non in prezzi più bassi per in consumatori che sono rimasti disoccupati a causa dell’arbitraggio.
Gli economisti repubblicani incolpano gli “alti” stipendi degli USA per il tasso attuale di disoccupazione. Comunque, gli stipendi negli Stati Uniti sono quasi i più bassi del mondo sviluppato. Sono molto sotto al costo orario di Norvegia ($53,89), Danimarca ($49.56), Belgio ($49.40), Austria ($48.04) e Germania ($46.52). Gli USA possono anche avere la più grande economia mondiale, ma i suoi lavoratori sono al 14esimo posto nella lista dei meglio pagati. Gli americani hanno anche un più alto tasso di disoccupazione. Il tasso da “prima pagina” che i mediamartellano è del 9,1 per cento, ma questo tasso non include i lavoratori scoraggiati o quelli costretti a lavori part-time perché non ci sono lavori disponibili a tempo pieno.
Il governo USA ha un altro tasso di disoccupazione (U6) che include quei lavoratori che erano talmente scoraggiati da non essersi cercati un lavoro da sei mesi o meno. Questo tasso di disoccupazione è sopra il 16 per cento. Lo statistico John Williams (Shadowstats.com) valuta il tasso di disoccupazione comprendendo anche i lavoratori scoraggiati a lungo termine (da più di sei mesi). È sopra al 22 per cento.
La maggiore enfasi è stata posta sui lavori persi nella produzione. Comunque, Internet ad alta velocità ha reso possibile delocalizzare molti servizi professionali, come la realizzazione di software, l’Information Technology, la ricerca e la progettazione. I lavori che prima erano scalini di una mobilità verso l’alto dei laureati dei college sono stati portati oltre oceano e per questo si è ridotto il valore di molti titoli universitari statunitensi. Diversamente dal passato, oggi un numero sempre maggiore di laureati sono tornati a casa a vivere con i genitori visto che c’è un numero di lavori insufficienti per sostenere un’esistenza indipendente.
Intanto, il governo degli Stati Uniti permette ogni anno l’ingresso di un milione di immigranti regolari, un numero sconosciuto di immigranti illegali e un gran numero di lavoratori stranieri con i permessi di lavoro H-1B e L-1. In altre parole, le politiche del governo USA massimizzano il tasso di disoccupazione dei cittadini americani.
I politici e gli economisti Repubblicani vorrebbero dirci che le cose non stanno così e che i disoccupati americani sono solo persone troppo pigre per lavorare e che sfruttano il sistema di welfare. I Repubblicani affermano che tagliando i sussidi alla disoccupazione e all’assistenza sociale si costringerebbe “la gente pigra che vive alle spalle dei contribuenti” a tornare a lavorare.
Per limitare gli effetti avversi sull’economia dovuti alla perdita dei posti di lavoro e della domanda interna per la delocalizzazione, il direttore della Federal Reserve Alan Greenspan ha abbassato i tassi di interesse per creare un boom dell’immobiliare. Tassi di interesse più bassi spingono in altri i prezzi degli immobili. Le persone rifinanziano le proprie case e spendono il capitale aggiuntivo. L’edilizia, le vendite di arredamenti ed elettrodomestici hanno un grosso aumento. Ma diversamente dalle precedenti espansioni che erano basate su incrementi reali di reddito, questa si fonda su un incremento dell’indebitamento dei consumatori.
C’è un limite per quanto debito possa incrementare in relazione agli stipendi, e quando viene raggiunte il limite, la bolla scoppia.
Quando il debito dei consumatori non può più aumentare, la larga componente fraudolenta dei derivati che sono stati costruiti sui mutui e degli swaps emessi senza riserve (come nel caso di AIG, per esempio) minacciano di insolvenza le istituzioni finanziarie e congelano il sistema bancario. Le banche non si fidano più una dell’altra. I contanti si accumulano. Il Segretario del Tesoro Paulson ha tiranneggiato il Congresso per concedere enormi prestiti pagati dai contribuenti alle istituzioni finanziarie che hanno operato come fossero dei casinò. Il salvataggio di Paulson (TARP) era notevole ma insignificante se raffrontato ai 16,1 trilioni di dollari (una somma più grande del PIL degli USA o del debito nazionale) che la Federal Reserve ha prestato alle istituzioni finanziarie negli Stati Uniti e in Europa.
Concedendo questi prestiti, la Federal Reserve ha violato le proprie regole. A questo punto il capitalismo cessa di funzionare. Le istituzioni finanziarie erano “troppo grandi per fallire” e per questo i sussidi dei contribuenti hanno preso il posto della bancarotta e della riorganizzazione. In una parole, il sistema finanziario degli USA fu socializzato, dato che le perdite delle istituzione finanziarie americane sono state trasferite ai contribuenti.
Le banche europee sono state spazzate via nella crisi finanziaria per i loro acquisti di strumenti finanziaria “spazzatura” quotati da Wall Street. Al pattume finanziario veniva dato un rating di investimento dalle stesse agenzie incompetenti che di recente hanno abbassato il rating delle obbligazioni del Tesoro degli Stati Uniti.
Gli europei hanno avuti i propri bailout, spesso con soldi americani (i prestiti della Federal Reserve). Intanto l’Europa stava fabbricando una crisi addizionale per conto proprio. Unendosi nell’Unione Europea e (Regno Unito a parte) accettando una moneta comune, i singoli stati membri hanno perso il servizio di credito delle proprie banche centrali. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito le due banche centrali possono stampare moneta con cui acquistare il proprio debito. Questo non è possibile per gli stati membri dell’UE.
In questa crisi finanziaria dovuta all’eccessivo indebitamento, nei paesi PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) le banche centrali non possono stampare euro per poter acquistare le proprie obbligazioni, come ha fatto la Federal Reserve con il “quantitative easing”. Solo la Banca Centrale Europea (BCE) può creare gli euro e non ha la possibilità, a causa degli statuti e del trattato, di stampare euro per venire in soccorso del debito sovrano.
In Europa, come negli USA, il motivo delle politiche economiche è subito divenuto quello di salvare le banche private dalle perdite nei propri portafogli. È stato stipulato un accordo con il governo socialista greco, che ha rappresentato le banche e non il popolo greco. La BCE ha poi violato il proprio mandato e assieme al FMI, che ha anch’esso violato il suo, ha poi prestato abbastanza soldi per evitare al governo greco undefault delle banche private che avevano acquistato queste obbligazioni. In cambio dei prestiti della BCE e del FMI e per poter racimolare il denaro sufficiente a ripagarli, il governo greco ha acconsentito di vendere agli investitori privati la lotteria nazionale, i porti della Grecia e i sistemi idrici municipali, un numero di isole che fanno parte di una riserva nazionale e, in aggiunta, di imporre un’austerità brutale al popolo greco abbassando gli stipendi, tagliando i sussidi sociali e le pensioni, alzando le tasse e licenziando o non rinnovando gli incarichi ai lavoratori del settore pubblico.
In altre parole, la popolazione greca deve essere sacrificata per il bene di un piccolo numero di banche straniere tedesche, francesi e olandesi.
Il popolo greco, diversamente dal “proprio” governo socialista, non ha pensato che fosse un buon affare. Sono a protestare nelle strade sin da allora.
Jean-Claude Trichet, direttore della BCE, ha detto che l’austerità imposta alla Grecia era solo il primo passo. Se la Grecia non avesse soddisfatto gli accordi, il passo successivo consisterebbe nel consentire all’UE di rilevare la sovranità politica greca, di redigere il suo bilancio, decidere le sue spese per poter stritolare a sufficienza i greci per poter ripagare la BCE e il FMI dei prestiti concessi per pagare le banche private.
In altre parole, l’Europa sotto l’UE e Jean-Claude Trichet è tornata a una forma estrema di feudalesimo in cui una ristretto numero di persone agiate viene viziato a danno di tutti gli altri.
Questa è quello che è diventata la politica economica dell’Occidente, uno strumento dei ricchi usato a proprio beneficio diffondendo la povertà nel resto della popolazione.
Il 21 settembre la Federal Reserve ha annunciato un QE 3 modificato, e che avrebbe acquisto 400 miliardi di dollari di obbligazioni a lungo termine del Tesoro nei prossimi nove mesi in un’iniziativa per spingere i tassi di interessi di questi titoli anche sotto il tasso di inflazione, e quindi per massimizzare il tasso negativo di ritorno sugli acquisti dei bond a lungo termine del Tesoro. I funzionari della Federal Reservehanno affermato che ciò abbasserà i tassi dei mutui di alcuni punti base e che darà una spinta al mercato immobiliare.
I funzionari hanno detto che il QE 3, diversamente dai precedenti, non vedrà la Federal Reserve stampare altri dollari per poter monetizzare il debito degli Stati Uniti. Piuttosto la banca centrale incasserà denaro dagli acquisti delle obbligazioni vendendo pacchetti di titoli a breve termine. Apparentemente, la Federal Reserve crede di poter far questo senza alzare i tassi di interesse a breve termine, perché già durante la recente crisi sul tetto del debito ha promesso alle banche che avrebbe tenuto questi tassi (praticamente pari a zero) costanti per due anni.
La nuova politica della Fed farà più male che bene. I tassi di interesse sono già negativi. Continuare in questa direzione non avrà alcun effetto positivo. La gente non sta comprando case non perché i tassi di interesse sono alti, ma perché ci sono troppe persone disoccupate o preoccupate per il loro lavoro e non vedono una ripresa economica.
Già ora le compagnie di assicurazione non riescono a fare soldi sui propri investimenti. Per questo non sono in grado di costituire le proprie riserve per i rimborsi. La loro unica alternativa è quella di alzare i premi. Il costo per una polizza di un immobile si alzerà più di quanto non cali quello del mutuo. Il costo di un’assicurazione sulla salute aumenterà. Lo stesso per l’assicurazione sull’auto. La politica appena annunciata dalla Federal Reserve imporrà più costi sull’economia di quanti ne riuscirà a ridurre.
Inoltre, oggi in America i risparmi non guadagnano niente. Anzi, hanno una perdita costante visto che i tassi di interesse sono più bassi dell’inflazione. La Federal Reserve ha tassi di interesse così bassi che solo quei professionisti che possono fare arbitraggio con modelli di algoritmi computerizzati possono riuscire a fare soldi. Il tipico risparmiatore e investitore non può farci niente con i CDS, con i fondi a breve termine, con le obbligazioni municipali e governative. Solo il debito ad alto rischio, come le obbligazioni greche e spagnole, riesce a pagare un tasso di interesse superiore all’inflazione.
Negli ultimi quattro anni i tassi di interesse, se misurati correttamente, sono stati negativi. Gli americani stanno tirando avanti, mantenendo il proprio livello di vita, consumando i propri capitali. Anche quelli che hanno più protezioni si stanno rovinando intaccando il proprio patrimonio. Il cammino su cui è avviata l’economia statunitense vedrà un numero sempre maggiore di americani da sostenere, senza che ci siano le risorse per farlo. Considerando la straordinaria incompetenza politica del Partito Democratico, la componente di destra del Partito Repubblicano, che si sta impegnando per eliminare i programmi di sostegno al reddito, potrà salire al potere. Se la destra dei Repubblicani dovesse implementare il proprio programma, gli Stati Uniti sarebbero assediati dall’instabilità politica e sociale. Come dice Gerald Celente, “Quando la gente non ha più nulla da perdere, ne se frega.”

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venerdì 16 marzo 2012
di Greg Smith – The New York Times.
tradotto da ComeDonChisciotte.org.
Oggi è il mio ultimo giorno a Goldman Sachs. Dopo quasi dodici anni in azienda – prima come tirocinante estivo mentre ero a Stanford, poi a New York per dieci anni, e ora a Londra – credo di aver lavorato abbastanza a lungo per comprendere la traiettoria della sua cultura, della sua gente e della sua identità. E posso dire onestamente che l’ambiente ora è tossico e distruttivo come non l’ho mai visto prima.
Per spiegare la cosa nel modo più semplice, gli interessi del cliente continuano ad essere secondari rispetto al modo in cui opera questa azienda e al pensiero di guadagnare soldi. Goldman Sachs è una delle più grandi e più importanti banche d’investimento al mondo ed è troppo integrale alla finanza globale per poter continuare ad agire in questo modo. La compagnia ha cambiato rotta da quanto ci sono entrato subito dopo l’università, e in buona coscienza non posso dire di potermi identificare con quello che rappresenta.
È probabile che tutto ciò sia sorprendente per il pubblico scettico, ma la cultura è sempre stata una parte vitale del successo di Goldman Sachs. Si basava sul lavoro di gruppo, l’integrità, sull’umiltà, facendo sempre le cose giuste per i clienti. La cultura era la ricetta segreta che fatto grande questa azienda e che ci ha consentito di guadagnare la fiducia dei nostri clienti per 143 anni.
Non si tratta solo di soldi; questi non possono sostenere una ditta così a lungo. Si parla di orgoglio e della fiducia dell’organizzazione. Sono triste nel dire che, osservandola oggi, non riesco a vedere traccia della cultura che mi ha fatto amare il lavoro in per questa compagnia per tanti anni. Non ho più l’orgoglio, o la convinzione.
Ma le cose non sono sempre state così. Per più di un decennio ho selezionato e formato i candidati con le nostre estenuanti interviste. Sono stato scelto per essere una delle dieci persone (in un’azienda con più di 30.000 dipendenti) che dovevano apparire sul nostro video per le assunzioni, che viene trasmesso in tutti i campus universitari che visitiamo nel mondo intero. Nel 2006 ho gestito il programma interno estivo per le vendite e il trading a New York per 80 studenti universitari che erano stati scelti, tra le migliaia che si erano proposti.
Ho capito che era giunto il tempo di andarsene quando ho capito che non potevo più guardare gli studenti negli occhi e dirgli quanto fosse bello lavorare per loro.
Quando i libri di storia parlano di Goldman Sachs, potrebbero segnalare che l’attuale direttore esecutivo,Lloyd C. Blankfein, e il presidente, Gary D. Cohn, hanno perso contatto con la cultura dell’azienda. Io credo fermamente che questo declino nella fibra morale dell’azienda rappresenta la minaccia più forte alla sua sopravvivenza nel lungo termine.
Nel corso della mia carriera ho avuto il privilegio di prestare consulenza a due dei maggiori hedge funddel pianeta, a cinque dei più grandi gestori di asset degli Stati Uniti, e a tre dei più importanti fondi sovrani del Medio Oriente e dell’Asia. I miei clienti hanno una base totale di asset superiore al trilione di dollari. Ho sempre provato un forte orgoglio nel consigliare i miei clienti sulle cose migliori per loro, anche se ciò comportava minori entrate per la mia azienda. Questo approccio è diventato sempre più impopolare a Goldman Sachs. Un altro segnale che era ora di andarsene.
Come siamo arrivati a questo punto? La compagnia ha cambiato il modo di concepire la leadership. Prima si basava sulle idee, dando l’esempio e facendo le cose nel modo corretto. Oggi, se guadagni abbastanza soldi per l’azienda (anche senza essere un boia), vieni promosso in una posizione influente.
Tre modi rapidi per diventare un dirigente? a) seguire le “asce” aziendali, che è il modo gergale in Goldman per persuadere i clienti a investire in azioni o in altri prodotti che stiamo tentando di liberarci perché loro vengono hanno un gran profitto potenziale; b) “Caccia agli Elefanti.” In inglese: porta i tuoi clienti – alcuni dei quali sono sofisticati, mentre altri non lo sono – a trattare qualsiasi cosa che porti il maggior profitto a Goldman. Chiamatemi fuori moda, ma non mi piace vendere ai miei clienti un prodotto che è sbagliato per loro. c) Cerca di metterti in una posizione per poter scambiare prodotti illiquidi e opachi con un acronimo di tre lettere.
Oggi, molti di questi dirigenti annoverano un tasso di cultura di Goldman Sachs pari allo zero. Io partecipo alle riunioni per le vendite dei derivati in cui non viene impiegato un solo minuto per domandarsi come aiutare i clienti. Si parla solo di come riuscire a guadagnare da loro più soldi possibile. Se tu fossi un alieno che arriva da Marte e che si trova in mezzo a una di queste riunioni, crederesti che il successo o i progressi di un cliente non fanno parte dell’analisi del pensiero.
Mi fa stare male quando le persone parlano senza remore di ingannare i propri clienti. Negli ultimi dodici mesi ho visto cinque diversi direttori esecutivi definire i propri clienti “pupazzi”, qualche volta nelle mail interne. Anche dopo il S.E.C., Fabulous Fab, Abacus, il lavoro di Dio, Carl Levin, i Calamari Vampiro? Umiltà uguale a zero? Non è possibile. Integrità? Sempre meno.
Non so se ci siano state condotte illegali, ma esistono persone che spingono per vendere ai clienti prodotti remunerativi e complicati, anche se non sono gli investimenti più semplici o quelli più direttamente corrispondenti ai loro obbiettivi? Certo che sì. Tutti i giorni.
Mi sbalordisce come gli alti funzionari non riescano a recepire una verità spicciola: se i clienti non si fidano, alla fine smetteranno di fare affari con te. Non importa quanto sei intelligente.
Questi giorni, la domanda più frequente sui derivati che mi viene fatta dagli analisti junior è, “Quanti soldi guadagniamo dal cliente?” Mi infastidisce ogni volta che lo sento dire, perché è un riflesso di ciò che stanno osservando dai loro dirigenti sul modo di comportarsi. Ora facciamo un salto di dieci anni nel futuro: non è necessario essere un fisico nucleare per dedurre che un’analista appena entrato che siede tranquillo nell’angolo della stanza, sentendo parlare di “fantocci”, “strappare gli occhi dalle orbite” e di “farsi pagare”, non diventi esattamente un cittadino modello.
Quando ero analista nel primo anno non sapevo neppure dov’era il bagno, o come allacciarmi le scarpe. Mi fu insegnato che dovevo preoccuparmi di imparare le basi, di scoprire cosa è un derivato, capire la finanza, di cercare di conoscere i nostri clienti e cosa li motiva, di imparare il modo in cui concepiscono il successo e come riuscire ad aiutarli per arrivarci.
I momenti di cui vado più fiero – quando ho ottenuto una borsa di studio per andare dal Sud Africa alla Stanford University, quando sono stato selezionato come finalista nazionale dei Rhodes Scholar, quando ho vinto la medaglia di bronzo di tennis tavolo ai Giochi Maccabei in Israele, noti come Olimpiadi Ebree – hanno tutti a che fare col a lavoro duro, senza scorciatoie. Oggi Goldman Sachs si basa troppo sui propri progressi. È una cosa che non mi sembra più giusta.
Spero che questa possa essere una sveglia per il consiglio d’amministrazione. Riportare il cliente ad essere il centro focale dell’impresa. Senza clienti non si fanno soldi. Alla fine, scompari. Vanno diserbate le persone moralmente fallite, indipendentemente da quanti soldi guadagnano per l’azienda. E riportare la cultura giusta, per fare in modo che le persone vogliano lavorarci per le giuste motivazioni. Le persone che si preoccupano solo di fare soldi non sosterranno questa compagnia – o la fiducia dei suoi clienti – per molto tempo.
Oggi Greg Smith si è dimesso dalla posizione di funzionario esecutivo di Goldman Sachs e direttore della sezione statunitense dei derivati azionari per Europa, Medio Oriente e Africa.

fonte

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mercoledì 28 settembre 2011
Non si possono capire l’ attuale e le passate grandi crisi economiche, che sembrano periodicamente colpire come un’ invasione di locuste bibliche la nostra civiltà occidentale, se non si ha ben chiaro l’ esatto ruolo in essa giocato dall’ economia.
Economia che non va assolutamente intesa ( e buttate tranquillamente alle ortiche tutte le astruse disquisizioni degli economisti accademici, preposti proprio a nasconderne agli occhi della gente la vera criminale funzione ) come mera attività di scambio, nè come imperscrutabile e bizzarra entità metafisica con cui popoli e governi si trovino a lottare, nè come pura alchimia di moneta, interessi, e prodotti finanziari … questi sono tutti ruoli secondari, o meglio “coperture” del suo vero volto, del reale ruolo oggi giocato nell’ Occidente dalla sua economia.
Molto più semplicemente, l’ economia occidentale è il sistema stesso di gestione del potere, lo schema, il “Matrix” attraverso il quale si struttura il potere e l’ èlite mercantile-finanziaria, il “motore immobile”, la funzione primaria cui sottostanno tutti gli altri meccanismi sociali, il sistema operativo trasversale sia ai governi che ai secoli. Funzione il cui scopo ultimo non è nè la sussistenza dei popoli nè l’ arricchimento della classe dominante, ma il puro schema attraverso il quale si conserva e tramanda nel tempo il potere reale.
In una parola, è l’ Occidente stesso, il “sistema” stesso, il suo organismo e non uno dei tanti organi. 
Ma quello che non vi diranno mai è che il fine ultimo dell’ economia è quello della “demolizione controllata” del sistema sfruttato
 … ossia proprio quello che sta ora accadendo.
Facendo l’ esempio di un computer, l’ economia occidentale ( è bene sottolineare sempre tale aggettivo, in seguito capiremo perchè ) coincide quindi con il “sistema operativo”, all’ interno del quale girano e sono ad esso sottoposti tutti gli altri “programmi” di gestione sociale, inclusa la “politica” che ad esso è completamente asservita. Questo non perchè le cose “debbano” andare per forza così, ma semplicemente perchè così si è strutturato e mantenuto nei secoli quel potere finanziario-bancario che prese il sopravvento in Occidente al tempo dei Comuni e delle Signorie, parallelamente alla caduta ( o per meglio dire “formulazione di compromesso” ) del potere temporale della Chiesa.
Potere mercantile che trova nel sistema bancario non solo il mezzo ideale per sostituirsi al potere dinastico di Principi e Vescovi, ma anche il mezzo perfetto per poter tenere sotto controllo occulto la popolazione che, con la caduta degli assolutismi, sarebbe divenuta il centro del potere, nonchè l’ èlite legittimamente delegata alla guida della società …
Condizione quest’ ultima che, guardacaso, non si è mai effettivamente verificata nonostante i successivi apparenti passaggi di potere dalla nobiltà al popolo, passaggi ottenuti a costo di sanguinose rivolte, rivoluzioni e guerre d’ indipendenza ripetutesi prima in Europa contro gli assolutismi di Re e Principi, poi in America per l’ indipendenza dalla nativa Inghilterra, fino alla conquista in tutto l’ occidente degli Stati Nazionali e delle attuali “Democrazie” … eppure mai il popolo ha tratto da tutte queste guerre un briciolo di potere o benessere in più …
Quello che invece parallelamente vediamo verificarsi è che, nonostante il passaggio negli stessi secoli del centro “fisico” del potere prima dalle Repubbliche Marinare agli Stati Coloniali, poi dal dominio Inglese a quello Americano, troviamo ben salda nelle posizioni di comando e “potere reale” sempre una sola e ben precisa classe: quella mercantile, la stessa che ancora oggi ci scassa così ignobilmente i maroni con le sue assurde pretese di governance globale.
“… In Francia la Rivoluzione scoppia perché bisogna ripagare un debito pubblico che il Re ha contratto col solito gruppo di banchieri privati, che allora come oggi rivogliono i soldi e te li prestano ancora a condizione -allora- che fai pagare le tasse ai nobili e che confischi e vendi i beni della chiesa; mentre oggi i soliti ti chiedono di vendere l’oro, i palazzi, i musei con la mano destra, mentre con la sinistra devi tagliare pensioni e spese sociali. Gli storici, vuoi perchè scemi, vuoi perchè furbastri, omettono sistematicamente di dire che la Rivoluzione rivoluzionò tutto, dal calendario al modo di vestire, tranne il debito pubblico, che la Francia rivoluzionaria mantenne e poi saldò; prima con la confisca dei beni della chiesa e parte della nobiltà, poi con le rapine di Napoleone in tutta Europa ( il Corso fu uno dei più grandi servitori del Potere del Cane, le cui predazioni furono fermate al Sud della Penisola dalle Armate dei Sanfedisti, al canto che potete sentire sotto, nel 1799). Mentre ciò avrebbe aiutato a capire i veri mandanti della Rivoluzione. La dinamica della storia e della politica da più di tre secoli è la stessa” …
( Cfr: Paolo de Bernardi: “La storia governata dai banchieri …“  )
Cosa è successo, quindi ?? In una parola, che il potere mercantile ha sempre trovato molto più comodo tenersi nell’ ombra, “facendo credere” alla popolazione PRIMA di poter conquistare il potere tramite le rivoluzioni, POI di poterlo gestire, autogovernandosi attraverso gli stati democratici …
… Ma quello che vediamo benissimo ancora oggi è che questa in realtà non è altro che l’ illusione in cui con grande maestria ci hanno sempre intrappolati, mentre il vero governo ed il potere reale sono sempre stati saldamente nelle loro mani …
In una parola il potere mercantile “ha usato” dapprima la popolazione per abbattere il proprio nemico, ma poi semplicemente ne ha occultamente preso il posto, illudendo il popolo con una raggiunta libertà che purtroppo sarà solo formale, ed autoeleggendosi a nuova nobiltà parassitaria che dalla popolazione trarrà la sua linfa vitale, potere e sostentamento.
Lo strumento che ha permesso la riuscita di tale perfetto gioco illusionistico è appunto l’ economia, o per meglio dire IL VIRUS in essa introdotto per rendere schiavo il sistema operativo economico ( e di conseguenza ogni programma sociale che in esso “gira” ).
Virus, coincidente col controllo privato dell’ emissione monetaria, che comincia lentamente ad agire ( esattamente come abbiamo visto accadere al nostro motore in questo post ) provocando successivamente nel sistema tali malfunzionamenti:
a) Aspirazione della ricchezza dalla base e suo totale trasferimento all’ Empireo finanziario ( banchieri, azionisti, investitori, borse, paradisi fiscali, speculatori, assicurazioni, spa, strumenti speculativo-finanziari in genere )
b) Conseguenti malfunzionamenti della macchina statale, sfruttati a loro volta per impoverire maggiormente la base con l’ ulteriore richiesta di tasse, tagli, sacrifici, maggiore produttività, privatizzazione di imprese statali
c) Rischio di default degli Stati, cui si sopperisce con un’ inutile operazione di rifinanziamento a fronte dell’ ulteriore privatizzazione di imprese, servizi pubblici, beni e patrimoni culturali
d) Morte sistemica finale, che sarà gestita come demolizione controllata o del solo aspetto economico o dell’ intero sistema socio-politico.
Vediamo nel particolare cosa succede e perchè.
IL VIRUS INTRODOTTO: DA “POMPA” A “AUTOCLAVE”
Da bimbi all’ oratorio avevamo già la più perfetta concezione dell’ essenza dell’ economia: “Ti dò una figurina di Trapattoni per Mazzola, ma per Burnich voglio tre Rivera” … ossia la sua funzione di “puro strumento di scambio”, una mera transazione in cui si stabilisce A per B … non “ti presto A per B + interessi” … che cazzo c’ entra … nessuno all’ oratorio avrebbe mai osato dire, che ne so: “Ti presto Mazzola, fai pure come se fosse tuo, in cambio però ogni mese mi dai un Rivera; ma se un mese non hai un Rivera da darmi, mi riprendo Mazzola” … perchè anche il più imbranato della compagnia avrebbe capito l’ assurdità truffaldina di tale proposta, e l’ incauto proponente sarebbe stato oggetto della reazione molto istintiva e concreta degli altri bimbi … eppure oggi, che ci consideriamo “evoluti”, non capiamo più una cosa tanto elementare …
“Tornate innocenti come bambini”, predicava qualcuno …
Da adulti, nella pratica quotidiana usiamo la moneta quale mezzo di scambio, sostituendola al baratto diretto di merci e servizi per una pura questione di maggior praticità … ciò non toglie che, in una economia NORMALE, la moneta resti “pura funzione”, priva di reale valore fino al momento in cui viene scambiata con altro.  A garantire la “copertura” della massa monetaria circolante nella comunità saranno dunque gli stessi beni e servizi prodotti dalla comunità stessa: tot beni, tot moneta circolante. Lo Stato, ossia la comunità, si fa dapprima garante di tale copertura presso terzi che usano una differente moneta con un relativo corrispondente in oro o altra materia pregiata che funga a sua volta quale “garanzia e scambio”; in seguito tale sistema viene abbandonato, in quanto limitante e poco pratico: “in questo momento sarei in grado di produrre di più, ma non posso farlo in quanto la mia esigua riserva aurea non mi consente di stampare la nuova moneta che servirebbe agli scambi interni” … si cerca quindi di bypassare questo problema passando dapprima al più disponibile petrolio e poi direttamente al concetto di “Fiat Money”.
L’ introduzione della “Fiat Money”
Per ovviare a tale inconveniente, si decide quindi di svincolare la moneta da qualsiasi valore materiale, e vincolarla alla pura e semplice capacità di produzione interna, ossia la “promessa di copertura” di cui lo Stato si fa garante presso Terzi in virtù della ricchezza interna prodotta (PIL): se l’ economia è florida ne stampo un po’ di più, se l’ economia rallenta ne ritiro un po’ … FATTO: semplice e stupendo, questo espediente mi permette di poter estrarre tutta la ricchezza interna che in un determinato periodo posso produrre, senza inutili vincoli aurei … ( e in questo caso lo Stato si indebita con se stesso emettendo moneta, ma è un debito fittizio in quanto indica solo la sua potenziale capacità di scambio sul mercato estero, che non deve essere realmente restituito a nessuno in quanto il puro e semplice rispetto della produzione prevista basterà a creare un automatico pareggio di bilancio. In questo caso quindi “debito” equivale a “ricchezza” ).
Sarebbe stato l’ uovo di Colombo che avrebbe veramente e finalmente permesso un benessere generalizzato ed una ricchezza equamente distribuita tra la popolazione … non solo, ma lo Stato, sovrano di gestirsi, avrebbe potuto liberamente stabilire anche COME destinare la propria ricchezza interna, per esempio privilegiando ed agevolando i servizi di base ( istruzione, pensioni, sanità, trasporti, bisogni primari in genere ), facilitando l’ acquisto di case di proprietà, ecc, esattamente come abbiamo scoperto succedeva nella Libia del “cattivo” Gheddafi …
… MA, come in tutte le favole, c’è un “ma” … un MA grosso come una casa posto proprio da quella stessa classe mercantile-bancaria che fino ad allora, gestendo il possesso ed il controllo dell’ oro maturato con gli scambi commerciali, aveva storicamente sempre ottenuto il dominio o perlomeno il controllo politico dei Sovrani prima e poi degli Stati ( ECCO perchè le rivoluzioni furono solo “fumo senza arrosto”, solo pura e formale apparenza: perchè il controllo monetario, e di conseguenza la sovranità reale, non passò mai di mano … cosa che adesso avrebbe potuto diventare possibile proprio con le Democrazie, – che ricordiamolo significa “sovranità del popolo” – se lo Stato si fosse giuridicamente avocato, come giusto, il potere di emettere moneta in proprio; rischio che diventava assai reale e minacciosamente meno utopico con l’ introduzione della “Fiat Money” ).
Moneta Privata a Prestito
Poteva la vecchia classe mercantile-bancaria, da secoli incontrastata egemone, rinunciare di punto in bianco al suo totale potere solo perchè gli Stati si erano messi in testa di dotarsi di una moneta svincolata da qualsiasi  controvalore esterno ?
“Eh no, caro il mio politico … se non vuoi che rovini te e la tua gente, instaurando una dittatura che riporti indietro il tuo bello Stato di secoli e rimettendolo direttamente sotto il mio controllo, facciamo così: in cambio di privilegi personali e di un briciolo di libertà e benessere per il tuo popolo, sarò io a battere moneta, che ti presterò a interesse” ….
“Ah, ma allora non cambia niente”
“Bravo …”
E così un’ idea perfetta, un meccanismo in sè perfettamente funzionale e dotato di un preciso regolatore interno, viene lasciato esternamente intatto, ma infiltrato da sempre più numerosi virus … che trasformano il corretto funzionamento dell’ economia inteso come “pompa” per favorire gli scambi, in quello tipico di un’ “autoclave”, che risucchia la ricchezza dal basso per proiettarla verso l’ alto, verso il ceto dominante.
Il sugo della trattativa sarà stato più o meno quello sopra riportato, con l’ aggravante che il politico “democratico” diventa ora una sorta di giano bifronte, apparentemente al servizio del popolo che lo elegge ma realmente legato a doppio filo con chi gli “presta” la moneta, in quanto costretto ad indebitare realmente la popolazione ( Cfr: Storia della Banca d’ Italia ) … ma non finisce qui, in quanto verrà indotto a stringerla in un ricatto ancora peggiore di quello che legava i precedenti monarchi ai loro finanziatori:il ricatto speculativo.
Per farla breve: i banchieri ( intendi: il complesso del mondo finanziario: banche, borse, azionisti, investitori, speculatori, ecc … in sintesi PERSONE PRIVATE CON ENORME POTERE FINANZIARIO ) a questo punto non si accontentano di chiedere gli interessi annuali sulla massa monetaria circolante, interessi che non essendo in essa inclusi causano già continua inflazione e continuo ricorso a nuovo prestito ( virus primario ), ma, impossessandosi arbitrariamente della decisionalità e potere legalmente appartenenti allo Stato, cominciano tramite tutta una serie di artifici e prodotti finanziari atti a “capitalizzare la moneta” ( ossia le decretano un “valore intrinseco” del tutto arbitrario ), ad indebitare il futuro stesso delle popolazioni … creando quella famosa “bolla virtuale” per onorare la quale si costringeranno gli Stati ad essere sempre più despoti verso i loro popoli, pretendendo “tasse sempre più elevate, tagli alla spesa pubblica e sempre maggiore produttività”. ( secondo virus ).
Forzando in questo modo ulteriormente l’ equilibrio interno degli Stati e mettendoli nelle condizioni di non poter essere puntuali nel pagare il loro debito, che così si accumula, si cominciano ora a pretendere “svendite di aziende e servizi”, accampando la scusa della “non produttività” statale ( terzo virus ).
Non ne hanno ancora abbastanza ? … No, perchè come vedremo questo è solo il gradito antipasto … il piatto forte deve ancora venire, in quanto coinciderà con la“demolizione controllata del sistema”.
Infatti tutti questi virus sono SCIENTEMENTE INTRODOTTI nel sistema economico non ( o perlomeno non solo ) al fine di arricchimento e dominio, ma PROPRIO PER PORTARLO INFINE AD ESPLODERE ( ed è proprio questo che gli economisti mainstream non vi direbbero mai ).
A questo punto bisogna introdurre la differenza tra i concetti profondamente diversi di “crisi ciclica” e “crisi sistemica”
Le crisi “cicliche” e le crisi “sistemiche”
Anche qui, gli economisti mainstream si danno un gran daffare per spiegare e giustificare con paroloni, grafici complessi e teorie arrampicate sui vetri quelli che sarebbero invece concetti semplicissimi ma che, semplicemente, NON POSSONO DIRVI: tutta la dottrina economica serve quindi a “buttare nebbia” e “complicare ciò che è semplice”, in questo campo più che in ogni altro, costituendo il vero e proprio “cuore” del sistema di questo Potere Criminale.
Un cuore che deve essere assolutamente occultato alla vista della popolazione.
E’ ovvio ed intuitivo che un sistema economico che continua a richiedere ad un asino sempre più digiuno ancor più sacrifici, che insiste a caricarlo con pesi che lo uccideranno, che persevera contemporaneamente a gonfiare una bolla speculativa virtuale anche quando NON PUO’ MATERIALMENTE PIU’ ESSERE ASSORBITA dal sistema stesso … beh, è ovvio che non lo sta facendo “per errore” ( come furbescamente dicono i vari analisti ammaestrati ), ma lo sta facendo “apposta” … e che non è colpa del “capitalismo”, o del “tenore di vita troppo elevato” ( e quale di grazia ? ), o del “sistema che non funziona” ( grazie tante, dopo i virus introdotti da loro stessi … ) ma è, al contrario, l’ “esatto funzionamento che si vuole ottenere dal sistema economico” ( e sociale per ovvia ripercussione ).
Se il nostro “autoclave” dell’ esempio sopra sarà infatti spinto a succhiare più ricchezza di quanta la base possa produrre, e si insiste a farlo funzionare così, presto succederà semplicemente che “girerà a vuoto”, ossia non riuscirà a portare più nulla ai piani superiori … e che i sacchi gia virtualmente predisposti ad accogliere tale ricchezza rimarranno inesorabilmente vuoti.
Ecco: ora è arrivato il momento di “far crollare il sistema”, in quanto non se ne ricava più niente, come da una tetta sterile o da un terreno esausto.
E L’ èlite ha ovviamente più di un interesse a partire in un sistema completamente nuovo piuttosto che “riparare” l’ esistente: crisi, guerre, spoliazioni, privatizzazioni, conquiste, ricostruzioni ecc. daranno il duplice vantaggio economico di “riempire i sacchi fino al possibile” e di partire da zero in un sistema vergine da riparassitare alla stessa identica maniera, con un po’ di popolazione in meno, maggiormente impoverita e sempre più “governabile” …
La crisi ciclica: Se tale processo è LIMITATO ad una zona specifica e al puro ambito economico prende il nome di “crisi ciclica” … è la tipica crisi che l’ èlite CREA ( sottolineo: le crisi sono scientemente create in quanto parte terminale ed indispensabile dell’ intero ciclo del debito, semplicemente facendo rientrare la massa monetaria circolante ) al fine di “spazzolare ricchezze reali” che vadano a colmare la bolla virtuale artatamente gonfiata.
E poichè l’ èlite prevede in questo caso di poter recuperare tutto o buona parte del “debito” sono le tipiche crisi “da cui si esce”. Avvengono generalmente in cicli di circa 50 / 60 anni.
La crisi sistemica: Ben altra cosa, e ben più grave per la popolazione, è la “crisi sistemica”, ( come quella odierna ), in quanto si alimenta continuamente la bolla speculativa in modo CHE NON SIA PIU’ RECUPERABILE ( oggi si parla di circa 10 volte l’ intero Pil mondiale ) … sono le tipiche crisi “da cui non si esce” … perlomeno non con i soliti strumenti finanziari.
Perchè lo fanno ??? E qui sta il “segreto dei segreti”, l’ aspetto più terribilmente subdolo di questo tipo di potere: perchè l’ èlite ha deciso in questo secondo caso uno stravolgimento totale del sistema, stravolgimento che attraverso guerre o rivolte di massa dovrà portare ad un nuovo ed esteso riassetto geopolitico, e garantire contemporaneamente a sè stessa di potersi “riciclare” in un diverso centro del potere ( che ieri era l’ Inghilterra, oggi l’ America, domani probabilmente la Cina ).
E’ l’ Araba Fenice che rinasce dalle sue ceneri, è la tipica crisi cui all’ aspetto puramente economico si aggiunge un aspetto geostrategico e politico: tutti i passaggi storici sopra menzionati avvenuti attraverso guerre e rivoluzioni che abbiano spostato il centro fisico del potere occidentale sono stati conseguenti ad una crisi sistemica.
Il Potere mercantile-bancario attraverso queste crisi FINGE DUNQUE LA SUA MORTE per poter mantenere il suo anonimato e la sua caratteristica di segretezza, predisponendosi ad un nuovo “ciclo storico” ( questa volta NON SOLO ECONOMICO ), proprio per poter rinascere facendo credere alla popolazione ingenua di essere definitivamente sparito, vittima proprio di quella stessa Rivoluzione Sociale da lui stesso provocata, ma in realtà risorgendo più forte come la Fenice, come il vampiro che muore solo apparentemente, finchè non si riesca a trapassargli definitivamente il cuore con un paletto di frassino.
I vantaggi di tale processo di “morte e resurrezione” sono innumerevoli per l’ èlite: essi vanno dall’ accumulo di enormi ricchezze portate dai conflitti, al fatto di evitare di poter col tempo essere scoperta, al vantaggio di “nuova e maggiore governabilità” di una popolazione che si crede finalmente libera, alla possibilità di continua reiterazione dello stesso schema di dominazione occulta, allo stringere nuove alleanze, al dare un ordine sociale SOLO APPARENTEMENTE NUOVO, come sopra riportato, dove le conquiste per il popolo saranno di pura facciata, di pura forma, tendenti a donargli l’ illusione di essersi liberato del “nemico” ( che non a caso viene mediaticamente indotto ad essere fallacemente individuato sempre e solo in “sotto-sistemi” quali la casta politica, il capitalismo, la setta bancaria, i riscaldamento climatico, le lobbye e le multinazionali, ecc ) e di potersi ora pienamente autogestire …  mentre il potere, poco dopo, si scoprirà essere rimasto esattamente nelle stesse mani di prima, e condotto con gli stessi subdoli espedienti.
CAVALCARE LA CRISI
Qual’ è la cosa oggi ( come in ogni crisi sistemica ) più temuta in assoluto dal potere reale ?  Che scoppi una rivolta VERA, ossia da lui non prevista e gestita, come è già successo negli anni precedenti in Sudamerica, in Argentina, o in Venezuela con Chavez, o in Russia con Putin … una rivolta ( di popolo o condotta da un “uomo forte” ) che scavalchi le intenzioni della stessa èlite che ha predisposto il caos, finendo per volgersi a vantaggio della popolazione che riesce così veramente ad individuare e cacciare o imprigionare “il vampiro”, ossia i membri locali dell’ èlite.
Ogni incanalazione “politica” ovviamente non costituisce invece un vero pericolo per il potere, in quanto strettamente controllata dallo stesso, e per questo si cercherà in ogni modo di far confluire il caos generato ad indirizzarsi e riorganizzarsi attraverso una via “politica” preventivamente predisposta e studiata dall’ èlite stessa a sfociare nelle soluzioni già stabilite … via politica che può benissimo essere costituita anche da una rivoluzione pilotata, o da un conflitto bellico, o addirittura da un conflitto mondiale.
Per questo i politici esortano continuamente la popolazione a “mantenere la calma” … per prendere tempo, per temporeggiare all’ infinito, dando modo all’ èlite sia di “spazzolare per bene” beni, aziende, servizi e patrimonio culturale ( come sta avvenendo oggi in Grecia e domani da noi ), e nel frattempo lasciarle predisporre quello che sarà il piano di “demolizione controllata” del sistema esistente … tra una cosa e l’ altra possono passare anni, per cui si presenta la necessità di una disinformazione molto ben infiltrata ad ogni livello …
Disinformazione in cui si butta la colpa sugli “organi” del sistema piuttosto che sulla sua stessa essenza … ( nè del resto potrebbero venirvi a raccontare che l’ economia non può riprendersi proprio perchè farla crollare, far crollare l’ ordine interno degli Stati, creare caos, guerre e distruzione è proprio quello che a questo punto si vuole …
In questo senso i vari movimenti, siti, organizzazioni che parlano di “ridurre il tenore di vita”, di “ridurre la crescita”, di “riscaldamento climatico, crisi del sistema, crisi del capitalismo, superamento del picco del petrolio” ecc”, o danno la colpa del disastro economico solo ad una decina di sparuti quanto folkloristici banchieri, invitando contestualmente ad intraprendere un’ azione “politica” verso tali problematiche, stanno facendo esattamente il gioco dell’ èlite, imbrigliando la rabbia della popolazione in modo da scongiurare il facile pericolo di una VERA rivolta spontanea che potrebbe mandare a gambe all’ aria il piano tanto a lungo studiato e ben predisposto.
Per questo si passerrà sempre più ad una “tolleranza zero” anche nei confronti di piccoli movimenti quali il No-Tav, o quello degli insorti Inglesi, ossia di ogni possibile frangia di dissidenza “spontanea”, non prevista e non controllata dal potere stesso, per l’ enorme paura che possa espandersi e confluire in qualcosa di non più controllabile.
Economia che non va assolutamente intesa ( e buttate tranquillamente alle ortiche tutte le astruse disquisizioni degli economisti accademici, preposti proprio a nasconderne agli occhi della gente la vera criminale funzione ) come mera attività di scambio, nè come imperscrutabile e bizzarra entità metafisica con cui popoli e governi si trovino a lottare, nè come pura alchimia di moneta, interessi, e prodotti finanziari … questi sono tutti ruoli secondari, o meglio “coperture” del suo vero volto, del reale ruolo oggi giocato nell’ Occidente dalla sua economia.
Molto più semplicemente, l’ economia occidentale è il sistema stesso di gestione del potere, lo schema, il “Matrix” attraverso il quale si struttura il potere e l’ èlite mercantile-finanziaria, il “motore immobile”, la funzione primaria cui sottostanno tutti gli altri meccanismi sociali, il sistema operativo trasversale sia ai governi che ai secoli. Funzione il cui scopo ultimo non è nè la sussistenza dei popoli nè l’ arricchimento della classe dominante, ma il puro schema attraverso il quale si conserva e tramanda nel tempo il potere reale.
In una parola, è l’ Occidente stesso, il “sistema” stesso, il suo organismo e non uno dei tanti organi. 
Ma quello che non vi diranno mai è che il fine ultimo dell’ economia è quello della “demolizione controllata” del sistema sfruttato
 … ossia proprio quello che sta ora accadendo.
Facendo l’ esempio di un computer, l’ economia occidentale ( è bene sottolineare sempre tale aggettivo, in seguito capiremo perchè ) coincide quindi con il “sistema operativo”, all’ interno del quale girano e sono ad esso sottoposti tutti gli altri “programmi” di gestione sociale, inclusa la “politica” che ad esso è completamente asservita. Questo non perchè le cose “debbano” andare per forza così, ma semplicemente perchè così si è strutturato e mantenuto nei secoli quel potere finanziario-bancario che prese il sopravvento in Occidente al tempo dei Comuni e delle Signorie, parallelamente alla caduta ( o per meglio dire “formulazione di compromesso” ) del potere temporale della Chiesa.
Potere mercantile che trova nel sistema bancario non solo il mezzo ideale per sostituirsi al potere dinastico di Principi e Vescovi, ma anche il mezzo perfetto per poter tenere sotto controllo occulto la popolazione che, con la caduta degli assolutismi, sarebbe divenuta il centro del potere, nonchè l’ èlite legittimamente delegata alla guida della società …
Condizione quest’ ultima che, guardacaso, non si è mai effettivamente verificata nonostante i successivi apparenti passaggi di potere dalla nobiltà al popolo, passaggi ottenuti a costo di sanguinose rivolte, rivoluzioni e guerre d’ indipendenza ripetutesi prima in Europa contro gli assolutismi di Re e Principi, poi in America per l’ indipendenza dalla nativa Inghilterra, fino alla conquista in tutto l’ occidente degli Stati Nazionali e delle attuali “Democrazie” … eppure mai il popolo ha tratto da tutte queste guerre un briciolo di potere o benessere in più …
Quello che invece parallelamente vediamo verificarsi è che, nonostante il passaggio negli stessi secoli del centro “fisico” del potere prima dalle Repubbliche Marinare agli Stati Coloniali, poi dal dominio Inglese a quello Americano, troviamo ben salda nelle posizioni di comando e “potere reale” sempre una sola e ben precisa classe: quella mercantile, la stessa che ancora oggi ci scassa così ignobilmente i maroni con le sue assurde pretese di governance globale.
“… In Francia la Rivoluzione scoppia perché bisogna ripagare un debito pubblico che il Re ha contratto col solito gruppo di banchieri privati, che allora come oggi rivogliono i soldi e te li prestano ancora a condizione -allora- che fai pagare le tasse ai nobili e che confischi e vendi i beni della chiesa; mentre oggi i soliti ti chiedono di vendere l’oro, i palazzi, i musei con la mano destra, mentre con la sinistra devi tagliare pensioni e spese sociali. Gli storici, vuoi perchè scemi, vuoi perchè furbastri, omettono sistematicamente di dire che la Rivoluzione rivoluzionò tutto, dal calendario al modo di vestire, tranne il debito pubblico, che la Francia rivoluzionaria mantenne e poi saldò; prima con la confisca dei beni della chiesa e parte della nobiltà, poi con le rapine di Napoleone in tutta Europa ( il Corso fu uno dei più grandi servitori del Potere del Cane, le cui predazioni furono fermate al Sud della Penisola dalle Armate dei Sanfedisti, al canto che potete sentire sotto, nel 1799). Mentre ciò avrebbe aiutato a capire i veri mandanti della Rivoluzione. La dinamica della storia e della politica da più di tre secoli è la stessa” …
( Cfr: Paolo de Bernardi: “La storia governata dai banchieri …“  )
Cosa è successo, quindi ?? In una parola, che il potere mercantile ha sempre trovato molto più comodo tenersi nell’ ombra, “facendo credere” alla popolazione PRIMA di poter conquistare il potere tramite le rivoluzioni, POI di poterlo gestire, autogovernandosi attraverso gli stati democratici …
… Ma quello che vediamo benissimo ancora oggi è che questa in realtà non è altro che l’ illusione in cui con grande maestria ci hanno sempre intrappolati, mentre il vero governo ed il potere reale sono sempre stati saldamente nelle loro mani …
In una parola il potere mercantile “ha usato” dapprima la popolazione per abbattere il proprio nemico, ma poi semplicemente ne ha occultamente preso il posto, illudendo il popolo con una raggiunta libertà che purtroppo sarà solo formale, ed autoeleggendosi a nuova nobiltà parassitaria che dalla popolazione trarrà la sua linfa vitale, potere e sostentamento.
Lo strumento che ha permesso la riuscita di tale perfetto gioco illusionistico è appunto l’ economia, o per meglio dire IL VIRUS in essa introdotto per rendere schiavo il sistema operativo economico ( e di conseguenza ogni programma sociale che in esso “gira” ).
Virus, coincidente col controllo privato dell’ emissione monetaria, che comincia lentamente ad agire ( esattamente come abbiamo visto accadere al nostro motore in questo post ) provocando successivamente nel sistema tali malfunzionamenti:
a) Aspirazione della ricchezza dalla base e suo totale trasferimento all’ Empireo finanziario ( banchieri, azionisti, investitori, borse, paradisi fiscali, speculatori, assicurazioni, spa, strumenti speculativo-finanziari in genere )
b) Conseguenti malfunzionamenti della macchina statale, sfruttati a loro volta per impoverire maggiormente la base con l’ ulteriore richiesta di tasse, tagli, sacrifici, maggiore produttività, privatizzazione di imprese statali
c) Rischio di default degli Stati, cui si sopperisce con un’ inutile operazione di rifinanziamento a fronte dell’ ulteriore privatizzazione di imprese, servizi pubblici, beni e patrimoni culturali
d) Morte sistemica finale, che sarà gestita come demolizione controllata o del solo aspetto economico o dell’ intero sistema socio-politico.
Vediamo nel particolare cosa succede e perchè.
IL VIRUS INTRODOTTO: DA “POMPA” A “AUTOCLAVE”
Da bimbi all’ oratorio avevamo già la più perfetta concezione dell’ essenza dell’ economia: “Ti dò una figurina di Trapattoni per Mazzola, ma per Burnich voglio tre Rivera” … ossia la sua funzione di “puro strumento di scambio”, una mera transazione in cui si stabilisce A per B … non “ti presto A per B + interessi” … che cazzo c’ entra … nessuno all’ oratorio avrebbe mai osato dire, che ne so: “Ti presto Mazzola, fai pure come se fosse tuo, in cambio però ogni mese mi dai un Rivera; ma se un mese non hai un Rivera da darmi, mi riprendo Mazzola” … perchè anche il più imbranato della compagnia avrebbe capito l’ assurdità truffaldina di tale proposta, e l’ incauto proponente sarebbe stato oggetto della reazione molto istintiva e concreta degli altri bimbi … eppure oggi, che ci consideriamo “evoluti”, non capiamo più una cosa tanto elementare …
“Tornate innocenti come bambini”, predicava qualcuno …
Da adulti, nella pratica quotidiana usiamo la moneta quale mezzo di scambio, sostituendola al baratto diretto di merci e servizi per una pura questione di maggior praticità … ciò non toglie che, in una economia NORMALE, la moneta resti “pura funzione”, priva di reale valore fino al momento in cui viene scambiata con altro.  A garantire la “copertura” della massa monetaria circolante nella comunità saranno dunque gli stessi beni e servizi prodotti dalla comunità stessa: tot beni, tot moneta circolante. Lo Stato, ossia la comunità, si fa dapprima garante di tale copertura presso terzi che usano una differente moneta con un relativo corrispondente in oro o altra materia pregiata che funga a sua volta quale “garanzia e scambio”; in seguito tale sistema viene abbandonato, in quanto limitante e poco pratico: “in questo momento sarei in grado di produrre di più, ma non posso farlo in quanto la mia esigua riserva aurea non mi consente di stampare la nuova moneta che servirebbe agli scambi interni” … si cerca quindi di bypassare questo problema passando dapprima al più disponibile petrolio e poi direttamente al concetto di “Fiat Money”.
L’ introduzione della “Fiat Money”
Per ovviare a tale inconveniente, si decide quindi di svincolare la moneta da qualsiasi valore materiale, e vincolarla alla pura e semplice capacità di produzione interna, ossia la “promessa di copertura” di cui lo Stato si fa garante presso Terzi in virtù della ricchezza interna prodotta (PIL): se l’ economia è florida ne stampo un po’ di più, se l’ economia rallenta ne ritiro un po’ … FATTO: semplice e stupendo, questo espediente mi permette di poter estrarre tutta la ricchezza interna che in un determinato periodo posso produrre, senza inutili vincoli aurei … ( e in questo caso lo Stato si indebita con se stesso emettendo moneta, ma è un debito fittizio in quanto indica solo la sua potenziale capacità di scambio sul mercato estero, che non deve essere realmente restituito a nessuno in quanto il puro e semplice rispetto della produzione prevista basterà a creare un automatico pareggio di bilancio. In questo caso quindi “debito” equivale a “ricchezza” ).
Sarebbe stato l’ uovo di Colombo che avrebbe veramente e finalmente permesso un benessere generalizzato ed una ricchezza equamente distribuita tra la popolazione … non solo, ma lo Stato, sovrano di gestirsi, avrebbe potuto liberamente stabilire anche COME destinare la propria ricchezza interna, per esempio privilegiando ed agevolando i servizi di base ( istruzione, pensioni, sanità, trasporti, bisogni primari in genere ), facilitando l’ acquisto di case di proprietà, ecc, esattamente come abbiamo scoperto succedeva nella Libia del “cattivo” Gheddafi …
… MA, come in tutte le favole, c’è un “ma” … un MA grosso come una casa posto proprio da quella stessa classe mercantile-bancaria che fino ad allora, gestendo il possesso ed il controllo dell’ oro maturato con gli scambi commerciali, aveva storicamente sempre ottenuto il dominio o perlomeno il controllo politico dei Sovrani prima e poi degli Stati ( ECCO perchè le rivoluzioni furono solo “fumo senza arrosto”, solo pura e formale apparenza: perchè il controllo monetario, e di conseguenza la sovranità reale, non passò mai di mano … cosa che adesso avrebbe potuto diventare possibile proprio con le Democrazie, – che ricordiamolo significa “sovranità del popolo” – se lo Stato si fosse giuridicamente avocato, come giusto, il potere di emettere moneta in proprio; rischio che diventava assai reale e minacciosamente meno utopico con l’ introduzione della “Fiat Money” ).
Moneta Privata a Prestito
Poteva la vecchia classe mercantile-bancaria, da secoli incontrastata egemone, rinunciare di punto in bianco al suo totale potere solo perchè gli Stati si erano messi in testa di dotarsi di una moneta svincolata da qualsiasi  controvalore esterno ?
“Eh no, caro il mio politico … se non vuoi che rovini te e la tua gente, instaurando una dittatura che riporti indietro il tuo bello Stato di secoli e rimettendolo direttamente sotto il mio controllo, facciamo così: in cambio di privilegi personali e di un briciolo di libertà e benessere per il tuo popolo, sarò io a battere moneta, che ti presterò a interesse” ….
“Ah, ma allora non cambia niente”
“Bravo …”
E così un’ idea perfetta, un meccanismo in sè perfettamente funzionale e dotato di un preciso regolatore interno, viene lasciato esternamente intatto, ma infiltrato da sempre più numerosi virus … che trasformano il corretto funzionamento dell’ economia inteso come “pompa” per favorire gli scambi, in quello tipico di un’ “autoclave”, che risucchia la ricchezza dal basso per proiettarla verso l’ alto, verso il ceto dominante.
Il sugo della trattativa sarà stato più o meno quello sopra riportato, con l’ aggravante che il politico “democratico” diventa ora una sorta di giano bifronte, apparentemente al servizio del popolo che lo elegge ma realmente legato a doppio filo con chi gli “presta” la moneta, in quanto costretto ad indebitare realmente la popolazione ( Cfr: Storia della Banca d’ Italia) … ma non finisce qui, in quanto verrà indotto a stringerla in un ricatto ancora peggiore di quello che legava i precedenti monarchi ai loro finanziatori: il ricatto speculativo.
Per farla breve: i banchieri ( intendi: il complesso del mondo finanziario: banche, borse, azionisti, investitori, speculatori, ecc … in sintesi PERSONE PRIVATE CON ENORME POTERE FINANZIARIO ) a questo punto non si accontentano di chiedere gli interessi annuali sulla massa monetaria circolante, interessi che non essendo in essa inclusi causano già continua inflazione e continuo ricorso a nuovo prestito ( virus primario ), ma, impossessandosi arbitrariamente della decisionalità e potere legalmente appartenenti allo Stato, cominciano tramite tutta una serie di artifici e prodotti finanziari atti a “capitalizzare la moneta” ( ossia le decretano un “valore intrinseco” del tutto arbitrario ), ad indebitare il futuro stesso delle popolazioni … creando quella famosa “bolla virtuale” per onorare la quale si costringeranno gli Stati ad essere sempre più despoti verso i loro popoli, pretendendo “tasse sempre più elevate, tagli alla spesa pubblica e sempre maggiore produttività”. ( secondo virus ).
Forzando in questo modo ulteriormente l’ equilibrio interno degli Stati e mettendoli nelle condizioni di non poter essere puntuali nel pagare il loro debito, che così si accumula, si cominciano ora a pretendere “svendite di aziende e servizi”, accampando la scusa della “non produttività” statale ( terzo virus ).
Non ne hanno ancora abbastanza ? … No, perchè come vedremo questo è solo il gradito antipasto … il piatto forte deve ancora venire, in quanto coinciderà con la“demolizione controllata del sistema”.
Infatti tutti questi virus sono SCIENTEMENTE INTRODOTTI nel sistema economico non ( o perlomeno non solo ) al fine di arricchimento e dominio, ma PROPRIO PER PORTARLO INFINE AD ESPLODERE ( ed è proprio questo che gli economisti mainstream non vi direbbero mai ).
A questo punto bisogna introdurre la differenza tra i concetti profondamente diversi di “crisi ciclica” e “crisi sistemica”
Le crisi “cicliche” e le crisi “sistemiche”
Anche qui, gli economisti mainstream si danno un gran daffare per spiegare e giustificare con paroloni, grafici complessi e teorie arrampicate sui vetri quelli che sarebbero invece concetti semplicissimi ma che, semplicemente, NON POSSONO DIRVI: tutta la dottrina economica serve quindi a “buttare nebbia” e “complicare ciò che è semplice”, in questo campo più che in ogni altro, costituendo il vero e proprio “cuore” del sistema di questo Potere Criminale.
Un cuore che deve essere assolutamente occultato alla vista della popolazione.
E’ ovvio ed intuitivo che un sistema economico che continua a richiedere ad un asino sempre più digiuno ancor più sacrifici, che insiste a caricarlo con pesi che lo uccideranno, che persevera contemporaneamente a gonfiare una bolla speculativa virtuale anche quando NON PUO’ MATERIALMENTE PIU’ ESSERE ASSORBITA dal sistema stesso … beh, è ovvio che non lo sta facendo “per errore” ( come furbescamente dicono i vari analisti ammaestrati ), ma lo sta facendo “apposta” … e che non è colpa del “capitalismo”, o del “tenore di vita troppo elevato” ( e quale di grazia ? ), o del “sistema che non funziona” ( grazie tante, dopo i virus introdotti da loro stessi … ) ma è, al contrario, l’ “esatto funzionamento che si vuole ottenere dal sistema economico” ( e sociale per ovvia ripercussione ).
Se il nostro “autoclave” dell’ esempio sopra sarà infatti spinto a succhiare più ricchezza di quanta la base possa produrre, e si insiste a farlo funzionare così, presto succederà semplicemente che “girerà a vuoto”, ossia non riuscirà a portare più nulla ai piani superiori … e che i sacchi gia virtualmente predisposti ad accogliere tale ricchezza rimarranno inesorabilmente vuoti.
Ecco: ora è arrivato il momento di “far crollare il sistema”, in quanto non se ne ricava più niente, come da una tetta sterile o da un terreno esausto.
E L’ èlite ha ovviamente più di un interesse a partire in un sistema completamente nuovo piuttosto che “riparare” l’ esistente: crisi, guerre, spoliazioni, privatizzazioni, conquiste, ricostruzioni ecc. daranno il duplice vantaggio economico di “riempire i sacchi fino al possibile” e di partire da zero in un sistema vergine da riparassitare alla stessa identica maniera, con un po’ di popolazione in meno, maggiormente impoverita e sempre più “governabile” …
La crisi ciclica: Se tale processo è LIMITATO ad una zona specifica e al puro ambito economico prende il nome di “crisi ciclica” … è la tipica crisi che l’ èlite CREA ( sottolineo: le crisi sono scientemente create in quanto parte terminale ed indispensabile dell’ intero ciclo del debito, semplicemente facendo rientrare la massa monetaria circolante ) al fine di “spazzolare ricchezze reali” che vadano a colmare la bolla virtuale artatamente gonfiata.
E poichè l’ èlite prevede in questo caso di poter recuperare tutto o buona parte del “debito” sono le tipiche crisi “da cui si esce”. Avvengono generalmente in cicli di circa 50 / 60 anni.
La crisi sistemica: Ben altra cosa, e ben più grave per la popolazione, è la “crisi sistemica”, ( come quella odierna ), in quanto si alimenta continuamente la bolla speculativa in modo CHE NON SIA PIU’ RECUPERABILE ( oggi si parla di circa 10 volte l’ intero Pil mondiale ) … sono le tipiche crisi “da cui non si esce” … perlomeno non con i soliti strumenti finanziari.
Perchè lo fanno ??? E qui sta il “segreto dei segreti”, l’ aspetto più terribilmente subdolo di questo tipo di potere: perchè l’ èlite ha deciso in questo secondo caso uno stravolgimento totale del sistema, stravolgimento che attraverso guerre o rivolte di massa dovrà portare ad un nuovo ed esteso riassetto geopolitico, e garantire contemporaneamente a sè stessa di potersi “riciclare” in un diverso centro del potere ( che ieri era l’ Inghilterra, oggi l’ America, domani probabilmente la Cina ).
E’ l’ Araba Fenice che rinasce dalle sue ceneri, è la tipica crisi cui all’ aspetto puramente economico si aggiunge un aspetto geostrategico e politico: tutti i passaggi storici sopra menzionati avvenuti attraverso guerre e rivoluzioni che abbiano spostato il centro fisico del potere occidentale sono stati conseguenti ad una crisi sistemica.
Il Potere mercantile-bancario attraverso queste crisi FINGE DUNQUE LA SUA MORTE per poter mantenere il suo anonimato e la sua caratteristica di segretezza, predisponendosi ad un nuovo “ciclo storico” ( questa volta NON SOLO ECONOMICO ), proprio per poter rinascere facendo credere alla popolazione ingenua di essere definitivamente sparito, vittima proprio di quella stessa Rivoluzione Sociale da lui stesso provocata, ma in realtà risorgendo più forte come la Fenice, come il vampiro che muore solo apparentemente, finchè non si riesca a trapassargli definitivamente il cuore con un paletto di frassino.
I vantaggi di tale processo di “morte e resurrezione” sono innumerevoli per l’ èlite: essi vanno dall’ accumulo di enormi ricchezze portate dai conflitti, al fatto di evitare di poter col tempo essere scoperta, al vantaggio di “nuova e maggiore governabilità” di una popolazione che si crede finalmente libera, alla possibilità di continua reiterazione dello stesso schema di dominazione occulta, allo stringere nuove alleanze, al dare un ordine sociale SOLO APPARENTEMENTE NUOVO, come sopra riportato, dove le conquiste per il popolo saranno di pura facciata, di pura forma, tendenti a donargli l’ illusione di essersi liberato del “nemico” ( che non a caso viene mediaticamente indotto ad essere fallacemente individuato sempre e solo in “sotto-sistemi” quali la casta politica, il capitalismo, la setta bancaria, i riscaldamento climatico, le lobbye e le multinazionali, ecc ) e di potersi ora pienamente autogestire …  mentre il potere, poco dopo, si scoprirà essere rimasto esattamente nelle stesse mani di prima, e condotto con gli stessi subdoli espedienti.
CAVALCARE LA CRISI
Qual’ è la cosa oggi ( come in ogni crisi sistemica ) più temuta in assoluto dal potere reale ?  Che scoppi una rivolta VERA, ossia da lui non prevista e gestita, come è già successo negli anni precedenti in Sudamerica, in Argentina, o in Venezuela con Chavez, o in Russia con Putin … una rivolta ( di popolo o condotta da un “uomo forte” ) che scavalchi le intenzioni della stessa èlite che ha predisposto il caos, finendo per volgersi a vantaggio della popolazione che riesce così veramente ad individuare e cacciare o imprigionare “il vampiro”, ossia i membri locali dell’ èlite.
Ogni incanalazione “politica” ovviamente non costituisce invece un vero pericolo per il potere, in quanto strettamente controllata dallo stesso, e per questo si cercherà in ogni modo di far confluire il caos generato ad indirizzarsi e riorganizzarsi attraverso una via “politica” preventivamente predisposta e studiata dall’ èlite stessa a sfociare nelle soluzioni già stabilite … via politica che può benissimo essere costituita anche da una rivoluzione pilotata, o da un conflitto bellico, o addirittura da un conflitto mondiale.
Per questo i politici esortano continuamente la popolazione a “mantenere la calma” … per prendere tempo, per temporeggiare all’ infinito, dando modo all’ èlite sia di “spazzolare per bene” beni, aziende, servizi e patrimonio culturale ( come sta avvenendo oggi in Grecia e domani da noi ), e nel frattempo lasciarle predisporre quello che sarà il piano di “demolizione controllata” del sistema esistente … tra una cosa e l’ altra possono passare anni, per cui si presenta la necessità di una disinformazione molto ben infiltrata ad ogni livello …
Disinformazione in cui si butta la colpa sugli “organi” del sistema piuttosto che sulla sua stessa essenza … ( nè del resto potrebbero venirvi a raccontare che l’ economia non può riprendersi proprio perchè farla crollare, far crollare l’ ordine interno degli Stati, creare caos, guerre e distruzione è proprio quello che a questo punto si vuole …
In questo senso i vari movimenti, siti, organizzazioni che parlano di “ridurre il tenore di vita”, di “ridurre la crescita”, di “riscaldamento climatico, crisi del sistema, crisi del capitalismo, superamento del picco del petrolio” ecc”, o danno la colpa del disastro economico solo ad una decina di sparuti quanto folkloristici banchieri, invitando contestualmente ad intraprendere un’ azione “politica” verso tali problematiche, stanno facendo esattamente il gioco dell’ èlite, imbrigliando la rabbia della popolazione in modo da scongiurare il facile pericolo di una VERA rivolta spontanea che potrebbe mandare a gambe all’ aria il piano tanto a lungo studiato e ben predisposto.
Per questo si passerrà sempre più ad una “tolleranza zero” anche nei confronti di piccoli movimenti quali il No-Tav, o quello degli insorti Inglesi, ossia di ogni possibile frangia di dissidenza “spontanea”, non prevista e non controllata dal potere stesso, per l’ enorme paura che possa espandersi e confluire in qualcosa di non più controllabile.

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domenica 5 maggio 2013
ilichDi Paolo Cacciari

Propongo una rilettura di Ivan Illich del lontano 1978 (Disoccupazione creativa, riedito da Boroli, 2005): “Il vocabolo crisi – scriveva – indica oggi il momento in cui medici, diplomatici, banchieri e tecnici sociali di vario genere prendono il sopravvento e vengono sospese le libertà. Come i malati, i Paesi diventano casi critici.”
Propongo una rilettura di Ivan Illich del lontano 1978 (Disoccupazione creativa, riedito da Boroli, 2005): “Il vocabolo crisi – scriveva – indica oggi il momento in cui medici, diplomatici, banchieri e tecnici sociali di vario genere prendono il sopravvento e vengono sospese le libertà. Come i malati, i Paesi diventano casi critici. Crisi, parola greca che in tutte le lingue moderne ha voluto dire ‘scelta’ o ‘punto di svolta’, ora sta a significare: ‘Guidatore dacci dentro!’ Evoca cioè una minaccia sinistra, ma contenibile mediante un sovrappiù di denaro, di manodopera e di tecnica gestionale”.
Come non vedere che è proprio così? Creare una emergenza , provocare un pericolo catastrofico (il default, la disoccupazione, la Grecia) per annullare i diritti, ribadire il dominio della ragione economica dell’impresa e intensificare le forme di sfruttamento, concentrare il potere economico-finanziario. Del resto sono le stesse persone che prima hanno creato la crisi dai loro posti di comando nelle istituzioni bancarie private che ora sono chiamate a “mettere in ordine” nei conti pubblici. Il loro vero obiettivo: impadronirsi anche delle casse degli stati, dei flussi fiscali, dei beni demaniali. Quando il mondo è sovrastato da una montagna di debiti pericolanti, coloro che manovrano il denaro diventano sempre più potenti e temuti. I tecnocrati alla guida del sistema finanziario possono giocare a piacimento, con qualche telefonata tra amici, sugli spread, sui tassi di interesse, sulle valute… mettendo con le spalle al muro prima l’uno, poi l’altro governo. L’obiettivo è garantire comunque che i rendimenti dei capitali siano pagati a sufficienza. Tutto il resto – i livelli di occupazione e dei salari, il funzionamento dei servizi pubblici e alle persone, l’istruzione e la sanità –  non interessa nulla. I possessori dei titoli del debito sono la nuova classe padrona.

Ancora Illich: “La crisi come necessità di accelerare non solo mette più potenza a disposizione del conducente, e fa stringere ancora di più la cintura di sicurezza dei passeggeri; ma giustifica anche la rapina dello spazio, del tempo e delle risorse”.
La “crescita” è il nuovo falso mito. Tutti sanno in cuor loro che non ci potrà più essere (almeno in questa parte del mondo e nelle misure promesse) ma funziona come fattore sociale disciplinante: se non lavori di più a più buon mercato e con meno tutele sei nemico dell’“interesse generale”. La “crescita” è il nuovo patriottismo che dovrebbe mobilitare le masse nella guerra competitiva tra le diverse aree economiche del pianeta globalizzato dal capitale finanziario. Loro (gli “investitori”, i possessori dei titoli di credito) possono muoversi e fare business dove meglio credono, mentre i lavoratori territorializzati sono messi in competizione tra loro. Lo chiamano “multipolarismo”, si legge “aree speciali di sviluppo”, accordi di libero scambio, patti interbancari, ecc.
La “crescita” è la nuova falsa religione. Il nuovo nome della vecchia ideologia egemone del produttivismo e dello sviluppiamo. Non importa sapere cosa dovrebbe crescere, quali produzioni per rispondere a quali bisogni umani. L’importante è costringere, attraverso il ricatto del licenziamento selvaggio, la gente a lavorare a qualsiasi condizione.
“Così intesa la crisi torna sempre a vantaggio degli amministratori e dei commissari (…) una corsa precipitosa verso l’escalation del controllo”, ma Illich scriveva anche: “’Crisi’ può invece indicare l’attimo della scelta, quel momento meraviglioso in cui la gente all’improvviso si rende conto delle gabbie nelle quali si è rinchiusa e della possibilità di vivere in maniera diversa”.

Fonte: http://www.articolo21.org/2012/03/a-cosa-servono-le-crisi-a-sottomettere-i-piu-deboli/

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Rappresentanza sindacale: i “complici” e l’accordo

Rappresentanza sindacale: i “complici” e l’accordo
Un accordo infame: tende a escludere dalla contrattazione e dalle elezioni delle RSU i sindacati non preventivamente messisi d’accordo con il padrone.

sabato 1 giugno 2013 11:22

Cgil, Cisl e Uil e Confindustria hanno raggiunto l’accordo sulla rappresentanza e la “democrazia sindacale”, definizione decisamente paradossale se si guarda al contenuto (fin qui segreto e reso noto, a spizzichi e bocconi, solo a una parte dei gruppi dirigenti nazionali).
I leader dei sindacati Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti ed il presidente degli industriali, Giorgio Squinzi, hanno siglato l’intesa dopo 4 ore di confronto e vari mesi di incontri separati e non ufficiali.
Con l’accordo interconfederale (il testo, ripetiamo, ancora non è disponibile) si introducono nuove regole per misurare la rappresentatività delle organizzazioni sindacali, certificare gli iscritti e il voto dei lavoratori e a dare “certezza” agli accordi sindacali, che una volta approvati e ratificati a maggioranza semplice varranno effettivamente per tutti..
Tradotto: nessuno potrà scioperare contro quanto deciso soltanto dai “complici” e dalle imprese.
”E’ un accordo storico”, commentano cinguettando all’unisono Camusso e Squinzi. ”un accordo che mette fine ad una lunga stagione di divisioni”, aggiunge il leader della Cgil.
”Dopo 60 anni definiamo le regole per la rappresentanza, che ci permette di avere contratti nazionali pienamente esigibili”, sottolinea con più sincerità il presidente di Confindustria. Si prevedono infatti regole per ”l’esercizio del diritto di sciopero e sanzioni per mancato rispetto e le conseguenti violazioni”, sottolinea ancora Squinzi.
“E’ una svolta davvero importante nelle relazioni industriali”, dice il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. “La Cisl è molto contenta. Abbiamo perseguito con molta forza questo obiettivo”.
Quello che nessuno dice è che solo i sindacati firmatari di questo accordo saranno ammessi ai tavoli di trattativa a qualsiasi livello. Come dire che in Parlamento possono essere eletti solo i partiti che già si sono messi d’accordo sulla formazione del futuro governo…
Il plauso all’accordo arriva anche dal premier Enrico Letta che twitta: ”Una bella notizia l’accordo appena firmato Confindustria-sindacati: è il momento di unire, non di dividere per combattere la disoccupazione”.
Con questo accordo si mettono nero su bianco le regole per certificare gli iscritti e il voto dei lavoratori, indicando la soglia del 5% per sedere al tavolo della contrattazione nazionale.
Nel settore privato, come già accade da 20 anni nel pubblico impiego, la rappresentatività verrà misurata attraverso l’incrocio, il mix tra numero degli iscritti e voto proporzionale delle Rsu (rappresentanze sindacali unitarie).
L’intesa indica anche le regole per validare gli accordi, definiti dalle organizzazioni sindacali che rappresentano almeno il 50% più uno, cioè la maggioranza semplice. Si noti bene: la maggioranza delle organizzazioni sindacali, non dei lavoratori da queste organizzate. In pratica, se tre organizzazioni minoritarie firmano e una – assolutamente maggioritaria – no, l’accordo è valido per tutti.
La stessa maggioranza semplice richiesta per la consultazione certificata dei lavoratori, il voto a cui cioè verranno sottoposti gli stessi accordi. Conoscendo le modalità di votazione praticate nelle quasi totalità delle aziende, siamo al momento pressoché certi che raramente i lavoratori avranno l’occasione di “bocciare” un accordo sgradito.
Così se un contratto nazionale è sottoscritto dal 50% più uno della rappresentanza sindacale ”tutti – chiarisce senza giri di parole Squinzi – sono tenuti a rispettare quanto stabilito da quel contratto”. Ovvero a non muovere un dito in azienda. E’ in pratica la cancellazione del diritto di sciopero, almeno per quanto riguarda i sindacati; visto che la Costituzione ancora lo riconosce come diritto individuale. Ma per chi vi dovesse ricorrere sono state appunto approvate le “sanzioni”.
Non appena verrà reso noto il testo ufficiale vi saremo un’analisi più puntuale.

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Lo scarno resoconto pubblicato finora sul sito della Cgil (refusi compresi):

Misurazione della rappresentanza
1.- Ai fini della determinazione del peso di ogni organizzazione sindacale, che determina la possibilità di sedere ai tavoli dei rinnovi contrattuali, valgono:
. le deleghe sindacali (trattenuta operata dal datore di lavoro su esplicito mandato del lavoratore) comunicate dal datore di lavoro all’INPS e certificate dall’Istituto medesimo;
. i voti raccolti da ogni singola organizzazione sindacale nell’elezione delle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) in carica (validità 36 mesi)
2.- Il numero degli iscritti e il voto per le RSU peseranno ognuna per il 50% (così come anche previsto nel decreto legislativo 165/01 per il pubblico impiego)
3.- Questi due dati, iscritti e voto, verranno comunicati ad un ente esterno certificatore (es: CNEL) che procederà, per ogni CCNL, a determinare il calcolo della rappresentanza di ogni organizzazione sindacale.
4.- Le RSU saranno elette con voto proporzionale ai voti ottenuti, superando così l’1/3 destinato alle Organizzazioni Sindacali firmatarie di CCNL, e vi è l’impegno a rinnovare quelle scadute nei successivi sei mesi.

Validità ed esigibilità dei CCNL
Con l’accordo si stabiliscono regole che determinano le modalità con cui rendere esigibili, per entrambe le parti contraenti, il CCNL. Trattasi, per la prima volta nella storia delle relazioni sindacali nel nostro Paese, di una procedura formalizzata e condivisa da entrambe le parti.
1.- Saranno ammesse al tavolo della trattativa le Organizzazioni Sindacali “pesate” con le regole sopra descritte, che superino la soglia del 5%.
2.- Le modalità di presentazione delle piattaforme contrattuali è lasciata alla determinazione delle singole categorie, con l’auspicio di entrambe le parti affinché si determinino richieste unitarie.
3.- Un CCNL è esigibile ed efficace qualora si verifichino entrambi le seguenti due condizioni:
. sia sottoscritto da almeno il 50%+1 delle organizzazioni sindacali deputate a trattare;
. sia validato, tramite consultazione certificata, dalla maggioranza semplice dei lavoratori e delle lavoratrici, con modalità operative definite dalle categorie
La sottoscrizione formale del CCNL che abbia seguito tale procedura diviene atto vincolante per entrambe le parti.
4.- I CCNL definiranno clausole e/o procedure di raffreddamento finalizzate a garantirne l’esigibilità e le relative inadempienze.

(come si può notare, la Cgil omette accuratamente di nominare le “sanzioni” previste in caso di sciopero, su cui invece molto insistono Confindustria, Cisl e Uil). Piccole furbizie che nascondono ai propri iscritti la parte più infame di un accordo mostruoso.

Fonte: http://www.contropiano.org/sindacato/item/16977-i-complici-firmano-laccordo-sulla-rappresentanza-sindacale.

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di Giorgio Cremaschi.

Quando ho cominciato a fare il sindacalista negli anni 70 del secolo scorso, dopo ogni accordo sindacale la prima cosa che chiedevano i lavoratori in assemblea era: ma il padrone lo applicherà?
Allora in genere si facevano accordi che miglioravano la condizione delle persone, e la prima preoccupazione era quella di non dover fare troppi scioperi anche per ottenere l’applicazione della intensa appena conquistata.
Oggi la piena “esigibilità” degli accordi viene vantata dal presidente della Confindustria come il maggior pregio dell’accordo sulla rappresentanza appena sottoscritto con CGIL CISL UIL. La ragione di questa inversione di ruoli è molto semplice, gli accordi che si fanno e si faranno servono a peggiorare il salario e le condizioni di lavoro e quindi è alle persone sottoposte ad essi che bisogna imporre l’ubbidienza. Questo significa la piena applicazione dell’accordo del 28 giugno 2011, con il suo via libera al regime delle deroghe ai contratti nazionali.
L’accordo serve a superare ciò che ancora resta della divisione tra lavoratori garantiti e non, naturalmente estendendo a tutti la condizione peggiore. Del resto la flessibilità dei salari e degli orari è ciò che ci chiede la Commissione Europea per proseguire la politica di rigore.
L’accordo è la istituzionalizzazione della austerità nei luoghi di lavoro.
In pratica l’accordo istituisce il maggioritario sindacale con soglia di sbarramento.
Attenzione, lo sbarramento vero non è quel confuso 5% di rappresentatività che dovrebbe dare accesso al tavolo dei contratti, quello è un trucco per gonzi e giornalisti economici, perché la selezione avviene prima. Infatti fruiscono del diritto alla rappresentanza solo le organizzazioni che sottoscrivono l’accordo impegnandosi al rispetto di tutte le sue parti.
Per capirci è come se la nuova legge elettorale stabilisse che possono candidarsi al Parlamento solo le forze politiche che sottoscrivono la politica di austerità, il fiscal compact e quanto altro serva. In fondo la proposta Finocchiaro ci è andata vicino…
Escluso così preventivamente tutto il mondo sindacale che non si riconosce in CGIL, CISL UIL e ancor di più esclusa ogni nuova rappresentanza del mondo del lavoro, affermato il principio che chi siede al tavolo oggi occupa tutti i posti presenti e futuri, il maggioritario serve a disciplinare ciò che resta di diversità conflittuale, per capirci la FIOM e quelle RSU che ancora organizzano scioperi.
Il maggioritario sindacale stabilisce che una volta scremata preventivamente tra buoni e cattivi la presenza al tavolo, tra i rimasti la maggioranza decide e la minoranza si adegua.
Bisogna dare atto al senatore Pietro Ichino di essere stato il primo a proporre un sistema di questo genere.
Tra i sindacati firmatari, accedono al tavolo quelli che rappresentano più del 5% tra iscritti e voti per la elezioni delle Rappresentanze Sindacali Unitarie. Dove i lavoratori non votano per eleggere chi li rappresenta, ma il sindacato nomina propri fiduciari con le RSA, si continuerà a non votare e conterà per la misura della rappresentanza solo il numero degli iscritti.
Fatti tutti questi conteggi, i sindacati che assieme raggiungono il 50% più uno della rappresentanza decidono.
Sulla piattaforma decidono le organizzazioni senza consultazione dei lavoratori e le aziende trattano solo con la maggioranza, la minoranza sta al tavolo e guarda.
Sugli accordi decide la stessa maggioranza e consulta i lavoratori, in modalità certificate da definire. Cioè non necessariamente con il referendum, ma anche con il voto palese registrato in assemblea. Sotto questo aspetto l’accordo è più arretrato del modello Marchionne, che è stato instaurato con il referendum.
Una volta deciso si esegue, anche se l’accordo non ti piace.
C’è stata la consueta ipocrisia da parte dei dirigenti sindacali in questi giorni. Noi non accetteremo le sanzioni contro gli scioperi, hanno proclamato. Ma l’intesa confederale ovviamente non ha questo compito, essa definisce un accordo quadro che verrà formalizzato nei contratti e negli accordi aziendali, questi ultimi con le nuove rappresentanze aziendali, appositamente selezionate nelle nuove elezioni e nomine previste nei prossimi sei mesi.
Il testo in ogni caso non si presta ad equivoci. I firmatari si impegnano a definire nei contratti “clausole di raffreddamento”, cioè inibizione dello sciopero e delle azioni legali. E non esiste clausola di raffreddamento che non preveda sanzioni per chi non la rispetta.
Per capirci, se questa intesa fosse stata operativa quando la Fiat impose l’accordo capestro a Pomigliano, la FIOM avrebbe dovuto accettare l’intesa e in cambio sarebbe rimasta al tavolo e avrebbe continuato a godere dei diritti sindacali. Ora la CGIL firma quell’accordo e lo estende a tutto il mondo del lavoro anche per conto della FIOM.
Questo accordo pretende di cancellare dai luoghi di lavoro la stessa idea del conflitto sociale, vuole prevenire le lotte e le rivolte che si preparano. Se esso fosse stato siglato negli anni 50 non avremmo oggi lo Statuto dei lavoratori e quanto ancora resta dei diritti del lavoro e dello stato sociale. Esso definisce il regime della complicità sindacale, secondo la definizione del libro bianco dell’allora ministro Sacconi, ed è il primo atto di una più vasta controriforma della Costituzione repubblicana, sulla quale si stanno accingendo i partiti di governo che esultano ed i poteri economici che festeggiano ancora di più.
Per la CGIL è una resa rispetto ai propri principi fondativi.
Cosa allora farà Landini, cancellerà per il classico piatto di lenticchie tutto quello che ha significato in Italia il suo no alla Fiat, oppure manifesterà e organizzerà il dissenso a questa intesa liberticida?
Speriamo, in ogni caso la lotta alle larghe intese politiche e sindacali avrà un nuovo avvio proprio dalla lotta a questo accordo. Qui bisogna subito costruire l’unità dei tanti che non ci stanno. La ripresa sociale e politica, l’alternativa alle politiche di austerità passa oggi anche dal rigetto del patto sulla rappresentanza.

Fonte: http://www.huffingtonpost.it/giorgio-cremaschi/la-complicita-sindacale-e-la-controriforma-della-costituzione_b_3374128.html.

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Milano. Contestata la Camusso

Al teatro San Babila di Milano prima contestazione contro l’accordo-capestro sulla rappresentanza sindacale firmato da Cgil Cisl Uil e Confindustria.

“Lo sciopero non si tocca!” Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, oggi è stata contestata durante un incontro sindacale Cgil-Cisl-Uil al teatro San Babila di Milano da alcuni dei lavoratori presenti in sala. Il motivo della contestazione è stato il recentissimo accordo-capestro sulla rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro che di fatto esclude da ogni diritto i sindacati che non sottoscrivono gli accordi.

La Camusso aveva appena cominciato il suo intervento quando alcuni lavoratori si sono alzati per per protestare contro l’intesa sulla rappresentanza sindacale da poco sottoscritta ed hanno urlato più volte che ”lo sciopero non si tocca”.

guarda il video:

http://video.repubblica.it/economia-e-finanza/milano-camusso-contestata-su-intesa-con-confindustria/130419/128933

L’accordo-capestro è stato valutato positivamente con parole identiche dalla Camusso e dal presidente della Confindustria Squinzi. “Un accordo storico, che mette fine ad una lunga stagione di divisioni”, ha detto la segretaria della Cgil. Aggettivo identico a quello scelto dal presidente degli industriali Squinzi: “È un accordo storico. Dopo 60 anni raggiungiamo un accordo sulle regole della rappresentanza”. “Ci permetterà di avere contratti di lavoro pienamente esigibili”, precisa Squinzi facendo ben intendere che il nodo decisivo per i padroni è proprio l’esigibilità degli accordi.

http://www.contropiano.org/sindacato/item/17023-milano-contestata-la-camusso

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lunedì 3 giugno 2013
Perché abbiamo intitolato così l’articolo, anziché inserire un titolo “standard” ?

Perché il testo seguente non illustra solo i risultati delle ricerche di un’equipe francese che ha studiato per anni gli effetti nocivi del mais OGM: ma fa capire benissimo come funzionano le cose in ambito “ricerca”; evidenzia come una sparuta minoranza di ricercatori, mossi da buoni sentimenti, dalla voglia di fare emergere la verità per il bene comune, operino tra mille difficoltà, economiche e non solo, contrastati dalle multinazionali: sacrificando e/o penalizzando la propria carriera, mentre coloro che si genuflettono agli interessi delle multinazionali ricevono “ori e onori”: stipendi da favola e – cosa che fa arrabbiare – il favore dell’opinione pubblica, manipolata dai mass merda…

Fate leggere questo articolo ai vostri parenti, amici e conoscenti; stampatelo e distribuitelo nei luoghi di aggregazione, nelle sale d’attesa, ovunque possa essere letto…

GRAZIE, lo staff di nocensura.com

Gli OGM tra ricercatori “segreti” e quelli al servizio delle multinazionali

Editoriale a cura di nocensura.com

A dir poco preoccupanti i risultati di uno studio sugli OGM pubblicato sull’autorevole rivista francese “Le Nouvel Observateur” circa la reale pericolosità dei prodotti OGM.

Ebbene, TUTTI i topi alimentati con mais geneticamente modificatoanche non trattato con il disseccante “Roundup” di Monsanto, la cui pericolosità è emersa da diversi test condotti su animalisi sono ammalati gravemente entro 13 mesi dall’inizio della sperimentazione.

Gli esemplari femmina sviluppavano prevalentemente tumori mammari, mentre i maschi patologie a carico di fegato e/o reni.

I roditori alimentati con mais OGM hanno sviluppato malattie con un’incidenza superiore fino a 5 volte rispetto a quelli alimentati con mais non geneticamente modificato.

Alla fine della sperimentazione i topi alimentati con OGM sono morti entro 2 anni con una percentuale che va dal 50 all’80%

Alcune immagini dei ratti alimentati con mais OGM

Alcuni ricercatori francesi hanno studiato per anni segretamente, 200 roditori nutriti esclusivamente con mais transgenico e il risultato è stato spaventoso, “una ecatombe“, per utilizzare le parole del Le Nouvel Observateur.

Secondo le ricerche del team francese che lavora al progetto “Gilles, guidato dal prof. Eric Seralini, professore di biologia molecolare presso l’Università di Caen, pubblicate dalla rivista scientifica statunitense “Food and Chemical Toxicology” il mais OGM è molto nocivo anche in quantità molto basse.

Il mais OGM NK 603 con il quale è stato condotto l’esperimento sui 200 topi è stato ottenuto da una scuola agraria canadese.

Il prof. Seralini ha iniziato il percorso di ricerca nel 2006, e alle scoperte, comprovanti in modo inequivocabile la pericolosità del mais OGM, ha dedicato un libro, intitolato “Tutte le cavie“.

RICERCATORI: QUELLI MOSSI DAL BENE COMUNE SONO OSTACOLATI E RELEGATI AI MARGINI: QUELLI “PREZZOLATI” FANNO SOLDI A PALATE E MAGARI FINISCONO IN TV. A DIRE LE LORO MENZOGNE AL GRANDE PUBBLICO…
 
Fare ricerca sugli OGM in modo serio e indipendente è molto difficile: è ovviamente necessario disporre di locali e strumentazione, risorse per pagare i ricercatori (che in molti casi si “accontentano” di buste paga molto misere pur di fare il lavoro che amano, mentre coloro che si prostituiscono alle multinazionali ne ricavano fama e soldi a palate) ed il personale ausiliario; e chi vuole investigare sugli OGM (o altre questioni “scomode”) non solo ha serie difficoltà nel reperire finanziamenti, ma rischia di essere emarginato, boicottato dalle potentissime lobby collegate – direttamente o indirettamente – al mercato degli OGM.
Il team guidato dal prof. Seralini ha dovuto condurre la ricerca, durata anni, in condizioni di assoluta segretezza: i ricercatori del progetto Gilles si sono dovuti comportare come agenti segreti: niente email, niente conversazioni telefoniche, massima discrezione, per scongiurare l’intervento della multinazionale Jarnac.

I risultati della ricerca in oggetto, ovviamente, sono stati censurati dai mass media: che sono più propensi a dare spazio ai ricercatori che sostengono l’esatto contrario, negando evidenze scientifiche, e riparando nella classica formula del “non è provato al di là di ogni ragionevole dubbio” anche dinnanzi ai risultati più eclatanti. Ma se pensiamo che ci sono fior di medici, ricercatori, che tutt’oggi sostengono che gli inceneritori, e persino l’Uranio impoverito non è pericoloso, non c’è da stupirsi. Si tratta di ricercatori, uomini di scienza che si sono posti al servizio delle lobby, pronti a lavorare per i loro interessi anche quando questi contrastano con quelli dell’umanità. A differenza dei colleghi “scomodi”, gli scienziati prezzolati guadagnano bene, vengono proposti come “autorevoli relatori” ai convegni più importanti del pianeta, scrivono libri, presenziano nei salotti televisivi e ottengono anche il favore dell’opinione pubblica, che dei “ricercatori scomodi”, veri e propri eroi moderni, ne ignorano l’esistenza ed i risultati del loro impegno.

POLITICI E MASS MEDIA TACCIONO: O PEGGIO, CERCANO DI CONVINCERE L’OPINIONE PUBBLICA DELL’ESATTO CONTRARIO…
L’unico politico francese ad avere preso in seria considerazione le scoperte del team del prof. Seralini è stata Corinne Lepage, ex ricercatrice e docente universitaria, nonché ministro dell’ambiente dal 1995 al 1997, che già in quel periodo si era distinta per l’impegno profuso per fare emergere la verità sugli OGM: nella veste di Ministro aveva favorito la nascita di Comitati per la prevenzione di malattie legate ai cibi transgenici. Quando è venuta a conoscenza dei terrificanti esiti della ricerca, Corinne Lepage ha scritto un libro, intitolato “La verité sur les OGM c’est notre affaire” in cui evidenzia come politici, ricercatori, mass media e le multinazionali abbiano taciuto questa agghiacciante verità, mettendo sotto accusa la Commissione Europea, che si occupa – anzi: si sarebbe dovuta occupare – di vigilare sugli OGM. (L’azienda leader mondiale degli OGM è la Monsanto, di proprietà di David Rockfeller, padre fondatore di Gruppo Bilderberg e Commissione Trilaterale, associazioni paramassoniche di cui fanno parte i capi dei principali governi occidentali, tra cui Enrico Letta…) Corinne Lepage chiede spiegazioni e pone interrogativi che non riceveranno mai una risposta…

PER CHI VUOLE APPROFONDIRE LA QUESTIONE:
Circa le ricerche del prof. Seralini, vi suggerisco di leggere gli articoli che trovate in questa pagina: http://tempsreel.nouvelobs.com/tag/gilles-eric-seralini (si tratta dell’archivio articoli del prof. Seralini sul sito nouvelobs.com: sono in francese, traduceteli mediante il traduttore di Google.)

Vedi anche: MAIS, cereale – quello OGM, svelati i suoi danni

Circa le scoperte relative alla pericolosità del mais OGM sul web è ormai disponibile un’ampia letteratura; ma effettuando una ricerca potete trovare anche articoli come questi:

Staff nocensura.com

PS: Se sono emerse molte verità, nonostante l’impegno delle multinazionali, dei politici e dei mass media per far si che questo non accadesse, lo dobbiamo a persone come il prof. Eric Seralini e gli altri ricercatori del progetto Gilles, che si sono impegnati per il bene comune, anche a costo di rischiare la vita, o comunque di rinunciare ai riconoscimenti che il sistema riserva ai loro fedeli servitori.

In modo analogo a quanto avviene per gli OGM, le lobby contrastano la ricerca sulle cellule staminali: che ormai è assodato, potrebbero guarire definitivamente malattie gravi, invalidanti, che costringono molte persone ad una sorta di “ergastolo sanitario”, cure costose e nocive interminabili per alleviare i sintomi, e non curare la malattia, e molte altre questioni…

A queste persone, va il nostro più sentito ringraziamento.
Persone mosse da ideali sani e dal bene comune ce ne sono sempre meno, e purtroppo non le troviamo nelle stanze dei bottoni dove abbiamo ri-eletto, per l’ennesima volta, i servitori dei poteri forti sovranazionali: banche, alta finanza, multinazionali

Persone che non esitano a dichiarare guerre, a seminare morte e distruzione nei modi più disparati, per conseguire i loro interessi, o quelli dei loro manovratori…
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Un’altra scandalosa realtà nascosta: L’anatocismo bancario e come recuperare i propri soldi

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giovedì 23 maggio 2013

tempo di guerra Crisi drammatica, gli italiani si comportano ormai come in tempo di guerra‘Il quadro che viene fuori dal rapporto annuale dell’Istat e’ desolante, con gli italiani ormai che si comportano come ai tempi di guerra”. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, spiegando che gli acquisti continueranno a scendere anche quest’anno, con il 74% delle famiglie che dichiara di riuscire ad arrivare a fine mese solamente con feroci tagli al carrello della spesa. Se non si prenderanno presto misure a sostegno delle famiglie e dell’occupazione, soprattutto giovanile – aggiunge la Cia – ma si procedera’ con provvedimenti come l’aumento dell’Iva al 22 per cento, la situazione non potra’ che peggiorare ancora. Intanto aumentano i segnali di sofferenza – sottolinea la Cia- Basti ricordare che nell’ultimo anno il numero di famiglie che fa la spesa nelle ‘cattedrali del risparmio’ come discount e hard-discount e’ arrivato a 13,8 milioni (il 62 per cento). Mentre e’ praticamente raddoppiata (dal 6,7 al 12,3 per cento) la quota di italiani che non puo’ piu’ permettersi di mangiare carne o pesce ogni due giorni.

Fonte: L’Indipendenza – tratto da rischiocalcolato.it

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martedì 30 aprile 2013
Nonostante la crisi e la stagnazione economica che ha colpito il nostro paese negli ultimi  anni l’Italia è un paese ancora molto ricco. Uno studio di Prometeia, una delle più note società di consulenza finanziaria del nostro paese, rivela come il patrimonio finanziario delle famiglie italiane sia pari a 3.500 miliardi di euro, senza appunto l’inclusione dei beni immobiliari posseduti. Questo numero è la somma totale delle ricchezze accumulate dai 22 milioni di nuclei familiari che risiedono nel nostro paese, ma la maggior parte di questo patrimonio è concentrata in poche mani. Le famiglie ricche, ovvero coloro i quali hanno una ricchezza superiore ai 500.000 euro, sono 606.000 e detengono un patrimonio finanziario nell’ordine degli 897 miliardi di euro. Questa cifra è pari a poco meno di metà del nostro debito pubblico. In Italia ci sono quasi ottomila famiglie (7.896) che hanno ognuna un patrimonio finanziario di oltre 10 milioni di euro, per un totale di 134 miliardi di euro. E ben 164.000 quelle che posso vantare un tesoretto tra 1 e 5 milioni di euro.

L’analisi di Prometeia rivela quindi una significativa disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza: il 3% dei nuclei familiari posseggono un quarto del patrimonio finanziario complessivo del paese. Anche a livello territoriale si riscontra una forte differenza di distribuzione patrimoniale, concentrata in modo particolare nel Nord del paese. Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna da soli detengono il 68% del totale. Prometeia, come rimarca il “Corriere della Sera” che ha ripreso questo studio, evidenzia come ci sono 17.000 famiglie ricche (sempre sopra i 500.000 euro) con un patrimonio complessivo di 25 miliardi di euro, più dell’intera Liguria dove le famiglie ricche sono 19.000 e si fermano a 24 miliardi di euro. Così solo a Varese ci sono 11.000 famiglie con un patrimonio da 18 miliardi di euro, pari a quello accumulato da tutte le famiglie benestanti di tre regioni come l’Abruzzo, il Molise e la Calabria. Milano è la provincia più ricca d’Italia, nella quale  71.000 famiglie  hanno accumulato beni finanziari per 148 miliardi di euro.

Un altro elemento che corrobora la significativa disuguaglianza presente nel nostro paese è l’aumento della ricchezza anche nel corso del 2012 quando il Pil del Paese è sceso del 2,4%. Il patrimonio complessivo delle famiglie ricche con più di 500.000 euro tra depositi e titoli è  infatti aumentato di circa il 2% anche se la crescita è quasi tutta imputabile alla rendita mentre la raccolta è diminuita. Un altro mutamento prodotto dalla crisi è l’aumento degli investimenti nei fondi pensione ed in altri prodotti assicurativi, che proteggono maggiormente i risparmi. Dall’analisi di Prometeia rimane ovviamente esclusa la ricchezza nascosta nei paradisi fiscali. Il “Corriere” rimarca come nell’anno successivo all’ultimo scudo fiscale il private banking abbia aumentato la propria raccolta di oltre 30 miliardi di euro.

(“600 mila famiglie italiane hanno un patrimonio di 900 miliardi di euro”, dal blog di Gad Lerner del 1° aprile 2013).

da http://www.libreidee.org

Fonte: http://ilblogdinicola.wordpress.com/2013/04/13/quasi-1000-miliardi-di-euro-in-mano-a-600-000-italiani/

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domenica 1 gennaio 2012
Povertà in ItaliaUn italiano su quattro sarebbe a rischio di povertà o di esclusione sociale e nel 2010 il 18,2 per cento delle persone residenti in Italia sarebbe, secondo la definizione Eurostat, a “rischio di povertà”, mentre il 6,9 per cento si troverebbe in condizioni di “grave deprivazione materiale” e il 10,2 per cento vivrebbe in famiglie caratterizzate da una bassa intensità di lavoro.
A renderlo noto è l’Istat in un comunicato. L’Istituto di statistica evidenzia che l’indicatore sintetico del rischio di povertà e di esclusione sociale, che considera vulnerabile chi si trova in almeno una di queste tre condizioni, è pari al 24,5 per cento, un livello analogo a quello del 2009 ma superiore a quello della Germania (19,7 per cento) e della Francia (19,3 per cento).
Nel biennio 2009-2010 risultano sostanzialmente stabili in Italia sia il “rischio di povertà” (dal 18,4 per cento al 18,2 per cento), sia quello di “grave deprivazione materiale” (dal 7 per cento al 6,9 per cento), mentre pare sia aumentata dall’8,8 per cento al 10,2 per cento la quota di persone che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro, dove cioè le persone di età compresa fra 18 e i 59 anni lavorano meno di un quinto del tempo. Germania e Francia mostrano valori inferiori a quello italiano sia del “rischio di povertà”, sia dell’indicatore di “grave deprivazione materiale”. In Italia e in Francia è più marcato il rischio di povertà per i giovani fra i 18 e i 24 anni, rispetto alle generazioni più anziane. In Italia, inoltre, è più alto il rischio di povertà per i minori di 18 anni.
Nel 2010, il 16 per cento delle famiglie residenti in Italia ha dichiarato di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese. L’8,9 per cento si è trovato in arretrato con il pagamento delle bollette; l’11,2 per cento con l’affitto o il mutuo; l’11,5 per cento non ha potuto riscaldare adeguatamente l’abitazione. E ancora: il 12,9 per cento delle famiglie abitanti nel mezzogiorno è gravemente deprivato, valore più che doppio rispetto al Centro (5,6 per cento) e più che triplo rispetto al nord (3,7 per cento).
Il 50 per cento delle famiglie residenti in Italia ha percepito nel 2009 un reddito netto non superiore a 24.544 euro l’anno, circa 2.050 al mese. Non solo: nel Sud e nelle Isole, metà delle famiglie ha guadagnato meno di 20.600 euro, circa 1.700 euro mensili. La quota di reddito totale del 20 per cento più ricco delle famiglie residenti in Italia è pari al 37,2 per cento, mentre al 20 per cento più povero spetta l’8,2 per cento del reddito.
Con riferimento ai redditi 2009, la disuguaglianza, misurata dall’indice di concentrazione di Gini, mostra un valore superiore alla media europea nella ripartizione Sud e Isole (0,32) e inferiore nel Centro (0,29) e nel Nord (0,29). Su scala nazionale l’indice di Gini è pari allo 0,31, lievemente superiore alla media europea (0,30). Se tuttavia si includono i fitti imputati nel reddito, la diseguaglianza risulta minore (0,29). Entrambi i valori sono stabili rispetto al 2008.
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venerdì 10 febbraio 2012

L’aumento della disoccupazione sta spingendo ai margini della società milioni di cittadini che non avevano mai conosciuto problemi economici, cambiando la nostra idea della povertà.

Dimitris Pavlópulos ha una pensione di 550 euro al mese e spende mensilmente 150 euro in medicine. Il taglio alle sovvenzioni per i farmaci lo obbliga a scegliere tra comprare un litro di latte (1,5 euro) o una medicina per curare la sua malattia. Affrontare entrambe le spese è impossibile.

Manuel G. è un disoccupato di lungo corso che ha nostalgia dei mille euro che guadagnava all’inizio della crisi. Ha perso il lavoro di impiegato tre anni fa, e ormai non gli spetta più il sussidio di disoccupazione. Non potendo tornare a casa dai genitori, vive in una stanza in affitto, frequenta la mensa per i poveri e indossa i vestiti regalati da una ong.

Sono le vittime della crisi, persone che appena cinque anni fa appartenevano alla classe media o medio-bassa e che oggi sono i nuovi poveri. Devono scegliere tra un pasto caldo o il riscaldamento, tra la sopravvivenza e il pagamento dell’ipoteca. Hanno cancellato il concetto di povertà legata ai mendicanti. Oggi, sempre di più, la povertà si associa alla normalità. “I volontari di ieri sono gli assistiti di oggi”, spiega Jorge Nuño, segretario generale di Caritas Europa.

Secondo le cifre dell’Unione europea, nei 27 stati membri nel 2009 c’erano 115 milioni di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale (23,1 per cento della popolazione), “senza contare i 100-150 milioni sul filo del rasoio, a cui bastano due mesi senza stipendio e un’ipoteca da pagare per finire in miseria”, spiega Nuño. Nel 2007 a rischiare la povertà erano appena 85 milioni. Nella lista dei nuovi poveri ci sono cittadini greci, spagnoli e irlandesi, “ma anche francesi, tedeschi e austriaci”, sottolinea Nuño.

La dinamica dell’impoverimento è ben delineata: all’indebitamento familiare si aggiunge la crisi di stati un tempo prodighi in sussidi, dove improvvisamente scompaiono milioni di posti di lavoro, come nel settore edilizio in Spagna.
Come si misura l’indigenza? Esistono due tipi di povertà: quella moderata o relativa (individui che guadagnano il 60 per cento del reddito medio del paese) e quella severa (40 per cento). “La maggioranza dei poveri si allontana sempre più da questa soglia. Quelli che erano già poveri sono diventati più poveri, e intanto le mense delle associazioni di volontariato accolgono persone che non le avevano mai frequentate. Il tasso di povertà è cresciuto enormemente tra i bambini –  in Spagna uno su quattro vive in condizioni di indigenza – e abbastanza tra gli immigrati e i giovani”, spiega Paul Mari-Klose, sociologo del Csic.

“Parliamo di vite di stenti, del non essere in grado di arrivare alla fine del mese o di mangiare carne più di una volta a settimana. In Spagna – come in Grecia, Portogallo e Italia – non è aumentata tanto l’estensione della povertà quanto la severità e la concentrazione in determinati gruppi. Durante gli anni dell’espansione economica molti giovani si sono emancipati precocemente, e ora si trovano in situazioni limite. In Islanda c’è stato uno spettacolare incremento della povertà, soprattutto tra i bambini”, aggiunge Mari-Klose.
Secondo i dati Eurostat sulla povertà e l’esclusione sociale, l’aumento della povertà coinvolge paesi come Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, gli stati dell’Europa dell’est recentemente entrati nell’Ue ma anche segmenti sempre più ampi della popolazione dei paesi più solidi e paradisi dello stato sociale improvvisamente crollati, come l’Islanda dopo la crisi del sistema bancario.

Ad ogni modo la media comunitaria presenta una dispersione elevata. Bulgaria (46,2 per cento) e Romania (43,1 per cento) registrano cifre doppie rispetto alla media. All’estremo opposto troviamo Repubblica Ceca (14 per cento), Paesi Bassi (15,1 per cento) e Svezia (15,9 per cento). La Spagna si posiziona a metà classifica, con il 23,4 per cento, e dunque passa inosservata. Tuttavia la somma tra il rischio strutturale (circa il 20 per cento nel 2007) il deficit di protezione sociale e il tasso di disoccupazione record (22,8 per cento) non lascia presagire niente di buono.
I bambini, gli anziani, le donne e gli immigrati sono tradizionalmente i gruppi più a rischio, perché età, sesso ed etnia sono fattori che incidono pesantemente sulla povertà. Tuttavia negli ultimi tempi a queste categorie si è aggiunta una legione di cittadini medi, in un contesto di tagli alla spesa sociale che amplifica gli effetti della crisi.
Si tratta di “persone con un lavoro altamente precario, che hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese e che non possono godere di alcun aiuto da parte dello stato; sono individui tra i 30 e i 45 anni, con e senza famiglie a carico, senza sussidi perché hanno una minima forma di introito, obbligati a tornare a vivere con i genitori per continuare a pagare un’ipoteca”, spiega  Joan Subirats, della Universidad Autónoma de Barcelona. “Gli altri settori sono più controllati, ma la classe medio-bassa finora non è stata analizzata a fondo”.

Dieci giorni di autonomia
L’indigenza di ampie fasce della società europea non è soltanto un problema sociale, ma influisce anche nel contesto politico, perché aumenta il numero di persone che vivono ai margini del sistema. Nonostante la maggioranza degli esperti resista alla tentazione di considerare i “nuovi poveri” come le uniche vittime della crisi, sottolineando il peggioramento delle condizioni di vita di categorie già in precedenza impoverite, è innegabile che dopo quasi 15 anni di vacche grasse e nuovi ricchi la crisi ha colpito una segmento della popolazione che fino al 2007 non aveva problemi a soddisfare le necessità di base.
Nell’incubo dei nuovi poveri ci sono molti fattori diversi. Nei nuovi stati dell’Ue la zavorra principale è il deficit strutturale ereditario. Nella maggior parte dei casi si tratta di stati ex-comunisti riconvertiti in fretta e furia come Lettonia (37,4 per cento di rischio di povertà ed esclusione sociale), Lituania, Ungheria, Bulgaria e Romania. In Grecia il fantasma della fame si è trasformato in una spaventosa realtà. Pavlópulos, il pensionato di 75 anni, riceve le cure di cui ha bisogno grazie alla ong Medici senza frontiere. Da quando il primo piano di aggiustamento (2010) ha cancellato molte sovvenzioni, la sua pensione si esaurisce in 10 giorni, dopodiché dipende dalle ong.
Intanto il 2010, Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, è trascorso nell’indifferenza generale. Si è conclusa mestamente anche la Strategia di Lisbona, che puntava ad avere “un effetto decisivo nello sradicamento della povertà”. La crisi ha accantonato i buoni propositi, e l’obiettivo principale della Strategia 2020, ridurre a 20 milioni il numero di poveri in europa, rischia di trasformarsi in carta straccia.

Fonte: “El País” Traduzione di Andrea Sparacino

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LE GUERRE DELLA FAME

giovedì 16 agosto 2012

Di Michael T. Klare

Imminenti le guerre della fame: caldo, siccità,impennata dei prezzi dei generi alimentari e disordini mondiali

Sebbene la Grande Siccità del 2012 non sia ancora volta al termine, conosciamo già le gravi conseguenze che ne scaturiranno. Con più della metà delle contee americane dichiarate (1) aree colpite dal disastro della siccità, è garantito che i raccolti del 2012 di grano, soia ed altri prodotti principali deluderanno decisamente le previsioni. Questo, a sua volta, aumenterà a livello esponenziale i prezzi degli alimenti (2) sia nei mercati nazionali che esteri, causando sia un impoverimento ulteriore agli agricoltori e alle famiglie americane a basso reddito, che delle difficoltà di gran lunga maggiori per gli abitanti più poveri dei paesi dipendenti dall’importazione cerealicola statunitense.

Questo, tuttavia, è solo un assaggio delle probabili conseguenze: basandoci sulle esperienze passate, aumenti di tal entità nel prezzo dei generi alimentari porteranno anche a diffusi disordini sociali e a violenti conflitti.

Il cibo (quello economicamente accessibile) è essenziale al benessere e alla sopravvivenza. Senza, le persone sarebbero ansiose, disperate, arrabbiate. Negli Stati Uniti, la percentuale del bilancio familiare medio destinata all’alimentazione è solo del 13% (3), una fetta relativamente ridotta. Pertanto, un aumento dei prezzi degli alimenti nel 2013 non graverà eccessivamente sulla maggior parte delle famiglie a reddito medio e alto. Tuttavia, tale aumento potrebbe rivelarsi particolarmente avverso per gli americani indigenti e disoccupati con risorse limitate. Ernie Gross, esperto in economia agraria alla Creighton University di Omaha, afferma (4) che si tratta di una vera e propria fetta di reddito sottratta alle famiglie. Ciò potrebbe contribuire al malcontento già presente nelle zone depresse e ad alto tasso di disoccupazione, forse scaturendo l’accentuarsi di una forte reazione negativa contro i politici in carica, nonché di altre forme di dissidenza e disordine.

Tuttavia, è molto probabile che la Grande Siccità produca gli effetti più devastanti a livello internazionale. Prima di tutto perché molte nazioni, per integrare le proprie raccolte, dipendono dalle importazioni cerealicole statunitensi. Inoltre, a causa delle intense siccità e inondazioni che danneggiano le colture anche altrove, le riserve alimentari subiranno una riduzione che inneschrà un aumento dei prezzi a livello globale. “Ciò che accade alle riserve statunitensi ha un forte impatto in tutto il mondo”, afferma Robert Thompson, esperto di sicurezza alimentare presso il Chicago Council on Global Affairs. Egli ha sottolineato che dato che le colture di grano e soia, le più colpite dalla siccità, spariscono dai mercati mondiali, è probabile che il prezzo di tutti i cereali, compreso il frumento, aumenti causando grandissime difficoltà a coloro che già stentano a soddisfare il fabbisogno alimentare della propria famiglia.

Hunger Games, 2007-2011

Ciò che accadrà in seguito è ovviamente impossibile da prevedere, ma se facciamo affidamento alle esperienze passate, il futuro potrebbe essere orribile. Tra il 2007 e il 2008, quando riso, grano e frumento subirono un’impennata dei prezzi del 100% o più, i costi decisamente maggiori, specialmente quelli del pane, seminarono (5) “rivolte per il cibo” in più di una dozzina di paesi, compresi Bangladesh, Camerun, Egitto, Haiti, Indonesia, Senegal e Yemen. A Haiti le rivolte furono così violente e la fiducia dei cittadini nelle abilità del governo nel risolvere problema calò così drasticamente, che il senato di Haiti destituì (6) il Primo Ministro Jacques‑Édouard Alexis. In altri paesi, gli scontri tra i manifestanti infuriati (7) con l’esercito e le forze dell’ordine causarono numerose vittime.

L’aumento dei prezzi degli anni 2007-2008 fu fondamentalmente attribuito al rapido aumento del prezzo del petrolio. Tale aumento inasprì i costi della produzione alimentare, poiché il petrolio è largamente usato nelle operazioni di coltivazione, irrigazione, consegna e produzione di pesticidi. In parallelo, su scala mondiale, un numero sempre maggiore di terreni coltivabili destinati a colture alimentari venne convertito in coltivazioni destinate alla produzione di biocarburanti.(8)

La successiva impennata dei prezzi del periodo 2010-2011, tuttavia, fu strettamente legata al cambiamento climatico (9). Un intenso periodo di siccità, durante l’estate del 2010, mise in ginocchio (11) gran parte della Russia orientale, intaccando di un quinto il raccolto di grano proprio nella regione granaio, forzando Mosca a sospendere le esportazioni dello stesso. La siccità ha colpito anche il raccolto cerealicolo cinese (12), mentre, in Australia, delle catastrofiche inondazioni hanno distrutto la maggior parte delle colture di grano (13). Con le altre conseguenze legate agli eventi atmosferici estremi, tali calamità hanno contribuito a far salire i prezzi di più del 50% (14) e il prezzo della maggior parte dei generi alimentari di base aumentò del 32%.

Ancora una volta, un’impennata dei prezzi dei generi alimentari ha causato diffusi disordini sociali, stavolta concentratisi soprattutto nell’Africa settentrionale e in Medio Oriente. Le prime proteste nacquero a causa del costo degli alimenti di base in Algeria e a seguire in Tunisia dove, non certo per coincidenza, la scintilla è stata provocata dal giovane venditore ambulante di prodotti ortofrutticoli, Mohamed Bouazizi (15), che si è dato fuoco per protestare contro le vessazioni del governo. Quella che è ad oggi conosciuta con il nome di Primavera Araba è stata provocata dalla rabbia (16) per l’aumento dei prezzi di cibo e benzina, insieme ad un rancore covato a lungo a causa di repressione e corruzione da parte del governo. Gli ingenti costi degli alimenti di base, specialmente il prezzo della pagnotta, sono stati causa di malcontento anche in Egitto, Giordania e Sudan. Altri fattori, in particolare il rancore nutrito per le dittature da tempo radicate, si sono forse rivelati maggiori proprio in quelle zone. Tuttavia, come ha scritto l’autore di Tropic of Chaos (17): Climate Change and the New Geography of Violence (Il tropico del caos: il cambiamento del clima e la nuova geografia della violenza, n.d.t), Christian Parenti (18), “l’origine del disordine era attribuibile, almeno in parte, al prezzo di quella pagnotta”.
Per quanto riguarda la siccità attuale, gli analisti hanno già messo in guardia (19) circa sia la probabile instabilità in Africa, dove il grano è un importante alimento di base, sia del crescente malcontento popolare in Cina (20) Proprio in Cina, un aumento dei prezzi è alquanto probabile in un periodo di grandi difficoltà per la marea di famiglie a basso reddito, di lavoratori stagionali e poveri contadini. Negli Stati Uniti e in Cina, i prezzi alle stelle potrebbero anche causare una riduzione delle spese dei consumatori per altri beni, contribuendo ulteriormente al rallentamento dell’economia globale e all’aumento della miseria nel mondo intero, con conseguenze sociali imprevedibili.

Hunger games, 2012-??

Se questo fosse soltanto un cattivo raccolto verificatosi in un solo paese, il mondo, indubbiamente, incasserebbe il duro colpo d’austerità che ne conseguirebbe, ipotizzando una ripresa negli anni a venire. Sfortunatamente, è sempre più evidente che la Grande Siccità del 2012 non è un evento eccezionale che si verifica in una singola nazione, bensì una conseguenza inevitabile del riscaldamento globale che sarà sempre più intenso. Perciò, non dobbiamo solo aspettarci anni insopportabili di caldo estremo, ma anni ben peggiori, più caldi e più frequenti, non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il pianeta e per un futuro indeterminato.

Fino a poco tempo fa, la maggior parte degli scienziati era restia a ritenere il riscaldamento globale colpevole di particolari tempeste o siccità. Ora, tuttavia, secondo un numero crescente di scienziati, questi collegamenti, in certi casi, possono essere dimostrati (21). In uno studio (22) condotto recentemente sugli eventi atmosferici estremi del 2011, ad esempio, gli esperti del clima dell’Amministrazione Nazionale Oceanica ed Atmosferica (NOAA) e il Great Britain’s National Weather Service (il servizio metereologico della Gran Bretagna, n.d.t.) hanno concluso che il cambiamento climatico provocato dall’uomo ha reso più intense e più probabili che mai le ondate di caldo come quelle che hanno già colpito il Texas nel 2011. Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Bulletin of the American Meteorological Society, il riscaldamento globale avrebbe avuto un’incidenza su quell’ondata di caldo (23) in Texas che la rendeva venti volte più probabile rispetto al 1960. Analogamente, le temperature anormalmente calde come quelle sperimentate in Gran Bretagna nel novembre scorso, sarebbero state 62 volte più probabili per via del riscaldamento globale.

E’ ancora troppo presto per applicare il metodo usato da questi scienziati per calcolare le conseguenze del riscaldamento globale delle ondate di caldo del 2012, che, tra l’altro, si stanno dimostrando di gran lunga più gravi, ma possiamo supporre che la possibilità che siano strettamente legati sia elevata. Cosa ci attende in futuro, dato lo slancio che sta prendendo il riscaldamento globale?

Quando pensiamo al cambiamento climatico, e soprattutto se ci pensiamo, immaginiamo elevate temperature, siccità prolungate, tempeste anomale, incendi infernali e l’innalzamento del livello del mare. Tra l’altro, questo provocherà danni alle infrastrutture (24), nonché una diminuzione delle scorte alimentari. Queste, naturalmente, sono le conseguenze del riscaldamento nel mondo a livello fisico, e non sociale. Quest’ultimo è il mondo in cui noi tutti viviamo e dal quale dipendiamo per i molteplici aspetti dei nostri benessere e sopravvivenza quotidiani. Non c’è alcun dubbio che gli effetti puramente fisici del cambiamento climatico si riveleranno catastrofici. Invece, gli effetti sociali, che forse comprenderanno in futuro tumulti per il cibo, carestie su vasta scala, collasso dello stato, migrazioni di massa e conflitti di ogni tipo, fino ad arrivare ad una guerra totale, potrebbero dimostrarsi ancora più distruttivi e letali.

Suzanne Collins ha riscosso un enorme successo col romanzo per ragazzi The Hunger Games e il film che ne è seguito, avvincendo milioni di persone col ritratto di un futuro distopico, sprovvisto di risorse e post-apocalittico in cui dei “distretti” una volta ribelli in un Nord America impoverito devono consegnare due adolescenti, costretti a partecipare ad una serie di giochi televisivi gladiatoriali che terminano quando solo uno dei due giovani contendenti sopravviverà. Gli hunger games sono un risarcimento per la capitale di Panem, uscita vittoriosa ma gravemente danneggiata dai distretti ribelli durante un’insurrezione. Senza specificare apertamente il riscaldamento globale, è chiaro e tondo che la Collins ritiene il cambiamento climatico responsabile della fame che offusca il continente nord americano nell’era futura da lei descritta. Per cui, mentre si procede alla scelta dei due contendenti, il sindaco della città principale del Distretto 12 descrive “i disastri, le siccità, le tempeste, gli incendi, l’avanzamento delle acque marine che invadono e inghiottiscono gran parte del territorio [e] la guerra brutale per l’esiguo nutrimento restante.”

La Collins è stata lungimirante a questo riguardo, nonostante la fantasia che detta la visione specifica della violenza in base alla quale dovrebbe essere organizzato il mondo da lei descritto. Noi, però, non potremo forse mai attestare la sua versione di quegli hunger games, ma potremo osservarne certamente altre. Infatti, molti tipi di hunger games non mancheranno nel nostro futuro. Questi potrebbero comprendere qualsiasi combinazione o permutazione dei disordini che nel 2008 causarono molte vittime, nonché il crollo del governo di Haiti, le battaglie accanite tra le folle di manifestanti e le forze dell’ordine che hanno messo in ginocchio delle zone del Cairo durante il fermento della Primavera Araba, le lotte etniche per i contestati terreni coltivabili e le fonti d’acqua che hanno fatto sì che il Darfur (25) divenisse oggetto di notizie che suscitano orrore, o la distribuzione iniqua dei terreni agricoli che, in India, continua ad alimentare le ribellioni dei naxaliti (26) maoisti.

Associate a questi conflitti un’altra probabilità: la siccità persistente e la fame potrebbero costringere milioni di persone ad abbandonare (27)le loro terre tradizionali e a fuggire verso lo squallore delle baraccopoli e dei dilaganti quartieri poveri che cingono le grandi città, innescando così l’ostilità di coloro che già vi abitano. Un’esplosione del genere (28) e dai risultati mostruosi si verificò nelle baraccopoli di Johannesburg nel 2008, quando i migranti provenienti dal Malawi e dallo Zimbabwe, estremamente poveri e affamati, sono stati aggrediti, picchiati e in dei casi bruciati vivi dagli indigenti sudafricani. Una terrorizzata e tremante emigrata dello Zimbabwe rifugiatasi in una stazione di polizia a causa della folla infuriata, ha dichiarato (29) di aver lasciato il proprio paese “per mancanza di lavoro e di cibo”. E contate su un’altra cosa: altri milioni di persone nei prossimi decenni, estremamente provate da disastri che andranno dalle siccità all’innalzamento dei livelli del mare, cercheranno di emigrare in altri paesi, provocando ostilità addirittura peggiori. E questo inizia appena ad esaurire le possibilità che abbiamo di sopravvivere nel futuro da hunger games.

A questo punto, tutti gli occhi sono comprensibilmente puntati sulle immediate conseguenze della Grande Siccità ora in corso: colture che vanno scomparendo, raccolti ridotti e aumento dei prezzi dei generi alimentari. È necessario, però, che teniate d’occhio gli effetti sociali e politici che, senza ombra di dubbio, non inizieranno a manifestarsi qui o nel mondo fino alla fine di quest’anno o nel 2013. Meglio di ogni altro studio accademico, ci daranno un assaggio di quel che ci aspetta nei prossimi decenni da un mondo di hunger games con temperature in aumento, siccità permanenti, penurie alimentari ricorrenti e miliardi d’individui affamati e disperati.

Michael T. Klare

Fonte: tomdispatch.com tradotto da Elisa Bertelli per comedonchisciotte.org

NOTE
1 – http://www.huffingtonpost.com/2012/08/02/us-drought-2012-disaster-areas_n_1731393.html
2 – http://www.nytimes.com/2012/07/26/business/food-prices-to-rise-in-wake-of-severe-drought.html
3 – http://www.nytimes.com/2012/07/26/business/food-prices-to-rise-in-wake-of-severe-drought.html
4 – http://www.guardian.co.uk/environment/2012/jul/25/drought-higher-food-prices?newsfeed=true
5 – http://www.guardian.co.uk/environment/2012/jul/23/us-drought-global-food-crisis?newsfeed=true
6 – http://articles.cnn.com/2008-04-14/world/world.food.crisis_1_food-aid-food-prices-rice-prices?_s=PM:WORLD
7 – http://afp.google.com/article/ALeqM5hL0HvIfNZQ2nMgFdy9dSKLZ7t2Gw
8 – http://en.wikipedia.org/wiki/2007–2008_world_food_price_crisis
9 – http://www.reuters.com/article/2008/07/28/us-worldbank-biofuels-idUSN2849730720080728
10 – http://www.tomdispatch.com/archive/175419
11 – http://www.tomdispatch.com/archive/175419
12 – http://www.nytimes.com/2011/02/14/world/asia/14china.html
13 – http://www.nytimes.com/2011/02/14/world/asia/14china.html
14 – http://www.reuters.com/article/2011/02/15/us-worldbank-food-idUSTRE71E5H720110215
15 – http://voices.washingtonpost.com/political-economy/2011/01/spike_in_global_food_prices_tr.html
16 – http://en.wikipedia.org/wiki/Mohamed_Bouazizi
17 – http://voices.washingtonpost.com/political-economy/2011/01/spike_in_global_food_prices_tr.html
18 – http://www.amazon.com/dp/1568586000/ref=nosim/?tag=tomdispatch-20
19 – http://www.tomdispatch.com/archive/175419/christian_parenti_reading_the_world
20 – http://www.ft.com/intl/cms/s/0/bfa7b468-d257-11e1-ac21-00144feabdc0.html#axzz21w46zVBP
21 – http://www.commondreams.org/view/2012/08/05
22 – http://journals.ametsoc.org/doi/abs/10.1175/BAMS-D-12-00021.1
23 – http://www.nytimes.com/2012/07/11/science/earth/global-warming-makes-heat-waves-more-likely-study-finds.html
24 – http://www.nytimes.com/2012/ 07/26/us/rise-in-weather-extremes-threatens-infrastructure.html
25 – http://www.guardian.co.uk/environment/2007/jun/23/sudan.climatechange
26 – http://en.wikipedia.org/wiki/Naxalites
27 – http://www.nytimes.com/2011/07/16/world/africa/16somalia.html
28 – http://www.time.com/time/world/article/0,8599,1808016,00.html
29 – http://www.tomdispatch.com/blog/175579/tomgram%3A_michael_klare%2C_post-apocalyptic_fantasy_becomes_everyday_reality

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Camusso schiera la Cgil a favore degli F35

Camusso schiera la Cgil a favore degli F35: “Risorsa per l’economia”
Mentre la sinistra stava cercando di compattarsi sul fronte del “no” agli aerei da guerra arriva la bordata della leader della Cgil: “F35 e missioni di pace sono importanti per l’economia reale”

Daniele Nalbone13 giugno 2013

“Dagli F35 potrebbe arrivare una grossa mano all’economia reale come anche dalle missioni internazionali di pace. Si chieda all’Ue di finanziarle e si utilizzino quelle risorse per le esigenze nazionale di ripresa”. Con queste parole pronunciate dal congresso della Cisl il leader della Cgil, Susanna Camusso, rischia di far saltare quel fronte ‘di sinistra’ parlamentare che in queste ore sta lavorando a portare il “no” all’acquisto degli aerei da guerra direttamente a Palazzo Chigi.

Solo ieri, infatti, il Pd aveva chiesto alla commissione Difesa della Camera un’indagine e il 24 e 25 giugno l’aula di Montecitorio discuterà una mozione di Sel, M5S ed esponenti Pd contro l’acquisto degli aerei. E sempre ieri un appello contro gli F35 firmato da personalità quali Roberto Saviano, Riccardo Iacona e Gad Lerner ha iniziato a fare il giro del paese.

Il tutto mentre il ministro della Difesa Mario Mauro ha preso parola in maniera lapidaria sul tema per dire che l’assunto “asili al posto di F35” è “fuorviante e demagogico”.

L’ACQUISTO – Come ricorda oggi l’Ansa, il governo italiano vuole acquistare 91 cacciabombardieri Lockheed-Martin F35 ‘Lightning’, al costo complessivo di 13 miliardi di euro, per sostituire 256 aerei da combattimento obsoleti (Tornado, Amx, Harrier). Il Ligthtning è il velivolo multiruolo americano da esportazione, l’equivalente moderno dell’F16 (il vero supercaccia americano, l’F22, non viene esportato per mantenere la supremazia Usa nei cieli). Secondo un recente rapporto del Pentagono, il velivolo avrebbe grossi difetti, ma i suoi sostenitori affermano che sono solo problemi di messa a punto.

IL FRONTE DEL “NO” – “Mentre siamo sicuri che l’Italia ha un disperato bisogno di asili nido – ha detto il capogruppo Pd in commissione, Massimo Scanu – non sappiamo se davvero abbiamo bisogno degli F35”. Appuntamento, quindi, al 24 e 25 giugno in aula a Montecitorio quando sarà discussa la mozione presentata da Sel, M5S ed esponenti del Pd (fra i quali Pippo Civati) che chiede di cancellare il programma di acquisto e destinare i 13 miliardi a riassetto idrogeologico, asili nido e messa in sicurezza delle scuole.

Mozione sulla quale ieri è intervenuto anche il Pd Felice Casson: “Il costo degli F35 è esorbitante”, tanto che “molti paesi hanno già annullato o tagliato le commesse per risparmiare”.

http://www.today.it/politica/f35-camusso-cgil-favorevole-acquisto.html