Un mondo di esseri inferiori da sterminare

7 novembre 2013

di Gianni Lannes – Fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/11/un-mondo-di-esseri-inferiori-da.html

Malattie inventate in laboratorio e morte. La salute è ormai un lusso nel medioevo tecnologico del terzo millennio corrente. Mentre l’élite globale consolida bunker sotterranei, mangia cibi di prima qualità, e nasconde in casseforti artiche semi biologici; gli sparuti negazionisti – decisamente cretini – compresa gran parte della popolazione mondiale muore lentamente di avvelenamento da scie chimiche, e per intossicazione da cibo industriale e perfino geneticamente modificato, ormai da decenni. L’imperativo è ovviamente categorico: la gente non deve sapere niente. Altrimenti scoppierebbe una rivoluzione perfino nell’arretrata Italia, imbottita attualmente di crassi ignoranti. Non a caso nel Belpaese è stata chiusa l’anno scorso la banca del seme naturale che aveva sede a Bari. Un tesoro naturale di biodiversità che il popolo italiano quando si sveglierà dal letargo rimpiangerà davvero. Monsanto docet!

Dunque ignoranza galoppante, stupidità contagiosa e avidità senza limiti. Ci sono imbecilli a pagamento o dementi nullafacenti che blaterano di complottismi. E i media sotto padrone pompano le bufale di regime, coadiuvati dagli esperti di turno e da luminari a parcella e poltrona inamovibile. E così le agenzie di intelligence alimentano la confusione, soprattutto su internet. Il problema vero è la mistificazione della realtà in atto a danno dei popoli. Incredibile: le vittime si scannano tra di loro e applaudono pure; insomma sono più realiste del re.

Ingiustificate ed assurde misure di austerità destinate in gran parte ai poveracci vengono imposte su tutte le ex nazioni del mondo. Eventi meteorologici estremi diventano più micidiali e più frequenti delle guerre, mentre terremoti, eruzioni e cataclismi sono all’ordine del giorno nell’agenda militare a stelle e strisce, ma non solo.

File:Ford Kissinger Rockefeller.jpg
Kissinger & Rockefeller

Il macellaio internazionale Henry Kissinger (uno dei padrini dell’organizzazione terroristica Bilderberg, nella quale militano anche – ma ai gradini inferiori – Enrico Letta e Mario Monti, solo per fare due nomi ), al quale è stato assegnato addirittura il Nobel, ha elaborato un memorandum che riguarda la riduzione della popolazione mondiale come priorità per la salvaguardia delle politiche U.S.A. L’obiettivo di ridurre drasticamente la popolazione mondiale è in atto, anche mediante l’aerosolterapia bellica quotidiana a base di sostanze tossiche come alluminio e bario. Il memorandum porta la data del 24 Aprile 1974 ed e’ intitolato “Le implicazioni riguardanti la crescita della popolazione mondiale per la sicurezza degli Stati Uniti d’America“.

National Security Study Memorandum 200: Implications of Worldwide Population Growth for U.S. Security and Overseas Interests:

http://pdf.usaid.gov/pdf_docs/PCAAB500.pdf

Kissinger propose gli esperimenti di eugenetica come priorità assoluta, poichè affermava che in futuro gli U.S.A avrebbero avuto sempre più bisogno di risorse e che quindi le unità di esseri viventi andavano ridotte per la salvaguardia dei popoli occidentali. Tali politiche sono state ispirate anche dal Club di Roma, un ordine molto potente con sede in Italia che vede il suo massimo teorizzatore in Aurelio Peccei.

Qualche esempio spicciolo. Donald Rumsfield si è sempre adoperato per la raccolta fondi, mirata alla creazione di armi probite usate poi a scopi bellici. La fondazione Bill Gates invece, altra pedina del sistema – con il magnate Bill usurpatore di programmi informatici che gli hanno permesso di diventare ricco in termini esclusivamente economici – porta avanti una mastodontica iniziativa a favore di pericolose vaccinazioni.

Un passo indietro. Verso la fine degli anni ’50 lo zio Sam si pone il problema della sovrappopolazione. I tecnici di regime avanzano le alternative I, II e III, sostenendo sia il rilascio di virus mortali che la guerra perpetua per ridurre la popolazione mondiale. La prima supposizione combacia perfettamente con gli interessi finanziari del sistema di potere dominante.

Ecco un riferimento eclatante. Il clan Rockefeller è proprietario di metà dell’industria farmaceutica statunitense, che raccoglie ingenti somme di denaro per sviluppare e diffondere farmaci per “combattere” i prossimi virus mortali di laboratorio da diffondere nell’ignara popolazione.

Nel 1969 il Comitato Church del Senato scoprì che il dipartimento della Difesa USA (DoD) aveva chiesto un bilancio di decine di milioni di dollari dei contribuenti, per un programma per accelerare lo sviluppo di nuovi virus che prendessero di mira e distruggessero il sistema immunitario umano. I funzionari del dipartimento della Difesa testimoniarono al Congresso che avevano in programma di produrre «un agente biologico sintetico, un agente che non esiste in natura e per cui non potrebbe essere acquisita nessuna immunità naturale… ancor più importante è che potrebbe essere refrattario ai processi immunologici e terapeutici da cui dipendiamo per mantenere la nostra relativa libertà dalle malattie infettive».

L’House Bill 5090 ha autorizzato i fondi e l’MK-NAOMI è stata gestita a Fort Detrick, nel Maryland. Da questa ricerca è stato generato artificialmente il virus dell’AIDS usato contro gli elementi indesiderabili della popolazione. I primi virus dell’AIDS furono somministrati attraverso una massiccia campagna di vaccini contro il vaiolo in Africa centrale e meridionale, da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1977. Per la cronaca: l’OMS è una costola dell’Onu che ha sede a New York su un terreno di proprietà di David Rockefeller.

Un anno dopo apparvero sui maggiori quotidiani statunitensi notizie che sollecitarono dei “promiscui volontari maschi gay” di prendere parte a uno studio sul vaccino contro l’epatite B. Il programma mirava agli omosessuali maschi di età tra i 20 e 40 anni di New York, Los Angeles, Chicago, St. Louis e San Francisco. Fu somministrato dai Centri per il Controllo delle Malattie statunitensi.

San Francisco fu un obiettivo di numerosi esperimenti della CIA, a causa della sua elevata popolazione di cittadini non allineati politicamente e gay, che gli illuminati vedevano e considerano tuttora come indesiderabili. Secondo i dati ufficiali a San Francisco vi era uno i più alti tassi di cancro del Paese. Per anni il Malation, per primo sviluppato dai nazisti, fu spruzzato sulla città da elicotteri dell’Air Evergreen, ossia della CIA. I Bilderbergs,ordinarono al DoD d’introdurre il virus dell’AIDS. Ma tutto era decollato nel 1943 con il memorandum Groves: la dispersione di sostanze radioattive sulle città.

I Bilderbergers sono parte integrante del Club di Roma, fondato in una tenuta dei Rockefeller presso Bellagio, in Italia. Non a caso uno studio risalente al 1968 del Club di Roma propugnava l’abbassamento del tasso di natalità e l’aumento del tasso di mortalità. Il fondatore dell’esclusivo sodalizio, Aurelio Peccei, fece una raccomandazione top-secret per introdurre un microbo che attaccasse il sistema auto-immunitario, e quindi sviluppare un vaccino profilattico per l’elite mondiale. Un mese dopo, nel 1968, il Club di Roma accolse le tesi di Paul Ehrlich che pubblicò The Population Bomb. Il libro accennava a un piano di spopolamento draconiano. A pagina diciassette Ehrlich scrive:

«Il problema si sarebbe potuto evitare con il controllo della popolazione… in modo che una ‘soluzione mortale’ non doveva esserci».

I Bilderbergers erano dietro la politica di spopolamento di Haig-Kissinger, forza motrice del dipartimento di Stato e controllata dal Consiglio di Sicurezza Nazionale. Pressioni furono applicate sui Paesi del terzo mondo per ridurre le proprie popolazioni. Coloro che non lo rispettarono videro l’aiuto statunitense trattenuto o furono soggetti al Piano Rosa di guerra a bassa intensità contro obiettivi civili, soprattutto donne in età fertile. In Africa carestia e guerre furono incoraggiate.

Nel 1975, un anno dopo aver frequentato una conferenza del Club di Roma sul tema, il segretario di Stato Henry Kissinger fondò l’Ufficio degli Affari sulla Popolazione (OPA). L’ufficiale dell’OPA latinoamericana, Thomas Ferguson, vuotò il sacco sulla sua agenda quando dichiarò: «C’è un unico tema dietro tutto il nostro lavoro, dobbiamo ridurre la popolazione. O lo facciamo a modo nostro, attraverso metodi pulite e morbidi, o avremo il tipo di disordine che abbiamo in El Salvador, o in Iran o a Beirut… Una popolazione fuori controllo richiede un governo autoritario, anche il fascismo, per ridurla… I professionisti non sono interessati a ridurre la popolazione per motivi umanitari… Le guerre civili sono un po’ estenuanti nel ridurre una popolazione. Il modo più rapido per ridurre la popolazione è con la fame, come in Africa. Entriamo in un Paese e diciamo questo è il vostro dannato piano di sviluppo, buttatelo e iniziate a guardare la vostra popolazione… se non lo fate… allora avrete un El Salvador o un Iran, o peggio, una Cambogia».

Ferguson disse di El Salvador: «Per fare quello che il dipartimento di Stato ritiene un adeguato controllo della popolazione, la guerra civile (gestita dalla CIA), avrebbe dovuto essere notevolmente ampliata. Si dovevano trascinare i maschi nella lotta e uccidere un numero significativo di donne fertili, in età fertile. State uccidendo un piccolo numero di maschi e di femmine non fertili, non basta… Se la guerra continua per 30-40 anni, si potrebbe realizzare qualcosa. Purtroppo, non abbiamo troppi casi di questo tipo da studiare».

Nel 1961, i funzionari dell’amministrazione Kennedy, McGeorge Bundy, Robert McNamara e Dean Rusk, tutti membri del CFR e del Bilderberger, crearono un team di studio. Il gruppo si era riunito a Iron Mountain, un enorme rifugio antiatomico sotterraneo presso Hudson, New York, dove si trova il think tank del CFR, l’Istituto Hudson. Il bunker contiene uffici ridondanti, in caso di attacco nucleare, di Exxon Mobil, Royal Dutch/Shell e di JP Morgan Chase. Una copia delle discussioni del gruppo, noto come Rapporto da Iron Mountain, fu fatta trapelare da un partecipante e fu pubblicata nel 1967 da Dial Press. Gli autori del rapporto vedevano la guerra necessaria e desiderabile, affermando testualmente:«La guerra stessa è il sistema sociale di base, nel quale le altre modalità secondarie dell’organizzazione sociale confliggono o cospirano. (La guerra è) la principale forza dell’organizzazione… lo stabilizzatore economico fondamentale delle società moderne.” Il gruppo temeva che attraverso “la leadership ambigua“, la “classe dirigente amministrativa” possa perdere la capacità di “razionalizzare una guerra desiderata“, che porti alla “effettiva destabilizzazione delle istituzioni militari». E ancora: «…al sistema della guerra non può responsabilmente essere consentito di scomparire… sappiamo esattamente ciò che abbiamo intenzione di mettere al suo posto… La possibilità di una guerra fornisce il senso della necessità esterna, senza cui nessun governo può rimanere a lungo al potere… L’autorità di base di uno Stato moderno sul proprio popolo risiede nei suoi poteri di guerra. La guerra serve come ultima grande salvaguardia contro l’eliminazione delle classi necessarie».

Il Rapporto da Iron Mountain continua a proporre un ruolo adeguato alle classi inferiori, dando credito alle istituzioni militari nel fornire «elementi antisociali con un ruolo accettabile nella struttura sociale. Il più giovane e il più pericoloso di questi gruppi sociali ostili furono tenuti sotto controllo dal sistema di coscrizione… Un possibile sostituto del controllo dei potenziali nemici della società è la reintroduzione, in forma coerente tramite la moderna tecnologia e il processo politico, della schiavitù… Lo sviluppo di una sofisticata forma di schiavitù può essere un prerequisito assoluto per il controllo sociale in un mondo in pace».

I criminali di Iron Mountain erano anche entusiasti all’idea della schiavitù, indicata come altra sostituzione socioeconomica alla guerra: un programma completo di benessere sociale, un gigantesco programma spaziale finalizzato ad obiettivi irraggiungibili, un regime permanente di controllo delle armi, un’onnipresente polizia globale (Nato Eurogendfor) e “forza di pace”, massiccio inquinamento ambientale globale che richiederebbe una enorme lavoro per sanarlo, sport sanguinari socialmente orientati e un programma globale d’eugenetica. Il genocidio iracheno è stato un banco di prova dove le forze armate anglo-americane hanno sperimentato sulla popolazione civile armamenti di ultima generazione.

Il genocidio iracheno per mano armata di Washington. Le stime sulle vittime irachene durante la guerra del Golfo furono variabili, ma comunque sottostimate. Alcune organizzazioni come Greenpeace (finanziata dai Rockefeller) posero i morti intorno al milione di persone, soprattutto bambini. E’ stata una guerra in cui i media hanno negato qualsiasi informazione su una scala mai vista prima Victor Filatov, giornalista russo di Sovetskaja Rossija, nella Baghdad del dopoguerra scrisse: «Di quali ulteriori spargimenti di sangue sentono la necessità questi barbari del 20° secolo? Ho pensato che gli statunitensi fossero cambiati dopo il Vietnam… ma no, non cambiano mai. Rimangono fedeli a se stessi».

I riscontri:

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/05/nuovo-ordine-mondiale-come-si-stermina.html

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=scie+chimiche

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=aerosolterapia+bellica

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=terremotihttp://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=vaccini

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=nuovo+ordine+mondiale

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=kissinger

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=moro

http://www.bibliotecapleyades.net/esp_sociopol_ironmountain.htm#contents

http://www.freedomforceinternational.org/pdf/Report_from_Iron_Mountain.pdf

http://www.docstoc.com/docs/12166078/Population-Bomb-Revisited

http://www.fao.org/docrep/012/al390e/al390e00.pdf

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=bilderberg

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=rockefeller

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Gli Apache: lo consegnò a una società segreta. Il teschio di Geronimo nelle mani dei Bush
Il nonno dell’attuale presidente lo avrebbe preso durante una scorreria alla tomba del famoso capo Apache (Una foto d’archivio di Geronimo)

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

Una foto d'archivio di Geronimo WASHINGTON — Il nonno del presidente Bush, il senatore Prescott Bush, rubò il teschio del mitico guerriero pellerossa Geronimo? Gli Apache credono di sì: sostengono che nel 1918 il giovane Prescott, allora ufficiale dell’esercito, prestò servizio a Fort Sill nell’Oklahoma e, insieme con alcuni commilitoni, asportò dalla tomba il teschio e altri resti del loro capo. Li consegnò, aggiungono, alla società segreta «Skull and Bones», teschio e ossa, dell’Università di Yale nel Connecticut, a cui apparteneva e a cui appartennero più tardi il figlio e il nipote, i presidenti George Bush Senior e George Bush Jr. Una lettera del 1918, scoperta da un ricercatore e pubblicata dalla rivista universitaria Yale Alumni Magazine, pare confermarlo. La lettera, scritta da Winter Mead, un membro della società, a Trubee Davison, un altro, non fa il nome di Prescott Bush, ma precisa che «il teschio di Geronimo il terribile, esumato dalla sua tomba di Fort Sill, è ora al sicuro presso di noi».

La sua pubblicazione ha destato scalpore a Washington, ha scosso i pellerossa, per i quali il furto fu una dissacrazione e riaperto un giallo che da decenni appassiona l’America. Raleigh Thompson degli Apache di San Carlos, in Arizona, racconta che alcuni anni dopo la morte di Prescott Bush, avvenuta nel 1972, ricevette da un anonimo dell’Università di Yale un dossier sul furto. E precisa che nel 1986 ebbe numerosi incontri a New York con Jonathan Bush, il fratello di George Senior e lo zio di George Junior. «Io e altri capi tribù rivendicammo il teschio di Geronimo» afferma. «All’ultimo incontro i rappresentanti della società segreta ce ne offrirono uno, a patto che ci impegnassimo a tenere tutto nascosto». Rifiutammo perché ci sembrò troppo piccolo per essere quello di Geronimo, conclude Thompson, ma è un fatto che la «Skull and Bones» non negò le sue colpe. Gli Apache non rinunciarono tuttavia a battersi e per loro la lettera del 1918 è stata un incentivo a raddoppiare gli sforzi.

«Quando il guerriero Sioux Cavallo Pazzo morì nel 1877 — commenta amaramente Thompson — la sua tribù ne nascose i resti proprio perché temeva che i bianchi li dissacrassero. Noi Apache avremmo dovuto fare altrettanto alla morte di Geronimo nel 1909». Tra gli storici, la lettera dello Yale alumni magazine ha riacceso le polemiche sulla veridicità degli eventi. Il direttore del museo di Fort Sill, Towana Spivey, dubita che Prescott Bush e i suoi compagni potessero avere manomesso la tomba di Geronimo «perché fino al 1920 non recò il suo nome e rimase coperta dalle sterpaglie». E ricorda che nel dossier sul capo pellerossa compare una foto della società segreta dell’università, con i membri raccolti attorno a un teschio, «che è la copia di una foto del 1878, quando lui era ancora vivo». Ma gli Apache ribattono che la tomba di Geronimo, sebbene anonima, era nota a tutti a Fort Sill e veniva spesso visitata e che il teschio potrebbe essere andato perduto. Inoltre il Wall Street Journal, che ha ricostruito la vicenda, ha riferito che Jonathan Bush ha respinto la sua richiesta d’intervistarlo e che, durante le elezioni del 2004, quando i media parlarono del furto, la Casa Bianca rifiutò qualsiasi commento. A solleticare l’interesse dei media fu l’appartenenza alla società anche di John Kerry, l’avversario di George Jr.

Il rigido silenzio della «Skull and Bones» è una tradizione, i suoi membri giurano il segreto sui teschi e sono tenuti a osservarlo per l’intera vita. La società raccoglie i figli dei ricchi e dei potenti e fu fondata nel 1832 dal miliardario William Russell. Ha obiettivi oscuri e nel corso dei decenni è stata accusata di avere tentato di impadronirsi dei resti di presidenti americani, come Martin Von Buren, e di rivoluzionari stranieri come Pancho Villa e Che Guevara. La sua sede, dove si beve, si canta e si recita, è chiamata «La tomba», e la scrittrice Alexandra Robbins, che vi è entrata, ha trovato «decine di scheletri animali e umani appesi ai muri». La Robbins non è riuscita però a provare che tra i teschi vi sia quello di Geronimo. Secondo il Wall Street Journal, la disputa è destinata a continuare finché non emergerà la verità e Geronimo non potrà riposare in pace. Fu il capo pellerossa, nato nel 1829, a guidare l’ultima rivolta degli Apache. Si arrese nel 1886 e fu imprigionato prima in Florida poi in Oklahoma. Ma in tarda età si convertì al Cristianesimo e si esibì nei circhi del Far West. Nel 1905 fece la sua ultima comparsa in pubblico; a Washington, all’insediamento del presidente Teddy Roosevelt.

Ennio Caretto
09 maggio 2006

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Obama l’ “afgano” e la vendetta del Mullah Omar

di Massimo Fini

Dall’inconcludente vertice irlandese fra i cosiddetti ‘grandi della Terra’ la notizia vera è uscita solo all’ultimo, quando Barack Obama ha annunciato ufficialmente che a Doha, capitale del Qatar, erano iniziate le trattative con i Talebani per negoziare una pace in Afghanistan. Naturalmente, per non sputtanarsi oltremisura, Obama ha affermato, attraverso i suoi consiglieri, che le trattative non saranno condotte direttamente dagli americani ma dal governo Karzai con la Commissione politica talebana che ha ricevuto l’imprimatur del Mullah Omar, il capo della guerriglia. Ma è una copertura di facciata, perchè Karzai non conta niente, è un presidente-fantoccio alle dipendenze del Dipartimento di Stato Usa. Le trattative saranno dirette fra americani e Talebani. Del resto l’annuncio di Obama arriva dopo due anni di contatti sottobanco, da quando l’Emirato Islamico d’Afghanistan aveva aperto una sua sede diplomatica a Doha proprio per poter negoziare in territorio neutro.

Peraltro non è la prima volta che gli americani cercano di agganciare i Talebani . Ci provarono già nel 2005 quando la guerriglia, organizzata da Omar, era appena all’inizio della controffensiva. Proposero un’amnistia per i guerriglieri che avessero deposto le armi. Ma gli era andata male. In pratica nessun comandante talebano si era arreso. Dei 142 leader inseriti nella ‘lista nera’ del Consiglio di Sicurezza dell’Onu solo 12 figure marginali avevano accettato di deporre le armi (salvo riprenderle in seguito, dopo che i missili Nato avevano ucciso un fratello o un figlio). Ci avevano riprovato nel 2010, quando ormai i Talebani controllavano il 75% del territorio. Le condizioni degli americani erano queste: «Prima i Talebani disarmano e accettano la Costituzione, poi si potrà avviare un dialogo». La proposta era estesa a tutti i leader talebani escluso il Mullah Omar considerato «inidoneo» per una conciliazione nazionale. Aveva fatto notare Wakil Muttawakil ex ministro degli Esteri del Mullah Omar: «Una volta che i Talebani avranno deposto le armi e accettato la Costituzione che cosa ci sarà ancora da discutere?». Naturalmente non se ne fece nulla. E ci avevano riprovato di nuovo costituendo un grottesco Consiglio di pace dove sostenevano che erano entrati anche alcuni leader talebani, in realtà scartine raccattate per le strade di Kabul (in quell’occasione, ridotti alla disperazione, gli Usa avevano chiesto aiuto anche all’ ‘arcinemico’ Iran).

Tutti questi tentativi erano falliti perchè gli americani si erano sempre rifiutati di trattare con il Mullah Omar, il capo indiscusso (e prestigioso agli occhi degli afgani) della guerriglia. E la novità dell’annuncio di Barack Obama è proprio questa: gli americani piegano le ginocchia e accettano di trattare con Omar, «il mostro», «il criminale», il leader di «un movimento spaventoso, motivato da una orribile ideologia» come si espime ancora oggi il neocon Paul Berman.

L’annuncio di Obama cela, malamente, una cocente sconfitta. Degli americani e della Nato. In dodici anni di guerra, la più lunga dei tempi moderni, il più potente e tecnologico esercito del mondo non è riuscito a piegare «un pugno di criminali e terroristi» che ha anzi riconquistato tutta l’immensa area rurale dell’Afghanistan, circa l’80% del Paese. E questo è potuto avvenire perchè, come ho scritto tante volte, i Talebani, e più in generale gli insorti (agli uomini del Mullah Omar si sono aggiunti altri gruppi) godono dell’appoggio della stragrande maggioranza della popolazione afgana, storicamente insofferente all’occupazione dello straniero, comunque motivata (inglesi, nell’800, e sovietici, nel 900, docent). Ma ora la situazione è di stallo. I Talebani non possono conquistare le città (Kabul, Herat, Mazar-i Sharif, a Kandahar culla del movimento talebano la situzione è un po’ diversa) data l’enorme sproporzione degli armamenti. D’altro canto gli americani hanno l’assoluta necessità di venir via perchè non possono più permettersi di spendere 40 miliardi di dollari l’anno per una guerra che non potranno mai vincere. Ecco il perchè dei negoziati. Che si presentano difficilissimi. Gli americani, benchè perdenti, per levarsi dai piedi pongono delle condizioni. 1) Rottura di tutti i rapporti con Al Qaeda. 2) Fine degli attacchi in Afghanistan. 3) Riconoscimento della Costituzione del 2004. Poi ce n’è una quarta non detta: gli americani vogliono lasciare tre o quattro basi aeree per poter continuare comunque a controllare il Paese.

Sul primo punto non c’è problema. I Talebani non sono mai stati terroristi internazionali. Osama Bin Laden se lo sono trovati in casa, ce lo aveva portato il nobile Massud per combattere un altro ‘signore della guerra’ ,Hekmatyar. Osama Bin Laden di cui Omar non aveva alcuna considerazione (lo definiva «un piccolo uomo») è sempre stato un problema di cui si sarebbe volentieri liberato. Tanto è vero che quando nel 1998 Bill Clinton gli propose di farlo fuori si dichiaro’ disponibile. Fu poi Clinton a tirarsi indietro (Documenti del Dipartimento di Stato). Se nel 2001, dopo gli attentati alle Torri Gemelle, si rifiuto’ di consegnarlo agli americani fu per una questione di principio e di dignità nazionale. Il governo afgano chiese infatti agli Stati Uniti delle prove che effettivamente Bin Laden era alle spalle degli attentati e una seria inchiesta internazionale. Gli americani risposero: «Le prove le abbiamo date ai nostri alleati». A questo punto il governo afgano, come avrebbe fatto qualsiasi altro governo, si rifiuto’ di consegnare, su queste basi, un uomo che era comunque sotto la loro giurisdizione. In ogni caso se in Afghanistan si ripresentassero degli arabi jihadisti Omar sarebbe il primo a cacciarli a pedate, visto che a causa loro s’è giocato il potere e l’intera esistenza. Comunque, se questo è il problema, il Mullah Omar, a quanto ne so, è disposto ad accettare ispezioni dell’Onu che controllino che in Afghanistan non si ricostituiscano basi del terrore.

Quello che non puo’ assolutamente accettare è la Costituzione del 2004, ispirata alle istituzioni, ai valori, ai costumi dell’Occidente. Perchè ha combattuto proprio per preservare le istituzioni della tradizione afgana, i suoi usi, i suoi valori, la sua essenza. Infine, ed è il punto più critico, il Mullah Omar vuole che alla fine dei negoziati non un solo soldato straniero calchi il suolo afgano. Non ha combattuto più di trenta dei suoi 53 anni di vita per la libertà del suo Paese, prima, giovanissimo, contro gli invasori sovietici, lasciandoci un occhio, poi contro gli arbitrii, i soprusi, le violenze dei ‘signori della guerra’ (Massud, Dostum, Eckmatyar, Ismail Khan) e, da ultimo, contro gli occupanti occidentali, sacrificando la sua intera esistenza, per vedersi imporre, alla fine, una ‘pax americana’.

Fonte: Massimo Fini [scheda fonte]

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Incontro Letta – Kerry: disoccupazione, crescita e conflitto siriano al centro del colloquio

Scritto da: – giovedì 9 maggio 2013

Il presidente del Consiglio italiano ha illustrato a Kerry le priorità “dell’approccio europeista e federalista” del nuovo esecutivo voluto fortemente da Giorgio Napolitano.

Incontro Letta - Kerry: disoccupazione, crescita e conflitto siriano al centro del colloquio
Il segretario di Stato americano Jonh Kerry ha incontrato per la prima volta il neo premier italiano Enrico Letta a Roma. Un appuntamento che ha visto al centro dei discorsi il contrasto alla disoccupazione giovanile, misure per la crescita e l’attuazione piena dell’unione bancaria. Il presidente del Consiglio italiano ha illustrato a Kerry le priorità “dell’approccio europeista e federalista” del nuovo esecutivo voluto fortemente da Giorgio Napolitano.Letta ha voluto riassumere anche gli obiettivi in vista del Consiglio dell’Unione europea, in programma a giugno. Secondo fonti di Palazzo Chigi, nel corso delle chiacchiere amichevoli tra i due leader, Letta ha anche spiegato all’inviato dell’amministrazione Obama come si pone l’Italia nei confronti della politica europea e qual è la situazione interna.Concordi Kerry e Letta sulla necessità di “procedere rapidamente all’area di libero scambio tra Ue e Stati Uniti” che entrambi considerano un valido “motore di crescita” per i due continenti. Nel campo della politica internazionale, sono stati toccati i tasti Siria, Libia e Medio Oriente, nel tentativo di rilanciare il processo di pace. Prima di parlare con Letta, Kerry aveva discusso a lungo della situazione palestinese e israeliana con il capo negoziatore Tzipi Livni.Intenso il viaggio di Kerry a Roma. Nel pomeriggio, infatti, il segretario di Stato della Casa Bianca ha incontrato anche il ministro degli Esteri italiano Emma Bonino, appena tornata dal viaggio a Londra, l’esordio sulla scena europea dalla sua nomina. Parlando della guerra civile in Siria, Kerry ha ribadito il no americano alla presenza di Assad in un futuro governo di transizione.Foto | © Getty Images

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Bush e Kerry fratelli di loggia e cugini di sangue!
Marcello Pamio

Quasi un mese fa, avevamo avvertito che a Stresa, in provincia di Varese, si sarebbero incontrati quelli del Bilderberg per decidere le sorti del nostro pianeta. (vedi lista partecipanti)
Bene, una delle decisioni è stata proprio quella di scegliere il vice presidente di John Kerry – il candidato democratico alle presidenziali di novembre 2004. Il fortunato «eletto» è stato John Edwards non per via della sua fotogenia, ma perché il suo discorso è stato molto apprezzato dai Burattinai presenti in sala (Rockefeller, Henry Kissinger, & C.). La cosa invece è andata diversamente al Ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, pure lui al Grand Hotel Ils des Borromees sul Lago Maggiore per presentare la politica economica italiana. Giulio non ha convinto per nulla la potente platea, e il suo dicastero è stato lasciato nelle mani «sicure» del premier Silvio Berlusconi. Insomma, a quanto pare, l’establishment politico-economica rappresentata in questo frangente dal Bilderberg, ha abbandonato il peso morto George W. Bush perché diventato troppo impopolare e ingombrante. La sua politica internazionale ha infatti scatenato la rivolta di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo e sta facendo prendere coscienza della situazione attuale, e questo per l’elite, non va assolutamente bene! Il «gregge disorientato», come lo chiama l’intellettuale e professore di linguistica al MIT, Noam Chomsky, deve rimanere in letargo e non destarsi; non deve porsi troppe domande.

L’attuale presidente degli Stati Uniti però ha mangiato la foglia: ha compreso il suo abbandono da parte dello stesso Sistema che lo ha posizionato «illegittimamente» dentro la Casa Bianca, e le sta provando tutte per sopravvivere, senza comprendere che nulla può contro il Potere, quello vero.
L’ultimo disperato tentativo è quello di posticipare le elezioni! Proprio così: vuole, o meglio vorrebbe, ritardare le presidenziali di novembre per paura di atti di terrorismo. I media, quelli ovviamente controllati dalla sua amministrazione, danno per certo «cataclismatici attacchi terroristici volti a influenzare le consultazioni». Come fanno a essere così sicuri rimane un mistero…

Comunque sia, si stanno prodigando seriamente: l’agenzia per la sicurezza della nazione (Homeland Security) ha ufficialmente chiesto al Dipartimento di Giustizia di elaborare strategie giuridiche che permettano di sospendere le elezioni del 2 novembre nel caso di un attacco terroristico! Secondo il «Newsweek» il Dipartimento in oggetto dovrà prendere atto della lettera che è stata inviata nei giorni scorsi dal direttore della Commissione per l’Assistenza Elettorale, DeForest B. Soaries Jr., proprio su questo problema. Ricordiamo che questo personaggio è un fondamentalista religioso di estrema destra, nominato dallo stesso Bush Jr. nel 2002.
Questo chiarissimo atto intimidatorio dell’amministrazione può essere interpretato come un tentativo di colpo di stato, perché la Costituzione americana non contempla la possibilità che il governo federale sposti le elezioni, per nessun motivo. Vedremo cosa succederà nelle prossime settimane…

Detto questo, tutti coloro che vedono in Bush un pericolo per la stabilità e la sicurezza del pianeta – e sono in costante aumento – non cantino vittoria e non si rallegrino troppo se al suo posto verrà eletto il democratico John Kerry. E’ molto probabile che Bush, attentati o meno (speriamo non accada nulla!), perderà le elezioni, ma non perché il popolo gli ha voltato le spalle ma perché le spalle gliele hanno voltate i Burattinai. Il popolo si sa non elegge alcunché!
Il vero problema è che il prossimo inquilino della Casa Bianca sarà suo «fratello di loggia» nonché «cugino di sangue», John Kerry! Sappiamo che entrambi furono istruiti nella «Skull and Bones» («Teschio e Ossa») di Yale, ma pochi sono a conoscenza del loro legame di sangue. Secondo le ricerche dello storico americano, di origine ceca, Miroslav Rechcigl, il presidente George Walker Bush Jr. e lo sfidante John Kerry discenderebbero da Edoardo I, sovrano inglese della casata dei Plantageneti vissuto tra il 1239 e il 1307. Secondo tale studio, anticipato dal quotidiano inglese «The Times», i due candidati alle presidenziali sarebbero non solo imparentati ma addirittura cugini dell’attuale regina d’Inghilterra Elisabetta II! Per gli amanti dei libri di David Icke (ex giornalista della BBC) questa non è certo una novità, ma semmai la prova che le sue elucubrazioni hanno un fondamento…

Concludo dicendo che il prossimo presidente è stato scelto dai Burattinai perché, come dice Maurizio Blondet, farà le stesse medesime cose di Bush però in maniera meno irritante per la comunità internazionale!

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GLI USA METTONO UNA PEZZA ALLE VOCI SU POSSIBILI TENSIONI TRA WASHINGTON E ROMA: IL NUOVO AMBASCIATORE IN ITALIA E SAN MARINO SARà DAVID THORNE (L’EX COGNATO DI JOHN KERRY) – “un segnale di riguardo per L’ITALIA alla vigilia del G8”…

26 giugno 2012

Maurizio Molinari per “La Stampa”

john kerryjohn kerry

Imprenditore, editore, veterano della Us Navy, grande finanziatore di Barack Obama, ex cognato di John Kerry e membro della setta segreta «Skull and Bones» della quale anche l’ex presidente George W. Bush fa parte: questo è David Thorne, nominato ieri dalla Casa Bianca nuovo ambasciatore in Italia e San Marino.

Il nome del sessantenne Thorne da tempo circolava in ambienti diplomatici come il più accreditato alla sede di Via Veneto e la designazione alla vigilia del G8 ha voluto essere un segnale di riguardo per Roma alla vigilia del G8 dell’Aquila anche se per l’insediamento bisognerà prima attendere la ratifica da parte del Senato.

Martha StewartMartha Stewart

Non si tratta comunque di un passaggio proibitivo per Thorne visto che a presiedere la commissione Esteri del Senato è John Kerry, che sposò in prime nozze la sorella Julia, scomparsa nel 2006.

L’amicizia fra Kerry e Thorne ha resistito al divorzio perché i due si conoscono dall’epoca degli studi a Yale, quando entrarono a far parte di «Skull and Bones» (Teschio e Ossa) contemporaneamente a George W. Bush. I gossip dell’ateneo vogliono che i tre ebbero anche a cimentarsi assieme nel rituale di iniziazione – la lotta completamente nudi in un grande bacino pieno di fango – ma ovviamente scarseggiano le conferme.

Il legame con Kerry conta molto per Thorne perché l’ex candidato alla presidenza è fra i più stretti consiglieri di Obama in politica estera. Thorne è stato fra i più importanti finanziatori di Obama in Massachusetts durante l’ultima campagna elettorale, incarnando il sostegno per il candidato democratico da parte dell’establishment liberal di Boston, la città di Ted Kennedy. Le possibilità economiche nascono dal successo di Adviser Investment, la società finanziaria che ha co-fondato ed ha recentemente venduto alla Omnimedia di Martha Stewart.

Il passato nei media risale invece a quando fu l’editore del «The Rome Daily American», che veniva pubblicato nella capitale e distribuito in tutta l’Europa del Sud. La passione per la scrittura lo ha portato nel 1971 a pubblicare «The New Soldier» per i tipi di Macmillan, mentre l’altro suo hobby è l’arte contemporanea. Non a caso siede nel consiglio di amministrazione dell’Istituto di Arte Contemporanea di Boston e ha guidato di persona il team di designer che si è occupato di realizzare la nuova sede. Ha servito nella marina americana dal 1966 al 1970.

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Domenico Aliperto

25 novembre 2011

© GettyImages

Il circolo Bilderberg e la confraternita Skull and Bones: qualcuno pensa che siano i loro membri a dominare le sorti del mondo attraverso riservatissime riunioni a porte chiuse. Ma i grandi della politica e della finanza che vi prendono parte si schermiscono e parlano solo di incontri informali. Ecco chi sono e di cosa discutono

Ordini antichissimi, riti i cui gesti si perdono nella notte dei tempi. Fedeltà assoluta e spirito di abnegazione. Quel che ci si fa dentro non è niente di male, state tranquilli. Però è qualcosa che a voi non sarà mai dato di conoscere. Fondamentalmente è così che logge e società segrete si presentano alla comunità. Un consesso di uomini (di solito l’ingresso alle donne è vietato) che si riuniscono per migliorarsi, per discutere, per produrre idee che aiutino il mondo a progredire. Un po’ vago eh? Beh, se proprio siete curiosi di sapere quel che succede nelle riunioni a porte chiuse, se vi interessa andare al di là delle generiche notizie riportate sui siti Internet di queste organizzazioni, potete decidere di non essere più dei “profani” e chiedere di essere ammessi alla luce della conoscenza. Le logge massoniche del Grande Oriente d’Italia e la Gran Loggia Regolare d’Italia o la Gran Loggia d’Italia degli Alam (in questo caso qualche speranza di entrare l’avete anche se siete donne) sono pronte ad accogliervi. A patto, si fa intendere senza troppi giri di parole, che abbiate un conoscente massone disposto a presentarvi.

Una veduta dell’hotel Suvretta di St Moritz, dove si è tenuto l’ultimo incontro Bilderberg. Del circolo hanno fatto parte gli italiani John Elkann, Giulio Tremonti, Mario Monti e Franco Bernabè

GLI INCONTRI BILDERBERG
La questione diventa un po’ più difficile invece se aspirate a entrare in altri tipi di circoli. Mai sentito parlare per esempio del gruppo Bilderberg? No? Non dovete sentirvi in colpa. Sebbene si tratti di una riunione annuale che coinvolge gli uomini e le donne più potenti della terra, in pratica ha sempre avuto la copertura mediatica di una sagra di paese. Solo ultimamente la stampa ha provato a puntare i riflettori su un evento che si ripete, in via ufficiale, dal 1952, e a cui partecipano a rotazione capi di stato, re, presidenti, banchieri, industriali, giornalisti, semplici (si fa per dire) opinion maker di ogni nazionalità e ogni estrazione sociale. Tutti quanti gomito a gomito, rinchiusi nelle suite di un albergo di lusso che cambia di anno in anno. Fino a qualche tempo fa non si sapeva nulla: né dove né quando, e soprattutto chi partecipava agli incontri, quali erano i discorsi che si facevano, cosa si decideva durante le riunioni. E tuttora chi ha partecipato ai meeting del gruppo Bilderberg si ostina a dichiarare che durante quei rendez-vous non si decide niente. Sono solo delle conferenze dove non si propongono risoluzioni, non ci sono votazioni, non vengono avviate iniziative di natura politica. Insomma, niente di niente. Forse in cerca di un po’ di trasparenza, forse pressati dalle insistenti voci che gridano al complotto internazionale – voci amplificate dalla rete e dallo scambio di informazioni degli utenti ossessionati dagli X Files – il gruppo Bilderberg si è gradualmente sbottonato. E ha scelto proprio Internet (www.bilderbergmeetings.org) come piattaforma per condividere un po’ dei suoi non-segreti. Innanzitutto le location. L’ultima conferenza si è tenuta dal 9 al 12 giugno 2011 a St Moritz, in Svizzera, all’hotel Suvretta.
Quella dell’hotel come sede degli incontri è una vera e propria consuetudine. Anzi, è una tradizione, basti pensare che il circolo ha assunto il suo nome proprio a partire dal 1954, quando le personalità dell’epoca si riunirono all’interno dell’albergo Bilderberg, ad Amsterdam. Ci sono stati 59 incontri da allora, nel corso dei quali si sono alternati, solo per citare alcuni degli invitati italiani negli ultimi anni, nomi come Gianni De Michelis, Tommaso Padoa Schioppa, Paolo Scaroni, Giulio Tremonti, Gianni e Umberto Agnelli, Walter Veltroni, Marco Tronchetti Provera, Romano Prodi, Corrado Passera e Mario Draghi. Lo scorso giugno, al Suvretta, c’erano tra i 130 partecipanti John Elkann, Franco Bernabè, Mario Monti e Giulio Tremonti, insieme con gente del calibro di David Rockefeller, Marcus Agius, presidente della banca Barclays, il commissario europeo e vicepresidente della Commissione Joaquìn Almunia, accompagnato dalla collega Neelie Kroes, Peter Brabeck-Letmathe, numero uno di Nestlè, John Micklethwait, direttore dell’Economist e tanti tanti altri. In pasto all’opinione pubblica vengono dati anche i temi di cui i grandi dell’economia, della cultura e della politica internazionale avrebbero discusso: quest’anno si sarebbe parlato delle sfide per la crescita mondiale, a partire dall’innovazione e dalle dottrine del risparmio, passando per il ruolo dei Paesi emergenti e dei social network fino alle potenzialità del Medio oriente e alle aree colpite dai conflitti.
In una parola, d’attualità. Chi lo sa, forse davvero si tratta di una specie di rimpatriata tra vecchi amici che incidentalmente hanno l’onere e l’onore di tenere le briglie del mondo. Ma molti non ne sono convinti, e i complottismi si sprecano. In rete c’è chi non ha dubbi e considera il circolo Bilderberg una delle facciate pubbliche dell’organizzazione degli Illuminati, loggia nata all’inizio del XVIII secolo a Ingolstadt che secondo i complottisti si sarebbe trasformata in un’organizzazione delle famiglie più influenti del pianeta che da secoli controllerebbe le sorti dell’umanità attraverso alleanze internazionali, politiche economiche, conflitti e l’inserimento di uomini fidati all’interno di posizioni chiave nello scacchiere della civiltà occidentale.

La Tomba, la sede degli Skull and Bones a Yale, dove si riuniscono tra gli altri i due George Bush, padre e figlio, insieme con il democratico Kerry

GLI SKULL AND BONES
Un’altra società segreta che per la rete è indubitabilmente affiliata con l’organizzazione degli Illuminati è quella degli Skull and Bones, tradotto in italiano dei Teschio e ossa. Il perché è presto detto: degli Skull and Bones hanno fatto parte e fanno tuttora parte alcuni degli uomini più potenti degli Stati Uniti d’America. Sulla carta la Skull and Bones è una confraternita come ce ne sono tante nelle università americane. Certo. È con ogni probabilità la più conosciuta, la più elitaria, e le sue origini, per come vengono tramandate, tradiscono un certo senso di predestinazione. Fu fondata nel 1832 da Alphonso Taft e William Russell, due studenti che di fatto non erano stati ammessi al Phi Beta Kappa, la confraternita che andava per la maggiore all’epoca. Sì, insomma, Taft e Russell erano due sfigati messi all’angolo dai compagni più in vista dell’università. Chi vuole vedere nella loro rivalsa la capacità di aver creato una rete di potere tanto vasta da poter controllare la storia degli Stati Uniti, si accomodi pure. Ma prima bisognerebbe precisare che Yale, come Harvard del resto, è uno dei bacini accademici dove la classe dirigente del Paese ha sempre mandato i propri figli per essere formati. Gli stessi Taft e Russell appartenevano a famiglie che già all’epoca contavano qualcosa: tanto è vero che il figlio di Taft sarebbe diventato il 27esimo presidente dell’Unione, mentre Russell era imparentato con il principale commerciante di oppio a livello mondiale. Difficile pensare che certe influenze non abbiano pesato. Anche i Bush, per esempio, sono passati da Yale, ed entrambi, padre e figlio, sono entrati in contatto con i misteri degli Skull and Bones. Ma pure John Kerry, lo sfidante democratico che perse le elezioni del 2004, fa parte della congregazione. A Kerry, che non milita nel partito degli arcigni, affaristi incalliti Repubblicani, e che sfoggia il più rassicurante e aperto dei sorrisi democratici, la stampa americana ha provato a chiedere in cosa consiste l’organizzazione, che cosa si fa durante i riti e le riunioni, a che serve. Ebbene, Kerry, molto imbarazzato, ha semplicemente risposto che… è un segreto. Delle riunioni degli Skull and Bones si sa ancora meno che di quelle dei Bilderbergs. La sede si chiama la Tomba, ed è l’edificio che ospitò le prime attività della Confraternita. Pare che il nome sia anche dovuto al fatto che all’interno siano stati trafugati i cadaveri del capo indiano Geronimo e del rivulzionario Pancho Villa. Ma sembra siano soltanto illazioni. Per caso vi è venuta voglia di correre a fare un master a Yale…?

MA LOGGIA FA RIMA CON LOBBY?

Massoneria - © National Geographic Channel

L’apparato simbolico di ogni loggia che si rispetti, tratto dal documentario All’ombra della massoneria realizzato da National Geographic Channel
Immagini gentilmente concesse dal National Geographic Channel

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Andando a ritroso dalla strana morte di 23 Navy Seals

Nonno di Bush rubò teschio Geronimo

Gli apache: trafugò resti del guerriero

Gli Apache sono certi: il nonno del presidente Bush, il senatore Prescott Bush, rubò il teschio del mitico guerriero pellerossa Geronimo e lo consegnò alla società segreta “Skull and Bones” dell’Università di Yale, nel Connecticut. Secondo una lettera del 1918 scoperta da un ricercatore, il giovane Prescott trafugò i resti insieme ad alcuni commilitoni mentre prestava servizio a Fort Sill. Scossi i pellerossa.

Pubblicata dalla rivista universitaria Yale Alumni Magazine, la missiva che ha riaperto il giallo è firmata da Winter Mead, uno dei membri della società segreta, ed è indirizzata a Trubee Davison, un altro membro della “Skull and Bones”. Nella lettera non viene esplicitamente citato il nome di Prescott, ma pare evidente che il nonno di Bush ha partecipato alla missione dell’ateneo che nel corso della Prima Guerra Mondiale organizzò il furto del cranio di Geronimo. “Il teschio di Geronimo il terribile, esumato dalla sua tomba di Fort Sill, è ora al sicuro presso di noi”, si legge nel testo.

Alla “società segreta” di Yale, fondata dal miliardario William Russel nel 1832 per raccogliere i figli dei potenti e dei ricchi, appartengono alcuni fra i politici più famosi degli Stati Uniti, fra cui George Bush sr, George Bush Jr e John Kerry. Per i pellerossa, il furto dei resti del guerriero è ancora una ferita aperta e la notizia ha subito suscitato rabbia e sdegno.

In passato gli Apache hanno tentato più volte di ricostruire la dissacrazione e di recuperare le reliquie del guerriero, ma qualcosa è sempre andato storto nelle trattative. “Nel 1986 io e altri capi tribù rivendicammo il teschio di Geronimo – racconta Raligh Thompson degli Apache di San Carlos, in Arizona – All’ultimo incontro i rappresentanti della società segreta ce ne offrirono uno, a patto che ci impegnassimo a tenere tutto nascosto. Rifiutammo perché il cranio ci sembrava troppo piccolo, ma è un fatto che la Skull and Bones non negò le sue colpe”.

Nel frattempo, la lettera del 1918 ha riacceso il dibattito degli storici, impegnati a ricostruire la veridicità dei fatti. Per il direttore del museo di Fort Sill, Towana Spivey, Prescott Bush e i suoi compagni non sarebbero i responsabili del furto, perché la tomba di Geronimo rimase anonima e coperta dalle sterpaglie fino al 1920. Tesi confutata dagli Apache secondo cui la posizione dei resti del guerriero era invece nota a tutti.

Il tradizionale e impenetrabile silenzio della Skull and Bones non aiuta certamente a far luce sulla vicenda, anzi rende il mistero ancora più interessante. La società segreta fondata da Russell ha obiettivi oscuri ed è stata spesso accusata di voler impadronirsi dei resti di alcuni ex-presidenti americani, come Martin Von Buren, e di rivoluzionari stranieri, come Pancho Villa e Che Guevara. Uno dei giallo più appassionanti degli Usa si fa sempre più fitto.

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In nome delle “logge”: retroscena occulti della politica americana

21 Maggio 2012

In nome delle logge8Un interessante approfondimento di Andrea Franco, sulle correnti occultiste che dominano la politica americana da sempre. Completo di note sulle fonti, per ulteriori approfondimenti.


PREMESSA

Se si vuole esperire il tentativo di gettare uno sguardo “dietro le quinte degli eventi esteriori “(1), secondo il metodo indicato da Rudolf Steiner e sviluppato dai suoi continuatori, mettendo al centro come oggetto della ricerca gli Stati Uniti d’America va preliminarmente chiarito che, mai come in questo caso, gli intrecci fra occultismo, politica e mondo finanziario sono elementi di importanza primaria..

Ma nello stesso tempo appare difficile tracciare, proprio per la natura di per sè sfuggente dell’elemento “occulto” ed “esoterico”, un quadro esauriente o quantomeno attendibile sul piano dgli studi storici, ovviamente svincolato dagli eccessi fantasiosi di certe conspiracy theories.

Tuttavia, pur consci di queste difficoltà, cercheremo di studiare i retroscena di alcune particolari vicende contemporanee, con lo scopo fondamentale di gettare luce su eventi che viceversa resterebbero immersi nella nebbia ingannevole

delle sistematiche disinformazioni che avvelenano la odierna struttura della comunicazione, sovente asservita a ben determinati interessi politici e finanziari. Particolarmente in Italia.

Con l’avvertenza che talvolta ci limiteremo ad “assemblare” fatti i cui nessi non appaiono ancora ben chiari, secondo un metodo che, comunque, cerca di lasciare al lettore stesso la possibilità e la libertà di approfondire ulteriormente un tema che è indubbiamente centrale per capire il senso degli odierni eventi politici e sociali: questo spiega una certa abbondanza di note di riferimento a piè di pagina.

IL NORDAMERICA E L’OCCULTO

In nome delle logge9Il primo punto da mettere in evidenza quando si tratta di cominciare ad analizzare il tema in questione è dato dall’esistenza di una peculiare “morfologia occulta” del continente nordamericano, intesa in senso scientifico-spirituale. Alludiamo alla serie di influenze generate dal particolare “doppio geografico” di natura ahrimanica che permea specialmente il substrato ferroso della lunghissima catena montagnosa centro-occidentale (Rocky Mountains) e che si esplica anche nella particolare inclinazione verso le influenze dell’elettromagnetismo tipica della cultura americana e di lì trasmessa a tutto il mondo. (Non è a caso, ad esempio, che la chitarra elettrica, lo strumento principe della musica popolare moderna sia stata inventata da un americano, George Beauchamp, perfezionata da un altro yankee, Les Paul e portata al parossismo sonoro da un terzo cittadino statunitense James Marshall Hendrix, detto Jimi) .

Questo elemento geomorfologico appare anche legato occultamente all’influenza del retaggio dei misteri “messicani” su cui Rudolf Steiner ha fornito illuminanti prospettive (2)

Possiamo inoltre accennare all’ ”attuale sopravvivenza dei culti dei Nativi- si pensi ai riti basati sul peyote- legati in alcuni casi al tentativo di guarigione dei “punti di sofferenza” nell’atmosfera psichica o astrale- per usare un linguaggio più vicino all’occultismo- generati dal genocidio degli stessi Nativi perpetrato dagli Europei immigrati in America.

Ricordiamo inoltre che le prime esplosioni atomiche(1945) – segni dell’azione anticristica del Demone Solare (3)- si sono verificate nel Sudovest degli USA come alcune delle prime e più “spettacolari” (Roswell, New Mexico, 1947) manifestazioni del “fenomeno UFO” (4).

Il secondo punto è un ulteriore elemento di carattere storico ed è direttamente legato alle profonde fondamenta occulte ed esoteriche su cui si è fondata, spesso in maniera evidente, la stessa vita politica e sociale “profana” della democrazia americana.

Qui, senza dimenticare altre importanti correnti, come quella “spiritica” iniziata nel 1841 col “caso delle sorelle Fox” o fatti eclatanti come la fondazione della Theosophical Society (New York 1875) si possono ricordare tre filoni principali:

A) La Massoneria più o meno “regolare “. E’ noto come la stessa Costituzione americana sia il frutto dei più nobili principi dell’istituzione massonica, vista sotto l’aspetto sociopolitico. D’altro canto è meno noto , sotto il profilo esoterico, il “caso città di Washington”, il cui profilo urbanistico ed architettonico ne fa una vera e propria “espressione sensibile ” dei contenuti simbolici della Libera Muratoria (5). Rammentiamo anche la quantità “industriale” di presidenti USA “alti gradi massonici”, da Jefferson a Garfield, da Truman a Ford, fino ai due Roosvelt.

Va comunque detto che uno dei punti cruciali della storia americana è lo scontro, esplicito e/o sotterraneo a seconda dei vari momenti, tra le forze che si richiamano alla fedeltà costituzionale ed agli ideali illuministi e liberali- sia pure sovente avvolti in linguaggio fastidiosamente messianico – ed a quelle che, in misura sempre più virulenta dopo la Seconda Guerra Mondiale, cercano di imporre una concezione elitaria, socialmente darwinista ed apertamente imperialista della politica USA, legandosi in maniera irreversibile al “complesso militare-industriale”.

Ed è proprio questa ultima corrente che si abbevera, in maniera rilevante, ma non certo esclusiva alle influenze occulte o palesi del mondo delle Logge . (vedi infra)

B) Le politicamente e finanziariamente potentissime società segrete paramassoniche caratterizzate da riti e cerimonie a cavallo fra rituali muratori e magismo (incluso quello sessuale).

Quest’ultimo è inteso generalmente come mezzo per “far scendere e dominare le forze” per scopi egoistici, siano essi personali o “di gruppo”, con mezzi di ogni genere- compreso l’ “autoerotismo sacro”. Senza disdegnare inoltre le evocazioni negromantiche.

In nome delle logge1Di queste “istituzioni ” è ormai nota grazie agli studi di Antony C.Sutton e della sua scuola (6) la famigerata Skull’n Bones, basata presso l’Università di Yale, sulla quale giova soffermarsi.

Fondata nel 1833 da “imprenditori” arricchitisi col contrabbando dell’oppio, basata su rituali a metà fra la necrolatrìa e l’autoerotismo (7) ha la caratteristica di essere stata ed essere tuttora un’autentica “culla occulta ” delle principali “famiglie di potere” dell’aristocrazia politico-finanziaria americana: Taft, Harriman, Mellon, Brown, Vanderbilt ecc. più, l’intera schiatta dei Bush: da nonno Prescott (che nel 1916 trafugò, a scopo “rituale” il teschio di Geronimo e che, insieme ai Brown ed agli Harriman finanziò abbondantemente sia Stalin che Hitler), fino ai “due George” Presidenti.

Tale è il potere dei “Teschi” che le ultime elezioni presidenziali sono state disputate da due candidati (Dubya Bush e J.Kerry) entrambi iniziati ai cosiddetti “secrets of the Tomb” del “tempio dei Teschi con ossa”.

Il punto che più ci interessa, cruciale per decifrare la politica americana dell’ultimo secolo è peraltro l’analisi della “modalità filosofica” dell’azione marcata SnB in campo geopolitico .

Si tratta di “suscitare” o “rinforzare” il “nemico prescelto” (di volta in volta Lenin, Hitler, Stalin, Saddam Milosevic, Bin Laden ecc.) quindi combatterlo fino alla distruzione onde accrescere a dismisura il proprio potere.

E’ quindi essenziale che tale nemico sia il più possibile moralmente spregevole onde giustificare in ogni modo gli inevitabili eccessi che verranno commessi per distruggerlo.

Va detto subito che tale “filosofia” si coniuga benissimo con lo “straussianesimo” dei circoli neocon.

In nome delle logge5Leo Strauss (8), filosofo e politologo tedesco conservatore, emigrato in America negli anni ’30 del XX Secolo per sfuggire all’antisemitismo nazista fu, nonostante ciò, contiguo al giurista filohitleriano Carl Schmitt, ed alla sua teoria dell'”amico-nemico” vera idea forza dei neocon che guidano la politica di Dubya Bush e che lo hanno eletto a guida spirituale, come vedremo meglio in seguito.

Di più: uno dei cardini tipici del “modus operandi” di queste conventicole che accentrano poteri occulti, mondani,finanziari e politici in un modo che definire mostruoso è forse “poco scientifico” ma sostanzialmente eufemistico, è l’assoluto cinismo di fronte alla “necessità” dell’omicidio politico o, peggio, dell’ “assassinio di massa” come la storia degli ultimi due secoli dimostra abbondantemente.

In definitiva un disprezzo totale della vita umana (certo quella degli “altri”……) che la dice lunga sulla natura delle Forze che agiscono dietro tali gruppi.

C) I circoli di vera e propria “magia operativa”, quand’anche non di dichiarata “magia nera” – se non di “satanismo”- che entreranno di diritto nella nostra narrazione quando tratteremo del “delitto politico” come arma fondamentale nella recente storia americana.

Per quanto riguarda l’ “operatività” di questi circoli e lo loro connessioni con ambienti del mondo delle intelligence e del complesso militare-industriale daremo qui notizia – crediamo per la prima volta in Italia – su un paio di “evocazioni magiche ” il cui scopo di fondo è stato quello di “allargare gli spazi” per la penetrazione di Entità Antiumane nella nostra sfera di esistenza, entrambe portate avanti da esponenti di cricche occultiste negli USA dopo la Seconda Guerra Mondiale. La prima, datata 1946, si svolse nel deserto di Mohave (California) ed ebbe come protagonisti lo scienziato missilistico Jack Parsons(9) personaggio singolarissimo, dedito da un lato alla ricerca tecnoscientifica in campo militare e civile, e dall’altro infatuato dalla magia nera al punto di essersi in seguito convinto di “incarnare l’Anticristo” (sarebbe morto in un tragico “incidente” pochi anni dopo) e il non ancora celebre L. Ron Hubbard(10), che di lì a poco avrebbe fondato la famigerata setta di Scientology. Entrambi erano discepoli del famoso mago nero inglese Crowley (a sua volta ambiguamente connesso con gli ambienti di intelligence sin dall’inizio del secolo) che -a dire il vero- sembra sconsigliasse il “rito” che consisteva nell’evocazione di un essere demoniaco “femminile” (La Donna Scarlatta dell’Apocalisse?).

La seconda fu la cosidetta “operazione The Nine”, vale a dire la “canalizzazione” da parte di un misterioso medium hindu, il Dr.Vinod, di un “gruppo di Principati e Poteri” – i cosidetti “Nove”, che da quel momento –27 Giugno 1953- avrebbero dovuto “dirigere” addirittura la nostra evoluzione planetaria.

Senza voler dire nulla dell’ “efficacia controiniziatica” di tali operazioni il fatto che qui interessa è l’identità dei partecipanti alla seànce del 1965, condotta dal famoso “ricercatore” e “parapsicologo” Andras Puharich – lo scopritore di Uri Geller -(da sempre a sua volta in odore di “Mossad”) tutti legati in qualche modo al mondo dell’intelligence ed al complesso militare-industriale.

Nella “catena” figuravano esponenti del mondo della ricerca applicata alle armi d guerra, alcuni personaggi che sarebbero successivamente stati implicati nei delitti politici “eccellenti” del decennio successivo, soprattutto nel “caso JFK”, ed esponenti delle “elite” WASP, adusa a bazzicare la sede dei “Teschi” a Yale, come Alice Bouverie e Marcella Du Pont. (11)

Solo uno stravagante consesso di “potenti annoiati che giocano allo Spiritismo”? Non sembra proprio.

In nome delle logge6Direttemente collegati con questi già poco rassicuranti gruppi vi sono i movimenti “satanisti” veri e propri, come la cosidetta Process Church, nata da una costola dell Ordo Templis Orientis di Crowley e Reuss: la vicenda “chiave” della connessione fra magia “operativa” e “satanismo” è l’orribile evento delle stragi di Bel-Air (il massacro “rituale” (?) di Sharon Tate, di suo figlio mai nato e dei coniugi La Bianca) con la conseguente cattura di Charles Manson, personaggio inquietante e per molti versi ancora misterioso, sulla cui storia – e soprattutto sui dubbi connessi al suo vero ruolo-rimandiamo ai testi di Peter Levenda citati in nota. E’ comunque un ulteriore plot in cui si intrecciano occultismo, satanismo, “programmi di controllo della mente”, criminalità comune e intelligence.

C’è ne è comunque abbastanza per affermare che buona parte dell’occultismo nordamericano ha “venduto l’anima al Diavolo”…..

SCONTRO USA-URSS, EREDITA’ NAZIONALSOCIALISTA E “GUERRA PSICOLOGICA”

Quando nel 1945 si chiuse la Seconda Guerra Mondiale non molti si resero conto che in realtà si stava già combattendo la Terza (1945-1989), erroneamente definita “guerra fredda” – in realtà “caldissima”, con i suoi milioni di morti durante i continui “conflitti locali”.

In questo conflitto USA-URSS lo sfacciato “riciclaggio” di scienziati, tecnici o semplici criminali di guerra nazionalsocialisti di ogni nazionalità divenne per gli USA ed il “blocco capitalista”, compreso il Vaticano (11b), un passaggio obbligato. E’ peraltro poco noto che la famosa Paperclip Operation che portò negli States decine di scienziati tedeschi ebbe il suo bravo “aspetto occulto”, vale a dire il trasferimento di diversi “esperti di tecniche di guerra psicologica” che sarebbero stati “riciclati” nel demoniaco progetto MK-Ultra.

Quest’ultimo fu ufficialmente “annullato” nel 1973, (per risorgere immediatamente dopo con modalità più “coperte”: risulta tuttora “attivo”…) con relativa affannosa distruzione di documenti: ma venne fortunatamente svelato grazie alla fortuita scoperta, nei sotterranei di un ufficio, di casse di carte sfuggite ai roghi dando così corpo alle voci che si rincorrevano da anni sulle sue sinistre caratteristiche.

Nella genesi di questo progetto, al limite fra ricerca psichiatrica e magia nera, la causa scatenante le paranoie della CIA e delle varie intelligence fu l’allucinante Processo Midszenty (Ungheria 1947) dove l’eroico Cardinale ungherese apparve come un fantoccio privo di volontà e pronto ad ammettere qualsiasi ignominia.

(Gli americani si dissero: I Russi dispongono dunque di qualche “tecnica miracolosa” per distruggere la mente e la volontà di chiunque e noi?? …).

In nome delle logge7Iniziò così una serie di “esperimenti” ignobili, spesso su soggetti ignari, ove si distinse il Prof. Ewen Cameron, non un Carneade ma addirittura il Presidente della potentissima APS (American Psychiatric Society) capace di ridurre a larve umane decine di esseri sanissimi: lo scandalo scoppiato vent’anni dopo – quando ci fu la scoperta delle MKUltra Papers – ha poi costretto il Governo USA a rifondere con milioni di dollari le vittime ed i loro eredi. (12)

Le tecniche usate nel corso di MKUltra tendevano in definitiva a “distaccare” l’Io delle vittime – sovente ignare di fare parte di un”esperimento scientifico”-dalla compagine psicofisica con un “marchio” che , anche qui, rivela la natura ahrimanico-asurica del “progetto”.

Tali tecniche erano basate sia sull’uso della deprivazione sensoriale, che su quello di sostanze chimiche (vedi infra) o di strumenti di natura elettromagnetica atti ad alterare il comportamento.

Non sono però mancate indagini innominabili sulla “soglia del dolore” che avrebbero, nel corso degli anni, riempito di dolore le celle di tortura di paesi “amici” o meno come Grecia, Turchia, Brasile, Uruguay, Egitto, Israele, Argentina, Iran, Siria, Cile ecc. con il nobile pretesto della “lotta anticomunista”. (Va anche detto che esperimenti simili sono stati condotti, sia pure in modo più sporadico, anche dall’altra parte della Cortina di Ferro come strumenti di “lotta antimperialista”).

Fra i vari sviluppi della “guerra psicologica”, una parte della quale sarebbe sfociata in una vera e propria “guerra occulta” – si pensi alla tecnica “militare” del remote viewing, simile al “viaggio astrale” degli occultisti inglesi della Golden Dawn (13) – particolare importanza per l’uso politico e sociale che ne fu fatto- rivestì la scoperta degli effetti dell‘ “acido lisergico” (LSD).

Questo potentissimo allucinogeno fu il mezzo, contemporaneamente palese ed occulto che il mondo della intelligence utilizzò per deviare in modo decisivo la possibilità di crescita spirituale che il movimento della controcultura nato sull’onda della lotta alla guerra nel Vietnam e della “scoperta di sè” fra il 1962 ed il 1970 avrebbe potuto portare all’interno della società USA, ancora mummificata sugli stereotipi piccoloborghesi e conformisti immortalati da un capolavoro cinematografico come Pleasentville.

Dal punto di vista esoterico non ci deve nascondere che fra quelle anime che decisero di ribellarsi all’estabilshment schiavo della Logge vi erano- e vi sono- molti di quei “michaeliani senza saperlo” di cui ha parlato Jesaiah Ben Aharon nei suoi studi fondamentali (14) e la cui vocazione verso lo Spirito ricevette colpi micidiali sia per la latitanza mondiale di un vero Movimento Antroposofico o di una consapevolezza spirituale diffusa, sia per l’abuso di sostanze psicotrope indotto dalla subdola azione delle intelligence

(Si ricordi che il “profeta dell’LSD” Timothy Leary era nel libro-paga della stazione CIA newyorchese….)

ASSASSINI POLITICI IN USA ……..

Nell’arco di tempo che va dal 1963 al 1980 diverse pallottole omicide stroncano la possibilità che la “migliore America” possa in qualche modo prendere il sopravvento sul mondo dell’affarismo politico e finanziario , legato al complesso militare-industriale da un lato e alla criminalità organizzata dall’altra, ma comunque prono ai disegni di “potenza” delle Logge e del loro progetto di asservimento dell’umano ai poteri delle Forze Luciferiche, Ahrimaniche ed Asuriche.

John Fitzgerald Kennedy, Robert Kennedy, Martin Luther King, John Lennon, soccombono sotto i colpi di assassini tutti mentalmente “eterodiretti” e tutti agenti per assecondare i disegni politici del buon vecchio “GOP” (Great Old Party) il Partito repubblicano americano, che, sul piano esteriormente politico, appare il diretto emissario-non certo esclusivo- di quelle sinistre “famiglie occultiste” di cui abbiamo in precedenza fornito alcuni connotati d’identificazione.

Non si meravigli il lettore di trovare il nome del chitarrista dei Beatles accanto a quello dei Kennedy e, anche di non vedere citato il parzialmente fallito attentato a Reagan accanto agli altri fatti di sangue politici.

John Lennon fu ucciso dal”posseduto” Chapman (lo stralunato assassino del Beatle sarebbe in seguito stato sottoposto addirittura a veri e propri esorcismi) per il fondato timore che- una volta ottenuta la cittadinanza USA- potesse diventare il fulcro politico ed il propulsore di una rinascita del movimento pacifista ed antirepubblicano USA, mentre il plot per assassinare il padre dello “scudo stellare” (splendido “mezzo nero” per tentare di isolare la Terra dalle influenze cosmico-eteriche dell’Universo) fu tutto interno alle “rese di conti” dell’estabilshment.

Quanto ai “casi JFK e RK” vogliamo qui sottolineare alcuni aspetti particolari, senza avere la pretesa di poter dire qualcosa di definitivo su tragedie che, se chiarissime sotto il significato di fondo di spietati mezzi per alterare in senso favorevole agli Ostacolatori il corso della storia, lo sono molto meno sul piano puntuale e particolare della decifrazione dei singoli fatti.

E’ alquanto significativo il fatto che un personaggio chiave come David Ferry (si ricordi la magistrale interpretazione che ne da Joe Pesci nel film di Oliver Stone dedicato al caso JFK) fosse contemporaneamente:

1) “Vescovo vagante” di una “Chiesa Gnostica”.

2) Praticante di riti magici a sfondo voodoo. (Levenda nei suoi saggi citati in nota ipotizza un’azione di magia nera contro JFK orchestrata dal sinistro dittatore haitiano “Papà Doc” Duvalier).

C’è una connessione occulta fra questi due fatti apparentemente scollegati che la dice lunga sul milieu occultista americano.

Molti “Vescovi vaganti” di queste mini-chiesuole sparse ovunque (15) vanno alla caccia delle “influenze spirituali” che sarebbero presenti nelle “consacrazioni vescovili” in quanto ritenute efficaci dalla stessa Chiesa Cattolica da cui in definitiva originano- anche se irregolari e quindi da condannare moralmente- per accrescere il proprio “potere magico” quali esponenti delle Logge “grigie” o “nere” cui appartengono in via principale: con ciò legandosi ancora di più agli “Spiriti della Tenebra” (15b)

Vanno inoltre messi in luce altre “coincidenze significative” relative agli esecutori materiali dei delitti politici che hanno cambiato la storia del secolo: ad esempio Shiran Shiran, assassino di RK era totalmente “assente” al momento del fatto e si fece arrestare in maniera del tutto docile e quasi “sorridente”.

Shiran era da tempo in “paziente” di un “chiaccherato” (vi è che sostiene che facesse parte della “squadra” del progetto MKUltra) psichiatra contiguo al mondo delle intelligence e una volta in carcere, incapace di ricordare alcunchè, del delitto, tornò alle sue letture preferite: Blavatsky, Besant, Sinnet, parapsicologia ecc.

Ancora: sia Oswald -uno degli assassini di JFK- che l’ “indemoniato” Chapman, killer di Lennon, avevano soggiornato, prima di “armarsi e partire”, a vent’anni di distanza, nel medesimo ospedale psichiatrico delle Isole Hawaii, retto da personaggi vicini al medesimo milieu a cavallo fra intelligence, covert operations e mondo accademico.

Comunque sia, dal 22 Novembre 1963 in poi, camminando sui cadaveri dei Kennedy, di King, diLennon l’America di Nixon e del Watergate, di Reagan e dello “scandalo IranContra”, del Massone 33° grado Ford e dei Bonesmen Bush padre e figlio, ha preso il potere e lo ha tenuto, in nome delle Logge.

E tranne le parentesi di Carter e Clinton, – quest’ultimo a sua volta vicino ad ambienti del “Milner Group” (16) – lo detiene tuttora………

….ED IN ITALIA

In nome delle logge4Il nostro Paese ha pagato il suo tributo di sangue al conflitto decennale tra USA ed URSS soprattutto in termine di vittime del terrorismo sponsorizzato dall’asse CIA-NATO : abbiamo altrove detto qualcosa di questo tema ed dei suoi legami con certa cultura “esoterizzante”. (17). Non ancora esplorato è il tema della “valenza occulta” delle istituzioni massoniche e paramassoniche che hanno fatto da tramite ed a volte da centro di propulsione della “Strategia della Tensione “ in Italia (Loggia P2 e SuperLoggia di Montecarlo) in quanto sembra che tali strutture utilizzassero il ritualismo massonico come mero paravento formale della loro azione criminale in campo politico-finanziario: è noto come Gelli “disdegnasse” l’eccesso di cerimonie preferendogli la “concretezza” dell’ “azione in campo profano”. (18)

Accanto a questi episodi e con le stigmate del medesimo “centro direzionale operativo” il delitto politico ha peraltro fortemente contribuito a deviare il destino nazionale nella medesima direzione in cui si è avviata la politica americana in seguito agli omicidi dei Kennedy: alludiamo al “caso Moro” (19), la cui tragica morte è stata seguita dal decennio del malaffare “rampante” del craxismo e, subito dopo, dall’avvento del populismo mediatico e truffaldino incarnato da Silvio Berlusconi, adepto della Loggia P2 (tessera 1816), flebilmente contrastato da avversari in genere privi di qualsiasi idea-forza capace di porsi come veramente alternativa alla comune adorazione del liberismo e del “mercato”: in definitiva della socialdarwinista “lotta per l’esistenza” .

Segno ne è che anche le cosidette “forze antagoniste” cadono sovente preda di logori stilemi marxisteggianti.

Altro segno è la difficoltà di radicare veramente nel nostro paese la cultura ecologista, l’unica “novità” effettiva nel panorama mondiale nel “mercato delle concezioni del mondo”. (20)

Ancor più significativo è stato l’evento romano del Maggio 1981, in cui sopravvivendo ad un attentato di cui neppure ora sono chiare le modalità – si può pensare ad un plot centrato sulla sorda lotta fra l’ala “massonica” presente in forze in Vaticano sin dal 1971 con la Loggia Ecclesia e l’avvento in forze della “nuova Destra” dell’Opus Dei- Karol Wojityla diede un contributo forse decisivo al crollo del “socialismo reale” ed alla vittoria americana nella Terza Guerra Mondiale.

LA VITTORIA ED IL DECLINO (?) DELL’AMERICA “NEO-CON”

Se si guarda alla corona di personaggi che, a vario titolo, costituiscono l’entourage di George Dubya Bush, da Rumsfeld a Rove, da Wolfowitz a Kristol, passando per Perle e Cheney troviamo un intreccio di elementi occulti, politici e finanziari che così si possono riassumere.

1) L’appartenenza al mondo delle “Logge”occulte , siano esse la ricordata SnB, o le similari The Fence (già PiBetaKappa) e Scroll ‘n Jaws, oppure a quello delle Massonerie Regolari di tutti o quasi gli elementi della congrega.

2) La proclamata “fedeltà” all’insegnamento del politologo tedesco Leo Strauss (21) teorico di un para-platonismo ossessivamente elitario e reazionario, sostanzialmente contiguo- come già osservato in precedenza- al modus operandi delle Logge.

3) L’alleanza col fondamentalismo protestante nordamericano- decisiva sul piano elettorale.

Alleanza peraltro terribilmente pericolosa per la pace nel mondo, dato il riduzionismo semplicista ed aggressivo del linguaggio biblico utilizzato, ossessivamente ricondotto ala lotta fra “Bene” (America “cristiana” ) e “Male” (oggi Il Terrorismo “Islamico”, domani il “pericolo Giallo” ??), con un totale rovesciamento dei reali contenuti delle parole del Cristo e con il radicale pervertimento del senso della Sua Presenza sulla Terra.

Si noti come anche quest’ultimo elemento sia non solo funzionale alle modalità operative delle Logge ma anche perfettamente coerente con la loro natura anticristica.

Altra alleanza, di natura non solo strumentalmente geopolitica ed ugualmente pericolosa è quella con quella parte dell’intelligence israeliana che funziona come diretta emanazione della destra sionista .

4) L’identità praticamente assoluta fra i vertici neocon ed i potentati finanziari,industriali e militari, prima fra tutte la lobby dei petroli.

Dal punto di vista storico il punto-chiave nella “nascita” della Quarta Guerra Mondiale (contro il “Terrorismo”, ma c’è anche la Cina che fa capolino sullo sfondo….) sta nel colossale inganno dell’attentato alle Twin Towers (22), ultima catena di similari episodi (Cuba 1898, Pearl Harbour 1941, Golfo del Tonchino 1964) tipici della “filosofia Skull ‘n Bones” e dei giochi sporchi delle agenzie di intelligence, ma non certo fuori posto nell’universo del para-machiavellismo “straussiano”- ove attentati “terroristi” o “attacchi del nemico” vengono o direttamente organizzati o segretamente “tollerati” allo scopo di “contrattaccare in nome della civiltà”.

Al momento in cui scriviamo queste note gli esiti di tale strategia appaiono incerti ed oscuri quanto mai: dall’avventura sempre più tragica e sanguinosa della “liberazione dell’Iraq”, ai “venti di guerra nucleare” verso l’Iran ove, d’altra parte, i rantoli antisemiti del Premier di Teheran e la “voglia di atomica ” del suo regime teocratico sembrano fatti apposta per provocare la reazione dell’Occidente.

Ma ancor più grave è che nel frattempo un colpo terribile sia stato dato alla tradizione del rispetto dei diritti civili ed umani negli USA e nel mondo tipica della cultura che sottintende la Costituzione americana.

Non è solo lo scandalo del Patriot Act o la continua erosione della privacy: c’è anche la legalizzazione della tortura o il suo “appalto” a “paesi terzi”. Si tratta di mostruosità ove il marchio di Ahrimane trova la maniera di esprimersi in tutta la sua forza: è semplicemente terribile che una nazione fondata da Europei che fuggivano dagli orrori dell’intolleranza religiosa e politica stia così oggi rinnegando le sue stesse radici storiche e civili.

Per chiudere allora queste note ci si deve augurare che quella “migliore America” che è stata così spesso soffocata dall’azione delle Logge sappia alla fine trovare la sua strada per cominciare a guarire quel “doppio nazionale” che agisce oggi negli USA e nel mondo come quello costituito dal nazionalsocialismo agì a suo tempo nell’Europa Centrale (23): naturalmente la speranza più forte è che sia la “Scuola di Michele” finalmente attiva socialmente sulla Terra, partendo magari dalle piccole – e talvolta meno piccole comunità già operanti- (24) a saper indicare la strada che porta alla Triarticolazione dell’organismo sociale come risposta vera all’offensiva continua delle Forze dell’Ostacolo.

NOTE:

1) Alcune conferenze di questo “Ciclo” del 1917 sono state pubblicate in italiano sulla Rivista GRAAL a partire dal n. 31/1990 ed in Inglese nel volume Secret Brotherhoods (London 2003)

2) R.Steiner Interiori impulsi Evolutivi dell’Umanità-Goethe e la Crisi del SecoloXIX (Milano 1976)

3) R.Steiner TheBook of Revelation and the work of the Priest (London 1997)

4) Nicholaas de Jong The Ufos, the search for truth and the tools for their redemption in “Bruisvat” Summer 2001

5) D.Ovason The Masonic Architecture of our Nation Capital (New York 1998)

6) Antony C.Sutton America’s Secret Estabilshment (New York 1989) ed AA.VV. (a cura di K,Milligan) Fleshing out Skull ‘n’Bones (Chicago 2003)

7) ibidem

8) su Strauss : http://www.filosofico.net/leostrauss

9) P.Levenda Sinister Forces A Grimoire of American National Political Witchcraft –Vol I- The Nine (Chicago 2005)

10) R.Miller Bare Faced Messiah The true Story of L.R.Hubbard (New York 1994)

11) P.Levenda cit e anche Sinister Forces vol.II A Warm Gun (Chicago 2005)

11b) M.Aarons J.Loftus Unholy Trinity (II Ed New York 2005)

12) ibidem

13) David Morehouse Psychic Warrior (London 2001)

14) Jesaiah Ben Aharon L’Evento Spirituale del XX Secolo (Rivista Antroposofia 6/2003) e America’s Global Responsibility ( Great Barrington, Mass.2003)

15) M.Introvigne Le Nuove Religioni (Milano 1989)

15b) R.Steiner La Caduta degli Spiriti della Tenebra (Milano 1998)

16) T.Boardman Mapping the Millennium (London 1999)

17) A.Franco L’Equivoco tragico dell’esoterismo “tradizionalista” Rivista Kairòs 34/2003

18) S.Flamigni Trame Atlantiche (Roma 2005, II ed.)

19) S.Flamigni La Sfinge delle Brigate Rosse (Roma 2003)

20) A.Franco Eco-logia o Eco-Sofia ? Rivista Kairòs 29/2002

21) v.nota 8

22) M.A.Nafeez Guerra alla Verità (Napoli-Roma 2003) e Guerra Alla Libertà(Napoli-Roma 2004) D.J.Griffin 11 Settembre (Roma 2004)

23) A.Franco Antroposofia e Nazionalsocialismo (Rivista Antroposofia 7/2001)

24) vedi i siti http://www.civilsociety.co.il.en e  www.cadi.ph

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La Setta del Teschio & le Ossa – Il segreto che unisce W. George Bush e Kerry

Dei candidati presidenziali, i quattro più importanti: George W. Bush, John F. Kerry, Joseph Lieberman e Howard Dean, sono membri attivi della più potente ed elitaria setta segreta d’America, la «Skull and Bones» («Teschio e Ossa», o «Teschio e Tibie») con sede all’università di Yale. Semplice coincidenza o prova provante che il Presidente degli Stati Uniti d’America, non viene eletto dal popolo ma bensì «scelto» dal potere occulto? Se è vera, come è vera quest’ultima ipotesi, l’eventuale e molto probabile vittoria di John F. Kerry (JFK!) sul “fratello” W. Bush, significherebbe un altro passo avanti del Nuovo Ordine Mondiale…

Di Maurizio Molinari tratto da «La Stampa» 06/02/2004 

Possibili rivali nelle urne il prossimo 2 novembre, George W. Bush e John F. Kerry hanno differenti vite alle spalle e opposte visioni della società americana, ma ciò che li accomuna è l’essere entrambi dei «Bonesmen», ovvero membri della elitaria setta segreta «Skull & Bones» (Teschio ed Ossa) nella quale vennero cooptati durante i rispettivi periodi di studio passati all’Università di Yale.
Fondata 172 anni fa sul modello di analoghe associazioni segrete tedesche e con sede in un edificio di Yale denominato «The tomb» (la Tomba), la setta è fra le più esclusive, potenti e meno conosciute degli interi Stati Uniti. Per decenni ha ammesso solo i figli dell’aristocrazia «wasp» (bianca anglosassone e protestante) capaci di dimostrare di avere tre doti: pedigree famigliare e scolastico al di sopra di ogni sospetto, passione per l’avventura alle frontiere della natura e abilità nell’arte militare. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale sono caduti uno dopo l’altro i veti nei confronti di ebrei, afroamericani, omosessuali e – solo negli ultimi anni – donne, ma basta scorrere l’elenco dei circa 800 membri attuali per accorgersi che la grande maggioranza sono ancora soprattutto «wasp», legati da vincoli di parentela e amicizia.

Nulla da sorprendersi, dunque, se la «Tomba» è diventata un’anticamera del potere americano: da qui sono passate tre generazioni di Bush, l’ex presidente William Howard Taft, l’ex ambasciatore americano nella Mosca di Stalin, Averell Harriman, il fondatore del settimanale «Time» Henry Luce, capi della Cia come James Woolsey, neoconservatori come il sottosegretario agli armamenti John Bolton e il braccio destro di Cheney, Lewis Libby, nonché schiere di 007, giudici della Corte Suprema, deputati, senatori e diplomatici inclusi Paul Bremer III, attuale capo dell’amministrazione militare alleata in Iraq, e democratici come John Kerry.Quando si tratto di designare il nuovo capo della Sec (la Consob d’America) per far fronte agli scandali finanziari che hanno scosso Wall Street, George W. ha scelto William Donaldson, «Bonesmen» classe 1953. A Prescott Bush, nonno dell’attuale presidente, la tradizione attribuisce la guida del raid notturno per impossessarsi del teschio del capo indiano Geronimo che viene utilizzato nel rito di iniziazione come poggiapiedi del novizio, mentre è di pochi mesi fa lo «scoop» del giornale universitario secondo il quale l’ultima generazione di «Bonesmen» sarebbe riuscita a far di meglio, impossessandosi del teschio del comandante ribelle messicano Pancho Villa.

Ron Rosenbaum, editorialista del «New York Observer», ha dedicato trent’anni di lavoro a penetrare i segreti della setta spartana e fra le pratiche iniziatorie sulle quali ha raccolto testimonianze vi sono la lotta libera a corpo totalmente nudo e il dovere di confessare ogni dettaglio della passata vita sessuale stando stesi nudi dentro una bara, circondati dagli altri membri della setta seduti su dei panni in rituale silenzio, in una sala gelida e a luci basse.«Riti e rituali di questa setta sono una via di mezzo fra Harry Potter e il conte Dracula – ha raccontato alla tv Cbs Alexandra Robbins, autrice del libro «Secret of the Tomb» – con alterni ruoli per personaggi come il Diavolo, il Papa e Don Chisciotte, che nomina “cavaliere di Euloga” il nuovo entrato posandogli una spada sulla spalla sinistra». Secondo alcune testimonianze raccolte, e rigorosamente anonime, al fine di impressionare le reclute uno dei primi «passaggi» è osservare una donna assatanata che pone un coltello insanguinato alla gola di un giovane. La ritualità è mirata a creare un legame indissolubile fra chi appartiene alla setta. Gli adepti sono vincolati al segreto perenne su quanto avviene nella «Tomba», ed è questo che determina una fratellanza inscindibile fra coloro che fanno parte della setta, che sarà messa a dura prova in caso di un’eventuale sfida Bush-Kerry.

Ogni anno vengono ammessi appena quindici nuovi membri: vengono selezionati dai loro compagni di corso più anziani e l’esito della scelta viene comunicato a sorpresa nella notte a ognuno di loro separatamente. Il rituale inizia con un rintocco alla porta della propria stanza. Così accadde anche nel caso di George W., che fu svegliato nel sonno e quando aprì si trovò di fronte il padre, George H. W. Bush, che senza neanche salutarlo e parlando con voce chiara e forte gli chiese di «fare la cosa giusta, entrare a far parte di “Skull & Bones” e diventare una brava persona». Essendo Kerry della classe 1966 e George W. di quella 1968, non si può escludere che i due si siano incrociati durante i rituali nella «Tomba». Il governatore repubblicano di New York George Pataki, altro «Bonesmen» e classe 1967, si è limitato a rilasciare in proposito al «New York Times» una dichiarazione bipartisan: «L’appartenenza di entrambi a “Skull & Bones” dimostra che tutti e due godevano del rispetto dei compagni».

<<< RITUAL BHOEMIAM GROVE >>>

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Dalla «Skull and Bones» al Nuovo Ordine Mondiale
Intervista a Maurizio Blondet di Giuseppe Cosco

COSCO: Dottor Blondet, per quanto riguarda la Skull and Bones, vuole dire qualcosa ai lettori, che non sanno nulla di questa misteriosa società segreta? 

BLONDET: E’ una società segreta studentesca fondata nel 1832, dove vengono cooptati alcuni studenti dell’Università di Yale, una delle maggiori università americane, diciamo del patriziato americano, in numero di dodici all’anno. Notoriamente, George Bush, l’ex presidente degli Stati Uniti, è stato membro e, prima di lui, suo padre e, naturalmente, anche suo figlio, ammesso che suo figlio sia in grado di seguire comunque le lezioni di Yale, perché questo è un po’ dubbio. Ho il sospetto che il candidato repubblicano alla presidenza, non ne possieda le capacità. Però, sicuramente, fa parte di questa setta, anche se non in senso stretto, proviene indubbiamente da quell’ambiente. La famiglia Bush è, pure, vicinissima ai banchieri Harriman, che sono uno dei gruppi più potenti dell’establishment americano. 

<<< STELLA  ANTICRISTO A 5 PUNTE >>>

<<< FIGURA DEL GUFO - IL REGNO OCCULTO >>>


COSCO: Si può dire che Skull and Bones sia stata ed è, in un certo senso anche la CIA, perché Bush come è noto è stato anche direttore della CIA?

BLONDET: Le cose non sono assolutamente uguali. E’ però vero che dei direttori della CIA sarebbero stati anche membri della Skull and Bones. In generale, lo scopo fondamentale di una società di questo genere è quello di costituire un gruppo di coetanei, ma, anche, poi, un gruppo intergenerazionale che si aiuta a vicenda, è ovvio. Si sa, anche, che, in generale, l’ideologia della confraternita è, per così dire, al di sopra sia della destra che della sinistra. Destra e sinistra, per loro, sono due elementi dialettici a cui si ritengono superiori. Sono un gruppo di gnostici dedicati, specificatamente, alla manovra politica, quindi destra e sinistra vengono utilizzate come etichette da queste persone, che ritengono di stare al di fuori di simili distinzioni. Non a caso, Harriman è proprio il banchiere che fu ambasciatore americano nell’Unione Sovietica e fu uno di quelli che, veramente, diedero un grande aiuto a Stalin e allo stalinismo, pur proclamando sempre di essere anticomunista. Fa parte di quel giro di banchieri di cui la gente non si ricorda più, banchieri americani, che hanno sostenuto, fino a Gorbaciov compreso, il sistema sovietico.

COSCO: Sono ammessi all’Ordine dei Teschio e Ossa, oltre ad americani, anche personalità di altre nazioni?

 BLONDET: Non lo so questo, anche perché l’unica e sola fonte certa, su questa società segreta, è un libro apparso diversi anni fa e non mi risulta che ci siano stati altri lavori. Di questa potentissima confraternita ha scritto lo storico Anthony C. Sutton in “America’s Secret Establishment – An Introduction to The Order of Skull & Bones, by Anthony Sutton” (liberty House Press, Billings, Montana – 1986). Mi sembra comunque improbabile la presenza di personaggi di altre nazionalità. Potrebbero, forse, esserci dei britannici, ma non, per esempio, dei messicani o degli italiani, non credo proprio.

COSCO: E la storia dell’Israele Britannico ha a che fare qualcosa con questa società segreta?

BLONDET: Per quanto se ne so i British Israelites non sono direttamente collegati alla Skull and Bones.

COSCO: La Skull and Bones è stata sospettata, fin dall’Ottocento, di essere una confraternita che pratica il satanismo. Una cosa del genere può essere vera secondo lei?

BLONDET: Si può senz’altro sospettare una cosa del genere. Per quel che se ne sa viene fatto un rituale usando delle ossa, che si dice siano del capo indiano Geronimo e che sarebbero in possesso di questo gruppo, conservate in una sala normalmente non accessibile a chiunque, a Yale, dove, appunto, viene celebrato questo rito annuale di iniziazione. E’ un rito, sicuramente, di stampo massonico, come stile, perché l’adepto deve stare in una bara, quindi è un rito di morte e rinascita simbolica. L’iniziando deve anche rivelare cose di cui si vergognerebbe a parlarne normalmente, riguardano il suo modo di vivere la sessualità in primo luogo, è una specie di purificazione, una parodia della confessione cattolica.

COSCO: Viene dunque celebrata una ritualità esoterica?

BLONDET: Chiaramente sì. Che sia satanica in senso stretto è difficile affermarlo. Si può, anche, sospettare, a un certo punto, l’immissione di una sacerdotessa donna nel gruppo che, lo ricordo, è esclusivamente composto da maschi. Questa donna ha un qualche tipo di ruolo in questa liturgia, ma non so con precisione dire quale.

COSCO: Le risulta che il presidente Clinton ne abbia fatto o ne faccia parte? 

BLONDET: No, Clinton no. Clinton ha un’altra storia. Lui ha avuto una formazione specificatamente anglosassone. E’ stato in Inghilterra a studiare, tuttavia, pare, abbia una profonda ripugnanza per il mondo britannico. Tutt’altro tipo è invece Al Gore. La famiglia Al Gore, molto potente da sempre, al pari di quella di Bush, fa parte di un establishment rosso. Il papà di Al Gore è sempre stato vicinissimo e socio in affari di Hammer, quell’ebreo che, per primo, portò aiuti a Lenin. E’ morto ultranovantenne, qualche anno fa, ricchissimo, era un classico agente sovietico, lui stesso se ne vantava. Hammer era molto famoso, faceva affari sporchi con l’Unione Sovietica, allo scopo di sostenere questo mostro, ormai crollante. Non a caso Al Gore ha fatto un “errore” recentemente. Un anno fa il FMI prestò a fondo perduto, a condizioni ultrafavorevoli, alla Russia ormai di Eltsin, su richiesta e su subdole trame di Al Gore, mi pare, 7 miliardi di dollari, che finirono immediatamente all’estero, in Russia non entrarono mai. Quei soldi finirono sui conti dei cosiddetti oligarchi, cioè ex agenti del KGB ed altre personalità, diventati “imprenditori” della nuova Russia.

COSCO: La Skull and Bones è stata definita da taluni come la risorgenza degli Illuminati di Baviera di Weisshaupt. Lei, cosa pensa al riguardo?

BLONDET: E’ possibile, ma non credo che ci siano prove dirette di questo. È più probabile, invece, che stiano all’interno di un qualche cosa di più generale e più vasto, perché il profilo della Skull and Bones non è così rivoluzionario. È certo internazionalista, globalizzatore alla Bush, ma non così rivoluzionario.

COSCO: Si potrebbe dire che questa sètta tenda alla realizzazione del nuovo ordine mondiale?

BLONDET: Questo è il senso che ha dato Bush. Il Presidente Bush, ai tempi della guerra dell’Iraq, fu il primo a parlare apertamente di un nuovo ordine mondiale, che si stava instaurando con quella guerra. La vicenda, poi, non è andata esattamente come pensava lui. C’è un nuovo ordine mondiale in atto, però, non so, esattamente, quali possano essere le conseguenze a lungo termine. Il potere non è dietro la maschera dell’ONU, ma direttamente statunitense. L’America è l’unica superpotenza rimasta, che non si è nascosta dietro l’ONU.

COSCO: Qual è il vero volto del nuovo ordine mondiale, che molta gente considera come il massimo bene?

 BLONDET: Essenzialmente il nuovo ordine mondiale è anche la libera circolazione dei capitali, prima ancora che delle merci, che vengono in secondo luogo e degli uomini che vengono in terzo luogo, perché si sa che il libero movimento di uomini è limitato negli Stati Uniti. Alla frontiera col Messico, per esempio, ci sono centinaia di chilometri di reticolati e di filo spinato, però, i capitali sono ben accetti. In questo nuovo ordine mondiale si esplicano fenomeni diversi, non tutti da condannare, in realtà. Va un pò rivista la posizione ideologicamente negativa. Il capitalismo, anche globalizzato, funziona, sta funzionando e non sempre male, ci sono paesi che se ne avvantaggiano e non sempre sono paesi del giro di quelli che contano, ma sono paesi che hanno visto risorgere o rivalorizzare le loro peculiarità culturali profonde. Questo, probabilmente, non era previsto. Per esempio, l’India è diventato uno dei massimi esportatori di software, perché tutti i giganti del software indiani appartengono alla casta bramanica, nelle cui famiglie si impara il sanscrito, cioè una lingua classica e, anche, il pensiero matematico in astratto. Questi parlano l’inglese e costano un po’ meno sul mercato mondiale. Un altro paese, che si sta avvantaggiando, più di quanto si creda, è la Spagna. Anche qui per un fatto culturale preciso. La Spagna è un paese che per 500 anni ha avuto un impero. Attualmente ci sono 400 milioni di persone che parlano spagnolo. La Spagna sta diventando la potenza economica egemone sui mercati sudamericani. Banche spagnole si stanno comprando le banche argentine, venezuelane ecc.. La Spagna acquista, sempre più, la figura di madrepatria imperiale. Io sono stato in Spagna recentemente, fatto singolare, non esiste un atteggiamento culturale antiglobalizzazione, come esiste per esempio in Francia, in Italia e, in fondo, anche in Germania, ma guardi che non è un caso perché l’antiglobalismo oggi è la maschera dell’inefficienza dei governi di sinistra. Noi siamo contro la globalizzazione per le tradizioni e, improvvisamente, la sinistra riscopre le tradizioni nazionali, perché è perdente.

COSCO: E gli aspetti negativi del nuovo ordine mondiale?

BLONDET: Alcuni aspetti negativi sono già in corso, sono, soprattutto evidenti, nell’eccesso di libera circolazione dei capitali puramente speculativi. Appena c’è stato un momento di panico questi capitali se ne sono andati da un minuto all’altro, perché, appunto, la moneta elettronica adesso si muove in telecomunicazione, lasciando paesi a secco, in grave crisi economica, paesi che si erano indebitati, perché stavano crescendo, si sono visti, improvvisamente, mancare la liquidità. Ci sono, poi, fenomeni della finanza più speculativi, praticamente si rivelano, alla fine, delle enormi bolle di debito inaccertabili, cioè, non contabilizzati da nessuno. Si ravvisano, altresì, pure, fenomeni particolarmente malvagi e sinistri in certi paesi dell’America Latina; penso alla Colombia. Ogni paese deve specializzarsi nel suo vantaggio competitivo; chi sa fare bene le cravatte, come gli italiani, vende le cravatte e basta e non può fare aerei o cose del genere. La Colombia sa fare la coca. Un terzo del territorio colombiano è adesso controllato da un esercito guerrigliero, che esiste da sempre, di sinistra naturalmente. Sono dei narcotrafficanti con l’etichetta di sinistra e, nel luglio scorso, il capo della borsa di New York, che si chiama Richard Grasso, è andato a fare una visita a questi terroristi di fatto, che stanno veramente atterrendo la popolazione, uccidendo bambini, facendo cose degne della Cambogia di Pol Pot, per offrire loro di “investire” denaro sporco nella borsa di New York. Dietro questo interesse del mondo finanziario americano per i narcotrafficanti, c’è chiaramente anche l’idea di legalizzare le droghe pesanti.

COSCO: Alcuni cattolici paventano, con la piena attuazione della globalizzazione, la scomparsa della religione cattolica, pensa che sia possibile una cosa del genere?

BLONDET: Nei confronti del cattolicesimo c’è un’ostilità di questi ambienti, penso proprio a Bush. Sicuramente anche Al Gore. Vi è anche fastidio, rifiuto, ma sono fenomeni autonomi però, ed è difficile che possano agire direttamente sulla religione cattolica, sul Vaticano. Il vero problema è, invece, una specie di cedimento finale del cattolicesimo clericale. L’alto clero del Vaticano stesso, manifesta sempre più una forma di nichilismo sorridente, che lo induce a sottacere i contenuti forti dell’ortodossia per provocare grandi eventi mediatici, che sono solo apparenza e pochissima sostanza. La cosa è a tal punto vera che l’anno scorso, a Natale, D’Alema, capo del governo, ha portato la moglie e i bambini alla messa di mezzanotte a Betlemme. C’è questo fatto, una persona che non crede a nulla porta la famigliola a vedere uno spettacolo spirituale suggestivo. In un certo senso, questo mi è sembrato un evento simbolico molto forte, come anche questo giubileo dei giovani, dove l’ultimo giorno, nelle poltrone destinate ai vip, si è visto, invitato o non invitato, praticamente tutto il centro sinistra.

COSCO: Secondo lei la Chiesa è ormai diventata solo un grande e suggestivo spettacolo, che suggestiona le masse?

BLONDET: Sì, è una chiesa spettacolo, che proprio per questo viene cooptata da questa specie di clericalismo istituzionale ateo, perché c’è anche un subdolo clericalismo ateo di sinistra. Certi comportamenti della Chiesa, come le continue richieste di perdono, lasciano i veri cattolici sgomenti e, invece, vengono accolti con consenso istituzionale dalla sinistra che non crede, ma che considera le masse, che noi non siamo capaci di mobilitare e loro invece si. Poi c’è l’organizzazione, la forza organizzativa che ormai la Cgil non ha più, che le parrocchie invece hanno ancora. Bisogna vedere se, poi, questi giovani saranno cristiani anche quando si tratterà, come ha ricordato il Papa, di pagare col sangue la propria fede; io non ci credo.

Giuseppe Cosco

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08 Maggio 2006,

Ecco un estratto del Corriere della Sera:

La notizia è stata pubblicata sul Wall Street Journal

Il teschio di Geronimo nelle mani dei Bush

Il nonno dell’attuale presidente lo avrebbe preso durante una scorreria alla tomba del famoso capo Apache

WASHINGTON – C’è anche il teschio di Geronimo nel guardaroba segreto della famiglia Bush. Alcuni documenti emersi dagli archivi di Yale rivelano che Prescott Bush, nonno dell’attuale inquilino della Casa Bianca, avrebbe partecipato ad una scorreria alla tomba del famoso capo Apache, all’epoca della Prima Guerra Mondiale, terminata con il furto del cranio di Geronimo. La scorreria sarebbe stata organizzata da un gruppo di ex studenti di Yale membri della società segreta «Skull and Bones» (Teschio ed Ossa). All’epoca Prescott Bush prestava servizio in una base militare a Fort Sill (Oklahoma) non lontana dalla tomba del celebre Apache.
IL FURTO DEL CIMELIO – I documenti affermano che il nonno del presidente e altri studenti si sarebbero impadroniti del teschio di Geronimo per trasportarlo (insieme ad altri cimeli) nel quartier generale della società segreta, situato a New Haven (Connecticut) dove si trova Yale. Nel 1976 alcuni leader Apache avevano ricevuto un pacco anonimo contenente l’immagine di un teschio (tenuto in una teca) e copie dei registri di una riunione della società segreta che descriveva il raid effettuato nel 1918 dagli studenti nella tomba del capo Apache. Da allora i leader Apache hanno allacciato negoziati con i membri della società segreta al fine di riottenere il teschio di Geronimo, come riferisce il quotidiano Wall Street Journal, che racconta l’insolita vicenda. Secondo alcuni esperti i documenti sarebbero comunque falsi e giungerebbero da una beffa architettata ad alcuni membri del gruppo segreto di Yale.
08 maggio 2006

Una storia terribile.

Sergio Mura – Canku Ota
Autore di www.farwest.it e www.farwest.it/forum

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Gli Apache: lo consegnò a una società segreta

Il teschio di Geronimo nelle mani dei Bush

Il nonno dell’attuale presidente lo avrebbe preso durante una scorreria alla tomba del famoso capo Apache

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

WASHINGTON — Il nonno del presidente Bush, il senatore Prescott Bush, rubò il teschio del mitico guerriero pellerossa Geronimo? Gli Apache credono di sì: sostengono che nel 1918 il giovane Prescott, allora ufficiale dell’esercito, prestò servizio a Fort Sill nell’Oklahoma e, insieme con alcuni commilitoni, asportò dalla tomba il teschio e altri resti del loro capo. Li consegnò, aggiungono, alla società segreta «Skull and Bones», teschio e ossa, dell’Università di Yale nel Connecticut, a cui apparteneva e a cui appartennero più tardi il figlio e il nipote, i presidenti George Bush Senior e George Bush Jr. Una lettera del 1918, scoperta da un ricercatore e pubblicata dalla rivista universitaria Yale Alumni Magazine, pare confermarlo. La lettera, scritta da Winter Mead, un membro della società, a Trubee Davison, un altro, non fa il nome di Prescott Bush, ma precisa che «il teschio di Geronimo il terribile, esumato dalla sua tomba di Fort Sill, è ora al sicuro presso di noi».

La sua pubblicazione ha destato scalpore a Washington, ha scosso i pellerossa, per i quali il furto fu una dissacrazione e riaperto un giallo che da decenni appassiona l’America. Raleigh Thompson degli Apache di San Carlos, in Arizona, racconta che alcuni anni dopo la morte di Prescott Bush, avvenuta nel 1972, ricevette da un anonimo dell’Università di Yale un dossier sul furto. E precisa che nel 1986 ebbe numerosi incontri a New York con Jonathan Bush, il fratello di George Senior e lo zio di George Junior. «Io e altri capi tribù rivendicammo il teschio di Geronimo» afferma. «All’ultimo incontro i rappresentanti della società segreta ce ne offrirono uno, a patto che ci impegnassimo a tenere tutto nascosto». Rifiutammo perché ci sembrò troppo piccolo per essere quello di Geronimo, conclude Thompson, ma è un fatto che la «Skull and Bones» non negò le sue colpe. Gli Apache non rinunciarono tuttavia a battersi e per loro la lettera del 1918 è stata un incentivo a raddoppiare gli sforzi.

«Quando il guerriero Sioux Cavallo Pazzo morì nel 1877 — commenta amaramente Thompson — la sua tribù ne nascose i resti proprio perché temeva che i bianchi li dissacrassero. Noi Apache avremmo dovuto fare altrettanto alla morte di Geronimo nel 1909». Tra gli storici, la lettera dello Yale alumni magazine ha riacceso le polemiche sulla veridicità degli eventi. Il direttore del museo di Fort Sill, Towana Spivey, dubita che Prescott Bush e i suoi compagni potessero avere manomesso la tomba di Geronimo «perché fino al 1920 non recò il suo nome e rimase coperta dalle sterpaglie». E ricorda che nel dossier sul capo pellerossa compare una foto della società segreta dell’università, con i membri raccolti attorno a un teschio, «che è la copia di una foto del 1878, quando lui era ancora vivo». Ma gli Apache ribattono che la tomba di Geronimo, sebbene anonima, era nota a tutti a Fort Sill e veniva spesso visitata e che il teschio potrebbe essere andato perduto. Inoltre il Wall Street Journal, che ha ricostruito la vicenda, ha riferito che Jonathan Bush ha respinto la sua richiesta d’intervistarlo e che, durante le elezioni del 2004, quando i media parlarono del furto, la Casa Bianca rifiutò qualsiasi commento. A solleticare l’interesse dei media fu l’appartenenza alla società anche di John Kerry, l’avversario di George Jr.

Il rigido silenzio della «Skull and Bones» è una tradizione, i suoi membri giurano il segreto sui teschi e sono tenuti a osservarlo per l’intera vita. La società raccoglie i figli dei ricchi e dei potenti e fu fondata nel 1832 dal miliardario William Russell. Ha obiettivi oscuri e nel corso dei decenni è stata accusata di avere tentato di impadronirsi dei resti di presidenti americani, come Martin Von Buren, e di rivoluzionari stranieri come Pancho Villa e Che Guevara. La sua sede, dove si beve, si canta e si recita, è chiamata «La tomba», e la scrittrice Alexandra Robbins, che vi è entrata, ha trovato «decine di scheletri animali e umani appesi ai muri». La Robbins non è riuscita però a provare che tra i teschi vi sia quello di Geronimo. Secondo il Wall Street Journal, la disputa è destinata a continuare finché non emergerà la verità e Geronimo non potrà riposare in pace. Fu il capo pellerossa, nato nel 1829, a guidare l’ultima rivolta degli Apache. Si arrese nel 1886 e fu imprigionato prima in Florida poi in Oklahoma. Ma in tarda età si convertì al Cristianesimo e si esibì nei circhi del Far West. Nel 1905 fece la sua ultima comparsa in pubblico; a Washington, all’insediamento del presidente Teddy Roosevelt.
Ennio Caretto
09 maggio 2006

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Secondo il Wall Street Journal, il furto ideato dalla società segreta
allievi di Yale. Gli Apache avrebbero trattato con la famiglia del presidente

Il giallo del teschio di Geronimo
“Fu rubato dal nonno di Bush”
dal nostro inviato VITTORIO ZUCCONI

SE DI OGNI leader politico è sempre legittimo sospettare che nasconda scheletri nell’armadio, ad ascoltare oggi il serissimo Wall Street Journal e il non meno serio giornale degli studenti dell’Università di Yale, lo Yale Herald, nell’armadio della famiglia Bush si nasconde un vero teschio, il cranio dell’ultimo eroe della resistenza indiana all’uomo bianco, Geronimo degli Apaches detto “Geronimo il Terribile” morto in cattività nel 1909 di banale polmonite.

Scherzo goliardico, bravata di necrofili o cupa profanazione che sia, la storia del teschio del terribile “Goyathlay”, il nome originale che significa un ben più rassicurante “Colui che Sbadiglia”, continua a galoppare da un secolo, tra la collera degli Apache che trattano il ritorno al sepolcro e la famiglia Bush, accusata di avere profanato la tomba dell’ultimo resistente indiano con le mani del nonno del presidente in carica, il senatore Prescott Bush e di nascondere quel cranio. E oggi il fantasma di Geronimo torna a cavalcare grazie alla scoperta di una lettera del 1918 nella quale il furto dei resti del capo guerriero sembra essere confermata.

Di tutto, l’inquieto George W. di questi giorni, impigliato nella popolarità al collasso e nelle purghe primaverili del proprio governo, avrebbe bisogno meno che di essere tormentato anche dalla vendetta di Geronimo, un uomo che sta, nel culto dei nativi americani, accanto ai sommi martiri dello sterminio bianco, come Cavallo Pazzo, Toro Seduto e l’indomabile Osceola dei Seminole. Eppure un portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, ha dovuto respingere richieste di chiarimenti avanzate da agenzie e quotidiani, mentre si scopre che in effetti un emissario del clan bushista trattò, in passato, e in silenzio,, con una delegazione di Apache. Dunque?
Il mistero del teschio rubato dai Bush nacque il giorno in cui il nonno, allora giovane ufficiale di artiglieria e poi importante senatore incriminato dall’Fbi per avere fatto affari con i banchieri di Hitler durante la guerra contro la Germania, era di servizio a Fort Sill, in Oklahoma. Come migliaia di indiani deportati a forza nelle famigerate “marce delle lacrime”, anche Geronimo, finalmente sconfitto dalle giubbe blu nei territori del sud est, era stato incarcerato in quella base. Quando morì di polmonite, nel 1909, fu sepolto in una fossa nella terra. Proprio quella fossa dalla quale nonno Bush gli avrebbe portato via la testa, secondo la leggenda o la storia, per consegnarla come pegno di iniziazione alla società segreta di studenti formata a Yale e chiamata, appunto, Skull and Bones, teschio e ossa.

Fin troppo bella per essere vera, inutilmente smentita da ricercatori che visitarono la tomba di Geronimo e la trovarono coperta d’erba alta poco dopo il presunto furto, la leggenda del guerriero decapitato non morirà più. La conventicola di studenti delle migliori famiglie del New England avrebbe raccolto nomi e personalità famose nel XX secolo, da future star del cinema, come Tommy Lee Jones, a candidati alla Casa Bianca come John Kerry e, naturalmente, tutte le generazioni di Bush che si raccomandavano di padre in figlio, George H. il figlio di Prescott, e George W. il figlio di George, ma tutti restando vincolati dal segreto di quegli scheletri, ossa e crani.

I soli a non perdere mai la certezza che il teschio del loro eroe fosse stato consegnato nelle mani dei Bush e passato di nonno in nipote come un gioiellino di famiglia sono stati gli Apache che hanno condotto trattative per la restituzione anche con uno degli zii del presidente George il Giovane, Jonathan Bush, negli anni ’80. Nessuno era mai riuscito a dimostrare che quei lugubri “souvenir” fossero nelle mani dei Bush o nei forzieri dell’associazione studentesca, ma nessuno ha mai provato che non ci fossero e insospettisce anche gli scettici il fatto che né lo zio del presidente né il portavoce oggi, abbiano mai smentito.

Sigillate nella segretezza, e nella potenza politica e sociale dei suoi appartenenti, le voci di razzie di tombe celebri sono cresciute, attribuendo a questa bizzarra cricca segreta di studenti ogni sorta di furti di resti umani. Tra le lugubri bravate attribuite, ci sono stati il teschio di Pancho Villa, di Che Guevara e di Martin Van Buren, l’ottavo presidente degli Stati Uniti. Ed è stato proprio uno studente che conduceva una ricerca negli archivi profondi di questa grande università fondata 205 anni or sono nel Connecticut, a New Haven, a riesumare la lettera di un bonesman, di un uomo degli scheletri, come si fanno chiamare i membri della società, nella quale egli informa gli altri cospiratori che “il teschio di Geronimo è stato portato via da Fort Sill, Oklahoma, ed è ora al sicuro nelle nostre mani”.
La lettera è datata 1918, l’anno in cui nonno Bush era in servizio come sottonente in quel forte. Una coincidenza, direbbe un avvocato difensore, una falso forse, ma sufficiente per riaccendere la curiosità degli Apache che negli anni ’80 avevano ricevuto una scatola di ossa umane accompagnate da una lettera anonima con la dedica, “da parte dei Bush”. Una soluzione semplice e pragmatica ci sarebbe.

Aprire la fossa, disseppellire la cassa di Geronimo il Terribile con il tic dello sbadiglio e vedere se abbia ancora il cranio. Ma turbare il riposo dei morti sarebbe un sacrilegio intollerabile e i capi delle nazioni indiane in Oklahoma, lo Stato americano dove risiedono più discendenti di nativi che in ogni altro Stato Usa, si oppongono. Sarebbe un atto portatore di grande malasorte, dicono, anche se finora l’irriducibile Geronimo sembra aver portato più sfortuna ai propri discendenti, piuttosto che ai suoi profanatori.

(9 maggio 2006)

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La Società del Teschio e delle Ossa –  una delle più importanti all’interno delle Università americane-  ha sede presso la Yale University in un locale totalmente privo di finestre e per questo chiamato “ Tomba” dove i membri si riuniscono due volte alla settimana.
Un fitto mistero circonda la sua origine, ma si pensa che sia stata introdotta  negli Stati Uniti più di 150 anni fa con il nome di “ Capitolo 322”, che altro non era che un’appendice di una società segreta tedesca.
Uno degli aspetti, che appaiono, comunque, evidenti è lo stretto legame con la Frammassoneria.
Fondata nel 1832 dal Generale William Huntington Russell e da Alfonso TAft divenne Ente giuridico nel 1856 grazie a un provvedimento legislativo speciale che esenta i suoi amministratori dal presentare i libri sociali alle autorità del Connecticut.
Uno dei personaggi chiave di questa Società segreta fu Prescott Bush ( padre di Gorge senior) che nel maggio del 1918 insieme ad altri membri depredò la tomba del capo degli Apache Geronimo a Fort Sill, in Oklahoma.
Tra i vari manufatti fu rubato il teschio di Geronimo, che da quel momento è stato sempre usato nelle cerimonie previste dal rituale di questa Società.
A tale proposito, Ned Anderson, capo della tribù degli Apache di San Carlos,  iniziò una lunga battaglia legale per riavere indietro il teschio di Geronimo; battaglia che ancora dura negli anni!
La scelta dei membri avviene in questo modo: quindici studenti all’anno vengono selezionati per entrare a far parte della Società quando sono ancora al terzo anno delle Superiori, ma diventano effettivi solo all’ultimo anno, prima che si inseriscano nel mondo esterno.
Da quel momento possono promuovere segretamente gli scopi del Teschio e delle Ossa nel mondo politico, nel mondo degli affari, delle banche, dei media, dell’istruzione e di tutte le alte sfere.
Quando uno studente viene iniziato, gli viene conferito il suo nome di appartenenza: cavaliere.
I cavalieri più vecchi vengono chiamati Patriarchi, mentre tutte le persone che ne vengono escluse prendono il nome di “ barbari e vandali”.
Notoriamente, George Bush, l’ex presidente degli Stati Uniti, è stato membro e, prima di lui, suo padre ( come abbiamo visto) e, naturalmente, anche suo figlio….l’attuale Presidente degli Stati Uniti.
Su questa potentissima confraternita ha scritto lo storico Anthony C. Sutton in “America’s Secret Establishment – An Introduction to The Order of Skull & Bones, by Anthony Sutton” (liberty House Press, Billings, Montana – 1986).
L’importanza della Società del Teschio e delle Ossa (“Skull and Bones”) può essere ben compresa se si riflette che, nel 1917, essa diresse, tra l’altro, quel centro finanziario denominato “120 Brodway”, finanziatore del bolscevismo in Russia e del nazismo in Germania che, tra l’altro, portò al potere.

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di Corrado Belli

Pian piano viene tutto a galla, in effetti non è durata a lungo la messa in scena della presunta uccisione di Osama Bin Laden, anche stavolta i Mass Murder Media hanno diffuso il massimo della disinformazione, quello che è venuto fuori negli ultimi giorni è veramente abominevole, ma sentiamo cosa dicono i vicini di casa del presunto Bin Laden durante un’intervista rilasciata ai media locali in Pakistan “Samaa TV”.

Muhammad Bashir, vicino di casa del presunto Bin Laden ha visto tutto e racconta al reporter cosa è veramente accaduto quella sera.

..ero ancora sveglio quando ho sentito l’elicottero arrivare, alcuni uomini sono scesi velocemente dall’elicottero e sono entrati nella casa, l’elicottero è tornato indietro, non sono riuscito a contare quanti uomini a causa dell’oscurità ..ma dalla massa scura che si muoveva si poteva presumere che fossero 10/12. L’elicottero ha fatto un giro in prossimità una collinetta ed è ritornato con altri due elicotteri, uno veniva da Est e uno da Nord, lo stesso elicottero che aveva lasciato gli uomini a terra è atterrato e ha preso a bordo il gruppo, gli altri due erano ancora in volo nel momento in cui l’elicottero con gli uomini a bordo ha cercato di sollevarsi, pochi secondi dopo si è sentita una esplosione che ha disintegrato l’elicottero dove erano saliti a bordo gli uomini scesi poco prima, subito dopo l’esplosione un gruppo di curiosi del vicinato sono entrati nel cortile dove era caduto l’elicottero in mille pezzi, subito dopo si è sentita un’altra esplosione proveniente dal veivolo che aveva preso fuoco, probabilmente erano eslosi i serbatoi del carburante. 20 minuti dopo sono arrivati l’esercito e la polizia che cercava di allontanare i curiosi dal luogo dove era caduto l’elicottero, tutto intorno si vedevano parti di corpi dilaniati ..teste, braccia ..gambe e altri pezzi di corpi delle persone che erano saliti pochi secondi prima, gli altri due Elicotteri sono volati subito via in direzione Mansehra senza che siano atterrati per prestare soccorso agli occupanti dell’elicottero caduto, ma credo che anche se avrebbero voluto non c’era nulla da fare per gli occupanti del veivolo ..erano tutti morti dilaniati dall’esplosione, quanti corpi c’erano non è stato possibile contarli.. era difficile vista la situazione, subito dopo l’arrivo dell’esercito e la Polizia, sono arrivati degli uomini che probabilmente erano dei Servizi Segreti e parlavano la lingua Paschtun, assieme a loro c’erano anche altre persone e si vedeva chiaramente che non erano Pakistani, hanno cominciato a bussare alle porte dei vicini e nello stesso tempo li incitavano a non uscire di casa fino a un nuovo ordine, io mi trovavo sul terrazzo della mia casa e da li vedevo e ascoltavo tutto quello che dicevano, mi sono allontanato un paio di minuti per tranquillizzare i miei figli che si erano svegliati e chiedevano cosa fosse successo, tornato sul terrazzo vidi che la polizia portava via mio cugino Shamrez che si trovava proprio nel cortile e aveva visto anche lui come erano andati i fatti, dopo pochi giorni lo hanno rilasciato e chiuso dentro in casa sua, non può parlare con sconosciuti e gli hanno proibito di uscire di casa fino a nuovi ordini.

Bambini Pakistani che raccolgono i resti dell’elicottero esploso, nella foto a destra il tipo di elicottero che è stato usato nell’operazione, un UH-60 Black Hawk dell’ultima generazione e invisibile ai Radar?

L’intervista rilasciata da Bashir al reporter della Samaa.TV

Allora, l’elicottero con la quale sono stati trasportati gli uomini del commando “Seal Navy” è esploso pochi secondi dopo aver ripreso gli uomini che avevano compiuto la missione e quindi anche Osama Bin Laden doveva trovarsi su quel veivolo, gli altri due Elicotteri non sono atterrati e volati subito via dopo l’esplosione del primo nella quale tutti gli occupanti sono morti dilaniati e bruciati, chi hanno portato e come lo hanno portato sulla Portaerei e chi hanno buttato in mare?

Bin Laden quando era ancora in buona salute.

Bin Laden in una foto dove appare molto malato, la foto risale nel 2001 poco prima della sua avvenuta morte.

Il documento dove si annuncia l’avvenuta morte di Bin Laden per causa della sua malattia che l’aveva colpito e che era soggetto almeno due volte la settimana a cure e sottoporsi a un lavaggio del sangue.

Caro Obama, se fai uso e abuso di Psicofarmaci (come del resto tutti i componenti del tuo Governo)… fatti curare.

Corrado Belli

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Operazione Geronimo

“Geronimo E-KIA”. È il primo maggio 2011, la voce del vice ammiraglio William McRaven, a capo del Joint Special Operations Command (Jsoc) degli Stati Uniti, arriva ovattata nella Situation Room della Casa Bianca, riempita dell’attesa incerta dei più alti rappresentanti dell’amministrazione americana, dal presidente Obama al vice Joe Biden, dal segretario di Stato Hillary Clinton a Robert Gates, segretario alla Difesa.

Con asciutto linguaggio militar-burocratico, McRaven certifica la morte (enemy-killed-in action) di Geronimo, nome in codice per Osama bin Laden, lo sceicco saudita che con sguardo messianico, gesti stanchi ma suadenti e un imponente serbatoio di finanziamenti e retorica jihadista per più di vent’anni – dalla creazione nel 1988 di “al-Qaeda al-Askariyya” (la “base militare”) – ha ridisegnato la mappa politico-militare dell’islamismo radicale, trasformando un’organizzazione nata per difendere le terre musulmane minacciate dall’imperialismo muscolare dell’Occidente in un brand terroristico esportato in franchising in ogni angolo del globo, dalle opulente città europee ai degradati slum delle megalopoli asiatiche e africane. Uno zelante religioso salafita, divenuto icona contestata o ammirata grazie all’incontro con Ayman az-Zawahiri, il medico e ideologo egiziano che sin dall’età di quindici anni sognava la creazione di quell’“avanguardia dei pionieri” descritta nei testi rivoluzionari (Pietre miliari, La giustizia sociale nell’Islam) del pedagogista Sayyd Qutb, fatto impiccare da Nasser nel 1966. Lawrence Wright, in Le altissime torri, spiega che proprio dall’incontro tra l’“anima” saudita – pragmatica e scaltra – e quella egiziana – ideologicamente solida e carica di un sordo rancore verso i corrotti regimi arabi –, sarebbe scaturita la miscela esplosiva e contagiosa di al-Qaeda, deflagrata in tutta la sua carica materiale e simbolica con gli attacchi dell’11 settembre alle Torri Gemelle di New York. Un duro colpo al cuore del nemico a stelle e strisce, ma anche l’occasione per i neoconservatori, allora egemoni sia al Pentagono che alla Casa Bianca, per consolidare “il momento unipolare” descritto nel 1990 su “Foreign Affairs” dal saggista Charles Krauthammer, con l’invasione dell’Afghanistan e poi dell’Iraq, nell’ambito della più grande narrazione della politica estera americana dalla caduta del muro di Berlino: la “guerra al terrore” dichiarata dal presidente manicheo del “o con noi o contro di noi”, il rude texano George W. Bush.
L’omicidio di bin Laden, salutato da Barack Hussein Obama come il più importante risultato nella lotta contro il terrorismo (oltre che con un “giustizia è stata fatta” che sintetizza la distanza tra la cultura politico-giuridica d’oltreoceano e quella europea), solleva però nuovi interrogativi sugli obiettivi ultimi della “guerra al terrore” e sulla stessa legittimità dell’intervento armato in Afghanistan. I primi a interrogarsi sono proprio gli afghani: da Kabul a Herat, da Jalalabad a Mazar-e-Sharif, le reazioni più comuni alla notizia del ritrovamento del saudita barbuto in una villa di Abbottabad, a meno di 100 chilometri dalla capitale pakistana Islamabad e a poche centinaia di metri da una delle più blasonate accademie militari locali, sono due: la prima è che bin Laden, piuttosto che il fiero difensore delle masse musulmane calpestate dall’arroganza del ricco e corruttore Occidente (un’idea che circola soltanto negli ambienti più radicali, e marginali), rimane il politico del terrore che ha sfruttato l’ingenuità del popolo afghano per cinici interessi personali, lasciandogli in eredità una guerra immeritata ed estremamente costosa in termini di vite umane (l’ultimo rapporto sulle vittime civili della missione Onu in Afghanistan registra, con una stima al ribasso, 2800 vittime nel solo 2010); la seconda è che la guerra al terrorismo, da dieci anni a questa parte, la si sta combattendo nel posto sbagliato. Lo sostengono i cittadini ordinari e lo sostiene l’intero quadro politico di Kabul, dai parlamentari della Wolesi Jirga (la camera bassa del parlamento), che hanno invitato ufficialmente le truppe occidentali a spostare l’attenzione militare in Pakistan, a personaggi di spicco come l’ex capo dei servizi segreti Amrullah Saleh, fino al presidente Karzai in persona, che nei mesi scorsi aveva più volte invitato la Nato a occuparsi dei santuari dei movimenti antigovernativi al di fuori dei confini afghani, alludendo implicitamente al vicino pakistano, per il quale l’Afghanistan continua a essere un’area di profondità strategica nella partita senza esclusione di colpi che gioca con l’India dalla partizione del 1947, con i gruppi guerriglieri islamisti (da Lashkar-e-Taiba ai talebani pakistani, fino alla rete Haqqani, di base nel nord Waziristan) usati come strumento di politica negoziale in sostituzione del dialogo diplomatico.
Ad accusare il “paese dei puri” non è però soltanto l’Afghanistan. Nel discorso in cui ha annunciato la morte di bin Laden, il presidente Obama ha sottolineato che l’individuazione del compound di Abbottabad è stato il frutto della “cooperazione tra il nostro controterrorismo e quello pakistano”, ma a molti analisti è sembrato soltanto un accorgimento retorico per rendere meno doloroso agli occhi dei vertici pakistani l’affronto di un’operazione militare condotta a loro insaputa. Le bordate diplomatiche contro la presunta promiscuità dei servizi segreti pakistani, in particolare l’Isi (l’Inter-Services Intelligence Directorate), con il jihadismo stragista sono piovute da molto in alto: tra i primi a esporsi, John Brennan, consigliere della Casa Bianca per la sicurezza interna e per l’antiterrorismo, che nella conferenza stampa del 2 maggio ha giudicato “inconcepibile” immaginare che bin Laden abbia potuto vivere per cinque anni ad Abbottabad senza qualche supporto all’interno del Pakistan; a seguire è intervenuto Leon Panetta, oggi capo della Cia e futuro segretario alla Difesa, che con un’insolita intervista al “Time” ha sostenuto di aver preferito non avvertire la controparte pakistana dell’operazione del Navy Seal Team per evitare brutte sorprese. Scontate, le repliche pakistane: il presidente Asif Ali Zardari, con un lungo editoriale sul “Washington Post”, ha rivendicato gli sforzi, e i costi, della guerra condotta dall’esercito pakistano contro i gruppi ribelli, ricordando inoltre come lo sceicco saudita sia il presunto responsabile dell’omicidio di sua moglie, Benazir Bhutto, “il peggior incubo di bin Laden in quanto leader donna democraticamente eletta, progressista, moderata, pluralista”. Da parte loro i vertici militari – dal generale Ahmed Shuja Pasha, capo dell’Isi, al generale Ashfaq Parvez Kayani, capo dell’esercito – hanno nicchiato, soffiando sul fuoco del risentimento popolare e politico verso un’operazione condotta in spregio della sovranità del Pakistan. Sanno bene di essere ancora essenziali nella partita che gli Stati Uniti stanno giocando in chiave regionale, e aspettano che passi la buriana per riprendere i bizantinismi fin qui adottati, usando parte dei soldi ricevuti in chiave anti-terrorismo dagli Stati Uniti per aiutare alcuni gruppi jihadisti, almeno fino a quando non saranno convinti di avere garanzie tali sui futuri assetti geo-politici dell’Afghanistan (e dunque dell’area) da rinunciare al doppio gioco. All’interno dell’amministrazione Obama, qualcuno spera che questa sia l’occasione giusta per costringere il recalcitrante alleato pakistano a una maggiore trasparenza, ma i più smaliziati sono consapevoli che si tratta di mere speranze: il Pakistan, ha sostenuto Christine Fair, della Georgetown University School of Foreign Policy, “può essere descritto sia come il pompiere che come il piromane, ma trova sempre i modi per rinnovare la sua rilevanza strategica”, come dimostrano le dichiarazioni dello stesso segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, che si è affrettato ad annunciare ufficialmente la necessità “di una forte cooperazione con il Pakistan”, seguite da quelle di Mark Toner, tra i portavoce del Dipartimento di Stato americano, per il quale “la cooperazione con il Pakistan nel contro-terrorismo è nei nostri interessi di sicurezza nazionale”. Al di là delle recenti, superficiali increspature, Stati Uniti e Pakistan sanno dunque di avere bisogno l’uno dell’altro: senza i finanziamenti e l’appoggio politico degli Stati Uniti, il Pakistan perderebbe gran parte della propria solidità finanziaria e politico-militare, e rischierebbe il collasso, camminando già da anni lungo il sottile crinale che divide gli Stati funzionanti da quelli falliti; senza il contributo del Pakistan, gli Stati Uniti non riusciranno mai a uscire dal pantano afghano senza perdere del tutto la faccia. Quel che gli Stati Uniti stentano a riconoscere, sono invece le conseguenze impreviste dell’ormai decennale tradizione di aiuti concessi al Pakistan, conseguenze di cui ha parlato sul “New Yorker” Lawrence Wright (The Double Game. The unintended consequences of American funding in Pakistan): la creazione di un servizio segreto, l’Isi, divenuto “uno stato all’interno dello stato”, refrattario a ogni tentativo di democratizzazione (come testimonia il frettoloso ritiro del provvedimento annunciato nel 2008 con cui il governo pakistano intendeva sottoporre l’Isi al controllo del ministero dell’Interno); la creazione o l’appoggio a una galassia di gruppi islamisti che rispondono ormai soltanto parzialmente ai loro finanziatori. Tra questi, il movimento guidato a lungo da mullah Omar, i talebani.
L’uscita di scena di bin Laden apre nuovi scenari, nella partita tra gli studenti coranici e le truppe straniere. Dall’ambasciatore degli Stati Uniti a Kabul, Karl Eikenberry, al blasonato generale David Petraeus, a capo delle truppe americane e Nato in terra afghana, dall’inviato speciale per Afghanistan e Pakistan Marc Grossman al segretario di Stato Hillary Clinton, non c’è alto esponente dell’amministrazione americana che non abbia sottolineato l’importanza del momento: la morte di bin Laden “apre possibilità per trattare con i talebani che non esistevano prima”, ha affermato la Clinton, che ha invitato i turbanti neri ad approfittare dell’occasione. Prima ancora che per i turbanti neri, la morte di bin Laden offre però un’occasione all’amministrazione Obama. Fin qui, il presidente americano non è riuscito a imprimere una svolta strategica rispetto al suo predecessore: ha sofferto l’eredità di una situazione sul terreno complicata dagli interessi divergenti dei vari attori regionali, ma anche le contraddizioni di un orientamento politico che dichiarava la disponibilità a negoziare con il nemico soltanto da una posizione di netto vantaggio militare (da qui la schizofrenia tra timide aperture negoziali e massicce operazioni militari). Oggi, riconosciuta l’impossibilità di una soluzione militare, eliminata gran parte della pesante ipoteca qaedista che pesava sull’ipotesi negoziale (anche in chiave di legittimità agli occhi dell’opinione pubblica interna), Obama gode di margini di manovra molto più ampi, che potrebbe usare per portare a compimento il graduale piano di disimpegno militare annunciato nell’ultimo vertice di Lisbona dello scorso novembre, e per mantenere la promessa di riportare a casa parte delle truppe americane già nella prossima estate. Negli Stati Uniti il vento politico soffia a favore del presidente, che potrebbe tentare un riavvicinamento con le cancellerie europee, che da tempo cercano di sganciarsi da una guerra che si sta perdendo e che non è la loro. Non mancano gli ostacoli: da una parte i falchi del Pentagono, che faranno resistenza sia nei confronti del ritiro definitivo delle truppe – previsto per il 2014 –, sia nei confronti del negoziato con i talebani; dall’altra le stesse strategie militari dell’amministrazione Usa: oltre all’abbandono delle armi e al rispetto della Costituzione afghana, gli americani hanno sempre posto ai turbanti neri come condizione per il negoziato politico la rinuncia ai legami con al-Qaeda, nascondendo a se stessi e all’opinione pubblica internazionale che quello tra i seguaci del mullah Omar e il movimento di bin Laden è sempre stato un matrimonio di convivenza tattica, molto fragile, segnato da dissidi e spaccature e da una incompatibilità ideologica di fondo. Lo hanno dimostrato due ottimi ricercatori e giornalisti di base a Kandahar, Alex Strick van Linschoten e Felix Kuehn, con un libro recente e importante, An Enemy We Created: The Mith of the Taliban/Al Qaeda Merger in Afghanistan, 1970-2010 (Hurst), in cui riprendono i temi già sollevati nel saggio Separare i talebani da al-Qaeda: la chiave del successo in Afghanistan, pubblicato alcuni mesi fa per il Center on International Cooperation della New York University. E in cui spiegano come le strategie dell’esercito americano e di quelli Nato, mirate a colpire i leader talebani, abbiano “indebolito l’intera struttura di comando e la capacità della leadership centrale di far rispettare le decisioni”, tanto che i membri ancora attivi della vecchia generazione talebana avrebbero visto decrescere significativamente la propria autorità, mentre si sarebbe progressivamente affermata una nuova generazione di combattenti, meno nazionalista delle precedenti, meno incline al negoziato, più motivata ideologicamente e permeabile alle sirene del jihadismo qaedista, trasformando la battaglia contro “gli invasori stranieri” nel sacro jihad contro i “crociati infedeli”. Se si cerca un accordo negoziato – questa la conclusione dei due autori – “è poco sensato provare a distruggere le organizzazioni con cui si vuole negoziare”. I talebani della vecchia guardia, non “degli implacabili oppositori degli Stati Uniti o dell’occidente in generale ma di loro specifiche azioni o politiche in Afghanistan”, sono da tempo pronti al negoziato: nel corso degli ultimi tre anni hanno cercato di smarcasi dall’abbraccio soffocante e mal sopportato dei gruppi filoqaedisti, e la morte di bin Laden potrebbe garantire loro ulteriori margini di manovra. Anche l’amministrazione Obama sembra più incline di prima a sedersi attorno al tavolo negoziale: in un discorso del 18 febbraio presso l’Asia Society di New York, Hillary Clinton ha parlato della necessità di un “responsabile processo di riconciliazione”, lasciando intendere che sia il tempo di rinunciare alle pre-condizioni fin qui stabilite. E assicurando che gli Stati Uniti hanno lanciato, parallelamente a quello militare, “un surge diplomatico, per spingere il conflitto verso un esito politico che rompa l’alleanza tra i talebani e Al-Qaeda, per chiudere con la guerriglia e aiutare a produrre non solo un Afghanistan più stabile ma una regione più stabile”. Bisognerà vedere se Obama avrà il coraggio e il credito politico sufficiente per andare fino in fondo e se gli Stati Uniti saranno in grado di andare fino in fondo e se saranno capaci di tenere a bada gli appetiti strategici dei partner regionali in un momento estremamente delicato per il futuro dell’Afghanistan: a marzo Hamid Karzai ha annunciato le sette aree la cui sicurezza, nell’ambito del programmato piano di “transizione”, già a luglio passerà sotto il controllo afghano: oltre a Kabul, al sud la città di Lashkar Gah, capoluogo della provincia dell’Helmand; al nord Mazar-e-Sharif, provincia di Balkh; a ovest Herat, nell’omonima provincia; e poi ancora Mehterlam, nella provincia di Laghman, nell’est del paese, e le province del Panjshir e di Bamiyan, da sempre ostili al movimento dei turbanti neri. Il 16 aprile invece è stata la volta dell’annuncio della Commissione congiunta tra Afghanistan e Pakistan, avallata dagli Stati Uniti, con il compito di portare pace e stabilità sulle catene dell’Hindu Kush. A farne parte, pezzi grossi dell’establishment pakistano, dal primo ministro Yusuf Raza Gilani al capo dell’esercito Ashfaq Pervez Kayani, per finire al direttore generale dell’Isi, Ahmed Shuja Pasha, insieme agli omologhi afghani. Secondo indiscrezioni della stampa afghana, il Pakistan avrebbe imposto condizioni stringenti per assicurare un aiuto non soltanto formale: una consultazione sulle nomine più delicate; un coinvolgimento nell’addestramento delle forze di sicurezza afghane; un ruolo di primo piano nella riconciliazione coi talebani; un limite alle attività del consolato indiano di Kabul. E una supervisione su tutti gli accordi militari con Stati Uniti e Nato, proprio negli stessi giorni in cui i vertici americani si affrettavano a smentire le notizie sulla presunta volontà degli Stati Uniti di costruire una base permanente militare nei dintorni di Mazar-e-Sharif, una notizia che ha infiammato i dibattiti regionali, con Pakistan e Iran che hanno fatto sapere che non vogliono sentirne parlare, e interni, con gli interventi dei principali protagonisti della politica afghana. Dopo Ismael Khan, l’ex signore della guerra nominato Ministro dell’Acqua e dell’Energia, che ha rifiutato perfino l’idea di una base a stelle e strisce nel paese, è stata la volta di Abdullah Abdullah, il principale sfidante di Karzai alle scorse presidenziali: per lui, sarebbe un modo per garantire la stabilità del paese. I turbanti neri, anche se implicitamente, in uno dei loro ultimi comunicati hanno fatto sapere che non permetteranno il prolungamento dell’occupazione americana e la “resa alla schiavitù” e combatteranno “fino a quando le forze straniere non lasceranno l’Afghanistan e le cause della guerra non verranno rimosse”. A dispetto della morte di bin Laden, c’è chi si dice sicuro che in Afghanistan la guerra continuerà fino a quando i turbanti neri non sentiranno parole simili a quelle pronunciate il 15 febbraio 1989 dal comandante delle forze sovietiche in Afghanistan, generale Boris V. Gromov, mentre attraversava il ponte dell’Amicizia, al confine con l’Uzbekistan: “Non c’è un solo soldato o un ufficiale sovietico alle mie spalle. La nostra presenza in Afghanistan, durata nove anni, termina adesso”.

Giuliano Battiston

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USA: i benefici per Obama dell’operazione contro Bin Laden

Pronunciando alla Casa Bianca la parola “Geronimo”, Barack Obama, non ha dato solo il via all’operazione contro il nemico numero uno degli Stati Uniti.

Il presidente americano ha anche neutralizzato gli attacchi dei Repubblicani che da sempre contestano la sua autorevolezza come capo militare.

Obama, per correggere il tiro ereditato da Bush, ha sostituito i vertici della CIA e della Difesa.

Con Panetta e Petraeus, l’amministrazione Obama punta a migliorare la collaborazione tra servizi segreti e apparati militari.

Ora con il successo dell’operazione contro Bin Laden e il prossimo ritiro delle truppe dall’Afghanistan, Obama vuole voltare la pagina di una strategia contro il terrorismo molto impopolare:

“Penso che abbiamo vissuto lo stesso senso di unione che si respirava l’ 11 settembre – ha detto il presidente USA – Ci siamo ricordati che è un orgoglio raggiungere dei risultati come nazione. Siamo riusciti ad avanzare ben oltre e più lontano dell’azione di un partito o di una politica. La mia speranza è che si riesca a far patrimonio di questa unità e di questo orgoglio per affrontare le molte sfide che abbiamo davanti”.

Ma se l’effetto “Geronimo” ha fermato il crollo dei sondaggi del presidente americano, il successo su Bin Laden non garantisce la sua vittoria alle presidenziali dell’anno prossimo.

L’operato di Obama è paralizzato dal Congresso a maggioranza repubblicana.

Gli avversari imperversano sulle debolezze dell’amministrazione democratica tra cui la ripresa economica, la disoccupazione e i prezzi dei combustibili.

Per i democratici l’effetto “Geronimo” potrebbe essere breve. Ma nel tentativo di prolungarne i benefici Obama sarà giovedi a “Ground Zero” per incontrare i famigliari delle vittime dell’11 settembre. Un giorno prima l’annuncio dei nuovi dati sulla disoccupazione.

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Osama Bin Laden, nome in codice Geronimo

Geronimo

Geronimo

WASHINGTON – E’ stata la parola «Geronimo», pronunciata dal capo della Cia Leon Panetta, ad annunciare a Obama e al suo staff che l’operazione contro bin Laden era andata a buon fine. Ma aver scelto il leggendario capo Apache come nome in codice per indicare il terrorista più ricercato del mondo si sta rivelando una gaffe per l’amministrazione democratica. Geronimo infatti, pur essendo stato un fiero nemico della marcia verso il West dei giovani Stati Uniti, è tuttora un mito guerriero positivo, legato al coraggio e al valore dei Pellerossa che difendevano il loro popolo e la loro libertà. Non esattamente l’identikit dell’emiro del terrore.

Non solo: Geronimo, nato nel 1829 come Goyathlay (in lingua Chiricahua), non fu ucciso in guerra, ma si arrese nel 1886 a una spedizione comandata dal capitano Henry Lawton e dal tenente Charles Gatewood. Morì nel 1909 di polmonite a Fort Sill, in Oklahoma, come prigioniero di guerra degli Stati Uniti. Sul letto di morte, Geronimo avrebbe confidato al nipote di rimpiangere la sua decisione di arrendersi. Sulla sua resa circolano diverse ipotesi, inclusa quella di condizioni – non rispettate dal governo americano – sulla sorte del popolo Apache.

Anche per questo, oltre che per le sue brillanti azioni di guerra contro il Messico e gli Stati Uniti, spesso in schiacciante inferiorità numerica, Geronimo resta una leggenda e la Tv americana Cbs oggi sul suo sito ospita un articolo intitolato «Osama bin Laden non è Geronimo». Al suo interno si ricorda che se anche il capo Apache fu un bersaglio difficilissimo per gli Usa (5000 soldati furono mobilitati per catturarlo), e uccise numerosi coloni bianchi civili, azioni all’epoca assimilabili ad atti terroristici, le somiglianze relative finiscono qui: Bin Laden era un assassino di massa, che non voleva difendere la sua terra e predicava la guerra santa contro l’occidente. Senza considerare che Geronimo, da prigioniero, si convertì almeno in parte al cristianesimo.

Non a caso, sul sito di un’altra emittente Tv, la Cnn, sono numerosi i commenti di quanti si dicono «scioccati» e «indignati» per la scelta del «code name». «Sono profondamente scioccato e rattristato», scrive ad esempio Ben Carnes, mentre Jennifer Crow Dog chiede «rispetto per il mio popolo di Indiani americani» perché «ci avete già fatto così tanto male». «Disgusting» è il commento di Pat Wilson, e moltissimi altri parlano di idea «blasfema«e di «insulto».

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lo sfidante di Bush alle presidenziali del 2004 era il presidente della commissione esteri. Kerry succede ad Hillary

E’ il nuovo segretario di Stato

Così diventa capo della diplomazia americana

Il presidente Usa Barack Obama con il nuovo segretario di Stato Usa John Kerry (Reuters)Il presidente Usa Barack Obama con il nuovo segretario di Stato Usa John Kerry (Reuters)

Mentre le votazioni al Senato proseguono John Kerry ha già conquistato il numero necessario di sì «per essere la ratifica della sua nomina a segretario di Stato, voluta con forza da Barack Obama. Kerry, ex candidato democratico sconfitto da George W. Bush nel 2004, e presidente uscente della commissione Esteri del Senato, è il nuovo capo della diplomazia americana e sostituisce Hillary Clinton. Accettando la nomina alla guida del Dipartimento di Stato, incarico che assumerà formalmente il primo febbraio, Kerry deve prima presentare le dimissioni da Senatore del Massachusetts. Redazione Online29 gennaio 2013 | 23:16

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RICAPITOLANDO


La Skulls and Bones del Papa e dei Gesuiti

mercoledì 18 luglio 2012

Estratto dal libro Codeword Barbêlôn.
di P.D. Stuart
traduzione : http://nwo-truthresearch.blogspot.it

Capitolo XXXII

Skull and Bones:”E’ parte di ciò che sono” – L’Alta Autorità Morale

Durante la sua campagna presidenziale del 2000, George W. Bush tenne un discorso di 90 minuti (il 31 luglio) con il caporedattore del Time magazine controllato dagli Illuminati (così afferma il professore gesuita Carroll Quigley: vedi più avanti il capitolo intitolato “The Gang Rhodes”). Ad un certo punto dell’intervista, Walter Isaacson chiese al Signor Bush se lo turbasse il fatto che egli fosse stato iniziato nella società segreta Skull and Bones, al che Bush rispose esuberante :”Non ci si prende la briga con tutti. Io ne fui onorato”. [1]
Il problema con tale risposta è che i segreti di questo Ordine marchiano i suoi membri come infedeli e debosciati, con scheletri nei loro armadi.
Il motivo per cui la ‘società letteraria’ della Skull and Bones desta particolare preoccupazione è che i suoi membri sono tenuti a prestare un giuramento (vedere più avanti) che li assolve completamente dalla – ha la precedenza sulla – fedeltà a qualsiasi nazione, re, governo o costituzione, compreso la negazione di qualsiasi successivo giuramento che si sia tenuti a fare, che sia in conflitto con gli interessi dell’Ordine. Verso chi giurano costoro la loro fedeltà definitiva? Dobbiamo tornare alle origini dell’Ordine per osservare le radici che sostengono questi rami.
Ebbene, c’è stata una certa quantità di menzogne deliberate che sono state divulgate da certuni che appartengono all’Ordine chiamato Skull and Bones. Adesso io offrirò una differente, e speriamo più corretta, visione. Come vedremo, la Skull and Bones è solo un capitolo degli Illuminati tedeschi, fondati dal Gesuita Adam Weishaupt.La Storia della Skull and BonesLe menti dietro la formazione della Skull and Bones furono William Huntington Russell e Alphonso Taft. Russell, durante un viaggio studentesco in Germania, incontrò Adam Weishaupt e venne da lui iniziato all’interno degli Illuminati. Nel 1832 Russell portò la sua ritrovata saggezza (o ‘illuminazione’) in America. Un anno dopo, nel 1832, un gruppo di studenti di Yale, guidati da Russell e Alphonso Taft, formò una società chiamata “The Skull and Bones”, sul modello della vecchia Società Phi Beta Kappa del 1776, e istituì il Capitolo 322 degli Illuminati Tedeschi [2]. [nota di nwo-truthresearch: gli Illuminati tedeschi vennero formati nel 1776 dall’istruito dai Gesuiti Adam Weishaupt, un professore di Diritto Canonico Cattolico presso l’Università di Ingolstadt dei Gesuiti; Weishaupt, poco prima di fondare gli Illuminati, finse di abbandonare l’Ordine; gli Illuminati vennero formati in risposta alla soppressione dei Gesuiti per opera di Papa Clemente XIV nel 1973]. Oggi la ragione sociale della Skull and Bones è The Russell Trust Association, la quale finanzia la Skull and Bones e sovrintende anche l’aderenza dell’Ordine alla tradizione.
Alphonso Taft sarebbe in seguito diventato sia Presidente degli Stati Uniti che Presidente della Corte Suprema statunitense, uno dei quattro giudici conosciuti come i “Quattro Cavalieri dell’Apocalisse”. Infatti la “Skull and Bones giuda la lista nell’influenza, nell’età e nella permanenza della società”[3], tra tutte le società segrete americane.
Alphonso Taft
Perché ho sostenuto che la Skull and Bones è un capitolo degli Illuminati tedeschi formati da Adam Weishaupt? Quali prove ci sono a sostegno di ciò? Esiste una società segreta diffusa a livello mondiale chiamata Società della Confraternita della Morte, il cui simbolo è il teschio con due ossa incrociate. A questo punto dubbiamo tracciare un confronto tra la Skull and Bones e l’ordine conosciuto come la Società di Thule, che molti commentatori hanno detto essere la sezione tedesca della Società della Confraternita della Morte. E’ noto che Adolf Hitler aderì a questa società nel 1919, sotto la guida di Dietrich Ackhart. Mentre Eckhart, nel suo letto di morte, rivelò :”Seguite Hitler, egli danzerà, ma sono io che ho richiamato la melodia. L’ho iniziato alla Dottrina Segreta, ho aperto i suoi centri alla visione, e gli ho dato i mezzi per comunicare con i poteri.”[4]
Anche il Simbolo della Skull and Bones è un teschio con due ossa incrociate, ma con sotto il numero misterioso ‘322’. Si sostiene che esistano certi documenti che affermano che la Skull and Bones sia il Capitolo 322 di un corpo di un’Università tedesca, e che questa società segreta tedesca (Società Thule) sia stata la base per la fondazione della Skull and Bones alla Yale University nel 1832. Nel 1876 fu violata la sede della Skull and Bones e fu trovato al suo interno un documento con queste parole:”Dal Capitolo tedesco. Presentato dal Patriarca DC Gilman di D. 50″[5] [enfasi aggiunta].
Ci sono infatti alcune somiglianze molto sorprendenti. Come la Società Thule, i membri dell’Ordine della Skull and Bones sono iniziati nella società da ciò che viene chiamata “magia rituale sessuale”. “La morte [rituale] dell’iniziato sarà così terribile come può avvenire solo con l’uso di scheletri umani e rituali psicologici…”[6] La Società Thule eseguiva rituali sessuali nelle sue pratiche; allo stesso modo, anche la Skull and Bones incorpora attività sessuali all’interno delle proprie iniziazioni (delle quali si veda più avanti). Inoltre, la Società Thule era “coinvolta con l’innalzamento della propria consapevolezza per mezzo di rituali di presa di coscienza del diavolo e di intelligenze non umane nell’universo.”[7] Allo stesso modo, gli iniziati della Skull and Bones credono di essere “rinati”, un termine che nel vocabolario dei Bonesman significa “illuminazione”, non il significato usuale dato a ciò nei Vangeli Cristiani.
In modo eloquente, nel libro Proofs of a Conspiracy (già citato) il Prof. Robinson ha descritto la cerimonia di iniziazione al “Grado di Principe Reggente” degli Illuminati; e, secondo l’autore Kris Millegan, nel suo libro Fleshing Out Skull and Bones “essa [la cerimonia di iniziazione degli Illuminati] ha una somiglianza impressionante con il…rituale di ingresso all’interno della Skull and Bones”.[8]
Il giuramento degli Illuminati richiede all’iniziato di ignorare tutti i legami di fedeltà sia verso il padre, la madre, i fratelli, le sorelle, i parenti, gli amici e sia verso il re, i magistrati e qualsiasi altra autorità a cui si deve fedeltà, obbedienza o servigio fatto attraverso giuramento. Il particolare passaggio dichiara:“Eterna fedeltà e obbedienza verso tutti i superiori e i regolamenti dell’ordine…tu sei libero dal cosiddetto giuramento verso il paese e le leggi: giuro di rivelare al nuovo capo…quello che potrò aver visto o fatto, intercettato, letto o sentito, imparato o supposto, e finanche ricercato e scoperto quello che i miei occhi non possono discernere. Onore e rispetto dell’Acqua Tofana (un lento veleno) come mezzo sicuro, tempestivo e necessario di spurgo del globo tramite la morte di coloro che cercano di denigrare la verità [la loro ideologia] e strapparla dalle nostre mani…nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.”“Devi rinascere”: L’iniziazione attraverso Don ChisciotteVediamo la Skull and Bones più da vicino insieme al suo grottesco rituale di iniziazione degli Illuminati. Il 23 aprile 2001, la ABC News riferiva su un video, catturato di nascosto, [9] dell’iniziazione rituale della Skull and Bones. Da questo video si sa che l’iniziazione ha luogo nel campus della Yale University, in un edificio chiamato ” La Tomba“.
La Tomba
Ron Rosenbaum, editorialista per il New York Observer, si nascose sul cornicione di un edificio nelle vicinanze e videoregistrò la cerimonia di iniziazione notturna nel cortile della Tomba. Egli dice che nella stanza “il logo del teschio era stampato su tutto, dal vasellame ai bordi dipinti sul muro”.[10] C’erano tre persone che stavano officiando – una vestita come il papa, un’altra come Hiram Abif (il messia massonico), e una terza come Don Chisciotte [D]. [11]
Perché il rituale della Skull and Bones dovrebbe richiedere Bonesman officianti vestiti come il papa, Hiram Abif e Don Chisciotte? Diamo un’occhiata a ciò un po più da vicino. Comunque non dobbiamo sforzarci per trovare una risposta: il papa rappresenta la supremazia del Cattolicesimo; in Hiram Abif abbiamo il rappresentante ben noto della Massoneria. Ma chi è questo personaggio dal nome di Don Chisciotte?
Il Gesuita Carroll Quigley una volta disse:”Guarda le situazioni reali che si trovano sotto i simboli verbali e concettuali.” Quindi, cerchiamo di seguire il suo consiglio. Chisciotte fu caratterizzato satiricamente come l’epicamente famoso “pazzo” di Azpeitia. Se partiamo da Miguel de Cervantes Saavedra, l’autore del Don Chisciotte, scopriamo che egli fu non solo un “rigoroso cattolico romano”, ma si ritiene anche che abbia frequentato una scuola dei Gesuiti nel 1556:”E’ probabile che Cervantes sia stato iscritto in una scuola superiore dei Gesuiti (collegio).”[12] [nota di nwo-truthresearch: la notizia è confermata, tra gli altri, anche dal sito sapere.it, dove si afferma che Cervantes “non poté compiere studi regolari, se non per brevi periodi presso i gesuiti, a Cordova e a Siviglia” e “Cervantes fu sempre convinto di avere un’autentica vocazione teatrale, nata nei lontani anni della fanciullezza, quando frequentava il collegio dei gesuiti, dove il teatro era un normale strumento didattico”]. Poi scopriamo che il libro Don Chisciotte di Cervantes si riferisce espressamente al papa come a “Sua santità il Papa…” e a “Sua Santità Papa Pio V di felice memoria.” (pag. 138, 331).
E’ interessante notare che Papa Gregorio XII usò parole quasi identiche a Cervantes nella sua lettera, datata 12 dicembre 1580, dove incitava i cattolici ad uccidere la Regina Elisabetta I :”…che donna colpevole (Elisabetta) d’Inghilterra…è la causa di così tanto pregiudizio verso la fede Cattolica…chiunque la mandi all’altro mondo con la pia intenzione di fare servizio a Dio…soprattutto vista la sentenza pronunciata contro di lei da Pio V di santa memoria...”
Ma chi era questo personaggio rappresentato dall’originale “Don Chisciotte” di cui Cervantes scrisse così affettuosamente? “Era Ignazio di Loyola”, dice il commentatore inglese John Bowle. [13] [nota di nwo-truthresearch: nel libro Vita di don Chisciotte e Sancio Panza di Miguel de Unamuno a pagina 24 si afferma :”Ed è ben naturale che il Loyola avesse lo stesso temperamento di don Chisciotte, poiché doveva diventare il capitano di una milizia, e la sua arte assumere il carattere di vera e propria arte militare.”]
Era Bowle nel giusto? La teoria che Loyola (il primo generale dei Gesuiti) sia l’uomo rappresentato nella figura di don Chisciotte, come ventilato da Bowle prima, si aggancia ad un passaggio del libro Don Chisciotte [14], dove l’arrabbiato Biscaglino, il nemico di Don Chisciotte, è fatto un nativo di Azpeitia – il nome dell’oscuro villaggio spagnolo dove nacque Loyola. [15] E’ interessante notare che Chisciotte il “pazzo” di Azpeitia ebbe visioni selvagge di combattere con un drago. Allo stesso modo Ignazio di Loyola sosteneva di aver combattuto con Satana, che nella Bibbia viene definito come il “serpente” alato e “il drago” (Apocalisse 12:3, 9, 17).
Inoltre, nella storia di Don Chisciotte, si dice che abbia “composto un rosario” in onore della Vergine Maria, che è caratterizzata come la ragazza che egli ama “non toccata da alcun uomo” che “possiede ancora…la verginità.” (pag. xx, 802) Un chiaro riferimento alla Vergine Maria – l’idolo di Loyola e dei Gesuiti. Anche la loro chiesa madre si chiama Maria.
In un altro libro intitolato Our Lord Don Quixote – Nostro Signore Don Chisciotte (1905), il professore cattolico Miguel de Unamuno traccia paralleli tra Don Chisciotte e la vita del fondatore dell’Ordine dei Gesuiti, Ignazio di Loyola, il loro “Signore”. E l’addestrato dai Gesuiti Voltaire ha scritto che l’unica differenza tra Loyola e il Chisciotte è che “Don Chisciotte aveva un cavallo e uno scudiero, ma Ignazio non era provvisto di entrambi.”[16]
Un altro collegamento ai Gesuiti è l’uso dell’emblema del teschio e delle ossa incrociate. In precedenza abbiamo visto che, quando un Gesuita di rango inferiore viene elevato ad una posizione di comando, egli viene condotto all’interno di una Cappella dell’Ordine, dove presta giuramento sotto “una bandiera di colore giallo e bianco [i colori del papa] e uno striscione nero con un pugnale e una croce rossa sopra un teschio con le ossa incrociate.” Pure i Bonesman fanno un giuramento di inviolata segretezza mentre stanno in piedi davanti ad un teschio con le tibie incrociate. Così qui vediamo che l’iniziazione rituale della Skull and Bones, al pari di quella dei Gesuiti, utilizza l’icona occulta del teschio e delle ossa incrociate.
E’ anche curioso che l’emblema del teschio con le ossa incrociate sia anche il simbolo del Cancelliere dei Cavalieri di Colombo. In modo interessante, all’iniziazione del Massone, l’iniziato è posto in una bara e poi alzato; e, quando apre gli occhi, egli si trova di fronte ad un teschio umano con le ossa incrociate. Sono queste analogie tra l’iniziazione della Skull and Bones, dei Gesuiti e dei Massoni, solo delle altre coincidenze?
Albert C. Stevens (lo storico rispettato) fa anche questo interessante collegamento tra la Massonica società Kappa Sigma, fondata nel 1867 presso l’Università della Virginia, e la Skull and Bones. A pagina 355 Stevens afferma:”Il distintivo [di Kappa Sigma] è una mezzaluna rovesciata d’oro, al di sotto della quale è fissata, da quattro dei suoi punti, una stella a cinque punte [il pentagramma] con le lettere Kappa Sigma nel suo centro…In alto, sulla mezzaluna, è inciso un teschio con le ossa; a sinistra le chiavi incrociate [un simbolo di potere del papa] e a destra spade incrociate.”[17] Questo è tutto una mera coincidenza?
Ritornando al Chisciotte; si noti, inoltre, che “l’eroe [Don Chisciotte] non è colui che l’autore [Cervantes] desiderava insultare o diffamare”, piuttosto, dice Charles Francis Horne, “non fu mai una satira contro, ma ci lascia pieni di simpatia per l’oggetto [Chisciotte, cioè Loyola]”. [18] Così, nella cerimonia di iniziazione della Skull and Bones, il papa, il massone Hiram Abif e l’icona Gesuita, Don Chisciotte, sono tutte figure di emulazione e ammirazione. Non sorprende quindi, che molti dei leader politici in America, Bush, Clinton, Kerry, Rice, ecc., adulino e si chinino davanti al Romano pontefice.
E’ interessante notare che anche papa Benedetto XVI (quando era il cardinale Ratzinger) abbia elogiato il carattere di Don Chisciotte. Nel suo libro Principi di Teologia Cattolica il Papa si riferisce al folle Don Chisciotte come ad “un crociato per la verità, anche se la difesa di essa dovrà costargli la vita.“[19] Loyola, tale “ingegnoso galantuomo” e crociato, non istruì i membri del suo Ordine a difendere la fede cattolica da tutti i pericoli, anche a costo della loro vita? E’ questo che Papa Benedetto XVI sta proponendo al suo gregge? Non è questo uno dei Principi della Teologia Cattolica?
Continuiamo con l’iniziazione. L’iniziato Skull and Bones è messo “di fronte a uno scheletro, e ai suoi piedi ci sono una corona e una spada.”[20] Durante questo rituale i Bonesman gridano “Eulogia! Eulogia! Eulogia!” mentre l’iniziato viene scortato al tempio interno (camera 322), in cui gli si fa firmare con il suo nome un giuramento di massima segretezza. Egli è poi messo davanti ad un quadro di Giuda Iscariota, il cui nome viene gridato ad alta voce per tre volte.
L’iniziato è in seguito condotto alla parte più importante del rituale, ed è spinto in ginocchio davanti ad un teschio umano pieno di sangue, teschio che è appoggiato ai piedi di uno scheletro umano chiamato “Madame Pompadour”. L’altro Bonesman grida:”Bevi! Bevi! Bevi!”. Questa presa in giro del sacramento cristiano è conosciuta come “Messa Nera”. Quando ha finito di bere, l’iniziato viene frustato in faccia con la coda della persona vestita come Don Chisciotte (il personaggio classico della letteratura, simbolo di Ignazio di Loyola). Egli in seguito viene velocemente portato davanti al Bonesman vestito come il Papa. L’iniziato deve piegarsi e “baciare la punta delle scarpette indossate dal Papa”.[21] Questo stesso fatto – il baciare la punta delle scarpette del Papa – mostra che la loro fedeltà primaria è al papa! Proprio come i ‘fedeli’ Cattolici che, all’interno della Basilica di Roma, baciano la punta del piede della statua bronzea di San Pietro, così anche i Bonesman, nella loro iniziazione rituale all’interno dell’Ordine, devono baciare le scarpette indossate dal Papa.
Ma non è tutto. Il candidato viene poi spinto in ginocchio di fronte a Don Chisciotte. Mentre gli strillanti Bonesman cadono in silenzio, Don Chisciotte tocca il supplicante sulla sua spalla con la spada e dice:”Con ordinanza del nostro Ordine, io ti nomino Cavaliere di Eulogia.” Questo è significativo! Non solo l’iniziato bacia i piedi del Papa, ma, molto più importante, l’iniziato viene accolto nell’Ordine dalla figura che simboleggia il generale dei Gesuiti, Don Chisciotte:”Io ti nomino Cavaliere di Eulogia.” Questo lurido “melodramma” culmina in un rituale del finto sacrificio di una femmina nuda.La Religione della Skull and Bones: Bush è Cristiano?Il Presidente in carica, George W. Bush, è ‘religioso’ in modo preoccupante. Il Presidente sostiene che egli è ‘divinamente’ nominato in missione! Lo vedremo tra un po.
I Bonesman utilizzano una parola greca: eulogia (“benedizione”) e vengono menzionati come Cavalieri di Eulogia, perché, secondo la tradizione della Skull and Bones, una dea romana chiamata Eulogia, dopo la sua ascesa al cielo nel 322 a.C., tornò sulla terra nel 1832, per fondare la loro società. Gli studenti di storia sapranno che il generale greco Alessandro Magno morì nel 322 a.C. e fu sepolto a Memphis, in Egitto, e che il suo corpo fu scovato e risepellito nella capitale gnostica di Alessandria. Come si è visto, la casa della Skull and Bones nel campus di Yale, è una struttura senza finestre costruita per assomigliare ad un mausoleo (una tomba) in uno stile greco-egiziano.
Bush è un cristiano? Giudicate voi stessi. Ad un certo punto dell’iniziazione rituale della Skull and Bones gli iniziati devono “giacere nudi all’interno di bare e raccontare i loro segreti sessuali più profondi e oscuri come parte dell’iniziazione.” (Esquire, settembre, 1976, p. 85). Il sommo sacerdote satanico Anton LaVey spiega il significato di ciò nel suo libro The Satanic Rituals: Companion to the Satanic Bible: “La cerimonia della rinascita si svolge in una bara di grandi dimensioni…Questo è simile al simbolismo della bara che…si trova nella maggior parte dei rituali della loggia”[22] Curiosamente, durante la campagna presidenziale del 1988, un giornalista televisivo chiese al Vicepresidente George HW Bush Sr. (padre del Presidente George W. Bush) se fosse un cristiano. Bush Senior inizialmente balbettò, ma poi disse:”se vuoi dire rinato, allora si, sono un cristiano.” Adesso, fu questa una dichiarazione fuorviante da parte di George Bush Senior? Egli è un cristiano o semplicemente un Bonesman “rinato”?
Solo per mettere le cose in chiaro, di modo che i cristiani non si confondano quando si parla della burla del “rinato” Bush: la Skull and Bones crede che nella notte dell’iniziazione l’iniziato “muoia al mondo e rinasca nell’Ordine…”[23] Quando un iniziato entra nella bara durante la sua iniziazione, egli si considera “morto a se stesso e a questo mondo” e rinato nell’Ordine. Egli non è rinato in Cristo.
Ecco parte di un’intervista del 2000 (trascrizione originale) data dal figlio, il Presidente George W. Bush Jr.:”TIME: Ma tu [George W. Jnr.] certamente hai condiviso molta della stessa educazione: Andover, Yale, anche la Skull and Bones. Hai avuto qualche scrupolo, per esempio, ad aderire ad un club segreto d’élite come i Bonesman?Bush: Non ci si prende la briga con tutti. Io fui onorato. Fui abbastanza noncurante. Non la vidi come un grande patrimonio. Io non prendo tutto sul serio.TIME: Demistifichiamo un po per coloro che potrebbero pensare che sia un incrocio tra una loggia massonica e la Commissione Trilaterale. Tuo padre era presente per la tua iniziazione al pari di come tuo nonno fu presente per la sua?

Bush: Senza rivelare tutti i grandi segreti? Ho alcuni dei miei vecchi compagni di club che potrebbero demistificarla all’istante. Mio padre non mi diede alcun colpetto. Qualcuno di un anno avanti a me mi diede un colpetto. Ci fu una celebrazione di ingresso. Non ricordo se mio padre si presentò o no…”

Si noti che il Presidente Bush non ha negato che la Skull and Bones fosse un loggia massonica, piuttosto egli ha confermato che lui non poteva rivelare “tutti i grandi segreti”. In effetti, in quella stessa intervista del 2000, Bush parlava dello storico coinvolgimento della sua famiglia nella Skull and Bones, che è “la mia eredità: è parte di ciò che sono”. Infatti essa rappresenta suo padre George H.W. Bush Sr., anch’egli un membro “rinato”. Bush una volta disse che per capire le persone si deve guardare la loro famiglia.
Allora, qual’è esattamente la missione di Bush? “Sono qui per una ragione”, disse Bush al suo capo aiutante politico Karl Rove dopo gli attacchi dell’11 settembre. [24] Gli amici intimi del Presidente parlano delle sue idee in termini analoghi:”Penso che, nella sua inquadratura, questo è ciò che Dio gli ha chiesto di fare”, ha detto uno stretto amico.[25] Un altro funzionario dell’amministrazione ha detto:”[Bush] crede veramente di essere stato messo qui per fare questo come parte di un disegno divino.”[26] La domanda è: a quale disegno divino si sta riferendo, a quello di Dio o a quello di qualcun altro? Siamo in grado di indovinare la risposta da una dichiarazione che Bush fece a due anni dall’inizio della presidenza:”Il modo migliore per onorare Papa Giovanni Paolo II…è quello di prendere il suo insegnamento sul serio…e METTERE I SUOI INSEGNAMENTI E LE SUE PAROLE NELL’AZIONE QUI IN AMERICA.”[27] Forse questo spiega ciò che il Presidente Bush intendeva quando, tre anni più tardi, nel 2004, disse ai Cavalieri di Colombo che egli era loro “amico nell’…amministrazione” e che insieme avrebbero lavorato “per cambiare l’America”! Vi chiederete: il Presidente Bush è cattolico? Davvero, caro lettore, sei troppo curioso!
Il 23 marzo 2001, all’indomani della promessa di mettere gli insegnamenti del Papa nell’azione in America, Bush parlò presso l’Università Cattolica d’America e ricordò al suo pubblico che l’ex Presidente dell’Unione Sovietica aveva chiamato il Papa “la più alta autorità morale sulla Terra”[28] Perché Bush sentì il bisogno di ricordare questo al suo pubblico? Anche Bush considera il Papa come “la più alta autorità morale sulla Terra”?
Forse Bush e il presidente russo si riferivano ad una dichiarazione papale fatta in data 18 luglio 1870 da Papa Pio IX:”Si dichiara essere articolo di fede che il Papa romano possieda l’infallibilità in ogni dottrina relativa alla fede a alla morale. Se qualcuno si opporrà a questa decisione, che Dio non voglia, sia maledetto.”
Lettore intelligente, ogni volta che si sente un uomo esprimere tali visioni, tanto liberamente come fa Bush, si può essere certi che egli è o un Gesuita o uno strumento dei Gesuiti, oppure è stato “avvelenato dalle loro massime”. Fate la vostra scelta, le conclusioni non sono molto diverse. I Bonesman non baciano l’anello del Papa per nessuna ragione alla loro iniziazione!

Il Belfast Telegraph del 14 aprile 2007 riportava:”Il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush incontrerà Papa Benedetto XVI in Vaticano nel mese di giugno…” Questo incontro ha avuto luogo il 25 giugno del 2007. Entrambi gli uomini si sono scambiati i doni. Perché il Presidente degli Stati Uniti d’America dovrebbe andare a Roma a baciare l’anello di un re mitrato del Vaticano? Bush ha avuto una “discussione a porte chiuse” con Papa Benedetto! Come si è chiesto uno dei miei conoscenti:”Che cosa avevano da dirsi l’un l’altro Bush e Benedetto durante quei 35 minuti di privacy a seguito dell’allontanamento dei giornalisti dalla libreria [privata] del Papa?” Altrettanto affascinante è il significato del dono ‘ricco di messaggio’ di Benedetto al comandante in capo degli Stati Uniti: una rara prima edizione dell’autobiografia di John Carroll di Baltimora. John Carroll fu il primo arcivescovo cattolico degli Stati Uniti e il fondatore della prima università dei Gesuiti in America – la Georgetown University!
Come profondamente ebbe a dire DS Phelan (un prete):”Il papa è il sovrano del mondo. Tutti gli imperatori, i re, i principi, i presidenti del mondo, sono come questi chierichetti per me”[29] Perché dubitare di questo? Non abbiamo visto le immagini fotografiche, i video e le immagini televisive di tre presidenti degli Stati Uniti inginocchiati in omaggio davanti alla bara del Papa Giovanni Paolo II?
Robert Higgs commenta il potere del Papa:”Osservando i molti capi di governo riuniti in Vaticano per i funerali di Papa Giovanni Paolo II, potremmo sospettare che i capi politico-militari del mondo esigano che il Papa possegga più di quello che il Papa esige che essi posseggano.”[30]
Sopra c’è la foto di Bush Senior insieme al figlio, il Presidente George W. Bush, la nuora Laura, l’ex Presidente Bill Clinton e Condi Rice, in ginocchio con le mani giunte davanti al feretro di Papa Giovanni Paolo II.
Questo ci riporta piacevolmente alla domanda del perché Bush nella sua biografia abbia detto:”Nel mio anno di laurea (alla Yale) mi sono iscritto alla Skull and Bones, una società segreta, così segreta, che non posso dire niente di più.”[31] Perché no? Lettore intelligente, non è forse una domanda giusta da fare? Bill Cooper dice che è perché “i membri dell’Ordine fanno un giuramento che li libera da qualunque fedeltà a re, nazione, governo o costituzione, e che include la negazione di qualsiasi successivo giuramento che essi possono fare. Giurano fedeltà solo all’Ordine e al suo obiettivo di un Nuovo Ordine Mondiale….in accordo al giuramento che Bush ha fatto quando è stato iniziato nella Skull and Bones, il suo giuramento come Presidente degli Stati Uniti non significa nulla“[32]
George Bush vorrebbe farci credere che la Skull and Bones sia solo una nota del suo passato: che egli non ha più avuto nulla da spartire con l’Ordine dopo la sua laurea a Yale. Tuttavia, nel 1971, “necessitando di un lavoro, Bush chiamò un Bonesman, Robert H. Gow. Gow, che in seguito disse al Washington Post che la sua compagnia agricola con base a Huston al momento non era in cerca di nessuno, assunse Bush come tirocinante nell’amministrazione.”[33] “Nel 1977, quando Bush formò l’Arbusto Energy, la sua prima compagnia, chiese alla Skull and Bones un aiuto finanaziario. Con l’assistenza di suo zio Jonathan Bush [un Bonesman] egli mise insieme 565.000 dollari…Uno di loro contribuì con 93.000 dollari – il capitalista speculatore William H. Draper III [anch’egli un Bonesman]”, e “Dodici Bones…diedero un totale di 35.000 dollari per la campagna di governatore di Bush. Almeno quarantasei Bones…diedero circa 1.000 dollari a testa per la sua campagna presidenziale, il massimo consentito dalla legge.” [34]
Se vi state grattando la testa chiedendovi verso chi prendono il loro giuramento segreto di fedeltà i membri della Skull and Bones, la risposta è: i ‘superiori sconosciuti’ – il Papa, i capi massonici dell’Ordine, i quali rispondono a Chisciotte. E poiché, come abbiamo visto, la Skull and Bones onora il Papa e il Generale dei Gesuiti (nella figura di Don Chisciotte), allora è troppo stiracchiato concludere che la fedeltà della Skull and Bones è verso il Papa? Questo pone anche una questione: come possono gli americani riporre la loro fiducia in un presidente che custodisce segreti e li occulta così amorevolmente? Come possiamo essere sicuri che Bush non abbia preso un giuramento verso i superiori del suo Ordine che confligge con le funzioni di Presidente? Il Presidente John F. Kennedy disse:”La parola ‘segretezza’ è ripugnante in una società libera e aperta, e noi siamo, come popolo, intrinsecamente e storicamente contrari alle società segrete, ai giuramenti segreti e alle riunioni segrete. Abbiamo deciso molto tempo fa che i pericoli di un eccessivo e ingiustificato occultamento di fatti pertinenti superano di gran lunga i rischi che sono citati per giustificarlo. Nessun presidente dovrebbe temere il controllo pubblico del suo programma.”[35] Kennedy fu assassinato!
Quindi, nel caso in cui vi stiate ancora chiedendo perché Bush “non possa dire di più” sulla Skull and Bones, forse è perché teme di condividere la sorte del Presidente Kennedy. O forse è perché, come diceva Platone:”Per aiutare a mantenere l’inganno, formeremo società e club segreti…e così, con le buone o le cattive, otterremo i nostri scopi e porteremo avanti i nostri lavori disonesti impunemente.”[36]
Ben dette furono le parole del Presidente Ulysses S. Grant:“…Tutti i partiti politici segreti, legati da giuramento, sono pericolosi per ogni nazione, non importa quanto pure o patriottiche siano le motivazioni e i principi che per primi li hanno messi insieme.”[37] Infatti, come scrive Arkon, i membri di queste società segrete cercano di “conquistare il potere finanziario e sociale per metterlo a disposizione del gruppo”.[38] In effetti, come abbiamo visto e vedremo nuovamente, abbiamo motivo di temere i Gesuiti e i loro accoliti (Bonesmen, Rhodes Scholars, Phi Beta Kappa, etc., etc.) il cui unico scopo è quello di mettere gli uomini in alte cariche – come consiglieri dei presidenti, deputati, senatori, assistenti alla Casa Bianca e giudici della Corte Suprema – per favorire i loro scopi legati da giuramento segreto.

note:

[1] Interview by Walter Isaacson, “George W. Bush: ‘My Heritage Is Part Of Who I Am.’” Time Magazine, August 7th 2000 (Time Volume 156, No. 6) ; also reported on cnn.com (Times/CNN, August 1, 2000):

www.cnn.com/2000/ALLPOLITICS/stories/08/01/bush.7_31.a.tm/

[2] Both former President George Bush Snr. and President George W. Bush Jnr. are active members. See also, Anthony Sutton’s, America’s Secret Establishment: An Introduction to the Order of Skull and Bones (Billings: Montana, Liberty House Press, 1983).

[3] Arthur Preuss, A Dictionary of Secret and Other Societies (B. Herder Book Co., 1924), p. 161.

[4] Trevor Ravenscroft, The Spear Of Destiny: The Occult Power Behind the Spear Which Pierced the Side of Christ (New York: Putnam, 1973), p. 91; See too, Bill Cooper, Behold A Pale Horse, op. cit., p. 81; and Antony Sutton, America’s Secret Establishment, op. cit., p.7.

[5] Antony C. Sutton, America’s Secret Establishment, op. cit., p. 212.

[6] Ron Rosenbaum, “The Last Secrets of Skull and Bones,” September 1977 issue, Esquire Magazine, p. 89.

[7] Ravenscroft, op. cit., p. 161.

[8] Kris Millegan, Fleshing Out Skull and Bones, op. cit., p. 17.

[9] Ron Rosenbaum, Video footage captured on April 14, 2001, New York Observer.

[10] Alexandra Robbins, Secrets of the Tomb: Skull and Bones (New York: Little, Brown and Company Limited, 2002), p. 87. Robbins, a 1998 graduate of Yale University, is on the staff of The New Yorker’s Washington bureau.

[11] Ron Rosenbaum, “The Last Secrets of Skull and Bones,” Esquire Magazine, Sept. 1976 issue, pp. 85, 86, 89.

[12] Anthony Joseph Cascardi, The Cambridge Companion to Cervantes (Cambridge: Cambridge University Press, 2002), p. xi.

[13] Charles Francis et. al., The Great Events by Famous Historians, (The National Alumni, 1905), pp. 238-340.

[14] Miguel de Cervantes Saavedra (1547–1616), Don Quixote, or El Ingenioso Hidalgo don Quijote de la Mancha—“The ingenious gentleman Don Quixote of la Mancha” (Madrid: Francisco Robles, and Juan de la Cuesta, 1605), pt. 1, 1605; pt. 2, 1615, p. 325-329; See too, Encyclopaedia Britannica (15th edn. 1986), Vol. 15, p. 753; Harold Bloom, Genius (New York: Warner Books 2002), p. 15. It is said that after the Bible, Don Quixote is the world’s most translated book.

[15] Henry Edward, Miguel de Cervantes, His Life & Works (London: Adam and Charles Black, 1895), p. 139. Ignatius was born at Azpeitia in the Basque province of Guipuezcoa, and was given the name Don Iñigo de Oñez y Loyola.

[16] John Morley, The Works of Voltaire, (1901), already cited, heading “Ignatius Loyola.”

[17] Albert C. Stevens, The Cyclopedia of Fraternities, op. cit., pp. 355-356.

[18] Charles Francis, The Great Events by Famous Historians, op. cit., pp. 238-340.

[19] Cardinal Ratzinger (Pope Benedict XVI), Principles of Catholic Theology (San Francisco, CA: Ignatius Press 1987 [1982]), p. 392, quoting in part from Miguel de Cervantes’ Don Quixote La Mancha.
[20] Kris Millegan, Fleshing Out Skull and Bones op. cit., p. 17.

[21] Ibid., p.120.

[22] Anton S. LaVey, The Satanic Rituals: Companion to the Satanic Bible (New York: Avon Books/HarperCollins, 1972, 1976), pp. 2, 57.

[23] Antony Sutton, Esquire Magazine, Sept. 1977 issue, p. 89. Sutton was a research fellow at the Hoover Institution, Stanford University, and economics professor at California State University, Los Angeles. He was educated at the universities of London, Gottingen and California.

[24] Bob Woodward, Bush at War (NY: Simon & Schuster, 2002), p. 205.

[25] Quoted in Frank Bruni’s, “For President, A Mission and a Role in History,” New York Times, September 22, 2001, p. A1.

[26] Quoted Michael Hirsh, “America’s Mission,” Newsw

Copyright Notice: © P.D. Stuart, and Lux-Verbi Books. All rights reserved. Enfield, Middlesex, EN1 3ZJ, UK Tel/Fax: +44 800 1692911

link articolo originale : http://endrtimes.blogspot.it/2007/09/skull-and-bones-codeword-barbelon.html

il libro:

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L’errore di Kerry, l’affondo di Putin

US Secretary of State John Kerry Visits The UK

A pensar male si fa peccato, ma di solito ci s’azzecca“. E – devo essere sincero – Dio sa quanto vorrei sbagliarmi in questo caso. Ma tutto sembra far pensare male.

Cosa è successo? Il segretario di stato USa, John Kerry, ha dichiarato che se Assadd avesse consegnato il suo aresenale di armi chimiche alla comunità internazionale avrebbe evitato l’attacco. Prontamente Putin ha fatto sua questa proposta ad Assad il quale l’ha accettata. A questo punto l’amministrazione USA si è affrettata a dire che l’affermazione del proprio segretario di stato era stata una semplice “provocazione“, e non una vera e propria condizione negoziale per la pace. Un vero e proprio “come non detto“.

In analogia scacchistica si direbbe che Putin ha messo in stallo gli USA (se questi rispettassero le regole e mantenessero fede alla parola data); oppure, pensando alla pallavolo, che Kerry ha alzato la palla e a Putin non è parso vero di andare a schiacciare.

Peccato che, di fronte agli interessi degli USA, le regole non contino nulla. Esopo (oltre 2.000 anni fa!) insegna: se il lupo vuole sbranare l’agnello, inutile che si sforzi a cercare scuse: lo mangerà comunque, anche quando tutte le sue scuse saranno state smentite dai fatti.

Fonti:

http://dish.andrewsullivan.com/2013/09/09/kerry-gaffes-the-russians-blink/

http://investmentwatchblog.com/deal-or-no-deal-john-kerrys-historic-diplomatic-mistake-proves-that-obama-does-not-want-peace/

http://www.breitbart.com/Big-Peace/2013/09/09/Putin-takes-advantage-of-kerry-blunder

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