Conti correnti, dal primo gennaio li possono chiudere

Posted By On 22 nov 2013

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Il Grande Fratello fiscale, giorno dopo giorno, entra a regime, affila le lame. Ora mancano solo due mesi a un nuovo capitolo: dal primo gennaio 2014, infatti, scatterà la cosiddetta “linea rossa” per gli utenti bancari, finanziari, assicurativi e postali. Nel dettaglio, entreranno in vigore le nuove norme sull’adeguata verifica della clientela previste dal decreto legislativo del 21 novembre 2007. In soldoni, se i clienti (compresi quelli bancari) non trasmetteranno in breve tempo i documenti necessari, i rapporti (conti correnti, di deposito, conti titoli e quant’altro) dovranno essere prima bloccati, e poi chiusi. Anche il conto corrente.

Le fasi – Il cosiddetto provedimento di “adeguata verifica” prevede alcune fasi. Si parte dall’identificazione del cliente e di colui per conto del quale eventualmente opera (il titolare effettivo); poi la verifica dell’identità di questi soggetti; l’acquisizione di informazioni su scopo e natura di rapporti e operazioni; il monitoraggio costante del rapporto continuativo. Se dal prossimo 1° gennaio mancherà l’adeguata verifica, scatterà il blocco del rapporto, una novità, questa, prevista dal decreto 169/2012, firmato dal governo Monti. E’ bene sottolineare che la verifica è a carico del cliente, che dovrà comunicare e attestare con documenti adeguati i dati fondamentali: il titolare effettivo, la natura e lo scopo del rapporto continuativo. Se i dati non verranno inoltrati, il rapporto verrà chiuso. Il vostro conto corrente verrà congelato e il saldo dovrà essere trasferito in un altro istituto indicato dal cliente stesso. Una questione che Il Sole 24 Ore definisce “assai problematica”.

I dubbi – A rendere più contorto il quadro, c’è l’allarme suonato dagli esperti del settore, secondo i quali gli intermediari si avvicinano alla scadenza in ordine sparso: le banche e BancoPosta danno direttive interne agli sportellisti e a tutti i dipendenti, a cui si chiedee di eseguire controlli sui clienti che si presentano allo sportello per le richieste di informazioni inviate dall’istituto stesso. Altri intermediari, non tutti, hanno inviato ai clienti non in regola una comunicazione per segnalare il fatto che le posizioni non sono in ordine con la verifica, e che, dunque, è necessario recarsi in filiale e trasmettere agli sportellisti o ai direttori di agenzia la documentazione necessaria.

L’iter – Questa “novità” affonda le radici nel passato. Le norme di controllo dell’identità, del titolare effettivo e della natura e scopo “dei rapporti continuativi” sono in vigore dal 29 dicembre 2007, e sono applicate alla lettera dal 1° gennaio 2009. Ma il problema riguarda i rapporti preesistenti, che avrebbero dovuto essere controllati e regolarizzati nel minor tempo possibile. L’adempimento, però, è stato realizzato in modo sporadico, e tutt’ora non sono disponibili dei dati sulla sistematicità dei controlli. L’ultima tassello è relativo al 17 settembre 2012, quando è stato varato il già citato decreto 169 del governo Monti, che ha introdotto l’obbligo di chiusura dei rapporti in assenza di una adeguata verifica. L’obbligo è stato rimarcato dalla delibera della Banca d’Italia dello scorso 3 aprile.

Fonte:http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/1349819/Conti-correnti–dal-primo-gennaio-li-possono-chiudere.html

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TOCCANO I CONTANTI, SCOPPIA IL FINIMONDO
Postato il Lunedì, 04 novembre @ 00:10:00 CET di davide

DI CLAUDIO BORGHI AQUILINI
ilgiornale.it

Stanotte sarà Halloween e in mezzo a tanti vampiri e zombie non sarà difficile scorgere l’ombra di uno che si sperava se ne fosse ormai andato dal governo per sempre e che, invece, sembra essere ricomparso in un suo simile: stiamo parlando di Monti, «tornato» sotto le sembianze del ministro dell’Economia Saccomanni che, diligentemente, ogni giorno tenta (con successo) di proseguirne le dannose politiche. Pensiamo alla proposta di ridurre ancora l’utilizzo del contante.

A cosa serve davvero?

Nei regimi dittatoriali ogni provvedimento liberticida aveva sempre come causa un nemico.
Nell’eurodittatura fiscale, in cui siamo nostro malgrado finiti, la caccia all’evasore è la scusa più gettonata. In nome di questo spauracchio ci stiamo cacciando da soli nella tonnara che Monti aveva candidamente descritto quando disse che per tassare come si deve «occorreva un monitoraggio della ricchezza che al momento ancora mancava». Ecco la verità, altro che evasione fiscale!

Costringere i soldi in banca, confinarli nei conti più spiati del mondo, dove il prelievo potrà essere effettuato semplicemente schiacciando un bottone, servirà a depredare con più facilità i risparmi degli italiani, completando il lavoro di fino già iniziato con i beni immobili. Il fatto poi che i conti fruttino alle banche ricche commissioni non guasta, anzi, può diventare un’astuta forma di ulteriore tassazione nel momento in cui, a monte, si impongano prelievi aggiuntivi proprio sugli istituti di credito. Non dimentichiamo poi che così, esattamente come con l’Iva, si comprimono ulteriormente i consumi interni, diminuendo le importazioni: il tutto torna perfettamente col disegno perverso di Monti.

Pensiamoci: la lotta all’evasione e alla crisi vietando il contante è evidentemente una bufala: dal 2010 ad oggi la soglia consentita per i pagamenti in banconote è crollata da 12.500 a 1.000 euro, se funzionasse davvero per quel che si dice, a quest’ora l’evasione dovrebbe essere azzerata e il Pil alle stelle. Invece stranamente la cifra della presunta evasione-spauracchio lievita ogni anno e la crescita è un lontano ricordo. Parallelamente però, guarda coincidenza, le tasse sui risparmi si sono triplicate. Con buona pace di quelli fissati con le «basse aliquote delle rendite finanziarie» (modo tassogeno di chiamare i risparmi utilizzato da Letta in giù), se consideriamo un 3% (ottimistico) di rendimento e il 2% di inflazione, sul guadagno reale, fra imposte e bolli, la tassazione è dell’80% (10 di interessi al netto dell’inflazione vengono decurtati da 6 per il 20% di tassa e da 2 per il bollo).

Le tasse non hanno portato alcun vantaggio ma che importa, basta dire che c’è la luce in fondo al tunnel e qualcuno ci crede. Logico che a fronte di questo azzeramento dei rendimenti e messi di fronte a rischi non da poco (vedi Cipro e futura legge sul bail-in bancario) il risparmiatore possa essere tentato dal vecchio caro materasso. Ebbene, proprio per evitare questo legittimo modo di sottrarre capitali, anche perfettamente legali, all’occhio ingordo del fisco niente di meglio della bella idea di vietare il contante. In questo modo il risparmio dell’onesto (quello del disonesto difficilmente è mai stato «al sole») è esposto alla mercé di chiunque voglia prelevarlo, magari ascoltando quell’«innocente» articoletto del Fondo monetario internazionale che pochi giorni fa suggeriva un bel prelievo secco del 10% su tutti i conti.

La botta finale sulla testa del tonno contribuente chiuso nella tonnara del conto tracciato.
E questi soldi a chi andranno poi?
Alla «redistribuzione»? Ma ovviamente no, se ne andranno all’Europa per il fiscal compact così come se ne sono ormai andati i 51 miliardi (a oggi) pagati per i fondi salvastati. Scherzetto senza dolcetto.

Claudio Borghi Aquilini
Fonte: http://www.ilgiornale.it
Link: http://www.ilgiornale.it/news/interni/toccano-i-contanti-scoppia-finimondo-963425.html?fb_action_ids=10201717820341183&fb_action_types=og.likes&fb_source=other_multiline&action_object_map={%2210201717820341183%22%3A743038415710984}&action_type_map={%2210201717820341183%22%3A%22og.likes%22}&action_ref_map=[]
31.10.2013

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Le famiglie nel mondo ritirano i soldi dalle banche e li tengono in casa

SALVADANAIO11

Secondo un recente articolo di Associated Press, “5 anni dopo il crollo della banca di investimenti americana Lehman Brothers, che scatenò una crisi finanziaria globale e fece traballare la sicurezza in ogni parte del mondo, le famiglie nei maggiori paesi del mondo hanno grande sfiducia negli investimenti”

‘non ci vuole molto per distruggere la fiducia e la sicurezza’

Una analisi della AP in famiglie nelle maggiori 10 economie del mondo, ha trovato che queste ultime stanno spendendo con molta cautela. In aggiunta hanno tolto centinaia di miliardi di dollari dalle borse e hanno tagliato il ricorso ai prestiti, per la prima volta in decenni, mentre hanno messo denaro in bonds e risparmi, nonostante il fatto che questi offrano un minuscolo interesse che spesso non corrisponde alla inflazione.

In una economia globale che si basi sul consumo come linfa vitale, quando questo scivola via
lo stesso succede alla crescita in impeghi e salari, specialmente in USA, la nazione con la maggiore classe di consumatori e la maggiore economica mondiale.

Ma anche altrove il fatto di risparmiare di piu’ e spendere meno sta avendo effetti negativi. In Europa continentle, la disoccupazione in molti Paesi ha superato il 35 percento tra i giovani e queste cifre non sono destinate a scendere a breve termine.

La “Lehman ha cambiato tutto,” ha detto Arne Holzhausen, un economista senior alla Assicurazione Allianz, a Monaco di Baviera. Ora si parla di “sicurezza e protezione , sicurezza, e protezione”.

Nella sua analisi AP ha esaminato dei dati che mostrano cio’ che i consumatori han fatto del loro denaro nei 5 anni prima della Grande Recessione che inizio’ nel dicembre 2007 e nei 5 anni dopo, fino alla fine del 2012. L’analisi si è concentrata sulle 10 maggiori economie del mondo: U.S.A, Cina, Giappone, Germania, Francia, Regno unito Brasile, Russia, Italia e India. Queste nazioni costituiscono la metà della popolazione mondiale e insieme costituiscono il 65 percent del suo prodotto interno lordo.

Si sono trovate queste tendenze:

– fuga da mercati azionari
– grandi scorte di contante
– disfarsi del debito ed evitarne di nuovo– tagliare le spese

Fonte: http://cafedehumanite.blogspot.it/

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SACCOMANNI, BAIL-IN E LOTTA AL CONTANTE (RISPARMIATORI E LAVORATORI SACRIFICATI ALLE BANCHE IN CRISI PER TRUFFE DEI BANCHIERI)
Postato il Giovedì, 31 ottobre @ 15:35:04 CET di davide

DI MARCO DELLA LUNA
marcodellaluna.info

Nei secoli passati, i saccomanni erano i razziatori dei campi di battaglia, che, dopo la fine dei combattimenti, andavano a spogliare feriti e caduti dei loro oggetti di valore. Prima, questo vocabolo designava i furieri, gli addetti alle salmerie; poi però, nel tempo, si trovò ad esso si addiceva maggiormente il significato di “predatori”.

S.E. il ministro Fabrizio Saccomanni, con tutto il rispetto, absitque iniuria verbis, è fiduciario dei banchieri nostrani, dato che viene dall’ABI, Associazione Bancaria Italiana, già presieduta dal noto Mussari, accusato, assieme ad altri, di aver “svuotato” il MPS dei suoi soldi pagando Antonveneta un multiplo del suo valore.

In tutto il mondo “democratico”, il contrasto di interessi dei banchieri rispetto alla popolazione è il dato emergente dai disastri economici-finanziari degli ultimi anni, causati dagli azzardi, dalle speculazioni e dalle mega-frodi della grande finanza (quella che socializza le sue perdite e ultimamente sceglie i capi di governo che la aiutano a fare questa socializzazione – vedi MES).

Fabrizio Saccomanni preme per proibire i pagamenti in contanti, che sono già proibiti sopra i 999 euro, ma a Saccomanni non basta, vuole abbassare ancora il tetto, dicendo che obbligare a pagare con strumenti bancari aiuterebbe a ridurre l’evasione.

Qualcuno, con spirito pratico, gli obietta che, invece, scoraggiare l’uso del contante imponendo l’uso della carta di credito (che ha un costo, e che non tutti possono ottenere) scoraggia i consumi, quindi riduce la domanda aggregata e produce ulteriore recessione. Peraltro, è palese che, evasione o non evasione, gli italiani già ora pagano più tasse di tutti, e che se tutte queste tasse non bastano, è perché quelli che le mettono e le raccolgono – politici, amministratori, burocrati – sono (salve le poche eccezioni) una masnada di ladri incapaci, sicché anche se si eliminasse l’evasione senza eliminare loro, la situazione non migliorerebbe affatto, anzi peggiorerebbe.

Io aggiungo: in Italia e in tutta l’Eurozona, in forza del Trattato di Maastricht, vi è una sola valuta legale, ossia quella emessa in via esclusiva dalla BCE e dalla Banca d’Italia: il contante, le banconote. Le altre forme di moneta – assegni, bonifici, carte di credito/debito – sono moneta (lecita, convenzionale, ma) non legale, non primaria, creata da soggetti diversi dalla BCE. Quindi il proibire o limitare l’uso della moneta legale, è illegale, contraddittorio, antinomico. Idem l’imporre per legge l’uso di monete non legali.

E osservo: l’imporre l’uso della moneta non-legale, bancaria, è un favore che si fa ai banchieri, nemici della società, perché essi lucrano le commissioni, perché essi così incamerano dati commercialmente utili sulla vita della gente, e perché il cittadino in tal modo è praticamente spinto ad affidare il suo contante alla banca, la quale quindi acquisisce la proprietà e la disponibilità delle banconote, cioè della moneta primaria, high power money, dal cittadino, a costo zero, anziché pagandola alla banca centrale o ad altre banche.

Ma non solo. Le banche italiane, complessivamente, sono in grave pericolo di crisi di liquidità. Dichiarano circa 140 miliardi di crediti inesigibili, ma i crediti inesigibili sono molti di più, perché le banche, con vari espedienti, non dichiarano in bilancio molti ulteriori crediti inesigibili (contenzioso sommerso),siccome non hanno i soldi liquidi che sarebbero necessari per costituire i fondi di svalutazione credito implicati da tali registrazioni in bilancio.

E Draghi ha detto ultimamente che l’anno prossimo la BCE eseguirà sulle banche stress test severi, e che non sarà indulgente; quindi potrebbero saltar fuori quelle scomode verità, e le banche italiane allora dovrebbero essere salvate – anche questo si dice da tempo – con un bail-in, ossia coi soldi non dello Stato o di altre banche, ma degli azionisti, degli obbligazionisti e dei risparmiatori-depositanti, come già fatto a Cipro. Quindi i banchieri hanno interesse a che la “legge” imponga ai cittadini di non usare il denaro contante nelle loro transazioni, e renda difficile, nonché pericoloso fiscalmente, sia ritirare che depositare il contante, in modo che, se non altro per ragioni pratiche e per paura di segnalazioni al fisco, i cittadini siano indotti a lasciare i loro soldi in banca e a pagare attraverso di essa anziché per contanti! In tal modo, quando arriverà il bail-in, i banchieri potranno colmare coi nostri soldi i buchi scavati dalle loro truffe.

Ma c’è di più: tali misure restrittive anti-contante, che forzano la gente a usare come moneta solo quella privata, contabile, putativa emessa dai banchieri in via creditizia, finiscono per imporre questa moneta dei banchieri al posto e in sostituzione della moneta legale, un tempo pubblica e ora semi pubblica, e sopprimendo il diritto a usare quest’ultima, realizzano nel tempo un vero atto di usurpazione e colpo di Stato economico-finanziario.

Marco Della Luna
Fonte: http://marcodellaluna.info
Link: http://marcodellaluna.info/sito/2013/10/30/saccomanni-bail-in-e-lotta-al-contante/
31.10.2013

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Ricordi la scena di questo film? parti dal minuto 5:30 Ebbene, ci siamo!

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ECCO PERCHE’ VOGLIONO (ELIMINARE) IL NOSTRO CONTANTE
Postato il Mercoledì, 30 ottobre @ 11:53:42 CET di davide

DI PAOLO CARDENA’
vincitorievinti.com

Secondo quanto riportato dalla Reuters, il Ministro Saccomanni avrebbe espresso la volontà da parte dell’esecutivo di ridurre ulteriormente i limiti di utilizzo del contante.
Nell’agenzia si legge:

Il governo intende ridurre la soglia massima di pagamento in contanti, attualmente posta a 1.000 euro.”Questo è un punto su cui l’Italia resta indietro ed è un punto su cui vogliamo intervenire”, ha detto il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, durante un’audizione in Parlamento sulla legge di Stabilità.

Di seguito vi propongo alcune riflessioni, in parte già ospitate su numerosi articoli presenti sul blog.

Nella vita comune, l’utilizzo del denaro contante è una delle cose più normali che esista. La possibilità di utilizzare denaro contante per compensare transazioni commerciali, costituisce elemento di libertà di ogni essere umano, oltre che motore di sviluppo alla crescita economica e al benessere collettivo.
Quotidianamente, avvengono milioni e milioni di transazioni che hanno come contropartita l’utilizzo del denaro contate, senza il quale, con ogni probabilità, parte di queste non avverrebbero mai, o avverrebbero in maniera sensibilmente ridotta L’utilizzo del denaro contante è semplice, è pratico, è efficace, è veloce e non è costoso.
Questo, unito alla possibilità di utilizzare anche altre forme di pagamento che il progresso tecnologico ha reso disponibile, contribuisce ad elevare il grado di efficienza della società e delle pratiche commerciali le quali, a seconda dei casi, richiedono strumenti di pagamento più o meno consoni a talune tipologie di spese

Ridurre o eliminare del tutto l’utilizzo del denaro contante nelle pratiche commerciali, implicherebbe che chi ha uno stipendio, ad esempio, dovrà riceverlo obbligatoriamente in banca. Così come ogni sostanza contante di cui si dispone, dovrà essere depositata in banca, e da lì spesa attraverso la moneta elettronica.

Di colpo, grazie ad un atto normativo, il cittadino verrebbe privato oltre che di questa forma di libertà (cioè quella di utilizzare il contante), anche dell’unica forma di dissenso a sua disposizione nei confronti del sistema bancario. Per contro, le banche verrebbero graziate in quello che per loro costituisce il vero e proprio incubo: la corsa agli sportelli.

A quel punto, essendo il denaro smaterializzato e sostituito con un algoritmo astratto e intangibile, ne deriva che se non esiste moneta contante da scambiare e da prelevare, viene meno anche il pericolo che la popolazione possa chiedere la restituzione di ciò che non esiste. E’ evidente, e le banche festeggiano.Nel corso dei secoli, la necessità degli stati e quindi della politica, di contare sempre più sull’appoggio del sistema bancario per il finanziamento degli abusi di spesa della macchina statale e dei privilegi di politici (spesso corrotti ed incapaci), ha favorito l’instaurarsi di una connivenza simbiotica tra la politica e il sistema bancario. Ciò per reciproca convenienza: quella della politica di poter contare sui favori dei banchieri; e quella di quest’ultimi, di poter godere di un quadro normativo di favore per incrementare i propri affari e, in caso di dissesti, contare sull’interventismo statale.

Il denaro, per il sistema bancario, è elemento sul quale fonda i propri affari: in buona sostanza è la merce da vendere. Avere il controllo e la gestione di tutto il denaro, per la banca, è un moltiplicatore del proprio business e quindi di redditività.
In un sistema basato sulla riserva frazionaria quale è il nostro, accade che i 1000,00 euro che vengono depositati in banca, possono diventare (per il sistema bancario) fino a 100.000, ossia cento volte tanto. E ciò è possibile per l’effetto moltiplicativo dei depositi. Siccome sulle somme depositate la banca è tenuta ad accantonare solo l’1% del deposito (nel nostro caso 10 euro, l’1% di 1000) per far fronte ad eventuali esigenze di cassa e richieste di rimborso delle sostanze depositate, ne consegue che le altre 990 possono essere immesse nuovamente nel sistema, mediate la concessione di prestiti. A questo punto i 990 euro concessi in prestito, vengono nuovamente depositati sul sistema bancario e la banca, dopo aver provveduto ad accantonare un’altro 1% (9.90 euro in questa seconda fase) della somma depositata, avrà nuovamente a disposizione 980.10 da poter concedere di nuovo in prestito, e così via fino a che non si sarà esaurito l’effetto moltiplicatore sul deposito iniziale. Ossia fino a quando non si sarà prodotta moneta virtuale per 100.000 euro a fronte dei 1000 euro di deposito reale iniziale. In sostanza, per ogni mille euro di deposito, la banca potrà moltiplicare fino a 100.000 euro la materia oggetto dei propri affari: il denaro.

Sulla massa di prestiti concessi, in questo caso 99.000 euro, la banca trae un enorme profitto applicando un tasso di interesse che chi ha usufruito del prestito dovrà rimborsare a determinate scadenze, unitamente al capitale preso in prestito. Alla luce del ragionamento appena esposto, risulta del tutto agevole comprendere l’interesse da parte del sistema bancario affinché si giunga alla completa eliminazione della denaro contante. Tanto meno sarà il contante in circolazione, tanto più elevata sarà la possibilità riservata alle banche di incrementare il proprio giro d’affari e aumentare a la redditività prodotta, che si traduce in bonus milionari pagati ai super manager.

Il sistema bancario così deterrebbe in deposito la maggior parte della ricchezza del paese. Deterrebbe in custodia i vostri investimenti in titoli, azioni, obbligazioni, i preziosi custoditi in cassette di sicurezza, e ora anche il denaro che, obbligatoriamente, deve essere depositato sul conto corrente.

Siccome le pretese impositive dello Stato si fondano su imponibili di cui lo Stato stesso ne dovrebbe conoscere le dimensioni e la collocazione, se ne deriva che lo Stato non potrebbe tassare ciò che non conosce, come ad esempio il denaro contante che voi custodite a casa. Almeno fino a questo momento.

Il pericolo è proprio quello di essere obbligati, tramite un provvedimento di legge, a privarsi dell’utilizzo del contante, per rendere la macchina coercitiva del fisco ancora più efficiente, funzionale, perfetta e micidiale.

Tra qualche giorno, le banche italiane dovranno trasmettere all’anagrafe tributaria tutte le movimentazioni dei nostri conti correnti.
Lo stato, con un semplice click, potrà conoscere in tempo reale ogni vostra ricchezza: sia la sua collocazione, che la sua dimensione complessiva. Ricchezza incrementata, ovviamente, dai depositi di denaro contante che, oltre a far aumentare la base imponibile da colpire con un’eventuale imposizione patrimoniale, offre allo Stato la garanzia del buon esito della sua pretesa tributaria.

Quindi, in questo caso, avrebbe a sua completa disposizione ogni forma di ricchezza, e potrebbe tassare, confiscare ed espropriare, ogni importo a suo piacimento, desiderio e necessità, sia per salvare chi tale ricchezza la detiene in deposito (le banche), sia per salvare se stesso e i privilegi del manipolo di gerarchi da un eventuale bancarotta.

Anzi, questo pericolo è quantomai reale e percepibile al punto che buona parte della nomenclatura politica del paese non nasconde affatto il desiderio di applicare un’imposta patrimoniale.
Volete un esempio su cosa potrebbe fare lo stato con il vostro patrimonio? Bene, basta prendere ad esempio Cipro. La cosa più semplice da fare è proprio quella di aggredire il deposito sui conti correnti. Sono sostanze disponibili e quindi per definizione idonee ad essere immediatamente trasferite, dal conto corrente alle casse dello stato.E poi se lo Stato è fortunato e a voi vi dice male, sul conto corrente potrebbe anche trovare un saldo particolarmente elevato derivante dal mutuo che la vostra banca, magari, vi ha accreditato qualche giorno prima per comprare la vostra casa o finanziare la vostra attività. Quindi un “extragettito” per lo Stato, una maggiore rapina per voi, su dei patrimoni a debito che dovrete rimborsare alla banca.

La cosa vi sorprende? Nel 1992, con la patrimoniale di Amato, è accaduto proprio questo. Aziende e famiglie di sono viste confiscare ricchezza su delle somme derivanti da un finanziamento concesso dalla banca e temporaneamente depositato sul conto corrente bancario. Vi sembra giusto?

Volete un’altro esempio? Eccovi serviti. Parte della politica, ad esempio, come dicevamo, non nasconde affatto l’idea che sarebbe favorevole ad un’imposta patrimoniale sui grandi patrimoni. A parte il fatto che non si forniscono chiarimenti su cosa debba intendersi per patrimonio, ossia se si dovranno considerare beni immobili, mobili, investimenti, aziende ecc., il sospetto è che, quando si accorgeranno che il gettito derivante da un’imposizione patrimoniale sarà molto ridotto, probabilmente, abbasseranno di molto il livello di patrimonio dal quale far scattare l’imposizione al fine di aumentare la base imponibile.

Solo per citare un esempio, qualora dovesse essere tassato il patrimonio immobiliare, non è detto che il contribuente abbia disponibili gli importi per adempiere all’obbligazione tributaria. Ecco quindi che il fisco potrebbe aggredire il conto corrente dove si detengono, per obbligo normativo, anche le risorse indispensabili per il sostentamento dei propri congiunti, lasciando a pancia vuota tutta la famiglia.

Ma la carrellata di casi e gli aspetti inquietanti di una simile coercizione della libertà individuale è ancora lunga, fitta ,se non interminabile. Si potrebbe andare avanti per ore, ma non cambierebbe affatto il risultato.

La banca, concludendo, diverrebbe una gigantesca camera di compensazione, ossia soggetto giuridico al servizio (più di quanto lo sia oggi) dello Stato per espropriare ricchezza: ossia il presente e il futuro di liberi ed onesti cittadini. Il perché è chiaro: per rendere solvibile il debitore non c’è via più semplice che quella di compensare debiti del debitore con i crediti del creditore. E il gioco è fatto

Paolo Cardenà
Fonte: http://www.vincitorievinti.com
Link: http://www.vincitorievinti.com/2013/10/ecco-perche-vogliono-eliminare-il.html
29.10.2013

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Lettera aperta al nuovo governo

Enrico Letta, Giorgio NapolitanoIn particolare al presidente del consiglio, e ai ministri del tesoro, finanze e dello sviluppo.

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Egr. Presidente del Consiglio, egrr. ministri;

L’attuale crisi economica non è congiunturale, è strutturale. E affrontarla senza affrontare il meccanismo di creazione del denaro è come voler dare una mano di intonaco ad un palazzo che sta crollando: vanno rifatte le fondamenta, non serve ritoccare la facciata (anzi, peggio, ritinteggiare la facciata impedisce a chi lo abita di rendersi conto del reale stato delle cose).

Il settore finanziario, da settore di servizi all’economia e alla società, è diventato il vero padrone di questo mondo. E come ha fatto? mpadronendosi del diritto di creare moneta.

Tutto il denaro esistente al mondo è creato da banche commerciali (private) e centrali (apparentemente pubbliche, di fatto e di diritto anch’esse private) che lo creano a debito. Cosa significa a debito? Significa che le banche non hanno la stampante per creare denaro (sarebbero falsari) nè si auto-accreditano somme sui propri cc (anche questo sarebbe molto simile all’opera di falsari).

Il meccanismo è quello del prestito: CREANO DENARO SOLO NEL MOMENTO IN CUI QUALCUNO, PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, IMPRESA O PRIVATO, CHIEDE UN PRESTITO.

Senza entrare nel dettaglio della piegazione di come ciò avviene, conviene invece concentrare l’attenzione sulle CONSEGUENZE di questo sistema.

PRIMA CONSEGUENZA: Il potere vero sta nelle mani di privati che condizionano l’economia (decidendo a chi prestare e a chi no, quali settori favorire e quali penalizzare ecc.) e agiscono in base a fini, logiche e linee guida tipiche di PRIVATI.

SECONDA CONSEGUENZA: tutto il denaro esistente in circolazione è emesso a debito. Se anche uno possiede 1000 € e sono “suoi”, qualcun altro si è indebitato perchè quei soldi esistessero. Questo implica che una % sempre maggiore di tutte le attività di cittadini, imprese, pubblica amministrazione è destinata al ripagamento del debito.

TERZA CONSEGUENZA: il debito è impossibile da ripagare. Se ogni volta che viene creato “100″ di nuovo denaro (perchè viene erogato un prestito) viene contestualmente creato “150″ di debito (perchè il debito dovrà essere restituito con gli interessi, magari con un mutuo ventennale), DAL PUNTO DI VISTA MATEMATICO IL DEBITO NON PUO’ ESSERE RIPAGATO.

SOLUZIONE
Una volta capito questo si evince che qualunque manovra di stimolo all’economia, vuoi qualche rottamazione agevolata (auto? frigoriferi? divani?), vuoi qualche incentivazione fiscale (assunzioni esentasse? detrazioni per investimenti eco-compatibili?) così come qualunque manovra di austerity non possono nulla rispetto alla voragine del debito che divora il tempo, le energie, le ricchezze, la creatività di una intera società di lavoratori.

Serve una nuova immissione di moneta nell’economia, moneta a credito e non a debito, che toglierà potere alle banche che lucrano da questa posizione privilegiata senza produrre alcunchè di utile all’economia reale, anzi dissanguandola senza pietà.

Un governo che comprende questo può cominciare ad emettere in prorio titoli alternativi (le possibilità sono limitate solo dalla fantasia) che, una volta in circolazione, consentano un VERO rilancio dell’economia senza la zavorra, la palla al piede della moneta emessa a debito.

Basta avere il coraggio per iniziare e dare così avvio alla prima vera, grande rivoluzione della storia dell’umanità.

topino

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E Letta sia. Ma vincono le solite élite

…Resta però il fatto che a guidare il Paese sono personaggi legati agli stessi ambienti e agli stessi think tank internazionali, che da tempo mirano a un europeismo elitario, caratterizzato dalla continua sottrazione di sovranità e di poteri dagli Stati nazionali a beneficio di enti, organismi sovranazionali che non hanno legittimità popolare, nè adeguati contropoteri; come avviene invece negli Stati occidentali di tradizione democratica.

Mario Monti era uno dei massimi rappresentanti di quegli ambienti. Enrico Letta, come noto, uno dei suoi giovani epigoni. Emma Bonino è un ex Commissario ben vista a Bruxelles. Enzo Moavero Milanesi, ministro agli Affari Ue, è un Ex giudice presso la Corte di giustizia europea, che Monti aveva nominato Ministro delle Politiche comunitarie. Fabrizio Saccomanni, ministro dell’Economia, è un uomo fidatissimo di Mario Draghi, che oggi è uno degli uomini più influenti in Europa e il vero dominus della politica italiana. La presenza di un ministro di origine africana, Cecile Kyenge, ricorda scelte analoghe compiute in altri Paesi europei: è alta e simbolica nelle intenzioni. Ma – considerate le idee della Kyenge, favorevole a un’immigrazione scriteriata – in linea con una certa visione europeista, che tende a favorire società sempre più multietniche e multirazziali, sempre meno attaccate al proprio territorio, alle proprie radici.

Certo, la presenza di ministri del Pd, del Pdl, che non sono legati a quegli ambienti, riequilibra sulla carta i pesi, ma a mio giudizio non basta a cambiare l’orientamento di fondo del governo di Enrico Letta, che è di continuità con il suo maestro Monti. Come desiderava Giorgio Napolitano, un presidente dalla forte vocazione europeista, talvolta più attento agli interessi di Bruxelles che ai valori della Costituzione.

Estratto da Marcello Foa “E Letta sia. Ma vincono le solite élite”
Fonte: http://blog.ilgiornale.it/
Link: http://blog.ilgiornale.it/foa/2013/04/27/e-letta-sia-ma-vincono-le-solite-elite/
27.04.2013

…Passa la linea dura di Silvio Berlusconi che dopo 20 anni, finalmente, conquista definitivamente il potere nevralgico delle istituzioni. Neppure nel 2008, quando aveva raggiunto il massimo risultato pensabile alle elezioni con una straripante maggioranza parlamentare, ebbe mai il coraggio di imporre per sé la carica di Ministro degli Interni. I commenti sul significato di questa carica sono inutili. Alla Difesa ci va l’uomo di George Bush jr., suo amico intimo, già responsabile, insieme a Gianni Letta, per quindici anni –e insieme a suo padre- dei rapporti strategico-finanziari tra l’industria bellica statunitense e quella italiana. E’ verosimile che ci infogneremo in Siria e che possiamo dimenticare qualunque politica energetica a favore di energie alternative ai fossili, con prosieguo della presenza dei nostro soldati in Afghanistan. Per quanto riguarda il nuovo ministro dell’istruzione pubblica (???) Maria Chiara Carrozza è senza alcun dubbio una persona molto intelligente, molto capace e molto preparata. Su questo non vi è dubbio. E’ considerata una delle punte più avanzate dell’intellighenzia europea nel campo tecnologico-militare ed è una grande sostenitrice dell’idea tecnocratica della società di stampo iper-liberista, con una grande esperienza sia accademica che in campo industriale nella costruzione di sistemi robotici avanzati. Utile leggere la scheda di presentazione offerta con pertinenza sul sito http://www.ustation.it. Dotata di impressionante curriculum è attualmente il rettore della Scuola Superiore di Sant’Anna nonché ordinario di Bioingegneria presso l’istituto di biorobotica. La sua passione e il suo progetto verte tutto intorno alla lotta contro la bio-diversità agricola e all’applicazione di sistemi tecnologi avanzati nel campo dell’agricoltura. E’ una anti-umanista. (O meglio una transumanista, ndr). Sembra una dei protagonisti tratti dal geniale romanzo “Cronache della galassia” di Isaac Asimov, la celeberrima saga di Foundation. E’ considerata una delle maggiori esperte nel campo della robotica umanoide e fiera sostenitrice dell’istruzione privata, della gestione della cultura e della scienza sotto il ferreo controllo gerarchico di elite super specializzate tecnocratiche.…

Estratto da Sergio Di Cori Modigliani “ L’Italia è disfatta. Adesso disfaciamo gli italiani.
Fonte: http://www.liberi-pensieri.info
Link: http://www.liberi-pensieri.info/2013/04/litalia-e-disfatta-adesso-disfaciamo-gli-italiani/
27.04.2013

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Vedi anche: Ecco come la BCE ci ha “fregati”

Sorpresa allo sportello: se vuoi prelevare più di 2.500 euro devi prenotare. Gli istituti bancari decidono in autonomia le regole interne per il ritiro di contanti

Dal Gioco delle Carte degli IlluminatiPenserete l’abbia ripreso da un sito di controinformazione. No, è precisamente ciò che trovate oggi sul sito di TGCOM
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15:37 – Filiale qualunque, di una banca qualunque, tra qualche giorno. Un cliente qualunque arriva allo sportello, accartoccia il numeretto di prenotazione della fila (quello che si usa anche alle Poste e, ormai, dal salumiere e al supermercato) e si rivolge educatamente al cassiere di turno (uno solo perché tutto il resto del personale è impegnato a promuovere investimenti che il piu’ delle volte si riveleranno dei bidoni): “Buongiorno – dice il cliente qualunque – vorrei prelevare dal mio conto 3000 euro”.
“Buongiorno a Lei – risponde il cassiere. – Non può”.
“Perché? Guardi che il mio conto è ampiamente coperto! E poi sono anni che ai primi di ogni mese vengo in banca per fare un prelievo di questa entità”.
“Appunto. Da oggi non si può più. Mi deve avvisare con una telefonata almeno due giorni prima. Prelievi così importanti non sono più consentiti”.
“Eppure – osserva pensieroso il cliente – non ho letto nulla sui giornali. Certo che questa stretta di governo e Guardia di Finanza sui movimenti di contanti sta diventando ossessiva. So benissimo che non posso fare pagamenti cash oltre i mille euro. Ma, pur rispettando la regola, la mia colf vuole contanti, i miei figli vogliono contanti, mia moglie vuole contanti per spese sia di casa che voluttuarie”.
“No, no – dice impacciato il cassiere-. “La GdF o il governo non c’entrano nulla. E’ una disposizione interna”. “Interna?” “Sì da oggi gli sportelli delle banche, di tutte le banche, possono consegnare importi superiori a 2.500 euro solo a chi li ha prenotati”. “Mi scusi, mi faccia capire – replica il cliente colpito da tanto ardire- Io ho un conto qui da vent’anni. Circa 30 mila euro. Sono soldi miei, guadagnati onestamente ed accreditati tramite banca. Non c’è nessun rosso (e, se è per questo, niente nemmeno in nero ). E lei non mi vuole dare i miei soldi? E perché?”
Il cassiere – sempre più impacciato: – Sa, sostiene la direzione generale – tutte le direzioni generali – che il vecchio sistema di prelievo per assecondare le richieste più disparate, ci costringeva a tenere a disposizione una gran massa di denaro liquido. Cosa che ci costava troppo”. “Ah sì? Perché il mio conto qui me lo gestite gratuitamente? Gli assegni me li regalate? I bonifici che ormai sono costretto a fare per ogni pagamento o il mutuo, sono gratis? Se muovo qualche azione o obbligazione voi non ci prendete nemmeno una lira, pardon un euro? E i costi del Bancomat, delle carte di credito, le domiciliazioni bancarie, gli estratti conto (che arrivano sempre due mesi dopo l’emissione…) è tutta roba che mi regalate?” “Non no, ha ragione, ma anche noi abbiamo le nostre spese…”
Al che il nostro cliente qualunque sbotta: “Ogni volta che vengo in filiale mi fate la posta per vendermi qualche fondo, qualche azione, bot o obbligazioni! Vi ho chiarito mille volte che non mi interessano, ma voi, testardi, ogni volta insistete. Quando poi non riuscite a piazzarli chiedete aiuto allo stato, all’Europa, a Bankitalia e sa il cielo a chi altro ancora. Qualcuno che vi dà retta lo trovate sempre. E vi arrivano miliardi sonanti (la Bce ve li avrà dati almeno due o tre volte!) con l’intesa che voi li rimettiate in circolo per finanziare la ripresa!! Invece ve li tenete in cassa e alzate i costi dei mutui alle stelle. Ora non volete ridarmi nemmeno i miei soldi: Ma siete banche o usurai?”
Il cassiere, gli occhi sbarrati, suda freddo e allarga sconsolato le braccia: Mi spiace, sono solo il cassiere. Appunto, e io sono solo il cliente – dice il nostro cliente qualunque che gira i tacchi e se ne va-. In fila dietro di lui una decina di altri clienti qualunque. Per il cassiere si prospetta una giornata infernale. NB: questa surreale scenetta avrà luogo tra qualche giorno in tutte le filiali di tutte le banche italiane. L’obbligo di prenotare il prelievo di contanti per importi superiori a 2500 euro è reale. Ed ogni riferimento a fatti e Enti, non è puramente casuale.
Mario De Scalzi
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Il decreto sull’Anagrafe tributaria

Conti e Btp, addio ai segreti con il Fisco

Dati comunicati all’Agenzia delle Entrate entro il 31 ottobre

Attilio Befera, direttore dell'Agenzia delle EntrateAttilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate

ROMA – Parte l’Anagrafe dei rapporti finanziari. Banche, Poste e società di gestione e intermediazione del risparmio dovranno comunicare entro il prossimo 31 ottobre all’Agenzia delle Entrate tutti i dati sui conti correnti, le movimentazioni degli stessi, gli investimenti, l’utilizzo delle carte di credito e perfino delle cassette di sicurezza riferiti al 2011. Per quelli del 2012 il termine è il 31 marzo 2014 mentre per gli anni 2013 e seguenti le comunicazioni dovranno avvenire entro il 20 aprile dell’anno successivo. Con il provvedimento firmato ieri dal direttore dell’Agenzia, Attilio Befera, diventa così operativo il sistema, previsto dal decreto salva Italia del dicembre 2011, che di fatto annulla il segreto bancario consentendo al Fisco di incrociare i dati sui conti correnti con le dichiarazioni dei redditi per scovare più facilmente gli evasori.
Il provvedimento di ieri disciplina i termini e le modalità di comunicazione delle informazioni che, assicura l’Agenzia, «saranno gestite nel rispetto della normativa sulla privacy». I dati viaggeranno su un nuovo canale telematico di trasmissione denominato Sid (Sistema di interscambio flussi dati) al quale dovrà registrarsi ogni singolo operatore finanziario. Un successivo provvedimento, aggiunge l’Agenzia, «individuerà i criteri per l’elaborazione di specifiche liste selettive di contribuenti a maggior rischio di evasione» sui quali si concentreranno i controlli. Per rendersi conto della portata rivoluzionaria della nuova anagrafe dei rapporti finanziari, basti dire che finora il Fisco aveva accesso solo ai dati identificativi del conto corrente, quindi l’accensione o la cessazione dello stesso e poteva chiedere maggiori informazioni solo dopo l’apertura di un accertamento formale a carico di un contribuente specifico. Ora invece conoscerà di ogni singolo rapporto finanziario esistente anche i saldi iniziali e finali dell’anno, gli importi totali delle movimentazioni distinte tra dare e avere, quindi per esempio tutti gli accrediti e i bonifici, ma anche tutti i dati riferiti ai conti deposito titoli e obbligazioni, ai buoni fruttiferi, ai contratti delle gestioni risparmio e patrimoniali, l’importo totale degli acquisti con la carta di credito, le ricariche per quelle prepagate, il numero di accessi alle cassette di sicurezza, gli incrementi di valore o i riscatti relativi alle polizze assicurative, gli acquisti e le vendite di oro. Incrociando questi dati con le dichiarazioni dei redditi l’Agenzia delle Entrate dovrà, dice la legge, compilare delle liste di contribuenti che potranno essere sottoposte a controlli quando si verificherà uno scostamento rilevante (Befera ha sempre detto di almeno il 20%), secondo quanto già previsto dal redditometro. Per esempio, se un contribuente dichiara 30 mila euro, ma con la carta di credito fa acquisti nello stesso anno per decine di migliaia di euro senza intaccare i risparmi o senza avere entrate straordinarie e magari sostiene anche una serie di spese elevate (vacanze esclusive, auto di lusso, eccetera) è probabile che possa finire sotto accertamento.

Tra i dati da comunicare ci saranno anche quelli relativi ai conti sui quali sono finiti i capitali illecitamente detenuti all’estero sanati fra il 2001 e il 2010 grazie ai ripetuti scudi fiscali? In teoria no, perché ai contribuenti era appunto stata garantita la protezione dagli accertamenti. Ma la questione, rispondono all’Agenzia, sarà affrontata con un successivo provvedimento.

26 marzo 2013 | 12:04

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La BCE conferma: In Europa i depositi bancari non sono sicuri

Il membro olandese della BCE Klaas Knot conferma : l’esproprio di depositi bancari rientra in futuro nella “politica europea di liquidazione”. La BCE pretende che le banche rimettino a pari i loro bilanci. Il risparmiatore comune dovrebbe quindi riflettere bene sia sulla somma di danaro sia presso quale banca la voglia lasciare in deposito.

Ora sono le banche centrali che hanno preso in mano il comando del nuovo ordine del sistema bancario europeo- Il membro della BCE olandese e presidente della banca centrale del suo paese, Klaas Knot ha confermato giovedì durante un convegno ciò che aveva già annunciato la settimana scorsa Jereon Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo: la ristrutturazione delle banche europee verrà effettuata come dall’esempio di Cipro. Tutti i depositi bancari, se necessario, verranno espropriati. Dijsselbloem aveva detto che l’affare Cipro rappresenta per l’Europa una prova generale . Poi ha ritirato tutto. Dopodiché Benoit Coeuré della BCE ha affermato che Cipro è un caso a sé.

Ora Knot, come da articolo del giornale Het Financieele Dagblad, ha provveduto a chiarire : „ Non c’è nulla da eccepire alle affermazioni di Dijesselbloem . Quanto da lui affermato è ciò che viene discusso in Europa già da tempo. Questo modus operandi sarà parte del processo con cui in Europa verranno liquidate le banche”. Le banche devono riportare a pareggio i loro bilanci, per cui sarà necessaria trasparenza nel settore bancario. Dopodiché le banche dovranno sbarazzarsi da chi procura perdite.

Reuters ha avuto conferma dall’addetta stampa di Klot che le affermazioni dell’olandese non sono dei malintesi. La stampa internazionale è ormai molto attenta da quando Dijsselbloem ha cercato di imbrogliare la FT e Reuters.

Klot presenta ufficialmente la nuova dottrina della BCE: Cipro rappresenta semplicemente un campo di prove generali. Nel settore bancario questa è la nuova situazione : i tanto decantati risparmi sicuri non valgono la carta sulla quale sono stampati (vedi qui) .

Concretamente: il cliente semplice di una banca dell’Eurozona non può più essere sicuro quando porta I suoi soldi in banca (altro qui)

Deve raccogliere informazioni sulla sua banca studiandone i bilanci o cercare di visionare gli affari sui Derivati, altamente esplosivi, segreti e che non hanno l’obbligo di indicare nei bilanci. E per dirlo in maniera molto chiara: entrambe le cose sono impossibili, poiché nonostante conoscenze altamente professionali è attualmente impossibile valutare i rischi di una banca. La maggior parte dei bilanci sono menzogne raffinate che non capisce nessuno e che nessuno deve poter capire

D’altra parte è un fatto positivo che la BCE finalmente parla chiaro. Probabilmente non c’è altra alternativa se non quella di rianimarle .

Per I risparmiatori, proprietari di libretti di risparmio e aziende , l’annuncio di Knot è un messaggio eloquente: devono prendere subito dei provvedimenti. Se nel caso di Cipro v’erano ancora dubbi sul fatto della sicurezza dei depositi bancari, con chiara spiegazione di Knots ora è ufficiale.

Questa notizia è particolarmente negativa per le medie imprese, poiché non vi sono , per motivi pratici, alternative al conto bancario. Ci si deve rendere conto che può accadere a tutti, che da un giorno all’altro possono essere espropriati – ma di ciò che li danneggia più di tutto :della liquidità. Quando lo Stato viene di notte come un ladro, l’azienda non è più in grado di pagare gli stipendi ed allora incombe il pericolo dell’insolvenza (come accade concretamente è documentato qui )

Quindi le imprese devono decidere se conservare in azienda contanti consistenti. Forse ci sarà addirittura il ritorno alla “busta classica” , cioè stipendi pagati in contanti.

La fredda decisione delle banche centrali di risanare a discapito dei clienti delle banche, è chiara: I soldi guadagnati e che servono per la gestione dell’impresa vanno tenuti ovunque tranne che in banca.

Guarda caso questa notizia Knot la dà il giovedì Santo: sono iniziate le vacanze pasquali e quasi nessuno fa ci fa caso. Cos’è che disse Wolfgang Schäuble? „I depositi bancari sono una questione delicata, per cui vanno fatti solo il fine settimana “

La situazione a quanto pare è talmente seria che è valida anche come annuncio dell’esproprio.

Tratto da http://deutsche-wirtschafts-nachrichten.de/2013/03/30/ezb-bestaetigt-die-bank-guthaben-in-europa-sind-nicht-sicher/

http://www.losai.eu/la-bce-conferma-in-europa-i-depositi-bancari-non-sono-sicuri/
(Traduzione : Gabriella Cavallucci)
Fonte:deutsche-wirtschafts-nachrichten

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8 aprile 2010 | Autore

18 maggio 2008 Fonte: http://centrostudimonetari.org

A tre anni della nascita del Centro Studi Monetari, decisa nell’incontro di Rimini del marzo 2005, facciamo il punto sullo stato della nostra ricerca sulla moneta e sulle anomalie dell’attuale tecnica e pratica bancaria. Abbiamo già descritto i fenomeni del signoraggio sull’emissione della moneta, delle banconote e dei derivati, e la relativa “contabilizzazione”, nonché il meccanismo riflusso bancario ed i sistemi di riciclaggio di flussi monetari criminali tramite conti occulti presso le centrali internazionali di compensazione (a). Abbiamo descritto il sistema che ha portato alla crisi dei mutui ed il molteplice malfunzionamento delle istituzioni finanziarie internazionali della globalizzazione che sta portando alla diffusione capillare della povertà: un sistema che toglie ai poveri dei paesi ricchi per dare ai ricchi dei paesi poveri (b). Abbiamo in preparazione un testo che indica passo passo alle comunità come creare la propria indipendenza rispetto al ciclo del debito – più o meno odioso, più o meno pubblico – imposto alla popolazione (c). Altri si sono occupati della manipolazione dei prezzi delle materie prime (Gata.org) e di fenomeni secondari tra cui l’anatocismo (ADUSBEF e FermiamoLeBanche).
In questo breve aggiornamento volevamo esporre un ultimo tassello importante per capire il malfunzionamento strutturale del sistema attuale – in vista della realizzazione di un sistema parallelo di salvataggio – per evitare di replicare gli errori/orrori del passato. Si tratta di un primo difetto, di un peccato originale, cui incorre il sistema bancario odierno proprio durante la gestione ordinaria dei conti correnti. Se ne desume che, se un’attività criminale procura guadagni illeciti, tutto l’impiego successivo della massa monetaria derivante non può altro che essere considerato come un gigantesco riciclaggio di denaro sporco. Il lettore potrà pure rimanere incredulo leggendo quanto segue, tuttavia non è così raro che la realtà superi la fantasia. Quello che ci pare strano è che chi di dovere non abbia ancor oggi predisposto dei meccanismi atti ad evitare questa gigantesca appropriazione indebita. Per dirla con il compianto professor Giacinto Auriti, il fatto che la reiterazione di un crimine vada avanti da parecchio tempo non costituisce un’esimente. Al contrario: è un’aggravante. Lasciamo quindi subito la parola al professor Jesús H. De Soto che ci descrive tecnicamente lo stato dell’arte della gestione ordinaria, da parte delle banche, dei contratti di deposito irregolare monetario o conti correnti.

[Tratto e tradotto da: Money, Bank Credit and Economic Cycles, di Jesús Huerta De Soto, Mises Institute, 2006, pp. 1-20 a cura di Marco Saba]

La natura legale dei contratti di deposito irregolare di moneta

1 – Un chiarimento preliminare dei termini:

contratti di prestito (mutuum e commodatum) e contratti di deposito

Sul Vocabolario Treccani troviamo: prèstito s. m. [dal lat. praestĭtum, propriam. part. pass. neutro di praestare: v. prestare]. – 1. L’atto del prestare, il fatto di dare o ricevere qualche cosa (denaro, un bene, un oggetto) con l’impegno di restituirla entro un periodo di tempo determinato o non determinato. (1)
Storicamente troviamo due tipi di prestito: il prestito per l’uso – nel qual caso l’uso della cosa prestata viene trasferito ed il contraente deve restituire la cosa dopo averla usata – ed il prestito per il consumo – ove la proprietà stessa della cosa prestata viene trasferita. Nell’ultimo caso, l’oggetto viene dato per essere consumato ed il contraente è obbligato a restituire qualcosa dello stesso ordine di quantità e qualità della cosa inizialmente ricevuta e consumata (2).

Il contratto di comodato

Il comodato (dal latino commodatum) si riferisce ad un contratto reale fatto in buona fede ed attraverso il quale una persona – il prestatore – affida ad un’altra – il contraente o comodatario – un oggetto specifico che viene usato gratuitamente per un certo periodo di tempo alla fine del quale l’oggetto deve essere restituito al proprietario; la stessa cosa prestata deve essere restituita (3). Il contratto viene chiamato “reale” perché l’oggetto deve essere trasferito. Un esempio tipico potrebbe essere il prestito di una automobile ad un amico perché effettui un viaggio. E’ chiaro che in questo caso il prestatore continua ad avere la proprietà del bene prestato mentre il conduttore è tenuto ad usare il bene in modo appropriato ed a restituirlo (l’automobile) alla fine del periodo pattuito (alla fine del viaggio). L’obbligo dell’amico, del contraente o prestatario, è di rimanere in possesso dell’articolo (la macchina od il veicolo) , di usarlo in modo proprio (rispettando le regole del traffico e prendendosi cura dell’oggetto come se fosse proprio) e di restituirlo quando il commodatum si estingue (alla fine del viaggio).

Il contratto di mutuo

Nonostante il contratto di commodatum abbia una certa rilevanza pratica, di maggior significato economico è il prestito di beni fungibili (4) e consumabili, come l’olio, il grano e, specialmente, il denaro. Il mutuo (dal latino mutuum) si riferisce al contratto attraverso il quale una persona – il prestatore – da titolo ad un’altra – il contraente prestatario o mutuatario – ad una certa quantità di beni fungibili ed il prestatario è obbligato, alla fine del periodo temporale stabilito – a restituire una eguale quantità di beni dello stesso tipo e qualità (in latino: tantundem). Un esempio tipico di contratto mutuo è il contratto di prestito monetario, essendo la moneta la quintessenza dei beni fungibili. Attraverso questo contratto, una certa quantità di unità monetarie vengono cedute oggi da una persona all’altra e la proprietà e disponibilità del denaro viene trasferita da chi offre il prestito a chi lo riceve. La persona che riceve il prestito è autorizzata ad usare il denaro come fosse proprio dietro alla promessa di restituire, alla fine di un periodo di tempo pattuito, lo stesso numero di unità monetarie prestate. Di fatto il contratto di mutuo costituisce un prestito di beni fungibili e riguarda uno scambio di beni “presenti” in cambio di beni “futuri”. A differenza quindi del contratto di comodato, nel caso del contratto di mutuo è normale venga stabilito un accordo sull’interesse poiché in virtù della preferenza temporale (secondo la quale, in pari circostanze, sono sempre preferibili i beni disponibili nel presente rispetto a quelli disponibili nel futuro) la maggior parte degli esseri umani acconsente a rinunciare ad una certa quantità di beni fungibili nel presente solo in cambio di una futura quantità maggiore di beni fungibili (alla fine del periodo stabilito). Cosicché la differenza tra la quantità di unità di beni fungibili inizialmente consegnata e la quantità ricevuta indietro alla fine del periodo pattuito costituisce precisamente quanto comunemente definito come “gli interessi“. Riassumendo, nel caso del contratto di mutuo, il prestatore si assume l’obbligo di consegnare delle unità predeterminate al mutuatario, mentre colui che riceve il prestito, il mutuatario appunto, si assume l’obbligo di restituire lo stesso numero di unità dello stesso tipo e qualità di quelle ricevute (tantundem) alla fine del periodo prestabilito nel contratto. Inoltre, il mutuatario è obbligato a pagare gli interessi – se stabilito dal contratto – come normalmente avviene. L’obbligazione essenziale prevista nel contratto di mutuo o nel prestito di cose fungibili, è di restituire alla fine di un tempo stabilito lo stesso numero di unità dello stesso tipo e qualità di quelle ricevute, anche se i beni di cui trattasi subiscono un mutamento di prezzo. Questo significa che mentre il prestatario deve solamente restituire il tantundem alla fine del tempo stabilito, ne riceve il beneficio della proprietà temporanea delle cose e quindi ne gode della disponibilità. In aggiunta, un elemento essenziale del contratto di mutuo o di prestito è il termine fisso della durata poiché esso stabilisce il periodo di tempo durante il quale la proprietà e disponibilità del bene attiene al prestatario, nonché il momento al quale egli è obbligato alla restituzione del tantundem. Senza l’esplicita od implicita definizione di un termine fisso di durata, il contratto di mutuo o di prestito non può esistere.

Il contratto di deposito

Mentre i contratti di prestito (mutuo e comodato) riguardano il trasferimento della disponibilità di un bene, che passa dal prestatore al prestatario per la durata del termine, un altro tipo di contratto, il contratto di deposito, richiede che la disponibilità del bene non venga trasferita. Infatti, il contratto di deposito (dal latino depositum) è un contratto fatto in buona fede attraverso il quale una persona – il depositante – affida ad un’altra – il depositario – un bene mobile affinché venga conservato, protetto e restituito in qualsiasi momento in cui il depositante lo richieda. Di conseguenza, il deposito viene sempre eseguito nell’interesse del depositante. Il suo scopo fondamentale è la custodia o salvaguardia del bene ed implica – per la durata del contratto – che la disponibilità completa del bene rimanga a favore del depositante che ne può chiedere la restituzione in qualsiasi momento. L’obbligo per il depositante – a parte la consegna del bene – è di compensare il depositario dei costi di custodia (se questo è stabilito nel contratto, altrimenti il deposito è a titolo gratuito). L’obbligo del depositario è di conservare e proteggere il bene, con l’estrema diligenza tipica di un buon genitore, e di restituire immediatamente il bene al depositante su sua richiesta. E’ chiaro che mentre ogni prestito ha un termine di durata durante il quale la disponibilità del bene viene trasferita, nel caso del deposito non avviene così. Infatti la cosa depositata rimane sempre di proprietà e nella disponibilità del depositante ed il deposito termina non appena il depositante ne chiede la restituzione al depositario.

Il deposito di beni fungibili ovvero il contratto di deposito “irregolare”

Molte volte nella vita non vogliamo depositare cose specifiche (come un dipinto, un gioiello o una cassa sigillata piena di monete) ma beni fungibili (come barili di petrolio, metri cubi di gas, sacchi di grano o migliaia di euro). Il deposito dei beni fungibili è chiaramente un tipo di deposito fintanto che il suo elemento principale è costituito dalla completa disponibilità dei beni depositati a favore del depositante così come l’obbligo da parte del depositario di conservare e proteggere coscienziosamente i beni depositati. L’unica differenza tra il deposito di cose fungibili ed il deposito regolare, o il deposito di beni specifici, è che quando avviene il primo, i beni depositati divengono mescolati in maniera indiscernibile con altri dello stesso tipo e qualità (come il caso, ad esempio, dell’ammasso del grano, di una petroliera o raffineria di petrolio, o nella cassaforte del banchiere). A causa di questa non distinguibile miscela delle varie unità depositate dello stesso tipo e qualità, possiamo considerare che la “proprietà” dei beni depositati venga trasferita nel caso dei beni fungibili. Infatti, quando il depositante si presenta per ritirare i beni depositati, deve accettare, come è logico, di ricevere indietro l’esatto equivalente in termini di quantità e qualità di ciò che ha originariamente depositato. In nessun caso riceverà proprio le stesse unità specifiche che aveva depositato, poiché la natura stessa dei beni fungibili ne rende impossibile il trattamento separato dopo che sono stati miscelati col resto dei beni presenti nel deposito. Il deposito di beni fungibili, che possiede l’ingrediente fondamentale del contratto di deposito, viene chiamato “deposito irregolare” (5) poiché uno dei suoi elementi specifici differisce dal deposito regolare. Nel caso del contratto di deposito regolare, o deposito di un bene specifico. la proprietà non viene trasferita ma piuttosto il depositante continua a possedere il bene, mentre nel caso del deposito di beni fungibili, si potrebbe presupporre che la proprietà sia trasferita al depositario. Occorre enfatizzare comunque che l’essenza del deposito rimane intatta e che il deposito irregolare condivide appieno la stessa natura fondamentale di tutti i depositi: l’obbligo di salvaguardia e custodia. Infatti nel deposito irregolare c’è sempre una disponibilità immediata a favore del depositante che, in qualsiasi momento, può andare al magazzino di deposito del grano, petrolio o denaro, e richiedere indietro le unità che originariamente aveva depositato. I beni ritirati saranno equivalenti esattamente, in termini di qualità e quantità, a quelli inizialmente depositati, o, come dicevano i Romani, il tantundem iusdem generis, qualitatis et bonetatis.

2 – La funzione economica e sociale dei depositi irregolari

I depositi di beni fungibili (come il denaro), chiamati anche depositi irregolari, svolgono un’importante funzione sociale che non può essere assolta dai depositi regolari, intesi come depositi di beni specifici. Sarebbe parecchio costoso e non avrebbe senso depositare petrolio in contenitori separati e numerati (ovvero, come depositi sigillati in cui la proprietà non viene trasferita) o di mettere banconote in una busta sigillata e numerata individualmente. Anche se in questi casi estremi si tratterebbe di depositi regolari in cui la proprietà non viene trasferita, si avrebbe una perdita della straordinaria efficienza e riduzione dei costi che risulta nel trattare unitamente ed indistintamente i depositi individuali l’uno dall’altro (6). Infatti in questo caso non si hanno costi né perdita di disponibilità per il depositante che è giusto contento se, quando lo richiede, riceve un tantundem uguale in quantità e qualità ma non identico in termini di contenuto specifico rispetto a quanto aveva inizialmente depositato. Il deposito irregolare ha anche altri vantaggi. Nel caso del deposito regolare, o deposito di beni specifici, il depositario non è responsabile per la perdita dei beni dovuta a incidenti inevitabili o atti di Dio, mentre nel deposito irregolare, il depositario è responsabile anche nel caso di atti di Dio. Quindi, in aggiunta ai vantaggi tradizionali della disponibilità immediata e della salvaguardia dell’intero deposito, il deposito irregolare agisce come una specie di assicurazione contro la possibilità di perdite dovute ad incidenti inevitabili (7).

L’elemento fondamentale del deposito irregolare di denaro

Nel deposito irregolare, l’obbligo di salvaguardia e protezione dei beni depositati, che è l’elemento fondamentale di tutti i depositi, prende la forma di una obbligazione del mantenere sempre la completa disponibilità del tantundem a favore del depositante. In altre parole, mentre nel deposito regolare il bene specifico depositato deve essere continuamente salvaguardato coscienziosamente ed in individuo, nel deposito di beni fungibili ciò che deve essere continuamente salvaguardato, protetto e reso disponibile al depositante è il tantundem, ovvero, l’equivalente in quantità e qualità dei beni originalmente depositati. Questo significa che nel deposito irregolare, la custodia consiste nell’obbligo di rendere sempre disponibile al depositante i beni nella stessa quantità e qualità di quelli ricevuti. Questa disponibilità, anche se i beni sono continuamente rimpiazzati da altri, è l’equivalente, nel caso dei beni fungibili, del mantenere il bene in individuo che si ha nel caso dei beni non-fungibili. In altre parole, il proprietario del magazzino del grano o della petroliera può usare il petrolio od il grano specifico che riceve, sia per uso proprio che per restituirlo ad un altro depositante, purché mantenga contestualmente disponibile, al depositante originario, petrolio o grano nella stessa quantità e qualità di quello depositato. La stessa regola si applica nel caso di deposito di denaro. Se un amico vi da un biglietto da 50 euro in deposito, possiamo considerare che egli vi trasferisca la proprietà del titolo specifico e che voi possiate usarlo per le vostre spese o per altri usi, solo nella misura in cui manteniate un ammontare equivalente (nella forma di un’altra banconota o, ad esempio, di cinque banconote da dieci) in modo che al momento della richiesta di essere ripagato, voi possiate farlo immediatamente, senza porre problemi o accampare scuse (8).
Per riassumere, la logica che sta dietro all’istituzione del deposito irregolare è basata su principi legali universali e suggerisce che l’elemento essenziale della custodia o salvaguardia necessita della continua disponibilità al depositante del tantundem equivalente al deposito originale. Nel caso specifico del denaro, il bene fungibile quintessenziale, questo significa che l’obbligo di salvaguardia richiede la continua disponibilità al depositante di una riserva di cassa al 100%.

Effetti che risultano dalla mancanza dell’adempimento all’obbligo essenziale del deposito irregolare

Quando avviene un inadempimento rispetto all’obbligo di salvaguardia in un deposito, com’è logico, diventa necessario indennizzare il depositante; se il depositario ha agito fraudolentemente ed ha utilizzato i beni depositati per uso personale, ha commesso il reato dell’appropriazione indebita. D’altra parte, nel deposito regolare, se per esempio qualcuno riceve in deposito dei quadri e li vende per ottenere dei soldi, sta commettendo l’offesa dell’appropriazione indebita. La stessa offesa viene commessa nel deposito irregolare di beni fungibili dal depositario che usi i beni depositati per il proprio profitto senza mantenere in ogni momento il tantundem equivalente disponibile per il depositante. Questo sarebbe il caso di un depositario di petrolio che non tiene nei suoi serbatoi una quantità equivalente al totale dei depositi effettuati presso di lui o di un depositario che riceve moneta in deposito e la usa in un modo qualsiasi a suo beneficio (spendendola o prestandola), ma che non mantiene continuamente a riserva una quantità equivalente al 100% del depositato (9). L’esperto di diritto penale Antonio Ferrer Sama ha spiegato che se il deposito consiste di un ammontare di denaro e dell’obbligo di restituire lo stesso ammontare (deposito irregolare) ed il depositario prende il denaro e l’usa per proprio profitto, si dovrà: “determinare quale delle seguenti situazioni è quella corretta per determinare la sua responsabilità penale: se quando il depositario, nel momento in cui si è appropriato del denaro, ha una stabilità finanziaria sufficiente per restituire in qualsiasi momento l’ammontare ricevuto in deposito o se, al contrario, nel momento in cui ha preso il denaro non aveva abbastanza contante in proprio con il quale adempiere all’obbligo di restituire il denaro del depositante in qualsiasi momento ne fosse richiesto. Nel primo caso il crimine dell’appropriazione indebita non occorre. Tuttavia, se in quel tempo il depositario che prende il denaro depositato non dispone di contanti sufficienti per adempiere alle obbligazioni nei confronti del depositante, egli è colpevole di appropriazione indebita” dallo stesso preciso momento in cui ha preso i beni depositati per uso personale e cessa di possedere un tantundem equivalente al deposito originale (10).

Sentenze che riconoscono i principi legali fondamentali che governano il contratto di deposito irregolare di denaro (requisito di riserva al 100%)

Fino al ventesimo secolo, le sentenze dei Tribunali in Europa hanno ritenuto la richiesta del requisito di riserva al 100% come incarnazione dell’elemento essenziale della custodia e della salvaguardia nei depositi irregolari di denaro. Il 12 giugno 1927, il Tribunale di Parigi condannò un banchiere per il crimine di appropriazione indebita per aver usato, come era pratica bancaria comune, i fondi depositati presso di lui da un cliente. Il 4 gennaio 1934 un’altra sentenza della stessa corte manteneva la stessa posizione (11). Inoltre, quando la Banca di Barcellona fallì in Spagna, il tribunale di competenza di Barcellona, in risposta alle proteste dei correntisti che chiedevano di essere riconosciuti come depositanti, pronunciò una sentenza riconoscendoli come tali e rendendo effettivo il loro stato di creditori preferenziali nella bancarotta ed aventi titolo ad alcuni degli assetti. La decisione fu basata sul fatto che il diritto delle banche di usare il contante dei conti correnti è necessariamente ristretto dall’obbligo di mantenere al correntista una disponibilità ininterrotta dei fondi dei conti. Come risultato, questa restrizione sulla disponibilità negò la possibilità che la banca potesse considerarsi come proprietaria esclusiva dei fondi depositati nei conti correnti (12). Anche se la Corte Suprema spagnola non ha avuto modo di esprimersi proprio sul fallimento della Banca di Barcellona, una sentenza emessa dalla stessa Corte il 21 giugno 1928 porta ad una conclusione molto simile:
Secondo la pratica commerciale e gli usi riconosciuti dalla giurisprudenza, il contratto di deposito monetario consiste nel deposito di denaro presso una persona che, anche se non contrae l’obbligo di mantenere per il depositante lo stesso contante o assetto consegnato, deve mantenere il possesso dell’ammontare depositato con lo scopo di restituirlo, parzialmente od interamente, nel momento in cui il depositante lo reclama; il depositario non acquisisce il diritto di usare il deposito per scopi suoi propri, poiché, essendo obbligato a restituire il deposito su richiesta, deve mantenere costante possesso di contante sufficiente ad adempiere. (13)

3 – Differenze essenziali tra il contratto di deposito irregolare ed il contratto di prestito monetario

E’ ora importante rivedere e sottolineare le differenze fondamentali tra il contratto di deposito irregolare ed il contratto di prestito, ambedue rispetto al denaro. Come vedremo in seguito in differenti contesti, molta della confusione e molti degli errori economici e legali che riguardano il nostro argomento càpitano a causa di una mancanza di comprensione delle differenze essenziali tra questi due contratti.

La portata del trasferimento dei diritti di proprietà in ciascuno dei contratti

Per iniziare, è necessario puntualizzare che l’inabilità di distinguere tra il deposito irregolare ed il prestito deriva dall’importanza eccessiva e non dovuta data al fatto che, come già sappiamo, nel deposito irregolare di denaro o di altro bene fungibile, possiamo supporre che la proprietà del bene depositato sia trasferita al depositario “proprio come” nel prestito o nel contratto di mutuo. Questa è l’unica somiglianza tra i due tipi di contratto ed ha indotto parecchi studenti a confonderli senza motivo.

Abbiamo già visto che nel deposito irregolare il trasferimento della “proprietà” è un requisito secondario che deriva dal fatto che l’oggetto del deposito è un bene fungibile che non può essere gestito individualmente. Sappiamo anche che ci sono molti vantaggi nel mettere in deposito assieme altri insiemi dello stesso bene fungibile e nel trattare le unità individuali indistintamente. Infatti, mentre uno non può richiedere indietro, in termini strettamente legali, la restituzione delle precise unità depositate, poiché è fisicamente impossibile, potrebbe apparire necessario considerare che è avvenuto un “trasferimento” di proprietà riguardo alle specifiche unità individuali depositate, poiché sono indistinguibili l’una dall’altra. Così il depositario diventa il “proprietario”, ma solo nel senso che, fintanto che continua a detenere il tantundem, egli è libero di allocare quelle particolari indistinguibili unità come meglio crede. Questa è l’estensione massima alla quale i diritti di proprietà sono trasferiti nel deposito irregolare, a differenza che nel contratto di prestito dove la completa disponibilità del bene prestato viene trasferita per la durata del termine del contratto. Quindi, anche concedendo l’unica somiglianza percorribile tra il deposito irregolare ed il prestito monetario (il supposto “trasferimento” di proprietà), è importante capire che questo trasferimento di proprietà ha un notevolmente diverso significato legale ed economico in ciascuno dei contratti. Forse, come abbiamo spiegato nella quinta nota a piè di pagina, sarebbe ancora più saggio sostenere che nel deposito irregolare non v’è un effettivo trasferimento di proprietà ma piuttosto che il depositante mantiene la proprietà continua del tantundem in senso astratto.

Differenze economiche fondamentali tra i due tipi di contratto

Questa variazione in contenuto legale deriva dalla differenza essenziale tra i due contratti, che a sua volta deriva dai distinti fondamenti economici sui quali ognuno si basa. In questo senso Ludwig von Mises, con la sua abituale chiarezza, puntualizza che se il prestito in senso economico significa lo scambio di un bene od un servizio presente per un bene od un servizio futuro, allora difficilmente sarà possibile le transazioni in questione (i depositi irregolari) sotto il concetto di credito. Un depositante di una somma di denaro che in cambio acquisisce un titolo convertibile in qualsiasi momento in moneta che svolge per lui esattamente lo stesso servizio come se fosse la somma di denaro cui si riferisce, allora non ha scambiato un bene presente per uno futuro. Il titolo che lui ha acquistato in cambio del deposito rappresenta anch’esso per il depositante un bene presente. Il deposito di moneta non significa in nessun modo che egli abbia rinunciato a disporre immediatamente della funzione che esso rappresenta.
Egli conclude che il deposito “non è una transazione creditizia poiché l’elemento essenziale, lo scambio di beni presenti per beni futuri, è assente”. (14)
Quindi, nel deposito irregolare monetario non v’è rinuncia a beni presenti in favore di una maggior quantità di beni futuri alla fine di un periodo di tempo, ma piuttosto semplicemente un cambiamento nella modalità di possesso di beni presenti. Questo cambiamento avviene perché per varie circostanze il depositante trova più vantaggioso da un punto di vista soggettivo (ovvero, più attinente ai suoi obiettivi) di effettuare un deposito irregolare monetario in cui il bene in oggetto del deposito viene mischiato con altri dello stesso tipo e trattato in modo indistinguibile da questi. Tra i vari vantaggi, abbiamo già menzionato l’assicurazione contro il rischio di perdita dovuto a fatti inevitabili e l’opportunità di usare i servizi di cassa forniti dalle banche ai clienti con un conto corrente. In contrasto, l’essenza del contratto di prestito è completamente differente. Lo scopo del contratto di prestito è precisamente di cedere oggi la disponibilità di beni presenti al prestatario per suo uso, in modo da ottenere in futuro in generale una maggiore quantità di beni in cambio alla fine del termine contrattuale. Diciamo “in generale” perché, a causa della logica preferenza temporale inerente in tutte le azioni umane che indica che, fatte uguali le altre circostanze, i beni presenti sono sempre preferibili ai beni futuri, è necessario aggiungere ai beni futuri un differenziale sotto la forma di interessi. Altrimenti sarebbe difficile trovare qualcuno disponibile a rinunciare alla disponibilità di beni presenti, cosa necessaria per qualsiasi prestito.
Da un punto di vista economico, quindi, la differenza tra i due tipi di contratto è evidente: il contratto di deposito irregolare non richiede lo scambio di beni presenti per beni futuri, mentre il contratto di prestito lo fa. Come risultato, nel contratto di deposito irregolare la disponibilità del bene non è trasferita ma piuttosto il bene rimane costantemente disponibile al depositante (nonostante il fatto che apparentemente la “proprietà” sia stata trasferita da un punto di vista legale), mentre nel contratto di prestito c’è sempre un trasferimento effettivo della disponibilità del bene dal prestante al prestatario. Inoltre, il contratto di prestito usualmente include un accordo sugli interessi, mentre nel contratto di deposito irregolare, gli accordi sugli interessi sono contra naturam ed assurdi. Coppa-Zuccari, con il suo abituale acume, spiega che l’assoluta impossibilità dell’inclusione di un accordo sugli interessi nel contratto di deposito irregolare è, da un punto di vista legale, un risultato diretto del diritto garantito al depositante di prelevare il deposito in qualsiasi momento, e del corrispondente obbligo del depositario di mantenere il tantundem associato costantemente disponibile al depositante. (15) Ludwig von Mises indica anche che è possibile per il depositante effettuare depositi senza chiedere alcun tipo d’interesse proprio perché il titolo ottenuto in cambio della somma di denaro ha lo stesso valore per lui sia che lo converta presto o tardi, o anche per nulla; e grazie a questo è possibile per lui, senza danneggiare i propri interessi economici, acquisire questi titoli in cambio del denaro consegnato senza domandare un compenso per una qualsiasi differenza di valore che provenga dal differenziale di tempo tra il pagamento ed il rimborso, il quale differenziale, per l’appunto, di fatto non esiste. (16)
Dato il fondamento economico del contratto di deposito irregolare di moneta, che non implica lo scambio di beni presenti per beni futuri, l’ininterrotta disponibilità a favore del depositante e l’incompatibilità con accordi in merito agli interessi deriva logicamente e direttamente dall’essenza legale del contratto di deposito irregolare che contrasta duramente con l’essenza legale del contratto di prestito (17).

Differenze legali fondamentali tra i due tipi di contratto

L’elemento legale essenziale nel contratto di deposito irregolare è la custodia o salvaguardia del denaro depositato. Per le parti che decidono di fare o ricevere un deposito irregolare, questo è il più importante obiettivo o scopo del contratto (18), e varia grandemente dallo scopo essenziale del contratto di prestito che è il trasferimento della disponibilità del bene prestato al prestatario di modo che egli possa usarlo per un determinato periodo di tempo. Altre due differenze legali importanti derivano da questa dissomiglianza negli scopi tra i due tipi di contratto. primo, il contratto di deposito irregolare manca di un termine, l’elemento essenziale che identifica un contratto di prestito. Infatti, mentre è impossibile immaginare un contratto di prestito monetario senza un termine fisso (durante il quale non solo viene trasferita la proprietà ma la stessa disponibilità viene preclusa al prestatore), alla fine del quale è necessario restituire il tantundem di moneta originariamente prestata più gli interessi, nel contratto di deposito irregolare non esiste alcun termine ma piuttosto v’è una continua disponibilità a favore del depositante che può prelevare il tantundem in qualsiasi istante (19). La seconda differenza legale essenziale si riferisce agli obblighi delle due parti: nel contratto di deposito irregolare l’obbligo legale implicato nella natura del contratto consiste, come sappiamo, nella custodia e salvaguardia coscienziosa (come ci si aspetterebbe da un buon genitore) del tantundem, che viene tenuto costantemente disponibile al depositante (20). Nel contratto di prestito questo obbligo non esiste ed il prestatario può usare del prestito in totale libertà. Infatti, quando parliamo di “trasferimento di proprietà” legale nei due contratti, alludiamo a due concetti molto dissimili. Mentre il “trasferimento” della proprietà nel contratto di deposito irregolare (che può essere considerato un requisito della natura fungibile dei beni depositati) non implica un trasferimento simultaneo della disponibilità del tantundem, nel contratto di prestito v’è un completo trasferimento della proprietà e della disponibilità del tantundem dal prestatore al prestatario (21). Le differenze trattate in questa sezione sono riassunte nella tavola 1-1.

Tavola 1-1: Differenze essenziali tra due tipi radicalmente differenti di contratti distinti

Deposito monetario irregolare Prestito monetario
Differenze Economiche
1. I beni presenti non vengono scambiati in cambio di beni futuri 1. I beni presenti vengono scambiati in cambio di beni futuri
2. C’è una completa e costante disponibilità a favore del depositante 2. La totale disponibilità viene trasferita dal prestatore al prestatario
3. Non vi sono interessi, poiché i beni presenti non sono scambiati in cambio di beni futuri 3. Vi sono interessi, poiché i beni presenti sono scambiati in cambio di beni futuri
Differenze Legali
1. L’elemento essenziale (e la motivazione principale del depositante) è la custodia o salvaguardia del tantundem 1. L’elemento essenziale è il trasferimento della disponibilità dei beni presenti al prestatario
2. Non c’è un termine di scadenza per la restituzione del denaro, ma il contratto è “a vista” 2. Il contratto richiede la pattuizione di un termine per la restituzione del prestito ed il calcolo e pagamento degli interessi
3. L’obbligo del depositario è di conservare il tantundem rendendolo disponibile ininterrottamente al depositante (riserva contante al 100%) 3. L’obbligo del prestatario è di restituire il tantundem alla scadenza del termine e di pagare gli interessi concordati

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Il testo di De Soto è altamente istruttivo e continua per 800 pagine elencando le violazioni legali storiche da parte del sistema bancario, dagli antichi greci fino al secolo ventesimo. Racconta dei tentativi assurdi di legalizzare la riserva frazionaria, ovvero la bancarotta tecnica permanente delle banche che ormai contabilizzano al 98% denaro che non esiste, creato dal nulla al solo scopo di espropriare la comunità dei suoi beni e del frutto del suo lavoro e risparmio. Viene dunque dimostrato come proprio questa creazione di denaro falso dal nulla sia alla base del fenomeno dei cicli storici di espansione e recessione. Prosegue con una critica del monetarismo e delle teorie di Keynes, concludendo con una analisi degli errori della legislazione bancaria occidentale e con una proposta di riforma dell’autore, ispirata alla Scuola Austriaca d’Economia.

Note:

a) Bankenstein (2006), Euroschiavi (2006), Misteri dell’euro e misfatti della finanza (2007)
b) Il grande mutuo (2008), O la banca o la vita (2008)
c) Manuale delle monete locali e complementari (previsto per novembre 2008)

1) http://www.treccani.it/site/www/index.htm

2) Manuel Albaladejo, Derecho civil II, Derecho de obligaciones, vol. 2: Los
contratos en particular y las obligaciones no contractuales (Barcellona: Librería
Bosch, 1975), p. 304.

3) Juan Iglesias, Derecho romano: Instituciones de derecho privado, 6th rev. ed. aggiornata (Barcellona: Ediciones Ariel, 1972), pp. 408–09.

4) I beni fungibili sono quelli per i quali altri dello stesso tipo possono essere sostituiti. In altre parole, sono beni che non vengono trattati separatamente, ma in termini di quantità, peso, o misura. I Romani dicevano che cose quae in genere suo functionem in solutione recipiunt erano fungibili.; ovvero, res quae pondere numero mensurave constant. I beni di consumo sono spesso fungibili.

5) César Martínez Meseguer sostiene in modo convincente che un’altra soluzione adeguata a questo problema è di considerare che nel deposito irregolare non avviene un vero trasferimento di proprietà, ma piuttosto che il concetto di proprietà si riferisce in astratto al tantundem o alla quantità dei beni depositati e così rimane sempre a favore del depositante e non viene trasferita. Questa soluzione è quella che viene offerta, ad esempio, nel caso di commistione coperto nell’articolo 381 del codice civile spagnolo che ammette che “ogni proprietario acquisisce i diritti in proporzione alla parte che gli corrisponde”. Nonostante il deposito irregolare sia stato tradizionalmente visto in modo differente (come implicante il trasferimento effettivo della proprietà delle unità fisiche), appare più corretto definire la proprietà nei termini più astratti previsti dall’articolo 381 del codice civile spagnolo nel qual caso possiamo considerare non avvenga un trasferimento di proprietà all’interno di un deposito irregolare. Questo corrisponde anche all’opinione degli autori Luis Díez-Picazo e Antonio Gullón in: Sistema de derecho civil, 6th ed., Madrid: Editorial Tecnos, 1989, vol. 2, pp. 469–70.

6) Nel caso specifico del deposito monetario irregolare, l’uso occasionale del servizio di cassa offerto dalle banche è un vantaggio aggiuntivo.

7) Come saggiamente puntualizza Pasquale Coppa-Zuccari: a differenza del deposito regolare, l’irregolare gli garantisce la restituzione del tantundem nella stessa specie e qualità, sempre ed in ogni caso. . . . Il deponente irregolare è garantito contro il caso fortuito, contro il quale il depositario regolare non lo garantisce; trovasi anzi in una condizione economicamente ben più fortunata che se fosse assicurato. (Vedi: Pasquale Coppa-Zuccari, Il deposito irregolare, Modena: Biblioteca dell’Archivio Giuridico Filippo Serafini, 1901, vol. 6, pp. 109–110)

8) Coppa-Zuccari illustrò meglio di tutti questo principio essenziale del deposito irregolare quando scrisse che il depositante: “risponde della diligenza di un buon padre di famiglia indipendentemente da quella che esplica nel giro ordinario della sua vita economica e giuridica. Il depositario invece, nella custodia delle cose ricevute in deposito, deve spiegare la diligenza, quam suis rebus adhibere solet. E questa diligenza diretta alla conservazione delle cose proprie, il depositario esplica: in rapporto alle cose infungibili, con l’impedire che esse si perdano o si deteriorino; in rapporto alle fungibili, col curare di averne sempre a disposizione la medesima quantità e qualità. Questo tenere a disposizione una eguale quantità e qualità di cose determinate, si rinnovellino pur di continuo e si sostituiscano, equivale per le fungibili a ciò che per le infungibili è l’esistenza della cosa in individuo.” (Coppa-Zuccari, Il deposito irregolare, p. 95)
Joaquín Garrigues esprime la stessa opinione in Contratos bancarios (Madrid, 1975), p. 365, e Juan J. Roca l’esprime anch’esso nel suo articolo sul deposito monetario (Comentarios al Código Civil y Compilaciones Forales, sotto la direzione di Manuel Albaladejo, tomo 22, vol. 1, Editorial Revista del Derecho Privado EDERSA, Madrid, 1982, pp. 246–55), nel quale arriva alla conclusione che nel deposito irregolare l’obbligo di salvaguardia significa precisamente che il depositario deve mantenere disponibile al depositante la quantità depositata e perciò deve mantenere il numero delle unità del tipo depositato necessarie a rimborsare l’ammontare quando ne venga richiesto (p. 251). In altre parole, nel caso del deposito irregolare di moneta, l’obbligo di salvaguardia significa che è mandatorio il mantenimento continuo di una riserva contante al 100%.

9) Quando il depositario falsifica il numero delle ricevute o dei voucher di deposito commette dei reati supplementari. Questo è il caso del depositario di petrolio che emette false ricevute di deposito per essere scambiate da terze parti, ed in generale di qualsiasi depositario di un bene fungibile (denaro incluso) che emette ricevute o voucher in misura maggiore rispetto alla quantità effettivamente in deposito. E’ chiaro che in questo caso abbiamo a che fare con i reati di falsificazione di documenti (l’emissione di false ricevute) e frode (se con l’emissione delle ricevute c’è l’intenzione di ingannare una terza parte e di ottenere uno specifico profitto). In seguito confermeremo che lo sviluppo storico della pratica bancaria fu basato sulla perpetrazione di questi atti criminali in relazione all’affare dell’emissione delle banconote.

10) Antonio Ferrer Sama, El delito de apropiación indebida (Murcia: Publicaciones del Seminario de Derecho Penal de la Universidad de Murcia, Editorial Sucesores de Nogués, 1945), pp. 26–27.
Come abbiamo indicato nel testo, e come anche spiega Eugenio Cuello Calón (Derecho penal, Barcelona: Editorial Bosch, 1972, tomo 2, sezione speciale, 13th ed, vol. 2, pp. 952–53), il crimine viene commesso nel momento in cui viene stabilito che è avvenuta l’appropriazione o il trafugamento, e l’offesa deriva dall’intenzione di commettere l’appropriazione. A causa della loro natura privata, queste intenzioni debbono essere percepite attraverso il risultato di atti esterni (come l’alienazione, il consumo od il prestito dei beni). Generalmente queste azioni hanno luogo molto prima della loro scoperta da parte del depositante che, quando cerca di ritirare il suo deposito, è sorpreso di constatare che il depositario non riesce a restituirgli immediatamente il corrispondente tantundem. [NdT: tipico il caso quotidiano del cliente di banca che cerca di prelevare contanti dal proprio conto ed a cui il cassiere chiede di ripassare in un momento successivo…]
Miguel Bajo Fernández, Mercedes Pérez Manzano e Carlos Suárez González (Manual de derecho penal, sezione speciale, Delitos patrimoniales y económicos, Madrid: Editorial Centro de Estudios Ramón Areces, 1993) concludono anche che il crimine viene commesso proprio nel momento in cui ha luogo l’atto della disposizione, senza riguardo agli effetti successivi, e continua ad essere un crimine anche quando l’oggetto viene recuperato od il perpetrante manca di trarre profitto dall’appropriazione, senza riguardo al fatto che il depositario sia poi più meno abile di restituire il tantundem al momento in cui venga richiesto (p. 421). Gli stessi autori denunciano un inaccettabile vuoto legale nel codice penale spagnolo rispetto ad altre giurisdizioni che contengono “specifici provvedimenti per crimini societari e abuso di fiducia sotto i quali sarebbe possibile includere il comportamento illegale delle banche rispetto ai conti correnti di deposito irregolare.” (p. 429)
Nel codice penale spagnolo, l’articolo che riguarda l’appropriazione indebita è l’art. 252 (citato da Antonio Ferrer Sama) del nuovo codice penale del 1996 (nel codice precedente era l’articolo 528), che recita:
Le pene previste nell’articolo 249 o 250 saranno applicate a chiunque il quale, a detrimento altrui, trafuga o si appropria di denaro, beni, titoli o qualsiasi altro bene mobiliare o assetto patrimoniale che ha ricevuto in deposito, in custodia o in consegna o sulla base di altri titoli che comportano l’obbligo di riconsegnare la proprietà, o che nega di averla ricevuta, quando l’ammontare appropriato supera i 300 euro. Queste pene saranno aumentate del 50 percento in caso di deposito necessario.
Infine, il lavoro più completo sugli aspetti criminali dell’appropriazione indebita di denaro che copre in extenso le posizioni dei professori Ferrer Sama, Bajo Fernández, ed altri, è quello di Norberto J. de la Mata Barranco, Tutela penal de la propiedad y delitos de apropiación: el dinero como objeto material de los delitos de hurto y apropiación indebida, Barcelona: Promociones y Publicaciones Universitarias, PPU, Inc., 1994, in particolare alle pp. 407–08 e 512.

11) Queste sentenze sono pubblicate in Principes de droit commercial, di Jean Escarra, p. 256; Garrigues ne riferisce anche in Contratos bancarios, pp. 367–68.

12) Dictamen de Antonio Goicoechea, in La Cuenta corriente de efectos o valores de un sector de la banca catalana y el mercado libre de valores de BarcelonaGarrigues fa riferimento a questa sentenza anche in Contratos bancarios, p. 368.

13) José Luis García-Pita y Lastres cita questa sentenza nel suo testo Los depósitos bancarios de dinero y su documentación, che è pubblicato ne La revista de derecho bancario y bursátil (Centro de Documentación Bancaria y Bursátil, Ottobre–Dicembre 1993), pp. 919–1008, in particolare, p. 991.
Anche Garrigues ne dà contezza in Contratos bancarios, p. 387.

14) Ludwig von Mises, The Theory of Money and Credit (Indianapolis, Ind.: Liberty Classics, 1980), pp. 300–01. Questa è la migliore edizione inglese della traduzione di H.E. Batson della seconda edizione in tedesco (pubblicata nel 1924) della Theorie des Geldes und der Umlaufsmittel, pubblicata da Duncker e Humblot in Monaco e Lipsia. La prima edizione venne pubblicata nel 1912.

15) Conseguenza immediata del diritto concesso al deponente di ritirare in ogni tempo il deposito e del correlativo obbligo del depositario di renderlo alla prima richiesta e di tenere sempre a disposizione del deponente il suo tantundem nel deposito irregolare, è l’impossibilità assoluta per il depositario di corrispondere interessi al deponente. (Coppa-Zuccari, Il deposito irregolare, p. 292)
Coppa-Zuccari puntualizza anche che questa incompatibilità tra il deposito irregolare ed il pagamento di interessi non si applica, come logico, al caso completamente separato dove l’interesse è corrisposto poiché il depositario non riesce a restituire il denaro a richiesta, diventando così insolvente. Come risultato il concetto di depositum confessatum fu, come vedremo, sistematicamente utilizzato nel medioevo come un trucco legale per scansare la proibizione canonica del caricare interessi sopra ai prestiti.

16) Mises, The Theory of Money and Credit, p. 301.

17) Il fatto che gli accordi sugli interessi siano incompatibili col contratto di deposito irregolare di moneta non significa che quest’ultimo debba essere a titolo gratuito. Infatti, attenendosi alla sua natura intrinseca, il deposito irregolare include usualmente la stipula di un pagamento da parte del depositante al depositario di un certo ammontare per i costi di custodia del deposito o della tenuta del conto. Il pagamento di interessi è un’indice ragionevole del fatto che l’obbligo essenziale di salvaguardia nel contratto di deposito irregolare viene quasi certamente violato e che il depositario sta usando la moneta dei suoi depositanti per il suo proprio beneficio, appropriandosi indebitamente di parte del tantundem che egli dovrebbe invece tenere continuamente disponibile ai depositanti.

18) J. Dabin, La teoría de la causa: estudio histórico y jurisprudencial, tradotto da Francisco de Pelsmaeker ed adattato da Francisco Bonet Ramón, 2° ed. (Madrid: Editorial Revista de Derecho Privado, 1955), pp. 24 e seguenti. Che lo scopo del contratto di deposito irregolare sia la custodia o salvaguardia e che sia differente dall’oggetto del contratto di prestito viene riconosciuto anche da autori che, come García-Pita o Ozcáriz-Marco, ancora non accettano che le conseguenze logiche ed inevitabili del suo scopo di salvaguardia sia il requisito di una riserva del 100 percento per i depositi bancari a vista. Vedere: José Luis García-Pita y Lastres, Depósitos ban-
carios y protección del depositante
, Contratos bancarios (Madrid: Colegios Notariales de España, 1996), pp. 119–266, ed in particolare pp. 167–191; e Florencio Ozcáriz Marco, El contrato de depósito: estudio de la obligación de guarda (Barcelona: J.M. Bosch Editor, 1997), pp. 37 e 47.

19) Gli esperti di diritto civile concordano unanimemente sul fatto che un termineManuel Albaladejo sottolinea che il contratto mutuo si conclude e che il prestito deve essere restituito alla scadenza del termine (ad esempio, vedere l’articolo 1125 del codice civile spagnolo). Egli indica anche che se un termine non è stato esplicitamente designato, si debba sempre assumere che vi sia l’intenzione di fissarlo per il debitore, poiché un termine è un prerequisito essenziale naturale del contratto di prestito. Nel caso esso non sia stato esplicitato, è una terza parte (il tribunale) che dovrà essere autorizzata a stipulare il termine corrispondente (questa è la soluzione prevista dall’articolo 1128 del codice civile spagnolo). Vedere: Albaladejo, Derecho civil II, Derecho de obligaciones, vol. 2, p. 317.

20) Chiaramente è il tantundem ad essere reso continuativamente disponibile al depositante, e non le specifiche unità depositate. In altre parole, anche se la proprietà delle unità fisiche concrete depositate viene trasferita e queste possono essere utilizzate, il depositario non ne guadagna alcuna disponibilità reale poiché quello che guadagna in termini di disponibilità rispetto alle singole unità ricevute deve essere perfettamente compensato da una perdita di un’equivalente disponibilità di unità riguardante altre specifiche unità già in suo possesso, e questa necessità deriva dall’obbligo di mantenere la disponibilità del tantundem a favore del depositante. Nel contratto di deposito monetario, questa costante disponibilità al depositante viene normalmente indicata con l’espressione “a vista” che illustra lo scopo essenziale ed univoco del conto corrente o del contratto del deposito “a vista”: di rendere il tantundem

21) A questo punto è importante attirare l’attenzione sul contratto del “deposito a tempo” che possiede le caratteristiche economiche e legali di un prestito vero e proprio, non quelle di un deposito. Occorre enfatizzare che questo uso della terminologia è fuorviante e nasconde un vero contratto di prestito nel quale dei beni presenti vengono scambiati per dei beni futuri. La disponibilità del denaro viene trasferita per la durata di un termine prefissato ed il cliente ha il diritto di ricevere l’interesse corrispondente. Questa terminologia confusa rende ancora più complicato ai cittadini il distinguere tra un vero deposito (a vista) ed un contratto di prestito (con un termine), Alcuni operatori economici hanno ripetutamente ed egoisticamente utilizzato queste terminologie per ottenere vantaggi dalla confusione creata ad arte. La situazione degenera ulteriormente quando, come spesso accade, le banche offrono “depositi” a tempo (che sono dei veri e propri prestiti) che diventano de facto depositi a vista, poiché le banche forniscono la possibilità di ritirare i fondi in ogni momento senza pagare penalità. (NdT: Si pensi al caso inverso in cui sia il cliente a dover rimborsare un prestito alla banca: in caso di estinzione anticipata, usualmente la banca impone delle penali) costantemente disponibile al depositante. (Madrid: Imprenta Delgado Sáez, 1936), pp. 233–89, in particolare pp. 263–64. sia essenziale in un contratto di prestito, a differenza del contratto di deposito irregolare che non ha un termine.

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MILENA GABANELLI VUOLE TOGLIERCI I SOLDI

DI CLAUDIO BORGHI
ilgiornale.it

A volte le illusioni ritornano. Questa volta ci ha pensato Milena Gabanelli che ha ri­proposto l’abolizione del contan­te come soluzione a tutti i mali che ci affliggono.

Secondo questa cu­riosa teoria se tutto si pagasse con carta di credito potremmo avere addirittura 150 miliardi in più di gettito fiscale, per poter lastricare d’oro le strade. È un sogno paralle­lo a quello della Tobin tax, la famo­sa tassa sulle transazioni finanzia­rie. In realtà il mondo è differente da quello dei sogni dove basta vie­tare e tassare per ottenere schiere di angioletti. Vediamo perché.

Prima di arrivare alla soluzione estrema dell’abolizione delle ban­conote cominciamo con l’esami­nare il senso delle limitazioni al­l’uso del contante: nessun malaffa­re «che si rispetti» viene gestito con carta di credito o assegno. È da gonzi pensare che lo spacciatore paghi la droga col bancomat o il ri­cet­tatore faccia un bonifico con ca­suale «incasso refurtiva», allo stes­so modo chi incassava somme in nero continuerà a farlo che il limi­te sia a 10mila euro o a mille. Le so­glie di tracciabilità sono andate su e giù come la marea a seconda del livello di demagogia fiscale dei go­verni ma nulla è cambiato nella propensione all’evasione. Mette­re vincoli addizionali ottiene il semplice risultato di aggravare pa­stoie e commissioni per l’onesto, lasciando del tutto indifferente il disonesto che continua esatta­mente a comportarsi come prima.
Illusione massima poi è quella di supporre che se, con una magìa, domani tutti pagassero con la car­ta, si incasserebbero i famosi 150 miliardi. Per capire quanto grosso­lano sia l’errore basti pensare che il valore totale delle banconote presenti in Italia è solo 100 miliar­di ( e già qui casca la Gabanelli) ma la nostra pressione fiscale è calco­lata sul Pil: aggiungendo ulteriori introiti fiscali pari al 10% del pro­dotto interno lordo si otterrebbe un dato incompatibile con qualsi­a­si attività economica di larga sca­la.

In parole povere per molte atti­vità il gettito andrebbe a zero per­ché semplicemente chiuderebbe­ro. L’unico modo di premiare i con­tribuenti onesti senza schiacciare l’economia è la riduzione fiscale fi­nanziata con il taglio delle spese ma chissà perché le soluzioni semplici come questa so­no meno affascinanti delle teorie fantascientifiche.

Torniamo al contante: ai sost­enitori di idee radicali come questa o la Tobin Tax sfugge che la condizione necessaria per raggiungere lo scopo finale è che lo stesso divieto sia recepito globalmente, al­trimenti molto semplicemente le transazioni si sposterebbero in un’altra valuta o in un altro Paese. È concepibile pensare che tutto il mondo, dalla Cina agli Usa, ripu­di contemporaneamente il con­tante per fare una cortesia a noi? Se la risposta è no è inutile anche soltanto distrarci dai problemi ve­ri per dedicarci a queste fantasie, senza contare che il malaffare è esi­stito ben prima dell’invenzione del denaro e basterebbe scambiar­si oro o beni di qualsiasi altro tipo per aggirare le limitazioni. Ogni re­strizione unilaterale avrebbe co­me unico effetto la fuga di capitali: il monitoraggio da stato di polizia dei conti correnti, concesso al­l’Agenzia delle entrate è un uni­cum in Europa e infatti, grazie al parallelo inasprimento delle tas­se, il trasferimento del denaro al­l’estero sta raggiungendo livelli re­cord e le conseguenze della fuga saranno ben superiori agli introiti fiscali delle ispezioni.

C’è poi un ultimo aspetto decisi­vo: larghe fasce di popolazione semplicemente non sono pronte a gestire la smaterializzazione del contante, dal punto di vista dei pa­gamenti e degli incassi e, special­mente per gli anziani, probabil­mente mai lo saranno. Ovvio che nel mondo dorato della signora Gabanelli e dei suoi seguaci le car­te di credito abbondino, tuttavia l’Italia «normale» non funziona co­sì. Basti pensare che molti di quelli che vagheggiano l’abolizione del contante erano in prima fila a con­­testare la decisione di pagare le pensioni solo su conto corrente perché «non si possono obbligare i vecchi a procedure che non cono­scono». È la stessa storia di quelli che invocano i tagli alla spesa ma si indignano se si toccano i pensio­nati e gli statali (come se le spese non fossero soprattutto quelle). Tutte ottime idee, basta che si ap­plichino agli «altri». Il contante si potrà abolire con un percorso glo­balmente condiviso e plurienna­le: per l’Italia i nodi verranno al pet­tine molto prima.

Claudio Borghi (Twitter:@borghi_claudio)
Fonte: http://www.ilgiornale.it/
Link: http://www.ilgiornale.it/news/interni/milena-gabanellivuole-toglierci-i-soldi.html
16.04.2013

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Sono d’accordo con la Gabanelli. Ma abolire il contante e rimanere nell’euro non basta. Bisogna cambiare radicalmente tutto il sistema monetario, creando una nuova moneta al 100% elettronica (ma lasciando in circolazione monete di poco valore per comprare le gomme da masticare e dare l’elemosina).
In questo modo si può mettere una tassa su ogni transazione, tipo il 10 o il 15%, e quindi tutti pagano le tasse e di conseguenza ne possiamo pagare tutti di meno. Anche corrompere è più difficile. Niente più dichiarazione dei redditi (le tasse le paghiamo già con questa tassa fissa su tutto, dalla benzina alla macchina nuova), niente più commercialisti, nienti più mafia (che senza il contante proveniente dallo spaccio di droga, muore subito), niente più banche (i soldi elettronici di ognuno di noi sono custoditi in un conto statale associato al nostro codice fiscale, inviolabile e protetto dalla costituzione) o per lo meno molte meno banche, che si limiterebbero a prestare soldi con degli interessi legati all’inflazione. Niente più rapine in banca o per strada, niente più corruzione nel mondo della politica (ogni politico dovrebbe mostrare le sue spese e i suoi incassi come condizione per entrare in politica)
Le transazioni possono farsi con carte di credito, cellulari, o apparecchi speciali distribuiti dallo stato fatti apposta per semplificare il più possibile le cose agli anziani.
E io dovrei rinunciare a tutti questi vantaggi solo perché qualche vecchio non ha voglia di cambiare sistema?
Nell’articolo si parla anche di fughe di capitale in caso di restrizioni unilaterali. Vero se si abolisce il contante e basta, falso se si riforma il sistema monetario verso qualcosa di nuovo e innovativo.

Questo fumetto mi ha aperto gli occhi e non smetterò mai di promuoverlo: Gli Incorreggibili [incorreggibili2012.blogspot.com]

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NUOVA BANCONOTA DA 5 EURO DAL 2 MAGGIO 2013

http://www.meteoservice.it/forum/showthread.php/22828-Nuova-banconota-da-5-euro-dal-2-maggio-2013?p=210010

Dal prossimo 2 maggio 2013 entreranno in circolazione le nuove banconote da 5 euro. Ecco quali sono le differenze rispetto alle attuali versioni, e come riconoscere quelle vere da quelle false.
Manca poco e una nuova banconota entrerà a far parte del nostro portafoglio. La nuova banconota da 5 euro entrerà infatti in vigore dal prossimo 2 maggio 2013, con l’obiettivo di sostituire le vecchie e usurate versioni precedenti.
A presentare ufficialmente la nuova banconota è stato lo stesso presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, in occasione di una cerimonia al Museo Archeologico di Francoforte sul Meno. “Le euro-banconote sono un grande successo. Rappresentano l’unità e la diversità del nostro continente. Sono il simbolo più visibile dell’integrazione europea” – ha affermato il numero 1 dell’Eurotower .
Ma in che modo poter riconoscere queste banconote? Cerchiamo di comprendere le principali differenze:

nella cartina posta sul retro della banconota ci saranno anche Malta e Cipro che all’epoca della prima serie non facevano ancora parte dell’Unione Europea
nella parte frontale l’importo è scritto in un verde smeraldo cangiante, che tende al blu
nell’ologramma e nella filigrana compare il ritratto della figura mitologica greca Europa
sui margini destro e sinistro sono dei piccoli trattini in rilievo
guardando la banconota in controluce appare un filo di sicurezza e la cifra del valore in microscrittura bianca
il simbolo € che compare nel filo di sicurezza, al posto della parola “EURO”

In origine di questo nostro breve approfondimento, ecco come appare la nuova banconota da 5 euro. Vi consigliamo di iniziare a prendere la dovuta confidenza, al fine di evitare brutte sorprese in sede di circolazione e di spendita di tali nuove versioni.
Fonte: ijobs.it

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Tra monete elettroniche e virtuali, il denaro è sempre meno “reale”

Persistono gli effetti psicologici di Cipro. Il Wsj pungola la Bce che intanto rilancia sulle carte di credito

Dopo la Germania anche la Finlandia ha dato ieri il nulla osta al salvataggio dell’economia di Cipro, ma le cicatrici psicologiche del prelievo forzoso sui conti correnti dei risparmiatori con depositi sotto i 100 mila euro – clausola contenuta nella prima bozza del piano e poi ritirata – devono ancora rimarginarsi. Il disordinato processo di salvataggio della bancocentrica economia mediterranea ha provocato la migrazione dei depositi bancari e generato preoccupazione nei risparmiatori europei riguardo la sicurezza dei loro conti, esposti a intrusioni esterne (nonostante la fermezza con cui anche il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha ribadito che Cipro non è un “modello” e che i “piccoli” correntisti non devono essere toccati). “Il principio della credibilità della moneta bancaria è stato infine salvaguardato perché sono stati intaccati solo i grandi depositi, ma ha creato un’incertezza psicologica. Per questo l’Unione europea deve fare chiarezza sul metodo di risoluzione delle banche in crisi come base per il risanamento del sistema finanziario”, dice al Foglio Luca Fantacci, economista dell’Università Bocconi. “La fiducia nel sistema creditizio dev’essere ben riposta: chi gestisce il sistema monetario e bancario deve meritarsela. E il fatto che il denaro erogato alle banche dalla Bce non stia circolando ma resti in pancia agli istituti, in questo senso, non aiuta”, aggiunge Fantacci.

Uno studio di Bank of America, ripreso dal Wall Street Journal il 9 aprile, consiglia alla Bce di ritirare le banconote da 500 euro al fine di svalutare la moneta unica, dando sollievo agli esportatori, e fare emergere al contempo l’economia sommersa. Nel paniere delle dieci principali valute globali, i 500 euro sono le banconote col “taglio” maggiore e vengono usate per il 90 per cento dell’ammontare circolante dalle organizzazioni criminali per traffici illegali, scriveva il Wsj. La domanda di banconote di grosso taglio è diminuita nel recente passato ma la loro produzione ha raggiunto i massimi. (segue dalla prima pagina)

Ci sono oltre 500 mila “biglietti viola” in circolazione. BofA consiglia di ritirarli gradualmente chiedendo a chi li converte di giustificarne la provenienza per “incastrare” i criminali, ai quali sarebbe impedito l’incasso. Difficile che la Bce decida di eliminare la cartamoneta, ma sta lavorando per incentivare l’uso del “denaro elettronico” in quanto completamente tracciabile. Il 15 aprile Benoît Coeuré, francese dell’esecutivo Bce, ha segnalato quanto l’Europa sia indietro rispetto agli Stati Uniti: in America due terzi dei pagamenti senza moneta avvengono con carta di credito, in Europa sono meno di un terzo. Per Coeuré, che cita uno studio Bce, “la società nel suo complesso beneficerebbe di un incremento” dell’uso degli scambi elettronici. L’Eurotower ora punta a uniformare il sistema dei pagamenti nell’Eurozona con il programma Single euro payments area. E’ però un tema delicato. In Spagna, la riduzione su impulso governativo delle commissioni tra chi fornisce il servizio di pagamento tramite carta di credito e le banche ha finito per penalizzare i consumatori avvantaggiando i commercianti, secondo uno studio della Universidad autónoma de Madrid. Un precedente che i lobbisti di Bruxelles non vogliono ripetere: stanno facendo pressione sulla Commissione affinché non ne tragga esempio quando dovrà esprimersi sulla regolamentazione di settore a luglio. L’evanescenza della moneta si fa evidente con la crescita – esponenziale dopo Cipro – del fenomeno Bitcoin, valuta “virtuale” esterna al monopolio monetario delle Banche centrali, ora convertibile in denaro. In pratica, si mette in vendita la memoria del proprio computer (o di server comprati ad hoc), lo spazio viene remunerato in Bitcoin da convertire in soldi veri. “Rendere convertibile un’unità di misura diversa dalla moneta significa di fatto che i soldi perdono valore”, dice al Foglio Fabio Ghioni, esperto di sicurezza informatica. “I principali fruitori di Bitcoin – aggiunge Ghioni segnalando un paradosso – sono quelle istituzioni, come la Nasa, che hanno bisogno di una grande capacità di ‘calcolo informatico’ e alimentano questo effimero mercato”.

Alberto Brambilla
Fonte: www.ilfoglio.it
Link: http://www.ilfoglio.it/soloqui/17869
20.04.2013

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La tua banca funziona cosi
di Dario De Angelis

Capire come funzionano le banche con l’attuale sistema monetario è basilare per proseguire il percorso di alfabetizzazione economica che memmt.info sta conducendo. Portarlo avanti significa avere uno Stato democratico. Essere dotati di una alfabetizzazione economica base è fondamentale per comprendere cosa i politici ci propinano. Segue un esempio con gli USA.1

1. Il governo USA è l’unico fornitore di dollari USA. Li crea virtualmente a costo zero. Non deve fare affidamento sulle tasse o sulla vendita dei titoli di Stato per finanziarsi. Le tasse e l’emissione di titoli pubblici servono ad altri scopi e la loro presenza come strumento politico è un retaggio del gold standard

2. Il governo, per statuto, deve mantenere un conto con la FED con un saldo positivo prima di spendere. Questa è una prescrizione legale, non un vincolo operazionale. Ciò significa che se la legge mutasse o fosse ignorata, il Tesoro potrebbe spendere senza emettere titoli di Stato

3. I prestiti creano i depositi. Quando le banche concedono un prestito, contemporaneamente generano un deposito e il bilancio della banca cresce di pari passo con l’espansione del credito

Esempio. Vai in banca per chiedere un prestito per comprare un’automobile. Il prestito viene approvato. Il funzionario che te lo concede non va a prendere dei soldi da un conto di un altro che lo ha depositato trasferendone parte a te. Lui accredita sul tuo conto un deposito, generando un credito per la banca, il prestito da restituire a carico del richiedente, e una passività per la stessa banca, il deposito (la somma è zero). Creano il deposito concedendo un prestito. Due nuove voci sono state create sui libri contabili, e la banca ha creato i soldi che tu trovi sul tuo conto

4. La FED paga interessi sulle riserve per mantenere un tasso overnight positivo. Il tasso overnight è il tasso di interesse a cui le banche si prestano riserve l’una con l’altra. A causa dell’eccesso di riserve generato dal Quantitative Easing (QE), il tasso di interesse overnight scenderebbe a zero se la FED non creasse un livello-base pagando interessi sulle riserve

5. L’attività di prestito non è vincolata dalle riserve bancarie dell’istituto erogante. Il processo relativo all’erogazione del credito non è mai interrotto dai manager della banca preoccupati in merito alla riserva obbligatoria. La banca otterrà la riserva richiesta in una fase temporale successiva all’erogazione del credito, attraverso prestiti sul mercato interbancario, o cercando di attirare depositi. A livello di sistema, se le banche sono a corto delle riserve richieste, faranno salire il tasso di interesse overnight* (*il tasso dei loro prestiti reciproci) al di sopra del target stabilito dalla FED, e la FED fornirà le riserve per centrare il target che ha scelto

6. Il moltiplicatore della moneta (un dollaro di base monetaria porta meccanicamente a 10 dollari di prestito, con quel nuovo dollaro che guida il ciclo) è un falso mito. Le banche non prendono decisioni sulla base delle loro riserve. Come descritto precedentemente, se la banca ha la necessità di soddisfare la riserva obbligatoria, richiede un prestito al tasso di interesse overnight. La FED, in ogni caso, fornirà sempre le riserve al tasso di interesse prestabilito, quindi le banche non si preoccupano. Se una banca avesse problemi nel soddisfare i requisiti di riserva e di solvibilità e le altre banche si rifiutassero di prestarle denaro, la banca in difficoltà otterrebbe un prestito dalla FED a un tasso di interesse penalizzante. In condizioni normali, quando la solvibilità di un istituto finanziario non è in discussione, le banche acquisteranno riserve sul mercato overnight da altre banche mentre la FED fornirà qualsiasi ammontare di riserve richieste dal sistema pur di centrare il target prestabilito. Le riserve seguono l’espansione del credito che, a sua volta, non è influenzata dalle riserve

7. Un eccesso di riserve non genera inflazione o iper-inflazione. Le riserve non sono un fattore rilevante per concedere un prestito o meno, bensì sono uno strumento politico della FED sfruttato per correggere i bilanci tra gli istituti bancari membri della FED. Le banche erogano qualsiasi prestito decidano di erogare avendo dei vincoli legati solo al loro stato patrimoniale e alla valutazione della bontà dell’operazione (possibilità del richiedente di saldare il debito)

8. Con il Quantitative Easing le banche ottengono dalla Banca Centrale riserve in cambio dei titoli di Stato che detenevano; la Banca Centrale ottiene i titoli e i loro interessi, che riducono il reddito e la spesa nell’economia. Il QE di conseguenza non produce inflazione, ma una lenta deflazione, perché riduce il reddito derivante da interessi a favore dei possessori di titoli di Stato

9. Le riserve in eccesso sono un effetto del QE. La FED espande il suo bilancio comprando i titoli di Stato detenuti dalle banche scambiandoli con le nuove riserve create. Le banche si appropriano delle riserve. Queste ultime non rappresentano il fattore decisionale base attraverso cui eseguire i prestiti perché un eccesso di riserve non è di per sé un incentivo per erogare un prestito. Così come l’attività di prestito di una banca non è vincolata dalle riserve, la propensione ad erogare i prestiti non è aumentata dalla presenza di riserve in eccesso nel sistema bancario. Il grafico sotto mostra la situazione per USA, euro-zona e Regno Unito. Le linee tratteggiate rappresentano l’incremento di base monetaria. Le linee continue l’andamento dei prestiti erogati dalle banche al settore privato.

Il QE è inutile. Servono investimenti nell’economia reale!

10. Il governo prima spende, poi presta/tassa. Il governo spende accreditando i conti correnti bancari. Quando spende o accredita conti, sta creando “moneta” che finisce nel sistema bancario come riserva. Prima avviene la spesa, poi l’attività di prestito

11. Gli istituti finanziari che possono eseguire accordi commerciali con la FED (primary dealer, circa 20 grandi banche commerciali con conti di riserva) facilitano il processo di collocamento dei Titoli di Stato, in quanto sono obbligati a farlo. Le aste del Tesoro non falliscono mai: sono organizzate in modo tale che siano collocati tutti i titoli previsti in emissione. I soldi per i titoli di Stato li hanno le banche sotto forma di riserve

12. Le aste del Tesoro non finanziano il governo. Drenano le riserve che la spesa a deficit del governo ha aggiunto al sistema bancario. L’eccesso di riserve nel sistema bancario causa un abbassamento del tasso di interesse overnight, il drenaggio delle riserve elimina questo eccesso e riporta in alto il tasso d’interesse overnight. Le aste sono previste per legge ma non sono un’operazione necessaria e non sono necessarie al governo per finanziarsi. Il governo potrebbe spendere senza emettere titoli di Stato

Domande?

1 – Questo esempio vale per gli USA. Gli altri Paesi agiranno con piccole modifiche, a causa di regolamenti e leggi differenti, ma l’ossatura del sistema è simile a quella sopra esposta.

Link:http://memmt.info/site/le-banche-oggi/ [memmt.info]

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LE URGENTISSIME RIFORME CANNIBAL RISING

PER RICOMPATTARE IL PAESE

AFFIDAVIT

Col nobile intento di tutelare le ‘parti deboli’
– altresi’ note quali: “i giovani” –
nell’interesse dei ‘poteri forti’
nonche’ vista l’impellente necessita’ di ‘agire’ sul debito pubblico
e per facilitare gli ‘investitori internazionali’
qui di seguito gli urgentissimi 20 punti
dell’Agenda: “Ma Chi Comanda in Italia?”
– e relativi consigli preventivi

DISCLAIMER: la suddetta agenda configura il modello qui di seguito dettagliato, definito modello di CAMBIAMENTO. Per ‘la gente comune’, nota anche come ‘qualunque’, taluno modello – piu’ volgarmente conosciuto quale “Ce lo chiede l’Europa” – e’ dato da un sofisticato strutturato basato su uno strumento derivato di nome B.C.E.; congegnato ex-gratia dall’alta ‘finanza’.

Occorrono degli esperti riformisti e, in specie, progressisti ma ‘non tecnici’ al fine di attuare urgentissimamente le importantissime ‘riforme’ Cannibal Rising che l’Italia attende da almeno 30 anni. Col nobile intento di ricompattare il Paese.

MODELLO di CAMBIAMENTO e riforme CANNIBAL RISING.

Osservare RIGOROSAMENTE quanto segue:

1. sganciare obbligatoriamente €50.000 a testa per italiano entro un anno facendo (finta) che vadano nel mucchietto “fiscal compact”

2. vendere l’unica casa che hai e regalare l’80% del ricavato al fondo (perduto) di nome “patto di stabilita’”. Se non hai la casa ne’ i soldi: verrai registrato quale debitore della stessa cifra, da rimettere in questa vita o nell’altra, con gli interessi che corrono. I tuoi conti li tiene Equitalia in cambio di una commissione del 13%, con sopra gli interessi di mora del 38% e una sanzione pecuniaria tra il 52% e 93% a seconda del debito. Verrai altresi’ registrato quale soggetto sorvegliato in quanto, non avendo i quattrini, sei automaticamente un evasore. Il che equivale ad esser peggio di un terrorista, com’e’ noto. La legge non ammette ignoranza

3. chiudere la tua attivita’ imprenditoriale PMI in perdita, ovvero licenziarti prima che ti buttino fuori per INgiusta causa come da normativa vigente. Dal pacchetto: rigore-equita’-crescita e conformemente al modello progressista; da: progresso

4. accendere un mutuo a debito, rigorosamente a tasso variabile ossia il 2%, facendoti prestare i soldi per il deposito dalla stessa banca, tasso dell’8%

5. al contempo, sottoscrivere obbligatoriamente una polizza assicurativa nel caso non potrai pagare il mutuo. Interesse mensile 15%

6. fare qualche lavoretto qua e la’ – ad esempio: metti la lampadina alla vecchietta e simili – guadagnando €5 l’ora: di cui €4,50 di tasse. Il caffe’ te lo prendi una volta che avrai messo quattro lampadine a quattro vecchiette. Se non trovi le quattro vecchiette, vorra’ dire che il caffe’ te lo prenderai nella prossima vita

7. metti all’asta la collezione di ragni che hai accumulato gratuitamente. Ci paghi le tasse quando la vendi, chiaro. Se ti rimane qualche spiccioletto, fai un regalino alle anime pie della Caritas che ti hanno offerto un piatto di pasta; con una mela

8. chiedi un prestito per pagare il mutuo, tasso d’interesse mensile al €29%

9. siccome hai piu’ di 26 anni, non ti assume nessuno perche’ sei VECCHIO

10. avendo meno di 90 anni non hai diritto alla pensione perche’ sei GIOVANE

11. non hai diritto ad alcun sussidio disoccupazionale perche’ sei POVERO (non hai pagato i contributi necessari), ne’ alcun sussidio di poverta’ perche’ sei RICCO: hai una casa. (Col mutuo)

12. non ti assume nemmeno il pizzettaro dietro l’angolo perche’ hai 3 lauree e sei TROPPO QUALIFICATO

13. non ti assume di sicuro lo studio di professionisti perche’ non sei abbastanza “REFERENZIATO”

14. nessuno ti reinserisce nel “gioco del mercato” perche’ non si fa beneficenza agli SFIGATI

15. se rubi un tozzo di pane vai dritto in GALERA. Ma siccome non e’ che possiamo pagarti pure il rancio mentre tu ti riposi, ti mettiamo ai lavori forzati. Ovviamente in cambio di un secchio per urinare – occasionalmente. Stacqua-qua: priva di carboidrati e proteine

16. se ti venisse la cattiva idea di avere fame, ti facciamo una flebo per addormentarti. Noi siamo CLEMENTI. All’ora X ti buttiamo un secchio di urine in faccia per svegliarti. L’acqua e’ un bene prezioso e non va assolutamente sprecato

17. dopo due anni, aumentiamo (di rigore) il tuo tasso di mutuo variabile al 18%. Dovrai perdere la casa. Gli interessi dell’assicurazione; che NON paga perche’ e’ COLPA TUA se l’hai persa; e quelli del prestito che hai ottenuto raddoppiano

18. Visto che non potrai mai pagare i tuoi debiti e quindi lo SPREAD triplica, e’ meglio che ti suicidi

19. se hai eredi, ci prendiamo cio’ che ci devi da costoro

20. se non hai eredi, ti inseguiamo pure all’inferno con una forca nel deretano. Inutile che scappi da un cerchio all’altro. I nostri sistemi informatici – costantemente non funzionanti – intercettano le onde paraboliche in tutti i cerchi dell’inferno.

Materiale utilizzato per ricompattare il Paese: asfalto.

PRIMA del CAMBIAMENTO

DOPO il CAMBIAMENTO

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Prelievo forzoso anche in Italia sul modello Cipro? Ipotesi accettabile secondo CEO UniCredit

di Federica Agostini – 05 Apr 2013 – 14:00

La soluzione adottata a Cipro per salvare il sistema bancario dal disastro potrebbe diventare un modello accettabile se condiviso su scala globale.

Secondo Federico Ghizzoni, CEO UniCredit, la banca più grande d’Italia, un “approccio comune” che tagli sui grandi fondi non assicurati potrebbe diventare il modello per i salvataggi futuri delle banche. Ma non è detto che i correntisti siano d’accordo…

Il modello di Cipro: questione di interpretazione

Mentre il capo della BCE tenta di spiegare come mai Diesel-Boom (Dijsselbloem) sia stato terribilmente frainteso quando ha detto che l’alterazione sui depositi bancari potrebbe diventare il modello per i futuri schemi di risoluzione della Banca Centrale Europea, l’amministratore delegato della banca più grande d’Italia sembra non aver colto.

Come riportato da Bloomberg, secondo Federico Ghizzoni (UniCredit): “i depositi non assicurati potrebbero essere utilizzati in futuro per le banche in fallimento, laddove i regolatori si accordino su un approccio comune“.

In alternativa, poiché la storia di Cipro ci ha insegnato che l’Europa non avrà mai un approccio comune su qualsiasi cosa, basterà utilizzare i depositi come passività riducibili una volta che arrivi il giorno dei crediti ipotecari in sofferenza e le autorità saranno costrette a tornare alla realtà, esattamente come è successo a Cipro.

Si può solo sperare che i depositi non assicurati non rappresentino una parte consistente del bilancio della banca in questione, perché come ha detto il CEO loro saranno i prossimi quando il rischio torni ad abbattersi sulla zona Euro con la sua vendetta. Tanto più che Mario Draghi è stato molto diretto nel dire che “non c’è nessun Piano B“.

Mercoledì Ghizzoni ha detto alla stampa:

“Tagliare sui grandi depositi delle banche in fallimento, assieme ad altre passività come i bond, per compensare le perdite è accettabile fintanto che i piccoli depositanti ed i fondi dei risparmiatori vengano protetti.”

L’Unione Europea deve introdurre misure identiche in tutti gli Stati e idealmente tali norme dovrebbero essere coordinate a livello globale, ha poi aggiunto il CEO UniCredit.

Haircut: ecco come potrebbe essere accettabile

Infatti, secondo l’italiano, l’indebolimento dei depositi sarebbe applicabile “se tutti lo facessero“; in altre parole, non sarebbe un disastro se lo schema utilizzato per Cipro diventasse il modello, come avanzato dal ministro delle finanze olandese.

Includere i depositi “sarebbe accettabile se divenisse una soluzione Europea” ha detto Ghizzoni (57 anni). “Ciò che non possiamo accettare è la distinzione tra paese e paese della stessa area. Io suggerirei di prendere questa decisione non soltanto in Europa, ma nel contesto della Commissione di Basilea dove tutti i paesi sono rappresentati. Altrimenti ciò aprirebbe la strada all’arbitraggio sul mercato.”

Ghizzoni ritiene che i depositi dovrebbero essere presi in considerazione laddove i bond non siano sufficienti, e quelli al di sotto del livello garantito dei 100 mila Euro dovrebbero essere considerati “off-limits“. Pur preferendo di non doverli toccare in nessuna maniera, includere i depositi in un piano globale sarebbe una soluzione accettabile ha detto il CEO.

“La questione dei depositi -ha poi aggiunto Ghizzoni- è molto sensibile e diventerà parte delle trattative degli strumenti per il salvataggio legato ai piani di risoluzione delle banche. Spero che sarà affrontata con cautela e con la massima trasparenza”.

Lotta ai paradisi fiscali?

La questione ha perfettamente senso: dove andranno quei cattivi oligarchi evasori delle tasse, una volta che tutti nel mondo sono d’accordo sul fatto che i depositi non assicurati non sono più così sicuri?
Singapore? Isole Cayman? Lichtenstein? Svizzera?

È ovvio: esistono paradisi fiscali dove il settore bancario non è insolvente e i ricchi hanno sempre il modo di scoprire dove si trovano questi posti. Ricordiamo: l’Italia non ha un sistema di controllo sui capitali che prevenga la fuga dei depositi, almeno non ancora.

Ma tutto ciò implica anche che per una banca come UniCredit che possiede circa 1000 miliardi in asset, il lato delle passività sui bilanci diventerà sempre più piccolo, forzando l’istituto a riaggiustare i conti, ad esempio pompando maggiori capitali per compensare la perdita della passività dei fondi non assicurati. Ci si potrebbe domandare come tutto questo possa accadere quando nessuna banca Europea ha realizzato profitti reali negli ultimi anni, come per la raccolta di capitali di rischio…dimenticatelo.

Depositi e bilanci: qual è il rapporto?

Più importante, come dimostrato dal grafico in basso, sembra che i depositi siano la fonte principale dei finanziamenti della grande banca italiana. Forse, tentare di spianarli non è l’idea più brillante, specie se UniCredit pianifica di “risolvere” un giorno i crediti ipotecari in sofferenza (15% degli asset totali? 20%? 25%? 30%?) ed è costretta ad “indebolire” le passività dai minori a tutti i tipi di depositi (e superiori).

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La conclusione di Ghizzoni è estremamente disperata: dissipare eventuali timori che lo spettro MPS dei deflussi di capitale possa trasferirsi su UniCredit:

Ghizzoni ha detto di essere “preoccupato” per la reazione dei suoi clienti alle misure introdotte per il salvataggio di Cipro ed ha chiesto che il controllo sui flussi di capitale fosse applicato a tutti e 22 i paesi Europei, a partire da Italia, Germania e Austria, passando per la Russia e la Turchia, dove la banca con sede operativa a Milano opera mediante filiali. I controlli non hanno rilevato perdite sui depositi, ha poi detto.

“Davvero, eravamo preoccupati ed abbiamo iniziato a monitorare giornalmente il flusso di depositi nei diversi paesi. Forse la deluderò, ma la verità è che sino ad oggi non abbiamo rilevato alcuna reazione da parte dei nostri clienti” ha detto Ghizzoni alla stampa.

Forse il CEO UniCredit dovrà riesaminare la questione nel giro di qualche giorno, una volta che i clienti della banca siano pienamente consapevoli che il suo amministratore delegato sia felice di sacrificarli in nome della vitalità della propria banca.

Forse, a quel punto, la reazione dei clienti sarà leggermente diversa…

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A Cipro prove tecniche di prelievo forzoso da esportare in altri Stati europei

23 – 03 – 2013 Elisa Maiucci

A Cipro prove tecniche di prelievo forzoso da esportare in altri Stati europei

La mossa europea con Cipro? Un errore da “principianti” a fronte di un montante antieuropeismo. Si impongono, infatti, delle condizioni che porteranno, se accettate, all’assoggettamento di un Paese che è stato condotto per mano alla soluzione estrema. In questo modo si andrebbe a creare un pericoloso precedente, un “modello” da utilizzare anche in altri Paesi, non esiste il “caso unico”.

E’ quanto sottolinea in una conversazione con Formiche.net Nunzio Bevilacqua, avvocato, pubblicista, vice presidente Fondazione Atlante per l’Etica in Economia, direttore rivista giuridica Notarilia e nel direttivo Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito (Anspc). D’altra parte, sottolinea Bevilacqua, la bocciatura di un piano B comporterebbe l’uscita di Cipro dall’Europa e, dunque, la perdita di un’isola che rischia di essere brutalmente “colonizzata” diventando, nella migliore delle ipotesi, un porto franco al centro del Mediterraneo, o peggio un problema da nuova guerra fredda.

Un precedente per il prelievo forzoso dai conti?

Secondo Bevilacqua la proposta europea a Cipro del prelievo forzoso sui conti correnti superiori ai 100mila è la prova del fatto che si voglia creare una prassi sdoganabile, in Europa continentale, in quanto apparentemente più equa. “L’esposizione italiana è ridotta rispetto a quella di altri Paesi. Secondo i dati Abi, si attesterebbe a meno di 1 miliardo di euro. Il problema è che Cipro lo potrebbe generare comunque un rischio sistemico, non direttamente, ma avviando una spirale negativa con l’economia greca. Se la crisi di Atene ha compromesso seriamente i conti di Cipro, d’altra parte ora anche la Grecia ha una forte esposizione con Nicosia. Un default cipriota in questo senso potrebbe far saltare la fragile stabilità della Grecia e da qui avviare un contagio ai Periferici”, spiega.

L’opposizione tedesca al piano B

Uno degli elementi che fanno inquadrare la proposta europea come un test “è il rifiuto tedesco a qualsiasi soluzione alternativa come la proposta cipriota del fondo di garanzia dove far confluire alcuni asset del Paese. Berlino vuole infatti che il “salvato” contribuisca subito, proprio con 5,8 miliardi di euro, al suo salvataggio, cifra similare alla propria esposizione nel Paese. E, naturalmente, il modo più veloce per ottenere questo risultato è un prelievo “espropriativo” dai conti correnti”.

I finanziamenti Ue come anticamera del commissariamento

Ma il problema è anche geopolitico. Secondo Bevilacqua bisogna accordarsi su un punto fondamentale. “Quell’isola deve far parte dell’Europa o essere figlia di un dio minore? L’Europa sapeva della crisi che affliggeva il Paese già dal giugno 2012, quando la situazione si era aggravata, ma si è continuato ad andare avanti con il fondo Ela per dare liquidità alle banche che ne erano sprovviste. Perché non si è intervenuti prima? Quel fondo è una sorta di adrenalina che dovrebbe servire solo per limitati periodi di tempo, affiancando operazioni strutturali, altrimenti quando i flussi terminano il Paese si trova nell’anticamera del commissariamento. Per arrivare ad una misura dura ‘dentro o fuori’, si doveva arrivare alla soglia della bancarotta. E’ come se l’Ue avesse consentito l’alimentazione artificiale di un soggetto moribondo, il sistema creditizio cipriota, omettendo colposamente di esigere, da subito, una seria riforma del sistema”, sottolinea.

La questione geopolitica

A questo punto o Cipro accetta il prelievo forzoso sui conti superiori ai 100mila euro, confermando la creazione di un precedente pericoloso per l’Europa, oppure sceglie di uscire dall’Europa. “Nicosia continua a giocare su due tavoli, quelli di Bruxelles e Mosca, senza comprendere che attrarrà investimenti russi solo finché starà in Europa, ma non troppo. D’altro canto Bruxelles sapeva che tipo di Stato fosse Cipro quando l’ha accolto, ma, delle sue aliquote agevolate, ne hanno approfittato anche società e banche tedesche”. In questo senso, secondo Bevilacqua, Cipro è un Giano Bifronte.

Mosca comunque non ha perso l’occasione per fare la sua proposta: la creazione di un maxi porto militare a Cipro. “Ma tra i due litiganti, potrebbe essere proprio il terzo ad approfittarne. Infatti, se l’interesse russo per Cipro è di natura finanziaria e, forse, energetica, la Cina guarda all’isola dal punto di vista commerciale. L’obiettivo di Pechino potrebbe essere quello di fare grandi investimenti immobiliari ma, soprattutto, creare il suo grande hub commerciale nel Mediterraneo il crocevia tra Oriente e Occidente”, conclude.

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Il rigore europeo serve solo a salvare le banche

22 – 03 – 2013 Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Il rigore europeo serve solo a salvare le banche

Non vorremmo che l’approccio di Bruxelles nei confronti di Cipro diventi un test per l’intera Europa. Nel qual caso i cittadini e i risparmiatori verrebbero considerati “garanti di ultima istanza” e chiamati perciò a pagare i debiti fatti dalle banche.

Grazie all’autorizzazione dell’editore e dell’autore, pubblichiamo il commento di Mario Lettieri e Paolo Raimondi comparso sul quotidiano Italia Oggi diretto da Pierluigi Magnaschi

La vicenda di Cipro è la prova provata dell’incompetenza di Bruxelles e della Troika (Fmi, Commissione europea e Bce) a trattare le crisi finanziarie e bancarie in Europa. Gli euroburocrati hanno potuto mostrare la loro arroganza sostenuti da quei “duri” europei che vogliono il rigore soltanto per poter salvare le banche in default. Il sistema bancario di Cipro, a metà strada tra il legale e l’offshore, è pieno di soldi. Spesso di provenienza non limpida.

I numeri di Cipro

Secondo il Fondo Monetario Internazionale avrebbe attività per 152 miliardi di euro pari a circa 8 volte il Pil del Paese. I depositi bancari, favoriti da tasse basse e da ancor più bassi controlli, ammonterebbero a 68 miliardi, dei quali il 40% sarebbe in mani russe. La Cyprus Bank e la Cyprus Popular Bank, le due maggiori banche cipriote, sono in gravi difficoltà per le perdite in miliardi di euro subite sui bond greci. Ovviamente si può anche ipotizzare che il rischio di insolvenza sia dovuto all’accumulo di debiti causati da speculazioni andate male.

Chi paga?

Il governo cipriota deve far fronte alla crisi di bilancio come tutti i Paesi europei dell’area mediterranea. Servirebbero circa 17 miliardi di euro. Chi paga? Il Meccanismo di stabilità europea, cioè il fondo di salvataggio creato ad hoc per simili situazioni? Oppure il governo cipriota che non ha soldi e che non può chiedere prestiti in quanto violerebbero il patto da stabilità europeo?

I rapporti con la Russia

L’alternativa sarebbe l’insolvenza delle banche. Ma l’Europa non vuole. Si metterebbe in evidenza la spazzatura esistente nell’intero sistema bancario che è strettamente interconnesso. Nemmeno Cipro la vuole in quanto l’isola perderebbe la sua funzione di sistema “quasi off shore” che attrae capitali in cerca di “paradisi fiscali sottocasa”. La proposta di tassare i detentori dei conti correnti però ci sembra la più provocatoria e la meno efficace. Provocatoria verso i capitali russi. Infatti segnerebbe negativamente i rapporti tra Europa e Russia proprio nel momento in cui è più urgente una proficua collaborazione nel campo infrastrutturale, industriale e commerciale.

No al bailout sulle spalle dei risparmiatori

Inefficace e ingiusta nei confronti dei risparmiatori ciprioti che dovrebbero pagare il bailout delle banche che sono in crisi per comportamenti speculativi mai sanzionati dalle competenti autorità nazionali ed europee. Le banche in crisi non sono scatole chiuse da salvare così come sono.

La separazione tra banche d’investimento e commerciali

È dal fallimento della Lehman Brothers che, per simili situazioni, alcuni, e noi tra questi, sostengono che serve un “curatore fallimentare” che sappia distinguere nelle banche in default le parti sane da salvare da quelle marce da mettere fuori gioco. Un simile approccio di conseguenza impone la separazione delle banche commerciali da quelle di investimento per far sì che i risparmi dei cittadini e delle famiglie non siano usati per giochi speculativi ma soltanto per investimenti oculati.

Cipro non sia un test per l’Europa

Il caso di Cipro quindi può essere l’opportunità per definire nuove regole. La politica del ricatto dei rigoristi da una parte e delle banche che si sentono tutte too big too fail dall’altra non può che portare al caos economico e sociale. Non vorremmo che l’approccio di Bruxelles nei confronti di Cipro diventi un test per l’intera Europa. Nel qual caso i cittadini e i risparmiatori verrebbero considerati “garanti di ultima istanza” e chiamati perciò a pagare i debiti fatti dalle banche!

Le contraddizioni di Commerzbank

È sintomatico il comportamento della Commerzbank, la seconda banca tedesca per importanza. Come è noto, ha avanzato la proposta di tassare il patrimonio finanziario degli italiani del 15% in modo da far rientrare il debito pubblico del nostro Paese subito sotto il 100% del Pil. E’ la stessa banca che nel 2008 fu salvata con i soldi pubblici tanto da diventare quasi una banca statale. Infatti il governo di Berlino detiene il 25% delle sue azioni. È quella stessa banca che, al momento dell’esplosione della crisi dei debiti pubblici, possedeva una grossa fetta dei 541 miliardi di euro in bond dell’Irlanda, del Portogallo, della Grecia e della Spagna in pancia al sistema bancario tedesco. Si comincia a mettere i piedi nel piatto degli altri quando probabilmente non si vogliono trovare soluzioni unitarie e si vuole perciò distogliere l’attenzione dai propri guai.

Mario Lettieri – Sottosegretario all’Economia del governo Prodi

Paolo Raimondi – Economista

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Berlino consiglia a Roma una tassa cipriota (gradita a Bersani e Grillo…)

19 – 03 – 2013 Stefano Cingolani

Berlino consiglia a Roma una tassa cipriota (gradita a Bersani e Grillo...)

Oggi a Cipro, domani a Roma? L’Eurogruppo ha escluso che il prelievo forzoso sui conti in banca possa essere esteso ad altri Paesi. Eppure la domanda da brivido resta appesa sulla nostra testa come una spada di Damocle.

Alcune dure e chiare uscite di autorevoli esponenti del Modell Deutschland fanno capire che è proprio quel che importanti ambienti economici e politici tedeschi pensano di propinare all’Italia. C’è stato l’ukase di Jens Weidmann, presidente della Bundesbank: l’Italia non ha i titoli per chiedere un aiuto della Bce se non prosegue sulla strada del rigore e delle riforme. E c’è la campagna sulla ricchezza degli italiani che tambureggia sui giornali economici.

Per spiegare che non siamo come la Grecia, più volte abbiamo sbandierato la nostra ricchezza patrimoniale e finanziaria. Bene, bravi – replicano adesso i tedeschi – allora pagate. Lo spiega Joerg Kramer, capo economista di Commerzbank e suggerisce anche come. La ricchezza finanziaria italiana è pari al 175% del Pil, quella tedesca è solo al 125%. Una patrimoniale del 15% potrebbe riportare il debito italiano sotto quota 100. L’imposta dovrebbe essere accoppiata a un prelievo straordinario una tantum su depositi e titoli, insomma una cura Amato ’92, ma ancor più amara. Il modello Cipro. Il tutto sullo sfondo della propaganda anti-euro che fa proseliti tra economisti, industriali, banchieri, riuniti nell’associazione Alternativa per la Germania.

Il tam tam cresce e si fa assordante. Finora la Cancelleria resiste. Anzi, preoccupata, lancia segnali accomodanti. Dice che l’Italia ha tutto il diritto di fare investimenti produttivi in deficit se mantiene il disavanzo totale sotto il 3% e conferma il surplus al netto degli interessi. Ma il voto s’avvicina e l’ordalia punitiva conquista gli elettori (non solo i conservatori). Dunque, la sindrome cipriota non è affatto un esercizio di scuola. Del resto, la patrimoniale è scritta nel programma del Pd e la chiedono gli stessi grillini. Dunque, i tedeschi saranno anche perfidi, però non si inventano nulla. E’ questa la via d’uscita?

La patrimoniale suscita naturalmente l’avversione dei ceti medio-alti. Economisti che, citando Einaudi, non sono contrari, rammentano l’enorme difficoltà di acchiappare la ricchezza finanziaria, mobile di per sé. “Il capitale è un ectoplasma”, diceva Joan Robinson, musa del keynesismo di sinistra. Quanto agli immobili, l’Imu è già una patrimoniale, dunque è difficile che possa esserne imposta un’altra. Alla fine della fiera resta il prelievo forzoso sui risparmi e sui depositi bancari. Esattamente come a Cipro. Verrebbe pagato non dai ricchi che polverizzano i loro patrimoni in una miriade di società, ma dai cassettisti che hanno comprato titoli Eni, Enel, Generali, o da quello che una volta si chiamava Bot people.

E cosa riceverebbero in cambio? La crescita, l’allentamento della stretta, la riduzione delle aliquote? In tal caso, potrebbe anche diventare un patto vantaggioso, almeno nel medio periodo. No, otterrebbero la stessa politica di austerità, precondizione per stare nell’euro, esattamente come dice Weidmann. Uno scambio ineguale tra impoverimento dell’Italia e arricchimento della Germania che continua ad attrarre capitali in cerca di rifugio sicuro, grazie all’euro forte, al merito di credito e alla deflazione salariale. A queste condizioni, a Roma ci vorrebbe un governo che dicesse chiaramente no, ribaltando la frittata.

Ci vorrebbe. Se non c’è, allora comanda chi può e chi sa. La politica non ammette vuoti. Sarà per questo che anche Mario Draghi si sta prudentemente spostando verso la Bundesbank?

Stefano Cingolani

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Perché il piano per Cipro è una follia

18 – 03 – 2013 Michele Pierri

Perché il piano per Cipro è una follia

L’apertura fortemente negativa delle borse di oggi comunica meglio di qualunque altro dato il disagio crescente degli investitori a seguito della crisi cipriota.

Un’escalation che in poche ore ha portato a un piano di aiuti e a un prelievo forzoso disposto dall’Unione europea su tutti i conti correnti dell’isola e alla chiusura di sportelli e bancomat per il timore di una fuga di capitali.

Impossibile non prevedere reazioni a catena, simili a quelle ipotizzate dal premio Nobel americano Paul Krugman, che coinvolgessero anche i risparmiatori di Paesi in difficoltà come Spagna e Italia, dove continuano a prevalere i timori e l’incertezza.

Una crisi, quella di Cipro, che per dimensioni e peso specifico dell’economia isolana poteva essere trattata da Bruxelles in modo ben diverso, senza soluzioni così drastiche da diffondere ulteriore instabilità nei mercati finanziari, secondo molti osservatori

Ed è un sentimento di condanna nei confronti dell’Europa quello che prevale nettamente nelle opinioni di stampa e mondo economico.

L’ACCUSA DI SAPELLI AI “TRADITORI” DELL’EUROPA
Dura l’opinione di Giulio Sapelli, economista dell’Università di Milano, che non ha dubbi sui leader europei: “Sono completamente pazzi”, dice, paventando il rischio del panico bancario.

Vedo una mutazione di orientamento dell’Unione europea e della sua commissione, una mutazione antropologica negativa che si distacca sempre di più dalla storia d’Europa”, spiega, sottolineando il valore strategico e geopolitico di Cipro.

C’è un principio costitutivo dell’Europa che queste misure mettono in discussione, la libera circolazione dei capitali. L’aveva fatto Amato in Italia, però si sa che l’Italia non è una nazione, ma un’entità geografica e ci eravamo passati sopra. Ma ora che siamo in Europa, fare una cosa di questo tipo può generare panico bancario in tutta l’Ue. Questi sono pazzi”.

Non si costruisce l’Europa così: Cipro è un’isola devastata, ma ha dato personaggi come l’arcivescovo Makarios, persona che ha illuminato non solo la chiesa ortodossa ma tutta l’Europa. Fare cose simili vuol dire calpestare l’Europa”.

LE REAZIONI NEGATIVE DEL MONDO ECONOMICO (E DEL CREMLINO)
Intanto si susseguono i commenti e le reazioni da parte di quotidiani economici come il Wall Street Journal, che definisce quanto accaduto a Cipro “il passaggio del Rubicone per l’Eurozona e di economisti come Gustavo Piga, che rincara la dose sostenendo che piuttosto che generare il panico, “sarebbe costato una scodella di lenticchie” all’Unione aiutare i ciprioti in difficoltà.

Ha commentato l’argomento anche il fondatore di Breaking Views, Hugo Dixon, che ha definito il prelievo forzoso “una sorta di rapina legalizzata”.

Non ha mancato di marcare il proprio scetticismo anche la Russia, direttamente interessata dalla crisi cipriota. Gli asset appartenenti a cittadini o società russe – per i quali Cipro costituisce un deposito offshore – ammontano a circa 20 miliardi di euro.
Per il Cremlino il prelievo sui conti bancari annunciato dalle autorità cipriote “è ingiusto e pericoloso”.

LA DIFESA DI FRANCOFORTE
La situazione di Cipro e del suo settore bancario “è unica” in Europa e “diversa da qualsiasi altro caso“.

Così Joerg Asmussen, esponente del Comitato esecutivo della Bce, intervenendo a un convegno a Berlino e rispondendo ai timori di una fuga dei risparmiatori dalle banche cipriote e da altri Paesi già in difficoltà, come Grecia, Spagna, Portogallo e la stessa Italia.
Asmussen ha anche detto, tuttavia, che non ci sono a disposizione “opzioni totalmente esenti da rischio” per risolvere i problemi di Cipro e garantire il salvataggio del suo sistema bancario.

Il settore bancario di Cipro, ha ricordato Asmussen, contribuisce per il 90% al Pil nazionale e “per assicurare la sostenibilità del debito, deve essere ampliata la base di imposizione“. Questa è, secondo Asmussen, una situazione totalmente diversa da quella di altri Paesi per i quali il rifinanziamento del debito viene assicurato dagli aiuti concessi nel quadro del programma di aggiustamento. Per questa ragione, è stato deciso di coinvolgere i risparmiatori nel piano.

LE SOFFERTE GIUSTIFICAZIONI DI SEMINERIO
Sulla stessa linea della Bce il blogger economista Mario Seminerio, che sul fatto che l’Europa stavolta abbia giocato duro non ha dubbi, però in una più ampia analisi tende a considerare, controcorrente, quella fatta da Bruxelles come una scelta obbligata.

La mossa di Ue, Bce e Fmi – scrive – è d’acchito scioccante e profondamente autolesionistica, nel senso di generatrice di un episodio contagioso le cui conseguenze potrebbero essere potenzialmente devastanti per l’intera Eurozona. A una lettura più attenta, tuttavia, ci si accorge che, dati i vincoli politici, europei e locali, di alternative vere ce n’erano poche o nessuna. Ma questa considerazione non ci fa star meglio”.

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lunedì 29 aprile 2013

Da lindipendenza.com

L’opposizione di centro-destra contraria all’adesione all’Ue ha rivendicato la vittoria nelle elezioni legislative che si sono svolte ieri in Islanda, tornando al potere con la promessa di tagli fiscali e riduzione del debito appena cinque anni dopo aver presieduto al default bancario dell’isola.
Il Partito dell’Indipendenza ha ottenuto il 26,7% (+3% rispetto al 2009) e 19 seggi davanti al partito del Progresso (centrista e agrario) guidato da David Gunnlaugsson che ottiene il 24,3% (+9,5% rispetto al 2009) e 19 seggi. Crollano i socialdemocratici al 12,9% (-16,9% rispetto al 2009) e 9 seggi, e la sinistra dei Verdi al 10,9% (-10,8% rispetto al 2009) con 7 seggi; l’ex premier socialdemocratica Johanna Sigurdardottir ha annunciato di ritirarsi dalla vita politica. In Parlamento entrano anche i Pirati 5,1% con 3 seggi e con l’8,4% gli europeisti liberali-verdi con 6 seggi.
A fronte dei risultati elettorali, il conservatore Bjarni Benediktsson (nella foto in alto a sinistra) ha richiamato il Partito dell’Indipendenza alle proprie responsabilità dicendosi pronto a guidare un governo di coalizione. «Il partito è chiamato nuovamente al dovere. Stiamo offrendo un’alternativa a quello che ha fatto il governo negli ultimi quattro anni con i loro aumenti delle tasse, noi proponiamo di abbassare le tasse mettendo l’accento sulla crescita. Abbiamo avuto una crescita insufficiente negli ultimi anni, le persone si sono rese conto che la nostra è l’unica strada percorribile. Stiamo offrendo una strada diversa, una strada per la crescita, la tutela della sicurezza sociale, un migliore benessere e la creazione di posti di lavoro». David Gunnlaugsson ha dichiarato che «cambieremo l’Islanda in meglio molto velocemente nei prossimi mesi e anni».
L’Islanda con una popolazione di appena 320 mila abitanti divenne nel 2003 un centro finanziario europeo, e come a Cipro, le banche presero in prestito denaro a buon mercato attirando risparmiatori inglesi ed olandesi grazie a rendimenti elevati. Il bilancio delle banche si ampliò fino a 10 volte il PIL islandese fino al loro default nel 2008. In seguito la crisi è stata superata con un tasso di disoccupazione sotto al 5% (dal 9% del 2010) ed una crescita nel 2012 del +1,6%. Gli elettori hanno però bocciato le misure di austerità e rigore dettate dal Fondo Monetario Internazionale a Reykjavik ed adottate dalla coalizione uscente dei Socialdemocratici-Movimento dei Verdi dopo aver ricevuto un prestito FMI da 1,6 miliardi di euro tra il 2008 e il 2011.

La nuova maggioranza vincitrice delle elezioni sarà formata dal partito del Progresso (di centro) e quello dell’Indipendenza (di destra), e sarà contraria alla candidatura del Paese all’Unione europea, puntando al mantenimento della sua sovranità monetaria, proponendo misure popolari come l’alleggerimento del peso dei mutui immobiliari, riportando i parametri di riferimento ai livelli 2008; un’idea che rischia però di creare incertezza nel settore bancario ed economico.
Le famiglie islandesi sono sempre più indebitate e le statistiche ufficiali parlano di un nucleo su dieci in ritardo nei pagamenti nei mutui per la casa o nei rimborsi di prestiti immobiliari, con un calo del -20% nei salari reali e nei prezzi degli immobili dal 2009. Un terzo degli abitanti dell’isola afferma di non essere in grado di poter far fronte a spese impreviste superiori ai 1.000 euro.

Fonte: http://www.lindipendenza.com/islanda-voto-vince-centro-destra-anti-ue/

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All’Italia il record europeo degli «unbanked»: 15 milioni di cittadini senza conto corrente

11 maggio 2013

A veder le cose con gli occhi della cronaca – vedi il recente “colpo del secolo” dei 45 milioni di dollari sottratti dai bancomat di 27 Paesi da un gruppo di cracker – forse hanno ragione loro, i quasi 15 milioni gli italiani che non tengono i risparmi in banca, e sono quindi al sicuro da questo tipo di sorprese. A fare la conta degli italiani senza banca è un’elaborazione dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che assegna all’Italia anche il record in Europa dei cittadini “bank free”.

Il primato, spiega il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi – «è riconducibile a ragioni storiche e culturali ancora molto diffuse in alcune aree e fasce sociali del nostro paese. Non possiamo disconoscere, ad esempio, che molte persone di una certa età e con un livello di scolarizzazione molto basso preferiscono ancora adesso tenere i soldi in casa, anziché affidarli ad una banca».

Lo studio Cgia, basato su dati della Commissione Ue, prende in considerazione i cittadini europei con più di 15 anni di età che non dispongono di un contro corrente bancario. In Italia, questi sono quasi 15 milioni (il 29% degli italiani over 15). Seguono Paesi come la Romania, con poco più di 9.860.000 persone (55% del totale) e la Polonia, con poco meno di 9.700.000 cittadini (30%). In Francia e nel Regno Unito i cosiddetti «unbanked» sono in entrambi i Paesi poco più di un milione e mezzo (pari al 3% della popolazione con più di 15 anni). In Germania, invece, la soglia di coloro che non detengono un conto corrente si abbassa a poco più di un milione e quattrocentomila persone (2%).

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-05-11/allitalia-record-europeo-unbanked-120115.shtml?uuid=AbsXD0uH

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Un primato di cui andare fieri.

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15 maggio 2013

INCREDIBILE: Olli Rehn spiega il signoraggio ma nessuno lo capisce!

– di Maurizio Elia Spezia – http://www.losai.eu/incredibile-olli-rehn-spiega-il-signoraggio-ma-nessuno-lo-capisce/

La notizia sta già cominciando a girare per il web ma nessuno la sta trattando nella maniera corretta, ovvero Olli Rehn vuole eliminare ulteriore sovranità agli Stati membri attraverso l’eliminazione delle monetine da 1 e 2 centesimi.

Cosa significa?

Come abbiamo già ampiamente specificato nell’articolo: “Moneta: convenzione o valore?” la proprietà della rendita da signoraggio (ovvero la differenza tra il valore di produzione e il valore nominale) sulle monete appartiene allo Stato che le EMETTE, già perchè, per chi ancora non ne è a conoscenza le monete Euro appartengono agli Stati che le emettono, infatti ogni stato ha la propria monetina mentre le banconote sono di proprietàESCLUSIVA della BCE che le emette e le PRESTA agli stati membri.

Ci siamo già tolti un interrogativo quindi, quello sulla sovranità economica nazionale che dovrebbe venire meno togliendo dalla circolazione le monetine da 1 e 2 centesimi.

Ma a cosa serve questa mossa?

Già questa mossa ci lascia un pochino stupefatti perchè l’elevato costo di produzione della moneta (che non è carta e quindi la materia prima è più costosa) non è solo sui centesimi ma possiamo azzardarci a dire che lo Stato guadagna dai 50 centesimi in su, quindi le monete non erano un ricavo per gli Stati ma un COSTO.

Dopo più di 10 anni Olli Rehn se ne accorge?

E’ evidente che questo passo può solo farci pensare che la BCE insieme alla Commissione europea responsabile per gli Affari economici e monetari stanno mettendo in atto della mosse per eliminare l’ultimo spiraglio di sovranità che appartiene agli Stati, la moneta in ferro.

Dopo le nuove 5 Euro ci regaleranno dei biglietti da 50 centesimi o elimineranno tutte le monete per dare spazio alla moneta elettronica?

Ricordiamo infine a tutti la vicenda “Cosentino” riportata in questo articolo: “Cosentino si dimette. Il signoraggio colpisce ancora?” e vi alleghiamo anche la risposta scritta: “ Interrogazione a risposta scritta 4/00932“.

Buona lettura

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LA CONFISCA DEI RISPARMI DEI CITTADINI “PER SALVARE LE BANCHE”: IL PROGETTO DIABOLICO DI “RICAPITALIZZAZIONE” BANCARIA

DI MICHEL CHOSSUDOVSKY
GlobalResearch

La ricapitalizzazione delle banche cipriote è un prova generale di quello che ci attende?

E’ possibile prevedere un “furto dei risparmi” in seno alla Comunità Europea e in Nord America in grado di portare alla confisca completa dei depositi bancari?

A Cipro il sistema dei pagamenti è stato completamente perturbato, provocando così l’affondamento dell’economia reale.

Pensioni e salari non vengono più erogati. Il potere di acquisto si è inabissato.
La popolazione di Cipro è stata impoverita.

Le piccole e medie imprese rischiano il fallimento.

La popolazione di Cipro è di un milione di persone.

Che cosa succederà se si “rasa” in questo modo il sistema bancario dagli Stati Uniti, dal Canada, e nell’Unione Europea?

Secondo l’Institute of International Finance (IIF) con sede a Washington che rappresenta la posizione del sistema finanziario “ l’approccio cipriota che consiste nello sfruttare i depositi e i crediti quando le banche sono in situazione critica diventerà probabilmente un modello per fare fronte ai crolli in Europa (Economic Times, 27 marzo 2013)”.

Bisogna comprendere che, prima dell’assalto di Cipro, la confisca dei depositi bancari era stata prevista in più paesi. Inoltre, i potenti attori finanziari che hanno innescato la crisi bancaria a Cipro sono anche gli architetti delle misure di austerità socialmente devastanti imposte in seno alla Unione Europea e in America del Nord.

Cipro è un modello o uno scenario?

Questi importanti attori della finanza hanno delle “lezioni da impartire” che possono essere dunque applicate a uno stadio ulteriore della situazione bancaria dell’eurozona?
Secondo l’Institute of International Finance (IIF), “attaccarsi ai depositi” potrebbe diventare la “nuova norma” di questo progetto diabolico, utile agli interessi dei gruppi finanziari mondiali. Il FMI e la banca Centrale Europea approvano questa nuova norma. Secondo l’IIF, portavoce dell’elite bancaria, “sarà opportuno per gli investitori considerare le conseguenze a Cipro […] come un riflesso del modo in cui le future tensioni saranno trattate” (cit. in Economic Times, 27 marzo 2013.)

“Pulizia finanziaria”. La ricapitalizzazione negli Stati Uniti e in Gran Bretagna

Si tratta di un processo di “pulizia finanziaria” attraverso cui le banche europee e nordamericane “troppo grosse per fallire” ( Citi, JPMorgan Chase e Goldman Sachs, per esempio) contribuiscono a destabilizzare le istituzioni finanziarie di dimensioni inferiori con l’obiettivo di prendere presto o tardi il controllo di tutto il “sistema bancario”.

La tendenza soggiacente a livello nazionale e internazionale è la centralizzazione e la concentrazione del potere bancario, che portano simultaneamente a un declino eclatante dell’economia reale. Le ricapitalizzazioni sono state previste in numerosi paesi. In Nuova Zelanda un “piano di attacco” è stato progettato nel 1997, in parallelo alla crisi finanziaria asiatica.

Esistono delle clausole sulla confisca dei depositi bancari nel regno Unito e negli Stati Uniti . In un documento congiunto della Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC) e della Banca d’Inghilterra intitolato “Resolving Globally Active, Systemically Important, Financial Institutions” (Soluzione delle difficoltà delle istituzioni finanziarie attive a livello mondiale e di importanza sistemica) sono messe in evidenza delle procedure esplicite attraverso cui “i fondi dei creditori originari delle compagnie in difficoltà”, vale a dire i fondi dei depositi della banca in difficoltà, sarebbero trasformate in “capital action”, ( vedi, Ellen Brown, It Can Happen Here: The Bank Confiscation Scheme for US and UK Depositors, Global Research, marzo 2013.

Questo significa che il denaro confiscato dai conti bancari sarà utilizzato per rispondere agli obblighi finanziari della banca in difficoltà. In compenso, i detentori dei depositi bancari confiscati diventerebbero azionisti di una istituzione finanziaria in crisi al limite del fallimento.

Dall’oggi al domani, i risparmi saranno trasformati in un concetto illusorio di proprietà di capitale. La confisca dei risparmi sarà adottata sotto la forma di “compensazione” fittizia in azioni. Si prevede l’applicazione di un processo selettivo di confisca dei depositi bancari con il fine di coprire i debiti provocando la scomparsa delle istituzioni finanziarie “più deboli”. Negli Stati Uniti, la procedura eluderà le clausole della Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC), che assicura i titolari di depositi contro i fallimenti bancari:

Nessuna eccezione è prevista per i “depositi assicurati” degli Stati Uniti, vale a dire quelli inferiori a 250 mila dollari che crediamo protetti dell’assicurazione della FDIC. Difficilmente può trattarsi di una omissione dal momento che è la stessa FDIC ad emettere questa direttiva. La FDIC è una compagnia di assicurazioni sostenuta dai premi pagati dalle banche private. La direttiva si chiama “processo di risoluzione” definita come un piano “da applicarsi in caso di fallimento di un assicuratore”. La sola menzione dei “depositi assicurati” è legata alla legislazione vigente nel Regno Unito e che la direttiva FDIC-BOE qualifica inadeguata intendendo che deve essere modificata se non superata (ibid).

I titolari del deposito non sono eleggibili alla copertura dell’assicurazione depositi della FDIC perché viene data loro una falsa compensazione.

Il progetto canadese della confisca dei depositi

La dichiarazione più candida della confisca dei depositi bancari come mezzo di “salvataggio delle banche” è formulata in un documento pubblicato recentemente dal governo canadese, il “Piano d’azione economica 2013. Occupazione, crescita e prosperità a lungo termine”.

Quest’ultimo è stato presentato alla Camera dei Comuni dal ministro delle Finanze Jim Flaherty il 21 marzo nel quadro di un cosiddetto progetto “pre-budget”.
Una sezione corta del rapporto di 400 pagine intitolata “instaurare un panorama di gestione dei rischi per le banche nazionali importanti a livello di sistema” identifica la procedura di ricapitalizzazione per le banche commerciali canadesi. Il termine “confisca” non è menzionato. Il gergo finanziario serve a oscurare le vere intenzioni, che consistono essenzialmente nell’impossessarsi dei risparmi dei cittadini. In virtù del progetto canadese di “gestione dei rischi”:

Il governo propone di stabilire un regime di ricapitalizzazione interna per le banche di importanza a livello di sistema.
Questo regime sarà concepito in maniera che, nel caso poco probabile in cui una banca di importanza rilevante a livello di sistema sia in fase di esaurimento dei propri fondi, potrà essere ricapitalizzata e ridiventare redditizia grazie alla conversione molto rapida di diverse passività in fondi propri regolamentari. Questo intervento ridurrà i rischi per i contribuenti. Il governo consulterà gli attori principali in merito al miglior modo di instaurare un regime di ricapitalizzazione interna al Canada.

Questo significa che se una o più banche (o cassa di risparmio) fossero obbligate a “impiegare i propri fondi” per rispondere alla domanda dei propri creditori, le banche sarebbero ricapitalizzate tramite la conversione decisamente rapida di alcuni [loro] passivi in fondi propri regolamentari”. Per “diverse passività” si intende (in gergo) i soldi che la banca deve ai propri clienti, vale dire i propri clienti depositari, i cui conti bancari sarebbero confiscati in cambio di azioni (capital action) di una istituzione bancaria “ in crisi”.

È insensato dire che “questa misura ridurrà i rischi per i contribuenti”. Questo significa in realtà che il governo non darà alcun finanziamento per compensare i clienti depositari vittime di una istituzione in fallimento, né verrà in aiuto alla medesima.

I depositari saranno invece obbligati ad abbandonare i propri risparmi. Le risorse confiscate saranno in seguito utilizzate dalla banca per onorare i propri impegni con le grandi istituzioni finanziarie creditizie. In altre parole, questo piano è una “rete di sicurezza” di sicurezza per le banche troppo grosse per poter fallire, un meccanismo che permetterebbe loro, in quanto istituti di credito, di eclissare le istituzioni bancarie di dimensioni minori, casse di risparmio incluse, contribuendo al loro declino e assumendone il controllo.

Il panorama finanziario canadese

Il programma di gestione di rischio e di ricapitalizzazione è cruciale per tutti i canadesi: una volta adottato dalla Camera dei Comuni nel quadro della finanziaria, le procedure di ricapitalizzazione potranno essere applicate.

Il governo conservatore ha la maggioranza parlamentare ed è molto probabile che il Piano di Azione Economica, che contempla la procedura di ricapitalizzazione potrà essere applicato.

L’applicazione generalizzata della “ricapitalizzazione” non è probabile, nel momento in cui il quadro gestione dei rischi del Canada lascia intendere che le banche canadesi “sono a rischio”, soprattutto quelle che hanno accumulato debiti importanti (a causa delle perdite sui prodotti derivati).

Lo scenario seguente potrebbe concretizzarsi nel prossimo avvenire: “le cinque grandi banche” del Canada, la Banque Royale du Canada, la TD Canada Trust, la Banque Scotial Banque de Montreal, e la CIBC ( che hanno potenti associate che operano nella finanza statunitense) consolideranno la loro posizione a discapito delle banche e delle istituzioni finanziarie di minor calibro (a livello regionale).
Il documento governativo suggerisce che la ricapitalizzazione potrà essere utilizzata in maniera selettiva nel “caso poco probabile in cui una (delle banche) non fosse più affidabile”. Questo sottintende che almeno una banca canadese “di importanza minore” o più potrebbe essere oggetto di una ricapitalizzazione. Una tale procedura porterebbe inevitabilmente a una concentrazione crescente del capitale bancario del paese, a vantaggio dei più grandi gruppi finanziari.

Rimpiazzo delle casse di risparmio e di credito e delle banche cooperative a livello provinciale

C’è un importante circuito di oltre 300 casse di risparmio e di credito e di banche di credito cooperativo a livello provinciale, che potrebbero essere il bersaglio delle operazioni selettive di “ricapitalizzazione”. Questo circuito comprende, tra tanti altri, il potente circuito Desjardins au Québec, la Vancouver City Savings Credit Union (Vancity) e la Coastal Capital Savings en Colombie-Britannique, Servus en Alberta, Meridian e le casse popolari dell’Ontario (affiliate a Desjardins).

In questo contesto, sarà probabile assistere ad un indebolimento significativo delle istituzioni finanziarie cooperative provinciali. Queste hanno una relazione di governance con i loro membri (il consiglio amministrativo) e offrono attualmente una alternativa ai cinque grandi istituti bancari. Secondo dati recenti, ci sono più di 300 casse di risparmio e di credito e casse popolari in Canada, membri della “Credit Union Central of Canada”.

Nuove norme: gli standard internazionali che regolano la confisca dei depositi bancari

Il Piano di Azione Economica del Canada riconosce che il quadro di ricapitalizzazione proposto “sarà allineato sulle riforme apportate in altri paesi e sulle principali norme internazionali”. Il modello suggerito di confisca dei depositi come descritto nel documento del governo canadese è dunque conforme al modello delineato negli Stati Uniti e nell’unione Europea. Ad oggi, questa formula è un “punto di discussione” (a porte chiuse) nei diversi summit internazionali che riuniscono i governatori delle banche centrali e i ministri delle Finanze.

L’ente con funzioni di regolamentazione coinvolto in queste consultazioni multilaterali è il Consiglio di Stabilità Finanziaria (CSF), situato a Bâle in Svizzera (immagine a destra). Il CSF è peraltro presieduto dal governatore della Banca del Canada, Mark Carney, che il governo britannico ha recentemente nominato capo della Banca d’ Inghilterra a giugno 2013.

Con il titolo di governatore della Banca del Canada, Mark Carney ha giocato un ruolo chiave nell’elaborazione delle clausole di ricapitalizzazione per le banche di statuto canadese. Prima di avviare la sua carriera nel mondo delle banche centrali, era membro direttivo da Goldman Sachs, che ha svolto un ruolo nei retroscena per la creazione dei piani di salvataggio e delle misure di austerità nell’Unione Europea.

Il mandato del CSF sarà di coordinare le procedure di ricapitalizzazione, coordinandosi con le “autorità finanziarie nazionali” e gli “organismi internazionali di normalizzazione”, fra cui il FMI e la BRI. Questo non dovrebbe sorprendere nessuno: le procedure di confisca dei depositi nel Regno Unito, negli Stati Uniti e nel Canada esaminati qui sopra sono evidentemente simili.

La “ricapitalizzazione” bancaria in confronto al “salvataggio” bancario

Nei piani di salvataggio, il governo alloca una porzione significativa dei proventi dello Stato alle istituzioni bancarie in crisi. Il denaro delle casse dello Stato viene convogliato ai gruppi bancari.
Negli Stati Uniti, nel 2008-2009, un totale di 1450 miliardi di dollari è stato convogliato alle istituzioni finanziarie di Wall Street nel quadro dei piani di salvataggio di Bush e Obama.

Questi piani erano considerati de facto come delle spese governative. Necessitano della istituzione di misure di austerità. I piani di salvataggio come il drammatico incremento delle spese militari sono finanziati dalla riduzione draconiana dei programmi sociali, come Medicare, Medicaid e della sicurezza sociale.

Contrariamente al piano di salvataggio, finanziato dal Tesoro pubblico, la “ricapitalizzazione” implica la confisca (interna) dei depositi bancari ed è instaurato senza l’utilizzo di fondi pubblici. Il meccanismo regolatore è stabilito dalla banca centrale.

All’inizio del primo mandato di Obama nel gennaio del 2009, è stato annunciato da Obama un piano di salvataggio bancario da 750 miliardi di dollari. Si aggiungeva a quello di 700 miliardi di dollari creato dall’ amministrazione Bush nel quadro del Troubled Assets Relief Program (TARP).

In tutto, i due programmi raggiungono la somma astronomica di 1450 miliardi di dollari finanziati dal Tesoro degli Stati Uniti (bisogna comprendere che il peso reale dell’”aiuto” finanziario alle banche era significativamente oltre la cifra di 1450 miliardi di dollari). A questa somma si aggiungeva il peso stupefacente allocato per il finanziamento dell’economia di guerra di Obama (2010), 729 miliardi di dollari. I piani di salvataggio, insieme alle spese della Difesa (2189 miliardi di dollari) inghiottirono dunque la quasi totalità degli introiti federali, che si dimensionarono sui 2381 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2010.

Conclusione

Quello che sta succedendo è che i salvataggi bancari non funzionano più. All’inizio del secondo mandato di Obama le casse dello stato erano vuote. Le misure di austerità sono in panne.

Oggi abbiamo di fronte i piani di ricapitalizzazione in luogo dei “piani di salvataggio”.

Gli strati sociali a basso e medio reddito, invariabilmente indebitati, non saranno le vittime principali. L’appropriazione dei depositi bancari colpirà essenzialmente dalle classi medio alte in su, che possiedono depositi bancari significativi. I conti bancari dei piccoli e medi imprenditori saranno colpiti in seguito. Questa transizione fa parte della crisi economica e della criticità soggiacente alla applicazione delle misure di austerità.

L’obiettivo degli attori finanziari internazionali è quello di annientare i concorrenti, di consolidare e centralizzare il potere bancario, di esercitare un controllo preponderante sull’economia reale, le istituzioni governative e l’esercito.

Anche se i piani di ricapitalizzazione fossero regolamentati e applicati in maniera selettiva a un numero limitato di istituzioni finanziarie in difficoltà, le casse di risparmio e il credito, etc., l’annuncio di un programma di confisca dei depositi potrebbe portare a una “rovina generale delle banche”. In questo contesto, nessuna istituzione bancaria è al sicuro.

L’applicazione (anche locale e selettiva) delle procedure di ricapitalizzazione che comportano la confisca dei depositi creerebbe un caos finanziario. Interromperebbe i processi di pagamento, i salari non sarebbero più versati, né sarebbero disponibili risorse per gli investimenti per le fabbriche e per le infrastrutture, il potere di acquisto crollerebbe, le piccole e medie imprese sarebbero costrette al fallimento.

Se la ricapitalizzazione fosse messa in opera in seno all’Unione Europea e nell’America del Nord , darebbe inizio a una nuova fase di crisi finanziaria mondiale; intensificherebbe la depressione economica, intensificherebbe la centralizzazione bancaria e finanziaria come quella del potere imprenditoriale nell’economia reale a scapito delle imprese locali e regionali.

In seguito tutto il circuito bancario mondiale, caratterizzato dalla transazioni elettroniche (che reggono i depositi e i prelievi , etc.), senza contare le transazioni monetarie sui mercati di borsa e la borse delle merci, potrebbe essere oggetto di perturbazioni sistemiche significative.

Le conseguenze sociali sarebbero devastanti. L’Economia reale cadrebbe in seguito al crollo del sistema dei pagamenti.

Le perturbazioni potenziali del funzionamento del sistema monetario mondiale integrato potrebbero dare luogo a un nuovo tracollo economico e di conseguenza un ribasso del commercio internazionale delle merci.

E’ importante che i cittadini europei e nordamericani agiscano fermamente a livello nazionale e internazionale contro questi intrallazzi diabolici dei loro governanti che operano per conto degli interessi finanziari dominanti con il fine di creare un processo selettivo di confisca dei depositi bancari.

Michel Chossudovsky è il direttore del Centro di ricerca sulla mondializzazione e professore emerito di scienze economiche all’Università di Ottawa. È L’autore di Guerra e mondializzazione, La verità sull’11 settembre, e Mondializzazione della povertà e nuovo ordine mondiale (best –seller internazionale pubblicato in più di 20 lingue).

Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/the-confiscation-of-bank-savings-to-save-the-banks/5329411
2.04.201

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di STEFANO CHIODINI

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Depositi postali a rischio – Bomba ABS in arrivo

lunedì 20 maggio 2013

Nel magico mondo della finanza virtuale le banche, oltre a creare denaro dal nulla, hanno facoltà anche di creare strumenti finanziari tanto irreali, quanto nefasti. Uno di questi strumenti finanziari sono le A.B.S., asset-backed securities, una trovata ingegnosa a cui ricorrono gli istituti di credito per moltiplicare le possibilità di far prestiti.
Una cartolarizzazione A.B.S. funziona così: le banche concedono una serie di prestiti che formalmente vengono intestati ad una società creata ad hoc, denominata Special Purpose Vehicle (SPV). La SPV emette poi delle obbligazioni per un ammontare pari a quello dei prestiti concessi e paga gli interessi utilizzando le rate incassate dai debitori. Così facendo, la banca, che originariamente ha concesso il prestito, scarica il rischio di insolvenza del debitore su chi ha comprato le obbligazioni.
In sintesi, con la creazione di un A.B.S. una banca scorpora dal suo bilancio una serie di crediti, li impacchetta adeguatamente e li cede sul mercato, assieme ai flussi finanziari che essi generano, per il tramite della SPV con l’obbiettivo di generare liquidità.
Le obbligazioni generate dalla SPV saranno a rischio basso, medio o alto in base al tasso di interesse offerto e al rischio di insolvenza del debitore; prima vengono rimborsate le obbligazioni senior (a rischio basso) e poi le altre.
In sostanza, con le rate che man mano pagherebbero i debitori (ovvero le piccole-medie imprese che hanno avuto un prestito) si pagano prima gli interessi delle obbligazioni senior poi, con quello che avanza, le obbligazioni con rischio medio-alto. Finché i debitori pagano le cose vanno bene, ma appena iniziano i fallimenti tutto il sistema salta per aria, poiché manca la liquidità necessaria a pagare i creditori di tali obbligazioni.

Fatta questa premessa, passiamo a spiegare perché queste A.B.S. possano risultare una bomba in arrivo. Visto che i mille miliardi “regalati” alle banche al tasso dell’1% non sono bastati, allo scopo di dare maggiore liquidità alle banche, la Banca Centrale Europea (BCE.) sta valutando l’ipotesi di acquistare queste obbligazioni ABS. L’acquisto di queste A.B.S. da parte della B.C.E. significherebbe esporre fortemente la banca centrale ad un eventuale rischio di insolvenza di paesi come Spagna, Italia, Portogallo, Grecia, cosa non gradita alla Germania.
Quale sarebbe allora la soluzione secondo il diktat germanocratico?
La soluzione sarebbe quella di far acquistare queste ABS alla Cassa Depositi e Prestito S.p.A. (CDP), controllata al 70% dallo Stato e al 30% dalle fondazioni bancarie, ossia quella che rappresenta la banca più solida e liquida del Paese, con la particolarità non di poco conto che il patrimonio della CDP è composto per l’80% dai risparmi che i cittadini italiani hanno nei conti postali.
Ecco, ora avete compreso la gravità della situazione?
Codesto acquisto di A.B.S. da parte della Cassa Depositi e Prestiti, indirettamente correlato ai prestiti bancari che si rivelerebbero insolventi, potrebbe condurre ad un rischio di erosione dei depositi postali degli italiani, in virtù del fatto che la liquidità della C.D.P. sia composta essenzialmente dalla raccolta postale che riguarda 20 milioni di cittadini.

Rammentando gli esiti nefasti delle cartolarizzazioni Abs (i tipi di prestiti che maggiormente si prestano all’emissione di Abs sono i mutui immobiliari, i crediti per acquisto auto e i crediti connessi all’uso della carte di credito) che hanno generato notevoli disastri durante la crisi del 2007-2008 auspico che ne venga repentinamente abolito l’uso di tali strumenti e, qualora fosse “necessario” farne ricorso, spero che il rischio finanziario non ricada sempre sulle spalle degli ignari cittadini italiani.
Il colmo di questa operazione, qualora verrà effettivamente realizzata su imposizione dalla B.C.E., sarà quella di vedere gli italiani depositare i propri risparmi alla poste, in cambio di uno scarno interesse attivo dello 0,5-1% , ed ottenere prestiti dalle banche ad un tasso passivo del 12-16%, senza sapere che gli istituti di credito sfrutteranno come garanzia lo stesso denaro degli italiani contenuto nei depositi postali, attraverso la complicità della Cassa Depositi e Prestiti (divenuta dal 2003 una banca a tutti gli effetti, con la particolarità che concede prestiti ad enti pubblici e a privati con i soldi degli italiani totalmente ignari di tale pratica).

Salvatore Tamburro
http://salvatoretamburro.blogspot.it/2013/05/depositi-postali-rischio-bomba-abs.html

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11 settembre 2013

http://www.neovitruvian.it/2013/05/23/la-mano-degli-illuminati-nella-nuova-banconota-da-5-euro/

Oltre ai soliti archi, ponti e porte, comunemente raffigurati nelle attuali banconote dell’Unione Europea, la prossima generazione di carta moneta sarà arricchita dal volto della mitica figura di Europa, mentre guarda fuori da una finestra.

La raffigurazione di Europa sulle nuove banconote europee sembra suggerire l’intervento degli Illuminati.

ezb_portrait_hologram1img_2468-2Novembre 2012 la Banca centrale europea ha annunciato che il suo ritratto abbellirà la nuova banconota, che entrerà in circolazione dal maggio 2013. Il sito Internet della BCE fornisce una descrizione generale della nuova banconota, sottolineando che “la filigrana e l’ologramma mostrano un ritratto di Europa, una figura della mitologia greca.” – Il volto di Europa può essere visualizzato in una gamma di 3 colori blu-viola-verde su un lato della banconota ed ha tutti i sistemi anti-contraffazione integrati all’interno del suo disegno. A proposito: con tutto questo parlare di tecnologia anti-contraffazione mi vien da ridere pensando che la banconota è essa stessa contraffatta: gli euro come i dollari o le sterline sono stati progettati e stampati per l’inflazione e la deflazione, a seconda della prossima mossa effettuata sullo scacchiere finanziaria internazionale.

Europa, nella mitologia greca, era una principessa fenicia che un giorno fu rapita da Zeus (nella forma di un toro). Il ritratto stesso è stato preso in prestito da un manufatto archeologico, dove è raffigurata sul dorso del toro.

“Abbiamo scelto Europa perché si tratta, dopo tutto, di banconote europee”, ha affermato il presidente della BCE, Mario Draghi. “Vi è dunque un viso migliore di Europa per rappresentare il nuovo volto dell’Euro?”

Il futuro aspetto dell’instabile moneta europea è stato presentato, dalla elite bancaria europea, in un contesto spiccatamente rituale, completo di altare, sacerdote e simbologia pagana. Il presidente Mario Draghi della BCE ha rivelato il restyling dell’euro alla stampa internazionale mostrano anche questo breve filmato di propaganda:

Presentata sotto l’arco di un antico tempio in stile pagano, la Banca centrale europea ha lanciato la nuova serie di banconote mettendo in scena uno spettacolo che ricorda gli antichi riti dei popoli pagani. In questa particolare occasione, la divinità era mammona e il sacerdote il capo della

Banca centrale europea: Ritualismo illuminato nella sua forma più pura. In questa foto vediamo distintamente la colorazione, blu-viola-verde, progettata per il suo effetto ipnotico sul pubblico. L’arco sotto cui sta Draghi rappresenta un altare, dove il sacerdote (Draghi) comunica i suoi comandamenti divini (Illuminati) alla congregazione. L’oggetto sacro, in questo caso la banconota, è al centro affinchè la folla possa adorare la divinità (Europa).

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In un sito parallelo della BCE, dedicato ai nuovi euro, possiamo vedere la mitica Europa, nelle sembianze di una giovane donna con una collana a cui è agganciato il simbolo dell’Unione Europea. La donna si presenta come Europa, spiegando poi le caratteristiche anti-contraffazione della nuova banconota. In un pamphlet dell’ECB – sulle caratteristiche delle attuali banconote, la prima pagina raffigura l’occhio che tutto vede con il simbolo dei 50 euro riflesso nella pupilla.

Rispetto al design del dollaro americano, ovvero un’amalgama di simbolismo illuminato, la superficie sobria dell’euro appare neutra a prima vista. Come René Guénon fa notare, l’architettura rappresentata “è accompagnata da simboli che vengono trasmessi fin dalla notte dei tempi.” Si tratta di forme geometriche base che in qualche modo influenzano chi guarda.

Un’altra caratteristica interessante delle nuove banconote è la finestra che incornicia il volto di Europa. Nel simbolismo degli Illuminati la finestra equivale all’occhio che tutto vede.

In Quid est Europa? Myth, Finality, Utopia, and the European Dream di Christian E. Rieck, l’intento originale della UE è:

“Aprire una ‘finestra sul mondo’ e avvicinarsi ai suoi cittadini.”

In un articolo del Greekreporter leggiamo che “Europa, il cui soprannome potrebbe essere tradotto come “ampio sguardo” o “lungimirante”, è già raffigurata sulle monete greche da 2 euro.”

Torniamo al mito greco originale (originale in questo contesto è relativo, in quanto la maggior parte dei miti sono di solito basati su mitologie più vecchie). Secondo la leggenda greca, Zeus si innamorò di una donna fenicia di nome Europa. Decise dunque di scendere giù dall’Olimpo per sedurre la donna. Il dio si trasformò quindi in un toro addomesticato. Visto che non sembrava minaccioso, Europa salì sul suo dorso, dopo di che l’animale corse come un tuono verso il mare. Secondo alcuni, questo antico racconto richiama le antiche religioni misteriche in cui il toro era una figura centrale. Il famoso filologo ungherese Károly Kerényi fa notare che “la maggior parte delle storie d’amore in cui è coinvolto Zeus hanno origine da racconti più antichi. Tale concetto si esprime perfettamente nel mito di Europa”.

Il fatto che Zeus utilizzò l’inganno per rapire Europa è significativo.

“Zeus, trasformato in un toro bianco, fece in modo che sembrasse addomesticato”, scrive lo scrittore freelance inglese Tim Harry, “permettendo alla donna di cavalcarlo. Zeus si chinò ai piedi di Europa, in modo che la ragazza si decidesse di cavalcarlo. Con Europa sulla schiena, Zeus sfruttò l’occasione e scappò con lei in mare”.

Peter Dawkins scrive: “Il mito è, in sostanza, lo stesso di Osiride e Iside, in cui Iside è Europa e Osiride è il Toro. (Osiride, nel mito egizio, è rappresentato da un toro.) Horus, figlio di Iside e Osiride, è l’equivalente di Hermes, il bambino di Europa e Zeus (il Toro).

molech_babylon-1La divinità più riverita durante l’epoca biblica era Moloch, raffigurato spesso come un toro. Secondo Wikipedia “Il culto di Moloch era praticato dai Cananei, dai Fenici e da culture nord africane.”

Ricordiamoci che Europa era una fenicia. Il toro, poi, trasformato dai greci in una manifestazione di Zeus, potrebbe trarre le sue origini da Moloch.

“Come dio adorato dai Fenici e dai Cananei, Moloch era associato al sacrificio dei bambini”.

Il simbolo di Europa con il toro, infine, non rappresenta tanto un matrimonio, quanto uno stupro, dove il toro-divinità si impossessa di un continente con l’obiettivo di dar vita ad un governo mondiale. Tale teoria può sembrare inverosimile, se non fosse che alti funzionari europei hanno ammesso che l’esperimento UE serve per far convergere l’Europa in un governo mondiale. L’ex presidente della Commissione europea Jacques Delors in un discorso al Royal Institute of International Community Affairs intitolato L’Unione Europea e il Nuovo Ordine Mondiale ha dichiarato:

“(…) Dare vita a istituzioni la cui sovranità deve essere trasferita e a cui va fornito potere gestito attraverso la cooperazione e la risoluzione delle controversie è un processo lento e difficile.”

“Il contributo che la Comunità (europea), in quanto tale, può dare al nuovo ordine mondiale può, per usare un’immagine del mondo vegetale, essere considerato una sorta di ibrido, ovvero il prodotto dalla fusione di una potenza mondiale ad una organizzazione internazionale.”

“Vorrei aggiungere”, ha proseguito Delors, “e non voglio entrare nei dettagli, che l’integrazione economica, se non è sostenuta da una forte volontà politica, non produrrà istituzioni internazionali forti o contribuirà a creare un governo mondiale. Questo è il motivo per cui, anche se la necessità di un nuovo ordine mondiale è evidente, la nostra epoca è un periodo di tentativi ed errori, o come i critici più duri tra di noi lo definiscono, un periodo di impotenza e di incapacità di affrontare le sfide del mondo.”

Questo concetto di incrociare “una potenza mondiale ad una organizzazione internazionale” è il “marchio di fabbrica” degli Illuminati. Esso può presentarsi in vari aspetti: il segno sul dollaro USA, con la sua piramide, il suo occhio che tutto vede, il suo gufo o il più recente sistema anti-contraffazione presente sulle banconote dell’EU dove possiamo vedere la principessa Europa (una donna che è stata stuprata dal toro-Molech). Osservando tutte queste rappresentazioni possiamo arrivare alla conclusione che il simbolismo è sempre più raffinato e sottile e percepibile solo ad una osservazione critica. L’idea alla base di tutte queste illustrazioni è comunque basata sullo stesso principio: AI PIU’ ALTI LIVELLI DI MANIPOLAZIONE, L’UMANITA’ NON E’ GUIDATA DA ARGOMENTI O IDEE, MA DA IMMAGINI ARCHETIPICHE CHE TENDONO A STIMOLARE DIRETTAMENTE IL CENTRO EMOTIVO DEL CERVELLO UMANO.

Fonte