Sulla Resilienza Cattolica e lo Spirito di Prontezza

Chiedere per ottenere

nascondiglio
Molti di noi stanno lontani da Dio
Abbiamo nascosto scompartimenti che non apriamo mai, persino a Dio. Molte persone tengono nascoste le proprie ferite perché ritengono che siano dovute a fallimenti personali e quindi non devono mostrarle. Altre persone non parlano o non pregano mai per cose specifiche o per preoccupazioni specifiche, perché credono che Dio non si preoccupi di queste “banalità della vita”. Pensano che queste cose debbano essere affrontate completamente da soli. Altri hanno sogni, paure e desideri che non riveleranno mai a Lui. Sembra davvero una relazione in cui una delle due parti si rifiuta costantemente di rivelare il suo cuore all’altra parte. Come chiamiamo questo tipo di relazione?  
Superficiale, direi. E questa è la relazione che molti hanno con il Dio della Bibbia che è NOSTRO PADRE e ci ama così tanto da averci dato il Suo unigenito figlio (cfr. Giovanni 3:20).“Ti ho esposto le mie vie, e tu mi hai risposto”(Salmi 119:26)
Davide, con queste parole, dice che ha esposto le sue vie a Dio e che Dio gli ha risposto. La congiunzione “e” dopo la virgola mostra che la risposta di Dio era una conseguenza del fatto che Davide avesse esposto le sue vie.

Credo che possiamo usare l’apertura del cuore per misurare una relazione, e anche la nostra relazione con Dio: la nostra apertura di cuore determina il grado di relazione che abbiamo con Lui. Quanto comunicate con Lui? Che cosa gli dite? Quante delle vostre vie gli esponete? Davide ha esposto le sue vie, e questo significa che ha esposto tutto. Ha aperto il suo cuore davanti al suo Creatore e gli ha detto tutto. Voleva camminare sulle vie del Signore e ha chiesto l’aiuto del Signore.

Se ci sono preoccupazioni che tenete per voi, Dio vuole che le affidiate tutte a Lui. Questa è la Sua Parola: 
(1 Pietro 5:7) “gettando su di lui ogni vostra sollecitudine, perché egli ha cura di voi.”  
E:
(Filippesi 4:6-7) “Non siate in ansietà per cosa alcuna, ma in ogni cosa le vostre richieste siano rese note a Dio mediante preghiera e supplica, con ringraziamento. E la pace di Dio, che sopravanza ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.” 

In ogni cosa, dice la Parola, le vostre richieste siano rese note a Dio! Ci sono peccati che tenete nascosti perché credete che Dio non vi perdonerebbe mai?

Questa è la Sua Parola: (1 Giovanni 1:8-10) “Se diciamo di essere senza peccato inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto, da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo e la sua parola non è in noi.” 

Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto, da perdonarci i peccati. Ma questo richiede un’azione da parte nostra. Parlare con Lui. Confessare i nostri peccati. Dirgli i nostri errori. È fedele e giusto da perdonarci. Ci sono sogni che nascondete a Lui, perché probabilmente credete che non sono importanti per Lui? Probabilmente i sogni non sono importanti per il mondo arido, freddo e caotico in cui viviamo. Ma sono importanti per il Signore. Ha per noi così tanti pensieri che sarebbero troppi per elencarli! 
È scritto in:

(Salmi 40:5) “O Eterno, DIO mio, molte sono le meraviglie che hai fatto, e nessuno può enumerare le cose che hai ideato per noi. Se dovessi proclamarle e raccontarle, sarebbero troppe per elencarle.” 
E ancora in:

(Efesini 3:20-21) “Or a colui che può, secondo la potenza che opera in noi, fare smisuratamente al di là di quanto chiediamo o pensiamo, a lui sia la gloria nella chiesa in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli. Amen.”
(Romani 8:31-32) “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Certamente colui che non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà anche tutte le cose con lui?”
E:

(Salmi 84:11) “Perché l’Eterno DIO è sole e scudo; l’Eterno darà grazia e gloria; egli non rifiuterà alcun bene a quelli che camminano rettamente.” 
stretta""I pensieri di Dio per noi sono troppi per essere elencati. Egli non rifiuterà alcun bene a quelli che camminano rettamente. Può fare per noi molto più di quello che noi pensiamo, sogniamo o chiediamo. Ma dovete parlare. Dovete chiedere!

Una relazione richiede comunicazione. Quando non c’è comunicazione non c’è relazione. “Non avete, perché non domandate”, dice Giacomo (Giacomo 4:2). Qualcuno potrebbe dire “Ma Dio non sa tutto?” … Non è questione di sapere o no. Certo, Dio sa tutto. Naturalmente Dio conosce tutte le nostre preoccupazioni, peccati, sogni, ferite… Sa TUTTO. Tuttavia, desidera qualcosa chiedendo la piena apertura dei nostri cuori a Lui. E desidera comunicazione, amicizia, RELAZIONE. Non può esistere relazione senza comunicazione. Pertanto, non si tratta di sapere o no … Dio sa TUTTO!

Ma è questione di comunicazione. Davide ha esposto le sue vie al Signore, e il Signore ha risposto! Volete che il Signore vi risponda? Allora prendetevi del tempo: tempo per comunicare con Lui, tempo per esporre le vostre vie, le vostre richieste, i vostri sogni, i vostri fallimenti o i vostri peccati a Lui. 
(Lc 11,1-13) “Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.

Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».”

portaAprite completamente il vostro cuore al Signore, non nascondete nulla. IL SIGNORE VI AMA e desidera fortemente avere una relazione sincera con voi – come la relazione che avreste con il vostro migliore amico. Pertanto, non esitate, ma bussate alla Sua porta con coraggio.

È garantito che vi sentirà e vi risponderà.

“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, chi cerca trova e sarà aperto a chi bussa.”

(Matteo 7:7-11)

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La guarigione del perdono

pillolaNon tutti lo sanno, ma esiste un “farmaco” efficace contro l’ipertensione, che sconfigge la depressione e riduce la mortalità dovuta a problemi cardiovascolari. Questo “farmaco” infatti, diminuisce il rischio di aritmie, attacchi cardiaci e combatte il diabete. Inoltre ha effetti benefici anche sul nostro sistema immunitario e riduce notevolmente la possibilità di contrarre malattie virali ed anche alcuni tumori. Non per niente è stato definito “La colonna vertebrale di ogni autentica guarigione”. Stiamo parlando del “PERDONO”!
A. LA SUA DESCRIZIONE
Etimologicamente, perdono significa “dono per eccellenza”, quasi un super-dono. Già questa spiegazione ci fa capire che il perdono non è una piccola cosa…
Il nome deriva da una parola greca che nella Bibbia, in particolare nel Nuovo Testamento, è usata 142 volte di cui 47 solo in Matteo 34, in Marco e Luca e 14 in Giovanni. In tutte le altre Scritture del N.T. il termine è usato solo 13 volte. La parola greca che vi corrisponde è il verbo aphìemi che vuol dire: lasciar andare, rinunciare, ma anche condonare. La voce connessa, àphesis è un sostantivo che può indicare: liberazione dei prigionieri e degli schiavi. E questa è davvero una cosa importante!
Nella maggioranza dei casi il N.T. usa questo termine nel suo significato originario di lasciare, lasciar andare, mettere in libertà, mandare via , abbandonare, lasciare dietro a sé  rinunciare.
Questo dà esattamente l’idea di ciò che avviene nell’animo di chi non riesce a perdonare. Infatti, il risentimento nella persona offesa continua a creare un profondo stato di disagio, che è il risultato del conflitto tra la coscienza, che vorrebbe essere liberata da questo peso, ed il senso dell’amor proprio che impedisce di compiere il primo passo verso la riconciliazione. 
B. IL PRINCIPIO ATTIVO

Qual è “quell’ingrediente” che mi permette dì perdonare? Innanzitutto il perdono di Dio!
Questo perdono bisogna prima di tutto riceverlo dal Signore. “Il perdono umano avviene come conseguenza del perdono di Dio”. Se il perdono di Dio “non è solo il condono del debito, ma è liberazione dal potere del peccato e riassunzione nella comunione con Dio”, anche il nostro perdono tenderà ad essere simile al suo! Se non abbiamo mai gustato l’amore ed il perdono di Dio sarà molto più difficile darlo. In I Giovanni 1:7-9 si legge che non dobbiamo camminare nel buio dell’ignoranza, né peccare. Se crediamo in Gesù, il Suo sangue ci purifica da ogni peccato. Nessuno può dire di non averne bisogno, altrimenti inganna sé stesso perché tutti gli uomini peccano. Similmente è bugiardo chi dice di avere comunione con Dio e continua a vivere nel peccato. Solamente se confessiamo i nostri peccati, e li abbandoniamo, otteniamo il perdono e la purificazione che ristabiliscono la nostra relazione con Dio. È importante perciò nascere di nuovo, ma è altresì necessario vivere, dopo la conversione, una comunione quotidiana col Signore. Vivere vicino a Gesù giorno per giorno renderà tutto molto più facile, anche riuscire a perdonare.

C. LA SOMMINISTRAZIONE
abbracciarsi1. Noi stessi… quando gli altri non ci perdonano;
2. Noi stessi… quando è difficile perdonarsi;
3. Gli altri a) Vivendo in pace con tutti per quanto dipende da noi;
b) Perdonando anche i nostri nemici (Matteo 5:44).
4. La nostra famiglia.
• Nella vita di coppia: parlarsi e aiutarsi;
• Perdonare i figli;
• Perdonare i genitori;
• Perdonare i fratelli;
5. Perdonare i fratelli in Cristo;
6. “Perdonare Dio”. Quante volte ci teniamo dentro del rancore anche verso il Signore.
Da questa veloce carrellata scritturistica, possiamo ricavare qualcosa di sconcertante:
1) Quando chiedo il perdono di Dio, gli chiedo e ricevo, Dio stesso! Gli chiedo e ricevo di rinascere, di vivere con Lui e come Lui.
2) Quando chiedo il perdono d’un fratello, chiedo a Dio che lo penetri e lo rafforzi perché mi sappia perdonare; e che anche Lui mi perdoni e mi accolga!
3) Quando io perdono a un fratello, ricevo sempre Dio, perché è Lui che “suscita in me il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni” (cfr.Fil 2,13): è Lui, quindi, che mi dà il suo desiderio di perdonare, e mentre ricevo il Signore, offro il Signore al fratello, perché in me agisce quel Cristo che ha voluto perdonare il buon Ladrone e chiamarlo a Sé.
Quindi, ogni perdono, e ogni richiesta di perdono, richiama Dio. Altro che pensare al perdono come un’esperienza di debolezza o di pigrizia, un qualcosa di rinunciatario! È l’azione più forte che ci sia, con il risultato più grande che possiamo ricevere e dare.
 
D. LE INDICAZIONI TERAPEUTICHE
La sua azione è volta a guarire:
• La stanchezza: i conflitti stancano le persone coinvolte perché servono molti sforzi per “schiacciare” l’altro e uscirne vincitore. L’energia spesa è tale che esse non hanno più forza per far altro. A volte si perde anche l’appetito e se non risolte le tensioni si trasformano in odio verso gli altri e se stessi, depressione, ira, inefficienza e isolamento;
• La “ruminazione mentale”: (cfr.Proverbi 17:9; Filippesi 4:8; 3:13; I Corinzi 2:16).
 E. LA POSOLOGIA Quante volte…? (Matteo 18:21-22; Luca 17:3,4).
F. GLI EFFETTI 
1. Desiderati: Serenità ritrovata, pace, gioia, perdono ricevuto perché dato.
2. Indesiderati: “E se dopo aver perdonato, l’altra parte approfitta del mio perdono convincendosi di poter continuare a fare quel che vuole senza conseguenze?”
Cosa fare allora? Dobbiamo essere semplici ma prudenti, rimetterci nelle braccia del Signore. “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Il Signore ci aiuterà. Quanto a noi dobbiamo essere sereni mentre aspettiamo il Signore. Se saremo maledetti, noi benediremo, se riceveremo oltraggi, noi non lo faremo ma ci rimetteremo con serenità nelle mani di Colui che giudica giustamente (cfr.I Pietro 2:22,23). 

CONCLUSIONI

Fin da piccoli ci hanno sempre detto che bisogna perdonare. Poi ci siamo convertiti e abbiamo gustato la gioia del perdono. Ma dobbiamo ammetterlo, pur avendolo ricevuto, tante volte è difficile darlo. È difficile, ma non impossibile. Col Suo aiuto certamente ce la possiamo fare. Ed alla stessa maniera del perdono “ricevuto”, anche il perdono “dato”, ci guarirà! 
 “Egli perdona tutte le tue colpe, risana tutte le tue infermità”(Salmo 103:3).

“Guariscimi, o Eterno, e sarò guarito; salvami e sarò salvo; poiché Tu sei la mia lode” 
(Geremia 17:14)

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Mali dell’anima: bulimia e anoressia

LA BELLEZZA
Il concetto di bellezza può essere giustamente definito “singolare”. È evidente, purtroppo, quanto esso sia stato plagiato dalla televisione: modelle magrissime o vallette dai corpi perfetti, sfilando, ci ricordano che la nostra forma fisica non è al “Top”! Ormai essere magri è diventato sinonimo di bellezza e, negli ultimi tempi, questo messaggio è stato fin troppo recepito, per la maggior parte da ragazze adolescenti, che si sentono sempre meno a proprio agio nel loro corpo sottoposto a continui cambiamenti.
L’ANORESSIA
Ma fin dove si è disposti ad arrivare per ottenere una forma fisica impeccabile? Purtroppo molte ragazze, pur di perdere peso per corrispondere a questo canone estetico, ricorrono ad una cattiva e disordinata alimentazione o ad una dieta eccessivamente ferrea. Questi rimedi, nella maggior parte dei casi, provocano una progressiva perdita d’appetito che sfocia in un rifiuto permanente nei confronti del cibo e spesso anche dell’acqua. Ci si ritrova in un tunnel chiamato “anoressia” che, nell’ultimo ventennio, è diventato una vera e propria emergenza per la salute mentale, dati gli effetti devastanti che ha sulla vita degli adolescenti e dei giovani. Una persona diventa anoressica quando, riducendo o interrompendo la propria consueta alimentazione, scende sotto l’85% del peso normale, cioè di quello previsto in base all’età ed all’altezza (indice di massa corporea). Può manifestarsi in persone di diverse età, sesso, provenienza sociale, ma solitamente è più comune in giovani donne in età compresa tra i 15 e i 25 anni. Le associazioni mediche non esitano a definire l’anoressia una vera e propria epidemia che attraversa tutti gli strati sociali e le diverse etnie. Se non trattati in tempo e con metodi adeguati, i disordini alimentari possono diventare una condizione permanente e nei casi più gravi, portare alla morte. Secondo la classificazione internazionale delle malattie (ICD), l’anoressia è uno dei più importanti disturbi del comportamento alimentare. 
LA BULIMIA
Uno dei più noti psichiatri italiani l’ha definita “il demone nascosto”; infatti, si tratta di un “male nascosto” e non una patologia conclamata. Molti adolescenti italiani ne sono affetti, in prevalenza ragazze.
CHE COS’È LA BULIMIA? 
La bulimia nervosa, è un disturbo alimentare caratterizzato da episodi di “abbuffate” seguiti di solito da comportamenti compensatori. Le abbuffate consistono tipicamente nel mangiare grandi quantità di cibo, spesso ad alto contenuto calorico. Il comportamento compensatorio utilizzato più frequentemente è il vomito autoindotto, ma possono esservi anche abuso di lassativi e di diuretici, digiuno e attività fisica eccessiva. Lo scopo di questo comportamento è “neutralizzare” l’abbuffata, tentando di alleviare il senso di colpa e di minimizzare ogni aumento di peso che si potrebbe verificare di conseguenza. Il comportamento compensatorio è distruttivo sia dal punto di vista dei danni fisici che esso arreca al soggetto bulimico, sia dal punto di vista psicologico in quanto tale comportamento aiuta a “legittimare” l’abbuffata; cioè il comportamento compensatorio, neutralizzando l’abbuffata, aumenta la probabilità che questa in futuro si verifichi di nuovo. In genere questo è fatto in segreto e può continuare per anni senza che gli altri se ne accorgano. La gamma dei comportamenti può variare molto da persona a persona. Mentre alcuni si abbuffano e ricorrono a questi comportamenti di compenso parecchie volte al giorno, altri lo fanno solo saltuariamente. Varia anche ciò che si intende per abbuffata. Per una persona l’abbuffata potrebbe equivalere a cinquemila calorie di cibi dolci, mentre per l’altra potrebbe voler dire mangiare qualsiasi cibo che non sia a basso contenuto calorico. Allo stesso modo anche il comportamento compensatorio può presentarsi sotto diverse forme. 
LE CAUSE 
La bulimia è legata a fattori familiari, sociali e psicologici. Essa è una patologia che mette in luce l’esistenza di un disagio interiore, che affonda le sue radici nel terreno delle relazioni intrapersonali soprattutto familiari. Il bulimico detesta l’ambiente nel quale vive e finisce poi con il detestare il proprio corpo. 

COME NASCE 

La bulimia comincia quasi sempre con una dieta o almeno con il desiderio di perdere peso. Il soggetto di solito ha tentato di tutto per dimagrire e allora si sente senza speranza. Pensa che se solo riuscisse a diminuire di peso, sarebbe più felice e in grado di realizzare molto di più nella propria vita. Qualche volta scopre per caso l’abbuffata e il comportamento compensatorio. Ironia della sorte, molti bulimici riferiscono di aver appreso delle tecniche compensatorie da programmi televisivi e articoli di riviste, designati per informare e avvertire il pubblico sui pericoli della bulimia o apprendono da amici l’esistenza di “questo sistema per mangiare tutto quello che si vuole e tuttavia perdere peso”. Agli inizi la bulimia sembra essere un esperimento cui si ricorre saltuariamente come modalità per gestire il peso. Tuttavia con la pratica, la riduzione della tensione e la razionalizzazione, questa diventa in breve una compulsione usata di frequente e che rimane fuori dal controllo dell’individuo.
LA SOLUZIONE
Quotidianamente i mass-media ci propinano immagini di modelle filiformi, prese ad esempio come canone di bellezza dalle adolescenti. È necessario possedere un corpo longilineo per avere successo nella vita.

L’anoressia e la bulimia sono dunque il prodotto della società consumistica, che innalza l’immagine a discapito del valore dello spirito. In un’epoca in cui l’apparire è più importante dell’essere, c’è speranza per una persona che non ama se stessa? C’è speranza per una persona che non si accetta e che detesta il suo corpo?

Le soluzioni al problema, date dagli specialisti dei disturbi dell’alimentazione, sono tante e diverse fra loro; ogni essere umano ha una storia a se e come tale, dinanzi ad una patologia come l’anoressia o la bulimia nervosa, andrebbe studiato in profondità, cosa alquanto improponibile da ogni punto di vista: basti pensare che l’anoressica/bulimica, quasi mai chiede aiuto, anzi tende a chiudersi nei confronti del mondo. Ma senza nulla togliere alla scienza medica, esiste Qualcuno che ci conosce meglio di noi stessi e che quindi può in qualsiasi momento intervenire e cambiare radicalmente ogni situazione, senza preclusione alcuna.
Al di là di ogni falso misticismo, che ritiene il corpo la prigione dell’anima, e quindi da poter umiliare ed avvilire, e nei peggiori dei casi da mortificare e castigare, la Bibbia ci informa che Dio ha un’alta considerazione del corpo dell’uomo, al punto di farne nei cristiani “nati di nuovo”, il “Tempio dello Spirito Santo”: “Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito Santo di Dio abita in voi?” (I Corinzi 3:16). Il piano di salvezza di Dio per l’umanità prevede la piena redenzione delle tre dimensioni costituenti l’uomo: lo spirito, l’anima e il corpo. “Or il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente, e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo” (I Tessalonicesi 5:23). Dio ci esorta a non “guastare” il nostro corpo, ormai divenuto il “Tempio di Dio” (cfr. I Corinzi 3:17).
È facile, nei momenti bui della vita, lasciarsi andare allo scoraggiamento, ma quando Cristo diviene l’ancora di salvezza, anche se la barca della propria vita si troverà in mezzo alla tempesta, Dio la condurrà al porto tanto sospirato: “Egli riduce la tempesta al silenzio e le onde del mare si calmano. Si rallegrano alla vista delle acque calme, ed egli li conduce al porto tanto sospirato” (Salmi 107:29,30). 
Come cristiani “nati di nuovo”, conosciamo bene la Persona in grado di risolvere in modo definitivo e radicale anche il problema anoressia/bulimia: Cristo Gesù è Colui che ha la risposta a tutti gli interrogativi umani. Il Suo invito è attuale più che mai: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero” (Matteo 11.28).
Nell’Antico Testamento leggiamo che Dio stesso si preoccupò di cibare Elia nel momento più triste della sua vita. Per ben due volte l’Angelo dell’Eterno, teofania del figlio di Dio, provvide del cibo ad Elia, il quale, per la forza che quel cibo gli dette, riuscì a raggiungere Oreb, il monte di Dio (cfr. I Re 19:5-8).
La soluzione dunque è in Dio e nella Sua Parola. La Bibbia ci parla dell’ “anoressica” Anna che rifiutò il cibo, perché era sterile e perchè Peninna, sua rivale, la mortificava continuamente. A nulla valse l’incoraggiamento del marito: la sua tristezza era profonda: “Anna…piangeva e non mangiava più. Elcana, suo marito, le diceva: «Anna, perché piangi? Perché non mangi? Perché è triste il tuo cuore? Per te io non valgo forse più di dieci figli”? Ma Anna non aveva dimenticato che Dio era l’onnipotente e sebbene avesse l’animo pieno di amarezza, si rivolse a Lui in preghiera e il Signore la esaudì: “Così la donna se ne andò per la sua via, mangiò, e il suo aspetto non fu più quello di prima” (I Samuele 1:18). Anche uno dei salmisti aveva dimenticato, a causa dell’afflizione dell’anima sua, di mangiare il suo pane: “Il mio cuore, afflitto, inaridisce come l’erba tanto che dimentico di mangiare il mio pane” (Salmo 102:4). Tutto questo però svanisce nel momento in cui egli riflette sulla sovranità di Dio nella sua vita e su tutti i regni delle nazioni: “Ma tu, Signore, regni per sempre e il Tuo ricordo dura per ogni generazione” (Salmo 102:12).
Eliù, nel suo discorso rivolto al suo amico Giobbe, parla dello stato di chi nel dolore più profondo, rifiuta persino i cibi più squisiti, sino alla consumazione della carne e l’apparizione delle ossa: “Quand’egli ha in avversione il pane e lo ripugnano i cibi più squisiti, la carne gli si consuma e sparisce, mentre le ossa, prima invisibili, gli escono fuori” (Giobbe 33:20).
Ma, anche in questo caso, l’intervento di Dio è risolutivo: la carne torna a coprire quelle ossa, divenendo fresca come quella di un bimbo: “Allora la sua carne divenne più fresca di quella di un bimbo; egli torna ai giorni della sua giovinezza” (Giobbe 33:25).
In un’epoca in cui l’apparire è più importante dell’essere, è interessante considerare che “Dio non guarda a ciò a cui guarda l’uomo; questi guarda all’apparenza, Dio riguarda al cuore” (I Samuele 16:7). Dio è la risposta ad ogni problema, anche all’anoressia:
 
«Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per il Signore?» (Genesi 18:14). 
LA VERA BELLEZZA

Colui che sperimenta Cristo nella sua vita come personale Salvatore, riscopre l’amore per Dio, per la Sua Parola ed anche per se stesso. Il suo corpo non è più una prigione, ma il mezzo attraverso il quale servire il Signore con tutte le sue forze. Inoltre, colui che teme il Signore, scopre che Dio non guarda all’apparenza, ma al cuore: “…infatti il Signore non bada a ciò che colpisce lo sguardo dell’uomo: l’uomo guarda all’apparenza, ma il Signore guarda al cuore” (I Samuele 16:7).

La bellezza interiore, risultato della presenza dello Spirito Santo, fa risplendere il credente in questo mondo di tenebre: “Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta, e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli” (Matteo 5:14-16).
Poiché la bulimia, così come l’anoressia, è un problema tipico dei giovani e soprattutto delle donne, Dio desidera che le figlie del Suo popolo posseggano quella bellezza interiore, che è il risultato della presenza del Suo Spirito in loro: “Il vostro ornamento non sia quello esteriore, che consiste nell’intrecciarsi i capelli, nel mettersi addosso gioielli d’oro e nell’indossare belle vesti, ma quello che è intimo e nascosto nel cuore, la purezza incorruttibile di uno spirito dolce e pacifico, che agli occhi di Dio è di gran valore” (I Pietro 3:3,4). È lecito, anche per le giovani credenti, aver cura del proprio aspetto fisico, magari ponendo attenzione anche alla linea; il sovrappeso, d’altro canto, danneggia l’organismo e può causare patologie cardio – vascolari (ipertensione, diabete, infarto del miocardio, ecc). Il problema sorge quando si oltrepassano i limiti; non è necessario possedere un corpo da fotomodella per essere felici e realizzate: Dio è la fonte di ogni nostra gioia; Egli ci assicura il successo in ogni nostra impresa, che è conforme alla Sua volontà per la nostra vita. 

Non è necessario dunque possedere un corpo da fotomodella per essere felici e realizzate: Dio è la fonte di ogni nostra gioia. Colui che è “nato di nuovo”, realizza giorno dopo giorno l’amore soddisfacente di Dio, grazie al quale riesce ad amare gli altri ed anche se stesso.

“Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo. Meravigliose sono le tue opere, e l’anima mia lo sa molto bene” 

(Salmo 139:14)
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La guerra spirituale

mente

Il primo campo di battaglia: la mente

Ricordiamoci che il luogo dove fu crocifisso Gesù era chiamato golgota, che significa “luogo del cranio”, e che se noi vogliamo vincere la battaglia spirituale, il primo campo di battaglia in cui impareremo a combattere, è proprio quello della nostra mente, “luogo del cranio”. Per sconfiggere il diavolo dobbiamo essere crocifissi nel “luogo del cranio”, territorio in cui si svolge la vita dei nostri pensieri non crocifissi e luogo di punta dell’assalto satanico. E’ così che saremo rinnovati nello Spirito della nostra mente.
Il dominio di Satana: il regno dell’oscurità
Molti cristiani discutono per stabilire se il diavolo si trovi sulla terra o all’inferno; se dimori soltanto nel mondo o anche nei cristiani. La realtà è che il diavolo si trova nell’oscurità. Dovunque vi è oscurità spirituale, l’attività demoniaca è evidente.
Prepararsi per la battaglia spirituale
tentazioni

Alla maggioranza dei credenti, il termine “combattimento spirituale” dà molto fastidio poiché si tratta di effettuare un eccessivo sforzo. Il concetto di dover combattere gli spiriti maligni mette a disagio, dal momento che siamo arrivati a Gesù come pecore smarrite e non come combattenti. E’ quindi essenziale, allo scopo di assicurarsi un minimo di tranquillità, discernere le aree indifese della nostra natura soggette agli assalti di satana.

Dio dopo la ribellione di satana, lo menò secondo il giudizio eterno nell’abisso o vincoli di oscurità. Satana con i suoi angeli furono relegati a vivere nelle tenebre. Tenebre non significa soltanto mancanza di luce, ma anche mancanza di moralità come si capisce nelle Scritture.
E’ indispensabile riconoscere che questa oscurità, nella quale satana è confinato, non è limitata a zone al di fuori dell’umanità. A differenza di coloro che non conoscono Gesù, noi siamo stati liberati dal dominio o “potere delle tenebre” (Colossesi 1:13). Se siamo nati dalla luce, non siamo prigionieri dell’oscurità. Ma se tolleriamo l’oscurità, attraverso la tolleranza del peccato, ci rendiamo vulnerabili all’assalto del nemico, poiché dove esiste una disubbidienza volontaria alla parola di Dio là vi è l’oscurità. Gesù ammonì: “Sta quindi attento che la luce che è in te non sia tenebre”. (Luca 11:35)
Il trebbiatore di Dio
guerra

Un esempio di come satana abbia accesso alla parte carnale della natura umana, è rappresentato dal rinnegamento di Pietro. E’ ovvio che Pietro avesse sbagliato; ma ci sfugge un particolare molto importante, e cioè che nelle sfere spirituali ci fu un grande combattimento.

Gesù aveva predetto che Pietro Lo avrebbe rinnegato tre volte. Se attentamente notiamo il comportamento di Pietro in quella notte, a prima vista diremmo che era un comportamento da pauroso.
Ma quello di Pietro, per natura, non era un temperamento pauroso; ma nella circostanza si rese servitore di satana. Poco prima vediamo che Pietro nel giardino del Getsemani aveva sguainata la spada staccando l’orecchio del soldato. Quindi non era la paura umana che aveva spinto Pietro a rinnegare il Signore, ma satana. ( cfr. Luca 22:31-32)
Sottomettiti a Dio
sottomissione

Prima di dare battaglia, occorre riconoscere che certe zone oscure che teniamo nascoste sono proprio le aree dove vengono le nostre sconfitte.

La difensiva più efficace che possiamo opporre nei confronti del diavolo è quella di mantenere un cuore onesto davanti a Dio.
La vittoria incomincia col nome di Gesù sulle bocca, ma non sarà completa fino a quando la natura di Gesù non sarà in noi.
L’ umiltà è la fortezza dei santi
Satana ha terrore delle virtù; ha terrore dell’umiltà, la odia, tant’è vero che quando vede una persona umile, sente i brividi! Ha paura quando i credenti s’inginocchiano, perché l’umiltà è la resa dell’anima a Dio.
Chi stiamo veramente combattendo?
eden

Ricordiamo che, alla caduta dell’uomo nel giardino dell’eden, la condanna di Dio contro il diavolo fu che egli dovesse “mangiare polvere”. Ricordiamo inoltre che Dio disse dell’uomo: “tu sei polvere”(Genesi 3:14-19)

Dobbiamo perciò riconoscere che la causa immediata di molti nostri problemi ed oppressioni non è demoniaca ma carnale.
Inoltre dobbiamo convincerci che la nostra natura carnale è soggetta agli attacchi del nostro comune nemico.
Sappiamo chi c’è in noi, ma dobbiamo anche sapere che cosa c’è in noi, se vogliamo vincere la nostra guerra contro il diavolo. Cerchiamo di essere concreti quando ci sottomettiamo a Dio.
Distruggere le fortezze
Ciò che molti di noi chiamiamo salvezza è spesso soltanto il primo passo nel piano di Dio per la nostra vita: quello di conformarci nel carattere e nella forza all’immagine di Cristo Gesù. Se tralasciamo di vedere la nostra relazione con Dio in questo modo, troppe aree rimarranno immutate dentro di noi. Abbattere le fortezze vuol dire demolire e sopprimere i vecchi schemi mentali, così che la reale presenza di Gesù possa manifestarsi in noi.
Una dimora fatta di pensieri
pensieri

Vi sono forze sataniche sopra comunità e nazioni; e vi sono forze che condizionano il buon andamento di chiese e individui. Dove esiste una forza vi si annida sempre il nostro avversario. Per essere più precisi; si tratta di una “dimora fatta di pensieri”, che è divenuta dimora dell’ attività satanica.

Una riprensione prima della libertà
Per prima cosa, rendiamoci conto che un demone non può dimorare nello spirito di un cristiano. Attraverso la rigenerazione, lo spirito umano diventa la dimora dello Spirito Santo.
La natura umana è molto simile alla natura satanica. E’ particolarmente nei nostri pensieri “non crocifissi” e atteggiamenti non santificati, che gli spiriti impuri, mascherandosi come atteggiamenti nostri, trovano una strada aperta per entrare nella nostra vita.
Togliere l’armatura di satana
satana

Prima della nostra conversione eravamo proprietà di satana e quindi servivamo in tutto e per tutto l’avversario (l’uomo forte). (Luca 11:21-22). Ma nel giorno della nostra salvezza, un glorioso “qualcuno più forte”, il Signore Gesù Cristo, colpì e sconfisse satana e lo spogliò della sua armatura.

Che cos’è esattamente questa armatura?
L’armatura, sulla quale i demoni fanno leva, consiste nei nostri pensieri, atteggiamenti ed opinioni carnali che si allineano con il male.
Gesù le definisce come “armature” mentre Paolo le classifica come fortezze. E’ importante riconoscere che, parlando di fortezze Paolo si sta rivolgendo alla chiesa! Sarebbe da stolti presumere che una volta salvati siamo immuni dal cadere sotto i colpi dell’avversario. Parlando di fortezze è importante riconoscere che non si fa riferimento ai pensieri casuali o a dei peccati occasionali, ma piuttosto a delle strutture che ci toccano più da vicino. Esse sono così ben nascoste nel nostro abituale modo di pensare, che non le consideriamo un male. Inoltre va ricordato che il processo di liberazione comporta spesso un periodo di conflitti interiori e turbamenti. In altre parole, è nella nostra vita di pensiero l’essenza di ciò che siamo.
Possiamo trarre gioia e conforto dall’essere cristiani; ma l’essere cristiani non ci ha resi perfetti.
Rimangono dentro di noi molte fortezze. Identifichiamone alcune: incredulità, amore che si raffredda, paura, superbia, mancanza di perdono, avidità, concupiscenza.
Sconfiggi la fortezza del fallimento
Tante volte siamo sopraffatti dalla spietatezza dagli attacchi del nostro nemico e entriamo in una profonda crisi dichiarando a noi stessi che siamo un fallimento. Il consiglio della parola di Dio è di rendere sottomesso “ogni pensiero all’ubbidienza di Cristo” (II Corinzi 10:5). Cattura il pensiero: io sono un fallimento. Pentiti di questo pensiero, chiedendo a Dio di perdonarti per la tua incredulità.
Anche se abbiamo sbagliato, e probabilmente sbaglieremo ancora, dal momento che Cristo è ora nella nostra vita, possiamo dire con fiducia: sebbene siamo stati un fallimento, le nostre capacità vengono ora da Dio, non da noi. Noi possiamo compiere ogni cosa in Cristo che ci dà la forza.
Distruggere la paura
vincere

“Nell’amore non c’è paura; anzi l’amore perfetto caccia via la paura.” (I Giovanni 4:18)

La paura sarà così sostituita dalla fortezza dell’amore. Ricordiamoci che la vittoria incomincia con il nome di Gesù sulle labbra, ma non sarà completa fino a quando la natura di Gesù non sarà nel nostro cuore; il tuo cuore dovrà essere occupato da Gesù.
Origini delle fortezze
* La prima causa delle fortezze: il mondo;
* La seconda causa: le nostre esperienze;
* La terza causa: le false dottrine.
Domina fra i tuoi nemici
La pace non dipende dall’essere diventati spirituali. Essa dipende dall’avere una fiducia sviscerata nell’amore di Dio. Poiché sappiamo che, indipendentemente dalla battaglia e dalle difficoltà inerenti alle circostanze in cui viviamo, “Colui che è in noi è più forte di colui che è nel mondo”. Abbiamo così non una certezza personale, ma una certezza divina.
“E rendendo grazie con allegrezza al Padre che vi ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. Egli ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figliuolo, nel quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati.”

(Colossesi 1:12,13)

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La guerra spirituale: i luoghi celesti

Il terzo campo di battaglia

   
Il conflitto per il controllo della realtà
L’uomo fu creato all’immagine di Dio, e gli furono dati dei poteri innati, limitati ma precisi. Gli fu concessa la facoltà di pensare, così come quella di definire e costruire la realtà.
Muovendosi negli ordini concessogli dal Signore, l’uomo fa tutto questo, nel bene e nel male, in base ad una sua libera scelta, che viene partorita dalla sua volontà. Noi comprendiamo che sostanzialmente la guerra spirituale viene decisa da chi determina la realtà: dalla Parola di Dio da una parte o dalle illusioni del mondo in cui viviamo, dall’altra. Che cosa è la realtà? Un comune dizionario definisce la realtà come “…ciò che è reale: un avvenimento, una situazione o una cosa concreta”.
Il conflitto in cielo
“Poi scoppiò una guerra nel cielo: da una parte Michele e i suoi angeli, dall’altra il drago e i suoi angeli. Ma questi furono sconfitti, e non ci fu più posto per loro nel cielo, e il drago fu scaraventato fuori” (Apocalisse 12:8-9).
Senza oltrepassare i limiti delle nostre conoscenze, possiamo affermare con sicurezza che ogni conflitto spirituale viene combattuto per una questione essenziale: per stabilire chi controllerà la realtà sulla terra; in questo caso, il Cielo o l’inferno.Si può constatare che quando la Chiesa è in accordo con il suo capo in cielo, lo Spirito di Cristo soppianta i poteri dell’oscurità nei luoghi celesti. Ma quando la chiesa è passiva, indifferente oppure si lascia guidare dalla carne, i poteri dell’inferno allargano il loro dominio sulle vicende umane: i matrimoni si spezzano, il crimine aumenta e l’immoralità è sfrenata. Facciamo in modo che le nostre preghiere, i nostri atteggiamenti e la nostra adesione a Dio siano parte integrante nel determinare la realtà del regno di Dio.
Il diavolo è un bugiardo
Satana viene descritto nelle scritture come “bugiardo padre della menzogna” (Giovanni 8:44). Egli si muove sono intorno alle coscienze umane; queste aree nelle Scritture vanno sotto il nome di luoghi celesti. In questo regno spirituale, satana opera per corrompere e controllare la mente dell’uomo per mezzo di illusioni costruite sui desideri carnali e sulle paure umane.
L’arma che Dio ci ha dato per combattere le bugie del nemico è la Parola di Dio, alla quale le Scritture si riferiscono come “spada dello Spirito”.
Dipendere dalla Parola di Dio
Per vincere le battaglie nei luoghi celesti dobbiamo conoscere la Parola di Dio. Non è saggio entrare in qualsiasi tipo di combattimento senza conoscere queste scritture.
“Infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma hanno da Dio il potere di distruggere le fortezze, poiché demoliamo i ragionamenti e tutto ciò che si eleva orgogliosamente contro la conoscenza di Dio , facendo prigioniero ogni pensiero fino a renderlo ubbidiente a Cristo” (II Corinzi 10:4-5).
Oppure: Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele (Ef 5:8-13). 
Smascheriamo lo spirito dell’anticristo

Esiste un dominatore delle tenebre, un principato che è stato tollerato dai credenti (e così a lungo) che la sua influenza viene considerata normale per la Chiesa. Questa entità demoniaca è lo spirito di religiosità che impedisce la crescita della Chiesa. Si usa di demoni quali gelosia, paura, mancanza di perdono, ambizione. Insomma, tutto ciò che è necessario per impedire l’opera della Chiesa. Siamo di fronte ad uno spirito che ha un controllo totale su intere comunità rendendole inermi per l’opera del Signore.

“Ma ho questo contro di te: che tu tolleri Iezebel, quella donna che si dice profetessa e insegna e induce i miei servi a commettere fornicazione, e a mangiare carni sacrificate agli idoli” (Apocalisse 2:20).

Lo spirito di Iezebel odia l’umiltà. Gesù ha insegnato che nel suo regno la grandezza è determinata dalla sincerità di cuore e non dalle apparenze. Un autentico servizio è pronto a sottomettersi e ad assumersi le proprie responsabilità rispetto ad altri servizi ministeriali; di conseguenza, impariamo a riconoscere che la spiritualità si misura in mitezza, e non in potenza. Non possiamo essere vincitori nella guerra celeste se non conseguiamo la vittoria sul campo di battaglia della nostra mente.

Il combattimento del Corpo di Cristo contro i poteri di satana
 
“All’udire ciò ,alzarono la voce a Dio…” (Atti 4:24). Per quanto possa essere importante vincere la guerra contro Iezebel, occorre anche trovarsi insieme ad intercedere e combattere uniti. Questo genere di guerre può essere condotto con un minimo di mezzi, ma tali mezzi sono essenziali per una guerra efficace.
  1. L’adorazione, parte integrante del combattimento – La preghiera e la lode, nelle molte forme espressive, dovrebbero essere parte integrante della nostra guerra.
  2.  L’intercessione va guidata dallo Spirito – L’intercessione è più che “pregare in lingue”, perché qui occorre che impariamo ad ascoltare. Spesso la preghiera collettiva è ostacolata da qualcuno che domina il gruppo che parla ad alta voce, rivelando scarsa sensibilità verso coloro che hanno difficoltà nell’esprimersi. Quando preghiamo insieme, dobbiamo attingere da un’unica fonte. Ciò richiede da parte nostra un adattamento sensibile ai lievi suggerimenti dello Spirito, mentre Egli guida il gruppo in accordo creativo. Le preghiere individuali siano brevi, trattando una richiesta alla volta di modo che tutti possano pregare.

Come identificare lo spirito di babilonia

Lo spirito di babilonia è sulla terra dall’inizio della civiltà. Esso infatti, simboleggia l’esaltazione di sé e l’esaltazione di sé è l’origine di ogni compromesso. Babilonia era definita nell’antichità una splendida e rigogliosa città, ma molto di più era conosciuta come una città molta religiosa. Inoltre, in questo spirito rileviamo l’ambizione di “farsi un nome” o “acquistare fama”, e la sua influenza è diventata parte della nostra natura umana. Rivalità, invidia e desiderio di diventare famosi appartengono ancora alla natura dello spirito di Babilonia. Riconoscete l’influenza di Babilonia in ogni persona o chiesa che offre un culto verbale a un Dio lontano. Lo spirito di Babilonia è ovunque intorno a noi, sia nel mondo che nella Chiesa cristiana. 

Conclusione 

Ci saranno due tipi di cristiani in questi ultimi giorni: il saggio e lo sciocco.  Ci sarà un gruppo di credenti che non cadrà , essi, infatti, sono in grado di resistere ad ogni assalto demoniaco che arriva su  loro. Niente sarà in grado di spostarli quando arriverà la tempesta. Ci sarà, invece, un altro gruppo di cristiani, la cui caduta sarà grande, totale.

Hanno costruito due diversi tipi di case.  E l’unica cosa che può resistere alla tempesta è  la casa  stabilita su una base rocciosa.
Molti cristiani possono dire: “io sono un credente. Ho costruito sulla roccia” eppure non capire veramente che cosa significa realmente questa frase. E avranno un grande shock quando il loro rapporto con Gesù non sopporterà la tempesta, essi saranno esposti a tutti gli attacchi come come una casa senza fondamenta.Leggi anche:COSTRUIRE NELLA ROCCIA
“La venuta di quell’empio avrà luogo, per l’azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi; e con ogni sorta d’inganno d’iniquità a danno di quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all’amor della verità per esser salvati.”

( 2 Tessalonicesi 2,10)

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La guerra spirituale: la Chiesa

chiesa

Il secondo campo di battaglia: la Chiesa

Il nostro avversario non sono le altre chiese! Noi dobbiamo imparare a muovere guerra alle illusioni e ai conflitti, alle gelosie mandate nel seno della chiesa dalle parti più profonde dell’inferno per dividerci. Noi sappiamo che Gesù eternamente sta pregando per noi, ma alla stessa maniera il diavolo fa lo stesso per dividerci. Il diavolo sa che se noi siamo uniti, lui non può niente contro la chiesa. Quindi soccomberà: è solo una questione di tempo. 
Il Signore potente guerriero (Giosuè 5:13)
Noi sappiamo che il nome Gesù significa “Emmanuele, Dio con noi”, ma è anche la forma contratta di Giosuè, il potente generale dell’esodo. In questo tempo noi conosciamo Gesù come il Salvatore ma sta per arrivare il potente guerriero il quale attrezzerà la sua Chiesa con armi potenti e ci sarà la vittoria della Chiesa sul tentatore. Le armi che Gesù darà alla Chiesa sono l’amore e l’unità.
Riconosceremo Gesù quando ritornerà?
E’ scritto: “Il Signore avanzerà come un eroe, ecciterà il suo ardore come un guerriero; manderà un grido, un grido tremendo sui suoi nemici” (Isaia 42:13).
Abbiamo conosciuto in questo tempo Gesù come Salvatore e Pastore, ma nei tempi a venire si rivelerà a noi come un potente guerriero; un’immagine diversa da come lo stiamo conoscendo in questo tempo .
Prestare attenzione alla fortezza dell’amore che si è raffreddato! (Matteo 24:12)
chiesa
Il vostro amore sta aumentando e sta divenendo più tenero, più infuocato e più evidente? Oppure più calcolatore e meno disponibile? Si tratta di una questione importante, poiché la vostra fede cristiana è reale come il vostro amore. Una diminuzione di amore è il sintomo che l’amore sta scemando nei vostri cuori. Una delle principali aree in cui infuria la guerra spirituale contro la Chiesa è la sfera dei rapporti interpersonali. Satana sa che una Chiesa divisa non può vincere la battaglia contro gli agenti mandati da lui stesso. Possiamo godere di benedizioni momentanee di risvegli periodici ma la lotta è impari. Una delle virtù che caratterizza una Chiesa vincente è l’amore fraterno. Tuttavia alla luce della Parola di Dio sappiamo che questi tempi sono contraddistinti dalla mancanza di amore, dalla profondità delle tenebre. Il nemico manderà nella Chiesa un raffreddamento. Esso arresta il potere della preghiera, intralcia l’opera di evangelizzazione e le guarigioni e le liberazioni sono rare. Ci sarebbero da fare molte riflessioni sul tema fin qui trattato ma ci basta prendere le misure per arginare questa piaga.

L’amore che non coinvolge non è amore

Sia chiaro: non esiste amore senza impegno. Vuoi vedere se ami? Allora rifletti del tuo apporto nel servizio alla chiesa. Quante volte abbiamo ascoltato delle frasi del tipo: “Una volta amavo, ma sono stato ferito” o anche “Ero impegnato nel servizio, ma mi usavano”. Si tratta di fratelli che si ritraggono dall’impegno preso, non rendendosi conto che il loro amore si sta spegnendo. La diminuzione di amore verso l’opera, non è evidente perché continuano a frequentare le varie attività ecclesiali ma dentro sono lontani dall’amor fraterno e dall’amore per Dio. Le persone non inciamperanno sopra massi, ma piccoli sassi, cioè su piccoli cose.

Capacità di discernere gli spiriti
L’inizio del vero discernimento arriva attraverso una continua mortificazione del nostro ego. I nostri istinti carnali devono essere crocifissi affinché la grazia del nostro Signore Gesù possa operare attraverso di noi donandoci la capacità di percepire nell’invisibile le varie realtà carnali che minano l’amore fraterno. Il Signore ci ha fatto dono di ciò affinché noi potessimo vedere come vede Lui le realtà invisibili che sovrastano le nostre anime. Paolo poteva affermare con convinzione di aver la mente di Cristo perché aveva del continuo mortificato il suo “io” per far posto a Cristo come guida della sua vita. La conseguenza di ciò lo portava a comprendere anzitempo gli spiriti che gli stavano intorno. Quindi lo sviluppo di tale dono deve avere un continuo rinnovarsi nella comunione con la fonte di ogni dono. La comunione di Paolo con il Signore lo portava a contemplare le aree della sua vita che dovevano essere crocifisse per innalzare l’opera di Dio nella sua vita. 
Non confondere la perspicacia con il discernimento
preghiera
Molto spesso si pretende di discernere il nemico con le armi carnali,  spesso attraverso un’ esperienza ecclesiale fatta di anni di frequenza nelle assemblee. Ma il metodo di Dio è totalmente differente dal nostro modo di intendere le realtà spirituali. Dio vuole che noi impariamo a muoverci nelle aree spirituali, quindi ci comanda prima di ogni impresa di fermarci ed ascoltare la sua voce: 
“Ascolta, o fanciulla, e guarda e porgi l’orecchio; dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre” ( Salmo 45:10) 
L’amore traboccante porta con sé il discernimento
“E prego che il vostro amore abbondi sempre più in conoscenza e in ogni discernimento” (Filippesi 1:9)Il discernimento scaturisce dall’amore traboccante. Ma che cosa è l’amore traboccante? E’ l’amore che abbiamo verso qualcuno, motivato da un impegno a lungo termine. Vi è un falso discernimento basato sulla sfiducia, sul sospetto e sulla paura.

“Non giudicate secondo l’apparenza, ma giudicate secondo giustizia”
(Giovanni 7:24)Il verso sopra citato ci fa riflettere su come deve essere il nostro giudizio: secondo giustizia, quindi la nostra opinione deve essere dettata da una considerazione esatta di chi ci è davanti. 
I riedificatori delle brecce
rovine

“I tuoi riedificheranno le antiche rovine, e tu rialzerai le fondamenta di molte generazioni passate; così sarai chiamato il riparatore di brecce, il restauratore dei sentieri per abitare nel paese” (Isaia 58:12).

Risulterà evidente questa parola allorquando lo spirito di critica sarà rimosso dal nostro cuore malato e ad esso si sostituirà lo spirito di intercessione e di amore. Ciò significa, fra l’altro, che l’ambizione e la divisione che vediamo oggi  nella  Chiesa sarà considerata un peccato di cui ci si pentirà prima del ritorno di Gesù.

Non criticare la breccia, riparala
“Così parla Dio, il Signore: “Guai ai profeti stolti, che seguono il loro proprio spirito, e parlano di cose che non hanno viste! O Israele, i tuoi profeti sono stati come volpi tra le rovine! Voi non siete saliti alle brecce,non avete costruito riparo attorno alla casa d’Israele, per poter resistere alla battaglia nel giorno del Signore” (Ezechiele 13:3-5).
Dio sta cercando uomini e donne che hanno a cuore la crescita della comunione fraterna, costruendo là dove satana con il suo esercito ha creato rovina. La crescita della Chiesa è ostacolata dalle insidie infernali che il nemico insinua tra i credenti. Non guardare le rovine per criticarle. Ma adoperati senza parsimonia affinchè esse siano tolte. L’esperienza insegna che se vuoi essere riparatore devi sopportare ed ascoltare coloro che vivono tale problema. Non bisogna avere una intelligenza enorme per vedere i difetti di un credente: le sue azioni parlano da sole . Se vogliamo avere la stessa mente di Cristo dobbiamo morire alle nostre opinioni carnali ed avere la stessa visione che aveva Gesù, che dava e dispensava serenità e pace a quanti andavano a Lui. 
Abbattere l’accusatore dei fratelli
Molti si chiedono: “In che modo si manifesterà il regno di Dio e che genere di persone lo possiederanno”? Il Regno si manifesterà in un popolo che sarà motivato dall’amore e che si affiderà alla potenza della preghiera. Di fronte ad una necessità queste persone invece di criticarsi a vicenda, intercederanno per gli altri fino a che ogni aspetto della loro vita non sarà radicato in Dio, che è il loro capo. Dio ordina di compiere dei passi prima di iniziare la correzione all’interno della Chiesa. Queste correzioni dovrebbero essere fatte da coloro che sono in grado di farle, secondo come è scritto: “voi che siete spirituali, rialzatelo con spirito di mansuetudine. Ma bada a te stesso affinché non sia tentato anche tu” (Galati 6:1).
Lo scopo della correzione sia sempre quello di riparare la brecce. La comunione intensa con il Signore e l’amore per il tuo fratello porterà a non guardare la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello. L’accusatore deve essere abbattuto prima di tutto nella nostra mente!
Non possiamo tollerare la caccia ai difetti e le accuse ma dobbiamo essere posseduti dallo stesso cuore di Dio nei confronti dei nostri fratelli. Il regno di Dio e l’autorità del suo Cristo saranno evidenti in un popolo totalmente impegnato nella preghiera, motivata dall’amore.
“Infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma hanno da Dio il potere di distruggere le fortezze, poiché demoliamo i ragionamenti e tutto ciò che si eleva orgogliosamente contro la conoscenza di Dio , facendo prigioniero ogni pensiero fino a renderlo ubbidiente a Cristo” 

(II Corinzi 10:4-5)

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La chiesa indifferente

apocalisse

La chiesa occidentale moderna ignora la profezia biblica, ma crede in dottrine illusorie a suo rischio e pericolo. L’inganno bussa alla porta e la tiepidezza fa da cuscino a quei membri di chiesa che stanno seduti comodamente sulle sue panche. L’indifferenza conduce all’apostasia e all’isola delle illusioni del sistema “mondo”. La chiesa d’occidente è diventata un mezzo d’intrattenimento inefficiente, anemico e stravagante che obbedisce alle esigenze dei suoi membri, ma che non ha il coraggio di proclamare verità scomode e inconvenienti.

Viviamo negli ultimi giorni o la vita continua così come sempre? Dovremmo essere preoccupati? 
Diamo un’occhiata ai segni dei tempi 
 
“Chi ha udito mai cosa siffatta? chi ha mai veduto alcun che di simile? Un paese nasce egli in un giorno? una nazione vien essa alla luce in una volta? Ma Sion, non appena ha sentito le doglie, ha subito partorito i suoi figli”(Isaia 66:8) (Questa profezia si è compiuta in un giorno – il 14 maggio 1948)

Dopo quasi duemila anni gli Ebrei sono ritornati nella terra promessa e Israele è una coppa di stordimento per molte nazioni a tal punto che le Nazioni Unite lo annoverano tra gli stati terroristici. Guerre, carestie, terremoti, pestilenze, cambiamenti climatici, scarsità di cibo e di acqua potabile, aumento del prezzo del petrolio, una popolazione mondiale che sfiora i 7 miliardi di abitanti, ma dove sono coloro che si fermano a riflettere per aver udito venir da lontano lo scalpitio degli zoccoli dei quattro cavalieri dell’Apocalisse?

4 cavalieri
Quale sarà il futuro per le nuove popolazioni crescenti in Asia, Cina, India, Africa e Medio Oriente? Ci sono sufficienti risorse anche per loro? E cosa dire di quella parte della Chiesa che sta pian piano allontanandosi dalla fede “una volta per sempre tramandata ai santi” per abbracciare il culto dell’individuo, solo perché è disposta ad occupare una posizione di risalto in un’epoca “post-cristiana”. Sentiamo ancora dai pulpiti delle chiese messaggi profetici che ci dicono che il tempo a nostra disposizione sta finendo? No, perché la Chiesa è impegnata ad accrescere il numero dei suoi membri partecipanti con metodi e programmi umani (che a volte sfiorano l’intrattenimento) cercando di soddisfare le esigenze dei più per essere “amica di tutti” (alla fine siamo tutti uguali) e aperta a tutto (anche alla preghiera contemplativa).

falsa chiesaUna Chiesa che abbraccia il mondo e che ignora la profezia biblica; una Chiesa che ignora un terzo dell’intera Bibbia; una Chiesa che è sorda al messaggio di Dio per gli ultimi giorni, ma che nello stesso tempo rischia di abbracciare i principi del Preterismo (corrente moderna che sostiene che in tema di profezia, tutto quello che riguarda l’escatologia si è già compiuto entro l’anno 70 a.C.); una Chiesa che rifiuta di essere sentinella posta a guardia sulle mura e che non dà l’allarme, è la chiesa che verrà assorbita nel mondo, che perderà la sua vitalità e la sua unzione, diventando, alla fine, un’unica cosa con il governo della Bestia.

La Chiesa che non ha compreso la profezia biblica è una chiesa aperta all’inganno. Negli ultimi tempi, il problema non risiederà in qualche nuova falsa religione mondiale introdotta dall’Anticristo, ma in una forma di Cristianesimo corrotta. La religione dell’Anticristo sarà cristiana nel nome e nella forma, così ben contraffatta che persino tanti credenti ne saranno sedotti.

Premesso ciò, la nuova forma di cristianità sarà universale perché al suo interno accetterà tutte le religioni (questo è un trend che è andato accelerandosi negli ultimi 50 anni). Non c’è niente di nuovo sotto il sole. È ormai da anni che il movimento New-Age si è creato un varco in parte della Chiesa post-moderna occidentale. Sia che tu segua la New-Age o il movimento della “parola della fede” il risultato insidioso è sempre uno, la deificazione dell’uomo: “noi siamo degli dei; Dio è in noi così come in tutte le cose”. Questo è l’errore fatale che sarà ripreso e sviluppato dall’Anticristo allorchè egli stesso sarà la sintesi delle forze del male quando darà vita alla finale profanazione del vero tempio di Dio, l’abominazione della desolazione.
Parte di questa Chiesa occidentale moderna non ha forza perché onora Dio con le labbra, senza avere una visione profetica. L’idea moderna di profezia biblica manifesta sé stessa in varie forme. Ad esempio potremmo nominare Rick Warren, il quale nel suo libro “The Purpose Driven Life” (“La vita condotta da propositi”) scrive, “Dio dice che la profezia non è di nostra competenza”, oppure citare la posizione del pensiero “Dominionista” (la Chiesa che controlla la società), per finire con l’insegnamento più in voga, quello “Pre-Tribolazionista” (la Chiesa rapita prima della tribolazione). In un modo o in un altro, tutte queste posizioni negano, minimizzano o rendono irrilevante agli occhi del cristiano medio, l’importanza della profezia biblica. Il popolo del “non è di nostra competenza” vorrebbe che la Chiesa evangelizzasse il mondo, pur sempre cercando di occupare una posizione di rilievo nella cultura moderna post-cristiana. Essi vorrebbero la Chiesa coinvolta nella società perché il loro fine ultimo è il controllo della società stessa. I Pre-Tribolazionisti dicono bene sostenendo che Gesù tornerà a breve, ma errano quando insegnano che presto, i veri credenti saranno rapiti in cielo prima della tribolazione — lasciando indietro gli Ebrei che si dovranno difendere da soli assieme ai cosiddetti “santi della tribolazione”, i quali non farebbero parte della Chiesa, né sarebbero in Cristo – ma sono salvati in qualche maniera senza essere rigenerati dallo Spirito Santo! Nessuna delle posizioni qui esaminate trasmette al cristiano l’idea di urgenza in materia di fine dei tempi. Ci sono anche coloro che dicono che ci vorranno ancora centinaia di anni prima del ritorno del Signore, quindi si impegnano a perfezionare la “sposa” per il ritorno di Cristo, aiutando i credenti a mantenere le proprie famiglie in ordine, a gestire le proprie finanze, a preoccuparsi dell’istruzione dei figli e ad essere buoni cittadini che si preoccupano della propria nazione.
La fiorente Chiesa di Laodicea pensa di non avere bisogno di nulla, ma non si rende conto del suo misero stato, della sua povertà, nudità e cecità! Pensa di avere un impatto nella società in cui vive perché è condotta da molti “propositi” e da programmi su come raggiungere tutte le fasce sociali. Ma non importa quale sia il criterio di predicazione, il risultato è che la gente sta lasciando la Chiesa a frotte. L’esito prodotto sulla società da questo tipo di predicazione è pressoché simile a zero — le disparità tra ricchezza e povertà continuano ad esserci, e più di prima. Continuano ad esserci piscine e campi da tennis di fianco a bassifondi, senza che nessuno alzi il becco!
L’impegno di molti membri di Chiesa si limita alla frequenza di due riunioni la settimana al massimo, ma tutti i suoi sforzi sono protesi per la salvaguardia della propria vita e della propria casa. L’obiettivo è quello di essere un buon cristiano, di far crescere bene i figli, e magari partecipare a qualche campagna di evangelizzazione e di provvedere di tanto in tanto ai bisogni dei poveri. A volte si è impegnati nel seguire da vicino l’evolversi degli orientamenti del sistema scolastico o del sistema politico del paese.
Il pastore, preoccupato di non spaventare i fedeli, ha una predicazione sempre positiva e per paura di impressionare la congregazione evita questioni controverse o “poco” importanti. Il suo motto è “stare fuori dalle controversie”. Nella maggior parte delle Chiese evangeliche al popolo viene insegnato che la sua beata speranza è il rapimento prima della Tribolazione, così, anche se le cose dovessero mettersi male, nessuno, viene assicurato, soffrirà. “Dio ce ne scampi!”, asseriscono. “Tutti se la caveranno, perché di sicuro Dio non permetterà ai suoi la sofferenza”, (perché Dio invece consiglia proprio a Laodicea di comprarsi “dell’oro purificato dal fuoco”della prova e della sofferenza?). “Ciò non sia mai – Dio è troppo misericordioso e ci farà scampare dall’ora del cimento che sta per venire sul mondo intero per mettere alla prova gli abitanti della terra, dopotutto, “chi potrebbe mai immaginarsi che questo verso di Apocalisse significa in realtà che Dio sosterrà i suoi durante l’ora tenebrosa e nel bel mezzo della tana del leone?”.

Immaginiamo per un attimo che questi in cui viviamo siano davvero quel “principio dei dolori” così come descritto in Matteo 24:6-8.Voi udrete parlare di guerre e di rumori di guerre; guardate di non turbarvi, infatti bisogna che questo avvenga, ma non sarà ancora la fine. Perché insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno; ci saranno carestie e terremoti in vari luoghi; ma tutto questo non sarà che principio di dolori”, ma che presto le cose comincino a peggiorare. “Allora vi abbandoneranno all’oppressione e vi uccideranno e sarete odiati da tutte le genti a motivo del mio nome. Allora molti si svieranno, si tradiranno e si odieranno a vicenda(Matteo 24:9-10).

A questo punto, se le cose dovessero farsi davvero serie, come reagirà il cristiano medio? “Queste cose non dovevamo accadermi!” “Perché mi trovo ancora qui sulla terra? Che cosa ho fatto per meritarmelo? Si supponeva che dovessi essere già stato rapito in gloria!, ecc…”. Gesù aprì il suo sermone sul monte con queste parole, “Guardate che nessuno vi inganni.” Invece, quando queste cose cominceranno ad accadere molti cristiani verranno ingannati perché non si aspettavano minimamente niente di tutto ciò e l’inganno si propagherà.

C’è una parte della Chiesa che non comprende le scritture profetiche. Chi vive comodamente sulle panche di Chiesa non conosce le profezie bibliche, e, nella maggioranza dei casi, chi dovrebbe insegnarle è incapace di spiegarne il significato a chi ascolta perché non le ha ben comprese. Mentre si scorge all’orizzonte una tempesta in avvicinamento, nessuno sembra accorgersene e in molte chiese il cristiano medio è occupato con le buone cose della vita, incluse le attività e i programmi della comunità locale che frequenta. Nessuno suona l’allarme perché la profezia biblica è rilegata al mondo arcano e accademico, controverso e soggetto a diverse interpretazioni.

Dov’è la promessa della sua venuta?

profezia

“Dov’è la promessa della sua venuta? perché dal giorno in cui i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano nel medesimo stato come dal principio della creazione. “(2 Pietro 3:4
 

Dovremmo guardare alla profezia biblica in modo molto serio. Perché? Perché se la Bibbia è vera, se la Bibbia è il messaggio di Dio all’uomo, se la Bibbia rivela un piano di redenzione per ristorare la comunione tra l’uomo e il suo Creatore, se la Bibbia rivela quale sia lo scopo dell’uomo, se la Bibbia rivela la battaglia titanica tra Dio e il principe dell’inganno, se la Bibbia non ci parla solo delle cose che avvennero nel principio o a metà della storia, ma anche di quelle che avverranno alla fine dei tempi, sarebbe una buona idea prestare molta attenzione anche verso questo argomento, non vi sembra? Non è forse scritto in ciascuna delle lettere indirizzate alle sette chiese di Apocalisse 2 e 3 “chi ha orecchi da udire oda ciò che lo Spirito dice alle chiese”? Se, come è stato calcolato, un terzo della Bibbia riguarda la profezia sugli ultimi tempi, come osiamo ignorarlo? E se Dio avesse le sue ragioni per averci lasciato dette le cose che dovranno accadere?
Questo è il problema. La chiesa ha atteso 2000 anni il ritorno del Signore, e alcune delle persone che si entusiasmarono al ritorno degli Ebrei nella terra promessa, sono presto rimaste deluse perché Gesù non era ancora ritornato. Lo studio della profezia sugli ultimi tempi non ha molto valore nella vita quotidiana dei cristiani. E’ solo un argomento di dibattito per gli esperti, ma di poca utilità per il credente. Non c’è dunque da meravigliarsi se lo studio sulla profezia sia stato messo al bando. Quei pochi pastori e insegnanti che erano entusiasti nel presentare queste verità alle loro congregazioni, ben presto sono stati visti male dai fedeli e la profezia delle Scritture è spesso diventata pietra d’inciampo per molti pastori che sono stati accusati di essere troppo controversi e di procurare paura in chi li ascoltava.
Nel corso dei secoli, i cristiani intraprendenti hanno fatto del loro meglio per cercare di interpretare le profezie della Bibbia, ma non potevano capirle dato il contesto storico in cui vivevano. Prova ad immedesimarti e immagina come poteva essere interpretata la profezia 200 anni fa. I fratelli che vissero in quel periodo furono gli ideatori di ogni sorta di concetti errati, solo perchè si trovavano nel luogo sbagliato al tempo sbagliato.
La profezia è screditata, abbandonata e ignorata da cristiani di ogni tipo, i quali però, allo stesso tempo accettano e aderiscono a falsi insegnamenti. È perciò responsabilità di ogni individuo il rivolgersi al Signore su questa materia per cercare la sua illuminazione accompagnata da una fresca rivelazione. Ma chi siamo noi per capire queste cose? Siamo diventati così vincolati ai nostri conduttori che non osiamo neanche interrogarli o metterli in discussione. Dopotutto, abbiamo studiato questi argomenti come hanno fatto loro per anni.

L’era dell’inganno

falso vangelo

Nel corso dei secoli i cristiani hanno vinto il mondo, la carne e il diavolo avendo realizzato che “questo mondo non mi appartiene perché sono solo di passaggio…”. La vita era molto semplice nei giorni antichi. Ti alzavi con l’alba, lavoravi duro tutto il giorno e andavi a letto al tramonto, mentre oggi la vita corre alla velocità della luce. Usiamo gli SMS, Twitter, Facebook, Wii, i DVRs, i telefoni cellulari, i G3 e G4 e tutta una serie di sistemi compatibili che ci permettono di avere accesso col nostro computer alla rete “sempre e ovunque”. Abbiamo il Blackberry, l’iPod, l’iPhone, centinaia di canali televisivi e decine di milioni di siti web. Possiamo parlare con qualcuno o scrivere a qualcuno in ogni parte del mondo quando vogliamo. Abbiamo accesso a qualunque film a pagamento o scegliere tra centinaia di canali, per non parlare della radio, i lettori MP3 della grandezza di un dito, o della possibilità di consultare un notiziario finanziario, o le previsioni del tempo 24 ore su 24.

Ma che cosa c’entra tutto questo con l’indifferenza nella chiesa?

C’entra eccome perché siamo diventati dipendenti dai media, tanto che richiediamo che i media stessi siano parte integrante della Chiesa, che ci intrattengano e che ci entusiasmino. Le televisioni cristiane sono piene di programmi di intrattenimento e le librerie evangeliche pullulano di libri su – come curare le relazioni sociali, come fidanzarsi, come combattere le dipendenze da sostanze, come gestire il denaro, e tutta un’altra serie di libri mistici che sfiorano la New-Age -. La piccola sezione dedicata alla profezia è invece ad appannaggio di autori che hanno reso celebre la dottrina della Pre-Tribolazione e l’idea di chi sia l’Anticristo.

Intorno alla profezia biblica sugli ultimi tempi non riceviamo più la verità dalle nostre chiese, tantomeno dalla stampa o dalla politica. Non per essere cospiratori, ma sembra che nessuno voglia dirci la verità. Di chi è la colpa per essere stati così allontanati da essa? Perché non riusciamo più a percepire “ciò che lo Spirito dice alla Chiesa”? Perché non riusciamo più a sentire la voce di Dio? Perché screditiamo le Scritture profetiche? Perché siamo influenzati solo dal pensiero dei nostri “leaders” e dai loro insegnamenti? La risposta è semplice. Perché pur sapendo che solo lo Spirito Santo può rivelarci le cose future, ascoltiamo l’uomo anziché Dio! La conoscenza di cose spirituali non viene dall’uomo. La rivelazione e l’illuminazione provengono invece dalla lettura della parola di Dio quando chiediamo a Lui di aprirci il cuore e la mente, quando mettiamo da parte le idee preconcette e siamo disposti ad abbandonare le cose che ci sono state insegnate qualora le troviamo incongruenti con la parola di Dio. Tu sei responsabile di te stesso. Devi ascoltare la voce di Dio e non dar retta ad altre voci in competizione con la voce di Dio.
fine dei tempiViviamo in un’epoca caratterizzata dall’inganno, tanto che la vera Chiesa (composta da coloro che credono e che hanno ricevuto Gesù nella propria vita nascendo di nuovo) rischia di cullarsi nell’auto compiacimento. Tanti sono gli ingenui che dicono, “Oh, io amo il Signore, lui si prenderà cura di me, qualsiasi cosa accada.” Matteo 10:16-22 dice “Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini; perché vi metteranno in mano ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per servire di testimonianza davanti a loro e ai pagani. Ma quando vi metteranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come parlerete o di quello che dovrete dire; perché in quel momento stesso vi sarà dato ciò che dovrete dire. Poiché non siete voi che parlate, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. 
Il fratello darà il fratello a morte, e il padre il figlio; i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato“. Persone che si reputavano cristiane cadranno nell’inganno e a motivo della loro apostasia faranno guerra ai fratelli pensando di fare un favore a Dio. Ci saranno coloro che si uniranno alla folla e quelli che invece sceglieranno di schierarsi per la testimonianza di Dio anche a costo della propria vita. Non sarà facile.
Se siamo sue pecore, riconosceremo la voce del Pastore e lo seguiremo. Se invece ascolteremo e abbracceremo il messaggio della Chiesa apostata e tiepida di Laodicea, ci ritroveremo fra il numero degli ingannati.

Conclusioni

rapimentoSe stiamo vivendo davvero negli ultimi giorni, allora la profezia è scritta proprio per la nostra generazione. Essa è il messaggio di Dio, che attraverso lo spazio e il tempo, si rivolge direttamente a noi per dirci che cosa accadrà in futuro e cosa dobbiamo fare per prepararci. La caratteristica principale degli ultimi giorni sarà l’inganno. Parte della Chiesa apostaterà dalla fede e si rivolgerà contro i veri cristiani. La Chiesa che non possiede una rivelazione profetica è destinata a cadere nell’inganno. Molti vivono già nell’inganno. A che cosa è utile allora un cristiano senza visione? Per ascoltare sermoni? Per insegnare alla scuola domenicale? Portare i bambini a calcio e tenere la famiglia unita? Fare buoni investimenti finanziari per garantirsi una pensione sicura? Pagare tutte le bollette? Tagliare il prato di casa? Cucinare dei bei dolci? Ascoltare sermoni all’infinito? Frequentare una chiesa? Partecipare a riunioni per le famiglie? Ascoltare altri sermoni ad nausea, ad infinitum?

Il tuo obiettivo potrebbe essere quello di “sfuggire” attraverso il rapimento oppure di diventare culturalmente rilevante. È per questo motivo che sei diventato un cristiano “condotto da propositi”. Ma quanti sono coloro che vivono in profonda comunione con Dio ed ascoltano ciò che egli dice? Quello che io dico non è importante. È quello che vuole dirti lo Spirito Santo che è importante. Devi imparare ad ascoltare la sua voce sommessa. Hai bisogno di avvicinarti alla Bibbia da una prospettiva imparziale, libera da tutti i preconcetti e insegnamenti errati ai quali sei così attaccato. Nessuno di noi è critico nei confronti degli uomini di Dio che se ne sono andati col Signore prima di noi. Il punto è che costoro cercavano di interpretare la profezia biblica come potevano, senza avere quelle informazioni necessarie, interpretando le scritture secondo il contesto del loro tempo e della loro storia arrivando a conclusioni sbagliate.
“Ho udito, e le mie viscere fremono, le mie labbra tremano a quella voce; un tarlo m’entra nelle ossa, e io tremo qui dove sto, a dover aspettare in silenzio il dì della distretta, quando il nemico salirà contro il popolo per assalirlo.” (Abacuc 3,16)

La cosa assurda è che i non credenti, pur forse per paura, sono più interessati agli ultimi tempi di molti cristiani, i quali sono stanchi di parlarne; quando lo fanno sminuiscono il soggetto per le ragioni sopraddette. Le profezie sugli ultimi tempi danno energia al vangelo più di tanti altri soggetti perché mettono ordine nel caos che vediamo attorno a noi  (guerre, crisi economiche, agitazioni, ecc…). La profezia biblicaquello che Dio ci ha detto che accadrà durante gli anni conclusivi – adorna il messaggio della buona novella di Gesù Cristo di rilevanza e nello stesso tempo di urgenza. Sì, vedremo la persecuzione, ma assisteremo anche ad un risveglio senza precedenti, mentre la gente sarà alla ricerca disperata di risposte e di riparo dal futuro disastro. Il bisogno più urgente per i santi di oggi è una visione giusta per non cadere nella grande apostasia e perire.

Il nostro obiettivo non è quello di nasconderci o di scappare, ma in qualità di popolo di Dio in terra, di essere suoi testimoni.

Ci saranno tre tipi di persone e cioè le masse, i detrattori e i testimoni che si dividono in:  i non credenti, i”credenti” che si lasceranno ingannare dall’apostasia e martiri (lett. “testimoni”) che si distingueranno per la testimonianza di Gesù. Questa gente sarà perdente, ingannata o vincitrice…chi sarai tu?

di Dene Mc Griff 

 

“Raccoglietevi, raccoglietevi, o nazione spudorata, prima che il decreto partorisca, e il giorno passi come la pula, prima che vi piombi addosso l’ardente ira dell’Eterno, prima che vi sorprenda il giorno dell’ira dell’Eterno! Cercate l’Eterno, voi tutti, umili della terra, che avete praticato le sue prescrizioni! Cercate la giustizia, cercate l’umiltà! Forse, sarete messi al coperto nel giorno dell’ira dell’Eterno.”
(Sofonia 2:2,3)
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Tornerò e vi accoglierò

“Or, fratelli, non vogliamo che siate in ignoranza circa quelli che dormono, affinché non siate contristati come gli altri che non hanno speranza. Poiché, se crediamo che Gesù morì e risuscitò, così pure, quelli che si sono addormentati, Iddio, per mezzo di Gesù, li ricondurrà con esso lui. Poiché questo vi diciamo per parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insiem con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore. Consolatevi dunque gli uni gli altri con queste parole”…..
 “Or quanto ai tempi ed ai momenti, fratelli, non avete bisogno che vi se ne scriva; perché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come viene un ladro nella notte. Quando diranno: Pace e sicurezza, allora di subito una improvvisa ruina verrà loro addosso, come le doglie alla donna incinta; e non scamperanno affatto. Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, sì che quel giorno abbia a cogliervi a guisa di ladro; poiché voi tutti siete figliuoli di luce e figliuoli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre;  non dormiamo dunque come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri. Poiché quelli che dormono, dormono di notte; e quelli che s’inebriano, s’inebriano di notte; ma noi, che siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell’amore, e preso per elmo la speranza della salvezza. Poiché Iddio non ci ha destinati ad ira, ma ad ottener salvezza per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo, il quale è morto per noi affinché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui. Perciò, consolatevi gli uni gli altri, ed edificatevi l’un l’altro, come d’altronde già fate”.(I Tess.4:13-18; 5:1-11)
Gesù ha fatto delle promesse molto chiare, una di queste riguarda il Suo secondo ritorno visibile: “Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me!   Nella casa del Padre mio ci son molte dimore; se no, ve l’avrei detto; io vo a prepararvi un luogo; e quando sarò andato e v’avrò preparato un luogo, tornerò, e v’accoglierò presso di me, affinché dove son io, siate anche voi;” Giov.14:1-3;
Gli uomini sono pronti a credere ad alcune delle parole di Gesù, ma non a tutte, infatti, il ritorno del Signore, è un argomento che suscita diverse reazioni: gli increduli, ridono e scherniscono coloro che ci credono … però nello stesso tempo leggono rapiti e affascinati, notizie di strane apparizioni, di misteri, ecc… e sono disposti a credere alle più assurde teorie fantascientifiche.

I credenti invece, si dividono in diverse categorie: quelli che spiritualizzano tutto, perciò affermano che il ritorno di Cristo in realtà è solo un evento spirituale e soggettivo, non un fatto visibile e reale, altri ne discutono, di tanto in tanto toccano l’argomento, ne parlano … ma poiché la Bibbia afferma che non possiamo saperne né il giorno né l’ora, quasi se ne stanno dimenticando, altri invece imbastiscono teorie e calcoli, e strumentalizzando la Parola profetica, non smettono mai di fare pronostici, ma noi personalmente, in che condizione ci troviamo oggi di fronte a questa promessa, cosa ne facciamo e quale effetto produce sul nostro cammino spirituale e su tutta la nostra vita?

Una Parola di conoscenza…

  • Per gli increduli, gli scettici e i materialisti 

Giov.5:25-29 “In verità, in verità io vi dico: L’ora viene, anzi è già venuta, che i morti udranno la voce del Figliuol di Dio; e quelli che l’avranno udita, vivranno. Perché come il Padre ha vita in se stesso, così ha dato anche al Figliuolo d’aver vita in se stesso; e gli ha dato autorità di giudicare, perché è il Figliuol dell’uomo. Non vi meravigliate di questo; perché l’ora viene in cui tutti quelli che sono nei sepolcri, udranno la sua voce e ne verranno fuori: quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; e quelli che hanno operato male, in risurrezione di giudicio”.
II Pietro 1:20-21 “sapendo prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura procede da vedute particolari; poiché non è dalla volontà dell’uomo che venne mai alcuna profezia, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo”.

Molte persone, apparentemente vivono senza preoccuparsi di tutto ciò che accadrà dopo la morte, pensano che non sia importante, altri non si fidano della Bibbia perché dicono che in fondo è stata scritta da uomini, ma la Parola di Dio resta l’unica fonte vera e attendibile. 

  • Per coloro che cercano, ma sono stati ingannati
Isaia 8:19-20 “Se vi si dice: ‘ Consultate quelli che evocano gli spiriti e gli indovini, quelli che susurranno e bisbigliano ‘, rispondete: ‘ Un popolo non dev’egli consultare il suo Dio? Si rivolgerà egli ai morti a pro de’ vivi? ‘ Alla legge! alla testimonianza! Se il popolo non parla così, non vi sarà per lui alcuna aurora!”
Vi sono persone che desiderano conoscere il proprio futuro, il mistero della vita e della morte, ma per soddisfare il loro bisogno non si rivolgono alla Parola di Dio, perché pensano, o gli hanno “suggerito” che è piena d’incomprensibili misteri, celati ai più e riservati solo a pochi eletti illuminati, e così trovano più facile e meno impegnativo (credono loro) rivolgersi a maghi, indovini, cartomanti, medium ecc …, senza sapere che, oltre a spendere un sacco di danaro inutilmente, resteranno senza speranza, rischiando di cadere nella trappola mortale del maligno, e tutta la conoscenza che potranno ricevere in realtà sarà solo illusione, perché solo Dio conosce il futuro, e solo Lui può, e vuole rivelarci quello che c’è necessario.

Dio non vuole lasciarci nell’ignoranza per quanto riguarda ciò che accadrà sulla scena mondiale nel futuro, ma soprattutto per quanto riguarda il nostro personale futuro, prima e dopo la morte in relazione al destino eterno dell’uomo. 

  • Per i credenti
Le parole di Paolo però si rivolgono anche, e forse in modo particolare, ai credenti, che purtroppo spesso languono e soffrono spiritualmente proprio per la mancanza di una giusta, corretta e sobria visione profetica, “Il mio popolo muore per mancanza di conoscenza” dice il Signore.
Credenti che vivono e vagano nella via della fede senza una meta precisa e nessun indirizzo spirituale, eppure Pietro afferma che: “Abbiamo pure la parola profetica, più ferma, alla quale fate bene di prestare attenzione, come una lampada splendente in luogo oscuro, finché spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei  vostri cuori”. II Pietro 1:19.

Una parola di speranza…

Ebrei 9:27-28 “E come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola, per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a quelli che l’aspettano per la loro salvezza”.
Romani 8:20-24 “perché la creazione è stata sottoposta alla vanità, non di sua propria volontà, ma a cagion di colui che ve l’ha sottoposta, non senza speranza però che la creazione stessa sarà anch’ella liberata dalla servitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figliuoli di Dio. Poiché sappiamo che fino ad ora tutta la creazione geme insieme ed è in travaglio; non solo essa, ma anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, anche noi stessi gemiamo in noi medesimi, aspettando l’adozione, la redenzione del nostro corpo. Poiché noi siamo stati salvati in isperanza. Or la speranza di quel che si vede, non è speranza; difatti, quello che uno vede, perché lo spererebbe egli ancora?”.
Coloro che credono in Cristo, vale a dire tutti coloro che si sono pentiti, ravveduti dei propri peccati, e che per grazia sono stati salvati perdonati e rigenerati a nuova vita mediante lo Spirito Santo, ricevono anche una buona speranza, sanno che in ogni momento difficile, nelle malattie, nelle prove, nelle sofferenze, nelle scelte della vita, non saranno mai soli.
Gesù ha promesso di essere sempre con noi, ha mandato lo Spirito Santo, ed è proprio lo Spirito Santo che ci porta a sperare ben oltre a quello che è il semplice confidare nella provvidenza divina per questa vita, la nostra speranza va oltre la morte.
Forse non riceveremo una guarigione, forse sarà proprio una malattia per la quale abbiamo chiesto guarigione che in realtà metterà fine ai nostri giorni, ma la nostra speranza non è nella guarigione, ma nella risurrezione, che è molto di più. Per molti la morte è la fine di ogni cosa, per noi è l’inizio della vera vita, potremmo perdere tutto su questa terra, ma abbiamo un tesoro lassù nei cieli, custodito dal Signore.
II Cor.4:16-18   “Perciò noi non veniamo meno nell’animo; ma quantunque il nostro uomo esterno si disfaccia, pure il nostro uomo interno si rinnova di giorno in giorno. Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria, mentre abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono son solo per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne”.

Una parola di consolazione: il Signore stesso promette che….

Siamo veramente preziosi per il Signore, per tanto Gesù non manderà un delegato, un sostituto, ma verrà Lui personalmente a prenderci. 
  • Il termine delle sofferenze
II Cor.5:1-9 “Noi sappiamo infatti che se questa tenda ch’è la nostra dimora terrena viene disfatta, noi abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d’uomo, eterna nei cieli. Poiché in questa tenda noi gemiamo, bramando di esser sopravvestiti della nostra abitazione che è celeste,  se pur sarem trovati vestiti e non ignudi. Poiché noi che stiamo in questa tenda, gemiamo, aggravati; e perciò desideriamo non già d’esser spogliati, ma d’esser sopravvestiti, onde ciò che è mortale sia assorbito dalla vita. Or Colui che ci ha formati per questo stesso è Dio, il quale ci ha dato la caparra dello Spirito. Noi siamo dunque sempre pieni di fiducia, e sappiamo che mentre abitiamo nel corpo, siamo assenti dal Signore (poiché camminiamo per fede e non per visione); ma siamo pieni di fiducia e abbiamo molto più caro di partire dal corpo e d’abitare col Signore”.  
  • Trasformati e resi perfetti
Filippesi 3:20-21 “Quanto a noi, la nostra cittadinanza è ne’ cieli, d’onde anche aspettiamo come Salvatore il Signor Gesù Cristo, il quale trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, in virtù della potenza per la quale egli può anche sottoporsi ogni cosa”.  

  • “I tuoi occhi vedranno il re nel suo splendore …”
Non sarà mai speso male il tempo che passiamo a considerare la grandezza e lo splendore di Cristo, ma oggi conosciamo solo in parte, quel giorno lo vedremo “faccia a faccia” sarà una visione sfolgorante, maestosa, cosa che i nostri occhi non hanno mai visto, che la nostra mente non può immaginare. Molti di fronte alla visione della gloria di Dio sono rimasti come morti, senza vigore … e noi ne parliamo con così poco timore, che poca stima a volte facciamo dell’onore che Dio ci ha riservato, Lui stesso verrà a prenderci e noi neanche ci prepariamo!   
 

  • ” … Saremo sempre con il Signore”
Il vero desiderio dei credenti deve essere questo, non i doni, ma il donatore, non le benedizioni, ma colui che benedice, e quel giorno avremo “guadagnato Cristo” per sempre, i problemi, le debolezze, non potranno più separarci dalla presenza reale e personale del Signore.

Consideriamo attentamente queste cose, lasciamo che lo Spirito Santo ci faccia abitare nei luoghi celesti in Cristo, ricerchiamo le cose di lassù, allora anche noi potremo affermare con Paolo: “Lo Spirito stesso attesta insieme col nostro spirito, che siamo figliuoli di Dio; e se siamo figliuoli, siamo anche eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pur soffriamo con lui, affinché siamo anche glorificati con lui. Perché io stimo che le sofferenze del tempo presente non siano punto da paragonare con la gloria che ha da essere manifestata a nostro riguardo” Rom.8:16.

Una parola d’esortazione, d’avvertimento e di giudizio…  
a) Per la vera Chiesa
La dottrina del ritorno del Signore era fondamentale per i primi credenti, I Tess. 1:9“perché eglino stessi raccontano di noi quale sia stata la nostra venuta tra voi, e come vi siete convertiti dagl’idoli a Dio per servire all’Iddio vivente e vero, e per aspettare dai cieli il suo Figliuolo”.
Il che non significa che facciamo del ritorno del Signore un motivo di speculazione dottrinale: prima, in mezzo, o dopo la grande tribolazione?
Personalmente credo dopo. Gesù ritornerà per liberarci dall’ira a venire finale, I Tess.1:10 “il quale Egli ha risuscitato dai morti; cioè, Gesù che ci libera dall’ira a venire”.
Ma del resto, non perdiamo tempo in inutili e sterili discussioni, usiamola per consolarci gli uni gli altri, non per dividerci, una comunità si divise per la diversa veduta sulla posizione di Gesù alla destra del Padre, chi diceva in piedi, chi seduto, tutt’e due avevano ragione. Consideriamo piuttosto che nell’attesa del ritorno del Signore la chiesa ha delle precise responsabilità:
  • Discernimento
II Tess.2:1…”Or, fratelli, circa la venuta del Signor nostro Gesù Cristo e il nostro adunamento con lui, vi preghiamo di non lasciarvi così presto travolgere la mente, né turbare sia da ispirazioni, sia da discorsi, sia da qualche epistola data come nostra, quasi che il giorno del Signore fosse imminente.   Nessuno vi tragga in errore in alcuna maniera; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e non sia stato manifestato l’uomo del peccato, il figliuolo della perdizione…”.
  • Vegliare, camminare nell’amore e nella sobrietà
Romani 13: 10-14 “L’amore non fa male alcuno al prossimo; l’amore, quindi, è l’adempimento della legge. E questo tanto più dovete fare, conoscendo il tempo nel quale siamo; poiché è ora ormai che vi svegliate dal sonno; perché la salvezza ci è adesso più vicina di quando credemmo. La notte è avanzata, il giorno è vicino; gettiamo dunque via le opere delle tenebre, e indossiamo le armi della luce. Camminiamo onestamente, come di giorno; non in gozzoviglie ed ebbrezze; non in lussuria e lascivie; non in contese ed invidie; ma rivestitevi del Signor Gesù Cristo, e non abbiate cura della carne per soddisfarne le concupiscenze”.
  • La santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore
I Tess.5:23-24 “Or l’Iddio della pace vi santifichi Egli stesso completamente; e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima ed il corpo, sia conservato irreprensibile, per la venuta del Signor nostro Gesù Cristo. Fedele è Colui che vi chiama, ed Egli farà anche questo”.
  • Fedeltà, impegno e consacrazione
Ecclesiaste 9:10 “Tutto quello che la tua mano trova da fare, fallo con tutte le tue forze; poiché nel soggiorno de’ morti dove vai, non v’è più né lavoro, né pensiero, né scienza, né sapienza”.
Nel servire, il Signore, i fratelli, nella preghiera, nell’essere testimoni, nel predicare con zelo l’evangelo, fedeltà nelle piccole cose, perché dovremo rendere conto al Signore di tutto ciò che avremo fatto: II Cor. 5:9-10 “Ed è perciò che ci studiamo d’essergli grati, sia che abitiamo nel corpo, sia che ne partiamo. Poiché dobbiamo tutti comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione delle cose fatte quand’era nel corpo, secondo quel che avrà operato, o bene, o male”.
  • Pazienza
Giacomo 5:7-8. “Siate dunque pazienti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Ecco, l’agricoltore aspetta il prezioso frutto della terra pazientando, finché esso abbia ricevuto la pioggia della prima e dell’ultima stagione. Siate anche voi pazienti; rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina”.
Non sappiamo ne l’ora, ne il giorno, ma sappiamo di certo che verrà, per tanto siamo pazienti nelle prove, nelle sofferenze, sapendo che la nostra redenzione è vicina. 
 
Chiediamoci come stiamo spendendo il tempo che Dio ci ha concesso
Quali sono i nostri interessi, le nostre aspirazioni, in quale condizione è il nostro cuore? Pieno di amarezza, di rancore, di risentimenti, di malumore? In quali attività siamo impegnati, in quali pensieri siamo coinvolti, come ci troverà il Signore quando ritornerà? Sei pronto?

Molti predicano come se alcuni credenti non saranno rapiti, io non la penso così, o siamo credenti e per tanto saremo rapiti, o lo siamo solo di nome, e resteremo, o siamo sposa o non lo siamo, ma se siamo credenti il Signore non permetterà che saremo giudicati con il mondo … meno male … bella notizia! Attenzione perché l’apostolo Paolo dice: “Se esaminassimo noi stessi non saremmo giudicati, ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore affinché non siamo condannati con il mondo”, significa disciplina, verga, correzione fino a quando non avremo capito la lezione e giudicato noi stessi: la nostra infedeltà, la nostra superficialità, il nostro peccato, la nostra pigrizia e la poca stima che facciamo della grazia di Dio.   

b) Per i credenti nominali, gli ipocriti e gli addormentati

Non tutti coloro che si definiscono credenti saranno rapiti, ricordiamoci della parabola delle dieci vergini. Vi sono persone che intellettualmente conoscono tanta dottrina, altre che sono molto religiose, e usano la loro religiosità come un mantello per coprire la loro incredulità e la loro mancanza di vera fede, possiamo conoscere tutta la Bibbia a memoria, discutere tesi teologiche, appartenere a grandi e potenti chiese, grandi e famose denominazioni, ma in realtà saranno rapiti solo coloro che appartengono a Cristo, in altre parole quelle persone che compunte dallo Spirito Santo, hanno creduto alla Parola di Dio, si sono umiliate, pentite e ravvedute sinceramente dei loro peccati, hanno riconosciuto Gesù come Signore e Salvatore e oggi ubbidiscono alla Parola di Dio, camminano nella santità, nella pienezza e nella potenza dello Spirito Santo, cioè hanno la lampada e l’olio. Ricordati: “Il Signore conosce quelli che sono suoi, e ritraggasi dall’iniquità chiunque nomina il nome del Signore”.
  • Per coloro che si stanno trastullando con la loro religiosità, si vantano della loro fede, della loro devozione, si definiscono cristiani, ma non hanno lo Spirito di Cristo, non camminano per lo Spirito, e non compiono quelle opere di fede che Dio ha preparato per i suoi, il Signore dice: ” Io conosco le tue opere: tu hai nome di vivere e sei morto” …”Non tutti coloro che dicono Signore, Signore entreranno nel regno dei cieli, ma solo chi ha fatto la volontà…”.
  • Per coloro che frequentano le chiese, ascoltano, ma poi escono e tornano ad amare il mondo il Signore dice: “Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l’amor del Padre non è in lui”.
  • Per coloro che sono soddisfati di se stessi, della propria condizione e dicono: “posso ritenermi soddisfatto, una bella famiglia, casa, lavoro, una buona reputazione, un futuro discreto, certo non ho molto tempo per il Signore, ma non sono poi così cattivo, vado in chiesa, ascolto la predica, leggo la Bibbia, prego … è vero non sempre … ma Dio è buono, Lui capisce, Lui conosce il cuore …” Già, è proprio così Lui il Signore conosce il cuore e a queste persone dice: “Io conosco le tue opere: tu non sei né freddo né fervente. Oh fossi tu pur freddo o fervente! Così, perché sei tiepido, e non sei né freddo né fervente, io ti vomiterò dalla mia bocca.”(Apocalisse 3:14-20).

c) Per gli increduli che non ubbidiscono all’Evangelo

La Scrittura afferma che: “Poiché è giunto il tempo in cui il giudicio ha da cominciare dalla casa di Dio; e se comincia prima da noi, qual sarà la fine di quelli che non ubbidiscono al Vangelo di Dio? E se il giusto è appena salvato, dove comparirà l’empio e il peccatore?  che il giudizio ha da cominciare dalla casa di Dio … cosa ne sarà degli altri” I Pietro 4:17-18
Ai peccatori increduli e schernitori il Signore dice:
” sapendo questo, prima di tutto: che negli ultimi giorni verranno degli schernitori coi loro scherni i quali si condurranno secondo le loro concupiscenze e diranno: Dov’è la promessa della sua venuta? perché dal giorno in cui i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano nel medesimo stato come dal principio della creazione. Poiché costoro dimenticano questo volontariamente: che ab antico, per effetto della parola di Dio, esistettero de’ cieli e una terra tratta dall’acqua e sussistente in mezzo all’acqua; per i quali mezzi il mondo d’allora, sommerso dall’acqua, perì; mentre i cieli d’adesso e la terra, per la medesima Parola son custoditi, essendo riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della distruzione degli uomini empi. Ma voi, diletti, non dimenticate quest’unica cosa, che per il Signore, un giorno è come mille anni, e mille anni son come un giorno.  Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come alcuni reputano che faccia; ma egli è paziente verso voi, non volendo che alcuni periscano, ma che tutti giungano a ravvedersi. Ma il giorno del Signore verrà come un ladro; in esso i cieli passeranno stridendo, e gli elementi infiammati si dissolveranno, e la terra e le opere che sono in essa saranno arse”.
Come ai tempi di Noè le persone scherzavano, volevano solo divertirsi, mangiavano e bevevano ecc.., senza ascoltare gli avvertimenti di Noè, ma improvvisamente arrivò il diluvio e tutti morirono.
Il ritorno del Signore, alla fine della tribolazione, per rapire la Chiesa, darà inizio al “giorno del Signore”, cioè ai suoi giudizi giusti ed irrevocabili, dopo che la malvagità avrà raggiunto il suo culmine e l’anticristo avrà manifestato tutto il suo potere diabolico ingannando e tormentando gli uomini.
Gli increduli non scamperanno alla prova che si abbatterà su tutta la terra, non per puntiglio di Dio, ma perché non hanno aperto il loro cuore alla verità. Poi verrà la fine, i libri saranno aperti e coloro che non furono trovati scritti nel libro della vita dell’Agnello, saranno gettati nello stagno di fuoco che è la morte seconda … mito o realtà? Al tuo posto non scherzerei troppo, ma comincerei seriamente a riflettere: cosa sarà di me dopo la morte? E se veramente il Signore torna adesso, resterò o mi porterà con Lui? Pensaci!!
E’ un invito a decidere, quanto tempo pensi di avere ancora a disposizione? Dio sta portando pazienza perché vuole che tutti gli uomini siano salvati.  Ricordati che in paradiso come all’inferno ci saranno solo dei volontari, persone che con le loro scelte avranno determinato la loro destinazione finale.

Conclusione

Non importa quello che tu pensi, che vuoi, oppure che ti fa comodo credere o che ti hanno raccontato, questa è la realtà: il Signore ritorna, e viene improvvisamente come un lampo, il tempo di un battito di ciglia, non ci sarà tempo per decidere, per recriminare, per fare quello che manca, per dire quello che non abbiamo detto, per chiedere perdono … 

Chiesa risvegliati! Rivestiti delle tue vesti più splendenti, cammina nella santità, nella dignità, nell’amore, nella verità, mantieni alto lo stendardo che Dio ha spiegato sopra di te, che è: amore.
Ai religiosi ipocriti il Signore dice: “Stracciatevi il cuore e non le vesti” umiliatevi, pentitevi sinceramente.
Ai credenti tiepidi il Signore dice: “Tornate a me ed Io tornerò a voi “, c’è ancora una possibilità per coloro che vogliono ascoltare la Sua voce: “Tutti quelli che amo, io li riprendo e li castigo; abbi dunque zelo e ravvediti. Ecco, io sto alla porta e picchio: se uno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli meco”.

Ai peccatori increduli il Signore lancia un avvertimento ed un appello: “Ecco ei viene, dice l’Eterno degli eserciti; e chi potrà sostenere il giorno della sua venuta? Chi potrà rimanere in piè quand’egli apparirà? Poich’egli è come un fuoco d’affinatore, come la potassa dei lavatori di panni… Poiché, ecco, il giorno viene, ardente come una fornace; e tutti i superbi e chiunque opera empiamente saranno come stoppia; e il giorno che viene li divamperà, dice l’Eterno degli eserciti, e non lascerà loro né radice né ramo”, ma dice anche: “se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore, e avrai creduto col cuore che Dio l’ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti col cuore si crede per ottener la giustizia e con la bocca si fa confessione per esser salvati. Difatti la Scrittura dice: Chiunque crede in lui, non sarà svergognato. poiché chiunque avrà invocato il nome del Signore, sarà salvato”.

“Poiché un giorno ne’ tuoi cortili val meglio che mille altrove. Io vorrei piuttosto starmene sulla soglia della casa del mio Dio, che abitare nelle tende degli empi. Perché l’Eterno Iddio è sole e scudo; l’Eterno darà grazia e gloria. Egli non ricuserà alcun bene a quelli che camminano nella integrità.

(Salmo (4:10,11)
Liberamente adattato da internet

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Ancora per brevissimo tempo

“Ma ricordatevi dei giorni di prima, quando, dopo essere stati illuminati, voi sosteneste una così gran lotta di patimenti: sia coll’essere esposti a vituperio e ad afflizioni, sia coll’esser partecipi della sorte di quelli che erano così trattati. Infatti, voi simpatizzaste coi carcerati, e accettaste con allegrezza la ruberia de’ vostri beni, sapendo d’aver per voi una sostanza migliore e permanente. Non gettate dunque via la vostra franchezza la quale ha una grande ricompensa! Poiché voi avete bisogno di costanza, affinché, avendo fatta la volontà di Dio, otteniate quel che v’è promesso. Perché: ancora un brevissimo tempo, e colui che ha da venire verrà e non tarderà; ma il mio giusto vivrà per fede; e se si trae indietro, l’anima mia non lo gradisce. Ma noi non siamo di quelli che si traggono indietro a loro perdizione, ma di quelli che hanno fede per salvar l’anima.”(Ebrei 10:32-39).Il tempo è un valore concepito in maniera alquanto soggettiva, per alcuni scorre troppo in fretta, per altri non passa mai, altri non si pongono il problema di come scorre il tempo, veloce o lento per loro è indifferente, di fatto, però benché noi cerchiamo di suddividerlo in unità di misura, di registrarlo, di renderlo meno astratto, è pur sempre una realtà che sfugge al nostro controllo. Noi cerchiamo di pianificare il tempo, di gestirlo al meglio, di sfruttarlo, ma non è in nostro potere di fermarlo o di farlo scorrere più velocemente, il tempo passa, segue il suo corso scandito dal sole che nasce e muore, dal ciclo delle stagioni, senza curarsi del fatto che noi lo viviamo con più sollecitudine o con più parsimonia, è al di sopra delle nostre suggestioni, lo scorrere del tempo non ci appartiene, dice un proverbio arabo: “Tre cose non si possono fermare, la freccia una volta scoccata, la parola uscita dalla bocca, e il tempo che passa!”.
Considerando tutto questo è bene riflettere sul fatto che ogni istante della nostra vita è unico, ogni secondo che è passato non lo potremo più rivivere, e tutto quello che avremo potuto fare, e non abbiamo fatto in quella frazione di secondo, in quel minuto, in quell’ora non lo potremo più recuperare, sarà necessario spendere dell’altro tempo, per tanto è importante sapere come spendere bene il tempo che c’è dato da vivere, parliamo spesso del “nostro tempo”, ma in realtà non ci appartiene a noi è dato di viverlo, lo abbiamo solo in amministrazione, senza averne la potestà.
 
Una parola d’incoraggiamento
“Perché mi fai veder l’iniquità, e tolleri lo spettacolo della perversità? e perché mi stanno dinanzi la rapina e la violenza? Vi son liti, e sorge la discordia. Perciò la legge è senza forza e il diritto non fa strada, perché l’empio aggira il giusto, e il diritto n’esce pervertito.”(Abacuc 1:3,4)
Lo scrittore della lettera agli Ebrei usa le parole di questa profezia per incoraggiare i credenti alla costanza e alla perseveranza nella fede nonostante le difficoltà e i problemi. Ancora prima di loro Abacuc fu confortato e incoraggiato nelle sue difficoltà e perplessità, direttamente dal Signore grazie a queste promesse, “…brevissimo tempo”. Quante volte ci ritroviamo in una condizione simile a quella del profeta, e più che mai desideriamo che sia breve il tempo che ci separa dalla guarigione quando viviamo delle sofferenze, che al più presto si risolvano le situazioni e veniamo liberati dalle circostanze negative, a volte è un tempo vissuto nell’ansia nell’impazienza, e si cerca conforto sperando che il trascorrere del tempo cambi le circostanze che allevi i dolori, che lenisca le ferite. Quante speranze deluse, il tempo passa ma i problemi restano, le circostanze negative continuano a sgomentarci, gridiamo come il profeta “perché Signore?”, quando finiranno tutte queste sofferenze, quando i prepotenti cesseranno di farla sempre franca, quando malattie, catastrofi, assurde violenze cesseranno di gettare l’uomo nell’angoscia,Fino a quando?” durerà la mia prova la mia sofferenza, perché sento di non farcela più a sopportare, e diventato un peso insopportabile…”Ancora per brevissimo tempo… se tarda aspettala, poiché per certo verrà”, la motivazione dell’annuncio che abbiamo appena letto è quella di incoraggiare alla perseveranza alla pazienza nonostante le circostanze siano sfavorevoli, ma per ottenere questo risultato sono necessari alcuni elementi:
  • Riconoscere la fedeltà di Dio: ” non mentirà”

Cosí Dio, volendo dimostrare agli eredi della promessa piú chiaramente l’immutabilità del suo consiglio, intervenne con un giuramento .“(Ebrei 6:17)
Dio è fedele e non viene mai meno alle sue promesse, “se noi siamo infedeli Egli rimane fedele perché non può rinnegare se stesso”, non solo ci annuncia le sue promesse, ma ha giurato per se stesso che le avrebbe mantenute. Ha promesso una via di salvezza per l’umanità, e l’ha provveduta mediante il sacrificio di Gesù. Ha promesso lo Spirito Santo ed è disceso dal cielo, ed ora è ha disposizione di tutti coloro che lo vogliono ricevere. Ha promesso la vita eterna, e noi sappiamo che Cristo è la via recente e vivente che ci conduce al cielo, e tutti coloro che credono in lui “hanno la vita eterna”. Ha promesso che non avremo mai più avuto problemi? No! questo non lo ha promesso, anzi ha affermato che nel mondo avremo tribolazione, ha detto però che Lui ha vinto il mondo e coloro che lo seguono sono vincitori, ha promesso che tornerà e lo farà di sicuro “Ancora brevissimo tempo”.
  • La costanza “se tarda aspettala…”
Costanza significa continuare a camminare malgrado siamo circondati da onde impetuose e minacciose tempeste, continuando ad avere davanti agli occhi la visione della gloria e della vittoria finale. Quando perdiamo di vista la meta definitiva diventiamo deboli, incostanti, impazienti e ci scoraggiamo facilmente siamo incapaci di sopportare le ingiustizie le sofferenze, vi ricordate del profeta Elia? Elia vincitore sui profeti Baal, Elia che scende dal Monte Carmelo trionfante, ma poi comincia a guardare alle difficoltà, guarda se stesso, vede la sua incapacità la sua debolezza si sente solo e perduto, perde la fiducia e costanza che fino allora lo aveva portato a combattere, vuole morire, ma Elia non aveva ancora portato a termine la missione “va’ rifà la strada”, gli dice il Signore. Paolo diceva a Timoteo: ” ho combattuto il buon combattimento, ha finito la corsa e ha serbato la fede, del rimanente mi è riservata la corona della giustizia” (I Tim.4:6-8).
Nonostante le inevitabili difficoltà, siamo chiamati a resistere fino alla fine, sorretti dalla potenza dello Spirito Santo.
  • Consapevolezza della nostra posizione: “il mio giusto..”
E il giusto vivrà per fede, ma se si tira indietro l’anima mia non lo gradisce“(Ebrei 10,38)
 
La costanza è alimentata, e cresce, quanto più siamo consapevoli della posizione che per grazia abbiamo ricevuto in Cristo. Sapere con piena certezza di fede che per il sangue di Gesù siamo stati redenti e apparteniamo a Dio, liberati per sempre dalle catene del peccato. Per grazia siamo figli di Dio, e siamo come la pupilla del suo occhio, siamo preziosi ai suoi occhi, niente e nessuno può sottrarci e separarci dal suo amore. E’ la base della nostra costanza, questa consapevolezza ci permette di guardare e affrontare le difficoltà nell’ottica giusta.

“Certamente colui che non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà anche tutte le cose con lui”(Romani 8:32)
  • La fede: “… vivrà per la sua fede”
Il tutto non può che essere sostenuto dalla fede, la nostra forza è nella fede, fede in Gesù che ci ha salvati e liberati dai nostri peccati, fede in Gesù che è con noi tutti i giorni, quando le circostanze sono favorevoli e quando non lo sono, fede in Gesù che ritorna per condurci con lui nella dimora eterna. Fede che non è rifugiarsi in un ideale, ne una fuga dalla realtà, e non è neppure fatalismo del tipo “tanto tutto passa”, la fede è vivere nelle circostanze aspettando con pazienza, sopportando con umiltà e dignità, consapevoli che anche se non vedremo una soluzione immediata a qualunque nostro problema, in ogni caso Dio ha in serbo cose migliori per i suoi figlioli, e crediamo che Dio per la sua fedeltà realizzerà le sue promesse nella nostra vita, “la fede è certezza di cose che si sperano..”, in che cosa speriamo, quali sono le nostre aspettative? Se speriamo nelle promesse di Dio e aspettiamo il loro adempimento non saremo mai delusi, e Dio non ci ha promesso una vita priva di ogni difficoltà, né che il mondo sarebbe stato un luogo di felice ristoro dove vivere senza problemi, né che la fede è una sorta di polizza contro ogni forma di avversità, Lui ci ha promesso che “tutte le cose cooperano per il bene di coloro che amano Dio”. Al popolo d’Israele non disse: “Entra pure nel paese non incontrerai nemici, andrà tutto liscio”, i nemici c’erano, ed erano giganti, ma loro dovevano affrontarli, e per la forza e la presenza del loro Dio erano in grado di vincerli, Io so in chi ha creduto” diceva con convinzione Paolo, “E so che Egli è potente da custodire il mio deposito fino a quel giorno”.

Una parola d’esortazione

“La notte è avanzata e il giorno è vicino; gettiamo dunque via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. “(Romani 13,12)La fede non è mai una virtù inoperosa. La fede è dimostrata con le opere, e per compiere queste opere che Dio ha preparato per noi ci resta “brevissimo tempo”, come lo utilizziamo? Siamo attenti alla gestione, approfittando delle occasioni, oppure siamo di quei credenti che rimandano sempre accampando mille scuse! Le parole dell’apostolo Paolo ci fanno comprendere che è tempo di svegliarci, “perché il giorno si avvicina”, e come possiamo comprendere dal testo vi sono delle priorità che vanno rispettate, poco tempo per:
Per amare, il Signore ci chiama oggi a mettere in pratica il Suo comandamento, domani potrebbe essere troppo tardi, oggi il mondo ha bisogno dell’amore di Cristo manifestato per mezzo del suo Corpo, la Chiesa, oggi il fratello, la sorella ha bisogno della compassione di Cristo che vive in te.
Per perdonare, “se non perdonate … nemmeno Io perdonerò a voi”, poiché il tempo non ci appartiene, non possiamo permetterci il lusso di serbare rancori, “prima di accostarti all’altare, vai riconciliati con tuo fratello…”.
Per esercitare il ministero della consolazione. Noi che siamo stati così abbondantemente consolati dall’amore di Cristo, resteremo ora inoperosi vedendo la sofferenza attorno a noi, metteremo prima i nostri interessi piuttosto che quelli di Gesù,Quando lo avrete fatto a uno di questi miei minimi è come se lo aveste fatto a me”.
Per progredire nella santificazione. Non rimandiamo ad un futuro improbabile la decisione di spogliarci di tutte le opere delle tenebre, il Signore ritorna come ci troverà, in cosa saranno impegnati i nostri occhi, i nostri pensieri, la nostra bocca, le nostre mani, i nostri piedi, servi al peccato o alla giustizia? .
Per annunciare l’Evangelo, ” non dite voi che ci sono ancora quattro mesi e poi viene il raccolto” (Giov.4:31-35), Gesù dava la priorità alla volontà del Padre dicendo che questo era il suo cibo, seguiamo il suo esempio non perdiamo tempo, sfruttiamo le occasioni che il Signore ci propone per annunciare il Suo amore, domani potrebbe essere troppo tardi, troppo tardi per il tuo famigliare, per il tuo collega, per il tuo vicino di casa, non pensare che tanto il Signore ha mille strumenti e altrettanti servitori, Dio oggi chiama personalmente te per essere suo prezioso testimone della sua grazia e del suo imminente ritorno.
Per servire degnamente il Signore. Nessuno può scusarsi davanti alla realtà che tutti possiamo servire degnamente il Signore donandogli parte del proprio tempo e investendolo bene. Come? Partecipando alle riunioni con i fratelli, leggendo e meditando la Parola di Dio per edificare la propria vita spirituale, per edificare gli altri. Prendendosi a cuore la condizione dei fratelli,  e potrei continuare ancora per molto, ma ognuno sa se dedica il suo tempo migliore al Signore o solo i rimasugli, oggi puoi servire il Signore hai tempo e forze a disposizione, domani non lo puoi sapere.

Un appello urgente

“Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come alcuni credono che egli faccia, ma è paziente verso di noi non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano a ravvedimento. Ora il giorno del Signore verrà come un ladro di notte; in quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi si dissolveranno consumati dal calore e la terra e le opere che sono in essa saranno arse”(2 Pietro 3:9,10)“Noi siamo come un vapore che appare e scompare”, se fino ad ora la Parola riguardava i credenti non posso fare a meno d’esortare tutti coloro che ancora non hanno riconosciuto in Cristo il loro Salvatore personale. Magari confidano nella loro religione, o nella bontà di Dio che chiuderà un occhio, o pur consapevoli della loro condizione precaria, continuano a rimandare pensando di aspettare tempi migliori per una decisione così importante. Alcune persone in realtà vivono affetti dalla sindrome di onnipotenza, pensano di avere tutto il tempo a loro disposizione, ma Dio, l’Eterno dice: “brevissimo tempo”, “oggi è il giorno accettevole, oggi è il giorno della salvezza”.
La tendenza umana spesso è quella di rimandare, conosciamo a memoria il famoso detto “non rimandare a domani ciò che puoi fare oggi”, ma in realtà ci piace prendere tempo specialmente se siamo di fronte a decisioni che ci costano, ma oggi il Signore del mio e del tuo tempo ci sta’ chiedendo conto della gestione: “che cosa ne stai facendo del tempo che Io ti ho dato a disposizione?”, se hai creduto e per tanto sei un figliolo di Dio, non sciupare il tempo del tuo Signore, servilo con gioia in attesa del suo ritorno, se stai attraversando momenti difficili “aspettalo.. ancora per brevissimo tempo…per certo non tarderà”. Tu che pensi di avere ancora tanto tempo davanti a te, in realtà sai bene di non essere padrone del tempo, Gesù verrà come un ladro nella notte, accettalo oggi così facendo hai la possibilità di farti trovare pronto, ed Egli ti porterà con se nella gloria del cielo per l’eternità!

“Dite a quelli che hanno il cuore smarrito: «Siate forti, non temete!». Ecco il vostro DIO verrà con la vendetta e la retribuzione di DIO; verrà egli stesso a salvarvi.
(Isaia 35:4)
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Il ritorno di Cristo

“V’ho detto queste cose affinchè abbiate pace in me. Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi animo, io ho vinto il mondo.” (Gesù Cristo)
 
“Gli scopi delle Nazioni Unite sono: mantenere la pace e la sicurezza internazionali, e per raggiungere questo scopo: prendere efficaci misure collettive per prevenire e allontanare la minaccia alla pace.”
(La carta delle Nazioni Unite, 1945)

Sulla pietra angolare dell’edificio delle Nazioni Unite è scritta la citazione di parte di una profezia biblica. Essa dice:
«… essi delle loro spade fabbricheranno vomeri d’aratro, e delle loro lance, roncole; una nazione non leverà più la spada contro un’altra, e non impareranno più la guerra » (Isaia 2:4).
Questo è un nobile pensiero ed è stato citato spesso da uomini che cercano la pace per questo mondo irrequieto. C’è però un problema nella citazione ed è per questo che crediamo che le Nazioni Unite non porteranno mai una pace duratura al mondo. Le parole sono state estratte dal loro contesto. Il significato del brano ha a che fare con l’epoca in cui da Gerusalemme il Messia regnerà sulla terra e giudicherà tra le nazioni in un visibile, attuale e storico regno di Dio sulla terra. I popoli della terra verranno al Signore in quei giorni e gli chiederanno d’insegnar loro le sue vie. La conoscenza di Dio sarà universale (Isaia 2:3).
Questa è l’epoca per la quale Gesù ci ha insegnato a pregare nel Padre Nostro: «… venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà anche in terra com’è fatta nei cieli » (Matteo 6:10).
Inutilmente oggi gli uomini cercano la pace quando respingono e scacciano dai loro cuori il Principe della pace, Gesù Cristo. Il nome di Cristo non è ricordato nella preghiera conclusiva alle Nazioni Unite. In realtà Gesù è stato escluso dalle premesse. L’uomo ha rigettato l’unica speranza di pace secondo la Bibbia.
La pace è oggi a disposizione dell’individuo che invita Cristo nel suo cuore e gli permette di regnare sul trono della sua vita. Ma la Bibbia insegna che la pace duratura sarà data al mondo solo dopo il ritorno di Cristo.
Ai governanti del mondo è stato detto per mezzo di molte profezie che Dio invierà il suo Re per governare sulla terra e stabilire un regno di pace, di rettitudine e di giustizia al posto del loro governo empio, egoistico e violento. Gesù ritornerà in un’epoca di catastrofe mondiale, quando l’uomo sarà ad un passo dell’autodistruzione. Gli uomini, nella loro maggioranza, avranno completamente rigettato il vero Dio e il suo Figliuolo, Gesù il Messia, come è stato previsto molto tempo fa dal salmista: « I re della terra si ritrovano e i principi si consigliano assieme contro l’Eterno e il suo Unto (Cristo), dicendo: Rompiamo i loro legami, e gettiamo via da noi le loro funi » (Salmo 2:2-3).
Nonostante i tentativi dell’uomo per stabilire il suo governo e per scacciare Dio dal mondo, Dio stabilirà il suo Re, il Messia Gesù, come il salmista afferma andando avanti nella sua previsione: « Eppure, dirà, io ho stabilito il mio re sopra Sion, monte della mia santità » (Salmo 2:6).
Molti governanti oggi pur proclamandosi cristiani non credono che Gesù Cristo ritornerà sulla terra letteralmente e fisicamente. Alcuni insegnano che Cristo ritorna spiritualmente quando le persone lo accettano e dicono che questo è il senso delle varie predizioni riguardo il suo ritorno. Altri insegnano che Gesù un giorno ritornerà, ma studiare ciò o parlarne è irrilevante. Questi ultimi sono peggiori dei primi, perché nel Nuovo Testamento un versetto su venticinque ha a che fare con la seconda venuta di Cristo, e la sopravvivenza dell’umanità e il compimento di centinaia di promesse, senza condizione, si basano sulla seconda venuta di Cristo sulla terra. In realtà nell’Antico Testamento ci sono più di 300 profezie intorno alla prima venuta di Cristo (e tutte si sono letteralmente adempiute), ma ci sono più di 500 profezie riguardanti la sua seconda venuta. Molte volte questi due differenti temi erano mescolati nella medesima frase.

L’apostolo Pietro metteva chiaramente in guardia sul fatto che nei giorni immediatamente precedenti il ritorno di Cristo falsi dottori si sarebbero levati nella chiesa e avrebbero detto:
« Dov’è la promessa della sua venuta? perché dal giorno in cui i padri (gli apostoli) si sono addormentati, tutte le cose continuano nel medesimo stato come dal principio della creazione » (2 Pietro 3:4).
Caratteristiche del ritorno di Cristo
La partenza fisica di Gesù dal monte degli Ulivi e mentre ancora i suoi discepoli guardavano fissamente verso l’alto con timore e meraviglia, fu loro fatta la seguente promessa: « E come essi avevano gli occhi fissi in cielo, mentr’egli (Gesù) se ne andava, ecco due uomini in vesti bianche si presentarono a loro e dissero: “Uomini Galilei, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù che è stato tolto da voi ed assunto in cielo, verrà nella medesima maniera che l’avete veduto andare in cielo” » (Atti 1:10-11).
Le parole tradotte « nella medesima maniera » nell’originale sono ancora più precise in quanto dicono  « esattamente nella medesima maniera ». Esattamente come è partito fìsicamente, visibilmente e personalmente dalla terra, così egli ritornerà. Così come è partito con le nuvole, così ritornerà.

  • Il suo ritorno sarà personale, visibile e fisico
L’apostolo Giovanni ha detto: « Ecco, egli viene con le nuvole; ed oi occhio lo vedrà; lo vedranno anche quelli che lo trafissero, e tutte le tribù della terra faranno cordoglio per lui » (Apocalisse 1:7).
Zaccaria ha predetto il medesimo quadro 500 anni prima della nascita di Cristo: « … ed essi (gli Ebrei credenti) riguarderanno a me (Gesù), a colui ch’essi hanno trafitto, e ne faran cordoglio come si fa cordoglio per un figliuolo unico… » (Zaccaria 12:10).
Fare cordoglio per colui che è stato trafitto vuoi dire riconoscere Gesù che è stato crocifisso e rigettato. Ciò richiede una drammatica apparizione personale e fisica.
Gesù promise davanti al sommo sacerdote durante il suo processo: «… anzi vi dico che da ora innanzi vedrete il Figliuol dell’uomo sedere alla destra della Potenza (Dio) e venire sulle nuvole del cielo» (Matteo 26:64).
Su questa affermazione si basarono ufficialmente l’accusa di bestemmia e la conseguente condanna a morte. Gesù osò presentarsi come colui che adempiva alle due più note profezie riguardanti la venuta nella gloria del Messia per governare la terra. La prima, pronunciata prima del 1000 a.C., è dei Salmi: « L’Eterno (Dio, il Padre) ha detto al mio Signore (Dio, il Figlio): Siedi alla mia destra finché io abbia fatto de’ tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi » (Salmo 110:1).
La seconda del 550 a.C. circa è di Daniele: « Io guardavo, nelle visioni notturne, ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile ad un figliuol d’uomo; egli giunse fino al vegliardo, e fu fatto accostare a lui. E gli furono dati dominio, gloria e regno, perché tutti i popoli, tutte le nazioni e lingue lo servissero; il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno un regno che non sarà distrutto » (Daniele 7:13-14).
Nessuna meraviglia se alla corte suprema ebraica (il sinedrio) venne il capogiro. Quando Gesù fece la sua fantastica asserzione in una frase molto chiara, delle due una: o buttarsi in ginocchio ed adorarlo, o ucciderlo. Essi scelsero l’ultima soluzione.
  • La sua venuta sarà improvvisa e sorprendente
Gesù predisse la rapidità del suo ritorno nella maniera seguente: « Perché come il lampo esce da levante e si vede fino a ponente, così sarà la venuta del Figliuol dell’uomo » (Matteo 24:27).
Egli disse ancora: « E allora apparirà nel cielo il segno del Figliuol dell’uomo; ed allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio, e vedranno il Figliuol dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria » (Matteo 24:30).
« Infatti, come nei giorni prima del diluvio si mangiava e si beveva, si prendeva moglie e s’andava a marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e la gente non si accorse di nulla, finché venne il diluvio che portò via tutti quanti, così avverrà alla venuta del Figlio dell’uomo. Allora due saranno nel campo; l’uno sarà preso e l’altro lasciato; due donne macineranno al mulino: l’una sarà presa e l’altra lasciata. Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà. » (Matteo 24:38-42).

  • Egli sarà in compagnia dei santi
E’ importante sottolineare che molti riferimenti al ritorno di Cristo affermano ch’egli verrà sulle « nuvole del cielo ». Noi pensiamo che le nuvole si riferiscano alle miriadi di credenti che in vesti bianche ritorneranno con Cristo.
In Ebrei 12:1 si parla dei credenti come di « gran nuvolo di testimoni ». Le nuvole dunque potrebbero essere i credenti, di tutte le epoche della chiesa, che ritornano in corpi immortali glorificati e che sono stati in antecedenza rapiti per incontrare Cristo nell’aria.
La parola « santo » indica qualcuno che è messo a parte come possesso di Dio ed è usata per indicare tutti quelli che hanno creduto in Cristo come Salvatore. Questa parola è spesso usata anche per indicare coloro che accompagneranno Cristo nel suo ritorno.
Così diceva Zaccaria parlando della seconda venuta del Messia: « …e l’Eterno, il mio Dio verrà, e tutti i suoi santi con lui » (Zaccaria 14:5).
L’apostolo Giovanni parla del fatto che i santi che torneranno con Cristo saranno vestiti di

« lino fino bianco e puro » (Apocalisse 19:14).
Giovanni spiega il perché del lino bianco: «… e (alla chiesa formata dai credenti che sono stati rapiti) le è stato dato di vestirsi di lino bianco, risplendente e puro: poiché il lino fino sono le opere giuste dei santi » (Apocalisse 19:8).
 

Quando Gesù venne la prima volta non fu per giudicare il mondo ma per salvarlo. Venne come l’Agnello di Dio che diede la sua vita per togliere il peccato del mondo. L’unica condizione stabilita da Dio era che l’uomo credesse in Cristo come Salvatore. Oggi la porta della grazia è ancora aperta, ma presto, quando tornerà per la seconda volta, Gesù sarà come un leone per giudicare quelli che hanno respinto il libero dono della salvezza dai peccati. L’uomo avrà dimostrato in maniera inequivocabile di essere meritevole di giudizio.
Secondo Zaccaria saranno radunate « tutte le nazioni per far guerra a Gerusalemme ». Gli Ebrei viventi nella zona saranno sull’orlo dell’annientamento quando Dio darà loro la forza soprannaturale per fuggire. Allora Dio continuerà a lottare per loro e li salverà.
I piedi di Gesù toccheranno la terra là dove l’hanno lasciata sul monte degli Ulivi. L’istante stesso in cui Gesù la toccherà, con un grande terremoto la montagna si dividerà in due. Il gigantesco crepaccio risultante attraverserà il centro della montagna da oriente ad occidente. Ad oriente partirà dalla punta settentrionale del mar Morto e ad occidente arriverà al Mediterraneo (Zaccaria 14).

Zaccaria predice un fatto strano conseguente alla spaccatura della terra. I Giudei credenti che si troveranno a Gerusalemme fuggiranno verso il crepaccio invece di far la cosa più naturale e cioè quella di fuggirne lontano. Essi conosceranno questa profezia e comprenderanno che la grande caverna sarà aperta per loro, in modo che il Signore possa proteggerli dalla terribile distruzione che farà cadere sulle schiere nemiche tutt’intorno.
La natura delle forze che il Signore scatenerà in quel giorno contro gli eserciti radunati nel Medio Oriente è descritta in Zaccaria 14:12: « E questa sarà la piaga con la quale l’Eterno colpirà tutti i popoli che avran mosso guerra a Gerusalemme: la loro carne si consumerà mentre stanno in piedi, gli occhi si struggeranno loro nelle orbite, e la loro lingua si consumerà nella loro bocca. »
Un quadro terrificante, non è vero? Non vi viene da pensare che questo è esattamente ciò che accade a chi è esposto ad un’esplosione termonucleare?
Il paradiso ristabilito
Il regno di Dio sarà caratterizzato da pace vera ed uguaglianza e da una spiritualità e conoscenza universali del Signore. Tutti gli uomini avranno a sufficienza e dimoreranno in sicurezza. La Grande Società che i governanti umani hanno sempre promesso attraverso i secoli e non hanno mai prodotta, finalmente sarà realizzata da Cristo il Signore. I mansueti e non gli arroganti erediteranno la terra (Isaia 11).
Preludio all’eternità

Come è stato ricordato nei capitoli 8 e 9, Daniele ha predetto i quattro grandi regni mondiali che saranno stabiliti nel tempo che va dal sesto secolo a.C. fino alla venuta del Messia. Questi regni sono il Babilonese, il Medo-persiano, il Greco e il Romano, quest’ultimo con la sua nuova forma negli ultimi giorni. Il quinto regno mondiale, che secondo Daniele assoggetterà la rinata forma dell’impero romano, è il regno messianico (Daniele 7:13-27).
Questo regno avrà inizio nel tempo, con sudditi mortali (Apocalisse 20:4-6), durerà 1000 anni; alla fine di questo tempo alcuni dei figli dei credenti venuti su nel regno passeranno all’incredulità e daranno inizio ad una ribellione contro Cristo e il suo governo. Cristo li giudicherà prima che la ribellione raggiunga l’attuale livello di lotta (Apocalisse 20:7-10).
Dopo questo avvenimento non ci sarà più storia umana con uomini mortali. Tutti gl’increduli saranno giudicati a causa dell’ultima ribellione condotta dall’antico avversario di Dio, Satana. Satana sarà stato legato per mille anni, ma poi sarà liberato momentaneamente in modo da mettere a nudo la ribellione nei cuori increduli di quelli che rigetteranno Cristo come Salvatore (Apocalisse 20:7-8). In questo momento tutti i mortali assumeranno una forma immortale ed anche il regno di Dio, senza cessare d’esistere, cambierà forma e sarà ristabilito in un nuovo cielo e una nuova terra (Apocalisse 21).
La successione degli avvenimenti è chiara negli ultimi capitoli dell’Apocalisse. Innanzi tutto ha luogo il ritorno di Cristo al culmine della più grande guerra di tutti i tempi. Poi Cristo divide i viventi fra credenti e non credenti (Apocalisse 20:1-6; cfr. Matteo 25:41-46). Come terzo passo, Cristo stabilisce il regno del millennio e i credenti ne sono i cittadini con l’incarico di governarlo con Lui (Apocalisse 20:11-15; cfr. Matteo 25:31-40). Quarto, alla fine dei mille anni Cristo giudica quelli che si sono ribellati (Apocalisse 21; Isaia 65:17; 2 Pietro 3:8-13). Questo è il destino finale di tutte le persone che sono state redente da Cristo e di quelle che invece si sono ribellate a Dio.
Quante volte ci siamo chiesto come sarà il cielo? Secondo le indicazioni di brani come Apocalisse 21 e 22 il cielo è un posto reale e meraviglioso. Non vagabonderemo come spiriti disincarnati, suonando l’arpa per tutta l’eternità, come alcune persone immaginano.
Vivremo in eterno alla presenza di Dio, coeredi di Cristo nel Regno di Dio, come re e sacerdoti in eterno, senza più dolore o lacrime.Conosceremo una gioia immensa e senza fine, circondati da una terra e da un cielo d’indescrivibile bellezza. Pensate al posto più bello che abbiate mai visto, ingranditene la bellezza oltre la vostra capacità di comprensione, immaginate che cosa sarebbe senza morte, malattia, ne altro malanno, e avrete una pallida idea del cielo.
La parola tradotta « nuovo » in Apocalisse 21:1 significa nuovo nel tipo e nell’ordine, e non soltanto nuovo riguardo al tempo. Pietro descrive il processo che Dio userà per rinnovare il cielo e la terra ora esistenti: « Ma il giorno del Signore verrà come un ladro; in esso i cieli passeranno stridendo, e gli elementi infiammati si dissolveranno, e la terra e le cose che sono in essa saranno arse. Poiché dunque tutte queste cose hanno da dissolversi, quali non dovete voi essere, per santità di condotta e per pietà, aspettando e affretando la venuta del giorno di Dio, a cagion del quale i cieli infuocati si dissolveranno, e gli elementi infiammati si struggeranno? Ma, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia » (2 Pietro 3:10-13).
“E non ci sarà più notte; ed essi non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché li illuminerà il Signore Iddio, ed essi regneranno nei secoli dei secoli.”(Apocalisse 22,5) “Colui che attesta queste cose, dice: Sì; vengo tosto! Amen! Vieni, Signor Gesù!
La grazia del Signor Gesù sia con tutti.”

(Apocalisse 22:20,21)

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Il Signore è risuscitato

“Egli non è qui, ma è risuscitato; ricordatevi come vi parlò, mentre era ancora in Galilea, dicendo che il Figlio dell’uomo doveva esser dato nelle mani di uomini peccatori, essere crocifisso e risuscitare il terzo giorno”(Luca 24:6,7)

Tutti i movimenti, o gruppi di qualunque genere, sia politico, religioso, culturale, filosofico, hanno il loro capo storico, il fondatore, l’ispiratore, un leader che ha fatto discepoli, e li guidati secondo una linea di pensiero, molte di queste persone famose sono morte, e benché siano ricordati, onorati, rimpianti, sono definitivamente morti, di loro resta solo una bell’immagine, biografie, fotografie; nei casi estremi, come quello di Lenin, troviamo un corpo imbalsamato, esposto al pubblico, per essere ricordato e venerato. Un altro personaggio tanto ricordato e amato dalla passata generazione, può essere il famoso Ernesto “Che” Guevara, gran rivoluzionario, e combattente per la libertà, tanti lo hanno seguito fino alla morte, aveva il piglio ed il carisma di un vero leader, ma tutte le sue imprese non restano che un lontano ricordo, i sogni le aspirazioni, sono finite con la sua morte, certo pur di non vedere morire le proprie speranze ci si attacca anche a strane fantasie, ma la realtà è che tutti questi personaggi non torneranno in vita, e pian piano con il tempo, anche la forza delle loro imprese perderà d’importanza.

Lo stesso vale per i vari movimenti religiosi, Maometto è morto, Confucio è morto, e così tutti gli altri fondatori e ispiratori di varie religioni. Per i cristiani la cosa risulta essere molto diversa, il cristianesimo è l’unico movimento che può vantarsi di avere un Capo, un Maestro risorto dai morti, certo, ma qualcuno può dire che Gesù non è l’unico ad essere risorto, anche altre persone sono risorte dai morti, ed alcune proprio per i miracoli che Lui operava! Gesù Cristo il Signore però è l’unico risorto e vivente nei secoli e per l’eternità, questa è la differenza che fa del cristianesimo non una delle tante religioni, ma l’unico e vero credo che ci lega a Dio, perché non è fondato, guidato, ispirata da un uomo, ma è fondato su Gesù, vero Dio e vero uomo, Colui che è morto, ma è anche risorto, Lui è il principio e la fine.Le diverse posizioni nei confronti della risurrezione

Quando si parla della risurrezione di Gesù Cristo, e di conseguenza della risurrezione dei morti ci si scontra con l’incredulità, il cinismo, l’ironia, Gesù stesso dovette riprendere i Sadducei, per la loro ignoranza e incredulità “Voi errate perché non conoscete né le Scritture, né la potenza di Dio, allo stesso modo oggi tante persone si ritengono colte, istruite, scientificamente preparate, e per tanto non si fanno abbindolare da simili fantasie, eppure sono disposte a credere alle teorie più strane, reincarnazione, trasmigrazione delle anime, tutto fuorché alla realtà che Dio è potente per resuscitare i morti, e che Gesù è veramente morto e risuscitato il terzo giorno.

Vi è poi la categoria dei religiosi per tradizione, o meglio credenti nominali, essi, credono alla risurrezione, ma per loro in realtà rimane più che altro un fatto storico, una data da ricordare una volta l’anno, un fatto accaduto tanto tempo fa, e che oggi si può ricordare attraverso delle belle e commoventi immagini sulle pareti di una chiesa, o rivivere emozionalmente per mezzo di una lettura evangelica d’occasione, il tutto si dissolve dopo i bei pranzi e le feste, senza avere prodotto cambiamenti, e soprattutto senza avere ricevuto consolazione e speranza.
Ma noi che ci riteniamo cristiani di fatto, perché crediamo in Cristo morto e risorto, come interpretiamo e viviamo realmente il fatto della risurrezione di Gesù? Cosa ha portato, e cosa porta ogni giorno nella nostra vita la fede in Cristo risorto?L’importanza di un’esperienza personale “L’incontro con il Signore risorto dai morti”
Leggendo nella Scrittura, notiamo inevitabilmente che, il fatto della risurrezione di Gesù, non provocò immediatamente nei discepoli quella gioia e quell’entusiasmo tipici di chi vede adempiersi ciò che tanto si è desiderato e sperato, vediamo piuttosto che la sua morte aveva prodotto, sgomento e rassegnazione, e la tomba vuota invece di generare speranza, è al contrario motivo di tristezza sbigottimento, paura, dubbio, perplessità, tutto questo però, cessò nel momento stesso in cui Gesù si presentò a loro e si fece riconoscere, aprì i loro occhi, gli ricordò le Scritture, cenò con loro.

Questo ci fa capire, che per comprendere la risurrezione di Gesù, non è sufficiente conoscerlo intellettualmente, avere ascoltato i Suoi insegnamenti, fare parte del “gruppo dei discepoli”, non saranno efficaci le prove o le dimostrazioni scientifiche per convincere le persone della sua risurrezione, le donne, Pietro, gli altri discepoli di fronte alla realtà della tomba vuota, della pesante pietra rotolata, dei lenzuoli piegati, rimasero pur sempre perplessi stupiti, increduli. 

In termini attuali, possiamo affermare che, non basta sapere che Cristo è risorto, averne le prove scientifiche, ascoltare le predicazioni, fare studi biblici, fare parte di una denominazione evangelica che crede nella risurrezione, tutto questo non è sufficiente. Per comprendere pienamente, e vivere spiritualmente la risurrezione di Gesù, dobbiamo prima d’ogni altra cosa incontrarlo personalmente come “Il Vivente, risorto dai morti”. Non è l’incontro della nostra intelligenza con un fatto razionale, chiaramente spiegabile e comprensibile, e per tanto accettabile, ma prima di tutto è il nostro incontro con la Parola di Dio, “la fede viene dall’udire, udire la parola di Dio”, quella parola che ci toglie dall’ignoranza, e che va accettata per fede, (cfr.I Cor.15:1-9). L’incontro con Cristo risorto, non nasce quindi nella nostra fantasia, e non vive sulle ali delle emozioni, ma si realizza oggi per mezzo della Parola, che accettata per fede, opera potentemente in noi per mezzo dello Spirito Santo, portandoci a quell’esperienza profonda e spirituale che la Scrittura definisce nuova nascita, così come allora Gesù risorto soffiò sui discepoli lo Spirito Santo, dandogli la vita spirituale, allo stesso modo tutti coloro che lo incontrano oggi come il Signore Gesù risorto e vivente, ricevono la vita dello Spirito Santo.
Il significato spirituale della risurrezione
La risurrezione di Gesù, è la dimostrazione che Egli non era semplicemente un profeta, un dottore venuto da Dio, uomo potente in opere, Gesù è veramente chi diceva di essere, il Figlio di Dio, il Messia, colui che la scrittura profetica definisce come “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace”, Lui aveva annunciato la sua morte e la sua risurrezione, ed ora portava a compimento ciò che aveva dichiarato di fronte ai Giudei, “Disfate questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere, Gesù parlava del suo corpo, e dopo la sua risurrezione, i discepoli si ricordarono di quelle parole. Egli aveva dichiarato Io sono la risurrezione e la vita“, Lui tiene le chiavi dell’ades, Lui solo può aprire e nessuno può chiudere, Lui può chiudere e nessuno può aprire.
La tomba vuota era, ed è la dimostrazione, la prova della Sua perfetta divinità, il mondo lo voleva crocefisso, maledetto, sconfitto e umiliato, ma Dio Padre lo ha potentemente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra d’ogni altro nome, e davanti al quale ogni ginocchio si piegherà, gli uomini lo hanno incoronato di spine, il Padre gli ha ridato la corona della gloria, che gli apparteneva, e lo scettro di un regno che non avrà mai fine.
La risurrezione di Gesù, è l’adempimento di tutte le promesse di Dio.
Tutto ciò che Dio aveva annunciato, per mezzo dei profeti, e quello che ancora oggi ci annuncia, e promette per mezzo delle Scritture, è stato sigillato con la morte e la risurrezione di Gesù, perché, la sola morte non sarebbe stata una prova sufficiente, molte brave e stimate persone sono morte per delle cause nobili, ma la loro morte, il più delle volte non è servita, e non è stata sufficiente a concretizzare e rendere efficaci i loro progetti e le loro promesse, ma Gesù ha fatto molto di più, ha deposto la sua vita per ripigliarla poi, dimostrando così in modo inappellabile che in Lui solo tutte le promesse di Dio hanno il loro “Si”, Lui può portare a compimento perfetto ogni promessa, perché Cristo è morto, ma è anche risorto ed è salito alla destra del Padre, e vive per sempre, la nostra fede e la nostra speranza non sussistono perché la “tomba è vuota”, ma perché Cristo è vivente e glorificato!Le conseguenze nella nostra vita spirituale

  • La certezza della salvezza e del perdono dei peccati
Sulla croce Gesù prima di morire disse “Tutto è compiuto”, e noi sappiamo bene che egli è stato il sacrificio unico e perfetto che ci libera da ogni colpa e ingiustizia, perché senza spargimento di sangue non vi può essere remissione dei peccati, così dichiara la Scrittura, quindi non per opere o per meriti noi potremmo essere perdonati, ma solo ponendo fede nel sacrificio espiatorio di Gesù, ma la Scrittura dice anche: “Se con la tua bocca avrai confessato Gesù come Signore, e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti sarai salvato”. Un salvatore morto, incapace di salvare se stesso, non ci sarebbe stato d’alcuna efficacia, ma noi crediamo in un Salvatore e Signore risorto con potenza dai morti, Egli non solo ha inchiodato l’atto accusatore che ci condannava, ma ha spezzato i legami della morte, e la sua risurrezione è la dimostrazione, e la certezza per tutti noi, che Dio ha pienamente accettato e gradito il suo sacrificio, se al contrario fosse rimasto nella tomba chi ci assicurava che eravamo veramente giustificati davanti alla giustizia di Dio?   In ogni caso come avremmo mai potuto avere l’opportunità di avvicinarci a Dio, se Gesù risorto non avesse inaugurata per gli uomini, la via per accostarsi al trono della grazia, (cfr.Ebrei 10:19-20), e nel nome di chi potremmo noi innalzare le preghiere, le richieste sperando di essere ascoltati, se Gesù non fosse risorto, saremmo costretti a pregare un intermediario morto, e impotente, e sappiamo bene che Dio, non esaudisce, e non gradisce le preghiere rivolte ai morti, ma Gesù Cristo, il figliolo dell’Iddio vivente è risorto e siede alla destra del Padre, e ancora di più Egli intercede per noi.
  • La risurrezione di Gesù, è sorgente di forza spirituale
Come peccatori, non solo abbiamo bisogno di perdono e giustificazione, ma anche di santificazione, e di forza spirituale e la stessa potenza che Dio ha mandato ad effetto in Cristo Gesù uomo per farlo risorgere dai morti, è la stessa che Dio manda ad effetto nella vita dei peccatori pentiti e ravveduti, per farli risorgere spiritualmente, e non solo,  ma la risurrezione di Gesù, offre a tutti i credenti la certezza di ricevere vigore e vita spirituale in esuberanza, perché Cristo risorto e glorificato ci ha mandato lo Spirito Santo. Oggi ogni figliolo di Dio può e deve camminare in novità di vita perché non solo è morto con Cristo, ma è stato risuscitato in modo simile a Lui.
 
  • La risurrezione è sorgente di speranza

Noi credenti abbiamo davanti una speranza eterna, grazie alla risurrezione di Gesù. Paolo parlando della risurrezione affermava che la fede di coloro che non vi credono è vana, e saremmo i più miserabili degli uomini se la nostra fede fosse solo terrena, se Cristo non fosse risorto, saremmo ancora nei nostri peccati e per di più senza speranza, a che ci servirebbe lottare, soffrire, perseverare? Tanto vale mangiare, bere, e divertirsi, un giorno saremmo tutti morti senza alcuna possibilità di rifarci e ricominciare, ogni cosa persa sarebbe persa per sempre, ma Cristo, dice Paolo “è risorto, e anche noi risorgeremo”, nella risurrezione di Gesù troviamo certezza, e speranza per affrontare e superare le inevitabili crisi, stanchezza nel cammino cristiano, paure, difficoltà, avversità, in tutto questo siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amato, ed è risorto a garanzia della nostra fede, coraggio anche per affrontare la morte, perché Cristo ha vinto la morte, e noi con Lui.

Le conseguenze pratiche nella nostra vita, e nel nostro cammino di fede
“Ricordati di Gesù risorto d’infra i morti”, anche noi se vogliamo continuare a perseverare e progredire nella fede dobbiamo costantemente ricordarci e considerare Gesù risorto e vivente.
Era il tema centrale della predicazione apostolic

Il fatto e la certezza dell’avvenuta risurrezione avevano completamente cambiato la vita dei discepoli, sapevano di avere riposto la loro fede in un Dio vivente, che aveva parlato con loro, che aveva mangiato con loro, aveva camminato e sofferto con loro, lo avevano visto vivente, poi crocefisso, in fine risorto dai morti, questo dava loro forza per annunciare e predicare l’evangelo, a fronte d’ogni avversità e opposizione. Loro erano testimoni della risurrezione, come potevano tacere!

  • Un cambiamento di vita
Il messaggio della risurrezione aveva anche cambiato il modo di vivere dei primi discepoli, avevano compreso che il fine della fede in Cristo non era un regno terreno, ma il regno eterno di cui il loro Signore era il sovrano, ben presto cominciarono a realizzare la portata delle parole di Gesù e cominciarono a capire che quando Gesù diceva che si sarebbero incontrati di nuovo, intendeva parlare della sua risurrezione e della loro risurrezione, la vita eterna e il regno dei cieli, non furono più concetti astratti, ma una fondamentale certezza, questo li portò a vivere in modo diverso, a praticare con coraggio e fede gli insegnamenti di Gesù, realmente non ricercavano più le ricchezze e gli onori del mondo, sapevano di essere destinati a possedere un’eredità molto migliore. 
Rinunciavano alle loro case, ai loro averi, mettevano tutto in comune, un po’ eccessivo, diciamo noi, forse, ma noi di fronte alla realtà della risurrezione come reagiamo, non dovrebbe la risurrezione di Gesù, pegno della nostra risurrezione, costringerci a vivere in modo più sobrio, sapendo che non siamo cittadini di questo mondo, ricordarci di Cristo risorto, non dovrebbe aiutarci a considerare la vita terrena in modo diverso, sapendo che non saremo sempre su questa terra. Sapendo di essere destinati ad una meta così gloriosa non dovremmo affrontare diversamente le nostre avversità, imparare ad essere più sereni, a vivere con più gioia, sapendo che: “La nostra fatica non è vana nel Signore”, possiamo ottenere ogni giorno le forze necessarie per affrontare le fatiche dell’essere coerenti con la nostra confessione di fede, in ogni circostanza, e questa certezza di ricevere un giorno la corona della vita, grazie alla risurrezione di Gesù, dovrebbe accendere un fuoco nel nostro cuore, e spronarci a lottare per l’evangelo, con ogni costanza senza aspettarci nessun premio oggi, “perché grande è il nostro premio lassù nel regno dei cieli”, ma non dimentichiamo che non vi può essere alcuna risurrezione, se prima non si passa per la croce e la morte! 

Conclusione 

Ma le cose che mi erano guadagno, le ho ritenute una perdita per Cristo. Anzi, ritengo anche tutte queste cose essere una perdita di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesú mio Signore, per il quale ho perso tutte queste cose e le ritengo come tanta spazzatura per guadagnare Cristo, e per essere trovato in lui, avendo non già la mia giustizia che deriva dalla legge, ma quella che deriva dalla fede di Cristo: giustizia che proviene da Dio mediante la fede, per conoscere lui, Cristo la potenza della sua risurrezione e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme alla sua morte. “(Filippesi 3:7-10)

Paolo era disposto a tutto pur di avere maggior comunione con Gesù, e non solo, ma di poter conoscere più intensamente e in modo sperimentale la potenza della sua risurrezione, perché sapeva che la forza per continuare e progredire nel cammino verso la meta risiedeva proprio nel ricevere e realizzare giorno dopo giorno questa potenza che scaturisce da Cristo risorto, questo ci aiuta a comprendere che non sarà mai sufficiente quello che abbiamo realizzato fino ad oggi, la manna nel deserto durava giusto un giorno, all’indomani bisognava uscire per raccoglierne ancora, così noi dobbiamo impegnarci con costanza e serietà a ricercare ogni giorno la comunione con il Signore, Gesù risorto e vivente che presto ritornerà. Per noi credenti questa deve essere la speranza che ci accompagna “notte e giorno“, nelle prove, continua ad avere fede, passeranno il primo, e il secondo giorno, e arriverà il terzo, il giorno della risurrezione, la liberazione dai legami della morte.

Ma per tutti coloro che non credono, la certezza della risurrezione di Gesù, dovrebbe produrre sgomento e timore, perché se Cristo è risorto, significa che esiste una risurrezione dai morti, un giorno il Signore farà udire la sua voce maestosa e potente, e i morti usciranno dalle tombe, in risurrezione di vita eterna per quelli che hanno operato bene, in risurrezione di giudizio per tutti coloro che non avendo ricevuto Gesù Cristo come loro Signore e Salvatore, dovranno rendere conto di tutte le loro opere, ed essere giudicati per tutti i loro peccati, non v’illudete ogni promessa di Dio ha il suo compimento in Gesù risorto, ed è scritto che: “L’uomo muore una sola volta dopo di che viene il giudizio e la morte eterna“.Ma per ogni persona che per fede oggi lo vuole ricevere nel proprio cuore, Gesù Cristo, il Signore risorto dai morti, proclama a gran voce:
“Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me anche se muore vivrà, e chiunque vive e crede in me non morirà mai”.“Poiché se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. Dice infatti la Scrittura: Chiunque crede in lui non sarà deluso. Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che l’invocano. Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.”

(Romani 10:9-13 )