Come mai tutte le nazioni si stanno armando fino ai denti?!?

di Alessandro Raffa
Il nostro governo, come sappiamo – in barba ai suicidi e alla povertà crescente, con 4,1 milioni di italiani ALLA FAME si è armato fino ai denti: si parla tanto dei Jet F35 ma i governi che si sono avvicendati negli ultimi anni hanno comprato anche cannoni, sottomarini, navi, elicotteri, missili etc..

Nel 2010 l’Italia aveva stabilito il record per le spese militari di ben 20 miliardi di euro:MA NEL 2013 – SI, PROPRIO QUEST’ANNO… anche se te non lo sapevi – CON LETTA LA SPESA MILITARE HA STABILITO UN NUOVO RECORD:

Dopo aver comprato l’arsenale citato sopra, i nostri liquidatori – ops: volevo dire “governanti” – hanno pensato bene di aumentare ulteriormente di 5,5 miliardi la spesa militare!

Alla luce dei fatti, verrebbe da pensare che l’aumento dell’IVA sia servito per coprire le spese militari:Ma non è così, visto che aumentare l’IVA non produce un incremento del gettito erariale, in un contesto come quello attuale: bensì provoca ULTERIORI PERDITE: ma questo è un altro discorso, torniamo alle armi.

A proposito. Mi raccomando, siate discreti. Mi rivolgo in particolare ai giornalisti: le notizie che state leggendo non ditele a nessuno! Parlate dell’aumento salariale di 10€ varato da Letta, che risolleverà l’economia e rilancerà i consumi, oppure parlate dell’ABOLIZIONE IMU! (e non dite a nessuno che pagheremo molto di più con trise-tari-tasi o come diavolo si chiama.) ma non dite queste cose!

Se l’Italia ha comprato un vero e proprio arsenale, vediamo cos’hanno fatto gli altri.

La Grecia – i cui cittadini sono alla fame – ha speso in armi molto più del passato. secondo alcune fonti, il governo greco sarebbe stato “costretto” da Germania e Francia, in cambio degli aiuti: ma personalmente non credo affatto a questa novella… che è stata messa in giro per giustificare le ingenti spese in un periodo tragico per i cittadini.

Figuriamoci se qualcuno ha costretto Papademos (la controfigura greca di Mario Monti) a comprare armi… è più probabile che certi “poteri forti” abbiano semplicemente ORDINATO a TUTTI i governanti loro servi di investire in armi, ed essi hanno eseguito. Cosa gliene frega a Papademos se i suoi cittadini sono alla fame… lui deve eseguire gli ORDINI dei suoi superiori, che alla fine è ciò che hanno fatto i servi nostrani.

Se andiamo a “scavare” nei meandri della rete, cercando notizie, scopriamo che TUTTE le nazioni negli ultimi anni hanno aumentato fortemente gli investimenti militari, ed in particolare le nazioni occidentali, seguite a ruota da Russia e Cina.

E’ di poche settimane fa la notizia che la Russia ha stanziato la bella “cifretta” di 660 miliardi di euro da spendere in armamenti entro il 2020: non solo. Sembra proprio che i russi si stiano preparando alla guerra, visto che hanno allertato le aziende strategiche nazionali ( Gazprom, LUKoil e Rosneft) del settore energetico per supportare l’esercito in caso di guerra…

In un contesto così, la Cina certo non vuole essere da meno, e anche nel colosso giallo è partita la corsa al riarmo… Nel solo 2011 hanno speso 224 miliardi di euro per nuovi armamenti… niente male, vero?

Nel frattempo, gli indiani recentemente hanno mostrato i muscoli, testando le loro armi nucleari.

Mica bastava il disastro di Fukushima… quello di Chernobyl del 1986 ed i numerosi test nucleari americani e francesi che hanno distrutto e contaminato irrimediabilmente una buona porzione dell’oceano pacifico… Mururoa era un paradiso, prima dei test: ora è una landa contaminata dove la gente continua ad ammalarsi, nonostante i test siano cessati definitivamente nel 1995 (sono iniziati nel 1966) – non bastavano le tonnellate di uranio impoverito che gli USA hanno sparato in ogni teatro di guerra degli ultimi 20 anni… anche l’India vuole dare il proprio contributo alla distruzione del pianeta e alla contaminazione nucleare.

ANCHE I “GOVERNANTI” DELLE NAZIONI AFRICANE hanno aumentato la spesa militare! Popolazioni che non hanno accesso all’acqua potabile, dove tutt’oggi migliaia e migliaia, milioni di persone MUOIONO OGNI ANNO DI DENUTRIZIONE/MALNUTRIZIONE o per una banale dissenteria! Non ci sono antibiotici ma c’è un bel kalashnikov per tutti.. e non solo: hanno aumentato gli investimenti in “armi pesanti”.

Negli ultimi 5 anni, è stato acquistato nel continente oltre il 53% in più dei grandi sistemi d’arma rispetto al periodo precedente.
Impennata nei paesi della sponda sud del Mediterraneo, in Sudafrica, Nigeria e Uganda. A livello globale, la spesa per armamenti è cresciuta del 24%
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I paesi del Golfo hanno stabilito un nuovo record di acquisto di armi… mica potevano restarsene indifesi, poverini! Ma scherziamo?Ovviamente anche gli israeliani hanno recentemente rinforzato le proprie dotazioni militari: figuriamoci se Israele stava a guardare… “mica sono li a pettinare le bambole”, direbbe Bersani.

Tra l’altro, Israele oltre a possedere un ingente arsenale nucleare, è dotato anche potentissime armi chimiche e persino batteriologiche che al di là dei “dati ufficiali” sarebbero probabilmente sufficienti se non per distruggere il pianeta intero, a sterminare quantomeno un continente.

Vedi: 123Secondo i dati ufficiali, nel 2011 nel mondo sono stati spesi per le armi 1740 miliardi di dollari: cifra che ovviamente non tiene in considerazione le spese per la gestione degli eserciti, le ingenti spese per la ricerca di nuove armi, etc. ma SOLO LA SPESA PER LE ARMI!

Interessante anche l’articolo “Il mondo si arma e poi muore di fame” che rivela che la spesa per le armi è cresciuta del 63% rispetto al 1998

L’Italia rinnovando il record per la spesa delle armi, come spiegato all’inizio dell’articolo, ha seguito il “trend” mondiale:Nel 2008 era stato stabilito il record mondiale di 1.464 miliardi di dollari spesi in nuove armi che è stato rinnovato nel 2011 con 1740 miliardi di dollari.

E CHISSA’ QUALI SONO I DATI RELATIVI AL 2012 E ALL’ANNO IN CORSO… purtroppo questi dati saranno disponibili solo a posteriori, ma se avete la possibilità di scommettere sul fatto che la spesa militare è ulteriormente lievitata, fatelo: perché sicuramente vincereste!

Nel 2000 il numero delle testate nucleari sparse per il mondo si attestava a 31.535 unità: trentunomila-cinquecente-t
rentacinque!!!

Ad oggi (secondo i dati ufficiali…) sarebbero diminuite a “sole” 17.000, dato aggiornato al giugno di quest’anno: che notizia rassicurante… wow! Potrebbero distruggere ogni angolo del pianeta per 3 volte…

Se vi viene da pensare a Hiroshima e Nagasaky, tenete in considerazione che le bombe atomiche di oggi sono moooolto più potenti di quelle sganciate nella 2° guerra mondiale: la bomba sganciata su Hiroshima aveva una potenza di 13 chilotoni, pari a 13.000 tonnellate di tritolo.

La “B53″, ovvero il più potente ordigno nucleare concepito dagli USA (che è stato dismesso, almeno ufficialmente) ha una potenza di 9 Megatoni (9.000 chilotoni) pari a 9 milioni di tonnellate di tritolo.

Senza arrivare alla “bomba dei record” gli ordigni nucleari odierni posseduti da diverse nazioni arrivano a sprigionare una potenza di 1 megatone (1.000 chilotoni, contro i 13 della bomba di Hiroshima) pari a 1 milione di tonnellate di tritolo.

Ma per distruggere una grande città non è necessario utilizzare armi nucleari. I russi hanno concepito una bomba “convenzionale” che ha una potenza paragonabile a quelle nucleari.

Quelli citati sopra sono DATI DI FATTO, non opinabili. Possiamo invece “opinare” sul PERCHE’ tutto il mondo si stia armando fino ai denti…Di certo per aggredire la Siria e l’Iran, oppure lo Yemen o la Corea Del Nord (tanto per citare i cosiddetti “stati canaglia”) il clan degli “esportatori di democrazia” non aveva bisogno di spendere queste cifre. L’arsenale posseduto in precedenza dalle nazioni occidentali filo-americane sarebbe stato più che sufficiente per radere al suolo tutte le nazioni sopracitate…

COME MAI TUTTE LE NAZIONI DEL MONDO SI STANNO ARMANDO FINO AI DENTI IN QUESTO MODO?!?

Vi lascio con questo ‘incongnita’, che forse è meno ‘incognita’ di quanto sembra… e con questo chiudo: “a buon intenditor poche parole” dice un proverbio: pochissime parole, una sola e composta da 3 lettere: NWO

VEDI ANCHE:
Circa l’Uranio impoverito: vedi il dossier e L’ecatombe provocata dall’uranio impoverito Usa

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Fonte ott 3, 2013

di MAURO MENEGHINI per l’indipendenza

I servizi segreti dell’Unione europea potranno perseguire i contribuenti e gli avversari dell’euro. Una delle costruzioni politiche più importanti di Wolfgang Schäuble sta per entrare in funzione: un servizio segreto che, finanziato con 230 milioni di euro dei contribuenti, controlli i cittadini europei. Con ciò si dovrebbe combattere il terrorismo. Ma anche filtrare demagoghi e euroscettici.Essenzialmente le truppe create dovrebbero esser impiegate quando gli stati indebitati decideranno di rafforzare la lotta agli evasori.

L’Unione Europea ha quasi completato la creazione dei servizi segreti preposti al controllo di tutte le attività dei cittadini europei. Uno dei padri di questo progetto è ilministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble e l’altro, annotatevi bene il nome, Frattini. Naturalmente, il servizio segreto dovrebbero controllare esclusivamente i movimenti terroristici. Questa la tesi ufficiale.

(Frattini: Forza Italia partito estremista, non piu’ europeista I partiti che non vogliono sottostare alla dittatura europea sono estremisti ?? ndr)

In realtà la nuova creazione può comprendere molte più attività: da chi non ha la stessa opinione agli euroscettici agli evasori fino ai demagoghi. L’UE ha in questa maniera creato i presupposti per assicurarsi un controllo inevadibile sui cittadini. Cosa che fin ora con i servizi d’informazione nazionale era facilmente eludibile. Ora Bruxelles ha assunto 1.300 collaboratori. Messo a disposizione 230 milioni di euro per assicurarsi che il progetto venga completato.

Questo è previsto. I servizi segreti saranno suddivisi in sei dipartimenti: Europol e Frontex verranno affiancate da altre quattro unità d’informazione, Intelligence AnalysisCenter (INTCEN), il Satellite Center, il Intelligence Directorate e il Situation Room. Queste dipenderanno dal “ministero degli esteri” (EAD). Ma in particolare il cuore della struttura dei servizi segreti sarà l’ Intelligence Analysis Center. L’idea di questa struttura così efficiente è stata di Wolfgang Schäuble che per molti anni ha ricoperto l’incarico quale ministro degli interni del governo tedesco.

Durante la presidenza tedesca della UE nel 2007 Wolfgang Schäuble costituì il gruppo denominato Future Group. Allora, ministro degli interni propose la interconnessione e la cooperazione fra polizia, corpi militari e servizi segreti a livello europeo. Questo lo si apprende da quanto riportato da Michael Monroy/ Andrey Hunko del gruppo degli europarlamentari di sinistra sul sito netzpolitik.org. I componenti del Future Group sono l’ex vicepresidente della UE Franco Frattini, l’ex ministro degli interni portoghese, sloveno, francese, svedese e ceco oltre naturalmente a Wolfgang Schäuble. Il gruppo dovrebbe ad esempio procedere “a consigliare interventi e provvedimenti riguardante la politica interna europea dal 2010” Questo quanto reso pubblico nei comunicati stampa d’allora.

In occasione di un secondo incontro il tema fu “Fusione della sicurezza esterna ed interna”. La discussione riguardò oltre ai principi giuridici (come la riservatezza dei dati) in ambito terroristico e sicurezza un miglior coordinamento delle forze militari, di polizia e di protezione civile. Gli atti dell’incontro del Future Group vennero anche pubblicati. Al punto 46 si legge:“Concludiamo sostenendo che il gruppo necessita di migliori condizioni quadro per un migliore lavoro dei corpi di polizia da ottenersi rafforzando l’Europol, mediante lo scambio costante di dati ed informazioni ed in particolare mediante l’integrazione dei mezzi tecnologici e d’informazione dei corpi di polizia”.

Il centro di spionaggio europeo (INTCEN) ha pertanto ad oggi i seguenti compiti. “L’EU INTCEN produce delle valutazioni basandosi su tutte le fonti d’informazione. Annualmente l’EU INTCEN crea circa 200 rapporti riguardante argomenti strategici e 50 rapporti speciali oltre che a briefing. A chi siano destinati tali documenti lo decide il titolo stesso delle valutazioni a seconda si tratti di organi o paesi presi in considerazione nei vari rapporti dell’EU INTCEN. La maggior parte sarà comunque a disposizione delle più alte cariche dell’UE, oltre alla direzione della EAD, Commissione europea e i Paesi dell’Unione europea (PSK) su cui verrà riportata la dicitura “Da prendere in considerazione solo se necessario” e con la dovuta cautela.

I servizi d’informazione vengono ora ulteriormente ampliati “L’INTCEN potrebbe ora diventare un organo civile-militare permanente”, così ha risposto il Governo tedesco ad una precisa domanda, questo sempre riportato da netzpolitik.org. Fino ad ora i servizi d’informazione di Bruxelles hanno raggiunto la dimensione di uno Stato come l’Austria. Insomma devono prestarsi affinché l’integrazione dell’Unione Europea avvenga senza incidenti. E negli anni prossimi avrà un ruolo chiave per combattere l’evasione fiscale. Così hanno deciso al G20. Gli Stati dovranno scambiarsi tutti i dati fiscali.

Comunque può accadere che non tutti i dati siano riportati dai corrispondenti uffici tributi. Per gli iperindebitati Paesi dell’Unione Europea avere a disposizione dei servizi d’informazione che aiutino nel recuperare delle tasse, è certamente un ottimo investimento. Tanto vengono pagati alla fine con i soldi di coloro che vengono controllati. Ora il sistema sta mostrando il suo vero volto.

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Guerra!

di Gianni Lannes

Ci sarà una guerra: lo attesta la direttiva per il 2013 del ministro della Difesa italiana (pagina 10, punti 29, 30 e 31). Una guerra totale nel Vecchio continente a controllo totalitario del padrone assoluto yankee. Forse, la guerra è già iniziata, almeno a livello ambientale, con la geo-ingegneria segreta che altera la qualità della vita per centinaia di milioni di persone.

Bari – chemtrails – foto Gianni Lannes (tutti diritti riservati)

Te n’avvedi dal clima bellico che si respira nelle città europee, dal vento autoritario che soffia in ogni angolo, dalla restrizione sulle nostre libertà e sui nostri defunti diritti, compreso il corollario di tribunali e corti (alle voci: inflazione, proliferazione, moltiplicazione che li elide vicendevolmente).

La crisi dei diritti sociali solca tutto l’Occidente mentre muore l’etica della responsabilità, in una società venata di cinismo e indifferenza verso l’altro.

La libertà è un proclama formale se non è sostanziata dall’effettivo esercizio e godimento. Tale è soprattutto il Trattato internazionale di Lisbona che svelando le ipocrisie dei governanti per conto terzi, di fatto ha abrogato le Costituzioni europee, lasciandole formalmente in vigore, ma solo sulla carta, ossia svuotate dal di dentro, e conseguenzialmente azzerando la sovranità nazionale.

E questo la dice lunga sull’ignoranza generale di gran parte degli europei, offuscati da un imponente edificio normativo che consente ad oscuri burocrati di dettare legge perfino sulle nostre condizioni di vita (sempre peggiori), incluso il nostro cibo e respiro.

Al copioso elenco di diritti cartacei – promessi solennemente dalle normative – fa da contrappeso il catalogo dei diritti negati con il trionfo dell’ingiustizia. Pensate all’Italia: culla del diritto e tomba della giustizia.
La democrazia è in declino, forse è già morta e sepolta. Addirittura il confronto dialettico in ambito politico si è ormai ridotto a slogan patetici (la finta opposizione grullesca dai toni spregiudicatamente padronali), a spot televisivi, a manipolazioni evidenti dei fatti cruciali.

Non abbiamo più anticorpi per combattere le pulsioni autoritarie della presunta modernità e siamo schiavi del profitto economico.

Ogni luogo in cui si consuma la nostra vita collettiva tende a trasformarsi in una gabbia a cielo aperto, ma pur sempre prigione ancora più ampia e invisibile.

Pochissimi parassiti che succhiano illecitamente linfa vitale a tutti gli altri, mentre aumenta a dismisura la povertà spirituale e materiale. Nonostante la potenziale ricchezza e varietà dell’Europa, prolificano le vecchie e nuove povertà, le diseguaglianze sociali ed economiche. Cresce a dismisura l’incertezza del futuro per i giovani, i non garantiti per antonomasia, a cui è negata anche la possibilità di sognare.
Non abbiamo più radici. Sotto la spinta di standardizzazione del nuovo ordine mondiale (NWO) le comunità si stanno disintegrando: abbiamo smarrito l’appartenenza ad una famiglia, ad un gruppo sociale, ad un paese, ad un territorio, ad un destino. E’ in atto una regressione antropologica del modo di vivere e sentire, prontamente avvertita negli anni ’60 dal poeta Pier Pasolini (assassinato brutalmente per le sue scoperte sull’oro nero).

Capacità d’ascolto e solidarietà sociale sono parole prive di senso nella realtà: una deserto di ideali e valori collettivi dove ognuno cerca individualmente annaspando a scapito dell’altro, di evitare il peggio.

Prevale il pensiero unico, preconfezionato dal sistema di potere che non ricorre – se non in estrema istanza – a strumenti brutalmente repressivi contro chi si oppone in campo aperto.
Il processo di selezione dei fatti sbattuti in faccia all’opinione pubblica delimitano l’angusto perimetro della realtà artificiale: è proprio questa la lente deformante dei mass media.

In fondo i sistemi di dominio della contemporaneità viaggiano attraverso le modalità di percezione della realtà (falsa ed artefatta) che plasmano costantemente le nostre convinzioni e producono in noi aggressività, violenza e nevrosi (poi alimentate dagli psicofarmaci, vale a dire droghe legalizzate).
L’Europa non ha alcuna autonomia politica né interna né internazionale. Dietro tutto c’è un élite di lobbies e di tecnocrati, invisibile, ma ben salda al comando delle nostre vite “prive di valore”. Non a caso il sistema imperante ci considera e tratta come passivi telespettatori e consumatori.

Non dimenticatelo mai: la formazione dell’uomo totalitario anticipa e precede la formazione e l’instaurazione del regime totalitario. Ed ora attenti anche all’ultima insidia per gli umani: microchip sottocutaneo e codice a barre.

DIRETTIVA MINISTERIALE IN MERITO ALLA POLITICA MILITARE PER L’ANNO 2013:
http://www.difesa.it/Il_Ministro/Uffici_diretta_collaborazione/Documents/direttiva_ministeriale_2013.pdf

http://www.difesa.it/Primo_Piano/Documents/2013/gennaio%202013/Direttiva%20Ministeriale_ENG.pdf

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Sotto dittatura i popoli europei

SOTTO DITTATURA I POPOLI EUROPEI

26 settembre 2012
Spagna proteste – Foto: web.
di Gianni Lannes

No pasaran, No pasarán, Ils ne passeront pas, They shall not pass. Non passeranno. L’Europa dei popoli è vittima di un’aggressione finanziaria senza eguali nella storia della modernità, il cui scopo dichiarato è la conquista a qualunque prezzo umano. Il popolo spagnolo, prima di chiunque altro (compreso il dormiente italiano) – come nel 1936 – ha ben compreso il destino fatale che ci attende se non ci sarà una reazione risolutiva. E’ in gioco la democrazia, la qualità della vita ed il futuro di milioni di esseri umani. E ieri c’è stata guerriglia. Duri scontri il 25 settembre a Madrid tra i manifestanti del movimento degli indignati e la polizia, che ha fatto diverse cariche e utilizzato proiettili di gomma per disperdere i giovani nei pressi del Congresso dei deputati. Migliaia di persone si sono riunite ieri davanti al Parlamento al grido di “dimissioni”, per denunciare una democrazia “sequestrata” e “schiava dei mercati finanziari”. Anche la Grecia si sta svegliando dal letargo.

Spagna proteste – Foto: web.

Ovviamente non basta una protesta spontanea: il sistema di dominio è ben organizzato. Gli oligarchi del terzo millennio prima di usare le maniere forti hanno annichilito le garanzie legali nel vecchio continente. Come? Adottando il 13 dicembre 2007 il Trattato di Lisbona che ha sospeso le Costituzioni dei Paesi aderenti all’Unione europea. E precedentemente, due mesi prima (18 ottobre 2007) aderendo al Trattato di Velsen che ha dato carta bianca, ossia licenza di uccidere (“legalmente”) chiunque ostacoli questo processo di dominio – la polizia militare che va sotto il nome di Eurogendfor, controllata dalla Nato. Infine il Fiscal Compact: addio alla sovranità economica. Così, grazie alla compiacenza di interi parlamenti nazionali e dei soliti padrini l’indipendenza è stata azzerata.

La storia sembra non insegnarci nulla. Un secolo fa furono concepiti i piani disumani di sottomissione dell’Europa da parte del sistema industriale. Due guerre mondiali avviate per spietati interessi economici hanno mietuto circa 100 milioni di vittime nel tentativo di dominare il nostro continente.

E’ finita la guerra fredda ed è cominciata la terza guerra mondiale. Purtroppo, nostro malgrado, siamo in guerra, sotto il tallone militare nordamericano, vale a dire il braccio armato che esegue gli ordini del complesso industriale Usa, spronato dall’insaziabile cupidigia dell’industria chimica, farmaceutica e nucleare.

Su la testa: non facciamoci raggirare e soffocare anche da guru ammaestrati e profeti urlanti. Non possiamo essere indifferenti mentre cercano di sottometterci definitivamente. Il loro scopo platealmente dichiarato è la subordinazione commerciale e politica di intere nazioni. Si potrebbe partire con una paralisi dei consumi e proseguire con uno sciopero ad oltranza, senza interruzioni per obbligare i parlamenti nazionali a dimettersi in blocco.

L’Europa è un baluardo da abbattere e soggiogare per controllare l’intero mondo. Non ci sarà mai più un’ Europa che annichilisce la sua gente per generazioni, rendendola schiava degli interessi e finanziari delle multinazionali. Mai più. Ma spetta a noi combattere, ora. La libertà va ri-conquistata.

Giuseppe Dossetti, un padre italiano della Patria ha scolpito parole dal vivo della sua esperienza: «Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è un diritto e un dovere del cittadino».

E Mohandas K. Gandhi ha dimostrato con la non violenza: «Sono le azioni che contano. I nostri pensieri per quanto buoni possano essere sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo». 

Eurogendfor (approfondimenti):

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2012/02/poteri-illimitati-ai-militari.html

http://www.lindro.it/IMG/article_PDF/article_a1050.pdf

Spagna proteste – Foto: web.

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EUROPA: SOTTO DITTATURA U.S.A.

6 maggio 2013

di Gianni Lannes

Ci sarà una guerra: lo attesta la direttiva per il 2013 del ministro della Difesa italiana (pagina 10, punti 29, 30 e 31). Una guerra totale nel Vecchio continente a controllo totalitario del padrone assoluto yankee. Forse, la guerra è già iniziata, almeno a livello ambientale, con la geo-ingegneria segreta che altera la qualità della vita per centinaia di milioni di persone.

 
Bari – chemtrails – foto Gianni Lannes (tutti diritti riservati)

Te n’avvedi dal clima bellico che si respira nelle città europee, dal vento autoritario che soffia in ogni angolo, dalla restrizione sulle nostre libertà e sui nostri defunti diritti, compreso il corollario di tribunali e corti (alle voci: inflazione, proliferazione, moltiplicazione che li elide vicendevolmente).

La crisi dei diritti sociali solca tutto l’Occidente mentre muore l’etica della responsabilità, in una società venata di cinismo e indifferenza verso l’altro.

La libertà è un proclama formale se non è sostanziata dall’effettivo esercizio e godimento. Tale è soprattutto il Trattato internazionale di Lisbona che svelando le ipocrisie dei governanti per conto terzi, di fatto ha abrogato le Costituzioni europee, lasciandole formalmente in vigore, ma solo sulla carta, ossia svuotate dal di dentro, e conseguenzialmente azzerando la sovranità nazionale.

E questo la dice lunga sull’ignoranza generale di gran parte degli europei, offuscati da un imponente edificio normativo che consente ad oscuri burocrati di dettare legge perfino sulle nostre condizioni di vita (sempre peggiori), incluso il nostro cibo e respiro.

Al copioso elenco di diritti cartacei – promessi solennemente dalle normative – fa da contrappeso il catalogo dei diritti negati con il trionfo dell’ingiustizia. Pensate all’Italia: culla del diritto e tomba della giustizia.

La democrazia è in declino, forse è già morta e sepolta. Addirittura il confronto dialettico in ambito politico si è ormai ridotto a slogan patetici (la finta opposizione grullesca dai toni spregiudicatamente padronali), a spot televisivi, a manipolazioni evidenti dei fatti cruciali.

Non abbiamo più anticorpi per combattere le pulsioni autoritarie della presunta modernità e siamo schiavi del profitto economico.

Ogni luogo in cui si consuma la nostra vita collettiva tende a trasformarsi in una gabbia a cielo aperto, ma pur sempre prigione ancora più ampia e invisibile.

Pochissimi parassiti che succhiano illecitamente linfa vitale a tutti gli altri, mentre aumenta a dismisura la povertà spirituale e materiale. Nonostante la potenziale ricchezza e varietà dell’Europa, prolificano le vecchie e nuove povertà, le diseguaglianze sociali ed economiche. Cresce a dismisura l’incertezza del futuro per i giovani, i non garantiti per antonomasia, a cui è negata anche la possibilità di sognare.

Non abbiamo più radici. Sotto la spinta di standardizzazione del nuovo ordine mondiale (NWO) le comunità si stanno disintegrando: abbiamo smarrito l’appartenenza ad una famiglia, ad un gruppo sociale, ad un paese, ad un territorio, ad un destino. E’ in atto una regressione antropologica del modo di vivere e sentire, prontamente avvertita negli anni ’60 dal poeta Pier Pasolini (assassinato brutalmente per le sue scoperte sull’oro nero).

Capacità d’ascolto e solidarietà sociale sono parole prive di senso nella realtà: una deserto di ideali e valori collettivi dove ognuno cerca individualmente annaspando a scapito dell’altro, di evitare il peggio.

Prevale il pensiero unico, preconfezionato dal sistema di potere che non ricorre – se non in estrema istanza – a strumenti brutalmente repressivi contro chi si oppone in campo aperto.

Il processo di selezione dei fatti sbattuti in faccia all’opinione pubblica delimitano l’angusto perimetro della realtà artificiale: è proprio questa la lente deformante dei mass media.

In fondo i sistemi di dominio della contemporaneità viaggiano attraverso le modalità di percezione della realtà (falsa ed artefatta) che plasmano costantemente le nostre convinzioni e producono in noi aggressività, violenza e nevrosi  (poi alimentate dagli psicofarmaci, vale a dire droghe legalizzate).

L’Europa non ha alcuna autonomia politica né interna né internazionale. Dietro tutto c’è un élite di lobbies e di tecnocrati, invisibile, ma ben salda al comando delle nostre vite “prive di valore”. Non a caso il sistema imperante ci considera e tratta come passivi telespettatori e consumatori.

Non dimenticatelo mai: la formazione dell’uomo totalitario anticipa e precede la formazione e l’instaurazione del regime totalitario. Ed ora attenti anche all’ultima insidia per gli umani: microchip sottocutaneo e codice a barre.

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ARMI NUCLEARI NORDAMERICANE IN ITALIA

4 maggio 2013
 
Longare (Vicenza) – deposito di ordigni nucleri USA – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

di Gianni Lannes

Assenza di sovranità. E pericoli atomici in violazione del Trattato internazionale di non proliferazione nucleare (TNP). Tutti i governi italiani hanno sempre negato spavaldamente la presenza e l’esistenza sul suolo nazionale di armi atomiche. In particolare, hanno violato gli articoli 32, 80 e 90 della Costituzione Repubblicana ed antifascista.

Ma ecco una delle numerose prove che ho raccolto, insieme alla documentazione militare targata USA ed ai carteggi inediti in materia nucleare di Segni, Taviani e Fanfani. Ora, in considerazione dei gravi pericoli che incombono sul popolo italiano e sull’intera Europa, e della volontà di guerra del Pentagono, mi accingo a pubblicare il frutto di questa ricerca decennale in un libro esplosivo:  Italia: USA e getta…

In questo caso si tratta di una lettera datata 12 aprile 1956. La missiva fu inviata dal segretario di Stato John Foster Dulles, al segretario della Difesa Charles Wilson. Il documento è stato declassificato il 20 ottobre 1995.

«Caro Signor Segretario, mi riferisco alla sua lettera del 22 dicembre 1955, concernente la richiesta dell’ufficio congiunto degli Stati maggiori di immagazzinare armi nucleari nella Francia metropolitana e in Italia, e alla mia risposta interlocutoria del 24 gennaio 1956. La questione concernente la Francia è attualmente materia di discussione fra le nostre amministrazioni.

L’ambasciatore Luce ha discusso lo spiegamento di armi atomiche con il ministro della Difesa Taviani. Il ministro italiano della Difesa ha assicurato l’ambasciatore che gli Stati Uniti possono liberamente procedere con lo spiegamento. 

Sono d’accordo con lo spiegamento di armi atomiche in Italia. Prendo nota dell’assicurazione contenuta nella sua lettera del 22 dicembre secondo cui il Dipartimento di Stato verrà informato in anticipo della data in cui avrà inizio lo spiegamento in Italia di armi speciali. Quando questo spiegamento sarà stato completato, il Dipartimento di Stato si propone di autorizzare l’ambasciatore Luce, se lo ritiene necessario alla luce della sua conversazione con Taviani, a informare il generale Mancinelli, capo di Stato maggiore, in merito alla generale ubicazione dei siti».

Le prime due regioni ad ospitare segretamente ordigni, e missili nucleari di proprietà degli Stati Uniti d’America, sono stati la Puglia (Gioia del Colle e Poggiorsini) ed il Veneto (Longare). Dal 1957 le atomiche si sono ammassate senza mai alcun tipo di controllo da parte della Autorità italiane.

Inoltre, il Governo USA ha fornito allo Stato italiano la prima ed unica centrale nucleare, utilizzata dal Camen (poi Cresam, oggi Cisam) per sperimentazioni atomiche che non rientra in alcun piano di dismissione e bonifica. Il sito sottoposto a segreto di Stato si trova a San Piero a Grado, a pochi chilometri da Pisa, addirittura nel parco di Migliarino San Rossore (un’area protetta ed inaccessibile ai comuni mortali).  Le pericolose scorie si trovano sepolte in loco, nella pineta. Adesso le autorità militari si accingono a scaricare nel Mar Tirreno i liquidi radioattivi dell’impianto nucleare.

Non esistono piani di sicurezza per la popolazione civile italiana ed europea!

 
Vicenza – base USA “Dal Molin” – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

E non a caso è stata inviduata Vicenza per una nuova base militare da cui lanciare le guerre a pronto impiego nucleare. Tant’è che lo Zio Sam ha riattivato il vecchio deposito atomico di “Site Pluto” a Longare, ad un soffio proprio da Vicenza. Singolare coincidenza, in loco, nel 2006 è stata inaugurata ufficialmente – nella caserma dei carabinieri “generale Chinotto” – la sede internazionale di Eurogendfor, la gendarmeria europea con poteri illimitati, ossia non soggetti ad alcuna autorità – né della magistratura né del Parlamento – ma solo alla NATO. Strano, perché la ratifica parlamentare del Trattato di Velsen risale al 2010, mentre l’operatività di Eurogendfor dura da 7 anni, vale a dire ben prima, dunque illegalmente.

Per i padroni a stelle e strisce l’Italia è semplicemente una portarei da cui esercitare il dominio, mentre il popolo italiano è considerato inferiore e dunque sottomesso.P.s.: Invito tutti coloro che navigano su Internet a duplicare e a diffondere questo approfondimento giornalistico, perché quasi sicuramente proveranno a farlo sparire oscurando questo diario internautico! Grazie.

 
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COLPI DI STATO DI KISSINGER E ROCKEFELLER

5 maggio 2013
 
Kissinger & Napolitano (foto quirinale.it)

by Gianni LANNES

Quanto è piccolo il mondo sotto il nuovo ordine mondiale che ha schiavizzato gran parte del Sudamerica e dell’Europa. Ecco, da chi è retta l’Italia: personaggi che hanno tradito la Patria e calpestato la Costituzione. Dalla lettura dei seguenti documenti segreti (USA), i colpi di Stato di David Rockefeller e di Henry Kissinger, mandante dell’omicidio dello statista Aldo Moro e prima ancora dell’eliminazione del presidente democratico cileno Salvador Allende.

lo statista ALDO MORO e l’assassino Henry Kissinger

Il criminale internazionale Kissinger (membro influente del Bilderberg Group) è stato ricevuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, collaboratore dell’Aspen Institute, finanziato dallo stesso Rockefeller (ideatore del Bilderberg Group e della Trilateral Commission, associazioni mafiose e criminali di caratura internazionale, alle quali l’attuale presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta è affiliato).

il presidente del Cile SALVADOR ALLENDE

“Chile”, Memorandum of Conversation with Anaconda Copper Executives, 17 August 1971, White House, memoranda and letters attached, Confidential

The CIA’s inability to stop Salvador Allende’s election to the Chilean presidency the previous October had produced great displeasure in the Nixon White House, which had backed covert operations to prevent the Popular Unity coalition’s victory. In keeping with Nixon’s order to Director of Central Intelligence Richard Helms to “make the economy scream,” the White House supported an embargo on international loans to the Chilean government. Earlier governments had taken steps to nationalize copper mines in Chile, but the Allende coalition took the process further in July 1971, when Congress passed a constitutional amendment allowing the government to nationalize all the mines, placing them under the control of a state-owned company. In light of the high profits that U.S. corporations had made in Chilean copper over the years, Allende argued that those profits were sufficient compensation.

Concerned about the Chilean situation, in August 1971 Chase Manhattan Bank Chairman David Rockefeller asked Kissinger to meet with his former colleague John Place, who had recently become president of Anaconda Copper.

A meeting between Kissinger, Place, and another Anaconda executive showed some differences over the exact meaning of a “tough line” toward Chile, but it was evident that the White House wanted to harass the Chilean economy: “if we agree to open up international credits, we may be just speeding up the process of establishing a communist regime.”

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ECCO CHI SPIA IL MONDO PER RIDURLO IN SCHIAVITU’

10 maggio 2013
 
Echelon (Italia) – archivio NSA
di Gianni Lannes

Nel mirino ci sono in particolare i popoli europei, non sono quelli mediorientali o gli asiatici. Non solo ci ascoltano a nostra insaputa, ma da un buon ventennio ci fotografano, violando la privacy di chiunque.

Le potenti emissioni di energia elettromagnetica, oltretutto, attentano alla vita di milioni di ignare persone. Un esempio eclatante è il cosiddetto Muos in Sicilia, contestato giustamente dal popolo siciliano, ma non solo.

Ai Grandi Fratelli – Central Intelligence Agency & National Security Agency – sono stati affiancati più recentemente su disposizione del Pentagono – su richiesta della Casa Bianca – il National Reconnaissance Office (NRO) e la National Imagery and Mapping Agency (NIMA), entrambi utilizzati alla messa in orbita di satelliti d’ascolto o riconoscimento, al trattamento universale di immagini digitali riprese dallo spazio.

Il cerchio ora si è chiuso: all’orecchio della NSA, in grado di captare e decrittare ogni messaggio che corra sulla Terra, infine sono stati aggiunti anche gli occhi che scrutano in ogni anfratto vitale.

Questi inquietanti orizzonti erano stati squarciati per la prima volta alla fine degli anni ‘90, con la scoperta giornalistica dell’esistenza di Echelon. Vale a dire, un complesso di patti segreti del Governo U.S.A. con alcuni governi occidentali che sovrintendono all’approntamento di centri d’ascolto e di intercettazione della comunicazione umana.

In altri termini: l’attivazione di una rete satellitare, saldamente in mano al Pentagono, quanto alla sua ideazione tecnica ed alla sua gestione operativa, in grado di operare un ascolto ed uno screening selettivo dei flussi globali di comunicazione. Un’odierna e concreta incarnazione del Grande Fratello di orwelliana memoria, realizzata in violazione d’ogni trattato internazionale e convenzioni sui diritti degli esseri umani e dei popoli.

 
Italia – postazione segreta Us Air Force – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Un ventennio addietro se ne era occupato il Parlamento europeo con due rapporti specifici ed in sessione plenaria: sotto accusa le attività illecite della NSA, la più potente agenzia di intelligence del globo terrestre. Alla richiesta di concedere al Parlamento europeo i documenti relativi ad Echelon, la National Security Agency, come tra l’altro riporta Simon Davies sul Los Angeles Times del 4 agosto 1999, ha opposto un netto quanto ingiustificato rifiuto, invocando il diritto al segreto. Purtroppo è finita nel dimenticatoio, anche perché chi controlla l’Europa per conto terzi, è a sua volta assoggettato al dominio a stelle e strisce.

Per la cronaca nel 1997 l’allora capo di Stato Maggiore della US Air Force aveva annunciato che per il primo trimestre del XXI secolo sarebbero stati in grado di «trovare, seguire e colpire quasi in tempo reale qualsiasi cosa, non importa di quale importanza, in movimento sulla terra». E’ oggi la conferma che non resiste più alcuna difesa o confine, nazionali o privati.

I mirabolanti sviluppi tecnologici ad uso e consumo del dominio imperante sono soltanto la punta dell’iceberg che viene definito Revolution in Military Affairs, la rivoluzione negli affari militari. Con questa espressione si intende la capacità di dare ad una serie di mezzi e sistemi d’arma ignoti all’opinione pubblica (per esempio la bomba nucleare a fusione fredda che non necessita di una massa critica grande quanto una pallina da tennis, già sperimentata in Afghanistan ed Iraq) perché compresi in nuovi moduli organizzativi e strategici che hanno aperto nuovi orizzonti bestiali al sistema di fare guerra.

La strategia è denominata “Sistema dei Sistemi”: la cyberwar e la netwar, la guerra bassa intensità. Ma più di tutto il confitto non convenzionale: si usa come paravento la natura, scatenando terremoti e sconvolgimenti climatici a piacimento ed ovunque. Un esempio? Il terremoto nel 2010 ad Haiti con le truppe di occupazione dello Zio Sam già pronte allo sbarco in grande stile.

L’essenziale è disporre l’umanità a proprio favore, modellando anzi plasmando sempre più anche l’immaginario collettivo, la capacità di determinare che gli altri vogliano ciò che tu vuoi. Manipolazione della conoscenza e dell’informazione sono essenziali per disporre i soggetti a proprio favore. Insomma, questione di consenso: anche il cinema si presta alla causa.

Nell’Europa in cui comandano per conto terzi i tecnocrati, non a caso è stato messo in campo Eurogendfor: la polizia militare con compiti d’ogni genere, compresa la licenza di uccidere e distruggere senza rispondere al controllo dell’autorità giudiziaria e tanto meno parlamentare, ma solo alla NATO. Se questa viene spacciata per democrazia, allora il suo vero nome è sistema dittatoriale.

Perché a quasi 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, più di 40 nazioni in 5 continenti – incluso lo spazio aereo e l’atmosfera – sono occupate ancora da basi militari nordamericane?

Perché in Europa, almeno ufficialmente gli U.S.A. detengono in violazione del Trattato internazionale di non proliferazione nucleare (TNP) ben 480 bombe atomiche, tattiche modello b 61, e di recente (novembre 2012) hanno appaltato alla Boeing il potenziamento per renderle in grado di perforare i bunker ed esplodere all’interno?

 
Vicenza: deposito segreto di ordigni nucleari USA – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Perché Italia, Germania e Giappone ospitano ancora migliaia di soldati statunitensi a venti anni dal termine della guerra fredda?

Perché il presidente fantoccio Obama vuole espandere ulteriormente l’enorme ragnatela di basi a stelle e strisce all’estero?

Perché gli U.S.A continuano ad insediare strutture militari in ogni angolo del globo?

Secondo Gore Vidal “Avere una rete globale di basi militari vuol dire avere i mezzi per combattere una guerra perpetua”.

Per Noam Chomsky “le basi militari sono l’impero”.

Quale nuovo ordine mondiale tira veramente i fili della politica estera della Casa Bianca?

La paura è la più potente arma di controllo delle masse.

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ITALIA SOMMERSA DAI MARI

10 maggio 2013

 
Isole Tremiti – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati
di Gianni Lannes

Il pensiero corre alla fine di Atlantide, il continente sommerso, anzi scomparso per sempre. Questa che ora narriamo non è una leggenda, ma la nuda e cruda realtà che ci attende, secondo quanto attesta la scienza.

L’esito sembra scontato: sprofondare sotto il livello del mare. «Le acque saliranno di sei metri. Così l’Italia con l’innalzamento dei mari». In uno studio nordamericano gli effetti dello scioglimento del Polo. Le cause? Il buco dell’ozono c’entra ben poco. Piuttosto bisogna volgere l’attenzione ai disastri provocati dalla mano armata dell’uomo in divisa anche sul Belpaese. Scomparirebbero sicuramente Venezia, Livorno, Latina, il Golfo di Oristano e qualche città costiera della Puglia.

Oltre 4.500 chilometri quadrati dello Stivale, tra i più suggestivi, potrebbero sparire per sempre. La causa è ancora una volta l’uomo e la sua sete di dominio assoluto del Pianeta Terra, sotto il peso segreto delle attività di sperimentazione bellica, meglio nota come guerra a Gaia (geo-ingegneria ambientale, possesso del clima, eccetera…), ossia alla vita.

 
Enea: mappa del rischio in Italia

C’è una grande fetta d’Italia – costituita da ben 33 aree urbane – che rischia di sprofondare sotto il livello del mare se quanto affermano ricercatori degli Stati Uniti d’America dovesse realmente verificarsi.

 
Mappa ufficiale potenziali depositi di scorie nucleari

Gli ultimi rilevamenti eseguiti dai satelliti della Nasa dimostrano che lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia sta accelerando ad una velocità inaspettata. Secondo i ricercatori, se l’intera coltre di ghiaccio dovesse sciogliersi completamente il livello globale dei mari si innalzerebbe di 6 metri. Lo studioso Jianli Chen dell’Università del Texas (Usa), ha spiegato inascoltato da chi detiene il potere politico, economico e militare: «Dai dati satellitari risulta che l’intera massa di ghiaccio che ricopre la Groenlandia si sta sciogliendo ad un tasso di circa 239 chilometri cubici all’anno, tre volte superiore a quanto ci saremmo aspettati».

Considerando questi dati Jeremy Weiss dell’Università dell’Arizona, in collaborazione con il Servizio Geologico Americano, ha elaborato numerose carte interattive del globo terrestre in cui si possono osservare le aree che – con l’innalzamento dei mari – andrebbero via via scomparendo. Fino a considerare l’ipotesi peggiore, quella appunto dello scioglimento totale dei ghiacci groenlandesi.

 
potenziali siti nucleari – mappa Cnen

In Italia vi sarebbero a rischio le coste dell’alto Adriatico da Venezia fino a Grado e verso sud fin quasi a Rimini, mentre verso l’interno l’acqua potrebbe prendersi le terre fino a Ferrara. In Toscana sarebbero in pericolo le coste vicino Livorno e verso nord quelle di Tombolo fino all’Arno, l’acqua arriverebbe fino alla periferia di Pisa. Nel Lazio, Latina verrebbe sommersa e verso sud il mare sommergerebbe gran parte delle coste prospicienti il Golfo di Gaeta.

Nel Mezzogiorno, la Puglia vedrebbe inabissarsi Lesina e Manfredonia e le coste che si snodano verso Barletta, mentre la Sardegna potrebbe dire addio alle coste del Golfo di Oristano, a parte della penisola del Sinis e allo Stagno di Cagliari.

Ovviamente l’entità del rischio è maggiore laddove esistono già problemi di subsidenza e di erosione o instabilità dei litorali, accentuati dalle massicce estrazioni di idrocarburi e dalle frequenti ed incontrollate attività belliche della NATO sulle faglie sismiche attive. Problemi che riguardano maggiormente l’alto Adriatico, l’Alto Tirreno e le coste prospicienti Sicilia e Calabria. 

 
centrale nucleare del Garigliano – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Un gravissimo pericolo trascurato è quello di almeno tre centrali nucleari (2 civili ed una militare) che rischiano di finire inesorabilmente sott’acqua. Come nel caso del reattore atomico segreto del Cisam a San Piero a Grado, in riva al Tirreno, o i siti nucleari del Garigliano e di Borgo Sabotino.

Il dottor Fabrizio Antonioli dell’Enea, che ha realizzato uno studio sul fenomeno, spiega in dettaglio:

«L’innalzamento del mare nel nostro Paese non è causato solo dal riscaldamento globale, ma anche dall’abbassamento dei suoli, fenomeno evidente soprattutto al Nord e legato a complessi fenomeni geologici».

Considerando tali fattori Venezia risulta la città a maggior rischio. Nell’ultimo secolo è sprofondata di 23 centimetri, ma fino ad oggi l’azione dello scioglimento dei ghiacci è stata molto contenuta.

L’aumento del livello del Mediterraneo porta anche ad un altro problema: l’infiltrazione salina nelle falde acquifere che rischia di compromettere le risorse idriche soprattutto in Puglia, dove addirittura il governo di Vendola ha concesso sulla terraferma ben 14 autorizzazioni a cercare e perforare gas e petrolio, e Sicilia. 

A rischio non è solo la disponibilità di acqua potabile, ma anche l’irrigazione: utilizzando acqua salata per irrigare i campi si favorisce la desertificazione. Il paradosso, appunto, che proprio in terra levantina è proibito agli agricoltori aprire nuovi pozzi d’acqua, ma al contempo la giunta vendoliana concede nulla osta a società anglo-americane, per devastanti ricerche nel sottosuolo di idrocarburi a base di esplosivi convenzionali. 

Il lavoro dell’Università dell’Arizona ha messo in luce molte altre aree del pianeta che potrebbero scomparire con una risalita di 6 metri del livello marino. In Europa, Olanda e Germania vedrebbero il mare entrare nel loro territorio per decine di chilometri. La Florida sarebbe costretta ad evacuare milioni di persone perché ne scomparirebbe quasi un terzo.

Sparirebbero le aree asiatiche dalle foci del Gange e dell’Indo e molte aree della Nuova Guinea, e le molteplici isole coralline degli oceani. Ma per queste non è necessario attendere che l’oceano si innalzi di 6 metri: per tante, infatti, la fine si avrebbe anche con un innalzamento di soli 40 centimetri.

Situazione italiana – La Carta Nazionale delle aree costiere, redatta da Fabrizio Antonioli, Enea, Dipartimento Ambiente, ha lo scopo di valutare il comportamento delle coste al variare del livello del mare. Un punto sulla costa è la somma di movimenti di diversa origine: movimenti  Eustatici (scioglimento dei ghiacci), Isostatica (abbassamento delle coste italiane dovuto a movimenti geofisici del mantello) e tettonici (movimenti delle zolle, sollevamento Alpi, abbassamento della Pianura del Po, terremoti, ecc.). Questo vuole dire movimenti verticali molto diversificati. Indagini di dettaglio dimostrano che la risposta è molto diversa da nord a sud dell’Italia.

L’Enea, in collaborazione con alcune Università italiane e con il progetto nazionale Vector, ha calcolato l’attuale tasso di risalita relativa del mare per le aree a rischio, perché depresse, e i tassi dei movimenti tettonici. Tutto ciò è stato fatto con molto dettaglio per alcune aree (Versilia, Fondi, Cagliari, Catania, Foce del Sangro, area di Trieste, stretto di Messina, Lazio Meridionale) perforando sondaggi, misurando markers archeologici, biologici e geomorfologici con dettagli nelle altre aree. Per tutte le aree a rischio italiane (33), evidenziate nella figura è comunque stato possibile valutare i movimenti di risalita del livello del mare minimi, attesi, nel caso di accelerazione della risalita di livello del mare per effetto serra e riscaldamento delle acque superficiali, tali movimenti potranno raddoppiare.

Non sempre inoltre, ad un sollevamento relativo di livello del mare corrisponde un allagamento dell’area retrostante perché influiscono diversi fenomeni legati alle disuguali caratteristiche fisiche locali come l’ampiezza delle spiagge, la portata dei detriti dei fiumi, la presenza o meno di dune costiere, l’esistenza e il verso di correnti marine, l’installazione di opere di difesa, la creazione di insediamenti antropici.

L’Italia è situata in un’area geologicamente attiva, dove movimenti isostatici, tettonici e di subsidenza antropica si sommano a quelli eustatici. Le coste mediterranee, misurate in 46.000 chilometri, e soprattutto quelle italiane di 7.750 chilometri, presentano alcuni fattori negativi, in relazione al rischio di allagamento da parte del mare:

1 – la presenza di limitate escursioni mareali (mediamente 30-40 cm con l’unica eccezione del nord Adriatico dove si superano i 180 cm di marea) ha consentito un pericoloso avvicinamento alle coste basse di numerose attività antropiche;

2 – tutte le aree costiere italiane in seguito a movimenti isostatici e tettonici aumentano ulteriormente gli effetti del sollevamento eustatico (scioglimento dei ghiacci) del mare, tale effetto viene evidenziato per la presenza di un certo numero di aree costiere depresse, cioè che già oggi presentano qualche migliaio di chilometri quadrati a quote topografiche anche sotto il livello del mare (in rosso e giallo nella mappa).

A questi movimenti naturali vanno aggiunti quelli di subsidenza del suolo (e quindi risalita relativa del livello marino) dovuti all’intervento dell’uomo quali: emungimenti di acque, gas, petrolio, o compattazioni dovute a bonifiche di zone paludose. Rispetto al sollevamento eustatico globale (senza quello isostatico o tettonico) di risalita dei mari italiani pari a circa 1,02 millimetri/anno sembra essere minore rispetto a quello globale pari a 1,8 millimetri/anno.

I motivi di questa notevole discrepanza sono attualmente fonte di dibattiti scientifici e sembrano legati ad anomalie di salinità, di pressione e di forte evapotraspirazione del mare Mediterraneo  che viene “ricaricato” con difficoltà dai corsi d’acqua, oltre alla presenza nello stretto di Gibilterra di una soglia che si comporta da “diga” rispetto agli Oceani.

Pericoli ad orologeria – A nord delle isole Eolie, al largo delle coste di Campania, Calabria e Sicilia, si staglia sotto il fondo del mare, il più grande vulcano d’Europa, ma non si vede perché è completamente sommerso da 500 metri d’acqua. Si innalza per 3 mila metri: la sua struttura è lunga 70 chilometri ed è larga 30.

Lo Stato italiano ha autorizzato la trivellazione del vulcano attivo Marsili: una pericolosa fonte di energia geotermica.

Tant’ è che il Ministero dello Sviluppo Economico ha conferito il 29 settembre 2009 alla Eurobuilding Spa un permesso di ricerca esclusivo per fluidi geotermici a mare sull’area del Marsili: il programma delle attività prevede in primo luogo la realizzazione di un monitoraggio completo di tale struttura, utilizzando le metodologie e le tecnologie più innovative. Su questo programma la società con sede legale a Servigliano in provincia di Ascoli Piceno, ha ottenuto una valutazione positiva dalla Direzione Generale per la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale ) del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. In altri termini, addirittura lo Stato italiano ha escluso per decreto la valutazione di impatto ambientale. Insomma, una follia legalizzata che potrebbe causare disastri irreparabili. Eppure, per mera sete di profitto economico i padroni del vapore procedono alla perforazione.

Annuncio Eurobuilding – Il seguente annuncio è slittato di un anno, ma siamo come noto nel 2013 ed i lavori che potrebbero scatenare una catastrofe fervono alacremente. «Entro il 2012 potrà essere realizzato il primo pozzo geotermico offshore della storia. I numerosi vulcani presenti nel Tirreno meridionale – al largo delle coste siciliane, calabresi e campane – sono enormi sorgenti di calore; l’acqua marina che s’infiltra al loro interno si surriscalda (può raggiungere temperature di 400° C e pressioni superiori a 200 bar) e acquista un potenziale calorifero che può essere trasformato in energia elettrica, paragonabile a quello generato dalle più grandi centrali geotermiche mondiali o ad impianti nucleari di media taglia. Il Cammino del progetto “Marsili” si comprende di tre fasi:  Esplorazione, Perforazione, Produzione.  Il Mediterraneo, e più precisamente il Mar Tirreno sud-orientale è sede di un importante distretto vulcanico, sottomarino, il Marsili, che può diventare la prima importante fonte di approvvigionamento di energia geotermica offshore della storia, aprendo la strada ad una nuova, pulita ed inesauribile fonte di energia.

La società italiana Eurobuilding spa e il gruppo di ricerca da essa costituito e finanziato, che comprendente i più importanti Organismi di Ricerca del settore e precisamente: l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – INGV; l’Istituto per la Geologia Marina del CNR-Ismar, l’Università di Chieti – Centro di Ricerche sperimentali per le geotecnologie ed il Politecnico di Bari, hanno affrontato dal 2005 ad oggi una sfida scientifica e tecnologica unica a livello mondiale, con l’obiettivo finale di produrre energia dal primo campo geotermico a mare, ubicato nell’area del Marsili. La perforazione dei pozzi esplorativi è la fase finale di ogni programma di esplorazione ed è il solo metodo che permette di definire con certezza le caratteristiche di un serbatoio geotermico e di valutarne il potenziale. L’attività di perforazione verrà sviluppata attraverso una struttura superficiale di supporto (piattaforma semisommergibile,drilling ship). Profondità di attacco tra 500 e 1000 m non costituiscono un problema per l’utilizzo di tubaggio di raccordo con la testa pozzo (riser). Tale obiettivo sarà perseguito attraverso la definizione di una campagna oceanografica, da realizzarsi entro il 2011, propedeutica alla realizzazione del primo pozzo geotermico offshore mari realizzato, previsto per il 2012. La produzione di energia elettrica, con il supporto di una piattaforma multifunzionale offshore, dotata di tutte le strutture necessarie alla perforazione e alle unità di produzione di energia elettrica, sarà possibile entro il 2015. In una struttura delle dimensioni del vulcano Marsili si attendono decine di milioni di m3 di fluidi geotermici da avviare a produzione elettrica, con una ricarica praticamente continua (questo elemento è molto importante perché permette di sfruttare tutte le potenzialità del campo geotermico senza problemi di abbassamento del livello dei fluidi che, invece, si incontrano nei campi onshore). In questo modo sarà possibile installare una capacità produttiva di almeno 800 MWe, tale da raddoppiare l’attuale potenza elettrica nazionale proveniente da fonte geotermica. L’investimento complessivo per opere e infrastrutture connesse a tale obiettivo è stimato in circa 2 miliardi di euro. Nell’area di mare oggetto del Permesso di Ricerca non risultano zone soggette a vincoli di tutela biologica, naturalistica e archeologica. L’area non esercita alcuna influenza sul regime dei litorali, né sulla fruizione turistica delle aree costiere, inclusi gli aspetti paesaggistici. Inoltre, le attività di esplorazione geofisica e geochimica del campo geotermico del vulcano sottomarino Marsili non sono invasive e non comportano alcun impatto sull’atmosfera e sull’ambiente idrico. Relativamente alle attività di perforazione geotermica non si prevedono impatti tali da creare modificazioni permanenti all’ambiente, considerata anche la breve durata delle operazioni previste».

In altri termini, dichiarazioni tranquillizzanti, anzi di carattere pubblicitario, senza alcun supporto scientifico. Ed è ben strano che il mastodontico progetto – ben instradato – non sia stato sottoposto a valutazioni ambientali di alcun genere (VIA e VAS) e le cosiddette associazioni ambientaliste italiote tacciano. C’è puzza di bruciato lontano anni luce. E magari un interessamento della magistratura non sarebbe male, se non addirittura doveroso.

La società Eurobuilding, attualmente è sotto indagine della Procura della Repubblica di Ancona (pm Paolo Gubinelli) per un “appalto truccato legato a lavori e danni ambientali sulla costa marchigiana”. Inoltre, il Tar Abruzzo ha respinto la richiesta della medesima società di estrarre notevoli quantità di sabbia dal fondo del mare Adriatico. Gratta e scava, ed ecco Angelo Zerilli, un ufficiale superiore delle capitanerie di porto in congedo: socio e consulente amministrativo Eurobuilding dal gennaio 2006 al maggio 2012 (6 anni e 5 mesi).

Sul suo curriculum Zerilli, uno ben ammanicato, ne fa un motivo di vanto e scrive:  “CONSULENTE PER L’OTTENIMENTO DEL PERMESSO DI RICERCA PER LO SFRUTTAMENTO DELLA GEOTERMIA MARINA NELL’AREA DEL VULCANO SOTTOMARINO ” MARSILI” NEL MAR TIRRENO IN AMBITO DI PIATTAFORMA CONTINENTALE. PERMESSO DI RICERCA ATTUALMENTE IN VIGENZA”.

Il progetto Marsili aveva mosso i primi passi nel 2006, con la presentazione dell’istanza al ministero.

A quanto pare un ex militare ben introdotto nelle stanze basse del sistema di potere: “1989- 2002: Responsabile della Portualità Turistica del Ministero Trasporti; 1994: Capo Segreteria del Sottosegretario di Stato Gianfranco Micciché; 1997: delegato dal Ministro dei Trasporti per il contratto d’ area Torrese – Stabiese; 1997: predispone il Decreto Burlando per il rilascio delle concessioni per porti turistici, 1999: relatore per l’Italia alle riunioni dell’ICOMIA, a St. Thomas, US Virgin Islands, Fort Lauderdale, Istanbul maggio 2000: relatore per l’Italia a Florianopolis sviluppo del turismo brasiliano; Giugno 2001: Presidenza del Consiglio – coordinatore per la riconversione dell’Arsenale Militare della Maddalena, su progetto dallo stesso ideato; 2001 promosso Capitano di Vascello e posto in congedo a domanda;  Aprile 2002: consulente del Principe AgaKan per loYachting Club Costa Smeralda di Porto Cervo;2005: esperto di Confindustria Lazio; Ottobre 2005: candidato a Presidente dell’Autorità Portuale Civitavecchia. Dal Novembre 2006 consulente Regione Lazio, per Piano dei Porti del Lazio. Dicembre 2006: ottenimento 80 anni di concessione per porto di Loano. Dicembre 2006 ottenimento della c.d.m. per anni 50 in favore della Società Marina di Archimede – Siracusa. 2007 Comune di Capo D’Orlando, componente commissione esame porto turistico. Dal 2009 consulente Acquamarcia per Venezia”.

Allarme inascoltato – “Pericolo tsunami nel Tirreno”: geologo lancia l’allarme, “il vulcano Marsili si è risvegliato”. A quanto rilevato la sua attività si è ridestata, ed ora la preoccupazione è per una catastrofe che potrebbe originarsi da una sua eruzione e conseguenti eventi franosi sui suoi versanti, onda anomala che colpirebbe le coste meridionali che si affacciano sul Tirreno, appunto.

È stato il professor Franco Ortolani, direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio ed ordinario di Geologia presso l’università Federico II di Napoli, a notare questa attività e a lanciare l’allerta. Chiaramente è importante, pur dedicando molta attenzione a ciò che avverrà nel Marsili, evitare facili allarmismi: come ha dichiarato lo stesso Ortolani è fondamentale organizzare, nel più breve tempo possibile, dei ‘sistemi di difesa dei litorali‘. Ortolani dà un’idea di come si realizzano tali sistemi mediante uno studio approfondito pubblicato sul Portale Meteo del Mar Mediterraneo. Secondo l’idea del professore, si potrebbero sfruttare le isole dell’arcipelago delle Eolie come delle vere e proprie ‘sentinelle’, che possano preannunciare con un tempo sufficiente all’organizzazione l’arrivo dell’onda anomala. Questo studio è stato definito dal professor Ortolani in seguito al maremoto verificatosi il 30 dicembre del 2002, e che aveva colpito Stromboli, le isole nelle vicinanze e anche le coste della Sicilia vicino a Milazzo e quelle campane di Marina di Camerota. I dati raccolti in quell’occasione e pubblicati dal dipartimento di fisica dell’università di Bologna e dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma hanno rivelato come, negli ultimi duemila anni, sono stati 72 i movimenti anomali del mare che si sono abbattuti lungo le coste del nostro Paese.

Secondo esperti di chiara fama, il più grande vulcano sottomarino d’Europa può disintegrare e provocare uno tsunami che potrebbe inghiottire il Sud Italia «in qualsiasi momento. Il vulcano Marsili, che brucia con magma, ha pareti fragili che potrebbero collassare. Potrebbe accadere domani».  Eventuali smottamenti lungo le sue falde, innescati da movimenti sismici, potrebbero causare un maremoto che si abbatterebbe nel giro di pochi minuti sulla costa campana, a soli 150 chilometri di distanza.

Infatti, il sismologo Enzo Boschi sulla questione ha pubblicamente dichiarato che «la caduta rapida di una notevole massa di materiale scatenerebbe un potente tsunami che investirebbe le coste della Campania, della Calabria e della Sicilia provocando disastri. Il cedimento delle pareti muoverebbe milioni di metri cubi di materiale, che sarebbe capace di generare un’onda di grande potenza. Gli indizi raccolti ora sono precisi ma non si possono fare previsioni. Il rischio è reale e di difficile valutazione. Quello che serve è un sistema continuo di monitoraggio, per garantire attendibilità».

Corriere della Sera (29 marzo 2010) – «Potrebbe succedere anche domani. Le ultime indagini compiute dicono che l’edificio del vulcano non è robusto e le sue pareti sono fragili. Inoltre abbiamo misurato la camera di magma che si è formata negli ultimi anni ed è di grandi dimensioni. Tutto ci dice che il vulcano è attivo e potrebbe eruttare all’improvviso». Enzo Boschi presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, pur nella cautela, ha toni preoccupati raccontando i risultati dell’ultima campagna di ricerche compiute sul Marsili, il più grande vulcano d’Europa, sommerso a 150 chilometri dalle coste della Campania. Dal fondale si alza per tremila metri e la vetta del suo cratere è a 450 metri dalla superficie del mare. La sua struttura è imponente essendo lunga 70 chilometri e larga 30. È un mostro nascosto di cui solo gli scandagli hanno rivelato il vero volto. Intorno si sono osservate diverse emissioni idrotermali con una frequenza ultimamente elevata e proprio queste, unite alla debole struttura delle pareti, potrebbero causare crolli più inquietanti della stessa possibile eruzione. Di recente sono stati registrati due eventi, per fortuna contenuti. «La caduta rapida di una notevole massa di materiale – spiega Boschi – scatenerebbe un potente tsunami che investirebbe le coste della Campania, della Calabria e della Sicilia provocando disastri». Nel cuore del Marsili gli strumenti hanno dato un volto alla camera di magma incandescente che si è formata e che oggi raggiunge le dimensioni di quattro chilometri per due: è come una pentola ribollente con il coperchio ben tappato. Il Marsili è da anni un sorvegliato speciale per alcuni segni lanciati.

Effetti collaterali? Mai stranamente considerati dal Governo tricolore. Secondo l’esperto Enzo Boschi, a capo per lungo tempo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, «La nostra ultima ricerca mostra che il vulcano non è strutturalmente solido, le sue pareti sono fragili, la camera magmatica è di dimensioni considerevoli. Tutto ciò ci dice che il vulcano è attivo e potrebbe entrare in eruzione in qualsiasi momento».

Allora è pericoloso bucare i vulcani in attività? Sono per caso giganteschi ordigni ad orologeria? C’è qualche nesso tra i giochi di guerra della Nato, proprio in questa area del Mediterraneo, a ridosso dei vulcani Marsili, Magnaghi e Vavilov, nonché di faglie sismiche attive, ed i terremoti che stanno sconquassando come non mai lo Stivale, in modo particolare dall’anno 2009?

riferimenti utili:


eurobuilding spa:

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MORTI E DISASTRI ANNUNCIATI NEI PORTI D’ITALIA

9 maggio 2013
 
Mount Whitney – ammiraglia VI Flotta USA ormeggiata a Gaeta – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

di Gianni Lannes

Il mio vivo cordoglio per le vittime di ieri a Genova, provocate da una strana manovra della nave Jolly Nero di proprietà della compagnia Messina, assurta alla cronaca internazionale per le famigerate navi dei veleni (Rosso, Jolly Rosso, ma non solo).

Un dettaglio significativo: l’area portuale occupata da questa compagnia marittima è inaccessibile ai comuni mortali, specie se giornalisti, fotografi o semplici curiosi.

Per caso esistono particolari legami tra apparati dello Stato dediti al lavoro sommerso di “intelligence” e la società Messina?

Sempre in loco, è passata inosservata la presenza dal 15 febbraio al 16 aprile, propriamente al cantiere San Giorgio del Porto di Genova, della USS Mount Whitney: la nave ammiraglia della Marina Militare U.S.A. sottoposta a lavori di riparazione.

 
Mount Whitney a Genova

A proposito: a parte le frequenti esercitazioni militari perfino in aree marine protette, come il santuario dei cetacei nell’Alto Tirreno, o fragili dal punto di vista sismico, per la presenza di faglia attive, come tra la Sicilia e la Calabria o a ridosso delle Eolie, in tutti i porti italiani interessati al transito ed alla sosta di navi e sommergibili a propulsione e/o armamento nucleare della NATO e/o U.S.A. non esistono gli obbligatori piani  di sicurezza. Alla popolazione non è stata mai fornita alcuna informazione in merito al pericolo atomico vagante e navigante nei mari d’Italia.
Per quale ragione la presenza di unità nucleari in almeno 12 grandi porti della Penisola (ad esempio, Augusta, Palermo, Cagliari, Gaeta, Napoli, Livorno, La Spezia, Genova, Trieste, eccetera) non viene mai segnalata alle autorità civili?

Si attende una tragedia di proporzioni catastrofiche per tentare di porre rimedio, calpestando nel frattempo le norme nazionali ed internazionali di sicurezza per la gente? I prefetti hanno il dovere giuridico di rendere noti alla popolazione, idonei ed aggiornati piani di sicurezza nucleare.

La sicurezza non è un optional, ma un obbligo di legge nazionale e comunitaria (alla voce Unione europea).

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ITALIA: TERREMOTI ARTIFICIALI U.S.A.

6 maggio 2013
 
Irraggiamento Haarp
di Gianni Lannes

Che c’è di  meglio di un Paese alleato (sottomesso con un governo fantoccio), notoriamente sismico per sperimentare e mascherare sismi bellici provocati dalle Forze Armate degli Stati Uniti d’America, sotto la copertura della NATO? Risposta scontata: l’Italia. Una precisazione doverosa: la scienza civile è in gran parte assoggettata al potere dominante. Nel Belpaese va anche peggio in ambito accademico, con baroni che pensano esclusivamente a poltrone e prebende e non osano fiatare, a parte i negazionisti patentati, analfabeti funzionali (di ritorno) o venduti al miglior offerente! Da non tralasciare gli esperti di turno un tanto al chilo, con tanto di laurea in materia che però ignorano la letteratura militare del ramo ecologia di guerra. A proposito: la prevenzione è a zero, mentre la Protezione Civile munita di deroghe normative speciali, è un affarone (Bertolaso docet) in attesa della prossima, imminente catastrofe che i tecnici hanno già annunciato.

La lista aggiornata dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia è un bollettino di guerra. Ecco qualche riferimento a casaccio degli ultimi due giorni. L’esame dei sismogrammi rivela un’origine inconfondibilmente innaturale: è sufficiente analizzare l’ipocentro superficiale.

«Un terremoto di magnitudo (Ml) 2.1 è avvenuto alle ore 11:54:55 italiane del giorno 06/Mag/2013 (09:54:55 06/Mag/2013 – UTC).

Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel distretto sismico: Alpi_Cozie.

I valori delle coordinate ipocentrali e della magnitudo rappresentano la migliore stima con i dati a disposizione. Eventuali nuovi dati o analisi potrebbero far variare le stime attuali della localizzazione e della magnitudo.

Un terremoto di magnitudo(Ml) 2.4 è avvenuto alle ore 07:26:30 italiane del giorno 06/Mag/2013 (05:26:30 06/Mag/2013 – UTC).

Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel distretto sismico: Appennino_ligure.

I valori delle coordinate ipocentrali e della magnitudo rappresentano la migliore stima con i dati a disposizione. Eventuali nuovi dati o analisi potrebbero far variare le stime attuali della localizzazione e della magnitudo.

Un terremoto di magnitudo(Ml) 2 è avvenuto alle ore 18:02:19 italiane del giorno 05/Mag/2013 (16:02:19 05/Mag/2013 – UTC).

Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel distretto sismico: Monti_Nebrodi.

I valori delle coordinate ipocentrali e della magnitudo rappresentano la migliore stima con i dati a disposizione. Eventuali nuovi dati o analisi potrebbero far variare le stime attuali della localizzazione e della magnitudo.

Un terremoto di magnitudo(Ml) 2.1 è avvenuto alle ore 12:50:25 italiane del giorno 05/Mag/2013 (10:50:25 05/Mag/2013 – UTC).

Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel distretto sismico: Monti_Reatini.

I valori delle coordinate ipocentrali e della magnitudo rappresentano la migliore stima con i dati a disposizione. Eventuali nuovi dati o analisi potrebbero far variare le stime attuali della localizzazione e della magnitudo.

Un terremoto di magnitudo(Ml) 2 è avvenuto alle ore 07:33:35 italiane del giorno 05/Mag/2013 (05:33:35 05/Mag/2013 – UTC).

Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel distretto sismico: Alpi_Cozie.

I valori delle coordinate ipocentrali e della magnitudo rappresentano la migliore stima con i dati a disposizione. Eventuali nuovi dati o analisi potrebbero far variare le stime attuali della localizzazione e della magnitudo.

Un terremoto di magnitudo(Ml) 2 è avvenuto alle ore 20:48:46 italiane del giorno 04/Mag/2013 (18:48:46 04/Mag/2013 – UTC).

Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel distretto sismico: Alpi_Marittime.

I valori delle coordinate ipocentrali e della magnitudo rappresentano la migliore stima con i dati a disposizione. Eventuali nuovi dati o analisi potrebbero far variare le stime attuali della localizzazione e della magnitudo.

Un terremoto di magnitudo(Ml) 2.8 è avvenuto alle ore 12:39:39 italiane del giorno 04/Mag/2013 (10:39:39 04/Mag/2013 – UTC).

Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel distretto sismico: Monti_Nebrodi.

I valori delle coordinate ipocentrali e della magnitudo rappresentano la migliore stima con i dati a disposizione. Eventuali nuovi dati o analisi potrebbero far variare le stime attuali della localizzazione e della magnitudo.

Un terremoto di magnitudo(Ml) 2.2 è avvenuto alle ore 09:46:04 italiane del giorno 04/Mag/2013 (07:46:04 04/Mag/2013 – UTC).

Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel distretto sismico: Pianura_padana_emiliana.

I valori delle coordinate ipocentrali e della magnitudo rappresentano la migliore stima con i dati a disposizione. Eventuali nuovi dati o analisi potrebbero far variare le stime attuali della localizzazione e della magnitudo».

riferimenti:

http://www.haarp.alaska.edu/cgi-bin/scmag/disp-scmag.cgi?Bx=on&date=20130501

IL GOVERNO USA E’ RESPONSABILE DEL TERREMOTO IN EMILIA (2012):

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2012/05/il-governo-usa-e-responsabile-del.html 

ITALIA: TERREMOTI ARTIFICIALI (2012):

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2012/05/italia-terremoti-artificiali.html 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=terremoti

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TORNADO MAI VISTO IN EMILIA

4 maggio 2013
 
Emilia (anno 2013) tornado – foto Rachele Torregiani

Una cosa è certa: di naturale in questi fenomeni che attanagliano da un pò di tempo l’Italia, non c’è proprio niente.

Dopo i terremoti provocati l’anno scorso dalla mano militare, ecco i tornadi artificiali. Perché questo particolare accanimento sull’Emilia da parte dei padroni USA? Da 70 anni lo zio Sam ha l’Italia in pugno, grazie ad una masnada di politicanti venduti!  

Allora, cui prodest? Altro che emergenza maltempo… cavie!

Il cittadino italiano Aldo ha fornito una plausibile spiegazione:

“Il “cui prodest” è affossare l’unica regione che incide sull’economia reale dell’Italia. Dove ci sono aziende che producono, vendono e soprattutto la gente ancora lavora. Insomma tutte quelle cose che ostacolano gli obiettivi illuminati dei nuovi architetti del sociale”.
 
Ultima spiacevole notizia: fonti interne del nemico confermano che si è trattato di un esperimento bellico, solo per vedere l’effetto che fa.

Alcuni terremoti  sono stati causati dagli Alleati USA. In questi ultimi giorni il bollettino sismico dell’Istituto nazionale di geofisica e Vulcanologia ha registrato terremoti artificiali, innescati dai dispositivi bellici degli Stati Uniti d’America. La firma inconfondibile è l’ipocentro superficiale a circa 8-10 chilometri di profondità.
 
 http://cnt.rm.ingv.it/

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                                                 Gianni Lannes

IL GOVERNO USA E’ RESPONSABILE DEL TERREMOTO IN EMILIA

Brevi di  cronaca:
Modena, tornado a Castelfranco Emilia

Come se non fosse bastata l’improvvisa e decisamente aggressiva grandinata abbattutasi sul Modenese nel pomeriggio di oggi, a Castelfranco Emilia ha fatto visita non una tromba d’aria qualsiasi, ma un tornado in grande stile che, quasi quasi, sembrava uscito dal popolare “Twister”, disaster movie del 1997. Il gioco di correnti d’aria ha dato vita un fenomeno che, negli ultimi anni, sta diventando purtroppo sempre più frequente nelle nostre zone.

TROMBA D’ARIA: IL TORNADO A RIDOSSO DELLE CASE (YOUREPORTER)

In molti, esterrefatti, si sono fermati ai lati delle strade per scattare foto o girare video (filmati qui e qui). Fortunatamente, oltre a sollevare un gran polverone, pare che il fenomeno meteorologico non abbia causato particolari disagi alla popolazione (il centralino dei Vigili del Fuoco non è stato subissato di telefonate e di richieste di intervento), ma solamente tanta, tanta paura a chi, per qualche attimo, si è sentito come Dorothy, in Arkansas, nel celebre romanzo di Frank Baum “Il Mago di Oz”.

TROMBA D’ARIA: IL VIDEO (YOUREPORTER)

SAN MARTINO IN SPINO – Tromba d’aria anche a Mirandola. Nella frazione di San Martino in Spino, è stato temporaneamente chiuso al traffico il tratto della strada provinciale 7 che attraversa il centro abitato, per agevolare l’accesso dei mezzi di soccorso. Oltre al personale del settore Viabilità della Provincia, sul posto stanno arrivando i tecnici della Protezione Civile provinciale per valutare i danni causati dall’evento e approntare una sistemazione per le persone la cui casa è stata resa inagibile.

TROMBA D’ARIA: IL VIDEO DI UN’AUTOMOBILISTA (YOUREPORTER)

AGGIORNAMENTO – Stando a quanto riportato da YouRepoter, il tornado manifestatosi oggi pomeriggio a Castelfranco Emilia ha causato danni a una decina di edifici: a patire le conseguenze del fenomeno meteorologico sono stati capannoni ed edifici rurali siti nella zona di via per Panzano. Il violento spostamento d’aria ha anche sradicato alberi secolari. Sono all’opera i vigili del fuoco con diverse unità per valutare le conseguenze del fenomeno atmosferico.

http://www.modenatoday.it/cronaca/tornado-castelfranco-emilia-3-maggio-2013.html

video:

http://www.youreporternews.it/2013/tornado-emilia-il-racconto-dei-momenti-di-paura-ad-argelato/

http://www.youreporternews.it/2013/tornado-in-emilia-da-castelfranco-emilia-a-bentivoglio-video-dei-danni/

http://www.youreporternews.it/2013/il-tornado-mentre-si-sposta-tra-bologna-e-ferrara/

http://www.youreporternews.it/2013/il-giorno-dopo-la-tromba-daria-video-dei-danni-in-provincia-di-modena/

tornado in Italia:

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ITALIA-EUROPA: STATO DI GUERRA PERMANENTE

2 maggio 2013
di Gianni Lannes

Attenzione non solo al potere finanziario ma a quello delle élite militari. “Il Ministero della Difesa emana la “Direttiva ministeriale in merito alla politica militare per l’anno 2013”. Il documento risulta inquietante, ma la realtà è anche peggio. Uno scenario che vale come consiglio di lettura per tutti, negazionisti compresi. Certo, la dichiarazione di stato bellico non è ancora ufficiale, ma questi sono gli atti preliminari in vista di un’esecutorietà lampo. Anche perché questo atto istituzionale fa riferimento alla politica monetaria esplicitamente eterodiretta.

Come è noto, in tempo di guerra vale l’ordinamento appunto bellico. Infatti, questo documento non fa riferimento alla Costituzione Repubblicana, bensì al “Codice dell’Ordinamento militare, alle conclusioni del Consiglio europeo del 13-14 dicembre 2012, al Chicago Summit Declaration (rilasciata dai capi di Stato e di Governo dei Paesi dell’Alleanza Atlantica” il 20 maggio 2012), dove anche i rappresentanti del Belpaese senza alcun mandato del Popolo sovrano hanno accettato e confermato la guerra nucleare, ma soprattutto si poggia sul Trattato di Lisbona (firmato il 13 dicembre 2007 da Prodi & D’Alema) entrato in vigore nel 2009, annullando in punta di diritto la nostra Carta Costituzionale.

Alla luce di Eurogendfor di cui avevo già scritto tre anni fa (alla voce Trattato di Velsen), ovvero la gendarmeria militare europea sotto il controllo della NATO, che esautora tutte le forze di polizia, carabinieri compresi (in via di scioglimento), con licenza di uccidere e distruggere senza alcun controllo della magistratura e del Parlamento, ecco i punti (da 29 a 31) più preoccupanti delineati dal ministro della Difesa a pagina 10:

«L’Italia deve saper concorrere ad iniziative multilaterali caratterizzate da un significativo impegno militare, per affrontare in tempi brevi e in maniera risolutiva, crisi che dovessero accendersi in aree o contesti di critica rilevanza per la sicurezza del Paese e della stabilità internazionale.

Nel contempo alla luce delle istanze che giungono dal Paese, le Forze Armate devono tenersi pronte ad assicurare quel supporto tecnico e organizzativo che risulta decisivo in caso di particolari emergenze nazionali, nei modi e nei tempi che verranno richiesti da parte della autorità preposte alla gestione di tali eventi.

Non può essere, infine, ignorata la possibilità, per quanto remota, di un coinvolgimento del Paese e del sistema di alleanze del quale siamo parte in un confronto militare su vasta scala e di tipo ibrido, ovvero che implichi sia operazioni militari e convenzionali, sia operazioni nello spettro informativo, sia operazioni del dominio cibernetico».

Il Vecchio Continente alla stregua del Belpaese ha politicanti che prendono ordini come fantocci da poteri sovranazionali.

L’allarme rosso per la democrazia suona per l’intera Europa, incapace di ergersi in autonomia a confronto della volontà governativa di dominio globale degli Stati Uniti d’America.

documentazione e riferimenti:

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SCIE CHIMICHE NEI CIELI: PROVE MILITARI,SCIENTIFICHE E TECNICHE

2 maggio 2013
di Gianni Lannes

La parola  scie chimiche (“chemtrails”) non è un’invenzione dei complottisti, bensì un termine ben codificato nei manuali operativi dell’aviazione militare Usa, almeno dagli anni ’60.

Ecco una serie di riscontri e prove inequivocabili, compreso il famigerato Chemtrails, chemistry 131 manual, fall 1990  (edito dal Dept. of Chemistry, U.S. Air Force Academy, nel 1990) in cui è discussa la modifica della metereologia usando ioni di plasma e altri prodotti chimici. Nel 1990 si trovano corsi con il titolo di “scie chimiche” presentati dall’United States Air Force Academy, Dipartimento di Chimica USAFA. Il motivo di questa scelta linguistica non è un caso.

Dunque  non è stata coniata da “teorici della cospirazione”, ma dall’Air Force almeno nel 1990, proprio in concomitanza con l’ apparizione delle scie persistenti nei cieli statunitensi e canadesi, denunciati da molte persone da allora ai giorni nostri. Il documento era stato copiato su un microfilm nel 1992. Addirittura il programma in materia della Nasa è datato 1966.

Infine, è utile la lettura di un rapporto sull’intossicazione da bario – che provoca tra l’altro sclerosi multipla – indotta dall’aerosolterapia bellica.

PROVE:
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Dopo la visione del film Lincoln d Spielberg…..
Alcune riflessioni.
Penso che dire che Lincoln ammantato di un aura mistico religiosa e di buoni principi di democrazia platonica e aristotelica ( x quello che ne poteva sapere lui, che le avrà lette in cattivissime traduzioni dal Greco e latino)….
non convince x niente.
La Creazione ( sottolineo creazione e non invenzione….non si inventa nulla ) di un Potere Centrale Dominante, negli Sati U,niti è costata all’America 2 milioni di morti….
I sani principi come l’abolizione della schiavitù non ha fermato affatto l’orrore della guerra, ( e quella fu un orrore x chi non lo sa ) neppure dopo la difficle approvazione dell’emendamento anti schiavista che era valida però nella sola parte nordista dell’America….e quindi approvata dall’assoluta minoranza degli americani che allora non comprendeva ovviamente gli Stati del Sud.
Nulla da ridire, x carità, ma in fatto di Democrazia però…….c’è qualcosa di fosco.
Con l’approvazione dell’emendamento, si voleva impoverire una larga maggioranza di proprietari terrieri e tagliare le gambe al loro potere politico x sempre…..cosa che garantiva il rulo decisivo dei banchieri e dei politici….degli Artigiano e degli industriali….che non avevano contribuito quanto gli agricoltori allo sviluppo economico dell’America. Così,improvvisamente i ricchi latifondisti del Nord si ritrovarono poveri temporaneamente, ma quanto basta a convincerli che la guerra al Sud doveva essere vinta ( almeno per il loro bene dato che con la vittoria i territori + ricchi del Sud potevano cadere definitivamente nelle loro mani, cosa che è avvenuta )
a guerra finita….si garantiva l’acquisizione della ricchezza, degli stati del Sud con leggi particolari, e cioè con l’indebitamento dei latifondisti obbligati a pagare le spese delle guerra e poi con una finta crisi che ricorda proprio quella attuale rendendo impossibile il pagamento degli interessi ( il mondo non è cambiato mai !)
I Banchieri si impadronirono di tutto !
e dei 2 milioni di morti sul campo…….chissene frega !
No ! Non fu vera gloria !,
le leggi antschiavitù, furono soltanto una rinuncia temporanea di potere, x acquisirne dei maggiori a guerra conclusa, cioè quelle in mano dei nemici sudisti !
A quella guerra, seguirono poi i decenni di povertà per il popolo l’Americano e 1 generazione nuova doveva crescere x sostituire tutti i reduci inabili al lavoro eredità di tutte le guerre del mondo….
quello fu il 1° new deal, dove si arricchirono solo quei pochi privilegiati che avevano finalmente ottenuto la possibilità dal governo centrale di appropriarsi con leggi ad Hoc, delle grandi ricchezze del sud,
Si dedicarono subito a spolpare terrieri, accusati ormai di essere tutti quanti dei feroci razzisti…..( la vecchi amanipolazione mediatica basata sui giornali controllotai dal potere bancario e politico )
Qando poi, razzisti lo sono diventati x davvero,….a questo ha contribuito in modo decisivo, proprio la guerra di secessione con i suoi inganni e i suoi pessimi mandanti .
La questione razziale, rimase anche dopo, come tutti sanno, non fini affatto con la fine della schiaitù, i neri sono rimasti + o – emarginati anche dopo, fino ai recenti giorni delle rivolte del 1960.Ma cosa c’entra oggi…tutto questo?
Provare ad immaginare….è la stessa politica falsa e farlocca di oggi, quella brevettata dai Lincoln Rooswelt ecc.
senza esccezione x l’europa, è proprio la stessa che ha guidato i passi della creazione degli Stati Centralisti dell’ Unione Europea, mettendo tutto il potere nelle mani della Germania e Francia.
La stessa retorica fasulla, gli stessi inganni, inganni razziali e politici, l’aumento dell’emarginazione e della povertà, e l’arricchimento dei membri del governo e del partiti ma specialmente di quelli esplicitamente guerrafondai ( la germania appunto ! la storia non vi dice nulla??)…..
Lo stesso miracolo economico che avvenne allora……si ripete oggi con il Rewind !
Ciò si ripete con una costante fissa nella Storia di tutte nazioni, riaffermando un dogma antico…..quello che dice che “la ricchezza non può e non deve essere condivisa da troopi ” !
Aggiugendo anche che ” deve essere posseduta dal governo centrale e gestita per gli interessi esclusi di poche (anzi pochissime) persone “!!
Amen !
P.S.
Lincoln non fu assassinato da coloro che volevano un mondo di schiavitù…
Ma per ben altri motivi….
Quando “uno” diventa troppo esperto nell’ingannare il prossimo…..il potere, lo teme ,e ergo: lo fa sparire dalla scena.
Infatti poterebbe giocare le sue carte + strategiche proprio contro quel potere che gli era stato alleato. i signori della guerra, ergo: quelli che il potere 1 volta ottenuto, non lo voglio concedere ( chamali fessi) .
Praticamente, un Leader si è sempre rivelato molto scomodo col tempo, per i banchieri politici massoni ecc……quando non si ritirano da soli, evitando di rivelare accuratamnte i retroscena + segreti….sopravvivono !
ma quando non si ritirano dalla politica, e creano problemi al vero potere bancario ecc. rivelando i segreti + scomodi ( scheletri ).
Allora……hanno firmato da soli la loro condanna a morte!

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10 maggio 2013 | Autore

Se la risposta all’interrogativo sull’origine dell’universo fosse, per l’umanità, una questione di vita o di morte, le sole persone alle quali dovremmo opportunamente evitare di chiederlo, sono gli scienziati e i ricercatori.
Questa categoria di moderni cialtroni e venditori di fumo in camice bianco al soldo delle multinazionali, sono stati in grado nel solo arco di mezzo secolo (e dobbiamo dargliene atto) di trasformare questo pianeta, da sempre immacolato, in un super mercato dell’orrore surclassando così, ogni primato in fatto di catastrofi indotte dall’azione dall’uomo.
Luminari, filosofi, letterati, sociologi e antropologi, si domandano, sulle cause che hanno prodotto le nostre società moderne e dei loro effetti nefasti sugli individui (degenerazione, relativismo, omologazione, necrofilia, deriva etica e morale) e sull’ambiente tutto.
La risposta ad un tale quesito, va ricavata dalla lettura delle Sacre Scritture che, in forma di metafora, collocavano l’inferno al centro della terra, all’opposto del paradiso, situato nell’alto dei cieli.
L’inferno, solitamente identificato con un mondo oscuro dominato dalle fiamme e dalle tenebre e sotterraneo, è collegato all’operato del Dio e della creatura superiore che ha originariamente introdotto nella Creazione l’errore, la menzogna, il peccato, e, in definitiva, “il principio distruttivo dell’ordine delle cose”. Tale creatura superiore si identifica nel diavolo – nella divinità del male. Il paradiso, diversamente, indica un luogo di piacere finale, sereno e non soggetto al trascorrere del tempo caratterizzato da pace e felicità.
Questa differenziazione di merito fra le due dimensioni metafisiche (distinzione relativa, alla loro diversa funzione), non è casuale ma, terribilmente profetica, individuando nel sottosuolo terrestre (inferno – posto in basso) la causa della nostra condanna, mentre, nella zona aerea celeste, le ragioni, della nostra salvezza.

Per tanto, l’errore (o peccato originale), che ha innescato questo processo degenerativo della coscienza umana, si consuma agli albori della Rivoluzione Industriale quando, in virtù delle nuove invenzioni e dell’Energia necessaria al loro funzionamento, l’uomo (in maniera del tutto innaturale) ha rivolto la sua attenzione alle profondità della terra, mettendo così in atto quell’opera di profanazione e di violazione che, in seguito, ne ha determinato la sua condanna.
Se siamo in grado di dare un’interpretazione logica, corretta e conseguente alla narrazione biblica riguardo a questo tema, possiamo dedurne il suo significato più remoto: l’Energia profonda è di natura maligna e quindi distruttiva, l’Energia alta, è di natura divina, creatrice e salvifica. L’inferno quotidiano che, oggi, sta divorando i residui barlumi di felicità e di speranza di un’umanità smarrita (defraudata da ogni principio etico e morale e avvolta dalle tenebre di una persistente paura esistenziale), è l’ovvia conseguenza indotta dal superamento dei ragionevoli limiti, fuori dai quali, ogni felicità trasfigura in orrore. Questa subdola “modernità “ne è la conferma inopinabile – la prova del nove che prescinde da ogni altra considerazione.
Petrolio, gas, carbone e minerali/materiali radioattivi che, come in preda ad un’arsura nevrotica abbiamo sottratto senza sosta al sottosuolo terrestre, sono la rappresentazione iconografica dello “sterco del Diavolo”, in cambio del quale abbiamo barattato la nostra anima e il futuro delle nuove generazioni.
Abbiamo scoperchiato il “vaso di Pandora” e liberato quella maledetta energia, che la Volontà creatrice aveva da sempre sotterrato e imprigionato sotto i nostri piedi.
Così ogni cosa è stata contaminata e violata; ogni acqua, ogni terra e ogni aria. Il cuore dell’uomo si è incenerito sotto la luce rovente della modernità e, le passioni, i sogni, i sentimenti, atmosfere ed emozioni, si sono dissolte come fumo nel vento. Avremmo dovuto rivolgere il nostro sguardo al cielo, sull’esempio delle grandi e illuminate civiltà del passato, e seguirne il cammino intrapreso, con la necessaria umiltà, deferenza e il dovuto timore.
La Rivoluzione Industriale, si è presto trasformata in una rovente fucina dove, Satana in persona, a forgiato a sua immagine e somiglianza, l’originaria natura umana, depotenziandola da ogni slancio creativo e passionale.
Il problema dell’uomo “moderno” sta nell’ordinamento sociale non adeguato alle sue reali e naturali potenzialità e aspirazioni, negandone così la sua autenticità e lo scopo.
È interessante la conclusione di Erich Fromm quando afferma che, così come esiste una “follia a due”, esiste anche una “follia a milioni”. Il fatto che milioni di individui condividano gli stessi vizi non fa di questi delle virtù e quindi, nel caso, milioni di persone condividono la stessa società e le stesse patologie.

Una società sana deve insomma sviluppare quelle condizioni che possano promuovere la salute mentale e quindi favorire prospettive, progetti ed obiettivi, sostenendo la tendenza dell’uomo ad amare i propri simili, anziché creare condizioni di divisione e di competizione.
L’aggressività maligna, è quella pulsione irrefrenabile che induce alla spinta distruttiva, ben spiegata, da Fromm, nell’atteggiamento del sadico, il cui desiderio è trasformare una persona in un oggetto, in un elemento di possesso, su cui esercitare la propria volontà dispotica e oppressiva. Per il sadico, l’annientamento dell’altro, è la gioia più grande che va oltre il piacere di infliggere sofferenza. In quest’ottica si delinea quindi, quello che Fromm definisce, un atteggiamento necrofilo dove, la tendenza di vita (insita nel biofilo) viene progressivamente ridotta fino a farla diventare inanimata; questo amore e questo tendere verso l’inanimato viene definito da Fromm, necrofilia.

Quello che emerge dall’analisi di Fromm è che l’aggressività e la distruttività umana risentono delle condizioni ambientali in cui l’individuo nasce, cresce, matura e, della struttura, del sistema sociale stesso. Da qui le risposte potenziali sono due: la prima è la sindrome alla vita; ma quando l’uomo viene soppresso, frustrato e alienato, l’altra risposta che è in grado di dare, è di tipo distruttivo, regredendo verso stadi inferiori e volgendo alla necrofilia che porta inesorabilmente alla sindrome che ostacola la vita.

Lo stesso “Futurismo” si offre all’era elettromeccanica e aderisce alla storicizzata avversione, di stampo “barocco”, verso una “natura” naturale in trasformabile. Sarà proprio l’amore incondizionato verso la natura artificiale (in qualche modo privata dei suoi attributi vitali), a far insorgere, in uno studio di Erich Fromm “Anatomia della distruttività umana” (assolutamente da leggere!!), il sospetto che Marinetti, insieme ad altri famosi casi analizzati come Hitler o Churchill, fosse affetto da tensioni necrofile.

La necrofilia può essere descritta come l’attrazione per tutto quanto è morto, putrido, marcio, malato; l’impulso volto a trasformare quel che è vivo in qualcosa di non vivo; di distruggere per il piacere di distruggere, l’interesse esclusivo per tutto quanto è puramente meccanico – la passione di “lacerare le strutture viventi”.
Secondo Erich Fromm la necrofilia si manifesta con l’amore per le macchine, per tutto ciò che non è vivo – l’avversione per le persone, gli odori, i sapori, i colori, e per tutto ciò che ricorda la vita. 
La tecnica, che rappresenta la base su cui poggia l’organizzazione dei sistemi industrializzati, è strettamente legata alla spinta distruttiva della necrofilia. L’escalation della capacità distruttiva delle armi e la possibilità di evitare il contatto fisico con la vittima offerta dal progresso scientifico, rende profondamente impersonale il dare la morte ad un altro essere umano, specialmente in caso di guerra.
Fromm ipotizza il caso estremo di un soldato addetto a sganciare una bomba nucleare da un aeroplano: la consapevolezza dell’atto di uccidere è quasi inesistente, e la differenza fra la morte di una, dieci o un milione di persone (non essendo percepibile dall’esecutore), non ha nessuna rilevanza; il compito del soldato si riduce all’utilizzo corretto di una macchina (la macchina viene servita), senza che scrupoli di altro genere interferiscano a livello della coscienza.
Con la “tecnicizzazione della distruzione” avviene la rimozione del “riconoscimento affettivo completo per quello che si sta facendo” e perciò la sua razionalizzazione.
All’interno della società di massa, la necrofilia subisce una specie di evoluzione. La sua correlazione con le percezioni sensoriali dirette come l’olfatto, il tatto, il gusto diventa sempre più modesta, fino a scomparire del tutto. Gli interessi dell’uomo si trasferiscono da ciò che è naturale, spontaneo, vivo ed umano, a ciò che è artificiale, meccanico, divertente ma non gioioso. La sessualità diventa una capacità tecnica, i sentimenti sono appiattiti e talvolta sostituiti col sentimentalismo.
Il controllo assoluto dell’ambiente circostante, bramato dal necrofilo, finalmente è raggiunto, grazie alla tecnica, ma esso si espande a tal punto da inglobare la vita stessa dell’individuo, che a sua volta verrà controllato dalle macchine da lui create. Il carattere distruttivo dell’uomo, assume dimensioni planetarie, paradossalmente proprio per colpa dell’aumentare della sua conoscenza tecnica. Una distruttività che non si limita al presente, ma che è rivolta a un ipotetico futuro.
L’uomo cibernetico sviluppa ulteriormente il suo narcisismo, diventando egli stesso uno strumento per raggiungere il successo, e quindi, intensificando verso l’interno, l’investimento libidico ma, allo stesso tempo, egli allarga il proprio Sé, su una realtà solo virtuale (come diremmo oggi), su cui riversare gli impulsi narcisistici.
 Si instaura così un altro rapporto simbiotico di dipendenza in cui, la madre dell’uomo non è più la natura, ma quella ‘seconda natura’ che egli si è costruito; le macchine che lo nutrono e lo proteggono” – un quadro perfetto della nostra realtà.
La biblica mela che, in maniera subdola e seducente, il serpente demone offre alla coppia Adamo ed Eva, venendo meno, così, ad un patto verbale stipulato con il loro Creatore, è la metafora inequivocabile dei nostri tempi. Il mondo moderno, è l’ovvio risultato della profanazione del mistero della vita, sulle cui basi ha edificato il suo impero perverso fatto di menzogna, contraffazione, paura e relativismo. Il mistero violato è paradigma di infedeltà verso l’impianto etico, e di vanesio narcisismo di un Ego corrotto, che nell’incomprensione arbitraria del Disegno Divino e delle attenuanti addotte, degenera, da peccato, in reato grave per alto tradimento. Un peccato dunque imperdonabile che, per la sua unicità e la straordinaria gravità, ha contemplato una pena esemplare e senza sconti. Il bisogno di amore e di amare di Cristo, é certamente di natura divina, logico risultato di una sensibilità sconfinata che, in ogni gesto, in ogni soffio di vento e in ogni parola, poteva cogliere, leggere e interpretare in forma profetica, futuri accadimenti, eventi e catastrofici mutamenti.
Questa Energia che tanto esaltiamo e che contro ogni logica e ragionevolezza, vorremmo imprigionare, imbrigliare per soddisfare debolezze, perversioni e dipendenze, è il paradigma della fine di un’umanità snaturata, svuotata della sua originaria essenza.
La sola Energia di cui abbiamo bisogno, va ricercata nella nostra volontà, nella forza, delle nostre braccia, nello spirito di solidarietà e nel comune buon senso. Siamo privi di quella passione che, da sempre, ha motivato e caratterizzato ogni azione umana, liberandoci dalla paura e riconciliandoci con il mistero della vita.
Il futuro dei nostri figli, non risiede negli inferi del sotto suolo terrestre, ma è li, sopra le nostre teste: nel vento che accarezza le foglie degli alberi e nella sorprendente luce del sole che riscalda i nostri cuori.

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Lannes a Palermo il 17 maggio

Con terremoti e sconvolgimenti climatici di origine artificiale il Governo degli Stati Uniti d’America attenta alla vita dell’umanità!

I cieli del nostro Paese, come quelli di gran parte del mondo sono intrisi di bario per far funzionare a dovere HAARP, un dispositivo ionosferico che periodicamente scatena terremoti artificiali. Per l’Italia, ad esempio, posso citare il caso, senza tema di smentite, della strage a L’Aquila il 6 aprile 2009, e del tragico esperimento in Emilia l’anno scorso, oppure del precedente test sulla città di Palermo andato in onda il 13 aprile 2012. E così via…

Gli esperti hanno già dichiarato pubblicamente (e perfino in audizione parlamentare) che ci sarà presto nel nostro Paese un terremoto enormemente distruttivo che distruggerà il Mezzogiorno d’Italia.

Nel frattempo, ogni giorno respiriamo ed ingoiamo da un decennio metalli pesanti che piovono dal cielo e servono all’US Air Force per rendere l’atmosfera elettroconduttiva!

Ora basta… non siamo carne da macello! SU LA TESTA!

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/05/lannes-palermo-il-17-maggio.html

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Salvate il soldato Letta

Volete ridere? Nella telefonata di lunedì a Enrico Letta il presidente Obama tra le altre cose ha chiesto espressamente aiuto all’Italia per «salvare la Libia dal caos», cioè dalla crescente instabilità per l’avanzata delle milizie islamiche integraliste. Parole tragiche. Come se non fosse stato l’intervento «umanitario» di Nato, Usa e Francia (con bombardieri e migliaia di consiglieri militari) in soccorso degli insorti libici, per buona parte jihadisti, a far cadere Gheddafi nell’autunno 2011.

Sembrano così incredibilmente materializzarsi i fantasmi evocati proprio dal raìs poco prima di soccombere: «State aiutando i nemici dell’Occidente…ve ne pentirete».
Ora dalle parole di Obama quel che viene evocato direttamente è il terrore che si ripeta il «caso Bengasi», l’evento drammatico dell’11 settembre 2012 – solo 8 mesi fa – quando jihadisti ben organizzati attaccarono il consolato americano nella capitale della Cirenaica uccidendo tra gli altri l’ambasciatore Usa Chris Stevens. Un evento tragico sul quale la Casa bianca è sempre più imbarazzata, anche perché la diffusione di tutti i documenti sull’affaire ha messo in evidenza il conflitto aperto tra le diverse agenzie d’intelligence americane. Un conflitto che mise di fatto a repentaglio la vita di Stevens e la leadership statunitense: per quello uscì di scena Hillary Clinton che se ne assunse la responsabilità, il capo della Cia (l’«infedele» eroe di Iraq e Afghanistan) David Petraeus, fino a Susan Rice ambasciatrice all’Onu. Una debacle. Che cosa bisognava nascondere a tutti i costi? Che i criminali protagonisti del bagno di sangue a Bengasi erano stati gli stessi interlocutori della guerra a Gheddafi solo pochi mesi prima.

Per questo Obama ha paura per decidere se intervenire o no in Siria. Non tanto, come fu per l’Iraq, della inesistenza o falsificazione delle armi chimiche, su cui pure c’è stato e c’è scontro nella comunità internazionale. Obama teme nell’immediato il moltiplicarsi dei «casi Bengasi», subito contro le ambasciate Usa dei paesi arabi e poi nella eventualmente «liberata» Siria. Per la quale con Qatar, Arabia saudita e Turchia gli Stati uniti di Obama hanno fatto affluire verso le milizie ribelli (salvo scoprire a posteriori che si trattava di gruppi legati ad Al Qaeda ) miliardi di aiuti in armi, dollari e consiglieri. Vere e proprie finanziarie di morte.

È la grande guerra civile americana: per fermare il «comunismo» durante la guerra fredda, vinta definitivamente nell’89 gran parte per implosione del nemico, dagli anni Cinquanta in poi gli Stati uniti hanno usato, anche militarmente in guerre «pulite» e «sporche», golpe militari, terrorismo di stato, provocazioni, milizie integraliste (internazionalizzando fra l’altro le cellule islamiste che poi sarebbero diventate quella che viene chiamata Al Qaeda). Valori e protagonisti spesso antagonisti e nemici giurati di quella che si vuole a tutti i costi sia invece la democrazia americana. Vinta la guerra fredda, la sfida «innaturale» invece che finire è ripresa più attiva che mai, anzi la guerra combattuta e l’interventismo mascherato da umanitario (dall’ex Jugoslavia, alla Somalia, dall’Iraq all’Afghanistan per vendicare l’11 settembre 2001) sono tornati occupando il cuore della scena globale. Fino a che gli integralisti islamici non si sono messi in proprio, rivolgendo la loro iniziativa criminale contro Usa e Occidente.

Ora, con una telefonata, Obama ha ricordato a Letta che cinquecento marines stanno per arrivare a Sigonella, di pronto impiego in Libia, nella turbolenta Bengasi, santuario con la Cirenaica islamista della scia di sangue che va dall’Algeria al Niger fino al Mali. Ma soprattutto santuario della crisi in Siria, dove si combatte un conflitto per procura tra tutti gli stati mediorientali (che torna a riaprire la ferita mai chiusa dell’Iraq) e tra gli sciiti e i sunniti. E che vede già impegnato, irresponsabilmente, con forniture militari e raid aerei anche Israele.

E’ stata insomma quella di Obama a Letta una telefonata di servitù militare. Per tastare il polso sulla disponibilità italiana a coprire un nuovo intervento militare e per verificare l’asse filoamericano e filoisraeliano dell’ibrido governo Letta-Berlusconi che schiera come ministra degli esteri l’«arabista» Emma Bonino che, a questo punto, pare messa lì a bella posta: sa l’arabo, ma solo per dire no ai diritti dei palestinesi e difendere, come fatto finora, i soprusi del governo israeliano.

Che fare allora? Quello schieramento che è sceso in piazza con la Fiom sabato scorso non può accontentarsi delle pur importanti parole contro la guerra del rigoroso e troppo inascoltato Gino Strada di Emergency. Sigonella ci chiama in causa. Come Aviano. Come dimenticare infatti che nello stesso giorno in cui i giovani terroristi di Boston sono stati incriminati per «armi di distruzione di massa» – (per due pentole di chiodi, che se avessero usato gli ordigni che la Cia fornisce ai jihadisti siriani, altro che tre vittime…) – il Pentagono ha annunciato un investimento di 11 miliardi per adeguare ai nuovi F-35 le 200 testate atomiche americane depositate in Europa, di cui 70 ad Aviano e Ghedi? Testate che Washington da anni prometteva di smantellare.

A proposito, quel che resta di opposizione in parlamento, davvero non ha niente da dire su tutto questo? Non dimentichiamo che, dentro l’attuale crisi del capitalismo, la prima vittima è stata ed è la democrazia. Da questa assenza, cresce una voragine di legittimità della quale la guerra è la fase costituente.

Tommaso Di Francesco
Fonte: www.ilmanifesto.it
22.05.2013

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mercoledì 5 giugno 2013

10196_483770838366516_1991878249_nRiceviamo e pubblichiamo da Angelo Iervolino:

Bagno di sangue in Turchia la polizia uccide i manifestanti

<dir=”ltr”>Scontri e uccisioni in tutta la Turchia, le foto e i video che provengono dalla Turchia sono impressionanti. Dalle informazioni che mi sono arrivate ci sono stati minimo 2 morti e 4 persone hanno perso la vista dopo essere stati centrati dai candelotti lacrimogeni o proiettili di gomma sparati dagli agenti, mentre altri 5 sono in pericolo di vita per fratture al cranio, oltre 1700 arresti e più di 1000 feriti. La polizia è intervenuta con i gas lacrimogeni, lanciati anche dagli elicotteri, ha usato idranti e ha anche fatto ricorso a bastoni elettrificati, che colpiscono con scariche anche di 40.000 volt le persone, stordendole. In 67 città Turche contestazione anti-governo, secondo il ministro Guler negli ultimi 4 giorni ci sono state 235 manifestazioni di protesta in tutta la Turchia. Oltre a Istanbul e Smirne, nella Capitale Ankara migliaia di persone hanno marciato per il centro tentando di raggiungere il Parlamento. Nel centrale quartiere di Kizilay centinaia di persone hanno lanciato pietre contro la polizia. Blocchi parziali per Twitter e Facebook, il principale provider turco TTNET impedisce l’accesso a Twitter e Facebook. Il presidente turco Abdullah Gul ha lanciato un appello al “buon senso” e alla “calma”, ritenendo che le proteste abbiano raggiunto “un livello preoccupante” e Il premier Recep Tayyp Erdogan ha detto: “Azioni estreme dalla polizia”, ma nel frattempo non ha fermato la polizia e gli scontri sono continuati col massacro dei manifestanti. Molti manifestanti sventolano la bandiera nazionale, e chiedono le dimissioni del primo ministro Recep Tayyp Erdogan. In alcune zone della città di Istanbul i Turchi del TKP riescono a far arretrare la polizia ecco il video:

Ormai in Turchia è in atto la dittatura e la repressione violenta della popolazione.
Ecco i video degli scontri:
Le immagini contenute in queste note sono esplicite e raffigurano scene di guerriglia in Turchia. E’ sconsigliata la visione ad un pubblico non adulto e facilmente impressionabile.
Notizie Ansa:

<dir=”ltr”>L’ufficio di Amnesty International a Istanbul, nei pressi di piazza Taksim, è stato trasformato in una sorta di pronto soccorso per fornire aiuto ai feriti degli scontri della notte scorsa tra manifestanti e polizia. Lo ha detto all’ANSA, in un colloquio telefonico, il portavoce di Amnesty Italia, Riccardo Noury. “Anche la nostra sede è stata raggiunta dai fumi dei lacrimogeni” e sono “una ventina i volontari – tutto personale medico – che hanno curato decine di feriti, tra i quali alcuni bambini”, ha raccontato Noury, riferendo di maltrattamenti e abusi della polizia nei confronti degli arrestati. “I manifestanti fermati sono stati tenuti in massa, fino a 12 ore, nei blindati della polizia senza acqua, cibo e senza servizi igienici”, ha detto ancora il portavoce di Amnesty raccontando anche di “violenze nella stazione di polizia vicino a piazza Taksim e nella stazione centrale di polizia di Istanbul”. Secondo fonti mediche, ha precisato Noury, “lacrimogeni sono stati lanciati anche all’ingresso degli ospedali” e la polizia “ha arrestato feriti che necessitavano di cure”.

Ecco le informazioni trovate sul perché degli scontri:

<dir=”ltr”>Migliaia di persone stanno manifestando a Istanbul da venerdì 28 maggio per impedire la distruzione di uno dei parchi più importanti della città, il Taksim Gezi park, per fare posto a una caserma militare, un centro commerciale e una moschea secondo il piano voluto dal primo ministro Recep Tayyip Erdogan, ex sindaco di Istanbul, che vorrebbe trasformarla in una delle “capitali del mondo”. Nel piano, infatti, è prevista anche la costruzione del terzo ponte per collegare la parte europea a quella asiatica e la realizzazione di uno degli aeroporti più grandi del mondo.

La storia del Taksim Gezi park

<dir=”ltr”>Il Gezi park è un parco che si trova a fianco di piazza Taksim, nel distretto di Beyoglu. Ospita circa 600 alberi ed è una delle aree verdi storiche della città turca. Il parco, costruito sulla base del piano dell’architetto francese Henri Prost, è stato aperto al pubblico per la prima volta nel 1943 con il nome di Inonu park, in onore del secondo presidente turco Ismet Inonu che ha guidato il paese dal 1938 al 1950. La sua realizzazione, però, è stata voluta dal padre della Repubblica e primo presidente, Mustafa Kemal Ataturk, e ha comportato la demolizione di una caserma militare nel 1940, la stessa che ora vorrebbe essere ricostruita al posto del parco. Nel corso degli anni la sua estensione è stata ridotta più volte per fare spazio a diverse strutture alberghiere pur rimanendo uno dei luoghi più importanti e amati dai cittadini di Istanbul per rilassarsi e incontrarsi.

L’esplosione delle proteste

<dir=”ltr”>Le proteste si sono intensificate nella giornata di venerdì 31 maggio dopo che alla polizia è stato ordinato di usare la forza per sgomberare le tende dei manifestanti, per la maggior parte pacifici, e costringerli ad abbandonare il parco anche attraverso l’utilizzo di idranti, lacrimogeni e spray urticanti. I feriti causati dagli scontri sarebbero già più di un centinaio, alcuni in gravi condizioni. Tra questi ci sarebbero anche giornalisti, fotografi e due deputati dell’opposizione al governo guidato da Erdogan. Dopo le prime notizie arrivate da Istanbul, cortei di solidarietà si sono tenuti anche ad Ankara, capitale della Turchia, e in una decina di altre città. La lotta per la difesa di un parco si sta trasformando in qualcosa di più ampio.

<dir=”ltr”>Secondo il corrispondente dalla Turchia di Euronews, le proteste “sono iniziate contro un progetto di urbanizzazione, ma poi il carattere della mobilitazione è cambiato. Gran parte dei manifestanti non sono solo contrari al progetto ma protestano contro il comportamento del governo che non prende mai in considerazione il punto di vista dei cittadini”.

<dir=”ltr”>Erdogan, il cui atteggiamento è stato da sempre considerato troppo autoritario da parte dei partiti di opposizione, ha dichiarato di voler proseguire nella realizzazione del progetto di trasformazione di Istanbul a prescindere da cosa facciano i manifestanti. Inoltre ha affermato che le proteste sono di natura politica e non hanno nulla a che vedere con la distruzione del parco.

Altre fonti informative:
Per ulteriori informazioni , leggere qui:
Angelo Iervolino
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Il panopticon della povertà

Dopo gli Stati Uniti, la svolta neoliberista del sistema detentivo sbarca in Italia. Crescono i detenuti, il superaffollamento delle celle, ma non decolla la privatizzazione della gestione delle prigioni. Un percorso di lettura sul carcere come una istituzione finalizzata al controllo sociale di una popolazione sempre più impoverita

Per fare alcune considerazioni sul rapporto stretto che lega neoliberismo e carcere, è opportuno partire dal volume di Loïc Wacquant Iperincarcerazione. Neoliberismo e criminalizzazione della povertà negli Stati Uniti (Ombre corte. Ne ha già scritto su questo giornale Vincenzo Vita il 7 giugno). È, quello dello studioso francese, un «diario della crisi» dell’Impero visto da uno dei suoi lati più oscuri: il disastro sociale, eppur funzionale e messo a valore, che l’ideologia neoliberista ha provocato negli States. Lo stesso autore con Punire i poveri. Il nuovo governo dell’insicurezza sociale (DeriveApprodi) e Simbiosi mortale. Neoliberismo e politica penale (Ombre corte), ancora prima che esplodesse la bolla finanziaria del 2008 aveva anticipato come il controllo e la gestione della marginalità, tramite l’ipertrofia penale e carceraria, avrebbero portato gli Usa a essere elencati tra i paesi con il più alto tasso di carcerizzazione del mondo esibendo senza alcuna vergogna settecentosedici prigionieri su centomila abitanti al 2012 (i dati sono ricavati dagli studi dell’International Centre for Prison Studies).

Il neoliberismo, tuttavia, non ha bisogno di modificare così in profondità la struttura dello Stato. Gli basta una ridislocazione di alcuni meccanismi sociali: dalla distruzione del welfare, passando per il workfare, si arriva al prisonfare. Questo passaggio, sostiene Wacquant, non riguarda tutti gli americani ma una maggioranza percepita come classe pericolosa, una galassia caleidoscopica costituita da un’infinità di soggetti e gruppi sociali caratterizzati da una loro specificità: l’irriducibilità a un mercato del lavoro sempre più desocializzato, strutturalmente precario e schiavistico, che li induce a rivolgersi all’economia informale di strada. In altre parole, come documenta Alessandro Dal Lago nel saggio La produzione della devianza (ombre corte), sono i poveri, i reietti, i disoccupati, le etnie ispaniche e nere, il sottoproletariato delle grandi periferie metropolitane, i sofferenti psichiatrici, le prostitute e i tossicodipendenti ad essere stritolati nelle tecnologie del controllo messe in campo dagli stati nazionali.

Il business penitenziario

Da qui la soluzione neoliberista, che vede un’espansione ormai illimitata dello stato penale su quello sociale, l’ipertrofia degli apparati del controllo disciplinare a scapito di chi ha accettato le condizioni spaventose del lavoro postindustriale e di chi da questo ne è stato escluso. Di conseguenza, naturalmente, si è avuto a seguire un businnes penitenziario (Nils Christie, Il business penitenziario, Elèuthera) in continua evoluzione. Prende così forma un processo di privatizzazione della pena e della sua gestione con l’ingresso, tra gli anni Settanta e gli anni Novanta, delle società imprenditoriali del settore (oggi in riduzione), un’enorme produzione di servizi forniti dai soliti privati in appalto (sanità, educazione, assistenza, logistica, ecc.), il sovradimensionamento di tutto l’apparato punitivo (polizia, agenti penitenziari, Corti penali) e della professione forense. Un affare che complessivamente macina profitti per miliardi di dollari l’anno. Un analogo e lucroso businnes lo hanno avuto le industrie che, portando la produzione all’interno degli stabilimenti penitenziar,i hanno trovato lavoro vivo a sfruttamento totale sotto ricatto e a prezzi imbattibili se paragonati a quelli di fuori. Per quanto riguarda l’Europa, l’importazione del modello penale statunitense ha avuto come conseguenza il raddoppio, negli ultimi venticinque anni, dei i tassi di carcerizzazione, che si sono assestati a una media di 100 prigionieri ogni 100.000 abitanti con un trend dell’ipertrofia dello Stato penale e del suo indotto produttivo in continuo aumento.
Nondimeno l’Italia, da brava prima della classe, che dal 1966 al 1992 aveva un tasso di carcerizzazione tra 50 e 60 prigionieri per 100.000 abitanti, dal 1992 in soli 8 anni è passata a 100 su 100.000. Al 2012 il nostro Paese vanta una percentuale temporaneamente in assestamento di 109 su centomila (International Centre for Prison Studies). Gli altri dati più noti al pubblico sensibile e facilmente riscontrabili sul web sono: dopo aver toccato una punta di settantamila negli anni precedenti, la popolazione carceraria italiana è provvisoriamente assestata su sessantaseimila prigionieri nei 206 istituti penali esistenti. Il tasso di sovraffollamento è 140, ossia 140 prigionieri per 100 posti letto effettivamente disponibili. La composizione carceraria mostra un 37% d’imprigionati per aver violato le leggi sulle sostanze stupefacenti, con un drastico aumento riscontrato dopo l’entrata in vigore della «Fini-Giovanardi» (Legge 309 del 28/02/2006), e un 35% di stranieri come «ottimo» risultato della «Bossi-Fini» (Legge 189 del 30/07/2002). Il rimanente è costituito da uomini e donne incarcerati per reati «predatori di strada» (nomadi, prostitute, psichiatrizzati e marginalizzati in seguito all’espulsione dal mercato del lavoro). Poco meno di 700 i murati vivi dell’incostituzionale 41 bis, tra i quali si riscontra il 4% di suicidi sul totale.
Le censure europee

L’ergastolo, messo all’indice nel 2013 da una sentenza della Corte europea dei diritti umani per palese violazione di tali diritti e incostituzionale secondo l’articolo 27, 3° comma, della Costituzione italiana, colpisce circa millequattrocento detenuti. Si aggira intorno al quaranta per cento sul totale il numero degli imprigionati in custodia cautelare o con sentenze non definitive, dei quali circa la metà saranno scarcerati in seguito all’accertamento della loro innocenza dopo mesi o anni di galera a titolo gratuito. Infine, la tortura. Secondo il Michael Foucault di Sorvegliare e punire e siste da sempre. Oggi sopravvive non solo per la disumana condizione cui il sovraffollamento endemico e strutturale sottopone i prigionieri, ma anche – come documentato da decine di interpellaze parlamentari e da decine di denunce di associazione dei diritti civili – a causa di «squadrette» fuori controllo di agenti violenti che si aggirano indisturbate nelle galere nostrane. In questo caso, non si tratta di estorcere confessioni, ma di stabilire un rigido controllo disciplinare all’interno degli istituti penali e giudiziari (S. Verde, Massima sicurezza, Odradek). Di norma i pestaggi colpiscono i prigionieri riottosi o coloro che hanno reclamato i propri diritti con una certa insistenza. Queste violenze in genere avvengono nelle celle d’isolamento, lontano da eventuali testimoni, nelle quali i malcapitati sono trasferiti per subire il «trattamento». Una realtà, questa, più volte condannata dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti. L’Italia, è noto, non ha una legge sulla tortura, come più volte sottolineato dagli organismi comunitari, da una campagna da parte di pochi deputati e associazioni della società civile. L’indifferenza da parte dei governi che si sono succeduti nel nostro paese è testimoniata dal fatto che in Parlamento giacciono dimenticati nei cassetti numerosi disegni depositati da rari parlamentari sensibili.

L’Italia ha provato inoltre a importare uno dei tratti più distintivi dell’iperincarcerazione neoliberista americana (e inglese), che consiste nella privatizzazione della gestione dell’applicazione penale in carcere. Ma l’idea di aderire alla proposta governativa contenuta nel Decreto Legge 24 gennaio 2012 non ha però entusiasmato gli imprenditori del cemento e della sofferenza; infatti per ora nessuno si è presentato, forse a causa dall’assenza di certezza di un durevole profitto dovuta a decrete attuativi assemti e una burocrazia che, in ambito carceraio, rendono la vita impossibile anche al più paziente degli uomini e delle donne. Infine, dal 2000 al 10 settembre 2013 nel nostro circuito penitenziario si sono avuti duemiladuecento morti di cui settecentonovanta suicidi. Morti per violazione statale del diritto di accesso alla sanità e alla cura. Le patologie più ricorrenti sono Aids, tumori, epatiti, cardiopatie gravi, psicopatologie: patologie quasi tutte acquisite in carcere a causa della promiscuità, di ambienti malsani, malnutrizione e stress psicofisico da detenzione. Ci sono anche i moorti che la sinistra burocrazia carceraria classifica come «da accertare», ovvero quelli «caduti dalle scale».
Negli ultimi 25 anni tutti i governi di ogni colore che si sono succeduti – con una spiccata propensione ecuritaria del centrosinistra (la «riforma» Fassino del 2001, quella di Diliberto nel 1999 e la Turco-Napolitano che ha istituzionalizzato i «lager» per migranti 1998) hanno usato il Parlamento come una clava sulle «classi pericolose». Non serve certo un un esperto per osservare che vi è stata, e vi è tuttora, una produzione spropositata di leggi e decreti che hanno provocato un allargamento dello Stato penale impensabile fino agli anni Novanta. L’evidenza sta nella continua invenzione di nuove fattispecie di reato, nell’innalzamento delle pene edittali, nella concessione alla magistratura dell’uso spropositato della custodia cautelare in carcere come anticipo della pena, dell’uso discrezionale dell’art.41 bis su esplicita richiesta dei Ministeri di giustizia e dell’interno, nell’uso razzista e xenofobo dei Cie.

I professionisti della paura

In questo lungo elenco, non possono essere omesse le campagne securitarie ampiamente amplificate dai media di regime per spaventare la popolazione durante le campagne elettorali di questo o quel partito per raccogliere consensi dovuti dalla paura. Del resto, come osserva Patrizio Gonnella nella prefazione a Iperincarcerazione, una volta ceduta la sovranità a organi sovranazionali come Fmi, Bce, Banca mondiale, agli stati nazionali non rimane che il potere punitivo, al quale tengono enormemente e ritengono inaccettabile ogni intromissione sul «corretto» uso della forza cieca.
Naturalmente non tutto prosegue così linearmente. C’è infatti da registrare che i detenuti reclamano da anni provvedimenti di amnistia e di indulto, come documenta Vincenzo Scalia nel libro Migranti, devianti e cittadini (Franco Angeli). Sono state mobilitazioni avvenute dentro e fuori le mura del carcere e costituiscono un patrimonio di lotte considerevole numericamente e importantissimo che procura non pochi grattacapi ai professionisti della paura, della sofferenza e della punizione. I quali reagiscono nel solo modo in cui sono capaci: arrestare più soggetti possibile per inserirli in un circuito penale ipertrofico dove si compirà il rito sacro della vendetta sociale, della rappresaglia e della violenza punitiva.

La posta in gioco è trovare il giusto modo per inceppare la macchina infernale e disumana del governo neoliberista della carcerazione. Con una raccomandazione: mantenere la memoria storica di classe, fattore essenziale per determinare la direzione giusta da prendere. E soprattutto con chi.

Valerio Guizzardi
Fonte: www.ilmanifesto.it
3.10.2013

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