Gerusalemme deicida

1516556194Segnalazione del Centro Studi Federici

Israele abbatte una casa del patriarcato latino a Gerusalemme

La protesta di Fouad Twal tra le macerie: «Un’ingiustizia di fronte alla quale non possiamo rimanere in silenzio», di Giorgio Bernardelli

Il patriarca Fouad Twal sulle macerie di una casa di proprietà dal patriarcato latino distrutta dalle ruspe della municipalità di Gerusalemme, scortate dall’esercito israeliano. «Un atto di vandalismo contrario alle leggi internazionali», tuona il presule.

La clamorosa protesta si è svolta questo pomeriggio a pochi metri dal check-point che separa Gerusalemme da Betlemme e ha visto presenti insieme al patriarca Twal e ai vescovi ausiliari numerosi cristiani di Terra Santa. Un gesto forte accompagnato da una vibrata lettera di protesta indirizzata al ministero degli Interni israeliano. L’episodio è avvenuto all’alba del 28 ottobre quando le ruspe – senza alcun preavviso – si sono presentate per radere al suolo la casa, che si trova a circa 150 metri dal check-point poco sotto la collina di Tantur, nei pressi del grande quartiere ebraico di Gilo. «Sono arrivati alle 5 di mattina – ha raccontato la famiglia che viveva nella casa del patriarcato -. Ci hanno costretti ad uscire dalla nostra casa. Ci hanno tolto i cellulari e ci hanno impedito di avvertire qualcuno. Siamo rimasti a guardare mentre i buldozer devastavano la casa».

Il fatto si inserisce in un’ondata di demolizioni di case palestinesi decretate proprio in questi giorni dalla Municipalità a Gerusalemme Est . Solitamente la motivazione ufficiale che viene data è di tipo urbanistico: Israele le abbatte perché le ritiene «costruite senza permesso», e vengono abbattute per fare spazio all’espansione dei grandi quartieri ebraici di Gerusalemme Est come Gilo e Har Homa. In questo caso però la situazione è paradossale: la casa in questione, infatti, era lì da prima del 1967, quando con la Guerra dei sei giorni Israele ha assunto il controllo di quest’area, ricomprendendola poi entro i confini di Gerusalemme. Quindi questa casa è abusiva solo perché sulla zona non è mai stata fatta una pianificazione urbanistica che ricomprendesse gli edifici esistenti.

«Pur sapendo che la casa era di nostra proprietà, nessuno ci ha avvertito di questo gesto folle ed unilaterale – ha dichiarato il patriarca Fouad Twal durante la manifestazione di oggi -. Stavolta non possiamo restare in silenzio di fronte a questa ingiustizia».

http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/israele-israel-israel-29365/

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Terra Santa – I cristiani contro il razzismo israeliano

2013-10-06t112213z_1904064253_gm1e9a61hok01_rtrmadp_3_israel-cemeterySegnalazione del Centro Studi Federici

Cristiani di Gerusalemme manifestano contro le aggressioni dei coloni

GERUSALEMME – Un centinaio di cristiani di Gerusalemme hanno organizzato domenica 6 ottobre 2013 una marcia che, partita dalla Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, ha percorso i vicoli della città vecchia fino al cimitero della parrocchia latina, sul Monte Sion per protestare contro le aggressioni ai luoghi di culto da parte dei coloni.

Il cimitero latino è stato oggetto di atti di degrado martedì 1 ottobre da parte di coloni estremistici che hanno dipinto delle scritte di carattere razzista sui muri, oltre ad aver danneggiato una delle tombe.

Durante la marcia i partecipanti hanno portato una grande croce di legno recitando preghiere e canti contro le aggressioni che hanno colpito numerosi conventi, chiese e cimiteri eseguite da gruppi che agiscono sotto il nome “prezzo da pagare”.

I partecipanti hanno manifestato leggendo il seguente volantino:

“Noi, abitanti di Gerusalemme, siamo proprietari terrieri legittimi e non persone marginalizzate. Da qui, cioè dalla Terra Santa, denunciamo con forza tutte le forme di oppressione, di vessazione e di aggressione commesse da gruppi estremistici ebraici, estremistici, indisciplinati, non civilizzati, contro i luoghi di sepoltura dei nostri cari, contro i nostri santuari”

I volantini hanno qualificato questi gesti come razzisti facendoli rientrare nel contesto di una serie di atti perpetrati contro i luoghi di culto cristiani ed islamici da un gruppo caratterizzato dall’odio e dal razzismo il cui fine essenziale consiste nell’uccidere lo spirito di carità contro gli abitanti, accelerare l’ebraicizzazione della Città Santa, ovvero far allontanare i suoi abitanti.

Il volantino ha inoltre invitato ad una reale unità tra le diverse comunità cristiane di Terra Santa affermando che i cristiani, ovunque siano presenti, sono sostenitori della carità, della riconciliazione e della pace – valori fondamentali della religione cristiana.

Fonte: abouna.org del 07.10.2013

http://it.lpj.org/2013/10/08/cristiani-di-gerusalemme-manifestano-contro-le-aggressioni-dei-coloni/

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http://federiciblog.altervista.org/

http://www.centrostudifederici.org/

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Ma’lula (Siria) cade, mentre Obama e l’Occidente laicista e corrotto milita coi maomettani

Il giorno dopo la pagliacciata ecumenista di preghiera bergogliana, cade in mano ai ribelli anti-Assad sostenuti dagli USraeliani la città simbolo del cristianesimo orientale in Siria… “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete” ( Mt 7, 15-20)

(Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

DALLA SIRIA – la città Ma’lula è caduta –

SACRO MILITARE ORDINE COSTANTINIANO DI SAN GIORGIO
Delegazione del Lazio
Il Delegato Vicario

Cari confratelli,
ho ricevuto tanti messaggi di partecipazione e di incoraggiamento che ho trasmesso ai nostri amici che operano nei territori afflitti dalla crisi siriana. S.E. l’archieparca di Zahle mons. Issam Darwish, confratello della nostra Delegazione, ringrazia e impartisce la sua paterna benedizione nella speranza che le nostre preghiere possano portare ad una pace immediata.
Purtroppo la città Ma’lula, ieri assediata, è caduta e i terroristi di Al-Nustra stanno massacrando la popolazione cristiana. Moltissimi sono i profughi che fuggono e molti si stanno rifugiando proprio presso la nostra missione di Zahle dove abbiamo il nostro orfanotrofio e dove operano i nostri confratelli coordinati da Padre Nader. Come ricorderete proprio con il caro Padre Nader assistiamo un orfanotrofio che è ubicato a confine con la Siria in territorio libanese, a Zahle, dove sono ricoverati tanti orfani ma che nelle ultime ore si sta riempiendo oltre ogni misura di profughi che fuggono dalle atrocità.
Grazie per i messaggi di conforto che ricevo in queste ore e speriamo di poter essere utili anche per i bisogni che ci interesseranno nei prossimi giorni.
Vi invio di seguito il report che ho ricevuto da Padre Nader
Con Affetto
Franco
Carissimi fratelli,
ho il cuore sanguinante, dal dolore e dell’orrore di tanta ferocia a cui ho assistito in queste ore.
Sotto gli occhi di tutto il mondo, in un vergognoso silenzio “satanico”, Ma’lula è caduta nelle mani dei terroristi islamici di al-Nusra.
Più di 2000 terroristi mussulmani armati dai “paesi occidenti” hanno deturpato, depredato e raso al suolo tutte le chiese, e i due conventi più antichi del mondo!!! E l’intera umanità ha perso le radici della nostra storia di cristiani.
Non si contano i morti e i feriti a Ma’lula, e i pochi cristiani che sono sopravvissuti al massacro, si sono rifugiati alcuni a Damasco, altri sono stati accolti qui a Zahle (Libano).
Carissimi oggi mi sento sconfitto!!!
Fratelli aiutatemi!!!
È indispensabile il vostro aiuto, per sostenere i nostri fratelli cristiani.
Restiamo sempre uniti nella preghiera a Maria Regina della Pace. Dio abbia pietà di noi.
Vostro fratello
Padre Nader

Fonte: http://istitutoduesicilie.blogspot.it/2013/09/dalla-siria-la-citta-malula-e-caduta.html

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La verità sulla Siria: Maaloula, reportage di RaiNews24 di Gian Micalessin

Maaloula-St-Thecla_from_top_of_rockDocumenti in Esclusiva di RaiNews24, Gian Micalessin in prima linea a Maaloula.

di Angelo Iervolino – 19 settembre 2013 – Ancora una volta i giornalisti di RaiNews24, sono in prima linea per raccontarci la verità. Da Ain tina, ad un chilometro da Maaloula, Gian Micalessin ci mostra documenti in esclusiva dal fronte. Maaloula, è un villaggio cristiano di circa 3.000 abitanti, situato a 55 chilometri da Damasco, del quale già ho parlato nel mio articolo: “I ribelli uccidono i cristiani e fanno pulizia etnica nei villaggi, Cirielli avverte Letta: “L’Italia non deve dare nessun supporto agli Stati Uniti neanche indiretto”. I terroristi jihadisti di al-Qaeda Jabhat al-Nusra (Nusra Front), uccidono distruggono e saccheggiano, obbligando gli abitanti a fuggire, alcuni restano intrappolati, la cittadina chiama in aiuto l’esercito che a sua volta si trova nella morsa dei terroristi. L’esercito sta cercando di bonificare e liberare Maaloula e i centri abitati vicini per salvare i civili cristiani dal massacro e dai cecchini Jihadisti. L’esercito siriano è entrato nel villaggio cristiano, a Nord di Damasco, fino all’interno del Santuario di Santa Tecla, ma i terroristi restano asserragliati sulla collina di fronte al villaggio. Maaloula nei giorni scorsi è stato un teatro di violentissimi combattimenti e molti civili cristiani catturati che non hanno rinnegato Gesù sono stati decapitati.

Video Esclusivi dalla Siria:

Siria, cristiani nel mirino di al Qaeda

http://www.rainews24.it/it/video.php?id=35831

Santuario di Santa Tecla, Maaloula, sotto il fuoco dei cecchini. Dalla Siria, Gian Micalessin

http://www.rainews24.it/it/video-gallery.php?newsid=180892&videoid=35932

La battaglia di Maaloula (Il racconto di Gian Micalessin)

http://www.rainews24.it/it/video-gallery.php?newsid=180892&videoid=35856

Per ulteriori approfondimenti leggere qui:

http://lenewsdiangeloiervolino.altervista.org/blog/1449

http://lenewsdiangeloiervolino.altervista.org/blog/1249

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Comunicazioni:

Testata Giornalistica registrata presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere con decreto n° 811 del 18/04/2012.

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Lettera a Papa Francesco: noi abbiamo bisogno di un Papa pronto al martirio per salvare i cristiani perseguitati nel mondo, non dedito alla ricerca della popolarità persino tra i tifosi del calcio

di Silvana De Mari

14/08/2013 15:54:23
Lettera a Papa Francesco: noi abbiamo bisogno di un Papa pronto al martirio per salvare i cristiani perseguitati nel mondo, non dedito alla ricerca della popolarità persino tra i tifosi del calcio

Carissimo Papa Francesco,
mi rivolgo a lei in maniera così familiare perché ormai mi sono resa conto di quanto lei ami essere una persona comune, senza orpelli, senza ori e senza ermellini, una persona comune, come tante.
Una persona comune che come tante guarda il calcio.
Una persona comune che come tante chiacchiera amenamente in aeroplano.
Una persona comune come tante.
Noi abbiamo bisogno di un Papa.
Mi perdoni caro Papa Francesco, non viene nemmeno di chiamarla Santità, credo che Lei sia una persona deliziosa, il vicino di casa ideale, ma noi abbiamo bisogno di un Papa.
Ammazzano i cristiani come cani, Santità, tra una partita di calcio l’altra, tra un bacio a un bimbo disabile e l’altro, potrebbe fare qualcosa di un po’ più in tinta col suo ruolo? Solo nelle ultime ore sono 10 le chiese  bruciate in Egitto. Lei potrebbe fare qualcosa? Potrebbe mettersi addosso i suoi orpelli, gli ori e gli ermellini, che non sono spazzatura Santità, sono simboli di 2000 anni di storia e con quella roba addosso andare in Egitto invece che guardare il calcio? Non c’è solo Balotelli che desidera tanto parlare con Lei, ci sono anche i parroci delle chiese cattoliche in Nigeria che avrebbero qualcosa da raccontarle, quelli sopravvissuti voglio dire, quelli già defunti a Lei non hanno più niente da dire.
In un momento in cui la cristianità è sotto attacco come non mai, noi Santità abbiamo bisogno di un Papa. Abbiamo bisogno di qualcuno che come primo problema nomini i cristiani massacrati Nigeria e i cristiani massacrati in Pakistan nell’omelia di Pasqua, perché quei morti Santità erano uomini e perché nell’ucciderli è stata uccisa la libertà alla dignità dell’uomo. Santità non vorrei insegnarle il mestiere, capisco che Lei sia un professionista in fatto di cristianesimo e io un implume dilettante, ma a volte capita che dilettanti siano più lucidi nel giudizio. L’arca di Noè, per esempio, è stata costruita e guidata da dilettanti, il Titanic costruito guidato da professionisti. Non vorrei portare iella con il paragone, ma la cristianità mi dà l’impressione del Titanic. L’iceberg si chiama islam, lei dice che è tanto buono e spirituale, se lo dice lei che è un esperto, sarà anche così, ma, insisto, era tanto  esperto, uno dei migliori, anche il capitano del Titanic. Chi era un dilettante invece era San Pietro, per metà della sua vita aveva fatto il pescatore, studi teologici zero, un anatroccolo se paragonato a lei. San Pietro ai romani ha detto che loro, in quanto esseri umani, certo, erano fratelli, figli dello stesso Dio, ma che la loro religione era falsa. Il suo compito era convertirli o morire nel tentativo di convertirli all’unica vera fede, non trovare pregi a una fede falsa così che coloro che ci sono nati dentro non la abbandonino mai. E’ morto nel tentativo, ma alla fine li ha convertiti. Non dovrebbe essere questo il Suo ruolo? Convertire al cristianesimo. O morire nel tentativo.
A Lampedusa lei doveva pronunciare una sola frase
Vi porto l’amore di Dio.
In tutto il Corano la parola amore non è nominata una sola volta. Sarebbe bastato.
Lei a Lampedusa si è inchinato davanti alla “spiritualità” del Ramadan, Lei si è inchinato all’islam, e lei rappresenta Cristo. Chi rappresenta Cristo non si inchina davanti a nessuno.
Io sono la Vita, la Verità e la Via.
Io sono la Vita, la Verità e la Via, ma non importa che vi diate da fare per evangelizzare, anzi per fare proseliti, perché tanto tutte le religioni sono uguali, Santità, sul mio Vangelo non c’è scritto. O lei ne ha uno diverso, o c’è un eccesso di professionalità che la sta schiacciando.
San Pietro ai romani aveva detto che loro, certo, erano fratelli, ma che la loro religione era falsa. Si è fatto uccidere pur di dirlo.
Santità la gente muore. La gente muore ammazzata. La gente muore ammazzati maniera orrenda. Lei va a  guardare il calcio.
Abbiamo bisogno di un Papa. Qualcuno che sia l’erede di Gesù Cristo e San Pietro, qualcuno che sia disposto a farsi odiare. Perché è tutto qui. Gesù Cristo è stato ucciso da gente che lo odiava. San Pietro è stato ucciso da gente che lo odiava. Chi si batte per una causa, sarà odiato. Odiati sono stati Martin Luther King e Gandhi, talmente odiati che li hanno uccisi. Profeti disarmati certo, non leader tolleranti. Chi tollera tutto il contrario di tutto con il solito lieto sulla faccia è un connivente. Non possiamo essere amati da tutti, se ci battiamo per qualcosa. Se non ricordo male è scritto anche sui Vangeli. Non abbiate paura di essere odiati. Il suo predecessore è stato  parecchio odiato. Anche condannato a morte, da una fatwa dopo il discorso di Ratisbona, Osama Bin Laden ne aveva decretato la morte.
Lei è amato da tutti, Santità. È sicuro che sia un pregio? Credo che il momento sia venuto di farsi detestare. Si metta addosso tutti i suoi orpelli, non sono spazzatura ma simbolo di 2000 anni di storia, danno il peso di quei 2000 anni, e vada al Cairo, e al Cairo si batta per i cristiani copti, e pianga sulle loro chiese bruciate e poi vada in Siria e poi in Pakistan. Poi, se avanza tempo, può anche andare alla partita ma non credo che il tempo le avanzerà. È il momento più buio della cristianità dall’inizio dei tempi. Noi abbiamo bisogno di un Papa.

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Aggiornamenti su Luci sull’Est

Cresce l’intolleranza religiosa nel mondo. I più perseguitati? I cristiani

3 Ottore 2012 – di  John Flynn,  – Due recenti relazioni sulla libertà religiosa hanno documentato ampiamente le sfide a cui i credenti vanno incontro nel praticare la loro fede. Il Liberty Institute di Texas ha pubblicato recentemente “il Sondaggio sull’ostilità alla religione in America.” L’introduzione afferma che i padri fondatori consideravano la libertà religiosa come la “prima libertà”. “Capirono che il diritto della persona di adorare Dio e seguire la sua coscienza in accordo con i principi della libertà religiosa era fondamentale per la tranquillità civica”, è scritto nell’introduzione.

Il rapporto prosegue ponendo l’accento sulle minacce alla libertà religiosa in diverse aree come le esposizione in pubblico di presepi, i monumenti ai caduti, e le preghiere nelle assemblee pubbliche. Il rapporto scrive che il Dipartimento per i Veterani ha stabilito che i funerali dei veterani nei cimiteri nazionali siano secolarizzati, perfino quando il veterano stesso o la sua famiglia hanno espresso il desiderio per un funerale religioso.

L’opposizione a qualunque forma di espressione religiosa va a estremi assurdi come nel caso di Jonathan Morgan, un bambino di terza elementare di Plano nel Texas, a cui è stato detto dagli insegnanti che non poteva includere un messaggio religioso nella sacchettina di dolci che portava alla “festa dell’inverno” da condividere con i suoi compagni.

Poi vi è stato il caso di una scuola nell’aerea urbana di Houston che ha vietato qualsiasi contenuto religioso nei bigliettini di auguri per Natale e il giorno di San Valentino. “Quando ad uno venne chiesto che cosa significava la Pasqua per lei, studente – scrive il rapporto – gli venne detto che non poteva rispondere dicendo ‘Gesù’”.

Un altro caso è stato quello di un bambino di undici anni, studente in Hattiesburg, Mississippi, che è stato penalizzato per aver menzionato Gesù nel compito assegnatogli di fare una poesia per Natale. Il suo insegnante gli ha detto di riscrivere la poesia.

Vi sono stati anche numerosi casi collegati a situazioni di lavoro. Un’infermiera dell’ospedale Mount Sinai è stata costretta a partecipare a un aborto tardivo contro la sua coscienza e le sue convinzioni religiose. E’ stata minacciata di licenziamento e di perdita della licenza. L’infermiera, che ha ricorso in tribunale, ha perso sia in prima istanza nel tribunale distrettuale che in appello nel tribunale del Secondo Circuito, osserva il rapporto.

La relazione contiene brevi riassunti di centinaia di casi negli ultimi due decenni di tentativi di mettere a tacere qualsiasi espressione religiosa in pubblico.

Regioni del mondo

La seconda recente relazione è venuta dal Pew Forum on Religion and Public Life che ha pubblicato il terzo rapporto sulla libertà religiosa che guardava il periodo 2009 – 2010.

Si è riscontrato che le restrizioni sulla religione sono aumentate non solo in paesi con cattivi precedenti in materia di libertà religiosa e che avevano iniziato l’anno con restrizioni elevate o molto elevate, come l’Indonesia e la Nigeria, ma anche in molti paesi con buoni precedenti, come la Svizzera e gli Stati Uniti. Non meno del 75% della popolazione mondiale “vive in paesi in cui i governi, gruppi sociali o individui limitano la capacità delle persone di praticare liberamente la loro fede”, afferma il rapporto. Secondo il Pew Forum la percentuale dei paesi con limitazioni elevate o molto elevate alle credenze e pratiche religiose è salita dal 31% nel periodo 2008- 2009 al 37% nel periodo 2009- 2010.

L’Africa sub-sahariana ha la percentuale maggiore di paesi dove le restrizioni alla religione sono aumentate, mentre l’Europa e le Americhe hanno registrato la più bassa percentuale di paesi con gravi restrizioni. Nel complesso, il rapporto rileva che le restrizioni governative sono state più alte nei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. Queste due regioni sono anche quelle con il più alto livello di ostilità sociale alla libertà religiosa. Dato che alcuni dei paesi più restrittivi sono molto popolosi, il rapporto osserva che tre quarti dei circa 7 miliardi di persone nel mondo vivono in paesi con forti limitazioni governative alla religione o con forte ostilità sociali nei confronti della religione, in aumento rispetto al 70% di un anno prima.

I paesi più ostili

Secondo il rapporto, durante i quattro anni che l’Istituto Pew ha esaminato la libertà religiosa, il numero di paesi con gravi restrizioni governative nei confronti della religione è passato da 10 a metà del 2007 a 18 a metà del 2010. Tra i paesi aggiunti alla lista si trovano l’Afghanistan, l’Algeria, l’Indonesia, la Russia, la Siria e la Tunisia. Solo due paesi, il Brunei e la Turchia, sono stati rimossi dalla lista.

I cristiani sono in cima alla lista, come il gruppo religioso con più probabilità di subire vessazioni. Nell’anno terminato a metà del 2010, persecuzioni dei cristiani da parte dei governi o da parte di gruppi sociali sono state registrata in 111 paesi; in precedenza, nel primo anno dello studio, il massimo era stato di 107 paesi. I cristiani sono anche in cima alla lista rispetto al totale dei paesi in cui le persecuzioni hanno avuto luogo durante gli ultimi quattro anni, per un totale di 139 nazioni. Le ostilità provengono sia da parte dei governi che da parte di individui. I cristiani sono stati perseguitati da parte di funzionari governativi o da organizzazioni in 95 paesi nell’anno terminato a metà del 2010 e da parte di gruppi sociali o individui in 77 paesi.

Entrambe le relazioni sottolineano queste preoccupanti tendenze in materia di libertà religiosa, soprattutto per i cristiani, ma anche per altre religioni.

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Repubblica Centrafricana: allarme generale

by Michael Crusader 21 mar 2013

Brutte notizie per i Cristiani della Repubblica Centrafricana come divulgato dall’Associazione Porte Aperte. Vi chiediamo di diffondere la notizia.

In dicembre una coalizione di 5 gruppi di opposizione chiamati i ribelli Seleka ha cominciato una vera e propria insurrezione nella Repubblica Centrafricana. Mercenari da paesi come il Chad e il Sudan, così come influenti esponenti islamici da Bangui, si sono uniti alla rivolta. Il paese è conosciuto per le sue miniere di diamanti, uranio e oro, e sembra chiaro che i ribelli siano interessati a rovesciare il governo imponendo i dettami più radicali dell’islam e impadronendosi delle ricchezze del territorio. Di fatto hanno preso il controllo del nordest del paese, una zona remota a maggioranza islamica, storicamente emarginata rispetto al governo centrale. L’11 gennaio scorso è stato firmato un accordo di pace che permetteva lo schieramento di Forze africane di interposizione e di fatto sono state in grado di prevenire che la capitale cadesse nelle mani dei ribelli.

In ogni caso l’incapacità o l’impossibilità del governo di andare incontro alle richieste dei ribelli e la riluttanza di quest’ultimi ad accettare un disarmo sono sfociati in nuovi scontri. L’11 marzo scorso i ribelli Seleka hanno conquistato Gambo e Bangassou nel sudest del paese. Questa azione ha portato grande sofferenza alla maggioranza cristiana della popolazione (80%), poiché i ribelli rapiscono, uccidono (di fatto si contano parecchi morti) e abusano durante la loro avanzata e i cristiani sono uno degli obiettivi preferiti per i fondamentalisti islamici che gonfiano le fila dei ribelli.

Molti cristiani e attività missionarie hanno subito notevoli effetti negativi dall’avanzata dei ribelli. Nessuna moschea ha subito danni (come nel caso del Mali), mentre migliaia di civili per la maggior parte cristiani sono stati costretti a fuggire nelle foreste e ora affrontano circostanze orribili.

L’allarme è generale, ormai molti osservatori internazionali non esitano a definirla una strategia premeditata: Mauritania, Mali, Nigeria, Chad, Sudan, Eritrea e ancora Somalia, Etiopia, Sud Sudan, Cameron, ora Repubblica Centrafricana (e c’è chi parla di contatti sotterranei con movimenti simili nella Repubblica Democratica del Congo), in tutti questi stati una recrudescenza dell’islamismo più radicale sta facendo breccia con piani precisi e finanziamenti consistenti dall’estero.

Non mancano le armi, i leader radicali preparati e la manovalanza del terrore raccolta tra la gente povera e analfabeta: tutto questo deve allarmare la comunità internazionale e di fatto allarma la Chiesa africana, la quale vede all’orizzonte il cupo avanzare della persecuzione.

http://www.porteaperteitalia.org/persecuzione/notizie/

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“Nel 2012 sono stati uccisi per la loro fede 105 mila cristiani: questo significa un morto ogni 5 minuti. Le proporzioni, dunque, sono spaventose”. Lo ha affermato ai microfoni della Radio Vaticana il coordinatore dell’Osservatorio della libertà religiosa in Italia, professor Massimo Introvigne, che commenta i dati del Centro “David Barret” degli Stati Uniti rilevando che “i 105 mila morti all’anno non sono tutti martiri nel senso teologico del termine”. “Tuttavia – aggiunge – all’interno di questo numero ce ne è uno, più piccolo certamente, che comprende persone che molto consapevolmente offrono la loro vita per la Chiesa e spesso pregano anche per i loro persecutori e a questi offrono il perdono”.

“Le aree di rischio – spiega Introvigne – sono molte, se ne possono identificare sostanzialmente tre principali: i Paesi dove è forte la presenza del fondamentalismo islamico, come la Nigeria, la Somalia, il Mali, il Pakistan e certe regioni dell’Egitto, i Paesi dove esistono ancora regimi totalitari di stampo comunista, in testa a tutti la Corea del Nord e i Paesi dove ci sono nazionalismi etnici, che identificano l’identità nazionale con una particolare religione, così che i cristiani sarebbero dei traditori della Nazione, penso alle violenze nello stato dell’Orissa, in India”.

“In Nigeria – ricorda nell’intervista il sociologo delle religioni e fondatore del Cesnur – c’è stata anche una strage di bambini che andavano a catechismo: in molti Paesi andare a messa o anche al catechismo è diventato di per se stesso pericoloso”.

“Da una parte – rileva – c’è la persecuzione cruenta, i morti ammazzati e le torture, che derivano da alcune specifiche ideologie: l’ideologia del fondamentalismo islamico radicale, le versioni più aggressive degli etno-nazionalismi e, naturalmente, quanto ancora sopravvive della vecchia ideologia comunista”.

Introvigne cita come esempi sia il caso di Asia Bibi, ancora detenuta in Pakistan a causa dell’iniqua legge contro la blasfemia, che le reazioni in Occidente al messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2013 e agli auguri di Natale alla Curia Romana di qualche giorno fa, nei quali “il Papa si è soffermato sui pericoli e su, per così dire, una dittatura culturale, esercitata da una specifica ideologia e tra le varie c’è quella del gender”. “Queste ideologie – osserva – evidentemente, si sentono minacciate dalla voce dei cristiani e dalla voce della Chiesa e, quindi, le loro lobby mettono in atto campagne di intolleranza e di discriminazione”.

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Cristiani perseguitati. Con la spada (nel mondo) e con le leggi (in Occidente)

febbraio 16, 2013 Redazione

Lo storico e sociologo Massimo Introvigne racconta dove e come vengono perseguitati i cristiani nel mondo

tratto da Zenit.org – Il Centro Culturale Cattolico San Benedetto in collaborazione con il Centro Culturale S. Protaso e il Centro Culturale Don Calori hanno organizzato come primo incontro sul tema della libertà di religione legato all’anno costantiniano e alla ricorrenza dell’editto di Milano del 313 una serata dal titolo “Liberi per credere – La persecuzione dei cristiani nel mondo” alla quale è intervenuto Massimo Introvigne, storico e sociologo. Paolo Tanduo, presidente del CCC San Benedetto, ha introdotto la serata facendo riferimento al tema della libertà di religione riconosciuta nel 313 da Costantino citando il Cardinale Scola “In un certo senso, con l’Editto di Milano emergono per la prima volta nella storia le due dimensioni che oggi chiamiamo “libertà religiosa” e “laicità dello Stato”. Sono due aspetti decisivi per la buona organizzazione della società politica” (Card Scola 6 dicembre 2012) L’editto non è solo una dichiarazione di tolleranza ma permette la libera scelta della religione ed è oggi un tema attualissimo e lo si vede dalle cronache che provengono da tutto il mondo sulle persecuzioni dei cristiani nel mondo sia in Oriente Asia e Africa dove le persecuzioni sono anche fisiche sia in Occidente “ oggi nelle società civili occidentali, soprattutto europee, le divisioni più profonde sono quelle tra cultura secolarista e fenomeno religioso, e non – come spesso invece erroneamente si pensa – tra credenti di diverse fedi. Misconoscendo questo dato, la giusta e necessaria aconfessionalità dello Stato ha finito per dissimulare, sotto l’idea di “neutralità”, il sostegno dello Stato ad una visione del mondo che poggia sull’idea secolare e senza Dio”. (Card Scola del 6 dicembre 2012).

Il dottor Introvigne comincia a fare una panoramica della situazione dei cristiani partendo dall’attualità legata dalla guerra appena scoppiata in Mali, che per molti è risultata un po’ improvvisa ma che invece dice per gli esperti era una bomba ad orologeria. Già nell’incontro a Roma dell’osservatorio sulle libertà di religione parlando dei 10000 cristiani uccisi in Nigeria negli ultimi 10 anni si era legata la situazione in Nigeria a quella del Mali affermando che senza risolvere il problema del Mali anche la situazione della Nigeria sarebbe peggiorata perché dopo la caduta di Gheddafi in Libia il nord del Mali era caduto sotto il controllo dei gruppi islamisti legati ad Al Qaeda che hanno conquistato Timbuctu. Questi stessi gruppi terroristici dice Introvigne forniscono appoggi militari, logistici e anche di indottrinamento per i gruppi che operano in Nigeria. L’attuale conflitto in Mali potrebbe avere due differenti sviluppi o quello limitato ad impedire che Al Qaeda conquisti il sud del Mali oppure quello più impegnativo di riconquistare il nord del Mali.

La differenza principale tra gli eserciti regolari e i gruppi terroristici è che questi ultimi non temono la morte, finché non si sradica Al Qaeda dalla Somalia e dal Mali da questi territori continueranno a partire offensive anche contro i cristiani. In Africa i cristiani hanno superato di numero i mussulmani e per gli estremisti islamici questo è uno scandalo e quindi l’obbiettivo è eliminare i cristiani dalle zone di maggioranza musulmana il che rende popolare la causa di Al Qaeda, una pulizia religiosa contro i cristiani in Nigeria e Somalia e in altre zone come il Kenya.

Questa persecuzione sanguinosa non si ha solo in Africa se si pensa che l’80% delle persone uccise per causa della loro religione ad oggi nel mondo sono cristiani. Il Cristianesimo si stima abbia avuto 70 milioni di martiri di cui 45 milioni nel XX secolo soprattutto sotto il comunismo. Dal 2000 al 2010 i martiri cristiani sono 150000 all’anno e secondo i dati OCSE muore un cristiano ogni 5 minuti.

Ma chi sono i responsabili di queste morti?

I cristiani muoiono per l’ultrafondamentalismo islamico anche se in Libano il papa ha ricordato che non tutto l’islam perseguita i cristiani esistono frange estremiste. Per esempio ci sono islamisti che vogliono limitare i diritti dei cristiani e che non vogliono che votino, questi non sempre sono però favorevoli ad ucciderli. Altri come Al Qaeda e altri gruppi invece uccidono i cristiani con efferati omicidi.

I cristiani muoiono per cattive leggi come quella del delitto d’onore che nel mondo islamico è legato all’adulterio e alla conversione dall’islam al cristianesimo. In Marocco l’apostasia non è più un reato per lo Stato ma rimane nella cultura, poi ci sono le leggi dell’apostasia e della blasfemia come in Pakistan dove Asia Bibi è in prigione e dove Bhatti è stato ucciso per difenderla e per voler cambiare la legge. Infatti la legge sulla blasfemia è applicata per ogni forma di messa in discussione dell’islam. Benedetto XVI è tra i pochi che si batte per cambiare questa legge e lasciare spazio alla diplomazia perché in Pakistan nella stessa situazione si trovano altre 35 persone.

I comunisti della Nord Corea sono considerati i più feroci persecutori dei cristiani avendone uccisi 300.000 dati provenienti da esuli e da immagini aeree delle aree cristiane ormai spopolate .

In Cina manca la libertà di religione, solo le organizzazioni patriottiche con vescovi scelti dal partito comunista cinese sono riconosciuti, la chiesa fedele al papa è invece clandestina e i suoi vescovi sono incarcerati. Ci sono però contatti tra le due chiese e alcuni vescovi patriottici si sono pentiti e sono stati riconosciuti dal papa, alcuni vescovi clandestini invece sono morti nei laogai.

I cristiani muoiono per il nazionalismo presente in alcuni paesi come gli indù in India e i buddisti in Thailandia dove alcuni gruppi pensano che l’indiano deve essere indù e il thailandase deve essere buddista. In Orissa ogni settimana i sacerdoti sono aggrediti o bruciati, le suore stuprate e i catechisti uccisi.

Un altro problema, sottolineato anche dal cardinale Scola nel discorso del 6 dicembre, è per Introvigne l’ostilità culturale e giuridica in Occidente anche se non la si può mettere sullo stesso piano con la morte dei cristiani in Africa. La discriminazione e l’intolleranza in Occidente rappresentano però un piano inclinato per una cultura violenta contro il Cristianesimo.

In questi giorni la Corte Europea dei diritti dell’uomo, che non fa parte dell’UE, e poi anche la Grande Chambre hanno stabilito a favore della libertà di religione che un addetta al check-in della British Airways di religione copta licenziata perché portava un crocefisso fosse riassunta , anche se su pressione di giuristi la British Airways aveva già cambiato le regole riassumendola ma il ricorso era atteso come riferimento legislativo. Ma ci sono anche sentenze contrarie come quella di un’infermiera licenziata per la stessa ragione che ha perso il ricorso perché il crocefisso è stato considerato pericoloso per infezioni ai pazienti.

In Gran Bretagna non c’è il matrimonio omosessuale (per ora) ma il civil partnership molto simile e un pubblico ufficiale cristiano che si è rifiutato di celebrarlo ed è stato licenziato e ha perso tutti i ricorsi, episodi come questo sono successi anche in Canada e USA. Si attacca l’obiezione di coscienza muro difensivo della libertà di religione.

Altri casi in attesa delle sentenze di riesame dei giudici europei riguardano un associazione di sindacati di preti in Romania che non hanno ricevuto status giuridico e quindi la Chiesa di Romania è stata condannata, ma per il Vaticano è grave che i giudici vogliono metter voce sulle relazioni tra i sacerdoti e la loro gerarchia. Un altro esempio è l’ora di religione in Spagna dove un ex prete insegnate contesta le posizioni della Chiesa la quale attraverso il vescovo lo licenzia e il ricorso dell’insegnate perso in Spagna è ora in attesa di giudizio alla Grand Chambre.

Questi due casi evidenziano come detto anche dal Vaticano che i rapporti tra la Chiesa o i suoi Vescovi e i suoi fedeli non vanno regolati da dei giudici o dallo Stato. Lo Stato nella vita delle organizzazioni religiose deve entrare solo nel caso di crimini, abusi e truffe e non per problemi teologici, in caso di contrasto deve rimanere la libertà di abbandonare l’organizzazione e deve rimanere per ogni gruppo la libertà e il diritto di decidere chi ne fa parte o no. Quindi sui casi di scomunica o espulsione non deve intervenire il giudice a decretare se la decisone è giusta o no.

In USA la riforma sanitaria obbliga il datore di lavoro a pagare prestazioni sanitarie tra le quali l’aborto costringendo così un datore di lavoro cattolico a finanziare l’aborto creando quindi un problema di coscienza e di libertà di religione.

Uno Stato laicista e giudici che attaccano la libertà di religione sono un problema serio, e dove come in UE non si tutela la libertà di religione all’interno della UE stessa così non si farà molto per la tutela dei cristiani e contro la loro persecuzione nel mondo.

Oltre la persecuzione dei cristiani (80% del totale dei casi di persecuzione) esistono anche episodi di persecuzioni operate da cristiani e più significativi la persecuzioni tra sunniti e sciiiti, ma in ogni caso sul fenomeno assolutamente maggioritario della persecuzione di cristiani nel mondo c’è un silenzio dei media. Certo la Chiesa non gode di appoggi dei media per le sue posizioni sui temi etici che le inimiciziano varie lobby. Ma anche i cristiani si devono impegnare per far sì che della persecuzione dei loro fratelli si venga a conoscenza e si prenda la loro difesa, e possono farlo sui social network, su internet ma anche incontri culturali come quello di stasera nelle parrocchie e nei centri culturali. Un proverbio bavarese detto da Benedetto XVI dice quando c’è buio o si maledice la tenebra o si accendono tante lucine, una l’abbiamo accesa stasera.

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Assolta Rimsha Masih, la bambina accusata di Blasfemia in Pakistan

21 novembre 2012   News

ISLAMABAD –   L’Alta Corte di Islamabad ha assolto e archiviato il caso di Rimsha Masih, la bambina cristiana accusata di blasfemia, arrestata lo scorso agosto per aver bruciato pagine del Corano. Lo ha reso noto il suo avvocato, Akmal Bhatti. – (Per gli articoli precedenti su questo caso vai a questa pagina).  –   Il caso, che aveva suscitato indignazione in tutto il mondo, era scoppiato dopo l’arresto di Rimsha, una ragazza di 14 anni affetta da sindrome di Down, il 16 agosto, in seguito alla denuncia dell’imam Mohammed Khalid Chishti.

Rimsha era già stata rilasciata l’8 settembre, dopo tre settimane trascorse in un carcere per adulti, in seguito alla svolta dell’arresto dell’imam che l’aveva denunciata. La polizia aveva detto alla magistratura di assolverla e aveva chiesto l’incriminazione dell’imam per falsificazione di prove e blasfemia. L’Alta Corte di Islamabad, che si era riservata il giudizio la scorsa settimana, ha respinto la denuncia perché «nessuno ha visto Rimsha Masih bruciare delle pagine del Corano». In una sentenza di quindici pagine, i giudici hanno poi sottolineato che «le accuse di blasfemia sono questioni molto delicate e che questi casi vanno trattati con attenzione». Le accuse contro la ragazzina, che soffre di un ritardo mentale, erano infatti state falsificate dall’imam della moschea dal suo quartiere. Il religioso, che è poi stato arrestato, aveva infatti messo delle pagine bruciate nella borsa di Rimsha per far credere che avesse commesso l’atto sacrilego con l’intenzione di creare odio contro i cristiani e costringerli ad abbandonare l’area. La bambina era stata arrestata un una baraccopoli lo scorso 16 agosto.

Paul Bhatti, l’unico ministro cristiano nel governo pakistano, ha confermato la sentenza di assoluzione: «Giustizia è stata fatta e il diritto è stato applicato dal tribunale». «Questa sentenza darà un’immagine positiva del Pakistan alla comunità internazionale mostrando che c’è giustizia per tutti e che il Paese vuole tolleranza».

Dopo il rilascio, Rimsha e la sua famiglia erano state trasferite in una località segreta per il timore di aggressioni., la bambina cristiana accusata di blasfemia, arrestata lo scorso agosto per aver bruciato pagine del Corano. Lo ha reso noto il suo avvocato, Akmal Bhatti.

Il caso, che aveva suscitato indignazione in tutto il mondo, era scoppiato dopo l’arresto di Rimsha, una ragazza di 14 anni affetta da sindrome di Down, il 16 agosto, in seguito alla denuncia dell’imam Mohammed Khalid Chishti.

Rimsha era già stata rilasciata l’8 settembre, dopo tre settimane trascorse in un carcere per adulti, in seguito alla svolta dell’arresto dell’imam che l’aveva denunciata. La polizia aveva detto alla magistratura di assolverla e aveva chiesto l’incriminazione dell’imam per falsificazione di prove e blasfemia.

L’Alta Corte di Islamabad, che si era riservata il giudizio la scorsa settimana, ha respinto la denuncia perché «nessuno ha visto Rimsha Masih bruciare delle pagine del Corano». In una sentenza di quindici pagine, i giudici hanno poi sottolineato che «le accuse di blasfemia sono questioni molto delicate e che questi casi vanno trattati con attenzione». Le accuse contro la ragazzina, che soffre di un ritardo mentale, erano infatti state falsificate dall’imam della moschea dal suo quartiere. Il religioso, che è poi stato arrestato, aveva infatti messo delle pagine bruciate nella borsa di Rimsha per far credere che avesse commesso l’atto sacrilego con l’intenzione di creare odio contro i cristiani e costringerli ad abbandonare l’area. La bambina era stata arrestata un una baraccopoli lo scorso 16 agosto.

Paul Bhatti, l’unico ministro cristiano nel governo pakistano, ha confermato la sentenza di assoluzione: «Giustizia è stata fatta e il diritto è stato applicato dal tribunale». «Questa sentenza darà un’immagine positiva del Pakistan alla comunità internazionale mostrando che c’è giustizia per tutti e che il Paese vuole tolleranza».

Dopo il rilascio, Rimsha e la sua famiglia erano state trasferite in una località segreta per il timore di aggressioni.

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Testimonianza di un credente Nord Coreano su come si vive in Corea

13 aprile 2013   Testimonianze

Kim Tae Jin ha difficoltà a parlare. La differenza tra la sua vita in Corea del Nord e la sua vita ora a Seoul è troppo grande. ”La cosa più difficile per me,” dice con calma, “è prendere decisioni. La libertà di scegliere è sconosciuta nella Corea del Nord. Il partito ci dice cosa fare. Eravamo trattati come gruppo, non come individui “, ricorda Kim. ”Man mano che crescevo crescevano anche i miei dubbi circa la propaganda con la quale il governo ci nutriva.”

Con la speranza di una vita migliore, Kim fuggì in Cina. Lì, per la prima volta Kim sentì parlare di Gesù quando un cristiano gli diede una Bibbia. Dopo soli quattro mesi, Kim fu arrestato e rimpatriato nella Corea del Nord dove fu mandato al campo numero 15 … il temuto campo di lavoro di Yodok.   “Ero molto spaventato. Anche se non avevo ancora accettato Gesù, pregai. In prigione mi picchiarono o con dei bastoni. Di notte, con solo un sottile coperta lacerata, ho dovuto sopportare un’invasione di pulci e pidocchi in quella cella fredda.” – Costretto a svegliarsi alle tre ogni mattina, Kim tutto il giorno veniva impiegato nei lavori forzati. Con tanto poco cibo, per sopravvivere doveva sfamarsi cercando di catturare topi, serpenti o rane. ”Ho visto tanta gente morire di fame e di malattia,” dice con le lacrime agli occhi. ”Chiunque veniva catturato nel tentativo di fuggire veniva giustiziato pubblicamente. I prigionieri erano trattati peggio delle bestie”.

Un giorno, per caso, Kim incontrò un cristiano. ”Non mi aspettavo di incontrare cristiani lì a Yodok.  L’uomo era il leader di un gruppo chiamato “Community of Love”.  ”Invitò Kim a confessare i suoi peccati, ma Kim rifiutò, temendo che, se scoperto, sarebbe stato torturato. Kim aggiunge tranquillamente, “Un giorno un informatore tradì il gruppo. Ho visto come legarono il braccio del mio amico così strettamente che poi dovettero amputarglielo. Dopo di che, lui e gli altri cristiani sono stati mandati in un campo ancora più duro. Non si esce vivi da un campo del genere.”

L’ultimo giorno di Kim in Yodok lo trascorse il 10 Aprile del 1992. Riuscì a fuggire di nuovo dalla Corea del Nord, attraversò il confine con la Cina, dove incontrò un cristiano. Ed è qui che egli finalmente accettò la Parola di Dio come verità e fu battezzato. Oggi Kim vive in Corea del Sud. Egli usa ogni occasione per parlare della Corea del Nord, e in particolare dei cristiani. ”Il mio messaggio personale è questo: mostrare interesse per il mio paese, e pregare per esso. Abbiamo bisogno del vostro sostegno. “

Fonte:  GOD REPORTS  –  http://blog.godreports.com/2013/04/north-korean-refugee-speaks-of-life-there/

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CHIESA ATTACCATA E SACCHEGGIATA DA UNA BANDA ARMATA IN KENYA

21 agosto 2012   News

Martedì 21 Agosto 2012 – Nairobi, Kenya (ANS) – Il giornalista africano Wasul Chemosi, scrivendo per International Christian Concern (www.persecution.org), riferisce che la Chiesa Evangelica “Vittoria” di Game-Loitiki, un villaggio situato a circa 7 chilometri fuori da Isiolo, in Kenya , è stata attaccata e saccheggiata il 7 luglio da una banda armata che si crede sia composta da simpatizzanti di Al-Qaeda, legata alla rete terroristica somala Al-Shabab.  Alle tre pomeridiane gli aggressori armati di fucili d’assalto hanno attaccato l’edificio e subito hanno cominciato a tirare giù le pareti

di lamiera, uno dopo l’altro e in pochi minuti le pareti non c’erano più,” Il Pastore Joseph Lokuruku, impotente ha assistito alla scena da lontano. “E ‘stato uno spettacolo terribile vedere le pareti della chiesa venire giù, ma non ho potuto gridare aiuto perché gli aggressori mi avrebbero sparato…

Subito dopo il pastore Lokuruku e il vicepastore, Boku Yayu, hanno chiesto aiuto alla polizia locale. “Alla stazione di polizia di Isiolo, non abbiamo ricevuto però l’aiuto necessario perché la polizia aveva inviato i suoi agenti fuori della stazione per altri impegni”, ha detto Lokuruku.

Un ufficiale, ha detto al pastore che non potevano dare assistenza perché non c’erano persone armate in servizio. Inoltre, “l’oscurità si stava avvicinando, e quindi l’operazione di ricerca degli attaccanti dovevano essere rimandata al giorno dopo. Il giornalista Chemosi ha aggiunto: “Scioccati e costernati, i 60 membri della chiesa che l’indomani arrivando per il culto hanno trovare la loro chiesa in rovina.”

“I membri della chiesa hanno avuto paura, ma lo Spirito Santo ci ha incoraggiato a sopportare e a riporre la nostra fiducia in Dio”, ha detto Lokuruku. Il pastore stima il costo della riparazione della chiesa danneggiata è di 80.000 scellini kenioti. (circa $ 950 USD).

I leader della Chiesa hanno detto di avevano allertato le forze dell’ordine locali perché circolavano voci di un possibile attacco nei giorni precedenti. “Il 6 luglio, abbiamo incontrato il commissario distrettuale di Isiolo esponendo i nostri timori di un possibile attacco, ma nessuna azione è stata intrapresa”, ha detto il vicepastore Yayu. “Uno dei membri della nostra chiesa aveva sentito persone che minacciavano la Chiesa, dicendo: “’non vogliamo infedeli in questo quartiere.”

“La distruzione della chiesa a Game-Loitiki è avvenuta solo dopo una settimana che i militanti di Al-Shabab avevano lanciato granate nella African Inland Church di Garissa, nel Kenya orientale, e aperto il fuoco sulla congregazione, uccidendo 17 persone, tra cui 15 fedeli. Granate sono state lanciate anche nella chiesa cattolica locale “, ha detto Chemosi.

“Questa escalation di violenza che ha preso di mira le chiese del Kenya dimostra che l’estremismo islamico è in aumento in questo paese dell’Africa orientale.”

“Pastori e cristiani hanno molta paura”, ha detto Imam Hussein, un cristiano convertito che è un rifugiato etiope e che è andato in Kenya per fuggire alla persecuzione nella sua città natale. “So di persone, soprattutto i cristiani convertiti dall’islam, che hanno dovuto lasciare le loro case e le loro famiglie a causa delle pressioni di questi terroristi. E’ molto pericoloso. Anche se questi militanti sono molto pochi in Kenya, sono però molto fanatici, sulla stregua di Al-Qaeda o dei Talebani. Anche molti musulmani si sono schierati contro di loro e stanno dalla parte delle comunità cristiane “.

Nonostante il recente assalto alla chiesa di Game-Loitiki, tuttavia, il Pastore Lokuruku non si lascia intimidire dalle minacce e continua a radunare le persone per il culto la domenica mattina.

“Non ci allontaneremo da Game-Loitiki, ma abbiamo fiducia in Dio per il Suo aiuto e la Sua protezione”, ha detto il pastore. “Stiamo lasciando tutto nelle mani di Dio”.

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Pastore pentecostale decapitato In Tanzania.

20 febbraio 2013   News

Martedì, 19 febbraio 2013  –  di Dan Wooding   –    BUSERESERE, TANZANIA (ANS) – Mathayo Kachili, pastore delle Assemblee di Dio in Buseresere, Tanzania, collegata con le Assemblee Pentecostali del Canada è stato decapitato da un gruppo di estremisti religiosi che hanno attaccato la sua chiesa  Lunedì, 11 Febbraio 2013.

Lo rivela News AG (http://ag.org) che cita Mike McClaflin, direttore regionale per l’Africa  delle Assemblee di Dio. “Un’escalation di ostilità e di violenza contro i cristiani in vari luoghi in Africa è motivo di grande preoccupazione per i nostri fratelli e sorelle, e soprattutto per i nostri pastori.  “Le nostre preghiere sono con la famiglia del pastore Mathayo Kachili così come gli altri pastori pentecostali delle Assemblee di Dio in Tanzania e missionari delle Assemblee Pentecostali del Canada che lavorano in Africa orientale.”

Barnaba Mtokambali, sovrintendente generale delle Assembee di Dio in Tanzania ha incoraggiato i credenti a rimanere fermi nella loro fede in Cristo. “La nostra risposta come chiesa non è fatta di violenza e di odio, che riflette l’atteggiamento di chi commette tali crimini, ma quella di Cristo che riflette la sua immagine da amare e pregare per coloro che ci perseguitano e ci umiliano, e non commettere tali peccati contro di loro ” ha detto Mtokambali.

Alla luce dei tragici eventi in Tanzania e della persecuzione in corso in tutto il direttore esecutivo delle  Missioni Ag nel mondo , Greg Mundis esorta i cristiani a pregare di più per le sofferenze della chiesa perseguitata.

“Dobbiamo continuare a pregare per i nostri fratelli e sorelle nel contesto di questa tragedia in Africa orientale e per la Chiesa che soffre in tutto il mondo”, dice Mundis. “Seguire Cristo ha un prezzo, come Egli stesso ha detto. L’obbedienza fedele e il sacrificio dei credenti come il pastore Kachili deve motivarci ancora di più per pregare per coloro che stanno soffrendo per il nome di Cristo.

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Tanzania: Tensioni e disordini dopo gli attacchi alle chiese cristiane

8 novembre 2012   News

DODOMA,  TANZANIA (BosNewsLife) –  Molti cristiani in Tanzania hanno avuto difficoltà a trovare un luogo di culto domenica 4 novembre, dopo che militanti islamici avevano attaccato e incendiato almeno tre chiese e danneggiato altre proprietà cristiane, nella città del più grande paese dell’Africa orientale come riferito da  funzionari locali. La polizia dice di aver arrestato 122 seguaci del gruppo separatista islamico “Associazione per la mobilitazione e propagazione islamica  (UAMSHO) che presumibilmente sono stati coinvolti nelle rivolte nella città di  Dar es Salaam. Negli scontri del  12 ottobre nella periferia di Dar es Salaam, la bandiera UAMSHO è stata issata sopra la Chiesa evangelica delle Assemblee di Dio, come riferito da testimoni.

Non ci sono state segnalazioni di feriti in quella che comunque  rimane di una situazione instabile e imprevedibile..

I Cristiani hanno detto che la violenza è iniziata da un incidente, avvenuto il 10 ottobre, in cui un ragazzo cristiano era stato presumibilmente “indotto a dissacrare” il Corano, ritenuto  libro sacro dai musulmani. Dopo l’incidente una folla di musulmani ha minacciato di uccidere il ragazzo.

CUSTODIA PROTETTIVA

Quando la polizia ha portato il ragazzo in custodia protettiva, i MOB  hanno preso d’assalto la stazione di polizia, chiedendo la consegna del ragazzo per punirlo.  Il nome del ragazzo non è stato dichiarato subito.

L’ UAMSHO, secondo il riporto,  ha strumentalizzato l’incidente per aumentare le tensioni nella campagna di rendere indipendente l’arcipelago semi-autonomo dello Zanzibar dalla Tanzania. Le violenze contro i cristiani sono in aumento sia sulla terraferma sia soprattutto a Zanzibar, che è principalmente a maggioranza musulmana. Secondo quanto riferito da Barnabas Fund  un pastore locale, di cui non viene fatto il nome per motivi di sicurezza,  ha dichiarato: «Le chiese hanno molto timore del gruppo islamico separatista UAMSHO, e temono  che disordini possono scoppiare  ancora».

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Ancora persecuzioni per le chiese in Iran e in Nigeria.

25 luglio 2012   News

Lunedì 23 luglio 2012  –  by Jeremy Reynalds   –   SPRINGFIELD, MO. (ANS) – Le Assemblee di Dio, come altre organizzazioni che svolgono il loro ministero in Iran e Nigeria, stanno subendo livelli sempre più crescenti di persecuzione da parte delle autorità e degli estremisti che tentano di estinguere il cristianesimo. In base ad un report di Dan Van Veen per le Assemblies of God News (AG), in Iran, la chiesa centrale delle Assemblee di Dio in Tehran ha visto il suo campeggio estivo chiuso dalle autorità, che hanno affisso un avviso sul cancello del campeggio avvertendo di  gravi conseguenze se qualcuno provasse ad entrare.  Le AG riferiscono che il Direttore Regionale di Eurasia, Beiler Omar ha detto: “Le crescenti pressioni esercitate sulle chiese delle Assemblee di Dio in Iran negli ultimi giorni è motivo di grande preoccupazione. Stiamo facendo tutto il possibile per aiutarli, ma più di tutto hanno bisogno di un intervento di Dio. “

In Nigeria, l’AG ha detto, gli estremisti chiedono l’adozione e l’applicazione della Sharia e la creazione di una nuova Nigeria sotto tale legge. Villaggi, chiese, istituzioni governative, e scuole (specialmente quelle cristiane) sono state violentemente attaccate. Finora nel 2012, le Assemblee di Dio hanno perso più di 25 chiese, con molti membri in fuga per salvarsi la vita.

La chiesa delle Assemblee di Dio a Theran

La scorsa settimana, più di  300 estremisti hanno attaccato nove villaggi nello stato di Plateau, uccidendo e ferendo centinaia di uomini innocenti, donne e bambini”, ha dichiarato Randy Hurst, direttore delle comunicazioni per le Missioni nel Mondo delle Assemblies of God.

Aggiungendo: “Di questi, uno chiesa delle AG è stata bruciata, quattro dei membri uccisi, molti ricoverati in ospedale, e altri dispersi.”  Mike McClaflin, direttore regionale per l’Africa, ha detto che :”Questi ultimi atti di violenza ci ricordano che le Assemblee di Dio in Nigeria hanno bisogno del nostro aiuto in ferventi preghiere  per la loro sicurezza”.

Il direttore esecutivo Greg Mundis ha anche esortato alla preghiera per coloro che stanno subendo gravi persecuzioni. “Dobbiamo pregare di più per la Chiesa sofferente in tutto il mondo e facciamo appello a tutta la fratellanza a cercare il Signore, in favore dei nostri fratelli e sorelle in posti come l’Iran e la Nigeria, che sono pagando un caro prezzo per seguire fedelmente Cristo“.

Anche  George Wood, il  Soprintendente generale delle Assemblies of God, che all’inizio dell’anno ha incontrato il presidente Obama chiedendogli che  la sua amministrazione alzi la voce con forza contro le persecuzioni religiose, conviene che la preghiera è un disperato bisogno. Egli ritiene inoltre che sia importante che le persone facciano sentire la loro voce.

Le persone dovrebbero continuare a contattare i loro rappresentanti, eletti al Congresso, esprimendo  la preoccupazione  e chiedendo che sia fatto tutto il possibile in favore della causa della libertà religiosa“, ha detto Wood.

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IRAN: SCHEDARE I MEMBRI DELLE CHIESE CRISTIANE

24 maggio 2012   News

Il governo iraniano vuole identificare e schedare i membri delle chiese cristiane che sono nel paese. Domenica 6 maggio, la leadership della chiesa centrale di Teheran delle Assemblee di Dio, ha chiesto ai suoi membri di fornire volontariamente le informazioni richieste. Ciò evidentemente rappresenta, rispetto al passato, un rischio maggiore per i cristiani iraniani, soprattutto per i convertiti provenienti dall’islam.

Monsour Borji, un cristiano iraniano dichiara: “E’ sostanzialmente un tentativo di limitare la chiesa”. Questa iniziativa delle autorità iraniane è un ulteriore segnale della determinazione del governo di restringere ulteriormente la libertà delle chiese cristiane in Iran. Se le chiese assecondassero il governo in questa richiesta, i membri sarebbero più controllati e ci potrebbero essere pericolose conseguenze per i cristiani provenienti dall’islamismo. Inoltre queste nuove misure sarebbero un deterrente ai musulmani interessati al vangelo.

Un esperto locale, che ha chiesto l’anonimato ha detto: “La sorveglianza c’è sempre stata, ma quest’ulteriore obbligo, è un altro segno dell’intenzione del governo di limitare la partecipazione a coloro che provengono da ambienti non-cristiani, e tenere lontano i musulmani dalle chiese”.

Da oltre 20 anni le autorità hanno monitorato la chiesa centrale delle Assemblee di Dio, con tattiche sempre più aggressive e pressioni sulla leadership. Recentemente hanno “tagliato i rifornimenti” limitando la pubblicazione di Bibbie e materiale religioso.

Questa nuova richiesta ha creato un “dilemma etico” nella chiesa, in quanto i credenti si interrogano se cedere non significhi in qualche modo negare Cristo. Inoltre essi non sono sicuri sul da farsi, perchè fornire queste informazioni al governo, sa di suicidio.

La chiesa delle Assemblee di Dio è una delle poche rimaste a Theheran che la domenica celebra il culto in lingua “farsi” cioè persiana, e da quando, insieme ad altre chiesa, sono stati costretti a chiudere il culto del venerdi sera, hanno visto un notevole incremento di frequanza al servizio domenicale. Per il regime iraniano, un persiano che si converte a Cristo diventa un nemico dello stato. Borji ha spiegato: “L’idea di una chiesa che celebra il servizio in persiano è una minaccia, per un regime che richiede e detiene il monopolio religioso.”

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La mappa dei cristiani perseguitati nel mondo

Cronologia articolo1 gennaio 2011

Storia dell’articolo

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Questo articolo è stato pubblicato il 01 gennaio 2011 alle ore 14:26.

Festività sotto assedio per molti cristiani nel mondo. Dagli attacchi in Nigeria, che hanno causato la morte di 38 persone, all’attentato contro una chiesa cattolica nelle Filippine, all’ultima strage nella chiesa di Alessandria in Egitto, l’allarme resta alto in moltissime zone a rischio. Ecco la situazione dei cristiani nei Paesi in cui sono più minacciati:

PAKISTAN
Natale all’insegna delle proteste in Pakistan, dove la comunità cristiana è ancora scossa dalla condanna a morte di Asia Bibi, la madre di 5 figli accusata di blasfemia contro il profeta Maometto. Il 24 dicembre i musulmani hanno indetto una provocatoria manifestazione di protesta contro l’appello dei cristiani per abolire la controversa legge sulla blasfemia.
Il 25, invece, i cristiani sono scesi nelle strade per invocare il ritiro del provvedimento. In occasione del Natale, il presidente pachistano, Asif Ali Zardari, ha inviato i suoi auguri ai fedeli, ricordando il messaggio «di Gesù Cristo di amore, perdono e fratellanza». Ma il clima è tutt’altro che tranquillo, come dimostra l’ultimo attacco contro il sito del Pakistan Christian Post sferrato da un gruppo di hacker islamici che si chiamano ‘Dragoni’. Il sito è stato oscurato e al suo posto campeggia l’immagine di un angelo insanguinato.

INDIA
Dalla cattedrale del Sacro Cuore di Nuova Delhi alla cattedrale di San Paolo a Kolkata, sono stati migliaia i fedeli che hanno partecipato alla messa di mezzanotte. La situazione dei cristiani, tuttavia, rimane fortemente a rischio: a Mumbai è stata diramata un allerta contro possibili attacchi terroristici mentre nell’Orissa i cristiani hanno festeggiato in un clima di terrore e minacce. I fondamentalisti indù avevano infatti annunciato per il giorno di Natale un raduno nel distretto di Kandhamal in memoria di un membro della loro tribù, Khageswar Mallick, che nel 2007 rimase ucciso mentre tentava di assalire una chiesa. Un omicidio per cui vennero accusati, senza prove, dei cattolici del posto. Allora, la morte dell’indù provocò l’esplosione di pogrom anti-cristiani con 3 fedeli uccisi, migliaia di chiese e case messe a ferro e fuoco e più di 50mila sfollati. Ma quest’anno i fedeli hanno sfidato la paura e celebrato lo stesso il Natale, guardati a vista da un forte schieramento di poliziotti. Nonostante la Costituzione indiana garantisca il diritto alla libertà religiosa, a livello locale rimangono vigenti leggi anti-conversione contro i cristiani.

IRAQ
Il piano di sicurezza del governo iracheno ha funzionato ma per le comunità cristiane è stato un Natale all’insegna del lutto e della paura. Sono stati in tutto quattordici gli attacchi dinamitardi contro le abitazioni di iracheni di fede cristiana che, a partire dalla tarda serata di ieri, hanno interessato diverse zone di Baghdad. L’unico attentato letale si è registrato nel quartiere centrale di al-Ghadir, dove è stata fatta esplodere a distanza una bomba di fabbricazione artigianale. Solo dieci degli ordigni, peraltro, si sono effettivamente azionati, mentre i restanti quattro sono stati localizzati prima che scoppiassero; gli artificieri hanno poi provveduto a farli brillare in maniera controllata. Gli attacchi sono stati rivendicati dal sedicente ‘Stato Islamico dell’Iraq’, organizzazione che costituisce la principale branca locale di ‘al-Qaedà: si tratta dello stesso gruppo ultra-radicale che sempre nella capitale del Paese arabo due mesi fa, il 31 ottobre, perpetrò il massacro nella Basilica siro-cattolica di ‘Nostra Signora della Salvezza’: persero la vita 44 fedeli, due sacerdoti e sette guardie delle forze di sicurezza. Dieci giorni più tardi la campagna anti-cristiana colpì diverse case private in città, con un totale di sei persone uccise e 33 ferite. Il 21 dicembre scorso l’arcivescovo caldeo di Baghdad, monsignor Louis Sarko, denunciò minacce di morte rivolte a lui stesso e ad «altre dieci personalità cristiane», sempre da parte dello ‘Stato Islamico dell’Iraq’.

EGITTO
Situazione ad alto rischio in Egitto, dove vive una forte comunità cristiana (circa il 10% della popolazione). Nella notte di capodanno un autobomba è esplosa davanti lal chiesa copta di Alessandria di Egitto, probabilmente opera di un kamikaze: 21 il bilancio dei morti. Il mese scorso due copti sono rimasti uccisi e 150 sono stati arrestati in seguito ai pesanti scontri con la polizia avvenuti davanti alla sede del governatorato di Giza. All’origine della protesta, il blocco imposto dalle autorità locali alla costruzione di una chiesa a Talbiya, nella zona delle Piramidi. Violenti attacchi contro case e chiese cristiane, inoltre, sono stati sferrati da gruppi di musulmani nel sud del Paese dopo la scoperta di una storia da amore tra un ragazzo copto e una giovane musulmana. I cristiani egiziani lamentano forti discriminazioni e affermano di essere considerati cittadini di serie B. Ancora fresca nella memoria, inoltre, è la strage avvenuta vicino Luxor il 7 gennaio scorso, in occasione della Natività copta, quando i fedeli che uscivano dalla messa di mezzanotte furono aggrediti da un islamista armato, che uccise sei persone.

NIGERIA
Misure di sicurezza rafforzate in Nigeria dopo i sanguinosi attacchi ai cristiani. Nella città di Jos, capitale dello stato centrale nigeriano di Plateau, le violenze sono costate la vita ad almeno 80 le persone, sono stati inviate squadre di poliziotti in assetto anti-sommossa per sedare la tensione, tre persone sono state arrestate. L’Onu ha dato il suo sostegno al governo di Goodluck Jonathan per gli sforzi compiuti mentre il segretario generale, Ban Ki-moon, ha fatto sapere che è «costernato» per le violenze contro i cristiani che hanno causato «tante vittime innocenti». La nazione ha una popolazione stimata di oltre 150 milioni di abitanti, equamente suddivisi tra cristiani (Nigeria meridionale) e musulmani (al nord). Il teatro di maggior criticità è appunto Jos, confine ideale tra il nord musulmano e il sud cristiano.

FILIPPINE
durante la messa di Natale, una bomba è esplosa sul tetto di una chiesa cattolica dell’isola di Jolo, ferendo il sacerdote e cinque fedeli. L’isola è una roccaforte di Abu Sayyaf, un gruppo legato ad Al Qaeda, responsabile dell’attacco. Un memo dell’intelligence aveva avvisato la polizia di Sulu e i marine filippini che i terroristi volevano attaccare le chiese locali. La Costituzione delle Filippine del 1986 sancisce la libertà religiosa ma i fedeli sono stati sovente vittime di attentati e rapimenti.

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Per il terzo anno di fila i cristiani di Nigeria hanno vissuto un Natale insanguinato da una strage. Nella notte della vigilia un commando armato ha fatto irruzione in una piccola chiesa di un villaggio del nord-est e ha ucciso a raffiche di mitra il sacerdote e cinque fedeli. L’attacco è avvenuto a Peri, a un paio di chilometri da Potiskum, la capitale la capitale economica di Yobe, Stato a maggioranza musulmana ma con una forte minoranza cristiana.

Prima di darsi alla fuga, il commando ha anche dato fuoco alla chiesa e ad alcune case vicine. Non c’è stata una rivendicazione dell’attacco, ma i sospetti ricadono sul gruppo islamista radicale dei Boko Haram. Il gruppo, che vagheggia la nascita di un Califfato musulmano in Nigeria e l’eliminazione di ogni presenza cristiana, è radicato nello Stato di Yobe e nel resto del nord del Paese a prevalenza musulmana, rispetto ad un Sud soprattutto cristiano. Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, su Twitter ha condannato quello che ha definito un «orrore inaccettabile» e ha chiesto che l’impegno internazionale «per la tutela delle minoranze religiose sia massimo».

Lo scorso anno, 44 cristiani erano stati uccisi a Natale in una serie di attacchi alle chiese nigeriane rivendicati dai Boko Haram. Per questo centinaia di agenti erano stati schierati a difesa delle principali chiese del nord del Paese.

IL MESSAGGIO DI NATALE DEL PAPA
Nel suo tradizionale Messaggio di Natale letto dalla Loggia delle Benedizioni davanti a 80mila fedeli radunati in piazza San Pietro e circa un miliardo che nei 5 continenti seguivano il collegamento mondovisione, il Papa ha detto: “Il Natale di Cristo favorisca il ritorno della pace nel Mali e della concordia in Nigeria, dove efferati attentati terroristici continuano a mietere vittime, in particolare tra i Cristiani. Il Redentore rechi aiuto e conforto ai profughi dell’Est della Repubblica Democratica del Congo e doni pace al Kenya, dove sanguinosi attentati hanno colpito la popolazione civile e i luoghi di culto”.

L’ANGELUS
“L’intercessione di Santo Stefano, fedele fino all’ultimo al Signore, sostenga i cristiani perseguitati e la nostra preghiera li incoraggi”. Lo ha chiesto Benedetto XVI salutando i pellegrini di lingua francese presenti oggi in piazza San Pietro per l’appuntamento dell’Angelus. “Come lui – ha esortato – testimoniamo senza paura, con coraggio e determinazione la nostra fede”.

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Cristiani perseguitati
Siria e Corea del Nord i “buchi neri”

Il rapporto “Open Door 2013”: l’avanzata degli islamisti
minaccia di farli sparire da Medio Oriente e Nordafrica
Francesca Paci

Per anni ho nascosto la fede in famiglia come avevo imparato dai miei genitori che finite le preghiere sotterravano la Bibbia in giardino: a Pyongyang non puoi fidarti neppure di tua moglie» raccontava due anni fa Lee Joo-Chan all’aeroporto di Amsterdam, dov’era atterrato dopo una disperata fuga a nuoto attraverso il fiume Tumen, al confine con la Cina.

Secondo la World Watch List 2013, appena pubblicata da Porte Aperte, la Corea del Nord è ancora l’inferno descritto da Lee Joo-Chan: il buco nero che da 11 anni resiste in testa alla classifica dei 50 Paesi più feroci nella persecuzione dei cristiani. Nonostante le speranze accese dall’apertura di Kim Jong-un a Seul e la recente visita a Pyongyan del presidente di Google Eric Schmidt, la Corea del Nord continua a detenere in campi di lavoro forzato tra i 50 e i 70 mila cristiani rei di sfidare la Juche, l’ideologia imposta da Kim Il-Sung che dal ’53 educa le coscienze all’individualismo massimalista e al culto del Caro Leader.

Pyongyan però, non è un eccezione. La persecuzione dei cristiani nel mondo è in aumento, confermano i ricercatori di Porte Aperte che, servendosi di fonti dirette, monitorano ogni anno la libertà di culto all’interno della famiglia, nella comunità, nella chiesa e nella vita pubblica. Nella top ten guidata dalla Corea del Nord sono elencati (nell’ordine) Arabia Saudita, Afghanistan, Iraq, Somalia, Maldive, Mali, Iran, Yemen e Eritrea: 8 sono paesi a maggioranza musulmana.

Le novità negative del 2013 sono legate all’islam, la religione dominante in quel problematico Medio Oriente dove almeno 20 dei 356 milioni di abitanti sono cristiani ma sempre più diffusa anche al sud del Sahara. Al settimo posto, per esempio, c’è il Mali che nel 2012 non era neppure nella World Watch List ma che dopo l’insediamento dei separatisti tuareg e dei combattenti islamisti nella parte nord occidentale del Paese ha visto la nascita dello stato indipendente di Azawad e un’applicazione estrema della sharia sfociare nella fuga dei cristiani e nel rogo delle chiese. Tra le new entry degli ultimi mesi ci sono inoltre la Tanzania (24°), il Kenya (40°), l’Uganda (47°) e il Niger (50°) che, con l’Eritrea salita dall’11° al 10° posto e le stabilmente minacciosissime Somalia (5°) e Nigeria (13°), testimoniano la deriva estremista del risveglio islamico in corso in Africa.

Eppure, sebbene il rapporto punti direttamente l’indice contro la primavera araba «degenerata per i cristiani in un vero e proprio inverno», un debole barlume arriva proprio dal Magreb. Se è vero infatti che la Libia post Gheddafi è passata dal 26° al 17° posto, la Tunisia incalzata dai salafiti dal 35° al 30° e la Siria, sprofondata in una feroce guerra civile da oltre 55 mila morti, ha «guadagnato» 25 posizioni piazzandosi 11°, l’Egitto guidato dai Fratelli Musulmani sfida le peggiori previsioni della minoranza copta (circa il 10% della popolazione) e migliora collocandosi 25° (nel 2012 era 15°).

Il messaggio contenuto nella persecuzione crescente dei cristiani è come la campana di Hemingway e suona per tutti. Quanto più l’occidente viene percepito come il dominatore (politico, commerciale o culturale) su cui prendersi la rivincita appena possibile, tanto più i cristiani che a esso sono associati finiscono nel mirino (dove muoiono i cristiani non se la passano bene neppure le altre minoranze religiose, gli omosessuali, le donne, gli oppositori politici). Dio c’entra insomma, ma nella misura in cui serve strumentalmente a «nobilitare» un animalesco scontro di inciviltà.

E chissà che non sia stato il lieve rallentamento della Cina (resasi conto in seguito alla crisi economica globale della propria dipendenza dalla buona salute americana e europea) ad aver «ammorbidito» l’intolleranza religiosa dei vertici comunisti. Pur cogliendo i piccoli passi dell’Egitto di Morsi e il miglioramento del Pakistan sceso dal 10° al 14° posto (pur essendo prossimo a giustiziare la cristiana Asia Bibi), è Pechino a far sperare passando dalla 21° alla 37° posizione e confermando il trend positivo iniziato nel 2010 (era 13°).

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“Un cristiano ucciso ogni cinque minuti”: verità o propaganda?

Di­ver­si mezzi d’in­for­ma­zio­ne, in par­ti­co­la­re Rai­new­s24 in heavy ro­ta­tion du­ran­te le va­can­ze pa­squa­li, hanno ri­lan­cia­to con sempre più fre­quen­za il meme per cui nel mondo “un cri­stia­no viene ucciso ogni cinque minuti”. Con par­ti­co­la­re enfasi è stata dif­fu­sa questa in­for­ma­zio­ne du­ran­te la via crucis: un ac­co­sta­men­to che ha un im­pat­to fa­cil­men­te in­tui­bi­le, specie nel clima di pa­po­la­tria che sta fa­cen­do se­gui­to al­l’e­le­zio­ne di Fran­ce­sco I al soglio pon­ti­fi­cio.

Anche la Chiesa cavalca i “centomila” martiri

Da qual­che anno si parla di questa massa enorme di cri­stia­ni che ver­reb­be­ro uccisi. Re­cen­te­men­te Av­ve­ni­re le ha dato nuovo ri­sal­to, ci­tan­do l’as­so­cia­zio­ne “Luci sul­l’E­st” e il suo Os­ser­va­to­rio sulla cri­stia­no­fo­bia. Un sito che rac­co­glie con do­vi­zia casi di vera o pre­sun­ta per­se­cu­zio­ne nei con­fron­ti dei cri­stia­ni, ma che a som­mar­li nean­che lon­ta­na­men­te si av­vi­ci­na­no al com­pu­to di cen­to­mi­la e passa mar­ti­ri che viene dif­fu­so. “Cifra spa­ven­to­sa”, come l’ha ri­lan­cia­ta il car­di­na­le Angelo Ba­gna­sco du­ran­te la pro­lu­sio­ne della re­cen­te com­mis­sio­ne per­ma­nen­te della Cei, a fine gen­na­io. Il pre­la­to ha colto l’oc­ca­sio­ne per cri­ti­ca­re l’Oc­ci­den­te “che pro­cla­ma sì i di­rit­ti umani ma poi sembra vo­ler­li ap­pli­ca­re ed esi­ge­re con pesi e misure di­ver­se”. A farne le spese, se­con­do il pre­si­den­te della con­fe­ren­za epi­sco­pa­le, sa­reb­be­ro pro­prio i cri­stia­ni.

il dato assume cre­di­bi­li­tà per il solo fatto di rim­bal­za­re tra nu­me­ro­si ar­ti­co­li, in­ter­vi­ste

Anche in Va­ti­ca­no si batte su questo tasto. Il car­di­na­le Jean-Louis Tauran, pre­si­den­te del Pon­ti­fi­cio con­si­glio per il dia­lo­go in­ter­re­li­gio­so, in un’in­ter­vi­sta all’Os­ser­va­to­re Romano al­l’i­ni­zio di que­st’an­no ha ri­ba­di­to che “ogni cinque minuti un cri­stia­no viene ucciso a causa della sua fede”. È quindi un dato, quello dei cen­to­mi­la cri­stia­ni mar­ti­riz­za­ti ogni anno, che gira da anni e viene citato come ca­val­lo di bat­ta­glia anche dalla Chiesa cat­to­li­ca. Men­zio­na­to cor­ren­te­men­te anche dal­l’as­so­cia­zio­ne ‘Aiuto alla Chiesa che sof­fre’ e da quella sta­tu­ni­ten­se Open Doors, che stila una World Watch List ogni anno, nonché da altri do­cu­men­ti. La con­fu­sio­ne au­men­ta quando si scopre che Open Doors però parla di cento mi­lio­ni di cri­stia­ni “per­se­gui­ta­ti” l’anno, non di “mar­ti­ri”. In un con­ti­nuo gioco di ri­man­di e (auto)ci­ta­zio­ni, il dato assume cre­di­bi­li­tà per il solo fatto di rim­bal­za­re tra nu­me­ro­si ar­ti­co­li, in­ter­vi­ste, rap­por­ti, ser­vi­zi te­le­vi­si­vi.

Introvigne e gli strani calcoli degli evangelici

An­dan­do in­die­tro nel tempo, si scopre che, molto pro­ba­bil­men­te, il dato è stato dif­fu­so per la prima volta in Italia verso la metà del 2011 da Mas­si­mo In­tro­vi­gne, noto tra­di­zio­na­li­sta cat­to­li­co an­ti-set­te no­mi­na­to rap­pre­sen­tan­te al­l’O­sce per la lotta contro raz­zi­smo, xe­no­fo­bia e di­scri­mi­na­zio­ne. Lo stu­dio­so ne aveva par­la­to du­ran­te la con­fe­ren­za in­ter­na­zio­na­le sul dia­lo­go in­ter­re­li­gio­so fra cri­stia­ni, mu­sul­ma­ni ed ebrei a Gödollö (Bu­da­pe­st), in­con­tro pro­mos­so dalla pre­si­den­za un­ghe­re­se del­l’U­nio­ne Eu­ro­pea. E dal car­di­na­le Peter Erdo, ani­ma­to­re del­l’Os­ser­va­to­rio sul­l’in­tol­le­ran­za e la di­scri­mi­na­zio­ne contro i cri­stia­ni in Europa. Per capire il li­vel­lo, pro­prio l’or­ga­ni­smo che aveva dif­fu­so report che snoc­cio­la­va senza alcun im­ba­raz­zo ri­si­bi­li “di­scri­mi­na­zio­ni” subite dai cat­to­li­ci in Italia e negli altri paesi. L’Un­ghe­ria, già av­via­ta verso la con­tro-ri­for­ma co­sti­tu­zio­na­le che l’ha tra­sfor­ma­ta in un regime au­to­ri­ta­rio e cle­ri­ca­le, era il pal­co­sce­ni­co per­fet­to per la ker­mes­se cri­stia­ni­sta.

il com­pu­to è tut­t’al­tro che pre­ci­so, im­pe­den­do un pro­ces­so di peer review

Al­l’e­po­ca, ave­va­mo osato porre dubbi sulle stime dei cri­stia­ni uccisi. Ci siamo ac­cor­ti solo di re­cen­te che In­tro­vi­gne aveva spie­ga­to da dove ve­ni­va­no, non ri­spar­mian­do una pun­zec­chia­tu­ra alla “solita Uaar”. In­tro­vi­gne si basa sui lavori del Center for Study of Global Chri­stia­ni­ty di­ret­to da David B. Bar­rett, che sa­reb­be­ro, a suo dire, “i più citati nel mondo ac­ca­de­mi­co, e non solo, per le sta­ti­sti­che in­ter­na­zio­na­li sui membri delle di­ver­se re­li­gio­ni”. Bar­rett e Todd M. John­son hanno pub­bli­ca­to, nel 2001, World Chri­stian Trends AD 30 – AD 2200, in cui ap­pun­to sti­ma­no i mar­ti­ri cri­stia­ni (è anche di­spo­ni­bi­le un estrat­to). Sco­pri­re­mo che sono am­pia­men­te citati perché ri­lan­cia­ti da altre or­ga­niz­za­zio­ni cri­stia­ne e che il com­pu­to è tut­t’al­tro che pre­ci­so, im­pe­den­do un pro­ces­so di peer review. Lo stesso In­tro­vi­gne, in­ter­vi­sta­to da Radio Va­ti­ca­na a di­cem­bre, ha ri­lan­cia­to la vul­ga­ta.

Si tratta, per chia­rez­za, di stu­dio­si che fanno ri­fe­ri­men­to al Gordon Cor­n­well Theo­lo­gi­cal Se­mi­na­ry, una isti­tu­zio­ne evan­ge­li­ca con ten­den­ze fon­da­men­ta­li­ste già nota per aver so­ste­nu­to sulla base di dubbi cal­co­li che i cat­to­li­ci erano in au­men­to mentre gli atei in calo. In con­tra­sto ri­spet­to alla mag­gio­ran­za delle ri­cer­che so­cio­lo­gi­che, che mo­stra­no invece un au­men­to ge­ne­ra­le dei non cre­den­ti nel mondo.

Le critiche dell’evangelico Schirrmacher

Quanto siano tra­bal­lan­ti le cifre sul numero com­ples­si­vo di mar­ti­ri lo met­to­no in evi­den­za pro­prio altri cre­den­ti più mo­de­ra­ti, che ne pren­do­no le di­stan­ze. Basti citare la di­sa­mi­na di Thomas Schirr­ma­cher, pro­fes­so­re uni­ver­si­ta­rio e por­ta­vo­ce della com­mis­sio­ne teo­lo­gi­ca del­l’Al­lean­za evan­ge­li­ca mon­dia­le, che si occupa anche di per­se­cu­zio­ni di cri­stia­ni nel mondo. Di certo, non è un ateo an­ti­cle­ri­ca­le.

Egli nota come questi numeri siano citati acri­ti­ca­men­te da varie isti­tu­zio­ni, come ap­pun­to ‘Aiuto alla Chiesa che sof­fre’, ma pro­ven­ga­no uni­ca­men­te dalla stessa fonte: il solito report di Bar­rett e John­son. Non senza una punta di im­ba­raz­zo, lo stu­dio­so scrive: “trovo dif­fi­ci­le cri­ti­ca­re questo numero in con­si­de­ra­zio­ne del suo uso dif­fu­sis­si­mo, in par­ti­co­la­re per il fatto che pro­vie­ne da due ri­cer­ca­to­ri ri­spet­ta­bi­li nonché buoni amici”. Come ri­scon­tra­to da di­ver­si altri esper­ti (cri­stia­ni e non), i numeri sono troppo ele­va­ti e non è chiaro come siano stati rac­col­ti e cal­co­la­ti. Non c’è trac­cia di un re­so­con­to utile agli altri ri­cer­ca­to­ri per con­trol­la­re le fonti e le cifre, né c’è la sud­di­vi­sio­ne per stato, ag­giun­ge l’ac­ca­de­mi­co.

Schirr­ma­cher co­min­cia con il pren­de­re in con­si­de­ra­zio­ne il de­cen­nio 1990-200, per i quali i report evan­ge­li­ci par­la­no di 156-178­mi­la mar­ti­ri al­l’an­no. Si pre­su­me che la mag­gior parte di questi morti venga dalle guerre civili nel Sud Sudan e Ruanda. Ma in Ruanda hutu e tutsi erano en­tram­bi per la stra­gran­de mag­gio­ran­za cat­to­li­ci e c’è stato almeno un prete di etnia hutu che in­ci­ta­va al ge­no­ci­dio dei tutsi. Non va di­men­ti­ca­ta d’al­tron­de la re­spon­sa­bi­li­tà della Chiesa nel fo­men­ta­re la di­vi­sio­ne etnica, sulla scorta delle lo­gi­che co­lo­nia­li­ste e raz­zi­ste, con­tri­buen­do a far de­to­na­re lo spa­ven­to­so con­flit­to. Per il Sudan si do­vreb­be pre­su­me­re che i morti siano uni­ca­men­te cri­stia­ni per­se­gui­ta­ti dagli isla­mi­ci, esclu­den­do la folta com­po­nen­te ani­mi­sta e la re­pres­sio­ne po­li­ti­ca nei con­fron­ti dei par­ti­ti locali.

senza una base me­to­do­lo­gi­ca de­fi­ni­ta, queste stime pos­so­no flut­tua­re anche di decine di mi­glia­ia

Nel pe­rio­do 2000-2010 la fetta più grossa dei pre­sun­ti mar­ti­ri ver­reb­be dalla guerra civile nella Re­pub­bli­ca De­mo­cra­ti­ca del Congo. Di certo mol­tis­si­mi cri­stia­ni sono morti in quel con­flit­to, “ma che siano morti in quanto cri­stia­ni è qual­co­sa che non viene so­ste­nu­to da nes­su­no, in let­te­ra­tu­ra”, ag­giun­ge Schirr­ma­cher. Inol­tre, senza una base me­to­do­lo­gi­ca de­fi­ni­ta, queste stime pos­so­no flut­tua­re anche di decine di mi­glia­ia. Altro punto che mette in di­scus­sio­ne è la de­fi­ni­zio­ne scelta di “mar­ti­ri”: sono “i cre­den­ti in Cristo in una si­tua­zio­ne di te­sti­mo­nian­za”, ma i ri­cer­ca­to­ri si im­pe­gna­no a “de­fi­ni­re ed enu­me­ra­re i mar­ti­ri nel senso più ampio pos­si­bi­le”. La de­fi­ni­zio­ne teo­lo­gi­ca è in­fat­ti più ampia di quella so­cio­lo­gi­ca e si presta ad an­no­ve­ra­re anche chi non sce­glie vo­lon­ta­ria­men­te o con­sa­pe­vol­men­te di morire.

C’è poi la que­stio­ne delle no­ti­zie: le stragi di cri­stia­ni sono ri­pre­se da gior­na­li e tv e hanno il me­ri­ta­to ri­sal­to, ma non ac­ca­do­no tutti i giorni. Se ci fosse un mas­sa­cro al giorno con 50 vit­ti­me, si ar­ri­ve­reb­be a poco più di 18mila morti: Schirr­ma­cher con­si­de­ra più rea­li­sti­ca la media di 20 morti al giorno, cosa che fa scen­de­re i “mar­ti­ri” a 7.300 al­l’an­no. Inol­tre, grandi stragi sono rare. Ad­di­rit­tu­ra, alcune stime fon­da­men­ta­li­ste par­la­no tut­to­ra di decine di mar­ti­ri al­l’an­no in paesi come Sviz­ze­ra, Ger­ma­nia, Olanda, Au­stra­lia, Canada, Gran Bre­ta­gna. Schirr­ma­cher, stu­dio­so del na­zi­smo, fa un pa­ra­go­ne con la Se­con­da guerra mon­dia­le, e ri­co­no­sce che la quasi to­ta­li­tà dei cri­stia­ni morti nel con­flit­to non sono stati uccisi per la loro fede come mar­ti­ri. A parte alcune mi­glia­ia, le cui storie sono state am­pia­men­te ri­co­strui­te e stu­dia­te.

Schirr­ma­cher mette in dubbio le stime nel corso delle guerre civili fa­cen­do notare che per l’Or­ga­niz­za­zio­ne mon­dia­le della sanità, per esem­pio nel 2004, ci sono stati circa 184­mi­la vit­ti­me di con­flit­ti. Dav­ve­ro arduo, scom­po­nen­do i dati per paese, pen­sa­re che la quasi to­ta­li­tà sia di “mar­ti­ri”. Va ag­giun­to che, come ri­por­ta l’Onu, meno di 500­mi­la per­so­ne sono vit­ti­me di omi­ci­dio nel mondo ogni anno. Dif­fi­ci­le cre­de­re che ad­di­rit­tu­ra un quinto sia com­po­sto uni­ca­men­te da cri­stia­ni uccisi pro­prio a causa della loro fede.

martire

Martiri e propaganda integralista contro la “cristianofobia”

Nes­su­no vuole negare che, pe­rio­di­ca­men­te, av­ven­ga­no stragi di cri­stia­ni, né giu­sti­fi­ca­re o mi­ni­miz­za­re in qual­che modo l’o­dio­sa uc­ci­sio­ne di esseri umani a causa della loro fede. D’al­tron­de, pro­prio noi ab­bia­mo in alcune oc­ca­sio­ni so­ste­nu­to ap­pel­li contro gli at­tac­chi e la re­pres­sio­ne che su­bi­sco­no in varie parti del mondo. Mas­sa­cri che hanno luogo so­prat­tut­to nei paesi isla­mi­ci, in par­ti­co­la­re in Pa­ki­stan e Ni­ge­ria, dove pe­ral­tro non man­ca­no stragi di mu­sul­ma­ni a opera di cri­stia­ni, in una spi­ra­le di ri­tor­sio­ni ali­men­ta­ta dal­l’o­dio re­li­gio­so. In paesi come Iran o Arabia Sau­di­ta è pre­vi­sta la con­dan­na a morte per gli apo­sta­ti, quindi anche per coloro che ab­ban­do­na­no l’i­slam per di­ven­ta­re cri­stia­ni (ma anche atei). Si tratta quindi di vio­len­ze sca­te­na­te pro­prio da fon­da­men­ta­li­sti re­li­gio­si. Invece, in qual­che altro paese co­mu­ni­sta e au­to­ri­ta­rio, come la Cina o la Corea del Nord, la si­tua­zio­ne appare di­ver­sa. I cri­stia­ni ra­ra­men­te ven­go­no uccisi: ma sono di­scri­mi­na­ti, im­pri­gio­na­ti, sot­to­po­sti a rigidi con­trol­li e viene loro im­pe­di­to di pro­fes­sa­re li­be­ra­men­te la pro­pria fede. Tutte azioni che non ab­bia­mo mai avuto pro­ble­mi a con­dan­na­re, da con­vin­ti so­ste­ni­to­ri dei di­rit­ti umani e della li­ber­tà di cre­de­re come di non cre­de­re. Ma ci pare fuori dalla realtà so­ste­ne­re, come fanno Bar­rett e John­son, che gli “atei” ab­bia­no mar­ti­riz­za­to ben 31 mi­lio­ni di cri­stia­ni in 2.000 anni.

Quando si af­fron­ta­no certe que­stio­ni che coin­vol­go­no emo­ti­va­men­te i cre­den­ti e che fanno parte strut­tu­ra­le del loro im­ma­gi­na­rio, bi­so­gne­reb­be andare più cauti. D’al­tron­de, se non si ri­ten­go­no at­ten­di­bi­li certe cifre, si viene ac­cu­sa­ti di non avere sen­ti­men­ti di uma­ni­tà o di giu­sti­fi­ca­re le per­se­cu­zio­ni, o per­si­no di essere veri e propri col­la­bo­ra­zio­ni­sti. E questo genera anche una sorta di tabù in tanti laici che ven­go­no messi al­l’an­go­lo e col­pe­vo­liz­za­ti: ciò ini­bi­sce la ri­fles­sio­ne cri­ti­ca e il con­trol­lo delle fonti. Di­ver­si in­te­gra­li­sti, piut­to­sto im­be­vu­ti di sacro sa­do­ma­so­chi­smo, sono per­si­no con­vin­ti che gli atei man­chi­no di qual­sia­si senso morale e godano nel sapere che i cri­stia­ni ven­go­no uccisi o per­se­gui­ta­ti. O che ci sia un com­plot­to glo­ba­le che vede pure le isti­tu­zio­ni in­ter­na­zio­na­li com­pli­ci nel na­scon­de­re questa mon­ta­gna di morti. Non stiamo al gioco sporco di chi, in ma­nie­ra ma­ni­chea, ci vor­reb­be proni ad ac­cet­ta­re tutto della re­li­gio­ne, bol­lan­do­ci al­tri­men­ti per per­se­cu­to­ri di mar­ti­ri.

Da quanto ri­sul­ta sulla base dei fatti do­cu­men­ta­ti, quelli ab­bon­dan­te­men­te ri­lan­cia­ti anche dai media più im­por­tan­ti (pro­prio gli stessi che magari la­men­ta­no la scarsa co­per­tu­ra del­l’in­for­ma­zio­ne su questi temi) il numero dei mar­ti­ri nel mondo non do­vreb­be su­pe­ra­re le qual­che mi­glia­ia l’anno. Una cifra che co­mun­que rat­tri­sta, ma ci sembra dav­ve­ro az­zar­da­to par­la­re però di 12 morti al­l’o­ra, che fanno 288 al giorno e più di 105­mi­la ogni anno. Ri­cor­dia­mo­ci in­fat­ti che stiamo par­lan­do dei “mar­ti­ri”, ovvero quelli se­con­do i so­ste­ni­to­ri di queste stime sono inermi e ven­go­no uccisi per il solo fatto di essere cri­stia­ni. E non per morte ac­ci­den­ta­le, omi­ci­dio per altri mo­ven­ti, du­ran­te con­flit­ti di natura po­li­ti­ca o etnica in qua­li­tà di com­bat­ten­ti o vit­ti­me civili.

Anche fa­vo­ri­re la lai­ci­tà in questa logica di­ven­ta un at­ten­ta­to

Non è un caso che queste sta­ti­sti­che ven­ga­no pub­bli­ciz­za­te senza alcun con­trol­lo pro­prio da realtà più in­te­gra­li­ste — cat­to­li­che, evan­ge­li­che e di altre con­fes­sio­ni cri­stia­ne — con il so­ste­gno ester­no delle isti­tu­zio­ni re­li­gio­se come la Chiesa cat­to­li­ca. Numeri che ven­go­no uti­liz­za­ti per lan­cia­re cam­pa­gne contro la “cri­stia­no­fo­bia” e che pa­ven­ta­no per­se­cu­zio­ni anche nei paesi oc­ci­den­ta­li. In­ten­den­do in ma­nie­ra or­wel­lia­na per “per­se­cu­zio­ni” e at­ten­ta­ti alla “li­ber­tà re­li­gio­sa” i ten­ta­ti­vi di ar­gi­na­re pro­prio l’in­va­den­za e l’im­po­si­zio­ne del cle­ri­ca­li­smo negli ambiti pub­bli­ci. Come il pro­li­fe­ra­re del­l’o­bie­zio­ne di co­scien­za negli ospe­da­li, del­l’in­dot­tri­na­men­to re­li­gio­so a scuola o l’o­sten­ta­zio­ne di sim­bo­li e atti re­li­gio­si nei luoghi di lavoro in ma­nie­ra pri­vi­le­gia­ta. Anche fa­vo­ri­re la lai­ci­tà in questa logica di­ven­ta un at­ten­ta­to.

D’al­tron­de, la storia del cri­stia­ne­si­mo è fin dalle ori­gi­ni ric­ca­men­te cor­re­da­ta dagli apo­lo­ge­ti di in­nu­me­re­vo­li storie di mar­ti­ri, ma una quota con­si­sten­te di questi rac­con­ti è pa­le­se­men­te in­ven­ta­ta o si di­mo­stra scar­sa­men­te at­ten­di­bi­le. Tanti di­ven­ta­no mar­ti­ri a loro in­sa­pu­ta, con­ver­ti­ti in car­bu­ran­te pro­pa­gan­di­sti­co e ideo­lo­gi­co delle Chiese. Ma come emerge per esem­pio da un’a­na­li­si sto­ri­co-cri­ti­ca dei primi secoli del­l’e­ra cri­stia­na, le stesse per­se­cu­zio­ni du­ran­te l’im­pe­ro romano furono spo­ra­di­che. E tut­ta­via, nel­l’im­ma­gi­na­rio col­let­ti­vo le leg­gen­de apo­lo­ge­ti­che sui mar­ti­ri tor­tu­ra­ti da boia sadici e le rap­pre­sen­ta­zio­ni ci­ne­ma­to­gra­fi­che stile Quo Vadis hanno sca­va­to pro­fon­da­men­te. La cosa più grave è che i mass media ri­pren­da­no certi numeri senza alcuna ana­li­si cri­ti­ca, con­tri­buen­do alla con­fu­sio­ne. Sa­reb­be in­te­res­san­te avere il con­teg­gio det­ta­glia­to di tutte questi cen­to­mi­la e più morti sti­ma­ti dalla ri­cer­ca. I di­ret­ti in­te­res­sa­ti pos­so­no far­ce­li avere: non man­che­re­mo di ag­gior­na­re i nostri let­to­ri sul­l’ar­go­men­to. Per il mo­men­to, però, non ha tutti i torti chi ri­tie­ne che l’af­fer­ma­zio­ne “un cri­stia­no ucciso ogni cinque minuti” stia più dalla parte della pro­pa­gan­da, che da quella della verità.

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di Vittorio Messori

Vi furono reazioni di incredulità se non di rifiuto nel 2011, quando il sociologo Massimo Introvigne, in un convegno internazionale a Budapest organizzato della Comunità Europea, ricordò che in media, ogni anno, erano oltre 100.000 i cristiani di ogni confessione uccisi nel mondo per la loro fede. Introvigne parlava come rappresentante italiano  dell’Osce, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, ma anche come esperto tra i più autorevoli, in quanto fondatore e direttore del Cesnur, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, e autore di molti studi scientifici.

A coloro che lo contestavano, Introvigne replicò con il consueto scrupolo accademico, indicando le fonti inoppugnabili da cui risultava che, se la cifra era sbagliata, era perché in difetto. Per prudenza, lo studioso torinese aveva in effetti diminuito il numero delle vittime che, secondo alcuni istituti di ricerca, è in realtà maggiore. Al termine della confutazione di coloro che respingevano le sue cifre osservava: <<In queste reazioni di rifiuto c’è già di per sé una lezione: si sottovaluta talmente il problema dei cristiani perseguitati che i numeri –quando sono esattamente citati, in tutto il loro orrore– a molti europei ed americani sembrano incredibili.>>

Pochi giorni fa, in occasione della ricorrenza di santo Stefano, “protomartire“, cioè primo martire cristiano, lapidato dagli ebrei di Gerusalemme perché annunciava la risurrezione di Gesù, Introvigne ha ricordato dai microfoni della Radio Vaticana i dati per l’anno che sta finendo: 105.000 morti, uno ogni cinque minuti. Stando alle ricerche più sicure, il 10 per cento dei due miliardi di cristiani -dunque 200 milioni di persone, quasi tutte in Africa e in Asia- soffrono a causa della loro religione.

In tal modo, ha continuato Introvigne, ora responsabile dell’Osservatorio sulla libertà religiosa presso il Ministero degli Esteri, <<la persecuzione dei cristiani è oggi  la prima emergenza mondiale in materia di violenza e discriminazione religiosa. Non vi è alcun altra fede che sia così combattuta, sino al tentativo di genocidio in massa dei suoi aderenti >>.

In Europa e in America si continua a rimproverare ai credenti, soprattutto ai cattolici, un passato remoto di inquisizioni, di intolleranza, di crociate, di censure: nel frattempo (al di là del carattere antistorico di molte di queste accuse) si stenta a credere che oggi proprio la semplice fede nel Vangelo possa essere causa di rischio troppo spesso mortale. E oggi il Papa è praticamente solo a denunciare la mancanza di libertà religiosa difendendo non solo i cristiani ma i credenti in qualunque fede.

<<Questa libertà>> ha ripetuto anche di recente Benedetto XVI , seguendo le orme del suo predecessore <<non riguarda certo ogni cristiano ma ogni uomo, è un diritto che va riconosciuto come diritto naturale, quale che sia la propria prospettiva religiosa>>.

Il papa ha ricordato che molti Paesi, soprattutto musulmani, si difendono dalle accuse sostenendo che da loro è riconosciuta libertà di culto. Ma libertà vera non c’è, replica Benedetto XVI, quando ai cristiani è permesso soltanto di celebrare le loro liturgie nel chiuso delle chiese (in Arabia Saudita anche questo è proibito) mentre è rigorosamente vietato manifestare in pubblico la propria fede. Non c’è libertà quando il mostrare una croce sul tetto di una chiesa o appesa a una collanina significa essere aggrediti e, spesso arrestati. Non c’è di certo libertà quando si arriva addirittura alla pena di morte per coloro che scegliessero il battesimo, in contrasto con la religione di stato.

Tre sono oggi gli “ambienti“ principali di persecuzione. Vi è quanto resta di comunismo (o presunto tale): in Cina, dove la sola militanza a stento tollerata è quella  nella Chiesa “patriottica“, cioè quella creata e sorvegliata dal regime, che nomina persino i vescovi; nella Corea del Nord che , stando agli osservatori, <<è probabilmente in assoluto il luogo dove è più pericoloso dirsi cristiani>>; a Cuba, dove il castrismo ormai moribondo alterna momenti di tolleranza e di intolleranza.

Vi sono poi i nazionalismi etnici, le tradizioni “razziali“ che suscitano periodiche esplosioni di furore persecutorio proprio tra coloro che, stando alla “leggenda rosa“ occidentale, sarebbero campioni di tolleranza e di accoglienza: induisti e buddisti.

Infine, vi è l’oceano islamico che circonda i tropici, dove le rare zone di relativa tranquillità e di quasi eguaglianza per i cristiani sono state cancellate dalla rinascita di un estremismo che (spesso con l’aiuto di Europa ed Usa: vedasi Medio Oriente e Africa del Nord) ha travolto governi e culture che tentavano di mettere in atto una lettura del Corano più  pacifica e aperta.

Un’altra zona di persecuzione sanguinaria dovrebbe essere aggiunta: l’Africa nera,  dove le autorità statali sono spesso evanescenti e impotenti, travolte da un caos di continui scontri tra tribù ed etnie e dove la caccia al cristiano è tra i passatempi preferiti da bande di irregolari, di predoni, di discepoli fanatici di stregoni.

Rimedi ? Ben difficile, forse impossibile  suggerirne, vista la vastità, la profondità e insieme la diversità di ciò che istiga all’odio e alla strage nei confronti di chi crede nel Vangelo.  Va comunque osservato che ormai da più di due secoli i cristiani si trovano  solo e sempre dalla parte dei perseguitati, mai da quella dei persecutori.

Va pur detto, con la necessaria umiltà e, insieme, con verità: in tanta tragedia è, questo, un segno di nobiltà spirituale. Nessuno che opprima o uccida potrà mai trovare una istigazione o una approvazione nel vangelo.

© Corriere della Sera

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Cultura Cattolica e perseguizione

Autore: Mazzucchelli, Don Pinuccio  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele

Fonte: CulturaCattolica.it

Nel giugno 2011 Massimo Introvigne, rappresentante dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) per la lotta al razzismo, alla xenofobia e all’intolleranza e discriminazione contro i cristiani, è stato relatore a un grande evento organizzato dalla Presidenza ungherese dell’Unione Europea al Castello Reale di Gödöllo, presso Budapest, sul tema del dialogo interreligioso fra cristiani, ebrei e musulmani.
Nel corso della relazione ha fornito dati straordinariamente allarmanti:
i cristiani uccisi nel mondo attualmente sono 105.000 all’anno.
E ha precisato:“credenti in Cristo che hanno perso la loro vita prematuramente, nella situazione di testimoni, come risultato dell’ostilità umana”. Chiarendo che perdere la propria vita “nella situazione di testimoni non implica alcun giudizio sulla santità personale del martire ma comporta che sia stato ucciso perché cristiano, non come vittima di una guerra o di un genocidio con motivazioni prevalentemente politiche o etniche e non religiose.”
“105.000 morti significano fra 287 e 288 morti al giorno e dodici all’ora, cioè uno ogni cinque minuti. Se non si gridano al mondo le cifre della persecuzione dei cristiani, se non si ferma la strage, se non si riconosce che la persecuzione dei cristiani è la prima emergenza mondiale in materia di violenza e discriminazione religiosa, il dialogo tra le religioni e le culture produrrà solo bellissimi convegni, ma nessun risultato concreto. Chi nasconde le cifre forse semplicemente preferisce non fare nulla per fermare il massacro.”

Ha detto Benedetto XVI venerdì 8 febbraio 2013:
“San Pietro sapeva che a Roma avrebbe trovato il martirio, ma non indietreggia: va verso la croce indicata da Cristo e invita anche l’uomo contemporaneo ad accogliere l’aspetto martirologico della fede: Nessuno può essere cristiano senza seguire il Crocifisso, senza accettare anche il momento del martirio”.
“Oggi – nota il Papa – i cristiani sono il gruppo più perseguitato al mondo” perché “non conforme”, perché “contro le tendenze di egoismo e materialismo. Pur avendo contribuito alla formazione della cultura occidentale i cristiani vivono da sempre in una condizione di minoranza ed estraneità”.
Infine Benedetto XVI rileva un “falso pessimismo” di chi oggi dice che il cristianesimo è finito. Di qui l’invito ad un sano realismo:
“Ci sono anche cadute gravi, pericolose, e dobbiamo riconoscere con sano realismo che così non va, dove si fanno cose sbagliate. Ma anche essere sicuri, allo stesso tempo, se qua e là la Chiesa muore a causa dei peccati degli uomini, a causa della loro non credenza, nello stesso tempo nasce di nuovo. Il futuro è realmente di Dio: questa è la grande certezza della nostra vita, il grande, vero ottimismo che sappiamo. La Chiesa è l’albero di Dio che vive in eterno e porta in sé l’eternità e la vera eredità: la vita eterna”.

Continuare ad educare e promuovere la conoscenza reciproca rimane un compito fondamentale per la Chiesa.
Noi possiamo fare qualcosa per le persone perseguitate di cui abbiamo notizia.
Per tutti gli altri possiamo vivere una più intensa preghiera: per questo proponiamo a tutti i sacerdoti di celebrare le Sante Messe del mercoledì di ogni settimana con una intenzione particolare per tutti i cristiani perseguitati.
Tutti possiamo farci promotori presso le nostre parrocchie.
Ogni settimana proporremo una traccia di intenzione ricordando i martiri della settimana, coscienti che ciò che si viene a sapere è molto poco rispetto alla realtà.
Proponiamo il mercoledì perché nella liturgia della Settimana Santa il Vangelo ricorda il tradimento di Giuda: preghiamo nel giorno del tradimento per coloro che non tradiscono, per tutti noi cristiani chiamati oggi a non tradire.

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2013 04 17 “Tanti cristiani soffrono persecuzioni: tanti, tanti in tanti Paesi”. SIRIA GAZA INDIA VIETNAM

Autore: Mazzucchelli, Don Pinuccio  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele

Fonte: CulturaCattolica.it
mercoledì 17 aprile 2013

Papa Francesco.”Tanti cristiani soffrono persecuzioni: tanti, tanti in tanti Paesi”
Dal Regina Coeli di Domenica 14 aprile 2013

“Quando una persona conosce veramente Gesù Cristo e crede in Lui, sperimenta la sua presenza nella vita e la forza della sua Risurrezione, e non può fare a meno di comunicare questa esperienza. E se questa persona incontra incomprensioni o avversità si comporta come Gesù nella sua Passione: risponde con l’amore e con la forza della verità”.
“L’amore fraterno è la testimonianza più vicina che noi possiamo dare del fatto che Gesù è con noi vivo, che Gesù è risorto. Preghiamo in modo particolare per i cristiani che soffrono persecuzione: ma in questo tempo, ci sono tanti cristiani che soffrono persecuzioni, tanti, tanti in tanti Paesi! Preghiamo per loro con amore, dal nostro cuore: sentano la presenza viva e confortante del Signore Risorto”.

Papa Francesco. Calunnia e martirio: “dove c’è calunnia c’è Satana, proprio lui”.

Lo ha affermato lunedì mattina (15/04) Papa Francesco all’omelia della Messa presieduta nella cappella della Casa “S. Marta”. Il Pontefice ha invitato a pregare per i tanti martiri che anche oggi sono falsamente accusati, perseguitati e uccisi in odio alla fede.
“Noi tutti siamo peccatori: tutti. Abbiamo peccati. Ma la calunnia è un’altra cosa. E’ un peccato, sicuro, ma è un’altra cosa. La calunnia vuole distruggere l’opera di Dio; la calunnia nasce da una cosa molto cattiva: nasce dall’odio. E chi fa l’odio è Satana. La calunnia distrugge l’opera di Dio nelle persone, nelle anime. La calunnia utilizza la menzogna per andare avanti. E non dubitiamo, eh?: dove c’è calunnia c’è Satana, proprio lui”.
“Ma il tempo dei martiri non è finito: anche oggi possiamo dire, in verità, che la Chiesa ha più martiri che nel tempo dei primi secoli. La Chiesa ha tanti uomini e donne che sono calunniati, che sono perseguitati, che sono ammazzati in odio a Gesù, in odio alla fede: questo è ammazzato perché insegna catechismo, questo viene ammazzato perché porta la croce… Oggi, in tanti Paesi, li calunniano, li perseguono… sono fratelli e sorelle nostri che oggi soffrono, in questo tempo dei martiri”.

NOTIZIE DI QUESTA SETTIMANA.

Siria: la verità taciuta.

Tutti abbiamo sentito della liberazione dei quattro giornalisti italiani.
Pochi sanno hanno ascoltato le parole dell’unica donna del gruppo, la freelance Susan Dabbous, che in un precedente reportage aveva accusato proprio i suoi rapitori per il reclutamento di bambini usati in Siria contro i governativi (arruolati in Libano e pronti a uccidere al prezzo di 11 euro al giorno). Al giornale britannico ‘Thelegraph’ ha raccontato la sua esperienza: “Minacciavano di tagliarmi le mani perché pensavano che avrei scritto un articolo su di loro”. Gli altri colleghi “erano tenuti insieme in una stanza, li accusavano di essere degli infedeli” e che li avrebbero giudicati e puniti secondo la legge islamica. “Tra i ribelli – ha aggiunto – erano presenti algerini e marocchini”.
Sin da subito si è saputo che autrice del sequestro è stata la milizia Jabhat al Nusra, un gruppo radicale islamico ben finanziato dalla rete globale jadista (inserita dagli USA tra i principali gruppi terroristici mondiali). Alcuni suoi militanti il 3 aprile avevano fermato la troupe della RAI in un villaggio cristiano al nord della Siria, in prossimità di una chiesa profanata: evidentemente non gradivano si vedesse ciò che stanno compiendo contro i cristiani. Il curriculum siriano di quest’organizzazione è spaventoso: dal febbraio 2013 ha rivendicato la paternità di 49 dei 60 attentati suicidi avvenuti finora (nel primo attentato a Damasco sono state uccise 44 persone e ne sono state ferite 166). I jadisti di al Nusra, affiliati alla rete di al-Qaeda, seminano il terrore con autobombe, assalti ad edifici governativi, uccisioni e rapimenti di inermi cittadini siriani, in particolar modo cristiani, considerati “colpevoli” di non schierarsi con loro contro il Governo di Bashar al-Assad. L’obiettivo è noto: rovesciare il governo e creare uno stato islamico sotto la legge della sharia.

SIRIA – Morire o partire? L’Arcivescovo maronita di Damasco racconta il dilemma senza risposte dei cristiani siriani

I cristiani di Siria «devono scegliere tra due calici amari: morire o partire». Un dilemma che coinvolge tutta la realtà ecclesiale presente nel Paese martoriato, e che viene raccontato dall’arcivescovo maronita di Damasco Samir Nassar in una vibrante testimonianza inviata all’Agenzia Fides.
L’arcivescovo cattolico di rito orientale delinea i tanti modi con cui la morte ghermisce le vite di milioni di civili indifesi, cristiani e musulmani, nella Siria devastata dalla guerra: bombardamenti, auto-bomba, cecchini, mancanza di cure mediche (223 ospedali sono stati chiusi e i medici stanno fuggendo tutti, spiega mons. Nassar), malnutrizione e mancanza di cibi adeguati per i diabetici, i cardiopatici e le puerpere. Davanti a questo disastro, tutti pensano di andar via, anche se la fuga in qualche modo «è un altro modo di morire» più lentamente. La Chiesa locale, pur nella sua fragilità, «diventa un muro del pianto», a cui tutti si rivolgono ogni giorno «per chiedere protezione e aiuto nella ricerca di un visto per partire». I cristiani siriani – sottolinea l’arcivescovo maronita – «hanno visto l’ONU organizzare dal 2005 la partenza sistematica dei rifugiati iracheni verso i Paesi occidentali», e adesso provano angoscia anche per «l’indifferenza e il silenzio mondiale davanti al loro lungo e triste calvario… sono abbandonati, destinati alla morte senza poter fuggire… i consolati sono chiusi da un anno e mezzo».
Mons. Nassar descrive con cuore affranto di pastore la condizione dei cristiani poveri «che non trovano alcuna ragione per dover morire in questa guerra insensata»: loro hanno visto i propri fratelli più agiati lasciare la Siria, e ora guardano alla Chiesa come l’unica realtà a cui chiedere aiuto nel naufragio.«L’appello del nuovo Papa Francesco in favore dell’amata Siria risuona nei loro cuori…. La Chiese sorelle del mondo intero pregano e mostrano il loro affetto per questo piccolo gregge, senza poter placare la tempesta». Questa situazione pone anche i pastori davanti a problemi di coscienza: «Consigliarli di restare potrebbe condurli alla morte come un agnello muto davanti al macellaio. Il nostro martirologio non fa che allungarsi… Aiutarli a partire significa invece svuotare la Terra Biblica dei suoi ultimi cristiani». Un dilemma che può trovare risposta solo affidandosi al «cuore di Dio», offrendo ai fedeli una prossimità pastorale che li aiuti a percepire la realtà delle parole di Gesù. Quelle che – nota mons. Nassar «non deludono mai: “Non abbiate paura… io sono con voi…”». (Agenzia Fides 13/4/2013).

SIRIA – Il vescovo caldeo Audo: Aleppo sta morendo di fame

“Si va avanti alla giornata. Ho l’impressione che le persone sono sempre più spossate. Sono tutti divenuti poveri e ognuno è alla continua ricerca di qualcosa da mangiare per sè e per la propria famiglia. Per le strade di Aleppo si vedono le persone che girano senza posa con le buste in mano, cercando un po’ di pane…” Così riferisce all’Agenzia Fides il vescovo caldeo di Aleppo Antoine Audo SJ, Presidente di Caritas Siria, delineando un’immagine eloquente della condizione quotidiana vissuta da una città che era tra le più fiorenti e dinamiche di tutto il Medio Oriente, e che ora appare irrimediabilmente sfigurata dalla guerra civile.
L’ultima emergenza che coinvolge da vicino le Chiese in Aleppo è quella di centinaia di famiglie cristiane costrette a fuggire dal quartiere di Cheikh Maksoud, conquistato negli ultimi giorni dalle milizie anti-Assad.
E rimane ignota la sorte dei due sacerdoti Michel Kayyal – armeno cattolico – e Maher Mahfouz – greco ortodosso – rapiti due mesi fa da un gruppo di persone armate sulla strada che da Aleppo conduce a Damasco”.
“L’anarchia della guerra – confida a Fides il vescovo caldeo – fa percepire per contrasto in maniera ancora più forte la grandezza della dignità umana, proprio nel momento in cui essa appare così umiliata. In tutto questo molti cercano Dio e chiedono a Lui la pace del cuore, nella preghiera”. (Agenzia Fides 10/4/2013).

IN BREVE

GAZA: incendiata scuola cristiana della Sacra Famiglia

Incendio doloso davanti all’ingresso della scuola cristiana della Sacra Famiglia di Gaza. E’ successo ieri. Lo riferisce l’agenzia di stampa palestinese Maan.
L’episodio avviene dopo che all’inizio del mese le autorità di Hamas hanno reso noto che con il nuovo anno scolastico imporranno una rigida separazione dei sessi in tutte le scuole della Striscia, incluse quelle cristiane. (Radio Vaticana 14/04/2013)

INDIA – Una chiesa bruciata: violenza di fondamentalisti indù in Chhattisgarh

Alcun giorni fa una piccola chiesa è stata data alle fiamme nel distretto di Kondagaon in Chhattisgarh.
Il giorno dopo l’incendio, i credenti sono stati pubblicamente insultati e minacciati dai fondamentalisti indù del villaggio, appartenente al gruppo estremista “Vishwa Hindu Parishad”, che li hanno accusati di convertire le persone con la frode e con la seduzione.
(Agenzia Fides 16/4/2013)

VIETNAM – Leader cristiano morto in carcere: vittima di percosse, i fedeli non credono al suicidio

Si addensano sospetti sulla morte del leader cristiano della Chiesa evangelica vietnamita Hoang Van Ngai (noto anche come Vam Ngaij Vaj), scomparso il 17 marzo mentre era sotto custodia della polizia nel distretto di Dak Glong, provincia di Dak Nong. Come appreso dall’Agenzia Fides, la versione ufficiale fornita dagli agenti è “suicidio tramite scossa elettrica”. La sua famiglia respinge con forza la tesi del suicidio, sottolineando che oltre 300 testimoni hanno visto il corpo di Ngai “con lividi e contusioni, tagli profondi e il cranio fracassato”. (Agenzia Fides 11/4/2013)

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Gli operatori pastorali uccisi nell’anno 2012

Autore: Mazzucchelli, Don Pinuccio  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele

Fonte: CulturaCattolica.it
mercoledì 27 marzo 2013

Città del Vaticano (Agenzia Fides)
Alla fine dell’anno civile, come consuetudine, l’Agenzia Fides pubblica l’elenco degli operatori pastorali che hanno perso la vita in modo violento nel corso degli ultimi 12 mesi. Dalle informazioni raccolte, nell’anno 2012 sono stati uccisi 12 operatori pastorali, quasi tutti sacerdoti, si tratta infatti di 10 sacerdoti, 1 religiosa, 1 laica.
Per il quarto anno consecutivo, con il numero più elevato di operatori pastorali uccisi, figura al primo posto l’AMERICA, bagnata dal sangue di 6 sacerdoti.
Segue l’AFRICA, dove sono stati uccisi 3 sacerdoti e una religiosa.
Quindi l’ASIA, dove hanno trovato la morte un sacerdote ed una laica.
Come avviene ormai da tempo, il computo di Fides non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma tutti gli operatori pastorali morti in modo violento. Non viene usato di proposito il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro, e anche per la scarsità di notizie che si riescono a raccogliere sulla loro vita e sulle circostanze della morte.
La maggior parte degli operatori pastorali uccisi nel 2012 ha trovato la morte in seguito a tentativi di rapina: alcuni hanno scoperto i ladri nella propria abitazione ed i loro corpi sono stati ritrovati anche con segni di ferocia e di tortura. Altri sono stati aggrediti in strada e derubati di quanto portavano con sé o della loro automobile. Suor Liliane Mapalayi, è stata pugnalata a morte mentre era al suo posto di lavoro, in un liceo gestito dalla sua Congregazione, dove si occupava della cassa. Don David Donis Barrera è stato aggredito e accoltellato, dopo un lieve incidente stradale, in seguito ad un diverbio con gli occupanti dell’altra automobile. Don Anastasius Nsherenguzi invece è stato ucciso da alcuni giovani che stava cercando di dividere durante una lite. La laica Conchita Francisco è stata uccisa a colpi di arma da fuoco davanti alla cattedrale di Bongao, nella zona meridionale delle Filippine, dove è alta la tensione per la presenza di ribelli musulmani, pirati, terroristi e criminali.
Come scrive il Santo Padre Benedetto XVI nel Motu Proprio “Porta fidei” con cui ha indetto l’Anno
della fede che la Chiesa sta celebrando, “Per fede uomini e donne hanno consacrato la loro vita a Cristo, lasciando ogni cosa per vivere in semplicità evangelica l’obbedienza, la povertà e la castità, segni concreti dell’attesa del Signore che non tarda a venire. Per fede tanti cristiani hanno promosso un’azione a favore della giustizia per rendere concreta la parola del Signore, venuto ad annunciare la liberazione dall’oppressione e un anno di grazia per tutti. Per fede, nel corso dei secoli, uomini e donne di tutte le età, il cui nome è scritto nel Libro della vita, hanno confessato la bellezza di seguire il Signore Gesù là dove venivano chiamati a dare testimonianza del loro essere cristiani: nella famiglia, nella professione, nella vita pubblica, nell’esercizio dei carismi e ministeri ai quali furono chiamati.” (PF, 13)
Gli operatori pastorali uccisi in questo anno 2012 non hanno compiuto gesti eclatanti, non si sono proposti all’attenzione dei mass media per iniziative o prese di posizione spettacolari, ma semplicemente “hanno confessato la bellezza di seguire il Signore Gesù là dove venivano chiamati a dare testimonianza del loro essere cristiani”. Hanno vissuto la loro fede nell’umiltà della vita quotidiana, in contesti di particolare povertà umana e spirituale, di degrado, di violenza, dove il rispetto della vita e la dignità della persona sono valori che non contano, cercando di portare in questi ambienti la loro testimonianza di amore, di quell’amore del Padre che Gesù Cristo è venuto a mostrare.
Il 26 dicembre, Papa Benedetto XVI ha ricordato all’Angelus che il martirio del diacono Stefano mostra che “la nascita del Figlio di Dio ha inaugurato una nuova era, quella dell’amore. L’amore abbatte le barriere tra gli uomini. Li rende fratelli..”. Quindi ha affidato all’intercessione di Santo Stefano i cristiani perseguitati, sostenuti anche dalla nostra preghiera, ed ha invitato, sul suo esempio, a “testimoniare senza paura, con coraggio e determinazione, la nostra fede”.
Agli elenchi provvisori stilati annualmente dall’Agenzia Fides, deve sempre essere aggiunta la lunga lista dei tanti di cui forse non si avrà mai notizia, o addirittura di cui non si conoscerà il nome, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano con la vita la loro fede in Cristo, la “nube dei militi ignoti della grande causa di Dio” secondo l’espressione del Beato Papa Giovanni Paolo II.

PANORAMA DEI CONTINENTI

AMERICA
In America sono stati uccisi 6 sacerdoti: 2 in Brasile; 2 in Messico; 1 in Colombia; 1 in Guatemala.

In Brasile è stato ucciso nella sua abitazione il sacerdote italiano Fidei donum don Luigi Plebani. Invece d. Eduardo Teixeira è stato assassinato in strada, nel corso di una rapina.
In Messico hanno trovato la morte don Jenaro Aviña García, assassinato nella sua abitazione da alcuni ladri, e don Teodoro Mariscal Rivas, ritrovato legato mani e piedi, con una busta in testa.
In Colombia è stato ucciso durante una rapina don Pablo Emilio Sanchez Albarracin.
In Guatemala è morto don David Donis Barrera, aggredito e accoltellato dopo un incidente stradale.

AFRICA
In Africa sono stati uccisi 3 sacerdoti e 1 religiosa: 1 nella R.D.Congo; 1 in Mozambico; 1 in Tanzania;1 in Madagascar.

Nella R.D. del Congo ha trovato la morte suor Liliane Mapalayi, della congregazione delle Suore della Carità di Gesù e Maria, pugnalata a morte nella scuola in cui prestava servizio.
In Mozambico è stato barbaramente ucciso il Missionario della Consolata (IMC) p. Valentim Eduardo Camale, durante una rapina alla sua missione.
In Tanzania è morto don Anastasius Nsherenguzi, ucciso da alcuni giovani che stava cercando di dividere durante una lite.
In Madagascar è stato ucciso durante una rapina in strada il gesuita p. Bruno Raharison (SJ).

ASIA
In Asia sono 2 gli operatori pastorali uccisi: 1 sacerdote ed una laica. Hanno trovato la morte in Libano e nelle Filippine.

In Libano ha trovato la morte padre Elie Gergi al-Makdessi, dell’Ordine Libanese Maronita, ucciso lungo la strada durante un tentativo di rapina.
Nelle Filippine è morta la laica Conchita Francisco, operatrice pastorale, uccisa a colpi di arma da fuoco da uomini non identificati davanti alla cattedrale cattolica di Bongao, dove poco prima aveva guidato la recita del Rosario e partecipato alla Santa Messa.

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Due anni fa (2 marzo 2011) l’omicidio di Shahbaz Bhatti

Curatore: Mazzucchelli, Don Pinuccio

Fonte: CulturaCattolica.it – Radio Vaticana
martedì 5 marzo 2013

Il fratello: incoraggiato a proseguire nella sua missione

Momenti di preghiera in Pakistan e nel mondo per ricordare Shahbaz Bhatti, il ministro cattolico per le Minoranze, ucciso due anni fa a Islamabad. Impegnato fin da giovane per la difesa non solo dei cristiani ma di tutte le minoranze religiose presenti nel Paese, Bhatti venne ritenuto “colpevole” negli ambienti dell’estremismo islamico di volere la revisione della Legge sulla blasfemia, quella norma che ha colpito moltissime persone e tiene in carcere ormai da 1353 giorni Asia Bibi, la donna cristiana madre di 5 figli. Ricordiamo la figura di Bhatti con il servizio di Debora Donnini:

“Voglio solo un posto ai piedi di Gesù…Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire”. Le parole scritte da Shahbaz Bhatti nel testamento spirituale hanno scandito la sua vita fin da giovane. Da ragazzo si impegna per i pochi studenti cristiani che riescono ad arrivare all’università e vengono colpiti anche da aggressioni fisiche. Fonda un’associazione per la difesa delle minoranze, aiuta i terremotati del 2005, ottiene che in una prigione sia creata una cappella, va a trovare Asia Bibi, si batte per la revisione della Legge sulla blasfemia, in nome della quale in Pakistan centinaia di persone vengono accusate di aver offeso in qualche modo il Corano o Maometto ma che spesso viene usata in modo pretestuoso per dirimere questioni personali. Il 2 marzo del 2011, trenta colpi di arma da fuoco lo uccidono. Shahbaz sapeva di essere nel mirino dei fondamentalisti ma questo non lo ha mai fermato. Nel suo testamento spirituale scrive: “finche avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri”. Sentiamo il padre domenicano Maris Javed, che questo pomeriggio presiede a Roma una Messa per ricordare Shahbaz Bhatti:

“Questo è l’Anno della fede. Lui aveva una forte fede in Gesù Cristo. Noi dobbiamo avere una fede forte come i martiri della Chiesa, come i santi che hanno dato la loro vita per la fede. Io vedo la stessa cosa nella vita di Shahbaz Bhatti”.

Paul Bhatti, dopo l’uccisione di suo fratello Shahbaz, è tornato in Pakistan per proseguire la sua opera. Oggi è ministro per l’Armonia e consigliere del primo ministro per le Minoranze religiose. Gli abbiamo chiesto quali i suoi sentimenti in questo momento:

R. – Profonda tristezza perché abbiamo perso in maniera tragica questo nostro fratello che lottava per la giustizia, per la pace e per la difesa delle minoranze in Pakistan. D’altra parte, vedo che la gente lo ricorda con grande affetto, perciò sono anche incoraggiato e onorato di tutto questo amore che il mondo ha dimostrato. La gente – specialmente i cristiani – è determinata a continuare la sua missione in Pakistan. E’ un grande incoraggiamento per me il fatto che tutta questa gente vorrebbe che la sua missione continuasse e che siano disposti a fare qualsiasi sacrificio purché la sua missione continui, perché rimanga viva la voce di Shahbaz Bhatti.

D. – L’omicidio di suo fratello si pensa sia avvenuto per mano di fondamentalisti islamici…

R. – Al momento del suo assassinio, sono stati distribuiti volantini in cui c’erano estremisti, che appartenevano ai talebani, che avevano accettato la responsabilità… Loro avevano dichiarato che lui voleva eliminare la Legge sulla blasfemia in Pakistan e che chiunque avesse parlato contro la blasfemia avrebbe fatto questa fine. Perciò noi crediamo che, per quanto riguarda il suo assassinio, è stato fatto da questi estremisti. La cosa più importante però è questa: stiamo lottando contro un determinato tipo di mentalità che ha ucciso Benazir Bhutto, Salmaan Taseer, che ha ucciso altre persone che operavano per la pace.

D. – Suo fratello si era battuto molto per la revisione della Legge sulla blasfemia. Come sta andando la situazione?

R. – Per quanto riguarda la Legge sulla blasfemia noi abbiamo fatto parecchi passi in avanti. Nel senso che io da tempo incontro i leader religiosi di tutti i gruppi religiosi in Pakistan. Ci siamo incontrati anche la settimana scorsa col primo ministro e poi infine anche col presidente per un grande dibattito, in una tavola rotonda, e abbiamo discusso tutti gli aspetti negativi di questa legge. Siamo arrivati a conclusioni molto incoraggianti. Una delle conclusioni è che qualunque persona accusata di blasfemia dovrebbe essere giudicata da una commissione che abbiamo formato noi. A questo incontro, che abbiamo avuto la settimana scorsa, erano presenti i leader religiosi di musulmani, cristiani, indù, sikh e di altre minoranze. Prima che qualcuno venga accusato e perseguito per legge, questa commissione dovrebbe dare la sua opinione. In questo modo tantissimi casi mistificati potrebbero essere eliminati e, in più, se qualcuno ha accusato falsamente dovrebbe avere la stessa punizione stabilita per l’accusato.

D. – Sarà una commissione formata da esponenti religiosi delle varie religioni?

R. – Esatto e ogni gruppo religioso nominerà una persona che lo rappresenterà.

D. – Quindi non è ancora legge ma molto probabilmente lo diventerà?

R. – Esatto. Noi siamo in una fase abbastanza positiva. C’è speranza perché vediamo spazi di dialogo interreligioso tra i musulmani e i cristiani. Ci si sta rendendo conto che in questo Paese dobbiamo avere una convivenza pacifica. Bisognerebbe arrivare a una strategia comune.

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Essere cristiani in Nigeria è votarsi al martirio

Di Redazione • 26 dic, 2012 • Categoria: Mondo

Il bilancio del 2012 per i cristiani in Nigeria è stato particolarmente sanguinoso. Gli attacchi contro le comunità nel nord del Paese sono stati continui per tutto l’anno, morti e feriti a centinaia

La drammatica tradizione è stata rispettata anche quest’anno: nel giorno di Natale del 2012 i morti furono 86, l’anno scorso 49. E sempre cristiani attaccati in Nigeria da chi non li vuole nella parte nord del paese. Anche quest’anno, ci sono stati sei morti nell’attacco ad una chiesa nel villaggio di Peri.L’anno che sta per chiudersi è stato uno dei più feroci da questo punto di vista perché gli attacchi sono stati 12, quasi uno al mese contro chiese o comunità cristiane come villaggi o campus universitari. I morti sono stati 249 i feriti parecchie centinaia.

Il 2012 si è aperto con la bomba nella chiesa nel villaggio di Gombe che ha fatto 5 morti ed è stata rivendicata da Boko Haram il principale gruppo di opposizione ai cristiani e non solo,  nel territorio della Nigeria.

Tutti sconvolgenti e tutti altamente drammatici ovviamente gli episodi contro la comunità religiosa ma alcuni sono stati più feroci di altri. Come quello dell’8 di aprile in coincidenza con la Pasqua quando un’autobomba fu spedita dentro la chiesa di Kaduna e fece 36 morti.

Poi tra il 2 ed il 7 di maggio a Potiskum il mercato e le chiese vennero attaccate ripetutamente da commandos col risultato di 60 morti.

E poi ancora lo scenario agghiacciante di inizio dicembre: un commando di Boko Haram fa irruzione nel villaggio di Chibok ed a colpi di pistola e di machete fa strage di 10 persone e di un numero imprecisato di feriti.

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I CRISTIANI SONO I PIU’ PERSEGUITATI AL MONDO

Il 75 x cento dei morti per crimini legati alla religione sono di fede cristiana!
da Corrispondenza Romana

È quello cristiano il gruppo religioso più perseguitato nel mondo. Su 100 morti per crimini legati alla religione, 75 sono di fede cristiana. Il numero totale di credenti discriminanti è di circa 100 milioni di persone. Si stima che siano stati martirizzati più cristiani nel ventesimo secolo che in tutti i 1.900 anni precedenti.
I dati sono emersi nel corso della conferenza sulla Persecuzione contro i cristiani che si è tenuta nella sede del Parlamento europeo a Bruxelles, promossa dalla Comece (Commissione episcopati Unione europea), dai Gruppi dei conservatori e riformisti europei e del partito popolare europeo (Epp) all’Europarlamento, in collaborazione con Aiuto alla Chiesa che Soffre e Open Doors International. Mons. Sako, arcivescovo dei Caldei in Iraq, ha lanciato l’ennesimo drammatico appello: «In Iraq il numero dei cristiani continua a diminuire. Forse essi scompariranno a causa delle continue persecuzioni, minacce e violenze».
«Dal 2003 ad oggi – ha reso noto – sono state assalite 51 chiese; rapiti e uccisi un vescovo e tre preti; circa 900 cristiani innocenti uccisi e centinaia di migliaia obbligati a lasciare le proprie case in cerca di un luogo sicuro». Gli ha fatto eco mons. Kussala, vescovo del Sudan, un altro Paese dove i cristiani subiscono forti persecuzioni. «Questa conferenza – ha detto Kussala – può suggerire all’Ue di fare pressione sulle Nazioni Unite affinché rafforzino la loro legislazione a difesa dei diritti delle minoranze e specialmente dei cristiani?». Dal presule anche le richieste che all’interno dell’Onu si costituisca una Commissione sulla libertà religiosa internazionale e che anche “atrocità” come “omicidi e persecuzioni” a sfondo religioso vengano perseguite dal Tribunale penale internazionale, presieduto da Mario Mauro (capogruppo Pdl/Ppe) e dal polacco Konrad Szymansky (dei conservatori europei Ecr).
La conferenza si è conclusa con la presentazione di una dichiarazione, sulla quale sono state raccolte firme di parlamentari di tutti gli schieramenti, in cui si chiede al “ministro degli esteri” della Ue Catherine Ashton di difendere la libertà di culto, aggiungendo a tutti gli accordi con Paesi esterni alla Ue una clausola vincolante di rispetto di tale diritto fondamentale.
«La libertà religiosa è la condizione attraverso la quale passano tutte le altre libertà: libertà di esprimere e professare la religione in cui si crede vuol dire sottrarsi agli abusi del potere», ha affermato Mauro aprendo la Conferenza. «Il potere politico – ha osservato l’europarlamentare italiano – è consapevole che distruggendo la libertà religiosa viene eliminata la libertà tout court, prendendo di conseguenza il controllo assoluto della società» (“Avvenire”, 6 ottobre 2010).

Fonte: Corrispondenza Romana, 9/10/2010
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Michelangelo Nasca – Lunedì 04 Febbraio 2013 06:39

Non può lasciarci indifferenti il fatto che nel mondo, ogni 5 minuti, un cristiano venga ucciso a causa della propria fede. Le sanguinose e recenti aggressioni alle comunità cristiane d’Oriente, le inquietanti prese di posizione contro la salvaguardia della vita umana e la conseguente demolizione dei principali simboli della fede cristiana operate in diverse parti del mondo, non lasciano dubbi sulle pratiche intolleranti e discriminanti attuate nei confronti della fede cristiana. Non è per un semplice spirito apocalittico che possiamo coerentemente affermare di trovarci oggi in un tempo di persecuzioni. Dal 2000 ad oggi, infatti, i cristiani vittime di persecuzioni sono stati 160.000 ogni anno.“I cristiani – afferma Papa Benedetto XVI – sono attualmente il gruppo religioso che soffre il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede. Tanti subiscono quotidianamente offese e vivono spesso nella paura a causa della loro ricerca della verità, della loro fede in Gesù Cristo e del loro sincero appello perché sia riconosciuta la libertà religiosa. Tutto ciò non può essere accettato, perché costituisce un’offesa a Dio e alla dignità umana; inoltre, è una minaccia alla sicurezza e alla pace e impedisce la realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale”.

L’associazione Luci sull’Est ha deciso di contribuire alla sensibilizzazione su questo problema attraverso l’istituzione dell’Osservatorio sulla Cristianofobia, che ha l’obiettivo di informare sulla situazione dei cristiani nel mondo. Il sito dedicato all’Osservatorio – http://www.osservatoriocristianofobia.it – si propone come collettore delle principali notizie sul tema e si fa promotore di una raccolta firme per presentare una Petizione a Martin Shultz, presidente del Parlamento Europeo. Una Petizione per condannare e fermare ogni atto di persecuzione e discriminazione a danno dei cristiani e affinché venga istituita una Giornata contro la Cristianofobia. “Con questo Osservatorio – spiega il direttore di Luci sull’Est, Silvio Dalla Valle – e soprattutto grazie all’aiuto di tutti coloro che vorranno firmare le petizioni in difesa dei cristiani perseguitati e dare il proprio contributo, desideriamo dare nuova voce a coloro che ne sono stati privati e un supporto, anche economico, commisurato alle nostre possibilità, ai cristiani vittime di persecuzioni o discriminazioni. L’Osservatorio sulla Cristianofobia – continua Dalla Valle – punta a denunciare e a contrastare non soltanto la persecuzione cruenta subita dai cristiani nel mondo, ma anche quelle forme di persecuzione meno plateali, ma non per questo meno pericolose, che patiscono i cristiani, e in particolare la Chiesa Cattolica, in tanti dei nostri paesi liberali, dall’Europa agli Stati Uniti”.

Chiese distrutte, esodi forzati, condanne a morte… sono i dettagli di una vertiginosa girandola di morte studiata a tavolino ed eseguita nel disprezzo della fede cristiana. I dati relativi agli attentati di questi ultimi anni rivelano, inoltre, una preoccupante caratteristica comune: quasi tutti sono stati eseguiti durante i momenti comunitari di preghiera liturgica o nel corso di celebrazioni eucaristiche. Nel 2010 l’attentato nella Chiesa di Nostra Signora della Salvezza, a Baghdad, ha provocato la morte di oltre 50 persone; pochi mesi dopo, l’esplosione di una bomba all’uscita di una Messa ad Alessandria d’Egitto ha causato l’uccisione di 21 persone. In Iraq, tra il 2004 e il 2009, si sono contati 65 attentati a chiese cristiane. Fra la notte del 24 ed il 25 dicembre 2011, in Nigeria, cinque diverse esplosioni causano la morte di 40 cristiani e oltre 50 feriti. Attentati rivendicati dalla setta islamica di Boko Haram. Nella Solennità dell’Epifania, uomini armati attaccano una Chiesa di Gombe e durante la celebrazione della Messa uccidono 6 persone, 10 i feriti. A Mubi, la casa di uno dei 5 cristiani assassinati il giorno precedente viene presa di mira e durante la veglia funebre vengono uccise altre 17 persone.

L’iniziativa promossa dall’associazione Luci sull’Est desidera difendere le minoranze religiose da tutte quelle forme di persecuzione legate al mancato rispetto di luoghi di culto, alla discriminazione sui luoghi di lavoro, alla distorta rappresentazione dei cristiani nei media, ai tentativi di limitare l’obiezione di coscienza e anche alle difficoltà dei genitori di educare i figli secondo le proprie convinzioni cristiane. Tre gli obiettivi principali proposti nel sito dedicato all’Osservatorio sulla Cristianofobia: “Raccontare, denunciare, fermare la Cristianofobia”, per imparare a conoscere la difficile situazione in cui si trovano molti cristiani in diverse parti del mondo; affinché nessuna ingiustizia passi sotto silenzio e venga dimenticata; per raccogliere il maggior numero di firme, al fine di presentare petizioni presso le autorità civili e religiose, volte a garantire la libertà religiosa dei cristiani in ogni parte del mondo.

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Persecution christians is official in USA

Segnalazione di don Floriano Abrahamowicz

Semplicemente inquietante…

Vervolging christenen door Overheid officieel begonnen in USA

Pentagon begonnen met blokkeren ‘vijandige’ christelijke websites

Evangelische christenen en katholieken door overheid VS gekenmerkt als ‘haatgroepen’

Screenshot van de gewraakte legerinstructie, waarin evangelische christenen als de eerste extremistische bedreiging worden neergezet. Merk op: nadat een aantal moslimgroepen worden genoemd wordt voor de islam alsnog een uitzondering gemaakt door ‘islamofobie’ (kritiek op de islam) eveneens als extremistisch te kenmerken.

Waar critici al jaren voor waarschuwen is nu daadwerkelijk begonnen: het Pentagon heeft op militaire bases in heel Amerika de eerste grote landelijke christelijke website, die van de Southern Baptist Convention, geblokkeerd vanwege ‘vijandige inhoud’. De actie komt slechts enkele weken nadat reservisten tijdens een instructie over terreur te horen kregen dat Evangelische christenen voortaan als staatsvijand nr. 1 moeten worden beschouwd. Het lijkt daarom slechts een kwestie van tijd voordat het Pentagon ook gewone burgers de toegang tot ‘vijandige’ christelijke websites gaat ontzeggen.

De Southern Baptist Convention (SBC) is niet zomaar een kleine groep, maar één van Amerika’s grootste protestante kerken die bekend staat om zijn pro-life (anti-abortus) en pro-traditionele huwelijk (anti-homohuwelijk) standpunten. Legerpredikanten melden nu dat SBC.net op diverse bases in de VS is geblokkeerd. Een luchtmachtofficier die probeerde de website op te vragen kreeg de boodschap dat hij nu was geregistreerd vanwege zijn poging een geblokkeerde website te bezoeken.

Christelijke standpunten ‘vijandig’

De censuur werd publiekelijk bekend gemaakt door een legerofficier die eveneens een waarschuwingsboodschap te zien kreeg toen hij naar SBC.net wilde surfen:

‘De site die u heeft opgevraagd is vanwege vijandige inhoud geblokkeerd door het CONUS Team.’ Het CONUS Team beschermt het computernetwerk van het ministerie van Defensie. SBC.net is overigens nog wel opvraagbaar in het Pentagon zelf.

‘Het Amerikaanse leger beschouwt de Southern Baptist Convention nu dus als vijandig,’ aldus de officier. Sing Oldham, woordvoerder van de SBC, reageerde zeer bezorgd, ondanks het feit dat het Pentagon hem had verzekerd dat het slechts om een incidentele blokkade zou gaan die ‘niet kwaadaardig’ van aard is. Het ministerie van Defensie verklaarde dat de blokkade ‘onbedoeld’ was. Dit blijkt echter niet te kloppen, want SBC.net is volgens legerpredikanten op tal van bases in de VS niet op te vragen.

‘Als de overheid om wat voor reden dan ook een deel van SBC.net heeft geblokkeerd, dan betekent dat een ontzaglijke vertrouwensbreuk met het Amerikaanse publiek,’ zei Oldham. ‘Het Eerste Amendement (van de Grondwet) is bedoeld om de kerk te beschermen tegen censuur van de overheid en tegen inbreuk op de religieuze vrijheid van meningsuiting.’

‘Aantal aanvallen tegen christendom overweldigend’

De American Family Association heeft zijn leden opgeroepen contact op te nemen met het Pentagon en te vragen ‘deze alarmerende trend van vijandigheid tegenover geloof en religieuze vrijheid in ons leger’ te stoppen. ‘De legerofficier (die als eerste de blokkade meldde) was vooral van slag omdat het leger zijn persoonlijke (christelijke) geloof als ‘vijandig’ beschouwt,’ legde AFA woordvoerder Randy Sharp uit. . ‘De lijst met aanvallen is overweldigend en wordt steeds langer. Minister (van Defensie) Chuck Hagel zou dit niet langer moeten negeren.’

‘Dit is weer een voorbeeld van de groeiende vijandigheid tegen evangelische christenen in de strijdkrachten,’ gaf oud-generaal Jerry Boykon, vicepresident van de Family Research Council als commentaar. ‘Juist degenen die gezworen hebben de rechten in de Amerikaanse Grondwet te verdedigen, wordt de persoonlijke uitoefening van dat recht ontzegd.’

Evangelische christenen zijn ‘haatgroepen’

Enkele van de vele ‘incidenten’ van de afgelopen weken betreffen een officier die de AFA en de Family Research Council onder ‘haatgroepen’ schaarde en een groep reservisten die tijdens een instructie te horen kregen dat Evangelische christenen en katholieken ‘religieuze extremisten’ zijn die potentieel staatsgevaarlijk zijn. In de lijst, die ook radicale moslimterreurgroepen als Al Qaeda, de Moslim Broederschap en Hamas bevatte, stonden de Evangelische christenen echter op de ‘prominente’ eerste plaats. (2)

Vorige week kregen soldaten op de basis Fort Wainwright in Alaska het bevel een verwijzing naar twee Bijbelteksten die door de fabrikant in het vizier van hun vuurwapen was gegraveerd met een minislijpmachine te verwijderen.

Geen ‘toevallige incidenten’

Enkele andere gevallen waaruit blijkt dat de sinds het aantreden van president Obama sterk toegenomen vijandigheid van de Amerikaanse overheid tegen christenen beslist geen ‘toevallige incidenten’ zijn:

* Tijdens een ‘War Games’ oefening op de basis Fort Leavenworth werden christelijke en evangelische groepen als ‘potentiële vijanden’ gekenmerkt;

* In 2009 lekte een memorandum van het ministerie van Homeland Security uit waarin evangelische christenen en pro-life groepen als toekomstige bedreigingen van de nationale veiligheid werden neergezet;

* Het Terreur Bestrijding Centrum van de Amerikaanse militaire Academie (West Point) schaarde in een studie pro-lifers (anti-abortus activisten) onder terroristen;

* De evangelische leider Franklin Graham, de zoon van Billy Graham, werd niet uitgenodigd op de Nationale Gebedsdag omdat hij zich negatief over de islam had uitgelaten;

* De Nationale Begraafplaats in Houston heeft bij begrafenisplechtigheden voor veteranen het uitspreken van christelijke gebeden verboden;

* Het Walter Reed Legerhospitaal verbande Bijbels uit het ziekenhuis, een besluit wat later, na veel protest, werd teruggedraaid;

* Een christelijk kerkje op een Amerikaanse legerbasis in Afghanistan moest alle kruizen en zelfs de kleine torenspits verwijderen omdat deze symbolen de islam zouden beledigen;

* Katholieke legerpredikanten werd verboden een brief van hun aartsbisschop voor te lezen waarin kritiek werd geleverd op Obamacare, de omstreden gezondheidswet van de president waarin onder andere abortus wordt gepromoot. Het leger zou bang zijn dat de brief als een oproep tot burgerlijke ongehoorzaamheid zou worden opgevat.

Congresleden eisen excuus

Meer dan 40 leden van het Amerikaanse Congres hebben de Legersecretaris om uitleg gevraagd over al deze incidenten en eisen een excuus. ‘Dit is verbijsterend en beledigend,’schreef de Republikein Doug Lamborn (Colorado). ‘We roepen u op deze instructies te verwerpen, verontschuldigingen aan te bieden voor de inhoud en de visie van het Leger op deze geloofsgroepen recht te zetten met een evenwichtige instructie over religieus extremisme.’ (1)

VS en EU passen Nazi-methoden toe

De stapsgewijze ‘crackdown’ tegen het christendom door de Amerikaanse regering Obama heeft veel weg van dezelfde methode die de Nazi’s tijdens de jaren ’30 van de vorige eeuw gebruikten. Ook toen begon het regime van Adolf Hitler her en der met kleine proefballonnetjes die in de loop van enkele jaren langzaam maar zeker werden omgezet in steeds strengere maatregelen en wetten.

U vind de vergelijking met Hitler overdreven? Wat dan te denken van de Albany Highschool in New York, waar studenten recent de opdracht kregen om Hitlers doelstelling de ‘kwaadaardige’ Joden te willen uitroeien te verdedigen en daarmee hun ‘loyaliteit’ aan het Derde Rijk te bewijzen. Nadat hier de nodige ophef over ontstond bood de school zijn excuses aan. (3).

Ook de Europese Unie bedient zich van vergelijkbare methodiek waarmee het gewone volk als de spreekwoordelijke kikker in de pan langzaam wordt ‘gekookt’ en van steeds meer rechten en vrijheden wordt beroofd, totdat de burgers op een dag wakker worden en beseffen dat ze in een totalitair fascistisch systeem zijn gelokt waaruit ontsnappen zonder gevaar voor eigen leven niet meer mogelijk is.

Hitlers propaganda expert Jospeh Goebbels wist al dat als een leugen maar vaak genoeg herhaald wordt, het volk deze vanzelf als de waarheid gaat zien: ‘De waarheid is de doodsvijand van de leugen, dus is de waarheid automatisch de grootste vijand van de Staat.’

Bronnen:

http://radio.foxnews.com/toddstarnes/top-stories/military-blocks-access-to-southern-baptist-website.html

http://www.wnd.com/2013/04/military-warned-evangelicals-no-1-threat/

http://www.timesunion.com/local/article/School-apologizes-for-Nazi-writing-assignment-4428669.php#photo-4458888

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Il generale e il genocidio degli indios

Storica condanna per Ríos Montt, l’ex dittatore del Guatemala

RIO DE JANEIRO — Nelle guerre sporche dell’America Latina, dunque, c’era anche questo. Il genocidio di un popolo, ordinato dal dittatore di turno, per semplificare la caccia agli oppositori, intimidire la popolazione civile e guadagnarsi i galloni internazionali di eroe della guerra fredda. Con una sentenza senza precedenti, la giustizia del Guatemala ha riaperto venerdì sera i libri di storia degli anni Ottanta. Efraín Ríos Montt, governante del Paese centroamericano tra il 1982 e il 1983, è stato condannato a 80 anni di carcere per la persecuzione all’etnia indigena degli Ixil. Il Tribunale lo ha ritenuto il mandante dei militari che in pochi mesi uccisero 1.771 indios, tra cui numerose donne e bambini. È la prima volta al mondo che un Paese condanna un proprio ex governante per l’accusa di genocidio, senza affidarsi cioè ai tribunali internazionali. Poco importa che l’imputato abbia ormai 86 anni: Ríos Montt è entrato ieri notte nel carcere militare di Matamoros per la sua prima notte in cella, e probabilmente non tornerà mai più in libertà.

Dopo aver ascoltato decine di testimoni, e i racconti terribili dei sopravvissuti, il magistrato Jazmín Barrios, una donna, ha pronunciato la sentenza trattenendo a stento le lacrime. Gli eccidi contro gli Ixil non possono essere considerati alla stregua di normali azioni militari, nemmeno sotto una dittatura. «I bambini e le donne Ixil sono stati al centro delle atrocità commesse dall’esercito. Sono arrivati a strappare feti dal ventre per estirpare quelli che chiamavano i semi cattivi. Le violenze sessuali sono state innumerevoli. E gli ordini arrivavano dall’alto, perché la politica esigeva che gli indios fossero considerati una razza inferiore e nemici pubblici». Oltre alle vittime, il governo dell’epoca ordinò come rappresaglia l’evacuazione forzata di 29.000 Ixil dalle loro terre. Tutto perché erano considerati simpatizzanti dell’Urng, l’Unidad Revolucionaria Nacional Guatemalteca, la principale guerriglia di ispirazione marxista del Paese.

E la sentenza racconta solo una piccola parte della tragedia del Guatemala, dove la guerra civile è durata ben 36 anni, terminando solo nel 1996. Si stima che il conflitto abbia causato tra i 150.000 e i 200.000 morti, oltre l’83 per cento discendenti delle popolazioni maya. Quasi nessun indio, tra l’altro, è morto in combattimento. Il governo del Paese centroamericano ha assistito al processo con distacco. La destra ha ammesso alcuni «eccessi» dei militari durante la guerra civile ma non l’accusa di genocidio. L’attuale capo di Stato Otto Pérez, altro militare, partecipò alle campagne punitive degli anni Ottanta nei villaggi Ixil. Un documentario dell’epoca lo riprende vicino ai corpi di quattro campesinos. Ma non ha imputazioni a suo carico. Durante il processo aveva dichiarato di non credere all’accusa di genocidio, ora sostiene che il governo rispetterà la sentenza.

Il processo ha evitato di scavare nelle complicità internazionali. Erano gli anni di Ronald Reagan a Washington e degli aiuti ai contras nei Paesi dell’America Centrale. Documenti della Cia di recente declassificati confermano che l’agenzia Usa sapeva dei massacri nei villaggi e non fece nulla per evitarli. Quando Ríos Montt conquistò il potere (e vi rimase per appena 16 mesi), Washington aveva già tagliato gli aiuti ufficiali al Guatemala, ma la Cia continuava a fornire consulenza militare. Come parziale compensazione, negli anni seguenti gli Stati Uniti hanno aiutato a riformare il sistema giudiziario del Guatemala, e incoraggiato l’apertura di processi come quello a Ríos Montt.

Rocco Cotroneo
Fonte: www.corriere.it
12.05.2013

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Orrore in Siria: massacro di cristiani

419980_403785686353061_105690261_nSegnalazione del Centro Studi Federici
In Siria i ribelli, orchestrati e finanziati dagli stati canaglia dell’Occidente e del Vicino Oriente, hanno compiuto l’ennesimo eccidio, col massacro di tutti i cristiani, donne e bambini compresi, in un villaggio nelle vicinanze di Homs. Tranne rarissime eccezioni, i giornalisti italiani non hanno parlato della strage: vigliacci sul libro paga di altri vigliacchi.

Massacro di cristiani, di Marco Tosatti

Forze dell’esercito dei ribelli siriani hanno attaccato un villaggio nella provincia occidentale di Homs, secondo un dispaccio di AINANews, l’agenzia siriaca in inglese, e hanno massacrato tutti i cristiani, donne e bambini compresi.

Forze dell’esercito dei ribelli siriani hanno attaccato un villaggio nella provincia occidentale di Homs, secondo un dispaccio di AINANews, l’agenzia siriaca in inglese, e hanno massacrato tutti i cristiani. I ribelli del Free Syrian Army hanno compiuto un’incursione nel villaggio di al-Duvair, situato nel Reef, nelle vicinanze di Homs, non lontano dal confine con il Libano. Il villaggio era a maggioranza cristiana. Tutti i civili, compresi donne e bambini, sono stati uccisi. L’esercito regolare siriano è intervenuto più tardi, e negli scontri ci sono state decine di morti. L’attacco ad al-Duvair e il massacro sarebbe avvenuti dopo che le forze dei ribelli siriani hanno subito una serie di rovesci ad al-Qusayr, città chiave fra Damasco e la zona occidentale della Siria, che è stata quasi completamente riconquistata, secondo alcune fonti, dall’esercito di Damasco.

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India: rifiuta conversione all’induismo, cristiano decapitato

In foto, Giovanni Paolo II mentre riceve la benedizione indù. Ad ogni incontro demonolatrico di Assisi è presente una delegazione indù. Questi sono i frutti dell’ecumenismo conciliare?

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

Un cristiano di 35 anni è stato decapitato in India per essersi rifiutato di convertirsi all’induismo.
La notizia viene riportata dal sito di informazioni missionarie ASIANEWS che cita i media indiani. L’uomo, Tapas Bin, è stato ucciso dal suo stesso suocero e il fatto di sangue è avvenuto nel villaggio di Teliamura (West Tripura), nella zona nord-orientale del Paese, dove il corpo della vittima è stato trovato alcuni giorni fa in un ruscello.

Secondo la ricostruzione della polizia, tre anni fa Bin aveva sposato la figlia di Gobinda Lamatiya, 55 anni, seguace della religione locale. Il giovane cristiano era stato insegnante della figlia, Jentuly, e avevano un bambino di un anno. Fin dal matrimonio, Gobinda aveva esercitato pressioni su Bin perché abbandonasse la fede cristiana e partecipasse alla religione del villaggio. Ma Bin si era sempre rifiutato.

Con l’aiuto di uno sciamano, Gobinda ha architettato l’uccisione e la sparizione del corpo.

La polizia ha arrestato lo sciamano 42enne, ma non e’ riuscita per ora a ritrovare le tracce di Gobinda, un impiegato governativo del dipartimento di scienze e tecnologia. Khrishnapada ha confessato il crimine, dando una dettagliata ricostruzione dell’uccisione. Prima dell’assassinio, Gobinda e Khrishapada avevano eseguito una puja, la preghiera rituale.

Jentuly, la moglie del defunto, ha dichiarato alla polizia che suo padre non riconosceva il matrimonio e continuava a esigere la conversione di Bin. ”Mio padre – ha aggiunto – potrebbe anche uccidere me e mio figlio”.

Fonte: http://www.imolaoggi.it/?p=52227

Pubblicato da ImolaOggiESTERI, NEWS – 3 giugno 2013

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Da www.nonpossumus.it :

5 – Pene per il delitto di favoreggiamento delle eresie.
Inoltre, incorreranno nella sentenza di scomunica «ipso facto», tutti quelli che scientemente (scienter) si assumeranno la responsabilità d’accogliere (receptare) e difendere, o favorire (eis favere) coloro che, come già detto, siano colti sul fatto, o confessino o siano convinti in giudizio, oppure diano loro attendibilità (credere) o insegnino i loro dogmi (eorum dogmata dogmatizare); e siano tenuti come infami; né siano ammessi, né possano esserlo (nec admitti possint) con voce, sia di persona, sia per iscritto o a mezzo delegato o di procuratore per cariche pubbliche o private, consigli, o sinodi o concilio generale o provinciale, né conclave di cardinali, né alcuna congregazione di fedeli od elezione di qualcuno, né potranno testimoniare; non saranno intestabili, né chiamati a successione ereditaria, e nessuno sarà tenuto a rispondere ad essi in alcun affare; se poi abbiano la funzione di giudici, le loro sentenze non avranno alcun valore e nessuna causa andrà portata alle loro udienze; se avvocati il loro patrocinio sia totalmente rifiutato; se notai, i rogiti da loro redatti siano senza forza o validità.
Oltre a ciò, siano i chierici privati di tutte e ciascuna delle loro chiese, anche cattedrali, metropolitane, patriarcali e primaziali, delle loro dignità, monasteri, benefici e cariche ecclesiastiche (et officiis ecclesiasticis) in qualsivoglia modo, come sopra riferito, dalle qualifiche ottenute anche regolarmente, da loro come dai laici, anche se rivestiti, come si è detto, regolarmente delle suddette dignità, siano privati «ipso facto», anche se in possesso regolare, di ogni regno, ducato, dominio, feudo e di ogni bene temporale posseduto; i loro regni, ducati, domini, feudi e gli altri beni di questo tipo, diverranno per diritto, di pubblica proprietà o anche proprietà di quei primi occupanti che siano nella sincerità della fede e nell’unità con la Santa Romana Chiesa sotto la nostra obbedienza o quella dei nostri successori, i Romani Pontefici canonicamente eletti.
6 – Nullità della giurisdizione ordinaria e pontificale in tutti gli eretici.
Aggiungiamo che, se mai dovesse accadere in qualche tempo che un vescovo, anche se agisce in qualità di arcivescovo o di patriarca o primate od un cardinale di Romana Chiesa, come detto, od un legato, oppure lo stesso Romano Pontefice, che prima della sua promozione a cardinale od alla sua elevazione a Romano Pontefice, avesse deviato dalla fede cattolica o fosse caduto in qualche eresia (o fosse incorso in uno scisma o abbia questo suscitato), sia nulla, non valida e senza alcun valore (nulla, irrita et inanis existat), la sua promozione od elevazione, anche se avvenuta con la concordanza e l’unanime consenso di tutti i cardinali; neppure si potrà dire che essa è convalidata col ricevimento della carica, della consacrazione o del possesso o quasi possesso susseguente del governo e dell’amministrazione, ovvero per l’intronizzazione o adorazione (adoratio) dello stesso Romano Pontefice o per l’obbedienza lui prestata da tutti e per il decorso di qualsiasi durata di tempo nel detto esercizio della sua carica, né essa potrebbe in alcuna sua parte essere ritenuta legittima, e si giudichi aver attribuito od attribuire una facoltà nulla, per amministrare (nullam … facultatem) a tali persone promosse come vescovi od arcivescovi o patriarchi o primati od assunte come cardinali o come Romano Pontefice, in cose spirituali o temporali; ma difettino di qualsiasi forza (viribus careant) tutte e ciascuna (omnia et singula) di qualsivoglia loro parola, azione, opera di amministrazione o ad esse conseguenti, non possano conferire nessuna fermezza di diritto (nullam prorsus firmitatem nec ius), e le persone stesse che fossero state così promosse od elevate, siano per il fatto stesso (eo ipso) e senza bisogno di una ulteriore dichiarazione (absque aliqua desuper facienda declaratione), private (sint privati) di ogni dignità, posto, onore, titolo, autorità, carica e potere (auctoritate, officio et potestate)…
Codice di Diritto Canonico (1917) al canone 188, art. n. 4:
“Qualsiasi ufficio sarà vacante ipso facto [per il fatto stesso] per tacita rinuncia e senza che sia richiesta alcuna dichiarazione, … §4 per pubblica defezione dalla Fede Cattolica;… (Ob tacitam renuntiationem ab ipso iure admissam quaelibet officia vacant ipso facto et sine ulla declaratione, si clericus: … 4. A fide catholica publice defecerit;…)”
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La festa di Diwali è celebrata da tutti gli indù ed è conosciuta come Deepavali ossia “fila di lampade ad olio”. Simbolicamente fondata su un’antica mitologia, essa rappresenta la vittoria della verità sulla menzogna, della luce sulle tenebre, della vita sulla morte, del bene sul male. La celebrazione vera e propria dura tre giorni segnando l’inizio di un nuovo anno, la riconciliazione familiare, specialmente tra fratelli e sorelle, e l’adorazione a Dio. Quest’anno la festa è stata celebrata da molti indù il 5 novembre. Per l’occasione il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ha inviato agli Indù il messaggio sul tema: “Cristiani e Indù:

Formare le giovani generazioni ad essere operatori di pace”. Questo il testo del Messaggio, a firma del Presidente del Pontificio Consiglio, Em.mo Card. Jean-Louis Tauran, e del Segretario, P. Miguel Ángel Ayuso Guixot, M.C.C.J.: Cristiani e Indù: formare le giovani generazioni ad essere operatori di pace Cari amici indù, 1. Il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso è lieto di presentarvi cordiali auguri e felicitazioni in occasione delle celebrazioni di Deepavali di quest’anno. Possano l’amicizia e la fraternità illuminare sempre più le vostre famiglie e comunità. 2. In questo tornante della storia umana, in cui varie forze negative, in molte regioni del mondo, minacciano le legittime aspirazioni ad una pacifica coesistenza, vorremmo avvalerci di questa preziosa tradizione per condividere con voi la riflessione sulla responsabilità di indù, cristiani ed altri nel fare tutto il possibile per formare le persone, specialmente le giovani generazioni, ad essere operatori di pace. 3. La pace non è la semplice assenza di guerra, non è un patto o un trattato che assicuri una vita tranquilla; piuttosto è essere completi ed intatti, un recupero dell’armonia (cfr. Benedetto XVI, Ecclesia in Medio Oriente, 9) ed un frutto della carità. Genitori, insegnanti, anziani, capi politici e religiosi, operatori di pace, tutti coloro che sono impegnati nel mondo delle comunicazioni e che hanno a cuore la causa della pace sono chiamati ad educare le giovani generazioni, e sono invitati a far crescere tale integrità. 4. Formare i giovani ad essere operatori e costruttori di pace è un appello pressante ad un impegno collettivo e ad un’azione comune. Per essere autentica e duratura, la pace si deve fondare sui pilastri della verità, della giustizia, dell’amore e della libertà (cfr. Giovanni XXIII, Pacem in Terris, 35) ed è necessario che ad ogni giovane si insegni soprattutto ad agire sinceramente e rettamente nell’amore e nella libertà. Inoltre, in ogni educazione alla pace, le differenze culturali si dovrebbero certamente considerare come una ricchezza, e non una minaccia o un pericolo. 5. La famiglia è la prima scuola di pace ed i genitori sono i principali educatori alla pace.

Con il loro esempio e i loro insegnamenti, essi hanno il privilegio unico di formare i figli a valori essenziali per una vita pacifica: reciproca fiducia, rispetto, comprensione, ascolto, condivisione, altruismo e perdono. Nelle scuole, nei collegi e nelle università, man mano che i giovani maturano attraverso le relazioni, lo studio e la collaborazione con altri di diverse religioni e culture, i loro insegnanti e gli altri responsabili della loro formazione hanno il nobile compito di assicurare un’educazione che rispetti e celebri l’innata dignità di ogni essere umano e che promuova amicizia, giustizia, pace e cooperazione per uno sviluppo umano integrale. Ponendo i valori spirituali e morali a sostrato dell’educazione, anche prevenire negli studenti ideologie che possono causare discordia e divisione diviene per loro un imperativo morale. Mentre gli Stati ed i singoli capi in ambito sociale, politico e culturale hanno in generale il loro importante ruolo da svolgere nel rafforzare l’educazione dei giovani, i capi religiosi in particolare, in ragione della loro vocazione ad essere guide spirituali e morali, devono continuare ad ispirare le giovani generazioni a camminare sul sentiero della pace e a divenire messaggeri di pace. Poiché i vari mezzi di comunicazione influenzano considerevolmente la maniera di pensare, di sentire e agire della gente, coloro che sono impegnati in questi campi devono contribuire al massimo a promuovere pensieri, parole ed opere di pace. In verità, i giovani stessi dovrebbero ravvivare gli ideali che propongono agli altri con un uso responsabile della libertà e la promozione di relazioni cordiali, per creare una cultura di pace. 6. Evidentemente, quella completezza che la pace trasmette darà forma ad un mondo più fraterno e ad “un nuovo tipo di fraternità” fra le persone, nella quale prevarrà “il senso comune della grandezza di ogni persona” (cfr. Benedetto XVI, Viaggio Apostolico in Libano, Incontro con i membri del Governo, delle istituzioni della Repubblica, con il Corpo Diplomatico, i capi religiosi e rappresentanti del mondo della cultura, 15 settembre 2012). 7. Possa ciascuno di noi, sempre ed in ogni luogo, aderire all’imperativo morale e religioso di ispirare i giovani a sforzarsi di divenire operatori di pace.
Vi auguriamo un felice Deepavali!
Jean-Louis Cardinal Tauran Presidente P. Miguel Ángel Ayuso Guixot, M.C.C.J. Segretario…
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FALSI DEI INDU’…
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La lista di questi falsi dei è sufficiente per definire questa religione assolutamente satanica. Altro che auguri di buone false feste! Questi insensati avrebbero bisogno dell’esorcista al pari di chi gli fà gli auguri…
I fautori della falsa “liberta religiosa sono impietosamente condannati dalla Tradizione , vera e non quella conciliare, della Chiesa Cattolica:

…Lettera al Vescovo di Troyes di Papa Pio VII (1814): “Il nostro cuore è ancor più profondamente afflitto da una nuova causa di dolore che, lo ammettiamo, ci tormenta e fa sorgere profondo scoramento ed estrema angoscia: è l’articolo 22 della Costituzione. Non soltanto esso permette la libertà dei culti e di coscienza, per citare i termini precisi dell’articolo, ma promette sostegno e protezione a questa libertà e, inoltre, anche ai ministri dei quali i culti sono citati….
“Questa legge fa ben più che stabilire la libertà per tutti i culti senza distinzione: mescola la verità con l’errore e pone le sette eretiche e perfino il Giudaismo sullo stesso piano della santa ed immacolata Sposa di Cristo, fuori della quale non ci può essere salvezza. In aggiunta a questo, nel promettere favore e supporto alle sette eretiche ed ai loro ministri non sono semplicemente le loro persone, ma i loro errori che vengono favoriti e tollerati. Questa è implicitamente l’eresia disastrosa e sempre da deplorarsi che S. Agostino descrive in questi termini: ‘Pretende che tutti gli eretici siano sul retto cammino e dicano la verità. Questa è un’assurdità così mostruosa che non posso credere che qualsiasi setta possa realmente professarla.”

“Mirari Vos” di Papa Gregorio XVI (15 agosto 1832): “Veniamo ora ad un’altra causa, ahimé! fin troppo fruttuosa delle deplorevoli infermità che oggi affliggono la Chiesa. Intendiamo l’indifferentismo, ovvero quella diffusa e pericolosa opinione seminata dalla perfidia dei malvagi, secondo la quale è possible, mediante la professione di qualche sorta di fede, procurare la salvezza dell’anima, posto che la morale di una persona si conformi alle norme of giustizia e probità. Da questa sorgente avvelenata dell’indifferentismo sgorga quella falsa e assurda massima, meglio definita il folle delirio (deliramentum), secondo il quale si deve ottenere la libertà di coscienza e garantirla a chiunque. Questo è il più contagioso degli errori, che prepara la via per quella assoluta e totalmente sfrenata libertà di opinioni che, per la rovina della Chiesa e dello Stato, si diffonde ovunque e che certuni, per eccesso di impudenza, non temono di propugnare come vantaggiosa per la religione. Ah, ‘qual morte più disastrosa per le anime della libertà di errore?’, disse S. Agostino.”

“Quanta Cura” di Papa Pio IX (8 dicembre 1864): “Contrarie agli insegnamenti delle Sacre Scritture, della Chiesa, e dei santi Padri, queste persone non esitano ad asserire che ‘la miglior condizione dell’umana società è quella in cui il governo non riconosce alcun diritto di correggere, mediante l’attuazione di sanzioni, i violatori della religione cattolica, eccetto quando sia richiesto dal mantenimento della pubblica quiete’. Da questa totalmente falsa nozione di governo sociale, non temono di sostenere quell’erronea opinione sommamente perniciosa per la Chiesa Cattolica, e per la salvezza delle anime, che venne chiamata dal Nostro Predecessore, Gregorio XVI (prima citato) folle delirio (deliramentum): vale a dire ‘che la libertà di coscienza e di culto è diritto peculiare (o inalienabile) di ogni uomo che deve essere proclamato per legge, e che i cittadini hanno diritto a tutti i generi di libertà, senza alcuna restrizione di legge, sia ecclesiastica sia civile, che permettano loro di manifestare apertamente e pubblicamente le loro idee, con la parola, attraverso la stampa, o con qualsiasi altro mezzo.”

Le seguenti proposizioni furono condannate da Papa Pio IX nel “Sillabo degli Errori” (8 dicembre 1864):
“15. Ogni uomo è libero di abbracciare e professare quella religione che, guidato dalla luce della ragione, egli consideri vera.”
“55. La Chiesa dev’essere separata dallo Stato, e lo Stato dalla Chiesa.”
“77. Al giorno d’oggi, non è più opportuno che la religione cattolica sia tenuta come unica religione dello Stato, ad esclusione di tutte le altre forme di culto.”
“79. Inoltre è falso che le libertà civili di ogni forma di culto e il pieno diritto, dato a tutti, di apertamente e pubblicamente manifestare qualsivoglia opinioni e pensieri, conduca più facilmente a corrompere i costumi e le menti del popolo e a propagare la peste dell’indifferentismo.”

“Libertas” di Papa Leone XIII (20 giugno 1888):
“…La società civile deve riconoscere Dio come suo Padre Fondatore, e deve obbedire e riverire il Suo potere ed autorità. La giustizia perciò proibisce e la ragione stessa proibisce allo Stato di essere senza Dio; o di adottare una linea di azione che termini nell’assenza di Dio – vale a dire, di trattare allo stesso modo le varie religioni (come le chiamano), e di attribuire loro promiscuamente eguali diritti e privilegi.”

Mirari Vos di Papa Gregorio XVI:

“Questo è il più contagioso degli errori, che prepara la via per quella assoluta e totalmente illimitata libertà di opinioni che, per la rovina della Chiesa e dello Stato, si diffonde ovunque e che certuni, per eccesso di impudenza, non temono di propugnare come vantaggiosa per la religione. Ah, ‘Qual morte delle anime più disastrosa della libertà di errore’, disse S. Agostino. Nel vedere quindi la rimozione dagli uomini di ogni freno capace di mantenerli sui cammini della verità, portati come già sono alla rovina per naturale inclinazione al male, Noi affermiamo invero che si è aperto il pozzo dell’inferno del quale S. Giovanni descrisse un fumo che oscurava il sole e dal quale emergevano locuste a devastare la terra. Questa è la causa della mancanza di stabilità intellettuale; questa è la causa della corruzione continuamente crescente della gioventù; questo è ciò che causa nel popolo il disprezzo dei sacri diritti, delle leggi e degli oggetti più santi. Questa è la causa, in una parola, del più mortale flagello che possa rovinare gli Stati; poiché l’esperienza prova, e la più remota antichità ci insegna, che per effettuare la distruzione del più ricco, del più potente, del più glorioso, e del più fiorente degli Stati, null’altro è necessario oltre quella illimitata libertà di opinione, quella libertà di pubblica espressione, quella infatuazione della novità.”

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Ostia: scritte sataniche nella chiesa di San Nicola

Ostia. Chiesa profanata dett“I nostri sogni sono i vostri mostri”, “Tutti gli esseri umani sono cani”, “666”, croci rovesciate e vari richiami satanici sono il risultato di una notte di vandalismo.
La Chiesa di San Nicola di Bari si trova in una zona piuttosto isolata, facile quindi da aggredire passando inosservati. I vandali al momento restano dei perfetti sconosciuti, probabilmente dei giovani come di solito accade in questi casi.
Ma, anche se si tratta di una ragazzata, l’indignazione è comunque molta. I messaggi sono molto chiari, chi li ha scritti non è solo blasfemo contro la la religione, ma ha anche una pessima considerazione dell’umanità.
Mancando i valori dell’una, non si può che tendere verso la deriva della seconda…

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5 giugno 2013

Ostia, scritte sataniche sulla facciata della chiesa di San Nicola

Mani sconosciute hanno tracciato simboli blasfemi sul tempio di via delle Quinqueremi. Indignazione in città

Croci rovesciate, numeri demoniaci, slogan contro i credenti: c’è tutto l’armamentario stanico impresso sulla facciata della chiesa di San Nicola cara ai pescatori che vivono nel Borghetto di Ostia.
Ignoti hanno compiuto la loro bravata nella notte lasciando le loro tracce offensive sulle mura dello storico luogo di culto senza farsi pudore di rispettare la sensibilità dei tanti fedeli che l’affollano nei giorni festivi. Ai simboli blasfemi gli sconosciuti writer hanno anche aggiunto frasi di dileggio dirette proprio contro i religiosi. “All humans are dogs” ovvero “Tutti gli esseri umani sono cani” si scorge su una fiancata della chiesa.

Secondo la valutazione di Stefano Di Tomassi, che ha denunciato la vicenda da pedagogista e missionario sociale, gli autori sarebbero dei giovani, dei perditempo che imbratterebbero i muri degli edifici pubblici piuttosto che gli esponenti di una setta satanica: “Bisogna pregare per questa gente che fa queste cose, non sta affatto bene. Abbiamo fiducia negli inquirenti che stanno conducendo le indagini”.

Indignazione anche da parte dell’assessore municipale ai Servizi sociali, Lodovico Pace, che gli fa eco: “Questi sono i risultati del laicismo oltranzista e blasfemo? La comunità cittadina non può essere indifferente a questa mancanza di rispetto per i luoghi di culto”.

Fonte: Il Messaggero ***
5 giugno 2013
Ostia, sulla chiesa di San Nicola di Bari i “disegni del diavolo”

Il numero del diavolo “666″, “I nostri sogni sono i vostri mostri” e ancora: “hall humans are dogs”: nelle notte scritte e simboli inquietanti sono apparsi sulla facciata della chiesetta di San Nicola di Bari a Ostia Lido. La chiesa si trova in una zona piuttosto isolata vicino al lungomare, ad accorgersene questa mattina sono stati alcuni passanti che hanno poi avvisato i parrocchiani: “Deve essere accaduto questa notte” dice il parroco Elio: “noi pensiamo più a una provocazione, una ragazzata forse. Non vogliamo drammatizzare quanto accaduto e stiamo già provvedendo a ripulire la facciata perché viene utilizzata per celebrare i matrimoni”. Nelle prossime ore verrà comunque depositata regolare denuncia presso i carabinieri di zona.

Flaminia Savelli

Fonte: Repubblica
Foto: Repubblica

Articoli correlati:

Fonte: www.nocristianofobia.org

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Terra Santa – Cimitero cristiano profanato da scritte in ebraico

palestine-christiansSegnalazione del Centro Studi Federici

Ennesimo episodio dell’odio e del razzismo ebraico nei confronti dei cristiani in Terra Santa. Sarebbe interessante che persone come la Boldrini e la Kyenge, particoalrmente impegnate contro l’intolleranza e la discriminazione, si esprimessero nei confronti di questi episodi.

Jaffa, profanate le tombe di un cimitero cristiano. Le scritte sono in ebraico

Alcuni vandali hanno coperto di graffiti offensivi i muri e le lapidi del cimitero greco-ortodosso di Jaffa. La comunità denuncia continui casi di discriminazione da parte degli estremisti sionisti. Autorità responsabili del clima di tensione: difendono i coloni invece dei cittadini israeliani.

Jaffa (AsiaNews/ Agenzie) – La popolazione araba-cristiana di Jaffa (Tel Aviv) denuncia continui casi di discriminazione religiosa ed etnica. L’ultimo caso è avvenuto lo scorso 12 giugno nel locale cimitero ortodosso. Nella notte un gruppo di vandali ha dissacrato una serie di tombe e imbrattato i muri perimetrali con scritte in ebraico che inneggiano alla “vendetta” (נקמה) contro i cristiani al “prezzo” (נמכר) che dovranno pagare per i loro atti contro gli ebrei. Graffiti con insulti sono comparsi anche sulla casa di Khaled Kaboub, giudice distrettuale di Tel Aviv, situata poco distante dal cimitero.

Secondo i residenti questo è l’ennesimo caso di vandalismo contro la comunità cristiana, che punta il dito contro le autorità cittadine che in questi anni hanno ignorato il problema senza fare alcuna indagine per arrestare i colpevoli. Ciclicamente compaiono sui muri e sugli ingressi di vari edifici cristiani di Gerusalemme graffiti offensivi. Lo scorso 31 maggio alcune scritte ingiuriose contro Gesù sono comparse sulle mura della basilica della Dormizione.

Balha Ahmed, attivista per i diritti umani spiega che “si tratta di atti pericolosi che sono guidati dall’odio per i residenti arabi di Jaffa”. Il “prezzo da pagare” è un motto utilizzato dagli estremisti israeliani, che minacciano cristiani e musulmani per aver sottratto loro la terra. Un tempo il fenomeno era diffuso solo nelle aree al confine con la Cisgiordania e a Gerusalemme. Oggi colpisce anche la grande metropoli di Tel-Jafo. “Purtroppo – aggiunge Balha – il governo non fa nulla contro questo fenomeno, e ciò incoraggia altri atti simili”. Secondo alcuni residenti, se l’episodio fosse avvenuto in un cimitero ebraico la polizia avrebbe trovato gli autori nel giro di poche ore. Tutti i giornali israeliani ne avrebbero parlato.

Asma Agbaria-Zahalka, presidente del partito Da’am, unico partito israeliano presieduto da una donna araba, spiega che “le scritte che fanno riferimento al ‘prezzo da pagare’ sono utilizzate dagli estremisti sionisti, soprattutto coloni, spesso sostenuti dallo stesso governo. L’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu difende la loro incolumità e il loro benessere a scapito degli altri cittadini e rifiuta qualsiasi negoziato di pace con i palestinesi”. Secondo la donna “l’incidente di Jaffa mostra che i confini che separano Israele e Palestina stanno diventando sempre più confusi”.

http://www.asianews.it/notizie-it/Jaffa,-profanate-le-tombe-di-un-cimitero-cristiano.-Le-scritte-sono-in-ebraico-28199.html

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Esportare il terrorismo, cancellare il cristianesimo: il dramma dell’Iraq

IRAQ_-_cristiani_irakeni_ok_pasquaSegnalazione del Centro Studi Federici

Iraq: continua l’esodo dei cristiani

Dalla caduta di Saddam Hussein nel 2003, circa l’80% dei cristiani iracheni hanno lasciato Paese. Ad affermarlo all’agenzia Apic è padre Paul Sati, religioso redentorista caldeo originario di Mossul e da poco responsabile della comunità caldea di Anversa, in Belgio. Ospite in questi giorni dell’annuale pellegrinaggio della sezione svizzera dell’Aiuto alla Chiesa che Soffre all’Abbazia benedettina di Einsiedeln, il religioso non ha esitato a parlare di un vero e proprio “inverno arabo” in Iraq. Dalla fine del regime circa un migliaio di cristiani sono stati assassinati e una sessantina di chiese sono state bersaglio degli attacchi degli estremisti: “Quelle che una volta era la culla della civiltà e del cristianesimo – ha osservato – è oggi un luogo dove i cristiani sono minacciati, perseguitati o cacciati, e devono nascondersi”. Padre Sati ha ricordato, tra l’altro, il sanguinoso attentato del 31 ottobre 2010 contro la cattedrale siro-cattolica di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Baghdad, costato la vita a una cinquantina di fedeli, la lunga lista di assassinii di leader religiosi, tra cui quelli dell’arcivescovo di Mossul Paulos Faraj Rahho, di padre Rajhid Ganni, rettore della chiesa caldea del santo Spirito ucciso insieme a tre diaconi all’uscita della messa e quello del prete ortodosso Paulos Amer Iskandar, sgozzato dagli islamisti. Il sacerdote ha puntualizzato che i cristiani non sono l’unico bersaglio degli islamisti che colpiscono anche tanti musulmani o esponenti di altre minoranze religise. Resta tuttavia il fatto – ha sottolineato – che la vita dei cristiani in Iraq è molto meno sicura adesso che durante il regime di Saddam Hussein e questo spiega perché si sia registrato il più grande esodo di cristiani dall’Iraq in questi ultimi decenni. Nel corso di quest’ultimo secolo si calcola che circa tre milioni di cristiani abbiano lasciato il Paese, ma nell’ultimo decennio questo movimento ha subito una brusca accelerata. Da rilevare che prima della prima guerra mondiale, quando la regione era sotto il dominio ottomano, i cristiani rappresentavano circa un quarto della popolazione irachena.

http://it.radiovaticana.va/news/2013/05/14/iraq:_continua_l%E2%80%99esodo_dei_cristiani/it1-691879

Attentati a catena, l’Iraq ripiomba ai livelli di terrore del 2008

(Milano/c.g.) – Un’ondata di esplosioni mortali sta scuotendo l’Iraq. Ieri sette differenti esplosioni a Baghdad hanno causato almeno 21 morti, e altri 6 poliziotti sono stati uccisi nella città di Mosul. Due giorni fa, oltre 40 persone in tutto il Paese (in particolare in regioni a maggioranza sciita) sono rimaste uccise in diversi attentati. La strage più sanguinosa si è verificata nella città di Hilla, a sud di Baghdad, dove due autobombe hanno ucciso almeno 15 civili che si trovavano al mercato. Altre bombe sono esplose nelle città di Bassora, Nasiriya e a Karbala, nel Sud del Paese.

Negli ultimi mesi in Iraq dilaga una violenza settaria così sanguinosa da raggiungere il livello di morti del 2008. Secondo le Nazioni Unite, sono state oltre 5 mila le persone uccise in Iraq quest’anno, di cui 800 solo nel mese di agosto. Quasi duecento i morti in questi primi giorni di settembre: alle 70 vittime degli ultimi tre giorni vanno aggiunte 27 persone che sono rimaste uccise sabato (altre decine sono rimaste ferite) in un attacco suicida vicino a Mosul. Venerdì scorso invece, almeno 30 persone sono morte in un attentato in una moschea sunnita, nella centrale città di Baquba. Mentre il primo settembre, sono stati 47 i morti nel campo di Ashraf, un campo che raccoglie centinaia di dissidenti iraniani, a 40 chilometri da Baghdad.

Le vittime dell’attentato di domenica a Mosul stavano partecipando a un funerale della comunità shabak (un piccolo gruppo che segue una religione considerata vicina allo sciismo e vive nella regione del Kurdistan iracheno). Dopo l’attentato, la shabak ha comunicato alla stampa che dal 2003 ad oggi, sono stati almeno 1.270 i propri membri uccisi in azioni terroristiche, chiedendo con forza l’intervento dello Stato per garantire la sua sicurezza.

Nelle ultime settimane, in effetti, le forze di sicurezza irachene avrebbero arrestato, a Baghdad e dintorni, centinaia di persone affiliate ad al Qaeda. Ma questo non ha scoraggiato gli attentatori.

L’aumento della violenza che si è registrato nel Paese, con l’impennarsi del settarismo, dipende anche dalla vicinanza geografica del conflitto siriano. Secondo l’agenzia stampa irachena Shafaq News, un documento riservato della Cia rivela che cellule di al Qaeda in Iraq sarebbero impegnate nella produzione di gas sarin, che sarebbe poi introdotto in Siria con finalità terroristiche. Secondo l’agenzia, lo scorso maggio alcuni container di gas sarin sarebbero stati sequestrati ad elementi di al Nusra (l’organizzazione siriana affiliata ad al Qaeda) in una località turca al confine con la Siria. Il sarin è lo stesso gas utilizzato dagli ordigni, probabilmente lanciati dal regime, che il 21 agosto scorso hanno causato una strage di centinaia di civili nella zona di Ghouta, vicino a Damasco.

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