Rissa sull’Everest, molto strana

Da:
http://www.liberatv.ch/cms/articolo/13099/dado-e-la-rissa-sulleverest-una-storia-molto-strana/index.html

Dadò e la rissa sull’Everest: “Una storia molto strana…”
Il capogruppo PPD e alpinista commenta l’incredibile storia avvenuta sulla montagna più famosa del Mondo: “Quel che è successo è inaudito. E gli sherpa non sono violenti…”

Scritto il: 30.04.2013

KATMANDU/LOCARNO – Di risse ce n’è ogni giorno. Ma di risse così non ce n’è mai stata una. E infatti la notizia ha fatto il giro del Mondo.

Sabato pomeriggio, ai campi alti dell’Everest è scoppiata una gigantesca scazzottata tra tre alpinisti europei, Simone Moro, Jonathan Griffin e lo svizzero Ueli Steck e un gruppo di sherpa, le guide nepalesi che accompagno le spedizione sulle cime himalayane.

Gli alpinisti raccontano di essere stati aggrediti senza motivo. Gli sherpa affermano invece di aver reagito dopo un litigio sul fissaggio delle corde per la scalata. La polizia locale ha aperto un’indagine sull’accaduto e promettendo di arrestare i colpevoli.

Insomma un vero e proprio giallo ad alta quota. Un giallo che lascia molte zone d’ombra. Ne è convinto il capogruppo PPD Fiorenzo Dadò, alpinista, che l’anno scorso tentò la scalata alla cima del Lhotse e che è profondo conoscitore di quelle montagne e dei suoi personaggi.

Fiorenzo Dadò come legge questa storia incredibile?
“Premetto che giudicare i fatti da qui è molto difficile. Ma io conosco il popolo sherpa, e ho alcuni amici tra di loro che ho incontrato anche durante il mio ultimo viaggio in Nepal a fine aprile dove ho pianificato la mia prossima spedizione. È un popolo che si contraddistingue per la sua tranquillità e fedeltà nei confronti degli amici. E sono estremamente corretti professionalmente verso tutti gli alpinisti che, non dimentichiamolo, gli danno da vivere. Nelle mie esperienza non ho mai visto un solo atto di prepotenza o di violenza da parte loro. Da questa punto di vista mi sembra una storia molto strana. Infatti ho scritto a un mio amico sherpa per avere una loro versione dei fatti. Anche se c’è una variabile Everest da considerare…”.

Cioè?
“Gli sherpa che salgono sull’Everest sono pagati dalle spedizioni commerciali, composte da alpinisti più o meno validi che pagano molti soldi e hanno grandi pretese. Su queste montagne non vai su a giocare, sono impegnative, e spesso bisogna anche saper rinunciare. E quel genere di alpinisti fanno fatica a rinunciare. Spesso pretendono dagli sherpa di tutto e di più per arrivare in vetta, compreso rischiare la vita. È possibile che questi sherpa fossero sotto pressione, e dunque innervositi”.

Ma nel caso specifico ad essere coinvolti nella rissa sono stati tre grandi alpinisti. Quindi?
“Non c’è dubbio che i personaggi coinvolti in questa strana storia sono tre alpinisti di livello mondiale, che non hanno certo bisogno degli sherpa per scalare. E questo è un altro elemento che non mi torna. Mi sento infatti di escludere che gli sherpa abbiano attaccato i tre alpinisti per caso. È possibile che le ragioni dell’alterco siano altre. Cosa è davvero successo? La stampa internazionale ha riportato solo una versione dei fatti. E a me questi fatti non tornano”.

Cosa significa fare una rissa a 7’000 metri?
“Significa rischiare la vita. A quelle altitudini fai fatica a respirare, a muoverti, a mantenere l’equilibrio. Quello che è successo è una roba inaudita che non è mai capitata a memoria d’uomo. Avere qualche discussione è normale, ma fare una rissa…”.

Parlava prima di un racconto unilaterale della stampa internazionale che ha raccolto, in particolare, la testimonianza di Simone Moro. Lo conosce?
“Simone Moro non è che tra gli sherpa goda di particolare stima. L’ho potuto appurare personalmente l’anno scorso al campo base dell’Everest. Moro l’ho incontrato anche quest’anno. Mi ha fatto più l’impressione di un business man che di un’alpinista di grande caratura etica. Ogni volta che va su quelle montagne succede sempre qualcosa. Diverse delle sue imprese hanno suscitato polemiche anche con le autorità locali, basti ricordare quella per fortuna non realizzata con Vittorio Brumotti che voleva fare il record dei saltelli in mountain bike sulla cima dell’Everest”.

Insomma, anche il Mondo dell’alpinismo, come quello della politica, vive in parte di zone d’ombra fatte di rivalità, invidie e comportamenti non sempre cristallini…
Il Mondo dell’alpinismo, purtroppo, in certi frangenti, è peggio di quello della politica, perché le rivalità, l’orgoglio, il bisogno di emergere, la vanità, in certi casi superano ogni fantasia. Non va dimenticato che a quelle altezze la vita è appesa a un filo e anche i nervi e l’autocontrollo sono messi a dura prova. A differenza che in politica”.

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Escogitur lascia in sospeso ogni considerazione attendendo nuovi indizi

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Walter Bonatti




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