Governo USA e banche: il controllo costante sul mondo

di Valentin Katasonov
Il mondo finanziario: uno strumento d’informazione

Il mondo della finanza contemporaneo ruota principalmente intorno all’informazione: i dati sui clienti delle banche e delle compagnie assicurative, sulle pensioni e sugli investimenti nonché i dati di altri enti che si occupano di finanza, devono essere raccolti, sistemati, elaborati e infine utilizzati. I numerosi pezzi del puzzle, provenienti da diverse fonti, vengono infine ricomposti. Se la faccenda riguarda persone fisiche, il tutto si riduce a denaro, proprietà, lavoro, salute, parenti e condizioni di vita. In caso di persone giuridiche, invece, la sfera d’interesse ingloba fondi e affari, storia creditizia, investimenti pianificati, top leader, azionisti, manager, contratti, fondi di capitale delle aziende, etc. Per tutto ciò, le banche e altri enti finanziari dispongono di servizi ad hoc. A parte questo, le informazioni comprendono gli uffici di credito nonché le agenzie di rating e d’informazione.

Alcune banche o imprese possono creare delle banche dati contenenti informazioni sui i clienti. Le banche centrali sono diventate agenzie d’informazione potenti che svolgono le funzioni di controllo bancario approfittando di un accesso praticamente libero ai dati commerciali delle banche. Inoltre, alcune banche centrali raccolgono informazioni autonomamente. La Banca di Francia, ad esempio, esegue un monitoraggio delle imprese manifatturiere col pretesto del perfezionamento della propria politica di credito. Una gran quantità di informazioni finanziarie e commerciali vengono tratte dalle transazioni bancomat e POS, che sono sistemi di telecomunicazione che forniscono dati. Separatamente troviamo i sistemi di informazione che, seppur siano collegati e interagiscano con i suddetti, monitorano gran parte dei flussi d’informazione.

La maggior parte delle banche e delle compagnie finanziarie si occupano dei propri servizi di sicurezza. Dal punto di vista formale, la loro missione è la protezione delle informazioni, ossia ciò che appartiene alle aziende. Ufficiosamente, però, molti servizi ottengono informazioni aggiuntive riguardo ad alcuni clienti e alla loro concorrenza. Tale meccanismo presuppone, naturalmente, operazioni sotto copertura, condotte attraverso l’utilizzo di speciali tecnologie e contatti interpersonali (HUMINT).

Le informazioni raccolte sono private e, per accedervi, occorrono autorizzazioni legali. Il fatto che le banche riescano ad acquisire informazioni private e che godano di una consistente indipendenza dallo stato le rende sempre più simili ai servizi segreti. In realtà, sono le banche e i servizi segreti che sorvegliano le informazioni mondiali. Infatti, la fusione del personale dei Servizi speciali occidentali e dei settori bancario e finanziario ha dato vita ad un gigantesco e losco colosso dotato di vaste risorse informative e finanziarie capace di controllare ogni aspetto della vita umana.

La SWIFT: il “cervello” della sorveglianza finanziaria e informativa mondiale

Sono sicuro che in pochi conoscono l’acronimo SWIFT (Società per le Telecomunicazioni Finanziarie Interbancarie Mondiali). Si tratta di una cooperativa di credito attraverso la quale il mondo finanziario esegue le proprie operazioni. Sono più di 10.000 le istituzioni finanziarie e le grandi aziende in 212 paesi che ogni giorno si affidano a tale società per scambiarsi milioni di messaggi finanziari standardizzati. L’attività riguarda lo scambio sicuro di dati di proprietà pur assicurandone formalmente le loro privacy e integrità. Da un punto di vista legale, si tratta di una SPA costituita da banche di diversi paesi. È stata fondata nel 1973 da 240 banche di 15 stati affinché potessero inviare e ricevere informazioni sulle transazioni finanziarie in maniera affidabile, standardizzata e sicura. La società è attiva dal 1977. Per l’enorme quantità di transazioni SWIFT, la valuta utilizzata è il dollaro americano. La SWIFT è una società cooperativa di diritto belga ed è gestita dalle istituzioni finanziarie che ne fanno parte. Ha uffici in tutto il mondo. I quartieri generali della SWIFT, progettati da Ricardo Bofill Taller de Arquitectura, si trovano a La Hulpe, in Belgio, vicino a Bruxelles. L’istituzione governativa è l’Assemblea Generale. Le decisioni vengono prese sulla base di una maggioranza del tipo “un’azione – un voto”. Le banche americane e dell’occidente europeo dominano il consiglio d’amministrazione. Gli azionisti principali con potere decisionale sono: Stati Uniti d’America, Germania, Svizzera, Francia e Gran Bretagna. Le azioni sono distribuite a seconda del volume delle operazioni.

Qualsiasi banca che goda del diritto di effettuare delle operazioni in ottemperanza alle leggi nazionali può essere membro della società SWIFT. Già alla fine del ventesimo secolo lo SWIFT è stato inevitabile nel caso in cui fosse stato necessario inviare denaro in un altro paese. Quando la maggior parte delle transazioni internazionali veniva effettuata in dollari, tutti i pagamenti passavano dai conti aperti nelle banche statunitensi, che, a loro volta, disponevano di conti nel Federal Reserve System (FRS). Perciò, pur essendo un organo internazionale, la SWIFT è legata al FRS, sebbene le banche statunitensi non abbiano una banca dati di controllo. I server della SWIFT si trovano negli Stati Uniti e in Belgio. A metà del decennio scorso, la società si è occupata di 7800 clienti situati in 200 paesi. Il flusso finanziario giornaliero ammonta a 6 trilioni.

SWIFT: l’iniziativa imprenditoriale congiunta della CIA e della FRS

Nell’estate del 2006, la SWIFT fu coinvolta in uno scandalo sollevato dalle testate giornalistiche New York Times, Wall Street Journal e Los Angeles Times. Ecco come sono andate le cose. Successivamente agli eventi dell’undici settembre, tutte le transazioni finanziarie del Paese sono state messe sotto controllo, specialmente quelle transnazionali. Da un punto di vista formale, l’obiettivo consisteva nell’evitare che venissero finanziate le organizzazioni terroristiche. In tempi assai brevi, la CIA ha allacciato dei contatti con la SWIFT per sorvegliare i pagamenti in entrata e in uscita. L’Agenzia dei servizi segreti americana non aveva permessi legali per farlo. Neanche i loro ex-impiegati erano a conoscenza di tali attività. In qualche maniera, un tentativo per giustificare tali operazioni è stato fatto: nel 2003, a Washington, la Società per le Telecomunicazioni Finanziarie Interbancarie Mondiali e alcune agenzie di stato americane, comprese la FBI, la CIA e la FRS (il presidente della Federal Reserve System, Alan Greenspan, era presente), si sono pronunciate sulla faccenda.

Le parti hanno convenuto per portare avanti la collaborazione, ma a condizione che Washington rispettasse alcune regole. La volontà era quella di rinforzare i controlli da parte del Dipartimento del Tesoro statunitense e di limitare le attività focalizzandosi esclusivamente sulle transazioni finanziarie di cui si sospettavano legami col finanziamento al terrorismo. Gli Stati Uniti hanno assicurato di chiudere un occhio su altri pagamenti, compresi quelli legati all’evasione fiscale e al traffico di droga.

Durante le trattative, gli Stati Uniti hanno avanzato la proposta che la SWIFT non fosse una banca, bensì un intermediario tra banche. L’accesso ai suoi dati, dunque, non avrebbe violato le leggi sulla privacy delle banche statunitensi. È risaputo che le banche centrali di Gran Bretagna, Germania, Italia, Belgio, Olanda, Svezia, Svizzera e Giappone erano al corrente delle pratiche intraprese dalla CIA. La Banca Centrale di Russia, però, non è stata menzionata nella suddetta lista…

In alcuni casi, le banche centrali tennero segreto il fatto che la SWIFT collaborasse con gli USA, per cui il pubblico, i governi e i parlamenti ne rimasero all’oscuro (anche se questi ultimi ne fossero stati a conoscenza, non avrebbero fatto trapelare nulla). Ecco come stavano le cose in Gran Bretagna. Nell’estate del 2006, la testata The Guardian ha reso pubblico un caso che attribuiva alla SWIFT la condivisione annuale con la CIA di informazioni legate a milioni di transazioni di banche britanniche. Secondo ilThe Guardian, la condivisione di dati top secret è una violazione delle leggi sia britanniche che europee (più in particolare, la Convenzione Europea per i Diritti Umani).

Un portavoce del commissario delle informazioni ha dichiarato alla testata britannica che il fattore privacy era stato preso «seriamente in considerazione». Se la CIA avesse avuto accesso ai dati finanziari dei cittadini europei, quella sì che sarebbe stata «probabilmente una violazione della normativa europea sulla protezione dei dati», ha dichiarato, aggiungendo che la legislazione britannica sulla protezione dei dati avrebbe potuto essere violata se la transazioni bancarie britanniche fossero state trasmesse. Il commissario ha richiesto ulteriori informazioni alla SWIFT e alle autorità belghe prima di decidere come procedere.

La Banca d’Inghilterra, una delle 10 banche centrali ad avere un posto nel consiglio d’amministrazione della SWIFT, ha rivelato di aver messo al corrente il governo britannico di tale programma nel 2002. «Quando lo abbiamo scoperto, abbiamo informato il Tesoro e abbiamo lasciato a loro l’incombenza del caso,» ha dichiarato Peter Rogers, della Banca. «Abbiamo anche avvisato la SWIFT che avrebbe dovuto affrontare l’argomento col governo. Non aveva niente a che fare con noi. Riguardava la sicurezza e non la finanza. Era una faccenda tra la SWIFT e il governo».
Dal Parlamento, in una risposta scritta, Gordon Brown assicurava che il governo era a conoscenza dell’accordo. Citando la politica governativa di non rilasciare alcun parere su «faccende di sicurezza specifiche», tuttavia, il cancelliere ha rifiutato di dichiarare se fossero state prese delle misure per «assicurare la protezione della privacy dei cittadini britannici le cui transazioni finanziarie avrebbero potuto essere ritenute come facenti parte di investigazioni da parte degli Stati Uniti e dalla SWIFT contro il terrorismo». Si è inoltre rifiutato di precisare se il programma della SWIFT fosse stato «legalmente adeguato» all’articolo 8 della Convenzione Europea per i Diritti Umani.

Il “cervello” dell’informazione – finanziaria odierno

Ad oggi non conosciamo ulteriori dettagli della collaborazione tra la SWIFT e i servizi speciali statunitensi. Sembra che il caso venga sottratto al dominio mediatico. Presuppongo che ci siano molte probabilità che la collaborazione stia continuando. Perlomeno, gli Stati Uniti hanno tutto ciò che serve per farlo (uno dei due server si trova sul suolo statunitense). Esistono molti segnali indiretti che ci indicano che la SWIFT, formalmente un ente non statale, sia messo sotto forte pressione da Washington. Uno degli esempi più recenti è l’espulsione dell’Iran nel 2012. È di comune accordo che la decisione sia stata presa sotto la pressione degli Stati Uniti.

Infine, utilizzare lo SWIFT non è l’unico modo per esercitare un controllo sui flussi finanziari internazionali. Il dollaro statunitense è la moneta dominante a livello internazionale. Ciò significa che tutte le transazioni passano da conti di sede americana, anche se le persone giuridiche e fisiche non si trovano negli Stati Uniti. I dati vengono raccolti da banche commerciali e dal Federal Reserve System americano. La creazione di banche dati enormi e dettagliate appartenenti al Ministero del Tesoro statunitense volge quasi a compimento. Le informazioni verranno ottenute da banche statunitensi, compagnie assicurative, fondi pensionistici e altre organizzazioni finanziarie. All’inizio del 2003, i media hanno affermato che tutti i servizi speciali degli Stati Uniti, compresa la Central Intelligence Agency, il Federal Bureau of Investigation, la National Security Agency e altri, potevano accedere a questa banca dati per proteggere i propri interessi nazionali e la propria sicurezza.

Il ritmo accelerato della creazione della banca dati per servire i bankster e i servizi speciali americani fa sì che altri paesi cerchino di proteggersi dal controllo importuno del Grande Fratello… Oggi si parla molto del vantaggio di cambiare le valute di transazioni internazionali, tramutandole da dollari statunitensi ad altri tipi di valute. Ciò è normalmente visto come un modo per liberarsi dalla dipendenza economica e finanziaria degli Stati Uniti. È giusto farlo, poiché questo cambiamento darà vita ad un’alternativa al fare affidamento sulle informazioni controllate dagli USA.

Fonte: http://www.strategic-culture.org
Link: http://www.strategic-culture.org/news/2013/07/16/world-under-eagle-eye-of-us-government-and-banks.html

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ELISA BERTELLI

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Se è maestra di vita

di Gabriele Adinolfi

22 maggio 2013

La storia è maestra di vita.
Dovremmo trarne le dovute lezioni e renderci conto delle minacce mortali di cui siamo oggetto.
La storia è maestra di vita.
A patto di conoscerla e di essere presenti a se stessi per riconoscerla nel suo ripetersi.
Il primo obiettivo perseguito e raggiunto dall’oligarchia dominante è stato però proprio quello di falsificare la storia e di mistificarla, affinché non fosse possibile trarne insegnamento. L’ipnosi quotidiana in cui ci ritroviamo immersi è poi un enorme ostacolo perla presenza a se stessi, sicché chiunque sia potuto sfuggire alla mistificazione della storia, magari solo per l’esperienza vissuta sulla propria pelle, quasi mai ha la lucidità e la concentrazione necessarie per sottrarsi alle insidie che lo minacciano. Sicché temo che ben pochi capiscano cosa accada.

Dulles e le multinazionali
Nell’ultimo mezzo secolo la minoranza organizzata e onnipotente degli internazionalisti ha lavorato in Italia e in quasi tutto l’occidente in modo preciso e formidabile.
Il dirigente dell’OSS, quell’Allen Dulles che si era sperticato nelle operazioni che da Istanbul a Wall Street avevano procurato l’avvento e il finanziamento della rivoluzione bolscevica in Russia e quindi si era messo ad arruolare antifascisti per combattere le potenze dell’Asse, fu chiamato ai vertici della politica americana, cioè mondiale, a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta.
Alcune sue frasi sono chiarificatrici, sia degli intenti che lo animavano, sia delle operazioni transnazionali che hanno avuto luogo a partire dal 1961:

… useremo tutto quello che abbiamo , – tutto l’oro, tutta la potenza materiale nell’ingannare e rendere la gente stupida… Il cervello umano, la coscienza possono essere modificati. Seminandovi il caos, noi scambieremo i loro valori con quelli falsi senza che se ne accorgano e li costringeremo a credere in quella falsità. Come? Troveremo dei complici in quel paese che condividono le stesse idee – i nostri alleati. Episodio dopo episodio, si svolgerà la grandiosa tragedia della morte di un popolo disubbidiente, dell’esaurimento totale ed irreversibile della sua consapevolezza… La letteratura, il teatro, il cinema – tutto rappresenterà e magnificherà le qualità umane più basse. Daremo un supporto infinito ai cosiddetti artisti, che in ogni modo introdurranno nella coscienza umana il culto del sesso, della violenza, del tradimento – diciamo tutta l’immoralità. Nell’amministrazione dello stato creeremo caos e confusione. Noi contribuiremo in modo continuo ed invisibile al dispotismo dei funzionari e delle persone corrotte, alla distruzione dei principi. L’onesta verrà derisa e diventerà inutile, rimarrà nel passato. L’arroganza e la mancanza di rispetto, l’imbroglio e l’inganno, l’alcoolismo e la tossicodipendenza, la paura bestiale di ognuno… il tradimento – tutto questo coltiveremo in modo invisibile ed abile, tutto questo si svilupperà con i colori più forti. Solo pochi, pochissimi saranno in grado di indovinare o addirittura capire cosa succede veramente. Ma queste persone saranno messe in una posizione in cui nessuno le aiuterà in quanto diventeranno degli zimbelli. In questo modo rovineremo generazione dopo generazione. Cominceremo già dai giovani sui quali punteremo tutto, li depraveremo, li pervertiremo. Li renderemo cinici, bestemmiatori, cosmopoliti.

Un pazzo? Un visionario? Un esagerato?
L’Economic Journal, portavoce delle multinazionali americane, dunque della politica mondiale statunitense, nel 1960 pubblicava questo programma: “Quel che ci vuole è una rivoluzione delle totalità delle istituzioni ed e i comportamenti sociali, culturali e religiosi e, di conseguenza, dell’atteggiamento psicologico, della filosofia e dello stile di vita. Ciò che si richiede si avvicina dunque ad una disorganizzazione sociale. Bisogna provocare l’infelicità e la scontentezza”.
E’ stato fatto, con puntuale meticolosità.

I complici di Dulles
In controtendenza ci sono stati uomini e forze magari fondate su di una logica reazionaria, come la Spagna franchista, o su di una dinamica attiva ma antagonista (gollismo, peronismo, nasserismo ecc).
In Italia quei complici di cui parlava Dulles facevano parte dei cerchi della Finanza laica e cosmopolita e della sinistra internazionalista, in particolare di quella legata al comunismo bancario di taglio trozkista.
Ad opporsi, oltre al buonsenso di varia gente, ci fu quel mai completamente formatosi partito nazionale, composto da forze eterogenee, solitamente inquadrate nella destra socialista e in parte della sinistra democristiana con il supporto del Msi micheliniano.
Negli ultimi quarant’anni, quando, con l’ausilio degli scherani rossi armati, il partito internazionalista si è abbattuto violentemente sulla nostra nazione, il suo operato ha subito rallentamenti ogni qual volta si sia presentata un’eccezione populista (Craxi, Lega, Berlusconi).
Oggi le eccezioni populiste sono state neutralizzate anche grazie all’inquadramento della protesta nel grillismo foraggiato e controllato da quei vertici trozkisti che vogliono esattamente un’accelerazione di quell’operato genocida che tanto era caro ad Allan Dulles.
I complici di Dulles sono oggi coloro che, da posizioni istituzionali o di potere finanziario e mediatico, perseguono esattamente il piano esposto dal boss dello spionaggio americano e dalla stampa delle multinazionali. Un ruolo particolarmente attivo lo rivestono il Presidente Napolitano, la Cameriera Boldrini, la ministro dell’integrazione Kyenge e, purtroppo, almeno in parte Josefa Idem.
Questa gente procede per strappi e per intossicazioni psicologiche, per esaltazioni da agit-prop e per proposte emergenziali.
A dar loro manforte sostanziale, i soviet in magistratura e le logge a controllo dei corpi speciali.

I tre obiettivi essenziali di chi disfa la nazione
Quello che questa gente sta facendo e quello che la sua azione comporterà ci costringerà a tornarci su più volte e in modo sempre più dettagliato.
Anche perché si annunciano drammi e tragedie di vasta portata.
Le linee perseguite – che sono quelle del genocidio e del liberticidio – sono chiare per chiunque abbia un minimo di conoscenza e due secondi da dedicare per mettere insieme i dati.
E’ necessario però sottolineare come queste minoranze sovversive procedono nella loro conquista progressiva di potere all’interno del potere.
Non hanno mai variato comportamento.
Esse hanno bisogno di alimentare la tensione, di creare clima da guerra civile, di creare contrapposizioni e ostilità sul nulla, di far scannare la gente per ogni ragione, ideologica o meno.
E tutte le campagne oggi in atto perseguono tre obiettivi essenziali: neutralizzare una nazione; minare una nazione; imporre ovunque una logica da guerra civile.

1) La neutralizzazione della nazione è palese in tutte le scelte economiche e politiche, culturali e fiscali. Dal novembre 2011, quando Napolitano ha avviato il golpe internazionalista che ha liquidato l’eccezione populista, il nostro debito si è impennato, il nostro credito si è prosciugato, le nostre forze sociali vive sono state paralizzate, il nostro risparmio è stato attaccato a fondo, il nostro demanio è stato messo in liquidazione, i nostri asset sono stati messi all’asta, Finmeccanica è stata ingabbiata e l’Eni avviata alla privatizzazione.

2) La fine di una nazione passa pure per la sua trasformazione culturale, linguistica, morale, di costume e genetica. Il declino biologico si è accompagnato con l’aborto e con l’individualismo e si è acuito. Il fatto che si voglia a tutti i costi parlare di matrimoni gay non è estrapolabile da questo contesto. Non si tratta, infatti, di dibattere sui diritti civili e fiscali del convivente ma di definire “matrimonio” qualsiasi genere di convivenza, per favorire il concetto di sterilità nelle unioni.
Intanto, con le mistificazioni con cui, in assoluta e conclamata mala fede, le Napoltano’s girls lanciano l’offensiva per lo Ius Soli punta all’avvento di una massiccia immigrazione coatta che finirà con l’internazionalizzare definitivamente quel che resta di italiano.

3) Questo duplice attacco al cuore della nazione è portato con toni di guerra civile che vanno dalle demonizzazioni continue (oggi l’elemento-chiave è Balotelli) alle ostilità accese tra gruppi politici (di qui il revival dell’antifascismo violento che si accompagna ad altri atti di violenza che sembravano dimenticati, come le aggressioni al comizio del Pdl di Brescia) alla riesumata guerra dei sessi. L’idea stessa d’introdurre il concetto e il termine di “femminicidio” a questo serve: a contrapporre, a rendere litigiosi, a introdurre la logica di guerra civile su cui si fonda il controllo di un’oligarchia che non ha alcuna radice popolare, com’è il nostro caso.

Terrorismo
Si vuole rilanciare, come negli anni settanta, la guerra tra sessi, così come si vuol rilanciare la guerra tra poveri, così come si vuol rilanciare la guerra tra gruppi politici.
Il terrorismo a quello servì: a permettere a comunisti e finanzieri di compiere un colpo di Stato all’interno del potere e di rendere impotente una nazione. Lo stragismo a quello servì e scaturì nella capitolazione dello Stato, nell’abbandono delle nostre politiche estere ed energetiche autonome e nella privatizzazione della Banca d’Italia che ci sottrasse la sovranità monetaria.
Oggi ci troviamo in una nuova fase del medesimo processo: il terrorismo gli è funzionale. E tutti coloro che lo protessero, che lo indirizzarono, che lo foraggiarono e che ne permisero lo sviluppo stanno ai loro posti di comando. Così come lo stanno i comandanti delle formazioni armate che al comunismo globalizzato, al trozkismo, fanno capo, ideologicamente e gerarchicamente.
Le minoranze agitatrici dall’alto delle istituzioni gettano benzina sul fuoco e scatenano la polizia e la magistratura alla persecuzione sistematica. Da un lato aizzano i cani idrofobi dell’antifascismo per avvelenare il clima e dall’altro approfittano della cagnara per procedere con logica emergenziale a ridurre i margini, già esili, di libertà dei sudditi, di qualsiasi sesso, ceto o estrazione.
La storia è maestra di vita.
Dovremmo trarne le dovute lezioni e renderci conto delle minacce mortali di cui siamo oggetto.
La storia è maestra di vita.
A patto disconoscerla e di essere presenti a se stessi per riconoscerla nel suo ripetersi.

GABRIELE ADINOLFI

Link: https://www.facebook.com/notes/gabriele-adinolfi/se-%C3%A8-maestra-di-vita/10151620264734456

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Da Dallas alle Torri Gemelle

Se c’è un motivo per cui insistiamo sull’importanza dell’omicidio Kennedy, dopo oltre 40 anni dall’evento, non è certo per “cospirazionismo congenito”, ma per un fatto molto più semplice e tangibile:

La stessa persona che era a Dallas il 22 Novembre 1963 dormì alla Casa Bianca il 10 Settembre 2001.

E ciò per sua stessa ammissione, in ambedue i casi. Anzi, nel primo George H. Bush, padre-padrone del Nuovo Ordine Mondiale – oltre che dell’attuale presidente, George W. Bush – si premurò di informare l’FBI della sua presenza a Dallas quel giorno, proprio nelle ore in cui il corteo di Kennedy si presentava all’appuntamento con la storia in Dealey Plaza.

Nelle stesse ore Richard Nixon, presente a Dallas da tre giorni “per motivi personali” – peraltro mai accertati – ripartiva alla volta di New York, dove avrebbe appreso dell’avvenuto omicidio di John Kennedy. Sarebbe diventato l’unico uomo al mondo a non ricordarsi del momento esatto in cui apprese la notizia, fornendone negli anni ben tre versioni differenti: all’aeroporto, durante il tragitto in taxi, sotto il portone di casa.

Diventano così tre, contando anche Johnson che lo sarebbe diventato quel pomeriggio, i futuri presidenti che erano a Dallas quel giorno. Un curioso crocevia della storia, se non altro.

Ma la persona più importante di tutte, in questa vicenda, è sicuramente Prescott Bush, padre del Bush che era a Dallas quel giorno, e nonno dell’attuale presidente. Ecco le tre generazioni, fotografate insieme negli anni ’40.

A sinistra Barbara e George H. Bush (“Bush padre”), che tiene in braccio George W. (l’attuale presidente). A destra i suoi genitori, Serena e Prescott Bush, il “patriarca” di famiglia.

Oltre che ad aver avuto un ruolo determinante, dietro le quinte, in tutta la politica americana del dopoguerra, Prescott Bush di recente è risultato esser stato implicato nei pesanti finanziamenti illeciti che contribuirono all’ascesa di Hitler al potere.

Eccone la vicenda  dettagliata, che merita di essere conosciuta per meglio inquadrare la potenza di una dinastia che ancora oggi regna indisturbata sugli Stati Uniti d’America.

LA SVASTICA DI FAMIGLIA – LA STORIA NASCOSTA DI PRESCOTT BUSH

Il nonno materno di Prescott, George Herbert Walker, aveva fondato a St.Louis, nel 1900, la società finanziaria G. H. Walker and Company. Tale fu il suo successo, che nel 1920 la società si trasferiva con tutti gli onori nella prestigiosa Wall Street di New York. Nel 1924 George Walker conobbe l’industriale tedesco Fritz Tyssen, uno dei maggiori finanziatori del nascente partito nazista. In poco tempo Walker divenne a sua volta il tramite di finanziamenti sempre più voluminosi che dall’America finivano direttamente nelle casse di Hitler.

Un’altra compagnia che investiva denaro americano in Germania era la Sullivan & Cromwell di un certo Allen Dulles, che ritroveremo trent’anni dopo alla guida della CIA, ed una terza, la più importante di tutte, era la Harriman & Associates di un certo Averill Harriman, un personaggio con forti legami col paritito nazista tedesco, che in seguito sarebbe divenuto ambasciatore USA a mosca, e poi ministro del Commenrcio, sotto Truman.

Nel 1931 Harriman scelse George Walker alla guida della Union Banking Corporation, la banca che gli serviva da tramite per i suoi traffici monetari con la Germania, e a sua volta, nel 1934, George Walker fece assumere il nipote Prescott come vice presidente della Harriman & Associates, accanto al suo boss.

Nel 1936 Harriman fondò la Brown Brothers Harriman, ne assunse alla guida legale Allen Dulles, del quale assorbiva nel frattempo la Sullivan & Cromwell.

Nel 1937 Harriman entro in società con i Rockefeller, dando origine alla Brown Brothers Harriman-Schroeder Rock. Già a quel tempo, Rockefeller significava Standard Oil.

Come delfino di Harriman, Prescott Bush si era intanto venuto a trovare, prima della guerra, anche nel consiglio di amministazione della Union Banking. Ma nel 1942 – a guerra scoppiata – la banca si vide congelare dall’FBI di Edgar J. Hoover tutti i beni, in seguito ad una legge che imponeva di interrompere ogni possibile relazione finanziaria con in paesi nemici.

Ma Prescott, con l’aiuto di Dulles, seppe congegnare un meccanismo finanziario che permise alla maggior parte dei capitali di sfuggire al congelamento, dirottandoli semplicemente in operazioni molto meno vistose, ma altrettanto lucrative.

Per Prescott fu il trionfo, e per Dulles la garanzia di un futuro senza più limiti alle sue ambizioni. Naturalmente Hoover non era stato troppo rigoroso nell’indagare sulla Union Bank di Harriman, e molto probabilmente nacque proprio in quei giorni una reciproca simpatia fra i tre “ragazzi”, che avrebbe poi condizionato la storia per molti decenni a venire.

RICHARD NIXON, CREAZIONE DI PRESCOTT

Nel dopoguerra Richard Nixon era divenuto il pupillo di Prescott – altri direbbero il suo pupazzo – che aveva finanziato la sua elezione al parlamento, dopo averlo prelevato dai ranghi dell’FBI. Risale a questi anni un possibile collegamento fra Nixon e Jack Ruby, l’assassino di Oswald a Dallas, sul quale torneremo in seguito.”Nonno Bush” aveva poi piazzato Nixon accanto ad Eisenhower, alla vice-presidenza, facendogli sposare la nipotina dell’ex-generale. Nixon era quindi diventato il candidato naturale alla presidenza, nel 1960, allo scadere del mandato di Eisenhower, ma aveva perso a sorpresa contro lo sconosciuto Kennedy.Con l’assassinio di Dealey Plaza, tre anni dopo, si riapriva per Nixon, e quindi per Prescott Bush, la strada della Casa Bianca. Il giorno seguente infatti – come poi raccontò uno dei suoi più stretti collaboratori – si svolse a casa di Nixon una riunione segreta, nella quale vennero discusse le strategie per rientrare sulla scena politica, dopo la bruciante sconfitta del 1960.
(Nella foto accanto, Prescott Bush siede accanto ad Eisenhower).Cuba era diventata nel frattempo una dolorosa spina nel fianco, dopo il fallimento dell’invasione della “Baia dei Porci”, che i repubblicani imputavano interamente a Kennedy. Ma il progetto originale, del ’59, era dello stesso Nixon, il quale evidentemente “se lo era preparato” per ritrovarselo fresco sul tavolo, una volta divenuto presidente.Lo aveva elaborato subito dopo la rivoluzione castrista, collaborando con un certo Howard Hunt della Cia, uomo di Allen Dulles (il direttore CIA in quel periodo) sin dagli anni ’30.La differenza era che il piano Hunt-Nixon-Dulles prevedeva che al momento giusto l’America avrebbe concesso il supporto militare richiesto dagli “invasori” di Cuba, mentre Kennedy “al momento giusto” si rifiutò di concederlo. Questo causò una crisi insanabile all’interno dell’amministrazione, con la frattura definitiva fra la CIA e Kennedy, che si permise addirittura di licenziare Dulles.

(John Kennedy appunta una medaglia al petto di Allen Dulles, direttore dell CIA, prima che il loro rapporto si incrinasse definitivamente).Meno di due anni dopo, Allen Dulles sedeva accanto al giudice Warren, nella famigerata commissione che prendeva il suo nome, e che riusciva in qualche modo ad insabbiare le indagini sull’omicidio più famoso della storia. (2)Curiosamente, anche Howard Hunt si trovava a Dallas il giorno dell’attentato. Nonostante in seguito abbia tentato di negarlo, fu inchiodato in proposito dalla testimonianza dei suoi stessi figli. Il crocevia texano si fa sempre più fitto.

DA DALLAS IN POI

Nel ’64 però Nixon scelse, saggiamente, di non candidarsi, poichè la popolarità di Johnson – succeduto a Kennedy dopo Dallas – in quel momento era alle stelle. Johnson infatti stracciò letteralmente il candidato repubblicano Barry Goldwater. Nixon sarebbe rientrato alla Casa Bianca solo nel ’68, dopo la morte del nuovo candidato democratico, Robert Kennedy, anch’egli assassinato in circostanze mai chiarite, ma di certo non da Shiran Shiran solamente (3).

Una volta che Nixon fu presidente, Howard Hunt fece uno strepitoso balzo di carriera, passando da semplice agente CIA a capo dei Servizi Segreti della Casa Bianca. Contemporaneamente George H. Bush (“Bush padre”, il figlio di Prescott) veniva nominato da Nixon ambasciatore alle Nazioni Unite.

Ormai le redini del comando, in famiglia, erano passate a George H. Bush. Prescott però moriva, nel 1972, e non potè vedere il figlio diventare direttore della CIA nel 1976, poi vice-presidente sotto Reagan (1980-1988), ed infine presidente egli stesso, dal 1988 al 1992.

Non vide nemmeno, peraltro, la sconfitta del figlio nel 1992, che perdeva inaspettatamente la sua rielezione contro uno sconosciuto Bill Clinton. La storia sembrava ripetersi, e fu questa volta George H. Bush a dover attendere la controversa decisione della Corte Suprema, nel 2000, per poter piazzare il figlio – l’attuale presidente – fra le mura tanto amate.

11 SETTEMBRE 2001

Talmente amate, parrebbe, che il 10 di Settembre del 2001, nonostante il figlio si trovasse in Florida, decise di fermarsi a dormire alla Casa Bianca, sulla via del ritorno da New York al Texas. Lo ha raccontato egli stesso in televisione, più di una volta. Sarebbe ripartito molto presto all’alba, venendo così a trovarsi già vicino a casa, al momento del blocco completo dei voli che seguì gli attentati dell’11 Settembre.

La sera del 10, a fare gli onori di casa, c’era Dick Cheney, l’uomo che lo stesso Bush aveva messo accanto al figlio, come vice-presidente, un anno prima. Cheney era anche l’uomo che, in assenza del presidente in carica, avrebbe saldamente preso in mano la situazione durante gli attacchi terroristici, arrivando anche a far deviare, tramite i servizi segreti, i due caccia che si stavano finalmente dirigendo verso l’aereo diretto sul Pentagono, e mandandoli invece su un bersaglio fasullo.

Che cosa abbia fatto George H. Bush a Dallas nel lontano 1963, e che cosa abbia fatto – o di cosa abbia parlato con Cheney – la notte del 10 Settembre 2001, alla Casa Bianca, non lo sapremo probabilmente mai.

Noi abbiamo riportato finora solo dei fatti accertati. A ciascuno trarre le proprie conclusioni.

Ecco il documento FBI che informa della strana telefonata che fece Bush ad un agente locale, il 22 Novembre 1963.


(traduzione:)
DATA: 22 NOVEMBRE 1963
DA:  AGENTE GRAHAM W. KITCHEL
CONTENUTO: PERSONA SCONOSCIUTA.
ASSASSINIO DEL PRESIDENTE KENNEDY.Alle ore 1:45 pm il Signor George H.W. Bush, presidente della società petrolifera Zapata Drilling Company, di Houston, Texas, residente a Briar 5255, di Houston, ha fornito per telefono allo sottoscritto le seguenti informazioni, in intercomunale da Tyler, nel Texas.Bush ha detto che voleva dare in via confidenziale delle informazioni su una voce che ha sentito girare nelle settimane scorse, da persone e in data imprecisate. Ha detto che un certo James Parrott andava parlando di uccidere il Presidente quando verrà a Houston.Bush ha detto che Parrott è forse uno studente dell’università di Houston, ed è un attivista politico in questa zona. Ha detto che pensava che signor la Signora Fanley, telefono SU 2-5239, o Arlene Smith, telefono JA 9-9194, della direzione del partito repubbicano della contea di Harris avrebbero potuto fornire maggiori informazioni sull’identità di Parrott.Bush ha dichiarato di essere in partenza per Dallas, Texas, dove avrebbe alloggiato allo Sheraton-Dallas, per tornare a casa sua il 23 Novembre 1963 [il giorno seguente, N.d.T.]. Il suo numero telefonico di ufficio è CA 2-0395.Segue sigla

Curioso: mentre Kennedy sta morendo all’ospedale di Dallas, Bush – allora privato cittadino, e presidente di una delle tante compagnie petrolifere di proprietà di famiglia – parte per la stessa città, e si premura di farlo sapere all’FBI. Sembra inoltre di leggere fra le righe una strana voglia da parte sua di “farsi trovare” a tutti costi dalla stessa FBI, a Dallas quella sera.

Ancora più curioso è che Bush utilizzi, come scusa per rendere nota la sua presenza in città, proprio la “voce di possibile attentato al Presidente Kennedy, quando verrà a Huston”, visto che a Houston Kennedy c’era già stato.

Di certo si può supporre una cosa: se Bush quella sera è stato contattato dall’FBI – come appare probabile – avrà sicuramente avuto da loro più informazioni sull’attentato appena avvenuto, di quante ne possa mai aver date sul suo fantomatico “James Parrott”.

Curioso infine che l’ora in cui fu ricevuta la telefonata (13.45) corrisponda al momento in cui la notizia della morte di Kennedy, avvenuta intorno alle 13, iniziava a rimbalzare in tutte le agenzie del mondo. Giusto per assicurarsi un “alibi” fuori città, nel caso estremo, ma anche giusto in tempo per saltare in macchina e raggiungere lo Sheraton di Dallas, dove potersi “rendere reperibile in serata.”

Tutte coincidenze?

Può darsi. Ma che dire allora di questo documento, dal quale risulta che Jack Ruby – l’uomo su cui fece perno l’intera organizzazione dell’omicidio di Dallas, e che pensò poi a liberarsi fisicamente di Oswald, prima che potesse parlare – lavorava per Nixon già dal lontano 1947? Si tratta di un documento dell’FBI, desecretato qualche anno fa.

“Giuro con questa dichiarazione che un certo Jacob Rubinstein di Chicago, potenziale testimone davanti al Comitato per le Attività Antiamericane [Commissione McCarthy], lavora come informatore per l’ufficio del deputato repubblicano della California, Richard M. Nixon. Si richiede di non interrogarlo pubblicamente nelle udienze sopra menzionate.

Giurato oggi 14 Novembre 1947
Segue firma
Assistente d’Ufficio

E’ noto che in quel periodo Ruby lavorasse per la mafia di Chicago, e il documento sembra quindi fornire l’anello mancante per il collegamento fra mondo “pulito” e mondo “sporco, che fu assolutamente necessario per organizzare a Dallas un attentato che desse le massime garanzie di riuscita.

Quella che segue è una scaletta riassuntiva, che colloca nel tempo i movimenti principali dei maggiori  personaggi citati in questa scheda.

Il mondo è davvero piccolo, a volte, non trovate?

Scritto da Massimo Mazzucco per http://www.luogocomune.net

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Allen Welsh Dulles

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
(en[1])
« What enables the wise sovereign and good general to strike and conquer, and achieve things beyond the reach of ordinary men, is foreknowledge.Sun Tzu, On the Art of War (500 B.C.) TIME.3 agosto 1953 »
(IT)
« Ciò che permette al sovrano saggio e al buon generale di colpire e conquistare, e raggiungere le cose al di là della portata della truppa, è lo spionaggio. Sun Tzu. L’arte della guerra. Cina 500 a.C. »
([2])

Allen Welsh Dulles

Allen Welsh Dulles (New York, 7 aprile 1893Washington, 29 gennaio 1969) è stato un agente segreto statunitense, influente direttore della Central Intelligence Agency (CIA) dal 1953 al 1961 e membro della Commissione Warren.

Dulles era secondogenito di Allen Macy, un prete presbiteriano, e di Edith Foster Dulles, figlia dello statista John Watson Foster; suo fratello maggiore era John Dulles, che fu Segretario di Stato degli Stati Uniti, sua sorella minore Eleanor Lansing Dulles, ambasciatrice in Germania, suo zio Robert Lansing, segretario di stato di Woodrow Wilson. Per 16 anni, nell’età matura, svolse anche attività privata come avvocato, finanziere, intermediario nella compravendita di armi e banchiere.

Università

Tra il 1915 e il 1916, Dulles, per otto mesi, insegnò nella scuola missionaria di Allahabad, in India. Nel 1916 a Princeton Dulles si laureò in legge.
Dal 1916 al 1926, per 10 anni, fino all’età di 33 anni, fece parte del corpo diplomatico,

Militare

Il 7 luglio 1916 fu assegnato all’ambasciata di Vienna, dell’Impero austro-ungarico.
Il 7 aprile 1917, dopo che gli Stati Uniti dichiararono guerra all’Impero austro-ungarico, la delegazione americana trasferì le proprie operazioni di spionaggio e diplomatiche a Berna. Dulles ricevette l’addestramento nello spionaggio assieme a William S. Stephenson [senza fonte] dall’MI6 il servizio di spionaggio inglese negli Stati Uniti.
Dal 23 aprile, Dulles fu militare attivo nell’Office of Strategic Services di Berna, per il Segretario del Dipartimento di Stato.
In novembre del 1918, a 25 anni, in seguito alla resa delle truppe germaniche, Dulles fu assegnato al Boundary Commission a Versailles, dove andò a lavorare sulla nazione appena creata della Cecoslovacchia.
Nel 1919 a Parigi, Dulles servì nell’unità di spionaggio del Dipartimento di Stato, durante la Conferenza di Pace. Dulles rimase nel Dipartimento di Stato dopo che la Germania firmò gli accordi di pace e lavorò all’ambasciata americana a Berlino, trasmettendo informazioni vitali riguardo al caos sociale e politico che era seguito.
Nel mese di maggio 1920, Dulles fu trasferito all’ambasciata americana ad Istanbul, dove presentò un rapporto al Dipartimento di Stato su informazioni militari ed economiche della Turchia e sulle attività nel campo petrolifero persiano.

Matrimonio

Nel 1920 Dulles si sposò con Martha Clover Todd (nota come Clover) di Baltimora, Maryland. Essa morì del 1974. Ebbero tre figli, Clover Todd (noto come Toddy Dulles), Joan Dulles, e Allen Macy Dulles. Toddy Dulles ebbe una ferita quasi fatale alla testa mentre era in servizio nei marine in Corea, che lo rese inabile per il resto della vita.

Nel 1922, a 29 anni, Allen ritornò a Washington D.C., come Capo del Dipartimento di Stato della divisione del Vicino Oriente. Qui continuò gli studi in legge alla sera, all’università George Washington.
Nel 1924, a 30 anni, in coincidenza con il Piano Dawes, Dulles organizzò un grosso prestito per la Krupp.
Nel 1925 a Ginevra, Dulles fu il delegato statunitense alla conferenza internazionale sul traffico d’armi (International Conference on Arms Traffic).
Nel 1926 a 32 anni, ottenne la docenza in legge, all’università George Washington.
Subito dopo, servì come Consigliere dell’ambasciata americana in Cina[senza fonte].

Attività

Avvocato

Nell’autunno del 1926, all’età di 33 anni, insoddisfatto dello stipendio diplomatico, diede le dimissioni dal Dipartimento di Stato e fino al 1942, per 16 anni fino all’età di 49 anni, svolse attività di avvocato, di finanziere, intermediario nella compravendita di armi e banchiere.

Entrò nella massoneria di rito scozzese. Svolse attività nel Partito Repubblicano. Lavorò nella stessa compagnia nella quale lavorava suo fratello maggiore, alla United Fruit Company. In veste di legale, difese Lucky Luciano e Meyer Lansky.

Finanziere

Come finanziere Dulles lavorò a New York per Sullivan & Cromwell[3], una compagnia d’investimento mobiliare di Wall Street, come socio gerente, dove progettò con successo il più grande prestito del Ministero del Tesoro (30 milioni di dollari) al governo tedesco nazionalsocialista, così come altri prestiti stranieri e divenne l’uomo di punta del Dipartimento di Stato sui prestiti stranieri durante il 1926-1933.

Nel 1930 Dulles riuscì, per conto della facoltosa famiglia cecoslovacca dei Petscheks a vendere le loro quote nella Silesian Coal (carbone) a Gorge Menane, prestanome degli stessi Petscheks. Dulles vendette poi le azioni al suo amico Schacht, Ministro dell’Economia Nazista. Dopo la vendita, Dulles diventa direttore della Consolidated Silesian Steel Company. Aveva solo una piccola partecipazione nella società, il resto apparteneva a Frederick Flick. In seguito divenne la Silesian-American Corporation, gestita da Prescott Bush e da suo suocero George Walker. In seguito alla seconda guerra mondiale, l’8 novembre 1942, il presidente Roosevelt ordinò la confisca delle azioni.

Intermediario

Nel periodo dal 1926 al 1933, Dulles divenne il principale negoziatore d’armi per il Dipartimento di Stato, fino al 1942. La Brown Brothers[4] si era fusa con la Harriman & Co. di New York per formare la Brown Brothers Harriman[5]. Averell Harriman era un industriale dei trasporti ferroviari e Dulles era suo amico intimo. La Brown Brothers Harriman versò il denaro nelle casse del Partito Nazista portando al potere Adolf Hitler[6].

Banchiere

Nel 1933, il 4 gennaio, Hitler venne invitato alla Banca Schroeder da un gruppo di industriali, che diedero a Hitler il denaro per superare la crisi e schiacciare i sindacati. Due americani furono presenti a questa riunione, John Foster Dulles e Allen Dulles. Nel 1934 Allen Dulles è nel consiglio d’amministrazione della banca Schroeder, suo fratello John Foster Dulles è consigliere legale, la banca è il braccio finanziario del nazismo.
Nel 1936 la Banca Schroeder si fonde e forma la Schroeder, Rockfeller & Co. Inc. Carlton P. Fuller presidente, Avery Rockfeller vicepresidente.

Nel 1937 alla fine di gennaio, Dulles fonde tutte le sue attività in un unico conto nella stessa banca intestato alla Brown Brothers Harriman-Schroeder e Rock (Rock diminutivo di Rockefeller).

John Foster and Allen Dulles sono i due avvocati della Standard Oil Company di John D. Rockefeller, che stanno per essere indagati per gli affari con i nazisti e per la loro propensione all’eugenetica (dottrina di igiene razziale).

Direttore dell’OSS in Europa

Dal 1942 al 1945 Dulles, durante la seconda guerra mondiale, ritornò nell’esercito, reclutato dal Capo dello spionaggio dell’OSS, colonnello William J. Donovan, come Direttore del OSS (Office of Strategic Services) in Europa, con sede a Berna, nome in codice Agente 110. La sua copertura era il ruolo di assistente dell’ambasciatore americano in Svizzera.

Caso Kolbe

Dulles lavorò sull’intelligence riguardante i piani e le attività dei tedeschi. La carriera di Dulles venne beneficiata dalle informazioni fornitegli da Fritz Kolbe, un diplomatico tedesco e nemico dei nazisti. Kolbe fornì documenti segreti riguardanti l’attività delle spie tedesche e piani per il caccia a reazione Messerschmitt Me 262.

Dossier Bergier

L’informazione spionistica più strepitosa fu quella del Dossier Bergier, il rapporto inviato da Dulles a Washington, con tutte le descrizioni riguardanti il progresso tedesco nei preparativi dei razzi V1 e V2. Il Dossier Bergier permise agli Alleati il bombardamento e la distruzione del centro di ricerca di Peenemunde, infliggendo una stoccata decisiva alla fabbrica nazista di armi letali di distruzione di massa.

Operazione Husky

Allen Welsh Dulles ebbe un ruolo preminente nell’Operazione Husky, lo sbarco alleato in Sicilia, nel 9-10 luglio 1943.
La trattativa fra servizi segreti dello stato americano e criminali mafiosi passò attraverso l’Office of Strategic Services, (OSS), diretto dal generale William Donovan: gerarchicamente, l’OSS in Europa dipendeva da Allen Dulles[7], che aveva la propria sede in Svizzera, il suo diretto dipendente in Italia era l’italoamericano Massimo Corvo, di origini siciliane, noto come “Max” e detto in codice “Maral”, numero di matricola 45[8].
Max Corvo incominciò ad organizzare i propri uomini formando un’unità militare che, fra le forze armate americane era nota come the mafia circle (il circolo della mafia). Su indicazione di Allen Dulles, stabilì ulteriori contatti con Victor Anfuso, Lucky Luciano, Vito Genovese, Albert Anastasia e altre persone delle organizzazioni criminali italoamericane inserite nell’operazione Underworld, un giovane raccomandato dallo stesso Luciano, Michele Sindona, e anche un certo Licio Gelli[8].
Max Corvo e la sua squadra vennero sbarcati in Nord Africa a maggio 1943. Poi tre giorni dopo l’attacco, l’unità prese terra a Falconara, vicino a Gela, e si stabilì nel castello della cittadina. A Melilli Corvo incontrò padre Fiorilla, parroco di San Sebastiano e parente di uno dei suoi uomini e poi andò ad Augusta, sua città natale, per reclutare collaboratori locali. Intanto gli agenti dell’OSS occuparono le isole più piccole intorno alla Sicilia, fra cui Favignana e liberarono dalla prigione numerosi boss della mafia, che furono arruolati nel servizio dell’OSS, circa 850 “uomini d’onore” raccomandati dai capi mafiosi siciliani, che dopo l’occupazione assunsero cariche pubbliche nell’amministrazione militare del colonnello Charles Poletti: in provincia di Palermo ci furono 62 sindaci mafiosi.[8].

Operazione Sunrise

Fu uno degli attori principali nelle trattative avviate da Max Waibel (Operazione Sunrise) (Alba) che portarono alla capitolazione delle truppe tedesche in Italia.

Negoziati per la resa tedesca in Italia

Il tesoro della Galleria degli Uffizi, preso dai nazisti, fu subito recuperato e Ferruccio Parri, e altri prigionieri della Gestapo, vennero riconsegnati all’esercito americano in Svizzera, sano e salvo, nel marzo 1945. La resa definitiva fu firmata il 29 aprile 1945 a Caserta. Per i negoziati per la resa separata delle truppe tedesche in Italia, Dulles verrà decorato dal presidente Truman il 18 luglio del 1946.

Direttore della CIA

Nel 1953 Dulles divenne il primo civile ad essere direttore dell’appena formata Central Intelligence Agency.

Operazione Paperclip

Nel novembre 1945, ebbe inizio l’Operazione Paperclip (“graffetta”) che consistette nell’importazione di ex-nazisti, circa 20.000 fra scienziati tedeschi e loro famigliari, tra il 1945 ed i primi anni settanta. L’obiettivo era sottrarre all’URSS durante la guerra fredda l’acquisizione dei progressi scientifici compiuti dalla Germania nazista. Il Presidente Truman autorizzò l’operazione a patto che gli scienziati non fossero “esageratamente” nazisti. In questo caso, i curricula erano “ritoccati” dal servizio segreto, che apponeva una graffetta per renderli riconoscibili (da ciò deriva il nome dell’operazione).

Operazione Ajax

Sotto la direzione di Dulles, l’agenzia di spionaggio riuscì nei suoi primi colpi di stato per rimuovere capi di stato stranieri sgraditi con operazioni coperte da segreto.

L’Operazione Ajax fu la denominazione che il direttore diede al colpo di stato in Iran 1953, contro il primo ministro democraticamente eletto dal presidente Mohammad Mossadeq, che venne deposto e condannato a morte, pena che in seguito fu commutata agli arresti domiciliari, perché voleva nazionalizzare l’industria petrolifera, senza minacciare la sicurezza di altri paesi.

Operazione PBSUCCESS

L’Operation PBSUCCESS fu la denominazione che il direttore diede al colpo di stato in Guatemala nel 1954, contro il governo democraticamente eletto del Presidente Jacobo Arbenz Guzmán che venne rimosso perché voleva nazionalizzare terreni e proprietà, senza minacciare la sicurezza di altri paesi.

Queste operazioni segrete di ingerenza nella politica interna di altri paesi, costituirono una parte importante della politica estera per la “sicurezza nazionale” durante la Guerra Fredda, dell’amministrazione Eisenhower, note come “New Look” (Nuova Apparenza).

Operazione Mockingbird

Dulles promosse inoltre l’Operazione Mockingbird, un programma che aveva come scopo quello di influenzare psicologicamente la popolazione americana, per mezzo di propaganda su pubblicazioni come Selezione (Reader’s Digest), Life, Time e altri media statunitensi. Dulles, il 3 agosto 1953, fece pubblicare un articolo sul Time, intitolato “L’uomo dall’aria innocente” (The Man with the Innocent Air)[9].

Nel marzo del 1953, il senatore Joseph McCarthy iniziò una serie di investigazioni sulla potenziale sovversione comunista all’interno della CIA. Anche se nessuna delle investigazioni rivelò alcun comportamento sbagliato, le audizioni erano comunque un danno potenziale, non solo per la reputazione della CIA, ma anche per la sicurezza di informazioni sensibili. Su richiesta di Dulles, il Presidente Eisenhower richiese che McCarthy smettesse di emettere citazioni in giudizio contro la CIA.

Gruppo NSC 5412/2

Allen Dulles fece a capo del gruppo NSC 5412/2, a partire dagli anni 1950, insieme a Gordon Gray, consigliere per la sicurezza nazionale, a James Douglas, segretario della Difesa e a Livingston T. Merchant, sotto-ministro degli affari politici.[10], che ideava azioni segrete e operazioni sotto copertura di segreto, in particolare ideò lo sbarco nella Baia dei porci per preparare l’invasione di Cuba. Il cardinale Avery Robert Dulles, gesuita, figlio di John Foster Dulles, consigliò suo zio Allen Dulles di ingaggiare Manolo Artime [11], un giovane medico, inviato dall’ala conservatrice dei gesuiti, appoggiato da padre Posada, un sacerdote gesuita, come comandante della Brigata 2506 [12].

La CIA in Vietnam

Allen Dulles, sotto la responsabilità politica di Eisenhower, mandò Edward Lansdale, nell’ottobre del 1956, come capo della missione militare e poi come direttore della CIA a Saigon, per gli affari interni del Vietnam del Sud [13]. e come consigliere di Ngo Diem [14]

Operazione 40

Secondo quanto rivelato dalla Commissione Church nel 1976, Allen Dulles aveva sottoposto all’approvazione del presidente Eisenhower un piano per assassinare Fidel Castro, con l’aiuto di mafiosi [15], [16],

Operazione Zapata

L’operazione Zapata fu il nome convenzionale che Dulles diede all’invasione di Cuba, contro Fidel Castro, più nota come sbarco nella Baia dei Porci. In realtà era una operazione rischiosa perché furono schierati 1.460 fra mercenari ed esuli cubani, contro 20.000 uomini che schierò l’esercito cubano: quando i partigiani cubani furono attaccati dall’esercito castrista, non ci fu nessuna copertura aerea perché non era concordato per l’aviazione statunitense attaccasse uno stato sovrano. Gli aerei cubani silurarono le navi avversarie con i rifornimenti di carburante, munizioni e cibo e gli invasori dopo tre giorni dovettero arrendersi. Kennedy per questo silurò Dulles, facendogli rassegnare le dimissioni da direttore della CIA.

Pensionamento

Durante l’amministrazione Kennedy, Dulles fronteggiò delle critiche crescenti, per aver promosso finanziamenti ai nazisti, prima della Seconda guerra mondiale ed essersi avvalso della collaborazione di criminali mafiosi, durante e dopo la guerra, nelle principali operazioni segrete da lui dirette. La fallita invasione della Baia dei Porci minò la credibilità della CIA, e i regimi filo-americani ma impopolari, favoriti di Dulles, in Iran, e in Guatemala, vennero visti nella loro realtà come brutali e corrotti. Dulles venne infine silurato da Kennedy a causa del fallito sbarco nella Baia dei Porci, poco dopo aver chiesto l’autorizzazione all’Operazione Northwoods.

Dopo l’assassinio di Kennedy, Dulles su nomina del presidente Johnson prese parte alla commissione Warren per investigare sulle cause dell’omicidio del presidente.

Morte

Nel 1969 Dulles, accanito fumatore, morì di influenza, complicata da una polmonite, all’età di 75 anni.

Opere

  • Nel 1947 pubblicò Germany’s Underground,ISBN 0-306-80928-1; tradotto come Storie vere di spie, Garzanti.
  • From Hitler’s Doorstep: the wartime intelligence reports of Alan Welsh Dulles, ISBN 0-271-01485-7.
  • Nel 1963, pubblicò il libro The Craft of Intelligence, ISBN 1592282970; tradotto in Italia come L’arte del servizio segreto, Garzanti, 1963.
  • Nel 1966 The Secret Surrender, ISBN 1-59228-368-3; tradotto come Grandi storie di spie, Garzanti.

Bibliografia

Note

  1. ^ Allen Dulles Covert Time
  2. ^ CIA, Allen Dulles, The Man with the Innocent Air. Time, Aug 3, 1953.
  3. ^ sito della Sullivan & Cromwell
  4. ^ Brown Brothers significa i Fratelli Bruni, Allen e Foster Dulles, in onore alle camicie brune del loro amico J. Schreck, in seguito il comando della camicie brune passò a Heinrich Himmler
  5. ^ Il significato delle SS. Ordini ed élites politiche di Julius Evola
  6. ^ <Brown Brothers Harriman & Co. trasferì via mare in Germania milioni di dollari in oro, acciaio, carburante, carbone e titoli di Stato americani, usati da Hitler per costruire la sua macchina di guerra.
  7. ^ Lo Sbarco alleato in Sicilia del 1943: I Retroscena. Altervista. Eduardo Ambrosio.
  8. ^ a b c Max Corvo e l´OSS in Italia. Oggi notizie. 20 dicembre 2010.
  9. ^ idem 1 e 2
  10. ^ Bay of Pigs: 40 Years After – Chronology in The National Security Archive
  11. ^ Schlesinger, op. cit. pag. 277.
  12. ^ (EN) En Girón. Fueron barridos…. Luis Báez, Prensa Latina, corrispondente di guerra a Playa Girón.
  13. ^ Fitzgerald, op. cit. pag. 76.
  14. ^ Fitzgerald, op. cit. pag. 77.
  15. ^ La CIA Nostra. Cuba informa. Cronologia. Giron 10.
  16. ^ Il veleno della CIA Nostra. Cuba informa. Cronologia. Giron 10.

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EVIDENCE OF REVISION: CONNECTING THE DOTS

di Massimo Mazzucco

Un film uscito di recente, intitolato Evidence of Revision (indizi/prove di revisionismo), porta una grande quantità di materiali nuovi e particolarmente interessanti, che vanno ad arricchire il puzzle di informazioni già disponibili sulla complessa storia americana degli anni ’60 – ’70, che ha ruotato attorno all’omicidio di John e Robert Kennedy, e non soltanto.

Per la prima volta un film di genere “complottista” si azzarda a trascendere il singolo evento, cercando di disegnare una mappa trasversale del potere che risulta particolarmente chiara e sensata da qualunque angolazione la si guardi. (In realtà ci ha già provato Zeitgeist. In quel caso, diciamo che Evidence of Revision sta a Zeitgeist come Guerra e Pace di Tolstoi sta all’Almanacco Topolino).

Evidence of revision, prodotto da WING TV, ha anche il grande pregio di evitare il cosiddetto “complottismo qualunquista”, quello che porta genericamente a dire che “è tutta colpa dei massoni”, oppure “dei banchieri” oppure “degli Illuminati” – o di una qualunque combinazione dei tre – evitando l’approfondimento necessario a porre nel giusto contesto ciascuno dei casi analizzati.

Sia chiaro: nessuno nega che esista una massoneria, che esistano i grandi banchieri, o che esista un club …

… di cosiddetti “Illuminati”. Il fatto è che esisteranno altri cento gruppi con poteri simili o appena inferiori, come esisteranno faide e gruppi di potere all’interno del mondo finanziario, come esisteranno almeno dieci massonerie diverse, tutte in competizione fra di loro, e ciascuna con la pretesa di essere naturalmente l’unica genuina erede della tradizione muratoria.

Mentre entriamo nella seconda era di Internet, il “complottismo qualunquistico” sta infatti iniziando ad apparire come il nemico più pericoloso di una accurata analisi storica dei fatti più recenti. (Laddove non è più possibile coprire la verità con il monopolio dell’informazione, lo si fa alimentando un complottismo dozzinale, che rimescoli il tutto in un unico calderone senza più valore).

La persona mediamente informata sul caso Kennedy, molto probabilmente vi dirà che “Kennedy è stato fatto fuori perchè dava fastidio ai grandi banchieri, poichè voleva reintrodurre il conio da parte dello stato”, oppure “perchè dava fastidio ai militari (e quindi, di riflesso, ancora ai grandi banchieri), poichè stava per ritirare le truppe americane dal Vietnam”, oppure ancora “perchè non piaceva alla CIA (e quindi di riflesso ai militari, e quindi di riflesso ancora ai grandi banchieri), per aver mandato a monte il progetto Baia dei Porci”.

Tutte cose probabilmente vere – almeno in parte – ma non certo sufficienti a spiegare con chiarezza un omicidio del genere. Non ci si può limitare ad indicare il responsabile con una “categoria” generica, senza rischiare di aiutare a coprire la verità stessa dei fatti.

Gli elementi reali che Evidence of Revision contribuisce a svelare sono invece molto più “piccoli”, precisi e quotidiani, e portano nomi e cognomi ben chiari stampigliati sulla fronte.

Stiamo parlando, ad esempio, di Lyndon B. Johnson, di Edgar J. Hoover, o di Mayer Lansky. Il primo era, al momento dell’assassinio Kennedy, il vicepresidente degli Stati Uniti, il secondo era il capo indiscusso dell’FBI, e il terzo uno dei più potenti boss mafiosi di tutta la storia.

Apparentemente, nulla di particolare avrebbe dovuto legare questi tre uomini fra di loro. Scavando invece oltre la superficie, scopriamo ad esempio che fu Hoover ad imporre a Kennedy la vicepresidenza di Johnson. Lo fece in un modo molto semplice: chiese di incontrare il candidato democratico a quattr’occhi, prima delle elezioni, e gli mostrò delle fotografie in cui lo stesso Kennedy era stato ripreso mentre lasciava la casa di una sua amante, in un’alba anonima di qualche tempo prima. Quelle foto avrebbero distrutto l’intera carriera politica di Kennedy in un solo istante. In quell’occasione infatti Hoover approfittò anche per chiedere a Kennedy la garanzia di essere confermato a capo dell’FBI, se fosse diventato presidente. Evidentemente, ottenne anche quella.

Bisogna tenere presente che Hoover aveva letteralmente costruito l’FBI, ma dopo un doppio mandato alla sua guida avrebbe dovuto ritirarsi, mentre a quel punto voleva restare a tempo indeterminato. Alla testa del Bureau, infatti, Hoover godeva di una posizione di assoluto privilegio: amico di tutti e di tutto, poteva andare ovunque volesse e poteva fare qualunque cosa, senza temere di essere minimamente disturbato. Comprensibile quindi il suo “attaccamento al dovere”, anche per un motivo particolare che vedremo in seguito.

Perchè Hoover, a sua volta, scelse di appoggiare Johnson alla vicepresidenza? Hoover aveva in mano anche molte informazioni scottanti su Johnson – il quale aveva vinto delle elezioni locali, in Texas, con una frode elettorale – e gli faceva comodo piazzare alla Casa Bianca un vicepresidente facilmente ricattabile, nel caso il presidente fosse “venuto a mancare” durante il suo mandato.

Kennedy infatti, obtorto collo, scelse Johnson come candidato alla vice presidenza, sollevando una marea di disapprovazione e di stupore. (Johnson era “democratico” come può esserlo un texano cresciuto sotto la protezione dei petrolieri e dei mercanti di armi).

In ogni caso, Kennedy e Johnson vinsero le elezioni, e Hoover potè rimanere tranquillamente all’FBI (che ci fosse rimasto nel caso di una vittoria di Nixon, l’avversario di Kennedy, non era nemmeno in discussione: Hoover era anche in ottimi rapporti con Prescott Bush, il padrino politico di Nixon, e aveva fatto di tutto per “ammorbidire” le indagini dell’FBI sui traffici bancari intrattenuti da Bush con i nazisti prima della guerra).

Quello che Hoover non aveva previsto, è che Kennedy gli avrebbe messo sopra la testa il fratello Robert, come Ministro di Giustizia. (Per quanto dotata di poteri praticamente assoluti, l’FBI dipende formalmente dal Ministero di Giustizia).

Lo scontro fra Bob Kennedy e Hoover non avvenne in maniera diretta, ma in un modo molto più sofisticato. Bob Kennedy chiese pubblicamente a Hoover di sconfiggere la mafia: questo potrebbe sembrare una cosa normale, nell’America degli anni ‘60, ma c’era un piccolo problema: fino a quel giorno, Hoover non aveva mai nemmeno riconosciuto l’esistenza di Cosa Nostra. Nessuno sapeva spiegarsene il motivo, ma a sentire gli agenti di massimo livello di quel periodo (il film è pieno di testimonianze preziose, mai viste prima), la stessa parola “mafia” non veniva mai pronunciata in presenza di Hoover, che fingeva semplicemente che il crimine organizzato in America non esistesse. (Non a caso, gli anni ‘50 furono per la mafia un periodo indimenticabile).

Di fronte alla pubblica richiesta del suo Ministro, però, Hoover si trovò obbligato ad affrontare la questione.

In un solo anno Bobby Kennedy aveva messo in piedi decine di retate di mafiosi importanti, che Hoover in qualche modo si trovava costretto a ratificare.

Fu allora che uno strano “intermediario” mandato dalla CIA chiese di incontrare Hoover. Quando furono a quattr’occhi, costui gli raccontò che un personaggio altolocato della CIA gli aveva mostrato delle foto in cui Hoover (che era omosessuale) era stato fotografato mentre praticava sesso orale con un suo amante. La sua omosessualità – per quanto “innominabile” – era nota nei circoli ristretti di Washington, ma era del tutto sconosciuta alla nazione americana. Si può solo immaginare che cosa sarebbe successo se Hoover, che agli occhi dell’America era un vero e proprio eroe nazionale, fustigatore implacabile di vizi e peccati altrui, si fosse rivelato lui stesso omosessuale. L’intermediario disse anche a Hoover che queste foto erano arrivate alla CIA da parte di Mayer Lansky, il quale era evidentemehnte in possesso degli originali.

Abbiamo quindi la mafia che ricattava Hoover, Hoover che ricattava Kennedy, mentre il fratello Robert si era messo in testa di sconfiggere la mafia. Ma l’unico ad essere al corrente di tutti i ricatti poteva essere Hoover, che era tenuto in pugno anche dalla CIA, e che a sua volta controllava Johnson.

Nel frattempo il fronte repubblicano scalpitava per liberarsi di Kennedy, divenuto ormai un chiaro ostacolo alla riconquista violenta di Cuba (ambita per il business di casinò e prostituzione, e per il commercio mondiale dello zucchero), come all’escalation militare in Vietnam.

Mentre Allen Dulles, l’ex-direttore della CIA plateamente licenziato da John Kennedy dopo la Baia dei Porci, sedeva in paziente attesa di potersi togliere qualche sassolino dalla scarpa. E Prescott Bush (il padrino di Nixon, che era stato sconfitto da Kennedy alle presidenziali) era amico personale di Allen Dulles da oltre 30 anni.

Questa straordinaria convergenza di “interessi” trova una solida conferma nella festa che si tenne a casa di un magnate del petrolio, la sera del 21 novembre a Dallas (il giorno prima dell’assassinio di Kennedy).

A quella festa parteciparono, fra gli altri, Lyndon Johnson e Richard Nixon (a proposito di “collegamenti trasversali”!). Vi fece anche una rapida puntata, con un volo privato di andata e ritorno da Washington, Edgar J. Hoover. Difficile immaginare che fra loro abbiano parlato di cavalli.

Quella sera, prima di accostarsi con la sua amante, Johnson le disse: “Da domani i fratelli Kennedy non romperanno più le scatole a nessuno”.

Il film esplora in seguito anche il legami con l’omicidio di Martin Luther King, e naturalmente quelli con l’omicidio di Robert Kennedy, che risulta essere stato semplicemente la battaglia conclusiva di una guerra iniziata 5 anni prima.

Nel film Ted Kennedy – l’unico dei fratelli sopravvissuto – racconta di come Bobby fu avvicinato, durante la campagna elettorale del ‘68, da un alto esponente del sindacato trasportatori (quello di Jimmy Hoffa, palesemente legato alla mafia). Costui voleva sapere se Robert, una volta eletto presidente, sarebbe stato “soft” con il sindacato, “come già aveva promesso di fare Nixon”. Per tutta risposta, Kennedy gli fece sapere che per prima cosa, appena entrato alla Casa Bianca, avrebbe riaperto la lotta al crimine organizzato.

Alla Casa Bianca quell’anno ci andò Nixon.

Il film (che dura in realtà 8 ore) analizza anche nel dettaglio l’ipotesi “MK-Ultra”, il progetto di controllo mentale lanciato dalla CIA durante la guerra fredda, che avrebbe portato ad utilizzare l’ipnosi su Sirhan Sirhan come chiave per il delitto dell’Ambassador Hotel.

Gli ultimi quindici minuti sono dedicati al massacro di Jonestown, che risulta essere stato tutt’altro che un “suicidio di massa”, ma un esperimento di “mind control” della CIA andato a male.

Anche per il complottista più navigato le sorprese riservategli da Evidence of Revision sono davvero molte, e sono tutte supportate da interviste o da materiali di primissima mano.

Evidence of Revision è un ottimo esempio di come vada affrontato oggi il “complottismo”, con serietà analitica e distacco emotivo, ma anche con il coraggio di iniziare a tirare delle linee trasversali nell’intricata matassa della storia americana – e quindi mondiale – più recente.

Se si dovesse trovare una tagline per definire questo film, sarebbe sicuramente “connecting the dots” (il film “che unisce i puntini”).

Fonte:
http://www.nexusedizioni.it/apri/Argomenti/Geopolitica/EVIDENCE-OF-REVISION-CONNECTING-THE-DOTS-di-Massimo-Mazzucco/

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LA CINA E LE GUERRE DELL’OPPIO

Come mai tanto interesse nei confronti della Cina? Beh, la Cina – tra le altre cose – è uno dei maggiori produttori e utilizzatori di oppiacei nel mondo.
Per un certo periodo, nel 1800, i piloti del Connecticut e del Massachusetts furono abilissimi corrieri. La velocità era di importanza cruciale per il commercio dell’oppio, e chi riusciva a terminare per primo il giro: Turchia / India / Macao / Hong Kong / Shanghai, ne otteneva il massimo guadagno.
Durante le guerre dell’oppio, gli Stati Uniti scelsero di restare ai margini, tifando per inglesi e francesi, ben consci che gli obblighi previsti nei trattati avrebbero portato loro una quota del bottino.
Potenti interessi nazionali stavano dietro il traffico di droga. Nel 1843, quando fu aperto il porto di Shanghai, la società Russell e Co. fu una delle prime a sfruttarlo per i suoi scopi commerciali.
Dopo essere stato ambasciatore delle Nazioni Unite e presidente del Comitato Nazionale Repubblicano sotto Richard Nixon, George Bush fu incaricato di occuparsi del commercio con la Cina. La famiglia Bush è ancora coinvolta in numerosi rapporti commerciali con la Cina.
Molti ricercatori sostengono che George Bush abbia lavorato con la CIA agli inizi degli anni ’50, e che uno dei suoi incarichi sia stato quello di consolidare e coordinare l’industria mondiale dei narcotici, la più grande industria del Pianeta. Alcuni sostengono che una delle ragioni politiche della guerra del Vietnam concerneva una copertura per l’accaparramento del ‘Triangolo d’oro’.

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GUERRA ALLA DROGA: UNA FRODE INTELLETTUALE
Prima della Guerra del Vietnam, il Triangolo d’Oro era gestito da servizi segreti e criminalità organizzata francesi. Dopo la guerra il centro nevralgico del traffico si trasferì in America, dove fu gestito dai servizi segreti americani con l’aiuto di mafiosi siciliani. Questa rete di narcotraffico è ben documentato da Alfred McCoy, Henrik Kruger, Sam Giancana ed altri testimoni diretti, nel documento La Politica dell’Eroina nel Sud-Est Asiatico.
Durante l’amministrazione Reagan George Bush, in qualità di presidente del Gabinetto e come Direttore del National Narcotics Interdizion System, fu il più alto funzionario governativo coinvolto nella ‘guerra alla droga’.
Frances Mullen Jr., ex capo della Drug Enforcement Agency (DEA), ebbe modo di definire gli sforzi di Bush ‘una frode intellettuale’ e ‘una piaga, piuttosto che una risorsa’. Poco dopo queste affermazioni, Mullen dette le dimissioni e la sua relazione General Accounting Office (GAO) fu insabbiata.
Monika Jensen-Stevenson – produttrice della nota trasmissione 60 Minute – lasciò il suo impiego dopo che i vertici della CBS le impedirono di rendere note le sue scoperte circa il traffico di droga sotto copertura. Il suo libro, Kiss The Boys Goodbye, illustra nel dettaglio come la comunità di intelligence statunitense utilizzasse l’apparato delle agenzie governative POW / MIA come copertura per il traffico di oppiacei dal Triangolo d’Oro.
L’importazione all’ingrosso di cocaina negli Stati Uniti durante il conflitto contro l’Iran è ben documentato. George Bush, è ‘riconducibile’ a molti dei ‘giocatori’ coinvolti.
Inoltre, si è fatto un gran parlare circa l’uso di natanti, oleodotti e altri beni della Zapata Offshore per il traffico di stupefacenti.
Stupefacenti come la cocaina e l’eroina non possono essere sintetizzati senza componenti chimici. Uno dei più grandi produttori di questi componenti è la Eli Lilly Company di Indianapolis, Indiana, di cui la famiglia Quayle è azionista e George Bush è stato consigliere di amministrazione. La Eli Lilly fu anche la prima a sintetizzare l’LSD per la CIA.
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GEORGE BUSH, LA SKULL AND BONES E L’ASSASSINIO DI JFK

Rodney Stich, nel suo libro Frode all’America racconta di un ‘agente sotto copertura della CIA’, assegnato ad una unità di counter-intelligence, dal nome in codice Pegasus. Questa unità ‘era in possesso di registrazioni su nastro riguardanti alcune conversazioni circa un piano per assassinare J.F.Kennedy.’ Le intercettazioni erano state ricavate da una microspia nel telefono di J. Edgar Hoover. Gli altri interlocutori sui nastri erano ‘[Nelson] Rockefeller, Allen Dulles, [Lyndon] Johnson del Texas, George Bush e J. Edgar Hoover.’
George Bush potrebbe realmente essere coinvolto nell’assassinio di JFK?
Nel 1963 Bush viveva a Houston, intento a svolgere le proprie funzioni di presidente della compagnia petrolifera offshore Zapata. Bush ha sempre negato l’esistenza di una nota inviata dal capo dell’FBI J. Edgar Hoover a ‘Mr. George Bush della CIA.’ Quando la notizia filtrò, la CIA prima non commentò, ed in seguito ammise che sì, un ‘George Bush’ era stato stato citato nella nota, ma si trattava di ‘un altro’ George Bush, non l’uomo che ha preso ufficio alla Casa Bianca nel 1988.
Alcuni tignosi reporter rintracciarono ‘l’altro’ George Bush, scoprendo che in realtà si trattava di un umile impiegato, il quale dichiarò di non avere mai ricevuto alcun messaggio dall’ FBI.
Vale anche la pena notare che uno dei nomi in codice assegnati dalla CIA all’operazione ‘Baia dei Porci’ fu Operazione Zapata, e che due delle navi di supporto dell’operazione si chiamavano Barbara e Houston.
Molti sostengono che all’epoca George Bush fosse uno dei pezzi grossi della CIA, responsabile dei molti cittadini cubani reclutati come talpe. Per tutta la vicenda ‘Iran-Contra’, Felix Rodriguez, l’uomo che aveva catturato e ucciso Che Guevara per la CIA, parve fare riferimento principalmente all’ufficio Bush.

Da ‘Il realista’ (estate 1991):
‘Bush ha collaborato con il famoso agente della CIA Felix Rodriguez per il reclutamento di esuli cubani di destra per l’invasione di Cuba. E’ stato compito di Bush organizzare la comunità cubana di Miami per l’invasione (…) Un documento appena scoperto dall’FBI rivela che George Bush è stato direttamente coinvolto nell’omicidio 1963 del Presidente John Kennedy.
‘George Bush afferma di non aver mai lavorato per la CIA fino al momento in cui fu ufficialmente nominato direttore dall’ex direttore della Commissione Warren. La logica suggerisce che è altamente improbabile. Certo, Bush ha il dovere ‘professionale’ di negare di essere stato nella CIA. La CIA è un’organizzazione segreta. Nessuno ammette mai di esserne stato membro. La verità è che Bush è stato un alto funzionario della CIA fin da prima del 1961 dell’invasione di Cuba, in collaborazione con Felix Rodriguez. Bush può negare il suo ruolo effettivo della CIA nel 1959, ma ci sono registrazioni circa la Baia dei Porci che evidenziano il ruolo di Bush … ‘

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IL MOVENTE DELLA COSPIRAZIONE

Allora, perché una agenzia di intelligence ed una società segreta dovrebbero mettersi a contrabbandare droga e complottare per assassinare JFK?

Beh, perchè ci facevano un sacco di soldi. Purtroppo in larga parte il mondo è un posto squallido e indecoroso, e se avete intenzione di fare gli ingenui, è meglio che sappiate come funzionino le cose. Alcuni hanno teorizzato che il traffico di droga sotto copertura si adattasse in modo perfetto al piano volto a destabilizzare le famiglie americane e – di conseguenza – la società. Sfruttando la frustrante inadeguatezza del corpo politico, le elite sono in grado di imporre la loro volontà mediante guerra psicologica ed alchimia politica della dialettica hegeliana.

Nel suo articolo ‘Stregoneria, Sesso, Assassinio e Simbolismo’, James Shelby pone in connessione alcuni dei maggiori eventi della storia moderna americana con un selvaggio, numerologico, grande piano occulto ‘per trasformarci in zombie cibernetici’. L’assassinio di JFK – sostiene l’articolo – è stato il culmine di un rituale occulto denominato ‘l’uccisione del Re’, progettato per suscitare un trauma di massa e sferrare un assalto al corpo politico degli Stati Uniti.

Dopo la Seconda Guerra mondiale, con le operazioni Sunrise, Blowback, Paperclip e diverse altre, migliaia di scienziati e componenti della elite nazista furono fatti rifugiare – spesso illegalmente – negli Stati Uniti. Ciò costituì una palese violazione degli ordini rilasciati dal presidente Harry S. Truman.
Il Monarch Project consiste nella ripresa di un progetto di controllo della mente chiamato Marionette Programming, intrapreso dalla Germania nazista. La componente di base del programma Monarch è la manipolazione della coscienza collettiva mediante il cagionamento di traumi estremi.
Si ritiene che l’omicidio di JFK fu organizzato con l’intenzione di compromettere la nostra identità nazionale e coesione – provocando una profonda frattura in seno all’America. Anche la vistosità della loro cospirazione è stata progettata per ‘evidenziare la loro superiorità’ e ‘la nostra futilità’.
Alcuni studi mostrano una correlazione tra l’assassinio di JFK e l’aumento della violenza nella società americana, la diffidenza verso il governo e diversi altri mali sociali.

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GLI ILLUMINATI: SOVVERTIRE IL CORPO POLITICO

Perché questo attacco contro il nostro corpo politico?

Nel 1785, un fulmine colpì ed uccise un corriere in rotta da Francoforte a Parigi. Un frammento di uno scritto di Adam Weishaupt – fondatore degli Illuminati – fu recuperato dopo l’incidente. Nel frammento si faceva riferimento ad un piano segreto a lungo termine volto all’istituzione di un ‘Nuovo Ordine Mondiale’ attraverso un sovvertimento mondiale.

Dal frammento di Adam Weishaupt:
‘Mediante questo piano avremo il controllo diretto di tutta l’umanità. Le cariche pubbliche dovranno essere assegnate in modo tale che si possa, in segreto, influenzare tutte le operazioni politiche. ‘
John Robison, professore di filosofia naturale presso l’Università di Edimburgo in Scozia nel periodo a ridosso tra il XVIII e il XIX secolo, e membro di una loggia massonica, dichiarò che gli fu proposto di aderire alla setta degli Illuminati. Dopo attente ricerche e considerazioni, l’accademico concluse che le finalità degli Illuminati non facevano per lui.
Nel 1798 Robinson pubblicò un libro intitolato: ‘Le prove di una cospirazione’:
‘Esiste una associazione costituita con l’esplicito scopo di distruggere tutte le istituzioni religiose e rovesciare tutti i governi esistenti (…) i capi governerebbero il mondo con potere pressoché assoluto, mentre tutto il resto sarebbe usato come strumento per perseguire i loro fini superiori e sconosciuti. ‘
Il libro ‘Le prove di una cospirazione’ fu inviato a George Washington, il quale replicò al mittente con una lettera in cui affermò di essere a conoscenza degli Illuminati. Disse di sentire che gli Illuminati avessero ‘dottrine diaboliche’ e che il loro fine fosse la ‘separazione delle persone dai loro governi’.
In ‘Le prove di una cospirazione’, Robison descrisse la cerimonia di apertura del ‘grado Regent’ nell’Illuminismo. Di tale cerimonia sarebbe stata parte integrante ‘uno scheletro umano, ai piedi del quale sono collocate una corona e una spada. All’iniziato viene chiesto se si tratti dello scheletro di un re, un nobile o un mendicante ‘. L’iniziato non saprà rispondere, ed il presidente della riunione gli dirà: ‘Il carattere di un uomo è l’unica cosa che conta.’
Si tratta, in sostanza, della stessa formula verbale rinvenuta nella ‘Tomba’ della Skull and Bones:

‘Wer der war Thor, Wer Weiser, Bettler oder Kaiser? Ob Arm, ob Reich, im Tode gleich ‘.

Che recita:

‘Pazzo, saggio, mendicante o re? Poveri o ricchi, tutti la stessa cosa di fronte la morte.’

SKULL AND BONES = ILLUMINATI?
Dunque l’ordine Skull and Bones è parte integrante dell’organizzazione degli Illuminati?
Quando si viene iniziati all’ordine Skull and Bones, si riceve un nuovo nome, similmente a quanto succede nelle pratiche degli Illuminati. Ed è dimostrato che molti membri degli Illuminati siano collegabili ai professori che istruirono i ‘Bones’ a Berlino.
Potremmo avere negli Stati Uniti una società segreta che abbia usato la ‘National Security State’ come copertura per il compimento di piani nefasti?

Da ‘George Bush: La biografia non autorizzata’:

“Quel settembre [1951], Robert Lovett Marshall fu sostituito come segretario della difesa. Nel frattempo, Harriman fu nominato direttore del Mutual Security Agency, facendo di lui il capo statunitense della alleanza militare anglo – americana.

‘Uno dei temi centrali del regime di sicurezza di Harriman a Washington (1950-53) fu l’organizzazione di operazioni sotto copertura e ‘guerra psicologica’. Harriman, insieme ai suoi avvocati e partner commerciali, Allen e Foster Dulles, finanziò i servizi segreti per condurre campagne di propaganda ad ampio spettro ed esperimenti di psicologia di massa negli Stati Uniti.

Il regime di sicurezza Harriman creò la Psychological Strategy Board (PSB) nel 1951. L’uomo nominato Direttore del PSB fu Gordon Gray (…) il fratello di Gordon, RJ Reynolds, fu anche un ufficiale dei servizi segreti della marina, noto a Washington come il ‘fondatore della intelligence operativa’. Gordon Gray è diventato un caro amico e alleato politico di Prescott Bush. Il figlio di Gray diventò poi l’avvocato del figlio di Prescott – George – e il paravento della sua politica di infiltrazione.

STORIA DEL MONDO: INCIDENTALE O PIANIFICATA?
Riusciremo ad ottenere un altro fallimento della amministrazione democratica? Uno scandalo vergognoso come la caduta di Nixon?
Forse sì, se esiste il tipo di controllo sul processo elettorale come ipotizzato nel libro censurato: ‘VoteScam’ scritto da Jim e Ken Collier:
‘… i nostri voti non sono altro che frammenti di energia orchestrati da un computer pre-programmato, con cui è possibile decidere chi debba vincere le elezioni senza lasciare impronte o tracce di carta.
‘In breve, i computer vi defraudano segretamente del vostro voto.
‘Per quasi tre decenni il voto americano è stato oggetto di frode sponsorizzata dal ‘governo elettronico’.
‘Il voto vi è stato rubato da un cartello di ‘sicurezza nazionale’ fatto di burocrati, che comprende la Central Intelligence Agency, i leader dei partiti politici, i deputati oltre che i proprietari ed i gestori dell’informazione massmediatica, i quali decidono congiuntamente come debba aver luogo il conteggio dei voti oltre che da chi debba essere effettuato, verificato e poi trasmesso all’opinione pubblica.
‘Tutte le operazioni post-elettorali sono state messe nelle mani di una società privata denominata News Election Service (NES), la quale si rifiuta di rispondere a qualsiasi domanda circa la propria attività. ‘
È vero che l’elettorato americano sia sottoposto a ciclici bombardamenti propagandistici? E’ possibile che candidati e vincitori siano scelti preventivamente, determinando una spaccatura tra gli americani e le istituzioni che dovrebbero essere loro espressione, così come stabilito dalla Costituzione? Le due fazioni politiche ‘contendenti’ – repubblicana e democratica – sono in combutta per porre in essere un progetto basato sul conflitto controllato di hegeliana memoria?
Questa purtroppo è solo la punta di un iceberg. Questi tizi si occupano stabilmente anche di operazioni di eugenetica, controllo della storia e della tecnologia, incontri segreti, proficue partnership con brutali dittatori, “terrorismo”, affarismo bellico, controllo mentale, rituali di magia … e altro ancora.

E ogni anno è pronta una nuova nidiata di ‘Bones.’

Insomma, noi tutti saremmo ‘foraggio ‘per una società segreta con sfumature satanistiche che sta tentando di formare un unico governo mondiale sotto il suo comando? O l’Ordine Skull and Bones è solo un gruppo di studentelli goliardici riuniti in confraternita a Yale? Scommetteresti il tuo futuro su quest’ultima possibilità?

Fonte : pillolarossafb.blogspot.it

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SECONDA GUERRA MONDIALE: GLI OCCULTI FINANZIAMENTI USA AL TERZO REICH

domenica 4 maggio 2008

Parafrasando Honoré de Balzac, esistono due storie da raccontare, la prima è quella che viene insegnata (anzi inculcata) all’opinione pubblica affinché non sappia cosa è realmente accaduto, e poi esiste una seconda storia, quella reale, quella che l’establishment – l’élite – non ha intenzione di rivelare. Bene, questa seconda storia che spiega l’avvenimento, è quasi sempre una storia vergognosa, una storia che all’opinione pubblica – qualora si cimentasse nel tentare di farne tesoro – verrà spiegata in questi termini: «Folle e paranoica teoria della cospirazione», spesse volte messa in giro dai «soliti» antisemiti, antiamericani e psicotici che sragionano e che vedono complotti sotto ogni pietra. Presto capiremo che la storia che sto per raccontare non rientra nello stereotipo appena citato, bensì è parte integrante della Storia umana, quella storia appunto, che la gente non deve conoscere, perché troppo infame e infamante per coloro che l’hanno messa in atto. Grazie all’avvento di Internet oggi molte persone sono a conoscenza di questo fatto storico gravissimo: si tratta dei finanziamenti che il Terzo Reich e il Führer hanno ricevuto da persone apparentemente «insospettabili». É proprio così, Hitler e i suoi lacchè hanno potuto combattere la Seconda Guerra Mondiale solo e soltanto grazie ai fondi ricevuti dall’Alta Finanza statunitense ed ebraico-americana. Follia? No ragazzi, tutto vero: in soldoni le grandi famiglie e dinastie israelite ed ebraiche hanno dato denaro ed armamenti a colui che ha sterminato – a quanto pare – sei milioni di persone della loro stessa razza e religione. “Ma come è potuto accadere tutto questo?” si domanderà legittimamente il lettore neofita. Bene, caro lettore, te lo spiego subito. Per prima cosa esamineremo la cosiddetta Dutch connection, attraverso la ricerca condotta da John Loftus, un ex inquirente della sezione Crimini di guerra nazisti del Dipartimento della Giustizia USA, presidente del Museo dell’Olocausto della Florida e autore estremamente rispettato di numerosi libri sulla connection CIA-nazisti, inclusi The Belarus Secret And The Secret War Against Jews, entrambe con ampia documentazione sulla connection Bush-Rockefeller-nazisti, in pratica la famigerata corsa agli scienziati nazisti, meglio conosciuta come «Paperclip Project». La Dutch Connection Per la famiglia Bush è un incubo perenne. Per i loro clienti nazisti la Dutch connection era la madre di tutti sistemi di riciclaggio del denaro. Dal 1945 al 1949 iniziò nella zona americana della Germania occupata uno dei più lunghi e, come appare, futili interrogatori di un sospetto di crimini di guerra nazisti. Il magnate multimilionario dell’acciaio Fritz Thyssen (vedi recente scandalo della fabbrica Thyssenkrupp andata in fiamme con la drammatica conseguenza di 6 morti sul lavoro) – l’uomo il cui consorzio dell’acciaio era il cuore pulsante della macchina da guerra nazista – parlava e parlava e parlava ad un gruppo congiunto di interrogatorio USA-UK. Per quattro lunghi anni, successive squadre di inquirenti tentarono di infrangere la semplice pretesa di Thyssen di non possedere né conti in banche straniere né interessi in società straniere, né beni che potessero portare ai miliardi mancanti in beni al Terzo Reich. Gli inquirenti fallirono completamente. Perché? Perché ciò che l’astuto Thyssen deponeva era, in un certo senso, vero. Quello che gli investigatori alleati non capirono mai era che essi non facevano a Thyssen la domanda giusta. Thyssen non aveva bisogno di nessun conto in banca straniero perché la sua famiglia disponeva segretamente di un’intera catena di banche. Egli non dovette trasferire i suoi beni alla fine della Seconda Guerra Mondiale, tutto ciò che doveva fare era trasferire i documenti delle proprietà – azioni, obbligazioni, atti e accordi legali – della sua banca di Berlino attraverso la sua banca in Olanda ai suoi amici americani di New York City: Prescott Bush e Herbert Walzer. I soci di Thyssen nel crimine erano il padre e lo suocero di due futuri presidenti degli Stati Uniti. Gli investigatori alleati sottostimarono il potere di Thyssen, le sue connessioni, le sue motivazioni ed i suoi mezzi. La ragnatela di società finanziarie che Thyssen aiutò a creare negli anni ’20 rimase un mistero per il resto del XX secolo, una quasi perfetta condotta fognaria nascosta sottoterra per spostare il denaro sporco, denaro che rifornì di fondi le fortune postbelliche non solo dell’impero industriale Thyssen… ma anche della famiglia Bush. Era un segreto che Fritz Thyssen si sarebbe portato nella tomba. Era un segreto che avrebbe condotto l’ex agente dell’Intelligence USA William Gowen, ora ottantenne, proprio ad un passo dalla famiglia reale olandese. I Gowen non erano nuovi alle controversie o alla nobiltà. Suo padre era uno degli emissari diplomatici del Presidente Roosevelt presso Papa Pio XII che fecero l’inutile tentativo di persuadere il Vaticano a denunciare il trattamento che Hitler riservava agli ebrei. Fu suo figlio, William Gowen, che prestò servizio a Roma dopo la Seconda Guerra Mondiale come cacciatore di nazisti ed investigatore del servizio controinformazioni dell’esercito USA. Fu l’agente Gowen che per primo scoprì nel 1949 il canale segreto del Vaticano per portare in salvo i nazisti. E fu anche lo stesso William Gowen che iniziò a far venire alla luce nel 1999 la condotta segreta olandese per contrabbandare il denaro dei nazisti. Mezzo secolo prima, Fritz Thyssen stava raccontando agli investigatori alleati che egli non aveva interessi in società straniere, che Hitler gli si era rivoltato contro, ed aveva preso la maggior parte delle sue proprietà. I suoi rimanenti beni (che sapeva comunque persi) erano soprattutto nella zona d’occupazione russa della Germania. I suoi distanti (e non di suo gusto) parenti nelle nazioni neutrali come l’Olanda erano i reali proprietari di una sostanziosa percentuale della restante base industriale tedesca. Come vittime innocenti del Terzo Reich, essi premevano sui governi d’occupazione alleati in Germania, chiedendo la restituzione delle proprietà che gli erano state sequestrate dai nazisti. Secondo le norme dell’occupazione alleata della Germania, tutte le proprietà possedute dai cittadini di una nazione neutrale, che erano state prese dai nazisti dovevano essere restituite ai cittadini neutrali, dietro presentazione di appropriata documentazione, dimostrante la prova della proprietà. Improvvisamente, parti neutrali di ogni genere, particolarmente in Olanda, pretesero la proprietà di diversi pezzi dell’impero Thyssen. Nella sua cella, Fritz Thyssen, semplicemente sorrideva ed aspettava di essere rilasciato dalla prigione, mentre membri della famiglia reale olandese e del suo servizio informazioni olandese rimettevano assieme per lui i suoi possedimenti anteguerra. Gli inquirenti britannici e americani potevano avere seriamente sottostimato Thyssen ma non di meno essi sapevano che gli aveva mentito. I loro sospetti si concentrarono in particolare su una banca olandese, la Banca voor Handel en Scheepvaart di Rotterdam. Questa banca da anni faceva molti affari con i Thyssen. Per fargli un favore, nel 1923, la banca di Rotterdam prestò il denaro per costruire proprio il primo quartier generale del partito nazista a Monaco. Ma in qualche modo le indagini alleate continuarono a non andare da nessuna parte, le piste sembravano tutte arenarsi. Se gli investigatori si fossero accorti che Allen Dulles, il capo dell’Intelligence USA (e successivamente della CIA) nella Germania postbellica, era anche l’avvocato della Banca di Rotterdam, avrebbero potuto fare domande molto interessanti. Essi non sapevano che anche Thyssen era cliente di Dulles. Non si sono mai nemmeno accorti che era l’altro cliente di Allen Dulles, il barone Kurt Von Schroeder che era il fiduciario dei nazisti per le società Thyssen che ora si pretendevano possedute dagli olandesi. La banca di Rotterdam era al cuore dello schema di copertura di Dulles, ed essa custodiva gelosamente i suoi segreti. Diversi decenni dopo la guerra il giornalista investigativo Paul Manning, collega di Edward R. Murrow, inciampò sugli interrogatori di Thyssen negli Archivi Nazionali USA. Manning voleva scrivere un libro sul riciclaggio del denaro dei nazisti. Il manoscritto di Manning era un coltello alla gola di Allen Dulles: il suo libro menzionava specificatamente la Banca voor Handel en Scheepvaart per nome, sebbene di sfuggita. Dulles si offrì di aiutare l’ignaro Manning con il suo manoscritto e lo mandò verso un vicolo cieco, in cerca di Martin Bormann in Sud America (!). Senza sapere di essere stato deliberatamente sviato, Manning scrisse una prefazione del suo libro ringraziando personalmente Allen Dulles per la sua «assicurazione che era sulla pista giusta e doveva continuare così» (sic: inaudito!). Dulles mandò Manning ed il suo manoscritto nelle paludi dell’oscurità. Anche l’imbroglio stesso della «caccia a Martin Bormann» venne usato con successo per screditare Ladislas Farago, un altro giornalista americano che esaminava troppo approfonditamente il riciclaggio del denaro dei nazisti. Gli investigatori americani dovevano essere mandati ovunque eccetto in Olanda. E così la Dutch connection rimase inesplorata fino a quando, nel 1994 fu pubblicato il libro The Secret War Against The Jews. Come argomento di curiosità storica fu menzionato che Fritz Thyssen (ed indirettamente il partito nazista) avevano ottenuto i loro primi finanziamenti dalla Brown Brothers Harriman (la famiglia Harriman è di origine ebraica e molti componenti della dinastia fanno o hanno fatto parte della Confraternita della Morte, ossia la setta filo-massonica Skull and Bones della Yale University) e dalla sua affiliata Union Banking Corporation – UBC. La UBC era a sua volta la holding della famiglia Bush che controllava molte altre società, compresa la Holland American Trading Company. Era pubblicamente noto che le holding di Bush erano state sequestrate dal governo USA dopo che i nazisti invasero l’Olanda. Nel 1951 i Bush reclamarono dall’Alien Property Custodian la Union Banking Corp. assieme alle sue proprietà «neutrali» olandesi. John Loftus non l’aveva capito, ma aveva sbattuto contro un pezzo veramente grande della scomparsa Dutch connection. La proprietà di Bush della società d’investimenti olandese-americana era l’anello mancante nelle prime ricerche di Manning nei documenti dell’indagine Thyssen. Nel 1981 Manning aveva scritto: «Il primo passo di Thyssen in una lunga danza di frodi fiscali e valutarie iniziò [alla fine degli anni ’30; Nda] quando dispose che le proprie quote nella olandese Hollandische-Amerikanische Investment Corporation venissero accreditate alla Bank voor Handel en Scheepvaart, N. V., Rotterdam, la banca fondata nel 1916 da August Thyssen Senior».In questo oscuro paragrafo di un libro poco noto, Manning aveva involontariamente documentato due interessanti documenti: 1) la Union Banking Corp. di Bush aveva evidentemente acquistato le stesse azioni societarie che i Thyssen stavano vendendo come parte del loro riciclaggio del denaro dei nazisti; 2) la banca di Rotterdam, lungi dall’essere un ente neutrale olandese, venne fondata dal padre di Fritz Thyssen. In retrospettiva, Loftus e Manning avevano scoperto terminali diversi della Dutch connection. Dopo aver letto l’estratto del libro di Loftus sulla proprietà di Bush della Holland-American Trading Company, l’agente del servizio informazioni USA in pensione William Gowen cominciò a mettere insieme le tessere del puzzle. Mr. Gowen conosceva ogni angolo dell’Europa per il suo passato di figlio di un diplomatico, agente del servizio informazioni americano e giornalista. William Gowen merita tutto il credito per la scoperta del mistero di come gli industriali tedeschi nascosero il loro denaro dagli Alleati alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1999 Mr. Gowen andò in Europa, a proprie spese, per incontrare un ex membro dell’Intelligence olandese che aveva informazioni interne dettagliate sulla banca di Rotterdam. Lo scrupoloso Gowen prese nota della dichiarazione e quindi la fece leggere e correggere dalla sua fonte per evitare – ancora una volta – errori. Qui, sommariamente, racconterò come i nazisti nascosero il loro denaro in America. Dopo la Prima Guerra Mondiale, August Thyssen era stato seriamente danneggiato dalla perdita di beni dovuta alle dure condizioni del Trattato di Versailles. Egli era determinato affinché tutto ciò non accadesse mai più. Uno dei suoi figli si sarebbe unito ai nazisti, l’altro sarebbe rimasto neutrale. Non importava chi vincesse la prossima guerra, la famiglia Thyssen sarebbe sopravvissuta con il suo impero industriale intatto. Fritz Thyssen si unì ai nazisti nel 1923: suo fratello minore sposò una nobile ungherese e cambiò il proprio nome in quello di barone Thyssen-Bornemisza. Il barone più tardi reclamò la cittadinanza ungherese e anche quella olandese. In pubblico fingeva di detestare il suo fratello nazista, ma in privato si incontravano a consigli di amministrazione segreti in Germania per coordinare le loro operazioni. Se un fratello veniva minacciato della perdita della sua proprietà, avrebbe trasferito le proprie società all’altro. Per aiutare i suoi figli nel loro gioco di scatole vuote, August Thyssen durante gli anni Venti costituì tre diverse banche: la August Thyssen Bank a Berlino, la Bank voor Handel en Scheepvaart a Rotterdam e la Union Banking Corporation a New York City. Per proteggere le loro holding tutto ciò che i fratelli dovevano fare era spostare i documenti delle società da una banca all’altra. E questo lo fecero piuttosto regolarmente. Quando Fritz Thyssen “vendette” la Holland-American Trading Company per una perdita fiscale, la UBC di NY comprò le azioni. Similmente, la famiglia Bush investì i camuffati profitti nazisti in società americane dell’acciaio e di produzione che divennero parte del segreto impero Thyssen. Quando i nazisti invasero l’Olanda nel Maggio del 1940 investigarono nella Banca voor Handel en Scheepvaart di Rotterdam. Fritz Thyssen era sospettato dagli ispettori di Hitler di essere un evasore fiscale e di trasferire illegalmente la sua ricchezza al di fuori del Terzo Reich. Gli ispettori nazisti avevano ragione: Thyssen pensava che le politiche economiche di Hitler avrebbero fatto diminuire la sua ricchezza attraverso una disastrosa inflazione. Egli contrabbandava all’estero i suoi profitti di guerra attraverso l’Olanda. Ma i forzieri di Rotterdam non contenevano indizi su dove fosse andato a finire il denaro. I nazisti non sapevano che tutti i documenti comprovanti la segreta proprietà di Thyssen erano stati tranquillamente rispediti alla Banca August Thyssen a Berlino, sotto la benevola supervisione del barone Kurt Von Schroeder. Thyssen passò il resto della guerra agli arresti domiciliari di lusso. Egli aveva giocato Hitler, nascosto i suoi immensi profitti, ed ora era tempo di giocare gli americani con lo stesso trucco delle scatole vuote.Appena Berlino cadeva in mano degli Alleati venne il momento di rispedire i documenti a Rotterdam cosicché la banca «neutrale» potesse pretendere le proprietà con la benevola supervisione di Allen Dulles, che, come capo dell’Intelligence dell’OSS (Office of Strategic Studies) a Berlino nel 1945, era ben piazzato per gestire qualsiasi tranquilla indagine. Sfortunatamente, la banca August Thyssen durante la guerra era stata bombardata ed i documenti erano sepolti nei forzieri sotterranei sotto le rovine. Ancora peggio, i forzieri si trovavano nella zona sovietica di Berlino. Secondo la fonte di Gowen, il principe Bernardo (affiliato alle SS e personaggio chiave nella costituzione della società segreta Gruppo di Bilderberg) comandava una unità dell’Intelligence olandese che nel 1945 tirò fuori i documenti societari incriminanti e li riportò alla banca «neutrale» di Rotterdam. Il pretesto era che avevano rubato a sua moglie, la principessa Giuliana, i gioielli della corona, ed i russi diedero agli olandesi il permesso di scavare tra i forzieri e recuperarli. L’operazione Giuliana fu una truffa olandese agli Alleati che cercavano ovunque i pezzi mancanti della fortuna Thyssen. Nel 1945, l’ex direttore olandese della Banca di Rotterdam riprese il controllo solamente per scoprire che sedeva su una grande pila di attività naziste nascoste. Nel 1947 il direttore minacciò di informare le autorità olandesi, e venne immediatamente licenziato dai Thyssen. Il leggermente ingenuo direttore di banca allora fuggì a New York City dove aveva intenzione di parlare con il presidente della UBC, Prescott Bush. Come ricordava la fonte olandese di Gowen, il direttore intendeva «rivelare [a Prescott Bush] la verità sul barone Heinrich e la banca di Rotterdam, perché alcuni o tutti degli interessi di Thyssen nel gruppo Thyssen potessero essere sequestrati e confiscati come proprietà del nemico tedesco. “Il corpo del direttore venne ritrovato a New York due settimane più tardi”». Allo stesso modo, nel 1996, il giornalista olandese Eddy Roever, andò a Londra per intervistare il barone, che era vicino a Margaret Thatcher. Il corpo di Roever venne scoperto due giorni dopo. Forse – osservò laconicamente Gowen – era solamente una coincidenza che entrambe i due sani uomini morissero d’infarto immediatamente dopo aver tentato di scoprire la verità sui Thyssen.Né Gowen né la sua fonte olandese sapevano delle sostanziose prove negli archivi dell’Alien Property Custodian o negli archivi dell’OMGUS. Assieme, i due separati gruppi di documenti USA si sovrapponevano a vicenda e supportavano direttamente la fonte di Gowen. Il primo gruppo di archivi conferma assolutamente che la Union Banking Corporation di New York era posseduta dalla banca di Rotterdam. Il secondo gruppo (citato da Manning) invece conferma che a sua volta la banca di Rotterdam era proprietà dei Thyssen. Non sorprende che queste due agenzie americane non resero mai noti i documenti Thyssen. Come documentò il noto storico Burton Hersh: «L’Alien Property Custodian, Leo Crowley, era nel libro paga della banca di New York J. Henry Schroeder dove nel consiglio d’amministrazione sedevano Foster e Allen Dulles. Foster riuscì a farsi nominare consigliere legale speciale per l’Alien Property Custodian mentre simultaneamente rappresentava interessi [tedeschi] contro il custode». Non meraviglia che Allen Dulles avesse diretto Paul Manning a caccia di farfalle in Sud America. Egli era molto vicino a scoprire il fatto che la banca di Bush a New York era segretamente posseduta dai nazisti, prima, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. La proprietà di Thyssen della UBC è provata, e concretizza un capo d’imputazione per tradimento nei confronti delle famiglie Dulles e Bush per aver dato aiuto e sostegno al nemico in tempo di guerra. Il primo fatto chiave che deve essere provato in ogni indagine criminale è che la famiglia Thyssenpossedeva segretamente la banca di Bush. A parte la fonte di Gowen ed i documenti gemelli americani, un terzo gruppo di documentazione proviene dalla stessa famiglia Thyssen. Nel 1979 l’attuale barone Thyssen-Bornemisza (nipote di Fritz Thyssen) preparò una storia scritta della famiglia da condividere con i suoi alti dirigenti. Una copia di questo topo di trenta pagine intitolato La Storia della Famiglia Thyssen e loro attività venne procurata dalla fonte di Gowen. Essa contiene le seguenti ammissioni di Thyssen: «Così, all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, la Banca voor Handel en Scheepvaart – una ditta olandese il cui unico azionista era un cittadino ungherese – era diventata la holding della società di mio padre. Prima del 1929 egli deteneva le quote della Banca August Thyssen, ed anche sussidiarie americane e la Union Banking Corporation di New York. Le azioni di tutte le affiliate [nel 1945] erano nella Banca August Thyssen nel settore orientale di Berlino, da dove riuscì a farle trasferire in occidente all’ultimo momento.Dopo la Guerra il governo olandese ordinò un’indagine sulla situazione legale della società holding e, in attesa del risultato, nominai un olandese ex direttore generale di mio padre che si era rivoltato contro la nostra famiglia. In quello stesso anno, il 1947, John Loftus ritornò in Germania per la prima volta dopo la Guerra, travestito da autista olandese in uniforme militare, per stabilire i contatti con i nostri dirigenti tedeschi. La situazione del gruppo cominciò lentamente ad essere risolta ma non fu prima del 1955 che le società tedesche vennero liberate dal controllo alleato ed in seguito rilasciate. Fortunatamente le società del gruppo soffrivano poco dello smembramento. Infine, furono nella posizione di concentrarsi su problemi puramente economici – la ricostruzione ed ampliamento delle società e l’espansione dell’organizzazione. Il dipartimento creditizio della Bank voor Handel en Scheepvaart, che funzionava anche come società holding del gruppo, si fuse nel 1970 con la Nederlandse Credietbank N. V. che aumentò il suo capitale. Il gruppo ricevette il 25%. La Chase Manhattan Bank [dei Rockefeller, ascendenza ebraica; Nda] detiene il 31%. Per la nuova società holding venne scelto il nome di Thyssen-Bornemisza Group». Dunque, gli archivi generali USA, la fonte olandese di Gowen e la storia della famiglia Thyssen confermano tutte indipendentemente che il padre ed il nonno dei Presidenti Bush faceva parte del CDA di una banca che era segretamente posseduta dai principali industriali nazisti. La connessione di Bush con queste istituzioni americane è pubblicamente nota. Quello che nessuno sapeva, finché la brillante ricerca di Gowen non lo portò alla luce, era che i Thyssen erano i datori di lavoro segreti della famiglia Bush.Ma cosa sapeva la famiglia Bush dei suoi collegamenti nazisti e quando lo seppe? Come manager anziani della Brown Brothers Harriman, dovevano aver saputo che i loro clienti americani, come gli stessi Rockefeller, stavano investendo pesantemente nelle società tedesche, compreso il gigante Vereinigte Stahlwerke di Thyssen. Come ripetutamente documenta il noto storico Christopher Simpson, è argomento pubblico che gli investimenti della Brown Brothers nella Germania nazista ebbero luogo con i servizi della famiglia Bush. Quando scoppiò la Guerra Prescott Bush venne colpito da un caso di morbo di Waldheimer, un’improvvisa amnesia del suo passato nazista? Oppure egli credeva veramente che i nostri benevoli alleati olandesi possedessero la UBC e la sua società madre di Rotterdam? Dovrebbe essere ricordato che nel Gennaio del 1937 egli assunse Allen Dulles per «coprire» i suoi conti. Ma coprire da chi? Si aspettava che la piccola felice Olanda dichiarasse guerra all’America? L’operazione di copertura poteva avere senso solamente come anticipazione di una possibile guerra con la Germania nazista. Se la Union Bank non era il condotto per riciclare gli investimenti nazisti di Rockefeller in America, allora come avrebbe potuto la Chase Manhattan Bank controllata da Rockefeller finire dopo la guerra a possedere il 31% del gruppo Thyssen? Si dovrebbe notare che il gruppo Thyssen (TBG) oggi è la maggior conglomerata industriale della Germania, e, con un patrimonio netto di più di 50 miliardi di dollari (dati del 2002), una delle più ricche società al mondo. La TBG è talmente ricca che ha persino acquistato la società della famiglia Krupp, famoso fabbricante di armi di Hitler, lasciando i Thyssen gli indiscussi campioni di sopravvivenza del Terzo Reich. Ma dove hanno preso i Thyssen il denaro per partire con la ricostruzione del loro impero con tale velocità dopo la Seconda Guerra Mondiale? Le enormi somme di denaro depositate nella Union Bank prima del 1942 sono la miglior prova che Prescott Bush servì consapevolmente da riciclatore del denaro per i nazisti. Ricordate che i libri ed i conti della Union Bank nel 1942 vennero congelati dall’Alien Property Custodian USA e non vennero restituiti alla famiglia Bush fino al 1951. A quel tempo, le azioni della Union Bank, che rappresentavano il valore di milioni di dollari di azioni industriali e di obbligazioni, vennero sbloccate per la circolazione. La famiglia Bush credeva realmente che tali enormi somme venivano da aziende olandesi? Si potrebbero vendere bulbi di tulipano e scarpe di legno per secoli e non raggiungere quelle somme. Una fortuna di questa misura poteva essere arrivata solamente dai profitti che Thyssen fece riarmando il Terzo Reich quindi nascosti, prima dagli ispettori fiscali nazisti e, poi, dagli Alleati. I Bush sapevano perfettamente bene che la Brown Brothers era il canale del denaro americano nella Germania nazista, e che la Union Bank era la conduttura segreta per riportare dall’Olanda in America il denaro nazista. I Bush dovevano aver saputo come funzionava il circuito segreto del denaro poiché essi erano nel consiglio di amministrazione in entrambe le direzioni: fuori dalla Brown Brothers, dentro la Union Banking Corporation. Inoltre, la misura del loro compenso è commensurata con il loro rischio come riciclatori del denaro nazista. Nel 1951 Prescott Bush e suo suocero ricevettero una quota delle azioni della Union Bank, ciascuna del valore di 750.000 dollari. Un milione e mezzo di dollari erano un sacco di soldi nel 1951. Ma allora, dal punto di vista di Thyssen, comprare i Bush era stato il migliore affare della Guerra. Il punto decisivo è grave. È abbastanza disdicevole che la famiglia Bush, abbia aiutato a raccogliere per Thyssen il denaro da dare a Hitler per il suo avvio negli anni ’20, ma dare aiuto e sostegno al nemico in tempo di guerra è tradimento, è infamità. La banca di Bush aiutò i Thyssen a fabbricare l’acciaio che uccideva i soldati Alleati. Per quanto possa sembrare negativo aver finanziato la macchina bellica nazista, aver aiutato e assistito l’Olocausto era cosa assai peggiore. Le miniere di carbone di Thyssen utilizzavano schiavi ebrei come se fossero materiali usa e getta. Vi sono sei milioni di scheletri nell’armadio della famiglia Thyssen, ed una miriade di domande criminali e storiche cui deve essere data risposta dalla complicità della famiglia Bush. Dopo queste rivelazioni intendo approfondire i rapporti che si intrecciarono tra multinazionali bancarie ebraico-americane ed il Terzo Reich. Esploreremo questo aspetto e tracceremo le linee fondamentali per capire meglio cosa accadde in quei travagliati anni che hanno profondamente inciso sulle dinamiche che hanno portato allo sviluppo della Grande Guerra, tappa decisiva per l’istituzione delle Nazioni Unite, della creazione dello Stato ebraico d’Israele: insomma, alcuni passi fondamentali verso l’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale. Crisi, guerra, rivoluzione: la Seconda Guerra Mondiale Dalla Prima Guerra Mondiale nasce la Società delle Nazioni, tappa provvisoria verso una maggiore integrazione mondiale; gli imperi di tipo teocratico sono cancellati, mentre all’Est il comunismo, prefigurazione utopica della futura Repubblica Universale, corona l’opera delle società segrete. In Occidente, i vincitori di Versailles suscitano tutta una serie di staterelli senza storia in cui si esasperano nazionalismi e particolarismi, venendo a mancare quell’unità nella diversità che caratterizzava l’Impero Asburgico. Una situazione instabile, potenzialmente esplosiva, nella quale la Germania fungerà da detonatore. Ma perché essa potesse svolgere questa funzione serviva un poderoso riarmo e a tal fine si richiedevano anzi tutto mezzi economici e strutture industriali, poi fabbriche specializzate e truppe addestrate. Ebbene il rilancio economico venne reso possibile da un massiccio afflusso di capitali, a seguito di un’abile svalutazione del marco: capitali dell’Alta Finanza, naturalmente. I banchieri della Morgan Bank e il direttore della Banca d’Inghilterra Montagu Norman fin dal 1924 avevano, infatti, escogitato il Piano Dawes per porre l’economia tedesca sotto l’amministrazione controllata dalle banche anglosassoni[1].In tale contesto nel solo periodo 1924-26 Wall Street e la City di Londra, vale a dire National City Bank, Chase Manhattan Bank, Morgan Bank, Kuhn & Loeb Bank, Standard Oil dei Rockefeller, General Motors, Paul Warburg (tralasciando il fondamentale aiuto dei Rothschild, argomento che tratteremo separatamente più avanti), trasferirono all’economia tedesca ben 975 milioni di dollari, dei quali 170 vennero destinati alla creazione di tre grandi cartelli[2]: Vereinigte Stahlwerke (acciaio); IG-Farben (chimica), guidata dalla potente famiglia ebraica dei Warburg, che, da sola, nel 1938 controllava in Germania ben 380 imprese; AEG (settore elettrico). Nel 1939 le prime due assicureranno dal 50 al 95% della produzione bellica tedesca nei rispettivi settori di produzione, mentre l’AEG (omologa tedesca della General Electric americana) fornirà la parte elettromeccanica. Adolf Hitler, per la sua ascesa al potere, riceverà dalla Pilgrims’ Society solamente tra il 1929 e il 1933, 32 milioni di dollari[3]. Non è assolutamente superfluo ricordare inoltre l’accreditamento concesso dalla Gran Bretagna alla Germania di 6 milioni di sterline in riserve d’oro ceche depositate a Londra al momento dell’invasione della Cecoslovacchia nel Marzo 1939. La motivazione addotta dal governo britannico (Maggio 1939) fu «di non dare potere dare ordini alla Banca d’Inghilterra»[4] (sic). Più complesso il problema delle fabbriche di armi e dell’addestramento delle truppe: non tutto poteva essere fatto alla luce del sole; il gioco, per riuscire, non doveva naturalmente essere troppo scoperto, e solo a pochissimi era dato di conoscerlo fino in fondo. Ora, sul suolo tedesco vi erano commissioni interalleate per il controllo del rispetto delle clausole contro il riarmo contenute nel trattato di Versailles. Per eluderle si ricorse, fin dal 1922 – e cioè ben prima dell’ascesa al potere di Hitler – alla complicità della Russia comunista[5]. La collaborazione fra imprese americane e tedesche si fece strettissima al punto che Standard Oil e General Motors – per citare un esempio – misero a disposizione della IG-Farben nel 1917 i loro laboratori del New Jersey e del Texas per la fabbricazione di gas ad uso militare[6]. La Bendix Aviation, controllata dalla Banca Morgan, fornì attraverso la Siemens, tutti i sistemi di pilotaggio e quadri di bordo degli aerei tedeschi, e ciò fino al 194o[7]. Londra dal canto suo, nel solo periodo 1934-35, inviò in Germania 12 mila motori d’aereo ultramoderni, mentre la Luftwaffe riceveva mensilmente da Washington equipaggiamenti e accessori sufficienti per 100 aerei[8]. Le due principali fabbriche di blindati e di carri vennero realizzate dalla Opel, filiale della General Motors, mentre l’ITT, che attraverso il cartello AEG controllava tutte le telecomunicazioni tedesche, cesserà di lavorare per gli armamenti del Reich solo nel 1944. La geografia dei bombardamenti angloamericani che, nel 1944-45 rasero al suolo Dresda e Colonia, è istruttiva a più di un titolo: in quasi nessun caso i settori dove sorgevano le fabbriche a capitale angloamericano subirono rilevanti danni. Uno studio interalleato stabilirà che le perdite in macchinari dell’industria tedesca non superavano, all’inizio del 1946, il 12% del potenziale del Reich[9]. Nessuno può attribuire questo dato a fortuite coincidenze. Le commissioni di controllo del trattato di Versailles non vedevano nulla: e come potevano vedere il principale poligono di tiro in cui si addestravano gli artiglieri tedeschi, se esso era sito a Luga, nei pressi di Leningrado? O se i carristi delle Panzer-Divisionen imparavano a pilotare i loro blindati, fabbricati dalla Krupp e dalla Rheinmetall, in territorio russo, a Katorg presso Mosca?[10] Tutti gli aviatori tedeschi che combatterono sui fronti di guerra fra il 1939 e il 1942 vennero formati sui campi di Lipetsk, Saratov e della Crimea[11]. Il Trattato di Rapallo in fondo sancì questa semplice verità: senza Stalin, Hitler non sarebbe stato possibile, né Stalin senza Hitler. Washington e Londra dirigevano… Il denaro, i finanziamenti, provenivano infatti da un’unica fonte, come scrisse uno storico delle società superiori del potere, il professor Carroll Quigley, trattando di quel periodo: «[Si trattava] nientemeno che di creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private, in grado di dominare il sistema politico di ciascun paese e l’economia mondiale»[12]. Perno delle manovre dell’Alta Finanza in Germania non fu certo Hitler, ma il banchiere protestante e frammassone Hjalmar Horace Greeley Schacht[13], la cui famiglia era originaria della Danimarca. Nato a New York alla fine della Prima Guerra Mondiale, Schacht si associò ad una delle tre maggiori banche tedesche: la Darmstädler Bank, guidata da quel Jacob Goldschmidt che avrebbe successivamente favorito la sua nomina, avvenuta il 17 Marzo 1933, alla guida della Reichsbank. Ministro delle Finanze del Reich, legato al Movimento Paneuropeo di Coudenhove-Kalergi e agli ambienti di Wall Street e della City (in particolare al banchiere Norman Montagu), governatore della Banca d’Inghilterra, discendente di una famiglia di banchieri e membro della Pilgrims[14], nel Settembre 1930 Schacht si imbarca per gli USA, dove in forma privata incontra i capi dell’Alta Finanza anglosassone. Schacht ritornerà quindi negli USA nel 1933 per ottenere da Roosevelt la garanzia della neutralità USA in caso di riarmo della Germania. Ma allora ci si potrebbe chiedere come fu possibile il successivo rovesciamento delle posizioni? Avvenne lo stesso gioco del 1914, quando le élites angloamericane erano germanofile, ma contemporaneamente firmavano un accordo segreto con la Francia in senso contrario. Infatti, solo nel 1938 le principali concentrazioni della City (dirette dagli ebrei tedeschi Baring, Schroeder, Goschen, Kleinwort, Erlanger, Seligman, Japhet, Rothschild) diventeranno avversarie di Hitler, quando egli farà arrestare uno di loro, chiedendo un forte riscatto per la sua liberazione (si trattava di Louis de Rothschild) [15]. I tempi erano evidentemente maturi per il massone del 33° grado Franklin Delano Roosevelt e il suo entourage di consiglieri, tutti membri della Pilgrims’ Society e della Round Table, che affrettarono i preparativi per la guerra[16]. Essa, infatti, si può dire inizi il 7 Novembre 1938, quando, a Parigi, il giovane ebreo Grynspan, assassina il terzo segretario dell’ambasciata tedesca. Il 9 e il 10 Novembre scatta la rappresaglia in Germania; Roosevelt richiama il suo ambasciatore a Berlino, annuncia la costruzione di 24 mila aerei da combattimento[17], chiede agli americani di boicottare i prodotti tedeschi e fa pressione sull’Inghilterra attraverso il Pilgrim Joseph Kennedy, affinché rinunci alla politica di conciliazione con la Germania. Ultima operazione: poiché la popolazione americana è ostile all’ingresso in guerra a fianco degli alleati, si dovrà attendere il 7 Dicembre 1941, l’attacco aeronavale nipponico alla base USA di Pearl Harbour, che, per il gioco di alleanze tra le potenze dell’Asse, consentirà agli Alleati di dichiarare guerra alla Germania. Quando nel 1939 scoppiò la Seconda Guerra Mondiale il motore occulto della politica statunitense CFR (Council on Foreign Relations) valutò attentamente le possibili conseguenze per gli interessi economici americani di una vittoria sull’Asse. «Nell’estate del 1940 il CFR, sotto la guida del Gruppo Economico-Finanziario, cominciò una vasta ricerca per rispondere a questa domanda. Il mondo fu diviso in blocchi, e per ogni area si calcolò la locazione, la produzione e il trasporto di ogni materia prima e di ogni materiale industriale importante. Poi, usando le cifre dell’import-export, si calcolò il grado di autosufficienza di ognuna delle aree considerate: l’Emisfero occidentale (cioè le due Americhe), l’Impero Britannico, l’Europa Continentale, l’Area del Pacifico […]. Risultò che l’autosufficienza di un’Europa Continentale dominata dalla Germania sarebbe stata molto più alta di quella delle due Americhe insieme.» Similmente, il Consiglio per le Relazioni Estere comprese che, con l’occupazione della Cina, «il Giappone era una potenza espansiva che minacciava i piani del CFR.»[18] Mentre già nel 1937 il Pilgrims arcivescovo anglicano di York, William Temple, figlio dell’arcivescovo di Canterbury, dichiarava: «Potrebbe essere necessario che si addivenga ad una nuova terribile guerra per ristabilire l’autorità della Società delle Nazioni; potrebbe accadere che la generazione attuale e le future siano decimate, sacrificate, affinché la Lega di Ginevra ne esca riaffermata, come l’ultima guerra fu indispensabile alla sua creazione»[19]. L’ambasciatore polacco a Washington, come George Potocki, riferendo su un colloquio avuto col Pilgrims William Bullitt, allora ambasciatore americano a Parigi, ma soprattutto agente della potente banca ebraica di New York Kuhn & Loeb, nonché 32° grado del Rito Scozzese e membro del CFR, scriveva in data 19 Novembre 1939 che «[…] la guerra durerà almeno sei anni e terminerà con un disastro completo in Europa e col trionfo del comunismo»[20]. E la guerra inizia con l’aggressione alla Polonia cristiana da parte dei due socialismi, tedesco e russo. Era l’ultimo cristiano del vecchio ordine, che doveva soccombere e seguire le vicende del resto dell’Occidente. Di Bullitt parla anche James Vincent Forrestal, banchiere di Wall Street, Sottosegretario al Ministero della Marina sotto Roosevelt e successivamente Ministro della Difesa americano con Truman, che, nel suo diario, il giorno 27 Dicembre 1945 riferisce sul colloquio avuto con Joseph Kennedy (padre del futuro Presidente degli Stati Uniti morto ammazzato), ex ambasciatore americano a Londra fra il 1937 e il 1940 e membro – anch’egli – della Pilgrims’ Society: «Giocavo ieri a golf con Joe Kennedy. Gli chiedevo dei suoi colloqui con Roosevelt e Neville Chamberlain del 1938. Mi diceva che la posizione britannica del 1938 era di non rischiare una guerra con Hitler giacché non aveva nessun mezzo per combatterla. Il punto di vista di Kennedy: Hitler avrebbe combattuto contro la Russia senza entrare poi in conflitto con l’Inghilterra se Bullitt non avesse spinto Roosevelt a umiliare i tedeschi per via della Polonia; né i francesi, né i britannici avrebbero fatto della Polonia un casus belli, se non fossero stati continuamente incitati da Washington. Bullitt, così diceva, faceva continuamente credere a Roosevelt che i tedeschi non avrebbero combattuto, Kennedy stesso sosteneva la tesi che avrebbero combattuto e sopraffatto l’Europa, Chamberlain, così diceva, dichiarò che l’America e l’ebraismo mondiale avevano obbligato l’Inghilterra alla guerra»[21]. Il massone Winston Churchill – affiliato alla Pilgrims, e perciò egli stesso perfettamente allineato alle posizioni interventiste di Bullitt – forniva nelle sue memorie sulla Seconda Guerra Mondiale la ragione «storica» della necessità della guerra contro la Germania da parte dei popoli anglosassoni: «Per quattrocento anni la politica estera dell’Inghilterra è stata di opporsi alla più forte, più aggressiva Potenza del continente, e di evitare che i Paesi Bassi cadessero in suo potere […]. Occorre osservare come la politica inglese non consideri affatto l’identità della nazione che aspira al dominio dell’Europa, non faccia questione se si tratti della Spagna, della Francia monarchica, della Francia imperiale, dell’Impero Alemanno o della Germania di Hitler. Questa linea di condotta non è in rapporto coi governanti delle nazioni, ma è soltanto diretta contro il tiranno più forte o capace di prepotenze maggiori»[22]. Altre forze, tuttavia, attive a fianco della Pilgrims, già nel 1938 avevano preavvertito sul possibile esito della guerra: «[…] E il trio dei non ariani intonerà come un Requiem un miscuglio di Marsigliese, del God save the Queene dell’Internazionale, terminando con un gran finale, aggressivo, animoso e militante, con l’inno ebraico “EILI, EILI”»[23]. Alla fine del 1940 si radunarono a New York 18 personalità, tutte appartenenti alla Pilgrims’ Society, per stendere un programma di «educazione» degli americani in vista della guerra: i vari banchieri – tutti membri della stessa società – Morgan, Warburg, Lamont e il B’nai B’rith (società segreta massonica esclusiva per soli ebrei) Lehman finanziarono con milioni di dollari la propaganda al fine di convincere il popolo americano ad abbandonare la neutralità. Infine il 14 Agosto 1941, prima che gli USA entrassero in guerra, venne firmata da Franklin D. Roosevelt e Winston Churchill la «Carta Atlantica», prefigurazione dell’ONU, in cui si stabilivano gli scopi della guerra. E poiché Hitler evitava accuratamente tutto ciò che potesse urtare o provocare gli americani[24], la Pilgrims agì attraverso il Giappone, mediante una provocazione ben orchestrata. Nel 1940 disconosceva il trattato di commercio col Giappone, ponendo l’embargo su benzina avio, ferramenta, macchine utensili e sui prodotti provenienti dalle Filippine. Il 25 Luglio 1941 i beni nipponici in USA, come misura di ritorsione per l’occupazione dell’Indocina, venivano congelati[25]. Il Giappone provò a trattare. Gli USA risposero di voler sgelare i beni a condizione che il Giappone si ritirasse dall’Asia e rinnegasse il Tripartito: o battersi o capitolare, in buona sostanza.Scriveva il «falco» H. L. Stimson nel suo diario il 25 Novembre 1941, il giorno che precedette l’ultimatum USA al Giappone: «La domanda era come noi avremmo dovuto manovrarli [i giapponesi] in modo che sparassero il primo colpo». Henry Lewis Stimson (1867-1950), Segretario americano alla Guerra sia nella Prima che nella Seconda Guerra Mondiale, affiliato fin dal 1888 alla società superiore dell’area del potere dell’Ordine (nota anche come già affermato in precedenza «Skull and Bones»), membro di spicco del CFR, fu attivo in alti incarichi governativi nel mandato di ben sei presidenti americani. Egli si servì di tali incarichi per promuovere gli scopi dell’Ordine di Yale e assicurarne la presenza nei governi americani successivi attraverso personaggi che egli provvide ad introdurre in quel ristretto cenacolo, come Harvey Hollister Bundy, uomo chiave del «Progetto Manhattan» per la fabbricazione dell’arma nucleare, suo figlio McGeorge Bundy (CFR) e, nel 1948, George H. W. Bush – iniziato all’Ordine dallo stesso Stimson[26] – che fissarono la politica americana fino praticamente ai nostri giorni. Dato da non sottovalutare è che anche l’attuale Presidente Bush è membro della Skull and Bones, così come il suo concorrente alla Casa Bianca nelle ultime elezioni, ovverossia John Kerry, fatto questo che ha dell’incredibile e che fa emergere con nuda chiarezza il potere che questa confraternita possiede negli States. Nelle sue memorie Stimson riporta che si accusava Roosevelt e i suoi consiglieri di avere «complottato quest’affare [Pearl Harbour; Nda] [per qualche] ragione impenetrabile e abominevole». E prosegue: «[…] L’importanza dell’attacco a Pearl Harbour non risiedeva nella vittoria tattica riportata dai giapponesi, ma nel semplice fatto che l’esitazione e l’inazione USA diventavano impossibili. Non si sarebbe meglio potuto agire per stimolare gli americani. Allorché giungevano le prime notizie dell’attacco del Giappone contro di noi, provavo un primo sentimento di sollievo al pensiero che l’indecisione si era dissolta e che la crisi, come si era prodotta, avrebbe unito tutto il nostro popolo»[27]. Dopo Pearl Harbour la stampa pone strane questioni: come si è fatta sorprendere a Pearl Harbour la flotta USA se i servizi segreti americani leggevano a libro aperto i messaggi in codice giapponesi come dimostrato nel film Wind Walkers? Ma non solo il codice di comunicazione diplomatico a Tokyo e le ambasciate era noto agli americani, ma anche quello adottato nei dispacci della Marina da guerra giapponese. Ciò è stato recentemente portato a conoscenza da Robert B. Stinnett, un veterano della Marina americana che combatté nella Seconda Guerra Mondiale, sulla base di numerosi documenti ufficiali declassificati in virtù di una legge americana sulla libertà d’informazione[28], il Freedom of Information Act – FOIA. Le prove oggi sono abbondanti: un attacco a sorpresa a Pearl Harbour era impossibile. La guerra, lunga e atroce, si conclude negli immani bagliori della bomba all’uranio di Hiroshima del 6 Agosto 1945 e di quella al plutonio di Nagasaki del successivo 9 Agosto; bombe che il responsabile della Difesa giapponese Fumio Kyuma ha recentemente giustificato con questo pretesto: «Era inevitabile». Il Corriere della Sera, che ne da notizia qualche mese fa, aggiunge che, dopo questa affermazione, il Ministro Kyuma è stato travolto dalle critiche e costretto alle dimissioni, al suo posto gli subentrò il Ministro donna Yuriko Koike Era stato ancora Stimson a raccomandare lo sgancio della bomba atomica in Giappone[29]. Il 25 Luglio di quell’anno l’israelita Harry Truman, Presidente burattino degli Stati Uniti, che nell’Ottobre successivo sarebbe stato elevato al 33° grado del Rito Scozzese Antico Accettato della Massoneria, nel suo diario riportava: «Abbiamo scoperto la bomba più terribile della storia umana. Può essere la distruzione di fuoco profetizzata nell’epoca della Valle dell’Eufrate, dopo Noè e la sua arca favolosa. Quest’arma va usata contro il Giappone fra oggi e il 10 Agosto… È certamente cosa buona per il mondo che la cricca di Hitler o di Stalin non abbia scoperto la bomba atomica. Pare essere la cosa più terribile mai scoperta, ma se ne può fare un ottimo uso»[30]. Diciotto mesi più tardi Truman, ritornando sull’argomento, conveniva: «Ai Giapponesi venne fatto pervenire un leale avvertimento e furono offerti dei termini, che alla fine essi accettarono, ben prima della caduta della bomba»[31]. Little Boy e Fat Man, questi i nomi dei due ordigni, piovvero così fatalmente sul Giappone. La spiegazione ufficiale del bombardamento atomico, sempre sostenuta dagli Stati Uniti, fu che senza uno schock nucleare il Giappone non avrebbe mai accettato la resa incondizionata e il ridimensionamento della figura dell’Imperatore: la guerra si sarebbe così trascinata per anni ancora, soprattutto nelle isole del Pacifico, con gravissime perdite in termini economici e di vite umane. Le cose non sembrano tuttavia così semplici, e altre spiegazioni si sovrappongono, a sessant’anni di distanza, alla tesi ufficiale. Fra queste quella che segue, apparsa sulla rivista del British Israel: «Il bombardiere B-29 che sganciò la prima bomba atomica si chiamava “Enola Gay”. [Nome che] conteneva un messaggio criptico, per via non solo del 29, numero dell’attesa del Giudizio, ma, se leggiamo il nome alla rovescia, come si legge in ebraico, abbiamo Ya. G Alone, che significava “Yahweh God Alone”. Questo è l’esatto messaggio che Elia pronunziò scandendolo ai profeti di Baal prima che il fuoco cadesse sul Monte Carmelo. […] L’angelo della morte in verità segnò i nemici del popolo servo di Dio in quel giorno del destino sopra il Giappone»[32].Il bilancio: 60 mila morti ad Hiroshima, 100 mila a Nagasaki[33] – una città, quest’ultima, posta sul 33° parallelo, strategicamente poco significativa, ma con il massimo numero di giapponesi convertiti al cattolicesimo. Quasi 200 mila altre vittime, per gli effetti ritardati della contaminazione radioattiva, andarono ad aggiungersi negli anni successivi. Il nonno di Bush decorato dai nazionalsocialisti Nel 1937 Adolf Hitler istituì l’ordine dell’Aquila Tedesca per decorare gli «stranieri meritevoli». Uno degli americani decorati fu il nonno dell’attuale Presidente USA: il Senatore Prescott Sh. Bush. La motivazione: avere fortemente finanziato, con la sua banca, il NDSAP, il partito nazionalsocialista.Il certificato di conferimento dell’onoreficenza è firmato da Hitler e dal suo segretario di Stato Otto Meissner, e datato 7 Marzo 1938. Il tutto è conservato negli archivi del Dipartimento della Giustizia USA, insieme a un’ingiunzione delle autorità americane a nonno Bush, datata 1942, a cedere le azioni di una banca legata al Terzo Reich. È una storia istruttiva. Nato nel 1885 e scomparso nel 1972, Prescott Bush è stato membro della Skull and Bones, la società segreta di Yale, necessario trampolino per l’accesso ai «salotti buoni» e occulti dell’America che conta. L’ascesa di Prescott Bush in questi ambienti avviene di colpo nel 1926, quando sposa Dorothy, figlia del banchiere George Herbert Walzer. Il suocero lo introduce nella finanziaria («banca privata e d’investimento») W. A. Harriman & Co., della nota famiglia Harriman; Prescott non entra dalla porta di servizio. È Assunto fin dal primo giorno come vice-presidente. La ditta cambiò presto nome in Brown Brothers Harriman, e crebbe fino a diventare la prima banca d’affari del pianeta. Nonno Prescott crebbe con lei, fino a dirigere e guidare come azionista principale una consociata, la Union Banking Corporation (UBC). Averell Harriman in persona[33] aveva fondato la UBC nel 1924 come per stringere un’alleanza d’affari con i Thyssen, la famiglia di industriali tedeschi dell’acciaio che finanziava Hitler fin dagli anni ’20. Una banca dei Thyssen, la Bank voor Handel en Scheepvaart, usò la UBC come prestanome per varie attività e imprese che controllava negli USA, ma in cui non voleva apparire; c’è il fondato sospetto che questi affari fossero condotti a nome di, e a vantaggio di, alcuni dei più alti gerarchi, Goebbels, Goering e Himmler. Nell’alleanza di affari, gli Harriman e Prescott Bush (che era direttore esecutivo della UBC) ebbero strette e cordiali relazioni anche con Friedrich Flick, un altro magnate tedesco dell’acciaio che sarebbe stato poi condannato a Norimberga. Le varie ditte che facevano capo ad Harriman, a Bush e ai Thyssen condividevano un unico lussuoso ufficio a Broadway, New York. Gli affari del Terzo Reich proseguirono quasi per un anno dopo che gli USA erano scesi in guerra contro la Germania. E non furono Bush e Harriman a mettere fine al business, ma lo Stato americano. Il 31 Luglio 1941 il WashingtonPost pubblicava un articolo dal titolo Hitler’s Angel has $ 3 million in USBank. L’angelo era Fritz Thyssen, e la banca in questione era la UBC. Ma il giornale non faceva i nomi di Bush e Harriman: intoccabili come sempre. In seguito all’articolo, Harriman e Bush si affrettarono a nascondere i loro affari coi nazionalsocialisti in un insieme di scatole finanziarie, in modo da celarne la reale proprietà. Solo il 20 Ottobre 1942 il Congresso, in base al «Trading with the Enemy Act», sequestrò gli attivi della Union Banking Corporation, che furono poi liquidati: gli atti relativi descrivevano Bush e Harriman come «nominees», ossia prestanome del vero azionista di maggioranza, Thyssen. L’ordine di sequestro numero 248, firmato dall’Alien Property Custodian Leo T. Crowley è ancora negli archivi federali. La decorazione nazista di nonno Bush era dunque ben meritata. Tuttavia era solo una decorazione di terza classe. Un altro americano ricevette l’Aquila Tedesca di prima classe (una stella da appuntare al petto): Thomas Watson. Chi era costui? Thomas Watson (1874-1952) è il fondatore della International Business Machines, ossia della IBM. Allora, i computer erano di là da venire. Ma Watson, nel 1937, fornì ai nazionalsocialisti un enorme sistema di macchine contabili IBM a scheda perforata che servirono ai censimenti, alla contabilità e ad altre operazioni del regime, fra cui la schedatura di ebrei, comunisti e sospetti avversari interni da parte della Gestapo. Attraverso la sua sussidiaria tedesca Dehomag, la IBM continuò a fornire i suoi servizi ai tedeschi fino al 1945, riuscendo a far arrivare le parti di ricambio dei macchinari attraverso la Svizzera. Dopo la guerra, Watson si giustificò con questo argomento: le leggi nazionalsocialiste non gli avevano consentito di esportare i propri profitti guadagnati dalla Dehomag-IBM tedesca, se non a prezzo di «tassazioni confiscatorie». I profitti dovevano essere spesi in Germania; sicché Watson «non aveva avuto altra scelta» che reinvestire tutto nella Dehomag e farla sempre più grande e prospera. Il Congresso capì. Il terzo americano decorato dai nazisti è il più celebre: Charles A. Lindbergh. Il primo a trasvolare l’Atlantico nel 1927. Dopo il rapimento del figlioletto da parte di gangster in USA (il bimbo fu ucciso), Lindbergh si stabilì in Europa, di cui era innamorato. In Francia collaborò agli esperimenti di Alexis Carrel, Nobel per la medicina e grande medico. L’uno e l’altro finirono per simpatizzare con le dittature di destra europee. Le circostanze della sua decorazione vanno sottolineate: fu l’ambasciatore americano in Germania, Hugh Wilson, a invitare il celebre Lindbergh a una cena ufficiale, a cui aveva invitato anche Hermann Goering e Milly Messersmitt. In quell’occasione, Goering gli consegnò la medaglia Aquila Tedesca per i suoi meriti di aviatore. Questa volta, la decorazione provocò un grido di scandalo nella stampa americana: Lindberg fu bollato di filo-nazista, e gli fu richiesto pubblicamente di riconsegnarla ai tedeschi. Rifiutò dicendo che sarebbe stato «un insulto gratuito» alla Germania. Fu subissato di critiche. Appena la guerra scoppiò, Lindbergh tornò – vero patriota – negli Stati Uniti. Nessun giornale americano ha mai rimproverato a Watson dell’IBM, né a Prescott Bush, le decorazioni naziste. Erano intoccabili del salotto buono. Lindbergh no. Un’ulteriore prova che la famiglia Bush gode di cotanta potenza grazie all’opera caritatevole svolta da nonno Prescott in tempi non più sospetti. È imbarazzante venire a conoscenza di tali questioni e poi aprire il giornale e leggere le ultime parole del Presidente George W. Bush, che in visita ufficiale in Israele, durante la cerimoniale visita al Museo dell’Olocausto Yad Vashem di Gerusalemme, ha dichiarato: «Dovevamo bombardare Auschwitz». Ecco questo piccolo stupido uomo, stupratore, pedofilo, pluriomicida e criminale di guerra, affermare che «c’erano anche le foto delle ferrovie che portavano ai campi», che mentre le guardava con i suoi collaboratori hanno «discusso del perché non le bombardammo». Ha confermato che gli Alleati avevano scattato foto aeree dei campi. Questo spietato signore del male, che il Corriere della Sera[34] e tutti gli altri mezzi di informazione raccontano «in lacrime» mentre per la prima volta ammette – nessun Presidente USA l’aveva mai fatto prima – che è stato un errore non bombardare i campi di sterminio, giudica praticamente dei perfetti coglioni tutti coloro che sono in possesso delle informazioni che sono elencate in questo articolo. Informazioni di dominio pubblico che la maggior parte della gente non conosce, tuttavia; mia madre, ad esempio, va verso i 50 anni, è polacca, ed è figlia di una donna che durante la guerra si è dovuta nascondere nei boschi, eppure quando le racconto queste cose dice che non le aveva mai sentite prima. «Ebrei e americani che finanziano i nazisti? Ma figurati, no a questo non ci credo!» è stata la prima risposta che mi ha dato quando le ho spiegato la questione. Ora che le ho spiegato la situazione, coadiuvato dalle prove che anche qui ho presentato, anche lei è sconcertata dalle parole di questo povero bugiardo cronico di nome Bush. Come potevano attaccare i campi di sterminio se questi erano di proprietà della famiglia Rothschild e tutti quanti nell’Alta Finanza vi avevano dei grossi interessi in ballo, compreso quell’infame di suo nonno? Naturalmente bombardando i campi avrebbero ucciso in un sol colpo tutti i reclusi, ma lo scrittore Premio Nobel per la Pace Elie Wiesel, sopravvissuto alla Shoah racconta: «Ogni volta che i miei amici e io sentivamo gli aerei alleati sopra le nostre teste ci auguravamo che le bombe cadessero. Sarebbe stata una morte preferibile alle camere a gas» e comunque – come sottolinea lo stesso Wiesel – «gli Alleati avevano altre alternative». Quali? Sempre Wiesel ci fornisce la risposta: «Bombardare i binari delle ferrovie dirette ad Auschwitz», questo atto avrebbe «salvato la vita di migliaia e migliaia di ebrei ungheresi, gli ultimi spediti nel lager quando tutto il mondo ne conosceva gli orrori»[35], e, continua lo storico Richard Breitman, direttore del Centro Studi sul Genocidio del Museo USA sull’Olocausto e autore di numerosi libri, tra cui Il Silenzio degli Alleati, sulle responsabilità morali inglesi e americane nel mancato soccorso agli ebrei «sarebbe servito a trasmettere al mondo due messaggi: di appoggio alle vittime e denuncia del genocidio», anche se «non sarebbe servito a fermare l’Olocausto: i nazisti avrebbero – secondo lo storico – trovato altri modi di eliminarli»[36]. Quando sei a conoscenza di certe cose la vita non è più come prima. Se per esempio non sapessi che nonno Bush e company hanno finanziato e armato Hitler, e contribuito allo sterminio di tantissime persone in dei lager di tortura e morte, avrei appreso la notizia con buon stupore e magari mi sarebbe scappato un «che bravo». Certamente non sarei un gran sostenitore della politica di Bush ante e post 11 Settembre, però quest’uscita sorprendente gli avrebbe fatto prendere dei bei punti a Bush. Invece io queste cose le so. E sapendo non posso fare altro che incazzarmi come una bestia. Perché so che suo nonno è colui che attraverso i suoi intrallazzi coi nazisti ha creato una fortuna che ha portato a due presidenti, un boss della CIA, a due criminali di guerra incalliti del quale uno, il suo nipotino, ha contribuito all’attacco dell’11 Settembre. Se «l’ignoranza è forza» preferisco essere la persona più debole della terra. Sarò sempre concorde con l’idea di John Adams: «Non può esserci libertà senza una conoscenza diffusa tra il popolo, che ha il diritto e il desiderio di conoscere; ma oltre a ciò, esso ha il diritto, un diritto indiscusso, inalienabile, inoppugnabile, per non dire divino, ad avere quel tipo di conoscenza che più è temuta e invidiata, ossia la conoscenza del carattere e della condotta dei suoi governanti». Amen. Ho volutamente lasciato per ultimo il pezzo che riguarda il coinvolgimento dei Rothschild nella vicenda dei finanziamenti illeciti a Hitler. Questo perché i Rothschild sono probabilmente la famiglia ebrea (almeno di origine) più ricca del mondo: i loro possedimenti sono infiniti e le loro proprietà finanziarie inimmaginabili. Essi sono altresì considerati unanimemente dai «folli teorici del complotto» come i cospiratori capi, ossia quelli, tra gli Illuminati che vogliono un governo mondiale e popolazione dotata di microchip-GPS, i più potenti. Va detto, prima di iniziare a trattare specificamente l’argomento, che gli ebrei (soprattutto se sionisti) di tutto il mondo, considerano i Rothschild degli idoli che hanno fatto tutto il bene del «popolo eletto». Ovviamente questi ebrei sono stati condizionati da una dottrina da psicopolizia a credere a tali menzogne. Lo stato dei Rothschild La Seconda Guerra Mondiale fu incredibilmente produttiva per il piano del controllo globale elaborato dagli Illuminati. Essa portò a un proliferare di istituzioni mondiali centralizzate, come le Nazioni Unite e la Comunità Europea, oggi Unione, e a molte altre nei settori della finanza, dell’industria e del militare. Esattamente quello che essi si erano prefissati. Essa travolse anche i vari paesi con un enorme carico di debiti accumulati attraverso i prestiti concessi a tutti gli schieramenti dai Rothschild e dagli Illuminati. I Rothschild coltivavano da lungo tempo il piano di creare un feudo personale per se stessi e per gli Illuminati in Palestina, e tale piano prevedeva la manipolazione del popolo ebreo affinché esso occupasse quei territori ritenendoli la propria “patria”. Charles Taze Russell, della stirpe dei Russell, fu l’uomo che fondò la Società della Torre di Guardia, meglio nota come Testimoni di Geova. Secondo la moglie egli era un satanista e un pedofilo. La sua nuova “religione” (culto del controllo mentale) venne finanziata dai Rothschild, con cui aveva anche amici in comune, come i fondatori della Chiesa mormona, anch’essi finanziati dai Rothschild attraverso la Kuhn Loeb & Company. Russell e i fondatori dei Mormoni erano tutti massoni e probabilmente – come affermano molti studiosi – appartenevano alla stirpe merovingia. Nel 1880 Charles Taze Russell, questo amico dei Rothschild, predisse che gli ebrei sarebbero ritornati nella “loro” patria in Palestina. Poi, nel 1917, ci fu la famosa Dichiarazione Balfour, con la quale il Ministro degli Esteri britannico Balfour affermava per conto del suo governo di appoggiare la creazione di una nazione ebrea in Palestina. Ora, quando si sente questa espressione, la «Dichiarazione Balfour» si ha l’impressione che si tratti di un pubblico annuncio. Ma non è così. La Dichiarazione Balfour fu una lettera inviata da Lord Balfour a… Lord Lionel Walter Rothschild. Gli studiosi sostengono che la lettera in realtà sia stata scritta da Lord Rothschild e dal suo discendente, il banchiere Alfred Milner. Ora aprire bene le orecchie. Una delle più importanti società segrete del XX secolo si chiama Tavola Rotonda (Round Table). Essa ha sede in Gran Bretagna e Stati Uniti con filiali sparse in tutto il mondo. È la Tavola Rotonda che ha orchestrato e orchestra la rete di società segrete formata dal Gruppo Bilderberg, del Consiglio sulle Relazioni Estere (CFR), della Commissione Trilaterale, e dell’Istituto Reale degli Affari Internazionali (RIIA, l’omologo britannico del CFR americano). Non sorprende allora che Lord Balfour appartenesse alla cerchia ristretta della Tavola Rotonda, che Alfred Milner sia stato capo ufficiale della Tavola Rotonda dopo la morte di Cecil Rhodes e che la Tavola Rotonda sia stata finanziata da… Lord Lionel Walter Rothschild. Questi tre furono coinvolti direttamente nella Dichiarazione Balfour del 1917. Due anni dopo, nel 1919, ci fu la Conferenza di pace di Versailles, vicino a Parigi, a cui prese parte l’élite della Tavola Rotonda proveniente dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti; erano presenti persone come Alfred Milner, Edward Mandel House e Bernard Baruch, che furono inviate a rappresentare i propri paesi all’incontro che avrebbe deciso l’assetto del mondo sulla base degli esiti di una guerra architettata da quelle stesse persone. Essi decisero di imporre alla Germania delle riparazioni impossibili da pagare, assicurandosi così il crollo della Repubblica di Weimar tra un incredibile crisi economica. Ciò creò le circostanze che portarono al potere Hitler. Fu durante il soggiorno parigino che questi membri della Tavola Rotonda degli Illuminati si incontrarono all’Hotel Majestic per gettare le fondamenta di quel processo che avrebbe portato alla creazione della rete formata dal Gruppo Bilderberg, dal CFR, dal RIIA o Chatam House e dalla Commissione Trilaterale. A Versailles decisero anche di appoggiare la nascita di uno stato ebraico in Palestina. Come viene dimostrato in diversi libri di David Icke e altri, ognuna di queste persone o apparteneva alla famiglia dei Rothschild o ne era controllata. Il Presidente americano Woodrow Wilson fu “consigliato” a Versailles dal colonnello House e da Bernard Baruch, entrambi cloni dei Rothschild e dirigenti della Tavola Rotonda negli Stati Uniti; il Primo Ministro britannico, Lloyd George, era “consigliato” da Alfred Milner, uomo dei Rothschild e dirigente della Tavola Rotonda e da Sir Philip Sasson, un diretto discendente di Mayer Amschel Rothschild, il fondatore della dinastia; il Primo Ministro francese Georges Clemenceau era “consigliato” dal suo Ministro degli Interni Georges Mandel, il cui vero nome era Jeroboam Rothschild. Chi pensate che fu a prendere le decisioni? Ma la cosa non si fermò qui. Nella delegazione americana c’erano anche i fratelli Dulles, John Foster Dulles, che sarebbe poi diventato Segretario di Stato statunitense, e Allen Dulles, che sarebbe diventato il primo capo della CIA, dopo la Seconda Guerra Mondiale. I fratelli Dulles sarebbero divenuti in seguito – come già visto – sostenitori di Hitler. Essi furono ingaggiati dai Rothschild presso la Kuhn Loeb & Company e furono anche coinvolti con ogni probabilità nell’assassinio di JFK. Allen Dulles fece parte della Commissione Warren che “investigò” su quell’assassinio. La delegazione americana a Versailles fu rappresentata da Paul Warburg della Kuhn & Loeb, controllato dai Rothschild, e dalla filiale americana della IG Farben, mentre nella delegazione tedesca era presente suo fratello Max Warburg, che sarebbe poi diventato il banchiere di Hitler! Ad ospitarli in Francia durante la Conferenza di “pace” fu… il barone Edmond de Rothschild, colui che all’epoca esercitava le pressioni più forti per la creazione di una nazione ebraica in Palestina. I Rothschild sono sempre stati la vera forza che sta dietro al Movimento Sionista. Sionismo deriva da Sion, che significa «sole», e da qui deriva anche il nome della setta segreta élitaria che sta dietro alla stirpe merovingia, il Monastero di Sion. Al contrario di quanto pensa la maggior parte della gente, il sionismo non coincide con il popolo ebraico. Molti ebrei non sono sionisti, mentre molti sionisti non sono ebrei. Il sionismo è un movimento politico, non una razza. Dire che il sionismo coincide con il popolo ebreo è come dire che il Partito Democratico coincide con il popolo americano, o che il PDL coincide con il popolo italiano… Gli ebrei che si oppongono al sionismo, tuttavia, se la vedono molto brutta. Ora, dopo aver messo al governo dei vari paesi, grazie a una sapiente opera di manipolazione, dei fantocci che sostenessero il loro piano di un feudo personale in Medio Oriente, i Rothschild cominciarono il processo dell’insediamento della popolazione ebraica in Palestina. Come sempre trattavano con disprezzo i propri simili. A questo rientra in scena il barone Edmond de Rothschild, il “Padre di Israele”, morto nel 1934, l’uomo che ospitò le delegazioni di “pace” di Versailles. Edmond apparteneva al ramo francese della famiglia, come Guy de Rothschild e il barone Philippe de Rothschild. Edmond, infatti, cominciò a trasportare gli ebrei in Palestina già nel 1880 (quando Charles Taze Russell esprimeva la sua previsione). Egli finanziò gli ebrei russi affinché dessero vita ad un insediamento in Palestina, ma ciò non aveva nulla a che fare con la loro libertà o con il diritto di nascita, ma rispondeva solo all’esigenza di promuovere un piano dei Rothschild e degli Illuminati. Edmond finanziò la creazione di fattorie e fabbriche e diresse tutta l’operazione con un pugno di ferro. Ai contadini ebrei venne detto cosa coltivare ed essi scoprirono presto che chi si ribellava ai suoi ordini veniva arrestato. Nel 1901 queste popolazioni ebraiche si lamentarono con i Rothschild della dittatura che vigeva nel loro insediamento o «Yishuv». Ecco come si espressero: «…se volete salvare l’Yishuv, prima mettete giù le mani da esso, e… per una volta concedete ai coloni la possibilità di correggere da soli ciò che deve essere corretto…». Ecco come rispose il barone Rothschild: «Io ho creato l’Yishuv, io solo. Perciò nessun uomo, né colono, né alcuna organizzazione, ha il diritto di interferire con i miei piani…». In una sola frase è racchiuso l’autentico atteggiamento dei Rothschild nei confronti del popolo ebreo e, in verità, di tutte le popolazioni del mondo. I Rothschild in realtà non sono ebrei, sono una stirpe che si nasconde dietro al popolo ebreo e lo usa come un paravento e come uno strumento per raggiungere determinati fini. Secondo il libro di Simon Shama, Two Rothschilds and the Land of Israel (Collins, Londra, 1978), i Rothschild acquistarono l’80% della terra di Israele. Edmond de Rothschild collaborò a stretto contatto con Theodore Herzl, che guarda caso fu il fondatore del sionismo, il movimento politico creato per assicurare agli ebrei una patria in Palestina. Rothschild manovrò anche Chaim Weizmann, un altro leader sionista. Come disse Rothschild a Weizmann: «Senza di me il sionismo non sarebbe mai nato, ma senza il sionismo la mia opera sarebbe morta sul nascere». Ora che i Rothschild avevano aumentato i loro finanziamenti agli insediamenti ebrei in Palestina, e ora che i loro agenti si erano infiltrati all’interno dei governi per sostenere il piano di uno stato dei Rothschild, scusate, degli ebrei, in Palestina, ci voleva un catalizzatore che annientasse le proteste arabe al momento della conquista del paese. A fornire quel catalizzatore ci pensò l’orrendo trattamento riservato agli ebrei in Germania e in altri paesi da essa conquistati, dai nazisti finanziati dai Rothschild e dalla cricca senza onore di cui abbiamo diffusamente parlato prima. L’ondata di disgusto provocata dai campi di concentramento nazisti impresse un impulso vitale, e alla fine, decisivo, ai piani dei Rothschild. Furono loro a finanziare organizzazioni terroriste ebraiche come la Banda Stern e gli Irgun, che diffusero i disordini e compirono le uccisioni che portarono poi alla nascita dello stato dei Rothschild (Israele) nel 1948. Questi gruppi terroristici, che massacrarono con pari ferocia membri del popolo ebraico, erano capeggiati dalle stesse persone che poi sarebbero diventate i capi del nuovo Israele… persone come Menachem Begin, David Ben Gurion, Ytzak Rabin e Ytzak Shamir. Furono queste bande sioniste controllate dai Rothschild che assassinarono il mediatore internazionale Conte Bernadotte, il 17 Settembre 1948, apparentemente perché era intenzionato a presentare una nuova risoluzione di divisione alle Nazioni Unite. Ma i Rothschild non si accontentarono di causare inimmaginabili sofferenze patite dagli ebrei durante il periodo nazista, essi li derubarono anche delle loro ricchezze al termine della guerra, proprio come si erano impadroniti delle ricchezze dei russi durante la rivoluzione da loro finanziata. David Icke scrive: «Nei primi mesi del 1998, durante un giro di conferenze da me tenuto in Sudafrica, conobbi Winnie Mandela che partecipò a una delle mie conferenze, in seguito ebbi un incontro riservato con P. W. Botha, presidente del Sudafrica negli anni Ottanta durante il periodo dell’apartheid. Egli mi invitò di punto in bianco, mentre tenevo una conferenza non lontano dalla casa in cui si era ritirato. Parlammo per un’ora e mezzo della manipolazione del Sudafrica e non passò molto che cominciarono a saltare fuori nomi come quelli di Henry Kissinger, Lord Carrington e i Rothschild. “Ebbi una strana esperienza con i Rothschild inglesi a Città del Capo, mentre ero presidente”, mi disse e si mise a raccontarmi una storia che dà un’idea perfetta di come siano i Rothschild. Egli disse che gli avevano chiesto di incontrare lui e il suo Ministro degli Esteri, l’operativo degli Illuminati Pik Botha. Durante quell’incontro, proseguì lui, i Rothschild gli riferirono che presso i conti correnti delle banche svizzere erano depositati immensi patrimoni un tempo appartenuti agli ebrei tedeschi ed oggi disponibili ad essere investiti in Sudafrica, previo accordo sui tassi di interesse. Si trattava proprio di quei patrimoni sottratti agli ebrei tedeschi vittime del nazismo di cui si è parlato, gridando allo scandalo, in anni recenti. Dopo la guerra i Rothschild hanno realizzato una fortuna! Botha mi ha detto di aver rifiutato quel denaro, ma Pik Botha alla fine di quell’incontro seguì i Rothschild ed egli non è sicuro che non siano venuti a qualche accordo.»[37] Incredibile! Ma il mondo non è come pensiamo che sia. I Rothschild continuano ancora oggi a controllare lo stato di Israele, che ha sulla bandiera lo stemma di quella famiglia. Sono loro che usano quel paese e il suo popolo, ebrei ed arabi, per mantenere il conflitto, che si esplica nella guerra civile che si combatte all’interno dei suoi confini e con i territori arabi confinanti e che ha permesso ai Rothschild-Illuminati di controllare il loro cosiddetto «Arco della Crisi» in Medio Oriente attraverso la strategia del “dividi, domina e soggioga”. Gli ha permesso inoltre di controllare i paesi produttori di petrolio alla fine della guerra in poi, sin dall’emersione del petrolio. Per favore, ebrei di Israele e del resto del mondo, considerate questa cosa. Siete stati manipolati contro i non-ebrei e viceversa. Voi e tutti quelli tra noi a cui stanno a cuore i nostri figli e la libertà del mondo dobbiamo unirci e opporci alla forza che sta manipolando tutte le razze. La paura dell’altro e la tecnica del “dividi et impera” sono sempre state usate dai dittatori. E agli arabi dico questo: mai, mai i Rothschild e gli Illuminati controllano solo uno schieramento di un conflitto. Se così facessero non potrebbero essere certi del risultato di quel conflitto e non è così che giocano la loro partita. Quindi noi sappiamo chi controlla i capi ebrei di Israele – i Rothschild. Chi controllava quindi Yasser Arafat? Le stesse persone, direi, che controllavano Menachim Begin di Israele e il presidente egiziano Anwan Sadat durante gli «accordi di pace» mediati dall’amministrazione Carter, controllata dai Rockefeller. Ciò che è stato fatto è fatto e il popolo di Israele e della Palestina devono lavorare insieme in armonia e rispetto reciproco. Non esiste nessun altro modo, se non vogliamo provocare ulteriori morti, sofferenze e conflitti – esattamente ciò che vogliono i Rothschild e gli Illuminati. Costoro hanno in serbo per Israele piani spaventosi che provocheranno sofferenze per tutte le parti.Avanti, popoli di Israele e del mondo. Non importa quale sia la vostra razza, il vostro colore o la vostra fede religiosa. Qui ci giochiamo la libertà di ognuno di noi e finché ci divideremo su questioni irrilevanti e pretestuose di tipo razziale e religiose, quella libertà sarà messa in serio pericolo.[38] Fonti: – John Loftus, 2000, l’articolo può essere trovato in Rete su http://www.fisicamente.net/index-223.htm; – Epiphanius, Massoneria e sette segrete, la faccia occulta della storia, Ed. Ichthys, 2002, pp. 293-306; – Maurizio Blondet, Il nonno di Bush decorato dai nazionalsocialisti, http://www.effedieffe.cominterventizeta.php?id=899&parametro=esteri, 16/1/2006; – Corriere della Sera, sabato 12 Gennaio 2008, pp. 1 e 13, articoli di Ennio Caretto e Alessandra Farkas; – David Icke, Figli di Matrix, Appendice II, p. 604 e segg, Edizioni Macro, 2002. Note: 1) Cfr. F. William Engdabi, A Centyry of War – Anglo-American Oil Politics and New World Order, Wiesbaden, Dr. Böttingen Verlag, 1993, ISBN 3-925725-19-9, pp. 86-97; 2) P. F. de Villermarest, Les sources financières du razisme, cit., pp. 23 e segg.. In questo piccolo libro l’autore ha largamente attinto alle opere dello storico americano Antony C. Sutton, in particolare a: Wall Street and the rise of Hitler, Seal Beach, California, ’76 Press, 1976, dove la tesi dell’appoggio americano alla Germania nazista è fondata su una notevole dovizia documentale; 3) Op. cit., pp. 28-29; 4) Carroll Quigley, Tragedy and Hope – A History of the World in Our Time, New York-London, Ed. Collier-Macmillan, 1966, p. 644; 5) Sull’azione di sostegno dell’Alta Finanza e nazismo e comunismo sovietici e sulle collusioni tra questi, v. P. de Villermarest, A l’ombre de Wall Street. Complicités et financiaments soviéto-nazis, Paris, Ed. Godefroy de Boillon, 1996; 6) P. F. de Villermarest, Les Sourches financières du razisme, cit., p. 34; Ibidem, p. 35; 7) Pekin Information, edizione francese, n° 38/1978; 8) P. F. de Villermarest, op. cit., pp. 43-44. I bombardamenti aerei alleati del 1945, raddoppiati durante l’invasione della Germania sulle grandi città tedesche, Amburgo, Berlino, Dresda, Emdel, Chemnitz, Wesef, Lipsia, etc., conseguirono risultati apocalittici: 593 mila morti e più di 620 mila feriti. Ma fu soprattutto su Dresda che si concentrò la furia sterminatrice alleata: gli unici obiettivi di qualche interesse militare come i ponti sull’Elba e l’aeroporto non furono neppure attaccati, scopo dell’incursione – condotta da 1.223 bombardieri che in tre ondate riversarono sulla città centinaia di migliaia di tonnellate di bombe e spezzoni incendiarie – era solamente uccidere civili, quei profughi che in numero di tre milioni occupavano la notte del 13 Febbraio la città, in fuga davanti ai russi che avanzavano. Con l’aiuto degli americani la RAF uccise in quattordici ore fra i 100 e i 250 mila civili inermi secondo David Irving (Apocalisse su Dresda, Milano, Ed. Mondadori, 1992, p. 294), fino a 275 mila secondo la Croce Rossa Internazionale di Ginevra: mai altrettanti esseri umani furono sterminati in un sol giorno. Narra Irving come, dopo le tre ondate che avevano ormai incenerito la città, avvolta in una tempesta di fuoco di proporzioni dantesche – visibile nella notte dai bombardieri alleati da oltre 300 Km di distanza, con una temperatura che si aggirava, a causa del fosforo degli spezzoni incendiari, sui 1.500 gradi – sulla popolazione che cercava scampo nella fuga da quell’inferno si avventurassero i caccia americani massacrando da pochi metri d’altezza i profughi. Una mattanza, una «Auschwitz discesa dal cielo», come la definì Piero Buscaroli (Il Giornale, 19/2/1995), ad opera della «Strategic Command» che agiva alle dirette dipendenze di Winston Churchill, un vero assassino di massa, senza giustificazioni di sorta, che ancora attende di essere riconosciuto tale. 9) P. F. de Villermarest, Les sources financières du communisme, cit., p. 194 10) Ibidem, p. 192; 11) C. Quigley, Tragedy and Hope… , cit., p. 324; 12) Il suo nome è un programma: Hjalmar per ricordare l’origine danese, Horace Greeley in onore dell’Illuminato di Baviera omonimo, finanziatore del Manifesto di Marx; 13) Notizie dettagliate sui rapporti tra M. Norman e Schacht in: Hjalmar Schacht, Magia del denaro, Milano, Edizioni del Borghese, 1968, p. 112 e passim; 14) Il massacro degli ebrei, teorizzato nelle logge pangermaniche antisemite e realizzato da Hitler, non ne toccò l’aristocrazia che, anzi, ne fu mallevadrice. Qui ci limitiamo ad annotare che i banchieri sinarchi Oppenheim, fra i principali sostenitori finanziari di Hitler che li dichiarò «ariani d’onore», presenti in Germania dall’inizio del secolo (e tutt’oggi) disponevano di due uffici alla Reichsbank, erano consiglieri di Schacht e del filosovietico n° 3 delle SS E. Kaltenbrunner e controllavano, secondo gli atti del processo di Norimberga, il deposito di denaro e dei gioielli che i nazisti avevano confiscato ai loro correligionari dopo il 1937. La loro banca Oppenheim-Plerdenmenges, nel 1936 incamerò 500 milioni di marchi dell’epoca in seguito alla confisca del solo gruppo ebraico L. Halevy (cfr. P. F. de Villermarest, Les sources financières du nazisme, cit., p. 71; 15) Il 30 Giugno 1939 venne presentato a Roosevelt un piano strategico per una guerra sui due oceani, nell’Atlantico contro la Germania, nel Pacifico contro il Giappone (Romolo Gobbi, Chi ha provocato la Seconda Guerra Mondiale?, Padova, Ed. Franco Muzzio, 1995, p. 67); 16) G. Vitali, Franklin Delano Roosevelt, Milano, Ed. Mursia, 1991, p. 67; 17) Laurence H. Schoup, William Minter, Shaping the New World Order: The CFR blueprint for World Egemony, tratto dal libro Trilateralism, Boston, Holly Sklar Ed., 1980, pp. 138 e segg.; 18) Y. Moncomble, Le vrais responsables…, cit., p. 124; 19) Ibidem, p. 127; 20) J. V. Forrestal, The Forrestal Diaries, New York, Walter Millis Ed., 1951, pp. 121 e segg.; 21) W. Churchill, La Seconda Guerra Mondiale, Milano, Ed. Mondadori, 1951, Parte Prima, Vol. I, pp. 236-237; 22) American Hebrew & Jewish Tribune, 3 Giugno 1938, periodico dell’Union of American Hebrew Congregations, fondata nel 1873 dal rabbino Isaac Mayer Wise (!819-1900); 23) G. Vitali, Franklin Delano Roosevelt, cit., pp. 101-102; 24) Sulle zone angloamericane tese ad obbligare il Giappone all’occupazione dell’Indocina e del Sud-est asiatico per approvigionarsi di materie si vedano i testi storici «ufficiali»: P. Herde, Pearl Harbour, Milano, Ed. Rizzoli, 1986, p. 97, 129 e A. Hillgruber, Storia della Seconda Guerra Mondiale, Bari, Ed. Laterza, 1989, p. 92; 25) Newsweek, 20 Agosto, 1990, articolo di Evan Thomas, «The Code of the WASP Warrior», p. 33; 26) V. Henry, Stimson’s Diary, 1941, Sterling Library, New Haven, Yale University, cit., in Y. Moncomble in Les vrais responsables…, cit., p. 120; 27) V. Robert B. Stinnett, Day of Deceit: The Truth about FDR and Pear Harbour, New York, The Free Press (a division of Simon and Schuster), 2000. Ha scritto Gore Vidal – uno dei più famosi saggisti e prosatori americani della nostra epoca (il cui vero nome è Eugene Luther Vidal) – a commento di questo libro: «[Esso] mostra che il famoso attacco “a sorpresa” non fu una sorpresa per i nostri decisori della guerra e che i tremila militari americani uccisi o feriti quella domenica mattina a Pearl Harbour furono, per i nostri governanti e per i loro odierni epigoni, un prezzo piccolo da pagare per quell’“impero globale” che oggi presidiamo così inettamente». Altri testi di riferimento di fonte americana sono: John Toland, Infamy: Pearl Harbour and Its Aftermath, New York, Berkley Pub Group, 2001; Contrammiraglio Edwin T. Layton con Pineau, Roger & Costello, And I Was There, New York, William Morrow and Company, Inc., 1985; 28) Antony C. Sutton, America’s Secret Establishment, Billings (Montana), Liberty House Press, 1986, p. 46; Riportato in: Wake up!, rivista del British Israel, Luglio/Agosto 1995, pp. 223 e segg.; 29) Ibidem; 30) Ibidem: 31) Gannon S. J., The Cardinal Spellman Story, New York, Pocket Books Inc., 1973. 32) Corriere della Sera, sabato 12 Gennaio 2008, pp. 1 e 13, articoli di Ennio Caretto e Alessandra Farkas; 33) Ibidem, p. 13; 34) Ibidem; 35) David Icke, Figli di Matrix, Appendice II, p. 604 e segg, Edizioni Macro, 2002; 36) Ibidem.

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John Foster Dulles (Washington, 25 febbraio 1888Washington, 24 maggio 1959) è stato un politico e noto anticomunista statunitense.

Nel maggio 1933, John Foster Dulles e Hjalmar Schacht, Ministro dell’Economia di Hitler, firmarono a Berlino un accordo per coordinare gli scambi economici di Germania e Stati Uniti.

Dulles fu Segretario di Stato dal 1953 al 1959, durante la presidenza Eisenhower. Sostenne la necessità di aiutare la Francia nella guerra contro i Viet Minh nell’Indocina francese (una posizione che nel decennio successivo portò al diretto coinvolgimento americano nella Guerra del Vietnam) e divenne famoso per essersi rifiutato di stringere la mano del Primo Ministro della Repubblica Popolare Cinese Zhou Enlai alla Conferenza di Ginevra del 1954.

Suo figlio fu il cardinale Avery Dulles, mentre suo fratello minore, Allen Dulles, fu direttore della CIA.

Il principale aeroporto di Washington, a Chantilly (Virginia) è dedicato a lui.

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di Francesco Lamendola – 18/10/2013

Fonte: Arianna Editrice [scheda fonte]

Il tribunale di Norimberga, che processò e condannò non solamente dei ministri e dei generali tedeschi, ma la loro stessa appartenenza al partito nazista (andato legalmente al potere nel 1933) e all’esercito del Terzo Reich, operò in spregio della giustizia, formulando capi d’accusa che non esistevano nella legislazione internazionale, come i “crimini contro la pace”, e trattando tutti gli imputati come una banda di criminali, pur rispettando una apparente correttezza formale; questa ormai è storia e non occorre insistervi sopra.

Quello che ancora non è passato nelle coscienze e nell’opinione pubblica, però, è ilperché gli Alleati agirono in quel mondo; per quale ragione vollero imbastire un processo-farsa nel quale i vincitori, fatto mai accaduto prima, si arrogavano il diritto di giudicare i vinti con una sentenza inappellabile e già scritta in partenza; né si è messo abbastanza in luce l’elemento di continuità che lega il trattato di Versailles – quando i rappresentanti della Germania dovettero sottoscriver e un documento in cui si accollavano tutta intera la responsabilità della guerra del 1914 -, il processo di Norimberga del 1945-46, e tutta una serie di azioni militari e giuridiche attuate successivamente dalla superpotenza americana, in parte con la copertura delle Nazioni Unite, in parte senza di essa, come gli interventi in Jugoslavia nel 1999 e in Iraq nel 2003, coronati dalla cattura e dal processo spettacolare, per crimini di guerra, degli esponenti di quei regimi sconfitti.

Il saggista francese Maurice Bardèche (1907-1998), del quale ci siamo già occupati altra volta (cfr. l’articolo Sparta e i Sudisti nel pensiero di Maurice Bardèche), con notevole lucidità intellettuale aveva formulato la risposta all’interrogativo in questione fin dagli anni immediatamente seguenti al processo di Norimberga, in un saggio spregiudicato e non sempre condivisibile, ma indubbiamente coraggioso e penetrante, intitolato Nouremberg ou la Terre Promise (tradotto in italiano da Gianna Tornabuoni, con il titolo I servi della democrazia, pubblicato dalla casa editrice Longanesi & C. di Milano nel 1949), del quale ci piace riportare alcuni passi particolarmente significativi:

«L’opinione pubblica e i mandanti delle potenze vincitrici affermano di essersi eretti a giudici quali rappresentanti della civiltà! È la spiegazione ufficiale, ed anche il sofisma ufficiale, giacché si prende per principio e base sicura proprio ciò intorno a cui verte la discussione. Soltanto alla fine del processo aperto tra la Germania e gli alleati si potrà dire da quale parte la civiltà fosse. Non certo al principio, e soprattutto non è certo una delle parti in causa che potrà dirlo. […] La verità è tutt’altra. Il fondamento vero del processo di Norimberga, quello che nessuno ha mai osato designare, temo sia la paura: è lo spettacolo delle rovine, e il panico del vincitore. “Bisogna che gli altri abbiano torto”. È necessario, perché se per caso essi non fossero stati dei mostri, quale peso immane avrebbero le città distrutte e le bombe al fosforo! L’orrore, la disperazione dei vincitori è il vero motivo del processo. Si sono velati il viso davanti alla necessità di certe cose e, per farsi coraggio, hanno trasformato i loro massacri in crociate. Hanno inventato “a posteriori” il massacro in nome dell’umanità. Da assassini si sono promossi gendarmi. Si sa del resto che, da una certa cifra di morti in su, ogni guerra diviene obbligatoriamente una guerra del diritto. La vittoria è completa soltanto quando, dopo aver forzato la cittadella, si conquistano le coscienze. Da questo punto di vista il processo di Norimberga è un mezzo di guerra moderna meritevole di essere descritto quanto un bombardiere (pp. 14-16).

Le apparenze della giustizia furono salvaguardate in modo perfetto. La difesa aveva pochi diritti, ma quei pochi furono tutti rispettati. Qualche zelante ausiliario del pubblico ministero fu richiamato all’ordine per essersi permesso di qualificare prematuramente gli atti sui quali doveva fare il proprio rapporto. Il tribunale interruppe l’esposto del pubblico ministero francese per il suo carattere sleale e diffuso, e rifiutò di ascoltarne il seguito. Molti accusati furono assolti. Le forme infine furono perfette e mai giustizia più discutibile fu resa con maggior correttezza. Questo apparato moderno, infatti, come si sa, ebbe per risultato di resuscitare la giurisprudenza delle tribù negre. Il re vincitore si insedia sul suo trono e fa chiamare gli stregoni: e lì, davanti ai guerrieri seduti sui talloni, i capi vinti vengono sgozzati. […] Un tribunale che fabbrica le leggi dopo essersi installato sul suo seggio, si riporta ai confini della storia. Nemmeno al tempo di Chilperico si osava giudicare in questo modo. La legge del più forte è un atto leale al confronto. Quando il Gallo grida: “Vae victis”, per lo meno non crede di essere Salomone. Quel tribunale invece è riuscito ad essere un’assemblea di negri in colletto duro: è il programma della nostra futura civiltà (pp. 26-27).

…nessuno può essere mai sicuro di non far parte di un’organizzazione criminale. IL calzolaio tedesco, padre di tre bambini, vecchio combattente di Verdun, che ha preso nel 1934 la tessera del partito nazista, è stato accusato dal pubblico ministero di far parte di un’organizzazione criminale. Cosa faceva di diverso il commerciante francese, padre di tre bambini, vecchio combattente di Verdun, entrando nel movimento “Croci di fuoco”? L’uno e l’altro credevano di appoggiare un’azione politica atta ad assicurare il risorgere del proprio paese. L’uno e l’altro hanno compiuto il medesimo atto: e tuttavia gli avvenimenti hanno dato a ciascuno di quegli atti un valore diverso,. L’uno è un patriota (se ha ascoltato la radio inglese, beninteso), ma l’altro viene accusato dai rappresentanti della coscienza umana. Queste difficoltà sono gravissime. Il terreno ci sfugge sotto i piedi. I nostri sapienti giuristi forse non se ne rendono conto, ma vengono così ad accettare una concezione del tutto moderna della giustizia: quella che nell’U.R.S.S. servì di base al processo di Mosca. La nostra concezione della giustizia era stata sinora romana e cristiana romana, in quanto esige che ogni atto punibile riceva una qualifica invariabile essenziale all’atto stesso; cristiana, in quanto deve essere sempre considerata l’intenzione, sia per aggravare, sia per attenuare le circostanze dell’atto qualificato delitto. Esiste tuttavia un’altra concezione della colpa, e per molti versi può chiamarsi marxista: essa consiste nel pensare che un’azione qualsiasi, non colpevole in sé né per la sua intenzione,al momento in cui fu commessa, può apparire legittimamente colpevole in una certa visuale posteriore agli avvenimenti. Non faccio paragoni. I marxisti sono senza dubbio in buona fede, giacché essi vivono in una specie di mondo non euclideo ove le linee della storia appaiono raggruppate e deformate o, se si vuole, armonizzate in una prospettiva marxista. Mentre Shawcross e Justice Jackson, rappresentanti inglese e americano, vivono in un mondo euclideo, ove tutto è sicuro, chiaro o almeno dovrebbe esserlo, e dove i fatti dovrebbero essere fatti e nulla più. Soltanto la loro malafede ci trasporta in un mondo instabile; e là le nostre intenzioni non contano più, persino le azioni non contano, “ciò che noi siamo in realtà non conta”. […] Allora si avanza il giudice e ci dice: “Voi non siete più un calzolaio tedesco o un commerciante francese come credevate; siete un mostro, avete appartenuto ad una associazione di malfattori, avete partecipato ad un complotto contro la pace, come è chiaramente indicato nella prima sezione del mio atto d’accusa” (pp. 34-35).

Questo permanente stare in guardia, ci prepara una forma di vita politica che non dobbiamo ignorare e che d’altronde tre ani di esperienza continentale non ci permettono di ignorare. La condanna del partito nazionalsocialista va assai più lontano di quanto possa sembrare. Essa colpisce in realtà tutte le forme solide, tutte le forme geologiche della vita politica. Ogni nazione, ogni partito che abbiano il mito della patria, della tradizione, del lavoro, della razza sono sospetti. Chiunque reclami il diritto del primo occupante e attesti cose evidenti come la signoria della città, offende una morale universale che nega il diritto dei popoli a redigere la propria legge. Non soltanto i tedeschi ma noi tutti veniamo così ad essere spogliati. Nessuno ha più il diritto di sedersi nel proprio campicello e di dire: “Questa terra mi appartiene”. Nessuno ha più il diritto nella città di levarsi e di dire: “Noi siamo gli anziani, noi abbiamo costruito le case di questa città; colui il quale si rifiuta di obbedire alle leggi se ne vada”. Ormai è scritto che un concilio di esseri impalpabili ha il potere di sapere ciò che avviene nelle nostre case e nelle nostre città. Delitto contro ‘umanità’: questa legge è buona, quella no. La civiltà ha il diritto di veto (pp. 46-47).»

Bardèche osserva che, mano a mano che cresceva, già durante la guerra, l’ideologia della guerra antifascista come una crociata, la Resistenza diveniva il nuovi mito di essa e perfino i bombardieri che riducevano in cenere le città tedesche venivano denominati “Liberatori”: e questo perché, dovendo lottare contro dei mostri, qualunque atrocità diveniva legittima e anzi benemerita, poiché affrettava la fine del Male. È la stessa logica che portò al bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, non necessario dal punto di vista militare e deliberatamente diretto su due città inermi, piene di donne, bambini e anziani, non su obiettivi strategici.

Ma la parte più interessante della riflessione di Bardèche, che non possiamo qui riportare per motivi di spazio e di cui consigliamo la lettura integrale, è quella riguardante le conseguenze non solo politiche e giuridiche, ma soprattutto economiche e finanziarie del “nuovo ordine mondiale” inaugurato dal processo di Norimberga; riflessione che, scritta più di sessant’anni fa, presenta aspetti di straordinaria intuizione dei meccanismi futuri, e parla in un linguaggio che appare di stupefacente attualità.

Si incomincia con la limitazione della libertà della nazione sconfitta: ieri la Germania, oggi la Iugoslavia o l’Iraq. Prima di consentire il ritiro delle truppe d’occupazione, si chiede al nuovo governo, nato dalla disfatta, di firmare un trattato in cui ci si impegna solennemente a non ripercorrere le strade di quello precedente e a rispettare tutti gli impegni contratti col vincitore e con la comunità internazionale – il vincitore si identifica con la comunità internazionale, ieri la Società delle Nazioni, oggi le Nazioni Unite: in questo modo, si identifica automaticamente con la “civiltà” e degrada a “barbarie” qualunque forze gli si opponga o ardisca di resistergli.

Dalla limitazione della libertà politica si passa a quella economica: bisogna tenere aperte le frontiere al commercio internazionale (cioè del vincitore), aprire le porte al capitale internazionale (cioè del vincitore): accettare di acquistare i prodotti esteri al prezzo stabilito da altri e di vendere i propri secondo la loro convenienza. È una truffa, ma perfettamente legale; di più: è un inno all’ideologia del libero mercato, che si sposa con quella della democrazia. Dove c’è democrazia, c’è libero mercato: ossia limitazione della sovranità nazionale e imposizione di condizioni economiche che tornano a vantaggio di altri.

La cessione di sovranità – cosa oggi evidente nell’Unione europea – reca vantaggi alle banche, ma fa pagare ai cittadini costi altissimi e li priva del diritto fondamentale di dire “no” a condizioni di vita intollerabili: avete firmato un trattato, dovete attenervi ad esso. Nel caso del debito pubblico, ciò significa che i cittadini dello Stato X si vedono accollare la responsabilità di una voragine finanziaria di cui non hanno alcuna colpa, ma che devono ripianare, lasciandosi legare alla catena e imporre sacrifici durissimi da un organo extra-nazionale, per esempio la Banca centrale europea. Uno Stato sovrano può decidere di stampare moneta per dare respiro ai cittadini contribuenti, come fanno Stati Uniti e Gran Bretagna; ma uno Stato che ha rinunciato alla sovranità finanziaria non può farlo: ha infilato la testa nel cappio, può solo piegarsi agli ordini.

Qualcuno non gradisce l’ingresso di milioni di stranieri, che provoca insopportabili situazioni di disagio e di grave minaccia alla sicurezza personale? Non c’è niente da fare: avete firmato un trattato, dovete accettare e subire in silenzio; altrimenti verrete condannati dalla corte di giustizia del Super-stato. L’Australia può respingere anche una sola barca di immigrati clandestini, disinteressandosi del loro destino; ma se l’Italia fa altrettanto, dopo averne accolte a migliaia e migliaia, viene trascinata in tribunale e sommersa dalla marea dell’indignazione mondiale: ma come, siete così crudeli da respingere quella povera gente? E intanto le città e le periferie si riempiono di spacciatori di droga, di prostitute, di ladri e stupratori: ma guai a dirlo, si diventa razzisti. E non si può dire che le carceri scoppiano perché sono piene di malfattori stranieri; se le carceri sono piene, ebbene, basta svuotarle ogni tanto con un indulto, fino a che si riempiono di nuovo, nel giro di qualche anno o qualche mese; e poi fare un altro indulto, e così via.

L’idea di un Super-stato mondiale democratico nasce con il processo di Norimberga, che è, al tempo stesso, un terribile monito a chi pensa ancora di poter fare la politica dei vecchi tempi: a casa mia son padrone io, questa società l’ho costruita io, questa casa, queste fabbriche le ho costruite io, questi campi li ho creati e coltivati io; ma adesso non lo si può dire: non si è più padroni in casa propria, bisogna piegare la testa a quello che decide il capitale finanziario mondiale. Dietro la maschera della democrazia, il totalitarismo democratico; e, come sua inseparabile compagna, la dittatura mondiale delle banche e delle multinazionali.

Tutto ciò viene accompagnato da una campagna capillare di disinformazione e di lavaggio del cervello, in modo da persuadere i cittadini-contribuenti che tutto quanto avviene è per il loro bene, per la tutela della pace e della giustizia, per il rispetto dei diritti umani; che non esiste altro Dio fuori della democrazia e del libero mercato e che chi si oppone a tale dogma è un eretico meritevole di essere bruciato sul rogo, beninteso dopo essere stato moralmente denigrato sino a convincere tutti che la sua condanna è cosa giusta e pia. Alle giovani generazioni viene insegnato che ab antiquo, ai tempi della barbarie precedente la democrazia e il libero mercato, l’umanità viveva in condizioni intollerabili sotto ogni punto di vista; mentre adesso si sta dirigendo verso i paradisi del Progresso e della Felicità, e non ha nulla da rimpiangere e tutto di cui rallegrarsi. Prima c’erano i nazionalismi, fonte perenne di tensioni e di conflitti (il che è vero, ma è solo una parte della verità); oggi ci sono il cosmopolitismo, le frontiere aperte, la libera circolazione delle merci, delle persone e delle idee; prima c’erano le società chiuse, brutte e cattive, intolleranti e oscurantiste; oggi ci sono le meraviglie della società aperta, multietnica e multiculturale; del mondo divenuto un villaggio, dove tutti sono a casa dappertutto, dove tutti si vogliono e bene e si rispettano, purché bevano Coca-Cola, mangino le bistecche di McDonald’s e guardino le stesse idiozie alla televisione.

Oddio, c’è ancora qualche piccolo difetto in questa straordinaria e luminosa costruzione; ci sono ancora tensioni e incomprensioni, interne e internazionali; ci sono, ogni giorno, attacchi e massacri ai danni dei cristiani che vivono in Africa e in Asia; ci sono milioni di aborti nel mondo “sviluppato” e milioni di bambini che muoiono di fame in quello “in via di sviluppo”; ci sono popoli e classi sociali che devono accontentarsi di vivere con le briciole che cadono dalla tavola di altri popoli e di altre classi sociali. Ma via, bisogna avere ancora un po’ di fiducia e di pazienza, e tutto finirà per aggiustarsi, come in un trionfale “happy end” alla Walt Disney.

Certo, c’è anche un altro piccolo particolare che non passa del tutto inosservato, per chi abbia ancora un minimo di facoltà giudicante: che dall’abiura solenne del nazionalismo restano esclusi Stati Uniti e Gran Bretagna, i vincitori della seconda guerra mondiale; che, mentre nel resto del mondo il nazionalismo è considerato poco meno di un delitto, da combattere in ogni modo e da criminalizzare con film, libri, siti internet e perfino giornalini a fumetti, nei due Paesi anglosassoni il nazionalismo è tuttora preservato e coltivato, anzi, è il collante della vita sociale, anche nelle sue forme più aggressive e truculente: e il principino Harry che uccide un capo talebano in Afghanistan viene applaudito in patria, così come il generale Kitchener quando portò in omaggio alla regina Vittoria la testa del Mahdi, disseppellita dalla tomba dopo la riconquista britannica del Sudan.

Ma che importa? Certo, quella che viviamo è una “pax americana”: però si tratta di dominatori straordinariamente generosi e moderati; ci hanno liberati dai peggiori incubi della storia, come il nazismo e il comunismo – non importa se furono proprio essi, con il loro egoismo finanziario, ad alimentarli, se non a crearli -; ci hanno liberato, a suon di bombe, dalla parte cattiva di noi stessi (“Liberator” era il nome dei loro aerei, che ridussero l’Europa in cenere fra il 1943 e il 1945); i loro ragazzi diedero la vita, sulle spiagge di Anzio e su quelle della Normandia, per restituirci la libertà, benché non ne fossimo del tutto degni, visto che l’avevamo disprezzata e gettata via come fosse stata carta straccia; dunque dobbiamo loro eterna riconoscenza, ed è ben giusto che essi facciano la parte del leone nel mondo così generosamente liberato e saggiamente pacificato.

E se poi, per caso, qualcuno osasse avanzare dei dubbi sul “nuovo ordine mondiale”, non già per nostalgia del fascismo o del comunismo, ma per amore di verità e giustizia, allora non potrebbe trattarsi che di un nemico pubblico, indegno di far parte del consorzio civile: di un mostro, appunto, da trascinare solennemente in giudizio, affinché la sua condanna risulti esemplare…

Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it

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Hitler ha co-fondato Israele già nel 1933 con gli ebrei sion

L’accordo di trasferimento: Hitler ha co-fondato Israele nel 1933 con gli ebrei sionisti.

“La drammatica storia del patto tra il Terzo Reich e la Palestina ebraica,” questo è il sottotitolo del libro di “The Transfer Agreement” di Edwin Black.

Due mesi dopo il suo accesso al potere, il nuovo Cancelliere del Reich, Adolf Hitler, si concentrerà su uno dei compiti più impegnativi: creare uno stato per gli ebrei e aiutarli ad andarvi con tutto i loro beni materiali e finanziari.

Ecco un video che introduce e sintetizza la questione esplosiva in 13 minuti cronometrati:

di Hezbollah
( su: http://allainjules.com/2013/10/24/terrorisme-electricite-syrie-plus-lache-quun-terroriste-tu-meurs-nouvel-attentat/ )

(trad. kefos93 )

Fonte:

http://www.google.fr/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&ved=0CDIQtwIwAA&url=http%3A%2F%2Fwww.dailymotion.com%2Fvideo%2Fxrl4sw_hitler-a-co-fonde-israel-en-1933-avec-les-juifs-sionistes-le-contrat-de-transfert-the-transfer-agree_news&ei=eGtoUojiB4qRtQac84CwDw&usg=AFQjCNF7s8RbhXI1BmptjYLWcbh0LaS3Fw&sig2=Xp2sgBDJEW3mIV6lb7NvIA

Storia:

Fonte:

Accordo/Contratto di trasferimento.

Jaime Soto:
Storia – e tu, ti ha fatto sapere l’accordo di trasferimento, o contratto di trasferimento?
Il tempo della seconda guerra mondiale è il più pubblicizzato e da molto lontano, in tutti i principali media allineati, Arte in mente.

È anche il soggetto principale dei libri di scuola per educare la nostra testa caro bionde e preparare le future generazioni.

Ancora può essere che nonostante tutti questi sforzi per “informare” le masse, alcune “sviste” potrebbero essere trovati.

Abbiamo seguito consegnarvi che un video tutto quello che c’è più ufficiale, tour e pubblicato nel 1984 (tutto un programma?), da canale 5 notizie, senza fili catena di medie dimensioni e un ambito regionale negli Stati Uniti…

Questo video ci informa dell’accordo di trasferimento, o contratto di trasferimento, che avrebbe segretamente hanno superato il 7 agosto 1933, ritiene che negli Stati Uniti e le parti interessate Wikipedia, tra socialisti nazionali di Hitler e potenti leader sionisti al momento…
http://en.wikipedia.org/wiki/The_Transfer_Agreement

Sinossi della storia

Adolf Hitler sarebbe stato “economico sponsor principale dello stato di Israele” secondo l’autore del “Contratto di trasferimento” (l’accordo di trasferimento) nel 1933. Edwin Black, ebreo americano i cui genitori sarebbe “Sopravvissuti dell’Olocausto” e che sono emigrati negli Stati Uniti dopo la fine della guerra, racconta la storia di un patto segreto nell’agosto del 1933 fra lo stato nazista e gli ebrei sionisti tedeschi e internazionale per rendere possibile il trasferimento della capitale, gli ebrei e la Palestina britannica prodotti industriali tra il 1933 e il 1939.

Nome ufficiale del patto
Die העברה Haavara/הסכם (egli); HA’avara-Abkommen (DE); Haavara accordo (EN); l’accordo Haavara (FR).

Info. relazione

Data: suo. 22 Aprile 1984.

Giornalisti: Deborah Norville & Rich Samuels.

Fonte: JT 10 ore / canali 5 News (USA).

Info stampa (ritaglio di giornale)

Data: leggere. 28 (redac.) + 29 agosto 1933 (edit.).

Fonte: Il New York Times.

Allora, info o intox da parte della catena U.S. e Wikipedia?

Questo patto segreto è true (che sembra probabile) o non, questo toglie i crimini imperdonabili commessi mentre Hitler era al potere contro decine di milioni di persone innocenti, cattolici, cristiani, ebrei, atei… in tutto questo periodo storia nera.

Ma come sempre, ciascuno e ciascuna per la propria opinione, perché è ancora importante per bene conoscere il passato per capire meglio il presente…

Video: Trasferire il contratto, un elemento chiave della storia contemporanea, purtroppo molto sconosciuto – canale 5 notizie da Dailymotion
http://www.dailymotion.com/video/xrl4sw_hitler-a-co-fonde-Israel-en-1933-avec-les-Juifs-sionistes-le-contrat-de-transfert-the-transfer-agree_news
captaintokyo:
“cessione contratto”, n´est qu´un episodio della persecuzione della minoranza ebrea tedesca confessione religiosa durante l´epoque nazista.
Al massimo merita t´il d´etre citato, per portare più luce su maquiaveliques manipolazione dei nazisti, nel tentativo di riuscire a scavare tutto o una parte di questi persone tedeschi, visto come persona non-grata dal partito al potere.

Da l´arrivee al potere di Hitler, le organizzazioni ebraiche di Gran Bretagna e degli Stati Uniti ha lanciato le chiamate per il mondo con l´Allemagne di boicottaggio economico nazista, come atto di protesta per la nascente politica ufficiale d´antisemitisme s´implantant nel Reich.
Attraverso l’accordo di trasferimento, i nazisti ebbero successo (purtroppo) diversi obiettivi:

-Out denominazione 60 000 ebrei tedeschi dal suo territorio. (10% di fede tedeschi di ebrei che viveva nel 1933).

-striscia di tutte le loro proprietà e fondi privati. Una denominazione ebrea tedesco potrebbe non qu´emporter 20 DM ($ 8) e alcune valigie quando ha lasciato il suo paese.

-fino a un “status” di molti merchant. Solo la confessione ebraica tedeschi che migrarono in Palestina – e che aveva pagato l´equivalent $ 5.000 di l´epoque almeno ottenuto un visto”capitalistico” per la Palestina.

-per imporre loro di acquistare merci fabbricate dai tedeschi “Ariani”, per contrastare le chiamate per un boicottaggio, boicottaggio, s´il s´etait si è intensificata, possa minare ben l´economie l´epoque tedesco.

Io non sono d´accord che Hitler sarebbe stato “il principale sponsor economico dello stato”.
“per Israele”.
Trasferimenti di fondi non erano fondi l´etat nazista, ma importi finanziari appartenenti a persone private che n´en aveva non secondo i loro desideri e bisogni. Per beni immobili (case, fabbriche, negozi, ecc.) di proprietà di Germania, parte furono sequestrati senza compensazione finanziaria, o ancora venduti volontariamente o per forza – e a volte anche cornici di Nazi – per un somme irrisorie.

Per le merci, n´etaient non più regali nazisti per gli ebrei e sionisti della Palestina agente inglese, ma in l´immense la maggior parte di questi emigranti, la necessità di riscattare questa qu´il necessari per attrezzare una casa e/o acquisire nuovamente tutto il necessario per poter continuare a svolgere la loro attività professionale.

Nota: dal 1936, Amin Al Husseini (Gran Mufti di Gerusalemme) si lamentano per i nazisti, l’accordo di trasferimento, perché esso è stato percepito da alcuni politici Islamico – arabi di Palestina mandato inglese come un incentivo a l´immigration ebraica.

Cordiali saluti.

Disma è t ha considerato come il primo Santo della Chiesa, venne canonizzato da Cristo stesso?
Dove posso ottenere gli airbag di opportunità per i pedoni? Grazie?
L’altro, ha detto, qualcuno ha saputo niente, tutto ciò che non era stato detto?
Quale nome per la valuta francese successiva?
Ciao! Essete piuttosto… era vuoto di R?
_Petite blague_________?
____Petite blague________?
Fai un deposito di specie?
I vostri bambini prendono consigli nel naso?
Quando si prende due abusi su due questioni di un Avatar che risposta gentilmente rispondere a lui?
È che vedendo la prossima era glaciale, avremo una battaglia nasale come scrivono?
È che è a mio parere c’è di peggio che uno potrebbe ** te nella fazione?
Per perdonare il suo tweet di pest, Valerie ha chiesto Vienna di nominare ambasciatore Ségolène?
Perché il credules spesso usare la metafora di “spiegare” le loro religioni…?
Kikou copinautes, quando si è troppo MDR, ridere è distribuito gola?
Come combattere la propaganda pro-musulmane che cresce il francese ha accettato l’occupazione di nazislamique?

©2013 Iwanttosolve.com

Fonte:
http://it.iwanttosolve.com/w12rqbHpvCCd/

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Ottobre 30, 2013

Hitler controllava le masse
Aangirfan 28 ottobre 2013

992852Dal novembre 1912 ad aprile 1913 Hitler soggiornò in un appartamento a Liverpool, nel Regno Unito, con la famiglia del fratellastro Alois. Hitler visse per qualche mese a Liverpool
C’è la convinzione che, mentre era in Gran Bretagna, Hitler fu arruolato da una fazione di destra dei servizi di sicurezza del Regno Unito. Hitler può aver avuto un gestore inglese
Se Hitler era collegato a una cabala oscura del Regno Unito e degli Stati Uniti d’America, questo potrebbe spiegare:
Perché Hitler fu finanziato dalla famiglia Bush ed altri.
Perché Hitler lasciò 335.000 soldati alleati fuggire da Dunkerque.
Perché la sede dell’IG Farben a Francoforte non fu mai bombardata.
Hitler era un agente degli Illuminati?

Molti delle élite videro in Hitler qualcuno che potesse tenere le masse sotto controllo. “Nel 1919 Hitler era un ufficiale dell’intelligence che l’esercito tedesco incaricò di spiare il piccolo Partito del lavoro tedesco, diventandone il leader. Il fratello del fondatore dell’US Federal Reserve, Max Warburg, era il capo dei servizi segreti tedeschi. Entrambi furono dirigenti della IG Farben. Hitler fu sponsorizzato dall’oligarchia bancaria, e il nazismo ricevette milioni di dollari da New York e Londra.
Nazismo e sionismo sponsorizzati dallo stesso cartello bancario degli Illuminati

Hitler e Hanfstaengl

Hitler e Hanfstaengl

Alla potente cabala che sostenne Hitler non piacevano i lavoratori organizzati, i liberali, la democrazia o qualsiasi altra cosa che sfidasse il sistema feudale. Alla fine della seconda guerra mondiale il sistema feudale era ancora in vigore. La mafia dell’elite fascista-nazista-sionista continuò a governare attraverso il gruppo Bilderberg, e organizzazioni simili, come il Bohemian Grove. La origini naziste della NATO
ITA00331_01Il totalitarismo prosperò in Russia e in Europa orientale.
Gli autori inglesi Gerrard Williams e Simon Dunstan, nel loro libro Grey Wolf: The Escape of Adolf Hitler, sostengono che verso la fine della guerra Hitler fuggì in Sudamerica. Secondo il libro Grey Wolf:
Hitler fuggì da Berlino su un aereo da trasporto Junkers Ju-52.

Hitler, dopo lo sbarco in Danimarca, volò in Spagna, dove il generale Franco gli fornì un aereo per portarlo alle isole Canarie. Da lì, Hitler prese un sottomarino per l’Argentina.
Hitler morì in Argentina il 13 febbraio 1962, all’età di 73 anni.
Il giornalista argentino Abel Basti, sostiene che Williams e Dunstan hanno plagiato la sua ricerca. “Basti non ha in alcun modo inventato l’idea di Hitler vivo in Argentina“, dice Williams. “Libri sull’argomento esistevano già nel 1953 e nel 1987. Non ho mai plagiato il lavoro di nessuno“. (E se per questo anche nel 1948. NdT)

hitlerhawaiipreviewI potenti vogliono farci credere che Hitler è morto a Berlino nel 1945. Sul Daily Mail, l’autore Guy Walters scrive che “L’idea che Hitler possa essere fuggito, e nascosto, sembra farsesca… “Negli anni immediatamente successivi alla guerra, non vi era alcuna prova reale che Hitler fosse, difatti, morto. Uno dei problemi che gli investigatori incontrarono fu la mancanza di qualsiasi prova fisica della sua morte. L’esistenza di frammenti di cranio, trovato dai russi vicino al bunker del Fuhrer e che si ritiene siano suoi, non era nota in occidente fino al 1968. Poi, nel 2009, la prova del DNA delle ossa ha rivelato che in realtà appartenevano a una donna… Questo ha dato ai fantasisti le munizioni per sostenere che Hitler non sia morto nel bunker. Nel periodo immediatamente successivo alla guerra, i servizi d’intelligence statunitensi e inglesi ricevettero innumerevoli rapporti che suggerivano che l’ex leader nazista fosse stato visto vivo e in circolazione… Per molto tempo i russi credettero che gli alleati avessero dato rifugio a Hitler, e diffusero queste storie fasulle nel tentativo di far venire a galla ciò che pensavano fosse la verità… Anche il generale Eisenhower, ex-comandante supremo alleato, sembrò esserci cascato. Nel 1952 disse: ‘Non siamo stati in grado di portare alla luce la minima prova tangibile della morte di Hitler. Molte persone credono che sia fuggito da Berlino.‘…”

trevor-roper-portr_2101960bHugh Trevor-Roper, la cui reputazione fu danneggiata nel 1983 quando autenticò i Diari di Hitler per conto del quotidiano The Sunday Times, che si rivelarono successivamente falsi.
Dopo la guerra, lo storico e ufficiale dell’MI6 Hugh Trevor-Roper fu incaricato d’indagare sulla morte di Hitler. Parlò con molti di coloro che erano presenti nel bunker durante quegli ultimi giorni fatali. Dissero tutti la stessa cosa: Hitler si era ucciso, e il suo corpo e quello di Eva Braun furono cremati con la benzina.”

William Hitler, unico discendente di Adolf
Aangirfan

William Patrick HitlerWilliam Hitler nacque a Liverpool, nel Regno Unito, era il figlio del fratello di Hitler, Alois e della moglie di origine irlandese Bridget Dowling.

bridgiddowling

Rudolph Hess. Notare la somiglianza con Bridget Dowling, un caso?

Rudolph Hess. Notare la somiglianza con BridgetI genitori di William si incontrarono a Dublino, quando Alois ci viveva nel 1909, si sposarono a Marylebone e tornarono a Liverpool, dove William nacque nel 1911. Nel 1933, William Hitler si recò nella Germania nazista, nella speranza di beneficiare dell’ascesa al potere dello zio. “Viaggiò in Gran Bretagna nel 1937, dove rilasciò un’intervista al Daily Express dichiarando, con il suo forte accento inglese, di essere ‘l’unico discendente legale della famiglia Hitler’, adottando pose simili a quelle dello zio… William si rifiutò di rinunciare al passaporto inglese in cambio di un posto di lavoro al vertice del regime. Poi cercò di ricattare il Führer. I dettagli emersero anni dopo, al processo di Norimberga. Hans Frank, ex-avvocato nazista, responsabile di milioni di morti quando era Governatore Generale della Polonia, rivelò come William avesse scritto allo zio alla fine degli anni ’30 minacciando di svelare ‘l’insolita storia della famiglia di Hitler’. Fu una velata minaccia che avrebbe confermato la vecchia voce che il nonno paterno di Hitler fosse, difatti, un commerciante ebreo, Leopold Frankenberger, che aveva avuto una relazione con sua nonna, Maria, quando era al servizio della sua famiglia a Graz“. William minacciò di rivelare alla stampa che il nonno paterno di Hitler era un mercante ebreo. Nel 1939, William fuggì dalla Germania con l’ausilio di un agente inglese. Nel 1944 William si arruolò nella Marina degli Stati Uniti.

William Hitler (a sinistra)

I figli di William Hitler

Durante i lavori di ristrutturazione della ex casa di William Hitler negli USA, furono scoperte dei beni di famiglia, tra cui apparecchiature per un laboratorio di emodialisi sotto il portico posteriore. I tre tranquilli fratelli di Long Island, parenti di Hitler…

L’agente inglese che controllava Hitler
Il barone William de Ropp era il gestore inglese di Hitler?
Henry Makow, 11 gennaio 2013

Il nome del barone William de Ropp non è noto. C’è solo una foto disponibile, e solo una breve voce su Wikipedia. article-2182382-1455D90F000005DC-511_634x472Eppure era l’agente inglese che potrebbe avere diretto Hitler. Gli “audaci” colpi diplomatici e militari di Hitler, che stupirono il mondo, si basavano sulle previsioni delle intenzioni inglesi fornite da de Ropp. Ciò aggiunge credito alla tesi che gli Illuminati crearono Hitler per fomentare la guerra mondiale. Secondo Ladislao Farago, William de Ropp è stato “uno dei più misteriosi e influenti agenti clandestini” dell’epoca.
Nato in Lituania nel 1877, istruitosi in Germania, si trasferì in Inghilterra nel 1910. Dopo aver combattuto con gli inglesi nella prima guerra mondiale, si trasferì a Berlino e contattò il camerata baltico, il teorico nazista Alfred Rosenberg, che lo presentò a Hitler. De Ropp collaborò strettamente con Rosenberg, che guidava il ministero degli Esteri del partito nazista. I nazisti lo consideravano il loro agente in Inghilterra, dove organizzò il supporto alla causa nazista nel potente segmento dell’élite inglese, noto come “Cliveden Set“. Organizzò le visite di alti funzionari e scambi di informazioni. In questo clima conviviale, la Luftwaffe ingenuamente aprì i suoi segreti agli inglesi. Ciò faceva parte di un più ampio piano degli Illuminati (“appeasement“) per far creder a Hitler che l’Inghilterra l’avrebbe sostenuto nella sua conquista della Russia comunista.
Farago: “Uno stretto rapporto personale si sviluppò tra il Fuehrer e de Ropp. Hitler lo volle come suo consulente riservato sugli affari inglesi, illustrandogli francamente i suoi grandiosi piani… una fiducia cui nessun altro straniero godé fino a quel punto” (“The Game of the Foxes” p.88)
In “King Pawn or Black Knight,” (1995) Gwynne Thomas scrive: “Il leader nazista ebbe simpatia immediata per lui, soprattutto quando scoprì che de Ropp aveva forti legami nella società inglese ed era ben informato su ciò che accadeva a Londra. De Ropp non solo godeva della fiducia (di Hitler), ma ne divenne il portavoce nei rapporti con i vertici inglesi, che Hitler intendeva influenzare… c’era la chiara prova che de Ropp fosse stato determinante nella raccolta di fondi presso la City di Londra per finanziare molte campagne elettorali dei nazisti, che alla fine del 1933 permisero al partito nazista di imporsi e avere il controllo totale.” (p.25)
Un agente inglese finanziava, consigliava e rappresentava Hitler. Fino a che punto lo stesso Hitler era un agente “inglese”?

Una linea sottile
dark%20agesDopo che gli Illuminati misero al potere Hitler, lo usarono per sabotare l’opposizione tedesca. Il 4 maggio 1938, Ludwig Beck, capo di stato maggiore tedesco aveva invocato il rovesciamento di Hitler, avvertendo che il Paese stava andando verso il disastro. Il 10 maggio 1938, il primo ministro Chamberlain tenne una conferenza alla Cliveden House affermando che la Gran Bretagna cercava un patto con la Germania e l’Italia, e favoriva la frammentazione della Cecoslovacchia. In conseguenza a tale acquiescenza inglese, l’esercito tedesco abbandonò la resistenza ai piani di guerra di Hitler. Nel 1939, de Ropp precisò l’opposizione inglese nel caso di un attacco tedesco alla Polonia. “Gli inglesi dissero a Rosenberg che avrebbero combattuto una ‘guerra’ difensiva, cioè non avrebbe attuato alcuna azione in difesa della Polonia o in rappresaglia per l’attacco della Germania al Paese. In particolare, non ci sarebbe stato alcun bombardamento aereo del territorio tedesco, e i tedeschi decisero di ricambiare, una decisione che mantennero per tutto il periodo della ‘guerra fasulla’”. “Questo ‘accordo’ tra de Ropp e Rosenberg avrebbe lasciato aperta la possibilità di por termine subito alla guerra perché, disse de Ropp, ‘né l’impero inglese, né la Germania vorrebbero rischiare il loro futuro per il bene di uno Stato che ha cessato di esistere‘.” Così, con una doppia croce sui polacchi, gli Illuminati della Gran Bretagna riuscirono a dare ai williams_sonsnazisti una frontiera in comune con Stalin. Era solo questione di tempo prima che la guerra scoppiasse tra loro.
Il compito ora era intrappolare Hitler in una guerra su due fronti, provocando un attacco a ovest. Forse, il barone de Ropp gli assicurò che inglesi e francesi si sarebbero ritirati. Dopo l’inizio della guerra, de Ropp piazzò la sua base operativa nella neutrale Svizzera ma, secondo Ladislao Farago, “più volte durante la guerra fu chiamato da Hitler per consultazioni.” (p.89) Si ricordi, William de Ropp era un agente inglese. La questione rimane, Hitler era egli stesso un agente cosciente (degli Illuminati)? La mia sensazione è che gli Illuminati sponsorizzano le persone ingannandole, i cui obiettivi naturalmente sono in linea con l’agenda degli Illuminati, guidandoveli. Ma è altrettanto possibile che Hitler fosse un agente cosciente e de Ropp il suo gestore.
Nel libro sponsorizzato da Lyndon Larouche, “The New Dark Ages Conspiracy: Britain’s Plot to Destroy Civilization” (1980), l’autore Carol White scrive, “La verità su Hitler è che non fu solo creato dalle reti inglesi e alleate, ma che il governo inglese di Winston Churchill continuò ad usare Hitler durante la guerra. Se questo fatto non è stato ben compreso dalle forze alleate, fu fortemente sospettato nella stessa Germania.” (p.126) White prosegue elencando le numerose aperture dell’esercito tedesco verso gli inglesi riguardo il rovesciamento di Hitler. Furono tutte respinte. “Quando Churchill fu interrogato in Parlamento sul mancato sostegno inglese agli sforzi dell’esercito tedesco per rovesciare Hitler, rispose che il governo seguiva la politica di non trattare con i leader nazionalisti tedeschi considerati un male maggiore di Hitler.” (p.144) Riguardo l’obiettivo degli Illuminati ebraici di distruggere la Germania quale forza indipendente nel mondo, ciò fu molto rivelatore. Gli Illuminati proteggevano Hitler. Era il loro uomo.

Hanfstaengl
101304“Putzi” Hanfstaengl (1887-1975) è un altro personaggio misterioso che si identificava come agente statunitense nelle sue memorie. Forse aveva origine tra gli Illuminati, forse la madre era ebrea, una “Heine”. Era in confidenza con FDR e altri membri dell’élite statunitense di Harvard e successivamente a New York, dove diresse gli affari artistici del padre. Si trasferì in Germania negli anni ’20 e fu presentato a Hitler dall’addetto militare statunitense a Berlino, Truman Smith. Smith gli chiese di “tenere d’occhio Hitler.” Hanfstaengl entrò nella cerchia ristretta di Hitler, spesso sollazzando il Fuhrer con il suo pianoforte. Più materialmente, Hanfstaengl finanziò la creazione del quotidiano nazista. Compose la marcia nazista, basandosi sugli inni del football di Harvard. Nascose Hitler dopo il fallito putsch della birreria e la bella moglie impedì a un Fuhrer sconvolto di suicidarsi. Hanfstaengel fu il capo ufficio stampa estera di Hitler nel 1933-1937.
Ancora, quest’uomo era un agente statunitense. Infine, Truman Smith merita una menzione. Anche se membro del dipartimento di Stato, organizzò il sostegno nazista negli Stati Uniti. Organizzò il tour di Charles Lindbergh presso le strutture della Luftwaffe. Quindi a Washington organizzò l’opposizione politica e militare alla partecipazione degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale. (Farago, pp.556-557)
In sostanza, Hanfstaengl e Smith, ebbero un ruolo parallelo a quello del barone de Ropp. Incoraggiarono Hitler (e i tedeschi in generale) a credere di avere il sostegno della dirigenza anglo-statunitense (cioè degli Illuminati) nella loro avventata crociata contro la Russia.

COVER MAKER 6x9.inddConclusioni
Il barone William de Ropp, Hanfstaengl e Smith erano l’ulteriore prova che la seconda guerra mondiale fu escogitata dagli Illuminati per distruggere gli Stati-nazione d’Europa e dare una spiegazione razionale ad Israele. Con Illuminati mi riferisco alla società segreta satanica della massoneria che esegue l’agenda del cartello bancario centrale. Dai telegiornali ai film, da Internet alle classi, la nostra percezione della realtà è creata dagli Illuminati ebraici (cabalisti) del cartello bancario. La storia è una sceneggiatura di questi psicopatici che degradano e schiavizzano l’umanità, aumentando i propri potere e ricchezza.

Nota: Il figlio di William de Ropp, Robert de Ropp, un biochimico, è l’autore di un classico degli anni ’60 sulla spiritualità e l’espansione della coscienza, “The Master Game.”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora