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Oltre 50 anni di NATO in Italia

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La Fao invita a cibarsi di insetti. Loro “mangiano” i soldi per gli affamati

Segnalazione del Centro Studi Federici

Il lungo articolo che segnaliamo illustra come la Fao, da alcuni annoverata tra i carrozzoni mondialisti, abbia recentemente invitato la popolazione dei Paesi occidentali a cambiare le abitudini alimentari con l’inserimento del consumo di insetti. Inoltre l’articolo documenta come la Fao utilizza il fiume di denaro che riceve ogni anno e informa che Laura Boldrini, l’attuale presidente della Camera, sia stata nel passato una funzionaria dell’organizzazione.
La Fao invita a cibarsi di insetti. Loro “mangiano” i soldi per gli affamati, di Luca Fusari
La Food and Agriculture Organization (o Fao), l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, nei giorni scorsi ha rilasciato uno studio condotto in collaborazione con l’Università di Wageningen, nei Paesi Bassi, dove si invita la popolazione del pianeta (e in particolare i Paesi occidentali) ad allevare insetti ed inserirli nelle proprie diete alimentari.
Tale raccomandazione, resa nota in concomitanza con l’apertura della Conferenza internazionale su Le foreste per la sicurezza alimentare e la nutrizione, chiusasi ieri a Roma, non è una novità, già nel 2008 la Fao aveva lanciato il tema attraverso un seminario di studi tenutosi in Thailandia dedicato al consumo di insetti al posto della carne per ragioni ecologiche ed economiche. Il quotidiano francese Le Figaro ne ha ripreso il tema in un articolo dello scorso 20 gennaio, dopo che l’organizzazione ne ha rilanciato l’idea durante il congresso della Royal Entomological Society inglese.
Più recentemente il rapporto Fao sottolinea che l’approccio alimentare sarebbe solo una questione di abitudine e non di civiltà o culturale; gli insetti sono già alla base dell’alimentazione di circa due miliardi di  persone in 90 Paesi, che «vivono rispettando le culture ancestrali delle loro terre». E’ vero che presso alcune aree povere di alimenti e di spazi coltivabili e poco urbanizzate in Africa, Asia o Sud America, l’alimentazione a base di insetti sia praticata da talune popolazioni; quel che però la Fao omette di dire è che tale “rispetto” molto spesso è conseguente ad una determinata situazione ambientale estrema (siccità, zone desertiche, foreste e giungle tropicali) e/o da un retaggio adattivo e culturale antropologico, sviluppato quasi sempre sul piano religioso o superstizioso, o quale atteggiamento di mera sopravvivenza in assenza di altre fonti d’alimentazione.
Il ragionamento dello studio risulta quantomeno bislacco ed illogico, anziché chiedere la fine dei sussidi all’agricoltura, favorendo in tali zone gli scambi commerciali di libero mercato per indirizzare senza aiuti, dazi o quote le eccedenze alimentari prodotte in Occidente, favorendo le tecniche di irrigazione e coltivazioni tali da incrementare la produttività di alimenti in loco nei Paesi sofferenti di carestie, si propone all’Occidente (il quale peraltro non dispone di una diffusa presenza d’insetti né di una simile tradizione culinaria) di imitare i Paesi in via di sviluppo o del terzo mondo, riportando le lancette del suo sviluppo civile allo stadio dell’alba dell’uomo, prima del Neolitico.
Alla base di tali bislacche proposte progressiste (a quando l’elogio dell’antropofagia?) vi sarebbero varie fallacie ideologiche di matrice eco-ambientaliste verdi ricorrenti: il malthusiano legame tra il limite delle risorse alimentari disponibili in rapporto all’incremento demografico, il problema “dell’inquinamento agricolo” e la sua correlata produzione di CO2 in atmosfera in rapporto al fittizio “riscaldamento antropico”, la necessità di favorire un rimboschimento del pianeta a danno delle aree destinate all’agricoltura, l’esito finale del culto del cibo “biologico” a chilometro zero, ed ovviamente una buona dose di ipocrisia rousseuiana terzomondista nell’interpretare come segno di “etica e virtù” l’indigenza e la povertà alimentare presente presso popolazioni prive di uno sviluppo occidentale e capitalistico per ragioni endemiche ambientali, socio-culturali o geopolitiche non sempre su base consapevole o volontaria.
Sicché anziché valutare negativamente il deficit e le carenze di varietà alimentare presente presso le popolazioni entomofaghe dell’emisfero australe, ora la Fao ne esalta ipocritamente e positivamente tale condizione, prendendoli addirittura come “il modello” per il pianeta di domani, con tanto di statistiche e schede alimentari caloriche dettagliate.
Sono un milione le specie conosciute di insetti e rappresentano più della metà di tutti gli organismi viventi classificati sul pianeta. Nel mondo sono già oltre 1900 le specie di insetti di cui si cibano gli esseri umani, a livello globale i più consumati sono: coleotteri (31%); bruchi (18%), api, vespe e formiche (14%); cavallette, locuste e grilli (13%). Molti sono ricchi di proteine e grassi buoni, di calcio, ferro e zinco; tant’è che in maniera burocratica ed esplicita se ne consiglia il consumo rispetto “all’inquinante ed ipocalorica” carne animale; una bistecca di 100 g contiene 6 mg di ferro, mentre il contenuto di ferro delle locuste oscilla tra gli 8 e i 20 mg per 100 g a seconda della specie e del tipo di alimento di cui si nutrono.
La tecnocratica agenda entomofaga degli esperti della Fao, è tesa ad elogiare e ad avanzare impliciti futuri regimi alimentari e di produzione con gli insetti, raccomandandone un uso più ampio come mangime per il bestiame. «Gli insetti possono integrare mangimi tradizionali come soia, mais, cereali e farine di pesce», si legge ancora nel rapporto; poiché sono a sangue freddo, gli insetti non usano energia da alimenti per mantenere la temperatura corporea. In media, gli insetti usano solo 2 kg di mangime per produrre un chilo di carne. I bovini invece, richiedono 8 kg di foraggio per produrre 1 kg di carne. «Arriverà un giorno in cui coloro che mangiano gli insetti saranno più numerosi di quelli che mangiano carne», ha previsto l’entomologo Arnold van Huis, durante una recente conferenza in Olanda.
Gli insetti sono portati in tripudio poiché producono molte meno emissioni biologiche di metano, ammoniaca, gas serra, “contaminando l’ambiente” meno rispetto ad altri esseri viventi. Infatti, gli insetti possono anche essere utilizzati per scomporre i rifiuti aiutando i processi di compostaggio che forniscono nutrienti al suolo, facendo diminuire al tempo stesso i cattivi odori. Tuttavia, la legislazione nella maggior parte dei Paesi industrializzati vieta di alimentare gli animali con rifiuti e liquami, anche se questo è in realtà il materiale di cui normalmente si nutrono gli insetti. A fronte del ciclo alimentare di decomposizione operato dagli insetti, non è chiaro in quale fase essi entrerebbero nelle pentole e nei piatti delle cucine domestiche, dei ristoranti e pizzerie.
Gli insetti sono «un cibo economico, ecologico, fonte abbondante di proteine e minerali», dice Eva Ursula Muller, direttrice del Dipartimento politiche economiche forestali della Fao e co-autrice di Insetti commestibili: prospettive future per la sicurezza alimentare e per il foraggio animale. «Non stiamo dicendo che le persone dovrebbero da domani cominciare a mangiare insetti, quello che lo studio cerca di dire è che gli insetti sono una delle risorse fornite dalle foreste ancora non sfruttate per il loro potenziale come cibo umano, e soprattutto animale».
Eppure, secondo quanto dichiarato dall’attuale direttore generale della Fao, il brasiliano José Graziano da Silva, alla Conferenza internazionale sulle foreste per la sicurezza alimentare e la nutrizione, l’ecosistema degli invertebrati è un patrimonio naturale che dovrebbe essere «meglio integrato con le politiche di sicurezza alimentare ed uso del suolo». L’ampliamento degli standard e regolamenti sulla sicurezza igienico-sanitaria sono una delle proposte rese note dalla Fao su 900 specie di insetti commestibili, al fine di includerli, assieme ai prodotti a base di insetti, quali futuri prodotti commerciali, prevedendo norme di controllo della qualità lungo la catena di produzione per creare la fiducia dei consumatori in alimenti e mangimi contenenti o derivanti da insetti.
Tant’è che in realtà, i relatori dell’assai discutibile proposta, invitano alla raccolta di insetti e al loro allevamento ad uso alimentare umano ed animale, il quale a loro dire, genererebbe crescita economica e offrirebbe un aumento di occupazione e reddito a livello familiare, ma potenzialmente anche a livello commerciale. Come poter rinunciare a un piatto di lombrichi e coleotteri anziché un piatto di spaghetti al ragù di carne?!.
Ad oggi l’insettofilia alimentare è reputata solo una disgustosa moda alternativa. In Italia non trova consensi e in Occidente è un fenomeno esiguo praticato solo da qualche gruppo eco-ambientalista radicale a scopo dimostrativo, o presso qualche eco-ristorante esclusivo negli Stati Uniti. Esistono tuttavia dei siti web di aziende che commercializzano prodotti alimentari a base di insetti. L’inglese Edible vende gadget gastronomici, più che una seria proposta alimentare, tra i quali sacchetti di vermi grigliati, scatoline di bon bon al cioccolato con un cuore di formica gigante, tarantole precotte al forno  e lecca-lecca agli scorpioni. Sul sito Insectes comestibles di Romain Fessard, vengono commercializzati prodotti acquistati all’estero, soprattutto in Thailandia. Il negozio online offre cioccolatini farciti di insetti, snack di grilli e vermi alla griglia aromatizzati (bacon, salsa agrodolce, al sapore messicano,…). Diversificando la propria offerta, la neonata società spera di raggiungere un pubblico più vasto. Con l’obiettivo di aprire un primo negozio a Parigi.
Ispirata da un cuoco della cittadina francese di Lorient che nel suo menù offre una pizza con i vermi e dal libro libro Delicieux Insectes di Bruno Comby (sul suo sito si trovano svariate ricette), l’associazione Worgamic ha pensato di aprire un ristorante insetti per promuoverne il consumo, ma uno studio preliminare tra i sostenitori ne ha però rapidamente smorzato gli entusiasmi.  «Anche tra il nostro pubblico, di natura curiosa, giovane, urbano e sensibile ai temi ecologici, meno del 20% si è detto disponibile a frequentarlo», dice Alexis Angot, responsabile del settore alimentare dell’associazione. «E altri avrebbero voluto essere pagati  per venire a mangiare». Il progetto è stato abbandonato. «Ma abbiamo deciso di lavorare sul concetto di trasformazione: hamburger di larve, surimi di cavallette. Vogliamo nascondere alla vista l’insetto per facilitarne l’ingresso nella dieta quotidiana».
Nei Paesi Bassi, uno dei pochi Paesi europei dove ci sono allevamenti di insetti commestibili (soprattutto cavallette e grilli), l’azienda di prodotti alimentari biologici Bugs vende barrette proteiche, cercando di minimizzare esteticamente la composizione del suo cibo. Questa strategia di occulta diffusione di tali prodotti potrebbero però un domani configurarsi come strategia contraria alla trasparenza e alla consapevolezza dei consumatori, nelle loro scelte d’acquisto,  sull’origine e contenuto del prodotto venduto.
Bisogna sottolineare che a fronte di tali campagne alimentari degne dei disneyani Timon & Pumbaa, il numero di persone che nel mondo soffrono per fame è andato di anno in anno aumentando (un miliardo di persone nel 2009), questo benché la Fao, con sede a Roma nel 2009 disponesse di un bilancio di 784 milioni di euro, dei quali solo una novantina sono stati effettivamente investiti in progetti contro la fame nel mondo.
La Fao spende un milione di dollari al giorno e li spende assai male. Come riporta Imola Oggi, citando precedenti inchieste de Il Giornale e di Libero, una commissione di economisti guidata da Leif Christoffersen e voluta dalla stessa Onu, ha accertato che almeno la metà di questi soldi, cioé un milione di dollari ogni due giorni, è spesa per mantenere la sua struttura burocratica elefantica. «In molti uffici i costi amministrativi sono superiori ai costi del programma» dice la commissione. In un altro articolo de Il Giornale, Emanuela Fontana ha spiegato che la parola ‘food/cibo’, compare solo tre volte nel bilancio, per un totale di 90 milioni di euro su 784; 200 milioni di euro se ne vanno solo per le spese necessarie a “riunire” i dipendenti, e 27 milioni di dollari sono spesi ogni giorno per mantenere le strutture. Inoltre nel bilancio delle sue spese compaiono le voci Amministrazione e strutture, Politiche direttive ed Emolumenti, che da sole si mangiano quasi due terzi del budget; alla cooperazione sul campo restano solo le briciole.
I fondi anti-povertà si perdono in mille sprechi, sono gli stessi Paesi bisognosi che devono pagare, in una sorta di “tragica redistribuzione di oneri”. La Fao finanzia solo l’avvio del progetto per poi lasciare l’onere ad un altro Paese del terzo mondo meno in crisi di quello su cui si sta intervenendo, ma a sua volta beneficiario delle campagne di donazione. Fra gli Stati “assistiti” figurano anche i 33 membri del Sids, i “Microstati isolani in via di sviluppo”, tra cui, Bahamas, Maldive, Seychelles, Barbados, Mauritius, Fiji, e l’emirato del Bahrein. Peccato che in quei paradisi fiscali ed ambientali, oltre a non esserci la fame non c’è neppure l’agricoltura da dover sviluppare.
Peraltro l’agenzia “in prima linea nella lotta contro la fame” non è la Fao, la cui missione è solo quella di informare sui bisogni della popolazione, ma è il Programma alimentare mondiale (o World Food Program), situato sempre nella capitale italiana in via Viola. Esso dispone del doppio dei dipendenti Fao (15000 contro 4000, di cui 1500 solo a Roma), e di un budget annuale di 5 miliardi di dollari, ed alimenta 73 milioni di persone in 78 Paesi. Ma il Wfp non è l’unico clone della burocrazia Onu sul tema alimentare, anche in campo agricolo esiste un’agenzia specializzata dell’Onu, il Fondo Internazionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura (International Fund for Agricultural Development o Ifad), con budget di 435,7 milioni di dollari, che raccoglie fondi per i contadini denutriti ed ha un bilancio pari a un terzo di quello della Fao, e la sua sede è sempre a Roma in via Del Serafico.
Il totale del budget dell’Onu impegnato per risolvere il problema della fame nel mondo è di circa 10 miliardi di dollari all’anno, ma come abbiamo riportato tale cifra è teorica, in quanto la maggior parte del denaro viene dirottato in altre spese e in sprechi. Migliaia di funzionari dell’agenzia continuano a condurre una vita da nababbi, coccolati in una babele di sprechi e privilegi a spese dei Paesi donatori e di quello ospitante, cui spetta il conto della logistica: l’Italia.
Casse di champagne, capi firmati e profumi costosi si trovano nei sotterranei del quartier generale Fao alle Terme di Caracalla, un mastodontico complesso di epoca fascista ceduto dallo Stato italiano per la cifra simbolica di un dollaro da pagarsi con annualità anticipate. Sono solo una parte dei prodotti offerti a prezzi super-politici ai 400 dirigenti, nel market “Commissary” situato al livello -1. La “Casa Gazette” è zeppa di annunci merceologici col marchio ‘Diplomat sales’ o ‘Trattamenti speciali Fao’. Lo spaccio Fao, in virtù dell’extraterritorialità giuridica, sarebbe riservato solo ai diplomatici, ma di fatto è usato da molta altra gente, ad esempio i 2500 impiegati possono accedere alla boutique al piano terra (con sconti del -40% ) e perfino fare il pieno di carburante, grazie a un distributore interno con benzina sottocosto priva di accise.
Nella sede Fao è presente anche una banca, un presidio medico con ambulanza, e in virtù dei passaporti diplomatici, i dipendenti Fao possono acquistare le auto più prestigiose dai concessionari romani col -40% di sconto e assicurarle per un tozzo di pane. Sono immuni dalle multe e godono di un regime senza IVA anche su arredi e beni di consumo. La Fao detiene anche un altro poco invidiabile record, è infatti prima tra i mancati pagatori della tassa sui rifiuti al Comune di Roma per la somma di 5 milioni e 337 mila euro (al netto delle sanzioni).
Grazie all’accordo del 31 ottobre 1950 firmato a Washington e recepito dall’Italia il 9 gennaio del 1951, secondo l’articolo 13, ai funzionari è riconosciuta l’immunità diplomatica, il che equipara l’esenzione fiscale dei funzionari a quella dei diplomatici d’ambasciata in tempi di guerra. Una nota interpretativa dell’allora ministro Giulio Andreotti estese nel 1986 i privilegi pure agli italiani in servizio alla Fao.
Tale status diplomatico Fao, ha prodotto situazioni di palese tentata truffa da parte di suoi dipendenti. E’ infatti capitato che un suo funzionario presa in affitto una villa a Castelgandolfo, fu colpito da ingiunzione di pagamento essendo evidentemente in ritardo nel corrispondere l’affitto. A fronte di ciò oppose il suo status di diplomatico, rivendicando l’immunità e quindi la non competenza del giudice italiano a procedere nel giudizio. La Corte di Cassazione, con sentenza del 1 giugno 2006, ha però sentenziato che il non pagare l’affitto di una villa non rientra tra le attività diplomatiche e quindi niente immunità e niente sconto.
Nel 1994 l’allora direttore Fao, il senegalese Jacques Diouf, lanciò la “grande riforma” per ridurre i mostruosi costi dei dipendenti. Un esercito di consulenti, collaboratori, personale a contratto ed associato, diviso tra infiniti comitati, sezioni e sottosezioni, con quote fisse riservate senza merito agli originari di culture dalla scarsa produttività. Ciò che non cala mai sono gli stipendi. Un archivista di basso livello (P1) guadagna come il manager di una media azienda. Coordinatori P3 e Senior commodity specialist sopra i 100 mila euro. Nel 2007 Diouf ha rilanciato l’inefficace riforma con le stesse parole di 13 anni prima, creando la paradossale figura del controllore dei controllori.
Ai figli dei dipendenti l’agenzia paga collegi per super-ricchi da 12 mila euro l’anno a un passo dal Colosseo. Ad esempio sulle rette di frequenza del collegio St. Stephen’s di via Aventina, la Fao rimborsava il 75% della retta. Il collegio è un campus di tre acri in stile americano, con campi da tennis, spazi per danza e pattinaggio su ghiaccio, art studios e mediacenter. I saggi finali consistono in viaggi pagati al Carnevale di Viareggio.
La Fao Coop, inoltre, organizza per i dipendenti più di 50 corsi, dal tango allo yoga, dalla dama al golf, mettendo a disposizione due palestre interne e corsi di teatro insegnanti il metodo Feldenkrais. Per i delegati dei Paesi poveri il World Food Summit nella città eterna è una vacanza pagata in hotel 5 stelle, con tanto di suite reale all’Hotel Parco dei Principi, dove dispongono dello stretto necessario: salone privato da 200 mq, 2 cucine autonome per pranzi luculliani (non certo a base di formiche, farfalle e millepiedi!), idromassaggio e bagno turco computerizzati, tigri in bronzo in scala reale, lampadari d’oro e stoviglie d’argento.
I lavori dentro le sedi romane della Fao non finiscono mai. Pareti, pavimenti, mense, negozi, sale conferenza, sistemi elettrici, strumenti informatica e video sono in perenne rifacimento (gli appalti se li aggiudicano le solite aziende amiche), mentre al suo interno esiste un dipartimento per studiare postazioni ergonomiche più comode per i suoi dipendenti.
Tra gli ex dipendenti Fao, vi è anche l’attuale Presidente della Camera, Laura Boldrini, la quale nella sua vita lavorativa, dal 1989 al 1993 si è occupata di curare la comunicazione di tale organizzazione, dal 1993 al 1998 ha lavorato presso il Wfp sempre a Roma, e dal 1998 al 2012 presso l’UNHCR (Alto Commissariato per i Rifugiati), beneficiando potenzialmente, in quanto funzionaria, di molti dei trattamenti, benefit e privilegi riservati.
La Fao non è comunque la sola agenzia Onu a disattendere alle sue funzioni sprecando il denaro stanziato per progetti umanitari, il mese scorso il Canada ha lasciato la Convenzione delle Nazioni Unite sulla lotta alla desertificazione (UNCCD) dopo averla accusata di non utilizzare adeguatamente i fondi inviati, diventando così il primo e unico Paese al di fuori dell’accordo. Stephen Harper, primo ministro conservatore canadese, ha infatti comunicato che «meno del 18-20% dei fondi che inviamo viene effettivamente speso in programmazione, mentre il restante viene destinato a varie misure burocratiche, non è un metodo efficace di spendere il denaro dei contribuenti».
Infine non bisogna dimenticare che Kojo Annan, il figlio dell’ex segretario Onu Kofi Annan, era sul libro paga delle società che lui e suo padre avrebbero dovuto controllare nell’ambito del programma iracheno Oil for Food. La famiglia Annan è diventata miliardaria  grazie ad una delle più colossali truffe della storia perpetrate tramite il programma Oil for Food di cui dovevano essere i controllori, ma in realtà ne erano gli azionisti occulti.
Come l’ex presidente del Senegal Abdoulaye Wade ha correttamente rilevato, la Fao «deve essere abolita». Per il semplice motivo che è uno scandalo, ed è uno degli esempi made in Onu, di come non si deve fare cooperazione. Se la Fao non esistesse, ogni anno 1.188.493 persone eviterebbero la morte per fame. Tanti sono infatti gli individui che potrebbero campare, con almeno 1 dollaro al giorno per 12 mesi, nel caso in cui i 502,8 milioni del budget annuale della Food and Agricolture Organization andassero ai bisognosi, invece che alimentare questo inutile ente mondiale. Moltiplicato per i suoi 68 anni di esistenza, gli individui sulla coscienza della Fao sono 80.817.524.
Quindi anche la fame nel mondo è un business per i “funzionari della cooperazione Onu”, i quali ora propongono quale ricetta per risolvere il problema il mangiare insetti; dato che i soldi destinati a sfamare gli affamati evidentemente se li vogliono “mangiare” ancora loro.
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Manlio Dinucci – Relazioni pericolose

Nell’incontro col segretario di stato John Kerry, il ministro degli esteri Emma Bonino ha ribadito il fermo impegno dell’Italia nel contribuire a un accordo di pace israelo-palestinese e, in generale, al processo di pace in Medio Oriente.
Che l’Italia sia impegnata è indubbio, bisogna però vedere per che cosa.
Lo ha messo in evidenza, due giorni dopo, un incidente aereo. Sabato è precipitato nel savonese, durante un test di certificazione, un prototipo del caccia M-346 dell’Alenia Aermacchi (Finmeccanica), che dal 2014 verrà fornito a Israele in 30 esemplari. Considerato l’addestratore più avanzato oggi esistente al mondo, il bireattore M-346 potrà essere usato dall’aeronautica israeliana non solo per preparare i piloti ad attacchi ancora più micidiali, ma anche come caccia da combattimento «per ruoli operativi a costi contenuti», ossia per attacchi aerei low cost contro Gaza, la Siria e altri paesi: l’M-346 può infatti trasportare 3 tonnellate di bombe e missili. L’Alenia assicurerà il supporto logistico. Così l’Italia contribuisce al processo di pace in Medio Oriente che, secondo la Bonino, si sta accelerando grazie all’«impressionante dinamismo dell’amministrazione Usa».

A Roma Kerry e la Bonino hanno parlato anche della crisi siriana, sottolineando che occorre fare presto a trovare la soluzione «per evitare lo spill over del conflitto nelle altre aree della regione». La stessa logica di chi, dopo aver incendiato la casa del vicino, grida «al fuoco» sentendosi minacciato dalle fiamme che escono dalla casa. La soluzione, ha ribadito Kerry, deve essere «politica», basata sulla condizione che Bashar al Assad non potrà far parte di un governo di transizione in Siria, ossia che l’attuale governo sia deposto e subentri quello dei «ribelli». La sua linea «diplomatica» è chiara: quale governo debba avere la Siria lo decidono gli Usa con l’ok degli alleati Nato. Su questo punto Kerry ha condotto a Roma colloqui con il premier Letta e altri. Orgogliosa, la Farnesina ha dichiarato che la città di Roma è divenuta «un importante snodo diplomatico per il dossier mediorientale». In realtà Roma è, per Washington, soprattutto un importante snodo militare. Lo conferma il fatto, rivelato dal New York Times, che il Comando Usa per le operazioni speciali (Ussocom) ha da poco inviato ufficiali di collegamento all’ambasciata statunitense a Roma per «consigliare le forze speciali nazionali e coordinare con esse le attività». Quale sia l’«attività» prioritaria lo indica il fatto che ufficiali di collegamento dello Ussocom sono stati allo stesso tempo inviati in Turchia e Giordania, dove vengono addestrate e armate le forze infiltrate in Siria. Lo Ussocom ha infatti il compito non solo di effettuare azioni di commandos per eliminare o catturare nemici, ma anche quello di addestrare truppe straniere e compiere operazioni di spionaggio.

Secondo dati forniti dallo stesso comando, esso opera di norma in oltre 70 paesi e, lo scorso marzo, aveva operazioni in corso in 92 paesi. L’invio di ufficiali di collegamento dello Ussocom all’ambasciata Usa a Roma, per «consigliare» le forze speciali italiane e «coordinare» il loro impiego, indica che l’Italia è sempre più coinvolta nella guerra coperta condotta in Medio Oriente e Africa.

In Italia, ha precisato Kerry nella conferenza stampa a Roma, «vivono circa 30.000 militari Usa». Aumenteranno quando, secondo i piani, sarà trasferito da Stoccarda a Sigonella il Comando Usa in Europa per le operazioni speciali.

Manlio Dinucci
Fonte: www.ilmanifesto.it
14.05.2013

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Nakba, profughi nella loro terra

Scontri presso la prigione di Ofer (Ramallah), dove sono rinchiusi molti detenuti politici palestinesi. Un gruppo di giovani palestinesi della Galilea torna al villaggio cristiano di Iqrit per realizzare il loro «diritto al ritorno». La memoria della Catastrofe è intatta

«La legge israeliana permette agli abitanti di Iqrit di tornare al villaggio solo nella bara, per esservi sepolti, noi abbiamo deciso di farlo da vivi». Walaa Sbaid, giovane insegnante di 27 anni, ha deciso che avrebbe trascorso il 65esimo anniversario della Nakba (Catastrofe), tra ciò che resta della casa di suo nonno, tra quelle pietre che per lui raccontano più di mille libri, che sono una memoria indelebile. «E non ci starò solo oggi, ho deciso di realizzare il mio diritto al ritorno», spiega Sbaid che da qualche mese ha scelto, assieme ad un manipolo di amici, di vivere a Iqrit. Incurante dei divieti delle autorità che non hanno mancato di demolire il pollaio che avevano costruito. «È un mio diritti, è un nostro diritto stare qui, è il nostro villaggio», afferma perentorio. Sbaid e i suoi compagni sono «profughi nella loro terra», discendenti degli abitanti di questo villaggio cristiano all’estremo nord della Galilea, che nel 1948 non finirono nei campi profughi in Libano, Siria o in Giordania come altri 750 mila palestinesi. Rimasero nella loro terra ma furono «evacuati» dai militari del neonato Stato di Israele con la promessa che sarebbero rientrati alle loro case nel giro di una quindicina di giorni. Furono trasportati a Rama e non tornarono mai più. Proprio come accade a migliaia di palestinesi di Eid Hud (ora villaggio per artisti israeliani) e tanti altri centri abitati. La vigilia di Natale del 1950 l’esercito israeliano trasformò in macerie tutte le case di Iqrit lasciando intatta solo la chiesa e il cimitero. L’anno successivo la Corte Suprema israeliana sentenziò il diritto degli abitanti a ricostruire il villaggio «in assenza di motivi di sicurezza».

Le autorità di governo risposero decretando l’assoluta necessità di tenere lontani quei civili da Iqrit. Nel 1953 furono distrutte anche le case del vicino Biram. Le terre dei due villaggi andarono alla costruzione di nuovi centri abitati per gli immigrati e non certo per i palestinesi rimasti nello Stato di Israele, che nel frattempo erano diventati, nella terminologia ufficiale, «arabo israeliani». Le battaglie legali non sono servite a nulla, le decisioni alla base della distruzione di Iqrit e Biram erano politiche, strategiche e nessun giudice può cambiarle. La memoria però è sempre viva, tramandata di generazione in generazione, appena scalfita dal tempo. Lo dicono Walaa Sbaid e i suoi compagni «tornati» a Iqrit e tutti gli altri palestinesi in Israele, nei Territori occupati, nei campi profughi e nella diaspora, che da 65 anni chiedono giustizia, i diritti garantiti a tutti i popoli e che si ascolti anche la versione dei vinti e non solo dei vincitori. Non sorprende perciò che ieri i palestinesi siano scesi in strada ovunque, anziani e bambini. Non a «protestare» come si legge da qualche parte ma ad affermare la loro esistenza attraverso il perpetuarsi della memoria della Nakba. Ieri a Gerusalemme Est la polizia israeliana ha schierato decine di agenti, molti dei quali a cavallo, per controllare un corteo pacifico di alcune centinaia di palestinesi che si sono radunati alla Porta di Damasco, l’ingresso principale della città vecchia, per commemorare la Nakba.

I manifestanti hanno provato a sfilare in direzione di Via Salah Edin ma sono stati fermati. Gli incidenti hanno causato alcuni feriti. Più gravi gli scontri esplosi in Cisgiordania, in modo particolare quelli avvenuti davanti alla prigione di Ofer (Ramallah), dove sono rinchiusi numerosi detenuti politici palestinesi: sette i feriti. A Qalandiya decine di giovani hanno affrontato con lanci di sassi i militari israeliani. Manifestazioni si sono svolte anche a Ramallah, Betlemme, Nablus e in altre località.

A Gaza si sono tenuti sit-in e cortei davanti alle sedi delle Nazioni Unite per reclamare l’attuazione della risoluzione dell’Onu 194 che sancisce il diritto al ritorno per i profughi palestinesi. Anche in Giordania, Egitto e Libano si sono svolte iniziative per la Nakba. Il fatto più significativo e più grave però sarebbe avvenuto a Damasco. Secondo un resoconto dell’accaduto fatto dalla televisione satellitare araba al Mayadeen, gli organizzatori delle commemorazioni volevano che la marcia partisse all’esterno del campo profughi di Yarmouk e che si dirigesse verso lo stesso Yarmouk per simboleggiare il ritorno al campo, dato che molti palestinesi sono stati costretti a lasciare le loro case a causa della guerra civile che insanguina la Siria. Una scelta che i ribelli anti-Assad avrebbero intepretato come un atto di accusa nei loro confronti (controllano parte del campo perciò esposto alle cannonate governative) e che, secondo Al Mayadeen, avrebbero aperto il fuoco causando scontri che avrebbero fatto quattro morti e 12 feriti. La notizia però non è stata riferita da altre fonti.

Michele Giorgio
Fonte: www.ilmanifesto.it
16.05.2013

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Da quest’anno è un reato, in territorio Israeliano, commemorare pubblicamente la Nakba. Gli inventori del Giorno della Memoria non sopportano i tentativi di imitazione

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Il virus bipolare di ultima generazione

E’ come se una forza irresistibile, silenziosa, sconosciuta, probabilmente composita ci spingesse inesorabilmente verso una rappresentazione della realtà in forma estremamente semplificata e quindi distorta.

Sotto il profilo politico, secondo alcuni o si è di destra o di sinistra. Per altri, si è di centrodestra o di centrosinistra. Per altri ancora il discrimine è tra chi è contro la casta e chi vota partiti che esprimono la casta. Nel campo della politica, la semplificazione binaria è stata voluta e dichiaratamente perseguita: per tanti anni abbiamo avuto soltanto “due poli”.

Una patologia gravissima è penetrata nel corpo sociale: il bipolarismo cronico e pervasivo. Molti sono i virus che alimentano la malattia.

Solo un malato può desiderare che la società esprima soltanto due poli politici, ossia teoricamente soltanto due proposte politico-programmatiche. Come si può ragionevolmente negare che sarebbe meglio che la nostra società esprimesse dieci “poli”, diversi per posizioni, per argomentazioni, per priorità o per composizione sociale? E come stabilire se è di sinistra la persona che milita per i diritti civili e la laicità dello Stato ed è di fatto disinteressata alla reintroduzione del controllo politico sull’economia, salvo le canoniche formule buoniste ed equitative, ovvero se è di sinistra la persona che vuole reintrodurre scala mobile, stabilità del rapporto di lavoro, equo canone e controllo amministrativo sui capitali e di fatto si disinteressa ai diritti civili e alla laicità dello Stato? Questi due tipi di persone, così frequenti da incontrare, già scardinano lo schema semplificato destra-sinistra. Ma l’evidenza non intacca la convinzione dei malati di bipolarismo cronico.

Sotto il profilo teorico, si è per il socialismo o per il capitalismo. Internazionalisti o nazionalisti. Se si pone in discussione uno solo dei diritti civili, si è conservatori, altrimenti si è progressisti.

Il fanatismo è dunque uno dei sintomi del bipolarismo cronico e pervasivo.

In realtà, non ha senso chiamare capitalismo un sistema in cui beni e servizi, in percentuale superiore al 55%, non vengono scambiati come merci, bensì come diritti e, al contempo, designare con il medesimo termine un sistema in cui soltanto il 15% dei beni e dei servizi è scambiato nella forma dei diritti. Perché designare con il medesimo termine realtà diversissime? Soltanto perché nessuna delle due coincide con l’idea astratta di socialismo?

La dicotomia più assurda è poi nazionalismo-internazionalismo. L’inter-nazionalismo, come dice la parola, è un rapporto tra nazioni e dunque implica e non esclude gli Stati nazionali. Ma i fanatici moderni non accettano l’evidenza; figuriamoci se possono convenire che le parole sono pietre. Ecco allora che chiunque sia favorevole a riconquistare la sovranità nazionale diviene un nazionalista e l’internazionalista è per forza di cose soltanto colui che è contro gli stati nazionali europei. Tutto è così assurdo che nessuno si chiede per quale ragione l’internazionalismo presupporrebbe il desiderio di scomparsa degli stati nazionali europei e non, che so, degli Stati Uniti, del Brasile, dell’India e dell’Argentina.

Da un punto di vista logico, si può essere sfavorevoli all’inseminazione eterologa ma favorevoli alle unioni civili; e favorevoli alle unioni civili ma sfavorevoli ad attribuire rilevanza alla cosiddetta famiglia di fatto; si può essere favorevoli alla procreazione assistita ma sfavorevoli all’impianto di tre embrioni; o favorevoli all’impianto di tre embrioni ma sfavorevoli all’embrioriduzione. Eppure sono pochissime le persone che hanno posizioni articolate, nonostante le combinazioni tra le possibili prese di posizione siano infinite. Tendenzialmente o si è per tutti i diritti civili, e allora si è progressisti, o, se si pone in dubbio anche un solo diritto civile, si scivola nella categoria dei conservatori.

Pochi giorni fa è stato iniettato nel corpo sociale un virus bipolare di ultima generazione: ius soli o ius sanguinis?

Chi si avvicini alla materia muovendo dalla disciplina normativa si accorge subito che quest’ultima è complessa e non riconducibile unicamente ad un principio. Allo stesso modo, chi si interroghi sui problemi, si avvede che sono meritevoli di riflessione fattispecie diversissime, per la disciplina delle quali la rigida alternativa ius soli-ius sanguinis è una semplificazione demenziale. Ma tant’è. Coloro che discutono di politica sono ideologicamente fanatici. Perciò è bastato che la ministra lanciasse la proposta per scatenare il fanatismo. Abbiamo così avuto occasione di scoprire che il principio dello ius sanguinis è “di destra”, sebbene non risulti che nei decenni passati sia stato mai contestato da Gramsci, Togliatti, Terracini, Longo, Berlinguer, Nenni o De Martino (chi è stato secondo voi l’intelligentone che ha espresso questa sciocca posizione? Colui del quale ho sempre scritto che non vale nulla, ovviamente). E addirittura Cremaschi, credendo evidentemente di appartenere ad una razza pura, ha asserito che “quella dello ius soli è una discriminante morale”.

Insomma, la sinistra moderna si erge a razza moralmente superiore e qualifica “di destra” e “immorale” tutta la tradizione politica italiana, compresa quella di sinistra (vera e nobile). Ma la sinistra moderna non ha colpe. Abbiamo capito che ad essere malata è l’intera società. E la malattia si chiama bipolarismo cronico e pervasivo.

http://www.appelloalpopolo.it/?p=8870

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Pubblicato 13 Maggio 2013
Scritto da Angelo Tirone

http://felicitaannozero.altervista.org/bankster/le-santarelline-dei-bankster-e-la-strategia-della-tensione#.UZOvdqAdHFJ

Ognuno di noi principalmente dovrebbe chiedersi: “Per quale motivo degli esseri umani, che hanno vissuto per migliaia di anni nei loro paesi, oggi dovrebbero abbandonarli per venire a vivere in Italia? A chi fra voi piacerebbe andare a vivere per necessità in un altro paese?”

Ebbene se veramente queste donne fossero cosi sensibili nei confronti degli stranieri, lotterebbero per far cancellare i debiti truffa dei loro paesi di origine e ne denuncerebbero l’illegittimità.
Denuncerebbero i meccanismi con cui le banche e le multinazionali hanno letteralmente rubato loro i terreni agricoli, le risorse minerarie, quelle petrolifere, etc.
Se fossero donne intellettualmente oneste e sensibili, come vorrebbero farci credere, denuncerebbero quelle industrie farmaceutiche che hanno sfruttato migliaia di bambini in Africa per per testare farmaci (tra cui vaccini altamente tossici) e gli altri affari sporchi delle fabbriche di armi (tra cui la Beretta) che sono causa di morte e distruzione.
Queste donne cosi attive nel sociale, hanno mai, per esempio, reso noto il discorso di Thomas Sankara che fece all’ONU e per il quale è stato ucciso?

Vedi video:

Certamente una piccola percentuale di stupidi razzisti ci saranno pure, ma sono convinto che la stragrande maggioranza dei cittadini nutre un ragionevole sentimento di rabbia e non di razzismo nei confronti degli immigrati, ma ciò accade soprattutto per i disagi economici che viviamo attualmente.
Sono sicuro che se tutti avessimo un reddito minimo garantito, non si lamenterebbe nessuno della presenza degli stranieri, anzi, sarebbe l’opportunità di condividere culture diverse.Queste donne dicono di essere contro il razzismo e per le pari opportunità, ma sono state messe al governo per favorire gli obiettivi illuminati dei nuovi architetti del sociale, per istigare il popolo all’odio e alla violenza, con lo scopo di condurci alla realizzazione degli Stati Uniti d’Europa, quindi al NWO.

Se cosi non fosse, non dovrebbero farsi complici di quei governi che consentono:
– l’immigrazione di stranieri e l’emigrazione dei ricercatori italiani;
– l’importazione di quei beni a basso costo dai paesi poveri che sfruttano mano d’opera infantile degradando il nostro made in Italy;
– di dare 3 €uro al giorno ai terremotati per sopravvivere di stenti e di darne 35 agli immigrati, più vitto e alloggio;
– di dare le case popolari agli zingari e contemporaneamente sfrattare gli italiani;
– di privare gli operai della cassa integrazione e contemporaneamente dare un reddito mensile agli extracomunitari;
– di togliere il crocifisso dalle scuole perché ritenuto (da alcuni esponenti musulmani) pornografia ;
– di definire disagio sociale quando uno straniero accoltella un italiano, al contrario diventa odio razzista;
– di vietare agli uomini l’ingresso negli ospedali se nella stanza ci sono donne musulmane ricoverate;
– e cosi via, la lista continua.

Tutto questo genera rabbia, tanta rabbia, che ha poco a che fare con il razzismo ma molto con la strategia della tensione che è una tattica che mira a dividere, manipolare e controllare la pubblica opinione usando paura, propaganda, disinformazione, guerra psicologica, agenti provocatori ed azioni terroristiche di tipo false flag!

Angelo Tirone

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Non facciamo confusione: la prima parte dell’articolo è assolutamente condivisibile, dal punto di vista della cattiva fede delle elites di potere occidentali rispetto ai paesi del cosiddetto “terzo mondo”, e splendida la citazione di Sankara, ma va anche detto che i problemi contestati non sono certo risolvibili da un giorno all’altro, mentre i cittadini di questi paesi sono sottoposti quotidianamente a soprusi che noi nemmeno possiamo immaginare, e che spesso sono causati direttamente dalle politiche dei paesi europei o delle multinazionali euro-americane. Quindi? Che facciamo? Li lasciamo nella cacca, o almeno ci assumiamo la responsabilità di tentare di alleviare le sofferenze di una parte di questi disgraziati, in attesa di politiche più rispettose di quei paesi? Oppure finché quelle politiche non verranno messe in atto dovranno rassegnarsi a morire tutti rinunciando a prospettive di vita migliori?
– L’emigrazione dei ricercatori italiani non è certo colpa degli stranieri che decidono di stabilirsi in Italia e che spesso sono coloro che mandano avanti una larga parte di un’economia in cui certe occupazioni non sono ricoperte dagli italiani (sappiamo che è così, non facciamo finta di niente…)
– I primi responsabili dell’importazione di prodotti realizzati dai bambini sono quei “santi imprenditori” che magari si servono di quella manodopera oppure rivendono a prezzo stellare quei prodotti, quindi anche qui non nascondiamoci dietro al dito del “governo” che non deve permettere…” Ma per favore… Quando c’è da attribuire colpe sono sempre del “governo”, mai dei cittadini. Andatevi a lamentare dagli imprenditori che importano quei prodotti.
– Considerare quello degli zingari un “problema sociale” che incide sulla possibilità abitativa degli italiani è semplicemente ridicolo, considerando il numero bassissimo degli zingari in rapporto agli italiani, ed è inoltre poco onesto intellettualmente creare un rapporto diretto tra due fenomeni che non c’entrano l’uno con l’altro. E’ come dire che se si dà lavoro a delle persone in un centro commerciale a Biella si è però penalizzato il piccolo commercio in Salento… Sì probabilmente c’è qualcosa di vero, ma andatelo a dire a coloro che hanno finalmente trovato un lavoro…
– Non so cosa significhi “dare un reddito mensile agli extracomunitari”, non vedo alcuna base giuridica e non mi risulta. Gli “extracomunitari” dovranno rispettare le leggi in vigore in Italia, e se lavorano ricevono un reddito, altrimenti no, come tutti gli altri cittadini.
– la questione del crocifisso nelle scuole non mi pare così primaria e comunque è un dibattito culturale che prescinde dall’islam e ha pieno titolo di venire affrontato, visto che la religione cattolica gode di un privilegio storico che è se è considerato legittimo da alcuni è invece considerato pienamente contestabile da altri.
– la questione degli accoltellamenti è poco più di un luogo comune: chiunque accoltelli qualcun altro va perseguito a norma di legge, il che è la prima maniera di mettere le persone sullo stesso piano, dopodiché si potranno dare tutte le interpretazioni sociologiche del caso.
– mai sentito parlare di divieti agli uomini dove sono ricoverate donne musulmane, citare esempi, e nel caso bisogna valutare le situazioni singole, nelle quali non è un delitto applicare pratiche di buon senso, se necessario.

C’è sicuramente in atto una “strategia della tensione”, ma esiste anche tanto razzismo gratuito, per cui teniamo alta la vigilanza rispetto a questo fenomeno e non nascondiamoci un po’ troppo comodamente dietro a motivazioni di altro genere. Ribadisco che dobbiamo ricordare che gli stranieri sostengono ormai larghe fasce dei settori produttivi italiani e che se tornano nel loro paese manco hanno il diritto di ottenere i contributi pensionistici versati, il che è un’indegna barbarie, quindi credo che un po’ di risarcimento lo possano anche meritare. Provate a fare la “badante”, e poi mi saprete dire se non è un mestiere poco meno che eroico…
Su su, non facciamo troppo i santi.

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Articolo magistrale che condivido parola per parola.
Credo che nell’intimo la stragrande maggioranza delle persone la pensi allo stesso modo , ma questa che ci hanno cucito addosso è la società dell’apparire e non dell’essere … allora, i più preferiscono “essere alla moda” ( come per l’arcipelago dei diritti omosessuali , su cui si potrebbe aprire un altro capitolo interessante ) e adagiarsi sulle nuove dottrine mondialiste che stanno avanzando sempre più rapidamente.
Occhi aperti : abbiamo due ministri , la Kyenge e la Idem , messe lì apposta come immagine simbolica per cominciare ad introdurre i nuovi paradigmi dell’accoglienza e della metodica distruzione della famiglia tradizionale introducendo concetti di future società alienate senza punti di riferimento , senza radici , snaturate , in perenne conflitto, che accetteranno di buon grado di vedere le loro città militarizzate e ipercontrollate pur di avere un minimo di apparente sicurezza.

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Beh io invece non sono particolarmente d’accordo, lo sono su certe questioni non sulla mentalità di fondo che mi sembra venga veicolata dall’articolo: con la scusa dell’antimondialismo (che pure è un fenomeno gravissimo da combattere senza tregua) si nasconde secondo me in realtà un sentimento xenofobo, chiuso, gretto, senza aperture nei confronti del diverso, per cui si arriva a fare affermazioni becere e altrettanto gravi come quelle nei confronti dei diritti degli omosessuali.
Come ho già avuto modo di dire altre volte: combattiamo l’elite al potere cercando di dimostrare che si possono (e si devono) usare mezzi diversi, altrimenti saremo uguali a loro.
Per combattere l’omologazione non si può sconfinare nel suo contrario, e cioè nel particolarismo e nella chiusura, che è a sua volta una forma di omologazione.

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Interessante sia la prima parte dell’articolo, che la considerazione finale di William circa la propensione ad accettare una società militarizzata. Il problema assolutamente insolubile resta lo sfruttamento sistematico dell’Africa da parte del turbo capitalismo occidentale e cinese. Il disagio sociale ne è la diretta conseguenza e coinvolge africani, italiani e immigrati.
Circa il presunto razzismo, questo c’è ovunque, Africa compresa, come già detto di recente e ci sarà sempre in ogni luogo e tempo. Starà a cultura, sensibilità individuale e opportunità sociale il compito di modularlo adeguatamente alle circostanze.
Infine vorrei sottolineare la nullità totale degli ipocriti ministri buonisti e bacchettoni, che della devastazione coloniale operata dalle banche e multinazionali non dicono mai nulla, come sottolinea bene Tirone. Io non ci perderei tempo più di tanto. Nulla di nuovo sotto il sole.

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Ognuno di noi principalmente dovrebbe chiedersi: “Per quale motivo degli esseri umani, che hanno vissuto per migliaia di anni nei loro paesi, oggi dovrebbero abbandonarli per venire a vivere in Italia? A chi fra voi piacerebbe andare a vivere per necessità in un altro paese?”. Iniziando così, Angelo Tirone dimentica la più grande e umiliante storia del suo popolo italiano immigrato alla ricerca di una vita migliore e che si ripete ancora oggi… Quando l’ignoranza diventa una malattia patologica spesso ci si dimentica che ci sono sempre stati popoli migranti da un paese all’altro o da un continente all’altro da quando il mondo è mondo.

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Il razzismo c’è ed è quello istituzionale dello Stato italiano verso i suoi cittadini (gli italiani) e particolarmente generoso e benevolo con gli stranieri: non è forse discriminazione questa?

I 35 euro al giorno di cui l’articolo fa cenno vengono elargiti a favore di quei extracomunitari ospitati nelle strutture come il CARA di Mineo, venuti dalla Libia nel 2011 e spacciati come rifugiati politici che non sono: non sono rifugiati politici perché non essendo libici non vengono da paesi in guerra, ma sono tutti ghanesi e nigeriani che si trovavano in quel paese, che anziché tornare in patria sono a venuti a rompere le bilie qui. Il picconatore di Milano che ha sulla coscienza 3 vite umane, è proprio uno di loro.

Tutti i governi sono stati complici, da 10 anni a questa parte, di questa invasione su larga scala, e di questa arroganza tutta immigrata (soprattutto musulmana) nel voler imporre i propri usi nel nostro territorio, a causa del loro lassismo. Nella sinistra la cosa è patologica, li amano da impazzire, a destra invece fanno campagna elettorale contro di loro, ma poi se ne dimenticano, non fanno nulla, e sfruttano la loro presenza sempre per far campagna elettorale.

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Libia: esplosione Bengasi pretesto per trasferire 500marines

Martedì, 14 Maggio 2013 10:55
Libia: esplosione a Bengasi nuovo pretesto Usa per trasferire 500 marines a Sigonella

TRIPOLI- Cinquecento marines americani sono stati trasferiti dalla Spagna nella base di Sigonella, in provincia di Siracusa, per ‘intervenire più rapidamente nel caso di nuovi attacchi in Libia’.

Lo ha annunciato il portavoce del Pentagono, George Little, precisando che l’operazione è avvenuta nel fine settimana. Ieri a Bengasi un’autobomba è esplosa in un’area affollata all’esterno di un ospedale provocando 15 morti e decine di feriti.

http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/125628-libia-esplosione-a-bengasi-nuovo-pretest-usa-per-trasferire-500-marines-a-sigonella

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Aggiungete una stelletta alla bandiera a stelle e strisce

Gli Usa spostano la forza di intervento rapido
cinquecento marines dalla Spagna a Sigonella
Il loro compito, ha spiegato il portavoce George Little, è intervenire rapidamente nel caso di nuovi attacchi al personale diplomatico e agli americani presenti in Libia
di LORENZO TONDO

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MUOS: la Sardegna era invidiosa ed eccola servita, anzi servitù

Il MUOS non solo procede come se nulla fosse, ma viene esteso all’altra grande isola italiana.

di Debora Billi – 13 maggio 2013

Il MUOS in Sicilia è da tempo sulle prime pagine dei giornali (o quasi), ed evidentemente l’altra grande isola italiana soffriva di gelosia: perché solo ai siciliani tanta bella servitù? Ne vogliamo un po’ anche noi!

E così, eccoli appunto serviti. Leggiamo su La Nuova Sardegna:

Negli ultimi giorni, infine, alcune notizie che hanno acceso i riflettori dell’attenzione su una base Nato (ma nella sostanza statunitense) che finora è sempre rimasta nell’ombra: il centro di comunicazione con i sommergibili nucleari dell’Us Navy di Tavolara. Sembra infatti che la base sarda sia inserita nel progetto Muos (Mobile User Objective System) della Marina militare statunitense. Cioè un moderno sistema di telecomunicazioni satellitari ad altissima frequenza (Uhf) e a banda stretta (da 64 kbit/s), composto da quattro satelliti geostazionari e quattro stazioni di terra, di cui una a Niscemi, in Sicilia.

Tante altre info sulle basi in Sardegna, nell’articolo, c’è un sacco di roba, mica si fanno mancare niente. Ma sta di fatto che il MUOS non solo procede come se nulla fosse, ma viene esteso all’altra grande isola italiana in una specie di triangolazione che vede ancora un volta il nostro territorio usato come terra di nessuno a disposizione di eserciti stranieri.

Sarà per questo che la chiamano servitù.

Tratto da: megachip.globalist.it

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Sardegna: cavia militare europea

Di Gianni Lannes

In questa meravigliosa isola del Mediterraneo, lo Stato italiano ha sperimentato in gran segreto addirittura un missile a testata nucleare: l’Alpha, nato in collaborazione tra Difesa, Fiat e Ansaldo, in violazione del Trattato internazionale di proliferazione nucleare (TNP), firmato nel 1968 e ratificato soltanto nel 1975 dal Parlamento d’Italia.

Non è tutto: in loco si addestrano ai giorni nostri i piloti dei tornado, allenati da decenni a sganciare le bombe nucleari B 61, 900 volte più potenti delle atomiche accoppiate (secondo i rapporti dell’aviazione a stelle e strisce), sganciate nel 1945 su Hiroshima e Nagasaki, ubicate illegalmente negli aeroporti di Ghedi ed Aviano, sotto il controllo dell’US Air Force.

La Maddalena: nave balia e sommergibile nucleare U.S.A. – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Nel 2008 la sesta Flotta nordamericana dopo aver inquinato l’arcipelago maddalenino e buona parte del Mediterraneo, ha abbandonato l’isola di Santo Stefano, dove dal 1972, aveva installato illegalmente – senza alcuna ratifica del Parlamento italiano, ma su univoca decisione di mister Andreotti – una base per i sommergibili ad armamento e propulsione nucleare. L’area marina è fortemente inquinata come attestano le analisi condotte all’istituto di ricerca indipendente sulla radioattività del Criiad di Parigi e all’università della Tuscia. Lo Stato tricolore, come al solito fa finta di niente. Nella acque dell’arcipelago della Maddalena (un’altra area protetta per finta) galleggiano da decenni radionuclidi artificiali, nascono bambini con gravi malformazioni e muoiono persone di cancro, ma non frega a niente a nessuno, anche se le prime vittime sono proprio i militari italiani, trattati peggio di carne da macello.

Laboratorio bellico – In una parola servitù militare, la più estesa d’Europa, che comprende sia il mare che la terraferma. Il poligono interforze del Salto di Quirra (PISQ), istituito nel 1956, ubicato in un’area di 13.200 ettari situata nel territorio delle province d’Ogliastra e di Cagliari (Sardegna centro-orientale), sulla quale insistono i comuni di Perdasdefogu, Villaputzu, Escalaplano, Tertenia, Villasalto, Ballao, Armungia, San Vito, venne costituito con il compito precipuo di sperimentare nuovi sistemi d’arma.

Il PISQ è un’area di sperimentazione ed esercitazione dedicata non solo esclusivamente alle Forze Armate italiane ma anche a potenze straniere quali – ad esempio nel corso dei decenni – Stati Uniti d’America, Israele, Libia, Turchia, Germania, Gran Bretagna ed in generale Paesi della Nato.

Il poligono attua le predisposizioni tecniche operative, tecniche e logistiche per la sperimentazione e la messa a punto e collaudo di velivoli, missili, razzi e radio bersagli, oltre all’addestramento del personale delle Forze Armate ed alle esigenze di molteplici enti scientifici nazionali e stranieri che ne usufruiscono per le loro ricerche (come ad esempio il Centro italiano ricerche aerospaziali e l’Agenzia spaziale europea).
Il PISQ ha – nel corso degli anni – assunto le caratteristiche di un vero e proprio «poligono in affitto», una vera e propria industria (o come è stato efficacemente definito dalla stampa isolana un «supermercato delle armi»).
Il Poligono è diviso in due aree: marittima – per un totale di 2.000 ettari e 50 chilometri di costa – e terrestre, complessivamente 12000 ettari. Nell’area di esercitazione a mare avvengono i lanci di missili terra-aria verso bersagli simulati; l’area a terra è utilizzata per l’addestramento al tiro dagli elicotteri, dai mezzi corazzati e d’artiglieria. Nell’area adiacente l’attività di allevamento e pascolo di bestiame si attesta intorno ai 15.000 fra capi ovini e vaccini, ripartiti in decine di aziende a conduzione familiare.
Nel corso dei decenni di attività del poligono si stima ufficialmente si siano verificate migliaia di esplosioni, tra le quali assumono una particolare rilevanza – fino al 2003 – quelle di 1.187 missili anticarro Milan di produzione francese, ritirati perché considerati pericolosi per il rilascio di Torio 232, sostanza radioattiva contenuto nei sistemi di guida dei medesimi.

Nel corso degli anni ’90 il verificarsi di una serie di morti sospette e le rilevazioni di una molteplicità di casi di persone ed animali nati con pesanti deformità fisiche ha sollecitato la mobilitazione della società civile, che ha iniziato una intensa attività di informazione e sensibilizzazione sul tema della presenza militare nell’isola, sul PISQ in particolare, sugli effetti dell’attività militare sull’ambiente, la fauna, la salute delle popolazioni locali.
I riscontri ambientali confermano come nel territorio in oggetto, in particolare in prossimità del poligono, sia presente un massiccio inquinamento: diretto, ovvero dato dalla presenza dell’attività militare; indiretto, derivante dalla presenza di materiali pesanti naturali che, sommati agli effetti delle numerose esplosioni nell’area, diffondono ulteriore inquinamento derivante da nanoparticelle. Tali dati sull’inquinamento risultano conclamati, certificati dal gruppo di esperti che fu chiamato a partecipare ai lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta insediata nel corso della XVI Legislatura; trattasi di circa 1.000 ettari dei 13.400 e sono quelle a più intensa attività militare, ciò senza considerare l’inquinamento da materiali d’esercitazione e la recente scoperta di una enorme discarica di sostanze tossiche e residui bellici provenienti da tutto il territorio nazionale e – con ogni probabilità – anche dall’estero.

Sono molteplici le segnalazioni riguardo la nascita di bestiame deforme nei pascoli adiacenti o situati nei dintorni del Poligono. Negli ultimi decenni si è assistito a un crescente numero di morti sospette per leucemie ed in particolare causa linfoma di Hodgkin (malattia meglio nota come sindrome del Golfo) riscontrate sia fra i militari operativi nella base, sia fra i pastori che usufruivano dei pascoli adiacenti la stessa; per triste analogia si è parlato in questi anni di «Sindrome di Quirra». Dalle indagini fin qui svolte non è emersa la presenza di uranio impoverito, d’altro canto le tracce di torio ed altre sostanze radioattive e una multifattorialità di inquinamento ambientale mettono in evidenza i rischi.

Nel 2011 si è aperta una inchiesta del tribunale di Lanusei, condotta dal procuratore della Repubblica Domenico Fiordalisi. Detta inchiesta vede indagati – a vario titolo e con differenti responsabilità – generali e comandanti della base di Quirra e del distaccamento a mare di San Lorenzo, professori e tecnici universitari dell’ateneo di Siena, chimici della Sgs Italia, il medico responsabile del Poligono e il sindaco uscente di Perdasdefogu per il forte sospetto di attività occultamento e falsificazione di perizie da parte delle autorità militari, sanitarie e locali coinvolte.

I reati contestati sono di «omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri» e «falso ideologico» per aver tenuto nascosta l’entità del disastro ambientale e sanitario causato dall’area militare.

Il 27 marzo 2013 il procuratore della Repubblica di Lanusei ha chiesto al Gup Nicola Clivio il sequestro totale del PISQ, al fine di consentire al professor Mariani del Politecnico di Milano di portare avanti il lavoro di campionamento di terreno, suoli ed acque antistanti il Poligono e ricerca di materiali inquinanti.

La Commissione d’Inchiesta del Senato – XVI Legislatura – ha redatto ed approvato una relazione intermedia predisposta dall’allora senatore Gian Piero Scanu – in cui si avanzano una serie di proposte, di chiusura di alcuni poligoni ubicati in Sardegna (in particolare Capo Teulada e Capo Frasca), di riconversione del poligono di Quirra.
Si stima in 500 milioni di euro la somma minima da destinarsi ad una attività di disinquinamento e bonifica ambientale minimamente efficace nei tre poligoni di cui sopra, 300 milioni solamente per il poligono di Quirra; di tale cifra allo stato attuale risultano stanziati solamente 75 milioni, in tre anni, che consentirebbero l’avvio dell’attività di bonifica.

In relazione alla specifica condizione del PISQ la suddetta Commissione ha indicato la necessità di procedere: al definitivo divieto di ogni attività suscettibile di produrre grave pregiudizio alla salute e all’ambiente; l’avvio senza ulteriore indugio dell’opera di bonifica radicale coerentemente con le indicazioni delle zone individuate dai progetti di caratterizzazione condotti e dall’indagine della procura della Repubblica di Lanusei; la conclusione in tempi brevi dell’indagine epidemiologica; l’attivazione del sistema informativo ambientale finalizzato al monitoraggio del territorio e a garanzia dell’accessibilità in tempo reale del medesimo agli organi istituzionali di controllo; riqualificazione dell’area con particolare riferimento allo sviluppo di attività attinenti alla protezione civile, alla ricerca scientifica e tecnologica in settori innovativi, alla tutela delle competenze tecniche e professionali sviluppate nei territori interessati.

Sul territorio della Sardegna insiste la parte più consistente delle servitù militari di tutto il territorio nazionale. Nei fondali marini, in ampi tratti prospicienti la costa, gli ordigni esplosi ed inesplosi hanno formato stratificazioni a tappeto.

Fonte:http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/05/sardegna-cavia-militare-europea.html

http://www.informarexresistere.fr/2013/05/15/sardegna-cavia-militare-europea/

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2013/05/sardegna-cavia-militare-europea.html

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Perché i Marines a Sigonella

Già da alcuni anni, il Corpo dei Marines USA ha sviluppato gruppi operativi areo-terrestri con “compiti speciali” (in sigla SP-MAGTF), necessari, secondo gli alti comandi Usa, per accrescere la capacità di proiezione delle forze armate Usa. Il concetto di MAGTF è infatti classico nell’impiego dei Marines fin dalla guerra del Vietnam, integrando unità anfibie e di trasporto aereo in rapide operazioni offensive con un alta capacità di fuoco e di mobilità aereo-terrestre.

Delle Special Purpose MAGTF è evidente la relativa novità, vale a dire la capacità di svolgere una pluralità di operazioni other than war, come si dice oggi, cioè diverse dalla guerra, ma sempre finalizzate a combattere: addestramento di forze regolari e irregolari di Paesi terzi, infiltrazione in conflitti cosiddetti “a bassa intensità” come quelli libici o siriani, operazioni di guerra psicologica, raccolta di informazioni, fino a veri e propri interventi offensivi, come sabotaggio e uccisioni mirate, alla maniera israeliana.
Ovviamente questo tipo di unità si presta particolarmente oggi ad essere utilizzato dall’Africa Command (Africom), costituito nel 2008 dagli Stati Uniti per vigilare sull’evoluzione geopolitica in corso nel continente africano.
Africom ha sede a Stoccarda, in Germania, ed utilizza già da tempo, senza che la questione abbia minimamente interessato il nostro Parlamento, la base aerea di Sigonella in Sicilia.

Il ruolo dei Marines delle SP-MAGTF a Sigonella

Già dallo scorso anno, infatti, la SP-MAGTF 13 Africa, comandata dal ten. col. Dan Whisnat, è operativa su quella base e sarebbe stato importante che l’opinione pubblica italiana avesse ricevuto qualche informazione in più sull’impiego nell’area africana di questa unità, dato che essa agisce partendo dal nostro Paese. La SP-MAGTF Africa 13 si definisce infatti come una unità di spiegamento dei Marines “per sviluppare cooperazione per la sicurezza di teatro attraverso impegni multilaterali di addestramento”. Tali attività si svolgono quindi in una ventina di Paesi africani, tra i quali il Senegal, il Burundi, l’Uganda, la Somalia ed il Ghana.

Dallo scorso ottobre, poi, Africom sta rafforzando la propria capacità di intervento, dato che al Comando è stata aggregata anche una unità di Berretti Verdi (le forze speciali Usa), con funzioni di in-extremis force, vale a dire di risposta immediata a situazioni di crisi improvvise nel continente.
In realtà, la prima SP-MAGTF africana su Sigonella è stata attivata fin dal giugno 2011, con la denominazione di Africa 12, divenuta poi da aprile 2012, Africa 12.2, per operare nell’area trans-sahariana con un effettivo di 180 uomini tra i quali si incontrano molti riservisti, tutti specialisti di diverso tipo: mortaisti, carristi, esperti di ricognizione, tecnici di esplosivi, esperti di logistica. Piuttosto singolare è anche il fatto che Africa 12 si addestrasse anche con militari provenienti da Paesi dell’est, tra cui Bulgaria, Romania e Georgia. Ovviamente, la motivazione è la lotta contro Al-Qaeda nell’area sub-sahariana.

Lo schieramento su Sigonella si potenzia

Nelle ultime settimane lo spiegamento Usa su Sigonella ha avuto un significativo incremento, in quanto, grazie ad una complessa esercitazione, alcuni MV-22B Ospreys del 2nd Marine Aircraft Wing, velivoli a rotori che rappresentano la punta più avanzata della capacità logistica Usa, hanno trasportato dal mare aperto, in Atlantico, alla base aera di Rota in Spagna e da lì a Stoccarda in Germania, per oltre 1400 miglia, 550 Marines della 26ma MEU (Marine Expeditionary Unit), che fa parte della II MEF (Marine Expeditionary Force), con base a Camp Lejeune in North Carolina.
Queste forze di élite sono poi state dislocate nella base di Moron in Spagna e da qui anch’esse a Sigonella, negli ultimi giorni, potenziando quindi lo schieramento offensivo Usa in Italia rivolto al continente africano, ma sicuramente anche utilizzabile in caso di un ulteriori approfondirsi o internazionalizzarsi della crisi siriana in Medio Oriente.
Sarebbe opportuno quindi che il neo-ministro degli esteri italiano, che ha dichiarato che tale dispiegamento su Sigonella avviene “secondo quanto previsto da accordi bilaterali con gli Usa” fornisse maggiori informazioni al Paese sul tenore di questi accordi, soprattutto in vista del possibile impiego di queste forze di un Paese terzo in scopi diversi dal semplice “rafforzamento della sicurezza del personale americano in Libia e per possibili evacuazioni”.
Questo per chi si fosse dimenticato l’oltre mezzo secolo di sovranità limitata dell’Italia e la perdurante importanza del suo ruolo geo-politico, dalla fine della seconda guerra mondiale essenziale per la conservazione del dominio nordamericano a livello planetario.

A.T.
Fonte: http://www.clarissa.it
15.05.2013

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Palermo, War Games degli USA

Non sapevo fossimo diventati una colonia. Quale autorità politica ha autorizzato queste operazioni?

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2013/04/13/foto/i_war_games_degli_usa_nelle_campagne_di_palermo-56564156/1/

War games nelle campagne di Palermo, dove i giganteschi elicotteri Black Hawk delle forze speciali americane volteggiano, atterrano e fanno sbarcare marines armati di tutto punto che mettono in scena un salvataggio. I residenti sono terrorizzati, ma si tratta solo di esercitazioni

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2013/04/13/news/i_war_games_degli_usa_a_palermo_elicotteri_e_marines_nelle_campagne-56559800/

I war games degli Usa a Palermo
elicotteri e marines nelle campagne

Atterraggi e sbarchi di militari armati e in divisa nelle campagne tra Corleone e Contessa Entellina, residenti terrorizzati. Ma sono esercitazioni. L’aeronautica: “Sono stati autorizzati da noi, chiediamo scusa alla popolazione”

di LORENZO TONDO

Calano dal cielo nel cuore della notte. Saltano a terra, a decine, dai possenti elicotteri corazzati. Sono armati fino ai denti. Indossano tute mimetiche, caschi e occhiali a infrarossi. Giocano a fare la guerra. E trasformano Corleone in una giungla del Vietnam. Aumentano le segnalazioni di strane esercitazioni militari nelle campagne palermitane. Secondo quanto descritto e fotografato da alcuni testimoni (così come riportato da un servizio dell’Espresso online) commandos statunitensi di stanza nell’Isola avrebbero scelto la zona di Corleone come campo di addestramento per le forze speciali. Un allenamento settimanale che spaventerebbe a morte animali e contadini. Sono questi ultimi a raccontare nel dettaglio le strane operazioni in aree private. Un mezzadro, G. S., ha provato a comunicare con loro dopo il primo atterraggio: “Volevo sapere il perché della loro presenza – dice – ma non riuscivo a farmi capire. Non parlo l’inglese. Abbiamo scattato qualche foto. Ma da allora i militari evitano contatti con i civili. Ora se si accorgono di noi, tornano in volo e si spostano di qualche chilometro”.
Il primo blitz risale alla fine di settembre. Nove giganteschi Black Hawk, i super elicotteri da combattimento dotati di mitragliatrici fiancate, utilizzati in Afghanistan e Iraq, sarebbero atterrati a pochi chilometri da Contessa Entellina, in provincia di Palermo. Lo squadrone sceso dai velivoli è il Combat Rescue, soldati scelti, ben addestrati, marines pronti a qualsiasi sfida, messi in campo per le missioni più complicate, come penetrare dietro le linee nemiche o portare in salvo i compagni feriti sul campo. Alcuni raccontano di strani strumenti di misura elettronici piazzati sul terreno. Dopo aver inscenato per qualche ora un salvataggio, i marines risalgono a bordo e spariscono.

Ma chi ha autorizzato i militari americani ad occupare i campi di grano corleonesi? Dalla base di Sigonella gli ufficiali allargano le braccia. “Il reparto in questione si trova in Sicilia – dicono -ma non prende ordini da noi. Quelle truppe sono controllate da Stoccarda”. Cosa c’entra la Germania con i militari in Sicilia? Molto a quanto pare. È proprio dalla Kelley Barracks di Stoccarda, sede del Comando Africano degli Stati Uniti, che passano tutte le decisioni (e le autorizzazioni) per le operazioni e le esercitazioni militari che si svolgono in Africa. In questo senso, le truppe a stelle e strisce di stanza nell’Isola fungerebbero da testa di ponte per le attività americane nel continente nero. Raggiunto telefonicamente da Repubblica, il maggiore Rickardo Bodden, portavoce del comando americano a Stoccarda, prova a far luce sulle questione: “I recenti movimenti aerei militari nella zona – dice – sono stati effettuati dal 347° Air Expeditionary Group, attualmente ospitati a Trapani. Sono forze speciali addestrate per operazioni di salvataggio. Devono tenersi pronti per qualsiasi emergenza”.

Secondo la voce che circola negli uffici della Difesa, l’Aeg americano sarebbe approdato in Sicilia subito dopo l’uccisione a Bengasi dell’ambasciatore degli Stati Uniti Chris Stevens, vittima di un attentato di Al Qaeda lo scorso 12 settembre. Data che coinciderebbe con i primi avvistamenti delle esercitazioni americane tra Contessa Entellina e Corleone.

Da Roma, il portavoce dell’aeronautica militare, colonnello Achille Cazzaniga, conferma la versione di Stoccarda e aggiunge: “Li abbiamo autorizzati noi. Ci scusiamo con i cittadini e le autorità locali per gli inconvenienti. In futuro, se dovessero ripetersi altre attività nella zona, ci preoccuperemo di aprire un dialogo con i sindaci delle località interessate”.

Già, perché secondo la legge italiana, l’atterraggio di una squadra di soldati stranieri in una zona abitata o in un terreno privato italiano dovrebbe essere accompagnato e coordinato da carabinieri e polizia e comunicato ai comuni interessati. Cosa che non è avvenuta. “Sarebbe stato opportuno avvisarci – dice il sindaco di Contessa Entellina, Gioachino Parrino – da mesi i miei cittadini cono preoccupati e spaventati. Se ci avessero informati, avremmo potuto spiegare alla gente che si trattava si semplici esercitazioni”. Da Bruxelles il governatore della Sicilia Rosario Crocetta si è detto “preoccupato per i recenti avvenimenti che hanno coinvolto i militari americani”. “Lunedì incontrerò il ministro della Difesa – ha aggiunto- e chiederò personalmente spiegazioni sulla vicenda”.

(13 aprile 2013)

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Bonino, marines a Sigonella come accordi

Saranno trasferiti in 200, ”75 prima, 125 poi e due aerei”

15 maggio, 15:06

Bonino, marines a Sigonella come accordi (ANSA) – Il trasferimento a Sigonella di ”200 marines di rafforzamento” avverra’ ”secondo quanto previsto da accordi bilaterali” con gli Usa. Lo ha ribadito il ministro degli Esteri Emma Bonino, davanti alle Commissioni Esteri, condividendo il comunicato del collega della Difesa Mario Mauro.

A Sigonella saranno trasferiti 200 marines Usa, ”75 prima, 125 poi, e due aerei”. Si tratta ha aggiunto di ”un rafforzamento per la sicurezza del personale americano in Libia o per possibili evacuazioni”.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/05/15/Bonino-marines-Sigonella-come-accordi_8709607.html

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Bugia Kerry-Bonino: Russia non voleva soluzione diplomatica

Questa bugia sta circolando alla grande sui media filo occidentali:

“la Russia è stata convinta (o costretta) da Kerry a pronunciarsi per una soluzione diplomatica. ”

E’ una bufala gigantesca, Mosca ha sempre ripetuto come un mantra che doveva essere ripreso il cammino indicato dalle conclusioni della Conferenza di Ginevra del 30 giugno 2012.

Kerry e Bonino l’ anno scorso avevano altri impegni, ma dato il loro ruolo attuale non possono ignorare il dibattito sulla Siria dei 12 mesi passati.

Marcopa

IL MONDO
15 Maggio 2013
Siria/ Bonino:scenario mostra che forse c’è apertura diplomaticaCon possibilità di una Ginevra 2 e incontro ‘Amici dlela Siria’.

Roma,
Sulla crisi siriana occorre perseguire la strada di una soluzione diplomatica e la “possibilità che si materializzi una conferenza internazionale in giugno, una Ginevra 2″, e l’incontro convocato per la prossima settimana ad Amman degli Amici della Siria, dimostrano che “forse c’è “un’apertura
diplomatica”. E’ quanto ha dichiarato il ministro degli Esteri Emma Bonino, riferendo alle Commissioni Esteri congiunte di Camera e Senato.

“Sul dramma siriano c’è oggi forse una possibilità che si materializzi una conferenza in giugno, una Ginevra 2″, ha detto Bonino, aggiungendo che nella sua recente visita a Roma il Segretario di Stato Usa

———–John Kerry mi ha riferito “di un’apertura di Mosca, tradizionalmente su altre posizioni”, per un riavvio di Ginevra 2″.——————

“Ieri, è stata convocata ad Amman una riunione degli ‘Amici della Siria’, e mi fa sperare che ci sia altra sostanza, in vista di una riunione dell’opposizione, il 23 a Istanbul, per decidere in quale forma e se partecipare o meno a Ginevra 2- ha proseguito – lo scenario dimostra che forse un’apertura diplomatica c’è, perchè sono convinta che sia da perseguire la soluzione diplomatica, essendo una zona di implicazioni potenzialmente drammatiche dall’Iran ad altri sugli altri Paesi del Golfo”.

http://www.ilmondo.it/esteri/2013-05-15/siria-bonino-scenario-mostra-che-forse-c-apertura-diplomatica_255219.shtml

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A Contessa Entellina (PA) strane esercitazioni militari USA

VIDEO

Dai Black Hawk, i possenti elicotteri corazzati americani che sorvolano un piccolo centro abitato, scendono nel cuore della notte alcuni marines protetti da visori a infrarossi e, armati fino ai denti, cominciano a fare delle esercitazioni militari. Ma non si tratta di riprese cinamatografiche: sono immagini reali di quello che accade a Contessa Entellina, in provincia di Palermo, così come è stato ripreso e documatato dal sito http://www.livesicilia.it. Secondo il giornale online, il piccolo Comune siciliano da settimane è teatro di insoliti “giochi di guerra” visti e documentati dagli abitanti sempre più spaventati da queste manovre militari e in cui cresce il sospetto che gli americani vogliano spostare lì il progetto Muos (Mobile User Objective System) della Marina militare statunitense, mentre nella base di Sigonella, in provincia di Siracusa, sono stati già spostati 500 marine provenienti dalla Spagna per intervenire più rapidamente nel caso di nuovi attacchi in Libia

14 maggio 2013

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Pronto nuovo intervento USA in Libia da Sigonella

di Antonio Mazzeo

Gli Stati Uniti starebbero pensando di lanciare un nuovo attacco militare in Libia dalla stazione aeronavale di Sigonella. Cinquecento marines sono stati trasferiti nei giorni scorsi in Sicilia dalla base di Rota in Spagna. Gli uomini fanno parte della Marine Air Ground Task Force (MAGTF), la forza speciale costituita nel 1989 per garantire al Corpo dei Marines flessibilità e rapidità d’azione nei differenti scacchieri di guerra internazionali.

L’unità di Rota è stata attivata dal Pentagono solo un paio di mesi fa per sostenere il Comando Usa in Africa (Africom) nell’addestramento e la formazione delle forze armate dei partner continentali e intervenire rapidamente in Africa in caso di crisi. La decisione di dar vita alla nuova task force è stata presa nel settembre 2012 dopo l’attentato terroristico contro il consolato Usa di Bengasi in cui persero la vita quattro funzionari tra cui l’ambasciatore in Libia, Christopher Stevens.

Secondo il portavoce del Pentagono George Little, i marines potranno intervenire da Sigonella in tempi rapidissimi nel caso di nuovi attacchi al personale diplomatico o ai cittadini Usa presenti in Libia per “effettuarne eventualmente l’evacuazione”. “Siamo preparati a rispondere se necessario, se le condizioni peggiorassero o se venissimo chiamati” ha aggiunto Little. Qualche giorno fa il Dipartimento di Stato ha ridotto sensibilmente lo staff dell’ambasciata di Tripoli, ordinando di contro il rafforzamento del dispositivo gestito in loco da una dozzina di militari Usa. Inoltre sono stati invitati i cittadini statunitensi a viaggiare a Tripoli solo per necessità improcrastinabili ed evitare in assoluto Bengazi o altre località in Libia. Washington parla di “crescente clima d’instabilità e violenza” e di “deterioramento delle condizioni di sicurezza”. Così è stato decretato lo stato d’allerta per gli special operations team di stanza a Stoccarda (Germana) e per la task force dei marines in Spagna che prima del trasferimento a Sigonella, il 19 aprile scorso aveva raggiunto da Rota la base aerea di Morón de la Frontera. Il 3 e 4 aprile, i Comandi delle forze navali Usa in Europa e Africa e della VI Flotta avevano pure ospitato a Napoli i responsabili della neo-costituita marina militare libica e del corpo della guardiacoste per discutere di “sicurezza marittima” e “cooperazione strategica”.

Insieme ai marines sono giunti a Sigonella pure otto velivoli da trasporto e assalto anfibio Bell Boeing CV-22 “Osprey” (falco pescatore). Si tratta dei controversi “convertiplani” (bi-turboelica in grado di atterrare e decollare come un elicottero e volare come un normale aereo), costo unitario 129 milioni di dollari circa, in grado di trasportare fino a 24 soldati del tutto equipaggiati, alla velocità di 509 Km all’ora. Numerosi esperti militari hanno ripetutamente messo sotto accusa l’“Osprey” per le sue scarse condizioni di sicurezza in volo. Da quando è divenuto operativo, il velivolo è stato al centro di numerosi incidenti e una trentina tra contractor e militari sono morti durante test ed esercitazioni. Quando nel 2000 un velivolo in forza all’US Navy cadde negli Stati Uniti causando la morte di 23 marines il Pentagono pensò di abbandonare il programma ma sotto il pressing della potente lobby dei costruttori, esso fu presto riavviato e gli “Osprey” furono destinati alla guerra in Iraq e Afghanistan. Nella primavera dello scorso anno due “Osprey” si sono schiantati al suolo, il primo durante un’esercitazione militare in Marocco (morti due marines) e il secondo in Florida. Per l’alto rischio di incidenti e l’insostenibile rumore emesso dal velivolo durante le operazioni di decollo e atterraggio, migliaia di cittadini giapponesi hanno dato vita a numerose manifestazioni di protesta contro la decisione di dislocare 12 convertiplani nella grande base aerea Usa di Okinawa.

Il Corpo dei marines ha progressivamente ampliato il proprio impegno di contrasto, congiuntamente ad Africom, delle milizie islamiche operanti nelle regioni settentrionali del continente. Nel 2011, nello specifico, fu creata proprio a Sigonella una forza speciale di pronto intervento del tutto simile a quella di Rota, la Special Purpose Marine Air Ground Task Force (SPMAGTF-13). Gli uomini sono impegnati periodicamente come consiglieri e formatori degli eserciti africani o in attività di supporto logistico e “gestione di tattiche anti-terrorismo”. “La task force di stanza a Sigonella ha come compiti prioritari la fornitura d’intelligence e l’addestramento dei militari africani che combattono i gruppi terroristici in Maghreb e Corno d’Africa o svolgono attività di peacekeeping in Somalia”, ha dichiarato il maggiore Dave Winnacker, responsabile del gruppo dei marines. La SPMAGTF-13 include componenti navali, terrestri ed aeree caratterizzate da notevole flessibilità; conta su circa 200 marines organizzati in team aviotrasportabili dai grandi velivoli KC-130. Con i 500 uomini giunti dalla Spagna, Sigonella accresce ancora di più il ruolo di gendarme armato del Mediterraneo e del continente africano.

Fonte. http://www.ariannaeditrice.it

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Non ho potuto consultare cosa hanno riportato i media dell’ intervento della Bonino ieri davanti alle commissioni esteri riunite di Camera e Senato, questa affermazione favorevole a una no fly zone ( e quindi a un intervento militare estero….) è però esplicità sulle sue intenzioni.

In Parlamento ci sono due partiti, SeL e M5S, che qualche parola contro spese militari e missioni militari all’ estero l’ hanno detta,

è troppo chiedere che si esprimano sulla Siria,

prima dell’ incontro del 22 maggio che i paesi Nato avranno con le petromonarchie (assolute) del Golfo e dell’ incontro del 27 maggio dove i ministri degli esteri UE discuteranno se dall’ Europa si potrà o meno dare armi alle milizie anti Assad senza alcun vincolo ?

Marcopa

Siria, Bonino: Si va verso una “No fly zone”

di red –
16 maggio 2013 08:41 fonte ilVelino/AGV NEWSRoma

“Sulla Siria martoriata da oltre due anni e due mesi di guerra civile, e dalla morte di più di 70 mila persone, Emma Bonino ha compiuto ieri un’ammissione che altri suoi colleghi ministri degli Esteri sono restii a pronunciare in pubblico”.

Lo riporta il CORRIERE DELLA SERA. “Invitata dal deputato del Pd di origine marocchina Khalid Chaouki a dire che cosa ne pensa dell’imposizione di una ‘no fly zone’ nel Paese del dittatore Bashar el Assad, ossia di un blocco dello spazio aereo, la radicale messa da Giorgio Napolitano ed Enrico Letta alla testa della Farnesina ha risposto: ‘Credo si debba arrivare lì, e arrivare lì molto presto’.

Poi ha aggiunto che si tratta ‘proprio di una di quelle proposte che altri devono avanzare’, anche se sostenerlo ‘è un po’ l’armiamoci e partite’. Per comprendere il senso effettivo di queste parole occorre qualche spiegazione.

Il 12 marzo 2011 fu la Lega araba a chiedere di imporre una no fly zone sulla Libia mentre Muammar el Gheddafi soffocava nel sangue le rivolte, e il 17 marzo il Consiglio di sicurezza dell’Onu segnalò l’istanza tra i principali motivi per i quali bandiva i voli sul Paese. Al principio del mese l’allora segretario alla Difesa americano Robert Gates aveva rotto così la ragnatela di non detto che avvolgeva quell’ipotesi: ‘Chiamiamo le cose con il loro nome. Una no fly zone inizia con un attacco contro la Libia per distruggere le sue difese aeree. Solo dopo un attacco così sarebbe possibile far volare i nostri aerei sul Paese senza timori che i nostri uomini vengano abbattuti’”.

“Si sa com’è andata. Seguì l’offensiva aeronavale della Nato. Adesso quasi tutti sottolineano che la Siria non è la Libia. La stessa Bonino afferma che la soluzione a Damasco non può che essere politica, condivide il tentativo del segretario di Stato americano John Kerry di preparare, d’intesa con Mosca, una conferenza di pace per giugno. Di fronte alle commissioni Esteri di Camera e Senato, riunite ieri per ascoltarla la prima volta da titolare della Farnesina, Bonino ha spiegato che il 22 maggio sarà ad Amman per un incontro tra gli Stati del gruppo ‘Amici della Siria’ e che il 23 a Istanbul l’opposizione siriana discuterà se partecipare alla conferenza (alla quale Russia e Usa vogliono anche il regime di Assad).

Tuttavia, le valutazioni sulla no fly zone lasciano intuire una sensazione: che è improbabile veder sbocciare la pace in modo naïf, e senza che alcuni Stati impieghino armi. Poco diplomatica, forse, l’ammissione. Ma male non è che italiani e Parlamento sappiano per tempo come stanno le cose, quali sono le strettoie attraverso le quali potrebbe dover passare una via d’uscita dalla crisi siriana”.

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Boldrini, le minacce, la Rete

Credo che sia opportuno reagire in modo composto e pacato, alla lunga intervista ( http://www.repubblica.it/politica/2013/05/03/news/boldrini_intervista-57946683/?ref=HRER1-1 ) di Laura Boldrini a ‘Repubblica’. Non perché il presidente della Camera abbia diritto a qualche sconto rispetto ai vari D’Alia o Carlucci, ma per uscire dal meccanismo a ripetere in base al quale prima un politico propone di «legiferare sul Web», poi si grida alla censura – e via così tutta la vita senza fare un passo avanti.

Allora: prima di tutto va notato che Boldrini non propone niente di specifico.

Parla molto del sessismo on line (arrivando a una connessione un po’ azzardata tra le minacce che lei riceve via Web e il femminicidio), ma anche della xenofobia e del razzismo che corrono in Rete, così come peraltro fuori da essa. A supporto di ‘nuove leggi sulla Rete’, Boldrini mette poi nel calderone anche il caso delle mail rubate ai parlamentari del M5S, come se quel furto non fosse già un reato su cui la Procura di Roma ha aperto un’indagine.

Insomma, non si capisce bene dove voglia arrivare Boldrini con la sua proposta di «pensarci, discutere, poi prendere delle decisioni misurate ma efficaci».

Si capisce però che intende preparare il terreno, culturalmente e socialmente, per qualche forma di legge nuova che al momento non risulta esistere in nessuna democrazia (a meno che Boldrini non ci specifichi se e quali Paesi liberi hanno adottato o pensano di adottare le norme che lei genericamente auspica).

Singolare poi che Boldrini invochi una Rete «come luogo reale dove persone reali spendono parole reali, esattamente come altrove».

Il fatto è proprio questo: che essendo già la Rete un luogo reale (e non “virtuale”), dentro ci sono persone reali – comprese le peggiori – che anche lì spendono la propria reale pochezza, come al bar o in autobus.

Cosa facciamo, abroghiamo queste persone? O i bar, o gli autobus? O invece puniamo egualmente eventuali reati di diffamazione e minacce, che si compiano on line, in autobus o nei bar?

A questo proposito, a un certo punto anche Boldrini propone il consueto esempio dei muri su cui pure compaiono scritte razziste e sessiste, ma poi si chiede perché in Rete vengono «considerate diversamente», sottintendendo che sul Web godano di qualche immunità.

Invece la questione va proprio rovesciata: i reati (è ovvio) non possono godere di immunità in nessun caso, ma la differenza è che chi scrive su un muro (di solito) non può essere rintracciato, chi scrive in Internet (di solito) sì. E senza nessuna legge speciale, proprio perché il Web fa parte della realtà come il muro, come il bar, come l’autobus. Non a caso, non c’è organizzazione criminale o terroristica che non preferisca la comunicazione fisica – tipo i pizzini di carta – a quella digitale.

Quindi il problema va semmai posto in termini pratici. Vale a dire che se in un quartiere ci sono molti furti si deve scegliere: o si introduce la pena di morte per i borsaioli, o si aumenta la quantità e la qualità dei poliziotti in loco. Ebbene, chiunque sa che la polizia postale oggi fa quello che può, ma sono in pochi, decisamente troppo pochi, per stare dietro alle richieste dei cittadini diffamati o minacciati via Internet. Invece di proporre «nuove leggi» inutili o dannose, chi ha un ruolo politico potrebbe utilmente occuparsi di rafforzarla, dotandola di personale molto maggiore e sempre più qualificato, oltre che di mezzi idonei.

Pertanto andrebbe rovesciata anche la questione delle “leggi da fare sul Web”.

Certo che ci sono leggi da fare sul Web e la discussione tra chi se ne occupa non è propriamente agli esordi.

Ad esempio, bisognerebbe far rientrare la realizzazione delle infrastrutture di connettività tra gli oneri di urbanizzazione come le infrastrutture per la luce, l’acqua ed il gas, per provare a uscire dal digital divide in cui, si sa, l’Italia annaspa.

Bisognerebbe occuparsi di net neutrality, vietando ai fornitori di servizi di comunicazione elettronica ogni genere di attività di network management, in modo che i cittadini possano usare le risorse di connettività allo stesso modo per scaricare la posta elettronica, leggere qualsiasi giornale, parlare al telefono via Voip o guardarsi un film.

Bisognerebbe iniziare a rendere più flessibile il diritto d’autore – fermo al tempo della carta – pensando all’introduzione di utilizzazioni libere che consentano l’uso di ogni contenuto protetto da copyright per una crescita culturale ed economica di tutta la società.

Bisognerebbe, last but not least, pensare a formulare una Carta dei diritti dell’utente del web, visto che oggi le corporation digitali decidono arbitrariamente quali contenuti e applicazioni far passare e quali no: servirebbero invece regole certe e trasparenti per evitare un futuro in cui l’informazione può essere selezionata e filtrata dalle corporation sulla base di insindacabili e oscure policy aziendali.

Sono tutte cose urgenti, se si vuole portare questo Paese nel XXI secolo nel migliore dei modi. Forse un po’ più urgenti e utili di quelle che Boldrini oggi genericamente invoca.

E’ comprensibile che la presidente della Camera sia scossa dalle minacce ricevute. Meno comprensibile, trattandosi della terza carica dello Stato, è che anteponga la sua reazione emotiva agli interessi della collettività.

Alessandro Giglioli
Fonte: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/
Link: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/05/03/boldrini-le-minacce-la-rete/
3.05.2013

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giovedì 16 maggio 2013
ROMA (Reuters) – La strada per risolvere la crisi tra l’Italia e l’India sulla vicenda dei due marò è quella di un processo veloce e giusto a New Delhi.
Lo ha detto oggi il ministro degli Esteri italiano Emma Bonino in Parlamento, auspicando al tempo stesso che il governo italiano affronti quanto prima i problemi della sua giustizia, più volte denunciati dal tribunale dei diritti dell’uomo di Strasburgo, perché non si può chiedere all’estero quello che viene spesso disatteso in Italia.
I due fucilieri di marina, accusati di avere ucciso due pescatori indiani mentre erano in missione antipirateria a bordo di una nave commerciale italiana, “saranno sottoposti ad una nuova procedura di indagine a New Delhi che dovrebbe durare due mesi e in applicazione di una legge che esclude la pena di morte”, ha detto il ministro in un’audizione alle commissioni Esteri congiunte di Camera e Senato.
“Un processo fast and fair è la strada da seguire, bisogna trovare un modo per portare a casa marò e questa strada di dialogo e fermezza ci potrà consentire di risolvere la questione”, ha aggiunto.
L’Italia sostiene che la sparatoria sia avvenuta in acque internazionali e che la competenza a giudicare dei militari nell’esercizio delle loro funzioni spetti alla giustizia italiana.
Il precedente ministro degli Esteri Giulio Terzi si era dimesso in segno di protesta contro la decisione del governo di far rientrare i due militari in India, dove sono sottoposti ad un regime di semilibertà per essere processati di omicidio.
“Ma bisogna adeguare le richieste esterne con le pratiche interne”, ha subito aggiunto la Bonino. “Questa situazione di essere i primi ad essere condannati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo sulla lunghezza dei processi, la violazione dei diritti della difesa e la situazione carceraria è intollerabile umanamente e spero che il governo intervenga”.
Roberto Landucci

Fonte: http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE94E02J20130515

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MESSIANISMO AMERICANISTA E NUOVO DISORDINE MONDIALE

clip_image001[1]L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Nell’articolo «L’alienazione americanista che inquina il mondo», del dicembre 2006, dicevo che il gran dilemma dell’ora presente riguarda l’egemonia degli Stati Uniti nel mondo, che suscita la questione: Corrisponde tale potente influenza nella vita internazionale a un valido modello di civiltà? Rappresenta esso un fattore di continuità o di abbandono del concetto d’ordine e di pace fondato su una verità vitale per l’uomo, come fu intesa dagli albori della Storia?

Un fatto è certo: sotto il dominio di un potere alieno da sani principi di civiltà, l’umanità intera è esposta, a dispetto d’ogni parvenza di benessere, a un’inesorabile decadenza spirituale, che è anche causa di un letale squilibrio vitale.
Ciò si può verificare nel rapporto col mezzo ambiente che, riguardo agli USA, è senza dubbio squilibrato in rapporto al resto del mondo. Ma qui ci interessa il modo di pensare e ancora più, di credere, all’origine delle tendenze americane.

Vediamo allora il rapporto ideale che deve sussistere tra civiltà, pace e amore per la verità, tra il potere materiale e una visione spirituale consolidata, qual è quella cattolica. Perché quando il corso democratico dello gnosticismo ecumenista, estraneo alla verità e al diritto naturale, avrà per braccio armato la nazione più potente della storia, gli Stati Uniti d’America, dove impera l’idea massonica, il mondo sarà privato di una vera civiltà, ossia di un potere umano capace di far rispettare l’ordine vero e potrà solo degenerare.

Oggi, quando diviene clamorosa la progressiva decadenza mondiale nel campo civile e la distruzione avanzata dell’uomo spirituale, come Dio l’ha creato, torno all’argomento.

L’avevo già fatto qui commentando il pregiato libro «Governo Globale» (GG) < ?_xml:namespace prefix = st1 ns =
“urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags” ?>la Storia Segreta del (Nwo) Nuovo Ordine Mondiale di Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta (Arianna Editrice, Cesena). Dicevo che se sull’argomento si moltiplicano gli studi, questo ha il particolare che la Perucchietti si occupa pure del Segreto di Fatima e quindi sa che le due mega questioni storiche, del dominio mondialista con quella dell’incombente Anticristo, sono legate.

I due autori trattano della questione del gran complotto storico, ma pur senza nominare l’Anticristo, è quella universale, cattolica, sempre al centro dei nostri lavori. Perciò indicavo la dimensione vitale del problema, la cui portata si misura al presente nella parte che ha in esso il Vaticano attuale, ormai strumento visibile del NWO.

Così la vera barriera “irriducibile” alla diffusione di tali errori con le «caratteristiche e finalità dell’ideologia mondialista», il Papato, è «tolto di mezzo»! (v. IITs, 2, cf. la visione simvolica del Terzo Segreto di Fatima).

Emblematicamente ciò avviene proprio nella complicità dei «papi conciliari», da G23 a Bergoglio, con quei poteri dichiaratamente anticristiani e antiromani, che son divenuti influenti e di casa dopo la morte di Pio XII, come era chiaro nel 1960.

Il libro in questione descrive la loro dinamica, che è d’ordine religiosa, «messianica».

Il Capitolo: «Messianismo e Nuovo Ordine Mondiale» (GG, p. 28) apre con queste citazioni: «Dio avendo stretto un patto con noi [gli americani; N.d.A.] ci ha dato l’eredità del mondo!». (John Cotton, pastore congregazionista americano)

«Voi oggi state respingendo le forze del male, che vorrebbero estinguere la luce che noi abbiamo custodito per 2000 anni». (Ronald Reagan alle truppe americane)

«Quando una guerra scoppia nel mondo, la forza del Messia si risveglia … L’attuale guerra mondiale [la prima; N.d.A.] comporta una grande, temibile e profonda attesa […] per il fatto dell’insediamento in Eretz lsrael». (Rabbi Abraham Kook)

«Sono molti, oggi, gli evangelici per i quali il moderno Stato di Israele, nella sua forma politica, acquista valenza biblica e che quindi lo sostengono acriticamente e incondizionatamente. Per molti, questo è diventato tratto determinante e distintivo, come pure primario strumento apologético ed evangelistico. […] Il movimento sionista cristiano è diventato così forte da determinare esso stesso la moderna politica internazionale e produrre gli avvenimenti che crede di vedere profetizzati nella Bibbia».

(Stephen Sizer, in «Evangelicals Now», gennaio 2005)

“Volendo usare un termine che potrebbe apparire azzardato, potremmo dire che l’idea di un Nuovo Ordine Mondiale da proporre e imporre a tutta l’umanità rappresenta la forma più clamorosa di messianismo che abbia partorito la modernità.

“In realtà, il termine “messianismo”, nella storia delle religioni, indica l’attesa, da parte dei fedeli di un qualsiasi culto, di un aiuto divino, come può essere, per i cristiani, l’attesa del secondo avvento di Cristo; eppure, questo termine è stato utilizzato, molto spesso, anche per indicare fenomeni moderni del tutto “laici”, quando, negli ultimi secoli della storia, sono sorte forme sempre nuove di “attese” messianiche, annuncianti di volta in volta “nuove ere”, “soli dell’avvenire” o “mondi perfetti” per l’umanità. Il comunismo e il nazismo (ma non solo) sono stati, ad esempio, dei perfetti “messianismi laici” basati sull’attesa dell’avvento di una società perfetta – o di una società di perfetti, nel caso del nazismo in cui tutti i limiti dell’umanità storica sarebbero stati superati.

C’è però una differenza fondamentale, tra l’antico messianismo delle religioni tradizionali e quello moderno; infatti, mentre nel mondo tradizionale, nessun fedele di qualsivoglia confessione avrebbe mai osato concepire l’idea di “anticipare” il giorno della venuta del Salvatore “forzando la mano a Dio” o immaginando di creare qui in terra il Paradiso, in età moderna non è più così: nei secoli della modernità, al contrario, è l’uomo che si vuole protagonista della storia e del suo divenire, e anche quando Dio continua a essere tirato in ballo lo è, molto spesso, solo come utile maschera per coprire i sogni titanici di un certo tipo di umanità, la quale, progressivamente, tende a “esautorare” il Creatore per erigere se stessa a Dio. È quello che gli antichi avrebbero chiamato hybris, l’atto di superbia contro il Divino; ma è in questo atteggiamento di fondo che risiede la chiave di lettura di gran parte della cultura moderna, ivi compresa l’idea – in fondo più che mai messianica e apocalittica – di un Nuovo Ordine Mondiale, che possa mettere fine alla storia.

“Americani, popolo di Dio – Se esiste oggi un popolo profondamente convinto di costituire uma sorta di “messia collettivo”, destinato a diffondere – con le buone o con le cattive – i propri valori in tutto il mondo, questo è, senza ombra di dubbio, quello americano. Per capire qualcosa di più di questo atteggiamento, tuttavia, bisogna risalire ancora una volta all’infuocato clima dominante l’Inghilterra del XVI e XVII secolo, in cui a margine della Riforma, il movimento estremista dei Puritani si ricava uno spazio importante nella società e nella Chiesa dell’epoca. Poi questi uomini determinati e pratici, convinti assertori di un predestinazionismo che vedeva nella dannazione o nella salvezza una decisione a priori presa da Dio prima della creazione, il puritanesimo era anche un movimento rigidamente settario e profondamente convinto della propria differenza dal resto del genere umano […] L’atteggiamento, tipico delle frange estreme della Riforma, di attribuir un’importanza maggiorer all’Antico rispetto che al Nuovo Testamento, inoltre, favorirà una continua identificazione tra la vita dei Puritani e le vicende bibliche del popolo d’Israele, che porterà a elaborare l’idea di una vera e propria “nuova alleanza”, un foedus, un patto stretto da Dio con la Nuova Inghilterra (il popolo dei coloni americani) a somiglianza dell’antico patto fra Dio e Mosé. Essere il nuovo popolo di Dio, naturalmente, comportava tutta una serie di obblighi e privilegi speciali, per il nascente popolo americano, che se da un lato s’impegnava a rispettare la Legge di Dio, dall’altro poteva attribuirsi un diritto illimitato sulla “nuova” Terra e sui suoi abitanti.”

Queste energie messianiche si scaricarono inizialmente per annientare i nativi. Ma finita la conquista del West, tale vocazione si è diretta al mondo intero con la crociata continua che passa a contraddistinguere la storia degli Stati Unidi d’America, portatrice del suo frenetico modello culturale ed economico, anche se divenuto culto del più sfrenato consumismo. Ma, l’idea messianica di “essere portatori del migliore dei mondi possibili”, rimasta come marchio indelebile dello spirito made in USA, portò all’identificazione messianica tra l’America e il “popolo eletto da Dio” in una chiave di lettura massonica del potere, con un simbolo impresso sul vessillo stesso del potere economico americano, ovvero il leggendario biglietto da un dollaro: la Piramide dell’Occhio Omnivegente.

“L’America, dunque, è indicata non solo come “nuovo popolo eletto”, ma anche come “nuovo Cristo”, vero e proprio “messia collettivo” detentore di una missione universale che deve riguardare, per forza di cose, tutta l’umanità.

Un paradiso sulla Terra: evoluzione e derive del neomessianismo ebraico”, in una disamina delle suggestioni messianiche che hanno animato e generato l’idea del Nuovo Ordine Mondiale non può però fermarsi solo ai filoni d’origine protestante-anglosassone. Un altro grande filone religioso e culturale, infatti, ha avuto importanza in questo processo: il neomessianismo ebraico. […] Parlando di messianismo ebraico, non si può prescindere da quello che è stato, senz’ombra di dubbio, lo spartiacque della storia d’Israele e delle sue speranze messianiche, ovvero il periodo a cavallo dell’Era volgare. Un’epoca di avvenimenti e sconvolgimenti che avrebbero· avuto innumerevoli conseguenze sul destino del popolo ebraico e del mondo intero: intorno a quest’epoca, infatti, l’attesa messianica in Israele era particolarmente forte e il popolo era generalmente convinto che proprio quella fosse l’Era destinata da Dio per l’avvento dell’atteso Messia.”

Siamo allora al Sionismo prodotto anche da questi avvenimenti accaduti in tale periodo. Se nel seno stesso dell’ebraismo in messianismo era incentrato sulla figura del Messia per l’instaurazione del Regno universale, a partire da Israele, il regno sulla terra di Israele è divenuto poi il nuovo senso di messia, ma sempre d’ordine divino e perché no, per la redenzione dell’umanità. Ecco la prospettiva politicizzata e “materializzata” da identificarecon un’epoca di progresso e di unione dell’umanità (un Nuovo Ordine Mondiale), comunque presieduta dal potere del popolo eletto di Israele.

“U’idea, questa, che è riecheggiata più volte nella bocca di leader israeliti anche profondamente laici, e persino atei, come il fondatore di Israele David Ben Gurion che, in un noto discorso a seguito della presa di Gerusalemme da parte israeliana, così descriveva (con toni messianici e apocalittici) il nuovo mondo da lui sognato: «Tutti gli eserciti saranno aboliti e non ci sarà più la guerra. A Gerusalemme, le Nazioni Unite costruiranno un santuario dei Profeti, che assisterà l’unione federale di tutti i continenti; là siederà la Corte Suprema dell’Umanità, che provederà a dirimere tutti i contrasti e le contese fra la federazione dei continenti».”

clip_image003[1]Interessante è verificare che proprio verso tali “miti” contagiosi il mondo ha conosciuto una straordinaria convergenza di sorprendenti «aggiornamenti dottrinali». Infatti, da parte del Vaticano c’è stata e c’è una vera corsa dei «papi conciliari» ai compromessi ecumaniaci in ogni campo, in seno all’ONU come nelle sinagoghe; ad Assisi como a Costantinopoli e Manhattan e forse molto breve a Mosca. Ma non certo per consacrare la Russia al Cuore Immacolato di Maria, mal vista dai c.d. ortodossi.

Ora è Bartolomeo a felicitarsi con gli atti di Bergoglio dicendo: «Siamo molto contenti per l’enfasi messa da lui nell’essere, soprattutto, “vescovo di Roma”. E siamo inoltre contenti per la sua decisione di nominare otto cardinali incaricati di consigliarlo: una decisione nel senso della sinodalità, caratteristica della nostra [la loro] Chiesa».

“Sionismo cristiano, ovvero l’alleanza dei due messianismiUno dei fenomeni più paradossali e francamente inattesi venuti alla ribalta negli ultimi decenni è la curiosa alleanza fra il messianismo politico-religioso ebraico e le correnti più estremiste del protestantesimo anglosassone. Che non si tratti affatto di un fenomeno da sottovalutare, lo si evince dai dati che vedono “l’evangelismo fondamentalista” (un tipo di Protestantesimo contemporaneo, basato su una versione “selvaggia” del principio del libero esame della Bibbia e da una spiritualità di tipo miracolistico e sensazionalistico) in fortissima crescita negli Stati Uniti, Paese in cui esso ha di gran lunga superato per numero di fedeli, e soprattutto per ascendente sulla popolazione, le vecchie confessioni religiose. Questa sorta di nuova teologia viene spesso definita Sionismo cristiano…”

E Maurizio Blondet aggiunge: “I due gruppi concordano su certi punti apocalittici – come il segno del ritorno degli Ebrei in Terrasanta – ma per motivi opposti: i fondamentalisti cristiani credono che con ciò Israele acceleri la seconda venuta di Cristo […], gli Ebrei vi vedono l’intronamento di Israele come messia-redentore di se stesso e l’inizio del Regno mondiale”. «Chi commanda in America?», p. 149)

Dove tutto questo trova posto nei Vangeli è senz’altro in quanto profetizzato da Gesù su Gerusalemme per la fine de tempi dei Cristiani: “Gerusalemme saràcalpestata dai gentili fino a che si compiano i tempi delle nazioni (dei gentili)”. (Luca 21, 24)

Lo si capisce solo alla luce del «complotto metafisico» inerente alla Fede rivelata, riguardante la «fine del tempo delle nazioni (cristiane) secondo le parole di Gesù.

Con la grande scristianizzazione dell’Occidente dovrebbe essere chiaro che siamo all’esito del complotto degli anticristi; della «dignità» di cogliere dall’albero del bene e del male, che ora non è solo ammessa, ma lodata con immensa simpatia (Paolo 6º).
Lo scopo confessato del Vaticano 2, d’incorporare la dignità dei “valori di 200 anni di Illuminismo” (vedi intervista di Ratzinger a Vittorio Messori), è compiuto e B16 si è vantato nei suoi discorsi, che tale incorporazione si è realizzata (con il loro concorso), raccomandandola perfino ai Mussulmani (22.12.2006)!

Infatti, nell’ordine religioso, si compie il complotto della vile bontà conciliare, tradotta in un’evidente resa civile elaborata da un’inversione dottrinale! Così Bagnasco dichiara: “Non c’è, nel modo più assoluto, alcun cambiamento nell’atteggiamento che la Chiesa (conciliare) ha sviluppato verso gli Ebrei, soprattutto a partire dal Vaticano II. A tale riguardo la CEI ribadisce che non è intenzione della Chiesa (conciliare) di operare attivamente per la conversione degli ebrei (22.09.09)”.

La chiesa conciliare dichiara apertamente l’inutilità della conversione a Gesù Cristo!
Il «complotto antimessianico» – che vuole rivoluzionare i disegni divini – è ormai compiuto con la Roma del Vaticano 2 e della CEI, quale Babilonia apocalittica, già supinamente sdraiata di fronte ai capi del nuovo disordine universale!

Eppure, mentre per i Cristiani questo rifiuto «politico-dotrinale» è segno finale per la civiltà Occidentale, per il nuovo «sionismo-cristiano» è un lieto inizio. Ma se la giornata si prevede dal mattino, è già ora di dar ragione ai veri cristiani che ripetono a tempo e contro tempo che senza la conversione al Signore nostro Gesù Cristo nella Sua unica vera Chiesa, il mondo è perduto, pure nel piano sociale e materiale.

Si può sperare solo che dopo la grande prossima tribolazione, alla fine, si avveri la prevista conversione degli Ebrei. E allora, quando all’orlo del baratro nel mondo si piangerà amaramente esclamando: Benedetto Colui venuto nel Nome del Signore! sarà finalmente possibile che Dio susciti un periodo di pace in terra.

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I servi del NWO

In questi giorni si possono vedere con chiarezza chi sono i servi del potere che vuole il NWO, basta vedere quello che proclamano come “urgenza politica” in comune con altre nazioni.

Ad esempio per il NWO sembra sia “urgente” che i matrimoni gay siano riconosciuti. Ed ecco che:
– Hollande ha proclamato che è “urgente” per la Francia
– La stessa cosa ha fatto il consiglio nazionale della giustizia in Brasile il 14/5
– Oggi ha fatto la stessa cosa la Boldrini del M5S: è sicuramente molto urgente per l’Italia, non ha altri problemi

Certo la gente può morire di depressione, di fame, di lavoro, ma per il NWO quello che conta sono le unioni LGBT, con tutto lo schifo che già significa questo acronimo, che il politically correct non riuscirà a cambiare.

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– un esempio dello schifo è che va letto nella lingua dei conquistatori, e ci ricorda che siamo schiavi dell’impero
– altro schifo è questa deformazione del linguaggio che spinge a usare sigle per impedire di ragionare
– chiaramente sotto c’è sempre lo schifo di non poter chiamare froci, finocchi e assimilabili in un modo chiaro a tutti.

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M5S: Libia, la Nato non ha bombardato. Siria Bonino OK

A questo link potete ascoltare tutta l’ audizione della ministro degli esteri Bonino alle commissioni esteri riunite di Camera e Senato.

A me interessava sentire soprattutto la posizione del Movimento 5 Stelle e secondo me l’ intervento dell’ on.Orellanna (solo 8 minuti di cui poco tempo dedicato a Libia e Siria) non ha colto assolutamente il senso della guerre libica e siriana:

Sulla guerra in Libia ha parlato SOLO di GUERRA CIVILE ignorando i bombardamenti della Nato sulle città libiche per favorire la conquista di queste da parte dei “ribelli”. Non è una omissione da poco, solo dalle basi italiane sono partite un numero enorme di missioni aeree finalizzate al bombardamento, anche di centri abitati.

Sulla attuale guerra siriana ha detto che la Bonino lo ha “confortato” con le sue parole e che l’ Italia finora è stata poco attiva, ignorando tutto l’ appoggio dato dall’ Italia alla opposizione armata, che comprende brigate jihaidiste internazionali.

Ascoltate e giudicate voi,da parte mia credo sia opportuno segnalare subito la posizione del M5S MOLTO ALLINEATA con le posizioni della Bonino e della Nato, ignorando persino i bombardamenti in Libia.

Marcopa

A questo link di radioradicale l’intervento della Bonino (42 minuti) e i brevi interventi dei gruppi parlamentari.

http://www.radioradicale.it/scheda/380582#int2762991,3778,519

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Da quello che si vede M5S è allineata alla Bonino, alla politica NATO, alla politica USA e al NWO.

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La moltiplicazione degli errori di Bergoglio e molto altro…

Segnalazione del Centro Studi Federici

REPETITA IUVANT: La moltiplicazione degli errori di Bergoglio
Un’affermazione di Bergoglio di incredibile gravità è passata sotto silenzio: la rendiamo pubblica e aspettiamo la risposta di chi preferisce arrampicarsi sugli specchi invece di testimoniare la verità.
– Secondo i Vangeli, Cristo ha più volte sfamato migliaia di persone con pochi pani e pesci. Per Bergoglio non si trattò di una moltiplicazione. Si trattò almeno di un miracolo, naturalmente inspiegabile? Bergoglio si guarda dall’affermarlo. Resta la spiegazione dell’esegeta modernista scomunicato Loisy: “Per il Loisy la moltiplicazione dei pani è una allegoria mistica (benché sia riportata anche da tutti e tre i Sinottici) e simboleggia la stessa dottrina del successivo discorso di Gesù sul pane vivo; ma né la moltiplicazione né il discorso sono realtà storiche” (Giuseppe Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, n. 372).
– Jorge M. Bergoglio, 17 maggio 2013, Città in Vaticano: “(…) In particolare in quello dei pani e dei pesci, i quali “non si moltiplicarono” – ha spiegato – ma “semplicemente non finirono, come non finì la farina e l’olio della vedova. Quando uno dice ‘moltiplicare’ può confondersi e credere che faccia una magia… No, semplicemente è la grandezza di Dio e dell’amore che ha messo nel nostro cuore, che, se vogliamo, quello che possediamo non termina (…)”. http://www.zenit.org/it/articles/papa-francesco-si-vendano-le-chiese-per-dare-da-mangiare-ai-piu-poveri
– Proposizione n. 14 condannata dal Sant’Uffizio col decreto Lamentabili del 7 luglio 1907: “Gli Evangelisti riferirono in molte narrazioni non tanto ciò che effettivamente accadde, quanto ciò che essi ritennero maggiormente utile ai lettori, ancorché falso”.
Armenofobia
8/5/2013 – “Siete diventati troppo numerosi”. Assalto a fuoco a Istanbul contro i cristiani armeni – Tre uomini non identificati hanno sparato sette colpi di arma da fuoco davanti alla chiesa armena ortodossa Surp Hovhannes a Istanbul, creando il panico tra i fedeli. Tre uomini non identificati hanno sparato sette colpi di arma da fuoco davanti alla chiesa armena ortodossa Surp Hovhannes a Istanbul, creando il panico tra i fedeli. L’attacco è avvenuto domenica scorsa alle 12.30, mentre i cristiani erano riuniti in chiesa per celebrare la Pasqua. «Siete diventati troppo numerosi» avrebbero gridato gli uomini prima di sparare, secondo il patriarca armeno ortodosso di Istanbul Aram Atseyan, il quale ha rivelato che lo stesso giorno un cristiano è stato assalito davanti alla chiesa di un quartiere vicino. «Questi attacchi hanno come obiettivo quello di spaventare la nostra comunità cristiana e quelle delle altre minoranze». Gli ultimi attacchi arrivano appena una settimana dopo quelli avvenuti in altre chiese. Il 27 aprile scorso un gruppo di 40 persone ha preso di mira la chiesa evangelica Nuovo Spirito, che doveva aprire in un quartiere a ovest di Istanbul, «gettando pietre e spaccando i vetri ma non sono riusciti ad entrare», riporta un comunicato delle chiese protestanti della Turchia. Il 28 aprile scorso, la stessa sorte è toccata alla chiesa greca-ortodossa Ayois Ionis, vandalizzata da un gruppo di giovani turchi. In Turchia ci sono circa 51.870 cristiani su una popolazione di oltre 70 milioni di abitanti. Ancora oggi i cristiani sono spesso apostrofati con il termine “javur”, [infedeli], e considerati alla stregua di «stranieri che introducono costumi occidentali, nocivi all’integrità dell’Islam, e che fanno proseliti soprattutto tra i giovani». La Turchia si sta sempre di più radicalizzando con la svolta islamista del premier Erdogan. Oltre al recente divieto per le hostess della compagnia aerea Turkish Airlines di usare il rossetto e lo smalto, fa discutere la proposta allo studio di una commissione parlamentare di trasformare di nuovo la Cattedrale di Santa Sofia, oggi museo, in una moschea.
Casalingofobia
16/5/2013 – ”L’Italia è tappezzata di manifesti con donne discinte e ammiccanti. Tutto si vende attraverso il corpo delle donne. In tv i modelli sono quelli della casalinga o della donna seminuda. Da lì alla violenza, il passo è breve”. Lo ha detto la presidente della Camera, Laura Boldrini, ad un convegno a Roma sulla violenza sulle donne.
Paesi Bassi sempre più in basso
22/5/2013 – Venerdì scorso in Olanda è stata riconosciuto ufficialmente il primo caso di poligamia “legale” in Europa. Victor de Brujin (46 anni) ha sposato sia Bianca (31 ani) che Mirjan (35 anni) in una cerimonia davanti a un notaio che ha registrato la loro unione civile. Ne da’ notizia il “Brussels Journal”. “Amo sia Bianca che Mirjam, così le sposo tutte e due” ha detto Victor. Era sposato già con Bianca; due anni e mezzo fa hanno incontrato Mirjam Geven grazie a una chat box su Internet. Due mesi più tardi Mirjam ha lasciato suo marito per andare a vivere con Victor r Bianca. “Un matrimonio fra tre persone non è possibile in Olanda, ma un’unione civile sì. Siamo andati dal notaio, vestiti da sposi, e abbiamo scambiato gli anelli. Pensiamo che questo sia solo un normale matrimonio”. Olanda e Belgio sono stati i primi Paesi a dare pieni diritti di matrimonio agli omosessuali, aprendo così la strada a forme legali diverse dal matrimonio fra un uomo e una donna.
All’Ikea inversione di tendenza
22/5/2013 – “Ikea non licenzia causa crisi. Non è successo nemmeno l’anno scorso, quando in effetti c’è stata una flessione del fatturato. Piuttosto, per garantire il livello occupazionale, Ikea ha escogitato nuove formule. Ad esempio? I trasferimenti su base volontaria. Oppure le formule part-time con la possibilità di fare un tot di mesi a tempo praticamente pieno e un tot di mesi a zero ore. (…) Novità di questi giorni per i dipendenti l’estensione dei benefit già previsti per le convivenze matrimoniali anche alle coppie di fatto (che si tratti di gay, lesbiche, bisessuali o transessuali non fa differenza).
Gli aperirom andranno a ruba?
23/5/2013 – Milano è città di stilisti. E anche se la settimana della moda è passata da un pezzo, c’è sempre l’occasione per far debuttare un giovane emergente, magari un futuro Armani. O, nel caso di oggi, per dare spazio a qualcosa di ancora più inaspettato, una sfilata di «ostumi e creazioni di moda rom. Con l’unica differenza che a investire nell’iniziativa non è un’azienda in cerca del nuovo Valentino, ma un’agenzia governativa dipendente dai Ministeri per le Pari opportunità e per l’Integrazione. L’Ufficio nazionale anti discriminazione razziale (Unar) ha finanziato la data, ultima di cinque tenutesi tra la seconda metà dello scorso anno e l’inizio del 2013, per sensibilizzare e combattere i pregiudizi e gli stereotipi nei confronti dei rom e sinti e camminanti», con la campagna Dosta!, termine romanes che significa Basta. Un’intera giornata, patrocinata dalla Commissione europea e anche dalla giunta arancione di Giuliano Pisapia, dedicata alla cultura di un popolo che in Italia conta 140mila persone. Le iniziative previste comprendono un dibattito, la proiezione del docufilm Miracolo alla Scala, un aperirom, un concerto e una sfilata di moda con costumi rom e macedoni. L’idea dell’Unar, nata nel 2011 e concretizzatasi durante il 2012, quando nei Ministeri di competenza sedevano Elsa Fornero e Andrea Riccardi, è nata con l’intenzione di favorire l’integrazione aumentando il livello di conoscenza della cultura rom e sinti da parte della cittadinanza. (…)
Gay scout
24/5/2013 – Storica svolta negli Usa: i ragazzi apertamente gay potranno fare gli scout. Dopo anni di dibattito, i Boy Scout d’America (BSA) hanno deciso di eliminare il bando che finora impediva a chi era apertamente omosessuale di farne parte. Una decisione difficile, presa dai circa 1.400 delegati riuniti nel Congresso nazionale di Grapevine, in Texas.
Maledetta primavera
28/5/2013 – Primavera araba è un nome sbagliato, non è stata una primavera, ma un oceanico spargimento di sangue. Molti sono stati i morti ma quelli che perdono di più sono i cristiani…». Elias Chacour, arcivescovo di Akka, San Giovanni d’Acri, e Tolemaide dei Greco-Melkiti è il capo della più grande comunità di arabi cristiani cattolici in Israele, che conta 80mila fedeli, 32 parrocchie e 28 sacerdoti. (…) «Non so perché la “primavera” araba, che non è stata una primavera perché io non ho visto crescere il verde e i frutti, abbia provocato così tanti morti. Il vescovo caldeo negli Stati Uniti orientali, Ibrahim Ibrahim, mi ha detto che i 4000 cristiani caldei di Detroit sono diventati 130mila, perché tanti sono scappati dai Paesi dove vivevano. Mi chiedo: perché l’Occidente non interviene di fronte a ciò che sta accadendo in Siria? 160 piccoli villaggi abitati da cristiani sono stati completamente svuotati. In tanti stanno scappando in Libano, non sappiamo quanti siano. Ho visto il nostro vescovo di Damasco piangere come un bambino: ogni cristiano in Siria ha bisogno del nostro aiuto, di ogni pezzo di pane, di ogni bicchiere d’acqua…». Per l’arcivescovo Chacour quanto accaduto negli ultimi anni in Tunisia, Egitto, Libia e Siria rappresenta «un cambiamento nella storia islamica, prima infatti c’erano lotte di potere al vertice che non coinvolgevano il popolo. Non eravamo contenti – dice – con i regimi totalitari, ma non lo siamo neanche oggi, anche per il rischio che si finisca per applicare la sharia, la legge islamica, che sarebbe esecrabile. Non sappiamo che cosa succederà nel lungo periodo».(…)
Integrazione o devastazione?
28/5/2013 – Attimi di paura venerdì sera in via del Porto a Cattolica. Un uomo, armato di bastone, ha iniziato a prendere di mira le auto parcheggiate, mandando in frantumi quattro specchietti. Il tutto è successo intorno alle 22 e ad assistere alla scena c’erano decine di persone spaventate. Quando qualcuno dei testimoni dell’attimo di follia ha provato a dirgli qualcosa per placare la sua furia, l’uomo, probabilmente senegalese, ha iniziato a urlare «italiani di m…» e altri insulti. A uno dei passanti ha anche lanciato un sasso, senza però colpirlo, provocando un fuggifuggi generale. La paura è stata tanta perché il pensiero presumibilmente portava ai tragici fatti di Milano di alcuni giorni fa. Il raid è durato qualche minuto e a colpi di bastone lo straniero ha danneggiato diverse auto. Alcuni dei proprietari delle macchine ammaccate e con gli specchietti frantumati hanno sporto denuncia ai carabinieri della tenenza di Cattolica. La sera stessa, i passanti avevano chiamato il 112 per segnalare quello che stava combinando l’uomo ma quando la pattuglia è arrivata l’uomo si era dileguato.
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venerdì 31 maggio 2013

Riceviamo e pubblichiamo da Angelo Iervolino:

I ribelli in Siria armati segretamente dai paesi occidentali da tempo, in questi giorni hanno ricevuto dall’Unione Europea la benedizione ufficiale per poter ricevere armi alla luce del sole contro il governo Siriano. I ministri degli Esteri europei hanno deciso lunedì sera 27 maggio a Bruxelles di cancellare l’embargo di armi verso la Siria, ma chi sono questi ribelli? Sono persone che protestano contro Assad o la maggior parte sono mercenari stranieri, mandati li a combattere per rovesciare Assad?

Una guerra civile un pò strana dove il numero di mercenari presenti tra i ribelli ha una notevole consistenza. L’Unione Europea ritiene di risolvere il conflitto in Siria vendendo armi ai ribelli? Non mi sembra una soluzione adeguata, piuttosto una scelta che ancora una volta mette davanti a tutto e tutti il profitto invece che le vite umane.
E’ giusto ricordare e non mi stancherò mai di farlo a questi politici europei che ogni giorno muoiono decine di bambini siriani, e loro invece di trovare una soluzione diplomatica, o mandare i caschi blu dell’ONU per cercare di mettere la pace, preferiscono vendere le armi, inasprire il conflitto e quindi aumentare la morte di civili e soprattutto bambini.

Lo ha detto la leader dell’UNHCR, l’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, Navi Pillay, a Ginevra per le sessioni del Consiglio per i diritti umani. In 26 mesi di conflitto, oltre 94 mila morti e più di 1,5 milioni di sfollati. “Il regime usa una forza indiscriminata e sproporzionata”, ma i gruppi ribelli non sono da meno: ”violano diritti con esecuzioni sommarie e abusi sulle donne”.

In ogni caso i ribelli non fanno solo esecuzioni sommarie e abusi sulle donne, ma torturano i soldati siriani e applicano il cannibalismo mangiandone i cadaveri. Questo è quello che succede in Siria potete guardare con i vostri occhi i video che mi hanno mandato e le foto del cinereporter italiano Nino Fezza che ogni giorno rischia la vita per raccontarci cosa succede in Siria. Attenzione, la nota contiene immagini forti:

Le immagini contenute in queste note sono esplicite e raffigurano scene di guerra in Siria. E’ sconsigliata la visione ad un pubblico non adulto e facilmente impressionabile.




Questa è la tanto famigerata Europa alla quale tutti noi cittadini europei dobbiamo aspirare? Non solo l’Unione Europea sta gestendo male la crisi economica europea, ma anche le relazioni con il resto del mondo.

L’Europa si presenta come un agglomerato di stati guerrafondai che hanno come unico scopo quello di interferire in altri stati al fine di avere grossi profitti e appropriarsi delle materie prime, come hanno fatto in Libia e in altri paesi.

L’allentamento dell’embargo di rifornimenti di armi da parte dell’Unione europea, voluto dalla Gran Bretagna e dalla Francia, che da tempo premevano in tale direzione, conferma la difficoltà di una linea comune e condivisa nell’Unione, come è già avvenuto nella vicenda libica. Alla fine hanno deciso che ogni governo è libero di fare come vuole.

Il governo austriaco aveva messo in guardia i propri partner europei contro un’eventuale intenzione di fornire ai ribelli siriani materiali d’armamento, ritenendo che tali forniture rappresentassero “una violazione del diritto internazionale e delle leggi fondamentali dell’Unione europea” oltre che “dei principi della Carta delle Nazioni Unite in materia di non-intervento e uso della forza”. Speriamo che almeno l’Italia non si sporchi le mani del sangue di tanti bambini siriani, come hanno deciso di fare altri paesi europei. Riguardo gli Stati Uniti D’America, mentre ufficialmente hanno rifiutato il rifornimento di armi alle forze di opposizione ad Assad, anche per la preoccupazione che tali armi finissero in mano alla componente armata islamica radicale come Jabbat al-Nusra, affiliata ad al-Qaeda, martedì 28 maggio, il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney ha dichiarato ai giornalisti “Approviamo l’azione dell’UE” e Il portavoce aggiunto del dipartimento di Stato, Patrick Ventrell, ha aggiunto che il suo paese privilegiava fino ad oggi “un’assistenza non letale” di circa 250 milioni di dollari alla ribellione contro le forze del regime del Presidente Bachar Al-Assad. I fatti sono ben altri invece come risulta dalla mia inchiesta, ribelli siriani hanno già armi americane.

La Russia, alleata di Damasco insieme alla Cina, ha criticato questa decisione europea e ha confermato le consegne previste di sistemi perfezionati S-300 russi al regime siriano. Il ministro degli Esteri siriano contrario alla scelta intrapresa dalla comunità internazionale ha dichiarato:

La decisione dell’Unione Europea costituisce un ostacolo agli sforzi internazionali per ottenere una soluzione politica alla crisi in Siria.

Accusa ugualmente l’UE di sostenere e incoraggiare i terroristi procurando loro armi violando la legge internazionale dell’ONU. L’esercito siriano ha arrestato giorni fa tre agenti dei servizi segreti sauditi che erano impegnati in attività terroristiche in Siria, mentre il 29 maggio l’esercito siriano ha lanciato un attacco contro i miliziani stranieri nella periferia della capitale Damasco.

Bene ora analizziamo i motivi di questa cosiddetta guerra civile…. Non si tratta di una guerra per i diritti, ma di un attacco verso un Paese sovrano, e molti media occidentali sostengono il contrario. Cosa può scatenare una guerra…. la parolina magica è GAS.

Leggiamo queste informazioni tratte da questo reportage sulla Siria:

In questo scacchiere la Siria di oggi si trova al centro delle ambizioni di giocatori senza scrupoli ed artefici di un infausto gioco al massacro. Ciò dipende dal fatto che il Paese ha la “fortuna” di possedere il più colossale giacimento di gas del mondo. Dunque, mentre le ultime guerre furono fomentate per il petrolio, ora ha inizio un nuovo sporco e spietato gioco, quello delle guerre per il gas: principale fonte di energia (pulita) di questo secolo alternativa al petrolio, nonché fonte energetica indispensabile per alimentare le industrie di tutti i paesi. Dopo la caduta dell’URSS, la Russia, vista l’egemonia degli Usa sul mercato del petrolio (poi concretizzatasi ancor più con le guerre in Kuwait, Iraq e Libia) decise di investire in maniera massiccia sul gas: ovvero su produzione, trasporto e commercializzazione su larga scala del combustibile naturale. Ad inaugurare questa nuova era fu Putin nel 1995, con la strategia di Gazprom verso Azerbaigian, Turkmenistan, Iran e Medio Oriente. Mosca avviò due strategie principali: 1) la prima costituita dall’istituzione di un progetto russo- cinese (collaborazione con Pechino) focalizzato sulla crescita economica del Blocco di Shanghai; 2) la seconda per controllare le risorse del gas mediante i progetti Nord Stream e South Stream: Il primo proteso a collegare la Russia direttamente alla Germania attraverso il Mar Baltico; l’altro, il progetto South Stream, orientato verso Mar Nero, Bulgaria, Italia Meridionale, Ungheria e Austria. Ciò con l’intento di competere e surclassare il Progetto antagonista, “Nabucco”. Progetto Usa – supportato dall’Ue e dalla NATO – che puntava inizialmente solo sul gas del Mar Nero e dell’Azerbaigian. Da qui l’avvio di una vera e propria guerra tra i due storici schieramenti antagonisti (Usa e Russia), per il controllo dell’Europa e del Medioriente, e di conseguenza il crescente interesse della Commissione europea per l’annessione della Turchia nell’Ue. Paese che, ricordiamo, ospita gli impianti di stoccaggio Usa di Nabucco: mossa strategicamente fondamentale per la tutela degli interessi Usa in Europa e per la tutela di Ankara, tagliata fuori dalla torta del gas, ed esclusa dai due progetti filo-russi (South Stream e Nord Stream) e danneggiata dai ritardi del progetto filo-Usa ”Nabucco”. “Questo stato di cose, ha inciso ma non giustificato, come spiega benissimo anche il professor Imad Shueibi sullo spostamento del baricentro commerciale e militare di Usa e Nato sulla Siria di Assad”. Nabucco è stato progettato da Washington al fine di convogliare gas per 3.900 chilometri, dalla Turchia all’Austria, e trasportare 31 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno dal Medio Oriente, e dalla

regione del Caspio, ai mercati europei. NATO, Usa e Francia hanno dunque cercato di sbrigare velocemente le pratiche Siria e Libano: Paesi mediorientali non proprio allineati e confacenti agli interessi occidentali. Va ricordato, infatti, che la Siria ha firmato un contratto per forniture di gas all’Iran attraverso l’Iraq. Ciò spiega il motivo per il quale sul gas siriano e libanese oggi si concentri la battaglia tra Nabucco e South Stream (Gazprom). Inizialmente, come detto, l’ambizioso progetto statunitense doveva concentrarsi solo su Asia centrale, Mar Nero e dintorni. Esso doveva competere con i due progetti russi, ma oggi, a causa di problemi tecnici, è stato rinviato al 2017, consentendo ai russi di acquisire un indubbio vantaggio sullo scacchiere planetario del gas. Da qui, allora, la necessità per gli Stati Uniti di assicurasi delle zone gasifere addizionali e di iniziare all’indomani dei pretestuosi fatti dell’11 Settembre 2001, sui quali restano

pesantissime ombre sulla stessa amministrazione Bush una guerra contro tutti quei paesi ricchi di gas e funzionali a tal scopo. Il tutto, paradossalmente, in nome dei diritti umani e della Democrazia.
Pertanto, gli ostacoli ed i ritardi che il progetto ha sofferto per oltre un anno, spiegano esaustivamente il grado di menzogne perpetrate ai danni dell’opinione pubblica occidentale ed europea e dall’altro canto le atrocità perpetrate ai danni di molti paesi mediorientali e delle loro sventurate popolazioni. In questo fosco scenario, notevole rilievo ha assunto anche il ruolo svolto dalla Francia: Nazione intenzionata a giocare un ruolo da co-protagonista con gli Usa, anche nel mondo del gas, dopo che (con i disordini provocati dalla “Primavera Araba”) la nazione è tornata ad esercitare (militarmente ed economicamente) il suo status quo, acquisendo una sorta di assicurazione che si estenderebbe dalla Libia alla Siria, fino al Libano. E un domani forse all’Iran.
Diverso è il discorso della Germania. Per capire è utile notare come il colosso russo del gas, Gazprom, sia stato co-fondato dai tedeschi dopo la fine della Seconda Guerra mondiale. Questo impegno tra la Russia e la Germania ha avuto conseguenze anche di tipo demografico: infatti tre milioni di russofoni oggi vivono in Germania, rappresentando la comunità più grande dopo quella turca. Il progetto Nord Stream, il principale collegamento tra la Russia e la Germania, è stato inaugurato di recente con un oleodotto che è costato 4,7 miliardi di euro. Anche se questo gasdotto collega Russia e Germania, è stato riconosciuto come parte della sicurezza energetica europea: anche se invero, come detto, il progetto Nord Stream è strutturalmente un piano di Mosca e non europeo. Pertanto l’uso da parte della Russia delle sue vecchie relazioni non è stato dannoso per la Germania, anzi! Ciò fa luce anche su un altro lato oscuro: la Germania ritiene che la politica dell’Ue sull’accollamento pro-quota del debito (sia pur fittizio ed illegale com’è) dell’Eurozona potrebbe ostacolare gli investimenti russo-tedeschi nel lungo periodo.

Ma questa è un’altra storia. Tuttavia, il crescente numero di impianti di stoccaggio di Gazprom in Austria sta andando a tutto vantaggio della Germania, che opererà come snodo per l’esportazione del gas dalla Russia all’Europa occidentale. Gazprom, pertanto, oggi è il primo fornitore di gas dell’Europa, con una percentuale di fornitura pari al 41% del suo fabbisogno, ridimensionando il ruolo degli Usa e spiegandone la sua politica bellica (travestita da missione umanitaria) in Medioriente. Un’espansione, quella Russa, che potrebbe toccare anche Cipro e che certamente non piace alla Turchia (anche per questo decisa a non ritirare le sue grinfie sull’isola-stato)”.

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=44734&typeb=0&Rete-Disarmo-le-armi-non-porteranno-pace-in-Siria http://www.2duerighe.com/esteri/11592-siria-ue-revoca-embargo-delle-armi.html

https://www.facebook.com/pages/NINO-Fezza-cinereporter/398277010188647?fref=ts

http://news.cloudhak.it/lunione-europea-da-il-via-libera-per-armare-i-ribelli-in-siria-ecco-cosa-ce-in-ballo/

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In Siria sono cadute le “maschere”

di Chiara Lyn Russo

Chi arma, finanzia e addestra i “ribelli” siriani, sembra essere ormai un dato di fatto. Il Los Angeles Times dichiara quello che più o meno tutti sospettavamo, uno scenario da film di spionaggio, che film purtroppo non è.
Corsi di due settimane, da 20 a 45 persone, tute, guanti, stivali militari. Addestratori con accento americano, ma a volte anche francese. I corsisti, secondo quanto affermato da un comandante militare della provincia siriana di Daraa, sono militanti dell’opposizione siriana, che imparano ad usare missili anticarro, armi antiaeree e fucili 14.5 millimetri.

Questo avviene dal novembre 2012, data di apertura di una base Usa nel deserto a sud-ovest della Giordania, quindi da prima che Obama approvasse gli aiuti all’opposizione siriana in via ufficiale.

Un altro comandante, Yahya Bittarm conferma che i corsi sono tenuti dalla Cia e da agenti francesi e giordani e che un centinaio di militanti, dopo l’addestramento in Turchia sono tornati in Siria a combattere.

Il segretario di stampa della Casa Bianca Jay Carney, pur non commentando la notizia, afferma che Washington ha fornito e continuerà a fornire un’assistenza sostanziale per l’opposizione siriana, così come il Consiglio supremo militare, facendo riferimento ai gruppi di “ribelli” armati contro il governo legittimo siriano.

Il rapporto del Los Angeles Times arriva una settimana dopo l’approvazione di Obama all’invio di armi all’opposizione siriana, facendo leva sull’accusa di Washington al governo di Al Assad di uso di armi chimiche, prontamente smentito da Damasco.

Louay Muqdad, portavoce dell’esercito siriano libero, afferma che già prima di giugno avevano ricevuto armi, senza dire da chi, che potevano cambiare il corso delle battaglie perchè altamente sofisticate.

La settimana scorsa Putin aveva invitato l’Occidente a non fornire armi all’opposizione siriana, perchè potevano infiammare ulteriormente il conflitto, oltre che a finire nelle mani di gruppi terroristici.

Chi sta dietro l’aggressione militare al popolo siriano e al legittimo governo di Assad, non è più un mistero, le mascherine sono definitivamente cadute; chi ha sostenuto l’azione armata di questi criminali, facendola passare come la lotta di liberazione di un popolo oppresso, dovrà assumersi le proprie responsabilità.

Fonte: ilfarosulmondo