Rotto il tabù in prima serata

Riporto anche qui l’ultimo articolo postato sul mio blog, con un’aggiunta.

Ancora una volta, viva “Servizio Pubblico”, ma non per lo show di Berlusconi e Santoro, su cui si è detto tutto, bensì per un fatto storico. Per la prima volta durante una trasmissione ad altissimo ascolto, vista da 10 milioni di persone, alcune idee coraggiose, inusuali, anzi scandalose, secondo la maggior parte dei media, sono state illustrate liberamente.

Mi riferisco allo splendido intervento dell’imprenditrice Francesca Salvador, da Vittorio Veneto (Treviso), che ha toccato finalmente temi off-limits, come la necessità di una riforma monetaria, del bisogno di riprenderci la sovranità sottratta per vie traverse, dei legami di Mario Monti con lobbies internazionali come Goldman Sachs e la Trilaterale, di un establishment legato a Monti e all’Europa che punisce l’impresa e salva le banche.

Francesca Salvador, a quanto ho potuto apprendere, ha sviluppato il proprio pensiero partendo dall’esperienza personale e leggendo i libri di un pensatore anticonformista e coraggioso come Marco Della Luna. Certo, Santoro sperava, dandole spazio, non di aprire la mente al pubblico ma di mettere in difficoltà Berlusconi; infatti dubito che in futuro dedicherà una puntata a questi temi, che accenderà il faro sul signoraggio e sulla Goldman e sul Bilderberg.

Monti Goldman Sachs

Fonte: Dagospia

Però il tabù è rotto. Di questi tempi non è poco.

Alcuni passaggi dell’intervento della sig.ra Salvador sono importanti e val la pena riportarli:

  1. “Mentre lo spread è calato sensibilmente, noi imprenditori siamo in difficoltà. E il governo che cosa fa? Pensa solo a salvare le banche. Guardate che questo è un programma economico e politico che è stato fatto ad arte perché l’1% della popolazione che detiene il potere, si arroga il diritto di vita e di morte sul 99% della popolazione, cioè noi. In fin dei conti noi come micro, piccoli, medi imprenditori, siamo un po’ l’ossatura di questo paese. Noi produciamo quasi l’80% del PIL, e nessuno pensa a noi.”
  2. “Berlusconi ci ha lasciato nelle mani del governo Monti. Cioè praticamente un insieme di persone capitanate, non vorrei usare certi epiteti, praticamente pagati dalla Goldman Sachs, e questo lo sappiamo bene. E voglio dire al presidente (Berlusconi): lei sapeva che Mario Monti è “uomo Trilaterale”, “uomo Aspen”, “uomo Goldman Sachs”, e a votato pure la fiducia di questo governo! E’ una cosa assurda!”
  3. “Noi possiamo uscire da questa situazione semplicemente in un modo, molto semplice, però ci vuole la volontà politica di attuarlo. Noi dobbiamo riprenderci la sovranità che ci hanno tolto. Noi non possiamo uscire da questa crisi, e come paese non potremo mai più crescere, se non ci riprendiamo la sovranità monetaria.”
  4. “Guardate, la moneta, la moneta come bene comune, appartiene a noi cittadini. Il fatto che nel tempo ce l’abbiano scippata, ce l’abbiano portata via, e che questi governi l’abbiano venduta, e perciò il governo italiano deve andare a comprare all’estero moneta estera, e pagarla a banchieri privati per poter fare welfare in Italia, è assurdo, perché così noi non cresceremo mai, e andremo verso la rovina. Quindi quello che io chiedo è che venga restituito a noi cittadini quello che ci spetta. La moneta è un bene comune nostro, come l’aria, come l’acqua, nessuno ha il diritto di portarcelo via!”

e qui la trascrizione completa a cura di MegaChip.

Debito Pubblico: Italia ha pagato 3100mld di interessi

Oggi il debito pubblico ammonta intorno a 2100mld, questo studio dimostra che abbiamo speso dal 1980 al 2012, 3100mld solamente di INTERESSI del debito pubblico.

http://www.scenarieconomici.it/scandaloso-litalia-ha-pagato-3-100-miliardi-di-interessi-in-3-decenni-198-del-pil/

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Il Re di Aprile – Umberto III di Savoia, da 60 anni parlamentare

Lettera di Napolitano al Quotidiano Pubblico – 28 settembre 2012

Caro direttore, Le scrivo per sgomberare – spero definitivamente – il campo da ogni ipotesi di ‘Napolitano bis’. Non è solo un problema di indisponibilità personale, facilmente intuibile, da me ribadita più volte pubblicamente. La mia è soprattutto una ferma e insuperabile contrarietà che deriva dal profondo convincimento istituzionale che il mandato (già di lunga durata) di Presidente della Repubblica, proprio per il suo carattere di massima garanzia costituzionale, non si presti a un rinnovo comunque motivato. Né tantomeno a una qualche anomala proroga.

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IL PRESIDENTE DELLA PARTITOCRAZIA E DEI BANCHIERI

IN ARRIVO LA VIOLENZA DI  ‘STATO’

La partitocrazia poteva salvarsi solo garantendo gli interessi dei

“poteri forti” internazionali sull’Italia;

rieleggere Napolitano serve a questo.

Subito confermata la linea neoliberista.

Gli uomini del Bilderberg, del FMI e dell’UE sono i primi a congratularsi.

20.04.13 Avv. Marco Della Luna

“Tutto ciò che fa il parlamento è democratico” rassicura Stefano Rodotà, dall’alto delle sue rendite pubbliche. Soprattutto se quel parlamento è un parlamento di nominati, nominati da non più di venti persone delle segreterie/cda dei partiti – ha dimenticato di aggiungereevidentemente.

Napolitano, già sottoscrittore, col Prodi, della privatizzazione di Bankitalia nel 2006 e corresponsabile politico del governo Monti, si conferma garante, all’interno, della coesione della partitocrazia necessaria alla tutela degli interessi della partitocrazia stessa; e all’esterno, garante della obbedienza dell’Italia a una politica economico-finanziaria che avvantaggia il capitalismo bancario straniero a danno degli italiani. E’ a questo che deve il suo successo e la sua ri-elezione, a questa capacità di duplice e congiunta garanzia, che gli assicura il sostegno “delle cancellerie che contano”. Ci manca solo che ora anche Bersani faccia il sacrificio di rimanere in carica e che Berlusconi accetti un Amato a Palazzo Chigi.

La partitocrazia, traballante per la sua delegittimazione e i disastri delle sue scelte, rinuncia a ogni finzione di cambiamento invocato dalla gente, modifica quanto serve la costituzione, e si prende qualche mese aggiuntivo ricompattandosi e mummificandosi. Ha un anno e mezzo al massimo, per realizzare due cose:

-o rilegittimarsi attraverso un rilancio dell’economia e dell’efficienza del sistema paese,

oppure allestire un apparato autocratico di repressione e di intimidazione poliziesche dell’inevitabile rabbia di popolo, che potrebbe sfociare nella prima rivoluzione italiana (la quale sarebbe anche la prima azione collettiva unificante e fondatrice di una unità nazionale italiana, sinora n on realizzatasi).

Qualcuno pensa che, fra altri sei mesi di peggioramento economico quale stiamo avendo da anni, si potrà governare gli italiani col loro consenso e con le buone, senza ricorrere alla violenza di Stato?  Ricordo che in Italia la ragion di Stato è ricorsa alle stragi terroristiche per delegittimare il dissenso radicale su temi socio-economici.

Vorrei poter pensare che un governissimo di scopo possa rilanciare l’Italia, ma so che gli strumenti per la prima possibilità mancano, essendo stata ceduta la sovranità non solo monetaria, ma anche fiscale e finanziaria, ed essendo stato eretto a norma costituzionale il dogma monetarista. Oltre al fatto che ai partiti manca la competenza tecnica-economica e che i loro uomini sono specializzati e selezionati nel senso che sappiamo. Gli strumenti per la seconda, invece, ci sono tutti, grazie al MES, al Trattato di Lisbona e all’Eugendfor, che è il sistema di polizia europea, composta esclusivamente di corpi militari e non civili, sottratta alla normale responsabilità e giurisdizione, e senza limitazioni nei tipi di armi che può usare contro i civili – vedi gas letali ed armi elettromagnetiche e acustiche subletali.

Sapendo che l’economia italiana non ripartirà, è ovvio che il governo delle larghe intese avrà come asse portante l’organizzazione dell’apparato autoritario e repressivo, iniziando con un adeguato battage mediatico preparatorio.

“Il dissenso può essere espresso solo nelle forme della legalità”, continua la rassicurazione di Rodotà, dall’alto dei suoi redditi. Ma che fare se le forme della legalità vengono svuotate e calpestate dal palazzo che difende i suoi interessi contro quelli di un popolo che non rappresenta, anzi tradisce?

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Quando il Nuovo Ordine Mondiale fa suo anche l’altro Palazzo (quello del riposo estivo) che già fu del Papato

Geriatrico comunista?

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LA COMMEDIA DEGLI EQUIVOCI AL POTERE

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.it

Vi è un grado di falsità incallita, che si chiama coscienza pulita.”
Friedrich Nietzsche

Tutto è compiuto. Come dopo una grande esplosione, la polvere si alza e cancella ogni cosa visibile ma, quando si posa, lascia solo un gran vuoto dentro e la sensazione d’aver sbagliato qualcosa, che l’epilogo poteva essere un altro.

Oggi abbiamo fatto un ulteriore passo in avanti: abbiamo scoperto quanto sia menefreghista il potere nei riguardi della popolazione, elettori od astensionisti essi siano. Quale sia il grado di disprezzo, la spocchia, il considerarsi Dei dell’Olimpo baciati dalla fortuna e difesi da Ercole in persona.
Il seguito, ora, è scontato: un governo guidato da Amato o Enrico Letta. Oppure da Enrico con Gianni vicepresidente, ma i nomi hanno scarsa importanza: quel che conta, per la barca del potere, è aver scapolato le secche e gli scogli che – sotto varie forme e con molti modi – la popolazione aveva frapposto sul suo cammino.

Hanno vinto, non v’è dubbio.

Qualcuno grida al golpe, ma non è così – l’incipit non è casuale – sul piano della forma costituzionale nulla c’è da eccepire (il professor Rodotà, al contrario di Grillo, l’ha subito compreso) perché la Costituzione indica con precisione i comportamenti ed i passi da compiere, nega senza remissione ciò che non può essere fatto o richiesto, ma lascia immensi varchi aperti per ciò che “non urta” e “non è prescritto” dal dettato costituzionale.

Questi “varchi” sono, spessissimo, quelli occupati da leggi che necessiteranno del placet della Corte Costituzionale: campa cavallo…

Il professor Rodotà è andato oltre i voti del M5S e, forse, anche quelli di SEL: 217 voti, un quinto dei grandi elettori s’è chiamato fuori dall’inciucio, ma non contano e non conteranno più nulla.

Ciò che conta (in questo genere di elezioni) è la squadra che ha fatto una rete in più: come dopo una finale di Coppa, si va via con la gioia o l’amaro in bocca, ma si sapeva prima d’entrare allo stadio che sarebbe stato così.

In politica è diverso: dopo giungono “step” successivi…governo, ministri, sottosegretari, autorità varie, presidenti degli enti…lentamente, il potere allunga nuovamente i suoi gangli nel tessuto economico dal quale trae la linfa vitale. Come una specie aliena e senza morale, faranno i calcoli di quanto potranno ancora “raschiare” dalla popolazione – in accordo con l’UE e con Mario Draghi, che s’era persino dato per “disponibile” per occupare una poltrona in Italia: oh, quale generosità! – mentre Monti, il suo galoppino, già ha acceso la calcolatrice.

Scusate se mi tolgo qualche sassolino dalla scarpa: io, il pericolo di Mario Draghi – e, più in generale, dell’intromissione della BCE nei bilanci dei singoli stati – l’avevo già annunciato nel 2007 (sei anni fa), perché non rincorro mai la notizia. Andatevelo a leggere: il collegamento è in nota (1).

I fatti oggi accaduti sono soltanto l’inevitabile nemesi di quelle scelte e di quelle sottovalutazioni: se il PD pensava d’essere il raffinato salotto di madame du Châtelet, Grillo ci ha fatto la figura di uno sprovveduto Carlo Pisacane. Giungendo a non comprendere che quella “corsa a Roma” sarebbe stata tardiva ed insignificante e, per di più, avrebbe prestato il fianco a strumentali attacchi su quel “marcia su Roma” che sottendeva, o forse che qualcun altro amava sottendere e far risaltare.

Il “vae victis” lo ha pronunciato Alemanno “ma dove crede d’andare quello? Qui stamm’ a Rroma…”. In quelle parole di Alemanno c’è tutta la protervia, una vera e propria spada sul collo, della Casta trionfante.

Il popolo italiano che si ribella…che prende i bastoni…sì, va bene Grillo, tornatene a S. Ilario e sogna, sogna ancora. Per fare politica ci vuole sì il cuore, e tu lo hai dimostrato, ma ci vuole tanta astuzia che tu non hai proprio: troppo ondivago, indeciso, facilmente infatuabile.

Viene il rimpianto di sapere cosa sarebbe successo – quello sì che fu un momento di vero pericolo per l’Europa, Napolitano, Draghi e tutto il resto – se il M5S avesse risposto “vedo” alla richiesta di Bersani, iniziando una trattativa. Con tutta la libertà, dopo, di rifiutare l’invito, ma confrontandosi.

Così, quei nomi che hanno votato e scelto nelle “quirinarie” – invece di proporli – dovevano ascoltarli: Rodotà, Zagrebelsky, Imposimato…tutta gente che ha vissuto e lavorato in quei palazzi marcescenti e che li ha lasciati, chiudendo la porta con amarezza, con la sensazione di una vita trascorsa a dare buoni consigli inutilmente. Ascoltare, grillini, ascoltare: nessuno nasce “imparato”.

Adesso?

Ora tutto è compiuto: per i prossimi cinque anni regnerà ancora quel putridume che ben conosciamo, cementato dagli affari, saldato dal tradimento di Massimo d’Alema e dal pesante ed invisibile richiamo del Vaticano, e non aspettatevi altro che mazzate, mazzate, mazzate. Per la “crisi”, “l’Europa”, la “stabilità”.

Magari, fra un secolo – quando apriranno gli archivi USA – scopriremo quante di quelle persone erano state addestrate a Langley, Virginia.

Ironia della sorte, Berlusconi ha finalmente trovato il suo Delfino: Matteo Renzi – ben preparato dall’istitutore d’Alema, il quale riferiva ogni giorno al suo committente Berlusconi – che, con il tempo ed il variare dei partiti e delle alleanze, ci ritroveremo un giorno alla testa di una “destra presentabile”. Del resto, lui è nato democristiano e potrà morirci senza patemi d’animo.

SEL, in questo gran schifo di tradimenti e d’incompetenze, è quella che ha mostrato più d’altri di comprendere ancora il linguaggio della politica ed ha tentato d’evitare l’inevitabile: non c’è riuscita, ma diamogli atto d’aver tentato.

E il M5S? Si trastullerà nuovamente sul Web, voterà contro a tutti i provvedimenti di legge, non avrà la minima possibilità d’intervenire: avevo previsto tutto, andate a leggerlo, il collegamento è in nota (2).

Mentre gli altri s’occupavano di “pedine” e “cavalli” da sistemare sapientemente prima dell’attacco finale, la Lombardi perdeva la nota spese e si chiedeva “come doveva fare”: Santo Iddio, ragazzi!

Lenin non fece una piega ad allearsi con i menscevichi, e negli intervalli dei lavori parlamentari i dirigenti rivoluzionari facevano pratica con le armi: andò – storicamente – come andò, ma Lenin nel 1917 vinse la sua partita.

Pazienza: a proposito, Lombardi, ha ritrovato la nota spese?

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.it
Link: http://carlobertani.blogspot.it/2013/04/la-commedia-degli-equivoci-del-potere.html
21.03.2013

(1) http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=3908

(2) http://carlobertani.blogspot.it/2013/03/giorni-di-nuvole.html

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Bertani, una persona intelligente come lei si chiede se il M5S avesse risposto “vedo” alla richiesta di Bersani? Non avete ancora capito, neanche adesso, che è in atto uno scontro culturale sul modo di fare politica. Cosa avrebbero visto i deputati M5S le agende del Copasir o le carte del Mps? Il governo sarebbe durato pochissimo e al Quirinale saremo punto e a capo lo stesso con un uomo vicino alla vecchia politica oligarchica.

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Sembra che non ci sia “nulla da eccepire sul piano della forma costituzionale” solo perché rimane nascosta la natura poco limpida della suddetta “forma”, che, in questo caso, si avvalse di metodi subdoli come quello di “segnare” i voti (una chiara operazione illecita) per verificare la fedeltà dei singoli alla scelta concordata da una minoranza con manovre occulte e con un unico scopo: ignorare la volontà della maggioranza che chiedeva “un’altra politica”. Non solo votando Grillo e snobbando Monti. Un 25% di votanti si era dissociato votando scheda bianca o annullando il voto, mentre altri hanno appoggiando ingenuamente un Berlusconi disposto a restituire l’ IMU. Bertani (ma anche Bersani) non dovrebbero ignorare che quelli che ieri urlavano “mafia, mafia” in piazza non erano i “grillini” ma gente che aveva appena strappato la tessera PD. Il riferimento alla “nota spese” della Lombardi è ignobile e fuori luogo, quasi come lo era stato il riferimento ai “calzini viola” del giudice Mesiano.

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Dalla Spagna Andres Herrero, nel suo libro “Leggi e facce toste” (Ed. Asturbulla e kaosenlared.net) ci avverte che legalità non significa legittimità, affermando che “i politici credono di essere proprietari dei nostri voti, come le banche dei nostri risparmi”. “E’ un insulto alla nostra intelligenza chiamare democrazia ad un sistema nel quale i cittadini sono ostaggi del governo e il governo si comporta come il consiglio di amministrazione di una banca”, afferma. Herrero si riferisce al governo del PP spagnolo, ma calza a pennello alla “casta” di Montecitorio responsabile di applicare politiche disumane mentre complotta per conservare i propri privilegi oltrepassando ogni limite. Non lasciamoci fuorviare da Bersani, pardon, da Bertani.

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Disse Costanzo Preve: “Quello di Monti del 2011 non è il primo ma il secondo (colpo di stato) dopo quello di “Mani pulite” del 1992″ E, con riferimento alla manovra che consegnò il potere a Monti, Preve -precisando che “non ci son volute manette”- afferma: “Sono bastati i mercati internazionali e soprattutto la regia di Napolitano, il rinnegato ex-comunista passato al servizio degli americani” Attendiamo il commento di Costanzo Preve sulla nuova manovra, ineccepibile “sul piano della forma costituzionale” http://www.libreidee.org/2012/03/monti-lo-stalinista-americano-che-cambiera-gli-italiani.

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Bertani ha capito che il popolo italiano è anestetizzato e ci aspettano altri 10 anni di schiaffoni. Ha ragione ad essere così fatalista e rassegnato.

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Non capisco cosa abbiano vinto, questo modo di concepire la politica è il motivo della nascita di m5s in antitesi.

Bertani sarà così ingenuo da pensare che con un colpo di bacchetta si sarebbe spazzata via tutta questa m…?

Lo stesso Grillo ha sempre sostenuto che il programma del movimento andrebbe spalmato su di un periodo ventennale.

Comunque, non credo che qualsiasi governo nasca non terrà presente il programma di m5s, non saranno così stupidi.

Non sarà tutto come prima, poi, alle prossime si vedrà.

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ITALIA MONTIANA A QUALUNQUE COSTO (UMANO)

FONTE: CLOROALCLERO.COM

Amo tanto le metafore escrementizie e mai come ora sarebbero quelle che piu’ si adattano a far da commento alla situazione politica attuale…. ma vi risparmierò la coprolalìa e cercherò di essere civile, anche se di civile, in questo dannato paese, mi sa che ci è rimasta solo la guerra…

napolitano definiva “al limite del ridicolo” la sua candidatura solo una settimana fa

La situazione pre-elettorale la conosciamo tutti: c’era convergenza di tanta parte del parlamento su Rodotà (M5S e SEl) che, lo ricordiamo, è del Pd. Pero’ poi il PD stesso ha espresso un chiusissimo “niet”. Politici hanno provato a far pressioni sulla figlia di Rodotà affinchè facesse ritirare il padre, hanno provato a far eleggere prima Marini e poi Prodi (entrambi meno peggio di Napolitano), andate male le due cose e poi… voilà, rielezione del vecchio “migliorista”.

A latere della questione ci sarebbe la telefonata di Draghi a Napolitano per convincerlo a ricandidarsi, la riunione dei capi di PD, PdL, Napolitano stesso e Monti (che ha preso il 6% alle elezioni ma governa tuttora e governerà in futuro).

Una grande massa di italiani, non solo del M5S gridano al golpe e a questi italiani, qualche politico purtroppo ancora con un certo margine di gradimento (Finocchiaro, Boldrini (1) e Renzi: tra le figure piu’ oscene di questa classe dirigente) ha pure rimproverato i cittadini che parlavano di golpe. Niente golpe: tutto istituzionale. Tutto regolare. Come gli arbitri corrotti che si girano dall’altra parte per non vedere il fallo in area di rigore che non sanzionano.
Pero’ richiamano gli italiani moralisticamente alla fiducia nell’osservanza della costituzione. Almeno gli uomini del PdL hanno avuto il buon gusto di stare zitti su questo punto e tutto sommato l’assenza in loro, oltre che di morale, di moralismo, me li fa essere piu’ simpatici di un’ipocrita boldrini (2) o di un arrivista zerbino Renzi.

Molti pensano che Berlusconi sia l’artefice e il maggior beneficiario di questo golpe legale, in realtà è Draghi, il regista, è Draghi che ne beneficerà perchè la prospettiva sarà Amato premier e Monti agli esteri.

E’ evidente, purtroppo, la palese volontà di questa classe dirigente di portare avanti la politica di Monti ad ogni costo, in un’escalation di tagli e di salassi (sui conti correnti e tramite equitalia) a beneficio di finanziarie, banche ed enti assicurativi. La loro “base politica” è all’estero, negli USA, precisamente e si chiama Goldman Sachs. Non a caso Obama si è precipitato sorridente ed entusiasta a complimentarsi per l’ottima scelta. Non siamo mica il Venezuela, noi.

La costituzione in effetti è diventata di un’elasticità disarmante…abbiamo un governo di emergenza che dura da 15 mesi e l’emergenza che si è aggravata, ciononostante lo stesso governo tecnico legifera in modo mortifero anche dopo le elezioni.

Puzzava che Napolitano non avesse ancora sciolto le camere. Puzzava che Monti sembrasse (sembri) così inamovibile.
Puzzava una nomina a senatore a vita di uno che non si era mai presentato ad elezioni fino ad ora e puzza che questa stessa persona sia stato presente alla ristrettissima cerchia di politici che ha rideciso per Napolitano presidente.
Puzza che proprio due giorni fa la cassazione avesse deciso di stralciare e distruggere le intercettazioni di Napolitano. Puzzava che due settimane fa la magistratura facesse un’offensiva a coloro che “offendevano Napolitano sul web” partendo con decine di denunce. Tutto puzzava, peggio delle fogne di Calcutta.

Non s’era mai verificata una situazione del genere, dal ’48 ad oggi: Berlusconi ora avrà quel che voleva sicuramente: l’impunità, la prescrizione. Ma non per aver orchestrato tutto questo, ma per aver accondisceso. Draghi gli darà quel che chiede. Monti comanderà ancora e Amato ruberà nuovamente i soldi dei cittadini dai conti correnti. Goldman Sachs, vero artefice del disastro italiano (3) ha fatto nuovamente vincere i suoi uomini e se non si mette di mezzo qualcosa, una situazione tipo Grecia aspetta presto questo paese.

Non concludo riponendo speranze nel M5S, perchè soltanto un riscatto da parte di quegli italiani sbattuti e offesi potrebbe sortire un effetto. Ma la speranza, come diceva il bravo Monicelli, è un sentimento che risponde alla volontà  padronale. Come l’applicazione della costituzione in questo paese.

Fonte: http://www.cloroalclero.com/
Link: http://www.cloroalclero.com/?p=10836
20.04.2013

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Bilderberg, Goldman Sachs, Trilateral non molleranno l’Italia a nessun costo, e i politici italiani sono in grandissima parte SERVI E ZERBINI A LIBRO PAGA dell’Alta Mafia Finanziaria che è il cancro dell’Occidente. La Liberazione da questi criminali costerebbe migliaia di morti, bisogna solo sperare nel collasso del sistema occidentale, ma il LORO è un sistema di chiaro stampo satanico con la forza della MODERNE TECNOLOGIE, nessuna speranza umana, secondo me, il popolo italiano sarà ridotto alla fame nera tempo 2 anni.

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Sono giorni buoni,questi che precedono il 25 Aprile , per ribaltare tutto scendendo in piazza a milioni. Spero che i “cittadini” parlamentari del 5* comincino il bivacco all’interno delle Camere dando l’avvio ad un serio e risolutivo Occupyparlamento, sino alla conclusione finale che sarà (dovrebbe essere) il famoso MANDIAMOLI TUTTI A CASA. Se non ora, mai più.

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No non credo che sia necessario un intervento nelle piazze, perché questi individui hanno dimostrato con la scelta di Napolitano di essere capaci di tutto… Anche di ripeterete quello che e’ gia’ successo nel 1993 …per poi farsi il segno della croce visto che si dichiarano tutti dei pseudo-cristiani e sono difesi pure dal cardinal bretone… Io lo avevo già detto qualche mese fa , questi faranno di tutto per portare in minoranza in parlamento il M5S e SEL per continuare a farsi i c…. zzi loro e così e’ successo. Secondo me conviene lasciare che le cose vadano a maturazione da sole, lasciamoli fare lasciamoli non saper governare lasciamo che la situazione economica e sociale sprofondi ancora di piu’ Tra quanto? Massimo un paio di anni e poi aspettiamo come gia’ e’ avvenuto con ilM5S che vengano su altri movimenti ben piu motivati del M5S e poi vedremo se ancora ci sarà…. Se Napolitano potrà salvarli. Aspettiamo che la situazione maturi ben bene, vediamo se ci saranno ancora persone che preferiscono suicidarsi ancora…. Vediamo…

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Com’era, com’era? Chi non andava a votare era uno che non meritava niente perchè non gli interessa o perchè non vuole e perciò deve subire tutto quelloc he decidono gli altri che votano? Com’era, com’era? Chi non andava a votare era indegno di qualunque facoltà di godimento di diritti civili? Bene. Avete votato? Avete partecipato alle elezioni? Avete legittimato di nuovo le vosrte care e belle istituzioni? Avete legittimato di nuovo i tribunali e le gendarmerie che vi schiaccieranno definitivamente come delle merde? Poi che faremo, ci appelleremo all’ONU? Si buoni quelli. Mi raccomando, continuate a spronare il vostro prossimo ad andare a votare il nuovo o il meno peggio. Ma quanto noi siamo nuovi? Ma quanto noi siamo meno peggio di loro? Se e quando ci si rispondesse SI, allora si dovrebbe di essere conseguenti. Di diventare altro e di fare altro. Altrimenti la critica rimane prigioniera dle mondo delle velelità. Alla faccia dell’evoluzione (figuriamoci della rivoluzione poi).

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Ho vinto la scommessa con alcuni amici di CDC, ma non sono certo contento, anzi..sono profondamente scosso dagli avvenimenti. Spero che nessuno parli più di democrazia in questo povero paese, ancora occupato militarmente e saccheggiato tutti i giorni da una banda criminale “illuminata”. Avevo scommesso che nulla sarebbe cambiato e che “via un massone ne avrebbero messo un altro”. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Allora penso che occorra tornare a discorsi che facevamo anni fa e che riguardano la resistenza civile. Solo un esaltato o uno sciocco infatti potrebbe pensare a una resistenza armata. Occorre sabotare ogni loro iniziativa ma soprattutto togliere loro la linfa vitale: il danaro. Via i risparmi dalle loro banche e subito!!!!!!!! Torniamo subito a una vita non consumista e lasciamo loro le carabattole che ci propinano a caro prezzo. Disdettate gli abbonamenti vari e tutto quello che vi viene in mente..basta pensarci e chissà quante azioni vi verranno in mente. Cipro è più vicina di quanto crediate. Non si faranno scrupoli a metterci alla fame.

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Come puoi intervenire e fare qualcosa? Andando n piazza e chiedendo nuove elezioni: non credo che ci sia altro dato che ,per ora, le armi non si possono usare. Se aspettassimo potremo però sapere che cosa diranno ,per esempio, i leghisti agli imprenditori del nord, mentre gli stessi imprenditori che hanno votato M5S sanno che cosa stanno facendo i grillini. Vedremo che cosa dirà il Pdl circa la questione “ripresa economica” e le vessazioni di “equitalia”: quando agli elettori dirà che non ha fatto nulla, il conto lo pagherà alle prossime elezioni. Il punto è però il solito: e ora, per noi tutti , che prospettive ci sono? Pensiero che avevamo già da anni, che ci ha tormentato, che si è materializzato, nel mio caso con un fallimento aziendale, per altri con la perdita del lavoro, per moltissimi con la mancanza di serenità e di prospettive. Non possiamo continuare ad aspettare.

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VINCE PIRRO. LA CLASSE POLITICA DIRIGENTE ANNUNCIA UN NUOVO CORSO: “VOI NON SIETE CITTADINI, SIETE SOLO SUDDITI”

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
liberi-pensieri.info

“L’articolo più bello della Costituzione è l’articolo 36, laddove si dice che la retribuzione deve assicurare al lavoratore «un’esistenza libera e dignitosa»: sono parole bellissime. L’esistenza deve essere libera e dignitosa, non può essere sempre e soltanto subordinata alla logica economica. Non possiamo vivere all’ insegna dell’emergenza continua e dell’esistenza dei soli problemi economici: i diritti non possono essere sacrificati impunemente.”
“Stefano Rodotà – Il diritto di avere diritti”

Abbiamo un re.

Un paese medioevale non poteva che esprimere un monarca. Finisce così la commedia degli equivoci.

Senza alcun colpo di scena. Si trasforma nell’inevitabile sceneggiatura che sposta, inevitabilmente, il film “L’Italia alle elezioni” da una sceneggiata cialtrona, interpretata da Alberto Sordi o Peppino de Filippo, in un film hard boiled, molto più vicino a “Quarto Potere” di Orson Welles o a “Le mani sulla città” di Francesco Rosi, capolavoro del 1963, interpretato da Rod Steiger e Salvo Randone, due splendidi grandi attori. Finisce la commedia e finiscono anche gli stereotipi su questo paese, dipinto troppo spesso con faciloneria, con superficialità, spingendo l’immaginario collettivo a voler credere e pensare che, comunque vada, si finisce a tarallucci e vino. Non è così. Non ci sono biscotti, non esistono libagioni. La commedia non c’è più. La sceneggiatura rimane la stessa ma ci regala l’annuncio, invece, di una tragedia sociale. L’elezione del presidente trasforma, giustamente, il film della nostra nazione in quella che dovrebbe essere, per aderire in maniera più realistica alla autentica situazione del paese: una tragedia.

Vincono coloro che non hanno mai voluto e non vorranno mai nessuno spostamento neppure millimetrico dell’asse portante dell’equilibrio del paese, quel consociativismo perpetuo tra aristocrazia fondiaria, oligarchia finanziaria, criminalità organizzata e i rappresentanti delle istituzioni sempre disposti e disponibili per mettersi al servizio delle esigenze euro-atlantiche, declinate da chi considera la Repubblica Italiana una semplice colonia alla quale dare un ordine da eseguire senza discussione.

Nasce così l’asse conservatore italiano che guiderà l’Italia verso la sua totale resa incondizionata al sistema finanziario speculativo europeo. E questa loro vittoria deve spingere tutti gli italiani a diventare più maturi, più responsabili, a comprendere che è necessario adesso iniziare una fase di profonda argomentazione, elaborazione e continua attività della cittadinanza per difendersi e cominciare a organizzare la propria salvaguardia, perché tra dieci giorni, l’intero “sistema paese” finisce ufficialmente sotto il perentorio controllo politico del sistema finanziario speculativo. Pioverà un fiume di denaro sulla Repubblica Italiana, probabilmente fin dalla prossima settimana, sia in borsa, sia sui fondi di investimento che a favore dei nostri bpt che vedranno, all’improvviso, una ottima performance sui mercati. Ma non arriverà neppure un euro né alle imprese nè alla cittadinanza. Siamo finiti dentro il film “Le mani sulla città” del 1963. Lì ritorna l’Italia, a quel punto della propria Storia. Conclude così il proprio processo di regressione  iniziato con Silvio Berlusconi venti anni fa. Con l’elezione di Stefano Rodotà, il paese avrebbe dato l’avvio alla costituente collettiva per la nascita della Terza Repubblica. Con la dissoluzione del PD l’intera collettività paga il prezzo della incapacità degli italiani di affrontare la realtà (e il conseguente lutto mai elaborato) per la fine del comunismo del 1989.

Finisce la Seconda Repubblica, oggi. Ma non nasce la Terza.

L’attuale indecorosa classe politica dirigente prende atto della situazione e promuove la Prima Repubblica, lanciando quindi al paese un messaggio chiaro, forte, netto, preciso. La Seconda Repubblica è fallita: ritorniamo ai giochi del privilegio precedenti all’epoca post-moderna, quindi alla Prima Repubblica. Da domani ritorniamo –per scelta dell’attuale parlamento- a considerare le istituzioni e l’attività politica dell’esecutivo secondo gli standard della Prima Repubblica, attraverso una fitta ragnatela di amicizie e incroci azionari di banche, fondazioni, istituzioni finanziarie, tutte quante sotto la benedizione e l’appoggio di chi, come Giuliano Amato, nella sua potente qualità di presidente del consiglio in pectore, come qualcuno ha già ipotizzato, rappresenta la sintesi delle oligarchie del privilegio delle antiche dinastie aristocratiche della rendita parassitaria. Per il momento, l’attuale classe politica dirigente italiana ha scelto di ritornare ufficialmente alla costituzione del Medioevo Italiano. E’, in assoluto, la pagina più nera, delittuosa e regressiva per il nostro paese. L’aspetto positivo consiste nel fatto, come la Storia ci insegna, che i sistemi autoritari non reggono l’urto dell’opposizione quando ci si trova a una crisi di sistema, come nel caso dell’Italia. Con questa scelta effettuata pochi minuti fa, l’Italia sceglie ufficialmente lo “stato perenne dell’assoluta immobilità” provocando la spaccatura del paese tra istituzioni rappresentative e volontà della cittadinanza, in un momento storico nel quale “i cittadini” irrompono nell’agone pubblico pretendendo di avere una voce nel nome di un bene comune e delle esigenze del servizio pubblico. Non dureranno molto, lo sanno anche loro. Non dureranno molto proprio perché vince il mondo della Prima Repubblica defunta venti anni fa. E non si tratta di resurrezione, bensì di riesumazione.

Verremo governati dai cadaveri della Storia.

L’aspetto positivo è che esiste, oggi, la possibilità di una nuova consapevolezza collettiva, attivata grazie alla rete, che è immediata, grazie ai social networks, grazie anche alle primarie del PD, che hanno portato in parlamento dei candidati “diversi” i quali hanno scelto di rendere conto ai propri elettori delle loro azioni piuttosto che rispondere ai dettami della segreteria,  grazie al flusso perenne delle notizie e delle informazioni che forniranno sempre e di continuo la materia necessaria per capire, comprendere, e quindi elaborare ciò che i defunti riesumati stanno combinando. E’ inutile usare mezzi termini retorici. Abbiamo condotto tutti una bella battaglia politica iniziata diversi anni fa per cambiare questo paese.

L’abbiamo persa.

Ma la loro è una vittoria di Pirro.

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://www.liberi-pensieri.info
Link: http://www.liberi-pensieri.info/2013/04/vince-pirro-la-classe-politica-dirigente-annuncia-il-nuovo-corso-voi-non-siete-cittadini-siete-solo-sudditi/
20.04.2013

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Immagino lo sconcerto, gli scuotimenti di testa e i risolini in tutte cancellerie del mondo: quei coglioni di italiani sono costretti a rieleggere un burocrate novantenne come Presidente per l’ incapacità e l’intima corruzione del loro ceto politico. Oh certo la cosa fa comodo ed è stata persino suggerita e favorita perché impoverire e depredare un Paese così è ormai un gioco da ragazzi. Ma ciò non toglie che al vantaggio delle facilities, si accompagni anche un giudizio di totale inaffidabilità e una profonda sfiducia nella ripresa di una società ormai così marcia.

Evidentemente pochi si rendono conto della totale assurdità della situazione in cui ci siamo cacciati con le nostre stesse mani, delegando, non controllando, lasciando correre per pigrizia o carità di posizione politica, facendo il tifo per vecchi arnesi senza nerbo o per nuovi che puzzavano lontano un miglio, facendoci bastare l’illusione della partecipazione. Abbiamo sperato e abbiamo perduto. In questi cinquanta giorni abbiamo dileggiato le gaffes dei novellini dei cinque stelle, per ritrovarci a leggere questa dichiarazione della neoparlamentare Pd, Giuditta Pini : « Il PD ha sbagliato ad imporci dei nomi senza una vera discussione politica, ma non possiamo votare Rodotà perché si è proposto come candidato del web, e questo è presidenzialismo, contrario alla nostra costituzione che lui dovrebbe tutelare.»

Ma dove sono andati a trovare una decerebrata di questo calibro? Quale meccanismo di selezione, quale indecorosa ignominia permette ai cretini di arrivare in Parlamento e di liberare il potenziale distruttivo di cui essi dispongono semplicemente con l’incapacità di articolare pensieri sia pure elementari? Ormai nel Pd si entra per servilismo e si fa carriera per tradimento, le due cose in cui eccellono i mediocri. I risultati estesi nel tempo sono devastanti, come si vede. Né promettono tempi migliori se l’outsider Barca, subito delibato dalle bocche buone, ha atteso proprio l’ultimo momento per dire che è stato un errore non votare Rodotà: si comincia proprio bene.

Fatto sta che le elezioni, il loro significato e il loro messaggio, sono stati completamente traditi: invece del rinnovamento ci ritroviamo con gli stessi attori e gli stessi inciuci di prima, semmai più sfacciati e come tocco finale assistiamo per la prima volta nella storia della Repubblica alla rielezione del medesimo presidente in età biblica. In queste ore compare un sondaggio dell’Espresso che esprime chiaramente qual è l’opinione del popolo di sinistra sulla rielezione di Napolitano: un golpe mascherato (ma poi nemmeno tanto) per il 38%, una sconfitta per il cambiamento secondo il 51% per cento e solo per l’esigua minoranza rimasta si tratta di una soluzione inevitabile d’emergenza oppure di una cosa positiva (3%).

Come mi è capitato di dire qualche giorno fa, il ceto politico italiano è talmente arrogante, cialtrone e modesto da aver trascurato la regola aurea dell’immobilismo gattopardesco: quello di dare la sensazione che qualcosa cambi, di frastornare con le facce nuove e le soluzioni apparentemente originali, le aperture da soffocare poi nella prassi. Questo è davvero l’errore fatale con cui la classe politica, specie quella di centrosinistra, si è suicidata: non aver compreso che Rodotà era la soluzione sia che volessero o non volessero cambiare.

Stendiamo un velo pietoso. Solo che se la politica non rispetta gli elettori e nemmeno fa finta, perché i cittadini dovrebbero rispettare ciò che essa produce? Fossi negli eletti, viste anche le condizioni del Paese, comincerei a domandarmi se sia il caso di preoccuparsi più per le poltrone o per la parte con la quale ci si siede sopra.

Fonte: http://ilsimplicissimus2.wordpress.com
Link: http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2013/04/20/golpe-in-geriatria/
20.04.2013

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Ci sono voluti quasi due mesi, dopo le elezioni di febbraio, per condurre l’Italia al punto d’incontro con il secondo golpe, promesso da Napolitano e da Monti a tutti i poteri forti internazionali alla vigilia della campagna elettorale.

In molti si supponeva che saremmo giunti al nuovo colpo di stato, attraverso le ire dei mercati ed il progredire dello spread , invece la strada scelta è stata di tutt’altra natura. Bersani e Berlusconi hanno di fatto menato per il naso gli italiani che li hanno votati, attraverso due mesi di teatrino tanto folkloristico e disordinato, quanto mirato ad ottenere l’effetto voluto. Il primo ostinandosi fintamente ad inseguire l’appoggio di Beppe Grillo, pur sapendo bene che mancava qualsiasi spazio per ottenerlo. Il secondo cavalcando l’affondamento dell’Italia (quasi le colpe del disastro fossero di un evento tellurico) ed inseguendo Bersani, fingendo di volerlo abbracciare stretto.
PD e PDL hanno passato il tempo cianciando di cambiamento e chiamando i propri elettori a manifestazioni farsa, fino ad arrivare al momento dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica…..

Giunti al punto concordato, Bersani, pur avendo la possibilità di fare eleggere fin dalla prima votazione un uomo del suo partito, nella persona di Stefano Rodotà, proposto molto generosamente da Beppe Grillo, unitamente alla promessa di quell’apertura in chiave nuovo governo a lungo (fintamente) agognata, ha detto di NO, preferendo proporre Marini con il gradimento di Berlusconi. Giunto alla quarta votazione, quando Marini avrebbe avuto i voti per venire eletto, essendo scesa la soglia, ha detto di NO anche a Marini, preferendo riesumare il cadavere politico di Romano Prodi, uno dei pochi uomini invisi a Berlusconi e pertanto destinabile a venire bruciato, mancando l’appoggio del PDL e del partito di Monti.

A questo punto i giochi erano fatti, per giustificare l’avvento del golpe. Tutti i partiti (a parte Grillo ovviamente) in fila alla corte di Giorgio Napolitano, per incoronarlo alla guida del secondo colpo di stato, così come imponevano i dettami della troika e dell’amministrazione Obama. Basta dissidi, basta veti incrociati, basta franchi tiratori, basta distinguo, basta presidi a comando davanti a Montecitorio, basta polemiche. Tutti uniti, felici e soddisfatti, nel nome del nuovo che avanza e garantirà all’Italia un futuro prospero, sulla falsariga di quanto sperimentato negli ultimi anni.

Molto (ma proprio molto) presto anche la formazione del nuovo governo non sarà più un problema. Nessuno parlerà più di elezioni, nessuno si sentirà in difetto ad abbracciare il proprio avversario politico, nessuno si sognerà di creare problemi. Napolitano nominerà Giuliano Amato alla guida di un nuovo governo delle banche, sulla falsariga di quello guidato da Monti e tutto sarà pronto per le nuove tasse, i nuovi licenziamenti, i nuovi suicidi ed il nuovo crollo del paese.

Il cambiamento arriva a grandi passi, attenti a non rimanere disorientati. E Beppe Grillo? Fino all’ultima votazione il movimento 5 stelle ha continuato a sostenere il nome (condivisibile o meno) di Stefano Rodotà, ma si tratta di un partito incoerente, inesperto e privo di senso di responsabilità. Buona parte della colpa di quanto accaduto verrà attribuita a lui. Voleva il cambiamento e ora che Napolitano viene ad incarnarlo non si sente in dovere di appoggiarlo? Vergogna!

Marco Cedolin
Fonte: http://ilcorrosivo.blogspot.it
Link: http://ilcorrosivo.blogspot.it/2013/04/il-cambiamento.html
20.04.2013

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a me non piace proprio per niente Napolitano, ma non è un golpe come viene detto in queste ore, non scherziamo. Il Presidente della Repubblica non è un leader, è un garante, uno che deve garantire il maggior numero di partiti (rappresentanti i cittadini) in parlamento. I partiti che complessivamente hanno preso il 75% dei voti hanno scelto Napolitano. Il 25% è inutile che marci su Roma (o se vuole farlo benissimo, ha la mia simpatia, ma non gridi al golpe).

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Questa è in realtà una grande vittoria per il movimento di Grillo perchè permette loro di fare ciò che sanno fare meglio ovvero protestare e opporsi alla casta. Il governissimo non riuscirà a fare nulla per fermare il collasso economico del paese e così alle prossime elezioni, che non saranno troppo lontane, Grillo farà il pieno di voti.

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l’uomo degli americani nel pci è ancora lì (quando il golpismo diventa poesia)

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Per me non è come dite, il movimento 5 stelle si scioglierà come neve al sole.

Berlusconi diverrà senatore a vita

Amato presidente del consiglio oppure un nuovo tecnico ma chi?

Renzi formerà uno nuovo partito che stravincerà alle prossime elezioni.. Io mi aspetto questo se gli Italiani non cambiano e si svegliano dal loro coma
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Bell’articolo. Però io non la vedo come una vittoria di Pirro ma come la preparazione all’ineludibile sconfitta prossima ventura. Infatti a meno di un miracolistico cambiamento di mentalità le prossime elezioni saranno un bagno di sangue per tutti i partiti tradizionali!
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Certo che non è un colpo di stato-almeno come quello a cui siamo abituati ad assistere,stile sud americano,pistola alla mano – Ma che trattasi di un colpo di stato si,lo è bello e buono,di certo è di natura piu raffinata,meno dolorosa come impatto ma altrettanto devastante come risoluzione- Il paese è in uno stato da far tremare le vene ai polsi,siamo allo sfascio,falliti,le tragedie umane si consumano giornalmente con suicidi e atti estremi,la povertà aumenta e inghiotta sempre di piu soggetti nuovi- Di fronte a questo scenario,la parola d ordine doveva essere e lo è ancora CAMBIAMENTO-cambiamento,alternativa non cè,pena la dipartita del paese- E ovvio che il cambiamento deve avvenire per prima nei palazzi del potere,perchè se il paese ha sbandato la colpa è di chi è alla guida,quindi il pilota deve essere assolutamente sostituito,pena il tonfo giu per il precipizio- Ma è ovvio che il pilota non ha nessuna intenzione di lasciare la guida,pena la perdità dei propri interessi e dei propri privilegi,e chi se ne frega se il paese salta il burrone,loro essendo alla guida ,quindi al primo posto,un attimo prima del tonfo salteranno fuori,e si freghi il paese con tutti i duoi passeggeri- Ora quello che è successo oggi con la rielezione di Napolitano,è piu che ovvio che il pilota non ha voglia di lasciare la guida del paese,allora sarebbe opportuno,che i passeggeri ne prendessero atto,e prima che la macchina salti il burrone(poichè essa è gia in una fase di sbandamento acuto) si tiri su le maniche della camicia,prenda il pilota per collo e con un bel calcio nei coglioni lo facci scendere dall’auto,altrimenti è solo questione di tempo,ma il tonfo sarà inevitabile- Questa gente deve andare via dai posti di comando costi quel che costi,bisogna mandarli via anche con l uso della violenza,sono le generazioni future che lo chiedono,poichè su di esse peserà il fallimento di questa classe dirigente del tutto inappropriata ,insediata nelle stanze del potere solo per interessi personalistici che hanno fatto della coruzzione e del malaffare una ragion di vita ,fregandosene altamente del popolo e portando il paese sull orlo del fallimento economico e sociale,non siamo in sud america ma rischiamo di diventare un paese del terzo mondo a tutti gli effetti- In quanto a Napolitano, si VERGOGNI
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Ma quando, sette anni fa, è stato eletto Napolitano, che è lo stesso di oggi ma con 7 anni in più, perchè non si è gridato al golpe? E quando, 14 anni fa è stato eletto Ciampi, già governatore della Banca d’Italia e, quindi, pezzo da novanta di quel gruppo di oligarchi che si stanno divorando l’Italia, l’Europa ed il mondo, perchè non si è gridato al golpe? Cosa è cambiato, oggi, rispetto a tutti questi anni? Cosa hanno fatto di diverso i governi di destra, sinistra e tecnico rispetto a quello che farà il prossimo? Grillo grida al golpe perchè è stato eletto Napolitano e non Rodotà. A parte gli 8 anni in più (che sopra gli 80 comunque contano doppio) mi volete dire, in fondo, che differenza c’è fra i due? Vengono dal PCI, sono del PD, sono stati tutti e due parlamentari italiani ed europei per lo stesso partito, hanno avuto incarichi di governo ed istituzionali. Avrei capito una contrapposizione a Napolitano di un’altra persona, uno più giovane, uno che veramente non si fosse mai “sporcato” le mani con la politica, ma un vero appartenente alla casta come Rodotà non può proprio passare per quello “scelto dal popolo”
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Evviva l’elezione del presidente della repubblica (dei padroni )….se aspettiamo che sia il M5S a difendere la nostra condizione sociale ,il capitalismo vivrà in eterno. Solo se saremo in grado di costruire e organizzare il nostro esercito del partito operaio internazionale li spazzeremo via dalla storia ….
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Non vince Pirro, non ha vinto nessuno, non abbiamo ceduto, noi italiani, semplicemente non esistiamo, questo è un colpo di stato meravigliosamente cesellato, passo per passo. Non servono a nulla i nostri voti, nè l’astensionismo, nè i referendum. Questa è la stessa forza bruta che ci ha imposto Monti. Non siamo più nulla, e non puo’ nulla nessun Grillo, rischia soltanto la sua vita stessa o di fare da capro espiatorio per false flag che erano già in atto. Ha dovuto ritirarsi..non poteva fare altro. O subiamo di finire come la grecia ( secondo i programmi) o di spargere tanto sangue in una vera guerra contro tutto il parlamento, Napolitano in testa e tutti i Bildberg e massoni vari che ormai stanno saturando tutte le attività di governo – secondo copione! -. No, non siamo dei coglioni, non tutti, siamo impotenti. Siamo nella posizione della francia prima della rivoluzione. Ve la sentite di affrontare una rivoluzione? Oppure una marcia pacifica come quella di Gandhi, occupare tutto lo spazio possibile intorno a Montecitorio e stare lì. Muti e minacciosi, ma presenti, per giorni, mesi…impedendo ogni attività di governo di FATTO. Ma ammazzerebbero qualcuno creando tafferugli inesistenti per poter usare la forza. Ai tempi di Gandhi esisteva ancora un barlume di rispetto per la persona umana. Oggi l’america, tanto voluta dai nostri governanti di “sinistra” (vedi D’Alema) ci ha insegnato molto, come truccare le elezioni (Berlusconi non aveva preso che una manciate di voti, lo sappiamo bene, gli altri …sono arrivati), come schiacciare un cittadino, come creare lo spunto per aggredire gli inermi.
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Nelle mani del Signore

Siamo nelle mani del Signore … quello del Quirinale! Lo ha candidamente affermato (non in questi termini esatti ma che, comunque, rappresentano la traduzione sostanzialmente fedele del suo “parlato”) addirittura una vicepresidente del PD in uno dei soliti nauseanti “dibattiti” televisivi dando prova di tutta la sua pochezza e inutilità politica assieme a quella del suo PD.
Oramai, quello che il principale “piazzista” del Pdl non è riuscito a fare per via legislativa a causa – così dice – della “strenua” opposizione dei guardiani della costituzione in veste PD o arlecchino_arcobaleno, la “repubblica presidenziale” giorno per giorno la sta attuando di fatto, e non da oggi, il signore del colle appena rieletto e che ha già stilato coi suoi “saggi” (non previsti da nessun art., comma o sottocomma, della costituzione) anche l’agenda del prossimo governo.
Sarà anche lui a decidere il nome del prossimo presidente del consiglio sul quale, il massimo che si potrà sperare, è che – da BEN POCO Amato topolino – si limiti a rosicchiare qualcosa come ha già fatto notte tempore in altre occasioni … ma sappiamo già che queste nostre deboli speranze andranno deluse perché nel frattempo i topolini si sono trasformati in grossi roditori professionisti.
Ora più che mai, spalleggiati dall’americano presidente rieletto, affonderanno unghie e denti nella nostra già debole carne.
Non ci resta che sperare nell’altro “Signore”, quello dei cieli, affinché solleciti la Natura a svolgere il suo corso senza ulteriori indugi … ma anche su questo nutriamo dei dubbi perché anche quest’altro “ Signore” è abbastanza vecchiotto e poi sembra che il “potere”, specie in questo paese, abbia innaturali capacità vivificatrici e rigeneranti.

Che il PD fosse un ammasso di incapaci, di opportunisti e di veri e propri traditori lo sapevamo.
Che il Pdl fosse in mano a dei giullari di palazzo, sapevamo anche questo ma francamente mi sorprende un po’ il suo repentino passaggio dalla richiesta di un presidente “vicino all’area” del suo popolo (di borghesi piccoli e meno piccoli) alla supplica rivolta al PDR dimissionario di restare ancora inchiodato alla sua poltrona.
Naturalmente, di fronte ai loro elettori, i giullari del Pdl si giustificheranno adducendo l’impossibilità di arrivare a un accordo col PD, ma poiché non sono stati capaci di mantenere le loro battagliere posizioni, non si capisce come, quegli elettori che caparbiamente gli danno ancora la loro fiducia , potranno sperare che quegli stessi giullari saranno capaci di non tradirli per l’ennesima volta sulle altre questioni che tanto gli stanno a cuore … per “l’impossibilità di arrivare a un accordo col Pd” ecc. ecc.

Quanto al M5* , nonostante siano stati tra i pochi a non concedere la nuova investitura a re giorgio, c’è da chiedersi con quale “intelligenza” politica abbiano gestito quest’altra triste vicenda.
Avrebbero potuto scegliere un nome tra le fila del movimento o vicino ad esso, invece hanno finito col prendere l’ennesimo scivolone e, atteggiandosi a super-strateghi politici, si sono messi in mano a un uomo , il sig. Rodotà (che, peraltro, non mi risulta abbia mai fatto altro in vita sua che navigare nel vuoto totale di qualche autority) , nella speranza di creare non si sa bene quali dirompenti “spaccature” all’interno del PD.
Il risultato di questa astutissima strategia lo abbiamo visto e si misura in 9 piddini che non avrebbero votato il PDR uscente! Proprio bravi! Complimenti M5*, anzi grillini perché questo è il titolo che più vi si addice! I quali grillini, non contenti della figuraccia poi, da bravi coglioni, sono andati pure a fare chiazzate davanti a non so dove sbandierando bandierine di nostalgici “rifondaroli di questa minchia” e manifestini pro-Rodotà … quando si dice che uno si martella da masochista piedi o palle!
Altro che “testuggine” contro le mura della cittadella politica della Casta e del Sistema! Questo è un partito già inquinato dal Sistema prima ancora di nascere! Questo è un aborto! Figuriamoci quello che ci riserverà!
Se alcuni vi avevano concesso fiducia o, almeno, il beneficio d’inventario, siete stati insuperabili soprattutto in questo: a farli scappare a gambe levate!
E ora, parafrasando un grande, autentico comico:”buonanotte suonatori, volevate suonarle e ne siete usciti suonati”! Amen!

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Aldo Giannuli – Quirinale: chi ha vinto, chi ha perso

Finalmente un segnale di novità, una ventata di aria fresca: Giorgio Napolitano! Con 740 voti il peggior Presidente della storia repubblicana è stato rieletto (unico, per ora) al Quirinale. Va bene, cerchiamo di vedere chi ha vinto. Ovviamente ha vinto Napolitano, ma non tanto per il fatto di essere rieletto, cosa che, onestamente, non pare avesse cercato, quanto per la piena affermazione della sua linea politica: governissimo di durata (con ogni probabilità presieduto da Amato), sterilizzazione del Pd ed isolamento del M5s e Sel. E’ quello che aveva tentato di fare con l’operazione “saggi”, poi finita nel ridicolo con Crozza, ma che ora tornano a galla. Magari vedremo anche la nomina di Berlusconi a senatore a vita…

Vince ovviamente Berlusconi, che ha completato il recupero stoppando l’odiato Prodi ed eleggendo un Presidente con cui può convivere. Ma soprattutto, ottenendo quel governo di “larghe intese” premessa alla soluzione dei suoi guai giudiziari. Per ora vince, ma corre un rischio: se le elezioni si allontanano troppo, perde il momento favorevole. Inoltre, se si imbraga con un governo tassaiolo come quello di Monti la cosa non gli porta bene e, già alle europee fra un anno, corre il rischio di un capitombolo. Deve gestire la cosa con molta accortezza perché poi l’ennesima rimonta non sarebbe facile.

Vince Vendola che, a buon diritto può presentarsi come quello che non ha tradito le aspettative degli elettori del centro sinistra ed ha coraggiosamente rotto con il Pd, passando subito all’opposizione dell’inciucio. Inoltre, a quanto pare, mette definitivamente da parte le voglie di entrare nel Pd e si candida al ruolo di Tsipras o di Lafontaine italiano.

Spero ce la faccia e non si faccia fregare dalle solite esitazioni dell’ultimo momento. Ho spesso criticato Nichi (e chi mi legge lo sa), ma questa volta devo dire che si è comportato con grande linearità ed ha fatto quello che poteva e che doveva.

Ovviamente, vince Grillo, che dimostra che “Gargamella” non  esisteva. Grillo si riscatta da quell’esordio di legislatura nel quale non aveva dato il meglio si sé. La scelta di Rodotà è stata perfetta perché ha dimostrato che sa essere flessibile, scegliere un candidato non suo e “pescare” consensi anche in campo avverso. Insomma, non è stato Bersani a fare scouting in casa 5stelle, ma al contrario, è stato Grillo a fare scouting in casa Pd: tanto di cappello! Per la stessa ragione per cui lo ho aspramente criticato nella prima fase, oggi devo riconoscergli di essere stato abile. Alle europee potrebbe avere un nuovo forte successo, anche se resta il problema dei gruppi parlamentari che sono un disastro (soprattutto, cari amici, fatevi passare questa mania di espellervi a vicenda e, poi, Grillo, parlare in Tv non è come baciare in bocca un lebbroso, se ne convinca e si rilassi un po’).

Monti ha una piccola vittoria perché aveva lavorato al maxi inciucio, ma, nello stesso tempo, incassa una sconfitta perché in questo grande accordo lui, con il suo 9% miserello miserello, scompare.

Veniamo agli sconfitti: di Bersani, Prodi e Marini non è neppure il caso di dire. Ne esce male tutto il Pd che ormai è solo la sigla di Psico Dramma. Non esiste più come soggetto politico, probabilmente si scinderà e forse neppure in due soli pezzi, ha dissipato un consenso che non rivedrà mai più neppure con il cannocchiale, ha la base in rivolta ed ha perso ogni contatto con il paese. Ma quello che è più singolare è che perdono tutte le sue correnti (o meglio, le sue tribù).

Ovviamente ne esce disintegrato il gruppo bersaniano che perde il suo punto di riferimento e che non sa a che santo votarsi. Ma perde anche Dalema: è riuscito ad ammazzare la candidatura di Prodi, ma si è suicidato, perché questa è la premessa del suo vero pensionamento (finalmente!). Non è riuscito ad andare al colle, non è più parlamentare, il suo gruppo è individuato come quello dei “traditori” ed è odiatissimo da tutti. Può darsi che Napolitano possa ripescarlo come ministro, ma ci credo poco e, comunque, non ha più un partito nel quale avere un peso e non ha prospettive future.

E perde anche Renzi, che alla fine si trova con un pugno di mosche in mano: la sua operazione Quirinale (qualunque fosse) è fallita, può darsi che diventi segretario del Pd ma eredita solo un rudere, è poco probabile che possa essere il candidato alla Presidenza del Consiglio e, se anche fosse, le possibilità di vittoria elettorale sono pari allo 0,001%. Ma, soprattutto, perde irrimediabilmente la sua immagine di giovane e frizzante innovatore, venendo fuori per quel che effettivamente è: un piccolo intrigante democristiano, carrierista e sleale. Non credo che incanti più nessuno, anche se un suo gruppo continuerà ad averlo. Può darsi che passi con Monti nel tentativo di fare una nuova Dc, ma, stanti così le cose, non credo che andrà molto oltre lo striminzito risultato di Sc.

Perde anche Veltroni che si è rivelato ininfluente in ogni momento dello scontro. Perdono gli ex Ppi che incassano lo schiaffone su Marini e sono ridotti ai margini come gruppo di vecchi notabili un po’ suonati.

Ma, soprattutto, ne escono male i rampanti “giovani turchi” che non sono riusciti a fare nessuna proposta e si sono accucciati ai piedi di Bersani sino alla sconfitta finale. Non sono stati capaci di lanciare un loro candidato, non sono stati capaci di sponsorizzare Rodotà, su cui avrebbero probabilmente perso, ma avrebbero comunque fatto una battaglia dignitosa e che gli avrebbe dato grande visibilità. Hanno perso il rapporto con Sel e si accingono al ruolo di “reggimoccoli” del governo dell’inciucio. E questi sarebbero i “nuovi leader” della sinistra? Giovanotti in carriera privi di talento, di attributi e di iniziativa. Polli di batteria allevati nelle tristissime stanze delle sedi di partito.

Moderati che non si spendono su nulla, incapaci di rischiare interessati solo ad accumulare posizioni che poi non sono capaci di spendere in nessun modo: “giovani tirchi” più che “giovani turchi”. Dimentichiamoli rapidamente.

Aldo Giannuli
Fonte: www.aldogiannuli.it
Link: http://www.aldogiannuli.it/2013/04/quirinale-chi-ha-vinto-chi-ha-perso/
20.04.2013

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La repubblica muore nella generale indifferenza

Lo scorso 31 marzo postavo un titolo che diceva ” La sorpresa pasquale di Napolitano è un colpo di stato preparato a colpi di rinvii?”.( vedere)
Oggi 20 Aprile, vediamo che è successo esattamente quel che avevo paventato. Mi autocito:
” Accontenta Giuliano Amato che si vede mantenuto en Reserve de la Republique in vista delle elezioni presidenziali ( se mai ci dovessero essere…).
Accontenta il suo staff, che vede in dirittura di arrivo una bella prorogatio di un anno abbondante e fidelizza nuovamente Mario Monti: poverino dal momento che si è messo in proprio non ne ha azzeccata una.”

La sceneggiata era iniziata con la visita a Washington e Berlino con la preoccupazione – espressa da Obama e dalla Merkel – circa la successione. Una intromissione bella e buona, mai successa prima.

La commedia è proseguita con la proroga biennale al comandante generale dei carabinieri ( mai vista nella storia d’Italia) raggiungendo l’apoteosi con la mancata messa in funzione del nuovo Parlamento e l’omessa nomina di un Presidente del Consiglio e di un nuovo esecutivo : non c’è nulla di più docile di un premier in regime di prorogatio. Anche questa è una “prima visione assoluta” per dirla come rete quattro.

È seguita la necessaria esecuzione dei candidati concorrenti ( tutti ex DC ora PD) e la trepidante complicità di un PDL in cerca, se non di una assoluzione, di una grazia.
Poi – come tutti i grandi attori – il Presidente si vede costretto a concedere il bis “a generale richiesta”.

Due settennati, sono un regno, non una Repubblica e anche questo, non si era mai visto nella storia dal1946 in poi.
De Nicola, disse a tutti che non voleva essere rinnovato, ma quando fu esaudito, ci rimase malissimo e non gli giovò alla salute mentale.
Einaudi, brigò un secondo mandato fino a che Pacciardi non lo bloccò con un , forse crudele, accenno a ” questa Repubblica zoppa” alludendo alla menomazione del Presidente.
Segni ebbe interrotto il settennato mediante esibizione di un certificato medico, altro precedente pericolosissimo….
Leone, si dimise per far cessare gli attacchi alla sua famiglia.
Pertini si limitò a far circolare i bollettini medici che lo davano in ottima salute ad onta dell’età avanzata.

Delle due, l’una: o tutti i Presidenti della Repubblica hanno interpretato la Costituzione a modo loro, oppure l’ha fatto, anche se costretto dagli eventi , Giorgio Napolitano.
Nel quadro istituzionale, cambierebbe solo che il Presidente della Repubblica Napolitano a partire dal prossimo 15 maggio potrebbe tornare a sciogliere le camere e – ove lo ritenesse opportuno – anche una sola.
L’ultimo baluardo della Repubblica è il voto dei grandi elettori: se eleggono Napolitano si condannano a morte. Se lo bocciano, condannano una Repubblica decomposta e insepolta da venti anni.

Sotto il profilo politico, resta un sistema di oligarchi incapaci che ci porta via il 52% dei nostri guadagni in cambio di niente.
Quousque tandem?

Antonio De Martini
Fonte: http://www.corrieredellacollera.com
20.04.2013

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La repubblica muore nella generale indifferenza

Lo scorso 31 marzo postavo un titolo che diceva ” La sorpresa pasquale di Napolitano è un colpo di stato preparato a colpi di rinvii?”.( vedere)
Oggi 20 Aprile, vediamo che è successo esattamente quel che avevo paventato. Mi autocito:
” Accontenta Giuliano Amato che si vede mantenuto en Reserve de la Republique in vista delle elezioni presidenziali ( se mai ci dovessero essere…).
Accontenta il suo staff, che vede in dirittura di arrivo una bella prorogatio di un anno abbondante e fidelizza nuovamente Mario Monti: poverino dal momento che si è messo in proprio non ne ha azzeccata una.”

La sceneggiata era iniziata con la visita a Washington e Berlino con la preoccupazione – espressa da Obama e dalla Merkel – circa la successione. Una intromissione bella e buona, mai successa prima.

La commedia è proseguita con la proroga biennale al comandante generale dei carabinieri ( mai vista nella storia d’Italia) raggiungendo l’apoteosi con la mancata messa in funzione del nuovo Parlamento e l’omessa nomina di un Presidente del Consiglio e di un nuovo esecutivo : non c’è nulla di più docile di un premier in regime di prorogatio. Anche questa è una “prima visione assoluta” per dirla come rete quattro.

È seguita la necessaria esecuzione dei candidati concorrenti ( tutti ex DC ora PD) e la trepidante complicità di un PDL in cerca, se non di una assoluzione, di una grazia.
Poi – come tutti i grandi attori – il Presidente si vede costretto a concedere il bis “a generale richiesta”.

Due settennati, sono un regno, non una Repubblica e anche questo, non si era mai visto nella storia dal1946 in poi.
De Nicola, disse a tutti che non voleva essere rinnovato, ma quando fu esaudito, ci rimase malissimo e non gli giovò alla salute mentale.
Einaudi, brigò un secondo mandato fino a che Pacciardi non lo bloccò con un , forse crudele, accenno a ” questa Repubblica zoppa” alludendo alla menomazione del Presidente.
Segni ebbe interrotto il settennato mediante esibizione di un certificato medico, altro precedente pericolosissimo….
Leone, si dimise per far cessare gli attacchi alla sua famiglia.
Pertini si limitò a far circolare i bollettini medici che lo davano in ottima salute ad onta dell’età avanzata.

Delle due, l’una: o tutti i Presidenti della Repubblica hanno interpretato la Costituzione a modo loro, oppure l’ha fatto, anche se costretto dagli eventi , Giorgio Napolitano.
Nel quadro istituzionale, cambierebbe solo che il Presidente della Repubblica Napolitano a partire dal prossimo 15 maggio potrebbe tornare a sciogliere le camere e – ove lo ritenesse opportuno – anche una sola.
L’ultimo baluardo della Repubblica è il voto dei grandi elettori: se eleggono Napolitano si condannano a morte. Se lo bocciano, condannano una Repubblica decomposta e insepolta da venti anni.

Sotto il profilo politico, resta un sistema di oligarchi incapaci che ci porta via il 52% dei nostri guadagni in cambio di niente.
Quousque tandem?

Antonio De Martini
Fonte: http://www.corrieredellacollera.com
20.04.2013

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Quirinale, il Palazzo si è chiuso a doppio mandato

di Marco Damilano

Con il Napolitano-bis i partiti hanno voluto blindarsi rispetto a tutte le “istanze di cambiamento radicale” che lo stesso Presidente aveva invitato ad ascoltare, pochi giorni fa. Ora la classe politica è una fortezza assediata: al di fuori della quale, oltre a Grillo, c’è molto altro. E l’Italia sembra sempre di più la Germania di Weimar
(21 aprile 2013)

A mezzanotte passata un elicottero ancora sorvola il cuore di Roma, un piccolo gruppo di manifestanti risale via Nazionale, verso il Colle più alto. La conclusione di una giornata senza precedenti, l’ennesima vissuta dalla Capitale negli ultimi due mesi: il primo papa dimissionario dell’età moderna e ora il primo presidente repubblicano riconfermato, di fatto rieletto a vita. Re Giorgio da ieri pomeriggio e’ davvero un monarca repubblicano, dotato di poteri assoluti. In mezzo a una piazza che ribolle di ira, in un paese sempre più diviso e sempre più insofferente verso la politica.

Alle cinque del pomeriggio, mentre i grandi elettori rieleggevano Napolitano, la Camera era circondata da camionette della polizia e da manifestanti che chiedevano l’elezione di Stefano Rodota’. Fuori i cittadini indignati, dentro il falò delle vanita’. Immagine plastica di una separazione assoluta tra Palazzo e società. “Prima era la società a non conoscere cosa avveniva nel Palazzo, ora e’ il Palazzo a non sapere cosa si muove nel profondo della società”, ha scritto qualche anno fa lo storico Adriano Prosperi. In questi giorni quella distanza e’ sembrata incolmabile.

Sovrano e’ chi decide nello stato di eccezione. La fortunata formula di Carl Schmitt trova oggi la sua traduzione italiana, in un Paese cioè che vive in uno stato di eccezione duratura, perenne, ma che ha sempre trattato in malo modo i suoi capi, i suoi sovrani.

Giorgio Napolitano, 88 anni il 29 giugno, e’ stato costretto a rivedere i suoi piani anche esistenziali dopo che per tre giorni il Parlamento ma, occorre ripeterlo ancora?, in particolare il Pd hanno dato vita a uno spettacolo osceno e sono finiti nel cul de sac, nell’imbuto dei risentimenti e dei tradimenti. Ora che il partito più grande si è suicidato non resta che tornare a quello che è sempre stato lo schema di gioco preferito dal presidente uscente-rientrante: il governissimo, le larghe intese.

Doppio, triplo trauma. La settimana che si chiude non segna solo la fine di tante leadership, più in profondità con questa elezione presidenziale tramonta il sistema politico fondato sulla seconda parte della Costituzione del ’48. Tra un’innovazione e una forzatura il sistema non c’è più, abbiamo un governo non legittimato da nessun voto popolare, un Parlamento bloccato e costretto a decine di voti di fiducia e ora anche un Presidente costretto a restare, l’unico baluardo rimasto.

Dopo due mesi di parole sul governo di cambiamento la dirigenza più inconcludente della storia del Pd ripiega su una richiesta di conservazione. Ma non è un problema solo del Pd: un mese fa era stato Napolitano al Quirinale a parlare di “istanze di cambiamento radicale” che si erano espresse nelle urne e che andavano ascoltate. Non esattamente quello che è successo in questi giorni tormentatissimi, a occhio e croce. Ma ora il rischio maggiore e’ dare alla crisi una soluzione di blindatura, trasformare la classe politica che ha votato il Napolitano-bis in una fortezza assediata. Perché nella recente storia d’Europa ci sono almeno due precedenti di anziani salvatori della patria costretti a tornare in servizio. Il primo e’ quello di Charles De Gaulle, richiamato dopo il disastro della guerra algerina: cambiò la Costituzione e traghettò la Francia verso la Quinta Repubblica presidenziale. Il secondo, assai più fosco, e’ quello del generale Paul von Hindenburg che nel 1932 fu spedito per la seconda volta alla presidenza della Germania per contrastare l’ascesa di Hitler. Mossa resa necessaria dalle spaccature a sinistra, già. Non riuscì, però, e la Repubblica di Weimar morì.

Ci sono tutti i sintomi di Weimar, in questi giorni. La recessione economica e i partiti imbellì. Grillo no, lui non c’entra nulla con Weimar, naturalmente. Stasera quando sono arrivati Forza nuova e Casa pound la manifestazione di 5 Stelle si è sciolta. Da’ voce agli scontenti, agli esclusi dal sistema. E a una sinistra sommersa che nel Pd non si riconosce più e si riconoscerà sempre meno, data anche la discesa in campo di Fabrizio Barca che con il suo tweet di appoggio a Stefano Rodota’ ha fatto il suo primo vero fragoroso assolo politico.

Re Giorgio II può essere Hindenburg o De Gaulle. Fuor di metafora, può essere il testimone impotente della crisi finale della democrazia italiana così come l’abbiamo conosciuta. Oppure può diventare il motore della trasformazione. Di certo non sarà facile lavorare con una classe politica ancora più indebolita e sterile di prima: non sono riusciti a vincere le elezioni, poi a fare un governo, ora neppure il presidente della Repubblica. Il Pd e’ a pezzi, il Pdl sempre più berlusconi-centrico, la Scelta civica di Monti avvolta nell’ambizione personale del premier e nella convivenza fra le varie anime, Grillo e’ in piazza… In queste condizioni il compito di Napolitano appare impossibile, ma chissà. La sua rielezione e’ già una riforma istituzionale, le altre forse arriveranno. Per questo, e non per altro, la rielezione di Napolitano e’ un’opportunita’ che non va di nuovo sprecata. Visti i precedenti, non c’è da essere ottimisti.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/quirinale-il-palazzo-si-e-chiuso-a-doppio-mandato/2205353

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Napolitano sarà un presidente a tempo, come dirà egli stesso domani, il tempo di insediare Amato alla presidenza del consiglio e il tempo di abdicare a favore di Monti, nome di “alto profilo” che salverà l’Europa dal disfacimento.
AMATO-MONTI, che coppia di simpatiche canaglie.

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Il trionfo di Berlusconi e la morte del centro-sinistra

L’Europa e gli USA hanno spinto nei giorni scorsi per il governo di larghe intese. Hanno vinto con la riconferma di Napolitano a Capo dello Stato. Hanno bisogno di avere in Italia un governo docile alle indicazioni “lacrime e sangue” che verranno da Bruxelles e che riguarderanno esclusivamente o quasi le classi lavoratrici ed il welfare. Inoltre la destra è la migliore garanzia per il capitalismo ed anche per le banche. Berlusconi ha capito fino in fondo che poteva giocarsi fino in fondo una partita che poteva riportarlo ad essere il dominus dell’Italia solo se avesse offerto al PD ed a Monti la possibilità di un governo “di responsabilità nazionale”. Ha offerto a Bersani la direzione di tale governo . Ma Bersani è rimasto vittima dei suoi stessi dubbi ed è stato fatto fuori assieme a Prodi. La mancata elezione di Prodi segna il punto di fuoriuscita definitiva del PD da ogni politica di centro.-sinistra. Napolitano, interprete di ciò che i poteri mondiali vogliono dall’Italia, è la persona più idonea a garantire una decisa svolta a destra, ancora più a destra di Monti, della politica italiana. Ha accettato di continuare a fare il Capo dello Stato avendo ottenuto prima da Bersani, Alfano, Monti e Maroni l’impegno a fare un governo subito. Governo che sarà presieduto da Letta oppure da Amato. Bersani si è bruciato. Ma il capo del governo sarà scelto nell’area dei personaggi graditi alla Casa Bianca ed a Bruxelles.
Con molta onestà Vendola non ha appoggiato fino in fondo questo disegno pur avendo fatto dichiarazioni che potevano indurre a pensare il contrario quando ha detto che non si ritorna alla casella di partenza che è un campo di macerie e che bisogna guardare al futuro. Quale futuro? Comunque Vendola non ha votato Napolitano ed è stato importante che non abbia lasciato a 5 Stelle il monopolio della opposizione al governo di larghe intese, al cosidetto inciucio.Non votando Napolitano Vendola costituisce ancora una speranza per la sinistra italiana. Spero che la Nomenclatura del SEL non lo spinga all’accordo con il PD ed a rientrare nei ranghi.
Ma, se dobbiamo essere veritieri dobbiamo dire che anche se Grillo avesse dato la più ampia disponibilità a collaborare con il PD per una soluzione della Presidenza della repubblica, anche se avesse mollato la candidatura di Rodotà, la maggioranza del PD non avrebbe mai, dico mai, fatto un accordo con lui. Oramai la maggioranza del PD ha compiuto fino in fondo la sua scelta. Una scelta che avrà seguito in tutto il partito che si sta in queste ore ricompattando su posizioni di centro-destra. La scissione non sarà fatta da Renzi e se qualcuno nel PD assumerà l’iniziativa di una scissione di sinistra tutto il quadro politico italiano tenterà di strangolarla fin dalla culla. Le forze che spingono a destra sono oggi di gran lunga più forti ed hanno in mano le istituzioni ed il potere economico.
Napolitano si sta scusando con Berlusconi per la parentesi Monti. Napolitano aveva sostenuto per cinque anni il centro-destra avallando tutte le sue porcherie. POi aveva dovuto cedere alle pressioni esterne che volevano Monti al Governo. La rottura tra Napolitano e la Procura di Palermo e l’esilio ad Aosta di Ingroia sono stati un primo pezzo della riconciliazione con Berlusconi dopo il golpe del governo “tecnico”.Ora si apre la immensa prateria del governo di larghe intese del quale Berlusconi sarà il dominus. Si temprerà in questo governo la nuova-vecchia classe dirigente fatta di persone rappresentative del PDL e del PD.
Quale maggiore soddisfazione del Cavaliere quella di avere un governo assieme a Bersani che fino all’altro ieri diceva ai suoi ” Vi immaginate io assieme a Brunetta ed a Gasparri?”. Ebbene ora i suoi non se lo immagineranno ma vedranno Bersani a braccetto dei due sotto lo sguardo paterno e compiaciuto del Cavaliere che ha vinto e stravinto la sua partita essendo l’unico politico di questa fase storica ad avere una cosa che gli altrui hanno stupidamente dismesso: l’Ideologia! IL pensiero forte! Un pensiero forte fa una strategia forte ed una strategia forte fa tattiche forti. Per questo Berlusconi ha fottuto tutti.

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Il presidente di garanzia

E’ stato eletto Napolitano, l’unico nome che oggi riusciva a garantire le rendite finanziarie contro il popolo italiano.
La decisione era urgente, bisognava evitare che il popolo vedesse che era facile trovare un nome che rappresentasse l’unità della nazione secondo il dettato costituzionale (esempi Rodotà e Zagrebelsky) e forzare ad un risultato che difendesse la casta. Il risultato è stato un plebiscito, e dal punto di vista scacchistico si configura come un arrocco, potente mossa che è contemporaneamente di attacco e difesa, e scompagina la situazione.

Sotto altri aspetti il risultato è da film dell’orrore, rappresentabile con film di King o Romero (“a volte ritornano” oppure “la notte dei morti viventi”).

Le istanze di rinnovamento hanno perso, ma quel coacervo di interessi che si concentra intorno agli strozzini di Goldman Sachs e a quel consorzio di banche comunemente chiamato Europa, è adesso in seria difficoltà.

Grillo è riuscito a colpire la strategia del nemico e le sue alleanze. Sun Tsu insegna che adesso sono da abbattere le fortezze. Si può fare.

La strategia della casta era basata sull’inciucio sempre presente ma non visibile, su due partiti sostanzialmente alleati e formalmente nemici. Oggi sono costretti ad apparire per quello che sono, come alleati. Sono nudi.
E il re nudo è molto vulnerabile.

Il popolo ancora una volta ha perso e le sue richieste di giustizia sono state ancora una volta negate.

Vale la pena di ricordare Henning Mankell:

Il concetto di giustizia non significa solo che le persone che commettono reati vengano condannate. Significa anche non arrendersi mai. (Assassino senza volto, Marsilio 2001, p. 357)

Non ci arrenderemo mai.
Anzi…

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NAPOLITANO AGAIN: UNA CONTINUITÀ CHE DICE TUTTO

21.04.2013

Dovremmo ripetere una miriade di analisi, oggi. Quelle che abbiamo accumulato nelle settimane, nei mesi, negli anni precedenti, e che sono a disposizione nei nostri archivi. Chi ne abbia voglia – chi ne abbia bisogno – può trovarci tutto quello che serve a comprendere il quadro politico, sia nazionale che internazionale, che si va delineando dall’autunno del 2008 in poi.

Nell’ottobre di quell’anno, infatti, cominciammo a pubblicare il mensile e fin dal primo istante l’obiettivo fondamentale fu chiarire sia i presupposti della crisi, sia i suoi possibili/probabili sviluppi. Per quanto riguarda l’Italia, in particolare, il passaggio cruciale si ebbe nel novembre 2011, con l’avvento del governo Monti. Che venne imposto da Giorgio Napolitano e che rese inequivocabile la strategia complessiva alla quale tendevano, e continuano a tendere, i potentati interni che hanno nella Troika il loro referente esterno. E a Washington, sede non solo della Casa Bianca ma della sede centrale della Federal Reserve, il comando-ombra al quale rendere conto.

L’obiettivo era preciso e giocoforza rimane lo stesso: una riorganizzazione socioeconomica dell’Italia in chiave spiccatamente neoliberista, tenendoci sotto scacco attraverso la minaccia del default e scardinando a una a una le garanzie del welfare. Martellando a oltranza i messaggi della propaganda, fino a farli percepire come innegabili. La parolina magica, ma da magia nera, delle riforme. Il circolo vizioso delle lodi, o del biasimo, in arrivo dall’estero a seconda di quanto ci uniformiamo a certe linee guida. Il totem dei Mercati.

La riconferma di Napolitano come presidente della Repubblica rientra appieno in questa prospettiva, per cui ogni lettura più circoscritta sarebbe riduttiva. E del tutto fuorviante. Il cosiddetto inciucio, che tanto scandalizza gli ingenui, è un’operazione assai più complessa di un accordo tra le nomenclature dei vari Pd, PdL e partiti minori di contorno, allo scopo di prolungare/perpetuare i privilegi di casta. Questo, semmai, è un gradevole vantaggio collaterale che essi ne ritraggono, ma che di per sé è solo la ricompensa per la loro fedeltà al sistema.

La vera chiave di lettura, che non esclude le lotte per bande o gli odi personali e che però li riduce a fenomeni secondari, risiede nell’omologazione generale a uno stesso modello. Modello economico, si intende. E solo di conseguenza anche sociale, politico, culturale. Ferme restando le analisi di più ampio respiro, è da qui che bisogna ripartire oggi. Da quello che implica il mantenimento di Napolitano al Quirinale: con i suoi presagi di governo di grande coalizione, comunque lo si andrà a definire e configurare in termini istituzionali, e dunque di sostanziale continuità con l’esecutivo capitanato da Mario Monti.

Rispetto a questo carattere onnicomprensivo, e a suo modo storico, dei processi in corso, l’innalzamento di Rodotà a simbolo/garanzia/demiurgo di una palingenesi nazionale non è solo eccessivo. È grottesco. Sempre che l’equivoco sia in buonafede, peraltro.

http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2013/4/21/napolitano-again-una-continuita-che-dice-tutto.html

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Il “teatrino” della crisi in pillole

di Paolo De Gregorio, 21 aprile 2013

-scena prima: un Bersani sornione e pimpante (nonostante il suo partito abbia perso 3 milioni di voti e lui non abbia smacchiato nessun giaguaro) si accinge a circuire il M5S, come fa il pedofilo con un bimbo, convinto che la sua quarantennale esperienza politica avrà ragione sugli “inesperti” grillini, offrendo loro 8 punti di programma così generici e vaghi che nelle sue mani di vecchio inciucista si sarebbero trasformati nel nulla assoluto
-scena seconda: alla solare, comprensibile per tutti, offerta del 5stelle di fare come loro, ossia rinunciare al finanziamento pubblico ai partiti, per aprire un dialogo e una trattativa, ecco che l’astutissimo Bersani, allievo del super astuto D’Alema, fa pippa, non risponde nel merito, ma gli riesce più difficile continuare a bollare il movimento di irresponsabilità e chiusura
scena terza: uscito dall’angolo in cui lo voleva confinare Gargamella, il M5S protesta perché tutti i partiti (che poi in sostanza sono PDL e PD a comandare) rifiutano di insediare le famose “commissioni” , che consentirebbero l’inizio dei lavori parlamentari anche senza il nuovo governo, per timore che i grillini tirino fuori la proposta di applicare la legge del 1957 che dichiara ineleggibili i concessionari di pubblica licenza, che farebbe decadere Berlusconi dal suo status di parlamentari
4 ed ultima scena: il Movimento, dopo aver dato a tutti una lezione di democrazia facendo scegliere ai suoi iscritti via internet il candidato a presiedere la Repubblica, raccoglie sul nome di Rodotà un consenso oltre i suoi voti, spacca il PD, che vede suoi elettori bruciare la tessera davanti a Montecitorio, terrorizzando tutti gli inciucisti, che si erano messi già d’accordo su un governo di larghe intese, facendo uscire Vendola dal patto con il PD, e vanno tutti di corsa ad implorare la protezione di Napolitano che del governissimo più o meno tecnico è il vero ostetrico.

Come risultato per giovani, inesperti e dilettanti, guidati da un comico, non c’è male, a soli 50 giorni dalle elezioni.
Dalla ammucchiata, benedetta da Napolitano, nascerà un governo zoppo, che sarà incalzato in ogni sua iniziativa dalle contro-proposte grilline che arriveranno finalmente all’orecchio della grande massa degli elettori, e ogni giorno crescerà una opposizione sempre più forte, cosa che mancava da almeno 20 anni.
Comunque sarebbe stato meglio che Grillo ieri sera, invece di parlare di “Golpe” per l’elezione di Napolitano avesse parlato semplicemente di partiti disperati, alla canna del gas, che si trincerano nel Palazzo, fanno scavare tunnel che li portano sotterraneamente fino agli studi televisivi, per resistere finchè possono, contro la maggioranza degli italiani che alle prossime elezioni li puniranno duramente.

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La leader democratica dimissionaria: “Ho grande stima per lui, ma non è certo questo il momento”

foto LaPresse

12:21 – Rosy Bindi, presidente dimissionario del Partito democratico, interviene sull’ipotesi di Enrico Letta a Palazzo Chigi. “Ho grande stima di Enrico Letta e credo che sarebbe molto capace, ma non è certo questo il momento”, afferma l’esponente democratica. Sul governo, la Bindi insiste poi: “Noi non abbiamo scelto la linea delle larghe intese e credo che sia una strada da non perseguire neanche adesso”.

”Sono stati giorni molto difficili ed amari – ha commentato la Bindi, intervistata da Sky -. Ed in un momento in cui il Paese ha problemi gravi i partiti ed il Parlamento non dovevano dare questo spettacolo. Sabato è stato un giorno bello perché grazie alla disponibilità e alla generosità di Giorgio Napolitano abbiamo un Presidente della Repubblica eletto con tanti voti, che il popolo ama e che saprà aiutarci ad uscire da questa fase difficile amato e condiviso. Indubbiamente il nostro partito ha dato una cattiva prova di sé”.

Un riferimento, questo, anche alle votazioni di Marini e Prodi che hanno visto il Pd sostanzialmente autoaffondarsi: “Quei 101 franchi tiratori, giustamente definiti da Bersani traditori, non hanno la consapevolezza di cosa voglia dire fare i parlamentari – ha considerato l’ex president – . Una delle responsabilità della segreteria è stata proprio questa: rinnovare una classe dirigente significa formarla, non fare solo un’operazione di immagine con primarie di due giorni. La Moretti e il suo mancato voto ne sono un esempio lampante, anche se non voglio personalizzare”.

La nota del Pd: “Bersani non piange” – In un momento delicatissimo per il partito e per il suo ormai ex-segretario, l’ufficio stampa del Pd ha ritenuto opportuno specificare che Bersani, a Montecitorio, non ha ceduto alle lacrime, come ampiamente documentato da molte immagini: “‘Ieri non c’è stato nessun pianto di Bersani in aula come invece è stato riportato da alcuni siti e dai giornali. Non si capisce come sia stato possibile scambiare un gesto per un pianto”.

Prodi: “Ora mi tolgo in punta di piedi” – Dopo essere stato a un soffio dal Quirinale, Romano Prodi commenta: “Credo che la cosa migliore sia che io esca in punta di piedi, ora si apre un’altra fase”. Rientrato dal Mali, Prodi ha ripreso le sue abitudini domenicali: la Messa con i famigliari, l’aperitivo prima del pranzo a casa e una breve passeggiata nel centro di Bologna. Qui, molte persone gli hanno manifestato il loro rammarico per la sua mancata elezione a Capo dello Stato.

Marini: “Fatti volgari e ingiusti” –
Quanto accaduto è “più che inaccettabile”, è stato “volgare e ingiusto”. Lo ha detto Franco Marini sulla sua mancata elezione al Quirinale. Poi definisce un “dramma” l’aver chiamato Prodi dall’Africa e averlo bruciato. Infine, “la mia candidatura era legata a una strategia che torna ora”, visto che “Napolitano ora non ha spazi per dire cose diverse dal fare intese anche con il Pdl, non le chiamiamo larghe intese, chiamiamole medie intese…”. E’ un “dilagare di opportunismo che ha toccato il nostro partito”. E su Renzi l’ex presidente del Senato afferma: “‘E’ uno che ha un livello di ambizione sfrenata, a volte parla e non si sa quello che dice, cerca solo i titoli sui giornali. Se non modera questa ambizione finisce fuori strada”. Mentre sbaglia la Bindi a stoppare Letta a Palazzo Chigi, perché “è uno di quelli che può fare un lavoro positivo”

“Io vittima del mio partito allo sbando” – ”Io sono stato vittima del mio partito allo sbando”. Lo ha detto Franco Marini. Sulle varie ‘rottamazioni’ che ci sono state nel partito, da D’Alema a Veltroni, Marini ha replicato puntualizzando che i due “sono dentro e sono anche attivi e hanno preso parte al lavoro di questi giorni”.

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Giorgio II, rieletto, per colpa dell’Assemblea Costituente

Il Presidente della Repubblica non è rieleggibile o, almeno, non lo è immediatamente ovvero prima che sia trascorso un altro mandato, affidato a qualcun altro.

E’ quanto avrebbe dovuto essere scritto nella nostra Costituzione se, in seno all’Assemblea Costituente, la tesi della non rieleggibilità alla fine – al contrario di quanto avvenuto – avesse prevalso su quella attuale che, peraltro, si limita a tacere a proposito della rieleggibilità.

“Il Presidente è eletto per cinque anni ed è rieleggibile per una sola volta dopo cinque anni dalla cessazione del mandato” si legge, a fatica, per colpa dell’inchiostro sbiadito nel verbali della seconda sotto commissione dell’assemblea costituente.

Fu lungo, complesso ed appassionato, infatti, il dibattito in seno all’assemblea costituente a proposito della durata – sette anni erano considerati molti da tutti e troppi da parecchi – e della rieleggibilità del capo dello Stato.

I verbali della seconda sotto commissione dell’assemblea costituente che, nel dicembre del 1946, affrontò la questione della rieleggibilità del Presidente della Repubblica, ricordano che vi fu, persino, un momento nel quale – a seguito dell’approvazione di un emendamento all’art. 85 della proposta di costituzione – si era stabilito che il Presidente delle Repubblica, dopo un settennato non avrebbe potuto essere rieletto né immediatamente, né trascorso un determinato periodo di tempo.

Come è noto è poi andata diversamente perché nel testo finale della Costituzionale si è perso ogni divieto di eleggibilità, circostanza, quest’ultima, che ieri ha consentito, per la prima volta nella storia della nostra non più giovanissima Repubblica che il Parlamento rieleggesse – quale “ultima spiaggia” sulla quale approdare prima che il “transatlantico” si perdesse alla deriva – Giorgio Napolitano, per la seconda volta, Capo dello Stato.

Sembrano illuminanti, in relazione a quanto accaduto ieri, le parole pronunciate, nel corso dei lavori della II sotto commissione, da Egidio Tosato – uno dei membri più giovani della Costituente – che dopo aver ritenuto non “opportuno escludere la possibilità della rielezione, soprattutto data la situazione politica attuale di penuria di uomini politici, dopo venti anni di carenza di vita politica” e rilevato che “d’altra parte, l’affermazione che non è rieleggibile potrebbe anche essere interpretata, per quanto indirettamente, in un senso poco favorevole per l’attuale Capo provvisorio dello Stato” precisava che non avrebbe neppure approvato “una formula limitativa nel senso di specificare che il Presidente può essere rieletto una sola volta, in quanto ciò rappresenterebbe un vincolo morale, seppure tenue, per il collegio elettorale che nel procedere alla elezione del Presidente si troverebbe sempre di fronte alla positiva possibilità di rieleggere il Presidente cessante.”.

E’, purtroppo, esattamente quanto accaduto.

Nell’impossibilità di andare avanti, il Parlamento ha cercato e trovato un “porto sicuro” – sarà il tempo a dire se per i soli membri del Parlamento o anche per il Paese – nel vecchio Capo dello Stato, già, con le valige e con il peso di un settennato lungo e difficile sulle spalle, sulla porta del Quirinale.

E’ andata così anche se – storia della Costituzione a parte – è almeno lecito dubitare che quello che le Camere hanno eletto ieri sia il “nuovo Presidente della Repubblica” al quale fa riferimento il secondo comma dell’art. 85 della Costituzione, oggi vigente: “Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.”.

Le Camere, ieri, hanno, infatti, rieletto il “vecchio Presidente della Repubblica”.

Probabilmente i costituenti, pur avendo deciso, alla fine, di non escludere l’eventualità di una rielezione, auspicavano almeno che le virtù dei loro successori in Parlamento avrebbero scongiurato – come ieri accaduto – che il Presidente della Repubblica uscente, succedesse a sé stesso, come “nuovo Presidente della Repubblica”.

Se Giorgio Napolitano è stato rieletto, insomma, è tutta colpa dell’Assemblea Costituente che ha dato troppa fiducia ai Parlamenti della Repubblica degli anni a venire!

In bocca al lupo a Giorgio II ma, prima e, soprattutto, al Paese perché oggi più che mai è lecito dubitare che il Presidente della Repubblica che si appresta a giurare per la seconda volta, sia il Presidente di tutti gli italiani.

http://scorza.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/04/21/giorgio-ii-rieletto-per-colpa-dell%E2%80%99assemblea-costituente/?assemblea-costituente/ù

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Il trionfo di Berlusconi e la morte del centro-sinistra

L’Europa e gli USA hanno spinto nei giorni scorsi per il governo di larghe intese. Hanno vinto con la riconferma di Napolitano a Capo dello Stato. Hanno bisogno di avere in Italia un governo docile alle indicazioni “lacrime e sangue” che verranno da Bruxelles e che riguarderanno esclusivamente o quasi le classi lavoratrici ed il welfare. Inoltre la destra è la migliore garanzia per il capitalismo ed anche per le banche. Berlusconi ha capito fino in fondo che poteva giocarsi fino in fondo una partita che poteva riportarlo ad essere il dominus dell’Italia solo se avesse offerto al PD ed a Monti la possibilità di un governo “di responsabilità nazionale”. Ha offerto a Bersani la direzione di tale governo . Ma Bersani è rimasto vittima dei suoi stessi dubbi ed è stato fatto fuori assieme a Prodi. La mancata elezione di Prodi segna il punto di fuoriuscita definitiva del PD da ogni politica di centro.-sinistra. Napolitano, interprete di ciò che i poteri mondiali vogliono dall’Italia, è la persona più idonea a garantire una decisa svolta a destra, ancora più a destra di Monti, della politica italiana. Ha accettato di continuare a fare il Capo dello Stato avendo ottenuto prima da Bersani, Alfano, Monti e Maroni l’impegno a fare un governo subito. Governo che sarà presieduto da Letta oppure da Amato. Bersani si è bruciato. Ma il capo del governo sarà scelto nell’area dei personaggi graditi alla Casa Bianca ed a Bruxelles.
Con molta onestà Vendola non ha appoggiato fino in fondo questo disegno pur avendo fatto dichiarazioni che potevano indurre a pensare il contrario quando ha detto che non si ritorna alla casella di partenza che è un campo di macerie e che bisogna guardare al futuro. Quale futuro? Comunque Vendola non ha votato Napolitano ed è stato importante che non abbia lasciato a 5 Stelle il monopolio della opposizione al governo di larghe intese, al cosidetto inciucio.Non votando Napolitano Vendola costituisce ancora una speranza per la sinistra italiana. Spero che la Nomenclatura del SEL non lo spinga all’accordo con il PD ed a rientrare nei ranghi.
Ma, se dobbiamo essere veritieri dobbiamo dire che anche se Grillo avesse dato la più ampia disponibilità a collaborare con il PD per una soluzione della Presidenza della repubblica, anche se avesse mollato la candidatura di Rodotà, la maggioranza del PD non avrebbe mai, dico mai, fatto un accordo con lui. Oramai la maggioranza del PD ha compiuto fino in fondo la sua scelta. Una scelta che avrà seguito in tutto il partito che si sta in queste ore ricompattando su posizioni di centro-destra. La scissione non sarà fatta da Renzi e se qualcuno nel PD assumerà l’iniziativa di una scissione di sinistra tutto il quadro politico italiano tenterà di strangolarla fin dalla culla. Le forze che spingono a destra sono oggi di gran lunga più forti ed hanno in mano le istituzioni ed il potere economico.
Napolitano si sta scusando con Berlusconi per la parentesi Monti. Napolitano aveva sostenuto per cinque anni il centro-destra avallando tutte le sue porcherie. POi aveva dovuto cedere alle pressioni esterne che volevano Monti al Governo. La rottura tra Napolitano e la Procura di Palermo e l’esilio ad Aosta di Ingroia sono stati un primo pezzo della riconciliazione con Berlusconi dopo il golpe del governo “tecnico”. Ora si apre la immensa prateria del governo di larghe intese del quale Berlusconi sarà il dominus. Si temprerà in questo governo la nuova-vecchia classe dirigente fatta di persone rappresentative del PDL e del PD.
Quale maggiore soddisfazione del Cavaliere quella di avere un governo assieme a Bersani che fino all’altro ieri diceva ai suoi ” Vi immaginate io assieme a Brunetta ed a Gasparri?”. Ebbene ora i suoi non se lo immagineranno ma vedranno Bersani a braccetto dei due sotto lo sguardo paterno e compiaciuto del Cavaliere che ha vinto e stravinto la sua partita essendo l’unico politico di questa fase storica ad avere una cosa che gli altrui hanno stupidamente dismesso: l’Ideologia! IL pensiero forte! Un pensiero forte fa una strategia forte ed una strategia forte fa tattiche forti. Per questo Berlusconi ha fottuto tutti.

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Il Congresso del PD

Il Congresso del PD è stato fatto dai 101 grandi elettori che hanno bocciato Prodi. Quella bocciatura ha spostato definitivamente a destra l’asse del PD chiudendo la esperienza del centro-sinistra per sempre ed aprendo alla intesa con Berlusconi ed il suo partito. Questa scelta operata nel segreto delle urne e senza alcuna discussione è stata rafforzata e resa irriversibile dalla conferma di Napolitano a Presidente della Repubblica. E’ notoria la propensione di Napolitano per il Governo delle larghe intese e la sua viva antipatia per il Movimento 5 Stelle e comunque per qualsiasi ipotesi di sinistra. Napolitano sa che la sinistra non è amata dagli ambienti internazionali ai quali la classe dirigente italiana ambisce appartenere.
In settimana dopo il discorso di Napolitano alle Camere avremo sicuramente il Governo. Padrini di questo governo saranno Berlusconi, Monti, la Merkel, Obama e naturalmente Napolitano. I mercati saranno arcicontenti e lo spread schizzerà verso il basso. Tanto, quando vogliono una fetta della torta italiana se la potranno tagliare quando e come vorranno.
Fabrizio Barca propone un programma per un PD di sinistra. Ma Fabrizio Barca non è di sinistra. E’ un liberal moderato che ritiene antiestetico per il capitalismo la esistenza di suicidi di imprenditori e di lavoratori e la disoccupazione di massa. Vedremo che cosa succederà attorno a Vendola. Forse tenteranno di recupererarlo ma non è detto. Oramai è un limone spremuto dal PD. Quando Vendola si è alleato con Bersani era l’otto o il nove per cento. Ora è meno del tre per cento. Questo i suoi 45 deputati e senatori lo sanno e dubito molto che lo seguiranno laddove inizia un grande desolato deserto da attraversare per giungere alla terra promessa. Tra i 45 ci sono alcuni che pensano di avere già raggiunto la terra promessa. Non ci sarà scioglimento delle Camere.

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Trombettieri di regime, leccapiedi, venduti e traditori si sono scatenati nella propaganda. Da ogni parte si odono inni e panegirici ai potenti che hanno vinto ieri la loro battaglia ai danni dei cittadini. In prima fila i giornalai della Rai capitanati dai finti oppositori di rai3. E’ davvero un triste giorno. Hanno messo in campo ogni forza e ogni metodo per asservire ulteriormente un popolo che si è svegliato in parte troppo tardi. Ci aspettano tempi durissimi, di fame e miseria. Saremo carne da macello per gli illuminati, che potranno portare a termine il loro piano diabolico. Sono anni che hanno deciso di fare affari in altre parti del mondo e quindi ci lasceranno affondare senza pietà. D’altra parte che cosa dobbiamo aspettarci da gente che non esita a fare milioni di morti con le loro guerre?

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Giorgio II, il regime degli irresponsabili.

I lettori di questo giornale, che sono di tutte le opinioni politiche e ciò mi rende orgoglioso, mi scuseranno se in questo editoriale sosterrò una tesi non nuova ma che so risultare urticante. E’ da quando portavo i calzoni corti che sento abusare di una parola sacra per coprire la malafede della partitocrazia: responsabilità. Appena rieletto Re Giorgio II non ha mancato di ricorrere al mantra per dare il segnale convenuto: tutti dietro di me, a continuare il lavoro cominciato nel dicembre 2011 con l’imposizione di Monti, per salvare il Palazzo da quello che dovrebbe essere il suo legittimo titolare: il Popolo. Mai come sabato sera, da molti anni a questa parte, la cortina di ferro fra classe politica e gente comune era così spessa e visibile, un muro d’incomunicabilità giunto quasi al punto di rottura. Chi assediava Montecitorio voleva, semplicemente, riprenderselo, visto che in teoria sarebbe suo.

Il Napolitano bis al Quirinale non solo segna il fallimento di un parlamento ostaggio di interessi autoreferenziali e tatticismi di retrobottega, ma soprattutto indica una perfetta e addirittura ostentata continuità con il malgoverno di una Repubblica democratica di nome e oligarchica di fatto. Uno Stato che risponde non ai cittadini, che alle elezioni hanno inviato un messaggio chiarissimo di voler finirla con lo squallore delle beghe inconfessabili, ma ai soliti partiti che governano sulle nostre teste da decenni. E che sono in grado di farlo perché la maggioranza dei cittadini che votano (non dimentichiamo quel terzo di italiani astensionisti, esistono anche loro) hanno finora scelto, pecore belanti illuse e autolesioniste, di legittimare queste associazioni private che la Costituzione tutela nella sua seconda parte, cioè quella non fondamentale, e che dopo quasi settant’anni hanno dimostrato di essere totalmente inadeguate a interpretare e rappresentare la volontà popolare. Un conto erano i grandi e rispettabili partiti ideologici di un tempo, scuole di alta politica e anche di vita, un altro sono i loro putrescenti eredi di oggi, che derivano dalla loro corruzione a comitati d’affari, da Craxi a Berlusconi fino allo scandalo Monte Paschi.

A parte la facciata, ossia la nuova compagine ministeriale affidata all’Amato di turno, nulla cambia davvero: subiremo ancora i diktat Ue-Bce-Usa, saremo ancora un paese a sovranità condizionata, ci vesseranno e taglieggeranno come hanno sempre fatto lorsignori che litigano per avere un posto a tavola. A distrarci da questa vergogna di fondo, assisteremo alla spettacolare resa dei conti a sinistra, con Renzi il finto nuovo che avanza verso una Margherita 2, Vendola e Barca a rifare i Ds, e il Movimento 5 Stelle a raccogliere giustamente, per la sua coerenza nonostante le ingenuità e i passi falsi (come la retromarcia su Roma), il grosso del malcontento. Ci preoccuperanno le conseguenze dell’indubbia vittoria politica di Berlusconi, che al crepuscolo della sua esistenza terrena si avvia a mestare ancora una volta intorbidando le acque. Ma dopo la tempesta tornerà la quiete frustrante di sempre.

A meno che non si cominci a dire a se stessi la verità fino in fondo: questa non è democrazia, e non lo è solo da oggi, non lo è da un pezzo. Questo è un regime. Per l’esattezza, un’oligarchia. Che secondo gli antichi Greci che hanno inventato entrambe, è il vero rovescio e nemico storico di ogni democrazia (la Rivoluzione Francese scoppiò dal conflitto divenuto insanabile fra un emergente Terzo Stato conculcato e un’indegna nobiltà fannullona e parassitaria). L’abbarbicarsi di destra e sinistra sulla conservazione dello status quo con la conferma di Napolitano ne è l’ultima manifestazione in ordine di tempo, solo più spudorata e indecente. Si stanno scavando la fossa ballandoci pure sopra. I veri irresponsabili sono loro, non chi prova una sacrosanta rabbia per la loro arroganza. Ma è proprio questa rabbia che alla fine, nonostante tutto, mi rende ottimista per il futuro: a me sembra che cresca e si diffonda, e se ben usata può dare speranza per un nuovo inizio. Che metta il cittadino singolo, in carne e ossa, sovrano nel popolo che ne è la proiezione, al centro. Al posto dei partiti, dei mercati, delle alleanze internazionali, tutte cose che dovrebbero tornare ad essere strumenti per il suo benessere, e non il contrario.

http://www.nuovavicenza.it/2013/04/giorgio-ii-il-regime-degli-irresponsabili/
21.04.2013

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PD, LE TESSERE STRACCIATE E L’ATTACCO AL CUORE DELLO STATO

DI GIORGIO CATTANEO
libreidee.org

Vent’anni di guerriglia verbale con Berlusconi , per poi andarci a nozze definitivamente, all’ombra del Quirinale, contro la volontà della stragrande maggioranza del paese e persino dei propri iscritti, esasperati dalla protervia marmorea di una nomenklatura grottesca. Nella inquietante “notte della Repubblica” che si spalanca sull’incerto 2013, brilla il bagliore – non scontato – dei roghi delle tessere del Pd, il “popolo delle primarie” che sembra aver finalmente capito di esser stato ferocemente preso in giro: a personaggi come Bersani, Letta, Bindi, Violante, D’Alema e Finocchiaro non è mai passata nemmeno per l’anticamera del cervello l’ipotesi di un vero cambiamento.

Se l’antiberlusconismo tanto sbandierato era solo un collante di comodo, fragile e insincero, ora è scaduto anche quello. Così si comprende meglio l’irruzione sulla scena di Beppe Grillo, come sostiene Giovanni Minoli: «Grillo ha fatto un miracolo democratico, ha evitato una guerra civile».

Sul versante di sinistra, la democrazia italiana sembra sotto choc. Ha scoperto all’improvviso che i presunti paladini del progressismo erano in campo per tutt’altra ragione. E cioè: addormentare l’opinione pubblica e impedirle di pretendere un vero riscatto civile. Meglio imbrigliarla con falsi obiettivi e abili diversivi, per far digerire al popolo del centrosinistra le misure più impopolari di sempre. Avverte l’economista italo-danese Bruno Amoroso: a partire dallo scandalo Mps, la storia si sta incaricando di smascherare una “democratura” infiltrata da poteri fortissimi, esterni agli interessi dell’Italia, ai quali obbedire puntualmente, ogni volta mentendo al proprio elettorato e magari agitando bersagli di carta: la finta crociata contro l’ineleggibilità del Cavaliere, l’antimafia come orizzonte politico di parte e la denuncia dell’evasione fiscale come male assoluto, perfettamente adatto a colpevolizzare il paese. Evasione e mafia, due metastasi italiane. Nulla, però, in confronto all’attacco al cuore dello Stato, organizzato dall’élite neoclassica e neoliberista di Bruxelles, intenzionata a confiscare quel che resta della sovranità democratica per privatizzare tutto, a costo di gettare milioni di persone nell’incubo della precarietà e del bisogno.

Rinnegati di sinistra, li chiama il filosofo Costanzo Preve: fino a ieri hanno potuto agire impunemente, protetti da un mainstream prezzolato e ipocrita, sempre pronto a non vedere, non dire, non discutere, e quindi ostile alla contro-narrazione improvvisata da Grillo, che ora è arrivata – nonostante l’interdizione sovietica di giornali e televisioni – a costruire una scomoda testa di ponte in Parlamento e nelle piazze indignate che assediano il Palazzo. Niente di rassicurante all’orizzonte: da una parte il bunker della partitocrazia in sfacelo, al guinzaglio dei signori di Bruxelles, e dall’altra un’opposizione di governo tutta da costruire, guardando all’Europa di domani. Quella della Francia che ormai fischia Hollande, del Portogallo che dichiara anticostituzionale il Fiscal Compact, della Grecia dilaniata dal ricatto della nuova schiavitù, dell’Inghilterra sovrana che fa assorbire quote di debito dalla propria banca centrale. Centrosinistra inesistente anche a Berlino, dove – mentre la Spd condivide con la Merkel il delirio del rigore spacciato per virtù – è la destra liberale di “Alternativa per la Germania” a mettere in discussione l’euro come sistema ingiusto, fallimentare e anche pericoloso, vista l’ondata di risentimento anti-tedesco che sta suscitando nel resto del continente.

La sinistra italiana, capace di imporre una sterzata popolare alla Costituzione materiale del paese, era quella guidata da Enrico Berlinguer e da personalità d’altri tempi come Sandro Pertini, in grado di parlare alla nazione, e come Gino Giugni, l’architetto democratico dello Statuto dei Lavoratori, che portò anche in fabbrica la democrazia nata dalla Resistenza antifascista. Con l’inaudita rielezione di Napolitano al Quirinale sembra terminare un lungo equivoco, coltivato dallo strano regime bipolare (ma in realtà bipartisan) insediatosi dopo Tangentopoli con la promessa di riscattare il paese dal cancro della corruzione: distratta dai meritati applausi ai giudici di Mani Pulite, l’opinione pubblica non si era accorta che – lontano dai riflettori – il Trattato di Maastricht rappresentava l’inizio della fine della democrazia parlamentare e quindi della libertà. Era una cessione semi-clandestina della sovranità nazionale, concessa senza validazione popolare e senza neppure la contropartita democratica di un governo federale europeo. I risultati arrivano oggi e si chiamano catastrofe dell’economia , pareggio di bilancio e massacro sociale, manovre lacrime e sangue imposte da “ministri della paura” di ieri, di oggi e di domani.

Giuliano Amato, ricorda Franco Fracassi nel libro-inchiesta “G8 Gate”, fu il premier che, un anno prima della mattanza di Genova, fece pestare a sangue i disoccupati che protestavano a Napoli: per la prima volta, osserva Fracassi, alla polizia antisommossa di Gianni De Gennaro fu ordinato di non lasciare vie di fuga ai manifestanti, trasformando la piazza in una trappola. Dieci anni di letargo, dopo la sanguinosa liquidazione del movimento No-Global e l’infarto democratico mondiale dell’11 Settembre, hanno incubato i fronti più atroci di quella che Giulietto Chiesa annunciò col suo vero nome, la Guerra Infinita. Poi il crac della Lehman, gli Indignados, Occupy Wall Street. In Italia, nonostante la sordità non casuale del Pd, parla una lingua internazionale la resistenza civile della valle di Susa contro l’assurda violenza di una “grande opera inutile” come il Tav Torino-Lione. Nel fatidico 2011, l’anno del luttuoso avvento di Monti & Fornero, l’Italia sembrava essersi svegliata dal sonno: il clamoroso plebiscito democratico dei referendum per i beni comuni portava la firma, tra gli altri, di Stefano Rodotà. Ancora una volta, il Palazzo ha votato contro la volontà popolare, sfidandola. Ma oggi – a partire dalla rivolta di Vendola e dei militanti del Pd – i rottami del centrosinistra non potranno più ingannare l’opinione pubblica ricorrendo ai vecchi alibi, ora che sembrano apprestarsi a consegnare definitivamente il paese al super-potere straniero che lo sta sbranando.

Giorgio Cattaneo
Fonte: http://www.libreidee.org
Link: http://www.libreidee.org/2013/04/pd-le-tessere-stracciate-e-lattacco-al-cuore-dello-stato/
21.04.2013

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E’ molto indicativo osservare le immagini dei quattro paraculi che hanno inscenato il rogo delle tessere del Pd, per capire chi sono gli attuali elettori di quel partito. Tutta gente “middle-class” col culo protetto, il paradigma di ciò che sprezzantemente viene definito come la borghesia “radical-chic”. Non un operaio, non un insegnante, non un immigrato, un precario o uno studente della classe lavoratrice. Non un morto di fame, per dirla a brutto muso. Andatevi a vedere le immagini delle proteste in Spagna, Portogallo o Grecia. Vedrete come la composizione sociale di chi scende in piazza sia diversa, come i volti, l’abbigliamento e gli atteggiamenti delle persone siano diversi. E poi fatevi qualche domanda, ma senza farvi influenzare da cattivi maestri come Preve, uno stimato intellettuale che parla di tradimento della sinistra e poi vota Le Pen. Come il bue che dà del cornuto all’asino.

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Napolitano considerato il peggior presidente della Repubblica Italiana è stato rieletto…. al peggio non c’è mai fine. Per i più sensibili doveva essere esautorato quando non ha salvaguardato l’articolo 11 della Costituzione e non ha saputo opporsi a una guerra criminale contro la Libia di un governo indegno e corrotto che pochi mesi prima aveva firmato un trattato di amicizia col popolo libico, ma la storia si ripete …. e in peggio. Ora non ostante le rassicurazioni si rende disponibile per un secondo mandato per fornire un canotto di salvataggio agli zombie di PDL e PD creando ulteriore livore contro questi distruttori della nazione. Cosa si deve aspettare una guerra civile per dar voce al popolo?

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Chi non ha capito in questi anni e ancor più nell’anno di Monti che il PD e’ IL partito neoliberista per eccellenza, l’alfiere dei poteri forti, la maschera da questi indossata per proporsi ai diseredati e agli esclusi per imbrigliarne il consenso, e’ soltanto un povero idiota. È personalmente ne ho le scatole piene di sentir parlare ancora di Destra e Sinistra secondo stereotipi classici, mentre noto ( tanto per fare un esempio) che le dichiarazioni di Le Pen potrebbero essere fatte proprie in buona parte da Landini senza troppe difficolta’.

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….. purtroppo la “sinistra” italiana è nel 90% ” radical chic” …. sono pieni di soldi, allora si annoiano e li viene in mente ‘ sto esotico ” radical chic” ….. si sentono, come quando vanno alle Maldive ….

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Chi è la tessera n. 1 del PD? Un potente uomo della finanza. Punto.

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“lo scopo che determina la formazione di un partito è quello di creare uno strumento per governare il popolo,in altre parole,di governare coloro che sono fuori di esso.” (moammar el gheddafi,libro verde)

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Ancora più colpevoli sono quelli che hanno rieletto questa classe di parassiti indegni di vivere in una società civile, inutile bruciare le tessere adesso, il danno è fatto, ora godetevi lo spettacolo della svendita finale e totale della nostra sovranità nazionale nonchè di tutto quel che ci è rimasto (ben poco in effetti).

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la presunta telefonata della Cancellieri a Grillo e il passo indietro di Grillo (che forse ha temuto una denuncia per istigazione alla violenza o semplicemente che gli sfuggisse di mano la situazione) ha fermato la prima rivoluzione violenta del dopoguerra. ma ora neanche Grillo potrà fermare milioni di disoccupati.

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“…a partire dallo scandalo Mps, la storia si sta incaricando di smascherare una “democratura” infiltrata da poteri fortissimi, esterni agli interessi dell’Italia, ai quali obbedire puntualmente, ogni volta mentendo al proprio elettorato e magari agitando bersagli di carta: la finta crociata contro l’ineleggibilità del Cavaliere, l’antimafia come orizzonte politico di parte e la denuncia dell’evasione fiscale come male assoluto, perfettamente adatto a colpevolizzare il paese. Evasione e mafia, due metastasi italiane. Nulla, però, in confronto all’attacco al cuore dello Stato, organizzato dall’élite neoclassica e neoliberista di Bruxelles, intenzionata a confiscare quel che resta della sovranità democratica per privatizzare tutto, a costo di gettare milioni di persone nell’incubo della precarietà e del bisogno….” Questo passaggio mi trova d’accordo al mille per cento

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21 aprile 2013 | Autore

“Non mi convinceranno a restare – Mia elezione non è soluzione, e sarebbe al limite del ridicolo – Giorgio Napolitano 14.4/2013

Quello che si è consumato oggi al parlamento italiano, è il più grande inciucio di sempre nella storia repubblicana. Le controindicazioni e gli effetti collaterali gravi di questo abominio politico, si rederanno palesi fra qualche tempo, quando il paese, allora definitivamente nel baratro, accenderà sommosse popolari in ogni dove, mettendo a serio rischio la tenuta sociale. Hanno voluto mettere una “grande pezza”, a uno squarcio talmente esorbitante, che in nessun modo può essere ricucito – il tutto con il losco intento, di consolidare per l’ennesima volta, poltrone, privilegi, impunità e potere, infischiandosene provocatoriamente e spudoratamente della volontà popolare, principio sul quale si fonda e si esercita la democrazia nella sua più corretta derivazione etimologica.
I sorrisi di giubilo, l’entusiamo, gli applausi e il plauso, che hanno animato e rianimato l’aula del parlamento, dopo la rielezione di Napolitano a capo dello stato, si ascrivono drammaticamente a metafora di un ultimo vergognoso atto prima della fine, per sancire così il tracollo di una democrazia mai compiuta, ma da sempre ostaggio di interessi particolari e mercimonio della dignità.

L’atteggiamento ipocrita, codardo, servile e fintamente responsabile di Giorgio Napolitano, vanifica il sacrificio di tutti quegli italiani che hanno lottato e sono morti per liberare l’Italia dal nazi-fascismo, e riconquistare il diritto di una libertà perduta – affermando così, l’inutilità di una tale carica e allineandosi all’ipocrisia di questa classe politica escrementizia, nella speranza di passare alla storia come un presidente neutrale, super partes e di buon senso.
A tempo debito, e alla luce dei fatti e degli avvenimenti futuri, la storia giudicherà e confermerà la stupidità e faziosità di un tale atteggiamento, permeato di infantilismo politico, qualunquismo, piaggeria e vanesia visibilità che, nella sostanza, rinnega e sterilizza gli ideali e le ragioni, all’origine della sua storia politica improntata alla mera carriera personale.
Da tutto ciò si evince che il signor Napolitano non ha alcuna consapevolezza della realtà e della gravità della situazione socio politica e quindi, minimizza i suoi atti e comportamenti, adducendone un significato retorico e formale – mettendo così a rischio la tenuta dei principi fondamenti della democrazia, relativizzando ogni parametro di giudizio, e messa in discussione l’autenticità dei suoi valori morali ed etici e il suo, un tempo platealmente ostentato, senso dello Stato.
Il Cittadino più rappresentativo della nostra Repubblica, che dovrebbe dormire con la Costituzione sul comodino, ha l’obbligo morale e politico di astenersi fermamente e in forma esplicita da ogni coinvolgimento che possa in qualche modo, mettere in dubbio la sua onestà intellettuale, il suo senso dello stato, e l’indipendenza.
Detto questo, trovo raccapricciante e scandaloso il silenzio tombale del “compagno” Bersani, sulle motivazioni mai espresse che lo hanno spinto a non considerare in alcun modo legittima una possibile candidatura alla presidenza della Repubblica del signor Stefano Rodotà: una, e forse la sola figura in questo paese, degna e meritevole di un tale compito. Un uomo al di sopra di ogni sospetto, autentico servitore dello stato, la cui limpidezza e statura morale traspare da ogni poro della sua persona, colto, etico, sobrio e intelligente, senza secondi fini, lontano da ogni becero protagonismo, gioco di potere e servilismo politico.
Certo, una tale eminente personalità a Capo dello Stato, avrebbe in breve tempo portato alla luce le incongruenze, le contraddizioni, i compromessi e l’indecente doppio/giochismo di Giorgio Napolitano. E questo è il motivo primo che lo ha indotto ad accettare.
Ergo, il tragico e spudorato accordo tra PD, Berlusconi, Monti e Napolitano sull’elezione del Presidente della Repubblica, propedeutico alla costruzione di un nuovo governo dei poteri forti, è un vero e proprio golpe bianco a cui occorre rispondere con la mobilitazione popolare e l’unità di tutti i cittadini onesti e di buona volontà.

Quella Libertà e quella Democrazia che in maniera perseverante e sistematica, questa classe politica imbarbarita dal potere cerca di mercificare in tutte le salse, è stata loro servita su un piatto d’argento dal sacrificio e dal sangue di tanti italiani che, un tempo, sono morti per combattere proprio questo tipo di ingiustizie, abusi e soprusi. Una libertà che, oggi (e per i motivi che sappiamo) è trasfigurata in licenza, pratica di mistificazione sistematica, privilegio e impunità.

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Berlusconi, Monti, Napolitano votano tutti sulla bibbia massonica, prima che sulla costituzione italiana, non riconoscerli atto di coscienza dovuta, questi di italiano anno solo il nome.

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Nulla di nuovo sotto il cielo! Siamo occupati dal 1943 e la democrazia non è mai esistita e solo una bella invenzione insieme alle elezioni.Io non ho mai votato e Giorgino la costituzione dopo il trattato di Lisbona sa bene che ci si può pulire il c..o! Votate gente votate!
L’unica cosa da fare è bloccare il paese. sciopero ad oltranza , e soprattutto aprire la stagione della caccia al giornalista servo del potere che non dice mai un c…o di come stanno veramente le cose perché altrimenti si ritrova a spalare m…a o peggio sottoterra.

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Il divario tra governanti e governati ha raggiunto dimensioni “astronomiche”

domenica 21 aprile 2013
Foto: "C'è sempre stato un divario tra le scelte politiche e la volontà popolare, ma ora ha raggiunto dimensioni astronomiche. Oggi lo si può percepire chiaramente "Noam Chomsky

“C’è sempre stato un divario tra le scelte politiche e la volontà popolare, ma ora ha raggiunto dimensioni astronomiche. Oggi lo si può percepire chiaramente ”

Noam Chomsky

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4 Maggio: manifestazioni in tutta Italia per la ricostruzione nazionale

Napolitano 2 - Italia 0Segnalazione di Luca Castellini

L’On. Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, in merito all’elezione di Giorgio Napolitano a presidente della repubblica, comunica: “ ciò che siamo assistendo in queste ore non ha nulla a che fare con la tanto sbandierata democrazia parlamentare, ma rappresenta il colpo di coda di un sistema partitocratico che è destinato a soccombere quanto prima.
Giorgio Napolitano non sarà ricordato come il presidente che ha ricevuto, per la prima volta, un secondo mandato ne come la figura che ha salvato la patria bensì come il presidente legato alle intercettazioni il cui contenuto non è stato conosciuto e non lo sarà mai, come il presidente che ha voluto fare a tutti i costi la guerra alla Libia strappando un patto che ci legava a quel paese, un presidente che ha regalato l’Italia a Goldman Sachs.
Letta, Amato e lo stesso Monti, tutti papabili per presiedere un nuovo governo non rappresentano nulla di nuovo. Anzi. Sono espressione del vecchio, del marcio, del torbido, della politica corrotta e corrumpibile.
Sono espressione di sentimenti antinazionali, anti-italiani e antieuropei.
Sono l’avanguardia italiana, neanche tanto nascosta, del gruppo Bilderberg, della commissione Trilateral e della finanza internazionale.
Forza Nuova comunica fin da ora che sabato 4 maggio nelle principali città italiane, manifesteremo per ridare libertà al popolo italiano, per non morire per mano di banchieri ed usurai, per l’indipendenza nazionale”

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Giorgio Napolitano, servo della Cia e Israele

Lunedì, 22 Aprile 2013 07:51

Giorgio Napolitano, servo della Cia e Israele
Con 738 voti, il 20 aprile 2013, due terzi della casta politica ha votato come Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, confermando al Colle un uomo di 88 anni (che secondo il mandato settennale resterebbe in carica fino a 95 anni…alla faccia del rinnovamento della classe politica).

Ma chi è veramente Giorgio Napolitano?

Egli è un uomo che ha sempre cambiato i suoi ideali all’occorrenza, da sempre servile ai poteri forti americani e filo-israeliani, presente ed ossequioso ovunque ci fosse un potere da servire.

Singolare in termini di contraddizioni il fatto che il 9 maggio 2010 fu premiato con il Premio Dan David (Fondazione israeliana che premia personalità che abbiano espresso ammirazione per Israele e per l’ideologia sionista) con questa motivazione: “…per il suo coraggio e integrità intellettuale che sono stati fondamentali nel guarire le ferite della Guerra Fredda in Europa, così come le cicatrici lasciate in Italia sulla scia del fascismo“; proprio lui che in gioventù militava nei G.U.F. (Gruppi universitari fascisti).

Dopo essersi finto difensore della classe operaia e dell’ideologia comunista ha capito fin da giovane che poteva essere l’uomo giusto al posto giusto: uninsider-man, utile agli americani in funzione anti-comunista e per agevolare l’imperialismo americano in Europa ed in Italia.

L’ascesa politica di Napolitano si ebbe nel 1953 quando fu eletto deputato nel PCI e poco più tardi si unirà alla corrente migliorista (interna al PCI) di Giorgio Amendola, uomo liberale, antifascista e massone. Una ideologia, quella dei miglioristi, profondamente anti-marxista che portò Amendola e Napolitano a mettersi al servizio di organizzazioni come l’Istituto di Affari Internazionali di Gianni Agnelli e il Council for Foreign Relations di Rockfeller.Nel 1975 Napolitano strinse anche relazioni con Antonio Nigro, il quale ottenne grossi finanziamenti dalla Fondazione Rockefeller e dalla Fondazione Ford allo scopo di convincere i comunisti ad attraversare un lungo processo di democratizzazione (leggasi “americanizzazione“).

Napolitano ebbe diversi incontri anche con Henry Kissinger, considerato l’uomo-ombra del governo americano e il rappresentante politico dell’ideologia basata sul Nuovo Ordine Mondiale. “L’arrivo al potere dei comunisti – si legge in un documento interno del Fco – costituirebbe un forte colpo psicologico per l’Occidente. L’impegno Usa verso l’Europa finirebbe per indebolirsi, potrebbero così sorgere tensioni gravi fra gli americani e i membri europei della Nato su come trattare gli italiani“. A Londra Henri Kissinger discutendo la situazione italiana con il nuovo Ministro degli Esteri inglese Antony Crosland fa delle rivelazioni sconvolgenti: “La questione dell’obbedienza del PCI a Mosca è secondaria. Per la coesione dell’occidente i comunisti come Berlinguer sono più pericolosi del portoghese Cunhal“.

Nel 1978 Napolitano, su invito del neo-conservatore americano, Joseph La Palombara, è ospite del Council on Foreign Relations (organizzazione che si occupa di strategie globali per conto di importanti famiglie di bancheri come i Rockefeller, i Rothschild e i Morgan) e lì dichiarerà fedeltà alla N.A.T.O. .

Bisognava adesso dare il colpo di grazia al PCI: fu nel 1980 che si posero le basi per una delle operazioni più importanti della CIA: lo stratega Duane Clarridge dà inizio all’operazione chiamata “soluzione finale“ e da lui definita “una delle operazione più azzardate della sua carriera: un accordo segreto tra la CIA e il PCI“. Attraverso azioni non violente, ad esempio creando una equipe di tecnici neo-liberisti all’interno di un partito “non allineato” all’ideologia capitalista americana, la CIA riuscì a penetrare nella gestione del PCI. Il cerchio si era finalmente chiuso: alla morte di Enrico Berlinguer nel 1984, come segretario del PCI venne eletto Alessandro Natta ma Napolitano, forte della protezione degli Usa, da lì a poco avrebbe dato il colpo di grazia al partito.

Qualora gli ultimi trenta’anni di storia politica non bastassero a rappresentare Napolitano come traditore del PCI, nonchè uomo al servizio dell’imperialismo americano e del potere filo-bancario, ricorderei le recenti manomissioni di alcuni importantissimi articoli della Costituzione, manomissioni da lui avallate e controfirmate, tra tutte l’articolo 81 della Costituzione che il 18 aprile 2012 ha introdotto il pareggio di bilancio, obbligando di fatto lo Stato alla schiavitù delle politiche di austerità, tanto care all’imperialismo-capitalistico americano ed europeista, il tutto secondo i piani dell’ideologia mondialista, rendendo al tempo stesso le teorie keynesiane (basate, invece, su una politica monetaria espansiva che darebbe slancio all’economia) di fatto incostituzionali.

Attraverso la complicità di personaggi come Napolitano, Monti e probabilmente anche Amato al governo italiano l’imperialismo americano potrà continuare ad dominare indisturbato sulla politica e sull’economia nazionale, portando avanti tutti gli obiettivi previsti nella scaletta mondialista: accentramento dei poteri nelle mani di organizzazioni sovranazionali (unione politica europea, B.C.E., F.M.I., W.T.O.) non elette democraticamente da alcun cittadino; politiche basate sull’austerità che stanno conducendo alla recessione economica; drastico aumento della disoccupazione; impoverimento delle classi sociali, riduzione delle nascite e, quindi, riduzione della popolazione.

http://italian.irib.ir/analisi/articoli/item/124552-giorgio-napolitano,-servo-della-cia

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Vedi anche l’altro Dossier Escogitur

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Un paese senza sovranità. Stefania Limiti

Intervista a Stefania Limiti giornalista e autrice de “Doppio livello”

Ombre sul nostro passato
Buongiorno e un saluto a tutti gli amici del Blog di Beppe Grillo, io mi chiamo Stefania Limiti, sono una giornalista e autrice di alcune inchieste che ripercorrono gli anni bui della nostra Repubblica, gli anni della strategia della tensione.
Ancora oggi non sappiamo la verità di molti fatti drammatici avvenuti nel nostro paese e, soprattutto, sono rimasti impuniti i responsabili e questo non ha dato la possibilità di dare delle risposte al sacrificio delle vittime, ai loro famigliari. Questo è un tema che tormenta la nostra coscienza collettiva. Io credo che non sia stato possibile trovare queste verità perché qualcuno ha lavorato e organizzato la destabilizzazione affinché sia impossibile ricostruire la verità e le agenzie e le menti molto raffinate che hanno architettato gli episodi più drammatici della nostra Storia hanno fatto depistaggi, intossicazioni, inquinamenti delle prove, che la scena del crimine venisse scomposta ogni volta e questo ha impedito la ricostruzione dei fatti e di capire agli investigatori chi fossero i mandanti di queste stragi.
Noi pensavamo che l’episodio di Portella della Ginestra fosse solo un episodio del ‘47, dobbiamo metterci nell’ordine di idee che invece quel tragico episodio in cui gli uomini del bandito Giuliano uccisero i manifestanti che si trovavano a Piana degli Albanesi per celebrare il Primo Maggio, è il calco con cui è stato realizzato il “doppio livello” e la destabilizzazione. Perché quel giorno, oggi sappiamo con certezza che non c’erano solamente gli uomini del bandito Giuliano a sparare agli uomini e donne e bambini che manifestavano e ricordavano il Primo Maggio, quel giorno c’erano anche gli agenti della Xª MAS, che prendevano ordini di un uomo degli americani, James Angleton. Non abbiamo saputo per tanto tempo che dietro a quella strage c’erano anche i fascisti di allora e i nuovi padroni dell’Italia. Portella delle Ginestre è il calco del doppio livello e della destabilizzazione, dobbiamo iniziare a pensare che quello che è avvenuto a Portella delle Ginestre è avvenuto anche a Capaci nel 92.
Che cosa è attendibile? È molto difficile rispondere a questa domanda, io credo che è attendibile tutto ciò che viene ricostruito sulla base dei fatti, sia in sede giornalistica, in sede investigativa, storica, tutto ciò che nasce dai fatti e che è utile a ricostruire non una verità che si vuole, ma la verità, dunque tutto ciò che trova legittimazione in se e che non è al servizio di nessuna verità precostituita.
E non ci sono testimoni che vogliono darci la loro verità, non ci sono cassetti che non siano già stati svuotati, in cui possiamo illuderci di trovare dossier, i nomi degli assassini e dei loro mandanti, quindi in realtà la verità dobbiamo conquistarcela. Ricostruire il puzzle della nostra storia attraverso singoli pezzi che qualcuno ha voluto scientificamente scomporre.
Noi dobbiamo ricomporli per ridefinire il quadro e capire chi ha voluto rendere il nostro Paese così fragile.
Nella mia inchiesta raccolta nel libro “Doppio Livello”, un capitolo è dedicato alla Rete Atlantica. La Rete Atlantica è composta da agenti informatori al servizio di organismi atlantici, è stata operativa in Italia alla fine degli anni ‘60 per tutti gli anni ‘70 e sicuramente per una parte degli anni ‘80.
Questi uomini avevano come riferimento le basi Usa del Nord Est e il loro ruolo era di controllare, spiare, manipolare, i gruppi neofascisti, che come è noto, in quelli anni sono stati particolarmente e tragicamente attivi e sono stati i protagonisti manuali della strategia della tensione di quella fase.
Gli uomini della Rete Atlantica sapevano tutto quello che i gruppi fascisti facevano, li spingevano, li controllavano e non li hanno mai fermati, non gli hanno mai impedito di fare i loro affari.
E l’esistenza di una rete di agenti atlantici non è una deduzione di qualcuno, ma è provata da importanti inchieste e in particolare mi riferisco a quella del giudice Salvini su Piazza Fontana e di quella del giudice Carlo Mastelloni. Inchieste in cui si prova, si documenta l’esistenza di questa rete, i contatti di questi uomini, i loro rapporti con i neo fascisti e tutto ciò che hanno fatto.
Per fare un esempio. Marcello Soffiati, uno degli uomini più importanti della rete atlantica pagava la latitanza dell’ordinovista Giovanni Ventura. Gli uomini della rete atlantica addestravano, insegnavano i modi per camuffare le operazioni e attentati per dare la responsabilità alla sinistra delle azioni terroristiche e dunque il ruolo di questa rete dimostra indubbiamente che cosa significa il doppio livello della destabilizzazione.

La Rete Atlantica
L’esistenza della Rete Atlantica va collocata e compresa nello scenario internazionale del dopoguerra, quando l’Italia si è trovata a essere un Paese controllato, geograficamente collocato in una posizione molto delicata, e è stato un paese a cui è stata impedita una propria sovranità, una propria via nazionale, di ricostruzione delle proprie scelte in politica estera, delle proprie scelte nelle strategie di sviluppo e questo perché tutto era stato impostato. Le istituzioni erano state infiltrate e tutto è stato fatto in modo che l’Italia potesse essere impermeabile a qualsiasi penetrazione delle forze comuniste e progressiste.
I frutti di quella politica sono molto lunghi nel tempo e probabilmente li stiamo ancora pagando oggi.In teoria le basi militari servono per un sistema di difesa integrato, nella realtà sappiamo che si tratta di una questione per noi nazionale all’ordine del giorno da sempre, perché riguarda la sovranità territoriale e riguarda l’impatto che queste strutture hanno nei territori in cui risiedono.
Esistono più o meno circa 10 basi americane o Nato più importanti, ma poi esistono una miriade di zone in cui sorgono stazione radar o depositi di armi e di materiale militare.
La commissione difesa della Camera della quindicesima legislatura fece una inchiesta molto interessante che non va assolutamente dimenticata, svolta in modo molto dettagliato, quindi resta una base per avere una idea dell’impatto di queste strutture sul nostro territorio.
Il fatto che siano all’ordine del giorno della politica italiana lo dimostra il recente dibattito sul sistema MUOS satellitare che il governatore della regione siciliana Crocetta ha per il momento impedito di installare a Niscemi, e c’è un aspetto molto importante di questa vicenda, che per ora segna un punto a favore delle popolazioni che giustamente hanno fatto sentire la loro voce, e cioè che questa struttura satellitare molto imponente doveva, era prevista inizialmente nell’area di Sigonella.
Uno studio fatto da organismi americani ha dimostrato che l’impatto elettromagnetico del sistema satellitare era così grande che avrebbe messo a rischio le bombe contenute della base di Sigonella, che potevano brillare e sulla base di questo è stata poi presa la decisione di spostare l’installazione, per il momento bloccata, ripeto, a Niscemi.
Pensate che cosa questo significa, ma soprattutto quello studio non è disponibile alle nostre autorità, probabilmente in questo studio ci sono dei dati molto più importanti, anche sui rischi, naturalmente, nella struttura, ma noi non li conosciamo. Questo la dice lunga sulla attualità del dossier delle basi in Italia, sul ruolo delle popolazioni, sull’impatto che queste strutture hanno e dimostra che è una questione mai chiusa.
Tornando a parlare delle stragi e del doppio livello, chi sono gli uomini che hanno fatto le stragi accanto alla mafia? Noi non conosciamo il loro volto, però credo che si tratti di uomini e agenzie che hanno lavorato affinché l’Italia fosse un Paese fragile, per spezzare le ossa al nostro Paese e renderlo ingovernabile. L’altra cosa importante è che non è più possibile dire che gli uomini della mafia erano soli, e questo è un fatto importante. Mentre molti hanno negato nel tempo la presenza di strutture occulte, di uomini a volto coperto, ma non appartenenti alla mafia, oggi questo non si può più dire, perché gli elementi raccolti dagli investigatori, le riflessioni fatte da molti magistrati, le tante sentenze che seppure non hanno portato a svelare i nomi del volto coperto hanno pero con certezza affermato che la loro esistenza viene in qualche modo resa assolutamente credibile da molti elementi raccolti. Non si può più dire che gli uomini di Cosa Nostra erano soli, credo che rispetto a prima questo è il passo avanti che è stato fatto e non è un passo avanti indifferente, perché nessuno può dire noi non sapevamo, noi non avevamo.
L’Italia è un Paese che non è riuscito a ricostruire la propria memoria e questo significa che è costretto a guardarsi sempre indietro, a guardare al proprio passato, a riconsiderarlo, a ristudiarlo, e quindi non siamo liberi per guardare il nostro futuro.
Dobbiamo ricostruire questa nostra memoria, capire che cosa è successo, che ha voluto la strategia della tensione. Dobbiamo farlo non solo per onorare le vittime delle stragi, ma per capire chi ha voluto che il nostro Paese fosse così ingovernabile, così fragile, non in grado di esprimere una propria sovranità.
Però la verità dobbiamo conquistarcela, è un lavoro di ricomposizione che va fatto in ogni sede possibile, perché la ricostruzione della memoria politica del nostro passato è la premessa fondamentale per il nostro futuro.
Se quello che avete sentito vi interessa, se vi piace, Passate parola!

http://www.beppegrillo.it/#*slu2*

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Se la cantano e se la suonano

Marco Cedolin

Dimostrando un tempismo perfetto, mentre all’Ucciardone venivano bruciate le intercettazioni che lo riguardavano, Napolitano si é recato a Montecitorio per raccogliere l’investitura in qualità di “nuovo” Presidente della Repubblica.
Per una mezz’ora buona “Re Giorgio” ha catechizzato il parlamento, ricevendo in cambio applausi scroscianti e sincera devozione da parte della classe politica italiana, prostrata ai suoi piedi in un abbraccio adorante.
Affogati all’interno delle amenità assortite che hanno dato corpo all’esercizio di retorica, Napolitano ha inserito alcuni punti fermi che non dovrebbero dare adito a fraintendimenti di sorta. Ha ribadito la volontà di formare un governo in tempi brevissimi….

Ha richiamato la classe politica alle proprie responsabilità, ribadendo come le promesse fatte agli elettori non possano in alcun modo condizionare le alleanze di governo e le scelte politiche operate nel nome di un bene superiore. Ha criticato la “debolezza” che fino ad oggi ha impedito ai parlamentari di portare avanti le riforme (imposte dalla troika) con i ritmi che ci erano stati imposti da Bruxelles. Ha “lodato” il movimento 5 stelle per l’impegno profuso nella formazione delle commissioni, ribadendo come però la piazza non possa in alcun modo contrapporsi al parlamento, né la rete ai partiti, stigmatizzando la sacralità ed intoccabilità di entrambe queste istituzioni. Ed ha chiuso l’intervento ribadendo la necessità che partiti e movimenti mettano da parte i propri distinguo, per varare un governo d’inciucio senza ripensamenti di sorta.

Dopo l’ovazione finale, culminata in un applauso degno delle migliori prime alla Scala, Napolitano si é recato con un folto codazzo di giornalisti nel cortile, dove militari e fanfare gli hanno tributato il dovuto omaggio di inni e marcette d’ordinanza. Per poi recarsi con tanto di parata militare, come previsto dalla cerimonia, all’altare della Patria, dove é stato salutato dai caccia delle fiamme tricolori ed ha ritenuto giusto intrattenersi con la “gente comune” lasciata filtrare attraverso le forze dell’ordine, affinché anche la piazza (quella buona) potesse tributargli il meritato applauso.

Tutto sommato una cerimomia veloce, definita senza fronzoli dai giornalisti, che hanno ribadito come in strada non ci siano state contestazioni di sorta e tutto si sia svolto in un clima di serenità e fiducia nel futuro. L’impressione é stata quella che la cerimonia politica ed il paese reale (eccezion fatta per i parlamentari 5 stelle che non applaudivano e sembravano un corpo avulso al resto del contesto) si trovassero ad albergare su due pianeti diversi, con i giornalisti marchettari impegnati come sempre a relazionare le vicende di uno solo, riconoscendo all’altro una dimensione concreta, solamente nel momento in cui viene chiamato a pagare i loro stipendi, nel nome della pluralità di pensiero e della democrazia.
http://ilcorrosivo.blogspot.it/2013/04/se-la-cantano-e-se-la-suonano.html

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La sintesi del discorso di napolitano in parlamento
http://www.youtube.com/watch?v=whY3lj7KjWg