Così la Cassazione legalizza la religione dei “senza Dio”

Corte di Cassazionedi Mauro Faverzani

È passata quasi sotto silenzio, come una notizia di minor conto. Ma di minor conto non è. Anzi, per molti versi è ben più importante dei fiumi di parole ogni giorno spesi dai media per voci di corridoio, gossip e paparazzate. Le sezioni unite civili della Corte di Cassazione hanno depositato una sentenza, che stabilisce come «anche le associazioni atee e agnostiche debbano ricevere dal governo la stessa tutela e gli stessi diritti riconosciuti dall’art. 8 della Costituzione alle confessioni diverse da quella cattolica, mettendo al bando la discriminazione tra le fedi acattoliche».

Dando torto così al ricorso del governo Monti, teso invece ad escludere intese con l’Uaar, l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti. Ergo: la questione torna al Tar, che dovrà pronunciarsi sull’argomento. Quale la portata rivoluzionaria di tale verdetto? Innanzi tutto, rappresenta un pericoloso precedente, che interviene chirurgicamente sull’immaginario collettivo, introducendo in modo forzato ed indiscriminato un “pluralismo confessionale e culturale”, ch’è di fatto sincretismo di massa, più simile ad un mercato religioso che all’effettiva tutela delle minoranze.

Qui non si stanno proteggendo diritti calpestati, si sta banalizzando la sfera spirituale, degradandola riduttivisticamente al ruolo di semplice “centro commerciale” della fede, dove ognuno possa comprare quel che gli pare. A prescindere dal ruolo storico, dalle basi teologiche, filosofiche, culturali ed artistiche che ogni credo in quanto tale possa avere o non avere nella storia di un popolo, di un Continente, di ogni anima. Che, ad esempio, l’Europa delle Cattedrali ‒ con buona pace di illuministi e illuminati ‒ abbia le proprie radici in secoli di Cristianesimo non importa più nulla, anzi conta tanto quanto gli ultimi arrivati, quand’anche ininfluenti sul tessuto sociale e culturale contemporaneo.

Non solo: questa sentenza introduce una pericolosa destrutturalizzazione del sacro, intervenendo in una sfera, quella religiosa, che non dovrebbe essere codificata per legge, appartenendo all’ambito delle coscienze e ad una Tradizione, nel caso della Chiesa Cattolica, ultrabimillenaria. Qualcuno deve pur spiegare a confessioni dotate di una precisa liturgia, storicamente fondata, di una chiara gerarchia, territorialmente diffusa, di un diritto ecclesiastico, specificamente normato, come esse possano essere equiparate ad associazioni prive di una precisa configurazione, di una connotazione chiara e di una ritualità precisa, spesso anche di un’autorità riconosciuta.

Chi celebrerà i matrimoni tra atei? Che sacerdoti saranno abilitati a presiederli? Secondo quale cerimonia? Appare questo il grimaldello, con cui scalzare ed annientare anche ogni differenza di fatto tra il concetto di “religione” e quello di “setta”, finora scientificamente distinte e definite, anche per trarne conseguenze importanti sul piano del diritto: non a caso la Chiesa Cattolica fonda i propri rapporti con lo Stato Italiano sulla scorta di un preciso Concordato. Di cui l’Uaar chiede l’abolizione, contraddicendosi: da una parte spara a zero sul Concordato, dall’altro esulta per una sentenza della Cassazione, che di fatto introduce per tutti ‒ anche per loro – la necessità di un riconoscimento istituzionale da parte dello Stato.

V’è poi un non indifferente risvolto anche di carattere economico con la prospettiva, alla luce di un simile pronunciamento, di poter, anzi dover estendere la distribuzione dell’8 per mille a chiunque, indiscriminatamente, prescindendo da qualsiasi credenziale, qualifica o attributo.

Non risulta che l’Uaar sia mai stato discriminato in alcun modo, penalizzato, sanzionato, emarginato per le proprie idee, inibito nella libertà d’espressione: dunque, salutare la sentenza della Cassazione quale riconoscimento dell’uguaglianza di tutti i cittadini, «indipendentemente dalle loro opinioni in materia religiosa», risulta un insulto a quei credenti, che ogni giorno nel mondo pagano la propria fede con la vita o con l’emarginazione sociale, un insulto alla Chiesa, quella vera, delle catacombe.

Anche fatti come questo confermano la verità delle parole di Gilbert Keith Chesterton, secondo cui «chi non crede in Dio non è vero che non crede in niente, perché comincia a credere a tutto». Ma probabilmente nemmeno Chesterton avrebbe mai immaginato che anche questo “tutto” potesse un giorno nell’Italia, che ospita il cuore della Cristianità, vedersi attribuire le stesse credenziali, gli stessi diritti normativi e la stessa patente di affidabilità della Fede Cattolica.

Fonte: http://corrispondenzaromana.voxmail.it/nl/jyzvw/yphg0y/3?_t=2aa10624

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Ai cosiddetti cristiani che sono aperti al mondo e ai “falsi” papi, consigliamo questo gruppo di persone che sono molto vicine al pieno rispetto umanistico, anticlericale, neoliberalista, filantropi massoni

Quasi quasi mi sbattezzo

Alessandro Lise e Alberto Talami
Quasi quasi mi sbattezzo

A tre anni esatti dalla sua prima uscita l’Uaar ha deciso di contribuire alla ristampa di “Quasi quasi mi sbattezzo” di Alessandro Lise e Alberto Talami, un fortunato volumetto che ha avuto il merito di far ulteriormente conoscere quello che rischia di diventare un vero e proprio fenomeno popolare, lo sbattezzo per l’appunto.

Da quando nel 1999 la stessa Uaar si è vista riconoscere dal tribunale il rispetto della legge della privacy per quanti decidono di non far parte della Chiesa Cattolica, si stima che siano oltre 20.000 le persone sbattezzate; la pagina del gruppo Facebook sullo sbattezzo conta oltre 12.000 membri, mentre continuano ad aumentare le persone che scaricano il download del modulo per sbattezzarsi sul sito della pagina dell’Uaar.

Si badi bene, l’Uaar ha contribuito in questi anni a far conoscere questa modalità per disincorporarsi dalla Chiesa Cattolica, atteso l’incorporamento che (artt. 1267 e 1269 del Catechismo della Chiesa Cattolica) alla stessa dà ipso facto il rito del battesimo, ma tale prassi è diffusa in molte nazioni e trova crescente consenso.

Motivazioni, lacerazioni, contrasti, itinerario catecumenale a ritroso con comunicazioni tecniche e di servizio, ampia bibliografia, tutto questo è racchiuso dentro l’avvincente storia che vede come protagonista Beto, nel quale, con sempre discreta ironia, si travestono i nostri due autori, e che ad un certo punto si interseca con un altro singolare personaggio, Frolix, abitante di un pianeta lontano dalla terra ma assai simile per i riti di inoculazione a cui il nostro simpatico amico cercherà (riuscendo solo in punto di morte) a sottrarsi.

Una vicenda, quella di Beto, che racconta di vita vissuta e di esperienze provate da quanti, in altri contesti, con coraggio hanno intrapreso la strada dell’io non ci sto, foriera di nuove libertà e nuovi valori identitari. Il progressivo disincanto verso la religione organizzata e la sua longa manus nella comunità (dalla famiglia agli amici) trova punti di svolta decisivi nelle situazioni quotidiane, talvolta tragiche, le cui risposte date dall’apparato sacro risultano, ad un tempo, lubriche ed insufficienti. Come nel caso della scomparsa di Andrea, l’amico di Beto, morto in un incidente d’auto di ritorno dalla sua festa di laurea, e al cui funerale il prete dirà: “Il Signore l’ha preso a sé così giovane per preservarlo puro”. E Beto da quel giorno decide “di non andare più a messa”. Episodio che ricorda lo sgomento di Nanni Moretti ne “La stanza del figlio” nei panni del padre che alle esequie del proprio caro sente il prete pronunciare le parole evangeliche “State vigili, non conoscete l’ora” e che gli risuonano come una beffa senza senso.

Non si potrà carpire nel profondo il significato dello sbattezzo e la istintiva ritrosia, anche di molti non credenti, di fronte a quello che, erroneamente, viene considerato un anti-rito, laddove si tratta di un atto giuridico, se non si parte dal senso attribuito al rito che si vuole disconoscere. L’argomento principe contro il battesimo, in particolare dei bambini, pratica prevalente nella confessione cattolica, si basa in particolare sulla fedeltà alla tradizione e sulla necessità di assicurare l’esercizio del libero arbitrio nell’accettare consapevolmente l’azione della Grazia, condizione praticamente assente negli infanti. Tra le chiese riformate ci fu finanche un movimento, sprezzamente chiamato degli “Anabattisti” (cioè battezzati di nuovo), che considerava nullo il battesimo dei neonati; non era l’unico all’interno della galassia protestante ma fu particolarmente preso di mira.

In effetti l’usanza di battezzare gli infanti fu prassi che si affermò solo intorno al VII secolo. Inoltre la riflessione teologica attorno significato da attribuire al battesimo, il più importante e propedeutico del settenario sacramentale, è stata contrassegnata nel suo percorso storico da tappe controverse attese anche le grosse differenze all’interno delle chiese cristiane anche sulla prassi rituale. Non v’è dubbio che fare risalire l’istituzione del battesimo alle stesse parole di Gesù in Matteo 28,19 appare una forzatura inaccettabile. Quelle parole, infatti, sono altamente improbabili sulla bocca del profeta di Nazareth, perché riflettono una teologia tarda. Molto più probabile la possibilità che il battesimo praticato nelle prime comunità cristiane anche in epoca apostolica si situi in linea di continuità con il battesimo praticato in ambito giudaico, dagli Esseni ai seguaci del Battista anche per il gesto rituale dell’abluzione (senza dimenticare gli antecedenti nei riti di iniziazione di molte religioni) e che il rito era indistinguibile dalla Confermazione (più tardi chiamata Cresima e impartita in età più adulta).

I riferimenti neotestamentari mettono in stretto rapporto il battesimo con la conversione (in particolare la fede nella risurrezione di Cristo) e il cambiamento di vita. Il cammino del catecumeno (il candidato al battesimo si chiamava così) era lungo e si svolgeva per tappe. Superata una prima verifica il catecumeno veniva inserito tra i cosiddetti electi e sottoposto ad ulteriori esami e supportato dalla testimonianze di garanti e testimoni sulla genuinità della sua fede. Prima di approdare al battesimo, oltre a dover dare prova alla comunità di un reale cambiamento di vita, il battezzando veniva sottoposto a esorcismi ed imposizione delle mani. Per arrivare alla notte di Pasqua, dopo il giudizio insindacabile della comunità, alla spoliazione, unzione con olio e immersione nell’acqua. Seguivano ulteriori riti.

Ritorna il quesito, alla luce di quanto esposto, di come si possa essere arrivati alla pratica del battesimo ai neonati di fronte ad una tale sequela di riti che comportavano una fattiva collaborazione del catecumeno. Questa prassi troverà le giustificazioni sotto il profilo storico nella circostanza che, con l’affermarsi del Cristianesimo come unica religione dell’Impero, la civiltà cristiana (le cui aberrazioni saranno tristemente note), facendosi garante dell’educazione dei più piccoli, anticipava nel tempo il rito battesimale, venendo meno l’esigenza di un cammino catecumenale. Altra giustificazione verrà dal punto di vista teologico, con la riflessione patristica in particolare, che insisterà sulla gratuità dell’azione salvifica e in ambito più specificamente cattolico, sull’efficacia sacramentale ex opere operato cioè a prescindere dalla disposizione del soggetto, laddove nelle chiese riformate si metterà in risalto l’aspetto simbolico e rammemorante degli stessi sacramenti che sono inefficaci senza reale cambiamento di vita; in fondo già nei primissimi secoli i cosiddetti battesimi di sangue o di desiderio erano equiparati al battesimo sacramentale.

Tornando allo sbattezzo, oggi più che mai, in clima di crescente secolarizzazione, in una Europa che non vede preminenti le radici cristiane, l’arbitrarietà di un rito come il battesimo agli infanti appare in tutto la sua platealità. Un libro come questo può aiutare a comprenderne le ragioni profonde della scelta dell’apostasia, del cammino ancora lungo della laicità in un Paese, ancora, a sovranità limitata come l’Italia, l’importanza di aderire alla propria coscienza prima che a (presunte) comunità di appartenenza. Il valore, mai tramontato, del non possumus in chiave atea.

Stefano Marullo

marzo 2013

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UAAR

Che cos’è l’UAAR
L’UAAR, Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, è l’unica associazione nazionale che rappresenti le ragioni dei cittadini atei e agnostici. È iscritta, con il numero 141, al registro nazionale delle associazioni di promozione sociale, istituito presso il ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, e questo le consente di essere destinataria delle scelte per il Cinque per Mille. L’UAAR è completamente indipendente da partiti o da gruppi di pressione di qualsiasi tipo. Opera sul territorio attraverso i suoi circoli e i suoi referenti.

I valori dell’UAAR
Tra i valori a cui si ispira l’UAAR ci sono: la razionalità; il laicismo; il rispetto dei diritti umani; la libertà di coscienza; il principio di pari opportunità nelle istituzioni per tutti i cittadini, senza distinzioni basate sull’identità di genere, sull’orientamento sessuale, sulle concezioni filosofiche o religiose.

Che cosa vuole l’UAAR
La nostra associazione persegue tre scopi:

  • tutelare i diritti civili dei milioni di cittadini (in aumento) che non appartengono a una religione: la loro è senza dubbio la visione del mondo più diffusa dopo quella cattolica, ma godono di pochissima visibilità e subiscono concrete discriminazioni
  • difendere e affermare la laicità dello Stato: un principio costituzionale messo seriamente a rischio dall’ingerenza ecclesiastica, che non trova più alcuna opposizione da parte del mondo politico
  • promuovere la valorizzazione sociale e culturale delle concezioni del mondo non religiose: non solo gli atei e gli agnostici per i mezzi di informazione non esistono, ma ormai è necessario far fronte al dilagare della presenza cattolica sulla stampa e sui canali radiotelevisivi, in particolare quelli pubblici.

Iniziative giuridiche
L’UAAR si è già fatta promotrice di numerose iniziative legali su diversi argomenti: dalla laicità della scuola ai simboli religiosi negli edifici pubblici, dal diritto al riconoscimento della propria identità non religiosa all’invadenza cattolica in RAI, senza dimenticare i diritti di chi non frequenta l’ora di religione. Tali iniziative sono giunte alla Corte Costituzionale, in Cassazione e alla Corte Europea, e diverse di esse sono state coronate da successo. L’UAAR ha inoltre partecipato a diverse audizioni parlamentari. Ancora, l’UAAR assicura da anni, attraverso lo sportello soslaicita@uaar.it, una consulenza giuridica gratuita a tutti i cittadini che le scrivono.

Campagne di sensibilizzazione
Per il raggiungimento degli scopi sociali l’UAAR ha avviato campagne di informazione e di sensibilizzazione, dallo sbattezzo ai costi della Chiesa cattolica, dai progetti per l’ora alternativa alla creazione di sale del commiato, dalla bonifica statistica agli oneri di urbanizzazione alle confessioni religiose. La campagna più nota è stata senz’altro quella degli autobus “atei”.

Sito Internet: http://www.uaar.it
Aggiornato quotidianamente, visitato ogni giorno da molte migliaia di navigatori, vi si possono trovare notizie, articoli, recensioni, documenti, informazioni e dossier su tutto quanto riguarda la laicità e la non credenza. È anche un grande spazio di incontro e confronto: community, commenti, forum, mailing list.

La nostra rivista: L’Ateo
È un bimestrale a cui contribuiscono firme prestigiose: il più importante e autorevole periodico italiano dedicato alla laicità e alla non credenza.

La casa editrice Uaar: Nessun Dogma
Nata per diffondere il pensiero non religioso, si vuole specializzare nella traduzione di libri importanti e nella trattazione di temi poco noti o, se scottanti, afffontandoli con un approccio laico-razionalista.

Altre attività culturali
L’UAAR organizza in numerose città italiane i Darwin Day, assegna il Premio Brian alla mostra del cinema di Venezia, un premio di laurea a studenti meritevoli, una borsa di ricerca, un concorso fotografico e un concorso dedicato alla poesia scientifica. Organizza inoltre conferenze e incontri culturali in tutta Italia. Presso la sede nazionale di Roma è stata creata la prima biblioteca laico-razionalista italiana. L’UAAR ha inoltre contribuito alla realizzazione della cosiddetta Seconda sindone, e ha creato il test Scopri quanto sei cattolico.

Dimensione sociale
Non manca nemmeno il lato sociale: è infatti curato dall’UAAR il primo esperimento italiano di assistenza morale non confessionale all’interno di un ospedale, avviato presso l’ospedale Le Molinette di Torino e poi esteso ad altri nosocomi. L’UAAR ha inoltre avviato un progetto di solidarietà internazionale. Organizza infine, a chi ne fa richiesta, cerimonie-laico umaniste.

Collegamenti internazionali
Il nostro impegno non è solo italiano. L’UAAR è membro attivo dell’Unione Internazione Etico-Umanista (consulente ufficiale di ONU, UNESCO, UNICEF e Consiglio d’Europa), e della Federazione Umanista Europea (interlocutrice ufficiale della Commissione Europea); segue i lavori del Parlamento Europeo e agisce all’interno dell’OSCE. L’UAAR opera sia indirettamente (attraverso i suoi rappresentanti nelle due organizzazioni), sia direttamente, con ricorsi e segnalazioni.

Una società migliore
Pensiamo che sia ancora possibile fermare il declino dell’Italia e che si possa costruire, insieme, una società che consenta a tutti i cittadini di essere realmente se stessi, convivendo pacificamente in un paese contraddistinto da un reale pluralismo e dal rispetto reciproco delle scelte individuali. Desideriamo che l’Italia diventi finalmente un paese europeo, in cui siano promulgate leggi che riconoscano le unioni civili e il testamento biologico, che non discriminino in base all’orientamento sessuale, che riducano gli insostenibili tempi di attesa per le separazioni e i divorzi, che depenalizzino il ricorso all’eutanasia. Riteniamo che sia venuto il tempo che la coscienza civile del nostro paese ponga fine ai cospicui privilegi concessi alle confessioni religiose, primo fra tutti l’otto per mille; che sia data la giusta attenzione, anche economica, alla ricerca scientifica; che si sostituisca l’ora di catechismo nelle scuole di ogni ordine e grado con un’ora di educazione civica, promuovendo un’etica della responsabilità individuale e della convivenza civile di cui c’è ormai un bisogno urgente.

L’impegno di tutti
Lamentarsi non serve: o si subisce o si agisce. Perché l’Italia diventi un paese veramente laico, civile e plurale è necessario il sostegno di tutti coloro che condividono questa prospettiva. Siamo sicuri che in Italia siamo tanti, e in aumento. Se questa è anche la tua opinione, unendoti alle migliaia di soci UAAR farai la scelta giusta. La tua iscrizione sarà un piccolo, ma importante contributo nel tentativo di cambiare questa società. In meglio.

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Storia dell’UAAR

4 dicembre 1986: a Padova Rodolfo Costa, Martino Rizzotti e Lorena Ziron fondano il comitato promotore.

19 ottobre 1987: nasce informalmente l’associazione. Il segretario è Martino Rizzotti.

18 dicembre 1988: prima assemblea pubblica.

18 marzo 1991: l’UAAR si costituisce formalmente presso un notaio. I dodici soci fondatori, tutti residenti a Padova e provincia, sono Vera Bianchi, Aulo Donadello, Bruno Duzzin, Luciano Franceschetti, Biancamaria Mantovani, Fabio Milani, Paolo Peranzoni, Gianluigi Rizzon, Martino Rizzotti, Tiziana Testa, Lorena Ziron, Leopoldo Zoppi.

15 maggio 1991: viene formulata allo Stato la prima richiesta di un’Intesa.

6 dicembre 1992: Venezia, primo congresso nazionale UAAR.

26 novembre 1995: Bologna, secondo congresso nazionale UAAR.

1° gennaio 1996: Romano Oss assume la carica di segretario.

dicembre 1996: esce il numero zero della rivista l’Ateo.

settembre 1997: nasce il sito internet dell’UAAR.

17 maggio 1998: Trento, terzo congresso nazionale UAAR.

1 settembre 1998: Luciano Franceschetti assume la carica di segretario.

9 settembre 1999: prima vittoria legale dell’UAAR. Il garante per la privacy obbliga la Chiesa cattolica ad annotare sul registro dei battezzati le volontà di chi non si ritiene più cattolico.

2 ottobre 1999: Giorgio Villella viene eletto segretario dell’associazione.

22 giugno 2000: per la prima volta una delegazione UAAR viene chiamata in Parlamento per un’audizione (sul tema della cremazione).

8 luglio 2000: la partecipazione al Gay Pride di una folta delegazione UAAR trova ampio risalto sulla stampa.

11 ottobre 2000: viene lanciata da Cuneo la campagna «Scrocifiggiamo l’Italia».

9/18 febbraio 2001: l’UAAR organizza a Roma la prima Settimana Anticoncordataria.

17/18 novembre 2001: Firenze, quarto congresso nazionale UAAR.

14 luglio 2002: si svolge a Firenze il quinto congresso nazionale (primo straordinario) per apportare modifiche allo Statuto. L’UAAR nomina i suoi primi Presidenti onorari.

22 ottobre 2002: una delegazione UAAR è ascoltata dalla commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati durante la discussione sulla legge sulla libertà religiosa.

21 novembre 2002: la Conferenza Episcopale Italiana, riunita in seduta plenaria, prende atto ufficialmente della legittimità delle richieste di cancellazione degli effetti civili del battesimo formulate dai soci UAAR.

8 e 12 febbraio 2003: a Milano e Roma l’UAAR organizza i primi Darwin Day italiani.

29-30 novembre 2003: in collaborazione con la Federazione Umanista Europea, l’UAAR organizza a Roma il convegno internazionale La laicità indispensabile, per l’uguaglianza dei cittadini davanti alle istituzioni.

14 gennaio 2004: un’ordinanza del TAR del Veneto rimette alla Corte Costituzionale il ricorso presentato da S.L., socia UAAR, contro la presenza dei crocifissi negli edifici pubblici.

20/21 novembre 2004: Firenze, sesto congresso nazionale UAAR.

15 dicembre 2004: un’ordinanza della Corte Costituzionale sul ricorso di S.L., socia UAAR, sancisce che non esistono leggi, bensì solo regolamenti, che consentono l’esposizione del crocifisso.

2 luglio 2006: Bologna, settimo congresso UAAR. È approvato il nuovo statuto dell’associazione.

settembre 2006: l’UAAR lancia il progetto “ora alternativa”.

9 settembre 2006: prima edizione del “Premio UAAR al miglior film laico” (dal 2007 “Premio Brian”) presentato alla mostra del cinema di Venezia.

28 settembre 2006: in seguito a un ricorso proposto da un socio UAAR, un provvedimento del Garante della privacy estende il diritto ad abbandonare la Chiesa cattolica anche a coloro che chiedono che l’annotazione sia fatta sull’atto di cresima.

aprile 2007: l’UAAR lancia la campagna Otto per mille informati (divenuta poi Occhiopermille).

13 luglio 2007: l’UAAR ottiene l’iscrizione nel registro nazionale delle Associazioni di Promozione Sociale (APS).

1 novembre 2007: premiazione dei vincitori del primo premio di laurea UAAR.

3/4 novembre 2007: Rimini, ottavo congresso nazionale UAAR. Raffaele Càrcano diviene il quinto segretario dell’associazione.

29 febbraio 2008: l’UAAR lancia la campagna sugli oneri di urbanizzazione alle confessioni religiose.

25 ottobre 2008: la prima giornata nazionale dello sbattezzo, organizzata dall’UAAR, raccoglie più di mille adesioni.

12 gennaio 2009: l’UAAR lancia a Genova la campagna ateobus.

14 marzo 2009: inaugurazione della sede nazionale a Roma.

19 settembre 2009: l’UAAR organizza a Roma Liberi di non credere – meeting nazionale per un paese laico e civile.

ottobre 2009: prende il via, a cura di una volontaria UAAR parte a Torino, presso l’ospedale Le Molinette, il primo esperimento in Italia di assistenza morale non confessionale.

10 ottobre 2009: co-finanziato dall’UAAR, il prof. Luigi Garlaschelli espone pubblicamente ad Abano Terme la ‘seconda’ Sindone, da lui realizzata.

3 novembre 2009: la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, chiamata a esprimersi sul ricorso di S.L., socia UAAR, stabilisce che nelle aule scolastiche italiane non deve essere affisso il crocifisso. Il governo italiano presenta ricorso.

16 febbraio 2010: viene inaugurata, presso la sede di Roma, la Biblioteca UAAR.

luglio 2010: il Tribunale di Padova accoglie un ricorso, sostenuto dall’UAAR, dei genitori di una coppia alla cui figlia era stata negata l’ora alternativa alla religione cattolica. Il successo del caso-pilota stabilisce un precedente: l’ora alternativa deve ora essere garantita a chiunque ne faccia richiesta.

31 ottobre-1 novembre 2010: Varese, nono congresso nazionale UAAR. Scelta del nuovo logo.

Gennaio 2011: campagna pubblicitaria UAAR per informare sull’ora alternativa.

Marzo 2011: pubblicazione del bando della prima borsa di ricerca UAAR.

18 marzo 2011: la Grande Camera della Corte di Strasburgo dà ragione al governo italiano a proposito della presenza del crocifisso nelle aule scolastiche.

21 aprile 2011: l’UAAR promuove il sito-test Scopri quanto sei cattolico.

6-8 maggio 2011: riscuote molto successo il convegno internazionale In un mondo senza Dio, organizzato a Genova dall’UAAR: un evento senza precedenti in Italia per le tematiche affrontate e il livello dei relatori.

Ottobre 2011: il TAR della Campania dà ragione all’UAAR nel ricorso contro il Comune di Torre del Greco, che aveva indetto un “premio maritaggio” riservato alle sole spose cattoliche;

Novembre 2011: il Consiglio di Stato dà ragione all’UAAR contro il TAR del Lazio, che aveva ritenuto “non sindacabile” il diniego del governo all’avvio di incontri per addivenire alla stipula di un’Intesa;

Novembre 2011: l’UAAR lancia la sua area shop.

5 Dicembre 2011: l’UAAR pubblica il sito I costi della Chiesa, la più grande e dettagliata inchiesta  sull’argomento. Quindici giorni dopo accompagna il lancio con una campagna pubblicitaria.

13 maggio 2012: al Salone del libro di Torino l’UAAR presenta il suo progetto editoriale Nessun Dogma.

2 giugno 2012: l’UAAR lancia la sua piattaforma La “vera” famiglia.

26 giugno 2012: l’UAAR presenta il progetto Ecco gli atei e gli agnostici!

28 settembre 2012: La Biblioteca UAAR entra nel Sistema Bibliotecario Nazionale.

1 febbraio 2013: l’UAAR diffonde il primo di quattro videoclip sull’ora alternativa.

15 marzo 2013: insieme ad altre associazioni l’UAAR lancia una raccolta firme per una proposta di legge per la legalizzazione dell’eutanasia e del testamento biologico.

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Famosi non credenti

Famosi atei, famosi agnostici, famosi scettici, famosi miscredenti, famosi senzadio, famosi increduli…

Premessa

Questo elenco non vuol essere un calendario di “santi atei”, anche perché molti di loro sono ancora vivi e vegeti. Vuole solo dimostrare che non è necessario avere una fede per realizzare grandi cose nella vita. Anzi. I criterî con cui questi personaggi sono stati prescelti sono solo due: godere di una certa fama ed essere – o essere stati – non credenti in Dio o in qualsiasi altra realtà sovrannaturale. Non solo atei, dunque: diversi di loro rabbrividirebbero per una simile definizione. Del resto, l’eterogeneità è la delizia della miscredenza.

Alcuni chiarimenti sulle modalità di selezione

È necessario fornire qualche ulteriore precisazione sui criteri adottati:

  • Per quanto riguarda la “fama”, ci siamo limitati a verificare l’esistenza di una voce all’interno di Wikipedia. Il link indirizza automaticamente alla pagina dell’enciclopedia on-line, quasi sempre nella versione italiana: solo in alcuni casi particolari il collegamento conduce alle edizioni inglese, francese o tedesca.
  • Non sono stati inseriti alcuni uomini (come Epicuro, Giordano Bruno, Kant) sicuramente importanti per la storia della miscredenza, ma che hanno postulato l’esistenza di una o più divinità.
  • Allo stesso modo non sono stati inseriti i seguaci di un più o meno vago panteismo (Baruch Spinoza, Albert Einstein, John Lennon…).
  • Sono stati invece inseriti coloro che hanno fatto professione di incredulità soltanto in privato (come le regine Elisabetta e Cristina): scelta fatta con una certa moderazione, altrimenti avremmo dovuto inserire anche alcuni papi, come Leone X e Paolo III…
  • Per quanto riguarda le personalità “ambigue”, ci siamo basati sulle conseguenze immediate del loro pensiero e sui pareri contemporanei più attendibili: per questo motivo l’elenco comprende, ad es., David Hume ed esclude, ad es., Confucio.
  • Il problema di coloro che hanno cambiato idea nel corso della vita è stato risolto in base alle concezioni condivise nei periodi più importanti della loro esistenza. Per cui Darwin (agnostico dopo la formulazione della teoria dell’evoluzione) e Byron (credente solo poco prima di morire) sono stati inseriti; Einstein e Manzoni, atei solo durante la propria gioventù, no.
  • L’elenco comprende anche personaggi cattivi e veri e propri malvagi (come Pol Pot, Stalin, Mussolini). Come già scritto in precedenza, questo non è un catalogo di santi, anche se diversi buontemponi cattolici l’hanno volutamente interpretato come tale, ignorando bellamente le puntualizzazioni dell’Uaar. Per rimarcare ancor di più la differenza, ne riportiamo solo la data di nascita.

Aggiornamento dell’elenco

L’UAAR non sostiene di detenere alcuna verità assoluta: pertanto l’elenco va sempre considerato come “provvisoriamente” valido. Auspichiamo il contributo dei navigatori affinché sia costantemente migliorato: le proposte di correzione vanno inviate all’e-mail uaar@uaar.it, citando la fonte della propria informazione.

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Biblioteca

La Biblioteca UAAR si trova presso la sede UAAR, in via Ostiense 89, a Roma. È aperta dal lunedì al venerdì, dalle 11.30 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 17.30.

È nata all’inizio del 2010, ed è la prima biblioteca italiana a contenuti laico-razionalisti. Il patrimonio librario si è formato con le donazione di libri da parte di Raffaele Carcano, Giorgio Villella, Germano Petronzio e altri soci e simpatizzanti, con i  volumi donati dagli eredi di Emilio Rosini, Gianluigi Ponti e Licia Ponti Mainx, con il lascito ereditario di Leonardo Tosi, con l’acquisizione di volumi da parte dell’associazione. Nel 2012 è entrata a far parte del Sistema Bibliotecario Nazionale, facendo capo al Polo degli Istituti Culturali di Roma.

La biblioteca dispone, al momento, di circa 3.400 volumi: L’elenco sintetico (autore – titolo) è periodicamente aggiornato online. Si tratta di una raccolta altamente specializzata di opere afferenti all’ateismo, al libero pensiero, alla laicità, nonché di testi religiosi o concernenti le più diverse espressioni religiose; numerose anche le pubblicazioni di argomenti storici, antropologici, etnografici, filosofici, giuridici, politici e scientifici; non mancano, infine, i grandi classici e alcune opere di narrativa particolarmente significative.

La biblioteca dispone altresì di una sezione di consultazione, con dizionari, enciclopedie, annuari; e di una raccolta miscellanea composta da estratti o piccoli testi spesso di difficile reperibilità. I periodici correnti consultabili (alcuni dei quali stranieri) sono una ventina, oltre a fascicoli di testate spente o incompleti: è in oltre in corso la costituzione di una raccolta di dvd.

Regolamento del prestito

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Le acquisizioni della Biblioteca sono in parte finanziate dall’UAAR, in parte da donazioni di soci e simpatizzanti. Sul sito pubblichiamo anche una lista di desiderata, invitando chi ne fosse in possesso a farne dono alla Biblioteca, se non più interessati all’opera.

L’UAAR invita comunque tutti coloro che sono in possesso di libri a contenuto laico-razionalista di cui non fanno più uso di donarli alla Biblioteca. Per effettuare la donazione, occorre:
A) Inviare a biblioteca@uaar.it l’elenco dei libri che si vorrebbe donare (indicando nome e cognome dell’autore + titolo preciso).
B) Attendere la conferma da biblioteca@uaar.it, che verificherà che i libri segnalati non siano già in possesso della Biblioteca.
C) Inviare il pacco alla sede UAAR, via Ostiense 89, 00154 Roma. Oppure, se è più comodo, portarli di persona dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 17:30.

Ovviamente, è altresì possibile comprare i libri che si vogliono donare. Le modalità sono le stesse di cui sopra.

È anche possibile contribuire alla  creazione della Biblioteca facendo un’erogazione liberale
all’associazione, che tra l’altro è deducibile fiscalmente. Tutti i dettagli sono pubblicati alla pagina www.uaar.it/uaar/erogazioni. È importante indicare nel campo ‘motivo’ le parole:  EROGAZIONE LIBERALE PER BIBLIOTECA.

La Biblioteca UAAR accetta inoltre lasciti ereditari. Se non si hanno eredi con gli stessi interessi culturali, si può decidere di lasciare i libri alla Biblioteca, redigendo già ora un documento con cui chiedere che i libri siano destinati alla Biblioteca UAAR.

Quanto ai libri accettati, sono accolti anche classici del pensiero o della letterature non riconducibili direttamente agli scopi della  Biblioteca (ad es. Lo spirito delle leggi di Montesquieu, o La divina commedia), dvd (non vhs), dizionari e testi di autori religiosi.

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Controinformazione sulla religione

sfondo

 Quanto sei cattolico? Scopri il test per conoscere il proprio profilo religioso!

Questa sezione raccoglie una serie di contributi eterogenei che riguardano il fenomeno religioso e che riteniamo possano interessare i nostri frequentatori. Tali testi non intendono ovviamente essere né rappresentativi né esaustivi, e la responsabilità dei contenuti è dei singoli autori.

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Ateismo

…e agnosticismo, razionalismo, scetticismo, non credenza, umanesimo, anticlericalismo…

Questa sezione è dedicata al multiforme mondo della miscredenza. Infatti, così come non esiste una morale atea o agnostica, non esiste nemmeno una cultura atea o agnostica. Si può anzi dire che i non credenti sono gli unici veramente liberi di fare le proprie scelte: non devono risponderne a nessun ministro di culto, non devono confrontarle con la dottrina di una religione, sono assolutamente indifferenti alla minaccia di sanzioni ultraterrene. Per questo si può dire, senza tema di smentita, che l’eterogeneità di chi non crede non ha eguali: esistono probabilmente tanti “ateismi” e tanti “agnosticismi” quanti sono gli atei e gli agnostici.

Ciò che li unisce, infatti, è solo la non credenza nell’esistenza di Dio (nel caso degli atei) o il convincimento che, non essendo possibile arrivare ad alcuna dimostrazione, sia meglio sospendere il giudizio. Entrambe le categorie vivono prescindendo dalla credenza in uno o più esseri sovrannaturali.

Proprio per questo motivo, quegli scettici dei senzadio devono “costruirsi” la propria visione etica, atea, agnostica o scettica che sia. E ciò, lungi dall’essere motivo di preoccupazione, è spesso la spinta a fare delle scelte e ad assumersi delle responsabilità, senza fuggire nel confortevole conformismo delle morali imposte. Un semplice confronto tra le imposizioni della morale cattolica e la libertà rivendicata dall’etica laica dimostra abbondantemente la plausibilità di questo assunto. Senza con ciò che venga meno la solidarietà verso chi è più sfortunato.

Va anche ribadito che i non credenti non sono affatto numericamente così irrilevanti. Le statistiche disponibili faticano a identificarli, soprattutto per i tanti problemi terminologici legati all’autodefinizione e alle categorie create dai sondaggisti: non è così facile capire la differenza (ammesso che ci sia!) tra un ateo, un agnostico, uno scettico, un non credente, un non religioso, un areligioso, un miscredente, un umanista, un razionalista, un Bright, un senzadio, un anticlericale. Per chi volesse approfondire le definizioni, abbiamo messo a disposizione un glossario. Nonostante questi problemi, è tuttavia indubbio che almeno un sesto della popolazione mondiale e almeno un decimo di quella italiana non si riconosce in alcuna religione: i documenti pubblicati nella sezione «Statistiche» lo comprovano a sufficienza.

Questa diffusione è stata raggiunta nonostante che le religioni abbiano sempre infierito, seppur in diverso modo, contro coloro che avevano opinioni scettiche e razionaliste: esemplare, sotto questo punto di vista, l’estratto degli insulti e delle minacce che la Chiesa cattolica ci ha riservato nel corso della sua storia. I non credenti hanno anch’essi molte critiche da formulare nei confronti delle religioni ma, oltre a non sfociare in aperti conflitti, e oltre ad avere generalmente una dimensione “razionalista” che le opzioni religiose non hanno (e non possono avere per definizione), queste critiche trovano sbocchi mediatici solo con estrema difficoltà: è questa la ragione per cui abbiamo creato anche uno spazio dedicato alla controinformazione.

Ciononostante, la storia della miscredenza è tutt’altro che insignificante, perché sono esistite, esistono ed esisteranno sempre tantissime persone che vivono la propria esistenza prescindendo da ogni credenza nel soprannaturale. E queste persone, nella loro vita, hanno spesso lasciato un segno – e un segno personalissimo, perché stiamo parlando di uomini e donne diversissimi fra di loro e sempre molto originali, come si può verificare scorrendo un elenco di famosi non credenti. La creatività dei miscredenti si esprime in tanti modi, ed è per questo che è stato possibile creare sezioni dedicate alle poesie, alle canzoni, ai film, alle citazioni, alle vignette, all’umorismo. Il loro piacere per la scrittura, e il piacere di gran parte dei non credenti per la lettura, trova conferma nella sezione «Libri», dove sono recensiti centinaia di titoli di sicuro interesse. Queste pagine contengono peraltro anche le opere di credenti anticlericali – non è nostro interesse fare le pulci alle convinzioni più intime delle persone – e possono tranquillamente essere fruite anche da chi non è ateo o agnostico.

La passione per la cultura si abbina spesso al piacere di discutere e confrontarsi con gli altri. Per questo motivo l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti ha creato già da alcuni anni un gruppo Facebook e il forum UAAR, dove è possibile inviare e leggere messaggi sui temi dell’ateismo e della laicità.

La nostra è dunque una minoranza considerevole. Tuttavia, le autorità politiche tendono sempre a concepire i non credenti come degli individualisti privi di coesione, finendo per privilegiare le confessioni religiose e per discriminare chi vive senza Dio. Non stupisce, quindi, che i miscredenti, i laici, tutti coloro che pongono al centro dell’attenzione l’uomo (gli humanists del Nord Europa – termine che possiamo tradurre come umanisti), spesso e volentieri si uniscano per formare delle associazioni che li rappresentino. Nella sezione «Link» scoprirete (tra le centinaia di segnalazioni concernenti ogni aspetto della miscredenza) che nel mondo ve ne sono veramente tante. L’UAAR, in Italia, persegue gli stessi obbiettivi: difendere i diritti civili dei non credenti e impegnarsi per l’affermazione concreta della laicità dello Stato. A livello mondiale l’UAAR fa parte della Federazione Umanista Europea e dell’Unione Internazionale Etico-Umanista, organizzazioni che uniscono le associazioni atee e agnostiche e le associazioni laiche di tutto il mondo.

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Cerimonie laico-umaniste

Il numero dei non credenti è in continua crescita, e la secolarizzazione procede apparentemente inarrestabile. La partecipazione ai riti religiosi è in continuo calo, anche tra coloro che continuano ad avere una dimensione di fede e/o a credere in Dio, ma ciò non significa automaticamente la fine di ogni tipo di ritualità. Anche tra coloro che rifiutano i riti impartiti dalle confessioni religiose si trovano persone che vorrebbero comunque celebrare degnamente i momenti fondamentali di ogni vita: la nascita, la vita di coppia, la morte. È a costoro che si rivolge l’UAAR, proponendo l’effettuazione di cerimonie laico-umaniste, in analogia con quanto già svolgono da diversi decenni associazioni affini in paesi come l’Australia, il Belgio, il Canada, la Norvegia, la Nuova Zelanda, l’Olanda, il Regno Unito, gli Stati Uniti, la Svezia, la Svizzera.
Le cerimonie laico-umaniste riescono, nel contempo, a conservare la dimensione sociale delle tappe più importanti dell’esistenza senza per questo copiare i riti religiosi: la cerimonia è infatti individuale, e gli interessati svolgono una parte attiva nella sua elaborazione. Ogni evento è quindi unico e indimenticabile: una cerimonia laico-umanista rappresenta un’opportunità irripetibile per contrassegnare questi momenti con le parole, i gesti, la musica, i ricordi più appropriati per le persone coinvolte, lontani da ogni standardizzazione rituale.
Nel caso del matrimonio, la cerimonia laico-umanista non ha ovviamente valore legale per la legge italiana. Per questa ragione, però, è anche possibile celebrare in questo modo qualsiasi partnership, anche quelle non riconosciute dalla legge (coppie di fatto sia etero che omosessuali, per esempio): basta volerlo!

Per informazioni, scrivete a cerimonie@uaar.it.

Humanist weddings in Italy

Link:

A Firenze il primo matrimonio laico-umanista in una sede istituzionale

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Settimana AntiConcordataria

In concomitanza con l’anniversario dei due concordati (quello firmato l’11 febbraio 1929 tra Mussolini e Gasparri e quello stipulato tra Craxi e Casaroli il 18 febbraio 1984), l’UAAR, a partire dal 2001, organizza a Roma la Settimana AntiConcordataria.

Fin dalla sua prima edizione, la Settimana AntiConcordataria (più brevemente SAC) è stata l’occasione per dibattiti, conferenze, spettacoli, incontri di vario genere nei quali si è parlato di tutti i temi legati alla concezione atea e agnostica del mondo: dall’istruzione, alla vita di tutti i giorni, alle questioni di principio sollevate nelle principali sedi giudiziarie, alle celebrazioni laiche dei passaggi cruciali della nostra vita, al dolore, alla sofferenza, al lutto, alla morale laica. E inoltre, la raccolta di firme per l’abolizione del Concordato Stato – Chiesa Cattolica, la richiesta di spazî cimiteriali dove tenere un commiato in forma dignitosa. Insomma, un’occasione per riflettere su tutti gli aspetti della vita concreta di coloro che hanno una concezione non confessionale del mondo.

Nel 2011 la Settimana AntiConcordataria è sbarcata anche a Venezia.

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Seconda Sindone (2009-2010)

Una Sindone nuova di zecca, a grandezza naturale, del tutto simile a quella custodita a Torino e venerata come sudario miracoloso di Cristo. È stata realizzata dal professor Luigi Garlaschelli (chimico dell’Università di Pavia) e presentata in occasione del ventesimo Congresso del Cicap (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale), il 10 ottobre 2009.

L’UAAR ha voluto finanziare la fabbricazione della nuova Sindone per dimostrare come sia possibile produrne una anche con le tecnologie che erano disponibili a un bravo falsario del 1300. Del resto il vescovo di Troyes, Henri de Poitiers, già a metà del Trecento aveva dichiarato il lino un falso, e gli scienziati che nel 1988 hanno eseguito la datazione col Carbonio 14 lo hanno confermato: trattasi di artefatto di buona fattura di sette secoli fa.

La seconda Sindone è stata esposta al pubblico nel corso di un ciclo di conferenze di Luigi Garlaschelli, organizzate dall’UAAR da novembre 2009 a maggio 2010 (16 novembre 2009, Genova; 29 gennaio 2010, Treviso; 15 aprile 2010, Livorno; 22 aprile 2010, Torino; 24 aprile 2010, Bologna; 22 maggio 2010, Brescia; 28 maggio 2010, Roma).

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Darwin Day 2013

Da tempo il mondo anglosassone commemora la nascita di Charles Darwin (12 febbraio) con conferenze, incontri, dibattiti ed eventi che celebrano i valori della ricerca scientifica e del pensiero razionale. Dal 2003 l’Uaar organizza Darwin Day anche in Italia con scienziati, docenti e giornalisti scientifici.

Per informazioni contattare il circolo organizzatore oppure eventi@uaar.it.

Per gli eventi che si svolgeranno nel mondo, si può fare riferimento al sito internazionale.

Gli eventi organizzati negli anni precedenti:

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L’Ateo

Dal dicembre del 1996 l’UAAR edita una rivista – originariamente trimestrale, attualmente bimestrale – di cultura laica e razionale, chiamata L’Ateo (vai qui per il colophon).

Il periodico non è un bollettino: non si limita cioè a riportare le iniziative promosse dall’UAAR. Ampio spazio viene infatti dato a temi che meritino attenzione e approfondimento. Viene inoltre stimolato il contributo o l’intervento di chiunque abbia a cuore la causa e la diffusione del pensiero laico e razionale.

Per dar modo di conoscere i contenuti de L’Ateo, rimandiamo all’archivio, con gli indici e alcuni significativi articoli degli ultimi numeri della rivista. Vai qui se vuoi abbonarti alla rivista: l’abbonamento è gratuito se si è soci UAAR. Se preferisci comprare la rivista in libreria vai al relativo elencoclicca qui se vuoi invece consultarla in biblioteca.

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UAAR fai-da-te

Molti soci e simpatizzanti si rivolgono all’UAAR dando la propria disponibilità a voler fare qualcosa di concreto per l’associazione. Tuttavia, la lontananza da un circolo UAAR e/o la scarsità di tempo a disposizione fanno sì che, molto spesso, questa disponibilità rimanga allo stato potenziale. Con lo spazio UAAR fai-da-te l’associazione vorrebbe trasformare questa disponibilità da astratta a effettiva, dando la possibilità a tutti coloro che lo desiderano di fare qualcosa di concreto in modo semplice e in tempi rapidi. Quella che segue è una serie di possibilità offerte, che auspichiamo possa rapidamente aumentare di numero anche e soprattutto con il tuo contributo (inviate le segnalazioni a campagne@uaar.it).

Ovviamente, questo spazio non rappresenta un invito a limitare la propria attività alle iniziative elencate: nell’UAAR c’è tanto da fare, se hai tempo e voglia non hai che da farti avanti!

Passaparola

L’UAAR ha iniziato a rendere disponibili, sul proprio sito, alcuni “passaparola” che invitiamo a distribuire ad amici e conoscenti (formato file: Microsoft PowerPoint).

Distribuzione di volantini

L’UAAR rende disponibili alcuni volantini, che possono agevolmente essere fotocopiati e distribuiti nelle occasioni più disparate (formato file: Adobe PDF).

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Neoliberismo e neolingua

Facendo una ricerca sul termine “neoliberismo” appaiono 472.000 risultati, quasi pari a “liberismo”.
Dunque ci si immagina che uno sappia di che parla.
Facendo un passetto indietro già su liberismo non è che sia sempre così.
La stragrande maggioranza, qui da noi soprattutto, è perfettamente convinta che liberismo sia sinonimo di “senza regole” e “sfruttamento” e d’altronde è quello che poi ha sotto gli occhi, con una minoranza ristretta di persone che concentrano sempre più ricchezza a discapito della collettività.
Quindi per lei significa che era “cattivo” in sé e che filosofi, pensatori, economisti e milioni di persone si siano dati il compito di creare o sostenere appositamente una iniquità al fine di opprimere i popoli.
Il liberismo in realtà per esistere necessita proprio di regole, di uno Stato forte e autorevole che le fissi e che poi controlli altrettanto rigidamente.
Che poi quelli sono i due principali compiti di uno Stato in nome della collettività.
La filosofia liberista poi ipotizza uno Stato minimo, dal punto di vista economico, cioè che intervenga il meno possibile, e che lasci quanto più possibile la mano al mercato.
A sua volta questo libero mercato per essere tale non deve avere posizioni dominanti, altrimenti non è un libero mercato, e anche riguardo a ciò un libero mercato può esistere solo in virtù di regole strette ed efficaci e fatte osservare dallo Stato, il quale ha perciò un ruolo molto forte in questo.
In sostanza si dà allo Stato il compito forte di indirizzo e controllo, ma non di gestione.
Nelle speranze liberiste il mercato doveva produrre un flottante il più esteso e popolare possibile, e cioè si doveva arrivare a una proprietà distribuita a tutti, quello che si chiama poi alle volte azionariato popolare.
Uno Stato minimo, anzi inesistente, era peraltro anche l’obiettivo finale del socialismo, che è una via diversa, o un’evoluzione, del liberismo.
Tutto questo naturalmente non c’è, anzi, e quindi la colpa viene data al liberismo. La colpa invece è dello Stato, che non fa lo Stato, e cioè è una degenerazione dello Stato.
Il problema reale, indipendentemente dai gusti, è quello.
E lo stesso problema si è avuto per il socialismo, che ha prodotto nella realtà il contrario di quel che si prefiggeva.

Ma non è di queste cose che volevo parlare.

Oggi la colpa universale è del “neoliberismo”.
Che diciamo per il 90%, che ritiene che il liberismo sia già “cattivo” di per sé, è una forma di “più cattivo ancora” mentre per l’altro 10%, un po’ meno peggio culturalmente, è una degenerazione ancora più spinta del liberismo.
Ogni giorno si è inondati da questo “neoliberismo” e dai “neoliberisti”.
Non solo gente che ripete (quella ripete qualunque cosa), non solo giornali e TV pieni di questo “neoliberismo” ma anche filosofi, pensatori, saggisti di valore hanno sempre in bocca questo “neoliberismo” e questi “neoliberisti”.
Gente peraltro colta, intelligente, originale, come Preve, DeBenoist, La Grassa, Mirchea, Bauman, Tarchi, Latouche ecc… e li ho scelti di tutti gli orientamenti apposta per evidenziare che il famigerato “neoliberismo” è proprio trasversale.
Non basta: anche gli economisti qui hanno sempre in bocca il “neoliberismo”, le “politiche neoliberiste” e i “neoliberisti”.
Bagnai, Brancaccio, Piga, Cesaratto, ma un po’ tutti, e come gli altri anche loro nell’accezione di un liberismo ancor più esasperato o degenerato, diciamo così.
Dunque si presume che sappiano almeno loro di che cosa parlano.
O che abbiano studiato qualcosa.

Esisterà quindi questo “neoliberismo” ed esisteranno allora questi “neoliberisti” più “liberisti” ancora dei precedenti “liberisti” classici.

Invece no. In quei termini non esistono, mai esistiti, e nessuno si è mai definito tale.

Esiste però il neoliberismo. Eccome.

Fin dal 1932. Ed ha avuto poi anche parecchia importanza.
Lo si deve inizialmente ad Alexander Rustow, sociologo ed economista, prima socialista, poi un po’ disilluso dalle meraviglie pratiche Sovietiche, ma altrettanto cauto e disilluso sulla possibilità che si realizzasse un liberismo così come previsto dalla teoria.
Il neoliberismo, coniato poi da lui nel 1938 come termine, è una via di mezzo tra Socialismo e Liberismo, e una delle opere principali di Rustow si chiama proprio “Between Capitalism and Communism”.
Una terza via. Che prevede proprio un intervento della mano pubblica.
Quindi proprio il contrario di Manchesterismo, turbocapitalismo e terminologia varia e avariata.
Ebbe molta importanza il neoliberismo, coinvolse tutti i maggiori economisti e sociologi dell’epoca, portò alla fondazione di scuole come il Centre International d’Études pour la Rénovation du Libéralisme (CIRL) e poi la Mont Pèlerin Society, e fu infine una delle architravi del modello Europeo, specie quello Tedesco del dopoguerra, ma anche il nostro.
Lo stesso termine “economia sociale di mercato” deriva appunto dal neoliberismo.

Come è possibile quindi che si sia imposto al termine neoliberismo il significato contrario di ciò che fu nella realtà e come è possibile che perfino degli economisti lo usino in quel modo?
Come è possibile che si sia pescato appositamente un termine che identificava proprio l’opposto, invece di coniare ad esempio “iper-liberismo” o “arci-liberismo” o “ultra-liberismo” se si fosse voluto identificare una deriva ancor più spinta del liberismo.
Questo lo potrei spiegare in un altro post, intanto basti dire due cose: che l’indottrinamento di massa passa quasi sempre per il linguaggio e per la cancellazione o stravolgimento della storia, e che le elites sono avanti di 50 anni almeno.
E c’è un altro punto poi.
Quello che abbiamo è monopolismo, oligarchie monopolistiche.
L’avrò detto cento volte. Non solo, ho mostrato parecchie volte che non esiste nessun “libero mercato”, e che il 70% del PIL mondiale lo fanno un pugno appena di gruppi.
Non che mi aspettassi che uno ci riflettesse, so benissmo che la propaganda, la gestione dell’inconscio, mista alla dequalificazione culturale e alla distruzione della personalità logica funzionano in un dato modo, e se non funzionassero a dovere e cioè come un marchio inculcato e più resistente e persistente di qualunque evidenza, non sarebbero le tecniche attuate.

C’è comunque una ulteriore particolarità da noi, riferita al monopolismo.
In Italia abbiamo avuto il dominio, data la preminenza del PCI in quei campi, di una cultura che io chiamo marxiota, che è la versione idiota del marxismo, con una sua variante catto-marxiota, e solo in piccola parte una cultura liberiota, cioè la versione idiota del liberismo.
In altri Paesi è invece l’inverso.
La versione marxiota in questo caso è pienamente dimostrata dal fatto che i marxioti urlano continuamente contro il “libero mercato”, ma mai contro il monopolismo, quando fu proprio Vladimir Ilich Uljanov, meglio conosciuto come Lenin, che molto lucidamente definì e descrisse ampiamente e precisamente l’evoluzione del capitalismo in una successiva “era del capitale finanziario e poi dei monopoli”.

Anche qui, come mai l’indottrinamento di massa il monopolismo lo ha tenuto sempre fuori, indirizzando invece la gente contro il “libero mercato” quando questo praticamente non esiste?

Mentre il “neoliberismo”, termine stravolto, e di cui nemmeno gli economisti pare conoscano il significato vero, nè che glielo abbiano fatto studiare, fa su Google 472.000 risultati, e mentre il termine “libero mercato” cioè una cosa teorica ma pressochè inesistente nella realtà, fa 15.000.000 di risultati, il termine “monopolismo” e cioè la realtà, fa 20.200 risultati.

E’ la realtà virtuale e la sua neolingua.

Le elites sono avanti di 50 anni.

P.S. Se uno vuole approfondire sul neoliberismo, quello vero, non virtuale, qui, senza esagerare in pesantezza, c’è abbastanza.
http://www.ort.edu.uy/facs/boletininternacionales/contenidos/68/neoliberalism68.pdf

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Il liberismo in realtà per esistere necessita .. di uno Stato forte e autorevole
La filosofia liberista poi ipotizza uno Stato minimo.. cioè che intervenga il meno possibile

Ma bene. Uno Stato forte ma debole. Cioè che intervenga spesso ma quasi mai. Questo sarebbe il liberismo. Roba da manuale psichiatrico.

mincuo ha scritto:
filosofi, pensatori, saggisti di valore hanno sempre in bocca questo “neoliberismo” e questi “neoliberisti”.
Gente peraltro colta, intelligente, originale, come Preve, DeBenoist, La Grassa, Mirchea, Bauman, Tarchi, Latouche ecc… e li ho scelti di tutti gli orientamenti apposta per evidenziare che il famigerato “neoliberismo” è proprio trasversale.

Se tutti ti vengono incontro non è perchè ti vogliono necessariamente bene. Potrebbe semplicemente essere che stai guidando contromano.

mincuo ha scritto:
il 70% del PIL mondiale lo fanno un pugno appena di gruppi.

Questo è il frutto del matrimonio tra neoliberismo e Stato. Reaganomics anyone? Deregulation, cioè libertà di licenziare e delocalizzare, riduzione dei diritti sindacali significa ridurre la pressione che i lavoratori possono fare nei confronti dei capitali. Si tratta di spostare soldi dalle loro tasche a quelle dei gruppi di cui parli. Indice di Gini, se vuoi. E’ facile, se uno vuole guardare: prendi il sudamerica, le sue politiche neoliberiste sotto le varie dittature e prendi com’è adesso.

Guarda l’Argentina:
http://www.indexmundi.com/facts/indicators/SI.POV.GINI/compare?country=ar

Stranamente il massimo della disuguaglianza compare con l’avvento di Cavallo (governo de la Rua), quando
“A partire da febbraio 2001 grandi flussi di denaro iniziarono ad abbandonare il paese. In una sorprendente decisione, il governo nominò Ministro dell’Economia Domingo Cavallo, che era identificato dall’opinione pubblica come un simbolo del governo di Menem. Il primo dicembre del 2001, Cavallo prende la decisione di imporre il corralito, una delle misure più impopolari del governo de la Rúa, direttamente correlata con la sua caduta. Il cosiddetto corralito fu un pacchetto di misure economiche che imposero una bancarizzazione totale dell’economia, mediante il divieto di prelevare denaro contante depositato in banche pubbliche e private, cosa che penalizzò soprattutto il ceto medio. Il pacchetto di misure aveva l’appoggio dei mercati e degli organismi finanziari internazionali e in vari ambiti politici ed economici locali”
http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dell‘Argentina

La stabilità del piano di Cavallo richiedeva mercati liberi e quindi privatizzazioni, che coinvolgono oltre 200 aziende di stato comprese le ferrovie, il monopolio statale sulle risorse petrolifere, diverse società di servizi, due televisioni, 10.000 km di autostrade, aziende dell’acciaio e petrolchimiche, hotel, metropolitane e altro, oltre che banche locali cedute a multinazionali straniere (a volte con l’opposizione dei governatori locali) e, sulla scia del successo cileno, il sistema pensionistico è aperto alla concorrenza delle pensioni private. (wiki)

E’ questo il cuore delle politiche economiche neoliberiste: privatizzare, deregulation sindacale e via così.

“Cavallo chiese subito rinforzi ideologici, infarcendo il governo di ex studenti di Milton Friedman e Arnold Harberger. Praticamente tutti i ruoli di responsabilità in ambito economico nel Paese furono affidati ai Chicago Boys: presidente della banca centrale era Roque Fernández, che aveva lavorato sia al Fmi sia alla Banca mondiale; il vicepresidente era Pedro Pou, che aveva collaborato con la dittatura; consigliere capo della banca centrale era Pablo Guidotti, che arrivò dritto dal precedente impiego al Fmi, dove era stato alle dipendenze di un altro ex docente di Chicago, Michael Mussa.

L’Argentina non rappresentava un’eccezione. Nel 1999 la comunità di ex studenti della Scuola di Chicago comprendeva più di 25 ministri, e oltre una dozzina di presidenti di banche centrali, da Israele alla Costa Rica: uno straordinario livello di influenza per un solo dipartimento universitario. In Argentina, come in tanti altri Paesi, i Chicago Boys formavano una sorta di tenaglia ideologica attorno al governo eletto, con un gruppo che faceva pressione dall’interno e un altro che premeva da Washington. ”

Naomi Klein, Shock economy

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Se uno non è in grado poveretto nemmeno di leggere e capire cosa è scritto, diventa difficile. Il neoliberismo è un movimento fondato con quel nome cioè NEOLIBERISMO nel ’38 e coniuga socialismo e liberismo.
Un movimento enorme. Durato 50 anni e tutt’ora. E SIGNIFICA QUELLO.
Poi l’hanno stravolto apposta. E la scuola di Chicago o Milton Friedman o la Reaganomics mai si sono definiti “neoliberisti” nè nessun’altro, essendo QUELLI, i NEOLIBERISTI, ESISTENTI ed essendo il CONTRARIO di quello che hanno poi inculcato.
Se li avessero chiamati ultraliberisti, iperliberisti, arciliberisti ma hanno scelto invece neoliberisti, CHE ESISTEVANO GIA’ E CON SIGNIFICATO PRECISO, OPPOSTO a Friedman e ai Chicago boys, e ha cominciato la propaganda a insinuare il nome proprio ex post (10 anni dopo) in relazione alle politiche in Cile, cominciando così l’opera di debasement e di neolingua.
E così ha imposto man mano “neoliberisti” come sinonimo di “ultraliberisti”, quando “neoliberisti” era l’opposto.
E nel frattempo cancellando man mano dai testi di storia economica ogni riferimento al “neoliberismo” e al signor Alexander Rustow e riguardo a tutto quel che gli è andato dietro non associandolo più al termine “neoliberismo” come era sempre stato prima.
Non era poi difficilissimo, ma si può comprendere.

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Bisogna intendersi sul concetto di “libero”. Un mercato libero è un mercato in cui a tutti gli attori è garantita la libertà di esprimere le proprie potenzialità. Per questo serve uno Stato che fissi le regole a tutela delle libertà di tutti e che le faccia rispettare con rigore inflessibile. Lo stesso Stato, però, dovrebbe intervenire il meno possibile come attore economico, sempre per garantire a TUTTI le stesse opportunità di investimento e profitto. Quindi nella visione liberista lo Stato deve essere forte e autorevole come soggetto politico, ma minimo come soggetto economico. Non deve, cioè, fare (troppo) il lavoro degli imprenditori.

Quand’è che un mercato diventa non libero? Quando lo Stato agisce per favorire alcuni attori economici a discapito di altri, facendo leggi apposite o non facendone rispettare altre, oppure intervenendo nell’economia in modo da alterare il fair play che dovrebbe essere alla base del liberismo. In pratica, quel che fa lo Stato adesso un po’ da tutte le parti del mondo.

Anche ha me ha sempre colpito che per definire l’ideologia egemone del capitalismo senza freni nell’era dei monopoli globali si sia usato un termine, “neoliberismo”, rubato a una scuola economica che predicava tutt’altro, anzi, l’esatto opposto. Credo che il motivo dipenda dalla caduta dell’URSS. Prima del 1989 i principi economici a cui si ispiravano Reagan e la Thatcher non avevano un nome o, al più, si parlava di “reaganomics” e “thatcherismo”. I due si autodefinivano conservatori, senza ricorrere a particolari neologismi. La caduta dell’URSS portò una grande mutazione nel linguaggio politico. Tutto ciò che era riferibile al comunismo e alla dottrina marxista divenne improvvisamente fuori moda. Il termine “Monopolismo” è molto più preciso di “neoliberismo”, è vero, ma puzza troppo di marxismo-leninismo. Ai giornalisti essere alla moda piace.