LITANIE LAURETANE

latino

Litanie di Maria Regina

(Dal libro: Litanie lauretane)

Signore, pietà — Signore, pietà

Cristo, pietà — Cristo, pietà

Signore, pietà — Signore, pietà

Cristo, ascoltaci — Cristo, ascoltaci

Cristo, esaudiscici — Cristo, esaudiscici

Padre che sei nei Cieli — abbi pietà di noi

Figlio, Redentore del mondo — abbi pietà di noi

Spirito Santo Paraclito — abbi pietà di noi

Santa Trinità, unico Dio — abbi pietà di noi.

Santa Maria, prega per noi

Santa Madre di Dio, prega per noi

Santa Vergine delle vergini, prega per noi

Madre di Cristo, prega per noi

Madre della Chiesa, prega per noi

Madre della divina grazia, prega per noi

Madre purissima, prega per noi

Madre castissima, prega per noi

Madre sempre vergine, prega per noi

Madre immacolata, prega per noi

Madre degna d’amore, prega per noi

Madre ammirevole per virtù, prega per noi

Madre del buon Consiglio, prega per noi

Madre del Creatore, prega per noi

Madre del Salvatore, prega per noi

Vergine prudentissima, prega per noi

Vergine degna di onore, prega per noi

Vergine degna di lode, prega per noi

Vergine potente, prega per noi

Vergine clemente, prega per noi

Vergine fedele, prega per noi

Specchio di perfezione, prega per noi

Sede della Sapienza, prega per noi

Fonte della nostra gioia, prega per noi

Tempio dello Spirito Santo, prega per noi

Tabernacolo dell’eterna gloria, prega per noi

Dimora consacrata a Dio, prega per noi

Rosa mistica, prega per noi

Torre della santa città di Davide, prega per noi

Fortezza inespugnabile, prega per noi

Santuario della divina presenza, prega per noi

Arca dell’alleanza, prega per noi

Porta del Cielo, prega per noi

Stella del mattino, prega per noi

Salute degli infermi, prega per noi

Rifugio dei peccatori, prega per noi

Consolatrice degli afflitti, prega per noi

Aiuto dei cristiani, prega per noi

Regina degli angeli, prega per noi

Regina dei patriarchi, prega per noi

Regina dei profeti, prega per noi

Regina degli apostoli, prega per noi

Regina dei martiri, prega per noi

Regina dei testimoni della fede, prega per noi

Regina delle vergini, prega per noi

Regina di tutti i santi, prega per noi

Regina concepita senza peccato, prega per noi

Regina assunta in Cielo, prega per noi

Regina del santo Rosario, prega per noi

Regina della famiglia, prega per noi

Regina della pace, prega per noi.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo — perdonaci, Signore

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo — ascoltaci, Signore

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo — abbi pietà di noi.

Prega per noi, santa Madre di Dio — rendici degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo

O Dio, che nell’annunzio dell’Angelo hai voluto che il tuo Verbo si facesse uomo nel grembo verginale di Maria, concedi al tuo popolo, che la onora come vera Madre di Dio, di godere sempre della sua materna intercessione. Per Cristo nostro Signore. Amen.

(Oppure, dopo il Rosario: O Dio, il tuo unico Figlio ci ha acquistato con la sua vita, morte e risurrezione i beni della salvezza eterna: concedi a noi che con il santo Rosario della beata Vergine Maria abbiamo meditato questi misteri, di imitare ciò che contengono e di ottenere ciò che promettono. Per Cristo nostro Signore. Amen.)

(Oppure: Concedi ai tuoi fedeli, Signore Dio nostro, di godere sempre la salute del corpo e dello spirito, e per la gloriosa intercessione di Maria santissima, sempre Vergine, salvaci dai mali che ora ci rattristano e guidaci alla gioia senza fine. Per Cristo nostro Signore. Amen.)

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La Storia delle Litanie Lauretane

Le Litanie lauretane, comunemente dette della Madonna, si trovano in formulari diversi tra il XII e il XV secolo: il documento più antico è un manoscritto di Magonza risalente al XII secolo. Il Santuario mariano di Loreto adottò uno di questi formulari, che fu diffuso dovunque dai flussi dei pellegrini e fu poi approvato ufficialmente nel 1587 da Papa Sisto V, il quale eresse la Diocesi di Loreto e ne fece costruire la facciata del Santuario.

La struttura attuale delle Litanie ricalca quella dei suoi “antenati” medievali: ad una invocazione incisiva, generalmente breve— la maggior parte consta di due parole —, talora suggestiva e non priva di efficacia poetica (“Stella matutina”), fa seguito la supplica dell’assemblea (“ora pro nobis”):
Nella redazione attuale figurano cinquantadue invocazioni distribui­te in sei gruppi:

  1. -tre invocazioni iniziali (“Santa Maria”, “Santa Madre di Dio”, “Santa Vergine delle Vergini”)  che derivano direttamente dalle Litanie dei Santi;
  2. -un gruppo di tredici invocazioni che si snodano intorno al termine “Mater”, di marcato accento teologico (“Madre di Cristo”, “Madre del Salvatore”) o di tono encomiastico (“Madre ammirabile”) o sgorganti da un’affettuosa contemplazione del prodigio della maternità divina e verginale di Maria (“Madre sempre vergine”, “Madre degna d’amore”); altre accennano ai rapporti materni che, a causa della maternità divina, si instaurano tra Maria e il Corpo mistico di Cristo (“Madre della Chiesa”),
  3. -un gruppo di sei invocazioni che sono rivolte a Maria quale “Virgo” e ne esaltano la prudenza, la clemenza, la fede;
  4. -un gruppo di tredici invocazioni riunisce titoli di derivazione biblica (“Arca dell’alleanza”, “Sede della sapienza”) con altri di origine patristica (“Dimora consacrata a Dio”);
  5. -Un gruppo di quattro invocazioni propone un’esperienza tipica della pietà medievale: il ricorso alla Vergine vista come presenza tutelare per i suoi figli — soprattutto per i peccatori —, come sorgente di consolazione per i miseri, gli afflitti, gli infermi (“Rifugio dei peccatori”, “Consolatrice degli afflitti”);
  6. -infine un gruppo di tredici invocazioni si svolge attorno al termine “Regina”: per l’assoluta eccellenza nella santità e nell’adesione alla volontà del Signore, la Vergine è celebrata quale Regina delle varie categorie dei “servi di Dio”: angeli, patriarchi e profeti, apostoli e martiri…

Le Litanie lauretanesi concludono con l’invocazione della divina misericordia, così come erano iniziate.

Le Litanie lauretane sono ritenute un capolavoro della preghiera popolare. Oggetto di innumerevoli studi e commenti, recitata quotidianamente dal popolo di Dio, la supplica lauretana ha un indiscutibile valore intrinseco. L’alternarsi di motivi dottrinali e poetici, biblici e patristici, liturgici e popolari, nonché un’aura di terre lontane recata da alcune immagini (“Turris eburnea”) le conferiscono un fascino singolare. Essa è ora atto di fede, ora lode schietta, ora supplica accorata, ora riconoscimento commosso della sovrana santità di Maria. Per tutto ciò il popolo le ama e le canta con devota continuità.

                                                                                                 Prof. Cosmo Tridente

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Litanie lauretane

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Ianua coeli (particolare della volta della parrocchiale di Pavone CanaveseTO)

Con il termine litanie lauretane (dette anche litanie della Beata Vergine Maria) si indica quella supplica litanica che dalla prima metà del secolo XVI si cantava nella Santa Casa di Loreto; da lì, favorita dalla fama del santuario, si diffuse nella Chiesa latina fino a divenire una delle preghiere più popolari alla Madonna.

Le litanie lauretane

Le litanie lauretane rappresentano una singolare «oratio fidelium», invocazione a cori alterni, presidente e assemblea, che canta l’azione di Dio in Maria e nella Chiesa. La Beata Vergine Maria viene invocata con i titoli che traggono origine sia da formule devozionali sia da figure bibliche tradizionalmente associate a Maria. Le litanie hanno per definizione una natura ripetitiva, e in tali preghiere le formule «Prega per noi» e «Abbi pietà di noi» sono ripetute frequentemente (così come la formula «Kyrie eleison» rivolta a Cristo all’inizio delle litanie). «Mater», «Virgo» , «Vas» e «Regina» sono i titoli onorifici rimarcati da colui o colei che prega. La preghiera si conclude con una terzina simile all’Agnus Dei e un’orazione.

L’origine

Papa Sisto V le approvò con un decreto pontificio nel 1587. La Chiesa cattolica ne raccomanda la recita alla fine del rosario. Papa Leone XIII, in particolare, le raccomandava per il mese di ottobre. Infatti è durante questo mese che la Chiesa cattolica festeggia la Madonna del Rosario, la cui memoria cade il 7 ottobre.

Litanie Lauretane (in italiano)

Inizio: suppliche a Gesù

Signore, pietà

Cristo, pietà

Signore, pietà.

Cristo, ascoltaci.

Cristo, esaudiscici.

Invocazioni alla SS. Trinità

Padre del Cielo, che sei Dio; Abbi pietà di noi

Figlio, Redentore del mondo, che sei Dio; Abbi pietà di noi

Spirito Santo, che sei Dio; Abbi pietà di noi,

Santa Trinità, unico Dio; Abbi pietà di noi,

Litanie alla Madonna

Santa Maria, prega per noi

Santa Madre di Dio, prega per noi

Santa Vergine delle vergini, prega per noi

Santa sposa del giusto Giuseppe, prega per noi

Madre di Cristo, prega per noi

Madre della Chiesa, prega per noi

Madre della divina grazia, prega per noi

Madre purissima, prega per noi

Madre castissima, prega per noi

Madre sempre vergine, prega per noi

Madre immacolata, prega per noi

Madre degna d’amore, prega per noi

Madre ammirabile, prega per noi

Madre del buon consiglio, prega per noi

Madre del Creatore, prega per noi

Madre del Salvatore, prega per noi

Madre di misericordia, prega per noi

Vergine prudentissima, prega per noi

Vergine degna di onore, prega per noi

Vergine degna di lode, prega per noi

Vergine potente, prega per noi

Vergine clemente, prega per noi

Vergine fedele, prega per noi

Specchio della santità divina, prega per noi

Sede della Sapienza, prega per noi

Causa della nostra letizia, prega per noi

Tempio dello Spirito Santo, prega per noi

Tabernacolo dell’eterna gloria, prega per noi

Dimora tutta consacrata a Dio, prega per noi

Rosa mistica, prega per noi

Torre di Davide, prega per noi

Torre d’avorio, prega per noi

Casa d’oro, prega per noi

Splendore di Grazia, prega per noi

Arca dell’alleanza, prega per noi

Porta del cielo, prega per noi

Stella del mattino, prega per noi

Salute degli infermi, prega per noi

Rifugio dei peccatori, prega per noi

Consolatrice degli afflitti, prega per noi

Aiuto dei cristiani, prega per noi

Regina degli Angeli, prega per noi

Regina dei Patriarchi, prega per noi

Regina dei Profeti, prega per noi

Regina degli Apostoli, prega per noi

Regina dei Martiri, prega per noi

Regina dei confessori della fede, prega per noi

Regina dei veri cristiani, prega per noi

Regina delle Vergini, prega per noi

Regina di tutti i Santi, prega per noi

Regina concepita senza peccato originale, prega per noi

Regina assunta in cielo, prega per noi

Regina del santo Rosario, prega per noi

Regina della famiglia, prega per noi

Regina della pace, prega per noi.

Agnus Dei

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, perdonaci, o Signore.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, ascoltaci, o Signore.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.

Preghiere di conclusione

Prega per noi, Santa Madre di Dio. E saremo degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo. Concedi ai tuoi figli, Signore Dio nostro, di godere sempre la salute del corpo e dello spirito, per la gloriosa intercessione di Maria santissima, sempre vergine, salvaci dai mali che ora ci rattristano e guidaci alla gioia senza fine. Per Cristo nostro Signore.

Amen.

Litaniae Lauretanae (in latino)

Kyrie, eleison.

Christe, eleison.

Kyrie, eleison.

Christe, audi nos.

Christe, exaudi nos.

Pater de caelis, Deus, miserere nobis.

Fili, Redemptor mundi, Deus, miserere nobis.

Spiritus Sancte, Deus, miserere nobis.

Sancta Trinitas, unus Deus, miserere nobis.

Sancta Maria, ora pro nobis.

Sancta Dei Genetrix, ora pro nobis.

Sancta Virgo virginum, ora pro nobis.

Mater Christi, ora pro nobis.

Mater Ecclesiae, ora pro nobis.

Mater divinae gratiae, ora pro nobis.

Mater purissima, ora pro nobis.

Mater castissima, ora pro nobis.

Mater inviolata, ora pro nobis.

Mater intemerata, ora pro nobis.

Mater amabilis, ora pro nobis.

Mater admirabilis, ora pro nobis.

Mater boni consilii, ora pro nobis.

Mater Creatoris, ora pro nobis.

Mater Salvatoris, ora pro nobis.

Virgo prudentissima, ora pro nobis.

Virgo veneranda, ora pro nobis.

Virgo praedicanda, ora pro nobis.

Virgo potens, ora pro nobis.

Virgo clemens, ora pro nobis.

Virgo fidelis, ora pro nobis.

Speculum iustitiae, ora pro nobis.

Sedes sapientiae, ora pro nobis.

Causa nostrae laetitiae, ora pro nobis.

Vas spirituale, ora pro nobis.

Vas honorabile, ora pro nobis.

Vas insigne devotionis, ora pro nobis.

Rosa mystica, ora pro nobis.

Turris Davidica, ora pro nobis.

Turris eburnea, ora pro nobis.

Domus aurea, ora pro nobis.

Foederis arca, ora pro nobis.

Ianua coeli, ora pro nobis.

Stella matutina, ora pro nobis.

Salus infirmorum, ora pro nobis.

Refugium peccatorum, ora pro nobis.

Consolatrix afflictorum, ora pro nobis.

Auxilium Christianorum, ora pro nobis.

Regina Angelorum, ora pro nobis.

Regina Patriarcharum, ora pro nobis.

Regina Prophetarum, ora pro nobis.

Regina Apostolorum, ora pro nobis.

Regina Martyrum, ora pro nobis.

Regina Confessorum, ora pro nobis.

Regina Virginum, ora pro nobis.

Regina Sanctorum omnium, ora pro nobis.

Regina sine labe originali concepta, ora pro nobis.

Regina in caelum assumpta, ora pro nobis.

Regina sacratissimi Rosarii, ora pro nobis.

Regina familiae, ora pro nobis.

Regina pacis, ora pro nobis.

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, parce nobis, Domine.

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, exaudi nos, Domine.

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, miserere nobis.
R. Ora pro nobis, sancta Dei Genitrix,

V. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.
Concede nos famulos tuos, quaesumus,

Domine Deus, perpetua mentis et corporis sanitate gaudere: et,

gloriosa beatae Mariae semper Virginis intercessione,

a praesenti liberari tristitia,

et aeterna perfrui laetitia.

Per Christum Dominum nostrum.

Amen.

Altre litanie

Le litanie laureatane non sono le uniche litanie alla Vergine: accanto ad esse troviamo anche le litanie dei Domenicani, che presentano un carattere meno popolare e più dotto. Esistono anche le Litanie a Nostra Signora di Lourdes.

Altre litanie che si trovano sui libri liturgici sono:

Infine, quasi dimenticate, vi sono le Litanie del Venerabile Sacramento.

Arte

Le litanie lauretane sono state magistralmente raffigurate nel XVIII secolo dagli incisori tedeschi Klauber che realizzarono 51 tavole, ognuna delle quali fa riferimento ad un’invocazione mariana. Rarissimo è trovare la serie integra in quanto le preziose tavole rilegate vengono tuttora spesso smembrate e vendute singolarmente per puri fini di lucro essendo queste molto ricercate per la loro qualità incisoria ed inventiva.

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MARIA E VITA
Appello alla vita nascente

LE LITANIE LAURETANE

LA TRINITA’

 
Le litanie lauretane iniziano con una supplica alla Trinità. Dio infatti è Colui che solo è Santo, il Santo dei Santi. Maria divenendo Madre di Cristo partecipa di questa Santità, dono del Padre. Vediamo di seguito dunque Maria Santissima in relazione alle tre persone trinitarie, facendo seguire poi un commento a ciascuna litania. Maria la Figlia, la Madre, la Sposa dell’Onnipotente.

FIGLIA DEL PADRE

 

La nostra umana piccolezza, il nostro essere uomini fanno tendere naturalmente ad una fonte di Vita, ad un’origine più grande di noi, a Dio, Colui che da sempre ci ha condotti dal non essere all’essere, ci ha donato la Vita. Secondo la rivelazione cristiana questo Dio non è un entità sconosciuta, ma, un’unità in tre Persone: Egli è un Padre, un Padre che dall’Eternità ci ha pensato; Colui che da sempre ha generato suo Figlio nello Spirito d’Amore, in Dio Spirito Santo Amore, Creatore di tutte le cose.
L’Onnipotente buon Signore, prima che l’uomo cadesse nel peccato pensò subito a suo Figlio Gesù quale mezzo per annullare tale colpa e a Colei che lo avrebbe dovuto generare nel tempo, perché, attraverso la piena cooperazione di Lei, il tempo stesso fosse redento. La Vergine Maria fu allora creata, figlia immacolata del Padre, nel pensiero Eterno di Dio, nel Cuore stesso della Trinità Santissima, affinché il Padre la potesse offrire quale Madre del Figlio suo, così che, il Sacrificio Redentivo del Figlio fosse da Lei pienamente abbracciato e si ponesse il fondamento dell’inimicizia tra Maria e satana, tra la stirpe di Lei e il nemico dell’uomo, affinchè, quest’ultimo fosse sconfitto e l’uomo potesse essere libero da ogni giogo di servile di schiavitù.

<<Il Signore mi ha creato all’inizio della sua attività,
prima d’ogni opera, fin d’allora.
Dall’Eternità sono stata costituita,
fin dal principio, dagli inizi della terra.
Quando non esistevano gli abissi, io fui generata;
quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua;
prima che fossero fissate le basi dei monti,
prima delle colline, io sono stata generata.
Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi,
ne le prime zolle del mondo;
quando egli fissava i cieli, io ero là;
quando tracciava un cerchio sull’abisso;
quando stabiliva al mare i suoi limiti,
sicchè le acque non ne oltrepassassero la spiaggia;
quando disponeva le fondamenta della terra,
allora io ero con Lui come architetto
ed ero la sua delizia ogni giorno,
dilettandomi davanti a Lui in ogni istante;
dilettandomi sul globo terrestre,
ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo.

(Bibbia: Proverbi 8,22 – 31)>>

MADRE DI GESU’

 
Veramente Gesù, afferma il Santo di Montfort, glorificò la propria Maestà dipendendo da quest’amabile Vergine, nella concezione, nella nascita, nella presentazione al tempio, nella Vita nascosta di trent’anni, e perfino presso la Croce dove volle sua madre realmente presente affinchè potesse abbracciare la sua missione in modo pieno e totale per quanto possibile a creatura umana.

<< Stavano presso la croce di Gesù sua madre,
la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”.
Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!”.
E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta,
disse per adempiere la Scrittura:
“‘Ho sete'”. Vi era lì un vaso pieno d’aceto;
posero perciò una spugna imbevuta di ‘aceto’ in cima a una canna
e gliela accostarono alla bocca.
E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: “Tutto è compiuto!”.
E, chinato il capo, spirò.>>

(Vangelo secondo Giovanni 1, 25-30)

Maria partecipando alla passione e morte di Gesù vide anche sorgere la Luce della sua Risurrezione. O Maria tutta la tua Vita è fissa in Dio in un Eterno sguardo d’amore.

<<Mettimi come sigillo sul tuo Cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l’amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
Le grandi acque non possono spegnere l’amore
nè i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio.

(Bibbia: Cantico dei Cantici 8,6 – 7)>>

SPOSA DELLO SPIRITO SANTO

 
O Sposa dello Spirito Santo quando arrivò la pienezza del tempo il Signore Iddio inviò l’Arcangelo Gabriele a Maria chiedendoLe di divenire la Madre del Messia annunciato dai secoli. Attraverso il suo Sì lo Spirito Paraclito soffiò su di Lei, su di Lei stese la sua ombra la potenza dell’Altissimo, sussurrandole nel Cuore parole dolcissime, parole d’amore.

<<Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.
Vieni con me dal Libano, o Sposa,
con me dal Libano vieni!
Osserva dalla cima dell’Amana,
dalla cima del Senìr e dell’Eremon,
dalle tane dei leoni, dai monti dei leopardi.
Tu mi hai rapito il Cuore,
sorella mia Sposa, tu mi hai rapito il Cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!
Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia Sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
Le tue labbra stillano miele Vergine, o Sposa,
c’è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del libano.
Giardino chiuso tu sei, sorella mia, Sposa,
giardino chiuso fontana sigillata.
I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squsiti,
alberi di cipro con nardo,
nardo e zafferano, cannella e cinnamomo
con ogni specie di alberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.

(Bibbia: Cantico dei cantici 4,7)>>

Lo Spirito Santo non può resistere alla voce della sua Sposa amatissima che nella sua opera di intercessione lo chiama e invita a dimorare presso i suoi figli. E’ lo Spirito a far crescere in noi una Vita Nuova, a far nascere in noi Gesù, dice il Santo di Montfort che <<Quando Maria mette radici in un anima vi produce meraviglie di Grazia>> e Lei è realmente vicina a ciascuno di noi. A Fatima Maria ha chiesto la devozione al suo Cuore Immacolato. Dio Spirito Santo Amore dimora, infatti, nel suo Cuore come in nessun altra creatura; in Lei è la piena trasparenza della Grazia, Grazia che desidera effondere su ciascuno di noi, con la sua presenza, nella preghiera, vicini al suo Cuore. Se sapessimo veramente quanto ci ama piangeremmo di gioia. I suoi veri figli la amano, la dicono beata, ne intessono le lodi mentre lei si fa invece << “terribile come schiere a vessilli spiegati” di fronte al diavolo e ai suoi seguaci>>.

<<L’hanno vista le giovani e l’hanno detta beata,
le regine e le altre spose ne hanno intessuto le lodi.
Chi è costei che sorge come l’aurora,
bella come la luna, fulgida come il sole,
terribile come schiere a vessilli spiegati?
Nel giardino dei noci io sono sceso,
per vedere il verdeggiare della valle,
per vedere se la vite metteva i germogli,
se fiorivano i melograni. (Bibbia: Cantico dei cantici 6,9)>>

Kirie, eleison.
Christe, eleison.
Kirie, eleison.
Christe, audi nos.
Christe, exadi nos.
Pater de Coelis, Deus, misere nobis
Fili Redemptor mundi, Deus, misere nobis
Spiritus Sancte, Deus, misere nobis
Sancta Trinitas, Deus, miserere nobis

Signore pietà, Signore Pietà
Cristo pietà, Cristo pietà
Signore pietà, Signore pietà
Cristo ascoltaci, Cristo ascoltaci
Padre del Cielo che sei Dio, abbi pietà di noi
Figlio Redentore del mondo che sei Dio, abbi pietà di noi
Spirito Santo che sei Dio, abbi pietà di noi
Santa Trinità unico Dio, abbi pietà di noi

Sancta Maria, ora pro nobis

 
O sei <<Santa Maria>> poiché hai concepito Colui che è Santo; tu che ci hai condotto a Lui attraverso la via della Croce. Ecco come si esprime San Pietro Crisologo: <<E’ veramente benedetta Colei che è stata più grande del Cielo, più forte della terra, più vasta del mondo: Lei che, da sola, ha potuto contenere Colui che il mondo non può contenere. Lei ha portato Colui che porta il mondo; ha generato il suo genitore, ha nutrito Colui che nutre ogni vivente>>. Maria sei chiamata dall’angelo <<Piena di Grazia>> e veramente tutta la Grazia del Figlio tuo Gesù riempie la tua persona e il tuo Santo nome o Madre.

Sancta Maria, Christi Sponsa in actione Redemptionis, ora pro nobis

 

O <<Maria, indissolubilmente unita a Gesù nell’azione redentiva>>, t’offristi al tuo Signore patendo un immenso dolore, preannunciatoti dal profeta Simeone nell’immagine di una spada che ti trafisse il Cuore. Tu ritta ai piedi di Gesù morente, sostenni tuo Figlio o Madre della Misericordia, e, stretta come nelle doglie di un parto, volendo cooperare in tutto al suo Sacrificio d’amore, non volli pensare di sottrarlo alla Croce, affinché si compisse in Lui la piena volontà del Padre suo, Abbà, il disegno della nostra Redenzione: <<Eccomi sono la serva del Signore avvenga in me quanto hai detto>> (Luca 1,38). E’ in questa stessa tua indicibile sofferenza, indissolubile cooperazione tra creatura e Creatore, che Dio ti volle nostra Madre. Tutti noi siamo chiamati a cooperare all’opera della Redenzione. San Paolo nella lettera ai Colossesi afferma, infatti, di voler completare nella sua carne quello che manca ai patimenti di Cristo. Maria, nella pienezza della tua Grazia hai partecipato a quest’azione in modo pieno e totale. Tale pienezza operata in te dalla Grazia non è pensabile per nessun altro Santo, tu sola sei nostra Madre, indissolubilmente unita a Gesù. Maria non allontanerai mai nessuno dalla Croce, sostenendo ogni Figlio, ogni uomo nell’innalzarla ogni giorno, come facesti con il tuo Gesù, poiché, solo attraverso la Croce è la nostra salvezza, con essa è la nostra santificazione, uniti a te e a Gesù nel vostro stesso disegno d’amore redentivo.

Dalle parole del nostro Papa Giovanni Paolo II:
<<Gesù Cristo disse sulla croce: “Donna, ecco il tuo figlio”. Con questa parola aprì, in modo nuovo, il cuore di sua Madre. Poco dopo, la lancia del soldato romano trafisse il costato del crocifisso. Quel cuore trafitto è diventato il segno della redenzione compiuta mediante la morte dall’Agnello di Dio. Il cuore Immacolato di Maria, aperto dalla parola: “Donna, ecco il tuo figlio”, si incontra spiritualmente col cuore del Figlio aperto dalla lancia del soldato. Il cuore di Maria è stato aperto dallo stesso amore per l’uomo e per il mondo, con cui Cristo ha amato l’uomo ed il mondo, offrendo per essi se stesso sulla Croce, fino a quel colpo di lancia del soldato… >>

Sancta Dei Genetrix, ora pro nobis

 
O <<Santa Madre di Dio>> ricordi quando Elisabetta Ti disse: << a che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?>> Elisabetta proclamando la parola <<Signore>> non poteva riferirsi altri che a Dio e che tu o Madre sia la vera Madre di Dio è conseguenza diretta della stessa divinità di tuo Figlio. Quale stupore pensare a tutto questo, a Gesù formato per opera dello Spirito Santo nel tuo grembo verginale, a Lui che si dona noi attraverso l’Eucaristia. Colui che dal principio era il Verbo è divenuto nostro Figlio, nostro fratello nell’uomo stesso, colto nella tua persona castissima o Vergine Maria. Maria tuo figlio, da sempre generato nel seno del Padre, da te è stato concepito nel tuo cuore immacolato prima ancora che nel tuo grembo. Veramente, o Maria sei la Madre di Dio, Benedetto sempre sia il frutto del tuo Cuore: tuo figlio “Gesù”

Sancta Virgo Virginum, ora pro nobis

 
O <<Santa Vergine delle Vergini>> tuo Figlio Gesù, generato dalla stessa sostanza del Padre, Dio egli stesso, nella sua incarnazione non poteva avere un Padre terreno. Tu o Maria ti sei consacrata alla sua sostanza attraverso un si Pieno totale. O Piena di Grazia, il Signore ti ha voluta Suo unico possesso. San Tommaso da Villanova così infatti si esprime: <<Ben ricordi, o Vergine, il roveto che ardeva e non si bruciava; così formerai tu, senza corromperti, un sol corpo con il divino Fuoco. Tu lo rivestirai di carne ed egli ti coprirà di Splendore… Sarai una Vergine feconda, una Madre incorrotta; avrai la gioia della maternità e al tempo stesso il pudore della verginità>>.
Ascoltiamo ancora un pensiero di Cirillico di Gerusalemme: <<Maria… non da uomo, ma solo da essa partorì, senza contaminazione, per opera dello Spirito Santo e per Virtù di Dio.
Prendiamo un esempio… poiché, anche se meraviglioso, è peraltro possibile che corpi nascano da corpi. (un parto naturale) Ma che la polvere della terra diventi uomo, questo è piú meraviglioso. Che un impasto di fango riceva le membrane e lo splendore degli occhi, questo è piú meraviglioso. Che da un sol tipo di polvere esca la robustezza delle ossa e la plasticità dei polmoni e le diverse altre specie di organi: questo è meraviglioso. Che il fango animato, movendosi da solo, percorra la terra ed edifichi: questo è meraviglioso. Che il fango insegni e parli e lavori e governi: questo è meraviglioso. Pertanto… donde fu fatto Adamo? Non fu Dio che con la polvere della terra plasmò questa mirabile opera? E che? Il fango si trasforma in occhio, e una Vergine non potrà generare un Figlio? Quello che a giudizio umano sembra piú impossibile si compie, e non si compirà ciò che è accessibile?>>

Mater Christi, ora pro nobis

 
O <<Madre di Cristo>> per mezzo dello Spirito Santo hai accolto Gesù nel grembo. Gesù quel balsamo d’amore in cui troviamo la pienezza della Vita. Quella stessa vita che si rispecchia in te Maria, attraverso la tua persona che, da sempre, infonde bellezza a tutto il corpo di Cristo peregrinante sulla terra. Nella tua pienezza di Grazia o Maria, sei la Madre della Vita, la Madre di Gesù, la nostra Madre.

Mater divinae Gratiae, ora pro nobis

 

O <<Madre della divina Grazia>> ricordi quando l’angelo ti salutò: << o piena di Grazia, il Signore è con te>>. In questo messaggio del Cielo o Maria, risalta la pienezza di Grazia di cui fosti ricolma, singolare vincolo al mistero della Vita trinitaria. A questa comunione d’amore ogni uomo doveva partecipare, per elezione, ma ciò non fu, a causa del peccato. O Maria da sotto la Croce hai donato noi la Vita della Grazia, via che avevamo smarrito, sei divenuta Madre nostra e il Signore Dio non può resistere alla supplica di sua Madre, la sempre vergine Maria.

Mater Purissima, ora pro nobis

 
O <<Madre Purissima>>, perfetta trasparenza, è in te la divina presenza, Maria tu hai assecondato con tutta la tua persona il piano della salvezza. Tutta la tua Vita è stata tesa al conseguimento della divina volontà rendendo il tuo essere sempre più recettivo all’azione della Grazia, sempre più trasparente ed è ciò a cui si riferisce il vangelo di San Luca, quando dice: <<Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose, meditandole nel suo Cuore>> (Lc 2,19.51).

Mater Castissima, ora pro nobis

 
O <<Madre Castissima>> il tuo Cuore è totalmente riposto in Dio a cui sei tesa con tutta te stessa. Quest’unione piena e totale tra le Vostre nature è il motivo della castità fra te e Giuseppe, vero tuo sposo che, Dio, nella sua prudenza illuminata, dal Cielo aveva scelto per te. O Maria la tua discendenza è nascosta nella tua persona, nei secoli, e la posterità tua è visibile nella storia, una presenza che genera gli uomini alla Vita della Grazia. O Maria, Madre castissima tu sei Grazia, spazio di libertà, Luce, amore perenne per l’uomo d’ogni tempo.

Mater Inviolata, ora pro nobis

 
O <<Madre Inviolata>> la fede nel Figlio tuo Gesù sempre rimase integra nel corso della tua Vita. O piena di Grazia, sotto la Croce conservasti incorrotta la purezza della fede, in quel giorno inneffabile atteso dai secoli, Gesù ti comunicò il dono d’essere nostra Madre. Anche il tuo corpo rimase integro e puro perchè pienamente unito a Dio. Quodvultdeus Vescovo di Cartaggine parla così di te: <<Nell’apocalisse dell’apostolo Giovanni è scritto che il drago stava davanti alla donna che era sul punto di partorire, al fine di divorare il bimbo che essa avrebbe partorito (cfr.Ap12.4). Nessuno di voi ignora che il drago è il diavolo. Quanto alla donna essa significa la Vergine Maria la quale, rimanendo inviolata, ha partorito intatto il nostro Capo. Essa rappresenta in se stessa l’immagine della Santa Chiesa. Come quella pur partorendo il Figlio, rimase Vergine, così questa non perde la verginità quando partorisce le sue membra lungo il corso dei tempi.>>

Mater Intemerata, ora pro nobis

 
O <<Madre Incorrotta>> in un sermone Anastasio d’Antiochia (599 DC) così si rivolge a te: <<Ti saluto… tu che sei contemporaneamente Madre e Vergine, cibo di Vita e fonte di immortalità; da te… è venuto Colui che ha ucciso la corruzione e distrutto la morte>>. O Piena di Grazia è da tale pienezza che scaturisce la tua incorruttibilità. Pio XII parla di te come <<Vergine illibata nella sua divina maternità, generosa Socia del divino Redentore… …>> Ti ringraziamo o Maria poiché hai partecipato in modo indissolubile all’azione redentiva di tuo Figlio e a sua immagine sei stata assunta incorrotta alla Gloria del Cielo in anima e corpo.

Mater Immacolata, ora pro nobis

 

O <<Madre Immacolata>> come potevi essere corrotta dal peccato tu che hai donato al mondo il divino Creatore. San Ambrogio così si esprime: <<Non è da stupire che il Signore, dovendo redimere il mondo, abbia iniziato da Maria l’opera sua, se per mezzo di Lei si apprestava la salvezza a tutti gli uomini, essa doveva essere la prima a cogliere dal Figlio il suo frutto>>.

Mater Amabilis, ora pro nobis

 
O <<Madre Amabile>> Papa Giovanni Paolo II così parla di te: <<Il Cuore Immacolato di Maria, aperto dalla parola: “Donna, ecco il tuo Figlio”, s’incontra spiritualmente col Cuore del Figlio aperto dalla lancia del soldato. Il Cuore di Maria è stato aperto dallo stesso amore per l’uomo e per il mondo, con cui Cristo ha amato l’uomo ed il mondo, offrendo per essi se stesso sulla Croce, fino a quel colpo di lancia del soldato>>. O Madre, come non potrà essere amabile il tuo Cuore, tu, il primo frutto dell’amore di nostro Signore, come non potremmo chiederti il dono dell’amabilità, per essere persone che amano, e, che meritano d’essere amate. Grazie o Maria per questo balsamo misericordioso che versi su noi, che è la stessa Grazia divina del Figlio tuo di cui sei ripiena.

Mater Admirabilis, ora pro nobis

 
O <<Madre Ammirabile>> la tua Vita è veramente degna d’incanto. San Bernardo così si esprime citando San Giovanni: <<“ Una donna vestita di sole”, avvolta in un manto di Luce. Forse l’uomo carnale non lo comprende, perché è una realtà spirituale da sembrargli una follia. Ciononostante non è tale il parere dell’apostolo che diceva: “Rivestitevi del Signore Gesù Cristo” (Rm 13,14). Quale familiarità tra Lui e te, Signora! Quanto meritasti di divenire prossima a Lui, anzi sua intima!… Lui dimora in te e tu in Lui; tu lo vesti e sei rivestita da Lui, lo vesti con la sostanza della tua carne ed egli ti riveste con la gloria della sua maestà. Tu vesti il sole con una nube, e sei rivestita dallo stesso sole>> Madre ammirabile.

Mater boni Consilii, ora pro nobis

 
O <<Madre del buon Consiglio>> <<serbavi tutte queste cose meditandole nel tuo Cuore>> (Mt.2.19): Maria è bello pensarti raccolta nell’atto di meditare gli insegnamenti di tuo Figlio. Tu, la sua prima discepola, Colei che c’insegna a scoprirlo attraverso l’ascolto della Parola. E’ questo il più gran consiglio che ci dai o Madre: <<fate quello che Egli vi dirà>> (Gv.2.5). Quando t’incontriamo o nostra Signora si rivela a noi tuo Figlio, la sua sapienza, presenza che penetra le profondità del nostro essere e c’illumina. San Giovanni Battista de La Salle così c’esorta: <<Non vi è dubbio che occorriate di Luce in questa Vita, in cui vi trovate sempre come in un mare tempestoso, pieno di pericoli per la vostra salvezza; ricorrete a Maria, che v’illuminerà e vi aiuterà a conoscere la volontà di Dio a vostro riguardo, poiché Lei partecipa della Luce di suo Figlio Gesù Cristo, che venne in questo mondo per illuminare tutti gli uomini, anche se molti non lo hanno conosciuto. Ed ella stessa è Luce che illumina nelle tenebre>>.

Mater Creatoris, ora pro nobis

 
O <<Madre del Creatore>> nel pensiero divino ed Eterno da sempre sei associata a Dio. Invocandoti quale Madre del Creatore sembra quasi Egli ti chieda di prenderci per mano e di accompagnarci ad esplorare la perfezione e la bellezza del Creato e del suo Signore.
Il Cardinal Bea, dopo aver portato il testo del libro dei proverbi: <<Il Signore mi ebbe con sé dall’inizio delle sue imprese.. (8.22) e quello del libro dell’Ecclesiastico: <<Io uscii dalla bocca dell’Altissimo, primogenia avanti ad ogni creatura>> (Sir. 24.3) rileva che <<la frequenza e la costanza con cui la Chiesa ripete questi passi nella sua liturgia, riferendoli a Maria, non possono consentire di attribuire tali riferimenti ad una combinazione o ad un’interpretazione volutamente arbitraria… ed effettivamente il consiglio di Dio che assegno al Figlio divenuto uomo il suo posto nell’universo e nell’umanità, contemporaneamente si estese anche a Colei che doveva essergli a fianco nella sua missione e nell’attuazione di essa, che doveva farne dono al mondo e collaborare con Lui, in posizione eminente, alla nostra Redenzione.>>

Mater Salvatoris, ora pro nobis

 
O <<Madre del Salvatore>> ascoltiamo Papa Giovanni Paolo II che nella preparazione dell’anno giubilare del 2000 ci parla di questo tuo titolo: <<Il Padre ha scelto Maria per una missione unica nella storia della salvezza: essere Madre dello stesso Salvatore. La Vergine rispose alla chiamata di Dio con generosità assoluta: Eccomi sono la serva del Signore” (Lc1.38). La sua maternità iniziata a Nazareth e vissuta in pienezza a Gerusalemme ai piedi della Croce… (è un) affettuoso e insistente invito a tutti i figli di Dio affinché tornino alla casa del Padre ascoltando la voce materna di Maria: “Fate quello che Egli vi dirà”. >>

Mater Ecclesiae, ora pro nobis

 
O <<Madre della Chiesa>>, tu che hai accolto il discepolo Giovanni come tuo Figlio, vediamo rispecchiare in Lui tutti i figli tuoi di questa terra. Tu, profondamente unita a Gesù crocefisso, in un vincolo che oltrepassa i legami della carne, in quel tuo stare ritta al suo fianco percepiamo un Altissimo Si a Lui e al Corpo suo la Chiesa. E’ forse tutto questo che spinse Paolo VI il 21 novembre 1964, giorno in cui si chiudeva il Concilio Vaticano II, a proclamare la Vergine Maria Madre della Chiesa: <<Abbiamo ritenuto opportuno consacrare in questa stessa sessione pubblica un titolo in onore della Vergine, suggerito da diverse parti del mondo cattolico e particolarmente caro a Noi, poiché, in una sintesi mirabile, esprimesse il ruolo privilegiato che, nella Santa Chiesa, questo concilio ha riconosciuto alla Vergine… Noi proclamiamo Maria Santissima Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo di Dio… (che la invoca quale) Madre amorosissima; e vogliamo che con tale titolo soavissimo d’ora innanzi la Vergine venga ancor più onorata e invocata da tutto il popolo cristiano>>.

Mater Misericordiae, ora pro nobis

 
O <<Madre della divina Misericordia>> tu sei colei che porta su di se il mistero del Dio fatto uomo. O Madre, ai piedi della croce lo sguardo tuo incontrava il suo: noi vogliamo unirci a quello stesso sguardo in un’unica consacrazione a Gesù, quale fine ultimo, e, a te, mezzo purrissimo per giungere a Lui, Luce a Lui prossima o riflesso divino. O tempio immacolato di Cristo nel tuo cuore solo risplende il Signore, consacrarci a te significa consacrarsi a Gesù.

Virgo Prudentissima, ora pro nobis

 
O <<Vergine Prudentissima>> l’uomo “accorto controlla i suoi passi” (Pr 14,15 ). La prudenza, scrive san Tommaso sulla scia di Aristotele, è, infatti, la “retta norma dell’azione”. Questo titolo è definito cocchiere delle Virtù, dirigendo le altre indicando loro regola e misura. E’ la prudenza che guida immediatamente il giudizio di coscienza. Grazie a questa Virtù applichiamo i principi morali ai casi particolari senza sbagliare e superiamo i dubbi sul bene da compiere e sul male da evitare. Maria hai sicuramente compiuto le azioni che hanno ordinato la tua Vita fondandole su questa virtù, non certo con avventatezza, ma valutando gli eventi alla Luce di Dio. O Madre, che sei giustamente chiamata Sede della Sapienza, singolarmente unita al tuo divin Figlio, in Lui scopri ogni prudenza.

Virgo Veneranda, ora pro nobis

 
O <<Vergine degna di Onore>> hai cooperato in modo eminente all’opera della Redenzione, prima discepola del tuo Figlio sei degna di essere pregata, onorata e venerata prima creatura dinnanzi a tutte le altre celesti e terrestri. La Chiesa ti venera dal saluto benedicente di Elisabetta (cfr Lc 1,42-45) alle manifestazioni di lode e di supplica di questo nostro momento storico tanto delicato e cruciale.

Virgo Praedicanda, ora pro nobis

O <<Vergine degna di Lode>> ricordi quando innalzasti il canto del Magnificat. Le tue lodi sono cantate da allora nel tempo e nello spazio da Santi e poeti. San Maria Grignon de Montfort scrisse di te queste belle parole: “ I santi han detto cose meravigliose di questa Santa città di Dio e, stando alle loro stesse testimonianze, non sono mai stati così eloquenti e felici, come quando hanno parlato di Lei.”.

Virgo Potens, ora pro nobis

 
O <<Vergine Potente>> la tua è la potenza inarrestabile dell’amore a cui il Figlio morente sulla Croce si è sottomesso elevandoti ad essere Madre dell’umanità redenta.
Pio XII istituendo la festa della regalità di Maria, così si pronunciò: <<Godano… tutti i fedeli cristiani di sottomettersi all’impero della Vergine Madre di Dio, la quale, mentre dispone di un potere regale arde di materno amore>>

Virgo Clemens, ora pro nobis

 
O <<Vergine Clemente>>, tu, buona Madre, hai per tutti noi un senso di bontà e di perdono che si allarga fino all’umana capacità del Cuore tuo Immacolato. Questo movimento di Grazia che parte dal Cuore trafitto di tuo Figlio aprì in modo nuovo il tuo Cuore nell’atto di consacrarti nostra vera Madre. Il beato Agostiniano Alonso de Orozco (1591) riflette così della pietà e Misericordia di Maria: << O Arca del nostro rimedio, reliquario di Dio! Se San Paolo afferma che noi Cristiani emaniamo il profumo di Gesù Cristo quando siamo devoti, a maggior ragione Voi, Madre sua, spargete il profumo della Sua Clemenza e Misericordia>>

 Virgo Fidelis, ora pro nobis

 
O <<Vergine Fedele>> la fedeltà è una persona con la quale ci si lega per camminare insieme, per andare nella stessa direzione. Questo persona è per te, o Maria, il Figlio tuo Gesù; allo stesso modo noi tutti desideriamo unirci in intimità con te e con tuo Figlio, Madre fedele, tu c’inviti a metterci alla sua sequela come per prima hai fatto tu. <<Eccomi sono la serva del Signore, sia fatto di me come tu hai detto>>: O Maria, questa felice risposta consegnasti all’angelo ed essa risuonò nei secoli, in un sì fedele, fondato sulla tua gran fede in Dio.

 Speculum Iustitia, ora pro nobis

 
O <<Specchio di Giustizia>>, Maria, tu sai come nel linguaggio biblico essere giusti significhi stabilire rapporti improntati alla verità con Dio, con noi stessi e con ogni uomo. E’ Dio che costituisce la fonte di quest’armonia che dovrebbe governare i rapporti tra le persone; E’ Lui a far rispettare questo prezioso fiore che solo può ristabilire quando questo fosse compromesso. Maria veramente tu sei “specchio di giustizia”, pura trasparenza di una Vita luminosa; in te più che riflettersi la tua stessa immagine, si riflette invece, quella di Dio e della sua Santissima Volontà. Tra tutti i credenti tu sei l’immagine di uno splendido «specchio», in cui si riflettono in modo profondo e limpido «le grandi opere di Dio» (At 2,11). Paolo VI ti dice: <<Guardando a te, Maria, noi cogliamo il riflesso immediato di una bellezza Vergine, pura, innocente, immacolata, nativa, primigenia, che non conosceremmo nella sua realtà se tu, luminosa creatura, non fossi stata data a noi>>.

 Sedes Sapientiae, ora pro nobis

 
O <<Sede della Sapienza>>, sei tu che accogli il Re della Gloria. In te è la Sapienza incarnata, Gesù Cristo. Dice il Santo di Montfort: << Questo buon Maestro non disdegnò di rinchiudersi nel seno di Maria…. Lo Spirito umano… qui si smarrisce, se riflette seriamente su questa condotta della Sapienza incarnata. Questa non volle, benché potesse farlo, darsi direttamente agli uomini, ma preferì darsi per mezzo della Vergine Santa (e venne) al mondo… povero e piccolo bambino, bisognoso delle cure e del sostentamento della Madre. Questa Sapienza infinita, che aveva un desiderio immenso di glorificare Dio suo Padre e di salvare gli uomini, non trovò mezzo più perfetto e più breve a tale scopo, che quello di sottomettersi in ogni cosa alla Santa Vergine, non soltanto nei primi otto, dieci o quindici anni di Vita, come gli altri fanciulli, ma per trent’anni… Oh, come glorifica altamente Dio chi si sottomette a Maria, sull’esempio di Gesù!>>

 Causa nostrae Laetitiae, ora pro nobis

 
O <<Fonte della nostra Gioia>> l’annuncio gioioso della nascita del nostro salvatore si manifestò per primo a dei semplici umili pastori, ecco quanto narra l’evangelista Luca: << Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di Luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore..”>> (Lc. 2,8.11). La prima a ricevere la pienezza di quest’annuncio fosti tu senz’ombra di dubbio o Vergine Maria. La parola greca Chaìre che nella bibbia della CEI è stata tradotta, in verità prima dell’ultima revisione del testo biblico, dalla parola saluto, in realtà è un vero invito alla Gioia, Gioia che esprime la trascendenza incomparabile del messaggio che stava per riflettersi in Maria nel momento della salutazione angelica, Gioia che raggiunse il suo apice nel Natale di Gesù e in modo splendido nella sua Resurrezione. Gioisci dunque o Figlia di Sion, tutte le nazioni Ti diranno beata, perché gioia vera è Gesù tuo Figlio e nostro Signore.

Vas Spirituale, ora pro nobis

 
O <<Vaso Spirituale>>, o Maria, nell’annunciazione ricordi la profonda accoglienza che hai avuto nei confronti della parola di Dio, tu fosti come creta preziosa e perfettamente malleabile nelle mani del Signore, grazie a te, veramente Dio ha potuto portare a perfezione l’opera della salvezza. Ricordi ancora o Madre le parole rivolte al profeta Geremia da parte del Signore:<<“Prendi e scendi nella bottega del vasaio… Io sono sceso nella bottega del vasaio… Ora se si guastava il vaso che egli stava modellando, come capita con la creta in mano al vasaio, egli rifaceva con essa un altro vaso, come ai suoi occhi pareva giusto>> L’artefice unico di una Vita nuova in Dio è, infatti, il suo Spirito come la gioia e la letizia per una creatura è l’essere, semplicemente ed attivamente, abbandonati alle sue mozioni, stare nelle sue mani, come, la creta sta nelle mani del Vasaio. Perfetta opera creata da Dio sei tu o Maria, Vaso Spirituale di Dio, ricolmo, traboccante della divina Grazia.

 Vas Onorabile, ora pro nobis

 
<<Vaso degno di Onore>> così ti si rivolge la Chiesa copta: <<E’ ineffabile l’onore della Vergine, poiché Dio l’ha voluta, è venuto e ha dimorato in Lei… Sei diventata un rampollo di purezza e un Vaso di Fede per l’ortodossia dei nostri santi padri, o pura Genitrice di Dio, o Vergine venerabile, poiché tu hai per noi generato il Dio Verbo, il nostro Salvatore Gesù. Egli venne e ci salvò>>. O Maria da sotto la Croce sei stata innalzata quale Madre dell’umanità redenta da Cristo. E’ questo l’onore più grande concessoti dall’onnipotente tuo Signore.

 Vas insigne Devotionis, ora pro nobis

 
O <<Vaso insigne di Devozione>> tu sei Maria, vaso mirabile, in cui è contenuto in pienezza il dono dello Spirito Santo. O Maria, vaso splendido e perfetto, opera delle mani di Dio, ripieno dei suoi tesori. A te, o Madre, ci accostiamo con tanta delicatezza ed è solo per la Grazia dello Spirito Santo che possiamo avvicinarci al tuo mistero, per poter coglierne l’apparenza nascosta e scoprirne le bellezze, i tuoi ori. Vogliamo avvicinarci a te Madre facendoci penetrare da quella profonda venerazione che significa abbandono alla volontà di Dio. O Maria, Sposa dello Spirito Santo, sei un Vaso da contemplare in silenzio, poiché, contieni l’Altissimo, per te, o Madre, valgono infinitamente le parole di Gesù <<Chi crede in me, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno>> (Gv. 7,38): così dalla tua persona si sprigiona una corrente di Vita spirituale che rinnova tutta la nostra esistenza.

 Rosa Mystica, ora pro nobis

 
O <<Rosa Mistica>> in una visione a Santa Gertrude ti rivelasti quale Rosa che abbellisce il Cielo.. certo, la Grazia e la bellezza sono caratteristiche particolari di questo fiore, il quale ci racconta di te o Maria, riconducendoci a quella fonte primigenia simbolo di purezza. E’ proprio questa Virtù, la purezza, che ci fa cantare la bellezza spirituale dall’amore, la tua bellezza o Madre: il creato stesso, come narra la bibbia, nacque da un alito spirituale d’amore, ed è per questo che è così bello. Maria donna bellissima come una magnifica rosa, riconciliaci con la bellezza: tu lo sai che dura poco nelle nostre mani, ma, essa, è l’anelito del nostro Cuore. O Maria <<rosa mistica>> abbiamo bisogno che tu ci suggerisca l’idea di come la nostra Vita debba essere qualcosa di molto bello, di come essa possa irradiare bellezza, essere un dono per gli altri, come un fiore, con amore, come hai fatto tu unita in pienezza a Gesù nostro Signore.

 Turris Davidica, ora pro nobis

 
O <<Torre di Davide>> ideale di maestà e bellezza, <<Come la torre di Davide il tuo collo, costruita a guisa di fortezza. Mille scudi vi sono appesi, tutte armature di prodi>> (Ct. 4,4). O Maria sei l’emblema della fortezza di una vera Madre, tu come torre regale rimanesti ritta sul Calvario accanto al tuo Figlio morente. Il tuo nome ci fa ricordare tutta la potenza dovuta all’unione con Dio della tua discendenza, di Colei che ne suggellerà il frutto prezioso.

 Turris Eburnea, ora pro nobis

 
O <<Torre d’Avorio>> l’avorio è nobile materiale, bianco e resistente, qualità tue Maria, che ti si manifestano magnificamente nell’ordine spirituale: nota il cardinale J.H. Newman: <<Le torri sono di solito costruzioni massicce, rozze, pesanti, possenti, prive di Grazia, costruite per la guerra, non per la pace, senza nulla di quella bellezza fine e delicata che è attributo particolare di Maria. Ecco perché con verità o Maria sei chiamata “torre d’avorio”, poiché nello splendore, nella purezza e preziosità di questa materia, noi avessimo un’immagine di come sia innegabile l’amabilità e la Grazia della Madre di Dio>>. O Madre veramente tu ti unisci a Dio così come una torre s’unisce al Cielo.

 Domus Aurea, ora pro nobis

O <<Casa d’Oro>> i riflessi d’orati presenti nelle icone hanno la funzione di spiritualizzare la pittura e di porre in rilievo la gloria divina che in essi si vuole manifestare. O Maria in te si riflette la Luce di Colui di cui risplendi. In verità una casa è veramente d’oro solo quando, essa è ricolma di silenzio, di preghiera, di sacrifici nascosti di gesti di bontà e di serenità, così o Maria, ti bastava contemplare il tesoro incomparabile che ospitavi nel tuo grembo, che avrai poi custodito tra le tue braccia benedette, accogliendolo anche, quando, tuo Figlio sarà deposto dalla Croce. San Efrem nei suoi inni così parla di te: <<Benedetta sei tu, Maria, che sei Casa del Re. In te ha posto la sua dimora Colui che dà potere a chi governa la terra>>

 Foederis Arca, ora pro nobis

 
O <<Arca dell’Alleanza>> nell’arca dell’antico testamento si custodivano le tavole dei dieci comandamenti, la manna riposta in un vasetto e la verga d’Aronne. O Maria l’arca era il segno sostanziale della presenza di Dio in mezzo al suo popolo, oggetto di particolare culto e venerazione. Massimo, Vescovo di Torino del secolo primo così parla di queto titolo: <<Ma che cosa è dunque l’arca se non Santa Maria, poiché se la prima conteneva le tavole del testamento, la seconda albergò nel suo seno l’erede del testamento. Quella racchiudeva al suo interno la legge, questa conservava il Vangelo. Quella aveva la parola di Dio, questa il Verbo stesso. Inoltre, se l’arca risplendeva all’interno e all’esterno del colore dell’oro, Santa Maria brillava interiormente ed esteriormente dello splendore della Verginità. Quella era adornata di oro terreno, questa di oro Celeste>>

 Janua Coeli, ora pro nobis

 
O <<Porta del Cielo>>, Madre dolcissima tra le tue ineffabili prerogative, possiedi anche quella d’essere via prediletta al Cielo. Attraverso la tua persona abbiamo ricevuto il dono incommensurabile di Gesù, uniti a te possiamo partecipare ad una più intima comunione con Lui. Nella nostra umanità ci affidiamo alla tua mediazione o Maria, Santa scala al Cielo, per poter ammirare silenziosi la Gerusalemme Celeste: <<Ecco la dimora di Dio con gli uomini!.. Essi saranno suo popolo ed Egli sarà il Dio con loro>>. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, ne lamento, ne affanno… >> (Ap.21, 3; cfr Is25, 8)

Stella Matutina, ora pro nobis

 
O <<Stella del Mattino>> la nostra peregrinazione su questa terra è talvolta avvolta nel buio della notte. A volte ci troviamo circondati dalle tenebre perfino in pieno giorno: la Vita, infatti, è lotta, gioia e dolore secondo la misura concessa da nostro Signore. O Maria, tu, nel Cuore della notte, dinanzi al rifiuto di ricevere ospitalità nelle case e negli alberghi di Nazaret hai trovato riparo in una grotta, avvolta dal dolce amore del tuo Gesù che custodivi come prezioso tesoro e dall’amore del tuo fedele sposo Giuseppe; allo stesso modo o tenera Madre, condurrai anche noi tra le nostre difficoltà fino alla Gioia del Cielo. Madre noi vogliamo tenere il nostro sguardo fisso su di te, o luminosa Stella. Tu stella nella notte, c’indicherai il cammino, ci annuncerai il sorgere del sole di Giustizia, Cristo Signore che tu precedi all’alba del nuovo giorno.

Salus infirmorum, ora pro nobis

 
O <<Salute degli infermi>>, nostra Madre, sei unita a Gesù da un profondo amore verso ogni uomo. Quest’amore effondendosi sulle nazioni, sana le piaghe e le ferite degli uomini, in senso spirituale innanzi tutto, ma, anche, in senso materiale. I tuoi santuari Mariani sparsi nel mondo testimoniano, infatti, le grazie che tu ci hai donato o Madre. Maria, tanto prossima al tuo Gesù, sei sempre pronta a chinarti su di noi, come una chioccia fa con i suoi pulcini, sulle nostre devastazioni per redimerle, ma, se fossimo malati nel corpo e veramente non fosse un disegno divino la nostra guarigione c’è sempre un gran miracolo riservato per noi, la certezza di essere amati sempre, profondamente e teneramente dal Cuore tuo o Madre come dal cuore del tuo divin Figlio Gesù, nostra vera Gioia.

Refugium peccatorum, ora pro nobis

 
O <<Rifugio dei peccatori>> dilata il nostro Cuore al culto della Misericordia. Tu da sotto la Croce sei divenuta nostra Madre. E’ a te dunque che il Signore desidera orientare ogni peccatore, perché possa essere teneramente accolto tra le tue braccia. Tu Madre lo rivestirai della tua veste immacolata, di tutte le tue Virtù introducendolo nell’intimo Cuore di Gesù. Maria, lo preparerai al combattimento spirituale, perchè possa rifiutare sempre più profondamente il peccato, aprendo invece il suo Cuore all’amore Misericordioso del Signore. O Maria in questa litania ci fai scoprire il vero volto di Dio che non è quello di un giudice terrificante, ma, di un Padre trepidante che impugna con molta riluttanza il braccio della sua giustizia.

 Consolatrix adflictorum, ora pro nobis

 

O <<Consolatrice degli afflitti>>, sei stata provata duramente ai piedi del Calvario, sei stata certo anche la prima ad aver ricevuto il dono della divina consolazione. Questo stesso dono ora puoi estenderlo a ciascuno di noi, figli tuoi. Gesù nell’ultima cena ci ha assicurato con queste parole: <<Io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro consolatore perché rimanga con voi per sempre>> (Gv 14, 16)

Maria tu sei la Sposa dello Spirito Santo e lo Spirito Consolatore non può resistere alla tua voce che lo chiama e lo invita a rincuorare i suoi figli afflitti dalle prove della vita.

Auxilium Christianorum, ora pro nobis

 
O <<Aiuto dei Cristiani>> nelle burrascose vie della vera Vita cristiana, su cui il Signore ci sospinge, sii sempre a noi vicina per intercedere l’aiuto divino. San Giovanni Bosco diede particolare significato a questo titolo mariano. Un giorno il Santo sognò di aver visto Maria, ritta su una colonna a difesa della nave della Chiesa immersa in una violenta tempesta. Don Bosco si espresse in questo modo nella fondazione della Chiesa Madre della società salesiana: <<Costruiremo una magnifica Chiesa alla Madre di Dio. E come la chiameremo? La chiameremo Maria Ausiliatrice… la stessa Vergine Maria vuole che la onoriamo con il titolo di “Ausiliatrice”. I tempi che corrono sono così tristi che abbiamo veramente bisogno che la Vergine Santissima ci aiuti a preservare e difendere la fede cristiana…>>

Regina Angelorum, ora pro nobis

 
O <<Regina degli Angeli>> secondo il primato di Gesù Cristo su tutto il creato e le sue creature, considerando la tua singolare cooperazione all’opera salvifica con il Figlio tuo si passa facilmente a considerare la tua sovranità sia sugli angeli come sugli uomini. Maria tu hai avuto una grande connivenza con questi messaggeri celesti. Gabriele – che significa fortezza di Dio – quel giorno, pronunciò alla tua persona uno splendido annuncio e risalendo al Cielo recò la lieta notizia: Maria avevi dato la tua adesione al messaggio divino entrando così in armonia perfetta col progetto divino, nella pienezza della Grazia.

Regina Patriarcharum, ora pro nobis

 
O <<Regina dei Patriarchi>> chi erano questi capostipiti, persone che hanno varcato le notti della fede, attraversando steppe interminabili, aridi deserti, conservando il germe della speranza, custodendo nel loro Cuore il seme di un’attesa che sarebbe sbocciata, un giorno, nel grembo tuo o Vergine Maria. O Madre tu come loro ti affidasti all’impossibile di Dio, sotto la Croce credetti contro ogni speranza alle divine parole, fa o Madre che anche noi possiamo imboccare la strada della fede, della scomodità, dell’avventura e del rischio guidati dalla Luce della parola divina, fidandoci di Dio, quel Dio che disse al Patriarca Abramo va e sacrificami il tuo unico Figlio, il Figlio della mia promessa, quel Dio che alla fine non lo deluse mai.

Regina Prophetarum, ora pro nobis

 
O <<Regina dei Profeti>> hai annunciato la parola di Dio con la tua vita e anche con le tue labbra, così profetasti, infatti, nel canto del Magnificat: <<L’anima mia magnifica il Signore e il mio Spirito esulta in Dio, mio Salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva, d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il Suo nome>>. Maria sei la Madre del profeta ultimo e definitivo: Gesù, Colui il quale è la parola incarnata. L’antico testamento confluisce nella sua persona, associata in maniera del tutto singolare alla tua o Madre, tu Regina dei profeti antichi.

Regina Apostolorum, ora pro nobis

 
O <<Regina degli Apostoli>> i tuoi passi affrettati nel compiere lo sforzo di raggiungere tua cugina Elisabetta ci fanno intuire che cosa sia l’apostolo: dinamismo, coscienza, annuncio. Secondo l’espressione di Von Balthasar tu porti o Madre ciò da cui ti lasci portare, tuo Figlio Gesù. E’ Lui che suscita l’ilarità di Giovanni nel grembo d’Elisabetta. Maria non a caso ti ritroverai nella comunità degli apostoli in preghiera nell’attesa del Paraclito. Maria tu sai che ogni missione deve cominciare dalla preghiera, dall’intima unione con nostro Signore e che non vi può essere alcuna partenza se prima non giunge in noi questo Dolce Ospite, lo Spirito Santo. Tutto è cominciato con la discesa dello Spirito su di te e tutto proseguirà o Regina, nello stesso modo, con la discesa dello Spirito sugli apostoli che porteranno il lieto annunzio in tutto il mondo.

Regina Martyrum, ora pro nobis

 
O <<Regina dei Martiri>> tutto è passato attraverso il tuo Cuore. Tu che sei divenuta nostra Madre, hai accolto il grand’amore del Figlio tuo morto e risorto per noi. Tutto è iniziato al momento della presentazione al tempio, allorché, il profeta Simeone ha annunciato il tuo destino offrendoti l’immagine della spada che trapassava il tuo Cuore.
Allo stesso modo, o Maria, realmente hai visto il Cuore di tuo Figlio trapassato dalla lancia del soldato romano. O Maria ritta ai piedi della Croce hai abbracciato il martirio più crudele: assistere alla passione di Gesù accogliendo in tutto, fino all’ultimo suo respiro, quel Sacrificio. Sei divenuta nostra Madre. Madre, se sapessimo quanto ti siamo costati piangeremmo di gioia perché tu, unita a Gesù, ci ami veramente.

Regina Confessorum, ora pro nobis

 
O <<Regina dei Confessori>>, hai aderito con tutta te stessa al piano salvifico di Dio, a Lui hai obbedito fino all’ultimo istante, e, pur vivendo nel nascondimento, a Cana si è rivelata la tua presenza accorata quando si trattava di infondere fiducia, quando giunse poi il tempo del calvario di tuo Figlio hai testimoniato la fede in Lui stando ritta dinnanzi alla Croce. Maria fa che anche noi aderiamo alla divina volontà perché essa stessa è il sentiero dell’amore vero, la via del tuo Figlio, attraverso cui professiamo la nostra fede: <<Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei Cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei Cieli>> (Mt 10, 32-33)

Regina Virginum, ora pro nobis

 
O <<Regina delle Vergini>> stiamo affianco a te che sei tutta di Dio, vicini a tutti gli uomini che hanno compreso questo mistero (<<chi può capire, capisca>> Mt 19,12). Dio senza toglierli da questo mondo e senza sottrarli alle passioni, senza volere farli angeli, li fa partecipare alla letizia di un altro mondo di cui sono gli annunciatori. Sant’Anastasio dice che Gesù condurrà le vergini al Padre suo in Cielo: <<O quante vergini Egli troverà intorno a Maria! Per accoglierle e condurle ai piedi del Signore! Quale sarà l’esultanza degli angeli quando nel corpo delle vergini vedranno l’esempio della sua castità! Ecco il Signore le offrirà al Padre suo dicendo: “Tutte queste furono e sono come Maria, Madre mia”.

Regina Sanctorum omnium, ora pro nobis

 

O <<Regina di tutti i Santi>> sei stata innalzata da Dio e rivestita d’ogni giustizia, tu la scala del Cielo attraverso cui giunge a noi la divina Grazia, discepola del tuo Figlio, Madre nostra. Il Signore ti ha voluta Regina del Cielo e della terra. Nell’ufficio della festa dell’assunzione si recita: <<Bella e tutta gloriosa, la Vergine Maria, passa da questo mondo a Cristo; splende tra i Santi come il sole tra gli astri>>. <<Nel Cielo apparve un segno grandioso: una donna, vestita di sole, con la luna di sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle… >>. Ti Supplichiamo allora, potente Regina del Cielo, nostra sicura speranza, affinché Gesù che nulla ti può rifiutare, doni pace alla terra assetata.

Regina sine labe originali concepta, ora pro nobis

 
O <<Regina, concepita senza peccato>> sei stata preservata da esso in vista dei meriti di tuo Figlio. Quale Madre di Dio e degli uomini hai ricevuto questo dono al momento del concepimento e l’hai ricevuto in un modo così grande e singolare che non puoi essere paragonata a nessun’altra creatura. Tu sei tutta di Dio, a Lui appartieni pienamente. Il Signore Ti ha voluta nostra Madre nell’ordine della Grazia, in te non poteva trovarsi colpa.

Regina in Caelum Assumpta, ora pro nobis

 
O <<Regina Assunta in Cielo>> sei stata sottratta, per un privilegio particolare della Grazia, alla degradazione del peccato, alla corruzione della morte che ne è la logica conseguenza.
E’ per questa meraviglia operata dal Signore che il tuo corpo verginale fu subito glorificato e come si espresse Pio XII fosti innalzata in anima e corpo alla gloria del Cielo. O Maria questo mistero è un’anticipazione del destino di tutti coloro che sono incorporati in Cristo e a cui appartengono. Maria nella Gloria del Cielo tu sei il trionfo del tuo Figlio Risorto. Questa stessa sarà la Gioia a cui tutti noi saremo chiamati. Grazie a te o Madre.

Regina Sacratissimi Rosarii, ora pro nobis

 
O <<Regina del Rosario>> tu che sei la Regina di tutti gli uomini fa che non ci lasciamo portare dalle mode passeggere, ma, continuiamo a seguirti sulla strada della preghiera del Cuore e della conversione. A Fatima nella tua prima apparizione dicesti ai bambini: <<Recitate il Rosario tutti i giorni per ottenere la Pace per il mondo e la fine della guerra>>, nell’ultima ti presentasti spiegando loro: <<Sono la Vergine del Rosario>>. O Maria il tuo rosario non sta solo sulle labbra dei tuoi devoti, ma, è esso stesso radicato nel loro Cuore. Nel rosario o Maria, sgranando un ave Maria dopo un’altra sei invocata, contemplata, lodata, ma soprattutto inserita nel mistero di Cristo che si presenta noi in ogni ave Maria ed è posto al centro d’ogni tua orazione: <<Benedetto è il frutto del tuo seno Gesù>>.

Regina Familiae, ora pro nobis

 
O <<Regina della Famiglia>> anche tu hai conosciuto l’amabilità di una casa per te e i tuoi cari. Questa piccola casa è stata il Santuario domestico dove Gesù è rimasto più a lungo, per trentanni, luogo della sua rivelazione, messaggio universale per ogni uomo. La tua famiglia è una parola silenziosa, trasfigurazione per ogni persona che vi s’introduce. E’ indicativo che questa litania sia collocata dopo l’invocazione della Regina del Rosario. Questo sta a rilevare l’importanza di questa preghiera nelle famiglie e della devozione a te o Madre. Giovanni Paolo II secondo, nella familiaris consortio evidenzia come << la Vergine Maria, come è Madre della Chiesa, così anche sia la Madre della “Chiesa domestica”;… sia Lei, Madre addolorata ai piedi della Croce, a confortare le sofferenze e ad asciugare le lacrime di quanti soffrono per le difficoltà delle loro famiglie>>.

Regina Pacis, ora pro nobis

 
O <<Regina della Pace>> sei la Madre di Colui che <<è la nostra Pace… che è venuto ad annunciare la Pace>> (cfr. Ef 2,14.17). O Maria, poni il tuo dolce sorriso, la gioia, la corona del Paradiso, a coprire le nostre miserie, i nostri attaccamenti, a coprire tutto ciò che ci separa dal tuo vero amore e da quello di tuo Figlio Gesù. Allenta le nostre tensioni e fa che possiamo abbandonarci a tuo Figlio per dire sempre uniti a Gesù: “Abbà, Papà”.

 Padre nostro che sei nei Cieli
Sia santificato il tuo nome
Venga il tuo regno
sia fatta la tua volontà
come in Cielo così in terra
dacci oggi il nostro pane quotidiano
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi rimettiamo ai nostri debitori
e non ci indurre in tentazione
ma liberaci dal male
Amen

Bibliografia

Mi sono ispirato ai seguenti bei due libri sulle Litanie Lauretane a cui desidero volgere il lettore:

Alessandro Pronzato;

<<… Prega per noi! Esplorazione nelle tradizionali litanie lauretane>>
Edizioni dell’Immacolata – 40044 Borgonuovo di Pontecchio Marconi (Bologna)

Guillermo Pons;

<< Le litanie della Vergine Maria>>
Paoline Editoriale Libri – Figlie di San Paolo, 2003
Via Francesco Albani, 21- 20149 Milano

A questo viaggio nelle Litanie Lauretane, di cui ringraziamo ancora le Edizioni dell’immacolata e le Edizioni Paoline per la collaborazione, ho aggiunto due titoli: <<Maria indissolubilmente unita a Gesù nell’azione Redentiva>> e <<Maria Madre della divina Misericordia>>. Ringraziamo il portale Cartantica: www.cartantica.it che ha fornito il prezioso materiale grafico per questo lavoro.

Grazie Luca

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allegato 197-1

http://www.anticavialauretana.eu/

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LA VIA LAURETANA

di Giorgio Nicolini

Una strada denominata  Lauretana, molto transitata nei secoli Cinque e Seicento, fu detta: Via Consolare, Via Regia o Regale, Via Flaminia, Strada Postale, Via di Romagna, Via di Lombardia, e più frequentemente, Via Romana perché partiva dalla Capitale.

La Lauretana all’inizio si identificava con la Via Flaminia che, partendo da Roma e uscendo dall’ Urbe, giungeva a Civita Castellana,  Narni,  Spoleto e  Foligno.  Da questo punto, mentre la Flaminia proseguiva verso il nord, fimo a Rimini, iniziava la Lauretana propriamente detta, la quale si dirigeva verso gli Appennini umbro-marchigiani, valicandoli all’altezza del Passo di Colfiorito per giungere, attraverso varie tappe, a Loreto.

Un’indicazione particolareggiata delle varie tappe da Loreto a Roma (e viceversa) si legge  nel libro di Guglielmo Molo, intitolato: Viaggio spirituale per visitare la Santissima Casa di Loreto et i Santi Corpi de i gloriosi Apostoli Pietro e Paolo, Pavia 1613.  L’itinerario contemplava un viaggio da Milano a Loreto e di qui a Roma.  Per ogni tappa l’autore indicava la distanza in miglia e suggeriva, in proporzione alla lunghezza del cammino da una tappa all’altra, la recita di un dato numero di Pater  noster.  Le tappe da Loreto a Roma erano:

da Loreto a Recanati, da Recanati a Macerata, da Macerata a Tolentino, da Tolentino a Valcimarra, da Valcimarra alla Polverina, dalla Polverina alla Muccia, dalla Muccia a Ser(r)avalle, da Ser(r)avalle a Verchiano, da Verchiano a Camara, da Camara al Passo, dal Passo a Spoleto, da Spoleto a Val Stretura, da  Val Stretura a Terni, da Terni a Narni, da Narni a Otricoli, da Otricoli al Tevere   et qui si imbarca per spazio di un miglio fino a Borghetto; da Borghetto a Civita Castellana, da Civita Castellana a Rignano, da Rignano a Castel Novo, da Castel Novo a Prima Porta, da Prima Porta a Roma.

Questa strada era una delle principali dell’antico stato pontificio, almeno fino ai secoli XVII-XVIII, forse seconda solo a quella che congiungeva Roma a Bologna, via Firenze, da considerarsi, secondo il Romani, la più importante in riferimento ai traffici (Pellegrini e viaggiatori nell’economia di Roma del sec.  XIV-XVII, Milano 1948, p. 2); non però in riferimento al movimento peregrinatorio, almeno a partire dalla fine del secolo XV fino a tutto il secolo XVIII, quando la sopravanzò la Via Romana-Lauretana.

Si tenga presente, poi che Ancona con il suo fiorente porto, il principale dello stato pontificio, aperto all’Oriente, favoriva non solo il movimento delle merci, ma anche quello dei pellegrini diretti verso Roma, attraverso la vicina Loreto.  Molti di essi, infatti, arrivavano ad Ancona via mare e di qui si portavano a Loreto ‘ oppure, tornando da Roma e da Loreto, vi si imbarcavano per le varie destinazioni.  La Via Romana-Lauretana era, infine, il percorso principale per il trasporto del frumento che dalle Marche, granaio dello stato pontificio, affluiva a Roma.  Nel 1586, per disposizione di Sisto V, sulla Via Romana – Lauretana fu istituito anche un regolare servizio di posta da Roma per Ancona e Bologna.  La disposizione recita così:

Il Papa stabilisce che per l’avvenire la posta di Sua Santità si spedisca ogni settimana con un ‘procaccio’ a Bologna per la via di Loreto et Ancona et il simile si faccia da Bologna a Roma [ … 1 Dovrà fare anche compagnia ai viandanti [= pellegrini] che fanno quel viaggio e così potranno sentirsi più sicuri.

Il servizio postale continuò fino a quando Pio VI (1775-1799) dispose che i conieri riprendessero l’antica strada del Furlo, cioè quella che da Roma portava a Foligno e, valicata la Scheggia, usciva a Fano e proseguiva per Rimini e Bologna.

Nei secoli XVI-XVIII, dunque, la Via Romana – Lauretana risultava la più sicura perché frequentata continuamente da pellegrini, costeggiata da abitati e da ospizi per viandanti.  Divenne nei secoli XVI e XVII l’unica strada carrozzabile dell’intero stato pontificio, per cui finì per essere la via più normale di comunicazione tra Roma, l’Emilia Romagna e la Lombardia..  Questo spiega perché Porta Romana di Loreto. dove essa si immetteva per giungere al santuario, fu denominata un tempo anche Porta di Lombardia.

Scriveva Orazio Torsellini, nella sua famosa opera Lauretanae Historiae Libri Quinque (Roma 1597), che in vista dell’Anno Santo del 1575 il governatore della Marca, per ordine di Gregorio XIII :

spianò le principali vie, per cui son’elle, infin sulla cima dell’Appennino, così ampie che, incontrandosi le carrozze non urtano insieme, né si offendono.  In cotal modo questo gran papa operò sì (cosa che se noi co’ propri occhi non vedessimo, niun vi sarebbe chi la credesse) che da Roma andar si può in cocchio et in carrozza per l’Appennino non solamente ne la Marca, ma eziando ne la Romagna, ne la Lombardia, ne la stessa Alemagna et in Polonia.

L’importanza di questa strada era data in primo luogo dal fatto che essa univa due città sante: Roma e Loreto, l’una custode della tomba di S. Pietro e l’altra della Casa nazaretana di Malia Vergine.  Siccome essa con una breve deviazione permetteva di toccare anche i santuari di S. Nicola a Tolentino e di S. Francesco ad Assisi, era detta anche Via dei Santuari. è vero che gli antichi itinerari lauretani in genere non comprendono nelle loro tappe Assisi, ma è quanto mai verosimile che i pellegrini da Foligno vi facessero spesso una devota sosta.Lo stato pontificio ha curato con particolare impegno la manutenzione di questa importante arteria peregrinatoria, compresi i ponti.  Essa, fin dal secolo XV, era percorsa anche dai papi diretti nell’Emilia Romagna, con abituale e devota sosta a Loreto: Giulio II nel 15 1 0, Clemente VIII nel 1529 e nel 1532, Paolo III nel 1539, 1541 e 1543, Clemente VIII nel 1598 e Pio VI nel 1782.  E per citare un personaggio di trista fama, si può ricordare che anche il marchese De Sade, nel suo viaggio da Roma a Loreto del 1776, fece questo percorso, con sosta, fra l’altro, a Valcimarra, dove pranzò, e a Macerata.Un aspetto singolare di questa via era la rete assistenziale per i pellegrini e i viandanti in genere, costituita di ospizi, locande e ospedali, gestiti talvolta da ordini religiosi e da confraternite.  Lungo la Via Lauretana propriamente detta, nel territorio di Camerino, ad esempio, presso Belforte del Chienti, esisteva il convento-ospedale di Valloncello, fondato per accogliere lebbrosi, malati e pellegrini e passato, alla fine del secolo XVI, in commenda ai cavalieri dei SS.  Maurizio e Lazzaro.  Proprio per i pellegrini i frati clareni costruirono un loro convento sul valico di Colfiorito.  Vi che la strada di Jesi:

con più celerità fosse aggiustata per comodo dei viandanti che tutto il giorno per essa passano per andare a visitare la Santa Casa di Loreto; per questa passano genti dall’Umbria, dalla montagna, da Jesi, nonché da Filottrano, Osimo et altri luoghi

Spesso questa deviazione era scelta dai pellegrini, soprattutto diretti verso il nord, quando il tratto di strada da Ancona a Loreto e viceversa, per la difficoltà di guado del fiume Musone e di alcuni fossi, risultava impraticabile.  Ciò si evince anche da un documento del 1675, dove si legge che molti pellegrini sono costretti a <<prendere altro cammino [quello di Jesi] di questo e conduce a Loreto per venire a Roma>>.  Per Jesi passò S. Carlo Borromeo nel 1579, proveniente da Fossombrone e diretto al santuario di Loreto.

Il tracciato di questa strada abitualmente era il seguente: Loreto, Castelfidardo, Jesi, S. Severino Marche, Castelraimondo, Matelica, Fabriano, Sassoferrato, fino a raggiungere la Via Flaminia.  Secondo il Feliciangeli, questo itinerario fu seguito da Isabella d’Este-Gonzaga, quando, nel 1494, da Loreto ritornava sostarono Nicolò V nel 1449 e Pio II nel 1464, diretti a Loreto.  Il cappuccino p. Alberto D’Antonio, nella sua tesi di laurea (Il movimento peregrinatorio verso Loreto nel XVI-XVII secolo: il concorso, le vie, il servizio ospitaliero, Università di Macerata, anno accademico 1970), ha effettuato una prima ricognizione dei vari luoghi disseminati lungo la Via Lauretana e destinati all’accoglienza dei pellegrini diretti da Loreto a Roma e viceversa.

Il nome di Strada Lauretana è conservato ancora oggi nel tratto della Statale 77 o “Valdichienti”, come segnalano apposite scritte dopo Foligno.

Anche se la Via Lauretana era di gran lunga la più frequentata dai pellegrini da Loreto a Roma e viceversa, non era però l’unica.  Due diversi itinerari vanno tenuti nella dovuta considerazione: la Via di Jesi e la Via di Visso o di Macereto.

La via di Jesi era questa battuta soprattutto da pellegrini provenienti dall’Umbria settentrionale e dai paesi dell’entroterra delle Marche diretti alla Santa Casa.  Diversi documenti, segnalati da p. Alberto D’Antonio nella citata tesi di laurea, lo confermano; una disposizione del governatore della Marca del 25 giugno 1700 sollecitava verso Mantova.

Poteva darsi il caso però che alcuni pellegrini, salendo verso Camerino o per Pioraco aggiungessero la classica Via Lauretana che passava per Colfiorito e giungeva a Roma.

Per Pioraco passò nel 1538 il famoso pellegrino Bartolomeo Fontana, autore del noto Itinerario ovvero viaggio da Venezia a Roma con tutte le città, terre fedelmente descritto, Venezia 1550.  Il Fontana, che si portava a S. Giacomo di Compostela, via Loreto, fece questo tragitto: Recanati, S. Martino, Montecassiano, Castelpignano, Montecchio (oggi Treia), S. Severino Marche, Castelraimondo, Pioraco, Nocera, Assisi  e… Roma .

Qualche volta i pellegrini preferivano fare brevi deviazioni per visitare città famose lungo il percorso della Via Lauretana, come quando salivano alla città ducale di Camerino o dalla Muccia o dalla strada di Collelungo, attraverso Morro.  Nel 1651, ad esempio, sostò a Camerino la regina Cristina di Svezia, la quale, attraverso Trento, Mantova, Ferrara e la Via Romea, aveva visitato Loreto e si dirigeva alla volta di Roma.

Così pure si potevano avere itinerari alternativi per e da Macerata – Loreto.  Si trattava, ad ogni modo, di deviazioni di poco conto.

Un importante innesto stradale sulla Via Lauretana era quello che, prima della Muccia, imboccava la strada che conduceva al santuario mariano di Macereto presso Visso, dove i pellegrini potevano pernottare .  La strada proseguiva per il vicino centro di Visso e, lungo la Valnerina, sfociava a Temi, dove si ricongiungeva con la Via Romana-Lauretana(52).

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Madonna di Loreto

 

 

 

Il santuario di Loreto conserva, secondo un’antica tradizione, la Casa nazaretana della Madonna. La dimora terrena di Maria a Nazareth era costituita da due parti: da una Grotta scavata nella roccia, tuttora venerata nella Basilica dell’Annunciazione di Nazareth, e da una Casa in muratura antistante.

Secondo la tradizione, nel 1291, quando i crociati furono espulsi definitivamente dalla Palestina con la perdita del Porto di Accon, la Casa in muratura della Madonna tu trasportata, “per ministero angelico”, prima in Illiria e poi nel territorio di Loreto (10 dicembre 1294).

Oggi, in base a nuove indicazioni documentali, ai risultati degli scavi archeologici nel sottosuolo della S, Casa (1962-65) e a studi filologici e iconografici, si va sempre più confermando l’ipotesi secondo cui le pietre della S. Casa sono state trasportate a Loreto su nave, per iniziativa umana.

Infatti, un documento del settembre 1294. scoperto di recente, attesta che Niceforo Angelo, despota dell’Epiro, nel dare la propria figlia Ithamar in sposa a Filippo di Taranto, quartogenito di Carlo II d’Angiò, re di Napoli, trasmise a lui una serie di beni dotali, fra i quali compaiono con spiccata evidenza: “Le sante pietre portate via dalla Casa della Nostra Signora la Vergine Madre di Dio”.

La notizia trova riscontro con quanto alcuni studiosi, agli inizi di questo secolo, dicono di aver letto in altri documenti dell’archivio vaticano, oggi introvabili, secondo i quali la citata famiglia bizantina Angelo o De Angelis, nel sec. XIII, salvò le pietre della S. Casa di Nazareth dalle devastazioni dei musulmani e le fece trasportare a Loreto per ricostruirvi il sacello.

 

Anche alcuni reperti archeologici confermano il documento de] 1294: due monete (trovate sotto la S. Casa) di Guido  de La Roche, duca d’Atene dal 1287 al 130S – epoca della traslazione della S. Casa – figlio di Elena Angelo, cugina di Ithamar, e vassallo di Filippo di Taranto; una scritta su una pietra della S. Casa, dove sembra potersi leggere Ateneorum, cioè “degli Ateniesi”, con riferimento all’ambito geografico e familiare degli Angelo; una moneta di Ladislao d’Angiò-Durazzo, pronipote di Filippo di Taranto e re di Napoli dal 1386 al 1414, trovata murata tra le pietre della S. Casa insieme con cinque crocette di stoffa rossa di crociati o, più probabilmente, di cavalieri di un ordine militare che nel medioevo difendevano i luoghi santi e le reliquie, e insieme con i resti di un uovo di struzzo, che subito richiama la Palestina e una simbologia riferentisi al mistero dell’Incarnazione

Di grande interesse risultano anche alcuni graffiti incisi sulle pietre della S. Casa, assai simili a quelli riscontrati a Nazareth.

Forse dal nome degli Angelo d’Epiro può essere sorta la versione popolare del trasporto della S. Casa “per ministero angelico”.

Qualunque sia la verità sul trasporto della S. Casa-“per ministero angelico” o per iniziativa umana, essa pure ispirata dall’alto – e certo che Loreto ha un legame tutto speciale con la dimora nazaretana di Maria.

Messaggio teologico

 I messaggi della Santa Casa
Giovanni Paolo Il nella Lettera per i VII Centenario lauretano, indirizzata a mons. Pasquale Macchi, arcivescovo di Loreto, il 15 agosto 1993, ha scritto: “La S. Casa di Loreto non è solo una reliquia, ma anche una preziosa icona concreta” (n. 2).
E’ reliquia perché è “resto”, cioè parte superstite della dimora nazaretana di Maria. E’ icona perché si fa specchio che riflette ineffabili verità di fede e rifrange luce su alti valori di vita cristiana. Per questo la S. Casa di Loreto è il primo santuario di portata internazionale dedicato alla Vergine (ivi, n. 1). Vengono qui richiamati i messaggi biblico-teologici del ricco magistero-lauretano di alcuni papi, in primo luogo di Giovanni Paolo II.

1. Culla dell’Immacolata
La Casa nazaretana venerata a Loreto è identificata dalla tradizione con quella in cui la Vergine Maria nacque e fu educata e poi salutata dall’angelo Gabriele’. Lo ha ribadito anche Giulio Il nel 1507 e, in seguito, numerosi pontefici.

2. Dimora del Verbo Incarnato
La S. Casa è il santuario dell’Incarnazione. E’ questo il mistero di cui essa fa quotidiana e orante memoria. E’ questo il mistero che teologicamente la caratterizza e la qualifica.
Scrive Giovanni Paolo: La S. Casa di Loreto è ‘icona’ non di astratte verità, ma di un evento e di un mistero: l’Incarnazione del Verbo. E’ sempre con profonda commozione che, entrando nel venerato sacello, si leggono le parole poste sopra l’altare: Hic Verbum caro factum est: Qui il Verbo si è fatto carne.
3. Cenacolo dello Spirito Santo
La Vergine Maria nella sua Casa di Nazaret ha concepito il Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo (Lc 1, 13). Così sviluppa questo aspetto Giovanni Paolo II: “E dove si potrebbe parlare con più efficacia del ruolo dello Spirito Santo, ‘datore di vita’, se non nel Santuario lauretano, che ricorda il momento e il luogo in cui Egli compì la suprema delle sue operazioni ‘vivificanti’ dando vita, nel seno di Maria, all’umanità del Salvatore?”.
4. Tabernacolo della Santissima Trinità
Nell’annuncio dell’angelo a Maria sono chiamate in causa le tre Persone della Santissima Trinità: Dio Padre (l’altissimo), Dio Figlio e Dio Spirito Santo.

5. Casa dell’avvento
Maria nella sua dimora nazaretana, in un prolungato avvento, attese la nascita del Figlio nel silenzio e nella contemplazione del mistero.

6. La Casa di tutti i figli adottivi di Dio
E’ un motivo teologico caro al magistero di Giovanni Paolo II che vi è tornato più di una volta. La Casa del Figlio dell’uomo è la casa universale di tutti i figli adottivi di Dio. La storia di ogni uomo, in un certo senso, passa attraverso quella casa. La storia dell’intera umanità in quella casa riannoda le sue fila. La Chiesa che è in Italia, alla quale la Provvidenza ha legato il santuario della S. Casa di Nazaret, ritrova lì una viva memoria del mistero dell’Incarnazione, grazie al quale ogni uomo è chiamato alla dignità di figlio di Dio.

7. La Casa comune dei giovani
La Casa di Nazaret ha accolto Gesù, che ivi ha trascorso l’infanzia, l’adolescenza e la giovinezza. Essa è punto privilegiato di riferimento per i giovani cristiani.
In occasione del Pellegrinaggio dei giovani d’Europa, Giovanni Paolo II, nel messaggio del 9 settembre 1995, ha detto loro:
“Da Loreto questa sera abbiamo compiuto un singolare pellegrinaggio dall’Atlantico agli Urali, in ogni angolo del Continente, dovunque si trovano giovani in cerca di una ‘casa comune’. A tutti dico: ecco la vostra Casa, la Casa di Cristo e di Maria, la Casa di Dio e dell’uomo !”.

8. La Casa del sì di Maria e delle persone consacrate
Questo aspetto è stato messo in evidenza da Giovanni Paolo Il nei suoi vari interventi mariano-lauretani, in special modo nella Lettera per il VII Centenario Lauretano.
“La S. Casa ricorda in pari modo anche la grandezza della vocazione alla vita consacrata e alla verginità per il Regno, la quale ebbe qui la gloriosa inaugurazione nella persona di Maria, Vergine e Madre” (n. 8)
9. Santuario della riconciliazione
A Loreto giungono innumerevoli pellegrini per riconciliarsi con Dio e con i fratelli nel sacramento della confessione, sperimentando la dolcezza ineffabile del perdono e della grazia.

10. Prima chiesa domestica della storia
La S. Casa di Loreto fa riferimento, in primo luogo, al mistero dell’Incarnazione, perché vi è avvenuto l’annuncio angelico a Maria. E’ considerata anche, però, luogo che accolse, almeno saltuariamente, la Santa Famiglia. Scrive Giovanni Paolo II:
“Il ricordo della vita nascosta di Nazaret evoca questioni quanto mai concrete e vicine all’esperienza di ogni uomo e di ogni donna. Esso ridesta il senso della santità della famiglia, prospettando di colpo tutto un mondo di valori, oggi così minacciati, quali la fedeltà, il rispetto della vita, l’educazione dei figli, la preghiera, che le famiglie cristiane possono riscoprire dentro le pareti della Santa Casa, prima ed esemplare “chiesa domestica” della storia” (n. 8).

 


11. Casa della vita nascosta di Gesù

Nel magistero di Giovanni Paolo II il precedente motivo trova un suggestivo approfondimento nell’omelia pronunciata a Loreto il 10 settembre 1995, davanti a quattrocentomila giovani: “Gesù prese dimora in lei (Maria) come in un tempio spirituale preparato dal Padre per opera dello Spirito Santo.
E’ grazie a Maria che la casa di Nazaret è diventata un simbolo così straordinario, essendo lo spazio in cui si è sviluppata l’umana vicenda del Verbo Incarnato; il luogo in cui Cristo cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (Lc 2, 52)”.
12. Luogo del lavoro santificato
Dice il Papa:
“Nessuna considerazione teorica potrà mai esaltare la dignità del lavoro umano quanto il semplice fatto che il Figlio di Dio ha lavorato a Nazaret ed ha voluto essere chiamato ‘figlio del falegname’ (cf. Mt 13, 55). Il lavoratore cristiano che ripensa la sua vocazione all’ombra della Santa Casa scopre anche un’altra importante verità: che il lavoro non solo nobilita l’uomo e lo rende partecipe dell’opera creatrice di Dio, ma può essere altresì un’autentica via per realizzare la propria fondamentale vocazione alla santità”.

13. Oasi degli infermi
Da sempre la S. Casa di Loreto è stata meta di pellegrini malati, che hanno invocato dalla Vergine protezione e guarigione. Dal 1936 vi confluiscono i ‘treni bianchi’ organizzati dall’Unitalsi e da consimili associazioni.

14. La Casa della vedovanza santificata
Su questo aspetto inedito ma altamente significativo si è soffermato Giovanni Paolo Il nel suo discorso rivolto alle vedove di Sarajevo, nella basilica di Loreto, il 10 dicembre 1994. Ecco le sue parole: “Il pensiero va, in questo momento, alla Famiglia di Nazaret. Grande è il suo fascino! In essa si rispecchia ogni situazione familiare, anche la vostra. Maria Santissima, infatti, per quanto possiamo intuire leggendo i Vangeli, ha conosciuto la condizione della vedovanza: del suo sposo San Giuseppe, dopo l’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio, non si fa più parola”.

15. La Casa in cammino
Una strofa dell’inno del VII Centenario Lauretano dice:”é la Casa del cammino da Oriente ad Occidente:essa è segno della gente pellegrina verso il ciel”.
Così la Casa lauretana diventa segno di protezione per emigranti ed esuli, che cambiano patria, come la dimora mariana di Nazaret. In special modo, la Madonna di Loreto è Patrona universale dei viaggiatori in aereo, e tale l’ha proclamata Benedetto XV nel 1920, come ricorda anche Giovanni Paolo II: “La Vergine Lauretana viene ovunque invocata dai viaggiatori in aereo, in un abbraccio di pace che unisce idealmente tutti i continenti” (n. 2).


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GLI OCCHI DI MARIA AUSILIATRICE SONO RIVOLTI AI FIGLI DISPERSI

clip_image001[1]L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

« “Mai, nella storia della Chiesa, era avvenuto qualcosa di simile”. Affermazione impegnativa – ma giustificata – degli storici che si occuparono degli eventi cui questo libro è dedicato. Mentre i feroci saccheggiatori del Bonaparte invadevano lo Stato Pontificio, a Roma, a partire dal 9 luglio 1796, più di cento immagini (in gran parte mariane) si “animarono”. Muovevano, cioè gli occhi, mutavano colore, talvolta cambiavano espressione. Il fenomeno era iniziato poco prima ad Ancona e aveva avuto per testimone Napoleone stesso, che ne fu scosso. Ma nella capitale si verificò un’autentica “esplosione” che durò mesi, sotto gli occhi dei duecentomila abitanti, anche non cattolici, senza una sola voce di dissenso. Le autorità religiose – pur desiderose di non irritare gli invasori – furono “costrette” ad aprire un rigoroso processo, dove sfilarono decine e decine di testimoni giurati, alcuni dei quali uomini di scienza. Alla fine, la sentenza non poté esitare: davvero Maria aveva voluto testimoniare così la sua protezione per la città minacciata. Nella liturgia fu inserita la “festa dei prodigi della Beata Vergine”. Se la ricorrenza è ancora celebrata, la storia, anche cattolica sembra avere perso memoria di quei fatti sconvolgenti, sbrigati troppo spesso come psicosi collettiva. Rino Cammilleri ha ricostruito con oggettività e serietà, la catena di eventi misteriosi e inauditi. Dopo il racconto, si è confrontato sulla loro veridicità e sul loro significato con Vittorio Messori, lo scrittore noto anche per le sue ricerche sui “‘carismi” mariani. Su questo straordinario evento qualcosa si scrive, mai però quanto meriterebbe.

Per esempio Fausto Gianfranceschi ha scritto: «Così i miracoli incidono sulla Storia»

“Vittorio Messori e Rino Cammilleri sono oggi i più attivi e coraggiosi studiosi cattolici, impegnati nell’approfondimento e nella divulgazione (altri operano nel silenzio e nell’ombra) di ardui aspetti storico-religiosi che talvolta lo stesso clero sottovaluta, magari per ignoranza o per prudenza mondana, essi amano cogliere i momenti in cui il soprannaturale si manifesta chiaramente nella realtà terrena… Adesso pubblicano insieme un libro di grande interesse, suggestivamente intitolato «Gli occhi di Maria» (Rizzoli), dove studiano il calendario e il senso dei miracoli mariani in Italia e nel mondo, prendendo spunto da quello che accadde a Roma nel luglio del 1796 (le truppe napoleoniche invadevano l’Italia, entrando nei territori della Chiesa), quando si verificarono una moltitudine di eventi prodigiosi, accuratamente documentati, che è incredibile come la storiografia ufficiale sia riuscita a nascondere, a cancellare. Cominciando dalla Madonna dell’Archetto, le immagini di Maria nelle strade della città mossero gli occhi davanti ai passanti stupefatti (il Salve Regina recita “Volgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi”). Le caratteristiche assolutamente uniche dell’evento furono la sua diffusione in tutta Roma – quasi sempre protagoniste le umili immagini “stradarole”- la sua ripetizione per moltissimi giorni, l’accorrere ininterrotto della folla nei punti critici, tale da richiedere l’intervento dei soldati per disciplinare la pressione. Fu presto istruito un processo che si svolse mentre i volti delle Madonne si animavano nelle strade; i testimoni furono centinaia e tutti asserirono di aver visto il movimento degli occhi. Fra i testimoni figuravano anche non credenti, forestieri, fedeli di altre religioni. Un teste d’eccezione fu il grande architetto Giuseppe Valadier (futuro autore di Piazza del Popolo), che si recò a rendere la sua dichiarazione insieme con la moglie e due collaboratori che lo avevano accompagnato nella ricognizione. Il suo racconto, come si legge nelle carte processuali, fu di una precisione esemplare. Alla fine fu decretato autorevolmente che a Roma in quel periodo si verificavano autentici miracoli. D’altronde se si fosse trattato di una messa in scena, essa sarebbe stata ancor più prodigiosa e inspiegabile del prodigio sacro, dato il gran numero di manifestazioni e la folla di coloro che le videro. Qualche giorno prima dei fatti romani, si era svolto nel duomo di Ancona un primo episodio che ebbe uno strano seguito. Un’immagine mariana cominciò a muovere gli occhi, e i cittadini accorsero con emozione, mentre le truppe francesi si avvicinavano alla città. Napoleone entrò in Ancona è fu subito informato del fermento cittadino per il miracolo nel duomo. Si fece portare il dipinto ordinando di chiuderlo in una cassa e di togliere il gioiello che lo ornava; poi guardò l’immagine da vicino e cambiò espressione, rimase perplesso, infine fece rimettere il gioiello al suo posto e accordò il permesso di ricollocare l’immagine nel duomo a patto che fosse coperta da una tenda da aprirsi soltanto in occasioni liturgiche. Lo strano comportamento (Napoleone non si contraddisse mai, come in questo caso, non revocò mai gli ordini appena impartiti) fa presumere che anche lui vide quel movimento degli occhi. Nella parte conclusiva del libro gli autori si chiedono quale sia il senso di questi miracoli. Essi pensano che abbiano un significato meta-politico, manifestazioni di una storia teologica parallela a quella profana. Nel 1796 Maria, mediatrice fra la terra e il cielo, avverte che sta cominciando un’era tragica per la Chiesa (di lì a poco devastata e depredata, con il Papa chiuso in una prigione dove muore), e che tuttavia continuerà a proteggere il suo popolo. Sulla base di questa ipotesi, Messori e Cammilleri formulano un calendario mariano a partire da quel momento, e mostrano che in seguito i numerosi miracoli (non soltanto in Europa) con l’apparizione della Madonna si verificarono in periodi cruciali per il popolo di Dio, come a Lourdes, quando era più forte l’attacco ideologico dell’ateismo, come a Fatima nel 1917, quando si stava abbattendo su gran parte dell’Europa la sciagura del bolscevismo. Che dire alla fine? Io che sono un credente mi sono molto emozionato leggendo il libro e mi sono sentito confortato dai segni di una tutela celeste di cui abbiamo più che mai bisogno in questi tempi agitati, non possiamo nascondercelo, dalla minaccia di un’immane catastrofe.»

Anche Cesare Medail scrisse: «E la Madonna “volse gli occhi” verso l’invasore Napoleone». «”Volgi gli occhi tuoi misericordiosi”, recita la preghiera del Salve Regina; e la Madonna volse gli occhi verso il popolo dello Stato pontificio invaso nel 1796 dalle armate napoleoniche figlie di una rivoluzione che aveva sostituito a Maria il culto della Dea ragione. Mentre i francesi requisivano i beni ecclesiastici e spogliavano le chiese, centinaia di immagini mariane (statue o dipinti) cominciarono a “volgere gli occhi”: roteavano, si alzavano ed abbassavano, mutavano colore ed espressione… La ricostruzione dei fenomeni – a partire dal primo moto degli occhi (25 giugno 1796) di una madonna raffigurata in un dipinto del Duomo di Ancona che imbarazzò lo stesso Bonaparte dopo una verifica personale – è basata sulle carte del processo promosso da Pio VI su «prodigi» che stupirono migliaia di persone di ogni ceto e cultura, essendo per lo più legati a immagini di strada, modeste e decentrate rispetto ai maggiori templi romani. Così, con tutta la prudenza dei tribunali ecclesiastici, furono riconosciuti come soprannaturali 26 casi su 122. L’ipotesi della psicosi di massa è contraddetta dalle numerose testimonianze di scettici e agnostici: in quanto alla truffa, uno storico laico come Renzo De Felice, pur ritenendo che «buona parte dei miracoli fosse opera di imbroglioni», ammette che “il fenomeno ebbe una tale vastità da non permettere di credere a una montatura ad arte così perfetta da non lasciare traccia».

Si legge anche di Silvia Scaranari Introvigne: «Quegli occhi prodigiosi di Maria». « “Il credente è un signore che accetta un miracolo, se a questo l’obbliga l’evidenza”. La nota affermazione di Gilbert Keith Chesterton può efficacemente riassumere il contenuto del libro scritto a quattro mani da Rino Cammilleri e Vittorio Messori (Gli occhi di Maria, Rizzoli, Milano 2001), entrambi autori ben noti al pubblico cattolico (e non) per la loro attenzione alla storia, indagata e letta alla luce della Rivelazione che, proprio perché divina, illumina le menti rendendole capaci di superare le fredde barriere del “fatto” e di comprendere il significato dei tempi. L’occasione del testo è riferire su miracoli – decine se non centinaia di miracoli – accaduti in Italia Centrale, da Ancona a Perugia, da Rimini a Recanati, da Jesi a Civitavecchia e infine a Roma, dal 1796 al 1797, aventi per soggetto quasi sempre la SS. Vergine. Dal 25 giugno 1796 Maria si rende presente fra gli uomini: quadri, affreschi, mattonelle votive che ritraggono la Madonna solitamente a mezzo busto e con lo sguardo rivolto verso il basso, si animano, gli occhi della Vergine si muovono verso l’alto, cambia il colore del volto, muta l’espressione. I prodigi sono riportati da Cammilleri in modo scrupoloso, con la ricostruzione dei processi canonici indetti per accertarne l’autenticità e limitati a ventisei casi sui cento e più dichiarati. Nelle pagine scorrono nomi dl testimoni oculari dei fatti appartenenti a tutte le categorie sociali: dal parroco alla marchesa, dal capitano della guardia civica al padre cappuccino, dal portiere all’architetto e così via. L’autore, come è solito fare, prende spunto da questi avvenimenti per condurre il lettore in un excursus sulla storia italica di quei tristi anni d’occupazione napoleonica, stragi, persecuzione sociale e religiosa, furto e rapina del nostro patrimonio artistico… Alcuni spunti di riflessione: non grandi e famosi quadri della Vergine, pure numerosi a Roma e in tutta Italia, sono oggetto del miracoli, ma umili immagini, spesso semplici edicole di strada, le famose “mattonelle” chela devozione popolare ha posto agli angoli delle vie a ricordo di qualche grazia o a richiesta di protezione, quasi a ricordare la virtù della modestia e dell’umiltà che tanto si contrappone alla prosopopea illuminista e rivoluzionaria portata in Italia da Napoleone. Proprio il grande Imperatore è messo in antitesi con san Giuseppe Benedetto Labre, la ricognizione delle cui spoglie avviene a Roma con grande solennità il giorno prima che inizino i miracoli ad Ancona. Tanto l’imperatore dei francesi si è fatto grande agli occhi degli uomini, non risparmiando, a questo fine, violenze e soprusi, morte e desolazione, tanto il santo barbone si è fatto umile e dimesso, nascosto al potenti ma grande agli occhi di Dio. Nell’estate di quel 1796 grandi avvenimenti si stavano compiendo per le sorti dell’Italia e del Papato: Napoleone stava scendendo nella penisola sottomettendola alla Francia rivoluzionarla ed ecco Maria interviene quasi a consolare e rinforzare il suo popolo nella fede, come anni dopo – nel 1830 – porterà ai fedeli la Medaglia miracolosa a istruire e confortare i tatto ci che stavano per vedere ultimo atto rivoluzionario nella deposizione del re Carlo X sostituito dal “re borghese” Luigi Filippo d’Orléans. E ancora nel 1846 a La Salette prima del grande sconvolgimento del ’48; nel 1858 a Lourdes; nel 1871 a Pontmain, mentre la Francia è distrutta dalla sconfitta di Sédan dell’anno precedente, dall’occupazione prussiana e dalla Comune di Parigi; nel 1917 a Fatima pochi mesi prima della Rivoluzione bolscevica origine di centinaia di milioni di morti in tutto il mondo; nel 1933 a Beauraing e a Banneux mentre in Germania sta salendo al potere Hitler…»

Cosa posso aggiungere se non quanto scrissi sul rapporto dei prodigi mariani con le suppliche dei Papi.

Notevole è quella di Papa Benedetto XV del 5 maggio 1917.

Questo Papa aveva il gran merito d’essere legato proprio a quella verità di fede che la Chiesa tardava a proclamare: la Mediazione universale di Maria, allacciata per forza anche alle Sue apparizioni negli ultimi tempi. Papa Benedetto XV diceva nel Discorso «E’ pur troppo vero» (24 dicembre 1915), «Ella è l’aurora pacis rutilans fra le tenebre del mondo sconvolto … Ella è Colei che, sempre intervenuta a scampo della gemente umanità nell’ora del pericolo, più celere precorrerà ora al nostro dimandare, Madre a tanti orfani, Avvocata in così tremenda rovina».
Il 5 maggio 1917, Benedetto XV scrisse al cardinale Gasparri sugli «afflittissimi figli» della «gran Madre di Dio» che attendevano la Sua intercessione per la pace «in quest’ora tremenda». Si presti attenzione a questi testi, importanti per approfondire il modo d’intendere la divina Mediazione di Maria Santissima, soprattutto in quell’ora in cui sulla terra imperversava un’ondata di odio, come mai prima nella storia, «in così tremenda rovina… bisogna presupporre l’intervento di Colei che,… sempre intervenuta a scampo della gemente umanità nell’ora del pericolo, più celere precorrerà ora al nostro dimandare…». Si può credere che il modo con cui Benedetto XV intendeva qui la mediazione di Maria includesse un intervento miracoloso nella storia umana, come era già avvenuto con la «politica» di Giovanna d’Arco nella storia della Francia?
In questa luce si percepisce il dilemma di Benedetto XV. Da un lato, mosso dallo spirito di pietà, credeva che l’intervento della Madre di Dio potesse cambiare la storia, ma dall’altro teneva la sua fiducia nell’intimo della propria coscienza, evitando che una «visione pietosa e miracolistica» potesse prevalere in questioni su cui la rigorosa e ieratica teologia romana non si era ancora pronunciata.
Il noto mariologo padre Gabriele Roschini colloca così la questione di fede: «E’ discusso se nella mediazione mariana, oltre la causalità morale (quella d’intercessione), sia da ammettere pure la causalità fisica strumentale [quella d’intervenzione?] («Dizionario di Mariologia», Studium, Roma, 1961, pagina 349; EC, volume XIII, pagina 576).

La questione, di enorme importanza in vista delle grandi apparizioni mariane dell’Ottocento, non riguardava forse in prima persona il Vicario di Gesù Cristo?
Vediamo i termini della supplica del Papa, perché essa andrebbe riconosciuta come causa determinante delle apparizioni e del messaggio che ad essa rispose.
Nell’ora tremenda della Prima Guerra Mondiale che versava fiumi di sangue e lacrime, Benedetto XV volle far ricorso al Cuore di Gesù, attraverso Sua Madre Addolorata, per ottenere la pace nel mondo. Lo fece con una lettera al Segretario di Stato, il cardinale Gasparri, impartendo istruzioni affinché tutta la Chiesa implorasse l’aiuto nelle litanie lauretane, con l’invocazione: «Regina pacis, ora pro nobis!».

La lettera fu distribuita ai vescovi del mondo il 5 maggio 1917.
Otto giorni dopo, il 13 maggio, la Madonna apparve per la prima volta a Fatima, rispondendo all’invocazione del Papa con un messaggio di pace contenente avvisi, richieste e promesse che dimostravano come il sollecito soccorso materno venisse ad indicare la volontà di Dio per i nostri tempi, unica via per la pace e la salvezza di molti. E nella prima apparizione, il 13 maggio 1917, Maria apparve più brillante del sole: «Recitate la Corona, tutti i giorni, per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra!».

Anche nell’occasione descritta si può trovare una supplica di Pio VI rivolta alla Madonna, che è la Mediatrice di Dio affinché la Sua Provvidenza attui nella Storia.

Le suppliche di San Pio V e del Beato Innocenzo XI furono decisive per i destini di un’Europa che, da quando imperversano i «papi conciliari», nemmeno riconosce le sue radici cristiane, tanto è aliena alla vera devozione per il trionfo del Regno di Maria.

Eppure, Maria Ausiliatrice dei Cristiani, Madre di Dio e nostra, è pronta a rivolgere gli occhi ai Suoi poveri figli dispersi nella peggior devastazione religiosa d’ogni tempo.

Perciò ha fatto la Sua promessa di ritorno a Fatima «ancora una settima volta».

Che la nostra povera testimonianza cattolica possa appellarsi a tale Aiuto!