Fmi decide il prelievo forzoso su tt i conticorrenti europei

Prelievo forzoso sui conti correnti bancari. E’successo a Cipro a marzo, attraverso un diktat della Troika imposto per evitare che l’isola precipitasse nel default. Precisando agli Stati membri della UE che il “modello Cipro” non avrebbe creato alcun precedente, contestualizzando la scelta di prelevare dai depositi sopra i 100mila euro una percentuale di circa il 38% esclusivamente a questa situazione. E invece…

Invece pare che l’idea del prelievo forzoso potrebbe diventare una norma da applicare a tutti i conti correnti dei 15 Paesi dell’area Euro. La decisione arriverebbe direttamente da un report del Fondo Monetario Internazionale dal titolo “Monitor delle finanze pubbliche”: “Per porre rimedio all’esperimento fallimentare della moneta unica – scrive il Wall Street Journal – il Fondo Monetario Internazionale ha aperto alla possibilità che le autorità europee impongano un prelievo forzoso del 10% sui conti correnti di 15 paesi dell’area euro. Tanto ci vorrebbe, secondo i calcoli degli economisti, per riportare il debito sovrano del blocco ai livelli pre crisi”. Una decisione passata inosservata, riportata però da alcuni quotidiani, tra cui il greco Imerisia, che vede nel provvedimento una manovra suicida per tutti gli Stati europei interessati, oltre a provocare una fuga di capitali dalle banche europee.

“Il concetto è semplice – ribadisce il quotidiano statunitense – piuttosto che appesantire il carico fiscale delle imprese e far scendere ancora di più le buste paga, perché non andare a toccare i capitali “dormienti”?. In questo modo, attraverso il prelievo del 10% su tutti i conti correnti, sarebbero ancora una volta i cittadini a pagare la crisi del debito sovrano provocata da politiche monetarie europee sbagliate. Poco importa al FMI di inasprire ancora di più i rapporti con Bruxelles e Bce, andando ad innescare nuove e violente rivolte sociali in tutta Europa. Anzi, consapevole “che le misure drastiche non hanno avuto i risultati attesi e che non hanno portato ad una riduzione del debito pubblico”, (come si legge nel rapporto) provocando una fuga di capitali all’estero e un’elevata inflazione per via del ritardo nell’attuazione delle stesse misure, il prelievo forzoso diventa la misura necessaria per “riportare il livello del debito pubblico a livelli pre-crisi”. Come? Attraverso “un tasso di prelievo alto (10%) dei risparmi netti positivi dei nuclei familiari di 15 paesi della zona euro”.

La missione è difficile, ma non impossibile, conclude il report del Fondo, perciò fa appello all’Unione e alla Bce di prendere in considerazione l’idea che messa a confronto “con i rischi e le alternative per ridurre il debito pubblico”, come ad esempio una moratoria delle passività o l’inflazione, “è anche una sorta di tassa sul patrimonio”. Una proposta inquietante, che però per molti potrebbe essere fattibile, come afferma l’economista belga Etienne de Callatay che la considera sì “perturbante, persino scioccante e scandalosa”, ma non nega di vederla come “una alternativa alle altre misure preconizzate per uscire dalla crisi, come il ricorso all’inflazione”. Staremo a vedere.

http://it.finance.yahoo.com/notizie/fmi-decide-prelievo-forzoso-su-tutti-conti-correnti-europei-152202162.html

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Fonte: Collasso Imminente a Nicosia e Potenzialmente per l’Euro (Rischio Calcolato).

16 marzo 2013

Schermata 2013 03 16 alle 12.44.43 Tedeschi Impazziti: Minacciano I Depositi Bancari Ciprioti, Collasso Imminente a Nicosia e Potenzialmente per lEuro.

Finisce il mito dell’intangibilità, anzi, della sacralità del debosito bancario europeo: a Cipro potrebbero pagare i depositanti. Coloro che hanno messo i soldi (Ciprioti, ma soprattutto russi) nei conti correnti.

La bomba la gettata OGGI dal Ministro delle Finanze Tedesco:

La notizia è questa da ekathimerini (media mainstream greco):

“Cyprus state broadcaster CyBC reported on Saturday that German Finance Minister actually entered the Eurogroup meeting on Friday proposing a 40  percent haircut on Cypriot bank accounts. Finance Minister Michalis Sarris stated on Saturday  that this had also been the proposal of the International Monetary Fund.”

Ed ecco il meccanismo proposto dalla Germania:

Il 60% del salvataggio (Bailout) del sistema bancario Cipriota sarà pagato dai sepositanti con questo tipo di schema:

I risparmiatori con oltre 100.000€ depositati pagheranno una tassa del 9,9% sul totale depositato in conto corrente

I risparmiatori con meno di  100.000€ depositati pagheranno una tassa del 6,7% sul totale depositato in conto corrente

Non ci sono limiti minimi di salvaguardia

I depositi in branch estere di banche cipriote non verranno toccati.

Il meccanismo proposto segue lo scandalo suscitato in Germania per un rapporto dei servizi segreti e reso pubblico in cui si evidenziava la funzione di “riciclaggio” e deposito di soldi sporchi provenienti da cittadini Russi a Cipro. I tedeschi su certi “dettagli” sono piuttosto sensibili e dunque hanno immaginato una soluzione che non utilizzi i “loro” soldi per tutelare completamente soldi russi di provenienza “dubbia”.

O la Germania è impazzita, oppure vuole il collasso del sistema Euro senza rimanere col cerino in mano.

Minacciare i depositi bancari di uno stato membro con un sistema bancario in crisi avrà l’effetto certo di una furiosa corsa agli sportelli. Sia da parte dei cittadini Ciprioti, sia, ovviamente, da parte di investitori esteri che per qualsiasi motivo, lecito o meno lecito, abbiano soldi depositati nell’isola.

Sarà il collasso del sistema.

Le implicazioni

Comunque vada, oggi muore ufficialmente il mito e la sacralità del deposito bancario europeo tutelato e intangibile. Per Cipro i depositanti sono stati chiamati a salvare il sistema bancario (a prescindere se la singola banca è solida o meno), in futuro nulla vieta che hai depositanti venga chiesto di salvare lo Stato. Meditate gente, e, mentre lo fate, per non sapere ne leggere ne scrivere, apritevi un conto all’estero.

Per me questa è la notizia dell’anno. Ovviamente i nostri ridicoli media sussidiati ce la diranno tra un paio di giorni.

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L’UE A CIPRO: COME TI METTO LE MANI IN TASCA CON LA SCUSA DEL “DEBITO”

DI ENRICO GALOPPINI
europeanphoenix.it

Chissà come sono contenti quest’oggi i ciprioti: hanno scoperto che per sanare il “debito pubblico”, il debito creato dall’adozione della moneta-debito euro, dovranno sopportare un prelievo forzoso sui loro depositi bancari.

Per quelli che hanno fino a 100.000 euro, la gabella sarà del 6,75%, mentre per i ‘paperoni’ che posseggono cifre superiori, corrisponderà al 9,9%.

Facciamo un attimo due conti: se uno ha in banca 20.000 euro, dovrà donare, per la “salvezza delle banche e della patria”, la non indifferente cifra di 1.350 euro. Se ne ha 10.000, l’obolo versato nelle fauci dell’euro-dittatura sarà di 675 eurini sonanti, con 377,5 tintinnanti monetine da un euro che saluteranno un già misero deposito di 5.000. Poco esaltante la situazione anche per uno con 120.000 euro in banca (bisogna fare lo sforzo di mettersi nei panni degli altri): dovrà sacrificare 8.100 euro (!) sull’altare del ‘dio moneta unica’, dove alcuni però si guardano bene dall’ “unirsi” appassionatamente, come la Gran Bretagna, che la sterlina se la tiene ben stretta mettendo comunque bocca alla grande nella gestione dell’euro. Da tutto questo effluvio di danari dalle tasche dei ciprioti, dovrà uscire una cifra di 5,8 miliardi di euro, come hanno stabilito i “collaborazionisti” ministri delle Finanze dell’“eurozona”, andati a prendere ordini dalle centrali dell’usurocrazia di Bruxelles. Condizione, questa, per essere beneficiati della ‘manna’ da 10 miliardi di euro, gravata – ça va sans dire – da interessi, il che causerà un immediato aumento del “debito pubblico”, che è quello che vogliono appunto i padroni dei camerieri. Ecco che cosa sono i famosi “aiuti”, regolarmente preceduti da squilli di tromba dei soliti “media”. Questi delinquenti (perché qui bisogna chiamare la gente col suo nome) forse considerano i risparmi delle persone alla stregua delle noccioline, o della carta straccia che, secondo una consumata prassi, stampano come una qualsiasi tipografia facendo credere ai gonzi (che vanno dai rinomati “economisti” ai baggiani che leggono gli autorevoli “quotidiani”, giù giù fino al classico “uomo della strada”) di avere chissà quali magiche virtù che gli consentono di detenere di ‘segreto’ della “creazione del denaro”. Mai nessun “analista” o “esperto” che, in simili frangenti, quando la truffa è scoperta al massimo grado, si azzardi ad osservare che per un pincopallino qualsiasi un migliaio d’euro da gettare al vento sono un sacrificio odioso e insopportabile (materialmente e moralmente), corrispondendo ad uno stipendio mensile o quasi. Un mese a tirare la carretta in un lavoro che di solito si fa malvolentieri per poi vedersi divorare il tutto da un cerbero che si divora tutto, anche per campare gente completamente inutile come gli euroburocrati. Non sia mai detto: tutti intenti a rendere “difficile” e capzioso l’argomento monetario, complicando la questione, intortando con grafici, tabelle e citazioni di presunti e autoreferenziali “oracoli” della scienza economica e monetaria, con la ciliegina delle classiche frasi fatte ripetute sin dai tempi dei banchi di scuola. Dovrebbero dire due-tre cose, e sempre le stesse, se avessero a cuore la loro dignità, e invece la fanno sempre complicata e fumosa, gettando spessi strati di nebbia nelle menti dei lettori, così nessuno, dal popolino depresso nella sua obbedienza atavica, al cosiddetto “ceto intellettuale” con laurea e l’abbonamento al quotidiano, metterà in dubbio la necessità di sopportare anche quest’ennesimo attacco alla giugulare da parte della razza-vampira. Dovrebbero dire infatti che è completamente senza senso che, mentre ci sono dei cosiddetti “governanti” preoccupati (incaricati) solo di far aumentare il “debito pubblico”, sistemandolo nelle mani di chi lo userà per ricattare la nazione “indebitata”, vi è gente che lavora un mese per accumulare quello che loro considerano un “numero”, un “problema contabile“, una percentuale “irrisoria” da destinare ad un “sacrificio necessario” per “salvare” sempre qualcosa di sacro ed irrinunciabile: le banche (che invece potrebbero tranquillamente fallire come una qualsiasi impresa privata quali sono, se uno Stato degno di tal nome le nazionalizzasse) e lo Stato stesso, simulacro di quel che dovrebbe essere: il “sovrano” che, una volta decapitato per la gioia degli ebeti che pensavano di essersi “liberati”, è stato sostituito da un’entità astratta e smitizzata, la “cosa pubblica” (la “Repubblica”), che in realtà è privata, appannaggio di alcuni coalizzati furboni a danno di tutti gli altri, disorganizzati e divisi, tiranneggiati molto più di prima (e più subdolamente) ma illusi e stuzzicati nella loro natura plebea delle fantastiche opportunità della “società aperta” e della “modernità” senza più “teste coronate”. Purtroppo va detto che anche gli ultimi sovrani, prima della tirannide democratica, si erano dimostrati inadeguati, anche nella rappresentanza e gestione di quelle che sono le prerogative indiscutibili dell’autorità. L’usuraio di corte e la cattiva abitudine di appoggiarsi a questi parassiti dell’umanità era purtroppo cominciata nell’Ancien Régime, col re sempre più alieno da quei sani sentimenti di “padre di famiglia” che dovrebbero contraddistinguerlo, e troppo coinvolto nella ricerca del “lusso” e nella formazione d’invincibili eserciti per dare sfogo alle sue manie di grandezza, artatamente solleticate da “guerre” dietro le quali c’era sempre il viscido e disgustoso prestamonete incistato a corte. A questa feccia dell’umanità, le democrazie non hanno fatto altro che srotolare il tappeto rosso prima riservato ai monarchi. È giunta l’ora di farla finita con questa genia di parassiti. Altro che “lotta agli sprechi”, altro che “casta”, altro che prelievi forzosi e tasse e balzelli d’ogni tipo per non risolvere mai quel che appunto non può avere “soluzione”, stando così le cose. Se “siamo in guerra”, come qualcuno ha esclamato prima e dopo un clamoroso successo elettorale, si tratta proprio di quella contro i “signori del denaro”. Qualcuno se ne sta fortunatamente accorgendo, come il Primo ministro ungherese Orbán, presentato come un “nazionalista”, uno “sciovinista”, un “fascista” per il solo fatto d’essersi messo a muso duro contro la piovra dell’euro ed aver anteposto il bene della sua nazione: “troppe banche straniere”, ha sentenziato, mentre procede la magiarizzazione dello Stato e della società, tra gli “oVVoVe! oVVoVe!” dei menestrelli della carta piombata e dei tg. Non sarà la soluzione perfetta? La via giusta per uscire da questa prigione chiamata “euro”? Di certo c’è che bisogna farla finita con questa Europa e la riduzione a “maiali” (PIGS) di nazioni la cui pura e semplice esistenza è in pericolo. La gente ha diritto a viver tranquilla, senza il terrore di vedersi piombare addosso gli sgherri d’un potere illegittimo, completamente in ostaggio dell’usuraio, che “legalmente” ti espropria dei frutti del tuo lavoro senza nemmeno guardarti in faccia, con un banale e vigliacco clic dalla tastiera d’un computer. Enrico Galoppini
Fonte: http://europeanphoenix.it
Link: http://europeanphoenix.it/component/content/article/7-economia/570-lue-a-cipro-come-ti-metto-le-mani-in-tasca-con-la-scusa-del-debito
16.03.2013

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Come in Argentina 2001, preciso.

Ora di rivedere “Diario del Saccheggio” di Pino Solanas. Perché hanno cominciato a farlo nei paesi UE.

Quando arriverà il turno dell’Italia (auguriamoci che non sia cosí, ma…), almeno saprete cosa sta capitando.

Prelevare i soldi dai conti correnti e disporre un “bank holliday” é un classico, proprio un modus operandi, l’ultima tappa del saccheggio poiché dopo viene la rabbia incontenibile della gente, incontenibile.

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sabato 16 marzo 2013

I Verdi di Cipro denunciano le scie chimiche

Nel mezzo del silenzio e della complice omertà delle associazioni cosiddette ambientaliste, i Verdi di Cipro denunciano da tempo la reltà e la pericolosità per la salute umana e per l’ambiente delle scie chimiche. Non possiamo augurarci che il loro esempio sia contagioso, sebbene conosciamo troppo bene le associazioni nostrane (come Legambiente o Peacelink) e quelle internazionali come il WWF, per le quali il vero problema pare sia quello del cosiddetto effetto serra della CO2.
Effetto serra da CO2? O da scie degli aerei?
Di fronte a cieli completamente coperti dalle scie degli aerei costoro continuano ad ignorare a bella posta una ben più vistosa serra artificiale formata da tali scie. Per altro tale schermatura aerea è presente anche la notte, quando ha come sicuro effetto quello di intrappolare la radiazione termica che fuoriesce dalla terra; in tal modo le scie contribuiscono al riscaldamento terrestre. Nessuna scusa è quindi possibile: le irrorazioni aeree non servono certo a salvaguardare la terra da un presunto riscaldamento.

Qui di seguito la traduzione di due articoli pubblicati sul sito dei Verdi ciprioti.


Campagna contro le scie chimiche 

http://greenpartycy.com/el/our-news/2009-10-29-12-19-08/campaign-against-chemtrails-in-cyprus.html

Chiediamo che il governo mantenga la sua promessa ed esamini le possibili conseguenze per la salute per I cittadini e per l’ambiente di Cipro a causa delle scie chimiche create da aeroplani che decollano dalle basi britanniche operando in sinergia con la sperimentazione dell’ High Frequency Active Auroral Research Program (HAARP) all’interno delle basi britanniche di Akrotiri ed in generale nello spazio aereo cipriota.

Il governo di Cipro ha affidato un incarico al Comitato Parlamentare per l’Ambiente sin dal 26 Marzo 2009 per condurre uno studio approfondito riguardo a tali denunce. Un comitato tecnico bi-ministeriale è stato formato per questo scopo, ma si è dissolto misteriosamente dopo appena pochi incontri.
Noi chiediamo che il governo metta in atto la nostra proposta di finanziare uno studio indipendente che raccolga campioni e che analizzi le sostanze incluse in queste scie chimiche.

 
Irrorazioni aeree, mobilitazioni intorno alle base di Cipro
Articolo di Giannis Ioannou
Il movimento ecologico ambientale di Cipro (i Verdi di Cipro) stanno organizzando una manifestazione di protesta contro le irrorazioni aeree presso la base Britannica di Akrotiri per il 4 luglio, dal momento che le basi britanniche di Cipro sono sospettate di partecipare al sistema HAARP (High-Frequency Active Auroral Research Program) finalizzato a controllare il clima del pianeta.
In tempi recenti c’è stato un proliferare di informazioni riguardanti le attività dei Britannici e degli Statunitensi che utilizzano le basi cipriote, e che stanno presumibilmente influenzando il clima della nostra isola.
Il Movimento Ecologico ambientale ha in passato invitato il governo cipriota a “fermare l’uso dei cieli di Cipro per sospetti esperimenti militari americani”.  Un comunicato del Movimento afferma che “documenti collegano aerei americani KC-10 and KC-135 con il programma HAARP e con le scie chimiche, ovvero con l’irrorazione nel cielo di ossidi di bario e di alluminio”. La questione è stata portata nel parlamento europeo, in molti parlamenti delle nazioni europee ed è stata indagata da ricercatori di tutto il mondo.
HAARP, High-Frequency Active Auroral Research Programme, è un sistema militare che utilizza energia elettromagnetica che gli Stati Uniti hanno sviluppato a partire dal 1987. Lo scopo iniziale del programma doveva essere una modificazione selettiva della ionosfera per migliorare le telecomunicazioni. Ma si è presto saputo che il Pentagono voleva sfruttare la ionosfera per i propri fini. Persino la pagina web ufficiale di HAARP riconosce che il sistema è utilizzato per finalità militari.
Le basi negano ogni coinvolgimento
Il parlamento cipriota è stato recentemente coinvolto nella questione. Il parlamentare Angelos Votsis l’ha portata in discussione nel Comitato Parlamentare per l’ambiente. Il deputato ha affermato: “secondo scienziati qualificati, quando sarà perfezionato, non lo è ancora, il sistema sarà capace di influenzare le condizioni climatiche, bloccare il funzionamento di ogni apparecchiatura elettrica in un’area selezionata oppure distruggerla, impedire le telecomunicazioni, intervenire sullo sviluppo di fenomeni climatici estremi, come uragani oppure fulmini di intensità tremenda e persino influenzare processi mentali attraverso la trasmissione di onde a bassa frequenza simili a quelle già presenti negli esseri umani”.
L’amministrazione delle basi militari è stata convocata ad una sessione del Parlamento al fine di comunicare la propria posizione ufficiale al riguardo, ma la loro risposta arrivata per lettera è stata che essi non rispondono alla convocazione perché “non hanno alcun coinvolgimento col programma HAARP e non sono stati coinvolti in alcuna irrorazione aerea”.

Il presidente della comunità di Akrotiri, Georgios Christou, da parte sua ha affermato al quotidiano Simerini (“Oggi“) che i residenti di quell’area non hanno notato niente che faccia sorgere dei sospetti di irrorazioni aeree.

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COLOSSALE RAPINA IN BANCA A CIPRO

DI GIOVANNI ZIBORDI
cobraf.com

Colpo di scena sabato a Cipro. Colossale rapina in banca. Il governo aveva annunciato giovedì congiuntamente alla UE e alla Troika un salvataggio delle banche da 17 miliardi, una cifra pari al PIL dell’isola (ma le passività totali delle banche cipriote sono 8 volte tanto). Sembrava quindi un salvataggio con soldi della UE, a dispetto delle proteste in Germania contro le banche cipriote, note per il riciclaggio di denaro e i traffici degli oligarchi dell’Est Europa.
v Ma nel frattempo la Germania aveva dato un ultimatum: o fate un prelievo forzoso dai conti correnti pesantissimo o uscite dall’Euro. Il governo di Cipro ha scelto l’eurozona e l’euro.

Oggi annuncia, a banche chiuse, che all’apertura di lunedì mattina avranno già prelevato (1) su tutti i depositi bancari detenuti in banche a Cipro : un 6.75% su quelli sotto 100mile euro (che sono assicurati per legge nella UE contro la bancarotta) e del 10% per quelli sopra 100mila euro. E fino ad allora i bancomat sono bloccati nel weekend a Cipro e agli istituti e’ stato inoltre imposto di bloccare durante questo fine settimana la possibilita’ di effettuare trasferimenti di denaro via internet.

Dal prelievo sui depositi bancari sono attesi introiti per circa 5,8 miliardi di euro (quindi in un paese con PIL di 17 miliardi si tenevano nei conti correnti qualcosa come 60 miliardi !). Per la precisione però i depositanti vengono compensati con azioni nelle banche in cui avevano i soldi, con l’unico problema che sono banche quasi fallite le azioni in pratica non trattano quasi e il valore che il governo vi attribuisce nel calcolare quante darne in cambio del prelievo è un poco arbitrario.

Nota Bene: solamente tre giorni fa, il 14 marzo, il presidente di Cipro aveva dichiarato, sul Financial Times, che non avrebbe MAI accettato un prelievo forzo sui conti correnti ” Nicos Anastasiades, the president, says it will “never” accept a haircut of depositors…” (2) Ricordatevelo bene questo: mentono fino al giorno prima…

E’ ovvio che si è voluto colpire in questo modo russi, ukraini e altri del medio oriente che tenevano soldi in nero a Cipro, ma poi hanno colpito anche tutta la popolazione. Ci sono stime che solo i russi subiscano almeno metà di questo prelievo forzoso, ma i numeri ballano. Quello che è certo è che in nessun paese al mondo i saldi dei conti correnti sono cinque volte il PIL, in Italia ad esempio sono la metà del PIL. In Svizzera però sono tre volte il PIL. A Cipro c’era una situazione anomala, ma non hanno colpito come si fa sempre prima gli azionisti delle banche e poi gli obbligazionisti, ma solo i depositanti inclusi quelli con piccole somme.

Ovvio che qui hanno voluto fare di tutto per compiacere la Merkel che deve assolutamente vincere l’elezione di settembre: per cui da una parte non hanno voluto un default seppure di un piccolo paese come Cipro e dall’altra hanno violato ogni principio e prassi per fare sì che il salvataggio fosse però sopportato per 1/3 da altri (in maggioranza stranieri, specie russi e parte anche ciprioti). In questo modo hanno creato il panico totale del pubblico di Cipro che sta assediano le banche e violato il principio base del funzionamento delle banche, che ci metti i soldi perchè, perlomeno nel conto corrente, sono sicuri.

Le indiscrezioni sono che la Germania però non voleva che i depositi sotto 100mila euro fossero colpiti e invece quelli sopra 100mila fossero colpiti molto di più, dell’ordine anche del 40% dei depositi (!!!), ma è stato il governo cipriota che per non scontrarsi troppo con i russi che ha insistito perchè si colpisse tutta la popolazione (3) locale!

E’ una mossa a sorpresa, senza precedenti e che può diventare un boomerang. Dimostra che sarà molto molto difficile uscire dall’Euro…sono disposti a tutto pur di non uscire. Dimostra che la Merkel è disposta a tutto per non perdere le elezioni, anche a sconquassare i mercati (a differenza dei nostri politici che li venerano in ginocchio).

L’unica cosa certa al momento è che è un segnale di acquisto per l’Oro (da tenere in cassetta di sicurezza)

Giovanni Zibordi
Fonte: http://www.cobraf.com/
17.03.2017

1) http://www.tgcom24.mediaset.it/economia/articoli/1086371/per-salvare-cipro-prelievi-da-conti-correnti.shtml
2) http://www.ft.com/intl/cms/s/0/8eee4e24-8b0f-11e2-8fcf-00144feabdc0.html
3) http://coppolacomment.blogspot.co.uk/2013/03/sowing-wind.html

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Cipro, timore di fuga dei capitali.
Banche chiuse per due giorni

Il governo ha deciso di tenere gli istituti chiusi anche martedì dopo la corsa ai depositi per evitare il prelievo forzoso voluto dall’Unione Europea come parte integrante del piano di salvataggio dell’isola da 10 miliardi. In campo anche la Banca centrale, sospetti su persone vicine al governo che avrebbero anticipato il balzello spostando i propri fondi

MILANO – Il governo di Cipro, nel timore che le banche dell’isola possano perdere altri miliardi a causa del panico innescato dalla decisione dell’eurozona di tassare i depositi, ha deciso che martedì prossimo gli istituti di credito resteranno chiusi per “ferie”, mentre lunedì era già prevista la chiusura per un giorno di festività.

La chiusura – come riferiscono vari siti web locali – potrebbe essere estesa anche a mercoledì dopo che già domani, lunedì, le banche resteranno chiuse in seguito alla festa religiosa del cosiddetto ‘Lunedi’ pulitò, l’equivalente ortodosso del “Mercoledì delle Ceneri”. Il governo di Nicosia, intanto, ha rinviato a domani il voto del Parlamento, previsto inizialmente per oggi, per approvare l’accordo raggiunto ieri con i ministri delle Finanze dell’eurozona che prevede, in cambio di un piano di aiuti per circa 10 miliardi di euro, un pesante prelievo sui depositi bancari.

Anche la Banca Centrale di Cipro è scesa in campo per evitare la fuga e ha dato disposizione a tutte le banche e agli istituti di credito dell’isola di bloccare i trasferimenti di denaro e i pagamenti dei loro clienti. Con una lettera inviata ieri alle banche, ha chiesto loro di bloccare “qualsiasi forma” di pagamento sui conti presenti nelle loro succursali, compresi anche i trasferimenti da conto a conto sulla stessa banca.

Nel frattempo emergono alcuni retroscena sui giorni che hanno preceduto la decisione di avviare il prelievo (del 6,5% per i depositi sotto 100 mila euro e del 9,9% per quelli superiori). Nel timore che il governo di Nicosia arrivasse ad imporre una pesante tassa, infatti, solo nell’ultima settimana centinaia di titolari di conti correnti hanno esportato dall’isola capitali per quasi 4,5 miliardi. La somma equivarrebbe a 20 miliardi dall’inizio dell’anno. Lo riferiscono vari media ciprioti sottolineando che molti dei correntisti sono personalità di governo o ad esso vicine.

In particolare, negli ambienti più vicini ai circoli politici, gira il nome del genero di un alto responsabile governativo che avrebbe portato all’estero nei giorni scorsi 12 milioni di euro. Si tratta per lo più di voci non confermate ma che danno comunque il polso della situazione qui sull’isola, dove la rabbia della gente contro le richieste avanzate a Bruxelles dai ministri delle Finanze dell’Eurozona vengono interpretate come una “punizione” nei confronti di Cipro. Ad aggiungere il danno alla beffa, sono venuti alla ribalta molti casi di cittadini greci che, nei mesi scorsi, nel timore che i loro depositi bancari fossero tassati in patria a causa della grave crisi economica che affligge il Paese, avevano trasferito il loro denaro nelle banche cipriote e che adesso se li vedranno invece decurtati qui.

(17 marzo 2013)

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Mani in alto, questa è una rapina! Made in EU

Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna, cadono come mosche e ora è il turno di Cipro perché l’euro è un meccanismo di distruzione della speranza di vita e della pace sociale, non lascia scampo, di qualsiasi Paese si tratti. Arriverà dappertutto, è questione di tempo. E anche se implodesse è bene sottolineare che non basterebbe tornare alle proprie valute nazionali se si proseguisse applicando l’austerità che crea gli stessi danni della valuta unica perché solo la moneta non basta, ma è basilare applicare la Me-MMT. La disoccupazione rimarrebbe pur sempre un crimine contro l’umanità, alla stessa maniera.

Ma torniamo a Cipro. Qui il piano di distruzione della pace sociale eseguito con agghiacciante minuzia dai tecnocrati di Bruxelles ha subito un’evoluzione raccapricciante. Cipro viene “salvata” attraverso un prestito di €10 miliardi, dai 17 previsti, e verrà effettuato un prelievo forzoso sui conti correnti, del 9,9% per i depositi superiori a €100.000 e del 6,75% per i depositi inferiori a questo ammontare. Misura che provocherà certamente una contrazione dei consumi. Tu cosa faresti se fossi cipriota? Uno di loro afferma: “sono molto arrabbiato. Ho lavorato una vita per metterli da parte e adesso li perdo a causa dei pareri di qualche olandese e tedesco”. Amico, Jacques Attali ti risponderebbe: “e cosa credevi, che l’euro fosse stato fatto per la tua felicità!” No, è stato fatto per rapinarti, oltre i soldi, la dignità.

Una coincidenza, Cipro aveva come noi la lira, e come ce l’ha ancora la Turchia. Cipro è entrata nell’euro solo nel 2008 e in 5 anni, complice un settore finanziario deregolamentato, la moneta unica ha dato i suoi frutti. Mai c’è stato uno strumento cosi efficace, la creazione di un vincolo esterno per ridurre i costi del lavoro offre risultati immediati.

È giusto che un ingegnere, un fruttivendolo o un infermiere abbiano speso parte della loro vita per riuscire a mettere da parte una somma di denaro, magari per comprare la casa al figlio o per pagargli una parte del matrimonio, veda ridurseli senza che costui abbia sbagliato nulla? No, non è giusto, perché uno Stato monetariamente sovrano non avrebbe alcun bisogno di essere “salvato” dall’Ue e dal FMI (interviene anche la Russia a Cipro) e non avrebbe necessità alcuna di prelevare somme di denaro dai conti correnti dei cittadini. Ci stanno rubando i risparmi, e cosa succede? Nulla. Cosa accadrà quando queste cose, complici il M5S, il PD dell’ultra neoliberista Renzi, il PDL (se ne rimarrà qualcosa) e Monti1 le accetteranno e ci diranno che sono “misure necessarie alla crescita”? Forse non accadrà nulla e tutto lo sforzo di Paolo Barnard, dei nostri consulenti e di memmt.info sarà stato vano.

Io oggi vi metto in guardia: queste cose stanno arrivando, Alain Parguez lo ha spiegato bene, stanno arrivando a casa nostra e quando la sera corichi tuo figlio a letto e lo baci, pensa che a te toglieranno i soldi per comprargli una casa o per pagargli gli studi, a lui toglieranno la possibilità di vivere una vita degna di essere vissuta. Loro puntano a questo.

Quindi ti chiedo, come fece Paolo, “se lo possono fare i bufali, perché non possiamo farlo noi?

1 Se uno di questi partiti volesse applicare il programma Me-MMT di salvezza nazionale scriva a formazione@memmt.info; siamo in grado di mettere a loro disposizione i nostri consulenti, subito.

Dario De Angelis

http://memmt.info/site/mani-in-alto-questa-e-una-rapina-made-in-eu/

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Adesso abbiate paura!

DI EUGENIO BENETAZZO
eugeniobenetazzo.com

La exit strategy pianificata dalla Troika per il salvataggio di Cipro spiana la strada a quelle che potrebbero essere le metodologie di risanamento attuabili anche per l’Italia: sostanzialmente visto che ci sono persone che ancora non lo sanno i 10 miliardi di euro necessari per dare ossigeno all’economia cipriota arriveranno grazie a prelievi una tantum sui depositi a vista dei correntisti bancari: 6,5% sino a 100.000 euro e 9,9% oltre questa soglia, inutile pensare di portare via il proprio denaro in quanto le banche hanno l’ordine di bloccare i fondi per evitare la fuga dei capitali all’estero. Sono costretti a pagare l’imposta anche i non residenti che hanno depositi presso banche cipriote.

Un’altro punto di vista per giustificare la ratio di questa manovra considera che il gettito fiscale prodotto da questo intervento scaturirà in misura maggiore proprio dai prelievi effettuati sui conti dei soggetti non residenti i quali hanno sfruttato per anni le caratteristiche distintive del sistema bancario cipriota (considerato un rinomato centro di riciclaggio finanziario, soprattutto dalla criminalità russa). Mentre chi amministra denaro per conto terzi sta vivendo un clima del tipo DEFCON 3 (vi invito al riguardo a rivedere lo strepitoso film War Games uscito nel 1983) in Italia e nel nuovo parlamento si continua a filosofeggiare e tergiversare.

Le varie forze politiche uscite vincenti dall’ultima tornata elettorale, incuranti della scenario socioeconomico che contraddistingue la nazione, continuano a dare dimostrazione di puerili azioni dimostrative o di atti di sabotaggio politico contro questa o quella parte politica o istituzionale. Non vi è nessuno che sia in grado di proporre sul piano della credibilità operativa un programma di cambio della politica economica che ha contraddistinto l’Italia in questi ultimi dieci anni. A sentire il PD, il PDL ed anche il M5S sembra che la priorità della nazione siano i tagli ai costi della politica, il dimezzamento dei parlamentari, la legge sul conflitto di interessi, la riforma elettorale ed il finanziamento pubblico dei partiti. Personalmente parlando, ma chi se ne frega in questo momento critico del finanziamento ai partiti, si tratta di far risparmiare alla fiscalità diffusa appena 90 milioni di euro all’anno (avete letto bene novanta milioni) su un bilancio di oltre 800 miliardi ! Capite che in Italia manca una classe dirigente capace proprio da questo tipo di considerazioni, e questo vale trasversalmente prendendo in causa tanto i nuovi eletti quanto le vecchie mummie riconfermate. Governare ed amministrare è un mestiere piuttosto difficile, che non si esercita in base a presunzioni di onestà e trasparenza, ma solo per constatazioni di capacità e per risultati raggiunti.
Come si può pensare che persone appena laureate o in procinto di laurearsi (presenti in ogni forza politica) che non hanno mai avuto responsabilità di rilievo all’interno del mondo imprenditoriale o nella vita di qualche ente pubblico, per quanto siano giovani e genuine, siano in grado di governare o di proporre soluzioni per la politica economica della nazione. Lo avevano capito persino i Romani istituendo il cursus honorum, un insieme di incarichi militari e funzioni politiche che si doveva aver espletato prima di potersi candidare al Senato della Repubblica. Lo ha menzionato di recente anche Papa Francesco, la vecchiaia è la sede della sapienza, pertanto non è detto che l’ingresso impunito di tanti giovani, privi di cursus honorum, qualunque sia la loro fede politica, possa essere considerata una soluzione sensata da percorrere. Pertanto possiamo dire che oggi ci rendiamo conto di come per rinnovare la classe politica italiana non basti sostituire un vecchio cialtrone incompetente con uno scalpitante giovane incompetente. In ogni caso ricordate che governare sul piano politico (soprattutto in Italia) significa cercare alleanze, condividere obiettivi di breve e convergere su un dispositivo di legge oggi necessario.
Per questo motivo continuo ad essere un fiero credente del commissariamento finanziario sovranazionale del paese, persino se io stesso lo aborro, ma mi rendo conto essere l’unico modo per poter avviare un processo di risanamento nazionale, prima che si arrivi al default del paese o peggio ad una escalation di tensione sociale in grado di destabilizzare quel poco di credibile che hanno le istituzioni italiane. A fronte di quanto emerso in questi ultimi giorni, adesso abbiate paura, soprattutto dopo le esternazioni della BundesBank riguardo al rischio paese. Senza riforme, niente aiuti. Sapete quali saranno le riforme che chiederanno prima di prestare il denaro, riforme che questo parlamento e forse anche quello futuro non saranno mai in grado di implementare senza il ricatto sovranazionale ? Mecato del lavoro dinamico e flessibile, assunzione e licenziamento stile modello scandinavo, remunerazione della manodopera attraverso gabbie salariali desindacalizzate, accentramento e snellimento dei costi di spesa per la pubblica amministrazione, indicatori di performance per i dipendenti pubblici, limitazioni all’assistenza sanitaria di base, accorpamento amministrativo degli enti locali. Insomma tutto quello che servirà per diminuire il bilancio di spesa della macchina statale italiana. Sperando comunque che intanto questo possa bastare, prima di arrivare ai tanto antipatici e dannosi prelievi coatti sui depositi bancari degli italiani.Eugenio Benetazzo
Fonte: http://www.eugeniobenetazzo.com
Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/crisi-cipro-prelievo-depositi.htm
16.03.2013

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Prelievo forzoso a Cipro: quei figli di Troika

Di Francesco Salistrari

I meccanismi di questa crisi si ripetono a tutte le latitudini. L’ultimo episodio del quasi-default cipriota dimostra ancora una volta quanto importante per la finanza internazionale e i poteri sovranazionali europei e mondiali (leggasi Troika) sia fondamentale evitare che qualsiasi paese, anche il più piccolo e insignificante (dal punto di vista del PIL), possa uscire dalla moneta unica, nazionalizzi le banche private in fallimento e dichiari bancarotta evitando di pagare il proprio debito estero.

E’ per questo motivo dunque che a Cipro, piccolo paese europeo, dove le banche nell’orgia finanziario-sessuale del prestito facile, si sono indebitate per 8 volte il PIL del paese nel periodo che va dal 2001 al 2011, le “ricette europee” vengono imposte contro la volontà stessa del governo eletto democraticamente.

E’ di solo qualche mese fa infatti la dichiarazione del presidente Nicos Anastasiades, neoeletto, che disse testualmente: “Absolutely no reference to a haircut on deposits will be tolerated”, ed ora invece è costretto a dire che “l’austerity è l’unica via d’uscita dal default” e che il prelievo forzoso dai conti correnti bancari (9,95% su quelli superiori a 100 mila euro e 6,75% su quelli inferiori) è un sacrificio necessario per il salvataggio del paese.

Del paese? O delle banche? Sarebbe questa la domanda da porre al presidente cipriota o ai tecnocrati europei. Ma tant’è.’ Gli aiuti europei infatti pari a quasi 10 miliardi sono solo una parte dei quasi 17 ritenuti necessari per il salvataggio degli istituti bancari dell’isola praticamente falliti.

Le misure sono talmente draconiane che nello stesso Parlamento ci sono forti resistenze, tanto che si sta pensando a rimodulare il prelievo abbassando al 3% quello sui depositi inferiori ai 100 mila euro, alzando a 10% quelli superiori a 100 mila e inferiori a 500 mila e tassando quelli superiori a 500 mila fino al 15%. Il tutto con la benedizione dell’eurogruppo, che ha comunque sottolineato che quello che non dovrà assolutamente cambiare è l’importo finale (5,98 miliardi).

Il fatto curioso è che il piano di salvataggio per Cipro proposto da Fmi e Ue riguarda la Russia da vicino: secondo varie stime, gli asset appartenenti a cittadini o società russe – per la quali Cipro costituisce un deposito offshore – ammontano a circa 20 miliardi di euro. La Russia aveva già accordato nel 2011 un prestito di 2,5 miliardi di dollari allaRepubblica di Cipro, la cui economia è stata messa in ginocchio dai forti vincoli con il settore bancario greco. E per discutere una possibile ristrutturazione di questo prestito, il ministro delle Finanze cipriota, Michalis Sarris, sarà a Mosca mercoledì. Non a caso una volta saputosi del prelievo forzoso sui conti correnti è stato lo stesso Putin a lamentarsi pubblicamente, denunciando il pericoloso precedente che la situazione cipriota ha creato.

In effetti, il “salvataggio” effettuato a Cipro, rompe un tabù finanziario importante. Da questo momento in poi, questo “metodo” potrà infatti essere usato in qualunque paese in crisi dell’Eurozona, Italia compresa. Voci allarmate, parlano di un’operazione in stile cipriota, già a giugno, considerando alcune scadenze finanziare del paese e soprattutto l’instabilità politica che peserà senz’altro sui mercati, facendo innalzare gli spread. Ma da questo punto di vista ci si dimentica che in realtà in Italia il prelievo forzoso è già stato compiuto dal Governo Monti, con l’obbligo di aprire un conto corrente per movimentazioni superiori a 999 euro e con la reintroduzione della tassa sulla casa (IMU). La differenza è che a Cipro lo Stato prende senza chiedere, in Italia obbliga a versare.

Nel frattempo a Cipro le file dei cittadini agli sportelli per ritirare i propri soldi ed evitare il prelievo non si sono fatte attendere, ma il Governo, abilmente, ha giocato d’anticipo e le banche resteranno chiuse fino a martedì, mentre l’annuncio del prelievo è stato dato sabato, cioè con le banche chiuse per il week-end. Insomma nulla da fare. La cosa capo fatta ha. E tant’è.

Appare veramente singolare come poi nei discorsi dei politici e degli stregoni europei, si parli abilmente di “salvataggio” a Cipro. In realtà se di salvataggio si tratta non è certo del paese, semmai delle banche del paese, private, se di “aiuti” si tratta si tratta di aiuti alle banche per evitare un default che non determinerebbe semplicemente l’insolvenza degli istituti e di conseguenza del paese, ma l’uscita dalla moneta unica.

Questo l’Europa, ma anche e soprattutto la Merkel, che vuole rivincere a tutti i costi le elezioni nel suo paese, non lo permettono. Non lo hanno fatto con la Grecia, condannandola ad una situazione economica molto simile a quella in cui versava il paese negli anni ’40 subito dopo la guerra, non lo hanno fatto con Islanda, Irlanda e Portogallo, non lo faranno con la Spagna né tantomeno con l’Italia.

Il dato politico di questa vicenda a Cipro infatti è questo: non è consentito uscire dall’euro.

E questo contro qualsiasi residuo di sovranità di qualunque paese. Un governo come quello cipriota, per esempio, appena eletto, con un programma, con delle intenzioni specifiche, si è dovuto piegare esattamente ai diktat della Troika, sconfessando completamente quello che aveva appena promesso in campagna elettorale.

Fonte:http://francescosalistrari.blogspot.it/2013/03/prelievo-forzoso-cipro-quei-figli-di.html

http://www.oltrelacoltre.com/?p=15933

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2013/03/prelievo-forzoso-cipro-quei-figli-di.html

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CIPRO ED IL PRELIEVO FORZOSO: QUESTIONI DI GEOPOLITICA?

DI RICCARDO ACHILLI
bentornatabandierarossa.blogspot.it

Come noto, la Ue ha erogato 10 miliardi di aiuti per risanare l’economia cipriota, affetta da squilibri finanziari in pericolosa crescita (il rapporto fra deficit e PIL è del 6,3% nel 2011, ed accelera notevolmente un rapporto debito pubblico/PIL ancora solido, pari all’84% a settembre 2012, che però con i 10 miliardi di aiuti balzerà a più del 100% in un colpo solo) ma soprattutto da un sistema bancario indebolito dalla forte esposizione con Paesi in crisi come la Grecia, che ha risentito dei vari haircut che il governo greco ha dovuto imporre ai propri creditori esteri, e dal fortissimo, e sempre meno solvibile, debito privato dei residenti.

La situazione del sistema bancario cipriota è in effetti in bilico, seppur ancora equilibrata: a fronte di 58,8 miliardi di capitale e riserve, e di 107,2 miliardi di depositi, le banche dell’isola hanno in essere 104,1 miliardi di prestiti, 1,7 miliardi di debiti obbligazionari e 37,4 miliardi di altri debiti. Le banche cipriote detengono in pancia 12,5 miliardi di titoli, dei quali 1,4 sono pericolosissimi titoli del debito pubblico greco, praticamente spazzatura, cui vanno aggiunti 2,2 miliardi di prestiti a soggetti non finanziari greci (essenzialmente imprese) di difficilissima recuperabilità, che vanno ad aggiungersi alle perdite già subite sulla Grecia da parte delle banche di Cipro. Di conseguenza, il rapporto fra capitale, riserve e depositi, da un lato, ed impieghi, debiti di vario genere e titoli-spazzatura detenuti, dall’altro, è quasi di 1 a 1 (1,15), un valore ancora equilibrato ma che segnala comunque alcune tensioni. Circa 3,6 miliardi di attività nei confronti della Grecia possono già considerarsi sofferenze [1].
I 5 più importanti affidati del sistema bancario cipriota, nel 2011, detengono il 61,5% del totale del credito erogato, a fronte, ad esempio, del 39,5% in Italia o del 48,3% in Francia, o ancora del 44,1% in Gran Bretagna. Ciò significa che se anche solo uno di questi 5 grandi affidati fallisce, il sistema creditizio cipriota fa la fine dell’omerica Troia.
Di fronte a tale situazione, vi è un debito privato elevatissimo: il debito delle famiglie cipriote è pari al 170,9% del reddito disponibile lordo, a fronte di una media del 99,8% per l’area-euro nel suo insieme; il debito delle imprese non finanziarie è pari al 156% del PIL, a fronte del 103,8% della media dell’area-euro. Questa condizione di elevatissimo debito privato, in una fase in cui l’economia decelera, per cui il PIL nazionale è in costante diminuzione da giugno 2011 ad oggi, e nel 2012 ha accusato un calo, in termini reali, del 3,3%, è una vera e propria bomba ad orologeria per il sistema bancario dell’isola, perché, non generandosi risorse aggiuntive per ripagare il debito, l’elevatissima esposizione di famiglie ed imprese rischia di tradursi in una catena di insolvenze tale da mettere in ginocchio l’intero sistema.

Di fronte a questa situazione delicatissima, cosa fa la Ue? Chiede di attuare un prelievo forzoso sui depositi bancari! Una medicina che finirà di uccidere il malato, anziché risanarlo. E qui la questione di essere favorevoli o meno ad una imposizione patrimoniale non ha niente a che vedere. Qui il punto fondamentale è vedere se, nella specifica situazione, il rimedio imposto può guarire il male, o se viceversa lo peggiora.
Il prelievo sui depositi, infatti, peggiora il già delicato rapporto fra disponibilità ed erogazioni, ed aumenta il rischio di insolvenza di numerosi piccoli affidati nazionali, che utilizzano i loro risparmi bancari per coprire mutui e prestiti ottenuti. Nel medio periodo, poiché furbate come l’attuazione del prelievo forzoso in una giornata di festività nazionale ed a banche chiuse non possono durare a lungo, ed i controlli amministrativi sulle uscite di capitale non possono bloccare del tutto le fughe, ma soprattutto poiché peggiorerà l’affidabilità delle banche cipriote nei confronti di quei grandi investitori (soprattutto russi) che depositano grandi somme sfruttando una fiscalità particolarmente vantaggiosa e condizioni bancarie favorevoli, ci potrà essere una erosione dei depositi, ed una fuga di capitali, tale da distruggere il sistema bancario cipriota, e più in generale il modello economico che Cipro ha costruito in questi anni, fatto di imposte molto basse e numerosi incentivi per favorire l’afflusso di capitali, non di rado derivanti dal riciclaggio di denaro sporco da parte di magnati dell’Europa dell’Est.

Per un Paese che deve il suo benessere economico agli ingenti flussi di denaro che entrano nel suo circuito bancario (si stima che i magnati e la criminalità russa abbiano depositato nel Paese 20 miliardi di euro, una cifra superiore al PIL nazionale, pari a soli 17,9 miliardi) ed agli investimenti esteri di vario tipo allettati da condizioni fiscali interessanti (non a caso, infatti, un’altra parte degli obblighi che il Paese dovrà accettare riguarda l’aumento dell’imposizione sugli utili societari dal 10% al 12,5%) una misura come quella del prelievo forzoso sui depositi bancari è semplicemente la fine.
Senza contare che gli aiuti dell’ESM contribuiranno a far salire fino al 107% del PIL un debito pubblico che finora era dell’84,4%, creando le basi per un successivo attacco speculativo sui titoli del debito pubblico nazionale, il cui conseguente calo nelle quotazioni danneggerà ulteriormente l’attivo patrimoniale delle banche cipriote che li detengono.
La stessa concessione di azioni delle banche ai risparmiatori ciprioti tosati dal prelievo forzoso, promessa da un Governo immediatamente in difficoltà di fronte alle proteste popolari, appare quindi come un atto beffardo: con i soldi estratti dai loro conti, i cittadini ciprioti diventano forzosamente soci di istituti bancari destinati al tracollo.

Poiché il vero problema di Cipro è che gli enormi afflussi di capitale estero non hanno alcuna significativa ricaduta produttiva sul suo tessuto economico, per cui il tenore di vita delle famiglie è sostenuto dall’ingente debito privato alimentato dai capitali esteri che affluiscono nelle sue banche, una reale soluzione di “salvataggio” di un Paese con finanze pubbliche ancora relativamente sotto controllo non passa attraverso un maxi prestito che fa immediatamente balzare verso l’alto il rapporto debito/PIL, né ovviamente su un prelievo forzoso generalizzato, mirato solo a destrutturarne ulteriormente il sistema bancario.
La soluzione avrebbe dovuto essere quella di disincentivare i flussi di capitale in entrata puramente finanziari, incentivandone un utilizzo produttivo, applicando, da un lato, forti aumenti fiscali sui depositi di grande entità, di titolarità di non residenti o di residenti da poco tempo (i famosi magnati russi che hanno preso la nazionalità cipriota per gestire meglio i loro conti nelle banche dell’isola) e/o che fossero caratterizzati da elevati livelli di movimentazione in entrata/uscita, e dall’altro applicando forti agevolazioni fiscali per i capitali bancari reinvestiti in attività produttive reali, anche facendo svolgere alle stesse banche nazionali il ruolo di facilitatori della nascita di nuove iniziative imprenditoriali endogene, banche che avrebbero in questo modo potuto guadagnare sui prestiti concessi alle nuove iniziative. Infine, un serio controllo internazionale sull’effettiva applicazione delle normative di trasparenza bancaria e di antiriciclaggio solo formalmente condivise da Cipro, e severe sanzioni, ad esempio nei trasferimenti finanziari di varia natura che la Ue eroga per tale Paese, servirebbe per contribuire ad eliminare l’anomalia cipriota, senza distruggerne l’economia.

Il sospetto è che dietro a tale manovra non vi siano interessi economici, ma eminentemente politici e strategici. L’impatto di un eventuale fallimento cipriota sui mercati finanziari dell’area Ue sarebbe limitatissimo: tutti i soggetti residenti nella Ue detengono appena 19,2 miliardi di depositi presso le banche cipriote (la Germania in particolare detiene 4,7 miliardi), mentre i prestiti erogati a banche cipriote da parte di soggetti residenti nell’area-Ue sono quasi inesistenti. Il debito pubblico totale è pari a soli 15 miliardi di euro, ed ovviamente solo una parte è detenuta da creditori residenti in altri Paesi della Ue, quindi l’eventuale perdita su crediti allo Stato cipriota, in caso di tracollo definitivo della sua economia, sono trascurabili. In ciò si spiega la rassicurante dichiarazione del nostro presidente della Consob, che intanto ci dice che il prelievo forzoso non sarà replicato in altri Paesi: serve infatti per aggredire una situazione specifica, ovvero la presenza di una sorta di paradiso fiscale in mezzo al Mediterraneo, che attira capitali, spesso di dubbia provenienza, dall’Europa dell’Est. E poi ci dice che la reazione dei mercati finanziari, che alla notizia del piano cipriota hanno fatto di nuovo correre gli spread e calare gli indici di borsa, è tutto sommato trascurabile, e si calmerà in breve tempo, non appena i mercati stessi si renderanno conto dell’inezia delle conseguenze di un tracollo definitivo della micro-economia cipriota [2].

I vantaggi di distruggere quella sorta di mini-paradiso fiscale che è Cipro sono, a fronte dei trascurabili costi a carico del sistema creditizio e finanziario europeo, molto interessanti. Si distrugge infatti un concorrente temibile nell’attrazione di ingenti capitali, pur se di dubbia origine, provenienti dalla Russia, di cui gli istituti di credito tedeschi, francesi, spagnoli, britannici, italiani, ecc. hanno disperato bisogno, in questa fase di grande difficoltà nel ricapitalizzarsi.

Ma i vantaggi sono soprattutto di tipo politico, e non economico. Da un lato, la Germania può fare il favore, alle sue banche e società finanziarie, di distruggere il concorrente cipriota, senza dare all’opinione pubblica interna la pericolosa sensazione di finanziare, con denaro anche tedesco, il salvataggio di un “paradiso fiscale”. Il che sarebbe un rischio enorme per il Governo democristiano/liberale della Merkel, che sta per entrare in campagna elettorale assediato, da una parte, dalla Spd, e dall’altra dal neo costituito partito anti-euro, che sembra acquisire consensi crescenti proprio negli ambienti liberali che sinora appoggiavano il Cdu.
Ma d’altro lato Cipro, per la sua posizione strategica nel Mediterraneo, e per la sua amicizia con la Russia (Putin, l’anno scorso, ha erogato al Governo cipriota un prestito di 2,5 miliardi di euro al tasso favorevole del 4,5%, proprio per evitare che Cipro passasse sotto la graticola comunitaria) è un luogo strategico. Il legame fra Cipro e Russia consente alla cerchia di oligarchi vicini a Putin di esportare i propri capitali a condizioni molto favorevoli, contribuendo a cementare un potere da sempre inviso, specie agli USA, perché è il perno di un blocco geopolitico ostile agli interessi statunitensi (ed europei), che appoggia Assad in Siria o il regime iraniano. Tale legame crea anche preoccupazioni relative alla possibilità, per la Marina militare russa, di godere finalmente di un appoggio logistico nel Mediterraneo (problema già affrontato ai tempi in cui il leader maltese Mintoff amoreggiava con un Gheddafi filo-sovietico). Ed infine, l’area di influenza russa su Cipro crea inquietudini su chi sarà il fruitore dei cospicui giacimenti di gas naturale scoperti nel sottosuolo e nelle acque territoriali cipriote. Non a caso è proprio Putin a strepitare contro il prelievo forzoso imposto a Cipro.
Come si vede, dunque, la possibilità di destrutturare l’economia “bancarizzata” cipriota, ed i suoi rapporti preferenziali con la Russia, riveste un carattere strategico, nello scacchiere imperialistico, che va ben al di là delle questioni di un “bail out” finanziario, e per il quale Cipro può bene essere sacrificata. Insieme al suo popolo.Ma ciò che colpisce negativamente, in questa vicenda per certi versi esemplare, è la totale assenza di una qualsiasi capacità, da parte della Trojka, di condurre politiche economiche che siano effettivamente mirate non alla distruzione, ma alla ricostruzione su basi più robuste della pericolante economia europea e del suo fragile sistema creditizio. Non è su queste basi che sarà possibile uscire dalla crisi con un’Europa più unita e coesa. Non sono queste le politiche che possono costruire un percorso di unificazione politica europea condiviso e accompagnato dai popoli, e non disegnato a tavolino da una élite.

Riccardo Achilli
Fonte: http://bentornatabandierarossa.blogspot.it
Link: http://bentornatabandierarossa.blogspot.it/2013/03/cipro-ed-il-prelievo-forzosoquestioni.html
19.03.2013[1] Dati Bce, aggiornati a gennaio 2013.

[2] Se è vero che, da stime Goldman Sachs, un prelievo dell’8,5% sui conti correnti bancari italiani genererebbe 127,5 miliardi di euro di gettito, sufficiente per coprire da solo quasi tre manovre finanziarie annuali, gli effetti di fuga del risparmio bancario, con l’esigenza di ricapitalizzare le banche indebolite anche con risorse pubbliche, nonché le conseguenti turbolenze sui mercati finanziari lasciano pensare che molto difficilmente una simile misura sarà replicata fuori da Cipro (a meno, ovviamente, di situazioni di degrado economico e di finanza pubblica tali da renderla obbligatoria).
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Vogliamo nome e cognome di chi ha imposto a Cipro questo ricatto. Così almeno potremo divertirci a indovinare se 1) sono criminali politici 2) sono criminali finanziari 3) sono semplicemente stupidi e incompetenti, e non si rendono conto delle conseguenze delle loro azioni 4) sono tutte queste cose messe insieme, e non pagano i danni.
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DI GIOVANNI ZIBORDI
cobraf.com1) lunedì tutti i giornali italiani e (da quello che mi dicono perchè non uso più l’aggeggio) le TV nazionali hanno CENSURATO la notizia del prelievo forzoso sui conti correnti a Cipro. Sul Corriere della Sera ho dovuto scorrerlo tre volte per trovarlo nascosto a pagina 19, non appariva nemmeno nell’inserto economico ad esempio e il titolo del pezzo era fatto in modo tale da sembrare una notizia di routine. Sulla stampa tedesca, inglese e americana invece era la notizia di prima pagina ovunque…. Anche MilanoFinanza, che è costretta a parlare di tutti i fatti di mercato (con i mercati finanziari che aprivano a -3%…), aveva solo commenti che dicevano che era un problema secondario e circoscritto e che minimizzavano. QUESTO PERCHE’ LA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA HA (come è successo in ottobre 2011, come so da fonte certa) quasi sicuramente ha inviato una direttiva ai direttori di giornali e telegiornali indicando di non parlare di Cipro. E’ assolutamente ovvio che lunedì hanno provato a far passare la notizia sotto silenzio in TV e sui giornali sperando che tutto si chiudesse entro la giornata come prevedeva la Troika2) A meno di una retromarcia completa della UE e dei paesi nordici le banche di Cipro non aprono per un altra settimana, con tutti i trasferimenti bloccati sopra una cifra minima e quando riaprono ci saranno i controlli sui trasferimenti di capitali. Per chi non lo sa sono previsti nel trattato UE. Quando riaprono bloccheranno quasi tutto ai correntisti perchè al momento il loro capitale è quasi sparito e quindi la UE non estende a loro l’ELA (leggere gli articoli precedenti su cosa è (1), cioè le lascia scoperte per un 20 o 30% dei loro impieghi e questa notizia è sufficiente a scatenare il panico.3) per quelli che pensano che in Italia è diverso c’è un intervista ieri a Patuelli, capo della ABI, che dice che in Italia le banche prestano un 20% in più dei depositi che hanno e incita il governo a trovare modi di far vincolare i depositi per anni e a spingere la gente a mettere più soldi in conti deposito vincolati per cinque o dieci anni. Per chi lo abbia dimenticato (anche se su questo sito abbiamo previsto nel 2007 il crac delle banche usando questi numeri e li abbiamo spiegati cinquanta volte) in Europa le banche hanno impieghi pari al 350% del PIL! (in USA meno del 100% del PIL ad es). Ovvio quindi che i depositi corrispondono a una quota che va dall’80% al 40% di questi impieghi. Come colmano il deficit ? Come spiegato, in realtà le banche estendono credito senza nemmeno guardare ai depositi che hanno, “creano denaro” e la Banca Centrale da loro contanti quando ne hanno bisogno verso il pubblico. Il problema è che ora la Banca Centrale è in comune tra 20 o 25 paesi che litigano se dare i soldi. All’Italia nel 2011 hanno fatto lo scherzo di negare soldi per far cadere il governo e mettere Monti ad esempio…4) Le perdite di circa 20-25 miliardi di questre tre banche cipriote erano quasi tutte dovute al default greco di Febbraio dei bonds greci di cui avevano comprato circa 40 mld. Per cui non è colpa dei ciprioti o della loro economia o del deficit pubblico, ma del meccanismo della UE in generale oltre del fatto che queste banche non erano regolamentate e supervisionate (come poi tutte). In realtà tutto il problema di queste banche si risolverebbe con un una decina di miliardi di ricapitalizzazione, forse meno, perchè hanno un sacco di depositi (circa 90 mld) e circa 140 mld di impieghi (quindi con 10 mld di capitale sono a posto).5) Perchè tutto questo casino con corsa agli sportelli, chiisura e forse fallimento delle banche cipriote, controlli ai capitali in arrivo o uscita dall’Euro per Cipro ? La politica dei paesi nordici. Oggi in Germania o Austria se vuoi essere eletto non dai 16 miliardi a banche cipriote che in pratica sono offshore e tengono miliardi russi… Anche loro hanno una rivolta strisciante dell’opinione pubblica tedesca o olandese che non vuole continuare coi salvataggi in eterno. E hanno anche ragione perchè, come spiegato sono già incastrati per almeno 700 miliardi tramite Target2 (2). Anche dalla loro parte insomma intuiscono che è una strada senza uscita…6) il governo Monti in questa circostanza si è comportato in modo squallido, ha fatto schifo al c… (nessuna parola volgare risulta eccessiva in questa circostanza) scomparendo completamente, come se non avesse partecipato e votato nelle riunioni a Bruxelles in cui si decideva tutto. Non ha sollevato obiezioni anche se era ovvio che l’Italia e le sue banche ne avrebbero subito le conseguenze, ha fatto finta di niente e si è limitato a dire ai giornali e TV italiani (UNICI AL MONDO!) di censurare lunedì la notizia7) il M5S non si è accorto che succedeva qualcosa, il loro blog o blog di supporto tipo Byoblu e le loro dichiarazioni di esponenti sono da giorni tutte sul fatto drammatico per il destino dell’Europa che 16 di loro una settimana fa non hanno votato quello che gli ha detto Grillo (per il presidente della Camera)…. E chi razzo se ne frega ? E poi sulle commissioni in cui devono occupare dei posti e infine strillano sul fatto che i giornalisti non li lasciano mai stare e cercano di intervistarli per cui gli tocca chiudere tutte le porte. Dalle parti del M5S Cipro è un posto di vacanzeRicorda Paolo Rebuffo che il famoso “The Final Countdown” (“Il conto alla rovescia finale”) era cantato dagli Europe! Un segno del destino ! Quando vai su Youtube trovi “Europe – The Final Countdown” (3)Compra ORO, tieni posizioni short, muovi soldi all’estero… (non perchè ci sarà un panico proprio ora, ci metteranno una pezza di sicuro questa volta, ma la prossima in Spagna e Portogallo questa estate sarà il vero casino)Giovanni Zibordi
Fonte: http://www.cobraf.com
20.03.20131) http://www.cobraf.com/blog/default.php?idr=123516903
2) http://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?topic_id=869&reply_id=123517820
3)

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DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.itHanno avuto proprio una bella idea, dalle parti di Berlino, a “proporre” a Cipro il prelievo forzoso: una vera pensata da grandi strateghi geopolitici, dei Machiavelli della finanza e dei Metternich della strategia.E – pesce in barile – non hanno nemmeno cercato di coprire il fattaccio con la classica foglia di fico…ce lo chiede l’Europa, il patto di stabilità, altre facezie del genere che richiamino l’Europa…no, qui è la Germania a fare le grandi manovre del dominio europeo, come ebbe a dire Kohl:“Fino al 1991 abbiamo lavorato per europeizzare la Germania, ora è il momento di germanizzare l’Europa”.Riprendendo un vecchio adagio del Ministro degli Esteri tedesco Kinkel, ai tempi delle guerre in Jugoslavia:“…interno, dobbiamo tornare ad essere una nazione, verso l’esterno, è realizzare qualcosa che abbiamo fallito due volte (sic!) (N. d. A): coerentemente con i nostri vicini, per trovare un ruolo che si adatta alle nostre esigenze ed al nostro potenziale. Il ritorno alla normalità in casa e fuori corrisponde a un desiderio profondo del nostro popolo dopo la fine della guerra. Ora è necessario, se vogliamo essere rispettati nella comunità internazionale…”Non mi pare che servano commenti.Il fatto, ben noto, è che Cipro è una specie di paradiso fiscale usato soprattutto dai russi, al punto che Limassol viene chiamata, per celia, Limassolgrad.Così, i correntisti (russi) delle banche cipriote dovrebbero “rimpinguare” le casse dello Stato per i cervellotici conti “europei”. Calcolati a Berlino.Il problema, dunque…che dovrebbero capire dalle parti di Bruxelles e di Berlino…è che la Russia non è il Portogallo, l’Italia, la Spagna…insomma, i vari “PIIGS” tanto stroncati dai tedeschi. La Russia ha sempre il rubinetto dell’energia: anzi, sta seduta proprio dove c’è una diramazione del condotto.Una porta in Europa, l’altra verso la Cina. Ahi, ahi, ahi…un “rubinetto” che ha fatto saltare le rivoluzioni “arancione” (leggi:USA & UE) in Ucraina, ed ha consentito una “mazzolata” in Georgia che non ha precedenti.Così nasce il presupposto dell’accordo con Putin (al momento non sappiamo come e se andrà in porto) perché per i russi (leggi: Gazprom) tirare fuori qualche miliardo per le banche cipriote (soldi che, comunque perderebbero) non muove nemmeno un peluzzo sulla crapa. Il problema è un altro. Come potrete notare dalla cartina, il giacimento a Sud di Cipro si trova pressappoco nella zone dove fu assalita la Mavi Marmara (ricordate?): sono acque internazionali, ma d’internazionale oramai – proprio per le trivellazioni petrolifere e, in secondo piano, per la pesca – esiste ben poco.Un tempo c’erano le classiche 12 miglia delle acque territoriali (storicamente, ancor meno), poi ampliate a 24 con la zona “contigua” (all’inizio, soprattutto per la pesca, in ogni modo spesso contestata, vedi i pescherecci italiani nel Canale di Sicilia) e infine giunse il “botto” con la Convenzione ONU di Montego Bay e l’istituzione di una zona di “interesse economico esclusivo” (EEZ) di ben 200 miglia nautiche.Aprendo una parentesi, un tempo quando eri fuori delle classiche 12 miglia potevi navigare tranquillo: adesso – chiunque – può chiederti i documenti e farti tutta una serie di rilievi tecnici sullo scafo, sulle attrezzature e sulla strumentazione, foss’anche una motovedetta croata in mezzo al mare. Il problema è: su quale legge di quale Stato si basano questi rilievi? Va beh.Il problema è che non tutti gli Stati hanno accettato la convenzione di Montego Bay: Turchia ed Israele sono fra gli Stati (ci sono anche gli USA) che non la riconoscono.E qui inizia il casino.Secondo Montego Bay il giacimento cipriota è nella zona EEZ di Cipro, poiché fa fede – se il mare è interno come il Mediterraneo – la minor distanza dalle coste: il giacimento è più vicino alle coste cipriote. Ma Israele e la Turchia non hanno riconosciuto Montego Bay.La Turchia, quindi, potrebbe non riconoscerlo perché la parte greca vorrebbe (ovviamente) tenere tutto per sé il giacimento (a scapito della parte turca), mentre per Israele il problema è più stringente: da tempo il gasdotto che arriva dall’Egitto non è più sicuro. Non c’è più Mubarak, il vecchio faraone, e sabotaggi da parte di molti gruppi guerriglieri sono all’ordine del giorno, con continue sospensioni del servizio.Israele, quindi, contava molto sul giacimento al largo delle sue coste ma nella zona cipriota.Ciliegina sulla torta, i rapporti fra la Turchia ed Israele non sono più “amichevoli” come un tempo – dopo la Mavi Marmara… – e vi sono, quindi, due diverse posizioni nel rivendicare il giacimento: due atteggiamenti – si noti bene – diametralmente opposti per scopi e finalità. Il primo (turco) diciamo per inghiottire il boccone, il secondo (israeliano) per sopperire ad una futura penuria interna.Fin qui era la situazione prima della crisi: due aziende (USA ed Israele) stanno lavorando per posizionare le piattaforme d’estrazione, ma non vi sono accordi fra Stati né cessioni di diritti per l’estrazione. Sono due aziende che lavorano nel settore petrolifero e basta.
Tutti avevano fatto i conti senza l’oste…cioè…senza l’orso russo.La Russia – come avevamo detto – è pronta ad acquistare alcune banche cipriote ma non si tratta di un “colpo” russo, bensì di una “grana” da risolvere (i soldi russi depositati a Larnaka), poiché la Russia è molto impegnata nella gestione geopolitica del gas in Asia Centrale. Con il previsto “addio” degli USA allo scenario afgano, tornerà nuovamente in auge il Great Game d’inizio ‘900, che aveva tre attori: britannici, russi e cinesi.Se consideriamo la parte anglo-americana un solo insieme, le cose non sono cambiate: sono variati – però – e di parecchio, i “pesi” dei vari attori, con le potenze del BRIC sostanzialmente in una posizione di maggior forza. Mosca potrebbe spostare squadroni aerei a Limassol, per dissuadere eventuali altre “velleità”, ma non credo che si giungerà a tanto: la Russia, in ogni modo, ha mostrato di saper mostrare i muscoli in Georgia, ed è senz’altro pronta a farlo. Come si mossero (discretamente, per lasciare spazio alla diplomazia) le divisioni corazzate russe nel gelo dell’Inverno per la “crisi del gas” con l’Ucraina.Tutto fa prevedere (se l’accordo andrà in porto) un successo diplomatico russo che conterrà delle opzioni per accontentare Israele sulle forniture future (la Siria?) e la Turchia con qualche compartecipazione.Di certo, ci sarà uno sconfitto: la Germania. Scusate…l’Europa.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.it
Link: http://carlobertani.blogspot.it/2013/03/un-casino-pazzesco.html> 20.03.2013

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PERCHE’ LA CRISI DI CIPRO E’ PEGGIO DELLA CRISI DEL KREDITANSTAIT DEL 1931 E DI QUELLA ARGENTINA DEL 2001?

Free Image Hosting at www.ImageShack.usDI MARTIN SIBILEAU
sibileau.com

Come per ogni evento possiamo pensare a Cipro in termini politici ed economici. Un’analisi politica a due dimensioni

La prima dimensione tocca la storia geopolitica della regione e le riserve di gas naturale recentemente scoperte. Fin dal lontano 1853, l’anno della guerra di Crimea nel Mar Nero, questa regione era considerata di rilevante interesse politico, per le stesse ragioni di oggi: evitare l’espansione della Russia nel Mediterraneo e la guerra fu causata dalla rottura degli equilibri del potere costituito, dopo le guerre napoleoniche, con il Congresso di Vienna, nel 1815.

Da allora in poi, tutta una nuova serie di eventi inattesi rese la Francia più debole e la Prussia più forte, cambiarono le alleanze e la risoluzione finale avvenne 60 anni dopo, con la prima guerra mondiale. E ‘ in questa stessa ottica che vedo in Cipro 2013 un evento politico molto importante: Se la Russia dovesse aggiudicarsi un piano di salvataggio di Cipro (mentre scrivo, questo non sembra probabile) ottenendo in pegno le riserve di gas naturale o una base navale, si registrerebbe un nuovo equilibrio di potere nella regione e Israele sarebbe il più grande perdente.

La seconda dimensione politica si riferisce ad un punto di cui scrissi esattamente un anno fa, proprio ispirato dal caso Kreditanstalt del 1931. In un articolo dal titolo: “Oro, riserve, repressione finanziaria e il KreditAnstalt del 1931” :

“(Il fatto del Kreditanstalt) si verificò perché la Francia, un creditore del settore pubblico, pose una condizione politica all’ Austria, in cambio di un piano di salvataggio del Kreditanstalt. Oggi nella zona euro, come nel 1931, il settore pubblico continua ad essere creditore del settore pubblico. Nel 1931, l’Inghilterra e la Francia erano creditori dell’Austria e posero delle condizioni che nessun investitore privato avrebbe mai richiesto.
Gli investitori privati ​​vivono e muoiono per i loro profitti e per le loro perdite. I politici vivono e muoiono per i voti che ricevono. Gli investitori privati si ​​preoccupano per la sostenibilità e per la struttura del capitale del debitore,delle loro garanzie e del profilo del finanziamento concesso. I politici si preoccupano della sostenibilità del loro potere, questo è un dato di fatto e dobbiamo imparare a conviverci.
Nel 2012, la Grecia, e sempre più anche altri paesi periferici dell’UE hanno debiti con altri governi, con il FMI e con la BCE. Gli investitori privati ​​sono stati spazzati via e non torneranno molto presto. Temiamo che, proprio come nel 1931, quando si dovrà affrontare un altro piano di salvataggio sia, nuovamente, per la Grecia o per il Portogallo o per la Spagna,si metteranno delle condizioni politiche tali che nessun investitore privato avrebbe mai nemmeno concepito nella sua mente.
Pensate a questo … Quanto è successo nel mondo per l’Anschluss – l’unione doganale tra Austria e Germania nel 1931 – aveva qualche relazione con la capitalizzazione del Kreditanstalt??? Niente! Eppure, milioni e milioni di persone in tutto il mondo sono state condannate alla miseria in solo pochi giorni, e i loro risparmi sono evaporati!

Signore e signori, benvenuti nel mondo della fiat- money – la moneta a corso forzoso-! Siete stati avvertiti! Se tra pochi mesi leggerete sui giornali che il Consiglio dell’UE esigerà irresponsabilmente cose strane da un paese periferico che ha bisogno di un piano di salvataggio, ricordatevi il Kreditanstalt. Ricordatevi del 1931.

Cercate di capire che questo non è un rischio marginale. Il rischio marginale è esattamente l’opposto. Qui c’è un rischio reale che scopriremo quando ci sarà bisogno di un altro piano di salvataggio e vedremo i politici pensare come investitori privati
​​e dare priorità all’ economia piuttosto che a considerazioni politiche. Questo è il vero rischio marginale! Quando avverrà questa crisi si, i media parleranno di una espansione dei rapporti e diranno che comunque tutto va bene da questa parte dell’Atlantico. Ma se ci leggete, sapete che tutto quello che ha portato a una situazione del genere era perfettamente prevedibile e niente va veramente bene da questo lato dell’Atlantico. E vi ricorderete del 1931 … “

A questo punto, penso che avevo già detto tutto e di non avere nient’altro da aggiungere. Le mie preoccupazioni di un anno fa, si stanno rivelando, purtroppo, giuste.

Analisi economica: la confisca e due promesse non mantenute

Cipro 2013 è peggio non solo della crisi Kreditanstalt ma anche dell’Argentina 2001 perché qui esiste anche un elemento di esproprio e due promesse che prima non c’erano state.

La confisca

Né nel 1931 né nel 2001 chi aveva depositi nelle banche austriache o argentine era stato oggetto esplicito di una confisca arbitraria dei propri risparmi da parte di chi li rappresentava al Parlamento. Questo è un elemento totalmente nuovo che porta violenza nel dramma. Se torniamo al 1931 e al 2001, vediamo che i depositanti inseguivano le loro banche per conoscere i prezzi: per scoprire il vero controvalore in dollari – fisici- dei loro scellini e dei loro pesos ( valute fiat ). Questo era tutto quello che provocarono i governi ( ad esempio la corsa agli sportelli). I governi non intervennero, allora, per manipolare il risultato finale. Negli anni ’30, per effetto del contagio negli Stati Uniti, i depositanti scoprirono e si resero conto che i loro dollari valevano molto meno di 1/20,67 di oncia d’oro. Nel 21° secolo, l’atto finale dello stesso gioco vedrà i possessori di titoli – oro (fiat) rendersi conto che c’è un premio per l’oro fisico.

Sia nel 1931 e nel 2001, i governi intervennero solo per rallentare i tempi di scoperta del nuovo prezzo del denaro, ma non intervennero per cambiare il risultato. Nel caso dell’Argentina, applicando un moltiplicatore di credito per il dollaro di 1/0.3 (30% era il coefficiente delle riserva), il dollaro USA arrivò ad essere scambiato a 3 pesos nel 2003. Nessuno si sorprese quindi in Argentina quando il peso perse i due terzi del suo valore rispetto al dollaro USA. La svalutazione non era una confisca. I depositanti non salvarono banche o governi, semplicemente subirono un trasferimento di ricchezza sul mercato, che avvantaggiò solo chi aveva dollari fisici. E né le banche, né il governo avevano dollari fisici. Ecco perché fecero bancarotta in entrambi i casi.

A Cipro 2013, chi ha conti in banca non ha idea di quanti soldi riuscirà a recuperare del suo capitale. Le perdite previste non hanno nessun nesso con un moltiplicatore del credito pubblico (In Argentina sapevano tutti che, a partire dal marzo 1995, per regolamento della banca centrale, per ogni tre dollari fiat in circolazione c’era un solo dollaro USA reale come garanzia). A Cipro, quanto si riuscirà a recuperare è in fase di “discussione” in questo momento da parte dei membri del Parlamento con la consulenza di Bruxelles, Berlino, Washington DC e Mosca. Questo è di gran lunga molto peggio. Così si arriverà ad un elemento di conflitto sociale, di risentimento, che non sarà facile placare.

La Prima promessa non mantenuta: L’unione bancaria

Durante il 2012, i politici hanno fatto grandi sforzi per convincere il pubblico che la zona euro era solo un passaggio per una unione bancaria prima e per una unione politica poi. La pietra angolare di quella promessa doveva essere il ruolo della Banca Centrale Europea come prestatore di ultima istanza. Doveva essere una promessa unanime, una promessa ad ogni giurisdizione. Per tutti gli scopi pratici, avrebbe dovuto importare molto poco quanto vale il PIL o la popolazione di un singolo paese. Infatti, se la BCE non può preparare nemmeno un pacchetto di 5,8 miliardi di euro che sembrano essere il minimo necessario per non sbattere i ciprioti sulla strada …. cosa potremmo aspettarci quando questo problema si dovesse presentare in Italia, che ancora non ha nemmeno un governo con cui negoziare ???

Nel 1931, la promessa d un sostegno internazionale per l’Austria fu solo implicita.

Nel 2001, la promessa che ci sarebbe stato un prestatore di ultima istanza era esplicitamente assente in Argentina.

Nessuno in Austria o l’Argentina aveva mai previsto niente di questo genere e a nessuno era mai stato promesso niente. Nessuno è stato deluso. Questo non è il caso del 2013.

La Seconda promessa non mantenuta : I depositi sotto 100 mila euro sarebbero stati garantiti

Forse mi è sfuggito qualcosa, ma per quanto ne so, non ho mai visto Mario Draghi indire una conferenza stampa per dire: “Cari depositanti di euro nella zona euro: Fintanto che questa banca centrale, che io presiedo, esiste, indipendentemente dalla geografia o dalla circostanza politica, qualsiasi deposito fino a centomila EURO sarà garantito dal mio istituto “. Se mi sono perso questo messaggio, vi prego di accettare le mie scuse e di essere così gentili da inviarmi il link per leggerlo on-line (lo scorso anno ho cancellato il mio abbonamento alla tv via cavo, per l’educazione dei miei figli).

La promessa di garantire i depositi fino a 100 mila euro non è stata apertamente difesa per Cipro 2013. A mia conoscenza, non c’è mai stata nessuno promessa di questo genere sia nel 1931 che nel 2001. Pertanto, i depositanti ciprioti sono stati abbandonati fuori al freddo, trattandoli molto peggio dei loro omologhi in Austria o in Argentina, le cui aspettative non erano mai state alte.

Ultime riflessioni

Se si guarda il caso di Argentina 2001, ci si rende conto che si trattava di una scommessa piuttosto chiara. In Argentina, il coefficiente di riserva in dollari USA si conosceva: era il 30%. Sapevano tutti che i depositi USD erano stati dati in prestito al governo e che il governo era di fronte ad una significativa probabilità di default. Le banche comunque offrivano ai loro clienti in dollari un tasso di interessi del 20% annuo. Pertanto, un argentino che aveva soldi in banca poteva affrontare una scommessa chiara: Guadagnare il 20% annuo contro la probabilità di perdere 2/3 del capitale. Se pensava che la probabilità di un default del governo argentino dopo almeno quattro anni, poteva fare una scommessa con una possibilità di vincerla.

Chi ha euro in banca con che regole gioca? Altro che una scommessa chiara! Non sa quale potrà essere la perdita del suo capitale, perché sarà decisa in un week-end da politici che nemmeno lo rappresenta. Nessuno sa davvero dove sono andati a finire i depositi e si ignora anche a quale giurisdizione debbano rivolgersi. Infine, i tassi di interesse pagati dipendono solo dalla loro fiducia nel sistema, mentre in Argentina nel 2001 i tassi erano al 20% l’anno (questo perché nel 21° secolo si applica la politica del 0% di interessi).

Alla luce di tutto questo, posso solo concludere che chiunque continui a tenere un conto senza garanzie in una banca della zona Euro dovrebbe farsi controllare il cervello!

Martin Sibileau
Fonte: http://sibileau.com
Link: http://sibileau.com/martin/2013/03/24/why-cyprus-2013-is-worse-than-the-kreditanstalt-1931-and-argentina-2001-crisis/
24.03.2013

Traduzione per http://www.ComeDonChisciotte.org a cura di BOSQUE PRIMARIO

via http://www.zerohedge.com/news/2013-03-24/guest-post-why-cyprus-2013-worse-kreditanstalt-1931-and-argentina-2001-crises

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COME USCIRNE (SENZA DANNI) PER NON FARSI RAPINARE DALL’EUROPA

DI CLAUDIO PERLINI
ilsussidiario.net

Intervista al Professor Alberto Bagnai

Quanto avvenuto a Cipro dovrebbe insegnarci molto. Innanzitutto che esistono diversi modi di vivere in Europa e nell’Unione, ma anche che il dibattito su tale permanenza non può essere condotto in modo astratto. La sovranità nazionale passa troppo spesso in secondo piano, tutto in nome dell’Europa, delle regole impostaci e di misure che, pur sembrando spesso impopolari, mantengono il Paese ancorato a una politica comunitaria che ci fa sentire protetti. Il Premio Nobel per l’economia Paul Krugman, nel suo ultimo editoriale pubblicato sul New York Times, ha affermato chiaramente che Cipro dovrebbe uscire dall’euro il prima possibile, prima di andare incontro a una “depressione incredibilmente severa che andrà avanti per anni”. Secondo Alberto Bagnai, professore associato di Politica economica presso l’Università G. D’Annunzio di Pescara, contattato da ilsussidiario.net, la dichiarazione di Krugman è «alquanto discutibile». Non perché Cipro non debba uscire dall’euro, ma perché avrebbe dovuto farlo molto prima.

Professore, come mai l’uscita dall’eurozona sarebbe dovuta avvenire tempo fa?

Perché Cipro, proprio per restare nell’euro, ha subìto tutte quelle sciagure che si dice subirebbe un Paese che dovesse abbandonare la moneta unica, vale a dire controlli dei movimenti di capitali, panico bancario e una ingente distruzione di ricchezza e di reddito. Ecco perché credo che l’affermazione di Krugman sia errata: Cipro sarebbe dovuta uscire dall’euro prima che tutto questo accadesse.

Come può dirlo con certezza?

La mia affermazione è supportata da un’ingente letteratura scientifica. Sulla base di studi condotti dal Fondo monetario internazionale, infatti, sappiamo bene che i costi di un default per un Paese che si trova nelle condizioni di Cipro sono assolutamente sopportabili, a patto che questo possa svalutare la sua moneta. Il problema di Cipro, invece, è che non può farlo. Per questo dovrà necessariamente farlo a valle, ma solo dopo aver sbriciolato la propria economia. Vorrei poi aggiungere una notazione tecnica.

Quale?

Il fatto che a Cipro siano stati imposti controlli di capitali rappresenta una enorme violazione di quelle regole che l’Eurozona, nata per facilitare la circolazione di capitali, in qualche modo si era data. Questo ha essenzialmente due implicazioni: da una parte mette in evidenza che Cipro è di fatto già fuori dall’euro, semplicemente perché al momento la sua moneta, pur essendo ancora quella unica, si può spendere solo sull’isola.

La seconda?

La seconda implicazione è più teorica, ma altrettanto importante: è stata proprio la libertà di movimenti di capitali indiscriminata a creare di fatto il problema. Affinché un Paese come Cipro possa avere delle banche che sono otto volte il suo Pil, infatti, ci deve necessariamente essere stata una libertà indiscriminata di afflusso di capitali. Ancora una volta, quindi, questo tipo di movimenti si rivela estremamente distruttivo, ed è proprio per questo che l’euro deve essere tolto di mezzo.

Tralasciando per il momento il caso Cipro, ci sono altre ragioni che portano a pensare che l’euro non sia più una moneta sostenibile?

Arrivati a questo punto non credo si possa più ragionare in termini di paesi che devono lasciare la moneta unica, ma semplicemente far capire che l’euro è una moneta ormai insostenibile per la zona che l’ha applicata. I motivi sono tanti, ma ormai è chiaro che il prossimo problema è puramente politico e riguarda la gestione di come superare questo errore.

Superare l’errore significa tornare indietro?

Non necessariamente, ma senza dubbio superare gli errori è sempre una cosa positiva. Qualcuno immagina addirittura un recesso della Germania che, a detta di tutti i massimi economisti mondiali, finora ha tratto solamente benefici da questa vicenda. Adesso, però, potrebbe cominciare a vedere con sospetto il fatto che i suoi mercati di sbocco nel sud d’Europa stiano tutti crollando, rischiando quindi di trascinarla a fondo con loro. Gli scenari sono molteplici, ma è una situazione che deve essere risolta al più presto.

Lei ha detto che le ragioni di tale insostenibilità dell’euro sono molteplici. Quali sono le maggiori?

I motivi sono essenzialmente due e sono complementari. Quando si blocca il cambio accadono essenzialmente due cose: nei paesi periferici della eurozona, quelli solitamente più arretrati in termini economici, normalmente la competitività peggiora. Il fatto di avere il cambio fisso, inoltre, significa che il cambio non può essere aggiustato alle variazioni dei prezzi, quindi è ovvio che piano piano la competitività di prezzo di tali Paesi cali notevolmente. Detto in parole semplici, agli abitanti di questi Paesi è stata data una moneta che è troppo forte rispetto alla loro economia, e questo li incita a vivere al di sopra dei loro mezzi comprando molti beni all’estero. Ai paesi del centro Europa questo ovviamente fa comodo, perché con tali spese dei Paesi di periferia sostengono la propria industria.

Il secondo motivo complementare?

Quando il cambio è bloccato, i prestiti da un Paese a un altro non scontano il rischio di cambio e quindi può accadere una cosa sola: il nord Europa presta ai paesi del sud, con estrema larghezza, somme che vengono utilizzate per acquistare i beni del nord. I Paesi del nord traggono dunque due vantaggi: uno in termini di profitti industriali e uno in termini di profitti finanziari. Questo gioco si è purtroppo inceppato per due motivi.

Quali?

E’ molto difficile dirlo. Personalmente ho analizzato ogni scenario riferibile a un’uscita unilaterale dell’Italia dall’euro, ma non so nemmeno se siano quelli più probabili o più auspicabili. Quello che però i cittadini devono sapere è che esistono numerosi precedenti storici e che gli squilibri che si sono accumulati per colpa della moneta unica, anche se in questo momento sono molto dolorosi da sostenere, per l’Italia non sarebbero così drammatici.

Come mai?

Perché i fondamentali dell’economia italiana sono sostanzialmente buoni, il debito pubblico italiano non è a rischio e il popolo italiano è ancora risparmiatore, quindi ha tutto il vantaggio di tirarsi fuori da questa trappola prima che la propria ricchezza, gli immobili e i risparmi in banca vengano aggrediti dall’Europa per ricapitalizzare quelle banche del nord che hanno sbagliato.

Cosa risponde a tutti coloro che si dicono convinti che un’eventuale uscita dall’euro rappresenterebbe un vero e proprio disastro per l’Italia?

Rispondo che sono poco documentati. Disponiamo di tantissimi studi che testimoniano il fatto che non avremmo svalutazioni catastrofiche, ma dell’ordine di quelle già sperimentate con la lira nel 1992 o con l’euro tra il 1999 e il 2001. Rispondo inoltre che non avremmo necessariamente un default del debito pubblico, come per altro non c’è stato nel ’92, ma che anzi, riacquistando la nostra sovranità monetaria saremmo in grado di finanziare il debito pubblico a tassi più bassi. Rispondo poi che abbiamo una quantità di esempi sterminati nei quali si è potuto dimostrare che, adottando un tasso di cambio più allineato con i fondamentali, invece di trovarci di fronte a imprese che chiudono in continuazione avremmo un’economia che finalmente gira. Probabilmente avremmo anche un moderato aumento dei prezzi, ma è una conseguenza con cui si può assolutamente convivere.

Come mai allora in molti sostengono esattamente il contrario?

L’informazione che proviene è “terroristica” perché, come è ovvio, si tratta di un bene costoso, quindi viene manipolata da chi ha i soldi, come i grandi gruppi finanziari. Questo accade però anche perché tanti operatori del mondo dell’informazione, magari anche in buona fede, si adeguano o semplicemente rilanciano le informazioni che trovano in organi che credono essere autorevoli. Organi, però, che molto spesso sono “catturati” dagli interessi economici che in questo momento stanno traendo ancora vantaggi, vale a dire le banche che prima sbagliano e che poi, quando le cose vanno male, si rifanno a spese dei depositanti.

Crede si debba tornare alla lira o ci sono altre soluzioni?

Si esce dall’euro fondamentalmente per sganciarsi dall’eurozona e per avere una valuta che possa essere liberamente quotata sul mercato secondo il grado di forza dell’economia. Come questa valuta debba o possa chiamarsi non è così rilevante, però sono convinto che tornare indietro, per l’Italia, significherebbe solamente adottare il suo standard monetario, lasciando però poi che sia il mercato a determinarne il valore.

Perché questo aspetto è così importante?

Perché il tasso di cambio è semplicemente un prezzo, determinato sul mercato delle valute, e francamente continuo a non capire come mai persone che si professano liberiste hanno così tanta paura che sia il mercato a determinare questo prezzo. Dietro tale atteggiamento, quindi, potrebbero esserci essenzialmente due spiegazioni: o una profonda incoerenza logica, al limite della dissonanza cognitiva, o una malafede che rivela dei conflitti d’interesse, in particolare con quei poteri finanziari che da questa situazione hanno tratto solamente vantaggi.

Claudio Perlini
Fonte: http://www.ilsussidiario.net
Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2013/3/28/ADDIO-EURO-Bagnai-come-uscirne-senza-danni-per-non-farsi-rapinare-dall-Europa/4/377651/
28.03.2013

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DISFARSI DEL DENARO. SUBITO

DI VALERIO LO MONACO
ilribelle.com

A questo punto l’unico modo per tentare di preservare la propria ricchezza è quello di vivere in regime di clandestinità fiscale.

Dunque ragioniamo. Da una parte l’utilizzo del contante non solo è scoraggiato, ma sta diventando praticamente fuorilegge (già lo è, in parte, ad esempio per transazioni per importi superiori a 1000 euro). Dall’altro lato, l’unico modo per fare delle transazioni senza utilizzare del contante è quello di servirsi delle Banche. Queste, una volta che vi si versa denaro, ne dispongono come meglio credono, senza praticamente riconoscere alcun interesse al correntista. Non solo: al momento del bisogno, ora dovrebbe essere chiaro, utilizzano il denaro del correntista per tappare dei buchi di bilancio.

Dal punto di vista pratico dunque si verifica la situazione seguente: non siamo padroni neanche del nostro denaro. Ed esistono dei punti, dei momenti particolari, in cui volenti o nolenti non possiamo che passare sotto a questo ricatto.

Facciamo un esempio pratico: poniamo di aver ricevuto in eredità un appartamento, e che si voglia venderlo per acquistare un altro immobile. Al momento del rogito di vendita, l’appartamento ci viene pagato, ovviamente, con un assegno o con una transazione sul conto corrente. Un attimo prima eravamo in possesso di un bene, un attimo dopo abbiamo un credito sul nostro conto corrente del quale però non siamo sicuri di poter disporre. Poniamo che tra la vendita del primo e l’acquisto del secondo immobile passino alcune settimane, giusto il tempo di trovarne uno che ci aggrada e fissare un nuovo rogito – ed è la migliore delle ipotesi: ebbene, in quel lasso di tempo quella nostra ricchezza è a rischio. Se tra la vendita del primo e l’acquisto del secondo qualcosa alla Banca dove abbiamo il conto corrente va male, e magari dalle parti della Ue si decide per un prelievo forzoso, ci bloccano il conto e il bancomat e ci rubano parte del nostro denaro.

Non c’è modo di sottrarsi a questo rischio, visto che anche le leggi vanno verso la direzione di un monopolio bancario anche nei confronti delle piccole transazioni, come abbiamo visto.

Persino lo stipendio ci viene pagato con un assegno o con un bonifico che non può che transitare all’interno di un conto corrente. Dunque non c’è scampo.

“Il denaro non è una merce”. Ezra Pound

Come scrisse Massimo Fini nel suo Denaro, sterco del demonio (qui http://www.ilribelle.com/biblioteca/2009/6/26/il-denaro-sterco-del-demonio-massimo-fini.html ) la cosa migliore da fare quando si ha denaro è liberarsene il prima possibile, lasciando gli altri con il classico “cerino in mano”. Ezra Pound, nel suo “ABC dell’economia” (qui http://www.ilribelle.com/biblioteca/2011/10/4/labc-delleconomia-ezra-pound-bollati-boringhieri.html ), rovesciava addirittura i termini della questione. Siccome il “denaro non è una merce”, scriveva, esso non deve essere accumulato. Anzi, ipotizzava di trovare un sistema, per esempio con delle marche riportanti una data da applicare a ogni banconota, attraverso il quale, se il denaro non veniva fatto circolare, cioè non veniva usato unicamente per ciò cui doveva essere preposto, perdeva valore giorno dopo giorno: doveva restare insomma nelle mani dei cittadini per il solo e semplice motivo di essere utilizzato per facilitare lo scambio di merci. Non per essere accumulato. Non per servirsene speculando. Siamo all’opposto di quanto avviene oggi. E visto dove siamo arrivati, si è evidentemente presa la strada sbagliata.

Ma ancora, visto che secondo Fini il denaro, di fatto, è una “promessa di futuro” che però come stiamo vedendo ci viene via via erosa, resta da capire ora come tentare di possedere ancora, in una certa misura, in un certo modo, questa promessa di futuro, facendo a meno del denaro.

Come abbiamo visto, il denaro oggi non è nostro già all’origine (in quanto è della Banca Centrale Europea e dei suoi azionisti), viene tassato pesantemente a ogni transazione (tassazione diretta e indiretta), e non ne abbiamo piena e certa disponibilità persino quando lo versiamo sul “nostro” conto corrente. Che “nostro”, come stiamo vedendo, non è, visto che non siamo sicuri di poterne disporre a piacimento. Già oggi ci sono limitazioni ai prelievi giornalieri sia mediante gli sportelli automatici sia attraverso quelli bancari. E da oggi tali limitazioni si estendono sino all’inverosimile, ovvero sino al punto in cui la Banca decide di serrare sportelli e bancomat a suo insindacabile giudizio.

Il caso Cipro è replicabile. Eccome

Il caso di Cipro è doppiamente emblematico, perché non solo si è operato un prelievo forzoso sui conti correnti, ma questo avviene, in un momento di crisi, per il risanamento dei buchi al quale né investitori, né azionisti, né grandi creditori delle Banche prendono parte. A contribuire alle perdite sono solo i risparmiatori. I depositanti che diventano azionisti a loro insaputa. Loro malgrado. Con decisione unilaterale della Banca.

Il punto è dunque, proprio dal punto di vista pratico, nel cercare di capire, immediatamente, cosa si possa fare per sottrarsi il più possibile a tale esproprio ulteriore di sovranità. Oltre a quella statale, operando ora sui conti correnti dei singoli cittadini, l’espropriazione di sovranità da parte dei banchieri diviene, di fatto, anche personale.

Come fare?

Il punto di arrivo è chiaro: non si deve avere denaro. Meno chiaro, anzi in larga parte oscuro, è come si possa vivere la quotidianità senza averne. Perché se, ammesso di avere un gruzzolo messo da parte, può non essere poi così difficile decidere di disfarsene per acquistare un bene, un terreno, ad esempio, sottraendo con questa azione alla Banca il proprio denaro, non è parimenti facile ipotizzare come vivere giorno per giorno facendo del tutto a meno di denaro.

Una tra le soluzioni, proprio dal punto di vista pratico, è quella di fare una analisi il più possibile veritiera di quanto realmente ci occorre per vivere mese per mese. Eliminando tutto il possibile tra ciò che siamo abituati ad acquistare e di cui invece magari possiamo fare a meno o produrre da soli, e al più tenere in banca una somma veramente minima per degli imprevisti. Tanto minima che potrebbe addirittura essere opportuno pensare di nasconderla fisicamente altrove. Per il resto, a questo punto, il messaggio dell’Unione Europea e della finanza internazionale che dobbiamo assolutamente cogliere è – o dovrebbe essere – piuttosto chiaro: chi ha denaro, se ne disfi il prima possibile.

In ultimissima analisi, certo, oggi siamo al punto in cui non solo il denaro ci può essere espropriato, ma anche un bene fisico, come un immobile. Ad esempio, abbiamo visto, con l’introduzione dell’Imu, applicata anche alla casa nella quale si abita e che implica alla lunga, ove si decidesse di non pagare, una ipoteca sul nostro immobile e infine la sua espropriazione. Imu che potrebbe – perché no? – aumentare anche a dismisura, soprattutto per noi italiani che, a differenza di quanto avviene in altri Paesi, per quasi il 70% siamo proprietari della casa dove abitiamo. Ma per questo secondo caso, almeno per il momento, è necessario un passaggio parlamentare, cioè una legge. Nel primo caso invece, quello di un prelievo sui conti correnti, come abbiamo visto per Cipro, basta una decisione europea, senza ratifica del Parlamento del Paese oggetto della norma. A Cipro è successo che la prima imposizione della Ue non è passata al vaglio politico di Nicosia, quindi si è tornati in Europa, e questa ha preso una seconda decisione, in merito a prelievi sui conti correnti, che però, guarda caso, escludeva il passaggio politico di Cipro.

Ora, forse non è così vicino il momento in cui ci si potrà liberare del tutto dei diktat dell’Europa dei banchieri, ma il Parlamento italiano invece lo abbiamo vicino casa, e forse qualche pressione in più, una volta che gli italiani riuscissero veramente a capire la situazione e ad arrabbiarsi di conseguenza, sarebbe più a portata.

È insomma più facile, probabile e a breve termine che una soluzione “alla Cipro” possa essere applicata anche al nostro Paese. Ed è con piccoli atti di dissidenza che dobbiamo muoverci per ora. Battaglia per battaglia, operazione per operazione: non penseremo mica che è possibile rovesciare con un unico scontro un sistema che ha impiegato sessanta anni almeno per portarci alla situazione attuale, vero?

Valerio Lo Monaco
www.ilribelle.com
27.03.2013

Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”

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Ecco la “cura Amato” per salvare Cipro

Razzia nei conti correnti dell’isola tassa straordinaria dal 6,75<% al 9,9%. Le misure per scongiurare il crac

18/03/2013

L'Ue ha chiesto a Nicosia un "prelievo forzoso" dal 6,75% al 9,9% in cambio di 10 mld

di Antonio SpampinatoCipro è finita a gambe all’aria perché il suo sistema bancario è legato a doppio filo, per ragioni storico-geografiche, con la Grecia. Anche la sua economia ha una forte dipendenza con quella della penisola ellenica. Così, dopo aver resistito per mesi alla buriana ateniese, Nicosia è stata costretta ad alzare bandiera bianca. Sabato 16 marzo, dopo una lunga notte di trattative tra i ministri delle Finanze dell’area euro, è stato deciso a Bruxelles il via libera a una piano di aiuti da 10 miliardi. Cipro, per salvare il suo sistema bancario, sovraesposto sui titoli pubblici greci e martoriato dai piani di ristrutturazione del debito della penisola, ne chiedeva 17. Ma per i restanti 7 dovrà arrangiarsi da sola. E il modo lo ha già trovato: una tassa straordinaria sui depositi bancari che sarà pari al 6,75% per quelli inferiori a 100mila euro e del 9,9% per quelli superiori. Da questa manovra raschierà dal barile poco meno di sei miliardi, il resto dovrebbe arrivare dall’aumento delle tasse per le società: dal 10% passeranno al 12,5%.Per il nuovo governo di Cipro, guidato dal presidente Nikos Anestesiades, si è trattato del minore dei mali. Il ministro delle Finanze cipriota Michael  Sarris, parlando con i giornalisti nella notte, dopo un Eurogruppo straordinario durato quasi undici ore, ha sottolineato come il Paese si trovi sull’orlo del baratro per «una seria minaccia alla   stabilità del nostro sistema bancario e finanziario. Non è un esito piacevole, ma crediamo che sia la strada meno onerosa, se paragonata con altri possibili esiti».

La presenza di uomini d’affari e di milionari russi sull’isola è consistente. Per questo nel comunicato successivo alla decisione sugli aiuti, i ministri delle Finanze   dell’eurozona dicono poi di attendere l’accordo tra Cipro e la Russia   su un contributo finanziario. Mosca, ha chiarito nella conferenza   stampa a Bruxelles il commissario europeo agli Affari economici e   monetari Olli Rehn, «è pronta ad estendere il rimborso di un   prestito» da 2,5 miliardi di euro che scade nel 2016 ed a «ridurre il   tasso d’interesse, ma non intende andare oltre». Dopo la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo e la Spagna, tocca quindi a Cipro essere salvata dalle casse comunitarie. E, di conseguenza, dovrà sottoporsi a un rigido piano di rientro, come preteso già negli altri casi dai Paesi del Nord Europa. Tra le richieste Ue ci sarà anche una maggiore trasparenza del sistema bancario. Un’austerità comunque estesa anche agli altri soci comunitari, costretti a rispettare pareggi di bilancio in tempi strettissimi. La mancanza di investimenti ha spesso peggiorato lo stato di salute dei Paesi più deboli (tra questi anche l’Italia) che da un lato devono contribuire a rifornire i fondi salva-Stati (la quota di Roma è del 18% circa) e dall’altro trovare le risorse necessarie per proseguire nella strada del risanamento. Questa strategia non sembra stia però dando i risultati sperati. L’eccessiva tassazione e la mancanza di investimenti adeguati sta allungando i tempi di una crisi già devastante. Tra i più noti contestatori del «metodo Merkel», dal nome della cancelliera tedesca, capofila della politica del rigore, c’è l’economista e premio Nobel statunitense  Paul Krugman che porta avanti la sua crociata contro la linea europea che lui considera tutta sacrifici e niente crescita. In un recente post sul New York Times il popolare opinionista parla di un’Europa sanguinante, salassata inutilmente come i malati nel Medioevo, curati con salassi che li facevano ammalare ancora di più.

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Loretta Napoleoni – Ladrocinio cipriota

L’euforia dei mercati per l’accordo su Cipro conferma che i mercati vivono su Marte. L’Europa ha commesso l’ennesimo errore di arroganza nella saga dell’euro, ce ne accorgeremo nei prossimi mesi.

Mercati euforici per l’accordo raggiunto su Cipro. Ecco l’ennesima conferma che la finanza vive su Marte e noi su Venere. L’accordo congela tutti i depositi superiori a 100 mila euro della banca Laiki e della Banca di Cipro. Non si sa bene quando e quanti di questi soldi verranno restituiti ai legittimi proprietari. Mai nella storia moderna delle istituzioni bancarie si era verificato un ladrocinio di questo tipo e mai tutto ciò era avvenuto con il consenso dei mercati.

La miopia di questi ultimi ormai è preoccupante. Se tutto ciò fosse avvenuto cinque anni fa le borse sarebbero crollate ed invece oggi a piazza affari c’è tranquillità perché’ si è evitata ancora una volta l’implosione della moneta comune europea. Pochi sembrano preoccuparsi che il prezzo pagato è lo scavalcamento di tutti i paletti democratici e la negazione delle regole del buon comportamento bancario. Oggi, dovunque, la fiducia nei confronti delle banche in generale ha subito un colpo durissimo.

Quali le differenze con il salvataggio della Grecia, dell’Irlanda o del Portogallo? Molte. Questa volta la Troika non ha neppure messo piede a Cipro, ha imposto un accordo senza ratificazione del parlamento: prendere o lasciare, questo in sintesi quello che è stato detto alla delegazione cipriota. La banca Laiki ormai non esiste più, è stata smembrata, una parte, quella debitoria, è rimasta e verrà coperta ma nessuno sa

che modo o quanto grande sarà la fetta di ricchezza monetaria sottratta ai depositi superiori ai 100 mila euro: 20, 30 o 60 per cento? Ciò significa che i proprietari non sanno quando perderanno. Gli azionisti invece, i detentori delle obbligazioni della Laiki, sanno di aver perso tutto, dato che la banca non esiste più i suoi titoli sono carta straccia.

La parte non debitoria, e quindi gli investimenti di capitale o immobiliari o di qualsiasi altro genere che la banca possiede verranno trasferiti alla banca “buona”, probabilmente la Banca di Cipro, che la Troika ha deciso manterrà in vita con gli aiuti della Banca centrale europea.

Siamo ormai fuori da tutti gli schemi democratici ma anche da quelli bancari. La Troika scavalca apertamente la svanita’ nazione di Cipro e detta legge al governo, ai cittadini di Cipro ed anche a quelli di altre nazioni; gli stranieri, e questo è importante, perché vengono trattati nello stesso modo dei residenti perché i grossi capitali sono loro. Cipro era considerato un paradiso fiscale, con una legislazione accattivante per chi voleva pagare poche tasse o parcheggiare denaro sospetto, caratteristiche che nel 2008 non hanno impedito all’isola di entrare a pieno diritto nell’Euro, allora a Bruxelles faceva comodo avere quest’isola dentro Eurolandia. Adesso invece… Anche adesso i soldi dei Russi, si parla di più di 30 miliardi, fanno comodo a Bruxelles. In fondo saranno i quattrini dei russi a sanare il buco della banca “cattiva”, un risparmio notevole per l’Unione Europea. E per giustificare questo ladrocinio si ricorda che tanto questi soldi erano sospetti… Come se rubare ai ladri non sia un reato ma un atto di giustizia.

Le ripercussioni? Ecco di questo nessuno parla. Mosca non dimenticherà questo incidente, quindi è sbagliato credere che a soffrire saranno solo i ciprioti che nel giro di un anno si troveranno impoveriti come i fratelli greci, la fuga di capitali dall’isola prosciugherà infatti l’economia che come le Cayman Islands viveva del suo status di paradiso fiscale e di turismo.
L’Europa ha commesso l’ennesimo errore di arroganza nella saga dell’euro, ce ne accorgeremo nei prossimi mesi.

Loretta Napoleoni
Fonte: www.cadoinpiedi.it
Link: http://www.cadoinpiedi.it/2013/03/25/ladrocinio_cipriota.html#anchor
26.03.2013

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Cipro, la “polpetta avvelenata” per l’Italia

Ragazzi che capolavoro di accordo che è stato raggiunto per Cipro! Certo, non è risolutivo come i 957 salvataggi della Grecia (la quale, in effetti, ora scoppia di salute), ma in ogni caso raggiungere tre obiettivi in uno non è affatto male. Eccoli: rimandare la questione default a dopo il voto tedesco di settembre, disinnescando una potenziale arma di distruzione di massa in mano all’opposizione della Spd; far incazzare come vipere i russi, notoriamente gente bonaria quando si sente presa per il naso; confermare al mondo che il concetto stesso di libera circolazione dei capitali e intangibilità dei depositi bancari nell’eurozona è ormai infranto. Beh, c’è di che applaudire.

Vediamo, però, i termini dell’accordo per sommi e rapidi capi. In cambio dei 10 miliardi dell’Ue, Cipro ha dato il via libera a un haircut del 30% sui depositi di Bank of Cyprus, il maggiore istituto del Paese, a carico dei correntisti con oltre 100mila euro. I quali riceveranno in cambio azioni, contribuendo così al bail-in, ovvero al salvataggio tramite ristrutturazione del sistema bancario. Guarda caso, però, solo i correntisti della Bank of Cyprus subiranno questo tipo di perdite e sapete perché? Perché è la banca con più conti russi del Paese. Di contro, Laiki Bank, l’altro istituto di credito con ben maggiori problemi, sarà chiuso e sarà formata una bad bank in cui inserire gli asset inesigibili: le perdite saranno poi assorbite da Bank of Cyprus. Insomma, l’ennesimo schema Ponzi con furto alla fonte.

Il problema è che l’accordo prevede anche altro. Ovvero, restrizione sui prelievi bancomat quotidiani per singolo correntista, già scesi a Laiki Bank da 260 a 100 euro. Impossibilità di chiudere in anticipo conti deposito e, anzi, rinnovo automatico degli stessi a scadenza. Conversione di tutti i conti correnti in conti deposito, bando o pesanti restrizioni a tutte le transazioni non in contanti, restrizioni sull’uso di carta di credito, debito e anche pre-pagate. Bando o restrizione sull’incasso in cash di assegni, restrizione dei trasferimenti interbancari interni o all’interno della medesima banca, restrizione sulle interazioni e transazioni tra pubblico e istituzioni del credito, restrizione dei movimenti di capitale, dei pagamenti e dei trasferimenti. Inoltre, «il ministero delle Finanze e il governatore della Banca centrale cipriota potranno dar vita ed esecuzione a qualsiasi altra misura ritenuta necessaria per preservare l’ordine pubblico e la sicurezza».

Insomma, l’Unione Sovietica, il commissariamento comunitario della ricchezza privata, qualcosa di inaudito, illiberale, inaccettabile anche nell’ultimo staterello ditattoriale e dispotico sudamericano. Invece, è l’Unione europea. I ciprioti, insomma, tutti e non solo i famosi oligarchi russi – i quali sono venerati e benvenuti a Londra, in Svizzera e in Lussemburgo ma diventano impresentabili solo a Cipro – non avranno la piena e libera disponibilità dei propri soldi, dei proventi del loro lavoro: controllo dei capitali. Il problema è triplice: è illiberale, è illegale e, soprattutto, aumenterà a dismisura i rischi di fuga di capitali di massa – quindi di default bancario – dal Paese non appena queste restrizioni cadranno. E cadranno. Non tanto perché qualche oligarca potrebbe chiedere il giudizio della Corte di Giustizia Europea attraverso una mossa diplomatica del suo governo, ma perché è la stessa Ue ad ammettere che sta violando la legge e che, quindi, questa pantomina ha i giorni contanti.

«Le restrizioni sul movimento dei capitali a Cipro dureranno soltanto alcuni giorni. La situazione di Cipro, in ogni caso, è eccezionale perché nessun altro Paese in Europa ha una dimensione del sistema bancario simile rispetto all’economia nazionale. Adesso l’Ue ha un sistema di regole e di strumenti per poter fronteggiare le crisi finanziarie e bancarie». Parole, musica e panzane accessorie del commissario Ue al mercato interno Michel Barnier in persona, il quale si è premurato di non precisare quanti giorni potrà durare questa violazione istituzionale delle regole (ricordo poi sommessamente a Barnier che il Lussemburgo governato dal suo amico Juncker ha un sistema bancario ben peggiore di quello cipriota).

Direte voi, accidenti l’alternativa era l’uscita di Cipro dall’euro! Signori, con questo accordo Cipro è DI FATTO uscita dall’euro. E non lo dico io, ma un’economista come Tyler Cowen sul suo blog, dove ha pubblicato quanto segue: «I controlli sul capitale dovranno essere stretti. E quindi quale sarà il prezzo di un euro di Cipro rispetto a un euro tedesco? Del 50% in meno? Io questo lo chiamo l’abbandono dell’euro da parte di Cipro, mantenendo però formalmente l’euro per salvarsi la faccia. Imponendo restrizioni sulla movimentazione monetaria, un euro di una banca cipriota non vale nei fatti come un euro in una banca tedesca». Dello stesso avviso Ed Conway, giornalista economico di punta di Sky News, a detta del quale «se i controlli sul capitale verranno fatti in modo appropriato, è la fine del sistema monetario come lo conosciamo. Questo perché un euro all’interno dei confini di Cipro, d’improvviso, non varrà come un euro in Germania e, paradossalmente, nemmeno come uno in Grecia. C’è una regola fondamentale nella politica economica, ovvero che una nazione deve scegliere due ma non tre delle seguenti opzioni: politica monetaria indipendente (ovvero fissare i propri tassi d’interesse), un tasso di cambio fisso o la libera circolazione di capitali. Gli economisti la chiamano “la trinità impossibile” o “trilemma”, perché non puoi mai avere le tre opzioni insieme. Se Cipro sta per abbandonare la libera circolazione di capitali, il prossimo passo logico a livello economico è quello di avere la propria politica monetaria indipendente, in altre parole abbandonare la moneta unica, l’euro».

Inoltre, ci sono le già citate implicazioni politico-diplomatiche con Mosca, la quale non si è affatto arrabbiata per l’accordo raggiunto, visto che il premier, Dimitry Medvedev, si è limitato a commentarlo così: «Stanno continuando a rubare quello che hanno già rubato». No, non si è arrabbiato per nulla, nemmeno Putin immagino. Chi invece appare turbato è il vice-premier, Igor Shuvalov, il quale prima ha detto che le perdite per i depositari russi non sono ancora chiare nei termini e poi ha inviato il seguente messaggio in bottiglia: «L’unità cipriota della banca russa e controllata dallo Stato, VTB, non sarà affatto colpita dalle misure decise dal governo di Nicosia. Inoltre, quanto sta accadendo è un buon segnale per tutti coloro i quali stavano pianificando di spostare il loro capitale nelle banche russe. Abbiamo banche davvero stabili nel nostro Paese». E il fatto che a metà pomeriggio, ieri, sul mercato c’era qualcuno che comprava rubli come se non ci fosse un domani, spedendo il cross euro/rublo al peggior tonfo da inizio anno, dovrebbe farci riflettere.

Direte voi, bisognava pure salvarla Cipro? Certo, salvarla, non condannarla a morte lenta stile greco. Anche perché ieri mattina, appena diffusi i particolari dell’accordo, gli analisti di Societe Generale hanno fatto quattro conti e poi diramato il seguente report. «La nostra previsione per il Pil di Cipro è di un calo del 20% da qui al 2017, un calcolo che era sì già frutto di fattori precedenti, ma che deve ancora valutare e scontare l’impatto dello shock generato dalle ultime due settimane di incertezza politica e finanziaria. I rischi per Cipro sono chiaramente quelli di un peggioramento e Nicosia avrà bisogno di ulteriore assistenza finanziaria». Altro che parabola islandese, con ritorno alla crescita in tre anni: per tenersi quell’invenzione geniale dell’euro, Nicosia sarà in depressione nera per almeno i prossimi quattro anni!

Ma c’è dell’altro, che non vi hanno detto e che non leggerete sui giornali. Perché, a parte per salvare la Merkel dal voto di settembre, si è scelta la strada dell’haircut sui conti correnti e non si è mai nemmeno pensato per un istante di toccare i detentori di bonds? Semplice, molti dei bonds sovrani ciprioti sono piazzati come collaterale presso la Bce o il programma Target2. E perché allora non si è intervenuti sui bonds delle due principali banche cipriote? Semplice, stessa risposta: sono piazzati come collaterale presso la Bce o il programma di finanziamento Target2. Insomma, quel debito è garantito dal governo di Cipro, quindi se le due banche vanno di default chissenefrega, visto che il debito sovrano ha garanzia statale, ma se è il Paese ad andare in default e abbandona l’Ue – condizioni se si abbandona l’euro – uno staterello come Cipro farebbe dissolvere tutto il capitale equity della Bce, stante gli 11,6 miliardi di dollari di collaterale garantito dal governo di Nicosia presso l’Eurotower. Ma tranquilli, “Cipro è salva”, come gridavano ieri i telegiornali. E come ha confermato la Borsa, con i titoli bancari in picchiata (Intesa, Unicredit e Banco Popolare sospese per eccesso di ribasso a due ore dalla chiusura delle contrattazioni ma anche Telecom, Mediobanca, Mediaset, Finmeccanica e Ubi).

Eh sì, perché non appena incassato il plauso per l’accordo-farsa, il presidente dell’Eurogruppo ha lasciato intendere che per evitare in futuro nuovi casi Cipro, l’eurozona dovrà affrontare un nuovo, duro regime bancario e regolatorio: «Quello di Cipro è un modello per l’Ue», ha dichiarato. E ancora, sempre dalla bocca di Dijsselbloem in persona: «Se il bail-in delle banche funziona, la ricapitalizzazione diretta della banche attraverso il fondo Esm potrebbe non essere più necessaria. Le banche devono essere in grado di salvare loro stesse». Pensate che saranno colpite le banche lussemburghesi da questa granata in uno stagno? Io no, anche perché il Lussemburgo non è un Paese periferico e non è in fila per un salvataggio che, parole del capo dell’Eurogruppo, d’ora in poi non graverà solo sulle casse dell’Ue, ma anche sui conti correnti dei cittadini dei paesi che chiederanno aiuto: basta fondi di salvataggio, gli Stati salvino le banche o le casse statali con un bel prelievo al portafoglio dei loro cittadini-contribuenti-depositari e la politica di controllo sui capitali.

Pochi minuti dopo quelle parole e le Borse di Milano e Madrid sono sprofondate, trascinate al ribasso – guarda caso – dai titoli bancari. Ma anche un’altro indice è crollato a piombo, una volta sentite queste parole riguardo la non intangibilità delle banche. Quale? Lo SMI, l’indice della Borsa di Zurigo: come scrivevo venerdì, il vaso di Pandora di Cipro rischia di colpire la Svizzera, sul timore di una fuga di capitali.

Ancora pochi minuti ed ecco il warning di Fitch: «Siamo allarmati per il precedente che Cipro potrebbe diventare a livello di forme di controllo sui capitali nell’eurozona». Pochi attimi ed ecco Moody’s: «La gestione della crisi finanziaria a Cipro da parte dell’Europa è un fattore che pesa negativamente sui rating sovrani dell’area euro. In particolare, tra i fattori negativi vi è la maggiore tolleranza al rischio implicita nelle decisioni della politica riguardo a Cipro e l’incertezza causata agli investitori, a livello di valutazione del rischio, per l’approccio meno propenso al compromesso e meno prevedibile scelto dall’Europa nella gestione di questa crisi».

Sapete che battute circolavano su uno dei principali siti di informazione finanziaria indipendente, nel frattempo? Queste: «Banco Popolare halted, limit down. Need Moar Bailoutz. Unicredit, Intesa halted too. Must be all those people lining up to deposit cash. Luckily, there are no deposits over EUR100,000 at Unicredit, Intesa and Banco Popolare». I mercati sanno leggerli bene i cosiddetti accordi, soprattutto tra le righe. E dopo la calma, ora sferrano l’attacco. L’avevo detto, Cipro era solo il canarino nella miniera, la Germania voleva mandare un segnale chiaro all’Italia, altrimenti 7 miliardi non sono cifra che valga la destabilizzazione sistemica cui stiamo andando incontro. E tra oggi e domani, aste di Bot e Btp. Che timing straordinario…

Mauro Bottarelli
Fonte: /www.ilsussidiario.net
Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2013/3/26/FINANZA-Cipro-la-polpetta-avvelenata-per-l-Italia/4/377056/
26.03.2013

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(EU)CARESTIA

  DI MARCO DELLA LUNA
ilcorrieredelleregioni.it

UE e BCE impongono una carestia monetaria che manda in rovina i paesi deboli, e la giustificano con false teorie

L’Italia e altri paesi soffrono sì di inefficienza e corruzione, ma soprattutto di carenza di liquidità, per pagare i debiti esistenti e per fare investimenti. Non c’è abbastanza denaro per pagare i debiti, quindi i debiti vanno in default, le banche stringono i cordoni, la liquidità si restringe ancora di più, la domanda interna cade, la recessione accelera, i capitali fuggono all’estero a vantaggio dei paesi forti come la Germania, e la situazione degli altri paesi precipita a vite.

UE e BCE negano la liquidità necessaria ad andare avanti, affermando che creare e immettere nuovo denaro produrrebbe inflazione.

Ciò è falso e contraddittorio.

Innanzitutto, va chiarito che il denaro che usiamo oggi – consistente al 92% in credito bancario e all’8% in cartamoneta stampata dalle banche centrali – non ha valore intrinseco, ma legale, e non ha costi né limiti oggettivi di produzione (infatti le banche centrali lo creano in grandi quantità senza garantirlo con oro né coprirlo con ricchezza reale da esse generata o posseduta), quindi non vi è ragione di non crearne quanto serve all’economia reale.

In secondo luogo, le banche centrali ne creano moltissimo (migliaia di miliardi), ma lo danno alle banche commerciali per attività finanziarie, speculative, che non vanno a sostenere l’economia reale, ma a destabilizzare la società e a frodare i risparmiatori e i futuri pensionati.

In terzo luogo, è falso che l’immissione di denaro nuovo scateni inflazione: non la scatena se va a pagare debiti esistenti per prestazioni reali (ad es., i 70 o 90 miliardi di debiti della pubblica amministrazione verso imprese private) o a far produrre più beni e servizi reali, perché questi beni e servizi reali prodotti in più vanno a bilanciare la moneta creata in più, quindi sia ha più offerta di beni e servizi e più offerta di moneta, in parallelo.

In quarto luogo, è demenziale difendere il potere d’acquisto della moneta con metodi che abbattono l’importo dei redditi e che fanno anzi venir meno redditi – ossia che le autorità monetarie mantengano invariato il potere d’acquisto astratto dell’Euro, se per far ciò adoperano misure recessive che mi fanno perdere il posto di lavoro, o mi fanno ridurre lo stipendio nominale.

In quinto luogo, la policy delle autorità monetarie europee, di fatto, non ha difeso il potere d’acquisto astratto dell’Euro, ma lo ha ridotto notevolmente.

L’Eurozona è una grande arena darwinistica dove i più forti sopravvivono; i partiti politici italiani sono complici o conniventi

In sostanza, il potere monetario europeo gestisce l’Eurozona come una grande arena darwinistica, dove si combatte per la vita e per la morte: lascia in essa una quantità di moneta insufficiente, cioè che non basta ai bisogni di tutti, in modo che i paesi membri competano, sbranandosi l’un l’altro, per sottrarsela a vicenda; i più forti, come la Germania, riescono ad attrarre le disponibilità monetarie dei più deboli, e i più deboli soccombono, cioè vengono sottomessi e sottoposti a take-over e impoverimento dai più forti (cioè i loro assets strategici vengono comperati a basso prezzo). In più, tutti io paesi dell’Eurozona sono in competizione coi mercati speculativi finanziari, che tendono a sottrarre loro liquidità attraendola con maggiori rendimenti (sicché le banche stanno togliendo denaro dall’economia reale, pubblica e privata, per giocarla nella bisca finanziaria). Quindi l’Eurozona è come un Colosseo in cui, sotto gli occhi degli odierni Cesari, i gladiatori combattono tra di loro, e in aggiunta agli esseri umani ogni tanto si organizzano irruzioni di leoni affamati che attaccano questo o quel gladiatore. I Cesari acclamano ora la libertà di mercato,, ora l’economia sociale di mercato, sempre l’europeismo.

I partiti italiani, con poche eccezioni, hanno collaborato a questo spietato piano darwinista.

Se non si tolgono di mezzo quelle forze politiche collaborazioniste e se non si denuncia questo piano, se non si mette in discussione la permanenza sotto la BCE e l’Unione Europea nell’arena darwinistica dell’Eurozona ,allora non si fa nulla di serio, nulla di idoneo a salvare il Paese da una fine praticamente già decisa e – credo – inevitabile, salvi interventi esterni.

Marco Della Luna
Fonte: http://www.ilcorrieredelleregioni.it/
25.03.2013

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Cipro al centro dei piani di guerra

Di Tiziano Antonelli

Atto di guerra. E’ così che un economista francese, Jacques Sapir, ha definito la minaccia del blocco monetario da parte dell’Eurozona, e in particolare di Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, nei confronti della banca centrale e tutto il sistema finanziario di Cipro. E’ sotto questa minaccia che il presidente cipriota ha accettato il nuovo piano presentato da Eurogruppo, Banca centrale europea e Fondo Monetario Internazionale, la cosiddetta Troika.
Non sappiamo ancora quali saranno le reazioni a Cipro; al momento il piano prevede che i depositi superiori a 100 mila euro saranno penalizzati, così come i detentori di obbligazioni privilegiate della Banca Popolare di Cipro (Laiki Bank), che verrà chiusa.

La minaccia che ha portato all’accordo equivale ad un vero e proprio blocco economico decretato dalla BCE. Infatti la misura più grave avrebbe sospeso le transazioni delle banche cipriote con il resto dell’Eurozona, condannando così ad una morte rapida le aziende, bancarie o meno, cipriote o meno, che operano a Cipro. E’ evidente la gravità della minaccia fatta da Mario Draghi nei confronti della popolazione di Cipro e nei confronti del Parlamento nazionale che aveva respinto il precedente testo di accordo predisposto dalla Troika.
Il messaggio di Draghi equivale ad un ultimatum, che mette fine a tutte le illusioni sulla democrazia e la partecipazione popolare. Chi si illudeva sulla possibilità di un uso diverso delle istituzioni, chi credeva alla favola della sovranità popolare, riceve dai fatti di Cipro l’ennesima smentita.

Ma c’è un altro risvolto ancora più grave, continua Jacques Sapir, ed è che la decisione di minacciare Cipro non è stata presa all’unanimità, ma è una decisione con cui Mario Draghi “ha affermato al resto del mondo che le decisioni non sono state prese dall’Eurogruppo o dall’Unione Europea, ma soltanto da lui stesso, funzionario designato e non eletto, irresponsabile nel senso più politico del termine. La natura profondamente tirannica delle istituzioni attuate dentro il quadro europeo si rivela pienamente con questo incidente. I grandi discorsi sulla cooperazione e sulla competenza cedono il posto alle relazioni fredde sulla forza ed il sentimento di potere. Si mette fine all’ipocrisia delle varie dichiarazioni europee che parlavano di un accordo deciso all’unanimità (con la pistola alla tempia).” E continua “è nella natura delle cose che la tirannide chiama violenza”, riferendosi anche alla tradizione di violenza politica a Cipro.
Il quadro che Sapir della situazione cipriota e di come si è arrivati a questa conclusione è condivisibile, ma fa anche luce sui meccanismi che generano e amplificano le crisi finanziarie.

Ancora una volta non ci troviamo di fronte alla “mano invisibile” dei mercati, ma a precise scelte dei governi europei e dei ministri delle finanze; che operano tenendo presente la stabilità dei paesi più forti e scaricando sui ceti popolari i propri errori. Il ruolo dei governanti non è certo quello di re travicello, ma di despoti che agiscono infischiandosene delle regole, dei sacri principi, della pace e della solidarietà.
Come si evolverà la situazione? Per rispondere a questa domanda bisogna capire che cos’è Cipro.
La Repubblica di Cipro estende la sua sovranità sull’isola, a parte le due aree di Akrotiri e Dekhelia, che sono rimaste sotto la sovranità britannica ed ospitano basi militari del Regno Unito; in realtà il 36% dell’isola costituisce la Repubblica turca di Cipro del Nord, riconosciuta dalla sola Turchia, che quindi non fa parte dell’Unione europea e tanto meno dell’euro.

Questa situazione è il risultato della lotta per l’indipendenza, che si concluse nel 1960 con il Trattato di Londra e Zurigo, che riconosceva anche alle potenze garanti – Grecia, Turchia e Gran Bretagna – il diritto di intraprendere azioni, congiunte o meno, in caso di modifica di quanto stabilito dal trattato. E’ quello che è accaduto ai tempi dell’Enosis (unione) di Cipro alla Grecia, quando il regime fascista dei colonnelli greci favorì un colpo di stato a Cipro, con conseguente invasione da parte della Turchia, a tutela della minoranza turco-cipriota. Da allora Cipro è divisa dalla linea verde di armistizio, ed è una delle piaghe aperte del Mediterraneo.
Ma che cosa ha spinto l’Unione europea a mettere all’ordine del giorno la questione delle banche cipriote? La crisi trova origine nella ristrutturazione del debito greco e nei tagli imposti ai creditori privati nella primavera del 2012; i titoli del debito greco in mano alle banche cipriote hanno improvvisamente perso di valore. Oggi le banche cipriote hanno attività pari a 7,5 volte il Prodotto Interno Lordo di Cipro

; è una grossa cifra, rispetto alla media dell’Unione europea che è del 3,5, ma è equivalente a quella di Malta o dell’Irlanda, e largamente inferiore a quella del Lussemburgo. Nel Granducato il rapporto tra attività delle banche e PIL è 22 a 1!
La crisi era prevedibile ed annunciata: nel giugno 2012 le autorità cipriote avevano preannunciato ai partner europei le conseguenze che poteva avere sulle banche dell’isola la ristrutturazione del debito greco, ma non si è fatto niente. Il governo cipriota aveva chiesto aiuti per 17,5 miliardi di euro, ma l’Unione Europea ha rinviato la decisione.
L’altro attore della crisi cipriota è la Russia. Cipro è infatti un’importante piazza finanziaria per Mosca: non si tratta tanto dei depositi, sui 90 miliardi di euro di depositi nelle banche cipriote, quelli ascrivibili a persone fisiche e giuridiche domiciliate in Russia o nella Comunità di Stati indipendenti assommano a 20 miliardi.

Cipro svolge un ruolo importante nelle transazioni finanziarie con la Russia: numerose società russe hanno conti a Cipro, con cui effettuano dei regolamenti o percepiscono somme da clienti nell’area euro. Questi movimenti sono stimati pari a 250 miliardi di euro.
Ecco che allora basta dare un’occhiata alla carta geografica per scoprire un altro fatto. Cipro è a 500 chilometri dall’Egitto, a 70 dalla Turchia e a 100 dal Vicino Oriente, e Vicino Oriente vuol dire Siria, dove si combatte una guerra che vede da una parte ribelli appoggiati dagli emiri del Golfo, da decenni a libro paga della famiglia Windsor, dall’altra il dittatore Assad, appoggiato dalla Russia. La crisi cipriota cade a fagiolo per colpire la Russia, senza tener conto delle ripercussioni sull’autonomia del governo cipriota, e sull’uso della basi britanniche per un attacco al governo di Damasco.
Dietro quindi le convulsioni della crisi finanziaria fa capolino lo scontro fra le grandi potenze per spartirsi le zone di influenza. Ancora una volta la crisi economica, la finanza sono armi in mano dei governi per terrorizzare i popoli e per combattersi a vicenda. Il quadro internazionale è un elemento irrinunciabile per comprendere le varie situazioni locali.

Fonte:http://www.umanitanova.org/n-12-anno-93/al-centro-dei-piani-di-guerra

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2013/03/cipro-al-centro-dei-piani-di-guerra.html

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Cipro. È già finita la primavera

La columnist Katherine Toumbourou analizza il flop della manifestazione di ieri NICOSIA.

Calma piatta dopo la guerra lampo della generazione «dell’abbondanza» Ieri a Nicosia non c’era nessuno per le strade a manifestare, nessuno davanti al parlamento, nessuno in coda nelle banche: tutto è già avvenuto, una sorta di guerra lampo seguita da calma piatta. Per chi conosce bene il Paese, la cosa può insospettire. Intervistiamo una giornalista particolarmente informata e columnist di riferimento sui social media ciprioti: Katherine Toumbourou. Il suo punto di vista sulla situazione è rassicurante e deprimente allo stesso tempo. Le proteste dei giovani? Tutte scuse per non andare a scuola. Vi avevano partecipato più studenti delle medie-superiori che universitari. Le sue parole confermano l’atmosfera che si respira nelle università dell’isola: i ragazzi sono disinformati, disinteressati alla politica e sostanzialmente viziati. Katherine li chiama la generazione «lasciamoli stare».

Figli dell’invasione del 1974, hanno ricevuto in eredità le ferite dei genitori, che hanno visto e vissuto l’attacco a Cipro e la successiva usurpazione di parte del territorio da parte della Turchia. Di fronte a qualsiasi capriccio, la reazione era sempre la stessa: «Lasciamoli stare, hanno sofferto abbastanza». E questo vale anche per i genitori stessi a cui viene condonato anche il comportamento un po’ incosciente di fronte a una crisi annunciata da anni. «E’ la generazione di Spyros Kyprianou» (Presidente di Cipro dal 1977 al 1988), dice Katherine, la generazione cioè dell’abbondanza, della promessa dell’abbondanza, della crescita edilizia e del benessere all’americana – le case erano costruite all’americana, le carte di credito e i mutui si moltiplicavano.

Una fase reaganiana che non prendeva in considerazione mai la possibilità che potesse finire. I figli di quella generazione sono cresciuti nella promessa di belle auto, facili guadagni e vita al di sopra delle proprie possibilità. Questi genitori e figli, dunque, manifestano insieme, gomito a gomito, la perdita di tutto questo? «No, non è ancora mai successo», mi spiega Katherine. «Devi capire che viviamo in uno stato in cui le banche non sono mai state controllate e in cui si è scoperto solo ora, dopo aver aperto i libri contabili che c’erano oltre 90 miliardi di euro nelle casse delle varie filiali dell’isola. I giovani non ne sanno niente né ne capiscono molto di queste cose. Hanno fatto un paio di manifestazioni, roba da poco. E ora è già tutto finito».

Sì, perché dalla riapertura delle banche l’80% dei liquidi sono stati ritirati dai correntisti ed è bastato questo a placare le rivolte. Per coprire il bisogno di tanta liquidità è arrivato l’altroieri sull’isola un aereo carico di denaro, cinque miliardi di euro tutti in una volta sola, una cifra inaudita che è stata trasportata nelle banche da cortei di autoblu e blindati. Ieri però la Banca centrale di Cipro ha confermato che i correntisti con depositi superiori ai 100 mila euro nella Bank of Cyprus subiranno un prelievo forzoso del 37,5% in cambio di azioni. Che sia finita già questa strana, breve «primavera cipriota»? La minaccia, del resto, è verso il loro stile di vita e da tempo, e non solo a Cipro, si è sostituito il come al cosa. Gli americani, per esempio, quando vogliono convincere la popolazione a intraprendere una guerra, dicono che è in gioco il loro stile di vita, la famosa «way of life», non la loro vita.

Nefeli Misuraca
Fonte. Www.ilmanifesto.it
31.03.2013

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Draghi a Cipro: “Piu’ rispetto per Banca Centrale”. Vietato indagare sui banchieri

Mario-Draghi

12 apr. – Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha scritto al presidente di Cipro, Nicos Anastasiades chiedendogli di lasciar lavorare in pace il Governatore della banca centrale, Panicos Demetriades.

Lo rivelano fonti ben informate, mentre la Bce preferisce non commentare. “C’e’ una lettera – spiegano le fonti – che chiede meno pressioni e piu’ rispetto per l’indipendenza della banca centrale di Cipro”.

Demetriades e’ finito nel bel mezzo della tempesta dopo il collasso del sistema bancario cipriota e la richiesta di un salvataggio internazionale. Una commissione parlamentare a Cipro sta indagando sulle responsabilita’ della crisi finanziaria cipriota e l’azione di Demetriades e’ nel mirino degli inquirenti.

Anastasiades oggi ha detto che scrivera’ a Draghi per spiegargli che l’inchiesta non vuol dire che il governo stia cercando di silurare Demetriades. (AGI) .

Fonte: http://www.imolaoggi.it/?p=46904

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27 aprile 2013 | Autore

di Luciano Lago

Due isole dall’estremo Mare del Nord al sud del Mediterraneo– Islanda e Cipro – hanno reagito in modo radicalmente diverso all’arrivo della crisi finanziaria da cui sono state investite, rispettivamente, nel 2008 l’Islanda e nel 2012 Cipro. Pur essendo due piccoli Stati con caratteristiche totalmente diverse in un contesto geopolitico del tutto dissimile con l’unica caratteristica in comune di trovarsi entrambi ai margini del continente europeo. L’isola di Cipro, aveva costruito il suo benessere, oltre che sul turismo, come paradiso fiscale per molti ricchi (in maggioranza russi) che depositavano i loro capitali, di dubbia provenienza, nelle banche dell’isola grazie ad un sistema di agevolazioni per gli investitori e di esonero dalle imposte. Entrata nell’Unione Europea aveva determinato un contenzioso con questa sui trattamenti fiscali e sulle facilitazioni per le imprese che non era molto conciliabile con le regole dell’Unione, considerando anche la lunga mano delle organizzazioni mafiose russe che avevano preso piede nell’isola.
Inoltre Cipro ha la caratteristica di essere un’isola divisa per effetto dell’occupazione turca di un terzo del suo territorio e di scontare delle tensioni con la Turchia dovute alla scoperta dei giacimenti di gas naturale di cui la Turchia rivendica i diritti di sfruttamento in contenzioso con lo stato cipriota.
Quindi a Cipro non era in gioco soltanto la difesa a ogni costo del suo status di “piccola Svizzera” del Mediterraneo per il capitale finaziario, ma ritorna anche il vecchio conflitto geopolitico con la Russia per l’influenza di questa nel Mediterraneo orientale e nell’area del Medio Oriente in particolare.
Nel caso dell’Islanda invece questa, trovandosi abbastanza isolata, gli altri paesi europei non si preoccupavano eccessivamente che un gruppo di grandi speculatori finanziari inglesi e olandesi rimanessero invischiati nel fallimento delle banche islandesi, gonfiate con i capitali speculativi affluiti dall’Europa ed in particolare da Gran Bretagna ed Olanda. Salvo il fatto che l’Unione Europea ed il FMI pretendevano che fossero applicate in Islanda le regole di austerità e di ricapitalizzazione delle banche con soldi pubblici ( dei cittadini islandesi) che vengono applicate negli altri paesi europei, in sostanza far pagare a tutti i cittadini ed allo Stato centrale le speculazioni dei banchieri internazionali (privatizzare gli utili e socializzare le perdite).
Il comportamento e la reazione dei cittadini islandesi è stato sorprendente e totalmente diverso da quello manifestato poi dai ciprioti: gli islandesi hanno ripudiato il debito estero, rifiutandosi di saldarlo mediante due referendum successivi, hanno obbligato il governo a dimettersi incriminando e mettendo sotto processo i politici che risultavano coinvolti con le speculazioni bancarie, hanno riformato la Costituzione, che è stata riscritta nuovamente con la compartecipazione dei cittadini i quali, utilizzando il web, hanno scritto, discusso ed approvato il testo della nuova Costituzione ed eletto un nuovo governo.
Al contrario i cittadini di Cipro, quando hanno subito dalla BCE il provvedimento punitivo ed arbitrario (senza precedenti) di prelievo forzoso dei conti correnti bancari, dopo molte proteste a seguito delle quali hanno ottenuto dalla BCE una limitazione dei prelievi forzosi sui conti dei piccoli risparmiatori (quelli sotto i 100.000 euro rimangono esonerati) hanno accettato di fatto di continuare a vivere in un sistema, quello dell’Unione Europea e dell’area euro, sotto il quale viene stabilito che non vengono garantiti i depositi bancari e che ha dimostrato come si possano spogliare in qualsiasi momento i risparmiatori, senza garanzie dello Stato. Di fatto i cittadini di Cipro sono tornati a mettersi sotto il giogo di un sistema finanziario estraneo ed arbitrario, appena ripulito da un superficiale maquillage. I perdenti in questo caso sono stati, oltre ai cittadini di Cipro (che non sarà più una economia fiorente come prima) gli investitori stranieri, i russi per primi, che hanno realizzato perdite colossali sui loro depositi e perso ogni fiducia nell’affidabilità di Cipro come sistema bancario e piazza off shore.
Bisogna domandarsi come mai alcuni popoli reagiscono in forma decisa alle ingiunzioni arbitrarie e vessatorie della finanza speculatrice ed altri, al contrario, ne sopportano i soprusi? La spiegazione la troviamo nella storia comparata delle due isole (perché la Storia determina i comportamenti dei popoli) e nella composizione sociale delle rispettive popolazioni.
I primi abitanti originari, di etnia scandinava, dell’Islanda, prendevano le loro decisioni in un’assemblea dei clan già nel secolo IX, e crearono nel 930 il primo governo – il primo nel mondo – basato su un’Assemblea democratica, l’Althing. Ci fu una insurrezione della popolazione islandese contro i re di Norvegia, diversi secoli dopo, questa fu provocata dal tentativo di sopprimere questa Assemblea. L’Islanda è un paese che ha sempre avuto nella sua storia una forte identità nazionale, questo è stato anche il primo Stato al mondo ad eleggere una donna come presidente della Repubblica e, dopo la mobilitazione contro le banche, il primo ad avere una primo ministro eletto direttamente dal web in un paese luterano.
Tra i suoi 319.000 abitanti (nel 2011) la maggioranza era di donne, che vivono in media 84 anni contro 81 degli uomini. Anche se la maggioranza degli abitanti risiede in città, la popolazione islandese è composta in prevalenza da pescatori e, in misura minore, da contadini piccoli proprietari.
Una storia molto diversa quella di Cipro che, crocevia di varie civiltà, nel corso della sua storia che risale alle prime civiltà del Mediterraneo, è stata colonizzata sia dagli egiziani, sia dai persiani, successivamente dai bizantini, dai genovesi, dagli ottomani ed infine dagli inglesi, salvo poi rendersi indipendente (a metà) dalla Gran Bretagna con una insurrezione nazionalista armata solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, alla quale seguì poi un’invasione turca dell’isola, che ne colonizzò la parte nord con soldati e contadini portati dall’Anatolia, dividendo in due l’isola. Nella Repubblica di Cipro vi sono a tutt’oggi basi militari inglesi, e il paese è abituato ad avere una sovranità limitata e ad essere subordinato alle grandi potenze. I suoi abitanti, 1.116.564 nel 2011, hanno una speranza di vita di 78 anni e vivono, pochi, come contadini in terre in cui è scarsa l’acqua, mentre la maggioranza si sostiene col turismo o con i sottoprodotti del meccanismo di “paradiso fiscale”: depositi che superano di 47 volte il prodotto interno lordo, lavaggio di denaro, traffici illegali e criminali da e verso la Russia e il Medio Oriente. La sua economia dipende praticamente dal turismo, dall’agricoltura e dall’arrivo del capitale finanziario depositato nelle banche dell’isola. Cipro potrebbe riscattarsi da questa situazione se dovesse iniziare a sfruttare il gas che circonda l’isola, ma questo significherebbe di nuovo un’occupazione turca e per lo meno una guerra turco-greca, che al momento nessuno vorrebbe, ma la cui minaccia è sempre presente.
Se l’Islanda si caratterizza per le sue orgogliose tradizioni nazionali e di partecipazione democratica, su Cipro pesa sempre il ricordo della sua situazione geopolitica in un crocevia della strada delle grandi potenze. La storia e la geopolitica non spiegano e tanto meno determinano tutto, ma rivestono una importanza che non può essere ignorata. Inoltre sia per i turchi che per i bizantini da cui ha origine la popolazione cipriota attuale, a differenza dei luterani dell’Islanda, il corso della storia dipende dalla volontà divina, non dalle decisioni politiche degli esseri umani.
In ogni caso, dopo la sollevazione popolare, le banche islandesi sono state nazionalizzate. Buona parte del debito estero non è stato pagato, la nuova costituzione garantisce che la nazione è proprietaria dei beni comuni e stabilisce l’obbligo di convocare referendum popolari prima di adottare una decisione importante, e l’Islanda è uscita dalla crisi, riaffermata la sua sovranità come Stato e la sua economia è cresciuta del 3% nel 2012. A Cipro, invece, la questione scottante è rimasta in mano ai grandi detentori di capitali, soprattutto russi (che perderanno circa tre miliardi di euro), ma sta determinando una serie di reazioni e di ripercussioni negative che avranno effetto sul livello di vita dTroika go homei tutti i cittadini. Un altro dato: il presidente che in Islanda ha organizzato il primo referendum era un uomo del popolo, ex sindacalista. Il presidente che ha negoziato il debito cipriota è un grande banchiere. Attualmente inquisito perché sospettato di aver trasferito i suoi capitali fuori dal paese prima dei provvedimenti restrittivi.
Come molti già sanno, coyote non mangia coyote. Da considerare quindi anche il fattore soggettivo nelle vicende economiche dei popoli.

http://www.informarexresistere.fr/2013/03/24/euro-e-banche-le-lezioni-del-presidente-islandese/#axzz2RhXaJ5GM

http://corrieredellacollera.com/2013/03/25/crisi-di-cipro-le-sette-conseguenze-civili-e-politiche-di-un-falso-salvataggio-finanziario-di-antonio-de-artini/

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