Decrescita felice, Transumanesimo, Nuovo Ordine Mondiale e Controllo

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Paolo Lissoni nasce a Milano, ove risiede, nel 1954. Intraprende con successo gli studi di Medicina e Chirurgia all’Università di Milano laureandosi con lode nel 1979. Ottiene quindi specializzazioni mediche in Endocrinologia presso l’Università di Pavia, in Oncologia Medica e Medicina Interna all’Università di Milano. Attualmente ricopre il ruolo di Dirigente Responsabile di Attività Specialistica per l’Oncologia presso l’Ospedale S. Gerardo di Monza, ove, in qualità di Assistente Medico, ha operato nella Divisione di Radioterapia Oncologica. Una nota di merito, nella sua decennale esperienza in campo ospedaliero, è dovuta all’attività di Assistente Medico presso il Nucleo Operativo Tossicodipendenze USSL di Monza. La sua attività didattica è articolata in lezioni presso la Scuola di Specializzazione in Chemioterapia dell’Università di Milano; è docente al 66° Congresso Nazionale di Urologia (1993) e alla Scuola Internazionale di Oncologia (1994). Dal 1995 ad oggi opera con gli studenti del Polo Universitario Medicina-Chirurgia di Monza per il corso di Oncologia. Si impegna nell’attività scientifica con numerose ricerche, sia sperimentali che cliniche, nel campo della Psiconeuroendocrinoimmunologia e della Bioterapia dei Tumori (con particolare riferimento alla immunoterapia con IL-2), registrando 492 Pubblicazioni Scientifiche su rinomate Riviste del settore Nazionali ed Internazionali, oltre a 600 abstracts per presentazione a Congressi.
Nel 2010 si laurea anche in Teologia. Col suo lavoro ha cercato di integrare fra loro la Scienza medica e la Tradizione iniziatico-profetica degli Esseni e le sue ricerche hanno contribuito a porre le basi teoriche per la futura genesi di una Clinica della Spiritualità.

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“Io, oncologo vi spiego perché la Medicina esclude Di Bella”

Paolo Lissoni, oncologo al San Gerardo di Monza, mette in luce i punti di forza e le debolezze della terapia Di Bella e conclude: “Quando le terapie tradizionali falliscono si potrebbe applicare la Di Bella”.

– Mer, 21/12/2011 – 08:49
Paolo Lissoni, 57 anni, oncologo e endocrinologo. Lavora all’ospedale San Gerardo di Monza dal 1985. E’ stato premiato dal National Cancer Institute di Washington per le sue ricerche sulla ghiandola pineale, su questo argomento ha pubblicato 600 lavori.

Il reparto di oncologia di Monza è l’unico in Italia che offre, accanto alle tradizionali, una terapia “complementare”.

Ossia?
“Il campo delle terapie alternative anti-cancro (usate in abbinamento a chemio e radio) è estesissimo: vischio, aloe, graviola, veleno di scorpione, curcuma, mirra. Noi abbiamo dato la priorità alle sostanze naturalmente prodotte dal nostro corpo. La ghiandola pineale produce melatonina e altre quattro molecole derivate da aminoacidi. Sono molecole – fondamentali nel regolare il sistema immunitario, nel dosare le endorfine (che danno benessere) e nel favorire i processi di coscienza – che variano a seconda delle ore della luce”.

Quindi proponete la melatonina ai pazienti oncologici?
“Si sa da anni che un ammalato di cancro produce livelli bassissimi di queste sostanze prodotte dalla pineale, melatonina soprattutto. Tutti i processi psico-chimici sono alterati in chi ha un cancro”. Date melatonina dopo o durante la chemio? “Dopo e durante per ridurre la tossicità dei chemioterapici. La melatonina ha proprietà antiossidanti, azione anti-proliferativa, potenzia il sistema immunitario (accresce il rilascio dell’interleuchina 2 dai linfociti T), contrasta la carenza di piastrine e la cachessia che sono la debolezza e il dimagrimento tipici di chi fa una chemio…”

La scoperta di Luigi Di Bella…
“Esattamente, tutto il mondo deve essergli grato per questo. La melatonina mette in moto almeno 20 meccanismi antitumorali…”

Però non tutti gli oncologi ci informano di questo…
“Noi lo facciamo”.

Date la melatonina in ospedale?
“Anni fa sì, ora non più. La prescriviamo e si compra in farmacia fra i prodotti da banco”.

Parliamo di Di Bella?
“L’argomento mi coinvolge affettivamente. Negli anni Ottanta conobbi Luigi Di Bella, lo contattai per confrontare con lui i miei studi sulla ghiandola pineale. Trovai un terreno comune ma i miei tentativi di conciliare le due oncologie, la tradizionale e la dibelliana sono tristemente falliti…”

Come mai?
“Da un lato c’è l’ottusità mentale dell’oncologia tradizionale che non conosce o non vuol conoscere gli aspetti biologici, dall’altro la terapia Di Bella che ha avuto (e ha) il grosso limite di non essersi espressa attraverso una sperimentazione clinica”.

Però c’è chi guarisce dal cancro con la Di Bella.
“Non basta dire: uno è guarito. Quanti pazienti sono andati bene e quanti male? Questa situazione va avanti da 25 anni. La multiterapia Di Bella deve seguire la sperimentazione clinica che tutto il mondo segue. Sennò si fa confusione, non si comprenderà mai l’efficacia della cura tradizionale rispetto alla Di Bella”.

Se fosse lei a decidere come si comporterebbe?
“Raccoglierei i dati e unirei le forze: ai malati che non rispondono alle cure ufficiali darei la Di Bella”.

Quindi la proporrebbe dopo che si è accertato il fallimento della terapia tradizionale, perchè?
“Potrebbe essere un modo per conciliare le posizioni scientifiche e per poter testare finalmente i risultati sul campo. Anche lei mi sta confermando che ha raccolto molto storie di pazienti che dopo il fallimento della tradizionale si sono trovati bene con la Di Bella…”

C’è un altro limite del metodo Di Bella?
“L’aspetto immunologico nella cura del cancro è noto da pochi anni, so che Giuseppe Di Bella ogni tanto inserisce al cocktail anche le interleuchine 2 (sostanze prodotte dai linfociti T) per potenziare il sistema immunitario”.

Un aspetto positivo della terapia Di Bella (oltre alla melatonina?)
“Il fatto di somministrare chemioterapici a piccole dosi è stata una geniale intuizione di Luigi Di Bella, oggi si inizia a praticare la “metronomica” che significa appunto curare con dose minima di chemioterapici a intervalli di tempo brevi”.

Piccoli dosi per evitare il fenomeno della chemio-resistenza?
“Questo aspetto va ancora studiato. Quel che è certo però è che le piccole dosi non intossicano l’organismo e hanno effetti immunostimolanti e antiangiogenetici (ossia impediscono la formazione di nuovi vasi sanguigni necessari al tumore per crescere).

Allora pro o contro Di Bella?
“Non ha senso dire ‘pro o contro’, io direi: ognuno dia il meglio di sé e la cosa funzionerebbe se il dialogo fosse solo scientifico, ma è chiaro che entrano in gioco altri interessi. La terapia Di Bella è la punta dell’iceberg che dischiude una tematica immensa: il rapporto tra la scienza e la cultura umana”.

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Dovrebbe partire a breve la collaborazione tra la Domus Medica e il professor Paolo Lissoni, oncologo e specialista in immunoterapia di fama mondiale. Notissimo presso la comunità scientifica internazionale, soprattutto nel campo delle terapie biologiche in oncologia medica e nella Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI), disciplina della quale è stato un fondatore.
Lissoni, di origini milanesi, è attualmente dirigente medico presso il servizio di Oncologia Medica del reparto di Radioterapia Oncologica dell’ospedale San Gerardo di Monza. Ha inoltre nel proprio curriculum più di cinquecento pubblicazioni scientifiche e collaborazioni con le maggiori riviste internazionali di medicina.
Nel 2003 ha ricevuto il premio dal National Cancer Institute di Washington per le sue ricerche nel campo della Neuroimmunoterapia dei Tumori. Punto focale del lavoro di Lissoni è concepire il malato secondo una visione trinitaria: un insieme di corpo, psiche e spirito e non solamente come un corpo colpito da una patologia.
Il suo è un metodo nuovo nella terapia antitumorale?
Non siamo di fronte ad un metodo nuovo, a nuove terapie che derivano da ultime scoperte imperscrutabili; piuttosto siamo di fronte ad un cambio assoluto del modo di concepire l’atto medico. La disciplina medica che dischiude i cambiamenti è la cosiddetta PNEI, che studia la mediazione chimica attraverso cui un evento psicologico e spirituale modifica la biologia del corpo.
Nella lotta al tumore è errato ridurre tutto a chimica; lo spirito si esprime attraverso la chimica e la PNEI è il coronamento ultimo di una tradizione medica antichissima, che passa da Paracelso, Cagliostro e arriva fino ad oggi.
Quali sono dunque le differenze dall’oncologia tradizionale?
Diciamo che c’è una espansione delle attuali pratiche mediche. L’oncologia non può più essere solo lo studio delle caratteristiche del tumore, della ricerca della sua tipologia e della sua estensione. L’oncologia futura deve valutare, come già si diceva negli anni Ottanta e Novanta, anche la potenzialità immunologica del malato.
Oltre all’oncologia classica serve allora una corretta valutazione della condizione biologica, endocrina e immunologica del paziente, anche dal punto di vista psicologico, in quanto esso è una persona umana, una nella sua trinità. Oggi, di fatto, nell’atto oncologico la persona non esiste: non si guarda la persona nella sua totalità, ma solo come un corpo fisico colpito da tumore.
Quindi come procede davanti al malato di tumore?
La malattia tumorale non è solo la presenza di un cancro, è uno scardinamento assoluto e progressivo della funzionalità del sistema endocrino e immunitario; queste cose si dicevano anche nei secoli scorsi, ma allora era solo filosofia. Oggi è scienza. Ci vuole un salto culturale: unire ciò che per secoli è rimasto diviso: il corpo e la psiche. Le separazioni di queste due realtà non porteranno mai alla vittoria sul cancro.
Nell’ammalato di tumore è fondamentale valutare la potenza del sistema immunitario; poi viene l’aspetto psicologico, che non consiste solo nel fatto di accettare o meno la malattia, ma può incidere sulla guarigione del malato più di quanto si creda. L’aspetto spirituale si sgancia così dall’aspetto religioso e diventa una acquisizione della coscienza umana. Verranno giorni in cui non servirà più una religione che dica che abbiamo uno spirito, perché l’uomo avrà autocoscienza di essere uno spirito incarnato in un corpo. Nel futuro approccio ai tumori occorrerà che il medico corregga le alterazioni immense presenti nell’ammalato, alterazioni documentabili laboratoristicamente, dovrà quindi ridare all’ammalato un corpo fisico dignitoso e lavorare sulla riscrittura del suo vissuto psichico e spirituale. È un diverso approccio al malato oncologico. Oggi si diagnostica un tumore attraverso esami di laboratorio, come ad esempio la TAC; ma poi non ci si stacca dal tumore, non si ritiene fondamentale capire come sia il sistema immunitario del malato, la sua attività endocrina, nessuno guarda a queste cose. Questa è la situazione del momento. La novità della PNEI può essere proprio questa: aver capito che la chimica non è solo quella metabolica, ma anche quella della coscienza.
E sulla parte propriamente medica?
Poi ovviamente c’è la parte strettamente medica, che comunque non deve essere separata dagli aspetti filosofici ed epistemologici. Il mio punto di vista è una espansione della corrente pratica medica; la chemioterapia è utilissima, ad esempio, ma è impensabile concepirla ed applicarla senza conoscere il vissuto psichico e immunitario dell’ammalato. Nella mia terapia il paziente è sempre seguito da un medico e da uno psicologo.
Un altro grosso errore corrente poi, è quello di far ricadere la colpa della patologia sul malato: vi è sempre un giudizio anche inconsapevole da parte del medico sul malato. Il tumore è purtroppo una realtà della condizione umana; la domanda da fare non è perché ci è venuto, così facendo si innescano dei meccanismi di colpa. Il tumore si fa strada quando c’è una perdita di equilibrio: la repressione del piacere sessuale, ad esempio – e questo è stato dimostrato da tempo – può portare al cancro. Così come la repressione della vita spirituale. Non ci sono cose da non fare, ma cose da fare: è più saggio ricercare nella nostra natura ciò che amplifica la nostra potenza antitumorale. In uno stato di natura ‘normale’ il corpo umano ha una sua resistenza al tumore; questo cresce in un organismo già ammalato nei suoi circuiti integrativi di base. Ripeto: un tempo era filosofia, oggi è tutto dimostrato dalla chimica. Il tumore per spodestare il corpo umano ha sempre degli alleati interni al nostro organismo; alcuni linfociti, ad esempio, si alleano con esso, quando invece questi dovrebbero avere un ruolo contrario. E’ quasi una sorta di autopunizione inconscia.
Altra caratteristica che ci distingue dagli altri: tutto deve essere scienza. L’unica pubblicazione scientifica sull’aloe ad esempio è la nostra. Se una scoperta è vera deve essere pubblicata; se non si riesce – a parte altri motivi –, se le riviste scientifiche non l’accettano, evidentemente non rispetta i criteri della scientificità.
Chi sono i pazienti che vorrebbe avere in cura?
Il mio vero paziente è quello a cui l’oncologia classica ha detto che non c’è più niente da fare. Una risposta del genere non è mai corretta e vera. Sarebbe più giusto dire che non c’è più spazio per ulteriori chemioterapie ma solo per le cure palliative. Non reputo di avere poteri straordinari e metodi originali, questo sia chiaro. Applico delle idee dimostrate scientificamente, pubblicate, accettate e discusse dalla comunità scientifica. 
L’ammalato di tumore sarà visitato dal medico e dallo psicologo: diverse mie ricerche hanno dimostrato che il vissuto dell’ammalato è fattore diagnostico. Ma questo dovrebbe essere una cosa normalissima, dovrebbe essere la quotidianità. Cosa che però non è.
Perché proprio a San Marino?
San Marino è la prima Repubblica della storia occidetale che ha riconosciuto la vera libertà della scienza ed è stata in grado di accogliere metodologie mediche e scientifiche nuove. Negli altri Stati occidentali la scienza deve sottostare alle leggi di mercato e, ancora peggio, come succede ad esempio in Italia, al giudizio di comitati etici: così la scienza muore e molte scoperte non vengono accettate.
La scienza non ha bisogno di un’etica: lei stessa deve essere autoetica. La vera libertà va di pari passo con la libertà della scienza; le divisioni non sono più tollerabili. Come non è tollerabile una supervalutazione della scienza da parte di un comitato etico: ciò che è scientifico è etico, ciò che non è scientifico non è etico. La questione dovrebbe essere semplicemente questa.
La PNEI non è materia di insegnamento in nessuna università occidentale, perché la scienza è appunto frenata da organismi superiori; la sua accettazione significherebbe un cambiamento radicale nella concezione della sanità pubblica.
Per maggiori informazioni e prenotazioni
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Lo sfogo di Paolo Lissoni e Ferdinando Brivio, primi al mondo a curare con l’ ormone studiato anche da Di Bella

“Noi, medici eretici contro il cancro”

Da sei anni l’ ospedale di Monza sperimenta la melatonina vietata per decreto

Lo sfogo di Paolo Lissoni e Ferdinando Brivio, primi al mondo a curare con l’ormone studiato anche da Di Bella “Noi, medici eretici contro il cancro” Da sei anni l’ospedale di Monza sperimenta la melatonina vietata per decreto MONZA – “Una parte di me soffre perche’, trattandosi di malattie come il cancro, l’atteggiamento di chi discute non dovrebbe essere quello di dire: ha ragione la Bindi o ha torto Di Bella. Purtroppo l’errore piu’ grande in questa vicenda e’ che tutti, Di Bella compreso, sembrano dimenticare qual e’ il bene comune”. Paolo Lissoni, 43 anni, oncologo dell’ospedale San Gerardo, ricercatore ma anche esperto di “medicina dello spirito” ed esoterica, e’ stupito e amareggiato dalla marea di polemiche montata intorno all’ormone somatostatina e al metodo di cura del professor Luigi Di Bella. Non sono riflessioni gratuite quelle del medico monzese: Lissoni e’ uno dei massimi esperti a livello mondiale sulla melatonina, l’ormone naturale in grado di aiutare a curare il cancro. Con Di Bella, che l’oncologo considera il precursore degli studi sulla melatonina, ha anche prodotto un paio di lavori scientifici. Non solo. Assieme al chirurgo Ferdinando Brivio, Lissoni coordina l’equipe di radioterapia e chirurgia del San Gerardo, che da sei anni sta sperimentando la melatonina (associata all’interleuchina 2, sostanza che stimola il sistema immunitario) per la prima volta al mondo su pazienti. Il lavoro svolto ha portato addirittura a fondare una nuova branca della medicina, la “neuroimmunomodulazione”, che studia le relazioni presenti nel nostro organismo tra l’attivita’ immunitaria, quella ormonale e il sistema nervoso. Due anni fa, grazie anche ad un libro dell’immunologo Walter Pierpaoli, il “miracolo melatonina” fece registrare un “boom” a livello di opinione pubblica internazionale ma anche interminabili polemiche in Italia. Anche allora, come oggi per Di Bella e la somatostatina, i sostenitori della melatonina trovarono dall’altra parte della barricata la Commissione unica del farmaco e il Ministero della Sanita’. Si arrivo’ addirittura ad un decreto legge sulla sperimentazione, che di fatto avrebbe tagliato le gambe all’uso della melatonina e ingessato ogni forma di ricerca. Con tutto il corollario di paradossi visto sfilare anche in questi giorni: pazienti che non potevano comprare la melatonina – fino ad allora disponibile come prodotto galenico – nelle farmacie italiane e andavano a San Marino, in Svizzera o nella Citta’ del Vaticano. Oppure se la facevano spedire dagli Stati Uniti, dove viene venduta come prodotto da banco nei supermercati. Il provvedimento del governo Dini, poi decaduto, spinse Lissoni e Brivio perfino ad abiurare la loro appartenenza all’Italia, per aderire alla Padania leghista considerata “terra di nuove opportunita”. “La questione di fondo e’ che e’ dovere del Ministero della Sanita’ verificare la bonta’ di una terapia e non perdersi in diatribe, soltanto perche’ la Cuf sostiene il contrario – spiega il dottor Brivio – Non e’ poi che la somatostatina se la sia inventata Di Bella. Anzi, e’ stata provata anche dal professor Stolfi dell’Istituto superiore di sanita’ a Roma, che ne ha documentato l’efficacia”. Niente di nuovo sotto il sole della sanita’ italiana, dunque, e Paolo Lissoni rincara la dose. “E’ certamente segno di una rozza conoscenza scientifica porsi il problema della somatostatina, che vale si’ e no il 30 % rispetto all’altro grosso discorso terapeutico che e’ l’interleuchina 2 – afferma -. Allora occorre chiedersi: cos’e’ la scienza? Chi urla di piu’, cio’ che interessa le case farmaceutiche o e’ stabilito per decreto o da un pretore? Non so quale di queste perversioni sia la piu’ grave”.

Corcella Ruggiero

Pagina 46
(11 gennaio 1998) – Corriere della Sera

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Terapie alternative e tumori

Intervista di Barbara Boniardi al prof. Paolo Lissoni e alla dott.ssa Giusy Messina

Domanda: Esiste un modo diverso di concepire il cancro?
R: L’attuale oncologia tende a valutare il solo tumore (la sua estensione e la sua istologia) come se esistesse al di fuori del corpo. All’opposto le nuove conoscenze, in particolare quelle emerse dalla Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) hanno dimostrato l’esistenza di numerose alterazioni, sia endocrine che immunologiche, dimostrabili su semplice prelievo di sangue, ragion per cui la patologia tumorale sarebbe almeno in parte, non tanto la causa, quanto piuttosto l’effetto di una alterazione sistemica nel controllo neuroendocrino della risposta immunitaria antitumorale (espressione a sua volta dello stato psico-spirituale del paziente) con conseguente immunodepressione e mancata capacità di bloccare la diffusione tumorale attraverso l’attivazione di una efficace risposta immunitaria.

Domanda: Qual è la finalità delle Terapie alternative dei tumori?
R: In genere si attribuisce alle terapie alternative (o complementari o bioterapiche) solo una funzione palliativa, cioè di cura dei sintomi, quando invece esse possono incidere anche sulla stessa crescita tumorale. Volendo sintetizzare, si possono attribuire alle Terapie complementari del cancro almeno 3 finalità:

  1. Possibile terapie antitumorale laddove le terapie convenzionali abbiano fallito.
  2. Associazione alle comuni terapie anti-tumorali chemioterapia, radioterapia e chirurgia, al fine di aumentarne l’efficacia o ridurne la tossicità.
  3. Terapia palliativa dei sintomi legati alla malattia tumorale.

Domanda: Esistono sostanze anti-tumorali prodotte direttamente dal nostro corpo e se esistono quali sono?
R: Il corpo umano produce numerose sostanze in grado di contrastare la crescita tumorale per inibizione diretta della proliferazione delle cellule maligne o per attivazione di una efficace risposta immunitaria. Le sostanze più attive in tale senso sono gli ormoni prodotti dalla ghiandola pineale (melatonina – 5-metoxitriptamina) e determinate citochine (proteine prodotte dalle cellule immunitarie) in particolare la IL-2 e la IL-12.

Domanda: Esiste la possibilità di stabilire un ordine gerarchico d’importanza all’interno delle numerose sostanze antitumorali presenti in natura?
R: Una tale possibilità esiste ed è fondata sia su evidenze scientifiche che su di una adeguata riflessione razionale. Si possono identificare 3 livelli che in ordine di importanza decrescente possono venire sintetizzate in questo modo:

  1. Sostanze anti-cancro prodotte dal corpo umano.
  2. Sostanze fitoterapiche note da millenni e appartenenti alla tradizione ieratica quali Aloe, Mirra, Incenso, Issopo.
  3. Sostanze fitoterapiche di vario tipo.

Domanda: Sono scientificamente sufficienti le conoscenze scientifiche per poter parlare di sostanze anti-tumorali naturali?
R: Per alcune certamente come gli  Ormoni Pinealici, Aloe e Mirra, mentre per altre si hanno solo evidenze sperimentali non supportate da adeguate casistiche cliniche.

Domanda: La PNEI dimostra senza più dubbi che mente e corpo sono una realtà indissolubile per cui una adeguata psicoterapia non dovrebbe essere la prassi primaria per tutti i pazienti oncologici?
R:  Certamente ma bisogna tener conto che non si tratta di una dualità: l’uomo è costituito da una trinità di corpo, psiche e spirito. Per corpo si intende tutta la realtà chimica non solo metabolica ma anche delle emozioni, per psiche la dimensione sessuale e per Spirito l’amore di Dio.

Domanda: per i pazienti oncologici che rifiutano le tradizionali terapie ospedaliere (chemio e radioterapia) possono essere sufficienti le sole terapie naturali abbinate alla psicoterapia?
R: Per molti tumori (tumore al polmone non a piccole cellule, tumore al pancreas e al fegato) sicuramente sì, il problema è che non mi risulta che ad oggi esistano centri in cui sia possibile effettuare tali terapie.

Domanda: tempo fa la sentii dire ad un Convegno che la cura dovrebbe svolgersi su 3 piani: fisico, psicologico e spirituale: In cosa consiste la cura sul piano spirituale che sia valida per ogni tipo di fede?
R: Dio è Spirito come dice Gesù alla Samaritana (Vangelo di Giovanni, capitolo 4); Dio è Amore (Prima lettera di Giovanni, capitolo 4) quindi per un banalissimo calcolo equazionale lo Spirito è Amore. La cura consiste nella riapertura all’Amore, attraverso la riscoperta del piacere.

Barbara Boniardi

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Melatonina, Cronobiologia e Cancro

Inviato da il 25 feb 2010

Esperienza Clinica in Oncologia Medica per Cura con Melatonina, Sola o Associata ad Altre Terapie Anticancro Standard

Prof. Paolo Lissoni, Direttore Responsabile della Divisione Radioterapia ed Oncologia presso l’Ospedale San Gerardo di Monza

Dopo più di 20 anni di indagine nel ruolo che la ghiandola pineale ricopre nel cancro e di studi clinici del suo ormone, la melatonina, nel trattamento delle neoplasie umane, è giustificato affermare che l’accettazione  dell’importanza della ghiandola pineale nei disturbi neoplastici richieda una sostanziale modificazione nella coscienza delle scienza umane. Lo scopo è attuare una rifondazione metafisica nell’oncologia medica, prendendo in considerazione le caratteristiche biologiche delle cellule tumorali e lo stato psico-neuro-immune dei pazienti , fondamentalmente modificato dalla ghiandola pineale stessa.

L’indagine sulla ghiandola pineale potrebbe favorire una nuova cooperazione tra la filosofia e le scienze biologiche. Numerosi studi hanno dimostrato come il progressivo declino della funzione della ghiandola pineale coincida con una più frequente alterazione endocrina nei pazienti affetti da cancro. Ciò potrebbe giocare un importante ruolo nella stessa prognosi della malattia, grazie alla ben documentata azione anticancro della melatonina e le altre qualità pineali.

La terapia dei tumori umani a base di melatonina è giustificata per almeno tre ragioni:

1) È una terapia endocrina sostitutiva per correggere la deficienza pineale correlata al cancro.

2) L’attività anti-cancro della melatonina dovuta all’azione anti-proliferativa (modulando l’espressione di oncogeni e anti-oncogeni ed i processi apoptotici), attivazione dell’mmunità anti-cancro (accrescendo in particolare l’attività e il rilascio dell’IL-2 dai linfociti TH1 e la stimolazione della secrezione dell’IL-2 da parte delle cellule dendritiche), e proprietà antiossidanti.

3) È una terapia palliativa, specificatamente per la cachessia, la debolezza e trombocitopenia collegate al cancro, per le proprietà anticachettiche e trombopoietiche della melatonina.

I 15 anni di storia clinica riguardante la terapia a base di melatonina nei neoplasmi umani possono essere così riassunti:

1) Terapia palliativa di neoplasmi solidi incurabili.

2) Terapia neuroimmune del cancro con melatonina più citochine (IL-2) per accrescere la sua efficacia, nei tumori resistenti all’uso del solo IL-2.

3) Terapia chemio neuroendocrina, con melatonina più chemioterapia; terapia radio neuroendocrina con melatonina più radioterapia, per ridurre la tossicità della chemioterapia attraverso la proprietà antiossidante della melatonina ed accrescere l’efficacia terapeutica, prevenendo danni ai linfociti causati dalla chemioterapia e radioterapia, incrementando inoltre il loro potere citotossico.

4) Terapia neuroendocrina con melatonina in aggiunta alle classiche terapie endocrine, che si basa sulla capacità della melatonina di accrescere la dipendenza endocrina del cancro. In tutti gli studi, la melatonina è stata somministrata oralmente una volta al giorno durante la fase oscura del fotoperiodo, in dosi che variavano dai 20 ai 40 mg al giorno.

In ricerche condotte su 1.440 pazienti, scelti a caso, con tumori solidi incurabili in stato avanzato, che hanno ricevuto solo melatonina o una cura di sostegno, la melatonina ha prolungato il tempo di sopravvivenza ed evitato la cachessia neoplastica, anche se una regressione oggettiva del tumore è stata rilevata soltanto nel 2% dei pazienti.

In termini di regressione tumorale, risultati più incoraggianti sono stati raggiunti grazie alla terapia neuroimmune con melatonina in aggiunta a dosi sottocutanee di IL-2 (3 millesimi di unità internazionale per litro), con un tasso di regressione del tumore del 16% in 400 pazienti affetti da tumori solidi incurabili ed in stato avanzato; una efficienza particolare si è riscontrata negli epatocarcinomi, nei tumori gastrointestinali, nel cancro polmonare non a piccole cellule e nei mesoteliomi.

In una ricerca effettuata su 450 pazienti, scelti a caso, con un cattivo stato clinico o con tumori resistenti alla chemioterapia, la melatonina sembra accrescere il tasso di reazione al tumore, prolungare il tempo di sopravvivenza rispetto alla sola chemioterapia ed evitare i danni collaterali causati da quest’ultima, quali: trombocitopenia, cardiotossicità, neurotossicità e astenia. Non sono stati rivelati effetti nella protezione da anemia, leucopenia e alopecia. La melatonia, associata al tamoxifene, sembra indurre un tasso di reazione del 29% in 14 pazienti con metastasi al seno, curati solo con tamoxifene; ed un tasso di reazione del 12% in 25 pazienti con neoplasmi avanzati, tranne tumori classici endocrino-dipendenti.

La melatonina può pertanto essere usata con successo in oncologia, sia da sola che utilizzata per armonizzare a livello biologico le tradizionali terapie anticancro tra cui: chemioterapia, radioterapia, immunoterapia e terapia endocrina. L’applicazione della melatonina nella cura di neoplasmi umani potrebbe completamente modificare l’oncologia medica, in una direzione bio-modulatoria, ristabilire l’unità psicobiologica dei pazienti e ricostituire le reazioni psicoendocrine ed immunobiologiche contro il cancro. Ulteriori ricerche saranno necessarie per stabilire l’efficacia della melatonina rispetto alla manifestazione (rilascio) da parte delle cellule cancerose di recettori della melatonina ed alla produzione endogena della melatonina stessa.

Il cancro è una guerra biologica che distrugge l’unità della vita, e la cura a base di melatonina può aiutare a ripristinare nei pazienti affetti da cancro l’armonia a livello biologico. Questo è il contributo della ghiandola pineale a favore della pace, coinvolgendo tutti i popoli e tutte le tradizioni in uno sforzo comune per vincereil duello contro il cancro, sulla base di una nuova interpretazione filosofica della biologia umana.

(tradotto dagli atti del convegno del National Cancer Institute di Washington: “Melatonin, Chronobiology and Cancer”, disponibile in http://www.cancer.gov/cam/attachments/MelatoninSummary.pdf)

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Anna – dicembre 1995 –

Immaginate questa situazione. È il vostro centesimo compleanno: avete lavorato a pieno ritmo tutto il giorno, gli affari girano che è una meraviglia e vi concedete un po’ di meritato svago con una partita a squash. Poi tornate a casa dal vostro coniuge: giusto il tempo per una doccia, un cambio d’abito e via di corsa per partecipare insieme a una serata mondana. Con la certezza che, al ritorno, vivrete un’indimenticabile notte d’amore. Il primo commento è scontato: impossibile. Quando mai si è visto un anziano con tutte queste energie? E non è forse vero che vecchiaia è spesso sinonimo di decadimento fisico, solitudine, malattia? Obiezioni sacrosante. Almeno prima di leggere “La fonte della giovinezza”, il libro pubblicato negli Stati Uniti dagli scienziati Walter Pierpaoli (endocrinologo milanese di fama mondiale) e William Regelson (oncologo al Medical College of Virginia), uscito anche in Italia. Duecento e passa pagine con una tesi a dir poco sconvolgente: presto potremo serenamente vivere fino a 100, 120 anni. In piena salute fisica, s’intende, e con un’intatta vivacità sessuale.

Un vero miracolo, lo definiscono senza troppa modestia gli stessi scienziati. I quali, non paghi, elencano nel loro libro un’altra serie di effetti strepitosi che l’assunzione di melatonina avrebbe sulla nostra esistenza: la sconfitta dell’insonnia, per esempio. Ma anche la totale eliminazione  del jet lag (la difficoltà di adattarsi al ciclo del giorno e della notte che colpisce chi, viaggiando, attraversa molti fusi orari), la garanzia di un’efficace contraccezione. E il rafforzamento dell’organismo, qualora si trovi attaccato dal cancro.
Siamo davvero di fronte alla panacea di tutti i mali? Negli Stati Uniti sono in molti a pensarlo. Basti dire che nel ’95 oltre un milione di persone ha acquistato una confezione di melatonina. E che sempre in America, dove l’ormone viene venduto liberamente nei supermercati, le ricerche di Pierpaoli e Regelson sono state celebrate con una copertina dal settimanale Newsweek. Ma a fronte di tanto entusiasmo, rivelatosi nell’arco di pochi mesi anche un fondo affare economico, spuntano non pochi dubbi. Ma in tanti dicono: meglio essere prudenti In primo luogo, sotto il profilo strettamente scientifico: «La storia dell’elisir di lunga vita è pura fantasia», obietta Silvio Garattini, presidente dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano. «E quanto agli altri effetti, positivi o negativi che siano, al momento non sono stati svolti studi ed esperimenti che abbiano fornito conferme inoppugnabili. In situazioni del genere, va da sé, sarebbe necessaria la massima prudenza. E invece numerosi farmacisti italiani confezionano e vendono dietro ricetta medica pillole a base di melatonina. Come dire: per adesso si pensa agli affari, un giorno si faranno i conti con le conseguenze)).  Certo ci sono anche studiosi con posizioni meno categoriche. Luigi Grimaldi, per esempio, responsabile delle ricerche di Neuroimmunologia dell’ospedale San Raffaele di Milano, riconosce alla melatonina «un’azione in molti casi efficace contro l’insonnia e il jet lag, grazie alla sua proprietà regolatrice dei ritmi biologici». E il professor Paolo Lissoni, oncologo all’ospedale San Gerardo di Monza, dopo analisi decennali è in grado di confermare che «la melatonina, combinata con altri farmaci, rafforza indubbiamente le terapie anti cancro». Ma in generale, negli ambienti accademici la prudenza resta comunque massima. Al punto che Daniela Cocchi, docente di Farmacologia all’Università di Brescia, dice chiaramente: «Se c’è un messaggio da trasmettere alla gente, è proprio quello di non acquistare per nessun motivo quest’ormone. O per lo meno, di farne uso dietro consiglio medico come terapia anti insonnia nell’arco di brevi periodi».
«È un neurormone», spiega il dr Ascanio Polimeni, «che ha il compito di sincronizzare il nostro orologio biologico con quello solare». Non basta: «Regola l’intero lavoro dell’organismo», aggiunge, «mantenendo efficienti, e in perfetta sintonia fra di loro, i sistemi nervoso, endocrino e immunitario». In pratica, influisce su cicli ormonali, metabolismo, umore, ritmo veglia sonno, linfociti, globuli bianchi e rossi… Ecco perché una terapia a base di melatonina può rivelarsi vincente in molti casi, per i problemi più diversi. Vediamo quando è più efficace.
Invecchiamento Fino all’adolescenza, il corpo fabbrica molta melatonina. Poi la produzione cala sempre di più. E, a partire dai 40 anni, la carenza di questa sostanza si fa sentire. «Perché la melatonina è un potentissimo antiossidante», spiega il dottor Polimeni. «Quando viene a mancare, i radicali liberi, responsabili numero uno dell’invecchiamento, hanno di fronte molti ostacoli, in meno. Il suo deficit apre la strada anche a malattie degenerative legate all’età, come l’arteriosclerosi». Una cura di melatonina potrebbe quindi essere utile per contrastare tutti i disturbi dell’invecchiamento: gli esperimenti fatti in questo campo sono molto incoraggianti.
Tumori. Nel 1985 alcuni ricercatori si sono accorti che nei malati di cancro diminuisce sensibilmente la secrezione di melatonina. La scoperta ha fatto nascere grandi speranze: si sta studiando oggi se, e come, questa sostanza può aiutarci a vincere i tumori.
Insonnia. Quando scende la sera, la ghiandola pineale, collegata al sistema nervoso, comincia a produrre melatonina, per favorire il sonno. E continua a sintetizzarla durante tutta la notte. Al mattino, il suo livello scende: ci svegliamo, freschi e riposati. «La melatonina è quindi una sostanza chiave per la cura dei disturbi del sonno», sottolinea Ascanio Polimeni. «Efficace nei casi di difficoltà ad addormentarsi e  anche per chi si sveglia puntualmente all’alba senza più poter chiudere occhio». Inoltre, la melatonina potenzia la fase REM del sonno, quella in cui si riposa più profondamente. E se da anni riusciamo a dormire solo grazie a una pillola…? Anche qui la melatonina può essere d’aiuto: «A poco a poco, permette di rompere la dipendenza da farmaci come le benzodiazepine», dice il dottor Polimeni.
Infatti la melatonina serva davvero contro l’insonnia, attenzione però a prenderla nei modi e nei tempi giusti: un’ora un’ora e mezzo prima di andare a letto, dopo una cena leggera ma ricca di proteine.
Jet lag. Dopo un viaggio all’altro capo della terra, capita di sentirsi spossati, ma di non riuscire a chiudere occhio. Il rimedio? Semplice: riportare in equilibrio il ritmo veglia sonno. E niente riesce a farlo meglio della melatonina, che sincronizza tutte le attività dell’organismo. Una cura a base di melatonina combatte il disagio di chi è costretto a passare in poche ore dal fuso di Milano a quello di New York. Sempre che venga fatta come si deve: «La terapia», spiega il dottor Polimeni, «va iniziata un paio di giorni prima della partenza con mezzo milligrammo di melatonina, a metà mattina se si viaggia verso Occidente, o a metà pomeriggio se si va invece verso Oriente. All’arrivo si continua per tre cinque giorni, aumentando le dosi: un milligrammo per ogni fuso orario attraversato, da prendere un’ora prima di andare a letto».
Menopausa. Per combattere i disturbi della menopausa, dalle vampate di calore all’osteoporosi, viene spesso prescritta una cura ormonale sostitutiva, a base di estrogeni e progesterone. Una terapia che, però, può dare notevoli effetti collaterali, soprattutto depressione e aumento di peso. Ma c’è un modo di superare il problema: «Ridurre le dosi dei farmaci e abbinarli alla melatonina, che riesce a potenziare l’attività degli ormoni», suggerisce Ascanio Polimeni.
Depressione. Se produciamo poca melatonina, finisce per alterarsi anche la produzione di ormoni e neurotrasmettitori (le sostanze che regolano il passaggio degli impulsi cerebrali da cellula a cellula). Possono allora comparire alcuni disturbi dell’umore: malumore ai cambi di stagione, tensione nervosa nel periodo premestruale… «Tipica della defaillance dell’orologio biologico è la depressione mattutina, seguita, alla sera, da ansia e insonnia», dice il dottor Polimeni. Per riequilibrare la situazione, possono essere utili dosi mirate di nielatonina.
Controllo del peso. Secondo gli ultimi studi, la melatonina potrebbe avere un ruolo importante per riuscire a mantenere il peso forma. Perché non solo ha un’azione sul metabolismo (influisce quindi su come i cibi vengono assimilati) ma attenua anche la fame “nervosa”, quel continuo desiderio di dolci e snack a cui molte donne non sanno resistere. Soprattutto la sera, davanti alla tivù.
Anticoncezionale. In alte dosi e associata al progesterone la melatonina può bloccare l’ovulazione: questo il risultato di una ricerca olandese, durata tre anni e .fatta su duemila donne. Presto avremo quindi una nuova pillola anticoncezionale? Si attendono ulteriori conferme: per ora, gli studi proseguono.
Un consiglio finale: proprio perché ha un’azione così ampia, la melatonina è delicatissima da usare. Meglio evitare quindi le cure fai da te. La terapia va prescritta da uno specialista, che dovrà anche calibrare le dosi giuste. «A seconda dei casi, si possono prendere dai 2 fino agli 80 milligrammi al giorno», dice il dottor Polimeni. «Il dosaggio medio si aggira però sui 10 – 12».
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Impiego degli Ormoni Pinealici nella cura dei tumori chemio-radio-resistenti

del Prof. Paolo Lissoni
divisione di Radioterapia Oncologica – Ospedale S.Gerardo, Monza

Un augurio per il nuovo libro del dott. Paolo Lissoni pubblicato in questo mese di giugno 2012:

Paolo Lissoni è medico plurispecializzato ed è anche laureato in Teologia.

PAOLO LISSONI: Il Concilio di Nicea del 325 d.C.

Nel suo nuovo libro IL CONCILIO DI NICEA: la ferita ancora insanata della chiesa cristiana, spiega, con dovizia di particolari, gli effetti dell’amputazione del cristianesimo ariano: il Cristianesimo niceno concepisce fondamentalmente un Cristo esteriore, mentre quello Ariano un Cristo interiore, il Cristo che vive in noi come Amore stesso di Dio. Ciò determina che la fede nicena è semplicemente quella di chi si rivolge a Dio per la propria Salvezza, mentre quella ariana è la fede di chi “ha esperienza di Dio”.  In qualità di medico, oltre a tutte le conseguenze religiose, nel libro affronta anche la problematica che la perdita del piacere provoca sulla psiche e le conseguenze determinate dal punto di vista psicologico.

INTRODUZIONE
Paolo Lissoni parte dalla teoria di Cartesio che a metà del ‘600 teorizzava il ruolo della ghiandola pineale (alla base del cranio) come collegamento tra il corpo e l’anima. Infatti, Lissoni si rifà agli antichi filosofi che parlavano di unità della persona tra corpo e anima, dai Magi a Platone, secondo cui la malattia era il distacco dall’universale. Dall’ipotesi filosofica, poi è passato a quella scientifica: la ghiandola produce quattro ormoni (fra cui la melatonina), in alcuni casi utili come antitumorali. Secondo Lissoni non basta curare solo la parte fisica del tumore, ma bisogna occuparsi anche della psiche del paziente, perché la cura della malattia non è semplicemente organica, ma deriva anche da un malessere esistenziale. I quattro ormoni vengono prodotti nelle quattro diverse fasi della giornata, seguendo il ritmo del sole. Le teorie del medico monzese sono state a lungo derise, ma il National Cancer Institute di Washington le ha riconosciute come valide.

L’Oncologia accademico-convenzionale ha implicitamente identificato nella chemioterapia le colonne d’Ercole invalicabili nella cura dei tumori, come se al di là di esse non esistesse che il nulla, con le rare eccezioni della ormono-terapia per il carcinoma prostatico, il carcinoma mammario ed i tumori endocrini e della immunoterapia con citochine

Molecola della melatonina

per il carcinoma renale e il melanoma. Lo studio della fisiopatologia immunobiologica delle malattie neoplastiche da parte dell’Oncologia convenzionale, già deficitario negli anni passato, rischia ora di raggiungere l’azzeramento assoluto, facendo così scadere la dignità scientifica dell’Oncologia a semplice Oncoiatria, vale a dire trattamento empirico dei tumori.
All’opposto, l’analisi della fisiopatologia dei pazienti oncologici ha consentito di comprendere quasi totalmente la dinamica biologica attraverso cui si viene a determinare l’evoluzione dalla semplice trasformazione maligna di una singola cellula alla malattia cancro clinicamente evidente, condizioni queste che la vecchia Oncologia troppo spesso considera implicitamente come similari fra loro, quando invece l’azione dell’eventuale cancerogeno spiega la trasformazione maligna di una sola cellula, ma non l’insorgenza di una neoplasia che richiede invece l’esistenza nel paziente di una mancata risposta immunitaria in grado di condurre alla distruzione della singola cellula trasformatasi in senso neoplastico (note 1,2).
Così esistono ormai due Oncologie, quella antica o tumoro-centrica, fondata cioè sullo studio delle sole caratteristiche del tumore (istologia, grading, analisi genetica) e quella nuova o antropo-centrica, vale a dire fondata sulla comprensione della biologia immunobioendocrina del paziente, ricercando in essa le cause della diminuita resistenza naturale contro le neoplasie.

Le Bioterapie endocrine, immunologiche e neuroendocrinologiche elaborate dalla nuova Oncologia vengono così ad agire terapeuticamente laddove la vecchia Oncologia si ferma, sancendo la drammatica ed ascientifica sentenza del non c’è più niente da fare.

PAOLO LISSONI: La psicologia delle malattie tumorali

Alla luce delle moderne conoscenze bioimmunologiche, la separazione fra terapie curative e palliative del cancro risulta allora essere un errore epistemologico ed un segno di arretratezza scientifica.
Tutta l’Oncologia tradizionale si è focalizzata pressoché solamente sulle sostanze ormonali provviste di potenziale azione stimolante la crescita neoplastica, scotomizzando completamente, sia a livello inconscio che attualmente a livello anche conscio, l’altro ambito, quello delle sostanze ormonali endogene provviste di azione antitumorale, in particolare gli ormoni prodotti dalla ghiandola pineale, che rappresenta la principale struttura anatomica responsabile della naturale resistenza antineoplastica, la quale viene progressivamente ad annullarsi parallelamente al procedere della diffusione tumorale.

E’ stato infatti dimostrato che la progressione neoplastica si associa ad una concomitante progressiva riduzione della funzionalità endocrina pinealica, la quale rappresenterebbe pertanto il principale difetto endocrino caratterizzante la malattia tumorale (nota 3). Fino a pochi anni fa l’unico ormonale pinealico studiato era costituito dalla melatonina (MLT). Oggi è invece noto che la ghiandola pineale produce almeno altri 3 ormoni di natura indolica, oltre a fattori peptidergici quali il tripeptide epitalamina, vale a dire:5-metoxitriptamina (5-MTT), 5-metoxitriptofolo (5-MTP), 5-metoxi-iridol-acetico (5-MIA) (nota 4). In vitro, tutti questi 3 ormoni si sono dimostrati provvisti di attività antiproliferativa antitumorale, non solo, ma la 5-MTT è apparsa addirittura superiore alla stessa MLT in termini di inibizione in vitro della crescita tumorale (nota 4).
Allo stesso modo, al pari della MLT, questi 3 altri indoli posseggono attività antiossidante.
Infine, essi possederebbero pure effetti immunostimolanti antitumorali che, tuttavia, devono ancora venire adeguatamente studiati (nota 5). Dati preliminari parrebbero dimostrare che tali effetti immunostimolanti siano differenti rispetto a quelli esercitati dalla MLT. Infatti, mentre la MLT agisce per lo più sui linfociti T helper-1 (TH1) stimolando la produzione di IL-2 e sulle cellule dendritiche stimolando la produzione di IL-12, aumentando quindi la produzione delle due principali citochine antitumorali nell’uomo (nota 6), la 5-MTT agirebbe preferenzialmente a livello macrofagico, riducendone gli effetti protumorali ed amplificando quelli antitumorali (nota 5), orientando quindi i macrofagi in senso antineoplastico.

In sintesi, la mancata risposta immunobiologica antitumorale, responsabile dell’evoluzione dalla singola cellula maligna alla malattia cancro, dipenderebbe sia dall’esistenza di cellule immunitarie provviste di attività immunosoppressiva (in particolare i macrofagi ed i linfociti TH2), sia dalla presenza nel paziente di una condizione endocrina alterata in senso protumorale, conseguenza questa a sua volta almeno in parte di un particolare vissuto disarmonico psicospirituale. Alla luce delle conoscenze attuali, quindi, l’atto terapeutico in Oncologia medica non potrà che consistere innanzitutto nella correzione delle numerose anomalie immunoendocrine presenti nel paziente oncologico ed evidenziabili oggi su semplici prelievi di sangue venoso periferico, al fine di ristabilire la biochimica psiconeuroimmunologica dello stato di salute.

Ed è appunto in questa ottica che deve essere ermeneuticamente accolta e considerata la sinteticamente perfetta e stupenda frase del Prof. Di Bella (nota 7): La MLT non cura certo il cancro, ma è impensabile curare il cancro senza la MLT.
Non solo impensabile, ma è addirittura sadico il rifiuto dell’impiego della MLT in Oncologia Medica, poiché rifiutarsi di somministrare MLT ai pazienti oncologici avanzati significa impedire quanto meno la correzione di diversi sintomi relati alla progressione neoplastica, in particolare: astenia, cachessia, trombocitopenia, turbe dell’umore e del sonno ed immunosoppressione (nota 8). Scopo del presente studio è stato quello di trarre alcune conclusioni preliminari sull’utilizzo clinico degli altri tre ormoni indolici pinealici nella terapia delle neoplasie metastatiche, giudicate non più suscettibili di cure antitumorali dalla vecchia Oncologia tumoro-centrica.

PAZIENTI E METODI

Sono stati condotti 3 studi clinici, il primo con sola MLT, il secondo con i 4 indoli pinealici quale terapia endocrina sostitutiva totale pinealica ed il terzo confrontando fra loro tramite randomizzazione i risultati terapeutici conseguibili con sola MLT rispetto a quelli derivanti da una terapia endocrina sostitutiva pinealica totale. In tutti gli studi condotti, i criteri di eleggibilità erano i seguenti:

  • neoplasia solida metastatica o localmente avanzata istologicamente documentata;
  • lesioni misurabili;
  • progressione di malattia in risposta a precedenti trattamenti oncologici convenzionali chemioterapici, radioterapici o endocrinoterapici ed assenza di ulteriori trattamenti oncologici convenzionali disponibili;
  • assenza di trattamenti cronici corticosteroidei per il loro effetto immunosoppressivo;
  • non secondi tumori;
  • aspettativa di vita inferiore ad 1 anno e durata del trattamento per almeno 3 mesi continuati senza interruzione.

La risposta clinica è stata valutata secondo i criteri del WHO (World Healt Organization – n.d.r.), effettuando le varie indagini radiologiche prima dell’inizio del trattamento e dopo 3 mesi; l’analisi statistica è stata effettuata mediante test del chi-quadro (definizione QUI).

Tutti gli ormoni pinealici sono stati somministrati per via orale ed in relazione al loro specifico foto-periodo, vale a dire nella stessa ora del giorno in cui in condizioni di salute la loro secrezione endogena è massima, cioè la MLT nelle ore di oscurità, la MTT nel primo pomeriggio, il MTP a mezzogiorno ed il 5-MIA al mattino. La MLT è stata somministrata alla dose di 20 mg/die, mentre gli altri indoli alla dose di 1 mg/die, a causa dei loro potenziali effetti psicotropi non ancora adeguatamente studiati nell’uomo.

RISULTATI

PAOLO LISSONI: Teologia della sessualità

In un primo studio condotto con sola MLT su 400 pazienti affetti da neoplasia solida metastatica o localmente avanzata, risposta parziale (PR) è stata ottenuta in 12/400 (3%) dei casi, con una ulteriore stabilizzazione di malattia (SD) nel 30%, pertanto con una percentuale di controllo di malattia (DC) in 131/400 (33%) pazienti. La percentuale di sopravvivenza superiore ad 1 anno è stata del 22%. Fra i tumori più responsivi in termini di SD vanno citati il carcinoma polmonare non-a-piccole-cellule (NSCLC), le neoplasie gastroenteriche ed il carcinoma prostatico. In un secondo studio di fase TI con i 4 indoli pinealici, la percentuale di PR è stata superiore a quella osservata con sola MLT ed esattamente pari al l0%, cosa questa giustificante un successivo studio randomizzato.

Infine, appunto, in un terzo studio randomizzato con sola MLT rispetto ai 4 indoli pineaici, cioè con una sostituzione endocrina pinealica totale, i pazienti trattati con i 4 indoli hanno presentato una percentuale di PR significativamente più alta rispetto a coloro che avevano ricevuto la sola MLT 8/72(11%) vs 3/68(4%), P<0.05. Inoltre, la percentuale di sopravvivenza superiore ad 1 anno era significativamente maggiore nel gruppo trattato con terapia sostitutiva pinealica totale, come esposto in una Tabella che tratta di uno studio randomizzato su 140 pazienti con neoplasiasolida metastatica intrattabile con melatonina (MLT) rispetto a terapia indolica pinealica sostitutiva totale con MLT, MTT, MTP e MIA e con valutazione della risposta clinica da parte di WHO: (33/72 (46%) vs 15/68 (22%),P< 0.05).

DISCUSSIONE

Questi risultati dimostrano che la terapia anti-tumorale con soli ormoni prodotti dalla ghiandola pineale è già di per sé in grado di indurre un controllo di malattia in un discreto numero di pazienti oncologici metastatici, giudicati non più suscettibili di cure antitumorali dall’Oncologia convenzionale, confermando pertanto che le nuove conoscenze sulla fisiopatologia immunoneuroendocrinoiogica dei tumori non costituiscono più semplicemente la base per l’elaborazione di nuove teorie sulla pato-genesi neoplastica, bensì vengono ormai a porre le fondamenta per la generazione di una nuova modalità strategica terapeutica delle neoplasie umane, tale da fornire una proposta terapeutica anche a pazienti ritenuti non più curabili dalla vecchia Oncologia tumoro-centrica, fondata cioè sulle sole conoscenze della biologia maligna e non di quella dello stato di salute.

Risultati ancora maggiori in termini terapeutici possono venire raggiunti associando la MLT e gli altri indoli pinealici ad ulteriori strategie biologiche, quali l’impiego di retinoidi e di somatostatina come suggerito dalla modalità terapeutica proposta dal Prof. Di Bella (nota 7), oppure la somministrazione di citochine anti-tumorali quali la IL-2 e la IL-12 quale neuroimmunoterapia delle neoplasie umane (nota 9), o infine fitoterapie quali quella con Aloe nell’ambito di strategie fitoimmunostimolanti (lO). Associazione della MLT e degli altri indoli pineali ci può venire proposta anche nei confronti della stessa chemioterapia antiblastica, al fine di aumentarne l’efficacia, in particolare in termini di sopravvivenza globale, e ridurne la tossicità, in particolare la piastrinopenia, la neurotossicità, la cardiotossicità e l’astenia da trattamenti chemioterapici convenzionali (nota 8).
Sono giunti pertanto i tempi in cui deve avere fine l’assurda ed artificiosa separazione fra terapie convenzionali e complementari dei tumori umani, cui deve sostituirsi il più scientificamente adeguato concetto di modulazione biologica dei trattamenti oncologici chemioterapici. Infatti, le conoscenze attuali hanno raggiunto ormai livelli tali da dover considerare non più etico un trattamento solo chemioterapico, privato di una qualsiasi modulazione biologica.

L’impiego degli ormoni pinealici in campo medico-oncologico, infine, non rappresenta solo una rivoluzione empirico-terapeutica, bensì anche filosofico-epistemologica, venendo a confermare quanto intuito 500 anni

PAOLO LISSONI: Il concilio di Nicea del 325 d.C.

da Cartesio circa il ruolo della ghiandola pineale quale organo responsabile del legame fra anima e corpo, concetto questo che modernamente potrebbe venire riformulato in termini di ghiandola pineale quale punto di contatto fra coscienza spirituale e corpo fisico-molecolare, nel senso che in assenza di una adeguata funzionalità endocrina pinealica, la biologia umana non risponde più al controllo regolatore della coscienza, venendosi così a perdere la possibilità di modulare il corpo fisico in relazione allo stato energetico universale. La separazione del singolo organismo vivente dall’armonia con le Leggi universali rappresenta la matrice di ogni patologia umana.

La terapia non potrà allora consistere che nello ristabilire la condizione psicochimica dello stato di salute, correggendo mediante somministrazione esogena quanto meno i più evidenti difetti molecolari psiconeuroendocrini che la progressione della malattia neoplastica comporta.

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28 maggio 2013 | Autore

Articolo di Francesca Mancuso * Fonte: greenme.it

sonno tablet bluEsporsi alla luce blu di tablet e TV altera il ritmo del sonno, portandoci a dormire male. Lo ha scoperto uno studio condotto dal Prof. Charles Czeisler, della Divisione di Medicina del Sonno dell’Università di Harvard.

Gli schermi dei gadget elettronici e della TV, con la loro luce bluastra, sconvolgono letteralmente il nostro ritmo circadiano, quello che regola il sonno e la veglia, provocandone un’alterazione. Chi di noi non si sofferma a letto a guardare la TV o a navigare col tablet? Niente di più deleterio per il nostro sonno. Secondo lo scienziato questa cattiva abitudine sarebbe addirittura più potente delle droghe nell’influenzare i nostri ritmi circadiani.

Nel corso dello studio condotto in America e pubblicato su Nature, è emerso che il 30 per cento degli adulti e il 44 per cento dei lavoratori notturni hanno riferito di dormire in media sei ore a notte. Cinquanta anni fa, meno del 3 per cento della popolazione adulta degli Stati Uniti dormiva così poco. E in tutto il mondo, i bambini dormono 1,2 ore in meno rispetto ai coetanei vissuti un secolo fa.

Tutta colpa della luce blu artificiale. Così come le orecchie hanno il duplice compito di ascoltare e regolare l’equilibrio del nostro corpo, anche gli occhi hanno due mansioni: oltre a vedere, aiutano a mantenere il nostro orologio biologico in sintonia rilevando in un certo senso l’ora del giorno. In questo modo suggeriscono al nostro corpo di regolarsi di conseguenza.

Ma cosa succede con le luci artificiali? La maggiore esposizione anche nelle ore di buio attiva le cellule del cervello, ostacolando la liberazione della melatonina, l’ormone prodotto dalla ghiandola pineale che induce il sonno. In un certo senso, la luce blu interrompe l’orologio biologico comunicando al cervello che è ancora giorno e spingendolo a rimanere sveglio.

“Le lampadine a basso consumo energetico e la luce a LED utilizzata in schermi di computer e TV stanno facendo peggiorare il problema, perché sono ricche di luce blu, a cui i nostri occhi sono più sensibili” ha detto Czeisler al Telegraph.

Secondo lo scienziato, questi dispositivi andrebbero modificati includendo più rosso e arancio, per contribuire a ridurre l’effetto negativo sul sonno.

Francesca Mancuso

Fonte: http://greenme.it/tecno/techapc/10473-luce-blu-tv-tablet

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Infatti a chi ho consigliato la Melatonina del dott. Pierpaoli ha istantaneamente recuperato il sonno nonchè il recupero di problemi fisici..

Ps. Non acquistate la melatonina in farmacia, non è la stessa cosa.

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Tutto ciò che è chiamato progresso, fà male.
sembra che ci siano dei vantaggi, delle soluzioni, dei benefici.Sembra.
Poi, a lungo andare, perchè purtroppo ci vuole tempo per scorpire le cose, gli effetti dannosi si mostrano in tutta la loro terrificante nefandezza.
L’uomo deve vivere in modo semplice, deve costringersi ad amare la naturalità delle cose,pena la morte ,la distruzione del suo abitat, l’ecosistema,il pianeta.
Guardate gli animali.
Da millenni il loro scopo è semplicemente vivere.
Trovano dei sistemi,non sono stupidi,in certi casi modificano anche l’ambiente, ma non superano mai il limite.Qualora lo facessero, è perchè non posseggono l’intelligenza per capire quello che potrebbe accadere. L’uomo ha questa capacità.
Dobbiamo usarla, e porci dei limiti. Limitare, vuol dire scegliere intelligentemente di non andare oltre la soglia di pericolo.No c’è niente di restrittivo o negativo.
E’ solo usare la mente, l’intelligenza programmando un’azione di salvaguardia,come quando non si decide di buttarsi da un burrone solo per far vedere che si ha coraggio.
I pregiudizi e lecritiche, benchè legittimi,non devono interferire con la ragion veduta.Mai.
Altrimenti c’è la vera codardia,il fallimento, solo perchè ho voluto fare la persona di larghe vedute,che tiene conto dell’opinione altrui, anche se contraria alla logica o all’interesse primario che è la vita. Da stupidi, veramente.
Gli evoluzionisti dicono che l’uomo è un animale.
Non agisce come gli animali.Fa tutto il contrario.Magari si comportasse come gli animali.
Questo mondo sarebbe allora un posto veramente speciale, spettacolare, magnifico, in cui vivere.
Stranamente, coloro che sostengono con più veemenza l’evoluzione, e la superiorità dell’uomo sugli animali, la scienza, il progresso,sono coloro che con le parole,i pensieri e le azioni, dimostrano di essere coloro che rovinano, inquinano,uccidono,odiano la vita, animale e umana.Sono il cancro dellì’umanità, un cancro che dev’essere estirpato, conosciuto, combattuto,reso palese,annientato.Ce la faremo.

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Comunque per contrastare il più possibile l’anomalia delle luci artificiali, ci vuole l’esposizione alla luce naturale, solare, la quale possiede un ampio spettro di vibrazioni terapeutiche in grado di ribaltare gli effetti nefasti delle altre. Da questo punto di vista, il passaggio dalle lampadine ad incandescenza a quelle attuali, ha segnato un peggioramento per l’essere umano che ne fa uso, essendo diminuita l’ampiezza della gamma di radiazioni disponibili. Visto l’andazzo generale…..non poteva essere diversamente.

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Articolo interessante, in effetti da quando mi hanno dato lo smart phone per lavoro, ho ripreso a dormire 4 ore a notte (non ho apparecchi tv a casa).

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