Italia, non c’è crisi per le missioni militari

Posted By On 08 nov 2013

Si sta varando il decreto-legmissionerge che stanzia altro denaro pubblico per le missioni militari internazionali.

L’Italia ha avuto una spesa militare reale di 26 miliardi nel 2012.

Mentre le vie di Roma sono percorse da cortei che chiedono investimenti pubblici per il lavoro, la casa, i servizi sociali, nelle stanze di palazzo Montecitorio si sta varando il decreto-legge che stanzia altro denaro pubblico per le missioni militari internazionali. Denaro che va ad aggiungersi a quello per le forze armate e gli armamenti, ponendo l’Italia (documenta il Sipri) al decimo posto mondiale con una spesa militare reale di 26 miliardi di euro nel 2012, equivalente a 70 milioni al giorno.

Su cosa si stia decidendo a palazzo Montecitorio c’è assoluto silenzio mediatico. Peccato. Altrimenti i cittadini italiani in crescenti difficoltà economiche avrebbero perlomeno la soddisfazione di sapere che, solo per il trimestre ottobre-dicembre 2013, vengono stanziati 125 milioni di euro per la missione militare in Afghanistan, oltre 40 per quella in Libano, 24 per quelle nei Balcani, 15 per il «contrasto alla pirateria» nell’Oceano Indiano (più la spesa, ancora segreta, per la nuova base militare italiana a Gibuti).

Si spendono in soli tre mesi 5 milioni per partecipare alla missione Nato nel Mediterraneo (cui si aggiunge la spesa, ancora da quantificare, per quella Mare Nostrum), altri 5 per mantenere personale militare italiano a Tampa in Florida (sede del Comando centrale Usa), in Bahrain, Qatar ed Emirati arabi uniti.

Oltre 5 milioni in tre mesi vengono stanziati per i militari e gli agenti di polizia che in Libia aiutano a «fronteggiare l’immigrazione clandestina» e a mantenere e usare «le unità navali cedute dal governo italiano a quello libico». Altro denaro pubblico viene sborsato per inviare militari in Sudan, Sud Sudan, Mali, Niger, Congo e altri paesi, pagando alte indennità di missione incrementate del 30% se il personale non usufruisce di cibo e alloggio gratuiti.

Alle spese per le missioni militari si aggiungono quelle per il «sostegno ai processi di ricostruzione» e il «consolidamento dei processi di pace e stabilizzazione»: 23,6 milioni di euro in tre mesi, ai quali il ministro degli esteri può aggiungere con proprio decreto altre risorse. Già la Bonino ha annunciato che a dicembre saranno disponibili altri 10 milioni per gli «aiuti umanitari». Come lo «sminamento umanitario» in paesi che prima la Nato (Italia compresa) ha attaccato anche con bombe a grappolo che lasciano sul terreno ordigni inesplosi, o in paesi al cui interno la Nato ha fomentato la guerra. Come gli interventi di «stabilizzazione dei paesi in situazione di conflitto o post-conflitto», tipo la Libia che, demolita dalla Nato con la guerra, si trova in una caotica situazione di post-conflitto.

Tra gli «aiuti umanitari» figurano anche gli interventi «a tutela degli interessi italiani nei paesi di conflitto e post-conflitto», tipo quelli dell’Eni in Libia. Per coprire tali spese si attinge anche ai «fondi di riserva e speciali» del ministero dell’Economia e delle finanze, che così mancheranno quando si dovranno affrontare situazioni di emergenza sociale in Italia. Il ministro dell’economia è inoltre «autorizzato ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio», cioè ad accrescere i fondi per le missioni militari. I primi a sostenere il decreto-legge sono i deputati Pd, seguiti da quelli Pdl.

L’opposizione (Sel e M5S) si limita in genere a emendamenti che non intaccano la sostanza e a criticare «il fatto che il contributo italiano alla sicurezza internazionale sia di natura esclusivamente militare». Ignorando che, con il suo «contributo militare», l’Italia non rafforza ma mina la sicurezza internazionale, e che quello «civile» è spesso il grimaldello dell’intervento militare.

Fonte: http://www.losai.eu/italia-non-ce-crisi-per-le-missioni-militari/#sthash.j3YwkVLZ.dpuf

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Come mai tutte le nazioni si stanno armando fino ai denti?!?

di Alessandro Raffa
Il nostro governo, come sappiamo – in barba ai suicidi e alla povertà crescente, con 4,1 milioni di italiani ALLA FAME si è armato fino ai denti: si parla tanto dei Jet F35 ma i governi che si sono avvicendati negli ultimi anni hanno comprato anche cannoni, sottomarini, navi, elicotteri, missili etc..

Nel 2010 l’Italia aveva stabilito il record per le spese militari di ben 20 miliardi di euro:MA NEL 2013 – SI, PROPRIO QUEST’ANNO… anche se te non lo sapevi – CON LETTA LA SPESA MILITARE HA STABILITO UN NUOVO RECORD:

Dopo aver comprato l’arsenale citato sopra, i nostri liquidatori – ops: volevo dire “governanti” – hanno pensato bene di aumentare ulteriormente di 5,5 miliardi la spesa militare!

Alla luce dei fatti, verrebbe da pensare che l’aumento dell’IVA sia servito per coprire le spese militari:Ma non è così, visto che aumentare l’IVA non produce un incremento del gettito erariale, in un contesto come quello attuale: bensì provoca ULTERIORI PERDITE: ma questo è un altro discorso, torniamo alle armi.

A proposito. Mi raccomando, siate discreti. Mi rivolgo in particolare ai giornalisti: le notizie che state leggendo non ditele a nessuno! Parlate dell’aumento salariale di 10€ varato da Letta, che risolleverà l’economia e rilancerà i consumi, oppure parlate dell’ABOLIZIONE IMU! (e non dite a nessuno che pagheremo molto di più con trise-tari-tasi o come diavolo si chiama.) ma non dite queste cose!

Se l’Italia ha comprato un vero e proprio arsenale, vediamo cos’hanno fatto gli altri.

La Grecia – i cui cittadini sono alla fame – ha speso in armi molto più del passato. secondo alcune fonti, il governo greco sarebbe stato “costretto” da Germania e Francia, in cambio degli aiuti: ma personalmente non credo affatto a questa novella… che è stata messa in giro per giustificare le ingenti spese in un periodo tragico per i cittadini.

Figuriamoci se qualcuno ha costretto Papademos (la controfigura greca di Mario Monti) a comprare armi… è più probabile che certi “poteri forti” abbiano semplicemente ORDINATO a TUTTI i governanti loro servi di investire in armi, ed essi hanno eseguito. Cosa gliene frega a Papademos se i suoi cittadini sono alla fame… lui deve eseguire gli ORDINI dei suoi superiori, che alla fine è ciò che hanno fatto i servi nostrani.

Se andiamo a “scavare” nei meandri della rete, cercando notizie, scopriamo che TUTTE le nazioni negli ultimi anni hanno aumentato fortemente gli investimenti militari, ed in particolare le nazioni occidentali, seguite a ruota da Russia e Cina.

E’ di poche settimane fa la notizia che la Russia ha stanziato la bella “cifretta” di 660 miliardi di euro da spendere in armamenti entro il 2020: non solo. Sembra proprio che i russi si stiano preparando alla guerra, visto che hanno allertato le aziende strategiche nazionali ( Gazprom, LUKoil e Rosneft) del settore energetico per supportare l’esercito in caso di guerra…

In un contesto così, la Cina certo non vuole essere da meno, e anche nel colosso giallo è partita la corsa al riarmo… Nel solo 2011 hanno speso 224 miliardi di euro per nuovi armamenti… niente male, vero?

Nel frattempo, gli indiani recentemente hanno mostrato i muscoli, testando le loro armi nucleari.

Mica bastava il disastro di Fukushima… quello di Chernobyl del 1986 ed i numerosi test nucleari americani e francesi che hanno distrutto e contaminato irrimediabilmente una buona porzione dell’oceano pacifico… Mururoa era un paradiso, prima dei test: ora è una landa contaminata dove la gente continua ad ammalarsi, nonostante i test siano cessati definitivamente nel 1995 (sono iniziati nel 1966) – non bastavano le tonnellate di uranio impoverito che gli USA hanno sparato in ogni teatro di guerra degli ultimi 20 anni… anche l’India vuole dare il proprio contributo alla distruzione del pianeta e alla contaminazione nucleare.

ANCHE I “GOVERNANTI” DELLE NAZIONI AFRICANE hanno aumentato la spesa militare! Popolazioni che non hanno accesso all’acqua potabile, dove tutt’oggi migliaia e migliaia, milioni di persone MUOIONO OGNI ANNO DI DENUTRIZIONE/MALNUTRIZIONE o per una banale dissenteria! Non ci sono antibiotici ma c’è un bel kalashnikov per tutti.. e non solo: hanno aumentato gli investimenti in “armi pesanti”.

Negli ultimi 5 anni, è stato acquistato nel continente oltre il 53% in più dei grandi sistemi d’arma rispetto al periodo precedente.
Impennata nei paesi della sponda sud del Mediterraneo, in Sudafrica, Nigeria e Uganda. A livello globale, la spesa per armamenti è cresciuta del 24%
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I paesi del Golfo hanno stabilito un nuovo record di acquisto di armi… mica potevano restarsene indifesi, poverini! Ma scherziamo?Ovviamente anche gli israeliani hanno recentemente rinforzato le proprie dotazioni militari: figuriamoci se Israele stava a guardare… “mica sono li a pettinare le bambole”, direbbe Bersani.

Tra l’altro, Israele oltre a possedere un ingente arsenale nucleare, è dotato anche potentissime armi chimiche e persino batteriologiche che al di là dei “dati ufficiali” sarebbero probabilmente sufficienti se non per distruggere il pianeta intero, a sterminare quantomeno un continente.

Vedi: 123Secondo i dati ufficiali, nel 2011 nel mondo sono stati spesi per le armi 1740 miliardi di dollari: cifra che ovviamente non tiene in considerazione le spese per la gestione degli eserciti, le ingenti spese per la ricerca di nuove armi, etc. ma SOLO LA SPESA PER LE ARMI!

Interessante anche l’articolo “Il mondo si arma e poi muore di fame” che rivela che la spesa per le armi è cresciuta del 63% rispetto al 1998

L’Italia rinnovando il record per la spesa delle armi, come spiegato all’inizio dell’articolo, ha seguito il “trend” mondiale:Nel 2008 era stato stabilito il record mondiale di 1.464 miliardi di dollari spesi in nuove armi che è stato rinnovato nel 2011 con 1740 miliardi di dollari.

E CHISSA’ QUALI SONO I DATI RELATIVI AL 2012 E ALL’ANNO IN CORSO… purtroppo questi dati saranno disponibili solo a posteriori, ma se avete la possibilità di scommettere sul fatto che la spesa militare è ulteriormente lievitata, fatelo: perché sicuramente vincereste!

Nel 2000 il numero delle testate nucleari sparse per il mondo si attestava a 31.535 unità: trentunomila-cinquecente-t
rentacinque!!!

Ad oggi (secondo i dati ufficiali…) sarebbero diminuite a “sole” 17.000, dato aggiornato al giugno di quest’anno: che notizia rassicurante… wow! Potrebbero distruggere ogni angolo del pianeta per 3 volte…

Se vi viene da pensare a Hiroshima e Nagasaky, tenete in considerazione che le bombe atomiche di oggi sono moooolto più potenti di quelle sganciate nella 2° guerra mondiale: la bomba sganciata su Hiroshima aveva una potenza di 13 chilotoni, pari a 13.000 tonnellate di tritolo.

La “B53″, ovvero il più potente ordigno nucleare concepito dagli USA (che è stato dismesso, almeno ufficialmente) ha una potenza di 9 Megatoni (9.000 chilotoni) pari a 9 milioni di tonnellate di tritolo.

Senza arrivare alla “bomba dei record” gli ordigni nucleari odierni posseduti da diverse nazioni arrivano a sprigionare una potenza di 1 megatone (1.000 chilotoni, contro i 13 della bomba di Hiroshima) pari a 1 milione di tonnellate di tritolo.

Ma per distruggere una grande città non è necessario utilizzare armi nucleari. I russi hanno concepito una bomba “convenzionale” che ha una potenza paragonabile a quelle nucleari.

Quelli citati sopra sono DATI DI FATTO, non opinabili. Possiamo invece “opinare” sul PERCHE’ tutto il mondo si stia armando fino ai denti…Di certo per aggredire la Siria e l’Iran, oppure lo Yemen o la Corea Del Nord (tanto per citare i cosiddetti “stati canaglia”) il clan degli “esportatori di democrazia” non aveva bisogno di spendere queste cifre. L’arsenale posseduto in precedenza dalle nazioni occidentali filo-americane sarebbe stato più che sufficiente per radere al suolo tutte le nazioni sopracitate…

COME MAI TUTTE LE NAZIONI DEL MONDO SI STANNO ARMANDO FINO AI DENTI IN QUESTO MODO?!?

Vi lascio con questo ‘incongnita’, che forse è meno ‘incognita’ di quanto sembra… e con questo chiudo: “a buon intenditor poche parole” dice un proverbio: pochissime parole, una sola e composta da 3 lettere: NWO

VEDI ANCHE:
Circa l’Uranio impoverito: vedi il dossier e L’ecatombe provocata dall’uranio impoverito Usa

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30 ottobre 2013

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/1341314/Grillo-e-il-Cav–un-partito-anti-euro–Una-nuova-maggioranza-c-e-gia.html

ALTRE INTESE

Otto italiani su dieci insoddisfatti dalla moneta unica: Berlusconi fu il primo euroscettico, poi il M5S, che ha fatto il botto alle elezioni

30/10/2013
Grillo&Silvio, il partito anti-euro<br /> è la nuova maggioranza in ItaliaBeppe Grillo e Silvio Berlusconi

Sovranità nazionale – Il 74% di euroscettici è una percentuale alta che potrebbe suggellare, come suggerisce l’ex direttore di Libero,Vittorio Feltri, un nuovo asse tra Forza Italia e Movimento Cinque Stelle. Fu Silvio Berlusconi infatti a sollevare dubbi sull’utilità dell’euro e Grillo ne fece il suo cavallo di battaglia alle politiche di febbraio che lo hanno visto ottenere un risultato impressionante. Berlusconi e Grillo secondo Feltri dovrebbero allearsi accantonando momentaneamente il nodo giustizia con l’obiettivo di fare insieme una battaglia per riconquistare la sovranità nazionale e battere moneta per affrontare e fermare la prepotenza teutonica. “Con i voti di Forza Italiapiù quelli del M5S la maggioranza è garantita. Coraggio, che ce vo’?”, conclude Feltri.

La telefonata – Per qualcuno queste considerazioni sembreranno campate sul nulla visto che mai e poi mai Grillo scenderebbe a patti con l’odiato Berlusconi. Eppure qualcosa potrebbe anche muoversi. Si tratta di una voce da prendere con le pinze, rilanciata dal Corriere della Sera:pare che Berlusconi abbia già avuto un colloquio con il professore Becchi, fedelissimo del leader pentastellato, genovese, anti-euro convinto.

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24 ottobre 2013

Fonte: http://www.ioamolitalia.it/blogs/vivere-senza-l-euro/eurodisastro—se-avessimo-una-banca-centrale-statale-e-non-avessimo-aderito-all-euro-il-nostro-debito-pubblico-sarebbe-di-soli-192-miliardi-anziche-2000-miliardi.html

di Stefano Di Francesco

19/10/2013 19:04:13

Sarà poi vero che siamo un popolo di ladri, manigoldi, evasori, spendaccioni il cui unico scopo nella vita è rubare al prossimo? Sarà poi vero che solo noi, solo qui in Italia, abbiamo questa morale così incline alle furberie, alla corruzione, al malcostume?
Bèh..in parte è vero, non siamo sicuramente tra i più onesti e virtuosi del mondo, ma esistono popoli e nazioni dove la corruzione è molto maggiore che da noi, dove la tangente è la regola ed il malcostume quotidianità. Pensiamo ai paesi del sud-est asiatico: Cina, Corea, Filippine, Taiwan, … rubano anche lì, però le loro economie vanno a velocità dieci volte la nostra. Forse il problema non è lì.

Ma che strano!! Il debito pubblico italiano se fosse stato monetizzato attraverso la Banca Centrale piuttosto che attraverso la vendita di titoli sul mercato finanziario sarebbe di soli 192 miliardi di euro, il 12,3% del PIL e non il 132% come oggi!!!
Possiamo quindi affermare che il debito è praticamente oggi composto di soli interessi e che non dipende dalla spesa, dalla mala gestione, dalla corruzione e tanto meno dall’evasione fiscale.
Si tratta di capire che sono state la sciagurata decisione di non consentire più alla Banca d’Italia di sottoscrivere il debito nazionale, l’emissione di BTP a tassi ben superiori all’inflazione, la necessità di innalzare detti interessi per collocare il debito sul mercato, l’adesione all’Euro ed alle tante troppe sovrastrutture che ci sono state imposte con la sua adozione, le cause del debito pubblico e non la mala gestione della cosa pubblica.
Sprechi ci sono stati, ci sono e probabilmente ci saranno anche in futuro. Ma è un dato di fatto che l’Italia da vent’anni a questa parte ha prodotto avanzi primari di bilancio per una cifra superiore a 730 miliardi di euro!!
Sono gli interessi passivi che lo Stato paga ogni anno ad aver trasformato questo avanzo in un deficit dopo l’altro, consentendo al debito pubblico di arrivare a quasi 2100 miliardi di euro!
Inoltre questi interessi fluiscono per circa il 90% nelle casse del sistema bancario globale (italiano ed estero). Trattasi di 70/80 miliardi che le banche incassano senza rischio e che si guardano bene dal reimmettere nel sistema economico, tant’è che riducono il credito di 50 miliardi l’anno al sistema Imprese -Famiglie! Che bel risultato !come sono efficienti i mercati finanziari!!
Dobbiamo tornare padroni del nostro destino, gli italiani decidano per l’Italia.

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NON SIAMO PIÙ PADRONI DEI NOSTRI SOLDI, MA “VA TUTTO BENE”
Postato il Sabato, 19 ottobre @ 14:50:00 CEST di ernesto

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Pochi minuti di attenzione, prego.
Se si dovesse far sventolare una bandiera rossa per segnalare che ormai siamo in uno stato avanzato di disfacimento economico e finanziario, la JP Morgan Chase Bank questa mattina la dovrebbe far sventolare.

Da un rapporto sconvolgente di Infowars abbiamo appreso che il mega- colosso Chase Bank sta inviando a migliaia di lettere per informare le imprese che non saranno più permessi trasferimenti internazionali o depositi o prelievi in contanti che superino il limite mensile di US$ 50.000.

La Chase Bank ha confermato a Infowars che tutti i titolari di conti aziendali saranno soggetti a queste nuove regole. Dato che anche un negozio di alimentari o un ristorante rischiano che cinquantamila dollari al mese in contanti non bastino a pagare le spese correnti, queste regole sembrano essere state studiate come parte di un progetto più ampio per far chiudere tutte le aziende che lavorano prevalentemente con contanti.

Quando Mike Adams di Natural News ha ricevuto questa lettera ha subito chiamato la Chase Bank che ha confermato che si tratta di una nuova politica.

Secondo la Chase Bank, “va tutto bene” ed i clienti non devono preoccuparsi .

La risposta ha confermato solo che questi cambiamenti erano già cominciati “per un miglior servizio al cliente.” Ma non ha spiegato come si può dare un miglior servizio al cliente “bloccando i bonifici internazionali “ che servono agli stessi clienti.

Chase Bank ha assicurato che non ci saranno problemi né con il denaro in contanti , né con il debito pubblico né con altre cose del genere. In sostanza ha minimizzato l’intera questione e non ha spiegato perché questi controlli sui capitali siano stati imposti improvvisamente.

Questo è, a dir poco, uno di quei tipi di controllo sui capitali che servono ad una strategia economica che mira a limitare il movimento di denaro. Si tratta di una strategia messa in atto solo nei periodi di difficoltà economica o finanziaria e il più delle volte precede espropri di fondi da parte dello Stato .

Ormai ci hanno avvertito: la Chase Bank è probabilmente la prima di molte banche che cominceranno a mettere un lucchetto ai beni finanziari dei privati cittadini degli Stati Uniti d’America.

Queste nuove restrizioni hanno un particolare aspetto ironico perché la JP Morgan Chase (che con altri grandi gruppi bancari) è uno degli azionisti principali, e quindi uno dei proprietari della Federal Reserve, ed è proprio la FED che ha mandato all’estero migliaia di miliardi di dollari appena stampati in tutti questi ultini anni.

Non c’è assolutamente nessuna ragione legittima perché una delle più grandi banche del mondo debba limitare il flusso di denaro contanti alle imprese commerciali nazionali che hanno relazioni internazionali, soprattutto considerando che continuano a ripeterci che “viviamo in un mondo globalizzato”, in cui abbiamo bisogno di imparare a lavorare sempre di più con i nostri partner stranieri .

Non ha nessun senso .

A meno che , naturalmente, si ci si fermi a pensare che gli USA sono sull’orlo del baratro, letteralmente , da quasi un decennio .
Questo fu già confermato a gennaio del 2011, in una lettera al Congresso inviata dall’allora segretario al Tesoro Tim Geithner, quando parlò di dover mettere un tetto al debito pubblico degli Stati Uniti .

Anche se durasse un solo momento o ci fosse un “mezzo-crac”, questo già basterebbe per scatenare conseguenze economiche catastrofiche, che durerebbero decenni . Più di recente, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha ribadito la gravità di un qualsiasi passo falso che si dovesse fare in una spesa pubblica che costa trilioni di dollari di debito:
Nel caso in cui si verificasse un ostacolo qualsiasi e si mettesse un limite al debito, si potrebbe arrivare ad un “default” , dagli effetti catastrofici, non solo sui mercati finanziari, ma anche sulla creazione di posti di lavoro, sulla spesa dei consumatori e sulla crescita economica.

Basti pensare alla recente lettera inviata dall’amministrazione USA ai Direttori degli Uffici dei “Food Stamps”, in cui si ricordava che la mancanza di fondi avrebbe portato ad un congelamento di tutto il Programma Nutrizionale Suppletivo che offre assistenza a milioni di persone.
Entro 24 ore da una mossa come questa in tutto il paese, da costa a costa comincerebbero disordini, saccheggi e violenze

Ecco, ecco quanto ci manca.

Come abbiamo potuto vedere, il Congresso e il Presidente ci hanno”salvato” un’alta volta all’ultimo momento, ma hanno solo spostato data e ora di un momento inevitabile.

Il governo lo sa– come diceil Dipartimento del Tesoro e le Mega-Banche lo sanno pure .

Già parecchi anni fa l’analista economico Gerald Celente aveva previsto esattamente quello che sarebbe successo e che potrebbe accadere sulla scia di un attacco terroristico-canaglia che prendesse di mira direttamente la popolazione USA con la violenza o con attacchi informatici contro il sistema bancario o contro la rete elettrica :

Si chiuderanno le banche e gli Stati Uniti e le altre economie più fragili crolleranno, oro e argento si impenneranno, e le valute già in difficoltà andranno in crash.
Sarà dichiarata la legge marziale economica. Si introdurranno delle misure di emergenza temporanee, che poi rimarranno in vigore per sempre (
come coprifuoco e drastiche precauzioni di sicurezza, imposte da despoti e dittatori in tutto il mondo).
I diritti civili saranno sospesi
e, in particolare in America, la Patria di una Security, già oggi intollerabilmente invadente, si accetterà una onnipresenza di tipo orwelliano.

Con le banche chiuse e la legge marziale economica in atto, saranno fissate le restrizioni, gli importi, i tempi e la frequenza dei prelievi. Bisognerà avere una scorta di denaro sempre in cassa. Anche se i governi svalutaranno le loro monete, ma questo avverrà gradualmente, in più fasi.

Pezzo per pezzo , giorno dopo giorno , ingerenza dopo ingerenza , l’ END GAME comincerà ad essere messo a fuoco.

Sarà bene prendere sul serio quello che dice Mike Adams, perché altrimenti ci potrebbero essere gravi conseguenze per tutti noi.

E’ già cominciata, gente!

I controlli sui capitali cominceranno il 17 novembre. La corsa agli sportelli subito dopo. La Chase Bank ora sta solo informandoci che per noi non sarà possibile usare i soldi che abbiamo depositato .

Questa è la conseguenza evidente di una politica governativa che chiede alle banche di evitare che soldi in contanti lascino gli Stati Uniti e queste politiche vengono applicate solo quando si prevede un grande evento di default finanziario .

Potrebbe accadere domani, o il mese prossimo, o l’anno venturo. Ma il paradigma dei consumi in cui viviamo, questo stato di relativa pace e stabilità che stiamo attraversando… Verrà giù tutto insieme.

Forse è arrivato il tempo per farci fuori da tutto, forse ci siamo già adesso.

Loro, banche e governo, si stanno preparando per quello che sanno che sta arrivando .

Dovremmo farlo anche noi.

Marc Slavo
Fonte: http:// www. infowars.com /
Link: http://www.infowars.com/lock-down-your-cash-is-no-longer-your-own-everything-is-fine/
17.10.2013

Traduzione per ComeDonChisciotte.org a cura di Bosque Primario

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Avrà avuto sentore di tutto questo Letta quando era dallo zio Sam?

Prima il FMI, ora Infowars.Che noi si sia “americanizzati” lo sappiamo dai tempi del rock, si sarà americanizzato anche letta? Devo trovare subito una campana….

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FINANZIARIA LETTA, MACELLAZIONE HALAL
Postato il Lunedì, 21 ottobre @ 11:40:00 CEST di davide

DI MARCO DELLA LUNA
marcodellaluna.info

“Italy is going the right way”

L’Italia sta andando per la giusta via – dice Obama – ma giusta… per chi?

Quando si vuole fare uscire tutto il sangue da un animale prima di ucciderlo, non gli si taglia l’arteria carotide, cioè la mandata del sangue al cervello, perché così morirebbe subito, il cuore si fermerebbe e il sangue non uscirebbe più. Gli si taglia invece la vena giugulare, ossia il ritorno del sangue dal cervello al cuore, in modo che il suo cuore continuerà a pulsare mandando sangue al cervello fino a che il sangue non sarà uscito tutto. E’ su questo principio, che funzionano il metodo ebraico detto kosher e quello islamico detto halal. E anche quello di Dracula, suppongo.

Ed è così che funziona la politica economica italiana, al servizio di interessi stranieri, da qualche decennio a questa parte: svuotare il Paese di tutta la sua linfa, ma lentamente, in modo che non “muoia”, ossia che non tracolli, interrompendo il deflusso; e che non soffra troppo, arrivando a ribellarsi. All’avvio dell’Euro, qualche anno di bassi tassi per la finanza pubblica, per gonfiare fabbisogno strutturale e debito, poi, di colpo, austerità e tassi alti (spread), per creare l’emergenza, imporre il presidenzialismo de facto e la “sospensione della democrazia” a tempo indeterminato.

Ma già con la riforma monetaria del 1981-83 e col Trattato di Maastricht era stata scardinata, senza tanti problemi di legalità e di osservanza delle forme, la prima parte della Costituzione, i principi fondamentali, iniziando dalla sovranità nazionale e dal primato del lavoro. Una volta fatto questo, tutto il resto è stato in discesa: un completamento, una conseguenza, un dovere…

Svuotare il paese delle sue industrie pregiate, dei suoi capitali, dei suoi cervelli scientifici, tecnici e imprenditoriali, della sua capacità di formazione e ricerca. In favore della finanza apolide e del suo feudatario-kapò europeo, ossia la Germania, che, grazie a questa alleanza, sta oggi apparentemente riuscendo nel suo obiettivo storico di sottomettere tutta l’Europa, denn heute gehoert uns Euro und morgen die ganze Welt. Vedremo…

I numeri e i grafici confermano ormai senza ombra di dubbio che ciò è quanto avvenuto e sta avvenendo, soprattutto nel confronto tra Germania e Italia: pil, occupazione, flussi di capitale, investimenti, quote di mercato internazionale, qualità della scuola, prospettive per i giovani e per i pensionati… chi ha guadagnato e chi ha perso è un fatto, un fatto visibile. Le industrie e le banche italiane di pregio sono oramai quasi tutte in mano di capitalisti stranieri, primariamente tedeschi e francesi, così come molte aziende di servizi pubblici essenziali.

Blocco dei cambi, veto delle protezioni doganali, privatizzazione della gestione delle banche centrali, politiche di tagli e tasse: queste mosse hanno prodotto e continuano a produrre esattamente i risultati opposti a quelli promessi e per cui erano stati imposti, e come reazione a tali risultati quei medesimi principi vengono ora imposti con ancor maggiore assolutezza e irreversibilità. Il che dimostra che il vero fine per cui sono stati concepiti e imposti è molto diverso da quello dichiarato, probabilmente opposto, ossia di creare disperazione, paura, miseria, distruzione, la fine delle democrazie parlamentari, della responsabilità dei governanti verso i governati, della possibilità di un’opposizione e persino di un dissenso culturale, scientifico, giuridico.

Persino il FMI ha riconosciuto che, su 167 paesi che hanno applicato misure di risanamento e rilancio economici basati sulla c.d. Austerità (tagli e tasse), nessuno si è risanato e rilanciato, ma tutti sono peggiorati, soprattutto in quanto al pil e al rapporto debito pubblico/pil. Grecia, Spagna, Italia confermano questa regola empirica.

In Italia, già si era visto che l’aumento dell’iva dal 20 al 21% fatto da Monti aveva prodotto, come previsto, non un aumento, bensì un calo del gettito iva, poiché aveva scoraggiato i consumi, la domanda aggregata, svolgendo quindi un effetto recessivo. Ebbene, il governo Letta, col pretesto di dover aumentare il gettito iva per non sforare il tetto del 3% del deficit pubblico, la ha ulteriormente alzata al 22%. Così produrrà un’ulteriore contrazione del gettito, della domanda aggregata, del pil. Il che è quello che vuole, quello per cui è stato voluto, così come il governo Monti.

I vent’anni di stagnazione e declino e delocalizzazioni ed emigrazioni, senza capacità di recupero, di questo Paese, nonostante i diversi cambi di maggioranze parlamentari e di inquilini del Quirinale, sono un aspetto di questo processo di lungo termine. Vent’anni inaugurati dal Britannia Party e da Mani Pulite.

A questo sono serviti l’architettura dell’UE, del mercato comune, dei parametri di convergenza, e soprattutto di quel sistema di blocco dei naturali aggiustamenti dei cambi monetari noto come Euro. A questo piano hanno lavorato molti governi e gli ultimi capi dello Stato. Ne ho parlato ampiamente nei miei ultimi tre saggi: Cimit€uro, Traditori al Governo, I Signori della Catastrofe (Arianna-Macro Edizioni).

E chi ha cooperato ad esso, non ha mai avuto problemi giudiziari e, se ne aveva, gli sono stati risolti. E sì che, con la faccenda del Britannia Party, e la successiva campagna di svendita di assets pubblici, vi era ben di che… altro che Ruby e diritti Mediaset! Qualche magistrato coraggioso, invero, ci provò, ma suoi colleghi più grossi lo dissuasero presto.

Però sospendete il giudizio morale e politico sugli attori di questo processo, almeno fino alla fine di questo articolo.

La legge finanziaria o di stabilità proposta da Letta per il 2014 e vigorosamente difesa da Napolitano è una legge halal, o kosher, se preferite: policy del dissanguamento lento e pacifico in favore dei Paesi e dei capitali dominanti. Si basa sui due pilastri della politica italiani degli ultimi decenni:

– mantenere la struttura di potere e consenso autoctona italiana, basata su una spesa pubblica clientelare spartitoria, ampiamente improduttiva e parassitaria, indispensabile per consentire alla casta di “mangiare” in proprio e di “foraggiare” i propri consensi e sostegni elettorali, affaristici e istituzionali; infatti la nuova legge finanziaria non rilancia i grandi investimenti, non riduce se non derisoriamente la pressione fiscale, non taglia minimamente le spese parassitarie, non attua minimamente i costi standard, mentre predispone clausole di salvaguardia che aumenteranno le tasse se il gettito fiscale e i risparmi previsti saranno insufficienti;

– mantenere il Paese nella sua condizione di sottomissione alla volontà e agli interessi della grande finanza apolide e del capitalismo imperialista di Berlino – volontà e interessi incarnati nella Commissione Europea, nel Consiglio Europeo, nella BCE, nel FMI; infatti non prevede alcun termine minimo di equità e alcuna indispensabile correzione dell’Eurosistema, che la Germania, la BCE e la UE debbano rispettare come condizione per la permanenza dell’Italia nell’Eurosistema stesso.

Questi due pilastri sono una sorta di patto: tu, casta italiana, aiutaci a estrarre tutto quello che c’è di buono per noi in Italia, e ad annientare la sua capacità di competere con me sui mercati; in cambio, noi ti lasceremo continuare a mangiare come sei abituata sulle spalle della cosa pubblica, dei lavoratori, dei risparmiatori – ma non troppo rapidamente e voracemente, altrimenti il Paese collassa o insorge, e ciò disturberebbe l’esecuzione del nostro piano. Naturalmente questa operazione deve apparire all’opinione pubblica come perfettamente legittima e democratica, perciò bisogna che tu, casta, metta insieme governi con ampie maggioranze parlamentari. Al resto, provvediamo noi. E non mettetevi strane idee: non vi sono alternative.

Già un quarantennio fa l’economista Nikolas Kaldor aveva anticipato che il risultato di un’unione monetaria europea, ossia del blocco degli aggiustamenti naturali dei cambi tra le valute europee, sarebbe stato di aumentare il vantaggio competitivo, ossia il plus di efficienza, dei paesi europei già più efficienti, a danno di quelli meno efficienti, facendo defluire industrie e capitali e lavoratori qualificati dai meno efficienti ai più efficienti. Un ventennio fa ribadivano questa previsione altri economisti famosi, come Paul Krugman e Wynne Godley. Tutti quelli che hanno architettato l’Euro, sapevano bene su che scogli era diretta la nave, molto meglio di quanto lo sapesse Schettino. Ma il loro scopo era appunto quello di far naufragare la nave.

Le previsioni si sono avverate e continuano ad avverarsi in modo conclamato e sempre più violento da almeno sette anni, ma non è stato introdotto alcun correttivo (ad es., un fisco federale tipo USA che compensi i deflussi e gli squilibri tra aree forti e aree deboli); al contrario, sono state inasprite le misure di squilibramento e sopraffazione; e dove qualche statista ha protestato o parlato di referendum sull’Euro – Berlusconi e Papandreou – è stato sostituito dalla Merkel.

En passant: la sostituzione di Berlusconi, l’appoggio alle politiche distruttive di Monti e alla finanziaria halal di Letta confermano la mia vecchia tesi che, dall’ordinamento internazionale vigente, il Quirinale, volente o nolente, viene usato come un organo di trasmissione alla politica italiana della volontà delle Potenze che dominano questo Paese. Per questo la sua immagine viene tanto esaltata e sacralizzata dai mass media: deve restare al di sopra di ogni sospetto, e soprattutto di quel sospetto. Siamo in una repubblica presidenziale… o pontificale?

L’Euro era quindi, sin dall’inizio, sin dal suo progetto – che molto deve anche ad architetti anche italiani – concepito per macellare l’Italia e altri paesi deboli in favore di Germania e altri paesi forti. Nel Newspeak, o Neolingua, dell’orwelliano 1984, si legge che “guerra” è “pace”, e il Ministero della Verità è quello dove le notizie e i documenti scritti del passato vengono modificati per confermare le previsioni e le dottrine del Partito. Analogamente, nella Neolingua comunitaria “sopraffazione” si dice “solidarietà” e “demolizione” si dice “risanamento” e la pratica dello svuotamento economico per via valutaria viene chiamata “misure di convergenza”.

La Francia, e, ancor più, il Regno Unito, vedono l’avanzata nei consensi elettorali di movimenti politici che partono dalla constatazione dei reali effetti dell’Euro, di Maastricht, di Lisbona, della burocrazia comunitaria; e che si propongono di porvi fine nell’interesse nazionale. Si tratta però di due paesi che, all’opposto dell’Italia, hanno conservato buona parte della loro sovranità nazionale, che hanno una classe politica e amministrativa abbastanza efficiente e non solo ladra, che hanno una identità nazionale radicata nella popolazione, e che soprattutto non sono composti da aree con bisogni divergenti in fatto di politiche economiche, finanziarie e monetarie (mi riferisco al Settentrione e al Meridione). Quindi non è probabile che in Italia possa aversi qualcosa di simile. Anzi, l’Italia si trova nella condizione di protettorato in cui è proprio perché è nata come entità politica messa insieme artificialmente, per volontà straniera, mediante conquiste militari, accozzando sistemi-paese e mentalità troppo diversi tra loro, che non si sono mai amalgamati.

Napolitano, che rimprovera ai critici del disegno di legge finanziaria presentato da Letta di non tener conto dei vincoli internazionali cui l’Italia è sottoposta, sembra proprio alludere alla condizione di protettorato o di sovranità zero in cui l’Italia si ritrova, oggi molto più di prima che fosse unificata 150 anni fa, e con la quale è da immaturi e da irresponsabili non fare i conti. L’unica realistica alternativa è l’emigrazione, e Monti ha talvolta alluso a ciò.

In un paese ancora oggi inebriato da ideologismi, giustizialismi, moralismi e buonismi, Napolitano si conferma un realista e un saggio disincantato, uno che conosce gli ordinamenti sociali e internazionali per quello che sono, ossia strutture di rapporti di forza, in cui democrazia e legalità e pluralismo servono solo a produrre consenso al sistema. Poiché gli italiani sono in questa condizione, bisogna farli obbedire e agire anche contro il loro interesse, onde risparmiare loro un male peggiore.

E bisogna evitare di divulgare inutilmente alla gente una consapevolezza che la renderebbe solo più infelice, più inquieta e più esposta alle violenze repressive destinate a seguire eventuali velleitari e impotenti tentativi di resistenza popolare.

Il messaggio opportuno e rassicurante da divulgare agli italiani, lo ha dettato il fiduciario dei grandi banchieri USA e del Washington Consensus, Barack Obama, sorridendo compiaciuto a Letta in Tv: “Italy is going the right way”.

Marco Della Luna
Fonte: http://marcodellaluna.info
Link: http://marcodellaluna.info/sito/2013/10/20/finanziaria-letta-macellazione-halal/
20.10.2013

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Prendo a pretesto questo articolo, per dire che è una vergogna, per un paese civile, permettere la macellazione halal, così come quella islamica. Qui è lampante la falsità dei buonisti, ecologisti, animalisti. Tante belle parole, ma poi quando si devono scontrare con forze più grandi delle loro, allora tutti zitti, e al diavolo animali, sevizie e torture! Possibile che qui in Italia, nessuno denunci, si occupi di queste pratiche BARBARE? Eppure di associazioni (animaliste, verdi…), programmi televisivi (Report, Striscia, Le Iene,…)ce ne sono, però nessuno che si adoperi a FERMARE QUESTO SCEMPIO! Per quanto riguarda la “macellazione dell’Italia”, spero che possiamo fare ancora qualcosa, ma le speranze sono sempre più ridotte al lumicino. Il parlamento italiano è da troppi anni pieno zeppo di “onorevoli” macellai, protettori di lobby e poteri forti (avvocati, farmacisti, notai, banche, assicurazioni, ecc.), che mantengono i poteri alle corporazioni, e dissanguano il paese. Moltissimi siedono direttamente in Senato e Parlamento, e molti politici sono pagati per perorare le loro cause. Gli unici che hanno tentato di fare qualcosa, sono stati Bersani e Monti. Il primo fece riforme importanti su farmacie, assicurazioni, banche, professioni, e poi fu messo in ginocchio da corazzate imponenti. Anche all’interno del suo partito ci furono “giuda” che lo frenarono, e una di queste fu la Livia Turco, probabilmente pagata dalla POTENTISSIMA lobby dei farmaci. Monti, poi, fu tradito in modo ancora peggiore, con una legge già fatta, e modificata NOTTETEMPO, senza che nessuno se ne accorgesse. Fu una cosa clamorosa, ma che la dice lunga della potenza di fuoco di queste corporazioni. Purtroppo l’ENORME numero di avvocati (molti fatti eleggere da Berlu), Presidente e Vice dell’ordine dei farmacisti, Gasparri, Tomassini, Romani, e un lunghissimo elenco di “SENTINELLE DEL POTERE”, vigilano per assicurarsi che dalla vena giugulare il sangue continui ad uscire, fino all’ultima goccia.

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La gente dovrebbe sapere che ci sono tre livelli di potere:

TERZO LIVELLO: i politici (berlusconi, prodi, letta ecc), gente che non ha alcuna competenza di gestione di uno stato, ne di economia; questa gente è abile solo nella professione di politicante.

SECONDO LIVELLO: i “pensatori”, il cosiddetto think thank, uno stuolo di economisti, giuslavoristi, giornalisti, spesso laureati nelle università che formano questo tipo di quadri (in Italia la bocconi e la luiss), i quali progettano le strategie e le tattiche, scrivono i discorsi dei politicanti e sostengono l’operato dei politicanti attraverso i mass media.

PRIMO LIVELLO: i proprietari del capitale internazionale, banchieri, industriali, azionisti, finanzieri ecc, gente che non vediamo mai in TV, che sono quelli che finanziano le università suddette e pagano i “pensatori” dandogli ovviamente delle direttive ben precise.

L’obiettivo è smantellare lo stato e fondare una società basata sul noleggio a pagamento di qualsiasi servizio, in primis (proprio perchè non se ne può fare a meno) di quelli indispensabili alla vita: sanità, istruzione, casa, forniture energetiche, controllo di acqua potabile e cibo, servizi sociali (welfare), pensioni. TUTTO DEVE ESSERE DI PROPRIETA’ DEL PRIMO LIVELLO e tutto deve essere erogabile solo a pagamento.

E’ importante capire bene la struttura del potere, altrimenti la gente comune continuerà ad andare a protestare a roma sotto il parlamento chiedendo “casa e lavoro”.

Lo strumento principale di potere per il primo livello è il monopolio della creazione e gestione del denaro, ecco perchè qualsiasi idea di “moneta statale/pubblica emessa senza debito” viene sempre bocciata senza pietà da tutti i “pensatori”.

E’ fondamentale che ci si renda conto che la lotta per togliere dalle mani dei privati (Banche Centrali e banche commerciali) il monopolio della moneta E’ IL PRIMO PUNTO. Tutto il resto è una perdita di tempo.

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Vincono sempre le banche, Letta regala oltre un miliardo

ROMA (WSI) – La notizia era nell’aria; si parlava da giorni di un regalo alle banche italiane da parte del governo Letta, grazie alla legge di stabilità.

D’altronde, i lauti finanziamenti erogati finora dalla Bce di Mario Draghi attraverso le operazioni di LTRO sono in pericolo, con le autorità europee che starebbero studiando nuove sanzioni per quelle banche che sono troppo dipendenti dagli aiuti. E gli istituti italiani figurano sicuramente tra quelli che più di tutti hanno bisogno della “linfa” della Bce.

Tutto questo, mentre secondo le simulazioni su 6 tipologie di redditi effettuate dall’Osservatorio Nazionale della Federconsumatori (ONF), gli italiani pagheranno con la legge di stabilità tributi che vanno da 182 euro l’anno (per un lavoratore dipendente in affitto) a 900 euro (per un pensionato con la casa di proprietà). Per non parlare della stangata sulle case sfitte.

Finora, dei 1.100 miliardi di euro di prestiti che il mondo della finanza ha ricevuto dalla generosa Bce, i rimborsi sono accelerati, raddoppiando negli ultimi nove mesi, a un valore che al momento si aggira attorno a €352,9 miliardi. Tuttavia, un ammontare complessivo di €665,7 miliardi deve essere ancora restituto e, come scrive il Financial Times, le sette banche più grandi dell’Italia sono quelle più esposte, con un valore di €120 miliardi.

Per non parlare poi della quantità di BTP, in pancia a banche italiane al record di sempre.

E allora cosa fa Letta, che gongola per una legge di stabilità che a suo avviso sigla la fine della “mannaia” per gli italiani, legge che non introdurrebbe nuove tasse? (la solita promessa che non viene mai rispettata). Regala più di un miliardo alle banche.

Un articolo del Fatto Quotidiano fa riferimento a uno studio di Mediobanca Securities, secondo cui le banche potranno goddere di “anticipazione delle detrazioni fiscali su Ires e Irap, che ridurrà il loro carico fiscale di oltre un miliardo di euro solo nel prossimo biennio e solo per i primi nove istituti”.

“Il testo, approvato dal Consiglio dei ministri martedì scorso, prevede infatti che le svalutazioni e le perdite sui crediti saranno deducibili nell’esercizio in cui sono state imputate a bilancio e nei quattro anni successivi e non più in 18 anni come è stato finora. L’impatto potenziale della Legge di Stabilità sull’utile netto delle banche per quanto riguarda il 2015, stando alle stime della Banca Imi(gruppo Intesa), sarà quindi dell’11 per cento”.

“A guadagnarci di più – continua Banca Imi – sarà Unicredit, che avrà quest’anno un beneficio fiscale di 271 milioni di euro, che diventeranno 236 nel 2014 e 219 nel 2015. Ma anche gli altri istituti non resteranno a bacca asciutta: Monte dei Paschi di Siena avrà un beneficio di 101 milioni nell’anno in corso, una cifra che scende a 49 milioni per Banco popolare e a 45 milioni per il gruppo Ubi “.

“I vantaggi per le banche legati alla Legge di Stabilità sono confermati anche dagli analisti di Mediobanca Securities, che stimano un aumento medio dell’utile per azione pari al 7% nel 2014, prevedendo che nel 2015 l’impatto si ridurrà a +5% per effetto di un calo delle perdite sui crediti. Gli istituti che beneficeranno di più del provvedimento, secondo lo studio di Piazzetta Cuccia, saranno Bper e Creval, con un aumento potenziale fino al 20% degli utili attesi nel 2014, una percentuale che scende al 6% per Intesa Sanpaolo”.

“A nostro avviso, il motivo che sta dietro la riduzione del peso fiscale delle banche è la necessità di accelerare il flusso di credito all’economia reale”, commenta Mediobanca. “In un contesto macro già instabile, la distorsione generata dalla peculiarità del trattamento fiscale delle perdite su crediti agisce infatti come un incentivo a stringere ulteriormente gli standard di credito”, aggiunge, ribadendo come il regime fiscale penalizzante per le banche sia uno dei motivi per l’elevato stock di crediti deteriorati in Italia.

Ma, continua il Fatto Quotidiano, “nuovi aiuti pubblici alle banche sono previsti anche dal piano casa tanto voluto dal ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, grazie al quale gli istituti di credito potranno ricevere direttamente dalla Cassa depositi e prestiti la liquidità necessaria per finanziare l’erogazione di “mutui garantiti da ipoteca su immobili residenziali” e far passare in capo alla Cdp parte dei vecchi crediti. Il cerchio si chiude apputno con l’ultimo provvedimento che, di fatto, consente agli istituti di riuscire nell’impresa di portare a casa dei profitti dai prestiti concessi a cuor leggero nel passato”.

http://www.wallstreetitalia.com/article.aspx?IdPage=1634755&utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+wallstreetitalia+%28Wall+Street+Italia%29

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Il Meccanismo Europeo di Schiavitù In Azione!!!

Ecco quali sono i reali poteri del M.E.S., e cosa sta facendo all’insaputa degli ignari cittadini europei.

I media mainstream (giornali e telegiornali) non divulgano le sue azioni, ed il M.E.S. può continuare ad esercitare il suo potere, praticamente indisturbato!!!!

L’Unione Europea ha dato vita ad un’organismo economico inviolabile, intoccabile ed in grado di imporre la propria volontà su qualsiasi stato sovrano.

Vedere per credere!!!

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La Germania ha barato, così la Merkel ha vinto

Posted By On 04 ott 2013

di Paolo Barnard

1186149_213716822130866_2024863685_nMerkel vince. La domanda è: perché i tedeschi l’hanno premiata? E’ una domanda seria, dal momento in cui la Germania non sta affatto bene in salute, e i tedeschi meno che meno. E’ un Paese con stipendi stagnanti da oltre 10 anni, che non ha investito in infrastrutture per 20 anni, che ha tagliato impietosamente il costo del lavoro per poter esportare, dove la bassa disoccupazione nasconde milioni di lavoretti sottopagati e con poche tutele sociali, dove la sbandierata produttività è una balla, infatti la produttività tedesca pro capite è la più bassa dell’OCSE, dove le banche sono al limite del fallimento o stracariche di derivati tossici pronti ad esplodere. E allora cosa è successo? Semplice: illusione ottica.

Torniamo al 2002, l’anno di entrata in vigore della moneta unica euro. Gli Stati aderenti all’Eurozona cedono la loro sovranità monetaria (le monete nazionali) e adottano una moneta di proprietà della Banca Centrale Europea, la quale la emette ‘versandola’ nelle riserve dei mercati di capitali privati (banche, e da queste altri istituti finanziari). I mercati di capitali privati hanno gli euro. Gli Stati dell’Eurozona a questo punto, per avere gli euro da spendere, devono vendere titoli di Stato ai mercati di capitali privati. Ok. Questi mercati si tutelano ovviamente dal rischio che gli Stati non possano poi onorare (ripagare con gli interessi) quei titoli che stanno comprando. Quindi cosa fanno i mercati di capitali privati? Guardano i conti degli Stati dell’Eurozona e chiaramente prestano gli euro più volentieri a chi ha meno debito pubblico. Cioè, gli prestano gli euro con un tasso d’interesse più basso, mentre, per tutelarsi dal rischio bancarotta, prestano agli Stati con alti debiti, o con economie meno ricche, gli euro a tassi molto più alti. Quindi la Germania inizia fin dal 2002 a potersi finanziare a tassi più bassi che molti altri Paesi dell’Eurozona, un divario che crescerà drammaticamente dal 2010 in poi, e questo la avvantaggia.

Ora riguardiamo un passaggio, questo: “Questi mercati si tutelano, ovviamente, dal rischio che gli Stati non possano poi onorare (ripagare con gli interessi) quei titoli che gli stanno vendendo. Quindi cosa fanno i mercati di capitali privati? Guardano i conti degli Stati dell’Eurozona e chiaramente prestano gli euro più volentieri a chi ha meno debito pubblico”. Domanda: perché io, mercato di capitali, temo che l’Italia con alto debito mi possa fare bancarotta, mentre la Germania con basso debito no? Pensate a questo esempio: io mercato di capitali sono a credito di soldi da un tizio che ha debiti per milioni e milioni, ma sto tizio ha tutti i soldi necessari a ripagarmi. Ok, io sono tranquillo. Che me ne frega se ha debiti altissimi? Tanto ha tutti i soldi necessari a ripagarmi. E allora perché i mercati di capitali privati hanno temuto che gli indebitatissimi l’Italia, la Grecia, o il Portogallo facessero bancarotta, caricandoli quindi di alti interessi per tutelarsi? Ovvio: perché AVENDO RINUNCIATO ALLA LORO SOVRANITA’ MONETARIA, cioè alla possibilità di emettere le loro monete senza limiti, oggi i tanto indebitati Italia, Grecia o Portogallo sono come quel tizio con debiti per milioni ma NON PIU’ tutti i soldi necessari a ripagarli.

Oggi per ripagare i debiti, l’Italia, la Grecia, o il Portogallo e altri, devono sempre andare in prestito dagli stessi mercati di capitali privati a cui poi devono ripagare i precedenti debiti. Ma i mercati di capitali privati possono a un certo punto impaurirsi per sta catena di debiti su debiti, e smettere di dargli i soldi, per cui l’Italia, la Grecia, o il Portogallo possono fallire, e smettere di ripagare i debiti con quei mercati di capitali privati. E allora i mercati di capitali privati chiedono all’Italia, alla Grecia, Spagna, Irlanda o al Portogallo tassi d’interesse molto alti per tutelarsi dal rischio fallimento di quegli Stati. Ma non alla Germania, o alla Francia che hanno debiti minori.

Allora, qual è il punto ovvio? Che non è l’alto debito degli Stati che ha causato il fatto che i mercati di capitali privati ci prestassero a tassi molto più alti che alla Germania, ma il fatto che quegli Stati con alto debito HANNO PERSO LA LORO ABILITA’ DI RIPAGARE OGNI DEBITO SENZA PROBLEMI PERCHE’ HANNO PERDUTO LA LORO ABILITA’ DI STAMPARE MONETA SENZA LIMITI QUANDO RINUNCIARONO ALLE LORO MONETE SOVRANE A FAVORE DELL’EURO. Prima, quando lo stesso avevano alti debiti ma avevano la propria moneta per ripagarli, non esisteva nessuna crisi, né problema di spread, né panico.

Cioè, cari lettori, il dramma è l’adozione dell’euro, non i debiti alti. Questo i mercati di capitali privali lo capirono subito, e lo dissero subito.

Immaginate una metafora per essere ancora più chiaro: tutti gli Stati sono alla linea di partenza per i 100 metri, e ciascuno ha attaccato a un piede un foglio di carta velina con disegnata una palla di piombo che rappresenta il debito pubblico. Qualche Stato ha un disegno più grande, altri più piccolo, ma sono sempre pezzi di carta velina. Questa condizione rappresenta gli Stati prima dell’euro, quando le dimensioni del debito pubblico ERANO IRRILEVANTI, perché con le loro monete sovrane lo potevano sempre ripagare, e quindi i mercati di capitali privali non si preoccupavano. Ma immaginate che di colpo, a causa dell’arrivo dell’euro, quei disegni di carta velina si trasformano in vere palle di piombo, vero metallo non carta. Questa condizione rappresenta gli Stati che con l’adozione dell’euro devono andare a prestito dai privati per ripagare il debito, non possono più emettere la loro moneta. E’ chiaro che a questo punto la gara è viziata dalle dimensioni della palla di piombo, e la Germania, che sulla carta ce l’aveva più piccola e ora è più piccola anche in piombo, adesso sa di poter vincere, mentre prima no, perché la grandezza della palla non contava essendo solo un disegno su carta. Infatti PRIMA dell’euro l’indebitatissima Italia era la PRIMA POTENZA INDUSTRIALE d’Europa, ma dopo l’euro è diventata la penultima.

Quindi è ovvio che all’inizio della gara dell’Eurozona la Germania è partita avvantaggiata da subito, e a Berlino lo sapevano che questo gli sarebbe andato a favore. Noi stupidi italiani manco ci abbiamo pensato.

E arriviamo alle elezioni. La Germania è messa male, ma rispetto a Italia o Spagna o Irlanda o Grecia (e ora anche Francia) è messa molto meglio a causa appunto di quella gara truccata. I cittadini tedeschi, che ignorano i meccanismi sopra descritti, hanno semplicemente pensato: “Bé, c’è una crisi generale, che ha colpito un po’ anche noi, ma gli altri sono messi moooolto peggio, per cui il merito deve essere della Merkel che ci ha traghettati attraverso la crisi stando primi in classifica. Ok, la votiamo”. Questo è successo. I tedeschi ignorano che la Germania è messa un po’ meglio solo per merito della gara truccata, e non dei politici, e ignorano che senza l’euro è probabile che anche loro starebbero meglio in tutto.

Spero sia chiaro.

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Il Governo Letta giura. Tra ieri ed oggi ucciso un Carabiniere e durante la cerimonia feriti davanti a Palazzo Chigi 2 Carabinieri. Ieri trovata vuota la valigetta del Prefetto Generale dei Carabiniere Carlo Alberto dalla Chiesa

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Governo, incarico a Enrico Letta

Il 24 aprile 2013 il Capo dello Stato ha chiesto un resoconto della direzione del Pd per individuare il nome con maggior sostegno nel partito. Renzi bloccato dal Pdl, Amato avrebbe rischiato di spaccare i democrat

Sarebbe Enrico Letta il premier incaricato da Giorgio Napolitano per formare il nuovo governo. Napolitano lo ha convocato al Colle per le 12,30.

Dal Pd non arriva nessuna conferma ma sarebbe questa la scelta maturata nella notte dal Presidente della Repubblica. Nel lungo colloquio avuto ieri da Giorgio Napolitano con la delegazione del Pd, guidata dallo stesso Letta, il Capo dello Stato avrebbe chiesto un dettagliato resoconto della direzione del partito e delle posizioni delle varie `anime´. L’obiettivo era capire, dopo che il Pdl aveva espresso preferenza per Giuliano Amato, quale nome avrebbe avuto maggiori garanzie di sostegno all’interno del Partito democratico.

Enrico Letta, vicesegretario del Pd, è stato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dal 2006 al 2008 nel secondo governo Prodi.

Ieri sera le quotazioni di Letta sono salite dopo l’incontro della delegazione del Pd con il Capo dello Stato, e dopo che il vicesegretario del Pd ha ottenuto il semaforo verde da parte di Berlusconi, che non fa obiezioni sul suo nome. La candidatura di Matteo Renzi sarebbe stata bloccata, a quanto pare, dai veti del Pdl. Il nome di Amato sarebbe invece stato dirompente per un partito, il Pd, sull’orlo di una crisi di nervi. Proprio perché il voto di fiducia sarà palese, i `no´ pubblici rischierebbero di diventare una rappresentazione plastica di una scissione che tutti danno per scontata.

«E bene chiarire al Pd che per noi non ci sarà un nuovo caso Marini, non daremo il sostegno a uno di loro cui loro non daranno un sostegno reale, visibile». Lo dice Angelino Alfano. «Se si tratta di un governicchio qualsiasi, semibalneare, lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo” Questa la dichiarazione del segretario pdl: «Abbiamo la netta impressione che il PD un governo forte non voglia farlo, ma non possa dirlo. È desolante la lettura, sui giornali di questa mattina, delle dichiarazioni di numerosissimi esponenti del Partito Democratico. Un florilegio di attacchi al Popolo della Libertà, al suo leader e alla storia del nostro partito, unito a organigrammi, nomi, poltrone e cadreghe varie. Il tutto aggravato da una inquietante sudditanza psicologica a una sorta di primato dei tecnici. Prima ancora di sapere chi sia il presidente incaricato, è bene chiarire al Pd che per noi non ci sarà un nuovo caso Marini, non daremo il sostegno a uno di loro cui loro non daranno un sostegno reale, visibile, con nomi che rendano evidente questo sostegno e con un programma fiscale chiarissimo ed inequivocabile. Non intendiamo pagare altri prezzi per la nostra lealtà e ribadiamo che o il governo è forte, politico (con i tecnici abbiamo già dato), duraturo e capace di affrontare la crisi economica oppure, se si tratta di un governicchio qualsiasi, semibalneare, lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo».

http://www.lastampa.it/2013/04/24/italia/politica/governo-enrico-letta-verso-l-incarico-7Qc4QB8OYHV5WjxBqW9WRI/pagina.html

Governo,Enrico Letta al quirinale alle 12,30
http://www.tgcom24.mediaset.it/

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Chi è Enrico Letta

Il dirigente più “algido” del Pd è l’altro papabile al premierato del governo imposto da Napolitano. Un uomo della Trilateral al posto di comando. Di nuovo.

Enrico Letta, toscano, cresciuto dentro il centro studi Nomisma di Romano Prodi, è uno dei dirigenti del Pd sul viso del quale non abbiamo mai visto l’accenno di un sorriso. Potrebbe essere un soggetto adatto per annunciare e propinare le soluzioni finali in materia economico-sociale. E’ stato diverse volte ministro nei governi D’Alema e Amato e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con Romano Prodi. Suo zio Gianni Letta è invece stato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con Berlusconi. Una famiglia di sottosegretari. Sarebbe decisamente singolare se lui diventasse premier e lo zio fosse di nuovo sottosegretario.

È segretario generale dell’Arel, Agenzia per le Ricerche e le Legislazioni fondata da Nino Andreatta, il più ultraliberista tra i ministri egli economisti democristiani, quello che nel 1992 annunciò che per rientrare dal debito pubblico occorreva “ridurre il reddito delle famiglie italiane di almeno 5milioni di lire”.Lo hanno detto e lo hanno fatto, e le conseguenze le stiamo verificando tutti.

Enrico Letta è membro del comitato europeo della Trilateral, (di cui Monti era il Presidente). Nel 2012 ha partecipato alla riunione del Gruppo Bildeberg presso Chantilly, negli USA. Letta è anche membro del comitato esecutivo dell’Aspen Institute Italia, organizzazione statunitense finanziata anche dalla Rockefeller Brothers Fund, che si pone come obiettivo quello di incoraggiare le leadership illuminate, le idee e i valori senza tempo.

Non è del tutto libero da ombre – da verificare certo – ma sempre ombre.

Nel gennaio 2012 Luigi Lusi, l’ex tesoriere della Margherita, è iscritto nel registro degli indagati per aver sottratto, secondo la procura di Roma, ingenti somme di denaro dalle casse del partito. Lusi ha sostenuto che parte di tali soldi sono andati a diversi appartenenti al partito, tra cui Enrico Letta

Redazione Contropiano

http://www.contropiano.org/news-politica/item/16124-chi-è-enrico-letta

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IL TALEBANO DELL’EURO COME PREMIER

FONTE: COBRAF.COM

Perchè hanno messo Enrico Letta ?

Perchè il suo primo incarico importante è stato la Commissione per l’Euro nel 1994-1997 e ha persino scritto un libro intitolato: “Euro sì. Morire per Maastricht”, Roma-Bari, Laterza, 1997 in cui scrive che vale la pena di morire per l’Euro e Maastricht come nel 1939 valeva la pena di “morire per la Polonia” e che …non c’e’ un Paese che abbia, come l’Italia, tanto da guadagnare nella costruzione di … una moneta unica….” (2) e…”abbiamo moltissimi imprenditori piccoli e medi che … quando davanti ai loro occhi si spalanchera’ il grandissimo mercato europeo, sara’ come invitarli a una vendemmia in campagna. E’ impossibile che non abbiano successo…il mercato della …moneta unica sara’ una buona scuola. Ci troveremo bene… (3) ”

Enrico Letta di tutti i politici italiani è il più affidabile, è il cane più fedele ai padroni esteri, Letta è stato dall’inizio un fanatico talebano dell’Euro e giustamente ora i suoi padroni lo ricompensano nominandolo premier, con la complicità di Berlusconi che vuole evitare le condanne, di Monti e Casini che sono comprati di peso e dei PD (ex-PDS ex-Ulivo ex-PCI) che hanno una tradizione di vendersi agli stranieri dai tempi dell’URSS

Oltre a questo ha il resume giusto: Letta è …membro del comitato europeo della Commissione Trilaterale (4), un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller [3]. Nel 2012 ha partecipato alla riunione del Gruppo Bilderberg (5) presso Chantilly, Virginia, USA….È anche membro del comitato esecutivo dell’Aspen Institute Italia (6) un’organizzazione americana finanziata anche dalla Rockefeller Brothers Fund, che si pone come obiettivo quello di incoraggiare le leadership illuminate, “le idee e i valori senza tempo…”.

Questo è un tizio a cui andrebbe tolta la cittadinanza e andrebbe deportato dall’Italia, come si fa con i clandestini, perchè è una quinta colonna, una spia, un inflitrato.

Fonte: http://www.cobraf.com
24.04.2013

1) http://archiviostorico.corriere.it/1997/giugno/04/Morire_per_Maastricht_sacrifici_porteranno_co_0_97060411003.shtml
2) http://archiviostorico.corriere.it/1997/giugno/04/Morire_per_Maastricht_sacrifici_porteranno_co_0_97060411003.shtml
3) http://archiviostorico.corriere.it/1997/giugno/04/Morire_per_Maastricht_sacrifici_porteranno_co_0_97060411003.shtml
4) http://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Letta
5) http://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Letta
6) http://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Letta

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“Amico mio, chissà quante volte tu hai dato il voto a un uomo politico corrotto, ignorante e stupido, solo perché una volta al potere ti poteva garantire una raccomandazione, la promozione a un concorso, l’assunzione di un tuo parente, una licenza edilizia di sgarro. Così facendo tu e milioni di altri cittadini italiani avete riempito i parlamenti e le assemblee regionali e comunali degli uomini peggiori, spiritualmente più laidi, più disponibili alla truffa civile, più dannosi alla società. Di tutto quello che accade oggi in questa nazione, la prima e maggiore colpa è tua” (Giuseppe Fava).

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Hanno messo Letta perchè la regola ferrea andava osservata: “via un massone ne arriva un altro.” Non ci sono altri motivi. Gli illuminati non mollano il potere che hanno preso con l’unità d’Italia. I fratelli d’Italia dell’inno di Mameli sono i fratelli massoni, non i cittadini italiani. Interessante la militanza in campi (apparentemente ) opposti di zio e nipote. Molto intelligentemente applicano il modus operandi della diplomazia inglese: giocare su due tavoli, uno vince di sicuro.

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Parola di Enrico Letta

26 aprile 2013 a 07:53 (Mondo Vecchio e Complotti, Verità scomode)
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ENRICO-LETTA-PREMIER-BIGLIETTO«Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia, nasca un governo Bersani-Berlusconi non ha senso. Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile»

Enrico Letta, 8 aprile 2013.

«I contrasti aspri tra le forze politiche rendono non idoneo un governissimo con forze politiche tradizionali»

Enrico Letta, 29 marzo 2013.

“Sembrerà assurdo, ma se non si era ancora capito, io sono un grande fan di Berlusconi. Berlusconi ha fatto la storia d’Italia degli ultimi 10 anni, anche se vorrei che fosse meno sborone e raccontasse meno balle agli italiani. (…) Mantengo una linea molto critica con Berlusconi, ma vorrei fargli un appello inedito. Vorrei, a prescindere dall’esito delle prossime elezioni, dicesse subito che lui si impegna a rimanere nella vita politica italiana e a mantenere la sua leadership del Polo. Perché il mio grande timore è che un Berlusconi che pareggi o perda faccia un biglietto per Tahiti. Se Berlusconi facesse questo gesto sarebbe la tomba del bipolarismo italiano. farebbe precipitare il centrodestra indietro di 10 anni”.

Enrico Letta, 18 settembre 2005, Ansa

“Nel mio governo ideale vorrei gente in gamba, anche se sta nella Casa della Libertà di Berlusconi: penso a mio zio Gianni, a Casini, a Tabacci, a Vietti e a Tremonti”.

Enrico Letta, 15 settembre 2007, dal Corriere della Sera

“I contenuti della lettera di Draghi e Trichet rappresentano la base su cui impostare politiche per far uscire l’Italia dalla crisi. Qualunque governo succederà al governo Berlusconi dovrà ripartire dai contenuti di quella lettera”

Enrico Letta, 29 settembre 2011, dal suo sito personale

“Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall’esterno. Sia ufficialmente (Bersani mi chiede per es. di interagire sulla questione dei vice) sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono!”.

Enrico Letta, 18 novembre 2011, bigliettino inviato a Mario Monti durante il dibattito sulla fiducia

“Il 2011 è stato l’anno che ha definitivamente consacrato Napolitano come forse il più grande presidente della Repubblica che l’Italia abbia avuto. Ha letteralmente salvato il Paese insieme a Monti”.

Enrico Letta, 31 dicembre 2011, su face book

“Preferisco che i voti vadano al Pdl, piuttosto che dispersi verso Grillo”.

Enrico Letta, 13 luglio 2012, dal Corriere della Sera

«Bisogna fare la riforma elettorale. Nelle prossime tre settimane il Porcellum va mandato definitivamente a casa»

Enrico Letta, 9 giugno 2012.

«Se non cambiamo il Porcellum possiamo fare anche il carpiato con tre avvitamenti ma non ce la faremo a rilegittimare la politica e a tornare alla buona politica»

Enrico Letta, 14 luglio 2012.

Nel colloquio con Gianni Letta, gli americani notano un particolare: «La cosa interessante», scrivono, «è che Letta aveva l’esatto conteggio dei voti prima ancora che la Corte di Cassazione lo annunciasse: il risultato è stato annunciato poco dopo la fine dell’incontro con la delegazione». Un dettaglio interessante, viste le polemiche sulle elezioni politiche dell’aprile 2006, in cui il giornalista Enrico Deaglio parlò di brogli.

Il 24 maggio 2006, esattamente un mese dopo il colloquio di Gianni Letta con la delegazione americana, il governo Prodi è in sella e l’ambasciatore Usa a Roma, Ronald Spogli, incontra un nuovo Letta: Enrico, «sottosegretario del primo ministro (nipote del sottosegretario di Berlusconi, Gianni Letta)», scrive Spogli (il cablo è disponibile qui: https://www.wikileaks.org/plusd/cables/06ROME1590_a.html)

Anche in questo caso, gli Usa vogliono capire cosa li aspetta, come si muoverà l’Italia di Prodi. Enrico Letta spiega di ritenere che l’Italia supporterà le posizioni degli Stati Uniti su Israele e i palestinesi, che lui personalmente vede le basi Usa in Italia come un fattore positivo. Il giovane Letta si descrive come «fortemente pro-americano», spiegando di considerare le relazioni Italia-Usa essenziali.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/zio-e-nipote-gli-amici-americani/2205763//1

Enrico Letta è anche membro della Trilateral e nel 2012 ha partecipato alla riunione del gruppo Bildelberg a Chantilly, in Virginia. Letta junior, disse al ‘Corriere’ il suo amico Lapo Pistelli, nel lontano 2006, «è l’Amato del Duemila» perché «al pari di Giuliano è dentro tutti i giochi. In quelli di Prodi e in quelli di Walter Veltroni, in quelli di Massimo D’Alema e in quelli di Pierferdinando Casini. Addirittura in quelli di Giulio Tremonti». Mai ritratto fu più azzeccato.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/incarico-a-letta-ecco-perche/2205541//1

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486797_565320006822681_1717414007_nA sfogliare i libroni dei contributi registrati alla Camera dei deputati, si scopre che la sinistra italiana, negli ultimi dieci anni, spesso non ha guardato troppo per il sottile di fronte a un generoso imprenditore. Per restare in tema di acciaierie, Enrico Letta ha incassato 40 mila euro nel 2008, proprio come Bersani, dall’associazione padronale di categoria, quella Federacciai che vanta come vicepresidente Nicola Riva, ora indagato a Taranto per inquinamento. Letta è uno dei politici di sinistra più graditi agli imprenditori.
http://shop.ilfattoquotidiano.it/2012/12/01/soldi-dalle-aziende-a-dalema-letta-vendola-e-gli-altri/

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376079_444344955648494_1733803721_n

«In Italia non è possibile che, neppure in una situazione d’emergenza, le maggiori forze politiche del centrosinistra e del centrodestra formino un governo insieme» (Massimo D’Alema, 8 marzo 2013).

«Il Pd è unito su una proposta chiara. Noi diciamo no a ipotesi di governissimi con la destra» (Anna Finocchiaro, 5 marzo 2013).

«Fare cose non comprensibili dagli elettori non sono utili né per l’Italia né per gli italiani. Non mi pare questa la strada». (Beppe Fioroni, 25 marzo 2013).

«Non si può riproporre qui una grande coalizione come in Germania. Non ci sono le condizioni per avere in uno stesso governo Bersani, Letta, Berlusconi e Alfano» (Dario Franceschini, 23 aprile 2013).

«Sono contrario a un governo Pd-Pdl» (Andrea Orlando, 22 aprile 2013).

«Abbiamo sempre escluso le larghe intese e le ipotesi di governissimo» (Rosy Bindi, 21 aprile 2013).

«Serve un governo del cambiamento che possa dare risposta ai grandi problemi dell’Italia. Nessun governissimo Pd-Pdl» (Roberto Speranza, 8 aprile 2013).
«Non dobbiamo avere paura di confrontarci con gli altri, ma non significa fare un governo con ministri del Pd e del Pdl. La prospettiva non è una formula politicista come il governissimo, è quel governo di cambiamento di cui l’Italia ha bisogno» (Roberto Speranza, 7 aprile 2013).

«L’alternativa non può essere o voto anticipato o alleanza stretta tra Pd e Pdl» (Roberto Speranza, 7 aprile 2013).

«Lo dico con anticipo, io un’alleanza con Berlusconi non la voto» (Emanuele Fiano, 28 febbraio 2013).

«I nostri elettori non capirebbero un accordo con Berlusconi» (Ivan Scalfarotto, 28 febbraio).

«Non c’è nessun inciucio: se questa elezione fosse il preludio per un governissimo io non ci sto e non ci starebbe neanche il Pd» (Cesare Damiano, 18 aprile 2013).

«Serve un governo di cambiamento vero ed è impensabile farlo con chi in questi anni ha sempre dimostrato di avere idee opposte alle nostre» (Fausto Raciti, 14 aprile 2013).

«Un governo Pd-Pdl è inimmaginabile» (Matteo Orfini, 27 marzo 2013)

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/quando-il-pd-diceva-mai-con-b/2205721

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Sul Sole 24 Ore di oggi compaiono, a partire dalla prima pagina, ben tre lunghissimi articoli di Enrico Letta, più un articolo di Arel, l’agenzia di cui Enrico Letta è segretario generale e come se non bastasse vi è anche uno sconfinato articolo di Dino Pesole che ricostruisce in modo elogiativo la carriera del nuovo Presidente incaricato. Se qualcuno avesse mai avuto dei dubbi su quale fosse il parere di Confindustria sul nascente governo e il suo presidente, può mettersi tranquillo.

Alfonso Gianni, facebook, 26 aprile 2013

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Italia: dittatura Bilderberg

L’ennesimo Governo fantoccio, con a capo una marionetta della Commissione Trilaterale, a cui spetterà il lavoro sporco finale. Un altro calcio alla democrazia, in un Belpaese privo di libertà, dove regna la dittatura per conto terzi. Altro che giustizia sociale.
In un’Italia priva di sovranità l’esito politico è scontato: è l’élite mondiale a decidere chi fa il Presidente della Repubblica e chi fa il Primo Ministro. Così è stato recitato il copione stabilito oltre oceano.

Grazie anche alle elezioni di facciata, con una legge elettorale incostituzionale, al Quirinale è stato confermato Giorgio Napolitano, un servo fedele del sistema di potere anglo-americano.

Addirittura, il “nuovo” Presidente del Consiglio dei Ministri, già vice presidente dell’Aspen Institute Italia, è affiliato ad una banda criminale: il Bilderberg Group, emanazione di David Rockefeller.

Nello Stivale al peggio non c’è mai fine: colonizzati e sottomessi ai voleri del Nuovo Ordine Mondiale (NWO) che nei suoi piani prevede la drastica riduzione della popolazione umana, italiane ed italiani compresi.

La stragrande maggioranza del popolo sovrano non sa che la Costituzione italiana è stata annullata dal Trattato di Lisbona.

Una dittatura si può solo abbattere…

Gianni Lannes

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Napolitano non è solo un servo ma un traditore della patria. già denunciato per aver obbedito agli ordini di paesi stranieri sulla politica interna ed economica della nazione su sua esclusiva responsabilità e senza consultare ne la camera, ne il senato.
Assieme al direttore della BCE italiano avìche lui e non autorizzato a intervanire nelle questioni di politica interna di un paese a pari titolo della UE !

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MORIRE PER MAASTRICHT, CON ENRICO LETTA E L’EUROGENDFOR (IL MATRIMONIO TRA PARTITOCRAZIA E POTERI FORTI PORTERA’ MISERIA E REPRESSIONE VIOLENTA)

DI MARCO DELLA LUNA
marcodellaluna.info

Obbedienza a Maastricht fino alla morte: parola di Enrico Letta

Rieleggere Napolitano al Colle e puntare decisi a legittimare con una riforma costituzionale il presidenzialismo di fatto, svuotando di poteri e dignità il parlamento in favore della Commissione Europea, della BCE e del Quirinale, serve appunto a questo. E’ stata subito confermata la linea (pseudo)neoliberista e fiscalista, gli uomini del Bilderberg, del FMI e dell’UE sono i primi a congratularsi.

E Napolitano, col plauso di quasi tutti, incluso Berlusconi, incarica di formare il governissimo “senza alternative” l’on. Enrico Letta, che, come economista e come politico, è assolutamente improponibile per il ruolo di premier, dato ciò che ha fatto, ciò che è stato e ciò che è tuttora. Però si capisce anche perché e per cosa è stato scelto…

Cresciuto nella scuola economica di Andreatta (autore di quella riforma monetaria che gettò il debito pubblico italiano nelle grinfie della vorace speculazione internazionale, facendolo raddoppiare in rapporto al pil nel giro di pochi anni) nonché di Prodi (autore, con Draghi, della deregulation bancaria del 1999, che ha consentito alle banche di giocare nella bisca dei mercati speculativi coi soldi dei risparmiatori); di Prodi fu anche sottosegretario alla Presidenza del consiglio. Enrico è inoltre membro di organismi di area Rockefeller ( Aspen Institute, Trilateral Commission), frequentatore del Bilderberg, ossia dei fari illuminanti della finanziarizzazione, della liberalizzazione (o pseudo-liberalizzazione, se consideriamo che la fiscalizzazione dei danni da frode non rientra certo nel liberalismo), della globalizzazione dell’economia e del mondo intero. Coerentemente con questa linea di ingegneria finanziaria e sociale, Enrico Letta, già membro della commissione per l’Euro 1994-1997, ha persino scritto un libro intitolato: “Euro sì. Morire per Maastricht”, Laterza 1997, in cui afferma che vale la pena di morire per l’Euro e Maastricht come nel 1939 valeva la pena di “morire per la Polonia” e che …non c’è un Paese che abbia, come l’Italia, tanto da guadagnare nella costruzione di … una moneta unica….” (2) e…”abbiamo moltissimi imprenditori piccoli e medi che … quando davanti ai loro occhi si spalancherà il grandissimo mercato europeo, sarà come invitarli a una vendemmia in campagna. E’ impossibile che non abbiano successo…il mercato della …moneta unica sarà una buona scuola. Ci troveremo bene… (3) ” (Fonte: Perché hanno messo Enrico Letta? in http://www.cobraf.com) 24.04.2013 su comedonchisciotte qui .

Quindi Letta, come economista e come partecipe delle istituzioni di ambito monetario, o non capiva dove si stava andando – e allora è un pessimo economista – oppure voleva che le cose andassero così – e allora era ed è in palese conflitto di interessi con l’intera nazione. In realtà, egli non solo non aveva avvertito verso che cosa si andava con Maastricht, col blocco dei cambi, coi vincoli di bilancio, con la deregulation bancaria – non solo non aveva lanciato l’allarme, ma ha sempre spinto in quella direzione, e ha professato un’obbedienza rigida, fino alla morte, verso quelle illuminate riforme, anzi pare abbia addirittura contribuito a pianificarle.

Siamo seri: come si fa a non sapere che, se si blocca l’aggiustamento dei cambi tra alcuni paesi imponendo una moneta unica, e li si priva degli strumenti monetari macroeconomici (regolazione del money supply, fissazione dei tassi), inevitabilmente si generano squilibri della bilancia dei pagamenti che crescono fino a determinare lo svuotamento di capitali e industrie e lavoratori qualificati a danno dei paesi meno competitivi e a vantaggio di quelli più competitivi, a meno che non si costituisca e si faccia funzionare un governo federale con un bilancio federale che provveda alla redistribuzione dei surplus? e come fa a non sapere che una banca centrale unica, per giunta privata della facoltà di finanziare i singoli Stati, e avente l’unico fine istituzionale di proteggere il potere di acquisto della moneta? Non è credibile che l’enfant prodige Enrico non sapesse queste cose e neppure leggesse quegli economisti normalmente dotati e normalmente liberi che lo preannunciavano.

Quindi diffidenza radicale verso di lui, non solo come economista, ma anche come statista, come cristiano, come uomo di sinistra. Come uomo tout court.

“Tutto ciò che fa il parlamento è democratico” rassicura Stefano Rodotà, candidato dal M5S, dall’alto delle sue laute e meritate rendite pubbliche, dimenticando di precisare:. “Soprattutto se quel parlamento è un parlamento di nominati, nominati da non più di venti persone delle segreterie/cda dei partiti”.

La partitocrazia poteva salvarsi solo garantendo gli interessi dei poteri forti internazionali sull’Italia.

Napolitano già nel 2006 aveva apposto la sua firma accanto a quella del premier Prodi, sulla riforma dello Statuto della Banca d’Italia, riforma reclamata da Draghi per legittimare la piena proprietà privata della stessa Banca d’Italia. Che poi si è mossa o non mossa come abbiamo visto nel caso MPS. Anche quella è stata un’avanzata privatizzazione di un potere pubblico sovrano, quello monetario.

Napolitano, nel novembre del 2011, su richiesta della Merkel e di altri, aveva sostituito Monti a Berlusconi, e poi ha sostenuto vigorosamente tutta la politica finanziaria ed economica di Monti, pur vedendo i disastri che essa cagionava al Paese, nella sua obbedienza alle prescrizioni della Germania.

Napolitano, da ultimo, ha concesso la grazia all’agente della CIA, col Joseph Romano, già condannato, che rapì, su suolo italiano, Abu Omar, per farlo torturare in Egitto – l’ha concessa senza che nemmeno Romano dovesse disturbarsi per richiederla.

Napolitano il 24.04.13 ha dato l’incarico di formare il nuovo governo a Enrico Letta, PD,, economista della scuola di Andreatta e di Prodi (autori, come abbiamo visto, delle riforme più perniciose per il paese, già sottosegretario alla presidenza del consiglio sotto Prodi, dirigente dell’Aspen Institute Italia, frequentatore del Gruppo Bilderberg, membro della Trilateral Commission – tutti organismi di segno neoliberista, legati alla grande finanza apolide, e propugnatori dei progetti illuminati della migliore cultura massonica.

Molti sentivano il bisogno di un presidente della Repubblica che facesse gli interessi del popolo rispetto a quelli del capitalismo privato, e dell’Italia rispetto a quella degli stranieri. Sono stati frustrati.

Ora a Napolitano si conferma, all’interno, la richiesta di farsi da garante della coesione della partitocrazia necessaria alla tutela degli interessi della partitocrazia stessa; e, dall’esterno, di farsi garante della obbedienza dell’Italia alle potenze dominanti, e a una politica economico-finanziaria suicida, che avvantaggia il capitalismo bancario straniero a danno degli italiani.

E’ a questa richiesta che si deve il suo successo e la sua ri-elezione, a questa capacità di duplice e congiunta garanzia, di giunzione tra gli interessi forti esterni e quelli sempre meno forti interni, che gli assicura il sostegno “delle cancellerie che contano”?

In ogni caso, sia chiaro che non intendo esprimere un giudizio politicamente o moralmente negativo su Napolitano: il ruolo che egli svolge sicuramente non è esaltante, i suoi atti sopra ricordati nemmeno, ma probabilmente l’uno e gli altri non sono una scelta sua, derivano ineluttabilmente dai vincoli gravanti sull’Italia nel contesto e nella gerarchia internazionale. Non è improbabile che Napolitano per primo deplori ciò che è costretto a fare, e che stia cercando di limitare le sofferenze degli italiani nel corso di un processo che non ha avviato e che non può arrestare.

Confermata la policy recessiva: quindi aspettiamoci agitazioni popolari e prepariamoci alla violenza di Stato e dell’Unione Europea

La partitocrazia, traballante per la sua delegittimazione e i disastri delle sue scelte, rinuncia a ogni finzione di cambiamento invocato dalla gente, modifica come e quanto serve la costituzione, e si prende qualche mese aggiuntivo ricompattandosi e mummificandosi. Ha un anno e mezzo al massimo, per realizzare due cose:

-o rilegittimarsi attraverso un rilancio dell’economia e dell’efficienza del sistema paese;

-oppure allestire un apparato autocratico di repressione e di intimidazione poliziesche con cui domare l’inevitabile rabbia di popolo, che potrebbe sfociare nella prima rivoluzione italiana (la quale sarebbe anche la prima azione collettiva unificante e fondatrice di una unità nazionale italiana, sinora n on realizzatasi).

Qualcuno pensa che, fra altri sei mesi di peggioramento economico quale stiamo avendo da anni, si potrà governare gli italiani col loro consenso e con le buone, senza ricorrere alla violenza di Stato? Ricordo che in Italia la ragion di Stato è ricorsa alle stragi terroristiche per delegittimare il dissenso radicale su temi socio-economici in altri periodi critici.

Vorrei poter pensare che un governissimo di scopo, o un governo di unità e salvezza nazionali, possa rilanciare l’Italia, forte della straordinaria ampiezza della sua maggioranza; e non posso escludere, onestamente, che sia questo il disegno anche di Napolitano, oltre che dei capi di Pd. Pdl, Scelta Civica. Ma non lo credo proprio.

Purtroppo, però e per ora, la continuazione sulla linea del rigore suicida è stata confermata, il programma dei partiti in campo e quello dei Dieci saggi è risibile in rapporto ai problemi economici, e del resto gli strumenti per una diversa politica finanziaria mancano, essendo stata ceduta la sovranità non solo monetaria, ma anche fiscale e finanziaria, ed essendo stato eretto a norma costituzionale il dogma monetarista Inoltre, ai partiti manca la competenza tecnica-economica e i loro uomini sono specializzati e selezionati nel senso che sappiamo; infine, le larghe intese sono automaticamente spartitorie. Gli strumenti per la seconda soluzione, la soluzione repressiva, invece, ci sono tutti, grazie al MES, al Trattato di Lisbona e all’Eurogendfor, che è il corpo di polizia antirivolta europea, approvato da tutto il parlamento il 09.03.10, composto esclusivamente di corpi militari e non civili, sottratto alla normale responsabilità e giurisdizione, e per ora senza limitazioni nei tipi di armi che può usare contro i civili – vedi gas e armi elettromagnetiche e acustiche più o meno subletali.E’ sostanzialmente un corpo di polizia quasi-militare straniero che il Cimin, comitato dei ministri degli interni europei, farà invitare dai governi sul cui territorio vi siano tensioni sociali, specialmente dovute a proteste popolari contro le misure economiche e fiscali imposte a tutela della grande finanza, come già avvenuto in Grecia.

Non è un esercito comune e paritario dei popoli europei, creato per difendersi da possibili attacchi esterni. E’ l’esercito dei banchieri e dei paesi creditori, creato per tener sottomessi i popoli debitori e farli pagare e prendergli i risparmi e i redditi4.

Immaginatevi reparti di polizia militarizzata formati di tedeschi mandati contro una sommossa popolare di italiani disperati e rovinati dalle politiche finanziarie fatte in obbedienza a Berlino e nel suo interesse. Militari tedeschi che vedono gli italiani come gente con poca voglia di lavorare e molta di sprecare, che minaccia il loro benessere e la loro egemonia. Militari tedeschi che sanno che, per ciò che faranno, non saranno soggetti a giudici italiani. Militari tedeschi che sanno che il governo italiano dipende dal sì tedesco per poter continuare a sostenere il proprio debito pubblico. Quanti scrupoli avranno, a tirare il grilletto? E quelli che hanno firmato l’adesione o sottomissione dell’Italia a questa Eurogendfor sono tra coloro che vanno solennemente a commemorare Marzabotto, S. Anna di Stazzema e le fosse Ardeatine… Da “Morire per Maastricht” a “Uccidere per Maastricht!” L’Italia neorepubblichina fa leggi per legittimare chi la dovrà occupare.

Insomma, sapendo che l’economia italiana non ripartirà, soprattutto con la linea di austerità che è già stata riconfermata, è ovvio che il governo delle larghe intese avrà come asse portante, oltre all’attacco al risparmio, alla residua ricchezza degli italiani, l’organizzazione di un forte apparato autoritario e repressivo, iniziando con un adeguato battage mediatico preparatorio, che lo giustifichi moralmente.

“Il dissenso può essere espresso solo nelle forme della legalità”, continua la rassicurazione di Rodotà, dall’alto dei suoi redditi e della sua autorevolezza di sinistra. Ma che fare se le forme della legalità vengono svuotate e calpestate dal palazzo che difende i suoi interessi contro quelli di un popolo che non rappresenta, anzi tradisce? Emigrare o insorgere, o aspettare che la schifezza marcisca del tutto e cada da sé? I miei lettori sanno che io raccomando l’emigrazione e sono convinto che gli italiani siano incapaci di una ribellione politica – e proprio per questo i politici italiani possono permettersi di fare ciò che fanno. Con i francesi, gli inglesi o gli americani, non si azzarderebbero.

Marco Della Luna
Fonte: http://marcodellaluna.info
Link: http://marcodellaluna.info/sito/2013/04/25/morire-per-maastricht-con-enrico-letta-e-leurogendfor/
25.04.2013

1) http://archiviostorico.corriere.it/1997/giugno/04/Morire_per_Maastricht_sacrifici_porteranno_co_0_97060411003.shtml
2) http://archiviostorico.corriere.it/1997/giugno/04/Morire_per_Maastricht_sacrifici_porteranno_co_0_97060411003.shtml
3) http://archiviostorico.corriere.it/1997/giugno/04/Morire_per_Maastricht_sacrifici_porteranno_co_0_97060411003.shtml
4)http://www.golemxiv.co.uk/2011/10/foreign-riot-police-now-operating-in-greece/

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-o rilegittimarsi attraverso un rilancio dell’economia e dell’efficienza del sistema paese; -oppure allestire un apparato autocratico di repressione e di intimidazione poliziesche con cui domare l’inevitabile rabbia di popolo, che potrebbe sfociare nella prima rivoluzione italiana (la quale sarebbe anche la prima azione collettiva unificante e fondatrice di una unità nazionale italiana, sinora n on realizzatasi). penso che la seconda sia più probabile. E’ dura, è un casino. ma solo così (forse) diventeremo un popolo. E verranno pulite tutte le scorie che abbiamo nella società, sia pubblica che privata. Chi vivrà vedrà.

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EUROPA: TEMPO PER UNA RIVALUTAZIONE DEI VALORI

DI OLGA SHEDROVA
strategic-culture.org

Senza alcuna esagerazione, gli eventi che si son susseguiti nei paesi dell’unione europea a seguito della crisi economica globale si possono definire come un disastro umanitario. Non secondo gli indicatori economici che rimangono alti. La catastrofe per gli abitanti dell’UE è stato il crollo del mondo a cui erano abituati, la distruzione di una apparentemente naturale collaborazione sociale tra stato e società, società e capitale.

Il grado di declino degli standard sociali europei è veramente impressionante…

Il ventisette percento dei bambini europei sotto i 18 anni sono a rischio povertà e esclusione sociale. Più precisamente, in Irlanda la percentuale è di 38, in Ungheria 40, in Lettonia 44 e in Bulgaria 56% (1).

L’UNESCO fornisce dati ancor più agghiaccianti: il 72,6 % dei bambini in Romania vive come mendicante. Secondo i dati di Eurostat per il 2011, 120 milioni di persone, o 24,2 % della popolazione dell’UE, fronteggiano la povertà e la perdita dei benefici della previdenza sociale. Nel 2010, questa situazione riguardava il 23,4% dei residenti nell’UE.

Quasi 670.000 di persone in Lituania vivono nella povertà, 10% delle quali hanno un lavoro a tempo pieno. Di questi 670 mila, il 22% vive nella “povertà assoluta”. Secondo un sondaggio svolto nel 2010 da Baltijos tyrimai (compagnia di ricerca di mercato e analisi dell’opinione pubblica Lituano-Britannica), il 10% dei Lituani vive senza cibo sufficiente. La situazione peggiore si ha nelle famiglie che stanno accertando la loro situazione finanziaria e che vivono in centri regionali e piccola città. Più della metà delle persone viventi in queste zone non hanno soldi a sufficienza per cibo e vestiti.

Nell’ultimo anno, il numero di persone riceventi cibo gratuito in Inghilterra è raddoppiato. Ogni tre giorni viene aperta una nuova cantina. Il numero di Inglesi viventi sotto la soglia di povertà è quasi giunto a 13 milioni. Molte donne inglesi si ritrovano a dover mangiare un giorno si e l’altro no, visto che tutto in famiglia è mangiato dai figli.

La quantità di aiuti alimentari ricevuti dall’Estonia dall’UE ha raggiunto livelli record nel 2010: 2571 tonnellate di derrate alimentari secche (pasta, cereali, zucchero ecc.) e 590.800 litri di olio di semi per un costo totale che supera i 2,2 milioni di euro. Il cibo sarà distribuito a 129.500 persone in un paese con una popolazione di 1,29 milioni.

L’organismo di beneficienza Caritas, associato alla chiesa cattolica, ha affermato che la povertà in Spagna “si è livellata e cronicizzata”. Nel 2007, 400.000 persone usufruivano regolarmente dei pasti gratuiti e dei pacchetti di cibo della Caritas, ma nel 2010 il numero è aumentato a 950.000. Inoltre, prima il problema sembrava riguardare principalmente le famiglie immigrate, mentre oggigiorno sembra essere giunto anche nelle case dei nativi spagnoli nell’età lavorativa.

Al momento, più di 80 milioni di abitanti dell’UE risultano senza-tetto, su un totale di 501,1 milioni. In altri termini, quasi il 16% dei cittadini europei non ha una casa. Un impiegato in un servizio medico di emergenza in Belgio ha detto: “Da quando ha colpito la crisi, e forse anche prima di essa, abbiamo iniziato a vedere un netto cambiamento tra i senza-tetto, contandone un numero maggiore proveniente dalla Francia, la Spagna e l’Olanda”. (2)

Anche i servizi sanitari stanno peggiorando. Per esempio, 1.165 persone sono morte di fame negli ospedali britannici negli ultimi quattro anni. Il Daily Mail ha osservato che nel 2011, 43 pazienti sono morti a causa della malnutrizione, 291 sono morti in uno stato di estremo esaurimento, e il numero di pazienti dimessi dagli ospedali in uno stato di esaurimento è raddoppiato e 5.558.

Piccole tragedie

E’ facile non notare il destino dei singoli individui quando si è inondati da numeri ed indicatori economici. In fondo, ogni singolo di questi milioni di destini rappresenta una tragedia.

Una madre in Estonia dice: “Lavoro ma guadagno il minimo sindacale. Il nostro appartamento è molto caro, siamo sopravvissuti a malapena all’inverno e tra un po’ sarà inverno di nuovo. Oggi ho detto ai miei figli che stiamo economizzando e di non mangiare così tante pagnotte perché avevano già avuto da mangiare e dovevamo far durare il cibo un paio di giorni in più…me ne vergogno. Vivo in un paese europeo, non in Africa. Mi vergogno del fatto che lavoro, ma non ho i soldi per comprare mutande ai miei figli, hanno solo due paia a testa, tra l’altro bucate. Temo enormemente la scuola che sta per riiniziare. Dovrò rivolgermi ai servizi sociali per chiedere aiuto. Forse mi aiuteranno. Ho 41 anni e non ho mai vissuto come sto vivendo adesso, giorno per giorno, affrontando il domani così come viene…”

La Caritas cita altri esempi di disperata povertà. “Una donna 56-enne vive con i suoi due figli e due nipoti, di sette e tre anni. I figli non hanno lavoro o il diritto di ricevere aiuti. Lei può contare su di un sostegno di 426 euro al mese (valido fino a novembre). L’affitto per il suo appartamento è di 276 euro.”

“Una signora anziana (74 anni) riceve una pensione di 340 euro e vive con suo figlio disabile di 50 anni.”

“Una madre, single, vive con i suoi quattro figli di età 16, 11, 4 e 3, e lavoro come donna delle pulizie per 434 euro al mese, 410 li spende di affitto.”

Sotto la minaccia di rimanere senza lavoro e perdere lo stato sociale, il numero di depressioni e suicidi in Europa sta crescendo drasticamente. Dall’inizio della crisi finanziaria il numero di suicidi è cresciuto dal 5 al 17%. Il numero di persone che si son tolte la vita in Inghilterra è cresciuto del 10%, fino a 6,75 ogni 100.000 abitanti, mentre in Grecia c’è stato un aumento del 40%. Nel 2011, la BBC ha svolto un sondaggio presso le strutture sanitarie scoprendo che, durante la crisi, i medici hanno prescritto il 40% in più di medicinali antidepressivi rispetto agli anni precedenti. (3)

Nella disperazione, la gente arriva sull’orlo della follia. Per esempio, in Spagna una donna era pronta a vendere uno dei suoi reni, parte del suo fegato, la cornea e uno dei suoi polmoni per racimolare abbastanza soldi per poter pagare il suo appartamento. Il comune di Valencia gli è andato in contro e ha deciso di ridurle l’affitto a 400 euro, ma lei non riesce a pagare neanche quelli visto che riceve un sussidio di soli 426 euro al mese. In cima a tutto, lei è disabile quindi le sue possibilità lavorative sono molto limitate. Sua figlia ventiduenne è una studentessa e riceve una piccola pensione da parte di suo padre, morto due anni fa.

Nel Marzo 2013, solo pochi giorni fa, il trentaseienne Plamen Goranov, che si dette fuoco davanti all’edificio comunale di Varna il 20 Febbraio in segno di protesta contro l’aumento dei prezzi dei servizi comunali, è morto. E’ stato il terzo caso di auto-immolazione dall’inizio della protesta nazionale bulgara.

Il direttore amministrativo del Bristish Centre for Medical Health, Andy Bell, crede che la sanità mentale dei senza-tetto, o di quelli che una casa ancora l’hanno ma vivono nella paura di perdere il lavoro, è diventata un serio problema sociale e medico.

La risposta dei governi alla loro gente

Invece di adottare misure di previdenza sociale o di ridistribuire più equamente gli introiti ed aiutare le fasce più deboli della società, i governi dei paesi dell’UE e le dirigenze delle organizzazioni europee stanno portando avanti una politica strettamente neoliberale. Il bilancio UE per il 2013 è stato ridotto del 2,2% e ha ridotto il deficit a 50 miliardi di euro. La politica fiscale dei paesi dell’UE è tale da non far altro che peggiorare i problemi sociali.

A fine settembre 2012, il governo spagnolo ha presentato un disegno di legge sul bilancio del 2013 e ha formulato una strategia sulla politica economica spagnola. Tagli al bilancio dell’8,9% sono stati inclusi: ciò nonostante che nel 2012, il bilancio del ministero degli affari economici era già stato ridotto del 19%, quello del ministero dell’educazione del 21,1%, quello del dipartimento del tesoro del 22,9%, quello del ministero dello sviluppo del 34,6%, e quello del ministero degli affari esteri e cooperazione del 54,4%. Nel 2013, il ministero della salute è quello più colpito di tutti con tagli del 22,6%. I sussidi di maternità sono stati del tutto abbandonati. Nel frattempo, la disoccupazione in Spagna ha già superato il 24% (50% tra i giovani).

Sotto la pressione dell’UE, il governo greco ha effettuato molti tagli ed ha aumentato le tasse. In particolare, gli stipendi pubblici sono stati congelati per tre anni, i benefici agli impiegati dei settori pubblici sono stati ridotti del 10%, la tredicesima e la quattordicesima per pasqua e natale del 30%, ci sono piani per aumentare l’età pensionabile gradualmente dai 63 ai 67 anni, e l’IVA salirà del 2%, così come le imposte sull’alcol e il tabacco. Intanto, la disoccupazione è triplicata dal 2009 (57% tra i giovani), il 22,9% dei greci vive sotto la soglia della povertà e il guadagno medio per nucleo famigliare è crollato del 17%, mentre le tasse sui lavoratori, i liberi professionisti, e le piccole e medie imprese sono aumentate del 42% nel 2013.

Non è la prima volta che si fanno tagli al bilancio in Gran Bretagna. Nel 2010, i costi sociali globali erano stati ridotti di 17 miliardi di sterline. Per colpa dei tagli del 2012, 750.000 famiglie hanno smesso di ricever benefici per i loro figli, mentre la situazione economica di 4,4 milioni di pensionati inglesi è peggiorata a causa del congelamento e il taglio dei benefici connessi all’età.

Nel frattempo, tra l’Ottobre 2008 e Dicembre 2011, 1,6 trilioni di euro di aiuti sono stati concessi alle banche dei paesi dell’UE. Ciò corrisponde al 13% del PIL dell’intera UE. La maggior parte di quest’aiuto (67%) è stato fornito sotto forma di garanzie statali per il finanziamento bancario. Il numero di milionari nell’UE è in costante crescita. Per esempio, in Germania nel 2011, il numero di persone possedenti più di un milione di dollari è aumentato dell’8%. Nel 2010, c’erano 103 miliardari in Germania, l’anno prima 99.

Un’immagine molto eloquente: quando l’Inghilterra ha ridotto il suo budget, tagliando i finanziamenti sociali, i fondi per la famiglia Reale sono rimasti inalterati.

Vien da pensare che la Germania e l’Inghilterra sono paesi molto sviluppati, dove il benessere dell’intera popolazione è in crescita. In realtà, non è affatto così. Il piano finanziario tedesco propone risparmi di 80 milioni di euro entro il 2014. L’intenzione è di ridurre il numero di soldati professionisti di 40.000 unità, esaminando nel frattempo la possibilità di rilasciare dai doveri militari altri 60.000 reclutati. Anche i dipendenti del settore pubblico risentiranno dei tagli: a seguito delle riforme non avranno più il bonus natalizio, facendo risparmiare al bilancio dello stato fino al 2,5% degli stipendi. Entro il 2014, il governo tedesco vuole eliminare 10.000 posti di lavoro statali. 12,8 milioni di persone, o il 15,8% della popolazione adulta tedesca affronterà la povertà. La povertà infantile in Germania è molto più ampia che in altri paesi industrialmente sviluppati. Secondo l’UNICEF, l’8,8% dei bambini in Germania vivono in povertà. Il livello non è molto più alto in altri paesi chiave dell’UE: in Inghilterra è del 5,5%, mentre in Francia è del 10,1%. La situazione è peggiore solo nei paesi in crisi e nei paesi est-europei.

La crisi come strumento di crescita

Al momento, il progetto europeo di relazioni sociali, che, al contrario del modello economico americano di capitalismo spinto, sembrava molto allettante, ci si sta sgretolando davanti agli occhi. Un nuovo inizio per lo sviluppo economico dell’UE pare impossibile senza una profonda analisi dei motivi che hanno fatto scaturire la crisi, senza una rivalutazione dei valori, senza una messa in discussione dei fondamenti ideologici dell’esistenza europea e senza nuovi modelli di interazione con il resto del mondo.

Il vicolo cieco nel quale si trova l’UE ha radici nel coinvolgimento dell’Europa nel progetto “Big West” (grande occidente) come satellite degli USA. Alla fine, questo è anche il motivo per i problemi economici cui è soggetta l’UE. Non riguarda solo le dottrine neoliberali, la crescita dei debiti e l’isolamento del settore finanziario del reale settore economico. Prendendo parte agli azzardi americani in medio oriente, nella comunità degli stati indipendenti e nel sud-est e centro Asia, l’Europa ha destabilizzato la situazione in zone prossime ai suoi confini e ha essenzialmente messo a rischio la propria sicurezza energetica, cosi come il suo sviluppo economico e demografico con le sue stesse mani. Riesaminare le relazioni con i propri vicini sarebbe chiaramente una svolta per l’elite europea, ma lo devono fare.

L’economia malata europea necessita più di una crescita del rigore finanziario e di bilancio; necessita una completa ricostruzione delle politiche economiche mirata a migliorare l’accesso alle risorse, a liberalizzare lo scambio, al trasferimento tecnologico, alla reindustrializzazione e ad una più profonda cooperazione industriale con i paesi in via di sviluppo sul continente euroasiatico. La creazione di un’area unificata per la cooperazione economica “da Lisbona alle Isole Kuril” tramite un decremento della competizione, una rimozione delle barriere tassate e non tassate, una creazione di canali di trasporto capaci di sostenere la crescita economica europea e, a lungo andare, una riformulazione del modello di stato assistenziale europeo per i propri cittadini.

I valori europei sono la giustizia sociale, il sostegno dei deboli e degli indifesi, la solidarietà, la garanzia del diritto fondamentale alla vita e un alto livello di cultura ed educazione, e non “portare la democrazia” in Siria e in Libia, la giustizia minorile e i gay-parade. E questi valori meritano di sopravvivere.

Olga Shedrova
Fonte: http://www.strategic-culture.org
Link: http://www.strategic-culture.org/news/2013/03/27/europe-time-for-a-reappraisal-of-values.html 27.03.2013

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di PEREA

NOTE:

(1) http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/3-26022013-AP/FR/3-26022013-AP-FR.PDF
(2)http://ru.euronews.com/2010/01/06/european-anti-poverty-campaign-stresses-collective-approach/
(3) http://www.bbc.co.uk/russian/society/2011/07/110708_suicide_europe_rise.shtm

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Solo un appunto per l’Estonia e per i paesi che per ultimi si sono accodati al Nuovo Ordine (per ora solo) Europeo. Si sono fatti ingannare dalla pubblicità e ora ne subiscono le conseguenze. Ma anche per gli italioti sarebbe utile uscire subito dalla UE.

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Mentre tutto va a rotoli la povertà cresce, le disciminazione economiche aumentano, l’ingiustizia sociale regna, lo stato è al collasso governato da massoni come Letta o Monti. E’ necessaria una rivoluzione che riporti il mondo sui binari della ragione contro il mondo pagano massonico. Il male sono le teorie massoniche illuministe che hanno come obiettivo, sotto le mentite spoglie di una falsa liberazione che nei fatti non c’è, la riduzione in schiavitù della popolazione mondiale, per costruire un circolo ristretto di alta borghesia massonica di ultraricchi che governa tutti. Era nostro dovere capire e bloccare sul nascere la sviluppo di complessi industriali come le multinazionali, banche che si fondono tutto ciò ancora in divenire sancirà la fine di ogni parvenza di democrazia e la nasciata di un impero che oltre al sangue blu ancora vivo e vegeto, vedi Inghilterra, si basa sul controllo economico. Le multinazionali, le grosse banche in continua fusione per la costruzione dell’impero a governo di pochi soggetti sono il male che va abbattuto rubano la libertà, la democrazia e la giustizia sociale ad ognuno di noi. Il 1984 orwelliano è ormai dietro l’angolo continuare a far finta di niente ci porterà diretti alla schiavitù.

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E’ questo il: “Successo di Monti e dell’Europa”.
Alla fine andando a guardare il tutto loro sono stati anche onesti e ce l’hanno detto pure in faccia…

E’ la gente che ormai ha il cervello in pappetta a livelli di Lobotomia…

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Per i paesi dell’est che hanno aderito a questa immonda Europa, credo valga il detto: “si stava meglio quando si stava peggio”. Forse un regime autoritario come quello dell’URSS è per loro, e non solo per loro, preferibile alla spietata dittatura del così detto, in linguaggio orwelliano, libero mercato. Ma anche i paesi “occidentali” dovrebbero rivalutare criticamente le cleptocrazie ostentatamente definite democrazie!

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Il vecchio era vestito di un bell’abito scuro, e portava un berretto di pezza nera, un pò calato indietro, sulla nuca, che lasciava scoperti i capelli bianchissimi sulla fronte: aveva una faccia paonazza e gli occhi azzurri pieni di lagrime.
… Ma seppure un pò ubriaco, era chiaro che soffriva per un qualche dolore lacerante e insopportabile. Pur con la sua mente di fanciullo , Winston capì che doveva essere successo qualcosa che era oltre il perdono, e che non sarebbe mai stato più riparato…..
L’uomo ripeteva ogni minuto: “Non avremmo dovuto fidarci.L’avevo detto. Non è vero che l’avevo detto? Ecco che n’è venuto, a fidarci. L’avevo già detto da tempo. Non avremmo dovuto fidarci di quei pervertiti.”
Ma di quali pervertiti non avrebbe dovuto fidarsi, Winston non poteva ricordare, ora.
Da allora la guerra era stata letteralmente ininterrotta, sebbene, propriamente parlando, non fosse stata sempre la stessa guerra. Per lunghi mesi della sua infanzia c’era stato come una guerriglia anche nelle stesse strade di Londra, e qualche e
production linepisodio lo ricordava, a tinte vive….
Questi sono alcuni stralci tratti da 1984 di Orwell che descrivono una scena nell’infanzia di Winston che ricorda il periodo immediatamente precedente all’instaurazione della tirannia. Faremo bene a ricordarcelo in attesa del bankageddon finale.
Molti si ritroveranno a dire la stessa frase di quel vecchio ripensando a tutti questi anni in cui abbiamo rinunciato alla libertà in nome della sicurezza, in cui abbiamo rincorso modelli di consumo futili, superflui e sciocchi e ci siamo così esposti ad una schiavità tecnologica che nel momento decisivo ci renderà totalmente indifesi di fronte al totalitarismo del Nuovo Ordine Mondiale.

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25 aprile 2013
di Gianni Lannes

Cose buone dal mondo: un cancro garantito e certificato a norma di legge. La nocività come strategia di selezione della specie umana, stabilita dal Nuovo Ordine Mondiale, capeggiato dai criminali Rockefeller & Rothschild. Tappa finale: la progressiva rarefazione dei beni ambientali di prima necessità: aria salubre, acqua pulita, terra sicura. I dati ufficiali parlano chiaro: 10 milioni di italiane ed italiani sopravvivono in aree gravemente inquinate. E va sempre peggio, con l’aerosolterapia bellica che sparge bario nei polmoni ignari e silenti della popolazione, nonché nell’acqua potabile.

Non a caso il codice penale del Belpaese ignora l’ecosistema Gaia. Guai, però, a fiatare. Il problema non è la destra, la sinistra oppure il centro. C’è dell’altro. Con le mafie statali che fatturano il 20 per cento del prodotto interno lordo, è in atto una pacifica e duratura convivenza in vigore dallo sbarco degli Alleati (padroni).

Segreti, misteri e sangue a fiumane per nascondere traffici di armi, occultamenti di rifiuti, strategie offensive. Stragi, omicidi, omissioni, insabbiamenti della verità per celare affari ed egemonie belliche, ruberie parastatali.

Allora, vi siete mai accorti di quanto sia bello vivere in un paese a sovranità inesistente, che non può prendere proprie decisioni senza l’interferenza,pardon, l’aiuto del Governo USA? A sua volta telecomandato dallaCommissione Trilaterale, di cui mister Enrico Letta è diretta espressione.

Belpaese a sovranità azzerata, almeno a partire dalle clausole misteriose (ignote perfino agli storici di professione) dell’armistizio di Cassibile e delTrattato di Parigi del 1947 che all’articolo 16 garantisce impunità eterna ai mafiosi di Stato per conto terzi.

La nazione italiana occupata dagli Stati Uniti d’America, sotto il giogo della finanza internazionale non è sovrana né indipendente, ma succube. E queste ultime elezioni farsa lo dimostrano ampiamente: il quadro politico non muta, affinché tutto resti come prima, anzi peggio, con politicanti eterodiretti peggio dei fantocci.

La fragilità italica cova le radici proprio nella lunga sequela di misteri alimentati a dismisura, coperti dai segreti di Stato. Una litania di accordi internazionali ha annichilito la Costituzione repubblicana ed antifascista: ultimi in ordine temporale i Trattati di Maastricht, Prüm, Lisbona eVelsen, che assoggettano ogni Stato del Vecchio Continente ad una normativa sovranazionale, promulgata da legislatori oscuri e ratificata da parlamentari sulla cresta dell’onda.

Avanza incontrastato il militarismo. Tanti, troppi, sotto controllo totale. Alzi la mano chi ha mai sentito parlare di Eurogendfor: la nuova polizia militare europea che ha assunto poteri e compiti totalmente al di fuori del controllo democratico. Una decisione ratificata anche dal parlamento italiano (opposizione compresa), soltanto nell’anno 2010.

L’Echelon italiana, capitolo intercettazioni e spionaggi è una regalo a parte che assottiglia all’osso la democrazia.

Quante generazioni ci vorranno perché approdi una nuova leva di italiani che sappiano scrollarsi la rassegnazione? Come se l’ex giardino d’Europa, fosse soltanto una nauseabonda torta da spartirsi: appalti, subappalti, commesse e posti al sole.

Chissà se riusciremo a seminare quel seme buono a far germogliare di nuovo la sapienza delle madri, il coraggio dei padri, l’abnegazione dei nonni, di quelli che hanno fatto grande l’Italia, prima che l’egoismo e il criminale calcolo del privato profitto la riducesse in polvere?

Chissà se riusciremo a rompere i compromessi e le compromissioni, i giochi delle parti, le mafie, gli intrallazzi, i silenzi, le omertà, le ipocrisie ed il servilismo?

Tutte le strade, anche le più buie hanno un sole che accompagna il cammino e un vento di pacifici colori che danza annunciando la primavera. Il cammino per la conquista della libertà è duro, ma va intrapreso senza infingimenti.

Sconfiggere i ladri di futuro è possibile, basta tenere a mente la lezione di Gandhi per estirpare il cancro militarista. Non c’è davvero, più tempo da perdere.

E’ meglio essere attivi oggi che radioattivi e mutanti domani. Allora,sciopero generale ad oltranza, tanto per iniziare a conquistare l’indipendenza nazionale e sconfiggere la classe dominante di parassiti.

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ENRICO LETTA PREMIER, IL POTERE EQUIVICINO

DI ANTONELLO CAPORALE
ilfattoquotidiano.it

Enrico Letta è così bravo, ben educato, disponibile e prudente che sembra lo zio Gianni. Insieme non fanno una famiglia ma compongono un sistema di potere equivicino. Enrico, che è stato il ministro più giovane d’Italia al tempo del governo Prodi, ha sempre le idee ben pettinate: nè di qua nè di là. Ha il senso della posizione in campo, la capacità di stare quasi sempre dalla parte che vince. Enrico, che oggi è chiamato a premier, era il vice di Bersani, il vice disastro. Eppure il capo della ditta è dovuto tornare a Bettola, smacchiato prima da Berlusconi e poi dagli elettori del Pd, grandi e piccoli, mentre lui ha aperto l’ombrello e schivato la pioggia. Ombrello sempre sopra il capo, nessuna somiglianza con quello di Altan.

Enrico è un bravo democristiano, limpido e solare. Non urla ma dibatte. Non decide, lui concerta. Non invita, lui auspica. E’ perfetto nella figura del presidente-arbitro: conterà poco, perchè dietro di lui si staglia l’ombra di re Giorgio, ma a quel poco ci tiene tantissimo. E’ stato fortunato, ha avuto sempre una carriera in discesa. Non conosce la militanza, come del resto tanti altri colleghi dirigenti, però è onesto più degli altri e fedele alla parola data.

Non è vanaglorioso, sa stare al suo posto. Essendo un predestinato non deve competere, non deve sgozzare. Sono gli altri che pensano a lui. Sceglie l’immobilità, fermo al centro dell’universo. E attende che le stelle lo conducano dove egli spera. E’ stato così anche adesso. Non una parola, un cenno, una sgomitata. Gli altri hanno lavorato per lui. Per capirci: gli amici del Pdl. Cioè Berlusconi. Cioè Letta, l’amato zio Gianni.

Antonello Caporale
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/24/enrico-letta-premier-il-potere-equivicino/573819/
24.04.2013

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Zio e nipote, gli amici americani

di Stefania Maurizi

Dai cablo di WikiLeaks emerge tutto il “sistema Letta”, un’istantanea su come il potere e i contatti con la diplomazia Usa si travasino da Gianni a Enrico. Entrambi fidatissimi di Washington

(25 aprile 2013)

«Fortemente pro-americano». E’ questo il ritratto di Enrico Letta che esce dai cablo di WikiLeaks, pubblicati in esclusiva per l’Italia da “l’Espresso”. Un leader politico che l’ambasciatore americano a Roma può avvicinare anche per discutere questioni delicatissime, come l’esigenza degli Stati Uniti di fermare Armando Spataro e i magistrati di Milano, determinati ad arrestare gli agenti della Cia responsabili dell’extraordinary rendition di Abu Omar.

Due cablo di WikiLeaks fotografano il “sistema Letta”, restituendo un’istantanea di come il potere e i contatti con la diplomazia americana si travasino dallo zio Gianni al nipote Enrico.

Come in un sistema di vasi comunicanti, dove il liquido raggiunge lo stesso livello indipendentemente dalla forma del recipiente, così i Letta sembrano fornire agli americani lo stesso livello di accesso alla politica italiana, indipendentemente da chi governa.

Risultato? Che sia Gianni, «un individuo estremamente potente che gestisce gli affari più delicati di Berlusconi», o Enrico, «il sottosegretario del primo ministro (Prodi), nipote del sottosegretario (dell’ex primo ministro) Berlusconi», gli americani hanno comunque un contatto apicale nel governo italiano con cui discutere delle faccende che più stanno a cuore agli Usa: dalla finta “commissione congiunta” per indagare sull’uccisione in Iraq del funzionario del Sismi, Nicola Calipari, accettata di buon grado da Gianni Letta durante il governo Berlusconi, nonostante la diplomazia americana abbia detto in faccia a Letta che la “commissione congiunta” non sarà affatto “congiunta”, fino all’esigenza di stoppare la procura di Milano nel caso Abu Omar, un problema che Enrico Letta consiglia di discutere personalmente con il ministro della Giustizia del governo Prodi, Clemente Mastella.

Certo, i cablo diffusi da WikiLeaks raccontano la versione dei fatti vista da via Veneto, e dunque offrono una visione di Gianni ed Enrico Letta filtrata dalla percezione che ne ha l’ambasciata Usa a Roma, ma si tratta pur sempre di documenti ufficiali di Washington, scritti con la franchezza di chi è convinto che rimarranno segreti per decenni o, in alcuni casi, per sempre.

I due cablo, che permettono di ‘assistere’ al passaggio di consegne dallo zio al nipote, sono del 2006. L’ambasciata di via Veneto racconta a Washington l’incontro tra Gianni Letta e la delegazione Usa per gli affari internazionali della House of Representatives (una delle due camere del Congresso degli Stati Uniti). Le elezioni di aprile si sono appena tenute, ma il risultato della consultazione elettorale è in bilico per le incertezze nella conta dei voti. La sconfitta di Berlusconi, però, sembra certa e al governo si preannuncia una coalizione di centrosinistra.

«Letta (senior) era insolitamente espansivo e di umore nostalgico», scrivono gli americani, che sono interessati a capire cosa succederà ora che la coalizione di centrodestra sembra battuta. Fin dal 2001 Berlusconi e il suo governo sono stati a fianco dell’America di George W. Bush come nessun’altra nazione in Europa, lo hanno appoggiato nelle decisioni più controverse, quelle che gli altri paesi europei hanno rigettato e criticato: dalla guerra in Iraq alle questioni sul clima. Ora, però, l’esecutivo Berlusconi è tramontato, come si metteranno le cose per gli americani?

A rassicurarli è proprio Gianni Letta: «Indipendentemente dalla vittoria del centrosinistra», spiega, «le relazioni Italia-Usa continueranno a essere forti, perché sono basate sulla storia e sulle relazioni personali». Letta senior non entra nel merito di quest’ultime, ma racconta «con nostalgia e orgoglio i suoi personali rapporti con gli ambasciatori americani fin dall’era di Carter». Poi parla dei suoi piani futuri: rimarrà al fianco di Berlusconi e l’opposizione del centrodestra al governo Prodi sarà particolarmente forte. Poi butta là una frase: «forse la nostra cooperazione ora potrebbe essere ancora più forte». Non aggiunge altro, lascia solo intendere che Stati Uniti e centrodestra potrebbero lavorare in stretta collaborazione contro il governo di centrosinistra.

E’ una frase che colpisce soprattutto se riletta alla luce dell’inchiesta della procura di Napoli, sulle manovre americane del 2007 per far cadere il governo Prodi, cercando di usare Sergio De Gregorio e di avvicinare Clemente Mastella .

Nel colloquio con Gianni Letta, gli americani notano un particolare: «La cosa interessante», scrivono, «è che Letta aveva l’esatto conteggio dei voti prima ancora che la Corte di Cassazione lo annunciasse: il risultato è stato annunciato poco dopo la fine dell’incontro con la delegazione». Un dettaglio interessante, viste le polemiche sulle elezioni politiche dell’aprile 2006, in cui il giornalista Enrico Deaglio parlò di brogli.

Il 24 maggio 2006, esattamente un mese dopo il colloquio di Gianni Letta con la delegazione americana, il governo Prodi è in sella e l’ambasciatore Usa a Roma, Ronald Spogli, incontra un nuovo Letta: Enrico, «sottosegretario del primo ministro (nipote del sottosegretario di Berlusconi, Gianni Letta)», scrive Spogli (il cablo è disponibile qui: https://www.wikileaks.org/plusd/cables/06ROME1590_a.html ) .

Anche in questo caso, gli Usa vogliono capire cosa li aspetta, come si muoverà l’Italia di Prodi. Enrico Letta spiega di ritenere che l’Italia supporterà le posizioni degli Stati Uniti su Israele e i palestinesi, che lui personalmente vede le basi Usa in Italia come un fattore positivo. Il giovane Letta si descrive come «fortemente pro-americano», spiegando di considerare le relazioni Italia-Usa essenziali.

A quel punto l’ambasciatore fa presente che «nel contesto di mantenere le nostre eccellenti relazioni bilaterali, nulla danneggerebbe quelle relazioni in modo più rapido o grave della decisione del governo italiano di inviare negli Usa i mandati di arresto dei presunti agenti Cia nominati nel caso Abu Omar. Questo è assolutamente essenziale», fa presente Spogli.

Stando a quanto racconta il cablo, Enrico Letta non si mostra minimamente turbato da quell’ingerenza: prende nota della richiesta e «suggerisce all’ambasciatore di discutere personalmente la questione con il ministro della Giustizia Mastella, che – consiglia Letta – dovrebbe essere invitato a Washington quanto prima per un incontro con l’Attorney General».

Il file racconta che Letta junior e Spogli concordano di rimanere in contatto. Due anni dopo questo cablo, il governo Prodi è out, Berlusconi è di nuovo al potere. Dal database dei file di WikiLeaks sparisce Enrico e torna Gianni. Ma il risultato non cambia.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/zio-e-nipote-gli-amici-americani/2205763

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<h1 style=”text-align:center;”><a href=”http://www.asca.it/news-Pd__E_Letta__da_Goldman_Sachs_conferma_di_vocazione_europeista-1199195-POL.html&#8221; target=”_blank” rel=”nofollow”>Pd: E. Letta, da Goldman Sachs conferma di vocazione europeista</a></h1>
<h3></h3>
21 settembre 2012

(ASCA) – Roma, 21 set – ”Il Partito Democratico crede da sempre nell’Europa e intende mantenere gli impegni assunti con l’Ue, nel solco di quella ritrovata credibilita’ dell’Italia nella comunita’ internazionale di cui il governo guidato da Mario Monti, e sostenuto con lealta’ dal Pd, e’ stato protagonista nell’ultimo anno. Oggi anche Goldman Sachs – stando a quanto riportato da Milano Finanza – riconosce al Partito Democratico questa vocazione europeista e l’autorevolezza indispensabile per guidare una maggioranza di centrosinistra in grado di governare l’Italia in una delle fasi piu’ drammatiche della sua storia. E’ un segnale importante”.

Ad affermarlo e’ il vicesegretario del Pd Enrico Letta che aggiunge: ”In questa luce sembra avere piu’ coraggio e lucidita’ di analisi un soggetto esterno al Paese come Goldman Sachs che tanti rappresentanti dei poteri economici italiani che paiono timorosi nei confronti di una prospettiva di centrosinistra”.

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25 aprile 2013

Fonte: http://crisis.blogosfere.it/2013/01/mps-antonveneta-il-consulente-goldman-sachs-era-letta-gianni.html

Domenica 27 Gennaio 2013, 01:01 indi Debora Billi

Goldman Sachs gestiva l’operazione MPS-Antonveneta. E il consulente per l’Italia, appena nominato, è davvero inaspettato…

montesiena.pngIn molti su Facebook in queste ore cercano di dipanare la complicata matassa Monte dei Paschi-Antonveneta. Un amico trova questo interessante articolo del Corriere della Sera del 21 Dicembre 2007, dal titolo “MPS, scelta americana per l’Antonveneta”, che così recitava:
Il Montepaschi fa partire l’operazione di aumento di capitale da 9 miliardi di euro per far fronte all’ acquisto di Antonveneta dagli spagnoli del Santander. E lo faaffidandosi ai colossi dell’ investment banking che si faranno carico a fermo dell’ intero ammontare. In particolareCitigroup, Goldman Sachs e Merrill Lynch avranno il ruolo principale di coordinare l’ intero dossier ma ad impegnarsi nel finanziamento dell’ operazione saranno anche Credit Suisse, Mediobanca e Jp Morgan.

L’annuncio dell’acquisizione di Antonveneta era del novembre precedente. Qualcun altro osserva quindi che sarebbe molto interessante sapere chi fossero i consulenti per l’Italia di Goldman Sachs e delle altre banche di investimento coinvolte nell’affare. Sapete com’è: il referente per l’Italia è una figura molto importante in questi casi, un anello fondamentale per la gestione di queste operazioni di ampio respiro.

Cerco su Google, convinta di reperire il nome di un qualche tecnico sconosciuto, ma segretamente sperando di cogliere il piddino di turno nel ruolo chiave. Invece vengo presa completamente di contropiede, ancora via Corriere della Sera. Sapete chi era il consulente per l’Italia di Goldman Sachs nel periodo dell’affare Antonveneta, nominato appena pochi mesi prima?

Gianni Letta. Il braccio destro di quello che all’epoca era il capo dell’opposizione al governo Prodi, ovvero Silvio Berlusconi.

Ora mi spiego l’assordante silenzio del PDL riguardo allo scandalo MPS. Non che Letta c’entri, per carità, non lo affermo mai e poi mai! Però era fresco fresco il consulente per l’Italia della banca di investimenti che si è occupata di Antonveneta. Non è che non potesse saperne nulla, eh.

(Work in progress; sarebbe interessante scoprire anche i consulenti Merrill Lynch, Citigroup e JP Morgan).

LINK UTILI

Ex Goldman Sachs: “I clienti li chiamiamo burattini”

Ecco la lista dei padroni

Beppe Grillo al Monte dei Paschi

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Con Napolitano la partitocrazia si chiude nel bunker

La candidatura di Giorgio Napolitano, 87 anni, alla presidenza della Repubblica certifica il comatoso delirio di onnipotenza in cui si trovano i partiti. Di fronte alla decomposizione economica e sociale del Paese una classe politica di nominati è capace solo di replicare lo status quo. In molti gridano al golpe. E non è difficile capire perchè.

Molti chiedevano il cambiamento: volevano nelle istituzioni uomini e idee nuove perché quelle vecchie avevano portato l’Italia alla deriva. Invece, dopo il Colle, ci sarà un governo con tutti dentro: seguendo il programma dei 10 saggi. Nessun taglio al finanziamento pubblico ai partiti, riforme contro giudici, stampa e intercettazioni. Niente colpi d’ala nell’economia.

A pretenderlo, dopo aver ottenuto il bacio della pantofola dai sedicenti leader che sono andati al Quirinale per imploralo, è stato Napolitano. Lo raccontano politici e cronisti. Lui tenta di negarlo. Ma sul sito della presidenza della repubblica l’oscena nota con cui il capo dello Stato accetta l’incarico compare accanto a un articolo de “La Stampa” del 14 aprile. Il titolo è significativo: “L’ultima domenica di Napolitano: ‘Non mi convinceranno a restare’”. Basta leggerlo per farsi un’opinione precisa di quanto valga la parola dell’uomo.
Al centro Enrico Letta, immobile
Riferimenti:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/20/presidente-della-repubblica-con-napolitano-partitocrazia-si-chiude-nel-bunker/570066/
Link: http://galileo2009.altervista.org/2013/04/con-napolitano-la-partitocrazia-si-chiude-nel-bunker.html

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E’ Letta, il candidato del bilderberg e di Monti

La famiglia Letta controlla il PDL e PD…..scavalca il partitismo per arrivare al controllo totale con l’appoggio (esterno) del Bildeberg Group….
Monti ha vinto.
Ora hanno il loro uomo al comando.
La continuazione del propgranmma Montiano è assicurata con il dissanguamento finanziari e le restrizioni della libertà individuale.
Furto del rimanente, ancora in mano allo Stato.
Berlusconi che ha già avuto il modo di apprezarela lealtà di gianni Letta ha piena fiducia anche del nipote infiltrato del PD….

Forse ce la farà al p1° colpo, sempre secondo il principio di urgenza….
Prevedo che la situazione economica durante la settimana peggiorerà, La situazione in europa è critica.
Abbiamo in Grecia Venizilos ( trilateral bildeberg ), Portogallo Barroso ( bilderberg trilal.), Italia Letta ( bilderberg,ecc.), francia Holland ( trilateral bilderberg),

Cosa? non avevte notato?
erano tutti paesi con una forte componente di sinistra, o progressista al governo.
Oggi a tutti gli effetti dittature!
Bandiera a mezz’asta in tutta Italia x,
Il morto, socialismo europeo.

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Enrico Letta da buon bilderberghino era anche uno dei più agguerriti sostenitori alla lotta al contante.
Questa una sua frase a febbraio durante la campagna elettorale: Noi siamo per la lotta senza quartiere contro l’evasione fiscale, perché solo in quel modo si possono ridurre le tasse a chi le paga. Il nostro provvedimento principale sarà quindi una forte limitazione all’uso del contante e una forte tracciabilità dei pagamenti, perché chi paga le tasse non ha nulla da temere da questi controlli
Quando lo sentirete parlare di moralizzazione della vita pubblica o lotta alla corruzione (come se la corruzione avvenisse tramite poche centinaia di euro in contante) sappiate che intende anche quello.

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Il nipote del Ciambellano

Letta Enrico Junior nipote del Ciambellano di Corte di Berlusconi è Primo Ministro. Essere di destra in Italia rende, rende moltissimo. Si fa una grande carriera. Se fosse stato di sinistra sarebbe rimasto fuori dalla gara. Ha surclassato il Dr. Sottile, il famigerato Giuliano Amato che da trenta anni propone la delegiferazione del diritto del lavoro e non si accontenta della abrogazione dello art.18.!
Letta Enrico è il giovane squalo preferito dai “poteri” a Renzi che ancora si deve fare le ossa…..

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Gianni Agnelli usava dire che ” In Italia se si vuole fare una politica di destra bisogna avere un governo di sinistra”.

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Enrico Letta nipote di Gianni Letta
http://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Letta
da diverso tempo indicato da Berlusconi come candidato a PdR

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Purtroppo non sono degli scemi ma gli esecutori finali della distruzione e svendita del paese.
Sanno benissimo quello che stanno facendo e sono disposti a passare sopra i cadaveri di milioni di persone per perseguire lo scopo dell’elite dominante che rappresentano. Senza rimorso, senza pietà, basta guardare gli sguardi vitrei, falsi e senza espressioni di questi personaggi che portano avanti questa recita da reality show in cui milioni di persone credono di stare assistendo a un processo democratico che in realtà non esiste. È solo uno show!

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Monti, Letta, Amato infatti han fatto carriera nel Pdl ammesso che Pdl sia destra.

Guarda Pietro che quelle congreghe massoniche Trilateral Aspen, Bruegel Bruegel etc (tra l’altro quella di Amato fa capo alla fondazione europea di D’alema) si definiscono filatrope ed antifasciste si adoperano tanto per la democrazia nel mondo e per sconfiggere dittature…
fai un pò te.
Ancora retorica destra/ sinistra, comoda proprio a loro
Che noia

Quei soggetti sono neoliberisti, un pensiero il neoliberismo decisamente trasversale, che appartiene all’élite

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La «teatrocrazia» senza mediazioni

Povero Gramsci, che cosa penserebbe di fronte allo spettacolo offerto recentemente dal Pd? Non solo per l’assenza di idee e cultura, ma soprattutto per la totale incapacità di elaborare una politica che non rinneghi le novità comunicative e criteri di modernità fuori dalla «lotta di tutti contro tutti». La pubblicistica affronta i problemi del Pd tenendo quasi sempre presente i soliti problemi chiave: l’assenza di una linea politica definita (oscilla tra liberalismo e socialismo), la litigiosità interna (con annesso protagonismo dei dirigenti), la scarsa capacità comunicativa. Tutto vero, ma c’è altro, spesso sottaciuto e invece in questi giorni emerso prepotentemente di fronte a nostri occhi: l’incapacità di comprendere che la politica democratica è mediazione, cioè governo della complessità e gestione del conflitto, analisi e interpretazione dei bisogni sociali, costruzione di progetti di lungo respiro e definizione di un’idea generale di società attraverso il duro passaggio all’interno delle dinamiche storiche. Contro questa concezione nobile della politica si è invece recentemente affermata nel Pd una concezione «prepolitica» dell’immediatezza, nella forma dello stimolo/risposta, cioè nell’inseguimento passivo delle emergenze poste da altre agende politiche, di volta in volta quella di Berlusconi, di Grillo o di Bruxelles.

L’assenza di memoria storica e, contemporaneamente, l’assenza di progettualità socio-politica è il primo e più evidente segno della vittoria di questa immediatezza. Tutto è presente, non esiste né passato né futuro: tutto si gioca nella tattica quotidiana, senza progetti di medio-termine e senza una vera consapevolezza della posta in gioco nelle nuove dinamiche europee e globali. Tutto è passività, cioè risposta a un dato sociale, politico, economico, che si impone come un Moloch: nulla è azione, tutto è ricezione. In quest’ottica la risposta non può che essere tronca: domani ci sarà un altro Moloch e un’altra risposta, sempre in un eterno presente senza dimensione storica.

Una tale immediatezza domina non solo nel governo politico del presente, ma anche nel rapporto tra classe dirigente e base del Pd. Le primarie sono un chiaro esempio della crisi della mediazione politica, visto che la partecipazione popolare a tale iniziativa è pensata nella forma della comunicazione tv, non della costruzione collettiva di un progetto politico. Un passo avanti (o meglio, indietro) è stato fatto in occasione delle recenti vicende legate alla formazione del governo e all’elezione del presidente della Repubblica, che hanno messo una pietra su ciò che restava della nobile pratica della mediazione democratica. Facebook e twitter hanno in questo caso sostituito la discussione politica e il ruolo (ormai vilipeso) della rappresentanza parlamentare. Siamo giunti in uno stadio di calcio, anzi al Colosseo, vista la fine di Marini, Prodi e Bersani.

Il problema non consiste solo nella decisione di rivolgersi a Marini piuttosto che a Rodotà, o nell’esito fallimentare di questa decisione: il problema consiste nell’incapacità politica e culturale di comprendere che la decisione politica deve necessariamente affrancarsi dal dato immediato, dalla «datità naturale» di un tweet, pena il totale svilimento dell’attività politica a riflesso pavloviano, per di più sempre in ritardo rispetto alle continue emergenze che caratterizzano la società contemporanea, frammentata in mille schegge identitarie impossibili da ricomporre se l’unica strategia è quella di inseguire tutte le richieste senza costruire alcun progetto. Una tale politica, ridotta a immediatezza, ha in sé un grado di razionalità storico-sociale addirittura inferiore a quella caratteristica del mercato, che comunque produce un’analisi del sociale, seppur piegandola ai propri fini. Questa decadenza della mediazione porta allora sulla scena gli istrioni e gli urlatori: nella «teatrocrazia» domina l’attore politico che meglio recita i sentimenti immediati della massa (non del popolo).

Il Pd ha introiettato questo dominio dell’immediatezza e ha così seguito l’onda delle élite intellettualistiche da salotto borghese, cioè di una minoranza rumorosa mossa all’apparire politico da rivendicazioni identitarie e da desideri di riconoscimento che fondano una pratica del tutto anti-moderna: la muta da caccia. Una muta da caccia che però è narcisistica, televisiva e internettiana, interessata al simulacro del sé e non legata alla lotta (marxiana) per gli interessi o alla richiesta di giustizia sociale per gli ultimi.

In questi salotti la politica è semplice strumento, mentre il fine è solo l’affermazione del sé nella piazza mediatica: l’immediatezza diventa il radicalismo anti-popolare che determina, ormai da molti anni, il distacco del maggiore partito della sinistra dai ceti popolari in favore della Lega prima, di Forza Italia poi e del Movimento 5 Stelle ora. Incurante nei fatti delle questioni generali del lavoro e della crisi economica, questo radicalismo anti-popolare si presenta nei salotti di Fazio o di Santoro, discutendo argomenti politici di moda (la costituzione, i diritti…) strumentalizzati in una cinica e adolescenziale- assenza di confronto con la realtà sociale politica economica. Ed è allora qui che diventa chiaro l’allontamento del Pd dalle tradizioni popolari (del comunismo democratico e del cattolicesimo progressista) che avrebbero dovuto innervarne le radici.

Questo dominio dell’immediatezza va infine di pari passo con l’affermazione di una vuota ideologia democratica, in cui tutte le opinioni hanno pari dignità e in cui vale solo la regola della maggioranza. Ma da questa deriva la democrazia deve essere salvata. Il criterio di legittimità della sovranità popolare non può fondarsi sul mero criterio quantitativo della maggioranza (basta ricordare il noto esempio di Hitler), tanto meno se esso è espresso via twitter: come noto già a Rousseau, oltre che a Gramsci, la volontà collettiva è davvero generale solo se riflette l’interesse comune del popolo in sé.
Non sempre le deliberazioni a maggioranza sono giuste, perché la maggioranza può affermare un interesse particolare (Berlusconi docet). Sebbene il popolo desideri il proprio bene, non sempre lo vede e talvolta si inganna assumendo una posizione che può avere esiti autoritari (Grillo docet): ecco perché si rende necessaria la saggezza della mediazione politica, che deve tenere presente la volontà popolare senza esserne schiacciata nell’immediatezza dei sondaggi. Se il Pd non comprende questa realtà, tanto vale che – dopo aver fatto propri molti assunti della cultura politica del berlusconismo – metta fine alla propria esistenza e passi, armi e bagagli, nelle fila di Grillo seppellendo definitivamente ogni idea di una sinistra politica popolare.

Carlo Altini
Fonte: www.ilmanifesto.it
25.04.2013

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I partiti? Sono in fase sado-maso

di Denise Pardo

Nel limbo della Seconda Repubblica sono, chi più chi meno, a rischio di rottura. La palma va ai democratici in guerra, ma il Pdl non è da meno: dietro il Cavaliere c’è un popolo che ribolle. Per non parlare della Lega
(18 aprile 2013)

Il governo che non c’è. Il toto Quirinale. La Polizia senza Capo (c’è il vice): su tutto questo si rimedierà. Il problema è altro, si dice nei corridoi del Parlamento, e non si sa se si rimedierà. Nel limbo della Seconda Repubblica succede che i cinque partiti chiave siano – nessuno escluso, chi più, chi meno – a rischio di rottura. Si direbbe l’ultimo miglio di un partitismo sado-maso.

GUERRA DEMOCRATICA La palma della miglior performance va al Pd segnato da venti di guerra. Ogni giorno, il bollettino è destabilizzante. Parla Renzi e viene giù una gragnuola di fischi (bersaniani e bindiani in questa pratica più attivi di un merlo) ma anche di applausi, dai renziani se non altro. Parla D’Alema e i veltroniani vanno
in tilt. Parla Veltroni e i bersaniani non accusano il colpo. Ci sono franceschiniani, lettiani, mariniani, Giovani turchi e vecchi lupi in subbuglio. Al centro Bersani, politicamente in bilico tra il marchese De Sade e von Sacher-Masoch. E’ la non-unione, il diversamente unito. Pd uguale Partito democratico ma anche Partito diviso.

BRUNETTA RIBOLLE Non si pensi che il Pdl sia da meno. Dietro al Cavaliere padrone, c’è un popolo che ribolle. La nomina di Renato Brunetta a capogruppo ha innervosito molti. Così Fabrizio Cicchitto, il suo predecessore, continua a dichiarare come prima. Nella mischia è sceso anche Denis Verdini, diventato di colpo piuttosto loquace.

CL IN PARADISO Per esempio, Roberto Formigoni punterebbe ai salotti tv ma le poltrone sono state già tutte prenotate da Maurizio Lupi: sono ambedue di Comunione e liberazione. Ma la Comunione deve essere svernata in un paradiso off shore, e il secondo si è liberato del primo. Solo un malato di uveite non vedrebbe che il Popolo della libertà (apparente) si è trasformato in quello della litigiosità (sotterranea).

LEGA EDIPICA Doveva esserci un bipolarismo stabile e facilitatore, ora incombe la scissione atomica-partitica. Come nella Lega, in piena crisi edipica. La guerra fra i lumbard non si placa con il segretario Roberto Maroni e i fans Flavio Tosi, Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti, contro il cerchio magico di Umberto Bossi che, grondano i retroscena, starebbe per fondare un nuovo movimento. Intanto Luca Zaia, Roberto Calderoli, Andrea Gibelli sono sulla riva del Po in attesa di vedere quali cadaveri passeranno. E’ la Lega slegata (conio del mago dei calembour Dagospia).

SCIOLTA CIVICA Anche la signorile Scelta civica soffre e si lacera. Andrea Riccardi e Andrea Romano, anima cattolica e anima laica, non sono la reciproca tazza di tè, Ilaria Borletti Buitoni non nasconde il disappunto sullo scenario mentre il leader Mario Monti si dimette da leader. E’ già soprannominata Sciolta civica.

PENTASCISSIONE E siamo a quattro. E nonostante venga abbassato un velo Web quando è il caso, anche il grillismo rischia di perdersi qualche pezzo. Succede sul far di decisioni importanti, poi arrivano perdoni e indulgenze del gran capo Beppe Grillo, il sadismo allo stato puro. Prima o poi si vaticina, anche là ci saranno turbolenze con tanto di vie di fuga. Non sarà che Movimento 5S può anche voler dire Movimento 5 scissioni, vista la situazione?

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/i-partiti-sono-in-fase-sado-maso/2205166

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La democrazia stuprata

di Paolo De Gregorio, 26 aprile 2013

Ma come si fa, cari elettori del PD, a sopportare di essere trattati da deficienti, quando due mesi fa avete votato per avere un governo di cambiamento, di fuoriuscita dal berlusconismo, e oggi vi trovate il più democristiano dei dirigenti del partito a raccontarvi la balla che per senso di responsabilità si deve fare il governo con Berlusconi?
E la responsabilità verso la volontà degli elettori? Si può forse parlare di democrazia se il tuo partito fa esattamente il contrario di ciò che ti ha promesso in campagna elettorale?
E se ciò avviene sotto la regia di un Presidente della Repubblica che fa politica da una vita, e in particolare si è sempre schierato, dal compromesso storico in poi, a favore di soluzioni “marmellata” in cui tutti possono affondare le dita, senza una grande differenza tra governo e opposizione?

Ma dove siamo arrivati? Il regime partitocratico si è fatto sistema, ci ha tolto pure le preferenze e i segretari decidono chi far salire a bordo, in genere persone mediocri e ricattabili che devono solo schiacciare bottoni a comando. E ora si permettono pure di fare il contrario della volontà espressa dai propri elettori, con una disinvoltura da delinquenti abituali, abituati da decenni a prendere per il culo militanti e cittadini, corrotti dai privilegi e dalla bramosia di resistere al potere a tutti i costi.
Ma la cosa più odiosa è la straordinaria disinvoltura con cui mentono. Ieri l’incaricato di formare il nuovo governo, Enrico Letta, accusava il M5S di troppa rigidità, di dire troppi no, dimenticando fraudolentemente che il PD aveva detto NO a sottoscrivere la rinuncia ai rimborsi elettorali (come ha fatto il M5S), cosa ritenuta significativa per aprire un dialogo, aveva detto no a votare in Parlamento per l’applicazione della legge del 1957 che prevede l’ineleggibilità di chi ha concessioni pubbliche, che avrebbe messo fuori gioco il Caimano, aveva detto no a Rodotà Presidente anche se suoi militanti ed elettori occupavano sedi e piazza per dimostrare la propria adesione alla elezione di Rodotà.
E’ il bue che dice cornuto all’asino, e quando in politica le parole diventano inconsistenti, slegate dai fatti e dalla verità, a colpi di chi le spara più grosse o con le solite frasi fatte, ecco che si materializza “l’antipolitica”, il rifiuto di questo ridicolo teatrino che allontana le persone perbene dalla partecipazione alla “res pubblica”.
L’incarico a Letta è comunque la cosa più indecente che si è mai vista: un democristiano doc, pienamente in sintonia e continuità con la politica oligarchica di Napolitano, con uno zio culo e camicia con Berlusconi, esponente di un partito che insieme al PDL ha governato lo sfascio degli ultimi 20 anni, diventa la medicina per l’Italia moribonda, con la stessa logica con cui si metterebbero i lupi a guardia del gregge.

Auspico solo che gli elettori del partito di Letta si rendano conto una buona volta che continuare su quella strada è da masochisti e sciocchi, e che da sudditi possono passare nel ruolo dei protagonisti, rifiutando questa falsa democrazia delegata, attraverso nuovi istituti come il Referendum propositivo senza quorum, due legislature e poi a casa, l’elezione diretta del presidente RAI con tutti i poteri, la regola che stabilisce che tutte le decisione del vertice vanno ratificate dagli iscritti via internet, e che i deputati al Parlamento sono scelti dai cittadini sul territorio e non dai vertici di partito. L’Antipolitica è servita?
Paolo De Gregorio

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Ma quanto sono stronzi!

atteggiamento di arroganza e di sufficienza assunto da Letta il Nipote verso la delegazione dei giovani grillini invitati a scongelarsi, a mescolarsi con gli altri.. Questo atteggiamento è stato ripreso alla grande dai massmedia pronti a gettarsi a pesce su qualcuno da pestare per compiacere il Potere. Ci stanno ossessionando su come è stato bravo Letta a “vendicare” la brutta figura fatta da Bersani con i grillini.
Ma i giovani parlamentari davanti ai quali si è trovato Letta non vengono dai Palazzi del Potere come lui. Non traccheggiano nelle stanze del Vaticano come lo zio ciambellano di Berlusconi. Queste ragazze e questi ragazzi si trovano da un giorno all’altro sbalestrati dalle loro case e dalle loro città a contatto con volponi dai grandi dentoni acuminati della politica italiana. Sono eroicamente all’altezza del loro ruolo. Non hanno alle spalle grandi e solide famiglie. Molti di loro erano disoccupati e stentavano la vita in una Italia sempre più difficile da vivere.
Il “giovane” Letta sono oltre venti anni che da il deputato ed il politico. Questi ragazzi sono li da un mese e stanno facendo moltissimo e mi fanno capire che hanno bisogno solo di un po di tempo per imparare. Ma meglio la loro ingenuità che il fradiciume dei Letta e delle consorterie che hanno messo radici da tempo nei palazzi del Parlamento.
Io faccio il tifo per loro. Sono certo che nel giro di qualche mese quando si saranno almeno ambientati daranno filo da torcere ai Letta nati e cresciuti nei palazzi del Potere.

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tutto vero, tutto bello e tutto giusto. Solo che la delegazione m5s ha fatto una figura da cioccolatai non sapendo spiccicare tre parole di fila tranne: “qui c’è la legge per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti”. La prossima volta che mandino qualcuno che sappia dialogare, che è differente dal parlare.

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Uno come Letta avrebbe dovuto essere letteralmente asfaltato dai grillini.
Hanno bisogno di gente bene informata sui piani criminali dell’euro per fare il mazzo a personaggi come Letta.

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M5S, mail rubate e foto hard: pornoricatto ai grillini

Hacker rubano dati dai pc di trenta onorevoli a 5 Stelle: alcuni custodivano immagini a luci rosse

I grillini sono stati presi in parola: tutto trasparente, tutto nella rete. Anche troppo. Perché alcuni di loro sono letteralmente sotto ricatto. L’Espresso ha fatto sapere che una trentina di deputati e senatori ha subìto un attacco ai propri pc, con la sottrazione di alcune mail riservate. Anche con Beppe Grillo. La novità è che nel malloppo di dati rubati ci sono pure fotografie e video hard. Circolano tre immagini (che Libero ha visionato) con una donna senza veli e in atteggiamenti inequivocabili di autoerotismo. Somiglia molto a una deputata di cui non facciamo il nome per evitare complicità con i ricattatori. La stessa sorte sarebbe capitata a un suo collega omosessuale. A rubare i dati, dei pirati informatici che si definiscono «hacker del Pd». Hanno pure un logo, che affianca quello di Anonymous a quello dei democratici. Gli hacker chiedono a Grillo e a Gianroberto Casaleggio di chiarire quanto guadagnano con la politica. E minacciano: se non lo fanno, ogni giorno saranno messe in rete le mail dei parlamentari.

LE ACCUSE
Quello che è accaduto è grave e incredibile. Tanto incredibile che una delle parlamentari spiate (Giulia Sarti, 26 anni, capolista in Emilia Romagna per Montecitorio) dopo le anticipazioni de l’Espresso aveva parlato di bufala. Su Twitter aveva accusato il settimanale: «I file caricati dai presunti hacker sono vuoti. Non c’è nulla! L’Espresso non ha nemmeno verificato la veridicità della notizia».

Poi, l’amara scoperta. I file erano difficili da scaricare anche perché superiori al gigabyte (anche noi ci avevamo provato, seguendo le indicazioni del settimanale che riportava le istruzioni degli hacker). Difficili ma non impossibili. Tanto che nella rete hanno iniziato a circolare le prime informazioni. «Hanno violato la casella di posta personale» bucando l’account di webmail, ha poi ammesso la grillina.

E in un video su Youtube con un altro deputato – il laziale Stefano Vignaroli – si rivolge direttamente agli elettori. Denunciando il reato subìto. «Siamo personaggi pubblici, ma non per questo la nostra vita privata deve essere sbattuta su giornali o nella rete» spiega la Sarti. E Vignaroli aggiunge: «È un’intimidazione, diffidiamo chiunque dal diffondere il materiale».

La Polizia postale sta indagando e la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta, ma a questo punto va fatto un passo indietro per capire meglio la gravità della faccenda. Il primo a parlare di hacker contro il Movimento 5 Stelle è stato proprio Grillo, alla fine di marzo. Sul suo blog aveva gridato al complotto: «Da mesi orde di trolls, di fake, di multinick scrivono con regolarità dai due ai tremila commenti al giorno sul blog. Qualcuno evidentemente li paga per spammare dalla mattina alla sera».

Il comico dava la colpa al «Pdmenoelle», perché abbondavano i messaggi che invocavano un accordo coi democratici per portare Pier Luigi Bersani a Palazzo Chigi o per votare compattamente Piero Grasso presidente del Senato. Due settimane fa, un altro capitolo. Le votazioni on-line per le Quirinarie vengono azzerate. Tutto da rifare «per gravi violazioni» informatiche. Ancora l’ombra degli hacker.

La scelta dell’aspirante capo dello Stato ricomincia da zero (e mobilita solo 28mila cittadini) e i dati ufficiali vengono diffusi con giorni di ritardo. Di posta elettronica violata si parla anche a Bologna, cuore dell’Emilia Romagna della Sarti. È in quella città che alcuni esponenti di punta del Movimento 5 Stelle, compreso il capogruppo in Comune Massimo Bugani, subiscono lo stesso trattamento.

LA BOMBA
Mail rubate e date in pasto alla rete. I messaggi violati risalgono al periodo di tensione dello scorso autunno, concluso con le espulsioni del consigliere regionale Giovanni Favia e della consigliere bolognese Federica Salsi. L’altro giorno arriva la bomba della rivista del Gruppo Espresso, che in passato aveva diffuso fotografie e telefonate riservate e che coinvolgevano Silvio Berlusconi (le immagini di Villa Certosa con alcuni ospiti nudi, tra cui il politico ceco Mirek Topolanek anticipate da El Paìs o le conversazioni tra il Cavaliere e Patrizia D’Addario).
I file sparati su internet che riguardano i grillini contengono 7.655 mail, che vanno dal novembre 2007 al 18 aprile 2013. Inutile dire che il Pd e Anonymous Italia hanno negato ogni coinvolgimento.

IL SILENZIO DI BEPPE
Nel materiale, hanno spiegato ieri alcune agenzie di stampa, ci sarebbero messaggi tra esponenti del movimento – alcuni spediti direttamente da Grillo e da Casaleggio – altri dati sensibili come contatti o numeri di telefono, messaggi che certificano la tensione tra alcuni degli eletti e la base.

In più, aggiungiamo noi, materiale hard. I sedicenti «hacker del Pd» erano in possesso di questi materiali da tempo ma hanno scelto di muoversi adesso. I suoi membri dicono di voler colpire Grillo e Casaleggio perché «loro sono scesi nel nostro territorio, il cyberspazio, e hanno provato a usare le masse per i loro fini sfruttando le caratteristiche della rete. Ora dovranno venire allo scoperto. Chi di trasparenza ferisce, di trasparenza perisce». Sull’argomento, Grillo tace. Ieri ha attaccato Enrico Letta e l’accordo col centrodestra.

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-chi-ha-messo-i-grillini-sotto-schiaffo-telematico-chi-vuol-fare-fuori-i-54803.htm
http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/1231337/M5S–mail-rubate-e-foto-hard–pornoricatto-ai-grillini.html

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“vizi privati e pubbliche virtu” sono il fondamento di una societa’ forte. Non importano i ” vizi privati” di chi agisce pubblicamente in modo virtuoso e deve essere severamente punito sempre chi sputtana ” il privato” per condizionare “il pubblico”.

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Grillo. Eccolo servito in 16 mosse

A due mesi dal voto la rivoluzione a cinque stelle si è impantanata in una palude di gaffe, figuracce, scelte poco chiare, quirinarie fallite, espulsioni e liti

di Filippo Facci

Primavera, fioriscono i bilanci. A due mesi dalle elezioni politiche ecco un rendiconto della rivoluzione a Cinque Stelle.

1) Appena insediati, hanno eletto un presidente del Senato per sbaglio, aprendo processi interni dilanianti a una decina di inconsapevoli franchi tiratori: una riunione-rissa con urla e lacrime, un auto-denunciato, una scomunica dall’alto, uno scontro tra capigruppo e incidenti vari.

2) Dopo il «casino» e i «passi malfermi» (definizioni loro) hanno esordito due commissari per la comunicazione nominati in fretta e furia da Casaleggio – e incorsi subito in un paio di gaffe – ma questo non ha impedito che i parlamentari grillini si facessero nuovamente infinocchiare dai giornalisti in molteplici occasioni: i capigruppo Crimi e Lombardi finivano definitivamente macchiettizzati come è stranoto a tutti, e su questo non incediamo.

3) Nel tentativo di ovviare ai problemi, hanno inventato le conferenze stampa senza domande.

4) Vari parlamentari sono stati ripresi perché giravano per il transatlantico senza giacca e con bicchieri di Coca Cola, una deputata si è vantata di non aver stretto la mano a Rosy Bindi, un altro è stato fotografato ai tavoli del ristorante della Camera in allegra compagnia: in generale i grillini sono incorsi in grandi e piccole cantonate (lapsus, magre, figuracce) di cui è andata persa la contabilità. Un deputato è giunto a dire «Lei non mi può interrompere» al presidente di turno della Camera.

5) Rimane agli atti lo psicodramma del capogruppo Lombardi coi suoi 250 euro di scontrini andati persi, stesso personaggio che aveva dato del «nonno» a Napolitano.

6) La celebre diretta streaming delle consultazioni Pd-Cinque Stelle, con uscite tipo «sembra di essere a Ballarò» e «siamo noi le parti sociali», ha indubbiamente messo in imbarazzo e restituito un’immagine di arroganza.

7) Alla fine delle consultazioni è risultato, almeno secondo i sondaggi, che i grillini avevano fatto perdere un sacco di tempo a tutti: complici la testardaggine di Bersani e della stampa arrovellati nel tentar di comprendere se i «no» di Grillo fossero strategici o significassero «no» e basta.

8) Intanto Grillo contestava l’articolo 67 della Costituzione e la libertà di voto degli eletti, il tutto in implicita contestazione della democrazia «rappresentativa» a cui si predilige quella «diretta». Di passaggio si sosteneva che il Parlamento, anche senza un governo, potesse iniziare comunque a lavorare istituendo le commissioni che – altra vittoria – alla fine non sono state istituite, facendo fallire l’idea di un assemblearismo spinto a propulsione elettronica.

9) Si tralasciano i dettagli sulla mancanza di trasparenza: dalle nomine sempre decise da Grillo & Casaleggio, al fantasma di «hacker» durante le votazioni interne, alla decisione di non rendere noti i nomi dei finanziatori del Movimento: senza contare gli innumerevoli interventi e commenti rimossi o censurati dal blog di Grillo in tutto questo periodo.

10) La proclamata occupazione della Camera è finita piuttosto ingloriosamente, con discussioni persino sull’accresciuto consumo di energia elettrica. Stesso genere di polemica che ha riguardato la decisione di alcuni parlamentari grillini di viaggiare con treni ad alta velocità.

11) Le «quirinarie» sono state un altro grandissimo punto interrogativo. Esclusa la candidatura di Dario Fo (stessa età di Napolitano) e pure quella di Gino Strada, le votazioni si sono dovute rifare per colpa di hacker misteriosi di cui nessuno ha spiegato nulla, ma la vincente Milena Gabanelli alla fine ha detto di no. Eccoti allora Stefano Rodotà che, pure, aveva definito Grillo come «estremamente pericoloso» e «populista del terzo millennio»: è diventato il candidato «proposto dai cittadini italiani» in virtù di 4.667 voti telematici su 28mila totali, resi noti da Casaleggio dopo giorni di polemiche sempre in virtù della scarsa trasparenza. Il risultato della candidatura di Rodotà è stato bruciare Rodotà.

12) Eletto Napolitano, Grillo ha gridato al golpe, ha invitato a una marcia su Roma («dobbiamo essere milioni») e poi non c’è neppure andato, mentre una folla tuttavia provocava tafferugli e spintonamenti davanti alla Camera. Il giorno dopo, la marcia su Roma è diventata una conferenza stampa e poi un micro-corteo interrotto al Colosseo. Grillo ha chiarito che «golpe» era un modo di dire.

13) Un paio di giorni dopo, hanno espulso un senatore perché andava troppo in tv, tralasciando l’errore – bastava guardarlo – di averlo fatto eleggere.

14) Elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia: due mesi dopo, il 27 per cento delle politiche diventa il 20 (scarso) preso dal candidato grillino, che nel caso della lista diventa addirittura il 13; alle comunali di Udine il candidato sindaco grillino becca circa il 14.

15) Intanto Grillo continua col refrain («è finita», «a casa», «siete morti», «l’Italia fallirà in autunno») ma è andato a cantarlo in Germania.

16) Intanto i parlamentari litigano seriamente sul primo stipendio: chi lo vuole tutto, chi no. Padri di famiglia e single si accapigliano.

http://www.liberoquotidiano.it/news/libero-pensiero/1230609/Vi-racconto-il-flop-di-Beppe-Grillo–eccolo-servito-in-16-mosse.html

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…Con tutto il disprezzo che ho per il personaggio Grillo, a leggere gli articoli di Facci mi viene voglia di difendere il M5S.
Fa un minestrone di fatti del tutto inutili e finisce per screditare anche quei punti che sono a mio avviso ben più importanti e meriterebbero di essere approfonditi.
Certo non si può negare una certa disorganizzazione e incompetenza generalizzata di un movimento che veniva presentato come fatto di gente preparatissima (con almeno due lauree…).
Qui so già che mi si risponderà con le solite frasi tipo… “che vuoi… sono nuovi… un movimento nato dal nulla… lasciamoli lavorare…”
Ma si… lasciamoli lavorare… se disastro totale dev’essere… che sia.

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Vogliamo poi parlare delle gaffes clamorose, anche nel segreto nell’urna, dei giovani neo-deputati Pd in questo mese e mezzo ?

E’ appunto totale inesperienza, come per i 5 Stelle …. puoi averne anche tre di lauree … ma se il parlamentare non l’hai mai fatto … pecchi comunque di totale inesperienza ….

Oltretutto poi in una situazione politica, veramente senza precedenti, come questa …

Poi, ripeto, parla Facci …. al soldo appunto di uno come Angelucci …. che, anche a mettere da parte la questione della Ferrari che dicevo … ha i suoi bravi problemi nelle inchieste in corso sugli appalti della sanità romana con la giunta Polverini …

Veramente …. “la pagliuzza ed il trave” ….

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Se c’è una qualità di cui gli italiani non perdonano l’assenza è che chi è al comando debba esserne capace e coerente. Hanno sempre perdonato tutto ma mai questo. Almeno, mi sono fatto quest’idea verificando le ‘bocciature’ a sentire comune dei precedenti presidenti, parlamentari ecc.: insomma post 1989 sono estremamente ‘pragmatici’ in politica. I grillini, col loro frinire vacuo ed inconcludente su molte questioni, sulla loro aria da ‘Forrest Gump’ della situazione non sono partiti affatto bene. Scontano sopratutto a mio avviso la pedante ed ingombrante presenza di un soggetto ( Grillo ) che non è nel Parlamento ma che pretende di dirigerlo da fuori: invece di aprire il Parlamento come una scatoletta sta aprendo il suo Movimento gettando semi continui di discordia nelle sue stesse file. E poi, siamo sicuri che sia ‘costituzionale’ tutto cio’, comprese le visite del Beppone nostrano al Grande Vecchio quirinalizio ? Chi lo sa. Comunque è un precedente imbarazzante data la storica presenza di ‘suggeritori’ nelle file dei parlamentari concorrenti ( preferibilmente ‘via massonica’ o ‘vaticana’ ). A quando un consulto sul Governo in fieri alla presenza del reggitore di Piazza del Gesù o di Palazzo Giustiniani?

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DIARIO DI UN SACCHEGGIO: ECCO COSA VUOLE VERAMENTE DA NOI LA GERMANIA

FONTE: TEMPESTA PERFETTA (BLOG)

Grazie ai benefici acquisiti con l’introduzione dell’euro, che annullando la normale fluttuazione dei tassi di cambio ha cancellato di colpo l’unico strumento di difesa delle economie deboli nei confronti di quella forte, la Germania ha di fatto stravolto gli equilibri politici-economici fino ad allora esistenti in Europa, diventando l’unico paese egemone in mezzo ad una serie di paesi cuscinetto o colonie. E ben consci di questo ruolo, i tedeschi non hanno più alcun imbarazzo e pudore a comportarsi come un paese di conquistatori ed invasori: in attesa di mettere le mani sugli ultimi pezzi pregiati aziendali e patrimoniali dell’Italia, la Germania si porta via le nostre migliori competenze tecniche disponibili, formate grazie ai sacrifici delle famiglie italiane e agli investimenti nel nostro sistema scolastico statale o privato.

Noi seminiamo e i tedeschi raccolgono i frutti. E c’è una ragione precisa che spinge i tedeschi alla ricerca disperata di nuova manodopera qualificata: mentre nell’eurozona continua ad aumentare il numero di persone in età da lavoro, in Germania invece diminuisce progressivamente. Come si può vedere nel grafico sotto, la forza lavoro della Germania fra i 15 e i 64 anni si è ridotta del 2% negli ultimi undici anni, al contrario della media dell’intera zona euro, dove è aumentata del 7%.

Questo potrebbe anche essere uno dei motivi che spiega i livelli record di bassa disoccupazione della Germania, rispetto alla crescita che si registra nell’eurozona, dove gli ultimi dati confermano la salita del tasso di disoccupazione fino al 12%. Da notare poi che i tedeschi non cercano manodopera generica, perché questa può essere reperita a buon mercato tra le folte schiere degli immigrati che arrivano dall’Est Europa, dalla Turchia o dall’Africa, ma persone molto istruite e specializzate, che in qualunque paese rappresentano il serbatoio principale da cui partire per costruire la futura classe imprenditoriale e dirigente: un paese senza quadri e competenze è un paese senza futuro. E questo la Germania pare saperlo bene, mentre l’Italia crede ancora che costringere i nostri migliori cervelli alla fuga e tenersi la feccia sia una mossa furba che ci concede onere e lustro in  tutto il mondo. Ripetiamo che mandare i nostri ragazzi in Germania a farsi le ossa e l’esperienza potrebbe essere un grande vantaggio per noi in un’ottica di lungo periodo (sperando che un giorno l’Italia riesca ad uscire dai pantani e una parte di questi ragazzi possa rientrare in patria con un notevole bagaglio di conoscenze e know how), ma in una fase di crisi come questa risulta solo l’ultimo affronto che i tedeschi hanno fatto al presunto spirito di cooperazione e collaborazione che “dovrebbe” animare questa strampalata unione monetaria. Invece di aiutare la ripresa delle aziende italiane, la Germania non solo ostacola tutti i piani di politica economica espansiva che potrebbero favorire la crescita, ma preferisce addirittura dare il colpo di grazia agli storici concorrenti privandoli della linfa vitale che assicura l’operosità, il rinnovamento, la creatività e il ricambio generazionale delle nostre aziende.

Quelli che ancora credono al sogno europeo, alla chimera degli Stati Uniti d’Europa che fino ad oggi è servita a confondere e depistare gli allocchi di turno, dovrebbero dare un’occhiata alla lunga lista di svendite di pezzi importanti della nostra industria nazionale che si è ampliata senza sosta in questi ultimi anni, per capire meglio la portata della catastrofe economica in cui ci siamo volontariamente impelagati. Nel nome del liberismo selvaggio e dell’apertura incondizionata ai “mercati”, di indirizzi cioè di politica economica più che mai discutibili e anacronistici che in misura così sconsiderata e scriteriata hanno contagiato soltanto i paesi dell’eurozona, mentre il resto del mondo si è guardato bene da seguire alla lettera i dettami di questa scellerata dottrina accademica-teologica (i cui dogmi, come abbiamo visto, sono basati perlopiù da manipolazioni e strumentalizzazioni dei dati reali) e ha adottato misure più o meno protezionistiche per difendere il proprio tessuto economico nazionale. Curiosa poi la circostanza che mentre i francesi hanno fatto incetta di tutto ciò che si poteva razzolare in Italia, dalla grande distribuzione all’energia, i tedeschi si sono limitati ad acquisire marchi di prestigio (come per esempio Ducati) dall’elevato grado di innovazione tecnologica, dalla diffusa riconoscibilità a livello internazionale e dalla spiccata tendenza a penetrare nei mercati esteri. Strategia questa che conferma ciò che abbiamo prima detto: la Germania si propone di diventare l’unico polo industriale sviluppato d’Europa, dedicato principalmente alle esportazioni, lasciando ai paesi della periferia il compito di produrre a buon prezzo la componentistica e i beni a basso o nullo contenuto tecnologico (le viti e i bulloni, per intenderci).

Ma c’è un altro aspetto inquietante di tutta la vicenda: la svendita a prezzi di realizzo del patrimonio demaniale dello stato. Mentre in Italia i progetti del ministro Grilli di svendere e privatizzare circa 15-20 miliardi di beni pubblici all’anno (comprese le partecipazioni in aziende come Eni, Enel, Finmeccanica), procedono piuttosto a rilento, in Grecia i programmi vanno avanti rapidamente, a causa delle scadenze di rimborso delle rate dei piani di salvataggio garantiti dalla trojka FMI, BCE, UE. In tutto sono in vendita in questo momento circa 70.000 lotti, che comprendono distese di coste incontaminate, porti turistici, bagni termali, stazioni sciistiche e intere isole. Persino le quote del monopolio statale sul gioco d’azzardo sono in vendita al migliore offerente. L’isola di Rodi che per un terzo è ancora di proprietà dello stato è già per gran parte all’asta e a questa frenetica vendita ad incanto partecipano un po’ tutti, dall’emiro del Quatar, agli immancabili oligarchi russi fino ai soliti tedeschi e francesi. Si tratta in pratica di un’espropriazione forzosa di un pezzo di storia dell’antica e millenaria civiltà greca, che aveva insegnato alle generazioni successive cosa siano la democrazia, l’etica, i pilastri su cui si regge un buon governo. Parole al vento, stuprate dall’ingordigia del denaro e dal meccanismo infernale del debito senza fine, che si perpetua nel tempo senza alcuna soluzione di continuità.

Ma se Rodi è in procinto di essere colonizzata senza armi dagli invasori stranieri, Corfù è già di fatto un resort della famiglia di banchieri internazionali dei Rothschild, che ambisce a mettere le mani anche sullo storico palazzo reale dell’isola. A proposito di palazzi, la Grecia ha anche messo in vendita il colossale palazzo del Ministero della Cultura ad Atene, il quartier generale della polizia, gli edifici che ospitano i ministeri della salute, dell’istruzione, della giustizia e persino l’ambasciata greca in Holland Park a Londra, alla modica cifra di 22 milioni di sterline. Una pessima idea quella di coprire un debito a breve e medio termine con la vendita di beni immobiliari, su cui successivamente si dovrà pagare un flusso costante di affitti ai privati. Lo stato si priva a prezzi di svendita di un asset di proprietà, che a parte la manutenzione periodica non comporta alcun costo, aprendo le casse a delle spese immediate che molto probabilmente causeranno la nascita di nuovo debito a breve e medio termine, che con il passare del tempo e l’alienazione di tutti i beni immobiliari e strumentali, sarà sempre più difficile da rimborsare. Una pazzia contabile e fiscale bella e buona, che però rappresenta uno dei principi fondanti di questa sciagurata e disgraziata eurozona: le privatizzazioni sono infatti un prerequisito essenziale per ricevere i fondi di salvataggio, senza i quali la Grecia dovrebbe immediatamente dichiarare default e uscire dalla zona euro. Un ricatto in pieno stile mafioso, tipico delle peggiori e più spietate organizzazioni criminali.

Tuttavia, la propaganda mediatica e il terrorismo psicologico che agisce a pieno regime in Grecia impedisce ai cittadini di capire che proprio l’uscita dall’euro potrebbe essere l’unica via d’uscita da questa tragedia nazionale, che ha trasformato un intero paese una volta democratico in un emporio a cielo aperto. E nonostante tutti sappiano che le privatizzazioni non riusciranno a risolvere i problemi strutturali della Grecia, si continua ad andare avanti verso il calvario, con i profittatori e gli speculatori di tutto il mondo pronti a fare affari sulle spalle di un popolo ormai stremato ed impotente. L’esempio della privatizzazione dell’acqua è lampante: dopo che il governo greco ha privatizzato la rete idrica, la qualità del servizio è scesa notevolmente ed è aumentato il prezzo di erogazione. E proprio sull’onda di questo fallimento annunciato, i sindacati e i lavoratori stanno attuando una strenua ed eroica resistenza per evitare che venga privatizzata la società ferroviaria pubblica Hellenic e la principale compagnia statale di produzione e distribuzione di energia elettrica, la Public Power Corporation. Probabilmente però le loro proteste rimarranno inascoltate, perché il governo di Samaras si muove ormai sul filo del rasoio e degli equilibrismi linguistici, puntando su uno stato permanente di emergenza e di paura.

Dall’inizio della crisi il debito pubblico è quasi raddoppiato raggiungendo la quota impressionante del 189% del PIL, e sconfessando bruscamente tutte le previsioni dei piani di austerità, che indicavano una progressiva discesa proprio a partire dal 2013. Negli ultimi tre anni sono stati persi posti di lavoro nel settore privato al ritmo di 1000 al giorno, e in cambio degli aiuti della trojka il governo Samaras si è impegnato a licenziare 15.000 dipendenti pubblici entro quest’anno: cosa che nella migliore delle ipotesi provocherà un ulteriore crollo dei consumi e delle entrate tributarie, vanificando in pratica la riduzione della spesa pubblica per stipendi. A causa di continui errori nelle stime degli incassi dalle vendite, il governo ha mancato l’obiettivo di privatizzare €3 miliardi di beni pubblici lo scorso anno e per assicurare la trojka ha alzato il tiro per i prossimi anni: €11 miliardi di privatizzazioni entro il 2016 e €50 miliardi complessivi entro il 2019. In buona sostanza si tratta della più grande vendita all’ingrosso di un intero paese mai avvenuta nella storia, la quale creerà un precedente che deve fare riflettere soprattutto noi italiani, che potremo essere i prossimi ad essere spogliati di tutto il nostro patrimonio pubblico, con il solito becero conformismo e l’indifferenza con cui abbiamo accolto in passato simili operazioni di rapina ed espropriazione: è una necessità che ci impongono i “mercati” per evitare di finire come la Grecia e tutti sanno che il nostro stato (cioè noi stessi) è spendaccione e inefficiente, mentre i privati sono bravi, belli e produttivi. E sulla scia di questa scemenza collettiva, al grido di “viva lo stato minimo!” perorato da PD, PDL e persino dal Movimento 5 Stelle (il quale si renderà responsabile di questo scempio, quando gli italiani si accorgeranno che tutto ciò, tutta questa crisi, tutta questa sofferenza, erano fortemente “volute” e non frutto dell’ignoranza e dell’incompetenza), le nazioni forti, prima fra tutte la Germania, non solo si accaparreranno nel silenzio più assoluto gran parte del nostro patrimonio artistico, storico, ambientale, ma stanno già attivandosi per portarsi via la nostra stessa migliore manodopera qualificata.

E senza mezzi termini, quando uno stato diventa povero di proprietà e beni pubblici e privo di competenze tecniche (e anche umanistiche, giuridiche, “politiche”), è destinato prima o dopo a diventare una colonia, una nazione satellite, un paese del Terzo Mondo . E questo non lo diciamo solo noi bloggers di frontiera o economisti isolati qua e la in mezzo allo sterminato deserto dei Tartari italiano, ma tutti i maggiori analisti economici e finanziari del mondo (basta farsi un giro sui siti e sui giornali americani, inglesi, giapponesi, australiani, per capire di cosa stiamo parlando), non ultimo lo stesso premio Nobel per l’economia americano Paul Krugman, che riferendosi proprio all’Italia e alla Spagna, aveva detto tempo fa: “Quello che è successo è che entrando nell’euro, la Spagna e l’Italia hanno ridotto loro stessi a paesi del Terzo Mondo, che prendono in prestito la moneta di qualcun’altro, con tutte le perdite di flessibilità che tale operazione comporta. In particolare, siccome i paesi dell’area euro non possono stampare moneta neanche in casi di emergenza, sono soggetti a interruzioni di finanziamenti, a differenza dei paesi che invece hanno mantenuto la propria moneta. Il risultato è quello che abbiamo tutti sotto gli occhi”.

Fonte: http://tempesta-perfetta.blogspot.it
Link: http://tempesta-perfetta.blogspot.it/2013/04/diario-di-un-saccheggio-ecco-cosa-vuole.html#more
23.04.2013

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La missione storica dell’Italia, oltre l’austera Merkel e l’atomico Obama

24 aprile 2013 a 08:06

repubblica-italiana-e-nataL’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Articolo 11

“Dagli Usa arriva un apparente voltafaccia rispetto agli impegni di Barack Obama verso il disarmo nucleare. Il Pentagono si appresta infatti a spendere 11 miliardi di dollari per ammodernare 200 ordigni nucleari tattici B61 allocati in Europa per trasformarli in “bombe atomiche intelligenti (teleguidate)” sganciabili dal controverso caccia di ultima generazione F-35, di cui si doterà anche l’Italia. E’ quanto rivela il britannico Guardian.
Le B61 sono ordigni americani conservati negli arsenali Nato europei. Sono ‘nascosti’ in Belgio, Olanda, Germania, Turchia, ma anche in Italia sul cui territorio sono ancora presenti 90 di questi ordigni (70 secondo le ultimissime stime): 50 ad Aviano in Friuli e 40 (20) a Ghedi, in provincia di Brescia”.

http://www.repubblica.it/esteri/2013/04/21/news/usa_11_miliardi_per_adeguare_le_atomiche_agli_f-35-57197605/?ref=HREC1-6

Gli Stati Uniti non dovrebbero essere posti sotto embargo visto che Obama ha ripudiato il principio della non-proliferazione nucleare che motiva l’embargo preventivo (ed illegale) imposto all’Iran? L’Italia ha una spina dorsale? Ci piace essere una colonia? Preferiamo la pace o la guerra? La missione storica dell’Italia repubblicana è il dialogo, la diplomazia, la democrazia globale oppure dotarsi dei mezzi necessari a penetrare altre nazioni senza poter essere rilevati dai radar per sganciare bombe atomiche? È questo tipo di abominio che si aspettavano da noi i padri e le madri costituenti?

Io penso che loro avessero in mente un’Italia diversa, che non si fa guidare dal risentimento, dal manicheismo, da progetti sfacciatamente imperialistici di altre potenze che seminano morte, odio, rancore che fomenta il terrorismo ed il fondamentalismo, separatismo che conduce alle guerre civili, arbitrio dei signori della guerra e, in prospettiva, inquinamento radioattivo. L’Italia dovrebbe essere garante di pace e mediazione, invece scarichiamo le nostre responsabilità: “non siamo noi, sono gli americani che sbagliano”. Nessuno dei nostri governanti recenti, però, sembra avere il coraggio o la volontà di farglielo presente.

Nel frattempo, un passo dopo l’altro, intorno a noi si diffonde l’anarchia violenta e il crimine impunito: Kosovo, Libia, Mali, Siria – tutte le ex colonie italiane sono nel caos o sono rette da governi dispotici. Partecipiamo a missioni di pace che sembrano più che altro missioni di occupazione per conto terzi. Siamo degli insulsi vassalli privi di sovranità e di coscienza, incapaci di porre fine o almeno districarci dallo stallo bellico della “Guerra al Terrore”.

Non penso che fosse questa la responsabilità storica dell’Italia com’era stata concepita da chi ha costruito la nostra repubblica. Credo che invece il nostro paese, così immaginativo, creativo, originale, pionieristico abbia ricevuto in dote la missione di sperimentare strade nuove per giungere ad un mondo nuovo di concordia, di unità nella diversità, in cui la fiducia e il rispetto prevalgono sul sospetto e il disprezzo. Entrambe le sue componenti, quella laica non-religiosa e quella cattolica (laica o meno), si ispirano a precetti che sono incompatibili con la nostra condotta attuale e con la nostra vocazione.

Dunque compito dell’Italia, quando avrà ritrovato la bussola, sarà quello di far ragionare la Germania nel campo economico e gli Stati Uniti in quello militare. Avrà bisogno di alleati per farlo, ma non mancheranno, perché molti hanno visto dove termina il sentiero che abbiamo imboccato e stanno pensando a come cambiare strada.

*****

“Dopo la rielezione di Napolitano assisteremo alla costituzione di un ennesimo “governo tecnico”, impegnato a mettere in pratica le indicazioni di quei cosiddetti “saggi” che hanno formalizzato in due documenti di straordinaria miopia quel pugno di soluzioni di piccolo cabotaggio ritenute necessarie a perpetuare il sistema nel suo insieme, partendo dal presupposto che, in un momento di giganteschi mutamenti come quelli in corso a livello mondiale (crisi del capitalismo finanziario; spostamento sul Pacifico della competizione geo-politica; riemergere su scala mondiale della questione sociale; progressivo indebolimento dell’Europa unita), questo sia sufficiente a garantire ai partiti la perpetuazione del loro potere e degli equilibri affaristici che lo alimentano.

[…].

Occorre parlare di riorganizzazione del sistema sociale, inclusa la concezione del lavoro, della proprietà e della moneta, avendo chiara la relazione con i diritti individuali e con i beni comuni; occorre disegnare, nell’orientamento complessivo dell’economia e dei suoi obiettivi, modelli di sviluppo alternativi, in grado di equilibrare capacità, risorse e sostenibilità nel tempo; occorre affrontare la questione della collocazione internazionale dell’Italia, rispetto sia alla questione dell’unificazione europea che a quella di un atlantismo superato dai fatti; occorre lavorare per liberare cultura, istruzione e ricerca dai vincoli opprimenti con cui economia e partitocrazie le condizionano.

Si raggiunge questo chiaro ma difficilissimo obiettivo rendendo i cittadini consapevoli di cosa debba essere oggi un organismo sociale sanamente e non patologicamente attivo: in esso, nelle società post-industriali complesse, si deve rendere armoniosa ed efficiente la coesistenza fra le esigenze di uno sviluppo culturale intellettuale scientifico, come motore ideale della società, quelle di un’amministrazione politico-giuridica equa e funzionale e quelle di un’economia cui non sia più possibile invadere, grazie al potere della moneta e del lavoro fatti merce, le altre sfere della società.
La democrazia, se vuole affrontare con efficacia il presente per il futuro, deve in sostanza emanciparsi definitivamente dai residui feudali che ancora la soffocano: da un lato quelli derivanti dalla partitocrazia, dall’altra quelli dei potentati economici, non a caso tra loro reciprocamente intrecciati. Solo in questo modo, con la piena libertà di espressione delle capacità individuali, con l’equa applicazione dei diritti del cittadino, con la solidarietà richiesta dalla crescente interdipendenza delle relazioni economiche (produzione, circolazione, consumo), possiamo pensare che i popoli possano conquistare la responsabilità e la dignità, attraverso l’autogoverno e la piena sovranità”.

http://www.clarissa.it/editoriale_n1884/Il-salvataggio-della-partitocrazia-e-il-futuro-della-democrazia-in-Italia

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L’eredità di Napolitano-Draghi-Merkel: generazione di poveri

di Mike Norman

Scritto da redazione il 26 aprile 2013. Pubblicato in Mike Norman, Video

È stata creata un’intera nuova generazione di poveri che sarà la vera eredità che lasceremo ai nostri figli

Loro vogliono le austerità, ti vogliono vedere disoccupato, perché? Perché questo significa più potere e ricchezza per loro; ecco perché voi, io, i nostri figli, non abbiamo possibilità. Ci porteranno via tutto e useranno ogni forma di bugia, manipolazione, inganno, ricatto

È arrivato il momento, il momento di scoppiare.

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giovedì 2 maggio 2013
A Berlino da Angelona promette: “Manterremo gli impegni di deficit. Non devo spiegare qui il taglio dell’Imu, i tedeschi non ci dicono cosa fare” – Il Governo deve rinegoziare l’austerity, e ridurre la quota da versare per i paesi in crisi: la bellezza di 303,7 miliardi in 5 anni – Se non si riducono, addio risorse per la crescita…

1 – DEFICIT: LETTA, MANTERREMO GLI IMPEGNI PRESI Radiocor – ‘Manterremo gli impegni presi’ sul deficit. Lo ha detto il premier Enrico Letta alla conferenza stampa con la cancelliera tedesca Angela Merkel. Per quanto riguarda la copertura finanziaria delle misure illustrate al Parlamento, tra i quali lo stop della prossima rata dell’Imu, Letta ha detto ‘che si tratta di un fatto di casa nostra, non devo spiegarlo a nessuno (cioe’ alla cancelliera – ndr), non sono qui per giustificare scelte interne’.

2 – LETTA, NON DICIAMO A TEDESCHI COSA FARE E VICEVERSA (ANSA) – “Noi non abbiamo nessuna intenzione di dire ai cittadini tedeschi cosa devono fare, così come sappiamo che i cittadini tedeschi non hanno nessuna intenzione di dire ai cittadini italiani che cosa devono fare. Tutti insieme, come cittadini europei, dobbiamo fare più Europa”. Lo ha detto il premier Enrico Letta a Berlino.

3 – MERKEL, FALSO CHE RIGORE E CRESCITA SIANO CONTRAPPOSTI

(ANSA) – “Dobbiamo liberarci dall’idea che una finanza solida e crescita siano cose contrapposte”, anche perché “una finanza solida è il presupposto della crescita”. Lo ha sottolineato la cancelliera tedesca Angela Merkel in una conferenza stampa a Berlino con il premier Enrico Letta.

4 – 300 MILIARDI, IL VIAGGIO IN EUROPA DI LETTA

(Adnkronos) – Ammonta ad oltre 300 miliardi di euro la cifra che l’Italia dovrà destinare, dal 2013 al 2017, ai sostegni previsti dall’Unione europea per aiutare i paesi in difficoltà. È questo il calcolo di Unimpresa, il giorno successivo al discorso e alla fiducia di Enrico Letta alla camera, che ieri ha indicato, afferma Unimpresa «l’obiettivo di abbattere la pressione fiscale per le famiglie e dare respiro alle imprese». «Nei prossimi cinque anni, secondo dati elaborati dal Centro studi Unimpresa dall’ultimo Documento di economia e finanza, il contributo italiano ai meccanismi di supporto finanziario varati dalla Ue raggiungeranno i 303,7 miliardi», afferma il presidente Paolo Longobardi. Nel dettaglio, quest’anno saranno spesi 55,06 miliardi diretti a Bruxelles e poi dirottati ai paesi in e
letta alla cameraletta alla camera

mergenza finanziaria. L’anno prossimo la cifra prevista è 61,71 miliardi , e resterà sostanzialmente stabile nel triennio seguente: 62,07 miliardi nel 2015, 62,33 nel 2016 e 62,51 nel 2017. Una cifra che, aggiunge Unimpresa, incide sul rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo: «al lordo degli aiuti, infatti, il rapporto debito/pil si attesterà al 130,4% quest’anno, mentre si sarebbe fermato al 126,9% senza il contributo Ue. Una differenza pari a circa il 3,5%, strutturale per tutto il quinquennio in esame».

«C’è la diffusa convinzione che il destino dell’Italia si giochi dentro i nostri confini, ma ciò è vero solo in parte. È dunque cruciale che il governo si batta nelle sedi opportune per apportare correttivi alle norme internazionali e in particolare agli accordi Ue per trovare risorse fondamentali alla crescita del nostro Paese», conclude il presidente di Paolo Longobardi. «Condividiamo la scelta del Presidente del Consiglio di incontrare subito i leader dei più importanti paesi europei: speriamo che torni con risultati importanti, cioè con la possibilità di allentare la morsa sul rigore in modo da mettere a disposizione della crescita rilevanti risorse finanziarie».

Fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/letta-un-viaggio-da-300-miliardi-di-euro-55038.htm

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Boldrini e Grasso annunciano “leggi speciali per il web”: censura in arrivo!

La Presidente della Camera Boldrini ed il Presidente del Senato Grasso annunciano “leggi speciali per il web”:

Boldrini: “Basta all’anarchia del web”Il presidente della Camera chiede una legge per il web: “Basta con l’anarchia”. “Basta all’anarchia del web. È tempo di fare una legge (…)”

Pietro Grasso: leggi speciali per il Web “Parlando ai microfoni di SkyTG24, Pietro Grasso, Presidente del Senato, afferma che servono leggi speciali per controllare il Web (…)”

Ovviamente politici e poteri forti – che hanno provato a più riprese di approvare varie forme di “leggi bavaglio” – non potevano perdere l’assist offerto loro dalla sparatoria in Piazza Montecitorio, con la quale ‘sdoganare’ leggi volte a frenare la libera informazione: blog che riportano notizie vere, reali, censurate dai mass media tradizionali, che per la loro natura non possono che suscitare indignazione, che i politici vogliono passare come “campagne di odio”…

E non ci sorprenderemmo se nei prossimi giorni verranno puntati i riflettori su qualche sito, magari creato ad arte, con contenuti che istigano realmente all’odio, alla violenza, e quant’altro… tanto per fare colpo sull’opinione pubblica…

La maggioranza assoluta dei siti di libera informazione, al contrario di quanto vorrebbe far credere qualcuno, ripudia ogni forma di violenza: noi lo abbiamo sempre detto e ripetuto: NO INCONDIZIONATO AD OGNI FORMA DI VIOLENZA, CHE TRA L’ALTRO NON SOLO NON RISOLVE NIENTE, MA ANZI AGGRAVA LA SITUAZIONE PER DIVERSI MOTIVI, ED è FUNZIONALE AL ‘SISTEMA’:

NON A CASO DIETRO LA STRATEGIA DELLA TENSIONE – STANDO ALLE DICHIARAZIONI DI IMPOSIMATO: CHE CITA LE CARTE DELLE INDAGINI DEL GIUDICE ALESSANDRINI, UCCISO (GUARDA CASO…) MENTRE ALLA FINE DEGLI ANNI 60 INDAGAVA SU QUESTA PISTA. – CI SAREBBE IL FAMIGERATO GRUPPO BILDERBERG, AL QUALE SONO RICONDUCIBILI NUMEROSI ESPONENTI DEL GOVERNO E DEI PARTITI POLITICI, OLTRE CHE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO, INDUSTRIALE E MEDIATICO. (Vedi anche Imposimato a “La Zanzara”)

TORNANDO ALLA CENSURA DEL WEB: certo non ci sorprende il nuovo attacco alla libera informazione: e anzi, alcuni mesi fa, avevamo avvertito i nostri lettori del fatto che il prossimo governo (questo) avrebbe censurato il web: farlo prima delle elezioni sarebbe costato molto caro ai partiti, visto che la libertà del web e la libertà di informare è un tema molto sentito dai cittadini: ma ora ci sono 5 anni di tempo per far dimenticare agli italiani questa ennesima legge antidemocratica, inoltre avendo fatto, i partiti, “fronte unico”, potranno farlo praticamente in assenza di opposizione, con i fedeli mass media servi schierati a difesa del bavaglio, sottolineando la “necessità” di “controllare” il web…

La libera informazione sarà sempre più debole e flebile: tra l’altro è di poche settimane fa la notizia, ufficiale,che l’UE ha investito milioni di euro per addestrare “influencer” che opereranno per contrastare i “sentimenti anti-europei”… ovvero cercheranno di orientare le opinioni dei cittadini…

Staff nocensura.com

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Noam ChomskyE’ rimasto celeberrimo il momento in cui il presidente venezuelano Hugo Chávez, durante un discorso all’assemblea delle Nazioni Unite, mostrò al mondo il libro “Egemonia o sopravvivenza”. L’autore, Noam Chomsky, è considerato uno dei filosofi che hanno ispirato il movimento no-global nel 2000 e comunque uno dei più grandi portatori di una chiave interpretativa diversa del nostro momento storico. E infatti, scrive Debora Billi su “Crisis”, Chomsky non rinuncia ad esprimersi anche sulla crisi che sta imperversando in Europa, e la sua opinione è come sempre chiara e controcorrente: «Lo scopo ultimo delle richieste della Germania ad Atene, nella gestione della crisi del debito, è il depredare le risorse della Grecia. La Germania sta imponendo condizioni di schiavitù e pressione psicologica sulla Grecia».
Dichiarazioni, spiega la Billi nel suo seguitissimo blog, che sono state rilasciate durante una recente conferenza a Dublino, in occasione di un incontro europeo informale. «Non è la prima volta che Chomsky si esprime su troika e compari: nello scorso anno aveva già sostenuto che la Grecia stava finendo trascinata indietro al 1960». La posizione del grande filosofo statunitense sull’Europa è chiara: secondo Chomsky, i paesi del Sud dovrebbero fare fronte comune, con Italia, Spagna, Grecia e Portogallo che si uniscono per porre fine alle «inumane richieste del Nord», approfittando anche dei sentimenti antitedeschi che si stanno diffondendo negli ultimi mesi, da quando cioè è diventato evidente che la perdita di sovranità dello Stato – costretto al guinzaglio della Bce e impossibilitato a sostenere i costi dei servizi – si tra trasformando in una catastrofe senza uscita anche per il settore privato, seminando disoccupazione.

Un’idea persino ovvia, l’Alleanza del Sud, alla quale però si oppongono le nomenklature politiche al potere, accuratamente selezionate dal sistema che, dagli anni ’80 – con la definitiva vittoria dei neoliberlisti – ha letteralmente sradicato dalla cultura europea la centralità vitale della spesa pubblica, considerando lo Stato un semplice intralcio agli affari del grande business, quello delle multinazionali che dominano l’Unione Europea. Un piano di “colonizzazione” capillare, che ha “infiltrato” partiti, sindacati e media: fino a far diventare una “colpa” il debito pubblico, cioè lo strumento-chiave dello sviluppo sociale. Di fronte alla proposta di Chomsky, la Billi si domanda: «Chissà quanto avrebbero da ridire coloro che sono disposti a sacrificare (gli altri) pur di sedere al “tavolo dei grandi”». Proprio la gravità della crisi, però, potrebbe riaprire la partita europea.

Fonte: http://www.libreidee.org/2013/05/chomsky-fermate-la-germania-vuole-solo-depredarvi/

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Diversamente berlusconiani ma veri democristiani

2 ottobre 2013

Questo governo fa ancora più schifo di quello che l’ha preceduto. I ministri sono gli stessi, i voti che riceve per la fiducia pure, ma è tutto ancora più sfacciato.

Prima il governo Letta dichiarava di esistere per stato di necessità, per costrizione parlamentare. Ora rinasce nella convinzione euforica del PD e dei transfughi del PDL, e anche nella frustrata e velenosa reazione di Silvio Berlusconi al destino giudiziario che lo attende.

Tutto il Palazzo gioisce, Corriere e La Repubblica, Confindustria e CGIL CISL UIL , conferenza episcopale e Borsa hanno il governo vero che chiedevano.

Naturalmente contento è il governo tedesco dell’Europa, che ha spinto come non mai per questo sbocco, trovando nuovi statisti di riferimento nel ministro delle leggi per la precarietà Sacconi, nell’uomo della sanità lombarda Formigoni, nel ministro dell’Interno Alfano che porta gli alpini dall’Afghanistan in Val di Susa, e in tanti altri democratici modello, tra cui il noto omofobo Giovanardi.

Questa è la nuova maggioranza che l’Europa vuole senza vergognarsene, anzi ben felice di una classe dirigente che tanto più sarà di questo spessore, tanto più sarà supina di fronte ai diktat della Troika. Che infatti Letta ha subito riverito: tranquilli, paghiamo tutto e di più.

Da più di due anni siamo commissariati e le classi dirigenti PD-PDL, come i ladri di Pisa, litigano di giorno e si accordano di notte per obbedire alle banche e alla finanza.

Da due anni ci dicono che vediamo la luce in fondo al tunnel del massacro sociale, mentre la maggioranza della popolazione precipita nel buio della distruzione del lavoro e dei redditi, dei diritti e del futuro.

Ma le larghe intese prosperano nonostante il degrado che producono, perché sono promosse e tutelate da un Presidente della Repubblica che sta accumulando responsabilità storiche per la degenerazione della nostra democrazia.

Adesso si vanteranno di non aver ceduto ai ricatti di Berlusconi, di cui evidentemente ignoravano tutto quando ci si son messi assieme al governo. E poi continueranno così, tutti chiacchiere e austerità, perché così vuole l’Europa, perché saranno anche diversamente berlusconiani, ma soprattutto veri democristiani.

Per cominciare davvero ad uscire da questo pantano paralizzante bisogna far sì che Berlusconi vada ai domiciliari e tutta questa classe dirigente a casa. Con buona pace dell’Europa dei Barroso e Quagliarello.

Giorgio Cremaschi

http://www.huffingtonpost.it/giorgio-cremaschi/diversamente-berlusconiani-ma-soprattutto-veri-democristiani_b_4030184.html?utm_hp_ref=italy&utm_hp_ref=italy

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DIETRO SILVIO BERLUSCONI C’E’ UN UOMO CHE SI CHIAMA SILVIO BERLUSCONI, DI CUI NESSUNO PARLA. ECCO CHI E’
Postato il Martedì, 05 novembre @ 21:07:54 CET di davide

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
Libero pensiero

Come leggere la realtà sotto gli occhi di tutti.

Goldman Sachs fa politica in Italia.
Goldman Sachs dice il falso.
Goldman Sachs diffonde informazioni false ai propri clienti, alla borsa e al mondo finanziario, al fine di contribuire, con le notizie che diffonde, all’affermazione politica dei leader che perseguono i loro fini e obiettivi strategici.
Wow! Che notizia. Ullalà, il vero segreto di Pulcinella.

E invece la novità della notizia c’è, eccome se c’è.

Come tutti sappiamo, Goldman Sachs è diventato il simbolo che scatena immediatamente, a livello viscerale, le pulsioni dei complottisti e degli esemplificatori della realtà. C’è gente che li vede sempre dietro a tutto e tutti, ma raramente è in grado di fornire dettagli specifici e ponderati sulla loro attività d’intervento con dati e cifre alla mano. Oggi, ne abbiamo una possibilità reale e tangibile, che ritengo sia utile per la comprensione della realtà nella quale viviamo.

Veniamo ai fatti: questa mattina, i titoli nelle borse europee -soprattutto quella italiana- vanno a picco perchè le banche sono piene di debiti e Mario Draghi non è più in grado di metterci una pezza.
Eppure, a Milano, vola il titolo Mediaset in netta controtendenza, talmente brillante da toccare il proprio massimo negli ultimi due anni e mezzo.
Come mai?
Chi investe in borsa sa che l’andamento dei titoli (e quindi la capitalizzazione di denaro fresco cash per le aziende) deriva da due fattori incrociati: a) il bilancio dell’azienda quotata, il suo stato di salute, le prospettive di espansione o contrazione; b) le notizie che vengono diffuse su una specifica azienda da parte delle agenzie di rating e dai grandi consorzi finanziari, i cui portavoce -quando aprono bocca- determinano spostamenti sul mercato di centinaia di miliardi di euro. I loro analisti, infatti, hanno informazioni “specifiche e riservate”, non a caso i tre più importanti consulenti di Goldman Sachs in Italia (tra i tanti) sono Mario Monti, Romano Prodi, Corrado Passera. Sul desk Italy, a New York, arrivano notizie considerate da fonte attendibile che vengono poi diffuse agli analisti di borsa, agli scambisti (i cosiddetti traders), ai grossi clienti, che pagano fior di soldoni a Goldman Sachs per avere delle dritte su determinati titoli. E su quelli investono.

Questa mattina si sono verificati due fattori che cozzano l’uno contro l’altro, da cui la notizia.

Alle 8.30 del mattino, ora italiana, l’ufficio europeo di Goldman Sachs ha diffuso un comunicato relativo a Mediaset in cui si sostiene che l’azienda ha superato brillantemente i propri problemi in seguito “all’ottimo andamento e recupero dell’investimento pubblicitario sia nel settore audiovisivo che in quello cartaceo editoriale, ai quali va aggiunta la razionalizzazione della spesa, attestandosi sul mercato in una posizione tale da spostare il proprio giudizio da “neutral” a “buy” con la prospettiva a breve termine di un grande rilancio del gruppo. L’azienda che ieri aveva chiuso a 3,72 euro ad azione la vediamo spingersi verso un 5,1 euro”.
Una volta letto quest’annuncio, gli scambisti di tutta Europa si sono affrettati a passarsi l’informazione immediata sull’Italia “il Berluska va alla grande, acquistare Mediaset a tutto spiano”. E così è avvenuto: + 4%.

La gente non segue queste vicende, lo capisco anche. In Italia, infatti, in conseguenza della crisi perdurante, gli investitori si sono ritirati e i dati ufficiali diffusi ieri dall’Istat rilevano (e rivelano) che ormai soltanto il 7% dei risparmiatori italiani investe in borsa.
Ma quel 7% è quello che regge l’economia.

Un unico organo di stampa ha dato la notizia: Ilsole24ore.
Attraverso un dispaccio della sua agenzia (radiocor) che così recita:

MEDIASET: PER GOLDMAN PRONTA AD AGGANCIARE RIPRESA, IL TITOLO VOLA (+4,3%)

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Milano, 05 nov ore 9.30 – Mediaset vola e aggiorna i massimi da maggio 2011 grazie a un report di Goldman Sachs, che l’ha inserita nella “convinction buy list” (la precedente indicazione era “neutral”). Il target price del titolo del Biscione, che ora guadagna il 4,3% a 3,89 euro, e’ stato cosi’ portato da 3,6 a 5,1 euro. Secondo gli esperti della casa d’affari Usa, Mediaset e’ tra le societa’ meglio esposte alla ripresa europea nel settore, visto che la pubblicita’ (per quanto riguarda le tv) sembra avere interrotto l’emorragia dopo 21 mesi di calo. Le indicazioni di Goldman Sachs sono coerenti con quanto affermato dai vertici di Mediaset nelle ultime settimane, riguardo una possibile inversione di rotta della raccolta nell’ultimo trimestre. Gli analisti Usa, secondo i quali il titolo scambia su valutazioni interessanti, citano tra gli ulteriori elementi che possono spingere il titolo anche la vendita di asset non strategici e ulteriori tagli dei costi. Ai quali va aggiunta la ripresa alla grande del fatturato della pubblicità sul cartaceo editoriale del gruppo.

Questa notizia che avete letto, così come viene enunciata, sarebbe una “informazione oggettiva piatta”, cioè neutrale. Diciamo, il pane quotidiano per chi opera in borsa. Goldman Sachs ci sta informando che in Italia la ripresa è iniziata e che Mediaset è un’azienda che funziona alla grande e finalmente il gettito ricavato dalla pubblicità è in netto aumento di nuovo. Al di là del fatto che piaccia o non piaccia Mediaset, che piaccia o non piaccia la stampa italiana, questa è una notizia che non può non incitare al più sfrenato ottimismo. Perchè vuol dire che allora Saccomanni ha ragione. Vuol dire che Letta allora ha ragione. Che stiamo davvero allacciandoci alla ripresa e il mercato -finalmente, era ora!- si è ripreso.
I famosi “investitori” sono ritornati.
Le imprese investono.
Le aziende aumentano la pubblicità per i propri prodotti.
Le agenzie di pubblicità aumentano il fatturato.
I consumi si allargano.
I soldi girano di nuovo.
Ma che bello: proprio ciò di cui avevamo bisogno.

Pare che non sia vero.

Le notizie diffuse da Goldman Sachs sono false.

Non è certo il sottoscritto a dirlo; la mia opinione conta poco o nulla.

Lo sostiene -esattamente alla stessa ora- la più attendibile fonte di informazione e diffusione sui dati del ricavo pubblicitario sulla stampa cartacea in Italia: “Prima Comunicazione”. E’ uno strumento usato dai professionisti della comunicazione e fornisce i dati veri, tanto è vero che è usato come barometro da chiunque lavori nel mondo dell’editoria e della televisione. E i dati relativi al mercato in Italia per il mese di settembre 2013 rilevano “un arretramento e una contrazione del mercato pubblicitario nell’ordine di un – 22,4%”. Soltanto Mediaset (da sola) nel mese di settembre ha perso circa 400 milioni di euro, il suo bilancio fa acqua da tutte le parti e si prevede che -se non cambia il quadro economico- entro sei mesi ne avrà persi circa 2 miliardi di euro. Goldman Sachs, invece, sostiene che in Italia è finita la crisi e il mercato pompa alla grande. Che coincidenza! Proprio come sostengono Saccomanni e Letta.
E se lo dice Goldman Sachs, gli scambisti e gli analisti di borsa -degli individui che ragionano sulla base di ciò che appare “ufficialmente” sui loro visori- si adeguano e spingono in automatico dei bottoni: è l’economia digitale. In tal modo, mentre sul mercato Mediaset seguita a perdere colpi, clienti, fatturato, commesse, (e quindi soldi) si arricchisce grazie ai risparmiatori italiani che acquistano le sue azioni seguendo le indicazioni di Goldman Sachs.

Ecco qui di seguito i dati gentilmente messi a disposizione da Prima Comunicazione:

Prima Comunicazione Editoria, Pubblicità
05 novembre 2013 | 11:05

Pubblicità sulla stampa a settembre in calo del 22,9%

Il fatturato pubblicitario del mezzo stampa in generale registra un calo del -22,9%. E’ quanto emerge dai dati dell’Osservatorio Stampa Fcp relativi al periodo gennaio – settembre 2013 raffrontati allo stesso periodo del 2012 .
In particolare i quotidiani nel loro complesso registrano -21,5% a fatturato e -13,1% a spazio. L’andamento è confermato dai dati relativi alle singole tipologie. La tipologia Commerciale nazionale ha evidenziato -28,3% a fatturato e -19,9% a spazio. La tipologia Di Servizio ha segnato -8,2% a fatturato e -1,8% a spazio. La tipologia Rubricata ha segnato un calo a fatturato -13,9% e a spazio -11,7%. La pubblicità Commerciale locale ha ottenuto -19,5% a fatturato e -12,0% a spazio.

I periodici segnano un calo a fatturato -25,4% e a spazio -21,6%.
I Settimanali registrano un andamento negativo sia a fatturato -26,9% che a spazio -19,2%.
I Mensili hanno percentuali negative sia a fatturato -24,8% che a spazio -25,6%.
Le Altre Periodicità registrano un calo a fatturato -10,2% e a spazio -13,0%.

Non è necessario essere degli esperti del mercato dell’editoria e dell’audiovisivo per comprendere l’inghippo.
Evidentemente Goldman Sachs ha deciso di puntare su Berlusconi perchè la sua politica, le sue idee, il suo programma sono i più aderenti e fedeli alla logica dei grandi consorzi finanziari speculativi. Si danno una mano a vicenda. Sostiene così Letta e Saccomanni. E ci possiamo scommettere sopra che avrà il suo profitto.
Per questo Berlusconi non si ritira dalla vita politica.
Ha trovato chi lo sostiene e gli tiene bordone.
Si chiama Goldman Sachs.
Le notizie del giorno lo confermano e lo spiegano con chiarezza.
Dietro Silvio Berlusconi c’è Silvio Berlusconi.
Come dire: l’intera classe dirigente politica italiana sta lavorando per consentire a Mediaset di rifinanziarsi in borsa nonostante l’azienda sia decotta. I risparmiatori hanno abboccato e finirà che un “falso nato da informazioni virtuali” diventerà, invece, reale. Grazie alla diffusione di notizie false, Mediaset sta facendo il pieno in borsa. Così va l’Italia del business.

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/11/dietro-silvio-berlusconi-ce-un-uomo-che.html
5.11.2013

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