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4 ottobre 2013 (MoviSol) –http://mysearch.sweetpacks.com/?src=6&q=movisol&barid=&

Enrico Letta ha superato il voto di sfiducia di mercoledì anche grazie ai meccanismi di “stabilizzazione” politica messi in atto da Bruxelles. Tali meccanismi sono atti ad assicurare che saranno prese decisioni conformi allo “stato di necessità” decretato dall’UE. Ciò significa che le elezioni vanno evitate a tutti i costi e che il golpe avviato con la nomina di Mario Monti deve proseguire, per assicurare che gli italiani si immolino per salvare l’euro.

La strategia è stata messa a punto in una cena privata il 20 settembre a Roma, che ha visto attovagliarsi a casa di Eugenio Scalfari Mario Draghi, Enrico Letta, Giorgio Napolitano e Laura Boldrini, tutti membri della corrente spinelliana del partito britannico.

Due giorni dopo, Scalfari ha impartito gli ordini di marcia in un editoriale su La Repubblica. Dopo aver sentenziato in puro stile fascista illuminato che “la massa non fa progressi”, Scalfari lancia l’allarme: si sta cercando di mettere in discussione “l’esistenza dello stato di necessità” che giustificò il governo UE-diretto di Mario Monti prima, e di Enrico Letta poi, scrive il fondatore del giornale di De Benedetti. C’è il rischio che Letta sia costretto dai ricatti di Berlusconi ad adottare una politica di anti-austerità (anti-euro). Ma, conclude Scalfari, Letta, Napolitano e Draghi “sono i nostri tre punti di forza, che hanno l’Europa come obiettivo preminente per l’avvenire di tutti. Se questa realtà è chiara, occorre operare, ciascuno nell’ambito delle sue competenze, affinché si realizzi”.

Ciò che il partito britannico teme è che il sentimento anti-austerità nella popolazione italiana – che Berlusconi sicuramente sfrutta per salvarsi, ma questo è solo una complicazione per gli smarriti – possa sfociare in un definitivo voto anti-euro in caso di nuove elezioni. Già il fronte anti-euro si sta organizzando su scala pan-europea. Il 23 settembre a Roma si è tenuto il primo incontro degli euroscettici del nord e del sud. Hans-Olaf Henkel dalla Germania e Brigitte Granville (Francia e UK), si sono uniti ai prof. Giuseppe Guarino, Alberto Bagnai, Claudio Borghi e altri accademici in una conferenza pubblica. Il prof. Guarino, relatore principale e presidente del convegno, ha denunciato il fatto che la politica di zero deficit dell’UE non solo è sbagliata, ma è illegale persino sotto la stessa legge dell’UE.

Per giustificare l’illegalità, l’UE ha costantemente usato l’argomentazione dello “stato di necessità”, che secondo Karl Schmitt autorizza a sospendere la costituzione. Lo stato di necessità è dettato dall’imperativo di salvare il sistema oligarchico. Nell’estate del 2011, l’UE ha creato uno stato di necessità per l’Italia manipolando il valore dei suoi titoli di stato. La BCE ha prima lasciato cadere i titoli, ed è intervenuta successivamente ad acquistarli per sostenere il governo Monti. Si ripeterà il giochetto con Letta? È questo che Draghi ha discusso nella cena delle trame? Il suo annuncio al Parlamento Europeo che la BCE è pronta ad un’altra mega-iniezione di liquidità per le banche (LTRO) ha a che fare con questo? Che ha chiesto Draghi in cambio ai suoi commensali?

Il Financial Stability Assessment del FMI per l’Italia, rilasciato il 27 settembre, raccomanda l’applicazione del bail-in (prelievo forzoso) per soccorrere le banche italiane. È quanto ha chiesto Draghi? O si è limitato a sollecitare le privatizzazioni, in consueto “stile Britannia”?

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14 ottobre 2013

Draghi-e-la-Bce-non-deludono-ma-la-crisi-non-finisce-cosi_h_partbBCE = soggetto sovranazionale e extraterritoriale, sottratto ad ogni controllo e governo democratico Di: Solange Manfredi

Lug 2013 Draghi-e-la-Bce-non-deludono-ma-la-crisi-non-finisce-cosi

C’è da domandarsi se qualcosa è cambiato con l’ingresso dell’Italia in Europa. Ad un analisi approfondita, però, si scopre che non è cambiato quasi nulla. Le anomalie sono addirittura maggiori. Vediamole. I° Anomalia Il 7 febbraio 1992 Giulio Andreotti come Presidente del Consiglio assieme al Ministro degli Esteri Gianni de Michelis e il Ministro del Tesoro Guido Carli (già governatore di Banca d’Italia) firmano il Trattato di Maastricht6. Il Sistema europeo di banche centrali (SEBC) e la Banca centrale europea (BCE) sono stati istituiti dal Trattato di Maastricht. Il SEBC è un’organizzazione, formata dalla BCE e dalle banche centrali nazionali dei paesi dell’Unione europea, che ha il compito di emettere la moneta unica (euro) e di gestire la politica monetaria comune con l’obiettivo fondamentale di mantenere la stabilità dei prezzi. La BCE, proprietà delle banche centrali, le quali ne sono azioniste, è un soggetto privato con sede a Francoforte. Inoltre, ex art. 107 del Trattato di Mastricht, la BCE è esplicitamente sottratta ad ogni controllo e governo democratico da parte degli organi dell’Unione Europea. Tale previsione fa si che la BCE sia una sorta di soggetto sovranazionale ed extraterritoriale. II° Anomalia Le banche centrali nazionali sono le sole sottoscrittrici delle quote del suo capitale. Vediamo allora chi sono i soci della BCE I SOCI DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA (BCE) Banca Nazionale del Belgio (2,83%) Banca centrale del Lussemburgo (0,17%) Banca Nazionale della Danimarca (1,72%) Banca d’Olanda (4,43%) Banca Nazionale della Germania (23,40%) Banca nazionale d’Austria (2,30%) Banca della Grecia (2,16%) Banca del Portogallo (2,01%) Banca della Spagna (8,78%) Banca di Finlandia (1,43%) Banca della Francia (16,52%) Banca Centrale di Svezia (2,66%) Banca Centrale d’Irlanda (1,03%) Banca d’Inghilterra (15,98%) Banca d’Italia (14,57%) Come si può notare dallo schema vi sono , tra i sottoscrittori della BCE, tre stati (Svezia, Danimarca ed Inghilterra) che non hanno adottato come moneta l’euro, ma che, in virtù delle loro quote, possono influire sulla politica monetaria dei paesi dell’euro. Anche in questo caso, dalle anomalie ora sottolineate si evince come, nella sostanza, l’Italia abbia ceduto la sua sovranità monetaria ad un soggetto sovranazionale ed extraterritoriale sottratto ad ogni controllo. Tale situazione anomala è stata oggetto, da parte di diversi cittadini, di azioni civili e penali contro la Banca d’Italia. Alcune cause sono ancora in corso, altre si sono già concluse. In un caso, un giudice di pace di Lecce, ha dato ragione ad un cittadino, che aveva denunciato questo stato di cose, condannando la Banca d’Italia a restituirgli il c.d. “ reddito da signoraggio” (sentenza n. 2978/05 emessa a Lecce). La sentenza afferma che la Banca d’Italia (che ricordiamo è al 95% in mano a privati) si è appropriata indebitamente di una somma enorme, pari a 5 miliardi di euro solo tra gli anni 1996-2003 sotto la voce “reddito da signoraggio”. La Banca d’Italia, avverso tale sentenza, ha fatto ricorso in Cassazione. Il 21 luglio 2006 con la sentenza n. 16751 le SS.UU. civile della Cassazione hanno accolto il ricorso di Banca d’Italia sostenendo che: “la pretesa del cittadino nei confronti dell’istituto di emissione esula dall’ambito della giurisdizione, sia essa quella del giudice ordinario, sia del giudice amministrativo, in quanto al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria, di adesione a trattati internazionali e di partecipazione ad organismi sovranazionali: funzioni in rapporto alle quali non è dato configurare una situazione di interesse protetto a che gli atti in cui esse si manifestano assumano o non assumano un determinato contenuto”. In sostanza la Corte di Cassazione ha detto che il problema della politica monetaria non è sindacabile dal giudice, e quindi, quand’anche da tale politica il cittadino riceva un danno, non ha tutela giurisdizionale. A questo punto allora dobbiamo porci queste domande. 1) E’ possibile che non esista un interesse protetto del cittadino a che gli atti compiuti dallo Stato assumano o non assumano un determinato contenuto? 2) E se lo Stato, nell’esplicare le proprie funzioni sovrane, viola un diritto dei cittadini arrecando un danno alla popolazione, è possibile che il cittadino non possa far nulla, neanche adire gli organi giudiziari? Per rispondere alla domanda dobbiamo analizzare il problema alla luce dei principi posti dalla Costituzione.

C’è da domandarsi se qualcosa è cambiato con l’ingresso dell’Italia in Europa. Ad un analisi approfondita, però, si scopre che non è cambiato quasi nulla. Le anomalie sono addirittura maggiori. Vediamole.

I° Anomalia

Il 7 febbraio 1992 Giulio Andreotti come Presidente del Consiglio assieme al Ministro degli Esteri Gianni de Michelis e il Ministro del Tesoro Guido Carli (già governatore di Banca d’Italia) firmano il Trattato di Maastricht6.

Il Sistema europeo di banche centrali (SEBC) e la Banca centrale europea (BCE) sono stati istituiti dal Trattato di Maastricht.

Il SEBC è un’organizzazione, formata dalla BCE e dalle banche centrali nazionali dei paesi dell’Unione europea, che ha il compito di emettere la moneta unica (euro) e di gestire la politica monetaria comune con l’obiettivo fondamentale di mantenere la stabilità dei prezzi.

La BCE, proprietà delle banche centrali, le quali ne sono azioniste, è un soggetto privato con sede a Francoforte.

Inoltre, ex art. 107 del Trattato di Mastricht, la BCE è esplicitamentesottratta ad ogni controllo e governo democratico da parte degli organi dell’Unione Europea. Tale previsione fa si che la BCE sia una sorta di soggetto sovranazionale ed extraterritoriale.

II° Anomalia

Le banche centrali nazionali sono le sole sottoscrittrici delle quote del suo capitale.

Vediamo allora chi sono i soci della BCE

I SOCI DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA (BCE)

Banca Nazionale del Belgio (2,83%) Banca centrale del Lussemburgo (0,17%)
Banca Nazionale della Danimarca (1,72%) Banca d’Olanda (4,43%)
Banca Nazionale della Germania (23,40%) Banca nazionale d’Austria (2,30%)
Banca della Grecia (2,16%) Banca del Portogallo (2,01%)
Banca della Spagna (8,78%) Banca di Finlandia (1,43%)
Banca della Francia (16,52%) Banca Centrale di Svezia (2,66%)
Banca Centrale d’Irlanda (1,03%) Banca d’Inghilterra (15,98%)
Banca d’Italia (14,57%)

Come si può notare dallo schema vi sono, tra i sottoscrittori della BCE, tre stati (Svezia, Danimarca ed Inghilterra) che non hanno adottato come moneta l’euro, ma che, in virtù delle loro quote, possono influire sulla politica monetaria dei paesi dell’euro.

Anche in questo caso, dalle anomalie ora sottolineate si evince come, nella sostanza, l’Italia abbia ceduto la sua sovranità monetaria ad un soggetto sovranazionale ed extraterritoriale sottratto ad ogni controllo.

Tale situazione anomala è stata oggetto, da parte di diversi cittadini, di azioni civili e penali contro la Banca d’Italia. Alcune cause sono ancora in corso, altre si sono già concluse. In un caso, un giudice di pace di Lecce, ha dato ragione ad un cittadino, che aveva denunciato questo stato di cose, condannando la Banca d’Italia a restituirgli il c.d. “ reddito da signoraggio” (sentenza n. 2978/05 emessa a Lecce). La sentenza afferma che la Banca d’Italia (che ricordiamo è al 95% in mano a privati) si è appropriata indebitamente di una somma enorme, pari a 5 miliardi di euro solo tra gli anni 1996-2003 sotto la voce “reddito da signoraggio”.

La Banca d’Italia, avverso tale sentenza, ha fatto ricorso in Cassazione. Il 21 luglio 2006 con la sentenza n. 16751 le SS.UU. civile della Cassazione hanno accolto il ricorso di Banca d’Italia sostenendo che: “la pretesa del cittadino nei confronti dell’istituto di emissione esula dall’ambito della giurisdizione, sia essa quella del giudice ordinario, sia del giudice amministrativo, in quanto al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria, di adesione a trattati internazionali e di partecipazione ad organismi sovranazionali: funzioni in rapporto alle quali non è dato configurare una situazione di interesse protetto a che gli atti in cui esse si manifestano assumano o non assumano un determinato contenuto”.

In sostanza la Corte di Cassazione ha detto che il problema della politica monetaria non è sindacabile dal giudice, e quindi, quand’anche da tale politica il cittadino riceva un danno, non ha tutela giurisdizionale.

A questo punto allora dobbiamo porci queste domande.

1) E’ possibile che non esista un interesse protetto del cittadino a che gli atti compiuti dallo Stato assumano o non assumano un determinato contenuto?

2) E se lo Stato, nell’esplicare le proprie funzioni sovrane, viola un diritto dei cittadini arrecando un danno alla popolazione, è possibile che il cittadino non possa far nulla, neanche adire gli organi giudiziari?

Per rispondere alla domanda dobbiamo analizzare il problema alla luce dei principi posti dalla Costituzione.

Di: Solange Manfredi

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14 ottobre 2013

Fonte: http://salvatoretamburro.blogspot.it/2013/10/prelievo-forzoso-sui-conti-correnti.html

Nonostante siano anni che cerco di avvisare i miei lettori e\o i clienti del mio studio di consulenza circa il rischio di un prelievo forzoso sui conti correnti, in Italia come nel resto d’Europa, ecco che la conferma di questa profezia viene adesso confermata anche dallo stesso Fondo Monetario Internazionale (FMI).

Nel recente report semestrale “Monitor delle finanze pubbliche” i diabolici economisti del FMI, allo scopo di rimediare alla crisi dei debiti sovrani, hanno esposto la “geniale” idea di imporre un prelievo forzoso del 10% sui conti correnti di 15 paesi dell’area euro (Italia compresa).

In realtà. la proposta avanzata dal FMI era diventata un facile pronostico già in tempi non sospetti.

Basta analizzare la situazione italiana per rendersi conto che un prelievo forzoso dai conti correnti sembra diventata una scelta obbligata del governo per non far crollare questo castello di carta che è l’Unione europea.

Dati macroeconomici sull’Italia:

– Debito Pubblico: 2.075 miliardi di euro

– Prodotto Interno Lordo: -1,8% (variazione acquisita 2013).

– Rapporto Debito/Pil: 130,40% (previsioni MEF per il 2013).

– Rapporto Deficit/Pil: 2,9% (previsioni MEF per il 2013).

– Disoccupazione: 12%.

– Disoccupazione giovanile: 39,5%.

– Interessi pagati sul debito pubblico: circa 100 miliardi l’anno

Contributi per la stabilità delle economie nell’Eurozona versati dall’Italia:

– circa 10 miliardi per prestiti bilaterali (effettuati dall’Italia direttamente alla Grecia);

– 32 miliardi nei confronti dell’EFSF;

– 8,6 miliardi per il nuovo organismo ESM.

In sostanza, i prestiti e i contributi versati dall’Italia a partire dal 2010 fino al secondo trimestre 2013 ha raggiunto la cifra complessiva quasi 51 miliardi di euro.

Tutto ciò senza dimenticare che dal 2014 partirà il pareggio di bilancio (entrate = uscite), prescritto dalla Costituzione, e il programma di rientro dettato dal Fiscal Compact, ossia l’obbligo di ridurre il rapporto Debito Pubblico\PIL portandolo al di sotto del 60% in 20 anni a partire dal 2016. Questo implicherà tagli della spesa pubblica (quindi meno beni e servizi pubblici ai cittadini) di circa 45 miliardi di euro all’anno.

Con uno scenario così catastrofico, in cui politici ed economisti non riescono a trovare nemmeno un paio di miliardi per scongiurare l’aumento di un punto percentuale dell’IVA o l’abolizione dell’IMU è palese pensare che, in ossequio a tali pesanti diktat imposti dalla troika, non ci sia altra soluzione che attingere dalle solite casse: le tasche dei risparmiatori.

Tutti i casi storici che evidenziano simili soluzioni drastiche non hanno mai portato ad una riduzione del debito pubblico, anzi le conseguenze sono state una fuga di capitali verso l’estero.

Sarà un caso che di recente trovo molti risparmiatori\imprenditori italiani in gita a Lugano (Svizzera)?

Se non si cominceranno ad adottare altre soluzioni (sovranità monetaria, svincoli dai trattati europei, introduzione dello strumento del debito detestabile, politiche monetaria espansive) avverrà una migrazione di capitali, mezzi produttivi ed esseri umani dalla periferia europea verso l’economie “virtuose” senza precedenti storici.

Il mio augurio, che allo stesso tempo è un incitamento al risveglio , potrebbe tradursi con queste semplici parole: “Non lasciamo questo splendido Paese in mano agli aguzzini della troika, non lasciamo che la nostra vita sia continuamente violentata dagli uomini della finanza internazionale! Siamo ancora in tempo per riprenderci tutto ciò che finora ci hanno tolto, a cominciare dalla nostra dignità di esseri umani. “.

Salvatore Tamburro

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La cena segreta: Draghi da Scalfari con Letta e Napolitano

di Giorgio Cattaneo

«Mancava soltanto Francesco, il Papa. Lo aspettavano per il caffè ma poi ha dato buca. Tutti gli altri erano lì», racconta Paolo Guzzanti sul “Giornale”. Metti una sera a cena: con Napolitano, Letta e nientemeno che sua maestà Mario Draghi. Dove? A casa di Eugenio Scalfari, il fondatore di “Repubblica”. Che, tra un colloquio e l’altro col Pontefice, trova anche il tempo di occuparsi del destino della nazione. Non in qualità di giornalista, come forse ci si aspetterebbe, e neppure di “consigliere del principe”. Anche perché in questo caso i principi sono addirittura tre. E il consigliato è lui, che riceve precise istruzioni da trasmettere alla plebe dei lettori. Loro, gli italiani incorreggibili che dimostrano «l’incapacità della massa di fare progressi» e cedono di fronte all’altro grande male che affligge il paese, «la caparbietà di Berlusconi nel privilegiare se stesso». Un racconto lunare, quello che offre “Dapospia” attingendo al “Fatto Quotidiano”, sulla famosa cena (ovviamente informale, dunque top secret) del 20 settembre: la folla di agenti in borghese e l’inattesa processione di auto blu in piazza della Minerva, nel cuore di Roma, alla vigilia del tremebondo ricatto berlusconiano contro il governo Letta.

«Non sapremo mai cosa si sono detti», ma possiamo desumerlo dall’articolo in cui Scalfari, due giorni dopo, “spiega” che il governo Letta, così come Scalfari e Napolitanol’esecutivo Monti, non è stato una scelta, ma solo «il prodotto necessario d’una situazione priva di alternative». Napolitano, Letta e Draghi? Sono «lo scudo Italia-Europa». Cioè «i nostri tre punti di forza, che hanno l’Europa come obiettivo preminente per l’avvenire di tutti». Ben più drastica, e di segno diametralmente opposto, l’interpretazione di “Movisol”, il movimento internazionale per i diritti civili presieduto da Liliana Gorini: «L’Ue trama un altro golpe in Italia per prorogare lo “stato di necessità”». Enrico Letta, sostiene “Movisol” nel suo sito, ha superato il voto di fiducia alle Camere anche grazie ai meccanismi di “stabilizzazione” politica messi in atto da Bruxelles per «assicurare che saranno prese decisioni conformi allo “stato di necessità”» decretato dall’Unione Europea. Traduzione: «Le elezioni vanno evitate a tutti i costi e il golpe avviato con la nomina di Mario Monti deve proseguire, per assicurare che gli italiani si immolino per salvare l’euro».

“Movisol”, che si richiama all’economista statunitense Lyndon LaRouche, più volte candidato alla presidenza Usa e autore di una proposta per la ristrutturazione democratica del sistema finanziario mondiale, attribuisce grande importanza al vertice informale del 20 settembre, nel quale include anche la presidente della Camera, Laura Boldrini, eletta in Parlamento dal partito di Vendola. Scalfari e i suoi commensali? «Tutti membri della corrente spinelliana del “partito britannico”». Chiari i riferimenti al padre nobile del federalismo europeo, l’intellettuale antifascista Altiero Spinelli, e ad un’altra famosa cena, tristemente nota: quella del ’92 in cui, a bordo del panfilo Britannia ormeggiato a Civitavecchia, l’allora direttore del Tesoro, Mario Draghi, fu messo a parte del primo grande piano di privatizzazioni selvagge ai danni del patrimonio pubblico italiano. Sul vascello dei reali inglesi, insieme a Draghi, il gotha della finanza anglosassone: lo stesso super-clan planetario – oggi Gruppo dei Trenta, Bilderberg, Goldman Sachs – di cui allora l’opinione pubblica non aveva praticamente mai sentito parlare.

«Ciò che il partito britannico teme – scrive “Movisol” – è che il sentimento anti-austerità nella popolazione italiana (che Berlusconi sicuramente sfrutta per salvarsi, ma questa è solo una complicazione per gli smarriti) possa sfociare in un definitivo voto anti-euro in caso di nuove elezioni». Attenzione: il fronte anti-euro si sta finalmente organizzando su scala pan-europea. Il 23 settembre a Roma si è tenuto il primo incontro degli euroscettici del nord e del sud del continente. Presenze importanti: da Hans-Olaf Henkel dell’università di Mannheim, già capo della Confindustria tedesca, a Brigitte Granville, economista della Queen Mary University di Londra. Fra gli italiani, oltre a Carlo Borghi e Alberto Bagnai, anche l’ex Draghi e Lettaministro Giuseppe Guarino, secondo cui la politica “zero deficit” dell’Ue non solo è sbagliata, ingiusta e suicida, ma è pure illegale persino per la stessa normativa comunitaria.

«Per giustificare l’illegalità – sostiene “Movisol” – l’Ue ha costantemente usato l’argomentazione dello “stato di necessità”, che secondo Karl Schmitt autorizza a sospendere la Costituzione». In realtà, «lo stato di necessità è dettato dall’imperativo di salvare il sistema oligarchico», e nell’estate 2011 Bruxelles lo ha imposto all’Italia «manipolando il valore dei suoi titoli di Stato: la Bce ha prima lasciato cadere i titoli, ed è intervenuta successivamente ad acquistarli per sostenere il governo Monti». Si ripeterà il giochetto con Letta? Altra domanda: è questo che Draghi ha discusso nella “cena delle trame”? E il suo annuncio al Parlamento Europeo che la Bce è pronta ad un’altra mega-iniezione di liquidità per le banche (Ltro) ha a che fare con questo? Ma soprattutto: Draghi cosa avrebbe chiesto, in cambio, ai suoi illustri commensali? «Il Financial Stability Assessment del Fmi per l’Italia, rilasciato il 27 settembre – conclude “Movisol” – raccomanda l’applicazione del bail-in (prelievo forzoso) per soccorrere le banche italiane. È quanto ha chiesto Draghi? O si è limitato a sollecitare le privatizzazioni, in consueto “stile Britannia”?». Magari lo si potrebbe chiedere a Scalfari, se solo facesse ancora il giornalista.

Fonte: libreidee

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EUROBALILLA

FONTE: ITALIANILIBERI.IT

“La foto dei bambini vestiti da figli di eurolandia! Nient’altro, nient’altro, nessun articolo sull’economia, non mi importa della Bce, dei soldi da prestare o non prestare…

Nella foto: Il presidente della Bce Mario Draghi ha presentato ieri, a Bratislava le nuove banconote da 5 euro, circondato da bambini vestiti con la “divisa” di Eurolandia

..quello che conta è la verità che non viene mai detta: la “Divisa”, l’Impero che costruiscono senza dirlo e che è l’unica cosa che perseguono… ”

Ida Magli
Fonte: http://www.italianiliberi.it/
5.05.2013

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La Bce è pronta a intervenire con nuovi tagli dei tassi ma i Paesi indebitati non devono vanificare gli sforzi fatti

foto Ap/Lapresse

17:45 – Il presidente della Bce Mario Draghi chiede di “mitigare” gli effetti recessivi del risanamento dei conti privilegiando “le riduzioni di spesa pubblica corrente e quelle delle tasse”. Secondo il numero uno dell’Eurotower infatti in Europa “la tassazione è già elevata in qualunque confronto internazionale”. E aggiunge: “Oggi la crescita è più debole nei Paesi nei quali non si sono affrontate fragilità strutturali di cui oggi sentiamo tutto il peso”.

Penalizzati in 20 anni i ceti deboli – In Europa, da quasi “vent’anni è in atto una tendenza alla concentrazione dei redditi delle famiglie che penalizza i più deboli”. E’ quanto afferma il presidente della Bce Mario Draghi secondo cui occorre “una più equa partecipazione ai frutti della ricchezza nazionale” che aumenta “la coesione sociale” e conduce “al successo economico”. Contro la concentrazione dei redditi in atto in Europa e per una “più equa partecipazione ai frutti della produzione della ricchezza nazionale” occorre rimuovere le barriere che limitano le opportunità degli individui, ha detto Draghi. E in questo senso “le riforme strutturali assumono un significato più ampio di quello di mero strumento di crescita”.

Non cancellare gli sforzi fatti – “Le politiche di bilancio devono essere mantenute su sentieri sostenibili”, e “specialmente per i Paesi con livelli di debito pubblico strutturalmente alti, quindi non temporaneamente elevati a causa della crisi attuale, ciò significa non tornare indietro dagli obiettivi già raggiunti”. E’ stato il monito di Mario Draghi.

Pronti a intervenire sui tassi – La Banca centrale europea sta inoltre studiando l’ipotesi di rendere negativi i tassi sui depositi a un giorno fatti dalle banche, anche se “ci sono molte complicazioni e molte conseguenze di cui tenere conto e occorre studiare con attenzione”. Lo ha detto alla Luiss il presidente della Bce aggiungendo che “il consiglio ha deciso di analizzare l’argomento, in modo da essere pronto ad agire se necessario”. Anche su un nuovo taglio dei tassi per contrastare la debolezza dell’economia.

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Draghi: l’euro vivrà, voi morirete (di Maurizio Blondet)

17 aprile 2013 | Autore

15 aprile 2013Di 

 
Nota di Rischio Calcolato: questo post è tratto dalla rivista on-line EffediEffe sito di informazione a cui consigliamo caldamente un abbonamento (50€ spesi benissimo). Come al solito la penna del “Direttore” coglie nel centro il cuore del problema. Buona lettura.
draghi EU euro 550 Draghi: l’euro vivrà, voi morirete (di Maurizio Blondet)
 È una frase che Mario Draghi ha pronunciato durante la conferenza del 4 aprile alla BCE; salvo errori, nessun «grande» media l’ha colta (una sola eccezione in Italia: la tv Class CNBC, che si sta rivelando una delle migliori fonti informative su questi temi). A porgli la domanda è il giornalista del sito Zero Hedge:
«Se, poniamo, la situazione in Grecia o Spagna peggiora ancora, e quei Paesi sono obbligati ad uscire dall’eurozona, esiste un piano per far sì che i mercati non collassino? Esiste una qualche rete di protezione strutturale, specialmente nell’area dei derivati? E la seconda domanda è: cosa accadrebbe della sua Emergency Liquidity Assistance che avete dato a Cipro, circa 10 miliardi di euro, se il Paese lascia l’eurozona?».
Draghi ha risposto:
«Lei sta ponendo domande così ipotetiche che non ho una risposta…beh, posso dare una risposta parziale. Questo tipo di domande sono formulate da gente che sottovaluta di gran lunga quel che l’euro significa per gli europei, per l’euro-area. Essi sottovalutano di molto la quantità di capitale politico che è stato investito nell’euro. È per questo che continuano a chiedere cose come: “Se l’euro si spacca? Se un Paese abbandona l’euro?”… Non è come una porta scorrevole. È una cosa molto importante. È un progetto dell’Unione Europea. Sicché spendete il fiato invano quando continuate a chiedere a gente come me “cosa accadrebbe se…”. Non esiste un piano B».
«In secondo luogo, la BCE ha mostrato la sua determinazione nel combattere ogni rischio di ridenominazione (sic). E l’OMT (il trilione di euro prestato alle banche all’1%, ndr) con le sue precise norme, ed agente entro il suo mandato, esiste appunto a questo scopo. Così rispondo alla sua prima domanda. La seconda domanda era sull’ELA, ma ancora una volta è subordinata a “se Cipro lascia…”. Di nuovo, non abbiamo in mente questo… Nessun piano B».
(Mario Draghi Responds To Zero Hedge: “There Is No Plan B”)
Per una volta, Draghi ha detto la verità, sotto la lingua di legno del tecnocrate. «La gente come me» – ha detto – «ha investito tutte le sue fortune, la sua autorità, carriere e prestigio nella costruzione dell’euro. Se l’euro si spacca, noi persone veramente importanti andiamo a pallino: perdiamo tutto, prestigio, carriere, autorità, soldi e potere. Perciò non ci sarà mai un’uscita dall’euro. Troppo grande è il capitale politico che ci abbiamo investito».
Zero Hedge commenta sarcastico: dunque dato il controllo sui capitali messo in opera a Cipro a tempo indefinito, i Bancomat locali dispensano «capitale politico» invece del capitale reale? È un commento preso dal punto di vista del liberismo totale, che è il pensiero unico americano. Ma mostra che s’è capito bene il proposito di Draghi: eurocrati e banchieri non stanno salvando gli europei, né tanto meno greci, italiani, spagnoli e portoghesi; vogliono salvare l’euro ad ogni costo, e italiani, spagnoli, greci e portoghesi muoiano pure.
«L’euro non è una porta scorrevole», ci ha detto il padrone: «l’euro è la porta della prigione che abbiamo chiuso a tripla mandata; e tanto peggio per voi, carcerati, se morirete di disoccupazione, fame e freddo».
Diciamolo un’altra volta: le istituzioni europee non cercano di proteggere i popoli in questa grande depressione; cercano di proteggere se stesse. Se la soluzione della crisi richiede uno smantellamento dell’euro, la Commissione e la BCE rigettano tale soluzione, perché equivarrebbe al loro suicidio politico. Perciò per scongiurare questo esito, sono pronti a tutto. Anche a rimangiarsi i loro stessi dogmi del liberismo totalitario che dichiarano loro religione, fino a violare le stesse norme che loro si sono dati. Così, addio «libera circolazione di capitali»: a Cipro hanno imposto (con opportuno ritardo: le banche della Germania e di altre nazioni «core» dell’Eurozona hanno portato via i loro soldi dalle banche cipriote prossime a implodere,prima che la crisi bancaria fosse annunciata) il controllo sui capitali. Addio inviolabilità della proprietà privata : a Cipro hanno imposto il prelievo forzoso fino al 40% sui conti correnti, un vero esproprio proletario fatto dai supercapitalisti (1). Si sono rimangiati la promessa di garanzia sui depositi fino a 100 mila euro, e già propongono di fare lo stesso prelievo sui conti correnti italiani, perché tanto, «gli italiani sono più ricchi dei tedeschi: patrimonio di 108 mila euro contro 95.500» (è la voce che manda in giro la BCE, per preparare il prelievo forzoso). Esigono «rigore» e dichiarano di non poter stampare moneta «per statuto», ma creano mille miliardi di euro da dare alle banche all’1%, e senza la minima contropartita, ma non alle imprese. (Il vero “Cyprus Template”)
Ci stanno strangolando, come dimostra la disoccupazione galoppante che raddoppia, accelerando il ritmo, e le migliaia di aziende che chiudono perché non reggono l’euro «forte» nel momento in cui anche la Bank of Japan stampa a perdifiato (la Fed lo sta facendo da tre anni). È per colpa loro, del loro euro, se anche il Fondo Monetario riconosce che «l’economia mondiale crescerà quest’anno del 3,4%, per poi accelerare al 4,1% nel 2014, ma l’Europa cala dello 0,2%» (in realtà molto di più: le previsioni delle tecnocrazie bancarie si sono sempre rivelate ottimiste).
Di fronte alla crisi che s’aggrava, gli eurocrati e i banchieri (e i politici che eleggiamo, loro appendici superflue) hanno una sola soluzione, sempre quella: rinforzare i poteri centrali europei. Eppure si vede ormai ad occhio nudo: più il processo di «integrazione» avanza, peggio la situazione si deteriora. Ma gli eurocrati propongono sempre di aumentare i loro stessi poteri. È il loro potere personale che cercano.
Sono loro che hanno trasformato il popolo italiano in un popolo senza speranza, declinante senza sbocco: «niente porte scorrevoli, niente piano B» per voi: l’euro vivrà, voi morirete. Sono tranquilli, perché ci siamo tenuti il loro delegato, il tecnicamente incompetente ma eurocraticamente ortodossso Mario Monti, che ci terrà nell’euro continuando nello stesso tempo a saccheggiarci col sistema fiscale più letale del mondo. L’industria del mobile (effetto collaterale del collasso dell’edilizia provocato da Monti e dalla banche) ha subito una riduzione dei fatturati dell’ordine del 48% rispetto ai tempi belli; ma Equitalia pretenderà dal settore lo stesso gettito fiscale di prima, provocando altre rovine. I professionisti nel loro insieme, il ceto medio, hanno subito riduzioni dei loro guadagni fra il 15 e il 30%; Befera pretenderà da loro gli stessi montanti tributari, o anche di più. Impoverimento mortale degli onesti, evasione fiscale di sopravvivenza per chi potrà.
Perciò è stato gravissimo l’errore del Movimento 5 Stelle di mantenere Monti al governo, piuttosto che fare un governo con il PD, che avrebbe potuto controllare. Un errore storico che lo condannerà storicamente, a meno che non sia anche quello un progetto, e che il Grillo-Casaleggio non siano effettivamente (come appare) che un ulteriore trucco per deviare la volontà popolare e cullarla di illusioni di liberazione. Il governo Monti (in cui c’è il ministro Barca, «astro nascente del PD» dettato dall’eurocrazia, e pompato dai media) ha cullato le imprese nell’illusione di ottenere 40 miliardi dei debiti arretrati che le Pubbliche Amministrazione hanno verso di loro; pochi giorni e l’illusione è svanita, i burocrati non cacceranno mai un soldo, esigono complicatissime «prove» e «accertamenti» su quel che devono – mentre loro stesse non tengono contabilità precisa sui loro debiti (un colossale falso in bilancio commesso da migliaia di pubblici funzionari) – impossibili.
Svanita questa illusione, Monti ne ha creato un’altra: producendo il Documento di Economia e Finanza (DEF), presentato alla stampa con dieci diapositive come progetto per «la crescita». Ma la stampa non ha detto che il DEF consta di 800 pagine. Ottocento pagine: certo nemmeno Monti le ha lette. Le ha semplicemente commissionate agli alti burocrati – che sono i veri governanti occulti d’Italia, essendo i governi incompetenti – e i nostri burocrati, come gli eurocrati, sono occupati non alla sopravvivenza della società, ma alla loro propria. E sono i più inefficienti e rapaci del mondo occidentale. In quelle 800 pagine hanno inserito tutti gli inghippi, i codicilli, i tranelli per aumentarci le tasse, aggravare gli ostacoli alla produzione e stroncare la nostra competitività con lacci e lacciuoli.
Nascosto nel DEF, si scopre che i conti pubblici hanno «spese non rinviabili per 8 miliardi» (altri 8 miliardi), e che quindi «se sparisce l’Imu ci vorranno interventi triplicati», ossia aumenti ed aumenti di tasse in altri campi. Anche la sanità richiederà un aumento del ticket; ma questo spetterà al nuovo governo. E se il nuovo governo «politico» tarda, le nuove spese si accumulano: altre tassazioni saranno necessarie, altri smantellamenti, altri fallimenti e chiusure di piccole imprese che le amministrazioni pubbliche hanno reso insolventi.
E se poi sarà il governo Bersani o Berlusconi, non sperate di meglio. Sono gli stessi che per un anno e passa hanno sostenuto il governo Monti, hanno votato i suoi colossali esborsi dati all’Europa «per salvare la Grecia» ossia le banche tedesche, hanno approvato tutti i decreti che hanno stroncato la nostra economia reale e salvato i parassiti pubblici, i 2-3 milioni di profittatori delle inefficienze e disonestà del sistema pubblico: un blocco sociale interessato allo status quo marcio, che con le famiglie configura un ben grosso elettorato.
Mi spiace per voi, italiani. Voi che a milioni perderete il lavoro perché avete voluto stare nell’euro «forte»; che vi suiciderete perché Equitalia vi chiede immense cifre che non avete come Imu per seconde case che non vi servono, che non potete permettervi ma che non potete vendere, perché le banche non danno i mutui; mi dispiace per voi che le avete provate tutte per tenere la testa fuori dall’acqua, e adesso non sapete più cosa fare, non avete più speranza; mi spiace per i vostri figli che sono senza lavoro, ma an che senza istruzione, conoscenze e cultura per andare all’estero a cercarlo – perché avete voluto e difeso la scuola «facile e di massa». Mi spiace per voi, soprattutto, perché anch’io oggi dipendo da voi, la mia pensione viene pagata dai giornalisti che sono al lavoro – e che vengono licenziati ormai a vagonate.
Mi spiace per voi, perché il vostro destino è razzolare nella spazzatura, essere rapinato dai cocainomani senza soldi nelle strade che costituiranno bande armate, e taglieggiati dagli statali, parastatali, regionali e provinciali che – loro – il loro stipendio lo vogliono tutto.
Ma da un punto di vista oggettivo e spassionato, voi meritate di finire così. Perché in maggioranza schiacciante, vi siete occupati solo di calcio. Non di economia, «perché è difficile», né di politica, «perché tanto fanno quello che vogliono». Vi siete rincoglioniti davanti alle tv intrattenimento, alle slot machines e ai vide-porno. Perché non avete studiato né lingue né mestieri reali, perché tanto «il benessere» era assicurato come tutti «i diritti» che vi dicevano di avere. Perché non avete capito come cambiava il mondo. Perché non esiste un popolo più provinciale, più abbandonato agli impulsi di pancia, più imperioso nel volerli soddisfatti subito e tutti, più ottusamente aggrappato ai propri interessi più corti e di breve respiro, più litigioso e incapace di unirsi di voi; incapace di scegliersi comandanti fra i migliori; più incivile e passatista ed arretrato culturalmente, più spregiante dell’intelligenza così rara fra voi; mai visto un popolo che espelle all’estero centinaia di migliaia di suoi giovani, i migliori, perché «troppo qualificati» per noi; mai visto un popolo più beotamente prono ad adorare gli idoli sbagliati, che vi venivano proposti all’adorazione di volta in vola. Un popolo così, non merita di vivere.
Vi è piaciuto Ciampi. Avete venerato Veronesi, Saviano; avete deriso «i complottisti» che vi dicevano la verità, perché «il tg non lo dice». Avete emarginato e odiato chi vi metteva sull’avviso, «uccelli di malaugurio», «da toccarsi i coglioni» – mentre adoravate l’Ottimista, il Facilone, il Facilista.
Se siete di sinistra, avete fatto di tutto per stroncare Renzi («infiltrato di destra») (2) e preferito Bersani, ed ora sperate in Barca, perché è «un compagno» (un compagno che vi terrà dentro l’euro, la prigione dei popoli). Avete avuto gran rispetto di Monti. Avete voluto credere che il nemico interno è l’Evasore Fiscale anziché il Parassita Sociale, ancorché siate nel Paese che l’amministrazione pubblica tassa come gli stati scandinavi, ma dandovi servizi come gli africani.

Il vero prelievo
Statistiche ufficiali. Il vero prelievo fiscale, come ammette anche Monti, supera il 52% 

E avete gran rispetto e considerazione anche di Draghi. Draghi vi ucciderà farà del vostro Paese un deserto di industrie, e le industrie che muoiono non torneranno più nemmeno quando tornerete alla lira per disperazione e necessità.

È terribile quel che vi accade e vi accadrà, perché anch’io sono uno di voi. Ma sul piano oggettivo, avete quello che meritate. Che avete scelto. Che avete voluto.

draghi EU euro Draghi: l’euro vivrà, voi morirete (di Maurizio Blondet)
1) La rovina di Cipro è freddamente pianificata dal documento della Commissione Europea. «…L’attività economica sarà negativamente influenzata dalla ristrutturazione immediata del settore bancario, che avrà impatto sul credito, date anche le misure di consolidamento di bilancio. Le restrizioni temporanee richieste per garantire la stabilità finanziaria danneggeranno gli afflussi di capitale internazionale e ridurranno i volumi d’affari delle imprese, sia quelle orientate al mercato interno che quelle che operano sul mercato internazionale…una perdita di ricchezza, che ridurrà il consumo privato e gli investimenti produttivi. Ciò, unito alle misure fiscali in corso e quelle progettate, provocheranno una acuta caduta della domanda interna. E poco sollievo si può aspettare dall’export, date le incerte condizioni estere e il settore finanziario in drastica riduzione». Queste frasi si applicano alla perfezione all’Italia, ed indicano il programma che lorsignori preparano alle popolazioni europee in generale. E infatti noi stiamo già subendo lo stesso progetto che hanno imposto a Cipro. (Assessment of the public debt sustainability of Cyprus – Zero Hedge)
2) Qualunque cosa si pensi di Renzi, il “popolo di sinistra” gli s’è mobilitato contro d’un solo blocco come a un «deviazionista di destra», facendo di tutto per bloccare quella che i militanti chiamavano «l’infiltrazione di destra nelle nostre primarie». Questo tipo di linguaggio – l’ho sentito con le mie orecchie in dibattiti pubblici e radiofonici – è ancora di tipo sovietico. Nell’Urss dei bei tempi, avrebbe portato allo «smascheramento» del deviazionista di destra e alla sua liquidazione col classico colpo alla nuca alla Lubianka, seguito da una «purga del Partito» per disinfestarlo dagli «infiltrati di destra» , spediti ia vagoni interi –fra gli applausi sinceri del popolo sovietico – a ripopolaree il Gulag. Nella situazione italiana, porta la sinistra a tagliarsi da sola le possibilità di governo, scegliendo Bersani, Barca o Vendola e tenendo a distanza un elettorato più ampio. Serve a rifiutare l’alleanza di gfoverno d’emergenza «con Berlusconi»,e a tentare ostinatamente di governare con il Movimento 65 Stelle, creduto erroneamente, da certe caretterirtische superficiali, «una costola della sinistra». Appena però questi avessero la maggioranza, ricomincerebbero le epurazioni.

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I dieci saggi tra golpe Bilderberg e rivoluzione democratica

del Prof. Claudio Moffa

Che quello di Napolitano sia un mezzo golpe, un bis di quello che rovesciò Berlusconi nel novembre 2011, è credibile, anzi evidente: al di là del pasticcio del mezzo incarico a Bersani, l’affidare a 10 cosiddetti saggi la soluzione dello stallo parlamentare è una forzatura che punta ad ingabbiare la crisi entro i binari ristretti delle persone scelte per l’operazione:  5 o 6 esponenti targabili centrosinistra, e/o magistratura cosiddetta progressista, poteri bancari, establishment ufficiale. Nessun 5stelle, un solo Leghista e un piddiellino di nome Quagliarello, quello che pretende “più Europa” e non “più Italia” per uscire dalla crisi. Non c’è neanche, a mo’ di pendant più meno fittizio del piattino di re Giorgio, un sindacalista, un esponente dell’associazionismo dei consumatori, una qualche voce alternativa capace di parlare alla pancia del “Popolo sovrano”. Saggi a cui verrebbe affidata la designazione del nuovo ‘incaricato’, a loro immagine e somiglianza, finalizzata a una riedizione del governo Monti, con o senza Monti, facendo leva su quella sinistra e destra finanziarie che albergano sia nel PD che nel PDL. Ma …

Ma il golpe potrebbe trasformarsi anche nel suo contrario: in assenza di governo si torna alla centralità del Parlamento, arena possibile per cominciare veramente ad affrontare i problemi dell’Italia giocando a carte scoperte. Fuori i veri programmi ora, senza l’alibi della necessità di nuove elezioni per tornare a promettere l’abolizione dell’IMU che giusto ieri o l’altro ieri, in un talk show Gasparri ha svelato essere stata una falsa promessa elettorale.

A occhio e croce verranno fuori tre cose: primo, nel centrodestra e centrosinistra tradizionali, costretti a confrontarsi in aula su progetti concreti emergerà con più forza e più apertamente l’ala ‘finanziaria’ e ‘eurodogmatica’: una trasversalità meno compressa dai rispettivi vertici, più ‘libera’ di trescare assieme.

Secondo, verrà fuori la confusione dei e nei partiti: per esempio nel Pdl. E’ convincente l’editoriale de Il Giornale di Pasqua (la tesi del golpe, appunto), ma Sallusti a un certo punto scrive che Renzi è “avversario ben più ostico per il centrodestra”. Vero? Ma come mai allora è stata nominata  coordinatrice dell’organizzazione – in probabile concorrenza-alternativa sia ad Alfano sia al ‘congelato’ Sandro Bondi – proprio la Santanché, che durante le primarie PD tifava Renzi, in nome di un tragicomico ‘anticomunismo’ che aveva per obbiettivo il pericolosissimo bolscevico Bersani?  Che Sallusti menta o sbagli, bisogna vedere a ‘quale’ centrodestra si rivolge la sua battuta: quello dello “spirito del 94” quello opposto modello Abruzzo del banchiere Tancredi, il cui rinvio a giudizio per corruzione guarda caso non è citato nella inchiesta ‘regione per regione’ de l’Espresso  in edicola, o quello ‘elettorale’ di Berlusconi, lotta dura senza paura.

Infine è probabile un’ulteriore ascesa di Beppe Grillo. 5 stelle presenterà le proposte più radicali per uscire dalla crisi e su queste dovranno  confrontarsi gli altri partiti. Quanto poi durerà questo confronto in aula senza la formazione di un governo ‘vero’, che non sia quello Monti,  è da vedersi: è chiaro che re Giorgio  vede solo come un incidente di percorso la linea Grillo di dar la parola ai rappresentanti del popolo italiano. Forse aspetta solo che venga eletto il nuovo Presidente: i 10 saggi sono stati scelti probabilmente anche e soprattutto con questo obbiettivo, e c’è solo da sperare che i loro ‘consigli’ – Napolitano bis? D’Amato, il privatizzatore dell’industria di Stato nel 1992? Monti? O chi altro? – non trovino mai la maggioranza. Per l’Italia comincerebbero altri 7 anni di incubi, magari con una nuova guerra ‘legittima’ a cui partecipare. Come quella di Libia, che il Presidente sponsorizzo’ dall’inizio alla fine, la fine della guerra e la fine di Gheddafi, legittimamente linciato dai ‘liberatori’ della Jamahirya.

Fonte: Arianna Editrice [scheda fonte]

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4 aprile 2013 | Autore

Dopo aver denunciato la truffa della proprietà monetaria con Marco della Luna in “Euroschiavi” nel 2006, dopo aver descritto la truffa della rarefazione monetaria pilotata in “Euflazione” nel 2009, nel 2011 ho iniziato a dedicarmi in qualità di presidente della FedercontribuentiFVG a valutare per i nostri associati i tassi d’interesse applicati dagli Istituti di credito.
Incredibile ma vero, quasi tutti i conti correnti ed i mutui erano, e tuttora lo sono, usurari, e quando il conto è usurario è accompagnato sempre dal reato di riciclaggio e spesso del reato di estorsione.
Quando un istituto di credito fa’ usura, la legge parla di Usura aggravata e raddoppia la pena fino ai 10 ani di galera, mentre il popolo la chiama usura bianca, per differenziarla dalla usura nera che si faceva per strada con la lupara, tanti anni fa. Mafia nera e mafia bianca.
Ora la lupara si chiama Tasso d’interesse, si chiama Equitalia, si chiama Monti.
Ora la mafia si chiama Monte dei Paschi di Siena, Banca d’Italia, BCE, Draghi, Barroso, Merkel, Fondo salvastati, Fondo monetario Internazionale.
Quando rilevavamo l’usura, depositavamo denuncia-querela alla Procura (è obbligatorio, l’Usura è un atto perseguito d’ufficio); il P.M. interpellava la Guardia di Finanza che stilava puntualmente una perizia che finora ha sempre confermato l’Usura e identificato i colpevoli confermando il dolo; poi il P.M. chiedeva l’archiviazione con nostro immenso stupore, e infine noi facevamo ricorso al GIP sperando che la causa non venisse archiviata. E in tanto ci mettevamo in attesa, e siamo ancora che aspettiamo; siamo in Italia. Mai che un direttore di filiale venga condannato per usura aggravata; è sempre colpa del computer che si potrebbe anche mettere in galera, ma con poca soddisfazione dei milioni di vittime d’usura che ci vorrebbero vedere i vertici di Bankitalia che invece di fare da garante stà a guardare.
Anzi, manda in giro circolari che invitano all’errore, creando così l’alibi al povero direttore di filiale che tranquillamente ti applica il 300% (dati reali) di interesse senza finire dentro.
Almeno Fantozzi dopo la terza promozione a direttore megagalattico finiva dentro; da noi no, i vari Passera, Befera etc prendono stipendi da paura e stan li felici e contenti continuando a incassare per se stessi e per il padrone. Bau bau.
Ma quello di cui vorrei parlare qui è un altro argomento: il dubbio che mi è venuto riguardo ai misteriosi criteri che vengono seguiti per stabilire i tassi soglia, ovvero il limite dei tassi che i banchieri possono applicare per non beccarsi dai 2 ai 10 anni di galera. Perché tale tasso cambia ogni 3 mesi? Con che criterio? E quando cambia, chi ne trae vantaggio?
L’idea che ci siamo fatti in questi due anni di analisi dei conti bancari è che il tasso soglia viene tenuto il più alto possibile per mungere i clienti senza farli saltare subito, ovvero di “garrotarli” al più lungo possibile per poi farli morire come dei topi di fogna quando ormai non hanno più nulla da dare. Nulla di virtuoso nelle decisioni del Gotha della finanza, dei vari Draghi, Trichet o chi altro di invisibile che siede ai vertici: mera criminale speculazione alle spalle del cittadino che non sa, e crede che chi decide di volta in volta i tassi lo faccia per onorare dei misteriosi ma certamente virtuosi calcoli matematici che obbligano a prendere decisioni “dure ma sane per il futuro dell’economia”.
Perchè la logica vorrebbe invece che i soldi vengono imprestati al tasso più vantaggioso per il cittadino, ovvero al dallo zero al – 3% (leggi meno 3 %) alle aziende che adesso sono in difficoltà visto che creare denaro non costa nulla, non è garantito da nulla, e ce nè troppo poco in giro. Il Sign. Rossi invece pensa: “se il tasso è al 16% un motivo ci sarà pure; eppoi le banche non possono mica imprestare i soldi gratis! ” E anche noi crediamo chissà che calcoli complicati ci stanno dietro a quel numeretto con due decimali che ogni trimestre decide quanto bisogna dare alle banche per un servizio ridicolo e senza rischio.
Ma oltre il danno c’è la beffa; il mantenere alti i tassi di prestito vengono giustificati col ridicolo motivo che aumentare i tassi di interesse è fondamentale, altrimenti si crea inflazione; lo si fa insomma per aiutare l’economia. Ma non si specifica che l’unica economia che si aiuta è quella delle banche, perchè se aumento i costi di un’azienda alzando il tasso degli interessi del denaro che all’azienda serve per operare, l’azienda per sopravvivere deve alzare i prezzi finali al cliente, ed è cosi che si crea l’aumento di prezzi e l’inflazione; in questo caso inflazione da rarefazione monetaria, ben diversa dall’inflazione di eccesso di valuta avvenuta in Germania nel lontano 1929.
Ma veniamo ai numeri: il 1° trimestre 2009 il tasso soglia era del 13.68% mentre il 2° trimestre 2009 era del 12,93% mentre nel 4° trimestre 2012 il tasso soglia di usura è arrivato al 16,38% grazie all’illuminato intervento del Bildenber Monti. Cos’è cambiato di così radicale nell’economia da giustificare tali enormi cambiamenti? Niente; da allora vi è solo un inesorabile invariato peggioramento dell’economia. Perchè non avere il tasso soglia all’1,1%, visto che Draghi ha creato 1.000 miliardi dal nulla dandoli all’1% alle banche? Lo 0,1% su tutta la massa monetaria per far poco e niente senza rischi mi sembra anche troppo! Come vedremo qui sotto si tratta di 7 miliardi l’anno!!
Ora facciamo un bel calcolo: se il denaro circolante valutato come liquidità secondaria o M2 si aggira sui 7.000 miliardi, l’utile del cartello bancario che ha prestato tali soldi (non dimentichiamo che TUTTI i soldi sono prestati dalle banche che li creano dal nulla senza garanzie né rischi) con l’interesse annuo del 16,38% incassato trimestralmente (il che fa aumentare il tasso annuo portandolo più o meno al 17,00% annuo) corrisponde ad un utile annuo per le banche di 1.190 miliardi. Tale utile che supera la metà del PIL è congruo con il servizio reso dal sistema bancario attuale, visto che il costo di un buon software bancario è di meno di un milionesimo di tale cifra, che il costo per la creazione del denaro elettronico è zero, i rischi zero e la gestione dei conti bancari bassissima?
Direi assolutamente di no.
E allora, visto che 700 miliardi è il costo del baraccone statale compresa la Fornero che và a prendersi le ciabatte con 15 auto blu e le guardie del corpo di cui si deve circondare Monti per evitare di prendersi 58 milioni di sberle dal popolo incazzato, perché non ci creiamo e gestiamo il denaro da soli?
E poi: a che cazzo servono i tassi soglia, se TUTTI gli istituti di credito li superano regolarmente, tanto sono coperti dall’ordine di squadra alle Procure che archiviano in barba alla legge; una legge che dovrebbe tutelare il Cittadino quando trova il coraggio di sporgere denuncia, e attende sperando in una giustizia che invece protegge solo le banche?
Capisco che anche i PM hanno il mutuo sulla casa e non vogliono mettersi contro le banche, ma certe cose è bene che si sappiano.
Inoltre, non eravamo in crisi, e il Governo doveva far di tutto per aiutare le aziende in difficoltà? Aumentando i tassi dal 12,93% al 16,38% %, chi ha aiutato secondo voi, le Aziende o le banche?
Quel noiosissimo Monti, quel golpista che ha la brillante idea di aprire una pagina in facebook per beccarsi 2 milioni di “vaffanculo”, quel sicario della Goldman Sachs, con che coraggio ci spiega nel suo ottimo quanto inutile inglese che aumentare il furto delle banche del 4% aiuta le aziende in difficoltà?
Ma veniamo ai motivi dichiarati per cui Bankitalia, al 95,4% posseduta dalle banche contro il proprio statuto, manda trimestralmente (all. 3) i “comunicati stampa” in cui con fare pomposo definisce per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze i “tassi effettivi globali medi” e quindi i “tassi soglia” decisi per il trimestre entrante.
Le regole le stabilisce il Ministero dell’Economia e delle Finanze nella “nota metodologica al decreto del 24 dicembre 2009″.
Cito il testo: “La rilevazione dei dati per ciascuna categoria riguarda le medie aritmetiche dei tassi praticati sulle operazioni censite nel trimestre di riferimento. Essa è condotta per classi di importo; non sono incluse nella rilevazione alcune fattispecie di operazioni condotte a tassi che non riflettono le condizioni del mercato (ad es. operazioni a tassi agevolati in virtù di provvedimenti legislativi). Per le operazioni di “credito personale”, “credito finalizzato”, “leasing”, “mutuo”, “altri finanziamenti” e “prestiti contro cessione del quinto dello stipendio e della pensione” i tassi rilevati si riferiscono ai rapporti di finanziamento accesi nel trimestre; per esse è adottato un indicatore del costo del credito analogo al TAEG definito dalla normativa comunitaria sul credito al consumo. Per le “aperture di credito in conto corrente”, gli “scoperti senza affidamento”, il “credito revolving e con utilizzo di carte di credito”, gli “anticipi su crediti e sconto di portafoglio commerciale” e le operazioni di “factoring” – i cui tassi sono continuamente sottoposti a revisione – vengono rilevati i tassi praticati per tutte le operazioni in essere nel trimestre, computati sulla base dell’effettivo utilizzo. La rilevazione interessa l’intero sistema bancario e il complesso degli intermediari finanziari iscritti nell’elenco previsto dall’articolo 107 del Testo unico bancario. I dati relativi agli intermediari finanziari iscritti nell’elenco di cui all’articolo 106 del medesimo testo unico sono stimati sulla base di una rilevazione campionaria. Nella costruzione del campione si tiene conto delle variazioni intervenute nell’universo di riferimento rispetto alla precedente rilevazione. La scelta degli intermediari presenti nel campione avviene per estrazione casuale e riflette la distribuzione per area geografica. Mediante opportune tecniche di stratificazione dei dati, il numero di operazioni rilevate viene esteso all’intero universo attraverso l’utilizzo di coefficienti di espansione, calcolati come rapporto tra la numerosità degli strati nell’universo e quella degli strati del campione. La Banca d’Italia procede ad aggregazioni tra dati omogenei al fine di agevolare la consultazione e l’utilizzo della rilevazione. Le categorie di finanziamento sono definite considerando l’omogeneità delle operazioni evidenziata dalle forme tecniche adottate e dal livello dei tassi di mercato rilevati. La tabella – che è stata definita sentita la Banca d’Italia – è composta da 24 tassi che fanno riferimento alle predette categorie di operazioni.
Le classi di importo riportate nella tabella sono aggregate sulla base della distribuzione delle operazioni tra le diverse classi presenti nella rilevazione statistica; lo scostamento dei tassi aggregati rispetto al dato segnalato per ciascuna classe di importo è contenuto:.:”
Ho letto più volte il testo per capirci qualcosa, ma ciò che intendono è che raccolgono i dati dalle banche in giro per l’italia, fanno una media, e quello è il tasso soglia che non si deve superare altrimenti c’è usura.
Ma se i tassi praticati erano a usura il trimestre precedente e tu prendi quelli per fare il limite di quelli del trimestre dopo, chiaramente anche quelli saranno ad usura. Ed anche quelli, in barba alla legge, verranno sistematicamente superati dalle banche, anche perchè i Cittadini non sanno leggere quei fogli misteriosi e criptici che la banca gli manda a casa in continuazione e non possono quindi protestare.
Insomma, Bankitalia legalizza tali tassi di usura applicati il trimestre precedente rendendoli legali per il trimestre successivo. Ecco il criterio geniale per metterci a 90 gradi con un bel barattolone di vasellina sopraffina che si chiama Sole 24 ore, Bocconi, TG1.
Volete una legge simpatica che ci farebbe risparmiare 1.190 miliardi all’anno? Portiamo il tasso soglia al 2% e tassiamo gli utili della banche al 90%.
Questo si dice ragionare; le manovrine da 20 miliardi son bazzecole.
Certamente il buon Monti & co è più bravo dello sceriffo di Nottingham a recuperare i soldi per il padrone che lo comanda. Speriamo che Robin Hood non tardi a venire per rimettere le cosa a posto.

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Eurocrazia: tagliare la testa al mostro

«L’euro non è una porta scorrevole»: sono parole di Mario Draghi, pronunciate nel corso delle conferenza della Banca Centrale Europea lo scorso 4 aprile, in risposta a una domanda di un giornalista del sito Zero Hedge riguardo la possibile uscita della Grecia e della Spagna dall’Euro in caso di peggioramento della situazione economica.

Il dato che emerge è sempre il solito, ma pare che non ci si rifletta a sufficienza, visto che tale dichiarazione non è che sia stata poi ripresa e commentata come avrebbe invece meritato. Gli eurocrati non hanno alcuna intenzione neanche di ammettere, almeno ufficialmente, la possibilità di uscita dall’Euro da parte dei Paesi che volessero – o fossero costretti a – farlo. Naturalmente invece a tale eventualità si sta pensando, eccome, e neanche poi troppo lontano da microfoni e taccuini. Come stiamo riportando quotidianamente qui sul giornale. Certo non è la BCE a farlo.

Allo stesso tempo, però, bisogna cogliere una ulteriore tendenza generale (oltre a quella dello spostamento sistematico di ricchezza dai cittadini alle Banche), che descrive Maurizio Blondet come meglio non si potrebbe:

“Di fronte alla crisi che s’aggrava, gli eurocrati e i banchieri (e i politici che eleggiamo, loro appendici superflue) hanno una sola soluzione, sempre quella: rinforzare i poteri centrali europei. Eppure si vede ormai ad occhio nudo: più il processo di «integrazione» avanza, peggio la situazione si deteriora. Ma gli eurocrati propongono sempre di aumentare i loro stessi poteri. È il loro potere personale che cercano.

L’imperativo assoluto che vogliono mantenere è quello di auto assicurarsi la sopravvivenza, a discapito di tutto il resto:

“Le istituzioni europee non cercano di proteggere i popoli in questa grande depressione; cercano di proteggere se stesse. Se la soluzione della crisi richiede uno smantellamento dell’euro, la Commissione e la BCE rigettano tale soluzione, perché equivarrebbe al loro suicidio politico. Perciò per scongiurare questo esito, sono pronti a tutto. Anche a rimangiarsi i loro stessi dogmi del liberismo totalitario che dichiarano loro religione, fino a violare le stesse norme che loro si sono dati. Così, addio «libera circolazione di capitali»: a Cipro hanno imposto (con opportuno ritardo: le banche della Germania e di altre nazioni «core» dell’Eurozona hanno portato via i loro soldi dalle banche cipriote prossime a implodere, prima che la crisi bancaria fosse annunciata) il controllo sui capitali. Addio inviolabilità della proprietà privata: a Cipro hanno imposto il prelievo forzoso fino al 40% sui conti correnti, un vero esproprio proletario fatto dai supercapitalisti. Si sono rimangiati la promessa di garanzia sui depositi fino a 100 mila euro, e già propongono di fare lo stesso prelievo sui conti correnti italiani, perché tanto, «gli italiani sono più ricchi dei tedeschi: patrimonio di 108 mila euro contro 95.500» (è la voce che manda in giro la BCE, per preparare il prelievo forzoso). Esigono «rigore» e dichiarano di non poter stampare moneta «per statuto», ma creano mille miliardi di euro da dare alle banche all’1%, e senza la minima contropartita, ma non alle imprese.

È il motivo principale per il quale ribadiamo da anni che al momento, in merito alle “priorità” politiche non solo del nostro Paese, ma di tutti quelli assoggettati ai poteri forti dell’Europa, quella non solo più importante, ma addirittura dirimente su tutto il resto, sia quella di farla finita con questi strozzini legalizzati. Anche le battaglie interne più sentite in Italia, come quella sul lavoro, come i problemi della Cig e dell’abbassamento delle tasse, sono irrilevanti, se non si taglia la testa al mostro.

Perché nessuna misura, nessun incentivo, nessuna operazione di riequilibratura dei conti e delle spese pubbliche, ancorché fatta nel migliore dei modi (il che, vista la classe politica che abbiamo, è comunque un miraggio) può avere successo se a monte ci sono delle imposizioni così grandi, e così vessatorie, da rendere vano qualsiasi tentativo di arginamento a valle.

“Ci stanno strangolando, come dimostra la disoccupazione galoppante che raddoppia, accelerando il ritmo, e le migliaia di aziende che chiudono perché non reggono l’euro «forte» nel momento in cui anche la Bank of Japan stampa a perdifiato (la Fed lo sta facendo da tre anni). È per colpa loro, del loro euro, se anche il Fondo Monetario riconosce che «l’economia mondiale crescerà quest’anno del 3,4%, per poi accelerare al 4,1% nel 2014, ma l’Europa cala dello 0,2%» (in realtà molto di più: le previsioni delle tecnocrazie bancarie si sono sempre rivelate ottimiste).

Il peggio che potrebbe accadere, purtroppo, è quello che sta puntualmente accadendo, e cioè che oltre a un governo che tarda ad arrivare, e che comunque non sarà in grado di ingaggiare una battaglia del genere con l’Europa, potremmo trovarci un Presidente della Repubblica facente parte, direttamente o indirettamente, della cabina di regia europea che dovremmo invece abbattere.

http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2013/4/17/eurocrazia-tagliare-la-testa-al-mostro.html

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Lobby internazionali e interessi “locali”, i soliti noti dietro alla corsa per il Colle

Di Costanza Iotti

Poteri forti e poteri deboli dietro la corsa per il Quirinale. Già perché per ogni nome proposto c’è una storia. E una lobby che si muove a sostegno della candidatura alla massima carica dello Stato: finanza internazionale, politica, imprese, massoneria, clero, schieramenti di sinistra e di destra spostano le proprie pedine in Parlamento con l’obiettivo di avere i numeri per conquistare la poltrona del Presidente della Repubblica. Tutte le candidature hanno però in comune l’appartenenza ad un sistema politico-economico che da quarant’anni domina l’Italia.

PRODI E IL SOTTILE FILO DI GOLDMAN SACHS. Il Romano Prodi che piacerebbe al segretario Pd, Pierluigi Bersani e che ha dalla sua gli effetti benefici sul pil dei suoi brevi governi, porta con sé il sostegno indiretto dell’Unione europea. Come pure quello della finanza internazionale dal momento che l’ex presidente dell’Iri, che ha dato il via alla stagione delle privatizzazioni, è stato consulente della banca d’affari americana Goldman Sachs dal 1990 al 1993 e dopo il 1997. Negli anni Prodi ha costruito una solida amicizia con il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ex vicepresidente della stessa Goldman dopo che, nel 1991, era stato Direttore del Tesoro a Roma, prima di diventare presidente del Comitato privatizzazioni e, poi, numero uno di Bankitalia. E naturalmente con il premier uscente Mario Monti, anche lui ex consulente di Goldman tra il 2005 e il 2011. Un filo, quello della banca Usa, che chiama in causa anche il presidente di Impregilo, Claudio Costamagna, che è marito di quella Linda nella lista dei finanziatori dell’ultima campagna elettorale di Prodi e che in Goldman è entrato nel 1988 come responsabile dell’investment banking italiano per uscirne nel 2006 come presidente dello stesso settore per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa. Si arriva così dritti all’affare del panfilo Britannia, sul quale il 2 giugno del 1992, all’ormeggio di Civitavecchia, si consumò la svendita del comparto produttivo italiano alla presenza di Draghi e con il sostegno, appunto, della finanza angloamericana. Una vicenda su cui si sprecarono fiumi d’inchiostro in interrogazioni parlamentari e che diede il là ai governi tecnici come quelli di Ciampi e Amato.

AMATO TRA LA FINANZA MITTELEUROPEA E SIENA. Proprio Giuliano Amato, detto Mr 31mila euro, che oggi lancia il prelievo di solidarietà sulle pensioni più alte, ma che gli italiani ricordano piuttosto per il prelievo forzoso del 1992 pari al 6 per mille dai conti correnti bancari giustificato da un “interesse di straordinario rilievo” in relazione a “una situazione di drammatica emergenza della finanza pubblica”, è in corsa per il Colle. Forte anche lui di un appoggio della finanza che conta grazie ai legami con i cugini francesi e al lavoro da consulente svolto per conto di Deutsche Bank dal 2010 con l’obiettivo di supportare la banca tedesca in Europa, principalmente in Italia, fornendo “un focus sugli scenari politici e macro economici di rilievo, monitorando gli interventi governativi e normativi e sostenendo i clienti già esistenti e quelli potenziali”, come spiegò l’istituto all’epoca della nomina. Ma il dottor Sottile è più orientato alle trame nazionali: nominato deputato nel collegio di Grosseto e con un passato vicino a Bettino Craxi, Amato, secondo molti avrebbe aiutato Carlo De Benedetti a mettere le mani sulla rete telefonica ferroviaria, ma soprattutto è stato tra i padrini politici della nomina dell’ex numero uno del Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari, alla guida della Fondazione prima e della banca poi. E da sempre è sostenuto dalla finanza rossa.

LE “MERCHANT BANK” DI D’ALEMA E LETTA. Come del resto lo stesso Massimo D’Alema, la cui esperienza da premier ben descrisse il giurista Guido Rossi sottolineando che “a palazzo Chigi c’è l’unica merchant bank dove non si parla inglese”. Erano i tempi in cui D’Alema, nel febbraio 1999, a Borsa aperta, dava la sua benedizione all’imminente scalata ostile di Roberto Colaninno a Telecom Italia. Un’operazione che il direttore generale del Tesoro, Mario Draghi, avrebbe potuto stoppare, ma viene bloccato da un ordine scritto D’Alema come ricorda il Corriere della Sera del 21 febbraio 2005. Poi sono arrivati i giorni della Unipol di Giovanni Consorte, cui D’Alema consiglia vivamente attenzione sulle comunicazioni. Quelli in cui la compagnia assicurativa rossa puntava alla Banca Nazionale del Lavoro resi celebri dalla telefonata in cui l’attuale sindaco di Torino, Piero Fassino chiedeva a Consorte: “Abbiamo una banca?”.

La fotografia della Merchant bank di palazzo Chigi fu così felice che venne poi ripresa quando, nel 2005, premier Silvio Berlusconi, per gli affari bisogna passare per Gianni Letta, altro candidato al Colle e altro consulente di Goldman Sachs con compiti di “consulenza strategica per le opportunità di sviluppo degli affari, con focus particolare sull’Italia”, ma figlio del Polo delle Libertà. Oltre che, su nomina dell’emerito Benedetto XVI, Gentiluomo di Sua Santità. Nel 1984 il presidente Italstat Ettore Bernabei lo chiamò in causa a proposito dei fondi neri Iri davanti al giudice Gherardo Colombo. Poi a Milano nel ’93 confessò all’allora pm Antonio Di Pietro di aver versato una mazzetta di 70 milioni al segretario Psdi Antonio Cariglia nel 1989, reato poi coperto da amnistia. Di recente, poi, è stato tirato in ballo da Luigi Bisignani, il faccendiere al centro dello scandalo P4, con cui ammette di intrattenere ”rapporti di amicizia che io gestisco in modo istituzionale e corretto come ogni altro”. Un caso fortuito che nella stessa rete di amici ci fossero anche l’Opus Dei, l’Eni e i ministri, la Rai e i giornali, le Ferrovie e i Servizi segreti.

LE MANI DI MARINI NELLA CROSTATA. Insomma, meglio forse l’ipotesi lanciata da Marco Pannella dell’ex sindacalista Franco Marini, che, pur essendo uomo di sinistra, ha sempre mantenuto buoni rapporti con il Cavaliere. Punto di riferimento del Pd in Abruzzo, Marini ha dimostrato di avere le doti del pacificatore evitando una faida interna al partito sulla scia dello scandalo sulla sanità abruzzese con focus sull’ex governatore Ottaviano Del Turco. Sostenitore, nel 2006, dell’inutilità di una commissione d’inchiesta sui fatti del G8 di Genova al grido di: “Vedrei bene che questo problema venisse chiuso. Le polemiche non fanno bene al Paese”, anche se di lui si ricordano fatti più antichi. Come l’inchiesta del 1995 sull’ipotesi di concussione per un episodio del 1992 legato alla Sme, che avrebbe visto l’allora ministro del Lavoro del governo Andreotti attivarsi per far ottenere alla finanziaria dell’Iri gli ammortizzatori sociali richiesti a patto che la Sme comprasse della pubblicità sul settimanale il Sabato vicino al “suo” Partito Popolare.

Lui si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, ma non è stato possibile verificarlo visto che l’inchiesta si è arenata sul nascere con il no della Camera all’autorizzazione a procedere. E’ invece del 1997 la partecipazione alla firma del cosiddetto patto della crostata tra D’Alema, Berlusconi e Fini in casa Letta. Mentre risale all’estate del 1998 la proposta che l’ex Presidente del Senato, all’epoca segretario dei Popolari, lanciò dal palco della Festa dell’Unità: “Penso che sia maturo un intervento specifico per la depenalizzazione del reato di finanziamento illecito ai partiti. Bisogna parlarne nelle prossime settimane e trovare una soluzione”, disse annunciando un’iniziativa ad hoc targata Ppi. La figura resta comunque fuori dai giochi della finanza, con l’appoggio della sinistra, ma anche quella del sindacato e potrebbe piacere anche ai moderati cattolici visti i trascorsi tra le fila della Democrazia Cristiana, delle Acli e di Azione Cattolica, prima di approdare alla Cisl. Ma che ha già raggiunto l’età di ottant’anni.

LE QUOTE ROSA ALLA FINESTRA. Magari come vorrebbe il leghista Roberto Maroni una donna: la pd Anna Finocchiaro, il cui marito è stato coinvolto in un’inchiesta per l’assegnazione di un appalto pubblico senza gara. O il ministro dell’interno uscente, Anna Maria Cancellieri, il cui figlio, Piergiorgio Peluso, ha guidato la Fondiaria Sai dei Ligresti intascando il compenso record, buonuscita inclusa, di 5,01 milioni di euro, prima di diventare direttore finanziario di Telecom Italia, società controllata dalle principali banche del Paese. O la superfavorita Emma Bonino, la cui nomina a Commissario Ue nel 1995 avvenne grazie al sostegno del primo governo Berlusconi e che ora trova il supporto, tra gli altri, dell’ex ministro Mara Carfagna. Anche lei bocconiana, ma laureata in lingue e non proprio allineata alle posizioni dei cattolici, sconta la posizione radicale in tema di amnistia.

Fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/09/lobby-internazionali-e-interessi-locali-soliti-noti-dietro-alla-corsa-per-colle/555797/

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Quirinale 2013, anche Scelta civica punta sul nome di Giuliano Amato. Ma c’è il timore che venga bruciato (FOTO)

Martina Cecchi de’Rossi, L’Huffington Post  |  Pubblicato: 16/04/2013 19:10

Giuliano Amato
Appoggio alla scelta d’intesa, per avere un Presidente della Repubblica già nei primi scrutini di giovedì e puntare dritto al Governo del Presidente restando così in gioco, e in vita. Linea che Mario Monti ha indicato ieri a Pier Luigi Bersani e che oggi Scelta civica ha voluto chiarire al terzo attore in gioco, il Pdl, chiedendo e ottenendo un incontro tra Andrea Olivero, coordinatore politico e il segretario Angelino Alfano. Certo la prudenza è d’obbligo perché se oggi le quotazioni di Giuliano Amato sembrano in salita la partita, anche agli occhi dei ‘civici’ non si può dire chiusa. Molto, tutto, dipenderà dall’esito delle riunioni dei gruppi parlamentari domani, soprattutto da quella del Pd prevista in serata, dopo quelle di Pdl e appunto Scelta civica convocate tra le 18 e le 18.30.

Il timore è che quello di Giuliano Amato, nome che i montiani già peroravano all’indomani del voto per un incarico che fosse subito di scopo, sperando che Bersani non corteggiasse troppo a lungo M5s, finisca per essere ‘drogato’ , e bruciato. Sulla carta è quello che potrebbe unire Pd e Pdl, ma, osserva qualche montiano preoccupato, non è certo che regga dentro il Pd (dove i renziani di base puntano ancora su Prodi opponendo su Amato solo una resistenza non certo il muro eretto contro Finocchiaro e Marini), e che convinca in blocco il Pdl, che avrebbe puntato più su Marini e D’Alema preparandosi, in caso si arrivi al quarto scrutinio, anche a virare su Emma Bonino, non a caso rinominata ancora ieri da Mara Carfagna senza che il Cavaliere si opponesse.

Per questo, dice Olivero al termine dell’incontro con Alfano “ora bisogna essere tutti prudenti e rispettosi” anche se certamente “se il Pd proponesse il nome di Amato e il Pdl fosse concorde, credo che, a fronte di una convergenza, non faremmo mancare l’appoggio”. Amato servirebbe anche a ricomporre il frastagliato mondo di Scelta civica, dove l’intesa tra Pd e Pdl funge da collante interno. Sull’ex Premier, politico ma non troppo impastato di Palazzo, esperienza europea, economica, gradito agli Usa e non ostile al Vaticano, potrebbero convergere, in nome della prospettiva salvifica di un Governo del Presidente e del voto scongiurato, i montiani puri, il fronte Italiafutura allergicio al ‘vecchio’ della prima e seconda Repubblica e forse anche i cattolici (Udc compresi). Del resto, ragiona un parlamentare, “alcuni dei nomi circolati, come quello di importanti costituzionalisti” o giudici della Consulta, come Cassese e Contri, “difetterebbero dell’esperienza europea ed estera”.

Sarà domani, nella riunione dei parlamentari di Scelta civica, che si avrà conferma di quanto ci si fidi dell’intesa o di quanto invece le componenti del movimento siano pronte allo scenario di un Presidente eletto solo al quarto scrutinio, magari Romano Prodi, che per alcuni sarebbe difficile non appoggiare, specie nel segreto dell’urna. Oggi è il giorno dell’auspicio: quello, dice Olivero, di “un presidente della Repubblica eletto entro i primi scrutini” dunque ad ampia maggioranza: “sarebbe anche un segnale di cui il Paese ha bisogno”. E anche Scelta civica.

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Tutte le volte che parla della sua pensione d’oro da 31mila euro al mese, Giuliano Amato  più che fornire le cifre dà i numeri. E’ capitato anche alla Festa Democratica di Reggio Emilia: “Non sono un topo nel formaggio”, ha detto, “Questa campagna mi ha ferito troppo, sento il dovere di   chiarire”. E per chiarire ha cominciato una lunga tiritera  per dire (in sintesi) che lui  prende “solo” 11.500 euro netti al mese. A parte il fatto che anche su quel “solo” 11.500 euro al mese si potrebbe aprire un dibattito, e magari anche una colletta (qualcuno vuole aiutarlo a sbarcare il lunario?), il Dottor Sottile mente sapendo di mentire: quegli 11.500 euro netti, infatti, cioè 22mila lordi sono solo una delle due pensioni, a cui va sommata l’altra, cioè il vitalizio parlamentare pari a 9mila euro lordi per un totale lordo, appunto, di 31mila euro.  31mila euro, onorevole Amato: perché continuare a negare?   Lei ha sostenuto ieri (è la prima volta) che il vitalizio (9mila euro) va tutto in  beneficenza.  Saremmo felici di crederle, naturalmente, e se lei fosse sincero sugli altri punti sarebbe più facile. Ma, alla fine, che differenza fa? Il problema non è come uno usa i soldi che prende, ma se li prende. E se è giusto che li prenda.  Qualche tempo fa alla Gruber che le chiedeva informazioni sulla sua pensione d’oro, rispose: “Non ho capito la domanda”. Evidentemente continua a non capire: se non vuole scambiato per un topo (o topolino) nel formaggio, smetta almeno di leccarsi i baffi ancora pieni di briciole. (m.g.)

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Quirinale, l’imbarazzo Pd su Amato fa risorgere il nome di Massimo D’Alema

Torna in auge il nome del Leader Maximo, per Berlusconi è la “soluzione ideale”. Manca un “mister X” per mettere tutti d’accordo

Prodi Amato e D'Alema

Il Generale Massimo, citazione dal Gladiatore un tempo usata per D’Alema, è tornato. Il suo nome rimbalza da un deputato all’altro e lucra sui mal di pancia, tantissimi, del Pd verso Giuliano Amato. E così in caso di eventuale accordo con il diavolo berlusconiano i nomi forti del centrosinistra salgono a due: D’Alema e Amato, appunto.

NELLE STESSE ORE in cui il segretario democrat incontra altri tre papabili della fatidica rosa del mistero (Finocchiaro, Marini, Violante) e dà mandato ai suoi sherpa di organizzare il secondo a faccia a faccia con B, i giovani turchi ex bersaniani e alcuni ex dc, Beppe Fioroni tanto per citarne uno, riscoprono il gelido carisma dalemiano. Anche perché come racconta un senatore del Pd a microfoni spenti, che non crede o non vuole credere all’apertura di un canale con i grillini, il “fatto nuovo” della giornata è questo: “L’incontro tra Berlusconi e Renzi rivela che il vero candidato del sindaco di Firenze è Amato e questo a Bersani non sta bene”.

Il “fatto nuovo” conferma che la progressiva implosione del Pd è il vero problema nella ricerca del candidato unico (un nome esterno per sparigliare) oppure dei nomi da inserire nella rosa per la “più larga condivisione”. Ed è per questo che ufficialmente che sono tutti ancora in ballo. Ognuno di loro asseconda una corrente e una visione: oltre ad Amato e D’Alema, Violante e Marini, la Finocchiaro e Prodi con l’incognita Rodotà. Solo che stavolta, a differenza di sette anni fa, D’Alema non è il favorito numero uno. Ruolo che tocca invece al “dottor Sottile”, nomignolo storico dell’ex craxiano Amato. Ieri in Transatlantico si notava una singolare coincidenza: nel 2006 l’allora segretario Ds lanciò D’Alema per il Quirinale con una pasticciata e surreale lettera al Foglio. Ieri è toccato a due grandi vecchi vicinissimi, se non organici a Napolitano, Emanuele Macaluso e Rino Formica, fare un appello per Amato dalle colonne del quotidiano di Giuliano Ferrara.

In pratica, ad Amato toccherebbe la parte che fu di D’Alema nel 2006 e a quest’ultimo quella, vittoriosa, di Giorgio Napolitano. L’ex premier postcomunista, infatti, non è spendibile solo per un’intesa preliminare con B. ma anche qualora il centrosinistra dovesse andare per la sua strada dal quarto scrutinio in poi, incassando persino il sostegno dei renziani che lo hanno rottamato. Lui, D’Alema, nel frattempo ha deciso di non farsi vedere e di mantenere un profilo bassissimo: la Velina Rossa di Pasqualino Laurito annuncia che andrà in Cina nei prossimi giorni. Anche Prodi non sarà in Italia, ma in Africa. Che succederà in caso di elezione: saranno richiamati in fretta e furia dall’estero?

I GRUPPI parlamentari del Pd decideranno stasera, in una riunione convocata per le venti in un teatro romano, cosa fare nella prima giornata di votazioni, prevista per domani. Al momento lo stallo e la confusione, compreso l’identikit del nome coperto, vengono fotografati così da un bersaniano ortodosso: “Non c’è un accordo. I nomi fatti sono tutti candidabili ma non sono maturate le condizioni per una larga condivisione. Grillo vuole la Gabanelli o Rodotà, Berlusconi chiede in cambio il governissimo”.

In pratica l’unico candidato che sembra profilarsi è la scheda bianca nei primi tre scrutini. Anche se per molti parlamentari democrat oggi sarà il giorno decisivo per la svolta. Rosa o nome secco? In direzione grillina o berlusconiana? Alle sette di ieri sera, su un divanetto del Transatlantico, erano seduti tre deputati del Pd: un filogrillino, un giovane turco, un dalemiano. Questa la sintesi del loro colloquio: “Se Bersani rinvia a giovedì la riunione di mercoledì sera gli facciamo il mazzo. Qui nessuno di noi sta capendo più niente”. Sui loro volti, anche un timore: quella che su Amato si sta registrando una convergenza troppo forte, da Napolitano a Renzi, da Berlusconi all’Europa. E a quel punto spazio alla vendetta dei franchi tiratori. Qualcuno giura che sarà un’elezione velocissima, in realtà potrebbe essere un tormentone lunghissimo.

da il Fatto Quotidiano del 17 aprile 2013

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Amato e quel colpo di mano notturno che impose la patrimoniale sulla casa

La manovra comprendeva anche il prelievo forzoso sui conti correnti. E il balzello, definito straordinario, divenne ordinario

– Mer, 05/04/2006 – 00:00

da Roma

Nella notte fra il 9 e il 10 luglio 1992, indossata metaforicamente una tuta di seta nera alla Diabolik, il governo guidato da Giuliano Amato penetrò nei forzieri delle banche italiane prelevando il 6 per mille da ogni deposito. Un decreto legge di emergenza l’autorizzava a farlo: in quel provvedimento, varato mentre i mercati si accanivano sulla lira, erano state inzeppate alla rinfusa misure le più svariate. Dall’aumento dell’età pensionabile alla patrimoniale sulle imprese, dalla minimum tax all’introduzione dei ticket sanitari, dalla tassa sul medico di famiglia all’imposta straordinaria sugli immobili pari al 3 per mille della rendita catastale rivalutata. Prelievo sui conti correnti e Isi fruttarono insieme 11.500 miliardi di lire. L’imposta straordinaria sugli immobili, nella migliore delle tradizioni italiane, perse subito il prefisso stra per diventare una gabella ordinaria: l’imposta comunale sugli immobili, ovverosia l’Ici.
Con il Paese sull’orlo del baratro, il dottor Sottile adottò misure grossier. La più nota ed esecrata fu appunto il prelievo sui conti correnti, che ebbe almeno il pudore d’essere una tantum. All’ultimo momento, in Consiglio dei ministri, il titolare del Tesoro Piero Barucci propose, senza successo, di sostituirla con l’aumento dell’imposta sugli interessi bancari (una proposta analoga era stata fatta dall’allora vicedirettore di Bankitalia Antonio Fazio, preoccupato delle conseguenze della violazione notturna del risparmio nazionale). Nessuna voce si levò, invece, a difesa dell’altro baluardo del risparmio degli italiani: la casa. Passò così l’imposta straordinaria, che trasformandosi con la successiva legge finanziaria in imposta ordinaria e comunale, introdusse in maniera surrettizia la temuta patrimoniale sugli immobili. La lunga lista delle esenzioni – che comprendeva, tanto per dirne una, gli immobili della Chiesa – non prevedeva la prima casa. L’aliquota iniziale dell’Ici fu fissata al 4 per mille.
Le cose andarono diversamente da quanto Giuliano Amato aveva sperato: nonostante la cura da cavallo (manovra di luglio più finanziaria sfioravano insieme i centomila miliardi di lire), che portò l’economia italiana sull’orlo della recessione, la lira dovette uscire dal Sistema monetario europeo neppure tre mesi dopo quella notte di luglio, e nella primavera successiva il dottor Sottile si dimise. Venne chiamato Carlo Azeglio Ciampi, allora governatore della Banca d’Italia, per formare un governo tecnico che traghettasse l’Italia fuori dalla crisi.
Nei suoi tredici anni di vita, l’Ici è diventata sempre più salata. Le aliquote sono cresciute fino a un massimo del 9 per mille, nel caso di abitazioni sfitte da oltre due anni. Contemporaneamente sono stati rivalutati gli estimi catastali sui quali si calcola l’imposta. L’Ici vale circa un terzo di tutte le imposte che si pagano sul mattone. E, ricordando le circostanze in cui nacque, si capisce perché gl’italiani provino per questo balzello una naturale avversione.

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TASSA PATRIMONIALE… AMATO LA RIPROPONE PER RIDURRE IL DEBITO PUBBLICO

da Icr

Bassa crescita e debito pubblico. La politica di fatto non se ne occupa presa com’è a parlare di se stessa, ma da questi due temi dipenderà il futuro dell’Italia. Giuliano Amato rivolgendosi al centro sinistra propone, data la ricchezza patrimoniale delle famiglie italiane, una tassa per l’abbattimento del debito così da potersi dedicare all’obbiettivo dela crescita.
A Nove in punto, Franco Debenedetti, economista già senatore con il centrosinistra per tre legislature editorialista de Il Sole 24 ORE, Stefano Fassina, responsabile economico del PD e Giuliano Cazzola, vicepresidente commissione Lavoro Camera (PdL).

http://www.radio24.ilsole24ore.com/popup/player.php?filename=101220-noveinpunto.mp3

Vi fidereste voi di consegnare parte dei vostri risparmi sudati, alla casta , per ridurre il debito pubblico?

E’ possibile che invece di tassare le banche e le transazioni finanziarie si cerchi ancora di mettere le mani in tasca al cittadino comune?

Fate attenzione, questa ipotesi di “rapina del risparmio” era stata giàù ventilata da Mercato Libero… fosse questo l’obiettivo del governo, sarebbe davvero ora di andare tutti in banca a prelevare il poco rimasto per sottrarlo alle grinfie di coloro che non sanno fare altro che attingere dal cittadino senza rendere mai nulla…

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Quella notte del ’92 in cui Giuliano Amato prelevò dai conti correnti degli italiani. Senza avvisare

02 novembre, 2011

9-10 luglio 1992. La notte in cui il governo Amato prelevò il sei per mille da tutti i depositi bancari. Tutti.
Una data che in molti ricordano e che è tornata in auge proprio oggi, dal momento in cui è cominciata a circolare la notizia delle intenzioni di un prelievo forzoso da parte dell’attuale governo sul modello di quello avvenuto nel 1992.
In realtà il Consiglio dei Ministri che si è concluso stasera ha escluso tale possibilità: nessun prelievo sui conti correnti né interventi sul patrimonio. Per ora è stato approvato un maxi-emendamento al ddl di stabilità, attualmente all’esame in Senato, ma non è ancora tramontata l’ipotesi di un decreto legge, su cui però sarebbe contrario il capo dello Stato Giorgio Napolitano.
In ogni caso, domattina alla pre-riunione del G20 a Cannes, al cospetto di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy stranamente assurti al rango di arbitri supremi (ma con quali meriti?), Berlusconi avrà perlomeno un documento da esibire.
Scampato il pericolo dell’”esproprio” dei risparmi in banca, vale la pena ricordare quando e come è avvenuto l’ultimo prelievo forzoso, con la sinistra al governo, premier Giuliano Amato.
Nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1992 il governo di allora attuò un prelievo improvviso del 6 per mille su tutti i conti correnti, senza alcuna avvisaglia. L’autorizzazione arrivò tramite un decreto legge di emergenza emanato addirittura il giorno dopo: l’11 luglio.
Era un momento di crisi (strano, non c’era Berlusconi), la lira era aggredita dalla speculazione, i mercati si accanivano e bisognava fare qualcosa.
Quel qualcosa si è tradotto in un decreto intriso di misure tra le più disparate. Aumento dell’età pensionabile, patrimoniale sulle imprese, “minimum tax”, ticket sanitari, tassa sul medico di famiglia, imposta straordinaria sugli immobili pari al 3 per mille della rendita catastale rivalutata.
Il prelievo sui conti correnti, in assoluto la più impopolare tra le manovre contenute nel decreto, portò alle casse dello Stato 11.500 miliardi di lire.
L’imposta “straordinaria” sugli immobili ben presto si rivelò ben poco straordinaria, ma diventò l’Ici, abolita solo nel 2008 dal governo Berlusconi, ben 16 anni dopo. Ecco come è nata la tassa più odiata e considerata iniqua dagli italiani.
In totale, manovra di luglio più finanziaria del ’92 furono un salasso da centomila miliardi di vecchie lire. Ma non servì a nulla: oltre ai danni di un’economia italiana sull’orlo della recessione, la beffa della lira costretta ad uscire dal Sistema Monetario Europeo. Tre mesi dopo quella manovra di luglio, Giuliano Amato si dimise lasciando lo scranno a Carlo Azeglio Ciampi.
Corsi e ricorsi storici, ma la sostanza non cambia: c’è chi oggi paventa la possibilità di prelevare sui conti correnti, suscitando indignazione, e poi non lo fa. E chi ieri l’ha fatto senza neppure dirlo.

di Riccardo Ghezzi © 2011 Qelsi

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Se l’Italia fosse come Cipro il conto sarebbe di 56,7 mld

Nel 1992 il governo tecnico di Giuliano Amato decise il prelievo forzoso su tutti i conti correnti, ma l’imposta fu pari al 6 per mille contro il ,6,75% deciso da Nicosia. Sui depositi bancari degli italiani ci sono 740 miliardi, 650 sono di privati, gli altri delle aziende

di GIULIANO BALESTRERI

MILANO – Un prelievo forzoso da 5,8 miliardi sui conti correnti e depositi bancari a garanzia dell’impegno di Cipro a ridurre debito e deficit. E’ la richiesta della Commissione europea per approvare il via libera a un piano di salvataggio da 10 miliardi di euro. Tradotto: l’Unione europea non aiuterà il paese in crisi se dall’isola non arriveranno forti segnali di cambio di rotta nella gestione delle finanze pubbliche.

Secondo gli addetti ai lavori, la decisione del governo cipriota crea un precedente pericoloso perché potrebbe instaurare una consuetudine estremamente gravosa per i cittadini del Vecchio continente. Applicata all’Italia, anche solo con l’aliquota più bassa del 6,75%, nelle casse dello Stato arriverebbero 56,7 miliardi di cui 43,9 dai conti correnti e depositi bancari degli italiani (650 miliardi), mentre gli altri 12,8 miliardi sarebbero prelevati dai 190 miliardi depositati sui conti delle aziende.

Una maxi patrimoniale una tantum che però difficilmente avrebbe impatti positivi a lungo termine sulle casse dello Stato italiano che ogni anno paga circa 80 miliardi di interessi sul debito (arrivato al record di 2.022 miliardi). Potrebbe, però, essere uno dei paletti posti dell’Ue se mai l’Italia chiedesse l’intervento dell’Ue. Un’ipotesi per il momento lontana, ma non impossibile se lo spread tornasse sopra i 500 punti base.

Di certo la mossa decisa da Cipro non è certo nuova: l’11 luglio 1992 il governo tecnico guidato da Giuliano Amato varò un pacchetto di riforme da 30mila miliardi di lire (poco pù di 15 miliardi di euro) che comprendeva anche un prelievo forzoso dai conti correnti pari al 6 per mille: lo Stato incassò 5 miliardi (poco più dell’Imu sulla prima casa), ma non bastarono a evitare la svalutazione della lira a settembre di quell’anno e l’uscita dal Sistema monetario europeo.

(18 marzo 2013)

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Prelievo forzoso sui conti correnti: cos’è e come funziona

Prelievo forzoso sui conti correnti

La situazione di Cipro, sull’orlo della bancarotta, ha fatto tornare di stretta attualità il tema del prelievo forzoso sui conti correnti. Chi pensa che l’instabilità politica italiana sia il problema più grave che l’Unione Europea si trova ad affrontare in questo inizio 2013, sarà smentito proprio dalla situazione cipriota, che sta scatenando il panico nel piccolo Paese ma non solo. Con l’orizzonte del fallimento ormai dietro l’angolo, l’UE ha accettato di aiutare il Paese a patto che venisse attivato proprio il prelievo forzoso sui conti correnti dei cittadini. Di cosa si tratta e, soprattutto, è una opzione possibile anche in Italia?

Partiamo proprio dallo scenario cipriota che, secondo alcuni analisti, ricorda molto da vicino quanto accaduto nel 2002 in Argentina. In pratica per ottenere gli aiuti di 10 miliardi di euro dall’Unione, il governo si è impegnato ad attuare il già citato prelievo forzoso. Questo significa, in poche parole, che il salvataggio verrà in gran parte pagato dai cittadini stessi, che nulla potranno fare per evitare che lo Stato metta le mani nei loro conti correnti. La notizia ha, come prevedibile, scatenato il panico tra i ciprioti, con lunghe code agli sportelli per ritirare i propri risparmi e metterli al sicuro dal prelievo. Nulla da fare, comunque, visto che il governo ha stabilito la chiusura delle banche per qualche giorno, vincolando anche i prelievi bancomat.

L’entità del prelievo una tantum sui depositi bancari verrà stabilito dal Parlamento ma, secondo le prime indiscrezioni, dovrebbe corrispondere al 3% per i conti inferiori ai 100mila euro e al 12,5% per quelli come somme superiori. Da questa breve descrizione è già facile capire la vera natura del prelievo forzoso, che non è altro che una tassa patrimoniale utilizzata come fonte di liquidità dagli Stati che si trovano ad affrontare una grave crisi finanziaria. Il tracollo, secondo il meccanismo citato, viene evitato disponendo il prelievo, senza previo consenso, di una certa somma dai conti correnti di tutti i cittadini, somma calcolata su base percentuale rispetto al totale detenuto. Dato che si tratta di una patrimoniale, argomento molto dibattuto anche in Italia, che possibilità ci sono che una iniziativa del genere venga presa anche dalle nostre parti?

Iniziamo con il dire che il prelievo forzoso è, per sua stessa natura, una decisione ben poco popolare, che di regola affossa le velleità di ogni governo. Per questo nessuno Stato è propenso ad utilizzare questa via di uscita se non in condizioni di estrema difficoltà o perché costretto dagli organismi di controllo dell’Unione Europea. Ciò detto, i contribuenti italiani non possono comunque dormire tranquilli perché anche dalle nostre parti non moltissimi anni fa è stato utilizzato questo strumento: era il 1992, anno di grave crisi politica ed economica per l’Italia, e l’allora presidente del Consiglio Giuliano Amato approvò un decreto legge da 30mila miliardi di lire in cui, tra le altre cose, veniva deliberato il prelievo forzoso del 6 per mille dai conti correnti bancari per un “interesse di straordinario rilievo” e in relazione a “una situazione di drammatica emergenza della finanza pubblica”.

Iniziava così quello che è stato poi definito un ‘periodo di lacrime e sangue’, reso più pesante da una successiva manovra autunnale da 93mila miliardi di lire per frenare il deficit pubblico e la pesantissima svalutazione della moneta sovrana (la tanto rimpianta, spesso a sproposito, Lira). Passano gli anni, e oggi una iniziativa simile sembra essere la ‘confisca’ dei depositi dormienti, che ha già creato non poche polemiche. Toccare i risparmi è quindi l’ultima mossa di un Paese in crisi, ma è significativo che, dopo anni di difficoltà per molte nazioni dell’eurozona (Spagna, Grecia, la stessa Italia), alla fine solo per Cirpo si sia presa la decisione del prelievo forzoso. Che il susseguirsi di pericolo-bancarotta abbia portato l’Unione a un cambio di rotta in fatto di rigidità fiscale? Possibile che a pagare, ancora una volta, dovranno essere i comuni cittadini?

lun 18/03/2013 da Mario Bello

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Il Dottor Sottile e lo storico prelievo forzoso

Il 6 luglio del ‘92, il premier Giuliano Amato arriva in Germania per il G7 e va direttamente alla sede del vertice, alla “Residenz” di Monaco. È mezzogiorno e Amato si apparta nella saletta della delegazione italiana. Telefona al governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi e un minuto dopo annuncia, sorridente, agli altri tre presenti nella stanza: “La lira tiene bene”.

I tre sono i ministri Piero Barucci (Tesoro) e Vincenzo Scotti (Esteri), il direttore generale di Palazzo Koch, Lamberto Dini. Nella sua “valigia” per Monaco, il premier socialista ha messo una manovra da 30mila miliardi di lire e un tasso di sconto del 13 per cento per difendere la moneta nazionale.

È l’Italia del fatidico Novantadue, in un tragico contesto greco ante litteram. Mani Pulite sta affondando la Prima Repubblica, la mafia stragista ammazza Falcone e Borsellino. Il governo Amato, “appena” 24 ministri, si è insediato il 28 giugno, sostenuto dal quadripartito Dc, Psi, Psdi e Pli. Al Quirinale c’è il neoeletto capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro.

Il 6 luglio la lira regge l’attacco speculativo sui mercati e l’esecutivo lavora alle misure per arginare il deficit: in primis, la patrimoniale sulla casa, mamma dell’Ici che verrà in seguito, poi un’ipotesi di addizionale Irpef.

Il ministero “unico” dell’Economia non esiste: Barucci al Tesoro (con Maurizio Sacconi tra i sottosegretari), il socialista Franco Reviglio al Bilancio, il democristiano Giovanni Goria alle Finanze.

Il 7 luglio a Monaco arriva un’altra telefonata. Stavolta è Scalfaro. Ad Amato dice: “Dobbiamo vivere giorno per giorno”. Il Financial Times dedica un inserto speciale al nostro Paese: “Amato è di fronte a un compito terrificante, sarà difficile adempiere alle richieste del Trattato di Maastricht”, l’atto fondativo dell’Unione europea. La crisi italiana procede verso la catastrofe: bancarotta e insolvenza. Il debito pubblico è al 105,2 per cento del Pil.

Sulla Repubblica, il presidente della Olivetti Carlo De Benedetti incoraggia Amato: “Il governo ora può fare quello che vuole: non c’è più opposizione e non c’è più un sistema di potere”. L’Ingegnere invoca le privatizzazioni. La stessa Repubblica, il 9 luglio, titola: “La botta di Amato”. Poi: “La manovra colpirà Bot e Cct. Governo diviso sulla patrimoniale per immobili e terreni”. Sul Corriere della Sera, l’editorialista Giulio Tremonti scrive: “Si può fare di più”.

La sorpresa arriva la sera del 10 luglio, dopo otto ore di riunione del consiglio dei ministri. Amato si presenta in conferenza stampa: “Non c’è stato l’intervento sull’Irpef (per l’opposizione dei sindacati, ndr), abbiamo deciso una patrimoniale sugli immobili e sulla ricchezza mobiliare liquida”.

Quest’ultima misura passerà alla storia come il prelievo forzoso del dottor Sottile: il sei per mille da ogni conto corrente bancario. Amato si giustifica così: “È più giusto che si tagli sulla ricchezza e sui suoi sintomi e non sulla povertà”.

L’11 luglio si riunisce anche il comitato centrale del Movimento sociale italiano. Il segretario Gianfranco Fini promette battaglia contro la manovra: “La partitocrazia, sempre più assediata, resiste alla domanda di rinnovamento che sale dalla società civile e risponde spremendo alla vecchia maniera gli italiani con una manovra economica contro la quale il Msi mobiliterà la piazza”.

Sui giornali non c’è ottimismo. “Paese sull’orlo del precipizio” è il titolo più gettonato. Il 16 luglio il presidente della Camera Giorgio Napolitano invita Amato alla conferenza dei capigruppo per il calendario dei lavori. Tre ore senza decidere nulla. Una settimana dopo, i vertici del Pds denunciano: “Il confronto politico sulla manovra si sta svolgendo in un’atmosfera preoccupante e vergognosa a causa dell’ostruzionismo strisciante della stessa maggioranza”.

Il 29 luglio il ministro Reviglio spiega che ci sarà bisogno per il 1993 di una manovra da 83mila miliardi di lire: “Rappresentano la differenza tra il fabbisogno tendenziale che si avrebbe a legislazione invariata, 231mila miliardi, e il fabbisogno che il governo si pone come obiettivo per il prossimo anno, 148mila miliardi”.

È il primo embrione della famigerata finanziaria lacrime e sangue, che poi toccherà quota 93mila miliardi. Una cura da cavallo. Reviglio precisa che la manovra comprende anche l’antipasto dei 30mila miliardi di luglio. Il repubblicano Bruno Visentini è pessimista e dice che occorrono almeno 150mila miliardi di lire: “Bisognava attuare una manovra per cui un po’ tutti gli italiani avrebbero dovuto porsi il problema se potevano andare in vacanza o no”. Alla fine del mese Amato si accorda con le parti sociali e si archivia la vecchia scala mobile. Anche la Cgil di Bruno Trentin dà il suo sì.

La situazione continua a essere nervosa e pericolosa. All’inizio di settembre Giacomo Vaciago, consigliere economico del premier, smentisce l’ipotesi di svalutare la lira e attacca la Germania di Kohl: “I nemici della lira stanno a Bonn. I riallineamenti si fanno quando ci sono squilibri reali, non sotto la pressione della speculazione. La Germania scarica sui Paesi deboli i costi dell’Unione”.

Il 3 settembre Reviglio fa salire la manovra a 93mila miliardi. Il 5 settembre Amato dice che “non siamo a Caporetto” e chiede una “delega straordinaria”. Il leader della Lega Nord Bossi accusa: “Ricompaiono i fantasmi del fascismo, Amato vuole uno sbocco autoritario ma noi ci opporremmo con l’enorme forza popolare di cui disponiamo”. Il segretario del Pds Occhetto definisce “scandalosa” l’Ici.

Il temuto riallineamento arriva il 13 settembre, di domenica. La svalutazione è del 7 per cento. Il rettore della Bocconi Mario Monti scrive sul Corriere della Sera: “È una sconfitta grave”. La Prima Repubblica finì anche così.

(Fabrizio D’Esposito, Il Fatto, 06-08-2011)
© Il Fatto Quotidiano

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Ecco la “cura Amato” per salvare Cipro

Razzia nei conti correnti dell’isola tassa straordinaria dal 6,75<% al 9,9%. Le misure per scongiurare il crac

18/03/2013

L'Ue ha chiesto a Nicosia un "prelievo forzoso" dal 6,75% al 9,9% in cambio di 10 mld

di Antonio SpampinatoCipro è finita a gambe all’aria perché il suo sistema bancario è legato a doppio filo, per ragioni storico-geografiche, con la Grecia. Anche la sua economia ha una forte dipendenza con quella della penisola ellenica. Così, dopo aver resistito per mesi alla buriana ateniese, Nicosia è stata costretta ad alzare bandiera bianca. Sabato 16 marzo, dopo una lunga notte di trattative tra i ministri delle Finanze dell’area euro, è stato deciso a Bruxelles il via libera a una piano di aiuti da 10 miliardi. Cipro, per salvare il suo sistema bancario, sovraesposto sui titoli pubblici greci e martoriato dai piani di ristrutturazione del debito della penisola, ne chiedeva 17. Ma per i restanti 7 dovrà arrangiarsi da sola. E il modo lo ha già trovato: una tassa straordinaria sui depositi bancari che sarà pari al 6,75% per quelli inferiori a 100mila euro e del 9,9% per quelli superiori. Da questa manovra raschierà dal barile poco meno di sei miliardi, il resto dovrebbe arrivare dall’aumento delle tasse per le società: dal 10% passeranno al 12,5%.

Per il nuovo governo di Cipro, guidato dal presidente Nikos Anestesiades, si è trattato del minore dei mali. Il ministro delle Finanze cipriota Michael  Sarris, parlando con i giornalisti nella notte, dopo un Eurogruppo straordinario durato quasi undici ore, ha sottolineato come il Paese si trovi sull’orlo del baratro per «una seria minaccia alla   stabilità del nostro sistema bancario e finanziario. Non è un esito piacevole, ma crediamo che sia la strada meno onerosa, se paragonata con altri possibili esiti».

La presenza di uomini d’affari e di milionari russi sull’isola è consistente. Per questo nel comunicato successivo alla decisione sugli aiuti, i ministri delle Finanze   dell’eurozona dicono poi di attendere l’accordo tra Cipro e la Russia   su un contributo finanziario. Mosca, ha chiarito nella conferenza   stampa a Bruxelles il commissario europeo agli Affari economici e   monetari Olli Rehn, «è pronta ad estendere il rimborso di un   prestito» da 2,5 miliardi di euro che scade nel 2016 ed a «ridurre il   tasso d’interesse, ma non intende andare oltre». Dopo la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo e la Spagna, tocca quindi a Cipro essere salvata dalle casse comunitarie. E, di conseguenza, dovrà sottoporsi a un rigido piano di rientro, come preteso già negli altri casi dai Paesi del Nord Europa. Tra le richieste Ue ci sarà anche una maggiore trasparenza del sistema bancario. Un’austerità comunque estesa anche agli altri soci comunitari, costretti a rispettare pareggi di bilancio in tempi strettissimi. La mancanza di investimenti ha spesso peggiorato lo stato di salute dei Paesi più deboli (tra questi anche l’Italia) che da un lato devono contribuire a rifornire i fondi salva-Stati (la quota di Roma è del 18% circa) e dall’altro trovare le risorse necessarie per proseguire nella strada del risanamento. Questa strategia non sembra stia però dando i risultati sperati. L’eccessiva tassazione e la mancanza di investimenti adeguati sta allungando i tempi di una crisi già devastante. Tra i più noti contestatori del «metodo Merkel», dal nome della cancelliera tedesca, capofila della politica del rigore, c’è l’economista e premio Nobel statunitense  Paul Krugman che porta avanti la sua crociata contro la linea europea che lui considera tutta sacrifici e niente crescita. In un recente post sul New York Times il popolare opinionista parla di un’Europa sanguinante, salassata inutilmente come i malati nel Medioevo, curati con salassi che li facevano ammalare ancora di più.

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TUTTI I SUOI CONFRATELLI!

Questo che stiamo vivendo è un  momento storico drammatico: per la prima volta nella storia i popoli europei sono stati totalmente privati della loro sovranità politica e monetaria con il Trattato di Maastricht prima e con quello di Lisbona poi.

I governi sono diventate mere finzioni teatrali del Regime per distrarre i sudditi, e le bandierine politiche destra o sinistra sono specchietti per le allodole. I partiti di qualsiasi colore e posizione, sono le ali del medesimo avvoltoio: il potere economico! I politici, come direbbe Ezra Pound, sono i camerieri dei banchieri. Ed è proprio così: a gestire la politica e l’economia in Europa e nel mondo intero, sono i banchieri internazionali.

Perché gli speculatori finanziari, provenienti dai soliti mercati anglo-statunitensi, hanno preso di mira i P.I.I.G.S. e soprattutto l’Italia?

La politica energetica italiana dava molto fastidio alle consorelle e ai confratelli che gestiscono e controllano l’energia a livello mondiale. Il cavaliere, nella sua totale inutilità politica, è però riuscito a instaurare rapporti commerciali energetici con Libia e Russia. Queste ovviamente non sono cose da fare, e il tragico incidente all’aereo di Enrico Mattei dovrebbe insegnare… Dopo l’eliminazione fisica del colonnello Gheddafi è rimasta soltanto la Russia di Putin. Attualmente, e ancora per molto poco, il 30% dell’E.N.I. è in mano pubblica.[Un altro 20% lo possiedono gli stessi investitori anglo-statunitensi che vogliono accaparrarsi, grazie alla crisi economica creata ad arte, tutto il malloppo di decine di miliardi. Vogliono mettere i loro artigli affilati sul gioiello italiano per guadagnare e impedire qualsiasi altro sviluppo energetico del paese. L’indipendenza energetica è sempre un male da combattere con ogni mezzo, lecito e illecito.

Un’altra cosa da interessante da sapere, e forse il vero bersaglio della speculazione internazionale nei nostri confronti, sono le riserve auree dell’Italia. Il nostrano Fort Knox, ammonta a circa 2.451,80 tonnellate di oro fisico. Con quasi 2500 tonnellate di oro, l’Italia possiede la terza maggior riserva di oro al mondo, dopo Stati Uniti e Germania. Un piatto molto invitante…

La svendita di altri importantissimi patrimoni pubblici è sempre invitante per i capitali stranieri, vedi Grecia. E la storia tende a ripetersi, se non compresa. A poche settimane dalla strage di Capaci (il 23 maggio 1992 perdettero la vita il giudice Giovanni Falcone la moglie e tre agenti della scorta), esattamente il 2 giugno 1992 sul Britannia, il panfilo della Regina Elisabetta II, si organizzò un vero e proprio complotto ai danni dell’Italia.

Personaggi come il “filantropo” George Soros, Giulio Tremonti, il Direttore generale del Tesoro Mario Draghi, Il Presidente dell’IRI Romano Prodi, il Presidente dell’ENEL Franco Bernabé, il Governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi, il Ministro Beniamino Andreatta, svendettero il patrimonio pubblico ai capitali stranieri come Goldman Sachs, Barings, Warburg, Morgan Stanley e pochi altri. Gli altri “complici” italiani furono il Ministro del Tesoro Piero Barucci, il Direttore di Bankitalia Lamberto Dini, e l’allora capo del governo, Giuliano Amato. Partendo dal declassamento dei nostri B.O.T., da parte di Moody’s, l’agenzia statunitense di rating, lo speculatore ungaro-ebraico George Soros, cercò di impossessarsi di 10.000 miliardi di lire della Banca d’Italia, speculando sterlina contro lira. Carlo Azeglio Ciampi, per “impedire” , diciamo così, tale speculazione, bruciò le riserve in valuta straniera: 48 miliardi di dollari. Ciampi, per questi suoi servigi sarà premiato con la Presidenza della Repubblica… Su George Soros indagarono le procure di Roma e Napoli, ma sappiamo bene come andò a finire, anche perché trattasi di un uomo di punta del gruppo bancario anglo-francese Rothschild.  A seguito di questo attacco mirato alla lira, e della sua immediata svalutazione del 30% partì la più grande privatizzazione di Stato a prezzi stracciati (ENEL, ENI, Telecom, ecc.), per opera dei governi Amato (1992-1993) e Prodi (1996-1998). Continuerà tale svendita con il prossimo governo Monti e/o Dini e/o Amato.

Non dimentichiamo mai la madre dell’Euro. La moneta unica europea è nata nel grembo del mondialismo, e lo scopo è quello di frantumare politicamente ed economicamente tutta l’Europa. Uniti per dividerci. L’illusione dell’unione dei popoli e delle culture infatti ci stanno portando alla debacle politica, economica e sociale. Problema-Reazione-Soluzione. E la soluzione qual è? La medicina salvavita per tutti è la moneta unica mondiale, magari elettronica. Un ulteriore passo verso l’instaurazione di un Nuovo Ordine Internazionale.

                                All’ombra della Goldman Sachs

Quasi tutti gli uomini interessati da queste mega speculazioni, sono legati a doppia mandata a banche d’affari internazionali come per esempio l’anglo-ebraica Goldman Sachs.

Nomi come Mario Draghi (vice Presidente Internazionale della Goldman per l’Europa), Romano Prodi (advisor) Goldman Sachs, Mario Monti (advisor di Goldman Sachs) …

                               All’ombra della massoneria 

I personaggi che contano non si incontrano solo a bordo dei panfili reali, ma anche in riunioni supersegrete come quelle del Gruppo Bilderberg.
Nel 2004 il Gruppo si è riunito a Stresa, lungo le rive del Lago Maggiore, e ha visto la partecipazione di nomi quali Franco Bernabè, Mario Draghi, Mario Monti, Tommaso Padoa Schioppa (scomparso di recente), Riccardo Passera, Paolo Scaroni, Marco Tronchetti Provera e altri.
Negli anni successivi, a parte qualche nome nuovo, a questi meeting figurano sempre gli stessi..
Attualmente nel Comitato centrale del potente gruppo lobbistico, figurano tra gli italiani: Franco Bernabé (Telecom Italia spa) e l’attuale capo del governo italiano Mario Monti (Presidente Bocconi).

Il Gruppo Bilderberg nasce nel 1952, ma viene ufficializzato nel giugno del 1954, quando un ristretto gruppo di vip dell’epoca si riunisce all’hotel Bilderberg di Oosterbeek, in Olanda. Da quel momento le riunioni si sono svolte una o due volte all’anno, nel più totale riserbo. I primi incontri si sono svolti esclusivamente nei paesi europei, ma dall’inizio degli anni ’60 anche negli Usa. Si tratta di una delle associazioni più controverse dei nostri tempi, accusata di decidere i destini del mondo a porte chiuse. Nessuna parola di quanto viene detto nel corso degli incontri è (quasi) mai trapelata.

                                            Mario Monti 

Il neo senatore a vita (grazie all’intervento provvidenziale del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, uomo politico funzionale*), il neo Presidente del Consiglio il prof. Mario Monti, oltre ad essere uomo Goldman Sachs, membro del Bilderberg Group, è anche Presidente europeo della “famigerata Commissione Trilaterale, una specie di massoneria ultraliberista statunitense, europea e nipponica, ispirata da David Rockefeller e Henry Kissinger”.
La Commissione Trilaterale, nasceva quasi quarant’anni fa, nel luglio 1973, ed è il cenacolo dell’élite politica ed economica internazionale: un circolo chiusissimo e sempre attivo che si prefigge di diventare un organo privato di concertazione e orientamento della politica internazionale dei paesi della triade (Stati uniti, Europa, Giappone), da qui il nome.

Tra le altre cose fa parte pure del comitato esecutivo del gruppo Aspen Institute Italia, un’altra struttura abbastanza ambigua finanziata da Fondazione Ford e Fondazione Rockefeller, il cui presidente attuale è Giulio Tremonti e vicepresidente Enrico Letta,I membri esecutivi del Comitato dell’Aspen Institute sono: Luigi Abete, Giuliano Amato, Lucia Annunziata, Francesco Caltagirone, Gianni De Michelis, Umberto Eco, John Elkann, Franco Frattini, Cesare Geronzi, Enrico Letta, Gianni Letta, Umberto Colombo, Paolo Mieli, Mario Monti, Tommaso Padoa Schioppa (scomparso), Corrado Passera, Romano Prodi, Cesare Romiti, Carlo Scognamiglio, Domenico Siniscalco, Lucio Stanca, Giulio Tremonti, Giuliano Urbani ecc.

tratto dal sito ufficiale dell’Aspen Institute  www.aspeninstitute.it/AspenWeb/AspenWeb.nsf/esecutivo?OpenForm&Lingua=E&Area=10000.

Tra i membri stranieri, figurano personaggi come Henry Kissinger, Madeleine K. Albright, ecc.

Quindi il nuovo capo del governo italiano, accettato da destra e sinistra, è indiscutibilmente uno degli uomini più potenti d’Italia, forse dopo Mario Draghi (chiamato Mr. Britannia negli ambienti che contano), ed il portavoce dell’ultraliberismo anglo-ebraico-statunitense.
Sotto la brillante immagine del brizzolato rettore e professore di economia, sotto la tunica del senatore, porterà avanti, forse come non mai, la svendita definitiva dell’Italia e di quello che rimane del nostro paese. Il tutto a beneficio dei soliti poteri forti internazionali.
Dalle vergognose leggi ad personam, per la pace di molti, passeremo alle leggi ad massonam…

* Giorgio Napolitano, nell’aprile 1978 fu il primo dirigente comunista di alto livello, ad avere il visto d’ingresso negli Stati Uniti. Fu ospite in varie università, come Harvard, Yale, Princeton e tenne una conferenza al C.F.R., il Council on Foreign Relations di New York. Al C.F.R. Napolitano affermò che “Il Pci non si oppone più alla NATO come negli anni Sessanta
Nel gennaio 1978, al Dipartimento di Stato USA erano molto preoccupati per una partecipazione comunista al governo Andreotti, che proprio in quei giorni era entrato in crisi, e infatti l’operazione segreta era quella di spaccare il Pci.
Nel marzo 1978 Aldo Moro venne sequestrato e il resto è storia…
Tornato in Italia Napolitano insieme ad altri “moderati” fonderà una corrente interna al Partito, detta “migliorista”, mentre Berlinguer guardava alla “terza via”, una via capace di andare al di là del capitalismo e della socialdemocrazia. Il progetto di spaccare il Pci formalmente riuscì e grazie a questa corrente, il Partito Comunista sposò la causa della NATO.

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18 aprile 2013

Fonte: http://www.infiltrato.it/notizie/italia/prelievi-forzosi-in-italia-arrivera-tra-6-8-settimane-e-pagheranno-in-cinque-milioni

Prelievi forzosi in ItaliaPrimo: distrarre l’opinione pubblica con un kaos politico mai visto dal ’92 ad oggi. Secondo: effettuare prelievi forzosi dai conti correnti degli italiani. O meglio, di quei cinque milioni che “detengono depositi e giacenze bancarie superiori a euro 100.000.” Questa la tesi dell’economista indipendente Eugenio Benetazzo, conosciuto alla stampa di settore come il Nouriel Roubini italiano o lo Steve Jobs dei mercati finanziari. Nonostante le smentite di Unicredit, quindi, qualcosa bolle in pentola. Ecco l’intervento integrale di Benetazzo.

Lasciate perdere le fantasiose proiezioni politiche sul futuro del nostro paese, ormai non ha neanche tanto senso continuare ad aspettare il nuovo governo. La pagheranno circa cinque milioni di italiani, questa fase di instabilità e di mancanza di convergenza politica  nell’interesse del paese, con il Partito Democratico come principale responsabile. Sono cinque milioni infatti i contribuenti  italiani (intesi come persone fisiche) che secondo le rilevazioni di Bankitalia detengono depositi e giacenze bancarie a prima vista superiori a euro 100.000.

Lo hanno fatto capire con grande disinvoltura persino le autorità sovranazionali europee, l’Italia non è più di tanto a rischio per adesso, nonostante i suicidi quotidiani e le chiusure sistematiche di piccole e medie imprese day by day. La prima manovra tampone, con grande presunzione, istituita dal prossimo governo sarà l’istituzione di una sorta di imposta di solidarietà su chi possiede disponibilità liquide superiori a centomila euro appunto.

Il prelievo potrebbe essere anche di entità piuttosto contenuta (tra lo 0.5% e il 3%), mettendo il futuro governo nelle condizioni di gestire le future contingenze della spesa pubblica. In parallelo ci potrebbe stare anche un inasprimento dell’attuale l’imposta di bollo (oggi allo 0.15%) facendola lievitare sino allo 0.50% del totale degli assets finanziari complessivamente detenuti.

Di sicuro a quel punto si introdurranno anche dei meccanismi di protezionismo e blindatura delle attuali ricchezze del paese istituendo il divieto di espatrio dei capitali al fine di preservare l’integrità e la tenuta del sistema bancario italiano. Non che siano soluzioni tanti radicali e ortodosse, se fossi stato il primo ministro italiano le avrei messe a regime ancora dallo scorso anno piuttosto che inasprire la tassazione diretta sui patrimoni immobiliari.

Più denaro esce in questo momento dall’Italia, più si accelera la velocità di caduta dell’intera economia nazionale: anche se adesso molti lettori non saranno d’accordo, in questo momento bisogna spingere per fare entrare più capitali possibili, anche con discutibili benefici fiscali. La nostra fortuna è rappresentata momentaneamente dagliammortizzatori familiari privati, costituiti dai risparmi dei nostri padri e nonni, che stanno preservando il welfare italiano al pari della Cassa Integrazione.

eugenio_benetazzoTutti e due sono comunque destinati a terminare: non dureranno ancora per molti anni. Sfruttate pertanto questo momento di limbo politico se avete intenzione di delocalizzare parte dei vostri risparmi per sfuggire dalla persecuzione fiscale che ci attende: grosso modo avete un vantaggio di 6/8 settimane prima che arrivi la purga e come ho detto non ci sarà più di tanto da fare, ma solo da subire.

Il prossimo governo dovrà infatti abbozzare anche la nuova finanziaria e decidere come trovare la copertura per altri 12/18 mesi di Cassa Integrazione, pena fenomeni incontrollati di tensione e violenza sociale.

Purtroppo anche l’Italia come l’Europa è completamente priva di un Cabinet Office ovvero di una cabina di regia o di un ponte di comando. Il nuovo primo ministro (illuminato) dovrà inesorabilmente svegliare gli italiani dal torpore fanciullesco e rivelare loro che per far respirare il paese si dovranno tagliare o limitare l’erogazione di determinati servizi (soprattutto sul fronte sanitario), aggredendo finalmente quei 250 miliardi di spesa pubblica che non generano necessariamente welfare.

In centinaia ogni giorno mi scrivete per sapere cosa accadrà se l’Italia verrà ricommissariata, se l’euro è destinato a rompersi in due, se l’Unione Europea ha i mesi contati, se è conveniente aprire un conto di deposito su una banca svizzera, se è opportuno detenere oro fisico o se conviene investire in questo o quel fondo di investimento a fronte dello scenario drammatico che stiamo vivendo.

Personalmente come analista e come operatore finanziario indipendente mi sono fatto un quadro complessivo di cosa ci aspetta non solo in Italia, ma anche in Europa: la view non è per tutti e non è il caso di esternarla, la maggior parte di chi legge è destinata a perdere comunque gran parte del proprio denaro. Non starò a guardare e non intendo camminare come un cieco senza bastone.

Al momento in cui scrivo mi trovo negli uffici di una banca di gestione di investimento a Londra in prossimità di Regent Street, in questi giorni (aspettando il funerale di stato della Thatcher) stiamo dedicando molte energie e risorse a definire tutti gli aspetti istituzionali ed operativi per il lancio e la gestione di un fondo di fondi di investimento di diritto maltese a marchio Deltoro Holding che avrà come obiettivo principale la gestione della volatilità, l’immunizzazione fiscale e patrimoniale, la sterilizzazione dei rischi sistemici e la delocalizzazione degli assets detenuti in portafoglio.

cipro-crisi_prelievi_forzosiPurtroppo il progetto imprenditoriale proprio così come nacque Deltoro Holding non è rivolto a tutti ma solo ai followers in sintonia con la nostra mission aziendale. Invito anche voi a fare altrettanto, organizzandovi per la creazione di soluzioni similari, purtroppo come italiani possiamo fare affidamento solo alle nostre capacità ed individualità, il governo e lo stato ci hanno abbandonato da anni. Un augurio di buona sorte finanziaria a tutti i lettori del portale.

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La Repubblica di Goldman Sachs

Solo qualche piccola nota di promemoria.

Sopravvissuto alla Democrazia Cristiana, alla Prima Repubblica, alla seconda e, oggi la conferma, anche alla terza.

Al comando dell’Ue, sotto di lui Bolkenstein, da commissario per il mercato interno, rilasciò la famosa direttiva che prevede la liberalizzazione dei servizi, ad esempio consentendo che un lavoratore straniero possa essere pagato all’estero con il contratto del suo Paese, stracciando di fatto i diritti dei lavoratori residenti e dei loro contratti collettivi nazionali.

Aumentò l’Iva dal 19 a 20% nel suo primo governo. Abbassò le tasse ai più ricchi riducendo gli scaglioni e la progressività dell’Irpef, facendo passare l’aliquota massima dal 51 al 45.5%.

Varò la legge Treu dando inizio al processo di precarizzazione, legge che, secondo quanto confermato dall’Ocse, ha contribuito molto più della Legge Biagi a deregolamentare il mercato del lavoro.

Diede l’ok alla base Usa Dal Molin, che aprirà il prossimo maggio.

Sotto il suo secondo governo Padoa Schioppa aumentò le aliquote Irpef, ma solo per i redditi più bassi, ovviamente. E la riduzione del cuneo fiscale derivante dall’abbassamento di Ires e Irap andò tutta a favore delle imprese.

Nello stesso periodo l’Italia aumentò le sue spese militari nelle azioni che lo stesso governo che le appoggiava poi pubblicamente smentiva. Afghanistan sopra ogni altra cosa.

Sulle politiche ambientali è colui che, con la truffa dei Cip6, trasformò i rifiuti indistinti in “combustibile alternativo” (Acerra per fare solo un nome).

Ma le cose migliori, a quel punto, erano già fatte:

Prodi è l’uomo che ha smantellato l’Iri svendendolo a pezzi a inglesi, olandesi e statunitensi. Italtel, Imi, e oltre a Telecom, parti di Enel e di Eni.

All’epoca fu l’infiltrato italiano della Goldman Sachs, dalla quale riceveva 3,1 miliardi di lire di compensi, per favorire l’intervento delle multinazionali sue clienti nell’acquisto di pezzi d’Italia a prezzi di realizzo. Ovviamente con la presenza-amicizia di Mario Draghi, allora vicepresidente Goldman Sachs prima di fare la carriera fulminante che sappiamo.

L’Italia è stata già fatta a pezzi dal punto di vista industriale. In questi anni ciò sta avvenendo dal punto di vista finanziario. Gli artefici sono sempre gli stessi. I loro nomi anche.

Draghi siede alla Banca Centrale Europea.

E Prodi si appresta a essere votato per diventare Presidente della Repubblica.

I complici? Se Prodi davvero sarà il più votato alle Camere, li scopriremo a breve. Nome per nome.

Qui sotto, una panoramica sull’Iri, di cui Prodi fu Presidente nel 1985, e un servizio di Report sul patrimonio dello Stato prima delle privatizzazioni.

http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2013/4/19/la-repubblica-di-goldman-sachs.html

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Anche l’IRAP fu introdotta da Prodi, nel ’97 a memoria. Era studiata a favore della Grande Impresa e a danno della Piccola Media Impresa.
E aveva anche profili di Incostituzionalità se ricordo bene, ma poi lì tanto la menano sempre come vogliono.

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Si, e se non ricordo male fu il governo Prodi a sospendere i pagamenti della PA verso le imprese creando l’immenso debito della PA nei confronti delle imprese.

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Possiamo anche ricordare, fra le innumerevoli nefandezze Prodiane che nel 2006, ultimo suo governo, appena salito al potere e complice ovviamente Draghi che era allora dir. della Banca d’Italia, fece in modo da annullare il decreto Tremonti che prevedeva che la Banca d’Italia diventasse di proprietà pubblica

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L’ignoranza rischia di fotterci anche questa volta. Ma non è come le altre volte, non ce lo possiamo permettere. Questo è un test cruciale per Grillo.

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Prodi è stato (o lo è ancora?) anche consulente di British Petroleum (BP) ed attualmente è l’incaricato speciale dell’ONU per il Sahel e l’Africa Occidentale.

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Nel 2001, da presidente della commissione europea, pronunciò le seguenti parole:

Sono sicuro che l’Euro ci obbligherà a introdurre una nuova serie di strumenti di politica economica. E’ politicamente impossibile proporli ora. Ma un giorno vi sarà una crisi e nuovi strumenti saranno creati.

Dunque aveva ben chiare le idee riguardo a tutto quello che l’ingresso nell’euro avrebbe comportato, mentre andava in giro a raccontare che avrebbe prodotto benessere e stabilità e ci avrebbe fatto lavorare un giorno in meno a settimana e fatto guadagnare come se avessimo lavorato un giorno in più.
Un magistrato degno di questo nome lo incriminerebbe per alto tradimento.
Invece lo candidano Presidente della Repubblica.

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LA SPOLIAZIONE DELL’ITALIA

FONTE: VITA NEL PETROLITICO (BLOG)

Sono l’unico commentatore in lingua italiana che ci aveva preso, e che non si era fatto prendere dalla fregola delle inutilissime elezioni, delle più ancora inutili chiacchiere su un cambiamento in corso e dagli altri “fumogeni” agitati dai poteri marci: il nuovo esattore, dopo mesi di distruzione operata da Monti, è l’attuale senior advisor di Deutsche Bank per l’Italia. Ve lo ricordate?
Tale Giuliano Amato: http://www.comedonchisciotte.org/site//modules.php?

Mai, dal 1945 ad oggi, tanta ricchezza era partita per sempre dall’Italia verso l’estero e tanto lavoro era stato distrutto in patria.

Dal 2004 le cinque maggiori compagnie petrolifere mondiali hanno visto il loro output ridotto del 26%, le esportazioni verso paesi dipendenti come l’Italia sono crollate a profitti di pesci grossi (Germania, Stati Uniti, Francia).

L’Italia era ed è, dopo Grecia ed Irlanda, il terzo paese per dipendenza del PIL dall’importazione petrolifera. Senza greggio in abbondanza sui mercati, l’Italia avrà nel giro di 5-6 anni il PIL di un paese africano.

Gli esattori che si susseguiranno dovranno accelerare questa caduta a profitto dei burattinai moderni, la cui gioia durerà comunque solo pochissimi anni, poi i milioni di immigrati musulmani presenti nei loro paesi daranno comunque fuoco a tutto quel che possono.

Fonte: http://petrolitico.blogspot.it/
Link: http://petrolitico.blogspot.it/2013/04/la-spoliazione-dellitalia.html
22.04.2013

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martedì 23 aprile 2013
La cancelliera tedesca Angela Merkel manda un messaggio chiaro ai paesi dell’Eurozona avvertendoli del bisogno di cessione sovranità.

“Noi dobbiamo accettare che l’Europa ha l’ultima parola in alcune aree”, se davvero vogliamo superare la crisi dei debiti sovrani e riacquistare la fiducia degli investitori.

Difende le strategie fin qui adottate per affrontare la crisi dei debiti sovraniche ancora imperversa in Europa con tutta se stessa; non fa, a dispetto delle critiche arrivate da economisti di tutto il mondo, nessun mea culpa e, oltre alla ricetta amara dell’austerity, ora chiede anche di più: “la cessione della sovranità nazionale” dei paesi membri dell’Eurozona, in alcuni processi decisionali. Il falco Angela Merkel torna a far parlare di sé.

Stando a quanto riporta il sito Reuters, la cancelliera tedesca ha affermato che i paesi dell’Eurozona devono prepararsi a cedere la propria sovranità, se vogliono davvero superare la crisi dei debiti e riacquistare la fiducia degli investitori esteri.

Non ha risparmiato forti critiche: “Quando siamo di fronte all’abisso, sembra che riusciamo a trovare soluzioni comuni. Ma appena le pressioni si allentano, ognuno dice di voler fare a modo proprio. Noi dobbiamo accettare che l’Europa ha l’ultima parola in alcune aree. Altrimenti non saremo capaci di continuare a costruire l’Europa”.

E ancora: ciò non significa che “dovremo rinunciare alle decisioni nazionali sembre, ma è necessario essere compatibili perchè ora c’è il caos. Dobbiamo essere pronti a rompere con il passato in modo da andare avanti, e io sono pronta a farlo”.

Fonte: http://www.wallstreetitalia.com/article/1552046/crisi/merkel-a-eurozona-preparatevi-a-cedere-la-vostra-sovranita.aspx

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La Germania getta la maschera: rinunciate alla sovranità!

Posso promettere di essere sincero, non di essere imparziale (Johann Wolfgang Goethe, 1833)

Quando si dice “gettare la maschera”…

La Germania «non difende l’euro per generosità o perché le avanzano soldi, ma perché i tedeschi hanno i maggiori vantaggi dalla valuta unica».
Così il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schäuble, che in un’intervista al sito online del settimanale Wirtschaftswoche indica che secondo un recente sondaggio il 69% dei cittadini tedeschi è favorevole all’euro, un risultato che il ministro giudica «sensazionalmente buono. E anche la tranquillità dei mercati finanziari rispetto alla crisi di Cipro ci mostra che siamo sulla giusta strada nei nostri sforzi di salvataggio».

E questo è il primo slancio di sincerità “parziale”…

La cancelliera tedesca Angela Merkel manda invece un messaggio chiaro ai paesi dell’Eurozona avvertendoli del bisogno di cessione sovranità nazionale.
La presidentessa difende le strategie fin qui adottate per affrontare la crisi dei debiti sovrani che ancora imperversa in Europa con tutta se stessa; non fa, a dispetto delle critiche arrivate da economisti di tutto il mondo, nessun mea culpa e, oltre alla ricetta amara dell’austerity, ora chiede anche di più: “la cessione della sovranità nazionale” dei paesi membri dell’Eurozona, in alcuni processi decisionali.

Stando a quanto riporta il sito Reuters, la cancelliera tedesca ha affermato che i paesi dell’Eurozona devono prepararsi a cedere la propria sovranità, se vogliono davvero superare la crisi dei debiti e riacquistare la fiducia degli investitori esteri.

Non ha risparmiato forti critiche: “Quando siamo di fronte all’abisso, sembra che riusciamo a trovare soluzioni comuni. Ma appena le pressioni si allentano, ognuno dice di voler fare a modo proprio. Noi dobbiamo accettare che l’Europa ha l’ultima parola in alcune aree. Altrimenti non saremo capaci di continuare a costruire l’Europa”.

E ancora: ciò non significa che “dovremo rinunciare alle decisioni nazionali sempre, ma è necessario essere compatibili perchè ora c’è il caos. Dobbiamo essere pronti a rompere con il passato in modo da andare avanti, e io sono pronta a farlo”.

Più chiari di così è difficile esserlo in diplomazia. E questo è lo slancio di sincerità decisivo…

La Germania sta dicendo a Paesi come l’Italia che, se vogliono rimanere nel club euro, devono scordarsi di essere una Nazione libera e sovrana; devono dimenticare la loro storia e le loro conquiste politiche; devono mettere da parte la propria carta costituzionale.

Insomma, dobbiamo consegnarci al governo ombra di Berlino, delegato ad oscuri burocrati e lobbisti, sotto l’ombrello di personaggi come Herman Van Rompuy.

E pensare che i nostri 900 e rotti parlamentari, un paio di giorni fa hanno salutato la rielezione di Napolitano…cantando orgogliosi l’Inno di Mameli: vergognosi!

Fonte: http://lemieconsiderazioniinutili.blogspot.it/2013/04/la-germania-getta-la-maschera.html#more

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Amato ha ammesso che dietro il Trattato di Lisbona è di riportare l’Europa al Medioevo

Pubblicato da ImolaOggi EUROPA UE, NEWS apr 22, 2013

22 apr – Giuliano Amato, uno degli architetti del trattato di Lisbona, ha ammesso che il pensiero dietro il Trattato è di riportare l’Europa al Medioevo, in una conferenza organizzata dalla Fondazione Walter Hallstein presso l’Università Humboldt di Berlino.

Amato è colui che nel 2005 fu incaricato di riconfezionare il fallito “Trattato Costituzionale” dopo i referendum francese e olandese. Alla testa di un gruppo di cosiddetti “saggi” finanziato dalla Fondazione Bosch e chiamato Action Committee for European Democracy, più noto come “Amato Group”, l’ex Premier italiano produsse il testo dell’odierno Trattato di Lisbona, che a parte qualche cambiamento cosmetico è essenzialmente uguale al trattato costituzionale. Numerosi membri del Gruppo Amato sono anche membri del neonato European Council on Foreign Relations fondato da George Soros.

Che cosa è il CFR, Council on Foreign Relations

Alla conferenza di Berlino, in risposta a Daniel Buchmann del Movimento Giovanile di LaRouche (LYM), che voleva sapere se Amato sia ancora favorevole ad un sistema medievale di diritto globale, come affermò in una famosa intervista a Barbara Spinelli, il “dottor sottile” ha affermato che l’umanità è vissuta senza stati nazionali per la maggior parte della sua storia, che le nazioni sono state inventate nel XVI secolo e hanno raggiunto l’apice nel XX, ma ora sono “sfidate da molte sfide” (sic). Amato dimentica che durante la maggior parte della sua storia, quando non c’erano le nazioni, la popolazione era trattata come le bestie da un’oligarchia che si considerava investita di autorità divina. L’Europa che dovrebbe emergere dal trattato di Lisbona non è un sostituto o un’alternativa allo stato nazionale, ha detto Amato, ma piuttosto “un ermafrodito” che possiede entrambi i componenti: la parte istituzionale al di sopra dello stato, e i cittadini (s’intende, “d’Europa” e non di specifiche nazioni) al di sotto.

Amato si è anche difeso dalle accuse di Buchmann e di un altro attivista del LYM, James Rea, che gli hanno rinfacciato di voler promuovere un disegno imperiale e quindi bellicoso. Gli imperi, ha sostenuto Amato, sono il portato di “dinastie nazionali” che lanciavano le loro nazioni in guerra l’una con l’altra. In realtà, gli intenti bellicosi li aveva malcelati Amato nella sua relazione, sottolineando la necessità di costruire una polizia anti-terrorismo europea e un esercito comune europeo.

In risposta ad un altro intervento di un attivista del LYM sulla crisi alimentare, Amato ha negato il ruolo centrale della speculazione, affermando che la crisi è dovuta all’aumento dei commensali sulla tavola mondiale.

Non sollecitato, Amato si è anche scagliato contro il ministro Tremonti, accusandolo di fomentare l’opinione pubblica contro un “nemico” (la speculazione) senza avere i mezzi per combatterlo. Ma egli stesso ha fatto riferimento agli articoli 81 e 82 dei trattati europei vigenti, mostrando di sapere che tali strumenti potenzialmente esistono.

Da vero sofista, Amato ha suggerito di non attaccare il No irlandese, ma di produrre idee per ratificare il trattato di Lisbona senza doverlo riscrivere o organizzare un altro referendum. Sulla stessa linea sofistica, ha caldeggiato l’idea di un “referendum europeo invece che dei referendum nazionali”, perché quest’ultimi tenderebbero a mischiare il malcontento nazionale con i temi europei. Spingendo questa tesi all’assurdo, Amato ha sostenuto che il No irlandese era in realtà un Sì all’Europa.

http://www.imolaoggi.it/?p=47913

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Per chi non l’avesse capito si sta riferendo al Nuovo Ordine Mondiale girandoci intorno a differenza di molti altri che ne parlano apertamente come Napolitano:

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Ecco a voi la banca esposta ai derivati per $73 trilioni

di: WSI Pubblicato il 30 aprile 2013| Ora 09:58
Non si tratta di JP Morgan o di una banca Usa, bensi’ di un istituto situato nel cuore d’Europa. Nemmeno MPS arriva a €55,6 mila miliardi di esposizione agli strumenti finanziari. Si capisce perche’ la Germania ha fatto e fara’ concessioni alla Bce.

Nella tabella il rapporto sproporzionato tra il Pil tedesco e l'ammontare di derivati a cui e' esposta la prima banca del paese Deutsche Bank.

Nella tabella il rapporto sproporzionato tra il Pil tedesco e l’ammontare di derivati a cui e’ esposta la prima banca del paese Deutsche Bank.

NEW YORK (WSI) – Poco tempo fa il mercato si e’ preso gioco di Deutsche Bank per la decisione della banca di diluire del 10% la quota di azioni dell’istituto, con l’obiettivo di alleggerire il peso dell’equity sulla percentuale del patrimonio.

Questo subito dopo che la trimestrale era stata accolta con gioia dagli operatori di Borsa. Conti che sul fronte dei ricavi hanno fatto meglio del previsto, nonostante la debolezza riscontrata nelle attivita’ di trading e negli approvvigionamenti per ripararsi da eventuali fallimenti dei contratti legati ai prestiti (un cuscinetto che Deutsche Bank dovrebbe aumentare di ampiezza e dovrebbe farlo di molto).

Ma il dettaglio piu’ interessante dei conti riguarda la pagina numero 87 della trimestrale 2012 e in particolare la voce riguardante l’esposizione agli strumenti derivati.

La cifra superare anche i 69,5 mila miliardi che erano nella pancia di JP Morgan alla fine del 2012. Stiamo parlando di €55.605.039.000.000 di euro, che ai tassi di cambio attuali fa $72.842.601.090.000, ovvero due mila miliardi di dollari in piu’ di JP Morgan.

https://i1.wp.com/www.wallstreetitalia.com/thumbnailer.aspx
Ingrandisci la fotoLa pagina numero 87 della trimestrale 2012 di Deutsche Bank, da cui salta all’occhio la voce riguardante l’esposizione ai derivati.

Ecco perche’ la Germania ha fatto di tutto, persino concessioni a Draghi e la Bce, per assicurarsi che nessun collasso finanziario si verifichi, un fenomeno che rischierebbe di provocare un disastroso effetto domino delle banche europee.

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La Bce usa dati falsi e ordina: “Subito giù salari e stipendi”

di Pier Paolo Flammini

La Banca Centrale Europea continua ad impartire ordini sull’Austerity nonostante negli ultimi mesi sia il Fmi che il duo Reinhart e Rogoff siano stati smascherati ed abbiano ammesso i propri errori. Lo stesso nuovo Presidente, Saccomanni e Giovannini grandi estimatori delle misure che hanno causato l’attuale crisi. Se è (fosse?) un vero politico denuncerebbe immediatamente l’inganno alla luce del sole

Il periodo storico 1990-2008 è alle nostre spalle, ineluttabilmente, ma mentre altri eserciti hanno difeso le proprie roccaforti qui, in Europa, epicentro – come sempre, da un secolo – Berlino, le battaglie sono state tutte perse. Ora, si sta perdendo la guerra, perché sono giunte due disfatte irrimediabili.

PRIMA DISFATTA L’Imperatore del Mondo Finanziario, il Fondo Monetario Internazionale, si ritira dalla lotta dell’Austerità, ad inizio anno, nonostante sia la sua lotta. Olivier Blanchard e Daniel Leigh, i colonnelli sul fronte, affermano che “hanno sbagliato i conti“. Proprio così: hanno consigliato una strategia ma poi, come scolaretti con le tabelline, si accorgono che i consigli che hanno dato per anni, e che hanno condotto alle manovre lacrime e sangue nel Sud Europa, erano basati su errori da loro stessi commessi. Da Keynes Blog: “Secondo Blanchard e Leigh i moltiplicatori fiscali non sono stati modesti come previsto (0,5) ma significativamente più elevati (1,5). Questo significa che una contrazione fiscale di 1 euro (ovvero un taglio della spesa pubblica, ndr) ha creato una depressione di 1,5 euro invece che solo 0,5. Già nel 2009, tuttavia, il fondo aveva sottoposto al G20 una nota in cui si affermava che i moltiplicatori potevano essere compresi tra 0,3 e 1,8 per i tagli alla spesa e tra 0,3 e 0,5 per gli aumenti delle imposte (si noti che coerentemente con la teoria keynesiana, i moltiplicatori delle tasse misurati sono minori di quelli della spesa pubblica)”.

In pratica ogni volta che vi hanno martellato i santissimi dicendo: “Occorre ridurre la spesa pubblica per rilanciare lo sviluppo e l’occupazione”, hanno mentito, si sono sbagliati. Eppure sono ancora lì: la non santa trinità della Troika li vede sempre al vertice del triangolo d’occupazione.

SECONDA DISFATTA ED ESERCITO NEOLIBERISTA IN ROTTA Ma da sola quella sconfitta non basta, dopo El Alamein arriva la batosta: ormai siamo alla ritirata di Russia, dopo la mattanza di Stalingrado. La notizia ha fatto il giro del mondo, ma qui nella periferia dell’Impero si preferisce parlare di francescoboccia e nunziadegirolamo. Altri due generali dell’Austerità mondiale hanno perso la loro battaglia, perché hanno sbagliato – scientemente – tutti i calcoli. Non sapevano usare Excel, come un soldato che non sappia usare una bussola. Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff rappresentano il più inquietante caso di indirizzo di politiche anti-popolari su scala mondiale basato su assunzioni del tutto inventate (oltre che con pesanti coinvolgimenti personali). Nel loro studio “This Time is Different” i due studiosi di Harvard affermavano, in pratica, che attraverso la loro ricerca potevano assicurare che gli Stati con un rapporto debito/Pil superiore al 90% erano destinati al declino, al contrario di quelle nazioni nelle quali, sempre per l’assunzione farlocca del punto 1 (meno spesa pubblica=più sviluppo) quel dato era basso. Delirio matematico-economico travasato in bigonci che i camerieri eletti o tecnocratici hanno trasformato in politica lacrime e sangue: tasse, tagli, povertà, lacrime di coccodrillo. Purtroppo non abbiamo anime che reagiscano con la passione e la competenza di Mike Norman, almeno nel ponte di comando. Ma se avete 5 minuti, ascoltatelo.

A. CLAMOROSO ALLA BANCA CENTRALE EUROPEA Nel Rapporto Annuale 2012 della Bce, di cui la stampa italiana ha sbrigativamente trattato nei giorni scorsi, si leggono le solite trite litanie. Gli enricoletta manco li pensano. Il cuore del dispaccio di guerra è a pagina 73. Titolo: “Ulteriore risanamento dei conti pubblici è atteso nel 2013“. Ma come? E le fregnacce di Blanchard e di R&R? Possibile che Draghi non le abbia lette? Va bè. Andiamo avanti.

“In rapporto al PIL, le entrate dovrebbero aumentare di 0,5 punti percentuali, mentre la spesa diminuirebbe di 0,3 punti. Si prevede che il debito pubblico dell’area dell’euro in rapporto al PIL continui ad aumentare, di 2,0 punti percentuali al 95,1 per cento, con valori superiori al 100 per cento in cinque paesi (Belgio, Irlanda, Grecia, Italia e Portogallo)”. Tra minore spesa e maggiori tasse c’è un trasferimento di risorse da famiglie e imprese agli Stati dello 0,8% del Pil.

E così “Il risanamento dei conti pubblici deve proseguire“. Ma come? Vediamo ancora: “Nonostante i progressi realizzati finora, occorre proseguire sulla via del risanamento per ripristinare la sostenibilità a lungo termine del debito nell’area dell’euro. Per quanto il risanamento possa dare luogo a un deterioramento temporaneo della crescita economica, se ben disegnato esso conduce a un miglioramento permanente dei saldi strutturali, con un impatto favorevole sulle traiettorie del rapporto debito/PIL“. Si faccia attenzione a questa affermazione: deterioramento “temporaneo” (viene da ridere), ovvero meno lavoro, meno consumi, meno “vita”, con impatto favorevole sulle traiettorie del debito/Pil. Ma chi se ne frega di un dato astratto? Qualcuno mangia il rapporto debito/Pil?

Alt. Qui arriva la menzogna scritta nero su bianco. Andiamo a capo.

“Le evidenze empiriche mostrano che livelli persistentemente elevati del rapporto debito pubblico/PIL (intorno o superiori al 90 per cento) incidono negativamente sulla crescita economica”. Una menzogna ribadita dopo che è stata dimostrata falsa dagli stessi autori che l’hanno divulgata. Ma come è possibile?

Continua: “Oltre ad avere un effetto diretto di spiazzamento dell’investimento privato, essi si associano a premi per il rischio sul debito pubblico più elevati, i quali comportano a loro volta tassi di interesse maggiori, con ripercussioni avverse per gli investimenti e altri ambiti dell’attività economica sensibili all’andamento dei tassi di interesse (tutto ciò non avviene ad esempio nel vicino Regno Unito, o non ha relazione ad esempio a quanto avviene fra Spagna e Italia, ma evidentemente c’è il dovere di sbagliare, a Strasburgo, ndr)”.

“Il risanamento delle finanze pubbliche può favorire la crescita economica nel breve periodo” (poco fa si è scritto che aveva un impatto deleterio nel breve periodo, ndr) (…) “Accrescere la flessibilità dei mercati del lavoro, dei prodotti e dei servizi migliorerebbe in misura decisiva la capacità di tenuta delle economie dell’area dell’euro”.

Ecco cosa si intende. Pagina 66, titolo: “Sono necessari ulteriori sforzi per continuare il processo di riequilibrio”. Il tutto per creare il “mercato comune” liberal-comunista: “Una sensibile, effettiva riduzione del costo del lavoro per unità di prodotto (…) è particolarmente urgente nei paesi dove l’elevata disoccupazione rischia di divenire strutturale e la concorrenza è debole“. Ok. Claro. Sì, parlano di noi.

Ancora, alla faccia di Blanchard e R&R: “(per aumentare la competitività) richiederà il contenimento della spesa e una maggiore efficienza di quest’ultima, in particolare nelle aree dell’istruzione, della sanità, della pubblica amministrazione e delle infrastrutture (…)”. E inoltre, incredibilmente: “Le strategie di risanamento dei conti pubblici dovrebbero essere incentrate sul rigoroso rispetto degli impegni già assunti nell’ambito del Patto di stabilità e crescita e del fiscal compact (per l’Italia circa 50 mld di euro l’anno per 20 anni, ndr). Tutti i paesi sottoposti a procedure per i disavanzi eccessivi devono assicurare il pieno conseguimento degli obiettivi di bilancio (…) Laddove ciò non avvenga, occorrerebbe adottare misure procedurali tempestive nell’ambito della procedura per i disavanzi eccessivi al fine di evitare che il consolidamento sia indebitamente ritardato e che venga compromessa fin dall’inizio la credibilità della nuova governance rafforzata per le finanze pubbliche“. Ditelo a enricoletta.

2 CLAMOROSO SILENZIO DELLA STAMPA ITALIANA Insomma, Mario Draghi ripete a pappardella le raccomandazioni dimostrate errate (quando non peggio) del Fmi, continua a farne strumento di ricatto politico per centinaia di milioni di cittadini. Non c’è un giornalista che lo faccia notare. Prendo Barbara Corrao del Messaggero, la quale scrive “che la Bce ricorda che un rapporto debito/Pil oltre il 90% danneggia lo sviluppo”. Ma è tutto così, copia e incolla, anche a La Stampa, Repubblica, Rai.it, e via discorrendo.

3 PEGGIO, SEMPRE PEGGIO, A BERLINO NON HANNO PIETA’ Quanto letto sopra è lo zucchero. In Germania, infatti, vogliono che il caffè sia amarissimo, indigesto, e non vogliono neppure che si dia il minimo sollievo al malato: altro che Stati Uniti d’Europa, siamo agli Stati Leghisti d’Europa.

4 LETTA SE CI SEI BATTI UN COLPO Dunque la Banca Centrale Europea, sottratta al controllo democratico, dà indicazioni a stati ex sovrani di diminuire il costo di salari e stipendi basandosi su affermazioni dimostrate come false. Si auspica che il nostro nuovo Presidente del Consiglio, consapevole di errori tanto evidenti, chieda la verifica delle competenze degli estensori del rapporto, la rimozione del Presidente Mario Draghi per responsabilità oggettiva e apra immediatamente un tavolo europeo di verifica della congruità di tutti i documenti economici approvati su queste basi e il loro annullamento.

Impossibile, forse. Lui non è un cuor di leone ma con Enrico Giovannini che in tv dice il contrario di quel che è scritto nei documenti ufficiali da lui firmati e con Fabrizio Saccomanni che affermava che “le misure di austerity porteranno ad una crescita attraverso la riduzione dei tassi di interesse”, c’è poco da sperare.

Anzi, niente.

FONTE: http://www.rivieraoggi.it/
Link:http://memmt.info/site/la-bce-usa-dati-falsi-e-ordina-subito-giu-salari-e-stipendi-letta-batti-un-colpo/

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La Bce come la Fed: comprare titoli tossici per gonfiare di liquidità il sistema

di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Gli Usa sono ai livelli minimi di disoccupazione dal 2008 con un tasso del 7,5% e l’Europa della zona euro invece è ai massimi con il 12,1%. Questi dati sembrano per certi versi sorprendenti e anche molto provocatori.

Ma è proprio vero che l’economia americana sia uscita dalla palude della recessione mentre quella del Vecchio Continente continua sulla strada della depressione economica?

Se è così, dov’è la “magia americana” che noi europei non siamo capaci di replicare?

Noi riteniamo che quanto sta accadendo negli Usa possa rivelarsi un “grande bluff”. Certo c’è un’effimera e momentanea ripresa “drogata” dalla liquidità creata a piene mani dalla Federal Reserve. Dopo le enormi immissioni di liquidità fatte a seguito del crollo bancario, dallo scorso settembre la Fed sta infatti immettendo sul mercato 85 miliardi di dollari ogni mese. Cioè 1.000 miliardi all’anno!

E’ una cifra enorme di cui una parte viene destinata all’acquisto di titoli, come dei derivati asset-backed-security in gran parte speculativi, a giovamento dei bilanci delle banche. Si ricordi che i citati abs sono obbligazioni emesse sulla base di altri titoli di debito ben “impachettati” e piazzati sul mercato con la garanzia della solvibilità dei titoli sottostanti. Essi fungono da moltiplicatori di credito e furono anche causa della bolla che provocò il crollo finanziario.

Un’altra parte viene utilizzata per l’acquisto di obbligazioni del Tesoro al fine di coprire i nuovi debiti del governo fatti per finanziare spese pubbliche e investimenti. Così si sostengono i livelli di consumo delle famiglie e naturalmente si creano anche dei posti di lavoro, in gran parte precario.

Recentemente il Federal Open Market Committee, l’organismo di politica monetaria della Fed, ha ribadito la scelta di continuare senza esitazione anche per il futuro con tale “politica monetaria accomodante” se fosse necessario.

In pratica è la liquidità del cosiddetto “quantitative easing”che, a nostro avviso, rischia di destabilizzare l’intero sistema economico e monetario internazionale scaricando sul resto del mondo i suoi effetti inflazionistici di medio periodo. Ma oggi a Washington questo non interessa: preme di più sfruttare gli effetti “cosmetici” immediati. I danni saranno spalmatati domani su tutte le economie del pianeta!

Sulla scia degli Usa anche l’Inghilterra e il Giappone stanno creando liquidità nello stesso modo. L’Unione europea, invece, non può farlo perché i meccanismi della Bce non lo permettono.

A Bratislava nella sua ultima conferenza stampa Mario Draghi, oltre ad annunciare la riduzione del tasso di sconto allo 0,5%, ha lasciato intendere un certo malumore per il fatto che la Fed utilizzi le rotative, cosa che non è consentita alla Bce.

Ha fatto notare la differenza tra il mercato Usa e quello dell’Europa nella creazione del credito. Nel primo l’80% dell’intermediazione finanziaria passa attraverso il mercato mentre nel secondo esso passa attraverso il sistema bancario.

Perciò in una situazione di credit crunch, come quella attuale in Europa e soprattutto in Italia, quando le banche chiudono i rubinetti, tutto si blocca.

Si ricordi inoltre che, a differenza della Fed, alla Bce non è permesso l’acquisto di titoli di Stato né tanto meno di intervenire per stabilizzare i bilanci delle banche.

Draghi ha annunciato che sta studiando per superare tali limiti per poter acquistare abs immettendo nuova liquidità nel sistema. Consapevole dei rischi insiti in tali titoli ha assicurato che saranno scelti gli abs “buoni” e non quelli tossici.

In definitiva risulta evidente che i vari approcci e negli Usa e in Europa e nel resto del mondo ricalcano i paradigmi del vecchio sistema finanziario fallimentare. Si propongono soluzioni di stampo monetarista e si continua a credere nelle meraviglie di un dio-mercato.

Proseguire su questa strada significa abbandonare ogni speranza di una globale e condivisa riforma del sistema e tanto meno di realizzare una nuova Bretton Woods.

Fonte: Arianna Editrice [scheda fonte]

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Ue e Nazismo

Riporto alcuni passi estratti da un articolo comparso in home page a firma di DI FRANCESCO MARIA TOSCANO
ilmoralista.it e intitolato “GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DEL NEONAZISMO TECNOCRATICO INTERIORIZZATI DAL PARTITO DEMOCRATICO”
(l’articolo è Qui)

“In primo luogo bisognerebbe smetterla di definire “crisi economica” quello che sta accadendo in Europa. L’espressione crisi economica tende infatti a trasmettere furbescamente un messaggio neutro e burocratico che attribuisce le difficoltà esistenti ad una sorta di caso fortuito o forza maggiore.

I commentatori economici e politici ricorrono all’immagine della “crisi” come sinonimo di evento imprevedibile e non controllabile dalla volontà dell’uomo. Ma l’attuale crisi non è affatto paragonabile ad una abbondante grandinata che distrugge il raccolto. Perché ciò che accade è il risultato previsto e voluto di una pianificazione lucida e maligna.”

A leggere quest’articolo, sembrerebbe che tutto quello che ci stanno somministrando – in termini economici, sociali, politici – sarebbe stato voluto e pianificato da una struttura oligarchica-neonazista-massonica-reazionaria (e, naturalmente, non poteva mancare un pizzico di “bolscevismo” fatto intravedere dal riferimento al “politburo” europeo) che sovraintende all’elaborazione di questi piani luci e maligni che stanno piegando vari stati europei.
Intanto questi presunti “Piani lucidi e maligni” non stanno piegando la germania e altri stati nordici, in secondo luogo non si fornisce nessuna testimonianza di questo assunto che viene messo lì a mò di cappello senza nessuna dimostrazione.
Si cita solo il “pilota automatico” di draghiana memoria.
Che ci siano piani precisi per creare una struttura europea che superi i presunti limiti di singoli stati, non ci piove. che siano stati apprestati strumenti politici e tecnici perché questo possa avvenire e possa fare da “pilota automatico”, idem non ci piove.
Ma che tutta la crisi (certamente non solo economica ma soprattutto politica) europea dipenda da piani “lucidi e maligni” sa tanto di fantasioso o del solito “complottismo massonico”.
Non mi sembra che la crisi sia scoppiata inizialmente in europa quanto piuttosto in Usa. Quindi, casomai i piani “lucidi e maligni” sono degli Usa prima che dell’aristocrazia europea.
Ma chissà perché questi benedetti americani restano sempre sullo sfondo, nessuno ne parla, nessuno li indica mai come i principali responsabili di qualcosa!
Né mi sembra che ne stiano soffrendo più di tanto molti paesi europei stessi alcuni dei quali, anzi, si stanno notevolmente rafforzando … anche con l’aiuto del pilota automatico.
La crisi in realtà è innanzitutto politica nel senso che scaturisce da un profondo rimescolamento delle carte a livello planetario nei rapporti tra stati.
Alcuni di questi (cina, india, Iran, russia e altri) sono assurti a livelli di potere anche economico che prima non avevano mai avuto e questo scombussola alquanto la situazione geopolitica internazionale, mette anche in crisi l’assetto economico dei singoli stati capitalistici occidentali che si vedono costretti a ristrutturarsi sia politicamente (basta coi tradizionali parlamenti lenti e inefficaci, basta con gli stati nazione) sia socialmente (basta coi lavoratori che pretendono di campare negli agi mentre quelli i cinesi o indiani campano con 50 dollari al mese), sia economicamente (basta con le piccole aziende familiari).
Ma è la forza delle cose a determinare tutto questo, non un qualche “piano lucido e maligno” che, piuttosto che essere indicato come autore della crisi, casomai è lo strumento che le classi dominanti cercano di apprestare per fronteggiare la crisi. Perciò qualunque piano apprestino è un effetto e non la causa della crisi.
E questo piano è anche abbastanza semplice da individuare: abbattimento drastico del welfare specie in tutta una serie di paesi politicamente ed economicamente più deboli, sparizione di interi settori industriali non più adatti alla nuova divisione del lavoro a livello mondiale (o “globale” come è di moda dire), nuova ridistribuzione anche del potere politico a favore di alcuni stati (leggasi germania riguardo all’europa) e a scapito di altri (leggasi italia e pigs vari), maggiore controllo da parte del paese dominante (leggasi Usa) rispetto agli altri vassalli per meglio fronteggiare la competizione coi nuovi soggetti emergenti, riappropriazione del controllo sulle fonti energetiche (vedi libia, irak, domani l’Iran e la siria).
A tutto questo aggiungiamoci gli effetti dell’automatizzazione crescente che rende obsolete intere categorie di aziende e di lavoratori e il quadro è completo.
Cosa centra tutto questo col nazismo e il cosiddetto “comunismo reale” (quest’ultimo evocato dal riferimento al politburo della Ue) se non per una vaga rassomiglianza coi metodi autoritari di quei sistemi?
Il nazismo e il fascismo furono movimenti di reazione alla crisi del ‘29 soprattutto da parte della piccola e media borghesia, umiliata oltre che danneggiata dalla crisi stessa. Il loro scopo fu soprattutto quello di affiancarsi (come in effetti avvenne) alle classi dominanti per evitare di perdere i loro privilegi e acquisirne di nuovi. Si distinsero anche per una certa politica a favore delle masse popolari ma solo a condizione che si facessero irreggimentare e tacessero.
Il cosiddetto neonazismo dei monti, draghi e company, invece, è la reazione pura e semplice del grande capitale oligarchico alla crisi dell’ intero sistema capitalistico!

L’unica parte che mi sento di condividere di questo articolo è la parte finale dove si afferma: ” In Italia il Pd si è distinto per il fiancheggiamento acritico e bovino nei confronti di tutte le riforme cucinate dalla euro-burocrazia. Non a caso Bersani ha sostenuto il governo Monti fino all’ultimo, preferendo perdere le elezioni anziché rallentare il cammino dei neonazisti tecnocratici.
Per l’oligarchia continentale il Pd è affidabile almeno quanto Pètain lo fu agli occhi di Hitler.”

Un po’ meno convincente, invece, è questa chiusura: “Per queste ragioni il Pd, partito formalmente di sinistra, rappresenta nei fatti posizioni tipiche dell’estrema destra classista, antiegualitaria e, all’occorrenza, sanguinaria.”

Avrei preferito che dicesse: “Per queste ragioni il Pd, partito formalmente di sinistra, rappresenta nei fatti posizioni tipiche di quella che fu l’estrema destra classista, antiegualitaria e, all’occorrenza, sanguinaria.”
Infatti, di “estreme destre classiste, antiegualitarie e sanguinarie” francamente allo stato attuale non ne vedo l’ombra. Anzi, per il momento, qualche sparuta estrema destra sembra più sensibile a certi temi (sovranità nazionale) di quanto non lo sia il PD e quello giustamente definito “popolo semicolto della sinistra”, fatto in grande maggioranza di imprenditoria assistita, di finanza , di ceti medi piccolo borghesi ben sistemati nei gangli burocratici dello stato (compresa la magistratura) e delle sue articolazioni locali come in alcuni settori particolari (scuola e ospedali).
Questa gente – facendo peggio delle “destre classiste” – ha sostituito “l’internazionalismo proletario”del fu partito comunista, con la Nato e con la UE! Alla “solidarietà di classe” ha sostituito l’atteggiamento populista e caritatevole verso gli immigrati di qualunque risma, alla “religione stalinista” pseudo comunista ha sostituito la “religione del mercato”.
Non c’è razza peggiore di questa gente e sicuramente è da considerare il nemico principale del popolo italiano.

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A proposito di complottismo massonico più o meno fantasioso:

“Era evidente, e tutti coloro che hanno partecipato a questa storia lo sanno, quando abbiamo fatto l’euro, sapevamo che sarebbe scomparso entro 10 anni senza un federalismo buggettario. Vale a dire con eurobond, ma anche con una tassa europea, e il controllo del deficit. Noi lo sapevamo. Perché la storia lo dimostra. Perché non c’è nessuna zona monetaria che sopravviva senza un governo federale … Tutti sapevamo che questa crisi sarebbe arrivata.” «Abbiamo minuziosamente “dimenticato” di includere l’articolo per uscire da Maastricht.. In primo luogo, tutti coloro, e io ho il privilegio di averne fatto parte, che hanno partecipato alla stesura delle prime bozze del Trattato di Maastricht, hanno, ci siamo incoraggiati a fare in modo che uscirne … sia impossibile. Abbiamo attentamente “dimenticato” di scrivere l’articolo che permetta di uscirne. Non è stato molto democratico, naturalmente, ma è stata un’ottima garanzia per rendere le cose più difficili, per costringerci ad andare avanti.”

Jacques Attali (consigliere di mitterrand e uno dei padri fondatori dell’euro)

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Caro Gm, intendo rispondere compiutamente rispetto alle tue comprensibili riflessioni. Il tuo ragionamento si articola in termini razionali ma parte da assunti sbagliati e datati. Tu analizzi il contesto attraverso lenti inadeguate che falsano alla radice l’intero impianto argomentativo. Gli errori fondamentali che commetti sono principalmente due:

1) Credi che i singoli Stati o, non meglio definite potenze (Usa-Ue-Iran, ecc.), giochino un ruolo autonomo rispetto alla formazione di equilibri complessivi che, sposando il tuo schema, sarebbero perciò il risultato di taciti rapporti di forza tra le diverse nazioni in conflitto ( delinei cioè una realtà dominata da una specie di realpolitik alla Metternich che esisteva prima del congresso di Vienna e che adesso non esiste più)

2) Credi che l’attuale crisi economica sia niente di più che il solito tentativo messo in campo (anche questo ottocentesco) dalla “classe dominante” per regolare i conti con le “classi subalterne”

Preliminarmente ti invito a non utilizzare termini usati da una vulgata diffusa che tende a banalizzare i delicati meccanismi che regolano il potere, rifugiandoti perciò dietro il trito e ritrito cliché del “complotto pluto-giudaico-massonico”. Non esiste nessun complotto ma legittime trame che alcuni gruppi perseguono in ossequio ad una idea del mondo che è prima spirituale e poi economica. Per comprendere i meccanismi del potere globale devi sforzarti di cogliere i lati meno visibili, a partire dal principio di autorità. Come saprai fino all’età moderna nessuno metteva in discussione il diritto dei sovrani di governare perché era pacificamente accettato l’assunto che i re governassero per diretto volere di Dio. Questo principio di autorità viene mandato in soffitta dalla cultura Illuminista che si concreta nella rivoluzione francese dopo una lunga elaborazione di pensiero diretta dalla massoneria progressista (pensa alla “loggia delle nove sorelle”). Adesso l’esercizio del potere è legittimo solo nella misura in cui chi lo esercita lo fa in nome del popolo sovrano. Il fenomeno attuale, che tu analizzi sbagliando con gli strumenti ermeneutici tipici di chi si accinge a fotografare il ritorno della lotta di classe (peraltro Lenin era un noto massone), mira a ristabilire il vecchio principio di autorità medievale in danno dei principi imposti all’Occidente dalle rivoluzioni massoniche di età illuministica. Questo processo storico, che supera e assorbe tutti i ragionamenti da te enucleati, è opera di una èlite massonica uguale e contraria a quella che ha disegnato l’età moderna. Altrimenti, seguendo il tuo ragionamento, dovremmo definire “complotto” la Rivoluzione francese, la rivoluzione americana, la rivoluzione bolscevica e perfino il Risorgimento. Come intuirai facilmente, non si trattava di complotti ma di progetti nobili, tendenti ad incidere in profondità nelle dinamiche di potere del mondo, sempre guidate da avanguardie massoniche progressiste. Ora, mentre scriviamo, sta trionfando un progetto uguale e contrario che, banalmente, i media chiamano “crisi economica” e i nostalgici “lotta di classe”.

In conclusione due pillole. Non esiste nessuna frattura tra Stati perché la globalizzazione, governata razionalmente da una élite massonica che fa da camera di compensazione, assegna ai singoli Stati il ruolo da recitare. Alla Germania, dove l’economia non registra nessuna prodigiosa crescita, è stato assegnato il compito di svolgere le funzioni della nazione kapò che mette in riga tutte le altre. Nulla di più. Sono consessi paramassonici transnazionali come il Council Foreign on relations, il Bilderberg o la Trilateral che si muovono come visibile braccio profano di mondi esoterici che restano nascosti dalle tenebre più fitte.
Se fosse vera la tua ricostruzione, che rispolvera l’eterna lotta lavoro-capitale, non si capirebbe perché ogni giorno si ammazza un imprenditore strangolato dalle tasse imposte dalla sovrastruttura che dovrebbe servirlo in quanto espressione della classe dominante. Semplicemente perché non è così. Questo processo storico, manovrato da massoni reazionari come Draghi, mette in discussione le fondamenta del capitalismo classico perché tende a riabilitare un sistema di potere (principio di autorità) mutuato dall’esperienza medievale e feudale. Il potere non deve più risiedere nel popolo sovrano ma, nella mente di questa èlite dello spirito, deve tornare ad essere esercitato da un manipolo di ottimati che si è auto-assegnato il compito di guidare una umanità considerata inferiore e bestiale. Per approfondire questo aspetto dovremmo ora parlare del diverso modo di intendere il trinomio “Libertà, uguaglianza, fratellanza” tra i massoni progressisti e quelli reazionari (ora prevalenti). Ma il discorso si è fatto già abbastanza lungo. Un caro saluto, Francesco

p.s. se sei alla ricerca di “prove documentali” su quanto affermato, acquista il libro di imminente uscita scritto da Gioele Magaldi, “Massoni” (editore Chiarelettere).

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sabato 22 giugno 2013

La crisi attuale è una crisi economica e sociale provocata dal successo della nuova struttura del processo di accumulazione capitalistico, che si è dato a partire dagli anni Settanta con la globalizzazione. Il cuore del processo è la finanza, cioè la trasfigurazione da un sistema basato sul profitto capitalistico a quello basato sull’esproprio dei redditi e la rapina delle ricchezze materiali e intellettuali. La crisi in corso non ha nulla di ciclico, diversamente dalle crisi economiche del capitalismo industriale, e troverà il suo punto di approdo in un potere assoluto coincidente con l’impoverimento di gran parte dei cittadini. Per questo l’uscita dagli effetti della crisi può avvenire solo con l’uscita dal capitalismo, che oggi è quello della speculazione finanziaria e della rapina di Stato.

I mercati finanziari sono le “fabbriche” che hanno sostituito quelle del fordismo industriale, la culla della rapina e dell’esproprio. Questo percorso Letta e Renzidi finanziarizzazione delle economie capitalistiche inizia negli anni Ottanta con la modifica della legge bancaria negli Stati Uniti, ai tempi di Reagan, poi negli anni Novanta con l’introduzione di nuove regole per la finanza che hanno consentito la produzione dei derivati e titoli tossici, con Clinton; il tutto, con il consolidarsi di un potere unico finanziario-militare illustrato ampiamente da James K. Galbraith. L’Europa ha seguito per imitazione le stesse politiche con le “direttive europee”, passivamente recepite anche in Italia, che hanno introdotto la banca “universale” e la liberalizzazione dei mercati finanziari.

In Italia questo percorso è stato segnato dalla biografia di Mario Draghi, che bene illustra i conflitti d’interessi e le collusioni tra mondo politico e poteri finanziari. Negli anni Ottanta è direttore per l’Italia della Banca Mondiale, negli anni Novanta diventa direttore generale al Tesoro e privatizza il sistema bancario, introduce il Testo Unico del 1993 sulle banche che recepisce tutte le direttive europee, comprese quelle ben note sui derivati speculativi. Poi lascia la mano per andare a dirigere la Goldman Sachs e contribuire così a mettere a punto la “grande truffa” che esplode nel 2008, di cui non era a conoscenza come responsabile della sorveglianza in quanto governatore della Banca d’Italia. Nel mentre la “sinistra” è distratta dalla Draghidifesa dell’autonomia della Banca d’Italia e dalla denuncia sul conflitto d’interessi di Berlusconi – contro il quale, in ogni caso, non fa nulla.

La classe dirigente politica e imprenditoriale che abbiamo è quella che è sopravvissuta alla guerra condotta contro il sistema italiano dagli anni Cinquanta in poi dagli Stati Uniti, dalla Francia e dalla Germania, e che continua oggi. Finora questa guerra è stata vinta, prima con l’eliminazione fisica dei personaggi scomodi – Mattei, Olivetti – poi con la distruzione del sistema politico italiano negli anni Novanta e ancora oggi. La corruzione esistente è la causa di questi sviluppi e di come, attraverso i fiumi di denaro riversati sui politici e sulle istituzioni, se ne è ottenuto il silenzio e la collusione alla realizzazione dei piani di costruzione del consenso su un progetto italiano ed europeo squilibrato. La reazione popolare degli ultimi anni, e espressa dalle ultime elezioni, dimostra che il limite della sopportazione è stato raggiunto, ma anche il fallimento di questi piani di destabilizzazione politica e di marginalizzazione economica del paese.

In Italia le persone e i movimenti che potevano denunciare e interpretare queste tendenze hanno scelto la via opportunistica dell’inserimento e dell’integrazione, trasformando il piano di apartheid globale della globalizzazione in un’opportunità per arricchirsi nel villaggio globale, e interpretando i fenomeni reali della destabilizzazione politica e marginalizzazione economica come “globalizzazione dal basso” e “globalizzazione del welfare”. Si è cioè pensato di poter predicare il pacifismo portando la guerra altrove, di combattere la speculazione e il James Kenneth Galbraithcrimine “tassandoli” per ricavarne parte del dividendo, di poter costruire la “città ideale” dentro le nicchie di un contesto in sfacelo.

A chi avanzava riserve critiche sulle forme dell’integrazione europea si rispondeva che queste volevano far “sprofondare” l’Italia nel Mediterraneo. Ebbene, è proprio l’adesione acritica alle strategie della globalizzazione e dell’Ue che sta facendo sprofondare l’Italia nel “sottosviluppo”. Ma l’Italia è un paese forte e le reazioni sociali e politiche che si annunciano lo dimostrano. Il successo di queste tendenza è anche la sola speranza offerta ai nostri giovani. Una ricostruzione dell’Europa a partire dai popoli e dagli Stati deve assumere una forma confederale tra le quattro grandi meso-regioni europee (Paesi nordici, Europa centrale, Europa mediterranea e Europa occidentale). Uscire dal guscio asfissiante del dominio dell’Europa occidentale e dell’alleanza atlantica è la premessa per queste nuove politiche.

L’euro doveva essere lo scudo, ma la sua gestione è stata affidata a chi ha messo in moto la crisi, inutile ripetere i nomi delle persone e organizzazioni, ed è quindi divenuto la camicia di forza che impedisce agli Stati e alla stessa Ue di reagire e di difendersi. Il ruolo dell’Europa è possibile se negli Stati nazionali si manifestano forze popolari che si facciano carico di riprendere il percorso di pace e cooperazione che fu alla base dell’idea di Europa nel primo dopoguerra, e poi fatto deragliare prima dalla guerra fredda e,Bill Clintonsuccessivamente, negli anni Novanta, dalla scelta di fare del progetto europeo un piano di competitività e di guerra.

Una delle affermazioni ricorrenti è che bisogna tagliare la spesa pubblica per creare le condizioni di base utili a contrastare e superare la crisi? La spesa pubblica non c’entra con la crisi e invece di guardare al deficit dello Stato e al debito estero si dovrebbe guardare all’occupazione e al deficit della bilancia dei pagamenti, come ho spiegato nel mio libro “L’Europa oltre l’euro”. La spesa pubblica aumenta in situazioni di crisi in ragione degli stabilizzatori automatici che hanno il compito di evitare forti conseguenze sociali, ed è per questo che Keynes raccomandava al governo: «Occupatevi dell’occupazione e questa si prenderà cura del bilancio dello Stato». Chi vuole gli stabilizzatori sociali, cioè il welfare, non intende risolvere la crisi ma scaricarne i costi in modo irresponsabile sui cittadini più deboli e i lavoratori, cioè sul 99% delle persone.

L’Europa deve ripensarsi e ritrovare il suo spirito di pace e di cooperazione con le nuove aree mondiali emergenti, lasciandosi alle spalle i vecchi mercati ricchi dell’Occidente. Insistere sul modello della guerra e della competitività significa condannarsi al suicidio e alla marginalità sia verso l’Occidente che verso l’Oriente. La cooperazione con le nuove aree in crescita non si ottiene con la competitività ma con rapporti diretti e diPaul Krugmancooperazione tra Stati, cioè sullo scambio reale di capacità e di beni e con la messa in comune delle risorse disponibili.

La crisi finanziaria, la più grande ondata di crimine finanziario organizzato della storia umana, secondo le parole di James K. Galbraith, è stata preparata nel corso di tre decenni durante i quali la globalizzazione ha avuto il tempo di organizzarsi dispiegando tutti i suoi effetti con l’imposizione del “pensiero unico” fino al “potere unico” dell’ultimo decennio. Tra gli economisti, e non solo, è prevalsa la corsa a farsi “consiglieri del principe”, sostituendo e riscrivendo i libri di testo sotto dettatura del pensiero neoliberista. Tuttavia, le analisi critiche per comprendere quanto è accaduto non sono mancate: dai contributi premonitori di James K. Galbraith, “Lo Stato Predatore”, a quelli di Paul Krugman e Joseph E. Stiglitz.

Questa crisi si fermerà quando i 4/5 della popolazione saranno ridotti in condizioni di povertà e marginalizzazione. Un percorso avviato ma che richiede tempo. La “ripresa” sarà una stabilizzazione e istituzionalizzazione della povertà e della dipendenza politica del paese dai centri finanziari. Che questo possa avvenire in forma pacifica è da dimostrare. La vera ripresa ci può essere solo se il 99% degli esclusi riprende il controllo sulla macchina del potere politico ed economico. Le forme in cui questo avverrà, se avverrà, non saranno indolori per le vecchie classi dirigenti, e per questo vi si oppongono con tutti gli strumenti a disposizione. La forza obiettiva di questo cambiamento dipende dal fatto che l’alternativa a una vera ripresa è Bruno Amorosolo scenario dell’implosione dell’Europa sul modello jugoslavo, a noi ben noto. La preferenza per una soluzione (anche europea) negoziata e con un cambio di indirizzo dovrebbe apparire ovvia e di buon senso, oltre che più giusta. Ma raramente l’equità e la giustizia prevalgono sugli interessi costituiti.

(Bruno Amoroso, dichiarazioni rilasciate ad “Altrestorie” per l’intervista “L’uscita dal capitalismo” pubblicata su “Comune-info” e ripresa da “Megachip” il 15 giugno 2013.Presidente del Centro Studi Federico Caffè, nonché docente di economia in Danimarca e in Vietnam, Amoroso è tra i promotori dell’Università del Bene Comune ed è autore di numerosi saggi sulla crisi europea).

Fonte: http://www.libreidee.org/2013/06/amoroso-niente-ripresa-prima-devono-ridurci-alla-fame/

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