-o0o-

1 ottobre 2013

Fonte: http://www.tankerenemy.com/2013/10/la-verita-sui-filamenti-di-ricaduta.html

Nella seconda decade di ottobre sono caduti in molte zone d’Italia “strani” filamenti: la pioggia di fibre è stata talmente copiosa che molti cittadini, accortisi dell’anomalia, hanno allertato i Vigili del fuoco. Alcune testate, per lo più locali, hanno prima riportato la notizia con toni interrogativi, poi con incredibile tempestività, hanno riferito le “spiegazioni” fornite dagli “esperti”.

L’A.R.P.A., l’Agenzia regionale per le palle sull’ambiente”, ha sentenziato: “Trattasi di tele di ragni volanti. E’ il fenomeno dello spider ballooning: sono cioè fili di Aracnidi che, migrando, secernono fili”. No! E’ tutto falso. Non sono né i ragni né Spiderman a tessere questi grovigli appiccicosi. Ci chiediamo come l’A.R.P.A., cui sarebbero stati consegnati campioni di filamenti, abbia potuto eseguire le analisi così velocemente. Sono analisi, infatti, che richiedono tempi molto lunghi. Non si comprende come gli enti ufficiali, che impiegano ere geologiche per fornire responsi, abbiano potuto subito rassicurare (e circuire) l’opinione pubblica, divulgando l’esito (falso) degli esami.

Quelle precipitate sono dunque fibre polimeriche diffuse con gli aerei impegnati nelle attività di geoingegneria illegale. Molti si chiedono per quale ragione i militari le disperdano: abbiamo in parecchi articoli analizzato la questione ed illustrato la composizione chimica dei filamenti. Essa NON coincide con la sericina, la proteina di cui sono formate le ragnatele. Mentre rinviamo alla lettura degli studi sottoelencati, rammentiamo le seguenti acquisizioni.

• I filamenti sono impiegati come vettori dei composti chimici, a loro volta usati per creare corridoi elettromagnetici.
• Le fibre, essendo costituite di materiali biocompatibili, si “legano” al D.N.A. degli esseri viventi, favorendone una ridefinizione genetica secondo nuovi parametri biologici, anzi biotecnologici.

I polimeri diffusi con gli aerei sono dannosissimi. Si consideri il caso del metanale.

Il metanale è un polimero particolarmente pericoloso che ha bisogno di un catalizzatore che, guarda caso, è costituito dai carbagammati.
I carbagammati sono di origine organica, della famiglia degli uretanici.

La reazione tra un gruppo amminico e biossido di carbonio permette la biosintesi del carbammato.

I carbammati costituiscono un gruppo importante di insetticidi: ne sono esempi il feniluretano, l’Aldicarb, il Carbofuran, il Fenoxycarb, il Sevin ed il Ethienocarb. Questi insetticidi agiscono causando inibizione della colinesterasi per inattivazione reversibile dell’enzima acetilcolinesterasi. Alcuni di questi composti sono molto tossici anche per gli esseri umani.

I poliuretani sono una classe di polimeri la cui struttura è formata da gruppi carbammato multipli. Questi materiali possiedono un’ampia varietà di proprietà e sono commercialmente disponibili come schiume, elastomeri e solidi.

Alcuni carbammati, come neostigmina, rivastigmina e meprobamato, sono usati in farmacoterapia come inibitori dell’enzima colinesterasi. L’uretano etilico (C2H5-O(CO)-NH2) è dotato di proprietà anestetiche generali ed anche mutagene. E’ stato usato in passato nella terapia del mieloma multiplo, perché dotato di proprietà alchilanti del D.N.A. Oggi è stato del tutto abbandonato, poiché troppo tossico e riconosciuto anche dotato di proprietà cancerogene, soprattutto per il polmone e lo stomaco.

La formazione di un carbammato costituisce un utile gruppo protettivo adoperato nella sintesi chimica delle proteine per proteggere gruppi amminici che non si vuole far reagire. È stabile nelle condizioni di reazione e può essere successivamente facilmente rimosso per idrolisi.

IN SINTESI

I carbammati sono convenientemente sintetizzati per reazione di alcoli o fenoli con un isocianato o, in alternativa, per reazione di un gruppo amminico con un estere dell’acido cloroformico. Nel caso si impieghi un alcool o un fenolo, la reazione può così schematizzarsi:

R-N=C=O + R’-OH ? R-NH(CO)O-R’

Usando, invece, un cloroformiato, ottenuto per reazione del fosgene con un alcol o fenolo, lo schema di reazione è il seguente:

R-O(CO)Cl + R’-NH2 ? R-O(CO)NH-R’

L’inibizione della colinesterasi è stata associata all’esposizione a pesticidi oranofosfati e carbamati, fin dalla loro creazione durante la Prima e Seconda guerra mondiale. Tipicamente, essi provocano gravi disturbi neurologici che conducono alla paralisi non solo negli insetti, ma anche negli esseri umani. L’esposizione avviene solitamente attraverso l’uso improprio di dispositivi per la diffusione di pesticidi oppure attraverso l’irrorazione aerea (scie chimiche). Gli effetti dell’inibizione della colinesterasi per esposizione cronica o esposizione intensa e reiterata si traducono in un’inibizione delle attività dell’enzima acetil-colinesterasi (AchE). L’integrazione di nanoparticelle in vari materiali nanocompositi, come gli idrogel aerei ed altre simili sostanze usate nelle irrorazioni aeree, nella modificazione del tempo atmosferico e nella dispersione di nanosensori (M.E.M.S. n.d.r.), comportano nell’individuo l’inibizione della colinesterasi fino al 96.2% nonché la presenza in quantità rilevabile di materiali nanocompositi. Ciò a conferma delle scoperte pubblicate dalla Ocean University (Cina) nel numero di giugno 2009, sulla rivista Chemical sensitivities (Sensibilità chimica), secondo cui le nano particelle sono 100 volte più tossiche di una singola molecola di pesticida, come il malathion, il propoxopur o il benomyl.

Un approfondito studio referato, a cura della tossicologa Dottoressa Hildegarde Staninger, si può leggere qui.

La verità è questa: quanto, invece, si legge sui siti istituzionali è unaragnatela di sciocchezze e di bugie, un intrico in cui sono rimasti impigliati i negazionisti e le istituzioni tutte.

Che cosa scrivevano costoro qualche anno addietro, quando il fenomeno della Geoingegneria clandestina non era ancora conclamato? Il C.I.C.A.P., contraddicendo sé stesso, nel 1999 stabilì quanto segue:

“I risultati riportati in tabella indicano che il campione di “capelli d’angelo” non può essere identificato con alcuno dei materiali riportati. Tale risultato permette comunque di escludere le ipotesi preliminari. Relativamente al campione esaminato, si può dunque concludere:

non si tratta di tela di ragno;
non si tratta di cellulosa o di materiali simili alla cellulosa (il che esclude la possibilità che si tratti di lana di pioppo o di rayon)”.

Analisi di fibre contenute nelle scie (articolo di FMM Research team), 2007)

Le ragne del diavolo, 2007

Ragnatele simili a quelle di ragno cadute a Venezia (Italia), 2007

Ragnatele a confronto, 2007

Ulteriori analisi sui polimeri di Mondovì, 2007

Analisi dei filamenti di ricaduta: sono polimeri artificiali!, 2009

Filamenti di polimeri già nel 2002: il caso di Alessandria, 2009

Resoconto dell’analisi microscopica di un campione di filamento polimerico di ricaduta del 15 ottobre, 2011

Altri riferimenti:

A cosa servono le scie chimiche: http://www.dionidream.com/a-cosa-servono-le-scie-chimiche/

Come mai la Airforce USA indaga sugli effetti delle nanoparticelle di alluminio in atmosfera?

—————o0o—————

giovedì, 17 ottobre 2013

by nogeoingegneria

L’alluminio è uno degli elementi più diffusi sulla terra sotto forma di composti, tra cui la bauxite come fonte principale. L’uso dell’alluminio oltrepassa quello di tutti gli altri metalli ad eccezione del ferro ed è importante praticamente in ogni settore produttivo. In forma di nanoparticelle o nano-fibre troviamo questo metallo in molti prodotti: cosmetica, tessuti high tech, elettronica, materiali da imballaggio, medicinali, prodotti per l’agricoltura, per l’allevamento e in altro ancora.

“Il nanoparticolato di alluminio altera la funzione immunitaria”, è il titolo di uno studio pubblicato dalla US Airforce. Da dove nasce l’interesse dei militari sugli effetti dei nanoparticolati di alluminio in caso di inalazione? In vari contesti è stato proposto o è già stato effettuato il rilascio in atmosfera di questo tipo di particelle.

1. Possedere il clima. L’esercito americano ha dichiarato l’obiettivo di “possedere il clima” entro il 2025. Nel documento Weather as a Force Multiplier:Owning the Weather in 2025 troviamo un esplicito riferimento alla nanotecnologia come strumento di intervento. Questo approccio prevede la modificazione atmosferica via introduzione di aerosol (nanoparticolato) in nubi, cicloni e correnti. Il brevetto US-Patent 5003186 “Stratospheric Welsbach seeding for reduction of global warming” (1990) parla tra altre sostanze di ossido di alluminio.

2. Chaff. Sono note le estese operazioni chaff o flares (rilascio di fibre di vetro rivestite di alluminio in atmosfera ). Si tratta di meccanismi di difesa utilizzati da aerei militari per evitare il rilevamento e/o di attacco da parte di sistemi di difesa aerea avversari. La dispersione in grande quantità di chaff serve a riflettere i segnali radar e, formando una nube, nascondere temporaneamente velivoli al rilevamento radar.

3. Global warming. Per ovviare alle conseguenze del presunto global warming, si è proposto (in realtà si sta già effettuando da una decina d’anni) di spargere milioni di tonnellate di nanoparticolato di alluminio in stratosfera (Progetto Sun Radiation Management -SRM) con l’intento di termoregolare il pianeta.

4. Carburante aereo. I militari dell’Air Force promuovono (e forse già utilizzano) un carburante composto da nanoparticelle di alluminio e acqua ghiacciata, adatto non solo ai razzi e alle navicelle spaziali, ma anche agli aerei civili e militari (vedere qui). L’Air Force Lab presenta in questo VIDEO

il suo”New Fuel from Aluminum Nanoparticles”. Aluminium come additivo nel carburante è stato testato addirittura già nel 1958, come mostra questo documento.

Ci sono motivi a sufficienza per poter temere un consistente inquinamento atmosferico con nanoparticolato di alluminio (ed altro), ed un’indagine della Airforce su scelte e operato non può sorprendere, anzi è doveroso.

Lo studio dell’ “Applied Biotechnology Branch” dell’ “Air Force Research Laboratory” (1) presentato in forma sintetica, esamina gli effetti sul tessuto polmonare in caso di inalazione di nanoparticolati di alluminio.

Il nanoparticolato di alluminio altera la funzione immunitaria

Il nanoparticolato di alluminio altera la funzione immunitaria: questo è il titolo dell’articolo scientifico pubblicato nel 2010 dall’Applied Biotechnology Branch, dell’Air Force Research Laboratory.
Così inizia l’articolo del gruppo di ricerca della Air Force che ha esaminato gli effetti dei nanoparticolati di alluminio in un microambiente polmonare simulato:
“La via più probabile di esposizione ai nanoparticolati di alluminio è l’inalazione, dato il loro utilizzo nei carburanti di jet e nelle munizioni.”

Secondo Braydich-Stolle et al., gli studi svolti sulla nano-tossicità sono pochi e molto limitati: nanomateriali diversi in vari modelli cellulari hanno dimostrato un effetto dose-dipendente, ma un limite è che non sono state valutate situazioni realistiche di esposizione umana, che descrivano quali interazioni avvengono dopo esposizione a basse dosi di nanoparticolato.
Tuttavia, proseguono i ricercatori, studi con microparticelle di alluminio hanno mostrato danni polmonari per brevi esposizioni settimanali. Altri studi hanno dimostrato che particelle più piccole (nanometriche) quando inalate si accumulano nei polmoni e la loro eliminazione è ostacolata in caso di esposizione cronica. Sulla base di questi risultati, il gruppo già si aspettava, per la propria ricerca, un certo effetto del nano-particolato di alluminio, molto reattivo e con la capacità di penetrare in profondità negli alveoli polmonari. Inoltre, si afferma che “l’effetto diverrà più pronunciato nel tempo, come risultato di un accumulo nei polmoni”.
Nel corso dello studio, il gruppo ha tenuto come riferimento per i propri test i limiti di esposizione riportati dall’OSHA (Occupational Safety and Health Administration).
La vitalità cellulare è stata verificata ed una lieve tossicità è stata osservata alle dosi più alte, con le cellule fagocitarie più colpite rispetto alle epiteliali. Le cellule fagocitarie (macrofagi) sono cellule immunitarie locali che inglobano materiale estraneo al fine di proteggere le altre cellule. Come era atteso, le cellule immunitarie hanno fornito qualche protezione alla tossicità dei nanoparticolati (NP).
Sono state poi valutate le funzioni immunitarie esponendo il microambiente polmonare ad una concentrazione non tossica di NP, e successivamente infettandolo con il patogeno respiratorio Staphylococcus Aureus.
I test hanno mostrato che la funzione fagocitaria, dopo trattamento con gli NP, si sia ridotta.
Visto il cambiamento nella funzione dei macrofagi alla presenza del patogeno, il gruppo ha effettuato ulteriori indagini sulla normale risposta immunitaria.
Durante le infezioni, le cellule fagocitarie ed epiteliali locali secernono proteine specifiche: chemochine per reclutare cellule immunitarie adattative, e citochine per attivare le cellule reclutate per una risposta più fastidiosa al materiale estraneo. E’ stato scelto di valutare l’impatto che i nano-particolati di alluminio hanno sul sistema NFkB dei macrofagi, che è un regolatore chiave della funzione immunitaria, avendo il controllo della produzione di chemochine e citochine.
In condizioni normali, Staphylococcus Aureus innesca una forte attivazione del sistema NFkB.
Quando invece gli NP di alluminio sono presenti, le cellule immunitarie non sono in grado di attivare il sistema, generando degli effetti a cascata: tutti i meccanismi di attivazione immunitaria sono alterati, reprimendo ogni attivazione alternativa dei macrofagi, diminuendo così la capacità delle cellule immunitarie di combattere l’infezione e lasciando le cellule potenzialmente vulnerabili ai patogeni.
Il destino degli NP di alluminio potrebbe seguire due potenziali percorsi per la tossicità: gli NP potrebbero rimanere nei polmoni, oppure superare le barriere di scambio gassoso e incorporarsi nel circolo sanguigno (avendo poi la possibilità di essere eliminati, nda). In luce del fatto che studi precedenti hanno dimostrato che la rimozione degli NP dai polmoni è difficoltosa, la situazione più probabile è che l’alluminio persista nei polmoni e che continui ad essere inglobato dai macrofagi.

I ricercatori concludono: “Sebbene gli NP non siano particolarmente tossici per le cellule polmonari, essi hanno impoverito la naturale abilità di risposta ad un patogeno respiratorio”.

(1) FONTE : Nanosized aluminium altered immune function

Questo studio prende in esame solo i polmoni, ma è noto alla comunità scientifica che l’alluminio riscontrato a livello cerebrale è frequentemente associato allo sviluppo di malattie neurodegenerative, come Alzheimer, Parkinson e SLA.

Ci auguriamo la pubblicazione di uno studio approfondito in tal senso, da parte della AirForce.

VEDI ANCHE:

Russel L. Blaylock lancia l’allarme circa la geoingegneria già in atto, evidenziando i gravissimi pericoli collegati all’inalazione di nanoalluminio. Blaylock appartiene alla National Health Federation ed è biologo e ricercatore nel campo delle neuroscienze .

Scrive lo scienziato:

“Di particolare interesse è l’effetto di queste nanoparticelle sul cervello e il midollo spinale. Una lista crescente di malattie neuro-degenerative, tra cui la demenza di Alzheimer, il morbo di Parkinson e la malattia di Lou Gehrig (SLA), è fortemente correlata all’esposizione all’alluminio ambientale. […]
Studi hanno dimostrato che queste particelle passano lungo le reti neuronali olfattive, che collegano direttamente la zona del cervello e che non solo sono le più colpite dalla malattia di Alzheimer, ma anche le prime ad essere colpite nel corso della malattia. Nei casi di Alzheimer hanno anche il livello più alto di alluminio nel cervello.”

LEGGI QUI

—————-o0o—————-

Alluminio per produrre idrogeno: nesso con le scie tossiche

Just Add Water: nuovo carburante da nanoparticelle di alluminio

Just Add Water: nuovo carburante da nanoparticelle di alluminio

Gli scienziati dell’Air Force Research Lab di Dayton, Ohio, hanno sviluppato un nuovo modo di sfruttare l’energia idrogeno immagazzinata nell’ acqua. Il segreto è dato dalle nanoparticelle di alluminio. Aggiungendo acqua alle nanoparticelle appositamente rivestite, gli scienziati possono produrre più di mille litri di idrogeno da un litro di acqua. Questo nuovo combustibile è stato progettato per fornire energia in situazioni di emergenza, ma potrebbe anche essere usato in motori a razzo o aerei.

————o0o————

Nuovo Ordine Mondiale, Transumanesimo, Scie Chimiche e Controllo Mentale

-o0o-

Una griglia di controllo globale

Lo scienziato che ha coniato l’espressione “smart dust” (polvere intelligente) il cui progetto è stato finanziato dall’agenzia militare statunitense D.A.R.P.A., ha trasformato la sua idea in un prodotto industriale per il quale vengono proposte svariate applicazioni. Per esempio, si ipotizza di coprire gli elementi strutturali-chiave dei grattacieli con tali nanosensori per valutare in tempo reale gli eventuali danni causati da un terremoto o di impiegare una rete di microscopici dispositivi per monitorare un’area colpita da un incendio in modo da ottimizzare l’intervento dei vigili del fuoco. Sono già stati condotti esperimenti (portati a termine con successo) per la creazione di “reti formate da granelli di polvere intelligente” a scopi strategici: riconoscimento e monitoraggio del passaggio di mezzi militari.

E’ quanto si legge nell’incipit dell’articolo “March of the motes”, ovvero “Marcia dei granelli” (http://www.emory.edu/BUSINESS/mote/MarchOfTheMotes.pdf) pubblicato sula rivista New Scientist (vol. 179 issue 2409 – 23 August 2003).

Tale articolo è citato nella bibliografia dello studio “Enabling battlespace persistent surveillance: the form, function and future of smart dust” (Attivare una sorveglianza permanente: la forma, la funzione ed il futuro della polvere intelligente). La ricerca è stata pubblicata sul sito militare istituzionale degli Stati Uniti (http://www.au.af.mil/au/awc/awcgate/cst/bh_dickson.pdf – di esso è disponibile la traduzione italiano dell’abstract al link http://scienzamarcia.blogspot.com/2013/03/attivare-una-sorveglianza-persistente.html).

“Un’invisibile armata di silicio sta raccogliendo informazioni sulla terra ed i suoi abitanti”. Così comincia questo inquietante dossier, all’interno del quale si legge: “Nel cuore della rete di granelli di polvere intelligente si trova un software rivoluzionario. Ogni granello ha il suo sistema operativo simile al software Windows installato sulla maggior parte dei computer, o a Unix, che gira su molti server della Rete, ma il sistema operativo della polvere intelligente funziona su microprocessori che hanno bisogno davvero di una memoria esigua. Se l’ultima versione di Windows contiene oltre 100 megabyte di memoria, il sistema operativo della polvere intelligente usufruisce di appena 8 kilobyte. […] ‘L’abbiamo chiamato TinyOS’ (piccolo sistema operativo, n.d.t), afferma Pister. TinyOS è ciò che ha trasformato il sogno (sic) della polvere intelligente in realtà. Parte del lavoro del sistema operativo consiste nell’impiego efficiente delle sue risorse hardware. In un granello, tali risorse sono i vari sensori ad esso attaccati, il collegamento radio agli altri granelli ed il rifornimento di energia. TinyOS deve operare, consumando poca energia: in fin dei conti un granello con batterie esaurite non è nient’altro che un briciolo di polvere. Il software realizza ciò ‘dormendo’ per la maggior parte del tempo. Quando è a riposo, tutto l’hardware è in standby, eccetto i sensori. TinyOS si riattiva una volta al secondo: impiega circa cinquanta microsecondi, raccogliendo dati dai sensori, ed altri dieci millisecondi, scambiando dati con i granelli vicini. ‘Da una prospettiva umana, si ottiene essenzialmente una risposta in tempo reale, tuttavia i granelli sono a riposo per il 99 per cento del tempo’, annota Pister”.

La restante parte dell’articolo spiega come i granuli di smart dust comunichino tra loro per piccoli “salti”: le informazioni transitano da un sferula alla serie di sferule circostanti, quindi, di salto in salto, la comunicazione si propaga. Poiché la dissipazione di potenza in una trasmissione dipende dal quadrato della distanza, in tal modo si minimizza la potenza di emissione per le comunicazioni all’interno della rete di granelli. Così i microsensori possono continuare ad essere attivi per anni.

La polvere intelligente inoltre è programmabile. La gestione può avvenire anche da remoto con un segnale radio digitale che comanda i granelli più vicini: questi, per mezzo del procedimento per “salti” sopra descritto, istruiscono a loro volta gli altri granuli della rete.

La tecnologia della smart dust non è recente: già il 31 ottobre 2002 Federico Rampini nell’articolo sul quotidiano “La Repubblica, “Ecco la polvere che spia”, scriveva:

“Gli elementi di base della nanopolvere sono costituiti dai i M.E.M.S., micro-electro-mechanical systems. Sono micro-elaboratori che integrano capacità di calcolo, parti meccaniche figlie della nano-robotica, con i sensori elettronici, cioè termometri, microfoni miniaturizzati, nanonasi e microspie che captano movimenti o vibrazioni. […] I progressi della miniaturizzazione rendono i micro-apparecchi sempre più affidabili e ne allungano la vita, le batterie possono alimentarsi con le variazioni di temperatura o con le vibrazioni. […] ‘Il risultato finale è dato da reti invisibili disseminate nell’ambiente – spiega Bruno Sinopoli – che interagiscono fra loro e trasmettono informazioni’.

Si deve evidenziare come ormai, ad undici anni di distanza dalla pubblicazione dell’articolo di Rampini, si possa essere pressoché certi che questi sensori sempre più microscopici possono ormai essere alimentati tramite le fonti di energia disponibili dappertutto, ad esempio l’energia solare e le radiazioni elettromagnetiche generate dagli elettrodomestici, dalle antenne radio base, dagli apparati wifi.

I filamenti polimerici dispersi dagli aerei chimici sono collegati a questa tecnologia di matrice militare, il morbo di Morgellons ne è un’atroce conseguenza.

Fonte: scienzamarcia

http://scienzamarcia.blogspot.it/2013/04/qualcuno-sogna-di-disseminare-smart.html

http://www.tankerenemy.com/2013/04/smart-dust-una-griglia-di-controllo.html

——————-o0o——————-

Scie Chimiche, Transumanesimo e Nuovo Ordine Mondiale

——————-o0o——————-

Smart dust: ecco la polvere che spia

lunedì 24 settembre 2007

In seguito alla pubblicazione delle prime dichiarazioni ufficiali derivanti dalle ricerche della tossicologa dott.ssa Hildegarde Staninger, dalle quali si evidenzia uno strettissimo legame di causa – effetto tra chemtrails cospargenti smart dust (polvere intelligente) e morbo di Morgellons, è d’obbligo chiarire che cos’è la smart dust. Molti di voi avranno pensato, perlomeno all’inizio, che quanto qui si riporta, corrisponde a mera immaginazione di stampo fantascientifico, ma purtroppo per tutti noi le cose non stanno in questi termini. La polvere intelligente esiste e non viene utilizzata solo sui campi di battaglia. Intere popolazioni civili sono state, infatti, sottoposte in questi anni ad un intenso bombardamento invisibile e micidiale. Il progetto mira ad ottenere il controllo totale dei cittadini che, se non perderanno la vita, perderanno la libertà sui propri pensieri ed azioni. Sarà una popolazione di cyborgs al servizio del Nuovo Ordine Mondiale, a meno che…

Smart-Dust: ecco la polvere che spia

di Federico Rampini

SAN FRANCISCO – Gli scienziati californiani l’hanno battezzata smart dust, “polvere intelligente”. Il Pentagono la definisce “La tecnologia strategica dei prossimi anni”. Un giorno cambierà la nostra vita; intanto sta già cambiando il modo di combattere la guerra e potrebbe avere un test decisivo in Iraq. Il pulviscolo intelligente è composto di miriadi di computers microscopici. Ognuno misura meno di un millimetro cubo, ma incorpora sensori elettronici, capacità di comunicare via onde radio, software e batterie.

Invisibile ed imprendibile, la polvere di intelligenze artificiali si mimetizza nell’ambiente e capta calore, suoni, movimenti. Può essere diffusa su territori immensi e sorvegliarli con una precisione finora sconosciuta. Sa spiare soldati, stando loro incollata a loro insaputa, segnala armi chimiche e nucleari, intercetta comunicazioni, trasmette le sue informazioni ai satelliti.

Dietro la polvere intelligente c’è uno dei più potenti motori del progresso tecnologico americano, la Defense Aduanced Research Projects Agency (Darpa) che è stata all’origine di innovazioni fondamentali, compresa Internet. E’ il braccio scientifico del ministero della Difesa, gestisce finanziamenti federali distribuendoli alle migliori università, che, in cambio, collaborano ad accrescere la supremazia degli Stati Uniti nelle tecnologie avanzate. Per la smart dust la Darpa si è affidata al dipartimento di ingegneria elettronica e di informatica di Berkeley diretto da Shankar Sastry. Ci lavorano gli scienziati Kris Pister, David Culler ed un ricercatore italiano, Bruno Sinopoli. Gli elementi di base della loro costruzione sono i Merns, micro-elactro-mechanical systems. Sono micro-computers che integrano capacità di calcolo, parti meccaniche figlie della nano-robotica, più i sensori elettronici: cioè termometri, microfoni miniaturizzati, nasi e microspie che captano movimenti o vibrazioni. I Mems esistono da tempo, ora le ricerche ne hanno perfezionato la produzione a costi sernpre più bassi e questo apre l’opportunità per usarli in quantità enormi. I progressi della miniaturizzazione rendono i micro-apparecchi sempre più affidabili e ne allungano la vita, le batterie possono alimentarsi con le variazioni di temperatura o le vibrazioni. Il lavoro degli scienziati californiani ha fatto compiere ai Mems il salto verso la polvere intelligente. “Il risultato finale è costituito da networks invisibili disserninati nell’ambiente – spiega Bruno Sinopoli – che interagiscono fra loro e trasmettono informazioni”.

La produzione è affidata ad un’azienda privata della Silicon Valley, la Crossbow, che mette già in mostra alcune applicazioni della polvere intelligente. Le più ambite, però, non le vedremo mai. Come sostiene la Darpa, la rivoluzione dei microsensori diffusi nell’ambiente “diventerà la primaria fonte di superiorità nei sistemi di armamento”. L’obiettivo è dichiarato ufficialmente sul sito Intemet della Darpa www.darpa.mil, perché per lavorare con gli scienziati di Berkeley anche i militari devono adottare certe regole di trasparenza. Si tratta di dispiegare in massa sensori remoti per scopi di ricognizione e sorveglianza del teatro di battaglia”.

Scie chimiche in AfghanistanL’informazióne non è stata divulgata dalla Difesa, ma gli scienziati californiani non hanno dubbi: la polvere intelligente ha già fatto la sua prima apparizione su un vero campo di battaglia in Afghanistan, dove gli americani hanno cosparso nubi di smart dust sulle zone più impervie e montagnose. Il prossimo test potrebbe essere l’Iraq dove, in caso di intervento militare – e anche molto prima – la polvere intelligente verrà cosparsa dal cielo e finirà mimetizzata nella sabbia del deserto per monitorare spostamenti di truppe, artiglierie o rampe dei missili Scud.

I Mems potrebbero fare la loro comparsa anche incorporati nelle nuove tute da combattimento dei marines. È un altro progetto per il quale il Pentagono ha stanziato 700 milioni di dollari: fabbricare una tuta leggera fatta di nuovi materiali adatti alle condizioni nel deserto, ma dotata di sensori intelligenti nelle sue fibre. Una corazza agile per i climi torridi, capace di fermare i veleni delle armi chimiche e di monitorare la salute dei militari esposti ad aggressioni batteriologiche. I sensori elettronici visibili ai raggi infrarossi garantiscono poi il riconoscimento tra i soldati americani nei combattimenti notturni, in modo da evitare le vittime del “fuoco amico”.

Scie chimiche nel Nord-Est ItaliaLa polvere intelligente non è stata pensata solo per la guerra. Il gruppo di scienziati di Berkeley ha commciato a utilizzare il pulviscolo di micro-computer per fini pacifici. Sparsi nelle foreste della California, hanno il compito di sentinelle anti-inquinamento e nella prevenzione degli incendi; grazie alla loro ubiquità sentono e segnalano all’istante le minime fonti di calore. I networks di sensori intelligenti della smart dust hanno fatto il loro esordio in funzione antisismica: l’università califomiana li sta sperimentando in alcuni immobili per verificare come le strutture reagiscono internamente alle scosse di terremoto; la precisione di queste micro-apparecchiature consente di percepire lesioni interne che sfuggono agli occhi più esperti, ma possono minare la resistenza degli edifici.

Un altro campo promettente sembra essere quello della home automation, o casa intelligente. Spalmata sui muri con la vernice, una miriade di micro-computer consentirà di auto-regolare la temperatura e la luminosità dell’ambiente in modo da eliminare ogni spreco di energia. Sempre che non finisca per spiare chi in casa ci abita. A finanziare ricerche sulle applicazioni della smart dust con i fondi federali non c’è più solo il Pentagono. Ora è sceso in campo anche un fondo di venture capital che nella Silicon Valley tutti conoscono bene: si chiama In-Q-Tel ed è una filiale della Cia.

Fonte: “la Repubblica” di giovedi 31 ottobre 2002

Un particolare ringraziamento a Saimon per la segnalazione

—————–o0o—————–

SMART DUST, la polvere che spia e trasmette le informazioni

mercoledì 27 febbraio 2013

Nel suo articolo Ecco la polvere che spia pubblicato sul quotidiano La Repubblica il 31 ottobre 2002, Federico Rampini descrive la polvere intelligente o “smart dust” come un pulviscolo composto di miriadi di microchip.
Di essa egli scrive che:
Il Pentagono la definisce “La tecnologia strategica dei prossimi anni” (…) Il pulviscolo intelligente è fatto di miriadi di computer microscopici. Ognuno misura meno di un millimetro cubo ma incorpora sensori elettronici, capacità di comunicare via onde radio, software e batterie.
Invisibile e imprendibile, la polvere di intelligenze artificiali si mimetizza nell’ambiente e capta calore, suoni, movimenti. Può essere diffusa su territori immensi e sorvegliarli con una precisione finora sconosciuta. Sa spiare soldati standogli incollata a loro insaputa, segnala armi chimiche e nucleari, intercetta comunicazioni, trasmette le sue informazioni ai satelliti.
Dietro la polvere intelligente c’è uno dei più potenti motori del progresso tecnologico americano, la Defense Aduanced Research Projects Agency (Darpa) che è stata all’origine di innovazioni fondamentali, compreso Internet. E’ il braccio scientifico del ministero della Difesa (…)
Gli elementi di base della loro costruzione sono i Merns, micro-elactro-mecanical systems. Sono micro-computer che integrano capacità di calcolo, parti meccaniche figlie della nano-robotica, più i sensori elettronici: cioè termometri, microfoni miniaturizzati, nasi e microspie che captano movimenti o vibrazioni. (…) I progressi della miniaturizzazione rendono i micro-apparecchi sempre più affidabili e ne allungano la vita, le batterie possono alimentarsi con le variazioni di temperatura o le vibrazioni. (…) “Il risultato finale sono network invisibili disserninati nell’ambiente – spiega Bruno Sinopoli – che interagiscono fra loro e trasmettono informazioni”.
(…) Come sostiene la Darpa la rivoluzione dei microsensori diffusi nell’ambiente “diventerà la primaria fonte di superiorità nei sistemi di armamento”. L’obiettivo è dichiarato ufficialmente sul sito Intemet della Darpa http://www.darpa.mil, perché per lavorare con gli scienziati di Berkeley anche i militari devono adottate certe regole di trasparenza. Si tratta di dispiegare in massa sensori remoti per scopi di ricognizione e sorveglianza del teatro di battaglia”.
L’informazióne non è stata divulgata dalla Difesa ma gli scienziati californiani non hanno dubbi: la polvere intelligente ha già fatto la sua prima apparizione su un vero campo di battaglia in Afghanistan, dove gli americani hanno cosparso nubi di smart dust sulle zone più impervie e montagnose. Il prossimo test potrebbe essere l’Iraq dove in caso di intervento militare – e anche molto prima-la polvere intelligente verrà cosparsa dal cielo e finirà mimetizzata nella sabbia del deserto per monitorare spostamenti di truppe, artiglierie o rampe dei missili Scud.
A questo punto restano ben pochi dubbi che questa polvere, tanto intelligente quanto artificiale, e sicuramente non adatta ad entrare in contatto coi sistemi respiratori degli esseri viventi, sia stata realizzata principalmente per scopi militari. Anche se alla fine dell’articolo vengono menzionati gli usi pacifici di tale tecnologia, per costruire una rete di sensori anti-inquinamento e per la prevenzione degli incendi, per disseminare sensori interni alle strutture edili che ne percepiscono le lesioni interne (causate ad esempio dai terremoti), non è detto che queste finalità pacifiche siano poi realmente innocue.
Infatti si legge nella chiusura dell’articolo che …
Spalmata sui muri con la vernice, una miriade di micro-computer consentirà di auto-regolare la temperatura e la luminosità dell’ambiente in modo da eliminare ogni spreco di energia. Sempre che non finisca per spiare chi in casa ci abita. A finanziare ricerche sulle applicazioni della smart dust con i fondi federali non c’è più solo il Pentagono. Ora è sceso in campo anche un fondo di venture capital che nella Silicon Valley tutti conoscono bene: si chiama In-Q-Tel ed è una filiale della Cia.
Letto questo articolo magari qualcuno si chiederà come mai, a sette anni e mezzo di distanza, nel sito di wikipedia si parli ancora della polvere intelligente come di un progetto ancora lontano dalla sua possibile realizzazione pratica. Ma sappiamo bene che wikipedia è uno strumento in mano alle élite governative, che lo utilizzano per distorcere la realtà; abbiamo già visto infatti che su tale scandaloso sito vengono sfacciatamente negate le responsabilità governative negli attentati di Londra e dell’11 settembre, nonché l’esistenza delle scie chimiche.
Dal momento che con le scie chimiche vengono diffuse anche queste terribili nanostrutture sensoriali, come dimostrano gli studi della dottoressa Staninger, è facile capire perchè ciò che è ormai da tempo una realtà tecnologica venga ostinatamente considerato inesistente.
La Staninger ha fa rintracciato nei filamenti estratti dalle ferite dei malati di Morgellons (del tutto analoghi ai polimeri rilasciati con le scie chimiche) delle nanostrutture con un segmento d’oro. Sia la nota tossicologa californiana sia la giornalista indipendente Carolin Williams Palit hanno correlato la luce ultravioletta alla capacità dei nanotubi di autoassemblarsi. Alcune delle loro scoperte vengono confermate da un recente articolo (sulle nanotecnologie per rimuovere l’inquinamento) comparso su Le scienze ove si legge:
(…) si è riusciti infatti a mostrare come sottili particelle di metallo e carbonio possano intrappolare goccioline di petrolio nell’acqua che si autoassemblano a decine di milioni per formare minuscole sacche sferiche. Inoltre, gli studiosi hanno trovato che la luce ultravioletta e i campi magnetici potrebbero essere utilizzati per orientare le nanoparticelle, determinando un capovolgimento delle sacche e il rilascio del loro carico, una caratteristica che potrebbe essere utile anche per la somministrazione di farmaci.
(…) in principio venivano utilizzati nanotubi di carbonio a cui venivano collegati corti segmenti di oro. Ma, secondo Ajayan, con l’aggiunta di vari altri segmenti, di nichel o di altri materiali, i ricercatori possono creare nanostrutture effettivamente multifunzionali. La tendenza di questi nanobastoni ad assemblarsi in miscele acqua-olio è dovuta alla proprietà di avere l’estremo di oro idrofilo e l’estremo in carbonio idrofobo.
Più avanti potete leggere la traduzione di un articolo comparso sull’edizione on line del New York Times ove viene confermato che i progressi nella miniaturizzazione nanotecnologica permettono alle nanostrutture sensoriali di ricaricarsi assorbendo energia dalle onde elettromagnetiche dell’ambiente circostante.
E’ quindi facile ipotizzare che l’irradiazione costante ed eccessiva di onde elettromagnetiche (antenne per la telefonia mobile e per i wi-fi, più altre antenne nascoste dedicate a scopi non certo umanitari) è funzionale alla diffusione delle scie chimiche. La sinergia tra scie ed onde elettoromagnetiche è molto probabilmente dedicata ad un sofisticato progetto di manipolazione delle coscienze e controllo mentale (non si spiegherebbe altrimenti come 6 miliardi di persone possano permettere senza protestare che il sole venga cancellato e l’aria ammorbata dai prodotti chimici dispersi tramite le scie degli aerei) ma forse anche ad un progetto ancora più nefasto (ed oscuro) di manipolazione genetica (come dimenticare che le frequenze dei telefonini alterano il DNA?) tesa a trasformare la razza umana con ibridazioni tecnologiche.
Ovviamente la notizia che viene diffusa tramite l’articolo de Le Scienze serve anche a disinformare sulle reali finalità di queste tecnologie militari ed a fornire una copertura; si potrà sempre attribuire ipocritamente la scoperta di tali nanostrutture nell’ambiente a delle operazioni di bonifica, sebbene in realtà la diffusione delle nanotecnologie è un “rimedio” peggiore del male che si finge di voler combattere.
Anche l’articolo del NY. Times assolve in parte a queste finalità; se da una parte in esso si parla della polvere intelligente come di qualcosa di ancora futuribile, d’altra parte si insiste sulle applicazioni positive di tali tecnologie, cercando di convincere le persone che la diffusione di “milioni di milioni” di nanosensori nell’aria che respiriamo possa portare alla fine un beneficio, e facendoci credere persino che possa essere normale in futuro trovare sensori negli alimenti che ci informano quando essi deperiscono.
La realtà è un’altra, ormai queste odiose nanoparticelle hanno permeato l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo ed il cibo che ingeriamo, contribuendo all’aumento di malattie degenerative, croniche e mortali.
Ben sapendo quello che c’è dietro questa sporca storia, una lettura critica del seguente articolo risulta molto illuminante; basti tenere presente che quasi tutto ciò che in tale articolo viene considerato come futuribile o fattibile in realtà è stato già realizzato, come mostra l’articolo di F. Rampini risalente a ben sette anni e mezzo addietro.

Fonte: scienzamarcia.blogspot.com – tratto da http://www.nocensura.com/

—————-o0o—————-

Qualcuno sogna di disseminare “smart dust”, ovvero “polvere intelligente” su tutto il pianeta.

Posted by on 6, apr, 2013

Lo scienziato che ha coniato il neologismo Smart Dust e che è stato finanziato dall’agenzia militare statunitense DARPA, ne ha fatto anche un prodotto industriale per il quale vengono proposte svariate applicazioni. Per esempio si ipotizza di coprire gli elementi strutturali chiave dei grattacieli di tali nanosensori per valutare in tempo reale gli eventuali danni causati da un terremoto, o di utilizzare una rete di tali  microscopici sensori per monitorare un’are incendiata in modo da ottimizzare l’intervento dei pompieri. E ci sono stati già esperimenti (terminati con successo) per l’utilizzo di “reti di granelli di polvere intelligente” a scopi militari (riconoscimento e monitoraggio del passaggio di mezzi militari)

E’ quanto si legge all’inizio dell’articolo “March of the motes” ovvero “Marcia dei granelli” [di polvere – sottinteso] (http://www.emory.edu/BUSINESS/mote/MarchOfTheMotes.pdf) pubblicato su New Scientist (vol 179 issue 2409 – 23 August 2003).Tale articolo viene citato nella bibliografia dello studio ENABLING BATTLESPACE PERSISTENT SURVEILLANCE: THE FORM, FUNCTION, AND FUTURE OF SMART DUST (Attivare una sorveglianza persistente: la forma, la funzione ed futuro della polvere intelligente) che è stato pubblicato sul sito militare istituzionale degli Stati Uniti (http://www.au.af.mil/au/awc/awcgate/cst/bh_dickson.pdf – di esso è disponibile la traduzione italiano dell’abstract al link http://scienzamarcia.blogspot.com/2013/03/attivare-una-sorveglianza-persistente.html).

Un’invisibile armata di silicone sta raccogliendo informazioni sulla terra ed i suoi abitanti.

Così inizia questo inquietante articolo, all’interno del quale possiamo leggere:

Al cuore della rete [di granelli di polvere intelligente] c’è un software rivoluzionario. Ogni granello ha il suo sistema operativo (OS), simile al software Windows che gira sulla maggior parte dei PC, o ad Unix, che gira su molti server internet. Ma (…) il sistema operativo della polvere intelligente gira su microprocessori che hanno bisogno davvero di poca memoria. Se l’ultima versione di Windows usa oltre 100 megabyte di memoria, il sistema operativo della polvere intelligente usa appena 8 kilobyte.

(…) L’abbiamo chiamato TinyOS [piccolo sistema operativo] dice Pister. TinyOS, che ha adesso una grande comunità open-source community che continua il suo sviluppo, è ciò che ha trasformato il sogno della polvere intellgiente in realtà. Parte del lavoro del sistema operativo è gestire efficientemente le sue risorse hardware. In un granello, tali risorse sono i vari sensori ad esso attaccati, il collegamento radio agli altri granelli, ed il rifornimento di energia. TinyOS deve fare ciò consumando energia il meno possibile – in fin dei conti un granello con batterie esaurite non è niente di più che un grumo di polvere. Il software realizza ciò “dormendo” per la maggior parte del tempo.

Quando è a riposo tutto l’hardware è in standby, eccetto i sensori. TinyOS si riattiva diciamo una volta al secondo e spende circa 50 microsecondi raccogliendo dati dai sensori, e altri 10 millisecondi scambiando dati con i granelli vicini. “Da una prospettiva umane, si ottiene essenzialmente una risposta in tempo reale, e tuttavia i granelli sono a riposo per il 99 per cento del tempo” afferma Pister.

Il seguito dell’articolo spiega come i granelli di polvere intelligente comunichino tra di loro per piccoli “salti”: le informazioni passano da un granello alla serie di granelli più vicini e poi di salto in salto la comunicazione si propaga. Siccome la dissipazione di potenza in una trasmissione dipende dal quadrato della distanza, in tal modo si minimizza la potenza di emissione per le comunicazioni all’interno del network di granelli, ed i granelli di polvere intelligente possono continuare ad essere attivi per anni.I granelli per altro sono programmabili, e la programmazione può avvenire anche da remoto con un segnale radio digitale che riprogramma i granelli più vicini, i quali per mezzo del procedimento per “salti” appena descritto istruiscono e riprogrammano a loro volta gli altri granelli della rete.


NB: tutte queste informazioni per quanto interessanti sono a mio parere riferite ad una tecnologia decisamente superata; se questo è quanto viene comunicato pubblicamente, si può facilmente immaginare che il livello tecnologico raggiunto nei laboratori militari (che come abbiamo visto sono interessatissimi a tale tecnologia e che hanno finanziato gli studi del settore) sia molto maggiore.

Nel suo articolo Ecco la polvere che spia pubblicato sul quotidiano La Repubblica il 31 ottobre 2002, Federico Rampini nel descrivere la polvere intelligente afferma:

Gli elementi di base della loro costruzione sono i Merns, micro-electro-mechanical systems. Sono micro-computer che integrano capacità di calcolo, parti meccaniche figlie della nano-robotica, più i sensori elettronici: cioè termometri, microfoni miniaturizzati, nasi e microspie che captano movimenti o vibrazioni. (…) I progressi della miniaturizzazione rendono i micro-apparecchi sempre più affidabili e ne allungano la vita, le batterie possono alimentarsi con le variazioni di temperatura o le vibrazioni. (…) “Il risultato finale sono network invisibili disseminati nell’ambiente – spiega Bruno Sinopoli – che interagiscono fra loro e trasmettono informazioni”.

Il grassetto è stato da me aggiunto per evidenziare come ormai, a 11 anni di distanza dalla stesura dell’articolo, si possa essere pressoché certi che tali sensori sempre più piccoli possano ormai alimentarsi tramite le piccole fonti di energia disponibili ovunque (per esempio sfruttando le radiazioni elettromagnetiche generate dagli elettrodomestici, che permeano ogni località abitata per non parlare delle radiazioni provenienti da antenne per cellulari e wi-fi).

Addendum:
Forse è difficile ammettere che tale tecnologia venga utilizzata anche in tempo di pace per scopi decisamente subdoli. Ma se si osservasse attentamente il cielo forse si scoprirebbero delle cose davvero strane.

Nel video qui  si osserva un aereo  che rilascia tre scie e poi ecco comparire (osservandole controluce) una cascata di strane “cose bianche” che a volte ritroviamo nell’ambiente sotto forma di pseudo-ragnatele che ragnatele non sono.

Sono sempre di più le segnalazioni che provengono da tutto il mondo sull’attuale utilizzo di tale tecnologia, ovvero sul rilascio intenzionale di questi strani filamenti di ricaduta che ben differiscono dalle normali ragnatele e che sembra siano un’evoluzione della tecnologia dei “granelli intelligenti”.

Il morbo di morgellons, la cui esistenza le istituzioni si ostinano tenacemente a negare arrivando a minacciare i medici che la diagnosticano, è sicuramente correlato a questa orribile tecnologia.

Per approfondimenti vedi i tre articoli:

http://www.tankerenemy.com/2012/05/il-morgellons-una-nanotecnopatologia.html

http://www.tankerenemy.com/2009/02/prima-diagnosi-ufficiale-di-morgellons.html

http://www.tanker-enemy.com/PDF/filamenti-bianchi-polimerici-analisi-critica.pdf

Fonte: Scienzamarcia

——————o0o——————

Chip Rfid e Smart Dust: controllo interno e esterno dell’essere umano

15 marzo 2013

Una panoramica realistica sulle nuove tecnologie “chip based” che sono in grado di controllare le persone sia dall’interno del corpo umano (chip rfid) sia dall’esterno (smart dust).

Queste tecnologie non si limitano purtroppo solo a funzioni di controllo, ma sono in grado di fare anche molto peggio.

Non è fantascienza. Questa tecnologia è funzionante ed operativa proprio adesso…

——————o0o——————

Chip elettronici biocompatibili e biodegradabili sono già realtà

29 settembre 2012

Da gaianews.it –

Potrebbero avere una vasta gamma di applicazioni – dal monitoraggio ambientale alla creazione di prodotti elettronici di consumo non inquinanti. Si chiamano dispositivi “elettronici biocompatibili” – piccoli impianti per l’uso sanitario destinati a dissolversi nei tessuti del corpo dopo aver fatto il loro lavoro. Tali dispositivi potranno un giorno essere usati per combattere le infezioni post-chirurgiche, per accelerare lo sviluppo delle ossa e per una serie di altre applicazioni mediche – e non solo mediche.

A differenza dei tradizionali impianti medicali, come le valvole cardiache o le protesi dell’anca che sono progettati per durare a vita, i dispositivi “elettronici transitori” sono realizzati con chip di silicio piccoli, ultra-sottili, contenenti elettrodi di magnesio, che si sciolgono completamente quando hanno svolto il loro compito. Sono in fase di sviluppo da parte di un team di ricercatori della University of Illinois, Northwestern University in Illinois e della Tufts University nel Massachusetts, entrambe università americane.

John Rogers, professore di ingegneria dell’Università dell’Illinois che ha guidato la ricerca, prevede già un considerevole numero di applicazioni mediche in cui i nuovi dispositivi potranno essere adottati.
I circuiti sono costituiti da un microchip a nano-membrane, che lentamente si sciolgono alla presenza di acqua o biofluidi.

“Un esempio di questo tipo di dispositivo è una sottile pellicola che entra nel corpo con un’incisione chirurgica per fornire una terapia termica che può eliminare i batteri che altrimenti causerebbero un’infezione”, ha detto Rogers.

Rogers ha aggiunto che il chip, che può essere controllato senza fili, è contenuto in uno speciale involucro. I ricercatori possono alterare la struttura dell’involucro, in modo che questo resista minuti, ore, giorni, settimane o anche di più.
Rogers e colleghi hanno condotto esperimenti sui topi. Rogers ha detto che i chip, spessi solo poche decine di nanometri, hanno funzionato come avrebbero dovuto, riscaldando le ferite degli animali per due settimane – il tempo necessario per prevenire un’infezione e per far iniziare la guarigione.
Gli scienziati, esaminando i topi qualche settimana più tardi, hanno notato pochi segni di infezione e solo un debole residuo del wafer di silicio presso il luogo della ferita.
Rogers ha detto che gli elettrodi del dispositivo sono realizzati in magnesio, un materiale naturalmente solubile nei fluidi corporei. La quantità di magnesio su un singolo chip è inferiore rispetto a quella che la maggior parte delle persone consuma ogni giorno attraverso la dieta.

La nuova elettronica biodegradabile potrebbe un giorno avere una vasta gamma di applicazioni – dal monitoraggio ambientale alla creazione di prodotti elettronici di consumo usa e getta e non inquinanti. Ma per ora, i ricercatori si stanno concentrando sulle possibilità mediche, tra cui i dispositivi per controllare l’attività di cuore, cervello e muscoli. Inoltre sperano di poter applicare i chip anche al rilascio di farmaci nel corpo.
Un articolo di John Rogers e dei suoi colleghi sullo sviluppo dei dispositivi medici biodegradabili è stato pubblicato nel numero di questa settimana della rivista Science.

Fonte: gaianews.it

———————-o0o———————-

La realtà è un ologramma dove passato, presente e futuro coesistono simultaneamente

9 marzo 2012

universo-ologramma

Di Cesare Dal Pont –

Nel 1982 un’équipe di ricerca dell’Università di Parigi, diretta dal fisico Alain Aspect, ha condotto quello che potrebbe rivelarsi il più importante esperimento del XX secolo. Aspect e il suo team hanno, infatti, scoperto che alcune particelle subatomiche, come gli elettroni, in determinate condizioni sono capaci di comunicare istantaneamente una con l’altra indipendentemente dalla distanza che le separa, sia che si tratti di 10 metri o di 10 miliardi di chilometri, come se ogni singola particella sapesse esattamente cosa stiano facendo tutte le altre. Questo fenomeno può essere spiegato solo in due modi: o la teoria di Einstein, che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce, è da considerarsi errata, oppure le particelle subatomiche sono connesse non-localmente.

Poiché la maggior parte dei fisici nega la possibilità di fenomeni che oltrepassino la velocità della luce, l’ipotesi più accreditata è che l’esperimento di Aspect sia la prova che il legame tra le particelle subatomiche sia effettivamente di tipo non-locale. David Bohm, noto fisico dell’Università di Londra, recentemente scomparso, sosteneva che le scoperte di Aspect implicavano che la realtà oggettiva non esiste. Nonostante la sua apparente solidità, l’universo è in realtà un fantasma, un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato.  Un ologramma è una fotografia tridimensionale prodotta con l’aiuto di un laser che registra sulla lastra fotografica la figura di interferenza prodotta da due raggi laser.

Quando la pellicola viene sviluppata risulta visibile solo un intrico di linee chiare e scure ma, illuminata da un altro raggio laser appare il soggetto originale. La tridimensionalità di tali immagini non è l’unica caratteristica interessante degli ologrammi, difatti se l’ologramma di una mela viene tagliato a metà e poi illuminato da un laser, si scoprirà che ciascuna metà contiene ancora l’intera immagine della mela.

Anche continuando a dividere le due metà, vedremo che ogni minuscolo frammento di pellicola conterrà sempre una versione più piccola, ma intatta, della stessa immagine. Diversamente dalle normali fotografie, ogni parte di un ologramma contiene tutte le informazioni possedute dall’ologramma integro. Questa caratteristica degli ologrammi ci fornisce una maniera totalmente nuova per comprendere che la separazione è un’illusione. Bohm si convinse che il motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto, indipendentemente dalla distanza che le separa, risiede nel fatto che la loro separazione è un’illusione.

Secondo Bohm il comportamento delle particelle subatomiche indica chiaramente che vi è un livello di realtà del quale non siamo minimamente consapevoli, una dimensione che oltrepassa la nostra.
Se le particelle subatomiche ci appaiono separate è perché siamo capaci di vedere solo una porzione della loro realtà, esse non sono “parti” separate bensì immagini di un’unità più profonda che risulta essere altrettanto olografica e indivisibile quanto la nostra mela.

Poiché ogni oggetto della realtà fisica è costituito da queste “immagini”, ne consegue che l’universo stesso è una proiezione, un ologramma, la memoria cosmica di tutto ciò che è, sarà o sia mai stato.
Oltre alla sua natura illusoria, questo universo avrebbe altre caratteristiche stupefacenti:
se la separazione tra le particelle subatomiche è solo apparente, ciò significa che, a un livello più profondo, tutte le cose sono infinitamente collegate. Gli elettroni di un atomo di carbonio del cervello umano sono connessi alle particelle subatomiche che costituiscono ogni pesce che nuota, ogni cuore che batte e ogni stella che brilla nel cielo.

Tutto compenetra tutto. Sebbene la natura umana cerchi di classificare e suddividere i vari fenomeni dell’universo, ogni suddivisione risulta necessariamente artificiosa e tutta la natura non è altro che un immenso tessuto connettivo ininterrotto. In un universo olografico persino il tempo e lo spazio non sarebbero più dei principi fondamentali.  Al suo livello più profondo la realtà non è altro che una sorta di superologramma dove il passato, il presente ed il futuro coesistono simultaneamente; questo implica che, avendo gli strumenti appropriati, un giorno potremmo spingerci entro quel livello della realtà e comunicare oltre il tempo e lo spazio.

Il superologramma contiene ogni singola particella subatomica che sia, che sia stata e che sarà, nonché ogni possibile configurazione di materia ed energia: dai fiocchi di neve alle stelle, dalle balene grigie ai raggi gamma. Dovremmo immaginarlo come una sorta di magazzino cosmico di Tutto ciò che Esiste.Anche il cervello è un ologramma. Partendo da questo presupposto si deduce che tutte le manifestazioni della vita provengono da un’unica fonte che include ogni atomo dell’universo.

Dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è allo stesso tempo parte infinitesimale e totalità di “tutto”. Anche il neurofisiologo Karl Pribram, dell’università di Stanford, si è convinto della natura olografica della realtà. Numerosi studi, condotti sui ratti negli anni ’20, avevano dimostrato che i ricordi non risultano confinati in determinate zone del cervello. Il dottor Pribram ritiene che i ricordi non siano immagazzinati nei neuroni o in piccoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si intersecano attraverso tutto il cervello, proprio come gli schemi dei raggi laser che si intersecano su tutta l’area del frammento di pellicola che contiene l’immagine olografica.

Quindi il cervello stesso funziona come un ologramma e la teoria di Pribram spiegherebbe anche in che modo questo organo riesca a contenere una tale quantità di ricordi in uno spazio così limitato. È stato calcolato che il cervello della nostra specie ha la capacità di immagazzinare circa 10 miliardi di informazioni, durante la durata media della vita, e si è scoperto che anche gli ologrammi possiedono una sorprendente capacità di memorizzazione, infatti semplicemente cambiando l’angolazione con cui due raggi laser colpiscono una pellicola fotografica, si possono accumulare miliardi di informazioni in un solo centimetro cubico di spazio, riuscendo anche a correlare idee e decodificare frequenze di ogni tipo.Anche la nostra stupefacente capacità di recuperare velocemente una qualsivoglia informazione dall’enorme magazzino del nostro cervello risulta spiegabile più facilmente se si suppone che esso funzioni secondo principi olografici. Perciò la concretezza del mondo non è altro che una realtà secondaria e ciò che esiste è solo un insieme olografico di frequenze che il cervello (ologramma anch’esso) seleziona trasformandole in percezioni sensoriali. Come viene sostenuto dalle religioni e dalle filosofie orientali, il mondo materiale è un’illusione.

Noi stessi pensiamo di essere delle entità fisiche che si muovono in un mondo fisico, ma tutto questo fa parte del campo della pura illusione. In realtà siamo dei ricevitori che galleggiano in un infinito mare di frequenze e ciò che percepisce la nostra coscienza viene trasformato in realtà fisica.
La mente è dunque parte di un continuum, collegata non solo a ogni altro essere vivente, ma anche a ogni atomo o parte dello spazio e del tempo. Anche essere malati o sani dipende dunque dalla coscienza che crea in ogni attimo l’illusoria sensazione di un cervello, di un corpo o degli oggetti che ci circondano e che noi interpretiamo come fisici.

Questo cambiamento nel modo di considerare le strutture biologiche ha spinto i ricercatori ad affermare che anche la medicina e tutto ciò che sappiamo del processo di guarigione deve essere visto in modo nuovo. Infatti, se l’apparente struttura fisica del corpo non è altro che una proiezione olografica della coscienza, risulta chiaro che ognuno di noi è molto più responsabile della propria salute di quanto riconoscano le attuali conoscenze nel campo della medicina.

Quelle che noi ora consideriamo guarigioni miracolose sarebbero in realtà dovute ad un mutamento dello stato di coscienza che provoca dei cambiamenti nell’ologramma corporeo. Allo stesso modo le tecniche di guarigione alternative che utilizzano visualizzazioni e trasmissioni di energia risultano efficaci perché nel dominio olografico del pensiero le immagini sono in fondo reali quanto la realtà. Il mondo concreto è dunque una tela bianca che attende di essere dipinta dalla Coscienza.

Cesare Dal Pont
Fisico

Tratto da http://www.altrasalute.it
Articolo originale

——————-o0o———————

Internet nel 2020? Connetterà strade, ponti e lo smartphone diventerà un chip sottopelle

2 luglio 2012

Pensare oggi a com’era la nostra vita dieci anni fa e cercare di immaginare come potrebbe cambiare nei prossimi dieci crea un misto di brivido ed eccitazione. Per Guido Jouret, responsabile del dipartimento Emerging technologies di Cisco, è un equilibrio quotidiano. Dal suo ufficio di San Jose, nella Silicon Valley, ha un punto di osservazione privilegiato sul futuro. È sul suo tavolo che arrivano le idee più avvenieristiche dell’azienda da trasformare in progetti e nuovi business. Non solo: il suo team è un incubatore interno per startup che arrivano da tutto il mondo. Incontriamo Jouret a San Diego, durante il Cisco Live, evento annuale del colosso di internet nato nel mercato dei router e cresciuto nel networking diffuso, le videoconferenze e i servizi Ip.

Come si immagina la nostra vita tra dieci anni? «Per la prima volta inizieremo a delegare alcune scelte alla tecnologia – risponde -. Ci sono già sistemi di comando vocale, come Siri di Apple, ma progressivamente non parleremo solo agli agenti virtuali. Chiederemo ai computer di prendere decisioni per noi. Organizzare il calendario della settimana, rispondere alle persone e così via».

Le macchine diventeranno più intelligenti, saranno in grado di capirci, parleranno le une con le altre. Nel frattempo crescerà la nuova era di internet, che dai pc è arrivato ai cellulari, tablet, tv, auto, elettrodomestici; presto connetterà i ponti, le strade, le vie di distribuzione di petrolio, gas e acque.

Per Cisco l’internet of things, definito da Jouret «il più grande trend del momento», è diventato realtà quando il numero di oggetti connessi ha superato quello delle persone con accesso a internet. Nel 2003 la popolazione mondiale era di 6,3 miliardi, i device connessi 500 milioni. Già nel 2010 erano 12,5 miliardi, saranno 25 miliardi nel 2015 e 50 miliardi nel 2020.

Oggi il monitor della nostra vita digitale è lo smartphone. Presto l’interfaccia potremmo essere noi. Diventeremo persone connesse con i chip sottopelle? «Penso di sì – continua – Per chi soffre di alcune patologie croniche, come il diabete e l’ipertensione, sarà parte del trattamento. Ovviamente con il loro consenso. In generale credo che i chip per la comunicazione, così come quelli biometrici, potranno diventare un’opzione “interna” per molto persone nella misura in cui rappresenteranno un vantaggio».

Al momento il team di Jouret è dedicato soprattutto a video e smart grid. Nel primo caso «la collaborazione online è molto cresciuta, oggi banche, governi e ospedali possono sfruttare singole competenze anche a distanza. Vediamo molta innovazione anche nella video analytics. Vuol dire collegare un software a una telecamera per riconoscere le targhe delle auto, segnalare i momenti di traffico, dire quando si sta formando una coda in un negozio e quindi aumentare la presenza della forza vendita, segnalare le zone dove i clienti vanno più di frequente. Sono solo alcuni esempi di come il video si trasforma in informazione».

Poi ci sono le smart grid. «La rete elettrica è la rete più grande al mondo. Anche nei paesi occidentali internet non arriva ancora in tutte le case, ma l’elettricità sì. Ogni smart meter (contatore intelligente) è un nodo della rete che manda informazioni. Oggi la fornitura di elettricità è sempre più variabile, per via del contributo intermittente di eolico e solare e gli equilibri con le altre fonti. Lo stesso vale per la domanda, che con la diffusione delle auto elettriche diventerà ancora più dinamica. L’aumento della comunicazione intelligente da entrambe le parti farà in modo che il rapporto tra domanda e offerta sia più veloce, efficiente ed economico».

Cisco lavora alle smart grid con il nuovo protocollo Ipv 6, in grado di gestire la connessione con più oggetti. Uno dei limiti all’espansione dell’internet delle cose è legato alla scelta di standard comuni. «L’Ip può fare un salto storico, per la sicurezza credo che sia meglio degli standard proprietari perché ci lavorano più persone. Anche per il wifi c’erano molte preoccupazioni, invece oggi le reti senza fili nelle aziende sono più sicure di quelle fisse».

Le smart grid sono un test importante per l’internet degli oggetti. Che andrà oltre: i sensori verranno distribuiti dappertutto e saranno in grado di trasmettere via internet dati che diventeranno informazioni e guideranno le scelte. «Penso agli oleodotti, i gasdotti, i ponti. Sensori nelle strade che possano regolare i flussi dei semafori. Le batterie si potranno ricaricare con la differenza di temperatura, dal movimento o con piccole celle fotovoltaiche».

Luca Salvioli

Link: http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-06-30/macchina-scegliera-111903.shtml?uuid=AbbkKc0F

——————o0o——————-

Dal 2013 chip sottocutaneo per tutti i cittadini USA?

19 marzo 2012

chip sottocutaneo

di Enrica Perucchietti – disinformazione.it

Premessa
Se verrà confermato alla Casa Bianca nelle presidenziali del prossimo 6 novembre, Obama ha chiarito che renderà obbligatorio nel corso del 2013 l’inserimento del microchip sottocutaneo in tutta la popolazione americana. L’obiettivo è di creare un registro nazionale di identificazione che permetterà di “seguire meglio i pazienti avendo a disposizione tutte le informazioni relative alla loro salute”. Il nuovo progetto relativo alla salute (HR 3200) è stato adottato recentemente dal Congresso e alla pagina 1001, contiene l’indispensabile necessità per tutti i cittadini che usufruiscono del sistema sanitario di essere identificati con un microchip, il cui prototipo definitivo è allo studio della FDA (Food and Drug Administration) dal 2004.

Un passo indietro
Né George Orwell, né Aldous Huxley nelle loro distopie si erano spinti così lontano da poter prevedere l’avvento di una popolazione controllata da microchip sottocutanei. 1984 e Il Mondo Nuovo ci hanno tramandato due sistemi totalitari che hanno preceduto sulla carta, con inquietante forza visionaria, innovazioni politiche che ci hanno reso progressivamente sempre più “trasparenti” e schiavi di fronte all’ingerenza statale.

Già nel 1932 Huxley era arrivato a prevedere addirittura un sistema in cui gli abitanti sono concepiti e prodotti industrialmente in provetta. Sotto il mito del progresso i cittadini vengono condizionati fin dall’infanzia con tecnologia e droghe e da adulti si ritrovano ad occupare ruoli sociali prestabiliti dalla nascita. La rinuncia a ogni emozione, privacy, libero arbitrio che contraddistingue il Grande Fratello di Orwell e lo stato totalitario di Huxley offrono però ancora in minima parte una via di fuga, di reazione anarchica alla violenza livellatrice dello Stato. In 1984 il protagonista Winston Smith può ancora provare almeno a ribellarsi, allontanandosi dai centri abitati e tramando con l’amante lontano dall’occhio onnipresente del Grande Fratello. Questo perché nel mondo immaginato da Orwell i cittadini non sono ancora totalmente “trasparenti”. Essi sono sottomessi a un controllo quasi totale ma non del tutto globale.

La transizione sta per essere attuata ora sotto l’amministrazione democratica di Barack Obama che si avvia alla riconferma nelle Presidenziali del 2012. A dimostrazione che il Presidente americano più che un outsider della politica si è rivelato in linea con gli interessi delle lobby, che non distinguono tra democratici o repubblicani. È la Casta americana che macina provvedimenti per il proprio tornaconto e che sulla propria agenda politica ha l’ennesimo chiodo da piantare nella bara della nostra privacy.

Microchip per tutti
“Se posso mettere un microchip al mio cane per ritrovarlo quando scappa, perché dovrebbe essere illegale fare lo stesso con un messicano?”. La provocazione a dir poco delirante è stata lanciata dal candidato repubblicano al Congresso USA Pat Bertroche. In attesa che la proposta di siglare gli stranieri irregolari o non regolari sul territorio sbarchi anche in terra Padana, l’argomentazione ha suscitato un putiferio in America. Il pensiero è corso subito ai tatuaggi dei deportati nei campi di concentramento nazisti.

Si sbaglierebbe chi ritenesse questo genere di proposta soltanto una provocazione estrema in materia di sicurezza. Il ricorso a microchip sottocutanei per “mappare”, controllare e, chissà, manipolare a distanza gli individui non interessa soltanto gli stranieri. Le iniziative da stato fascista globale si stanno infatti insinuando in campo medico grazie anche ai democratici. Quale metodo migliore per controllare la popolazione che dotarla di microchip come le bestie dietro motivazioni sanitarie? Violare i diritti civili di stranieri per quanto illegale desterà sempre reazioni contrastanti, anche violente perché i detrattori della proposta faranno appello a concetti quali razzismo, violenza sui più deboli, etc. Ma se si convincesse invece la popolazione della necessità dell’inserimento di chip sottocutanei in ogni membro del Paese per il proprio bene – come nel caso di vaccini forzati per contrastare fantomatiche pandemie – allora si raccoglierebbero minori resistenze. Ci verrà detto che è per il nostro Bene e molti di noi cadranno nella trappola facendosi impiantare i dispositivi sottocutanei, senza riflettere prima sulle conseguenze.

La paura come metodo
Per la costituzione di uno stato totalitario che ceda progressivamente il passo un nuovo ordine mondiale, il primo passo è manipolare il pensiero, le credenze delle persone, inserendo emozioni di terrore, destabilizzazione, rabbia, ansia, per poi proporre una soluzione alle paure collettive. È il sistema di azione-reazione descritto ampiamente da David Icke nei suoi saggi. Creare un sistema di paura pubblica con l’identificazione di un nemico visibile o invisibile che sia – terroristi, epidemie, crisi finanziarie – alimentare costantemente queste paure fino al parossismo bombardando le persone con immagini o notizie quotidiane di violenza, scardinando ogni sicurezza per poi costringere i cittadini ad accettare delle limitazioni alla propria privacy come ovvie misure di sicurezza. Una limitazione delle proprie libertà civili. Da qui le ben note norme contenute nel Patriot Act, l’introduzione di telecamere, bodyscanner negli aeroporti o nei luoghi ad alto rischio attacco, satelliti, intercettazioni di conversazioni telefoniche o mail private etc. Un graduale allentamento delle libertà individuali per garantire la sicurezza dal nemico che si aggira tra noi. Un insieme di limitazioni che Obama, lungi dal sopprimere come promesso in campagna elettorale, sta portando avanti seguendo le orme di George W. Bush: con la notizia della “morte” di Osama bin Laden – vera o falsa che sia – gli USA si sono visti “costretti” a incrementare gli investimenti sul fronte Sicurezza. Dal 2001 a oggi la Difesa americana ha stanziato 2 mila miliardi di dollari in programmi di antiterrorismo. Ma anche in Europa siamo mappati, marchiati, monitorati e neanche ce ne rendiamo conto. O forse ci fa comodo non rendercene conto per aggrapparci a quell’idea di sicurezza effimera che ci propinano i governanti. Alle norme di controllo globale per garantire la sicurezza – attraverso l’accrescimento delle paure collettive – si affianca un processo più strisciante che affonda i propri tentacoli in quell’apparato che dovrebbe invece garantire la salute delle persone: la sanità. L’introduzione dei microchip passerà in primis dal campo psichiatrico, dove le vittime sono da sempre le più deboli…

I Verichip per salvarvi la vita
La FDA (Food and Drug Administration) ha infatti concesso il permesso alla vendita dei Verichip, prodotti in Florida dalla Applied Digital Solution, e al loro impiego in campo medico. Il dispositivo, della grandezza ormai di un granello di sabbia, verrebbe inserito sotto la pelle del braccio o della mano con una siringa. Contiene un numero per l’identificazione del paziente. Il portatore del dispositivo, una volta arrivato in ospedale anche in stato incosciente, se dotato di Verichip, sarebbe in grado di trasmettere una cifra legata alla cartella personale. In questo caso il beneficio promesso sarebbe la possibilità di effettuare diagnosi più veloci e la riduzione di rischi legati a somministrazione di farmaci sbagliati qualora vi siano delle intolleranze o allergie. Per favorire l’utilizzo del Verichip negli USA la Applied Digital ha gentilmente promesso gratuitamente a più di 200 ospedali e istituti privati gli scanner per leggere i dispositivi sottocutanei. Lo scenario di orwelliana memoria assume contorni più chiari in vista della Riforma Sanitaria di Obama: se tutti possono accedere alle cure, tutti possono essere altresì curati e sottoposti a trattamenti obbligatori quali vaccini o impianti…

I VeriChip sono già realtà
Vi sembrano teorie fantascientifiche? Sappiate invece che il VeriChip è già approdato in Messico, dove la società distributrice Solusat ha già impiantato diverse migliaia di pazienti. Il dispositivo è arrivato anche in Europa. In Italia è ancora al vaglio.

Che cosa c’entra Obama con tutto questo? Dietro l’estensione della riforma sanitaria a tutti i cittadini americani – che come spiego nel mio libro L’altra faccia di Obama avrà come conseguenza primaria l’arricchimento delle società di Assicurazione, non il benessere dei contribuenti – potrebbe esserci una ragione occulta, meno umanitaria del previsto.

La legge di riforma sanitaria introdotta da Obama fa infatti riferimento all’introduzione di un dispositivo di “registro di sistema” di classe 2 che viene descritto come “un dispositivo impiantabile di transponder a radiofrequenza che sia in grado di registrare i crediti, i dati di anamnesi del paziente – standardizzati e con immagini analitiche che permettano la condivisione degli stessi in diversi ambiti – oltre a qualsiasi altro dato ritenuto opportuno dal Segretario”. Insomma, per poter avere un’anamnesi immediata di un paziente, per poter monitorare i senzatetto e i pazienti psichiatrici – e magari gli stranieri – per razionalizzare la sanità, Obama ha pensato bene di inserirlo, anche se per ora non in via obbligatoria, all’interno della riforma. All’approvazione della Food and Drug Administration la percentuale della popolazione favorevole all’impianto del dispositivo, nel 2004, salì dal 9 al 19%. E se il chip venisse promosso, consigliato o addirittura obbligatorio per accedere alle cure statali a quanto salirebbe il consenso?

Se il Verimed nasce sul mercato civile per le sue applicazioni mediche, il Verichip più in generale può essere usato in vari campi della società, sicurezza, finanza, identificazione di emergenza, etc. Il chipping avviene in una ventina di minuti in anestesia locale. Una volta inserito sottopelle, il chip rimane invisibile a occhio nudo. Intanto una piccola quantità di energia in radiofrequenza parte dallo scanner e stimola il dispositivo inattivo che emette il numero di verifica tramite segnali in radiofrequenza. In questo modo il portatore del chip può essere sempre rintracciato, da qui l’idea di inserirlo tra i senzatetto e gli stranieri…

Il sistema di introduzione del chip tra la popolazione di una nazione avverrà infatti con la sua applicazione medica in forma di VeriMed; una volta raccolto il consenso della maggior parte dell’opinione pubblica potrà essere reso obbligatorio come certi vaccini ed esteso ad altre applicazioni: nel caso della riconferma di Obama alla casa Bianca, sembra infatti che il chippaggio dell’intera popolazione americana avverrà obbligatoriamente nel 2013.

Non occorre molta immaginazione per prevedere le conseguenze di tale progetto: una volta marchiati saremmo controllati da uno stato fascista globale, ben oltre l’Occhio elettronico del Grande Fratello, che poteva almeno sfuggire ad alcune zone out della società… Non bastava il controllo attraverso dispositivo GPS dei cellulari o dei navigatori satellitari, delle etichette nei vestiti, delle tracce lasciate da carte di credito, tessere fedeltà, bancomat etc. Con l’introduzione dei chip saremo sempre raggiungibili, controllati. Insomma, trasparenti.

Verso una popolazione di “vetro”
Se in 1984 l’azione sovversiva contro il totalitarismo era ancora possibile anche se ardua, una volta impiantato il chip il controllo sarà globale. Chi è davvero disposto a rinunciare alla propria libertà pur di vivere in una società – forse più ordinata – ma controllata in tutto e per tutto fin nell’intimità, senza possibilità di autodeterminazione, di scelta? La distopia orwelliana è forse vicina più di quanto non si pensi? Il controllo capillare e pervasivo sarebbe completo in caso di chipping di tutta la popolazione: nessuno sfuggirebbe ai Sorveglianti. Ognuno di noi sarebbe un “uomo di vetro”, trasparente, sotto costante controllo, addomesticato. Lo sguardo del Governo ci seguirebbe in ogni attimo della nostra esistenza. L’occhio elettronico del Grande Fratello accompagnerebbe costantemente ogni nostra azione grazie alle frequenze emesse dal chip. E non si può escludere che le sperimentazioni di impulsi a distanza nel campo della guerra – che vedremo più avanti – per modificare il comportamento dei soldati non vengano adottate anche nella vita quotidiana.

La degenerazione della democrazia in totalitarismo sarebbe completa con la realizzazione di un sistema di ingerenza totale nella vita quotidiana dei cittadini: il rischio di una “gogna elettronica” avanzato dal giurista Stefano Rodotà, già presidente della Commissione scientifica dell’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione Europea, pende davvero sulle nostre teste? Stiamo rinunciando alle nostre libertà individuali per l’illusione di più sicurezza e controllo sulle nostre strade? Dalla videosorveglianza sulle strade, negozi, luoghi pubblici alle banche date che da carte di credito, abbonamenti tv e web registrano ogni nostro consumo, tendenza, interesse. Siamo già controllati, schedati. La ricerca e l’attuazione di un sistema di trasparenza e controllo globale sono valori o rischiano di degenerare in un incubo collettivo? Fino a che punto siamo disposti a sacrificare il diritto alla privacy per l’illusione di sentirci più sicuri?

Una popolazione di ibridi
Con l’aumento degli attentati veri o presunti, del terrore, di stragi o sparizioni di bambini la popolazione mondiale si sentirà obbligata ad accettare l’inserimento dei chip sottocutanei per tutelarsi dalle “atrocità” che ogni giorno si sentono in televisione o ci raccontano i giornali. Con spontaneità l’obbligo ai microchip diventerà globale e la popolazione diventerà infine simile a un gregge schedato di pecore. Chi si rifiuterà di divenire un “ibrido di intelligenza elettronica e anima” – citando il dottor Peter Zhou, creatore del microchip Angelo Digitale – verrà bollato come probabile criminale, avendo sicuramente qualcosa da nascondere. Verrà segnalato alle autorità, costretto a piegarsi o a vivere fuori dalla società.

I VeriChip non sono gli unici dispositivi per ora sul mercato. La Motorola ha prodotto per la Mondex Smartcard dei dispositivi dotati di GPS che i Paesi dell’Unione Europea stanno pensando di adottare per la semplificazione dell’unificazione monetaria. Dall’anamnesi del paziente passiamo così alla giustificazione dell’impianto per i pagamenti! Così come il VeriChip misura 7 mm di lunghezza e 0,0775 di larghezza, contiene un transponder e una batteria a litio ricaricabile tramite la temperatura corporea. La Mondex, che ha acquisito il 51% del pacchetto azionario della Mastercard, ha speso 1,5 milioni di dollari per effettuare studi sul Biochip.

Da queste ricerche sarebbe emerso che i posti più adatti per inserire il dispositivo sarebbero il capo sotto la fronte e nella mano destra. In questo caso la ragione ufficiale per l’impianto sarà la facilitazione del pagamento in sostituzione di denaro corrente o carta di credito, a cui si andrà ad affiancare la procedura di riconoscimento della persona e il ritrovamento di persone scomparse, siano essi bambini oppure criminali… Insomma una carta d’identità elettronica munita di GPS per essere rintracciati ovunque. Ed ecco che il Grande Fratello è realtà! Inoltre per evitare la clonazione dell’impianto o meglio l’estrazione individuale del chip, il dispositivo contiene litio che nell’ipotetico tentativo di estrazione si romperebbe creando una vescica sottocutanea e la dispersione di sostanze chimiche dannose. Oltre, ovviamente, a essere rintracciati immediatamente dai Sorveglianti…

Manipolazione a distanza
Tra i teorici del complotto a insistere sull’ipotesi di un progetto segreto di ricerca sul controllo mentale mediante microchip, a fianco di David Icke si schiera la meno nota dottoressa Rauni-Leena Luukanen-Kilde, ex medico finlandese nota tra gli appassionati di ufologia per i suoi saggi nel campo UFO. La Rauni Kilde sostiene che sia possibile controllare il comportamento delle persone e influenzarne a distanza le azioni medianti l’impianti di microchip nel cervello, simili a quelli che le entità aliene impianterebbero nell’encefalo degli addotti nella zona ipofisaria. Sul giornale Spekula la Rauni Kilde pubblicò un lungo articolo sugli impianti sottocutanei mettendo in guardia gli americani dal pericolo di controllo di massa imminente. Ecco alcuni stralci: “È tecnicamente possibile inserire ad ogni neonato un microchip che potrebbe servire per identificare una persona per il resto della sua vita. Simili piani sono stati discussi segretamente negli Stati Uniti, senza nessuna esposizione delle questioni relative alla privacy […] Gli esseri umani con impianti possono essere seguiti ovunque: le funzioni cerebrali possono essere monitorate a distanza da supercomputers e persino alterare mediante il cambiamento delle frequenza. Cavie di esperimenti segreti sono stati detenuti, soldati, malati di mente, bambini portatori di handicap, audiolesi, ciechi, omosessuali, donne single, anziani, scolari e qualsiasi gruppo di persone considerato marginale dalle elites di sperimentatori”. La Rauni Kilde cita come esempi di primi esperimenti i dispositivi cerebrali impiantati chirurgicamente nel 1974 nello stato dell’Ohio, ma anche in Svezia a Stoccolma: “Elettrodi cerebrali furono inseriti nei crani di bambini, nel 1946, senza che i genitori ne fossero a conoscenza. Negli anni ’50 e ’60, impianti elettrici furono usati nel tentativo di cambiare il comportamento umano e i suoi atteggiamenti. Influenzare il funzionamento del cervello umano divenne un obiettivo importante dei servizi segreti e militari”. E ancora: “Il sistema elettronico di sorveglianza della NSA può simultaneamente seguire e gestire milioni di persone. Ognuno di noi ha un’unica frequenza di risonanza bioelettrica nel cervello, proprio come abbiamo impronte digitali uniche. Con stimoli cerebrali completamente decodificati dalle frequenze elettromagnetiche, segnali elettromagnetici pulsanti possono essere inviati al cervello creando la voce desiderata ed effetti visivi, perché vengano percepiti dal soggetto prescelto. È una forma di guerra elettronica”. Stando alla teoria della Rauni Kilde sarebbe possibile non solo la costituzione di un esercito composto da cyber soldati da controllare a distanza, ma anche la manipolazione di individui normalissimi che potrebbero essere “accesi” in qualsiasi momento e indotti a credere alla realtà di impulsi elettromagnetici quali allucinazioni visive o uditive creati ad hoc. Allo stesso modo si potrebbe torturare una persona dotata di microchip causandole dolore insopportabile e piegandola alla propria volontà.

Retroingegneria: chi copia chi?
La persona dotata di chip può esser manipolata in molti modi. Usando frequenze diverse, si può modificare la vita emotiva di una persona creando una specie di realtà virtuale – come sembra accada anche nelle abductions – attraverso la stimolazione dell’encefalo: “La si può rendere aggressiva o letargica. La sessualità può venire influenzata artificialmente. I segnali del pensiero e le riflessioni del subconscio possono essere letti, i sogni influenzati e persino indotti, tutto senza che la persona con l’impianto lo sappia o acconsenta”. La somiglianza con i rapimenti alieni pone alcuni quesiti che approfondisco in L’altra faccia di Obama: chi copia chi? I militari terrestri hanno adottato la retroingegneria aliena piegandola ai propri obiettivi, oppure le abductions si riducono per lo più a MILABS, ovvero rapimenti da parte di militari che ricostruiscono scenari virtuali in cui sarebbero entità extraterrestri ad agire sugli addotti? Come se questo scenario non fosse abbastanza agghiacciante, ecco aggiungersi in parallelo all’irradiamento tramite impulsi elettromagnetici, i metodi chimici di controllo delle masse. E qua il pensiero corre alle misteriose scie chimiche di più recente comparsa e agli esperimenti che ufficialmente dovrebbero modificare il clima. Droghe, sostanze chimiche tossiche e gas da inalazione potrebbero essere diffusi nell’aria o negli acquedotti. Se negli USA il metodo per influenzare la popolazione a scegliere di farsi impiantare un microchip passerà molto probabilmente per la via della riforma sanitaria, in Europa i governi sembrano aver scelto la strada della moneta unica: sostituire il denaro corrente, carte di credito e bancomat con un chip. La crisi, il caos economico non sarebbero altro che scorciatoie per condurre la popolazione il più velocemente possibile verso il controllo globale. “Quando le nostre funzioni cerebrali saranno ormai connesse ai supercomputers, tramite impianti radio e microchips, sarà ormai troppo tardi per protestare. Questa minaccia può essere sconfitta solo istruendo il pubblico” ha avvisato la Rauni Kilde. E con uno scenario del genere meglio essere pronti e passare per pazzi che farsi trovare impreparati, o come diceva Karl Popper, “il prezzo della libertà è la costante vigilanza”.

A cura della d.ssa Enrica Perucchietti

Fonte: disinformazione.it | Articolo originale

——————-o0o——————-

Riforma Obama: approvata l’introduzione dei chip RFID

19 gennaio 2013

Consumer

Dal sito Why Americans Are Dumb –

L’introduzione dei chip corporei per fini sanitari non è più un mito. E’ stato infatti convalidata nel 2012 (dalla Corte Suprema USA – n.d.t.) la legge HR 3962 denominata Obamacare, nella quale si prospetta la introduzione di microchip RFID per fini ‘sanitari.’ A far capo dalla pagina 1501 sono descritte le peculiarità dei dispositivi.

Link diretto alla legge HR 3962 in formato pdf

L’impianto della legge è stato lasciato ‘aperto’, infatti viene statuito che il segretario potrà decidere di aggiungere altre informazioni, non necessariamente sanitarie, allo interno dei chip corporei. Ciò significa che oltre ai parametri medici potranno essere inserite nei chip informazioni in merito al conto bancario del paziente, così da determinare in tempo reale la sua capacità finanziaria. Medici e ospedali saranno quindi autorizzati ad eseguire la scansione dei conti bancari così da poter prelevare immediatamente, in tempo reale, la cifra prevista per il trattamento terapeutico.

I repubblicani non hanno alcun piano per contrastare la riforma sanitaria di Obama, sia nel suo complesso, sia nella sezione circa la introduzione dei chip corporei. Recitano la loro parte in TV facendo finta di voler opporsi, ma è ormai chiaro che l’obiettivo finale di tutte le parti in gioco sia di chippare l’intera popolazione. Entrambe gli schieramenti stanno eseguendo degli ordini, perché il nuovo ordine mondiale ha statuito che tutti debbano essere chippati. La Federal Reserve sarà il nuovo governo mondiale. Le tasse derivanti dalla riforma Obama finiranno direttamente nelle casse della Federal Reserve. Il mondo intero sta galoppando verso un sistema che funzioni senza denaro contante.

La riforma Obama prevede che il processo di impianto dei chip nella popolazione abbia inizio entro la primavera del 2013. Come tutti sappiamo il governo lavora lentamente, e il nuovo ordine mondiale è paziente. Aspettatevi che il microchip diventi obbligatorio entro il 2022. I chip RFID saranno diffusi in tutto il mondo (dopo la privatizzazione della sanità? – n.d.t.); chi non vive negli Stati Uniti non creda di sfuggire al microchip. In Messico è stato già microchippato un numero notevole di cittadini. In Canada stanno organizzandosi: LINK

Hanno iniziato con le carte di debito contenenti microchip per andare a parare allo obbligo legale di possedere il chip per usufruire della assistenza sanitaria. Useranno la propaganda e parole come facilità d’uso, sicurezza sanitaria e sicurezza sociale. State pur certi che sarete microchippati.

Articolo in lingua inglese pubblicato sul sito Why Americans Are Dumb

Link diretto: http://whyamericansaredumb.com/obama-care-approves-rfid-chips

Traduzione a cura di Anticorpi.info

——————o0o——————

L’operazione mediatica per introdurre i chip sottocutanei è cominciata

26 ottobre 2012

“Perchè il contante ha finalmente avuto il suo chip.”
Questo è il titolo di una delle notizie in evidenza su YahooUk di pochi giorni fa. L’articolo prosegue dicendo che ormai girare coi contanti non ha più senso e afferma che:“Il contante è il re, ci veniva detto. Bene oggi il re è morto”  e parte poi con un elenco di tutti i vantaggi della moneta elettronica.

Di Senmut – dionidream.com

Grazie alla carta potremo aver traccia di tutte le nostre spese, la qual cosa è utile per gestire i nostri budget, poi bisogna considerare che alcune carte ti fanno guadagnare punti ogni volta che spendi un pound, oltre a tutta una serie di sicurezze che da la carta rispetto i contanti.
Qui il link per chi volesse leggere l’articolo:  http://uk.finance.yahoo.com/news/never-pay-cash-103325011.html

Bisogna dire che in Inghilterra, in USA e in altri paesi come la Svezia pagare con la carta anche il caffè è ormai un’usanza acquisita, quindi un articolo di questo tipo viene digerito dalla gente senza troppi sospetti.

Il fatto che per noi italiani non sia ancora così naturale ci permette di leggere il tutto con uno spirito più critico: vi ricordate la storia della rana immersa in una pentola piena d’acqua che non si accorge dell’aumentare progressivo della temperatura fino a quanto diventa troppo alta e muore? Bene per una volta noi italiani siamo fuori dall’acqua e possiamo osservare i nostri fratelli inglesi cuocere senza accorgersene.

Torniamo indietro: la questione dei chip sottocutanei per il controllo delle masse è ormai un tema molto dibattuto.  Non voglio aggiungere altro se non elencare alcuni dati di fatto.

La promozione mediatica verso la moneta elettronica è sempre più spinta: questo articolo ne è un esempio come le recenti dichiarazioni di Monti.

In alcune scuole americane vengono dati grembiuli con chip RFID per controllare la posizione dei bambini. (Qui un recente articolo sul tema uscito su Wired:http://www.wired.com/politics/security/news/2005/02/66554)

C’è un’azienda inglese, la PositiveID corporation nata nel 2009 dalla fusione tra la Verichip Corporation e la Steel Vault corporation che produce sistemi a base di chip RFID sttocutanei per misurare alcuni parametri fisiologici come la glicemia e comunicare istantaneamente con macchinari ed ospedali qualora ci fossero anomalie.

In alcune università, tra cui l’italiana\montiana Bocconi, il tesserino universitario può fare anche da bancomat. Quindi i giovani iniziano a familiarizzare con l’idea di avere dati anagrafici e carta di credito in un unico oggetto.
Ormai a quasi tutti i cani si fa mettere il chip di riconoscimento.

Ci sarebbero molte altre cose ma per ora fermiamoci qua.

Se anche solo 5 anni fa qualcuno avesse parlato della possibilità impianto di un chip sottocutaneo per avere insieme carta di identità, tessera sanitaria, patente, bancomat, controllo parametri vitali, etc… non solo pochi ci avrebbero creduto, ma molti si sarebbero scandalizzati. Come la rana insegna, il tempo passa, la temperatura sale e nessuno più si scandalizza all’idea. Provate a sondare in giro, a parlare alla gente cercando di illustrare tutti i vantaggi di avere tuttociò che ci serve in un unico dispositivo e magari proteggerlo sottocute: vedrete che il numero di persone a favore aumenta di mese in mese.

Altre informazioni un po’ più approfondite: la sopramenzionata PositiveID come detto nasce nel 2009 dalla fusione della VeriChip Corporation con la Steel Vault Corpoation.

La VeriChip Corporation era, e quindi ora lo è la PositiveID, l’unica società autorizzata dal massimo organo di sanità americano, l’FDA, a produrre chip RFID impiantabili nell’essere umano.

A sua volta la VeriChip è una società controllata dalla Digital Angel Corporation. Non ve la faccio lunga, ma se scartabellaste in mezzo alle numerose carte burocratiche tra i principali finanziatori del progetto trovereste i Rothschild. Giusto per non essere avaro di prove se leggete in questo sito (http://www.mwe.com/jeffrey-rothschild/ ) il profilo di Jeffrey Rotschil torverete ( consiglio di cercare con lo strumento trova del browser internet) i collegamenti con la DigitalAngel, nello specifico si parla di 82 milioni di sterline.

Quante informazioni! Inutile ricamarci troppo attorno, a ciascuno unire i puntini come meglio preferisce.

Vi lascio con lo spot pubblicitario commissionato nel 2008 dalla VeriChip all’agenzia OnTheBall Marketing

Articolo originale: http://www.dionidream.com/loperazione-mediatica-per-introdurre-i-chip-sottocutanei-e-cominciata/

——————o0o——————

Haarp-Muos, guerra climatica: prove tecniche di apocalisse

15 aprile 2013

Haarp

Inondazioni, siccità, terremoti e tsunami: dopo le “guerre stellari”, i cataclismi telecomandati? Bomba climatica, un fantasma si aggira per l’Europa: si scrive Muos, si legge Haarp.

Antenne potentissime, in grado di “bombardare” la ionosfera e pilotare “rimbalzi” devastanti su scala mondiale? Per l’economista canadese Michel Chossudovsky, il sistema installato in Alaska è una vera e propria arma di distruzione di massa: oltre a interferire sulle comunicazioni, le sue antenne possono influenzare i circuiti elettrodinamici delle aurore, correnti naturali di elettricità da un milione di megawatt. «E’ possibile utilizzare il vento solare per danneggiare i satelliti e le apparecchiature installate sui sistemi missilistici dei paesi nemici». Radiazioni ad alta frequenza: il programma di ricerca più controverso al mondo s’incrocia con le attività dell’Nrtf di Niscemi, il sistema “Naval Radio Transmitter Facility” che da più di vent’anni assicura le comunicazioni con navi e sottomarini nucleari. Cui ora si affianca il “Mobile User Objective System”, l’eco-mostro di cui la Sicilia ha paura. Il Muos, nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della marina Usa, dovrà assicurare il collegamento in tempo reale dell’intera rete militare dispiegata sulla Terra: centri di comando e controllo, logistica, cacciabombardieri, unità navali, sommergibili, reparti operativi, missili Cruise, droni. Obiettivo: decuplicare velocità e quantità delle informazioni trasmesse.

C’è chi vede il rischio di un incidente dietro l’angolo: il semplice errore di un computer potrebbe innescare una guerra nucleare, chimica o batteriologica? Le tre maxi-antenne in costruzione a Niscemi, racconta Antonio Mazzeo sul suo blog, produrranno un mix di onde elettromagnetiche capaci di penetrare la ionosfera con potenziali effetti devastanti per l’ambiente e la salute dell’uomo. Originariamente il progetto era stato previsto per Sigonella, il quartier generale dei droni Usa, ma poi gli americani si sono accorti che le emissioni del Muos avrebbero anche potuto far esplodere per errore gli ordigni della grande base Nato siciliana, celebre dai tempi in cui Craxi osò negare a Reagan la consegna dei dirottatori palestinesi dell’Achille Lauro. Da anni la Sicilia è in allarme: all’iniziale ok del governatore Lombardo è seguito il “no” dell’attuale presidente Crocetta. Sul fronte giudiziario, percorso inverso: prima la richiesta di sequestro del sito da parte della Procura di Caltagirone, poi lo stop imposto dal tribunale di Catania, nonostante la devastazione ambientale inferta all’area protetta della Sughereta di Niscemi. Da lì la nascita del movimento popolare No-Muos, che – sul modello dei No-Tav valsusini – ostacola la vita del cantiere cercando di bloccare la circolazione dei mezzi, sfidando la repressione dei reparti antisommossa. Per il Politecnico di Torino, il Muos è insostenibile: entro i 20 chilometri l’esposizione alle radiazioni è pericolosa per la salute e può provocare

il cancro, dicono i professori Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu. Inoltre, le onde elettromagnetiche minacciano la sicurezza del traffico aereo civile, interferendo pericolosamente con la strumentazione di Antonio Mazzeobordo. Nel mirino il nuovo aeroporto di Comiso, prossimo all’apertura, ma anche quelli vicini, Catania e Sigonella. «Nel Movimento No-Muos – scrive Mazzeo – si avverte il timore che il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa possa essere in qualche modo legato all’Haarp». Il famigerato “High Frequency Active Auroral Research Program” è il discusso programma di “ricerca attiva aurorale” ad alta frequenza che dal 1994 l’aviazione e la marina statunitensi portano avanti dalla base di Gakona, in Alaska. Per Washington, l’Haarp serve solo a «studiare la ionosfera ed evitare gravi fenomeni atmosferici», ma più di uno studioso ipotizza che i test e le attività della megastazione artica servano invece a creare enormi perturbazioni ambientali e climatiche. Per il fisico indipendente Corrado Penna, le antenne Muos avrebbero fini non dichiarati di modificazione ambientale in sinergia con il sistema Haarp: secondo Penna, queste tecnologie possono servire «a causare terremoti o altri fenomeni come siccità, uragani e inondazioni, sia Corrado Pennaindirizzando le emissioni sul nucleo della Terra (influendo così sul magnetismo terrestre), sia indirizzandole sulla ionosfera». Non una parola, finora dai governi: il caso Muos non rientra nell’agenda pubblica di Roma e tantomeno in quella di Washington. Idem Bruxelles: silenzio assoluto dall’Unione Europea, che pure detta ogni giorno le sue durissime condizioni agli Stati “vassalli” dell’Eurozona. La questione è stata affrontata solo dal Parlamento Europeo a partire dal ’98, con un’audizione pubblica sull’Haarp a cui la Nato decise di non partecipare.

Gli europarlamentari, ricorda Mazzeo, riuscirono comunque a scoprire che i programmi di ricerca sulle radiazioni ad alta frequenza sono condotti dai militari americani in collaborazione con l’Istituto di geofisica dell’università di Fairbanks, in Alaska. Progetti analoghi sarebbero condotti pure in Norvegia, probabilmente in Antartide, e nell’ex Unione Sovietica. «Attraverso impianti basati a terra e una serie di antenne, ciascuna alimentata da un proprio trasmettitore, si riscaldano con potenti onde radio parti della ionosfera dove si trovano enormi campi magnetici protettivi denominati “Fasce di Van Allen”, i quali intercettano protoni, elettroni e Maj Britt Theorinparticelle alfa». L’energia così generata riscalda alcune parti della ionosfera, provocando buchi e lenti artificiali. «L’Haarp può essere impiegato per molti scopi», scrive la svedese Maj Britt Theorin, fino al 2004 eurodeputata e relatrice della proposta di risoluzione (mai adottata) sull’uso potenziale delle risorse di carattere militare per le strategie ambientali. Secondo l’allora coordinatrice della commissione sulla sicurezza del Parlamento Europeo, «manipolando le proprietà elettriche dell’atmosfera si è in grado di porre sotto controllo forze immani». E usandole come un’arma, a scopo militare, «le conseguenze potrebbero essere devastanti per il nemico».

Attraverso l’Haarp «è possibile convogliare in una zona prestabilita energia milioni di volte più intensa di quella che sarebbe possibile inviare con qualsiasi altro trasmettitore tradizionale». Quella stessa energia «può anche essere indirizzata verso un obiettivo mobile, per cui si potrebbe applicare anche contro i missili del nemico». Forse per questo Washington ha perfezionato la tecnologia Haarp nell’ambito dello “scudo spaziale”, la cosiddetta “Iniziativa di Difesa Strategica” che sviluppa le “guerre stellari” evocate da Reagan per scoraggiare l’Urss alla fine della guerra fredda. Oggi, il terminale Muos di Fabio MiniNiscemi potrebbe essere destinato alla guerra fredda di domani, quella con la Cina. Manipolare l’atmosfera a scopo militare? Niente di nuovo, rivela il generale Fabio Mini, già comandante delle forze Nato in Kosovo.

I primi esperimenti per alterare la ionosfera, racconta Mini, risalgano perlomeno alla seconda metà degli anni ’50 del secolo scorso: nel 1958 le forze armate Usa fecero esplodere tre ordigni atomici a fissione nella parte inferiore della “Fascia di Van Allen” e due ordigni a fusione nella parte alta dell’atmosfera, alterando l’equilibrio della ionosfera. Esperimenti che continuarono fino al 1962, quando le dirompenti poteste della comunità scientifica internazionale costrinsero Washington a sospenderli. Nello stesso periodo iniziarono le sperimentazioni nucleari sovietiche nella ionosfera e nelle “Fasce di Van Allen”. «Oggi – afferma Mini – sono proprio i radar meteorologici ad individuare, spesso in corrispondenza di aree colpite da gravi fenomeni atmosferici, le segnature circolari tipiche delle onde elettromagnetiche ad alta frequenza come quelle generate dalle emittenti di onde longitudinali, onde scalari, silent sound e di quelle delle trasmittenti Haarp».

In un suo recente saggio sulle guerre climatiche (“Owning the weather”, Limes) il generale Mini rileva come da ormai diversi anni la ricerca militare si sia rivolta sia alle bassissime frequenze (Elf) sia a quelle alte. «In entrambi i casi lo scopo è quello d’interferire con la ionosfera in modo da aumentare o diminuire fino alla soppressione le capacità di trasmissione di segnali radiomagnetici». Le emissioni dei trasmettitori Haarp, che avvengono quasi regolarmente in quattro periodi dell’anno, sono in grado di inviare nella ionosfera raggi di potenza superiore al gigawatt. «Gli scienziati che si occupano del programma negano che la loro attività abbia una qualsiasi valenza militare o che interferisca con l’ambiente naturale. Tuttavia – puntualizza Mini – il termine “auroral” che fa parte del suo acronimo si riferisce al fenomeno delle aurore boreali che si determinano nella zona di confine tra ionosfera e atmosfera quando emissioni ad altissima energia provenienti dal sole vengono convogliate dal magnetismo terrestre verso i poli e vanno a collidere con le particelle più rarefatte dell’atmosfera».

Haarp nega che le sue emissioni siano in grado di produrre artificialmente questo fenomeno. Eppure, «le emissioni sono dirette esattamente verso la stessa Haarpzona e hanno caratteristiche molto simili a quelle ad alta energia provenienti dal sole». Proprio a causa dell’implementazione del sistema Haarp come possibile arma climatica per manipolare l’ambiente, la commissione presieduta da Maj Britt Theorin ha chiesto inutilmente la sospensione di tutte le attività sperimentali. Senza risultato anche l’altra richiesta dell’ex europarlamentare, intenzionata a sottoporre a un organismo internazionale indipendente l’analisi delle conseguenze giuridiche, ecologiche ed etiche dell’oscura sperimentazione in corso in Alaska. «Tutta una serie di atti normativi internazionali fanno risultare l’Haarp assai dubbio non soltanto dal punto di vista umano e politico, ma anche da quello giuridico», sostiene la Theorin, citando la Convenzione sul divieto dell’utilizzo a scopi militari o ad altri scopi ostili delle tecniche di modificazione dell’ambiente, ma anche il Trattato Atlantico, quello sui principi per il comportamento degli Stati atomicanell’esplorazione dello spazio e la stessa Convenzione dell’Onu sulle leggi del mare. Top secret, il terreno è minato: Haarp sarebbe persino in grado di scandagliare a raggi X la Terra per vari chilometri di profondità, con un’apposita tomografia a effetto penetrante, per esplorare campi di petrolio e di gas, ma anche attrezzature militari sotterranee. Radar di potenza inimmaginabile, capaci di vedere oltre l’orizzonte e di definire gli oggetti a grande distanza.

E’ accertato che, dalle prime bombe atomiche fatte esplodere nelle “Fasce di Van Allen”, gli Usa sondano gli effetti ad un’altezza così elevata sulle trasmissioni radio e le operazioni radar in virtù dell’intenso impulso elettromagnetico scatenato dalle deflagrazioni. Gli esperimenti hanno creato nuove fasce di radiazione magnetica comprendenti quasi tutto il globo terrestre: «Gli elettroni correvano lungo linee di campo magnetiche creando un’aurora boreale artificiale sopra il Polo Nord», aggiunge Maj Britt Theorin. «Con questi test militari si rischia seriamente di danneggiare per molto tempo la “Fascia di Van Allen”». Secondo scienziati americani, i danni all’atmosfera si ripercuoteranno per secoli. Inoltre, «l’Haarp può anche influenzare tutto l’ecosistema, soprattutto nella sensibile area antartica». E le potenti onde radio «possono causare buchi ionosferici, pregiudicando il sistema che ci protegge dalle radiazioni provenienti dal cosmo».

Tratto da Informare per Resistere

—————–o0o——————

HAARP potrebbe indurre terremoti secondo il fisico Fran De Aquino

di Corrado Penna – scienzamarcia.blogspot.com –

La struttura HAARP, con le sue 180 enormi antenne è denominata “riscaldatore ionosferico” perché essa può generare fasci di onde elettromagnetiche ad alta frequenza inviandole contro la ionosfera, ufficialmente per compiere degli studi scientifici, La potenza di questo impianto è, ufficialmente, di 3,6 Megawatt (poco più di 3 milioni e mezzo di watt), ma è lecito sospettare che possano essere utilizzate potenze maggiori di quelle dichiarate.

In realtà si parla molto di HAARP perché questa è la più famosa, la più nominata tra le varie stazioni consimili, ma persino su wikipedia si può leggere dell’esistenza di alcune altri siti similari.

Norvegia: progetto europeo EISCAT (potenza 1000 Megawatt, ovvero un miliardo di watt)
Stati Uniti: HIPAS, vicino a Fairbanks (Alaska)
Porto Rico: Arecibo Observatory
Russia: progetto SURA, vicino a Nižni Novgorod (potenza 190 Mehawatt)

Se quindi ci riferiremo ad HAARP nel presente articolo, le considerazioni qui fatte si possono estendere agli altri siti che utilizzano la medesima tecnologia.Un riscaldatore ionosferico invia onde ad alta frequenza e alta intensità contro la ionosfera. La parte più bassa di questa, la cosiddetta regione D della ionosfera, è ricca di elettroni, la cui temperatura viene aumentata dalle suddette radiazioni elettromagnetiche. Queste radiazioni ad alta frequenza (dell’ordine dei Mega Hertz, ovvero che vibrano un milione di volte al secondo) vengono inviate contro la ionosfera con una intensità che non è costante, ma varia ciclicamente.

La frequenza di questa variazione di intensità è relativamente bassa ovvero intorno ai 2,5 Hertz (cicli al secondo). Ciò vuol dire che ogni due secondi tali onde aumentano e diminuiscono di intensità per 5 volte di seguito, mentre la vibrazione di tale segnale elettromagnetico è circa mille volte maggiore.Questo sistema fa sì che l’aumento di temperatura degli elettroni (e quindi dell’intera zona della regione D su cui vengono inviate le onde dal sistea HAARP) sia intermittente.

Questo provoca una modulazione della conduttività (grandezza fisica che misura la facilità con cui passa la corrente) ed quindi si ottiene una corrente (circolante nella ionosfera stessa) che varia alla stessa frequenza di modulazione (circa 2,5 Hertz), e che a tale bassa frequenza emette a sua volta radiazioni.In tal modo è possibile generare onde elettromagnetiche a bassissma frequenza, che altrimenti sarebbe difficilissimo generare, perché la bassissima frequenza corrisponde ad una grandissima lunghezza d’onda, che richiederebbe antenne altrettanto lunghe (svariati chilometri).

Il professor Fran de Aquino (insigne fisico che è riuscito a realizzare la quantizzazione della gravità e dello spazio-tempo) ricorda in un suo studio su tale soggetto la vasta bibliografia di lavori che mostrano tale comportamento.

La produzione delle onde a bassissima frequenza (ELF ) interagendo con gli ioni presenti nelle fasce di Van Hallen, possono, a causa dell’interazione fra campo elettrico e campo gravitazionale scoperta dal professor Fran De Aquino, portare ad una riduzione della gravità sopra una certa area della terra.
Tale diminuzione di gravità porta ad una diminuzione della pressione della colonna d’aria posta sopra tale area della superficie terrestre generando un effetto che può portare ad un sollevamento della terra. Per comprendere questa situazione con un’analogia, potete posizionate sulla vostra mano la punta di una siringa senza ago e tirate lo stantuffo: a causa della diminuita pressione sopra la mano vedrete la pelle sollevarsi.

Secondo i calcoli del professor De Aquino un riscaldatore ionosferico può causare persino un terremoto del 9° grado della scala richter.

Non so se questo vi ricorda qualcosa.

Fonte: http://scienzamarcia.blogspot.com/2011/12/come-funziona-haarp-e-come-potrebbe.html

———————o0o———————-

L’alba del dominio elettromagnetico

2 aprile 2012

“L’alba del dominio elettromagnetico” è un documentario di denuncia di come si stiano sempre più verificando strani eventi e strani risultati di analisi a seguito di passaggi di aerei per vaporizzazioni chimiche, oltre a esperimenti su elettromagnetismo e sistemi in grado di scatenare terremoti su misura.

Da alcuni anni, e con sempre maggiore frequenza, nei nostri cieli appaiono inspiegabili ‘scie’ biancastre, troppo basse, troppo voluminose, troppo persistenti, troppo ordinate… troppe per essere semplicemente le ben note scie degli aerei a reazione.

In Europa, Nord America, Canada, Russia, il fenomeno ha suscitato grande e preoccupato interesse, con studi, servizi giornalistici, interrogazioni parlamentari, anche e soprattutto in seguito a episodi di intossicazioni e strane malattie manifestatasi proprio in zone nei cui cieli le ‘scie chimiche’ erano apparse.

Sali di bario, sali d’alluminio… questi alcuni degli agenti chimici rilasciati: perché? L’ipotesi più accreditata è quella di esperimenti di modificazione del microclima; altri pensano a utilizzi militari, soprattutto in relazione alla HAARP, un sistema di guerra climatica che sarebbe stato messo a punto dal governo degli Stati Uniti. HAARP (High Frequency Active Auroral Research Program, cioè «programma di ricerca attiva aurorale con alta frequenza») consiste in una selva di enormi antenne eretta nel bel mezzo della foresta boreale nordamericana, per alcuni capace di condizionare il clima di continenti alterando, tramite l’emissione di microonde, la temperatura o l’umidità.

Sulle scie chimiche vedi

http://scienzamarcia.blogspot.it/2010/10/le-scie-chimiche-degli-aerei-un.html
http://www.tanker-enemy.com/articoli-ricerche.htm

——————-o0o——————-

24 ottobre 2012 | Autore

In coda all’articolo trovate il video di quello che rilasciano le scie chimiche in Inghilterra e una analisi del materiale filamentoso raccolto dal nostro lettore Luciano, il quale é riuscito a fare alcune foto con un piccolo microscopio..

Articolo di Gianni Lannes * sulatestagiannilannes.blogspot.it

L’obiettivo è il controllo del pianeta Terra. Impossibile negare l’evidenza: governi e militari trattano la popolazione peggio di una cavia. La dittatura nazista o staliniana al confronto è uno scherzo.  Ecco altre prove del Pentagono: la diffusione aerea di impianti biologici nel cibo, nell’acqua, nell’aria.

Lo dicono comunque gli stessi criminali in divisa che spadroneggiano in mezzo mondo, Italia in primis: «…are used to treat vast areas…». La brochure a stelle e strisce è inequivocabile:  «The 757th Airlift Squadron of the 910th Airlift Wing conducts the only aerial spray missions in the Air Force. These Reservists use four C-130H aircraft equipped with Modular Aerial Spray Systems (MASS), which are used to treat vast areas. For example, crews were charged with spraying areas devastated by Hurricane Katrina in Mississippi, Louisiana and Texas, to prevent the spread of disease. The 757th Airlift Squadron operates out of the Youngstown Air Reserve Station in Ohio». Si chiede un mio informatore allarmato:  con cosa e per cosa?

E avvisano chi viene trattato? Va in onda il medesimo copione già sperimentato negli anni ’50 e ’60 mediante gli esperimenti nucleari segreti direttamente sulla popolazione (alla voce Stati Uniti d’America e Gran Bretagna), scoperti da ricercatori indipendenti ed ammessi dai “governi alleati”. Vale a dire: una sperimentazione di massa. Si, perché lo zio Sam ha allargato a dismisura l’orizzonte su scala planetaria. Tanto chi lo controlla? L’Europa è succube o tutt’al più supina al volere criminale della Casa Bianca e al nuovo ordine mondiale degli illuminati (vedi anche i criminali a piede libero Rockefeller e Rothschild). A parte le lobbies, basta dare un’occhiata all’Aspen Institute , o meglio al grado di cooptazione della cosiddetta “classe dirigente” del vecchio continente. Quanto alla portaerei Italia, i boiardi di Stato ci sono tutti: da Berlusconi a Prodi, passando per l’eterodiretto Monti ed il privilegiato Napolitano (inciampato nella trattativa Stato-mafia). Alzi la mano chi è fuori controllo disumano, a parte i miopi e i noti corrotti assoldati un tanto al chilo. Il tema della guerra ambientale in atto non entra nel dibattito generale dettato da chi detiene il potere. Quanto alle voci ammaestrate, basta fare attenzione alle grossolanità – nazionali e internazionali – pronunciate dai giullari ammaestrati – italioti e non – per rendersi conto del livello di disinformazione corrente. Allora: Saviano e Grillo a nanna. La faccenda è seria: è in gioco la vita di questa generazione e di quelle future.

Italia, scie chimiche, anno 2012

Controllo totale – Il vero scopo delle scie chimiche (chemtrails): il controllo della popolazione mondiale, per mezzo della distribuzione sul globo di microsensori che funzionano alimentati dai raggi ultravioletti. Ecco perché gli avvelenatori stanno completando la distruzione dell’ozonosfera.  Bisognerebbe acquisire familiarità con il documento “Weather As a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025”, un capitolo delle previsioni future. Le persone preoccupate circa le operazioni di aerosol in tutto il mondo nell’atmosfera e definite “scie chimiche”, spesso si riferiscono a questo testo come un’evidenza in grado di dimostrare che le forze armate statunitensi sono coinvolte nelle operazioni di irrorazione per il controllo del tempo. Si tratta di un documento bellico da divulgare nelle scuole di ogni ordine e grado ed in ogni continente.

Il concetto che le scie chimiche servono a ridurre il riscaldamento globale è la solita storia di copertura. L’aeronautica militare nord-americana ha studiato come diffondere sensori nanometrici tra la popolazione per mezzo del cibo, dell’acqua e dell’aria, di modo che questi sensori penetrino nell’organismo. Numerosi ricercatori indipendenti hanno raccolto prove che le scie chimiche contengono non solo germi, ma anche metalli, cellule di sangue, sedativi, sostanze cristalline, sali di bario ed un tipo di fibra di polietilene e silicio. Solo per offrire un termine di paragone documentato da nord a sud, osservato da una miriade di testimoni oculari: nel giugno 2012 in Puglia nevicava di brutto su distese di ortaggi, uliveti, vigneti e campi di grano.

Velivoli senza livrea hanno irrorato il cielo nell’indifferenza generale, grazie alla compiacenza delle sottomesse autorità tricolori; ovviamente in ossequio agli accordi della Nato.

La dottoressa Hildegarde Staninger, tossicologa ed il dottor Michael Castle, chimico e attivista, hanno unito le loro forze per determinare se le nanofibre che fuoriescono dalla pelle dei malati di Morgellons e le nanofibre delle scie chimiche sono correlate. I pazienti affetti da Morgellons presentano nanofibre di colori differenti che fuoriescono da piaghe che non guariscono. Le fibre di ricaduta delle scie chimiche sono simili. Sono su di noi, nella nostra abitazione e si possono vedere con una luce fluorescente nera. La luce ultravioletta le fa brillare.  I filamenti, campioni di tessuto prelevati dalle vittime del Morgellons e campioni delle fibre delle chemtrails, sono stati inviati nei migliori laboratori degli Stati Uniti: AMDL Inc., ACS, Inc., MIT e Lambda Solutions. Il dottor Castle e la dottoressa Staninger hanno chiesto a questi laboratori di identificare le fibre. La dottoressa Staninger ha inoltre determinato che i filamenti del Texas coincidono con quelli analizzati in Italia.

Le fibre delle scie chimiche sono una specie di filamenti pre-Morgellons. Le fibre del Morgellons sono più sviluppate, ma sono correlate ad un tipo di nanotecnologia. Assistiamo ad un’invasione dei tessuti umani nella forma di nanotubi, nanofili, nonostrumenti, in grado di autoassemblarsi, autoreplicarsi insieme con sensori o antenne e capaci di trasportare frammenti di D.N.A. ed R.N.A. geneticamente modificati. Queste nanomacchine proliferano in un ambiente alcalino ed usano l’energia dell’organismo, i suoi minerali ed altri elementi non identificati come alimentazione. Esiste un’evidenza che suggerisce che queste nanomacchine ospitano al loro interno delle batterie. Si ritiene anche che siano in grado di ricevere specifiche microonde, segnali EMF ed ELF.

E’ possibile che le fibre delle scie chimiche diventino nanoparticelle? La dottoressa Staninger pensa di sì. Le nanoparticelle possono passare attraverso le barriere del sangue nei polmoni, entrare in circolo e raggiungere il cervello o altri organi del corpo. Jim Giles afferma: “Le nanoparticelle, piccoli grumi che potrebbero essere usati per rendere i circuiti dei computers più veloci e per migliorare l’assorbimento dei farmaci, possono raggiungere il cervello dopo essere state inalate”.

La Staninger ritiene che queste nanoparticelle siano in grado di assemblarsi dopo che hanno raggiunto il cervello o altri organi. Ella afferma che noi mangiamo questa nanotecnologia. È nel cibo, nelle piante e negli animali. Ricorda anche che le nanoparticelle replicano il D.N.A. dei germi con cui vengono in contatto. Ciò determina un aumento delle malattie. Un tipo di nanofilo è implicato nella creazione di pseudo-capelli e di pseudo-pelle. Queste proteine, in grado di replicarsi, creano anche forme chimeriche, simili ad insetti o a parassiti. Nascono pure dei bambini con queste nanomacchine nel loro organismo e ciò è la prova che questa tecnologia può oltrepassare le barriere protettive.

Il dottor Castle ha stabilito che almeno 20 milioni di Statunitensi hanno questi sensori, antenne fili e strumenti nel loro organismo. Il Morgellons si diffonde con una media di mille casi al giorno. La media è destinata a crescere nei prossimi anni. Le persone che non manifestano sintomi del Morgellons possono avere comunque una malattia non conclamata. Si ritiene che il sintomo principale sia l’espulsione di fibre dalla pelle. Se non si manifestano sintomi, vuol dire che il tuo organismo si sta abituando all’aggressione.

Su la testa – Una volta i disinformatori prezzolati o più semplicemente i dementi nullafacenti – senza arte né parte – stravaccati sul web, riuscivano a convincere le masse facendo credere che Haarp fosse una stazione radio per musica leggera, che le scie chimiche un grazioso ornamento al cielo naturale, i cerchi nel grano elaborati da ricci in amore, il signoraggio bancario una fortuna per i popoli. Invece, basta socchiudere gli occhi al cielo. Quella che stiamo vivendo è una guerra climatica, ambientale, finanziaria ed alimentare creata in laboratorio da criminali potenti. O apriamo le menti e facciamo qualche cosa di sensato per arrestare questa barbarie, oppure siamo destinati in questa vita a soccombere. Non è più tempo di ingenuità o chiacchiere al vento. Bisogna osare: vale a dire mandare gambe all’aria questo sistema di potere che opprime il genere umano e distrugge la vita di Gaia.

Scie chimiche nella notte in Inghilterra ed al mattino …

E’ forse con questo film che la Nato provoca l’effetto serra nel pianeta?
La stessa cosa è successa in Spagna.

Testimonianza di un manutentore sui dispositivi di irrorazione

Analisi filamenti

Gent. Redazione ,
in seguito al materiale filamentoso raccolto lunedì 22 10 2012 , sono riuscito a fare alcune foto con un piccolo microscopio x80 ingrandimenti in positivo e in negativo.
Il fenomeno e apparso nelle prime ore del pomeriggio a Castel D’Azzano – VR , con una leggera brezza da sud-ovest , e ancora oggi cadevano dalle piante questi filamenti, lunghezze da 1 a 2mt .
esperimenti198-Oct.-24-08.53
filamenti1   22 10 2012
filamenti2   22  10 2012
filamenti3   22 10 2012
filamenti4   22 10 2012

—————–o0o—————–

I Cinesi “studiano” la ionosfera

Anche i Cinesi si sbizzarriscono negli “studi” della ionosfera, spargendo non a caso… bario. E’ presto chiarito per quale motivo “scienziati” e militari sono fanatici del bario. Si rilegga l’articolo dell’investigatrice indipendente Carolyn Williams Palit, “The chemtrail connection”, per comprendere le implicazioni militari legate alla diffusione di questo metallo pesante sia negli strati bassi dell’atmosfera, dove produce le “smart clouds”, sia nella ionosfera. Non sono dunque solo gli Ammerikani, come li definiscono quei rincitrulliti di negazionisti, ma anche altri stati a devastare il pianeta e lo spazio che lo attornia, con il solito pretesto della ricerca scientifica. Todos caballeros: lo affermiamo da anni.

Condotto questa notte (5 aprile scorso, n.d.r.) in Cina il primo esperimento di studio relativo ai processi dinamici della ionosfera. A lanciare il razzo-sonda è stata la base di Zhanzhou, città della regione insulare dello Hainan. Obiettivo dell’esperimento – spiega Wu Jii – direttore del Centro astronomico nazionale dell’Accademia cinese delle Scienze, è fornire misurazioni in situ sulla distribuzione verticale dell’ambiente spaziale.

Il razzo-sonda ha rilasciato un chilogrammo di bario in polvere nella ionosfera all’altezza di 200 chilometri da terra. Fabbricato dalla China Aerospace Science and Technology Corporation, il modulo ha trasportato, in un volo durato otto minuti, tre diversi strumenti di misurazione, cioè una sonda di Langmuir, una sonda di campi elettrici ed un distributore di polvere di bario.

La rampa di lancio in Hainan fu costruita nel 1986. Oltre a lanciare razzi-sonda, usa più di dieci strumenti di terra per l’osservazione ambientale dello spazio.

Fonte: liberoquotidiano.it

http://www.tankerenemy.com/2013/04/i-cinesi-studiano-la-ionosfera-con-un.html

—————-o0o—————-

Una ciambella di aghi trasmittenti intorno al pianeta

UN ANELLO DI AGHI METALLICI INTORNO AL GLOBO – IL PROGETTO WEST FORD

Una ciambella intorno al pianeta, un campo di trasmissioni di radioonde artificiali tramite minuscoli dipoli irrorati nello spazio, non è fantasia ma realtà creata negli anni ’50-’60. 50 anni dopo, la ciambella che doveva avvolgere il globo è diventata un ombrellone. Gli scopi dell’immenso velo da stendere su tutta la nostra terra, secondo i fautori, non sono più le onde radio satellitari riflesse, o scudi spaziali che ci riparano da invasori alieni o dal nemico, ma una ‘semplice’ e non troppa costosa cortina di particolati che dovrebbe ripararci dalle onde nocive del sole e proteggerci dalla bollitura. Così ci raccontano.

Ma di cosa si parla?

L’accumulo di spazzatura nella nostra atmosfera è problema noto e ha una lunga storia. Circa il 65% dei detriti catalogati, tuttavia, proviene da incidenti verificatisi in orbita, più di 240 esplosioni e meno di 10 collisioni a noi note. Sono oltre 12.000 gli oggetti attualmente in orbita attorno alla terra. Una parte sempre più consistente sono satelliti artificiali veri e propri, mentre il resto è costituito da detriti di razzi e satelliti (1).

UN RAZZO che irrorò lo spazio con aghi metallici era ….

IL PROGETTO WEST FORD

Nel 1963 l’Air Force ha lanciato un razzo mettendo in circolazione 480 milioni di minuscoli aghi di rame.Al culmine della guerra fredda alla fine del 1950 tutte le comunicazioni internazionali sono state inviate attraverso cavi sottomarini o rimbalzando nella ionosfera naturale. L’esercito degli Stati Uniti si mostrava preoccupato del fatto che i sovietici (o altri attori ostili) potessero tagliare i cavi, costringendoli a comunicare oltremare solo via ionosfera. L’era spaziale era appena cominciata. L’esercito degli Stati Uniti cercava la soluzione del problema nello spazio operando sulla ionosfera.

Nel mese di maggio 1963 la US Air Force ha lanciato 480000000 aghi di rame di minuscola dimensione creando per breve tempo un anello che circondava l’intero globo. Il progetto si chiamò WEST FORD.

Gli ingegneri del progetto speravano che sarebbe servito come prototipo per due anelli permanenti con l’intento di garantire la capacità di comunicare via radiofrequenze in tutto il mondo. Il progetto è stato un successo quasi senza riserve, anche se la prima tappa è stato fallimentare. Infatti il primo lancio non riuscì, ma il secondo si è concluso senza intoppi il 10 maggio 1963.

All’interno della navicella WEST FORD si trasportarono aghi di rame rinchiusi in blocchi di gel di naftalene. Una volta rilasciati nello spazio evaporavano rapidamente. L’intero pacchetto di aghi pesava solo 20 kg. Dopo il rilascio le centinaia di milioni di aghi di rame a poco a poco si diffusero in un periodo di due mesi per l’ intera orbita. La forma finale era una nube-ciambella di 15 km di larghezza e 30 km di spessore e circondava il mondo ad una altitudine di 3700 km. A causa della grande distanza tra i piccoli aghi, la cintura WEST FORD era visibile solo nei primi giorni dopo il lancio (2).

Gli aghi di rame erano ognuno di 1,8 centimetri di lunghezza e 0,0018 centimetri di diametro e pesavano 40 microgrammi. Erano stati progettati per essere esattamente la metà della lunghezza d’onda di 8000 MHz. Questa lunghezza doveva riflettere trasmissioni di microonde. Gli aghi fungevano da piccoli ripetitori (dipoli) in ogni direzione trasferendo il segnale esattamente nello stesso modo in cui lo avevano ricevuto.

Il primo tentativo di comunicazione a distanza con questo “nastro” è stato fatto il 14 maggio, 4 giorni dopo il lancio. Il collegamento vocale è stato descritto come “intelligibile” ed era trasmesso ad una velocità dati di circa 20.000 bit al secondo. Ma gli aghi continuavano a disperdersi e la velocità di trasmissione dei dati diminuiva notevolmente. Il 2 luglio l’esperimento è stato interrotto.

Nonostante il suo successo tecnico, l’obiettivo finale del progetto WEST FORD non è mai stato raggiunto. Una massiccia opposizione scientifica al progetto è sorta quasi subito. L’esperimento è stato molto criticato dagli astronomi che temevano l’inquinamento ottico e radio.

La nube di aghi era stata progettata per tornare sulla terra nel giro di pochi anni dopo il suo avvio. Secondo le osservazioni la maggior parte dei dipoli rientrarono nell’atmosfera terrestre intorno al 1970 (3).

Tuttavia, non può essere stata l’opposizione da eminenti scienziati ad uccidere il progetto occidentale di Ford. Dopo il 1963 le comunicazioni satellitari sono diventate sempre più importanti. Piuttosto c’è da immaginare che la conquista dello spazio e della ionosfera non si siano fermati in quel lontano 1958, anno del primo lancio.

Pare che il progetto West Ford abbia dato lo stimolo per legiferare anche sullo spazio. Si legga a pagina 63 di questo documento archive dove si parla di WEST FORD (4).

E’ d’obbligo chiederci: cosa succede OGGI nello spazio e nei nostri cieli?

ANNOTAZIONE:
I dipoli richiamano l’uso dei chaff o Düppel, utilizzati principalmente per due ragioni:

confondere i missili a guida radar deviandoli dai loro bersagli;
interferire con il funzionamento dei radar di scoperta. Per questo scopo il chaff viene utilizzato in grandi quantità, creando delle vere e proprie nuvole (cortine di inganno) chiamate corridoi di chaff. Reginald Victor Jones viene considerato l’inventore del chaff (4).

Già nel 1937 RV Jones aveva suggerito che strisce di metallo disperse nell’aria potrebbero creare echi radar.
(1) http://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/spazio/meteoriti-armi-segrete-o-detriti-spaziali/

(2) http://library.worldtracker.org/Science/Science%20Magazine/science%20magazine%201964-1965/root/data/Science%201964-1965/pdf/1964_v143_n3605/1712031.pdf

(3) http://web.archive.org/web/20060724074630/http://www.au.af.mil/au/awc/awcgate/space/terrill.pdf

(4)http://www.aetherczar.com/?p=2884

Fonti:

http://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/spazio/un-anello-di-aghi-metallici-intorno-al-globo-il-progetto-west-ford/

—————o0o—————

Nuovo terminale Android
tatuaggi elettronici e pillole da ingerire

Motorola ha svelato che Moto X, nuovo terminale Android di punta, arriverà nel corso dell’estate. Realizzato negli Stati Uniti, promette di sfruttare una miriade di sensori in modo innovativo. Intanto l’azienda studia nuovi modelli di autenticazione, tra tatuaggi elettronici e pillole da ingerire.

xMoto X (conosciuto anche come X Phone) arriverà entro la fine dell’estate e sarà realizzato a Fort Worth, in Texas, in un impianto precedentemente usato da Nokia per costruire i proprio terminali. Nello stabilimento saranno impiegate 2000 persone e secondo Motorola si tratterà del primo smartphone “progettato, ingegnerizzando e assemblato negli USA”. “Continueremo ad avere una rete operativa globale e questo non cambierà. Il partner produttivo globale rimane Flextronics e continueremo ad assemblare prodotti localmente in Cina e Brasile”, ha specificato l’azienda in un comunicato stampa.

Tatuaggio elettronico per autenticazione

Dennis Woodside, amministratore delegato di Motorola, ha detto questo e altro (poco a dire la verità) durante la conferenza annuale D11 di AllThingsD. Il nuovo boss di Motorola ha affermato che Moto X sarà in grado di “sapere ciò che volete prima che lo facciate” (cioè capirà cosa avviene intorno a voi), e che ha chip fatti a Taiwan e schermo OLED prodotto in Corea del Sud. “Ci sono un paio di cose che stiamo facendo in modo diverso. Motorola è sempre stata brava nel gestire sensori ultra-low power, come giroscopi e accelerometri, e mantenerli in funzione tutto il tempo così che il dispositivo conosca differenti stati d’uso. Il Moto X sa quando è nella mia tasca e sa quando lo sto per estrarre. Potrei voler fare qualcosa, potrei voler scattare una foto, quindi lui attiva la fotocamera”.

La fotocamera si attiverà quindi sempre, ogni volta che lo estraiamo dalla tasca? No. “Immaginate quando siete in macchina, il dispositivo saprà che state andando a 60 miglia all’ora e che deve rispondere in modo diverso, in modo che possiate interagirvi in modo sicuro. Queste sono il tipo di cose che stiamo facendo con la tecnologia”. Woodside ha aggiunto che Moto X sarà distribuito con tanti operatori, segnando quindi un cambio di rotta rispetto al recente passato. L’AD ha anche parlato di autonomia della batteria, sottolineando che è “un enorme problema. Motorola ha alcuni dei migliori ingegneri e progettisti che hanno speso la loro vita su quel problema. Ci sono due processori nel dispositivo che creano un sistema che ti permette di fare cose del genere (cioè usare costantemente i sensori)”.

Cosa voglia dire l’AD con due processori rimane un mistero. Vi sono due chip fisicamente differenti o sta semplicemente parlando dell’architettura ARM Big.Little, già vista ad esempio con l’Exynos Octa di Samsung? Vedremo. A ogni modo Moto X non sarà il solo nuovo terminale dell’azienda, ed entro la fine dell’anno Motorola presenterà anche altri prodotti. E i tablet? “Per ora non siamo interessati ai tablet, ma in futuro potremmo cambiare opinione”.

Pillola per rendere il corpo uno strumento di autenticazione

Accanto a Woodside c’era però anche Regina Dugan, ex direttrice della DARPA e ora a capo di un dipartimento all’interno di Motorola chiamato Advanced Technology and Projects. L’occasione è stata ghiotta per mostrare un tatuaggio elettronico da apporre sulla pelle per essere usato come strumento di autenticazione dell’utente, oltre a una piccola pillola (Proteus) da ingerire che, alimentata dai succhi gastrici, crea un segnale a 18-bit trasformando l’intero corpo in un token per l’autenticazione. Per chi se lo stesse chiedendo, questa pillola è stata approvata dalla Food and Drug Administration (FDA), quindi non dovrebbe essere nociva.