Siria/ Kissinger critica Obama: poco saggio chiedere il via libera del Congresso

Washington – L’ex segretario di Stato di Richard Nixon, Henry Kissinger, ha sostenuto la necessità di un intervento armato in Siria.

Kissinger, anche lui premio Nobel per la Pace (!) ha detto alla Cnn che Obama ha sbagliato a chiedere l’autorizzazione del Congresso. “Sono stato contro l’intervento militare americano e l’ho detto pubblicamente. Ma ora si tratta di l’uso di armi chimiche che può avere conseguenze oltre la Siria. Per questa ragione sostengo la posizione del presidente Obama, anche se” -, ha aggiunto – “ritengo non sia stato saggio chiedere il via libera del Congresso perché crea l’impressione che il presidente non abbia l’autorità di agire senza il sostegno del Congresso”.

http://italian.irib.ir/notizie/politica5/item/131391-siria-kissinger-critica-obama-poco-saggio-chiedere-il-via-libera-del-congresso

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Vai a Gli otto motivi per cui il Nuovo Ordine Mondiale odia la Siria

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Al Zawahri: “Attaccare sul territorio Usa”

Il leader di Al Qaeda chiama alle armi il suo esercito di terroristi

13.9.2013
foto Da video

16:34 – “Dobbiamo continuare questa guerra sul territorio degli Stati Uniti”. La minaccia è stata lanciata da Al Zawahri, capo di Al Qaeda. In un messaggio audio il successore di Bin Laden traccia la nuova strategia della rete del terrore. “Occorre attaccare qua e là gli Usa – ha detto – per fiaccarne l’economia e limitarne le enormi spese per la sicurezza”.

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Siria: Fiore incontra il Ministro degli Esteri Al Meknad a Damasco

dell’Ufficio Stampa di Forza Nuova

L’ On. Roberto Fiore ha incontrato ieri mattina a Damasco il Vice Ministro degli Esteri del Governo siriano Faisal Al Mekdad: “Abbiamo una totale comunanza di vedute sulla situazione in Medio Oriente e in Siria e sull’ andamento del conflitto.” ha dichiarato Fiore a margine dell’ incontro. “Ci troviamo in questo momento in centro a Damasco sul luogo della strage provocata alcune ore fa da due attentatori suicidi. L’attentato, contro civili, é stato commesso dai ribelli come ritorsione per l’ avvio delle operazioni per la riconquista di Aleppo da parte del Governo. I morti sono circa 14, più numerosi feriti.”….

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PROPAGANDA DI GUERRA E BEOTI DI MASSA

Mi ha telefonato una vecchia amica, ex collega, comunista e mi ha detto costernata: “Hai visto Assad , sta usando armi chimiche contro la popolazione, sta gasando i bambini, è un criminale, un assassino, bisogna mobilitarsi!”.

Scusa, gli ho detto, ma come lo sai? –
“Come, lo so? Ma lo dicono tutte le televisioni e le agenzie di stampa!”.
A beh, ho risposto. Ma ti sei dimenticata che tutte le agenzie di stampa e tutte le TV, sono di proprietà di lobby di alta finanza o poteri del Sistema? Ti sei dimenticata di quando facevi “controinformazione” e negavi la verità alle fonti di stampa del Sistema?
Lo sai ho no che La Repubblica, che mi ricordo, leggevi assiduamente, è il giornale di quello speculatore finanziario De Benedetti, un fogliaccio dell’alta finanza, da sempre ultra sionista? Delle Tv Berlusconiane poi, non ne parliamo. Queste sono le tue fonti!
Non conosci il significato della parola “propaganda di guerra”?
Ti ricordi le “armi di distruzione di masse”, e l’antrace? Ti sei dimenticata che gli Occidentali e gli israeliani sono i Re della menzogna? Eppure anche tu nutrivi, per esempio, dubbi sugli auto attentati dell’11 Settembre, mica era un false flag da poco.
Non hai notato che i linguivendoli e i pennivendoli, quando gli assassini, mercenari o psicopatici fondamentalisti religiosi, ammazzano, scannano, mettono bombe che uccidono il popolo siriano, stanno zitti, si dimenticano la parola “terrorismo” che tanto amano e invece quando questi criminali, stanno per essere sconfitti, allora ecco, le notizie di bombardamenti siriani, di morti tra i civili, ecc.?
Non vedi che vogliono distruggere, ad uno ad uno, tutti gli stati laici, multiconfessionali, di linea nasseriana, Stati che lavorano per ammodernare le infrastrutture dei paesi arabi, perché i sionisti, gli occidentali, vogliono una regione divisa da rivalità tribali e religiose e arretrata, una regione di ricchi, ma innocui sceicchi?
E siccome a questi criminali d’Occidente, piace anche rapinare, ovviamente dopo aver ridotto all’età della pietra questi paesi, con i loro “bombardamenti mirati”, che lasciano anche scorie di uranio impoverito e leucemie per anni, non dispiace razziare le fonti energetiche del posto, e avviare il business della ricostruzione.
La mia amica è rimasta sconcertata, si è ricordata del suo “antagonismo” arrabbiato, con un filo di voce mi ha detto disperata:
“Ma come puoi essere sicuro che non è vero niente delle armi chimiche di Assad? –
Ma, ho risposto ancora, lo attesta una semplicissima considerazione, ragiona un pò: Ma ti pare che Assad, proprio ora che sta vincendo su tutta la linea, che ha ripulito quasi tutto il paese dai criminali mercenari multicolori, finanziati e armati dagli Usa Israel, sarebbe così idiota da usare, proprio ora, armi chimiche esponendosi a ritorsioni, complicando tutta la sua posizione internazionale, mettendo in difficoltà anche Putin? Ora, che una volta vittorioso, ha la necessità di uscire dall’isolamento?
“Non ci avevo pensato”, mi ha detto, deponendo tutta la sua baldanza iniziale.
Guarda, gli ho detto, stai attenta, se questi farabutti dei mass media, su input occidentali, stanno armando tutte queste menzogne, stanno montando tutta questa propaganda di guerra, potrebbe darsi che, non avendo digerito di non aver potuto distruggere la Siria, grazie alla opposizione di Putin e al fatto che il popolo siriano è rimasto fedele ad Assad, può darsi che stanno preparando una aggressione in grande stile, questa sì, veramente criminale. E allora hanno bisogno, per legittimarla, che i beoti come te, scusa il termine, ma devi riconoscere che è così, vengano prima “lavorati” e possano pensare: hanno fatto bene a uccidere Assad, era un criminale! Poi magari avranno la faccia come il culo, tra qualche anno quando, oramai, non serve più a nulla, faranno sapere che la storia dei bombardamenti chimici era falsa.
Ma ti ricordi anni addietro quando ti spiegavo che la propaganda di guerra occidentale ha bisogno di “andare in guerra” come ad una crociata del bene contro il male, oppure come reazione e ritorsione ad una false flag, tipo Pearl Harbour?
Ebbene il primo atto delle menzogne di massa è quello di dipingere il “dittatore” come un mostro, un sadico, criminale, la cui moglie, mentre il popolo muore di fame, compra gioielli e lui si fa il bagno nei rubinetti d’oro. Tutte menzogne, tutte invenzioni, anche abnormi, fotomontaggi, testimoni falsi, come quella bastarda che assicurava di aver visto i soldati irakeni di Saddam uccidere i neonati nelle culle. Non importa che sono cazzate colossali, ci pensano i mass media a renderle credibili e gli imbecilli che stanno a pranzo e a cena davanti al TV, se le bevono e versano anche lacrime. Poi vengono anche i film, alla Rambo ( e hanno anche il coraggio di dire he Goebbels usava la cinematografia per fare propaganda, ma Goebbels era un pivellino rispetto a questi hollywoodiani alla Spielberg).
Servono, serve dipingere il capo di Stato da ammazzare e il suo paese da distruggere, come un mostro, perché poi, quando gli occidentali vanno veramente alla guerra, quando bombardano senza pietà i civili: per carità “bombardamenti chirurgici, ci mancherebbe, e poi buttano anche qualche pacco di viveri (avariati) e medicine (scadute), poi ti dicevo, l’imbecille, il beota video dipendente (e sono la maggioranza dell’opinione pubblica) si beve tutto e pensa: “hanno fatto bene, quel criminale del dittatore se lo meritava, era ora!”.
Cara mia è un film visto e rivisto. Sveglia cazzo, ma veramente credi che glI Usa, l’Inghilterra, la Francia, e lo stato più criminale della terra, Israele, siano benefattori? Ma dove sono finite le tue analisi contro l’Imperialismo?
Aoh, ho chiuso, svegliati! Va beh, che il comunismo è morto, ma ti è morto anche il cervello? Guarda che stai diventando più imbecille dei missisti di una volta, quelli che dicevano che bisognava difendere l’America come male minore, il chè è tutto dire.
Ci siamo salutati, abbiamo chiuso, ci risentiremo.
Ma non c’è tanto da ridere, siamo in piena società degli spettri, un vero Grande Fratello e qui a Roma sento gente, giovani e non giovani, che sono andati a vedere MADONNA, e si dichiarano entusiasti: ha charme, ha classe, che donna! Dicono, e in TV li ho visti come allucinati urlare al suo apparire.
Capite, una squallida miliardaria, arricchitasi con lo sfruttamento dei mentecatti, che prese il nome Madonna per rompere i coglioni alla Chiesa e fare un favore a “lorsignori” (a me, che non sono cattolico, può fregare di meno, ma non sono deficiente) fa prosternare folle di coglioni. Amen.
Maurizio
http://www.frontediliberazionedaibanchieri.it/article-propaganda-di-guerra-e-beoti-di-massa-119668381.html

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Vai a: mons Nazzari: “qui stanno distruggendo ogni cenno di cultura”

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Siria: distruzione e profanazione del monastero greco-cattolico di Sant’Elia

07/06/2013 15:21
SIRIA – LIBANO

Sulle chiese di Al-Qusair i segni della guerra contro Assad e dell’odio religioso dei ribelli
Dopo un anno di assedio la città è ridotta a un villaggio di 500 abitanti. Case e abitazioni sono ormai un cumulo di macerie. Fuggiti tutti i 3mila cristiani che per secoli hanno convissuto con i musulmani. Il monastero di S. Elia dissacrato dalle milizie islamiste.

Beirut (AsiaNews) – La battaglia fra ribelli ed esercito per la conquista di Al-Qusair ha distrutto la città, ridotta ormai a un cumulo di macerie. Degli 30mila abitanti, di cui 3mila cristiani, presenti prima dell’inizio della guerra civile, solo 500 restano nelle proprie abitazioni. Dalle immagini diffuse dalla Bbc le vie appaiono deserte. La maggioranza parte delle case e degli edifici pubblici sono crollati sotto i colpi di mortaio, o sono stati trasformati in depositi di armi dalle milizie anti-Assad, che per oltre un anno hanno occupato la città.

L’assedio non ha risparmiato nemmeno moschee e chiese, per secoli esempio della convivenza pacifica fra musulmani e cristiani. Diversi edifici ortodossi sarebbero state dissacrate dagli stessi ribelli islamici durante la loro permanenza, come confermano alcuni testimoni a Lyse Doucet, inviata della Bbc e prima giornalista straniera ad essere entrata ad Al-Qusair. La corrispondente dell’emittente britannica descrive lo stato di abbandono del santuario greco-cattolico di S. Elia, simbolo della comunità cristiana locale. In questi mesi i ribelli si sono accaniti contro l’edificio, che appare crivellato di colpi di artiglieria. Sul pavimento giacciono sparsi decine di oggetti di culto. Alle pareti sono ancora appese alcune icone e statue, ma la maggior parte risulta sfregiata e mutilata, segno di una distruzione pianificata e non casuale.

Intervistato da AsiaNews, p. Simon Faddoul, presidente di Caritas Libano, spiega che da oltre un anno non si hanno notizie della comunità cristiana di Al-Qusair. “La maggior parte di loro – afferma – è fuggita quando la città è caduta in mano ai ribelli nel 2012. A differenza dei musulmani, pochi cristiani hanno varcato il confine con il Libano. La maggior parte delle famiglie ha preferito cercare rifugio in altre città o villaggi”. (S.C.)

Monastero Greco-Ortodosso di S. Elia

Monastero S. Elia - Interno

Monastero S. Elia - Altare

Monastero S. Elia - altarino profanato

Monastero S. Elia - Messale profanato

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Siria, Bergoglio scarica lealisti? Per qualcuno si!

Siria: colpo alla propaganda
L’offensiva dei lealisti è alle corde. Bergoglio li scarica e sulla Siria si volta pagina.

lunedì 1 aprile 2013 10

C’è una parola-chiave nella propaganda lealista, nella propaganda pro Assad dei gerarchi fedeli al regime nelle gerarchie cattoliche: quella parola è terrorismo. Ovviamente va accompagnata dal nome proprio, al-Qaida, per far capire di quale terrorismo si tratti: Terrorismo di matrice religiosa, islamica, sunnita. Quindi il terrorismo degli oppositori di Assad, degli insorti, dei prezzolati di Qatar e Arabia Saudita. Il corollario logico di questo assunto propagandastico è: “chi si oppone al terrorismo? Lo stato, lo stato civile, lo stato che non si piega al malvagio piano dei nipotini di Bin Laden.” Ecco che Assad da finanziatore delle milizie armate di Jihad Islamico, di Hezbollah, di Ahmed Jibril, e di altri noti terroristi che per decenni hanno svernato a Damasco, diviene il tutore della libertà, magari anche delle minoranze. La sua dinastia ha imposto per mezzo secolo la legge marziale, abolito le garanzie costituzionali, consentito la detenzione arbitraria? Tutto archiviato….

Ma per i lealisti cattolici di Assad è scoccata una brutta ora. L’ora in cui il papa parla della Siria senza mai evocare il terrorismo, senza mai dolersi delle persecuzioni contro i cristiani. Perseguitato, per Bergoglio, è il popolo siriano, i profughi che attendono sostegno (dal mondo che se ne frega).

Con grande acume Jorge Mario Bergoglio non ha preso partito, ha chiesto solo quante altre sofferenze dovranno essere imposte al popolo siriano prima che si pronunci la parole fine.

http://ilmondodiannibale.globalist.it/Detail_News_Display?ID=69688&typeb=0&Siria-colpo-alla-propaganda

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Il sito dell’ Associazione art.21, dei professionisti democratici dell’ informazione, che ha rilanciato questo acutissimo articolo dovrebbe informare noi mortali e segnalarci quando B16, che ha compiuto l’ultima sua missione all’estero in Libano, ha parlato della Siria “evocando il terrorismo e dolendosi della persecuzione dei cristiani”.

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Accolte le dimissioni di mons. Nazzaro, vicario apostolico di Aleppo

Terrasanta.net | 15 aprile 2013

Fra Georges Abou Khazen, amministratore apostolico del vicariato apostolico di Aleppo dei Latini. [1/2]

(Milano/g.c.) – La Santa Sede comunica oggi che il Papa ha accettato le dimissioni presentate da mons. Giuseppe Nazzaro, vicario apostolico di Aleppo, e ha nominato fra Georges Abou Khazen amministratore apostolico del vicariato apostolico di Aleppo dei Latini (la cui giurisdizione si estende sui cattolici latini di tutto il Paese, Damasco compresa).

Vescovo di Aleppo dal 2002, dopo essere stato Custode di Terra Santa dal 1992 al 1998, mons. Nazzaro lascia per raggiunti limiti di età (è nato il 22 dicembre 1937).

L’amministratore apostolico del vicariato, fra Georges Abou Khazen (libanese, classe 1947, sacerdote dal 1973) è l’attuale superiore del convento dei frati della Custodia di Terra Santa ad Aleppo e parroco della comunità di San Francesco. Dal 2004, nel vicariato apostolico, ricopriva la carica di vicario generale per la zona di Aleppo. Ora gestirà il periodo di sede vacante fino alla nomina del successore di Nazzaro.

Fra Abou Khazen, oltre che in Siria, è stato parroco ad Alessandria d’Egitto, a Gerusalemme e a Betlemme, oltre che, assistente custodiale dell’Ordine francescano secolare e membro del discretorio di Terra Santa (il consiglio che assiste il padre Custode).

La zona dove sorge il vicariato latino è stata pesantemente coinvolta il 15 gennaio scorso nell’attentato al quartiere universitario, costato la vita ad 87 persone. Attentato nel quale è scomparsa suor Rima Nasri, che con una consorella era impegnata nella gestione dello studentato universitario annesso ai locali del vicariato latino.

La situazione in città resta drammatica, come conferma anche la drammatica testimonianza dei frati di Aleppo che abbiamo pubblicato il 4 aprile scorso.

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«La Siria rischia di diventare come l’Iraq. Per colpa dell’Occidente»

maggio 11, 2012

Dopo gli attacchi terroristici che hanno causato la morte di almeno 55 persone a Damasco, è duro il giudizio del vicario apostolico di Aleppo Giuseppe Nazzaro: «È colpa dell’Occidente, che però non capisce».

Ieri due attacchi terroristici hanno sconvolto la capitale della Siria lasciando sul terreno almeno 55 morti e causando 372 feriti. Due autobombe imbottite da più di mille chilogrammi di esplosivo guidate da due kamikaze hanno portato a Damasco l’attacco più grave da quando è cominciata la rivolta contro il presidente Bashar al-Assad. «L’Occidente rischia di farci diventare un nuovo Iraq» dichiara ad Avvenire l’ex custode di Terra Santa e vicario apostolico di Aleppo, Giuseppe Nazzaro. «ma veramente l’Occidente, mi chiedo, vuole continuare un embargo contro un popolo che non ha alcuna responsabilità?».

Ribelli e governo siriano si sono accusati a vicenda sulla responsabilità degli attentati ma il vicario afferma accusando ancora l’Occidente: «I governi occidentali si chiedano in coscienza chi ha portato a questa situazione e perché si continua così. Chi pretende di portare la democrazia in Siria  venga a vivere qua e allora si renderà conto con cosa hanno a che fare. L’Occidente colpevolizza solo una parte, i notiziari riportano solo i morti di una parte sola. Adesso si comincia a vedere che ci sono anche altri morti. Chi li ha fatti, il governo o l’esercito?».

Bruce Riedel, analista della Cia per trent’anni, in un’intervista a Repubblica conferma che «la Siria sta per diventare un nuovo Iraq. Il responsabile dell’attacco è Al Qaeda, con ogni probabilità. La sua specialità è infiltrarsi all’interno di società indebolite, vicine al fallimento, cioè quello che la Siria è diventata oggi. Ed è credibile ritenere che questa strategia sia in atto grazie ad elementi qaedisti arrivati dall’Iraq». Se l’analista della Cia però ritiene che per risolvere la situazione ci voglia un intervento esterno, Nazzaro è categorico: «Se non si prendono seriamente in considerazione entrambe le parti, non arriveremo a nulla. Se invece si impone una soluzione dall’esterno, l’effetto è controproducente. Noi non siamo sull’orlo di una guerra civile, ma rischiamo di diventare come l’Iraq. Per colpa dell’Occidente. C’è chi crede di sapere esattamente cosa avviene in tutti questi Paesi senza esserci mai stato».

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Due vescovi rapiti alle porte di Aleppo

Terrasanta.net | 23 aprile 2013

(Milano/c.g.) – Nuovo duro colpo per le comunità cristiane in Siria: i vescovi greco-ortodosso e siro-ortodosso della città di Aleppo sono stati rapiti ieri da alcuni uomini armati. I due ecclesiastici rapiti sono Boulos al-Yazigi, arcivescovo greco ortodosso di Aleppo e Iskenderun (in Turchia) – nonché fratello del patriarca greco ortodosso d’Antiochia, Youhanna X -, e Youhanna Ibrahim, metropolita siro-ortodosso di Aleppo.

Secondo quanto riferito da Al Ortodoxia, l’emittente radiofonica della Chiesa ortodossa siriana, ieri il vescovo Boulos si trovava in un villaggio al confine con la Turchia, dove si era recato per visitare i fedeli e tranquillizzare gli animi agitati dal conflitto. Secondo la radio è là che il vescovo Youhanna lo ha raggiunto, con la propria vettura, guidata da un diacono suo assistente. Durante il viaggio di ritorno dal confine con la Turchia, quando ormai i due vescovi stavano per raggiungere Aleppo, l’auto è stata bloccata da un gruppo armato che ha fatto scendere tutti, giustiziato l’autista e rapito i due vescovi. Una laconica telefonata all’episcopio greco-ortodosso di Aleppo ha informato che i due prelati sono in vita, senza dare alcuna spiegazione sui motivi del rapimento e senza avanzare richieste. Secondo alcuni, il gruppo che ha rapito i vescovi potrebbe essere legato ad al-Nusra, organizzazione che combatte in Siria ed è affiliata ai terroristi di al-Qaeda.

Il vescovo Ibrahim, secondo il quotidiano libanese The Daily Star, si era pubblicamente esposto chiedendo un cessate il fuoco tra i contendenti e una soluzione negoziata al conflitto. In un’intervista all‘Huffington Post, rilasciata lo scorso ottobre, aveva dichiarato che i gruppi di opposizione al regime si stavano adoperando per un cambiamento democratico; aveva aggiunto che «il maggior problema della Siria è la mancanza di libertà. Stiamo cercando di avere, prima o poi, una democrazia e una libertà davvero realizzate».

Il sito di informazione libanese, Yalibnan, riporta la reazione di Samir Geagea, leader cristiano e guida del partito della Forza libanese, che ha condannato «nella maniera più assoluta il rapimento dei vescovi, richiedendo il loro immediato rilascio». Geagea avrebbe espresso la sua posizione nel corso di una telefonata al patriarca greco ortodosso Youhanna X. La reazione di Geagea potrebbe forse favorire la liberazione degli ostaggi: il partito di Geagea, infatti, è schierato con l’opposizione libanese, assieme al forte Partito della Libertà (sunnita), avverso al presidente siriano Bashar al-Assad e favorevole ai ribelli. Geagea ha definito il rapimento un «efferato atto di terrorismo», riaffermando d’altra parte il suo sostegno assoluto al popolo siriano nella sua lotta per la libertà e l’autodeterminazione.

In Siria intanto non si hanno più notizie dei padri Michel Kayyal (armeno cattolico) e Maher Mahfuz (greco-ortodosso) rapiti lo scorso febbraio. Per quanto possibile, nel difficile contesto bellico, i cristiani della Siria si mobilitano per i loro pastori e intensificano le preghiere.

Anche in Vaticano la sorte dei due vescovi di Aleppo viene seguita con apprensione. Questa mattina il direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha dichiarato che Papa Francesco «segue gli eventi con partecipazione profonda e intensa preghiera per la salute e la liberazione dei due vescovi rapiti e perché, con l’impegno di tutti, il popolo siriano possa finalmente vedere risposte efficaci al dramma umanitario e sorgere all’orizzonte speranze reali di pace e di riconciliazione».

Secondo la testimonianza di fra Georges Abu Khazen, amministratore del vicariato apostolico (latino) di Aleppo, i due vescovi stavano recandosi a prelevare proprio i due sacerdoti rapiti in febbraio, che i rapitori avevano promesso di consegnare loro, dopo lunghe trattative. Lo riferisce Radio Vaticana. Sempre secondo fra Georges l’autista ucciso era un cattolico di rito latino. Domattina verranno celebrati i suoi funerali.

Intorno alle 18 (ora locale) del 23 aprile si diffonde la notizia, non confermata ufficialmente, della liberazione dei due vescovi rapiti.

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Il ruolo di Teheran e Gaza in Siria

Terrasanta.net | 5 aprile 2013

(Milano/c.g.) – Il conflitto siriano sta coinvolgendo altre aree mediorientali, in particolare Iran e la Striscia di Gaza. L’emittente degli Emirati Al Arabiya pubblica oggi un’intervista esclusiva per dimostrare il coinvolgimento diretto dell’Iran nella guerra. Nella sua testimonianza, Hamid Wothouq, un cittadino iraniano catturato in Siria dagli oppositori del presidente Bashar al Assad racconta: «Vengo dalla città di Shiraz, in Iran. Sono rimasto per cinque mesi ad Al Fouaa e Kafriya, in Siria, a lavorare nella formazione dei cecchini di Assad. In Iran ho lavorato con l’organizzazione paramilitare Basij. Ora chiedo alla Repubblica Iraniana di aiutarmi». Secondo Wothouq, che sarebbe entrato in Siria dalla Turchia, «oggi ad al Fouaa, Kafriya, Bousra, Tartous e Damasco ci sono iraniani che combattono fianco a fianco delle truppe di Assad».

I leader del Libero esercito siriano hanno dichiarato che la cattura di Wothouq è stata una «scoperta preziosa» e una formidabile prova contro il regime siriano che ha sempre sostenuto che nessun soldato iraniano o militante sciita del movimento di Hezbollah sia presente nel Paese. Secondo una notizia emersa nei giorni scorsi, il governo siriano avrebbe anche inviato membri della sua milizia regolare per un addestramento alle «tecniche di combattimento di guerriglia», in una base segreta iraniana, per affrontare la fase attuale della guerra.

Di segno opposto la notizia divulgata online (su YnetNews) dal quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth, che riecheggia uno scoop del londinese Times: fonti diplomatiche hanno rivelato al Times che le brigate Izz ad-Din-al Qassam, che fanno capo al movimento islamico di Hamas, stanno formando unità del Libero esercito siriano nelle regioni siriane di Yalda, Jaramana e Babbila, controllate dai ribelli.

«Le brigate Qassam hanno curato la formazione delle unità del Libero esercito siriano, in una base vicina a Damasco. Si tratta di professionisti di alto livello», avrebbe rivelato un diplomatico occidentale che vanta contatti sia con rappresentanti del regime di Damasco, sia con esponenti dell’opposizione e che visita il Paese con regolarità.

La fonte ha anche sostenuto che gli addestratori di Hamas hanno aiutato le forze ribelli a scavare una galleria che passerebbe sotto un quartiere conteso di Damasco, in previsione di un pesante attacco alla città. Una fonte palestinese del campo profughi di Ain al-Hilweh, in Libano, ha inoltre confermato la presenza di Hamas in Siria, sostenendo che è risaputo che alcune centinaia di miliziani del movimento islamista stanno combattendo oggi fianco a fianco del Libero esercito siriano, nei campi profughi di Yarmouk e Neirab, nei sobborghi di Damasco il primo e di Aleppo il secondo. Va detto che un coinvolgimento diretto di Hamas è stato smentito dalla dirigenza del movimento, che continua a dichiarare di non aver mai voluto interferire negli affari interni della Siria.

Il regime di Assad ha un legame storico con Hamas dal 1999, quando il gruppo venne ospitato in Siria dopo l’espulsione dalla Giordania. L’addestramento delle truppe del Libero esercito siriano da parte di Hamas confermerebbe però il fatto che gli islamisti palestinesi avrebbero tagliato i ponti con il regime siriano, passando completamente sotto la sfera del Qatar, da alcuni mesi nuovo grande finanziatore e protettore di Hamas.

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Aleppo insanguinata, una testimonianza dai francescani in Siria

Terrasanta.net | 4 aprile 2013

Gli esiti dei bombardamenti su alcuni edifici di Aleppo.

(Milano/g.s.) – Secondo le stime di alcune organizzazioni umanitarie il marzo appena trascorso sarebbe stato il mese più luttuoso per la Siria dall’inizio del conflitto che incendia il Paese da ormai due anni: si parla di almeno 6 mila morti. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani avrebbero perso la vita 1.486 insorti, 1.464 soldati e 2.080 civili inermi, tra cui 300 bambini e quasi 300 donne. Cifre a cui si aggiungono altre vittime non identificate: 387 civili e 588 insorti.

Intanto dalla città di Aleppo ci giunge la testimonianza dei frati della Custodia di Terra Santa. I religiosi confermano le notizie riportate dai media internazionali nei giorni scorsi sugli abitanti di alcuni quartieri cittadini costretti a fuggire dalle proprie abitazioni per sottrarsi alla furia dei combattimenti tra ribelli e forze governative.

«Ad Aleppo – raccontano i frati – il vescovo e le nostre due fraternità hanno potuto celebrare tutte le funzioni della Settimana Santa, inclusa la veglia pasquale, con un grande afflusso di fedeli. Ma è stata una vera settimana di Passione per la comunità cristiana della città: il 29 marzo, Venerdì Santo, i ribelli hanno preso il quartiere confinante con i nostri cimiteri cristiani, mettendolo a ferro e fuoco. Gli abitanti hanno dovuto fuggire precipitosamente, con solo i vestiti che avevano addosso. Tra questi sfollati anche le 350 famiglie cristiane del quartiere. Anche la popolazione di altri due quartieri a maggioranza cristiana ha dovuto abbandonare le proprie case perché esposte a mortai, razzi e cecchini… Il mattino del Sabato Santo il guardiano del nostro cimitero latino, che era rimasto sul posto, è stato ucciso da un cecchino. L’hanno seppellito lì per lì, senza nemmeno la benedizione di sacerdote. Ora i cimiteri sono irraggiungibili, così 4 morti sono stati sepolti sotto le chiese e un bambina nel giardino di un convento di suore. Per il momento il governatore ci ha messo a disposizione un pezzo di terreno per seppellire i nostri morti».

«Dal Sabato Santo – proseguono i francescani – siamo senza corrente elettrica e usiamo il generatore solo per poche ore al giorno. C’è poca acqua, i telefoni e i collegamenti a Internet funzionano a singhiozzo. Noi frati stiamo bene e cerchiamo di fare del nostro meglio per essere un segno di speranza tra la gente impaurita e che vuole fuggire».

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Al Qaeda: «Nostri uomini in Siria»

Terrasanta.net | 11 aprile 2013

(Milano/c.g.) – Al Qaeda, il noto movimento terroristico islamista, è uscito allo scoperto dichiarando di avere legami precisi con Al Nusra, uno dei gruppi militari che stanno combattendo oggi in Siria contro il regime del presidente Bashar al-Assad.

Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello Stato islamico dell’Iraq (espressione di Al Qaeda in Iraq), ha dichiarato infatti lunedì in una registrazione diffusa in rete, che la sua organizzazione e il gruppo chiamato Al Nusra (schedato come gruppo terroristico dagli Stati Uniti fin dallo scorso dicembre), d’ora innanzi si muoveranno sotto il comune nome di Stato islamico dell’Iraq e del Levante.

Al-Baghdadi ha definito il leader di Al Nusra, Abu Mohammed al-Jawlani, «uno dei nostri soldati».«Abbiamo scelto al-Jawlani, come altri combattenti, per allargarci dall’Iraq alla Siria… – ha dichiarato al-Baghdadi –. Abbiamo elaborato piani e strategie. Abbiamo dato loro denaro e supporto di uomini».

D’altra parte al-Jawlani ha risposto che «i figli di Al Nusra rinnovano il loro impegno di alleanza e la loro obbedienza allo sceicco Jihad Ayman al-Zawahri (storica guida di al-Qaeda – ndr)». La notizia è stata data dal SITE Intelligence Group, un’organizzazione americana che monitora i gruppi terroristici, in particolare islamici; ma già da tempo gli esperti segnalavano che Al Nusra era appoggiato da gruppi legati ad Al Qaeda, provenienti dal vicino Iraq.

Al Nusra, fondato all’inizio del 2012 e costituito da una schiera di combattenti in gran parte non siriani, ha rivendicato in questi mesi la responsabilità di attacchi terroristici mortali a Damasco e ad Aleppo. La notizia dell’appartenenza ad Al Qaeda di una parte dell’opposizione ad Assad, potrebbe far precipitare i piani di transizione della Siria nel caos.

Secondo il quotidiano libanese The Daily Star, infatti, alcuni esponenti dell’opposizione hanno dichiarato che in questo modo si andrebbe affermando uno schieramento di «oppositori islamisti», appoggiati da Al Qaeda, nella parte settentrionale della Siria; e di «oppositori laici», finanziati e formati dagli Stati Uniti, nella parte meridionale. Un Paese pericolosamente «spaccato in due», quindi: a Nord una Siria sunnita fondamentalista, a Sud invece una Siria filo-occidentale.

Questo problematico sviluppo della situazione coincide, tra l’altro, con l’odierno incontro, a Londra, dei ministri degli Esteri del G8, appuntamento che ha tra i temi da trattare la crisi siriana e la richiesta dei ribelli di maggiori aiuti e di armi da impiegare contro il regime.

Ad aumentare la tensione, infine, è stata la notizia divulgata dal quotidiano online Ya Libnan, di una bomba rinvenuta dagli artificieri di Hezbollah, il movimento sciita libanese ad Hay al-Sellom, periferia a maggioranza sciita di Beirut, in Libano, con un messaggio inequivocabile: «Possa cadere Bashar. Morte a Hezbollah», firmato Al Nusra. Radio Voce del Libano ha dichiarato che gli artificieri di Hezbollah hanno messo in sicurezza il quartiere. Al Nusra aveva già minacciato Hezbollah in passato di colpirlo in Libano, se avesse continuato a sostenere Assad in Siria.

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Siria: Russia, ribelli hanno usato armi chimiche. Mosca cita fonti Damasco, ‘preoccupati’ per nuova spirale

29 marzo 2013

I ribelli siriani hanno utilizzato armi chimiche in un bombardamento nei pressi di Aleppo. Lo afferma il ministero degli Esteri russo, “a giudicare dalle informazioni fornite da Damasco”, si legge in una nota. Il ministero esprime preoccupazione per la situazione nel Paese. Secondo le informazioni provenienti da Damasco, nella provincia di Aleppo è stato registrato il caso dell’uso delle armi chimiche da parte dell’opposizione armata”, si legge nella nota. “Riteniamo l’accaduto un nuovo sviluppo estremamente preoccupante e pericoloso nella crisi siriana”, prosegue.

“Siamo molto preoccupati per il fatto che armi di distruzione di massa sono finite nelle mani dei ribelli, il che aggrava ancora di più la situazione in Siria portando la contrapposizione ad una nuova spirale”. ANSAmed 19 marzo 2013

La CIA collabora con i ribelli siriani
La Central Intelligence Agency americana fornisce delle informazioni ad alcuni gruppi armati siriani, scrive il Wall Street Journal citando una fonte interna all’amministrazione americana.
La CIA avrebbe inoltre inviato alcuni agenti in Turchia, paese da cui i ribelli siriani ricevono le forniture di armi di paesi del Golfo. Gli ufficiali della CIA collaborano anche con i servizi segreti iraniani. Infine, la CIA insieme ai servizi segreti britannici, francesi e giordani addestrerebbero i ribelli siriani dell’Esercito Siriano Libero.
http://italian.ruvr.ru/2013_03_23/La-CIA-collabora-con-i-ribelli-siriani/

Granate su università a Damasco, 15 morti
Quindici morti e venti feriti tra gli studenti dell’università di Damasco, dove alcuni colpi di mortaio hanno centrato la Facoltà di Architettura. La notizia è stata diffusa dalla tv di Stato siriana, che punta il dito contro “terroristi”. L’attacco è stato poi confermato anche da fonti dell’opposizione. Colpita la mensa della Facoltà. Gli insorti affermano intanto di aver abbattuto un aereo cargo iraniano carico di armi per il regime nei pressi dell’aeroporto della capitale. La tv Al Arabiya conferma, ma Damasco nega. Gli attivisti fanno sapere che le vittime di oggi delle violenze sono 112. Televideo.rai.it 28 marzo 2013

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Siria, Stati Uniti armi chimiche subito casus belli?

Cambio di marcia degli Stati Uniti sulle armi chimiche, ora sembrano pronti ad usarle subito come “casus belli”. Kerry aveva replicato alle dichiarazioni israeliane sulle prove di uso di armi chimiche dicendo che ancora non c’erano prove sufficienti. Ora invece hanno cambiato idea e danno per scontato che le armi chimiche siano state utilizzate, senza peraltro spiegare quali siano gli elementi nuovi che hanno. In questo momento occorre quindi seguire con attenzione gli sviluppi della situazione e denunciare ogni accusa che non sia supportata da prove.

Da notare il titolo del pezzo dice

“Gli USA: “In Siria usate armi chimiche”

Nel corpo dell’ articolo è scritto invece:

“L’ intelligence USA e’ convinta che verosimilmente il regime siriano abbia usato armi chimiche su piccole scala”

Non è la stessa cosa. Questi artifici saranno, in modalità diverse, gli strumenti che utlizzeranno per giustificare un intervento militare occidentale.

Marcopa

Corriere della Sera
IL CONFLITTO CIVILE
Gli Usa: «In Siria usate armi chimiche»
Il segretario della Difesa: impiego solo su piccola scala
Londra: sappiamo che Damasco ha usato il Sarin

L’intelligence Usa ha è convinta che «verosimilmente» il regime siriano abbia usato armi chimiche «su piccola scala». Lo ha affermato il segretario alla Difesa Usa, Chuck Hagel dagli Emirati Arabi Uniti. Ma la Casa Bianca getta acqua sul fuoco: le informazioni di cui disponiamo non sono sufficienti per affermare che in Siria siano state usate armi chimiche. Washington afferma che sono necessari ulteriori accertamenti per poterlo affermare con certezza e che comunque gli Usa sono pronti ad «ogni contingenza». E se arriveranno le prove che il regime siriano ha superato la «linea rossa» sull’uso delle armi chimiche, gli Stati Uniti consulteranno gli alleati sulla prossime mosse da intraprendere.

PROVE CONVINCENTI – La Gran Bretagna sposa la tesi dell’impiego di armi chimiche in Siria. Il governo di Londra ha «limitate ma convincenti» informazioni sull’utilizzo di armi chimiche in Siria, compreso il letale gas nervino Sarin.

INTERVENTO ONU – Una task force Onu per indagare sul possibile uso di armi chimiche in Siria è pronta a partire, ma il governo di Damasco ha finora impedito l’ingresso: lo ha detto il numero uno degli affari politici delle Nazioni Unite, Jeffrey Feltman al Consiglio di Sicurezza sul Medio Oriente. «Gli esperti sono pronti al dispiegamento in 24-48 ore da quando arriverà il via libera da parte del governo», ha aggiunto Feltman .

Redazione Online
25 aprile 2013 | 20:3

www.corriere.it

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da www.sibialiria.org

SIRIA: JDAYET AL FADL, OPPOSTE VERSIONI SU UN “MASSACRO”
22 aprile 2013

Domenica 21 aprile, alla vigilia dell’incontro a Bruxelles nel quale i ministri degli Esteri dell’Ue discutevano di Siria, i Comitati di coordinamento locale siriani e l’Osservatorio siriano dei diritti umani da Londra, organi d’informazione dell’opposizione armata, denunciano con tempismo: a Jdayet al Fadl, vicino a Damasco, ci sarebbe stato un bombardamento, ma poi centinaia di persone sarebbero state giustiziate, in maggioranza civili, con donne e bambini.

Il Messaggero cita gli Lcc, i comitati locali anti-regime, che precisano di temere rastrellamenti e denunciano che molti corpi sono stati dati alle fiamme. Il Tg Com 24 che aggiunge: “gli osservatori hanno confermato”, ma chi sono gli osservatori? Il Tg Com 24 lo precisa poi: il famoso Osservatorio siriano per i diritti umani, da Londra! Per l’Ansa: “112 persone uccise sono state individuate ma finora sono stati ritrovati più di 500 corpi”.

Per la Reuters, a seconda delle fonti le cifre variano da 109 a 500 (la cifra più alta è fornita dall’organizzazione di “attivisti” Sawasiah che avrebbe intervistato i residenti. Secondo gli “attivisti”, i civili sarebbero stati uccisi perché solidarizzavano con i rifugiati da altre aree e con la resistenza armata.

Ma quali riscontri ci sono di questa versione?

Oltre alla grande confusione sui numeri dei morti e sulla dinamica, quali prove vengono date? Da un giro in rete, i video forniti non provano nulla sulle circostanze, sui colpevoli e sullo status o l’età delle persone uccise. Che sembrano essere tutti uomini e giovani. Non saranno piuttosto dei combattenti, uccisi in questa sanguinosa guerra? Il numero dei cadaveri mostrati, poi, è molto inferiore alle cifre fornite.

E la versione opposta degli eventi, che nessuno ascolta? Quella fornita dalla tivù siriana

mostra la popolazione del quartiere che sta riprendendo possesso delle case dopo l’arrivo dei soldati, che camminano nelle strade applauditi, con testimoni che raccontano dell’occupazione da parte di gruppi armati, che li avevano costretti a fuggire. Si vedono i corpi degli armati, legati a Jabhat al-Nusra; viene ridimensionato il numero degli uccisi (60-70) e il militare spiega che hanno cercato di portarli fuori dalla zona abitata per non mettere a rischio la vita degli abitanti ancora lì; si vedono le fosse comuni fatte dai “ribelli”; quelli intervistati verso la fine sono invece alcuni civili rapiti dalle bande e liberati dall’esercito.

Insomma, tutta un’altra storia. Padroni di non crederla, ma andrebbe riferita, insieme alle altre.

Un siriano la cui sorella abita in un quartiere adiacente, Yosef Al-Azmah, riferisce appunto che là si erano rifugiati diversi abitanti di Jdayet al-Fadl, tornati poi a casa dopo gli scontri e la “ripulitura” del quartiere da parte dell’esercito nazionale.

La Redazione di Sibialiria

http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1364

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Da www.sibialiria.org

Siria: crimini “scomodi”

21 aprile 2013

di Pierangela Zanzottera

Mentre l’Occidente si affanna a stabilire se armare ufficialmente le bande d’opposizione in Siria e quanto, sul terreno si continua a morire nel silenzio e indifferenza generale.

Il numero di morti innocenti cresce e in parallelo aumentano le crudeltà e le atrocità dei modi scelti per assassinarli.

E alcuni dei più eclatanti, chissà come mai, non sono stati ritenuti “degni” di venire denunciati sulla maggior parte dei nostri media.

Ad esempio, si è parlato del gravissimo attentato – sia in termini di vite umane (49 morti) che dal punto di vista simbolico (essendo avvenuto all’interno di una moschea) – del 21 marzo scorso, costato la vita, tra gli altri, allo sheikh ultranovantenne Mohammad Said Ramadan al-Bouti, uomo di cultura, di religione e di pace.

Eppure non si trattava né della prima violenza compiuta in un luogo sacro in questi mesi (basti ricordare sheikh Abdel Latif Al-Shami, torturato davanti alle videocamere e assassinato dopo essere stato rapito mentre si trovava in preghiera nella moschea di Aleppo insieme a una folla di fedeli all’inizio del mese di Ramadan) né tantomeno dell’unico caso di religioso assassinato in Siria (finora se ne contano almeno 13, 2 dei quali di fede cattolica, oltre ai numerosi rapiti o aggrediti).

Pochi giorni più tardi, il 29 marzo, una sorte simile è toccata all’imam della moschea di Al-Hassan, nella zona di Sheikh Maksoud ad Aleppo.

Sheikh Hassan Saif-Eddin, non solo è stato prelevato con la forza e malmenato (come testimoniato in questo video:

ma dopo la morte il suo corpo è stato trascinato per le vie del quartiere e la sua testa appesa al minareto della moschea, a fare da monito per la popolazione.

Raccontano testimonianze locali, che miliziani del cosiddetto “libero esercito” avevano invaso le vie di Sheikh Maksoud (zona a maggioranza curda, ma abitata anche da alawiti) e avevano ordinato a dipendenti pubblici, alawiti e tutti i filogovernativi di lasciare immediatamente la zona; “in caso contrario, sapremo dove trovarvi”, avevano minacciato dagli altoparlanti.

Uno di loro si è avvicinato al settantenne imam chiedendogli “chi è il tuo leader?” “Dio onnipotente”, ha risposto l’imam; a quel punto l’armato ha replicato “il mio è sheikh Arour” e lo ha colpito e costretto a baciargli le scarpe, chiedendogli di dar loro enormi somme di denaro.

Da tempo, sembra che queste bande non si accontentino di assassinare, ma che vogliano ledere profondamente anche la dignità umana. Una sorte, questa, purtroppo simile a molte altre, oggi in Siria.

Come quanto accaduto il 13 aprile nella zona di Idleb: un elicottero militare stava sorvolando la zona di Marat al-Numa’an quando è stato abbattuto da un gruppo ribelle (quelli sempre descritti scarsamente armati con mezzi di fortuna, per intenderci!). Gli 8 tra ufficiali e militari a bordo sono stati immediatamente catturati, assassinati e decapitati (per giorni in rete è circolata l’immagine agghiacciante di uno di questi criminali fiero con in mano la testa del pilota posta sopra una griglia da campeggio).

Nei video dell’opposizione, ripresi anche dalla rete Orient Tv ( http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=iMsnOBTfYSQ ) si sostiene che l’elicottero trasportava “shabbiha nordcoreani” (che non vengono mai mostrati) e che è stato colpito perché intenzionato a bombardare la zona da tempo posta sotto assedio (anche se immediatamente dopo si precisa – come dimostrano anche le immagini – che era carico di viveri e pane). Più realistica sembra essere la versione diffusa da fonti filogovernative: ovvero che il veicolo è stato colpito mentre sorvolava una zona assediata con l’intenzione di far arrivare alla popolazione quanto necessario per la sopravvivenza.

Per aggiungere, poi, crimine a crimine, le bande hanno pensato di diffondere le immagini delle teste sulla graticola in alcune delle città e villaggi sotto il controllo dei “combattenti per la libertà” per creare ulteriore panico tra la popolazione.

Ma non sono solo religiosi e militari, come più volte ricordato, le vittime predestinate dei “pacifici rivoltosi”.

Il 17 marzo le “brigate Farouk”, una delle più note bande estremiste di Homs (gli stessi che per mesi avevano assediato il quartiere di Bab Amr), hanno diffuso un avviso per i cittadini di Homs ( http://www.syriatruth.org/%D8%A7%D9%84%D8%A3%D8%AE%D8%A8%D8%A7%D8%B1/%D8%A3%D8%AD%D8%AF%D8%A7%D8%AB%D8%A7%D9%84%D8%B3%D9%80%D8%A7%D8%B9%D8%A9/tabid/93/Article/9426/Default.aspx ): da quel momento i colpi della loro artiglieria sarebbero caduti sui quartieri abitati dagli alawiti (non che fossero una novità, dal momento che sono mesi che questi quartieri vengono colpiti, ma è la prima volta che si prendono la briga di “preallertarli”).

In effetti, il giorno seguente le zone di al-Zahra e al-Arman (entrambe tradizionalmente abitate da minoranze cristiane e alavate filogovernative) sono state colpite da razzi lanciati da proprio queste bande: 3 morti e 5 feriti solo nel ristretto quartiere di al-Arman (tra cui anche un bambino di 10 anni e un giovane diciassattenne).

Il razzo, caduto a poca distanza dalla scuola elementare della zona residenziale densamente popolata, avrebbe potuto provocare una strage se fosse arrivato solo pochi minuti prima, nell’orario dell’uscita degli studenti. Commovente la reazione degli abitanti del quartiere che si sono stretti intorno alle famiglie colpite con la solidarietà innata dei siriani, tra genitori che non riuscivano a capacitarsi della morte dell’unico figlio e non sapevano come staccarsi dai suoi indumenti fatti a brandelli dall’esplosione e vicini smarriti dall’afflizione improvvisa arrivata a spezzare un giorno di apparente quotidianità.

Il 4 aprile gli abitanti di al-Arman sono stati nuovamente terrorizzati da una pioggia di colpi di mortaio caduti sulle abitazioni intorno a mezzogiorno. I residenti, disperati, sono fuggiti alla ricerca di rifugi di fortuna e le scuole hanno terminato in anticipo le lezioni.nTre civili sono rimasti uccisi, decine feriti e molti i danni materiali.

Poco distante da Homs, nel villaggio di Tal Kalakh, nei pressi del confine libanese, pochi giorni dopo, l’8 aprile, invece si è consumato un terribile massacro nel quartiere di al-Borj operanti sempre dalle bande jihadiste ( http://www.almanar.com.lb/french/adetails.php?eid=104879&st=talkalakh&cid=30&fromval=3&frid=18&seccatid=37 ).

Qualche giorno prima, era stata organizzata una manifestazione con la bandiera siriana per chiedere soccorso: “Salva Tal Kalakh” era scritto su uno degli striscioni dagli abitanti che chiedevano l’allontanamento dei gruppi armati dalla loro città.

Sembra che le 19 vite spezzate siano stati vittima di una spedizione punitiva a causa delle posizioni favorevoli al governo siriano.

Tra le vittime, di cui molti donne e bambini (la vittima più giovane aveva solo 3 anni), otto donne e tre uomini sono stati assassinati a distanza ravvicinata.

E la carrellata di crimini agghiaccianti contro innocenti potrebbe proseguire a lungo.

Un degli ultimi, in ordine di tempo, è quello che si è consumato a Lattakia per mano dei “combattenti per la libertà”.

Mercoledì 10 aprile, Saeed Masoud si era recato, come ogni giorno, a prendere suo figlio, Mulham Masoud, di 10 anni, a scuola, quando un gruppo armato ha fermato e rapito entrambi.

Il figlio è stato impiccato, mentre il padre è stato massacrato. Entrambi i corpi sono poi stati riposti nel bagagliaio dell’auto avvolti dalla bandiera del governatorato francese (quella scelta a simbolo dai criminali “rivoltosi”).

Altri due innocenti che hanno pagato con la vita il loro mancato supporto alla “rivolta pacifica”, preferendo il sostegno al legittimo governo siriano, nel silenzio e indifferenza generale.

http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1357

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Gli attentati: prove di guerra per la crisi mondiale

19 luglio 2012

di Piotr (Пётр) – Megachip.

1. È necessario affiancare l’attentato a Damasco – che ha provocato la morte del Ministro della Difesa e altri maggiorenti – con quello immediatamente seguente in Bulgaria, in cui sono stati uccisi sei turisti israeliani. E soprattutto occorre affiancare le dichiarazioni di Hillary Clinton che hanno preceduto l’escalation in Siria e quelle di Benjamin Netanyahu che hanno seguito l’attentato bulgaro. La guerrafondaia del Partito Democratico, che ci fa quasi rimpiangere il “falco” repubblicano Kissinger – cinico, amorale ma per lo meno legato a un’idea di Realpolitik -, aveva preannunciato “attacchi devastanti” in Siria. Dato che li organizza lei, sapeva benissimo di cosa stava parlando.

Dal canto suo il premier israeliano ha immediatamente incolpato l’Iran dell’attentato in Bulgaria. Ovviamente anche lui deve sapere molte cose di questa strage dato che non ha aspettato nemmeno un giorno di indagini per dire come il mondo deve interpretare questo attentato. Invece l’interpretazione da dare è molto diversa e abbastanza chiara: la Siria sembra ormai sufficientemente destabilizzata per riprendere il confronto con Teheran.

Nell’ambito di quale strategia?

2. Il fronte su cui agisce l’imperialismo statunitense è triplice:

a) L’Europa che deve essere riportata senza discussioni e fronde nell’alveo finanziario, economico, politico e militare della Nato, passando attraverso una de-tedeschizzazione della UE. Un’operazione basata sugli attacchi speculativi ai Paesi più deboli politicamente ed economicamente della compagine europea che hanno dato vita ad un club dove Obama dirige, preferibilmente fuori scena ma non sempre, e il cui gruppo di testa è formato da Cameron, Hollande e Monti.

b) Il Grande Medio Oriente, che deve essere inglobato in un impero formale, ovvero in una gerarchia di Stati a guida statunitense, col fine di controllare i flussi di combustibili fossili e i flussi finanziari che ruotano attorno ad essi, oltre che di installare dei fortini con cui circondare il centro del continente eurasiatico (grosso modo dai Balcani fino allo Xinjiang cinese, un’area in cui è molto forte l’influenza della Turchia che così riacquista un ruolo strategico nella Nato, appannato dopo la caduta del Muro di Berlino).

c) Il fronte dei BRICS e in particolare il contenimento dei tre giganti Cina, Russia e India (quest’ultima abbastanza allineata all’Occidente, ma pur sempre una enorme potenza per giunta atomica, da tenere sotto costante controllo).

3. Il duplice attentato in Siria e Bulgaria sembra dunque un forcing per spostare gli equilibri a sfavore dell’asse russo-cinese e in particolar modo della Russia (la Siria ne è alleata e la Bulgaria si affaccia sul “suo” Mar Nero). La fosca profezia dei militari russi, cioè essere costretti ad assistere impotenti entro il 2013 ad una guerra atomica ai propri confini (Iran), potrebbe così avverarsi.

Sarebbe l’inizio del secondo atto della III Guerra Mondiale, iniziata l’11 settembre del 2001.

In Europa e in particolar modo in Italia, il movimento pacifista o langue o è passato armi e bagagli (è il caso di dirlo) dalla parte degli aggressori. E così continuerà ad essere finché non si riusciranno a chiarire i collegamenti tra la crisi economico-finanziaria in corso e la parallela crisi militare. Sono questi connubi che fanno dell’attuale crisi una crisi sistemica e non una semplice crisi ciclica.

Se non lo si capisce si finirà volenti o nolenti per essere alla mercé della politica di questo o quel sovrano, dell’imperatore o del vassallo riottoso, totalmente incapaci di produrre persino una semplice strategia di sopravvivenza e resistenza.

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Lamani, Marocco, il sostituto di Brahimi in Siria?

Sempre più insistenti le voci che vorrebbero Brahimi dimissionario dal suo incarico di mediatore in Siria, incaricato di ONU e Lega Araba. Sempre più chiaro anche il motivo, la Lega Araba non vuole la pace ma appoggia e finanzia la guerra ad Assad.

Può un diplomatico fare una mediazione su incarico di chi non vuole mediazioni ?
Sarebbe risolta la questione con l’ incarico ad una persona diversa ?

Direi proprio di no.

Si cercherà di nascondere questa enorme contraddizione che riguarda anche noi italiani, proviamo a renderla invece comprensibile a più persone possibile.

Marcopa

Mokhtar Lamani, il prossimo inviato dell’Onu per la Siria?
18 – 04 – 2013
Redazione

Un nuovo cambio nella missione Onu per la Siria. Il diplomatico marocchino Mokhtar Lamani potrebbe essere il sostituto dell’inviato dell’Onu e della Lega Araba per la Siria, Lakhdar Brahimi. Secondo il quotidiano libanese “al Akhbar”, Lamani è il vice di Brahimi e segue da due anni la crisi siriana.Il suo nome ha iniziato a circolare dopo la richiesta avanzata nei giorni scorsi da Brahimi ai paesi membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu di cambiare il proprio mandato.

Il diplomatico tunisino vorrebbe rinunciare al mandato di rappresentante anche della Lega Araba, in quanto ritiene che l’organizzazione vorrebbe ostacolare il suo progetto di soluzione pacifica della crisi siriana.Nel corso di una riunione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è parlato delle possibili dimissioni di Brahimi e si è concluso che Lamani è il candidato migliore per la successione.

http://www.formiche.net/2013/04/18/mokhtar-lamani-nuovo-inviato-onu-siria/

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L’Occidente ruba il dominio “SANA” all’agenzia di stampa siriana, col permesso di Google.

http://europeanphoenix.it/component/content/article/8-internazionale-/606-loccidente-ruba-il-dominio-qsanaq-allagenzia-di-stampa-siriana-col-permesso-di-google

La “libertà di espressione” in Occidente si basa sulla censura.

Da oggi (12 aprile 2013) l’agenzia di stampa siriana Sana è totalmente inaccessibile via Internet.

Il suddetto mezzo informativo ha dichiarato che il suo sito è vittima di un attacco informatico proveniente da fonti esterne.

Quando si digita il suo indirizzo web, appare una pagina completamente estranea a quella dell’agenzia.

L’Occidente, più le dittature arabe, più i servizi israeliani, più il finanziamento francese, inglese e statunitense alle bande mercenarie che hanno causato la morte di oltre 60.000 civili, impedisce in quest’altro modo che i cittadini possano disporre della versione governativa di questi atti vandalici.

In questo contesto, l’agenzia ha riferito che gli hacker hanno rubato il logo del sito web e hanno creato cloni falsi della pagina della Sana in arabo e in inglese.

Si segnala inoltre che, durante gran parte del giorno e della notte (di ieri) è stato impossibile accedere ai canali televisivi (siriani) nazionali ed internazionali che trasmettono dai sistemi satellitari Hotbird e Nilesat.

I censori della “democrazia” si tolsero la maschera già alcuni anni fa, impedendo la diffusione non solo delle notizie provenienti da questa agenzia, ma anche creando problemi ai programmi di HispanTV, il canale iraniano in lingua spagnola al quale le società satellitari disattivarono la trasmissione.

La paura che si sappia la verità è evidente.

Diffondete la notizia di questo nuovo atto di censura.

Fonte: Ribat al-Andalus, 12 aprile 2013 (traduzione di Europeanphoenix.it ©)

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Russia: reparti pronti per la guerra in Siria?

11 giugno 2012

StratsRisks –

Il Ministero della Difesa russo ha avviato un intensivo addestramento dei reparti destinati agli interventi all’estero, compreso in Siria. Come rivela la Nezavisimaya Gazeta menzionando anonimi informatori dell’esercito, i preparativi per gli interventi armati in quel paese potrebbero essere condotti dalla 76° divisione d’assalto aviotrasportata di Pskov, dai reparti congiunti della 15° Brigata di Samara, nonché da unità speciali cecene che hanno già prestato servizio nelle forze speciali “Ovest” ed “Est” del GRU (Comando dei Servizi Segreti Militari, N.d.T.).

Il giornale sottolinea che la divisione aviotrasportata di Pskov è una delle più pronte ai combattimenti dell’esercito russo. I suoi ufficiali, sottufficiali e soldati hanno preso parte alle operazioni di mantenimento della pace in Kosovo nel 1999-2001, a entrambe le guerre in Cecenia (1994-1996 e 1999-2007) e alla guerra contro la Georgia dell’agosto 2008. Dal 2004 la 1° Divisione dell’esercito russo è composta di soli professionisti.

Per quanto riguarda i soldati ceceni, come ricorda il quotidiano, furono introdotti nel 2006-2007 dall’allora Ministro della Difesa Sergei Lavrov, portando a termine con successo missioni di pace in Libano. Si sono distinti nelle operazioni di guerra contro la Georgia in Ossezia del Sud nell’agosto del 2008.

Inoltre, la preparazione per un eventuale intervento in Siria era già stata effettuata dalla brigata indipendente dei Marines della Flotta del Mar Nero. Essi erano presenti sul cacciatorpediniere Smetliviy, che al ritorno dopo due mesi di perlustrazione nel Mediterraneo, a maggio ha visitato il porto siriano di Tartus, punto logistico della Marina russa. La Smetliviy, come ha rivelato l’agenzia di stampa ucraina UNIAN, è ritornata il 31 maggio a Sebastopoli. Contemporaneamente, il capo dell’agenzia informativa della Flotta, capitano Vyacheslav Trukhachev, ha detto all’agenzia che la Smetliviy, passato lo Stretto e ormeggiata nel porto siriano aveva fornito una squadra antiterrorismo – una brigata indipendente dei Marines della Flotta.

Il giorno precedente era ritornata dal Mediterraneo la nave cisterna Iman, che a Tartus aveva rifornito di carburante le navi della Marina Russa. A marzo quasi scoppiò uno scandalo internazionale, quando si diffusero voci dell’opposizione siriana attraverso i media arabi secondo le quali la nave portava forze speciali e d’attacco di terra dei Marines. L’Europa aveva anche messo in guardia la Russia contro uno sbarco dei suoi soldati in Siria.

Smentite erano arrivate dall’ufficio stampa del Ministero della Difesa, dal Ministro della Difesa Anatoly Serdyukov e dal Ministro degli Esteri Sergei Lavrov. Essi spiegarono che la “Iman” eseguiva soltanto compiti logistici e che a parte il personale civile, a bordo vi era solo un’unità di sorveglianza. Lavrov aggiunse che tali “fantasie” dell’opposizione siriana erano una chiara provocazione diretta a minare il piano di pace dell’inviato delle Nazioni Unite e della Lega Araba Kofi Annan.

Il “precedente Kosovo” e la “brillante iniziativa” dei consiglieri di Medvedev.

Gli esponenti della leadership russa hanno garantito che non è previsto alcun invio di soldati russi in Siria. Ma con il peggioramento della situazione nel paese la stampa russa ha iniziato a temere che la Russia e l’Occidente si sarebbero trovati sull’orlo di un conflitto armato – come nel caso del Kosovo. Gli stessi diplomatici che temono un nuovo “scenario libico” in Siria hanno più spesso ricordato il “precedente Kosovo” nel quale la NATO iniziò a bombardare la Yugoslavia senza l’autorizzazione delle Nazioni Unite. Questo portò a una grave crisi tra la Russia e l’Occidente che quasi si trasformò in un conflitto diretto allorquando i paracadutisti russi occuparono l’aeroporto di Pristina.

Oggi, 13 anni dopo, in Occidente si parla ancora della possibilità di un intervento militare aggirando le Nazioni Unite, dove Russia e Cina hanno potere di veto come membri permanenti del Consiglio di Sicurezza per bloccare qualsiasi risoluzione che preveda un simile scenario.

Affinché le truppe russe intervengano al di fuori del paese, Siria compresa, oltre alla risoluzione delle Nazioni Unite è necessario un accordo politico dei vertici russi.

La scorsa settimana, il segretario generale della CSTO (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva) Bordyuzha ha detto che per affrontare il conflitto siriano è “teoricamente possibile” la partecipazione dello KSOR (Forza Comune di Risposta Rapida). Tuttavia ha sottolineato che i militari in Siria finiranno in un inferno, perché si combatte con armi pesanti, e qualsiasi interferenza con gli obiettivi di mantenimento della pace significherebbe mantenere vive le ostilità.

“A quanto pare in Siria è necessario effettuare un intervento di imposizione della pace, soprattutto ai combattenti – ha dichiarato Bordyuzha – vale a dire coloro che cercano di risolvere i problemi politici con la forza delle armi e non nell’ambito della Costituzione dello stato.” Perciò ha concluso dicendo che l’idea di inviare le forze del CSTO in Siria è “brillante solo per i politici.”

L’idea di inviare in Siria un contingente per il mantenimento della pace è stata del direttore dell’ INSOR (Istituto per lo Sviluppo Contemporaneo) allineato a Dmitry Medvedev, Ygor Yurgens. A suo parere la posizione della Russia sta diventando sempre più debole: Mosca ribadisce la necessità dell’indipendenza della Siria e in Occidente c’è la sensazione che sia disposta a sacrificare i diritti umani per le ragioni di indipendenza dello stato.

“La Siria deve avere una posizione più flessibile. Vediamo di impegnarci in un’iniziativa brillante, come l’invio in Siria di forze di pace CSTO. Ventimila loro elementi bene addestrati, ragazzi armati. Per dare il loro sostegno a Kofi Annan a nostre spese,” ha suggerito il direttore dell’ INSOR. Vale la pena di notare che a metà maggio i vertici moscoviti del CSTO avevano detto che i conflitti interni dei paesi arabi dovevano essere risolti senza interferenze esterne.

Fonte: StratsRisks

Fonte originale (russo): NewsRu

Traduzione di Gabriele Picelli per http://www.times.altervista.org/

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LE CONSEGUENZE DELLA GUERRA IN SIRIA

lunedì 25 marzo 2013

Una documentazione impressionante della realtà

Aleppo 14 marzo 2013

La guerra è un disastro generale.
Riempire un foglio di carta con le miserie della guerra di Siria è singolarmente desolante. La desolazione sarà ancora più grande quando il conflitto finirà. Tutti i protagonisti si dovranno allora porre questa riflessione: “ che vantaggio abbiamo ricavato da questa guerra?” Questa può essere la domanda più temibile, che ciascun dirigente di un grande paese dovrà porsi rapidamente. Se non lo faranno. la domanda li colpirà più avanti come una frustata e allora saranno tutti, colpevoli e innocenti, preda del rimorso e della tristezza di non aver saputo risparmiare al popolo siriano le conseguenze di questa terribile tragedia.

Chi è normalmente dotato ed istruito non può eludere questa domanda che certamente è uno slancio dello spirito ma anche e soprattutto una reazione d’emergenza mentre domina l’indifferenza.
In una guerra, nel breve termine, gli assassini si illudono, non percepiscono le conseguenze dei loro misfatti; i loro amici sequestratori di ostaggi, i loro cugini trafficanti, i loro vicini speculatori e i loro zii che li sponsorizzano si illudono parimenti, ma a lungo termine le conseguenze appaiono ai loro occhi come una fotografia sotto l’azione dello sviluppatore.

La guerra libanese ci ha mostrato lo scacco su tutta la linea di una guerra intestina. Proprio come il Libano, la Siria era bella e si risveglierà sfigurata. L’ambiente migliorava, diventerà irriconoscibile.
Il vicinato era familiare, diventerà estraneo. Le persone colte che arricchiscono il popolo con il loro sapere ed elevano gli umili con la loro virtù, lasceranno il posto a degli incolti che non conoscono altro se non il maneggio dei soldi .
Quelli che avranno lasciato il paese , nella speranza di trovare una terra di rifugio , si renderanno conto di appartenere ad una minoranza culturale che avranno scelto in luogo della minoranza confessionale a cui appartenevano a casa loro, in Siria; questo paese ormai disorientato e squilibrato per la partenza delle sue minoranze, si ritroverà in mani incolte e disamorate.

A cosa assistiamo dunque, nella realtà quotidiane del calvario siriano?
Naturalmente assistiamo ad una miseria materiale che avanza galoppante. Il passaggio dalla povertà alla miseria ha spinto le ragazze di alcune famiglie alla prostituzione . Per queste famiglie l’affitto dei corpi è l’unica fonte di guadagno possibile. Quale dramma!

Assistiamo all’emigrazione da un paese amato a terre sconosciute, per andare a scoprire un altrove dove lo straniero è tollerato , quando non raccoglie una indifferenza fredda se non glaciale. Si parla già di un milione di profughi siriani, si dice che il Libano sia sommerso da questi profughi…

Assistiamo alla nascita di una casta mediocre e miscredente di trafficanti, di delinquenti in cerca di preda, di elementi armati che dopo un primo crimine divengono criminali professionisti, i cui atti ci vengono presentati come l’espressione di una ricerca di libertà, di una insurrezione contro la dittatura, di una difesa della patria. Ognuno inalberando slogan ideali e astratti, ma nel frattempo, ognuno calpesta la dignità degli altri, vanifica la voglia di vivere e decima famiglie intere.
Che bottino per questi criminali!

Assistiamo alla inquietudine crescente delle famiglie cristiane, che non possono lasciare il paese a causa della loro povertà e forzate a spingere i loro giovani a unirsi ai “comitati popolari” costituiti per difendere le zone a forte popolazione cristiana.
Assistiamo alla reazione di difesa di altri giovani che vanno a rinforzare le “falangi” del partito Baath, per sostenere l’esercito arabo siriano per la modica paga di 12000 lire siriane (100€).
Assistiamo alle conseguenze fatali per questa gioventù cristiana che tutte le settimane vede cadere cinque o sei dei suoi fratelli nei due settori cristiani di Aleppo.

Assistiamo ai suicidi di padri di famiglia che cadono nella disperazione per l’impossibilità di dare un sostentamento ai loro cari. Se ne conoscono già sei casi ad Aleppo. Il deterioramento delle condizioni di vita è tale che la morte diventa per certuni, totalmente privi di risorse, un miraggio di libertà.

Assistiamo all’abuso di alcool, una morte più lenta del suicidio, che si evolve con l’impoverimento dell’anima sotto l’esaltazione dei sensi. Questo succede a dei giovani siriani cristiani che non hanno più il modo di far conoscere la loro angoscia. Si ribellano contro la patria e la religione e poi cadono nel dominio dell’alcool.

Assistiamo all’avventura incosciente e all’annichilimento totale di giovani che hanno preferito imbarcarsi clandestinamente su battelli ormeggiati nei porti turchi nella speranza di raggiungere la Grecia o l’Italia ma la cui sorte non è stata più felice che in Siria poiché la traversata è stata breve, e i veicoli in cui si erano nascosti sono stati gettati in mare.

Assistiamo alla divisione nelle famiglie tra i simpatizzanti del regime e i partigiani dei ribelli.

ragazzini soldato nelle fila dell’ESL

Assistiamo alla divisione tra i coniugi che segue la rovina del padre che perde il lavoro. La fierezza dei Siriani impedisce loro di rivolgersi alle organizzazioni caritative. Certe coppie preferiscono la separazione e il divorzio, piuttosto che rivolgersi ad una associazione caritatevole. In molti casi la morte naturale, per infarto dello sposo risolve la situazione.
La vita sociale siriana che era cosi appassionata delle visite tra famigliari ed amici è crollata in due anni. I combattimenti e i rischi imprevedibili hanno ridotto sensibilmente i movimenti fuori casa degli abitanti. Dopo il pranzo le strade si svuotano e i rari taxi che circolano hanno raddoppiato le tariffe.

Possiamo proseguire con questo rosario di miserie poichè le conseguenze della guerra sono smisurate. Conseguenze psicologiche e patologiche , conseguenze anche di altra natura, ma immaginiamo un paese cui mancano disperatamente medicine e medici. Tale è la Siria oggi che conosce una mortalità infantile drammatica per mancanza di cure, e una speranza di vita in sensibile caduta. Nella sola città di Aleppo il numero di medici specialisti ospedalieri e passato da 240 a 40.

Nella loro voglia di uccidere, i combattenti impediscono anche ai vivi di seppellire i morti.
I musulmani non riescono più a seppellire i loro poiché i cimiteri musulmani sono controllati dall’Esercito Siriano Libero e requisiscono i piccoli parchi di quartiere per seppellirvi i corpi. Quanto ai cristiani, privati dei sacerdoti, che sono stati costretti a fuggire per evitare le minacce dei terroristi, devono inumare i loro morti senza l’assistenza di un celebrante , un laico recita una semplice preghiera e gli annunci mortuari sono diffusi su Facebook .

Evocando le conseguenze del conflitto siriano abbiamo attraversato un tunnel lugubre di azioni oscure e negative che gli attori di questa tragedia proiettano sugli innocenti e sulla loro cerchia.
Ma la speranza, come si dice, è alla fine del tunnel e in Siria il sorriso viene da quei gesti che stupiscono e commuovono. Famiglie che malgrado la povertà si dimostrano sempre solidali, dalle porte delle case ancora intatte che si aprono, dalla tenerezza e dalle lacrime che vanno a sostegno dei più fragili, dei profughi, dei sofferenti. Il poco che resta è condiviso.

In definitiva la speranza sono gli uomini e le donne che vivono e si nutrono della fede. I preti, i monaci e i laici che mettono in comune le loro energie e i loro beni per soccorrere le famiglie senza pensare ai rischi e senza aspettare risorse importanti.

La speranza per la Siria sono le chiese diventate luoghi di carità e di amore verso i cristiani e i musulmani.

Traduzione M. Granata
http://www.leveilleurdeninive.com/2013/03/guerre-de-syrie-quelles-consequences.html

Pubblicato da Fraternità Maria Gabriella a 21:58

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Damasco 8 aprile

Il Venerdì 29 marzo 2013, ho fatto appello a Sua Santità il Papa di Roma Francesco.

Oggi, mi appello al mondo, specialmente ai Capi di Stato dei paesi arabi, dell’Europa occidentale e orientale, del Nord e Sud America, così come alle organizzazioni internazionali e ai titolari di Premi Nobel.
Questo è lo stesso grido che innalzo come cittadino arabo siriano, come cristiano e come Patriarca cattolico residente in Damasco.
La Siria vive un cammino di croce sanguinosa, dolorosa e prolungata, che si estende su tutte le strade del paese. Tutti i Siriani -cristiani e musulmani, il governo, l’opposizione, gruppi armati di qualsiasi provenienza … – tutti portano la stessa croce da più di due anni.
La sofferenza ha superato ogni limite. La crisi sta falciando migliaia e migliaia di soldati, di oppositori, di uomini civili, donne e bambini, sceicchi e sacerdoti, cristiani e musulmani.
Tutta la Siria è diventata un campo di battaglia. E’ diventata anche un luogo di commercio, di scambio di beni solo per il denaro e gli interessi di alcuni. Tutto ciò che è la democrazia, i diritti umani, la libertà, la laicità e la cittadinanza si è perso di vista, e non importa a nessuno. Ovunque, è la manipolazione, menzogna e ipocrisia. E’ una guerra senza volto, con combattenti senza volto.
Nessun luogo è più sicuro in Siria. Si crede che vi sia la sicurezza da un lato e l’insicurezza dall’altro, ma in qualsiasi momento si può essere vittima di un’esplosione, di una granata, di un proiettile, oltre ai sequestri e alle prese di ostaggi a scopo di estorsione, gli assassini … Il caos minaccia tutti, ovunque e in ogni momento.
I pericoli sono in agguato per tutti i cittadini, soprattutto civili, a causa della destabilizzazione e del caos dei quartieri in molte aree (Homs e dintorni, Aleppo, la periferia di Damasco, la mia città natale Daraya, …); a causa della strumentalizzazione, specialmente dei cristiani, ma anche di diversi gruppi religiosi.
C’è anche il pericolo di essere presi come scudi: persone, case, chiese, moschee … E il pericolo di disordini religiosi artificiali, soprattutto tra cristiani, musulmani e drusi.
Questi pericoli minacciano tutti i cittadini, ma soprattutto i cristiani, che sono la cellula più debole, la più fragile.
Davanti a tutti questi pericoli, a questa sofferenza, a queste disgrazie che affliggono tutti i cittadini, ci chiediamo: Non c’è nessun’ altra voce, altra via che la guerra, le armi, la violenza, l’odio, la vendetta?
Abbiamo un disperato bisogno di una soluzione. Mesi fa abbiamo lanciato, nel mese di agosto 2012, la nostra chiamata: “La riconciliazione è l’unica salvezza per la Siria.” Non smetteremo di chiamare all’amore, al dialogo, all’armonia e alla pace.
Siamo certi che, nonostante tutti i nostri problemi, tutti i siriani – governo, partiti politici, musulmani sunniti e sciiti, alawiti, cristiani e drusi – siamo in grado di comunicare, di ricostruire un clima favorevole alla riconciliazione, per andare avanti insieme.
Io, come Patriarca, e tutti noi, come cristiani, siamo chiamati a svolgere questo ruolo. Questo è il motivo per cui vi stiamo scrivendo .
Forse è utile presentare, in particolare, la situazione dei nostri cristiani.
Damasco è la sede del nostro Patriarcato melchita greco-cattolico, e anche la sede dei Patriarcati greco ortodosso e siriano ortodosso di Antiochia. La Siria ha tra il milione e mezzo e due milioni di cristiani di tutte le chiese. A parte l’Egitto,è il paese dove c’è il maggior numero di cristiani, anche più che in Libano.
Il futuro dei cristiani in Medio Oriente è legato ai cristiani di Siria. Molti cristiani libanesi sono fuggiti in Siria, dal 1975 al 1992 e nel 2006. Allo stesso modo, i cristiani dell’Iraq si sono per lo più rifugiati in Siria, dove si trovano ancora molti di loro.
Il futuro dei cristiani in Siria è minacciato, non dai musulmani, ma dalla crisi attuale, a causa del caos che essa crea e dell’infiltrazione di gruppi islamici fondamentalisti e fanatici, incontrollabili, e sono questi che possono essere la causa di attacchi contro i cristiani.
La minaccia del peggio è forse più grave per i musulmani che per i cristiani, a causa dei sanguinosi conflitti secolari tra le fazioni e le sette dell’Islam.
La situazione dei cristiani è già un doloroso bilancio: più di mille vittime (militari e civili, sacerdoti, uomini, donne e bambini), e centinaia di migliaia di rifugiati e persone sfollate, all’interno della Siria stessa , e in Libano, Giordania, Egitto, Iraq e Turchia. Altri, un numero relativamente grande (ma non abbiamo le cifre esatte), sono fuggiti in Europa (soprattutto in Svezia), in Canada e negli Stati Uniti …, in tutto, circa da 250.000 a 400.000 persone..
Le perdite materiali sono molto gravi. Non abbiamo statistiche, ma sappiamo che ci sono una ventina di chiese danneggiate o parzialmente distrutte, e anche le istituzioni sociali (scuole, orfanotrofi, case per anziani), che sono da sempre al servizio di tutti i cittadini, cristiani e musulmani.
Tutto ciò senza contare la perdita di posti di lavoro (fabbriche, negozi, edifici) e delle case dei nostri fedeli, che hanno dovuto lasciare le loro città, villaggi, quartieri in fretta, senza essere in grado di prendere con sè poco o nulla. In generale, queste case e proprietà sono state saccheggiate, distrutte o danneggiate. Tutto questo rappresenta perdite per un totale di diversi milioni di dollari. Interi villaggi sono stati svuotati di tutti i loro abitanti cristiani (come la mia città natale Daraya).
I nostri concittadini musulmani sono in una situazione simile, con perdite ancora più gravi, perché sono molto più numerosi di quanto siano i nostri fedeli.
Ma il fatto più grave, per tutti, è il caos!
La Domenica di Pasqua, Papa Francesco, ha lanciato un appello per “la amata Siria, per la sua popolazione ferita dal conflitto e per i molti rifugiati che attendono aiuto e conforto. Quanto sangue è stato versato! E quante sofferenze devono ancora essere imposte prima che si riesca a trovare una soluzione politica alla crisi?”
Preghiamo perchè il mondo ascolti la voce del Papa Francesco!
Noi preghiamo per tutti voi, Sovrani, Presidenti, Capi di Stato e di Governo dei Paesi di tutto il mondo.
Possiate, cari Amici, ascoltare la voce di Cristo: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figlio di Dio”. Preghiamo perchè siate degni di questa beatitudine, perchè voi siate operatori di pace.

+ Gregorios III

Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente,

( traduzione a cura di FMG)

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Genocidio siriano

s_s45_RTR39RY3Segnalazione del Centro Studi Federici
A poche ore di aereo dall’Italia si sta consumando l’ennesimo crimine dei regimi democratici occidentali, in combutta con regimi islamici come l’Arabia Saudita e il Qatar. La popolazione siriana è decimata dalle bande di terroristi finanziati e armati dai nemici di Assad; in particolare rischiano di scomparire le comunità cristiane, bersaglio preferito dei ribelli. Mentre la quasi totalità dei giornalisti italiani diffonde le menzogne della propaganda israeliano-statunitense, il blog http://oraprosiria.blogspot.it/ è una delle pochissime voci fuori dal coro e regolarmente diffonde le testimonianze del clero cattolico presente in Siria.

Forze oscure

Lo slancio democratico della “primavera araba” nasconde sempre meno il rischio, almeno in Siria, della discordia confessionale, che minaccia di estendersi ad alcune regioni libanesi, e la possibile deriva oscurantista. Alla viglia della sua partenza per la Francia il patriarca maronita, cardinale Béchara Raï, torna a ribadire la sua presa di distanza da un fenomeno che aveva suscitato tante speranze. “Forze oscure – ha detto in tono grave lunedì scorso, davanti all’ambasciatore francese Patrice Paoli – operano per disarticolare Stati e istituzioni, e cercano instancabilmente di accendere la ‘fitna’ tra le diverse confessioni religiose che, finora, coesistono pacificamente e questo, per ironia, in nome della democrazia e della ‘primavera araba’. (…)

Dai Frati della Custodia di Aleppo

“E’ stata una reale Settimana di passione quella appena trascorsa dalle comunità cristiane di Aleppo, città martire della Siria, al centro da mesi di violenti scontri tra forze fedeli al regime di Assad e quelle dell’opposizione armata e dei ribelli. La Custodia di Terra Santa ha da poco diffuso la testimonianza delle due fraternità francescane di Aleppo relativa alla Pasqua appena trascorsa. “Ad Aleppo – si legge nel testo che riporta le parole di padre Giorgio – abbiamo potuto celebrare tutte le funzioni della Settimana Santa, Vigilia Pasquale e Domenica di Pasqua con grande afflusso di gente. Ma è stata una settimana di Passione per la comunità cristiana della città: i dissidenti hanno occupato, il Venerdì Santo, il quartiere confinante con i nostri cimiteri cristiani, mettendo a ferro e fuoco il quartiere!

La gente è fuggita solo con i vestiti che avevano addosso, tra questi le 350 trecento cinquanta famiglie cristiane del quartiere; anche gli abitanti di altri due quartieri a maggioranza cristiana, hanno dovuto abbandonare le loro case perché esposte a mortai, razzi e cecchini. Sabato Santo il guardiano del nostro cimitero latino è stato colpito da un cecchino ed è morto sul colpo”. I morti, secondo la testimonianza non trovano sepoltura adeguata dal momento che non si può arrivare ai cimiteri. “Il governatore ci ha messo a disposizione momentaneamente un pezzo di terreno per seppellire i nostri morti. Da Sabato Santo siamo senza luce, poca acqua, i telefoni possono funzionare alle volte come pure internet.

I nostri frati stanno bene, cerchiamo di fare il nostro meglio e essere un segno di speranza per la gente che ora per paura vuole fuggire”.

Dal Vicariato apostolico di Aleppo

30 marzo, Sabato Santo – Ieri Venerdì Santo, i ribelli hanno invaso il quartiere di Sheikh Maksoud, dove si trovano gli sfollati che già avevamo in carico e anche le 300 famiglie cristiane più povere di Aleppo che abbiamo in cura. Una breve battaglia, ed eccoli padroni di queste posizioni. Ci sono alcuni morti e feriti tra le persone a cui diamo soccorso. Questa mattina, hanno obbligato tutte le famiglie cristiane a lasciare le case. Molti sono venuti a rifugiarsi nel convento di noi Fratelli. Per quanto riguarda i nostri sfollati ospitati nelle scuole, molti sono fuggiti, sfollati una seconda volta, e il resto sono rimasti, assegnati ad altre scuole. Furti, atti vandalici sono seguiti. Un nuovo dramma che si aggiunge a tutto il resto. Con noi, famiglia Antaki, abbiamo accolto la nostra cameriera e la sua grande famiglia (15 persone) musulmana che ha anch’essa lasciato i combattimenti del quartiere Sheikh Maksoud. Un regalo di Pasqua per tutti questi nuovi sfollati. Fortunatamente, il calore dell’accoglienza e la disponibilità dei fratelli Maristi e laici sono là. ad alleviare alcune delle sofferenze dei nostri fratelli.

31 marzo, Domenica di Pasqua – Buona Pasqua, Christos Anesti.

Oggi, le famiglie cristiane di Sheikh Maksoud / Jabal Al Sayde sono state in grado di fuggire dalla zona e sono venute a rifugiarsi nella Casa dei Fratelli Maristi aumentando il numero di sfollati. Tutti piangono, erano molto spaventati perchè hanno perso quel poco che avevano. Abbiamo dovuto fornire tutto e ricominciare di nuovo per gli sfollati … da zero: materassi, coperte, pigiami, biancheria intima, asciugamani, sapone, ecc … e naturalmente il cibo.

Per la Pasqua abbiamo organizzato una preghiera tra di noi, non avendo trovato un prete per dire la Messa a disposizione ( non si può spostarsi da un quartiere all’altro). Nel pomeriggio, l’esercito ha iniziato a bombardare il quartiere, e dagli ultimi fuggitivi della zona abbiamo appreso che alcuni degli edifici dei cristiani di Djabal sono stati distrutti. Sentiamo fino a questo momento (ore 22:00) il rombo di bombardamenti.

Terribile notizia per noi: lo Sheikh Jamili, un notabile del quartiere, padre di 11 figli che è stato il nostro partner nella gestione delle nostre tre scuole e degli sfollati e che era stato arrestato dai ribelli ieri è stato trovato morto e mutilato. Era un uomo coraggioso, un leader, molto impegnato. Leyla, i fratelli e io siamo turbati e addolorati per questa triste notizia.

Il generatore dei Fratelli si fermerà tra 10 minuti e la nostra nuova compagnia di sfollati (dai 4 mesi ai 70 anni) andrà a dormire su materassi sul pavimento.

1° aprile, Lunedì dell’Angelo – Da 12 giorni senza acqua nè elettricità! Abbiamo accolto nella “Casa di Gesù Operaio” del Vicariato apostolico, orfani e disabili vittime di questa iniqua guerra fratricida. Pregate per noi, amici, in queste ore buie!

Siria, fatwa salafita: i ribelli possono stuprare le donne cristiane e alawite, “non quelle sunnite”

I ribelli siriani possono stuprare le donne, basta che non siano sunnite: è il contenuto di una fatwa diffusa ieri su Youtube ed emessa da Yasir al-Ajlawni. Per lo sheikh salafita, di origine giordana residente a Damasco, i ribelli possono stuprare «qualunque donna siriana non sunnita»: catturare e violentare donne alawite o cristiane non sarebbe dunque contrario ai precetti dell’Islam. La notizia arriva insieme a quella della conquista di Cheikh Maksoud, quartiere di Aleppo, da parte dei ribelli, che combattono da oltre due anni contro il regime di Bashar Al-Assad. «Quel quartiere» riferisce il missionario padre David Fernandez a Fides, «si trova su una collina che domina Aleppo e rappresenta un settore strategico per chi vuole puntare a conquistare la zona centrale della città, dove ci sono anche i palazzi del governo. Mi dicono che già molte strade del centro sono state chiuse e non ci può passare più nessuno, perché dai palazzi i franchi tiratori sparano su tutto quello che si muove». Cheikh Maksoud è un quartiere tradizionalmente cristiano di Aleppo. Negli ultimi giorni più di 300 famiglie cristiane sono fuggite per timore (giustificato) di essere bersagliate dai ribelli: «Almeno 120 cristiani» continua padre David «hanno trovato rifugio nella casa dei fratelli maristi. Ho sentito dire che ci sono stati omicidi e stupri di donne perpetrati ai danni di famiglie che erano collegate all’esercito governativo. Ma le informazioni che arrivano sono tante e a volte contraddittorie, e per il momento non c’è modo di verificarle».

Siria: cristiano trucidato perché portava la croce al collo

Yohannes A. è stato trucidato in Siria da un gruppo di ribelli mentre si dirigeva nella città di Aleppo perché cristiano. Il pulmino su cui si trovava insieme ad altri civili, tutti musulmani, è stato fermato a un posto di blocco da un gruppo di fondamentalisti, che usano questa tattica per prendere ostaggi o derubare i civili approfittando del caos generato dalla guerra civile. Quando i ribelli hanno capito dal cognome di Yohannes che era un cristiano armeno, l’hanno preso e perquisito, scoprendo la croce che portava al collo. Secondo Fides, che ha ascoltato la comunità cristiana, informata dai testimoni oculari, uno degli uomini ha sparato sulla croce dilaniando il petto di Yohannes. La comunità dei cristiani armeni parla di «martire, ucciso in odium fidei». All’interno della guerra civile siriana, che va avanti ormai da quasi tre anni, terroristi ed estremisti islamici si sono inseriti nella battaglia tra il regime di Bashar al-Assad e i diversi gruppi di ribelli. I terroristi stranieri sono i più abili nella guerriglia e servono alla causa, anche se, come testimoniato da più voci, prendono di mira le comunità cristiane e derubano e rapiscono i cittadini siriani. Michel Kayyal e Maher Mahfouz, ad esempio, sacerdoti armeno cattolico il primo e greco ortodosso il secondo, sono stati sequestrati da una di queste bande il 9 febbraio scorso e ancora non si hanno notizie di loro.

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Cia e alQaida si contendono il controllo del sud della Siria

I servizi americani accelerano le operazioni nelle basi in Giordania. La zona cuscinetto e i ribelli “buoni”

La Cia è in competizione diretta con i gruppi ribelli estremisti per il controllo del sud della Siria, nella zona compresa tra la capitale Damasco e i confini con Israele e con la Giordania. Chi comanda in quella fascia di territorio guiderà anche la imminente battaglia nella capitale contro il governo del presidente Bashar el Assad – e quindi sarà in vantaggio per reclamare un ruolo nel futuro del paese.

I servizi segreti americani, su input dell’Amministrazione Obama, stanno accelerando le operazioni nelle basi in Giordania per creare un esercito ribelle – e per rafforzare i ribelli già in campo – incaricato di combattere la battaglia per Damasco, di stabilire una zona cuscinetto a ridosso del confine tra Siria e Giordania ma in territorio siriano, e anche di opporsi allo strapotere di quei gruppi ribelli che dal punto di vista ideologico e operativo sono legati ad al Qaida. Taylor Luck scrive sul Washington Post che il termine del programma di addestramento per 3.000 “ufficiali” dei ribelli siriani è stato anticipato dalla fine di giugno alla fine di aprile. Tra le opzioni più discusse c’è la creazione “nel mese di maggio” di una zona cuscinetto, interdetta all’esercito e all’aviazione del governo. Alcuni ribelli passati per i campi di addestramento gestiti da Cia, sauditi e altri partner dicono di essere stati preparati a proteggere questa fascia di territorio anche con missili terra-aria e con artiglieria pesante, senza l’aiuto di un contingente militare straniero. Non è chiaro però se davvero hanno o avranno a disposizione questo tipo di equipaggiamento, considerata la riluttanza occidentale ad armare con sistemi antiaereo i ribelli siriani. Ieri un’autobomba è esplosa nel centro di Damasco e ha fatto 15 morti. “L’ultima cosa che vogliamo vedere è al Qaida guadagnare una posizione nel sud della Siria al confine con Israele. Sarebbe uno scenario apocalittico”, dice al Washington Post un diplomatico americano in Giordania. La buffer zone ospiterà anche i profughi, come già succede nel nord “liberato”: se continua così “alla fine dell’anno il venti per cento della popolazione in Giordania sarà siriano”, dice Jamil Nimri, un parlamentare di Amman. L’esercito giordano vorrebbe che questa zona fosse poi ceduta a un contingente di peacekeepers delle Nazioni Unite e non restasse ai ribelli.

Ruth Sherlock scrive sul Telegraph che i ribelli siriani addestrati nei campi in Giordania sono scelti dai consigli rivoluzionari locali nel sud della Siria, “sono sunniti moderati, molti hanno servito nell’esercito siriano”. “Ci chiedono di prendere parte a un addestramento che dura 15 giorni”, dice un ribelle al Telegraph. Per ironia del destino, è la stessa durata del corso che alcuni miliziani schierati con il governo di Assad sostengono di avere fatto in Iran con istruttori delle Guardie rivoluzionarie, prima di essere di nuovo buttati nel conflitto.

“Nello scenario migliore: si rafforza il potere di un’opposizione più secolarista che avanzerà contro il regime da sud. Israele sarà più protetto, avrà un vicino più ragionevole e si apre la strada per cacciare il regime da Damasco”, dice un leader dell’opposizione in Giordania. Negli ultimi due giorni il governo siriano ha lanciato una controffensiva per recuperare il terreno perduto nel sud e anche ad Aleppo.

Daniele Raineri
Fonte: www.ilfoglio.it
Fonte: http://www.ilfoglio.it/soloqui/17687
9.04.2013

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6 luglio 2012

Se qualcuno di voi aveva ancora qualche dubbio su l’Espresso e Wikileaks, nonchè sulla loro missione, con questa notiziola ecco fugata ogni curiosità!

WikiLeaks: Espresso, da Finmeccanica aiuti a Siria anche durante scontri

WikiLeaks: Espresso, da Finmeccanica aiuti a Siria anche durante scontri

(ASCA) – Roma, 5 lug – Dai nuovi file segreti di WikiLeaks, che ha reso note oltre 2 milioni di mail inviate e ricevute da personalita’ politiche siriane, emerge che l’italiana Finmeccanica ha fornito un sistema di comunicazioni al regime di Bashar al-Assad e che l’assistenza dall’Italia e’ proseguita anche durante gli scontri.

Lo scrive l’Espresso, che ha avuto accesso esclusivo per l’Italia ai ”Syria Files” diffusi dal sito di Julian Assange. Dalle centinaia di migliaia di documenti, secondo il settimanale, spuntano i rapporti commerciali tra Selex Elsag e l’ente del regime Syrian Wireless Organisation. Una mail interna dei siriani lascia capire come componenti del sistema fornito dalla Selex siano stati ordinati per essere spediti alla polizia di Muadamia, un sobborgo di Damasco, proprio a ridosso dei giorni in cui era teatro di violenti scontri.

Un’altra e-mail preannuncia l’arrivo degli ingegneri della Selex a Damasco, per istruire all’uso della rete di comunicazione, da impiegare anche sugli elicotteri: porta la data del febbraio 2012, quando il dramma del paese era gia’ diventato un caso mondiale.

La Finmeccanica – ricorda ancora il settimanale – ha venduto alla Siria il sistema Tetra, una rete per le comunicazioni che permette conversazioni e trasmissione di dati e ha avuto un successo commerciale mondiale. Il contratto con Damasco risale al 2008, quando la primavera araba era ancora lontanissima. L’accordo da 40 milioni di euro venne siglato con una societa’ greca, la Intracom-Telecom, e prevede la fornitura di Tetra alla Syrian Wireless Organisation, l’ente del governo siriano. Le mail rivelate adesso da WikiLeaks mostrano come i rapporti con la casa madre italiana per il programma siriano siano stati intensi e continui, anche dopo l’esplosione delle rivolte contro Assad e della successiva repressione, che in poco piu’ di un anno ha causato oltre 15 mila morti.

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Lunedì a Lussemburgo tolgono l’embargo alle armi in Siria?

Ormai non mi sorprende più niente, ma questa notizia la trovo inaccettabile e non so se la accetterò, anzi sarebbe giusto non accettarla, se vera, e incatenarsi davanti a Montecitorio.

Insomma l’ Italia non solo va a Istanbul, sostanzialmente di nascosto, ma due giorni dopo in Lussemburgo prende una decisione ufficiale, gravissima, senza che i mille nostri rappresentanti al Parlamento sappiano niente.

No, se lunedì ridiscutono in Lussemburgo, a sorpresa, ancora una volta la questione dell’ embargo, e lo tolgono, sarebbe giusto non accettare un comportamento del genere e fare anche qualche protesta clamorosa.

Spero che la notizia non sia vera. Se fosse vera sarebbe giusto non accettarla.

Marcopa

http://www.repubblica.it/ultimora/esteri/siria-germania-rispettera-abolizione-embargo-armi/news-dettaglio/4334041

Siria: Germania rispettera’ abolizione embargo armi

Agi-Istanbul, 21 apr. – Berlino non avra’ altra scelta che rispettare l’allentamento dell’embargo sulle armi alla Siria, se altri Paesi Ue lo decideranno. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Guido Westerwelle. La Germania finora si e’ sempre opposta a fornire supporto militare ai ribelli siriani, ma Francia e Gran Bretagna stanno spingendo che mettere fine all’embargo, che scade a fine maggio. Parlando ai giornalisti a Istanbul a margine di una riunione degli ‘Amici della Siria’, Westerwelle ha detto che se ne parlera’ quando i ministri degli Esteri dell’Ue si incontreranno lunedi’ a Lussemburgo. ‘Se ci sono uno o due Paesi che ritengono che non ci sia il rischio che le armi cadano nelle mani sbagliate’, dovremo rispettarlo’, ha aggiunto Westerwelle. .

(21 aprile 2013)

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Sabato l’Italia a Istanbul contro Assad, lo sa il Parlamento?

Sicuramente oggi e forse anche domani saranno giorni cruciali per la politica italiana, questo appuntamento però era già previsto lunedì quando governo e i capigruppo parlamentari hanno deciso di annullare l’ informativa di martedì 16 aprile sui 4 giornalisti sequestrati in Siria.

Insomma l’appuntamento previsto martedì in Aula per parlare della Siria poteva essere ben sfruttato per informare i nuovi deputati sull’ incontro di Istanbul del 20 e 21 Aprile, dove si riuniscono i paesi Amici della Siria, un gruppo non istituzionale ma solo di alcuni stati.

Per parlare di cosa ? Cosa sosterrà la rappresentante italiana Marta Dassù ?

La prossima settimana, eletto finalmente il Presidente della Repubblica, sarebbe doveroso per il governo ormai uscente (ma quando mai !!) informare i nuovi deputati sulla posizione tenuta finora sulla crisi siriana ed ascoltare anche cosa ne pensano loro.

Marcopa

NOTA DI SERVIZIO PER I REDATTORI CAPO: Riunione Ministeriale sulla Siria – Istanbul 20-21 aprile 2013

Sabato 20 e domenica 21 aprile 2013 avrà luogo a Istanbul, all’Adile Sultan Place, la riunione ministeriale ristretta Amici della Siria, alla quale parteciperà il Vice Ministro degli Affari Esteri Marta Dassù.

I rappresentanti degli organi d’informazione interessati a seguire i lavori potranno accreditarsi compilando il formulario presente alla pagina web:

http://www.byegm.gov.tr/basinduyurulari.aspx?ahid=607&ac=1

entro e non oltre le ore 14.00 di oggi, giovedì 18 aprile . Le richieste pervenute oltre l’orario indicato, non saranno prese in considerazione.
I giornalisti accreditati potranno ritirare i badge di accreditamento al desk accrediti del Conrad Hotel, Cihannuma Mah. Saray Cd. No: 5, Besiktas, Istanbul, Room R- 1, venerdì 19 aprile, dalle ore 13.00 alle ore 18.00.

www.esteri.it

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Traffico di organi dalla Siria verso Turchia

In Turchia un morto vale 10.000 Lire siriane un ferito 100.000!

Le trafic d’organes, nouveau mode d’action des rebelles à Alep

La ville syrienne d’Alep est, de nos jours, le théâtre d’un vaste trafic d’organes dirigé par les groupes armés de la soi-disant «opposition syrienne».

Selon des informations médiatiques, les groupes armés dans la campagne d’Alep pillent les dépouilles et les organes humains des victimes. Sous couvert de secours, ces bandes les transportent en Turquie, où ils sont vendus à un prix stable : Le cadavre vaut 10 mille Livre syrienne , le blessé 100 mille.

Un habitant du quartier Boustan al-Qaser, contrôlé par le front al-Nosra, a souligné au quotidien libanais Assafir que l’un de ses camarades blessés lors d’une explosion a été hospitalisé en Turquie. De retour en Syrie, il a découvert que l’un de ses reins a été volé.

«Lorsqu’une déflagration survient, un groupe se dirige immédiatement sur les lieux sous le prétexte de secourir les blessés et récupérer les cadavres», révèle-t-il.

Dans ce cadre, des médias syriens ont fait état de l’implication dans le trafic d’organes, des docteurs entrés clandestinement dans le pays via les frontières turques sous le prétexte de soigner les blessés.Parallèlement, le journal turc «Yurt» rapporte que les rebelles syriens kidnappent et tuent les Syriens. Puis, ils coupent leurs organes et les vendent à des coûts élevés à des personnes concernées dans le trafic d’organes.

Source : Assafir, traduit par : moqawama.org

http://french.moqawama.org/essaydetails.php?eid=9202&cid=287

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14 aprile 2013 | Autore Luciano Lago

di Luciano Lago

La notizia recentissima è che sono stati liberati i giornalisti italiani che erano stati sequestrati in Siria da miliziani islamisti che operano nella guerriglia contro le forze lealiste dell’Esercito Nazionale Siriano.

Il Ministero degli Esteri ha comunicato per bocca del sottosegretario De Mistura (lo stesso che insieme al ministro Terzi ha gestito così “egregiamente” la vicenda dei marò in India) che in realtà i quattro giornalisti non sono stati sequestrati ma soltanto “fermati” dai miliziani islamisti.

Si capisce così l’attenzione della Farnesina a non urtare la suscettibilità del fronte dei ribelli siriani, la così detta “coalizione nazionale siriana”, quella che il ministro Terzi voleva riconoscere come “legittimo rappresentante” del governo in Siria. Si comprende facilmente che il governo Italiano prende direttamente ordini dalle centrali del Dipartimento di Stato USA e dal governo israeliano, le vere contrali direttive che guidano la regia degli avvenimenti in Siria ed in tutto il Medio Oriente.

Appare chiaro che, come fanno anche tutti i giornali e le TV italiane (con pochissime eccezioni), si deve promuovere la versione (fornita ufficialmente dal Dipartimento di Stato USA) di una “ribellione spontanea” avvenuta in Siria e quindi di una guerra civile interna anche a costo di falsificare grossolanamente la realtà, fingendo di non sapere che in Siria in questo momento si sta combattendo una guerra di aggressione contro l’integrità di uno Stato sovrano, membro dell’ONU, ed un regime, quello di Al Assad che, malgrado i suoi difetti, esiste da 40 anni ed è appoggiato dalla stragrande maggioranza della popolazione che teme di finire sotto “protezione” degli USA come lo sono finiti prima l’Iraq e poi la Libia con tutte le nefaste conseguenze.

Naturalmente basta vedere anche dalle dichiarazioni rilasciate dagli stessi giornalisti sequestrati che hanno capito di non essere caduti in mano a militanti siriani ma a miliziani jihadisti arabi di altre nazionalità (libici e marocchini) che conducono una “guerra santa” contro gli infedeli ed infatti avevano minacciato i nostri connazionali, accusati di essere spie ed “infedeli “ (kafir), di portarli quindi davanti una corte islamica per processarli.

Già da queste dichiarazioni è facile constatare la veridicità di quanto da tempo sosteniamo: che in Siria operano miliziani integralisti fanatici, di fede “salafita” (una delle confessioni più arretrate e fanatiche dell’Islam ) che combattono contro il regime di Al Assad in quanto questo risulta essere un regime laico e tollerante con tutte le confessioni dove convivono alawiti, sunniti e sciiti (lo stesso Al Assad è alawita) oltre ad una minoranza cristiana che viene protetta e rispettata.

Questi miliziani, divisi fra loro in vari gruppi, sono principalmente stranieri (Libici, afgani, marocchini, egiziani) che sono entrati in Siria attraverso la Turchia ed il Libano, forniti di armamenti in abbondanza tramite gli USA con l’assistenza logistica della Turchia, finanziati da Arabia Saudita e dalle altre petromonarchie del Golfo, sono per lo più arruolati dai servizi segreti occidentali e si tratta di gente fanatica che ha commesso crimini contro la popolazione civile (nascosti dai media occidentali) che ha compiuto azioni terroristiche con autobombe (ultimamente in centro a Damasco con 13 morti) e con mortai ed armi pesanti, azioni volte a seminare il panico tra la popolazione civile, gli stessi miliziani che avevano lanciato attacchi suicidi contro le caserme della polizia a Bengasi determinando la reazione dell’Esercito Nazionale Siriano che è poi intervenuto in forze.

Da notare che in Siria è entrata, tra gli altri, una intera brigata libica composta da circa 6.000 uomini, tutti fanatici jiahadisti, la famigerata brigata Liwaa al-Umma comandata da un certo Al-Mahdi al-Harati, un libico di origine irlandese che risulta finanziato dall’Arabia Saudita, che fu fra i primi ad entrare a Tripoli ed a occupare i palazzi del regime di Gheddafi. Notizia confermata anche dall’agenzia reuters.

http://www.ilpost.it/2012/07/29/la-brigata-internazionale-in-siria/

https://syrianfreepress.wordpress.com/2012/08/15/also-reuters-confirm-that-libyan-mercenaries-are-among-terrorist-groups-in-syria-anche-la-reuters-conferma-la-presenza-di-mercenari-libici-tra-i-gruppi-armati-terroristi-in-siria-eng-ita/

La strategia degli USA e di Israele, appoggiati anche da Francia, Gran Bretagna e Turchia è quella di arrivare ad una destabilizzazione del paese, in una forma similare a quanto avvenuto in Libia, per favorire gli interessi delle grandi potenze che vorrebbero stabilire in Siria uno stato frazionato, come già avvenuto in Irak e conforme agli interessi di Israele e degli USA che vedrebbero cadere quello che fino ad oggi è stato un bastione arabo antagonista di Israele e degli interessi americani nel M.O. Oltre a questo si sovrappone l’interesse della Turchia, quale potenza regionale, che avanza pretese territoriali sulla zona confinante siriana.

In questo caso però le potenze occidentali hanno sbagliato i calcoli per almeno due fattori:

1) la popolazione siriana si è stretta intorno al regime ed alle sue forze armate ed ha sostenuto lo sforzo dell’Esercito Nazionale Siriano di respingere l’invasione delle milizie islamiche che, nonostante i massicci rifornimenti di armi (gli USA stanno attuando anche un ponte aereo utilizzando la base di Al Udeid nel Qatar e quella turca di Esenboga, già sede del comando USA con personale americano di stanza in Turchia), le forze lealiste sono riuscite a sbaragliare sul campo le milizie integraliste della Coalizione nazionale Siriana, dimostrando capacità tattica e di combattimento sottovalutate dai comandi USA;

2) forte determinazione della Russia di Putin nell’appoggiare e sostenere il regime siriano, visto che la Russia non intende consentire agli USA e la Nato di realizzare un rovesciamento del regime siriano che la Russia provvede a rifornire ed a sostenere militarmente, vista anche la presenza di una importante base militare Russa nel paese, Tartus, che è l’unica nel Mediterraneo ed ha una grande importanza strategica. Gli avvertimenti lanciati da Putin alla Turchia ed agli USA sono stati molto chiari e precisi: “provate a far entrare nel paese un solo soldato NATO e sarà la guerra.”

In altre parole la Siria non è la Libia ed gli strateghi di Washington e di Tel Aviv hanno sbagliato i loro calcoli ancora una volta. Non è bastata la campagna mediatica di menzogne e di disinformazione lanciata in tutta Europa ed utilizzando anche le testate arabe filo occidentali come Al Jatzeera ed Al Arabija per convincere l’opinione pubblica della necessità di abbattere il “tiranno” per difendere i diritti umani violati in Siria.

Ancora una volta gli americani utilizzano il risibile pretesto della difesa dei diritti umani quando poi sono loro i principali supporter delle monarchie del Golfo come Arabia Saudita, Qatar e Barhain che risultano gli stati più assolutisti e tirannici esistenti in tutto il M.O., dove ad esempio sono avvenute rivolte della popolazione come in Barhain, represse nel sangue e celate dai mezzi d’informazione occidentali poiché trattasi di un regime filo americano ed amico di Israele.

Anche in Italia risentiamo di questo clima di propaganda e di manipolazione che naturalmente mobilita in particolare tutta la sinistra progressista ed internazionalista ma anche nel centro destra, trasversalmente tutta la grande stampa risulta succube agli interessi americani e sionisti, tanto da lanciare ipocriti appelli provenienti dagli intellettuali impegnati al “non si può restare fermi” di fronte ai crimini di Al Assad. Guarda caso si tace del tutto su quanto commesso dai “tagliagola” miliziani salafiti che massacrano ferocemente i civili inermi che vengono accusati di collaborazione con il regime (documentato da decine di filmati lanciati sulla rete da fonti indipendenti).

Ne sanno qualche cosa anche gli 80.000 cristiani fuggiti dalla città di Homs e riparati nei campi profughi in Turchia per sottrarsi agli assassini ed alle torture attuate dai miliziani contro quelli considerati “infedeli”. Questo la dice lunga su quale tipo di regime e quali diritti umani verrebbero rispettati un domani in una Siria “liberata” da Assad.

http://www.fides.org/es/news/33190?idnews=33190&lan=spa#.UWqPRErk0Ys

Le notizie di quello che accade alle minoranze cristiane in Siria nelle zone passate momentaneamente sotto il controllo dei “ribelli” salafiti bisogna leggerle su siti di informazione indipendenti perché in Italia vige la censura sui media su quanto realmente accade il Siria.

Per rendersi contro del grande rispetto dei “diritti umani” che viene attuato dai “liberatori” ,basta andare a vedere cosa succede in Libia e registrare i massacri e le torture a cui sono sottoposti migliaia di persone accusate di essere stati simpatizzanti di Gheddafi. Naturalmente questo agli intellettuali nostrani, quelli che sostenevano a spada tratta la legittimità di intervenire contro il dittatore Gheddafi, non interessa poiché considerato una situazione non più “attuale” e “degna di attenzione”.

In Siria la popolazione ha compreso bene quale tipo di regime vorrebbero instaurare le milizie islamiche e non si lascia ingannare, tant’è che nell’Esercito Nazionale Siriano sono presenti fra soldati ed ufficiali molti cristiani della minoranza presente nel paese che combattono per la loro sopravvivenza: qualcuno di essi è caduto per difendere delle moschee che i miliziani volevano distruggere, altri per difendere le stesse chiese cristiane che vengono incendiate e distrutte dai miliziani integralisti.

Questo in Europa non si comprende e tanto meno che in Siria l’Occidente sta armando i suoi stessi nemici che domani saranno pronti a volgere le armi contro altri paesi ed altri obiettivi come la stessa Francia sta sperimentando in Mali, dove le sue truppe fronteggiano miliziani integralisti che erano in precedenza a combattere contro Gheddafi e forniti di armi dagli stessi servizi segreti francesi.

I paesi europei (Italia in testa) come al solito seguono come dei “cani scodinzolanti” tutte le strategie decise dagli USA, anche quando queste sono palesemente in contrasto con il proprio interesse nazionale a mantenere nel mondo arabo dei regimi laici e tolleranti evitando la proliferazione degli integralismi i quali, prima o poi, arriveranno per effetto di contagio anche nei paesi europei dove vivono milioni di mussulmani ed il cui numero è sempre in aumento.

Rimangono inascoltati anche gli appelli come quello lanciato dal patriarca Cristiano di Damasco Gregorio III il quale ha lanciato l’allarme su quanto accade e sulle persecuzioni che subisce la comunità cristiana dai miliziani intervenuti in Siria.

http://www.news.va/it/news/siria-la-denuncia-del-patriarca-gregorio-iii-crist

Quando il peggio accadrà, gli europei non potranno dire anche questa volta “noi non sapevamo noi non credevamo”….

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Gli USA proteggeranno la Giordania dalla Siria con i lanciarazzi “Patriot”

Redazione Online
19.04.2013, 17:56

Le autorità statunitensi hanno approvato la collocazione di due batterie di lanciarazzi “Patriot” in Giordania al confine con la Siria, ha scritto oggi il quotidiano saudita Asharq Al-Awsat, riferendosi alle sue fonti giordane. Le autorita’ giordane avevano chiesto protezione al presidente degli Stati Uniti Barack Obama durante la sua visita nel Paese del 22 marzo scorso, secondo il giornale.

Le batterie possono essere consegnate alla Giordania dal Qatar e dal Kuwait. In precedenza i “Patriot” erano stati collocati dai Paesi meMbri della NATO in Turchia per proteggere il Paese da possibili attacchi missilistici provenienti dalla Siria.

http://italian.ruvr.ru/2013_04_19/Gli-USA-proteggeranno-la-Giordania-dalla-Siria-con-i-lanciarazzi-Patriot/

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25 marzo 2013 | Autore Nicoletta Forcheri

Prendiamo la Siria. C’è una guerra in atto contro il regime di Al Assad. L’asse del male, che siamo noi, vuole eliminarlo a tutti i costi, per recondite ragioni di geopolitica, monetarie e quant’altro, ed è pronto a tutto pur di farlo: a finanziare i ribelli che sono integralisti musulmani, ad armarli e a tutte le peggiori nefandezze, incolpando con tanto di trucchi e falsità dei media il regime della vittima, Al Assad e il suo popolo, diffamandoli, diffondendo menzogne e falsità, e gettandogli la colpa delle loro azioni. Ha sempre fatto così l’asse del male: ha prima diffamato la vittima, per darsi una impalcatura di liceità della sua aggressione criminale.

Ad esempio, per il suicidio ‘spintaneo’ dell’oligarca russo Berezovsky in rotta di collisione con Putin, avvenuto nel giorno 23, numero degli illuminati, a Londra, i media punteranno il dito su Putin come per la spia morta avvelenata a Londra Livinenko. Eppure l’oligarca aveva recentemente chiesto scusa a Putin in una lettera dove riconosceva di avere compiuto molti errori nei suoi confronti, si era quindi ravveduto e stava tornando nel campo di Putin (cfr. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-03-23/addio-boris-berezovsky-oligarca-175538.shtml?uuid=Ab7IGzgH).

Voce morte di Assad circolata sul netVoce morte di Assad circolata sul net

La guerra dell’asse del male inizia quindi con la denigrazione mediatica, del tutto truccata, della vittima prescelta, ultimamente paesi interi, per indebolirla psicologicamente e preparare alla cooptazione gli alleati-complici nel massacro: è come un rituale di omicidio di branco, dove conta l’emulazione e la giustificazione fallace. Si fanno circolare notizie menzognere per scoraggiare la preda, tipo quella di oggi sulla presunta morte di Al Assad in un attentato (cfr. http://www.naharnet.com/stories/en/76810-france-s-le-point-magazine-rumor-about-assad-s-death-invades-the-internet) lanciata dalla rivista francese Le Point appartenente al finanziere francese François Henri Pinault, acquirente di vari supermercati e il cui gruppo Pinault SA è stato quotato in Borsa grazie a un gruppo di investitori istituzionali come AGF, LCL e Barclays…(cfr. Groupe Artemis http://www.groupeartemis.com/fr/p2/p2_2.htm#). La notizia poi è rimbalzata su tutto il net.

Organigramma holding di PinaultUna totale falsità. Vera invece è questa notizia, che non è stata riferita da alcun media dell’asse del male (cfr. http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/123085-siria-ucciso-jihadista-degli-emirati):

Ucciso terrorista degli Emirati Arabi

Per i poveri cittadini occidentali, la notizia sopra va decodificata, sostituendo la parola ‘terrorista’ degli Emirati Arabi, con la galvanizzata figura del ‘ribelle’ siriano – o ‘resistente’ in altre lingue – fatto fuori dai cattivi ‘terroristi’ dell’esercito regolare siriano. Orwell comincia dalle parole. All’inizio fu il verbo. Se poi è invertito benvenuti nel nuovo ordine mondiale e nella nuova religione unificata. Satanica?

N. Forcheri

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Siria, silenzio stampa o veline?

Spero che i 4 giornalisti “irreperibili” in Siria siano presto liberi (credo che ora non lo siano), non credo di mettere in pericolo la loro vita con queste righe, anche se temo che in questo momento la loro vita sia veramente in pericolo.

Comunque anche questa volta alcuni ambienti dell’ informazione hanno tentato di disinformare:

Così il silenzio stampa è stato chiesto dalla Rai, nè dalla Farnesina nè dai familiari.
Alle ore 6.00 del 6 aprile un GR RAI ha dato le notizie citando come fonte la blogger siriana Homsi che gestisce il sito “Per una Siria libera “. Questo però non l’ ha detto.
Alle 7.00 il GR RAI ha dato le stesse notizie senza citare la Homsi.
L’ Ansa poi ha detto più o meno le stesse cose citando una “sua fonte vicina ai ribelli”.
E da quel momento tutti i media hanno cambiato i loro termini. Anche il Manifesto ha scritto “bloccati” e non sequestrati o rapiti.
Questa un’ Ansa di domenica 7 aprile che riporta notizie del 6 aprile, repetita iuvant, meglio se arrivano solo da loro.

Marcopa

ANSA.it
Siria, sequestrati quattro giornalisti italiani
Lo dice all’ANSA una fonte vicina ai ribelli siriani. La Rai chiede il silenzio stampa sui reporter
07 aprile, 14:27

I quattro reporter italiani “fermati ieri in Siria”, il giornalista Rai Amedeo Ricucci, il fotografo Elio Colavolpe, il documentarista Andrea Vignali e la freelance Susan Dabbous, “stanno bene e saranno presto liberati e accompagnati in Turchia”: lo dice all’ANSA una fonte vicina ai ribelli siriani. “Sono stati fermati e non sequestrati”.

“Sono in buone condizioni di salute e i combattenti che li hanno fermati li trattano benissimo e già domani potrebbero rientrare in Italia”, afferma la fonte, contattata al telefono, sottolineando che i quattro “verranno riaccompagnati dagli stessi ribelli che li hanno fermati in Turchia”. La fonte precisa che i ribelli stanno “effettuando solo degli accertamenti per verificare che si tratti di giornalisti e non di spie come pensato in un primo momento”. Il gruppo di ribelli che li ha fermati “appartiene alla galassia dell’opposizione e non all’Esercito Siriano Libero (Esl)”, conclude la fonte.

RAI CHIEDE SILENZIO STAMPA – In relazione alla vicenda dei quattro giornalisti fermati in Siria, la Rai, “in linea con l’invito al massimo riserbo formulato dall’unità di crisi della Farnesina a tutela dei connazionali coinvolti, si appella alla sensibilità di tutti i giornalisti della carta stampata, delle radio, delle televisioni e del web affinché venga mantenuto un responsabile silenzio stampa. Notizie sommarie o imprecise – sottolinea l’azienda – potrebbero nuocere all’incolumità dei colleghi, nostra unica priorità”.

TESTIMONI, PIOGGIA MORTAI SU CENTRO MODERNO DAMASCO – Una vera e propria pioggia di colpi di mortaio ha raggiunto stamani il centro moderno di Damasco, prendendo di mira diversi obiettivi identificati dai ribelli come vicini al regime. Lo riferiscono testimoni raggiunti telefonicamente dall’ANSA sul posto e attivisti. Le fonti affermano che colpi di mortaio sono caduti nei pressi di piazza Baramke, dove ha sede l’agenzia ufficiale Sana e nello slargo di Kfar Suse, poco distante, dove si trova la sede del quotidiano governativo ath Thawra. La tv di Stato dal canto suo afferma che colpi di mortaio sono caduti nei pressi della città sportiva Tishrin, poco lontano da Baramke e già in passato presa di mira dai ribelli. In precedenza si era diffusa la notizia di colpi di mortaio caduti in piazza degli Omayyadi, in linea d’aria non lontana da Kfar Susa, dove si trovano le sedi della Tv di Stato, dello Stato maggiore delle forze armate, della Biblioteca nazionale e l’Hotel Sheraton, dove da mesi sono ospitati i pochi rappresentanti delle organizzazioni internazionali presenti a Damasco.

RIBELLI, ABBATTUTO CACCIA GOVERNATIVO IN REGIONE HAMA – Un aereo militare siriano è stato abbattuto stamani dai ribelli nella regione centrale di Hama. Lo riferiscono fonti vicine agli insorti. La notizia non è al momento verificabile in modo indipendente.

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Siria, rapimenti. La buffonata del “silenzio stampa”

“Stanno bene”, “Non sono stati rapiti, ma solo fermati per accertamenti”, “Presto torneranno a casa”… assicura la RAI e la Farnesina davanti al rapimento dei giornalisti italiani Amedeo Ricucci, Elio Colavolpe, Andrea Vignaliì, Susan Dabbous.

E allora, perché la RAI e la Farnesina pretendono il silenzio stampa “Perché la loro incolumità potrebbe essere a rischio”? È chiaro come il sole che i quattro (ai quali, nonostante le nostre totali divergenze di vedute, auguriamo un pronto ritorno a casa) sono stati rapiti da una delle tante bande di “ribelli”, coccolati e armati dall’Occidente (Italia in primis) per trasformare la Siria in un’altra Libia. E che ora pretendono per la loro liberazione soldi o armamenti. Che sicuramente arriveranno.

Ma ammettere questo significherebbe per Monti e tutta la compagine governativa rivelare di mercanteggiare con banditi additati come “eroi” da tutta la stampa main stream. E allora, via con questa buffonata del silenzio stampa. E sono ormai passate ormai 24 ore dal “fermo” dei quattro per accertamenti,

Francesco Santoianni

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Governo e giornalisti rapiti: figurone!

A scherzare col fuoco si corre il rischio di farsi del male. Speriamo che i giornalisti italiani rapiti in Siria non debbano scoprirlo nel modo più tragico.

Imbarazzante. Imbarazzante e pericolosa. Non mi viene in mente un’altra definizione per la situazione nella quale sono riusciti a cacciarsi i “nostri eroi” [1]. Quindi speriamo che la faccenda si risolva al più presto senza troppi danni collaterali (pagheremo il solito riscatto). Sarà solo un’altra perla da infilare nella collana delle figure di merda che riescono a rimediare i rappresentanti del nostro Paese. Chiunque voglia approfittarsi di qualche babbeo non ha che da mirare all’Italia ed andrà a colpo sicuro. Indiani, Americani, Tedeschi, Francesi, Inglesi, banche e lobby varie, fatevi sotto! Anche se non c’è più Terzi, qualche altro decerebrato pronto a fare danni alla propria Nazione lo troviamo subito.

Tanto per mettere a fuoco la vicenda siriana:

1) Per prima cosa speriamo che non succeda niente di grave ai quattro giornalisti. Comunque tanto di cappello per il loro coraggio.

2) L’intenzione era quella di realizzare un reportage dal titolo “Silenzio, si muore” [2]. Se lo scopo era quello di informare il pubblico sulla situazione del Paese mediorientale, secondo me la cosa si può fare solo raccogliendo notizie a 360°, cioè intervistando i rappresentanti delle forze governative, quelli dei cosiddetti “ribelli” e soprattutto la popolazione civile, che è la vittima innocente di questo massacro.

3) Immagino però che essendo la RAI emanazione di quello stesso Governo che appoggia stupidamente, servilmente e sanguinosamente i terroristi che stanno cercando di depredare, distruggere e dividere la Siria, la ragione del viaggio dei quattro fosse quello di documentare univocamente le atrocità commesse dalle truppe regolari. Da una ricognizione alla pagina dell’ultimo reportage sulla Siria di Ricucci, l’inviato di “La storia siamo noi” [3], l’orientamento della testata è piuttosto chiaro.

4) Se questo era il motivo del loro servizio, potevano tranquillamente starsene a casa e farsi mandare un po’ di comunicati e di immagini dei quali è prodiga la propaganda anti-Assad. Se sei un giornalista “embedded” [4] con uno dei due schieramenti, è ovvio che le forze armate che ti ospitano ti faranno vedere solo quello che vogliono che tu veda.

5) Non metto in dubbio che le atrocità avvengano dalle due parti – la guerra è guerra – ma non si possono mettere sullo stesso piano truppe regolari di uno Stato sovrano e legalmente riconosciuto con un’accozzaglia di mercenari per lo più stranieri, stipendiati ed equipaggiati da Governi esteri.

6) Non ho seguito la storia, ma se i quattro giornalisti sono stati rapiti (pardon, trattenuti) nel Nord della Siria, presumo che non siano entrati nel Paese atterrando con un aereo a Damasco con regolare visto sul loro passaporto; né che lo abbiano esibito a un qualche posto di frontiera con la Turchia. No, saranno entrati in Siria clandestinamente, senza il consenso nè l’appoggio delle autorità del Paese, contando sul fatto che come Italiani sarebbero stati trattati con riguardo dai “ribelli”, grazie all’appoggio che il nostro Governo ha espresso nei confronti degli stessi.

7) Per avere un’idea dei galantuomini nei quali possono essersi imbattuti, si può dare un’occhiata al reportage pubblicato da Silvia Cattori sul proprio blog e realizzato dalla giornalista russa Anastasia Popova [5], “embedded” questa volta con l’Esercito Siriano: attenzione! Non adatto ai deboli di stomaco.

8) Concludendo, il nostro Governo ha scelto di stare dalla parte dei rivoltosi e ora si ritrova con quattro cittadini italiani che sono stati rapiti da questi stessi “combattenti per la libertà”. Adesso deve sperare che non accada nulla a questi nostri temerari rappresentanti dell’informazione. Innanzitutto ovviamente per motivi umanitari. Ma è sul piano politico che la nostra infallibile Amministrazione farebbe meglio ad accendere un cero veramente grosso. Come potrebbe giustificare di fronte all’opinione pubblica di aver voluto sposare una nobile causa e che i paladini prescelti in realtà non sono che una banda di terroristi tagliagole, razziatori e stupratori?

Severo Magiusto

[1] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-04-08/quattro-giornalisti-siria-silenzio-113153.shtml?uuid=AbyRqAlH
[2] http://www.amedeoricucci.it/silenzio-si-muore/
[3] http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/dossier/dossier-siria-2-0-diario-di-guerra/84/1/default.aspx
[4] http://www.difesa.it/Pubblicistica/info-difesa/Infodifesa140/Documents/Il_giornalismo_embedded.pdf
[5] http://www.silviacattori.net/article4099.html

link: http://www.lavocedellaplebaglia.net/2013/04/governo-e-giornalisti-rapiti-figurone.html

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SIRIA: M5S, GOVERNO FACCIA CHIAREZZA SU GIORNALISTI ITALIANI

(AGENPARL) – Roma, 11 apr –

Un’interpellanza parlamentare per sapere se il Governo italiano stia conducendo trattative con i gruppi armati siriani per ottenere la pronta liberazione dei quattro giornalisti italiani rapiti e se queste eventuali trattative prevedano l’invio di denaro o di armamenti.

L’hanno presentata i senatori del Movimento 5 Stelle, primo firmatario Alberto Airola, al Presidente del Consiglio, Mario Monti. Secondo i senatori a 5 Stelle, “in Siria, da due anni, è in corso una guerra (che ha provocato 90.000 morti, secondo l’ONU) determinata dall’irrompere di gruppi armati, provenienti da numerosi Stati stranieri e foraggiati dall’occidente e dalle “petromonarchie”, i quali, impossessandosi delle giuste istanze di democrazia e partecipazione che erano alla base delle mobilitazioni del popolo siriano di qualche anno fa, stanno seminando il terrore con autobombe, assalti ad edifici governativi, uccisioni e rapimenti di inermi cittadini siriani, considerati “colpevoli” di non schierarsi con loro contro il Governo di Bashar al-Assad”.

Il 3 aprile 2013 – spiegano i senatori – quattro giornalisti di nazionalità italiana (Amedeo Ricucci, giornalista Rai, Elio Colavolpe, Andrea Vignali e Susan Dabbous) sono stati rapiti nel nord della Siria da uno dei suddetti gruppi e sono tuttora sequestrati, nella verosimile attesa da parte dei rapitori di ricevere dal Governo italiano soldi o armi.

http://www.agenparl.it/articoli/news/esteri/20130411-siria-m5s-da-governo-chiarezza-su-giornalisti-rapiti

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SIRIA, IL M5S AL GOVERNO: QUAL È IL PREZZO DA PAGARE PER GLI OSTAGGI ITALIANI?

siria-guerriglia600x400-600x400(Public Policy) – Roma, 11 apr – Il Governo italiano sta
conducendo trattative con i gruppi armati siriani per
ottenere la liberazione dei giornalisti presi in ostaggio il
3 aprile? E le eventuali trattative prevedono l’invio di
denaro o di armamenti? Lo chiede con un’interpellanza al Governo il gruppo al Senato del Movimento 5 stelle.

La vicenda è quella del rapimento di Amedeo Ricucci, giornalista Rai, Elio Colavolpe, Andrea Vignali e Susan Dabbous, nel nord della Siria da parte di uno dei gruppi di ribelli che combattono – ormai da 2 anni – una sanguinosa guerra contro il regime di Bashar al-Assad. Fin dal 4 aprile – si legge nell’interpellanza dei 5 stelle – “la Farnesina dichiarava i giornalisti non già ‘rapiti’ bensì, pudicamente, ‘trattenuti’, e chiedeva agli organi di informazione un ‘silenzio stampa’ prontamente ottenuto”.

Ma, ricordano i senatori, “sono passati almeno 6 (8; Ndr) giorni dal rapimento, senza che il Governo si sia sentito in dovere di riferire al Parlamento su questo gravissimo episodio”. Le colpe del Governo Monti stanno, secondo il Movimento 5 stelle, nell’aver fin da subito riconosciuto come unici rappresentanti del popolo siriano i gruppi riuniti nella “Coalizione nazionale siriana”.

Un mix di gruppi armati (e non) che secondo i 5 stelle provengono in maggioranza “da numerosi Stati stranieri” e sono “foraggiati dall’occidente e dalle  ‘petromonarchie’”.

Questi gruppi si sarebbero, sempre secondo il movimento, impossessati “delle giuste istanze di democrazia e partecipazione che erano alla base delle mobilitazioni del popolo siriano di qualche anno fa”, e adesso “stanno seminando il terrore con autobombe, assalti ad edifici governativi, uccisioni e rapimenti di inermi cittadini siriani, considerati ‘colpevoli’ di non schierarsi con loro contro il governo di Bashar al-Assad”.

Altra colpa della Farnesina (quando ancora era retta da Giulio Terzi) sarebbe quella – si legge nell’interpellanza – di aver recentemente proposto, “insieme con la diplomazia francese e inglese, la fine ufficiale dell’embargo di armi decretato dalla Comunità europea”.

LE PAROLE DI MONTI OGGI AL G8 DEI MINISTRI DEGLI ESTERI
Ieri il ministro degli Esteri ad interim Mario Monti ha incontrato a Londra il leader dell’opposizione siriana, primo ministro ‘in esilio’, Ghassan Hitto, mentre oggi è
intervenuto sulla vicenda siriana durante l’incontro ufficiale con i colleghi europei.

“La crisi siriana – ha detto Monti – è il nodo centrale per il Medio Oriente. Rischia di ripercuotersi sull’intera regione, i rischi di contagio verso i Paesi vicini ci
preoccupano molto. I costi umanitari sono altissimi.
Parliamo di oltre 70 mila vittime e un milione di profughi.

“È necessario creare le condizioni affinché si possano aprire rapidamente le prospettive di una soluzione politica con l’uscita di scena di Assad e l’avvio di una transizione verso la democrazia e lo stato di diritto. È importante sostenere l’unità e la coesione della Coalizione nazionale delle forze di opposizione, l’unico rappresentante legittimo del popolo siriano. Sosteniamo anche gli sforzi dell’inviato speciale dell’Onu e della Lega araba Brahimi”.

“Crediamo – ha concluso Monti – che anche la Russia possa e debba essere parte attiva nei tentativi per la ricerca di una soluzione politica”. (Public Policy)

http://www.publicpolicy.it/siria-il-m5s-al-governo-qual-e-il-prezzo-da-pagare-per-gli-ostaggi-italiani-10128.html

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Siria: annullata l’informativa del governo sui sequestrati?

Oggi era prevista una informativa del governo suil sequestro dei 4 giornalisti in Siria.

I giornalisti sono stati liberati ma le domande dei 53 deputati del 5 stelle rimanevano attuali ugualmente:

e’ stata fatta una trattativa ? E’ stato pagato un riscatto ?

Possibile che anche questa volta riescano ad evitare una discussione sulla Siria ?????

Marcopa

CAMERA DEI DEPUTATI

XVII LEGISLATURA
9^ SEDUTA PUBBLICA
Martedì 16 aprile 2013 – Ore 12

ORDINE DEL GIORNO

Deliberazione sull’integrazione della competenza della Commissione speciale già istituita, con deliberazione dell’Assemblea del 26 marzo 2013, ai sensi dell’articolo 22, comma 2, del Regolamento.

Votazione per l’elezione di un Segretario di Presidenza, ai sensi dell’articolo 5, commi 5 e 6, del Regolamento.

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La notizia data dal premier Mario Monti. I giornalisti erano stati “fermati” nella zona di Aleppo il 5 aprile. Ora si trovano in Turchia

13:51 – Sono stati liberati i quattro giornalisti italiani trattenuti in Siria: lo ha annunciato il premier e ministro degli Esteri ad interim Mario Monti. Si tratta dell’inviato Rai Amedeo Ricucci, del fotoreporter Elio Colavolpe, del documentarista Andrea Vignali e della giornalista freelance Susan Dabbous, di origini siriane. Erano stati fermati nella zona di Aleppo il 5 aprile.

I quattro giornalisti si trovano ora in Turchia fanno sapere fonti giornalistiche locali.

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Siria, la freelance rapita: sentivo urla di persone torturate

(AGENPARL) – Roma, 18 apr – “Temevo saremmo rimasti nelle loro mani per mesi, così gli ho chiesto di insegnarmi a pregare. Volevo integrarmi il più possibile. E alla fine mi hanno liberata insieme agli altri”.

A raccontarlo al settimanale Il Punto è Susan Dabbous, la giornalista freelance italo-siriana rapita in Siria e liberata, insieme ai colleghi Amedeo Ricucci, Elio Colavolpe e Andrea Vignali, il 13 aprile scorso. “Ci hanno fermato alle 14 e fino alle 19 siamo rimasti nel nostro van, del quale si sono fatti dare le chiavi, guardati a vista”. Racconta Dabbous al settimanale.

“Eravamo in un villaggio ormai disabitato a causa dei bombardamenti del regime. Attendevano l’arrivo del loro capo. A sera, lo sheikh è finalmente arrivato e siamo stati portati in quella che sembrava una scuola. Non c’era elettricità, la luce era quella delle candele. Verso mezzanotte il primo spostamento. Ci hanno fatto incappucciare e salire sui veicoli.

All’alba siamo finalmente arrivati nel nuovo covo, freddo e già più simile a una prigione. Il clima era brutto, molto pesante, sentivo le urla di altre persone torturate”.

La giornalista italo-siriana racconta, poi, di aver ricevuto un trattamento differenziato: “Già durante il trasporto ero in un veicolo diverso. Ma dal quel momento in poi, il mio destino si è completamente diviso da quello dei colleghi e mi hanno tenuto in isolamento. Loro erano tre maschi, italiani. Io una donna, sola e italo-siriana. A causa delle mie origini, della doppia nazionalità e dei tanti timbri libanesi sul mio passaporto mi hanno preso per una spia. La prima domanda del capo è stata: ‘per quale intelligence lavori’?”.

“Diverse volte – ha aggiunto Dabbous – ci hanno detto che ci avrebbero liberati. Sembrava dovessero rilasciarci da un momento all’altro. Giusto il tempo di controllare le immagini girate e controllare chi fossimo, e l’equivoco si sarebbe risolto rapidamente. Il controllo, invece, si è trasformato in qualcosa di diverso, piú lungo e angosciante”.

http://www.agenparl.it/articoli/news/esteri/20130418-siria-dabbous-reporter-sentivo-urla-di-altre-persone-torturate

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L’inviato Onu Brahimi verso le dimissioni
Lo riferiscono fonti diplomatiche arabe al Cairo

SIRIA 12/04/2013 – 10:38

DAMASCO – Si dimetterà a breve l’inviato speciale Onu e Lega Araba per la Siria, Lakhdar Brahimi. Lo riferiscono fonti diplomatiche arabe al Cairo citate stamani dal quotidiano libanese as Safir, tradizionalmente vicino al regime di Damasco.

Secondo le fonti protette dall’anonimato, Brahimi avrebbe deciso di presentare le dimissioni dopo la concessione alle opposizioni siriane in esilio del seggio siriano della Lega Araba alla fine di marzo scorso. Le fonti non precisano però quando Brahimi presenterà ufficialmente le dimissioni.

L’anziano diplomatico algerino, con una lunga storia di mediazione e di rapporti privilegiati con il regime degli Assad in Siria, si è fatto promotore di una “soluzione politica” che di fatto equipara le responsabilità delle autorità di Damasco con quelle del variegato fronte degli insorti.

http://www.tio.ch/News/Estero/731241/L-inviato-Onu-Brahimi-verso-le-dimissioni/

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Il sito Syriatruth sul massacro di Jdayet Al Fadel

Jdayet Al Fadel (Siria), l’ultimo “massacro”: cosa e’ successo secondo cinque fonti della zona

26 aprile 2013

Da Syriatruth

Il “massacro” avvenuto 3 giorni fa (il 22 aprile) nel sobborgo di Jdayert al-Fadel, a circa 15 km a sud-ovest di Damasco, secondo alcune fonti è il più grande dall’inizio della crisi siriana, due anni fa, ma ci sono molte divergenze circa il numero di morti, la dinamica e i responsabili.

Se l’”Osservatorio siriano per i diritti umani” di Londra inizialmente parla di circa 80 persone, il suo “coordinatore” in zona documenta 127 nomi di morti e afferma che 28 corpi sono stati trovati più tardi (ma la ricerca è ancora in corso). I “Comitati di coordinamento locali” (Lcc), da parte loro, hanno parlato di 476 persone.

Ma, a differenza della maggior parte degli episodi precedenti, in questo caso mancano quasi del tutto video e immagini. Ne è stato diffuso uno, suddiviso in tre parti, da fonti dell’opposizione, e notizie che circolano senza prove in grado di fornire un quadro preciso e oggettivo sull’accaduto.

Dopo tre giorni di controllo e revisione, il sito SyriaTruth ha ricostruito i fatti i sulla base di cinque fonti indipendenti della zona.

La storia è iniziata lo scorso lunedì 15 aprile, quando, in concomitanza con l’avvicinarsi della fine dei combattimenti nel vicino sobborgo di Daraya, diversi gruppi armati antigovernativi si sono diretti verso la zona di Jdaydet al-Fadel.

La città è stata quindi circondata dall’esercito, in modo che l’uscita fosse consentita unicamente attraverso il passaggio da posti di blocco militari (in particolare la barriera Faour in direzione di Damasco), mentre al contrario l’ingresso per gli armati era lasciato libero, in modo da creare una vera e propria trappola.

Una fonte locale ha dichiarato: “Abbiamo avuto la sensazione che qualcosa di grosso stava per accadere, ma non sapevamo cosa. Al di là dei movimenti sospetti in città, soprattutto nelle zone occidentali e nord-occidentali” e ha parlato di centinaia di militanti che hanno occupato la zona e le abitazioni private e la zona vicino all’ambulatorio.

Secondo le informazioni disponibili, l’esercito aveva saputo che centinaia di armati avevano iniziato a indirizzarsi verso la città, in vista di dichiararla “liberata”. Alcuni erano parte dei gruppi fuggiti da Daraya nei giorni precedenti. L’intenzione dei militanti era occupare la zona per attaccare il vicino posto militare di Youssef al-Asma.

L’esercito, dal canto suo, attendeva intorno alla città, in attesa di attirare il maggior numero di militanti nell’imboscata, tra cui elementi di Jabhat al Nusra e dell’affiliata Brigata Forkan. Nel frattempo, i militari appostavano più di 700 tiratori sulle colline che dominano la zona.

Lo scorso lunedì 15 aprile, due ore prima dell’annunciata “ora zero” per l’attacco delle bande armate, le unità militari hanno avviato un primo attacco sui luoghi di concentrazione degli insorti, utilizzando diversi tipi di armi, con l’eccezione degli aerei.

Durante i quattro giorni di scontri, sono caduti quasi 600 armati, colpiti soprattutto dal tiro dei cecchini (come mostrano le poche immagini diffuse), i superstiti – secondo le fonti quasi nessuno – sono fuggiti verso i monti di Khan Sheikh (da cui erano arrivati), Doursha, Dar Khabye e altre zone limitrofe.

Un testimone oculare ha descritto quello che ha visto nella zona che si estende da via Sikka all’ambulatorio dicendo che era un “campo di cadaveri” e che dal suo balcone era riuscito a contare sulla strada più di settanta corpi di militanti.

Una fonte del Partito Democratico del Popolo ha detto che il numero di morti era di circa 550 morti, un’altra che erano oltre 600. Ma la cosa più importante è che il numero di civili innocenti che hanno perso la vita, secondo le fonti, non ha superato i 17, tra cui tre donne e un bambino.

In particolare una famiglia è stata utilizzata come scudi umani da militanti, secondo una fonte di quel quartiere.

Le fonti hanno confermato che le bande hanno anche bruciato una cinquantina di cadaveri durante i primi due giorni (pratica già utilizzata e documentata in altre zona del Paese, in particolare a Homs e Idleb). Stessa accusa era stata rivolta all’esercito dalle fonti dell’opposizione.

Tutte le fonti hanno confermato che la situazione nella città, che racchiude in sé rappresentanti delle diverse religioni ed etnie che compongono il territorio siriano, è tornata alla normalità due giorni fa: gli abitanti hanno ripreso possesso delle loro abitazioni, le famiglie hanno ripreso la loro quotidianità, l’assedio si è concluso e la popolazione può muoversi liberamente, ripristinati i servizi telefonici e l’elettricità nella regione, anche se non completamente, a causa di danni alla rete di comunicazione terrestre e alla rete elettrica.

http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1373

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Washington prepara i droni per la Siria

Fonte: La Voce della Russia

RG-4 Global Hawl беспилотный летательный аппарат ВВС США беспилотник глобальный ястреб

© Foto: en.wikipedia.org

Gli Stati Uniti stanno preparando i velivoli auto-pilotati per infliggere un colpo preventivo agli obiettivi siriani, dove si suppone siano presenti armi chimiche. Anche se il Presidente Barack Obama, da Israele, ha richiesto di aspettare la conferma definitiva delle ricerche sull’adozione di sostanze velenose nella regione della città siriana di Aleppo, la CIA ha già incominciato ad organizzarsi.

Al Congresso è stata avviata la procedura per approvare o meno queste azioni. Secondo la costituzione, il Congresso deve dare il suo benestare per qualsiasi azione di intromissione militare americana al di fuori dei propri confini.

A Langley è stata creata una squadra specializzata che si occupa esclusivamente di valutare e definire gli obiettivi siriani concreti, sia materiali che umani. Sono già stati radunati qui, da Pakistan e Yemen, gli agenti della CIA che si occupano della direzione dei droni sugli obiettivi in questi paesi, oltre che in Afghanistan e Somalia. Il nuovo direttore della CIA, John Brennan, è considerato un sostenitore convinto dei droni e grande ideologo della «guerra a distanza» mediante la loro adozione.

I rappresentanti della CIA hanno steso relazioni segrete per entrambi i comitati del Congresso sullo spionaggio, dal Senato alla Camera dei rappresentanti. Di solito questo avviene prima che la Casa Bianca prenda importanti decisioni.

Il Presidente del Comitato del Senato per le esplorazioni, il democratico Dianne Feinstein, dopo la sessione a porte chiuse, si è astenuta dall’affermare se l’attacco alla Siria sia inevitabile o meno, ma ha detto:

Durante le riunioni a porte chiuse veniamo in possesso di informazioni assolutamente riservate, le stesse della Casa Bianca. Come ho già dichiarato, sarà la Casa Bianca a prendere una decisione. Credo che siamo giunti a un momento disperato. Il regime siriano si trova in una condizione ancora più disperata. Sappiamo dove si trova l’arma chimica e stiamo entrando in un periodo torbido. La Casa Bianca dev’essere pronta a tutto.

A sua volta, il Presidente del Comitato speciale per le esplorazioni della Camera dei rappresentanti, il repubblicano Mike Rogers, ha dichiarato che la questione è già arrivata al punto critico oltre cui non si può più indulgere nei confronti del regime di Assad.

Credo che ci ritroviamo ad avere determinati obblighi morali e dobbiamo agire contro la facoltà della Siria di utilizzare l’arma chimica. Se questo comporterà una contenuta azione militare, allora, ripeto, abbiamo la responsabilità morale di condurla.

Un gruppo speciale della CIA in Siria sta lavorando a stretto contatto con gli organi di spionaggio di Arabia Saudita, Giordania, Turchia e altri paesi della regione. Sta raccogliendo tutte le informazioni utili sugli obiettivi, le loro caratteristiche e i loro sistemi di difesa. Allo stesso tempo, come annuncia il giornale «Los Angeles Times», si sta elaborando un dossier dettagliato sui sostenitori attivi di Al-Quaeda nei gruppi dell’opposizione. Washington ultimamente è molto preoccupata per il fatto che i gruppi islamici più radicali dell’opposizione stanno raccogliendo sempre più vittorie in Siria. Il dossier della intelligence sui gruppi radicali potrebbe essere utilizzato per far sì che gli elementi più moderati dell’opposizione, come si è espresso il quotidiano, «abbiano la meglio su di loro». Molto probabilmente si tratta dell’eliminazione fisica di coloro che in USA vengono considerati agenti di Al-Quaeda

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Usa, Dempsey: la Siria potrebbe diventare un altro Afghanistan

Usa, Dempsey: la Siria potrebbe diventare un altro Afghanistandi Radio Italian IRIB

Washington – Secondo il generale Martin Dempsey, capo di Stato Maggiore interforze Usa, “la Siria potrebbe trasformarsi in un nuovo Afghanistan”.

Ha fatto queste osservazioni in un’intervista alla tv araba al-Hurra,finanziata da Washington. Dempsey, in una visita non annunciata in Afghanistan, ha anche detto: “… Ho delle serie preoccupazioni per il fatto che quello siriano stia diventando un conflitto esteso” che possa coinvolgerci per molto tempo. La Siria sta vivendo sanguinosi disordini sinda marzo 2011. Molte persone, tra i civili e le forze armate, sono rimaste uccisi nelle violenze. Il governo siriano ha piu’ volte affermato che il caosviene orchestrato da fuori del paese, e che un gran numero di militanti che combattono nel paese sono deicittadini stranieri. Diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno accusato i gruppi armati anti-governativi di aver commesso crimini di guerra. In una recente intervista ai media turchi, il presidente sirianoBashar al-Assad ha detto che un’eventuale presa del potere da parte dei ribelli, sponsorizzati da paesi stranieri, potrebbe destabilizzare l’intera regione mediorientale per molti anni. “Il mondo intero sa che se la Siria viene divisa o se le forze terroriste prendono il controllo del paese, ci sara’ un contagio diretto sui paesi vicini … Quindi ci sarebbe un effetto domino anche su paesi lontani dal Medio Oriente, a ovest, a est, a nord e a sud. Questo vorrebbe dire instabilita’ per molti anni, forse per decenni”.

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23 luglio 2012 | Autore Corrado Belli

Cosa ci fa il fondello sorridente in Croazia? Nulla di speciale possiamo dire, solo che durante una conferenza stampa rilasciata alla CNN ha chiaramente aggredito il Presidente Siriano Bashar al-Assad classificandolo un incapace di difendere i propri cittadini: Vai al link

“Il governo Assad non è stato capace di difendere i suoi cittadini, queste battaglie stanno distruggendo il paese”.

Questa cosa insignificante e inutile all’Umanità ha avuto il coraggio di accollare la responsabilità dei massacri esclusivamente al governo di Assad e non come dovrebbe dire ai Ribelli sostenuti da lui, gli USA e i governi appartenenti alla NATO, ma c’è una sorpresa che riguarda l’attenta a Damasco in cui sono rimaste vittime personaggi di spicco del governo Siriano.

L’attentato è di sicuro da attribuire a forze speciali NATO dato che nessun gruppo di ribelli sarebbe stato all’altezza di preparare e piazzare con precisione l’attentato, inoltre si è venuto a sapere che persone vicino ad Assad giocavano sporco e che in quella riunione dovevano essere smascherati per essere portati davanti a un Tribunale Militare.

Il 18 Luglio arrivò la notizia dell’attentato tramite la TV vicina agli Hisbollah nella quale dichiarava che nell’attentato hanno perso la vita il Ministro della difesa Assef Shaukat (Assef Shawkat) il suo soprastante (formalmente) Dawoud Abdallah Rajiha, il consigliere per la sicurezza nazionale Hischam Bechtjar, il ministro dell’interno Ibrahim al-Shaar il capo di della Stato maggiore il generale Hassan Turkmani, nel dare la notizia nei mass media occidentali, il giornale inglese Guardian ha constatato che la notizia fu subito confermata dal Governo Siriano e non smentita come di solito viene fatto quando succedono atti terroristici contro una stato che si trova in guerra aperta per non destare sconforto nella popolazione, lo stesso Leon Panetta non avendo come giustificare l’accaduto ha risposto ai giornalisti con queste parole:

“…questa è una situazione che sta sfuggendo di mano ad altissima velocità, per questo motivo è necessario che la comunità internazionale in comune lavoro con tutte le altre istituzioni internazionali prenda possesso della situazione in quel paese, si consiglia ad Assad di fare ancora di più per assicurare ai suoi cittadini la sicurezza richiesta oppure lasci il campo libero andando in esilio…”.

Poche ore dopo la notizia dell’attentato è partita una massiccia operazione di pulizia da parte delle Forze Siriane che hanno liberato diversi borghi e parti delle città che erano cadute sotto controllo dei ribelli.

Lo stesso giorno Barack Obama ha telefonato a Putin cercandolo di convincere a lasciare di appoggiare il governo di Assad, cosa che non gli è riuscita, cosa si aspettava? Nello stesso periodo di tempo (secondo la BBC in un articolo comparso il 21 Luglio) i ribelli sono stati cacciati via dai cittadini ormai allo stremo della sopportazione e non dall’esercito Siriano, viene da ridere solo a leggere l’articolo.

In un articolo del New York Time viene citato che le forze governative Siriane sono riuscite a riprendersi i posti occupati dai Ribelli dopo aver usato Armi Chimiche (l’Iraq non è lontano) citando come fonte dell’informazione un generale dell’esercito siriano “sconosciuto” che era passato dalla parte dei ribelli, (la solita tattica usata anche in Libia) questo generale che non si conosce il nome ha pure detto che l’esercito siriano è deciso di usare le armi chimiche anche contro i cittadini che manifestano contro il governo di Assad, questo generale NON ha potuto fornire alcuna prova di quello che dice perché non presente sul posto e si riferisce a informazioni provenienti dal Comitato per i diritti dei Cittadini sito a Londra, cioè da migliaia di chilometri di distanza mentre lui si trova a pochi Kilometri dal luogo dove secondo lui si fa uso di armi chimiche???

Il giorno dopo l’attentato dove muore Assef Shawkat, muore in America anche Omar Suleiman durante una visita di controllo (Routine) Suleiman era il Vice di Mubarak ed anche il capo dei servizi segreti Egiziani che lavorava parallelamente con Assef Shawkat per un “Esercito ombra in Medio Oriente”, fatto stà che in tre giorni la situazione il Siria si è capovolta a favore dei Siriani e contro i Ribelli che hanno dovuto abbandonare in fretta e furia tutte le posizioni occupate nelle ultime settimane.

Cosa stia succedendo realmente nei canali diplomatici non è dato a sapere, si sa solo che Netanjahu è POLITICAMENTE morto, l’attentato in Bulgaria ha di sicuro a che fare con l’evento sopra citato per accelerare una aggressione nei confronti della Siria e per questo che anche Netanjahu si è detto pronto ad aiutare gli USA e la NATO a invadere la Siria pur di scongiurare l’uso di Armi chimiche, guarda caso un altro attentato che ha messo in subbuglio l’America e l’occidente, un attentato è stato fatto nella centrale dei servizi segreti a Riad nell’Arabia Saudita dove è rimasto ucciso il capo degli stessi servizi segreti, il Principe Bandar bin Sultan.

Per conoscenza riporto che Bandar era il Console dell’Arabia Saudita a Washington dal 1983 al 2005 ed era in stretta amicizia con Bush J. tanto che si meritarono la nomina di “Bandar-Bush”, da precisare che Bush e Bandar si incontrarono alla Casa Bianca il giorno dopo l’attentato del 9/11/2001 per discutere in privato su cosa fare e a chi accollare l’attentato, nei documenti della commissione si legge che a compiere l’attentato siano stati 15 cittadini Sauditi e quindi la via per aggredire l’Afganistan era stata spianata e non come normalmente doveva essere, cioè aggredire l’Arabia Saudita, durante quella discussione tra Bush e Bandar fu raggiunto l’accordo per far uscire la Famiglia Saudita dall’America nonostante ci fosse il divieto di decollo per tutti gli aerei che si trovano in USA, nell’accordo erano presenti anche tutti i parenti di Osama bin Laden, Bandar è stato anche il finanziatore del gruppo terroristico Fatah al-Islam, questo è stato possibile ottenerlo dopo che Bandar ha avuto colloquii con Dick Cheney ed Elliot Abrams per poter avere un bilanciamento tra le due fazioni terroristiche che operano anche in Libano “Fatah al-Islam e Hisbollacid image004 jpg01CD6836“.

Lo stesso Bandar è stato uno dei finanziatori del Bombardamento USA a Beirut nel 1985, in quella operazione doveva essere eliminato il Clerico Muhammad Hussein Fadlallah, invece furono uccisi 80 innocenti, prima o poi la giustizia raggiunge chiunque, Bandar era stato nominato Nuovo capo dei servizi segreti “Al MuKhabarat Al A’amah” tre giorni prima, aveva preso il posto di suo zio “Muqrin bin Abdulaziz Al Saud” che per motivi ancora sconosciuti le aveva ceduto il posto, Bandar era un agente della CIA con stretti rapporti con i Sionisti in USA e Israele, era un fissato per attaccare l’Iran militarmente.

Bush J. E Bandar durante uno dei loro colloqui alla Casa Bianca.

Belli Corrado

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Siria: comincia l’ultimo atto

Martedì 02 Aprile 2013 18:07

di Giulietto Chiesa – «La Voce delle Voci» – aprile 2013.

Un fittissimo intrecciarsi di voli militari è in corso mentre il lettore sta scorrendo queste righe. Si tratta di aerei di varia nazionalità, con sigle diverse dipinte sulle loro carlinghe, con equipaggi internazionali, in partenza da aeroporti che spaziano dalla Croazia, alla Turchia, dal Qatar, all’Arabia Saudita, dalla Giordania e da diversi altre basi della Nato. Il New York Times dello scorso 24 marzo parlava di voli che “fanno pensare ad un’operazione militare clandestina ben pianificata e coordinata”.

È in atto la preparazione di quella che è l’ultima fase, che potrebbe precedere l’attacco militare della Nato contro la Siria e produrre la caduta, con relativa uccisione, del “sanguinario dittatore” di turno.

Si tratta di un’operazione che comporta grosse spese, per migliaia di tonnellate di armamenti e munizioni, i cui destinatari sono i ribelli del cosiddetto Esercito Libero Siriano.

L’organizzatore fu l’«ex» David Petraeus, il che ci dice che Barack Obama non ce la raccontava giusta quando voleva far credere all’opinione pubblica occidentale che gli Stati Uniti non erano poi davvero molto interessati alla caduta di Bashar al-Assad. Anzi, quando affermava di essere preoccupato dell’eventualità che il crollo del regime di Damasco avrebbe potuto provocare l’inizio della frantumazione della Siria in una piccola galassia di faide sanguinose tra etnie, religioni, nazionalità già in ebollizione e pronte a vendicare i torti subiti negli ultimi quarant’anni.

Ma, a Washington, si ritiene ormai che sia meglio avere dei sunniti al governo di Damasco, piuttosto che degli sciiti alauiti. Ci sarà qualche sgozzamento di troppo, è vero, ma poiché l’obiettivo è quello di creare disordine e non di portare ordine, probabilmente sarà più funzionale questa soluzione. La quale creerà problemi anche per Israele, che si troverà ai confini un altro stato guidato da fanatici jihadisti. Ma Israele può essere accontentata in altro modo: con il via libera contro l’Iran. Anche i turchi potranno avere qualche problema dai curdi siriani, che vorranno unirsi ai curdi iracheni. Ma Recep Tayyip Erdoğan saprà come metterli a posto come meritano, gli uni e gli altri. Insomma la faccenda è stata infiocchettata a dovere. Resta solo da consegnarla al destinatario, che è il popolo siriano.

Siamo stati, negli ultimi mesi, spettatori di una commedia, il cui copione era di far credere che Washington fosse il moderatore dello scontro. Un po’ come accadde alla Libia di Gheddafi: martirizzata da Francia e Gran Bretagna, con – certo – il supporto logistico della flotta e dell’aviazione degli Stati Uniti, ma di malavoglia, con ritrosia, solo per ossequio verso alleati fin troppo aggressivi.

Ora è tutto chiaro. E’ in corso l’inizio dell’ultima fase. Che prevede una tattica lenta, non un blitzkrieg a breve scadenza. I comandi americani e Nato, in piena sintonia, hanno già calcolato che Bashar non è in condizione di resistere indefinitamente. Lo lasciano cuocere nel suo brodo, sempre più bollente. Circondato da ogni lato, con il solo afflusso (ma difficoltoso) di armi e uomini dall’Iran, sotto un embargo asfissiante. Con Israele anch’essa in posizione di apparente basso profilo, ma incaricato di controllare ogni movimento di mezzi e di uomini dal territorio libanese. La Giordania punto logistico cruciale assieme alla Turchia; l’Arabia Saudita e il Qatar in veste di emissari e finanziatori locali; basi Nato di transito e di stoccaggio nei diversi aeroporti turchi, ultima tappa prima della distribuzione alle formazioni armate che agiscono in territorio siriano.

E tutto questo mentre, in parallelo, i servizi segreti americani, britannici, francesi, turchi, sauditi, israeliani già agiscono con squadre di commandos, con specialisti in azioni terroristiche, nelle città siriane non ancora raggiunte dall’esercito di mercenari jihadisti.

False erano anche le notizie che lasciavano intendere la riluttanza americana a concedere armamenti più sofisticati e potenti. Adesso – riferisce esplicitamente il citato New York Times– si sta passando alla distribuzione di armi che permetteranno un corso “più letale” alla guerra civile.

Senza fretta, naturalmente. Poiché bisogna costruire, nel frattempo, le tappe politiche che serviranno ai giornalisti embedded di tutto l’Occidente a descrivere l’aggressione militare in termini di restaurazione della democrazia in Siria.

Nei giorni scorsi è stato insediato a Istanbul un governo siriano in esilio, composto di emigrati siriani in America e in Occidente. Immediatamente proclamato come “unico governo legittimo”, in attesa di essere trasferito nei nuovi uffici di Gaziantep, nelle immediate vicinanze della frontiera turco-siriana. Vi resterà fino a che le squadre armate della Nato avranno ricavato qualche nicchia relativamente sicura in territorio siriano, affinché i Quisling possano trasferirvisi e, da lì, cominciare a lanciare i proclami di vittoria.

A quanto si sa, questo progetto è stato illustrato recentemente a Roma in una conferenza per specialisti intitolata “United States, Europe, and the case of Syria”. Il luogo è stato il Centro di Studi Americani, il presidente del panel era Giuliano Amato, l’oratore principale era Frederic Hof, ambasciatore statunitense e fino a pochi mesi fa capo del team del Dipartimento di Stato impegnato sul “caso Siriano”.

Se Bashar al-Assad dovesse interporsi – ha spiegato Hof – il fatto stesso sarebbe considerato occasione per intervenire in difesa del “legittimo governo siriano”. Se non vorrà o potrà intervenire, allora si estenderà gradualmente la sua area fino ad arrivare a Damasco. A quel punto o Bashar scappa (sempre che riesca a farlo tra un attentato e l’altro; sempre che riesca a sfuggire ai generali felloni che, nel frattempo, saranno stati comprati a peso d’oro, o impauriti a morte per la sorte dei loro figli e parenti) e il governo degli occidentali viene installato a Damasco, oppure ci sarà la carneficina finale, operata dai tagliagole jihadisti dopo che i missili Cruise e i droni della Nato avranno raso al suolo le ultime infrastrutture difensive, i comandi militari e i sistemi di comunicazione.

Mosca, Pechino e Teheran, ciascuna per conto proprio, non potranno che prendere atto. Putin sta facendo i suoi conti e Xi Jinping non sarà da meno. Ma entrambi non potranno fare molto di più che protestare al Consiglio di Sicurezza per la violazione delle norme della Carta dell’Onu. E’ una questione di tattica, poiché strategicamente la battaglia è stata perduta. Teheran ha qualche preoccupazione in più. La sparizione di Bashar da Damasco sarà un altro segnale che la pressione sull’Iran è in crescendo. Il viaggio di Obama a Gerusalemme ha lasciato Netanyahu piuttosto soddisfatto. Conoscendo i suoi piani non c’è da stare tranquilli. L’ayatollah Khamenei, la Guida Suprema, nel suo ultimo discorso ha fatto l’elenco dei peggiori nemici dell’Iran, stabilendo un ordine molto chiaro e preciso: al primo posto gli Stati Uniti, poi la Gran Bretagna e la Francia. Israele è finito solo al quarto posto. Un downgrading che indica come a Teheran Barack Obama non sia tenuto in grande conto come premio Nobel per la Pace.

Quanto tempo ci vorrà per cancellare l’ultimo “stato canaglia” del Mediterraneo? Frederic Hof non lo ha rivelato. Forse non lo sa ancora nemmeno lui. Queste cose richiedono pazienza. Nel frattempo continua quella che un alto ufficiale Usa, che ha mantenuto l’anonimato, ha definito una “cascata di armamenti”. Un vero e proprio ponte aereo di preparazione alla guerra.

Con ogni probabilità toccherà al prossimo ministro degli Esteri il compito di portare in guerra anche l’Italia in questa ultima avventura “democratizzatrice”.

http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/10062-siria-comincia-lultimo-atto.html

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Siria – Aleppo è troppo cristiana: sia crocifissa

Aleppo chiesa 2Segnalazione del Centro Studi Federici

Aleppo è la terza maggiore città cristiana del mondo arabo. Una presenza troppo scomoda nel Vicino Oriente controllato da chi odia Cristo e la sua Chiesa. Segnaliamo due articoli sulla drammatica situazione dei cristiani di Aleppo.

Nonostante il silenzio stampa, Aleppo è sempre in guerra. 

Meno si parla di un paese in guerra, più è necessaria una maggiore vigilanza. Cosa succede, allora, ad Aleppo? Una tregua? Una Pace? Niente affatto.

Nelle zone cristiane, la minaccia continua a pesare fortemente. I cecchini di stanza sulla “collina della Vergine”, anche chiamato quartiere di Sheikh el-Maksoud, non abbassano la guardia.

L’esercito arabo siriano avrebbe ripreso più di un terzo della collina, ma non ha potuto evitare i furti dalle proprietà private da parte dei ribelli delle ASL e Forsat Al-Nosra (il movimento vassallo di Al-Qaeda) che li hanno poi venduti a buon mercato alle bande di ladri che a loro volta rivendono al “Souk al-haramiyyeh” (souk dei ladri) .

Così per le auto rubate, che vengono subito portate nelle città di Afrin e Azaz situate a 30 km da Aleppo, o meglio sono esportate in Turchia.

I rapimenti continuano; un commerciante cristiano J. Malek ha potuto essere rilasciato a fronte di un grande riscatto, mentre la voce circa i due sacerdoti rapiti diverse settimane fa, è molto preoccupante. Sarebbero stati ammazzati?

Si dice che l’esercito arabo siriano aprirà da qui a pochi giorni l’aeroporto di Aleppo. Il recupero di Sfireh e delle periferie di Aleppo Est, gli permetterebbe un ritorno in questa zona.

Sembra sia in corso l’attuazione dell’assedio della città di Aleppo, da parte dell’esercito arabo siriano, soprattutto della città vecchia dove sono concentrate le bande di miliziani con le loro armi.

Il nostro quotidiano è po’ migliorato. Benchè i cristiani seppelliscano sempre i loro morti in un terreno temporaneo, offerto dal governatore e situato vicino al convento delle carmelitane (i ribelli controllano i cimiteri cristiani), ora riceviamo elettricità sei ore il giorno e l’acqua viene erogata per tre ore al giorno.

Grazie ad una iniziativa dei Padri Gesuiti e con il patrocinio della città di Aleppo, molti movimenti laici, scout, la Mezzaluna rossa, l’unione degli studenti (al-chabibet Thawrat) e altri volontari si mobilitano per la pulizia della città allo scopo di rimuovere tonnellate di rifiuti ivi accatastati. Senza questo lavoro, le epidemie minacciano, soprattutto con l’avvicinarsi dell’estate.

Un altro segno che può essere percepito in modo positivo sta nel fatto che molti profughi partiti per Turchia, Libano e Giordania, cercano di tornare indietro per scappare dagli scandali che hanno dovuto subire nel paese ospitante: ragazze vendute per matrimoni forzati , trattamenti inumani, la mancanza di cibo e di medicine.

L’economia siriana è ancora una economia di guerra. Il dollaro supera 123 lire siriane, mentre l’euro è al cambio di 155 lire siriane. Il grammo di oro ha raggiunto £ 5200.

Con questa “molto relativa calma,” cominciamo a vedere quali potrebbero essere i problemi del dopoguerra. Come fare senza tribunale, senza registri personali e di negozi, senza documentazione  di pensione,  con centinaia di migliaia di bambini che hanno perso la scuola?  Ma dalla guerra non siamo ancora fuori. Bombe e cecchini continuano. Gli universitari non vanno più all’Università a causa di questi.

Accaniti fin dall’inizio del confronto, i ribelli non sanno più come distruggere la Siria: hanno trovato una nuova arma, la droga che danno ai giovani.  Addirittura avrebbero diffuso un prodotto eccitante che dà allucinazioni ai suoi consumatori per incoraggiarli ad aderire al movimento di “ribellione”.

Infine, vorremmo poter dispensare il lettore da questo rosario di disgrazie di cui soffre il nostro paese e a sua società, ma ahimè, possiamo ancora aggiungere l’immissione sul mercato di prodotti alimentari intossicati di origine turca:  diversi decessi sono stati riportati a causa del consumo di olio di arachidi, di araq o di latte in polvere contraffatto, venduto con il nome di “Nestle”.

E come in ogni guerra, il traffico di organi diventa un fatto banale.

Speriamo che il prossimo scritto dia conto di un miglioramento più significativo. Nel frattempo, abbiamo ancora bisogno del vostro sostegno .

Le Veilleur de Ninive

http://oraprosiria.blogspot.it/2013/04/nonostante-il-silenzio-stampa-aleppo-e.html

Il diario di un curato di… Aleppo

Una nuova escalation nella tensione già insostenibile del dramma siriano è stata raggiunta con il rapimento dei due vescovi: Mar Gregorios Yohanna Ibrahim, metropolita di Aleppo per i “siro-ortodossi”, e di Mar Boulos el-Yazji, metropolita “ortodosso” di Aleppo. Un carico nuovo di paure e di incertezze è stato riversato nei cuori già tribolati dei cristiani siriani.

Cosa accadrà dopo questo rapimento? Zenit lo ha chiesto a un sacerdote che persevera la missione nella sua terra e nella sua parrocchia ad Aleppo. Per tutelare la sua sicurezza, quella dei suoi familiari e quella della sua comunità abbiamo preferito non rivelare le sue generalità. Egli stesso ci ha confessato: “non è importante il mio nome. L’importante è che la voce, la testimonianza, la sofferenza e la speranza dei cristiani vengano conosciute e annunciate”. Abbiamo voluto ascoltare da questo sacerdote gli echi della vita quotidiana all’ombra dell’ignoto, di ciò che ha definito: il “disordine organizzato”. Ciò che ci ha sorpreso è stata la constatazione che malgrado la nuvole cupe e nere che si addensano sulla Siria vi è comunque un barlume di speranza che non scaturisce da un ottimismo ingenuo, ma da uno sguardo di fede radicato nelle parole – ormai divenute esperienza – di san Paolo: “Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati”.

La guerra ha imposto un “calendario di emergenza”. Qual è il suo programma quotidiano come sacerdote?

– Nella situazione attuale, il lavoro pastorale come l’abbiamo sempre vissuto è sospeso. Si è trasformato in un lavoro di aiuto umanitario. Le visite pastorali e le varie attività hanno preso un taglio diverso proprio per rispondere alla situazione di emergenza attuale. (…) Per quanto riguarda le opere di carità e di sollievo del dolore, collaboriamo strettamente come parrocchia con la Croce Rossa e con la Caritas. Continuiamo comunque a celebrare la messa quotidiana nelle zone ancora abitate e notiamo un aumento di frequenza quotidiana dei fedeli. I cristiani hanno iniziato a cercare di più la speranza che viene dal Cristo risorto dai morti! Mi urge sottolineare anche che tantissimi sacerdoti sono impegnati in modo stabile accanto ai laici nel servizio di sostegno materiale nelle parrocchie e nelle diocesi.

Avete ricevuto qualche minaccia come parrocchia?

– È risaputo come purtroppo tante chiese – anche chiese antichissime che sono patrimonio di tutta l’umanità – sono saltate in aria. Grazie a Dio, la nostra chiesa non ha ricevuto ancora minacce dirette. Purtroppo, però, tanti nostri parrocchiani sono stati minacciati e hanno dovuto lasciare il paese o almeno hanno dovuto spostarsi verso zone meno tribolate. Ciò nonostante, e soprattutto in prossimità delle grandi feste, sono state trovate delle macchine con bombe in prossimità delle chiese. La provvidenza divina ha permesso che i nostri concittadini si accorgessero del pericolo e quindi le bombe sono state disattivate prima che potessero esplodere.

Cosa si aspettano i cristiani di Aleppo dalla Chiesa? 

– La gente rivolge a noi domande quotidiane, ma credo che tutte convergono su questo punto: dobbiamo lasciare il paese o rimanere e conservare la presenza cristiana nel Levante? – Io, e lo dico con sincerità, consiglio a chi può di allontanarsi, seppure momentaneamente. È certo che dobbiamo testimoniare Cristo dinanzi alla situazione di caos quotidiano che viviamo. Ma questa risposta non voglio che sia idealista e astratta. La realtà quotidiana è drammatica e viviamo un grande disordine. Non sappiamo se uscendo la mattina dalle nostre case vi faremo ritorno la sera. Per questo, la mia risposta alla gente è questa: Ognuno deve mettersi dinanzi alla propria coscienza e vagliare le proprie scelte, in considerazione della situazione della propria famiglia. Bisogna fare la scelta dettata dal discernimento della volontà di Dio.

Guardiamo con realismo alle cose: cosa può offrire la Chiesa concretamente ai cristiani siriani ora? (…) Ma la verità rimane che una cesta di aiuti alimentari non è sufficiente. I cristiani di Aleppo e della Siria cercano sicurezza, prospettive, speranza. Tramite gli aiuti, se non veniamo uccisi possiamo vivere una settimana, un mese, magari anche un anno… e poi? Per questo la risposta ognuno se la deve dare da solo secondo la propria coscienza e le proprie possibilità.

E lei, perché non lascia la Siria?

– Primo, perché la Siria è il mio paese. E io come cristiano appartengo a questa nazione. Secondo, e più importante, per la mia missione sacerdotale. Malgrado tutte le certezze e le possibilità che ho per poter lasciare il paese (come il permesso di soggiorno di uno stato estero, e la possibilità di avere un visto), l’appello di Cristo rimane per me come sacerdote quello di offrire il sorriso di speranza: non il mio personale e neppure quello dell’istituzione ecclesiastica, ma quello di Cristo stesso! Soltanto quando non ci saranno più cristiani qua, io sarò pronto a lasciare il paese. Se io dovessi lasciare il paese, dentro il mio cuore porterò un rimorso più amaro della morte, ed è quello di aver lasciato degli amici e dei figli con cui ho vissuto i tempi buoni e che ora, nei tempi della tempesta, avrò abbandonato.

I due vescovi sono stati liberati, ma il fatto stesso del rapimento rimane una questione grave. Che peso ha avuto sul suo animo e su quello dei suoi parrocchiani?

– È stato un enorme shock. Ci ha lasciato con un forte senso di sgomento e angoscia. La domanda che ci poniamo è questa: se hanno violato queste sacralità, quale sarà il passo successivo? Poi, la domanda grave è questa: che senso ha questo rapimento? Che senso ha rapire due vescovi quando è risaputo che non si sono risparmiati minimamente nel cercare di condurre le diverse parti al tavolo del dialogo? Che senso ha rapire due persone che hanno come obiettivo la concordia e la pace? Il loro rapimento è un attentato al dialogo e alla pace. Ecco il controsenso. Ecco il dramma. È un gesto stupido e arrogante che non incarna nessuna sapienza né politica, né sociale né religiosa.

Di fronte ad una miscela di orrore, paura, coraggio, resistenza e resa, qual è la parola che risuona più forte?

– La parola più forte che posso dare è questa: dimorare in Cristo. Questo dimorare non si fonda sulla debolezza dinanzi alla forza dell’aggressore, ma è costruita sulla messa quotidiana in cui ogni giorno ci conformiamo a Cristo crocifisso nella speranza della risurrezione. Lui è il nostro cibo quotidiano e il nostro baluardo in questa tempesta. Dinanzi a questa disperazione, gridiamo: Cristo è la nostra speranza.

http://www.zenit.org/it/articles/il-diario-di-un-curato-di-aleppo

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Veto sulle armi chimiche se non sono americane

di Massimo Fini
L’ ‘intelligence’ americana ha affermato di aver trovato nella zona di Aleppo tracce dell’uso di armi chimiche (Sarin), attribuendolo all’esercito di Assad. Un mese fa Obama aveva dichiarato che se Assad avesse superato la ‘linea rossa’, se cioè avesse fatto uso di armi chimiche, «gli Stati Uniti, consultati gli alleati, sarebbero intervenuti militarmente». Di recente Obama si è fatto più prudente («il quadro è ancora incompleto»), forse memore della figuraccia rimediata dagli Stati Uniti quando nel 2003 invasero l’Iraq sostenendo che Saddam Hussein deteneva ‘armi di distruzione di massa’. Poi, rastrellato da cima a fondo il Paese furono costretti ad ammettere che di queste armi non c’era traccia. ‘Figuraccia’ che è costata agli iracheni dai 650 ai 750 mila morti, secondo un calcolo molto semplice fatto da una rivista inglese di medicina confrontando l’andamento dei decessi durante gli anni di Saddam con quello degli anni dell’occupazione. E ancora ne gliene costa perchè, abbattuto ‘l’uomo forte’, si è scatenata una guerra civile fra sciiti e sunniti con decine di morti quasi ogni giorno di cui la stampa occidentale non dà più nemmeno notizia.
Ma cio’ che vorrei sapere è da dove deriva l’autorità morale degli Stati Uniti per tracciare ‘linee rosse’ sull’uso delle armi chimiche. Furono loro, nel 1985, a fornirle a Saddam in funzione antiraniana e, in prospettiva, anticurda. Facenda a cui il rais si adopero’ diligentemente, finita la guerra, sui curdi (5000 persone ‘gasate’ in un sol giorno nel villaggio di Halabya) e, in modo più prudente, sui soldati iraniani cui peraltro Khomeini aveva proibito l’uso di queste armi perchè ‘contrario alla morale del Corano’, cosi’ come, e per lo stesso motivo, il Mullah Omar, nel 1998 aveva proibito le mine anti-uomo. Nella guerra contro la Serbia gli Usa utilizzarono bombe all’uranio impoverito. Più di 50 militari italiani ne sono rimasti contaminati, ammalandosi di leucemia. Eppure avevano preso le loro precauzioni. Si puo’ immaginare l’effetto di questo ‘uranio impoverito’ sugli ignari civili serbi e soprattutto sui bambini che viaggiano a un metro da terra e sono abituati a toccar tutto (ma il calcolo, prudentemente, non è stato divulgato). Nel 2001 gli americani per prendere Bin Laden hanno spianato le montagne dell’Afghanistan a colpi di bombe all’uranio (che sarebbe come cercare di uccidere un moscerino sparandogli contro una palla di cannone) e il ministro della Difesa Rumsfeld ammise che per «stanare i terroristi useremo anche gas tossici e armi chimiche». I risultati si vedono ora. Ha detto un contadino afgano, Sadizay: «Un raid della Nato ha distrutto la mia casa, ucciso mia moglie e tre dei miei figli. Ma quando ho visto nascere mio nipote senza gambe e senza braccia allora ho capito che gli americani ci avevano derubato anche del nostro futuro».
Col nuovo ministro degli Esteri, la ‘non violenta’ guerrafondaia Emma Bonino, forse non manderemo truppe in Siria, ma sicuramente le manteremo in Afghanistan, nella più infame, per ora, delle guerre del Terzo Millennio.

Fonte: Massimo Fini [scheda fonte] 5/5/2013

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27 agosto 2013

Donne esercito sirianoSIRIAEsercito de siriadi Luciano Lago

Ormai è solo questione di ore: l’amministrazione USA ha predisposto l’attacco alla Siria, in realtà già previsto da molto tempo. Sarà un attacco missilistico a distanza condotto dalle navi USA e con anche alcuni raid aerei per colpire le strutture di comando del paese e le basi militari delle forze siriane.
L’incognita è la Russia di Putin: reagirà o rimarrà inerte limitandosi alle proteste verbali?
L’Iran vorrà intervenire a difesa dell’alleato siriano? Sarebbe un allargamento del conflitto che potrebbe coinvolgere anche l’Arabia Saudita e la Turchia (membro della NATO) con possibilità di una guerra mondiale.
Il paradosso sta nel fatto che I criminali, gli Obama, i Cameron, gli Hollande, il Saud, Erdogan, quelli che hanno determinato tutto questo per destabilizzare la Siria per i loro fini egemonici, vorranno affermare che sono stati costretti ad una “guerra umanitaria” per “portare la democrazia” contro una nazione che in realtà non si è voluta piegare alle minacce ed alla aggressione dall’esterno.
Niente di nuovo, già successo con la ex Yugoslavia, con l’Iraq, con l’Afghanistan, con la Libia.
Comunque vada, onore al valoroso popolo ed Esercito Siriano, rimarrà nella Storia.
Mobilitate anche le donne in Siria per la difesa territoriale.

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La catastrofe siriana fa splendere il russo Putin di una nuova grandeur

Con la “garanzia” sulle armi chimiche Mosca diventa il broker della pace, indispensabile per Obama e Assad

La crisi in Siria ammanta il presidente russo, Vladimir Putin, di una nuova grandeur. Putin interviene all’ultimo momento e ferma le operazioni militari americane contro la Siria (anche se sarebbero state “unbelievably small”). Putin allunga la vita del suo alleato a Damasco, il presidente Bashar el Assad, dimostrando da amico generoso tutto il suo potere di protezione. Putin si schiera a difesa della prevalenza della diplomazia sulla guerra, della legge internazionale e del prestigio delle Nazioni Unite. Putin, Putin, Putin.

In effetti, la proposta sul trasferimento delle armi chimiche siriane sotto il controllo internazionale rende il presidente russo un broker di cui d’ora in poi sarà difficile fare a meno. Di lui ha bisogno il presidente americano Barack Obama, che si è “boxed in”, si è intrappolato da solo in un angolo acconsentendo a questa poco praticabile soluzione diplomatica dell’ultimo minuto. A lui fa riferimento il presidente siriano Bashar el Assad, che ieri ha detto di avere accettato di spostare l’arsenale chimico siriano sotto il controllo internazionale “grazie a Mosca. Gli Stati Uniti non hanno contato in questa decisione”, con un ennesimo sberleffo in faccia all’America, superpotenza riluttante.

Ieri Putin ha pubblicato sul New York Times un editoriale “per parlare direttamente ai cittadini americani e ai loro leader politici” – e quindi si rivolge al Congresso, non a Obama. Insiste molto su un concetto: l’Amministrazione Obama non deve provare ad agire al di fuori del consenso delle Nazioni Unite, bypassando il Consiglio di sicurezza, se intende agire in Siria. E’ un appello interessato perché in questo momento è dentro il palazzo di Vetro che il Cremlino esercita la sua influenza fondamentale, grazie al potere di veto. Il russo allude anche a una scacchiera più grande, quando scrive che un successo condiviso con l’America sulla questione siriana aprirà la porta ad altre operazioni d’interesse comune. E’ un riferimento chiaro all’Iran, il grande problema-dietro-il problema che impensierisce l’Amministrazione Obama (e anche al caso Snowden, un altro dossier delicato). Mosca in questi giorni ha detto di essere sul punto di vendere i sofisticati sistemi di difesa aerea S-300 a Teheran, il che renderebbe ancora più complicata ogni potenziale operazione di bombardamento contro i siti nucleari iraniani. L’annuncio serve a mettere sul tavolo negoziale un ulteriore argomento.

Putin sostiene nell’editoriale che sono i ribelli ad avere usato le armi chimiche per provocare una reazione internazionale contro Assad e lancia un avvertimento in stile mafioso: le useranno di nuovo e questa volta contro Israele – e cita non meglio specificati “rapporti”.

Nell’ultimo paragrafo il presidente russo contesta “l’eccezionalismo americano” di cui ha parlato Obama nel suo discorso di martedì. L’America non è eccezionale, scrive Putin, è una nazione tra le altre perché è necessario ricordare che “tutti gli uomini sono stati creati uguali”; sfregio sarcastico, con citazione della Dichiarazione d’indipendenza americana.

Lo speaker della Camera, John Boehner, ha detto di sentirsi “insultato” e il dipartimento di stato ha risposto blandamente, ricordando gli standard democratici scarsi della Russia: ma in questa fase Washington non può permettersi niente di più.

Daniele Raineri
Fonte: www.ilfoglio.it
13.09.2013