IL PIANO DI DOMINIO MONDIALE
DELLA CONTRO-CHIESA  L’apostasia delle nazioni
e il governo mondiale

Henry Le Caron
RICONQUISTA


Per richiedere copie del libro rivolgersi a:
RICONQUISTA – Cas. Post. 5050 succ. 8 – 40100 BOLOGNA

PROEMIO

H. Le Caron ha voluto affidarci questo studio concernente il piano di dominio mondiale della Contro-Chiesa.

Egli è uno specialista delle questioni rivoluzionarie, che si possono comprendere in profondità solo se si ammettono le verità della fede cattolica e l’insegnamento tradizionale della Chiesa.

La Rivoluzione è la grande Rivolta della creatura contro il suo Creatore e contro il Suo ordine; è l’aspetto moderno del mistero d`iniquità di cui parlava S. Paolo. Essa tende a generare una Contro-Chiesa sulla quale l’Anticristo regnerà durante un breve periodo quando i tempi saranno compiuti.

Già nel 1964 il Cardinal Pizzardo, Prefetto della Congregazione dei Seminari e delle Università, scriveva a H. Le Caron per fargli conoscere la sua sincera stima e assicurarlo delle sue preghiere, «affinché il suo saggio insegnamento, radicato nella Rivelazione divina e nel suo buonsenso, così come nell’esperienza umana della storia possa contribuire ad orientare e condurre le intelligenze ed i cuori alla verità immutabile, dottrinale e morale, da cui dipende la vita temporale ed eterna degli uomini. »

Roma, 5 Agosto 1964

Prot. n. 1034/64


INTRODUZIONE

L’APOSTASIA DELLE NAZIONI E IL GOVERNO MONDIALE

Io non sono uno specialista di questo problema e me ne sono interessato solo tardivamente, perché ritenevo che in questo campo ci fossero molte affermazioni ma poche prove.

Poi delle opere ben documentate hanno destato la mia attenzione. I loro autori erano persone serie (1). E’ istruendosi e meditando che si progredisce nella conoscenza.

Tuttavia, questi libri contengono molte informazioni interessanti e la materia è così vasta che si perde talvolta il filo conduttore. I dettagli sono come l’albero che nasconde la foresta.

Per evitare questo scoglio mi sforzerò nelle pagine seguenti che saranno inevitabilmente una sintesi, di mettere in rilievo l’essenziale di questo tentativo mostruoso e difficilmente credibile di asservimento dell’umanità.

Mi baserò solo su testi incontestabili, scartando quelli che non mi paranno seri o che sono costituiti da semplici affermazioni.


SOMMARIO

  1. Il piano di satana sul mondo
  2. La lotta delle due Chiese
  3. Le fortezze che il nemico di Dio ha dovuto abbattere – e quelle che egli deve ancora rovesciare – per arrivare ad instaurare un governo mondiale
  4. Il Mondialismo e le sue truppe
  5. Conclusione

(1) Léon de Poncis, Mons. Jouin, La Franquerie, Pierre Virion, Jacques Ploncard d’Assac, Henry Coston, Jacques Bordiot, Yann Moncomble ed altri che tralascio. Le opere, se non sono già esaurite, si possono richiedere a “Diffusion de la Pensée française” – Chiré-en-Montreuil, 86190 Vouillée; e alla libreria Duquesne-Diffusion, 27 Avenue Duquesne, 75007 Paris.

1. IL PIANO DI SATANA SUL MONDO

Satana esiste. Le legioni infernali esistono. Già S. Paolo ci avvertiva che non avremmo dovuto solamente “lottare contro la carne ed il sangue, ma contro i principi, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondc di tenebre, contro gli spiriti malvagi diffusi nell’aria” e ci raccomandava d rivestirci dell’armatura di Dio per non essere sedotti (Epilogo dell’Epistola agli Efesini).

Un cattolico non può negare di conseguenza l’esistenza di Satana che è stata affermata da Nostro Signore stesso, da tutti i santi e dai più grandi papi.

Io ho seguito una volta le conferenze del Padre Mathieu, esorcista designato ufficialmente dalla Chiesa (1) e che ho avuto la sorpresa di vedere apparire ultimamente sullo schermo della mia televisione (2).

Basta sentire parlare questo Cappuccino già anziano per essere convinti dell’immensa potenza di questo arcangelo decaduto, il cui nome primitivo “Lucifero” significa luce. Il Padre Mathieu insisteva durante questa trasmissione televisiva sul fatto che Satana ha la propria Chiesa (la Contro-Chiesa) e che i suoi eserciti sono costituiti non solamente da angeli ribelli, ma anche da uomini che hanno scelto il partito del dominio. Ai giorni nostri, egli precisava, la sua potenza sul mondo ha raggiunto un grado tale da far sopprimere la preghiera a S. Michele Arcangelo, ordinata dal papa Leone XIII, che la Cristianità prima del Concilio recitava ad ogni messa, ai piedi dell’altare.

Ora sarebbe inconcepibile che un arcangelo che possiede una tale potenza (3), che dispone di tali mezzi, che ha in tale odio Dio e l’umanità non avesse stabilito un piano per contrastare i disegni del nostro Redentore e per imporre il suo dominio assoluto sul mondo.

L’obiettivo da raggiungere è di perdere gli uomini che Nostro Signore ha riscattato a prezzo del suo sangue (4), ma Satana nel suo orgoglio incommensurabile, ha anche come ambizione finale non solamente di regnare su tutti gli uomini, ma di farsi adorare da essi come Dio. E’ l’inversione satanica suprema. La creatura che Dio ha creato per amore dovrà riconoscere e adorare come se fosse il suo Dio Creatore, l’usurpatore, il principe della menzogna, il seminatore di odio, il nemico di Dio che pretende di eguagliarsi a Lui (5).

E la Scrittura ci insegna che egli ci riuscira nell’arco di un breve periodo prima di essere annientato da Dio stesso.

S. Paolo precisa nella seconda Epistola ai Tessalonicesi, capitolo 2, a proposito dell’Anticristo: “Nessuno vi inganni in alcun modo; prima infatti dovrà venire l’apostasia, rivelarsi l’uomo dell’iniquità, il figlio della perdizione. Colui che si contappone e si innalza sopra ogni essere che viene chiamato Dio o è oggetto di culto, fino a sedersi nel tempio di Dio, proclamandosi Dio lui stesso. Infatti il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene. Allora sarà rivelato l’empio e il Signore Gesù lo distruggerà col soffio della sua bocca e lo annienterà con lo splendore della sua venuta”.

Si tratta di una profezia che non ha condizionale e non può essere allontanata dalle nostre preghiere e dalle nostre penitenze. E’ una veduta sull’avvenire che Dio ci dona nella Scrittura (6).

Satana deve regnare; egli regnerà per un breve periodo (S. Matteo, capitolo XXIV, 22).

Ma perché egli possa regnare su tutta la terra occorre, a quanto pare, che diventi il capo incontestato di un governo mondiale. Come potrebbe regnare altrimenti? L’anticristo annunciato dalla Scrittura sarà verosimilmente un uomo posseduto da Lucifero e solo allora possiederà tutti i poteri: politico, economico, culturale e religioso (7). Egli eserciterà sul mondo una dittatura assoluta. Nulla potrà sussistere (ad eccezione di alcuni servitori di Dio che si rifugeranno nel deserto) se non ha il marchio della bestia (Apocalisse di S. Giovanni) (8).

Nostro Signore ha detto ancora: “Colui che non è con me è contro di me” (S. Luca 15, 23). Non esiste la neutralità tra il bene e il male, tra la verità e l’errore. In questo mondo ognuno deve scegliere il suo campo. L’esistenza terrestre è un luogo di prova e noi saremo giudicati per l’Eternità a seconda della scelta che avremo fatto. Guai a colui che avrà scelto il partito del demonio!

L’Antico Testamento ci dà lo stesso avvertimento: “Poiché Dio ha creato l’uomo per l’immortalità e l’ha fatto ad immagine della sua natura. E’ per l’invidia del diavolo che la morte è entrata nel mondo; ne faranno l’esperienza coloro che hanno scelto il partito del demonio”. (Saggezza II, 23-24).

La Scrittura stessa ci insegna ciò che avverrà alla fine dei tempi: “Convenerunt in unum adversus Dominum et adversus Christum ejus”

Essi si sono riuniti per essere uno solo contro il Signore ed il suo Cristo. (Salmo 2).

(1) Specificatamente per le regioni della Svizzera e del Giura.

(2) 23 gennaio 1985. “Professione: Esorcista”. Sfortunatamente si presentava nello stesso tempo uno pseudo-esorcista dei più sospetti.

(3) Il Padre Lamy, il santo Curato di La Courneuve, ha detto che gli uomini non potevano immaginare ciò che era la potenza di un arcangelo, anche se decaduto.

(4) Satana è in gran parte responsabile del peccato originale. Egli è bugiardo fin dal principio e tentatore.

(5) “Chi è com Dio?” fu il grido dell’Arcangelo S. Michele mentre scacciava dal cielo Lucifero e gli angeli ribelli.

(6) Le profezie del Vecchio Testamento riferendosi alla venuta del Messia ed al suo sacrificio non avevano condizionali. Esse dovevano necessariamente compiersi. Al contrario Ninive doveva essere distrutta, ma i suoi abitanti fecero penitenza ed essa fu risparmiata (profezia condizionale).

(7) La nomenklatura sovietica che concentra in alcune mani il potere politico, economico e culturale ci dà attualmente un’idea di ciò che sarà il potere dell’Anticristo. Ma la nomenklatura non è che la testa dominatrice di una prefigurazione anticristica lontana dal raggiungere la potenza del vero Anticristo, il quale avrà il diritto di vita e di morte sul mondo intero.

(8) Apocalisse, XIII, 16-17. Vedere anche il messaggio di La Salette.

2. LA LOTTA DELLE DUE CHIESE

La storia dell’umanità, nella sua trama fondamentale, è costituita dalla lotta permanente che la Contro-Chiesa (S. Paolo la chiamava il mistero d’iniquità) conduce contro la vera Chiesa, Corpo mistico del Cristo. Questo è ciò che alcuni grandi spiriti, illuminati da Dio ci hanno chiaramente spiegato; S. Agostino quando ha descritto la lotta delle due città che due amori differenti hanno generato, S. Ignazio di Loyola quando ha parlato del combattimento dei due stendardi.

Più recentemente, il Cardinal Pie che fu uno dei grandi lumi del XIX secolo, ha mirabilmente riassunto ciò che fu, sul piano metafisico e teologico, la rivolta di Lucifero.

“Satana giudicandosi offeso nella dignità della sua condizione nativa, si trincerò nel diritto e nell’esigenza dell’ordine naturale. Egli non volle né adorare in un uomo la maestà divina, né accogliere in lui stesso un surplus di splendore e di felicità derivante da questa umanità deificata. Al mistero dell’Incarnazione egli obiettò la creazione, all’atto libero di Dio oppose un diritto personale. Infine contro lo stendardo della Grazia, elevò la bandiera della natura”.

Il mistero d’iniquità è caratterizzato dal rifiuto della grazia. Mentre nella creazione divina l’ordine naturale e l’ordine soprannaturale coesistono armoniosamente (il cristiano in stato di grazia vive nello stesso tempo una vita naturale e una vita soprannaturale), assistiamo nel tentativo di dominazione luciferina ad una rivolta della natura contro la grazia e ad una deificazione della creatura. (D’altronde riflettendoci, è Satana che è deificato attraverso la creatura ribelle). Questa creatura gonfia di orgoglio che si è rivoltata contro Dio e contro il Suo ordine pretende di instaurare sul solo piano della natura una società eccellente da cui Dio sia totalmente escluso. “Il grande mito rivoluzionario, ha detto André Malraux, è una assunzione del popolo inseparabile dalla vittoria”. Egli ha anche detto che “la Rivoluzione gioca oggi il ruolo che giocava la vita eterna”.

Ma poiché Nostro Signore ha affermato: “Senza di me voi non potete fare nulla” (S. Giovanni XV, 55), questo tentativo prometeico dell’umanità ribelle non può condurre che al tallimento; ciò che doveva essere un paradiso, noi lo constatiamo, finisce sempre nell’abominazione e nella schiavitù. Solamente la Verità ci rende liberi (S. Giovanni VIII, 32).

3. LE FORTEZZE CHE IL NEMICO DI DIO HA DOVUTO ABBATTERE E QUELLE CHE EGLI DEVE ANCORA ROVESCIARE PER ARRIVARE AD INSTAURARE UN GOVERNO MONDIALE

Prima di abbattere occorre conquistare, perciò vedremo con quale intelligenza e con quali stratagemmi il principe di questo mondo è arrivato a conquistare fortezze che apparivano imprendibili.

Quali sono queste fortezze?

Sono quelle che nel passato hanno costituito per la Chiesa cattolica delle spade temporali potenti: la monarchia francese e la monarchia austriaca. La Rivoluzione ha attaccato in successione il casato dei Borboni ed il casato degli Asburgo. Si può anche pensare che la tragica sparizione dei Romanov (benché essi non abbiano costituito per la Chiesa cattolica una spada temporale) abbia permesso alla Rivoluzione di abbattere una fortezza importante nell’Europa dell’Est. Agli zar che erano cristiani sono succeduti degli uomini abominevoli, senza dubbio demoniaci, che hanno immediatamente attaccato la religione per far sparire anche l’idea di Dio e che hanno sopresso ogni libertà nel loro impero.

3.1. LA CADUTA DELLA MONARCHIA FRANCESE
3.2. LA CADUTA DELLA MONARCHIA AUSTRIACA
3.3. L’ASSALTO CONTRO LA CHIESA CATTOLICA, FORTEZZA SPIRITUALE

3.1. LA CADUTA DELLA MONARCHIA FRANCESE

“Spaventosa e deplorevole sedizione, totale capovolgimento del regime sociale che alla fine del XVIII secolo in Francia reprime e perseguita con odio le cose divine ed umane, il re ed i nobili, ma specialmente la Chiesa del Cristo e i suoi ministri… In quel tempo uomini ignobili si impadronirono impudentemente del potere, mascherando l’odio che li muoveva verso la religione cattolica sotto il fallace pretesto della filosofia tendendo con tutte le loro forze ad abolire il nome cristiano… ” (Pio XI: Lettera Apostolica che proclamava Beato Pierre-René-Rogue).

La Rivoluzione francese è stata opera di una minoranza ben organizzata che nella persona di Luigi XVI ha voluto abbattere il principio che egli incarnava: La sottomissione della politica all’ordine di Dio (1). Il Papa Pio VI lo espose in maniera eminente nella sua allocuzione del 13 giugno 1793 sulla morte di Luigi XVI, facendo risalire questa sedizione alla Riforma.

“Era da molto tempo che i Calvinisti progettavano e preparavano la caduta della religione romana in Francia. All’inizio bisognava preparare la mentalità, far penetrare nel popolo le dottrine empie, ma da allora non si è più smesso di spandere dappertutto libelli debordanti di perfidia e di spirito di sedizione… L’Assemblea Generale del Clero di Francia nel 1745 denunciò queste imprese pericolose e criminali. ”

Più tardi Papa Leone XIII nella sua mirabile opera: la Chiesa e il Diritto Comune (pag. 161, Casterman) lo preciserà. “E’ dalla Riforma che sono nati nel secolo scorso sia la falsa filosofia sia ciò che viene chiamato il diritto moderno, la sovranità del popolo e quella licenza senza freni al di fuori della quale molti non hanno più saputo vedere la vera libertà”.

Joseph de Maistre, che possedeva una mente particolarmente lucida, ha riassunto bene la questione in queste poche righe: “Dopo l’epoca della Riforma e dopo Wiclef, è esistito in Europa uno spirito terribile ed invariabile che ha lavorato senza tregua per rovesciare il Cristianesimo… Su questo spirito distruttore sono venuti ad innestarsi lutti i sistemi antisociali e anticristiani che sono apparsi ai giorni nostri. Tutto ciò forma un tutt’uno e deve essere considerato come una sola setta che ha giurato la distruzione del Cristianesimo e di tutti i troni cristiani, ma soprattutto e innanzitutto della casata dei Borboni e del Seggio di Roma (2). (Opere, libro VIII, pag. 312).

Esistono molte opere che mettono in rilievo il ruolo determinante delle società di pensiero e delle Logge massoniche nella Rivoluzione francese. Noi non potremo però occuparcene.

Voltaire fu consacrato franco-massone durante il suo primo viaggio i Inghilterra (1725-1728) e di ritorno a Parigi verso il 1730 non fece mistero del suo progetto di annientare il Cristianesimo (3). La pubblicazione dell’Enciciopedia fu il primo mezzo per raggiungere questo obiettivo (4). Egli scriveva il 23 maggio 1764 a Damilaville: “Io ripongo tutte le mie speranze nell’Enciciopedia”. L’Enciclopedia fu tirata solo in 4200 esemplari in 35 volumi in-folio, ciò prova che per realizzare una rivoluzione è sufficiente contaminare un piccolo numero di intellettuali ai quali si forniscono degli argomenti.

Dopo la fondazione nel 1772 del Grande Oriente di Francia, che fu una concentrazione di gruppi massonici francesi, la Franco Massoneria si sviluppò così bene che nel 1789 non aveva meno di 700 logge in Francia e nelle colonie, senza contare un gran numero di capitoli e di assemblee (rapporto letto alla direzione delle Logge del Grande Oriente di Nantes, lunedi 23 aprile 1983).

I rivoluzionari e gli uomini più conosciuti che hanno occupato in prima linea la scena politica a quell’epoca, appartenevano tutti alle Logge.

Philippe-Egalité, Dumouriez, La Fajette, Custine, i fratelli Lameth, Dubois de Crancé, Roéderer, Lepelletier de Saint-Fargeau, appartenevanc alla Loggia “Il Candore”.

Babeuf, Hébert, Lebon, Marat, Saint-Just, a quella deqli “Amici Riuniti”. Bailly, Barère, il dottor Guillotin, Danton, Garat, Lacépède, Brissot, Camille Desmoulins, Pétion, Collot d’Herbois erano della Loggia delle “Nove Sorelle” alla quale avevano appartenuto anche Voltaire, d’Alembert, Dìderot e Helvétius.

Il reverendo Sièyes faceva parte di quella della “Venti Due”.

Robespierre era Rosa-Croce del Capitolo di Arras.

Dietrich Talleyrand e Savalette de Lange appartenevano alla Setta degli “Illuminati”.

Per ciò che concerne più precisamente la morte di Luigi XVI, ucciso “in odio alla fede cattolica” (Pio VI, testo già citato), non possediamo prove scritte, ma solamente delle testimonianze. La morte di Gustavo III re di Svezia e quella di Luigi XVI, sarebbero state decise a Francoforte nel 1785 dall’Assemblea Generale degli Illuminati “Eclettici”. Le testimonianze abbondano, scrive Mons. Delassus. Tra queste si può ciltare quella del conte di Haugwitz, ministro di Prussia al congresso di Verona, che era stato incaricato della direzione delle Logge di Prussia, Polonia e Russia, e la tesfimonianza del Cadinale Mathieu, Arcivescovo di Besanson (lettera a Léon Pages). Vi si legge: “C’è stata a Francoforte nel 1785 una assemblea di Franco-Massoni in cui sono stati convocati due uomini considerevoli di Besançon, il signor de Reymond, ispettore delle poste e Marc de Bouligney, presidente del Parlamento. In questa riunione furono decise le morti del re di Svezia e di Luiqi XVI. De Reymond che visse fino al 1838 lo confessò a Bourgon, presidente della Camera alla Corte e a Weiss, bibliotecario della città e membro dell’Istituto”. Mons. Bessons, allora vicario generale del cardinale Mathieu e poi vescovo di Nimes, ha confermato e completato questi fatti.

Infine nei primi giorni del marzo 1898 il Rev. Padre Abel, Gesuita molto rinomato in Austria, in una delle sue conferenze per uomini svoltasi a Vienna in occasione della Quaresima ha detto: “Nel 1784 (o forse 1785) c’è stata a Francoforte una riunione straordinaria della Grande Loggia Eclettica. Uno dei membri ha messo ai voti la condanna a morte di Luigi XVI e di Gustavo III. Quell’uomo si chiamava Abel. Era mio nonno”. Alla conferenza seguente il Rev. Padre Abel precisò: “Mio padre (all’inizio franco-massone) mi ha raccomandato morendo, come sua ultima volontà, di applicarmi a riparare il male che lui e i nostri antenati avevano fatto”.

Tutto ciò sarebbe stato senza dubbio evitato e la monarchia francese avrebbe trionfato sui suoi nemici se Luigi XIV o uno dei suoi successori avesse consacrato il Regno al Sacro Cuore di Gesù, come aveva domandato Nostro Signore a S. Margherita Maria a Paray-le-Monial nel 1689, cioè cento anni prima della data che si considera come l’inizio della Rivoluzione francese (5).

Le conseguenze della Rivoluzione francese furono considerevoli in Francia ed in Europa. Dio che da 13 secoli è stato il primo ad essere servito in un regno in cui il monarca era considerato come il suo luogotenente, è stato rimpiazzato dalla creatura deificata. Lo sconvolgimento totale fu riassunto dal Papa Benedetto XV in alcune righe (A.A.S. 7 marzo 1917): “Sotto l’effetto della folle filosofia nata dall’eresia degli innovatori e dal loro tradimento, le menti della massa sragionarono e scoppiò la rivoluzione; la sua estensione fu tale che essa intaccò le basi cristiane della società non solo in Francia ma, poco a poco, in tutte le nazioni. Dopo aver rigettato ufficialmente l’autorità della Chiesa, rinunciando a tenere la religione come guardiana e protettrice del diritto, del dovere e dell’ordine nella citta, si è espresso il parere che il potere prendeva la sua origine nel popolo e non in Dio; che poiché gli uomini erano per natura tutti uguali tra di loro, avevano gli stessi diritti; che era lasciata ad ognuno la libertà di agire come voleva a condizione che la legge non lo proibisse; che nulla che il popolo non avesse ordinato aveva forza di legge ma soprattutto che la libertà di pensiero in materia religiosa o di diffusione di tutto ciò che ognuno voleva non era limitata purché non recasse torto a nessuno. Ecco, da quel momento, su cosa si poggia la politica per ogni principio…”.

(1) “Chi potrà mai dubitare che quel monarca non è stato immolato soprattutto per oio alla fede e per spirito di furore contro i dogmi cattolici” (Pio VI). Estratto dal Concistoro dell’11 giugno 1793. Il martirio del Re è stato accompagnato da persecuzioni contro i cattolicii e dalla distruzione degli edifici religiosi e degli oggetti di culto.

(2) Joseph De Maistre non ha potuto assistere all’eliminazione della casa degli Asburgo che ha avuto lugo nel secolo seguente.

(3) Nella sua opera Il libro dell’apprendista, Oswald Wirth riferisce l’accoglimento di Voltaire nella famosa Loggia delle 9 sorelle. Egli fu presentato da Franklin e da Court de Gebelin.

(4) Voltaire aveva raccomandato a D’Alembert “di farcire l’Enciclopedia di verità che non si sarebbe osato dire da vent’anni”.

(5) Luigi XVI procedette a questa consacrazione mentre era prigioniero nel Tempio, ma larivoluzione si stava già compiendo. Allo stesso modo si piò pensare che l’espansione sovietica sarebbe stata contenuta se la Chiesa avesse proceduto alla Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria nelle forme da Lei prescritte (Fatima).

3.2. LA CADUTA DELLA MONARCHIA AUSTRIACA

La caduta dell’Impero Austro-Ungarico si è compiuta con il trattato di Versailles.

La Casa degli Asburgo aveva giocato in Europá Centrale e in Italia il ruolo della casa dei Borboni e bisognava che essa sparisse.

I trattati di Versailles, Trianon e Saint-Germain hanno determinato la rovina della potestà cattolica che sussisteva in Occidente, mentre nell’Est, con i sussidi degli Ebrei americani (specialmente la banca Schiff e la banca Warburg), lo Zar era stato rovesciato dai Soviet (6).

Le decisioni del trattato di Versailles erano quelle prese dall’assemblea massonica che si era riunita a Parigi il 28/29 e 30 giugno 1917. Tutte le logge alleate e neutrali vi erano rappresentate.

L’Impero Austriaco era stato smembrato e ridotto in una moltitudine di Stati massonici (7) che Hitler doveva annettere molto facilmente 20 anni più tardi (in attesa di essere conquistati dai Soviet).

La volontà di eliminare la Casata degli Asburgo e di smembrare l’Impero Austro-Ungarico spicca chiaramente dal ritiuto degli Alleati di firmare una pace separata con l’Austria come era stato proposto dall’Imperatore Carlo I, successore dell’Imperatore Francesco-Giuseppe.

Quest’ultimo era morto il 21 novembre 1916 e l’Imperatore Carlo I (che aveva sposato una principessa di Francia, Zita di Borbone Parma), sovrano che non aveva alcuna responsabilità nell’inizio della conflagrazione mondiale, si era affrettato a fare delle proposte di pace che dovevano essere appoggiate da Benedetto XV nell’agosto 1917. La Franco- Massoneria le fece fallire. Il Presidente del Consiglio francese, il protestante Ribot, trasmise le istruzioni massoniche a Lord Robert Cecil a Londra, il quale le riferì a Lord Bertie: “Il signor Ribot mi prega di farvi conoscere i suoi timori e di dirvi che egli non si lascerà condurre nella via in cui il Vaticano sembra volerlo portare. Egli spera che il Governo britannico condividerà la sua opinione e darà al Signor de Salis istruzioni allo scopo di scoraggiare ogni tentativo del Cardinale Segretario di Stato tendente ad un intervento ufficioso tra belligeranti” (8).

Senza questa volontà di distruggere l’Impero Austro-Ungarico, la guerra sarebbe finita molto prima e centinaia di migliaia di vite umane sarebbero state risparmiate.

Da notare che al contrario, l’Impero protestante di Germania, trasformato in democrazia, fu ridotto solo momentaneamente e conserva tutta la sua potenza.

All’epoca le menti lucide si erano indignate di fronte a questo trattato (9). Il maresciallo Foch, che era sempre stato tenuto lontano dai negoziati aveva scritto a Clemenceau il 6 maggio 1919: “Signor Presidente, mi domando se vi accompagnerò domani a Versailles. Mi trovo davanti al caso di coscienza più grave che io abbia mai conosciuto nella mia esistenza. Io ripùdio questo trattato e non voglio, sedendomi al vostro fianco, condividerne le responsabilità. Ci sarà forse un’Alta-Corte per giudicarci, perché la Francia non capirà mai che dalla vittoria noi abbiamo fatto uscire il fallimento. Quel giorno io voglio presentarmi con la coscienza tranquilla e con le carte in regola (10) “.

Tra gli uomini che hanno giocato un ruolo fondamentale in questi avvenimenti occorre citare il franco-massone Wilson, Presidente degli Stati Uniti, che impose il trattato di Versailles, e Clemenceau, Presidente del Consiglio della Repubblica francese, che lo firmò.

Esiste un mito Clemenceau come esiste un mito gollista.

Nessuno ignora che “la Tigre”, “il Padre la Vittoria” era un rivoluzionario ateo (11). A lui si devono delle formule caustiche che permettono di delineare l’uomo.

“La Rivoluzione è un blocco da cui non si può togliere niente… Dura ancora perché ci sono sempre gli stessi uomini che si trovano di fronte agli stessi nemici. Sì, voi siete rimasti gli stessi e noi non siamo cambiati. Ecco perché la lotta durerà finché una delle due parti sarà vittoriosa” (12).

Egli diceva ancora: “Dalla Rivoluzione noi siamo in rivolta contro l’autorità divina ed umana”. “Nulla sarà fatto in quel paese finché non si sarà cambiato lo stato mentale che vi ha introdotto l’autorità cattolica” (13).

La “Tigre” aveva in odio la casa degli Asburgo. Egli scriveva il 6 settembre 1867 dopo l’esecuzione di Massimiliano, Imperatore del Messico e fratello di Francesco Giuseppe “a proposito di questi imperatori, re, arciduchi e principi”: “Io li odio di un odio senza quartieri, come li si detestava un tempo nel ’93, quando si chiamava quell’imbecille di Luigi XVI il tiranno esecrabile. Tra noi e quella gente c’è una guerra a morte… Io non ho pietà per quella gente… Vedete che io sono feroce. Ciò che c’è di peggio è che io sono intrattabile” (14).

Egli aveva conosciuto nel dicembre 1886 l’Arciduca Rodolfo tramite la figlia di Szeps, redattore capo del “Nuovo Quotidiano di Vienna” (e più tardi fondatore del Giornale di Vienna). La figlia di Szeps aveva sposato Pau Clemenceau, fratello di Georges.

L’arciduca ereditario Rodolfo era ostile alla Germania e desiderava ardentemente untalleanza dell’Austria con la Francia e l’Inghilterra. Si è pensato per lungo tempo che la Germania l’avesse fatto assassinare a Mayerling il 30 gennaio 1889 (assassinio camuffato in suicidio).

Rodolfo era un liberale che scriveva articoli nel giomale di Szeps. Egli gli inviò un giorno questa lettera estremamente strana datata 1882 (15): “Vi auguro e ci auguriamo tutti di combattere per lunghi anni con una forza infaticabile in prima fila fra coloro che lottano per la verità, la luce, la civilizzazione, l’umanità ed il progresso. Io e voi siamo uniti nelle idee e tendiamo allo stesso fine. Se i tempi attuali sono brutti, se lo spirito reazionario, il fanatismo, la degradazione dei costumi, il ritorno ai vecchi tempi sembrano oggi dominare, nondimeno noi confidiamo in un avvenire migliore, nella vittoria dei principi che serviamo, poiché il progresso è una legge ineluttabile della natura… La Francia è per noi la fonte primitiva di tutte le idee e di tutte le istituzioni liberali del Continente; noi le dobbiamo moltissimo. Essa ha dato la prova eclatante di ciò che le repubbliche possono fare di grande in Europa nel 1882… “.

Si tratta di un linguaggio massonico. Maurice Szeps era un Ebreo liberale. E’ probabile (ma bisognerebbe cercarne le prove) che egli fosse anche franco-massone.

L’arciduca ereditario Rodolfo ha cambiato opinione tra il 1882, data in cui scriveva questa lettera, ed il 1889, data della sua morte? Oppure non volle compiere ciò che aveva iniziato? Sapeva di essere condannato? Come interpretare le lettere scritte alla sua donna nelle quali parlava della sua prossima morte e non del suo suicidio?

“Vado tranquillamente alla morte, la sola che può salvaguardare il mio nome”.

“Bisogna che io muoia” egli scriveva al diplomatico Szogynény (16). Qui si entra nel campo delle ipotesi. Tuttavia stando alle dichiarazioni dell’imperatrice Zita riportata da Jean Des Cars (opera citata pag. 423) (17), non sarebbe la Germania la responsabile dell’uccisione dell’Arciduca Rodolfo, ma la Francia nella persona di Georges Clemenceau.

Quest’ultimo e uno dei suoi agenti, Cornelius Herz, finanziatore del giornale “La Giustizia” avrebbero tentato di convertire l’arciduca Rodolfo alle loro idee. Clemenceau cercava di farsi alleata l’Austro-Ungheria nella guerra di rivincita contro la Prussia. Secondo questo piano, Cornelius Herz avrebbe tentato di convincere Rodolfo a salire sul trono al posto di suo padre… Rodolfo avendo rifiutato di destituire suo padre ed essendo divenuto “l’uomo che ne sapeva troppo”, sarebbe stato ucciso per mano di uomini, dopo aver opposto una resistenza disperata agli agenti di Cornelius Herz e di Clemenceau” (18).

Infine bisogna notare che solo le monarchie protestanti e massoniche (ad eccezione del piccolo regno del Belgio) sono state risparmiate in Europa fino ad oggi. E ciò si comprende perfettamente: si può essere protestanti in molti modi! Il protestantesimo non ostacola la Rivoluzione, perché conduce logicamente all’indifferenza religiosa.

(6) L’Occidente vittorioso avrebbe potuto intervenire, ma ha pensato che alla fine una epubblica democratica sarebbe stata instaurata. La banca Warburg aveva aperto nel 1917 un conto a Trotsky. Vedere i documenti 9 e 10 di: Papers relating to the Foreign Relations of the United States, Primo Volume, pagine 375-376. Le famiglie Schiff e Warburg erano non solamente alleate, ma associate.

(7) I nuovi dirigenti cecoslovacchi erano franco-massoni (Bénès), come pure Alessandro di Yugoslavia e Carol di Romania. Da notare che al momento dei negoziati di pace e prima di smembrare l’Austria, era stato proposto all’Imperatore Carlo I di farsi franco-massone, ma egli aveva rifiutato. Questa informazione è data dalla rivista Les nouvelles religieuses del 15 marzo 1926, pag. 132: il ricongiungimento della Chiesa cattolica alla Germania protestante.

(8) “L’offerta di pace separata dell’Austria” tramite il principe Sisto di Borbone.

(9) Mio padre, capo delle operazioni del generale Mangin, aveva lasciato l’esercito.

(10) La Franquerie, Il pericolo tedesco, pag. 58 e 63. Leggere anche: Emile Flourens, La Francia riconquistata. Edoardo VII e Clemenceau, riedito da Buneau-Varilla, direttore del “Mattino”.

(11) Stando all’opera di Emile Flourens, La Francia riconquistata: Edoardo VII e Clemenceau (a partire da pag. 136), Clemenceau, che è sempre stato l’uomo dell’Inghilterra, apparteneva ad una setta i cui membri si facevano sotterrare in piedi, in odio a Dio. Ed è così che egli si fece sotterrare.

(12) Alla Camera, il 29 gennaio 1897.

(13) Il 12 luglio 1909, citato da P. Auburtin, Affinché egli regni, pag. 138.

(14) Lettera riprodotta nell’opera di Jean Des Cars, Elisabetta d’Austria o la fatalità, pag. 421.

(15) Citata da Henry Vallotton, pag. 246, nella sua opera Elisabetta, l’Imperatrice tragica.

(16) Jean Des Car, op. cit., pag. 421.

(17) Pubblicate dal qutidiano viennese “Kronen Zeitung”.

(18) La tesi dell’assassinio e non del suicidio è confermata dall’atteggiamento della Santa Sede al momento della morte dell’Arciduca. Dopo il primo telegramma inviato dall’Imperatore Francesco Giuseppe al Papa per ottenere l’inumazione religiosa di Rodolfo, il vaticano rifiutò. Poi il Papa diede il suo assenso dopo aver ricevuto un secondo telegramma cifrato all’incirca di 2.000 parole contenente le spiegazioni sulle cause della morte dell’Arciduca.

3.3. L’ASSALTO CONTRO LA CHIESA CATTOLICA,
FORTEZZA SPIRITUALE

La lotta ingaggiata dal “mistero d’iniquità” contro le monarchie cristiane, spade temporali della Cristianità, doveva beninteso essere seguita da una lotta senza quartiere contro la Chiesa cattolica, corpo mistico del Cristo.

Si deve però sottolineare una differenza capitale. Solo la Santa Chiesa ha ricevuto da Nostro Signore promesse di Eternità e queste promesse non hanno ripensamento. La Chiesa potrà essere attaccata, ferita o martirizzata nelle sue membra, ma non perirà mai (19).

L’offensiva della Contro-Chiesa si è esercitata su due piani differenti al fine di realizzare l’apostasia generale delle nazioni che, stando alle profezie di S. Paolo, è la condizione necessaria al governo mondiale e al regno dell’anticristo.

L’attacco si è sviluppato sul terreno esterno ma anche nel seno stesso della Chiesa.

3.3.1. Sul Terreno Esterno

Su questo piano pare ci sia stato un certo periodo di calma dopo gli sconvolgimenti sanguinosi della Rivoluzione e le guerre dell’Impero che hanno permesso di espandere le idee rivoluzionarie attraverso tutta l’Europa. Questo è durato fino all’anno 1864, data fissata dalla SS. ma Vergine alla Salette (1846) come quello “in cui Lucifero, con un gran numero di demoni sarà liberato dall’inferno; essi aboliranno la fede poco a poco anche nelle persone consacrate a Dio (20) “. Ora la prima Internazionale, il primo movimento organizzato il cui scopo era di instaurare il comunismo nel mondo, fu fondata da Carlo Marx a Londra il 28 settembre 1864 (21).

Alla Salette la SS. ma Vergine aveva anche annunciato: “I governi civili avranno tutti lo stesso disegno, di abolire e far sparire ogni principio religioso per far posto al materialismo, all’ateismo, allo spiritismo e ad ogni sorta di vizi”. E questo genererà l’apostasia delle nazioni. Ma non anticipiamo.

Napoleone I, che era un realista ambizioso (22), aveva firmato il 15 agosto 1801 un concordato che riconosceva che “la religione cattolica, apostolica e romana è la religione della maggioranza dei Francesi”. Questo concordato ha regolato i rapporti tra la Chiesa e lo Stato per poco più di un secolo (fu rotto nel 1905) e ha permesso ai bambini francesi di essere istruiti in tutte le scuole sulle verità della fede.

Il Concordato assicurò alla Francia 100 anni di relativa stabilità. Il franco non si svalutò di un centesimo in quel periodo. E anche vero però che fino al 1905 era impresso sui luigi d’oro: “Dio protegga la Francia” (23).

Ma i nemici di Dio attendevano la loro ora. Crétineau-Joly ha scritto:

“Nella lotta ora ingaggiata tra il dispotismo sacerdotale o monarchico e i principi di libertà, leggiamo in un documento emanato dalla Setta in data 20 ottobre 1821, che ci sono delle conseguenze che occorre subire, dei principi che prima di tutto bisogna far triontare. Un fallimento negli avvenimenti era già stato previsto; non dobbiamo rattristarcene oltre misura, perché se questo insuccesso non scoraggia nessuno, in un dato tempo faciliterà i mezzi per attaccare il fanatismo (24) con più frutto… Non possiamo più andare contro al nemico con l’audacia dei nostri padri nel 1793… ma con il tempo ci sarà permesso forse di raggiungere l’obiettivo che essi hanno mancato… E’ d’insuccesso in insuccesso che si arriva alla vittoria” (Libro II, pag. 18).

Non si possono moltiplicare le citazioni in una sintesi anche se i documenti abbondano. La difficoltà però è nel fare una scelta tra i testi. Non ci stupisce che la Restaurazione ed il Secondo impero non siano andate a genio ai principi cristiani del vecchio regime se si esamina l’entourage di questi monarchi.

Fouché, oratoriano, apostata, regicida, divenuto duca d’Otranto sotto il primo Impero, fu ministro della Polizia agli inizi del regno di Luigi XVIII. Talleyrand, ex-vescovo d’Autun, spretato, che era appartenuto alla setta degli Illuminati, dopo aver “mangiato a due greppie” negoziò il ritorno dei Borboni. Luigi XVIII lo nominò ministro degli Affari Esteri il 13 maggio 1814 poi, dopo Waterloo, Presidente del Consiglio.

Il duca Decazes, di cui Louis Blanc ha detto era un “Fouché ridotto”, era Commendatore del Supremo Consiglio del 33° grado dell’Ecossisme.

Non ci si può meravigliare in queste condizioni che Thiers abbia detto nel 1873 in un discorso pronunciato davanti al Corpo Legislativo: “La Costituzione del 1814 è uscita dalle viscere stesse della Rivoluzione”.

Con Luigi Filippo, “il migliore degli uomini malvagi” (25) che si vantava di essere l’ultimo volteriano del suo secolo fu ancora peggio. Questo re dei Francesi liberale era circondato da franco-massoni: Decazes, La Fayette, Dupont de l’Eure, Talleyrand, Teste, ecc. Uno dei primi atti di governo fu di mettere il giudaismo al rango delle comunioni cristiane. Contrariamente all’articolo VII della Carta del 1830 i rabbini dell’anno seguente furono iscritti nel bilancio (26).

Dopo la caduta di Luigi Filippo, la Rivoluzione non potè mantenersi sotto la {orma repubblicana e fece di nuovo ricorso all’Impero nella persona di Carbonaro (27). Ciò spiega in parte la guerra che Napoleone III mosse all’Austria per promuovere l’unità italiana (1859). La mancata uccisione di Orsini (14 gennaio 1858) costituì senza dubbio un richiamo all’ordine.

Il miglior giudizio su questo periodo è stato dato dal Cardinal Pie nella celebre risposta che egli diede a Napoleone III: “Né la Restaurazione né voi, sire, avete fatto per Dio ciò che occorreva fare, perché né l’uno né l’altro avete rinnegato i principi della Rivoluzione di cui però combattete le conseguenze pratiche, perché il Vangelo sociale a cui si ispira lo Stato è ancora la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, la quale non è altro, sire, che la negazione formale dei Diritti di Dio (28). ”

Poi, nella stessa occasione, a proposito del diritto pubblico che, pur riconoscendo che la religione cattolica era quella della maggioranza de Francesi, affermava anche che gli altri culti devono aver diritto ad una simile protezione, il Cardinale precisava: “Non è proclamare equivalentemente che la Costituzione protegge ugualmente la verità e l’errore? (29). Ebbene! Sire, sapete ciò che Gesù Cristo risponde ai governi che si rendono colpevoli di una tale contraddizione? Gesù Cristo, Re del Cielo e della terra, risponde loro: “Anche io, governi che vi succedete rovesciandovi gli uni gli altri, anch’io vi accordo la stessa protezione. Io ho accordato questa protezione all’Imperatore zio, ho accordato la stessa protezione ai Borboni, la stessa protezione a Luigi Filippo, la stessa protezione alla Repubblica; e anche a voi la stessa protezione sarà accordata” ” (30).

Fu durante questo periodo che nacque una classe di uomini miserabili che fu chiamata proletariato. Queste povere genti, sradicate dalle nostre campagne, che avevano creduto di trovare in città nelle fabbriche di recente costruzione una situazione migliore, sono diventate vittime delle leggi della concorrenza di un capitalismo selvaggio. La legge Le Chapelier (giugno 1791) (31), che aveva abolito le corporazioni dell’ “ancien regime” aveva vietato agli operai di riunirsi in sindacati o altri raggruppamenti professionali (32). Essi costituirono molto presto una preda per i dirigenti socialisti e comunisti. Il demonio trae sempre la sua forza dall’ingiustizia umana. La Chiesa che non era direttamente interessata a questo problema (spettava al Potere Temporale di regolarlo), prese coscienza troppo tardi della sua gravità (l’Enciclica di Leone XIII, Rerum Novarum, data solamente 15 maggio 1891).

Ma arriviamo nei dintorni dell’anno 1864, indicato dalla SS. ma Vergine alla Salette come quello in cui Lucifero e i demoni liberati dall’inferno avrebbero ripreso nuovamente l’offensiva per distruggere la fede nel mondo.

L’umanità ha conosciuto da allora una serie di guerre che erano una prefigurazione di grandi conflitti che l’avrebbero rattristata nel secolo successivo: la guerra austro-prussiana (1866), la guerra franco-prussiana che consacrò l’egemonia tedesca (1870). Negli Stati Uniti la guerra di Secessione che terminò solamente nel 1865.

Le guerre di conquista e di egemonia fondate su rivalità di interessi non sono mai guerre giuste e costituiscono dei castighi per i popoli. Esse favoriscono il più delle volte l’espansione della Rivoluzione.

Il Cardinale Manning ha scritto il 1 ottobre 1877 (33): “Non sono né gli imperatori, né i re, né i principi che dirigono il corso degli awenimenti. C’è qualcosa al di sopra di essi e dietro ad essi e quel qualcosa, più potente di tutti loro, si farà sentire quando l’ora sarà arrivata, il giorno in cui tutti gli eserciti d’Europa saranno impegnati in un immenso conflitto; in quel giorno la Rivoluzione che fino ad oggi ha lavorato segretamente sotto terra troverà l’ora favorevole per mostrarsi alla luce del sole. ”

Effettivamente è nel 1917 nel cuore del primo conflitto mondiale che il satanico Lenin ha preso il potere in Russia ed ha creato uno Stato comunista che attualmente minaccia il mondo.

Lo scatenamento delle forze sataniche ha riguardato tutte le parti del mondo. E’ nel corso degli stessi anni (1864-1917) che l’ “intellighentja russa” con il fiorire del populismo e lo sbocciare del nichilismo passa all’azione. Numerosi attentati terroristici ebbero luogo contro lo Zar e contro i suoi ministri. Il 13 marzo 1881 lo Zar Alessandro fu assassinato nel momento in cui stava dando il suo assenso al progetto di instaurazione di un regime rappresentativo.

Ma ritorniamo alla Francia, figlia maggiore della Chiesa, che è una luce per il mondo quando è fedele alla sua missione cattolica, e duramente castigata quando le è infedele (S. Remigio).

Dopo il disastro del 1870, dopo la Comune (34), si è compreso male per quale ragione una camera monarchica non aveva potuto restaurare la monarchia nella persona del Conte di Chambord. Questo principe era stato formato molto bene e il papa Pio IX diceva di lui: “tutto ciò che egli dice è ben detto; tutto ciò che egli fa è ben fatto”.

Il Conte di Chambord proclamava dinanzi al suo entourage: “Perché la Francia sia salva bisoana che Dio ne rientri in possesso, perché io vi possa regnare da Re!” (al Conte di Mun, il 20 novembre 1878).

“Si dice che l’indipendenza del Papato mi è cara e che io sia risoluto ad ottenergli garanzie efficaci. Si dice il vero. La libertà della Chiesa è la prima condizione della pace dello spirito e dell’ordine nel mondo” (a de Carayon-Latour, l’8 maggio 1871), e altrove: “La Verità ci salverà, ma la Verità integra. Sì, l’avvenire è degli uomini di fede, ma alla condizione di essere nello stesso tempo uomini di coraggio, non temendo di dire in faccia alla rivoluzione trionfante ciò che essa è nella sua essenza, e alla contro-rivoluzione ciò che deve essere nella sua opera di riparazione e di acquietamento (35).

Il pensiero di questo principe era in completa opposizione a quello del Potere occulto. La Franco-Massoneria avrebbe acconsentito, senza dubbio a malincuore, ad una restaurazione monarchica se questa monarchia non fosse stata cattolica, ma non poteva accettare un regime fondato sul “servire Dio innanzitutto” e che avrebbe facilitato la missione della Chiesa.

I monarchici dell’Assemblea non volevano (almeno la maggior parte) ritornare a quei vecchi principi (36) e i repubblicani (in minoranza) vi erano beninteso totalmente opposti.

Essi trovarono un alleato nella persona del Principe di Bismarck, cancelliere di Guglielmo II che aveva appena trionfato sulla Francia. Bismarck era in Germania uno dei dirigenti della Setta. Egli ebbe degli incontri segreti con Gambetta che pure apparteneva alla Franco-Massoneria. Bismarck che era grande nemico della Francia fece pressione per mantenere la repubblica in questo paese. Egli inviò le seguenti istruzioni all’Ambasciatore tedesco a Parigi, il Conte d’Arnim (37): “Dobbiamo infine desiderare il mantenimento della repubblica in Francia per un’ultima ragione che è la più importante: la Francia monarchica era e sarà sempre cattolica, la sua politica le dà una grande influenza in Europa, in Oriente e persino nell’Estremo Oriente. Un mezzo per ostacolare la sua influenza a profitto della nostra è di diminuire il cattolicesimo e il Papato che ne è a capo. Se riusciremo a raggiungere questo obiettivo la Francia sarà per sempre annientata. La monarchia ci ostacolerebbe in questo tentativo, la repubblica ci aiuterà. Io intraprendo contro la Chiesa cattolica una guerra che sarà lunga e forse terribile… mi si accuserà di persecuzione e forse vi sarò condotto, ma è necessario per dare il colpo di grazia alla Francia e stabilire la nostra supremazia religiosa e diplomatica così come la nostra supremazia militare… “.

Una volta isolato il Conte de Chambord (38) la democrazia laica ebbe il campo libero per proseguire ” la grande opera ” intrapresa nel 1789.

In questa vasta società anonima trasportata sul terreno politico che costituisce la Repubblica democratica fondata sul suffragio universale, non sono gli uomini piazzati in prima linea che detengono il vero Potere.

I veri detentori del Potere, coloro che tirano le fila, vivono nell’ombra, nel retroscena. Si capisce perché si tratta di un sistema ideale per il Potere Occulto, specialmente per la Setta che ha uomini in tutti i partiti, a sinistra come a destra.

Leone XIII aveva voluto avvicinarsi alla Repubblica per ottenere una distensione nella guerra antireligiosa. Egli vi era stato spinto dal suo Segretario di Stato, Cardinal Rampolla, mentre ignorava che quest’ultimo era franco-massone (non lo si apprese che dopo la sua morte). Ma si può affermare, credo senza sbagliarsi, che l’adesione della Chiesa alla Repubblica democratica e laica (1892) fu un errore (39). Si dice che quando si cena con il diavolo occorre munirsi di un grande cucchiaio. In questo caso il cucchiaio era troppo piccolo. Leone XIII alla fine della sua vita riconobbe che era stato ingannato e dichiarò nel 1902 parlando ai repubblicani: “Poiché essi sono inconvertibili non si può far altro che abbatterli”. E il 21 aprile 1903 aggiungeva: “o la Francia ritornerà alle tradizioni di S. Luigi o perirà nella vergogna e nella rovina”.

S. Pio X che era di modeste origini contadine aveva immediatamente capito con il suo sguardo di aquila ciò che era la Repubblica laica.

Nel 1909 egli diceva al vecchio ministro francese Emile Flourens: “Credetemi, io conosco i vostri Francesi, essi sono cattolici e monarchici di natura e lo ridiventeranno presto o tardi” (40).

Al tempo della sua ordinazione egli dichiarava a Dom de Saint Avit: “Non concepisco che un cattolico francese possa essere repubblicano” (41).

Ciò che nessuno può negare, ciò che è indubitabile è che la Terza Repubblica è stata una “ranocchiaia massonica”, nemica accanita della Chiesa.

Come ha notato Alexandre Zevaés (42): “Salvo qualche rara eccezione, la maggior parte degli uomini di Stato, dei militanti, dei giornalisti della Terza Repubblica appartenevano alla Franco-Massoneria: Gambetta, Jules Feny, Etienne Arago, Floquet, Rochefort, Clemenceau, Méline, Sarrien, Henri Buisson, Altred Naquet, Jules Claretie, Antonin Dubost, Fallièrs, Paul Bert, Eugène Pelletan, Camille Pelletan, Tony Révillon, Constans, Etienne, Félix Faure, Léon Bourgeous, Millerand, Gaston Doumergue, Paul Doumer, Henri Bérenger, Camille Chautemps, e tra i socialisti Jules Vallès, Eugène Pottier (l’autore dell’Internazionale), Lissangaray, Marcel Sembat, René Viviani, Arthur Groussier, Chauvière, ecc.

Si comprende che Mons. Gouthe-Soulard, Arcivescovo di Aix-en-Provence, abbia potuto esclamare: “Non siamo in una Repubblica ma in una Franco-Massoneria”.

Tutta questa cricca non tardò a passare all’azione.

Nel 1867 fu fondata da Jean Macé “la Lega francese dell’Insegnamento” che doveva giocare un ruolo fondamentale nella decristianizzazione dei bambini in Francia.

Poi ci fu la lunga serie delle leggi scellerate il cui obiettivo era di cacciare Gesù Cristo dalla vita sociale dei Francesi.

1879 – Esclusione del clero dalle commissioni amministrative degli ospedali e dai comitati di beneficenza.

1880 – Soppressione dei cappellani militari. Sopressione dell’insegnamento religioso negli esami.

1881 – Soppressione dell’insegnamento religioso nelle scuole mateme

1882 – Crocifissi tolti dalle scuole. Soppressione di cappellani dai licei. Vietato l’insegnamento religioso nelle scuole primarie.

1883 – Proibizione alle truppe di apparire in corpo alle cerimonie religiose.

1884 – Soppressione delle preghiere all’apertura del Parlamento. Soppressione dei cappellani negli ospedali e dell’immunità del clero dal servizio militare.

1886 – Esclusione dei Congregazionisti dall’insegnamento pubblico. Organizzazione della scuola laica.

Dal 1901 al 1904 – Scioglimento e spogliazione degli ordini religiosi. Soppressione del crocifisso nei tribunali. E’ soppresso ai Congregazionisti il diritto di insegnare.

9 dicembre 1905 – Separazione della Chiesa dallo Stato.

1907 – Soppressione dei capellani della marina e della formula “Dio protegga la Francia” scritto fino ad allora sulle monete.

La Federazione Nazionale Cattolica ha pubblicato prima della guerra il quadro dei voti antireligiosi espressi dalle persone ammesse ogni anno e quelli da loro adempiuti per via legislativa. I voti e la creazione delle Logge Massoniche in Parlamento corrispondevano in maniera così perfetta che il Fratello  G. Martin ha potuto a giusto titolo qualificare la Franco Massoneria come il “Comitato consultativo della Repubblica”.

Ho ricordato questi avvenimenti che i miei genitori hanno vissuto prima della guerra del 1914 perché per i nostri bambini sono già avvenimenti lontani.

Bisognerebbe ricordare loro anche gli “inventari” ai quali l’autorità laica procedeva facendosi accompagnare dalle forze di polizia o peggio ancora dalle forze militari (43), e i gruppi di tedeli radunati alle porte delle Chiese per opporvisi. Bisogna dire loro che in quell’epoca di lotta religiosa gli ufficiali attaccati alla loro religione erano “schedati” come si schedano oggi i criminali per reati comuni (44).

Ho sorvolato volontariamente sulle dichiarazioni blasfeme di questi miserabili perché ricordarle sarebbe come dar loro onore. Il loro odio per Dio e per la Santa Chiesa non ha l’uguale che nella loro mediocrità.

E’ molto meglio rileggere le encicliche del papa Pio X sui problemi di Francia, entrambe pubblicate nel 1906: l’enciclica “Vehementer”, 11 febbraio 1906 e l’enciclica “Gravissimo Officii”, 10 agosto 1906.

In “Vehementer” il Papa dopo aver ricordato la lista delle scellerate leggi di cui abbiamo appena parlato, dichiarava che stava per valutare la legge di Separazione stessa.

“Che occorra separare lo Stato dalla Chiesa”, diceva, “è una tesi assolutamente falsa, un errore molto pernicioso… Questa tesi è la negazione molto chiara dell’ordine soprannaturale. Essa limita l’azione dello Stato a perseguire solamente la prosperità pubblica durante questa vita, che non è che la ragione prossima delle società politiche, e non si occupa in nessun modo… della loro ragione ultima che è la beatitudine eterna offerta all’uomo quando questa vita così breve avrà fine… “.

“Questa tesi sconvolge anche l’ordine stabilito nel mondo da Dio, ordine che esige una concordia armoniosa tra le due società… “.

Non ci si fa beffe di Dio impunemente. La Francia è stata duramente castigata 9 anni più tardi. Un milione settecentomila giovani Francesi morirono sui campi di battaglia tra il 1914 e il 1918: sono state le vittime dell’apostasia nazionale, come lo erano stati prima di loro i figli dei rivoluzionari del 1789 che l’Imperatore nato dalla rivoluzione trascinò e fece perire in tutta l’Europa per soddisfare le sue ambizioni personali.

La lezione però non è stata sufficiente, poiché 20 anni dopo la prima guerra mondiale è scoppiata la seconda. La Francia apostata è stata nuovamente castigata e molto duramente, poiché è stata interamente occupata e in seguito ha perso il suo Impero coloniale.

Ma è nel 1917 che sorge per la Francia come per le altre nazioni un pericolo ancora più grave, quello della rivoluzione comunista la cui espansione appare attualmente molto preoccupante.

Questo pericolo è così grande che la stessa Madre di Dio è venuta a metterci in guardia a Fatima l’anno in cui il satanico Lenin ha preso il potere in Russia. Nessun uomo politico, nessun diplomatico poteva prevedere ciò che la SS. ma Vergine ha annunciato: se l’umanità non faceva penitenza, la Russia avrebbe sparso i suoi errori nel mondo provocando guerre e rivoluzioni. Ella fissò la data in cui sarebbe iniziato il cataclisma “Sotto il Pontificato di Pio XI”, ella disse (45).

Perché non abbiamo ascoltato i suoi avvertimenti? Quale cattivo genio ha impedito alla Chiesa di utilizzare i rimedi enunciati dalla Vergine Maria per fermare e respingere la marea delle forze del male? Perché ha atteso tanto? Perché ha proceduto alla consacrazione richiesta in maniera incompleta? (46).

3.3.2. L’attacco in seno alla Chiesa stessa

Non ci dilungheremo su questo argomento che e stato trattato dai migliori autori.

Si tratta della stessa corrente di pensiero che S. Pio X ha denunciato in alcune parole: “Il soffio della Rivoluzione è passato di là… “.

Insegnando che “la Rivoluzione dà al Cattolicesimo una seconda nascita”, Lamennais fece penetrare nella Chiesa questo virus che doveva corrompere le generazioni seguenti, da Marc Sangnier ai teologi del Vaticano II: Congar, Cardonnel, Hans Küng, Karl Rahner, Schillebeeckx e altri.

Si tratta sempre della stessa corrente, della stessa eresia senza tregua rinata e instancabilmente condannata. Lamennais e “l’Avvenire” sono stati condannati da Gregorio XVI nel 1831, i cattolici liberali da Pio IX, l’americanismo da Leone XIII, il modernismo e il Sillon di Marc Sangnier da S. Pio X, il modernismo giuridico e sociale da Pio XI. E’ sufficiente rileggere i testi di quelle condanne, anche solo l’enciclica Pascendi, per comprendere quale è l’essenza di questa eresia e dove essa conduce. Sfortunatamente per la santa Chiesa, essa ha trionfato in parte al momento del Concilio Vaticano II. Le conseguenze detestabili che denuncia attualmente il Cardinal Ratzinger erano già in germe in quel concilio.

Il Cardinal Billot ha definito in alcune righe (a proposito del Sillon) l’origine del male: “il cristianesimo del Sillon è sempre funzione del suo dernocratismo e questo democratismo cristiano è una deforrnazione dell’ideologia rivoluzionaria”.

Si tratta di una confusione tra il piano soprannaturale e il piano naturale, di una confusione tra la virtù della carità (virtù teologale che accompagna la grazia santificante) e la qualità umanitaria della beneficienza che esiste sul piano della natura in ogni uomo dotato di ragione.

Se togliete a Gesù Cristo la sua dimensione soprannaturale, facendo astrazione dall’amore di Dio, potete facilmente (sul piano della vita naturale) trasformarlo in un liberatore rivoluzionario precusore di Fidel Castro e di Che Guevara. Tutta la teologia detta della Liberazione che inquieta a giusta ragione la Santa Sede deriva da questa confusione, così come la religione sociale che il progressismo trionfante cerca di imporci. Si ritrova qui lo stesso peccato di Satana che “contro lo stendardo della grazia levò la bandiera della natura” (47).

“Vangelo interpretato alla loro maniera… Un Cristo deformato e diminuito”, precisava S. Pio X erigendosi contro questi accostamenti blasfemi.

E dall’alto del pulpito di Notre-Dame a Parigi il 13 luglio 1937 il Cardinal Pacelli, futuro Pio XII, metteva in guardia il popolo cristiano, contro questa eresia che Giovanni Paolo II denuncia oggi con il nome di Teologia della Liberazione.

“Vigilate!… Non è solamente ai non curanti che questo appello è indirizzato. E’ rivolto anche agli spiriti ardenti, ai cuori generosi e sinceri, il cui zelo però non si istruisce alla luce della prudenza e della saggezza cristiana. Nell’impetuosa foga delle loro preoccupazioni sociali essi rischiano di non conoscere le frontiere al di là delle quali la verità cede all’errore, lo zelo diviene fanatismo e la riforma opportuna sfocia nella rivoluzione… Guai a chi pretenderà di far venire a patti la giustizia e l’iniquità, di conciliare le tenebre con la luce!”.

Giustamente S. Pio X ha chiamato il modernismo “il canale collettore di tutte le eresie”. Come egli ha detto nella “Pascendi”, il modernismo non differisce dal libero pensiero assoluto che per la pretesa di rimanere cattolico. Ha realmente negato tutto salvo un piccolo sentimento difficile da comprendere, l’aspirazione verso l’ideale che continua a chiamare religione. Tutto ciò che abbiamo constatato in quello che viene chiamato il Dopo-Concilio: la distruzione della liturgia, le falsificazioni del catechismo e la variazione sostanziale dei dogmi; era in germe nel modernismo denunciato dalla “Pascendi”. Sono le opere “dei nemici peggiori della Chiesa” dichiarava questo santo Papa. “Non è dall’esterno ma dall’interno che essi tramano la sua rovina; il pericolo (e lo si è visto dopo) è oggi quasi nelle viscere e nelle vene della Chiesa: le loro mosse sono tanto più sicure quanto meglio sanno dove colpirla… “.

Ma non allontaniamoci dal nostro soggetto. Questo tentativo di corruzione interna della Chiesa Cattolica che causerà l’apostasia delle nazioni prima del regno dell’Anticristo, è stata voluta e preparata da molto tempo dalla Setta.

Nell’ottica dei nemici di Dio la Chiesa cesserà di rappresentare un pericolo quando avrà rinunciato alla sua missione di insegnare le verità rivelate, quando avrà rinnegato i suoi dogmi, quando non pretenderà più di essere la sola “maestra di verità”. Essa potrà allora fondersi in un insieme di religioni umanitarie che renderanno culto all’uomo deificato prima di renderlo all’Anticristo stesso.

Per ben comprendere ciò occorre rileggere i testi degli indemoniati del diciannnovesimo secolo e dei primi del ventesimo secolo, come Saint-Yves d’Alveydre, l’ex abate Roca, Stanislas de Guaîta, Papus (il dottore Encausse), Oswald Wirth, Péladan e altri. Queste persone avevano certamente dei lumi che si ottengono nel corso di alte iniziazioni.

L’ex-abate Roca annunciava l’anarchia liturgica in nome di un ritorno al Cristianesimo. Egli precisava: “Credo che il culto divino così come lo regolano la liturgia, il cerimoniale, il rituale e i precetti della Chiesa romana subirà prossimamente in un Concilio ecumenico una trasformazione che, rendendogli la venerabile semplicità dell’età apostolica, lo metterà in armonia con lo stato della coscienza e della civiltà moderna” (48).

Egli diceva ancora: “Si prepara una immolazione che espierà solennemente … Il Papato soccomberà. Esso morirà sotto i sacri coltelli che forgeranno i Padri dell’ultirno Concilio. Il Cesare papale è l’ostia incoronata per il sacrificio (49). ”

Quello che vuole costruire la cristianità… è un culto universale in cui tutti i culti saranno inglobati” (50).

Roca annunciava: “Ci sarà una nuova religione, ci sarà un nuovo dogma, un nuovo rituale e un nuovo sacerdote il cui rapporto con la Chiesa che cade sarà esattamente quello che era stato il rapporto della Chiesa cattolica con la Chiesa mosaica, sua defunta madre” (51).

Roca indicava i nuovi sacerdoti sotto il nome di “progressisti” (“Glorioso centenario”, pag. 447), preconizzava la soppressione della talare così come il matrimonio dei preti (“Il Cristo, il Papa e la Democrazia”, pag. 103, 105, 107). Egli annunciava anche i sindacati dei preti (“Glorioso centenario”, pag. 452).

Secondo Roca ne risulterà una cosa che farà stupore nel mondo e che lo getterà in ginocchio davanti al suo Redentore. Questa Cosa sarà la dimostrazione del perfetto accordo tra l’idealità della civiltà moderna e l’idealità del Cristo e del suo Vangelo. Sarà la Consacrazione del nuovo ordine sociale e il battesimo solenne della civiltà moderna (52).

L’ecumenismo mal compreso che è continuamente vantato dai nostri progressisti deve attirare in modo speciale la nostra attenzione poiché va nella direzione del sincretismo religioso che costruisce il maggior disegno della Contro-Chiesa .

Occorrerà beninteso in quest’ottica che la Chiesa cattolica faccia delle concessioni dottrinali importanti alle altre religioni se si vorrà giungere ad una unione. Tra queste sarà necessario, senza dubbio, minimizzare il ruolo della Vergine Maria per potersi conciliare con i protestanti.

Ma noi Cattolici lo sappiamo: la Madre di Dio è potente come un esercito allineato in battaglia e sarà lei a schiacciare la testa del serpente.

(19) Ma questo i nemici di Dio non lo credono.

(20) Ci sono pochissime date precise nei messaggi della Madre di Dio.

(21) Carlo Marx era posseduto. I poemi che ha scritto lo provano.Leggere a questo proposito il piccolo libro del pastore Richard Wurmbrand: Karl Marx e Satana.

(22) Egli riconosceva di non credere alle religioni; ma pensava nondimeno che “una società senza religione è come un vascello senza bussola. Solo la religione dà allo Stato un appoggio fermo e durevole” (Malet: Rivoluzione Impero, pag. 257, Hachette, Parigi 1929).

(23) Parole che furono rimpiazzate nel 1905 dalla formula “Libertà, Uguaglianza, Fraternità”.

(24) Fanatismo in senso massonico significa religione e più specificatamente cattolicesimo.

(25) Crétinau-Joly.

(26) Purché Egli regni, pag. 235.

(27) Ufficialmente riconosciuta dal ministro dell’Interno di Napoleone III, la Franco-Massoneria ha per Grande Maestro il principe Murat.

(28) Luigi XVIII aveva largamente bevuto alla coppa del suo secolo. Carlo X, meno intelligente di suo fratello, non aveva una formazione dottrinale profonda.

(29) I Padri Conciliari al tempo del Concilio Vaticano II avrebbero dovuto ispirarsi a questa risposta quando hanno, ahimè, ammesso il principio della libertà religiosa al foro esterno.

(30) Il Secondo Impeo crollò nel 1870.

(31) Presidente della Costituente il 4 agosto 1789. Egli redasse con bernave il testo del Giuramento della Pallacorda. Fu ghigliottinato a Parigi nel 1794.

(32) I sindacati furono riconosciuti solo nel 1884.

(33) Arcivescovo di Westminster (1808-1892). Purché Egli regni, pag, 242.

(34) La Comune di Parigi per tutti i rivoluzionari è una grande pagina della Rivoluzione. E’ stata la prima rivolta organizzata dal mondo proletario. Marx e Lenin l’hanno studiata nelle loro opere. Marx ammirava l’eroismo dei comunardi che “andavano all’assalto del cielo” secondo la sua espressione.

(35) E’ ciò che ha fatto dire a A. Dansette: “L’ultimo re dei Borboni non ha dediderato di andare sul trono che per essere il re più cristiano della Contro-Rivoluzione”.

(36) Tra i monarchici vi erano gli Orleanisti.

(37) Vedere J. Bainville, Bismarck e la Francia. “Corrispondenza del Conte d’Arnim e di Bismarck”.

(38) Rincresce che egli non abbia inviato al popolo francese una proclamazione solenne per spiegargli le ragioni del suo rifiuto di accedere al trono di Francia. La questione della bandiera bianca non era che un pretesto, fu compresa malissimo. Si trattava in realtà di sapere se egli poteva accettare i principi della Rivoluzione o se doveva rigettarli.

(39) La Chiesa beninteso non aderiva ai principi della Rivoluzione. Si trattava di un’adesione.

(40) La Franquerie, “Il carattere sacro e divino della Regalità in Francia”, pag. 79.

(41) La Franquerie: op. citata. Alcuni di questi cattolici repubblicani hanno generato il modernismo.

(42) Storia dei sei anni (N.C.R. Parigi), pag. 184.

(43) Molti ufficiali cattolici diedero le dimissioni in quel tempo.

(44) Mio padre aveva saputo da chi era stato “schedato”.

(45) La guerra di Spagna è iniziata sotto il Pontificato di Pio XI.

(46) Lucia ha dichiarato, dopo la consacrazione di papa Giovanni Paolo II a Fatima, il 13 maggio 1982, che questa non era stata fatta nelle forme prescritte. La parola “Russia” non era stata pronunciata e molti vescovi non avevano eseguito questa consacrazione con il Papa. Io ho enunciato una ipotesi personale nel n° 57 del marzo 1985 di “De Rome d’Ailleurs”. Casella Postale 177. Versailles Cedex.

(47) Testo del Cardinale Pie citato all’inizio di questo studio.

(48) “Il Padre Gabriel e la sua fidanzata”.

(49) Roca: “Glorioso centenario”.

(50) Roca: “Fine del vecchio mondo” pag. 373.

(51) Roca: “Fine del vecchio mondo” pag. 373.

(52) Roca, op. cit., pag. 282.

4. IL MONDIALISMO E LE SUE TRUPPE

Il mondialismo è una necessità logica nel piano del demonio. Io ci credo, benché sia ancora lontano dall’essere realizzato. C’è però una accelerazione della storia dovuta al progresso degia scienza (specialmente per le distanze che non contano più), che potrebbe portarci al piu presto di quanto non immaginiamo a questa meta.

Il fatto che il mondialismo si delinei nelle grandi organizzazioni internazionali e che gli uomini più potenti del mondo ne parlino costituisce un fenomeno inquietante.

Ma qui entriamo in un campo in cui, bisogna riconoscerlo, le prove formali sono molto difficili da ottenere. Uno storico può studiare dei documenti, consuttare delle memorie, esaminare delle corrispondenze che gli permetteranno di cogliere il senso di alcuni avvenimenti e di analizzare i tratti del carattere delle personalità che vi sono state implicate, ma andate un po’ a cercare di ottenere delle prove scritte sui disegni degli alti iniziati delle sette internazionali, protetti d’altra parte dal segreto della loro setta!

E’ per queste ragioni che, avendo una professione giuridica che esige delle prove formali, sono stato già da tempo scoraggiato da queste difficoltà.

Attualmente penso che in mancanza di prove occorre sapersi accontentare degli indizi. Quando gli indizi sono numerosi e concordanti esistono delle forti probabilità di trovarsi nella via giusta.

4.1. IL MONDIALISMO SOVIETICO
4.2. IL MONDIALISMO OCCIDENTALE
4.3. L’ORIGINE COMUNE DEI DUE MONDIALISMI E IL LORO EVENTUALE AFFRONTAMENTO

4.1. IL MONDIALISMO SOVIETICO

Il mondialismo sovietico non è segreto. Questo sistema politico, economico e sociale presenta tutte le caratteristiche anticristiche tipiche di uno Stato rivoluzionario molto avanzato.

Sulla volontà dei Soviet di estendere la loro dominazione al mondo intero le testimonianze abbondano.

Boris Bajanov, per esempio, che nel 1923 all’età di 23 anni è diventato segretario del Politburo (che era il vero governo dell’URSS) e assistente di Stalin, ha scritto e dichiarato in alcune interviste dopo aver scelto la libertà (1): “C’è stata una rottura assoluta tra la Russia zarista e la Russia comunista. Alla fine del XX secolo l’ideologia dei dirigenti russi era, come nella maggior parte dei paesi occidentali, una ideologia nazionalista. Allora, egli precisa, l’Impero russo non cercava la dominazione mondiale. Con il comunismo è del tutto differente. Il comunismo aspira alla rivoluzione mondiale”.

“Non è il popolo russo il conquistatore, egli afferma, sarebbe un errore estremamente grave pensarlo. Non è contro di lui, ma con lui e per liberarlo bisogna lottare contro il comunismo (2) “.

Boris Bajonov ritiene che “gli Occidentali hanno una comprensione molto limitata della realtà sovietica. All’inizio hanno pensato che era una esperienza interessante che bisognava veder evolvere. In seguito hanno negato o cancellato gli aspetti negativi del sistema. Oggi non hanno ancora compreso l’essenziale… Per i Sovietici non vi è un solo scopo che conti: la rivoluzione mondiale. E per giungervi tutti i mezzi sono buoni. Gli Occidentall hanno dato all’URSS tutte le loro infrastrutture tecnologiche ed industriali, così facendo si sono comportati in modo suicida”.

Dopo aver dimostrato che i Soviet, grazie all’Occidente hanno ricavato uno straordinario beneficio dalla seconda guerra mondiale egli precisa: “Oggi si vuol far credere che questa guerra è stata una grande crociata delle democrazie. E’ completamente talso. Questa guerra idiota e criminale ha permesso all’Unione Sovietica che allora era minacciata, di sopravvivere e di diventare una grande potenza. Dei politici cretini come Roosevelt e Churchill hanno lasciato in balia dei gulag sovietici centinaia di migliaia di uomini. Questi uomini sono i più grandi criminali della storia mentre oggi passano per degli eroi”.

Boris Bajanov aggiunge che “si arresta il comunismo con la forza e la volontà non capitolandogli”.

Egli afferma che “una delle conseguenze della decadenza dell’Occidente si riferisce alla natura dei regimi politici che vi si trovano: i regimi democratici. La democrazia, che è diventata oggi come una sorta di religione inculcata dalla sinistra (3), è una forma malsana di governo che non permette all’Occidente di difendersi. Basata sul suffragio universale essa conduce ad affidare il potere a dei demagoghi e a dei ciarlatani incompetenti che si preoccupano solo di ingannare le masse volubili… Per conto mio, penso che è fare ingiuria all’intelligenza umana supporla incapace di trovare un regime che non sia nè la democrazia nè la dittatura”.

Boris Bajanov precisa che “sono soprattutto i socialisti esteri a fare l’errore di credere che il socialismo non sia al potere in Russia. Essi hanno torto. In Russia c’è il socialismo costituito. Ciò che succede in Russia e che alcuni socialisti contestano è il risultato logico ed inevitabile dell’applicazione della dottrina marxista”.

Bisogna notare che in “Quadragesimo anno” (1931) Papa Pio XI, ponendosi su un altro piano, arrivava alla stessa conclusione. Egli affermava: “Il socialismo che ha per padre il liberalismo e per erede il bolscevismo… è incompatibile con la fede cristiana”.

Abbiamo citato lunghi stralci di Boris Bajanov perché ci pareva che fosse un personaggio decisamente ben informato e molto lucido, ma si potrebbero moltiplicare le testimonianze.

E’ sufficiente, d’altronde, se non si è ciechi, considerare l’espansione incredibile del comunismo nel mondo dalla fine dell’ultima guerra per essere convinti della sua volontà di dominazione mondiale. L’URSS non avrebbe certo creato un apparato bellico così formidabile se non avesse avuto l’intenzione di servirsene.

Il comunismo è una applicazione della dottrina marxista (senza di lui la filosofia marxista sarebbe rimasta nelle cartelle delle dottrine filosofiche elaborate dall’umanità come l’epicurismo, lo stoicismo, ecc.) e presenta tutte le caratteristiche di un movimento anticristico. Si potrebbero scrivere dei capitoli sull’argomento.

Prima di tutto il suo carattere antireligioso: i comunisti odiano Dio. Il satanico Lenin di cui si onora sulla Piazza Rossa la mummia come un idolo e che è il fondatore di questo sistema demoniaco sciveva: “Milioni di sconcezze, di impurità, di violenze, di malattie, di contagi sono molto meno temibili della più sottile, della più epurata, della più invisibile idea di Dio… Dio è nemico personale della società comunista”.

Un uomo geniale come Dostoïevski, (morto prima della presa del potere di Stalin in Russia) aveva capito qual era l’nessenza del socialismo. Egli scriveva ne “I fratelli Karamazov”: “Il socialismo non è solamente la questione operaia o quella del quarto stato, è prima di tutto il problema dell’ateismo e della sua incarnazione contemporanea, è la questione della Torre di Babele che si costruisce senza Dio non per raggiungere dalla terra il cielo, ma per abbassare il cielo fino alla terra”.

In un importante articolo pubblicato nel “Corriere di Roma” (n° 175), il Prof. Marcel de Corte spiegava come il marxismo fosse “la contraffazione diabolica intrinsecamente perversa della Redenzione dei poveri”.

Paul Thorez, figlio di Maurice Thorez e di Jeannette Vermeersch che era stato educato in Russia, con altri bambini del serraglio comunista, ha dichiarato in una intervista a “Paris-Match”, all’epoca dell’uscita del suo libro (4): “Lasciare il partito è come uscire dalla religione, perché questo è una religione. Senza Dio, ma con una sua liturgia: i meetings, le riunioni di cellula, i rapporti… è come la messa. E’ una comunione nel senso religioso del termine. L’URSS è ritualizzata al massimo. I congressi del partito non sono congressi in cui si discute di politica o di riforme. Niente di tutto questo, è un culto che si celebra. Si adora la mummia di Lenin… Non riusciamo ancora a spiegarlo e ci si trova davanti al P.C. come davanti al successo della setta Moon. Perché? Perché in un paese democratico come la Francia ci sono ancora milioni di persone affascinate dal Comunismo?”.

Paul Thorez che non ha certo ricevuto una formazione dottrinale cattolica, constata questo fenomeno ma non arriva a spiegarlo. Tuttavia ciò è spiegabile. La Contro-Chiesa comunista è una contraffazione della scimmia di Dio e della santa Chiesa, perciò è comprensibile che abbia le sue processioni, i suoi cantici, le sue pie immagini, che sono i ritratti dei suoi fondatori (Marx e Lenin). E’ comprensibile che abbia i suoi ritiri e i suoi raccoglimenti nel corso dei quali il comunista riceve l’insegnamento della sua dottrina e medita, ed anche le sue straordinarie sedute di autocritica durante le quali i comunisti confessano i loro peccati.

La chiesa ha un Papa bianco che risiede a Roma, perché la Contro-Chiesa non dovrebbe avere un Papa rosso che risiede al Kremlino?

Ma l’aspetto più demoniaco del comunismo intrinsecamente perverso (Pio XI) è soprattutto la sua volontà di depersonalizzare la creatura umana sostituendole un essere collettivo, uccidendo nell’uomo l’immagine di Dio.

La rivoluzione comunista è una volontà continua di modificare la natura della creatura fatta a immagine di Dio, rimodellandola incessantemente al fine di realizzare la Contro-Creazione sulla quale Lucifero potrà infine regnare.

Malgrado la colossale pressione di un regime poliziesco che priva l’uomo di ogni sua libertà facendolo dipendere interarnente dallo Stato per la sua sussistenza (specialmente attraverso la soppressione della proprietà privata), il comunismo staliniano non è riuscito a realizzare questo obiettivo e tantomeno il comunismo di Mao Tsé-Toung. Esiste nella natura profonda dell’uomo una forza che gli permette di resistere agli assalti esteriori di coloro che tentano di distruggere la sua anima. Si può distruggere il corpo con la violenza ma non l’anima, poiché essa si corrompe solo con la seduzione (5). L’attuale resistenza dei cristiani nell’URSS e nei paesi satelliti ne è un esempio vivente. Soljènitsyne, che è un genio della classe di Dostoïevski, scriveva recentemente che non si arriva a modificare la natura umana in ciò che essa ha di più profondo.

Dio permette al demonio di provare le sue creature, senza però oltrepassare certi limiti.

Stiamo facendo allusione alla seduzione. Le ragioni per le quali si può pensare che il comunismo malgrado la sua perversità non è che una prefigurazione anticristica, sono da un lato che questo non domina ancora che una parte della terra (la dominazione dell’Anticristo sarà universale) e dall’altro che al presente non seduce più persone in Russia e nei paesi satelliti, poiché si mantiene solo con la forza. L’Anticristo quando si manifesterà sarà più “attraente” poiché stando alla Scrittura, sarà capace di sedurre gli stessi eletti. Questo sarà il Grande Seduttore e come ha profetizzato S. Paolo sarà necessario avere “lo scudo della fede” e “rivestire l’armatura di Dio” per non soccombere alle sue attrattive.

André Malraux ha detto che il prossimo secolo sarà un secolo religioso. Egli non evocava certo un ritorno al Cristianesimo. “Religione” non indica inevitabilmente il culto reso a Dio dai cristiani. Alcune logge sataniche rendono da lungo tempo un culto all’angelo decaduto considerato come il Dio buono che eguaglia in partenza il Dio malvagio della Bibbia. Albert Pike, Gran Maestro della Franco-Massoneria satanica internazionale ha scritto (6): “Il Dio dell’Antico Testamento e di Mosé è abbassato al livello delle passioni umane… è una divinità violenta, gelosa, vendicativa, mutevole e indecisa; comanda degli atti odiosi e rivoltanti di crudeltà e di barbarie… ” (insegnamento gnostico).

Oswald Wirth il fondatore del “Simbolismo” massonico il cui successore è il Fratello Marius Lepage (che ha ricevuto il P. Riquet alla Loggia Volney), scriveva: “Il serpente ispiratore di disobbedienza, insubordinazione e rivolta fu maledetto dai vecchi teocrati mentre era onorato tra gli iniziati. Renderlo simile alla divinità: questo era lo scopo degli antichi misteri. Ai nostri giorni il programma non è cambiato” (7). (insegnamento gnostico).

Domenico Margiotta ex-alto dignitario della Massoneria convertito al cristianesimo ha scritto: “Il Segreto dei segreti dell’alta Massoneria è la deificazione di Satana dissimulata sotto il titolo di Grande Architetto dell’Universo (8).

E’ possibile che questo sia il segreto fondamentale rivelato ad una élite, perciò non bisogna confonderlo con i segreti rivelati progressivamente ai Fratelli mentre salgono i diversi gradi della Massoneria (l’iniziazione è progressiva).

Il campo della demonologia è conosciuto molto male dai cattolici e non saranno i nostri attuali sacerdoti (che non credono più al demonio) ad attirare la loro attenzione su “quelle potenze che corrompono e dirigono il mondo attualmente” (9).

(1) Souvenirs L’Air du Temps, Gallimard. Intervista data a Histoire Magazine (n° 1, febbraio-marzo 1980). Intervista a Figaro Magazine.

(2) Soljénitsyne insiste incessantemente su questo punto: non bisogna confondere il comunismo con il popolo Russo, che è la sua vittima.

(3) Siamo noi a sottolineare.

(4) “I bambini modello”, Edizioni Lieu Commun.

(5) La quale necessita il consenso della vittima: il peccato di Eva.

(6) “Morale e Dogma”.

(7) Oswald Wirth: il libro del Compagno, pag. 27. L’antico serpente della Genesi aveva detto ad Eva: “Se mangerete di queso frutto sarete come degli dei”.

(8) “Il Palladismo”, pag. 104 e seguenti.

(9) Esistono tuttavia degli specialisti. L’avvocato Maurice Garçon, ora deceduto, conosceva molto bene tutti questi argomenti e possedeva una biblioteca che vi si riferiva. Leggere l’opera di Jeian Vaquie “Compendio di Demonologia”.

4.2. IL MONDIALISMO OCCIDENTALE

4.2.1. Le dichiarazioni di uomini bene informati
che rivelano una intenzione mondialistica

Disraeli, veneziano d’origine ebrea e uomo di stato inglese riconosceva che “i governi di questo secolo non anno a che fare solamente con i governi, gli imperatori, i re ed i ministri, ma anche con le società segrete… che fino all’ultimo momento possono annullare tutti gli accordi, che anno dappertutto degli agenti senza scrupoli che spingono all’assassinio e possono, se occorre, provocare un massacro” (20 Settembre 1876) (12).

Donoso Cortès, giornalista, uomo politico e diplomatico spagnolo (1809-1853) la cui attività in Spagna è stata considerevole, scriveva a suo tempo: “Vi spaventate della tirannia di cui noi soffriamo? Vi spaventate con poco. Vedrete ben altra cosa. Il mondo cammina a grandi passi verso la costituzione di un despotismo, il più terribile e gigantesco che gli uomini abbiano mai visto” (13).

Walter Rathenau industriale e uomo di stato tedesco (1867-1922) ministro degli Affari Esteri nel Febbraio 1922, ucciso il 24 Giugno seguente, aveva dichiarato: “300 uomini di cui ciascuno conosce tutti gli altri, governano i destini del Continente europeo e scelgono i loro successori nel loro entourage”. (Wiener Freie Presse-24 Dicembre 1912).

Paul Warburg il senatore americano (appartenente alla famiglia Waburg associata alla famiglia Smith) dichiarava nel 1950 al Senato americano: “Che lo si voglia o no avremo il governo mondiale. La sola questione che si pone è di sapere se il governo mondiale sarà stabilito con il consenso o con la conquista”.

Il Presidente Eisenhower in un discorso all’ONU del 22 Settembre 1960 annunciava: “Prevediamo un’unica comunità mondiale… Immaginiamo il nostro obbiettivo non come un super-stato al di sopra delle nazioni, ma come una comunità mondiale che le abbracci tutte”.

Il principe Bernhardt dei Paesi Bassi che dirigeva il “Bilderberg Group” fino al momento in cui fu allontanato per lo scandalo Lockheed (14) suggeriva in una intervista data al “Nieuwe Rotterdamshe Courant” il 2 novembre 1971:

  • di imbavagliare il controllo parlamentare con i pieni poteri permanenti sottoponendone l’esercizio al controllo degli eletti dal popolo solamente ogni due anni e ad un semplice rapporto stabilito dal governo stesso;
  • poi in un secondo tempo, di istituire una monarchia ereditaria regnante sull’Europa unita, sottoposta ogni 2 anni sempre con un semplice rapporto, al controllo, di una sorta di ONU (che sarebbe stata facile da neutalizzare) (15).

Si potrebbero dare altre citazioni emanate da uomini che non sono dei buffoni e che non parlano per non tacere.

Esiste certamente in Occidente una corrente che si è accentuata dopo l’ultima guerra che va nel senso del modialismo, anche se i seguaci di questo “mondialisrno” non sono inevitabilmente d’accordo sugli obbiettivi da raggiungere.

L’8 settembre 1958 nel Palazzo di Versailles fu firmato da 38 paesi la carta detta di Versailles con lo scopo de preparare l’intaurazione di un governo mondiale. In questa carta era precisato: “I popoli, i parlamenti e i governi del mondo devono decidere la creazione di una autorità mondiale incaricata della responsabilità di mantenere la pace. L’autorità mondiale deve detenere i poteri e i mezzi per adempiere questo compito… I firmatari domandano ai governi ed ai parlamenti di riunire una conferenza mondiale per studiare come creare:

  1. «un parlamento mondiale per istituire delle leggi mondiali in vista di assicurare e di mantenere una pace durevole;
  2. un potere esecutivo per applicare queste leggi;
  3. delle Corti Internazionali di Giustizia aventi il potere di giurisdizione per tutti i conflitti concernenti queste leggi mondiali;
  4. una forza di polizia mondiale incaricata di far rispettare queste leggi universali… e di rendere possibile il disarmo universale simultaneo e totale di tutte le nazioni. »

I grandi oganismi internazionali come l’ONU, che è succeduto alla Società delle Nazioni), l’UNESCo e l’OMS, si avviano verso questo super Stato, o “Governo Mondiale”, che sappiamo essere l’ambizione suprema delle sette e della Rivoluzione universale.

Quando il Papa Paolo VI fece il 4 ottobre 1965 le seguenti dichiarazioni davanti all’ONU, era accecato dal suo spirito democratico e si ingannò: “Presentiamo il nostro saluto cordiale e deferente. E’ in amicizia che noi ci presentiamo a voi. Oltre al nostro omaggio personale, vi portiamo quello del Concilio Ecumenico Vaticano Secondo… Noi abbiamo la convinzione di vivere l’istante privilegiato – per quanto breve esso sia – in cui si compie un voto che noi portiamo nel cuore da quasi venti secoli (16).

Il nostro messagio vuole essere anzitutto una ratificazione morale e solenne di questa istituzione… E’ in qualità di “Esperto in umanità” che portiamo a questa organizzazione l’adesione dei nostri ultimi predecessori (17), convinti come siamo che questa organizzazione rappresenta il cammino obbligatorio della civiltà moderna e della Pace mondiale… I popoli si volgono verso le Nazioni Unite come verso l’ultima speranza di Concordia e di Pace.

Voi siete un ponte tra i popoli… non si può concepire niente di più elevato sul piano naturale nella Costruzione ideologica dell’umanità. Chi non vede la necessità di arrivare progressivamente a instaurare una autorità mondiale in grado di agire efficacemente sul piano giuridico e politico?”.

Parole spaventose nella bocca di un papa! Quando si sa che l’ONU, l’UNESCO, l’OMS sono delle istituzioni massoniche il cui spirito non è quello del Cristo, ma quello di Comenius (18).

Julian Huxley primo direttore del’UNESCo ci faceva conoscere il vero spirito dell’istituzione quando scriveva: “Non abbiamo più bisogno di ricorrere a una rivelazione teologica o ad un assoluto metafisico; Freud e Darwin bastano da soli a darci la nostra visone filosofica del mondo” (19).

4.2.2. I grandi organismi occidentali

Citeremo solo i più importanti: “Round Table”, “Royal Institute of International Affairs”, “Council on Foreign Relations” (C.F.R.), “Fabian Society”, “Pilgrims-Society”, “Bilderberg-Group”, “Amorc”, “Synarchie” (o movimento sinarchico dell’Impero, M. S. E.), “Ordre des B’naî B’rith” (i figli dell’Alleanza) che è una Franco Massoneria ebraica.

Questi grandi organismi in cui si riununiscono certamente gli uomini più potenti del mondo, hanno delle ramificazioni internazionali. Essi costituiscono delle vere massonerie benché non abbiano dei rituali e non comportino dei gradi di iniziazione. Le loro deliberazioni e le loro decisioni sono tenute segrete; queste società segrete sono citate da Clemente XII nella sua bolla di condanna alla Franco Massoneria: “E in effetti, se questi uomini non facessero il male avrebbero un orrore così grande della luce?”.

Non possiamo studiare ognuno di esse con le sue ramificazioni. E’ un lavoro lungo e fastidioso che é stato effetuato dagli specialisti, ma utile perché permette di seguire le carriere dei loro membri e di conoscere i legami che li uniscono. Nondimeno il lettore medio voerrebbe schiacciato sotto liste nominative che non gli direbbero nulla e avanzerebbe in una “giungla” apparentemente impenetrabile (cosa che è dealtronde voluta dai dirigenti di questi oganismi).

A loro riguardo faremo due osservazioni importanti.

A. “Questi differenti organismi sono costituiti il più delle volte secondo la tecnica detta dei “cerchi esterni” (20), che permette una estensione dell’influenza dell’organizzazione servendo da copertura all’attività segreta del “cerchio esterno”. Questa tecnica assomiglia a quella delle società commerciali anonime. La società madre crea delle società che ne creano altre a loro volta, in modo tale che non si sà più chi dirige il gruppo (è una sorta di holding). Così il “Royal Institute of International Affairs” (RIIA) e la sua sezione americana il “Council on Foreign Relations” (CFR), sono stati creati da alcune personalità americane e inglesi tutte appartenenti alla “Table Ronde” (associazione semi-segreta costituita nel 1909 da Alfred Milner, che doveva formare il cerchio esterno della Società Rhodes-Steal. L’alta direzione della Tavola Rotonda é sempre stata sottoposta agli inglesi e la sua sede si trova a Londra).

Il “Council on Foreing Relations” (CFR) ha creato secondo la tecnica dei “cerchi esterni” un grande numero di filiali che costituiscono una vasta ragnatela tesa sugli Stati Uniti e che gli permettono di “coprire” tutte le classi della società e tutti i problemi del momento e in seguito di “manipolare” e di intossicare direttamente o indirettamente gran parte del pubblico americano, ed eventualmente di far pressione sul Governo e sul Congresso.

Tra queste filiali citiamo: l’ “Institute ot Pacific Relations” (IPR) che fu obbligato a sopprimersi nel 1961 in segulto ad una inchiesta senatoriale (commissione Mc. Carran), la quale aveva fatto risaltare la presenza nel suo seno di numerosi comunisti e di agenti sovietici. La “Foreign Policy Association” (FPA) ; fu specialmente la FPA che dopo la prima guerra mondiale si lanciò in una intensa propaganda per il riconoscimento dell’URSS da parte degli Stati Uniti; un membro del Congresso, Louis T. Mc Fadden, spiegò che fin dal 1934 Félix Franfurter e Paul Warburg, ambedue membri della “Table Ronde”, presiedettero alla fondazione della FPA per favorire l’istituzione negli Stati Uniti di una economia pianificata e l’integrazione del sistema americano in un sistema socialista mondiale.

Tra gli altri satelliti del CFR (creati secondo la stessa tecnica dei cerchi esterni) occorre citare: il “Business Advisory Council” (BAC), il “Committee for Economic Development” (CED) (che contava 8 membri del CFR tra i suoi primi aderenti), l’ “Advertising Council”, costituito nel 1941 (il cui comitato di 20 membri comprendeva il 23 giugno 1958 almeno 8 membri affiliati al CFR), l’ “American Civil Liberties Union” (ACLU), l’ “American fol Democracy Action” (ADA), l’ “Institute for American Democraticy”, la “Common Cause” che si vantava di avere riunito 250. 000 aderenti a meno di 2 anni dalla fondazione, avvenuta nel 1970. La “Cause Commune”, fondata da John W. Gardner (CFR) ex-presidente della “Carnegie Corporation” e ministro del Presidente Johnson, riunisce le classi meno fortunate, gli studenti e i giovani di periferia.

Queste organizazioni dispongono di banche, di giornali e di appoggi politici che danno loro grande potenza.

La “Trilatérale”, una delle ultime arrivate, è stata creata nel 1972/1973 da David Rockfeller (leader dei gruppi di Bilderberg e Presidente della Chase Manhattan Bank), da Max Kohnstam, ex-presidente del Comitato Jean Monnet, e da Georges F. Franklin dirigente del “Council of Foreign Relations” (CFR). Essa riunisce nel suo seno dei personaggi considerevoll per lo più affiliati ad altre società segrete (come la Franco-Massoneria, il B’naî B’rith, il gruppo di Bilderberg, il Council on Foreign Relations).

Ma abbandoniamo questa fastidiosa enumerazione. Abbiamo sufficientemente dimostrato i legami che esistono tra questi organismi creati secondo la tecnica detta “dei cerchi esterni”.

B. La nostra seconda osservazione è che si ritrovano quasi sempre gli stessi uomini nelle grandi organizzazioni internazionali che abbiamo enumerato. Ci sono uomini tra i più potenti nella vita politica, economica e finanziaria dell’Occidente.

Il miliardario americano David Rockfeller (21) membro influente del “Council on Foreign Relations” e fondatore della “Trilateral Comission”, ha diretto il “Bilderberg Group” da quando il principe Bernhardt dei Paesi Bassi ne è stato allontanato (scandalo Lockheed) e si sa che Rockfeller è un seguace convinto del governo mondiale.

Henry Kissinger è nato in Baviera il 27 maggio 1923 da genitori ebrei emigrati negli USA nel 1938, ma è stato naturalizzato 5 anni più tardi (dopo aver cambiato il suo nome Heinz con Henry). Si è laureato all’Università di Harvard grazie a 4 borse di studio di cui una della sinistroide “Associazione Rockfeller per la teoria politica”. Ha realizzato l’impresa eccezionale di essere rimasto senza interruzione come consigliere di 5 Presidenti degli Stati Uniti, di cui 3 democratici: Truman, Kennedy (CFR) e Johnson e due repubblicani: Eisenhower (CFR) e Nixon (ex CFR). Appartiene lui stesso beninteso al CFR nel “Bilderberg Group” e fa parte della commissione esecutiva della “Trilatérale”.

Per dimostrare l’intrigo esistente tra questi organismi è sufficiente citare come esempio la conferenza dei Bilderbergers che si è tenuta nell’aprile 1965 a Villa d’Este in Italia. Su 101 rappresentanti 59, cioé più della metà, erano affiliati al “Council on Foreign Relations”.

Non possiamo studiare questi grandi organismi, conviene tuttavia dire qualche parola sui più impoltanti.

L’A.M.O.R.C. (Antico e Mistico Ordine della Rosa-Croce) che sostiene di raggruppare 6.000.000 di membri nel mondo, fu fondato negli Stati Uniti nel 1909 da un Israelita americano, il Dott. M. Spenicer Lewis, che prima era venuto in Francia a ricevere l’iniziazione rosacrociana a Tobsa (22). Suo figlio, Ralph-Maxwell lo ha rimpiazzato alla testa dell’A.M.O.R.C. nel 1939 (egli è anche membro a vita della Camera di Direzione dell’Ordine Cabalistico della Rosa Croce fondata da Stanislos de Guaita). Il Dottor Ralph Lewis è un fervente adepto del mondialismo come prova questo testo estratto da uno dei suoi libri, “Frammenti di saggezza Rosacrociana”: “La moltiplicazione delle condizioni sociali sparirà. Con questa sparizione si estingueranno i conflitti ed i malintesi che nascono da rivalità inutili dovute al desiderio di dominazione e di supremazia. Il mondo sarà allora diviso non in Stati politici ma in zone. Gli abitanti di ogni zona avranno il diritto di eleggere un rappresentante. Questi ultimi costituiranno un Congretsso o Consiglio mondiale. Questo Congresso adotterà una Costituzione le cui clausole avranno come obiettivo il mantenimento e l’avanzanento dei diritti inalienabili dell’umanità”.

E’ da notare che si ritrova la stessa idea di un mondo diviso in zone nella “Synarchia” e nell’ “Agartha”, supremo Consiglio dei Saggi del Tibet.

Il Council on Foreign Relations (CFR) fu creato dopo la prima guerra mondiale da personalità americane e inglesi tutte appartenenti alla “Table Ronde”. Fu il “Colonello” House che nel maggio 1919 riunì all’Hotel Majestic a Parigi un certo numero di Inglesi e Americani che erano stati delegati alla Conferenza della Pace. Questa riunione segnò il punto di partenza della costituzione del “Royal Institute of International Affairs” (RIIA) e della sua sezione americana, il “Council on Foreign Relations” (CFR) (23).

Il “Colonello” House fu un personaggio curioso che giocò un ruolo molto importante in seno a molti di questi organismi internazionali. Non aveva mai appartenuto né all’esercito, né alla guardia nazionale. Il titolo di “colonnello” gli era stato conferito da un govematore del Texas in rimunerazione di servizi politici. Nato a Houston (Texas) nel 1858 si era lanciato molto giovane nella politica locale. Si interessò a Wilson al tempo della sua candidatura al posto del governatore di New Jersey nel 1910 e da allora in poi fece parte del suo brain-trust.

Era affiliato alla società segreta illuminista dei “Masters of Wisdom” (maestri della saggezza), ed era seguace di un govemo socialista mondiale sotto l’autorità dell’Alta Finanza internazionale.

Avendo delle relazioni potenti tra i banchieri internazionali di New York (Schiff, Warburg, Morgenthau), aveva consolidato una grande influenza su Wilson, anche lui franco-massone. Vedrerno un po’ più avanti il ruolo giocato dal “colonnello” House nei grandi avvenimenti mondiali che esamineremo.

Gli statuti del CFR furono depositati nel 1921. Questo organismo non diede prova di una grande attività fino al 1927 quando i Rockfeller cominciarono ad interessarsene. Furono loro a finanziare l’acquislo della sede sociale a New York, con il contributo delle Fondazioni Carnegie e Ford. Ben presto si ritrovarono tra gli affiliati al CFR tutti i committenti americani del “colonnello” House, finanzieri internazionali “iniziati” che avevano lavorato all’istituzione del “Federal Reserve System” e sostenulo s l’intervento degli Stati Uniti nella grande guerra che il sionismo e la rivoluzione russa: Jacob Schiff, de Kuhn, Loeb e C. ; Averell Harriman, Frank A. Vanderlip, della National City Bank (Rockfeller), Nelson Aldrich e Paul Warburg, Bernard Baruch, J. P. Morgan e John D. Rockfeller, per non citare che i principali.

Infatti il CFR è un gruppo ristretto che comprende al presente 1400 aderenti che occupano nella vita politica, economica e finanziaria del paese dei posti di primo piano (per esempio gente comr Allen Dulles, ex capo della CIA; William C. Foster direttore dell’U. S Arm Control & Desarmement Agency; Averell Harriman ambasciatore in Russia e in Gran Bretagna, consigliere del Presidente Truman e Governatore di New York; Walter Lippmann, editorialista al New York World, al New York Herald Tribune, al Newsweek e redattore capo del New Republic, ecc.). IL CFR comprende di conseguenza degli uomini che sono tra i più potenti degli Stati Uniti. Cinque Presidenti degli USA ne hanno fatto parte più una ventina di ex minislri o di ministri in carica. Il CFR riceve sovvenzioni dalle più grandi imprese americane.

La “Trilateral Commission” ha sede a New York, è semi segreta ed internazionale. I suoi membri si reclutano per cooptazione sia nei circoli finanziari ed economici che tra i politici e i proprietari di testate giornalistiche. Jacques Bordiot precisa che “il solo criterio che si esige per la loro ammissione è che essi siano giudicati in grado di comprendere il grande disegno mondiale dell’organizzazione e di lavorare utilmente alla sua realizzazione” (24). Egli precisa ancora che “il vero obiettivo della Trilaterale è di esercitare una pressione politica concertata sui governi delle nazioni industrializzate, per portarle a sottomenersi alla loro strategia globale”.

L’influenza della Trilaterale è certamente molto importante. Si è assistito in questi ultimi anni alla promozione sorprendente di alcuni dei suoi membri che erano pressoché sconosciuti fino ad allora.

Il 4 novembre 1976 Jimmy Carter, 52 anni democratico del Sud, oscuro produttore di arachidi, era eletto Presidente degli Stati Unti; egli era membro della Trilaterale. Zbigniev Brzezinski, nato a Varsavia nel 1928 professore all’Università di Columbia e direttore della Commissione Trilaterale dal 1973 al 1976, è subito diventato il consigliere speciale del Presidente. Diciassette membri della Trilaterale hanno fatto parte del nuovo governo americano (Walter Mondale, Cyrus Vance, Harold Brown, Michael Blumenthal, Anthony Salomon, ecc.). La Trilaterale si pronunciò per una coesistenza pacifica con l’URSS e contro ciò che poteva inasprire le relazioni dell’URSS e dell’Occidente capitalista. Brzezinski, uno dei suoi maestri di pensiero, non ha temuto di scrivere: “Il marxismo è una vittoria della ragione sulla fede, una tappa vitale e creatrice nella maturazione della visione universalista dell’uomo”. Più tardi, diventato il consigliere di Jimmy Carter egli aggiungerà: “Incoraggiare i paesi in questione (specialmente la Polonia) a staccarsi dall’URSS non servirebbe alla causa della pace”. E Gérard Smith, segretario della succursale americana della Trilaterale, ha dichiarato nel 1976: “In alcuni casi la Trilaterale non deve essere anticomunista”. Non ci si può stupire in queste condizioni che sotto il governo Carter l’URSS abbia portato innanzi le sue pedine sulla scacchiera mondiale.

Anche in Francia dove l’organizzazione ha delle ramificazioni ci sono state delle sorprese.

All’epoca del rimaneggiamento del gabinetto Chirac, il 12 gennaio 1976, figurava nella lista dei nuovi ministri un certo Raymond Barre al quale veniva attribuito il portafoglio del “commercio estero” (25). Quando il 27 agosto seguente il Presidente Valéry Giscard d’Estaing (che ha appartenuto al “Bilderberg Group” prima di accedere alla Presidenza della Repubblica) affidò allo stesso Barre il doppio portafoglio di Primo Ministro e di Ministro dell’Economia e delle Finanze, ci fu grande sorpresa negli arnbienti politici. Raymond Barre non era mai appartenuto a nessun partito, ma era membro della “Trilaterale” e del “Bilderberg Group”. Egli è attualmente candidato alla successione di Mitterand.

Tutto ciò fa riflettere. Si comprende meglio ciò che significa il progetto di “società liberale avanzata” di Giscard d’Estaing che alcuni si sono stupiti di veder agire da socialista, mentre avevano creduto di eleggere un uomo di destra. E lo si constata una volta di più che il governo delle nazioni si situa molto al di sopra dei popoli pretesi sovrani.

Si tratta di fatti che non si possono contestare. Questi organismi internazionali esistono, hanno un indirizzo e i loro membri sono tra gli uomini più piotenti del mondo occidentale; si può porre allora una domanda a coloro che non ammettono la loro influenza: Perché aver creato tali organismi quando ogni paese possiede delle istituzioni stabilite dalla Costituzione, che dovrebbero bastare a condurre le nazioni?

Gli Stati Uniti hanno un Presidente, una Camera dei Rappresentanti, un Senato. Per quale ragione esiste un “Council of Foreign Relations”, club privato di 1400 membri le cui decisioni sono segrete ma da cui sono usciti 5 presidenti degli Stati Uniti e un numero enorme di uomini politici? In che modo degli organismi privati hanno potuto giungere ad una simile potenza?

Bisogna ammettere che il loro ruolo è particolare e che i disegni degli uomini che li guidano non sono sempre gli stessi di quelli dei rappresentanti del popolo e dei dirigenti dello Stato.

4.2.3. Si tratta di semplici coincidenze?

Prendiamo come esempi solo degli avvenimenti molto importanti che dimostrano la potenza degli crganismi che abbiamo appena citato e i loro rapporti con il comunisrno sovietico (26).

4.2.3.1. Il sionismo e l’intervento americano, nel 1917 nel corso della prima guerra mondiale

Un fatto generalmente tenuto nascosto dagli storici della guerra del 1914-1918 ma segnalato da vari autori americani, precisa J. Bordiot (27), è il trattato segreto firmato a Londra nel 1916 dal “colonnello” House al tempo della missione in Germania di cui l’aveva incaricato il Presidente Wilson.

Ai termini del trattato preparato da House e da Louis Brandeis (Israelita appartenente alla Corte Suprema) gli Stati Uniti si impegnavano ad entrare in guerra al fianco deil’Inghilterra, ma come contropartita quest’ultima si impegnava a consegnare la Palestina ai Sionisti “al tempo opportuno”.

Il “colonnello” House aveva una grande influenza su Wilson. Appena quest’ultimo si installò alla Casa Bianca, House gli scelse la maggior parte dei membri del Gabinetto e degli alti funzionari. Egli organizzò la politica interna e prese nelle sue mani la direzione effettiva del Dipartimento di Stato (Ministero degli Affari Esteri) (28).

Dopo numerose e varie pressioni sul governo (negli USA vi era una opposizione potente per immischiarsi nel conflitto europeo), l’America entrava in guerra il 16 aprile 1517.

“Il 16 ottobre seguente -precisa Jacques Soustelle- su intervento di Brandeis il “colonnello” House, confidente del presidente Wilson, sollecitava il governo inglese a prendere infine posizione” (sulla reintegrazione di Israele in Palestina) (29).

Il 2 novembre 1917 il Gabinetto britannico dopo varie esitazioni (doveva prendere in considerazione le reazioni del mondo arabo), si decideva a far pubblicare da Lord Balfour, segretario di Stato agli Affari Esteri, sotto forma di una lettera indirizzata a Lord Rothschild, la dichiarazione che porta il suo nome.

“Il governo di Sua Maestà considera favorevolmente la sistemazione in Palestina di un Centro Nazionale (Foyer National o National Home) per il popolo ebraico e adopererà tutti i suoi sforzi per facilitarne la realizzazione essendo chiaramente inteso che non sarà fatto nulla che possa portare danno ai diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche esistenti in Palestina, nè ai diritti e agli statuti politici di cui gli Ebrei godono in tutti gli altri paesi”.

Si sa come dopo la seconda guerra mondiale questo centro nazionale si trasformò in uno Stato indipendente.

4.2.3.2. La Rivoluzione di ottobre in Russia

“Così come la Rivoluzione francese, scrive J. Bordiot, anche la Rivoluzione russa dell’ottobre 1917 non fu l’esplosione spontanea di una rivolta del popolo contro il regime monarchico. Essa fu al contrario il risultato di una lunga manipolazione dell’ “intellighentja” russa e degli elementi non slavi”.

“A lungo divisa tra “occidentalisti” seguaci di una evoluzione verso la cultura europea e “slavofili” attaccati all’essenza stessa dello spirito russo è nella rappresentazione didattica del mondo come l’aveva esposta Karl Marx nel “Capitale” (apparso in Germania nel 1867 e tradotto in Russia nel 1869) che la maggioranza dell’intellighentja russa volle riconoscere l’espressione del suo ideale politico” (30).

Nel 1885 alcuni dei numerosi “clubs” o circoli che si erano creati nella stessa maniera delle Società di Pensiero francesi della fine del diciotessimo secolo, si fusero in seno ad una “unione per la liberazione della classe operaia” sotto la direzione di Vladimir Ilich Lénin e di Julius Martov. Nel 1903 questo movimento si trasformò in partito Social-Democratico e si divise in due fazioni: i Bolscevichi (o Maggioritari) seguaci di Lenin e i Menscevichi (o Minoritari) seguaci di Martov, che erano piuttosto favorevoli a riforme democratiche nel quadro del regime esistente.

Ma occorreva loro un sostegno finanziario (gli attacchi alle banche e ai convogli di denaro non erano sufficienti).

Fu il banchiere ebreo Jacob Schiff nato nel 1847 a Francoforte sul Meno che finanziò i rivoluzionari russi (senza dubbio in gran parte a causa della situazione degli Ebrei in Russia). Egli era arrivato da poco alla direzione della banca “Kuhn, Loeb e C. ” di New York.

Il nipote di Jacob Schiff ha riconosciuto in un articolo pubblicato ii 3 febbraio 1949 dal “New York Journal American” che suo nonno aveva versato in totale 20 milioni di dollari-oro ai rivoluzionari russi, sui quali Lenin ha rimborsato 600 milioni di rubli-oro (dell’ordine di 450 milioni di dollari-oro) alla banca “Kuhn, Loeb e C. ” tra il 1918 e il 1922. Anche se si tiene conto degli interessi e dei rischi dell’operazione l’affare non fu certo malvagio per i banchieri.

Le banche Morgan-Rothschild-Lazare i cui dirigenti erano membri della “Table Ronde” versarono consistenti sovvenzioni ai rivoluzionari nussi.

Si sa anche in maniera certa (vedere la nota secreta indirizzata il 12 febbraio 1918 dalla terza commissione al Presidente del Consiglio dei Commissari del popolo) (31) che il governo tedesco sovvenzionava da molto tempo i rivoluzionari russi, sia direttamente tramite la Reichsbank, sia tramite l’intermediazione di Max Warburg, della banca “MM. Warburg e C. ” di Amburgo. Max Warburg era il fratello di Paul Warburg, genero del banchiere Loeb della “Kuhn, Loeb e C. ” (32).

Quando nell’aprile 1917, cioè in piena guerra, Lenin lascio la Svizzera per raggiungere Pietrogrado attraversando la Germania in un treno speciale (il suo passaggio era stato negoziato tra l’alto comando tedesco e Paul Warburg), portò con lui 40 milioni-oro forniti dal governo di Berlino. Lenin viveva in povertà e non poteva certo procurarsi i fondi di cui aveva bisogno tra i groppuscoli rivoluzionari in esilio.

Alcuni Inglesi come sir George Buchanan e lord Milner (33) aiutarono fortemente i rivoluzionari russi. Il generale de Goulevitch del G. Q. G. russo nella sua opera “Zarisrno e rivoluzione”, scrive che lord Milner aveva fornito più di 21 milioni di rubli ai rivoluzionari.

Si sa che Trotsky rifugiato negli USA aveva preso posto il 27 marzo 1917 sul s/s Christiana con 275 compagni e numerosi fondi. Il battello fece scalo a Halifax nel Canada, Trotsky fu arrestato dalla polizia canadese e i suoi fondi furono confiscati. Fu su intervento dell’Inglese sir William Wiseman (che sarà ricompensato più tardi con una associazione alla “Kuhn, Loeb e C. “) e su intervento personale del “colonnello” House che Trotsky fu rilasciato in capo a 5 giorni con il suo denaro; egli ricevette un passaporto americano e il 17 maggio potè raggiungere Lenin a Pietrogrado.

Non fu solamente l’aiuto dei banchieri e del governo tedesco in questa cospirazione che permise l’abbattimento del regime zarista, concorse anche la volontà del governo inglese e di quello americano, visto che la maggior parte dei loro membri appartenevans alle Logge e alle grandi organizzazioni internazionali di cui abbiamo parlato. Sono gli stessi uomini (specialmente il presidente Wilson, House e compagni) che hanno abbattuto quasi allo stesso tempo la casa degli Asburgo e quella dei Romanov.

Nella raccolta intitolata: “Papers Relating to the Foreign Relations of the United States 1918-Russia” (ossia Documenti relativi agli Affari Esteri degli Stati Uniti nel 1918-Russia, libro 1° pag. 7, pubblicato dal governo americano nel 1931), si trova un telegramma particolare inviato dall’Ambasciatore degli Stati Uniti in Russia al Segretario di Stato a Washington (34) così redatto:

“Dossier n° 861. 00/288
L’Ambasciatore in Russia (Francis)
al Segretario di Stato
(telegramma)
Pietrogrado, 19 marzo 1917 ore 20
ricevuto il 20 marzo alle ore 18”

“1110. L’ordine regna ancora. Sono stati presi attualmente dei provvedimenti per impedire ogni pretesa al trono come quella del Granduca Michele, rappresentante la successione ereditaria dopo l’abdicazione dello Zar e dello Zarevic, e per rendere nulla ogni pretesa mirante a presentare la successione imperiale, fino alla decisione popolare. ”

“Dato che il Governo Provvisorio aveva bisogno urgente di fondi, l’Inghilterra ha finanziato la Russia e probabilmente continuerà a farlo fino al riconoscimento del governo da parte di tutti gli alleati. Un aiuto urgente sarebbe molto opportuno ed altamente apprezzato. Un aiuto finanziario proveniente ora dall’America sarebbe un colpo da maestro. E’ estremamente importante per gli Ebrei che questa rivoluzione riesca. Se gli Ebrei fanno simili avances, nondimeno deve essere osservata una grarde discrezione, poiché la rivoluzione entra in una fase in cui potrebbe risvegliare l’opposizione degli antisemiti che qui sono numerosi. Francis.”

Lo stesso 19 marzo Jacob Schiff inviava a Milioukov, ministro degli Affari Esteri del governo provvisorio Russo, il telegramma seguente: “Permettetemi in qualità di nemico irreconciliabile dell’autocrazia tirannica che perseguitava senza tregua i nostri correligionari, di congratularmi per l’azione compiuta così brillantemente per mezzo del popolo russo ed augurare pieno successo ai vostri compagni del governo e a voi stesso.”

Ma, l’abbiamo detto, esiste una giustizia immanente (35). Sono stati degli Ebrei marxisti, con l’appoggio delle banche ebree internazionali, ad aver fatto la Rivoluzione russa od ad avervi contribuito in buona parte; E SONO ORA I LORO DISCENDENTI AD ESSERE PERSEGUITATI nella Russia sovietica.

“I genitori hanno mangiato delle uve verdi e i denti dei bambini ne sono stati irritati”. (Proverbio ebreo)

4.2.3.3. Adolf Hitler e la Loggia Thule

Nessuno mette in dubbio che Hitler fosse paranoico. Nelle sue crisi di delirio, si gettava al suolo e mordeva i tappeti.

Egli era verosimilmente anche un posseduto. Lo straordinario ascendente che esercitava sulle folle, i crirnini mostruosi che ha commesso tendono a provarlo (36).

La possessione si innesta frequentemente sulla follia ma il confine, ci spiegava l’esorcista Padre Matthieu in una conferenza data all’Istituto Cattolico, è difficile da determinare (37).

Tutti i pazzi indemoniati fortunatamente per l’umanità non diventano capi di Stato. Se Hitler vi è riuscito, se è potuto arrivare ad una tale potenza è perché all’inizio altri lo hanno messo sulla buona strada e gli hanno aperto la via. Sono stati dei franco-massoni tedeschi a permettere a questo austriaco di modeste origini di essere nominato dal Presidente Hindenburg Cancelliere del Reich il 30 gennaio 1933.

Le Antiche Loggie Prussiane erano, a causa del loro numero ma soprattutto per l’importanza sociale dei loro membri, infinitamente più influenti sul piano politico di tutte le Logge di Germania. Esse si allinearono alla politica nazional-socialista subito dopo la presa del potere da parte di Hitler, rinnegando tutti i rituali e i misteri che si riferivano al Vecchio Testamento e impegnandosi a rinunciare alle loro relazioni internazionali e a non accettare più Ebrei.

I grandi maestri delle Antiche Logge Prussiane: Habicht, Heeringer e Feiskorn inviarono un telegramma comune di felicitazioni a Hitler quando divenne Cancelliere, così concepito: “Le tre Grandi Antiche Logge Prussiane conservano il ricordo della stretta unione con il re di Prussia e del loro profondo attaccamento alla casa imperiale tedesca. Esse continueranno a servire il governo nazionale e metteranno le forze di cui dispongono al servizio del rinnovamento nazionale.”

La cerimonia di intronizzazione di Hitler come Cancelliere ebbe luogo a Postdam in presenza dell’ex-Cancelliere Hindenbourg e dell’ex Kronprinz, ambedue grandi iniziati delle Antiche Logge Prussiane. Alcune Logge cambiarono nome: la Loggia nazionale di Berlino si trasformò in “Ordine cristiano dei Templari” e la Loggia “Dei tre globi terrestri” divenne “l’Ordine Cristiano Nazionale di Federico il Grande”. Le Logge di Provincia seguirono lo stesso esempio: la Grande Loggia di Sassonia divenne “l’Ordine Cristiano Germanico”, la Grande Loggia di Amburgo divenne la “Federazione dei Fratelli della Casa Germanica”, ecc.

Quando nel 1933 Hitler ordinò la dissoluzione delle Logge, queste si erano già integrate nel “nuovo ordine”, essendo stati nominati ai posti di comando in seno al partito nazional-socialista alcuni dei loro dirigenti. Faranno le spese di questo provvedimento solo le Logge esclusivamenie ebree del “B’naî B’rith” e le due grandi Logge bolscevichizzanti, delle quali saranno confiscati dallo Stato i locali, i beni e gli archivi (38).

Adolf Hitler stesso era membro dal 1920 della “Thule-Gesellschaft”, organizzazione clandestina dell’Ordine dei Germani (Germanenorden), fondata nel 1917 e di cui il barone Rudolf Von Sebsottendorf era il capo della “provincia” bavarese dal gennaio 1918. La Società Thule propagava la nuova formula per i tempi presenti: “ora vogliamo dire che l’Ebreo è il nemico mortale; a partire da oggi noi agiremo!”.

L’Ordine dei Germani aveva come insegna la Croce Gammata, che divenne prima del 1920 l’insegna della Thule-Gesellschaft, Grande Loggia provinciale bavarese di questo Ordine, mentre Hitler creò le N.S.D.A.P. solo nella primavera del 1920 e ne prese la direzione nel 1921.

Allo stesso modo secondo la testimonianza di Sebsottendorf, il saluto “Sieg Heil!” è stato preso dai nazisti alla Thule.

Sebsottendorf ha pubblicato nel 1933 la lista dei membri della “Thule-Gesellschaft” in un’opera introvabile “Bevor Hitler Kam” (da pag. 221 a pag. 263) i cui esemplari furono distrutti per ordine di Hitler e del partito.

René Alleau ha riprodotto questa lista nel suo libro “Hitler e le Società Segrete” (39). Il nome di Hitler, Adolf, vi figura con quello di numerose personalità della politica, della finanza e del giornalismo. Vi si notano i nomi di Hess: Rudolf, che fu intimamente legato al Fuhrer e di Rosenberg: Alfred, Reichsieiter del partito nazista e autore del “mito del XX secolo”. Dietrich Eckart che fu il maestro spirituale di Hitler figura ovviamente su questa lista come anche Gottfried Feder che divenne in seguito direttore generale delle edizioni del partito nazionale socialista con il Dott. Gutberlet e con Heuss, tutti e due membri della Thule. Non possiamo citare tutti i nomi dei membri della Thule. Citiamo per finire i nomi del criminali di guerra come Heinrish Jost, e Michel Hans Frank che fu impiccato a Norimberga nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 1946.

Degli amici tedeschi mi hanno detto che ci furono industriali, militari e giornalisti appartenenti alla società Thule che spinsero Hifler innanzi nella scena politica perché avevano notato lo straordirnario ascendente che esercitava suile folle. Essi volevano utilizzzare questo oratore a fini personali e cercarono di escluderlo quando si resero conto che era pazzo. Ma Hitler era diventato troppo potente per essere abbattuto (40).

Altre Logge tedesche e specialmente le Antiche Logge Prussiane, portarono a Hitler il sostegno politico e finanziario di cui aveva bisogno. I grossi industriali erano per ia maggior parte membri di queste logge: Emile Kirdof, Presidente delle miniere della Rurh; Gustave e Alfred Krupp; Cuno, direttore dell’ Amerika Line di Amburgo, ecc. per non parlare di Thyssen stesso (41). Quest’ultimo aveva ricevuto la missione dalle Antiche Logge Prussiane di “appoggiare” Hitler e i suoi delegati presso i magnati dell’industria e le banche. Gli si associò un brillanie secondo, il Conte Von Helidorf. Adolf Hitler era divenuto il nuovo uomo forte della Germania capace di vietare gli scioperi, di dissolvere il partito comunista, di mantenere i salari ad un prezzo relativamente basso.

Nelle sue Memorie pubblicate nel 1941 a Londra sotto il titolo “I paid Hitler” (ho pagato Hitler), Thyssen valuta a 2 milioni di marchi all’anno “le sovvenzioni” accordate ai nazisti dalla sola industria pesante. Non parla dell’apporto deile altre industrie.

Hitler beneficiò anche del sostegno delle Logge americane, specialmente (e ciò è sbalorditivo)del sostegno delle banche ebree. Sidney Warburg associato della banca Kuhn, Loeb e C. ha rivelato in un libro che è una sorta di confessione “I quattro soldi del nazionai-socialismo”, come nel luglio 1929, un gruppo di finanzieri americani tutti franco-massoni decisero che “la cosa più semplice per riservarsi l’avvenire della Germania e 3 permetterle di sfuggire all’impero trancese” era di offrire un aiuto finanziario a “that man Hitler”.

Tra gli autori del progetto si notano i nomi di Carter del Guarantee Trust, di Rockfeller, di Glean, della Royal Dutch, così come quelli dei presidenti delle Banche federali e di una mezza dozzina di banchieri indipendenti. Warburg ricevette dunque la missione di andare in Germania ed entrare in contatto con Hitler tramite l’intermediazione del borgomastro di Monaco. Hitler accompagnato da Von Heydt, “esperto finanziario” del partito a quell’epoca, fece un esposto dettagliato delle somme di cui aveva bisogno per “riuscire a fare una sommossa popolare” e richiese 100 milioni di marchi (24 milioni di dollari). Una settimana più tardi la somma di 10 milioni di dollari fu girata alla banca Mendelson e C. di Amsterdam dal gnjppo di New York. La banca Mendelson effettuò un bonifico di dieci assegni bancari da 1 milione di dollari l’uno sul conto di dieci banche differenti in diverse città tedesche. Lo stesso procedimento si ripeterà nel 1931 per una somma di 15 milioni di dollari e nel 1933 per 7 milioni di dollari. Queste sovvenzioni non furono senza contropartita. Il riarmamento rapido della Germania doveva permettere a questi uomini d’affari fruttuosi profitti (42). Ma ciò che è importante quanto l’aiuto finanziario delle Logge tedesche e americane è l’insegnamento iniziatico che Adoif Hitler ricevette alla Loggia Thuie.

A partire dal 1920 durante circa tre anni Rosenberg e Dietrich Eckard iniziarono il piccolo caporale della Reichwehr.

Konrad Heyden scriveva (43): “Eckard intraprende la formazione spirituale di Adolf Hitler”. L’insegnamento si sviluppava su due piani: “la dottrina segreta” e la dottrina di propaganda. Eckard che fu uno dei sette membri fondatori del partito nazional-socialista, quando nell’autunno 1923 morì, pronunciò queste parole abbastanza misteriose: “Seguite Hitler, egli danzerà ma sono io che ho scritto la musica. Noi gli abbiamo dato i mezzi di comunicare con Loro… non me ne dolgo. Avrò influenzato la storia più di ogni altro tedesco”.

Quali erano questi “Loro” con la “L” maiuscola? E’ possibile come suggeriscono Pauweis e Bergier (44) che ci fosse stata una comunità iniziatica sottostante al nazional-socialismo, comunità veramente demoniaca retta da dogmi nascosti, ben più elaborati delle dottrine elementari del Mein Kampf o del mito del XX secolo.

Hitler era convinto di essere “l’uomo del destino”. Egli era stato senza dubbio influenzato anche da Horbiger, uno pseudo-sapiente visionario che incontrò più volte e che affermava le origini favolose della razza ariana, discesa dalle montagne abitate dai superuomini di un’altra era, destinata a comandare al pianeta e alle stelle”. Sembra che Hitler avesse realmente creduto che esisteva una scienza segreta, una magia alla base di tutte le scienze. Lui stesso affermava: “c’è una scienza nordica e nazional-socialista che si oppone alla scienza giudeo-liberale”. E Rauschning che conosceva bene Hitler scriveva: “Si possono comprendere i piani politici di Hitler solo se si conoscono le sue intenzioni occulte e la sua convinzione che l’uomo è in relazione con l’Universo”.

“Quando Hitler si rivolgeva a me, prosegue Rauschning, egli provava ad esprimere la sua vocazione di annunciatore di una nuova umanità in termini razionali e concreti. Egli diceva: “La Creazione non è terminata. L’uomo arriva indiscutibilmente ad una fase di metamorfosi. La vecchia specie umana è entrata nello stadio del deperimento e della sopravvivenza. L’umanità sale un gradino ogni settecento anni e la posta della lotta a più lungo termine è l’avvento dei Figli di Dio. Tutta la forza creatrice si concentrerà in una nuova specie. Le due varietà evolveranno rapidamente opponendosi. Una sparirà e l’altra si spanderà. Essa supererà infinitamente l’uomo attuale… Comprendete ora il senso profondo del nostro movimento nazional-socialista? Colui che pensa al nazional-socialismo solo come ad un movimento politico non ne sa gran cosa…” (45).

Tutte le atrocità commesse dai nazisti sono in germe in questo testo. L’uomo del destino doveva lavorare all’avvento di una nuova specie: quella dei Figli di Dio e annientare il più rapidamente possibile quello che doveva sparire: gli Ebrei, i Boemi zingari e le altre razze inferiori.

Hitler diceva ancora a Rauschning: “La nostra rivoluzione è una nuova tappa o piuttosto la tappa definitiva dell’evoluzione che porta alla soppressione della storia… Voi non sapete nulla di me; i miei camerati del partito non hanno nessuna idea dei sogni che mi ossessionano e dell’edificio grandioso di cui almeno le fondamenta saranno costruite quando morirò… C’è una svolta decisiva del mondo, eccoci aila giunzione dei tempi… Ci sarà uno sconvolgimento del pianeta che voialtri non iniziati non potete comprendere. Ciò che succede è più dell’avvento di una nuova religione”.

Si è constatato a quali crimini e a quali abominazioni una “alta Iniziazione” aveva potuto poNare un paranoico posseduto dal demonio.

Non possiamo citare ancora altri testi.

“La novità formidabile della Germania nazista, constatano MM. Pauwels e Bergier, è che il pensiero magico si è aggiunto alla scienza ed alla tecnica” ciò le ha permesso di devastare ii mondo e di far perire circa trenta milioni di uomini.

Bisogna anche riconoscere che i pensieri profondi di Hitler non erano conosciuti che da un piccolo numero di iniziati. Ciò che egli diceva al popolo tedesco (la grandezza del suo destino, la sua rinnovazione tramite la dottrina nazional-socialista) corrispondeva alle aspirazioni protonde di quel popolo. Hitler esaltava anche ciò che vi è di più inquietante nell’anima tedesca. (Quel romanticismo pagano che Richard Wagner ha espresso in un’altra maniera e soprattutto l’antico sogno pangermanista).

Hitler è senza alcun dubbio una creazione delle logge massoniche tedesche, che sono state sostenute da alcune Logge anglosassoni.

E’ l’esoterismo massonico della Loggia Thule di cui era membro che ha alimentato il suo delirio. In seguito il suo genio malefico gli ha permesso di dominare e devastare il mondo.

Si obietterà che gli ufficiali superiori, gli industriali, i giornalisti appartenenti alle Logge tedesche che hanno aiutato Hitler agli inizi, non immaginavano che ciò avrebbe dato origine ad un simile cataclisma, in seguito al quale la Germania sarebbe stata divisa in due.

Giungiamo qui al mistero del destino umano. In questo mondo ognuno sceglie il suo campo. I Santi obbedendo alla Volontà di Dio non sono sempre coscienti dell’importanza del ruolo che giocano nel compimento del piano divino. Allo stesso modo coloro che appartengono al partito del demonio non sanno sempre dove saranno trascinati. Satana come un cavaliere senza scrupolo sfinisce e poi rigetta le sue cavalcature umane quando esse hanno cessato di essergli utili.

Il nazismo, prodotto delle Logge del Nord, ha permesso alla fine ai Sovietici di estendere il loro dominio sul mondo. I Russi sono i grandi vincenti delle due guerra mondiali.

Vedremo più avanti il ruolo giocato dalle Logge “umaniste” occidentali quando si è trattato dopo il crollo della Germania, di facilitare l’estensione del comunismo “intrinsecamente perverso”, benché questo non fosse un regime democratico liberale.

4.2.3.4. La divisone del mondo nel 1945

Si sostiene che gli accordi di Yalta non contengano nessuna clausola segreta concernente la divisione del mondo e che è a causa della potenze dell’esercito russo che i Sovietici hanno potuto occupare tutta l’Europa centrale e la Gerrnania dell’Est. Ma ciò non resiste ad una analisi. Perché l’avanzata americana verso l’Est fu frenata nel 1945 se non per permettere ai Sovietici di raqgiungere una linea che era stata fissata in precedenza? All’epoca solamente gli USA possedevano la bomba atomica e gli eserciti sovietici erano approvvigionati in buona parte dall’Occidente.

Sembra che sia stata per tutt’altra ragione che Franklin Roosevelt (la cui famiglia sarebbe di origine israelita olandese) massone di alto grado, affiliato al “Council on Foreign Relations”, abbia permesso a Stalin di fare la parte del leone nella divisione del mondo.

L’entourage del Presidente Roosevelt e il Dipartimento di Stato erano completamente pieni di sostenitori del sistema sovietico, molti dei quali erarlo membri del C.F.R. L’agente informativo della Russia Alger Hiss (C.F.R.), alto funzionario del Dipartimento di Stato, consigliere personale di Roosevelt e presidente del “Carnegie Endowment for International Peace”, fu d’altronde condannato un po’ più tardi a cinque anni di prigione per spionaggio. La moglie del Presidente, Eleanor Roosevelt (cosa incredibile ma accertata) era, malgrado la sua età, l’amante di un giovane sottoufficiale dell’esercito americano che faceva parte dei dirigenti del partito comunista negli USA.

Ci fu certamente la volontà dei dirigenti americani di facilitare la creazione di un governo mondiale e di modificare i possedimenti territoriali delle nazioni conformemente ai piani del “Movimento Synarchista dell’Impero” (MSE) nato nel 1922 (46).

La synarchia aveva come obiettivo una socializzazione generale, dato che i beni di tutti erano sistemati alle dipendenze di alcuni privilegiati esercenti un potere quasi discrezionale sull’insieme. La rivoluzione synarchica doveva essere realizzata dall’alto e non dal basso con il codazzo dei tumulti popolari. Nelle prime proposte del “Patto synarchico” si rilevano degli apprezzamenti severi sul parlamentarismo “regime d’importazione estera”, sul suffragio universale e sull’uso che ne faceva il popolo “questo sovrano eternamente minore” (47).

Stando al piano synarchico la Francia doveva essere integrata in un’Europa senza Russia e senza Inghilterra, alla quale si doveva aggiungere la parte di Africa non inglese: la Paneurafrica. A fianco di questa Paneurafrica e del Commonwealth britannico dovevano essere costituiti altri tre grandi Imperi federali razziali: la Paneurasia (URSS), la Panamerica e la Panasia.

Robert Brassillach (48) scriveva nel “Io sono dappertutto” del 18 dicembre 1942: “Che la synarchia sia uno dei nomi del capitalismo è una certezza. Essa ha anche lo stesso piano per la vittoria. I Russi sono degli strumenti, occorre dunque servirsene ma con precauzione. Per questo bisogna che la Germania vinta non sia smantellata. La Renania e la Ruhr, gli Americani ce l’hanno già detto ufficialmente, saranno sotto il controllo anglosassone, ma non si lascierà bolscevichizzare la Germania, le si darà un buon re cattolico e benpensante…

L’essenziale è di sbarazzarsi del Nazional-Socialismo che è il nemico delle potenze danarose. Una catena è tesa dall’America in Germania, e in ogni paese non mancano uomini che favoriscano questo piano mirifico di cui si parla sottovoce a Vichy da mesi…”. “La massoneria è a Londra, è a Washington, è ad Algeri dove si sono riaperte le Logge, è a Vichy, è spesso a Parigi sottto tutte le maschere… Riconosciamo che tutto va come se la massorneria e la synarchia lavorassero d’accordo per il trionfo della IV Repubblica capitalista” (in cui cioè il grande capitale sarà tutelato).

D’altra parte come spiegare il senso della lettera scritta nel 1943 dal presidente Roosevelt a Zabrousky, destinata ad essere comunicata a Stalin (lettera pubblicata dal Figaro del 7 febbraio 1951). Essa concerneva la futura divisione del mondo.

“Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna sono disposti e ciò senza alcuna riserva morale- a dare la parità di voto assoluta all’URSS nella futura riorganizzazione del mondo del dopo guena. L’URSS sarà membro… del gruppo direttivo in seno al Consiglio d’Europa e al Consiglio d’Asia… sullo stesso piano a parità di voto con gli Stati Uniti e l’Inghilterra e farà parte dell’alto tribunale che si dovrà creare per risolvere le divergenze esistenti tra le differenti nazioni; interverrà anche nella selezione e nella preparazione delle forze internazionali, nell’armamento e nel comando delle sue forze… sarà dato inoltre all’URSS un porto nel Mediterraneo. Noi cediamo ai suoi desideri per ciò che concerne la Finlandia e il Baltico in generale… Resta a Stalin un vasto campo di espansione nei piccoli paesi dell’Europa orientale… La Segreteria, tuttavia, è destinata alla Francia, con voto consuntivo ma non deliberativo, come ricompensa della sua resistenza e punizione del succedimento anteriore… La Francia dovrà rimanere nell’orbita inglese”.

Si trattava del piano synarchico del 1935 e della divisione del mondo. Questo programma è stato eseguito fino ad oggi in parte.

4.2.3.5. La distruzione degli Imperi Coloniali

— L’articolo 106 del Patto Synarchico citava: “L’era capitalista e colonialista è finita per la Francia. Il socialismo si installa sotto forme diverse nell’Occidente europeo, come nel resto del mondo a cadenze varabili”.

— Articolo 107: “Oltre al socialismo in via di realizzazione mondiale e di adattamento nazionale, l’era synarchica comincia dalla Francia iniziatrice della rivoluzione dei tempi moderni…”

— Articolo 136: “L’era synarchica imperiale comincia per la Francia e dalla Francia per il mondo”.

Forse è una semplice coincidenza che la Francia abbia perso il suo Impero. In tutti i casi fu Charles De Gaulle, rivoluzionario di grande levatura sotto apparenze cattoliche, che ne prese la responsabilità quando ritornò al potere nel 1958. Altra semplice coincidenza senza dubbio (49)… Ma è una coincidenza che è costata la vita a parecchie centinaia di migliaia di persone (specialmente degli Harkis che noi avevamo giurato di non abbandonare) e che ha rovinato molta piccola gente.

4.2.4. Il messianismo ebreo

Abbiamo appena visto ciò che era la potenza finanziaria, economica e politica di una minoranza ebrea e il ruolo che essa ha giocato tanto all’Est che all’Ovest nel proseguimento della Rivoluzione.

Tuttavia non bisogna generalizare. Così come esistono una Francia cristiana ed una Francia rivoluzionaria, occorre distinguere gli Ebrei il cui messianismo esercitandosi nell’ordine temporale costituisce una deviazione dalla loro missione primitiva, dagli altri di cui parla S.Paolo nell’Epistola ai Romani, che sono la vera posterità di Abramo (posterità spirituale) (50).

Sono questi ultimi che devono convertirsi alla fine del tempo delle nazioni (che non deve essere confusa con la fine del mondo) (51).

Isaia scrive riguardo a Israele: “Quando il numero dei figli d’Israele sarà come la sabbia del mare, solamente una piccola rimanenza sarà salva” (Isaia X, 22).

Parleremo solo degli Ebrei messianici, cioè degli Ebrei rivoluzionari, che costituiscono una categoria particolarmente temibile, come lo sono generalmente le genti che hanno tradito la loro missione (nelle rivoluzioni gli ex seminaristi e gli spretati diventano i peggiori avversari di Dio e della sua Chiesa: Combes, Stalin, ecc.).

Citeremo solo testi emanati da autori ebrei perché non ci si possa rinfacciare di cadere nell’antisemitismo.

Lasciamo la parola a Bernard Lazare che ha scritto un’opera storica: “L’Antisemitismo, la sua storia e le sue cause”.

Nella sua prefazione parlando dell’ostilità che gli Ebrei si attirano da parte di tutti i popoli e in tutti i tempi, egli scrive: “Mi è sembrato che una opinione così universale come l’antisemitismo, essendo fiorita in tutti i luoghi e in tutti i tempi, prima dell’era cristiana e dopo, ad Alessandria, a Roma e ad Antiochia, in Arabia e in Persia, nell’Europa del Medio Evo e nell’Europa modema, in una parola in tutte le parti del mondo in cui ci sono stati e dove ci sono degli Ebrei, mi è sembrato che una tale opinione non poteva essere il risultato di una fantasia e di un capriccio perpetuo, e che ci dovevano essere nella sua nascita e nella sua permanenza delle ragioni profonde e serie”.

Poi, nel suo primo capitolo “le cause generali dell’antisemitismo” egli riconosce: “Bisogna dunque che le cause generali dell’antisemitismo siano sempre risiedute in Israele stesso e non in coloro che lo combattevano” e ne dà la ragione: “perché dovunque e fino ai nostri giorni gli Ebrei sono sempre stati esseri insociabili” (52).

“Perché erano insociabili? Perché erano esclusivi e il loro esclusivismo era nella fede politica e religiosa, o per meglio dire tenevano al loro culto politico-religioso e alla loro legge… Ovunque volevano rimanere Ebrei e ovunque ottenevano dei privilegi che permettevano loro di fondare uno Stato nella Stato…” (53).

Altrove egli prosegue parlando del popolo ebraico: “Popolo energico, vivace, di un orgoglio infinito; considerandosi superiore alle altre nazioni il popolo ebreo vuole essere una potenza. Ha istintivamente il gusto della dominazione poiché per le sue origini, per la sua religione, per la sua qualità di razza eletta che si è sempre attribuita, si crede posto al di sopra di tutti. Per esercitare questa sorta di autorità non ebbe la scelta dei mezzi. Il denaro dava agli Ebrei un potere che tutte le leggi politiche e religiose rifiutavano loro. Detentori del denaro, essi divennero i maestri dei loro maestri e li dominarono… Entrarono nelle società moderne non come ospiti, ma come conquistatori… Fecero la sola conquista per la quale erano armati (pag. 223). Il giorno in cui un Ebreo ha occupato una funzione civile lo Stato cristiano è stato in pericolo… L’entrata degli Ebrei nella società ha simbolizzato la distruzione dello Stato, dello Stato cristiano beninteso” (pag. 361) (54).

Si possono moltiplicare le citazioni di autori ebrei.

S.P. Chajes, un B’naî B’rith, nell’ “Almanacco nazionale ebreo” (anno 5682) precisa: “Il nostro imperialismo è il solo che possa impunemente sfidare i secoli, il solo che non abbia a temere la disfatta, che senza sviarsi e invincibilmente marcia verso il suo scopo con passo lento ma fermo”.

Uno dei capi del Giudaismo, Alfred Nossig, scrive nel “Giudaismo Integrale”: “La comunità giudaica è più di un popolo nel senso moderno e politico del termine. Essa è la depositaria di una missione storicamente mondiale, direi anche cosmica, che le è stata affidata dai suoi fondatori Noè e Abramo, Giacobbe e Mosè… La concezione primordiale dei nostri avi è stata di tondare non una tribù, ma un ordine mondiale destinato a guidare l’umanità nel suo sviluppo… Ecco il vero, l’unico senso della scelta degli Ebrei in quanto popolo eletto… “Gesta naturae per Judeos”, ecco la formula della nostra storia… Ordine spirituale destinato a guidare lo sviluppo dell’umanità” (da pag. 1 a pag. 5).

Egli precisa ancora: “Il socialismo e il mosaismo non sono affatto dei programmi che si oppongono. Tra le idee fondamentali delle due dottrine, c’è al contrario una concordanza sorprendente… Il mosaismo è il socialismo libero dalle utopie e dal terrore del comunismo e dall’ascesi del cristianesimo”. “Il movimento socialista moderno è per la maggior parte un’opera degli Ebrei. Furono loro ad imprimervi il marchio del loro cervello”. “Il socialismo mondiale attuale forma il primo stadio del compimento del mosaismo, l’inizio della realizzazione dello stato futuro del mondo annunciato dai nostri profeti”.

Il sionismo non è mai stato l’obiettivo principale del “mondialismo ebreo”, ma costituisce una specie di vetrina per il giudaismo internazionale. Il mondo così può vedere chiaramente ciò che gli Ebrei sono capaci di fare. Dal punto di vista sentimentale è anche la realizzazione del voto doppiamente millenario: “l’anno prossimo a Gerusalemme”. Per questo gli Ebrei della diaspora sostengono finanziariamente e politicamente Israele. Essi hanno d’altronde un complesso nei confronti degli Ebrei di Israele che hanno accettato di vivere l’avventura spesso pericolosa del sionismo mentre loro restano tranquillamente nelle loro pantofole (55).

Il “Jewish World” del 9 febbraio 1883 precisava: “Il grande ideale del Giudaismo non è che gli Ebrei si raccolgano un giorno in qualche angolo della Terra per motivi separatisti, ma che il mondo intero sia imbevuto dell’insegnamento ebraico e che nella fraternità universale delle nazioni tutte le razze e le religioni separate scompaiano (56). Con la loro attività nelle letterature e nella scienza, con la loro posizione dominante in tutte le branche dell’attività pubblica stanno fondendo gradualmente i pensieri e i sistemi non ebraici nelle forme ebraiche.”

Si si può domandare appoggiandosi su questi fatti e sulla semplice logica se per gli ” Ebrei mondialisti” il messia atteso, il solo vero messia che avrà tutto il potere del mondo non sia l’Anticristo (57).

Il mondialismo, l’abbiamo già precisato nel primo capitolo (il piano di Satana sul mondo), conduce logicamente all’Anticristo e al suo regno che è quello del demonio.

4.2.5. La responsabilità personale degli individui che costituiscono i gruppi mondialisti

Spetterà a Dio determinarla. Nostro Signore ha detto: “Non giudicate per non essere giudicati”.

E’ certo che il fatto di entrare nella Franco-Massoneria, qualunque sia l’obbedienza, costituisce un errore morale perché si trasgrediscono i comandi della Chiesa e non ci si preoccupa delle sue condanne (specialmente quando si tratta di un cattolico) (58). Tuttavia il massone che rimane in un grado basso e la cui preoccupazione è di fare un buon pasto con i suoi fratelli o di ottenere un favore non ha la stessa responsabilità dell’ Alto Iniziato.

L’uomo che “fa carriera” nella politica di una democrazia laica, così come farebbe carriera nell’amministrazione, comincia ad avere una seria responsabilità morale quando aderisce coscientemente ai “dogmi laici” di questa democrazia, ad esempio se è convinto che il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella nazione e non in Dio, o se elabora o vota delle leggi contrarie al Decalogo, come l’aborto e l’eutanasia.

Il popolo che ha votato il preambolo empio della Costituzione del 1958 (ingannato dai Vescovi francesi che gli avevano detto che poteva votarlo) ha meno responsabilità di Charles De Gaulle e degli individui che hanno elaborato questa Costituzione e l’hanno imposta (59).

Così come i santi compiono il piano di Dio senza averne sempre piena coscienza, può succedere che nel campo del nemico alcuni membri siano essi stessi ingannati e non sappiano dove il demonio li conduce. Come nell’adulterio anche qui è il primo passo che conta e che vi conduce alla fine, per concessioni successsive, ad uno stato di peccato permanente. E’ probabile che tra i membri delle grandi organizzazioni internazionali di cui abbiamo parlato, alcuni abbiano delle motivazioni molto diverse da quelle di una minoranza iniziata. Provocherebbero forse una rissa se si dicesse loro che collaborano ad un progetto mondiale di sovversione che dovrà sboccare alla fine nel regno dell’Anticristo. Per loro il primo passo è stato una ambizione puramente umana.

“Poiché là dove c’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore” (Matteo VI, 21). Non possiamo sapere dove è il vero tesoro del nostro prossimo perché Dio solo può “sondare i cuori e le menti”. Ciò che ci è domandato come cattolici se non vogliamo smarrire la strada, è di seguire i Comandamenti di Dio e di ascoltare gli avvertimenti del Successore di S.Pietro (specialmente quelli che sono chiamati Comandamenti della Chiesa).

(10) “Una mano nascosta dirige”, La Libreria Francese.

(11) Da qui la necessità di spezzare quell’arma potente che è la Santa Messa (la liturgia) e di contestare il ruolo di Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa. Nel cellebre sogno di Don Bosco, detto Sogno delle due Colonne”, la nave papale attaccata da ogni parte finalmente si fissa a due colonne di cui una è sormontata dal’Eucarestia e l’altra da Nostra Signora Soccorso dei Cristiani.

(12) “Perché Egli regni”, pag. 242.

(13) Op. cit., pag. 503.

(14) E’ a lui che De Gaulle fece una visita lampo quando l’OAS minacciava di prendere il potere in Francia.

(15) Vedere l’articolo di “Mondo” del 4 novembre 1971 pubblicato con il titolo significativo: “Un Re d’Europa”.

(16) E’ della Chiesa che egli parla.

(17) Pio XI e Pio XII non avrebbero certo ratificato questa affermazione di Paolo VI.

(18) Comenius (Jean Amos), nome utilizzato da Komensky (1592-1670). Ceco affiliato alla setta dei Fratelli Moravi. Autore di celebri opere.

(19) “Perché Egli regni”, pag. 248.

(20) Cerchi concentrici sul modello delle “sociétès decadres” tipo Illuminati di Baviera.

(21) Da notare che il gruppo Rockefeller si è lanciato in una immensa campagna in favore della contraccezione e dell’aborto (leggege a questo riguardo l’opuscolo del Dott. Tremblay: “L’affare Rockefeller”, con prefazione del Dott. Paul Chauchard, presidente di “Lasciateli vivere”).

(22) Verso il 1850 un medico alchimista, il visconte di Lapasse, aveva creato un ordine della Rosa-Croce in cui vennero un po’ più tardi a farsi iniziare Josephin Pèladan e Stanislas de Guaita.

(23) In italiano: Commissione degli Affari Esteri.

(24) “Prèsent”, 28 e 29 gennaio 1985.

(25) “Prèsent”, 28 e 29 gennaio 1985.

(26) E’ per questa ragione che non li abbiamo studiati nel capitolo consacrato al mondialismo sovietico.

(27) Op. cit., pag. 105.

(28) Non ci si stupisce dopo tutto questo del ruolo giocato da Wilson al momento del Trattato di Versailles. Fu un “Illuminato” che compì la caduta della casata degli Asburgo, così come prima di lui, altri Illuminati aveevano deciso la sparizione della casata dei Borboni.

(29) J. Soustelle, “Il lungo cammino di Israele”, pag. 81.

(30) J. Bordiot, op. cit., pag. 105.

(31) Documenti parlamentari degli Stati Uniti, J. Bordiot, op. cit., pag. 122.

(32) C’è spesso una giustizi immanente nella storia. Il governo tedesco non immaginava che stava aiutando a creare una potenza che venticinque anni più tardi avrebbe tolto dalla Germania metà del suo territorio.

(33) Il fondatore della “Table Ronde”.

(34) J. Bordiot, op. cit., pag. 120.

(35) Vedere l’articolo del “Figaro Magazine”, 16 feddraio 1985, “L’inquietante rimonta dell’antisemitismo nell’URSS”. Stalin aveva fatto fucilare tutti i primi rivoluzionari di cui la maggior parte erano ebrei (Kameniev, Zinoviev, ecc.). Trotsky fu assassinato in Messico da un agente sovietico.

(36) Strasser diceva: “Colu che ascolta Hitler vede di colpo sorgere ill Führer della gloria umana… Un signore con una comica pennellata di baffi trasformarsi in Arcangelo. Poi l’Arcangelo si dilegua e resta solo Hitler che si rimette a sedere, bagnato di sudore, l’occhio vitreo”.

(37) L’Ambasciatore di Francia, François Poncet, ha scritto: “entrava in una sorta di trance medianica. Il suo viso raggiungeva un rapimento estatico” (testi citati da Pauwels e Bergier, “Il giorno dei maghi”).

(38) Informazioni tratte dall’articolo di Charlie Lewis Hill, “Il Mondo e la vita”, n. 152, gennaio 1966.

(39) Grasset editore.

(40) E’ possibile che Hitler non abbia perdonato alle Logge di aver cercato di allontanarlo. Ciò spiegherebbe il fatto che le abbia disciolte nel 1933 quando divenne cancelliere.

(41) Informazioni tratte dall’articolo di Charlie Lewis Hill, op. cit.

(42) Informazioni tratte dall’articolo di Charlie Lewis Hill, op. cit.

(43) Konrad Heyden, “Adolf Hitler”, tradotto da Pierhall. Grasset.

(44) “Il giorno dei maghi”.

(45) Il testo citato “Il giorno dei maghi”.

(46) Documenti concernenti la Synarchia sono stati scoperti presso l’ex deputato Gaston Martin, alto massone e autore di opere storiche sulla Franco-Massoneria, e nella sede del’ordine martinista nel corso di perquisizioni fatte dalla polizia di Vichy.

(47) Henry Coston “I Finanzieri che dirigono il mondo”, pag. 100 e seguenti.

(48) Fucilato dopo la liberazione.

(49) Charles De Gaulle si vantava di avere reinstallato la Franco-Massoneria in Francia dopo averle reso la Repubblica. E’ ancora lui ad avere imposto la Costtuzione della 5a Repubblica, il cui Preambolo è empio, e ad aver abbandonato l’Algeria francese dopo aver promesso che essa sarebbe rimasta francese, mentre invece era fin dal primo giorno sostenitore dell’Algeria algerina (riferirsi all’intervista di Michel Droit).

(50) Era il Popolo di Dio, ed era per mezzo suo che l’insegnamento del Verbo fatto carne doveva essere comunicato alle nazioni. Ma ha tradito la sua missione rifiutando di riconoscere Gesù Cristo come il Messia.

(51) La fine del tempo delle nazioni è la fine del privilegio religioso delle nazioni su Israele, caduto nella cecità. Ho scritto molti articoli a questo riguardo su “De Rome et d’ailleurs”.

(52) Op. cit. pag. 11 e 12.

(53) Si comprende molto bene che l’Ebreo della Diaspora sia nella fede conservatore per se stesso poiché è il solo mezzo di preservare la sua identità e quella del suo popolo, ed è antinazionalista nei paesi in cui è stato disperso perché il nazionalismo costituisce per lui un pericolo mortale. Gli Israeliani non conoscono più questo problema. Essi sono molto nazionalisti.

(54) E’ la ragione per cui sotto il vecchio regime il Re di Francia li hanno rinchiusi nei ghetti e non hanno dato loro nessuna funzione civile o militare. Sotto Luigi XIV c’era solo qualche famiglia ebrea autorizzata a risiedere a Parigi.

(55) Lo spirito degli Israeliani è molto differente da quello degli Ebrei mondialisti. Ho avuto delle conversazioni con alcuni Israeliani che mi hanno molto illuminato. Gli Israeliani non potrebbero sussistere se non beneficiassero delle somme considerevoli versate dagli Ebrei della Diaspora (è un’autentica tassa). Nondimeno, provano per loro lo stesso sentimento che durante una guerra le persone al fronte provano per gli “imboscati”).

(56) L’Ebreo rivoluzionario e mondialista non è religioso.

(57) La pietra d’inciampo per gli Ebrei, la ragione per cui non hanno riconoscuto il Messia è che essi attendevano un “re” che avesse il potere temporale e che li liberasse dai Romani. Ora, il Messia nella sua prima manifestazione è stato un re spirituale che non ha cercato di regnare temporalmente. “Il mio regno non è di questo mondo”.

(58) Anche le massonerie deiste esigono il segreto e non possono ammettere come membri i cattolici che rimangono attaccati ai loro dogmi, cioè alla Verità rivelata definita dalla Chiesa.

(59) La Costituzione della 5a Repubblica è la sola Costituzione laica del mondo occidentale, con quella del Messico, il cui governo è franco-massone (al di fuorri dei paesi comunisti, beninteso).

4.3. L’ORIGINE COMUNE DEI DUE MONDIALISMI E IL LORO EVENTUALE AFFRONTAMENTO

Isacco e Ismaele hanno una origine comune. Sono tutti e due figli di Abramo. Ma Dio sa come tuttavia i loro discendenti, Ebrei e Arabi, si affrontano e si fanno guerra. Esamineremo prima la questione dell’origine comune dei due “mondialismi” e poi la possibilità di affrontarli.

4.3.1. L’origine comune dei due mondialismi

Ciò che mi ha più interessato e più sorpreso nel libro di M.J. Bordiot è che questi due mondialismi sono di comune filiazione rosacrociana e martinista. Ambedue sono sbocciati dall’Ordine degli “Illuminati di Baviera”. (60)

M.Bordiot scrive che se la condanna di Weishaupt, a Monaco, nel 1786 ed il verdetto di scioglimento degli Illuminati ha messo fine provvisoriamente alla loro attività in Baviera, questa è però proseguita all’estero, specialmente in Francia dove gli Illuminati hanno partecipato alla rivoluzione.

All’epoca dalla guerra d’Indipendenza americana gli Eserciti francesi (La Fayette e compagni) avevano fatto attraversare l’Atiantico all’Illuminismo. Verso il 1800 l’ordine contava due logge a New York, e in Virginia aveva un totale di 1700 affiliati.

Nel 1826 un franco-massone di New York, William Morgan, pubblicò un libro in cui denunciava l’infiltrazione dell’Illuminismo nelle Logge massoniche e fu assassinato poco dopo da un Illuminato proveniente dall’Inghilterra.

L’ordine d’altra parte aveva approfittato della Rivoluzione e delle guerre dell’Impero per estendere la sua influenza fino in Russia dove causò la sommossa dei “dicembristi” nel 1825.

Dal 1808 l’ordine si era ricostituito in Germania. La “Lega degli Uomin Giusti” era la denominazione con la quale gli “Illuministi” tedeschi si nascondevano dietro la “Tugensbund” (lega di virtù) che fu dissolta nel 1815 come reazione della Santa Alleanza contro il “liberalismo” (61).

Nel 1848 Karl Schapper, Joseph Moll e Heinrich Bauer, gli Illuminati che dirigevano la “Lega degli Uomini Giusti” decisero di cambiare la denominazione in “Lega Comunista” di cui Karl Marx divenne membro (62). Essi domandarono a Marx di codificare il programma di Weishaupt in un manifesto del Partito Comunista, più conosciuto con il titolo di “Manifesto Comunista”. Gary Allen (None Dare Call it Conspiracy- Nota di pag. 25) conferma che nel manifesto comunista il solo lavoro di Marx “è stato di postdatare e di codificare i principi e i progetti fissati 70 anni prima da Adam Weishaupt, il fondatore dell’Ordine degli Illuminati di Baviera, di cui la Lega degli Uomini Giusti non era che una emanazione”.

E’ a Londra nella sede della Lega Comunista che il manifesto fu pubblicato in tedesco, nei primi giorni del febbraio 1848. Le prime edizioni del manifesto non portano alcun nome di autore. Il nome di Marx figura in tutte le edizioni solo a partire dal 1868.

Marx non era stato il solo redattore del manifesto, ci dice J. Bordiot. Engels vi aveva collaborato in buona parte ed anche un vecchio filibustiere arricchito di origine francese: Jean Lafitte (nato nel 1792 a Port-au-Prince, San Domingo). Il figlio primogenito di Jean Lafitte ha affermato che suo padre “apparteneva a società segrete”, la Franco Massoneria sicuramente, l’Illuminismo probabilmente. Jean Lafitte aveva conosciuto Marx ed Engels nel 1845 a Bruxelles e i tre uomini erano ben presto diventati inseparabili. Fu Lafitte che finanziò la pubblicazione del manifesto comunista (63).

I rapporti di Marx con gli Illuminati sono incontestabili. Per la pubblicazione del manifesto ricevette un aiuto sostanzioso da due Illuminati: Clinton Roosevelt e Horace Greely il direttore del “New York Tribune” di cui Marx divenne corrispondente londinese.

Passiamo ora al mondialismo occidentale. Si sa che l’Illuminismo e il Martinismo sono di filiazione rosacrociana.

Il mago Papus (Gérard Encausse), rinnovatore nel 1891 dell’ordine marxista, nella prefazione a “L’Archeometra del Cabalismo-rosacrociano e Gran Maestro del Martinista, Saint-Yves d’Alveydre”, scriveva: “Come sociologo Saint-Yves d’Alveyndre ha consacrato la maggior parte della sua vita alla difesa e alla diffusione di una certa forma di organizzazione sociale: la Synarchia”.

E’ in Coménius (1592-1670) che si trova la prima forma didattica delle idee synarchiche elaborate dai Rosacrociani in vista della costituzione di un governo mondiale comportante: una Chiesa universale, un Consiglio Culturale Internazionale e un Tribunale della Pace. Lo schema di Coménius sarà modificato da Saint-Yves d’Alveydre, esiste tuttavia un certo parallelismo tra i due testi (64).

Nel 1922 il conte di Koudenhove-Kalergi “portavoce” della Synarchia in Europa creò a Vienna il movimento Pan-Europeo, nella stessa epoca della costituzione a Parigi del “Movimento Synarchista d’Impero” (MSE). Nel 1926 egli organizzò il primo congresso dell’Unione Pan-Europea presieduto dal F  Edouard Bénès, allora ministro degli Affari Esteri Cecoslovacco. A questo congresso parteciparono numerosi uomini di Stato europei (il cammino percorso era stato estremamente rapido. Erano trascorsi solo quattro anni dalla creazione del movimento).

Fu pure sotto ispirazione del conte Koudenhove-Kalergi che nel 1928 il F  Aristide Briand presidente del Consiglio, “il pellegrino della Pace”, inviò a 26 nazioni il suo Memorandum Pan Europeo.

Personaggio politico influente (come il “Colonnello” House negli Stati Uniti), de Koudenhove-Kalergi è stato invitato almeno una volta ad una “conterenza al vertice” dei “quattro grandi”. Egli aveva, precisa Bordiot, l’entrata libera all’Eliseo presso il Presidente De Gaulle. Aveva per “amico e discepolo” Paul-Henri Spaak, ministro belga degli Affari Esteri dal 1936 al 1947 e primo ministro nel 1947/1948.

Se si attraversa in questo momento storico la Manica e l’Atiantico si nota che l “Institute of International Affairs” e il suo equivalente americano, il UCouncil on Foreign Relations” hanno ambedue come promotore nel 1919 il F  “colonnello” Edward Mandell House, alter ego del presidente Woodrow Wilson.

Ora House apparteneva al gruppo illuminista dei “Masters of Wisdom” (maestri della saggezza) ed era socialista, come prova il suo libro “Philippe Dru, Amministratore”.

Si constata di conseguenza che il Comunismo e le principali organizzazioni internazionali hanno una comune origine rosacrociana. Tutto ciò basta a spiegare la collusione politica ed economica tra alcuni governi americani composti da membri della “Table Ronde” e del “CFR” e l’Unione Sovietica il cui regime sarebbe sprofondato più volte senza l’aiuto americano. Tutto ciò spiega l’appoggio dato dalle banche ebree degli Stati Uniti e d’Europa alla rivoluzione russa.

L’obiettivo di questi mondialismi è vicino.

Il comunismo concepito da Marx ha per oggetto la creazione di una dittatura totalmente centralizzata e sottomessa all’autorità dello Stato, cioè di una manciata di non proletari, estesa nel mondo intero.

Lo scopo essenziale del Rosacrocismo ripreso dal Martinismo e dall’Illuminismo è la costituzione di un governo mondiale di forma dittatoriale, o meglio di forma direttoriale secondo il piano martinista di Saint-Yves d’Alveydre precisato dal Patto Synarchico, con l’accento posto sul progresso materiale come prima tappa cronologica sia al l@ Est che all’Ovest. Come abbiamo già detto il §§colonnello@§ House, che giocò un ruolo determinante nella costituzione delle società segrete occidentali, era un “Illuminato” sostenitore di un governo socialista mondiale sotto l’autorità dell’Alta Finanza Internazionale. Si constata di conseguenza che i due mondialismi hanno un obiettivo che, a parte alcune varianti, è praticamente lo stesso. I loro nemici sono perciò dei nemici comuni: I@uomo fatto ad immagine di Dio con ciò che garantisce la sua libertà, la Chiesa Cattolica Romana e tutte le altre Chiese che mantengono il Decalogo e i Diritti delRuomo quando sono considerati come contropartita dei doveri che la Creatura ha verso il suo Creatore (65).

4.3.2. Le possibilità di affrontarli

Essendo i loro obiettivi e i loro nemici gli stessi, non si capiscono bene le ragioni che han no spinto qu est i due mondialismi ad affrontarsi . Interviene una distinzione casitale in Occidente tra le forze mondialiste di cui abbiamo parlato e i popoli. Le Logge massoniche come quelle del Grande Oriente o della Grande Loggia, per quanto potenti siano non sono la Francia. Allo stesso modo queste correnti mondialiste non sono l’America o l’Inghilterra, malgrado le loro influenze. Esistono un’America profonda, una Francia profonda, un’Inghilterra profonda alle quali non si è ancora arrivati a mettere la “camicia di forza” come è successo con il popolo russo sotto il regime sovietico.

E’ qui che le dichiarazioni di un Paul Warburg davanti al Senato americano assumono tutto il loro significato e tutta la loro importanza: “Avremo un governo mondiale. La sola questione che si pone è di sapere se questo sarà stabilito col consenso o con la conquista”.

Da questo dipenderà la guerra o la pace.

Molta gente nel mondo preferirà combattere e morire piuttosto che accettare “la camicia di forza sovietica” o quella forma di socialismo internazionale diretta dall’Alta Finanza e da un piccolo gruppo di iniziati (la Nomenkiatura occidentale).

Essi non accetteranno per poter comprare e vendere, cioè per sussistere, di avere il marchio della bestia (Apocalisse di S.Giovanni), perciò verranno eliminati se non si sottometteranno.

Occorre contare inoltre sull’imponderabile (che è spesso costituito da un’interferenza della Provvidenza divina nei piani del demonio).

Anche se nello spirito degli iniziati occidentali la rivoluzione comunista non ha che un carattere transitorio perché non ha alcuna proporzione con la rivoluzione permanente della Synarchia, (tecnocratica dunque rigorosamente pianificata) nulla prova che, venuto il momento, i dirigenti comunisti non tenteranno di realizzare il governo mondiale a loro profitto.

L’Occidente ha una superiorità tecnica incontestabile (sono gli Stati Uniti e i paesi della NATO che hanno edificato la potenza industriale e militare dell’Unione Sovietica grazie alle loro forniture e alla vendita di fabbriche). L’URSS soffre inoltre di una inferiorità economica e finanziaria e ha potuto sfuggire la rovina a più riprese solo grazie al concorso degli Americani.

Ma la grande debolezza occidentale sta nel suo sistema politico. Il suffragio universale (che deve d’altronde sparire in un regime synarchico) anche se è ben controllato dà luogo a delle variazioni spesso imprevedibili che sono dovute alla grande versatilità delle folle (66).

(60) Op. cit., da pag. 262 a pag. 278.

(61) E’ da notare che la Colonna d’Alessandria nella piazza del Palazzo d’Inverno di Pietroburgo è decorata con l’insegna illuminista: il triangolo onnivedente (triangolo equilatero che porta nell’angolo superiore un occhio). La stessa insegna si ritrova sui biglietti americani da un dollaro emessi sotto la presidenza di D. Franklin Roosevelt e figura anche in rilievi sul Grande Monumento Commemorativo Americano di Saint-Laurent-sur-Mer (Calvados), accompagnato dal motto: “Annuit coeptis novus ordo saeculorum” (il nuovo ordine dei secoli promesso a coloro che lo hanno intrapreso).

(62) Alain Stang. “Il Manifesto”.

(63) Nella sua “Storia della Filibusta” (Stok 1969), Georges Blond fa l’elenco di una documentazione pubblicata da Staley Clisby Arthur concernente Yean Lafitte, sottolineando che l’avventuriero francese aveva frequentato assiduamente a Bruxelles (o a Berlino) F. Engels e K. Marx all’epoca in cui essi stavano redigendo il manifesto comunista. “Lascio Bruxelles per Parigi – scriveva Lafitte – …Engels verrà con me a Parigi dove devo procurare a lui e a Marx un finanziamento a lungo termine per il compimento e la stampa del manoscritto”.

(64) J. Bordiot, op. cit., pag. 269.

(65) Non si può dire tutto in uno studio così breve. Come la corte dello sfortunato Luigi XVI era stata contaminata dalla Franco-Massoneria, così lo fu quella di Nicola II. Una loggia martinista era stata creata alla stessa Corte ed era frequentata dallo Zar e dall’Imperatrice. Ne facevano parte il principe Kourakine, il ministro dell’Interno Protopopov e il ministro della Giustizia Dobrowsky-Maglicone Filippo nel 1900, e Rasputin nel 1906, si erano succeeduti alla corte russa.

(66) Nel suo romanzo di fantascieza “Il Maestro della Terra” lo scrittore cattolico Roberto Hugh Benson dipige l’Anticristo come il salvatore del modo poiché egli si impone impedendo lo scoppio della guerra tra l’Oriente e l’Occidente.

5. CONCLUSIONE

La maggior parte della gente è incapace di discernere la realtà sotto le apparenze; è per questo che si lascia facilmente ingannare.

Molti lettori cristiani saranno stati sorpresi dalla mia relazione, quanto agli altri, a coloro che non hanno ricevuto la grazia della fede e che rigettano le basi teologiche della nostra santa e vera religione, sembrerà loro una successione di elucubrazioni e di chimere uscite dalla mia immaginazione. Non c’è geometria piana se respingete il postulato di Euclide.

Tuttavia, benché essi abbiano del mondo solo una visione oscura e inintellegibile, dovrebbero meravigliarsi che nel corso dei secoli tante persone abbiano mostrato un simile accanimento a combattere ciò che ai loro occhi non esiste.

Perché si incontra un numero così grande di Don Chisciotte nel campo di questi spiriti forti che non credono che a ciò che vedono e possono determinare scientificamente?

Io non ho la pretesa di convincerli. Dio solo può illuminarli e far comprendere loro che il mondo non è costituito solamente da una materia cieca indefinitamente in movimento, ma che esiste al di sopra di noi un ordine superiore che i credenti chiamano “Economia Divina”. Al piano della Redenzione legato all’amore del nostro Creatore per la sua creazione, si oppongono delle creature ribelli spinte dall’odio per il Sovrano Bene e per la Verità. Senza stancarsi mai nel corso delle generazoni esse cercano di contrariare questo piano per ritardare la sua realizzazione. Un tale accanimento nel corso di tutti i secoli prova che dietro a questi rivoluzionari c’è uno spirito superiore al di fuori del tempo. Come abbiamo scritto all’inizio di questo esposto, S.Paolo ci ha avvertiti circa duemila anni fa, che non dovremo solamente lottare “contro la carne e il sangue, ma contro i Principi, contro le Potenze, contro le Dominazioni di questo mondo di tenebre, contro gli spiriti malvagi diffusi nell’aria”.

Questo è ciò che egli chiamava mistero d’iniquità e che noi indichiamo al presente come “Rivoluzione”.

Abbiamo parlato fino ad ora degli assalti della Contro Chiesa e dei suoi disegni. Occorre sottolineare prima di finire questo studio che non esistono due principi uguali come credono i Satanisti, quello del Bene incarnato da Satana e quello del Male incarnato da Nostro Signore.

La forza di Lucifero e delle legioni infernali scatenate attualmente contro l’umanità non rappresenta che la decimillesima parte di un granello di polvere, paragonata alla potenza infinita del nostro Creatore.

La SS.ma Vergine Maria, Madre di Dio, col suo esercito composto da santi contemplativi, da povere donne che recitano umilmente il rosario, da malati e da infermi che offrono le loro sofferenze, oltrepassa in potenza le forze dell’inferno.

Se si crede ai messaggi che ha dato al mondo nel corso di apparizioni autentificate dalla Chiesa (La Salette, Fatima) è Lei stessa che Dio ha destinato a schiacciare la testa del serpente sotto le sue apparenze contemporanee (comunismo, franco-massoneria, progressismo e altre eresie). Sarà senza dubbio il mezzo di dimostrare la sua Onnipotenza sul Cuore di suo Figlio. Il piano del demonio sarà allora interrotto. Poi, dopo i tempi di pace annunciati dalla Vergine stessa: “Alla fine il mio Cuore immacolato trionferà, la Russia si convertirà e un periodo di pace sarà dato al mondo” (messaggi di Fatima), si manifesterà l’empio, il vero anticristo che il Signore -insegna la scrittura- “sterminerà col soffio della sua bocca e annienterà con lo splendore del suo avvento” (S.Paolo) (1).

Il Cristo ha già vinto il mondo, benché per noi che viviamo ancora nel tempo la battaglia non sia terminata.

A Lui solo appartengono la Potenza e la Gloria per tutti i secoli dei secoli.

H.Le Caron
3 marzo 1985

(1) Se si crede al Venerabile Bartolomeo Holzhauser (1613-1658) i cui commentari sull’Apocalisse sono rimasti celebri, questo periodo di pace dovrebbe corrispondere al 6° periodo della Chiesa (Chiesa di Philadelphia che significa “amore del fratello”) e dovrebbe iniziare con la venuta del Grande Monarca e del Grande Papa annunciati da numerose profezie. Noi vivremmo attualmente i grandi disordini della fine del 5° periodo (Chiesa dei Sardi). Il vero Anticristo non dovrebbe manifestarsi che nel 7° e ultimo periodo della Chiesa (Chiesa di Laodicea che significa “vomiti”).

—————-o0o—————-

Il nuovo anticristianesimo

L’inizio del nuovo millennio non è stato facile per il cristianesimo. Se certe forme di anticlericalismo del passato sono ormai definitivamente tramontate, una nuova leva di detrattori e di critici è apparsa all’orizzonte, fomentando una violenta polemica anticristiana, che riscuote un certo consenso presso il grande pubblico. È un’offensiva che non proviene più dagli ambienti laici tradizionali, ma da pensatori più iconoclasti, che vogliono dar vita a una sorta di «ateismo » militante. In questo libro-intervista René Rémond riflette, insieme a Marc Leboucher, sulle motivazioni di una tale ostilità e risponde alle obiezioni di questi odierni accusatori. La sua è un’analisi lucida e precisa, che prende in esame, uno dopo l’altro, tutti gli attacchi rivolti al cristianesimo e al clero e fa emergere le diverse posizioni di laici e cattolici su delicate questioni di grande attualità, quali la liberalizzazione dei costumi, i PACS, i movimenti gay e femministi, il progresso scientifico e le conseguenti questioni di bioetica, fino ad arrivare alla Costituzione europea.

René Rémond, francese, storico della politica scomparso da poche settimane, nel suo ultimo libro-intervista realizzato con Marc Leboucher, dal titolo Il nuovo anticristianesimo, ha ben focalizzato l’attenzione su come l’inizio del nuovo millennio non coincida affatto col profilarsi di un’epoca tranquilla per il cristianesimo, i cui nuovi detrattori fomentano polemiche ed attacchi violenti su più fronti. Affetti da una sorta di iconoclastia, non pochi filosofi, intellettuali, politici, gruppi di pressione, lobbies e non di rado movimenti politici stanno da un po’ di tempo a questa parte gettando le basi per una specie di «ateologia» militante, con un approccio volto ad enfatizzare l’edonismo libertario di stampo neo-positivista e neo-pagano.

L’ostilità al cristianesimo è ben evidente nell’accusa rivolta principalmente alla religione cattolica di voler dettare legge in fatto di costumi, etica e morale sia a livello pubblico-culturale che privato-comportamentale. Nella rivendicazione di una libertà totale per l’individuo, e nella pretesa di non avere alcun limite di fronte a ciascun proprio desiderio, si va manifestando la contrarietà a qualunque forma di intervento del magistero della Chiesa cattolica o della religione nella sfera pubblica. Ciò si traduce, in buona sostanza, in una contestazione nei riguardi di qualsiasi ingerenza di un’istanza etico-morale nella definizione delle norme sociali e legislative, dei modi di pensare e dei criteri orientativi comportamentali.

Dopo l’aborto ed il divorzio, la lotta dei gruppi laicisti, relativisti e nichilisti si dirige ora verso la promozione valoriale e sociale, fra le altre cose, delle unioni di fatto, dei matrimoni omosessuali e della possibilità per gay e lesbiche di adottare bambini, della fecondazione artificiale e della ricerca scientifica sugli embrioni umani, della clonazione umana, dell’eutanasia, della droga. Per non parlare poi del filone esoterico, gnostico, occulto e new-age tanto in voga oggi, per il cui tramite si vogliono più o meno direttamente scardinare i punti fermi della dottrina cristiana, minandola sin dalle fondamenta e provando ad iniettare germi di confusione e smarrimento nel grande pubblico.

Il cristianesimo è tacciato, in altri termini, di essere portatore di atteggiamenti ed approcci oscurantisti, reazionari, medievali, omo-fobici ed anti-scientifici.

René Rémond, Il nuovo anticristianesimo, Lindau 2007, ISBN: 978-88-7180-646-4, pp. 128, euro 13,00

Sconto su: http://www.theseuslibri.it

http://www.pontifex.roma.it/index.php/libri/35-libri-cattolici/8633-libri-consigliati-rene-remond-qil-nuovo-anticristianesimoq

————-o0o————-

Quando la scuola diventa un soviet liberticida ci vogliono 10,100,1000 Prof. Damiani !!

Rimosso da presidente di commissione d'esame per un commento su Facebook

Da La Nuova Venezia, 23/06/2013 (segue Comunicato stampa del nostro Circolo Christus Rex – centinaia le attestazioni di solidarietà al Prof. Damiani pervengono da tutta Italia e pure dall’estero):

Sollevato dall’incarico di presidente della commissione d’esame a cinque giorni dall’inizio delle prove di maturità. È l’incredibile epilogo di una storia che fa tornare alla ribalta Franco Damiani, sessantenne professore residente a Villafranca Padovana, già docente del Gritti di Mestre e al centro di polemiche, processi e interrogazioni parlamentari, a cavallo degli anni 2000, per le sue tesi negazioniste sull’Olocausto.

A cacciarlo nuovamente nei guai sono stati alcuni commenti scritti sulla sua pagina facebook che criticavano l’operato dei docenti del liceo Curiel dell’Arcella (Padova), nel quale Damiani era stato chiamato a presiedere la commissione d’esame per le classi 5ª A e 5ª G. Dopo le proteste di alcuni insegnanti, ragazzi e genitori, l’ufficio scolastico regionale ha scelto di trasferire d’urgenza il professore in un istituto di Montebelluna. Tutto comincia a inizio giugno. I maturandi, appena saputo il nome del professore designato a presiedere la commissione d’esame, iniziano a indagare.

Basta fare una ricerca su internet per leggerne il “curriculum”: nel 2000 Damiani, all’epoca insegnante all’istituto turistico Gritti di Mestre, fu al centro di un’interrogazione parlamentare sollevata da cinque deputati dell’Ulivo. Preoccupavano le sue affermazioni sulla bontà delle tesi negazioniste. Il ministro De Mauro mandò un ispettore a scuola, mentre il fronte studentesco si spaccò. In migliaia parteciparono a una manifestazione contro il razzismo e le tesi di Damiani, che fu però difeso da gran parte dei suoi allievi. Alla fine Damiani venne trasferito a Piazzola sul Brenta, dove nel 2004 querelò due genitori che, a suo dire, l’avevano diffamato, oltre ad averlo accusato, al solito, di «negare l’Olocausto degli ebrei». Nel 2009 i genitori furono assolti, ma già dal 2005 Damiani fu spostato al liceo Newton di Camposampiero. E da otto anni a questa parte ha presieduto quattro commissioni d’esame.

Sulla sua pagina facebook il professore, che ha un profilo aperto, parla dell’incarico appena ricevuto. E si lascia andare a qualche commento di troppo, poi cancellato, che scatena le ire di genitori e docenti. Giovedì 13 Damiani viene convocato al Curiel, il giorno dopo gli arriva a casa la lettera della direzione generale dell’ufficio scolastico del Veneto. Titolo eloquente: «Modifica d’urgenza della nomina del professor Franco Damiani». Il docente viene trasferito all’istituto Sartor di Montebelluna, per aver: «inopportunamente manifestato riflessioni e valutazioni sulla metodologia didattica adottata dalla scuola».

Questo il commento che gli è costato il posto: «È tutto sbagliato, siamo nel regno dell’illecito, della falsità, della menzogna propinata ai giovani». Il professore insorge, rinuncia al ricorso, ma risponde con una lettera all’ufficio scolastico. Difendendo le sue tesi: «È un singolare modo di procedere quello di “spiare” ciò che il docente scrive in uno spazio che è accessibile all’esterno ma che è inteso per lo più come privato. Tuttavia non ho intenzione di ritrattare alcunché di quanto scritto». Ed è qui che ritorna il tema del negazionismo. Il professore spiega di essersi indignato per un seminario proposto dal liceo Curiel nel corso dell’anno su un laboratorio di storia: «Un laboratorio sui negazionismi che si poneva fuori di ogni correttezza metodologica e contenutistica, essendo impostato sulla relazione di una semiologa, la signora Pisanty, che non conosce nulla delle vicende della seconda guerra mondiale. Correttezza e onestà avrebbero voluto che a un laboratorio di storia ci fosse un contraddittorio, in mancanza del quale non si fa cultura ma propaganda». Damiani riuncia all’incarico all’istituto di Montebelluna: «Non avendo mezzi privati, in treno mi è impossibile raggiungere la città trevigiana prima delle 8.47».

***********************************************

del Circolo Christus Rex

IL CIRCOLO CATTOLICO TRIVENETO CHRISTUS REX ESPRIME INCONDIZIONATA SOLIDARIETA’ AL SUO ADDETTO STAMPA, PROF. FRANCO DAMIANI, VITTIMA, PER L’ENNESIMA VOLTA, DELLA FOLLIA LIBERTICIDA E DEL POLITICAMENTE CORRETTO. LODIAMO, DA SEMPRE, COME TUTTI COLORO CHE LO CONOSCONO DAVVERO, L’ONESTA’ INTELLETTUALE DEL PROF. DAMIANI, LA CORRETTEZZA E LA SUA CAPACITA’ COME INSEGNANTE, STUDIOSO E COME UOMO DI GRANDE RETTITUDINE MORALE. UN OTTIMO INSEGNANTE CATTOLICO E’ EVIDENTEMENTE CONSIDERATO UN PERICOLO DALLA SCUOLA LAICA, IN REALTA’ ATEA, CHE NON CONSENTE NEPPURE DI ESPRIMERE PERPLESSITA’ SU UNA METODOLOGIA DIDATTICA.

LA DITTATURA STALINISTA NEL MONDO DELLA SCUOLA PRODUCE ALLIEVI IGNORANTI E PRIVI DI CAPACITA’ CRITICA.

PER QUESTO DICIAMO A GRAN VOCE: 10,100,1000 PROF. DAMIANI !!!

NOTA REDAZIONALE: Anche http://www.affaritaliani.it/cronache/olocausto-contesta-la-shoah-docente-veneto-cattolico-integrale-trasferito-il-caso25062013.html ricostruisce la vicenda, cercando di attenersi a quanto dichiarato dal Prof. Damiani e da Matteo Castagna. L’articolista termina ricordando che nel 2009 la Sig.ra Rosembaum raccontò di essere scampata alle cemere a gas naziste. Sarebbe interessante poter rivolgere anche a lei le 12 domande di Jurgen Graf, in particolare la quinta, perché nessuno, a nostra conoscenza, ha mai risposto circostanziando, argomentando, adducendo PROVE inconfutabili ed oggettive sull’uso di Ziklon B per la gassazione di esseri umani in baracche di legno con larghe fessurazioni, come quelle usate nei campi di concentramento dell’epoca, che avrebbe determinato la morte di tutte le guardie e decimato chiunque nel raggio di chilometri. Questo è oggettivamente vero. E non mette in discussione la persecuzione né le morti di ebrei, sacerdoti cattolici, zingari, dissidenti politici, omosessuali, testimoni di geova, portatori di handicap, uccisi dal regime nazista, condannato dall’Enciclica Mitt brennender Sorge di S.S. Pio XII. Il Cattolico non può nutrire alcun sentimento di razzismo biologico verso chicchessia, quindi non può essere antisemita. L’Antigiudaismo teologico, altresì, è contemplato dal Magistero Perenne della Chiesa.

————–o0o————–

Dalla collegialità all’assolutismo, all’anarchia. Il fattaccio di Friburgo

gregg

Il “caso Friburgo” ha portato certa stampa a gridare che la Chiesa “finalmente” apre a queste persone, come se fossero diversi da tutti gli altri peccatori. Sembra poco credibile che papa Francesco voglia modificare questi orientamenti. Probabilmente intende dare indicazioni per smussare certe durezze di comportamento da parte dei sacerdoti, come ha fatto in Argentina. Questo è il suo senso della “accoglienza”…

di Michele M. Ippolito

561539_10151015251786035_1352038936_n

Ma sulla Comunione ai divorziati come la pensa davvero Francesco?

Dall’assolutismo alla collegialità fino all’anarchia, il percorso da compiere può essere molto breve. Lo dimostra il caso di un oscuro funzionario della diocesi di Friburgo, che qualche giorno fa ha ben pensato, senza coordinarsi con l’amministratore apostolico della diocesi (che in questo momento fa le veci del vescovo) di pubblicare il manualetto per i sacerdoti che garantisce, contro tutto quello che prevede il magistero della Chiesa cattolica, la liceità dell’accesso all’Eucarestia per uomini e donne divorziati e risposati che abbiano compiuto un precedente percorso di fede ed abbiano messo in pratica una qualche forma di riconciliazione con la Chiesa.

Se per alcuni la “collegialità” è una scusa per l’anarchia…

Lo stravagante, imprevedibile e confusionario arcivescovo uscente di Friburgo, Robert Zollitsch, già presidente dei sediziosi vescovi tedeschi, una chiesa scandalosamente ricca e burocratizzata. Sia chiaro, i frati sono ricchi. Lo stato in base a un vergognoso concordato stipendia con assegni d'oro vescovi e preti, come fossero impiegati dello stato, E come tali, in effetti, si comportano, non come servitori della Chiesa.

Lo stravagante, imprevedibile e confusionario arcivescovo uscente di Friburgo, Robert Zollitsch, già presidente dei sediziosi vescovi tedeschi, una chiesa scandalosamente ricca e burocratizzata. Sia chiaro, i frati sono ricchi. Lo stato in base a un vergognoso concordato stipendia con assegni d’oro vescovi e preti, come fossero impiegati dello stato, E come tali, in effetti, si comportano, non come servitori della Chiesa.

Al di là del caso specifico, alquanto irrilevante poiché è evidente che un funzionario diocesano non ha alcuna autorità su questi temi, quanto accaduto fa sorgere una riflessione sul perché a Friburgo ci sia stato qualcuno che ha pensato di sostituirsi al Papa.

Storicamente il Papa è stato quasi sempre visto, tranne nei primi secoli del cristianesimo, come un sovrano assoluto. Il cardinale Joseph Ratzinger, nel suo famoso libro “Rapporto sulla fede” del 1985, scritto con Vittorio Messori chiariva che la struttura della chiesa “non è democratica ma sacramentale, dunque gerarchica” perché “l’‘autorità non si basa su votazioni a maggio­ranza; si basa sull’autorità del Cristo stesso”. Per centinaia di anni il tema dell’assolutismo papale nella chiesa è stato oggetto di critiche profonde, sia dall’interno che, soprattutto, dall’esterno. Per dirla tutta, oggi il principale ostacolo ad un riavvicinamento con le chiese ortodosse non sono le differenze dottrinarie, che sono minime, ma proprio il ruolo del Papa nel mondo cattolico, opposto alla tendenza delle comunità orientali a governarsi da sé.

Con papa Francesco qualcosa è subito cambiato ed è tornata ad essere in auge la parola “collegialità”. Bergoglio ha nominato un comitato composto da otto cardinali per farsi aiutare a prendere le decisioni più importanti. Qualcuno, però, ha scambiato la “collegialità” con un “liberi tutti” o con un invito all’anarchia nella Chiesa.

Chi abbia letto qualcosa sugli orientamenti pastorali del cardinale Bergoglio sa che questi è un tradizionalista, sia in materia di dottrina che in materia di morale. Tuttavia è stato lo stile del Papa a creare dei fraintendimenti. Non c’è dubbio che Bergoglio usi un linguaggio semplice, capace di toccare i cuori di molti, ma bisogna anche constatare che certe sue uscite, probabilmente, non studiate a tavolino, prestano il campo a differenti interpretazioni, sono poco chiare, talvolta ambigue e fanno sì che chiunque possa manipolarle a suo piacimento.

Le possibili riforme di Bergoglio rischiano di creare confusione. Anche dove non c’era

il papa e il presidente dei vescovi tedeschi

il papa e il presidente dei vescovi tedeschi

Le profonde critiche a Bergoglio di alcuni quotidiani di destra italiani in questi ultimi giorni (Libero, il Giornale, il Foglio) sono una spia di un malessere che si sta pian piano diffondendo nel mondo dei cattolici conservatori nei confronti del Papa e dei suoi atteggiamenti. Si è dovuto scomodare anche Massimo Introvigne, probabilmente il più importante commentatore del magistero papale del nostro Paese, per rintuzzare gli attacchi a papa Francesco dei tre quotidiani e lo ha fatto esprimendosi in maniera molto dura.Per stare nella Chiesa – ha scritto – occorre camminare con i Papi e farsi guidare dal loro Magistero quotidiano. Fuori di questo cammino stretto c’è la strada larga che porta allo scisma” invitando i detrattori di Bergoglio a rendersi conto che “è possibile che Papa Francesco avvii ulteriori riforme nella Chiesa, che il cattolico fedele dovrà accogliere con docilità e insieme cercare di leggere non contro gli insegnamenti dei precedenti Pontefici ma tenendo conto di essi.”

Il problema, però, è che alcune riforme rischiano di ingenerare confusione se non sono espresse e presentate ai sacerdoti ed ai fedeli in modo chiaro. Il termine “accoglienza” non è nuovo nel lessico della Chiesa, come certi commentatori inesperti, ignoranti o peggio ancora in malafede provano continuamente a farci credere, ma è usato da tutti i documenti del magistero, dal Catechismo a scendere. Tuttavia, se papa Bergoglio parla genericamente di “accoglienza” per i divorziati, a Friburgo, terra di sacerdoti progressisti al limite dello scisma, un solerte funzionario decide che allora sì, due parole sono sufficienti per cambiare storie millenarie, e quindi è giusto ammettere alla comunione divorziati risposati. D’altronde non è necessario seguire il vento di cambiamento che parte direttamente da papa Francesco?

Peccato che poi arrivino, immediate o quasi, le smentite. Su tutte, quella di Monsignor Vincenzo Paglia, a capo del Pontificio Consiglio per la Famiglia, che è intervenuto dicendo che ”quando nelle squadre di calcio si segna in fuorigioco l’arbitro fischia”, mentre il portavoce vaticano padre Lombardi ha chiarito che “non cambia nulla, non c’è nessuna novità per i divorziati risposati” e che “proporre particolari soluzioni pastorali da parte di persone o di uffici locali può rischiare di ingenerare confusione.”

E che la confusione sia massima lo si capisce anche dal fatto che lo stesso funzionario diocesi di Friburgo sostiene che un divorziato risposato non possa “accedere ai sacramenti”, affermando pure che chi si trova in questa condizione non possa ricevere il battesimo, accostarsi alla confessione o l’estrema unzione. Sciocchezze che denotano una scarsa conoscenza addirittura dei più noti documenti del magistero se non, anche in questo caso, malafede.

La Chiesa già accoglie i divorziati risposati, ma lo fa nella Verità

matrimonio_sacerdoti_divorzio_filmIl tema della comunione ai divorziati risposati sarà dibattuto dal Sinodo dei Vescovi che si terrà in Vaticano dal 5 al 19 ottobre 2014 sul tema “Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, da cui usciranno indicazioni chiare o almeno così si spera. Tuttavia, un testo poco conosciuto, una dichiarazione del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi del 2000 (quindi appena tredici anni fa non nel Medioevo) ha già posto ordine nella vicenda. Chi si trova in condizione di peccato, semplicemente, non può accostarsi alla comunione come insegna San Paolo:“Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (1 Cor 11, 27-29)”

Ammettere alla comunione i fedeli divorziati risposati creerebbe uno “scandalo” che sussisterebbe “anche se, purtroppo, – si legge nella dichiarazione – siffatto comportamento non destasse più meraviglia: anzi è appunto dinanzi alla deformazione delle coscienze, che si rende più necessaria nei Pastori un’azione, paziente quanto ferma, a tutela della santità dei sacramenti, a difesa della moralità cristiana e per la retta formazione dei fedeli.” In pratica, anche se per il Mondo divorziare e risposarsi non è poi così grave, è compito dei sacerdoti puntualizzare che si tratta di una situazione che genera un comportamento contrario al Vangelo. Fortemente contrario al Vangelo.

"Prendete e mangiatene tutti" e beveteci su.

“Prendete e mangiatene tutti” e beveteci su.

Allora questo vuol dire che la dottrina cristiana e la Chiesa cattolica allontanano da sé i divorziati risposati? Il “caso Friburgo” ha portato certa stampa a gridare che la Chiesa “finalmente” apre a queste persone, come se fossero diversi da tutti gli altri peccatori. Anche su questo dice parole chiare il documento del 2000: “La Chiesa riafferma la sua sollecitudine materna per i fedeli che si trovano in questa situazione o in altre analoghe, che impediscano di essere ammessi alla mensa eucaristica. Quanto esposto in questa Dichiarazione non è in contraddizione con il grande desiderio di favorire la partecipazione di quei figli alla vita ecclesiale, che si può già esprimere in molte forme compatibili con la loro situazione. Anzi, il dovere di ribadire questa non possibilità di ammettere all’Eucaristia è condizione di vera pastoralità, di autentica preoccupazione per il bene di questi fedeli e di tutta la Chiesa, poiché indica le condizioni necessarie per la pienezza di quella conversione, cui tutti sono sempre invitati dal Signore.”Il senso è: se vi dicessimo che il vostro atteggiamento è lecito, vi faremmo più contenti ma diremmo una falsità, vi allontaneremmo dalla Verità e quindi alla perdizione dell’anima, la cui salvezza è la finalità principale della Chiesa. Non una chiusura, quindi, ma un tentativo di aiuto, di sostegno, che si concretizza anche attraverso azioni di pastorale. Non è un caso, infatti, che in molte diocesi da tempo sono organizzate attività di sostegno spirituale per fedeli divorziati e risposati.

Né il sinodo né il Papa possono andare contro il Vangelo

Un esempio di "accoglienza", che già c'era. Anche se è tutta da dimostrare questa storia che ci sarebbero chissà quanti divorziati risposati a fare ressa ai portoni delle chiese. Viene il sospetto che sia (alla maniera tipica dei radicali) la solita faccenda ideologica, teorica e puramente strumentale per creare una "emergenza" che nella realtà non esiste.

Un esempio di “accoglienza”, che già c’era. Anche se è tutta da dimostrare questa storia che ci sarebbero chissà quanti divorziati risposati a fare ressa ai portoni delle chiese. Viene il sospetto che sia (alla maniera tipica dei radicali) la solita faccenda ideologica, teorica e puramente strumentale per creare una “emergenza” che nella realtà non esiste. Al solo scopo di creare divisione all’interno del mondo cattolico.

Sembra poco credibile che papa Francesco voglia modificare questi orientamenti. Probabilmente intende dare indicazioni per smussare certe durezze di comportamento da parte dei sacerdoti, come ha fatto in Argentina, bacchettando, giustamente, i preti che si rifiutano di battezzare bambini nati fuori dal matrimonio. Questo è il suo senso della “accoglienza”, al di là delle ricostruzioni fantasiose che si sono lette negli ultimi mesi. In ogni caso, è necessario che Bergoglio dica ancora una volta come la pensa sui temi che fin troppe volte dividono le comunità cattoliche, senza indugi e con chiarezza, per non prestare il fianco a chi lo tira continuamente per la mozzetta, addebitandogli pensieri mai espressi.

Tra l’altro, per modificare la dottrina sulla comunione ai divorziati bisognerebbe superare un problemino di poco conto, su cui, incredibilmente, la stampa che ha trattato della vicenda di Friburgo non si è soffermata. Nel Vangelo di Matteo Gesù dice: “Chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio” (Mt 5,32). Può mai una dottrina della Chiesa, espressa da un Sinodo o addirittura da un Papa, andare contro il Vangelo?

—————o0o—————

I primi ministri di Sua Santità. Controstoria dei Segretari di Stato vaticani da Rampolla a Parolin

004

Un secolo di segretari di stato, da Leone XIII a papa Francesco. Dalla Segreteria di Stato sottomessa al Sant’Uffizio prima di Pio XII a quella incorporata dal papa con Pio XII ; dalla dittatura del segretario di Stato con Paolo VI alla fine della dittatura con papa Francesco. Il quale rispolvera l’assolutismo più o meno illuminato del pontefice.Una controstoria degli uomini che hanno governato la curia all’ombra dei papi, e spesso sono finiti col governare i papi all’ombra della curia, servendosene invece che servirli. Una storia di uomini in rosso, fra il grigio e il noir.

di Antonio Margheriti Mastino

1001458_10200579178534774_422173223_nIeri mons. Pietro Parolin, nominato da due mesi da papa Francesco, ha trascorso il suo primo giorno da segretario di Stato vaticano . Ed è allora questa l’occasione per fare una panoramica dei segretari di Stato degli ultimi 100 e più anni e di come dal 1900 ad oggi è cambiata la segretaria di Stato (e come cambierà), quanto a importanza, priorità, tendenze politiche, strutture. I segretari di Stato del XX e XXI secolo e i “loro” papi, dunque.

Da Mariano Rampolla del Tindaro, segretario di Stato sotto Leone XIII e primo per il XX secolo a Tarcisio Bertone e Pietro Parolin che continuano l’ufficio nel XXI secolo. Passando per Rafael Merry del Val, Pietro Gasparri, Eugenio Pacelli-PioXII, Luigi Maglione, Giovanni Battista Montini e Domenico Tardini, Angelo Dell’Acqua, Amleto Giovanni Cicognani, Jean Villot (e Giovanni Benelli), Agostino Casaroli e Angelo Sodano.

IL PAPA NON ELETTO: RAMPOLLA

Mariano Rampolla del Tindaro

Mariano Rampolla del Tindaro

Il primo fu Mariano Rampolla del Tindaro, un aristocratico siciliano, gran signore di censo e di fatto. Servì Leone XIII negli anni della sua estrema vecchiezza, divenendo il vero e solo deus ex machina della politica della Santa Sede. Cosa che gli diede prestigio, certo, considerato e trattato da tutti come il papa in pectore, e si spinse davvero, morto l’ultranovantenne Leone, nel 1903, a un solo gradino dal Soglio. Purtroppo proprio tutto questo sarà anche la sua rovina: in pieno conclave, quando ormai quasi tutti erano decisi a votare Rampolla, si alzò al momento giusto il cardinale di Cracovia Puzyna, e pronunciò il veto dell’Imperato austro-ungarico alla sua elezione: la scusa era per via della sua politica “filofrancese”, la realtà è che di nient’altro che d’un capriccio imperiale si trattò, un giocare al gatto col topo, per svagarsi e dimostrare a se stesso chi era il gatto. Fu la fine per Rampolla. Poco dopo, per grazia di Dio, sarà anche la fine dell’impero Austro-Ungarico.

IL RAGAZZO DI PORPORA E D’ORO: MERRY DEL VAL

Rafael Merry del Val y Zulueta

Rafael Merry del Val y Zulueta

In quello stesso drammatico conclave, dopo che i voti erano confluiti sul santo patriarca di Venezia, Giuseppe Sarto (che appena eletto, guarda caso, abolì per sempre l’esecrabile ufficio del “diritto di veto” in conclave dell’infida casa Asburgo), fece un gesto che a suo modo era tradizionale: vestendosi da pontefice, si tolse lo zucchetto purpureo da cardinale e lo impose sulla testa di un giovanissimo e azzimato prete, segretario del conclave, destinato a grandi cose da quel momento: quel gesto significava la promessa della berretta cardinalizia per il fortunato. Era il 38enne Rafael Merry del Val, che di lì a qualche giorno sarà il segretario di Stato del neoeletto Pio X. Aristocratico sino al midollo, nelle sue vene scorreva una mistura di sangue blu elettrico delle più blasonate famiglie iberiche, mitteleuropee e scandinave. Fedele come un mastino al suo Padrone, diventerà l’ammirato e odiato, energico e combattuto, controverso in ogni caso, “braccio armato” del suo papa.

Specialmente nel tentare di sgominare la sediziosa eresia modernista che stava prendendo il sopravvento dentro la Chiesa: purtroppo senza spegnerla davvero; covò come fuoco sotto la cenere e divampò durante il Concilio Vaticano II, e oggi è appitonata su quasi tutte le cattedre degli atenei ecclesiastici, e secondo i suoi criteri deviati ha formato e forma il clero odierno e futuro.

Oggi è aperto il processo di beatificazione per Merry del Val, unico caso fra i segretari di Stato.

IL “PECORARO”: GASPARRI

Pietro Gasparri

Pietro Gasparri

A questi due squisiti diplomatici aristocraticissimi, successe il “Pecoraro”: di nome, di fatto e di modi; a ricordare che la Cattolica se non può essere una democrazia, al contempo è, naturaliter, l’istituzione più democratica del mondo, dove un contadino, un figlio di pecorari marchigiani può diventare, al pari degli altri con natali nobilissimi e perfetti, un “re”, un “principe” e un “primo ministro”… cose che, proprio in quegli anni, nello Stato savoiardo dei notabili liberali, laicista e massone, che non conoscevano il popolo e ne provavano intimamente ribrezzo, sarebbe stata a dir poco inimmaginabile.

E davvero figlio di pecorari e contadini marchiciani era il brusco, linguacciuto, sgarbato, trasandato, talora persino maleducato cardinale Pietro Gasparri: cambiò status, ma non spirito, né dentro né fuori, rimanendo il “pecoraro” di sempre, come dicevano i suoi detrattori, ma anche gli ammiratori dallo stomaco forte che al momento opportuno si tappavano le orecchie, gli occhi anche. “Con gli abiti eternamente spiegazzati e la berretta cardinalizia sudata, unta e bisunta” lo ricordava ancora decenni dopo un suo allora giovane allievo diventato ormai segretario di Stato: Domenico Tardini. Ma il cervello era sopraffino, da far impallidire fior fiore di diplomatici ecclesiastici dai natali rivestiti di pezze onorevoli e triplice cognome, che egli guardò sempre, a sfida, dall’alto in basso, e ove possibile maltrattò – il complesso del pecoraro gli faceva tenere in gran dispitto i signoroni in talare.

Marchigiano, certo. Ma noterete spesso che è definito “abruzzese”: forse gli si dava dell’”abruzzese” perché, essendo nato in prossimità del confine con l’umbria, i suoi modi erano simili a quelli dei pastori umbri che erano a propria volta simili a quelli dei pastori montani abruzzesi: rudi, con una pronuncia chiusa e dura, arrogante, che suscita immediata antipatia in chiunque l’ascolti. Quando entrò nell’aristocratica casa del giovane e promettente studente dell’Accademia Ecclesiastica, Eugenio Pacelli, vide che questi stava dilettandosi a suonare un violino seduto davanti al caminetto. Si aspettava forse un complimento dal cardinale Gasparri, il quale invece lo interruppe bruscamente con un “non mi piace quel che vedo, ancora meno quel che sento”: non si riferiva alla musica in sé, si riferiva al “musicista”: non gli sembravano virili certi passatempi… e di certo non lo erano come galoppare, la sua passione. Un pecoraro, non v’è dubbio!

Scarpe grosse e cervello fino, dunque: non è un caso che restò ininterrottamente segretario di Stato di due papi, Benedetto XV e Pio XI (altro carattere spinoso e più ancora iracondo: famigerati i suoi pugni sul tavolo che mandavano in frantumi parecchie cose, e le urla da scaricatore di porto, non esenti da qualche parolaccia); neppure per caso sarà lui il vero regista dei Patti Lateranensi.

Dopo che fu morto, furono ritrovati e illecitamente pubblicati i suoi diari privati: dove ne aveva per tutti, con giudizi ed epiteti a dir poco, in taluni casi, vergognosi. È stato il più pratico, efficiente, caparbio e politico dei segretari di Stato. Il più fuori le righe anche.

L’ERA DELL’AUTOCRATE: PIO XII, SEGRETERIO DI STATO FAI DA TE

Eugenio Pacelli, poi Pio XII

Eugenio Pacelli, poi Pio XII

Quindi a succedergli ritornò un aristocratico, un altro diplomatico, fine finissimo anche stavolta, ma senza scarpe grosse: raffinato, anche nei modi, al contrario del suo maestro Gasparri. Gli succede nel periodo più procelloso della storia, all’affermarsi delle grandi dittature, quella hitleriana compresa, e dalla nunziatura tedesca veniva Eugenio Pacelli, che tenne la segreteria di Stato per tutto il pontificato di Pio XII, venendo eletto egli stesso pontefice. E restando comunque, psicologicamente ma direi anche di fatto, il segretario di Stato di sempre, il diplomatico di sempre anche nell’avvelenata politica internazionale di quegli anni. Non staccò mai da quella funzione di “primo ministro “ del papa, neppure quand’era egli stesso il papa, essendo tagliata su misura per lui – specie sotto un pontefice iracondo e turbolento come Pio XI, tendente pericolosamente ad agire d’impulso.

Luigi Maglione

Luigi Maglione

Prova ne sia che appena eletto nominò sì un segretario di Stato, il napoletano Luigi Maglione: fu quasi solo un breve interregno nominale fra una segreteria di Stato Pacelli e l’altra. E infatti vedi che appena questi fu morto, pochi anni dopo, Pio XII non ne nominò alcun altro. Divenendo segretario di Stato di se stesso sino alla fine. Del resto, solo Pacelli corrispondeva all’ideale di “primo ministro del papa” che aveva in testa Pio XII, nel suo mirabile efficiente autocratico cesarismo. E finché ebbe fiducia solo di se stesso, molti guai gli furono risparmiati, in effetti.

Si limitò a nominare solo due sostituti della segreteria di Stato, nelle persone dei monsignori Giovanni Battista Montini, bresciano, e Domenico Tardini, romano de Roma e trasteverino ruspante: una diarchia di personaggi decisamente diversi tra loro, uniti da poche cose e separati da troppe, che dovevano semplicemente rispondere al suo imperativo “non ho bisogno di collaboratori ma di esecutori”, senza fare comunella tra loro.

Giovanni Battista Montini, poi Paolo VI

Giovanni Battista Montini, poi Paolo VI

Tuttavia, invecchiando Pio XII, complicandosi la situazione internazionale, aumentando gli impegni del papa, aumentò anche la rilevanza e il ruolo del duo Tardini-Montini. E anche una certa autonomia del Montini, le cui azioni “riservate” (ossia non comunicate al papa) spesso non coincidevano affatto con le intenzioni del pontefice. Quando Pio XII s’accorse di questi margini d’autonomia che s’era ritagliato il sostituto Montini (futuro Paolo VI), che nel frattempo erano sforati in un pericoloso arbitrio, e che costui senza avvisare il papa aveva avviato una sua trattativa diplomatica con i comunisti sovietici (che non pochi danni e vittime avrebbe fatto), affranto e addolorato per questa sorta di “tradimento”, Pio XII si trovò nella spiacevole situazione di doverlo allontanare dalla segreteria di Stato e dal Vaticano: con un promoveatur ut amoveatur che fece scalpore, lo spedì arcivescovo a Milano nel 1954.

Angelo Dell'Acqua

Angelo Dell’Acqua

Non indisse da allora alcun concistoro, osserva qualche maligno – nonostante ce ne fosse bisogno, perché il Sacro Collegio era ridotto a una sempre più sparuta pattuglia di cardinali superstiti che languivano nella loro estrema senescenza –, non indisse mai più concistori, dicevo, per non dover dare la berretta cardinalizia all’arcivescovo di Milano. E ridurre così al minimo il rischio di vederselo succedere al Soglio. Nel frattempo, Montini era stato rimpiazzato dal devotissimo papolatra mons. Angelo Dell’Acqua: un rurale del milanese di modestissime origini, che tanta era la sua venerazione per il pontefice Pio XII che quando questi lo chiamava al telefono per le faccende d’ufficio, Dell’Acqua non solo balzava in piedi davanti la cornetta e si segnava, ma subito dopo ascoltava tutta la telefonata stando in ginocchio, chiunque ci fosse, suscitando non poche ilarità nei corridoi di curia. Ce ne fossero ancora di preti così in Vaticano… Per la verità non ci sono manco più papi così. E forse, qualcuno celia, non ci sono manco più papi.

IL ROMANACCIO E IL DIPLOMATICO: TARDINI E CICOGNANI

Domenico Tardini

Domenico Tardini

Morto che era, nel 1958, Pio XII, il nuovo papa, non appena che fu eletto elevò immediatamente al rango di segretario di Stato l’antico sostituto, uno del Duo, mons. Domenico Tardini. Che con la sua prosaica assennatezza, la trasandata compostezza, l’alacre pigrizia che per lo più era romanesco scetticismo, la simpatica vena trasteverina palpabile anche nella cadenza, mantenne sino alla morte l’incarico, avvenuta all’improvviso nel 1961.

Papa Giovanni lo sostituì con un antico diplomatico a tutto tondo, uno dei due fratelli Cicognani, entrambi nunzi e cardinali, il vecchio Amleto Giovanni Cicognani, che senza infamia e senza lode, con rigoroso spirito burocratico mantenne quell’ufficio per tutto il restante pontificato di Roncalli e per parte di quello di Montini, passando per tutto un Concilio Ecumenico, mantenendo dritta la barra o inclinandola secondo i voleri del papa, nonostante i venti contrari, le fronde e i veri e propri deliri all’interno di quella controversa Assise.

Sì, perché nel frattempo l’antico ex sostituto Montini era diventato papa Paolo VI, con il compito di portare a termine un Concilio che avrebbe scosso (e purtroppo anche trasfigurato… quando non proprio sfigurato) la Chiesa fin dalle fondamenta. Con Cicognani alle costole, ereditato dal precedente papa, ma da buon diplomatico malleabile al punto giusto chiunque fosse stato il padrone, pronto ad attaccare l’asino ove questi l’avesse desiderato.

Ma da questo punto di vista, papa Montini che nella curia ci aveva vissuto, era un po’ come Pio XII, a suo perfetto agio all’interno, come un feto nel suo liquido amniotico, tanto da considerarla nient’altro che il prolungamento della sua stessa persona, di modo che, qualsiasi terzo incomodo avrebbe avuto un ruolo importante ma tutto sommato decorativo, foss’anche un segretario di Stato come Cicognani: Montini – come Pacelli – era la curia! La segreteria di Stato nient’altro che la sua longa manus!

Amleto Giovanni Cicognani

Amleto Giovanni Cicognani

Sotto la segreteria di Stato Cicognani avvenne dunque il cambiamento più grosso, epocale se vogliamo, all’interno della Curia; cambiamento che, col senno di poi, alla luce dei fatti anche odierni, sarà all’origine di molti guai a venire. Per la Curia e la Chiesa tutta.

Fino a quel momento lì, infatti, e da secoli la supremazia e quasi l’egemonia all’interno della Curia Romana l’aveva detenuta il Sant’Uffizio, del quale prefetto era il papa, coadiuvato da un cardinale segretario. Segno di una Chiesa che, specie dopo il concilio tridentino, aveva al centro delle sue preoccupazioni prima ancora che le questioni geopolitiche e la bassa cucina politica di casa propria, la salvaguardia del Deposito della Fede, la verità cristiana da preservare con decisione da qualsiasi inquinamento, interno prima che esterno, e questa era la priorità della curia.

Papa Montini, invece, aveva altre priorità, la sua indole era squisitamente politica; dirà infatti di lui Cossiga: «Montini si considerava il segretario naturale della Democrazia Cristiana; da papa si avvertì sempre come il mancato segretario della DC; spesso volle agire come fosse il segretario ombra del Partito». La politica prima di tutto.

L’EMINENZA GRIGIA: VILLOT

(Riforma della curia e dittatura della segreteria di Stato)

Jean Villot

Jean Villot

Da qui la nefasta riforma montiniana della Curia, che relegava a un ruolo puramente tecnico e di secondo piano il Sant’Uffizio (del quale muterà financo il nome, per reciderne la storia portentosa e controversa, edulcorandolo in – proprio a sottolinearne la burocratizzazione castrante – Congregazione per la Dottrina della Fede), di fatto subordinandolo alla segreteria di Stato.

Segreteria di Stato che da questo momento assumerà una supremazia praticamente assoluta su tutta la Santa Sede. Sottomessa solo al papa… e non sempre… e col tempo, sempre meno: certe volte, talora riuscendoci, in qualche modo ha tentato di sottomettere gli stessi papi alle sue esigenze. Di fatto, quindi, Paolo VI fa della segreteria di Stato una potere dispotico e onnisciente all’interno del Vaticano, che tutto voleva vedere, sapere, autorizzare, decidere. Che tutti gli altri organismi vaticani esige carponi alle sue calcagna, cedevoli alle sue inderogabili esigenze, politiche specialmente. A cominciare dall’Ex Sant’Uffizio.

A capo di tutto questo, nel 1969, Paolo VI mise un’eminenza grigia (nel senso più letterale del termine) francese, Jean Villot: un personaggio strano, insipido, spento, indecifrabile, freddo… anzi: glaciale. Forse era del tutto privo di passioni umane, di emozioni persino, con quell’aria eternamente scettica e annoiata: un pigro senza rimedio e senza il minimo zelo apostolico, recuperato dall’arcidiocesi di Lione, da dove chiese di essere trasferito nella Curia Romana, perché “non capace di guidare una diocesi”, ovverosia perché non gli interessava farlo e s’annoiava. Ma del resto in Vaticano poi passò buona parte della giornata lavorativa tra il letto, la poltrona e la tavola.

Siamo alla dittatura delle segreteria di Stato, quindi. Ma era qualcosa che Montini e solo Montini poteva permettersi: ogni organigramma della nuova curia era un pezzo di una formidabile macchina montata su misura di Paolo VI, e ai suoi soli voleri e comandi rispondeva. Ogni esponente di spicco della segreteria di Stato e di ogni ulteriore ufficio, altro non era che alter ego di Montini.

Giovanni Benelli

Giovanni Benelli

Tale era anche il vero dominus della curia montiniana, ossia il sostituto della segreteria di Stato, il brusco e tirannico toscanaccio mons. Giovanni Benelli, “il Fanfani del Vaticano” (almeno così lo chiamo io), versione cattiva di Montini. Era lui e non Villot il vero signore della segreteria di Stato, e a sua volta era Paolo VI e non Benelli il vero padrone: la segreteria di Stato era il corpo mistico di Montini, lui che a guardarlo, pura essenza apostolica come appariva, non sembrava neppure averne uno di corpo… che non fosse politico o spirituale.

Proprio questa osmosi quasi mistica fra il corpo politico della Santa Sede e il corpo di Montini, questa sorta di luigino “le Secrétariat… d’Etat c’est moi!”, renderà questo ambiente impervio e disseminato di trappole per i suoi successori al Soglio; in ogni caso un abito tagliato su misura del precedente proprietario e adesso o troppo largo o troppo stretto per gli eredi. Talora – ad esempio sotto il pontificato di Benedetto XVI – così stretto da rasentare una camicia di forza… che si è strappata solo dopo aver stritolato il papa su cui era stata indossata come una cappa di piombo.

L’UOMO DEI CINISMI ARRENDEVOLI DELLA DIPLOMAZIA VATICANA: CASAROLI

Agostino Casaroli

Agostino Casaroli

Nei primi mesi del papa polacco, Giovanni Paolo II, siccome quasi subito, all’inizio del 1979, morì d’infarto il segretario di Stato Jean Villot ereditato da Montini e Luciani, in un momento delicatissimo di rapporti di forza tra chiesa polacca e regime comunista, fu chiamato alla segreteria di Stato un diplomatico di carriera, un dottor sottile con tutti i cinismi arrendevoli della diplomazia montiniana che navigava da decenni nelle procellose acque dell’oceano rosso dei paesi dell’Est: mons. Agostino Casaroli. Chiamato ad assecondare i voleri del suo padrone polacco, a sfidare senza sfidarlo davvero, giocando sulla forza dell’inerzia apparente, sulla diplomazia e il mercimonio sotterraneo, il putrescente e impopolare comunismo polacco e di riflesso in tutti i paesi satelliti dell’ancora più marcia URSS.

Proprio lui, quel Casaroli che, fin pochi anni prima, nunzio nei paesi dell’Est comunista, era stato l’architetto della desolante Ostpolitik, ossia della rinuncia della Santa Sede a denunciare il comunismo e spesso anche a difenderne le vittime, fossero anche preti e cardinali: in nome di un presunto male minore che presto si rivelerà una crudele ipocrisia ai danni del clero e dei cattolici che sperimentavano sotto le tirannidi rosse il loro martirio quotidiano.

Si arrivò sino alla vergogna di accondiscendere da parte della segreteria di Stato alla nomina di arcivescovi che erano palesemente agenti del Kgb e della Stasi, degli infiltrati nel clero, i quali poi denunciavano al regime preti e fedeli in odor di anticomunismo, facendoli arrestare, torturare e giustiziare. Lui, il Casaroli che insieme alla segreteria di Stato di Paolo VI che poi era Paolo VI stesso, aveva propinato la consegna del “silenzio” a tutti gli eroici vescovi dell’Est che alzavano la voce contro il lupo rosso che faceva strazio delle loro greggi; la stessa consegna del “silenzio” che era stata data a tutti i giornali cattolici, per cui in tutto il periodo montiniano gli fu vietato finanche solo scrivere la parola “comunista”, specie se era per dirne male o denunciare qualcosa.

Prima ancora che, proprio negli anni di Casaroli (ma già da prima), un vasto strato della cloaca pretesca, vescovi, cattedratici, religiosi, preti e laici impegnati, fuori tempo massimo, col solito risibile anacronismo clericale, si schierassero apertis verbis col comunismo stesso, ovunque morente ma che immaginavano come il sole nascente dell’avvenire, non solo secolare ma anche chiesastico. Ed è anche la ragione, il movente per il quale i vari Montini, Villot, Benelli e soprattutto Casaroli in quegli anni si erano mossi in modo tanto passivo, quando non complice, verso i regimi comunisti: erano davvero convinti, anche loro al pari degli intellettuali a cottimo marxisti, che il comunismo “scientifico” avesse vinto, ed era prossimo al trionfo definitivo, e tanto valeva adeguarsi.

Fossero stati meno quegl’uomini di poca fede di evangelica memoria quali erano – come quel Pietro che sulla barca di Gesù nella tempesta pensa al peggio, non fidandosi delle rassicurazioni di Gesù – avrebbero non solo ricordato il “non praevalebunt” di Cristo, ma gli sarebbero giunti all’orecchio anche le prime circolari riservate dei servizi segreti di quei regimi, del Kgb e della Stasi – quelli che davvero avevano il polso della situazione e dei regimi comunisti erano il sistema nervoso –, che avvisavano i vari Breznev che la situazione era per niente buona per il comunismo internazionale e il suo futuro era incerto, e anzi man mano sempre più “segnato”, e forse era meglio prepararsi in anticipo al “peggio”, e studiare una probabile “smobilitazione e cambio della guardia”, in previsione di un collasso imminente del regime sovietico.

Ma da quell’orecchio lì, Casaroli e tutti i suoi padroni e servi non ci sentivano. Più tardi, quando tutto fu compiuto, e la storia non diede affatto “ragione” alla Ostpolitik, che semmai collassava insieme al comunismo, vollero millantare, caduto il muro, una “profezia silenziosa” quale sarebbe stata, a loro dire, la Ostpolitik, mentre fu solo un cedimento vile e orbo, quando non una complicità piena di ipocrisie che chiamarono “diplomazia”: unilaterale, in cambio di una captatio benevolentiae da parte dei despoti comunisti, la quale fu limitata solo ai titoli dei giornali e a quella parte del clero che si era disarmata della sua missione e magari pure era passata al servizio, lautamente ricompensato, del nemico.

Questo, tutto questo, solo più tardi, alla fine della sua vita, Casaroli lo volle chiamare “martirio della pazienza”. La sua. Mentre invece fu solo il martirio della solitudine e della disperazione di quei cattolici che la Roma della dittatura della segreteria di Stato aveva abbandonato al loro destino, in nome di una diplomazia che era soltanto resa incondizionata. Se la Segreteria di Stato non combatté allora la sua buona battaglia, quei poveri cristi ovunque dispersi nell’oceano rosso dell’Est mantennero almeno la fede. Certa diplomazia, forse, neppure quella: anche perché per perderla la fede prima bisognava almeno averne avuta una.

Come dirà il santo ed eroico cardinale ucraino Josyp Slipyj, prima perseguitato da Mosca e poi “esiliato” e condannato al “silenzio” in Vaticano: «In ogni momento penso agli anni della persecuzione che ho subito da parte dei comunisti, ricordo il carcere e le torture, sento ancora addosso la fatica e il freddo dei lavori forzati in Siberia, la mia condanna a morte l’ho sempre davanti agli occhi. Ma, credetemi, dietro le Mura Vaticane ho passato momenti peggiori».

LA DIPLOMAZIA VATICANA “LEBBRA DELLA CHIESA” E IL SUO SATRAPO: SODANO

Angelo Sodano

Angelo Sodano

Il secondo segretario di Stato di Giovanni Paolo II sarà Angelo Sodano. Una carriera tutta interna alle nunziature dell’America Latina, nei momenti politicamente più difficili di quel continente, tra spinte marxisteggianti che calavano da Mosca e contraccolpi golpistici di militari antimarxisti, foraggiati da Washington. Uomo d’apparato con tutti i cinismi e le amoralità degli uomini d’establishment vaticano, moltiplicatore di ectoplasmi suoi consimili e portati più alla mondanità spirituale che allo zelo apostolico e, in una parola, a funzionari in carriera che han scambiato la Chiesa per un ministero: scarsi di cultura ecclesiale, abbondanti di clericalismo, digiuni di scrupoli, prepotenti sul versante politico, impotenti e sostanzialmente indifferenti su quello spirituale.

Sodano gestirà con pugno d’acciaio tutta la lunghissima fase calante del pontificato polacco, con un papa sempre più reso impotente dalla malattia degenerativa. Potente per istinto e prepotente per abitudine, sarebbe stato anche onnipotente non fosse che dovette condividere con malumore e a costo di continui scornamenti la sua monocrazia istintiva con una corte di pretoriani, che moltiplicava e fortificava il suo ascendente man mano che si rimpiccioliva e depotenziava il romano pontefice infermo. Il traffichino segretario del papa mons. Dziwisz, la suora cattiva card. Giovanni Battista Re, il benemerito Camillo Ruini vicario di Roma e presidente della Cei. Quest’ultimo soprattutto, fornito di una sottigliezza politica che al rubicondo, rude segretario di Stato Sodano mancava.

Una segreteria di Stato la sua che da quegli anni di decadenza (inversamente proporzionale alla sua influenza) diventerà onnipotente gestore di ogni traffico, moltiplicatore di pani e pesci carrierizi, affaristici, da sottobosco politico e familistico. Santa Patrona di ogni mediocrità e demerito come trampolino di lancio verso magnifiche sorti e personalistiche; Protettrice di ogni nefandezza, Custode del silenzio colpevole su ogni scandalo, come panacea di ogni male, nell’illusione che basti tacerne e possibilmente ignorarlo, magari assecondarlo, per limitarne i danni. Difficile stabilire in questa gara di amoralità e ipocrisie chi vincesse la partita fra la corte della segreteria di Stato montiniana e questa. Probabilmente questa: perché all’amoralità aveva aggiunto anche la mediocrità, quell’aurea mediocritas che, almeno questa, non può essere imputata ai Casaroli e ai Benelli. I quali eccellevano comunque. Anche nell’indecenza. Se i i primi erano intelligenti e ambiziosi, questi ultimi erano semplicemente ambiziosi. Semmai furbi e ambiziosi.

Quando nel 2005 fu morto Giovanni Paolo II, si sostenne che la diplomazia vaticana era diventata la “lebbra della Chiesa”. E nel conclave che elesse Benedetto XVI si disse che andava “estirpata”. Più facile a dirsi che a farsi. Benedetto attese due anni, che trascorsero senza scosse. Poi decise di cominciare a esautorare la corte sodaniana: da quel momento partirono gli “scandali” e svolazzarono i “corvi” sul papa direttamente telecomandati dalle Sacre Stanze. Le stesse dove da decenni avevano fatto il nido le cucciolate di Sodano, sotto le sue ali di chioccia. Chi ha vinto quella partita ora lo sappiamo: Benedetto XVI ha lasciato, i sodaniani sono tornati ai posti di comando. E Sodano sta sempre lì, a bearsi del suo capolavoro, dopo che l’ha “fatta vedere” al papa che aveva osato pensare di essere più forte di lui.

PASTICCIONE E CAPRO ESPIATORIO: BERTONE

Poi, asceso al soglio Benedetto XVI, dopo un po’ fu la volta del salesiano Tarcisio Bertone, che al contrario di quanto si crede non era affatto digiuno di esperienze curiali, avendo già passato diversi anni in segreteria di Stato. Non aveva però la necessaria abilità manovriera né l’acume politico per gestire i rimasugli curiali imbastarditi ereditati dal precedente lunghissimo pontificato e a quello, di fatto, funzionali; mentre mano a mano andavano sclerotizzandosi e perdevano il contatto e il controllo della realtà.

Bertone è partito con le migliori intenzioni, ma ha presto capito di dover fare i conti con quella realtà torva che lo aveva preceduto e che non aveva alcuna intenzione né di sloggiare né di fargliela passare liscia, sentendosi usurpata. Questo pover’uomo si è così trovato a dover gestire questo coacervo di poteri resi anarchici e anche arroganti, autoreferenziali, dalla lunga permanenza al potere, un potere che a troppi cominciò a sembrare al di là del bene e del male: il primo a doverne pagare le conseguenze sarebbe stato proprio il papa, sino all’atto scioccante dell’abdicazione; vittima in un certo senso sarà anche Bertone, quantunque a molti fuochi aveva egli stesso dato alimento facendoli divampare, anzitutto selezionando un personale che definire equivoco è poco. Ma su tutto e tutti si estendeva ancora l’ombra sinistra di Sodano, mentre si respirava permanente aria di regolamento di conti e di torbidi: emblematico di ciò che stava per avvenire al cambio della guardia, fu il fatto di Sodano segretario uscente che per lunghissimo tempo si rifiuta di cedere le sue stanze al segretario entrante, Bertone. Quasi a dire “ti faccio vedere io chi è che comanda!”.

Ma forse il giudizio più equanime su Bertone me lo diede il giornalista cattolico Renato Farina, che mi disse: «E’ facile essere ingiusti, ma Benedetto, eletto già anziano, aveva deciso sin dal primo momento di concentrarsi sull’essenziale e rinunciare alla gestione pratica della curia e della sua politica, delegando tutti questi affari mondani al suo segretario di Stato. E Bertone, dunque, ha avuto sulle spalle un carico pesantissimo che a nessun altro predecessore era toccato».

Sbagliare, cozzare contro i torbidi altrui era quanto mai facile. Il bilancio di quella segreteria di Stato, da tutti i punti di vista, resta il più grande fallimento della storia di quell’istituto. Sebbene, come il papa stesso ebbe modo di dire, quella cancrena non riguardasse solo la segreteria di Stato, ma anche la curia; ma questo a sua volta era il riflesso condizionato di un male che attanagliava tutta la Chiesa. E il mondo. Era un problema prima ancora che umano o di strutture, un problema di fede. Il male stava alla radice; tutto il resto altro non era che la moltiplicazione dei frutti marci.

LA FINE DELLA DITTATURA DEL SEGRETARIO DI STATO: PAROLIN

Pietro Parolin

Pietro Parolin

Appena fu data notizia della nomina del nuovo Segretario di Stato vaticano scrissi qualcosa, così… all’acqua di rose… nella giusta misura ossequiosa e codina, sul nuovo venuto, l’“uomo di papa Francesco” come qualcuno pateticamente volle definirlo; persino l’“uomo nuovo”. Ma per piacere!

Diciamoci la verità: Pietro Parolin non è affatto “uomo” di papa Francesco, essendo che per sua stessa ammissione il papa lo ha incontrato per pochi minuti “solo una volta”. Men che meno è un uomo “nuovo”. È in realtà un prodotto purissimo delle inveterate dinamiche interne alla diplomazia vaticana e alla Segreteria di Stato, all’interno della quale, fin da giovanissimo, ha passato venti anni, tutti vissuti comodamente in quell’ambiente al quale ha imparato a somigliare. Anzitutto diffidando di tutti.

Esponente di punta della cucciolata sodaniana, quella che – come dicevamo e apposta ribadiamo – l’ha “fatta pagare” a Benedetto XVI per essere stata a suo tempo esautorata, e ha così cesellato il contesto per la Gran Rinuncia neutralizzando con un cordone sanitario l’azione di Ratzinger; ha poi coltivato l’humus perfetto per l’elezione del “Sudamericano”… e dunque, come da disegno, è ritornata in pista, in tutte le postazioni di comando. A prescindere dalla sua amoralità, dalle amicizie particolari, dalle protezioni infami, dall’essere la regista di ogni scandalo vero (insabbiato) o artificiale (gonfiato) da almeno venti anni a questa parte. Ed è così che la cordata sodaniana “vincente” che in un mese ha favorito il doppio colpaccio, la Rinuncia di Benedetto e l’elezione di Francesco (per motivi che nulla c’entrano con questioni teologiche o religiose… tutt’altro!), l’ha al momento opportuno tirato fuori dalla nidiata. Il Parolin.

Parolin da giovane

Parolin da giovane

Non ci stresseremo qui a ricostruire una biografia comunque “grigia”, tutta da addetto ai lavori com’è quella di Pietro Parolin: tutti ne sanno assai poco, e del resto c’è poco da sapere. Ma quel poco, più o meno ricamato, quando non inventato di sana pianta per eccesso di zelo codino, lo possiamo trovare su ogni giornale. Certe volte troveremo sui giornali anche il suo “futuro” e quello che “farà”: tutto pattume che ha la stessa credibilità del Nobel per la pace preventivo ad Obama. Cazzate, in pratica. La verità è questa: che nessuno sa una beata mazza di mons. Pietro Parolin, e il primo che inventa qualcosa fa opinione, e passa di bocca in bocca diventando leggenda metropolitana, per i laici; legenda aurea per i baciapile. Patetica nell’uno e nell’altro caso.

A noi interessa, in due parole, rispondere alla domanda: perché il papa Francesco ha nominato proprio Pietro Parolin alla carica di segretaria di Stato che, mutatis mutandis, corrisponderebbe a quella di primo ministro del Vaticano? Che sta a significare la sua nomina? Saremo brevi.

Un’ulteriore trasformazione della segreteria di Stato e della curia tutta, questo significa, e un’ennesima ridistribuzione dei poteri e dei rapporti di forza. Un avvicendamento di supremazie, anche se, come un po’ tutto in questo pontificato, non è chiaro con cosa si sostituisce cosa.

Una sola cosa appare sicura, ma già ce n’era sentore non appena il papa annunciò si sarebbe stabilito a Santa Marta. E lo fece non per le ragioni demenziali addotte dai giornali (“umiltà”… “povertà” e bla bla bla: anche perché occupa l’intera lussuosa suite del secondo piano), ma proprio per sfuggire al controllo, alle prassi e anche alle trappole della Curia che nei Sacri Palazzi ha fatto il nido, e il predecessore ancora ne portava le ecchimosi sulla pelle: lo ha fatto per scampare alla dittatura de facto della segreteria di Stato, e ai suoi famigerati “filtri” che frapponeva fra il papa e le comunicazioni che gli giungevano dall’esterno e soprattutto dall’interno; per sottrarsi all’autoreferenzialità di una istituzione che aveva smesso di essere al servizio dei papi, per ormai servirsene.

Presentazioni

Presentazioni

Ed è questa la cosa sicura: il papa vuole mettere la parola fine agli equilibri di potere vigenti da mezzo secolo e nati dalla riforma montiniana della Curia, che diede da allora il via alla dittatura della segreteria di Stato sulla Curia e su ogni suo organigramma, e alla veloce, nevrotica, incontenibile e infine sclerotica burocratizzazione della Santa Sede, imbrigliando così anche l’attività apostolica.

La figura del segretario di Stato, dunque, non sarà più quella del dittatore del Vaticano, ma una figura fra le tante delle congregazioni curiali, non necessariamente la più importante ma neanche la più insignificante. Semplicemente, nominando un nunzio giovane e tutto sommato “periferico” si vuol ridurre la segreteria di Stato all’ufficio suo proprio: né più né meno che occuparsi della politica estera delle Santa Sede, ossia governare i nunzi apostolici; sbrigare le faccende più strettamente politico-istituzionali interne.

Nell’uno e nell’altro caso, di quelle parti delle quali il Santo Padre non si vorrà occupare direttamente, e già ha fatto intendere che i nunzi apostolici li vuol ricevere, ascoltare, interrogare e comandare direttamente lui.

Anche nei compiti specifici del proprio ufficio, dunque, la segreteria di Stato si vede ridotto all’osso il suo ruolo, stante la tendenza accentratrice e monocratica del papa Francesco. Quindi, il segretario di Stato cessa la sua lunga attività extra-ordinaria ed è ricondotto all’ordinaria amministrazione del suo officio.

Tutto questo lo abbiamo capito. Come abbiamo capito che il papa vuole essere il nuovo despota più o meno illuminato del Vaticano. Ma a parte questo, oltre al papa, ci sarà qualche altro a comandare nella Curia? Ci sarà un corpo intermedio che si frappone fra il papa e il popolo fedele? Tra il papa e il clero e l’episcopato tutto? Tra il papa e Dio? Ecco, questo è quello che nessuno ha ancora capito.

Avendo qui a che fare con un gesuita, è probabile che no, che nel suo dispotismo neppure troppo illuminato, tanto da rasentare l’assolutismo non abbia bisogno né voglia “primi ministri del re” tra i piedi. Che, come Pio XII, cesaristicamente non senta il bisogno di collaboratori “ma di esecutori”. E qui nasce l’altro dubbio, la domanda senza risposta: “eseguire” cosa di preciso? Perché fin qui neppure il suo programma di “governo” è chiaro. Ammesso e non concesso ce ne sia uno preciso, oltre al ridimensionamento di segreteria e segretario di Stato.

Ad ogni modo, per tutto e per tutti, in ogni tempo e luogo valga quel detto per cui non si governa un impero col pelo sullo stomaco. Tantomeno solo “colli paternostri”.