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Il Meccanismo Europeo di Schiavitù In Azione!!!

Ecco quali sono i reali poteri del M.E.S., e cosa sta facendo all’insaputa degli ignari cittadini europei.

I media mainstream (giornali e telegiornali) non divulgano le sue azioni, ed il M.E.S. può continuare ad esercitare il suo potere, praticamente indisturbato!!!!

L’Unione Europea ha dato vita ad un’organismo economico inviolabile, intoccabile ed in grado di imporre la propria volontà su qualsiasi stato sovrano.

Vedere per credere!!!

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Euro, Europa, BCE, Fiscal compact. Il funerale dell’Italia spiegato in modo semplice

L’immagine su FB la trovi qui

“USCIRE DALL’EURO SAREBBE UN DISASTRO” … è quanto sostengono i nostri politici: con voce ferma, sicura, che non ammette dubbio alcuno. Secondo Bersani pensare di uscire dalla moneta unica è addirittura “da pazzi”. E milioni di capre gli credono: se lo dice il capo del proprio partito preferito significa che è vero. Che siano falsi bugiardi patentati è palese, rinnovano anno per anno le solite promesse – posti di lavoro, riduzione di tasse, uscita dalla crisi – mentre si sprofonda sempre di più, ma molti continuano a prendere per buone le loro bugie…

Che poi, FATECI CASO: non argomentano mai “i motivi” per cui sarebbe un disastro uscire dall’euro. Si affidano a frasi ad effetto, dichiarazioni “generiche” senza entrare mai nel merito, perché sanno che sarebbero sbugiardati: anche se i mass media danno spazio solo a chi sostiene la cricca eurocrate, infatti gli economisti che sostengono l’uscita dall’euro sono relegati sul web: molti per non stroncarsi la carriera, si adeguano e MENTONO SAPENDO DI MENTIRE: esattamente come i nostri politici, fatto salvo quelli che sono talmente ignoranti da non sapere veramente niente in merito: (*1) e sicuramente non sono pochi. Votano i provvedimenti in aula in base alle indicazioni dei vertici, dopotutto è a loro che devono la loro elezione in parlamento e non ai cittadini, che eleggerebbero anche un piteco se il loro partito lo candidasse. Buona parte degli elettori votano per “ideologia”, per “avversione nei confronti della coalizione rivale”, o peggio ancora per “coerenza”: proprio così, c’è chi vota un partito “perché lo ha sempre votato” o perché lo votano i genitori e lo votavano i nonni. Siamo proprio messi male…

Tornando all’Euro, una MONETA STRANIERA, emessa e controllata da una BANCA PRIVATA (*3) che la presta ad un tasso dell’1% alle banche, che a loro volta la prestano alle nazioni chiedendo un interesse che va dall’1% (Germania) al 6,5% (Portogallo) (*2) non si capisce proprio come qualcuno possa pensare che uscire da questa TRAPPOLA possa nuocerci.

Qualcuno sostiene che “uscendo dall’euro pagheremmo la benzina molto cara”, illazione destituita di fondamento, quando avevamo la Lira infatti la benzina costava molto meno di adesso: inoltre anche i muri sanno che il prezzo della benzina è dovuto in larga misura alle accise: se a causa della svalutazione conseguente dall’uscita dall’euro il prezzo del petrolio dovesse aumentare, basterebbe che il governo diminuisse le accise.

LA SVALUTAZIONE non è necessariamente un male, come qualcuno vuole farci credere: posto che non si capisce perché uscire dall’Euro significherebbe “fare la fine dell’Argentina” (la brutta fine la facciamo restando nell’Euro, non uscendo) svalutare la nostra valuta FAREBBE VOLARE LE NOSTRE ESPORTAZIONI… se lo stato possedesse la SOVRANITA’ MONETARIA, stampando denaro si “indebiterebbe con se stesso”, non dovremmo pagare interessi agli speculatori: pertanto potrebbe assumere milioni di disoccupati ed impiegarli in servizi e opere pubbliche. La PIENA OCCUPAZIONE è possibile solo per le nazioni SOVRANE: attualmente invece, siamo costretti a sprofondare sempre più nel baratro, il tasso di interesse che ci viene richiesto è INSOSTENIBILE nel lungo periodo… anno dopo anno i banchieri risucchiano il denaro circolante, ci costringono ad indebitarci sempre di più e alla fine ci tolgono i BENI REALI. Un debito ETERNO, INESTIUNGUIBILE nonché una TRUFFA, come spiega in modo semplice “El concursante” (vedi: https://www.facebook.com/photo.php?v=250828844982118&set=vb.118635091520926&type=3&theater)

La controprova è la realtà dei fatti: NONOSTANTE LE TASSE DI MONTI, I TAGLI A SCUOLA, SANITA’, SICUREZZA e tutto il resto, il debito pubblico ha stabilito un nuovo record: 2074 MILIARDI DI EURO, tutti i soldi succhiati dall’erario sono finiti nelle tasche dei signori citati sopra a titolo di interessi sui titoli di stato, cioè sul debito pubblico, E LA SITUAZIONE è DESTINATA A PEGGIORARE, visto che L’ERARIO INCASSA SEMPRE MENO: il gettito sta diminuendo a causa dei numerosi falliMonti, imprese che chiudono o delocalizzano, e nel 2014 entrerà in vigore il “Fiscal compact” (vedihttp://www.nocensura.com/2012/07/i-drammatici-effetti-del-fiscal-compact.html) Alias “I grandi saldi di fine democrazia”, la SVENDITA della nostra riserva aurea e dei beni pubblici, ad iniziare dalle migliori aziende: ENI, Finmeccanica, Poste Italiane, etc… dopodiché saremo a tutti gli effetti una colonia, saremo ospiti in casa nostra, senza alcuna possibilità di ripresa. Le grandi aziende, che realizzano grandi profitti, saranno controllate interamente da gruppi esteri, agli italiani non resterà che lavorare alle loro dipendenze, sempre più sottopagati, senza diritti e ovviamente, PRECARI. Il “posto fisso” resterà un miraggio, e la paura di perdere il posto di lavoro ci metterà nelle condizioni di dover accettare supinamente turni di lavoro massacranti e quant’altro oggi avviene nei paesi del “terzo mondo”…

SE NON USCIREMO DALL’EURO, PREPARATEVI A “MORIRE PER MAASTRICHT”, DAL TITOLO DEL LIBRO DI ENRICO LETTA (vedi: http://www.amazon.it/libri/dp/8842052485)

IL MALE VOLUTO NON è MAI TROPPO, DISPIACE SOLO PER QUEI POCHI ITALIANI “SVEGLI” E CONSAPEVOLI CHE SUBISCONO L’IGNORANZA E LA DEMENZA ALTRUI…

Alessandro Raffa, portavoce di Nocensura.com

(*1) VIDEO: I parlamentari hanno votato il Fiscal compact, ma sostengono di non sapere cos’è:http://bit.ly/12PPGx6 – in realtà se certamente molti di loro non sanno davvero cosa prevede il fiscal compact, una parte di loro lo sa BENISSIMO: fingono di non saperlo perché se è imbarazzante palesare di aver votato un provvedimento senza conoscerlo, lo sarebbe ancora di più spiegare agli italiani che cosa esso prevede: non è necessario essere esperti di economia per capire che esso avrà un impatto DEVASTANTE. L’Italia si è impegnata a rientrare, nel giro di 20 anni, sotto il tetto del 60% di rapporto debito/PIL. Per farlo, stando agli attuali conti pubblici, dovremmo sborsare 46-47 miliardi di euro all’anno per venti anni, ma visto che il PIL è in diminuzione, la somma è destinata ad aumentare: (se il PIL è 1.000 miliardi e il debito è 1.200, il rapporto debito/PIL è del 120%; se il PIL scende a 900 miliardi, i 1.200 miliardi di debito rappresentano una percentuale superiore, e di conseguenza per rientrare nel parametro del 60% dovremo sborsare di più. CONSIDERIAMO INOLTRE, che mentre il PIL si sta contraendo, il debito pubblico è in costante, inesorabile e inarrestabile AUMENTO: tra qualche anno i 46-47 miliardi di rata annuale diventeranno 50, per lievitare negli anni successivi fino a quota 53, 54, 55 … svendere i beni pubblici e consegnare la riserva aurea non sarà sufficiente: dovranno tagliare fortemente i servizi e aumentare la pressione fiscale, che è già ben oltre i livelli di sostenibilità. Dovranno LICENZIARE decine di migliaia di statali, SE OGGI VI SEMBRA UN “PERIODO NERO”, EBBENE SAPPIATE CHE IL PEGGIO DEVE ANCORA ARRIVARE…

(*2) Ecco gli spread di oggi di tutti i paesi europei: http://finanza-mercati.ilsole24ore.com/reddito-fisso-e-tassi/spread-europa-oggi/ ormai grazie ai mass media tutti sanno che “lo spread è il differenziale tra i bund tedeschi ed i nostri titoli di stato”, ma non tutti sanno cosa comporta lo spread. Le nazioni europee, come sappiamo bene, non battono moneta: bensì emettono “titoli di stato”, che vengono “acquistati” dagli investitori, i quali ottengono una percentuale di interesse: il valore dei titoli più il tasso di interesse. Maggiore è il “rischio insolvenza” e maggiore è il tasso di interesse: i titoli tedeschi sono considerati molto sicuri, pertanto il tasso di interesse è basso; più i conti dello stato sono dissestati, maggiore è il rischio che questo paese non rimborsi i titoli, più alto è il tasso di interesse corrisposto. QUESTO ALMENO, IN TEORIA: quando lo spread italiano era a quota 500 E PAGAVAMO SUI TITOLI UN TASSO SUPERIORE AL 6% sapevano BENISSSSIMO che avremmo fatto fronte agli impegni di pagamento, anche perché Monti avrebbe venduto il sangue dei cittadini pur di pagare, ma nonostante ciò, il nostro spread era elevatissimo: in modo da “costringerci” ad accettare le varie misure di austerity che il governo Monti ha approvato… [che poi le misure “lacrime e sangue” hanno riguardato i cittadini, visto che alle lobby quel governo ha dispensato numerosi regali… (vedi: http://www.nocensura.com/2012/07/tutti-i-regali-di-monti-caste-e-poteri.html ) e a dirla tutta, i partiti hanno PEGGIORATO la situazione: la BCE aveva raccomandato tra le altre cose, varie misure – vedi le liberalizzazioni – che avrebbero intaccato anche gli interessi di svariate “caste nazionali”, che sono stati salvaguardati dai partiti, che sono finanziati dalle stesse. (vedi:http://www.nocensura.com/2012/08/monti-ci-ha-messo-la-faccia-ma-la.html) Alla fine Monti ha tutelato gli interessi dell’alta finanza, delle banche e dei “poteri forti sovranazionali”, i partiti quelli dei “poteri forti nazionali” ed a pagare sono stati i cittadini…

La Germania paga un tasso di interesse sui titoli di stato prossimo all’1%: (facciamo per comodità che la Germania paga un tasso di interesse dell’1,00%) avere lo spread più alto della Germania di “100 punti”, significa pagare 1 punto percentuale in più: ovvero il 2%. Se lo spread è superiore di “46 punti” come lo è oggi quello dell’Austria, significa che gli austriaci corrispondono un tasso di interesse sui propri titoli di stato superiore dello 0,46% rispetto a quello della Germania. Il Portogallo, il cui spread è a quota 592, paga un tasso di interesse sui titoli di stato superiore del 5,92% a quello della Germania, ovvero paga il 6,92%

(*3) La BCE è di proprietà delle Banche Centrali dei paesi aderenti: la Banca d’Italia ha il 12,50% delle quote (vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_centrale_europea)
Banca d’Italia che è di proprietà di un ristretto gruppo di banche e assicurazioni private: (vedi:http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_d’Italia) l’unico ente pubblico che fa parte dei soci è INPS, con il 5% delle quote. “Intesa Sanpaolo S.p.A.” e “UniCredito Italiano S.p.A.” – proprietarie rispettivamente del 30,3% e del 22,1% delle quote, insieme possiedono il 50,4% della BdI e di conseguenza sono proprietarie del 6,25% della BCE.
A parte il fatto – per niente secondario – che la BCE crea il denaro dal nulla, in modo autonomo e indipendente e senza copertura aurea ne altro tipo di controvalore, è EVIDENTE come il sistema monetario sia un vero e proprio “GIOCO” SPECULATIVO in mano alle banche: controllano la BCE che stampa denaro, e lo presta alle banche ad un tasso dell’1% (negli ultimi mesi, addirittura, lo 0,50%: il “costo del denaro” è variabile, decide la BCE quale tasso di sconto applicare) e poi le banche lo prestano alle nazioni.
LA BCE DOVREBBE PRESTARE DIRETTAMENTE ALLE NAZIONI: dovrebbe essere cioè “prestatore di ultima istanza”, sottraendo alle banche questo sistema speculativo che permette loro di realizzare ingentissimi profitti, inoltre grazie a questo sistema le banche preferiscono acquistare debito pubblico, piuttosto che prestare alle imprese, che è molto più rischioso… oltretutto al nostro paese a fine 2011 e nel 2012 hanno assegnato uno spread elevatissimo, che ha superato quota 500 (costringendoci a pagare oltre il 6% di interessi sui titoli di stato, cioè sul debito pubblico) come se fossimo a ‘rischio insolvenza’, mentre sapevano benissimo che l’Italia avrebbe pagato: anche perché a capo del governo c’era il loro fedele Mario Monti, che pur di pagare gli interessi sul debito avrebbe venduto gli italiani al mercato delle vacche… il rating elevatissimo secondo la procura di Trani, che ha indagato e rinviato a giudizio le agenzie di rating, è stato il frutto di MANIPOLAZIONI DEL MERCATO (vedi:http://www.nocensura.com/2012/11/hanno-manipolato-il-mercato-rinviate.html)

ALTRI APPROFONDIMENTI:

“La disfatta dell’Italia è la fortuna della Germania”
http://www.nocensura.com/2013/07/euro-la-disfatta-dellitalia-e-la.html – ARTICOLO E APPROFONDIMENTI CIRCA L’USCITA DALL’EURO: CHE SAREBBE UNA SALVEZZA PER L’ITALIA E UNA VERA BATOSTA PER I TEDESCHI, FAVORITI DALL’EURO…

UNA RACCOLTA DI ARTICOLI PER CAPIRE A FONDO LA CRISI E CHI C’E’ DIETRO; http://www.nocensura.com/2013/05/una-raccolta-di-articoli-per-capire-le.html – I “POTERI FORTI SOVRANAZIONALI” CHE HANNO IN MANO L’UNIONE EUROPEA: I LORO TRATTATI-CAPESTRO, LE BANCHE D’AFFARI, L’ALTA FINANZA SPECULATIVA, I GRUPPI PARAMASSONICI BILDERBERG, TRILATERAL, ASPEN INSTITUTE & CO.

A cura di Alessandro Raffa per Nocensura.com / Cose che nessuno ti dirà di nocensura.com

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Erode e la passione monetariaArticolo di Paolo Barnard

Da oltre dieci anni pubblico le prove della progressiva perdita di qualsiasi sovranità politica e costituzionale degli Stati occidentali (WTO, GATS, ecc.). Oggi, nel caso dell’Eurozona, quella perdita è totale. Ciò significa che nessuno degli uomini o delle donne che oggi si azzuffano nelle liste elettorali, premier o parlamentari, vi potrà governare nei prossimi 5 anni.

Essi eseguiranno solo ordini impartiti da tecnocrati europei, dai Trattati europei, e dai mercati finanziari, fine (le prove qui sotto). Fra Vendola e Monti lo spazio di manovra è non più dello 0,1%, se consideriamo le politiche nazionali che contano. Grillo ancora meno, perché il suo team è talmente scadente che neppure riuscirebbe a capire come si paga uno stipendio di un bidello, meno che meno cosa siano le Collective Action Clauses sui titoli del Tesoro o il Correcting Macroeconomic Imbalances.

Inutile votare sti politici, inutile leggerne i programmi, guardare i dibattiti tv. Essi sono figure virtuali, impotenti al 99,9%, sono morti viventi.

So che questa nozione sembra una boutade di un fesso, tanto è scioccante. Ma così è. Il mio lavoro ha portato prove autorevoli con documenti e testimonianze in numero talmente ampio che è impossibile persino riassumerle qui. Voglio solo ricordare i seguenti punti:

A) La Costituzione italiana non ha più valore sovrano, essendo stata sottomessa alla legge europea fin dal 1991. (Chapter National constitutions and the Lisbon Treaty: conflicts are resolved by the EU Court, 344 TFEU – obligation of loyalty, 4.3 TEU, 24.3 TEU – In Opinion 1/91 of the European Court of Justice, the European treaties are described as ‘the Constitutional Charter of a Community of Law, a new legal order for the sake of which the States have limited their sovereign rights”).

B) La legge europea, redatta unicamente dalla Commissione Europea di tecnocrati che nessuno elegge, ha supremazia su ogni legge nazionale italiana. Ne consegue che il Parlamento nazionale è esautorato nella sovranità. Il ruolo subordinato dei Parlamenti nazionali nella nuova Europa significa che “essi dovranno fare gli interessi dell’Unione prima che i propri”, come sancito dai Trattati. (Art. 8c, TEU – The European Council of 21-23 June 2007 in Brussels: Presidency Conclusions, General Observations, point 3, page 16)

C) Il governo italiano non ha più alcuna sovranità nelle politiche economiche, di bilancio e sociali. Questo significa aver perso il 99,9% del potere di un governo. Ciò accade a causa dei Trattati europei che l’Italia ha firmato e ratificato in legge nazionale, e che da oggi costringono il governo e il Parlamento alle seguenti misure:

  1. Una spesa pubblica insignificante non oltre il 3% del PIL, che dovrà scendere allo 0,5% del PIL.
  2. Il pareggio di bilancio va inserito nella Costituzione (sancito dal Fiscal Compact nel TITOLO III art. 3/1 a – 3/2). Significa che il governo deve spendere 100 e tassarci 100, lasciando a noi cittadini e imprese esattamente 0 denaro. Unica nostra alternativa è erodere i risparmi o indebitarci con le banche. Questo è precisamente l’impoverimento automatico che oggi chiamiamo ‘la crisi’. L’Italia ha ubbidito e ha messo in Costituzione il pareggio di bilancio, ma ora sapete che non è stata affatto una scelta parlamentare per il bene del Paese, ma una costrizione esterna dettata dalla minaccia di sanzioni europee (leggi sotto)
  3. Il governo dovrà sottomettere la legge di bilancio alla Commissione Europea prima che al Parlamento, e solo dopo l’approvazione di Bruxelles potrà interpellare i deputati.
  4. Se il governo sgarra, potrà essere multato di miliardi di euro e scatta una procedura chiamata Preventing Macroeconomic Imbalances. Concede alla Commissione e al Consiglio Europeo poteri di intervenire sulle politiche italiane del lavoro, sulla tassazione, sullo Stato Sociale, sui servizi essenziali e sui redditi per imporre tagli e maggiori tasse. Imporre, non suggerire.
  5. La competitività italiana sarà giudicata dai poteri europei superiori a governo e Parlamento in rapporto al contenimento degli stipendi e all’aumento della produttività. Gli stipendi pubblici devono essere tenuti sotto controllo per non danneggiare la competitività. La sostenibilità del debito nazionale viene giudicata a seconda della presunta generosità di spesa nella Sanità, Stato Sociale, e ammortizzatori sociali. Le pensioni e gli esborsi sociali devono essere riformati “allineando il sistema pensionistico alla situazione demografica nazionale, per esempio allineando l’età pensionistica con l’aspettativa di vita”.
  6. L’Italia, Stato della zona Euro, dovrà chiedere l’approvazione alla Commissione Europea e al Consiglio Europeo prima di emettere i propri titoli di Stato. Anche qui la funzione primaria di autonomia di spesa dello Stato sovrano è cancellata (sancito dal Fiscal Compact nel TITOLO III art. 6).
  7. Se l’Italia dovrà chiedere un aiuto finanziario al Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) sarà obbligata a sottoscrivere, in accordo con la Commissione Europea, col FMI e con la BCE, un Memorandum dove si vincola a obbedire a tutto ciò che il MES e FMI gli imporranno, a tutti i Trattati, a tutte le condizioni del prestito, persino a critiche e suggerimenti dei sopraccitati. Il Parlamento italiano non ha alcuna voce in capitolo neppure qui.

(Fonti: The Stability and Growth Pact, The European Semester, Preventing Macroeconomic Imbalances, The Europact, The Fiscal Compact, The European Stability Mechanism(MES)).

Infine, il governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha il potere sancito dallo statuto BCE di ricattare qualsiasi banca italiana attraverso i poteri della Struttura di Controllo del Rischio (Risk Contol Framework), e anche qui il governo italiano è impotente. E, come sapete, l’Italia, che ha perduto con l’Eurozona la sua moneta sovrana, dipende dai mercati di capitali internazionali per ricevere ogni centesimo di euro che spende per la vita dello Stato, per cui è da essi ricattabile al 100%, cioè il governo, il Parlamento, i cittadini, la Costituzione sono alla mercé dei mercati, interamente.

Bene. Ho finito. Voterete dei morti, impotenti, inutili, senza alcun reale potere. Dobbiamo urlare alla politica che noi sappiamo tutto questo, e che loro devono promettere all’elettorato di portarci fuori da questo orrore europeo con un voto di orgoglio e di salvezza nazionale.

“E il poveretto non se n’era accorto, andava combattendo ma era morto”.

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Sassoon: ecco perchè Casaleggio scelse Grillo

L’ex socio dell’imprenditore informatico racconta la genesi della collaborazione con il comico genovese: “Credo che il blog fosse un’idea di Casaleggio, Grillo non ha speso un euro”. E parla della polemica dei troll: “La denuncia di Grillo è curiosa: ha fatto esattamente quello che lamenta ora”
di Carlo Tecce | 28 marzo 2013

Dodici anni in società con Gianroberto Casaleggio, un profilo internazionale, un’araldica complessa, scrittura e relazioni, economia e Internet, poi Enrico Sassoon ha scritto una lettera, lo scorso settembre, per sigillare proprio quei dodici anni. E in poche righe, pubblicate in evidenza sul Corriere della Sera, si è liberato di quelle ricostruzioni su complotti, massoneria, servizi segreti che – dice – l’hanno perseguitato. Non adora parlare ai giornalisti. Ci riceve in una sala riunioni costellata di oggetti elettronici antichi e moderni, che un neofita vedrebbe bene in un museo. Riflette su ogni sillaba e la registra anche.

Quando ha incontrato Casaleggio?
Ci siamo conosciuti nel 2000, quando sono entrato a far parte del Cda di Webegg come consigliere indipendente. Quando nel 2004 Casaleggio fonda la sua società di consulenza e strategie di rete (che cura il sito di Grillo), mi propone di acquisire una quota e io entro come socio di minoranza con il 10%. In quell’epoca ero l’ad di American chamber of commerce. Ho lasciato la Casaleggio Associati perché c’erano fazioni in rete, esterne e interne al Movimento, che mi diffamavano. Né Grillo né Casaleggio mi hanno difeso. Sono stato costretto a lasciare pur non avendo mai scelto di fare politica con il M5S. Non mi ha colpito la rete, ma persone che hanno trovato la mia figura professionale poca consona al Movimento.

Come può un sito attirare milioni di visite che diventano milioni di voti?
Perché Grillo ha toccato corde di carattere sociale e politico che hanno persuaso un numero crescente di persone. Credo che il blog sia un’idea di Casaleggio, penso che Grillo non sapesse proprio nulla di Internet quando gli fu proposto. Casaleggio ha notato il successo di Grillo che faceva spettacoli con una componente di critica sociale e politica molto aggressiva. Ha pensato che potesse essere utile sfruttarlo e inserire Internet, le connessioni immediate, negli spettacoli in maniera tale che potesse far vedere le cose di cui parlava, ricordo ad esempio la vicenda Telecom. Hanno usato molto la famosa mappa del potere, elaborata da Casaleggio e Associati, che dimostrava come poche persone controllano molti Cda.

È stato anche un affare economico?
È convenuto per un breve periodo di tempo. Che io sappia, Grillo non ha mai pagato niente, non ha speso un euro, ma ha dato in concessione la vendita di dvd e libri. Pubblicità? Non ho idea. La Casaleggio ha un passivo non drammatico per una società che non supera 1,5 milioni di fatturato. Pura fantasia che la Casaleggio Associati abbia costruito un impero con quel fatturato.

Otto anni governando la rete, ora Grillo segnala “gruppi pagati per gettare fango”, i troll.
Mi sembra strano che si lamenti di interventi in rete di cui lui è stato il primo esempio. Come leggo nei commenti al blog, quelli più seguiti e votati, la maggior parte sono molto critici con la sua denuncia. La presa di posizione di Grillo è oggettivamente molto curiosa: lui ha fatto esattamente quello che lamenta in questo momento, e solo perché è rivolto contro di lui…

Ma Internet è davvero sinonimo di trasparenza?
La rete è uno strumento come il telefono o come la televisione, ma ha barriere di accesso più basse. La rete non significa democrazia, se usata male può anche significare attentato alla democrazia. Chi vuole identificare la rete come democrazia, e si immagina un popolo della rete, dice cose sostanzialmente sbagliate. La rete è lo strumento più potente per fare politica, nessuno, però, la usa in maniera sistematica come loro.

L’hanno usata per le Parlamentarie: poca partecipazione, tante polemiche.
Quando si selezionano persone per creare dei candidati queste persone dovrebbero essere selezionate per capacità, competenze, onestà, storie personali, quanto tutto questo sia stato possibile verificarlo attraverso le Parlamentarie, non ne ho idea e non ce l’ha nessuno se non chi le ha organizzate mettendo i filtri.

Quanto durerà il M5S in Parlamento?
La proposta politica di Grillo dipenderà dalla capacità di trasformare in programmi quelle che sono finora essenzialmente parole d’ordine peraltro abbastanza elementari e in parte solo di protesta. Per fare questo mi sembra che venga utilizzata una tecnica che ricorda molto quella economica del crowdsourcing (chiedere supporto alle folle, ndr), cioè quando un’azienda o una persona si rivolge a una comunità online, più o meno specialistica, per risolvere un problema e ricevere proposte che poi dovrà scegliere, premiare e infine utilizzare. Questo richiede due condizioni: la prima che esista un pensiero strutturato, la seconda che ci sia un’organizzazione capace di filtrare quello che arriva. Ascoltando Grillo che utilizza questi termini in maniera piuttosto confusa, che sono certamente patrimonio culturale di Casaleggio, ho la netta sensazione che si illudano di fare crowdsourcing politico non avendo per ora né una struttura organizzata né un pensiero realmente definito.

Chi è imprescindibile per il Movimento: Casaleggio o Grillo?
Mi pare che l’uno non viva senza l’altro. La parte ideologicamente più preparata mi sembra sia quella di Casaleggio, Grillo è un megafono che ripropone delle elaborazioni che non necessariamente gli appartengono.

da il Fatto Quotidiano del 28 marzo 2013

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/28/enrico-sassoon-ecco-perche-casaleggio-scelse-grillo/544913/

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Sapir: un altro passo verso il precipizio

24 aprile 2013
Un altro grande articolo di Sapir mostra in tutta la sua evidenza il peggioramento della crisi, alimentata finora da teorie arrangiate per supportare l’ideologia, ma che tra l’estate e l’autunno imporrà la resa dei conti…
(E un grazie di cuore ai sempre nuovi lettori che contribuiscono alle voci dall’estero con le loro traduzioni)
Traduzione di Ugo Sirtori

L’area Euro, sotto l’effetto combinato delle politiche di austerità, sta sprofondando nella crisi. Eppure il dibattito sulla politica economica non è mai stato così intenso. Rimane il fatto che si scontra con la capacità di immaginazione dei leader politici, sia in Germania che in Francia o in altri paesi, che rimane profondamente strutturata attorno al discorso dell’austerità.

Le radici dell’austerità erano finora ritenute inconfutabili. Ma un recente lavoro consente di mostrare che, dietro l’apparenza di seria accademia, c’era un sacco di ideologia.

La disoccupazione ha recentemente raggiunto il 12% della popolazione attiva, ma con picchi di oltre il 25% in Spagna e Grecia. L’attività economica continua a regredire in Spagna, Italia e Portogallo e, ora, è il consumo che inizia a sgretolarsi in Francia, annunciando, come previsto in questo blog, un ulteriore deterioramento della situazione economica a breve termine.

domanda delle famiglie

Source: INSEE, Consommation des ménages et dépenses pour acquisition de biens immobiliers

Infatti, secondo paese della zona Euro, la Francia, grazie alla forza dei suoi consumi, aveva fino a questi ultimi mesi scongiurato il peggio per l’area dell’Euro. Ma se i consumi francesi continuano a contrarsi al ritmo seguito fin da gennaio, le conseguenze saranno significative, in Francia e nei paesi limitrofi, prima di tutto in Italia e in Spagna.

Una politica che ha condotto l’Europa in una situazione di stallo.

Questo deterioramento generale della situazione economica pone apertamente il problema dell’austerità adottata da tutti i paesi, dal 2011, a partire dalla Grecia che c’era stata costretta dall’Unione europea, seguita da Portogallo e Spagna. Ma la volontà tedesca di continuare lungo il percorso di questa politica è innegabile, ed è stata recentemente ribadita. Perché, allora, tale caparbietà? Ci sono anzitutto evidenti interessi che spingono la Germania a difendere questa politica «austeritaria».

L’area dell’euro porta alla Germania circa 3 punti di PIL all’anno, sia attraverso il surplus commerciale, che viene realizzato per il 60% a scapito dei suoi partner nell’area dell’euro, sia attraverso gli effetti indotti delle esportazioni. Possiamo quindi capire perfettamente che, stante queste condizioni, la Germania tiene all’esistenza dell’area Euro. Tuttavia, se Berlino volesse che la zona euro funzionasse come dovrebbe, accetterebbe la transizione verso un esteso federalismo di bilancio e un sistema di trasferimenti nell’Unione. Questa è un’evidenza nota agli economisti, e non solo. Nel mese di ottobre 2012, durante il Valdai Club, il presidente Vladimir Putin ha sottolineato che un’Unione monetaria non poteva operare come un paese eterogeneo senza un potente federalismo di bilancio.

Ma se la Germania dovesse accettare questo federalismo, dovrebbe accettare quindi un trasferimento di una parte significativa della sua ricchezza ai suoi partner. Solo per la Spagna, la Grecia, l’Italia e il Portogallo, i trasferimenti necessari per sistemare le economie nei confronti della Germania e della Francia sarebbero tra i 245 e 260 miliardi di euro, ossia tra 8 e 10 punti di PIL all’anno, e questo per almeno dieci anni. Un tale livello di trasferimenti (non è impossibile che sia ancora più elevato) è assolutamente esorbitante. La Germania non ha i mezzi per pagare tale somma senza mettere a rischio il proprio modello economico e distruggere il sistema pensionistico.

La Germania ha quindi voluto mantenere i benefici dell’Eurozona, ma senza pagarne il prezzo. Ecco perché sempre, infatti, ha rifiutato l’idea di una “Unione di trasferimento”. Anzi, il problema non è tanto ciò che “vuole” o “non vuole” la Germania; l’importante è ciò che può sopportare. Ed essa non può sopportare un prelievo dall’8 al 10% delle sue ricchezze. Smettiamo quindi di pensare che “la Germania pagherà”, antica antifona della politica francese risalente al trattato di Versailles nel 1919, e guardiamo in faccia la realtà. La Germania ha già notevoli riserve sull’Unione bancaria, che aveva accettato con riluttanza nell’autunno del 2012. Con la voce del suo ministro delle finanze, ha appena dichiarato che si dovrebbero modificare i trattati esistenti perché questa unione bancaria possa vedere la luce. È certamente possibile modificare le fonti dei trattati, ma tutto il mondo sa che ci vorrà del tempo. In altre parole, la Germania rinvia al 2015 e molto probabilmente al 2016 l’entrata in vigore dell’Unione bancaria, di cui ha anche ridotto largamente il campo di applicazione. Possiamo anche considerare che gli argomenti della Germania riguardo la “costituzionalità” dell’Unione bancaria siano pretesti. Può essere, ma la signora Merkel ha alcune buone ragioni per voler garantire la perfetta legittimità dei testi. La recente creazione del nuovo partito euroscettico ‘Alternativa per la Germania’, un partito che i sondaggi vedono attualmente al 24% delle intenzioni di voto, è una minaccia credibile per gli equilibri politici in Germania.

In queste condizioni, possiamo ben capire che non c’è nessun’altra scelta per la Germania che non sia difendere una politica di austerità per l’area dell’Euro, nonostante le conseguenze economiche e sociali assolutamente catastrofiche che crea questa politica. Da qui a credere che la Germania voglia “espellere” i paesi del “Sud” dell’Europa, la strada è lunga. Semplicemente, essa non può pagare per gli altri. Da questo punto di vista, attribuire un cosiddetto “piano segreto” alla signora Merkel sul tema e credere che qualcuno possa condurre un’eroica battaglia per mantenere questi paesi nell’eurozona, è una di quelle sontuose sciocchezze di cui alcuni politici hanno il segreto.

Ma c’è effettivamente una dimensione ideologica, presumibilmente “fondata” sulla teoria economica.

L’origine della politica dell’austerità.

L’antifona che l’onere del debito comprometta la crescita, e che solo una politica di austerità sia in grado di alleviare il peso di questo debito, è parte dell’apparente evidenza contenuta nella “saggezza delle nazioni”. Questa cosiddetta evidenza aveva trovato una forma di giustificazione in un testo pubblicato da due noti autori (uno dei quali era capo economista dell’FMI): Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff. Le conclusioni di questo testo, che è stato successivamente pubblicato, erano che oltre un rapporto debito-PIL del 90%, l’impatto del debito è molto negativo sulla crescita. La conclusione era ovvia: è necessario intervenire se si sono raggiunti tali livelli. Questa è la logica adottata dalla gestione di Jean-Marc Ayrault in Francia chenella seconda metà del 2013 va rafforzando l’austerità fiscale e di bilancio. Ad ogni modo, tutto ciò è in contrasto con tutta una serie di studi che indicano che l’austerità ha conseguenze drammatiche sulla crescita. I riferimenti sono presenti su questo blog. Ma i fautori dell’austerità a oltranza potevano sempre affermare che, qualunque fossero le conseguenze dell’austerità, l’imperativo del debito rappresentava una vera priorità per ritrovare la crescita. Questo è proprio il discorso tenuto da François Holland e Jean-Marc Ayrault.

Si dà il caso però che questo documento contenesse degli errori significativi, rivelati in uno studio scritto da tre economisti, un caso, questo, che ha provocato una certa agitazione nel piccolo mondo accademico. In primo luogo, Reinhart e Rogoff hanno arbitrariamente escluso alcuni anni dal campione che hanno creato e che avrebbe dovuto coprire il periodo 1946-2009. Tre importanti paesi sono stati così esclusi negli anni dell’immediato dopoguerra: l’Australia, il Canada e la Nuova Zelanda. Ora, in questi tre paesi si ha allo stesso tempo un rapporto di debito elevato e un tasso di crescita elevato. Inoltre, i due autori dello studio di riferimento hanno dato un peso ai loro dati in un modo molto curioso, che porta, ancora una volta, a ridurre l’influenza sui calcoli dei paesi in cui sono presenti un grande debito pubblico e una forte crescita. Infine, la replica dei calcoli dello studio originale fatta dai tre economisti mostra che si è verificato un errore non trascurabile in uno dei fogli Excel utilizzati da Reinhart e Rogoff . Il risultato è che Herndon, Ash e Pollin concludono che i paesi con un rapporto debito PIL oltre il 90% hanno avuto storicamente una crescita del 2,2%, e non una decrescita dello 0,1%, come affermato da Reinhart e Rogoff .

L’errore sul file di Excel è sicuramente quello che ha provocato più commenti, ma in realtà è un errore minore. Per contro, l’omissione di certi paesi in certi momenti e i pesi utilizzati, sono indici di gran lunga più gravi che Reinhart e Rogoff hanno “arrangiato” i loro calcoli per ottenere risultati in linea con la loro ideologia. Questo getta un dubbio ben più profondo riguardo ai metodi di alcuni economisti e sulla serietà delle persone che li seguono.

Le conseguenze disastrose delle politiche di austerità.

Tutti i paesi, uno dopo l’altro, hanno intrapreso politiche di svalutazione interna suicida, politiche che sono gli equivalenti delle politiche di deflazione degli anni ’30 che portarono Hitler al potere. Così è in Spagna e in Grecia, con disoccupazione e austerità devastanti. Ma le conseguenze non si limitano a questo. Infatti, la politica di austerità sta mettendo un popolo contro l’altro. Il paradosso qui è totale. L’Europa, ai sensi dell’Unione europea, che di solito si presenta come un fattore di pace sul continente, è ormai diventata un fattore di aggravamento di conflitti e di rinascita di vecchi odi.

Nel caso della Francia, sono chiare le conseguenze dell’austerità. Se si vuole assolutamente ridurre il costo della manodopera nel tentativo di ripristinare la competitività dell’industria senza svalutare, è chiaro che ci vorranno prestazioni sociali e salari più bassi. Ma allora sono i consumi, che già si restringono come vediamo oggi, che crolleranno. Inevitabilmente ne vedremo le conseguenze sulla crescita; oggi le stime più credibili indicano che per l’economia francese l’anno 2013 si tradurrà in stagnazione, nella migliore delle ipotesi, e in una contrazione dello 0,4% del PIL, nell’ipotesi più probabile. Le ultime proiezioni IMF mostrano prospettive di crescita significativamente ridotte per il 2013. Una differenza di – 0,4% del PIL tra le previsioni fatte nel mese di gennaio e quelle fatte nel mese di aprile è in realtà molto significativa sulla traiettoria che stiamo seguendo.

Source: Fonds Monétaire International, prévisions du 16 avril 2013

Il risultato sarà ovviamente un aumento significativo della disoccupazione. Se vogliamo abbassare i costi del lavoro del 20%, probabilmente dovremo aumentare la disoccupazione della metà, arrivando oltre il 15% della popolazione attiva, o 4,5 milioni di disoccupati ai sensi della categoria «A» nell’OSA e 7,5 milioni per categorie A, B e C, comprendenti tutte le categorie di disoccupati. Inoltre, nell’area dell’euro, già la Spagna e l’Italia competono con la Francia nella deflazione salariale. Quindi dovremmo fare meglio di Madrid e Roma, ossia raggiungere non il 15% ma il 20% di disoccupazione. Quale politico se ne assumerà la responsabilità? Quali saranno le conseguenze politiche?

Inoltre, e in maniera inquietante, i profitti del business e degli investimenti produttivi si stanno sgretolando. Questo implica che l’ammodernamento dell’apparato produttivo sarà ritardato e che quanto guadagniamo, se del caso, con le politiche di svalutazione interna, lo perderemo in produttività.

Source: INSEE

Per ora i nostri dirigenti, in particolare in Francia, fanno spallucce. Il Presidente della Repubblica, François Hollande, ripone tutte le sue speranze in un’ipotetica ripresa degli Stati Uniti per alleggerire il peso del fardello dell’austerità. Egli ha tuttavia già ammesso che questo potrebbe non verificarsi nella seconda metà del 2013, come aveva annunciato fin dall’inizio, e ha spostato la sua previsione all’inizio del 2014. Ma, come l’orizzonte che fugge davanti a colui che cammina, la ripresa degli Stati Uniti continua a spostarsi in avanti.

È un’illusione credere che la domanda estera arriverà a salvarci. La crescita degli Stati Uniti è molto inferiore a quanto previsto, e il FMI corregge verso il basso le previsioni a riguardo. Quanto alla crescita cinese, questa sta rallentando mese per mese. François Hollande spera che saremo salvati dalla cavalleria; ma la cavalleria non arriverà, o, come i tragici giorni del giugno 1940, arriverà “troppo poco, troppo tardi”.

Aggiungiamo che i calcoli fatti dal governo sul 2014 mancano singolarmente di affidabilità. Il governo mantiene il suo obiettivo per il 2014 al 2,9% del rapporto deficit/PIL. Tuttavia, questo nel 2013 sarà non il 3% ma il 3,7% (al meglio) o il 3,9% (al peggio). Una riduzione dello 0,8 – 1% del disavanzo significa una politica di tagli o l’emergere di nuove risorse fiscali per 16 – 20 miliardi di euro. Ma questa pressione fiscale, dato un moltiplicatore della spesa pubblica che molto probabilmente è 1.4 (se non di più), si tradurrà in un calo dell’attività economica tra 22,4 e 28 miliardi.

Questo si tradurrà in una diminuzione delle entrate fiscali da 10,3 a 12,9 miliardi di euro. Il guadagno totale delle misure di bilancio o fiscale sarà quindi tra 5,7 a 7,1 miliardi. Se il governo intende realizzare a tutti i costi l’obiettivo di disavanzo che si è prefissato, deve ridurre la spesa o aumentare i prelievi di 45 miliardi di euro e non di 16 miliardi come previsto inizialmente. Ma questo prelievo del 2,25% del PIL si tradurrà quindi in un calo dell’attività economica intorno al 3,1%. Sapendo che la previsione di crescita fatta dal governo è + 1,2% di PIL nel 2014, questo si tradurrà, se la previsione è affidabile, in una recessione del -1.9% del PIL. Se si considera semplicemente una contrazione della spese o un aumento delle imposte da 16 miliardi, l’effetto negativo sulla crescita sarà “solo” di 22,4 miliardi, o 1,1 per cento del PIL, e ci sarà nel 2014 una crescita del + 0,1% del PIL, con un deficit pari al 3,5%. Questi calcoli mostrano bene l’inutilità delle politiche di austerità nelle attuali condizioni, come confermato da un recente studio di Natixis che tuttavia tiene conto di un moltiplicatore della spesa pubblica dell’ordine di 1, mentre noi crediamo che il valore del moltiplicatore sia piuttosto quello di 1.4 per la Francia di oggi.

Più che mai, si pone la questione della sopravvivenza dell’eurozona. Le tendenze alla sua frammentazione stanno ormai aumentando. Vediamo che i problemi dei paesi molto diversi come la Grecia, il Portogallo, la Spagna e l’Italia convergeranno a breve termine, probabilmente nel corso dell’estate 2013. In questi paesi la crisi fiscale (Grecia, Italia), la crisi economica, la crisi bancaria (Spagna, Italia) si stanno ormai sviluppando in parallelo. Pertanto è altamente probabile che avremo una violenta crisi nell’estate del 2013, o all’inizio dell’autunno. È il momento di regolare i conti. L’Euro non ha indotto la crescita sperata quando è stato creato. Ora è un cancro che corrode parte dell’Europa. Se vogliamo salvare l’idea europea c’è ancora tempo, ma la dissoluzione dell’eurozona deve essere rapidamente decisa. Questa soluzione si imporrà come un’evidenza schiacciante e dovrà riunire i responsabili delle varie formazioni politiche. Tuttavia, bisogna agire rapidamente. Ancora una volta, il tempo non aspetta.

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Paolo Barnard: ecco come ti smonto il liberista europeista Giannino in 3 minuti e 45 secondi

lunedì 14 gennaio 2013, 12:15
Paolo Barnard: ecco come ti smonto il liberista europeista Giannino in 3 minuti e 45 secondi

Pubblichiamo il seguente articolo del giornalista Paolo Barnard dopodomani nel capoluogo abruzzese per il convegno “Salviamo L’Aquila – Salviamo l’Italia

SMONTARE OSCAR GIANNINO IN 3 MINUTI E 45 SECONDI

Giannino predica all’Italia che l’euro ci stava salvando, se non fosse stato per il solito governo italiano ipertrofico e incompetente.

Ecco il gran proclama dell’Oscar:

Prendersela con l’euro è una scusa. Nei primi 8 anni, la moneta unica ha garantito all’Italia circa 700 miliardi di minor spesa pubblica per interessi, grazie allo spread bassissimo sui titoli tedeschi. Ma la politica italiana – destra e sinistra – ha preferito bruciarli alzando la spesa pubblica.

Nel 1990-2010 il Pil nominale è cresciuto del 121%, la spesa primaria del 152%. Di qui una risposta altrettanto sbagliata, con Berlusconi e anche con Monti: la stangata fiscale. Un conto è augurarsi un’Euroarea più cooperativa, altra è disconoscere l’azzardo morale dei politici nostrani.

Primo: i dati sono tutti sbagliati. Secondo: omette fattori di porzioni colossali, come uno che dicesse che all’Aquila l’assessorato all’edilizia se ne frega del centro storico senza ricordare che c’è stato un terremoto.

Gli spread fra Italia e Germania erano bassi anche prima dell’euro e tali sono rimasti, più o meno, fino al 2007.

In particolare erano bassi gli spread che più contano, quelli sui Credit Default Swaps. Fra l’altro, fino al 2007 erano bassi anche gli spread di Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda, rispetto alla Germania, con fluttuazioni varie ma mai nulla di simile a oggi.

Quindi i 700 miliardi che Giannino sbraita come guadagno dell’euro se li è inventati lui sulla base di cali di spread immaginati da lui. Ripeto: gli spread erano bassi anche prima dell’euro.

La politica italiana non ha affatto alzato la spesa pubblica, che dal 2000 al 2009 è stata assai più bassa che dal 1990 al 2000.

Giannino nella sua splendida analisi si dimentica di due piccole cose, cioè Nagasaki e Hiroshima.

Voglio dire:

A) che nel 2007 scoppia la più grave crisi finanziaria dal 1929 in tutto il mondo.

B) che questa crisi becca Italia, Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna con entrambe le mani legate dietro la schiena a causa della perdita di sovranità monetaria causata proprio dall’Eurozona (adozione dell’euro di proprietà della BCE).

I mercati vanno nel panico e PER QUESTO MOTIVO, cioè per il fatto che noi PIIGS non abbiamo più la capacità di emettere una nostra moneta liberamente per onorare i nostri debiti, ci alzano lo spread alle stelle, mentre si rifugiano obbligatoriamente nell’unico Paese, la Germania, che, pur avendo perduto anche lui la sua moneta, ha però un salvadanaio che scoppia grazie a un super export, e che ha un sistema industriale interamente rinnovato da anni A SPESE DELLO STATO, mentre a noi sti tedeschi ci imponevano di levare le mani dello Stato dalle nostre industrie, sti bari (i tedeschi).

L’impennata dello spread in Italia non ebbe nulla a che fare con i politici, ma tutto a che fare con la nostra perdita di sovranità monetaria.

Come infatti oggi il calo del nostro spread non ha nulla a che fare con Monti, come ho già scritto e spiegato (c’entra Draghi e altre diavolerie finanziare non italiane)

La poca crescita dell’Italia dal 1990 al 2010 è un’altra bufala di Giannino, che non studia un accidenti, o che studia ma deve però zufolare balle per la pacca sulla spalla di Montezemolo.

Se si guardano i dati, tutti i maggiori Paesi industrializzati del mondo hanno ristagnato nelle crescita in quel periodo. I Paesi che sono cresciuti in assoluto di meno sono la Svizzera, poi il Giappone, poi l’Italia, poi la Germania.

Quelli che invece oggi crescono maggiormente, sempre se uno studia, sono: Qatar, Ghana, Mongolia e Turkmenistan, a prova del fatto, fra l’altro, che questo mito della crescita come dato assoluto di benessere economico è una scemenza.

Ultimo è il proclama dell’Oscar (non per l’economia) secondo cui la formula magica per salvare l’Italia sarebbe “meno spesa pubblica, meno tasse!” Ta-dammm!!!!!!

Cioè, si faccia ben attenzione: lo Stato cala le tasse, e a noi cittadini e aziende viene in tasca, diciamo, 50.

Poi però taglia la spesa pubblica per cittadini e aziende, e se la taglia di 50, noi rimaniamo con un bello 0 in mano.

Allora avrebbe senso che lo Stato Gianninico tagliasse le tasse di 100 e la spesa di 50, così a noi almeno rimane 50, ok?

Ma se così accade, dove li va poi a prendere lo Stato i soldini eurini da restituire con interessi ai mercati di capitali privati che oggi, grazie dalla meravigliosa Gianninosa Eurozona, sono quelli che prestano a Roma ogni singolo centesimo che spende per gestire la nazione? Eh Oscar? No, perché la tua formula funzionerebbe se poi lo Stato che ci lascia 50 col taglio di tasse non se li riprendesse il doppio coi tagli alla spesa pubblica, potendolo fare grazie al fatto di avere una sua moneta sovrana, una sua Banca Centrale che lo garantisce, e che i mercati stanno tranquilli per questi motivi, come in USA, GB o Giappone. Solo così funzionerebbe la tua formula, con uno Stato monetariamente sovrano, come chiediamo noi della Mosler Economics MMT.

Ma tu Oscar vuoi il pasticcio dell’euro di cui sopra, e quello non funziona.

Oscar, se ti candidi come Ministro della Sartoria ti voto domani (forse). Lascia perdere il resto.

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“La crisi? Complotto di 70 anni fa ordito da economisti filonazisti di cui fa parte anche Monti”

Un nuovo fenomeno da baraccone: Paolo Barnard, ex giornalista di Report, spiega le sue teorie sull’euro. E sul web si moltiplicano i suoi folli adepti

04/09/2012

"La crisi? Complotto di 70 anni fa<br /> ordito da economisti filonazisti<br /> di cui fa parte anche Monti"Paolo BarnardIl cronista balzò agli onori delle cronache per una lite con la Gabanelli. Ritiene che il piano di indottrinamento è stato diffuso dai vari Riotta, Colombo e Ostellino

di Luciano Capone

Tra i fenomeni da baraccone del sottobosco di internet stanno riscuotendo un certo seguito Paolo Barnard e le sue teorie paranoiche sull’euro. Secondo Barnard la crisi è stata studiata a tavolino, c’è un complotto “franco-tedesco di 70 anni fa” ordito da economisti filonazisti, e di cui fa parte anche Mario Monti, che mira “alla distruzione del Sud-Europa”. Barnard è un giornalista, ex collaboratore di Report, salito qualche anno fa agli onori delle cronache per una lite con la Rai e Milena Gabanelli e per la conseguente uscita/cacciata dal programma. In quell’occasione la Gabanelli fu da lui gentilmente definita “carogna”, “falsa paladina della libera informazione RaiI”, “traditrice” e “stuoino ai piedi dei padroni di Viale Mazzini”.

“Il debito non esiste” – Ora Barnard ha acquisito notorietà con le sue teorie complottiste anche per l’effetto collaterale di alcune sue apparizioni televisive in cui ha descritto Monti come un “criminale”, affiliato ad una èlite neoliberista che vuole affamare le masse ignoranti. Secondo il Michael Moore de noantri, il piano eversivo che mira alla distruzione degli stati si è diffuso attraverso l’indottrinamento liberista di “giornalisti prescelti come Furio Colombo, Piero Ostellino e Gianni Riotta“. Si apre un mondo ai nostri occhi: Furio Colombo e Gianni Riotta sono pericolosi liberisti in incognito (lo nascondono molto bene) che partecipano ad un piano criminale per la distruzione degli stati. Secondo il giornalista questa dittatura liberista-criminale che governa l’Italia vuol farci credere che la crisi sia dovuta al debito pubblico. È proprio qui che Barnard smette le vesti di Dan Brown (o meglio, di Giulietto Chiesa) e indossa quelle di economista svelandoci il trucco. “La storia del debito pubblico che ha portato alla rovina l’Italia è una bugia colossale”, perché in realtà il debito pubblico non esiste, è una finzione: “Con la lira l’Italia poteva pagare illimitatamente i propri debiti stampando moneta”. E ancora: «Il debito non è un problema, lo Stato inventa il proprio denaro. Il problema è quando lo stato deve pagare un debito reale”.

La macchina stampa-soldi – Barnard sfata questa leggenda secondo cui nessun pasto è gratis e i debiti si debbano pagare davvero: lo Stato può creare ricchezza attraverso una stampante. Secondo la sua teoria di economia basterebbero un po’ di rotative e biglietti di carta per eliminare la fame nel mondo. In pratica la stessa politica economica di Mugabe. Pensavamo che il populismo avesse toccato il fondo con Grillo&co che inneggiano al default argentino. Invece scopriamo che dopo l’Argentina c’è lo Zimbawe.

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Perché Monti è un criminale, spiegato a tua figlia.

Cara ragazza, l’economia è tutto, perché è il motore che fa andare tutto quello che ci sostiene nella vita, dal lavoro, alle case, la scuola, la sanità, la cultura, la libertà, fare figli, progettare, persino amarsi, perché senza economia, cioè in assenza di mezzi, l’essere umano non ha più spazio per nessuna di queste cose. Ti fa specie che abbia menzionato l’amore? Prova a essere serena col tuo futuro bambino o col tuo amato se ogni santo giorno hai l’angoscia di non avere abbastanza per la casa, per curarli, per proteggerli. Impossibile.

L’economia si fa in due modi.

1) la si studia sui libri o nei congressi fra cervelloni.

2) la si usa in politica per mantenere il tuo Paese.

Mente i primi dovrebbero studiare per il beneficio del 99% di noi persone (e spesso non accade), la politica DEVE usare l’economia per il beneficio del 99% di noi persone. Punto. Zero discussione. Ok?

Quanto sopra dovrebbe, in un mondo sano, essere tanto scontato quanto il fatto che l’acqua si beve. Ma no. Non è affatto così. Oggi, al contrario, l’economia dei politici serve nel 99% dei casi all’interesse dell’1%, cioè dei potenti e della finanza. Perché glielo permettiamo? Perché ci tengono nell’ignoranza di economia. Tu e le tue amiche/amici sapete che c’è la crisi, e quindi dobbiamo tutti stringere la cinghia. Lo dice il professore serio con la faccia da primario che sta a Roma. Tutti i politici annuiscono con tono greve. Ma no, è tutto falso.

Non c’è una crisi. C’è un disastro creato appositamente per rubare ricchezza al 99% di noi, così che i politici possano fare nel 99% dei casi l’interesse dell’1% dei potenti, che gli garantiscono la carriera. Questa tragica truffa oggi te la spacciano per ‘l’economia’. No! Perché, cosa ancora più grave, l’ECONOMIA SANA, quella che tutelerebbe noi persone comuni fino al benessere per tutti, ESISTE! C’è eccome, e porta la firma di grandissimi studiosi di fama non solo mondiale, ma anche storica.

Attenta qui: se stiamo tutti soffrendo lo strazio della finta crisi, e se invece si potrebbe stare tutti meglio con una diversa economia, è ovvio che i politici che ci nascondono la cura sono dei delinquenti. Hai dubbi? Parla coi disoccupati; con le donne che abortiscono perché hanno perso il lavoro e non possono mantenere il bambino, pensa a che orrore avranno dentro; parla coi genitori che ogni sera arrivano a casa distrutti dal lavoro e con in tasca due soldi, che non avranno neppure la testa per parlare ai figli che cresceranno nella tensione continua e nella solitudine; parla con gli ammalati che aspettano mesi per una cura, e che poi scoprono che quell’attesa li ha condannati a morire; parla con chi ha investito tutti i sacrifici di una vita per metter su un’attività, e oggi vede questa falsa crisi distruggergliela. Magri uno di questi è tuo padre… Perché devono soffrire così se non è necessario? Non è delinquenziale questo?

Ma allora cos’è successo a quell’economia sana, così autorevole? Ce l’hanno nascosta, l’hanno fatta sparire dai libri di testo, gli intellettuali temono a parlarne, perché i padroni delle loro carriere gli toglierebbero fama e incarichi. I politici idem. Ma nel frattempo milioni di noi soffrono inutilmente. Orribile.

Bene. Oggi un tal Mario Monti è il capo del tuo governo. Ed è in prima fila a nasconderci l’economia sana, mentre fa di tutto per distruggere quel poco di economia che ancora ci rimane. Già questo è un delitto. Ma più precisamente, ecco perché Monti è un criminale.

RAGIONE UNO.

La Costituzione dell’Italia è la più alta Carta giuridica del Paese, inviolabile. Essa inizia con un articolo di importanza storica, eccolo

Art. 1. L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Ok. Il capo del tuo governo è il funzionario PUBBLICO numero uno dell’Italia. Ok. Facciamo uno più uno:

1 La massima legge del Paese dice che il lavoro è tutto

+

1 Monti sta facendo di tutto per distruggere il lavoro: Monti lo precarizza sempre più; Monti ci tassa le attività a morte e questo causa licenziamenti in massa; Monti taglia la spesa di Stato, gli stipendi pubblici e le pensioni, e questo impoverisce tutti, ma se siamo più poveri compriamo di meno, se compriamo di meno le aziende o i negozi non vendono, sono costretti a licenziare e non assumono; di nuovo mazzate al lavoro.

=

Monti lavora violando la massima legge italiana nel suo articolo numero 1. Monti è un criminale costituzionale. Gravissimo.

RAGIONE 2

Gli studiosi dell’economia sana, e ripeto, sono grandi nomi mondiali dell’economia, hanno sancito che il danno più distruttivo in assoluto per l’economia di una nazione si chiama disoccupazione. Chi non lavora non solo costa allo Stato un sacco di soldi inutili, ma è proprio ricchezza perduta, gettata nella discarica. Immagina questo esempio: un bellissimo campo ha prodotto un oceano di fragole, pesche, ciliegie, patate, mirtilli, grano, uva… occorrono 1000 uomini per raccogliere tutto e offrirlo a noi persone. Ma 400 di questi uomini non lavorano, cioè, i politici NON LI FANNO LAVORARE. Il 40% di tutto quel ben di Dio rimarrà quindi nel campo sotto al sole a seccare e a marcire. Allucinante, inaccettabile. Cioè: i disoccupati sono ricchezza reale sottratta alla società, ricchezza che potrebbe arrivarci, ma è invece buttata via. Ok.

La disoccupazione può, raramente, essere causata da problemi genuini, ma quasi sempre è… sì, incredibile a dirsi, è il frutto dell’uso di quell’economia distruttiva, di cui Mario Monti è il primo paladino in Italia. Puoi quindi immaginare che Monti con le sue enormi tasse e i suoi tagli alla spesa MANTIENE IN VITA LA DISOCCUPAZIONE DISTRUTTRICE, anche se potrebbe scegliere l’economia sana e abolire la disoccupazione del tutto. E allora…

… ti chiedo: un politico che mantiene apposta in vita questa distruzione che ci danneggia tutti, che fa soffrire milioni di persone, e che avvantaggia solo i suoi amici potenti, non è un criminale? Non è un crimine fare questo al tuo Paese quando ci sarebbe l’alternativa?

RAGIONE 3

Mario Monti sta assassinando l’economia della tua Italia per favorire i suoi patròn ideologici, che sono i mega industriali (soprattutto tedeschi) e i mega banchieri. Guarda, non ti annoio qui con i dati di cosa è successo in questi mesi e che provano senza dubbio quanto ho detto. Ti cito solo un episodio: il mio falegname, con un’aziendina di 4 persone, ha chiesto un prestito a una banca per 30.000 euro. Lo ha fatto per non chiudere, vuole lavorare. Ma no. La banca glieli ha rifiutati. Questa banca si chiama Monte dei Paschi di Siena, famosa. E’ intervenuto Monti? No. Potrebbe intervenire? Certo! La politica fa le leggi e può costringere le banche ad aiutare noi persone comuni. Poi cosa è accaduto? Che un giorno è stato proprio questo Monte dei Paschi di Siena ad avere bisogno di soldi, ma tanti eh? Sai quanti? Due miliardi di euro… sì, hai capito bene. E cosa ha fatto Monti? Glieli ha dati subito, come no?! Sai cosa avrebbe risposto questo Monti al mio falegname, e a tutti i poveri italiani come lui, se gli avesse chiesto i 30 mila? Questo: “No! Lo Stato deve fare ordine nei conti, ci dispiace, abbiamo le casse vuote”. Infatti questo sta dicendo Monti a tutti noi lavoratori, agli ammalati in difficoltà, ai genitori senza casa, ai disoccupati, ai pensionati minimi, ecc. Dobbiamo soffrire e zitti. Ma poi ci sono subito due miliardi per il suo amico banchiere, sull’unghia, e non solo per lui, anche per gli altri banchieri. E questo non è criminale? Ragazza: questo sta ammazzando la tua economia, e senza di essa tu non sei più protetta, non hai più diritti.

RAGIONE 4

La durezza delle privazioni economiche e la paura per il futuro che queste generano nelle persone, possono giocare bruttissimi scherzi alla società, veramente orribili. A scuola hai sicuramente studiato il nazismo. Come è nata una simile aberrazione storica? Come fece quell’ometto insignificante di Hitler a trasformare quello che era un gruppetto di sparuti fanatici in un regime che ha distrutto l’Europa? Risposta: le Austerità.

No, non è affatto una boutade. Oggi tu sai che Monti e i suoi complici della tecnocrazia europea stanno distruggendo passo dopo passo il nostro benessere con queste politiche economiche chiamate Austerità. Come detto sopra, esse impoveriscono severamente milioni di persone per il beneficio di una elite, creano crisi, le crisi creano paura e ansia nella gente. Accadde proprio questo, seppur su scala molto più ampia, con la Germania sconfitta nella Prima Guerra Mondiale. I Paese vincitori, che oggi nell’Eurozona sono i Paesi del nord, ebbero il potere col Trattato di Versailles di imporre Austerità feroci alla Germania, per obbligarla a ripagare i suoi debiti di guerra. Oggi ce le impongono per farci ripagare altri debiti, che oltre tutto non sono neppure veri debiti, ma lasciamo stare. Nel caso della Germania del 1919, l’errore tragico non fu nel pretendere un compenso per i danni che aveva causato, ma fu di pretendere dai tedeschi sacrifici assurdi per le riparazioni di guerra. Li spremettero come schiavi, al punto che uno dei più grandi economisti della Storia, John Maynard Keynes, scrisse a quel tempo un’opera celebre dove denunciava le Austerità contro la Germania come eccessive e crudeli. Risultato: Hitler compare sulla scena e catalizza la disperazione e la paura dei tedeschi, promette salvezza e… milioni di cittadini terrorizzati dalle privazioni gli si buttano dietro. Il Nazismo.

Esagerato!!” dirai. Un cavolo. Sai cosa è successo in Grecia alle ultime elezioni? I greci alla disperazione propria a causa delle Austerità del club di politici europei amici di Monti hanno eletto in parlamento un partito apertamente… neo-nazista. Ma ti rendi conto? Ma ti pareva possibile una cosa simile nel mondo civile del terzo millennio? Ecco cosa accade ad esasperare la povera gente con le Austerità, e nel nome di una economia truffa al servizio dei poteri finanziari. Nell’Italia in crisi ed esasperata abbiamo già forze pronte a raccogliere la disperazione e la paura di tanti per imporre soluzioni anti democratiche, odio e violenza. Si tratta di forze che in un’economia sana al servizio del 99% di noi sarebbero ignorate da tutti, ma oggi, nel clima d’incertezza e di privazione causato da Monti, stanno drizzando la loro brutta testa.

Monti quindi sta sospingendo l’Italia verso una disgregazione democratica gravissima, un vero crimine contro lo sforzo che questo Paese ha fatto per ritagliarsi una civiltà moderna dopo il fascismo. Ricordati: Monti è il Presidente del Consiglio di una nazione pacifica, e ne sta avvelenando la fibra democratica con conseguenze gravissime. Anche questo è un crimine.

Ho spiegato abbastanza? Forse no. Allora questo: la Mafia è criminale no? Certo che sì. Può la Mafia, che è criminale, attentare all’articolo 1 della nostra Costituzione? Può creare milioni di disoccupati e distruggere l’economia? Può causare il crollo dei redditi milioni di lavoratori e di anziani? Può sospingere gli italiani verso derive autoritarie fascistoidi in accordo coi maggiori politici europei? No, non può. Monti e i suoi partner lo stanno facendo. Allora come possiamo dire che la Mafia è criminale e che Mario Monti e i suoi amici speculatori non lo sono? Ciao, tuo PB

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Ecco come morimmo.

Il processo iniziò il 23 agosto del 1971 nella sale della Camera di Commercio degli Stati Uniti d’America, e arrivò alla sentenza il 31 maggio del 1975 nell’assemblea plenaria della Commissione Trilaterale a Kyoto. In quattro anni di dibattimento i Padroni della nostra vita decisero che l’imputato doveva morire. L’imputato si chiamava Sinistra, cioè diritti, cioè democrazia partecipativa dei cittadini comuni, cioè pace, tolleranza, interesse collettivo, amore libero e libero pensiero, cioè Un Mondo Migliore per ogni uomo o donna di questo pianeta, cioè il mondo che avremmo voluto avere e che oggi non abbiamo. Negli anni ’70 quel mondo appariva sul punto di realizzarsi, sospinto dallo straordinario vento di progressismo che aveva spazzato il mondo occidentale nella decade precedente. La sentenza decretò che l’imputato era colpevole, e ne dettò le modalità di esecuzione capitale. Oggi quello che vi appare come il Potere – dalle multinazionali alle guerre economiche, la P2, le mafie, il mostro mediatico commerciale, la Casta politica e le altre Caste, le lobby dell’attacco alle Costituzioni, l’impero dei consumi – non lo è. Queste manifestazioni aberranti sono solo il risultato di quella sentenza. Il Potere è la cupola dei mandanti di allora e di oggi, quella è l’origine di tutto.

Chi di voi è molto giovane stenterà a credere a queste parole, ma realmente fino all’epoca del processo di cui parlo esisteva una cosa chiamata Speranza. Era figlia di due secoli di lotte epocali di uomini e di donne comuni, un’epopea di sacrifici immani in difesa di idee stupefacenti, condotta dalla fine del ‘700 alla fine del ‘900 da persone che furono capaci di cambiare la Storia. E cambiare la Storia significava una sola cosa: strappare il potere ai pochi e darlo a molti, per il bene di tutti, per stare meglio tutti. I pochi, eredi di un potere gigantesco tramandato dalla notte dei tempi, subirono per oltre due secoli quel cambiamento in modi che oggi sono inimmaginabili, fino al giorno in cui decisero che era giunta l’ora di fermare la Storia. L’idea di giustizia secondo cui i molti avevano il diritto di decidere a scapito degli interessi dei pochi, cioè l’esser di Sinistra, doveva essere messa in stato di fermo ed estinta. Iniziò così il processo, una mattina di agosto del 1971.

Le righe che seguono vi dicono essenzialmente una cosa: combattere il Potere significa capire chi veramente è, poiché combattere i suoi pupazzi e i suoi tentacoli non serve a nulla. E’ necessario che qualcuno vi aiuti a comprendere innanzi tutto dove nacque il ‘nemico’, quali mezzi ha usato, con quali strategie, cioè capire il percorso che ha portato noi persone comuni contro il muro di oggi, per far sì che forse domani altri uomini e altre donne tornino a lottare contro il bersaglio giusto e con mezzi adeguati. I maggiori ‘antagonisti’ odierni non si curano di questo, e stanno sbagliando sostanzialmente tutto. Ricordatevi che ogni singola citazione che leggerete di seguito ha cambiato e sta cambiando tutta la nostra vita in tutto il mondo, perché sono le parole del Potere, il vero Potere. E allora bando alla ciance, ed ecco i fatti.

L’avvocato ‘del diavolo’.

Dunque, fermare la Sinistra, per sempre. I primi a porsi questa meta furono non a caso i businessmen americani dell’era Nixon a capolino degli anni ‘70, capitanati da Eugene Sydnor Jr. della Camera di Commercio USA. Ma come fare, si chiesero? La risposta fu chiara: con la forza delle idee, il potere immane delle idee. Non fu forse così che gli Illuministi vinsero la guerra contro tremila anni di assolutismi blindati? Un’idea spacca, sconvolge, vince. Bastò una telefonata alla persona giusta, un avvocato. Lewis Powell sedeva come legale nei consigli di amministrazione di svariate aziende, era uomo di grande cultura e acuto pensiero, gli fu affidato il compito di iniziare il processo per fermare la Storia.

Powell scrisse un ‘Memorandum’ di undici pagine scarse, in un linguaggio da prima liceo, e forgiò così la prima arma storica per il contrattacco vincente delle nuove destre internazionali: la semplicità. Concetti semplici, sgrossati fino all’assoluto essenziale, una comunicazione diretta e comprensibile da chiunque – dal presidente della grande industria come dal taxista. Le destre comunicano così, sempre, e infatti sempre vengono recepite. Ed essere recepiti, significa vincere. Le sinistre invece non hanno mai capito neppure l’abc della comunicazione, né oggi vogliono capirlo.

Le regole di guerra.

Prima idea di Lewis Powell: all’alba degli anni ’70, è arrivata l’ora di cambiare tutti i valori figli di due secoli di rivoluzioni di sinistra, nientemeno.

La diagnosi: “(Noi delle destre economiche) non ci troviamo di fronte ad attacchi sporadici. Piuttosto, l’attacco al Sistema delle corporations è sistematico e condiviso”. C’è una “guerra ideologica contro il sistema delle imprese e i valori della società occidentale”. “E’ chiaro come il sole che le fondamenta stesse della nostra libertà sono sotto attacco massiccio”, perché “la minaccia al sistema delle imprese non è solo una questione di economia, ma colpisce la libertà dell’individuo”. E non c’è da discutere, poiché “l’unica alternativa al (nostro) sistema sono le dittature delle burocrazie socialiste o fasciste”.

La chiamata alle armi: “E’ arrivata l’ora per il business americano di marciare contro coloro che lo vogliono distruggere”.

Chi sono i virus da sopprimere? “Certamente la sinistra estrema, che è molto più numerosa, meglio finanziata e benaccetta di quanto non lo sia mai stata prima nella Storia. Ma le voci più preoccupanti provengono da elementi perfettamente rispettabili, come le università, i media, gli intellettuali, gli artisti, e anche i politici”. La massima preoccupazione del Potere deve essere “l’ostilità delle sinistre e dei riformatori sociali”. Poi vengono gli studenti, infatti “quasi la metà degli studenti è a favore della socializzazione delle industrie americane fondamentali”. Le sinistre stanno portando un “vasto attacco al sistema stesso, che mina la fiducia del pubblico e lo confonde”.

Contate quelle parole; sono poco più di 170. Esse ci raccontano già tutto quello che è accaduto nei trentotto anni successivi, in tutto l’Occidente, nei campi sociale, economico, ideologico, politico, dell’istruzione, dei media, sindacale. Cioè la vostra vita. Ma continuiamo.

Lewis Powell dettò le regole di guerra, e i primi a doversi disciplinare erano proprio i Padroni del Vapore, che dopo una decade di successi dello Stato Sociale in Europa e anche negli USA, dopo cioè il decennio più di sinistra che il mondo avesse mai conosciuto, si percepivano come ridotti in uno stato di irrilevanza. Il ‘Memorandum’ proclama infatti che “pochi elementi della società americana di oggi hanno così poca influenza sul governo come il business, le corporazioni, e gli azionisti… Non è esagerato affermare che… siamo i dimenticati”. Per sovvertire un’intera epoca ormai considerata trionfante, quella degli Stati Sociali, le destre dovranno avere la forza di “organizzarsi, pianificare nel lungo termine, essere disciplinate per un periodo illimitato, essere finanziate con uno sforzo unificato”. Ovvero, trasformarsi in un esercito di attivisti di micidiale efficacia. La conseguenza di questi semplici concetti sarà enorme: nacque così il mondo delle lobby moderne del potere economico, quelle che oggi eleggono i presidenti americani, che regolano le guerre in Medioriente, che decidono le politiche europee per noi tutti, che decidono chi può commerciare e che cosa in tutto il mondo e che infatti hanno portato “il business, le corporazioni, e gli azionisti” dall’essere “i dimenticati” allo strapotere di oggi. Powell fa qui una premessa scioccante, se letta in tempi moderni: “Il business deve imparare le lezioni messe in pratica dal mondo dei lavoratori, cioè che il potere politico è indispensabile, che deve essere coltivato con assiduità, e usato in modo aggressivo se necessario, senza imbarazzo”. In altre parole, questo passaggio ci rivela che le destre trovarono le vie del riscatto imitando precisamente quella che era la forza delle sinistre di quell’epoca. Loro la acquisirono, noi l’abbiamo perduta. E poi: “Chi ci rappresenta deve diventare molto più aggressivo… deve far pressione con forza su tutta la politica perché ci sostenga, e non dovremo esitare a penalizzare chi a noi si oppone”. Le lobby dovranno dedicarsi particolarmente al settore giudiziario, “sfruttandolo, come hanno fatto le sinistre, i sindacati e i gruppi dei diritti civili… che ebbero successi spesso a nostre spese”.

I gemelli vincenti: Educationtelevision.

Lewis Powell intuì che in conseguenza proprio di questo attacco alla Sinistra, il futuro decisionale delle società moderne si sarebbe spostato dall’attivismo popolare tipico del dopoguerra ai colletti bianchi sfornati in numeri sempre maggiori dalle università occidentali. Ma gli atenei dell’epoca erano visti dall’autore del ‘Memorandum’ come pericolosissimi covi di idee sovversive: “Vi sono apparsi oratori di sinistra ed estremisti a centinaia… ma non vi è stata alcuna parità di presenze dei sostenitori del sistema di governo americano e del business”. Dunque, la forza delle lobby di destra doveva colpire a tutto spiano le università. Le Scienze Politiche erano il primo bunker da espugnare, e le destre economiche dovevano creare un esercito di “docenti che credono fermamente nel sistema delle imprese”. Una volta raggiunta tale meta, “i nostri docenti dovranno valutare i libri di testo, soprattutto quelli di economia, scienze politiche e sociologia”. Ma il lavoro centrale delle lobby accademiche di destra era da destinarsi ovviamente agli insegnamenti di economia, dove “dobbiamo godere di un rapporto particolare con le facoltà”. Ecco spiegato con cristallina chiarezza da dove nasce il fondamentalismo del Libero Mercato, detto anche Neoliberismo, che da vent’anni domina ogni singolo insegnamento di economia universitaria dopo aver estirpato anche la più microscopica resistenza a tale dogma. E sappiano i lettori meno ferrati, che è dalle fucine universitarie Neoliberali che provengono le politiche di perenne impoverimento dei nostri servizi essenziali, del diritto al lavoro, del diritto alla salute, del diritto agli alloggi, del sistema pensionistico, del bene comune, ecc. Cioè le decisioni su come noi viviamo e moriamo. I nostri governi sono solo esecutori che non hanno scelta, e dunque non è a Berlusconi né a Prodi o a Tremonti che dobbiamo guardare per comprendere da dove viene il nostro (miserabile) tempo, e non è contro di loro che dobbiamo combattere.

Nel 1971, all’epoca degli sforzi di Lewis Powell, i media erano già centrali ai giochi del Potere, ma non come il Potere avrebbe voluto. E l’avvocato neppure qui si perse in giri di parole: “Le televisioni dovranno essere monitorate costantemente nello stesso modo indicato per i libri di testo universitari. Questo va applicato agli approfondimenti Tv, che spesso contengono le critiche più insidiose al sistema del business”. La stampa e la radio non sfuggono: “Ogni possibile mezzo va impiegato… per promuoverci attraverso questi media”; né le riviste popolari, dove “vi dovrà essere un costante afflusso di nostri articoli”; né le edicole, dove “esiste un’opportunità di educare il pubblico e dove però oggi non si trovano pubblicazioni attraenti fatte da noi”. Powell prescrisse qui il boom, realmente poi avvenuto, dell’editoria popolare straripante di rappresentazioni positive del consumismo, cioè dell’Esistenza Commerciale. Ma le sue parole preconizzarono anche l’avvento dei messaggi subliminali che i media moderni ci rifilano in ogni forma e salsa per rafforzare il Sistema, e infatti egli scrisse “Spendiamo centinaia di milioni di dollari in pubblicità… ma solo una frazione di essi pubblicizza il Sistema”.

Solo il meglio.

Il ‘Memorandum’ che segnò il primo passo per l’esecuzione capitale della Speranza, si conclude con le direttive assolute impartite da Powell al futuro esercito dei padroni del mondo. Primo, essere sempre ultra finanziati, e qui, scrive l’avvocato, “necessitiamo di un sostegno finanziario da parte delle corporations molto superiore di quanto abbiano mai fatto finora”. Powell sapeva che l’essenziale lavoro di creazione del consenso non poteva essere affidato a ‘belle anime’ intellettuali o a volontari spesso impreparati (come invece è sempre stato nelle sinistre e ancora è), e infatti sancì che chi lavora al progetto di fermare la Storia deve essere “pagato allo stesso livello dei più noti businessmen e professori universitari”, e le loro competenze “dovranno essere eccezionalmente alte, nei settori chiave come la pubblicità e i media, il mondo intellettuale, l’avvocatura”. Il progetto di fermare la Storia deve essere perennemente controllato nella qualità e fedeltà, e “le nostre presenze nei media, nei convegni, nell’editoria, nella pubblicità, nelle aule dei tribunali, e nelle commissioni legislative, dovranno essere superbamente precise e di eccezionale livello”.

Undici pagine così scritte da un singolo uomo furono prese a modello dalle destre economiche di tutto il mondo occidentale, che, come chiunque di noi può verificare, le hanno messe in pratica sostanzialmente alla lettera. E il risultato si vede, in milioni di esseri umani benestanti ipnotizzati dai “valori del Sistema”; in milioni di studenti indottrinati in un’unica direzione; nella corrosione implacabile dei diritti fondamentali come lavoro, alloggio e salute causata dalla vittoria del “sistema delle imprese”; in una rete immensa di media che ossessivamente promuovono quel Sistema; nello strapotere delle sue lobby; e nella micidiale compattezza, competenza, abilità ed efficienza dell’implacabile macchina dell’Esistenza Commerciale. Quelle undici pagine di concetti dettati in estrema sintesi sono state il software che ha guidato le destre economiche per 38 anni in un lavoro 24 ore su 24, sette giorni su sette, unite, disciplinate, discrete, senza mai un dissenso e con una comunicazione studiata come null’altro al mondo. Cioè Il Potere, dedicatosi anima e corpo nella guerra alla Speranza, che fino al 1971 si chiamò Sinistra, e che, come preannunciato, fu definitivamente decapitata quattro anni dopo i primi sforzi di Lewis Powell. Ci volle infatti il lavoro di altri tre uomini per completare il processo, e altre poche pagine di parole scritte con grande semplicità.

La Democrazia va salvata, uccidiamola.

E’ sconsolante assistere in questi giorni agli sbraiti di alcuni demagoghi che denunciano l’attacco alla democrazia, portato oggi a sentir loro da alcuni pupazzi del Potere e dalle loro malefatte locali. E’ come se qualcuno ci gridasse allarmi per l’avvento del consumismo perché dietro casa sua è stato aperto un ipermercato. L’attacco alle democrazie fu pianificato 34 anni fa, e con tale efficacia da non lasciare speranza. Come si è detto in precedenza, esso fu l’atto finale della condanna a morte della Sinistra.

La Commissione Trilaterale nacque nel 1973 come libera associazione di cittadini americani, europei e giapponesi con l’intento di “incoraggiare una stretta collaborazione fra queste tre regioni sui problemi comuni, e di migliorare la comprensione pubblica di questi problemi”. Naturalmente questo proclama è una baggianata. Essa è un club esclusivo di potenti personaggi decisi a tutelare i propri interessi, ma che, contrariamente a quanto si crede, non sono affatto un crocchio di autocrati mafiosi e complottisti. La Commissione Trilaterale è invece il volto più che pubblico delle destre economiche moderne, cioè pieni sostenitori della democrazia, intesa però come strumento liberamente consegnato a pochi da parte di molti affinché poi i molti possano fare l’interesse dei pochi. Infatti, una delle acquisizioni fondamentali delle destre moderne è stata che le dittature non sono più il mezzo migliore per spremere i cittadini; esse sono affari sporchi, incontrollabili, che finiscono sempre col creare imbarazzanti contraccolpi sui media. Meglio la democrazia, teleguidata naturalmente. Ed ecco che se fino a ieri le destre occidentali esportavano colpi di Stato (Iran, Cile, Grecia ecc.), oggi esportano democrazia (Iraq, Afghanistan, Pakistan ecc.). Ma la democrazia ha un brutto vizio: tende a riportare l’interesse dei molti in primo piano, a scapito degli interessi dei pochi. Tende cioè a essere istintivamente di sinistra. E allora bisognava intervenire. La Commissione Trilaterale ha fatto questo negli scorsi trentaquattro anni, con la gentile partecipazione di personaggi noti e meno noti, come Zbigniev Brzezinski, Jimmy Carter, David Rockefeller, Giovanni Agnelli, Piero Bassetti, Francesco Forte, Arrigo Levi, Carlo Secchi, Edmond de Rothschild, George Bush padre, Dick Cheney, Bill Clinton, Alan Greenspan, Henry Kissinger e tantissimi altri.

Spiego meglio: la democrazia liberamente espressa fa giocoforza l’interesse dei cittadini, visto che sono i cittadini a governarla, e questo ha sempre combaciato perfettamente con l’ideale della Sinistra. Ciò, come si diceva, fu vero più che mai alla fine degli anni ’60, a compimento di due secoli e oltre di Storia. Il Potere non gradiva, ma si è anche detto che il Potere aveva compreso il valore della democrazia come veicolo supremo dei suoi interessi, e qui stava una forte contraddizione. I Padroni del Vapore, all’epoca del processo iniziato da Lewis Powell, dissero in sostanza: la democrazia sta consacrando la sinistra, dunque dobbiamo ucciderla; ma la democrazia ci serve, per cui dobbiamo salvarla. Soluzioni? Di nuovo partirono poche telefonate, questa volta a tre pensatori: Samuel P. Huntington, Michel J. Crozier e Joji Watanuki. Tre intellettuali, docenti universitari e consulenti di governi, rispettivamente americano il primo, francese il secondo e giapponese il terzo. Di nuovo essi stilarono le ricette in termini semplicissimi, nelle 227 pagine del loro The Crisis of Democracy, consegnato alla Commissione Trilaterale nel 1975. Di nuovo essi prescrissero la condanna a morte della Sinistra, ma con uno stupefacente ma. Esso era contenuto nella risposta alla contraddizione di cui sopra, una risposta che può apparire demenziale: se volete salvare la democrazia e ucciderla allo stesso tempo, dovete salvare la democrazia mentre la uccidete. Seguitemi e sarà chiaro.

La spiegazione dell’assurdo paradigma appena scritto si trova, in fondo, nelle parole a pagina 157 di The Crisis of Democracy, dove si legge che “la storia del successo della democrazia… sta nell’assimilazione di grosse fette della popolazione all’interno dei valori, atteggiamenti e modelli di consumo della classe media”. Cosa vuol dire? Significa che se si vuole uccidere la democrazia partecipativa dei cittadini (quella che per definizione fa l’interesse dei molti a scapito dei pochi privilegiati – la Sinistra) mantenendo in vita l’involucro della democrazia (quella che ci fa votare i pochi privilegiati che poi ci spremono come limoni) bisogna farci diventare tutti consumatori, spettatori, piccoli investitori. Che è quello che ci hanno fatto. Così ci hanno fregati, ci hanno annientati come protagonisti della democrazia. E’ stata la loro idea suprema, di suprema genialità. La massa dei cittadini che in seguito a due secoli di lotte dal basso aveva appena imparato a divenire partecipativa, è stata ridotta a Spettatori inerti, appunto consumatori, spettatori, piccoli investitori. L’involucro della democrazia fu salvato, il suo contenuto fu annientato. I tre autori scrissero le istruzioni in termini chiarissimi, ed esse furono messe in pratica per oltre trent’anni in tutto l’Occidente: “Il funzionamento efficace di un sistema democratico necessita di un livello di apatia da parte di individui e gruppi. In passato (prima degli anni ’60 nda) ogni società democratica ha avuto una popolazione di dimensioni variabili che stava ai margini, che non partecipava alla politica. Ciò è intrinsecamente anti-democratico, ma è stato anche uno dei fattori che ha permesso alla democrazia di funzionare bene”. Infatti, nel testo si legge che la minaccia alla democrazia americana proveniva “dalla dinamica stessa della democrazia in una società altamente istruita, mobilitata e partecipativa”, quella dove erano fioriti i “gruppi giovanili, etnici, e dove quei gruppi stavano assumendo una nuova consapevolezza”. Andavano disattivati, resi apatici, immobili, ed è accaduto precisamente questo ovunque, con il boom edonistico degli anni ’80 e con l’avvento della Tv commerciale.

Vi chiedo di soffermarvi sulle righe qui sopra, perché se si comprende questo si comprende chi è il Potere, come hanno lavorato e chi veramente dobbiamo combattere. Cioè non Berlusconi, ma il Sistema che usa Berlusconi come uno dei suoi tanti strumenti per i suoi scopi finali. E’ infatti assolutamente inutile che oggi gli antagonisti di moda in Italia sbraitino contro la Casta, perché non fu la Casta a disabilitare la democrazia, e soprattutto non è sbraitando contro la Casta che si riattivano i cittadini spenti ormai da più di trent’anni dalle strategie di The Crisis of Democracy.

“Curare la democrazia con ancor più democrazia è come aggiungere benzina al fuoco.”

Il lavoro di Samuel P. Huntington, Michel J. Crozier e Joji Watanuki si spinse però molto oltre, per colpire ogni aspetto cruciale della democrazia partecipativa. Basta leggere a pagina 161 la lista di ciò che secondo gli autori ostacola la democrazia: “1) la ricerca dell’eguaglianza e del valore dell’individuo… 2) l’espansione della partecipazione alla politica… 3) la competizione politica essenziale alla democrazia… 4) l’attenzione che il governo dà all’elettorato e alle pressioni dalla società”. Ora, se pensate all’epoca che stiamo vivendo, vi trovate in ordine che : 1) sono stati distrutti l’eguaglianza e il valore dell’individuo attraverso la cultura della Visibilità (leggi Vippismo, sia nel Sistema che nell’Antisistema); infatti oggi, e nonostante ci troviamo nella modernità evoluta, chi non è ‘visibile’ nel potere o nei media o nello spettacolo/sport è uno zero sociale rispetto ai chi lo è – 2) l’apatia partecipativa nella polis è ai massimi livelli, così come nelle fabbriche o nella cultura – 3) l’eliminazione dei partiti minori a favore dei grandi schieramenti ha imbavagliato diverse forze politiche ed eliminato del tutto altre – 4) la sensazione a livello di cittadinanza è che il governo ignori sempre e cronicamente le istanze reclamate dai cittadini attivi e dai gruppi che non siano lobby di potere. Ergo, le istruzioni di Huntington, Crozier e Watanuki combaciano in tutto con il presente.

Essi dissero al Potere che “l’idea democratica secondo cui il governo deve rispondere ai cittadini, crea in questi aspettative di soddisfazione dei bisogni e di eliminazione dei mali che affliggono certi gruppi nella società”, e che “curare la democrazia con ancor più democrazia è come aggiungere benzina al fuoco”. Parole incredibili, ma hanno però di fatto modellato le nostre vite fino a oggi. Naturalmente ogni idea di Stato Sociale che “avrebbe dato ai lavoratori garanzie e avrebbe alleviato la disoccupazione” veniva tacciata di essere “una deriva disastrosa… poiché avrebbe dato origine a un periodo di caos sociale”. Nel testo si avvertono i potenti che “L’impulso della democrazia è di diminuire il potere del governo, di aumentare le sue funzioni, e di diminuire la sua autorità”, che è esattamente ciò che invece doveva accadere se le nostre democrazie fossero rimaste sane.

The Crisis of Democracy proclama che la risposta a questi ‘mali’ democratici doveva essere una sola: il ritorno al governo delle elite. Huntington, Crozier e Watanuki iniziano ricordando l’esempio illuminante del Presidente americano Truman, che “era stato in grado di governare il Paese grazie all’aiuto di un piccolo numero di avvocati e di banchieri di Wall Street”. Infatti, “la democrazia è solo una delle fonti dell’autorità e non è neppure sempre applicabile. In diverse istanze”, scrivono gli autori, “chi è più esperto, o più anziano nella gerarchia, o più bravo può mettere da parte la legittimazione democratica nel reclamare per sé l’autorità”. Faccio notare che queste parole scandalose furono nella realtà il fondamento ideologico di ciò che avverrà in Europa 34 anni dopo con la creazione della nuova Europa sancita dal Trattato di Lisbona, che infatti decreta che noi europei verremo tutti governati in futuro da una elite di burocrati super specializzati che nessuno di noi potrà eleggere, avendo appunto messo da parte ogni legittimazione democratica. Capite da dove viene l’attacco alla democrazia di oggi?

La trappola.

I sindacati, e ogni altra forma di associazione di cittadini attivi, erano ovviamente un problema da affrontare. Qui gli autori diedero il meglio di sé, con una delle trovate più insidiose della storia politica moderna: la cooptazione. Compresero che nelle democrazie evolute era ormai controproducente mantenere uno scontro frontale con i sindacati o con altre organizzazione similari, e con le loro parole diedero inizio a una delle epoche più infami dei rapporti fra Potere e mondo dei lavoratori/cittadini, quella che nel giro di pochi decenni porterà i sindacati dalla loro storica tradizione di lotta per ottenere sempre maggiori diritti, alla miserevole condizione odierna, dove essi ormai possono solo contrattate sul ‘grado di abolizione dei diritti’. Huntington, Crozier e Watanuki scrissero: “Le richieste crescenti e le pressioni sui governi impongono una collaborazione maggiore. Potremmo escogitare mezzi per assicurarci sostegno e risorse… dai sindacati e dalle associazioni civiche”. Si faccia attenzione: queste parole vengono scritte agli albori degli anni ’70, in un’epoca in cui la sola idea di un sindacato che “assicurasse sostegno e risorse” al governo avrebbe attratto derisione da una parte se non grida di alto tradimento e sommosse violente nelle fabbriche di tutta Italia. Ma è successo, ce l’hanno fatto fare, e non è necessario riassumere qui la vergognosa parabola in quel senso di CGIL, CISL e UIL perennemente impegnate a togliere le castagne dal fuoco a governi e imprese, o addirittura a finanziare partiti che saranno poi parte dei governi che dovrebbero monitorare. La medesima cosa è accaduta per le cosiddette organizzazioni di cittadinanza attiva, le ONLUS e altri, che oggi sempre più sono cooptati nella spartizione delle torte dei servizi alla cittadinanza, dimentiche che la loro funzione era di vigilare e di combattere le amministrazioni, non di banchettarvi assieme. Ma tornando ai sindacati, The Crisis of Democracy aveva in serbo un altro siluro. Gli autori compresero che la forza delle formazioni sindacali stava nell’ideologia radicale, poiché “quando essa perde forza, diminuisce il potere dei sindacati di ottenere risultati”. E quale potesse essere l’antidoto all’ideologia, gli apparve subito chiaro: la concertazione. Scrissero infatti: “(Essa) produce disaffezione da parte dei lavoratori, che non si riconoscono in quel processo burocratico e tendono a distanziarsene, e questo significa che più i sindacati accettano la concertazione più diventano deboli e meno capaci di mobilitare i lavoratori, e di metter pressione sui governi”. La concertazione nacque dunque per disabilitare i sindacati. Questi ragionamenti sono inseriti in un contesto più ampio nel testo, ma colpisce come un fulmine il fatto che quei germi della futura disgregazione sindacale fossero così lucidamente chiari a coloro che trentaquattro anni fa pianificavano l’esecuzione capitale della Sinistra in tutto l’Occidente. E non era solo necessario cooptare i sindacati e chiuderli nella trappola della concertazione; bisognava anche privilegiare quelli più grossi e autoritari nella leadership, poiché “nello Stato moderno i capi potenti dei sindacati… capaci di comandare i propri membri, sono una minaccia inferiore all’autorità dei leader politici e sono persino un aiuto ad essa”. Il motivo era chiaro: “Se i sindacati sono disorganizzati, se i membri sono ribelli, se le rivendicazioni estreme e gli scioperi selvaggi sono frequenti, l’applicazione di una politica nazionale dei salari diventa impossibile… contribuendo all’indebolimento del governo (non dei lavoratori!, nda)”, dunque ben venga il sindacato corporazione, più facile da domare.

Questi concetti raccontano, come in un percorso prestampato, tutto ciò che è avvenuto poi, fino alla miserrima condizione odierna dove i sindacati “potenti e capaci di comandare i propri membri” hanno svenduto il Diritto Umano al lavoro e hanno del tutto abbandonato il radicalismo necessario a impedire una tale sciagurata deriva. Di nuovo, ciò dimostra che se vogliamo combattere anche questo trionfo del Potere sul mondo del lavoro di oggi, è inutile prendersela con gli affari parrocchiali di questo o quel governo italiano, di questo o quel leader sindacale. Essi sono solo esecutori volenti o nolenti, nulla di più. Gli esempi si sprecano, come la cocciuta insistenza di ogni nostro esecutivo negli ultimi dieci anni nell’innalzamento dell’età pensionabile, a fronte del fatto che i contabili di Stato continuano a dire che i conti delle casse previdenziali sono invece sanissimi. Perché allora quell’insistenza? Perché devono eseguire ordini dall’alto, ordini concepiti più di trent’anni fa in altri luoghi del mondo. E allora vanno combattuti i mandanti, che oggi come allora non si chiamano Tremonti, Ichino o Epifani.

Social Control.

Come risulta chiaro, il Potere già allora possedeva una visuale cristallina dei problemi seri da affrontare, o di quelli irrilevanti nonostante le apparenze. Fra questi ultimi c’era la massiccia presenza comunista negli Stati europei come l’Italia, che veniva liquidata già nel 1975 con queste parole: “I partiti comunisti hanno perso terreno quasi ovunque nell’Europa occidentale. La loro ideologia è sbiadita, e appare come una Chiesa omologata il cui carisma è in parte scomparso. Perché mai partiti così sedati e moderati dovrebbero costituire una minaccia alla democrazia proprio quando ne rispettano le fondamenta?”. Liberi dal pericolo di un’effettiva resistenza da parte dei ‘rossi’ (14 anni prima del crollo del Muro di Berlino), i Padroni del Vapore dovevano concentrarsi su elementi assai più moderni, come i media. La Tv fra tutti doveva essere controllata, poiché “vi sono prove massicce che ci dicono che lo sviluppo del giornalismo televisivo ha contribuito all’indebolimento dell’autorità dei governi”, e che anche la stampa “ha assunto un ruolo sempre più critico verso i governanti e i loro funzionari”. L’avvento dei media disposti a sfidare l’autorità era per gli autori una minaccia al funzionamento stesso degli esecutivi, poiché “ha reso quasi impossibile il mantenimento del distacco per governare”, e oltre tutto “l’etica democratica rende difficile oggi impedire (ai media) l’accesso e decurtare l’informazione”. Lamentabile era in particolare “il crescente potere dei giornalisti a discapito di quello degli editori o dei padroni”, e questo obbrobrio veniva affermato senza l’ombra della vergogna. Dunque qualcosa andava fatto, urgentemente, e The Crisis of Democracy decreta cosa: “Occorrono misure importanti per ristabilire il giusto equilibrio fra la stampa, il governo e altre istituzioni”, un concetto che suona come una bestemmia a chiunque abbia chiaro che imporre tale equilibrio significa imbavagliare il ruolo di controllo dell’informazione sui poteri. Superfluo elencare ora come questi precetti si sono di nuovo trasformati in realtà, e come gli esecutori come Murdoch o Berlusconi ancora oggi lavorino per eseguire quegli ordini.

Il lavoro di cui stiamo trattando mantiene tuttavia la focale ben puntata sui cittadini di quell’epoca, che erano usciti dai turbolenti e rivoluzionari anni ’60 rinvigoriti nell’attivismo politico, gente che “siccome richiede (ai governi) maggiori interventi per risolvere i loro problemi, necessita di ancor più controllo sociale”. L’attivismo di quei tempi era democrazia partecipativa, ed essa era la Speranza, ovvero la Sinistra, che andava decapitata. Nel decalogo della riscossa del Potere di Huntington, Crozier e Watanuki, il controllo sociale è una delle ghigliottine. Anzi, più precisamente si parlò il controllo sociale indiretto sull’individuo, quello che sappiamo essere il più subdolo e il meno plateale, il più difficile da contrastare. Uno strumento già oliato in parte negli USA, ma semi sconosciuto in Europa, “dove la disciplina sociale non è adorata come in Giappone, e dove le forme indirette di controllo sociale sviluppate in America non sono presenti”, in particolare in Italia. Il pericolo di tale mancanza di controlli sociali è che “le classi lavoratrici non vengano del tutto assimilate nel ‘gioco sociale’, specialmente nelle nazioni latine”. In altre parole: se non li si include nel grande popolo dei consumatori, non li potremo controllare mai e continueranno a partecipare. E nelle nuove democrazie consumistiche, sentenziano Huntington, Crozier e Watanuki, sarà necessario “sperimentare metodi più flessibili che producano maggior controllo sociale con minore coercizione”. Dodici parole, dodici stringate parole che prescrivono al Potere uno dei processi di ingegneria sociale più devastanti della Storia, finalizzato al controllo di tutti noi: l’Esistenza Commerciale e la Cultura delle Visibilità, cioè le masse dei cittadini ridotti a consumatori/spettatori del tutto disattivati, e che infatti verrà rilanciato con immane potenza di fuoco a partire dalla decade successiva, fino a oggi.

The Crisis of Democracy fu discusso dall’assemblea plenaria della Commissione Trilaterale il 31 maggio del 1975. Le voci di dissenso a questo processo alla democrazia partecipativa vi furono anche in seno alla Commissione stessa, ma di fatto i tre autori diverranno da lì a poco membri dell’amministrazione di Jimmy Carter e le loro idee prenderanno il volo, per atterrare oggi sui davanzali delle nostre case, assieme a quelle dell’avvocato Lewis Powell. Ecco come morì la Sinistra, ecco chi veramente decide come la gente deve vivere. La lista dei manovratori del mondo non si ferma ovviamente a quelli menzionati, ve ne sono altri (WTO, IMF, gli investitori internazionali, le grandi banche d’affari come Goldman Sachs, la Commissione Europea, il gruppo Bilderberg, le Think Tank economiche ecc.), ma sono sempre membri dello stesso club, una elite ristretta che dopo due secoli di sconfitte è tornata sul trono. Ecco chi è il Potere, quello che telecomanda tutto ciò che i nostri politici e amministratori fanno di fondamentale.

Conclusione.

Cosa fare in concreto? Innanzi tutto, l’attivismo italiano deve essere meno egocentrico. Oggi in Italia viviamo una sciagurata deriva pilotata da approfittatori in malafede, che vorrebbero convincerci che i problemi capitali di sessanta milioni di italiani sono quelli percepiti da loro e dalla minoranza di borghesi o studenti col sedere protetto che li seguono, e cioè i problemi relativi a Berlusconi e ai sui guai giudiziari, o alle sue presunte connivenze con le mafie regionali, o al suo mediocre conflitto d’interessi ecc. Queste sono sciocchezze se paragonate a quanto sopra descritto, che al contrario domina in modo devastante la vita concreta degli italiani nei sei ambiti vitali: Lavoro, Alloggi, Sanità, (Non) potere di decidere la propria economia, Istruzione, e Possibilità di partecipare alla polis. Decine di milioni di italiani ogni mattina affrontano veri drammi in questi sei campi, drammi che ne decidono la vita e quella dei loro figli, che li angosciano, e che li hanno resi del tutto inerti e impotenti, esattamente come voleva il Potere. Chi si definisce attivista dovrebbe accettare che certe ‘manie’ di moda non sono i problemi capitali delle persone, che gli odiati target di moda non sono le cause primarie del male degli italiani, e infine che è del tutto inutile incitare i cittadini alla partecipazione se essi sono stati scientificamente disabilitati da più di trentacinque anni di lavoro dell’Esistenza Commerciale e della Cultura della Visibilità. Va trovato l’antidoto alla loro paralisi, inutile urlargli addosso con l’Industria della Denuncia e dell’Indignazione. O si comprende questo oppure siamo finiti.

La lotta va fatta con la stessa intelligenza e con la stessa immensa perizia con cui il Potere ha riconquistato il mondo, e che ho sopra descritto. Contro il bersaglio giusto.

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Tre criminali e un cretino.

Sembra di impazzire, non si può più mantenere un lessico professionale, viene da urlare, Cristo! C’è il mondo intero che sta gridando all’Europa: “Non è il debito! E l’austerità peggiora le cose!”. E’ il mondo che conta, quello degli esperti, Cristo! Ok, guardate, finché sono i Barnard e i pochi altri in rete a dire quelle cose, ok, non siamo famosi, non siamo alla BCE o a Barclays Capital o alla City. Ma quando è tutta la costa est degli Stati Uniti finanziari che affacciati all’oceano urlano all’Europa “Non è il debito! E l’austerità peggiora le cose!”; quando è Standard & Poor’s (S&P) a gridare la stessa cosa, loro, quelli che ci hanno appena bocciati, loro Cristo! Quando è persino il front man dei mega speculatori, Charles Dallara dell’Institute of International Finance americano, a battere il pugno sul tavolo dei negoziati sulla Grecia dicendo “temiamo la loro impossibilità di onorare il debito denominato in una moneta straniera, cioè l’Euro, non il debito in sé!”. Quando poi al coro si sono aggiunti i premi Nobel dell’economia, e poi i macroeconomisti della FED, e poi quelli della MMT… cosa aspettano i quattro a capire? Ma no. No, loro quattro no. In splendido isolamento dal resto del mondo, i tre criminali e il cretino insistono con questa demenza devastante secondo cui il dramma che stiamo vivendo in questa caduta ad avvitamento nel baratro è dovuto al debito. Quindi bisogna pareggiare i conti, quindi ci vuole ancora più austerità… loro quattro, Angela Merkel, Nicolas Sarkozy, Mario Draghi e Mario Monti. Tre criminali e un cretino. Il cretino è Sarkozy.

Non è il nostro debito il problema, che se fosse denominato in una moneta sovrana, e NON in Euro, non causerebbe nulla, neppure fosse al 300% sul PIL. Ma Cristo, leggete l’evidenza: la Spagna dell’Euro non sovrano viaggia con un debito appena sopra il 60% del PIL, che è proprio il goal virtuoso del Patto di Stabilità voluto dalla Germania per l’Euro. Ma la Spagna è nella fossa dei leoni e alla gogna dei mercati. Perché? Dal 1994 al 1998 l’Italia della lira sovrana accumulò un debito stratosferico, fino a un picco del 132% del PIL (sic) ma nulla accadde, anzi. Perché? E fa venir voglia di sbattere la testa contro il muro che ieri La Repubblica, in uno show di intontimento olimpionico, abbia scritto senza capire cosa scriveva la seguente notizia: “A metà degli anni ’90 l’Italia appariva, a giudizio della stessa agenzia di rating che oggi ha tagliato drasticamente il suo giudizio (proprio la Standard & Poor’s, nda), come una delle economie-leader dell’Unione europea con una crescita media annua superiore al 2% nell’ultimo decennio. S&P’s apprezzava allora il record italiano di un tasso d’inflazione moderato (media del 5,8% nel decennio); la responsabile condotta della Banca d’Italia, nonostante il persistente elevato livello del disavanzo pubblico (stimato nel 9,4% del prodotto interno lordo nel 1994) ed il gravoso e crescente debito (124% del PIL); il forte tasso di risparmio (15% del PIL) e la concentrazione in mani nazionali ed europee del debito italiano”. Ora rileggete i grassetti qui sotto:

1) S&P’s apprezzava allora il record italiano di un tasso d’inflazione moderato (media del 5,8% nel decennio)Oggi l’Italia del ‘virtuoso’ Euro ha un’inflazione cha va dal 1,7% al 3%. Ma siamo alla gogna.

2) nonostante il persistente elevato livello del disavanzo pubblico ed il gravoso e crescente debito (124% del Pil) … apprezzava il forte tasso di risparmio (15% del Pil)Avete letto bene? Sì, benissimo, avete letto la parola ‘risparmio’, non ‘debito’ dei cittadini. E allora permettetemi di gridarlo: CON LA MONETA SOVRANA IL DEFICIT E L’ALTO DEBITO DELL’ITALIA ERANO IL RISPARMIO DEI CITTADINI, IL RISPARMIO! NON IL DEBITO DEI CITTADINI. Lo scriveva S&P, non Paolo Barnard o chissà chi altro. Esattamente ciò che la Modern Money Theory di cui io incessantemente parlo sostiene. Il deficit e il debito pubblico italiani sono diventati il debito dei cittadini, e grido di nuovo, SOLO CON L’INTRODUZIONE DEL CATASTROFICO EURO, che è moneta non sovrana che l’Italia deve prendere in prestito dai mercati privati, e che non può emettere.

3) nonostante … la concentrazione in mani nazionali ed europee del debito italianoesattamente come oggi, ma allora era debito in moneta sovrana, ecco la differenza.

Ma no, i tre criminali e il cretino insistono contro l’evidenza universale. No, la Terra è piatta, e come tale dobbiamo comportarci. E allora dobbiamo rimanere nell’Euro a qualsiasi costo, anche se ci stimo decomponendo da vivi, gridando di dolore per le piaghe da decubito dell’austerità. E anche qui, non è solo Paolo Barnard o i suoi MMTisti che denunciano quanto sopra come non solo inutile, ma anche devastante per le nostre speranze di crescita. Ecco cosa ha dichiarato ieri proprio Standard & Poor’s, leggete bene, ma bene! “Le riunioni dei leader della UE si concentrano sui temi sbagliati. L’adozione di pacchetti di austerità per ridurre i deficit NON IDENTIFICANO I RISCHI REALI (mia enfasi, nda). Infatti durante i primi 10 anni dell’Euro la Germania aveva uno dei deficit più alti in assoluto, mentre la Spagna aveva pareggio di bilancio”. Le parole non sono confondibili: ci hanno detto, loro, i super esperti di debito e affidabilità, che tutta sta menata distruttiva e assurda predicata dai tre criminali e dal cretino non ha senso. La Spagna era un modello di disciplina di bilancio, ed è finita alla gogna. La Germania, ipocriti falsari, aveva una pagella pessima e ha sempre volato. Quindi NON E’ IL DEFICIT, NON E’ IL DEBITO, E’ ALTRO. La Germania vola perché esporta valanghe di cose in tutto il mondo, e non perché l’Euro funzioni. I mercati ancora (per poco) prestano alla Germania SOLO perché sanno che essa può ripagare i debiti grazie a quell’export immenso. NON perché abbia l’Euro. Se i tedeschi non avesse la carta delle esportazioni da giocarsi, avremmo i PIIGGS, e cioè Portogallo Italia Irlanda Grecia Germania e Spagna. Pari pari. E infatti la Francia del cretino è sotto attacco dai mercati sempre di più, perché ha questo sciagurato Euro senza possedere un’arma potente come quella dei tedeschi.

Non è il debito pubblico il problema, non è il deficit. E’ l’Euro non sovrano, e solo quello. Dio santo, è ovvio!! Ma no, i tre criminali devono consegnarci nella mani dei barracuda dei mercati, massacrando il destino di milioni di famiglie e di centinaia di migliaia di aziende. Ne Il Più Grande Crimine 2011 da pagina 60 è spiegato nei dettagli come e il perché. Il cretino fa il cretino e segue a ruota. Ma lo capirebbe un tordo che è impossibile risanare un’economia tassandola a morte e però impedendo allo Stato qualsiasi spesa pro cittadini che sia anche di un centesimo superiore a quanto i cittadini devono restituire in tasse, cioè imponendo il pareggio di bilancio. Lo capirebbe un fagiano scemo che se lo Stato spende 100 per noi ma poi ci tassa 100, cioè fa il pareggio di bilancio, noi cittadini e aziende andiamo a zero nel portafogli. E come faranno cittadini e aziende a rilanciare l’economia se per anni andranno a zero coi loro risparmi? Lo dovete capire: la ricchezza di cittadini e aziende (risparmi), senza l’apporto dei soldi dello Stato è una quantità fissa chiusa un contenitore stagno. Non aumenta, cioè i risparmi non aumentano da sé. Gira in tondo, passa da mano a mano, passa da qui a là, e da là a qui, e basta. E se, come oggi, quella ricchezza è scarsa e in calo, chi può investire in produzione e in posti di lavoro? Nessuno, zero. E se, come oggi, un Monti ce la restringe ancora di più quella ricchezza attravers l’Austerità, saranno crisi e ancora crisi, ma volute a tavolino da sto sistema demente e criminale. Solo se lo Stato può iniettare denaro nuovo in quel contenitore PIU’ DI QUANTO GLI TOLGA IN TASSE, cioè se NON farà il pareggio di bilancio, noi cittadini e aziende avremo risparmio da investire in economia e occupazione. Ma questa iniezione vitale è possibile solo con una moneta che lo Stato può creare per sé, cioè una moneta sovrana, NON l’Euro.

Non è il debito pubblico il problema, non è il deficit. Non ci salveremo con le austrità, il contrario. E’ l’Euro non sovrano, e solo quello. Dio santo, è ovvio!!

Cristo! Svegliatevi. Ce lo stanno gridando da mezzo mondo, da Wall Street, dal Financial Times, da Standard & Poor’s, da Paul Krugman, persino la Goldman Sachs lo ammette, leggete Jan Hatsius, che alla Goldman è il miglior macro analista che ci sia. Ma no, dobbiamo essere spolpati vivi. Svegliatevi, Cristo! E’ la vostra vita, ma non lo capite?

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L’evasione era una risorsa, non un danno. E’ l’Euro la devastazione. (@famiglie e imprenditori)

Gli evasori fiscali italiani non hanno mai, mai e poi mai, sottratto un singolo letto d’ospedale, un singolo posto di lavoro, un singolo stipendio di dipendente pubblico, un singolo metro di asfalto, una singola pensione, un singolo metro cubo di ricostruzione post terremoto, un singolo contributo familiare, una singola scuola o asilo, una singola tutela del patrimonio artistico… dall’Italia della Lira. Mai. Semplicemente perché le tasse con una moneta sovrana NON SERVONO MAI, mai e poi mai sono servite, a finanziare la spesa pubblica. La spesa pubblica di uno Stato a moneta sovrana si finanzia quando quello Stato crea il proprio denaro dal nulla, SE LO INVENTA. Non ha bisogno di tasse per crearlo.

Questa è una verità di macroeconomia degli stati patrimoniali di un governo che fu persino accettata dal Nobel Milton Friedman nel 1948. Friedman era una carogna, ma non era un economista ignorante. Dopo di lui non c’è banchiere centrale o ragioniere di Stato che non sappia che le tasse in regime di moneta sovrana non finanziano neppure un soldo di spesa pubblica, non possono farlo (alcuni pur sapendolo mentono per dovere, come Draghi). Il motivo tecnico è spiegato in calce a questo articolo *. Ora mi interessa dire altro, qualcosa di tragicamente urgente.

Prima cosa: l’evasione fiscale con la Lira (così come col dollaro oggi, con lo Yen o con la Corona ecc., cioè con monete sovrane) delle due arricchiva la nostra economia. Si tratta infatti di liquidità circolante non tassata che per forza trova poi sfogo in un aumento di consumi (di domanda aggregata). E ciò anche nel caso in cui i patrimoni sottratti al fisco finissero in paradisi fiscali. Infatti, nel complesso (in the aggregate) degli scambi economici globali in Occidente, una ricchezza spesa da una parte, prima o poi ricade come beneficio da un’altra (tolta quella porzione che può finire in tasche sbagliate e non beneficia la comunità). Tutto questo porta ad aumento di occupazione inevitabilmente, e infatti la correlazione contraria, quella fra stretta del fisco e conseguente disoccupazione, è oggi sotto agli occhi di tutti, nella tragedia del regime Euro e Monti.

Seconda cosa: l’aver adottato l’Euro, significa che oggi in Eurozona tutto quanto appena detto – dal fatto che lo Stato spende inventando la moneta, che perciò le tasse non finanziano la spesa pubblica, e di conseguenza l’evasione in realtà arricchisce l’economia e fa pochi danni – è TOTALMENTE RIBALTATO. La spiegazione sta nel fatto che l’Euro è una moneta non sovrana che lo Stato italiano non può creare, e prima di spenderla esso la deve prendere in prestito a tassi usurai dai mercati di capitali privati, esattamente come il cittadino che si rivolge alla finanziaria sotto casa per poi pagarsi la macchina. Ciò significa che oggi l’Italia, non potendo più creare la moneta con cui finanziarsi, pagare il debito e spendere, deve quindi trovare i fondi dai medesimi mercati o tassando a morte cittadini e aziende. Chi evade le tasse oggi in Italia (non prima con la Lira), in effetti sottrae allo Stato pezzi di spesa pubblica e peggiora il nostro debito che va restituito applicando ancor più tasse. Ma qui si pongono una serie di domande cruciali:

Nel nome di quale follia economica ci siamo ficcati dal 2002 nelle condizioni di dover essere noi cittadini e aziende a finanziare lo Stato e a ripagare il suo debito pubblico? Lo capite che è per questo motivo che viviamo oggi in uno stato DI TERRORE FISCALE dove non solo siamo inseguiti da spietati esattori dell’Agenzia delle Entrate e da usurai Equitalia, ma siamo tutti, famiglie e aziende, assoggettati a una pressione fiscale che assomiglia a una tortura medievale. Cioè quella sevizia che soffocava la vittima progressivamente e lentamente. Perché mai, SOPRATTUTTO, abbiamo tolto allo Stato la discrezionalità che aveva con moneta sovrana di DETASSARE, DE-TAS-SA-RE, a piacimento qualsiasi comparto della società – aziende, redditi, contributi, case, lavoro, zone disastrate, gruppi svantaggiati, o, in emergenze economiche, tutto il Paese – per aiutarlo a crescere? Lo poteva fare (e non m’interessa un accidenti che non l’abbia mai fatto del tutto), LO POTEVA FARE, perché la Bibbia della macroeconomia degli stati patrimoniali di un governo dice indiscutibilmente che con moneta sovrana le tasse non servono a finanziare la spesa della Stato.

Famiglie, ma soprattutto voi imprenditori, leggete e rileggete. Le tasse oggi vi uccidono, uccidono la ricchezza di questo Paese ingegnoso che dall’Italia commovente e umile del Maestro Manzi è riuscito in poco tempo e anche, sì!, evadendo le tasse, a diventare uno dei sette Paesi più ricchi del mondo. L’evasione di allora era una forma ‘informale’ di finanziamento pubblico a tutti noi. E lo ripeto pari pari: nessuna riprovazione per gli evasori, perché “Gli evasori fiscali italiani non hanno mai, mai e poi mai, sottratto un singolo letto d’ospedale, un singolo posto di lavoro, un singolo stipendio di dipendente pubblico, un singolo metro di asfalto, una singola pensione, un singolo metro cubo di ricostruzione post terremoto, un singolo contributo familiare, una singola scuola o asilo, una singola tutela del patrimonio artistico… dall’Italia della Lira. Mai. Semplicemente perché le tasse con una moneta sovrana non servono mai, mai e poi mai sono servite, a finanziare la spesa pubblica.”

E’ l’Euro la devastazione che ha portato le tasse a essere quella cosa oscena che non sono mai state, cioè un mezzo per finanziare la spesa pubblica e per pagare il debito dello Stato impoverendo tutti quelli che le pagano a questi livelli da collasso. Un abominio monetario, perché lo Stato a moneta sovrana, ripeto e ri-ripeto, spende SOLO ED ESCLUSIVAMENTE inventandosi il denaro che dà a cittadini e aziende. Non ha prima bisogno di ritirarlo dai cittadini e dalle aziende per poi darglielo o per onorare i propri impegni. Ma il disegno dell’Eurozona, come ho ampiamente documentato assieme ai miei consulenti accademici, è stato voluto da Francia e Germania proprio per distruggere la concorrenza delle economie come quella italiana, attraverso, fra gli altri metodi, le montagne di tasse indotte dalla perdita di sovranità monetaria come spiegato sopra.

Posso concedere, ma solo per correttezza teorica, che l’evasione fiscale con Lira sovrana poneva in effetti un limite allo Stato, ma nulla a che vedere col debito da ripagare, letti d’ospedale mancanti, case o asili nido carenti ecc.. Solo il fatto che se lo Stato non controlla la quantità di moneta circolante, cioè se non sa quanti fatturati-profitti-redditi ci sono là fuori esattamente, quella quantità ‘evasa’ potrebbe creare inflazione (troppa moneta e pochi prodotti da comprare per vari motivi; oppure tanta moneta consuma tutti i prodotti, stesso risultato). Lo Stato deve sapere quanto denaro circola così da poter eventualmente intervenire con un aumento di tasse per drenare liquidità e controllare così l’inflazione. SOLO PER QUESTO, non per altro. Ma ciò significa che lo Stato a moneta sovrana può comunque detassare cittadini e aziende in caso di difficoltà economiche facendo un baratto fra un moderato aumento d’inflazione (che poi non è assolutamente garantito che ci sia) e però la ripresa dell’economia dall’altra.

Oggi l’Italia ha bisogno come fosse un paziente in arresto cardiaco di iniezioni MASSICCE di DETASSAZIONE, a tutto campo, dal lavoro alle imprese alle case ai redditi (poi uscire dall’Euro). I nostri economisti accademici della Modern Money Theory ce l’hanno detto e ridetto, e ha senso. Non solo: è vitale.

Imprenditori, svegliatevi! Vi tassano alla disperazione a causa dell’Euro, e di proposito.

* Le Tasse. (da Lettera a un Imprenditore)

E qui aggiungo un altro esempio di come hanno sospinto voi e i vostri lavoratori in un tunnel del tutto fuorviante. Mi dica: cosa vi è di più opprimente per lei imprenditore della tassazione? E’ un coro unanime in Italia, dal gestore di bar all’industriale: la pressione fiscale si mangia tutto, è insostenibile, e costringe persino a una quota di ‘nero’, senza cui semplicemente tanti chiuderebbero. Amico caro, lei lo sa a cosa servono realmente le tasse? No, non servono, e ripeto, NON servono a finanziare la spesa dello Stato. Questo, di nuovo, da un punto di vista di esatta contabilità di Stato è falso. Ed è invece vero che un calo drastico del prelievo fiscale in regime di moneta sovrana è del tutto possibile, anzi, augurabile. Che le tasse siano un finanziamento di spesa governativa è un’altra delle invenzioni del sistema economico Neoclassico, e che si è piantata nelle convinzioni sostanzialmente di tutti. La scuola economica Circuitista e quella della Modern Money Theory (MMT), in particolare gli economisti Warren Mosler, Pavlina Tcherneva e L. Randall Wray, hanno dimostrato esattamente quanto segue.

E’ impossibile che le tasse possano pagare alcunché nei bilanci di uno Stato. Nel caso in cui lo Stato sia l’emittente di una propria moneta, esso NON può tassare PRIMA di aver immesso nel Paese quella moneta, cioè prima di aver speso, è impossibile. Quindi è impossibile che le tasse possano finanziare la spesa dello Stato, semplice. Lo Stato può tassare solo DOPO aver speso la sua moneta, che crea dal nulla. (Ma anche in un disastroso regime di moneta non sovrana, come l’Euro – che invece lo Stato deve ricevere prima di spendere – si tratta di denaro che il governo ha immesso nella collettività e che di norma si riprende indietro in percentuale minore. Non può in alcun modo rispenderli poi, la matematica non glielo permette. Come dire: se un negoziante investe 100 e incassa 70, come fa ad avere alcunché da spendere?) Ciò che in realtà accade è questo: lo Stato a moneta sovrana inventa denaro spendendo – significa accreditando conti correnti nel contenitore NON-GOV. – che poi drena dagli stessi conti tassando, distruggendo quel denaro. Sì, distruggendolo, perché si tratta solo unità di conto elettroniche che, all’atto del pagamento delle tasse, scompaiono dai conti sui computers della Banca Centrale. Non arrivano da nessuna parte, in realtà. Immagini la spesa dello Stato come un contatore elettronico: quando lo Stato spende, i numerini corrono aumentando, es. da 234.000 a 234.400 (i c/c dei cittadini aumentano); quando lo Stato ci tassa gli stessi numerini scendono ad es. da 234.400 a 234.100 (i c/c dei cittadini calano). Semplicemente 300 cifre elettroniche sono sparite nel nulla, non possono essere spese. Ecco cosa sono le tasse veramente, denaro che sparisce, null’altro, e certamente non un mezzo per racimolare soldi per la spesa dello Stato.

Ma allora, perché diavolo uno Stato tassa? Lo fa per: 1) tenere a freno il potere economico delle oligarchie private, che altrimenti diverrebbero immensamente ricche e potrebbero spodestare lo Stato stesso. 2) limitare l’inflazione drenando denaro in eccesso dalla circolazione (regolare la aggregate demand). 3) scoraggiare o incoraggiare taluni comportamenti – si tassa l’alcool, il fumo, o l’inquinamento, e si detassano le beneficienze o le ristrutturazioni, ecc. 4) imporre ai cittadini l’uso della sua moneta sovrana. Se non fosse per l’obbligo di tutti di pagare le tasse nella valuta dello Stato, non ci sarebbe garanzia di accettazione da parte del settore non governativo di quella valuta.

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Meccanismo Europeo di Stabilità: solo uno dei capitoli del Golpe, nulla di nuovo.

Prima una spiegazione, poi il mio commento.

Cosa è: MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, cioè un fondo europeo di liquidità per soccorrere quegli Stati dell’Eurozona che (a causa dell’Eurozona, nda) sono alla bancarotta.

Chi l’ha firmato: Belgio, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Cipro, Lussemburgo, Malta, Olanda, Austria, Portogallo, Slovenia, Slovacchia, Finlandia.

Quando: 02-02-2012 a Bruxelles. (il gov. Berlusconi l’aveva approvato in Consiglio Europeo già nel marzo 2011)

Cosa dice il Meccanismo Europeo di Stabilità.

Prima cosa, che tutti gli aderenti devono obbedire ai precedenti capitoli della sottrazione della sovranità nazionale e monetaria, come i Trattati UE, il Patto di Stabilità, Il European Semester, il Preventing Macro Economic Imbalances, l’Europact, il Fiscal Compact ecc. di cui ho già scritto.

Gli stati che vogliono ottenere un soccorso dal MES devono aver firmato il Fiscal Compact entro il 1 marzo 2013 (leggete cosa ho scritto del Compact, nda).

Il MES collabora col Fondo Monetario (FMI) sia come consulenze che come approvvigionamento di denaro. Gli stati che vogliono ottenere un soccorso dal MES devono anche notificare il FMI della loro richiesta.

Il MES è finanziato da quote versate dagli Stati membri secondo una percentuale ad hoc per ogni Stato. Ogni Stato versa una cifra e riceve azioni in cambio. L’Italia dovrà versare in scaglioni una percentuale del 17,9% del totale, cioè 125,3 miliardi di Euro, sul totale di 700 miliardi di Euro.

Il MES può anche raccogliere fondi emettendo titoli propri, o con accordi con istituti finanziari o con altri soggetti, ovvero prendendo prestiti dai mercati di capitali privati.

Il MES sancisce che da ora in poi tutti i titoli di Stato dei Paesi dell’Eurozona saranno forniti di Collective Action Clauses (CACs). Sono quelle regole che, in caso di ristrutturazione del debito di uno Stato (lo Stato non può pagare appieno), permettono a una maggioranza di creditori (che hanno comprato i titoli di quello Stato) di accettare perdite in una certa percentuale e di costringere però i creditori che non sono d’accordo ad accettarle.

I crediti concessi a un Paese membro dal MES hanno la priorità su altri crediti che quel Paese debba ripagare, ma non su quelli del FMI.

I lavori del MES, della sua Assemblea dei Governatori, dell’Assemblea dei Direttori, e del Direttore Esecutivo sono aperti ad osservatori della BCE, del FMI, dell’Eurogruppo, ma non al Parlamento Europeo (che è l’unico eletto dai cittadini, nda). Nessuna inclusione formale per sindacati e gruppi di società civile. Potrebbero essere invitati ma a discrezione del MES.

Gli Stati versano una quota a questo fondo, e in caso di guai finanziari sono responsabili solo per la percentuale versata, e non oltre.

(La parte peggiore del MES è questa che segue, anche se riflette ciò che è già sancito dal Fiscal Compact e da altri Trattati precedenti, nda): lo Stato che chiede soccorso finanziario deve scrivere, in accordo con la Commissione Europea, col FMI e con la BCE, un Memorandum dove si vincola a obbedire a tutto ciò che il MES e FMI gli imporranno, a tutti i Trattati, a tutte le condizioni del prestito, persino a critiche e suggerimenti dei sopraccitati (senza fiatare, cioè perde anche l’ultimo grammo di sovranità nazionale e politica, ma, ripeto, questo è già in altri capitoli del Golpe Finanziario, nda).

Il MES può prestare a uno Stato anche per ricapitalizzare le banche (di fatto fallite, nda) di quello Stato.

Il MES può comprare i titoli di Stato del Paese in difficoltà direttamente all’emissione (mercato primario). O sul mercato secondario (titoli già emessi).

Il MES tenterà di far fruttare il gruzzolo raccolto con le quote degli aderenti per ripagare i suoi costi vivi.

Se i fondi del MES saranno superiori ai bisogni di liquidità d’emergenza del momento, e se non ci saranno creditori del MES da ripagare, il MES potrà ridistribuire il surplus agli Stati aderenti.

Se il MES ha perdite, esse saranno coperte in prima istanza col fondo di riserva; poi col capitale versato dagli Stati membri; infine chiedendo agli Stati un nuovo esborso.

I conti dei MES saranno controllati da revisori dei conti interni ed esterni, con pieni poteri di controllo e accesso. Gli esterni dovranno essere del tutto estranei agli ambienti del MES, e non dovranno rispondere a nessuno se non a se stessi.

Il MES gode di immunità totali: le sue proprietà, fondi, beni liquidi e illiquidi, dovunque si trovino, e posseduti da chiunque, sono immuni da qualsiasi intervento giudiziario, da perquisizioni, da sequestri, da espropri, da parte di governi, giudici, amministratori, o parlamenti, a meno che il MES stesso non lo permetta. Sono immuni anche da restrizioni, moratorie, regolamenti e controlli. Il MES non dovrà chiedere autorizzazioni o licenze ai governi membri per funzionare come istituto finanziario e creditizio a fronte delle loro leggi nazionali. Limitatamente agli atti compiuti come responsabili del MES, godranno di immunità legale tutti i suoi dirigenti, e anche altro suo personale, e il MES godrà di inviolabilità dei suoi documenti. Tali immunità possono essere revocate solo dall’Assemblea dei Governatori o dal Direttore Esecutivo.

Le dispute fra Stati membri, o fra loro e il MES, in merito al MES sono giudicate dall’Assemblea dei Direttori, dall’Assemblea dei Governatori, e se lo/gli Stato/i giudicato/i non accetta/accettano la sentenza, la decisione finale è delle Corte Europea di Giustizia, cui ogni Stato deve sottomettersi per vincolo di legge europea.

(I parlamenti nazionali degli Stati membri del MES non sono neppure menzionati nel Tratto che stabilisce il MES, nda).

Commento di Barnard:

Il MES è solo un addentellato di una struttura illegittima, golpista e distruttiva delle nostre democrazie ed economie che è ben più ampia. Come tale non merita la sproporzionata attenzione che qualcuno sta sollecitando, e che nasconde il contesto che l’ha prodotto, cioè la vera bestia nera da combattere. Purtroppo qualche attivista con poca visione d’insieme, e con forse un desiderio di emergere, sta facendo molto chiasso sul MES brandendo aspetti di esso che sono peraltro neppure i peggiori. Come per esempio il capitolo sulle sue immunità. Certo, è vero che sono soldi degli Stati che saranno gestiti da una elite di intoccabili, ma per prima cosa questo non è nulla di nuovo: sono stati gestiti così immensi fondi della Banca Mondiale, del Fondo Monetario, della UE dalla sua nascita, per cui non comprendo perché solo ora si gridi allo scandalo. In secondo luogo, per certi aspetti l’immunità di questo tipo di fondi sovranazionali è persino giustificata: l’intenzione in linea puramente giuridica è di evitare che agenti locali o persino individui (non sempre in buona fede) possano bloccare il funzionamento del fondo per vie legali con fini politici o di speculazione che possono essere perniciosi. Infine, ripeto, non è l’immunità in sé l’oggetto dello scandalo, ma i Trattati che sono venuti prima del MES, e che sono assai maggiori di esso.

Ritengo che la pietra nera di tutta sta storia sia la solita: il sistema Euro. Infatti, a ben guardare, il MES funziona così: gli Stati membri devono contribuire una montagna di Euro al MES. Ok. Da dove li perndono? Li prendono dove prendono tutti gli Euro, e cioè dai mercati di capitali privati indebitandosi, e dalla tassazione di cittadini e aziende. Ma i mercati dei capitali da chi ricevono gli Euro? Dal sistema delle Banche Centrali (BC) dell’Eurozona. Quindi ecco il giro: dalle BC ai mercati di capitali, dai mercati di capitali ai Ministeri del Tesoro dei Paesi membri del MES; dai Ministeri del Tesoro al MES sotto forma delle quote da contribuire; dal MES quei soldi partono in due direzioni: A) nelle casse del Paese da salvare e che è indebitato coi mercati dei capitali o con le Banche Centrali dell’Eurozona, e che li ripagherà; B) oppure nelle casse dei medesimi mercati di capitali o delle Banche Centrali dell’Eurozona sotto forma di investimenti in titoli o assets finanziari da parte del MES. Ora si noti:

tutto parte dalle Banche Centrali dell’Eurozona, passa per i mercati dei capitali privati e ritorna nelle Banche Centrali dell’Eurozona e nei mercati dei capitali privati, avendo però prima indebitato ulteriormente gli Stati della zona Euro e tassato a sangue i cittadini e le aziende. Come si è già detto, uno o più di quegli Stati userà quel credito/debito per onorare i titoli detenuti dalle Banche Centrali dell’Eurozona e dai mercati di capitali privati. Cioè:

le Banche Centrali dell’Eurozona e i mercati dei capitali privati si sono inventati un sistema per inventarsi soldi con cui pagarsi i crediti scoperti scaricando però l’onere di quel trucco sui debiti pubblici degli Stati membri dell’Eurozona e su cittadini e aziende. (questo vale identico anche nel caso di fondi MES usati per ricapitalizzare le banche) Non solo, nel frattempo i mercati di capitali ci guadagnano anche gli interessi sugli Euro prestati. In ultimo, lo Stato da salvare col MES avrà prima sborsato la sua quota di partecipazione al MES, che sono soldi su cui già paga interessi ai mercati privati, poi quei suoi soldi gli torneranno indietro col prestito d’emergenza del MES gravati da altro strozzinaggio di tassi e da condizionalità che gli distruggeranno la democrazia e l’economia per altri 50 anni.

Cioè, tutto quanto sopra è, come scrissi mesi fa:

un manicomio criminale a piede libero. Cioè l’Eurozona. Di cui il MES è solo l’ultima follia, nulla di più.

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Paolo Barnard è utile o dannoso?

di Dimitri Stagnitto – 12 Jul 2012 – 23:43
Paolo Barnard è stato uno dei fondatori della trasmissione Report insieme al Milena Gabanelli ed ha prodotto diverse inchieste per il programma di approfondimento di Rai 3 nei primi anni di messa in onda del programma.In seguito ad una denuncia da parte di un rappresentante farmaceutico riguardante l’inchiesta “Little Pharma & Big Pharma”, la Rai “scaricò” Barnard non fornendogli il supporto economico per affrontare le spese legali.Alcuni anni dopo il nome di Barnard torna a circolare per via delle polemiche contro la Gabanelli e la Rai legate proprio ala vicenda di cui sopra. Barnard continua a lavorare autonomamente anche attraverso un proprio sito web, raccogliendo nel tempo un certo seguito anche per via di decise prese di posizione contro la coppia Grillo-Travaglio verso cui Barnard si proponeva in qualche modo come nemesi.I toni usati da Barnard nei suoi scritti sul web sono piuttosto decisi e critici persino nei confronti di coloro che lo seguono per i quali conia il termine di “attivisti da tastiera” invitando chiunque lo seguisse a darsi da fare attivamente “per strada” piuttosto che davanti ad un pc senza tuttavia indicare mai una linea precisa verso cui, a suo parere, sarebbe stato opportuno attivarsi.La svolta per Barnard arriva con “il più grande crimine”, un pamphlet in pdf scaricabile gratuitamete online e revisionato più volte in cui Barnard illustra la sua visione sul golpe europeo delle tecnocrazie che, a suo dire, starebbero portando in Europa a forza di trattati e manovre lacrime e sangue la restaurazione dello status quo pre-rivoluzione francese con una piccola minoranza aristocratica che organizza politica ed economia per “prendere tutto” a sfavore delle masse.

Paolo Barnard: perchè è utile

Non si può negare che Barnard abbia raccolto un certo seguito di persone che, grazie a lui, sono state portate a puntare gli occhi sui problemi di organizzazione politica dell’Europa anche in tempi non ancora sospetti.

L’aver segnalato la “truffa” del trattato di Lisbona (ratificato in Italia senza referendum e durante il mese di agosto, nel silenzio) nel periodo in cui lo si stava ratificando è stato un atto coraggioso e meritorio.
Anche oggi le idee propugnate da Barnard, quelle relative alla MMT (Modern Money Theory), pur necessitando di essere ancora discusse, approfondite e verificate, hanno il merito di mettere quantomeno in discussione l’opportunità delle manovre “lacrime e sangue” (depressive per l’economia) durante periodi di crisi economica come quello attuale in cui lo stato dovrebbe invece spendere per sostenere la domanda interna.

Paolo Barnard: perchè è dannoso

A mio avviso Paolo Barnard ha due grandi difetti, purtroppo decisivi.

Il primo sta nell’eccessivo impeto all’azione, come se “agire” fosse cosa utile di per sè indipendentemente dal contesto e dall’azione che si va a compiere. Questo difetto lo porta a prendere posizione senza arrivare mai ad approfondire fino in fondo degli argomenti che sono comunque complessi e controversi (fosse mai che gli venisse un dubbio!), in questo modo le lacune finiscono sempre per notarsi troppo e l’intero messaggio perde di credibilità, per quanto alcuni punti siano ampiamente condivisibili o comunque accettabili nell’ambito di un dibattito.

Il secondo difetto sta nei toni utilizzati: parla per assoluti e questo non è un approccio aderente alla realtà, che per sua natura è multiforme e ricca di sfumature. Nel linguaggio di Barnard è tutto bianco o nero, ma comunque totalmente chiaro e definito.

Conclusioni

La mia tesi è che Barnard sia un ottimo antipasto ma un pessimo pranzo. E’ un’ottima cosa avvicinarsi e prendere familiarità con l’economia in un momento in cui una visione informata da parte della popolazione sui temi economici è fondamentale per indirizzare l’andamento della storia dell’Europa che, a forza di tentare di unirsi, rischia di scoppiare.
Non è ancora passato un secolo da quando il nostro continente intero ha sperimentato la guerra ed in assenza di soluzioni quantomeno palliative non è escluso che forze nazionaliste sopite si risveglino con violenza. Per questo ogni cittadino europeo deve sforzarsi di essere più informato e meno politicizzato.

Il linguaggio della politica è il linguaggio degli assoluti. Il linguaggio degli assoluti allontana per via della sua forma anche quando il messaggio è vero: i tedeschi possono anche essere davvero i più produttivi in Europa, ma una politica che li ricopre di complimenti accusando i “porci” dei PIIGS di non essere altrettanto efficienti non sta forse risvegliando antichi nazionalismi?

Anche il linguaggio di Barnard è fatto di assoluti e per questo non può essere la soluzione e questo persino nel caso (non escludibile) che il messaggio di Barnard contenga la soluzione.

La forma conta, specie quando diventa un limite per la sostanza.

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Senza vergogna: Sergio Romano spiega che Bilderberg, Commissione Trilaterale e Aspen Institute sono segrete per il nostro bene.

Pensavate che le riunioni massoniche dei potenti si tenessero nell’ombra e nel silenzio per oscuri motivi di potere e di decisioni prese sulla testa del popolo?

Siete degli stolti complottisti! Secondo Sergio Romano, l’ex-ambasciatore tanto amato dall’elite e dai radical-chic, bisogna stare tranquilli perchè il gruppo Bilderberg, la Commissione Trilaterale, l’Aspen Institute, il Council of Foreign Relations e logge varie sono segrete per il nostro bene!

La ridicola affermazione di Romano è stata scritta in una risposta data ad un lettore del Corriere della Sera che chiedeva quanto segue:

“Vorrei sapere che cosa pensa delle varie organizzazioni di cui fanno parte i potenti banchieri, politici ed economisti quali il gruppo Bilderberg, la Commissione Trilaterale, l’Aspen Institute e, non ultimo, il Council of Foreign Relations, e soprattutto perché i giornali non parlano mai di quest’ultime quando si riuniscono?”.

A questo punto, comincia il ‘delirio illuminato’ di Sergio Romano.

Sergio Romano è uno che nel mondo della politica e della diplomazia ci sguazza perfettamente a suo agio: secondo la biografia riportata su wikipedia, Romano, dopo essersi laureato in giurisprudenza, è entrato alla Farnesina nel 1954.

Dopo quattro anni trascorsi a Roma viene assegnato alla sede di Londra, dove rimane fino al 1964. Rientrato a Roma per collaborare al gabinetto del ministro Saragat, quando quest’ultimo viene eletto presidente della Repubblica lo segue al Quirinale, assegnato alla segreteria generale della Presidenza.

Dal 1968 al 1977 è a Parigi e, dopo essere stato direttore generale delle relazioni culturali e ambasciatore alla NATO (1983-85), conclude la sua carriera diplomatica a Mosca, nell’allora Unione Sovietica, sede che negli anni del governo Craxi usciva dall’isolamento in cui era stata tenuta negli anni precedenti, caratterizzati dall’assoluto atlantismo della diplomazia italiana.

Nel 2010 vince il premio “È giornalismo”, confermando di essere stato per anni ambasciatore senza essere munito di diploma di laurea in Scienze Politiche!

Una carriera entusiasmante, forse agevolata da qualche aiutino da parte degli amici conosciuti nella Commissione Trilaterale, di cui fa parte anche Mario Monti. Chi lo dice? Ma il Romano stesso nella risposta fornita al lettore del Corriere:

“Caro Marinelli, sono stato membro della Commissione Trilaterale per parecchi anni, ho partecipato a una riunione del gruppo Bilderberg e a parecchi incontri dell’Aspen Institute. Conosco bene il lavoro del Council of Foreign Relations, una istituzione che ha le sue sedi principali a New York e a Chicago, ma non ho mai avuto l’occasione di prendere parte a uno dei suoi seminari”.

Una delle questioni spinose sollevate dal lettore è la totale mancanza di copertura informativa delle riunioni del gruppo Bilderberg e delle altre logge segrete massoniche. Secondo Sergio Romano, non è vero che i media ignorino le riunioni di costoro:

“Non è vero che i giornali ignorino gli incontri organizzati da queste associazioni. Ma quando lo fanno devono osservare in molti casi le «regole di Chatham House».[…]

Secondo queste regole i giornalisti, quando sono invitati, possono riassumere gli interventi e le idee esposte nel corso del dibattito, ma devono astenersi dal rivelarne la paternità. La sola fra queste associazioni che chieda un riserbo maggiore è Bilderberg”.

Eppure, personalmente non ricordo mai di aver letto sul Corriere della Sera (il giornale dove scrive Romano), la Repubblica e sulle altre testate nazionali notizie o resoconti sulle riunioni di almeno una di questi club di potenti.

Nè mai un telegiornale nazionale, su reti private o nazionali, ha mai pronunciato una sola volta uno di questi nomi. Al che, sorge un pochino il dubbio che queste società siano un pò segrete! Ma nemmeno in questo caso Romano è d’accordo. Secondo lui sono… riservate!

“Società segrete? Non credo che possano considerarsi tali le associazioni di cui conosciamo la sede, il nome dei fondatori, dei dirigenti, dei membri. La regola del riserbo e della confidenzialità non serve a ordire complotti e a stringere patti segreti.

Non posso escludere che due banchieri, in un incontro separato, colgano l’occasione per accordarsi sull’utilità di una fusione o di un acquisto. Ma potrebbero fare altrettanto se s’incontrassero in un teatro o in una casa privata”.

E allora perchè non è dato sapere di cosa parlano, visto che prendono decisioni che influenzano in maniera drammatica la vita di miliardi di persone che hanno tutto il diritto di determinare quello che è il loro destino?

“La mancanza di pubblicità, in questo caso, serve a permettere che i partecipanti possano esprimersi liberamente, fare e farsi domande, azzardare ipotesi, calcolare i vantaggi e gli svantaggi di scelte politiche non ancora pienamente adottate.

Che cosa accadrebbe se le riunioni fossero pubbliche e ogni cittadino della «repubblica di Internet» potesse assistervi in streaming sul proprio computer? Molti intervenuti, soprattutto fra quelli che hanno maggiori responsabilità politiche e finanziarie, misurerebbero le loro parole, eluderebbero gli argomenti più spinosi, farebbero affermazioni politicamente corrette, parlerebbero come nei comizi e nei dibattiti televisivi.

E tutti tornerebbero a casa senza avere imparato nulla di nuovo. So che questo non piace al Movimento 5 Stelle e a suoi seguaci, ma verrà il giorno in cui anche i grillini scopriranno che in molte circostanze il mito della pubblicità totale favorisce gli slogan, le banalità, le affermazioni demagogiche e, in ultima analisi, le bugie”.

Ecco la risposta: il paternalismo di costoro che si sentono capaci e in dovere (per diritto divino?) di dover guidare le vite di noi poveri stronzi cittadini che non sappiamo nulla di economia, finanza, industria, festini e riti esoterici.Ci pensano loro!

Il parlamento e le istituzioni democratiche? Ma solo degli organi esecutivi per attuare le decisioni prese in un angusto albergo, fumando sigari comunisti cubani, bevendo vini pregiati e facendosi sollazzare da qualche nipotina di Mubarack sempre pronta a stimolare gli ormai mosci ugelli illuminati (dietro lauto compenso)!

“Che cosa accadrebbe se le riunioni fossero pubbliche e ogni cittadino della «repubblica di Internet» potesse assistervi in streaming sul proprio computer?”

Già, caro ambasciatore, cosa accadrebbe? Che forse costoro non potrebbero prendere le decisioni che prendono! Fossero almeno capaci!

Sono anni che l’Europa e il mondo intero è in preda alla crisi economica: questo può significare solo due cosa: o costoro sono degli emeriti imbecilli impreparati e incapaci, ma che si arrogano il diritto a-democratico di decidere le sorti dei popoli del pianeta Terra, oppure la faccenda della crisi economica, della povertà, dell’inquinamento e del terrorismo è tutta una farsa finalizzata a limitare sempre di più il diritto dei popoli ad autodeterminarsi, a limitare le libertà personali e a instaurare quello che mi pare si chiami “Nuovo Ordine Mondiale”! Ma queste sono fantasie contorte di una mente complottista, non è vero ambasciatore?

21 maggio 2013

Fonte: http://ilnavigatorecurioso.myblog.it/archive/2013/05/21/senza-vergogna-sergio-romano-spiega-che-bilderberg-la-commis.html

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Si, mi ricordo che, una volta ,per curarsi da patologie croniche Reumantismi paralisi ecc..si dava l’Arsenico e la Stricninina…
Di solito fanno bene, ma possono ammazzarti in pochi secondi.

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Perché non c’è e non si fa una legge per pensionare obbligatoriamente i politici che superano i 75 anni? così faremmo contenti tutti.

Napolitano via, tanto è quasi nella tomba ma fa ancora danni, Romano via, e anche Berlusconi, senza leggi ad hoc.

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Horkheimer – Il capitalismo è come un grattacielo

Vista in sezione, la struttura sociale del presente dovrebbe configurarsi all’incirca così. Su in alto i grandi magnati dei trust dei diversi gruppi di potere capitalistici che però sono in lotta tra loro; sotto di essi i magnati minori, i grandi proprietari terrieri e tutto lo staff dei collaboratori importanti; sotto di essi – suddivise in singoli strati – le masse dei liberi professionisti e degli impiegati di grado inferiore, della manovalanza politica, dei militari e dei professori, degli ingegneri e dei capufficio fino alle dattilografe; ancora più giù i residui delle piccole esistenze autonome, gli artigiani, i bottegai, i contadini e tutti gli altri, poi il proletariato, dagli strati operai qualificati meglio retribuiti, passando attraverso i manovali fino ad arrivare ai disoccupati cronici, ai poveri, ai vecchi e ai malati. Solo sotto tutto questo comincia quello che è il vero e proprio fondamento della miseria, sul quale si innalza questa costruzione, giacché finora abbiamo parlato solo dei paesi capitalistici sviluppati, e tutta la loro vita è sorretta dall’orribile apparato di sfruttamento che funziona nei territori semi-coloniali e coloniali, ossia in quella che è di gran lunga la parte più grande del mondo. Larghi territori dei Balcani sono una camera di tortura, in India, in Cina, in Africa la miseria di massa supera ogni immaginazione. Sotto gli ambiti in cui crepano a milioni i coolie della terra, andrebbe poi rappresentata l’indescrivibile, inimmaginabile sofferenza degli animali, l’inferno animale nella società umana, il sudore, il sangue, la disperazione degli animali… Questo edificio, la cui cantina è un mattatoio e il cui tetto è una cattedrale, dalle finestre dei piani superiori assicura effettivamente una bella vista sul cielo stellato.

Max Horkheimer, «Il grattacielo», da Crepuscolo.
Appunti presi in Germania 1926-1931, Einaudi 1977, pp. 68-70.

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