LA CHIAMANO DEPOSIT TAX

DI EUGENIO BENETAZZO
eugeniobenetazzo.com

Ho partecipato ad un workshop in Svizzera questa settimana sulle possibili manovre che metteranno in cantiere per preservare sia la tenuta dei conti pubblici e bancari italiani nel breve ma soprattutto la stabilità e coesione della stessa Unione Europea. Il quadro che ne è emerso considerando il prestigio ed autorevolezza dei relatori e del rispettivo ufficio studi è stato poco entusiasmante. Tanto per cominciare ho gradito il fatto che finalmente qualcuno ha inizia a parlare in termini tecnici riferendosi alla “Deposit Tax” come il famigerato prelievo atteso sulle giacenze di deposito a prima vista presso gli istituti bancari.

Su questo frangente sono emerse varie possibili interpretazioni, anche e soprattutto in contro tendenza con quanto esternato proprio da Giuliano Amato nei giorni scorsi il quale negava senza indugio e riserva l’eventualità di una prossima patrimoniale. Ce lo auguriamo tutti, tuttavia può essere interessante conoscere alcuni possibili scenari a fronte più che altro delle effettive contingenze di cassa del nostro paese nei successivi tre mesi.

La simulazione che è stata proposta presuppone non un prelievo coatto (molto impopolare e pericoloso per il rischio di escalation di episodi di violenza sociale sommaria) quanto piuttosto l’istituzione appunto di una imposta diretta il cui calcolo e versamento viene demandato al singolo contribuente. Il cluster che è emerso presupporrebbe infatti una imposta proporzionale (stimata tra lo 0,25 e lo 0,75%) calcolata sul cumulo dei saldi di conto corrente disponibili al 31 Dicembre 2012 ipotizzando una franchigia di Euro 100.000 (possibile anche Euro 250.000). Quindi per fare un esempio pratico (sempre ammesso che si arrivi a tanto), ogni contribuente provvede a sommare algebricamente tutti saldi di conto corrente e conto deposito al 31 Dicembre 2012: l’operazione sarebbe piuttosto semplice in quanto basta recuperare l’estratto conto a tal data. Dal totale che emerge si sottrae una soglia di franchigia di Euro 100.000, pertanto sulla somma che eccede tale importo si dovrà applicare la Deposit Tax in base a quanto verrà stabilito e versare il tutto tramite Modello F24 entro la data prefissata o eventualmente anche rateizzare l’importo in più versamenti mensili.

Si stima che l’importo sarebbe di entità tutto sommato modesta, ad esempio se le vostre disponibilità liquide fossero state quantificate al 31/12/2012 in Euro 175.000, l’imposta che dovreste versare (con una Deposit Tax allo 0,25% ed un franchigia di Euro 100.000) ammonterebbe a Euro 187,50. Ha rivestito invece grande attenzione durante l’intera seduta di analisi macropolitica e finanziaria, il modus operandi e la ratio della Deposit Tax: infatti l’imposta per preservare la sua efficacia dovrebbe essere applicata retroattivamente, conoscendo la massiva attività di delocalizzazione finanziaria che sta caratterizzando il pease negli ultimi mesi con data più plausibile di calcolo individuata al 31 Dicembre 2012. In secondo luogo, si è formulata una modalità di applicazione non di stampo coatto o forzoso (tipo il governo che mette le mani nei conti dei contribuenti) quanto piuttosto spontaneo e volontario indicando  le modalità di applicazione, calcolo e versamento dell’imposta. Rircordiamo a tal proposito che è stata recentemente istituita l’Anagrafe dei Rapporti Finanziari la quale potrà, quando lavorerà a regime, conoscere le disponibilità finanziarie di ogni contribuente su base trimestrale, partendo dall’anno di imposta 2011, grazie ai dati informativi che dovranno inviare con regolarità trimestrale tutti gli intermediari finanziari entro il 31/10/2013.

Per questo motivo ormai pensare ad aprire conti di appoggio bancario all’estero nella speranza di evitare la possibile istituzione della Deposit Tax è sul piano pratico inutile proprio per le modalità stesse di probabile applicazione (a meno di intraprendere strade illegali ed al limite dell’elusione fiscale). Su questo fronte invece, visto che il financial workshop è stato organizzato a Lugano da una banca di gestione di investimento, è stato molto istruttivo apprendere i rischi ed analizzare i pericoli sui quali si può incorrere nel detenere al momento depositi presso banche svizzere in valuta locale, quindi franchi svizzeri, a fronte del floor sul cross EUR/CHF a 1.20 imposto dalla Banca Nazionale Svizzera ancora nel Settembre del 2011 al fine di limitare ed impedire in futuro il continuo apprezzamento del franco nei confronti dell’euro. In buona sostanza qualora si dovesse verificare nei prossimi semestri un crash o un default sistemico nell’area euro (sto pensando alle elezioni tedesche di settembre) che metta in discussione la vita dell’euro, la Svizzera potrebbe andare incontro ad una gravissima crisi di stabilità finanziaria e valutaria proprio a causa della ingente esposizione in euro della sua banca nazionale, necessaria a mantenere l’andamento artificiale del franco svizzero contro lo stesso euro.

Eugenio Benetazzo
Fonte: http://www.eugeniobenetazzo.com
Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/deposit-tax.htm
26.04.2013

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Se l’Europa ci “regala” anche la patrimoniale

Cipro è un segnale. Un segnale che la rotta europea sta cambiando. Si punta diritti non a sviluppare solidarietà e mutualità, così come è scritto nei trattati di Maastricht. È una trasformazione che inizia da lontano, da molto lontano. Delors, Pohl, Mitterrand, Kohl, avevano in mente, certo, limiti al deficit e al debito, ma in un contesto in cui l’Ue avrebbe incentivato la crescita e provveduto a superare i limiti di questa realizzando le necessarie riforme a livello europeo. Senza di esse, il sacrificio della sovranità sarebbe stato vano. Ma nessuno di loro avrebbe mai pensato che i principi della circolazione dei capitali e dell’inviolabilità della fiducia bancaria nazionalmente garantita potessero essere violati da azioni comunitarie sovranazionali con gravi vulnus alla vita e alla convivenza sociale nei e dei singoli stati.

È quanto è invece accaduto a Cipro nel bel mezzo della depressione mondiale, fatte salve le modificazioni che all’ultima ora su pressione russa e soprattutto per la resistenza del Parlamento cipriota hanno avuto successo, impedendo che si colpissero i depositi bancari di minori dimensioni. Il nuovo “principio antieuropeista” rimane, tuttavia: i deficit bancari, prima che statali, dovrebbero, secondo il mood prevalente a livello di Commissione europea, essere pagati ormai non tanto dai cittadini tutti, tramite la tassazione, quanto invece da azionisti e depositanti delle banche periclitanti e in attesa di un fallimento che pare essere sempre all’orizzonte in primo luogo per le aliquote di capitalizzazione imposte dagli accordi di Basilea, che aumentano il costo del capitale e impediscono alle banche di operare come imprese che ottengono marginalità con l’esercizio del credito piuttosto che con le attività finanziarie ad alto rischio.

La Germania e i paesi nordici sono intenzionati a realizzare questo disegno. L’operazione cipriota, insulsa e condotta con l’ignoranza propria di chi ignora la storia e il contesto sociale e internazionale, rimane nella sua spregiudicatezza barbara l’anticipazione di un atto dinanzi al quale occorrerà decidere se agire o no in senso contrario. Quale che sarà la decisione dei parlamenti nazionali, il problema del prelievo tramite la tassazione forzosa di quote delle ricchezze nazionali sarà in ogni caso all’ordine del giorno: nel linguaggio della realtà tale processo si chiama “patrimoniale”.

Il problema sarà di realizzarla, se si vorrà, nelle forme più indolori e meno inique e facendo in modo che non si premino gli evasori. Per esempio, quale che sia il tetto e la quota imponibile, sarebbe necessario che da tale prelievo si sottragga l’importo già versato precedentemente allo Stato con il pagamento delle tasse pregresse, così da premiare coloro che le tasse le hanno sempre pagate. In secondo luogo, la cosiddetta patrimoniale dovrebbe essere modulata sulle differenze sociali, così da non ampliarle con prelievi regressivi anziché progressivi.

Veniamo ora alla stratificazione sociale italiana. La ricchezza totale privata ammonta a 9 miliardi di euro, ma la metà dei cittadini ne possiede il 90%, con un patrimonio di 1,3 milioni (il 60% in immobili) e un reddito di 5,2 mila euro netti al mese. L’altra metà possiede di quella ricchezza solo il 10%, con un patrimonio di 58 mila euro, di cui 30 in immobili (molto meno di una casa in proprietà per famiglia) e 28 in risparmi liquidi, con un reddito mensile di 1.800 euro. E il Sud costituisce i due terzi di tale metà. I più poveri, quindi, se perdono il reddito, per la disoccupazione o per malattia, vivono poco più di un anno con i risparmi della vita, ossia in gran parte la casa: poi si rimane sul lastrico.

Come si vede, l’Italia è uno dei paesi più disuguali al mondo occidentale e dove l’ingiustizia sociale è preclara. Negli Usa il 20% della popolazione possiede l’84% della ricchezza: tutti lo sanno e la battaglia si svolge attorno a questa distribuzione iniqua che Obama vuole eliminare. Qui in Italia il tema della disuguaglianza non entusiasma i cuori e neppure indigna le menti: la politica parla d’altro, nonostante gli slogan (“L’Italia giusta”). Ma se la prova generale della recessione e della repressione nordico-teutonica europea al fine di distruggere i sistemi sociali periferici continuerà, una ridistribuzione della ricchezza sarà necessaria per contrapporre misure meno ingiuste e non ad altissimi gradi di ingiustizia, quali quelle che albergano nelle strategie teutoniche e nordiche, ossia nel blocco di potere egemone che vuole imporsi in Europa.

Le mie perplessità sul fatto che a tali misure ci si potrebbe opporre con una patrimoniale, sia pure una tantum, continuano a essere elevatissime, perché io temo che allontaneremmo in tal modo ancor più gli investimenti esteri in Italia. Chi crede all’italico una tantum? Nessuno…

Giulio Sapelli
Fonte: http://www.ilsussidiario.net
Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2013/4/4/IL-CASO-Sapelli-l-Europa-ci-regala-anche-la-patrimoniale/2/377853/
4.04.2013

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Ue: Presto confisca conti bancari in tutta Europa

Di Franco Fracassi

Cipro come cavia d’Europa. La confisca dei depositi a Cipro non è che la prima applicazione pratica di una soluzione pianificata da tempo per tutta l’Europa. Il piano prevede di passare dai salvataggi esterni (bailouts) delle banche eseguiti con il prelievo fiscale, ai salvataggi interni (bail-ins) eseguiti confiscando azioni, obbligazioni e depositi. Il Parlamento Europeo sta per votare una legge per la «risoluzione» delle banche in difficoltà la cui bozza è stata presentata dalla Commissione Ue il 6 giugno 2012, basata su uno schema di bail-in, che include la confisca dei depositi al di sopra della quota garantita di centomila euro. Il relatore della legge, Gunnar Hokmark, ha dichiarato alla Reuters il 20 marzo che probabilmente la legge passerà così come è stata scritta.

«Dovremo essere in grado di eseguire il bail-in anche attingendo ai depositi. Quelli sotto i centomila euro sono protetti, quelli sopra i centomila non sono protetti e dovranno essere trattati come parte del capitale che può essere usato per il salvataggio». Hokmark è fiducioso che la maggioranza del Parlamento Europeo voterà in questo senso.

L’esenzione dei piccoli depositi (sotto i centomila euro) non deve trarre in inganno: i conti nel mirino dell’Unione sono quelli commerciali, e cioè appartenenti a piccole e medie imprese che ne hanno bisogno per i pagamenti correnti ai fornitori, ai dipendenti e all’erario. In altre parole sono conti indispensabili per lo svolgimento dell’attività economica. Si tratta dei conti più liquidi della banca, e quindi più ghiotti.

Il 25 marzo il nuovo presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem, aveva creato scalpore affermando che la confisca dei depositi a Cipro era un «modello» per l’Eurozona. In seguito, l’incauto olandese ha dovuto fare marcia indietro, ma il membro del Consiglio della Bce Klaas Knot ha confermato dichiarando al quotidiano olandese Het Financieele Dagblad alcuni giorni dopo che questa politica «era da tempo sulla scrivania» in Europa.

Infatti, la legge presentata dalla Commissione Ue nel 2012 e attualmente all’esame del Parlamento Europeo è la prova che il colpo di mano deciso per Cipro non è l’invenzione del governo tedesco, ma piuttosto un’operazione a lungo pianificata da parte della Commissione.

Nel caso in cui la legge non passasse è comunque pronto il piano B. I depositi possono essere requisiti anche usando il metodo spagnolo: un milione di famiglie spagnole sono state raggirate quando sono state convinte ad acquistare “azioni privilegiate” nelle banche del Paese. Nel caso di Bankia, l’istituto finanziario fallito, quelle azioni oggi valgono meno dell’un per cento del valore originale.

Fonte:http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=70146&typeb=0&Ue-Presto-confisca-conti-bancari-in-tutta-Europa

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2013/04/ue-presto-confisca-conti-bancari-in.html

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A Cipro c’è chi i soldi ha portato via in tempo, ovvio...

CIPRO-VO! – A NICOSIA VINCE CHI I SOLDI LI PORTA VIA

– Secondo la stampa cipriota, l’azienda del cognato del presidente Anastasiades avrebbe trasferito 21 mln € dalla Laiki Bank, la banca smantellata per rispettare gli accordi con l’Ue – Sono 132 i nomi di aziende e privati che hanno trasferito all’estero i propri soldi (700 mln €) prima del caos… –

Anche il presidente Anastasiades è coinvolto nell’ultimo scandalo che anima la tormentata primavera di Cipro. Una sua azienda di famiglia avrebbe trasferito 21 milioni di euro all’estero a ridosso dell’accordo con l’Ue che ha visto i depositi bancari nell’isola perdere fino al 60% del proprio valore.

È il secondo choc in pochi giorni a colpire la casta cipriota. La settimana scorsa un sito greco aveva pubblicato una lista di parlamentari e politici i cui debiti erano stati generosamente condonati dalle due principali banche del paese, le stesse che hanno poi scatenato la crisi a causa della mancanza di fondi.
Il presidente cipriota Nicos Anastasiades jpegIl presidente cipriota Nicos Anastasiades jpeg

Secondo il quotidiano cipriota «Haravgi» l’azienda di proprietà del cognato di Anastasiades avrebbe trasferito, tra il 12 e il 13 marzo, 21 milioni di euro dai propri conti presso la Laiki Bank, la banca che è poi stata smantellata per rispettare gli accordi di salvataggio con l’Ue.

Ma l’azienda di famiglia di Anastasiades non è l’unica sotto accusa. In totale sono 132 i nomi di aziende e privati che avrebbero trasferito all’estero i propri fondi nei giorni immediatamente precedenti il caos nell’isola, per un totale di ben di 700 milioni di Euro.

Anastasiades ha respinto le accuse, dicendo che è un tentativo di distogliere l’attenzione dai responsabili della virtuale bancarotta dell’isola. Anastasiades ha anche detto che si sottoporrà al giudizio di una commissione d’inchiesta nominata per fare luce sugli eventi che hanno portato al tracollo.

Ma quella di ieri non è l’unica accusa che pesa sulla leadership di Cipro. Settimana scorsa il sito cipriota 24h.com.cy aveva pubblicato un altro elenco, questa volta contenente i nomi di numerosi politici a cui erano stati condonati generosi prestiti concessi dalle principali banche del paese.

Secondo quanto riportato da Der Spiegel molti dei prestiti condonati superavano i 100 mila euro, mentre alcuni eccedevano addirittura il milione. Proprio le perdite su prestiti e obbligazioni (in particolare greche) hanno portato le banche di Cipro sull’orlo del fallimento e alla richiesta di intervento delle autorità europee e del Fmi.

Il salvataggio dall’Ue è arrivato il 25 marzo, ma ha virtualmente distrutto il settore bancario dell’isola (colonna portante dell’economia), imponendo prelievi che arriveranno anche al 60% per i depositi oltre i 100 mila euro.
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Sempre ieri la Russia ha fatto sapere che non aiuterà i propri cittadini che hanno perso soldi nel tracollo di Cipro. Parlando alla televisione russa il vice premier Igor Shuvalov ha detto che non ci sarà un aiuto in blocco a tutti i cittadini russi con depositi nell’isola, ma che potrebbero esserci aiuti in casi individuali, da valutare caso per caso.

Secondo Bloomberg News a Cipro ci sono depositi russi per circa 16 miliardi di euro, fondi convogliati nell’isola da oligarchi e magnati ma anche da numerosissimi pensionati (oltre 30 mila) che si sono trasferiti sull’isola attratti dal clima. Sul fronte europeo le autorità di Bruxelles stanno cercando di rimediare all’approccio caotico che l’Ue ha messo in mostra nell’affrontare la crisi cipriota.
PROTESTE A CIPRO – CIPRO NON E’ IN VENDITAPROTESTE A CIPRO – CIPRO NON E’ IN VENDITA

In una intervista al quotidiano belga De Zontag il presidente dell’UE Van Rompuy ha detto che «Cipro non è un esempio». In particolare Van Rompuy ha detto che la proposta (poi rientrata) dei ministri della zona Euro di imporre una tassa a tutti i depositi bancari ciprioti è stata una «decisione maldestra».

La proposta aveva provocato brividi tra esperti e investitoricomuni, in quanto violava palesemente l’esplicita garanzia europea che vale su tutti i depositi bancari fino a 100 mila Euro.

L’Ue sempre ieri ha ammorbidito i parametri di budget di Cipro, concedendo all’isola una proroga di un anno (dal 2016 al 2017) per raggiungere un avanzo nel bilancio statale del 4%. L’isola, alle prese con aumenti di tasse, tagli alla spesa e una probabile forte recessione, sta negoziando per avere una ulteriore proroga per i parametri di bilancio.

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/cipro-vo-a-nicosia-vince-chi-i-soldi-li-porta-via-53389.htm

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Tasso per depositi oltre i 100mila euro

foto Ap/Lapresse

10:03 – Potrebbe superare di gran lunga il già annunciato 37,5% il prelievo che sarà attuato a Cipro sui depositi di oltre 100mila euro custoditi nella Bank of Cyprus. Secondo i media locali l’ammontare preciso del taglio dovrebbe essere comunicato in giornata ma si parla ormai del 50% mentre qualcuno addirittura ipotizza un tasso fino al 60%.

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A rischio stipendi pubblici e pensioni

foto Ansa

16:16 – Cipro ha bisogno almeno di 75 milioni di euro per evitare il fallimento. Lo ha detto in Parlamento il tesoriere, Rea Georgiou, ricordando che i soldi servono per scongiurare il rischio di non poter pagare gli stipendi e le pensioni dei dipendenti pubblici. “Il deficit di cassa ad aprile è pari a 160 milioni di euro: 85 milioni in riserve non sono sufficienti e abbiamo bisogno – ha spiegato Georgiou – di un importo equivalente”.

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CONFERMA UE: CIPRO E’ UN MODELLO, ECCOME

DI VALERIO LO MONACO

ilribelle.com

Ma insomma Cipro è o non è un “modello” per i futuri fallimenti bancari dei Paesi europei? Malgrado i dinieghi, i documenti ufficiali parlano chiaro.

Il discorso, come si intuisce, è molto più essenziale di quanto non appaia dal fatto che sui media di massa l’argomento è ormai uscito praticamente del tutto dall’agenda setting.

Perché se da un lato i giorni caldi delle Banche cipriote appaiono alle spalle, lasciando zone d’ombra piuttosto grandi (come abbiamo cercato di spiegare qui e qui, o, sin dall’inizio, in questo sommario), dall’altro lato non si può considerare l’argomento, e il furto praticato anche ai risparmiatori ciprioti, come tema concluso e destinato agli archivi delle nefandezze di questo sistema.

Anche perché sul prelievo forzoso nei conti correnti, e sul concorso dei depositanti nel salvataggio delle Banche, molto più di quanto non sembri o venga riportato, continuano a trapelare posizioni e notizie contrastanti.

Che il prelievo sui conti correnti possa essere applicato anche in altri Paesi in odore di default è cosa decisamente più probabile di quanto si lasci trasparire. Se ne sono accorti in tanti, tra chi ha grandi patrimoni, visto che dai Paesi piigs non si ferma l’emorragia di capitali verso lidi ritenuti più sicuri. Meno se ne sono accorti gli altri, cioè i piccoli risparmiatori. E ancora meno se ne discute in giro. Il tono generale della comunicazione ufficiale, in tal senso, è quello della segretezza: meglio non divulgare notizie in grado di contagiare supposizioni che poi portano a effetti di massa difficilmente controllabili come, appunto, lo svuotamento dei conti correnti.

Ma i “fatti” che confermano il rischio del ripetersi di operazioni analoghe altrove, malgrado le dichiarazioni rassicuranti da parte dell’Europa e della BCE, sono parecchi.

A questo proposito, anzi, ben oltre, e ben di più, delle dichiarazioni di rito che vengono date in pasto a giornali e telegiornali, ci sono dei documenti precisi. Praticamente ufficiali. Uno di questi risale al giugno dello scorso anno, all’interno di una “proposta di nuova direttiva comunitaria” ( chi vuole può scaricarlo e leggerlo direttamente, in inglese, qui).

All’epoca, cioè meno di un anno addietro, l’idea provenne dal commissario Ue al Mercato interno, Michel Barnier, fatta propria poi dal vicepresidente della Commissione Olli Rehn. Un documento di 171 pagine in cui è spiegato tutto per dettaglio. Il tema centrale è quello di uno schema europeo per il controllo dei capitali e il “salvataggio” (le virgolette sono nostre) degli istituti di credito.

Ora, all’epoca vennero prese in esame alcune criticità del sistema finanziario europeo, e questo avvenne poco dopo il rilascio in modo trionfante dei dati sui famosi stress test delle Banche europee, che erano stati veicolati come molto positivi ma che, invece e appunto, tali non erano, visto che all’interno di quelle stanze di Bruxelles si stavano studiando piani per sanare situazioni che si sapeva già sarebbero, o prima o poi, esplose. Come a Cipro. E come sarà altrove.

Ebbene, in quel documento ci sono quattro punti, cioè quattro piani di eventuale intervento. Che ruotano attorno a una definizione molto ambigua: “se la situazione finanziaria di una banca si deteriora irrimediabilmente, la proposta garantisce il salvataggio delle funzioni essenziali di quest’ultima evitando nel contempo che i costi della ristrutturazione e della risoluzione delle crisi delle banche in dissesto ricadano sui contribuenti, facendoli invece ricadere sui proprietari e sui creditori della banca”.

I soggetti che devono pagare per eventuali crisi bancarie, si legge, sono dunque i proprietari e i creditori. Ovvero? Vediamo: gli azionisti sono i proprietari della banca, mentre i creditori sono unicamente gli obbligazionisti, che hanno prestato denaro alla banca comperando dei bond e permettendo a essa di avere liquidità per svolgere la sua funzione. Da qui, da questa definizione, che ripetiamo è molto ambigua e ora se ne capirà il perché, il documento europeo fa scaturire, come detto, quattro punti di possibile intervento.

Il primo, riporta Fabrizio Goria che ha tradotto il documento che abbiamo linkato su Linkiesta:

è l’attività di M&A (Mergers and Acquisitions, fusioni e acquisizioni) fra banche. L’istituto di credito in dissesto viene venduto, in parte o in toto, a un altro al fine di consentirgli il proseguimento della normale attività bancaria. In pratica, quello che è successo negli ultimi anni in Grecia e che recentemente è deragliato fra Alpha Bank ed Eurobank, due fra le maggiori banche elleniche. I rischi di questa operazione sono però elevati. «Se si decide una fusione fra istituti dello stesso sistema, bisogna valutare bene l’impatto di questo, al fine di non affossare la banca sana, che potrebbe diventare velocemente la prossima a entrare in crisi», ha affermato HSBC dopo la proposta Ue.

Il secondo è quello di una banca-ponte: se c’è una crisi, le autorità – occhio al termine: autorità – possono scegliere di selezionare attività migliori e costituire un ente che sarà poi venduto a terzi mentre le attività in perdita sarebbero liquidate tramite una procedura ordinaria di insolvenza.

Il terzo strumento è quindi quello “classico” della bad-bank:

Come nel caso della banca-ponte, con cui la bad-bank lavora, si opta per la separazione delle attività, sane e deteriorate. Queste ultime vengono trasferite in un veicolo di gestione, cioè proprio la bad-bank, che così ripulisce lo stato patrimoniale della banca in crisi.

Ma è il quarto punto quello più importante. Quello usato puntualmente per Cipro – è il bail-in, cioè la misura che spaventa investitori, risparmiatori, azionisti e obbligazionisti:

Al contrario del bail-out, ovvero il salvataggio esterno con soldi pubblici, il bail-in si può considerare come un autotrasfusione di liquidità. Nato fra 2009 e 2010, presentato per la prima volta in Europa dall’Association for financial markets in Europe (Afme), il bail-in è stato scelto come uno degli strumenti di risoluzione da Barnier. Può avvenire in diversi modi. Da un lato si possono colpire gli obbligazionisti, che perdono il loro status e diventano azionisti della banca, al fine di ricapitalizzare l’intero istituto. Oppure gli obbligazionisti possono perdere una sola parte di ciò che hanno, subendo un haircut (svalutazione sul valore nominale). Come? La banca converte le obbligazioni esistenti con nuovi bond. Oppure, si possono colpire i depositanti.

Chiaro? Era tutto previsto. Era tutto studiato. Era tutto scritto ed è stato puntualmente applicato a Cipro. Ripetiamo: “si possono colpire i depositanti”.

Insomma altro che misura unica e non riproponibile. L’Ue aveva già adocchiato tale possibilità, e le “autorità” citate nel documento non hanno fatto altro che applicarla.

Chiudiamo la riflessione sottolineando, a questo punto, che le dichiarazioni di Olli Rehn di qualche giorno addietro – «I depositanti non assicurati potranno subire perdite nelle future crisi bancarie» – lasciate scappare nel corso di una intervista alla televisione finlandese YLE, e presto sminuite e parzialmente corrette quando non proprio silenziate, identificano invece la realtà delle cose.

Non ci sono terze possibilità: o il modello Cipro è tale oppure non lo è. E da quel documento interno dell’Ue, oltre che dall’applicazione reale della norma (e infine come suggerisce la dichiarazione di Rehn), appare proprio che lo sia. Ergo, che possa essere riprodotto. Quando? Quasi da subito: la direttiva che abbiamo citato, come ha confermato Koen Doens, portavoce della Commissione Ue, entrerà in vigore ufficialmente nel 2015 per poi – attenzione – utilizzare il meccanismo del bail-in come strumento automatico a partire dal 2018.

“Automatico”, chiaro? Altro che “Cipro non è un modello”…

Valerio Lo Monaco
http://www.ilribelle.com
10.04.2013

Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”

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La BCE preme per l’applicazione del “modello cipriota

9 aprile 2013 (MoviSol) – Alla conferenza stampa mensile della BCE il 4 aprile, Mario Draghi si è alterato quando gli è stato ripetutamente chiesto se la confisca dei conti a Cipro rappresenta un modello per l’intera Eurozona, e lo ha negato. Ma come ha fatto presente un giornalista, il testo della direttiva UE in esame al Parlamento Europeo prescrive esattamente ciò che è stato fatto a Cipro. Lo stesso Draghi ha sollecitato il Parlamento e il Consiglio UE ad approvare la legge ben prima della data pianificata, e cioè “già nel 2014″.

Il testo della direttiva sulla “liquidazione bancaria” riflette l’input del lavoro svolto dal Financial Stability Board sotto Draghi e della Banca per i Regolamenti Internazionali (che ospita il FSB). È come se recasse la firma di Mario Draghi, in veste di capo del FSB e della BCE. La politica è esplicita: salvare il sistema e non la gente. È Franklin Roosevelt e Glass-Steagall al contrario.

Come abbiamo recentemente spiegato, la direttiva è stata presentata nel giugno 2012 e propone che i depositi non protetti (al di sopra dei 100 mila euro) potranno essere confiscati per salvare (“bail-in”) le banche in difficoltà. Mentre afferma in termini generali che i depositi protetti non saranno inclusi nel capitale del bail-in, essa ne esclude anche i derivati, se la loro inclusione minaccia la stabilità del sistema. Nella Sezione 5, Articolo 38, 3 della legge, si afferma che “Laddove le autorità applicano lo strumento del bail-in, esse possono escludere dall’applicazione dei poteri di conversione [in azioni] e di cancellazione l’esposizione in derivati che non rientra nell’ambito del punto (d) del paragrafo 2 [esposizione con scadenza originaria di meno di un mese], se tale esclusione è necessaria o idonea per raggiungere gli obiettivi specificati nei punti (a) e (b) dell’Articolo 26″.

Quali sono questi obiettivi? “Gli obiettivi della liquidazione… sono: (a) assicurare la continuità delle funzioni critiche; (b) evitare effetti negativi significativi sulla stabilità finanziaria, come ad esempio impedire il contagio, e mantenere la disciplina di mercato”.

In altre parole, qualora la cancellazione del debito finanziario minacci la stabilità del sistema, quel debito deve essere pagato – s’intende, con i soldi dei risparmiatori.

Lo scopo della manovra è affermato con grande franchezza in un documento d’indirizzo della BCE pubblicato nel luglio 2012. Il documento, intitolato Forbearance, resolution and deposit insurance, è stato emesso dal Consiglio Scientifico dell’European Systemic Risk Board, l’ufficio speciale istituito dalla BCE nel 2010. Esso afferma che “deve essere data priorità alla protezione del sistema e non dei creditori. Le regole devono assicurare la responsabilità di azionisti e creditori, in particolare quelli subordinati. Le eccezioni, ad esempio per i correntisti e i risparmiatori, devono essere definite chiaramente e senza ambiguità, e devono essere adeguatamente finanziate”.

Più avanti: “La liquidazione bancaria deve essere gestita da una autorità europea che abbia come obiettivo primario quello della protezione del sistema. Le perdite devono avere accesso a finanziamenti primari attraverso un prelievo sull’industria [finanziaria] e il contribuente deve servire come riserva. I fondi di garanzia dei depositi devono essere usati per finanziare la protezione che debba essere estesa ai risparmiatori nei confronti di perdite subite attraverso la liquidazione bancaria”.

Il rapporto poi si riferisce alla direttiva UE che “è stata pubblicata proprio mentre questo rapporto veniva completato. (…) Ad una lettura superficiale della proposta della Commissione, sembra comunque chiaro che essa vada nella direzione raccomandata dall’ASC, seppur non abbastanza a fondo. Su alcuni punti importanti, i suggerimenti contenuti in questo rapporto vanno oltre la proposta della Commissione”. Non è chiaro se quei suggerimenti sono stati incorporati nella bozza attualmente in discussione al Parlamento Europeo, che in seguito approderà al Consiglio.

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L’Eurogruppo adotta il “modello Cipro”

Il prelievo forzoso sui conti correnti diventa uno degli strumenti ordinari di “salvataggio” di banche e Stati.

Un Eurogruppo non molto pubblicizzato, ma che doveva discutere – e lo ha fatto – di problemi piuttosto decisivi per il futuro dell’Eurozona. Lo si capisce dalla reticenza con cui anche i giornali specializzati danno conto della discussione avvenuta. Poiché abbiamo giustamente molta considerazione dei professionisti inviati a Bruxelles, dobbiamo pensare che la discussione tra i ministri delle finanze sia stata in qualche misura “criptata”, e che la materia in discussione sia al tempo stesso esplosiva e per ora trattata in maniera solo preliminare.

Seguiamo perciò il racconto fatto da IlSole24Ore – il giornale più attento a questo tipo di eventi – cercando di spiegare quel che è poco chiaro e, soprattutto, le implicazioni contenute nelle varie ipotesi di getione delle future crisi.

Come sempre, le nostre considerazioni sono in corsivo.

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Accordo politico all’Ecofin sul meccanismo di supervisione unica delle banche: superate quindi le resistenze della Germania che chiedeva una modifica dei Trattati prima di dare il via libera. La supervisione unica «si fa coi Trattati attuali, abbiamo l’accordo definitivo unanime dei ministri», ha detto il commissario Michel Barnier.

Redazione. Nonostante la sintesi, si capisce che lo snodo relativo alla sorveglianza delle banche (private) europee da parte della Bce è così rilevante da richiedere – a parere della Germania – una modifica dei Trattati. Per ora si va avanti che con i trattati che ci sono, ma ricordiamo la materia del contendere tra Germania e il resto d’Europa: Berlino chiedeva che la sorveglianza sulle banche “non sistemiche” restasse affidata alle banche centrali nazionali. Perché? Per il buon motivo che l’ossatura fondamentale del credito tedesco vede protagoniste le Landesbanken, ovvero quelle banche territoriali su cui si regge buona parte del sistema delle imprese e, non secondariamente, la forza politica dei deputati.

Non basta, però. La nuova proposta tedesca prevedeva di rafforzare la separazione tra attività di politica monetaria e di vigilanza della Bce, trovando anche il modoe di garantire meglio “poteri equivalenti” ai membri della struttura di vigilanza bancaria non appartenenti all’Eurozona. Un modo per aumentare il peso tedesco nelle decisione Ue (i paesi dell’Est che ancora non hanno adottato l’euro sono “contoterzisti” di Berlino) anche a costo di dare un peso eccessivo sulla moneta unica a paesi che non la usano. Singolare. Alla fine l’idea non è passata, ma come in tutte le trattative diplomatiche, la “pressione” ha prodotto se non altro l’accettazione del principio che i Trattati si possono cambiare, senza prederminare ora alcun contenuto. Come scrivono alcuni giornali, “molti governi temono una riapertura di un negoziato sul Trattato Ue”, perché il loro peso – in una situazione di oggettiva debolezza economica, e quindi politica, dei propri paesi, vedrebbero i propri poteri notevolmente ridimensionati a favore di un meccanismo “centralizzatore” deciso nei fatti dalla Germania.

Scadenze più lunghe per Irlanda e Portogallo
I ministri delle finanze della zona euro hanno trovato un accordo per concedere sette anni in più a Portogallo e Irlanda per rimborsare i prestiti ottenuti con il pacchetto di salvataggio. Lo ha annunciato il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem che ha sottolineato come i ministri abbiano voluto compiere un passo «deciso e positivo», aggiungendo tuttavia che la questione deve ancora essere affrontata da tutti i 27 ministri delle finanze dell’Unione europea che si vedranno nelle prossime ore. Il commissario gli Affari Economici Olli Rehn ha accolto con favore la decisione dell’Eurogruppo, che ha definito «un passo molto importante» verso una pieno ritorno sui mercati del finanziamento per i due paesi.
Red. Qui c’ poco da aggiungere, se non che il “trattamento” dei singoli paesi in difficoltà è straordinamente differenziato. L’Irlanda, soprattutto, sembra nel “cuore” di Bruxelles assai più dei paesi mediterranei. Possibile che gli interessi inglesi nelle banche irlandesi abbiano così tanta forza? Più che possibile…

Ricapitalizzazione e Esm, quanti rebus
Anche il negoziato sulle regole della ricapitalizzazione bancaria da parte dell’Esm (Fondo anti-crisi dell’Eurozona) che è parallelo alle discussione sugli altri elementi dell’unione bancaria, si dimostra molto complesso. Sulle due questioni fondamentali, il trattamento dei legacy asset, cioè delle situazioni di bilancio del passato, e della retroattività degli interventi del meccanismo di stabilità, non ci sono ancora dei paletti fermi.
Altro nodo delle trattative le modalità e le condizioni dell’intervento dei privati nella ristrutturazione e nella liquidazione delle banche. Lo scontro è sui limiti alle esenzioni dagli oneri del cosiddetto ‘bail-in’. Sembra prevalere un orientamento favorevole solo all’esclusione dei depositi delle persone fisiche e delle Pmi, mentre c’è una discussione molto accesa sull’esclusione dei prestiti interbancari a breve.
Il commissario al mercato interno Michel Barnier ha messo in guardia dai tentativi di diluizione sull’imposizione delle regole per la liquidazione delle banche a partire dal 2018. Alcuni governi cercano di assicurare un margine di discrezionalità alle autorità nazionali nella scelta di quali creditori dovranno farsi carico delle perdite.
Red. Qui invece la partita è davvero grossa. L’espressione “bail in” indica una via di salvataggio – delle banche o degli Stati – opposta a quella definita “bail out”. Con questa seconda, infatti, si descrive un intervento esterno, fatto di prestiti da ripagare in tempi certi, a condizioni magari durissime, come quelle imposte a diversi Piigs. Con “bail in”, al contrario, di qualifica il “modello Cipro”, in cui buona parte delle risorse necessarie al “salvataggio” delle banche è stata reperita sequestrando i conti correnti (singoli cittadini e depositanti stranieri), possibilmente limitando la rapina alle cifre superanti i 100.000 euro (che per legge europea vanno salvaguardati anche in caso di fallimento della banca).
Naturalmente si discute anche di “chi” abbia il potere di decidere determinati tipi di “salvataggio” , o almeno quali creditori potranno essere pelati più di altri. Se, insomma, c’è un disegno europeo per trasformare i “salvataggi” in bagni di sangue, ci sono singoli governi che si preoccupano di avere un margine per proteggere almeno i propri “favoriti”.

La tempistica delle regole per il bail-in
Quanto ai tempi, la Commissione propone che le regole del ‘bail-in’ entrino in funzione dal 2018. La Bce preme per il 2015. Bruxelles concorda, ma a patto che tutti gli elementi del puzzle dell’unione bancaria siano sul tavolo.
Infine c’è la prospettiva del Fondo unico di risoluzione delle crisi. Attualmente è in discussione la proposta di creare fondi nazionali. In giugno la Commissione presenterà una proposta di sistema unico, con un Fondo di risoluzione unico. Si sapeva da qualche tempo che Bruxelles fosse orientata in tal senso: Barnier l’ha reso ufficiale proprio in occasione delle riunioni informali nella capitale irlandese.
Red. Si capisce che il “modello Cipro” è ormai dato per assodato (occhio ai vostri conti correnti, se non siete propriamente poverissimi!), mentre si discute su quando farlo entrare in vigore come “modello standard”. E visto che il “bail in” in molti casi potrebbe non essere sufficiente (non lo è stato nemmeno per Cipro), ecco che viene definito meglio un nuovo “fondo di risoluzione” comunitario. Le cui condizioni di applicazione sono evidentemente tutte la scrivere (ma non ci sono molti dubbi su chi sarà a pagare, viste le insistenze sui “tagli alla spesa pubblica”).

Claudio Conti
Fonte: http://www.contropiano.org
Link: http://www.contropiano.org/economia/item/15842-leurogruppo-adotta-il-modello-cipro
12.04.2013

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Eurozona, quando Fantozzi si crede l’ispettore Callaghan

di Pier Paolo Dal Monte

Molti ricorderanno il famoso discorso di Mario Draghi pronunciato nel luglio scorso, quando, con un cipiglio da ispettore Callaghan pronunciò le seguenti parole: “ECB will do whatever it takes to preserve the euro…..and believe me: it will be enough”. Sembrava proprio dirty Harry – l’ispettore senza macchia e senza paura interpretato da Clint Eastwood- quando pronuncia la sentenza di morte per il cattivo di turno, prima di premere il grilletto della sua 44 magnum e sancire il trionfo della legge sul crimine.

Certo, i cittadini dell’Eurozona, avrebbero dovuto sentirsi rassicurati e protetti da cotanto cipiglio, dalla faccia dura e implacabile di colui che governa la massima autorità monetaria del vecchio continente che sembrava dire: «Non preoccupatevi, io vi proteggerò in mezzo alle tempeste della vita, salvaguarderò i vostri risparmi, la vostra serenità»

Poi, con lo scorrere del tempo, gli stessi cittadini allora rassicurati, hanno cominciato a notare che la 44 magnum allora sfoggiata era, in realtà, una scacciacani, buona tutt’al più a fare un po’ di rumore. E colui che si era atteggiato a ispettore Callaghan non assomigliava affatto a quell’eroe senza macchia e senza paura, ma era molto più simile a tal Fantozzi ragionier Ugo quando faceva il gradasso e dava calci alla propria bianchina per sembrare “a la page”.

Ebbene sì, le plance di comando di quest’Unione europea che si sta rivelando sempre più grottesca, sono assai simili alla macchietta creata da Paolo Villaggio, che non è più soltanto caricatura dei vizi dell’italietta che fu, ma ha assunto respiro continentale, in quanto simboleggia la goffaggine con la quale, negli ultimi tempi vengono affrontate le crisi nell’Eurozona.

Basta osservare i volti degli insipienti burocrati che gestiscono le sorti dell’Europa, i volti dei Van Rompuy, dei Barroso, o della new entry a capo dell’Eurogruppo, quel Jeroen Dijsselbloem (il cui occhio, se fosse quello di un pesce sul banco di una pescheria, sconsiglierebbe l’acquisto da parte di chiunque, in quanto segno infallibile di incipiente putrescenza), per esclamare con orrore «Mio Dio, ma in che mani siamo!»,

Il caso di Cipro è emblematico della goffa dabbenaggine (o della colpevole protervia) con la quale vengono affrontate le crisi subentranti che colpiscono, come tanti birilli, i paesi periferici dell’Eurozona. Le cifre in gioco erano tali che l’ispettore Callaghan dell’Eurotower, avrebbe potuto risolvere il caso in maniera semplice e immediata, un bell’LTRO e si sarebbe chiusa lì.

Invece no, cosa si fa, prima si sigillano le banche e poi, dopo un tira e molla durato diversi giorni si decide di “tosare” in maniera cospicua i depositi bancari sopra i 100.000 euro. Oh, non c’è che dire, una mossa estremamente abile. «Sì, ma… -dirà qualcuno- …ma quelli erano i soldi degli oligarchi russi e di chissà quali altri riciclatori che approfittavano delle condizioni vantaggiose che l’isola offriva». Sì, risponderemmo noi, ma nessuno se n’era accorto, prima di fare entrare Cipro nell’Unione monetaria? E poi- orsù- che cos’è questo facile e gratuito moralismo? Perché gli emiri Qatarini (o Kuwaitiani), dai quali Monti andava a questuare col cappello in mano, sono forse virtuosi e immacolati come gigli, e gli oligarchi russi brutti sporchi e cattivi? (sempre che di oligarchi si trattasse perché, come diceva Don Alfonso, “nessun lo sa”).

Al di là delle considerazioni sull’appartenenza dei denari che sono stati requisiti, in questo caso è stato fatto tutto ciò che non si doveva fare. L’esistenza delle banche, di tutte le banche, non solo di quelle cipriote, si basa sulla fiducia che, se si depositano i propri quattrini nei loro forzieri, questi rimangano disponibili per il depositante e di sua proprietà. Invece, a Cipro l’”uomo nero” si è appropriato del salvadanaio e ha detto «Ve lo restituisco soltanto se voi mi date un pizzo, quasi la metà dei vostri soldi. E siccome sono l’uomo nero e voi soltanto deboli bambocci, posso fare questo con tutti i salvadanai de continente”

Scrisse Elemire Zolla: «La Banca vive nella misura in cui non ci si affolli a ritirare i depositi. Non si creda che la banca abbia, sia, il valore: essa lo produce pretendendo di averlo. Vive di fede. Guai a voler toccare i soldi dalla banca del Tempio»(3)

Signori, da questo momento nessun deposito bancario è più sicuro. Ringraziamo sentitamente i ragionier Fantozzi che comandano la baracca. Almeno abbiamo capito che é iniziato il count down per la fine dell’Euro

(1) La BCE farà tutto cio che sarà necessario per preservare l’euro….e, credetemi, sarà abbastanza

(2) Long Term Refinancing Operation o piano di rifinanziamento a lungo termine

(3) E. Zolla, Le meraviglie della natura, Marsilio, Venzia,1991

Fonte: il fatto quotidiano

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Per salvare Cipro prelievi da conti correnti

16.3.2013

Lunghe file davanti agli sportelli bancomat per ritirare contante. La misura non era stata presa per aiutare altri Paesi. Rabbia tra la gente perché era stato promesso che non sarebbero stati toccati i risparmi. Il precedente italiano del governo Amato

foto Ap/Lapresse

22:54 – Un accordo raggiunto in nottata dai ministri delle Finanze dell’eurozona prevede, in cambio di un piano di aiuti per circa 10 miliardi di euro al governo di Cipro, un pesante prelievo sui depositi bancari. Dalle prime ore del giorno, lunghe file di persone, a piedi e in auto, si sono create davanti agli sportelli bancomat per effettuare prelievi di contante. La rabbia è tanta perché era stato promesso che i risparmi non sarebbero stati toccati.

La rabbia della gente – Tra la gente in coda c’è stata tanta rabbia contro il precedente presidente della Repubblica, il comunista Demetris Christofias, accusato di aver temporeggiato e non aver preso tempestive misure contro la crisi imminente. Ma non sono mancati rimproveri al nuovo capo dello Stato, Nikos Anastasiades (centro-destra), che in campagna elettorale aveva più volte promesso “che i risparmi in banca non sarebbero mai stati toccati”. Il presidente cipriota ha spiegato che il prelievo sui depositi è stata una decisione “dolorosa” da prendere ma necessaria per ottenere gli aiuti finanziari internazionali ed “evitare la bancarotta”.

Due imposte uniche del 10 e del 7% – E’ la prima volta che i correntisti bancari di un Paese vengono colpiti direttamente dalle misure di un piano di aiuti europeo. Ciò non è successo, per esempio, nei casi di Spagna, Grecia, Irlanda e Portogallo. Dal prelievo sui depositi bancari – molti dei quali sarebbero di cittadini russi non residenti – si spera di recuperare circa 5,8 miliardi di euro. Il prelievo consiste in un’imposta unica del 9,9% su tutti i depositi superiori a 100.000 euro e del 6,75% per quelli inferiori. Le banche effettueranno i prelievi martedì mattina, dopo la festività religiosa del cosiddetto “Lunedì pulito”, l’equivalente ortodosso del Mercoledì delle Ceneri. Anche le banche cooperative, di solito aperte il sabato , hanno deciso di chiudere gli sportelli a causa dell’enorme afflusso di clienti che volevano prelevare il denaro in contanti e chiudere i propri conti. Il governo cipriota ha dato inoltre disposizioni affinché le banche blocchino durante questo fine settimana i trasferimenti di denaro via internet.

Il precedente di Amato – Un analogo precedente ci fu in Italia con il governo di Giuliano Amato nel 1992 quando venne istituita un’imposta straordinaria del 6 per mille sui depositi bancari da versare entro il 15 settembre di quell’anno.

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L’effetto Cipro terrorizza Piazza Affari. Apertura-disastro, banche a picco
Borsa, Milano affonda in apertura. L’indice Ftse Mib perde il 2,85%

10:23 – Avvio di settimana in profondo rosso per Piazza Affari. Alla Borsa di Milano il Ftse Mib cede il 2,85% attestandosi a 15.600 punti, mentre il Ftse All Share perde il 2,58% a 16.665 punti. In particolare le banche sono colpite da un’ondata di ordini in vendita. Apertura negativa anche per le altre Piazze europee: Londra perde l’1,5%, Parigi l’1,93% e Francoforte l’1,48%.
“Quello che e’ stato deciso per Cipro, ossia il prelievo forzoso sui conti correnti, ha spaventato gli investitori. Assistiamo ad una reazione simile a quanto visto dopo le elezioni in Italia con dei forti ribassi”, commenta uno strategist contattato da MF-Dowjones.

“Questo ha spaventato gli operatori, ma a mio avviso – per ora – il sentiment di mercato non cambia. Inoltre, la scorsa settimana siamo arrivati sui massimi degli indici americani e queste notizie rappresentano uno spunto per una correzione. In realta’, infatti, il Paese non ha bisogno di grandi somme per salvare il suo sistema”, precisa l’esperto.

“Il mercato guarda a questi eventi, ma secondo me tali news non rappresentano, almeno per ora, un fattore che possano cambiare il sentiment sui mercati. Restiamo, infatti, piu’ preoccupati per la situazione di altri paesi, come Italia e Spagna. Anche i movimenti dell’oro non sembrano far pensare, almeno in questa fase, ad una situazione cosi’ tragica”.

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Cipro affossa le Borse, Abi: no rischio contagio

18 marzo 2013
Seduta in rosso per tutte le Piazza europee. Intanto slitta a domani il voto sul prelievo forzoso

16:13 – Lunedì nero per le principali Piazze europee. A spaventare i mercati i timori legati a Cipro: si teme l’autorizzazione al prelievo forzoso sui conti correnti. L’Associazione bancaria italiana però tranquillizza ed esclude “un rischio contagio” per le banche del nostro Paese. L’effetto Cipro si fa sentire anche oltre Oceano, con Wall Street negativa.
“Quello che è stato deciso per Cipro, ossia il prelievo forzoso sui conti correnti, ha spaventato gli investitori. Assistiamo ad una reazione simile a quanto visto dopo le elezioni in Italia con dei forti ribassi”, commenta uno strategist contattato da MF-Dowjones.

“Questo ha spaventato gli operatori, ma a mio avviso – per ora – il sentiment di mercato non cambia. Inoltre, la scorsa settimana siamo arrivati sui massimi degli indici americani e queste notizie rappresentano uno spunto per una correzione. In realtà, infatti, il Paese non ha bisogno di grandi somme per salvare il suo sistema”, precisa l’esperto.

“Il mercato guarda a questi eventi, ma secondo me tali news non rappresentano, almeno per ora, un fattore che possano cambiare il sentiment sui mercati. Restiamo, infatti, più preoccupati per la situazione di altri paesi, come Italia e Spagna. Anche i movimenti dell’oro non sembrano far pensare, almeno in questa fase, ad una situazione così tragica”.

Cipro, slitta il voto – Il Parlamento cipriota è stato convocato per domani pomeriggio alle 17 italiane per votare sul prelievo forzoso sui depositi bancari proposto dall’Ue in cambio della concessione di aiuti per 10 miliardi di euro per il salvataggio dell’economia dell’isola. Lo ha annunciato il presidente del Parlamento, Yannakis Omirou.

Abi: “Nessun rischio contagio Italia” – L’Abi esclude “un rischio contagio” per le banche italiane. L’associazione ricorda come gli istituti di credito del nostro Paese “hanno una posizione di grande solidità e dai dati della Bri (Banca dei regolamenti internazionali) risultano esposte verso Cipro in misura minima, sotto un miliardo di euro. Di qui la massima serenità nell’escludere il rischio contagio”.

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La rabbia russa per il piano-Cipro

La Russia lamenta di non essere stata nemmeno consultata sulla decisione di imporre un prelievo forzoso a Cipro per ottenere gli aiuti europei.

Una mossa molto criticata sia dal presidente Vladimir Putin che dal primo ministro, Dmitri Medvedev:

“Potremmo dirla in modo semplice: sembra una confisca dei soldi della gente. Non so chi l’abbia pensato, ma è questo ciò che sembra. Sfortunatamente conosciamo bene queste pratiche, dai tempi dell’Unione Sovietica”.

Circa la metà dei 70 miliardi di euro depositati nelle banche cipriote sono di proprietà straniera. Buona parte di essi viene dalla Russia.

“Sembra una mossa poco amichevole e troppo aggressiva” sostiene il presidente della banca Mdm, Oleg Vyugin.

Sono tanti i piccoli risparmiatori che temono gli effetti dell’inattesa tassa.

“Quando l’ho saputo il mio primo pensiero è stato ‘oh Dio, io ho dei soldi lì’. E mi sono veramente spaventata” racconta una signora intervistata in strada.

Anche molte società hanno trasferito i propri conti sull’isola, per non pagare tasse sulle transazioni finanziarie e per consentire agli azionisti di avere crediti agevolati.

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Eurorapina – Commerzbank: “Prelievo forzoso del 15% sui depositi italiani”

lunedì 18 marzo 2013

Ci siamo, il tabù è rotto: ora si salvi chi può. Prima venne Amato, il socialista, e si fregò, di notte, i risparmi degli Italiani. La chiameranno tassa, sarà una rapina.
L’elite eurofanatica bancaria promuove deliberatamente la dislocazione sociale come stratagemma per prendere il controllo dell’economia di una nazione e iniziare il processo di appropriazione della ricchezza dei cittadini prima, e della floride società italiana: ENI, ENEL, FINMECCANICA. In questo aiutate dalla magistratura ben foraggiata.
Come esposto dal giornalista investigativo Greg Palast nel 2001 , l’élite bancaria globale, vale a dire la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale, hanno affinato una tecnica che ha permesso loro di applicare la strategia in numerosi paesi in passato.
Nel mese di aprile 2001, sono trapelati documenti della Banca Mondiale che delineavano un percorso in quattro fasi su come saccheggiare le nazioni della loro ricchezza e delle infrastrutture, mettendo il controllo delle risorse nelle mani dell’élite bancaria.
Una delle fasi finali del processo, denominata la “rivolta del FMI,” descrive come l’élite starebbe deliberatamente pianificando disordini civili di massa che avrebbero l’effetto di spaventare gli investitori e causare i fallimenti dei governi. Per poi prendere il controllo della situazione.
“Questo incendio doloso dell’ economia facilita il saccheggio da parte degli stranieri dei beni nazionali a prezzi stracciati”, scrive Palast, aggiungendo: “Emerge un disegno. Ci sono molti perdenti, ma i chiari vincitori sembrano essere le banche occidentali e l’élite finanziaria. ”
Quanto tempo prima che la crisi generata dal saccheggio costringerà Cipro a vendere i suoi beni, così come la Grecia ha fatto negli ultimi tre anni? E quando toccherà all’Italia?
Il saccheggio di Cipro, erroneamente etichettato come “tassa”, è stato venduto da governo cipriota, Fondo monetario internazionale, Unione europea e media di disinformazione di massa come un “male necessario” per evitare che le banche del paese andassero in rovina e la nazione collassasse. Falso, gli stati che hanno sovranità monetaria non falliscono. Falliscono quegli stati costretti dall’euro a prendere – detto molto rozzamente – i soldi in prestito dalla Bce. E questo è anche il motivo dello “scandalo ungherese”: si sono ribellati all’usura della Bce, devono perire.Fonte: http://voxnews.info/2013/03/18/eurorapina-commerzbank-prelievo-forzoso-del-15-sui-depositi-italiani/

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Financial Times:“In Italia razionale ritirare i soldi dalle banche

Di Stefano Bassi

Mentre su Monte dei Pacchi già sappiamo…e dunque stendiamo un velo pietoso
(a proposito…come previsto stanno insabbiando le componenti più “scomode” dello scandalo ovvero la responsabilità di Draghi/Bankitalia e dei vertici del PD…)
Mentre anche le nostre Banche considerate più inossidabili si stanno avvicinando sempre più al livello di “junk” (spazzatura)
Crisi: Fitch declassa quattro banche italiane
Il rating di UniCredit e Intesa Sanpaolo è stato tagliato a “BBB+”.
Mentre il nostro sistema bancario “più solido degli altri” (così ci raccontano da sempre fonti bancarie e giornali a libro paga…) avrebbe circa 135 miliardi di sofferenze (quelle ufficiali…)
tanto che, con la Recessione che continua senza interruzione, si inizia a parlare di una Bad Bank italiana nella quale infilare tutti i crediti spazzatura….
leggi Cari banchieri, sicuri che non serva una bad bank?
Il ben noto editorialista del Financial Times Wolfgang Münchau in un suo articolo
si domanda come sia possibile che i risparmiatori dei Paesi PIIGS – Italia compresa – ancora non abbiano ritirato i propri soldi dalle banche.
Infatti, soprattutto dopo la “rapina cipriota, sarebbe il comportamento più razionalenei confronti dei propri risparmi………
La cosa davvero sconcertante è perché la gente a Cipro non abbia ritirato i propri soldi prima?
Non hanno letto i giornali?
Forse avevano fiducia nel nuovo presidente di Cipro, che aveva promesso che mai, avrebbe accettato questo diktat europeo?
E perché non ancora c’è stata una corsa alle banche negli altri paesi dell’Europa meridionale?
Forse anche loro si fidano dei loro governi?
Ancora più importante, continuano a farlo ora?
Ci sono alcuni impedimenti istituzionali all’interno della zona euro.
Alcuni paesi impongono limiti di prelievo giornalieri, ufficialmente come misura contro il riciclaggio di denaro.
Né è facile aprire un conto bancario in un paese straniero. In molti casi, è necessario avere la residenza.
Ma non farei troppo affidamento su tali impedimenti.
Una volta che la paura raggiunge una massa critica, la gente agisce, e quindi una corsa agli sportelli diventa un processo di auto-alimenta.
C’è stato un sacco di rilassamento sulla crisi della zona euro negli ultimi otto mesi.
Molte persone, hanno pensato – erroneamcne – che la crisi fosse finita.
I risparmiatori ora capiscono che, se la crisi era finita, era solo perché la zona euro aveva trovato una nuova fonte di finanziamento: i loro risparmi….
Non ho idea se ci sarà una corsa agli sportelli nelle prossime settimane.
Ma sicuramente sarebbe razionale.
E Münchau rincara la dose in un articolo su Der Spiegel
Münchau: per difendere l’Euro presto serviranno i panzer
…I Ministri delle Finanze europei hanno deciso di espropriare i clienti delle banche cipriote – questa decisione è il peggiore degli incidenti possibili all’interno dell’unione monetaria.
Chi continua ad affidare i propri risparmi ad una banca sud-europea, deve essere alquanto ingenuo….
….Con la decisione di far pagare prima di tutto i piccoli risparmiatori ciprioti, i Ministri delle Finanze europei ci hanno riportato nella fase acuta della crisi Euro.
Perché ora i risparmiatori, non solo a Cipro ma in tutto il sud-Europa, cercheranno in ogni modo di mettere i loro risparmi fuori dalla portata degli stati.
Ulteriori espropri forzati sono una certezza.
La minaccia è concreta anche in Spagna e Italia. L’assalto alle banche è iniziato…..
….Io credo che da qui a mercoledi si raggiungerà un accordo su una franchigia oppure le cifre saranno riviste, in modo da avere il voto favorevole del parlamento di Nicosia. Il danno pero’ è già stato fatto. Il mondo intero sa che i Ministri delle Finanze europei non hanno alcun problema nell’aggirare l’assicurazione sui depositi…..
….Reazione a catena, dopo Cipro, la Grecia, il Portogallo, la Spagna e poi l’Italia.
Le banche sono in difficoltà anche in Italia, Spagna, Portogallo e Grecia.
Questi stati sono troppo deboli per garantire l’assicurazione sui depositi in maniera credibile. In Spagna già si parla di una partecipazione dei piccoli risparmiatori. Alla prossima opportunità si tirerà fuori dal cassetto il modello Cipro e si chiederà ai risparmiatori di passare alla cassa.
Chi non ritira il proprio denaro dalle banche sud-europee, è davvero un ingenuo. …..

Fonte:http://www.ilgrandebluff.info/2013/03/i-saggi-consigli-del-financial-times-in.html

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2013/03/i-saggi-consigli-del-financial-times-in.html

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Cipro, Squinzi: precedente pericoloso

Confindustria: evitare prelievo forzoso

17:00 – “L’eventuale decisione di un prelievo forzoso sui depositi bancari proposto dalla Ue al governo cipriota creerebbe un pericoloso precedente che trasformerebbe l’Europa in matrigna”. Lo afferma il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che “esprime fortissima preoccupazione per ciò che sta accadendo a Cipro”.

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La Germania aveva minacciato: niente aiuti senza l’ok. Squinzi avverte: “Il prelievo forzoso sarebbe un precedente pericoloso”, mentre un aereo della Raf porta soldi ai militari Gb sull’isola

19:41 – Il Parlamento di Cipro ha bocciato il piano di salvataggio concordato con l’Eurogruppo, che prevedeva a garanzia anche un prelievo forzoso sui depositi bancari. La decisione era molto attesa e oggi i mercati europei, spaventati dalle possibili conseguenze di questa situazione esplosiva, hanno vissuto un’altra giornata di passione. Dalla Germania erano arrivate poco fa parole pesanti: se Cipro dice no al piano, avevano detto fonti governative, niente aiuti Ue al Paese.

Contro il piano (il prelievo previsto è per un totale di 5,8 miliardi) hanno votato 36 deputati, mentre ad astenersi sono stati in 19. Gli astenuti sono i rappresentanti del partito Disy del presidente Nicos Anastasiades, pur favorevole al piano. I contrari sono tutti gli altri (compresi gli otto del partito Diko, alleato di governo).

Squinzi: “Precedente molto pericoloso” – Poco prima contro il pacchetto si era espresso il presidente di Confindustria Squinzi, dicendo che “l’eventuale decisione di un prelievo forzoso sui depositi bancari proposto dalla Ue al governo cipriota creerebbe un pericoloso precedente che trasformerebbe l’Europa in matrigna. Esprimo dunque fortissima preoccupazione per ciò che sta accadendo a Cipro”.

Il numero uno di Viale dell’Astronomia ha manifestato le sue forti perplessità in merito in una lettera inviata ai presidente delle Confindustrie europee, per condividere con loro una posizione comune. “Da europeista profondamente convinto – ha detto -, esprimo fortissima preoccupazione per ciò che sta accadendo a Cipro. I risparmi dei cittadini sono il tesoro di ogni singolo Stato e, pertanto, vanno assolutamente difesi.

Germania: niente aiuti senza l’ok al piano – E, proprio prima della decisione sul pacchetto di salvataggio, la Germania aveva avvertito: ulteriori ritardi o la bocciatura delle condizioni poste avranno effetti pesanti. “Finché il Parlamento non avrà deciso, non ci sarà alcun programma di aiuto”, avevano minacciato fonti governative da Berlino.

La Raf porta soldi ai militari britannici – Intanto un aereo della Raf ha portato sull’isola con un milione di euro destinati ai militari britannici e alle loro famiglie che vivono a Cipro.

Il ministero della Difesa britannico ha inoltre fatto sapere di non escludere che altri voli simili potrebbero partire verso Cipro e ha reso noto di aver contattato i militari per chiedere loro se preferiscano che i loro salario per il mese di marzo e per quelli futuri venga accreditato in conti bancari nel Regno Unito.

Il caso Cipro spaventa i mercati – Il caso Cipro spaventa anche i mercati. In Europa Milano ha chiuso a -1,59% temendo conseguenze pesanti dalla crisi cipriota, ma anche le altre piazze finanziarie hanno finito la giornata in rosso: da Parigi, con il Cac 40 a -1,30% a 3.775 punti, a Francoforte, con il Dax a -0,79% a 7.947, a Londra, con il Ftse-100 a -0,26% a 6.441, a Madrid: Ibex 35 a -2,20% a 8.321.

A preoccupare i mercati sono stati i rumors che si erano diffusi in giornata, in attesa del voto parlamentare sulla proposta di salvataggio di Cipro, che implica proprio il prelievo sui depositi bancari. Alcune voci dicevano che Cipro potrebbe uscire dall’euro in caso di bocciatura del pacchetto: ipotesi che è stata seccamente smentita, a mercati chiusi, dal ministro dell’Economia spagnolo. Eanche lo spread tra Btp e Bund ha chiuso in risalita, a 337 punti base, mentre le banche italiane sono state pesantemente colpite dalle vendite: Unicredit -4%, Mediobanca -5%, Intesa -3,8%.

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Un caso o solo l’inizio ? A chi tocca dopo Cipro?

Un caso speciale, come sostiene la troika, o un brutto precedente che rischia di tener svegli tutti i correntisti d’Europa? Il pensiero degli italiani torna (con terrore) alla patrimoniale “mordi e fuggi” di Amato – Per la Merkel, “Cipro è un caso particolare” (l’isola è un paradiso fiscale) –Consob: “Il nostro sistema è solido”… –

Un caso speciale, come continuano a ripetere Angela Merkel e i vertici della Ue, o un brutto precedente che rischia di tener svegli tutti i correntisti d’Europa?

La vicenda del prelievo forzoso sui conti correnti di Cipro sta facendo discutere il mondo intero. Ma tocca un nervo particolarmente sensibile nel nostro Paese dove ventuno anni fa, nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1992, il governo guidato da Giuliano Amato impose a tutti i correntisti italiani una patrimoniale «mordi e fuggi» pari al sei per mille. Un balzello che fruttò oltre 5 mila miliardi di vecchie lire e che venne utilizzato, insieme ad altri, per affrontare la crisi finanziaria che portò poi all’uscita dallo Sme e alla svalutazione della lira, avvenuta nell’autunno di quello stesso anno.

Una tassa molto contestata: nel 1994 fu sollevato addirittura un dubbio sulla sua costituzionalità, respinto però con una sentenza dalla Suprema Corte. L’odiato prelievo fu però una decisione nazionale: il governo italiano la prese in autonomia, mentre nel caso di Cipro, il Parlamento voterà una misura che è anche il frutto di un drammatico confronto con l’Unione Europea, disposta a mettere sul piatto solo 10 dei 17 miliardi necessari per salvare Nicosia.

La minuscola economia cipriota, dotata di un sistema bancario ipertrofico (vale 9 volte il Pil nazionale), rischia un’implosione simile a quella a cui andò incontro sei anni fa l’Islanda, quando gli istituti finanziari di Helsinki arrivarono a valere oltre 12 volte il Prodotto interno lordo della terra al confine col Polo Nord. Ma l’Islanda è caduta e si è rialzata da sola, Cipro è nell’Unione Europea.

Ed è nella solita incompiuta dell’Euro, la moneta senza politica fiscale comune, che vanno letti tutti i legittimi dubbi del caso: potrebbe toccare anche a noi?

Ieri, da più parti, anche dalla stessa Angela Merkel, si è ribadito che la garanzia pubblica sui depositi privati non è in discussione. E che, appunto, Cipro è un «caso particolare». Ma di quale garanzia parla la Cancelliera tedesca? Il riferimento può avere due significati. C’è quello che rimanda al paracadute che si apre in caso di fallimento bancario.

Quello di cui i correntisti italiani si sono non molto tempo fa rinfrescati la memoria in occasione dello scandalo Monte Paschi di Siena: 100 mila euro per ogni intestatario che verrebbero appunto rimborsati ai correntisti dal Fondo interbancario di garanzia se un istituto di credito dovesse andare a gambe all’aria. Dal 2008 l’Europa ha regole simili in tutti gli Stati su questo tema.

Nel caso di Cipro (e dell’ormai storico prelievo di quella notte italiana) la questione però è diversa: nessuna banca fallita. Solo una legge nazionale che stabilisce una tassa. In serata fonti europee hanno però chiarito che i vertici Ue si aspetterebbero da Cipro più protezione (e quindi, forse, aliquote meno draconiane rispetto al 7-10% paventato fino a ieri) per i titolari di depositi che non superino i fatidici 100 mila euro.

Le differenze tra Cipro e l’Italia sono notevoli, anche al netto del nostro delicato presente. Nell’isola i depositi bancari sono pari a 68 miliardi di euro, un terzo dei quali frutto di «emigrazioni» dalla Russia. Perché Cipro è una sorta di paradiso fiscale, dove la tassa sulle società è pari solo al 10% (ora salirà al 12,5%). La scure del Fisco, però, se non dovessero cambiare le cose in queste ore convulse, si abbatterebbe su tutti, ciprioti inclusi.
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In Italia i conti correnti e i conti di deposito vincolati sono nell’ordine dei mille miliardi, 14 volte quelli di Cipro, e rappresentano circa un terzo della ricchezza finanziaria delle famiglie, pari a oltre 3 mila miliardi di euro. Ieri l’Abi, l’associazione bancaria italiana e Giuseppe Vegas, il presidente della Consob, hanno ribadito che il nostro sistema è solido, che i conti pubblici dell’Italia (per ora) reggono e che l’esposizione di tutto il sistema verso la sfortunata Nicosia non supera il miliardo.

La soluzione del problema di Cipro rischia di essere uno dei peggiori autogol dell’Unione. Difficile, se non impossibile, giocare in difesa. Il conto corrente è «borsellino» della vita quotidiana. Mentre i salvadanai online vincolati custodiscono soldi risparmiati a tassi annuali che in Italia oscillano tra il 2 e il 3% netto.

Chi avesse liquidità non utile alla realizzazione di progetti molto vicini può decidere di investirla. I «mordi e fuggi» (nel ’92 fu così) in genere non toccano le gestioni di lungo termine. Se il prelievo dovesse diventare invece una patrimoniale su tutti gli asset finanziari, non si scappa.

Giuditta Marvelli
Fonte: http://www.corriere.it
19.03.2013

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CIPRO: UN TEST CHE SI DOVEVA FARE

DI TYLER DURDEN
zerohedge.com

Il “salvataggio” sequestra-conti di Cipro rivela molto della struttura fondamentalmente neocoloniale e neofeudale dell’Eurozona e conferma la resa politica di questa regione alla finanziarizzazione.
Finalmente, l’Europa ha tolto la maschera e dietro le facce malaticce di sovranità, democrazia e libero mercato capitalista, possiamo vedere il vero apparato messo a nudo: l’aristocrazia politico-finanziaria dell’Eurozona che strangolerà i cittadini di ogni nazione per proteggere il proprio potere ed evitare che banche e obbligazionisti paghino per le loro perdite.

Vedi: Il Modello E.U. del Neofeudalismo e della Finanziarizzazione Neocoloniale (24.5. 2012).

Vediamo per punti tutto quello che ci sta rivelando il “Caso Cipro” sul vero stato del potere della politica finanziaria in Europa:

1.Una terminologia impostata sul decentramento maschera la struttura reale: l’UE opera per realizzare un modello neocoloniale. Nel vecchio modello di colonialismo 1.0, la potenza colonizzatrice conquistava o cooptava le élite di potere delle regioni periferiche, e cominciava a sfruttare le risorse e la manodopera delle nuove colonie per arricchire il nucleo imperiale. Nel neocolonialismo, le forze della finanziarizzazione (debito e leva finanziaria sotto il controllo dei cartelli bancari, appoggiati dai governi) vengono utilizzate per coinvolgere le élite locali e il popolo con il centro finanziario: i “coloni” delle periferie prendono in prestito soldi per comprare prodotti finiti fabbricati nelle economie del centro, arricchendo le Elite imperiali con:

A) Gli utili realizzati vendendo merci ai debitori

B) Gli interessi sul credito concesso alle colonie periferiche per potersi comprare dalle economie del nucleo centrale le «merci per vivere alla grande»

C) Una scelta su quali operazioni permetteranno di finanzializzare le attività periferiche più appetitose, come immobiliare e debito dello Stato.

In sostanza, le banche centrali della E.U. hanno colonizzato i paesi periferici finanziandoli con l’euro, permettendo una massiccia espansione del debito e del consumo nelle periferie. Le banche e gli esportatori del nucleo centrale dell’E U quindi hanno ricavato enormi profitti da questa espansione del debito e del consumo.
Ora che il regime di finanziarizzazione dell’euro ha fatto il suo corso, si svela il vero volto del neocolonialismo: il patrimonio e il reddito dei paesi periferici dovranno trasferirsi verso il nucleo centrale, come pagamento degli interessi sul debito privato ​​e sul debito sovrano che è dovuto alla banca centrale e alle banche private, che si proteggono a vicenda.

Questo non è solo il raggiungimento del neocolonialismo, ma anche di un neofeudalesimo. Le nazioni della periferia del E.U. sono effettivamente paesi neocoloniali debitori del nucleo (quasi-imperiale) delle banche, e allo stesso tempo i contribuenti delle nazioni virtuose, del centro (ora solo Germania e Olanda) sono ridotti, anche loro, a servi della gleba, ed il loro lavoro è utilizzato per produrre utili su qualsiasi prestito, fatto dalle banche ai paesi periferici, anche se evidentemente il prestito non potrà mai essere restituito.
Potremmo definire la E.U. una plutocrazia o un’oligarchia ma la sua struttura neofeudale ci costringe a identificare una classe che ha ricchezza e potere politico che vanno oltre i confini nazionali: questa si chiama aristocrazia.

A servire l’aristocrazia è una classe di tecnocrati ben pagati, di factotum, di lacchè, di leccapiedi e di fedeli esecutori. Sotto questa casta ben retribuita di tecnocrati, troviamo un’enorme casta schiava del debito, asservita per pagare gli interessi sui debiti propri o sui debiti degli altri, e costretta dalla sua stessa impotenza a pagare i debiti per proteggere le banche e gli obbligazionisti dall’assorbirsi le perdite.

Cipro ha aggiunto solo “un tocco di espropriazione” a questo ben oliato sistema di saccheggio: la strategia è (vorrebbe essere) l’ espropriazione diretta dei depositi bancari, per garantire le banche, anche quelle non-imperiali e chi possiede loro titoli, che non perderanno mai soldi che hanno investito in prestiti assurdamente rischiosi.

2. – Si tratta di un bottino sovranazionale. Mentre i commentatori con dibattiti quotidiani hanno ingannato la gente per anni, spiegando quanto la Germania abbia tratto beneficio dall’euro, non hanno raccontato che chi beneficia veramente dell’euro non è uno stato ma sono le banche sovranazionali e tutto l’apparato politico dell’UE, che le banche hanno ormai fatto prigioniero.
I cittadini tedeschi possono approvare o disapprovare che avvenga un’espropriazione a Cipro, ma questo non ha nessuna importanza: perché anche se è ben mascherato, anche loro sono pedine che si muovono nella scacchiera delle banche: i salvataggi delle nazioni periferiche sono evidenti salvataggi delle banche centrali e degli obbligazionisti.

Anche gli stati-nazione della periferia neocoloniale sono semplici pedine di una propaganda studiata, di un utile inganno da mostrare agli ingenui e ai sentimentali, che credono ancora nelle strutture nazionali e che insistono a non voler vedere una triste realtà neocoloniale di servitù e saccheggi.

3. – La democrazia è una finzione, quando per chiunque si voti, saranno comunque banche e obbligazionisti a mantenere il controllo del flusso dei redditi e della ricchezza privata. La democrazia in Europa è la caricatura di una ridicola finzione, di un assurdo sanguinoso gioco circense offerto alle masse per distrarle dalla loro impotenza e dal loro stato di servi della gleba morosi.
La democrazia è una finzione quando la politica che protegge le banche e gli obbligazionisti dalle loro perdite non si cambia, indipendentemente da quale partito, coalizione o nuovo leader politico arrivi nominalmente al potere.
La ricchezza privata dei contribuenti tedeschi viene espropriata quando pagano le loro imposte, che servono per salvare le banche centrali e gli obbligazionisti: Quale differenza vogliamo vedere tra questo esproprio e quello più palese della espropriazione di beni privati che si vorrebbe fare a Cipro?
E’ solo una differenza tecnica, il risultato è lo stesso: Un trasferimento forzato di ricchezza da chi l’ha guadagnata con il proprio lavoro verso quelle banche e verso quegli obbligazionisti che, se agissero in una vera economia capitalista, sarebbero immediatamente costretti ad assorbirsi le perdite causate dall’ alea delle loro scommesse finanziarie, altamente rischiose.

4. – La finzione ideologica del capitalismo è morta in Europa. Il capitalismo è una finzione quando qualcuno può rischiare il capitale sapendo di non perdere niente.

5. – Cipro è un test indispensabile per capire, in modo palese, se l’esproprio di beni privati si può fare anche senza far cadere un governo o senza provocare rivoluzioni. Se il furore si placherà abbastanza presto, la stessa tecnica di esproprio potrà essere imposta altrove. Se la reazione sarà forte e minaccerà l’aristocrazia, allora si dovranno studiare altre forme di espropri meno evidenti, da sperimentare in qualche altra neocolonia.
6. – “Divide et impera” è l’eterno ordine del giorno della propaganda. Le élite di potere stanno cercando di mettere i servi della gleba delle periferie contro i servi del centro, con l’obiettivo di evitare che entrambi i gruppi si rendano conto di essere ormai tutti legati alla stessa catena di un anomalo sistema politico-finanziario in mano all’Aristocrazia.

Tyler Durden
Fonte: http://www.zerohedge.com
Link: http://www.zerohedge.com/news/2013-03-18/guest-post-deeper-meanings-cyprus
18.03.2013

Traduzione per http://www.ComeDonChisciotte.org a cura di BOSQUE PRIMARIO

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Forza Putin: aiuta Cipro ad uscire dall’Euro!

Il capo del Ministero delle Finanze di Cipro Michalis Sarris che guida la delegazione del Paese nel corso di una visita in Russia, ha dichiarato che spera in un accordo con Mosca per ottenere un prestito già mercoledì.
La delegazione cipriota nel corso del vertice a Mosca con il ministro delle finanze della Russia Anton Siluanov di mercoledì ha intenzione di chiedere un prestito di alcuni miliardi di euro garantiti dalle banche e dalle attività energetiche dello Stato isolano. Inoltre si prevede che alle trattative sarà discusso il problema della proroga del prestito russo a Cipro di 2,5 miliardi di euro.

http://italian.ruvr.ru/2013_03_20/108463299/

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NON “CIPROVATE”! NICOSIA RESPINGE LA RAPINA EUROPEA

Scritto da: Gianni Petrosillo – Conflitti e strategie (20/03/2013)

Il Parlamento di Nicosia, con uno scatto d’orgoglio, fa marameo agli euroburocrati che volevano imporre il prelevamento forzoso sui conti correnti dei suoi cittadini.
Cipro dice di no, anzi niet, agli scippatori in giacca e cravatta di Bruxelles. E sì, perché a dare forza, per il gran rifiuto, all’organo legislativo isolano, pare abbia contribuito la grande madre Russia, la quale ha corposi interessi in quel Paese, tanto da averlo salvato nel 2011 da default certo, intervenendo con sovvenzionamenti di varia natura per 2,5 mld di euro.
In sostanza, Mosca si è comprata un lembo di terra comunitaria e, sicuramente, non se ne starà con le mani in mano se qualcuno tenterà di espropriarglielo.
Inoltre, le banche russe sono ancora le più esposte verso Cipro, così come molte imprese dell’Est, e tanti sono gli oligarchi che approfittano di quel paradiso fiscale per speculare e pagare meno tasse.
Mentre i rapinatori della Bce e dell’Ue, assistiti dai mandanti mondiali del FMI e della Banca Mondiale, già si fregavano le mani per il gran colpo, Putin ha disposto che cinque fregate della marina battessero visibilmente le coste euro-asiatiche dell’area, al fine di far intendere all’Europache non avrebbe accettato nessuna fregatura.
Certo, ufficialmente quelle navi si trovavano lì per pattugliare il Mediterraneo in coincidenza con la crisi siriana (il Cremlino protegge le sue uniche due basi all’etero, a Tartus e Lakatia), ma chi doveva capire ha capito. Non “Ciprovate” nemmeno, questo è il messaggio dello “Zar” al resto del mondo.
La potenza centrale della fu Unione Sovietica, in recupero di egemonia geopolitica, tutela le sue prerogative con il tonnellaggio dei bastimenti e con il ripristino dei suoi arsenali, perché gli affari e le merci filano lisci soltanto quando gli eserciti sono attrezzati a far rispettare i patti. Con buona pace di Bastiat e di tutti i liberisti sognatori ad occhi aperti della mano invisibile del mercato (la più grande allucinazione della modernità).
Qualche mese fa i russi avevano ripetuto la provocazione (cioè avevano risposto alle costanti prevaricazioni degli Stati Uniti che tramano, da anni, per installare uno scudo spaziale negli ex stati satelliti del patto di Varsavia) inviando un sottomarino nucleare nel Golfo del Messico. E’ stato un invito lanciato a Washington a non tirare troppo la corda, ritornando sui suoi passi arroganti. Obamaha annunciato di voler rivedere il programma di posizionamento dei BMD per non irritare i russi che non vogliono ingerenze nel loro “estero prossimo”. Ma si tratta di tattica, in attesa di tempi più favorevoli, perché gli americani non ammettono limiti all’estensione della loro sfera d’influenza. Possiamo stare sicuri che gli yankees non si arrenderanno. Provaci ancora Zio Sam, ma per questa volta ti tocca abbozzare.
E l’Europa? Come al solito esce con le ossa rotta da ogni disputa internazionale. Senza unità politica, priva di visione strategica e succube di regole economiche che la danneggiano sbatte perennemente tra i vasi di ferro della fase multipolaristica. Prima o poi la terracotta si frantumerà. A pagare saranno i cittadini comunitari per cocci che nemmeno apparterranno IOR.

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Cipro, Russia: “Ue ha fatto errori”

Medvedev: “Piano salvataggio sbagliato”

foto Ap/Lapresse – 20.3.2013

18:35 – L’Unione europea e Cipro hanno commesso “tutti gli errori possibili” nella vicenda del piano di salvataggio dell’isola. E’ quanto dichiarato dal premier russo, Dmitri Medvedev. Dopo il no del Parlamento cipriota al prelievo forzoso sui conti bancari, il ministro delle Finanze di Nicosia si è recato a Mosca per chiedere aiuti finanziari. Intanto gli istituti di credito dell’isola rimarranno chiusi anche domani e dopodomani.

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Cipro: salvare le banche coi soldi dei correntisti, l’idea si propaga

– Debora Billi –

L’idea si propaga: ora anche la Nuova Zelanda vuole imitare Cipro e decurtare i correntisti. Ancora convinti della “moneta elettronica”?

Quando Amato nel fatidico ’92 prelevò nottetempo dai conti degli italiani un -oggi misero- 6 per mille per rimpinguare le casse dello Stato, lo fece per farci “entrare in Europa“. Fu forse la prima volta che udimmo questo slogan, ripetuto poi alla nausea nei successivi vent’anni per giustificare ogni nefandezza, dalle tasse alla TAV. Una pessima presentazione dell’Europa, per giunta, con un furto notturno: avremmo dovuto capire dai tali prodromi dove si sarebbe andati a parare.

Ma a confronto di quel che accade a Cipro, Amato era uno statalista. La grande rapina ai ciprioti poveri e ai russi ricchi avviene stavolta per salvare banche tedesche, punto e basta. 5,8 miliardi di rapina, esattamente pari all’esposizione delle banche tedesche a Cipro. L’idea meravigliosa è questa: se le banche sono in sofferenza, sull’orlo del crac, perché devono intervenire gli Stati? Che le salvino i correntisti!

Non fa una piega. Gli hai dato i tuoi soldi, li hanno gestiti male, e ora ce li rimetti. Si chiama “incauto affidamento“, qualsiasi tribunale ti darebbe torto. E talmente è geniale questa idea che, udite udite, si sta propagando come fuoco tra le stoppie: ora pare che anche la Nuova Zelanda voglia applicare lo stesso sistemino per salvare le proprie banche. E’ una soffiata del partito dei Verdi neozelandesi. Se una banca finisce a rischio default, i soldi dei correntisti verranno decurtati per il bailout, così propone il Ministro delle Finanze.

Mi chiedo cosa staranno pensando tutti i fervidi sostenitori della “moneta elettronica”, nel vedere intere famiglie cipriote alla disperazione con tutti i loro risparmi ostaggio delle banche. Banche che prima li gestiscono male, e poi li rubano per pararsi il didietro. Meglio pensarci un po’ prima di dire addio alle vecchie concrete banconote, e correre dietro alle sirene di chi, con la scusa dell’evasione, vi convince a seppellire tutti i vostri soldi nell’orto dei miracoli. Da dove il gatto e la volpe li faranno poi sparire.

20.03.2013
http://crisis.blogosfere.it/2013/03/cipro-idea-meravigliosa-salvare-le-banche-coi-soldi-dei-correntisti.html

– Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

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I Greci sono rimasti completamente scioccati davanti al no del Parlamento di Cipro, in quanto loro in precedenza invece hanno sempre detto di sì ad ogni virgola imposta loro dalla troika, quindi ora non riescono a credere a questo atteggiamento di Cipro.

Ecco la differenza quindi tra i due paesi:

http://www.forexinfo.it/La-Grecia-scioccata-davanti-al-no

I Greci sono in preda alla sindrome di Stoccolma , vanno capiti ed aiutati.
La stessa sindrome è contagiosa e stà dilagando anche da noi.
Bisogna far capire in tutti i modi a che ne è affeto che devono farsi curare.

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Cipro, fonti governo: niente prelievo dai conti
Ue: “Situazione seria, serve una proposta”

Fitch: nessun effetto immediato sul rating dell’Eurozona. La Bce: soldi garantiti fino a lunedì

13:01 – Quasi certamente Cipro non avrà bisogno di fare ricorso al prelievo forzoso sui depositi bancari dell’isola secondo quanto riferito da una fonte vicina al governo. I leader dei partiti hanno deciso di creare un “fondo di solidarietà” impegnando i beni dello Stato in vista di un prestito d’emergenza, come ha dichiarato il numero due del partito democratico, Averof Neophytou. Intanto però la Ue avverte: situazione grave, si faccia una proposta seria.

A Cipro si cerca quindi di correre ai ripari dopo che la situazione è arrivata ormai sull’orlo del collasso e dopo l’avvertimento della Bce, che garantisce soldi soltanto fino al 25 marzo, in assenza di garanzie della solvibilità delle banche cipriote.

Ue: si faccia una proposta – Ma la Commissione Ue vuole un piano articolato e un portavoce di Bruxelles avverte: “La situazione a Cipro è molto seria ed è della massima urgenza che le autorità facciano chiarezza e presentino la loro proposta”. D’altra parte, continua il portavoce, l’Europa “ha sempre detto fin dal principio che Cipro pone un rischio sistemico per tutta la zona euro”. Nel frattempo alcune fonti hanno escluso che oggi il Parlamento possa essere convocato per votare il “piano B” approntato dal governo di Nicosia come controproposta al piano di salvataggio dell’Eurogruppo.

Bruxelles: no tassa sui piccoli risparmiatori – Inoltre, esprimendo “profonda preoccupazione” per la situazione, il Parlamento Ue prende ufficialmente posizione chiedendo che i depositi bancari fino a 100mila euro siano esclusi da qualsiasi tassa. Il presidente Martin Schulz, oltre a chiedere l’esenzione dei depositi fino a centomila euro, afferma che “deve essere trovata una soluzione più equa e sostenibile” e che tale soluzione sia “europea e non esterna”, aggiungendo che “i risparmi della gente comune non devono essere usati per un salvataggio del settore bancario”.

Fitch: nessun effetto immediato sull’Eurozona – La crisi di Cipro non ha “implicazioni immediate sui rating sovrani degli altri Paesi dell’Eurozona”, secondo l’agenzia Fitch, che in una nota precisa di non “prevedere al momento che l’instabilità di Cipro possa diffondersi ad altri sistemi bancari della zona euro”

Nicosia chiede a Mosca di estendere il prestito – Sono intanto ancora in corso i colloqui con Mosca, a cui Cipro avrebbe chiesto di estendere il prestito di 2,5 miliardi di euro per cinque anni, tagliando i tassi dal 4,5 al 2,5%.

Ue: “Più soldi dalla Russia non risolvono il problema” – Ma dall’Europa arriva un avvertimento: più prestiti da Mosca non aiuterebbero perché Cipro aumenterebbe troppo il suo debito. Quindi l’Eurogruppo ha stabilito una soglia di prestiti sostenibile per Cipro, pari a 10 miliardi di euro”, quelli che darà l’Ue, come ha precisato ancora Dijsselbloem, che rilancia: “Non so se questo piano di salvataggio sia fallito per sempre, perché non vedo molte alternative se non ridiscutere la struttura della tassa”.

“Ottimo lavoro in Italia” – E sempre Dijsselbloem promuove invece l’Italia che, dice, “insieme a Portogallo, Irlanda e Spagna ha fatto un enorme lavoro, anche con grandi costi sociali. Ma sono sicuro che la competitività è migliorata”.

L’offerta a Mosca: partecipazioni bancarie e di giacimenti di gas – Nicosia intanto offre alla Russia quote bancarie e partecipazioni nei giacimenti di gas in cambio di aiuti per superare la crisi finanziaria. E’ questa la proposta presentata dal ministro delle Finanze cipriota Michalis Sarris, da ieri a Mosca per condurre i negoziati in materia. Ma dal premier Medvedev arriva subito una minaccia: il Cremlino potrebbe rivedere le sue riserve in euro se la soluzione della crisi danneggerà gli interessi russi.

La minaccia di Medvedev – Parole pesanti che vengono evocate sul sito del governo nel giorno in cui si apre nella capitale un incontro sulla cooperazione con una delegazione della Commissione europea, guidata da Josè Manuel Barroso. Mosca detiene oggi tra il 41% e il 42% di riserve in euro.

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Voci di fusione tra le due banche maggiori dell’isola: scontri tra dipendenti e polizia. E si allungano le code ai bancomat

17:38 – Quasi certamente Cipro non avrà bisogno di fare ricorso al prelievo forzoso sui depositi bancari dell’isola secondo quanto riferito da una fonte vicina al governo. I leader dei partiti hanno deciso di creare un “fondo di solidarietà” impegnando i beni dello Stato in vista di un prestito d’emergenza, come ha dichiarato il numero due del partito democratico, Averof Neophytou. Intanto la Ue vuole misure per impedire la fuga dei capitali dalle banche cipriote.
A Cipro si cerca quindi di correre ai ripari dopo che la situazione è arrivata ormai sull’orlo del collasso e dopo l’avvertimento della Bce, che garantisce soldi soltanto fino al 25 marzo, in assenza di garanzie della solvibilità delle banche cipriote.

Piano B, voci di una fusione tra le due maggiori banche – Le file di persone in attesa di poter prelevare quanto più denaro possibile dagli sportelli automatici della Laiki Bank (Banca Popolare) di Cipro, la seconda per grandezza del Paese, si sono fatte ancora più lunghe dopo la diffusione di voci sulla possibile chiusura dell’istituto di credito in seguito a una fusione con la maggiore Bank of Cyprus. La fusione tra le due banche sarebbe una delle condizioni che Nicosia deve esaudire entro lunedì poste dalla Bce per non bloccare la liquidità d’emergenza a Cipro.

Scontri tra dipendenti e polizia – Davanti alla sede del Parlamento di Nicosia si registrano tafferugli tra manifestanti e polizia. I media locali riferiscono che a protestare sono soprattutto dipendenti della Laiki Bank (Banca Popolare). La Banca Centrale di Cipro è dovuta intervenire per smentire categoricamente voci diffusesi a Nicosia circa la possibile chiusura della Bank of Cyprus, il principale istituto di credito del Paese. “Smentiamo queste voci – è detto in un comunicato diffuso dalla Banca Centrale -. Sono in corso in questo momento sforzi per trovare la migliore soluzione possibile per questo istituto”.

Eurozona vuole blocco fondi banche
– L‘Eurozona vorrebbe vedere da Cipro delle misure straordinarie di contenimento dei capitali nelle banche per evitare la fuga dei depositi quando gli istituti riapriranno: è quanto si apprende da fonti Ue dopo la riunione dell’euro working group, il gruppo di tecnici che preparano le riunioni dei ministri delle Finanze.

Ue: si faccia una proposta – Ma la Commissione Ue vuole un piano articolato e un portavoce di Bruxelles avverte: “La situazione a Cipro è molto seria ed è della massima urgenza che le autorità facciano chiarezza e presentino la loro proposta”. D’altra parte, continua il portavoce, l’Europa “ha sempre detto fin dal principio che Cipro pone un rischio sistemico per tutta la zona euro”. Nel frattempo alcune fonti hanno escluso che oggi il Parlamento possa essere convocato per votare il “piano B” approntato dal governo di Nicosia come controproposta al piano di salvataggio dell’Eurogruppo.

Bruxelles: no tassa sui piccoli risparmiatori – Inoltre, esprimendo “profonda preoccupazione” per la situazione, il Parlamento Ue prende ufficialmente posizione chiedendo che i depositi bancari fino a 100mila euro siano esclusi da qualsiasi tassa. Il presidente Martin Schulz, oltre a chiedere l’esenzione dei depositi fino a centomila euro, afferma che “deve essere trovata una soluzione più equa e sostenibile” e che tale soluzione sia “europea e non esterna”, aggiungendo che “i risparmi della gente comune non devono essere usati per un salvataggio del settore bancario”.

Fitch: nessun effetto immediato sull’Eurozona – La crisi di Cipro non ha “implicazioni immediate sui rating sovrani degli altri Paesi dell’Eurozona”, secondo l’agenzia Fitch, che in una nota precisa di non “prevedere al momento che l’instabilità di Cipro possa diffondersi ad altri sistemi bancari della zona euro”

Nicosia chiede a Mosca di estendere il prestito – Sono intanto ancora in corso i colloqui con Mosca, a cui Cipro avrebbe chiesto di estendere il prestito di 2,5 miliardi di euro per cinque anni, tagliando i tassi dal 4,5 al 2,5%.

Ue: “Più soldi dalla Russia non risolvono il problema” – Ma dall’Europa arriva un avvertimento: più prestiti da Mosca non aiuterebbero perché Cipro aumenterebbe troppo il suo debito. Quindi l’Eurogruppo ha stabilito una soglia di prestiti sostenibile per Cipro, pari a 10 miliardi di euro”, quelli che darà l’Ue, come ha precisato ancora Dijsselbloem, che rilancia: “Non so se questo piano di salvataggio sia fallito per sempre, perché non vedo molte alternative se non ridiscutere la struttura della tassa”.

“Ottimo lavoro in Italia” – E sempre Dijsselbloem promuove invece l’Italia che, dice, “insieme a Portogallo, Irlanda e Spagna ha fatto un enorme lavoro, anche con grandi costi sociali. Ma sono sicuro che la competitività è migliorata”.

L’offerta a Mosca: partecipazioni bancarie e di giacimenti di gas – Nicosia intanto offre alla Russia quote bancarie e partecipazioni nei giacimenti di gas in cambio di aiuti per superare la crisi finanziaria. E’ questa la proposta presentata dal ministro delle Finanze cipriota Michalis Sarris, da ieri a Mosca per condurre i negoziati in materia. Ma dal premier Medvedev arriva subito una minaccia: il Cremlino potrebbe rivedere le sue riserve in euro se la soluzione della crisi danneggerà gli interessi russi.

La minaccia di Medvedev – Parole pesanti che vengono evocate sul sito del governo nel giorno in cui si apre nella capitale un incontro sulla cooperazione con una delegazione della Commissione europea, guidata da Josè Manuel Barroso. Mosca detiene oggi tra il 41% e il 42% di riserve in euro.

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Spagna, cambia la costituzione: prelievi dai conti possibili

Il contagio è già in atto. Mentre il ministro spagnolo dell’Economia Luis De Guindos ha proclamato in Senato che “i depositi in banca sotto i 100 mila euro sono sacri e che i risparmiatori non si devono allarmare”, la Spagna ha cambiato una norma costituzionale che consente una tassa sui depositi delle banche. Una norma prima proibita per legge, che potrebbe in caso di bisogno aprire la strada a un prelievo forzoso una tantum dai conti bancari, nella forma di una tassazione dei risparmi. Il concetto è: se le banche vengono tassate dallo Stato, a chi faranno pagare il conto se non ai correntisti?

Per il momento lo stato sostiene che tale tassa, che gli istituti dovranno pagare allo Stato in proporzione all’entità dei propri depositi, “non sarà molto più alta dello 0%” e che è rivolta a quelle regioni che “non hanno compiuto alcuno sforzo per raccogliere entrate fiscali”.

Nel frattempo l’esecutivo in Nuova Zelanda sta valutando l’ipotesi di imporre in futuro una confisca in stile cipriota dei risparmi, per evitare un eventuale crack delle banche.

Come riporta il quotidiano spagnolo El Pais, il ministro della Pubblica Amministrazione, Cristobal Montoro ha difeso la misura, sottolineando che la sua presenza nella costituzione è giustificata dalla volontà di uniformare la pressione fiscale tra le varie regioni della nazione indebitata.

Il governo sta preparando una proposta di legge sull’ammontare che le banche dovranno versare alle casse pubbliche. Anche se una misura simile potrebbe rappresentare una violazione dei movimenti liberi di capitale in Europa, e quindi essere bloccata dalla Commissione Ue, così com’è strutturata lascia la porta aperta a una tassazione dei risparmi dei cittadini, che potrebbe tradursi in un’imposta patrimoniale in stile cipriota.

A proposito di capitali, per scongiurare la fuga dei ricchi patrimoni russi, Cipro sta studiando il varo di un piano di emergenza che prevede il controllo dei capitali, tra cui l’imposizione di limiti sui prelievi giornalieri dai conti bancari e di un tetto alle somme di denaro che possono essere prelevate per via elettronica dal paese. Nonché l’introduzione di controlli di frontiera più severi, nel tentativo di mettere un freno alla fuoriuscita di capitali dal paese mediterraneo.

Il tutto mentre jet carichi di denaro appartenente agli oligarchi russi stanno volando via dalla piccola isola, che con la sua crisi finanziaria ha aperto il vaso di Pandora in Europa.

Fonte: Wall Street Italia

http://www.controlacrisi.org/notizia/Economia/2013/3/21/32092-spagna-cambia-la-costituzione-prelievi-dai-conti-possibili/

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Ministro Sarris torna senza accordo

foto Ansa

08:15 – Michalis Sarris, ministro delle finanze cipriota, ha lasciato oggi Mosca, dove ha negoziato per due giorni un aiuto russo senza che finora sia stato annunciato alcun accordo. Sarris ha chiesto una estensione di 5 anni di un prestito russo di 2,5 miliardi di euro, con una riduzione del tasso di interesse, e proposto investimenti nel settore bancario ed energetico in cambio di un sostegno finanziario per risolvere la crisi dell’isola.

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La Russia molla Assad per Cipro ?

La Russia potrebbe ristrutturare i debiti delle banche cipriote con un prestito da 5 miliardi di euro – Se Putin punta su Cipro come base strategica, può mollare Assad e il regime siriano al suo destino – Il capo della marina di Mosca annuncia: avremo una flotta permanente nel Mediterraneo…

Il presidente siriano Bashar el Assad dovrebbe seguire con attenzione quello che sta accadendo a Cipro, isola dirimpettaia. Il governo cipriota potrebbe prendere il posto del governo di Damasco nel cuore dei russi, grazie alla posizione strategica dei suoi porti nel settore est del Mediterraneo.

Il Cremlino ha bisogno di una base sicura in quella zona di mare e fino a oggi s’è appoggiato a Tartus, sulla costa della Siria. Ma la partnership marittima con la dinastia Assad stretta nel 1971 è sempre più difficile e costosa, da due anni nel paese si trascina una guerra civile che ormai minaccia da vicino il presidente – e il tempo sempre più risicato che ancora manca alla sua cacciata si va consumando.

Mosca sta continuando ad appoggiare la Siria, soprattutto onora i contratti commerciali per la fornitura di armi firmati in passato – da cui guadagna – ma ha più volte dato segni che la fiducia in Assad è ormai finita e che non crede più alla durata a tempo indeterminato del rais. Spostare adesso le basi a Cipro sarebbe una magnifica soluzione geopolitica, in vista di un possibile cambio di governo a Damasco. Domenica l’ammiraglio capo della marina russa, Viktor Chirkov, ha annunciato che Mosca da ora in poi avrà sempre una flotta permanente stazionata nel Mediterraneo, “fino a cinque, sei navi che saranno sotto il comando della Flotta del mar Nero”.

A gennaio, a ribadire l’interesse russo per l’area, la marina di Mosca ha condotto la più grande esercitazione dell’era postsovietica: le navi di tre diverse flotte riunite assieme sotto il comando diretto del capo di stato maggiore e impegnate in sessanta missioni nelle stesse acque tra Cipro e la Siria. Tra il 1967 e il 1992 la Quinta flotta sovietica ha sempre mantenuto un numero di navi da guerra compreso tra trenta e cinquanta in navigazione nel Mediterraneo, per bilanciare la presenza della Sesta flotta americana. Farvi ritorno – sebbene in misura ridotta – fa parte di un piano più generale del presidente Vladimir Putin che vuole recuperare a beneficio di Mosca l’importanza e l’influenza precedenti al collasso dell’Unione sovietica.

Domenica sera, lo stesso giorno in cui l’ammiraglio capo Chirkov annunciava la creazione della flotta permanente mediterranea, l’azienda energetica di stato russa Gazprom ha fatto un’offerta al governo cipriota. Il dossier siriano si unisce inaspettatamente alla questione della crisi economica europea. Il braccio geopolitico di Putin – come Gazprom è stata più volte definita – potrebbe finanziare la ristrutturazione d’emergenza del debito delle banche cipriote in cambio dei diritti di esplorazione sui giacimenti di gas nel mare di Cipro, e così evitare al governo di Nicosia di dover sottostare alle condizioni per il bailout da dieci miliardi di euro proposto dall’Unione europea. Il piano di salvataggio di Bruxelles impone una misura preliminare drastica, il prelievo forzoso di denaro dai conti delle banche cipriote (che anche domani non riapriranno), contro cui il Parlamento dell’isola ha votato seccamente “no” martedì.

L’accelerazione verso Damasco.

Il prelievo sui conti sarebbe anche un danno per molti russi (e tra loro uomini dell’establishment economico) che hanno scelto l’isola assolata come sistema bancario di riserva perché non si fidano degli istituti nazionali e anche perché – non è un segreto per nessuno – Cipro accetta denaro di provenienza ambigua. Gazprom ha smentito l’offerta fatta all’ufficio del presidente cipriota Nicos Anastasiaes, ma ieri il suo ministro delle Finanze, Michael Sarris, era a Mosca per negoziare con la controparte russa, Anton Siluanov, un prestito gigante da cinque miliardi di euro per i prossimi cinque anni e interessi più bassi su un prestito già esistente da due miliardi e mezzo di euro. Il caso vuole che anche il ministro dell’Energia cipriota, George Lakkotrypis, sia a Mosca con il pretesto ufficiale di un’esibizione.

Ma la sua presenza alimenta i discorsi su negoziati che hanno per oggetto i diritti d’esplorazione delle riserve di gas. Tra le speculazioni sulla forma che potrebbe prendere questo aiuto di Mosca – scrive Reuters – ci sono anche le voci su un accordo per vendere a investitori russi la seconda banca di Cipro, che è stata nazionalizzata l’anno scorso, ma per adesso sono state smentite.

Assad in Siria è assediato e si regge grazie all’aiuto che riceve dall’esterno, in particolare dall’Iran. Se venissero meno la copertura diplomatica e i rifornimenti di Mosca, e se i governi europei cominciassero ad armare i ribelli – come discutono da giorni – la guerra subirebbe una brusca accelerazione verso il centro di Damasco.

Daniele Ranieri
Fonte: http://www.ilfoglio.it
21.03.2013

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Il ministro Sarris torna senza accordo e dalla Russia si dice: “Negoziato chiuso”

foto Ansa

08:35 – Michalis Sarris, ministro delle finanze cipriota, ha lasciato oggi Mosca, dove ha negoziato per due giorni un aiuto russo senza che finora sia stato annunciato alcun accordo. Sarris ha chiesto una estensione di 5 anni di un prestito russo di 2,5 miliardi di euro, con una riduzione del tasso di interesse, e proposto investimenti nel settore bancario ed energetico in cambio di un sostegno finanziario per risolvere la crisi dell’isola.

Mosca non è interessata alle proposte di Cipro, ha detto il ministro delle finanze russo Anton Siluanov annunciando che il negoziato è finito. Una decisione temuta e che ora potrebbe spingere Cipro nel baratro della bancarotta.

La Germania: non abbandoniamoli – La questione di Cipro non pu• essere risolta solo dai contribuenti dell’Eurozona, i creditori delle banche di Cipro devono condividere il peso del salvataggio. Lo ha detto il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, in un’intervista al quotidiano greco Ta Nea. Il ministro delle finanze tedesco ha aggiunto che l’eurozona è pronta ad aiutare Cipro, ma l’isola deve impegnarsi a risolvere il problema alla radice.

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da Londra, per Byoblu.com, Valerio Valentini – Fonte: byoblu.com 21/3/2013

Cipro Crisi Euro

da Londra, per Byoblu.com, Valerio Valentini
Mentre in Italia continuano i giri di valzer per la formazione di un governo, quello che sta succedendo a Cipro potrebbe cambiare la storia e gli equilibri europei e internazionali. O, quantomeno, aprire scenari di incertezza assoluta e pericolosa tensione. Il Guardian, ieri mattina, pur invitando a non cedere al catastrofismo, riportava gli allarmi lanciati da alcuni commentatori della City, secondo i quali la crisi di Nicosia rappresenterebbe l’apertura del vaso di Pandora; o, addirittura, andrebbe equiparata all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo, nell’estate del 1914. Senza lanciarsi in previsioni azzardate, è comunque doveroso fare alcune considerazioni.
Cos’è, ormai, quest’Europa? Come giustamente ricordavano stamattina i quotidiani greci, l’Europa è stata creata con lo scopo di garantire “il miglioramento costante delle condizioni di vita e di occupazione dei loro popoli”, di “rafforzare l’unità” delle economie dei vari Stati “e di assicurarne lo sviluppo armonioso riducendo le disparità fra le differenti regioni e il ritardo di quelle meno favorite”. Questi, almeno, erano i nobili intenti espressi nel Trattato di Roma, nel 1957. Ora, quello che sta succedendo non solo a Cipro, ma anche in Grecia, in Spagna e in Italia, dimostra chiaramente che quell’utopico progetto degli ideatori dell’Unione Europea è stato del tutto stravolto fino a trasformarlo in un piano di salvaguardia del potere finanziario di altissimo livello, che se ne infischia dei popoli, e anzi è disposto ad affamarli pur di perseguire i propri obiettivi.
A sentire i politici, soprattutto gli europeisti illuminati (l’ultimo, in ordine di tempo, Franceschini martedì sera a Ballarò), l’Italia avrebbe ancora un ruolo centralissimo e fondamentale nella decisione delle politiche comunitarie. A leggere i quotidiani stranieri, però, si ha tutt’altra impressione. E cioè quella diun Paese politicamente periferico e quasi ininfluente, che cerca di barcamenarsi tra i vari diktat imposti in cambio di flebili agevolazioni. I quotidiani anglosassoni, ad esempio, ieri mattina riportavano i commenti di ministri tedeschi, britannici, austriaci e danesi sulla crisi cipriota: nessuna traccia dei nostri statisti. Segno dell’incertezza politica che investe l’Italia, certo, ma anche di un progressivo spostamento del baricentro politico europeo a nord: non solo la Germania, ma anche i Paesi scandinavi, che stanno rivestendo una centralità ormai assoluta facendosi portatori della linea del rigore e dell’austerità.

Semmai, l’Italia viene vista dall’estero come il centro dell’Europa di serie B, quella mediterranea, povera e in difficoltà. La capobranco dei PIGS, insomma. Per gli osservatori britannici, ad esempio, mancherebbero soltanto poche settimane prima che la situazione torni a precipitare nel nostro Paese. E anche il sistema bancario, che i nostri analisti giudicano da anni stabile e sicuro, non viene ritenuto poi tanto affidabile. Le nostre banche sono state tra le poche ad opporsi alla restituzione anticipata dei prestiti agevolati della BCE, quelli all’1%: segno che forse tanto bene non stanno. Non solo: Wolfgang Munchau, uno dei maggiori editorialisti del Financial Times, prima che fosse annunciato il “no” del parlamento cipriota al prelievo forzoso imposto da Bruxelles, scriveva che avrebbe ritenuto del tutto comprensibile se, in una situazione simile, i correntisti italiani e quelli spagnoli si fossero catapultati a ritirare i loro risparmi dalle banche. “Non è logico dare avvio ad un assalto agli sportelli bancari – affermava Munchau – Ma è logicissimo prendervi parte quando è già in corso”.

In Italia l’ipotesi di aprire un dibattito sull’Euro viene considerata un atto irresponsabile e criminale, perché devasterebbe la nostra economia (come se dieci anni di euro l’avessero rafforzata). Invece, in giro per l’Europa la situazione sembra un tantino diversa. In Germania è nato il primo partito dichiaratamente antieuro, che in poche settimana ha già raccolto consensi imprevisti: il 25% dei Tedeschi oggi voterebbe infatti per un partito che provvedesse all’abbandono della moneta unica. In Francia il 45% dei cittadini considera l’euro un handicap, mentre il 64% di loro oggi voterebbe contro il Trattato di Maastricht, che nel 1992 aprì la strada alla moneta unica. E se questi sondaggisono del settembre 2012, c’è da scommettere che oggi l’euroscetticismo francese è ancora maggiore, visto che tra il 2011 e il 2012 è cresciuto in maniera considerevole (+11%). Poi ci sono tutti quei Paesi che l’euro non ce l’hanno e che si guardano bene dall’adottarlo. La Polonia, ad esempio, ha deciso di rinviare al 2015 l’entrata nella zona euro, precedentemente prevista per il 2014: “Niente fretta: prima bisogna calcolare rischi e benefici” ha detto il presidente Komorowski. Anche la Scozia, dove l’anno prossimo si terrà un referendum per separarsi dal Regno Unito, ha preannunciato che in caso (improbabile) di vittoria del fronte indipendentista, l’adozione dell’euro non verrebbe neppure presa in considerazione. Tutti pazzi e irresponsabili, questi Europei?

La crisi di Nicosia porterà inevitabilmente all’aggravarsi della crisi all’interno dell’eurozona, ma inasprirà anche i rapporti – già abbastanza tesi, ultimamente – tra Russia ed Europa. Una delle soluzioni per salvare Cipro sarebbe quella di annullare il prelievo forzoso sui conti correnti più modesti e tassare del 15% quelli sopra ai 100mila euro. Ma ad opporsi è stato il Cremlino, dal momento che molti di quei conti correnti a sei e più zeri appartengono proprio agli oligarchi di Mosca. L’isola di Cipro è da sempre il paradiso fiscale prediletto dei magnati russi e delle organizzazioni criminali degli ex Paesi sovietici; l’agenzia Moody’s, inoltre, ha stimato che le banche russe hanno concesso prestiti all’industria cipriota per circa 40 miliardi di dollari. E sembra addirittura che la Gazprom starebbe pensando di pompare liquidità nelle casse Laiki, la seconda banca cipriota.

D a un lato, dunque, c’è la linea del rigore imposta all’Europa da Berlino, e del resto Angela Merkel, con le elezioni alle porte, farebbe fatica a spiegare ai cittadini tedeschi che i loro risparmi sono andati a finanziare i multimiliardari di Mosca e San Pietroburgo. Dall’altro c’è la Russia, che fa la voce grossa per tutelare gli interessi dei propri magnati, ma che probabilmente sta pensando alla crisi di Cipro come un’occasione per espandere la propria influenza nel Mediterraneo. Nel mezzo ci stanno i cittadini ciprioti. I quali, come molti altri cittadini europei, si sentono delle pecore da sacrificare sull’altare di un sistema di sviluppo impazzito e fallimentare, che non accetta di vedersi accantonato dalla storia.

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Fonte: http://vocidallestero.blogspot.it/2013/03/sapir-su-cipro-draghi-usa-il-blocco.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed:+VociDallestero+(Voci+dall%27estero

Per Jacques Sapir con quest’atto di forzanei confronti di Cipro la BCE ha gettato la maschera: si cerca l’accordo con la pistola alla tempia. E le conseguenze sarannomolto gravi, comunque vada.
di Jacques Sapir
Il “blocco della liquidità” attuato dalla BCE a Cipro è un atto di straordinaria gravità, le cui conseguenze devono essere studiate attentamente. La decisione di Mario Draghi si concentra su due aspetti: prima di tutto la BCE non alimenta più la Banca centrale di Cipro di contante, in secondo luogo interrompe le transazioni tra le banche di Cipro e il resto del sistema bancario dell’area dell’euro. Quest’ultima misura è di gran lunga la più grave. Da un lato, è una condanna a breve termine delle banche Cipriote (ma anche delle società con sede a Cipro, che siano Ciprote o no) perché ormai non possono più fare transazioni con il resto dell’eurozona. D’altra parte, equivale a un “blocco” economico, che in diritto internazionale equivale a un “atto di guerra”. Questo per comprendere la gravità della decisione di Mario Draghi, che potrebbe anche essere oggetto di un ricorso dinanzi a un tribunale internazionale. In altre parole, questa responsabilità assunta da Mario Draghi potrebbe, un giorno, farlo comparire davanti a un tribunale, internazionale o meno.
Per l’interruzione dei rapporti tra le banche Cipriote e la zona Euro, l’argomento adottato a giustificarla è il “dubbio” sulla solvibilità di tali banche cipriote. E’ ovviamente un pretesto, perché di “dubbi” ce ne sono stati sin dallo scorso mese di giugno. Tutti sanno che come conseguenza dell’ “haircut” imposto ai creditori privati della Grecia, le banche di Cipro sono state notevolmente indebolite. La BCE a suo tempo non aveva reagito e non aveva preso in considerazione la questione della ricapitalizzazione delle banche come un problema urgente. Decide di farlo dopo la bocciatura da parte del Parlamento Cipriota del testo dell’accordo imposto a Cipro da parte dell’Eurogruppo e della Troika. Non si poteva essere più chiari. Il messaggio inviato da Mario Draghi è il seguente : O vi piegate a quello che abbiamo deciso o ne subirete le conseguenze. Questo non è solo un messaggio, è un ultimatum, che ci dà la misura del fatto che tutte le dichiarazioni sul “consenso” o “l’unanimità” che avrebbe presieduto alla decisione dell’Eurogruppo sono solo delle coperture di quello che sembra essere un verodiktat.
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Comunicato della Commissione Europea del 20 Marzo 2013
Dichiarazione della Commissione europea su Cipro

Sin dall’autunno del 2011 le autorità di Cipro e la Commissione europea hanno discusso la possibilità di fornire assistenza al Paese nell’ambito di un programma.
A luglio 2012 Cipro ha avanzato formalmente una richiesta di aiuto nell’ambito di un programma, richiesta motivata principalmente da problemi del settore bancario, che aveva dimensioni insostenibili per l’economia cipriota. Con il governo precedente non è tuttavia stato possibile raggiungere un accordo in merito.
Sabato scorso gli Stati membri dell’Eurogruppo, compreso Cipro, hanno finalmente raggiunto un accordo unanime su un programma che rispettava le condizioni stabilite dagli Stati membri, dalla BCE e dal FMI e hanno deciso di prestare a Cipro 10 miliardi di EUR. Tra le condizioni poste figurava anche il raggiungimento di un livello di sostenibilità del debito accettabile e il rispetto dei relativi parametri finanziari.
Sebbene il programma non corrispondesse pienamente alle proposte e alle preferenze della Commissione, essa ha sentito il dovere di appoggiarlo perché le alternative avanzate erano sia più rischiose che meno efficaci per l’economia di Cipro.
Il parlamento cipriota ha respinto questo programma.
Spetta ora alle autorità del Paese presentare uno scenario alternativo che rispetti i criteri di sostenibilità del debito e i parametri finanziari corrispondenti.
La Commissione ha fatto il possibile per aiutare Cipro e per giungere a una soluzione costruttiva e regolata. Le decisioni, tuttavia, sono prese dagli Stati membri e la loro cooperazione, come quella di Cipro, è indispensabile. La Commissione è pronta a facilitare il raggiungimento di una soluzione e mantiene i contatti con Cipro, con gli altri Stati membri dell’Eurogruppo, con le istituzioni europee e con il FMI.
Per quanto riguarda il prelievo una tantum sui depositi al disotto dei 100.000 EUR, la Commissione ha chiarito in sede di Eurogruppo, prima del voto del parlamento cipriota, che sarebbe stata accettabile anche una soluzione alternativa che rispettasse i parametri finanziari, preferibilmente senza effettuare alcun prelievo sui depositi al disotto dei 100.000 EUR. Le autorità di Cipro non hanno accettato questa alternativa.

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Ma vi è un messaggio nel messaggio. Con un solo gesto, Mario Draghi ha appena fatto saltare la finzione di una decisione collettiva della BCE, perché il governatore della Banca centrale di Cipro non ha dato il suo consenso. Le regole non sono state rispettate.Quindi, ha appena detto al mondo che le decisioni non sono prese dall’Eurogruppo e dall’Unione europea, ma da lui, e da lui soltanto, funzionario designato e non eletto, irresponsabile nel senso politico del termine. In questo incidente si rileva nel modo più pieno la natura profondamente tirannica delle istituzioni create nel quadro europeo. La retorica della cooperazione e della competenza cedono il passo al freddo rapporto di forze e al senso del potere.
Mette fine all’ipocrisia di un accordo deciso all’unanimità (con la pistola alla tempia). Ne va anche del ”rispetto del voto” del Parlamento di Cipro, di cui è chiaro che Mario Draghi si fa beffe. Ora le cose sono chiare, e in un certo senso, tanto meglio. Ma non bisognerà meravigliarsi se i partiti, spesso definiti “populisti”, che si oppongono alle istituzioni dell’Unione europea saliranno rapidamente nei sondaggi.Ugualmente non bisognerà sorprendersi se nei paesi più colpiti dalla crisi crescerà rapidamente la violenza contro le istituzioni europee e i loro rappresentanti.Perché è nella natura delle cose che la tirannia chiama la violenza.
Qualunque cosa accada, le conseguenze di questa decisione saranno drammatiche. E’ possibile che il Parlamento Cipriota, messo sotto pressione, cambi giudizio. Ma in questo modo entrerà in crisi aperta con il suo popolo. La tradizione di violenza politica a Cipro non deve essere trascurata. E’ anche possibile che si arrivi al fondo di questa crisi e che Cipro sia di fattoespulsa dalla zona euro a causa della decisione di Mario Draghi. Il precedente stabilito in questo caso avrà implicazioni profonde per tutti gli altri paesi. Nelle prossime 48 ore saremo informati sul corso degli eventi.

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La nuova moneta per salvare Cipro (e l’Italia)

domenica 24 marzo 2013

Giovanni Passali

Quella che qualcuno ha definito “la più irresponsabile decisione bancaria presa nel mondo avanzato dal 1930″ è stata temporaneamente fermata (la tassa sui conti correnti di Cipro). Ma per quanto? Il danno ormai è fatto: la credibilità delle istituzioni europee è clamorosamente incrinata, chissà se in modo irreversibile, e la fiducia dei cittadini europei deve essere ai minimi storici. Ma pure qui si attendono aggiornamenti al prossimo incidente o alla prossima notizia negativa.

I dubbi ci possono essere solo sulla percezione dei cittadini, mentre ben pochi dubbi possono lasciare i numeri relativi alla situazione della finanza mondiale. Come ricordato altre volte, il Pil mondiale è circa 60mila miliardi di dollari, ma il nozionale sui derivati Otc è circa 700mila miliardi di dollari. Una montagna di derivati pari a circa 12 volte il Pil del mondo. E si tratta comunque di titoli a rischio. Molti di questi sono scommesse sui titoli di Stato, cioè scommesse vinte fino a quando uno Stato non va in default.

Dall’inizio della crisi nell’agosto del 2007 non è cambiato nulla. Sono passato sei anni, una cifra importante in tempi di globalizzazione e alta finanza, ma non è sostanzialmente cambiato nulla. Non ci sono nuove regole sostanziali: le banche a rischio sono a rischio come prima (quelle che non sono fallite), gli Stati ne hanno salvata qualcuna e quindi gli Stati sono diventati a rischio (pure loro hanno scoperto che mettono i soldi in banca) e il rischio è rimasto li, come una presenza ingombrante e ineliminabile.

E cosa ha prodotto questo cinque anni fa? Ricordate il fallimento della Lehmann Brothers? Dopo una serie di contatti frenetici, le autorità americane decisero di non intervenire, di non rischiare soldi pubblici, di lasciarla fallire anche per non rovinare il buon nome del libero mercato. Oggi, dopo i numerosi e pesantissimi interventi della Federal Reserve, la banca centrale americana, e della Bce, la foglia di fico del “buon nome del libero mercato” non c’è più. Ma la situazione è identica. Del resto, se per ogni dollaro che possiedi, ne chiedi in prestito fino a 30 e li investi è sufficiente che il tuo investimento abbia un calo del 4% per aver bruciato più di tutto il denaro in tuo possesso (30 x 0,04 = 1,2). Questo è quello che è accaduto alla Lehmann, che aveva un leverage (questo è il nome tecnico) di 30 a 1 (aveva prestiti in corso pari a 30 volte il proprio capitale). E qual è la situazione corrente del sistema bancario europeo? Il leverage delle banche europee è di circa 26 a 1. Capite? 26 a 1 !

Capite perché la piccola, insignificante dimensione della finanza cipriota sta facendo tremare l’Europa? Non perché un buco da 10 miliardi sia un elemento preoccupante, ma perché tutte le banche europee sono nella stessa condizione. E sono tutte nella stessa condizione di 5-6 anni fa. Non è cambiato nulla, non sono stati in grado di cambiare nulla. Quello che hanno fatto in questi anni è solo “comprare tempo”, fare nuovi prestiti per rimborsare quelli vecchi e fare finta che tutto va bene.

Con un leverage di 26 a 1 è sufficiente un calo del 4% di tali investimenti per far saltare completamente tutto il sistema bancario. E questo calo ovviamente è già avvenuto: perché allora non è saltato tutto? Perché la Bce di Draghi ha passato al sistema bancario circa 1000 miliardi di euro in prestito al tasso dell’1%, perché il sistema bancario non avrebbe mai trovato tanti soldi in prestito a un tasso così vantaggioso. Nuovi prestiti, nuovo debito, nuova droga a un sistema finanziario già drogato dal debito in eccesso.

Quei prestiti, infatti, prima o poi, andranno restituiti. E pure con gli interessi. E dove prenderanno tali interessi. Sì, avete capito, proprio dall’economia reale, cioè dalle nostre tasche. Ma a volte capita che il tempo non c’è, e non si riesce proprio a comprarne altro (o si potrebbe, ma è divenuto troppo caro). E allora si cercano soluzioni grottesche, come quelle che stanno tentando di applicare a Cipro. Si tenta (e bisogna vedere se ci si riesce) di applicare un prelievo forzoso sui conti correnti. Il governo cipriota sta tentando di recuperare in tutti i modi circa 6 miliardi di euro per ottenere un prestito di altri 10 miliardi.

Ora, si potrebbero fare diverse ironie sulla lungimiranza di un simile provvedimento. Ma il dato davvero inquietante è che nessuno si pone davvero le due domande capitali, sul passato e sul futuro di questa situazione. Senza passato, senza futuro, senza storia, si pretende il risultato nell’immediato presente. Ma senza una valutazione critica del passato e senza un impegno per il futuro, decade pure il criterio della responsabilità. E se decade tale criterio, come si può pretendere oggi un comportamento responsabile?

Se invece passato e futuro sono elementi di cui tenere conto, se dal passato occorre trarre le lezioni per non incorrere negli stessi errori (quindi occorre che la memoria sia una virtù) e per il futuro occorre prendersi la responsabilità di un impegno (quindi occorre che la speranza sia ragionevole e non sia una scommessa), allora può sorgere una posizione che non abbia come prima soluzione il risultato nell’immediato. Da questa posizione, chi oggi pretende un risultato nell’immediato ha tutto da perdere (nell’immediato).

Chi oggi pretende nell’immediato ciò che sembra dovuto, in realtà sta già distruggendo passato e futuro, sta iniziando la distruzione di una possibile verifica con il passato e la possibilità di un impegno responsabile per il futuro. Questo è quello che c’è in ballo veramente nella questione cipriota e nelle questioni che la finanza europea sta affrontando in questi anni. Cosa vale approntare una soluzione oggi per le banche cipriote fallite, se non si capisce come si è arrivati a questo punto? Cosa vale mettere una soluzione temporanea oggi, se non si capisce come potrà avvenire uno sviluppo e un recupero domani?

Queste semplici domande mettono già il dito nella piaga: la banche cipriote non hanno fatto nulla di straordinario, si sono comportate come le altre banche europee, che in fondo si trovano strutturalmente nella stessa situazione. E per il futuro non c’è nessuna chiara via d’uscita dalla crisi attuale, se non quella già intrapresa da tutte le banche europee, cioè quella di prendere altro denaro in prestito, di fare nuovo debito.

Occorre tornare alla moneta nazionale, alla moneta di Stato, non perché così il debito passi dal sistema bancario allo Stato, ma perché, come già oggi accade con le nuove monetine, la nuova moneta creata dallo Stato in forma di moneta viene messa tra gli attivi del bilancio. Al contrario, nei bilanci delle banche centrali, tutte le banconote create (così come la moneta elettronica creata) viene posta tra i passivi. Questa è l’origine perversa di un debito ineliminabile. Occorrerebbe una moneta di Stato, ma non possono permetterglielo: che figura ci farebbero se poi l’economia reale migliora?

Ma non occorre semplicemente che lo Stato si riappropri della propria sovranità monetaria. Occorre che se ne riappropri tutto il popolo, come coscienza di un bene comune che prima di ogni cosa è nelle mani di ciascuno. Questo è il valore straordinario dei sistemi di Moneta complementare; oltre a quello di rivitalizzare l’economia reale locale.

Oggi abbiamo il contrario: un potere dispotico di decidere quanta moneta creare nelle mani di pochi, i governatori delle banche centrali. I quali, per Costituzione, insieme al governatore della Bce, non rispondono dei loro atti. Irresponsabili per statuto. Irresponsabili per definizione.

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2013/3/24/FINANZA-La-nuova-moneta-per-salvare-Cipro-e-Italia-/376478/

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Cipro, da eurogruppo via al piano di salvataggio

Accordo raggiunto, le misure si limiteranno alle due banche maggiormente problematiche. Djsselbloem: “Abbiamo messo fine alle incertezze”

foto Ap/Lapresse – 25.3.2013

06:51 – L’eurogruppo ha dato il via libera al piano di salvataggio per Cipro. “L’accordo raggiunto stasera – ha detto il presidente Jeroen Dijsselbloem – mette fine alle incertezze su Cipro e sulla zona euro. L’intesa evita la tassa e ristruttura profondamente il settore bancario di Cipro”. Il direttore del Fmi, Christine Lagarde, raccomanderà al Fondo monetario internazionale di partecipare al piano.
Le misure previste dall’accordo si limiteranno solo alle due banche maggiormente problematiche, cioè Laiki e Bank of Cyprus. La Laiki sarà risolta subito, in una bad bank e in una good bank, e quindi scomparirà. Gli asset buoni finiranno nella Bank of Cyprus, così come la liquidità d’emergenza della Bce (Ela), che deve essere restituita. Tutte le altre non saranno toccate. I depositi sotto i 100mila euro della Laiki saranno garantiti, quelli sopra i 100mila subiranno delle perdite che saranno decise durante il processo di liquidazione. Anche la Bank of Cyprus subirà delle perdite, ma non sarà l’Eurogruppo a stabilirlo, bensì lo farà nelle prossime settimane la troika, assieme alle autorità cipriote.

“Il programma contiene un approccio deciso per affrontare gli squilibri del settore finanziario – ha spiegato Dijsselbloem -. Ci sarà un’appropriata riduzione, con il settore bancario che raggiungerà la media europea nel 2018. Inoltre, Cipro s’impegna a un programma di consolidamento dei conti, riforme e privatizzazioni”.

Il ministro delle Finanze cipriota, Michael Sarris, ha espresso viva soddisfazione per l’esito della vicenda. “Abbiamo evitato una disastrosa uscita dall’euro e la bancarotta – ha detto -, andiamo incontro a tempi duri per Cipro, ma è il miglior accordo che potessimo fare”. Sarris non ha dato una data per la riapertura delle banche, che potrebbero restare chiuse anche dopo martedì.

Non serve la ratifica del parlamento di Nicosia – L’accordo sul salvataggio di Cipro non ha bisogno di essere votato dal parlamento di Nicosia perché non è più una tassa, ma prevede solo la ristrutturazione e risoluzione di banche, come da legge già passata venerdì: lo ha precisato il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble al termine della riunione.

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LA PEDINA CIPRIOTA

DI THIERRY MEYSSAN
megachip.info

Washington è stata pronta a usare la crisi finanziaria cipriota per attuare la strategia di acquisizione di capitali che ho descritto tre settimane fa su queste colonne (1). Con l’aiuto della direttrice del Fondo monetario internazionale, la statunitense Christine Lagarde, ha rimesso in causa l’inviolabilità della proprietà privata nell’Unione europea e ha tentato di confiscare un decimo dei depositi bancari, in apparenza per salvare la banca nazionale cipriota colpita dalla crisi greca.

Va da sé che la finalità annunciata è solo un pretesto, poiché, lungi dal risolvere il problema, questa confisca – se dovesse essere attuata – non farebbe altro che peggiorarlo.

Una volta minacciati, i capitali rimanenti fuggirebbero dall’isola provocando il crollo della sua economia. L’unica vera soluzione sarebbe quella di cancellare i debiti anticipando il fatturato dello sfruttamento del gas cipriota. Sarebbe d’altronde più logico che il gas a buon mercato rilanciasse l’economia dell’Unione europea. Ma Washington ha deciso diversamente.

Gli europei sono invitati a continuare a procurarsi la loro energia a prezzi elevati nel Vicino Oriente, mentre il gas a buon mercato è riservato ad alimentare l’economia israeliana.

Per nascondere il ruolo decisionale di Washington, questa rapina in banca non è presentata come un’esigenza del FMI, bensì di una troika che include anche l’UE e la BCE. In questa prospettiva, la confisca sostituirebbe una svalutazione resa impossibile a causa dell’appartenenza alla zona euro. Solo che qui la svalutazione non sarebbe una politica di Nicosia, ma un diktat del padrone della BCE, Mario Draghi, l’ex direttore europeo della banca Goldman Sachs, che è appunto il principale creditore di Cipro.

La signora Lagarde, ex consulente legale del complesso militare-industriale USA, non sta cercando di danneggiare Cipro, bensì di mettere in allarme i capitali basati in Europa per poi pilotarli fino a Wall Street affinché rilancino la finanza USA.

Perché mai prendersela con quest’isola? Perché è uno dei pochi paradisi fiscali rimasti in seno all’Unione europea e perché i depositi presenti sono principalmente russi. Perché farlo ora? Perché i ciprioti hanno commesso l’errore di eleggere come nuovo presidente lo statunitense Nikos Anastasiades. Essi hanno così ripercorso gli stessi passi dei greci che, vittime dello stesso miraggio americano, avevano eletto come primo ministro lo statunitense Georgios Papandreou.

Questa bassa cucina non ha comunque funzionato. Il Parlamento cipriota ha respinto all’unanimità dei voti espressi la tassazione che confisca i depositi bancari. C’è qui un apparente paradosso. Il governo liberale vuole nazionalizzare un decimo dei capitali, mentre il Parlamento comunista difende la proprietà privata. Il fatto è che la nazionalizzazione non si farebbe a favore della comunità nazionale, bensì della finanza internazionale.

I consigli amichevoli hanno dunque lasciato il posto alle minacce. Si parla di escludere Cipro dalla zona euro, se i rappresentanti del suo popolo persistono nel loro rifiuto. Tuttavia, questo risulta difficilmente possibile. I trattati sono stati concepiti in modo che la zona euro sia un viaggio senza ritorno. Non è possibile lasciarla da soli, né esserne esclusi, a meno che non si lasci l’Unione europea.

Tuttavia questa opzione, che non era stata considerata da quelli che raccolgono il pizzo, è temuta da Washington. Se l’isola fuoriuscisse dall’Unione, verrebbe acquistata con appena una decina di miliardi di dollari da Mosca. Si tratterebbe di un pessimo esempio: uno Stato della zona di influenza occidentale che entrerebbe nella sfera di influenza russa, in un cammino inverso rispetto a tutto quel che abbiamo visto dopo la caduta dell’URSS. Sarebbe sicuramente seguito dagli altri Stati balcanici, a partire dalla Grecia.

Per Washington, questo scenario catastrofico deve essere evitato a tutti i costi. Pochi mesi fa, al Dipartimento di Stato fu sufficiente aggrottare le sopracciglia per far sì che Atene rinunciasse a vendere il suo settore energetico a Mosca. Questa volta, tutti i mezzi, anche i più anti-democratici, saranno usati contro i ciprioti se resistono.
La Russia finge di non essere interessata. Vladimir Putin ha trascurato le offerte vantaggiose di investimento che sono state fatte dal governo Anastasiades. Il fatto è che non ha intenzione di salvare gli oligarchi russi che avevano nascosto i loro capitali nell’isola, né l’Unione europea, che li aveva aiutati a organizzare la loro evasione fiscale. Dietro le quinte, ha negoziato un accordo segreto con Angela Merkel che dovrebbe consentire una soluzione finanziaria alla crisi, ma dovrebbe anche sfociare in una vasta rimessa in causa delle regole europee. Per inciso, lo Zar ha raccolto delle informazioni sorprendenti in merito agli investimenti russi nell’isola durante l’epoca Medvedev, informazioni che potrebbero essere utilizzate come mezzo di pressione sul suo inconsistente primo ministro.
LA PEDINA CIPRIOTA
Thierry Meyssan
Fonte: http://www.megachip.info
Link: http://www.megachip.info/rubriche/67-cronache-internazionali/10016-la-pedina-cipriota.html
24.03.2013

Traduzione a cura di Matzu Yagi

1) http://www.megachip.info/rubriche/67-cronache-internazionali/9884-la-nato-economica-soluzione-usa-alla-crisi.html

Questa “cronaca settimanale di politica estera” appare simultaneamente in versione araba sul quotidiano “Al-Watan” (Siria), in versione tedesca sulla “Neue Reinische Zeitung”, in lingua russa sulla “Komsomolskaja Pravda”, in inglese su “Information Clearing House”.