Quella famiglia targata Barilla

Non molti giorni fa, Guido Barilla, il presidente della multinazionale di Parma, ha incautamente pronunciato, nel programma radiofonico “La Zanzara”, una frase che molto ha fatto discutere: “sono per la famiglia tradizionale, non realizzerò mai uno spot con i gay”. La dichiarazione ha subito creato l’usuale chiacchiericcio mediatico su internet, dando vita – come sempre accade – ai due blocchi identitari dei sostenitori e dei detrattori.

Fermo restando che questi pseudo-dibattiti corrispondono ad altrettante manifestazioni di una precisa strategia volta a produrre la distrazione di massa rispetto ai rapporti di forza e alle contraddizioni reali, siamo fermamente convinti che l’omofobia debba essere incondizionatamente combattuta, come del resto tutte le forme di discriminazione. Delle quali – giova ricordarlo – il classismo imperante che il fanatismo dell’economia produce a propria immagine e somiglianza resta la più grande. Curioso il fatto che il coro virtuoso che denuncia tutte le discriminazioni quasi mai abbia qualcosa da dire sul rapporto di forza capitalistico, subdolamente vissuto come naturale.

Chiarita la necessità di lottare contro tutte le forme di discriminazione, occorre rilevare che ben altra cosa è l’opportunità o, addirittura, la necessità di introdurre il matrimonio gay. Poiché si tratta di un argomento delicato e scivoloso, è bene partire col piede giusto, chiarendo preliminarmente – onde evitare equivoci e l’apertura immediata del fuoco incrociato da parte del politically correct – la nostra posizione: le coppie omosessuali devono essere tutelate e protette nei loro diritti civili e sociali.

Ma il punto della questione sta altrove. L’odierna discussione intorno al matrimonio gay non deve certo essere analizzata, come sempre si fa, dal punto di vista della difesa delle minoranze e dell’amore omosessuale (difesa che – lo ripetiamo – è giusta e massimamente degna di essere perseguita). La si deve guardare da un diverso angolo prospettico, che è quello dell’odierno processo di distruzione della famiglia tradizionale portata avanti dal capitalismo postborghese e postproletario. A questo tema, abbiamo dedicato un intero capitolo – il quinto – del nostro lavoro Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo (Bompiani, 2012), a cui rimandiamo.

Ci limitiamo qui all’essenziale della questione, che sta in ciò: la distruzione della famiglia che si sta oggi verificando con intensità sempre crescente si inscrive nella logica di sviluppo di un capitalismo ormai del tutto incompatibile con le tradizionali forme borghesi – “etiche”, avrebbe detto Hegel – in cui si era sviluppato fino a prima del Sessantotto (famiglia, religione, Stato, ecc.). E la discussione sui matrimoni omosessuali, in questa prospettiva, non deve essere letta come funzionale al giusto e sacrosanto riconoscimento di diritti degli omosessuali, ma alla distruzione delle vecchie forme borghesi di esistenza, vetuste e “bacchettone” finché si vuole, ma pur sempre incompatibili con l’odierna dinamica di oscena estensione totalizzante del codice patologico della forma merce.

Se, infatti, la famiglia comporta, per sua natura, la stabilità affettiva e sentimentale, biologica e lavorativa, la sua distruzione risulta pienamente coerente con il processo oggi in atto di precarizzazione delle esistenze. La lotta ideologica contro la famiglia borghese avviene, per ironia della storia, proprio nel momento in cui il rapporto di forza capitalistico rende impossibile ai giovani sottoposti al lavoro flessibile e precario la costruzione di una famiglia!

L’aveva splendidamente sottolineato Hegel: la stabilità professionale e quella affettiva di tipo familiare costituiscono il fondamento dell’“eticità”, là dove il capitalismo odierno di tipo post- e antiborghese dissolve entrambe. Più precisamente, rimuovendo la stabilità lavorativa tramite il precariato, rende, di fatto, impossibile il costituirsi del nucleo familiare nelle sue forme tradizionali. In questo senso, con le sue battaglie contro la famiglia tradizionale, la sinistra non ha smesso di lavorare per il re di Prussia, assecondando a livello teorico la dinamica stessa del mercato

Non è un mistero, e occorre riflettervi: come avrebbe detto Hegel, il noto non è conosciuto. Dal Sessantotto, la sinistra promuove la stessa logica culturale antiborghese del capitalismo, tramite sempre nuove crociate contro la famiglia, lo Stato, la religione e l’eticità borghese, ossia – lo ripeto – contro tutti quei valori borghesi che sono incompatibili con un capitalismo pienamente sviluppato, ossia con l’allargamento illimitato della forma merce a ogni ambito dell’esistenza e del pensiero.

La difesa delle coppie omosessuali da parte della sinistra non ha il proprio baricentro nel giusto e legittimo riconoscimento dei diritti civili degli individui, bensì nella palese avversione nei confronti della famiglia tradizionale e, più in generale, della normalità borghese in ogni sua estrinsecazione. La sinistra – anche in questo caso, non è un mistero – simpatizza verso ogni forma di “diversità” e, insieme, ha un profondo odio snobistico verso la gente “normale”, verso la vecchia e rispettabile “normalità borghese”. È questo l’aspetto che, tacitamente, il politicamente corretto non può tollerare del discorso del signor Barilla, il suo rivendicare la famiglia tradizionale incompatibile con le logiche del mercato.

Avendo rinunciato al perseguimento di un avvenire alternativo rispetto alla prosa reificante dell’esistente, la sinistra ha scelto di investire culturalmente e politicamente sull’onestà, sulla legalità, sui diritti civili (in un integrale abbandono di quelli sociali). Lungo il piano inclinato che porta all’odierno baratro, in cui il maximum dell’emancipazione possibile sembra consistere nel matrimonio gay (Vendola), nella libertà di interrompere la propria vita individuale a piacimento (Pannella) e in cui la dimensione dei diritti sociali è stata messa del tutto in congedo, la sinistra si è accomiatata, di fatto, da ogni residua dissonanza con le logiche del reale e dell’onnimercificazione sempre più pervasiva.

Con Voltaire, occorre ripetersi finché non si sarà capiti: la vicenda tragicomica della sinistra sta in quella oscena e perversa complicità con il capitalismo trionfante; complicità che, peraltro, la sinistra stessa rivendica con orgoglio, legittimandola nella forma di una realistica considerazione dell’irreversibilità dei processi in atto. Restano impareggiabili, a questo proposito, le patetiche rassicurazioni pre-elettorali di Bersani (“i mercati non hanno nulla da temere dal PD!”, “siamo il partito più europeista”, e così via, di sciocchezza in sciocchezza). La cosiddetta sinistra o passa armi e bagagli all’ideologia del mercato (è il caso del “rottamatore” Renzi, con le sue ridicole serenate per il neoliberismo trionfante) o vive schizofrenicamente la propria identità, unendo un lessico da cooperativa anni Sessanta con l’accettazione supina delle logiche del mercato (esemplare, ancora una volta, Bersani).

La considerazione di Guido Barilla (certo goffa e fuori luogo), come anche la reazione indignata del popolo della sinistra, sono un prezioso segnalatore del problema a cui qui ho solo accennato telegraficamente: l’indignazione di cui il popolo della sinistra è ormai capace sembra riguardare sempre e solo il costume borghese tradizionale (famiglia tradizionale, religione, eticità dei costumi, ecc.), mai il capitale finanziario e l’agire troppo spesso criminale delle multinazionali.

L’innalzamento selvaggio dell’età pensionabile, i tagli lineari dei salari, l’erosione progressiva del welfare state vengono vissute come normali pratiche coessenziali al regime neoliberale, da accettarsi passivamente: si protesta sempre e solo per questioni che non sfiorano mai i rapporti di forza realmente esistenti. Ma i dominati, nell’intera storia umana, erano stati a tal punto integrati nell’ideologia dei dominanti.

Lo stesso Barilla sembra vivere sospeso in una scissione radicale: per un verso, vorrebbe la famiglia tradizionale; per un altro verso, è pienamente inserito nel circuito delle multinazionali e della loro distruzione programmata delle istanze borghesi.

Diego Fusaro
Fonte: www.lospiffero.com
7.10.2013

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Famiglia e Società: necessario recupero dei ruoli tradizionali

di Frà Leone da Bagnoregio

Questo scritto probabilmente, non sarà condiviso da molti ma, è però necessario ogni tanto dire le cose come sono senza preclusioni e senza reticenze, sicuramente non è esaustivo al fine di determinare quali siano gli errori che hanno attaccato la famiglia cristiana e ne hanno deformato la struttura. Per fare questo sarebbe necessario un intero voluminoso libro.

Vorrei in questa sede analizzare solo brevemente in cosa, purtroppo, si è trasformata la famiglia nel nostro contesto sociale, è evidente che una società anticristiana non può che emanare una famiglia anticristiana figlia del mondo moderno che ha ripudiato Gesù Cristo Nostro Signore come suo centro e suo fine.

La famiglia contemporanea diciamo quello di stampo naturale, tralasciamo dalla nostra analisi brutture come la famiglia allargata o la pseudo famiglia omosessuale.

Prima di prendere in considerazione quel tipo di degenerazione della famiglia, si deve comprendere fino a che punto la famiglia di stampo naturale è oggettivamente deviata.

Incominciare a stigmatizzare certi comportamenti ormai divenuti correnti non solo nelle famiglie moderne ma, ahimè, anche in quelle tradizionali. Quante volte si vedono all’uscita dalle Messe domenicali (anche in ambito tradizionalista), famiglie composte da padre e madre con figli, dove il più delle volte è il padre a spingere passeggini e a correre dietro ai figli cercandoli di tenerli a freno, mentre la madre tranquillamente chiacchiera e a volte fuma intrattenendosi con altre persone, senza poi giungere al parossismo in cui è il padre a cambiare pannolini e ad occuparsi della cura dei bambini anche in tenera età, cioè a svolgere funzioni tipicamente femminili, il che avrebbe suscitato ilarità soltanto mezzo secolo fa da parte di uomini e donne. Non ci si accorge che simili atteggiamenti sono frutto di una disgregazione del ruolo famigliare del padre, che deve avere altro tipo ruolo nella famiglia non solo tradizionale ma naturale. Abbiamo oggi dei “mammi” che fanno le veci delle mamme, la scusa che viene normalmente portata è che “le signore sono stanche perché il più delle volte anch’esse lavorano e non possono occuparsi della famiglia e dei figli e allo stesso tempo del lavoro; perché in fin dei conti i figli sono pure del padre e non solo della madre”. Si vede in questo modo seppur in modo latente apparire chiaramente i frutti del femminismo rivoluzionario sessantottino e la volontà della donna di emanciparsi dal ruolo di madre e di sposa. La sposa tradizionale non avrebbe lesinato fatiche e patimenti per la famiglia e per difendere il suo ruolo di madre allontanando lei stessa il marito da mansioni non confacenti al suo stato di padre di famiglia. In questo modo si è invece sminuito il ruolo del padre, che viceversa nella famiglia deve rappresentare l’autorità. Il ruolo del padre in ambito economico è quello di portare sostentamento alla famiglia e non quello di contribuire anche al sostentamento! Va aggiunto però che ormai è scomparso lo spirito di sacrificio nel matrimonio e si deve avere tutto per non essere screditati di fronte all’opinione pubblica progressista e si deve concedere il massimo ai figli, acquistando giocattoli ed intrattenimenti a dismisura.

Si comprende benissimo che la società contemporanea ha fatto in modo che un solo reddito sia insufficiente non solo al sostentamento di una famiglia numerosa, ma anche di una famiglia poco numerosa. E’ evidente che un nucleo famigliare che deve sostener mutui e spese varie per l’acquisto di un’abitazione e per il suo mantenimento abbia ormai enormi difficoltà a sopravvivere con un solo reddito. Forzatamente le mogli il più delle volte devono pure loro contribuire con uno stipendio al mantenimento famigliare a scapito dell’istruzione e dell’accudimento della prole.

I figli sono, quindi, affidati già in tenera età ad asili nido per passare poi alle scuole materne, si allontano in questo modo i figli dall’ambito famigliare e dai genitori al fine di raggiungere un maggior benessere della famiglia e si vedono questi genitori correre tra asili e scuole varie a portare e riprendere i figli, pregiudicando particolarmente per i padri la resa presso i loro datori di lavoro!

Così scriveva Pio XI “A indebolire l’influenza nell’ambiente famigliare si aggiunge oggi il fatto che quasi dappertutto, si tende ad allontanare sempre più dalla famiglia la fanciullezza sin dai teneri anni sotto vari pretesti, siano economici, attinenti all’industria o al commercio …” [1]. Se ciò accadeva alla fine degli anni venti dello scorso secolo, figuriamoci ora che è diventata una costante.

Va però evidenziato, tuttavia, che nei tempi passati la contribuzione della moglie non forzatamente si estrinsecava nel cercare all’esterno una fonte di reddito. Una corretta gestione famigliare delle entrate economiche alla quale principalmente presiedeva la moglie, portava a dei risparmi che consentivano di giungere al pareggio del bilancio famigliare, che oggi appare impossibile con due redditi.

Un fatto ancora più increscioso è appunto, quello di vedere intere famiglie al supermercato (fattore che tanto piace all’etica progressista) in cui chi detta legge sono il più delle volte i figli che indicano loro ai genitori alcuni acquisti da fare, con dispendio enorme di denaro, senza contare l’enorme confusione che si crea negli stessi esercizi pubblici. Soltanto mezzo secolo fa era solo la madre o il padre a provvedere agli acquisti per la famiglia, e lo spirito di sacrificio era inculcato nei figli già dalla tenera età, ai quali veniva insegnato che non tutto era loro dovuto. I genitori stanchi della giornata lavorativa, affidano oggidì il più delle volte i figli alla televisione, propinando loro cartoni animati o altre trasmissioni, che diffondono dei valori profondamente anti cristiani, invece di trovare altri modi di svago.

Come in ogni società tradizionale ben regolata c’è un capo e questa funzione nella famiglia è data dal diritto naturale al padre che con carità e giustizia regola la vita famigliare. La nuova famiglia che non si può più neppure definire naturale, è regolata da uno spirito democratico dove tutti hanno diritto di portare il loro contributo, sia la moglie che i figli e democraticamente si decide il da farsi.

Il ruolo di madre è talmente svilito che si sono alterati i compiti, se prima abbiamo parlato di “mammi” ora parliamo di “donne padri” che decidono ed impongono certe scelte famigliari accettate “obtorto collo” il più delle volte dai mariti che con fare melenso accondiscendono in nome dell’amore che portano verso la sposa (quasi dei rimbambiti che deambulano).

La cosa che inorridisce è che quando si mostrano ai padri tali errori che loro stanno commettendo, la risposta più simpatica è quella di dichiarare senza reticenze: “…che ormai le donne sono così, o si accettano nella loro nuova emancipazione oppure si rovina la pace famigliare o non ci si sposa, non esistono più le donne di un tempo”.

La rivoluzione è penetrata a tal punto nella famiglia tramite la donna, che se nella società tradizionale la moglie era l’angelo del focolare e colei che tutto riappacificava ora è quella che suscita ostilità all’interno del focolare domestico e porta fuori dalle mura casalinghe un latente odio che si riverbera addirittura nell’ambiente lavorativo.

Qualcuno sostiene che questa visione tradizionale della famiglia è una visione ottocentesca ormai superata dal progresso della famiglia stessa, ma queste sono panzane che adducono certi mariti più propensi al loro tornaconto che alla difesa della giustizia e della verità.

Quando si pensa di contrastare la rivoluzione della famiglia, quegli esempi di cui precedentemente abbiamo accennato, tipo famiglia allargata o famiglia omosessuale, è necessario, prima o quanto meno nel contempo restaurare la famiglia naturale, fissando nuovamente i ruoli voluti dalla natura e dalla rivelazione. Questo tocca principalmente ai sacerdoti e ai religiosi che devono insegnare ai futuri sposi o anche a quelli che hanno già contratto matrimonio quali siano le vere funzioni del padre e della madre e il rispetto dei ruoli voluti da Dio nella famiglia. Se non si riprende da questo ogni battaglia è già persa in partenza, perché è necessario prima mettere ordine in casa poi fare pulizia fuori!


[1] Pio XI Enciclica Divini illius Magistri del 31/12/1929.

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Schiavisti e bontà. Napolitano, la Boldrini e la Caritas si prendano le loro responsabilità

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di Gabriele Adinolfi

I bagnanti della spiaggia siciliana di Morghella hanno fatto quello che tutti avrebbero fatto: hanno aiutato dei profughi esausti che rischiavano di affogare come molti dei loro recenti predecessori.
Immancabilmente il loro essersi comportati da uomini, come in ogni circostanza avviene nella civiltà, visto che si curano persino i feriti degli eserciti nemici, è stato strumentalizzato dai mentori dello Schiavismo Universale, dai pifferai dello ius Soli. Un progetto di legge propagandato esclusivamente con menzogne e con sensazionalismi e senza mai chiarirne il significato esatto che è Onnirazzista e lede ogni libertà e fierezza, imponendo a chi nascesse in Italia per puro caso di divenire italiano per forza. Dunque di rinnegare – non per scelta (che già lo può da decenni) ma per costrizione – le sue origini e la sua identità.
Questa gente che tanto esalta la distruzione delle identità altrui e l’avvento di un solo, standardizzato, modello consumistico transnazionale, transreligioso e transessuale, questa gente che spesso vive di contributi pubblici, sottratti alle necessità nazionali per aiutare gli “inserimenti” dei nuovi schiavi, passando per i campi di concentramento in cui vengono accolti, questa gente non fa che lanciare messaggi perché giungano a frotte.
E difatti da quando è nato il governo Alfetta questi vengono a frotte e muoiono come mosche durante la traversata.
Ma che vengino a fare? Se lo è chiesto l’Imam di Catania, mica il leghista trinariciuto.
In un Paese alla bancarotta, in cui ogni giorno vengono licenziate centinaia e centinaia di persone, in cui chiudono migliaia di imprese ogni mese, in cui ci sono due suicidi al giorno per disperazione, questi vengono attratti da un El Dorado fasullo, propagandato artificialmente dai sacerdoti squlibrati del nuovo Credo Mondialista e dai papponi delle associazioni caritatevoli.
E stanno male, e rischiano la vita e muoiono come mosche.
Di questo dovrebbero parlare i nostri rappresentanti istituzionali anziché strumentalizzare subdolamente il comportamento normale dei bagnanti siciliani facendone un’ulteriore trappola per topi.
Dovrebbero parlare dei drammi e dei lutti che provocano irresponsabilmente con le loro parole insensate.
Napolitano, la Boldrini, la Caritas e compagnia bella abbiano il coraggio di prendersi le loro responsabilità e abbiano la dignità di tacere di fronte a simili tragedie, consumate o sfiorate.

Fonte: Noreporter

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Boldrini e Bergoglio: accogliete gl’immigrati. Ma in Vaticano la clandestinità è punita col carcere e con multe.

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

Pubblicato da italiapiugiusta – 19 luglio 2013

Boldrini: “Case con precedenza a extracomunitari e rom”. Le arriva la seconda denuncia

Raccogliendo l’indignazione generale, un altro cittadino italiano sporge denuncia contro Laura Boldrini per la sua dichiarazione a favore del diritto di precedenza per immigrati e rom nelle assegnazioni delle case popolari

Dopo Davide Fabbri, rappresentante del “Movimento Lavoro e Rispetto” che il 30 giugno scorso aveva sporto una denuncia nei confronti della presidente della Camera Laura Boldrini, anche un altro cittadino italiano tale Antonio Pastori Pierleoni, si è presentato ai carabinieri e ha fatto identica cosa. Tutto nasce dall’intervista rilasciata dalla Boldrini, nella quale alla domanda “Con quale criterio saranno assegnate le case popolari” ella rispondeva: “Saranno date prima ai rom e agli extracomunitari con figli a carico”. Il denunciante Antonio Pastori Pierleoni, diretto discendente di Papa Anacleto II Pierleoni e di Papa Gregorio VI Pierleoni, ci fa sapere che ha sporto denuncia ai Carabinieri di Pomezia (Roma) per razzismo e per vilipendio dell’articolo 47 della Costituzione. Inoltre Fabbri e Pierleoni, si sono resi protagonisti di un flash mob in piazza del Popolo a Roma, distribuendo volantini con la copia delle denunce e con degli striscioni che però hanno avuto i minuti contati, dato che sono stati rimossi dai carabinieri per manifestazione non autorizzata nonostante la richiesta inoltrata alla Questura.

Ma Antonio Pastori Pierleoni si spinge anche un po’ più in là, attaccando Bergoglio: “Se papa Francesco è favorevole ad accogliere gli immigrati, che li ospiti in Vaticano! Perché devono togliere le case agli italiani?”

Effettivamente non ha tutti i torti, anche perché papa Francesco con i suoi proseliti di accoglienza, probabilmente non è al corrente delle leggi del Vaticano che sono rivolte al reato di clandestinità, quindi, li dove è Capo di Stato, non ci può essere accoglienza, infatti la legge III del 1999 sulla cittadinanza recita all’articolo 21: ‘Coloro che si trovano nella Città del Vaticano senza avere l’autorizzazione prevista possono essere espulsi anche con la forza pubblica’. Il comma successivo recita: Può essere sottoposto a pena pecuniaria o detentiva chi s’introduce nelloStato del Vaticano nonostante il rifiuto di permesso o in violazione di un provvedimento di divieto di accesso”.

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Serge Boret Bokwango, diplomatico del Congo a Ginevra: “Buona parte degli Africani che arrivano in Italia rappresentano l’immondizia dell’Africa. Non dovrebbero stare in Europa”.

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

Immondizie”. Diplomatico del Congo a Ginevra durissimo contro immigrati africani

IMMIGRAZIONE – Serge Boret Bokwango, diplomatico del Congo a Ginevra: “Buona parte degli Africani che arrivano in Italia rappresentano l’immondizia dell’Africa. Non dovrebbero stare in Europa”.

Il membro della missione dell’Onu a Ginevra, Serge Boret Bokwango, ha diffuso una lettera aperta dai contenuti decisamente duri nella quale critica con fermezza alcuni suoi connazionali. In particolare si riferisce agli immigrati presenti nell’Italia meridionale e osserva lapidario:

L’Italia del sud non riceve solo le immondizie del Nord ma anche quelle dell’Africa (gli africani immigrati, venditori ambulanti e mendicanti per le strade)”Gli africani che mi capita di vedere in Italia mentre vendono di tutto e di più e si prostituiscono – continua – rappresentano l’immondizia dell’Africa. Questi uomini, venditori ambulanti sulle spiagge e per le strade delle città, non rappresentano in alcun caso gli africani che vivono in Africa e si battono per la ricostruzione e lo sviluppo dei loro Paesi. Mi chiedo perché i Paesi dell’Europa autorizzino e tollerino la presenza di questi individui sul proprio suolo nazionale.

Forse per umiliare ancora una volta l’Africa o per distrazione? Provo un forte sentimento di onta e di rabbia nei confronti di questi africani immigrati che si comportano come ratti che infestano le città.

Provo forti sentimenti di onta e rabbia anche nei confronti dei Governi africani che favoriscono le partenze di massa dei loro rifiuti verso l’Italia, l’Europa e l’Arabia. Reagiamo!!”

Fonte: http://www.mattinonline.ch/immondizie-diplomatico-del-congo-a-ginevra-durissimo-contro-immigrati-africani/ – 15 maggio 2013

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L’Italia faccia l’Italia. Partendo dalla Descrescita felice e dalla Casa

Mi piacerebbe avviare una considerazione, legandola al programma culturale del Governo Letta. Una specie di libro dei sogni con una sola variabile: da dove prenderà i soldi? Ma un attimo, facciamo una riflessione. Una volta era naturale sognare. Si diceva: l’erba voglio non cresce neppure nei giardini del Re. Non perchè il Re non potesse stampare moneta a sufficienza per esaudire le sue aspettative e dei suoi sudditi e concittadini; ma per la semplice ragione che già allora c’era chi voleva dimezzare i Re per sottrargli il potere di stampare denaro e con il proposito di schiavizzare il Popolo. Da lì le guerre, le rivoluzioni civili, le carestie, le pestilenze, la cultura di morte, della carenza, della precarietà; le ingiustizie e la distanza assiderale tra monarchia, Governo massonico e plebe. Ed in mezzo la classe borghese, che stava emergendo come presidio dominante cosiddetto democratico. Forse sto semplificando, ma è facile capire che se il Governo Letta oggi è stato erto a simbolo di “momento di raccolta” della classe dominante, non potendo stampare moneta resta un “re nudo” e quindi può dire tutto quello che vuole senza poter (sapendolo) realizzare nulla.

Berlusconi, che dal marketing politico ora è diventato il pigmalione della psicologia politica, ha centrato un’altra volta il punto: non si toccano Dio, Casa, Patria e Famiglia. E con questo manda un segnale inequivocabile: o rifacciamo l’Italia o si muore.

Per questo ritengo che la sua impuntatura sull’IMU, sia in realtà una giustificata barricata contro la tassa iniqua della prima casa; in parte sostenuta da lui per fornire ai Comuni un’entrata fiscale; poi però diventata la ragione di una campagna elettorale da “statista” che porta nei suoi contenuti più reconditi una caratteristica fortissima e strabigliante: lo shock motivazionale contro lo shock economy, come ebbe a dire durante la campagna elettorale del 2013. Ecco perchè dovremmo essere tutti con lui nel dire che la Casa è un bene sacro! Non importa a quanto ammonta la somma di prelievo. Toccando la casa, pensando alla casa domestica come una forma di reddito per lo Stato, significa toccare il luogo sacro attorno al quale si riunisce la famiglia, dove crescono i figli, dove si consumano i gesti quotidiani, dove la maggior parte dei cittadini “accumula” (o che brutta parola, meglio dire dove “sistema con amore e devozione”) i beni acquisiti, ereditati, acquistati con il proprio lavoro (perchè senza la casa il consumo di beni diventa solo volatile e agganciato al vizio, alla sindrome d’acquisto). La casa e tutto ciò che vi portiamo dentro è il primo vero e proprio libro dei sogni, dove possiamo riconoscere l’identità della famiglia, della persona, dell’individuo, il corso di una vita, di una comunità, di un passato e di una discendenza.

Messa in difesa la Casa, dovremmo poi mettere al sicuro la Patria, il territorio, le maestranze, i mestieri, le produzioni, l’artigianato, il Made in Italy. E con questo il lavoro e le formule di compensazione del tempo impiegato per la realizzazione dei beni. Chiamiamoli buoni, reddito di cittadinanza, note di credito, note di banca, titoli di Stato, baratto, banca del tempo. Basta che sia valuta circolare accettata da ambo le parti: chi offre lavoro, domanda e offerta di lavoro, Stato esattore. E che le regole siano le stesse: se devo pagare le tasse entro tale data, che lo Stato paghie le imprese ed i dipendenti entro e non oltre tot data. Se sfora è perchè non è sovrano, eprchè non può battere moneta, perchè è succube di altri padroni. Ma se lo Stato non può garantire i suoi cittadini, che senso ha chiamarlo ancora Stato? e come si regola la giustizia? Può la Giustizia schierarsi contro lo Stato che comunque è reticente e non può pagare?

Berlusconi ha deciso di porre un limite all’ingiustizia. Ed ha alzato le barricate sulla casa di famiglia. Magari può essere aperta una discussione sulle case da reddito, sulle seconde, terze 100 case se non sono abitate, se costituiscono un lucro, una rendita. Perchè la rendita, scorporata dei costi vivi, crea un vantaggio e per questo è doveroso contribuire al funzionamento dello Stato se questi vuol garantire l’accesso alla cultura, la fruizione dei beni, l’accoglienza, l’approviggionamento alimentare a tutti i cittadini; il funzionamento dei servizi, i beni primari quali scuola, assistenza sociale, ospedali, istituzioni, apparati amministrativi, il sistema legislativo, esecutivo, giudiziario e persino quello monetario, il credito con le sue casse di deposito e prestiti, la ricchezza nazionale, le imprese pubbliche e le società statali per l’energia, le comunicazioni, la difesa, il commercio, l’immagini all’estero, la bonifica, l’acqua, il controllo, la protezione del territorio nelle sue varie forme di polizie e dalvaguardia e la prevenzione civile, nel segno della efficienza come era l’IRI nei tempi d’oro.

Ma noi di escogitur ci spingiamo oltre e pensiamo che tutto ciò non potrà essere attuato se lo Stato non è libero. Le guerre armate e finanziarie indeboliscono un Paese e lo rendono succube della corruzione, dell’immobilismo, della disoccupazione, del terrore, della disperazione, del depopolamento, della ignoranza, dell’emigrazione.

Per questo riteniamo che vadano anche selezionate le professioni ed i mestieri irrinunciabili perchè l’Italia possa essere sempre l’Italia. Un unicum.

A suo tempo escogitur individuò nei punti programmatici di Forza Nuova l’idea di Paese che avevamo in mente. Non a caso Paolo Ferrero si è candidato come capolista del movimento, non ottenendo alcun successo a causa dello tzunami Grillo. Ma il programma era estremamente interessante e pure realistico perchè spiegava la necessità di nazionalizzare la Banca d’Italia:

1. Taglio delle spese della politica;
elezione di metà dei deputati tra le categorie produttive, professionali e del mondo della cultura; abrogazione del finanziamento ai partiti; obbligo per chi assume incarichi pubblici,
pure elettivi, di dichiarare la propria eventuale iscrizione a logge segrete.

2. Snellimento della burocrazia e semplificazione delle procedure
amministrative.

3. Abolizione delle regioni e devoluzione delle loro competenze alle province nel quadro di un progetto di sviluppo politico, fiscale ed
economico dell’autonomia locale.

4. Affidamento allo Stato della titolarità, direzione e controllo dei settori strategici dell’economia.

5. Sovranità monetaria;
Nazionalizzazione della Banca d’Italia e direzione statale sulle attività di gestione del risparmio e del credito;
Ripudio del debito pubblico nei confronti degli organismi finanziari internazionali.

6. Divieto ai dirigenti di istituti di credito di partecipare alla politica;
Istituzione di un tribunale speciale per i reati di natura bancaria.

7. Difesa della vita dal concepimento;
tutela della famiglia ed incentivi alla natalità con assoluta precedenza alle famiglie italiane.

8. Diritto alla proprietà della casa ed abolizione di qualsiasi tassazione sulla prima abitazione; accesso a mutui, erogati da enti pubblici, privi di interesse speculativo per l’acquisto della prima casa.

9. Progressiva abolizione del precariato;
previsione di un’equa ripartizione degli utili d’impresa tra datore di lavoro e dipendenti.

10. Riforma dell’istruzione;
scuola efficiente nei programmi e severa nella selezione; rilancio dell’insegnamento umanistico nelle scuole di ogni ordine e grado; diritto allo studio e massime facilitazioni per i meritevoli.

11. Incentivi alle energie alternative e raggiungimento dell’autonomia energetica.

12. rilancio dell’agricoltura come economia primaria; concessione delle terre demaniali ai giovani imprenditori agricoli; sostegno al consumo dei prodotti alimentari territoriali; divieto al commercio di cibi geneticamente
modificati.

13. Rinegoziazione di tutti gli stipendi dei manager pubblici e adozione di soglie massime non superiori a 5 volte il salario di un lavoratore dipendente; tagli sulle maxi-pensioni e tetto massimo fissato a 5 volte la minima.

14. Semplificazione del sistema fiscale,
abbassamento della pressione fiscale e del costo del lavoro alle piccole e medie imprese; detrazione dal reddito familiare delle spese necessarie realmente sostenute.

15. Riforma della giustizia;
separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti; fine dell’automatismo della carriera; responsabilità civile e disciplinare del giudice; certezza della pena; previsione del lavoro continuativo per i condannati al fine di favorire il
risarcimento delle vittime dei reati.

16. Blocco immediato dell’immigrazione e progressivo rimpatrio degli extracomunitari non integrabili nel nostro tessuto sociale;
conferma del principio dello ius sanguinis; Abolizione immediata dell’assegno sociale per gli immigrati non lavoratori.

17. Invio dell’esercito nei territori attualmente occupati dalla criminalità
organizzata per strapparne il controllo alle mafie e restituirlo all’autorità dello Stato; sequestro di tutti i beni dei mafiosi e riassegnazione alle vittime di usura.

18. Uscita dell’Italia dalla Nato,
denuncia del trattato di Lisbona e costituzione di un’Europa cristiana, patria di popoli liberi e confederazione di nazioni sovrane.

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E’ vero, il movimento di Roberto Fiore non apre assolutamente verso l’iniziativa dello Ius Soli. Non lo farà mai finchè questo emendamento risulterà solo come l’ennesino strumento per massacrare la libertà degli italiani di essere se stessi. E’ un rapporto che va ricostruito fra Stato e cittadini ed in questo momento non può esistere una competizione fra forze deboli. E non importa che siano persone nate in Italia da genitori stranieri o italiani da generazioni. Il problema è quella legge Martelli, Fini Napolitano, Fini Bossi che ha aperto le frontiere nei tempi in cui gli italiani già avevano difficoltà a sbarcare il lunario per colpa di politiche recessive. Una politica della carenza programmata a tavolino, dove soloc hi è disposto a tutto, non avendo niente, può vendere il proprio lavoro per un pezzo di pane.

Sarà facile leggendo il programma di Letta come solo il “puntiglio” di Berlusconi sull’IMU da abolire dia un senso “umano” ad una politica piegata sulla Germania, sulla NATO e sull’Euro. E come questa tassa, qualora venisse confermata andrebbe a rompere definitivamente l’equilibrio surreale tra cittadinanza ed immobilismo politico ottenuto dopo le elezioni del 2013 e portano su un piano inclinato non tanto da Grillo quanto dall’attentato di Preiti.

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I punti del Programma Letta

foto Notizia

30/04/2013 – La Camera dei deputati con 453 voti a favore, 153 contrari e 17 astenuti ha votato la fiducia al nuovo governo Letta. In Aula il dibattito sulla fiducia è stato aperto dall’intervento introduttivo del Presidente del Consiglio Enrico Letta.

Oggi è il turno del Senato. Il dibattito inizierà alle 9 e il voto è previsto dalle 13 in poi.
Il premier Letta, del discorso alla Camera dei Deputati, ha annunciato che si recherà subito a Bruxelles, Parigi e Berlino essendo convinto che il governo italiano possa credibilmente presentarsi in Europa per chiedere un allentamento dei termini del patto di stabilità ma, intanto, in attesa di sapere se avrà un margine di manovra più ampio, ha preso tempo accogliendo le istanze economiche di Pd e Pdl restando nel vago sul reperimento delle risorse necessarie.

Nel suo intervento il premier Letta ha toccato parecchi punti che possono essere così riassunti.

Riduzione fiscale senza indebitamento – La riduzione fiscale senza indebitamento sarà un obiettivo continuo e a tutto campo. Anzitutto, quindi, è necessario ridurre le tasse sul lavoro, in particolare su quello stabile e quello per i giovani neo assunti. Poi una politica fiscale della casa che limiti gli effetti recessivi in un settore strategico come quello dell’edilizia includendo incentivi per ristrutturazioni ecologiche e affitti e mutui agevolati per giovani coppie.

Stop IMU a giugno – Occorre superare l’attuale sistema di tassazione della prima casa: intanto con lo stop ai pagamenti di giugno per dare il tempo a Governo e Parlamento di elaborare insieme e applicare rapidamente una riforma complessiva che dia ossigeno alle famiglie, soprattutto quelle meno abbienti.

Stop inasprimento dell’IVA – Occorre arrivare a una rinuncia dell’inasprimento dell’Iva.

Pagamento dei debiti della P.A. – Ulteriori misure dovrebbero portare al pagamento di parte dei debiti delle Amministrazioni pubbliche e all’allentamento del Patto di stabilità interno.

Moralizzazione della spesa pubblica – Un importante argomento di contesto concerne la giustizia, in quanto solo con la certezza del diritto gli investimenti possono prosperare. Questo riguarda la moralizzazione della vita pubblica e la lotta alla corruzione, che distorce regole e incentivi. Ma anche la giustizia nel suo complesso: la giustizia deve essere giustizia innanzitutto per i cittadini. La ripresa ritornerà anche se i cittadini e gli imprenditori italiani e stranieri saranno convinti di potersi rimettere con fiducia ai tempi e al merito delle decisioni della giustizia italiana.

Lotta all’evasione e fisco amico – Occorre coniugare ferrea lotta all’evasione e fisco amico, senza che la parola Equitalia debba provocare dei brividi quando viene evocata.

Valorizzare e custodire l’ambiente, il paesaggio, l’arte, l’architettura – L’altra grande risorsa è l’Italia stessa. Molti stranieri vogliono bagnarsi nei nostri mari, visitare le nostre città, mangiare e vestire italiano. L’Italia e il made in Italy sono le nostre migliori ricchezze. Per questo occorre rilanciare il turismo e, soprattutto, attrarre investimenti. Questo significa puntare sulla cultura, motore e moltiplicatore dello sviluppo, o sulle straordinarie realtà dell’agro-alimentare. Questo significa valorizzare e custodire l’ambiente, il paesaggio, l’arte, l’architettura, le eccellenze enogastronomiche, le infrastrutture stradali, ferroviarie, portuali e aeroportuali.

Sud – Il Sud deve essere messo in condizione di crescere da solo, annullando i divari infrastrutturali e di ordine pubblico che l’hanno frenato, puntando sulle nuove imprese, in particolare le industrie culturali e creative, e sulla buona gestione dei fondi europei.
Occorre evitare di continuare a mettere la testa sotto la sabbia come struzzi e riconoscere che il divario tra Nord e Sud del Paese è non un accidente storico o una condanna, ma il prodotto di decenni di inadempienze da parte delle classi dirigenti, a livello nazionale come a livello locale. E’ il risultato dell’azione della criminalità organizzata che, certo presente anche nel resto del Paese, in larghe parti del Mezzogiorno ha i connotati del controllo arrogante e quasi militare del territorio.

Lavoro, meno restrizioni sui contratti a termine – La grande tragedia di questi tempi, soprattutto al Sud, è il lavoro. Solo col lavoro si può imboccare la via di una crescita non fine a se stessa.

Pensioni, il nodo esodati: impegno a ristabilire il patto – Il premier Enrico Letta ha ricordato che con gli esodati la comunità nazionale ha rotto un patto, va trovata una soluzione strutturale, è un impegno prioritario di questo governo ristabilirlo.

Lavoro autonomo e libere professioni – Il lavoro autonomo e le libere professioni, che in una società postindustriale rappresentano la spina dorsale dell’economia devono essere valorizzati. Le misure di liberalizzazione orami sono state adottate ed ora bisogna lavorare tutti insieme per formare e dare opportunità ai giovani, innalzare la qualità, servire al meglio i clienti.

Reddito minimo – La riforma del welfare richiede azioni di ampio respiro. Non occorrono isterismi. Per un welfare attivo e al femminile andranno migliorati gli ammortizzatori sociali estendendoli a chi ne é privo a partire dai precari e si potranno studiare forme di reddito minimo per famiglie bisognose con figli.

Riforma della politica – La ricostruzione può partire solo da un esercizio autentico, non simulato, di autocritica. La verità è che la politica ha commesso troppi errori. Si è erosa, giorno dopo giorno, la credibilità della politica e delle istituzioni.
Per cominciare, bisogna recuperare decenza, sobrietà, scrupolo, senso dell’onore e del servizio. Ognuno deve fare la sua parte. A questo fine, per dare l’esempio, il primo atto del Governo sarà quello di eliminare con una norma d’urgenza lo stipendio dei ministri parlamentari che esiste da sempre in aggiunta alla loro indennità.

Riformare il sistema di finanziamento dei partiti – Il sistema di finanziamento dei partiti va radicalmente riformato e la riduzione dei costi della politica diventa un dovere di credibilità. Pensate ai rimborsi elettorali: tutte le leggi introdotte dal 1994 a oggi sono state ipocrite e fallimentari. Non rimborsi ma finanziamento mascherato e per di più di ammontare troppo elevato, come ha recentemente confermato la Corte dei Conti.

Convenzione per le riforme: in 18 mesi risultati o traggo conseguenze – Occorre istituire subito una convenzione per avviare il percorso delle riforme istituzionali con la precisazione che se tra 18 mesi se dopo 18 mesi di lavori si appalesasse il rischio che i veti incrociati possano impantanare tutto per l’ennesima volta il Premier non avrà esitazioni a trarne le conseguenze.

Superamento del bicameralismo paritario – Secondo Enrico Letta «serve una riforma che avvicini cittadini alle istituzioni con principi di democrazia governante, la possibilità di superare il bicameralismo paritario e evitare ingorghi come quello appena sperimentato». Abolire definitivamente le province – Occorre subito abolire definitivamente le province per ridurre i costi dello Stato, valorizzare i comuni e regioni in un’ottica di alleanza.

Legge elettorale: mai più al voto con il Porcellum – La legge elettorale è legata alla forma di governo, ma dobbiamo qui assumere l’impegno che quella dello scorso febbraio è stata l’ultima consultazione elettorale con la legge vigente Le forze politiche saranno in grado di trovare ottime soluzioni con la precisazione che migliore della legge attuale sarebbe almeno il ripristino della legge elettorale precedente.

A cura di Gabriele Bivona

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Berlusconi: fiducia legata all’abrogazione dell’Imu
Movimento 5 stelle: pronti a votare il decreto

Berlusconi: “Un’imposta che tocca il bene più sacro. Crea negatività diffusa”. Crimi: “Ma chi ha redditi alti deve pagare”

Silvio Berlusconi (foto Ansa)

Silvio Berlusconi (foto Ansa)

Roma, 5 maggio 2013  – Silvio Berlusconi conferma, in una intervista al TG4, che le tasse sulla casa rappresentano una “negatività” che danneggia l’economia. Di qui la richiesta di sospendere il pagamento dell’Imu a giugno e di procedere a una restituzione di quella pagata lo scorso anno per la prima casa. La fiducia del Pdl al governo Letta quindi è legata all’abrogazione dell’Imu.

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“E’ cosa buona e giusta quella di non far pagare l’Imu a giugno, è cosa ingiusta quella di aver introdotto un’imposta sulla casa come l’Imu. E’ un’imposta che tocca il bene più sacro, il pilastro su cui ogni famiglia ha il diritto di costruire la sicurezza propria e dei figli. Andare a toccare la casa induce paura, timore nella psicologia delle famiglie; ciò comporta una negatività diffusa, per cui le famiglie cominciano ad avere incertezze, a consumare meno e a non investire più”.

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Il leader del centrodestra ricorda la proposta fatta in campagna elettorale di abrogare l’Imu per il futuro e poi sottolinea: “Mi è venuta anche l’idea di rimborsare quanto pagato dalle famiglie italiane sulle prime case nel 2012. Facciamo da parte dello Stato un atto riparatore, un atto di riappacificazione tra lo Stato e i cittadini. Uno Stato che deve tornare a garantire e difendere i cittadini, a proteggerli e non uno Stato nemico. Allora – aggiunge Berlusconi – ho detto: lanciamo questo segno di uno Stato che riconosce di avere sbagliato e che rende quanto richiesto ai cittadini con una tassa ingiusta e dannosa per tutta l’economia”.

Tagli alla spesa pubblica per ridurre il carico fiscale che grava sui cittadini e sulle imprese. E’ questa la ricetta del leader del centrodestra: “Abbiamo previsto tutta una serie di tagli sulla spesa della macchina dello Stato – dice Berlusconi -, macchina che pesa per 800 miliardi all’anno. Pensiamo che ogni anno si possano mettere in campo risparmi per almeno il 2%. Cioè 16 miliardi per il primo anno da dividere in 8 miliardi per abbassare l’Irap delle imprese e 8 miliardi per abbassare le tasse delle famiglie”.

Secondo Berlusconi l’anno successivo questi tagli diventano “32 e poi, via via, dopo 5 anni di legislatura 80 miliardi. Una riduzione del 10% del carico delle imposte sui cittadini e credo che questo sia ciò che uno Stato serio deve fare, dopo che per il passato ha caricato di troppe tasse i cittadini rispetto alla loro possibilità di resistenza e a quella delle imprese e rispetto alla media dei paesi europei”.

Collaborazione tra centrodestra e sinistra per chiudere la fase della “guerra civile fredda”. Questo, secondo Berlusconi, dovrebbe essere il risultato del governo guidato da Enrico Letta: “E’ molto difficile per la sinistra italiana venire fuori dallo stato precedente di assoluta distanza da noi. Addirittura, diciamolo chiaro, di odio nei nostri confronti. Ho la speranza che andando al governo insieme, che collaborando insieme possano cadere questi sentimenti”.

M5S, CRIMI VOTEREMO SI’ ALL’ABROGAZIONE IMU, MA LIMITI DI REDDITO – “Voteremo sì a un eventuale decreto sull’Imu che riguardi la prima casa. Ma l’abolizione dell’Imu non può essere fatta in modo orizzontale: chi ha redditi alti deve pagare le tasse”. Così Vito Crimi, Capogruppo M5S al Senato, intervistato dalla giornalista Latella su Sky tg24.

E sulla convenzione spiega: “Perché fare la convenzione per le riforme, ci sono mille parlamentari, che ci stanno a fare? Noi non proponiamo nessun nome: è fuori luogo, le riforme costituzionali devono essere fatte in Parlamento. Perché rivolgersi all’esterno?”.

IL MINISTRO ZANONATO – “L’impegno che ha preso Letta è che la rata di giugno non si paga“. Il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato commenta le decisioni del governo sull’Imu. “Sono 2 miliardi – ha ricordato – c’è un lavoro per recuperarli. Non è molto, il bilancio dello Stato è 800 miliardi”.

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Dio, patria e famiglia se ne sono andati. Ma solo per risorgere

Dietro ai valori in declino ci sono le eterne domande su destino, origine e comunità che danno significato alla vita e al pensiero

– Lun, 17/12/2012 – 09:07

Perché ho scritto un libro dedicato a Dio, patria e famiglia dopo il loro declino, proprio oggi che l’unico Valore Assoluto sembra che sia la Costituzione? L’impresa più difficile è parlare delle cose più semplici, è arduo sfondare il muro dell’ovvio. Due pregiudizi vietano di pensarvi: uno, vecchio, che ne decretava la cieca osservanza e un altro, nuovo, che li rifiuta a priori. Ho voluto ripensare nell’età dei diritti alle tre fonti principali dei nostri doveri. Ho voluto ripensare al passato, al futuro e al trascendente in un tempo votato al solo presente. E ho voluto ripensare nel tempo della labilità alla gioia delle cose durevoli. Non ho voluto scrivere un manifesto politico né un libro elogiativo, in lode o in morte di questi tre principi fondativi. È un testo metapolitico, che precede o supera l’agire politico ed è compreso fra due estremi: biologia e metafisica, anima e corpo. Non ho nascosto la nostalgia per quei tre principi e la tenerezza del loro crepuscolo, ma ho distinto il piano affettivo dal piano civile e culturale su cui ragionare. A volte i due piani s’incontrano, s’intrecciano, ma l’uno resta tra le pareti domestiche e spirituali dell’intimità e dell’interiorità, anche se non si vergogna di palesarsi; e l’altro cerca la strada del pensiero nel mondo. Ho tentato di ripartire dall’abc, dai principi elementari che fondano ogni civiltà e il nostro stare al mondo. Sul piano personale ho voluto affrontare i luoghi dove ho collezionato le maggiori sconfitte: lo smarrirsi del senso di Dio e l’oscurarsi della fede praticata; l’imprecazione verso la patria e il vederla ogni giorno deperire; lo sgretolarsi della famiglia, la sua perdita per morte o rinuncia. Dentro quel declino ci siamo pure noi. Ma tutto questo è meno importante rispetto alla ragione principale che mi ha spinto a scrivere questo libro. Vorrei sottoporvela, tentando per la prima volta di esplicitarla in estrema sintesi. È una ragione di pensiero, oltre che esistenziale, ma fuori da ogni linguaggio accademico. Mi sforzerò di essere il più possibile franco, diretto, essenziale. Scrivo per avvicinarmi alla verità, se mai ci riesco, non per compiacere o per rivolgermi alla setta degli intellettuali (che liquida il libro a priori, col silenzio, senza affrontarlo. Ma quando sei preso dall’urgenza di un pensiero, non badi a queste miserie e comunque non ne fai una malattia. Pazienza, procediamo).
Cosa resta di quei principi di vita dopo il loro declino? Facile rispondere che non resta più niente, più facile rispondere che resta il mondo, restiamo noi, liberi e soli, resta la vita. Ma di Dio patria e famiglia resta la molla che ci spinse a pensarli, a crederli, a volerli. Qualcosa infatti originò quel triplice principio, qualcosa che precede la loro affermazione o la loro imposizione. Qualcosa che è dentro di noi, come un dispositivo innato, un sentimento che si costituisce in pensiero. Lasciamo stare i valori, non ci sono in natura o nella vita, neanche nella vita della mente. Su che cosa possiamo fondare la vita e il nostro essere al mondo venendo meno «i valori»? Sul pensiero, solo sul pensiero. Il pensiero è il principio attivo della realtà, il fluido d’energia che passa attraverso la nostra vita, tramite la mente e poi si sperde nel cosmo, forse ramificandosi e magari fruttando. Il pensiero conosce e modifica il mondo, conoscendo e modificando noi stessi e la nostra percezione di stare al mondo. Da dove nasce il pensiero che ci fa stare al mondo? Dallo stupore di nascere e dall’angoscia di morire, ossia la sorpresa di venire al mondo e di esserci, e la certezza di uscire dal mondo e di svanire. Osservando ai due estremi della nascita e della morte, scrutando la realtà ai suoi confini, sorge il pensiero.
Qual è il pensiero che ci fa stare al mondo? Circondato dal nulla c’è un pensiero che si spande sopra di noi, dentro di noi, intorno a noi. È il pensiero del destino, dell’origine, della comunità. Il pensiero che compendia altezza, profondità e latitudine della nostra vita; il pensiero che abbraccia il futuro, il passato e il presente e raccoglie il senso compiuto della vita sull’orlo del suo perdersi. Il destino va oltre il futuro, l’origine va oltre il passato, la comunità va oltre il presente. Insieme disegnano la condizione umana.
Il senso del destino proietta l’esistenza in un disegno intelligente, anche se poco comprensibile, ed è la paternità della nostra vita che guida la sua traiettoria e la orienta. Il senso dell’origine annoda il vivere a un grembo di provenienza, che è la maternità del nostro venire al mondo, il luogo più vero dell’accoglienza. Il senso della comunità connette la nostra vita a quella di chi è consorte, a partire da chi è più affine, più caro e vicino, ed è il vincolo fraterno e filiale della vita.
Il pensiero del destino coglie la nudità autentica del senso del divino, dove sorge il sacro la religione il trascendente. Il pensiero dell’origine coglie la nudità autentica della nostra fonte, denominata patria matrice radice. Il senso della comunità coglie la nudità autentica dei nostri legami, denominati famiglia, appartenenza, condivisione non occasionale né provvisoria.
È tutto quel che resta dopo che è finito tutto – Dio, patria, famiglia, e l’io con loro. Destino, origine, comunità: è questo il pensiero doc, anzi d.o.c., il doc.umento del nostro essere al mondo. L’essenza del pensiero doc, sbucciato da ogni involucro storico, teorico e retorico, è nel connettersi; il pensiero religioso, originario e comunitario sorge collegandosi. Quel pensiero essenziale genera amore – a partire dall’amor fati, che è accettazione della vita, del mondo, della realtà – e suscita il ritorno, come un passato che chiama al futuro, si rigenera evocando la nascita. Amore per l’invisibile e per il visibile, per il presente e per l’assente, o non più presente o non ancora presente.
Questo è il pensiero vivente che anima il nostro essere al mondo e attiva il nostro esistere nel tempo, lasciando traccia oltre la morte. A quel pensiero sorgivo affidiamo tutto, noi stessi e oltre. In quel chiarore è tutto il nostro pensiero, che illumina la notte e ordina il caos, per quel che è possibile.
Su queste basi, il libro in questione è il racconto vivente di questo pensiero e del senso di Dio, della patria e della famiglia nella vita nostra e nella storia civile. C’è chi l’ha vituperato a priori e chi ha recensito solo il suo titolo. C’è chi non sa andare oltre gli anatemi e gli slogan, e vive e muore di pregiudizi. Quel libro non consola e non demolisce; cerca la verità o almeno l’odore che lascia al suo passaggio e che chiamiamo autenticità. Odore che per molti è insopportabile.

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Non proverò minimamente a mettermi sul piano filosofico scelto da Veneziani ma a semplici considerazioni pratiche. Lo scopo dell’uomo, così come di tutte le cose esistenti nell’Universo, è quello di esistere e permanere in esistenza, sia nella singola vita individuale che nella lunga catena di progenie che ci lega ai nostri avi e ai nostri successori. Tralasciando questa parte, difficilmente presa in considerazione dal singolo individuo come motivo portate della sua esistenza, rimane la necessità della propria sopravvivenza personale. Viviamo entro un Universo ostile, in cui la sopravvivenza è determinata dall’accaparrarsi del necessario che ci bisogna e non darlo ad altri che possono solo che togliercelo. Di conseguenza occorre difenderci dalle prevaricazioni altrui ma, individualmente, un uomo non può molto, ha bisogno di altri di cui possa fidarsi e con cui convivere e difendersi . Il primo nucleo di forza e di sicurezza, verso un mondo ostile e mutevole, è indubbiamente la sua famiglia ma essa ha dei limiti di forza e capacità. Diventa necessario, giocoforza, unirsi con altre famiglie vicine e affidabili in base al luogo di nascita, alla lingua, cultura e religione. Ed è così che sorgono le nazioni, Patria, Famiglia e Dio. Il concetto attuale è che esistono beni capaci di soddisfare tutti, quindi non bisogniamo più di tutto ciò. E’ il consumismo che ha creato la distruzione apparente di quei tre capisaldi di sempre. Esso ha portato anche all’erronea convinzione di fratellanza universale che ci fa interscambiabili. In realtà è il possesso di denaro che, nell’epoca attuale, è divenuto il vero e unico confine tra chi ha diritto a sopravvivere e chi deve rimanere emarginato, ai limiti della sopravvivenza. I beni esistenti in natura non sono infiniti ma limitati, è una legge economica ben conosciuta, lo stesso denaro ne dimostra, da solo, la validità. Di conseguenza molti sono convinti che il confine non sia più la Patria, la Famiglia e Dio ma il denaro e la capacità di potere consumare liberamente, fra tutti coloro che nel Mondo ne hanno il possesso e che vengono a formare una nuova comunità distinta da tutte le nazioni e Patrie. In pratica, invece del proletariato internazionale unito, abbiamo avuto il capitalismo internazionale unito che gioca sulla pelle delle nazioni e delle Patrie. E’ un sistema che non può durare in eterno ed è, inoltre, facilmente attaccabile da nazioni che sono profondamente convinte della loro specificità e identità, come l’islam. Saranno loro a far crollare questa falsa sicumera e tradimento della Patria, Famiglia e Dio attuata dagli accumulatori di denaro. L’unico problema è che rischiamo di fare tutti una brutta fine, nell’oscurantismo generalizzato e nella inevitabile diminuzione di popolazione mondiale complessiva, per potere continuare a rispettare la legge di sopravvivenza.

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Il pensiero ha dei confini interiori che la cultura erge a difesa dei suoi valori o disvalori, dipende da noi andare oltre le consuetudini, le idee stereotipate, quelle preconfezionate che troviamo quando veniamo al mondo o quelle che s’impongono perché danno l’illusione di una nuova e completa libertà di e da. I tre concetti che tu consideri al declino sono il frutto di una cultura suicida che si sta auto fagocitando, permeata di auto distruttività che non riesce ad esprimere una visione coerente della vita ma cerca di adattare esigenze particolaristiche nell’insieme generale, non considerando la contraddizione che crea, le conflittualità esasperate che incidono nella vita delle persone. Il concetto secolare di famiglia realizzava quello allargato della patria che basava i suoi valori etici su assunti religiosi che si riflettevano in una visione trascendentale della realtà dove l’uomo partecipava all’essenza di Dio semplicemente esistendo e temendo il creatore. La vera rivoluzione è una rinnovata attenzione a questi valori, una ritrovata solidarietà, una dimensione umana scevra da avidità cieca che è stata il viatico di una catastrofe morale ed economica senza precedenti.

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Sia “Dio, Patria e Famiglia” che “Destino, Origine e Comunità” sono, come si capisce dal Suo intervento, Dr. Veneziani, concetti analoghi. Dalla famiglia è l’origine dei nostri valori, così come Dio è il nostro punto d’arrivo, il nostro destino mentre la patria è il nostro rapporto con la comunità. Due concetti, in un certo senso “statici” come origine e destino e uno “dinamico”, la comunità. In questo movimento, in questo “procedere” dall’uno all’altro sta, evidentemente, la “proposta di vita” di ogni persona che voglia dare un contributo alla società. La famiglia è la nostra provenienza, Dio è dove vogliamo portare gli altri; in mezzo è la nostra storia.

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domenica 5 maggio 2013

Il Giornale Onlinedi Alessandro De Angelis
Da sempre, la cultura è stata monopolio esclusivo dei detentori del potere e quest’ultimo è stato spesso utilizzato dalla classe dominante per discriminare i popoli, assoggettandoli tramite manipolazioni strumentali che passeranno sempre e comunque attraverso inganni che riescono a estrinsecarsi grazie all’ignoranza dei popoli.

Così l’economia, da sempre vista con osticità dalle masse per la sua incomprensibilità, è da secoli stata lo strumento più efficace al fine di coercizzare i popoli. Ben vengano, quindi, economisti e scrittori che cercano di svelare i meccanismi ingannevoli con cui gli economisti e le banche centrali hanno schiavizzato gran parte della popolazione mondiale, togliendo la dignità della vita e fomentando guerre tra poveri, al fine di trarne vantaggi personali.

In realtà l’economia, al di fuori dell’osticità delle parole, è molto semplice, così come i meccanismi di truffa – e quindi l’inesigibilità del debito pubblico, creato attraverso queste frodi – che le possono essere intrinsecamente annessi. Se si provasse a chiedere, a persone di medio livello culturale, il motivo per cui si debbono pagare le tasse, la maggior parte di esse darebbe una risposta perlomeno scontata: «le tasse servono per pagare gli impiegati statali e tutti coloro che lavorano per lo stato, per costruire infrastrutture, per la scuola, la sanità, per finanziare la ricerca e per gli ammortizzatori sociali». Se avete mai sentito una risposta del genere, sappiate che ciò non corrisponde a verità. Partiamo da un presupposto semplice: i produttori di beni e servizi siamo noi. Per scambiare ciò che produciamo, nell’antichità veniva usato il sistema del baratto; successivamente, venne introdotta la moneta, al fine di attuare la semplificazione degli scambi.

I beni e i servizi che vengono prodotti da uno stato vengono valutati in PIL (Prodotto Interno Lordo, in inglese gross domestic product o GDP): se la quantità di denaro che si stampa è superiore al PIL si genera inflazione, con conseguente abbassamento del potere d’acquisto delle persone, se esso è inferiore si genera una rarefazione monetaria (fenomeno cui siamo oggi soggetti) con conseguente recessione, perdita di posti di lavoro, aumento degli ammortizzatori sociali e via dicendo. Pertanto è essenziale che, da parte degli stati, si emetta una quantità di moneta pari al PIL prodotto. È ovvio che la moneta, essendo lo strumento utilizzato per scambiare ciò che viene da noi prodotto e realizzato, dovrebbe essere prodotta esclusivamente dallo stato attraverso la propria zecca tipografica, di diritto pubblico.

Se essa viene stampata da qualsiasi ente che non sia puramente statale, e che per giunta addebita la moneta agli stati – anziché accreditarla –, comportandosi come una semplice tipografia, si corre il rischio di cadere sotto un regime dittatoriale in cui i titolari della moneta si appropriano di tutti i beni e servizi prodotti dal popolo e dunque dallo stato. Questo è quanto succede sotto l’egida della BCE (Banca Centrale Europea) in Europa e sotto la FED (Federal Reserve System) in America. Difatti, il debito pubblico è addirittura maggiore di tutta la moneta circolante e ciò trova spiegazione nel fatto che, oltre ad addebitare la moneta agli stati, vengono applicati anche interessi sui titoli di debito pubblico che gli stati stampano come contropartita del denaro che ci viene prestato. È quindi chiaro che uno stato che non abbia la propria sovranità monetaria perda la propria autonomia, relegandosi di fatto sotto la dittatura dell’oligarchia bancaria, dove la banche centrali, invece di essere enti di proprietà pubblica, sono invece proprie delle S.p.A. private.

Proviamo per un momento a immaginare che, dopo aver lavorato per un intero mese, qualcuno venga a sottrarvi il vostro stipendio, ponendovi peraltro degli interessi su di esso. Dopo un certo periodo di tempo, essi si approprieranno anche della vostra casa o di altri vostri possedimenti, così come allo stesso modo le banche centrali si appropriano dei beni dello stato – e quindi dei nostri –, come autostrade, fonti energetiche, poste, telecomunicazioni ecc. Se questo succedesse a voi direttamente, vi ribellereste immediatamente, denunciando e mandando in galera il ladro che vi ha depauperato. L’amara morale della vicenda è che, trasportata su piano nazionale, essa risulta drasticamente appropriata per descrivere l’attuale stato di cose nonché la presente situazione politica americana ed europea. Tornando dunque alla domanda iniziale, a cosa servono le tasse, se uno stato avesse una propria sovranità monetaria?

Se lo stato è in grado di stampare moneta pari al valore sommario del PIL, che senso avrebbe far tornare indietro nelle sue casse parte dei soldi che ha stampato, quando potrebbe stamparne altri senza generare inflazione? Sin dall’antichità, l’unico scopo della tassazione da parte degli stati, o degli imperi, era unicamente quello di far sì che la ricca classe aristocratica o senatoria non riuscisse ad accumulare grandi quantità di denaro – e quindi di potere – con un presunto fine di arrivare a compiere un golpe di stato. Basterebbe, quindi, una patrimoniale che venga applicata sopra un certo reddito per evitare questa infausta situazione. La principale questione, essenziale da espletare per il risanamento del debito, è la perdita della nostra sovranità monetaria, che esercitiamo unicamente sulle monete metalliche, e l’iniquo addebito del denaro stampato – o creato elettronicamente dal nulla – dalle banche centrali, anziché un più corretto accredito, compiendo un usura del il 200%, nonostante il denaro non abbia più una convertibilità in oro.

Tutto questo sta facendo in modo che gli stati e i popoli siano stati resi schiavi di una élite di banchieri, grazie anche alla compiacenza del tradimento dei politici, precludendo il nostro presente e il futuro dei nostri figli, nonché la dignità di noi tutti. Personalmente, auspico che se un giorno riusciremo ad abbattere questa dittatura si faccia di tutto affinché, corrotti e corruttori, subiscano le giuste conseguenze delle loro azioni e vengano espropriati di tutti i beni illecitamente – e a nostre spese! – accumulati.

Alessandro De Angelis
scrittore e ricercatore antropologo

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Ius soli: sbagliato in assoluto, ma logico nei fatti

Se Berlusconi dovesse sentirsi non sufficientemente tutelato dal governo Letta-Alfano, ha già pronto un altro pretesto per farlo cadere: lo ius soli, il diritto alla cittadinanza dato dal fatto di essere nati nel territorio della nazione ospitante.

Per quelli che Massimo Fini chiama “le suorine della sinistra”, l’immigrazione è soltanto una risorsa per il Paese che la riceve e la coesistenza sullo stesso territorio di comunità provenienti da diverse realtà è un fecondo incontro di culture, costumi, mentalità.

Sono i soliti ideologismi astratti dei progressismi. Le massicce migrazioni sono un affare soltanto per chi può utilizzarle per abbassare il livello generale dei salari. Per la società nel suo complesso sono più un grande problema che una risorsa. Sconvolgendo il tessuto sociale, complicano la vita ai cittadini delle nazioni che le subiscono, e rappresentando uno sradicamento costituiscono un dramma per gli immigrati stessi.

Eppure bisogna prendere coscienza del fatto che, contrariamente a quanto molti pensano, l’invasione degli immigrati non è la causa della nostra decadenza civile e morale, ma ne è l’effetto.

Una società forte e sana non permette di essere invasa in questo modo.

Una società forte e sana regola e integra il flusso migratorio, con la forza delle proprie leggi e con la capacità di assorbimento del proprio sistema di valori. In una società forte e sana non ci sono mestieri rifiutati e disprezzati, e quindi lasciati ai nuovi schiavi venuti da fuori, perché il lavoro, tutto il lavoro, gode di alta considerazione. Una società forte e sana non attrae col luccichìo dell’apparenza, perché il suo stile di vita è sobrio e modesto.

Non è vero che siamo decaduti perché siamo stati invasi, è vero piuttosto che siamo stati invasi perché eravamo già in piena decadenza.

Negli anni Settanta non c’era immigrazione, eppure dilagavano non solo il terrorismo politico, ma furti, rapine, truffe, malcostume, mafie che si impadronivano del territorio, sequestri di persona, sofisticazione degli alimenti, mentre la diffusione della droga diventava un fenomeno di massa e tutti i vincoli comunitari si allentavano, fin dal loro fondamento basilare, la famiglia.

Ciò che si dice dell’Italia vale per il resto dell’Europa, con accentuazioni più o meno marcate ma con una tendenza comune.

Del resto gli storici che hanno analizzato gli sconvolgimenti provocati dalle cosiddette “invasioni barbariche”, sono ormai concordi nel riconoscere che esse furono devastanti perché l’Impero Romano era già in crisi, altrimenti sarebbero state facilmente contenute e assorbite: un precedente lontano nel tempo ma ancora eloquente. Né vale a smentire la tesi la considerazione del ruolo vivificante che ha invece avuto il melting pot, il grande miscuglio di popoli  e razze, in aree come il Nord America e l’Australia. Si tratta di enormi estensioni di territorio quasi disabitato che esigeva un popolamento. Tutt’altra cosa rispetto alle condizioni di questa nostra Europa, che sta diventando anche etnicamente ciò che è geograficamente: un’appendice della grande Asia, su cui incombe la mole dell’Africa.

Stando così le cose, non c’è rimedio definitivo e durevole. I respingimenti non servono ad altro che a cacciare dalla porta, con costi non indifferenti, chi rientrerà da finestre e finestrelle. Allora inquadrare gli immigrati in una condizione giuridica che risponda a criteri di saggezza e di giustizia, appare una scelta obbligata e più urgente di quanto non siano i matrimoni dei gay e altri presunti diritti spacciati come tali mentre sono soltanto la prova di quanto siamo scesi nella china della decadenza.

Lo ius soli, secondo il progetto di legge di cui si parla in Italia, anche per impulso della ministra di origini congolesi, prevede la concessione della cittadinanza a chi è nato in Italia avendo entrambi i genitori, o uno dei due, residenti nel nostro Paese da almeno 5 anni. Sembra una legge ragionevole, equilibrata, che prende atto di una realtà ormai irreversibile, ci piaccia o no.

Luciano Fuschini
Fonte: www.ilribelle.com
Link: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2013/5/6/ius-soli-sbagliato-in-assoluto-ma-logico-nei-fatti.html
6.05.2013

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Sono stati distrutti sistemi sociali di vari paesi usando, per destabilizzarli, anche l’attrattiva delle nostre (presunte) ricchezze. Questi paesi e i loro sistemi sociali a loro volta erano insieme modello e sponda economico-politica per altri paesi del cosiddetto “terzo mondo”. Improvvisamente tutto questo è sparito…Troppo comodo “vincere” la guerra fredda e non pagarne le conseguenze

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“Dio, Patria e Famiglia”. Ecco l’unica speranza per il nostro futuro

“Dio, patria e famiglia: restano questi i valori più importanti”. È la Repubblica a intitolare così, il 13 marzo 2012, un ampio commento all’indagine realizzata dal CENSIS, in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

di Roberto de Mattei


“Dio, patria e famiglia: restano questi i valori più importanti”. È la Repubblica a intitolare così, il 13 marzo 2012, un ampio commento all’indagine realizzata dal CENSIS, in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

La priorità del 65% degli italiani è la famiglia. Viene poi il luogo – l’Italia – dove più si è affinata la qualità della vita e il culto della bellezza. A seguire la fede, anche nelle vesti della tradizione religiosa. È questa la scala dei valori in cui oggi credono gli italiani.

Eppure, secondo la stessa indagine, il processo di erosione della famiglia non si arresta. Nel periodo 2000-2010 sono diminuite le coppie coniugate con figli (-739.000), mentre sono aumentate le coppie non sposate con figli (+274.000) e le famiglie con un solo genitore (+345.000).

Nel periodo 1998-2009 sono aumentate le unioni libere (+541.000, arrivando in totale a 881.000) che, inclusi i figli, coinvolgono oltre 2,5 milioni di persone. Complessivamente, sono 5,9 milioni gli italiani che hanno «sperimentato nella loro vita una forma di convivenza libera». Le famiglie “ricostituite”, formate da partner con un matrimonio alle spalle, sono diventate 1.070.000. Quelle ricostituite coniugate sono aumentate di 252.000 unità, arrivando in totale a 629.000.

Il crollo delle forme di vita non matrimoniali porta inevitabilmente a un calo della fecondità e alla crescita di figli fuori dal matrimonio. Per non parlare delle unioni omosessuali che una recente sentenza della Corte di Cassazione parifica alla famiglia, riconoscendo loro la fissazione di un assegno di mantenimento, con l’assegnazione della casa, i diritti successori, la reversibilità della pensione.

Il colpo inferto alla famiglia si inserisce in un processo dissolutivo avviato dall’introduzione del divorzio in Italia, nel 1972. Basti ricordare un dato concreto e reale: le famiglie dove i genitori divorziano diventano molto più povere e i dati della Caritas ci dicono che oggi molti degli uomini che si rifugiano nei suoi ostelli, sono padri separati che non ce la fanno più con il loro stipendio a pagare sia l’assegno di sostegno che l’affitto di un appartamento (poiché la casa rimane spesso alla madre con i figli).

Questo processo di disgregazione viene da lontano, ed è deliberato. Si potrebbe ricordare l’opera del marchese Sade, che fu il più coerente protagonista intellettuale della Rivoluzione Francese; ma se si considera provocatorio riferirsi al suo programma, basterebbe fare il nome di Federico Engels, il celebre sodale di Karl Marx, autore di un’opera su Le origini della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, in cui pretende di dimostrare scientificamente che l’origine della famiglia non è naturale, ma storica, perché nulla esiste di spirituale e immutabile: l’uomo e le istituzioni sociali sono realtà materiali in perenne evoluzione.

In questa prospettiva, la famiglia e lo Stato vengono considerate come sovrastrutture storiche destinate a essere superate nell’irreversibile itinerario dell’umanità verso l’utopica società senza classi, che è propriamente la società anarchica, senza Dio, senza Patria, senza famiglia.

Fu la concezione degli anarco-socialisti, che cercarono di imporla con le bombe; dei comunisti che pretesero di affermarla con la lotta di classe; ed è oggi la concezione dei eurotecnocrati, che propongono di raggiungere la medesima meta attraverso strumenti monetari e fiscali che minano alla base il substrato economico delle famiglie a cominciare dalla legittima proprietà della casa, penalizzata da forme espropriatrici di prelievo fiscale.

Il processo viene da lontano, ma in Italia, la famiglia ha resistito più dello Stato a questo attacco mortale. Gli artefici del Risorgimento rispettarono la famiglia naturale, sia pure laicamente intesa e in essa videro, accanto alla Patria, il fondamento della società. Patria e Famiglia furono considerati come valori degni di tutela pubblica, seppure svincolati dal terzo valore, quello religioso. Dio, lungi da rappresentare il fondamento dei primi due pilastri, doveva essere relegato nella sfera privata.

Questa concezione ottocentesca della morale, che sopravviverà fino alla Seconda Guerra Mondiale ebbe il suo manifesto nel romanzo Cuore di De Amicis (1886), sui cui valori si sarebbero formate generazioni di italiani. Tra il 1861 e il 1945, Patria e famiglia furono le due colonne portanti della vita sociale italiana. E negli anni tragici della Seconda Guerra Mondiale, soprattutto nel periodo dal settembre ‘43 all’aprile ‘45, quando l’Italia era divisa e sommersa da eserciti stranieri, la famiglia rappresentò l’unico elemento vivo e solido che sorresse gli individui e salvò l’unità nazionale.

La parallela caduta del fascismo e della Monarchia, decretò la morte della Patria, ma la famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile, sopravvisse stabilmente fino agli anni Settanta quando, con l’introduzione del divorzio, iniziò la crisi in cui tuttora si dibatte.

Oggi si tenta di distruggerla attraverso le leggi e di screditarla attraverso i mass-media, ma chi tiene in piedi l’Italia sul piano economico è ancora la famiglia. L’economista Giacomo Vaciago in un’intervista al Corriere della Sera del 3 marzo 2012, ha dichiarato che per capire che cosa sta succedendo nelle case degli italiani, dobbiamo «partire dalla definizione di che cosa è la famiglia: è la più grande macchina volontaria di welfare». «Non so perché – ha aggiunto – il ministro Fornero passa il suo tempo a discutere con i sindacati, che non rappresentano più nessuno, e non si occupa delle famiglie». «Le statistiche dicono che un giovane su tre non ha lavoro. E come mangia? C’è la famiglia. La famiglia è una grande invenzione italiana unica al mondo, perché si occupa di garantire i consumi delle varie generazioni. Quando leggo che un giovane su 3 è disoccupato, penso a suo padre e a suo nonno, che sono molto preoccupati perché con il loro reddito devono mantenere i giovani e perciò devono tirare la cinghia».

Tutto questo però si paga. Il tasso di disoccupazione ha in Italia conseguenze meno gravi che in altri Paesi perché i figli sono economicamente protetti dalle famiglie, che li ospitano a casa e danno loro il sussidio necessario per vivere. Ma per mantenere figli e nipoti, i genitori e i nonni devono ridurre drasticamente i loro consumi, rinunziare al risparmio, vivere talvolta in una condizione di semi-povertà.

Senza un aiuto economico alle famiglie, e soprattutto senza una protezione morale a ciò che esse rappresentano, sarà impossibile evitare la spirale della recessione destinata ad aprire anche in Italia drammatici scenari di tensioni sociali.

L’unica soluzione è nel ritorno a quelli che restano i valori primari degli italiani: Dio, Patria e famiglia. Difendiamo la famiglia, difendiamo la Patria, difendiamo Patria e famiglia in nome di Dio, fondamento ultimo della società e a Lui affidiamo tutta la nostra vita, nella certezza infallibile che a chi cerca prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia, anche sociale, tutto il resto (RC n. 73 – Aprile 2012)

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ARTI E MESTIERI. TUTTI I LAVORI E SPECIALIZZAZIONI RICHIESTE NELL’ECONOMIA DELLE CONOSCENZE.

I BORGHI DI XENOBIA E LE PROFESSIONI QUALIFICATE IN CUI RICONOSCERSI COME ARCIERI DI DIO

Fondamentali

– VETRAIO, CESTINAIO, CHIAVARO, CANAPAI, TENDARO, BARBIERE, CALZOLAIO, MUGNAIO, ALLEVATORE, MUNGITORE, MURATORE, CAVATORE, GUARDIANO DI VIGNE, MASTRO CARRAIO, FABBRO MANISCALCO, INNESTATORE POTATORE, CARBONAIO, BOTTAIO, SELLAIO, SCALPELLINO, PORCARO, PASTORE, SARTO E SARTA, FALEGNAME, FORNAIO, COSTRUTTORE DI COPPI, CARRETTIERE, CAMPANARO, PESCATORI E UCCELLATORI, APICOLTORE, CERAMISTA, TESSITRICE, POLENTARI, CAPPELLAI, CORDAI, PUPAZZARI, ATTIVITA’ FEMMINILI, SPAZZACAMINI, FRANGITORE, STERPAIOLO

Complementari

– OPERAI ED ARTIGIANI MECCANICA DI PRECISIONE, ARTIGIANATO ARTISTICO E STAMPA
– MECCANICI E RIPARATORI DI STRUMENTI DI PRECISIONE, CALIBRISTI
– MECCANICI E RIPARATORI DI PROTESI (DENTALI ED ORTOPEDICHE)
– ARTIGIANI ED OPERAI ADDETTI ALLA COSTRUZIONE, AL MONTAGGIO E ALL’ACCORDATURA DI STRUMENTI MUSICALI
– ADDETTO ALLA COSTRUZIONE E RIPARAZIONE DI OROLOGI
– COSTRUTTORI DI STRUMENTI OTTICI E LENTI
– GIOIELLIERI, ORAFI ED ASSIMILATI
– ALTRI LAVORATORI DELLA MECCANICA DI PRECISIONE SU METALLI E MATERIALI SIMILARI
– VASAI ED ASSIMILATI (PRODOTTI IN CERAMICA ED ABRASIVI) – SOFFIATORI, MODELLATORI, TAGLIATORI, MOLATORI E LEVIGATORI DI VETRO
– INCISORI ED ACQUAFORTISTI DI VETRO
– PITTORI E DECORATORI SU VETRO E CERAMICA
– ALTRI VASAI, SOFFIATORI E FORMATORI DI VETRERIE ED ASSIMILATI
– ARTIGIANI DELLE LAVORAZIONI ARTISTICHE DEL LEGNO E DEI MATERIALI SIMILARI
– ARTIGIANI DELLE LAVORAZIONI ARTISTICHE A MANO DI TESSILI, CUOIO E SIMILI
– COMPOSITORI TIPOGRAFICI
– TIPOGRAFI IMPRESSORI
– VIDEOCOMPOSITORI SU SISTEMA COMPUTERIZZATO
– STAMPATORI OFFSET E ALLA ROTATIVA- ZINCOGRAFI, STEREOTIPISTI ED ELETTROTIPISTI
– INCISORI, ACQUAFORTISTI, SERIGRAFISTI ASSIMILATI
– RILEGATORI ED ASSIMILATI
– FOTOTIPOGRAFI E FOTOTECNICI
– ALTRI ARTIGIANI ED OPERAI POLIGRAFICI E ADDETTI AI LABORATORI FOTOGRAFICI
– LAVORATORI AGRICOLI, AGRICOLTORI, ALLEVATORI, PESCATORI E CACCIATORI
– AGRICOLTORI E LAVORATORI AGRICOLI DI COLTURE IN PIENO CAMPO
– AGRICOLTORI E LAVORATORI AGRICOLI DI COLTIVAZIONI LEGNOSE AGRARIE (VITE, OLIVO, AGRUMI E FRUTTA)
– AGRICOLTORI E LAVORATORI AGRICOLI DI FIORI E PIANTE DI VIVAI E DI ORTIVE PROTETTE O IN ORTI STABILI
– AGRICOLTORI E LAVORATORI AGRICOLI DI COLTURE MISTE
– ALLEVATORI E LAVORATORI DI ALLEVAMENTI DI BOVINI ED EQUINI
– ALLEVATORI E LAVORATORI DI ALLEVAMENTI DI OVINI E CAPRINI
– ALLEVATORI E LAVORATORI DI ALLEVAMENTI DI SUINI
– ALLEVATORI E LAVORATORI DI ALLEVAMENTI DI AVICOLI
– ALLEVATORI E LAVORATORI DI ALLEVAMENTI MISTI
– ALTRI ALLEVATORI E LAVORATORI DELLA ZOOTECNIA
– AGRICOLTORI E LAVORATORI ADDETTI ALLE COLTURE ED ALL’ALLEVAMENTO
– LAVORATORI FORESTALI
– ACQUACOLTORI ED ASSIMILATI
– PESCATORI DELLA PESCA COSTIERA ED IN ACQUE INTERNE
– PESCATORI D’ALTO MARE
– CACCIATORI
– ALTRI PESCATORI E CACCIATORI
– OPERAI ED ARTIGIANI ALIMENTARI, LEGNO, TESSILE, ABBIGLIAMENTO
– MACELLAI, PESCAIOLI ED ASSIMILATI – PANETTIERI E PASTAI ARTIGIANALI
– PASTICCERI, GELATAI E CONSERVIERI ARTIGIANALI
– DEGUSTATORI E CLASSIFICATORI DI PRODOTTI ALIMENTARI E DI BEVANDE
– ARTIGIANI ED OPERAI DELLE LAVORAZIONI ARTIGIANALI CASEARIE
– ARTIGIANI ED OPERAI DEL TRATTAMENTO DEL LEGNO
– EBANISTI, FALEGNAMI ED OPERATORI ARTIGIANALI DI MACCHINE PER LA LAVORAZIONE DEL LEGNO
– IMPAGLIATORI, CESTAI, SPAZZOLAI, SUGHERAI ED ASSIMILATI
– ALTRI EBANISTI, ARTIGIANI, ATTREZZISTI ED OPERAI DEL TRATTAMENTO DEL LEGNO ED ASSIMILATI
– PREPARATORI DI FIBRE
– TESSITORI E MAGLIERISTI A MANO E SU TELAI MANUALI
– SARTI E TAGLIATORI ARTIGIANALI, MODELLISTI E CAPPELLAI

– PELLICCIAI, MODELLATORI DI PELLICCERIA ED ASSIMILATI
– BIANCHERISTI, RICAMATORI A MANO ED ASSIMILATI
– TAPPEZZIERI E MATERASSAI
– ALTRI ARTIGIANI E OPERAI DEL TESSILE E DELL’ABBIGLIAMENTO
– CONCIATORI DI PELLI E DI PELLICCE E PELLETTIERI
– ARTIGIANI ED OPERAI DELLE CALZATURE, DEI GUANTI E DI ALTRI ARTICOLI IN CUOIO
– VALIGIAI, BORSETTIERI ED AFFINI (ANCHE SU ARTICOLI IN SIMILPELLE E STOFFA)
– ALTRI ARTIGIANI ED OPERAI NELLA LAVORAZIONE DI CUOIO, PELLI, CALZATURE, SIMILPELLE E STOFFA
– SPAZZINI E ALTRI RACCOGLITORI DI RIFIUTI ED ASSIMILATI
– LAVANDAI, STIRATORI A MANO ED ASSIMILATI
– GARZONI DI BARBIERE, DI PARRUCCHIERE, MANICURE ED ASSIMILATI
– LUSTRASCARPE ED ALTRI PICCOLI MESTIERI DI STRADA
– PERSONALE NON QUALIFICATO IN AGRICOLTURA E ALLEVAMENTO
– BRACCIANTI AGRICOLI
– ALTRO PERSONALE NON QUALIFICATO DELL’AGRICOLTURA
– PERSONALE FORESTALE NON QUALIFICATO
– ALTRO PERS. NON QUALIFICATO ADDETTO ALLA CURA DEGLI ANIMALI, ALLA PESCA ED ALLA CACCIA
– PERSONALE NON QUALIFICATO IN EDILIZIA, MINIERE ED INDUSTRIA
– MANOVALI E PERSONALE NON QUALIFICATO DELL’EDILIZIA CIVILE
– MANOVALI DELLE MANIFATTURE ED AFFINI
– ASSEMBLATORI PER LA PRODUZIONE IN SERIE DI ARTICOLI IN LEGNO E IN MATERIALI AFFINI
– ASSEMBLATORI PER LA PRODUZIONE IN SERIE DI ARTICOLI IN CARTONE, IN TESSUTO E MATERIE SIMILARI
– ALTRI OPERAI ADDETTI AGLI ASSEMBLAGGI ED ALLA PRODUZIONE IN SERIE DI ARTICOLI INDUSTRIALI
– OPERAI SU MACCHINARI FISSI IN AGRICOLTURA E INDUSTRIA ALIMENTARE
– ADD. AGLI IMPIANTI DI ESSICAZIONE MECCANICADI GRANELLA E FORAGGIO
– ADD. AGLI IMPIANTI PER LA TRASFORMAZIONE DELLE OLIVE
– ADD. AGLI IMPIANTI DI ALIMENTAZIONE DEL BESTIAME, DI SGOMBERO LETAME E DI MUNGITURA MECCANICA
– ADD. ALLA REFRIGERAZIONE, TRATTAMENTO IGIENICO E PRIMA TRASFORMAZIONE DEL LATTE
– ALTRI OPERATORI DI MACCHINARI FISSI NELL’AGRICOLTURA

– COND. DI MACCHINARI PER LA CONSERVAZIONE E LA LAVORAZIONE DELLA CARNE E DEL PESCE
– COND. DI APPARECCHI PER LA LAVORAZIONE INDUSTRIALE DI PRODOTTI LATTIEROCASEARI
– COND. DI MACCHINARI INDUSTRIALI PER LA MACINAZIONE DI CEREALI E SPEZIE PER PRODOTTI DA FORNO
– COND. DI MACCHINARI PER IL TRATTAMENTO DI FRUTTA, MANDORLE,VERDURE, LEGUMI E RISO
– COND. DI MACCHINARI PER LA PRODUZIONE E LA RAFFINAZIONE DELLO ZUCCHERO
– COND. DI MACCHINARI PER LA PRODUZIONE DI THE’, CAFFE’, CACAO E CIOCCOLATA
– VINIFICATORI INDUSTRIALI, BIRRAI E OPERATORI DI MACCHINARI PER LA PRAPARAZIONE DI LIQUORI E BEVANDE
– ALTRI OPERATORI DI MACCHINARI FISSI PER L’INDUSTRIA ALIMENTARE
– OPERATORI DI MACCHINARI PER LA FILATURA E LA BOBINATURA
– OPERATORI DI TELAI MECCANICI PER LA TESSITURA E LA MAGLIERIA
– OPERATORI DI MACCHINARI INDUSTRIALI PER CONFEZIONI DI ABBIGLIAMENTO IN STOFFA E AFFINI
– OPERATORI DI MACCHINARI PER IL TRATTAMENTO DI FILATI E TESSUTI, CANDEGGIO, TINTURA, LAVATURA, ETC.
– OPERATORI DI MACCHINARI PER LA STAMPA DEI TESSUTI
– ALTRI OPERATORI DI MACCHINARI DELL’INDUSTRIA TESSILE E DELLE CONFEZIONI ED ASSIMILATI
– OPERATORI DI MACCHINARI IN IMPIANTI PER LA PRODUZIONE IN SERIE DI ARTICOLI IN LEGNO
– COND. DI MACCHINARI PER LA STAMPA SU PARTI E SU MANUFATTI DI CARTA E CARTONE
– COND. DI MACCHINARI PER LA FABBRICAZIONE E LA SAGOMATURA DI CARTONI ED AFFINI
– ALTRI CONDUTTORI DI MACCHINARI PER CARTOTECNICA
– COND. DI IMPIANTI DI TRASFORMAZIONE E RICICLO RIFIUTI
– TRATTAMENTO E DISTRIBUZIONE ACQUE ED ASSIMILATI
– COND. DI IMPIANTI PER IL TRATTAMENTO TERMICO DEI METALLI
TRAFILATORI ED ESTRUSORI DI METALLI
– COND. DI IMPIANTI PER LA PRODUZIONE E LA RAFFINAZIONE DI METALLI NON FERROSI
– ALTRI CONDUTTORI DI IMPIANTI PER LA TRASFORMAZIONE E LAVORAZIONE A CALDO DEI METALLI
– COND. DI FORNI E DI ALTRI IMPIANTI PER LA LAVORAZIONE DEL VETRO
– COND. DI FORNI E DI IMPIANTI PER LA PRODUZIONE DI PIASTRELLE E ARTICOLI DI CERAMICA E TERRACOTTA
– COND. DI FORNI E DI ALTRI IMPIANTI PER LA PRODUZIONE DI LATERIZI, TEGOLE ED AFFINI
– ALTRI CONDUTTORI DI IMPIANTI INDUSTRIALI LAVORAZIONE DEL VETRO, DELLA CERAMICA E DEI LATERIZI
– COND. DI IMPIANTI PER LA FABBRICAZIONE IN SERIE DI PANNELLI IN LEGNO (COMPENSATI, TRUCIOLATI)
– COND. DI IMPIANTI PER LA PREPARAZIONE DELLA PASTA DI LEGNO E DI ALTRI MATERIALI PER CARTIERA
– COND. DI IMPIANTI PER LA FABBRICAZIONE DELLA CARTA
– ALTRI CONDUTTORI DI IMPIANTI PER LA TRASFORMAZIONE DEL LEGNO E LA FABBRICAZIONE DELLA CARTA
– COND. DI FRANTUMATRICI, MULINI E IMPASTATRICI
– RIPARATORI DI APPARECCHI RADIO, TELEVISIVI ED AFFINI

– INSTALLATORI E RIPARATORI DI APPARATI TELELGRAFICI E TELEFONICI
– INSTALLATORI DI LINEE ELETTRICHE, RIPARATORI E CAVISTI
– ALTRI ARTIGIANI E OPERAI DI ISTALLAZIONE E MANUTENZIONE DI ATTREZZATURE ELETTRICHE ED ELETTRONICHE
– LASTROFERRATORI
– ALTRI FONDITORI, SALDATORI, LATTONIERI-CALDERAI, MONTATORI DI CARPENTERIA METALLICA ED ASSIMILATI
– FABBRI, LINGOTTAI E OPERATORI DI PRESSE PER FORGIARE
– COSTRUTTORI DI UTENSILI, MODELLATORI E TRACCIATORI MECCANICI
– ATTREZZISTI DI MACCHINE UTENSILI E AFFINI
– RETTIFICATORI, LEVIGATORI E AFFILATORI DI METALLI
– ALTRI FABBRI FERRAI, COSTRUTTORI DIUTENSILI ED ASSIMILATI
– MECCANICI ARTIGIANALI, RIPARATORI E MANUTENTORI DI AUTOMOBILI ED ASSIMILATI
– SOMMOZZATORI E LAVORATORI SUBACQUEI
– PASTORI
– SALDATORI E TAGLIATORI A FIAMMA
– LATTONIERI E CALDERAI, COMPRESI I TRACCIATORI
– MONTATORI DI CARPENTERIA METALLICA
– ALTRI ARTIGIANI ED OPERAI ADDETTI ALL’EDILIZIA
– COPRITETTI ED ASSIMILATI
– PAVIMENTATORI E POSATORI DI RIVESTIMENTI
– INTONACATORI
– INSTALLATORI DI IMPIANTI DI ISOLAMENTO E INSONORIZZAZIONE
– IDRAULICI E POSATORI DI TUBAZIONI IDRAULICHE E DI GAS
– ELETTRICISTI NELLE COSTRUZIONI CIVILI
– ALTRI ADDETTI ALLE RIFINITURE DELLE COSTRUZIONI
– PITTORI, STCCATORI, LACCATORI E DECORATORI

– PARCHETTISTI E POSATORI DI PAVIMENTI SINTETICI
– PULITORI DI FACCIATE
– ALTRI MINATORI, CAVATORI, TAGLIATORI DI PIETRE
– MURATORI IN PIETRA, MATTONI, REFRATTARI
– MURATORI IN CEMENTO ARMATO
– CARPENTIERI E FALEGNAMI NELL’EDILIZIA (ESCLUSI I PARCHETTISTI)
– PONTATORI CON ELEMENTI METALLICI
– ALTRE PROFESSIONI RELATIVE A SERVIZI DI SICUREZZA
– AGENTI DI POMPE FUNEBRI
– ALTRE PROFESSIONI RELATIVE A SERVIZI PER LE FAMIGLIE
– OPERAI ED ARTIGIANI DI EDILIZIA, IMPIANTI CIVILI ED ESTRATTIVE
– MINATORI
– BRILLATORI (ADDETTI ALLE ESPLOSIONI)
– TAGLIATORI DI PIETRE, SCALPELLINI E MARMISTI
– CAVATORI DI GHIAIA, SABBIA, CRETA ED ASSIMILATI
– PERSONALE QUALIFICATO ADDETTO ALLA CUSTODIA DI EDIFICI, DI IMPIANTI ED ATTREZZATURE
– ALTRE PROFESSIONI CONCERNENTI SERVIZI RICREATIVO CULTURALI
– PERSONALE QUALIFICATO DI TIPO ESECUTIVO NEI SERVIZI DI PULIZIA E DISINFESTAZIONE
– PERSONALE QUALIFICATO DI TIPO ESECUTIVO IN ALTRI SERVIZI DI PULIZIA
– PERSONALE QUALIFICATO ADDETTO A SERVIZI IGIENICI
– PERSONALE ADDETTO A LAVANDERIE E TINTORIE
– ALTRO PERS. QUALIFICATO ADDETTO A SERVIZI DI PULIZIA ED ASSIMILATI
– PROFESSIONI NEI SERVIZI SOCIO-SANITARI CON PARTICOLARI SPECIALIZZAZIONI
– PARRUCCHIERI, SPECIALISTI DELLE CURE DI BELLEZZA ED ASSIMILATI
– PERSONALE DI COMPAGNIA E PERSONALE QUALIFICATO DI SERVIZIO ALLE FAMIGLIE
– ESERCENTI E GESTORI DI CINEMA, TEATRI E SIMILI
– PROFESSIONI RELATIVE AD ATTIVITA’ RICREATIVO-CULTURALI CONNESSE AD ATTIVITA’ TURISTICHE
– ESERCENTI ED ADDETTI ALLA GESTIONE NEI SERVIZI EXTRALBERGHIERI ED ASSIMILATI
– ADDETTI ALL’ACCOGLIMENTO, PORTIERI ED ASSIMILATI
– ALTRO PERS. DEI SERVIZI ALBERGHIERI ED EXTRALBERGHIERI (ESCLUSI GLI ADDETTI ALLA RISTORAZIONE)
– CUOCHI IN ALBERGHI E RISTORANTI
– ESERCENTI ED ALTRI ADDETTI ALLA PREPARAZIONE DI CIBI IN ALBERGHI, RISTORANTI, FAST-FOOD ED ASSIMILATI
– CAMERIERI ED ASSIMILATI
– ESERCENTI DI BAR E BARISTI
– ALTRE PROFESSIONI RELATIVE ALLA RISTORAZIONE ED AI PUBBLICI ESERCIZI
– ISTRUZIONE PRIVATA, PROFESSIONALE E SANITARIA
– ISTRUTTORI DI SPORTS VARI
– ISTRUTTORI NELL’AREA ARTISTICA
– ISTRUTTORI PER GLI HANDICAPPATI
– ISTRUTTORI PER LA RIEDUCAZIONE
– ISTRUTTORI NEL CAMPO DELL’ARTIGIANATO
– ESERCENTI ED ADDETTI AD ATTIVITA’ ORGANIZZATIVE DELLE VENDITE ALL’INGROSSO
– ADD. ALLE VENDITE ALL’INGROSSO

– ASSISTENTI AL “FRANCHISING” PRESSO LE IMPRESE COMMERCIALI ED ASSIMILATI
– ESERCENTI ED ADDETTI AD ATTIVITA’ DI IMPORTAZIONE ED ESPORTAZIONE
– INTERMEDIARI TRA VENDITORI ALL’INGROSSO ED ALTRI OPERATORI
– ALTRE PROFESSIONI DELL’ATTIVITA’ COMMERCIALE ALL’INGROSSO
COMMESSI E ASSIMILATI
– ESERCENTI E ADDETTI VENDITE AL MINUTO (ESCLUSA LA PREPARAZIONE CIBI IN RISTORANTI, FAST-FOOD)
– ESERCENTI ED ADDETTI A DISTRIBUTORI DI BENZINA ED ASSIMILATI
– ADD. A VENDITE POSTALI ED ASSIMILATI
– VENDITORI A DOMICILIO ED ASSIMILATI
– ALTRI ESERCENTI ED ADDETTI ALLE VENDITE AL MINUTO
– INDOSSATORI, MODELLI E ASSIMILATI
– DIMOSTRATORI ED ASSIMILATI
– VETRINISTI ED ASSIMILATI

– ALTRO PERS. ADDETTO ALL’INFORMAZIONE E ALL’ASSISTENZA DI CLIENTI NELLE IMPRESE COMMERCIALI

– ALTRI ADDETTI ALL’ACCOGLIENZA, ALL’INFORMAZIONE ED ALLA ASSISTENZA DELLA CLIENTELA
– ADD. AD OPERAZIONI IN TITOLI IN CONTATTO CON IL PUBBLICO, CON COMPITI ESECUTIVI
– ALTRO PERS. DI TIPO ESECUTIVO IN CONTATTO CON IL PUBBLICO
– PERSONALE ESECUTIVO DELLE ATTIVITA’ DI PUBBLICHE RELAZIONI
– ADD. AD UFFICI STAMPA ED ASSIMILATI
– CENTRALINISTI E TELEFONISTI
– ADD. A TELESCRIVENTI E AD ALTRI MEZZI TELEMATICI
– HOSTESSES, STEWARDS ED ASSIMILATI
– ADD. ALLO SPORTELLO DI ALTRI INTERMEDIARI FINANZIARI
– ESATTORI DI FATTURE E DI CREDITI
– NOTAI
– PERSONALE IMPIEGATO IN AGENZIE DI PEGNO ED ASSIMILATI
– PERSONALE ADDETTO A COMPITI DI CONTROLLO, VERIFICA ED ASSIMILATI
– PERSONALE AUSILIARIO NEL CAMPO DELLA PIANIFICAZIONE, DELLA – PROGETTAZIONE ED ASSIMILATI
– PERSONALE ADDETTO ALLA GESTIONE DEL PERSONALE

– PERSONALE ADDETTO AI SERVIZI FINANZIARI NELLE IMPRESE DIVERSE DAGLI INTERMEDIARI FINANZIARI
– PERSONALE GENERICAMENTE ADDETTO ALLA GESTIONE DI SERVIZI – FINANZIARI NEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI
– PERSONALE ESECUTIVO IMPIEGATO PRESSO PROFESSIONISTI E SOCIETA’ DI CONSULENZA
– ALTRI IMPIEGATI CON FUNZIONI SPECIFICHE NON ALTROVE CLASSIFICATI
– IMPIEGATI NELLA GESTIONE DEGLI STOCKS, MAGAZZINI E ASSIMILATI
– IMPIEGATI NELLA GESTIONE DEGLI APPROVVIGIONAMENTI
– IMPIEGATI NELLA GESTIONE AMMINISTRATIVA DEI TRASPORTI
– IMPIEGATI ADDETTI AD ARCHIVI, SCHEDARI ED ASSIMILATI
– IMPIEGATI ADDETTI A BIBLIOTECHE ED ASSIMILATI
– IMPIEGATI ADDETTI A SERVIZI STATISTICI, DOCUMENTAZIONE ED ASSIMILATI
– IMPIEGATI ADDETTI A SERVIZI, STUDI E RICERCHE
– IMPIEGATI ADDETTI ALLA CODIFICA, CLASSIFICAZIONE ED ASSIMILATI
– IMPIEGATI ADDETTI ALLA CORREZIONE DI TESTI, BOZZE ED ASSIMILATI
– IMPIEGATI ADDETTI ALLA PUBBLICIZZAZIONE DEI TESTI E DELLA DOCUMENTAZIONE
– IMPIEGATI ADDETTI ALL’INOLTRO E ALLO SMISTAMENTO DI POSTA E DOCUMENTAZIONE
– ALTRI IMPIEGATI ESECUTIVI NEL CAMPO DELLA RACCOLTA, CONSERVAZIONE E TRASMISSIONE DI DOCUMENTI
– PROFESSIONI INTERMEDIE RELATIVE ALLE ATTIVITA’ RELIGIOSE E DI CULTO
– TECNICI DEI SERVIZI DI PULIZIA E DI SMALTIMENTO DEI RIFIUTI
ANIMATORI TURISTICI ED ASSIMILATI
– AGENTI DI VIAGGIO
– GUIDE TURISTICHE
– ALTRE PROFESSIONI INTERMEDIE DELLE ATTIVITA’ TURISTICHE
INSEGNANTI ELEMENTARI
– INSEGNANTI PER HANDICAPPATI, DI SOSTEGNO ED ALTRI INSEGNANTI SI SCUOLE SPECIALI (DIPLOMATI)

– INSEGNANTI DI SCUOLE MATERNE
– ALTRI INSEGNANTI DIPLOMATI (MUSICA LINGUE ECC.)
– TECNICI DEI SERVIZI DI ISTRUZIONE PRIMARIA E SECONDARIA
– ALTRE PROFESSIONI INTERMEDIE DELL’INSEGNAMENTO
– ANNUNCIATORI E PRESENTATORI DELLA RADIO, TELEVISIONE E DI ALTRI SPETTACOLI
– TECNICI DELLA STAMPA E DELL’EDITORIA
– TECNICI PER LA PRODUZIONE RADIO, TV E CINEMA
– TECNICI DEI MUSEI, DELLE BIBLIOTECHE ED ALTRE PROFESSIONI INTERMEDIE IN CAMPO CULTURALE
– PROFESSIONI INTERMEDIE IN CAMPO ARTISTICO ED ASSIMILATI
– PROFESSIONI INTERMEDIE NEL CAMPO DELLO SPETTACOLO
– PROFESSIONI ORGANIZZATIVE NEL CAMPO DELL’EDUCAZIONE FISICA E DELLO SPORT
– ALTRE PROFESSIONI INTERMEDIE NEI SERVIZI RICREATIVI E CULTURALI
– AGENTI CONCESSIONARI
– AGENTI DI PUBBLICITA’
– AGENTI IMMOBILIARI
– APPROVVIGIONATORI E RESPONSABILI ACQUISTI

– RESPONSABILI DI MAGAZZINO E DELLA DISTRIBUZIONE INTERNA
– COMMISSARI STIMATORI E AGGIUDICATORI D’ASTA COMMERCIALI
– TECNICI DI VENDITA E DISTRIBUZIONE
– TECNICI DEL MARKETING
– CORRISPONDENTI IN LINGUE ESTERE ED ASSIMILATI
– ALTRE PROFESSIONI INTERMEDIE AMMINISTRATIVE E ORGANIZZATIVE
– TECNICI ADDETTI ALLA GESTIONE DEL PERSONALE
– TECNICI NEL TRASFERIMENTO E NEL TRATTAMENTO DELLE INFORMAZIONI
– TECNICI DEL CONTROLLO, ISPEZIONE E RECUPERO CREDITI
– TECNICI PARAMEDICI E AGRONOMI
– INFERMIERI CAPO ED ASSIMILATI
– INFERMIERI PROFESSIONALI
– OPTOMESTRISTI DIPLOMATI
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– ALTRI TECNICI PARAMEDICI
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– TECNICI DELLA DIFESA DELL’AMBIENTE ED ASSIMILATI
– ALTRI TECNICI AGRONOMI, ZOOTECNICI, FORESTALI ED ASSIMILATI
ELETTROTECNICI
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– TECNICI E PERITI INDUSTRIALI
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– TECNICI METALLURGICO-MINERARI
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– DOCENTI E RICERCATORI UNIVERSITA E SCUOLA SECONDARIA

– DOCENTI UNIVERSITARI IN SCIENZE MATEMATICHE. FISICHE E NATURALI
– DOCENTI UNIVERSITARI IN INGEGNERIA ED ARCHITETTURA
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– DOCENTI UNIVERSITARI IN MEDICINA
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Accise sui giochi per coprire il buco dell’abolizione Imu?

Copertura con le accise sui giochi solo un bluff di conti sballati

Incassi dell’erario sono scesi a 8,1 miliardi nel 2012. Innalzare le accise non farà crescere la cifra che serve per coprire l’Imu

Giocassimo a poker, sarebbe un bluff. L’idea di coprire il buco dell’abolizione dell’Imu aumentando le accise sui giochi, infatti, non regge. Neanche turandosi il naso davanti a una scelta moralmente discutibile che già ci vede quarti al mondo per soldi buttati nell’azzardo. Lo dicono, inequivocabili, i numeri dei Monopoli.

Secondo i dati ufficiosi dell’Agenzia Dogane e Monopoli la massa di denaro puntata dagli italiani per mezzo dei vari giochi organizzati dallo Stato biscazziere messo sotto accusa dalla Chiesa e da un numero crescente di giornali, associazioni, osservatori, ha continuato nel 2012 ad aumentare inesorabile. Dai 79,8 miliardi di euro del 2011 a 87,1 dell’ultimo anno. Un incremento del 9,2%.

Un segnale invocabile di quanto questa droga mentale, che agita gli incubi di circa 800 mila italiani schiavi del gioco compulsivo, si sia impastata con la crisi e con la speranza folle di uscirne con una botta di fortuna.

In parallelo, giacché ogni pusher sa che i «clienti» vanno incoraggiati sennò vanno da altri spacciatori, sono aumentate di più ancora le vincite, cioè i soldi rientrati nelle tasche dei giocatori: erano 62,1 miliardi nel 2011, sono stati 70 nel 2012. Con un incremento del 12,8%. I soldi buttati dai cittadini nei vari «game» dell’azzardo pubblico sono dunque scesi da 17,7 miliardi di euro del 2011 a 17,1 nel 2012. Con un calo di circa 600 milioni di euro pari al 3,5%.

In proporzione, però, gli incassi dell’erario sono calati di quasi il doppio: il 6%. Come mai? Perché i Monopoli trattengono una determinata quota, diversa da caso a caso, sui soldi rimasti dopo avere restituito le vincite. Cioè sulla vera e propria «spesa». E mentre crollavano le somme legate ai giochi tradizionali più tassati (meno 23,2% quelli «a base sportiva», meno 24,4% sul Lotto, meno 28,4% sul Superenalotto, meno 27,8% sull’ippica) crescevano in contemporanea del 101,2%, ad esempio, quelle delle «Vlt», cioè le «videolotteries» che a differenza delle slot-machine piazzate anche nei bar accettano anche banconote ed esistono solo nelle sale dedicate.

Fatto sta che lo Stato, trattenendo su questa «spesa» finale al netto delle vincite restituite il 47,3% («una tassazione seconda solo al comparto delle accise sulla benzina», dicono ai Monopoli) nel 2012 ha incassato in totale 8 miliardi e 100 milioni di euro. Cioè mezzo miliardo in meno del 2011. Gli altri 9 miliardi, pari al 52,3%, finiscono alla filiera, cioè a concessionari, esercenti, tabaccherie, agenzie, intermediari, fornitori di macchinari, sistemi e software. Un settore che, stando all’Agenzia statale, vede circa «6.600 imprese, con un bacino occupazionale di oltre 150 mila addetti, se si considerano anche coloro che operano nel gioco unitamente ad altre attività come, ad esempio, gli esercenti, le tabaccherie».

È «cosa buona e giusta» abolire l’Imu, come ripete Berlusconi, perché «produce negatività nelle famiglie che hanno incertezza sul loro futuro e consumano meno»? Certo è che chi segue il settore dei giochi è convinto che sia praticamente impossibile farlo con la ricetta proposta dal Cavaliere: una «revisione delle accise sui giochi, sul lotto».

Sia chiaro: chi è convinto come noi che l’azzardo sia una pestilenza, come ci ricordano anche traumi quali quello di Luigi Preiti che giorni fa sparò davanti a Palazzo Chigi ferendo i due carabinieri («L’ha rovinato il demonio del gioco», dice la moglie), sarebbe tentato di annientare il settore mettendoci le tasse più alte del Creato. Se servisse, però. Il guaio, riconoscono anche i peggiori nemici, è che non si risolverebbe il problema.

Anzi, se c’è del vero nella tesi che l’irruzione dei Monopoli con le sue slot-machine e i suoi giochi legali (380 mila apparecchi distribuiti sul territorio nazionale) ha in qualche modo riassorbito almeno una parte del gioco fuorilegge in mano alle mafie, è possibile che una marcia indietro sarebbe controproducente. E che l’improvviso ritiro dello Stato dal settore, dopo dieci anni passati a spingere gli italiani verso questa specie di crack mentale, potrebbe spalancare spazi enormi alla criminalità organizzata che già gestisce nell’azzardo illegale un’altra ventina di miliardi. E spingere ancora di più gli schiavi del gioco verso gli «sportelli» stranieri.

Già oggi, proprio contando sul vantaggio di non pagare tasse, l’immenso casinò virtuale del Web agganciato a banche di Paesi compiacenti e Stati-canaglia sparsi per il globo, rastrella enormi risorse italiane. Secondo la stima della società inglese Ficom Leisure, considerata la più attendibile e ripresa dall’agenzia Agipronews.it, nel solo 2012 «il volume di gioco dei casinò online “.com”, la definizione in sintesi delle case da gioco su Internet non autorizzate che naturalmente sfuggono al sistema fiscale italiano» è stato di 9,2 miliardi di euro. Il doppio abbondante del peso dell’Imu sulla prima casa. Bene: di tutti quei soldi dei nostri giocatori molti sono tornati con le vincite, ovviamente, ma quelli espatriati e finiti nei conti all’estero di chissà quali società anonime sono stati 276 milioni. Un milione in più dello stanziamento così faticosamente recuperato a gennaio per i disabili. Con un aumento di 44 milioni di euro sul 2011. E il fenomeno, dicono gli esperti, è destinato a crescere, crescere, crescere.

Gelano il sangue, certi numeri. Come i dati di «Source H2 Gambling Capital», che si discostano appena dalle stime dei Monopoli. E dicono che su un monte di 321 miliardi di euro spesi nel mondo nel 2012 nei giochi legali (ripetiamolo: 321 miliardi netti, rimasti agli organizzatori dopo aver pagato le vincite) circa il 25% dei denari buttati nell’azzardo era americano, il 15,6% cinese, il 9,7% giapponese e quasi il 6% italiano. Quarti al mondo.

Siamo i primi in Europa, in questa classifica che non ci fa onore. I primi. Stiamo arrancando da due decenni, non arriviamo al 3% del Pil mondiale ma consegniamo ai biscazzieri il 6% degli incassi planetari. Il doppio dei tedeschi, che pure sono molto più ricchi e ben messi di noi. Prova provata, purtroppo, che c’è uno spread che non può essere aggiustato dalla Bce. Ma solo da noi.

Gian Antonio Stella
Fonte: www.corriere.it
5.05.2013

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La “chicca” di Krugman che spiega il disastro italiano

Paul Krugman è un celebre economista, premio Nobel per l’economia del 2008. Tiene un seguitissimo blog sul sito ufficiale del prestigioso New York Times. Uno dei suoi ultimi post ( http://krugman.blogs.nytimes.com/2013/04/30/the-beatings-must-continue-2 = è una vera chicca. Il testo che segue è una mia (approssimativa) traduzione.

<«Qualche volta gli economisti in posizioni pubbliche danno cattivi consigli; altre volte danno consigli veramente cattivi; altre volte ancora essi lavorano per l’Ocse. Sono passati quasi tre anni da quando l’Ocse diede quello che è il peggior consiglio mai dato da una grande organizzazione internazionale; peggiore di quelli della Commissione europea, peggiore di quelli della Bce. Non solo ha richiesto l’austerità fiscale, ma ha anche preteso che gli Usa cominciassero ad aumentare rapidamente i tassi d’interesse per prevenire la minaccia dell’inflazione, sebbene i loro stessi modelli non mostrassero alcun segno di questa minaccia. Ora sono passati tre anni. L’inflazione non si è alzata (e la Fed sta cercando in tutti i modi di far salire la domanda a un tasso d’interesse pari a zero); l’austerità ha fatto un disastro; e le ultime cifre di Eurostat sono queste (datate 30 aprile: tasso di disoccupazione nell’area euro 12,1%, tasso di inflazione nell’aera euro 1,2%). E cosa sta dicendo il capo economista dell’Ocse (che è sempre lo stesso)? “La zona euro rischierà di perdere una battaglia già vinta, se rinuncerà a tagliare i deficit di bilancio e a risolvere i problemi della sua economia”. Pier Carlo Padoan ha detto che la percezione che si sta diffondendo, secondo la quale l’austerità è inutile, è sbagliata. “Il risanamento fiscale è efficace, il dolore è efficace”, ha detto. Ha aggiunto poi che i politici della zona euro debbono comunicare meglio i loro successi alla popolazione stremata. Credo che questo sia il gergo che usano in Europa per dire che i pestaggi andranno avanti finché il morale non si rialzerà».

Sintesi perfetta di Krugman. E il nostro Padoan, proprio ieri, ci ha messo la ciliegina sulla torta, dichiarando che l’Imu è l’ultima tassa da tagliare, per favorire la crescita. E già questa dichiarazione è un buon segnale per supporre che il governo si stia muovendo nella direzione giusta. La posizione pro-austerity è ormai implosa; non solo le sue previsioni si sono dimostrate del tutto fallaci, ma gli studi accademici invocati a suo sostegno si sono rivelati infarciti di errori e omissioni, nonché basati su statistiche di dubbia attendibilità.

Tale posizione ideologica si basava su due studi: di Alberto Alesina e Silvia Ardagna sull’“austerità espansiva”, e di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff. In particolare, quest’ultimo mostrava che, se il debito di un paese supera il 90% del Pil, questo difficilmente riesce a crescere a un ritmo sufficiente. Da questo studio hanno preso forza, soprattutto in Europa e in Germania, tutti gli attori politici sostenitori di politiche di austerità da imporre agli altri (paesi). Ed è seguendo questa linea politica che Monti ci ha imposto una politica economica fallimentare: la politica del fallimento dell’economia reale.

Ora un recente studio di tre economisti americani ha sbugiardato clamorosamente quella impostazione ideologica: lo studio di Reinhart e Rogoff, presentando le sue elaborazioni su un foglio Excel, conteneva un clamoroso errore di calcolo. Inoltre, dallo stesso studio erano stati esclusi alcuni paesi che hanno un debito alto e nonostante questo hanno una crescita sostenuta. Una figura davvero misera. Ma come definire la questione del debito? L’ho già detto numerose volte, ma di fronte alla continua disinformazione dei media ufficiali e di cotanti economisti, occorre ribadirlo: finché tutta la moneta circolante nasce dal sistema delle banche centrali, cioè nasce a debito, l’unica possibilità per la crescita è far crescere il debito. Pure i dati storici più recenti lo confermano: portatori delle ricette economiche più diverse, in questi ultimi anni abbiamo avuto governi di sinistra, di destra e pure il governo tecnico. E il debito è sempre cresciuto.

Cosa ci vuole per rendere il debito sostenibile? La crescita dicono tutti, nonostante siano smentiti dai numeri. Mentre i numeri ci dicono che la crescita porta (ovviamente) debito, perché per la crescita occorre anche nuova moneta (oltre a nuova o migliore produzione) e quindi nuovo debito. Mentre gli stessi numeri dicono che per tenere sotto controllo il debito ci vuole inflazione. E cosa ci sta a fare la Bce? Qual è il compito precipuo della Bce? Quello di tenere sotto controllo l’inflazione. Come dire che, con l’Euro siamo fregati in partenza. Così abbiamo rarefazione monetaria, economia reale che soffoca, disoccupazione in rialzo costante e titoli di borsa (dove chi ha soldi fa ancora più soldi) ai massimi di sempre.

Il risultato disastroso di questa impostazione è così evidente che pian piano iniziano a sorgere delle crepe nella dottrina del pensiero unico liberista: qualcuno inizia a dire che il nostro debito (visto che eccelle) è la nostra forza, la nostra arma, perché se andiamo a fondo allora salta il sistema finanziario e bancario europeo, seguito da quello mondiale. Non possono permettersi l’affondamento dell’Italia. Quindi questa è la ricetta, in attesa di cambiare il sistema monetario: avanti col debito, lo Stato deve spendere per sostenere l’economia reale.

Sarà capace il governo di sostenere politicamente una simile impostazione? Qui c’è da chiedersi non solo se hanno capito il problema della crisi in questi termini, ma soprattutto se l’attuale configurazione politica avrà la forza politica necessaria per imporre le proprie decisioni al resto dell’Europa. In fondo la posta in gioco è sempre la stessa: la nostra sovranità. Avranno questa forza politica? Vedremo.

Giovanni Passali
Fonte: www.ilsussidiario.net
Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2013/5/5/FINANZA-1-La-chicca-di-Krugman-che-spiega-il-disastro-italiano/2/389669/
5.05.2013

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Forza Nuova alla Kyenge: “Torna in Congo”

di Redazione

Non c’entra il colore della pelle della ministra Kyenge. Sono le sue idee immigrazioniste e mondialiste ad essere sbagliate. Esse vanno combattute con la sensibilizzazione nelle piazze, con la fierezza del nostro ius sanguinis, della nostra tradizione e della nostra identità. Inoltre dovranno essere i parlamentari del centro-destra a dover dimostrare col loro voto in aula da che parte stanno, perché se sono compatti e sanno lavorare bene potranno bocciare ogni provvedimento iniquo in materia. Se le proposte di legge sullo ius soli non passano al Senato, tutto si blocca. Anche questa sarebbe dimostrazione di senso di responsabilità nazionale. Altre proposte, come quella di Magdi (ex) cristiano Allam, di far dimettere con petizione la ministra appaiono inutili forme di demagogia.   

di Chiara Sarra

Il movimento di estrema destra espone uno striscione davanti alla sede Pd di Macerata

Continuano le polemiche sulla nomina a ministro dell’Integrazione di Cécile Kyenge e la sua proposta di istituire lo ius soli (il diritto di cittadinanza per chi nasce sul territorio italiano indipendentemente da quella dei genitori).

I militanti di Forza Nuova di Macerata hanno affisso uno striscione davanti alla sede del Pd di cui fa parte il senatore Mario Morgoni che vorrebbe concederle la cittadinanza onoraria.

“Kyenge torna in Congo”, si legge sul manifesto. “Le recenti dichiarazioni del ministro della (dis)integrazione, che si è vantata di essere arrivata clandestinamente in Italia elogiando la poligamia, una pratica avulsa alla nostra tradizione e altamente lesiva della dignità della donna, ci portano a ribadire la più totale contrarietà di Forza Nuova allo ius soli”, hanno dichiarato i militanti, secondo cui “non si può svendere la cittadinanza italiana a elementi alieni alla nostra cultura, così come non si può obbligare i cittadini ad applaudire un modello di società multirazziale come quello della banlieu parigina”. Per questo motivo il movimento politico di estrema destra chiede “una revisione in senso restrittivo della Bossi-Fini, procedendo all’espulsione immediata degli extracomunitari che hanno commesso reati in Italia, affinché episodi come l’omicidio di Livorno ad opera di un senegalese con tre decreti di espulsione non si ripetano più″. (Il Giornale, 9/05/2013)

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Fiore: E’ possibile dissentire sullo “ius soli” senza essere etichettati come razzisti?

dell’On. Roberto Fiore

“Ci preoccupiamo di che impatto potrebbero avere dei provvedimenti destabilizzanti come l’ introduzione dello Ius Soli e l’ abolizione del reato di immigrazione clandestina proposti dalla Kienge nello scenario di preoccupante insicurezza sociale che sta vivendo l’ Italia in questi anni.” dichiara Roberto Fiore, Segretario Nazionale di Forza Nuova: ” Abbiamo polemizzato contro un Ministro che si vanta di aver commesso un reato, quello di immigrazione clandestina, e si vanta altresí di provenire da una cultura poligamica, distante anni luce dalla nostra cultura e intrinsecamente incivile e discriminatoria nei confronti delle donne. Ci teniamo a ribadire, basandoci sui dati concreti, che proporre lo Ius Soli in questo momento in Italia vorrebbe dire destabilizzare fortemente un tessuto sociale già provato da una crescita demografica al 0,6% e da gravi problemi di lavoro e welfare. Inoltre il secondo provvedimento che il Ministro Kienge vorrebbe introdurre, ovvero l’ abolizione del reato di immigrazione clandestina, ci porterebbe immediatamente fuori dall’ UE che, come sappiamo bene tutti, persegue delle politiche comunitarie di forte protezione delle proprie frontiere contro questo tipo di crimine. In base alle attuali leggi vigenti in materia di immigrazione è dunque leggittimo porsi degli interrogativi di questo tipo o bisogna essere per forza etichettati come razzisti?”

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Inquisizione mondialista a Macerata, perquisita la sede di Forza Nuova

Segnalazione di Luca Castellini

L’ On Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, in merito  alla perquisizione di oggi pomeriggio alla sede di Forza Nuova a Macerata comunica: ” E’ un atto gravissimo, un vero proprio atto intimidatorio. Non faremo un passo indietro”
A seguito dell’episodio del singolo manifesto affisso nei pressi della sede del Pd per sensibilizzare l’opinione pubblica sui progetti del ministro dell’ integrazione, nel pomeriggio, attorno alle 18:30, agenti della Digos hanno effettuato una perquisizione nella sede maceratese di Forza  Nuova, in pieno centro città.
Il Coordinatore Regionale Davide Ditommaso dichiara “Sono stato informato dal responsabile provinciale Tommaso Golini che nel tardo pomeriggio agenti della questura hanno effettuato una perquisizione nella nostra sede di Macerata, adducendo come pretesto lo striscione contro la Kienge, senza chiaramente trovare nulla di “interessante”. L’operato della questura  rappresenta un gravissimo atto intimidatorio che non può trovare  giustificazioni se non l’assecondare una forte pressione politica. Sappiano però i nostalgici della polizia del pensiero, di sovietica memoria, che non ci faremo certo intimidire da questi metodi. Non faremo nessun passo indietro-continua Ditommaso- e non permetteremo a nessuno di distruggere il nostro Paese.
La battaglia contro immigrazione e jus soli continua. Il roseo futuro di mescolanza e integrazione razziale rincorso dal parlamento italiano e da alcuni politicanti locali è già morto e sepolto: negli scontri etnici in Belgio e Olanda, nelle banlieu parigine, nei sobborghi londinesi. Se Inghilterra e Francia, paesi notoriamente progressisti, hanno stracciato lo  jus soli e sono tornate dopo decenni allo jus sanguinis ci dovrà pur essere un motivo.Solo la stupidità della classe politica italiana può pensare di riproporre qualcosa che è già fallito in tutta Europa.Una nota a parte la dedichiamo al senatore del PD Morgoni che ha provocatoriamente proposto di togliere la cittadinanza ai militanti di forzanovisti: Forza Nuova non prende lezioni di civiltà da nessuno, tanto meno da lui, e che un passaporto o un tesserino da parlamentare non bastano a fare un vero Italiano”.

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Alti papaveri e grandi papere

In Italia avendo perso quasi tutto non ci facciamo mancare più niente. Siamo pieni di disoccupazione, di incazzatura sociale, di debiti pubblici, per estinguere i quali ora ci vengono a pignorare i gioielli di famiglia (le grandi imprese statali), ma non ce ne curiamo più di tanto perché ai valori bollati abbiamo sostituito i valori universali e alla ricchezza economica quella di spirito. Nella mancanza ci può essere pienezza dunque. Triste pienezza ed una purezza d’animo che porta all’evaporazione delle esigenze concrete.

Siamo all’avanguardia nel campo delle illusioni e delle apparenze mentre arretriamo in tutti gli altri settori reali. Certo, non si vive di sola materialità ma qui mi pare che si stia esagerando con la marginalità dei temi. Sarà che i morsi della fame cominciano a dare le allucinazioni ma quelli che vediamo camminare sul fango e moltiplicare i drammi non stanno venendo a salvarci, non sono i figli del Supremo pronti a sacrificarsi per noi, quanto, invece, supremi figli di buona donna che chiedono in sacrificio le nostre vite.

Questo vuoto ricolmo di problemi è stato imbottito in qualche maniera dai nostri incantatori della civilizzazione umanitaria, perché se al popolo difetta il pane ma non le pene bisogna concedere almeno delle brioches, anche se virtuali. Prendere tempo per perdere l’epoca storica.

Tale scherzo di cattivo gusto non durerà a lungo eppure più si protrae e si allunga la distanza tra le istanze della gente e le ubbie dei suoi governanti, più grave sarà lo schianto e lo spappolamento generale.

Se scarseggia il companatico diventa un affronto buttarla in questioni che saziano soltanto la smania di protagonismo della classe dirigente, la quale crede di sviarci ancora per molto con gli allucinogeni dei diritti degli ultimi e dei deboli che stranamente vanno ad ingrassare i portafogli dei primi. Sono convinti che ci cascheremo ancora perché ci immaginano con i caschi di banane sugli occhi. Selvaggi da educare e non pari con i quali dialogare.

Scende il Pil? Diminuisce il lavoro? I salari si abbassano? Le aziende chiudono? Gli imprenditori e i prepensionati esodati si suicidano? Lo Stato liquida il suo patrimonio? Il Welfare si sbriciola?

Provvederemo ma prima ci sono questioni più serie. Femminicidio, diritti dei gay e delle lesbiche, coppie di fatto, ius soli, legge elettorale, fermare gli insulti su internet. Da quando poi siamo entrati nella Ue ne contiamo di tutti i colori, dalle norme sulla curvatura dei cetrioli a quelle sulla lunghezze dei piselli mentre nulla si dice sull’espansione delle teste di cazzo. Per carità, non che questi aspetti non abbiano un minimo di rilevanza ma invertendo l’ordine delle priorità il disordine s’avanza.

Il sonno della nazione sta generando rostri che potrebbero infilzare qualcuno, pure se non c’entra niente. L’episodio dei carabinieri sparati da un folle a Roma docet.

Sotto il deserto di coscienza e di consapevolezza politica l’Italia crepa mentre sopra ai vertici dello stato crapulano i caproni a nostre spese. Ed inviano le forze dell’ordine a silenziare il dissenso, anche quello innocuo e satirico, rendendo palese che essendo così occupati a non fare nulla non gli sfugge niente di quel che non è sostanziale. Mentre l’essenziale, invisibile agli occhi ma non alla tasca propria e alla propria brama di potere, lo hanno appaltato all’estero in maniera da poter dire che non compete loro in quanto ce lo impongono i mercati, l’Ue e le divinità d’oltreconfine. In ginocchio dagli dei fanno pesare la loro statura contro di noi.

Allora mi domando e dico che necessità aveva il Presidente Napolitano di denunciare alcuni commentatori del blog di Grillo, persone comuni e forse frustrate dall’impotenza del loro grido di dolore inascoltato, per qualche frase troppo accesa? E la Boldrini? La Papessa da Camera (copyright di Davide Giacalone su Libero), che ha inviato i reparti speciali a casa di un giornalista per un fotomontaggio irriverente ma non volgare? Che cosa avrebbe dovuto fare Andreotti, pace all’anima sua, uno che è stato preso di mira per settant’anni, in modo molto più feroce? Mandare l’esercito contro i suoi detrattori? Invece, il Divo, non ha mai denunciato nessuno. Almeno sullo stile costoro dovrebbero inchinarsi alla pazienza e alla indulgenza dell’ex leader della DC. Proprio loro che si sono fatti pizzicare ad intascarsi rimborsi superiori al dovuto, ai tempi in cui frequentavano il parlamento europeo

o ad appoggiare le peggiori guerre disumane dell’occidente.

Ci parlano di civiltà e di umanità ma non sanno nemmeno dove stiano di casa.

Alti papaveri, grandi papere e incommensurabili viltà.

Gianni Petrosillo
Fonte: www.conflittiestrategie.it/
Link: http://www.conflittiestrategie.it/alti-papaveri-e-grandi-papere
8.05.2013

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Il sud d’Europa migra in Germania

Di Anna Maria Merlo

La Germania torna a essere terra di immigrazione dall’Europa del sud in crisi. I dati diffusi ieri dall’istituto di statistica tedesco dicono che gli immigrati provenienti da Spagna, Portogallo, Grecia e Italia nel 2012 sono aumentati del 40%.

In Germania, l’immigrazione è aumentata l’anno scorso complessivamente del 13%, con un saldo positivo di 369mila persone, tra l’1,08 milioni che sono entrati e i 712mila che se ne sono tornati a casa. Si tratta della più forte immigrazione dal ’95. In testa restano i paesi dell’est europeo, con la Polonia in prima fila (176mila nuovi immigrati), seguita dalla Romania (116mila). Ma la novità è l’impennata di arrivi dal sud: campione è la Spagna, con 29.910 immigrati, cioè una crescita in un anno del 45%, la cifra più alta dal ’73, ancora lontana però dagli anni dell’esodo dell’ultima fase della dittatura franchista (81.800 nel ’64, 82300 nel ’65). L’Italia è coinvolta, con un’impennata di 12mila emigrati in più nel 2012 rispetto all’anno precedente. I greci che si sono trasferiti in Germania per cercare lavoro sono aumentati di 10mila nel 2012, per una cifra complessiva di 34.109 persone, i portoghesi sono stati 11.762 (+4mila), gli sloveni in più sono stati 2mila.
Le regioni che attraggono di più sono quelle dove c’è maggiore occupazione, a cominciare dalla Baviera, seguita dalla Renania e dal Baden Württemberg. I nuovi immigrati, giovani e più qualificati, sono attratti dal basso tasso di disoccupazione tedesco, al 6,9%, contro cifre da capogiro nel sud dell’Europa, dove la disoccupazione colpisce in alcuni stati ormai più di un quarto della popolazione attiva e tocca punte del 60%, per esempio, tra i giovani spagnoli. Per la Germania è un vantaggio: la demografia del paese è declinante e il paese ha bisogno di forze nuove. Mentre per i paesi del sud l’operazione è in perdita, visto che sono stati spesi i soldi per la formazione dei giovani, e i nuovi immigrati sono per lo più giovani laureati, che poi sono costretti a cercare lavoro altrove per mancanza di proposte. I dati statistici confermano l’attrattività della Germania, già manifesta con l’aumento degli iscritti ai corsi del Goethe Institut nei paesi del sud Europa.
La Germania è anche il solo dei grandi paesi europei dove il pessimismo rispetto al futuro è meno diffuso. Secondo un’inchiesta realizzata dall’istituto Ipsos, i cui risultati sono stati pubblicati da Le Monde, i tedeschi percepiscono molto meno dei partner europei la crisi in corso. Per il 55% la crisi non ha cambiato la vita, anche se le notizie che vengono da fuori cominciano a preoccupare (il 73% pensa che le cose potrebbero aggravarsi). Il 44% continuano a potersi permettere di risparmiare, contro il 29% degli italiani e il 26% degli spagnoli. Secondo un’inchiesta qualitativa realizzata da FreeThinking, meno del 50% esprimono timori sulla perdita di controllo del proprio futuro, una cifra che invece sale al 67% per gli spagnoli. I tedeschi distanziano di molto gli altri europei nella fiducia che hanno nelle loro imprese: il 58% ritiene che la piccola e media impresa e il 50% che la grande impresa propongano soluzioni costruttive di fronte alla crisi, contro rispettivamente il 24% e il 34% per gli italiani. Ma i più pessimisti di tutti sono i francesi che, non ancora colpiti in pieno dalla crisi come spagnoli o italiani, hanno paura per il futuro e al 74% pensano che il loro paese uscirà meno forte dalla crisi, mentre il 72% teme che i figli staranno peggio di loro.
La crisi sta minando un po’ dappertutto la fiducia nell’Europa. A cominciare dalla Germania, dove il 58% risponde che l’appartenenza all’Unione europea sia un handicap. La Germania è superata solo dalla Gran Bretagna (64%) tradizionalmente euro-scettica, mentre – è una sorpresa – sono solo il 45% dei francesi a pensarlo. La crisi ha reso al contrario gli italiani euroscettici: sono il 53% a pensare che l’appartenenza all’Ue sia un handicap, mentre in Spagna, malgrado il crollo dagli anni d’oro, l’Europa resta un valore (soltanto il 41% pensa che sia un inconveniente). I più eurofili sono i polacchi (solo 30% di opinioni negative). I tedeschi danno l’impressione di avere la convinzione di potersela cavare da soli, anche senza Ue: credono nella qualità de prodotti made in Germany e ritengono di essere abbastanza forti per lottare da soli nell’ampio mare della mondializzazione.

Fonte:http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/9386/

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2013/05/il-sud-deuropa-migra-in-germania.html

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Grillo: “Ius soli? Solo con referendum”. Eletto M5S: “Non decide lui”

Nuova crepa nel movimento. Il leader sul blog scrive un post contro la proposta Kyenge: “Non può essere decisa da pochi parlamentari”. Ma il parlamentare Alessandro Di Battista lo contraddice: “Grillo non è deputato. E’ come Scalfari a Repubblica”

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 10 maggio 2013

“Grillo non è un parlamentare. Io sono favorevole allo ius soli”. E se Grillo scrive il contrario? “Ciò che scrive sul suo blog equivale a quello che può scrivere Scalfari su Repubblica”. La linea 5Stelle, insomma, “va decisa dai cittadini con la democrazia diretta”. Il deputato M5S Alessandro Di Battista prende le distanze dal leader del suo movimento che sul suo blog ha riacceso il dibattito sulla proposta del neo ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge per una legge sulla cittadinanza.

In Europa lo ius soli non esiste, ha scritto l’ex comico, “se non con alcune eccezioni estremamente regolamentate”. Poi l’attacco alla sinistra: “Dalle dichiarazioni della sinistra che la trionferà (ma sempre a spese degli italiani) non è chiaro quali siano le condizioni che permetterebbero a chi nasce in Italia di diventare ipso facto cittadino italiano. Lo ius soli se si è nati in Italia da genitori stranieri e si risiede ininterrottamente fino a 18 anni è già un fatto acquisito. Chi vuole al compimento del diciottesimo anno di età può decidere di diventare cittadino italiano”. Regole che possono essere cambiate solo attraverso un referendum.

Ma Di Battista invita Grillo a frenare sulla linea da “dettare” al Movimento, anche se specifica: ”Non sono però io a decidere. Il Movimento 5 Stelle è favorevole alla democrazia diretta, quindi saranno i cittadini a decidere. Naturalmente per la democrazia diretta è fondamentale che i cittadini siano correttamente informati”.

Alla domanda se sia giusto che un figlio di tunisini nato e cresciuto in Italia non sia cittadino italiano, Di Battista risponde: “Non è giusto.E’ più italiano il figlio di immigrati nato e cresciuto in Italia piuttosto che un argentino, nipote di italiani, che l’Italia non l’ha mai vista. E’ una questione di diritti fondamentali tra cui il diritto alla cittadinanza”. Allo stesso tempo, aggiunge, “non può esere considerato cittadino italiano il figlio di una straniera che viene in Italia a partorire e poi se ne va. Io penso – prosegue Di Battista – che serva un certo numero di anni di permanenza in Italia”.

Un tema, quello della cittadinanza agli stranieri, che già in passato aveva provocato accese discussioni, anche dentro ai 5 stelle, dopo le prese di posizione contrarie espresse dallo stesso Grillo. E che in mattinata era tornato con un post non firmato (e pubblicato nella colonna dei mini-post del blog) ma evidentemente, se non attribuibile allo stesso Grillo, in linea con le posizioni del Movimento e del suo capo.

Lo Ius soli, che “in Europa non esiste” è una regola che “può naturalmente essere cambiata – prosegue Grillo – ma solo attraverso un referendum nel quale si spiegano gli effetti di uno ius soli dalla nascita”. Infatti questa non può essere una decisione “lasciata a un gruppetto di parlamentari e di politici in campagna elettorale permanente”. Inoltre, il dibattito non dovrebbe rimanere circoscritto all’Italia. “Ancor prima del referendum – conclude il post – lo ius soli dovrebbe essere materia di discussione e di concertazione con gli Stati della Ue. Chi entra in Italia, infatti, entra in Europa”.

LE REAZIONI, LA RUSSA: “CONDIVISIBILE” – L’idea del referendum piace anche a Fratelli D’Italia. “Finalmente una posizione chiara e condivisibile da Grillo: no allo ius soli salvo referendum”, dichiara Ignazio La Russa, presidente del movimento. Il problema, però, è che in Italia non esiste il referendum propositivo. ”Grillo evidentemente non lo sa, ma pazienza! – prosegue La Russa – bisogna che ci sia un impegno sin d’ora a promuovere un referendum abrogativo se la maggioranza votasse una legge siffatta. Fratelli d’Iitalia sicuramente sarebbe in prima linea nella raccolta delle firme”.

NICHI VENDOLA: “GRILLO CONDIVIDE LE OPINIONI DI LA RUSSA” – ”In un Paese che ha conosciuto l’oltraggio e la vergogna delle leggi razziali e della Bossi-Fini, Grillo evidentemente pensa che la bandiera dei diritti e dell’accoglienza non debba sventolare”. Così Nichi Vendola, leader di Sinistra ecologia e libertà, risponde alla richiesta di un referendum avanzata dall’ex comico genovese. Poi replica all’ironia di Grillo, che qualche giorno fa aveva postato un fotomontaggio in cui era raffigurato a braccetto con La Russa. “Grillo vuole denigrare Sel. Lui, invece, non ha nemmeno bisogno di un fotomontaggio perchè -ha detto Vendola- condivide le opinioni di La Russa”.

LIVIA TURCO (PD): “GRILLO GETTA LA MASCHERA – “Grillo, getta la maschera. Innanzitutto, dimostra di non conoscere la legge italiana e gli effetti paradossali che produce sulla vita di tanti giovani. Grillo non si è accorto, nella sua disanima molto superficiale della legislazione europea, che in quella italiana ci sono due semplici parole che la rendono anomala ed arretrata rispetto alla legislazione degli altri paesi d’Europa?”, fa sapere Livia Turco, presidente del forum immigrazione del Partito democratico. “La prima – aggiunge – aver vissuto ininterrottamente per diciotto anni in Italia come condizione per presentare la domanda di cittadinanza. Questo significa escludere, da questa possibilità, tanti ragazzi che magari, per motivi familiari, sono costretti a tornare nel loro Paese per uno o due anni e poi tornare in Italia. Questa circostanza è lesiva di un diritto ed è fonte di molte discriminazioni”, afferma Livia Turco. “La seconda parola -prosegue- è che al compimento del diciottesimo anno il giovane ha solo dodici mesi per presentare la domanda, altrimenti perde il diritto. Un tempo così ristretto non esiste in nessun paese europeo. Grillo non vuole cambiare neppure queste due parole discriminatorie?”.

GASPARRI (PDL): “INUTILE PERDITA DI TEMPO” – “Se non fosse una battuta sarebbe comunque una inutile perdita di tempo. Su questo tema non si scherza”. A bocciare la presa di posizione di Grillo è ì il vice presidente del Senato Maurizio Gasparri. “La concessione della cittadinanza -aggiunge Gasparri- ha implicazioni di carattere sociale e culturale tali da non poter essere ridotte ad un quesito referendario. Le stesse che non faranno mai dello ius soli una legge dello Stato italiano. E’ comunque positivo che perfino Grillo si renda conto che la questione va decisa in ambito europeo e che automatismi e demagogie non hanno spazio”, conclude l’esponente del Pdl.

DI PIETRO (IDV): “IUS SOLI BATTAGLIA DI CIVILTA’” – Antonio Di Pietro replica a Grillo via twitter. ”Chi nasce in Italia deve avere glistessi diritti dei cittadini italiani. Idvsi è impegnata per ius soli perchè è battaglia di civiltà”, scrive.

FERRERO (PRC): “ACCAREZZA RAZZISMO” – ”Il no di Beppe Grillo alla cittadinanza sulla base dello ius soli svela un suo vizietto: la ricerca del consenso sulla pelle dei migranti e l’accarezzare il razzismo invece di contrastarlo”. Lo sottolinea, in una nota, Paolo Ferrero, segretario del Partito della rifondazione comunista. “Il referendum su tale questione è impossibile dal punto di vista giuridico come Grillo dovrebbe sapere – sottolinea poi Ferrero – sicchè si tratta semplicemente di uno stop dettato con ogni probabilità dalla volontà di assecondare certe spinte razziste ben presenti, purtroppo, in Italia”.

BAGNASCO (PRESIDENTE CEI): “CHI APPRODA IN EUROPA TROVI DOVEROSA INTEGRAZIONE” – Il cardinale Angelo Bagnasco rimanda “le forme di attuazione del problema alla politica”. Comunque il presidente della Cei rileva che “è in gioco il diritto fondamentale della persona che in quanto tale deve essere salvaguardato. Il problema -ha ribadito Bagnasco- esiste perchè bisogna fare in modo che chi approda in Europa trovi una doverosa integrazione”.

Fonte www.ilfattoquotidiano.it

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Il ritorno del Grullo

Abbiamo da poco lasciato Beppe Grillo intento ad arringare i fedeli a credere obbedire e combattere i Rom, scrivendo di «sacri confini della Patria che la politica ha sconsacrato», di «immigrazioni selvagge» paragonate a un «vulcano, una bomba a tempo che va disinnescata» e altre balle paranoiche da lui condivise con la destra più forcaiola, ed eccolo nuovamente librare il suo svettante nanismo contro il diritto di cittadinanza agli stranieri, in particolare contro il diritto dei minori nati da noi a sentirsi “anche” italiani. E minaccia referendum, subito applaudito da La Russa.

Caro Beppe Grillo, mavadavialcù. In Italia vige lo Ius sanguinis, ovvero la cittadinanza si può acquisire solo per matrimonio o con 10 anni di residenza (5 per i rifugiati, 4 per i cittadini Ue) oppure, per i nati in Italia, qualora la cittadinanza venga richiesta tra il diciottesimo e il diciannovesimo anno, a patto che alla nascita siano stati immediatamente registrati all’anagrafe (con buona pace per i figli degli “irregolari”) e abbiano abitato in Italia senza interruzioni: «un sistema anacronistico» avverte Maurizio Ferrera sul “Corriere della Sera” del 10 febbraio 2013 «ingiustamente punitivo oltre che irragionevole sul piano economico, politico e sociale».

Qualche esempio europeo: chi nasce in Germania diventa tedesco se uno dei genitori risiede regolarmente da 8 anni e da 3 possiede il permesso di soggiorno illimitato. In Gran Bretagna può richiedere la cittadinanza lo straniero che da 5 anni vive nel Regno Unito. Cittadinanza anche per i figli di stranieri, con permesso illimitato, nati sul suolo britannico.

Secondo Ferrera, «una nuova politica della cittadinanza va oggi imperniata su nuovi criteri: essenzialmente la residenza (ius domicilii) accompagnato da “filtri” che attestino la disponibilità e la misura dell’integrazione»; ad esempio, la frequenza scolastica per i minori (in Francia un minore ha automaticamente diritto alla cittadinanza dopo un percorso scolastico di 5 anni; in Danimarca e Finlandia per chi ha frequentato regolarmente la scuola, scatta dopo il 15° anno). Quella italiana attuale che tanto piace al Grullo è una visione miope, violenta e persino poco patriottica: fra l’altro, sulle spalle dei giovani nuovi lavoratori sempre più graverà la salute malferma dell’Inps, che senza il loro flusso contributivo non saprebbe come pagare la pensione ai nostri anziani, affidati a oltre un milione di badanti (il doppio dei dipendenti del sistema sanitario nazionale) delle quali l’80 per cento lavora in nero.

Nel 2008 i lavoratori stranieri assicurati (nell’insieme sono 2.727.254, il 12,9 per cento, un ottavo dei 21.108.368 lavoratori iscritti all’Inps) hanno versato nelle casse dell’ente previdenziale 7,5 miliardi di euro. Insomma, come si legge nel Dossier StatisticoImmigrazione 2012 – 22° Rapporto Caritas e Migrantes, gli stranieri danno molto più di quanto ricevono, poiché i pensionati stranieri (110.000 persone nel 2010) incidono appena per il 2,2 per cento. Vista l’età media nettamente più bassa di quella degli italiani (31,1 anni contro 43,5), è un andamento destinato a durare per molti anni. Il 63,2 per cento dei lavoratori immigrati assicurati opera alle dipendenze di aziende, oppure sono lavoratori domestici (17,6), operai agricoli (8,5), lavoratori autonomi (10,8). Dunque, ogni 10 lavoratori immigrati, 9 sono impiegati nel lavoro dipendente e uno solo svolge attività autonoma.

Nel settore familiare, in un Paese con almeno 2,6 milioni di persone non autosufficienti e una popolazione composta per oltre un quinto da ultra-sessantacinquenni, l’apporto dei lavoratori immigrati, soprattutto donne, consente alla rete pubblica un risparmio quantificato dal ministero del Lavoro in 6 miliardi di euro. Anche in agricoltura gli immigrati incidono per oltre un quinto sul totale degli addetti. Il loro contributo è sempre più rilevante, sia tra gli stagionali che tra gli operai a tempo indeterminato, specialmente nell’allevamento, nella floricultura e nelle serre. Nel 2012 oltre 20.000 immigrati sono rientrati in patria. Secondo Andrea Stoppini, «se consideriamo uno stipendio medio (dati Inps) di 12.000 euro lordi l’anno, i contributi previdenziali versati dai lavoratori dipendenti ammontano a quasi 4.000 euro l’anno; per una media di due anni e mezzo di permanenza in Italia, significano circa 10.000 euro. Se la stima di 20.000 lavoratori rientrati sarà confermata, nel complesso si tratterà di circa 200 milioni di euro che questi lavoratori avranno perduto, a meno che non riescano in futuro a ottenere un nuovo rapporto di lavoro in Italia, e che l’Inps potrà legittimamente trattenere nel suo bilancio. Per inciso, si tratta di una cifra analoga al costo annuo sostenuto per i circa 45.000 stranieri che vivono negli alloggi di edilizia residenziale pubblica, e dei quali tanto si parla nelle regioni settentrionali».

E così commenta Riccardo Straglianò: «I precari italiani, se la loro condizione non migliora, tra una ventina d’anni prenderanno sì e no una pensione da 500-600 euro. Ma per gli stranieri che lavorano e pagano le tasse in Italia potrebbe andare ancora peggio. Nel senso che, se tornano nel loro Paese prima dei fatidici 65 anni e non c’è un accordo di reciprocità, i contributi versati qui rimarranno qui. Dal loro punto di vista li avranno buttati via. Dal nostro, sarà un gradito (quanto ingiusto) regalo alle casse dell’Inps». Insomma: «Quando incontrate un leghista che si indigna per il fatto che anche agli immigrati danno le case popolari (almeno non a loro insaputa), ricordategli questo dettaglio contabile». E ricordatelo anche al Grillo.

Giovanni Giovannetti
Fonte: www.ilprimoamore.com
Link: http://www.ilprimoamore.com/blogNEW/blogDATA/spip.php?article950
10.05.2013

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Quello dell’immigrazione dal così detto terzo mondo e dall’est é un rilevante fenomeno dei nostri tempi che coinvolge molti aspetti della vita dei nostri popoli e che tocca, visti i numeri e l’etereogeneicitá delle etnie coinvolte , la sensibilità di molti indigeni.

La nostra civiltà ha faticosamente messo a punto, in secoli di scontri, diverse linee di pensiero e di ragionamento che investono quasi tutto lo scibile, con particolare attenzione ai problemi di convivenza, sebbene i risultati non siano stati sempre conseguenti all’impegno dispiegato.

É possibile mettere in piedi una discussione, volta a individuare l’atteggiamento da tenere riguardo al tema in questione, lasciando fuori dalla porta i ragionieri e i loro libri contabili?

(Ragionieri e conti che verranno comunque consultati, al momento opportuno e prima di decidere la linea da tenere, se si potrà trovarne una.)

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Aldo Giannuli – Lo Ius loci: lettera aperta a Beppe Grillo

Caro Beppe Grillo, le sue posizioni sulla questione dello ius loci, in base al quale riconoscere la cittadinanza ai figli degli immigrati, stanno suscitando reazioni molto vivaci a sinistra e non manca chi la accusa di fascismo o, quantomeno, di convergenza con Larussa, Storace la Lega. Vorrei tentare una strada diversa, per discutere nel merito della cosa, abbassando i toni. Partiamo da un dato di fatto: gli immigrati ci sono, sono quasi 4 milioni e mezzo più i circa 600.000 clandestini che sono un problema a parte. Per ora parliamo di quelli regolarizzati in qualche modo: di essi fanno parte circa 250.000 (i dati variano) minori nati in Italia, dunque immigrati di seconda generazione.

E’ facile prevedere che, entro una quindicina di anni, il problema riguarderà poco meno di un milione di persone (circa 800.000 secondo stime prudenziali). Che ne facciamo? Lasciamo da parte questioni di ordine morale –a me care, ma che non posso pretendere condivise da altri- e parliamo degli aspetti “pratici”, “politici” della questione. Se non introduciamo lo ius loci, al compimento del 18° anno di queste persone, possiamo fare tre cose: a- se non hanno i requisiti previsti dalla legge per essere regolarizzati, li espelliamo dal paese e li rimandiamo nel paese di provenienza dei genitori. b- li regolarizziamo, magari semplificando e riducendo i requisiti, ma senza riconoscere la cittadinanza italiana, c- gli riconosciamo, più tardi, la cittadinanza applicando più o meno l’attuale normativa.

La terza soluzione sembra subito la meno logica: se dobbiamo dargli la cittadinanza, perché procedere in modo così inutilmente complicato? Tanto vale, dargliela subito alla nascita. La soluzione più coerente della negazione dello ius soli è quella di trovare il modo di sbatterli fuori appena possibile. Però occorre tener presente che, in primo luogo, questo rappresenta una perdita economica secca: avremmo centinaia di migliaia di persone che abbiamo mandato a scuola, assistito con il nostro sistema sanitario ecc e, quando queste possono iniziare a lavorare e, in qualche modo, far fruttare l’investimento fatto su di loro, noi li sbattiamo fuori. Non mi sembra un’ idea molto intelligente. Ed ancor meno intelligente mi sembra quando si tenga conto che, per i diversi tassi di fertilità degli italiani “stanziali” e degli immigrati, questo significherebbe indebolire le fasce giovanili ed accentuare l’invecchiamento della società italiana. Peraltro, la cosa avrebbe senso se, contemporaneamente, noi bloccassimo del tutto l’immigrazione (ammesso che si riesca a farlo), chiudendo le frontiere alle nuove possibili ondate di immigrati. Infatti, che senso avrebbe espellere dal paese degli immigrati di seconda generazione, già ampiamente socializzati alla lingua ed alla cultura del nostro paese, per accettare nuovi immigrati di prima generazione totalmente estranei ad essa, per ricominciare a cercare di istruirli? Ma poi, siamo sicuri che i paesi di provenienza sarebbero disposti a riprendersi persone che sono loro cittadini solo sulla carta, che probabilmente non parlano più neppure la lingua del posto e che, per paradosso, sarebbero immigrati nel loro paese di provenienza. Ma, la cosa più probabile sarebbe quella di una esplosione della clandestinità: teniamo presente che queste persone non devono entrare in Italia perché già ci stanno.

La reazione più probabile sarebbe quella di restare come clandestini, precari che vivono nell’illegalità. Così, in breve le schiere dei clandestini crescerebbero al ritmo di 50-60.000 all’anno, senza contare quelli che continuerebbero a venire da fuori. Il che prospetterebbe un magnifico affare per la mala vita che troverebbe manovalanza a volontà ed a prezzi stracciati. E’ quello che vogliamo? Alla fine, la soluzione finirebbe per essere la classica soluzione all’italiana: un po’ di sanatorie sui permessi di soggiorno. Insomma, regolarizzarli senza cittadinanza (tornando indietro anche rispetto alle limitate aperture attuali) che vorrebbe dire solo istituire una cittadinanza di serie B: ci sono persone nate in Italia, che hanno frequentato scuole italiane e parlano italiano, che lavorano e pagano le tasse, ma che non possiedono i diritti riconosciuti ai cittadini di serie A (essenzialmente i diritti politici). In poche parole, i moderni metechi.

Ma, storicamente, la metecìa fu un elemento di debolezza delle città greche che contribuì alla loro decadenza. In ogni caso, quanto sarebbe sostenibile una soluzione del genere?

E’ pensabile che possano esserci persone che, a vita, non godano dei diritti pieni di cittadinanza se non di quella di un paese nel quale non vivono e che forse neppure conoscono?
Ovviamente, un trattamento discriminatorio del genere, non favorirebbe affatto l’integrazione di queste persone, ma, al contrario, consoliderebbe un nucleo estraneo e –inevitabilmente- ostile al resto del paese. Non faremmo altro che introdurre una linea di frattura che non sarebbe neppure di classe ma di casta. Infatti, renderemmo l’appartenenza a questa nuova metecìa un vincolo ascrittivo e non modificabile, con conseguenze devastanti sul piano di uno scontro sociale sempre meno mediabile e sempre meno governabile. Ed i figli di questi immigrati di seconda generazione sarebbero anche loro cittadini stranieri? A quale generazione diventerebbe automatica l’acquisizione della cittadinanza? E’ una soluzione auspicabile? E per cosa? L’obiezione più “consistente”allo ius soli è quella del pericolo per l’identità culturale nazionale: anche Lei ha parlato della legge come di qualcosa che “cambia la geografia” (la geografia umana ovviamente).

Ma è proprio così? In primo luogo teniamo presente i numeri: 4 milioni e mezzo di persone sono meno del 10% della popolazione nazionale e, se è vero che giungeranno altre ondate di migranti, è anche vero che il fenomeno (già in parte fermato dalla crisi) è destinato a calare nei prossimi anni e decenni sia per il modificarsi delle tendenze demografiche nei paesi del sud del mondo, sia per la modificazione della struttura economica mondiale, sia, infine, per il saturarsi delle capacità di accoglienza dei paesi europei e del Nord America. Considerando anche i flussi di ritorno, è plausibile che il fenomeno non crescerà oltre certi limiti molto, molto lontani dalla maggioranza della popolazione. In secondo luogo, qui stiamo parlando degli immigrati in astratto come se rappresentassero una nazionalità compatta ed agguerrita. Ma la realtà dice che l’immigrazione è frammentata in moltissimi rivoli culturalmente molto distanti fra loro: cinesi, arabi, senegalesi, etiopici, eritrei, ghanesi, arabi, indiani, indonesiani, filippini, brasiliani, peruviani ecc. cc.

Mi vuol spiegare come questo variegatissimo mélange etnico dovrebbe minacciare la nostra cultura nazionale? Anche perché, ovviamente, gli immigrati sono prevalentemente persone di estrazione sociale bassa e spesso con una cultura solo di base (diverso è il caso degli studenti stranieri che, però, poi prevalentemente tornano nei loro paesi). Mentre tutte le leve del sistema culturale del nostro paese (università, giornali e tv, teatri, cinema ecc) sono saldamente in mano ad italiani. E, come se non bastasse, la nostra (come quelle di tutti i paesi di mare e tutti quelli che hanno avuto forti flussi migratori) è una cultura che ha sempre vissuto delle più diverse influenze che ha poi contaminato: nella nostra letteratura, musica, pittura e persino cucina si distinguono chiaramente i debiti verso arabi, tedeschi, francesi, slavi, greci, spagnoli, ebrei, portoghesi ed, in epoca più recente, americani. E infine: i figli degli immigrati che sono qui, studiano e studieranno in scuole italiane, parlano italiano, vedono la televisione italiana, ecc. Non avendo l’auto, prendo spesso tram e metro dove mi capita spesso di vedere gruppi di teenagers misti di italiani e figli di immigrati e constato come, nel modo di vestire, di usare il telefonino o di parlare sono del tutto indistinguibili gli uni dagli altri. Più di una volta ho sentito ragazzi nero caffè che parlavano con spiccato accento milanese. E questi sarebbero quelli che potrebbero farci rischiare di perdere la nostra identità culturale? Siamo seri…

Ed allora, possiamo capire per quale motivo dovremmo opporci a quella che è una semplice misura di buon senso, per integrare queste persone che, ci piaccia o no, ormai sono italiani come noi. Ma poi, se la sente si sommare i voti dei suoi parlamentari (sempre che la seguano) con quelli della Lega e di Berlusconi? Per di più, accollandosi la responsabilità di legittimare le loro posizioni, consentendogli di dire: “Non siamo xenofobi. Anche Grillo…”. Le conviene? Non pretendo di convincerLa, e né che risponda a questa lettera (sempre che abbia modo di leggerla), ma mi farebbe piacere che, prima di partire in quarta, si fermasse un attimo a pensarci su. Ma soprattutto, mi farebbe piacere che consultasse i suoi sostenitori: non credo che la maggioranza condivida le sue posizioni e temo, anzi, che questo possa seriamente incrinare il successo elettorale del M5s.

Ci pensi…

Cordialmente
Aldo Giannuli

Fonte: www.aldogiannuli.it/2013
Link: http://www.aldogiannuli.it/2013/05/lo-ius-loci-lettera-aperta-a-beppe-grillo/
13.05.2013

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14 maggio 2013 | Autore

Gli ultimi episodi di cronaca verificatisi in Italia portano ancora una volta alla ribalta l’immigrazione di massa come un problema di stretta attualità con  le interpretazioni che di questo problema vengono fornite dalle varie forze politiche, dai media  e dagli ambienti culturali più influenti.

Una cultura predominante vorrebbe l’accoglienza a tutti costi delle masse di diseredati che arrivano dall’Africa e da altri paesi (medio Oriente ed Asia) in cerca di prospettiva o che vedono l’Italia come un ambiente gradevole per insediarsi , visto la normativa altamente favorevole per loro e le complicazioni ed i costi che deriverebbero da eventuali provvedimenti di espulsione che non vengono mai eseguiti.

Questa cultura dell’ “accoglienza ad ogni costo” è quella propria soprattutto (ma non solo) della sinistra ben pensante che ha sempre predicato l’integrazione e che oggi opera per cambiar anche le leggi sulla cittadinanza passando dall “ Jus sanguinis” allo “ Jus soli”, nonché l’attribuzione dello status di profugo con gli evidenti vantaggi economici per l’immigrato. Di segno opposto è stata fino ad oggi l’opposizione di chi (la destra leghista) ha cercato di limitare il fenomeno (senza riuscire) soltanto sulla base di esigenze regionali di ordine pubblico ed ha sempre predicato la necessità di regole selettive per l’immigrazione  ( visto relazionato con lavoro, permessi di soggiorno e blocco dei clandestini).

Dobbiamo spiegare che il fenomeno  dell’immigrazione extraeuropea non è in realtà un fatto a se stante ma  rientra in una precisa strategia messa in atto dai fautori del mondialismo.

All’origine del fenomeno immigratorio c’è una fuga dalla povertà, dai conflitti e dal degrado ambientale, che sono  conseguenze di un modello economico imposto ai Paesi sottosviluppati obbligati ad esercitare il ruolo di esportatori di materie prime per l’industria agroalimentare e di importatori di tecnologie obsolete. I governi di quei Paesi, indebitati con le banche internazionali e manovrati dall’oligarchia mondialista, favoriscono l’espulsione di massa dei tanti  derelitti che approdano in Europa alla ricerca di un lavoro. Molti vengono assunti a salari irrisori, contribuendo a calmierare il costo del lavoro, altri finiscono nella piccola delinquenza e contribuiscono al degrado delle periferie delle grandi città europee.

Malgrado i problemi sociali originati dal fenomeno dell’immigrazione di massa, in termini di conflittualità sociale e ordine pubblico, i governi europei e gli ambienti intellettuali esaltano tale scelta come “ineluttabile”, con azioni che tendono a non ostacolare i flussi migratori, piuttosto di regolamentarli, perché l’ideologia  mondialista prevalente,  alla quale si ispira la classe politica attuale nei paesi europei, prevede l’imposizione della società “multiculturale” , che viene presentata come un fenomeno inevitabile, mentre in realtà questo è soltanto l’effetto di precise scelte economiche.

La globalizzazione produttiva, che è un prodotto del mondialismo, si basa sulla diffusione di modelli di consumo uniformi, sullo sradicamento dei popoli e sulla perdita di identità nazionale. Viceversa il senso d’appartenenza e l’attaccamento istintivo di ogni uomo per la propria gente e la propria terra, l’identificazione con la propria cultura, portano al rifiuto ideologico del pensiero unico e all’adozione di modelli di sviluppo regionali  che conducono, non all’economia globale ma a forme di interdipendenza su base continentale.
Vedi quanto sta accadendo in Latino America dove sta prendendo piede con lo “Chavismo”in Venezuela ed il neoperonismo in Argentina un modello di sviluppo continentale contrapposto a quello neoliberale degli USA e dell’Europa.

La cultura che le centrali di potere sovranazionali vogliono imporre ai popoli corrisponde alla visione mondialista,  questa significa indicare un modello di sistema economico e sociale basato, oltre che sulla universalizzazione, anche sulla diffusione planetaria di modelli di consumo e valori omogenei. Questa visione non è limitata soltanto alle entità economiche ma pervade il costume, la società, la politica, l’etica, la religione. In sintesi, i mondialisti ritengono che il legame che unisce un popolo alla sua terra e alla sua tradizione, l’dentità culturale, questa  non ha alcun valore, anzi ostacola il progresso dell’umanità. I mondialisti auspicano invece la diffusione di un modo di pensare uniforme – il cosiddetto pensiero unico – in maniera tale che, in ogni parte del mondo, vivano individui con le stesse aspirazioni e gli stessi bisogni. Questo porterebbe ad una  omogeneizzazione su base planetaria che consentirebbe alle multinazionali di vendere dovunque gli stessi prodotti (globalizzazione) e creerebbe allo stesso tempo l’assuefazione alla istituzione di un “governo mondiale”, prima occulto o informale, e poi progressivamente manifesto, che tuteli gli interessi della grande finanza con la interdipendenza ed il facile spostamento dei capitali ove siano più favorevoli le condizioni di profitto.

Non risulta necessario avere una visione razzista per capire a chi giova il fenomeno dell’immigrazione extra europea: vi era una teoria che predicava lo spostamento di masse di manodopera in eccedenza per meglio favorire l’interesse del grande capitale già ai tempi dei primi anni del 900. Oggi questa è divenuta una esigenza legata alle moderne forme di sfruttamento della manodopera ottenute mediante la delocalizzazione delle grandi imprese multinazionali nonché alle guerre per “portare la democrazia” che ottengono la destabilizzazione di paesi che avevano una loro forma autonoma di regime e di stabilità sociale ereditata e restii ad accettare l’ideologia occidentale, come successo in Iraq, in Afghanistan, in Costa d’Avorio, in Libia ed ora sta accadendo in Siria.

Una guerra per l’accaparramento delle risorse è iniziata in Africa ma i popoli europei non se ne sono accorti poiché tutto è mascherato dalla cortina fumogena delle “primavere arabe” e delle “ribellioni spontanee”che sono il pretesto per l’intervento di carattere neocoloniale delle grandi potenze.

Poco importa che da questa immigrazione derivi lo sradicamento di grandi masse dall’Africa e dal Medio Oriente e situazioni di tensione ed instabilità sociale nei paesi di frontiera come Italia e la Spagna che sono investiti da questo fenomeno. Tutto questo risulta funzionale agli interessi del grande capitale e, quando questo si verifica, ecco che si costruisce una teoria dell’accoglienza, dell’integrazione nella “società multiculturale”. In prima linea gli esponenti politici ed intellettuali a predicare il binomio “accoglienza ed integrazione”. Sono sempre gli intellettuali ed i media a trainare il carro dell’opinione pubblica in modo conforme  agli interessi delle “elites” dominanti., le masse poi si accodano.

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Bellissimo articolo, che espone in maniera chiara ed obbiettiva il fenomeno dell’immigrazione: se lo leggesse la Boldrini o la Kyenge, queste darebbero del “razzista” all’autore soltanto perché ha liberamente espresso un punto di vista diverso dal loro, o perlomeno quello imposto da loro e dagli interessi che stanno dietro di loro.

Questi nostri mass media di regime fanno apparire l’immigrazione come un fenomeno spontaneo ed inevitabile, in realtà non è così, ma è una “forzatura”, una sorta di trapianto forzoso di interi gruppi di popoli da un posto del mondo all’altro, su sollecitazione del Sistema di matrice giudaico-massonica che detiene il controllo delle multinazionali e dei grandi interessi finanziari internazionali. Gli ebrei infatti, siccome sono gli apolidi per antonomasia, sfruttano il fenomeno dell’immigrazione per snazionalizzare i paesi europei. Questi infatti perdendo la propria identità, si ritroveranno talmente imbastarditi che le singole specificità verrebbero spazzate e resi totalmente omogenei tra loro in modo da poter essere meglio controllati dal Sistema.

Guai a fare paragoni tra le migrazioni europee verso le Americhe e quelle attuali afro-islamiche verso l’Europa: sono due contesti storici, due fenomeni, con caratteristiche diverse. Le prime erano dirette verso luoghi sottopopolati (compresi gli indigeni), le seconde sono dirette verso realtà sovrappopolate, e sovrappopolazione vuol dire riduzione degli spazi e delle risorse, nonché invivibilità e rischi per l’igiene pubblica. Va ricordato inoltre che le prime servivano a creare le nuove “nazioni”, mentre le seconde sono imposte dall’elite giudaica ai paesi occidentali dei quali controlla le istituzioni.

L’immigrazione dunque, quella che avviene in Italia è un fenomeno assolutamente evitabilissimo e inutile. Innanzitutto il paese è in crisi economica, non c’è lavoro per nessuno, quindi la presenza di extracomunitari è superflua; il paese ha 60 milioni di abitanti e una densità di 202 ab. per kmq, quindi è sovrappopolato e non é necessario importarne altri da fuori; i paesi da cui proviene l’immigrazione sono posti la cui densità abitativa è meno della metà di quella italiana.

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dato che i paesi dai quali provengono i cosiddetti ” disperati ” sono tutti manovrati dalle varie Inghilterra, Belgio, Francia, Spagna, Olanda ecc. ecc. perché i tapini non vanno a rompere le scatole in detti paesi invece che da noi?

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Ormai è chiaro che le nuove guerre di occupazioni si fanno sventolando la bandiera della democrazia,e con i flussi immigratori.In Italia con questi flussi selvaggi abbiamo già di fatto smantellato il nostro sistema pensionistico pubblico e la nostra sanità.
Gli extracomunitari ormai percepiscono pensioni anche per i loro congiunti anziani che vengono portati appositamente in Italia con la scusa del ricongiungimento,i nostri ospedali sono intasati di ammalati extracomuntari. Chi pensate pagherà questo conto?
Per non parlare di ammalati mentali che vengono in Italia ad uccidere e rubare,ultimo caso a Milano.La casta politica è in guerra con il popolo italiano.La sinistra è la maggiore colpevole di questa situazione.Milano città dinamica e vitale,in mano loro è diventato un cimitero senza speranza.

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splendido quadro, un sunto di buon senso e sano realismo. Ma non è politically correct quindi….alla gogna!
Anch’io avevo scritto in proposito
http://dadietroilsipario.blogspot.it/2013/05/ius-soli-referendum-e-razzismo.html

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Per chi si oppone è pronta l’accusa di razzismo

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GLI ASSASSINI SIETE VOI

Informazione DI GABRIELE ADINOLFI
noreporter.org

Non prendiamoci in giro è così e lo sapete bene Gli assassini siete voi, ed è inutile che facciate finta di nulla.
Siete voi “buonisti”, voi “progressisti”, voi professorini che date lezioni sul come vivere e morire.
Più di Kabobo siete voi che avete ucciso Carolé e avete massacrato gli altri italiani ignari, presi a picconate e caduti di colpo senza sapere perché.
Siete voi gli assassini, voi che v’indignate per le Noemi di Arcore, che bacchettate Putin e Orban perché si rifiutano di condurre in picchiata i propri popoli in quei burroni che voi – che vi fate di acido – avete scambiato per paradisi.

Siete voi che provocate le tragedie e che le silenziate. Immaginate un italiano, magari tatuato e senza capelli, che avesse preso a picconate a casaccio degli immigrati o degli zingari.
Cosa sarebbe successo?
Quanti speciali televisivi?
Quante commissioni parlamentari ?
Quante leggi speciali?
Quante cacce alle streghe? Quante censure su internet?
Quante catene? Quanti tribunali?

Invece voi, sporchi assassini, oggi fischiettate, fate finta di niente, aspettate che l’emozione si plachi, che la gente dimentichi. E domani ripartirete imperterriti, come se niente fosse, a demonizzare gli italiani, specie se bianchi, specie se etero, specie se liberi professionisti e a lanciare il vostro peana per smantellare la nostra nazione, che odiate sia perché nostra sia perché nazione. Non sono gli immigrati   ad essere gli assassini. La figura dell’immigrato non esiste: chi immigra può essere un galantuomo, un disperato, un profittatore, un invasore, un poeta o feccia. Non esiste l’immigrato, esiste l’immigrazione.
E voi volete invece che esista l’Immigrato e che sia angelizzato o demonizzato (vi stanno bene entrambe le cose perché, scudo contro scudo, si possano sfruttare e annullare tutti: italiani e allogeni).

A voi sta bene che l’Immigrato sia al contempo uno sfruttato  del capitale e un concorrente sleale dei lavoratori italiani: per voi è un grimaldello. Uno strumento per colpevolizzare, per mettere vergogna, dubbio, per minare certezze.

Siete voi che li spingete a far leva sul fantasma razzista, a ottenere tutela economica, sociale e culturale, a utilizzare il vittimismo e a farsi scudo della vostra putrida filosofia. Rammento i primi africani che giravano per strada vendendo calzettoni. Avevano fame, chiedevano da mangiare. Con simpatia, senza pressare, con pudore.

Adesso ti fermano con arroganza, e se non hai tempo o denaro ti dicono “sei razzista? Non ti piacciono i neri?” Sicuri che così sarai in imbarazzo.

Ma chi glielo ha insegnato? Chi li ha riprogrammati così?

Chi se non voi, buonisti, progressisti, professorini nostrani? Non sono gli islamici che s’oppongono alle nostre tradizioni.

Ovunque in occidente siete voi,  razionalisti e commissari politici delle utopie, che togliete i presepi per “non offendere le loro sensibilità”.
Una sensibilità di cui, sia detto chiaro e tondo, non vi frega assolutamente niente: ve ne fate scudo per far leva contro le “superstizioni” perché continuate a onorare la Dea Ragione, ovvero la più insensata e dissennata delle divinità idolatrate. Non ve ne frega assolutamente niente degli immigrati, della loro sorte, dei loro diritti.

A voi preme creare allarmismo, mentire su diritti e doveri, minare la cultura, la nazionalità, la nazione. Voi sperate di fare degli immigrati, che non necessariamente lo vogliono, il vostro esercito di minatori, di guastatori, di distruttori.

Siete voi che li rimpicciolite coccolandoli.Siete voi che li avete trasformati in esseri inferiori.
Voi che date sempre loro ragione in qualsiasi contenzioso.
Perché se un bianco picchia un nero è colpevole perché razzista, l’inverso no.
E perché no?
Perché voi, squallidi razzisti “antirazzisti”, pensate che loro sono sottosviluppati, infantili, dunque irresponsabili, dunque da non punire.
Come potete pensare ciò se non perché siete voi, proprio voi, che li disprezzate?

Siete voi che create odio sociale e razziale.

Siete voi che armate i Kabobo. E che armerete anche i ControKabobo.

Sono i frutti del vostro capolavoro, del vostro paradiso di progresso.

Di quella società che state corrodendo dall’alto, voi, che impartite lezioni, e che in un paio di generazioni avete prodotto figli sterili, drogati, tutelati fino a quarant’anni, imbottiti di psicofarmaci e necessitanti di psicologi se non di psicanalisti.

Ora, di fronte a quest’ultimo vostro capolavoro, voi, dalle istituzioni e dalle cattedre, state tacendo.

Ma nessuno s’illuda: siete così pieni di voi e così delinquenti che continuerete a disseminare stragi e tragedie. E a dare lezioni.
Che siate maledetti!

Gabriele Adinolfi
Fonte: http://www.noreporter.org
13.05.2013

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l’integrazione passa dalla lingua…se uno non la conosce può capitare che fraintenda modi di dire quali: “dar di vanga” e “picconare” ….prendendoli alla lettera ….. con sommo gaudio dei compagni (quando non sono loro quelli nella pozza di sangue)

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Gabriele Adinolfi (Roma, 3 gennaio 1954) è un politico e scrittore italiano, membro fondatore negli anni settanta di Terza Posizione e presente in varie altre associazioni extraparlamentari nate dallo spontaneismo politico di destra radicale….Condannato per reati associativi ed ideologici sia nell’ambito di Terza Posizione che in quello dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR), Adinolfi come Roberto Fiore e altri riuscì a fuggire all’estero….Nel marzo 2000 Adinolfi tornò in Italia regolarmente, essendo cadute in prescrizione le pene comminategli….Divenne quindi saggista, commentatore, analista, redattore e in qualche caso caporedattore (della rivista Orion e del sito internet Noreporter). Rimane attivo in iniziative quali la Guardia d’Onore alla cripta di Benito Mussolini.
http://it.wikipedia.org/wiki/Gabriele_Adinolfi

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Kyenge, chi sei? Storia di una congolese vaticanosecondista, di ascendenze poligame, divenuta “ministra” in Italia

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

di Boris Bignasca

KYENGE – 38 fratelli, 4 mogli contemporaneamente, poligamia “cattolica”. Diamo i numeri? Sì, quelli che ha snocciolato la ministra Kyenge, ormai vero portavoce del nuovo governo italiano, intervistata da Lucia Annunziata su Rai3.

“Sono entrata da irregolare in Italia”svela il ministro, che ribadisce che il reato di immigrazione clandestina va abolito e che la legge sul diritto di cittadinanza e voto agli stranieri nati in Italia è in dirittura d’arrivo.

Poi inneggia alla poligamia: “Crescere con tanti fratelli mi dà l’idea di vivere all’interno di una comunità. Facilita i rapporti con l’altra parte della società, al di fuori della famiglia”.

Poligamia progressista e antirazzista dunque e chissenefrega dei diritti delle donne che proprio ieri la Boldrini (sua accanita compagna di lotte immigrazioniste) diceva di voler sostenere.

Poligamia legale, spiega la Kyenge, che dice che suo padre “cattolico” non ha fatto nulla di proibito, perché in alcuni Stati la legge permette di sposare fino a 4 mogli.

La Chiesa deve imparare, sembra poi suggerire, quando la conduttrice le chiede come sia possibile che un cattolico possa avere 4 mogli. “Questi sono Paesi dove religione e tradizione hanno imparato a convivere”.

Fonte: http://www.mattinonline.ch/kyenge-poligamia-rapporti-societa/

N.D.R. Poiché è una piddina, la Kyenge (fra una leccata e l’altra della Annunziata che la intervista) fa capire che deve tutto ai parrocchian-comunisti del concilio, i quali ne hanno protetto la clandestinità e si definisce (non a caso) “cattolica poco praticante”. Leggendario il conformismo dell’Annunziata nel chiederle se sia maggiore il razzismo contro la Kyenge o contro il di lei marito calabrese …

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Emma Bonino: “L’Europa avrà bisogno di 50 milioni di immigrati entro il 2050″

19 magg – […] Parlando dell’Europa federale, il giornalista del corriere chiede a Emma Bonino:

La sua idea della Federazione leggera?
«Sì, con un bilancio di appena il 5% del Pil europeo: mettere in comune 4 o 5 settori, nulla a che vedere col Superstato. Il resto lo lasciamo alla sussidiarietà. Non dobbiamo diventare assolutamente omogenei. A differenza della mia amica Ulrike Guérot, secondo cui l’Europa non si fa perché non ci si mette d’accordo se è meglio pasteggiare a vino o a birra, penso che la nostra ricchezza siano proprio la birra e il vino di ognuno dei nostri Paesi. Insieme dobbiamo fare solo le cose che contano: esteri, difesa, sicurezza, fiscalità, tesoro, ricerca, infrastrutture e ci metto anche l’immigrazione. Le cifre più prudenti dicono che l’Europa avrà bisogno di 50 milioni di immigrati entro il 2050».

http://www.corriere.it/esteri/13_maggio_19/bonino-intervista-europa-federale-ora-o-mai-piu_81704f68-c066-11e2-9979-2bdfd7767391.shtml

http://www.imolaoggi.it/?p=50818

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Dove si trovano queste “cifre più prudenti” che dicono che “abbiamo bisogno” di 50 milioni di immigrati? Io cifre “più prudenti” nel senso anche di taroccate le vedo su disoccupazione. E già con quelle taroccate sta al 12%, e quella giovanile al doppio o triplo. Lasciando stare di chi è la colpa, resta che non si riesce ad occupare la gente, e nel contempo si abbassano i redditi o i servizi pure a quelli occupati.
E quindi queste “cifre più prudenti” ci diranno anche a cosa servono 50 milioni di immigrati, e cioè perchè “ne abbiamo bisogno” se non riusciamo ad occupare neanche chi c’è ora?
Forse prevedono che ci sarà ulteriore pressione migratoria, dovuta al peggioramento delle condizioni in alcuni Paesi, o forse vogliono proprio farla scaricare qui spingendo ancor più una guerra tra disoccupati, aumentando in una situazione già difficile disagio e protesta sociale, così poi da attuare regimi più repressivi.
Allora cominciano già a dire che queste misteriose “cifre più prudenti” ci dicono che “L’Europa avrà bisogno di 50 milioni di immigrati” .
Così mi torna già di più.
A meno che delle altre “cifre più prudenti” non dicano anche che emigreranno nel frattempo altrettanti e anche più Europei in cerca di un lavoro.

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La dittatura del relativismo, in pratica

Segnalazione di Pietro Ferrari

Post di Pierfrancesco Palmisano tramite FB
Maurizio Blondet, Lezione di catechismo. Un ragazzino chiede alla catechista, una signora volontaria in età: «Ho uno zio omosessuale; può fare la Comunione?». Un po’ interdetta, la signora risponde che no, e cerca di dire che occorre essere in stato di grazia, e il peccato omosessuale abituale, se non ci se ne pente, rende la Comunione sacrilega. Nasce, come al solito in casi come questi, una piccola discussione, ci sono i pro e i contro. Accade a Segrate, quartiere di semi-lusso della cintura di Milano. Ebbene: questo fatterello è stato ritenuto degno di attenzione e di scandalo, nientemeno, da La Repubblica, il gran quotidiano della borghesia illuminata. Nelle pagine milanesi, La Repubblica spara il titolo: «L’omosessualità è una malattia. Bufera sulla catechista di Segrate». La «bufera» è in un bicchier d’acqua, ma il giornale illuminato ben conosce l’arte di montare la chiara d’uovo, sbattendo ben bene le notizie inesistenti. L’evento viene descritto come una disputa, una tenzone:«Da una parte gli studenti, pronti a difendere i diritti degli omosessuali, dall’altra la catechista, irremovibile sulla propria posizione. “Sono persone come noi, non si possono discriminare”, hanno argomentato i ragazzi. “Solo una coppia fatta da uomo e donna può avere figli e crescerli nella maniera giusta”, ha replicato la donna». Si giura che «a Segrate da due giorni non si parla d’altro». Si rende noto che «uno dei genitori ha voluto portare il dibattito su Facebook (sic). In poche ore il post ha raccolto oltre 200 commenti. Spaccato a metà, il popolo della Rete si divide»; si riferisce che lo scandalo e l’indignazione hanno spinto due famiglie a ritirare i ragazzi dal corso di catechismo. «Un’insegnante così è da cacciare il prima possibile!».Il giornale arriva a interpellare il sindaco di Segrate chiedendogli conto di cosa farà per mettere fine allo scandalo della catechista omofoba, che scuote la comunità da cima a fondo: insomma il giornale esige l’intervento repressivo della pubblica autorità . Il sindaco, che nulla ha a che vedere con i corsi di catechismo che avvengono in parrocchia, impapocchia un farfuglio per cavarsi d’impaccio: «Quando consegniamo la Costituzione ai ragazzi delle medie, la prima cosa che diciamo è che tutti hanno diritto al rispetto, al di là della razza e delle scelte di vita. Le affermazioni della catechista appartengono a un passato che la società civile ritiene superato da tempo» (1).Se pensate che questo è un fatterello minimo, sono d’accordo con voi. Ma siccome ho la ventura di conoscere la povera catechista, matura e normalissima signora che fa volontariato e s’è trovata messa alla gogna, psichicamente violentata, violata la sua normalità di persona privata esposta alla calunnia e alla derisione, o alla pietà pelosa dei vicini, vorrei denunciare che qui siamo nel punto esatto in cui l’ideologia della tolleranza assoluta, vigente ed egemone oggi, si rovescia in intolleranza. Il punto in cui «dittatura del relativismo» assume il suo senso proprio: di totalitarismo poliziesco del pensiero unico.Il giornalistucolo locale di Repubblica aderisce – come tutti i suoi pari – all’ideologia del «rifiuto di ogni dogma», che lui crede «libertà di pensiero»; sicuramente fa sua la dogmatica politicamente corretta secondo cui nessuno è in grado di conoscere il vero e il bene, per cui tutti sono tenuti a rispettare le decisioni , opinioni e «verità» altrui. Per questo motivo, in nome della «libertà», si fa delatore e inquisitore contro una persona che avrebbe espresso idee diverse da quelle permesse da Repubblica e dall’ideologia corrente. Dico «avrebbe» perché il giornalistucolo non ha nemmeno ascoltato con le sue orecchie la catechista, ma sta solo riferendo un sentito dire, e probabilmente mal inteso dagli ascoltatori, che sono ragazzi tredicenni. È un atto di estrema scorrettezza persino per l’etica professionale, notoriamente bassa nella corporazione gazzettiera: un giornalista è tenuto a chiedere conferma all’interessato delle frasi che ha pronunciato, ma tale scorrettezza è commessa senza rischi perché la catechista non è «un potente» ma una povera signora spaventata dal clamore, che non farà querela per calunnia (anche se dovrebbe).E il fine, del resto, giustifica i mezzi. Evidentemente l’interesse di Repubblica per una notizia così minima e sciocca si spiega solo nell’ambito della vasta campagna di promozione delle nozze omosessuali e del «diritto» delle coppie omosessuali ad adottare. È una campagna avviata di colpo a livello internazionale e su tutti i mezzi di diffusione dell’opinione, dal Festival di Cannes ai talk show, e non c’è tg che si esima dal darci immagine di lesbiche che si baciano sulla bocca e di sodomiti che si tengono per mano al momento di dire il trepido sì, in completi pastello; tutto è fatto per far passare il dettame della «normalità» delle «scelte di vita» basate «sull’amore».Ma non è tutto. Il giornalismo ritiene suo dovere non solo promuovere l’ideologia, ma anche di scoprire e smascherare gli eretici che non la pensano come l’opinione generale, e metterli alla gogna, se possibile «farli cacciare». È a questo punto che la corporazione mediatica si costituisce in Inquisizione, con il compito di scoprire la dissidenza nascosta; e in tribunale permanente, con la missione di condannarla. Né c’è stato bisogno di un ordine dall’alto, di un esplicito comando per fare dei giornalista un poliziotto e inquisitore del «discorso vietato»: s’è dato da sé il compito, in quanto si sente il custode dell’opinione corrente e dei suoi pregiudizi (essendo il progressismo ancor più pieno di pregiudizi che l’oscurantismo); e inoltre, intuisce che l’attività di sradicatore di «idee scorrette» e denunciatore dei nuclei che le coltivano, non nuoce alla carriera, tutt’altro.È quel che ha fatto il giornalista locale minimo – probabilmente uno che lavora a cottimo, pagato 30 euro a pezzo – sentendosi investito dell’alto incarico di psico-poliziotto e denunciatore.Nella temperie imperante del relativismo, la frase «l’omosessualità è una malattia», anche se fosse stata pronunciata (non lo è stata, la risposta della catechista è stata molto più sfumata e meno schematica) sarebbe da considerare un’opinione come un’altra, dello stesso valore (rigorosamente nullo) della contraria, e con pari diritto di essere espressa; e il laicismo che Repubblica adotta si auto-presenta appunto come il custode della tolleranza. Ma come si vede, il giornalistuzzo locale tratta l’opinione della catechista come un delitto, invita all’indignazione contro chi la pronuncia, invoca la sua «cacciata», la espone alla vergogna di una denuncia pubblica e all’accusa su Facebook (capirai) di oscurantismo retrivo.Qui appunto si vede che la tolleranza laicista non ha nulla di neutrale, e che sta trasformando la società di tutte le «libertà» in una società del controllo e della repressione: repressione per di più non diretta dall’alto, bensì esercitata dal basso, ossia continua, corpuscolare ed onnipresente, in quanto se la assume il vicino di casa, lo scolaro e l’insegnante, il piccolo giornalista locale, chiunque si senta parte dell’ideologia egemone.Il fatto è piccolo; ma Repubblica ha messo in moto la sua organizzazione per diffonderlo come uno scandalo; il giornalista locale è un professionista insignificante, ma un direttore del giornale ha accolto la sua «notizia», gli ha messo a disposizione i potenti mezzi del grande giornale, l’ha fatta impaginare e titolare dalle sue maestranze ed uscire nelle edicole. Un grande sforzo, una grande energia e organizzazione è stata impiegata per mettere alla gogna una singola donna, ignara e impreparata che avrebbe espresso un’opinione contraria quella imperante – o che si vuol fare imperare. È qui che il «laicismo tollerante» si fa religione, e finisce per somigliare alle società islamiche più retrive, dove le minoranze cristiane sono sempre sotto l’accusa di «blasfemia»: accusa virtuale che diventa reale – con effetti repressivi giudiziari – ad ogni occasione propizia per il potere vigente.Perché, nel succo, la questione è questa. Secondo la idea di «libertà» coltivata da Repubblica, la Chiesa è «libera» purché, nei suoi oratori, ai ragazzi impartisca il catechismo laicista promosso da Repubblica stessa. Ossia insegni che la sodomia non è un peccato mortale (che grida vendetta al cospetto di Dio), ma una legittima «scelta di vita». In pratica, nel regno della libertà relativista, la Chiesa è libera solo di rinunciare ai suoi valori; libera di negare se stessa, di annullarsi e sparire. È la stessa situazione per cui sotto i Cesari i cristiani erano obbligati ad adorare l’imperatore, con un’aggravante: che qui, il Cesare laicista si propone di governare le coscienze in nome della religione da lui stesso istituita: la Tolleranza come «religione civile», sistema di pensiero unico sorvegliato dalla Polizia del Pensiero – ed ogni cittadino ha il dovere di farsi psico-poliziotto e di denunciare i dissidenti; perché questa religione della tolleranza giustifica e prevede l’esclusione dei dissidenti dalla vita comune e politica.Non è un fatto piccolo. Ciascuno di noi sente la violenza quotidiana che la psico-polizia esercita sulla sua coscienza: stai attento a discutere «i diritti degli immigrati» e le porte aperte all’immigrazione senza limiti, perché se no sei «razzista». Attento a criticare a fondo la costruzione massonica dell’Unione Europea e proporre l’uscita dall’euro: sei un «populista», ossia un fascista che non deve aver voce nel dibattito pubblico. Se dite che il matrimonio fra un uomo e una donna è la vera normalità che la società deve sostenere, perché è il ponte che unisce la nostra storia passata con il nostro avvenire, siete di estrema destra, «omofobo» e dunque la tua posizione non deve essere discussa; ma auspicabilmente, punita con apposita legge.In Francia, i milioni di persone che sono scese in piazza contro il «matrimonio omosessuale» legittimato per legge, sono stati così trattati dai media dai politici: nulla, non è successo nulla, quella gente non conta perché è «di estrema destra», peggio, «cattolica»; gente che – come ha detto il sindaco di Segrate, questo pensatore – «appartiene a un passato che la società civile ha superato». Sic dixit Auctoritas.La libertà di pensiero, che il relativismo declama come assoluta, viene in pratica a coincidere con una serie assai piccola di posizioni ammesse: le differenze sessuali non sono naturali, ma «una preferenza», una «scelta di vita». Le razze? Non esistono. Le culture ? Si equivalgono. La cultura occidentale, greca, romana e cristiana? Non è superiore a quella saudita o zulù. I problemi dell’integrazione? Si risolvono facendo tacere chi obietta contro «l’accoglienza». L’Europa? Non ha radici cristiane, è una formazione atona basata sul mercato e le «normative e direttive». E Il patriottismo? Deve essere «costituzionale»: attaccamento non alla patria, ma alla Costituzione (la più bella del mondo, e se dite il contrario siete «autoritari e fascisti»).Insomma, già parlare del mondo reale anziché di quello del fraternismo forbesco ed idiota dei manifesti Benetton (United Colours), significa essere bollati come estremisti di destra, oscurantisti reazionari e cattolici. Come sempre accade negli imperi ideologici (chi ha conosciuto l’URSS lo sa), la realtà è un crimine e il realismo un delitto – e la realtà viene esorcizzata ed annullata dal linguaggio. Ogni totalitarismo ideologico è infatti anzitutto una «logocrazia», dove la classe al potere, esercita il potere sulle parole; già il fatto che non si possa più parlare di «sesso maschile o femminile», ma si deva parlare di «genere», ci dice che siamo a questo: alla post-democrazia totalitaria che si ammanta di pluralismo.Attenti, perché questo controllo continuo e introiettato, è esattamente quello che ci riduce, da cittadini, a consumatori: « utenti» lobotomizzati, individualisti, conformisti e conformi, tutti uguali, tutti senza passato nazionale e culturale; precisamente il tipo umano unificato nei gusti e nei pregiudizi che richiede l’economia globalizzata, la quale ha bisogno di una strategia commerciale unica per i suoi prodotti di massa, i sui marchi e griffes mondiali; dunque di un gregge globale lobotomizzato ed omogeneizzato.È a questo mercato mondiale che ci prepara l’eurocrazia, che ci prepara la psicopolizia di Repubblica, che ci prepara la Rai come Mediaset, che ci prepara la dittatura del sospetto su ogni idea che esca dal recinto. Vegliate, cittadini.