“Governo vicino a familiari vittime”

13:47 – “Questa mattina il presidente del Consiglio dei ministri, Enrico Letta, ha avuto due approfonditi colloqui telefonici con il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, e con il sindaco di Genova, Marco Doria. Letta ha espresso loro lo sgomento per quanto accaduto la scorsa notte, rinnovando la vicinanza, sua personale e del governo tutto, alla città e alle famiglie delle vittime”. Così recita una nota di palazzo Chigi.

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La Jolly Nero, il cargo che ha causato incidente a Genova

La “Jolly Nero” è del 1976 ed è lungo 230 metri

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L’incidente avvenuto in uscita, dentro il molo. Un assurdo!

Troppe coincidenze

Madonna del Rosario di Pompei

8 maggio (7 ottobre)

La devozione alla Vergine del Rosario risale al secolo XIII, quando venne fondato l’ordine dei domenicani. Furono infatti i discepoli di san Domenico a diffondere la pratica del Rosario. Vi fanno riferimento le raffigurazioni che mostrano la Vergine che dona il Rosario a san Domenico e a santa Caterina. Nuovo impulso ebbe la pia pratica nella seconda metà del Cinquecento, quando il papa Pio V proprio all’intercessione della Vergine del Rosario attribuì la vittoria della flotta cristiana contro i Turchi a Lepanto. Un terzo e definitivo slancio venne nella seconda metà dell’Ottocento quando il beato Bartolo Longo decise di edificare nella valle di Pompei una Chiesa in onore della Madonna del Rosario. La finalità religiosa dell’iniziativa si inseriva nel più ampio intento di offrire un riscatto civile e morale a popolazioni abbandonate da secoli nella loro miseria. Per questo il santuario venne completato da una vera e propria “città della carità”, fatta di asili, orfanotrofi, ospizi per i figli dei carcerati. Bartolo Longo voleva elevare culturalmente e spiritualmente i contadini della valle di Pompei. Nello stesso tempo, come dice la supplica che ogni anno viene recitata in questo giorno a Pompei, la sua opera si apriva alla dimensione universale, perché tutti i cristiani, tutti gli uomini hanno bisogno della misericordia di Dio invocata attraverso Maria, madre di misericordia. «Pietà vi prenda, o Madre buona, pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri fratelli estinti, e soprattutto dei nostri nemici. Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia».

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Genova, nave contro molo: 3 morti e 6 dispersi

Nell’urto crolla in acqua la torre dei piloti. Recuperate 4 persone, ferite gravemente. Altre 6 mancano all’appello. L’armatore: “Siamo disperati”

foto Dal Web
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  • Schianto nel porto

02:39 – Grave incidente nel porto di Genova dove la nave mercantile Jolly Nero della compagnia “Messina” è finita contro il Molo Giano facendo crollare in mare la torre piloti. Le persone che si trovavano all’interno della struttura in quel momento, verso le 23, sono finite in mare. Tre, due uomini e una donna, sono morte: i corpi sono stati trovati dai vigili del fuoco. Altre 6 sono disperse. Recuperati 4 feriti gravi, portati in ospedale in codice rosso.

Tre dispersi erano in ascensore – Decine di soccorritori e sommozzatori stanno scandagliando le acque della zona per recuperare i dispersi. Nella torre c’era anche un ascensore che è crollato in mare. Tre delle persone disperse si trovavano proprio nell’ascensore. Non si sa se siano finite in mare o siano sotto le macerie della torre. Vigili del fuoco, polizia, carabinieri e capitaneria stanno coordinando gli sforzi per i soccorsi.Nella torre uffici piloti e capitaneria – La torre controllo manovra del porto di Genova, crollata nell’urto, ospitava diversi uffici. Tra questi, quelli della compagnia piloti del porto e quelli della Guardia Costiera. L’incidente, è avvenuto durante il cambio turno e questo rende più difficile capire con precisione quante persone fossero presenti al momento dell’urto. L’armatore: “Siamo disperati” – Stefano Messina, armatore della nave, accorso in porto dopo l’incidente, dice con le lacrime agli occhi: “Siamo sconvolti, di più …E’ una cosa mai successa, siamo disperati”.Aperta inchiesta – La procura di Genova ha aperto un’inchiesta sull’incidente. La nave è stata posta sotto sequestro e il comandante è stato interrogato dal pm.Avaria a due motori – L’incidente, avvenuto all’imboccatura del porto, nella fase di uscita della nave, potrebbe essere stato causato da un’avaria improvvisa a due motori di poppa. Spegnendosi avrebbero reso il natante del tutto ingovernabile. Così, la nave è finita con il fianco sinistro della poppa contro la torre facendola inclinare e in parte crollare in acqua. Il mercantile stava viaggiando a 4 nodi con un pilota del porto e trainato da un altro mezzo. Condizioni praticamente impossibili per un errore umano.

Presidente porto: “Tragedia terribile” – “E’ una tragedia terribile. Siamo sconvolti, senza parole”, è quanto dichiarato dal presidente dell’Autorità Portuale di Genova, Luigi Merlo. “E’ un incidente al momento non spiegabile, un incredibile trauma per tutta la comunità portuale. Ora pensiamo solo alle vittime, poi cercheremo di capire”.

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Nell’urto crolla in acqua la torre dei piloti. Recuperate 4 persone, ferite gravemente; altre 5 mancano all’appello. L’armatore: “Siamo disperati”. La Procura indaga per omicidio colposo

11:10 – Notte di ricerche a Genova dopo l’incidente nel porto, dove il mercantile Jolly Nero è finito contro il Molo Giano facendo crollare in mare la torre piloti. Il bilancio parla di 5 morti, 4 feriti e 5 dispersi. Identificate 3 delle quattro vittime: Daniele Frantantoio, guardia costiera 30enne, Davide Morella, 33 anni, di Bisceglie, militare della Capitaneria di porto di Genova e e Michele Robazza, 31 anni, di Livorno, del corpo piloti di Genova.

Al Molo Giano intanto si continua a lavorare per cercare di liberare la banchina da ciò che resta della torre di controllo del porto, una struttura in cemento alta oltre 50 metri. Alle 23 di martedì è stata colpita in pieno, e inspiegabilmente, dalla poppa della porta container Jolly Nero, della linea Messina. E’ venuta giù di schianto, seppellendo tutti coloro che c’erano al suo interno, 14 persone secondo il bilancio provvisorio reso noto dalle forze dell’ordine.I feriti salvi dopo essersi tuffati in mare – Dei quattro feriti accertati, due sono stati ricoverati in codice rosso, altri due sono in condizioni meno gravi. I quattro si sono salvati perché sarebbero riusciti a gettarsi in mare prima del crollo della torre. Poche le speranze, invece, di trovare in vita le sei persone disperse.

Tre dispersi erano in ascensore – Decine di soccorritori e sommozzatori stanno scandagliando le acque della zona per recuperare i dispersi. Nella torre c’era anche un ascensore che è crollato in mare. Tre delle persone disperse si trovavano proprio nell’ascensore. Non si sa se siano finite in mare o siano imprigionate sotto le macerie della torre. Vigili del fuoco, polizia, carabinieri e capitaneria stanno coordinando gli sforzi per i soccorsi.

Nella torre uffici di piloti e capitaneria – La torre controllo manovra del porto di Genova ospitava diversi uffici. Tra questi, quelli della compagnia piloti del porto e quelli della Guardia Costiera. L’incidente, è avvenuto durante il cambio turno e questo rende più difficile capire con precisione quante persone fossero presenti al momento dell’urto.

L’armatore: “Siamo disperati” – Stefano Messina, armatore della nave, accorso in porto dopo l’incidente, dice con le lacrime agli occhi: “Siamo sconvolti, di più …E’ una cosa mai successa, siamo disperati”.

Aperta un’inchiesta – La procura di Genova ha aperto un’inchiesta sull’incidente. La nave è stata posta sotto sequestro e il comandante è stato interrogato dal pm. L’ipotesi di reato è quella di omicidio colposo contro ignoti, anche se, spiega il procuratore capo, Michele Di Lecce, “stiamo ascoltando diverse persone ma ci sono problemi preliminari”.

Avaria a due motori – L’incidente, avvenuto all’imboccatura del porto, nella fase di uscita della nave, potrebbe essere stato causato da un’avaria improvvisa a due motori di poppa. Spegnendosi avrebbero reso il natante del tutto ingovernabile. Così, la nave è finita con il fianco sinistro della poppa contro la torre facendola inclinare e in parte crollare in acqua. Il mercantile stava viaggiando a 4 nodi con un pilota del porto e trainato da un altro mezzo. Condizioni praticamente impossibili per un errore umano.

Jolly nero condotto da pilota del porto e da due rimorchiatori – Secondo quanto confermato da fonti investigative, al timone della Jolly Nero ci sarebbe stato un pilota del porto, e non il comandante della nave. Si tratta di una procedura regolare per le navi che entrano e lasciano lo scalo di Genova. La nave è andata ad impattare proprio contro la torre dove abitualmente lavorano i colleghi del pilota.

“Un incidente inspiegabile, tanto più se si pensa che la nave era regolarmente condotta da un pilota a bordo e da due rimorchiatori, uno davanti e l’altro dietro”, ha spiegato il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando. “Una manovra fatta centinaia di volte. Ci chiediamo tutti come possa essere successo”.

Il presidente del porto: “Tragedia terribile” – “E’ una tragedia terribile. Siamo sconvolti, senza parole”, è quanto dichiarato dal presidente dell’Autorità Portuale di Genova, Luigi Merlo. “E’ un incidente al momento non spiegabile, un incredibile trauma per tutta la comunità portuale. Ora pensiamo solo alle vittime, poi cercheremo di capire”.

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Sulla sequenza (non necessariamente in quest’ordine) degli incidenti: nave, treno aereo. Ciò a premessa di un atto terroristico ancora più grave o di un ricatto alla classe politica, imprenditoriale, sociale in genere. Per rimettere ordine alle cose.
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Gli Egregor ovvero pensieri e sentimenti collettivi
Giovanni Peccarisio, autore del libro “L’evoluzione storica della Coscienza”

Qualche anno fa conobbi – grazie a comuni amici di Radio Gamma 5, la storica e gloriosa radio veneta –  unsacerdote” indiano di una tribù nord americana.
Fra un discorso e l’altro ad un certo momento mi disse: “Hai mai osservato che quando cade un aereo molto spesso, dopo poco tempo, succede che ne cada un altro?” Riflettei un poco ma dovetti convenire che in effetti era proprio così.
Allora quella grande anima mi guardò e sommessamente disse ancora: “Secondo me è perché quando il primo aereo cade provocando a volte centinaia di morti e la notizia viene divulgata dai mass-media in tutto il pianeta, milioni di persone quasi contemporaneamente pensano pensieri di morte, invece di pregare per aiutare quelle anime che stanno abbandonando il loro corpo in modo così violento e drammatico”.

Spontanea mi sorse questa considerazione e aggiunsi: “Non occorrono allora in questi frangenti pensieri di morte per i corpi, bensì pensieri di vita per le persone che in altro modo continuano la loro vita su un altro piano”. “Proprio così” concluse lui.
Per una mentalità materialistica che accetta l’esistenza del caso e lo considera un fattore qualunque di vari eventi, imputare a milioni di pensieri, la cui natura per di più è impalpabile, la causa di un incidente aereo è una cosa totalmente ridicola,assurda, una puerile superstizione.
Il fenomeno più sopra descritto che agisce nel mondo fisico pur essendo di natura non fisica è denominato dai conoscitori di esoterismo con il termine di  “egregor“.

Vediamo ora quali possono essere i vari significati di questa parola.
1°) La parola “egregor” ha la medesima radice di aggregare e deriva dal latino “grex, gregis”. La parola quindi significa raggruppare, mettere assieme.
2°) Robert Ambelain nel libro ” La Kabbale pratique” (Parigi 1951) dà invece la seguente definizione del termine egregor : “Si  dà il nome di egregor ad una f o r z a generata da una potente corrente spirituale e poi alimentata ad intervalli regolari secondo un certo ritmo in armonia con la vita universale del cosmo, oppure ad una  u n i o n e  di  E n t i t à  unite da una comune caratteristica”.

In altre parole per quanto riguarda la definizione di “egregor” di Robert Ambelein, apparentemente é una formazione non fisica che si forma per una concentrazione di pensieri della medesima qualità rivolti verso un’unica direzione da una unione di entità (umane).

Ritorniamo ancora al precedente esempio dell’aereo caduto.
Non è sufficiente a mio avviso una mera concentrazione di pensieri, ma a quest’ultima deve collegarsi una altrettanto intensa concentrazione di sentimenti, generati dall’impatto emotivo causato dal tragico evento.
E’ questa doppia concentrazione di pensieri e sentimenti che determina una predisposizione affinché si verifichi un analogo fatto a poca distanza di tempo.

Ma qual è la ragione, la profonda ragione causa di tutto ciò?
Innanzi tutto bisogna porre all’inizio di qualsiasi nostra considerazione, l’osservazione che sia l’essere umano che il mondo animale e vegetale, come pure gli apparecchi meccanici ed elettronici tutti sono influenzati da eventi cosmici.
E’ risaputo come la luna abbia influenza tramite le sue fasi sulla parte liquida della realtà terrestre vivente: le maree, i succhi vitali delle piante, l’imbottigliamento del vino, il taglio di alberi, le semine, le nascite, i cicli femminili, su tutto ciò agisce la forza della luna.

È risaputo anche come, ogni 11 anni circa, l’attività delle cosiddette macchie solari aumenta considerevolmente causando vere e proprie tempeste magnetiche che interferiscono sul corretto funzionamento di apparecchiature che si basano su forze elettromagnetiche.
Oltre all’influenza di luna e sole, come ben sanno gli agricoltori biodinamici, bisogna che si tenga conto anche dell’azione dei pianeti, delle costellazioni appartenenti al sistema solare giacché hanno influenza sulla vita della Terra e dei suoi abitanti.
Tutti questi influssi però prima di raggiungere la parte fisica della Terra agiscono in un primo momento sul suo involucro astrale. Quest’ultimo a sua volta agisce sull’involucro eterico o vitale ( comunemente detto anche involucro delle energie vitali ) terminando poi la loro azione sulla superficie della parte fisica della Terra.

La terra quindi ha un involucro eterico ed astrale proprio come l’essere umano.

La funzione principale del corpo eterico o vitale dell’uomo è quella di mantenere in vita il corpo fisico; oltre a ciò, un altro compito delle energie vitali è quello di formare la sostanza dell’attività pensante umana.
Il corpo astrale permette all’uomo il movimento nello spazio fisico ed il movimento del mondo dei suoi sentimenti . Il corpo astrale inoltre per quanto riguarda l’attività pensante, ha il compito di dare forma all’attività del pensiero.

Da queste premesse risulta allora quanto segue.

La forza e la durata di concentrazione del pensare è data dalla tonicità del corpo vitale.

Le forme-pensiero che via via si susseguono, dipendono dalla qualità del corpo astrale.

Perciò ne consegue che, normalmente, una persona più è sana più avrà forza nel pensare. La medesima persona inoltre riuscirà ad esprimere forme di pensiero più chiare ed efficaci quando possieda, o si sia conquistata, un certo equilibrio nel mondo dei propri sentimenti.
Formulate queste premesse risulta chiaro quanto segue: poiché la terra e l’uomo hanno i medesimi involucri di natura non fisica ( eterico e astrale) può avvenire  un scambio di reciproca influenza.

L’egregor perciò è una potente corrente spirituale determinata da una forza di energie di pensieri e sentimenti – in questo caso umani – che in modo concentrato vanno a influire sul mondo extraterrestre creando una formazione eterico-astrale.
L’egregor tramite questa corrente attrae e determina i vari eventi, in modo simile alla caratteristica della corrente di pensieri e sentimenti umani.
La corrente di pensieri e sentimenti umani e la corrente eterico- astrale dell’egregor hanno perciò una natura comune.

La capacità dell’uomo moderno di concentrare e finalizzare con forza i propri pensieri e sentimenti verso un punto preciso è notevolmente aumentata rispetto all’uomo del passato.
Si potrebbero fare molti esempi al riguardo: tutte le riunioni di natura politica, gli oceanici concerti musicali, gli eventi sportivi, in una parola tutte quelle riunioni di massa.
Con il passare dei secoli l’uomo ha compiuto una evoluzione da un rapporto istintivo con il Mondo soprasensibile* ad una coscienza del mondo che lo circonda sempre più chiara ed ha anche acquistato una coscienza del tutto diversa del proprio Io.

In tal modo l’Io dell’uomo moderno ha acquistato una maggior coscienza della propria forza per evoluzione naturale e questo gli dà la possibilità di finalizzare i propri pensieri e sentimenti. Naturalmente  l’intensità avrà una natura più o meno concentrata  in rapporto al grado di evoluzione individuale raggiunto.

Riassumendo gli elementi formativi di un egregor si possono sinteticamente descrivere nel seguente modo:

1°) Intensità dei pensieri.

2°) Partecipazione emotiva.

3°) Direzione di pensieri e sentimenti tramite l’azione dell’Io.

Alla luce di queste conoscenze si può quindi affermare che si può concorrere in modi molto differenti alla formazione di un egregor.
Riallacciandomi all’inizio di queste mie considerazioni e rifacendomi sempre all’esempio dell’aereo caduto, desidero sottolineare come si possano indirizzare i pensieri ed i sentimenti non tanto verso il terribile evento della morte pensando alla distruzione dei corpi fisici, quanto aiutare con pensieri e sentimenti le anime che si ritrovano improvvisamente  in una realtà del tutto differente; realtà di un Mondo Spirituale che per molti uomini è totalmente sconosciuto.
Per coloro invece che hanno conoscenza di cosa avviene dopo la morte fisica, è aperta la possibilità di indirizzare le proprie conoscenze e l’amore verso le persone e così aiutarle. Un Io cosciente della realtà di ciò che avviene aldilà del piano fisico quando si passa la Soglia * e si entra nel Mondo Spirituale, sa che si può formare in tal modo un egregor non soltanto di natura emozionale.

Potrà formare un egregor di natura Spirituale attirando di conseguenza positive forze spirituali le quali aiuteranno le anime disincarnate ad iniziare nel miglior modo il loro nuovo cammino.

* Nel mio libro “L’evoluzione storica della coscienza”  (Il Nuovo Mondo edizioni), ho descritto molto più estesamente il passaggio e la natura della Soglia, cosa avviene cioè nel passaggio dal mondo fisico a quello spirituale.

Giovanni Peccarisio
Laureato alla “Libera Università della Scienza e dello Spirito” di Dornach (Svizzera), come Maestro Waldorf (scuole steineriane) e Maestro di pittura.
Consulente pedagogico, svolge la sua attività di conferenziere in varie sedi in Italia e all’estero.

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diciamo che quello che sostiene peccarisio e’ vero in parte…
jung lo aveva descritto meglio in sincronicita’… e negli opuscoli di sincronicita’ alchemica…
in sostanza e’ vero che spesso accadano altri incidenti dopo che si verifichino tragedie simili, ma la dinamica e’ contraria…
non siamo noi che energeticamente facciamo crollare l’ aereo, siamo noi che ci sintonizziamo sulle frequenze della matrix divina che contiene gia’ gli eventi di cio’ che accadra’…

gli eventi reali, fisici, accadono x causa effetto…noi saremo piu’ sensibili xche’ sensibilizzati dalla notizia globale…
se x assurdo i tg ed i giornali smettessero di dare notizie simili, le tragedie purtroppo continuerebbero ad esserci lo stesso…

100 anni fa non c’era la comunicazione globale degli eventi che abbiamo noi, eppure le tragedie, le guerre , i terremoti , avvenivano ugualmente…
non siamo noi che desideriamo la proiezione di aggressivita’ a stabilire la sciagura…
allora anche le torri gemelle potrebbero essere una nostra forma mentis…
perche’ gli aerei si e altre cose no???
e’ che quando siamo piu’ vicini al mondo degli archetipi inconsci siamo piu’ suscettibili a captare tali tragedie, talvolta a prevedere e avere facolta di sensitivismo reale…
le forme mentis esistono, ma sono palesizzate solo in forma illusoria immaginifica, stati di allucinazioni collettive, ecc…
tutto cio’ che ha origine fisica fa parte di questa realta’ fisica…
gli aerei cadono piu’ spesso in estate x il semplice motivo che si triplicano o quadruplicano le tratte aeree…
e quindi ci sono piu’ probabilita’ che accadano tragedie…
piu’ macchine circolano su strada piu’ alta e’ la possibilita’ che accadano incidenti…

noi siamo governati dai numeri, che sono i pilastri reggenti la nostra realta’…
sono le cellule del creato…
i numeri sono la presa di coscienza del dio e quindi la sua frammentazione e palesizzazione materiale…
noi siamo le sue fiammelle, ed ognuno di noi e’ dio…
quindi siamo tutti interconnessi nella matrix divina che regna nel non tempo metafisico, dove spazio e tempo sono la stessa cosa e dove tutti i punti coincidono, dove non ce’ fine ed inizio…anzi
sono la stessa cosa, circolarmente ed infinitamente perpetui…

e’ la matematica che regna…
noi siamo matematica espressa… siamo la sua parte piu’ bassa, piu’ pesante, siamo noi gli spettatori attivi del mondo reale…
siamo padroni del nostro destino e potenziali dei, ma solo fiammelle rispetto al fuoco originario, quindi conseguenze di quell’ atto…
e non prima causa del tutto ma solo conseguenza proiettata…
indi x cui non penso che se ci mettessimo tutti a pregare faremmo veramente piovere o cadere gli aerei…
penso che il potere della preghiera sia da analizzare sotto forma metaforica e simbolica, nel nostro mondo fisico serve a sincronizzarci in altre sfere, ma in senso contemplativo e non attivo consequenziale…

questa e’ una cattiva traduzione in senso antropomorfo dell’ alchimia, e’ una visione terrena e materialistica del potere della preghiera che riconnette la tua psiche nella matrix divina…
infatti gli sciamani con l’ aiuto di droghe spesso riuscivano a fare viaggi fuori dal corpo, oppure grandi artisti in stato di trance avevano visioni od intuizioni geniali…
quindi le forme mentis avvengono in senso concettuale, dato che siamo ancorati al mondo fisico…

se fossimo nella 4° dimensione potremmo condizionare la 3° e non il contrario…
noi al massimo possiamo illuderci di far accadere qualcosa, e’ solo una nostra proiezione del mondo fisico, che e’ illusorio x definizione…
il mondo fisico della 3° dimensione e’ lo spot della 4°, e’ la sua versione demo, naif…
quindi cio’ che avviene e’ correlato da eventi di causa effetto , sincronicisticamente sincronizzati, dove noi siamo al massimo spettatori e talvolta virtuali attori inconsapevoli e matematicamente teleguidati…essendo nel non-tempo metafisico successo e ancora non nato quello che faremo o che accadra’, coincidendo circolarmente inizio e fine….
fiammelle che vibrano nell’ aria a secondo della fiamma originaria…
possiamo creare altre fiamme ma solo dopo essere state espresse da altre dimensioni, da altre forme piu alte…

tutto e’ causato dal kaos che rappresenta il massimo ordine…
un po’ come x l’anarchia che rappresenta il massimo ordine iniziatico individuale, l’ autocoscienza assoluta, essere il re di noi stessi…
e non cio’ che si pensa erroneamente a livello di linguaggio popolare…

il kaos e’ dio, concettualmente parlando il caso rappresenta l’ insieme di tutte le possibilita’ che possano succedere nel mondo fisico e nei mondi paralleli potenziali astratti…
e’ il totale dei numeri circolari che si contemplano inifinitamente e palesizzano le possibilita’ numeriche di accadimenti numerici e le proiezioni che causano la materializzazione, cioe’ l’ illusione collettiva del mondo reale…
il realta’ il mondo fisico e’ un ‘ illusione… e’ come se fosse un sogno…
noi non possiamo stravolgerlo, lo subiamo, magari pensiamo di modificarlo, ma solo in parte…
solo nella parte consentita alla nostra incarnazione…

il sogno andrebbe analizzato meglio, i suoi significati alchemici stanno li a dirci cosa sia possibile fare e cosa desiderare, quale sia il nostro cammino sotto metafora onirica…
quindi possiamo illuderci di creare o smuovere le montagne ma in realta’, appartenendo queste facolta’ ad altre dimensioni, possiamo solo avere l’ illusione di farlo…
un certo esoterismo reazionario e aristocratico sostiene il contrario…
il nazismo magico, con tutte le sue aberrazioni credeva di trovare il santo graal nel senso fisico del termine…
aveva mire materialistiche…
la “destra” esoterica e’ materialistica e pagana, nel senso di controllo del potere temporale e sociale…
satanico il loro e non luciferino che invece appartiene alla sinistra bakuniana, panteistica e auotoreggente…
la piu’ rara e veritiera realta’ esoterica si occupa di concetti, di metafore, di archetipi…non di palesizzazioni materiali di forme mentis e di antropomorfizzazioni…

fatta eccezione x certi medium che hanno la facolta’ di materializzare dal mondo astrale certi oggetti…
ma sono ” scherzi ” della natura… rarissime esperienze divinatorie…
i comuni mortali possono solo illudersi di smuovere le montagne…
ma non possono smuovere nulla in realta’…

le nostre energie non fanno cadere nessun aereo, siamo noi che subiamo l’ evento caricandolo di significato simbolico…
le energie possono smuovere concetti, desideri, pensieri appunto…
ma gli eventi fisici sono manovrati dal kaos, massimo ordine regnante matematicamente…
questo lo pensava anche pitagora e platone, jung con l’ inconscio collettivo gli ha dato una veste piu’ scientifica…

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L’Arco di Giano. Significati. Guardare al passato e al futuro. Le guerre

GIANO

Può essere annoverato tra le divinità marine, o per lo meno “acquatiche” anche Giano in quanto, secondo una versione del mito, sarebbe stato il primo dio di Roma (e in effetti esso non trova riscontro in altre mitologie e fu tipicamente italico e latino), dove giunse per mare dalla Tessaglia. Era quindi considerato l’inventore delle navi e il protettore della navigazione, dei porti e delle vie fluviali.

Giano bifronte Giano bifronte. Testa fittile da Vulci, II sec. a. C. (Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia).

Si credeva inoltre che avesse il potere di far zampillare all’improvviso dal terreno sorgenti e polle d’acqua, come ad esempio accadde quando salvò Roma dai Sabini, nemici dei Romani, che stavano per entrare in città attraverso una porta, rimasta inspiegabilmente aperta: fece scaturire una sorgente, addirittura una cascata, che mise in fuga gli assalitori.

Ma Giano, definito anche Janus Pater, padre di tutti gli uomini, della Natura e dell’Universo, fu essenzialmente il dio dell’apertura e dell’inizio, con caratteristiche simili a quelle della divinità solare che apre il cammino alla luce accompagnando l’attività umana nel corso della giornata.

Il suo nome stesso evoca la porta, in latino ianua, e januarius è il mese che apre l’anno e dà inizio alle stagioni, e il primo giorno di gennaio veniva dedicato alla festa del dio. Presiedendo alle porte, aveva la chiave e il bastone; sorvegliava tutto ciò che stava all’interno della città o della casa, non perdendo però di vista quello che accadeva all’esterno, e quindi era rappresentato con due facce (Giano bifronte).

La prima preghiera nell’intraprendere qualsiasi impresa o attività era sempre rivolta a Giano, che proteggeva anche il concepimento e la nascita, principio della vita individuale.

Il tempio a lui dedicato doveva rimanere aperto in occasione di imprese belliche, ma solennemente sbarrato in tempo di pace, e le cerimonie che avevano luogo per la chiusura delle porte del tempio tendevano ad esaltare il ruolo di custode della pace del dio Giano, perché solo in una situazione di tranquillità la vita quotidiana può dar luogo ad esordi positivi e creativi.

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Nel 1992 poco prima la morte di Falcone, la mafia aveva compiuto per conto della Cupola internazionale una serie di attentati in sequenza e coordinati tra Roma, Milano e Firenze. A Roma esplosero due bombe: tra l’Arco di Giano e la chiesa di San Giorgio al Velabro; davanti alla finestra del Vescovo Ausiliare di Roma (allora Ruini) in piazza San Giovanni a Roma altezza obelisco. A Milano nella Biblioteca di Brera e qualche tempo dopo a Firenze a via dei Georgofili. Poi ci fu l’attentato a Falcone, un evento esemplare con l’autostrada per Capaci divelta ed il coinvolgimento della moglie del magistrato Francesca Molvillo e la sua scorta.

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L’arco di Giano è un arco quadrifronte (ossia con quattro arcate) di Roma.

Descrizione

Tuttora conservato, sorge presso la chiesa di San Giorgio al Velabro, poco distante dal Tempio di Ercole e dal Tempio di Portuno, ed era stato edificato, ai margini del Foro Boario probabilmente alla metà del IV secolo. Probabilmente deve essere identificato con l’Arcus Divi Constantini citato dai Cataloghi Regionari presso il Velabro.

Il nome moderno non si riferisce al dio bifronte Giano, ma piuttosto deriva dal termine latino ianus, che indica un passaggio coperto, o una porta. Come gli iani testimoniati dalle fonti nel Foro Romano, non si trattava di un arco trionfale, ma probabilmente di una struttura destinata ai banchieri che operavano nel Foro Boario.

L’edificio ha pianta quadrata (12 m di lato per 16 m di altezza), con quattro massicci pilastri che sostengono una volta a crociera, costruiti in cementizio e rivestiti da blocchi di marmo di reimpiego. Al di sopra doveva presentare un coronamento, forse a forma di piramide, la cui struttura in opera laterizia, che in origine doveva ugualmente essere rivestita di marmo, fu demolita nel 1827 perché a torto ritenuta parte della fortificazione medioevale impiantata sopra l’edificio romano ad opera dei Frangipane (che ne avevano anche chiuso i fornici).

All’esterno i piloni ospitano due file di tre nicchie su ciascun lato (in totale 48), in origine inquadrate da edicole con piccole colonne sorrette da mensole, oggi perdute. Le nicchie, coperte da una semicupola a conchiglia scolpita nei blocchi di marmo del rivestimento, dovevano in origine ospitare statue. Gli unici resti conservati della decorazione scultorea sono rappresentati dalle quattro figure femminili sulle chiavi di volta: si riconoscono con sicurezza la dea Roma sul lato orientale e Minerva sul lato settentrionale, mentre l’identificazione delle altre due figure come Giunone e Cerere presenta maggiori incertezze.

L’Arco oltre ad avere funzioni monumentali serviva da riparo dall’inclemenza del tempo ai mercanti romani che affollavano il Foro.

Stampa con disegno dell’arco di Giano prima della distruzione dei resti dell’attico

Durante il medioevo, la famiglia romana dei Frangipane lo utilizzò come fortezza, chiudendone i fornici; quando queste opere furono eliminate, nel 1830, andarono perduti anche l’attico e il coronamento originari, perché non furono riconosciute come opere appartenenti alla struttura originaria.

Probabile arco trionfale

Nella vicina chiesa di San Giorgio al Velabro si conservano alcuni frammenti di un’iscrizione monumentale, non più ricostruibile, in parte riutilizzati come blocchi di muratura e in parte per rilievi medioevali, che potrebbe essere stata quella presente sull’attico dell’arco. Essa allude a un tiranno sconfitto da un imperatore e potrebbe riferirsi a Costanzo II e alla sua vittoria su Magnenzio. Se ciò fosse confermato l’opera potrebbe essere riconsiderata come un arco trionfale.

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Tarocco di Jacques Viéville (XVII secolo) - Héron, France IL MATTO
~ E ~
IL JOLLY


LE RELAZIONI FRA
DUE CARTE PARTICOLARI
'Poker 700' - Masenghini, Italia

produttore di stato, U.R.S.S.
Nei mazzi di stile internazionale il Jolly viene considerato il personaggio più importante, ricercato dai collezionisti più di qualunque altra carta.
In effetti la varietà dei suoi multiformi aspetti può contribuire a spiegare tale comune interesse, ma non è certamente abbastanza: in un Jolly c’è ben altro che solo illustrazioni fantasiose e variopinte.
Piatnik, Austria Waddingtons, Regno Unito

Le radici di questo soggetto affondano nella storia delle carte da gioco occidentali: infatti il concetto di una carta “factotum”, in grado di battere i valori più alti del mazzo, prese forma col tarocco.

AG Müller, Svizzera (sconosciuto), Hong Kong
Dei più antichi mazzi della tradizione araba non faceva parte alcun Jolly (o suo analogo), né se ne trova traccia in altri sistemi arcaici, quali le carte da domino cinesi o quelle persiane/indiane Ganjifa. Tuttavia una carta extra raffigurante un demone della tradizione locale si trova in molti stili giapponesi, e persino in uno cinese; sebbene la loro funzione nel gioco non sia la stessa di un Jolly, il loro aspetto grafico non è troppo diverso da quello della carta occidentale.
L’avo del moderno Jolly è dunque il Matto del tarocco classico.
Nonostante la loro stretta parentela, quest’ultimo rivela una differenza importante: facendo parte di una serie di 22 trionfi, il Matto non rappresenta un soggetto autonomo. Ciononostante, nei giochi praticati col tarocco la carta del Matto cattura soggetti di rango superiore, alla stregua dei moderni Jolly.
Da un punto di vista grafico, la migliore prova della relazione fra questi due personaggi è offerta dai diretti “discendenti” del Matto negli stili regionali del tarocco: l’Excuse nel Tarot francese, lo Sküs nel Tarock germanico, lo Skíz nel Tarokk ungherese, ecc., che certamente somigliano ad un Jolly più che a qualsiasi altro trionfo.
Tarocco di Besançon di J.B.Benois (XVIII secolo) - Il Meneghello, Italia Tarocco 1JJ - AG Müller, Svizzera
Sküs, dal Tarock - ASS, Germania Excuse, dal Tarot - Ducale, Francia
Tali carte non hanno un livello gerarchico, o un valore di per sé: il Jolly non appartiene ad alcun seme, ed il Matto, sebbene faccia parte di uno specifico gruppo di carte (trionfi), è l’unico di queste a non avere un numero, almeno nella maggior parte degli stili e delle edizioni; solo il Tarocco Piemontese assegna a tale carta il numero 0, mentre nello stile belga del XVII secolo è riportato il numero 22.
Sküs, dal Cego Tarock - FX Schmidt, Germania
Quindi, salvo pochissime eccezioni, le carte del Jolly e del Matto da sole non valgono nulla, poiché il loro potere paradossale emerge solo in occasione dello “scontro” con un’altra carta.
Minchiate 'Etruria' (XVIII secolo) - Il Meneghello, Italia
La scelta del Matto come carta vincente potrebbe apparire strana, quasi contraddittoria. Nel passato, come pure ai nostri giorni, la pazzìa non è mai stata considerata una virtù, e gli abiti laceri indossati dal Matto nella maggior parte dei tarocchi è una conferma del basso livello sociale occupato da questo personaggio.
Inoltre, secondo i modelli culturali del Rinascimento, l’epoca nella quale il tarocco fioriva in molti paesi europei, questa scelta non sembra coincidere col modello neoplatonico dell’uomo al centro dell’universo, in quanto unico essere dotato di pensiero.
Il Rinascimento, però, era un’età tutt’altro che iper-razionalista. Svincolato dall’opprimente abbraccio della chiesa medioevale, il progresso umano non veniva più guidato dalla luce dei roghi sui quali ardevano gli eretici, ma era finalmente libero di muoversi, e di cercare ispirazione presso culture che fino a qual momento erano state appena prese in considerazione, o persino messe al bando. Fra quest’ultime, ad esempio, era la tradizione ebraica; in particolare, aveva destato l’interesse di diversi studiosi del Rinascimento la sua dottrina mistico-esoterica, la Kabbala.
Fuggitivo, dal Tarocco Siciliano - Modiano, Italia Begato, dal Tarocco Bolognese - Dal Negro, Italia
Tarocco Soprafino di Gumppenberg (XIX secolo) - Il Meneghello, Italia
Anche il titolo stesso della carta, il Matto, si presta a qualche considerazione.
Nell’antichità, quando la libertà di parola era ancora un traguardo lontano, i matti hanno sempre goduto della facoltà di esprimersi liberamente, dire cose che agli altri non era concesso, semplicemente perché alle loro folli parole non veniva dato alcun credito, sebbene spesso dicevano cose vere, come se la pazzìa fungesse loro da scudo, o da privilegio intellettuale.
Tarocco Piemontese - Modiano, Italia
carta Oni, stile Akahachi - Nintendo, Giappone
In molte culture arcaiche si riteneva che uno stato alterato, o persino il sonno, gettasse un ponte fra l’uomo e Dio. Nella Bibbia, ad esempio, diversi personaggi vengono a conoscenza di eventi futuri o ricevono istruzioni da messaggeri divini per l’appunto in sogno. Allo stesso modo, le devianze psichiche erano spesso viste come una forma di relazione con entità maligne: agli innumerevoli casi di “possessione”, in passato di pertinenza esorcistica, oggi si darebbe certamente una valutazione più razionale.
Anche la pratica dello stato di trance autoindotto dagli sciamani tribali e dai medici-stregoni è un tipico esempio di questo concetto archetipico, che una volta era assai diffuso nel mondo primitivo. Comunque, evidenti tracce di questo modello si ritrovano ancora oggi nell’esoterismo occidentale: per esempio, come potrebbe un medium farci credere di essere in contatto con entità misteriose senza prima cadere in trance?
la carta 'Gui' o 'Diavolo',  DongGuan Pai - Guan Huat, Hong Kong
Tarocco Pierpont Morgan Visconti-Sforza (XV secolo) - US Games System, Stati Uniti
Specialmente in passato, gli stati mentali alterati avevano facilmente implicazioni sociali e culturali che oggi sembrerebbero prive di senso.
Ad esempio, nell’antica Roma venivano sospesi i pubblici comizi qualora uno dei partecipanti fosse stato colpito da una crisi epilettica, come interpretando questa improvvisa e sconosciuta manifestatione alla stregua di un segnale d’ammonimento divino.Di conseguenza, è probabile che nell’elevare questo personaggio ad un così alto rango, non la condizione umana del Matto fosse stata tenuta in considerazione dal creatore del tarocco, bensì la sua condizione metafisica, ritenuta privilegiata, essendo il gioco stesso praticato con queste carte una probabile rappresentazione simbolica del cammino dell’uomo verso l’elevazione spirituale (cfr. la galleria del tarocco per una discussione dell’argomento).
Invece il più moderno Jolly (il cui nome per esteso è Jolly Joker) ha origini americane, sebbene ancora una volta di discendenza europea, in particolare dall’Alsazia.
Ufficialmente la carta del Jolly venne usata per la prima volta negli Stati Uniti, nella seconda metà del XIX secolo, per il gioco Euchre. Quest’ultimo venne importato nel continente americano due secoli prima, da coloni tedeschi od olandesi; infatti, la stessa parola “Euchre” è la forma inglesizzata dell’antico vocabolo tedesco Juker, dal significato di “fante, ragazzo”, sebbene in seguito sia divenuto il nome della nuova carta del mazzo (Joker).
De La Rue-Waddingtons, Regno Unito
Sidecar, Argentina
Nel gioco anzidetto le carte di maggior valore sono due Jack (quello che appartiene al seme di briscola, e quello del seme del medesimo colore), che vengono chiamati rispettivamente Right Bower (“Bower destro”) e Left Bower (“Bower sinistro”), come corruzione della voce tedesca Bauer, “contadino” o “pedina da scacchi”, un nome che veniva adottato per indicare anche il fante in alcuni giochi di carte più antichi. In alcune versioni di Euchre si fa uso di un terzo Bower, chiamato Best Bower (“miglior Bower”): di fatto, il Jolly nacque per rappresentare quest’ultimo personaggio (sebbene alcuni giocatori ancora preferiscano usare una diversa carta del mazzo, quale il 2 di Picche).
Tactic, Finlandia Modiano, Italia
Nella seconda metà del XIX secolo questa carta aggiuntiva prese il suo nome attuale, “Jolly Joker”, e dal 1880 circa cominciò a figurare stabilmente nei mazzi da Bridge, talora con una ulteriore carta bianca che avrebbe potuto essere usata come generico rimpiazzo, in caso uno dei soggetti si fosse danneggiato o fosse andato perduto. Solo nella prima metà del XX secolo i Jolly divennero due (solitamente uno rosso e l’altro nero, per corrispondere ai due possibili colori dei Bower, ma talora uno colorato e l’altro in bianco e nero). Ora alcuni mazzi ne hanno tre, o persino un numero maggiore.
Héron, Francia
Il Jolly è sempre stato raffigurato come un giullare, o come un arlecchino, con l’eccezione di pochi mazzi nei quali viene scelto un soggetto di fantasia (per esempio, un elemento della tradizione locale, il logo del produttore, ecc.), una tendenza che ultimamente si è andata facendo più frequente.
Nello scegliere questo personaggio, la figura del vecchio Bower (o Bauer) venne probabilmente miscelata col Matto del tarocco.
De La Rue, Regno Unito Ken, Turchia
E quella del giullare è davvero una scelta ben azzeccata per questo personaggio, nell’affollata corte delle carte da gioco che si compone di quattro re, quattro regine e quattro paggi (i Jack).
Al di là delle somiglianze esteriori (tanto il Matto che il Jolly indossano abiti rattoppati, hanno facce grottesche e assumono pose informali), c’è un elemento più importante che raccorda questi due soggetti.
Se un tempo la follia garantiva ai lunatici libertà di parola, venendo ritenuta persino in grado di collegare il mondo mortale con l’ultraterreno, in molte corti rinascimentali il giullare, spesso un gobbo o un nano, pur essendo l’ultimo fra i membri della corte per rango sociale, era anche l’unica persona che ufficialmente avesse la facoltà di giocare col re (o principe, o duca), di prenderlo in giro, di rivolgergli parole che ad altri sarebbero state a malapena consentite senza il rischio di incorrere in pesanti conseguenze. Gli stessi abiti vistosi che il giullare indossava lo rendevano facilmente identificabile fra tutti gli altri membri della corte: un personaggio che era al tempo stesso ridicolo ma importante, deforme ma arguto.
K.Z.W.P., Polonia
Modiano, Italia
Dunque, ciò che entrambi questi personaggi condividono è un marcato contrasto fra la loro condizione mortale ed intellettuale: la stessa imperfetta natura umana per la quale le società primitive alienavano il Matto e il Jolly, paradossalmente li elevava ad un livello di autorità metafisica che per altri era irraggiungibile, e la cui metafora nei giochi di carte è il potere vincente attribuito a questi due soggetti nei loro rispettivi mazzi.
(sconosciuto), Cina Carta Mundi, Belgio

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Nave abbatte torre porto Genova. 3 morti, 6 dispersi

Nave abbatte torre porto Genova3 morti  6 dispersi FOTO  VIDEO 08:50 08 maggio 2013

(AGI) – Roma, 8 mag. – Si scava ancora sotto le macerie per cercare i dispersi nel porto di Genova. Tre di loro, secondo la testimonianza di un ferito, potrebbero trovarsi nell’ascensore crollato insieme alla torretta (al momento dell’urto della nave container era appena scattato il cambio di turno del personale), dove si sono concentrate le operazioni dei vigili del fuoco.
Il capo ufficio stampa dei Vigili del Fuoco, Luca Cari, ha riferito che i dispersi sono sei. I sommozzatori hanno lavorato tutta la notte “in condizioni di visibilita’ molto difficili anche per la melma provocata dalle macerie – ha spiegato Cari – le operazioni proseguono”. Resta di tre morti sei dispersi e quattro feriti il bilancio dell’incidente avvenuto ieri sera alle 23.30 circa all’interno del porto di Genova, dove la nave mercantile Jolly Nero si e’ scontrata in manovra contro la torretta piloti, facendola schiantare su se stessa.

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I feriti sono ricoverati negli ospedali Galliera e Villa Scassi. Nessuno sarebbe in pericolo di vita. Morti, feriti e dispersi appartengono alla Capitaneria di porto e ai piloti del porto di Genova. Il pm della procura di Genova Walter Cotugno sta effettuando un sopralluogo sulla nave Jolly Nero della flotta Messina. Con lui anche il capitano della nave e l’equipaggio. Il magistrato ha aperto un fascicolo di indagine sul quale non e’ stato ancora specificato il titolo di reato. La nave e’ stata posta sotto sequestro. Il procuratore di Genova, Michele Di Lecce, spiega: “siamo nelle fasi iniziali, stiamo cercando di ricostruire la dinamica di quanto accaduto. Per ora non abbiamo proceduto nei confronti di nessuno. Per la formulazione del titolo di reato occorre comprendere bene i fatti”. Lo stesso Di Lecce effettuera’ un sopralluogo sulla nave in mattinata.

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IDENTIFICATA UNA DELLE VITTIME

Identificata una delle vittime della tragedia avvenuta ieri nel porto di Genova: e’ Daniele Fratantonio, 30 anni. L’uomo era in forze alla Capitaneria di porto. Prima di prestare servizio a Genova era stato di stanza all’isola della Maddalena, in Sardegna. Non sono state rese note le generalita’ delle altre due vittime, una in forze alla Capitaneria e una ai piloti del porto di Genova.

ISTITUITO PUNTO SUPPORTO PSICOLOGICO PARENTI

Nel corso della notte e’ stato istituito all’interno degli uffici della Capitaneria di porto, al porto antico di Genova, un punto di supporto psicologico per i parenti e gli amici delle vittime e dei dispersi della tragedia avvenuta ieri sera a Genova nel porto, dove la nave mercantile ‘Jolly Nero’ si e’ schiantata contro la torre piloti, abbattendola. Il punto di supporto psicologico e’ stato istituto dal 118 che ha attivato i propri specialisti. (AGI) .

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Genova. Nave contro torre

La Jolly Nero dopo l'impatto con la torre dei piloti sul molo Giano a Genova: visibili i segni sul lato sinistro della poppa (LaPresse)

Sulla poppa della Jolly nero i segni dell’urto:due striscie verticali, lunghe parecchi metri, ma lo scafo è intatto, le lamiere non sono piegae come potevano far immaginare le macerie in cui è ridotta la torre dei piloti.Ha dell’incredibile:paragonare i danni riportati dalla nave con i danni provocati dalla torre dei piloti, l’una appena ammaccata, l’altra sbriciolata; una torre altra 54 metri di cemento armato spezzata ala base e recipitata in mare, una nave con un semplice “graffio”sullo scafo. Come ha detto il presidente dell’Autorità portuale Luigi Merlo “un incidente inconcepibile”. E’ vero che la nave ha urtato la torre in un punto in cui lo scafo è rigico, all’angolo tra la fiancata e la poppa, ma l’effetto sulla torre lascia stupefatti.

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Questo ennesimo caso mi sembra traspaia simbologia in quasi ogni dettaglio
il che fa pensare, come per il precedente incidente in mare che ha coinvolto la nave da crociera Concordia, che ci troviamo davanti ad un altro “incidente rituale” atto a lanciare degli specifici messaggi a chi è in grado di decifrarli e al contempo manipolare l’opinione pubblica.
Ora partendo dal presupposto che i membri dell’equipaggio, e le persone coinvolte direttamente non siano altro che vittime inconsapevoli di un sistema pilotato da forze che trascendono ogni ipotesi scientifica, vittime innocenti e sacrificali e che dietro ci sia una macchinazione esoterica le simbologie più evidenti sono:

– Jolly Nero: il nome della nave da trasporto container.

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Il Jolly Roger è la bandiera tradizionale dei pirati americani ed europei, raffigurata oggigiorno come due tibie incrociate sovrastate da un cranio bianco su sfondo nero. Il simbolo del teschio con le ossa incrociate (in inglese Skull and crossbones) è un simbolo diffuso e utilizzato in molti contesti, comunque spesso in collegamento con il concetto di morte.
L’origine della locuzione “Jolly Roger” non è chiara.
Una teoria vuole che derivi dal francese “jolie rouge”, che in inglese venne corrotto in “Jolly Roger”. Questo potrebbe essere verosimile poiché esisteva una serie di “bandiere rosse” che erano ben più temute delle “bandiere nere”. La bandiera rossa infatti significava morte certa. L’origine delle bandiere rosse è probabilmente legata al fatto che i corsari inglesi del 1694 usavano una “red jack” (un vessillo color rosso, appunto) su ordine dell’ammiragliato. Quando la guerra di successione spagnola finì, nel 1714, molti corsari si diedero alla pirateria e alcuni mantennero la bandiera rossa, poiché il rosso simboleggia il sangue. Non importa quanto gli uomini di mare temessero la bandiera nera dei pirati, tutti pregavano di non incontrare mai la jolie rouge. La bandiera rossa dichiarava spavaldamente le intenzioni dei pirati, cioè non dare quartiere. Nessuna vita sarebbe stata risparmiata, nessuno scampo concesso.
Il termine venne successivamente usato per la bandiera nera con teschio e ossa che apparve attorno al 1700.
All’atto pratico, in combattimento, molti mercanti rimanevano sorpresi quando una nave cambiava la propria bandiera nazionale nella più portentosa Jolly Roger, il che era l’effetto desiderato.
Un’altra teoria propone che il capo di un gruppo di pirati asiatici veniva nominato Ali Raja, “Re del mare”, i pirati inglesi si appropriarono del termine e lo modificarono.
Un’ulteriore teoria è che il nome possa derivare dal termine inglese “roger”, che significa vagabondo: “Old Roger” era un termine usato per il diavolo.

Fonte: Wikipedia

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Inoltre il Jolly è abbinato a ‘La Matta’ nel mazzo di carte tradizionale che corrisponde alla carta del matto degli arcani maggiori di tarocchi detto anche ‘Il Folle’ che nella cartomanzia rappresenta l’energia originaria del caos inoltre è curiosa anche la coincidenza che accomuna la carta e il suo significato alla bandiera dei pirati poiché altro nome de ‘Il Folle’ è anche ‘Vagabondo’, ‘Old Roger’ = ‘il Diavolo’.

La bandiera rappresenta un teschio con delle ossa incrociate: non mi pare ci sia altro da aggiungere su questa simbologia, su chi la ha adottata e sul suo significato.

– La Torre: la nave si schianta sulla torre.

Nell’interpretazione data al sedicesimo arcano maggiore dei tarocchi la torre rappresenta presunzione e superbia e si ricollega direttamente alla Torre di Babele, abbattuta con un fulmine divino.
Questa simbologia ha molto probabilmente a che fare con la sfida a Dio, nella divinazione dei tarocchi se è abbinata a ‘Il Diavolo’ o a ‘La Morte’ rappresenta tra le altre cose la distruttività fine a se stessa e i suoi pronostici si dispiegano lungo una gamma di sfumature tutte ugualmente allarmistiche: l’irreparabile, la fine, il disfacimento.Senza andare troppo a fondo cito questo interessante articolo che parla della torre:

La torre era stata costruita fra la metà degli anni Novanta e il 1997 e, sul sito della Società capitani e macchinisti navali – Camogli è definita «la cabina di regia, il cervello operativo, il punto di contatto di tutti i soggetti presenti nel sistema, che intendono effettuare operazioni commerciali».

Fonte: http://www.linkiesta.it/torre-piloti-molo-giano#ixzz2SnaMrxc9

– Il Molo di Giano: Luogo dell’incidente.

Interessante e quanto mai esplicita l’ambientazione di questo ‘incidente’.
Oltre all’interpretazione da attribuire al significato della divinità, Giano in epoca medioevale viene assunto come simbolo Genova in relazione al suo nome antico Ianua.
Fonte: Wikipedia

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Giano bifronte e lo scudo crociato
Prima di tutto la figura del Giano bifronte – che appare per la prima volta sulla base dello stemma nel XVIII secolo – richiama direttamente alla leggenda della fondazione di Ianua, la città di Genova.
Poi lo scudo crociato, che riporta direttamente al culto di San Giorgio (che Genova condivide con l’Inghilterra con lo stesso nome di Croce di San Giorgio, croce rossa in campo bianco), la cui venerazione risale all’anno 1099, quando il santo venne eletto, in occasione della prima crociata protettore e gonfaloniere.
L’iconografia classica lo rappresenta a cavallo nell’atto di trafiggere il drago, armato di asta e scudo crociato.
La croce rossa in campo bianco, adottata anch’essa come insegna al tempo delle crociate, ha lo scopo di ricordare la passione di Cristo e simboleggiare contestualmente i valori della Vittoria e della Liberazione.

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Anche in questo elemento si riscopre un simbolismo piuttosto evidente che riporta a divinità pagane, a scudi bianchi crociati in rosso.

La Data: 7-5-2013

La somma teosofica è 18 che quindi 9
Il numero 9 annuncia nel suo significato numerologico un inizio (poiché strettamente legato all’ 1) e insieme una fine essendo composto da 1 (l’inizio) + 8 (l’infinito) decreta un limite a quest’ultimo, dalla perfezione dell’8 l’unica evoluzione possibile è la crisi e il passaggio verso l’ignoto.
Nei tarocchi il nono arcano è ‘l’eremita.’
L’eremita è un personaggio dei tarocchi che è strettamente legato a ‘Il Matto’ di cui si è parlato sopra e la sua interpretazione in cartomanzia nella sua accezione negativa agisce nel senso della perdita, della regressione, oppure il processo evolutivo si arresta in una situazione di stasi; il ritardo appesantisce ulteriormente una situazione già compromessa e qualsiasi realizzazione pratica in cui si sperava viene meno.

C’è da aggiungere che le vittime sono 7 e i dispersi sono 2, (probabilmente morti o mai più recuperati)
7+2=9
Inoltre in data vicina 5 maggio ricorre in astrologia Beltane, importante ricorrenza che ordinariamente si festeggia tra il 31 aprile e il 1 maggio.

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Incidente Genova: procura, “operazioni recupero molto difficili”

Incidente Genova procura   operazioni recupero molto difficili Ore 10:43

(AGI) – Genova, 8 mag. – “Le operazioni di recupero dei sei dispersi sono molto difficili. La torre era alta circa 60 metri ed era in cemento armato e ferro. Il problema e’ costituito dalla parte in acqua perche’ la visibilita’ e’ quasi nulla e questo rende molto complesso il lavoro dei sommozzatori”. Cosi’ il procuratore capo di Genova, Michele Di Lecce, sul luogo dell’incidente avvenuto ieri sera nel porto del capoluogo. “I quattro feriti, che sono ricoverati in ospedale – ha aggiunto Di Lecce – non sono ancora stati sentiti ma e’ comunque difficile che possano aver visto o ricordarsi qualcosa. Al momento l’indagine e’ stata aperta per omicidio colposo plurimo contro ignoti, ma – ha proseguito – potrebbero esserci a breve degli indagati. E’ in corso la decodifica della scatola nera della nave”. (AGI) .

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Jolly Nero, Costa Concordia, Moby Prince: la maledizione del mare

Pubblicato il 8 maggio 2013 10.05

ROMA – Un impatto violento, di notte, nel buio e nel silenzio. La nave che si inclina, le persone che finiscono in mare, i morti, i feriti, i dispersi. Quello che è successo la notte di martedì 7 maggio nel porto di Genova era già accaduto davanti all‘Isola del Giglio, di fronte a Livorno, un anno e mezzo prima.

Come il 13 gennaio del 2012 una manovra sbagliata di un gigante del mare ha ucciso e ferito, distrutto e terrorizzato. Per una manovra sbagliata, come ha chiarito l’indagine della Procura di Grosseto, la Costa Concordia era andata contro gli scogli delle Scole. Per una manovra sbagliata, come ha sottolineato il presidente dell’Autorità portuale di Genova Luigi Merlo, la Jolly Nero si è schiantata contro la torre di controllo piloti.

Al momento ancora non si sa se nel caso di Genova ci siano stati guasti tecnici o errori umani. Un’inchiesta, già aperta, per omicidio colposo proverà a far luce su quello che è successo. Si vedrà se anche qui c’è un comandante Francesco Schettino che ha fatto (o non fatto) qualcosa che invece non andava fatto (o andava fatto).  Quel che per ora si sa è che al timone della nave nel momento dello scontro non c’era il comandante ma un pilota, e che ci sarebbe stata un’avaria.

Se nel naufragio della Concordia morirono 32 persone su 4.239, peggio andò all’altro precedente terribile del mare italiano. Quello della Moby Prince. Era il 10 aprile 1991 quando  il traghetto entrò in collisione con la petroliera Agip Abruzzo. A bordo della Moby Prince c’erano 141 persone. Solo uno di loro si salvò, Alessio Bertrand, mozzo di Napoli.  ”Mi sono salvato camminando sui cadaveri, ha raccontato, vagando per i percorsi della nave rovente come sui sentieri rocciosi dell’inferno. Mi sono difeso dall’aria incandescente filtrando un po’ di ossigeno con gli stracci imbevuti d’acqua e rifugiandomi a poppa. Poi mi sono buttato in acqua”.

Anche tra i passeggeri della Concordia molti riuscirono a sopravvivere proprio buttandosi in mare. Altri restarono intrappolati nel colosso di metallo. Come quello che si teme possa essere accaduto a Genova. Stavolta intrappolati non in una nave, ma nell’ascensore della torre di controllo. Secondo molti testimoni in quel momento, durante il cambio turno, nella torre c’erano una quindicina di persone. E la paura è proprio che alcuni di loro siano rimasti catturati dalle lamiere di quell’ascensore, precipitato in mare.

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Nel 1990 la nave Jolly Rosso si spiaggiò ad Amantea e rischiò il disastro naturale per un probabile carico di rifiuti tossici. Dopo l’improvvisa morte del capitano, aveva indagato su questo giallo anche Ilaria Alpi, la giornalista che poi morì a Mogadiscio

foto Dal Web

16:25 – Una maledizione dai mille colori quella delle “navi Jolly” della Linea Ignazio Messina, La porta-container Jolly Nero è solo l’ultima protagonista di una serie di misteriosi incidenti che hanno coinvolto la flotta di imbarcazioni genovesi. Per ogni colore (rosso, grigio, verde, arancione, marrone, amaranto, rubino, smeraldo) negli anni le cronache hanno raccontato storie tragiche, storie di morte e di dolore, di rifiuti tossici e di pirati.

Jolly Rosso – Conosciuta anche come “Rosso” o “la nave dei veleni”, nel 1988 aveva trasportato per conto del governo italiano, tra il Libano e l’Italia, circa 2.000 tonnellate di rifiuti (diverse inchieste giornalistiche dell’epoca parlarono di uranio). Due anni dopo, nel 1990, l’imbarcazione che ufficialmente trasportava tabacco e generi alimentari, con la stiva completamente vuota rimase misteriosamente spiaggiata ad Amantea, in provincia di Cosenza, dopo aver navigato per diverse ore in avaria. Furono aperte due inchieste giudiziarie per il sospetto che il mercantile trasportasse rifiuti altamente tossici. Dopo molti anni, la vicenda (che secondo molti vide il coinvolgimento della ‘ndrangheta) si è conclusa nel maggio 2009 con l’archiviazione. Ma sono tanti oggi quelli che chiedono la riapertura delle indagini, dopo la misteriosa morte del comandante di fregata Natale De Grazia, ufficiale che collaborò in varie inchieste sui rifiuti tossici e che morì nel 1995 dopo aver consumato un pasto in un autogrill sulla Salerno-Reggio Calabria, mentre era in viaggio verso La Spezia per interrogare l’equipaggio della motonave dei veleni. Sulla “Jolly Rosso” (che fu smantellata sulla spiaggia di Amantea nel 1991) aveva indagato anche Ilaria Alpi, la giornalista del Tg3 che morì a Mogadiscio, in Somalia, nel 1994.

Jolly Rubino – Nel 1987 al largo dell’isola di Farsi, nel Golfo Persico, la porta-container venne attaccata dai “Guardiani della rivoluzione iraniana”. I Pasdaran fecero diversi feriti tra gli uomini dell’equipaggio. Quindici anni dopo, nel 2002, sulla nave diretta stavolta in Sudafrica, divampò un incendio. L’imbarcazione trasportava quasi 400 container contenenti prodotti chimici e 1.700 tonnellate di acciaio. La compagnia di navigazione dovette spendere 7 milioni di dollari per ripulire l’area ed evitare un disastro ambientale senza precedenti.

Jolly Verde – Nel 2002 fu la volta del Jolly Verde, che urtò Ponte Libia al Porto di Genova abbattendo una gru alta oltre 40 metri. L’incidente avvenne di notte e non ci furono feriti.

Jolly Grigio – Alle 8.43 dell’11 agosto 2011 l’imbarcazione entrò in rotta di collisione con un peschereccio al largo di Ischia. La motonave della Linea Messina dopo aver preso in pieno la fiancata della piccola nave da pesca e averla fatta affondare insieme a due uomini dell’equipaggio morti nell’incidente, non si fermò e non diede l’allarme, proseguendo la rotta verso Marsiglia. Ad avvisare la Capitaneria di Porto furono alcuni pescatori testimoni della collisione. I marinai insultarono via radio l’equipaggio della “Grigio” (Uomo di merda! Tu sii ‘na latrina… uomo di merda!).

Jolly Amaranto – Il porta-container con 21 marinai a bordo (tra cui 16 italiani) rimase per tre giorni con i motori in avaria al largo delle coste egiziane. Sulla nave ancora una volta merci pericolose (vernici, alcol, liquidi infiammabili, prodotti chimici, ecc.). Il mercantile venne rimorchiato al porto di Alessandria soltanto dopo il miglioramento delle condizioni meteo che fino ad allora avevano impedito i soccorsi.

Jolly Smeraldo – Nell’aprile del 2009 la nave era stata attaccata dai pirati al largo di Mogadiscio. L’imbarcazione italiana però riuscì a seminare i predoni del mare. Nel 2005 un episodio simile capitò, sempre al largo delle coste somale, alla Jolly Marrone. Lo stesso anno nel mirino finì anche la Jolly Arancione. Un ennesimo attacco, questa volta sventato dai fucilieri di marina del reggimento San Marco.

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Genova, la vendetta della barbarie

L’alba part umet mar atra sol,
poy pas’a bigil, mira clar tenebras
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Recita un distico giunto a noi dal secolo X. Non è più latino e non è ancora lingua romanza e si traduce così: “L’alba porta sul mare oscuro il sole, poi valica il colle: guarda le tenebre si rischiarano”.

Non so se stamattina il sole ha rischiarato l’oscurità luttuosa di Genova dopo quello schianto. Le condizioni di visibilità erano perfette nella calma sera d’anticipo d’estate. Ma la grande nave porta container, Jolly Nero, un gigante lungo 240 metri sperona la torre di cemento e vetro alta 54 metri che si schianta sulla palazzina vicina, dove dorme il personale portuale.

L’incidente è per ora inspiegabile, dicono si sia bloccata la leva che inverte il movimento delle eliche e la Jolly nero, anziché andare avanti, ha continuato la sua inesorabile e inarrestabile marcia indietro fino al terribile schianto.

I morti sono 7: Daniele Fratantonio, guardia costiera; il sottufficiale della Capitaneria di porto di Genova Davide Morella; Michele Rabazza, del corpo piloti di Genova; Sergio Basso ”torrista” della Rimorchiatori Riuniti; Marco De Candusso, ex comandante del porto di Lavagna; Giuseppe Tusa, il sottocapo di seconda classe; Maurizio Potenza, 56 anni, telefonista. Due i dispersi: Gianni Jacoviello, 35 anni, della Capitaneria di La Spezia; Francesco Cetrola, 37 anni, militare della Guardia Costiera. E si cercano altri dispersi.

Genova per noi è quella cantata dai suoi cantautori, quella dei marinai e dei camalli, delle lotte per il lavoro e degli scioperi. Una città appartata e schiva, dimentica che quando fu scritto quel distico che evoca l’alba del secondo millennio, presago di progresso e civiltà, Genova non si difendeva più retrocedendo su per montagne impervie, ma affrontava i pirati audacemente, trasformava le barche fatte per la pesca e il cabotaggio in veloci galere, si armava e addestrava per guerre e scorrerie, rivaleggiando con i veneziani, assaltando i porti di Sicilia e Tunisia, attaccando i saraceni, intessendo scambi di merci, di donne e uomini, contendendo il sale alla Serenissima, e con esso l’egemonia sui mari e sui mercati del mondo vecchio e nuovo.

Erano così gli italiani delle città- stato. In secoli oscuri avevano accumulato sapienze, capacità tecniche e organizzative, avevano – forse – inventato la bussola, disegnato galere svelte e manovrabili, addestrato marinai, combattenti e liberi, audaci ed efficiente, avevano messo in mare convogli scortati per la difesa dei carichi, istituite commende e colleganze, quelle società pensate per minimizzare i rischi e incrementare i profitti, poste le basi giuridiche di un diritto commerciale internazionale, colonizzato domini con i traffici del doux commerce, che tanto dolce non era, punteggiato di saccheggi, repressioni e schiavitù. Anche la modernità dell’anno mille e dei secoli dopo è stata spietata come quella propagandata oggi, fatta di invasioni, guerre, occupazioni, servitù e potenza. Quella contemporanea nella quale Genova come Venezia è marginale, la penalizza come in un tragico contrappasso: laterale rispetto alle rotte di nuove invincibili armate, frenata dalla recessione interna, periferica rispetto alla concorrenza globale e all’innovazione tecnologica.

Colossi del mare hanno preso il posto di quelle agili galere, mostri rigidi e poco governabili e strumentazioni sofisticate si ribellano ai comandi e fanno perdere la rotta, abbattono torri e ammazzano quei marinai, trattati ora senza scrupoli, senza sicurezza, come in tempi lontani i galeotti, come in quelle epoche barbare e oscure, quando a remare erano gli schiavi, e a tirar su piramidi e a rendere belle e invidiate le città e a costruirle quelle navi e a abbattere foreste e a costruire barriere e dighe. Come avviene in tempi crudeli, nei quali la civiltà è abbattuta dal profitto, neanche fosse una banchina, una torre, un baluardo contro al barbarie, che vince.

Sono morti 7 uomini e una città è stata ferita per via del prodotto di un gigantismo protervo, lo stesso che minaccia l’antica nemica, Venezia, dove ogni giorno il pericolo sfiora quelle rive vulnerabili e solca quelle acque delle quali erano state padrone.

Anna Lombroso
Fonte: http://ilsimplicissimus2.wordpress.com
Link: http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2013/05/08/genova-la-vendetta-della-barbarie/
8.05.2013

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Antonio Anfossi, del porto di Genova, che si sulla plancia della nave per la manovra in uscita: “Sulla torre sono morti i miei amici”. Due sere fa era andato a cena con una delle vittime

Foto 4

08:53 – Il capitano pilota Antonio Anfossi, che martedì sera era al timone della porta container Jolly Nero, schiantatasi contro il Molo Giano nel porto di Genova, ripete che “La nave non rispondeva”. L’uomo è ancora sotto shock, un doppio colpo: per la gravità dell’incidente e per la vicinanza alle vittime. “Erano miei amici”. Con uno di loro, il collega Michele Robazza, era andato a cena la sera prima della sua morte.

Ha visto morire i colleghi – Antonio Anfossi conosceva bene la torre che si è sbriciolata uccidendo 7 persone. Ci lavorava e l’aveva lasciata da circa mezz’ora, martedì, per andare ad affiancare il comandante della Jolly Nero, Roberto Paoloni, nell’uscita dalla rada. Probabilmente aveva visto anche alcuni dei colleghi e amici prima del disastro. Anche la moglie sottolinea che li ha visto morire senza poter far niente.La nave non rispondeva ai comandi – L’altra sera il cargo di 60 mila tonnellate e lungo 240 metri ha lasciato il molo Nino Ronco, il terminal dell’armatore Messina, intorno alle 22.45. Si è mossa in retromarcia per poi fare inversione e uscire di prua dalla rada del porto nel bacino del molo Giano, l’area di fronte alla zona turistica del Porto Antico. Ma la manovra di uscita comincia in ritardo, fa una curva troppo larga che gli impedisce di ruotare con la prua rivolta al mare. Attimi terribili vissuti in prima persona dal capitano, che adesso è un uomo distrutto. “L’ho detto al comandante. Ci stavamo accostando troppo al molo Giano. Poi, all’improvviso, la nave non rispondeva più ai comandi, era fuori controllo. Abbiamo provato a fermarci ma i motori non ripartivano. E’ stato tutto inutile – ha detto su quella manciata di secondi che ha strappato la vita a 7 uomini -. Siamo andati a schiantarci contro la torre di controllo ed è stata la fine”.

“Non mi sento in colpa” – Anfossi, che è indagato insieme al comandante per omicidio colposo plurimo, è a posto con la coscienza. “Non mi sento in colpa. Non mi considero responsabile dell’accaduto. Adesso per me è il momento delle lacrime. Piango per i piloti e militari scomparsi, ma al contempo voglio capire cosa è accaduto, come questo disastro si sia potuto verificare”.

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ANCORA UNA VOLTA

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.it

Sembra una maledizione, eppure è e sarà soltanto rubricato come un “incidente sul lavoro”, quale – a rigor di logica – è. Non ci sono dietrologie da affrontare né misteriosi mandanti – anche se la “Messina” sembra coinvolta (ricordiamo la “Jolly Rosso”) in affari poco chiari sui litorali calabresi, dei quali si narrò qualche anno fa – sui quali poi scese il silenzio: era tutta colpa di un mercantile/passeggeri affondato da un U-Boot durante la Prima Guerra Mondiale. Così riferì l’allora ministro Prestigiacomo e tutti s’arresero all’evidenza dei fatti, ovvero che c’era un solo relitto al largo delle coste calabre: erano sei? E chi lo dice? Un pentito inaffidabile.

Ma torniamo a Genova.

Una nave parte a macchina indietro e deve fare, ovviamente, manovra invertendo il moto dell’elica per mettere la prua verso il mare aperto: è una nave da 74.000 tonnellate, mica una barchetta.

Dove lo fa?

A 100 metri dalla torre di controllo dei piloti. A quella distanza avviene il drammatico dialogo fra il comandante di un rimorchiatore ed il pilota a bordo della “Jolly Nero”, riportato dal “Secolo XIX”:

Dal rimorchiatore: “Non avete più acqua” (sta a significare “siete quasi a terra”)

Dalla Jolly: “Non ho la macchina”.

Qui, ci può essere un dubbio: o la macchina s’era (per misteriose ragioni) arrestata oppure, più probabilmente, l’invertitore di marcia non aveva “ingranato”.

L’invertitore di moto è un meccanismo che consente, mantenendo uguale il senso di rotazione del motore, d’invertire il senso di rotazione dell’elica: semplificando, la “marcia indietro”.

Questi invertitori (spesso, sulle piccole barche) sono meccanismi robusti, ma che vanno usati in un certo modo: non è prudente azionarli da “avanti mezza” ad “indietro mezza” improvvisamente. Può andar bene, ma il rischio è quello di ritrovarsi con una pioggia d’ingranaggi in coperta ed uno “sgaragnac” che non tradisce nulla di buono.

Prudentemente, il motore va messo al minimo, s’aziona l’invertitore e poi si regolano i giri del motore.

Questo vale per le piccole barche: sulle grandi navi i comandi sono tutti oleodinamici (il comando azionato in plancia agisce su una pompa, che invia l’olio nelle tubolature in modo da ottenere l’effetto desiderato) e questo potrebbe essere un altro fattore da valutare per l’incidente.

Ci torna alla mente l’episodio della Amoco Cadiz (Bretagna, 1978), la quale – durante un fortunale – ruppe proprio il comando oleodinamico del timone: si ruppe una tubolatura nel locale agghiaccio timone. Cos’era successo?

I primi automatismi in campo navale erano proprio i sensori che misuravano la pressione dell’olio nei circuiti: rompendosi un tubo, la pressione scendeva e la pompa – azionata da un circuito automatico – “inviava” olio idraulico. Quando l’olio fu esaurito, da qualche parte s’accese una spia: era troppo tardi.

Va detto che le condizioni del mare erano proibitive e questo per capire l’ansia – e magari la disattenzione – dell’equipaggio.

A Genova tutto era tranquillo. Una domanda viene spontanea: perché ritenere “corretta” una manovra che porta la poppa di un simile bestione a cento metri (mezza gomena!) dalla torre di controllo dei piloti? Eppure, le procedure sono state “corrette” – affermano le autorità – e non ne dubitiamo.

Il problema, allora, è linguistico: “corretto” è sinonimo di “giusto”? Non mi pare.

Sarà “corretta”, ma sono manovre che contengono sempre – per le distanze e le masse in gioco – un inaccettabile fattore di rischio. Ecco la procedura di attracco a Multedo (Genova) per una petroliera di 300.000 tonnellate che sale, con rotta NNE, da Gibilterra verso Genova:

– Prima di Savona si riduce la velocità fino ad 8 nodi;

– Al traverso di Savona si stacca la macchina;

– Al traverso di Arenzano si dà un quarto, poi mezza macchina indietro, con la nave che avanza ancora a 3 nodi;

– Giunti quasi a Multedo la nave ha ancora un abbrivio di un nodo in marcia avanti, ma a quel punto il più è fatto.

Come potrete notare, sono mezzi che hanno un’inerzia spaventosa: 3,5 nodi a cento metri dalla banchina?!? “Corretto”?!?

Infine, apriamo una vecchia pagina che vale la pena d’andare a rivedere: il disastro della “Haven”, 1991.

A parte una “curiosità” – che non sapremo mai se relegarla nell’ambito della “casualità” – la Haven s’incendiò di fronte a Genova esattamente 15 ore (ore, non giorni!) dopo la tragedia del Moby Prince, avvenuta la sera prima a Livorno.

Che caso.

Per giorni e giorni, a Savona, fummo testimoni del più grave disastro ambientale del Mediterraneo: una striscia di fumo nero, pestilenziale, correva in cielo da Genova fin verso la lontana Francia.

Eppure, la Haven aveva superato i collaudi di routine pochi mesi prima. “Corretti”, ovvio.

Già, e qui s’incontra un altro attore di tanta “correttezza”: il RINA, Registro Navale Italiano al quale, ciclicamente sono affidati i collaudi delle imbarcazioni. Insomma, come la revisione delle autovetture.

Solo che qui i soldi in gioco sono tanti, mica devi solo cambiare un fanalino!

Secondo voi, dove vivono gli ispettori del RINA? Nella case popolari oppure nelle più lussuose ville?

Chi ha orecchie per intendere intenda, io mi fermo qui.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.it/
Link: http://carlobertani.blogspot.it/2013/05/ancora-una-volta.html
9.05.2013

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Mai stati in giro per porti ? Si, spero, esistono porti dove navi da 500.000 ton. girano tranquille ed in sicurezza. Vediamo un po’, Rotterdam e Amburgo ad esempio, penso a Genova, ma penso anche a molti grandi porti Italiani, che dovrebbero essere GRANDI per tradizione, perche’ questo paese e’ la culla della Marineria. Sono Veneziano, considero le mie radici e capisco quelle Genovesi. Fino agli anni 70 dello scorso secolo i porti italiani erano in grado di accogliere anche grandi navi(per l’epoca), oggi navigano Mostri di oltre 200 metri, con stazze che determinano INERZIE enormi, ovviamente nessuno ha mai pensato di adeguare le portualita’ al cambiamento di STAZZA e DIMENSIONE, pensando tranquillamente di poter ricevere questi BESTIONI applicando semplici NORME procedurali di SICUREZZA. Questo puo’ andar bene quando c’e’ un traffico di 1 bestione al di, ma se ne abbiamo 10, 20, 30 al giorno diventa una ROULETTE RUSSA, prima o poi accadra’ un DISASTRO. Avete presenti le dimensioni del porto Genovese ? No ? Ridicole, punti d’accesso che andavano bene nel passato, canali di transito ed aree di manovra rosicchiate, insomma OTTIME STRUTTURE per un porticciolo turistico, ma inadeguate per il traffico di un GRANDE PORTO. Piuttosto che PROCEDURE andavano realizzate STRUTTURE PORTUALI ADEGUATE. Ho negli occhi le navi che passano nel BACINO di SAN MARCO, ogni volta penso a cosa puo’ andar storto, da anni comitati cittadini lamentano questi problemi, eppure le solite LOBBIES l’hanno sempre vinta. Aspetto l’incidente Veneziano, Napoletano, Tarantino, Triestino ecc., accadra’ questione di PAZIENZA. Questo Bel Paese, ha investito in FIAT, autostrade, TAV ecc. promuovendo la grande lobbies dei LucaLuca magari, dimenticando la vocazione Marinara e pure Ferroviaria, cosi’ oggi abbiamo strutture Arretrate, ma continuiamo ad asfaltare, fare TAV passeggeri(visto che Luca li produce i treni veloci), ma non per merci, cosi’ i nostri porti non possono competere con altri Europei e soprattutto diamo tanto lavoro alle ASL che medicano i feriti ed alle pompe funebri che sistemano i meno fortunati. Tutto questo avviene per Deficienza Politica, Incapacita’ Istituzionale, Demenza Sindacale,carenza di IMMAGINAZIONE che guarda caso determina proprio le 3 cause citate e DULCIS IN FUNDO interessi LOBBISTICI di consolidate famiglie finanziarie. Colpa di chi i morti per lavoro ? Il capitano, il pilota o l’ INETTITUDINE dei DIRIGENTI sia locali che nazionali ? (Dirigenti, per me non sono solo POLITICI, ma anche industriali, finanzieri e sindacalisti)

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Il mediterraneo è considerato un grande lago salato. Le navi da 22000 /30000 container non possono arrivare nei nostri porti mediterranei. Si fermano a Tangeri dove ci sono le strutture per gestire tali navi. I container vengono scaricati e fatti arrivare su altre navi più facili da manovrare. In italia ci potrebbe essere un solo porto vicino a Genova che sarebbe in grado di far manovrare navi da 300 metri (le portaerei americane lo fanno), ma non può essere utilizzato per il carico e scarico a causa dei bracci delle gru che, anche loro adeguate, impedirebbero l’atterraggio e partenza degli aerei dall’aereoporto di Genova. E poi i collegamenti con il resto d’europa… Contentiamoci, potrebbe andare peggio.

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Il pilota di uno dei rimorchiatori del Jolly Nero: c’è un’inchiesta, lasciamo che emerga la verità

17:13 – “Mi è sembrato di rivivere l’11 Settembre”. Così Fabio Casarini, comandante del rimorchiatore che accompagnava la Jolly Nero nella manovra al Molo Giano di Genova e che ha avvertito il pilota che la nave era troppo vicino alla torre piloti, racconta i momenti del tragico incidente. “Mi è caduta la Torre a 20 metri. Il rimorchiatore è stato avvolto dalla polvere. – ha aggiunto Casarini -. Ma non fatemi parlare, c’è un’inchiesta. La verità verrà fuori”.

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ANSA

Vigili del fuoco al lavoro tra le macerie al porto di Genova

Le famiglia vogliono funerali comuni

I soccorritori hanno individuato uno dei corpi dei due dispersi nell’incidente di Genova. I vigili del fuoco hanno riferito che i sommozzatori hanno localizzato sotto le macerie del molo Giano una parte del corpo e stanno lavorando per estrarre la salma.

RECUPERATA LA SCATOLA NERA
E’ stata recuperata questa mattina dai subacquei dei carabinieri sul fondale del molo Giano e subito posta sotto sequestro la scatola nera della centrale operativa dei piloti del porto di Genova. Si tratta di un hard disk, una registrazione digitale di trasmissioni in vhf che è una banda larga utilizzata dalle navi per le comunicazioni via radio.

Il ritrovamento, confermato da fonti investigative, sarebbe particolarmente importante per la ricostruzione della dinamica dell’incidente perché l’apparecchiatura avrebbe registrato tutte le comunicazioni della serata dell’incidente tra la centrale operativa dei piloti, la nave Jolly Nero e la Capitaneria. L’hard disk, che potrebbe essere stato danneggiato dalla permanenza in mare e dal contatto con la salsedine, è stato consegnato dai carabinieri alla polizia postale incaricata dalla Procura di analizzarne il contenuto. Per recuperare i dati l’apparecchio dovrà essere pulito.

L’ARMATORE ACCUSA I RIMORCHIATORI

La Compagnia Messina, armatore della Jolly Nero, accusa i rimorchiatori per l’incidente avvenuto in porto a Genova. «Non riusciamo ad accettare che i due rimorchiatori, anche ammesso che la macchina della nave fosse ferma, non siano stati in grado di tenere una nave di medie dimensioni come la Jolly Nero».

LA CAMERA ARDENTE
La camera ardente per le vittime della disgrazia di Genova sarà allestita domani presso la Capitaneria di Porto. Lo ha reso noto la Procura, che ha dato il suo nulla osta per i funerali dopo aver fatto svolgere le dovute ispezioni sui cadaveri. Dei sette uomini finora recuperati, tre sono morti per annegamento, quattro per i traumi riportati. Una prima camera ardente per i familiari è stata allestita all’ospedale san martino, ma da domani le salme saranno in porto. «I funerali delle vittime dell’incidente di Genova si terranno solo dopo che saranno trovati gli ultimi due dispersi», ha spiegato però alla tv ligure Primocanale il comandante della Capitaneria di Porto, ammiraglio Felicio Angrisano. «Le famiglie vogliono che i loro cari siano tutti insieme per esequie comuni in Duomo. Ma il tempo passa ed è difficile sopportare l’attesa» ha detto Angrisano, che ha escluso «qualsiasi tipo di problema» legato alla Torre Piloti.

L’INCHIESTA

Il blocco temporaneo della valvola pneumatica di avviamento: è una delle ipotesi che investigatori ed inquirenti che indagano sull’incidente al porto di Genova stanno vagliano in queste ore. L’ipotesi, secondo quanto si apprende da fonti qualificate, sarebbe tra quelle al momento privilegiate per capire quanto accaduto quella notte. La valvola, spiegano gli esperti, è quella che consente l’inversione della rotazione dei motori e dunque il passaggio dalla marcia indietro alla marcia avanti. Il blocco temporaneo della valvola – un’avaria non impossibile fanno notare i tecnici – potrebbe quindi aver impedito al comandante della Jolly di dare il “marcia avanti”, portando la nave contro la torre. Subito dopo lo schianto, tra l’altro, il comandante avrebbe chiesto alla sala macchine di verificare se l’urto con la banchina avesse provocato una falla nella Jolly.

I TEMPI

L’altro aspetto su cui si sta cercando di far luce è quanto questo blocco sia durato: non è infatti ancora chiaro se la marcia avanti sia entrata subito dopo l’urto o successivamente, quando la Jolly si è mossa per raggiungere l’ormeggio indicato dalla Guardia Costiera, accompagnata dai due rimorchiatori, il Genua a prua e lo Spagna a poppa (quest’ultimo, dopo aver rotto il cavo in seguito all’urto, si è nuovamente attaccato alla Jolly con un cavo lanciato dalla nave). Quel che sembra ormai accertato è che, dopo l’incidente, la valvola pneumatica avrebbe ripreso a funzionare consentendo a chi era in plancia sulla portacontainer di eseguire il marcia avanti

LE TELEFONATA

La procura di Genova ha disposto l’acquisizione dei tabulati e delle telefonate intercorse la notte dell’incidente tra i rappresentanti della Compagnia Messina e gli ufficiali sulla Jolly Nero. Subito dopo l’urto con la torre di controllo, sono infatti saltate le comunicazioni radio tra la nave e le autorità portuali. Comunicazioni che, stando a fondi qualificate, sono proseguite via cellulare, sia con gli uomini delle Capitanerie di Porto sia con rappresentanti della compagnia Messina. Il contenuto delle telefonate verrà analizzato e incrociato con i dati provenienti dalla scatola nera.

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Genova. ipotesi incidente

La cosa assai strana in questo incidente è che la nave che ha provocato il danno è stata la prima ad esser rimossa.
Dopo qualsiasi incidente dei periti devono esaminare quanto successo, specialmente come in questo caso, se ci sono morti e dispersi. Pertanto perchè la nave è stata rimossa dal punto dell’incidente tanto che non esistono foto della stessa contro la torre piloti?
Perchè mai Letta si è precipitato a Genova e anche a vedere le condizioni di salute in ospedale dei feriti a seguito della caduta della torre piloti?

Genova – Era una vera e propria torre di controllo che, come quelle aeroportuali, guidava i traffici del porto di Genova la torre piloti di Molo Giano, a Genova, crollata, nella notte. La Torre Piloti era alta 50 metri, in cemento e vetro. Era stata costruita nel 1997 e da allora era considerata «l’altra Lanterna» del porto.

La Torre aveva la sala di controllo all’altezza dei 40 metri e da lì gli operatori potevano controllare ogni movimento in atto nello scalo, coordinando attracchi, entrate, uscite.

La sala aveva una superficie di 165 metri quadri e, al suo interno, aveva la sede dei Piloti del Porto. Prima che la struttura fosse realizzata, i piloti a Genova operavano in una torretta più piccola, situata sempre nella zona del Molo Giano. Ma i crescenti traffici nello scalo genovese avevano indotto l’Autorità Portuale a realizzare la nuova torre, in tutto e per tutto simile alla torre di controllo di un aeroporto.

La struttura era il “cervello” operativo della Capitaneria di Porto di Genova. Era divisa in due livelli: una prima zona operativa, dove erano custodite apparecchiature di supporto, e una seconda al piano superiore dotata degli strumenti per effettuare le diverse operazioni di controllo del traffico marittimo portuale. Da lassù gli operatori della Capitaneria svolgevano il loro lavoro, in modo analogo a quello di un controllore di volo.

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2013/05/08/APGYhmTF-torre_piloti_cervellone.shtml

In controllo del porto di Genova in questo momento non esiste e il tutto è demandato al porto di Savona.

Il presidente del Consiglio Enrico Letta è arrivato all’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova. Prima di effettuare un sopralluogo nel luogo dell’incidente il presidente del Consiglio, accompagnato dal sindaco Doria e dal governatore ligure Burlando, ha fatto visita ai feriti ricoverati in ospedale. Al Villa Scassi Letta ha detto: «Sono venuto a portare un po’ di conforto». Anche al Galliera Letta ha fatto un breve commento. «Una tragedia grande»: ha detto.

Letta in porto

Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, è arrivato in porto a Genova per rendersi conto di persona di quanto avvenuto la scorsa notte. È accompagnato dal sindaco di Genova, Marco Doria, e dal presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando. «Una tragedia immane»: con queste parole Letta, ha salutato in porto a Genova il presidente dell’Autorità portuale, Luigi merlo, e il comandante della capitaneria di porto, Felicio Angrisano. «Sono qui per esprimere solidarietà alle famiglie dei feriti e a tutte le famiglie».

«Ipotesi avaria»

È sempre più consistente l’ipotesi che a causare l’incidente al porto di Genova sia stata una avaria della Jolly Nero. Si apprende da fonti investigative. Il comandante del rimorchiatore Spagna grida al pilota via radio: «Non c’è più acqua, che fate?». Il pilota risponde: «Non ho la macchina» frase per dire che non entrava la marcia avanti.

Secondo quanto emerge dal racconto dei testimoni la rotazione della nave era in atto nel bacino di evoluzione, ma non è stato fermato il «moto indietro». Quando la nave è arrivata a circa 100 metri dalla torre, dal rimorchiatore di poppa, Spagna, è partito l’allarme. Il cargo, in quella fase, secondo quanto emerso, era pesante 45 mila tonnellate e procedeva a 3,5 nodi di velocità rispettando le regole di manovra. I rimorchiatori – lo Spagna traina 72 tonnellate, il Genoa, che era a prua, 60 – hanno il compito di far ruotare la nave, ma non sono in grado di fermarla in pochi metri in caso di avaria.

Mentre la Jolly Nero procedeva contro la torre dei piloti senza essere in grado di mettere la marcia avanti, raccontano i testimoni, il rimorchiatore Spagna ha tentato disperatamente di aumentare la rotazione per modificare la rotta del cargo ed evitare l’impatto. Dopo avere gridato ripetutamente «non avete più acqua» al pilota della nave, il comandante del rimorchiatore ha dato ordine al suo pilota di defilarsi per evitare di rimanere schiacciato tra la Jolly Nero e la torre dei piloti.

Il cavo di traino dello Spagna, che è stato messo sotto sequestro, si è spezzato nella fase finale della manovra dicono i testimoni ma non è chiaro se prima o durante l’impatto. Se il rimorchiatore opera con una trazione e un angolo congruo non si può spezzare per nessuna ragione viene fatto notare dagli addetti ai lavori. L’ipotesi è che si sia spezzato durante l’urto o qualche istante prima, quando l’angolo di trazione del cavo si è acuito di colpo per la manovra del rimorchiatore. In quel caso può avere sfregato in modo improprio contro la superficie della Jolly Nero, dicono gli addetti ai lavori, ed essersi spezzato come se fosse stato tagliato con un coltello.

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2013/05/08/APRP6bTF-tragedia_immane_porto.shtml

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Recuperate le comunicazioni tra la Compagnia Messina e la nave che saranno incrociate con i dati della scatola nera. Intanto è stata individuata la cabina dell’ascensore: trovato il corpo di uno dei due dispersi

19:32 – La procura di Genova ha disposto l’acquisizione dei tabulati delle telefonate intercorse la notte dell’incidente tra i rappresentanti della Compagnia Messina e gli ufficiali sulla Jolly Nero. Subito dopo l’urto con la torre di controllo, sono infatti saltate le comunicazioni radio tra la nave e le autorità portuali. Comunicazioni che sarebbero proseguite via cellulare. Intanto i sub dei vigili del fuoco hanno trovato il corpo di uno dei dispersi.

Individuata la cabina dell’ascensore – I sommozzatori dei vigili del fuoco, che da due giorni lavorano incessantemente sui resti della torre di controllo del porto di Genova, hanno individuato tra le macerie finite in mare la cabina dell’ascensore. I pompieri hanno proceduto all’apertura della cabina. Dentro c’era il cadavere di uno dei due dispersi. E’ stato poi riportato in superficie il registratore digitale delle trasmissioni Vhf dei piloti: una volta recuperata, l’apparecchiatura sarà messa sotto sequestro.

L’armatore accusa i rimorchiatori – La Compagnia Messina, armatore della Jolly Nero, accusa i rimorchiatori per l’incidente avvenuto in porto a Genova. “Non riusciamo ad accettare che i due rimorchiatori, anche ammesso che la macchina della nave fosse ferma, non siano stati in grado di tenere una nave di medie dimensioni come la Jolly Nero”. I Messina sottolineano che l’azione dei due mezzi non è “davvero accettabile in quelle condizioni meteo-marine ottimali”. E dicono “non riusciamo davvero ad accettare”, che ciò possa essere accaduto “in un così ampio specchio acque in cui fanno la manovra navi di dimensioni ben maggiori”.

I rimorchiatori: “Avvertiti tardi” – I rimorchiatori al servizio della Jolly Nero “non hanno ricevuto alcuna segnalazione di allarme” dalla nave in tempo utile per cercare di evitare l’incidente. Lo rivela un comandante della società Rimorchiatori che commenta così le accuse degli armatori. Gli risulta che quando la nave era a 150 metri dalla torre, il comandante del rimorchiatore di poppa ha iniziato a preoccuparsi per la mancanza di ordini. Quando è arrivata a 70 metri ha preso la radio e, in modo irrituale, ha gridato: “Che ca… state facendo?”.

“Hanno fatto tutto da soli” – In via ufficiosa uno dei comandanti spiega come funziona il servizio e come è avvenuta la manovra dell’altra notte. I comandanti dei rimorchiatori – dice – sono agli ordini della nave, fanno solo quello che viene ordinato dalla plancia di comando. Non sono ammesse iniziative individuali. La notte dell’incidente l’ordine di servizio per la Jolly Nero era “l’accompagnamento e il sostegno alla manovra per l’uscita dal porto”, non lo spostamento del cargo. In questo ultimo caso, viene fatto notare, la velocità di manovra verrebbe ulteriormente ridotta.

“Non hanno inserito la marcia avanti” – Secondo quanto risulta ai comandanti dei rimorchiatori, martedì scorso, una volta uscita dal canale a ridosso della diga foranea, la Jolly Nero ha tolto la retromarcia per compiere la manovra di evoluzione. Ma non è riuscita ad ingranare la marcia avanti. Il comandante del rimorchiatore di poppa ha guardato incredulo la Jolly Nero avvicinarsi a 150 metri dalla torre dei piloti e ha atteso un ordine di intervento che però non è arrivato. Quando la nave è arrivata a 70 metri il comandante del rimorchiatore (cosa del tutto inusuale) ha rotto gli indugi e ha fatto “una cosa che non sta ne in cielo ne in terra: ha preso la radio e ha gridato ‘non c’è piu’ acqua! Che ca… fate?'”. Solo a quel punto, evidenzia ancora, dalla nave è arrivato l’ordine ai rimorchiatori di dare tutta la forza ai loro motori per spostare la Jolly Nero dalla traiettoria mortale. Ma era troppo tardi.

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MORTI E DISASTRI ANNUNCIATI NEI PORTI D’ITALIA

9 maggio 2013
Mount Whitney – ammiraglia VI Flotta USA ormeggiata a Gaeta – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

di Gianni Lannes

Il mio vivo cordoglio per le vittime di ieri a Genova, provocate da una strana manovra della nave Jolly Nero di proprietà della compagnia Messina, assurta alla cronaca internazionale per le famigerate navi dei veleni (Rosso, Jolly Rosso, ma non solo).

Un dettaglio significativo: l’area portuale occupata da questa compagnia marittima è inaccessibile ai comuni mortali, specie se giornalisti, fotografi o semplici curiosi.

Per caso esistono particolari legami tra apparati dello Stato dediti al lavoro sommerso di “intelligence” e la società Messina?
Sempre in loco, è passata inosservata la presenza dal 15 febbraio al 16 aprile, propriamente al cantiere San Giorgio del Porto di Genova, della USS Mount Whitney: la nave ammiraglia della Marina Militare U.S.A. sottoposta a lavori di riparazione.
Mount Whitney a Genova

A proposito: a parte le frequenti esercitazioni militari perfino in aree marine protette, come il santuario dei cetacei nell’Alto Tirreno, o fragili dal punto di vista sismico, per la presenza di faglia attive, come tra la Sicilia e la Calabria o a ridosso delle Eolie, in tutti i porti italiani interessati al transito ed alla sosta di navi e sommergibili a propulsione e/o armamento nucleare della NATO e/o U.S.A. non esistono gli obbligatori piani di sicurezza. Alla popolazione non è stata mai fornita alcuna informazione in merito al pericolo atomico vagante e navigante nei mari d’Italia.

Per quale ragione la presenza di unità nucleari in almeno 12 grandi porti della Penisola (ad esempio, Augusta, Palermo, Cagliari, Gaeta, Napoli, Livorno, La Spezia, Genova, Trieste, eccetera) non viene mai segnalata alle autorità civili?

Si attende una tragedia di proporzioni catastrofiche per tentare di porre rimedio, calpestando nel frattempo le norme nazionali ed internazionali di sicurezza per la gente? I prefetti hanno il dovere giuridico di rendere noti alla popolazione, idonei ed aggiornati piani di sicurezza nucleare.

La sicurezza non è un optional, ma un obbligo di legge nazionale e comunitaria (alla voce Unione europea).

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Disastro Genova, ipotesi avaria meccanica

12 maggio 2013

Si studia il possibile blocco di una valvola pneumatica o guasto al contagiri delle eliche che avrebbe impedito di stabilire l’esatta velocità dell’imbarcazione

08:42 – Potrebbe essere stata una valvola pneumatica la causa, o una delle cause, del disastro del mercantile Jolly nero, nel porto di Genova. Pare infatti che gli inquirenti partano da un elemento, che porterebbe all’avaria come motivo scatenante della tragedia: quel tipo di motore può non mettersi in moto quando la pressione dell’aria compressa che lo avvia è insufficiente. Da qui la mancata risposta ai comandi emersa dalle registrazioni.

Il mancato funzionamento d’una valvola pneumatica, riporta il Secolo XIX, a sua volta potrebbe aver influito sulla pressione necessaria per l’avviamento. C’è poi l’ipotesi del guasto al contagiri delle eliche, che avrebbe impedito all’equipaggio di stabilire, e quindi controllare, l’esatta velocità del cargo. Guasto che però, come quello alla valvola, è tutto da verificare, ricordano gli inquirenti.

Un guasto accertato, sulla “Jolly Nero”, c’era. In tilt è andato il “telegrafo di macchina”, uno strumento che serve a trasmettere gli ordini fra la plancia, in cui erano presenti il comandante Paoloni e il pilota Antonio Anfossi (entrambi indagati per omicidio colposo plurimo e assistiti da Romano Raimondo, Carlo Golda e Francesco Munari) e la sala macchine, che ospita il personale che deve eseguire gli ordini.

Qui è presente una sorta di apparecchio gemello: quando si dà corso alla direttiva, un impulso dovrebbe segnalare alla plancia che la manovra è stata effettuata. L’indicatore che avrebbe dovuto farlo, in realtà, era rotto. Un inconveniente cui l’equipaggio aveva ovviato attraverso l’uso di telefoni e walkie-talkie.

Per gli armatori quel contrattempo non ha influito sull’incidente. Ma i magistrati non trascurano alcun particolare. Gli accertamenti, condotti dal procuratore capo Michele Di Lecce e dal sostituto Walter Cotugno, procedono a tempo di record.

Intanto domani si svolgeranno i funerali delle vittime, mentre oggi, dalle ore 10 presso la Capitaneria di porto, sarà aperta la camera ardente.

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Jolly Nero, confermata l’ipotesi dell’avaria

14 maggio 2013

Ma per i pm potrebbe non essere stata l’unica causa del disastro al porto di Genova

18:56 – “L’avaria sulla nave cargo Jolly Nero sembra essersi verificata, ma non so in che misura possa aver influito”. Lo ha detto il procuratore di Genova, Michele Di Lecce, parlando delle cause del tragico incidente al porto in cui sono morte nove persone. Sull’ipotesi di un eventuale errore umano, il procuratore ha affermato: “Tutto può essere. Non ci sono tesi precostituite, valuteremo se ci saranno una o più cause”.

Intanto i consulenti incaricati dalla Procura sono impegnati nella perizia sullo stato della nave mentre prossimamente sarà aperta la “scatola nera” che si trovava sul cargo e che, è stato spiegato dal procuratore, “sarà trattata con determinate garanzie in modo che non ci sia alcun danneggiamento in fase di apertura”.Ancora da capire la manovra della nave – “La manovra compiuta dalla Jolly Nero è ancora tutta da ricostruire”, ha detto il procuratore capo Michele Di Lecce. Il magistrato ha riferito che “continua l’esame di alcune persone informate dei fatti”, e si prosegue con gli accertamenti tecnici. A proposito del video-shock che ha ripreso le immagini del momento dell’urto della nave contro la torre, Di Lecce ha aggiunto: “Non è decisivo ma può essere utile. Sarà analizzato nei prossimi giorni”. Il video sarà messo a confronto con altre riprese provenienti da soggetti diversi.

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Il cadavere del sergente Gianni Iacoviello era sotto la trave portante della torre piloti

16:15 – I palombari della Marina militare hanno trovato il corpo del sergente Gianni Iacoviello, la nona vittima dell’incidente di Genova, l’ultimo disperso. Mercoledì erano stati celebrati i funerali di Stato nella cattedrale del capoluogo ligure. Il cadavere era sotto la trave portante di cemento armato della torre dei piloti, che si era abbattuta vicino alla banchina.

Secondo quanto appreso, il corpo era rimasto incastrato tra la banchina e la colonna di cemento.

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La scatola nera rivela atti “negligenti” e il fatto che l’avaria ai motori fosse cosa nota

6.7.2013
foto Da video
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10:54 – “Io chiudo, se succede qualcosa chiamatemi”. E’ la voce del primo ufficiale Lorenzo Repetto registrata dalla scatola nera della Jolly Nero qualche minuto dopo l’inizio della manovra che, la notte dello scorso 7 maggio, causò il crollo della torre piloti, provocando 9 morti. Il magistrato che indaga sulla vicenda ravvisa in quella interruzione della comunicazione un comportamento assai negligente.

Secondo alcune indiscrezioni, nel Vdr si sente anche la voce del comandante che a 75 metri dalla torre piloti dà il comando di stare ‘pronti sulle ancore’. L’ancora, però, venne gettata solo a 25 metri di distanza, dopo l’urlo dell’ufficiale di poppa che indica la distanza. Altre voci registrate fanno comprendere come l’abbattimento della torre venga vissuto in plancia come qualcosa di ineluttabile, senza quasi tentare il possibile. Soprattutto si comprende come l’avaria motori, che ha impedito al Jolly Nero di evitare l’impatto, fosse cosa nota al personale a bordo.

Nelle registrazioni si sente anche il rumore della spia che segnala il mancato funzionamento del motore. Un rumore che inizia e poi si interrompe, perché qualcuno, secondo l’accusa lo ha spento volontariamente. Infine i drammatici momenti dell’impatto. Nel file audio si sente un rumore fortissimo: è il rumore che indica che la torre piloti viene abbattuta trascinando con sè nove vittime. ”Eh niente, buttato giù la torre dei piloti… saranno tutti morti”, si sente dire dal comandante del Jolly Nero, Roberto Paoloni.

Il magistrato ha firmato venerdì il provvedimento di sospensione del primo ufficiale, del comandante Roberto Paoloni e del pilota Paolo Anfossi.

Le voci prima del disastro – Quella sera il motore della Jolly Nero per due volte non dette segnale di funzionamento alla partenza e prima dello schianto. Alle 20.59, quasi due ore prima dell’incidente, il comandante Paoloni e il primo ufficiale Repetto commentano il mancato avvio del motore. “Il motore non ha soffiato”, è il segno della normale attività. Poi suona l’allarme di mancato avviamento. Alle 21.01 il primo ufficiale Repetto chiede: “Partiti?”. Il comandante Paoloni risponde: “Non è partito niente. Ogni volta che si parte da Genova è sempre… Bisogna farsi il segno della croce. Specialmente poi quando fanno servizi di bordo… la Solas, la visita scafo-macchina. C’e’ da mettersi le mani nei capelli”.

Alle 21.59 sale a bordo il pilota del porto Antonio Anfossi. Alle 22.19 Repetto chiede: “E’ partita? Perché i giri non mi danno niente”. E alle 22.35 il primo ufficiale riceve una telefonata dal direttore di macchina e dice: “…io non posso stare qua, ce la fai ad avvisarmi… tu mi chiami, al limite mi chiami”. Successivamente viene dato l’ordine di riavviare il motore, ma non si sente il soffio di sfiato. Alle 22.57, a due minuti dall’impatto parla il pilota Anfossi: “Molto adagio avanti”, ma dopo pochi secondi suona l’allarme di mancato avviamento. Repetto: “Non è partita”. Anfossi: “Pronti alle ancore”. Paoloni alle 22.59: “State pronti alle ancore, presto”.

Il momento dell’impatto – E’ il momento dell’impatto. Alle 22.59.34 rumori della chiglia sulla banchina; 22.59.42: il crollo. Paoloni: “Buttato giù la torre, saranno tutti morti. Poco dopo Anfossi chiama il capo Piloti del porto, Giovanni Lettich: “Sì Giovanni, ho buttato giù la torre dei piloti. E’ successo un disastro”. Subito dopo è Paoloni a chiamare Giampaolo Olmetti, consigliere di amministrazione con delega all’armamento della società Ignazio Messina. “C’è stato un grosso incidente… Siamo andati addosso a una banchina… Abbiamo buttato giù la torre piloti…”.

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