16 ottobre 2013

Fonte: http://doncurzionitoglia.net/wordpress/wp-content/uploads/2013/10/Priebke_ultima_intervista.pdf

D. Sig. Priebke, anni addietro lei ha dichiarato che non rinnegava il suo passato. Con i suoi cento anni di età lo pensa ancora?
R. Sì.
D. Cosa intende esattamente con questo?
R. Che ho scelto di essere me stesso.
D. Quindi ancora oggi lei si sente nazista.
R. La fedeltà al proprio passato è qualche cosa che ha a che fare con le nostre convinzioni. Si tratta del mio modo di vedere il mondo, i miei ideali, quello che per noi tedeschi fu la Weltanschauung e ancora ha a che fare con il senso dell’amor proprio e dell’onore. La politica è un’altra questione. Il Nazionalsocialismo è scomparso con la sconfitta, e oggi non avrebbe comunque nessuna possibilità di tornare.
D. Della visione del mondo di cui lei parla fa parte anche l’antisemitismo.
R. Se le sue domande sono mirate a conoscere la verità è necessario abbandonare i luoghi comuni:
criticare non vuol dire che si vuole distruggere qualcuno. In Germania sin dai primi del Novecento si criticava apertamente il comportamento degli ebrei. Il fatto che gli ebrei avessero accumulato nelle loro mani un immenso potere economico e di conseguenza politico, pur rappresentando una parte in proporzione assolutamente esigua della popolazione mondiale, era considerato ingiusto. E’ un fatto che ancora oggi, se prendiamo le mille persone più ricche e potenti del mondo, dobbiamo constatare che una notevole parte di loro sono ebrei, banchieri o azionisti di maggioranza di imprese multinazionali. In Germania poi, specialmente dopo la sconfitta della prima guerra mondiale e l’ingiustizia dei trattati di Versailles, immigrazioni ebraiche dall’est europeo avevano provocato dei veri disastri, con l’accumulo di immensi capitali da parte di questi immigrati in pochi anni, mentre con la repubblica di Weimar la grande maggioranza del popolo tedesco viveva in forte povertà. In quel clima gli usurai si arricchivano e il senso di frustrazione nei confronti degli ebrei cresceva.
D. Quella che gli ebrei abbiano praticato l’usura ammessa dalla loro religione, mentre veniva proibita ai cristiani, è una vecchi storia. Cosa c’è di vero secondo lei?
R. Infatti non è certo una mia idea. Basta leggere Shakespeare o Dostoevskij per capire che simili problemi con gli ebrei sono storicamente effettivamente esistiti, da Venezia a San Pietroburgo. Questo non vuole assolutamente dire che gli unici usurai all’epoca fossero gli ebrei. Ho fatto mia una frase del poeta Ezra Pound: ”Tra uno strozzino ebreo e uno strozzino orfano non vedo nessuna differenza”.
D. Per tutto questo lei giustifica l’antisemitismo?
R. No, guardi, questo non significa che tra gli ebrei non ci siano persone perbene. Ripeto, antisemitismo vuol dire odio, odio indiscriminato. Io anche in questi ultimi anni della mia persecuzione, da vecchio, privato della libertà ho sempre rifiutato l’odio. Non ho mai voluto odiare nemmeno chi mi ha odiato. Parlo solo di diritto di critica e ne sto spiegando i motivi. E le dirò di più: deve considerare che, per loro particolari motivi religiosi, una grossa parte di ebrei si considerava superiore a tutti gli altri esseri umani. Si immedesimava nel “Popolo Eletto da Dio” della Bibbia.
D. Anche Hitler parlava della razza ariana come superiore.
R. Sì, Hitler è caduto anche lui nell’equivoco di rincorrere questa idea di superiorità. Questa è stata una delle cause di errori senza ritorno. Tenga conto comunque che un certo razzismo era la normalità in quegli anni. Non solo a livello di mentalità popolare, ma anche a livello di governi e addirittura di ordinamenti giuridici. Gli Americani, dopo aver deportato le popolazioni africane ed essere stati schiavisti, continuavano a essere razzisti, e di fatto discriminavano i neri. Le prime leggi, definite razziali, di Hitler non limitavano i diritti degli ebrei più di quanto fossero limitati quelli dei neri in diversi stati USA. Stessa cosa per le popolazioni dell’India da parte degli inglesi; e i francesi, che non si sono comportati molto diversamente con i cosiddetti sudditi delle loro colonie. Non parliamo poi del trattamento subìto all’epoca dalle minoranze etniche nell’ex URSS.
D. E quindi come sono andate peggiorando in Germania le cose, secondo lei?
R. Il conflitto si è radicalizzato, è andato crescendo. Gli ebrei tedeschi, americani, inglesi e l’ebraismo mondiale da un lato, contro la Germania che stava dall’altro. Naturalmente gli ebrei tedeschi si sono venuti a trovare in una posizione sempre più difficile. La successiva decisione di promulgare leggi molto dure resero in Germania la vita veramente difficile agli ebrei. Poi nel novembre del 1938 un ebreo, un certo Grynszpan, per protesta contro la Germania uccise in Francia un consigliere della nostra ambasciata, Ernest von Rath. Ne seguì la famosa “Notte dei cristalli’”. Gruppi di dimostranti ruppero in tutto il Reich le vetrine dei negozi di proprietà degli ebrei. Da allora gli ebrei furono considerati solo e soltanto come nemici. Hitler dopo aver vinto le elezioni, li aveva in un primo tempo incoraggiati in tutti i modi a lasciare la Germania.
Successivamente, nel clima di forte sospetto nei confronti degli ebrei tedeschi, causato dalla guerra e di boicottaggio e di aperto conflitto con le più importanti organizzazioni ebraiche mondiali, li rinchiuse nei lager, proprio come nemici. Certo per molte famiglie, spesso senza alcuna colpa, questo fu rovinoso.
D. La colpa quindi di ciò che gli ebrei hanno subìto secondo lei sarebbe degli ebrei stessi?
R. La colpa è un po’ di tutte le parti. Anche degli alleati che scatenarono la seconda guerra mondiale contro la Germania, a seguito della invasione della Polonia, per rivendicare territori dove la forte presenza tedesca era sottoposta a continue vessazioni. Territori posti dal trattato di Versailles sotto il controllo del neonato Stato polacco. Contro la Russia di Stalin e la sua invasione della restante parte della Polonia nessuno mosse un dito. Anzi, a fine conflitto, ufficialmente nato per difendere proprio l’indipendenza della Polonia dai tedeschi, fu regalato senza tanti complimenti tutto l’est europeo, Polonia compresa, a Stalin.
D. Quindi, politica a parte, lei sposa le teorie storiche revisioniste.
R. Non capisco perfettamente cosa si intenda per revisionismo. Se parliamo del processo di Norimberga del 1945 allora posso dirle che fu una cosa incredibile, un grande palcoscenico creato a posta per disumanizzare di fronte all’opinione pubblica mondiale il popolo tedesco e i suoi capi. Per infierire sullo sconfitto oramai impossibilitato a difendersi.
D. Su quali basi afferma questo?
R. Cosa si può dire di un autonominatosi tribunale che giudica solo i crimini degli sconfitti e non quelli dei vincitori; dove il vincitore è al tempo stesso pubblica accusa, giudice e parte lesa e dove gli articoli di reato erano stati appositamente creati successivamente ai fatti contestati, proprio per condannare in modo retroattivo? Lo stesso presidente americano Kennedy ha condannato quel processo definendolo una cosa “disgustosa”, in quanto “si erano violati i princìpi della costituzione americana per punire un avversario sconfitto”.
D. Se intende dire che il reato di crimini contro l’umanità con cui si è condannato a Norimberga non esisteva prima che fosse contestato proprio da quel tribunale internazionale, c’è da dire in ogni caso che le accuse riguardavano fatti comunque terribili.
R. A Norimberga i tedeschi furono accusati della strage di Katyn, poi nel 1990 Gorbaciov ammise che erano stati proprio loro stessi russi accusatori, ad uccidere i ventimila ufficiali polacchi con un colpo alla nuca nella foresta di Katyn. Nel 1992 il presidente russo Eltsin produsse anche il documento originale contenente l’ordine firmato da Stalin. I tedeschi furono anche accusati di aver fatto sapone con gli ebrei. Campioni di quel sapone finirono nei musei USA, in Israele e in altri Paesi. Solo nel 1990 un professore della università di Gerusalemme studiò i campioni dovendo infine ammettere che si trattava di un imbroglio.
D. Sì, ma i campi di concentramento non sono un’invenzione dei giudici di Norimberga.
R. In quegli anni terribili di guerra, rinchiudere nei lager (in italiano sono i campi di concentramento) popolazioni civili che rappresentavano un pericolo per la sicurezza nazionale era una cosa normale. Nell’ultimo conflitto mondiale l’hanno fatto sia i russi che gli USA. Questi ultimi in particolare con i cittadini americani di origine orientale.
D. In America, però, nei campi di concentramento per le popolazioni di etnia giapponese non c’erano le camere a gas!
R. Come le ho detto, a Norimberga sono state inventate una infinità di accuse, Per quanto riguarda quella che nei campi di concentramento vi fossero camere a gas aspettiamo ancora le prove. Nei campi i detenuti lavoravano. Molti uscivano dal lager per il lavoro e vi facevano ritorno la sera. II bisogno di forza lavoro durante la guerra è incompatibile con la possibilità che allo stesso tempo, in qualche punto del campo, vi fossero file di persone che andavano alla gasazione. L’attività di una camera a gas è invasiva nell’ambiente, terribilmente pericolosa anche al suo esterno, mortale. L’idea di mandare a morte milioni di persone in questo modo, nello stesso luogo dove altri vivono e lavorano senza che si accorgano di nulla è pazzesca, difficilmente realizzabile anche sul piano pratico.
D. Ma lei quando ha sentito parlare per la prima volta del piano di sterminio degli ebrei e delle camere a gas?
R. La prima volta che ho sentito di cose simili la guerra era finita, e io mi trovavo in un campo di concentramento inglese, ero insieme a Walter Rauff. Rimanemmo entrambi allibiti. Non potevamo assolutamente credere a fatti così orribili: camere a gas per sterminare uomini, donne e bambini. Se ne parlò con il colonnello Rauff e con gli altri colleghi per giorni. Nonostante fossimo tutti SS, ognuno al nostro livello con una particolare posizione nell’apparato nazionalsocialista, mai a nessuno di noi erano giunte alle orecchie cose simili.
Pensi che anni e anni dopo venni ha sapere che il mio amico e superiore Walter Rauff, che aveva diviso con me anche qualche pezzo di pane duro nel campo di concentramento, veniva accusato di essere l’inventore di un fantomatico autocarro di gasazione. Cose di questo genere le può pensare solo chi non ha conosciuto Walter Rauff.
D. E tutte le testimonianze della esistenza delle camere a gas?
R. Nei campi le camere a gas non si sono mai trovate, salvo quella costruita a guerra finita dagli Americani a Dachau. Testimonianze che si possono definire affidabili sul piano giudiziario o storico a proposito delle camere a gas non ce ne sono; a cominciare da quelle di alcuni degli ultimi comandanti e responsabili dei campi, come per esempio quella del più noto dei comandanti di Auschwitz , Rudolf Höss. A parte le grandi contraddizioni della sua testimonianza, prima di deporre a Norimberga fu torturato e dopo la testimonianza per ordine dei russi gli tapparono la bocca impiccandolo. Per questi testimoni, ritenuti preziosi dai vincitori, le violenze fisiche e morali in caso di mancanza di condiscendenza erano insopportabili; le minacce erano anche di rivalsa sui familiari. So per l’esperienza personale della mia prigionia e quella dei miei colleghi, come, da parte dei vincitori, venivano estorte nei campi di concentramento le confessioni ai prigionieri, i quali spesso non conoscevano nemmeno la lingua inglese. Poi il trattamento riservato ai prigionieri nei campi russi della Siberia oramai è cosa nota, si doveva firmare qualunque tipo di confessione richiesta; e basta.
D. Quindi per lei quei milioni di morti sono un’invenzione.
R. Io ho conosciuto personalmente i lager. L’ultima volta sono stato a Mauthausen nel maggio del 1944 a interrogare il figlio di Badoglio, Mario, per ordine di Himmler. Ho girato quel campo in lungo e in largo per due giorni. C’erano immense cucine in funzione per gli internati e all’interno anche un bordello per le loro esigenze. Niente camere a gas. Purtroppo tanta gente è morta nei campi, ma non per una volontà assassina. La guerra, le condizioni di vita dure, la fame, la mancanza di cure adeguate si sono risolti spesso in un disastro. Però queste tragedie dei civili erano all’ordine del giorno non solo nei campi ma in tutta la Germania, soprattutto a causa dei bombardamenti indiscriminati delle città.
D. Quindi lei minimizza la tragedia degli ebrei: l’Olocausto?
R. C’è poco da minimizzare: una tragedia è una tragedia. Si pone semmai un problema di verità storica. I vincitori del secondo conflitto mondiale avevano interesse a che non si dovesse chiedere conto dei loro crimini. Avevano raso al suolo intere città tedesche, dove non vi era un solo soldato, solo per uccidere donne, bambini e vecchi e così fiaccare la volontà di combattere del loro nemico. Questa sorte è toccata ad Amburgo, Lubecca, Berlino, Dresda e tante altre città. Approfittavano della superiorità dei loro bombardieri per uccidere i civili impunemente e con folle spietatezza. Poi è toccato alla popolazione di Tokyo e infine con le atomiche ai civili di Nagasaki e Hiroshima. Per questo era necessario inventare dei particolari crimini commessi dalla Germania e reclamizzarli tanto da presentare i tedeschi come creature del male e tutte le altre sciocchezze: soggetti da romanzo dell’orrore su cui Hollywood ha girato centinaia di film.
Del resto da allora il metodo dei vincitori della seconda guerra mondiale non è molto cambiato: a sentire loro esportano la democrazia con cosiddette missioni di pace contro le canaglie, descrivono terroristi che si sono macchiati di atti sempre mostruosi, inenarrabili. Ma in pratica attaccano soprattutto con l’aviazione chi non si sottomette. Massacrano militari e civili che non hanno i mezzi per difendersi. Alla fine, tra un intervento umanitario e l’altro nei vari Paesi, mettono sulle poltrone dei governi dei burattini che assecondano i loro interessi economici e politici.
D. Ma allora certe prove inoppugnabili come filmati e fotografie dei lager come le spiega?
R. Quei filmati sono un’ulteriore prova della falsificazione: Provengono quasi tutti dal campo di Bergen Belsen. Era un campo dove le autorità tedesche inviavano da altri campi gli internati inabili al lavoro. Vi era all’interno anche un reparto per convalescenti. Già questo la dice lunga sulla volontà assassina dei tedeschi. Sembra strano che in tempo di guerra si sia messo in piedi una struttura per accogliere coloro che invece si volevano gasare. I bombardamenti alleati nel 1945 hanno lasciato quel campo senza viveri, acqua e medicinali. Si è diffusa un’epidemia di tifo petecchiale che ha causato migliaia di malati e morti. Quei filmati risalgono proprio a quei fatti, quando il campo di accoglienza di Bergen Belsen devastato dall’epidemia, nell’aprile 1945, era ormai nelle mani degli alleati. Le riprese furono appositamente girate, per motivi propagandistici, dal regista inglese Hitchcock, il maestro dell’horror. E’ spaventoso il cinismo, la mancanza di senso di umanità con cui ancora oggi si specula con quelle immagini. Proiettate per anni dagli schermi televisivi, con sottofondi musicali angoscianti, si è ingannato il pubblico associando, con spietata astuzia, quelle scene terribili alle camere a gas, con cui non avevano invece nulla a che fare. Un falso!
D. II motivo di tutte queste mistificazioni, secondo lei, sarebbe coprire i propri crimini da parte dei vincitori?
R. In un primo tempo fu così. Un copione uguale a Norimberga fu inventato anche dal Generale McArthur in Giappone con il processo di Tokyo. In quel caso per impiccare si escogitarono altre storie e altri crimini. Per criminalizzare i giapponesi che avevano subìto la bomba atomica, si inventarono all’epoca persino accuse di cannibalismo.
D. Perché in un primo tempo?
R. Perché successivamente la letteratura sull’Olocausto è servita soprattutto allo stato di Israele per due motivi. Il primo è chiarito bene da uno scrittore ebreo figlio di deportati: Norman Finkelstein. Nel suo libro “L’industria dell’Olocausto” spiega come questa industria abbia portato, attraverso una campagna di rivendicazioni, risarcimenti miliardari nelle casse di istituzioni ebraiche e in quelle dello stato di Israele. Finkelstein parla di “un vero e proprio racket di estorsioni”. Per quanto riguarda il secondo punto, lo scrittore Sergio Romano, che non è certo un revisionista, spiega che, dopo la “guerra del Libano”, lo stato di Israele ha capito che incrementare ed enfatizzare la drammaticità della “letteratura sull’Olocausto” gli avrebbe portato vantaggi nel suo contenzioso territoriale con gli arabi e “una sorta di semi immunità diplomatica”.
D. In tutto il mondo si parla dell’Olocausto come sterminio, lei ha dei dubbi o lo nega recisamente?
R. I mezzi di propaganda di chi oggi detiene il potere globale sono inarginabili. Attraverso una sottocultura storica appositamente creata e divulgata da televisione e cinematografia, si sono manipolate le coscienze, lavorando sulle emozioni. In particolare le nuove generazioni, a cominciare dalla scuola, sono state sottoposte al lavaggio del cervello, ossessionate con storie macabre per assoggettarne la libertà di giudizio.
Come le ho detto, siamo da quasi 70 anni in attesa delle prove dei misfatti contestati al popolo tedesco. Gli storici non hanno trovato un solo documento che riguardasse le camere a gas. Non un ordine scritto, una relazione o un parere di un’istituzione tedesca, un rapporto degli addetti. Nulla di nulla.
Nell’assenza di documenti, i giudici di Norimberga hanno dato per scontato che il progetto che si intitolava “Soluzione finale del problema ebraico” allo studio nel Reich, che vagliava le possibilità territoriali di allontanamento degli ebrei dalla Germania e successivamente dai territori occupati, compreso il possibile trasferimento in Madagascar, fosse un codice segreto di copertura che significava il loro sterminio. E’ assurdo! In piena guerra, quando eravamo ancora vincitori sia in Africa che in Russia, gli ebrei, che erano stati in un primo tempo semplicemente incoraggiati, vennero poi fino al 1941 spinti in tutti i modi a lasciare autonomamente la Germania. Solo dopo due anni dall’inizio della guerra cominciarono i provvedimenti restrittivi della loro libertà.
D. Ammettiamo allora che le prove di cui lei parla vengano fuori. Parlo di un documento firmato da Hitler o da un altro gerarca. Quale sarebbe la sua posizione?
R. La mia posizione è di condanna tassativa per fatti del genere. Tutti gli atti di violenza indiscriminata contro le comunità, senza che si tenga conto delle effettive responsabilità individuali, sono inaccettabili, assolutamente da condannare. Quello che è successo agli indiani d’America, ai kulaki in Russia, agli italiani infoibati in Istria, agli armeni in Turchia, ai prigionieri tedeschi nei campi di concentramento americani in Germania e in Francia, così come in quelli russi, i primi lasciati morire di stenti volutamente dal presidente americano Eisenhower, i secondi da Stalin. Entrambi i capi di Stato non rispettarono volutamente la convenzione di Ginevra per infierire fino alla tragedia. Tutti episodi, ripeto, da condannare senza mezzi termini, comprese le persecuzioni fatte dai tedeschi a danno degli ebrei; che indubbiamente ci sono state. Quelle reali però, non quelle inventate per propaganda.
D. Lei ammette quindi la possibilità che queste prove, sfuggite a una eventuale distruzione fatta dai tedeschi alla fine del conflitto, potrebbero un giorno venir fuori?

R. Le ho già detto che certi fatti vanno condannati in assoluto. Quindi, se poniamo anche solo per assurdo che un domani si dovessero trovare prove su queste camere a gas, la condanna di cose così orribili, di chi le ha volute e di chi le ha usate per uccidere, dovrebbe essere indiscussa e totale. Vede, in questo senso ho imparato che nella vita le sorprese possono non finire mai. In questo caso però credo di poterle escludere con certezza, perché per quasi sessanta anni i documenti tedeschi, sequestrati dai vincitori della guerra, sono stati esaminati e vagliati da centinaia e centinaia di studiosi, sicché, ciò che non è emerso finora difficilmente potrà emergere in futuro.
Per un altro motivo devo poi ritenerlo estremamente improbabile, e le spiego il perché: a guerra già avanzata, i nostri avversari avevano cominciato a insinuare sospetti su attività omicide nei Lager. Parlo della dichiarazione interalleata dei dicembre 1942, in cui si diceva genericamente di barbari crimini della Germania contro gli ebrei e si prevedeva la punizione dei colpevoli. Poi, alla fine del 1943, ho saputo che non si trattava di generica propaganda di guerra, ma che addirittura i nostri nemici pensavano di fabbricare false prove su questi crimini. La prima notizia la ebbi dal mio compagno di corso, e grande amico, Capitano Paul Reinicke, che passava le sue giornate a contatto con il numero due del governo tedesco, il Reichsmarschall Goering: era il suo capo scorta. L’ultima volta che lo vidi mi riferì del progetto di vere e proprie falsificazioni. Goering era furibondo per il fatto che riteneva queste mistificazioni infamanti agli occhi del mondo intero. Proprio Goering, prima di suicidarsi, contestò violentemente di fronte al tribunale di Norimberga la produzione di prove falsificate.
Un altro accenno lo ebbi successivamente dal capo della polizia Ernst Kaltenbrunner, l’uomo che aveva sostituito Heydrich dopo la sua morte e che fu poi mandato alla forca a seguito del verdetto di Norimberga. Lo vidi verso la fine della guerra per riferirgli le informazioni raccolte sul tradimento dei Re Vittorio Emanuele. Mi accennò che i futuri vincitori erano già all’opera per costruire false prove di crimini di guerra ed altre efferatezze che avrebbero inventato sui lager a riprova della crudeltà tedesca. Stavano già mettendosi d’accordo sui particolari di come inscenare uno speciale giudizio per i vinti.
Soprattutto però ho incontrato nell’agosto 1944 il diretto collaboratore del generale Kaltenbrunner, il capo della Gestapo, generale Heinrich Müller. Grazie a lui ero riuscito a frequentare il corso allievi ufficiali. A lui dovevo molto e lui era affezionato a me. Era venuto a Roma per risolvere un problema personale del mio comandante, ten. colonnello Herbert Kappler. In quei giorni la quinta armata americana stava per sfondare a Cassino, i russi avanzavano verso la Germania. La guerra era già inesorabilmente persa. Quella sera mi chiese di accompagnarlo in albergo. Essendoci un minimo di confidenza mi permisi di chiedergli maggiori dettagli sulla questione. Mi disse che tramite l’attività di spionaggio si aveva avuto conferma che il nemico, in attesa della vittoria finale, stava tentando di fabbricare le prove di nostri crimini per mettere in piedi un giudizio spettacolare di criminalizzazione della Germania una volta sconfitta. Aveva notizie precise ed era seriamente preoccupato. Sosteneva che di questa gente non c’era da fidarsi, perché non avevano senso dell’onore né scrupoli. Allora ero giovane e non diedi il giusto peso alle sue parole, ma le cose poi di fatto andarono proprio come il generale Müller mi aveva detto. Questi sono gli uomini, i gerarchi, che secondo quanto oggi si dice avrebbero dovuto pensare e organizzare lo sterminio degli ebrei con le camere a gas! Lo considererei ridicolo, se non si trattasse di fatti tragici.
Per questo quando gli americani nel 2003 hanno aggredito l’Iraq con la scusa che possedeva “armi di distruzione di massa”, con tanto di falso giuramento di fronte al consiglio di sicurezza dell’ONU del Segretario di stato Powel, proprio loro che quelle armi erano stati gli unici a usarle in guerra, io mi sono detto: niente di nuovo!
D. Lei da cittadino tedesco sa che alcune leggi in Germania, Austria, Francia, Svizzera puniscono con il carcere chi nega I’Olocausto?
R. Sì, i poteri forti mondiali le hanno imposte e tra poco le imporranno anche in Italia. L’inganno sta proprio nel far credere alla gente che chi, per esempio, si oppone al colonialismo israeliano e al sionismo in Palestina sia antisemita; chi si permette di criticare gli ebrei sia sempre e comunque antisemita; chi osa chiedere le prove della esistenza di queste camere a gas nei campi di concentramento, è come se approvasse una idea di sterminio degli ebrei. Si tratta di una falsificazione vergognosa. Proprio queste leggi dimostrano la paura che la verità venga a galla. Ovviamente si teme che dopo la campagna propagandistica fatta di emozioni, gli storici si interroghino sulle prove, gli studiosi si rendano conto delle mistificazioni. Proprio queste leggi apriranno gli occhi a chi ancora crede nella libertà di pensiero e nella importanza della indipendenza nella ricerca storica.
Certo, per quello che ho detto posso essere incriminato, la mia situazione potrebbe addirittura ancora peggiorare ma dovevo raccontare le cose come sono realmente state, il coraggio della sincerità era un dovere nei confronti del mio Paese, un contributo nel compimento dei miei cento anni per il riscatto e la dignità del mio popolo.

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Le Basi Neurofisiologiche del Controllo Sociale di Massa

By admin 5 settembre 2013
  di Flavia Schiavone Secondo la concezione dei tre cervelli elaborata dal neurologo americano Paul MacLean, nell’uomo esistono, stratificati uno sull’altro, tre tipi di cervelli: 1) Il cervello rettiliano o […]

di Flavia Schiavone

Secondo la concezione dei tre cervelli elaborata dal neurologo americano Paul MacLean, nell’uomo esistono, stratificati uno sull’altro, tre tipi di cervelli:

1) Il cervello rettiliano o R-Complex
2) Il cervello limbico, o Paleomammaliano o Sistema Limbico
3) La corteccia cerebrale o Neocortex

Ognuno di questi tre cervelli, svolge funzioni specifiche, ed interessa zone anatomiche differenti.

Il Cervello Rettiliano o R-Complex, identificabile con il bulbo spinale, con parti del cervelletto, del mesencefalo, del diencefalo e dei gangli della base, dall’olfattostriato (tubercoli olfattori e nucleo accumbens) e da strutture definite come appartenenti al corpo striato (nucleo caudato, putamen, globo pallido e sostanza grigia associata) e parte dell’amigdala. Presiede le funzioni legate alla sopravvivenza biologica dell’individuo, respirazione, battito cardiaco, funzioni involontarie corporee ed è fondamentale per le forme di comportamento stabilite geneticamente, quali scegliere il luogo dove abitare, prendere possesso del territorio, impegnarsi in vari tipi di parata [comportamenti dimostrativi], cacciare, ritornare alla propria dimora, accoppiarsi, [procreare], subire l’imprinting, formare gerarchie sociali e scegliere i capi.

Il Cervello limbico, che interessa l’area limbica, ossia i bulbi olfattivi, il setto, il fornice, l’ippocampo, l’amigdala (in parte; la rimanente è ‘striata’, cioè rettiliana), il giro del cingolo, e i corpi mammillari, il talamo, l’ipotalamo, l’ipofisi, presiede alle emozioni, mentre la R-Complex o corteccia cerebrale, rappresentata appunto dalla zona corticale del cervello, è deputata alle funzioni associative, superiori ed astratte, come il pensiero, la logica, la creatività, il ragionamento, il comportamento finalizzato, ecc. Poiché c’è competizione per l’informazione in uscita, la forte attivazione dei cervelli limbico e rettiliano, disconnette (temporaneamente) la corteccia cerebrale, compromettendo anche seriamente, a seconda del livello di attivazione dei due cervelli, il funzionamento corticale. Il comportamento finale dell’individuo quindi ( se logico-razionale-creativo oppure legato all’istinto di sopravvivenza (attacco, paralisi o fuga) sarà determinato da quale tipo di cervello si attiva.

Dal punto di vista sociale, negli ultimi secoli, abbiamo potuto assistere al passaggio da una gestione del potere di tipo monarchica o comunque oligarchica, a democrazie basate sul consenso. In taluni ambienti, con sempre maggiore insistenza, si vocifera di un presunto controllo mentale di massa, e di operazioni di ingegneria sociale, volte al condizionamento di larghi strati della popolazione mondiale, se non della stragrande maggioranza dell’umanità. Lo scopo di questo controllo sociale di massa, sarebbe quello di creare una massa di persone non pensanti, docili e sottomesse, scopo ottenuto con strategie atte ad ostacolare il corretto funzionamento delle aree corticali, disconnettendo le facoltà razionali delle persone sottoposte a tale controllo e facendole agire, per usare una metafora, come un gregge di pecore ipnotizzate che, stordite ed incapaci di prendere decisioni logico-creative, si incammina ignaro verso una società gestita da un potere centralizzato, tecnologico, assoluto. Immagine che fa venire alla mente le fosche rappresentazioni del testo “1984” di George Orwell.

Scopo di questo articolo è di verificare se esista tale possibilità, basata sulla struttura cerebrale umana, e basandosi sui fatti o se piuttosto si tratta solo di leggende metropolitane, destinate ad accrescere l’industria dell’entertainment. Per bloccare il corretto funzionamento della corteccia cerebrale, abbiamo visto che occorre attivare le aree sottocorticali in modo sufficientemente intenso, poiché, come appare del tutto logico da un punto di vista biologico, la sopravvivenza ha la priorità su tutte le altre funzioni cerebrali. Diciamo che non è molto utile alla sopravvivenza biologica di un individuo o di una specie, l’assenza di tale canale prioritario per il comportamento. Qualora venisse a mancare, si verificherebbero episodi deleteri per la sopravvivenza della specie e dell’individuo. Possiamo immaginare, un uomo inseguito da un leone nella savana, che improvvisamente, rapito dalla bellezza di un tramonto o di un fiore, si ferma estasiato a godere di tale immensa meraviglia?

Oppure il pilota di un volo di linea che, con un serio allarme a bordo, ad esempio la rottura di un motore, posticipa le manovre di emergenza, perché coinvolto dalla sensualità di una assistente di volo con cui sta avviando una piacevole conversazione, ricca di sguardi allusivi ed intensi? O di una madre che, sentendo urlare il proprio figlioletto in preda alle fiamme durante un incendio, si perda in considerazioni di carattere filosofico sul fuoco, sulla sua simbologia e nel suo uso come elemento simbolico nei secoli? Pertanto, per attivare l’istinto di sopravvivenza e disattivare le aree corticali, in particolare la corteccia pre-frontale, e quindi bloccare del tutto il giudizio critico o la capacità di pensare con lucidità o di escogitare soluzioni creative, occorre innescare il meccanismo di sopravvivenza biologica, insito in ciascun essere vivente.
Come si attiva questo programma biologico, in modo sufficientemente intenso, da bloccare il corretto funzionamento delle aree corticali? Ovviamente, tutto ciò che è in grado di minacciare la vita e la sicurezza dell’individuo, andrà ad attivare tale processo.

Elenchiamo due esempi di trigger, o meccanismi attivatori, del programma biologico di sopravvivenza:

1) paura per la propria incolumità fisica (atti di terrorismo, guerra, aggressione, violenza fisica, aggressività verbale e comportamentale diffusa)

2) minaccia alle basi biologiche dell’esistenza (carenza di cibo, assenza di un tetto, e per traslazione nella nostra società avanzata, recessione economica, perdita del lavoro, della casa, diminuzione significativa della capacità di acquisto, aumento del debito)

Se i trigger sono sufficientemente intensi, scatta il meccanismo di sopravvivenza biologica che blocca l’uso di funzioni coscienti superiori e critiche.

Se i trigger non sono sufficientemente intensi, o se la persona, a causa di ripetute esposizioni allo stress e a stimoli nocicettivi intensi, ha sviluppato una certa resilienza o si è desensibilizzata dagli stimoli attivatori, entra in gioco un secondo programma biologico, sempre molto utile per la sopravvivenza biologica della specie: si ha un incremento della attivazione sessuale, volta a stimolare il comportamento sessuale e consequenzialmente la nascita di nuovi individui, il che in una specie in pericolo di estinzione o che sta subendo pesanti minacce alla sua sopravvivenza, rappresenta una scelta biologica sensata. L’effetto collaterale di questa intensa attivazione sessuale, è che anch’essa entra in competizione con le funzioni cerebrali superiori. Di certo sarà capitato di osservare che mentre facciamo l’amore è particolarmente difficile concentrarsi, che so, sulle più sottili disquisizioni fisico- matematiche, come stabilire se la teoria delle stringhe sarà o meno una teoria del tutto, che soppianterà completamente o in parte, le teorie attuali.

Questo, il quadro biologico e fisiologico.

Vediamo ora, che cosa sta succedendo nella nostra società.

1) anno 2001. Attacco alle torri gemelle. Muoiono moltissime persone e il mondo occidentale è sotto shock.

2) Inizia una guerra (mediatica e non) di proporzioni mondiali: “L’AMERICA (e tutto il mondo occidentale) È SOTTO ATTACCO!” titolano a caratteri cubitali i media di tutto il mondo. Nessuno può sentirsi al sicuro, in qualsiasi parte del mondo si trovi. A ciclo continuo, vengono mostrate le immagini del disastro (immagini e ripetizione che, che come ben sanno coloro che si occupano di ipnosi e pubblicità, vanno ad agire sui processi inconsci ed involontari, by-passando completamente i processi critici di pensiero). Nessun mezzo di comunicazione è esente dalla riproposizione a ciclo continuo di tali immagini: giornali, televisione, internet, ecc.

3) A seguito di questo evento, le televisioni di tutto il mondo (almeno quello occidentale) vengono monopolizzate dalle minacce proferite dal nemico n.1 del nostro ordinamento occidentale. Bin Laden, seriamente intenzionato a distruggere il nostro sistema sociale occidentale. Per chi non lo avesse ancora capito, siamo in guerra.

4) Segue una guerra vera e propria, le cui immagini brutali e traumatizzanti vengono mostrate su tutti i media, compreso internet. Una guerra preventiva, per mantenere la democrazia, in Afganistan , Iraq ecc. inizia e perdura a lungo, sufficientemente a lungo da lasciare molti reduci in preda alla Ptsd (Post-Traumatic Stress Disorder, o Disturbo post-traumatico da stress) e da shockare vastissimi strati della popolazione mondiale (quelli che fanno la guerra, quelli che la subiscono, quelli che assistono impotenti alle scene mostrate a ciclo continuo, in maniera ipnotica, dai telegiornali e dai vari media).

5) Inizia una recessione economica, proveniente dagli Stati Uniti, paragonabile a quella del 1929 di Wall Street. Le persone iniziano a perdere le case, il lavoro, ad essere prive dei mezzi di sussistenza. Come un’onda d’urto di proporzioni gigantesche, la crisi economica partita dall’America, travolge via via, uno per uno, tutti i paesi europei ed occidentali causando una sensazione devastante di minaccia incombente e di impotenza diffusa nella popolazione.

6) Aumenta il livello di aggressività e violenza nelle grandi città, esponendo chiunque a ripetute micro aggressioni e minacce quotidiane.

7) Il sesso, la pornografia, immagini erotiche fanno capolino da ogni dove. Non esiste quasi trasmissione televisiva, radiofonica, giornale o pubblicità che non contenga un accenno più o meno velato alla sessualità.

In questa fase della nostra analisi, ovviamente, sembra del tutto prematuro giungere a qualsiasi tipo di conclusione. Evidentemente, è necessario raccogliere ed analizzare molti più elementi ed eventi, soprattutto del tipo che possano escludere il concetto di casualità e che siano riconducibili in maniera più evidente a scelte di tipo intenzionale. Questa è solo una raccolta sommaria, preliminare e grossolana di dati. Tuttavia, non sembra sensato ignorare le strane connessioni con un presunto disegno emergente, volto ad assoggettare una gran parte dell’umanità in un ipotetico disegno, legato a mire globalizzanti.

BIBLIOGRAFIA

1) MacLean, Paul D., “A triune concept of the brain and behaviour”, VA Kral,1973; 1974, Toronto, University of Toronto Press
2) MacLean, Paul D., “The triune brain in evolution: Role in paleocerebral functions”, 1990, New York, Plenum Press, ISBN 0-306-43168-8. OCLC 20295730, 1990 books.google.com
3) Michael Barkun, “A Culture of Conspiracy: Apocalyptic Visions in Contemporary America”. Berkeley: Univ. of California, 2003. ISBN 0-520-23805-2
4) Mark Fenster, “Conspiracy Theories: Secrecy and Power in American Culture”, Minneapolis, MN: University of Minnesota Press, 1999
5) Robert Alan Goldberg, “Enemies Within: The Culture of Conspiracy in Modern America”, New Haven: Yale University Press 2001. ISBN 0-300-09000-5
6) Icke, D.,“The Biggest Secret: The Book That Will Change the World”, Bridge of Love Publications, 1999. ISBN 0-9526147-6-6
7) Icke, D., “Children of the Matrix”, Bridge of Love Publications, 2001. ISBN 0-9538810-1-6
8) Icke, D., “Alice in Wonderland and the World Trade Center Disaster”. Bridge of Love Publications, 2002. ISBN 0-9538810-2-4
9) Icke, D., “Tales from the Time Loop”, Bridge of Love Publications, 2003. ISBN 0-9538810-4-0
10) Icke, D., “Infinite Love Is the Only Truth: Everything Else Is Illusion”, Bridge of Love Publications, 2005. ISBN 0-9538810-6-7
11) Icke, D., “The David Icke Guide to the Global Conspiracy (and how to end it)”, David Icke Books Ltd, 2007. ISBN 978-0-9538810-8-6
12) Icke, D., “Human Race Get Off Your Knees: The Lion Sleeps No More”, David Icke Books Ltd, 2010. ISBN 978-0-9559973-1-0
13) Icke, D., “Remember Who You Are: Remember ‘Where’ You Are and Where You ‘Come’ From”, David Icke Books Ltd, 2012. ISBN 0-9559973-3-X
14) Cathy O’Brien, Mark Phillips, “Trance Formation of America”, 2001, Macro Edizioni, Cesena, isbn 88-7507-353-8
15) Cathy O’Brien, Mark Phillips, “Accesso negato alla verità”, 2005, Macro Edizioni, Cesena, isbn 88-7507-671-5
16) George Orwell, “1984”, collana Medusa, traduzione di Gabriele Baldini, Arnoldo Mondadori Editore, 1950,ISBN 88-04-32573-9.
17) George Orwell, “1984”, collana Oscar Mondadori Classici Moderni n° 19, traduzione di Stefano Manferlotti, Arnoldo Mondadori Editore, 2000, ISBN 9788804507451
18) George Orwell, “Nineteen Eighty-Four”, Secker & Warburg, 1949. ISBN 0-451-52493-4.

Fonte: http://www.neuroscienze.net/?p=3490

Tratto da: http://www.altrogiornale.org/

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giovedì 16 maggio 2013
TG: immortalato accidentalmente messaggio subliminale choc

Di Laura Caselli – losai.eu

Deva (così si chiama la signora ritratta nella foto qui sotto) si è scattata una foto con il suo cellulare per il suo profilo facebook, prendendo sullo sfondo il televisore che stava trasmettendo il TG. Immaginate il suo stupore nel rendersi conto di aver immortalato, con quello scatto, un vero e proprio messaggio subliminale. Difatti si può leggere chiaramente sullo schermo della TV la parola “KILL” (“uccidi”) scritta al contrario

Qui di seguito il video realizzato da Nathan Reitz il quale, dopo aver sentito questa storia da un amico, ha deciso di andare a verificare di persona l’attendibilità della foto. Come vedrete, è tutto terribilmente vero…

Spesso si sottovaluta l’importanza di queste tecniche perché si pensa: “Seee, vabeh, ma che vuoi che ci possa influenzare un fotogramma velocissimo che neanche riusciamo a percepire coscientemente?

Cito Repubblica:

Personalmente – aggiunge il coordinatore dello studio, Bahador Bahrami – credo che un condizionamento ci sia”. Non è un caso – concludono gli scienziati – che la pubblicità subliminale sia vietata in Gran Bretagna, mentre è ancora legale in Usa.

Cito il Newsday:

Questi messaggi sono la più allarmante invenzione dalla comparsa della bomba atomica.

Infine vi riporto un’affermazione – tratta dal libro di Paolo Baroni “I prìncipi del tramonto” – dello psicologo americano Howard Shevrin della Michigan University:

Non conviene scherzare con i messaggi subliminali. I risultati possono essere negativi se i messaggi sbagliati sono trasmessi alla persona sbagliata.

Fonte: http://www.losai.eu/messaggio-subliminale-kill-nel-tg-immortalato-accidentalmente/

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Bambini siriani messi sotto ghiaccio, in Siria arrivano i missili russi anti-nave e da fonti arabe escono fuori i piani della Nato

Bambini Sirianidi Angelo Iervolino

L’occidente usa qualsiasi mezzo per scatenare la terza guerra mondiale, e la Russia risponde con la fornitura di missili supersonici anti-nave alla Siria, nel frattempo escono fuori tutti i particolari sulla riunione ad Amman.

27 Agosto 2013 – Sconcertanti notizie che arrivano dalla rete, che se venissero confermate aprirebbero un nuovo scenario sulla morte dei poveri bambini siriani, in ogni caso le foto non lasciano molti dubbi.

Fonte: http://informare.over-blog.it/article-agghiacciante-la-foto-dei-bambini-messi-sotto-ghiaccio-per-avere-il-tempo-di-preparare-la-messinscen-119714647.html

“Ecco un documento agghiacciante. I bambini messi sotto ghiaccio per conservarne i corpi per almeno due giorni. Queste piccole vittime innocenti erano state uccise col gas dai mercenari atlantisti in luoghi diversi. Dovevano poi essere radunati nel luogo della sceneggiata e sembrare uccisi da poco. Per conservarne i corpi, con quelle alte temperature, sono stati messi sotto ghiaccio. Ricordiamo che le prime immagini del massacro hanno cominciato a circolare il giorno 20, quando il massacro dovrebbe essere avvenuto, secondo questi delinquenti, il giorno 21. Per cui le foto erano disponibili un giorno prima dei fatti…. Nel testo si dice 21 Agosto, ma l’occhiello in rosso evidenzia la data di pubblicazione, il 20”.

cid_image002_jpg01CEA1BEMentre l’occidente Stati Uniti D’America ed Inghilterra in testa premono per un attacco anche senza l’autorizzazione delle Nazioni Unite, le dichiarazioni del nostro Ministro degli esteri riportate ieri dall’ANSA “Una campagna internazionale per l’esilio del presidente siriano Bashar al Assad o il suo deferimento alla Corte penale internazionale ”potrebbero evitare l’intervento militare” e lo spargimento di altro sangue. Lo ha detto il ministro degli Esteri Emma Bonino a Radio Radicale.”, ancor prima che gli ispettori del ONU abbiano completato il loro lavoro, mi sembrano poco caute. Vorrei ricordare al Ministro degli Esteri Bonino che una entrata in guerra diretta dell’Italia contro la Siria, metterebbe in serio pericolo la popolazione italiana da possibili contrattacchi anche nucleari alle oltre 107 basi Nato presenti sul nostro territorio, in particolare la Sicilia usata come portaerei americana sarebbe la regione più esposta.

La situazione della Siria oggi è cambiata, non è più sola come in passato, oltre alla Russia che intensificherà la sua presenza nel Mediterraneo, come ha annunciato il Colonnello Leonid Ivashov, Presidente dell’accademia russa di problemi geopolitici, dopo la decisione del Pentagono di inviare la nave da guerra USS Mahan negli stessi mari, (in questi giorni le navi russe sono state schierate davanti alle coste siriane in difesa della Siria), e gli sciiti libanesi dell’Hezbollah, vi è anche il sostegno dell’Iran che avrebbe mandato minimo 4.000 mila guardie rivoluzionarie in territorio siriano per sostenere l’esercito di Assad. “Siamo molto preoccupati – ha detto Abbas Araghchi, portavoce del ministero iraniano degli Esteri – per le informazioni sull’uso di armi chimiche in Siria e condanniamo con forza l’uso di queste armi. Esistono prove che sono stati i gruppi terroristici a commettere simili atti”. La Cina è schierata con Russia e Iran in difesa della Siria. Non dimentichiamoci la Corea del Nord in possesso di armi nucleari in grado di colpire obbiettivi sia in Europa che in America. Israele sarebbe la prima vittima del contrattacco del blocco Siriano. La Turchia del dittatore Recep Tayyp Erdogan, si e dichiarata pronta ad intervenire contro la Siria anche senza l’autorizzazione del ONU. Quindi un quadro estremamente pericoloso, dove tutti e specialmente i politici europei dovrebbero muoversi con estrema cautela, e pensare che ogni mossa sbagliata potrebbe mettere in pericolo la vita di milioni di cittadini europei.

In ogni caso sembra che i paesi occidentali abbiano già deciso cosa fare. Da fonti arabe arrivano notizie di una riunione che si è tenuta ieri ad Amman capitale giordana per discutere della situazione in Siria. Alla riunione conclusa verso mezzogiorno hanno partecipato i capi di Stato Maggiore degli Stati Uniti d’America, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Canada, Arabia Saudita, Qatar e Turchia. La fonte ha confermato che alcuni membri della “coalizione” opposizione siriana, stanno cercando di candidare l’ex ufficiale siriano Manaf Talas dissidente a svolgere un ruolo nella scena politica e militare del “post-Assad”, invitandolo anche alla riunione. La fonte ha riferito che Talas è arrivato ad Amman a bordo di un aereo militare che aveva a bordo il capo di Stato Maggiore Francese, quello Turco e dell’Arabia Saudita. Secondo le informazioni trapelate da Oman, le discussioni hanno affrontato due punti principali: l’introduzione di unità militari sotto il comando di Manaf Talas a Damasco dopo gli attacchi mirati della NATO su i siti militari strategici, e fissare la linea di cessate il fuoco tra la Siria e Israele, dopo la disintegrazione dell’esercito siriano, soprattutto in prossimità della capitale e le aree circostanti, in particolare l’estensione verso sud fino al confine giordano. Il capo del “Consiglio Nazionale Siriano”, al momento, Burhan Ghalioun, ha offerto carte militari al segretario di Stato Hillary Clinton durante un incontro a Vienna all’inizio di dicembre 2011, come ha rivelato Al-Rai Kuwait, tra cui una richiesta di bombardamento di 35 siti militari e di sicurezza: nella Siria centrale, siti nella capitale siriana e nei suoi dintorni, e nelle province di Homs, Aleppo, Latakia e Tartous, per consentire ai ribelli siriani di rovesciare il regime di Assad, nel documento gli obbiettivi tra le altre cose comprendono:

1) Depositi e postazioni strategiche di armi nucleari nella zona montagne “Kalamoon” e la zona a nord dei voli di base “coscienza”.

2) sede della Guardia Repubblicana e la quarta divisione nella “Qasion Monte” ovest di Damasco (colpite da Israele con missili e testate all’uranio impoverito all’inizio di quest’anno).

3) quartier generale della leadership di prima fascia e la fascia a sud di Damasco settimo (al fine di aprire la strada ai ribelli).

4) stazioni di ricognizione aerea a quattro “collina caldo” a sud di Damasco e “Hnchar” a sud di Homs, e la “Torre di Islam” a nord di Latakia e “Marj Al Sultan” est di Damasco e “Naemeh” est di Daraa (gli ultimi due sono stati distrutti dal “Esercito libero” in attacchi precedenti quest’anno e l’anno scorso).

5) fabbriche da difesa ad Hama, Homs e Aleppo (che forniscono razzi a Hezbollah, e armi non convenzionali strategiche all’esercito siriano).

6) stazioni di guerra elettronica in ed intorno a Damasco.

7) Dipartimento di guerra chimica.

(traduzione arabo-italiano google)

Il 25/08/2013 la CBS diffonde la notizia della fornitura da parte della Russia dei missili supersonici anti-nave.

Ecco cosa dicono i giornali americani:

“Barack Obama nella sua mossa completamente folle di tentare di avviare la terza guerra mondiale sta cercando di ottenere la distruzione dell’America e della nostra Marina? La Russia ha appena inviato i loro missili anti-nave più avanzati alla Siria in un chiaro avvertimento che qualsiasi attacco contro la Siria non andrà senza risposta. Il New York Times cita anonimi funzionari statunitensi che hanno dichiarato che i missili potrebbero essere utilizzati per contrastare ogni possibile futuro intervento militare straniero in Siria.”

I P-800 Oniks russo П-800 Оникс; in inglese Onyx, noto anche in mercati di esportazione come Yakhont, in inglese rubino o zaffiro, è un missile anti-nave sovietico supersonico da crociera sviluppato da NPO Mashinostroyeniya come una versione ramjet di P-80 Zubr. La sua designazione GRAU è 3M55. Il suo sviluppo è iniziato nel 1983, e dal 2001 il missile può essere lanciato da terra, mare, aria e sottomarini. Il missile ha il nome in codice NATO SS segnalazione-N-26. E’ la sostituzione del P-270 Moskit, ma forse anche del P-700 Granit. Il P-800, è stato utilizzato come base per il missile supersonico russo-indiano BrahMos.

Ecco, che cosa potrebbe accadere alla Marina degli Stati Uniti d’America se Obama decidesse di lanciare un attacco contro la Siria.

Il popolo americano è fortemente contrario al coinvolgimento militare degli Stati Uniti d’America in Siria. Un recente sondaggio condotto da Reuters ha mostrato che il 60 per cento degli americani si oppongono all’intervento in Siria.

(traduzione google)

Gli americani non hanno dimenticano le dichiarazioni di Bush ed Hillary Clinton che rivelano come lo stesso governo americano sia stato la causa delle ultime guerre e del 11/9, visto che al-Qaeda è stato non solo finanziato, ma creato dagli americani per contrastare la Russia in Afghanistan.

26/08/2013

Cecchini hanno aperto il fuoco a sud di Damasco contro il convoglio di auto degli ispettori Onu incaricati di indagare sul presunto uso di armi chimiche. Non sono stati identificati, ha riferito un portavoce dell’Onu, aggiungendo che ”il primo veicolo del team di indagini sulle armi chimiche è stato colpito deliberatamente varie volte da cecchini non identificati nell’area della zona cuscinetto”. L’auto, ha aggiunto, non è più utilizzabile.

L’esercito siriano ha messo a segno due colpi:

sono stati catturati 13 terroristi che si erano infiltrati al mercato della località di Tal-Kalakh, sequestrate le loro armi e munizioni, e l’aviazione siriana ha bombardato postazioni dei ribelli.

Fonti:

http://ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/08/26/Siria-Bonino-esilio-Assad-alternativa_9201281.html

http://www.sawtbeirut.com/breaking/201615

http://en.wikipedia.org/wiki/P-800_Oniks

http://beforeitsnews.com/middle-east/2013/08/russia-sends-obama-a-message-sends-syria-their-most-advanced-anti-ship-missile-system-to-destroy-us-ships-2453706.html

http://www.losai.eu/riflettori-sulla-siria-la-guerra-del-nuovo-ordine-mondiale/

http://www.alternet.org/world/us-maneuvers-bomb-syria

Per ulteriori approfondimenti leggere qui:

http://lenewsdiangeloiervolino.altervista.org/blog/1047

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Comunicazioni:

Testata Giornalistica registrata presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere con decreto n° 811 del 18/04/2012.

Voce nuova tv s.r.l. Gricignano di Aversa, Piazza Municipio n.7 P.IVA 03855240614.

© Copyright Fly Agency di Angelo Iervolino, tutti i diritti riservati. P.IVA 03404720652 – REA 347495 – www.flyagency.it – SALERNO

P.S. Il seguente comunicato stampa può essere pubblicato, per intero o in parte, l’importante è non modificare il contenuto, l’articolo è una mia esclusiva quindi bisogna sempre riportare il mio nome come autore articolo e la fonte, in modo da non violare i diritti d’autore e di Copyright, distinti saluti Angelo Iervolino.

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Segnalazioni: Aldo Moro, amalgama e disturbi dell’umore, signoraggio, strani suicidi, attentato davanti a Palazzo Chigi, canalizzazioni

Un ottimo articolo di Gianni Lannes sull’omicidio di Aldo Moro e sulle complicità tra governo USA, servizi segreti, Cossiga e  Brigate Rosse:
Un interessantissimo articolo di Lorenzo Acerra su amalgama di mercurio (nei denti) e disturbi dell’umore (dai lievi squilibri agli stati di paranoia o ai cosiddetti casi di schizofrenia):
Claudio Messora, adesso uomo di punta del Movimento 5 stelle, anni fa parlava del signoraggio e adesso dileggia chi il signoraggio lo denuncia:
L’onorevole Scilipoti organizza una convention sul signoraggio in modo tale da dare adito alla RAI di fare un servizio che ridicolizza la questione della sovranità monetaria:
Segnalo poi un articolo (http://perchiunquehacompreso.blogspot.it/2013/04/attentato-palazzo-chigi-tutto-come-da.html) e un video sul cosiddetto attentato davanti a Palazzo Chigi.
E intanto il vicedirettore della testata giornalistica della RAI si suicida, ma sulla RAI la notizia non fa notizia …  http://www.unionesarda.it/articolo/politica/2013/05/06/rai_suicida_paolo_petruccioli_era_il_vicedirettore_del_tgr-1-313840.html
Non sembra ci fossero motivazioni plausibili per tale gesto … forse aveva scoperto qualcosa o sapeva qualcosa di troppo? Magari proprio in riguardo a quanto avvenuto pochi giorni fa davanti a Palazzo Chigi?
Se poi vi interessa sapere con chi sono indebitati gli Italiani leggete questo articolo:
Mi segnalano alcuni attivisti dall’estero che con le scie chimiche stanno disseminando anche elementi radioattivi; chiaramente non posso nè conferare né smentire, ma di sicuro posso segnalare un prodotto che pare avere notevole potere antiossidante e quindi limitare i danni da radicali liberi (uno degli effetti negativi delle radiazioni):
Ho creato due pagine informative che riassumo le informazioni fin qui raccolte sui vaccini pediatrici e sui vaccini contro l’HPV (Papilloma Virus Umano):
Sui vaccini anti-influenzali invece la pagine esisteva già: 
Sul signoraggio una pagina riassuntiva/informativa la trovate qui:
 
Chiudiamo questa rassegna con un lungo ma interessante articolo sulle false canalizzazioni della Federazione Galattica di Luce e di altre consimili fasulle entità New Age. Non concordo necessariamente con tutto quanto è scritto in quell’articolo, e sospetto che anche talune vere canalizzazioni da parte di “anime evolute” possano nascondere maligne intenzioni; in ogni caso l’articolo è corredato da molte prove e fa cenno alle scie chimiche ed alle onde elettromagnetiche come sistemi di manipolazione mentale:

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La tv è una bomba atomica (Gianni Lannes)

Ogni giorno va in onda la disinformazione per plasmare il senso comune e modellare l’immaginario collettivo. Obiettivo? Sudditi obbedienti e consumatori accaniti: in una parola, difensori dello stesso sistema di annichilimento del genere umano.

L’eccesso di apparenti notizie nasconde un difetto di sapere. Grazie ad una casta giornalistica – Ordine professionale tutto compreso – arroccata nella difesa di assurdi privilegi e funzionale al sistema di potere dominante che nel baraccone italiota della sedicente comunicazione informativa – finanziato con denaro pubblico – sfrutta i giovani per pochi spiccioli, ma soprattutto in nero con la connivenza dei sindacati silenti e non vedenti.

Il Nuovo Ordine Mondiale – che ha l’obiettivo di ridurre drasticamente la popolazione umana di Gaia – tiene al guinzaglio l’informazione planetaria, lobotomizzando milioni di persone con l’imbonimento a buon mercato. Tecnica del terrore ed orrore funzionano a dovere, inculcando nei cervelli paure, ansie, timori.

Le armi di distrazioni di massa sono adoperate a dose massicce ogni giorno nel bombardamento mediatico delle menti sempre più deboli e prive di anticorpi antropologici, a parte l’analfabetismo funzionale, ossia di ritorno in soggetti anche laureati (un pezzo di carta accademico non certifica la cultura o il sapere).

Tra le numerose conseguenze c’è l’effetto distraente che consiste nell’attirare l’attenzione dell’opinione pubblica su fatti secondari o comunque marginali, riproponendoli in modo martellante così da fargli assumere un rilievo spropositato; ed al contempo nel porre in secondo piano o comunque trascurare del tutto i fatti di primaria importanza e rilevanza. In genere è abbinato all’effetto mistificante, che consiste nel distorcere i fatti o inventarli di sana pianta. Gli specialisti in materia sono i servizi segreti o comunque di cosiddetta “intelligence”, ed in misura marginale i negazionisti dementi che pullulano su internet (alla stregua di un certo Attivissimo che sproloquia dalla Svizzera).

L’effetto allarmante consiste nell’inventare o ingigantire un pericolo, sino a provocare una psicosi. Di solito è abbinato all’effetto tranquillizzante o soporifero, che consiste nello sminuire o non far percepire un pericolo reale.

Fra tutte queste armi – tra cui il web, con individui che additano a modello e/o fonte informativa, addirittura Wikipedia – la televisione abilmente manipolata è la più potente, nonostante la spietata concorrenza della Rete. Essa permette agli strateghi per conti terzi della distrazione di massa di fare una cosa impossibile nell’era pre-televisiva: vale a dire far credere che esista solo ciò che si vede e non esista ciò che non si vede. Gli esempi sono innumerevoli: dalla ditta Santoro & Travaglio (alla voce: vergognosa intervista sdraiata al piduista Berlusconi Silvio, tessera P2 numero 1816), alla Gabanelli di Report (ancella del finto antagonismo al sistema di potere (alla voce, per esempio, moneta elettronica con i pistolotti sul Corsera), per non dire di tutto il resto (Vespa, Fazio, Saviano).

C’è differenza tra la Rai (servizio pubblico) lottizzata dai partiti sin dagli albori e Mediaset o La 7? Un elemento accomuna questo network: la mancanza di contenuti culturali e la marcata manipolazione mediatica.

Perché il potere ha da tempo fabbricato le sue pedine accattivanti (lautamente remunerate) e benvolute dal grande pubblico (in termini di quantità), che fingono di combattere il sistema di dominio, ma che in realtà ne sono diretta espressione.

Di qui l’esigenza di combattere sul campo la non-informazione e la disinformazione con l’informazione, ovvero con la documentazione dei fatti reali, colmi e pregnanti di interesse sociale.

Allora? Provate a disattivare la tv. Beninteso: accendete la mente ed attivate il cuore sulla frequenza pulsante della vita che scorre come linfa vitale sul pianeta Terra!

La Rivoluzione decolla da un cambiamento interiore, apparentemente semplice, ma disarmante.

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/04/tv-bomba-atomica_28.html

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Armi di Distrazione di Massa

martedì 31 gennaio 2012

Gettare nel ridicolo e’ una tecnica che consiste nello screditare una tesi attraverso una scorretta analogia. Lo schema adottato dall’interlocutore, in questo caso, e’ il seguente:
1. Il soggetto A (Teorico del Complotto) sostiene la tesi X (Teoria del Complotto);
2. Il soggetto A (Teorico del Complotto) sostiene la tesi Y (Teoria del Complotto);
3. La tesi X (Teoria del Complotto), secondo te (Teorico del Complotto) e’ una ca**ata;
4. Anche la tesi Y (Teoria del Complotto) deve per forza essere una ca**ata.La tecnica di argomentazione appena esposta e’ definita ”sofismo” e consiste in un ragionamento corretto solo all’apparenza.
Dopo un’attenta analisi, infatti, ci si accorge che, in realta’, si tratta di un dispositivo retorico atto a scardinare proprio le difese della logica.Il fatto che noi tutti siamo portati a ragionare in base a sofismi e preconcetti involontari e spontanei realizzati inconsciamente dal nostro cervello, non li rende certo veri, anzi, l’utilizzo abituale di queste espressioni ci da’ la misura di quanto sia facile abituarsi a ragionare in modo distorto.

Armi di Distrazione di Massa

”Il ruolo di sbarramento che svolge l’artiglieria nella preparazione dell’attacco della fanteira in futuro sara’ assunto dalla propaganda rivoluzionaria. Si tratta di spezzare psicologicamente il nemico prima che le truppe comincino ad entrare in azione.”
Adolf Hitler
Tutto cio’ che dobbiamo sapere sul ruolo vitale dei principali mezzi d’informazione nel perseguimento della ricerca della verita’ e nel proseguimento delle campagne mediatiche rivolte contro o a favore dei Governi, lo possiamo imparare osservando come funziona il gioco delle tre carte.
Si tratta di un gioco evidentemente truffaldino in cui il cartaio dispone tre carte su di un tavolino pieghevole, ci mostra che una di esse e’ la regina di picche, le capovolge e le sposta rapidamente. Siamo sicuri di sapere dov’e’ la regina e abbiamo visto il tizio prima di noi vincere facilmente un paio di volte, cosi’ scommettiamo i nostri soldi. Se quel tipo dall’aria un po’ tonta puo’ vincere, possiamo farlo anche noi. Eppure, incredibilmente, abbiamo puntato sulla carta sbagliata. Abbiamo perso. Abbiamo fatto la figura del pollo.
I polli del gioco delle tre carte non possono vincere, perche’ e’ risaputo che e’ tutto un imbroglio, eppure, mentre ce ne andiamo, vediamo che si e’ formata una fila di altri polli, con gli occhi sgranati, la bocca aperta, le mani in tasca, affascinati da quello spettacolo e pronti a tirar fuori i soldi non appena il cartaio riesce ad acchiapparli. Perche’? Perche’ anche loro hanno visto vincere quello stesso tizio dall’aria un po’ tonta. quello che non sanno e’ che si tratta di un complice.
I complici sono altri imbroglioni che inducono i polli a partecipare al gioco truccato con una messinscena volta a convincerli che non c’e’ alcun inganno e che se continuano a giocare, alla fine vinceranno. La funzione di un buon complice e’ anche quella di distogliere l’attenzione della polizia da quell’azione illegale. In tribunale, dove i cartai del gioco delle tre carte sono considerati imbroglioni e ladri, i complici sono considerati ”corresponsabili” e quindi passibili della stessa pena se incriminati e giudicati colpevoli dopo un processo [26].I grandi mezzi d’informazione altro non sono che dei complici, il cui successo nello svolgere questa funzione non ha pari nella storia di raggiri, truffe e fregature, come si puo’ giudicare dall’efficacia con cui continuano a venderci inganni talvolta talmente ovvi da indurre sempre piu’ persone ad avvicinarsi alle cosi’ dette ”versioni non ufficiali” [26].La plateale distorsione della verita’ e la sistematica manipolazione delle fonti di informazione sono parte integrante della pianificazione bellica; uccidere un uomo e’ una cosa di poco conto, uccidere le sue opinioni produce effetti di gran lunga piu’ duraturi.
Uno dei grandi progressi di questo secolo e’ stato, senza ombra di dubbio, il graduale passaggio dalla guerra convenzionale alla guerra con i media, cioe’ a quella che, in gergo tecnico, viene definita disinformazione.
Nel momento storico in cui viviamo, la frase scritta da Adolf Hitler in ”Mein Kampf”, ci sembra persino ottimista.
Dal dopoguerra in poi, infatti, le truppe sarebbero entrate in azione per oltre quarant’anni, per essere sostituite completamente e definitivamente, verso la fine degli anni Novanta, dai media.
E cosi’, contrariamente alla visione ”profetica” lasciataci da Adolf Hitler, anche l’attacco finale sarebbe stato sferrato attraverso i mezzi d’informazione.La differenza tra gli anni Quaranta ed oggi e’ data dalla trasformazione genetica che ci porta a vivere la guerra senza nemmeno accorgercene. Siamo costantemente sotto il fuoco dei media, bombardati di messaggi ed in balia di forze che tentano di imporci i nostri stessi valori, il progresso, la pace, la democrazia.
Eppure ci stiamo abituando a questo. Lo scenario che si sta disegnando, nostro malgrado, e’ uno scenario artificiale, una iperrealta’ mediatica e mediata che va sostituendosi in modo irreversibile al mondo reale.
La televisione, i telefoni, le radio e le reti di computer sono dei potenti strumenti politici, poiche’ la loro funzione non e’ quella di produrre o di distribuire beni materiali ma di influenzare le idee e le percezioni umane.
Dopo l’era della ”guerra convenzionale”, siamo entrati, cosi’, in modo indolore, nell’era della disinformazione e, altrettanto inavvertitamente, stiamo per entrare in quella della disinformazione/intrattenimento, cioe’ del disinfotainment [1].E’ difficile tirare le somme di questo breve giro d’orizzonte, si incapperebbe, di sicuro, nell’errore di fare della disinformazione; le possibilita’ offerte dai nuovi canali di comunicazione, combinate con le tecniche di destrutturazione dell’informazione e con nuovi sistemi di pianificazione strategica, potranno creare ancora, in futuro, infinite vie per la disinformazione.
La cosa piu’ ”interessante”, pero’, e’ che, fra poco, non ce ne sara’ piu’ bisogno perche’ il Panopticon, con il tempo, e’ arrivato a rendersi invisibile fino a farci credere che non esista; parafrasando Charles Boudelaire si puo’ affermare che ”la mossa piu’ intelligente, piu’ bella, piu’ astuta della disinformazione e’ quella di far credere che non esiste.”.
E questo e’ il culmine del sistema della disinformazione, ovvero l’illusione di vivere in un regime di pace nonostante la guerra. Invece, l’attitudine alla persuasione, alla colonizzazione culturale e religiosa del prossimo, ad oggi, e’ ancora in costante crescita e, come se non bastasse, dispone di nuovi e sempre piu’ potenti media [2].

Propaganda

”Nulla sarebbe cio’ che e’ perche’ tutto sarebbe cio’ che non e’; ed anche il contrario, cio’ che e’, non sarebbe e cio’ che non sarebbe, lo sarebbe.”
Alice nel Paese delle Meraviglie, di Lewis Carroll
Non uno, ma ben tre fantasmi si aggirano per l’Occidente agitando i sogni degli ingenui: la propaganda, la persuasione e la disinformazione.
Non sempre e’ chiara la differenza fra questi tre strumenti ”bellici” e varra’ la pena di fornire qualche definizione. E’ molto utile, in questo caso, procedere per categorie contigue ed omogenee, diciamo cosi’ per opposizioni concettauali. Con il ”gioco dei contrari”, ad esempio, sara’ piu’ agevole inquadrare i limiti di un concetto e molti dei suoi risvolti.Cominciamo dalla propaganda. Una delle piu’ note definizioni e’ quella fornita da Jacques Ellul, definizione che si muove intorno alle finalita’ ed alla modalita’, con un’interpretazione psicologistica che pero’ non soddisfa del tutto: ”la propaganda e’ l’insieme dei metodi utilizzati da un gruppo organizzato allo scopo di far partecipare attivamente o passivamente alla sua azione una massa di individui psicologicamente unificati attraverso manipolazioni psicologiche ed inquadrati in un’organizzazione.” [3].
Piu’ interessante e’ l’approccio di alcuni teorici che mettono la propaganda in opposizione all’educazione. Per H. D. Lasswell, uno dei primi specialisti americani in questo campo, l’educatore differisce dal propagandista soprattutto perche’ tratta di argomenti che non sono oggetto di controversia per il suo uditorio [4].
E dunque la propaganda si potrebbe definire come un’attivita’ ”educativa” che, tuttavia, nello svolgersi, ha bisogno di costruire il consenso del suo pubblico.
Secondo i Teorici del Complotto un po’ piu’ ”paranoici”, uno degli scopi del Council on Foreign Relations (CFR), consisterebbe proprio nel creare un filone di letteratura scolastica atto a promuovere i benefici di un ”governo mondiale” e attirare l’iscrizione di ricchi intellettuali, i quali avrebbero potuto influenzare la direzione della politica estera americana [19].
Esisterebbe un centro-laboratorio dove intellettuali, storici, linguisti, psicologi, lavorano a trasformare il significato della storia [20]. Si tratterebbe di quel ”ministero della Verita”’ raccontato da Goerge Orwell che, riscrivendo i giornali ed i libri di storia, realizzerebbe il mirabile detto del partito del Socing: ”Chi controlla il passato controlla il futuro” [21].
Gli ”architetti” dell’unificazione non solo hanno riscritto la storia in favore dei potenti di oggi, cosa questa che tutti i vincitori hanno sempre fatto, ma in funzione dei concetti fondamentali sui quali deve trovare la propria logica il progetto di unificazione [22].Chi crede che i tempi in cui Hollywood agiva direttamente come una macchina di propaganda del Governo siano finiti con la realizzazione, durante la Seconda Guerra Mondiale, di fumetti anti-giapponesi da parte della ”Warner Bros., non ha fatto caso ai personaggi che si celano ora dietro lo schermo argentato: paladini della droga, pezzi grossi del Pentagono ed agenti dei servizi segreti.
Non si parla del patriottismo incallito che spinge le persone a raffigurare meglio il proprio Paese e le proprie istituzioni, per patriottismo si intende dire che lo Stato utilizza il qui pro quo per influenzare direttamente le Opere cinematografiche e televisive, arrivando, in alcuni casi, ad imporre modifiche alle sceneggiature [25] e ad influenzare e manipolare, in maniera subdola e subliminale, le menti di noi osservatori.

Persuasione

”Ho fatto in modo che la scuola non interferisse con la mia istruzione.”
Mark Twain
L’arma principale di cui dispone la propaganda e’, senza ombra di dubbio, la persuasione, la piu’ ingenua e la piu’ scoperta fra le tecniche impiegate per distruggere le opinioni.
La massima espressione della persuasione e’ costituita dalla pubblicita’, la forma di persuasione ”tecnologicamente” piu’ avanzata ed al cui modello stanno conformandosi tutte le forme di comunicazione [30].
Il primo ad attaccare questa forma mentis incarnata da quelli che allora si chiamavano re’tori, fu Platone nel ”Gorgia”: ”Il re’tore e’, senza dubbio, in grado di parlare contro tanti su tutto, si’ da persuadere, in breve, la massa su tutto quello che vuole.” [5].In ”In Trust Us We’re Experts”, Stauber e Rampton hanno raccolto alcuni dati convincenti che descrivono la scienza della creazione dell’opinione pubblica in America, facendo risalire la moderna influenza del pubblico all’inizio del secolo scorso e mettendo in rilievo il lavoro di tipi come Edward L. Bernays, da molti considerato il ”padre” della persuasione ed oggetto di studi parte di personaggi come Josef Goebbels, Ministro per la propaganda di Adolf Hitler.
Edward L. Bernays paragona la massa ad ”un gregge che ha bisogno di venire guidato”, ed ha la stessa visione delle folle che si puo’ riscontrare anche in altre Opere, fra cui la famosa ”Psicologia delle masse”, di Gustav Le Bon.
Edward L. Bernays, pero’, non si limita ad affermare che le civilta’ sono state create e guidate da una piccola aristocrazia intellettuale, mai dalle folle e che queste, in quanto istintive ed indisciplinate non hanno che la forza di distruggere, finendo, inevitabilmente, per essere dominate da elementi che hanno dell’anima delle folle una conoscenza istintiva, spesso sicurissima e che, conoscendola bene, ne diventano facilmente i padroni. Egli e’ certo che ”la manipolazione scientifica dell’opinione pubblica e’ necessaria per superare il caos e il conflitto in una societa’ democratica” e che risultati migliori si otterranno se il controllo delle masse avverra’ a loro insaputa.Nel suo libro ”Propaganda”, Edward L. Bernays affronta, senza tanti giri di parole, quella che il professor C. Wright Mills definisce ”e’lite al potere”, affermando che ”Quelli che manipolano il meccanismo nascosto della societa’ costituiscono un Governo invisibile che e’ il vero potere che controlla. Noi siamo governati, le nostre menti vengono plasmate, i nostri gusti vengono formati, le nostre idee sono quasi totalmente influenzate da uomini di cui non abbiamo mai nemmeno sentito parlare. Questo e’ il logico risultato del modo in cui la nostra societa’ democratica e’ organizzata. Un vasto numero di esseri umani deve cooperare in questa maniera se si vuole vivere insieme come societa’ che funziona in modo tranquillo. In quasi tutte le azioni della nostra vita, sia in ambito politico o negli affari o nella nostra condotta sociale o nel nostro pensiero morale, siamo dominati da un relativamente piccolo numero di persone che comprendono i processi mentali e i modelli di comportamento delle masse. Sono loro che tirano i fili che controllano la mente delle persone” [24].E’ ad Ivy Lee, un ex giornalista, che viene riconosciuta l’invenzione e lo sviluppo del settore delle relazioni pubbliche cosi’ come lo intendiamo oggi. La forza del sistema delle PR diviene ben presto chiara anche ai Governi, che si accorgono di come i giornalisti, se prontamente informati dalle agenzie, siano spinti a non indagare per conto loro. Se si confrontano le agenzie di PR con le notizie che effettivamente vengono pubblicate sui quotidiani, si vedra’ che vengono spesso riprese alla lettera o quasi, e di solito senza indicare ai lettori che cio’ che appare come un servizio giornalistico indipendente e’ in realta’ un comunicato di un’agenzia PR [28].La verifica delle fonti e l’utilizzo del senso critico sono ormai capacita’ atrofizzate dall’assumere passivamente il punto di vista delle poche agenzie che informano centinaia di paesi. Considerando come assolute alcune fonti e ignorandone altre, l’informazione e’ gia’ alterata in origine, derivando da un unico punto di vista, che nel contesto appare oggettivo.
Solo in rarissimi casi, attraverso uno o piu’ mezzi di comunicazione, trapela qualche debole critica al sistema ma si tratta di quelle che, in gergo tecnico, sono definite ”fessure controllate”, cioe’ critiche fatte ad hoc per generare nello spettatore fiducia nei media, ma che risultano per finire vaghe e discordanti [29].La persuasione e’ una modalita’ della comunicazione, fortunatamente non l’unica. Gli studiosi dell’argomentazione, ancora oggi, contrappongono la persuasione alla convinzione. Una distinzione che spesso, per i logici e’ irrilevante, ma che comunque illumina su alcune funzioni.C. Perelman ed L. Olbrechts-Tyteca, dedicano diverse pagine del loro testo piu’ famoso a questa distinzione fondamentale che, tuttavia, ammettono essi stessi, e’ molto labile perche’ viene fatta risalire al tipo di pubblico cui ci si rapporta [6].Questa posizione risale a Immanuel Kant per il quale la persuasione, insieme alla convinzione, e’ una delle due tipologie della credenza: ”Quando essa e’ valida per ognuno che soltanto possegga la ragione, allora il fondamento di essa e’ oggettivamente sufficiente, e allora la credenza si dice convinzione. Se essa ha il suo fondamento nella natura particolare del soggetto, e’ detta persuasione. La persuasione e’ una semplice apparenza, poiche’ il fondamento del giudizio che e’ unicamente nel soggetto, vien considerato come oggettivo. […] Una persuasione io posso tenermela per me, se pure io mi ci trovo bene, ma essa non puo’, ne’ deve, volersi rendere valida al di fuori di me.” [7].I due capiscuola della nuova retorica poc’anzi citati mostrano un atteggiamento funzionalista nell’affermare che e’ la natura del pubblico cui ci si rivolge cio’ che determina in larga misura sia l’aspetto che l’argomentazione assumera’, sia il carattere e la portata che verranno ad essa attribuiti. Il che significa gia’ intendere la comunicazione come sistema.

Uno dei massimi esperti in materia, Cialdini, osserva la persuasione con lo stile di un antropologo, limitandosi a classificare alcune categorie nei comportamenti di gruppo. Ma questo non aiuta necessariamente ad analizzare tutte le funzioni del sistema.
E’ molto utile notare come da Aristotele in poi, una certa corrente di pensiero abbia interpretato il rapporto fra persuasore e persuaso in un senso molto simile alla concezione informatica delle architetture client-server, in cui, cioe’, il persuasore farebbe leva su qualcosa che che e’ gia’ presente nella mente del suo interlocutore.
In questo contesto si inseriscono le ”tecniche di costruzione della realta”’. E’ in questo contesto che agisce, per esempio, la teoria dell’agenda-setting. ”L’ipotesi dell’agenda-setting non sostiene che i media cercano di persuadere […]. I media, descrivendo e precisando la realta’ esterna, presentano al pubblico una lista di cio’ intorno a cui avere un’opinione e discutere […]. L’assunto fondamentale dell’agenda-setting e’ che la comprensione che la gente ha di gran parte dela realta’ sociale e’ mutuata dai media.” [8].

Ecco quindi nascere termini come ”gatekeeper”, ovvero selezionatore di notizie e ”newsmaking”, nota anche come teoria della notiziabilita’.
E’ evidente che ci sia sempre uno stretto legame tra la ricerca scientifica e lo sfruttamento di questa ricerca per fini che non hanno nulla a che vedere con gli interessi della colletivita’. C’e’ sempre un’influenza diretta da parte di chi utilizza in questo modo gli avanzamenti della scienza nell’orientarne le scelte. Anche in questo campo la disinformazione puo’ giocare un ruolo molto importante creando un effetto di copertura.

Il problema che si pone, a questo punto, e’ cercare di stabilire se siano nate prima le tecniche di costruzione della realta’ o le loro teorizzazioni [16].

Prima di analizzare in che modo le tecniche della disinformazione possano distruggere la realta’, bisogna stabilire, quindi, quale sia la realta’, o meglio cosa sia. Ludwig Wittgenstein, neopositivista logico, afferma che ”Il mondo e’ tutto cio’ che accade”.

L’opinione pubblica e’ fondamentale per la stabilita’ di un sistema, e nel nostro sistema viene formata attraverso il bombardamento mediatico. Per mantenere la stabilita’, nell’attuale assetto politico-economico, occorre che l’opinione pubblica sia piegata a cio’ che e’ funzionale al sistema e non apprenda alcune verita’. Cio’ rende il potere mediatico notevolmente importante. Il controllo da parte del potere avviene oggi all’interno delle nostre case, attraverso la televisione od Internet; la manipolazione dell’informazione e’ sempre piu’ sistematica, progettata per essere efficace e per rimanere nascosta agli occhi dei cittadini. Le agenzie internazionali che forniscono le informazioni, sono supportate da agenzie di propaganda che pianificano non soltanto cosa rendere noto ma soprattutto ”come” dare informazione. La quantita’ di notizie viene sfoltita, ridotta o manipolata per mantenere la stabilita’ di un sistema, o per sovvertirlo [29].

Secondo il ragionamento di Ludwig Wittgenstein, l’uomo crea delle raffigurazioni dei fatti che sono un modello della realta’ ed ogni raffigurazione, per poterla rappresentare, deve avere in comune con la realta’ la forma logica e, quindi, la logica e’ la forma della realta’ [17].
Quanto piu’ i media determinano i fatti, tanto piu’ la nostra visione del mondo e’ determinata dai media. Quello che fanno i media e’ fornirci anche la struttura logica dei fatti ed e’ quindi ragionevole affermare che il mondo e’ tutto cio’ che accade nei media.
La conseguenza evidente di questa affermazione e’ che, per modificare la nostra visione del mondo, basta modificare la forma logica con cui il mondo viene descritto attraverso i media. Questo significa che, attraverso i media, si possono diffondere non solo informazioni false ma anche e soprattutto gli strumenti per costruire o modificare la visione del mondo [18].

Il potente e ubiquitario schieramento dei mezzi di comunicazione odierni, che ha annullato le distanze e quasi azzerato i tempi di diffusione delle notizie, funge, come e’ evidente, da sonora cassa di risonanza, avvertita in tutto il mondo, delle posizioni dell’Establishment dominante, imbavagliando, di fatto, su ampia scala, qualsiasi informazione non controllata.
Stampa e televisione costituiscono dunque veicoli eminenti e indispensabili per la violazione delle folle. La tecnica e’ sperimentatissima: presentare in continuazione una colluvie di notizie, portando alla luce ogni genere di informazioni, in modo da creare una specie di rumore di fondo continuo in grado di occultare le vere informazioni, accessibili soltanto a chi ne possiede la chiave di decodifica, prestandosi cosi’ al ruolo strumentale di trasmissione di messaggi fra iniziati sotto le mentite spoglie di notizie piu’ o meno insignificanti.

Una manipolazione planetaria dell’opinione pubblica che emerge con cruda chiarezza dalle attualissime parole che, nel 1914, John Swinton, redattore-capo del ”New York Times”, pronuncio’ nel discorso di congedo dai colleghi tenuto al banchetto in suo onore, presso l’”American Press Association”, alla vigilia del suo collocamento a riposo.
”Che follia fare un brindisi alla stampa indipendente! Ciascuno, qui presente questa sera, sa che la stampa indipendente non esiste. Lo sapete voi e lo so io: non c’e’ nessuno fra voi che oserebbe pubblicare le sue vere opinioni, e, se lo facesse, lo sapete in anticipo che non verrebbero mai stampate. Sono pagato 250 dollari alla settimana per tenere le mie vere opinioni al di fuori del giornale per il quale lavoro.
Altri fra di noi ricevono la stessa somma per un lavoro simile. Se io autorizzassi la pubblicazione di un’opinione sincera in un numero qualunque del mio giornale, perderei il mio impiego in meno di 24 ore, come Otello. Quest’uomo sufficientemente pazzo per pubblicare un’opinione sincera si ritroverebbe tosto su una strada alla ricerca di un nuovo impiego.
La funzione di un giornalista e’ di distruggere la Verità, di mentire radicalmente, di pervertire, di avvilire, di strisciare ai piedi di Mammona e di vendersi egli stesso, di vendere il suo paese e la sua gente per il proprio pane quotidiano o, ma la cosa non cambia, per il suo stipendio. Voi questo lo sapete e io pure, che follia allora fare un brindisi alla stampa indipendente! Noi siamo gli utensili e i vassalli di uomini ricchi che comandano dietro le quinte. Noi siamo i loro burattini; essi tirano i loro fili e noi balliamo. Il nostro tempo, i nostri talenti, le nostre possibilita’ e le nostre vite sono di proprieta’ di questi uomini. Noi siamo delle prostitute intellettuali.”
[27].

La persuasione, dunque, si e’ sostituita all’informazione ed e’ divenuta essa stessa informazione. E’ superficiale, pero’, pensare che la disinformazione consista semplicemente nel fornire una ”informazione incompleta”; puo’ manifestarsi, ad esempio, con il sabotare sistematicamente la modalita’ di trasmissione e la modalita’ di ricezione del messaggio, fino ad arrivare a controllare il modo in cui esso verra’ elaborato. In quest’ultimo caso si prepara il terreno fornendo gli strumenti er interpretare in modo deformato l’informazione: forme errate di ragionamento, quelle che in retorica vengono definite ”sofismi”. E’ principalmente per questo motivo che i cognitivisti che si occupano di queste tematiche osservano che ”Le varie forme di sofismi sono state puntualmente insegnate per secoli nelle universita’, come parte integrante della logica e della retorica, al fine di proteggere le giovani menti dall’errore e dall’equivoco. Non si sa bene perche’, questo insegnamento e’ poi scomparso, proprio mentre aumentavano enormemente la portata e la diffusione dei canali di persuasione.” [31].
Il danno maggiore provocato dalle forme di ragionamento fallaci, non e’ tanto nella capacita’ di portare fuori strada chi riceve il messaggio cosi’ strutturato, quanto nell’abituare la gente a ragionare in modo distorto. Questo significa creare quei dispositivi che permettono di portare il pubblico ad elaborare la disinformazione autonomamente.
A questo punto non ci sara’ piu’ bisogno di produrre disinformazione in grandi quantita’, sara’ la gente stessa a generarla ed a riprodurla [32].

Disinformazione

”Bisogna moltiplicare le idee in modo che non vi siano guardiani sufficienti per controllarle.”
Stanislaw Lec
Immaginiamo che nei laboratori di ricerca per la guerra batteriologica di un potente paese si stia studiando un’arma letale: l’ingegneria genetica ha permesso di creare un virus che si diffonde per contatto sessuale, ha un’incubazione invisibile, distrugge nell’organismo umano tutte le difese immunitarie e resiste a qualsiasi attacco farmacologico.
Immaginiamo che, per un malaugurato errore, il virus si disperda nell’area degli esperimenti e che vengano immediatamente prese delle misure di sicurezza prima che l’opinione pubblica possa essere informata non solamente del tipo di esperimenti svolti in quel laboratorio ma anche del pericolo che deriva dall’incidente.
Immaginiamo che, dopo una rapida analisi della situazione, si giunga alla conclusione che la diffusione del virus da questo momento sara’ inarrestabile e che occorra creare una copertura totale con la disinformazione.
Immaginiamo che qualcuno abbia l’idea di ”dirottare” rapidamente il virus in un altro paese, l’Africa, per poi informare l’opinione pubblica del fatto che ”in Africa e’ scoppiata una nuova epidemia causata da un virus micidiale originato da contatti sessuali tra uomini e scimmie […]”.
Immaginiamo che, per trasportare l’epidemia nel modo piu’ rapido possibile in Africa, il virus venga inserito, forse all’insaputa delle stesse case farmaceutiche, nei vaccini destinati a quel Paese e che poi vengano eliminati anche i responsabili di questa operazione.
Immaginiamo che poi vengano fatte sparire tutte le notizie riguardanti quegli esperimenti con un’operazione di ”pulizia” degli archivi a livello mondiale e che, contemporaneamente, la stampa venga pilotata verso l’ipotesi della nascita di una nova epidemia in Africa [16].Ora immaginiamo che gli attentati dell’11 Settembre 2001 siano una operazione di tipo false flag, un pretesto per poter eseguire un programma gia’ deciso da tempo, un documento intitolato “Rebuilding America’s Defenses” (ricostruendo le difese dell’America), pubblicato dall’organizzazione chiamata Project for the New American Century (Progetto per il Nuovo Secolo Americano), conosciuta con l’acronimo di PNAC.
Immaginiamo che, nonostante la propaganda ”spinga” verso l’entrata in guerra e gli scettici siano additati come anti patriottici, ci sia qualcuno che dubiti degli attentati.
Immaginiamo che, per mantenere alto il terrore in tutto il Paese e, nel contempo, scoraggiare l’avvio di pericolose commissioni d’inchiesta, inizi a circolare l’allarme antrace.
Immaginiamo che l’unico vero potenziale nemico dell’alleanza Bush-Pentagono-CIA sia il Senato degli Stuti Uniti, per via dei suoi poteri investigativi e che il Senatore Tom Dascle, leader della maggioranza democratica, sia uno dei pochi uomini in grado di poter dare vita ad una commissione d’inchiesta [9].
Immaginiamo che l’analisi della sequenza del DNA dell’antrace utilizzato dimostri che e’ stato prodotto da laboratori militari statunitensi [10] e che l’”Universita’ della California”, in una meticolosa analisi [11], dimostri che la fonte delle lettere all’antrace, altro non sia che un programma governativo degli stessi Stati Uniti.
Immaginiamo che, negli Stati Uniti, ci sia una sola persona in grado di avere accesso a quella specifica qualita’ di antrace, un tale Dottor Hatfill che, naturalmente, avrebbe abbondantemente lavorato con la CIA e sarebbe stata una delle pochissime persone in tutti gli Stati Uniti in grado di armare le spore di antrace [23].
Immaginiamo che, dopo una rapida analisi della situazione, si giunga alla conclusione che la diffusione di notizie riguardanti i biologi coinvolti nell”’allarme antrace”, in quanto colpevoli o potenziali scopritori di colpevoli, sara’ inarrestabile e che occorra creare una copertura totale con la disinformazione.
Immaginiamo che, i biologi implicati nell”’allarme antrace”, almeno altri 15, siano tutti morti in condizioni misteriose tra il 2002 ed il 2003 e che, per il Dottor Hatfill, si sia arrivati anche ad ipotizzare una ”soluzione alla Lee Oswald” [12].
Immaginiamo, infine, che l”’allarme antrace” si riveli un incredibile business per l’industria farmaceutica [13] e che, l’unica azienda con la licenza per produrre il vaccino sia una certa ”BioPort Inc.”, operante nell’inesistente, al momento della creazione della societa’, mercato delle vaccinazioni di massa contro l’antrace e facente capo al famigerato ”Carlyle group”, gruppo che tratta gli interessi congiunti della famiglia Bush e di quella Bin laden [14].Ci si augura che le cose non siano andate cosi’, tuttavia abbiamo immaginato due dei tanti possibili usi della disinformazione, rendendoci conto di come essa sia in grado di distruggere la realta’.
E, se e’ possibile modificare il presente, e’ altrettanto possibile modificare il passato con quelle che Noam Chomsky definisce ”tecniche di ingegneria storica” [15].Nella costruzione dell’inganno si procede all’indietro, partendo dall’obiettivo finale che e’ l’illusione. L’illusione, pero’, non e’ l’obiettivo finale della strategia ma il suo strumento. L’illusione e’ l’obiettivo finale solo per il pianificatore dell’inganno.
La prima operazione che il pianificatore compie, dopo aver stabilito il target e l’illusione con cui vuole colpirlo, e’ la scelta del canale attraverso cui far arrivare l’inganno. In base a questa scelta verra’ determinata la funzione voluta di copertura o di effetto e, di conseguenza, le caratteristiche dell’astuzia adeguata a crearla [2].
Note e Fonti:
[1] ”Manuale di disinformazione – I media come arma impropria: metodi, tecniche, strumenti per la distruzione della realta”’, di Bruno Ballardini, Edizione Castelvecchi, 7,8
[2] ”Manuale di disinformazione – I media come arma impropria: metodi, tecniche, strumenti per la distruzione della realta”’, di Bruno Ballardini, Edizione Castelvecchi, 31, 32
[3] ”Storia della propaganda”, di Jacques Ellul, Edizioni Scientifiche Italiane, 8
[4] ”The study and practice of propaganda”, in H. D. Lasswell, R. D. Casey e B. L. Smith, Propaganda and Promotional Activities, Oxford University Press, 3
[5] ”Opere complete, Gorgia”, di Platone, Edizione Laterza, 155
[6] ”Trattato dell’argomentazione”, di C. Perelman e L. Olbrechts-Tyteca, Editore Einaudi, 28 e segg.
[7] ”Critica della Ragion Pura”, di Immanuel Kant, Edizione Laterza, 8
[8] ”Agenda-Setting and Mass Communication Theory”, ”Gazette (International Journal For Mass Communication Studies)”, Volume XXV, Numero 2, 96-105
[9] Tratto da www.news.scotsman.com
[10] Tratto da www.newsscientist.com
[11] Tratto da www.ph.ucla.edu
[12] Tratto da www.globalresearch
[13] Tratto da www.healingcelebrations.comwww.tetrahedron.org
[14] Tratto da www.skolnicksreport.com, www.whatreallyhappened.com, www.whatreallyhappened.com, www.rense.com, www.skolnicksreport.com, www.the1phoenix.net
[15] ”Illusioni necessarie”, di Noam Chomsky, Edizioni Eleuthera,
[16] ”Manuale di disinformazione – I media come arma impropria: metodi, tecniche, strumenti per la distruzione della realta”’, di Bruno Ballardini, Edizione Castelvecchi, 13, 14
[17] ”Tractatus logico-philosophicus”, Edizioni Einaudi, di Ludwig Wittgenstein
[18] ”Manuale di disinformazione – I media come arma impropria: metodi, tecniche, strumenti per la distruzione della realta”’, di Bruno Ballardini, Edizione Castelvecchi, 15, 16
[19] Tratto da www.novoordo.blogspot.com
[20] ”La dittatura europea”, di Ida Magli, Editore BUR Rizzoli, 18
[21] ”1984”, di George Orwell, Editrice Mondadori
[22] ”La dittatura europea”, di Ida Magli, Editore BUR Rizzoli, 18
[23] Tratto da “Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sull’11 Settembre (e su tutto il resto) e non avete mai osato chiedere”, di Roberto Quaglia, originariamente scritto per la rivista online Delos.it ed aggiornato dall’Autore per “Tutto quello che sai e’ falso – Manuale dei segreti e delle bugie”, a cura di Russ Kick, Editore Nuovi Mondi Media, 21, 22
[24] ”Perche’ la gente crede quasi a tutto (prima parte)”, di Tim O’Shea, tratto da www.newmediaexplorer.org
[25] ”Hollywood: Macchina di Propaganda”, di Russ Kick, tratto da ”Tutto Quello che Sai e’ Falso – Manuale dei Segreti e delle Bugie”, 219
[26] ”Tutto quello che sai e’ falso 2 – Secondo manuale dei segreti e delle bugie”, ”La grande truffa della ‘Guerra alla droga”’, di Michael Levine, 25, 26
[27] ”La verita’ dei Mass-Media”, tratto dal libro: ”Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia”, tratto da www.disinformazione.it
[28] ”Creare le notizie”, tratto da ”Fidati! Gli esperti siamo noi”, tratto da www.disinformazione.it
[29] ”I telegiornali di Pulcinella”, ”La manipolazione dell’opinione pubblica nei Tg italiani”, di Antonella Randazzo, tratto da www.disinformazione.it
[30] ”La morte della pubblicità”, di Bruno Ballardini, Editore Castelvecchi, 118
[31] ”L’arte di persuadere”, di Massimo Piattelli Palmarini, Editrice Mondadori, 82
[32] ”Manuale di disinformazione – I media come arma impropria: metodi, tecniche, strumenti per la distruzione della realta”’, di Bruno Ballardini, Edizione Castelvecchi, 17, 18
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Gli scandali di corruzione politica come armi di distrazione di massa

Pubblicato da Martino Dettori il 16 ottobre 2012

Fiorito, Belsito, Lusi, ecc., cosa sono? I nostri media li dipingono come l’apice della corruzione italiana nel ventunesimo secolo. La verità è che sono esempi di come un bambino possa rubare le caramelle al negoziante, e uno straccione rubi le briciole dalla tavola del padrone.

La verità è che gli scandali di cui sopra sono le ennesime armi di distrazione di massa a beneficio degli italioti, pronti a lasciarsi distrarre dagli eventi che giorno dopo giorno erodono la nostra sovranità e ci piegano alla volontà di entità sovranazionali antidemocratiche. In particolare parlo dell’istituzione del Fondo Salva Stati che muove miliardi di euro che non vengono contabilizzati nel debito pubblico.

Ma gli scandali hanno anche un’altra funzione: alterare, cambiare e condizionare il futuro della politica italiana, a ridosso delle elezioni, con un obiettivo non tanto malcelato: consegnare il paese a chi si è fatto garante dei poteri forti europei, di quei signori burocrati che ogni giorno ci tolgono potere decisionale, per il “nostro bene”.

Non da molto, il nostro Presidente della Repubblica si è speso a favore della cessione di altre quote di sovranità nazionale a favore dell’Europa. Le sue parole lasciano a dir poco sgomenti:

Le innovazioni comportano ulteriori trasferimenti di poteri decisionali e di quote di sovranità.

Capito? Per poterci salvare – ormai è questa la tiritera – è necessario cedere sovranità all’Europa e ai suoi organismi non eletti da nessun cittadino europeo. È necessario cancellare l’Italia come Stato sovrano e affidare i nostri destini a oscuri burocrati persino esentati dalle leggi civili e penali.

Roba da monarchie assolute. Solo che siamo nel ventunesimo secolo, dove ogni politicante si sente in diritto di straparlare di democrazia, cancellandola parimenti dalla vita dei cittadini, sempre per il loro bene. Perché è questo il segreto: asserire che tutto si fa per il bene dei cittadini… per il nostro bene, mentre invece è solo il loro.

E poi ci parlano di Nobel per la pace e per i diritti umani all’Europa dei banchieri. Oltre l’ipocrisia aggiungiamo pure il senso di ridicolo.

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15 ottobre 2012

Un articolo che spiega molto bene cosa siano e a cosa servano le tasse, che potrebbero essere eliminate (senza alcun danno per lo Stato) se si applicassero le proposte di riforma di Giacinto Auriti e Nicolò Bellia [grassetti redazionali].

Articolo di Salvatore Brizzi * Link

Questa mattina mi sono svegliato e, poiché l’Universo si espande, ho impiegato più tempo rispetto a ieri per trovare le pantofole. Mentre facevo colazione, al tg del mattino, tanto per cambiare, si parlava di evasori. L’azienda di famiglia dove due dipendenti lavoravano in nero, il commerciante che non fa lo scontrino, il falso cieco, il falso zoppo, il falso impotente… e riflettendo su questi esempi mi chiedevo: ma davvero queste cose c’entrano con la crisi? Davvero i soldi presi dalle tasche dei falsi ciechi risaneranno la nostra economia? Questo giro di vite viene dato al momento giusto o è totalmente asincrono rispetto a ciò che sta accadendo?
E soprattutto: perché si parla di evasione tutti i giorni, in tutti i tg, con una frequenza che definirei mantrica?

Un mio conoscente –amico di un amico di un amico– che qui chiameremo col nome fittizio di Mr. Goodkat, sicuramente più esperto di me in termini di macroeconomia e geostrategie, mi ha spiegato alcune cosette interessanti. Innanzitutto mi ha fatto notare che l’euro è una moneta non sovrana, ossia non più appartenente a un popolo, ma emessa dalla BCE (Banca Centrale Europea), una banca a tutti gli effetti privata il cui capitale è detenuto –in quote proporzionali al “peso” del singolo Paese– dalle banche centrali, anch’esse private, dei Paesi che hanno adottato l’euro; ma anche da semplici membri UE, come nel bizzarro caso della Gran Bretagna, la quale ha furbamente evitato di adottare l’euro ma detiene una partecipazione per il 16% (più alta di quella dell’Italia) nella BCE. Il che significa che può dire la sua –e anche in maniera importante, perché la sua è la terza partecipazione in ordine di grandezza dopo Germania e Francia– ma non corre gli stessi rischi di chi vola sulle montagne russe di eurolandia come sta accadendo a noi.

Come fa un Paese che ha adottato l’euro a procurarsi la massa monetaria di cui ha bisogno? Semplice, –mi spiega Mr. Goodkat– non potendo emettere moneta per finanziare essa stessa il proprio debito, si deve indebitare con altri soggetti!

Emette cioè titoli del debito pubblico che qualcuno acquista. L’Italia, non potendo più, alla pari delle altre nazioni europee che aderiscono all’euro, battere moneta propria (ha perso la sovranità monetaria), deve sperare che i “mercati” (in realtà, pochi soggetti che sostanzialmente oligopolizzano l’offerta di moneta) acquistino i suoi titoli al saggio d’interesse imposto dai mercati stessi.

Il debito pubblico italiano è detenuto (dati del 2011) per il 56,4% da soggetti italiani, ma per il 43,4% è in mano a soggetti stranieri. Inoltre, altro dato importante, la quota di debito detenuto dalle famiglie a giugno 2011 era del solo 12,7%, il che significa che tutto il resto si trova nelle tasche di banche (italiane e straniere), assicurazioni e fondi (italiani e stranieri). Per fare un esempio, gli investitori asiatici da soli ne posseggono il 6%. Tutti questi soggetti, per usare una terminologia tecnica appartenente al mondo dell’economia… ci tengono per le palle.

Data questa premessa di dipendenza quasi totale dello Stato nei confronti di soggetti privati –continua a spiegarmi Mr. Goodkat– possono realizzarsi le manovre di speculazione. La speculazione è una strategia attuata da parte di banche, assicurazioni e fondi, sia italiani che esteri, per guadagnare sul debito a più riprese. Le tecniche finanziarie sono molte, ma una delle più ricorrenti è la speculazione al ribasso che consiste nel vendere, al prezzo di oggi, titoli che saranno consegnati fra una settimana o fra un mese. Il vero segreto è che non possiedono i titoli che offrono, per cui vendono, poi manovrano i mercati per far scendere il prezzo e quindi ricomprano i titoli a un prezzo più basso, perché l’acquirente se ne vorrà disfare.
Uno stato che non può battere moneta non ha più modo di difendersi rispetto agli speculatori. Non è più un interlocutore forte.

Ma la speculazione è possibile solo perché la legge la consente. Niente vieterebbe al governo di prendere dei provvedimenti che impediscono gli attacchi speculativi almeno sui titoli pubblici, proprio per difendere l’integrità e l’autonomia dello Stato, affinché non diventi una semplice colonia nelle mani di soggetti privati. Per farlo, basterebbe possedere un’etica politica forte e il coraggio di mettersi contro il potere finanziario, coraggio che però i nostri governanti –la cui etica politica si basa sul Codice di Hammurabi– ancora non hanno, perché per rimanere al potere non è del popolo che hanno bisogno, ma della complicità del potere economico.

Gli Stati europei –e quello italiano su tutti– si piegano al ricatto dei poteri oligarchici della finanza internazionale e costringono i loro cittadini, attraverso tasse e sacrifici, a pagare gli interessi a questi speculatori, che in cambio li tengono seduti sulle loro poltrone e li fanno rieleggere manovrando i media. Quando qualcuno non serve più gli interessi dell’oligarchia, si creano degli scandali ad hoc e lo si fa cacciare via. Nel passato fu clamoroso il caso di Bettino Craxi, in realtà uno dei maggiori statisti che abbiamo mai avuto (capace di tenere testa a Reagan nella crisi di Sigonella); più di recente Silvio Berlusconi –checché se ne dica, uno dei più grandi imprenditori che abbiamo mai avuto– e ultimamente hanno occupato i media gli scandali legati alla famiglia Bossi. Un caso da manuale per chi vuole apprendere come lavora l’oligarchia fu quello ai danni del direttore del fondo monetario internazionale Dominique Strauss-Kahn, accusato di violenza sessuale su una cameriera, costretto a dare le dimissioni e poi totalmente scagionato perché il fatto non sussisteva!

Finché, invece, qualcuno risulta essere molto utile all’oligarchia, ogni irregolarità viene messa a tacere e lo si può persino far diventare Presidente del Consiglio senza nemmeno passare dalla scomoda procedura delle elezioni.

La disponibilità dei nostri politici a piegarsi nella classica posizione ad angolo retto non conosce limiti e non protestano neanche quando gli interessi si fanno così esosi da correre il rischio che lo stato fallisca. Del resto questa prospettiva fa proprio il gioco dei grandi banchieri internazionali: se fallisci perché non puoi più pagare, allora sei costretto a svendere!

Il racconto di Mr. Goodkat a questo punto diventa ancora più interessante.

Mi raccontava Mr. Goodkat che se uno Stato si trova sull’orlo del fallimento perché non puoi più pagare il suo debito, prima strangola i suoi cittadini con più tasse e con la famosa riduzione della spesa pubblica (leggi: riduzione dei servizi al pubblico), e poi comincia a svendere!

E qui arriviamo al vero scopo di tutto questo gioco perfettamente architettato –mi spiegava Mr. Goodkat. Il vero disegno di grandi finanzieri, banche, assicurazioni… è di mettere le mani sulle proprietà dei vari Stati. Prima si toglie la sovranità monetaria agli Stati, così da impedirgli di essere padroni della propria economia e trasformarli in pesci rossi in balìa degli squali; poi li si porta al fallimento attraverso le speculazioni e applicando una tassazione predatoria alle medie-piccole imprese –quelle che fanno la ricchezza di un Paese. A questo punto iniziano le privatizzazioni: i soggetti privati verso cui lo Stato è indebitato si accaparrano palazzi storici, coste, parchi, isole, ma anche acqua, scuola, sanità, elettricità, gas, strade e tutto ciò che gli Stati possiedono e gestiscono. Beni comuni che la struttura pubblica mette gratuitamente a disposizione di tutti per il bene di tutti, ma che l’oligarchia finanziaria internazionale vuole per sé per ricavarci profitto.

Qualcosa di simile era già stato fatto negli anni ’90 quando, in seguito a un attacco speculativo di George Soros, furono smantellati e svenduti interi settori dell’economia italiana: Italtel, IMI, ENI, Fincantieri, Telecom, ecc.

In realtà, la stessa BCE, sotto la veste di autorità “tecnica” ( e quindi teoricamente imparziale, terza, ecc. ), indossa l’abito del principale attore nella vicenda, poiché essa impone a Stati sovrani di cedere la residua sovranità e di implementare determinate politiche sociali e di bilancio, tese a distruggere i tessuti produttivi dei Paesi bersaglio, per poi far ricomprare tutti i beni, attraverso le privatizzazioni, alle propaggini periferiche dell’oligarchia ( grandi finanzieri internazionali che si muovono al di sopra di Stati, partiti, religioni… ).

Tutto ciò inneggiando all’irreversibilità dell’euro: le parole d’ordine dei politici infatti sono “non si torna indietro” e “l’euro va preservato a tutti i costi”, perché così conviene ai poteri oligarchici da cui sono manovrati, i quali mirano a distruggere le economie dei singoli Stati per poterseli letteralmente comprare a un prezzo stracciato, esattamente come quando si porta un’azienda sull’orlo del fallimento per poterla poi acquisire a un prezzo minore.

In tal contesto, il silenzio e l’ignavia dei politici sono sintomatici del loro totale asservimento a questi poteri oligarchici. Loro svolgono il ruolo dell’amministratore delegato di un’azienda che si è venduto ai concorrenti e porta la sua azienda al fallimento in maniera che i concorrenti possano acquisirla a un prezzo minore, intascando una percentuale per aver svolto questo sporco lavoro. E i continui richiami dei politici – e dei media asserviti – alla lotta all’evasione fiscale ( “dagli all’evasore”, “dagli al finto cieco che intasca la pensione d’invalidità”… ) mirano a convincere il popolino ignorante che sono questi ultimi la vera causa delle nostre disgrazie e non le macro speculazioni internazionali che lavorano per impadronirsi dei beni patrimoniali nazionali.

In questo modo si divide il popolo stesso, si fa leva sul desiderio inquisitivo e punitivo delle masse (ognuno guarda l’altro con sospetto ed è pronto ad accusarlo di essere un evasore), distraendo le folle dalle cause reali. Dirottando l’attenzione del cittadino dalle reali cause della crisi, che abbiamo spiegato in questi due post, si acquisisce il consenso popolare riguardo la lotta all’evasione, l’aumento delle tasse, la riduzione dei servizi pubblici. Solo non conoscendo le vere cause della sua condizione il cittadino può essere convinto ad accettare austerity e sacrifici. Perché se sapesse che i suoi sacrifici servono a finanziare i grandi speculatori stranieri e non a raddrizzare l’economia del suo Paese, forse non chiederebbe con accanimento lo scontrino al commerciante, convinto di punire un ladro e aiutare la ripresa della sua nazione!

Poi Mr. Goodkat –che di economia ne capisce più di me– mi fa notare qualcosa che, una volta che te l’hanno spiegata, pensi subito: Cavolo… è ovvio che sia così!

La lotta all’evasione portata avanti in maniera massiccia, in questo periodo storico non può che peggiorare la situazione, perché le piccole aziende che evadevano, adesso si sentono strangolate e chiudono, e quelle che non chiudono entrano in un clima di paura dove non assumono personale e non acquistano più macchinari. In pratica, se tu costringi a pagare le tasse chi non le pagava, proprio in un periodo di forte crisi, non fai altro che obbligarli a chiudere o smettere di fare nuovi investimenti. E la situazione già critica, precipita. Infatti questo è esattamente ciò che sta accadendo.

Detto senza perifrasi, l’attuale lotta all’evasione fiscale e contributiva ha la mera funzione di drenare ricchezza reale da famiglie e imprese medio-piccole ( perché i grandi evasori sono e restano intoccabili ) verso le banche italiane e straniere che, come abbiamo visto, sono detentrici di buona parte del nostro debito pubblico. Mi spiega Mr. Goodkat che la lotta all’evasione è un’azione dannosa se il vero obiettivo vuole essere la ripresa economica. Secondo voi gli economisti non sanno bene che le tasse vanno fatte pagare in maniera severa quando l’economia è florida, non quando tutti faticano a tirare avanti? Lo sanno eccome, ma i politici stanno facendo l’esatto contrario: massimo lassismo quando le cose vanno bene e “Santa Inquisizione” quando le cose vanno male. Il problema, come ogni persona intelligente capisce, va risolto a monte, nella revisione di tutto il sistema economico al fine di limitare il potere delle grandi corporazioni, delle lobby, di coloro che manovrano capitali con le cui cifre solo gli astronomi riescono a raccapezzarsi!

Non si può risolvere questa situazione andando a cercare i soldi nelle tasche dei cittadini, anche se sono colpevoli perché sono evasori –e anche se questa è la prima soluzione che ti viene in mente quando fai il ministro–, perché se assumiamo meno personale, investiamo meno, siamo tutti più poveri e compriamo meno… il denaro non circola più e la crisi non può che accentuarsi. Dal tempo dei Romani a oggi, se si vuole che l’economia resti in salute e il denaro circoli, tutti i grandi leader hanno sempre saputo come fare: investire in grandi opere pubbliche, incentivare al massimo l’impresa, l’imprenditoria, l’iniziativa del singolo… sgravandola di tasse, e far pagare meno tasse ai contribuenti in modo che abbiano più soldi in tasca per ricominciare a comprare (il Partito Italia Nuova nel suo nuovo sistema fiscale propone, fra le altre cose, di pagare in busta paga il lordo anziché il netto ai dipendenti).

Insomma, ciò che andrebbe fatto, è tutto il contrario di quello che si sta facendo oggi!

A una mente lucida queste manovre non possono che apparire folli, a meno che –e qui torniamo sempre sullo stesso punto– lo scopo non sia la ripresa economica, bensì la svendita del Paese. In questo caso i conti tornano e si comprende che le manovre attuali sono le più giuste e le più efficaci.

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La demolizione controllata di Paolo Attivissimo 1


La demolizione controllata di Paolo Attivissimo 2


La demolizione controllata di Paolo Attivissimo 3


La demolizione controllata di Paolo Attivissimo 4


La demolizione controllata di Paolo Attivissimo 5


La demolizione controllata di Paolo Attivissimo 6

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La distrazione di massa è molto più potente ed economica della distruzione di massa…

“Combattere e vincere cento battaglie non è prova di suprema eccellenza; la suprema bravura consiste nel piegare la resistenza del nemico senza combattere.”
Sun Tzu – “L’arte della guerra” – Stratega cinese vissuto 2500 anni fa

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“Il capitalismo in putrefazione ha bisogno per reggersi di mentire continuamente. La realtà lo accusa: dunque deve essere falsificata. La fabbrica della menzogna è diventata arte, tecnica, norma di vita.”
Pietro Secchia – Ermeneutica del linguaggio democratico
http://www.conflittiestrategie.it/2011/10/31/il-linciaggio-della-verita/
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Noam Chomsky ha elaborato la lista delle 10 strategie della manipolazione attraverso i mass media.

Noam Chomsky – Tratto da www.vocidallastrada.com

1-La strategia della distrazione
L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza.
Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni.
Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3- La strategia della gradualità.
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni ‘80 e ‘90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.

4- La strategia del differire.
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini.
La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno” (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.
Sfruttate l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti.

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità.
Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù.
“La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori”.

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità.
Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti …

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza.

Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!

10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscono.
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

Fonte: http://www.visionesalternativas.com.

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Mezzi di disinformazione e di distrazione di massa. L’arte del parlar d’altro

14/06/2011Mezzi di disinformazione e di distrazione di massa. L'arte del parlar d'altro

Roma 14 giugno 2011 – L’ufficio Disinformatja del KGB nell’epoca di massimo splendore dell’URSS aveva l’ingrato compito di censurare, troncare e sopire, sopire e troncare, per dirla come Don Ferrante di manzoniana memoria, tutte quelle notizie che potessero turbare l’opinione pubblica del tempo. Non bisognava raccontare i fatti per non disturbare le opinioni. Il massimo risultato ottenuto si ebbe nel 1979 durante l’invasione sovietica dell’Afghanistan o nel 1986, quando la nomenklatura sovietica censurò l’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl.

Anche Stati che si professano più democratici sono ricorsi e/o ricorrono più volte alla censura. Negli Stati Uniti, per esempio, l’amministrazione Bush vietò di pubblicare le foto dei militari morti in Irak o nei vari scenari di guerra in cui sono sempre protagonisti.

Alle nostre latitudini, se la censura non è così applicabile, s’ interpreta in altra maniera, ovvero parlando d’altro, sviando il discorso. Come recitava la famosa canzone in cui la marchesa chiedeva al suo maggiordomo le notizie. Se queste erano scomode, Battista il maggiordomo rispondeva: “Tutto va ben, madama la marchesa”.

La notizia del raggiungimento del quorum ai referenda del 12 e 13 giugno ha gettato nello sconforto non solo il capo dell’esecutivo, che sembrava più che sicuro dell’astensione degli elettori, ma anche i mezzi d’informazione, o meglio, di disinformazione.

Mentre giornali (quasi tutti) e TV (solo RAI3 e La/) commentavano la débacle del governo alle amministrative prima e al quesito referendario dopo, sul primo canale della TV di Stato (pagata dai cittadini con l’obolo del canone) andava in onda Bruno Vespa che parlava di un tema interessante. Il risultato schiacciante dei Sì? Errore. Delitti e misteri. Un’arma di distrazione di massa. Pur di non parlare della sberla elettorale, così definita dal ministro Calderoli, i vertici della RAI hanno adottato al tecnica del parlar d’altro. Per non parlare delle date sbagliate in cui si votava o addirittura delle previsioni meteo in cui si diceva che domenica 12 sarebbe stata una bella giornata per andare al mare.

Nel salotto di “Porta a Porta”, quando non è occupato dalle ricostruzioni plastiche di luoghi del delitto di dubbio gusto, non sono nuovi a questi escamotage. Anni fa, quando Cesare Previti fu condannato per corruzione del giudice Squillante, Bruno Vespa si presentò in studio con il tema delle diete. Quando Marcello Dell’Utri si prese 9 anni di reclusione per associazione mafiosa, lo stesso Vespa glissò l’argomento e parlò dell’Isola dei Famosi.
Certo, sono tematiche che interessano sicuramente una buona parte della popolazione ed è anche giusto ogni tanto “cazzeggiare” (perdonate il francesismo), però che senso ha definirsi un programma di approfondimento delle tematiche attuali se, proprio nel momento clou, si cerca di evitare l’argomento, come uno studente impreparato al cospetto dell’insegnante?

Può davvero questa definirsi informazione o stiamo parlando di disinformazione? Il TG1, un tempo istituzionale, anche se filogovernativo, era il più seguito in termini di ascolto. Con la direzione di Augusto Minzolini, bravo giornalista ai tempi de La Stampa, ha perso sempre più ascolti e ha ricevuto numerosi richiami dall’AGCOM, che non è certamente un covo di bolscevichi, poiché il direttore è di nomina governativa. Il TG1 è diventato maestro supremo del parlar d’altro, trattando argomenti di per sé molto futili, come la prova costume, il vestito per il cane, e altri dello stesso tenore. Non è un caso che con la direzione di Minzolini molti mezzi busti storici, come Marialuisa Busi o recentemente Elisa Anzaldo abbiano deciso di non condurre più il telegiornale.

L’argomento è delicato e il problema esiste e di certo non si può pretendere di risolverlo con una nuova nomina a direttore di RAI e TG. Occorre un lavoro molto più profondo, in primis nel capire cosa si debba intendere per servizio pubblico che, in special modo per quanto riguarda l’informazione, dovrebbe essere il cane da guardia, e non da riporto o da compagnia del potere. E dovrebbe valere per i giornali e per i telegiornali.

Altrimenti si assisterà a una costante perdita di ascoltatori e lettori di giornali e telegiornali e si vedranno televisioni e giornali considerati di nicchia un tempo, come La7, aumentare i propri dati Auditel. E non è un caso che Michele Santoro sia in procinto di passare sulla rete controllata dalla Telecom.

Giovanni Dimita

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ARMI DI DISINFORMAZIONE (E DISTRAZIONE) DI MASSA !!!

domenica 15 maggio 2011
I mass-media mainstream continuano a bombardarci con informazioni non verificate, opportunamente selezionate e volutamente ingigantite e con notizie di pura distrazione mediatica, ignorando completamente tutte le testimonianze dirette che dicono il contrario.
Nei due post di seguito alcune testimonianze e riflessioni su ciò che stà accadendo in Siria.
Info Tricks
Le armi della disinformazione contro Damasco
Dopo aver chiesto ufficialmente all’Unione Europea di sanzionare la Siria e il suo presidente Bashar al Assad per la presunta repressione delle manifestazioni anti-governative, la Francia ha invitato ieri i propri concittadini ad abbandonare il Paese arabo “in attesa di una normalizzazione della situazione”. “Malgrado gli stranieri non siano fino ad ora direttamente minacciati, le autorità francesi rinnovano il loro consiglio a rinviare tutti i progetti di viaggio verso la Siria. E raccomandano ai connazionali, la cui presenza nel Paese non è indispensabile di lasciare provvisoriamente il Paese con mezzi di trasporto pubblici”, ha dichiarato il ministro degli Esteri di Parigi Alain Juppé. Un nuovo proclama allarmista dell’Eliseo volto a far degenerare la situazione nel Paese arabo, sulla quale nonostante i bollettini di guerra diffusi dai soliti anonimi dei social network non esistono notizie confermate. I media occidentali continuano infatti a tenere in considerazione solo le informazioni che arrivano dalla rete.
Informazioni che vengono poi accuratamente selezionate: pubblicando solo quelle che parlano di proteste oceaniche, guerriglia nelle strade, di stragi ingiustificate e chi più ne ha più ne metta, scartando invece quelle che raccontano di poche centinaia di persone per le strade, di una situazione sostanzialmente tranquilla scossa solo da gruppi armati che sparano indiscriminatamente su folla e polizia. Ignorate dalla stampa asservita persino le dimissioni del responsabile della comunicazione di al Jazeera, che ha lasciato il proprio incarico poiché l’emittente del Qatar si è trasformata “centrale operativa per l’incitamento” che decuplica il numero delle possibili vittime.
Sarà difficile però ignorare questa volta le dichiarazioni del vescovo caldeo di Aleppo, Antoine Audo, secondo il quale i media occidentali stanno esagerando la situazione.
“Questa non è informazione obiettiva, bensì manipolazione dell’informazione – ha affermato il prelato in un’intervista al periodico Terra Santa – in generale il popolo siriano è molto calmo. Non vuole la distruzione del Paese. Crediamo che le riforme siano possibili e che il presidente e il governo stiano lavorando in tal senso… qui i cristiani sono il 10 per cento della popolazione e stanno tutti dalla parte del presidente Assad. Quelli che manifestano vengono da fuori. Sono prezzolati e asserviti a interessi stranieri”. Parole che dovrebbero far riflettere tutti i detrattori, ma ancor di più i giornalisti che continuano a prendere per buone notizie non provate di seconda, terza o addirittura quarta mano, fornitagli da completi sconosciuti contattabili solo attraverso lo schermo di un computer.
“È molto facile che altri gruppi manipolino i movimenti estremisti. Ma, come dicevo, il 90 per cento della popolazione ama il nostro presidente e sta con il governo, come ha sempre fatto negli ultimi 20-40 anni”, ha poi spiegato Audo commentando la possibilità che fazioni islamiche radicali possano approfittare della situazione per insediarsi nel Paese.
“Fino ad oggi non avevano attaccato nessuno, ma dopo aver sopportato per un mese l’assassinio di poliziotti e soldati e l’aggressione a istituzioni ufficiali, credo che la polizia avesse il diritto di entrare in azione e unicamente come autodifesa, non mossa dall’intento di attaccare o uccidere persone. Possiamo affermarlo con obiettività”, ha invece spigato all’intervistatore che gli chiedeva chiarimenti sull’intervento delle forze armate contro i manifestanti e le presunte repressioni.
Rispondendo poi alla domanda se la Siria, dopo le dichiarazioni riguardanti un possibile intervento armato del presidente francese, possa subire la stessa sorte della Libia, il vescovo ha detto: “Il paragone è difficile in termini di istruzione e apertura mentale. Non conoscono bene la Siria. Come ho già detto, qui c’è una grande diversità etnica e religiosa. E poi è spiccato il senso di patriottismo. I siriani amano il proprio Paese. Noi non siamo una società basata sui clan tribali, come la Libia”.
Infine rispetto alle invocazioni alla democratizzazione della Siria fatte da più parti il vescovo Audo ha ricordato che “ogni Paese ha la propria strada verso la democrazia. Dagli Stati Uniti abbiamo ascoltato molte parole su democrazia e libertà in Iraq, ma poi abbiamo visto bene gli esiti della democrazia e delle libertà americane in un Paese distrutto”. Chissà se queste parole saranno quantomeno prese in considerazione dal buon Frattini, o dal suo omologo francese Juppé, o dai media occidentali, oppure se questi continueranno a concentrarsi sulle assurde cifre degli attivisti senza volto che in soli due giorni hanno fatto salire il numero dei presunti arrestati e “desaparecidos” da cinquecento a ottomila.
di: Matteo Bernabei fonte http://www.rinascita.eu/
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La televisione strumento di disinformazione

by | on February 20, 2013

oggi mi preme toccare un argomento che in questi giorni mi sta passando per la testa, visti gli ultimi avvenimenti…La Televisione.
La Televisione nasce come strumento di informazione, nasce per far si che la gente possa arrivare alle notizie in tempo quasi reale, rispetto a 100 anni fa, e che possa essere connessa con il mondo in tempo reale.
Ma sarà vero?
Assolutamente NO!
Ecco a voi un video che dimostra il contrario in questi giorni , molto caldi, perchè come sai qui in Italia stanno per arrivare le tanto attese Elezioni..
Ecco il video che fa vedere cosa si dice in Televisione oggi:

La televisione come strumento di disinformazione

E non sono solo questi gli articoli in Televisione che portano disinformazione, la cosa peggiore è quando non se ne parla nemmeno delle cose, come ultimamente è successo per La Grecia, di cui ho scritto un articolo recentemente, o per i due Marò ancora in prigione in India, o per mille altre cose che avvengono nel mondo.
Ma la cosa assurda che , secondo me , più che disinformazione, sta diventando terrorismo mediatico, e quindi, la televisione come arma di distruzione di massa, televisioneperchè, facci caso, gli articoli sono tutti gli stessi, i servizi anche, addirittura i video sono gli stessi, e questa è una cosa assurda non ti sembra?
Io personalmente, non guardo più telegiornali, per scelta, parlano solo di cose negative, mettono in testa della gente solo ed esclusivamente messaggi negativi, la crisi, le guerre il fatto che ci siano truffe , ma non è strano?
Non è strano che la Televisione oggi parli solo di negatività o gossip?
La domanda mi nasce spontanea…Ma non si vorrà mica distrarre la gente e portarla a credere che da soli nessuno di noi può farcela, e avremmo sempre bisogno di loro per andare avanti? Si crea panico e poi arrivano i salvatori travestiti da agnelli ma che in fondo in fondo sono lupi….

Spegni la televisione e leggi un libro!

Prendi in mano la tua vita, fai le tue scelte, scendi in piazza, leggi informati ma sii tu il fautore del tuo insuccesso o successo….Think positive but move your ass!

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Armi di distrazione di massa

domenica 8 maggio 2011
Nel ventunesimo secolo le guerre si combattono con i mezzi di informazione. L’arma più letale è la disinformazione che si attua attraverso la mancata informazione oppure con vere e proprie armi di distrazione di massa. In questa settimana il mondo della disinformazione era veramente scatenato sia a livello nazionale che internazionale: hanno iniziato con il matrimonio dei principi inglesi, la beatificazione di Woytila, e l’ omicidio di Bin Laden. Come se non bastasse è arrivato anche l’omicidio di Melania: ma il suo clamore non è stato alzato ai livelli del delitto di Meredith o della strage di Erba, proprio a causa di questo inflazionamento di altre armi di distrazione di massa.

Le tattiche dell’ uso di queste armi sono da sempre le stesse: nel caso dell’ omicidio di Bin Laden si è fatto un largo uso di particolari macabri, raccapriccianti e di un estremo feticismo del cadavere.

E poi il luogo dell’ uccisione, le immancabili interviste ai vicini di casa, le ricostruzioni a 3D e i tanti misteri ancora da scoprire. Tutto questo per dimostrare che cosa? Che l’ America c’è ? Che il suo presidente ha il fiuto infallibile dello Sceriffo dei film? Che abbiamo finalmente chiuso con l’11 settembre? Oppure è vero il contrario: che l’America non c’è, che il suo presidente è in crisi buia, e che un nuovo 11 settembre è alle porte ???

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Iraq, il disarmante dossier di Scott Ritter

tratto da www.informationguerrilla.org

Scott Ritter è un ufficiale dei marines che, per sette anni, ha partecipato alla missione di disarmo in Iraq come ispettore Onu. Fervente repubblicano, ha votato per Bush ma oggi pubblica un libro-intervista in cui smonta la costruzione mitologica occidentale sulle armi di distruzione di massa in possesso di Baghdad

TOMMASO DI FRANCESCO

Passo dopo passo, annuncio dopo annuncio, il mondo sta entrando nell’avventura della guerra all’Iraq che il presidente statunitense George W. Bush e l’alleato-maggiordomo Tony Blair vogliono ad ogni costo. Stavolta non ci sarà nemmeno la bugia della «guerra umanitaria», sarà una guerra-guerra, tout court, anzi sarà preventiva. Anche se non mancheranno le motivazioni che ci spiegheranno – già hanno cominciato a farlo – che l’azione armata alla fine è servita proprio per «prevenire» un disastro all’umanità di fronte ad armi di distruzione di massa. Diranno tante cose. Ma il punto è che ogni guerra per essere tale ha bisogno, da parte del potere, di trovare una sua giustificazione, per essere narrata e trovare la sua legittimazione. Insomma, stavolta quale sarà la «Rambouillet» irachena, il casus belli utile a scatenare l’inferno? Non l’hanno ancora trovata, ma in queste ore si sta delineando. Ci dice infatti il Dipartimento di Stato Usa che Stati uniti e Gran Bretagna hanno definito la risoluzione dell’Onu da imporre all’Iraq, tale che dovrebbe convincere i recalcitranti che non vogliono questa guerra – i più – e tale da zittire la disponibilità del regime di Saddam Hussein che ha risposto, di fronte ai tanti dossier e rivelazioni, che era disposta, senza condizioni, al ritorno degli ispettori dell’Onu su tutto il territorio del paese. In buona sostanza si prepara una Risoluzione «forte» al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite come voleva Bush, scritta da Blair, che impone a Baghdad la presenza degli ispettori non nei soli siti sospettati di ospitare armi di distruzione di massa, ma ovunque, soprattutto nelle sedi politiche del regime, il parlamento e i ministeri, il palazzo presidenziale compreso. Aggiungeranno magari che, stavolta, gli ispettori, dovranno essere «protetti» da una missione internazionale armata. Condizioni, come si vede, fatte apposta per portare al fallimento della mediazione del segretario dell’Onu, Kofi Annan, che ha accettato la disponibilità di Baghdad – che chiede la presa in considerazione del problema della fine delle devastanti sanzioni che durano da dieci anni – e che ha attivato da subito gli ispettori guidati dal capo missione Hans Blix che si dichiara pronto a partire. Questi i fatti, fin qui. Tenendo presente che l’intera costruzione si regge sulle dichiarazioni di Bush e Blair che chiedono l’autorizzazione a fare la guerra per «disarmare» l’Iraq che possiederebbe «armi bateriologiche e chimiche, armi di distruzione di massa pronte ad essere usate in 45 minuti contro Israele e Cipro» e «l’arma atomica tra pochi mesi». E si aggiunge in queste ore, richiamando la memoria ancora ferita dell’11 settembre, che «Saddam ha dato le armi chimiche ad Al Qaeda», smentendo le smentite su questo fatte solo poche ore prima. Baghdad corre a rispondere aprendo alla stampa internazionale i «siti» considerati letali e chiedendo l’arrivo degli ispettori al più presto, ma non basta e non servirà a nulla. Blair ha presentato un «dossier». Non convince nessuno, ma per la guerra può bastare, e per l’immaginario televisivo basta e avanza per dire che ci sono le prove.

Ci vorrebbe a questo punto qualcuno, davvero autorevole, capace di smontare la costruzione mitologica occidentale sulle «armi di distruzione di massa» in possesso di Baghdad. Questo qualcuno c’è. Si chiama Scott Ritter, ufficiale statunitense eroe dei marines, che ha partecipato per sette anni alla missione di disarmo in qualità di ispettore Onu e perdipiù è un fervente repubblicano che ha votato per Bush alle ultime presidenziali.. Scott Ritter ha pubblicato in questi giorni un libro-intervista Guerra all’Iraq straordinario quanto decisivo, uscito in contemporanea in Italia, dov’è stato pubblicato da Fazi Editore (10 Euro, pp. 115) e negli Stati uniti, curato dal noto commentatore e saggista americano William Rivers Pitt. Un libro che, da questo punto di vista, davvero è il «controdossier» che andrebbe letto nei parlamenti occidentali. Che cosa dice di talmente eccezionale l’ex funzionario-ispettore Onu dal 1991 al 1997 Semplicemente questo: «Se io dovessi quantificare la minaccia rappresentata dall’Iraq in termini di armi di distruzione di massa, essa equivale a zero». E la sostanza di questa affermazione non l’ha solo scritta nelle risposte di questo libro, o in decine di interviste e articoli che ha pubblicato in questo ultimo periodo. No, ha fatto di più. In aperto conflitto con il «suo» governo, è andato a Baghdad in queste settimane per accompagnare i giornalisti della stampa internazionale a visitare i presunti «siti di armi di distruzione di massa», che altro non sono che fabbriche civili o macerie, residuo del buon lavoro di controllo e distruzione fatto proprio dagli ispettori Onu. Una denuncia così fastidiosa da meritare la risposta stizzita perfino del segretario di stato Usa Colin Powell.

Un libro bomba, è il caso di dire. Fin dall’esergo iniziale che cita Karl Kraus: «Come si governa il mondo per condurlo alla guerra? I diplomatici dicono bugie ai giornalisti e poi, una volta che le vedono pubblicate, ci credono». E l’America, scrive nell’introduzione William Rivers Pitt, dopo l’11 settembre appare propensa a credere e ad apprezzare ogni contrapposizione tra bene e male, tuttaltro che tranquilla all’idea che qualcuno abbia armi di distruzione di massa e che queste possano arrivare ai terroristi di Al Qaeda di bin Laden. Inoltre Saddam Hussein è stato così demonizzato, ancora di più dopo la prima guerra del Golfo, con il paragone tra lui e Hitler, che si ritiene ci siano motivi più che sufficienti per una sua deposizione. Tuttavia ancora non è chiaro perché sia necessaria questa guerra. E non è chiaro chi sia Saddam Hussein, mentre tutti o quasi sanno ormai che Osama bin Laden era nel libro paga della Cia quando organizzava la resistenza islamica all’occupazione militare sovietica dell’Afghanistan e che i talebani erano alleati, anche d’affari, del Pakistan, dell’Arabia saudita e degli Stati uniti fino a un mese prima dell’11 settembre e con loro trattavano il nuovo oleodotto del consorzio angloamericano Unocal, ora realizzato a «fine» guerra da Hamid Karzai, neopresidente afghano, ex consulente dell’Unocal e assai probabilmente agente della Cia.

Il fatto è, spiega bene il libro, che anche Saddam Hussein è una creatura americana: «E’ un mostro, sì, ma il `nostro’ mostro, è una creazione americana come la Coca Cola e l’Oldsmobil». E’ stato il governo americano del presidente Ronald Reagan ad appoggiare e ad armare il suo regime, ferocemente impegnato contro il fondamentalismo islamico interno e iraniano, fin dall’inizio degli anni Ottanta – nell’82 l’Iraq venne cancellato dalla lista dei paesi terroristi – per contrastare l’influenza sovietica nella regione, e ad armarlo ancora di più durante la guerra con l’Iran, guerra in cui ha usato sul campo di battaglia armi chimiche fornite proprio dallo stato maggiore americano, guerra sostenuta attivamente dall’intelligence Usa che pianificò battaglie, attacchi aerei e danni dei bombardamenti. Una guerra costata due milioni di morti. Come dettagliatamente resocontato nell’agosto del 2002 dal New York Times che ha pubblicato dettagliate e controfirmate dichiarazioni di alti ufficiali Usa coinvolti nella politica di aiuti militari all’Iraq durante l’Amministrazione Usa: l’America sapeva che Saddam Hussein usava armi chimiche contro l’Iran, ma continuava a fornirgli armi e assistenza. L’America chiudeva tutti e due gli occhi sugli effetti devastanti di quel riarmo, chimico, batteriologico, nucleare visto che l’avvio di nucleare iracheno era stato bombardato nel 1981 dall’altro «mostro» americano nell’area, vale a dire Israele con il suo potenziale bellico e atomico (200 testate, ma clandestine). Una conoscenza delle armi di Saddam Hussein che sarebbe tornata utile nei bombardamenti chirurgici della prima guerra del Golfo: uno scherzo per i bombardieri di precisione americani, visto che i siti erano nei cassetti dello stato maggiore Usa che li aveva costruiti. Non uno scherzo per i 100.000 militari occidentali contaminati dalla Sindrome del Golfo, quella che ora tutti dimenticano.

E inolte, vorremmo ricordare noi, quale America gridava allo sterminio quando, nel 1984, Saddam Hussein massacrava i comunisti iracheni? E poi «sempre gli Stati uniti non hanno deposto il regime di Baghdad durante la guerra del Golfo, e di fatto hanno ostacolato i tentativi di rovesciare Saddam Hussein compiuti dai ribelli iracheni sollecitati all’azione dalla nostra retorica» e, aggiungiamo, dalle promesse della Cia.

Il libro-intervista racconta decine e decine di ispezioni, di indagini campione di sarin, di scoperte poi dimostratesi di scarso rilievo, delle menzogne degli iracheni smascherate, del lavoro delle ispezioni a sorpresa della biologa Diane Seaman e l’affare del codice segreto che parlava di «Attività biologiche speciali», documento che poi si rivelò come il testo dei servizi segreti iracheni per la sicurezza personale del dittatore iracheno, e il mondo fu perfino sull’orlo di una nuova guerra che poi fu evitata e su cui, mentendo, soffiava – denuncia Scott Ritter – l’ex capo ispettore Richard Butler pur informato sulla realtà e inconsistenza dell’affare; e ancora di tensioni per le ispezioni nelle sedi istituzionali, di approfondimenti in laboratorio, dell’impianto di fermentazione chimica di Al Hakum fatto esplodere dagli ispettori, del monitoraggio capillare dal 1994 al 1998 della totalità degli impianti chimici iracheni. Ispezione dopo ispezione per arrivare alla conclusione che i bombardamenti e il lavoro di distruzione ha praticamente portato a zero il grado di pericolosità dell’Iraq quanto ad armi di distruzione di massa. «Ritengo a questo punto fondamentale un problema di cifre – risponde Scott Ritter nel libro -. L’Iraq ha distrutto il 90-95% delle sue armi di distruzione di massa. Dobbiamo ricordare che il restante 5-10% non costituisce necessariamente una minaccia né un programma di armamento, se non siamo in grado di dire quella percentuale minima che fine ha fatto, non significa che l’Iraq ne sia ancora in possesso», dopo il massiccio embargo e il passaggio degli ispettori.

E i legami con Al Qaeda? E la bomba atomica di Saddam pronta tra pochi mesi?

Scott Ritter non ha dubbi e definisce la «connessione» con Al Qaeda «una faccenda palesemente assurda». «Saddam Hussein – ricorda – è un dittatore laico, ha passato gli ultimi trenta anni a dichiarare guerra al fondamentalismo islamico, facendolo a pezzi. A parte la guerra all’Iran degli ayatollah, in Iraq sono in vigore leggi che sentenziano la pena di morte per il proselitismo in nome del wahabismo, la religione di Osama bin Laden. Osama odia in modo particolare Saddam, lo chiama l’apostata, un’accusa che implica la pena di morte». L’unica arma, se così si può dire, che lega Osama bin Laden e l’Iraq è il fatto che il leader di Al Qaeda così come reclama la libertà in Palestina condanna il mondo occidentale per le sanzioni all’Iraq. Perché? «Perché le sanzioni americane – risponde Scott Ritter – non colpiscono certo Saddam, colpiscono il popolo iracheno», al quale bin Laden si richiama profeticamente usando le sanzioni come grido di guerra. Quanto al nucleare, il libro-intervista rivela che il fondamento di questa accusa risiede in alcuni fuoriusciti e disertori, Khidre Hamza, funzionario di medio livello del programma nucleare iracheno, oggi immeritatamente protagonista di molti programmi-scoop della tv americana, e soprattutto aiutante di Hussein Kamal genero di Saddam e responsabile della commissione militare industriale irachena. E’ stato Hamza a raccontare e a costruire con la Cia i dati sul presunto programma nucleare iracheno attuale, ma lo stesso genero di Saddam, Hussein Kamal, quando disertò nel 1995, si rifiutò di sottoscrivere e prendere per buoni quei dati definendoli «un falso grossolano».

Resta un solo interrogativo vero, che William Rivers Pitt prende alla fine di petto con questa domanda: «Lei è un veterano dei marine, un ufficiale e un funzionario di intelligence. Ha passato sette anni in Iraq a rintracciare queste armi per garantire la salvezza e la sicurezza non solo di questo paese, ma anche del Medio Oriente e del mondo. Eppure alcuni suoi concittadini la chiamano traditore perché parla così apertamente di tali argomenti. Come risponde?». «La gente può dire quello che vuole – risponde secco ma sereno Scott Ritter – ma chi parla in questo modo non fa che dimostrare la propria ignoranza. Esiste una cosuccia che si chiama Costituzione degli Stati uniti d’America. Quando ho indossato l’uniforme dei marines e mi fu affidato l’incarico di ufficiale ho giurato di essere fedele e di difendere la Costituzione contro tutti i nemici, esterni e interni. Questo significa che sono disposto a morire per quel pezzo di carta e per quello che rappresenta. Quel documento parla di noi come popolo, e di un governo del popolo, fatto dal popolo, per il popolo, Parla di libertà di parola e di libertà civili individuali….Il massimo servizio che posso rendere al mio paese – conclude Scott Ritter – è di facilitare la discussione e il dialogo sul comportamento da tenere verso l’Iraq…Se quelli che esercitano pressioni a favore della guerra non sono in grado di provare le proprie ragioni, l’opinione pubblica americana dovrà esserne consapevole». «Voglio che l’America non commetta l’errore di questa guerra», ha ripetuto sui giornali americani in questi giorni. Forse, alla maniera di Scott Ritter, vale la pena sentirsi un po’ «tutti americani».

Fonte: http://www.ilmanifesto.it

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domenica 3 marzo 2013

Obiettivo Siria tra disinformazione mediatica e mistificazione: chi e perché vogliono la caduta di Assad?

“Se non si capisce che l’universalismo è la tara di fondo, che non è mai esistito né mai esisterà un «cosmopolita», cioè un «cittadino del mondo», che la «vera democrazia» esiste solo nella mente di Giove, che la democrazia è solo questa bieca democrazia reale, non si è capito nulla. La differenza non è più tra destra e sinistra, tra rossi e neri, e così via. La differenza è fra mondialisti e difensori del diritto dei popoli ad essere se stessi. Per distruggere le appartenenze al mondo reale – fatto di razze, stirpi, nazioni, popoli e Stati – tre sono le strategie dei Nemici degli uomini liberi.”

Federico Dal Cortivo per Europeanphoenix ha intervistato lo studioso Gianantonio Valli, collaboratore e redattore della rivista l’Uomo Libero.

turchiamericana

La Siria è sotto tiro da mesi oramai e dopo la liquidazione della Libia di Gheddafi, l’apparato bellico e mediatico degli Stati Uniti e dei suoi fidi alleati, ha iniziato a muoversi contro il legittimo presidente siriano Bashar al Assad. Una guerra al momento fatta d’intelligence, gruppi ben armati di mercenari, operazioni sotto copertura, provocazioni, che hanno già causato migliaia di vittime tra la popolazione civile e tra le forze di sicurezza governative. I fatti riportati dai media embedded tutti allineati al mainstream imposto da Washington, ogni giorno ci dipingono una Siria nel caos, un presidente delegittimato, una forza di opposizione che gode del pieno consenso dei siriani e una popolazione in attesa di essere “liberata”. Ne abbiamo parlato con il dott. Giannantonio Valli che è stato di recente in visita a Damasco.

1) Dott. Valli innanzitutto una premessa, lei in una recente conferenza ha esordito parlando della totale disinformazione che c’è sull’argomento Siria. Giornali, riviste, canali televisivi tutti salvo rare e lodevoli eccezioni ci propinano ripetitivamente la solita immagine degli insorti liberatori e dei governativi oppressori, come giudica la libertà di stampa in Italia oggi e in Europa in generale?

Il paradigma storico-politico dal quale l’umanità viene conformata dal secondo conflitto mondiale o per dirla più semplicemente la cornice che inquadra la ricezione delle informazioni da parte dell’uomo comune, è stato forgiato da precise centrali di guerra psicologica. Tali centrali altro non sono che le dirette eredi della Psychological Warfare Branch angloamericana. La creazione dei più diversi immaginarii è quindi, da un lato, il risultato pressoché inconscio della conformazione dei cervelli dell’uomo democratico, dall’altro dell’incessante opera dei mezzi di comunicazione di massa. Questi ultimi rispondono, in ogni Paese dell’Occidente, per il 99 per cento ai potentati finanziari, padroni pure della quasi totalità delle forze politiche maggiori. La residua libertà, di stampa e più latamente di informazione, è dovuta a voci assolutamente coraggiose, che mettono in discussione non tanto questo e quel singolo fatto, ma le radici stesse, ideologiche e storiche, del mondo attuale. Tra queste mi piace ricordare, per la loro serietà, coerenza e irriducibilità al Sistema, il quotidiano Rinascita e la rivista l’Uomo libero, come pure i siti internetici olodogma e syrian free press network. Quest’ultimo è la maggiore e più obiettiva fonte di informazione sugli eventi siriani. Come ho detto in una recente intervista radiofonica al periodico online La voce del ribelle, tale sito, oltre ad un’infinità di notizie, smentite e rettifiche, diffonde sia filmati girati dai cosiddetti ribelli «siriani», sia filmati di provenienza governativa. Tra questi, anche i telegiornali siriani, la cui diffusione viene impedita da mesi, alla faccia del pluralismo vantato dalla cosiddetta Libera Stampa, dai canali satellitari non solo occidentali, ma in primo luogo delle petromonarchie saudita, emiratica e qatariota. Li si guardi. Ognuno giudichi poi da sé, con la propria testa, la propria sensibilità, la propria coscienza. Quanto alle mie convinzioni sugli eventi siriani, oltre che sulle citate testate, mi sono basato sull’analisi degli eventi dell’ultimo trentennio, su una quindicina di volumi, reperibili con qualche impegno per ogni volonteroso che non voglia farsi accecare dalla propaganda degli aggressori, ed infine sulle impressioni ricavate dal mio viaggio in Siria nel maggio 2012. Una settimana non permette certo di conoscere la realtà di un Paese nella sua complessità. Ma io, a differenza della quasi totalità dei giornalisti di regime, ci sono stato. A mie spese. Il mio cervello non lo paga nessuno.

2) Veniamo alla Siria, che da tempo faceva parte di quella lista di “Stati canaglia” stilata dal Dipartimento di Stato statunitense e quindi prima o poi sarebbe finita sotto il mirino di Washington, quali sono state a suo avviso le ragioni principali di quest’offensiva a tutto campo contro Damasco?

La Sua domanda mi permette di proseguire il discorso in tutta naturalezza. In effetti, come ho detto alla televisione siriana, non si può capire il problema Siria se non lo si inquadra in una più ampia visione ideologica e in una strategia economico-geopolitica. Ideologia e strategia non solo americane, ma più ampiamente mondialiste, vale a dire giudaiche. Avere bollato da decenni la Siria come «Stato canaglia» ha significato, per gli Occidentali (mi riferisco agli Stati Uniti, all’Inghilterra, alla Francia e ad Israele, eterno nemico con il quale mai Damasco ha sottoscritto un trattato di pace) tenere sotto scacco quel Paese fin dagli ultimi anni Settanta. In questa ottica, è comprensibile che la diffamazione di ogni atto del governo siriano sia stata e venga condotta col massimo della tenacia e della «buona coscienza» democratica. «Buona coscienza» che io riconosco non solo ai giornalisti della cosiddetta Libera Stampa, ma persino ai loro direttori e ai più «autorevoli» commentatori. Tra questi ultimi cito, persona tra le più velenose, l’ex ambasciatore Sergio Romano. Gran penna del Corriere della Sera, costui non perde occasione per pedissequare, con supponenza, la versione degli eventi siriani data dal foglio che lo nutre. Invero, oggi, la battaglia non la si vince tanto sul campo con le armi, quanto con la conquista dei cervelli dei sudditi democratici. Al contrario del nostro Solone, io ho potuto fare esperienza diretta, vedere coi miei occhi, toccare con le mie mani, come sia possibile manipolare le coscienze. Quella in atto è in primo luogo una guerra mediatica. Prima che sul campo, la guerra oggi si vince, ripeto, invadendo la mente degli individui. Sono quindi lieto – tristemente lieto – per avere assistito di persona alla creazione di realtà fittizie con immagini manipolate e le menzogne più sordide. In particolare, mi riferisco ai massacri compiuti nell’ultimo ventennio da Stati Uniti, Inghilterra, Francia e Israele col massimo di buona coscienza e avallati dalla complicità, dalla viltà dei popoli del Libero Occidente. Prima però di trattare dell’aggressione alla Siria, mi permetta di rammentare sette altri casi di menzogna, altrettanto atroci.

1. Per l’Iraq di Saddam Hussein ricordo, del 1990, la farsa delle incubatrici svuotate negli ospedali del Quwait, coi neonati scagliati a terra dai soldati iracheni. E l’anno dopo le strisce verdi della contraerea nel cielo notturno, con le quali l’emittente al-Jazeera, da poco fondata dal Qatar con supervisione ebraico-americana, ci ha suggestionato, facendoci credere di assistere ad una «guerra in diretta». Ricordo, del 2003, la bufala delle «bombe intelligenti» e delle «fiale di antrace» – rammenta Powell, il Segretario di Stato, sventolante la mitica provetta di liquido giallo? Ricordo il cormorano nero dagli occhi rossi coperto di petrolio a «provare» l’«infamia ecologica» di Saddam. Mi permetta di sottolineare l’importanza anche dei colori nella creazione degli immaginari fissati nei cervelli delle masse, mille volte più forti di tante parole: verde, giallo, nero, rosso… E poi le fantomatiche «armi di distruzione di massa», pretesto per il nuovo massacro dopo il decennale stillicidio di bombe clintoniano. Prova generale per i successivi in Afghanistan, Libia e Siria.

2. Svaniti da ogni memoria sono i 200.000 – sottolineo, duecentomila – morti del golpe algerino compiuto nel 1992 dai militari massonici dopo la vittoria elettorale del Fronte Islamico di Salvezza. Duecentomila persone, per la quasi totalità stragizzate in un decennio. Vittime non solo i protestatari cui sarebbe andata la legittima vittoria – e della cui radicalizzazione successiva, e ribadisco: successiva, non dovremmo quindi stupirci – ma anche migliaia di semplici cittadini tacciati di connivenza. A carte ribaltate rispetto agli eventi siriani, è conferma di quanto dico l’ammissione del supergiornalista Lorenzo Cremonesi sul Corriere della Sera del 19 gennaio. Le cito: «Si affinò la tecnica dei massacri di civili imputandoli poi agli islamici per ingraziarsi la popolazione. Mohammed Samraoui, ex numero due dell’antiterrorismo, in un libro del 2003 […] citava una frase che usava ripetere il suo capo diretto, Smail Lamari: “Sono pronto ad eliminare tre milioni di algerini pur di mantenere la legge e l’ordine”».

3. E il massacro del popolo serbo operato dalla NATO seminando il paese di uranio. Uranio per il quale sono morti e muoiono tuttora di cancro centinaia di nostri soldati inviati in quella missione «di pace». Massacri compiuti non solo dai delinquenti albanesi, addestrati, armati e guidati dagli americani, ma anche dai bombardieri partiti dall’Italia. Dalle basi concesse al Grande Fratello Capitalista dal comunista Massimo D’Alema, promosso capo del governo alla bisogna. E quindi sbrigativamente scaricato. E qui apro una parentesi, e non parlo dei famigerati «danni collaterali», espressione da allora entrata nell’immaginario collettivo. «Collaterali», anche se furono scientemente voluti per logorare e demoralizzare i serbi. Sottolineo come obiettivo primario degli Occidentali fu, allora come oggi, silenziare i mezzi di comunicazione non conformi. E tanto più quelli nemici, in particolare le televisioni. Allora quella serba, bombardata con qualche «distrazione» a monito contro la Cina… nell’attacco, ricorderà, morirono, istruttivamente, cittadini cinesi. E nel 2011 la televisione libica, colpita perché, dissero i virtuosi delle democrazie, «era di parte» e «mentiva». E l’anno dopo, ed oggi la televisione siriana per mano di ben istruiti terroristi, con l’uccisione di decine di giornalisti. E tutto senza alcuna protesta dei loro «colleghi» occidentali. Ultima ma non ultima riprova dell’idea occidentale di libertà di informazione: all’inizio di settembre 2012 sono stati oscurati i canali televisivi al-Ikhbariya e al-Dunya. Dopo il successo di Damasco nell’affrontare il feroce attacco occidentale, armato e mediatico, gli amministratori del satellite NileSat, hanno non solo violato i termini del contratto, ma anche brutalmente violato le regole deontologiche dell’informazione.

4492478-3x2-700x46714. Ricordo poi due eventi gemelli: la cacciata dei giornalisti dalla città ribelle di Falluja in Iraq nell’aprile 2004, per settimane stragizzata all’uranio e al fosforo bianco dagli USA, e la cacciata dei giornalisti da Gaza nel dicembre 2008, città e terra stragizzate all’uranio e al fosforo bianco da Tel Aviv con l’Operazione Piombo Fuso. Da quell’Israele, che avrebbe aggredito l’Iran già nel 2006 se non fosse stato fermato sui confini dagli Hizbollah. Schiumando rabbia, Israele distrusse allora dall’aria, strategia dei vigliacchi, le infrastrutture civili. Ponti, strade, scuole, ospedali, abitazioni, acquedotti, elettrodotti, e quant’altro. Tutto distrutto, contro ogni norma di diritto bellico. Nessuna reazione dall’ONU, silenzio dal Tribunale dell’Aja, guaiti dal Vaticano. Al contrario, le falsità create da al-Jazeera e da al-Arabiyya, come pure i filmati girati dai terroristi, vengono ripresi da ogni televisione e giornalone occidentale. E riproposti a distanza, anche se da tempo smascherati come falsi.

5. Solleticando il buon cuore dei sudditi democratici, dei minimalisti di buona famiglia, di quelli che vedono l’albero e non si accorgono che fa parte di una foresta, l’Afghanistan è stato devastato all’insegna di «liberare le donne dal burqa». Che, infatti, è rimasto lì come prima. In compenso, oltre ad avere impiantato enormi basi militari, fatto affari con la ricostruzione di quanto avevano distrutto, portato alle stelle la produzione di oppio, gli americani continuano a seminare stragi anche da decine di migliaia di chilometri di distanza attraverso i droni. In particolare, stragizzando qualunque assembramento «sospetto», come quelli durante le feste di nozze.

6. Quanto alla cosiddetta «primavera araba», spacciata per moti di libertà in particolare dalle sinistre di ogni sfumatura, ci accorgiamo solo ora che il vero obiettivo della messa in scena era propiziare un «inverno libico» e, Dio non voglia, siriano. Aggredita a occidente a partire da una Tunisia destabilizzata, ad oriente da un Egitto destabilizzato, bombardata dal mare e dall’aria sempre contro ogni norma di diritto bellico, la Libia ha finora visto il massacro di 120.000 suoi cittadini. Con bombe a sottrazione di ossigeno, bruciato da ogni bomba su un’area di ventimila metri quadri, tre campi di calcio. Con bombe a frammentazione. Con una pioggia di fosforo, proiettili all’uranio, missili a gas nervini. Con crani esplosi a colpi di mitra e persone sgozzate. Massacro operato dai tagliagole armati dall’Occidente, così come dai bombardamenti «umanitari» franco-anglo-americani. Ai quali si è accodato, violando la Costituzione e su istigazione del quirinalizio comunista Napolitano, lo sciacallo italiano. Nella fattispecie, il governo berlusconico, quintocolonnato dal ministro degli Esteri Frank Frattini. Ma poi, dov’erano quelli che nel 2003 appendevano gli stracci arcobaleno della «pace» contro Bush? E così la Libia è stata riportata all’ovile occidentale dopo quarant’anni di indipendenza e un’eroica resistenza durata di sette mesi fino all’assassinio del colonnello Gheddafi. Una resistenza tuttora in atto, nel silenzio della Disinformazione Corretta. E questo, aggiungo, senza contare la popolazione angariata e le decine di migliaia di lealisti tuttora incarcerati, torturati e massacrati per essere rimasti fedeli ad un legittimo governo. Ma, talora, chi semina vento raccoglie tempesta. L’11 settembre – un altro 11 settembre, ricorrenza mitopoietica dell’operazione Torri Gemelle – sono stati linciati tre marines e l’ambasciatore americano a Bengasi… ci dicono ad opera della «furia fondamentalista». La causa: una «imperdonabile» offesa inferta a Maometto dal cinema hollywoodiano. Con tutta evidenza, contro gli Apprendisti Stregoni del «laico» Occidente si sta rivoltando un mostro da loro scatenato contro Gheddafi. Nessuna pietà, me lo lasci dire, ho provato per l’ambasciatore, uno degli organizzatori dei massacri di Libia. Ne potrei provare un pizzico, per carità solo un pizzico, se l’Abbronzato di Washington si cospargesse di cenere per la morte inferta «per sbaglio», dai suoi, all’ultimo cammelliere dell’ultima oasi libica. O all’ultimo spazzino dell’ultima cittadina libica, massacrato perché pubblico dipendente.

7. Nessuno ha poi parlato, se non per un giorno, del Bahrein, ove la repressione dei moti di libertà da parte sciita, quelli sì veri, ha visto il mitragliamento della popolazione da parte degli elicotteri americani e l’invasione delle truppe saudite, chiamate dall’emiro. Inoltre, la polizia ha imprigionato e torturato decine – sottolineo, decine, il che rende l”ampiezza della repressione – di medici, accusandoli di complicità coi dimostranti per avere curato i feriti. All’inizio dello scorso settembre, dopo un anno e mezzo dai moti, decine di manifestanti – ovviamente, i sopravvissuti – sono stati condannati a pene che giungono all’ergastolo. E questo, nel più completo silenzio della stampa e di ogni organizzazione umanitaria. E le rivolte, queste sì vere e legittime, e la repressione continuano tuttora, nel più laido silenzio della Grande Stampa Democratica.

E mi fermo, ricordando l’imbonimento mediatico, quanto alla Siria, compiuto per le stragi, veramente istruttive, di Houla, Daraya, Deir al-Safir (colpi di mortaio su un asilo, spacciati per bombardamento aereo governativo), Halfaya (scoppio di esplosivi in un covo terroristico, spacciato per bombardamento aereo governativo di una panetteria con la gente in coda… morti duecento, poi cento, poi trenta, poi venti, poi boh!), Aleppo (missili o colpi di mortaio sull’università e gli studenti in esame, sempre attribuiti al governo) ed ancora Aleppo (un’ottantina di corpi nel canale, cittadini assassinati con le mani legate dietro la schiena). Nessun problema poi, ottenuto il risultato con titoloni, ad ammettere nelle pagine interne, dopo qualche settimana, la responsabilità dei tagliagole e non del governo siriano. Tanto, cosa ricorda il suddito democratico, tra migliaia di altre notizie e in mezzo a tutti i suoi problemi? Altro che la «verità» di chi spaccia filmati girati su regia occidentale! Vedi i 40 bambini di Houla, il 25 maggio. Cadaveri veri, bambini e familiari colpiti da breve distanza o con le gole tagliate, fatti passare per vittime dell’esercito, quando tutti erano di famiglie filogovernative. Verità ammessa tre mesi dopo, ad esempio, dalla Frankfurter Allgemeine, ma ignorata da ogni altro giornalone. Cento innocenti massacrati, foto truccate, immagini scattate anni prima in Iraq e a Gaza. Di bambini vittime del fuoco americano e israeliano. Egualmente massacrati dai terroristi nelle case e per le strade sono stati, il 25 agosto, i 245 civili di Daraya presso Damasco. E sempre la strage è stata attribuita, prima di svanire d’un botto dai giornali, all’esercito.

3) L’attacco era stato preparato da qualche tempo, basta scorrere le pagine internet del Brooking Institute e del Saba Center, noti think thank della potente lobby sionista statunitense, oppure dare uno sguardo alla rivista Foreingn Policy che a novembre 2011 ospitava un intervento di Hillary Clinton dall’eloquente titolo “Il secolo pacifico dell’America” vera e propria dichiarazione bellica contro il Vicino Oriente. Quindi stiamo solo assistendo all’applicazione della geopolitica statunitense, che andando a ritroso s’ispira a Zbigniew Brzezinski il quale nel celebre libro “La grande scacchiera” aveva tracciato le linee guida per il controllo dell’Eurasia. Lei dott. Valli che ne pensa?

In un’intervista televisiva a Damasco mi è stato chiesto: perché la Siria? Ho risposto che non è solo questione di geopolitica o di economia, ma anche di ideologia. I piani degli aggressori datano da decenni, sono piani a lunga scadenza. L’obiettivo finale, il messianico obiettivo finale, è la distruzione delle nazioni e l’instaurazione di un unico governo mondiale. A guida, ovviamente, americana. A guida, ovviamente, dell’Alta Finanza. A guida, ovviamente, giudaica. Un governo che, delira il profeta Isaia, tramuterà le spade in falci e le lance in vomeri d’aratro. E dove il leone si pascerà di fieno a fianco dell’agnello, senza mangiare l’agnello. Potenza dell’ingegneria genetica! Sappiamo che non è un complotto, un tenebroso complotto. Un complotto, quando gli scopi sono stati dichiarati a tutte lettere – ripeto: a tutte lettere – dagli stessi autori in decine di pubblicazioni? Cerchiamo di essere seri. Non prendiamoci in giro. È una strategia pensata in ogni aspetto, non un complotto. Chi parla di complotto è un mistificatore. Uno che nuota nel torbido. O, altrimenti, un perfetto ignorante. Di queste pubblicazioni, progenie di precedenti progetti, cito solo tre esempi.

(A) Nel 1997 Brzezinski, l’ebreo polacco da Lei citato, consigliere di sei presidenti da Carter ad Obama, democratici come repubblicani, pubblicò The Great Chessboard, “La Grande Scacchiera – Il mondo e la politica nell’era della supremazia americana”. Suggerendo di adoperarsi per fare scoppiare conflitti interetnici nei più diversi paesi, Brzezinski ammonisce che in futuro «la capacità degli Stati Uniti di [continuare ad] esercitare un’effettiva supremazia mondiale dipenderà dal modo in cui sapranno affrontare i complessi equilibri di forze nell’Eurasia, scongiurando soprattutto l’emergere di una potenza predominante e antagonista in questa regione».

(B) Nello stesso 1997 una trentina di neoconservatori, ventotto almeno dei quali ebrei e anime nere bushiane, lanciò il Project for the New American Century, “Progetto per il Nuovo Secolo Americano”, che rilanciava le tesi di Brzezinski, suggerendo i necessari comportamenti applicativi.

(C) Similmente, un gruppo di intellettuali israeliani capeggiati dall’influente politologo Oded Yinon aveva codificato, fin dal 1982, quindi ben quindici anni prima dei confratelli di oltreoceano, la preventiva distruzione di ogni Stato considerato nemico.

Cinque sono state le fasi di tale strategia. La prima: scagliare in una guerra contro l’Iran khomeinista un Iraq stupidamente caduto nella trappola e quindi, dopo averlo indebolito, spiazzarlo economicamente. La seconda: occupare l’Iraq e impadronirsi delle sue risorse energetiche, eliminando al contempo uno dei più tenaci nemici di Israele e interrompendo la continuità territoriale tra Siria ed Iran. La terza: occupare l’Afghanistan e impiantare basi nell’ex Asia sovietica, condizionando a nord la Russia e accerchiando da oriente l’Iran, già possedendo a sud il controllo del Golfo. La quarta: assicurarsi, in vista di una guerra con l’Iran, le ingenti risorse energetiche libiche, spegnendo al contempo le velleità panafricaniste di Gheddafi e testando le reazioni del duo Russia-Cina. La quinta: eliminare il baluardo geografico e militare siriano, premessa per l’aggressione all’Iran.

Sull’onda delle secolari teorizzazioni massoniche dell’«Ordo ab chao, Ordine dal caos», sull’onda di quel «caos creativo» cantato nel 2006 dal Segretario di Stato bushiano Condoleezza Rice, possiamo definire tale strategia «geopolitica del caos», espressione coniata dallo storico Paolo Sensini. I Signori del Caos vogliono frantumare gli Stati laici e modernizzatori – Iraq, Libia, Siria e, anche se non è propriamente laico, l’Iran sciita di Ahmadinejad – in miniregioni in lotta una contro l’altra per motivi etnici e religiosi. Un federalismo in salsa orientale. Uno Stato dopo l’altro, la «politica del carciofo». Eliminare una foglia dopo l’altra, fino a giungere al cuore. L’ultima foglia è l’Iran. Il cuore, il nemico strategico dell’Alta Finanza, sono la Russia e la Cina. In particolare, per l’estensione del suo territorio e la ricchezza in materie prime di ogni genere, la Russia. Ma i giochi non sempre riescono, e l’ultimo osso sarà troppo duro per questa banda di assassini. Anche la distruzione economica dell’Europa, in quanto potenza alternativa agli USA, rientra nei loro piani. Quanto alle modalità dell’applicazione di tale strategia, invito ad informarsi sul rivelatore volume dell’ebreo Gene Sharp, attivo fin dal 2004, «Come abbattere un regime», edito in Italia da Chiarelettere nel 2011.

syria-under-attack4) Quale è a suo avviso il ruolo che stanno ricoprendo la Russia, la Cina e l’Iran in questa fase? Proprio di recente la Repubblica Islamica dell’Iran ha presentato una sua proposta di pace in sei punti (http://europeanphoenix.it/component/content/article/8-internazionale-/504-siria-tra-voglia-di-pace-e-voglia-di-guerra-la-proposta-della-lobby-sionista-statunitense-e-quella-della-repubblica-islamica-delliran-per-una-soluzione-della-crisi) per uscire dalla crisi ribadendo ancora una volta la posizione pacifica di Teheran.

Dopo avere abbandonato al suo destino la Libia, Russia e Cina hanno preso una netta posizione all’ONU ponendo il veto sulla terza «zona di non volo» pretesa (dopo la prima in Iraq e la seconda appunto in Libia) dagli aggressori mondialisti. Date le loro dimensioni, le loro economie ed i loro armamenti, Russia e Cina sono potenze globali, per cui, consapevoli della sostanziale ostilità americana nei confronti di entrambi, devono giocare su diversi scacchieri. Come che sia, all’errore storico di valutazione compiuto nel caso libico potranno rimediare con grande difficoltà. Resta la bruciante lezione, che certo non dimenticheranno. L’ipocrisia, il cinismo, l’arroganza e la violenza adoperati dagli Occidentali – l’ignobile mosca cocchiera fu la Francia – saranno una lezione perenne per chiunque voglia ancora prestare fede alle Grandi Carte, dell’ONU come delle Democrazie. Dopo l’«ingenuità» di allora, quali furono gli altri motivi dell’indecisionismo russo-cinese? Certamente la freddezza, o se vogliamo l’«equidistanza», mostrata da sempre da Gheddafi nei loro confronti. Di un Gheddafi non solo illuso dal «patto di amicizia» stipulato con l’Italia (che avrebbe dovuto tutelarlo non mettendo a disposizione dei suoi nemici le basi per un’aggressione aerea), ma anche, tutto sommato, illuso dalle «garanzie» cartacee dello statuto dell’ONU. Quanto alla politica di Russia e Cina nei confronti della Siria, devo dire che, a differenza della Russia putiniana, della Cina io non mi fido affatto. La Russia ha concreti, essenziali interessi geopolitici alla sua periferia. Se cadesse la Siria non avrebbe più sbocco navale sul Mediterraneo, ma, cosa ancora più importante, i suoi nemici occidentali avrebbero mano totalmente libera sui suoi confini meridionali. Pensiamo al caso Georgia, a ragione bacchettata duramente nel 2008. Per la Cina conta, invece, in primo luogo l’Iran, uno tra i suoi primi fornitori energetici.

L’Iran sciita sa benissimo di essere nel mirino da un lato delle petromonarchie sunnite infeudate agli americani, dall’altro degli Occidentali e di Israele. Se non vuole crollare come Stato e infeudarsi a Washington e Tel Aviv, non può assolutamente permettersi di perdere la Siria. Non solo per le affinità ideologico-religiose, ma per concreti interessi strategici geopolitici. Quanto alla proposta di pace cui Lei accenna, da un lato confesso di non averne preso documentata visione, dall’altro mi permetto di ritenerla un passo che, seppur doveroso nell’ambito della politica internazionale e mediatica, sarà del tutto infruttuoso, data la determinazione degli aggressori occidentali. Questi delinquenti politici, che in tempi più fausti sarebbero stati pubblicamente impiccati per i loro crimini – parlo di supercriminali come Sarkozy, Hollande, Obama, Erdogan, Netanyahu, i sauditi e i qatarioti, come pure dei loro portaborse italiani – si sono spinti ormai troppo avanti. Ritengo difficile, per non dire impossibile, non solo che questa banda ripieghi rientrando nei ranghi del diritto internazionale, ma anche che si arresti in una sorta di nuova guerra fredda.

5) Chi sono invece i nemici principali della Siria?

Ogni aggressore della Siria ha i propri obiettivi. In prima fila – per quanto silenzioso, dato che per lui agisce l’intero Occidente – resta sempre Israele, per il quale Damasco è non solo il nemico tradizionale, ma l’ultimo ostacolo per l’aggressione all’Iran, pianificata da anni.

A ruota segue il suo grande satellite a stelle e strisce. La distruzione di un altro anello dell’Asse del Male risale non ai repubblicani Bush padre né a Reagan, ma al democratico Carter. Al Nobel per la pace Carter, al buono e mite democratico, che trentatré anni fa avviò la destabilizzazione della Siria. Vale a dire, tre anni prima che Hafez al-Assad, il padre dell’attuale presidente, reprimesse il terrorismo dei Fratelli Musulmani, mobilitati fin dal 1971 contro il «testo ateo» della Costituzione. Sulla stessa linea si è messo, con più concreti ordini operativi, nel marzo 2005 Bush figlio. La scoperta, in questi ultimi anni, di enormi depositi di gas e petrolio al largo delle coste siriane è un’altra motivazione per l’intervento dei predatori occidentali.

Quanto a Londra e Parigi, i due compari ricalcano un colonialismo nato nel maggio 1916 e proseguito coi Mandati loro assegnati dopo la prima guerra mondiale dalla Società delle Nazioni. Cioè, da loro stessi. Violando ogni norma, Parigi non solo staccò dalla Siria nel 1923 il territorio libanese, da sempre provincia di Damasco, ma nel giugno 1939, per ingraziarsi la Turchia in vista della nuova, programmata guerra mondiale, le cedette l’intera provincia di Alessandretta con Antiochia. Infine, un punto ancor più significativo, almeno sotto l’aspetto simbolico, è che le bande terroristiche del cosiddetto «Libero Esercito Siriano» sventolano oggi, senz’alcuna vergogna, la bandiera con la striscia verde e le tre stelle rosse. Quella dei servi, della Siria coloniale francese.

Secolare è poi l’ostilità tra Istanbul e Damasco, cui si aggiunge l’odio religioso tra la Turchia sunnita e l’Iran sciita. Nonché, con più concrete motivazioni, la volontà turca di diventare il principale crocevia, e quindi controllore, energetico dal Medio Oriente e dall’Asia Centrale all’Europa.

I regimi feudali di Arabia e Qatar, stretti agli USA fin dal febbraio 1945 da un ferreo patto in cambio della più totale acquiescenza, aggiungono ai predominanti motivi economici l’odio per il laicismo siriano che difende la convivenza delle più varie fedi ed etnie. Intrisa di wahabismo – una ideologia messianica fondata da criptoebrei come criptoebrei furono i fondatori del clan dei Saud – l’Arabia è l’unico paese al mondo a trarre il nome non da un popolo né da un credo, ma da una famiglia. Quasi che lo Stato e il popolo siano proprietà personale di qualche migliaio di principotti. Invero, non esiste «il mondo arabo», e neppure «il mondo islamico», intesi come entità omogenee spinte contro l’Europa da un interesse comune o da un’ideologia unificante. Esistono solo paesi arabi, o islamici, in lotta fra loro. Divisi da concreti interessi, da rivalità geopolitiche, da settarismi religiosi. Paesi vassalli degli Stati Uniti, a partire dal Marocco fino agli Emirati Uniti.

Sono del tutto infondate due tesi. La prima, che vede in Siria una rivolta di popolo contro il cosiddetto «clan» alauita del presidente Bashar. La seconda, che vede in atto una guerra civile. Per quanto esistano frange di opposizione antigovernativa più o meno radicali, non è una rivolta, non è una guerra civile, cioè un conflitto fra due componenti sostanziali di una stessa società. È invece una feroce aggressione dall’esterno, voluta dagli Occidentali, dalle petromonarchie e dalla Turchia. I loro strumenti sono bande di fanatici religiosi, di sperimentati mercenari, di sadici criminali.

Contro la splendida realtà siriana di umana convivenza, l’Occidente ha scagliato centomila tagliagole. Qualche decina di migliaia di terroristi autoctoni, pressoché tutti delinquenti comuni e latitanti condannati con pene anche fino all’ergastolo; ben più numerosi e in posizione trainante sono quelli giunti dall’estero. Mercenari sperimentati in Libia, Iraq ed Afghanistan. Pazzoidi religiosi arrivati da Marocco, Algeria, Tunisia, Libano, Giordania, Yemen e Pakistan. Guerriglieri salafiti e wahabiti intossicati da un credo ottuso, esaltati contro l’«eretico» Bashar che permette a cristiani, drusi e altri non musulmani di convivere a parità di diritti con la maggioranza sunnita.. Bande di terroristi salafiti, wahabiti, alqaedisti messe in piedi dalla CIA. Armati, addestrati, pagati e guidati dall’Occidente «laico e progressista».

terrorists-takfiri-s-terminatedAssassini che soprattutto all’inizio, quando la mano delle autorità è stata leggera per mesi, dapprima nelle zone più periferiche poi in quartieri delle grandi città hanno creato repubblichette partigiane ove regnava la violenza più cruda. Dove hanno compiuto attentati con mortai, autobombe, lanciarazzi e, ritiratisi sotto la pressione dell’esercito, con mine a scoppio ritardato. Dove hanno incendiato e distrutto monumenti millenari come il vecchio mercato di Aleppo, patrimonio dell’UNESCO. Dove hanno distrutto centinaia di scuole e ambulatori. Dove hanno sgozzato, decapitato, squartato, mutilato impiegati statali, poliziotti, amministratori, insegnanti, medici, religiosi non allineati. Dove hanno sequestrato e massacrato nei modi più efferati, nella ferrea logica di ogni partigianesimo che deve intimorire i civili con un terrore esemplare, gente di ogni età e di ogni ceto. All’inizio, diffondendo video sulle proprie prodezze, quali i «processi» agli avversari malmenati, umiliati e messi al muro, lo sgozzamento di poliziotti, l’assassinio di civili a colpi di mitra o di machete, il lancio nel vuoto di lealisti dai tetti delle case. In seguito, eliminando in massa civili di ogni età e, resi più accorti delle reazioni negative del delicato Occidente, attribuendo, spudoratamente supportati dalla Grande Stampa e dalle Grandi Televisioni, i massacri alle forze governative. In ogni caso cercando di sfiancare, logorare, demoralizzare, paralizzare il paese dall’interno, di far perdere ai cittadini la fiducia nella protezione del proprio governo. Il tutto, in attesa dell’attacco in supporto dall’esterno, con le bombe e i missili NATO. E di un più vasto bagno di sangue.

Certa è in ogni caso l’intercambiabilità degli aggressori. Il risultato è lo stesso che ad aggredire sia un Bush, bianco massone cattivo e repubblicano, o un Obama, negro massone buono e democratico. Un tizio nobelizzato per la Pace ancor prima di avere detto bah, e per questo legittimato a fare ciò che vuole. Nonché zombizzato dall’odiosa Hillary, quella dei quintali di Viagra – qualcuno lo ricorderà – distribuiti da Gheddafi per incitare i soldati a stuprare le donne dei nemici.

Il risultato è lo stesso vi sia il socialista Blair o il conservatore Cameron, il destrorso Sarkozy o il sinistrorso Hollande, i militari massoni di Istanbul o l’islamico Erdogan. Complici e pagatori pronta cassa, gli sceicchi delle petromonarchie. E a tirare le fila, Israele e l’ebraismo internazionale. Di quest’ultimo mi limito a citare il trio intellettuale rappresentato dagli ex sessantottini miliardari Bernard-Henri Lévy, Alain Finkielkraut e André Glucksmann. Coadiuvati fattivamente dall’ex ministro degli Esteri sarkozyco Bernard Kouchner, già fondatore di Medici senza frontiere, uno dei massimi istigatori al massacro di Serbia, e dal ministro degli esteri hollandico Laurent Fabius. Cinque ebrei. Come ebrei ed ebrei onorari furono e sono lo stesso Sarkozy e lo stesso Hollande. Di Fabius, poiché tutto si tiene, rammento che fu il cervello, l’ideatore eponimo della legge Fabius-Gayssot, approvata nel 1990 per tacitare ogni storico nonconforme alla vulgata sterminazionista, all’Immaginario Olocaustico. Defilatosi in seguito Fabius, tutto il merito della repressione del pensiero, tutto il merito dell’infamia, resta al comunista Gayssot, l’ennesimo utile idiota goyish.

6) Dott.Valli ci parli delle libere elezioni che si sono svolte in Siria nel maggio 2012, sulle quali è calato il silenzio mediatico teso ad avallare l’immagine di una Siria dominata da una feroce dittatura e ci parli della Costituzione siriana.

A differenza della Libia, Paese di sei milioni di abitanti divisi in centocinquanta tribù in eterna discordia tra loro, unificati solo dal carisma di Gheddafi – e tuttavia semplicemente eroico nella resistenza solitaria, per sette mesi, contro nemici perfidi e ultrapotenti – la Siria è un vero Stato. Uno Stato laico nel quale convivono una quindicina di confessioni religiose e una ventina di etnie. La scuola è gratuita. La sanità è anch’essa a carico dello Stato. Se il presidente è di religione musulmana-alauita, i vicepresidenti sono di confessione sunnita. E non solo, uno dei tre vicepresidenti è stata una donna, l’unica donna a rivestire una carica di tale importanza nel Vicino Oriente. In Arabia alle donne è persino vietato guidare la macchina. Inoltre la Siria, per quanto secondo la Costituzione il Presidente non possa essere che musulmano, è l’unico paese arabo dove l’islamismo non è religione di Stato e il credo dei cittadini non è riportato sulle carte d’identità.

bashar-al-assd-salut-20130224Impressionanti, a confronto del deserto stepposo della Giordania, sono i cento chilometri che separano Damasco da Daraa visti dall’aereo, verdeggianti, bonificati, irrigati dalle riforme volute da Hafez al-Assad, «il padre della Siria». Un personaggio di umili origini divenuto generale d’aviazione, un modernizzatore che, appoggiato dagli intellettuali e dai tecnici del partito nazionalista e socialista Baath, «Rinascita», ha spazzato via le tracce del peggiore feudalesimo.

Che un paese assediato abbia usato ed usi un pugno saldo, ed ora un pugno finalmente di ferro, per mantenere la convivenza civile e fronteggiare una spietata aggressione esterna, non fa meraviglia. In ogni caso la Siria di Bashar al-Assad era un paese che stava vivendo una fase di dinamismo politico caratterizzato dal progetto di una nuova Costituzione – stilata da un comitato di giuristi, parlamentari e membri della società civile – e da un multipartitismo sempre più vivace.

E, soprattutto, caratterizzato da quelle libere elezioni del 7 maggio 2012 sulle quali è subito calato il silenzio, il silenzio totale da parte dei massmedia occidentali… arma la più efficace perché una qualunque cosa, come che la si voglia giudicare, neppure più esiste se non se ne parla. Non vale neppure accusare il governo di brogli. Non se parla. In ogni caso le democrazie occidentali, le nostre truffaldine democrazie del nostro beato Occidente, sono proprio le ultime a poter impartire lezioni di correttezza. Inoltre, le elezioni hanno dato una netta maggioranza ai partiti governativi. Alla tornata elettorale ha partecipato il 51,26 % degli aventi diritto, una cifra miracolosa, se pensiamo che in molte zone l’accesso ai seggi è stato impedito dai terroristi, che hanno anche assassinato numerosi candidati. Una tornata che ha visto 7.195 candidati, di cui 710 donne, contendersi i 250 seggi dell’Assemblea Nazionale che avrebbe approvato una nuova Costituzione. Prima delle elezioni il governo era retto da una maggioranza di nove partiti, tra cui il Baath. Oltre a candidati indipendenti, hanno concorso altri nove partiti, facenti parte di un’opposizione più o meno determinata ma non terroristica. Con Paolo Sensini, della genuinità della contesa elettorale sono stato testimone io stesso a Damasco.

Chiudo con qualche cifra. Su ventiquattro milioni di siriani, i nemici radicali del regime sono quattro milioni, pressoché tutti sunniti ed appartenenti alla parte più bassa della popolazione. Trogloditi, mi passi il termine, nemici delle scuole pubbliche, tenuti nel più ignorante fanatismo islamico dai loro capi religiosi, residenti nelle zone di Homs, Hama, Idlib e Daraa. All’epoca del mio viaggio in Siria le vittime, civili come militari, dell’aggressione terroristica imperversante da tredici mesi si aggiravano sulle 4000. A fine giugno erano balzate a 13.000. Terrificante la successiva scalata. A tutt’oggi, febbraio 2013, dopo soli altri otto mesi, possiamo contare, dalla parte del governo e del popolo siriano, assassinati 40.000 civili e caduti 30.000 militari – militari di leva, il «ragazzo della porta accanto», non «milizie di regime» – e 30.000 paramilitari di autodifesa. Di contro, 40.000 sarebbero i terroristi indigeni ed altri 40.000 quelli stranieri terminati dall’esercito.

7) Durante il suo recente viaggio in terra siriana ha potuto certamente raccogliere testimonianze e vedere con i proprio occhi la realtà locale, quella quotidiana fatta di uomini e donne del popolo, ce ne può parlare?

Come ho detto, ho avuto la fortuna di passare in Siria la prima settimana di maggio 2012. Ho interrogato il generale medico, cristiano figlio di contadini, direttore del maggiore ospedale di Damasco. Quotidianamente vi morivano una decina di militari, oggi infiniti di più. La nostra delegazione ha intervistato decine di soldati feriti e mutilati. Ho intervistato il presidente del parlamento. Il ministro dell’Informazione. Il governatore di Daraa, la prima città ad essere infiltrata dai terroristi. Il patriarca greco-cattolico melchita Gregorio III ci ha parlato a nome di tutte le confessioni cristiane, sostenendo il governo. Il massimo studioso vivente dell’Islam, il dottor Mohammad Albouti, lucidissimo novantenne nella moschea sunnita degli Omayyadi, nella funzione del venerdì ci ha detto testualmente: «I cittadini siriani hanno un livello di conoscenza che impedisce loro di cadere nella trappola. È proprio questa conoscenza la nostra difesa contro questa aggressione». Dopo avere citato il proverbio «È un tuo fratello anche se non è stato generato da tua madre», si è rivolto a noi: «Credo nella vostra fratellanza più che in quella dei nostri cugini arabi che falsificano la verità». Per un più dettagliato resoconto rimando al numero 73 de l’Uomo libero.

Mi consenta di citare la testimonianza di Agnès-Mariam de la Croix, suora carmelitana libanese, attiva in Siria da vent’anni, resa nell’ormai lontano 25 luglio 2012 in un convegno a Roma: «Per quanto riguarda il massacro di Homs attribuito all’Esercito governativo, ho constatato con i miei occhi un centinaio di cadaveri all’obitorio. Erano civili sgozzati dai ribelli per distruggere la vita sociale della Siria. Ho contattato e incontrato i loro familiari, che in parte conoscevo, erano cristiani e musulmani baathisti. Ho capito che il fine dei rivoltosi è la distruzione della Siria così come è stata sino ad ora. Per far ciò bisogna prima distruggere la vita sociale, ad esempio si impedisce al medico di curare gli ammalati e se non obbedisce lo si sgozza, al panettiere di sfornare il pane e così via, e poi si giunge alla distruzione della Siria. Tutto è finalizzato a far collassare la Società civile siriana. I cento morti di Homs erano cittadini che hanno osato non obbedire ai ribelli e sono stati sgozzati. Oggi la medesima tattica, impiegata ieri ad Homs, è stata perfezionata in peggio. A Damasco seimila mercenari stranieri hanno invaso la zona residenziale della capitale per seminare il terrore tra i civili; ad Aleppo dodicimila mercenari stranieri e qualche centinaio di siriani stanno seminando il panico nella “capitale economica” della Siria. Ma a Damasco i cittadini in 48 ore hanno evacuato la città ed hanno permesso all’Esercito di reprimere i rivoltosi. Questa è legittima difesa, non “crimine di guerra” come dice la stampa occidentale. Ad Aleppo non vi sono mai state dimostrazioni pacifiche o violente, come invece vi erano state a Damasco per dare l’impressione e la parvenza di una “rivoluzione spontanea primaverile” che chiedesse la libertà. Come mai adesso dodicimila miliziani, che son sbucati fuori dal nulla, marciano verso Aleppo e sono entrati nella città? Chi sono? Chi li manda? […] Sono turchi, libici, afghani, pachistani, sudanesi, e vogliono portare solo caos e distruzione, non vogliono la libertà dei siriani come dicono i ‘media’. Da Homs a Damasco si contano 13.000 cristiani uccisi dai mercenari islamisti radicali. Cosa avverrà ad Aleppo? I vescovi siriani si sono riuniti oggi per smascherare il complotto che si cela dietro le apparenze di democrazia e libertà e fare in modo che tutti sappiano chi si nasconde dietro la rivolta, ma la stampa occidentale non vuol ascoltare».

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8) Alla luce dei recenti fatti che si stanno succedendo nel Vicino Oriente, chi sono oggi i veri “nemici dei Popoli”?

Per rispondere compiutamente alla Sua domanda occorre alzare lo sguardo dalle motivazioni economiche e geopolitiche. Andare al fondo delle cose. Dal punto di vista ideologico le finalità – basate sull’eterno delirio dell’Unico Mondo guidato dagli Unici Eletti – sono quelle vantate, in otto sole parole, da un personaggio buffo ma pericoloso, l’amministratore delegato FIAT Sergio Marchionne. Quello dei maglioncini e della barba incolta. Della delocalizzazione e della miseria nazionale. Dei contributi statali a fondo perduto e degli Elkann. Cito tra virgolette tanta saggezza: «Bisogna superare l’attaccamento emozionale al proprio paese». La stessa concezione anima mister Mario Monti, nel novembre 2011 unto senatore a vita dal quirinalizio comunista e da lui messo a capo del governo. Sei mesi prima, il 28 maggio, alla Bocconi, l’esimio Salvatore delle Banche si era augurato che si estinguesse «il senso di appartenenza dei cittadini ad una collettività nazionale». Si veda su Google il video di tre minuti titolato «Monti le parole di un pazzo».

Ma la disgrazia, per Marchionne, per Monti, per tutti i mondialisti del «volemose bene» intergalattico, è che ci sono popoli, come i siriani, che al loro paese – alla loro gente, alla loro nazione, ai loro padri, ai loro figli, a se stessi – non vogliono rinunciare. Lo si intenda una volta per tutte! Non siamo all’interno di una disputa scolastica, ma di una guerra di civiltà! È una guerra politica, una guerra intellettuale, una guerra morale, una guerra spiri­tuale, è una guerra totale quella che ci coinvolge. La posta in gioco, nel suo senso più profondo, non è il Potere, ma la Memoria e l’esistenza dei popoli, la sopravvivenza del­l’Anima stessa dell’uomo.

Come ho detto a Milano il 14 luglio in una manifestazione pro-Siria, non sono mai stato politicamente corretto, non ho paura delle parole. Non è il tempo dei compromessi. È il tempo delle affermazioni assolute e delle negazioni radicali. Non è tempo di neutralità. Non è il tempo degli utili idioti che strillavano «né con Saddam né con Bush, né con Milosevic né con la NATO». Il privilegio dell’ignoranza e il vanto dell’idiozia li lascio a chi sventolò gli stracci arcobaleno con iscritto «pace». A coloro che usano ancora termini ammuffiti come colonialismo e imperialismo. Il nemico dell’uomo, il nemico dei popoli liberi non è oggi l’imperialismo. È il Nuovo Ordine Mondiale. È il mondialismo, l’universalismo. È il cosmopolitismo, la cittadinanza planetaria. Il termine imperialismo proietta le menti in un’atmosfera fuorviante, in un quadro emotivo e relazionale ottocentesco, epoca nella quale ancora vivevano e si mobilitavano le nazioni. Combattendosi l’un l’altra per i propri valori, i propri sogni, i propri deliri, i propri interessi. Legittimi o illegittimi, a noi graditi o meno che fossero. Il quadro è radicalmente mutato. Oggi stanno per scomparire tutte le nazioni, stanno per decomporsi tutti i popoli, per divenire sezioni di un osceno ammasso planetario dominato neanche più da una singola nazione, ma da una mostruosa entità finanziaria. Da una entità globale che ha inventato a suo uso e consumo, ed imposto a tutti i popoli, la farsa dei Diritti Umani. Una entità apolide che se ne serve a scopo del più bieco sfruttamento. Il re oggi è nudo, nudissimo.

L’umanitarismo, il ca­pi­talismo finanziario del quale gli Stati Uniti sono l’espressione più compiu­ta, è il male assoluto, un disastro come il mondo non ha mai cono­sciuto. Per­ché com­porta l’an­nien­ta­mento di ogni cosa. Se in passato qualche si­stema politico ha distrut­to gli indivi­dui, fin dalla sua infanzia il Sistema ha decom­po­sto tutte le culture, attaccato i valori che fanno la spe­ci­ficità delle civiltà, privato l’uomo delle sue appartenenze naturali, ridotto le nazioni a folklore. Quando pure, nella sua giovi­nezza e matu­ri­tà, non ha distrutto, fisicamente, interi popoli. Dei suoi complici sono parte gruppi come Amnesty International, Human Rights Watch, gli altermondialisti, i neoglobal… altro che no global! Dei suoi complici è parte il Tribunale Internazionale dell’Aja, responsabile dell’assassinio in carcere di Slobodan Milosevic e del massacro di Libia. Tribunale mobilitato oggi contro il popolo siriano, avallando con la sua «autorità» l’operato dei tagliagole e ponendo le premesse per un’ennesima guerra. Gli «aiuti umanitari» mascherano i più torbidi interessi, quando non dirette forniture di armi. Già disse Proudhon: «Chi dice umanità cerca di ingannarti».

Se non si capisce che l’universalismo è la tara di fondo, che non è mai esistito né mai esisterà un «cosmopolita», cioè un «cittadino del mondo», che la «vera democrazia» esiste solo nella mente di Giove, che la democrazia è solo questa bieca democrazia reale, non si è capito nulla. La differenza non è più tra destra e sinistra, tra rossi e neri, e così via. La differenza è fra mondialisti e difensori del diritto dei popoli ad essere se stessi. Per distruggere le appartenenze al mondo reale – fatto di razze, stirpi, nazioni, popoli e Stati – tre sono le strategie dei Nemici degli uomini liberi.

(A) La prima è la distruzione armata degli Stati che non s’inchinano ai loro voleri: nel Vicino Oriente, in Africa, in America Latina. Ma anche in paesi europei come la Serbia. Le cito al proposito, non si potrebbe essere più chiari, il detto Glucksmann, quello dal caschetto argenteo a paggetto, sul Corrierone del 15 dicembre: «Il nuovo ordine mondiale ora passa anche per Damasco».

(B) La seconda sono le rivoluzioni colorate – arancioni, viola, gialle, rosa, verdi, dei tulipani e chi più ne ha più ne metta – contro l’Iran e i paesi ex comunisti: Serbia, Macedonia, Moldavia, Ucraina, Bielorussia, Russia (vedi le tre efebiche pussy riot, traduzione più cruda: “la rivolta della figa”), Georgia, Kirghizistan. «Rivoluzioni» studiate a tavolino da gruppi come la Fondazione Società Aperta del supermiliardario, guarda caso sempre ebreo, George Soros. L’affondatore della lira nel 1992. Il superspeculatore inventore dell’acronimo PIIGS nel 2010 coi confratelli Steven Cohen e John Paulson. Il compare di Prodi, da Prodi fatto premiare a Bologna con una laurea honoris causa.

(C) La terza è la strategia contro l’Europa. In quattro fasi: rieducazione dei suoi popoli mediante il lavaggio del cervello con le cosiddette «colpe» della guerra mondiale, in particolare la Fantasmatica Olocaustica; invasione migratoria; distruzione dello Stato sociale; riduzione in miseria dei suoi popoli. In particolare, dell’ultima fase sono artefici, attraverso colpi di Stato chiamati governi tecnici, i portaborse dell’Alta Finanza. Sempre quelli della «cittadinanza planetaria», dei predicatori della pace perpetua. Della pace eterna. Di tali golpe, due soli esempi. In Italia mister Monti, in Grecia un altro maggiordomo Goldman Sachs. E su tutto, l’occhio insonne del ciambellano Mario Draghi, già Goldman Sachs. Colpi di Stato coordinati dalle massime cariche istituzionali e avallati dalla quasi totalità dei politici, camerieri dei banchieri, complici consapevoli o semplici idioti.

Intervistato l’11 ottobre dalla TV siriana, l’ex generale libanese, cristiano, Michel Aoun, capo del Blocco per il Cambiamento e le Riforme, ha pronosticato che la Siria non cadrà. I paesi che cospirano non riusciranno a sottometterla: «La fermezza della Siria contro il complotto è molto forte, perché la crisi non ha potuto colpire il settore amministrativo, né quello giudiziario, né quello militare, nonostante tutte le enormi perdite umane ed economiche». RingraziandoLa per l’opportunità offertami, riassumo il senso della questione siriana in due frasi. L’unica possibilità di salvezza per la Siria sta nel suo esercito, nei giovani militari in difesa del loro popolo; l’unica possibilità di non essere inghiottiti dalla cloaca dell’Occidente è Bashar al-Assad. La Siria di Bashar al-Assad, la Siria del popolo siriano, è un esempio unico di fierezza e dignità, un rimprovero perenne per i popoli vili, un baluardo della residua libertà.

Gianantonio Valli, nato a Milano nel 1949 da famiglia valtelli­ne­se e medico-chirurgo, ha ● pubblicato saggi su l’Uomo li­be­ro e Orion; ● curato la Bibliografia della Repub­blica Sociale Italiana (19891), i saggi di Silvano Lorenzoni L’abbraccio mortale – Monoteismo ed Europa e La figura mostruosa di Cristo e la convergenza dei monoteismi, i libri di Joachim Nolywaika La Wehr­macht – Nel cuore della storia 1935-1945 (Ritter, 2003), Agostino Marsoner Gesù tra mito e storia – Decostruzione del dio incarnato (Effepi, 2009), Wilhelm Marr, La vittoria del giudaismo sul germanesimo (Effepi, 2011) e Johannes Öhquist, Il Nazionalsocialismo – Origini, lotta, Weltanschauung (Thule Italia, 2012); ● redatto la cartografia e curato l’edizione di L’Occidente contro l’Euro­pa (Edizioni dell’Uomo libero, 19841, 19852) e Prima d’Israele (EUl, 19962) di Piero Sella, Gori­zia 1940-1947 (EUl, 1990) e La linea dell’Isonzo – Diario postumo di un soldato della RSI. Battaglione bersaglieri volontari “Benito Mussolini” (Effepi, 2009) di Teodoro Francesconi; ● tradotto, del nazionalsocialista Gottfried Griesmayr, Il nostro credo – Professione di fede di un giovane tedesco (Effepi, 2011). È autore di: ● Lo specchio infranto – Mito, sto­ria, psi­co­logia della visio­ne del mon­do elleni­ca (EUl, 1989), studio sul per­corso e il significato meta­storico di quella Welt­anschau­ung; ● Senti­men­to del fa­scismo – Ambiguità e­si­stenziale e co­eren­za poe­ti­ca di Ce­sa­re Pa­vese (Società Editrice Barbarossa, 1991), nel quale sul­la base del taccui­no «ritrova­to» evidenzia l’ade­sio­ne del­lo scrittore alla visione del mondo fasci­sta; ● Dietro il So­gno America­no – Il ruolo dell’e­braismo nella cinema­togra­fia statu­ni­ten­se (SEB, 1991), punto di partenza per un’opera di seimila pa­gine di formato normale: ● I complici di Dio – Gene­si del Mondiali­smo, edito da Effepi in DVD con volumetto nel gennaio 2009 e, corretto, in quattro volumi per 3030 pagine A4 su due colonne nel giugno 2009; ● Colori e immagini del nazionalso­cia­lismo: i Congressi Nazio­nali del Partito (SEB, 1996 e 1998), due volumi fotografici sui primi sette Reichsparteita­ge; ● Holocaustica religio – Fondamenti di un paradig­ma (Effepi, 2007, reimpostato nelle 704 pagine di Holocaustica religio – Psicosi ebraica, progetto mondialista, Effepi, 2009); ● Il prezzo della disfatta – Massacri e saccheggi nell’Europa “liberata” (Effepi, 2008); ● Schindler’s List: l’immaginazione al potere – Il cinema come strumento di rieducazione (Effepi, 2009); ● Operazione Barbarossa – 22 giugno 1941: una guerra preventiva per la salvezza dell’Europa (Effepi, 2009); ● Difesa della Rivoluzione – La repressione politica nel Ventennio fascista (Effepi, 20091,20122); ● Il compimento del Regno – La distruzione dell’uomo attraverso la televisione (Effepi, 2009); ● La razza nel nazionalsocialismo – Teoria antropologica, prassi giuridica (in La legislazione razziale del Terzo Reich, Effepi, 2006 e, autonomo, Effepi, 2010); ● Dietro la bandiera rossa – Il comunismo, creatura ebraica (Effepi, 2010, pp. 1280); ● Note sui campi di sterminio – Immagini e statistiche (Effepi, 2010); ● L’ambigua evidenza – L’identità ebraica tra razza e nazione (Effepi, 2010, pp. 736); ● La fine dell’Europa – Il ruolo dell’ebraismo (Effepi, 2010, pp. 1360); ● La rivolta della ragione – Il revisionismo storico, strumento di verità (Effepi, 2010, pp. 680); ● Trafficanti di sogni – Hollywood, creatura ebraica (Effepi, 2011, pp. 1360); ● Invasione – Giudaismo e immigrazione (Effepi, 2011, pp. 336); ● Il volto nascosto della schiavitù – Il ruolo dell’ebraismo (Effepi, 2012); ● L’occhio insonne – Strategie ebraiche di dominio (Effepi, 2012, pp. 604);.Quale complemento di L’occhio insonne ha in preparazione ZOG – Governi di occupazione ebraica, cui seguirà Giudeobolscevismo – Il massacro del popolo russo, aggiornamento e rielaborazione della prima parte di Dietro la bandiera rossa. Ri­cono­scendosi nel solco del reali­smo pagano (visione del mondo elleno-roma­na, machiavelli­co-vichiana, nietzsche­a­na ed infine compiutamente fascista) è in radicale opposi­zio­ne ad ogni allucinazione ideo-politi­ca demoliberale e socialcomu­nista e ad ogni allucinazione filosofi­co-reli­giosa giudaica/giudaicodiscesa. Gli sono grati spunti critico-opera­ti­vi di ascenden­za volterriana. Non ha mai fatto parte di gruppi o movimenti politici e conti­nua a ritenere preclusa ai nemici del Sistema la via della politi­ca comunemente intesa. Al contrario, considera l’assolu­ta urgenza di prese di posizione puntuali, impatteg­giabili, sul piano dell’ana­lisi storica e in­tellet­tuale.

Fonte: Europeanphoenix 1 Marzo 2013

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Alterfestival, l’occasione per capire l’economia!

qualità2Alterfestival: Economia e sovranità
24 e 25 maggio 2013
Urban Center Rovereto (TN)

Alterfestival 2013 è il primo appuntamento di un ciclo di dibattiti in materia economica volto a contrapporre al Pensiero unico dominante la divulgazione di teorie e pensieri di intellettuali ed economisti eterodossi, con particolare riguardo ai temi della macroeconomia e della geopolitica.

Oltre a promuovere un nuovo approccio alle tematiche economiche utilizzando un metodo ed un linguaggio indirizzato alla cittadinanza, l’idea di Alterfestival è quella di ampliare il dibattito approfondendo e stimolando l’analisi critica nei confronti della realtà economica e politica attuale, nonché sulle prospettive di sviluppo future. Lo scopo è quello di offrire spazio e visibilità ai pensieri economici alternativi a quello imperante: per riuscire in questo intento, ogni anno Alterfestival proporrà un tema specifico che funga da leitmotiv dei dibattiti. Per l’anno 2013 il tema prescelto è “Economia e sovranità” invitando i relatori a confrontarsi sul funzionamento di quei meccanismi economici che generano erosione di sovranità di uno Stato, e su come giuridicamente tali meccanismi possano essere limitati o bloccati.

Il festival comincerà ufficialmente venerdì 24 maggio alle 20.30 con un dibattito che vedrà partecipare il giornalista e scrittore Massimo Fini (“Il Fatto Quotidiano”, “Il Gazzettino”) e Nino Galloni, noto economista già funzionario del Ministero del Tesoro. Moderatore della serata sarà il giornalista Andrea Tomasi.

Sabato 25 il programma è più articolato. Alle 18.00 presso l’Urban Center il direttore di “Coldiretti” Trentino Danilo Merz illustrerà il progetto Km zero che promuove il consumo sostenibile di prodotti del territorio. A corollario di questa iniziativa, Barbara Battistello (tecnologo della Fondazione Edmund Mach, San Michele all’Adige) presenterà il progetto Campagna Amica.

Alle 19.45 presso la libreria “Blu Libri” di Rovereto si terrà la presentazione del libro Contro riforme di Ugo Mattei (Torino, 2013), noto giurista, prof. Ordinario di Diritto Civile all’Università di Torino. Alle 20.30 il professore sarà ospite all’Urban Center, dove verrà incalzato dal direttore del “Trentino” Alberto Faustini.

Visita la sezione Propaganda dell’evento!
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Il futuro giapponese dell’Eurozona

Nell’editoriale di questa settimana sul Financial Times, Wolfgang Münchau analizza lo stato dell’arte della crisi dell’Eurozona, attraverso la valutazione dei due ambiti di maggiore criticità per l’aggiustamento, e giunge alla conclusione che il nostro futuro è giapponese nella migliore delle ipotesi.

Il primo fattore è, come ormai noto anche ai non specialisti, il differenziale di competitività tra Germania e paesi della periferia. Münchau ricorda il modo in cui i tedeschi uscirono da problemi simili, all’inizio degli anni Duemila: attraverso la moderazione salariale. Noi aggiungiamo anche che quella moderazione salariale avvenne in presenza di un contesto congiunturale, europeo e globale assai diverso dall’attuale, in cui la politica fiscale non era così ferocemente restrittiva ed il mondo era in espansione a tassi ben superiori agli attuali. Oltre a ciò, i tedeschi si liberarono agevolmente di un vincolo di austerità esterno quale era il Patto di Stabilità europeo. Questi piccoli dettagli tendono ad essere sottovalutati o ignorati dai tedeschi, durante le loro celebri lezioni di moralismo economico.

Münchau osserva che, oggi, le retribuzioni tedesche stanno crescendo ad un passo solo leggermente più rapido di quelle di Spagna ed Italia, mentre il grosso dell’aggiustamento sta venendo compiuto dalla austerità, che riequilibra il saldo delle partite correnti attraverso la compressione (o più propriamente la distruzione) della domanda interna, e quindi delle importazioni, con tutto quello che ne consegue in termini di impatto su occupazione e non-crescita, che a sua volta apre nuovi buchi nei conti pubblici. Che accadrà di questo presunto “recupero di produttività” se e quando la congiuntura dovesse normalizzarsi, cioè tornare a variazioni positive di Pil, non è dato sapere, ma al presente questa eventualità appare purtroppo ancora remota.

Münchau evidenzia però che un “aggiustamento depressivo” di questo tipo non è virtuoso ma tossico perché sottostima l’impatto di due fattori: in primo luogo che, quando i tassi d’interesse sono a zero, l’austerità ha un impatto self-defeating, cioè autolesionistico, per manifesta impossibilità di usare la politica monetaria in modalità compensativa di quella fiscale (altrove avviene, ma altrove i paesi hanno una banca centrale propria e non “esterna” al sistema economico, come invece avviene in Eurozona), ed in secondo luogo per la presenza di una crisi bancaria irrisolta, che genera un credit crunch che a sua volta interagisce e retroagisce con l’austerità, producendo bassa crescita nominale. Che a sua volta, confrontandosi con alto costo nominale del debito pubblico, autoalimenta il rapporto debito-Pil.

Servirebbe maggiore inflazione e/o una mutualizzazione del debito sovrano dell’Eurozona, ma né l’uno né l’altro paiono politicamente fattibili, allo stato attuale. In alternativa ed in subordine, serve una unione bancaria in grado di ristrutturare profondamente il settore, eliminando le banche deboli e rafforzando il sistema. E qui sorgono nuovi problemi: quanto è probabile e verosimile una vera unione bancaria europea? Al primo stadio del processo, come segnala Münchau, il processo è di tipo nazionale e non comunitario. Ciò significa due cose: in primo luogo che il finanziamento di eventuali processi di salvataggio e ristrutturazione è affidato alle finanze pubbliche dei paesi coinvolti, che sono notoriamente asfittiche. Da qui discende la necessità di recidere il legame banco-sovrano attraverso forme di bail-in, cioè far pagare i conti del dissesto anche agli investitori delle banche coinvolte. Questo è un passo obbligato, in futuro ci spingeremo sempre più in questa direzione ma non sarà indolore né privo di ulteriori ricadute sulle casse pubbliche. L’esempio di Münchau è efficace, ed è peraltro riferito al nostro paese:

«Se, ad esempio, fate pagare il conto del salvataggio bancario agli investitori di un fondo pensioni italiano che possiede obbligazioni bancarie italiane, lo stato italiano potrà essere costretto a sostenere i pensionati. Mentre l’Eurozona ha una certa capacità di assorbimento di debito, gli stati membri periferici non ne hanno»

Esatto. Ed i tedeschi hanno più volte indicato di non avere alcuna intenzione di mutualizzare il debito dell’Eurozona per salvare errori di gestione delle banche compiuti nel passato. Tutti sappiamo che, per la fisiologia di un mercato finanziario, i default sono un evento della vita, ma dovremmo anche sapere che le ricadute sistemiche di un default finanziario sulla comunità nazionale possono avere portata devastante. Si fa presto a dire default, insomma.

In secondo luogo, Munchau evidenzia che un processo di supervisione dei sistemi bancari per linee nazionali tende a produrre cattura regolatoria, o meglio collusione tra banche e regolatori nazionali, che puntano a difendere i propri “campioni”, veri o presunti. Ciò conduce ad attendere fiduciosamente che la ripresa curi i mali del sistema bancario, e ad accettare letture molto concilianti (e creative) dei bilanci bancari, in cui ad esempio i crediti vengono ristrutturati e le scadenze allungate sperando che tutto vada bene. E’ il fenomeno che gli anglosassoni chiamano extend and pretend, cioè estendi (i termini del prestito, prolungandolo e riducendone il tasso) e fingi che quel prestito non sia in sofferenza; altri definiscono questo processo delay and pray, cioè rinvia la scadenza del prestito e prega che il debitore rimborsi. Tutte queste dinamiche creano il fenomeno molto giapponese delle banche-zombie, piene di crediti di dubbia esigibilità e per questo motivo poco propense a prestare.

Ma Münchau evidenzia che questo processo di zombizzazione coinvolge anche il debito sovrano:

«Che dire del processo di risoluzione del debito sovrano? Esso giunge sotto forma di mutualizzazione occulta del debito dei governi periferici attraverso l’estensione del debito e minori tassi d’interesse. Portate entrambi ai limiti estremi ed avrete il paradosso di una obbligazione zero coupon perpetua, il che significa una perdita totale per i creditori, mai ufficialmente riconosciuta. Il Meccanismo Europeo di Stabilità si trasforma in tal modo in un veicolo che emette degli eurobond occulti»

Che poi è quanto accaduto alla Grecia, lo scorso anno. Tutta l’Eurozona, quindi, secondo Münchau si trova in una situazione di extend and pretend e di zombizzazione, che rinvia a tempo indeterminato la fisiologia del default che ripulisce un sistema dall’eccesso di debito, ritenendo che tale scenario di default multipli, pubblici e privati, avrebbe conseguenze catastrofiche sul sistema economico europeo. Ma ciò significa anche che questo approccio “giapponese” di rinvio all’infinito della resa dei conti come minore dei mali è destinato a cronicizzare la crisi.

P.S. Quanti tra voi credono che l’aggettivo “giapponese” oggi vada letto in senso virtuoso, come modello di economia che si cava dai guai reflazionando aggressivamente e facendo nuovo deficit, ci ripensino. Molto difficilmente in Giappone ci sarà il lieto fine.

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