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La battaglia cultura della “inclusione” e non della “esclusione”

Ecologia delle parole o la dialettica che coinvolge anche chi ha perso!

Dire che sia Grillo ad alimentate l’odio verso il Palazzo è ipocrisia. Perchè chi deve tacere è chi ha disprezzato 8 milioni di italiani che hanno votato Grillo per le sue parole di orgoglio nazionale. Chi gioca al piccolo chimico stia almeno zitto per non creare risentimenti. E’ questo atteggiamento che aumenta l’aggressività e fa venire voglia ti tappargli la bocca. All’arroganza non c’è mai limite. E vengono pure a dare lezione di comportamenti. Traditori e vigliacchi! Il cortocircuito l’hanno attivato loro non dando rappresentanza a quel 25 per cento della popolazione che sperava in un cambiamento, per quanto effimero. Ciò non significa che non si debba aborrire la violenza ad ogni costo. Ma guai a mettere benzina sul fuoco. L’arte della mediazione passa per la politica. Il problema è che è mancata una mediazione politica dopo l’esito delle elezioni del 24-25 febbraio. Ora non si stupiscano i commentatori se la gente perde la testa o accumula odio contro la classe politica che autocelebra se stessa come casta, con il disaggio sociale che avanza a tutti i livelli della società!
Di fronte alla piazza che potrebbe tracimare, che potrebbe ribaltarsi sul Palazzo, chi sta dentro non deve dire: “se non hanno il pane dategli le brioche”. Ci vuole più aderenza con la realtà, perchè Grillo, nell’immaginario collettivo ha rappresentato una speranza che è stata subito spenta nel totale disprezzo verso la gente che ci contava su un cambiamento.

La politica si occupi di politica e non di sociologia e antropologia culturale. E tanto più si preoccupi di fare la storia del Paese e non di controllarla là dove c’è il dissenso. Così che l’opposizione parlamentare faccia da controllo e garanzia sui lavori nei Palazzi per il bene comune, in clima di pacificazione. Battaglino nei luoghi dove si può fare la vera battaglia, sulle idee e la prassi.

Quello che finora è emerso è il disprezzo totale per la gente, come se il loro stato di precarietà e carenza fosse un dato previsto e voluto. Altrimenti la politica già da tempo avrebbe dovuto cogliere il dato che il Paese è alla deriva nella totale perdita di sovranità, dignità prospettiva di futuro. Poi, per il resto, come diceva Pier Paolo Pasolini, è uno scontro fra poveri dove a rimetterci sono gli uomini e le donne delle forze dell’ordine.

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Parlano le cifre, e sono cifre da record!

imprese-primo-trimestre

da http://www.soldielavoro.it/infografiche/le-imprese-che-muoiono

Ecco le cifre della vera violenza, che i servi della troika, di destra e di sinistra ora insieme appassionatamente, hanno fatto sugli italiani.

Quelle cifre sono vite di persone, sfrattate, senza pensione, senza lavoro, senza reddito.

La produzione industriale è crollata del 25,1%.

12.442 aziende hanno chiuso i battenti nel 2012.

Dal 1 gennaio 2013 all’8 aprile sono fallite 4.218 imprese, il 13% in più rispetto allo stesso periodo del 2012 (37 istanze di fallimento al giorno).

47mila aziende protestate nel 2012, +8,8% sul 2011.

In crescita a febbraio le “sofferenze bancarie”: +18,6%.
Solo nel 2012 c’è stato oltre un milione di licenziamenti.

Da parte sua, la disoccupazione giovanile ha superato il 38%.

Il potere d’acquisto, invece, è sceso in un anno del 4,8%.

Le famiglie hanno visto ridursi i redditi pro-capite di 3mila euro fino a tornare ai livelli del ‘97.

Consumi e risparmi sono crollati tornando ai livelli di quindici anni fa.

Il 30% degli italiani vive al di sotto della soglia di povertà.

E non ci sono segnali che possano far pensare ad un cambiamento nel corso del 2013, anzi!

L’IMU diventa definitiva, e Iva, Tares e Irpef le faranno compagnia fra giugno e luglio.

Mi fermo qui, ma se continuassi a spulciare riuscirei sicuramente a trovare altro.
E qualcuno ha ancora il coraggio di parlarmi di politica, di partiti, di persone in grado di pilotare questo evidente naufragio, di salvare questo edificio pericolante? Qualcuno crede ancora che questo sistema possa essere riformato nel suo interno? Chi è l’utopista? Io che credo che si debba ribaltare il tutto o chi continua imperterrito a consumare le proprie energie sulle macerie di ciò che ci ha portato a questa situazione?

Fonte: http://vololibero-nonvogliomicalaluna.blogspot.it
Link: http://vololibero-nonvogliomicalaluna.blogspot.it/2013/04/parlano-le-cifre-e-sono-cifre-da-record.html

http://in-formarsi.blogspot.it/2013/04/parlano-le-cifre-e-sono-cifre-da-record.html

nell’art originale vi sono i links che rimandano ai dettagli

Le imprese che muoiono
Nei primi tre mesi 2013 il saldo tra aperture e chiusure di imprese è negativo per 31mila unità (-0,51%), dato peggiore dal 2004, inizio della serie storica. In questa infografica i dati Movimprese di Unioncamere sul saldo nate-morte delle imprese nel primo trimestre in Italia e per regioni

di Redazione Soldionline 22 apr 2013 – ore 10:01

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Simbolismo e ritualità satanica e luciferin: ciò che sfugge al controllo umano ma che testimonia il potere delle forze spirituali in questo conflitto fra umani: i demoni sono stati invocati per lungo tempo attraverso le messe nere ed i rituali massonici ed ora agiscono indipendentemente;come indipendentemente la gente indignata, offesa, disprezzata si vendica in proprio, improvvisando atti apparentemente inspiegabili. Ci siamo portati su un piano in cui le soluzioni non dipendono più da risposte umane. La parola d’ordine dovrebbe essere, non “no a campagne d’odio”, ma basta con il satanismo-luciferismo, la negromanzia, la cartomanzia e la magia.

Il tragico incidente a Palazzolo, nel Bresciano. Per la giovane sono stati fatali i minuti sott’acqua

19:50 – E’ morta agli Spedali Civili di Brescia una 13enne che ieri, dopo essersi ribaltata con la sua canoa nelle acque del fiume Oglio, era rimasta per alcuni minuti sott’acqua. La ragazza, di nome Francesca, era stata immediatamente raggiunta dai soccorsi ma gli uomini del 118 erano riusciti a estrarla dall’acqua con fatica. La prolungata mancanza d’ossigeno si è rivelata fatale. Il tragico incidente è avvenuto a Palazzolo, nel Bresciano.

Francesca è morta in ospedale dove era stata portata in condizioni critiche dopo che vigili del fuoco prima e 118 poi le avevano praticato sul posto il massaggio cardiaco. Erano circa le 18.30 di venerdì quando, all’altezza del Ponte Romano, nei pressi di Palazzolo, la canoa sulla quale si trovava la giovane sportiva si è ribaltata, forse a causa della forte corrente, incagliandosi in un pilone. La ragazza si stava allenando con alcuni compagni e un istruttore.

La 13enne è rimasta sott’acqua per diversi minuti mentre i soccorritori, che l’hanno raggiunta in pochi istanti, lottavano contro il tempo per salvarle la vita. Portata a riva un centinaio di metri più a valle, Francesca è stata sottoposta alle prime cure mediche d’emergenza e poi portata agli Spedali Civili, dove i medici cercato inutilmente di rimediare ai danni provocati dalla prolungata mancanza d’ossigeno.

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Sparatoria contro 2 Carabinieri al momento del Giuramento

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Morto Jim Tucker

28 Aprile 2013

James Tucker Jr, nato il 31-12-1934 morto il 26-04-2013, conosciutissimo come giornalista Investigativo, capo Redattore dell’American Free Press ed Esperto Investigatore che da anni segue tutti i Meeting dei Bilderberger riuscendo ad informarci sulle loro prossime mosse e quale decisioni avrebbero preso durante le loro riunioni, è morto dopo lunga agonia per le ferite riportate dopo una caduta dalla quale non si è più ripreso.

Amava bere il suo bicchiere di Whishy dopo aver percepito le mosse dei Bilderberg e messe Online per il Globo al fine di portare i cittadini amanti della verità a conoscenza di tutte le malefatte che il Gruppo discuteva per attuarle contro tutti i popoli sulla Terra, ci mancherà molto, diciamo un immenso grazie a quest’uomo che ci ha aperto gli occhi e fatto conoscere chi sono i nostri veri nemici da combattere.

Nella Foto sopra si vedono Jim Tucker in camicia rossa con a fianco il Capo Redattore del Blog online “Schall und Rauch” durante il Meeting dei Bilderberg a Sitges in Spagna nel 2010.

Un saluto a questo grande VERO GIORNALISTA, riposa in Pace e grazie.

Belli Corrado
http://www.mentereale.com/articoli/morto-jim-tucker

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LA LINGUA BIFORCUTA DELLA MASSONERIA

FONTE: FREEANIMALS (BLOG)

Tutti a condannare la violenza di un folle, ma Gasparri, La Russa e Alemanno si spingono un po’ più in là e indicano nella benzina gettata sul fuoco dal M5S la causa del gesto di Luigi Preiti. La sceneggiata si ripresenta uguale a quella degli anni di piombo, che andava sotto il nome di strategia della tensione.

Lo scopo è sempre lo stesso: rinsaldare il potere che in questi ultimi mesi è andato sfilacciandosi nella coscienza collettiva degli italiani. Paragonando quanto successo davanti a Palazzo Chigi ai più clamorosi atti definiti terroristici degli ultimi tempi, sembra di assistere ad un attentato “false flag”, in cui ad essere colpiti sono membri della nazione da cui partono le direttive massoniche di controllo della popolazione.

Come a Pearl Harbor nel 1941 e a New York l’undici settembre 2001 a morire furono cittadini americani le cui vite spezzate diedero al governo USA il pretesto, rispettivamente, per entrare in guerra contro il Giappone e invadere Afghanistan e Iraq, così con l’attentatore calabrese solitario il governo massonico appena eletto potrà indicare il prossimo nemico da sconfiggere, magari proprio il M5S che si è unito al coro dei camerieri nel condannare la violenza, ma che potrebbe non essere del tutto credibile di fronte all’opinione pubblica. Far scendere la percentuale di votanti per il movimento di Beppe Grillo potrebbe già essere un buon risultato, nel caso in cui il governo neoeletto dovesse cadere e si tornasse alle urne. La vita di due carabinieri varrebbe tale risultato.

Una cosa deve essere chiara: non è il M5S a fomentare l’odio verso “Il Palazzo”. Semmai ne è lo strumento per attutirlo, per fungere da collettore dei malumori che nascono spontanei nella popolazione. Il potere dovrebbe ringraziare Grillo per questo servigio, se mai si desse il caso che il potere ringrazi se stesso.

I commenti dei benpensanti sono marcatamente manicheistici. Il male è quello che spara sui carabinieri, da sempre cani da guardia delle istituzioni, fedeli, nei secoli, come cani. I buoni sono quelli che siedono sugli scranni del parlamento e che si fanno in quattro per affrontare la crisi assassina che porta alla chiusura di fabbriche e al suicidio di chi non ce la fa più. Peccato che la crisi l’abbiano creata loro, su disposizione dei loro padroni banchieri.

La massoneria che gestisce la vita di milioni di persone è abituata a dire bianco pensando al nero. A dire nero pensando al bianco. E quando Monti dice che stiamo uscendo dalla crisi, in realtà vi stiamo appena appena entrando. Quando il magistrato di turno dice ai giornalisti che è convinto che la piccola Yara Gambirasio sia viva, significa che è già morta. Quando tutti i giornalisti e i loro inviati ripetono reiteratamente che si tratta dell’opera di un pazzo, significa che in realtà si tratta di un manovale della ‘Ndrangheta che sta solo eseguendo gli ordini dello Stato/Mafia.

Lo Stato mafioso, conosciuto anche come Mafia statale, ha bisogno di martiri per consolidare il proprio potere, ma anche per fare sacrifici cruenti nei momenti topici del passaggio dal vecchio al nuovo, sacrifici propiziatori per benedire con il sangue la nascita del nuovo governo. E quale migliore “agnello sacrificale” se non due membri del corpo in fase di smembramento come i carabinieri? Stanno per confluire nell’Eurogendfor, supercorpo di polizia dai poter illimitati, germe del NWO.

Se i due carabinieri fossero morti sarebbe stato un bel rito, pienamente riuscito, ma il picciotto non ha fatto le cose per bene. Avrebbero dovuto sceglierne uno con una mira migliore.

La parte più ottusa della popolazione, dopo questo episodio, vedrà di cattivo occhio i ragazzi del movimento di Grillo, nonostante le rassicuranti parole di Crimi e della Lombardo. Ad essere poco credibili saranno proprio loro, mentre i mafiosi Alemanno, La Russa e Gasparri, insieme a Grasso, alla Boldrini e a tutti gli altri compagni di merende, risulteranno credibili e rispettabili. Loro sono le istituzioni, immacolate e oneste (si fa per dire), solo un poco al di sotto delle affermazioni del Papa.

Dei deputati 5 Stelle ce n’era uno che voleva entrare in parlamento addirittura senza giacca e cravatta! Figuriamoci che serietà può avere un partito simile!

I massoni restano nell’ombra. Fanno parlare le vecchie volpi della politica, che dopo questo “vile” attentato vedono allontanarsi il momento in cui i loro corpi profumati e vestiti elegantemente penzoleranno dai lampioni delle città.

Per ora se la sono cavata. La presa della Bastiglia è rimandata sine die. Dichiarare guerra ai pazzi non si può perché sono già tutti in manicomio. O quasi.

Le folle sono per l’ennesima volta distratte dai suicidi di persone che non ce la fanno, dalle aziende che falliscono e dai pensionati costretti a rubare nei supermercati o a cercare cibo nei cassonetti.

La profezia di Grillo sull’Italia in bancarotta in autunno può essere messa da parte. Abbiamo cose più importanti a cui badare: gli squilibrati armati di pistole calibro 22.

Fonte: http://freeanimals-freeanimals.blogspot.it
Link: http://freeanimals-freeanimals.blogspot.it/2013/04/la-lingua-biforcuta-della-massoneria.html
28.04.2013

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Alle volte la realtà diventa la narratrice per eccellenza, non crea soltanto l’evento, ma fa la notista la politica e la commentatrice, rivela se stessa con una chiarezza e uno stile così lontano dal chiacchiericcio mediatico che è quasi una consolazione. La scena del nuovo governo impaurito e confuso, colto della notizia della sparatoria davanti a Palazzo Chigi, proprio nel momento del giuramento, è l’esatta raffigurazione del suo fallimento ancor prima di cominciare: la metafora della sua essenza di esecutivo di Palazzo per gli interessi di Palazzo, mentre nel Paese cominciano le scosse di terremoto. Lo sparatore non è uno squilibrato, come si è detto nei minuti successivi, secondo un copione sempre uguale a se stesso, ma se anche lo fosse stato avrebbe espresso in maniera delirante un umore che sta fermentando in un Paese nel quale la rappresentanza è sempre più debole, inetta, ambigua e il potere così completamente barricato nei suoi palazzi.

No, Luigi Preiti, l’uomo che ha aperto il fuoco davanti alla sede del presidente del consiglio, è forse il primo che senza lavoro, senza speranza, separato e dunque vittima di una legislazione incoerente e pretesca, non ha pensato di togliersi la vita, ma di suicidarsi per così dire in maniera clamorosa, passando all’offesa. E se questo gesto può essere considerato pazzesco, non lo è più della risposta al dramma del Paese a cui siamo stati costretti ad assistere.

La frattura tra politica e cittadini è ormai così ampio e sempre più insanabile, che mentre i signori del palazzo rispolverano i vecchi ciclostili per dire le solite vuotaggini d’occasione che vanno dalla “strategia della tensione” di Grasso” alle decine di “ferma condanna del folle gesto” alla immancabile “violenza che non risolve i problemi” della Boldra intenta alla censura del web, facendo la figura dei cioccolatai intellettuali, i carabinieri presenti alla sparatoria sembrano i veri politici.  ”E’ il gesto di un disperato. I politici non lo sanno che vuol dire prendere 800 euro al mese, entrare in un negozio e non poter comprare nulla a tuo figlio… Ecco cosa succede se non lo sanno” dice uno di loro. E un altro di fianco sussurra: “E’ una guerra tra poveri…”.

Loro lo sanno, avvertono le scosse del vulcano, ma i signori rinchiusi al Quirinale per la cerimonia sembrano invece soddisfatti della loro abilità, contenti per aver trovato la quadra della loro stessa sopravvivenza. Nemmeno si rendono conto della realtà circostante e pensano di infinocchiare qualcuno inserendo ministri che tanto non conteranno nulla come la cittadina italiana Cécile Kyenge che è di pelle nera o la biondissima valkiria Josefa Idem, idolo dello sport, che tra l’altro in Germania viene considerata un ministro tedesco, cosa in parte vera, visto che ha la doppia cittadinanza.

Insomma quello che è accaduto dovrebbe davvero indurre a  un minimo di responsabilità anche nel governicchio di re Giorgio; invece Alfano ci fa già sapere che tutto è sotto controllo che insomma “niente fu”… Che sarebbe consolante se a dirlo fosse qualcuno e non il niente stesso.

Fonte: http://ilsimplicissimus2.wordpress.com
Link: http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2013/04/28/niente-fu-dopo-i-colpi-la-sparatoria-di-scemenze/
27.04.2013

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Infatti, ecco cosa preparano per gli italiani:

“As the following punchline from Spiegel summarizes, “It would be more sensible — and fairer — for the crisis-ridden countries to exercise their own power to reduce their debts, namely by reaching for the assets of their citizens more than they have so far. As the most recent ECB study shows, there is certainly enough money available to do this.”

Der Spiegel: “Sarebbe più ragionevole – e più giusto – se i paesi che sono in crisi esercitassero il loro potere per ridurre i loro debiti, diciamo puntando sui beni dei propri cittadini più di quanto l’abbiano fatto sinora. Come dimostrano i più recenti studi della BCE, c’è certamente denaro sufficiente per farlo”.

Notare “esercitare il loro potere” (del governo). Per puntare sui beni dei cittadini (i vostri). Cioè, si prenderanno buona parte della ricchezza dei cittadini, naturalmente, di quelli della classe media- media/alta. Il casinó dei derivati continueranno a pagarlo coloro che neppure sanno di cosa si tratta. Gli straricchi non patiranno, come al solito. Il resto diventerà molto più povero e i poveri, straccioni, come in Grecia.

Per fare tutto ció bisogna indurre paura – come a Boston, come al solito negli USA – e ridurre le libertá civili (come faranno molto presto).

http://www.zerohedge.com/news/2013-04-28/germanys-perspective-how-europes-crisis-countries-hide-their-wealth

Negli USA non si può protestare. In breve non si potrá neanche in Italia. Non che gli italiani abbiano protestato molto, è vero. Ma loro ci pensano adesso sulle vostre potenziali proteste di domani. E non ve lo permetteranno.

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In questo caso non c’è bisogno di creare false flags basta sfruttare le situazione a proprio vantaggio e francobollare un gesto come fatto da un folle armato dall’opposizione. Ricoradate le statuette o i cavaletti lanciati negli anni passati? Ma le coscienze un pò a fatica stanno cambiando, cominciano a rivedere il sole e credo che non ci saranno più parole dove gli oligarchi potranno nascondersi.

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A proposito di riti & affini.. che dire di quel fatto accaduto per puro caso,si badi bene, due giorni fa, dove trovava la morte per annegamento una ragazzina ribaltandosi con la canoa ed incastrandosi tra due piloni in modo strano nel fiume Oglio. Stranamente e singolarmente la ministra tedesca è campionessa proprio di canoa… Un sacrificio propiziatorio del tutto casuale come del tutto casuale è il fatto che il killer calabrese sia un “muratore”… Si certo,come no.

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….. “DELL’INFERNO DEI POVERI E’ FATTO IL PARADISO DEI RICCHI ” …. V. Hugo ……. secondo “la scienza” della massoneria, entrambe le cose sono facilmente programmabili …..

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Il muratore di Palazzo Chigi

Ora tentano di diffamarlo. Dicono “dilapidava i soldi al video poker. Colpisce il verbo che ha un intenzione diffamatoria “dilapidare”. Tutta la povera gente gioca a videopoker ed all’enalotto nel tentativo magari di vincere venti o cinquanta euro. Giochi imposti dal governo appunto per dare una alternativa ludica e distruttiva alla voglia della povera gente di avere qualche soldo che non sia l’elemosina giornaliera del datore di lavoro. Il tabaccaio sotto casa mia è affollato a tutte le ore anche di domenica da una miriade di persone casalinghe disoccupati cassintegrati che cercano di grattare qualcosina. Naturalmente è un inganno di Stato. E’ soltanto lo Stato che è banco che vince sempre….

Mascariamento di Bianca Berlinguer ( e degli altri pennivendoli e mezzobusti)

Bianca berli nguer ha fatto operazione di “mascariamento” (come si dice in Sicilia quando si vuole sporcare la faccia o la vita di una persona) del povero muratore calabrese che ha sparato davanti Palazzo Chigi.
Dalle ore 19 alle 19,05 ha ripetuto cinque CINQUE volte ” aveva debiti di gioco” riferito alla figura di Luigi Preiti.

Posso dire che sono stufo ma proprio stufo di vedere la faccia di Bianca Berlinguer a TG3? Ma quanti secoli debbono ancora passare perchè venga sostituita da altro giornalista?

Deliranti dichiarazioni di Bonanni sull’attentato di Palazzo Chigi. Dice che c’è chi soffia sul fuoco della protesta. E’ stato l’unico a cercare di criminalizzare qualcuno o qualcosa per quanto accade e di cui dovrebbe avvertire la responsabilità sua e del sindacato che dirige e degli altri con i quali è inciuciato. Mi sbaglio: non è stato l’unico. Anche Alemanno ha cercato di tirare in ballo Grillo.

l commento sul postfascista Alemanno sindaco di Roma e collocatore negli enti comunali di migliaia di suoi famuli sull’attentato di palazzo Chigi è inaccettabile.E’ inaccettabile che non è stato fatto e non sarà fatto niente per alleviare la disoccupazione da parte del sistema… E’ inaccettabile che la gente si uccida senza che questo faccia cambiare di un millimetro le politiche sociali del governo e degli enti locali.

Civiltà italica ed inciviltà degli USA

Nonostante tutto rallegriamoci di essere ancora una nazione civile. Se l’attentato fosse accaduto negli Usa la polizia americana avrebbe crivellato di colpi il muratore di Rosarno e chissà quanti passanti. Diamo atto ai carabinieri di essere stati molto professionali e di non avere fatto del male allo sparatore

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Sparatoria Palazzo Chigi: i commentatori dell’odio

Bisognerebbe fare un lungo respiro e riordinare il pensiero prima di commentare i fatti accaduti stamane davanti a Palazzo Chigi . Avere la prudenza di indicare le circostanze conosciute e finora accertate senza agevolare il galoppo della fantasia. Tre ore fa due carabinieri sono stati feriti da uno sparatore la cui biografia, stando a quel che finora si conosce, contiene null’altro che la disperazione di una vita senza più lavoro e senza più famiglia. Disoccupato da mesi e divorziato. Ha sparato nel momento in cui il nuovo governo giurava fedeltà alla Costituzione. Non sappiamo se la coincidenza, così tragica e suggestiva, sia stata voluta. Quel che è certo è che la connessione dei due momenti ha fatto uscir di bocca ai numerosissimi commentatori istantanei, alcuni per obbligo (i giornalisti) altri per passione (gli schiavi di twitter) tesi ardite o ridicole. “Chi semina odio…” è stato il concetto più banale e più diffuso. Subito dopo si è passato alla ricerca delle responsabilità. A chi toccasse portare la croce: se alla Fornero, da oggi ex ministro, o a Enrico Letta, da questi minuti nuovo premier, oppure a Beppe Grillo, fomentatore di odio, o ancora ai critici delle larghe intese, aizzatori di violenza.

Non c’è nulla di più criminale che indicare un bersaglio per scrollarsi di dosso la propria responsabilità. L’ha fatto persino Gianni Alemanno, il sindaco di Roma, che ha immediatamente intravisto nella scena il risultato della contrapposizione di queste settimane. Meriterebbe, per aver parlato a sproposito, di subìre per contrappasso la pena di stare in silenzio per tutta la campagna elettorale di Roma.

Alcuni mesi fa un signore disperato si dette fuoco davanti al Parlamento . Non sparò, non attentò alla vita altrui. Decise lui di farla finita denunciando così la propria disperazione. Quando la crisi economica è così acuta e si somma a una crisi politica senza pari, si infragilisce sia la rete sociale che la prudenza, l’equilibrio, la continenza delle parole e dei gesti.

La politica è chiamata a portare la responsabilità delle sue azioni e non ad affogare in un bla bla. Facciano vedere cosa sanno fare, e noi saremo felici, se le scelte saranno giuste, eque, opportune, di registrarle e prenderne atto. Però si sappia che in questo tempo di pensiero unico, le larghe intese non autorizzano alle larghe scemenze. Parlare di meno, e possibilmente cum grano salis.

Antonello Caporale
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/

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Ecco a voi il governo “Bildemberg II”

di Mauro Indelicato

A palazzo Chigi, scatta l’operazione “pubblicità” con la gente; il teatrino italico della politica infatti, sforna dal cilindro un premier ed una lista di ministri, che i Tg nazionali non hanno già esitato a definire “innovativa”, “giovane”, con tanto di immagini di Enrico Letta che con la sua utilitaria raggiunge il Quirinale, sottolineando anche lì la grande “umanità” del nuovo premier che raggiunge Napolitano a bordo della propria auto.

A guardare certi telegiornali di ieri sera, sembrava una di quelle propagande dell’istituto Luce degli anni ’30; è questo forse il segnale che l’operazione mediatica è scattata a pieno ritmo, nel tentativo disperato di tornare ad avere un’immagine decente e di decenza nei confronti dell’opinione pubblica.
E chi ha studiato questo teatrino, si sarà applicato certamente parecchio, magari osservando la presa mediatica assoluta che il nuovo Papa ha avuto rinunciando ad una serie di privilegi; sembra essere iniziata in Italia la rincorsa a chi è più umile, a chi è più normale, per far dimenticare alla popolazione invece tutto il marcio che ruota attorno agli squallidi centri di potere romani.

Di fatto, ci manca solo che Enrico Letta corra nell’ufficio anagrafe del suo comune a farsi cambiare il suo nome in Francesco ed il cerchio mediatico si chiude.

Venendo alla sostanza dei fatti in questione, ci sono diverse cose invece da valutare seriamente. La prima, riguarda il fatto che oramai l’Italia si è trasformata de facto in una Repubblica presidenziale, in cui il presidente decide il nome del capo di governo, orienta la politica del nuovo esecutivo e minaccia che se si prende una piega diversa, manda a casa tutti quanti.
Se Napolitano fosse stato votato direttamente dagli italiani, un senso tutto ciò lo poteva avere, anche se la Costituzione parla di Repubblica parlamentare; il guaio è invece che Re Giorgio è un monarca assoluto, non scelto dalla popolazione, anzi fischiato sabato scorso quando è stato rieletto ed è un inquilino del Quirinale comodo a difendere gli interessi del sistema partitico–politico che ha svenduto il nostro Paese ai forti interessi internazionali.

In barba al bipolarismo, in barba alla legge elettorale del 1994 voluta da un referendum, che orientava verso riforme atte a far scegliere il premier direttamente dai cittadini, oggi l’Italia si ritrova con un Presidente che fa e disfa a seconda degli umori di chi gestisce gli interessi che egli difende.
E così, ecco che, dopo le primarie del Pd che avevano sancito la candidatura di Bersani, dopo le elezioni che avevano sancito la vittoria, anche se di misura, dei democratici guidati da Bersani e la debacle dell’agenda Monti, che con la sua Scelta Civica non è arrivato nemmeno al 10%, ecco che ci si ritrova con la stessa maggioranza del governo uscente, formata da Pd, Pdl e Montiani.

Il quadro quindi è analogo a quello venutosi a creare il 17 novembre del 2011, quando il colpo di stato della Troika europea faceva insediare Mario Monti a Palazzo Chigi, sostenuto dagli stessi partiti che oggi formano il governo Letta.
Ma siamo sicuri che almeno il premier sia diverso, anche se non scelto dagli italiani? Enrico Letta infatti, negli ambienti politici è chiamato “Monti junior”, quasi una sorta di rampollo o, meglio ancora, di fedele compagno d’avventura del premier uscente.

Non è un caso che Enrico Letta, nell’ultima riunione del gruppo Bildemberg, abbia fatto le veci di Monti; la regola degli incontri dei padroni dell’alta finanza internazionale, prevede infatti che chi diventa capo di Stato o di governo, non possa prendere parte direttamente alle riunioni, ma possa delegare una persona fidata, che nel caso di Monti si trattava proprio del nuovo presidente del consiglio.

Un’inquadratura strappata mesi fa dal Transatlantico, il nome con il quale si indica la sala della Camera dei Deputati, mostra dei “pizzini” che Letta ha scritto a Monti e che lo stesso premier uscente è intento a leggere, nel quale sono contenute indicazioni attese dall’esponente Pd su come comportarsi nella riunione del Bildemberg tenutasi a Roma l’anno scorso e con il quale esprime la sua emozione per trovarsi al centro degli incontri dell’alta finanza.
Insomma, Letta in questi mesi ha studiato da Monti ed oggi riceve il suo testimone, nell’ambito di un disegno che mira a mantenere con le unghie e con i denti (e con il sangue dei cittadini stremati) il controllo dell’Italia all’interno dell’orbita europeista; un controllo che aumenta proporzionalmente all’aumentare dell’avanzata euroscettica all’interno dell’opinione pubblica e che dunque deve prevedere l’impiego in prima persona dei personaggi direttamente collegabili ai gruppi di interesse internazionali.

Sfogliando poi la lista dei Ministri, si può notare come le novità con il passato siano pressoché nulle: come vice–premier c’è infatti quell’Angelino Alfano messo lì per controllare che si rispetti il patto che vuole il cavaliere Senatore a vita e quindi immune da ogni sorta di condanna che nei prossimi mesi potrebbe investire il fondatore del Pdl; poi ancora, troviamo di tutto, dai messaggi promozionali rientranti nell’operazione mediatica citata all’inizio, come la nomina di Cecile Kyenge, primo ministro di colore della storia italiana, agli uomini che han fatto carriere precoce nei partiti, come Maurizio Lupi, Andrea Orlando, Nunzia Di Girolamo, Beatrice Lorenzin ed il “saggio” Gaetano Quagliarello, fino alla riconferma, ma alla Giustizia e non più agli interni, della Cancelleri.

Infine, come non soffermarsi sulla chicca delle chicche, ossia sulla nomina di un cittadino tedesco nel nostro governo, quasi una sorta di bastione diretto di controllo che Berlino ha voluto mettere su Roma; infatti, come Ministro dello Sport, troviamo Josefa Idem, naturalizzata italiana, ma nata e cresciuta in Germania, Paese per il quale ha vinto anche diverse medaglie d’oro prima di diventare italiana dopo il suo matrimonio.

Da più parti, quello di Letta viene considerato come il governo “Bildemberg II”; scorrendo i nomi e vedendo il contesto nel quale è nato, non è difficile pensare il contrario. Dunque, poco o nulla cambierà nei prossimi mesi: gli italiani continueranno ad esser tartassati, a subire le politiche di austerity imposte dall’Europa e ad avere un governo sul quale soffia dirompente l’influenza dei forti poteri internazionali.

http://www.ilfarosulmondo.it/wp/?p=15085

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Bilderberg è corretto ma Bildemberg è il titolo originale posto tra virgolette.

E’ la pronuncia del ragazzo nel video e che è stato ispiratore dell’articolo del Faro sul mondo

ecco il video
http://wwwblogdicristian.blogspot.it/2013/04/la-verita-sui-nostri-presidenti-del.html
era un modo per dedicare un grazie a lui, penso

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E’ il gesto di un disperato

Davanti Palazzo Chigi lo sfogo di due carabinieri: è il gesto di un disperato, ma la gente non ne può più e se la prende con noi

“E’ il gesto di un disperato. I politici non lo sanno che vuol dire prendere 800 euro al mese, entrare in un negozio e non poter comprare nulla a tuo figlio… Ecco cosa succede se non lo sanno”.

Parola di carabiniere. Accento napoletano, occhi quasi in lacrime, è in servizio con la pattuglia intorno ai Palazzi del potere, dove poco prima due suoi colleghi sono stati feriti a colpi di pistola. Si sfoga davanti ai giornalisti appena arrivati qui dal Quirinale, dove il governo Letta ha appena giurato. Si sfoga, di fianco un suo collega annuisce: “E’ una guerra tra poveri…”.

Lo sguardo dei cronisti si fa sempre più incredulo. Il ricordo va a Genova 2001, altra storia, altra epoca. Lì la piazza era nemica, qui la piazza non c’è, c’è il gesto folle di un singolo (a quanto se ne sa), ma il carabiniere non impreca contro di lui, anche se di lui non sa nulla. “Era ferito sull’asfalto e urlava…”, continua il gendarme. “Si capiva che era un gesto di rabbia, ma loro – e indica il Palazzo, Camera e Palazzo Chigi – non lo sanno, vivono in un mondo loro, non capiscono che poi la gente se la prende con noi che facciamo servizio in strada…”.
E prosegue il racconto: sembra un grillino ma, di fronte alle sue parole, una considerazione del genere si sgonfia come semplice sintesi giornalistica, quale è. Evidentemente è una persona vera che parla prendendosi il diritto a parlare, pur con la divisa addosso. “Li vedo quando prestiamo servizio davanti al ministero… Escono i sindacalisti a braccetto e dicono: ‘L’accordo non si è fatto’. Per loro non cambia niente, per tante famiglie cambia molto…”. E ora succede questo: uno spara contro i carabinieri e il carabiniere lo comprende. Se potesse scegliere non in base allo stipendio, chissà.
http://www.huffingtonpost.it/2013/04/28/davanti-palazzo-chigi-lo-sfogo-di-due-carabinieri_n_3173225.html

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troppo comodo rifugiarsi la tesi che fosse un folle o un esaltato dell’antipolitica…
Comodo per nascondere” i frutti” del massacro sociale che i politici in nome delle banche hanno portato avanti

Il fratello dell’attentatore: “Ha perso il lavoro, non è pazzo”

ROMA – E’ un italiano il responsabile della sparatoria davanti a palazzo di Chigi, avvenuta questa mattina. Si chiama Luigi Preiti ed è un calabrese di 46 anni. Inizialmente si è pensato fosse affetto da gravi problemi mentali ma dopo l’arresto non sono emersi elementi che confermino questa tesi. Non risulterebbero infatti ricoveri ospedalieri specifici e non avrebbe precedenti penali gravi. Avrebbe solo un vecchio precedente per falso e sicuramente non è considerato soggetto legato alla criminalità organizzata. Secondo quanto dichiarato dal fratello dell’uomo, Arcangelo Preiti, l’uomo non ha mai avuto problemi mentali: “Problemi psichici? No, no. Da 49 anni a questa parte no.” racconta. E aggiunge “Era tornato a vivere in Calabria da qualche tempo dopo che aveva perso il lavoro. Questo devo averlo scosso molto.” L’uomo infatti viveva da molti anni ad Alessandria dove faceva il muratore. La perdita dell’impiego aveva intaccato non solo la sua tranquillità, ma anche il rapporto con lo moglie, dalla quale alla fine si era separato. “Questa situzione lo aveva destabilizzato” continua il fratello “Ma fino a ieri mattina era un uomo lucido ed intraprendente”. Secondo una ricostruzione delle forze dell’ordine l’uomo che ha sparato, in giacca e cravatta, è arrivato davanti a palazzo Chigi aprendo il fuoco all’improvviso contro i militari. Dopo aver esploso qualche colpo (si contano sette bossoli a terra) ha tentato di fuggire, ma è stato fermato, ferito durante una collutazione con le forze dell’ordine ed arrestato. “Per favore, allentatemi le manette, non sento il braccio” ha detto l’uomo alle forze dell’ordine che lo hanno bloccato a terra. “È apparso freddo e lucido”, riferisce un addetto alla sicurezza che ha partecipato all’arresto, aggiungendo che una volta placcato Preiti ha parlato con le forze dell’ordine chiedendo :”Ammazzatemi, vi prego, ammazzatemi voi”.

http://www.net1news.org/cronaca/fratello-dellattentatore-ha-perso-lavoro-non-%C3%A8-pazzo.html

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“La crisi ha bussato fragorosamente al Palazzo”

Potremmo dire che “la crisi ha bussato fragorosamente alle porte del Palazzo” …

Lo ha detto, più o meno così, poco fa in tv nientemeno che Lucia Annunziata …

Se lo avesse detto Grillo, con le stesse identiche parole, già lo starebbero crocifiggendo ….

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@NichiVendola

Un disperato o pazzo spara ed è tutta colpa di chi dissente, di chi non si pie

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Sparatoria a Palazzo Chigi, Pdl: “Colpa di chi semina odio”. M5S: “Contro la violenza”

Si accende la polemica con dichiarazioni in serie di Alemanno, La Russa, Gasparri, De Girolamo. Ma anche da sinistra. Gasbarra (Pd): “Basta con vaffaday, arrendetevi, siete morti”. Veltroni: “Sbagliato chiamare in causa i Cinque Stelle”. Vendola: “Il regime incolpa chi è contro l’inciucio”

Sparatoria a Palazzo Chigi, Pdl: “Colpa di chi semina odio”. M5S: “Contro la violenza”

Non è ancora chiaro cos’è avvenuto di preciso davanti a Palazzo Chigi e già si accende la polemica politica. Nessuno lo cita apertamente, con l’eccezione di Francesco Storace, ma tutte le allusioni portano al Movimento Cinque Stelle. A dare il via è stata una dichiarazione del sindaco di Roma Gianni Alemanno: “E’ il gesto di un pazzo e di uno squilibrato – dice – ma non ci dobbiamo stupire quando si inveisce continuamente contro il Palazzo, come se fosse da abbattere”. Ma ai cronisti che gli chiedono se si riferisca ai Cinque Stelle replica: “Non mi riferisco a nessuno”. I capigruppo del Movimento Vito Crimi e Roberta Lombardi cercano di stemperare subito l’atmosfera riconfermando l’atteggiamento sempre inserita in una cornice costituzionale della forza politica rappresentata in Parlamento oltre 160 deputati e senatori: “A nome di tutti i parlamentari del Movimento 5 Stelle esprimiamo la nostra ferma condanna per il folle gesto di violenza perpetrato poco fa davanti a Palazzo Chigi ed esprimiamo tutta la nostra solidarietà umana e civile ai tre Carabinieri in servizio ed al passante feriti. La democrazia non accetta violenza”. Anche il presidente del Senato Piero Grasso aveva invitato alla calma: “Bisogna evitare di aprire una strategia della tensione – ha auspicato a SkyTg24 – Non credo che in questo momento e con queste prospettive convenga a nessuno avviare una strategia della tensione”. Ma Nichi Vendola cerca di interrompere un coro di voci che coinvolge via via anche qualche esponente del centrosinistra: “Un disperato o pazzo spara ed è tutta colpa di chi dissente, di chi non si piega all’inciucio… Non sentite puzzetta di regime?”. Ancora prima era stato Walter Veltroni ad auspicare che non si strumentalizzasse l’episodio: “Ciò che è accaduto a Roma lo chiariranno gli inquirenti. Chiamare in causa, per il clima, il M5S è un errore grave e una strumentalizzazione”. Posizione anche del deputato Pdl Gianfranco Rotondi: “Nessuno speculi sulla vicenda di stamane con la sparatoria nei pressi di palazzo Chigi per associare il Movimento 5 stelle alla violenza. Il clima di attacco alla politica non è figlio di Grillo, al massimo ne ha tratto legittimamente vantaggio. E’ responsabile chi ha soffiato per anni sul fuoco della campagna antipolitica convincendo la gente che la crisi è colpa dei parlamentari. Adesso rifletta chi ha presentato le scorte ai politici come un capriccio del potere”.

A alimentare la polemica era stato proprio il centrodestra anche con il presidente di Fratelli d’Italia Ignazio La Russa: “Chi semina vento raccoglie tempesta. Abbiamo sempre sostenuto che la predicazione dell’odio e dell’abbattimento dell’avversario, che si manifesta anche col sistematico disturbo organizzato delle manifestazioni altrui a cui il centrodestra non si è mai accodato, può portare le persone psicologicamente predisposte all’uso criminale della violenza”. Il presidente di Fratelli d’Italia ha aggiunto che sono “scontate le condanne anche sincere di ogni parte politica ma non basta per sentirsi tutti assolti”.

A ribadire la posizione dei Cinque Stelle anche il blog di Beppe Grillo: ”Ci discostiamo da questa onda che spero finisca lì perché il nostro Movimento non è assolutamente violento. Piena solidarietà alle forze dell’ordine e speriamo che sia un episodio isolato e rimanga tale”. Il leader dei Cinque Stelle interviene anche per segnare la distanza della sua forza politica rispetto all’atto di violenza: “Ci discostiamo – sottolinea – da questa onda che spero finisca lì perché il nostro Movimento non è assolutamente violento. La nostra violenza è raccogliere firme ai banchetti, fare referendum e leggi popolari”.

Ma dal Pdl le dichiarazioni hanno continuato a moltiplicarsi: “E’ ancora ignota la motivazione che ha armato la mano dell’uomo che ha sparato agli agenti davanti Palazzo Chigi – interviene il ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo – La situazione è preoccupante anche alla luce di una tensione crescente che trova linfa vitale in chi fomenta l’odio sociale”. Il senatore Maurizio Gasparri va oltre: “Gli squilibrati sono tanti. Non tutti con la pistola per fortuna. Ma chi semina odio alimenta tempeste. Incoraggia gesti di pazzi – afferma – Sono troppi gli squilibrati che stanno causando un clima di violenza. Liquidare tutto con la follia di uno sarebbe un drammatico errore. Solidarietà alle forze dell’ordine, baluardo della legalità”. La sparatoria davanti a palazzo Chigi “serva da ammonimento – aggiunge l’ex ministro Stefania Prestigiacomo – affinché ora, senza più alcuna esitazione, si dia il via a una nuova fase di riforme che siano fondate su un confronto pacato, sprovvisto del linguaggio violento e carico di odio che ha caratterizzato questi ultimi mesi”. Quanto accaduto oggi, prosegue la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, “deve risuonare come un pesante richiamo al buon senso per chi, con leggerezza e incoscienza, esaspera il clima da dietro a un monitor, invocando quotidianamente l’uso della violenza. E’ ora di smetterla, perché questo episodio dimostra che qualche pazzo può dare ascolto ai loro deliri da ‘terroristi’ virtuali. E quando succede è troppo facile prendere le distanze come se nulla fosse accaduto, soprattutto perché a rimetterci sono sempre degli innocenti”. Il senatore Pdl Lucio Barani accusa: “Benché si tratti di un gesto isolato, su quanto accaduto pesano come un macigno parole ed esortazioni irresponsabili e richiami evocativi a fatti violenti del passato verificatisi nel Paese. Sono queste le dirette conseguenze di una deriva populista fomentata da quanti hanno contribuito ad esasperare gli animi, in un momento economico di enorme difficoltà, contro la politica e le istituzioni”.

Incalza su SkyTg24 il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni: “Ora bisognerà capire se è il gesto di un folle e se c’è dietro qualcosa di più grave e di organizzato, magari prendendo ispirazione da invettive e attacchi con parole fuori luogo da parte di qualcuno che dice ‘bombardiamo il Parlamento’”. Alla fine però l’unico che cita Grillo è Francesco Storace: “Beppe Grillo è ipocrita quando dice di essere contro la violenza. Ogni giorno vomita odio, poi qualcuno gli dà retta….”.

Sulla questione interviene anche Enrico Gasbarra (Pd): “Sono apprezzabili le dichiarazioni del Movimento 5 stelle e mi auguro che questo drammatico episodio riporti il confronto politico nei binari propri della dialettica democratica. Se le dichiarazioni di questo ore però hanno un senso, allora nessuno agiti più le menti e le sofferenze delle persone con le ‘pallottole delle parole’. Basta ai ‘vaffaday’, agli ‘arrendetevi’, ai ‘siete morti’ o all’augurio che un missile arrivi sul parlamento. L’Italia e gli italiani hanno problemi seri e da oggi il nuovo governo proverà a risolverli. Apriamo tutti una nuova pagina, facciamo tutti con fermezza e saggezza il nostro servizio al Paese e senza il fuoco delle parole maggioranza e opposizione si confrontino invece sulle soluzioni ai problemi degli italiani”. Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi, usa parole più caute: “In un momento così delicato, in cui l’Italia è fragile e i cittadini vivono sulla propria pelle un un profondo disagio sociale, è necessario che la politica non inasprisca i toni ed eviti di alimentare un clima già teso. E’ una responsabilità di fronte alla quale nessuno può sottrarsi”. Non sono le uniche voci del centrosinistra che vanno in questa direzione. Nello Formisano (Centro Democratico, la forza di Tabacci e di Donadi) sintetizza: “Le parole, a volte, sono peggio del piombo. Ricordo a tutti che, nei momenti di estrema difficoltà sociale, economica, e politica, la sobrietà nella comunicazione può aiutare a non percorrere strade, purtroppo già note, in Italia”.

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Schifani riporta l’orologio al Duomo di Tartaglia

Schifani paragona il gesto disperato e criminale di Preiti alla follia di Tartaglia che scagliò il Duomo in faccia al Cavaliere. Odio sociale la dichiarazione più gettonata.

domenica 28 aprile 2013 20:00

Non bastava Laura Ravetto a chiedere metal detector in ogni stazione del Paese (851 stazioni ferroviarie in Italia). In un Paese dove non funzionano manco le obliteratrici il prodigio berlusconiano vorrebbe controlli a tappeto per viaggiatori. Non male. Ma uno potrebbe pensare che è lei, invece no. Devono essere le larghe intese, l’aria buona che si respira da ieri a far nascere pensieri profondi nella destra italiana, adesso che è riuscita nell’impresa di attanagliare il Pd.

Schifani da Oscar. “A furia di disegnare Berlusconi come il male assoluto poi arriva il Tartaglia di turno, che lancia la statuetta. A furia di dire che la politica è il male assoluto, come per esempio fanno ogni settimana alcuni tribuni televisivi di tv nazionali e commerciali, poi arriva il Preiti di turno…”. Capito? Questo è uno di quelli che è andato con Silvio, Verdini e Brunetta da Napolitano per fare il patto d’acciaio. E ancora, affranto e preoccupato: “Il dato è questo: va bene che la politica ha le sue responsabilità, ma quest’odio sociale, determinato dal messaggio della comunicazione, determina questi fatti, tanto che abbiamo appreso che Preiti stesso ha dichiarato che il suo obiettivo erano i politici e che, non avendoli trovati, ha sparato ai Carabinieri, ai quali va la nostra totale solidarietà. Spero e mi auguro che con il nuovo governo si avvii un processo di pacificazione, come vuole essere il fatto che l’ex maggioranza e l’ex opposizione hanno deciso di stare assieme e di governare il Paese. E questa pacificazione non deve partire solo dal governo, ma da tutte le forze politiche nel loro atteggiamento e nelle espressioni dei loro leader, che non siano – auspica – di sfida, di offesa ma di contenuti politici costruttivi per la soluzione dei problemi dei cittadini”.

Saluti e baci alla politica. Ed è già chiaro che pensarla differentemente da questa imbarcata di politici rappresenta un pericolo. Sentite la fantastica Nunzia De Girolamo, ministro dell’Agricoltura: “La situazione è preoccupante anche alla luce di una tensione crescente che trova linfa vitale in chi fomenta l’odio sociale”. E l’inossidabile dichiaratore da tg Maurizio Gasparri. “Chi semina odio alimenta tempeste. Incoraggia gesti di pazzi. Sono troppi gli squilibrati che stanno causando un clima di violenza. Liquidare tutto con la follia di uno sarebbe un drammatico errore.”

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=43458&typeb=0&Schifani-riporta-l-orologio-al-Duomo-di-Tartaglia

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Tutto come prima. Anzi no: peggio

L’annuncio dei nomi scelti da Enrico Letta per formare la squadra di Governo sancisce lo stadio finale della metamorfosi politica italiana. Dal bozzolo della stasi, quella fucina dell’inciucio che ha congelato per anni il Paese portandolo anche oltre il famigerato orlo del baratro, il Pd e il PD-L sono emersi come una sola creatura, un partito nuovo, che chiameremo d’ora in poi “Modello Unico”.

Avevamo chiesto, e ci erano state assicurate, competenze e un chiaro segnale di discontinuità con il passato. La risposta è stata ancora una volta, in massima parte, la vecchia nomenclatura, responsabile della situazione attuale, dove trovano ampia rappresentanza uomini della Banca Centrale Europea (Fabrizio Saccomanni), uomini che non hanno voluto o saputo portare a termine l’incarico di tagliare i costi della politica (Enrico Giovannini), frequentatori abituali di organizzazioni dove la stampa non è ammessa e dove la trasparenza è un concetto chimerico (Emma Bonino), uomini formati alla Bocconi e stretti collaboratori del Governo tecnico uscente, fautore di quel paradigma dell’austerità che ora è sotto processo dalle stesse forze europee che l’hanno voluto e imposto (Enzo Moavero Milanesi), uomini alter-ego di Berlusconi al Ministero degli Interni (Angelino Alfano), Perfino Giampiero D’Alia, quello che voleva censurare internet (http://www.byoblu.com/post/2009/02/16/il-sen-dalia-tutta-la-rete-si-porta-via.aspx), alla Pubblica Amministrazione. Il tutto sotto la direzione di chi, il giorno dell’insediamento di Mario Monti, gli scriveva pizzini in cui si dichiarava a dispozione, sia ufficialmente che meno ufficialmente (Enrico Letta), definendo Monti un “miracolo”. L’unica nota positiva è che, finalmente, l’Italia avrà un’opposizione concreta e pervicace, che non farà sconti a nessuno, come si conviene a un qualsiasi Paese che possa definirsi democratico. Il bipolarismo perseguito per anni, senza successo, si realizzerà nel confronto costante, serio e costruttivo, che vedrà da una parte i partiti che hanno preso tutto, reclamando per sé anche le presidenze e le vicepresidenze che da sempre spettano all’opposizione (o regalandole a formazioni minori, specchietti per le allodole nonché loro alleate nell’ultima tornata elettorale), e dall’altra parte il Movimento 5 Stelle, con i suoi oltre 160 cittadini ad occupare altrettanti posti nei due rami del Parlamento: l’unico, vero, autentico segnale di discontinuità con il passato, a garanzia – finalmente – di trasparenza, verifica e controllo.

Fonte: http://www.byoblu.com
27.04.2013

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Letta, Grillo, Berlusconi e le dieci bugie oggi di moda

“E’ tutta colpa di Grillo”. E’ sempre colpa di Grillo. Se cade il governo, se piove, se c’è il sole. La tesi autossolutoria del Pd – il cui elettorato tende incredibilmente a ingoiare di tutto, passando dalla fregola per l’iper-democrazia al giubilo per l’abbraccio mortale con Berlusconi – è ora quella di ripetere che “il governissimo c’è perché Grillo ci ha portato a farlo”. Sarebbe vero se non ci fosse stata l’apertura Rodotà. Ma quell’apertura c’è stata. Il M5S ha sbagliato a non fare un nome al secondo giro di consultazioni (non sarebbe cambiato nulla, ma avrebbe tolto alibi al Partito Disastro), ma da Rodotà in poi è stato impeccabile: appoggiate questo nome (più vostro che nostro) e faremo un percorso insieme. A dire no è stato il Pd. Perché? Perché ha sempre voluto – nella maggioranza dei suoi parlamentari – l’inciucio. Infatti è stato scelto Enrico Letta, lo zio di suo zio. Quello che “è meglio votare Berlusconi che Grillo”.

“Su Rodotà non c’era maggioranza”. Bugia a metà. C’era la maggioranza degli elettori del Pd, ma non della maggioranza dei parlamentari piddini. Ciò significa, inequivocabilmente, che tra elettorato e rappresentanti c’è una scollatura drammatica. I Boccia non rappresentano nessuno, se non se stessi. Però decidono.

“Rodotà non è stato votato perché votato solo da 4mila persone”. Macché. Le Quirinarie sono state fantozziane, ma se i modi risultano discutibili non lo sono (stati) i contenuti. Per quanto raffazzonate, hanno portato alla scelta di un nome condiviso da milioni di italiani: la piazza reale, non virtuale (quella piazza che tanto terrorizza i giovani vecchi del Pd, tipo Speranza, uno che non merita quel cognome. Un po’ come se Ghedini si chiamasse Figo). Rodotà è stato il treno del cambiamento perso. Perso dal Pd e solo dal Pd: non da altri. Di questa colpa risponderà alla storia e, per il momento, agli elettori (infatti è un partito morto, che può vincere solo se si affida a ribelli come Serracchiani). Rodotà non è stato votato perché: 1) è stato proposto da Grillo (motivazione-asilo Mariuccia); 2) è troppo di sinistra; 3) è troppo laico (cioè “mangiapreti”); 4) è troppo intelligente, quindi libero e non irreggimentabile; 5) è troppo antiberlusconiano (e questo, per il Pd, è davvero inaccettabile).

“Sì, ma 4mila persone sono proprio poche”. Certo che lo sono. Ma sono comunque molto più delle persone (una) che avevano scelto Marini e poi (seicento) Napolitano.

“Non faremo mai il governissimo”. Per due mesi, o poco meno, Bersani e la sua ghenga tragicomica hanno ripetuto che il governissimo non l’avrebbero mai fatto. Qualche esempio (antologizzato stamani da Civati nel suo blog <http> ). «Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia, nasca un governo Bersani-Berlusconi non ha senso. Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile» (Enrico Letta, 8 aprile 2013). «Il Pd è unito su una proposta chiara. Noi diciamo no a ipotesi di governissimi con la destra» (Anna Finocchiaro, 5 marzo 2013). «I nostri elettori non capirebbero un accordo con Berlusconi» (Ivan Scalfarotto, 28 febbraio). «Un governo Pd-Pdl è inimmaginabile» (Matteo Orfini, 27 marzo 2013). Eccetera. Adesso avviene il contrario (e chi osa ricordarlo è un disfattista). Perché? Perché il Pd è bravissimo a sbagliare. E perché senza Berlusconi il Pd non esiste: ne è la più grande polizza assicurativa. Così facendo, il Pd imploderà (e questo tutto sommato è un bene) e regalerà a Berlusconi una nuova vittoria (e questo decisamente è un disastro).

“Letta ha vinto lo streaming”. Questa non è una bugia. E’ la verità. Che non stupisce. Letta fa politica da quando ha sei mesi. E’ nato vecchio, un Benjamin Button che mai diventerà Brad Pitt. Nella supercazzola democristiana (parlare e parlare senza dire nulla) nessuno lo batte. Con Crimi e Lombardi, che continuano a sbagliare tutto, ha usato la Tecnica-Asciugo: li ha intortati con una grandinata di nulla politichese. E li ha storditi. Quando si è trovato in difficoltà (Rodotà), ha detto al Duo Harakiri che “dovevate Prodi”. Sarebbe bastato rispondere: “Prodi non l’avete votato neanche voi, forse neanche lei. Con quale faccia incolpate noi?”. Ma non l’hanno detto. Come nulla o quasi hanno detto su conflitto di interessi, leggi ad personam, franchi tiratori, incoerenza sul no-inciucio. E via così. Letta ha vinto per mancanza di avversari. Esaurita tale erezione triste per la vittoriuccia di Pirro di Benjamin Letta, vorrei però che i giubilanti di adesso tenessero bene a mente che il loro hero sta lavorando per un governo con i D’Alema, gli Amato e i Brunetta. Un’apocalisse farebbe meno male.

“Non ci sono alternative”. No. C’erano: bastava votare Rodotà. Ma non è stato fatto. Ora il governissimo – il vero obiettivo di Pd e Pdl, sin dall’inizio – viene spacciato come “governo di salvezza nazionale”. Ma de che? Cosa può fare un governo che contempli contemporaneamente Civati e Mussolini? Al massimo una legge elettorale anti-M5S, atta anzitutto a disinnescarli. Berlusconi sta al senso dello Stato come Robinho alle quadriplette. Opera per salvare se stesso e in questo è un fenomeno. Il governo Letta sarà un tirare a campare. Un ulteriore arroccarsi dei politicanti nel Parlamento-bunker. Mi si dirà: “L’alternativa è andare al voto, ovvero un’oscenità”. No: persino andare subito al voto sarebbe più onesto. Anche con la stessa legge elettorale. Un pareggio non ci sarebbe, non stavolta. Vincerebbe Berlusconi, si ridimensionerebbe Grillo, crollerebbe il Pd. Brutta prospettiva? Sì. Ma è l’Italia, baby. E quantomeno avremmo un governo Berlusconi evidente e dichiarato, senza questa ipocrisia nauseabonda delle “larghe intese”.

“Il Movimento ha abbassato i toni”. Ma figuriamoci. Dopo lo schiaffo in faccia ricevuto su Rodotà, il M5S farà solo e soltanto opposizione. I toni sono stati abbassati unicamente da Pisolo Crimi e Simpatia Lombardi, che ieri dormivano (e un po’ li capisco) mentre parlava Benjamin Letta. Dopo il caso Rodotà, la rottura tra M5S e Pd è definitiva. Insanabile. Eterna.

“Il Movimento 5 Stelle è in calo”. Bugia a metà. In Friuli la tramvata è stata evidente, pur con tutte le attenuanti, ma agli occhi di molti elettori 5 Stelle la trama degli ultimi giorni ha confermato che Pd e Pdl pari sono o giù di lì. I sondaggi (Swg) li danno al 27 percento. Se questo è un calo, il Pd è già allo stadio di decomposizione. E’ però vero che il M5S è percepito da molti come una forza che sa dire solo di no. E questo, per loro, è un male. Aggiungo poi che esiste nel Movimento un problema di rappresentanza. L’anomalia non è che Mastrangeli sia stato (giustamente) espulso, ma che sia stato (clamorosamente) prima scelto e poi eletto. E a proposito di espulsioni, che – secondo quasi tutta la stampa – sono giuste se le decide il Pd e sinonimo di fascismo se le appluica il M5S: caro Civati, prendi atto che nel Pd sei un corpo estraneo e vola altrove. Magari nel “cantiere della sinistra” a cui sta lavorando Vendola, ampolloso e barocco come sempre ma tra i pochi ad essere risultato coerente e coraggioso negli ultimi giorni. Questa “critica dall’interno” è sterile , pleonastica e alla lunga pure noiosa.

“La stampa deve cooperare”. E’ l’ultima trovata di Re Giorgio e dei suoi prodi discepoli (quasi tutti), Scalfari e derivati in testa. L’intoccabilità di Napolitano ha ormai del leggendario. Ho rispetto della persona, e della sua età, come lo ho per la memoria storica. Il migliorista Napolitano è sempre stato un “comunista di destra”. Gaber, quelli come lui, li chiamava “grigi compagni del Pci”. Napolitano è quello che appoggiò i cingolati sovietici contro la rivolta ungherese (salvo poi dire decenni dopo che “Mi sono sbagliato, aveva ragione Nenni”), quello che attaccò Berlinguer (Enrico) sulla questione morale, quello che a fine 2011 ci ha imposto Monti allungando la vita politica di Berlusconi (e rafforzando involontariamente Grillo); è quello del “non ho sentito il boom”, delle telefonate a Mancino, delle firme alle leggi vergogna. Capisco la stima, ma Pertini era un’altra cosa. Come lo è il giornalismo. Che non deve “cooperare”, ma raccontare e talvolta denunciare. L’invito a cooperare di Napolitano, dopo l’orrore dello scorso weekend (tra i più neri nella storia della Repubblica italiana), mi ricorda l’adagio del “ci pisciano in testa e poi dicono che piove”. Si ha la sensazione che qualcuno ci abbia conficcato ben bene l’ombrello di Altan. E che quel qualcuno, adesso, ci dica “Ehi, non lamentarti, altrimenti sei un irresponsabile”. Un po’ troppo, come masochismo.

Andrea Scanzi
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/26/letta-grillo-berlusconi-e-dieci-bugie-oggi-di-moda/576008/.
26.04.2013

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Vendola, ora Berlusconi è risorto

Il leader di Sel accusa: hanno messo insieme il diavolo e l’acqua santa. È un’operazione di restaurazione.

domenica 28 aprile 2013 11:35

Il governo nasce dalla lesione del vincolo di fiducia e dal rovesciamento del mandato popolare. Il ventennio berlusconiano si chiude con la resurrezione del Cavaliere come statista e azionista di maggioranza di larghe intese camuffate da compromesso storico». Lo afferma Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà.

«Siamo di fronte a ministri presentabili e competenti. È un bene per il Paese – prosegue il leader di Sel – ma sfugge il nodo della qualità di un’agenda di governo: al di là degli aspetti iconografici e estetici, resta la natura di un governo di restaurazione. Intelligente, ma restaurazione. Un governo che nasce per l’intenzione, anche di pezzi del Pd, di impedire un’uscita da sinistra dalla crisi».

«Io non inseguo le vicende processuali di Berlusconi – aggiunge Vendola – ma il berlusconismo è stato una gigantesca crescita delle diseguaglianze, la devastazione di tutto ciò che è pubblico. Faremo opposizione costruttiva perché bisogna portare a casa dei risultati. E per fare emergere le contraddizioni di un governo che mette insieme il diavolo e l’acqua santa».

«Il governo – ribadisce il governatore della Puglia – nasce dalla lesione del vincolo di fiducia e dal rovesciamento del mandato popolare. Il ventennio berlusconiano si chiude con la resurrezione del Cavaliere come statista e azionista di maggioranza di larghe intese camuffate da compromesso storico».

«Ma si può immaginare – osserva – che sulla laicità della scuola e sulla pubblicità della formazione, dopo la Gelmini ci possa essere un accordo fra Pd e Pdl? O sul lavoro, con la cultura incarnata da Sacconi?».

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=43436&typeb=0&Vendola-ora-Berlusconi-e-risorto

ga all’inciucio..Non sentite puzzetta di regime?

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Viaggio di Berlusconi da Bush

Il Crollo mondiale è imminente ?
Berlusconi è andato in Texas da W.W. Bush!
ufficialmente una visita di cortesia.
Quale sia questa cortesia che Bush vuole fare a Berlusca è 1 segerto !
Il membro della Skull end Bones…..
ha qualcosina da rivelare a Berlusca ??
E con tanta urgenza??
credo che……stavolta ne ha + di una !
ricordarsi che qulle sono decisioni irrevocabili e non sindacabili….
La prima cosa è la + ovvia e facile da capire…vi sarà il crollo mondiale dell’ntero sitema monetario imminente,
e molto presto.
E quella + segreta è l’entrata in guerra dell’Italia con gli USA e Istraele…..
compito gravoso che è affidato al Caimano !
La seconda quindi sarà la condseguenza della prima…..
e la terza forse arrivarà a causa delle prime 2.

Le garanzie x l’Italia sono verbali, “vi rifarete ( dei danni) a Guerra finita ! (se tutto va bene )!
Ah….Mancava una cigliegina sulla torta !…….
Ed è arrivata da Clinton !
Clinton ha detto: ” di Bush che è bravo “o ” è un bravo ragazzo”,( qualcosa del genere) !
??
Tanto x dire che, è inutile sperare che i Democratici siano un ostacolo alla politica guerrafondaia dei Bush e di Israele !
Loro non ci saranno !
Ricordiamoci dell’Iraq e dell 11/9….
opere immortali dell’epoca Bush !
C’è ancora qualcosa in riserbo x il futuro?
Dovrenmmo ringraziare W.W.Bush? l’alcolizzato convertito…, e aiuta gli amici senza compenso, a titolo di amicizia ?

Qui si va in guerra, per gli interessi di altri come sempre da camerieri !
si va…..senza denaro, fanti di 1° linea !
perchè quest’anno si mangieranno tutti i Conti Correnti di tutto il mondo compreso il nostro.

Tutto questo in una semplice visita di cortesia ?
se non vi sembra una cortesia questa, allora….
quale è la cortesia ?

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Dalla Bolognina ad Enrico Letta

Ieri tutto il percorso intrapreso alla Bolognina da Achille Occhetto si è concluso nel governo di Enrico Letta. E’ stato un lungo cammino accidentato che ha avuto momenti buoni come l’Ulivo prima maniera ma oramai si è concluso. Il pezzo più numeroso del PCI non c’è più. Si è squagliato dentro l’ex DC di Enrico Letta che ha dato maggiore forza a se stessa unendosi con l’altro pezzo dell’ex DC che aveva dato vita a Forza Italia ed al berlusconismo. Letta si ritrova al governo con Angelino Alfano, segretario di FI e potente Ministro degli Interni. Non so quanti ex PCI siano al governo ma anche se ci fossero non certo a rappresentare una corrente culturale della politica italiana che oramai non esiste più.
Del vecchio PCI resta Rifondazione Comunista, il partito di Di Liberto, il pezzo di SEL rappresentato da Vendola. Tutti e tre messi insieme non raggiungono il 10 per cento dei voti. Con i loro errori e le loro divisioni hanno contribuito ad azzerare l’idea comunista quasi nella stessa misura in cui ha influito la Bolognina. Ma moralmente non hanno niente da rimproverarsi. Sono sempre stati sinceramente dalla parte dei lavoratori anche quando hanno sbagliato come Vendola ad appoggiare il PD.
Questa operazione politicamente gigantesca di eliminazione totale di ogni traccia di comunismo dalla politica italiana ha avuto un regista che non poteva essere diverso da Napolitano. Doveva avere memoria del secolo Novecento e sapere dove agire per colpire a morte i gangli vitali dell’idea comunista e cioè di un diverso e più equo rapporto tra le classi sociali in Italia.
Non più tardi di due mesi fa il segretario del PD Pierluigi Bersani irrideva a Berlusconi dicendo che avrebbe “smacchiato il giaguaro”. Sicuramente questo è accaduto ma la smacchiatura con eliminazione di ogni residuo di colorazione è avvenuta ed ha riguardato il PD che di è liquefatto nel governo Letta. Berlusconi e Napolitano escono come due generali che hanno vinto la grande guerra. Si sono appoggiati fino in fondo al padrone amerikano ed all’Europa ed hanno preteso in Italia un governo di esecuzione delle direttive euroatlantiche. L’ultima parte della operazione è stata guidata da Berlusconi dal Texas dove era stato pienamente riabilitato ed ammesso alla corte imperiale dai due Bush da Clinton Obama e financo dal patetico Carter che ancora rappresenta la versione di “sinistra” delle presidenze americane.
Ora abbiamo un Parlamento non più diviso in tre blocchi ma con un blocco dei due terzi e dall’altro di 5 Stelle che viene in queste ore sistematicamente lavorato ai fianchi da una stampa malevola alla quale è stato comandata una grande estesa opera di denigrazione. Ora si attaccano le deputate di 5 Stelle frugrando nella loro posta personale. Sono financo accusate di pornografia. I 160 deputati e Senatori di Cinque Stelle saranno esaminati minuziosamente dai servizi segreti italiani del Mossad e della Cia. Si cercherà il punto debole di ognuno di loro. Si sfrutterà tutta la loro inesperienza ed ingenuità di neofiti del parlamento. Non escludo che qualche grosso scandalo venga montato contro Grillo e Casaleggio. Cinque Stelle non ha la tempra e la struttura per reggere la competizione politica con il grande Dinosauro che è nato dalla copula tra PDL,PD e Monti. LO scontro è diseguale. Gli americani avranno nei confronti dei grillini un poco di attenzione ma il loro referente principale è altrove: è tornato ad essere Berlusconi che ora rappresenta un blocco politico pari ad oltre il sessanta per cento.
Un Parlamento squilibrato profondamente a destra. Se metteranno radici in cinque anni Letta ed i suoi sodali cambieranno profondamente i connotati all’Italia. Ne faranno uno Stato neoliberista in cui la condizione degli operai non sarà certo quella emersa dalla tragedia del Bangladesh 18 ore al giorno per una paga di meno di un euro ma non sarà certo quella dell’Italia di Di Vittorio o di Luciano Lama. Sui venti milioni di lavoratori dipendenti sarà caricata l’intera soma della riorganizzazione iperliberista del Paese. La crescita non ci sarà perchè si può ottenere solo attraverso un aumento dei salari e dei consumi e questo le classi dominanti non lo vogliono. I lavoratori sono destinati a stare peggio perchè sulla loro povertà e sulla loro mancanza di autonomia si basa il nuovo potere dell’impero euroatlantico.
Destino della classe operaia è ricominciare sempre da capo dopo ogni sconfitta. Deve solo riprendere ad avere fede nel socialismo non facendosi frodare da coloro che dicono che è un residuo archeologico del novecento. Il socialismo è l’avvenire del genere umano.

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Noi siamo un paese senza memoria

Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni.

Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è. In cui tutto scorre per non passare davvero. Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe che questo Paese speciale nel vivere alla grande, ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale.

Pier Paolo Pasolini
Scritti corsari ( http://it.wikipedia.org/wiki/Scritti_corsari ) , 1975.

Fonte: http://www.megachip.info
Link: http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/10173-vizi-ciclici-incarnati-da-uomini-diversi-con-lo-stesso-cinismo.html
27.04.2013

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Governissimo democomunista di re Giorgio perfetto!

Lo abbiamo aspettato a lungo, fino ad invocarlo, pretenderlo, quasi abbiamo pestato i piedi, ed ecco che è arrivato.

Direi che è perfetto, direi che abbiamo un governo in perfetto stile democristiano, o democomunista? Comunque non manca nulla: un occhio allo sport, un altro alla immigrazione con il primo ministro di colore e pure donna, tiè.
Anche i cattolici hanno, come giusto, la loro presenza, Comunione e Liberazione ha i suoi rappresentanti, le Fondazioni i loro, ma non mancano i tecnici di Monti, e così si è accontentato anche lui, ma è presente anche un rappresentante dell’Anci che, ci informano i giornali, piace a tutti, mentre il potere Bancario è al posto giusto senza finzioni ed ipocrisie; finalmente entra la Bonino, ed anche lei va al posto giusto, avremo agli Esteri chi porta con onore i pantaloni e di questo c’era un gran bisogno, in più è donna anche se non ha il dono della simpatia, ma non si può aver tutto, è brava che piaccia o no! Dimenticavo, una scienziata vera si dovrà occupare della scuola, a lei tutta la nostra comprensione e una speranza per noi.. che non scappi ! Abbiamo anche un cattocomunista doc alla cultura e così anche quelli son felici, il tutto simbolicamente coronato dalla presenza di una giovane deputata pdl felicemente sposata con un deputato PD… ma che altro volete Italiani? … Ah! hanno dimenticato di rappresentare chi ha votato Grillo.. solo 8 milioni di persone.. ma i grillini son nuovi di pacca, meglio che frequentando il Parlamento osservino il capolavoro democomunista ed imparino.. perchè ci sono, a parte tutto, un sacco di persone di valore da cui apprendere e…. impara l’arte con quel che segue, vale ancora e sempre.

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Mah, cosa vuole il movimento a 5 stelle mi sembra sia chiaro, cercano di cambiare un sistema che non va e a mio avviso m5s funziona da spinta al cambiamento e funziona come laboratorio per formare e portare in un futuro non troppo lontano nuove persone ad occuparsi della cosa pubblica, persone che dovrebbero esser fuori del sistema tossico dei partiti, non per niente si cerca di coinvolgerlo con i partiti per distruggerlo sul nascere. Se Grillo ne resterà fuori, il movimento darà dei frutti, altrimenti entreranno come nuovi soggetti nella melma fangosa e puzzolente che molto probabilmente ci porterà al prossimo disastro finale

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Grillo attacca Letta: «Il nuovo governo ?
Ammucchiata degna del bunga bunga»

Il leader del M5S: «La mescolanza “lettiana” sconfina nell’incesto»

«Il governo che sta nascendo è un’ammucchiata degna del miglior bunga bunga. Tutti passivi tranne uno che di bunga bunga se ne intende. Una mescolanza che sconfina nell’incesto, lettiana, che ha in sè il profumo di famiglia, da Mulino Bianco dell’Inciucio». Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog.

«MAI CON BERLUSCONI» – «Zio e Nipote Letta si sono alternati come sottosegretari alla presidenza del Consiglio negli ultimi vent’anni. Cambiava il presidente, ma la famiglia Letta era sempre presente. A garanzia di chi? È una coincidenza singolare questa successione monarchica. Una famiglia di predestinati», si legge ancora. «L’esultanza dei giornali e delle televisioni per l’ammucchiata di regime è propria dei servi che hanno conservato il posto di lavoro. I partiti hanno evitato una Caporetto e si sono rinchiusi in un bunker, tutti assieme appassionatamente, ormai è amore – prosegue – Coloro che si insultavano in campagna elettorale ‘Comunisti!’, ‘Mai con Berlusconi!’ si sono infilati insieme sotto le coperte pur di non dover rendere conto alla Nazione del loro fallimento. Il governo minestrone avrà i peggiori odori e sapori della Seconda Repubblica e qualche resto avariato della Prima, come Amato, il tesoriere di Craxi. Pietanze che solo le televisioni riescono a far digerire». (fonte: Ansa)

26 aprile 2013 | 12:52

http://www.corriere.it/politica/13_aprile_26/grillo-blog-letta-bunga-bunga_6657e992-ae5b-11e2-b304-d44855913916.shtml

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PROFILO DI ENRICO LETTA, ALIAS MONTI JUNIOR

DI ANDREA ALIPRANDI
comedonchisciotte.org

“Io ce la metterò tutta perché gli italiani non ce la fanno più dei giochetti della politica.”
Enrico Letta

Al di là del volto pulito, dei 47 anni ben portati e dei modi più o meno galanti di Enrico Letta, è bene conoscere alcune cose sul suo passato recente e remoto, per capire che cosa ci riserva il futuro.

Posizioni politiche ed economiche:

Appoggio incondizionato a Napolitano-Monti, suoi compagni nella loggia segreta (“mega-P2 globale”) Gruppo Bilderberg e nella loggia semi-segreta e super-esclusiva creata da Rockefeller: la Commissione Trilaterale;

Euro sì. Morire per Maastricht, titolo e sottotitolo del suo libro edito da Laterza ( http://www.ibs.it/code/9788842052487/letta-enrico/euro-si-morire.html); Letta dunque è un eurocrate di lunga data, peraltro poco lungimirante, non avendo avvertito i pericoli dell’area euro; curiosamente, il “giovane” eurocrate Letta ha “trascorso parte dell’infanzia a Strasburgo http://it.wikipedia.org/wiki/Strasburgo dove frequenta la scuola dell’obbligo http://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_dell%27obbligo” (dalla sua pagina di Wikipedia);

Pro austerity di Monti. Letta dice, il 9 ottobre 2012: “Noi abbiamo voluto per primi Monti, caricandoci anche responsabilità non nostre. Noi rivendichiamo la giustezza di quella scelta. La condivisione profonda di quanto è stato compiuto e la necessità di una continuità programmatica nel prossimo governo è sancita, peraltro, dalle conclusioni della Carta d’intenti, ribadite e votate dall’Assemblea di sabato all’unanimità” (http://www.liberoquotidiano.it/news/1094581/Nel-Pd-volano-stracci–Fassina-Monti-%C3%A8-da-rottamare–Letta-%C3%A8-in-contrasto-col-partito.html );

Chi critica l’austerity di Monti è cattivo. Per Letta, Fassina con le sue critiche a Monti, compagno di merende di Letta nel Bilderberg e nella Trilaterale, “ha passato il segno” ( http://www.liberoquotidiano.it/news/1094581/Nel-Pd-volano-stracci–Fassina-Monti-%C3%A8-da-rottamare–Letta-%C3%A8-in-contrasto-col-partito.html ); poco importa se oggi Letta si dichiara contrario all’austerity: ha già ampiamente dimostrato di essere ondivago e poco lungimirante.

La nomina di Mario Monti è stata “un miracolo” (v. sotto, sezione “Amicizie e parentele”, voce Monti);

Goldman Sachs è coraggiosa. “Goldman Sachs” “sembra avere più coraggio e lucidità di analisi” rispetto a “tanti rappresentanti dei poteri economici italiani che paiono timorosi nei confronti di una prospettiva di centrosinistra” ( http://www.asca.it/news-Pd__E_Letta__da_Goldman_Sachs_conferma_di_vocazione_europeista-1199195-POL.html ); NB: Mario Monti e lo zio Gianni Letta sono consiglieri per conto della Goldman Sachs. Goldman Sachs, la più grande banca d’affari statunitense (e del mondo), già nel 2007 è stata al centro di una inchiesta della Procura di Pescara per una frode al fisco per almeno 202 milioni di euro ( http://espresso.repubblica.it/dettaglio/banche-daffari-e-di-truffe/1629089; http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=5770&amp; , http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=5770&amp; ). Goldman Sachs è ritenuta corresponsabile della crisi greca ed è stata additata come responsabile del crollo della lira agli inizi degli anni ’90, “dapprima annunciandone la sopravvalutazione ed indicando nel livello di 1000 lire al marco il tasso di cambio che essa riteneva realistico, poi buttandosi a vendere lire per contribuire a ottenere quel risultato.” (http://www.movisol.org/draghi4.htm)

Privatizzazioni selvagge. Privatizzare tutto. Pro bono della Goldman Sachs. Letta annuncia: “È arrivato il momento di cominciare a parlare di privatizzazioni. Penso a Poste, Ferrovie, Eni, Enel, Finmeccanica e alle 20 mila aziende partecipate degli enti locali” (http://vocialvento.com/2011/07/12/i-repubblichini/ ); anche in questo senso le privatizzazioni di Letta saranno in continuità con i metodi del suo maestro Andreatta e del suo idolo Monti (consigliere per la Goldman), a favore di Goldman Sachs, in combutta con lo zio Gianni e quindi in pieno conflitto di interessi (http://affaritaliani.libero.it/economia/privatizzazioni-il-tesoro-sceglie-goldman-sachs-e-soc-generale-valutazione-quote.html ); in caso di uscita dell’Italia dall’euro, con la conseguente svalutazione, e tramite il suo funzionario Letta, Goldman Sachs potrà acquisire i gioielli nazionali a prezzo molto ribassato. Il sogno di privatizzare l’Enel e altri gioielli nazionali, in parte realizzato, era già di Andreatta ( http://www.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1993/03/13/Altro/PRIVATIZZAZIONI-ANDREATTA-2_184900.php).

Affidare a Goldman Sachs la valutazione delle partecipazioni statali ad aziende per vedersi ridurre poi drasticamente i bond italiani che aveva in portafoglio. Questo infatti è accaduto con il governo Monti: lui ha affiodato a GS le valutazioni su “Fintecna, Sace e Simest in vista della cessione alla Cdp” e GS ha ridotto del 92% i bond italiani che aveva in portafoglio,” portandoli da 2 miliardi di euro a una misera quota di 155,2 milioni di euro. In pratica, le collusioni di Monti con Goldman Sachs sono controproducenti da ogni punto di vista e anche in prospettiva futura, perché invia un fortissimo segnale di sfiducia agli investitori. Lo stesso, si deve presumere, avverrà con il prossimo governo Napolitano-Letta (http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-08-09/doccia-fredda-goldman-sachs-160710.shtml?uuid=Abtzo0LG ). Del resto appare chiaro a cosa potrebbero essere mirate quelle riduzioni di portafoglio: a una svalutazione di tutto il patrimonio industriale nazionale, che poi verrà acquistato dalla a prezzi di favore dalla stessa Goldman Sachs.

Smembrare l’ENI. “Terna e Snam Rete Gas scorporata da Eni”: smembrare l’ENI e quindi privatizzarla togliendoci il controllo sulle autentiche fonti di approvvigionamento del gas, utili alla NATO nell’ambito di una strategia di indebolimento della Gazprom e quindi della Federazione Russa, che collaborano strettamente con ENI (http://vocialvento.com/2011/07/12/i-repubblichini/ ); anche questa operazione sarà probabilmente un bel regalo a Goldman Sachs; lo smembramento e la privatizzazione dell’ENI seguirà il precedente dello smembramento e privatizzazione dell’IRI operata tramite l’intervento di Andreatta, il mentore di Letta. Tramite l’accordo con l’eurocrate Van Miert siglato nel 1993, Andreatta diede il via allo smantellamento dell’IRI, che dai tempi di Mattei era un complesso di aziende statali (regno per lo più di monopoli naturali) fra i più grandi al mondo, che ci era invidiato all’estero “perché era in grado di fare tutto, e moltiplicava ogni lira investita per sei-sette volte” (http://www.movisol.org/draghi4.htm ).

– Una delle poche iniziative promosse Letta diverse dal duetto austerity/privatizzazioni – ma patrocinata dai soliti Monti e da Goldman Sachs, evidentemente per i profitti che potrà trarne avendoli in gestione – è quella degli “euro project bond quale possibile pilastro della strategia di rilancio della crescita”, sostiene Letta. Però questa soluzione è controversa e di difficile applicazione. Contro gli Eurobond si è espresso anche Mario Draghi, secondo il quale non risolverebbero i problemi strutturali di fondo dei singoli paesi, oltre a introdurre problemi di natura giuridica dovuti alla necessità di modificare i trattati (http://www.libertiamo.it/2010/12/17/eurobond-il-dado-e-tratto/ ).

Principali appartenenze e affiliazioni:

Loggia segreta (“mega-P2 globale”) Gruppo Bilderberg, cui ha partecipato nel 2012; fra i pochissimi personaggi italiani che vi appartengono: Mario Monti, membro del suo consiglio direttivo;

Loggia semi-segreta e super-esclusiva Commissione Trilaterale, creata da Rockefeller; fra i pochissimi politici italiani che vi appartengono, oltre a Vittorio Grilli, i due compagni di Letta, Giorgio Napolitano e Mario Monti;

Loggia esclusiva “a porte chiuse” Aspen Institute, come recita il loro sito, «Il “metodo Aspen” privilegia il confronto ed il dibattito “a porte chiuse”.» Membri del suo comitato esecutivo italiano, guarda caso, sono, oltre a Enrico e Gianni Letta, Monti, Amato e vari altri; Napolitano non ha mancato di partecipare alle loro iniziative;

Goldman Sachs, la più grande banca d’affari del mondo (http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2012/9/22/26536-la-goldman-sachs-vota-per-il-pd/; vedi anche sotto, voce zio Gianni Letta);

– Dal 1990 collabora con “l’Arel, Agenzia per le Ricerche e le Legislazioni fondata da Nino Andreatta, il più ultraliberista tra i ministri e gli economisti democristiani,” ( http://www.contropiano.org/news-politica/item/16124). Dal 1993 è segretario generale dell’Arel. Andreatta nel 1993 dichiarava quella delle privatizzazioni un’“emergenza nazionale” (http://archiviostorico.corriere.it/1993/marzo/03/Andreatta_privatizzare_emergenza_nazionale_co_0_9303039062.shtml ); conosciamo bene le dichiarazioni di Letta a favore delle privatizzazioni: è probabile dunque che anche con Letta le privatizzazioni diverranno emergenza nazionale, a vantaggio (solo provvisorio) del bilancio e di Goldman Sachs.

– Fondatore del think tank bipartisan Vedrò, che vede fra i numerosi partecipanti l’amico di Monti Corrado Passera, Gianluca Comin, dell’Enel, ed Enrica Minozzi, dell’Eni, due aziende che Letta vuole smembrare e privatizzare (http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/04/24/perche-hanno-scelto-il-giovane-enrico/ ).

– PD. “Il Pd si candida ad essere il country party, il partito dell’Italia” (http://vocialvento.com/2011/07/12/i-repubblichini/ ).

Amicizie privilegiate e parentele:

Napolitano, membro, come Letta, della Trilateral Commission e dell’Aspen Institute, e amico degli amici. In fondo è lui che ha appena nominato Presidente del Consiglio il suo compagno di logge Letta. – Mario Monti, il Barone. Monti ha dunque come suo successore il suo compagno di logge ed estimatore Letta. Degno di nota è il cosiddetto “pizzino” di Letta a Monti – suo compagno di associazioni segrete ed esclusive quali il Bilderberg e la Trilateral Commission, e con interessi comuni in Goldman Sachs – un biglietto scambiato in Parlamento, la cui foto, assolutamente autentica, è stata pubblicata dal “Corriere della Sera” il 18 novembre 2011: «Mario, [si notino la confidenzialità e l’informalità, N.d.R.] quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall’esterno. Sia ufficialmente (Bersani mi chiede per es. di interagire sulla questione dei vice) sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono!» (http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2011/11/18/pop_monti-foglio.shtml ); In altre parole: Mario Monti ha ricevuto l’incarico il 16 novembre 2011; subito dopo l’incarico Letta, che lo chiama “Mario” (in amicizia) gli dà il suo appoggio, “sia ufficialmente”, sia “riservatamente” (parola sottolineata da Letta; leggasi: in segreto); poi grida al miracolo per l’incarico al suo amichetto Monti della Trilaterale/Bilderberg/Aspen. Curiosità: nella parte finale della lettera, Letta scrive di aver “tenuto” – contatti? – con Stefano Grassi]. Il riferimento non è facilmente decifrabile ma potrebbe essere a Stefano Grassi, consigliere di Mario Monti, che ha frequentato la stessa università di Letta, conseguendo anch’egli un dottorato di ricerca in diritto presso la Scuola Superiore S. Anna di Pisa e che condivide con Letta attività nell’ambito di istituzioni della Comunità Europea. Mesi fa era scoppiato un mini-scandalo perché Monti avrebbe chiesto il distaccamento di Grassi, in qualità di consigliere per le politiche comunitarie e per le riforme economiche pagato dalla Comunità Europea (con i nostri soldi), per farlo lavorare al suo fianco nella Lista Monti.

Beniamino Andreatta (1928-2007), il Guru delle Svendite. Economista democristiano ultraliberista, che già favorì la carriera universitaria del suo portaborse Prodi, è stato un vero mentore per Letta. Fra i suoi principali insegnamenti, la ricetta dello spezzatino. Lo spezzatino di colossi industriali nazionali, come l’IRI, che ora Letta vuole applicare a Finmeccanica, ENI eccetera. Andreatta “nel 1992 annunciò che per rientrare dal debito pubblico occorreva “ridurre il reddito delle famiglie italiane di almeno 5milioni di lire””. Andreatta, secondo alcune fonti, sarebbe stato presente sul panfilo Britannia il 2 giugno 1992 nella presunta trattativa segreta fra oligarchi angloamericani (dicesi anche: l’ubiquitaria Goldman Sachs) e membri della classe dirigente italiana per la privatizzazione e la svendita del patrimonio industriale italiano (http://www.movisol.org/draghi4.htm ). Esistono fonti che suggeriscono che Andreatta avesse come obiettivo la svendita integrale di tutte le quote statali di tutti i patrimoni pubblici. Andreatta, in qualità di neo-ministro degli esteri, accolse subito entusiasticamente la proposta britannica di mandare gli eserciti in Bosnia (http://www.movisol.org/draghi4.htm ).

Gianni Letta, lo Zio. Che il caso Letta sia un possibile caso di nepotismo (secondo varie possibili forme di favoritismo) è sotto gli occhi di tutti, ma in queste circostanze è il minore dei mali. Più problematiche sono le affiliazioni dello zio. Dal 18 giugno http://it.wikipedia.org/wiki/18_giugno 2007 http://it.wikipedia.org/wiki/2007 Gianni Letta è “membro dell’advisory board di Goldman Sachs International http://it.wikipedia.org/wiki/Goldman_Sachs con compiti di consulenza strategica per le opportunità di sviluppo degli affari, con focus particolare sull’Italia” (http://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Letta ). Si noti che un ruolo analogo è stato (è?) rivestito anche da Monti, il compagno di merende di Enrico Letta – che con lui frequenta il Bilderberg e la Trilaterale.

Pierluigi Bersani, l’amico che non vende più. Bersani, compagno di partito, e coautore di libri con Enrico Letta, nel 1992-1993, ha avuto un ruolo nelle vendite delle industrie di Stato e si è attirato critiche per certi versi simili a quelle che colpivano Andreatta, in merito all’abulia circa le svendite di gioielli industriali italiani. Nerio Nesi, su “Liberazione”, accusò l’allora ministro Bersani accomunandolo ai “bravi funzionari del Tesoro”, di cultura monetarista, capaci solo di “vendere e svendere”: “È possibile che il responsabile dell’Industria non abbia alcunché da dire sul futuro del secondo gruppo manifatturiero italiano? Faccia sentire la sua voce” (http://archiviostorico.corriere.it/1997/aprile/28/Caso_Fabiani_Andreatta_contro_Iri_co_0_9704287286.shtml ). Tuttavia, Bersani il 14 febbraio 2013, pur essendosi dichiarato possibilista su una futura vendita di Finmeccanica, ha anche negato recisamente questa possibilità nel breve periodo, definendola “pazzesca” e quindi assumendo una posizione diametralmente opposta a quella di Letta. Evidentemente questo è uno dei motivi che l’hanno reso persona non grata ai poteri superforti, e quindi a Napolitano che non gli ha concesso incarichi (http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE91D00920130214 ).

– In sintesi, come lo ha definito L. Pistelli, Enrico Letta è “l’Amato del 2000” perché “è dentro tutti i giochi” (. http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/04/24/perche-hanno-scelto-il-giovane-enrico/ ).

Conclusioni

Il problema non è tanto che Letta sarebbe il responsabile di un governo di larghe intese
. Per quanto molti lo ritengano scandaloso, un governo di larghe intese sarebbe pur sempre una situazione migliore di quella reale, perché un inciucio alla luce del sole sarà pur sempre inciucio, ma è meglio di un inciucio segreto; in altri tempi lo si sarebbe chiamato compromesso storico – non che si possano fare paragoni con quello degli anni Settanta, che peraltro vedeva protagonista una classe dirigente di caratura infinitamente superiore a questa. Questa classe che, probabilmente non sapendo quello che ha fatto, con la rielezione di Napolitano ha compiuto il peccato originale dei prossimi sette anni.
Davvero sono stati così ingenui da credere che votando Napolitano avrebbero avuto in cambio qualcosa? Proprio quel Napolitano che “lavorava da tempo” alla sua rielezione, come afferma il deputato del PD Sandro Gozi (http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/prodiani-allo-scoperto-contro-re-giorgio-lavorava-da-tempo-a-rielezione-54793.htm ).
Ben difficilmente i membri del PD e del PDL otterranno qualcosa, né per sé né per il Paese. Infatti:

un vero governo di larghe intese probabilmente non ci sarà, eccettuate le intese su questioni secondarie e sul salvataggio di qualche gruppetto di politici da guai giudiziari. Saranno grandi intese di facciata. Le vere intese, quelle sulle questioni fondamentali, saranno prerogativa dei soli compagni di merende di Letta Junior: Letta Senior, Monti, Napolitano, la direzione della Goldman Sachs e della Trilateral Commission e gli altri poteri superforti dietro a questo gruppo.

– Letta è il rappresentante di un Governo Monti 2, per l’austerity, per le privatizzazioni, per lo smembramento e la svendita dei gioielli nazionali, come nel ’92-’94.

– Letta, fino a prova contraria, è Monti Junior, e potrà presto trasformarsi in Andreatta Junior. Questo è espresso per l’ennesima volta a chiare lettere dallo stesso Letta:
“È chiaro – a chi è dotato di buon senso e responsabilità – che qualunque primo ministro si candidi a succedere a Monti dovrà farlo in continuità con Monti stesso.” (9 ottobre 2012, sito di Enrico Letta). Tutto ciò rende assolutamente non credibili i tranquillizzanti proclami dell’ultima ora di Letta contro l’austerità, diffusi anche dal “Financial Times”.

Dunque, Letta, fino a prova contraria, deve essere considerato un nemico del patrimonio pubblico italiano. In altri termini, un nemico della Repubblica.

Andrea Aliprandi
Fonte: http://www.comedonchisciotte.org
26.04.2013

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Annuncio della morte di Beniamino andreatta nel 2007

L’economista era stato professore di Prodi e più volte ministro
Era entrato in coma nel dicembre 1999 durante un dibattito parlamentare

E’ morto Beniamino Andreatta dopo oltre sette anni di coma

<B>E' morto Beniamino Andreatta<br>dopo oltre sette anni di coma</B>Beniamino Andreatta con Giorgio Napolitano

BOLOGNA – Dopo oltre sette anni di coma è morto oggi a Bologna Beniamino Andreatta. Economista, più volte ministro, esponente di primissimo piano della Democrazia Cristiana, tra i fondatori prima del Partito Popolare e poi dell’Ulivo, era da tempo ricoverato nel reparto di rianimazione dell’Ospedale Sant’Orsola dopo che un malore lo aveva colpito il 15 dicembre 1999 nel suo banco della Camera dei deputati, durante le votazioni della Finanziaria.

Beniamino Andreatta era nato a Trento, l’11 agosto 1928. Dopo essersi laureato in giurisprudenza all’Università di Padova nel 1950, aveva studiato economia alla Cattolica di Milano e a Cambridge, ed era poi diventato docente universitario. Nel corso della sua attività accademica ha insegnato alla Cattolica di Milano e nelle università di Urbino, Trento e Bologna. Tra i suoi allievi, l’attuale premier Romano Prodi che fu anche suo assistente a partire dal 1963.

L’impegno politico di Andreatta risale agli anni Settanta, quando fu consigliere finanziario del governo presieduto da Aldo Moro. Nel 1976 fu eletto in Parlamento nelle liste della Democrazia cristiana. Da allora è stato sempre rieletto, prima alla Camera, poi al Senato, fino alle politiche del 1994.

Ha ricoperto numerosi incarichi ministeriali di rilievo: fu ministro del Bilancio nel governo di Francesco Cossiga (1979-1980) e ministro del Tesoro dal 1980 al 1982 con Arnaldo Forlani e Giovanni Spadolini. Nel governo Spadolini fu protagonista di quella che passò alla storia come la ‘lite delle comari’: uno scontro con il ministro socialista delle Finanze Formica che fece cadere il governo.

Richiamato ancora al Bilancio nel primo governo di Giuliano Amato, è stato ministro degli Esteri nel governo di Carlo Azeglio Ciampi dal 1993 al 1994. Il suo ultimo incarico ministeriale è stato alla Difesa, nel primo governo presieduto da Romano Prodi, nel 1996.
Andreatta è stato anche europarlamentare e vice presidente del Partito Popolare Europeo dal 1984 al 1987.

Il 15 dicembre 1999, nel corso di una seduta parlamentare sulla Finanziaria, ebbe un grave malore e finì in coma profondo come conseguenza di un’ischemia cerebrale. Da allora è vissuto in stato vegetativo, tenuto in vita dalle apparecchiature mediche.

(26 marzo 2007)

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Privatizzare sì ma non come nel ’92

Quella crociera sul Britannia prima del “governo tecnico”

7 Novembre 2011

Il 2 giugno del 1992 il direttore del Tesoro, Mario Draghi, sale sulla passerella del Royal Yacht “Britannia”, il panfilo della Regina Elisabetta ormeggiato nel porto di Civitavecchia. Draghi ha con sé l’invito ricevuto dai British Invisibles, che non sono i protagonisti di un romanzo complottista bensì i rappresentanti di un influente gruppo di pressione della City londinese, “invisibles” nel senso che si occupano di transazioni che non riguardano merci ma servizi finanziari.

I Warburg, i Barings, i Barclays, ma anche i rappresentanti di Goldman Sachs, finanzieri e banchieri del capitalismo che funziona, o funzionava, sono venuti a spiegare a un gruppo di imprenditori e boiardi di Stato italiani come fare le privatizzazioni.

Per il nostro Paese ci sono il già citato Draghi, il presidente di Bankitalia Ciampi, Beniamino Andreatta, Mario Baldassarri, i vertici di Iri, Eni, Ina, Comit, delle grandi partecipate che di lì a poco sarebbero state “svendute”, così si dice, senza grande acume proprio da coloro che nell’ultimo scorcio della Prima Repubblica le avevano trasformate nei “gioielli di famiglia”. Allora come oggi l’Europa tuonava contro l’Italia incapace di far fronte al debito pubblico, gli imponeva regole draconiane per entrare nell’euro, gli speculatori s’interessavano al nostro Paese, ed una classe politica in fase calante stava per essere travolta dal sol della magistratura.

Per gli invitati saliti sul Britannia fu un bagno di realismo: il capitalismo transnazionale, la tecno-finanza, i corsari della “deregulation” gettavano nel grande gioco la nostra piccola economia chiusa in se stessa, che durante la Guerra Fredda era prosperata all’ombra di Mamma Stato in modo neanche troppo miserabile viste le imprese di Mattei. Dopo aver assistito alle esercitazioni militari di una fregata inglese, con tanto di lancio di paracadutisti, Mario Draghi tenne una breve relazione sottocoperta spiegando agli astanti onori ed oneri delle privatizzazioni, con un certo malcelato scetticismo – lui che di quella elite sovrastatuale è sempre stato l’alfiere – sulle reali capacità dell’Italia di svecchiare il suo sistema industriale.

Probabilmente Draghi aveva già intuito che la cura sarebbe stata peggiore del male, che privatizzare senza un chiaro quadro di cosa significasse la parola liberalizzazione nella patria del consociativismo avrebbe provocato conseguenze drammatiche sui nostri conti pubblici, con le riserve della Banca d’Italia prosciugate e il prelievo forzoso nei conti correnti degli italiani ordinato di lì a qualche mese dal governo Amato.

Quello sul Britannia fu un incontro relativamente breve, una gita fino all’Argentario con chef d’altobordo, gamberetti e costolette d’agnello, come racconta uno dei giornalisti del Corriere invitato al seminario. Gli “Invisibles” strinsero relazioni e offrirono delle testimonianze sulla rivoluzione liberista operata da Reagan e dalla Thatcher nel mondo anglosassone, trasferita successivamente nel nostro Paese con il “miracolo economico” alla Telecom. Lo stato in cui oggi versano Poste Ferrovie e Autostrade fa capire che razza padrina abbia prosperato in Italia sulle ceneri del vecchio capitalismo familiare e ministeriale. Così, quando sentite parlare di governi tecnici o delle larghe intese non fidatevi, non si tratta di Ragion di Stato. C’è puzza di bruciato. La democrazia italiana sotto tutela.

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Aggiungerei un dettaglio non secondario: poco dopo la crociera (che se ben ricordo si spinse oltre l’Argentario, cioè fino a Palermo) la lira svalutò perdendo il 25% del suo valore. In questo modo le privatizzazioni risultarono ancora più vantaggiose per gli investitori esteri. Sugli altri dettagli dell’operazione… meglio tacere.

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O si stà dalla parte della repubblica Italiana o si sta dalla parte della finanza internazionale. Sovranità monetaria e reddito di cittadinanza sono l’unica soluzione alla inesistente crisi economica.

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ricordo che sul britannia c’era anche tremonti, e non come privato cittadino incuriosito, come affermano, con sprezzo del ridicolo, i suoi acritici laudatores, ma come consigliori del ministro delle finanze.

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Dittatura della Rete ha sostituito quella del proletariato

La sinistra è passata dalla dittatura del proletariato a quella dei follower. Dalla definizione di coloro che seguono un qualsiasi leader su Twitter, la nuova piazza urlante della politica italiana. E la novità non è affatto positiva.
Abbiamo sostituito la «gente», il «popolo», le «piazze» con Twitter. La cosa, significativa dal punto di vista del costume, sarebbe comunque irrilevante se tutto filasse per il verso giusto. Il leader si apre un account (un profilo) sulla bacheca elettronica. Scrive le sue frasette da massimo 140 caratteri. E un gruppo di persone più o meno interessate lo segue, gli scrive, lo incalza. Ma qua si è ribaltato tutto. Come ha dimostrato lo psicodramma del Pd per l’elezione del presidente della Repubblica, i leader sono diventati follower e i follower sono diventati leader. Un ribaltamento completo dei ruoli. Che ha la sgradevole conseguenza di autoalimentarsi. Più i seguaci (chiamiamoli così all’italiana) diventano dominus della politica, più i leader diventano marionette in balia dell’onda del momento. C’è una pericolosa, pericolosissima tendenza (si chiama così anche nella rete) a formare un’equazione: pensiero dei follower, urla della rete uguale democrazia. Dobbiamo cambiare tutti pusher: inteso come spacciatore di sostanze psicotrope. La rete, Twitter, non ha nulla a che vedere con la democrazia e non ne è neanche una sua pallida approssimazione. Ciò non vuol dire che essa non sia importante, che non si debba ascoltare, farsene dominare però è da fuori di testa. «Ma avete visto cosa scrivono su Twitter?» diceva un parlamentare di peso nei giorni scorsi in occasione del tentativo Marini. Sono forse suoi iscritti, o elettori? No, solo follower che sono lì, in alcuni casi, proprio per condizionarlo senza pagare alcun prezzo di iscrizione al club. Non sono uomini in carne e ossa: sono Avatar di un mondo perfetto in cui non esiste un second best, ma solo l’ottimo. Alcune volte sono perfetti idioti che spiegano a Bersani come Marini sia un vecchio arnese della politica, mentre Prodi o Rodotà siano due volti nuovi. Non è importante la ragionevolezza del loro pensiero, ma i retwitt (rilanci) che ottengono; l’onda sulla rete che trasfigura un leader debole in un vinto follower.
Ci stiamo facendo condizionare (il discorso vale per tutti) dall’umore mutevole e immediato che si riscontra sui social network. È come se la politica degli anni ’70 si fosse fatta dettare la linea solo (una parte per la verità lo ha fatto) dai Boia chi molla o dai Kossiga scritti sui muri. Con il piccolo particolare che i graffiti elettronici avvengono in tempo reale. Non sono punibili (grazie al cielo, anche se la libertà d’insulto non si capisce perché sia lecita se intermediata da un pc) e danno l’impressione di essere numerosi. I numerosi gradassi dei social network sono simili a quegli automobilisti incazzosi che vi insultano da lontano. Sono tutti leoni quando sono protetti e chiusi al calduccio dell’involucro di metallo e vetro: un tempo facevano gestacci, oggi urlano e insultano. E anche la rete dà quella tiepida e vigliacca sensazione di poter insultare liberamente un terzo con la certezza di non guardarlo mai dritto negli occhi, senza alcuna possibilità di replica. Con il pensierino irresistibile per il quale la rete è democratica, disinteressata, numerosa, giusta e sempre libera.
Ma fateci il piacere. Se ci fosse stato Twitter la Thatcher sarebbe stata sommersa di pernacchie. Così come la Signora di ferro se ne sarebbe bellamente infischiata. I nostri leader che diventano follower sono l’incubo di una democrazia. È il grande fratello degli eterodiretti.
ps In italia ci sono 20 milioni di cittadini che non hanno una connessione internet e ce ne sono 29 milioni che si collegano una volta al mese. In Italia ci sono 4 milioni di utenti twitter (comprese duplicazioni e falsi). Il 96 per cento delle famiglie italiane dispone di una Tv, il 92 per cento un cellulare, il 67 per cento un decoder, un 63 per cento un dvd e solo il 58 per cento un computer.

http://blog.ilgiornale.it/porro/2013/04/21/la-dittatura-della-rete-ha-sostituito-quella-del-proletariato/

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Come funziona la democrazia

La reazione del PD e del suo elettorato agli accordi del governo Letta merita una accurata riflessione perchè ci svelano meccanismi segreti e perversi del funzionamento della democrazia. Le decisioni che vengono assunte potrebbero essere diametralmente opposte a quelle che vengono suggerite dalla logica dal comportamento che il Partito ha tenuto dalla sua storia dai suoi interessi. Un partito che ha fatto del rifiuto morale del berlusconismo una delle ragioni della propria politica può accettare l’alleanza con Berlusconi senza subire una grossa crisi di rigetto?

Ebbene, le cose non sono così semplici e lineari. Non è detto che la reazione del Partito debba essere di rigetto dell’accordo. Anzi, possiamo dire che sarà certamente di condivisione.

Cominciamo dai piani alti del palazzo. Delineata la possibilità di costituire un governo per la fortissima pressione esercitata dal Capo dello Stato i gruppi dirigenti alti costituiti da quanti potrebbero essere chiamati a far parte della compagine di governo cominciano subito a posizionarsi nella maniera più acconcia per fare dimenticare al più presto l’opposizione fatta e darsi un atteggiamento di disponibilità che, con il passare del giorno e l’avanzare della trattativa, diventa sempre più aperto e convinto.
Quando la proposta di governo arriva ai gruppi parlamentari deputati e senatori
si guardano bene dal sollevare obiezioni o di fare opposizione aperta. Ognuno di loro sa che è pesante restare tagliati fuori dall’area di governo e che non possono rischiare di cedere ad altri la possibilità di diventare sottosegretari o comunque di fruire dei benefici della stanza dei bottoni. Un deputato di opposizione conta pochissimo, non ha i benefici che il governo concede a chi vi partecipa.
A questo proposito bisogna dire che non esiste più da anni rapporti tra collegio elettorale e deputato. I deputati non vengono eletti ma nominati dalla segreteria del partito e proposti in un dato collegio. Quindi il deputato o il senatore deve avere occhio a ciò che gli chiede la segreteria del Partito. E’ molto difficile che possa fare cosa diversa dai desiderata di questa.
Quando la scelta del governo magari già fatta e consumata arriva alle riunioni degli organi collegiali del Partito questi si comportano quasi sempre nel senso voluto dai vertici. Le questioni di contenuto delle intese raggiunte con il giù aborrito nemico diventato secondarie ad altre quali per esempio gli assetti di potere nel partito e nel territorio.
In quanto all’elettorato bisogna dire che questo non conta quasi niente. Allo elettorato viene spiegato che non si poteva fare diversamente di quello che si è fatto per il bene dell’Italia. Nel caso che fosse troppo riluttante o incazzato o in rivolta si ricorre ad altri mezzi. Tutti hanno imparato che si governa con il consenso o con il timore. Se il consenso non c’è si fa leva sul timore. Si prospettano le cose terribili che avverrebbero se il partito lasciasse il potere agli altri e si limitasse a fare opposizione.
Ecco perchè avremo il governo Letta ed al massimo qualche mal di pancia nel Partito. Se i mal di pancia diventassero fastidiosi per il pubblico qualcuno come Renzi farà sapere che chi non è della partita sarà fatto fuori. La regola mafiosa del clan sarà evocata e basterà questa per scoraggiare le anime dubbiose.
Gli interessi del personale politico degli addetti ai lavori diventano determinanti e sovrastano quelli dell’elettorato. Il contenuto della democrazia non è l’interesse dello elettorato ma quello degli operatori della filiera della politica. Non c’è altro.

Ragione per la quale quello che fino a ieri sembrava impossibile e assurdo l’ intesa di governo tra i democratici e i berlusconiani diventa realtà. Una realtà che sarà imposta a tutti…

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Letta-me, il criminale che porterà l’italia verso il NWO

Rieleggere Napolitano al Colle e puntare decisi a legittimare con una riforma costituzionale il presidenzialismo di fatto, svuotando di poteri e dignità il Parlamento in favore della Commissione Europea, della Bce e del Quirinale, serve a inasprire la crisi. Confermata la linea pseudo-neoliberista e fiscalista, gli uomini del Bilderberg, del Fmi e dell’Unione Europea sono i primi a congratularsi, annota Marco Della Luna. E Napolitano, col plauso di quasi tutti (inclusoBerlusconi) incarica di formare il governissimo “senza alternative” nientemeno che Enrico Letta, che «come economista e come politico è assolutamente improponibile per il ruolo di premier, dato ciò che ha fatto, ciò che è stato e ciò che è tuttora». Anche se, forse, «si capisce perché è stato scelto», e per fare cosa: completare l’economicidio italiano. Impossibile sperare in un miracolo. Più probabile che, invece, la protesta per il disastro economico venga sigillata da una inaudita repressione, affidata alla nuova super-polizia europea.

Cresciuto alla scuola economica di Andreatta, primo grande privatizzatore del patrimonio pubblico italiano e «autore di quella riforma monetaria che gettò il nostro debito pubblico nelle grinfie della vorace speculazione internazionale, facendolo raddoppiare in rapporto al Pil nel giro di pochi anni», Enrico Letta è stato “allevato” anche da Romano Prodi, «autore con Draghi della deregulation bancaria del 1999, che ha consentito alle banche di giocare nella bisca dei mercati speculativi coi soldi dei risparmiatori». Di Prodi, il giovane Letta fu anche sottosegretario alla presidenza del Consiglio, e attualmente è membro di organismi di area Rockefeller come l’Aspen Institute e la Trilateral Commission, nonché frequentatore del Bilderberg, «ossia dei fari illuminanti della finanziarizzazione e della globalizzazione dell’economia e del mondo intero», spacciata per “liberalizzazione”, quando invece non è altro che «la fiscalizzazione dei danni da frode».

Già membro della commissione per l’introduzione dell’euro varata nel ’94, «coerentemente con questa linea di ingegneria finanziaria e sociale», nel ‘97 Enrico Letta ha persino scritto un libro intitolato “Euro sì. Morire per Maastricht”, edito da Laterza, in cui afferma che “vale la pena di morire” per l’euro e per Maastricht, e che non c’è paese che, come l’Italia, abbia tanto da guadagnare dall’adesione alla moneta unica, vero paradiso in terra per gli imprenditori nostrani. «Quindi Letta, come economista e come partecipe delle istituzioni di ambito monetario, o non capiva dove si stava andando – e allora è un pessimo economista – oppure voleva che le cose andassero così – e allora era ed è in palese conflitto di interessi con l’intera nazione», protesta Della Luna. In realtà, «non solo non aveva avvertito verso che cosa si andava con Maastricht, col blocco dei cambi, coi vincoli di bilancio e con la deregulation bancaria» ma, lungi dal lanciare l’allarme, «ha sempre spinto in quella direzione e ha professato un’obbedienza rigida, fino alla morte, verso quelle illuminate riforme», che pare abbia addirittura contribuito a pianificare.

Siamo seri, aggiunge Della Luna: come si fa a non sapere che, se si blocca l’aggiustamento dei cambi tra alcuni paesi imponendo una moneta unica e li si priva degli strumenti monetari macroeconomici (regolazione del money supply, fissazione dei tassi), inevitabilmente si generano squilibri della bilancia dei pagamenti che crescono fino a determinare lo svuotamento di capitali, industrie e lavoratori qualificati a danno dei paesi meno competitivi? Così si avvantaggiano solo i più forti, e si aumenta irreversibilmente – anziché annullarlo – il divario tra gli uni e gli altri. «A meno che non si costituisca e si faccia funzionare un governo federale, con un bilancio federale che provveda alla redistribuzione dei surplus». E come fa, Letta, a “non sapere” che non può funzionare un sistema basato sulla Bce, che non può finanziare direttamente gli Stati ma solo proteggere il potere d’acquisto della sua moneta? «Non è credibile che l’enfant prodige Enrico non sapesse queste cose e neppure leggesse quegli economisti normalmente dotati e normalmente liberi che lo preannunciavano: perciò, quando scriveva “Morire per Maastricht”, non poteva non avere in mente questo esito infausto particolarmente per l’Italia».

Quindi diffidenza radicale verso il premier incaricato: da “bocciare” «non solo come economista, ma anche come statista, come cristiano, come uomo di sinistra. Come uomo tout court». Ultimo frutto avvelenato del Parlamento dei “nominati”: «La partitocrazia poteva salvarsi solo garantendo gli interessi dei poteri forti internazionali sull’Italia», sostiene Della Luna: già nel 2006, Napolitano aveva apposto la sua firma accanto a quella del premier Prodi, sulla riforma dello Statuto della Banca d’Italia, «riforma reclamata da Draghi per legittimare la piena proprietà privata della stessa Banca d’Italia», che poi infatti «si è mossa o non mossa come abbiamo visto nel caso Mps». Siamo di fronte alla «avanzata privatizzazione di un potere pubblico sovrano, quello monetario». E arriviamo al fatidico novembre 2011. Sempre Napolitano, «su richiesta della Merkel e di altri», ha sostituito Berlusconi con Monti, sostenendo poi in modo vigoroso tutta la micidiale politica finanziaria ed economica dell’uomo della Goldman Sachs, «pur vedendo i disastri» inferti al paese dalla stretta “obbedienza” ai diktat della Germania.

Poco dopo aver concesso la grazie all’agente Cia Joseph Romano, già condannato per il rapimento illegale sul suolo italiano del mullah Abu Omar, ferocemente torturato in Egitto nonostante fosse estraneo al terrorismo islamico, Napolitano proietta ora verso Palazzo Chigi un uomo come Letta, “allievo” di eurocrati protagonisti delle riforme più perniciose per il paese. Padrini occulti di Letta, i potentati supremi dell’élite mondiale: «Tutti organismi di segno neoliberista, legati alla grande finanza apolide e propugnatori dei progetti “illuminati” della migliore cultura massonica». Molti, aggiunge Della Luna, sentivano il bisogno di un presidente della Repubblica che facesse gli interessi del popolo rispetto a quelli del capitalismo privato, e dell’Italia rispetto a quella degli stranieri, ma «sono stati frustrati». E ora a Napolitano si chiede di farsi garante dei rottami della partitocrazia e, al tempo stesso, di assicurare «l’obbedienza dell’Italia alle potenze dominanti e a una politica economico-finanziaria suicida, che avvantaggia il capitalismo bancario straniero a danno degli italiani».

E’ proprio a questa richiesta, sostiene Della Luna, che si deve il suo successo e la sua rielezione. La cattiva notizia è che tutto questo – al di là della volontà dello stesso Napolitano – deriva ineluttabilmente «dai vincoli gravanti sull’Italia nel contesto e nella gerarchia internazionale». Non è improbabile, aggiunge l’analista, che «Napolitano per primo deplori ciò che è costretto a fare», e che al tempo stesso «stia cercando di limitare le sofferenze degli italiani, nel corso di un processo che non ha avviato e che non può arrestare». La situazione intanto volge al peggio, l’economia italiana sta crollando e la nomenklatura mummificata dei partiti ha tempo «un anno e mezzo al massimo» per tentare di rilegittimarsi attraverso un rilancio dell’economia e dell’efficienza del sistema paese. Viceversa, potrebbe «allestire un apparato autocratico di repressione e di intimidazione poliziesche con cui domare l’inevitabile rabbia di popolo, chepotrebbe sfociare nella prima rivoluzione italiana», ovvero «la prima azione collettiva unificante e fondatrice di una unità nazionale italiana» vera e propria.

Qualcuno pensa davvero che, fra altri sei mesi di peggioramento economico, si potrà governare gli italiani con le buone? «In Italia – ricorda Della Luna – la ragion di Stato è ricorsa alle stragi terroristiche per delegittimare il dissenso radicale su temi socio-economici in altri periodi critici». Premessa: «Vorrei poter pensare che un governissimo di scopo, o un governo di unità e salvezza nazionali, possa rilanciare l’Italia, forte della straordinaria ampiezza della sua maggioranza; e non posso escludere, onestamente, che sia questo il disegno anche di Napolitano, oltre che dei capi di Pd, Pdl e “Scelta Civica”». Ma si tratta, purtroppo, di una pia illusione, perché «la continuazione sulla linea del rigore suicida è stata confermata, il programma dei partiti in campo e quello dei “dieci saggi” è risibile in rapporto ai problemi economici, e del resto gli strumenti per una diversa politica finanziaria mancano, essendo stata ceduta la sovranità non solo monetaria, ma anche fiscale e finanziaria, ed essendo stato eretto a norma costituzionale il dogma monetarista».

A questi partiti manca la necessaria competenza tecnico-economica: i loro uomini non provengono certo da una scuola virtuosa. Piuttosto, sono ferratissimi in materie come la spartizione delle poltrone, di cui un governissimo è l’habitat ideale. Abbondano, invece, gli strumenti operativi per il Piano-B, quello della repressione: messi a disposizione dal Mes, il Fondo salva-Stati, nonché dal Trattato di Lisbona. Si profila un ruolo inedito per l’Eurogendfor, il corpo di polizia militare polivalente. E’ una milizia europea anti-rivolte, approvata da tutto il Parlamento italiano il 9 marzo 2010 nel silenzio totale dei media. Di stanza in Italia, Eurogendfor è composta esclusivamente di corpi militari e non civili, è sottratta alla normale responsabilità e giurisdizione, e per ora può agire senza limitazioni, utilizzando anche armamenti sub-letali come i gas tossici e le armi elettromagnetiche e acustiche. «E’ sostanzialmente un corpo di polizia quasi-militare straniero che il Cimin, comitato dei ministri degli interni europei, farà invitare dai governi sul cui territorio vi siano tensioni sociali, specialmente dovute a proteste popolari contro le misure economiche e fiscali imposte a tutela della grande finanza, come già avvenuto in Grecia». Non è un esercito comune e paritario dei popoli europei, creato per difendersi da possibili attacchi esterni: «E’ l’esercito dei banchieri e dei paesi creditori, creato per tener sottomessi i popoli debitori, farli pagare e prendergli i risparmi e i redditi», dice Della Luna.

«Immaginatevi reparti di polizia militarizzata formati di tedeschi mandati contro una sommossa popolare di italiani disperati e rovinati dalle politiche finanziarie fatte in obbedienza a Berlino e nel suo interesse». Militari tedeschi, che già «vedono gli italiani come gente con poca voglia di lavorare», gente che «minaccia il loro benessere e la loro egemonia». Soldati tedeschi che sanno benissimo che, «per ciò che faranno, non saranno soggetti a giudici italiani», consapevoli che il governo italiano dipende da quello di Berlino per poter continuare a sostenere il suo debito pubblico. «Quanti scrupoli avranno, a tirare il grilletto?». Quelli che hanno firmato l’adesione-sottomissione dell’Italia all’Eurogendfor, continua Della Luna, sono gli stessi che poi vanno solennemente a commemorare le vittime di Marzabotto, di Sant’Anna di Stazzema e delle Fosse Ardeatine. Da “Morire per Maastricht” a “Uccidere per Maastricht”? «L’Italia neorepubblichina fa leggi per legittimare chi la dovrà occupare». Conclude amaramente Della Luna: «I miei lettori sanno che io raccomando l’emigrazione e sono convinto che gli italiani siano incapaci di una ribellione politica – e proprio per questo i politici italiani possono permettersi di fare ciò che fanno. Con i francesi, gli inglesi o gli americani, non si azzarderebbero».

Fonte: libreidee.org

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NATO E BCE, CON TANTI SALUTI ALL’ITALIA (E MINACCE A GRILLO)

FONTE: LIBREIDEE:ORG

Dall’ultra-atlantista Emma Bonino, pronta a tutte le più sanguinose guerre decise da Washington, all’ultra-europeista Fabrizio Saccomanni, direttore di Bankitalia con esperienze sia alla Bce che al Fmi, dopo gli studi alla Bocconi e alla Princeton University. Due ministri-chiave, esteri ed economia, già delimitano in modo inequivocabile il perimetro del secondo “governo Napolitano”, con Letta premier e Alfano vice, più altri mestieranti della nomenklatura: Gaetano Quagliariello alle riforme, probabilmente per una legge elettorale anti-Grillo e un presidenzialismo all’italiana, Maurizio Lupi a infrastrutture e trasporti (leggasi: Tav Torino-Lione), nonché il redivivo Dario Franceschini (rapporti col Parlamento) e i “presentabili” Nuzia De Girolamo (agricoltura), Beatrice Lorenzin (sanità) e l’ex sindaco padovano Flavio Zanonato (sviluppo).

Ministri-vetrina: la campionessa Josefa Idem (sport), il direttore della Treccani, Massimo Bray (cultura), il presidente dell’Istat Enrico Giovannini (altro“saggio”, ora incaricato di gestire lavoro e welfare) e la italo-congolese Cécile Kyenge, medico e primo ministro di colore nella storia italiana, delegata all’integrazione.

«A due mesi esatti dalle elezioni di febbraio – annota Marco Cedolin – sembra essere nato il nuovo governo destinato ad accompagnare gli italiani Giorgio Napolitanosul fondo del baratro: già ad una prima occhiata, non si fatica a rendersi conto che il neonato governo Letta rappresenta per molti versi qualcosa d’inedito rispetto a quelli che lo hanno preceduto, pur muovendosi nel solco del “pilota automatico” voluto da Mario Draghi», nonostante la riconferma di ministri montiani come Enzo Moavero (affari europei) e Anna Maria Cancellieri (interni). Spiccano le donne e l’età media più giovane rispetto alle tecno-mummie che hanno traumatizzato il paese durante l’incubo del primo “governo Napolitano”, affidato a Mario Monti dopo il diktat Bce firmato da Draghi e Trichet: tagliare la spesa pubblica per “rilanciare la crescita”, secondo la delirante ideologia neoliberista che domina Bruxelles. Ideologia “criminale”, secondo gli economisti democratici, nonché disastrosa: basta osservare il “genocidio economico” che la peste delle “riforme strutturali” sta infliggendo alla Grecia, alla Spagna, all’Irlanda e anche al Portogallo, dove però la Corte Costituzionale ha osato proclamare illegale il Fiscal Compact, visto che il dispositivo europeo nato dal Trattato di Lisbona calpesta i diritti costituzionali umiliando lo Stato, costretto – col pareggio di bilancio – ad abbandonare i suoi cittadini al loro destino.

Dopo il boom elettorale di Grillo, in tutta Europa si era diffusa un’ondata di forte aspettativa in vista delle elezioni europee del 2014. La stessa euforia democratica che aveva pervaso l’Italia dopo gli storici referendum del giugno 2011 sui beni comuni, subito ibernati dall’euro-esecutivo Monti-Napolitano. Pd e Pdl ancora più che mai alleati, dunque, e questa volta attenti – grazie alla regia di Enrico Letta (uomo della Trilaterale, del Bilderberg e dell’Aspen Institute) – a dare l’impressione del cambiamento: dal sindaco reggiano Graziano Delrio (affari regionali) al sociologo Carlo Triglia (coesione territoriale), dall’ex rettore della Scuola Sant’Anna di Pisa, Maria Chiara Carrozza (istruzione) a Giampiero D’Alia (semplificazione) e Andrea Orlando (ambiente). Fuori dalla porta sono rimasti alcuni dei nomi più temuti dagli italiani: da Amato a D’Alema, da Brunetta alla Gelmini. Consonanze storiche: anche Craxi, Andreotti e Forlani furono travolti dal crollo della Prima Repubblica, mentre i “capitani coraggiosi” della Seconda – Prodi, Ciampi, Dini, Visco, Bassanini, Padoa Schioppa e lo stesso Letta – prenotavano per l’Italia, a Maastricht, l’euro-futuro presente, quello che sta Napolitano e Lettaletteralmente devastando il nostro paese, tuttora membro del G8 e non dell’Unione Africana.

“Vogliamoci bene e lavoriamo tutti insieme per costruire l’Italia del futuro”, sembra il leit motiv veicolato dal circo mediatico vestito a festa per l’occasione: «E probabilmente, come sempre accade, gli italiani abboccheranno all’amo, felici del fatto che finalmente esiste un nuovo governo, preposto a risolvere i loro problemi. Per poi risvegliarsi regolarmente di fronte alla prima legnata fiscale, alle raffiche di licenziamenti e agli ufficiali giudiziari mandati da Equitalia», scrive Cedolin su “Il Corrosivo”. «Forti dei numeri derivanti dal consenso ottenuto proprio grazie all’antagonismo, Berlusconi, il Pd e Monti si uniscono tutti in un abbraccio fraterno, giurandosi amore eterno, nel nome di “più Europa” e “più euro” e nel segno del cambiamento. Non chiamatelo inciucio, si tratta di vero amore, di quelli destinati a durare a lungo, per tutto quello che conta c’è sempre il pilota automatico e non occorre pensarci più». Tutto questo, commenta Beppe Grillo, dopo che oltre 8 milioni di italiani avevano chiesto di voltare pagina. Svolta mancata, l’elezione al Quirinale di Stefano Rodotà, «un presidente della Repubblica indipendente e incorruttibile»: scelta che conteneva l’offerta di un governo col Pd, partito che invece ha preferito il suo “miglior nemico” di sempre, Berlusconi.

E dire che, mentre i parlamentari Pd-Pdl affondavano prima Marini, poi Prodi e infine Rodotà, fuori dal palazzo «la folla ruggiva, aveva circondato il Parlamento sui quattro lati, stava per sfondare», ricorda Grillo. «Erano cittadini che si sentivano impotenti, esclusi da qualsiasi rappresentanza, da ogni decisione. Persone che vivono sulla loro pelle e su quella dei loro familiari una crisi economica senza precedenti nella storia repubblicana». Esclusi come lo sono (dai giochi) anche i neoeletti deputati e senatori “5 Stelle”, «considerati intrusi, cani in chiesa, terzi incomodi, disprezzati come dei poveri coglioni di passaggio, né più né meno dei 350.000 italiani che firmarono per la legge popolare “Parlamento Pulito”», mai discussa in aula – dal 2007 – e ora decaduta. Giovani deputati e senatori ora anche nel mirino: «Le mail private di molti parlamentari del M5S sono state trafugate, foto, filmati, corrispondenze», accusa Grillo. «In un altro paese sarebbe il primo titolo per giorni: se fosse successo al Pdl, a Cicchitto, Ghedini o Brunetta, i giornali e i telegiornali avrebbero gridato all’attentato alla sicurezza nazionale. Per il M5S solo scherno o silenzio. Anche il silenzio del Giulia Sartipresidente della Repubblica, del quale sono stati distrutti nei giorni scorsi i nastri delle conversazioni con Mancino».

Ha perfettamente ragione, Grillo, a denunciare il silenzio di partiti e istituzioni rispetto alle gravissime intrusioni informatiche nella vita privata dei parlamentari “Cinquestelle”, protesta Pino Cabras su “Megachip”, ricordando che chi non stette in silenzio – in tempi non sospetti – fu Giulietto Chiesa. A risentire oggi il suo video-editoriale del 27 febbraio, all’indomani del clamoroso successo elettorale delle liste di Grillo, vengono i brividi: «Si può star sicuri che, per ognuno degli oltre centosessanta deputati e senatori dell’opposizione, si stanno già compilando i dossier: i servizi segreti sono lì per quello, non penseremo mica che se ne staranno con le mani in mano. Si scava e si scaverà nelle loro vite, si cercheranno le loro magagne, per poi “spenderle” prima o dopo nella melma degli intrighi di Palazzo». Ed eccoci qua: la prima ad essere colpita è stata Giulia Sarti, 26 anni, uno dei nomi in corsa per la presidenza del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ossia l’organo del No TavParlamento che controlla i servizi segreti.

Alle sue profetiche considerazioni, Chiesa aggiungeva che «la nostra fortuna è che saranno dei dossier poveri e “giovani” e quindi conteranno poco, perché questo non è un personale ricattabile». La valutazione, osserva Cabras, risalta nettamente di fronte al clima di ricatto e di “decisioni già prese in altre sedi” che sta caratterizzando le scelte sul nuovo governo di “larghe intese” – larghissime: taglia XXXL. «I veri ricattabili sono altri. La Sarti e altri suoi colleghi Cinquestelle non hanno nei loro armadi gli scheletri delle coperture alle scalate bancarie, né degli accordi di spartizione di tangenti per la linea Tav, né dei baratti sottobanco sulle concessioni televisive. Non si affannano dietro ai ricatti incrociati delle trattative Stato – Cosa Nostra. Come sporcare questi giovani, allora, e spaventarli, umiliarli, in un paese in cui i poteri occulti usano tutte le gradazioni della minaccia?». Non potendo ricorrere alle armi usate su gran parte degli altri esponenti politici, aggiunge Cabras, coi grillini si va fino ai recessi della loro intimità, violando profondamente un diritto fondamentale riconosciuto dalla Costituzione, la libertà e segretezza della corrispondenza. «È per questo che ogni minuto di silenzio del supremo garante della Costituzione – rieletto lo stesso giorno in cui si distruggevano le intercettazioni che lo riguardavano – suonava sempre meno rassicurante, fino a diventare un cupo messaggio politico. Tutti devono essere ricattabili».

Fonte: http://www.libreidee.org
Link: http://www.libreidee.org/2013/04/nato-e-bce-con-tanti-saluti-allitalia-e-minacce-a-grillo/
28.04.2013

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La lobby degli 007 non vuole Grillo al Copasir

In questi giorni c’è un pressing di emissari che premono perché al Comitato di Controllo non vada un esponente M5s. Siamo ai soliti vecchi metodi.
Gianni Cipriani

venerdì 17 maggio 2013 12:37

Potrà mai essere eletto un parlamentare del M5S come presidente del Copasir, ossia l’organismo parlamentare di controllo dei servizi segreti che dovrebbe essere scelto tra gli esponenti dell’opposizione? In teoria dovrebbe, perché chi crede nella democrazia ha il dovere di riconoscere che il movimento di Grillo ha ottenuto un grande successo e rappresenta un terzo dell’elettorato; chi crede nella democrazia deve accettare che l’opposizione debba e possa avere strumenti per controllare la maggioranza. Anche se l’opposizione non piace o piace meno di altre.

Certo, diverso sarebbe se in Parlamento ci fossero forze dichiaratamente eversive o che minacciano l’integrità della nazione (avete presente i secessionisti padani?) visto che tra i compiti dei servizi segreti c’è quello della difesa “dell’indipendenza, dell’integrità e della sicurezza della Repubblica”, nonchè della difesa da ogni minaccia criminale o terroristica. Ma, obiettivamente, possiamo dire che questo è il caso di M5s?

Eppure in questi giorni – sono reduce da alcuni visite al “palazzo” e dintorni – c’è in azione una discreta quanto penetrante lobby di amici e amici degli amici che stanno facendo pressing perché il rischio di assegnare la presidenza del Copasir a un grillino sia scongiurato. Gli argomenti: ci sarebbe la rivolta degli 007; i grillini sono dilettanti allo sbaraglio; un presidente del M5s non potrebbe essere affidabile e sarebbe impossibile che fosse destinatario di informazioni riservate; la diretta streaming non è compatibile con il segreto di Stato

Argomenti sicuramente suggestivi, magari buoni da dare in pasto a persone poco attente quanto inclini a “cencellizzare” anche l’aria che si respira. Argomenti, a mio giudizio, privi di fondamento.

Ma prima di provare a spiegare l’infondatezza di certe affermazioni, vorrei partire dalla premessa: il lavorio che emissari della nostra intelligence stanno facendo, pressando questo o quel politico di riferimento, non è obiettivamente carino. Non esiste che il controllato debba scegliersi il controllore. Il controllato deve fare il suo lavoro e farlo bene. Punto.

Ma entriamo sulle altre questioni: la rivolta degli 007. Se fosse vero sarebbe grave e il segno della presenza di quelli che una volta si chiamavano “corpi separati” dello Stato, autoreferenziali e poco inclini alla trasparenza. Da mandare in soffitta. Se uno 007 non si sente garantito può sempre chiedere di tornare all’amministrazione di appartenenza. Certo c’è da rinunciare a stipendi doppi e a maneggiare fondi che, nonostante il lodevole moltiplicare dei controlli e delle restrizioni, qualche volta ancora arrotondano stipendi. Viceversa, un agente segreto corretto, perbene e competente – e ce ne sono tantissimi – non penso che abbia molto da temere.

Grillini dilettanti allo sbaraglio. Io lo penso per molti di loro. Però, detto sinceramente, lo penso per una buona quota di “miracolati” finiti in Parlamento nelle ultime legislature ed anche – chiedo scusa per la franchezza – guardando dentro il governo Letta. Ma la legge è questa: non prevede per gli eletti un test di cultura o un master in scienze politiche. E chi può arrogarsi il diritto di trasformare una considerazione generale e soggettiva in un criterio valutativo?

Un presidente grillino di per sé poco affidabile che non può essere destinatario di informazioni riservate. Affermazione triplamente bizzarra. Anzitutto perché se non da presidente, sarebbe impossibile negare a un esponente M5s di far parte del Comitato. E i componenti del Comitato non vanno a fare i pupazzi. Hanno accesso a tutte le informazioni e partecipano alle sedute segrete. E che vogliamo fare? Chiudere direttamente il Copasir? Sull’affidabilità ci sono molte cose da dire. Un grillino non va bene. Però andava bene quando i nostri papaveri dell’Intelligence chiedevano intecessioni, appuntamenti e entrature tramite il già dimenticato (dalle cronache) Luigi Bisignani, già iscritto alla P2 e recentemente condannato per la sua attività nell’ambito della cosiddetta “p4”, ossia un “lobbificio” tentacolare che agiva al di fuori della legge, come dimostrato dalle inchieste. O affidabili, per costoro, sono i politici da sottobosco come Valter Lavitola, che si intratteneva amabilmente con agenti segreti di alto rango. Quanti di coloro che oggi surrurrano “mamma li grillini” si sono intrattenuti con Bisignani, sono andati a trovarlo nella discreta casa della madre, gli hanno chiesto raccomandazioni o altro? Quanti lisciavano Lavitola perché parlasse “con il presidente?”.

Ultima: la diretta streaming non è compatibile con il segreto di Stato. Fesseria al cubo. L’attività del Copasir è regolata dalla legge. Qualsiasi violazione sarebbe passibile di dura condanna, perché con il segreto di Stato non si scherza. Lo streaming non c’entra nulla. Magari si potrebbe parlare dei politici “affidabili” che in camera caritatis nel corso delle legislature hanno spifferato l’una o l’altra cosa in base alle loro personali convenienze.

Come è noto, io non ho simpatia né per Grillo né per molti dei suoi parlamentari. Ma ho meno simpatia per i suggeritori occulti; per le lobby e le lobbettine che tra prebende, ricattucci, bastoni e carote, sono parte integrante del degrado morale e civile del nostro tessuto democratico. Mi auguro che la politica possa decidere autonomamente e in maniera credibile senza farsi condizionare da indebite pressioni. Chi crede nella democrazia deve rispettarne le regole, anche se non piacciono. L’alternativa è quella di nominare i rappresentanti del Parlamento dall’alto, scegliendo gli amici, gli affidabili, i rassicuranti e i non divisivi. Ma non mi pare che sia previsto dalla nostra Costituzione.

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=44236&typeb=0&La-lobby-degli-007-non-vuole-Grillo-al-Copasir