Storie, abusi e torture a Guantanamo Bay

Segnalazione di Redazione Il Faro sul Mondo

di Manuela Comito

David Hicks, australiano detenuto a Guantanamo tra il 2001 e il 2007 con l’accusa di aver partecipato ad addestramenti di al-Qaeda in Afganistan, ha presentato un ricorso contro la condanna presso il tribunale militare Usa. Hicks fu il primo prigioniero del campo di Guantanamo condannato per crimini di guerra. Nel 2007 si dichiarò colpevole di sostegno materiale al terrorismo. Secondo quanto da lui stesso dichiarato in un’intervista rilasciata al “The Australian” in questi giorni, la sua dichiarazione di colpevolezza fu, nella realtà dei fatti, un disperato tentativo di ottenere la liberazione da Guantanamo dopo più di cinque anni di detenzione. Ha inoltre dichiarato di aver dovuto sottostare a numerosi compromessi per uscire da quella prigione.

Grazie all’accordo fu trasferito da Cuba in Australia e la maggior parte della condanna fu sospesa. Nel ricorso presentato dai suoi legali alla Corte di revisione della commissione militare Usa, si sostiene che in un caso analogo, quello di Salim Hamdan, ex autista di Osama Bin Laden, si giunse ad una sospensione della pena dal momento che l’accusa di sostegno materiale al terrorismo non costituisce un crimine di guerra perseguibile dalla commissione militare ai sensi della legge del 2006 che istitui’ il tribunale speciale di Guantanamo. Hicks era stato catturato in Afghanistan dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre e consegnato ai militari statunitensi, mentre si addestrava con un gruppo militante islamico. Ha trascorso più di cinque anni a Guantanamo prima di essere trasferito in Australia, in un penitenziario di Adelaide.

Ora vive a Sydney e spiega che questa sua azione legale intrapresa è dettata dal desiderio di riprendere la propria vita e di rimediare agli errori del suo passato, cosa non realizzabile, a suo dire, fino a quando non verrà riconosciuta la sua innocenza sia da parte delle autorità che dei media. Inoltre Hicks ha presentato denuncia per le torture subite quando era detenuto, ma il colonnello dell’Aeronautica Morris Davis, ora in pensione, ribadisce che il soggetto in questione non ha mai subito torture, pur ammettendo che “ il trattamento che ha subito è certamente stato duro, ma non è cosa insolita quando vieni catturato nel bel mezzo di una guerra”. Si attende ora che la Corte Militare Statunitense esprima il suo giudizio su questo caso.

http://www.ilfarosulmondo.it/wp/?p=28230

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Che ci fa questo Agente delle Squadre Speciali con un telecomando in mano?

Videocamera di sorveglianza.

Why did FBI fake Boston Bomber surveillance video?

Fate attentione a questo video: il est vivant et torse nu !

Ecco i fatti che sono accaduti subito dopo!

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Zbigniew Brzezinski: il ‘risveglio politico globale’. Il Nuovo Ordine Mondiale ed il Futuro della Libertà. Stiate allarmati!

E’ scoppiata una bomba a Boston, durante la maratona, sembra di poca potenza (perchè quelle grosse sono riservate all’Italia?). Per la prima volta è intervenuto l’esercito, ufficialmente per contribuire ai soccorsi….sarà…. Lo sta dicendo Linea Notte del Tg3. Le immagini mostrano l’esplosione…il fumo è bianco, come quello dei petardi. Il tritolo produce fumo nero……aspettiamo ulteriori info.

Tra l’altro non ho visto crateri, quindi potrebbe essere posizionata in qualche cassonetto dell’immondizia e di bassa potenza.

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La deflagrazione nella zona del traguardo, nella centralissima Copley Square. Ignote, al momento, le cause

foto Twitter

21:14 – Una grossa esplosione ha funestato il traguardo della maratona di Boston. Ci sarebbero decine di feriti. Le immagini delle emittenti televisive mostrano numerosi soccorritori ed elicotteri sorvolare la zona per trasportare i feriti più gravi. Sul posto stanno arrivando diverse pattuglie della polizia. Il traguardo della corsa è situato nella centralissima Copley Square. Ancora ignote le cause della deflagrazione.

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4 morti e … almeno 23 feriti a Boston all’arrivo della maratona

http://www.cbsnews.com/8301-201_162-57579671/deadly-explosions-rock-boston-marathon/

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Esplodono 2 bombe a maratona di Boston: tre morti. Obama: andremo fino in fondo

Tra le vittime anche un bambino di 8 anni. Allerta nelle principali città Usa. Casa Bianca: per noi come atto terroristico. Deflagrazioni fatte scattare tramite cellulare

16 aprile, 08:40

Video

Terrore alla maratona di Boston

(di Marcello Campo)WASHINGTON – Tre vittime, tra cui un bambino di 8 anni, e oltre 140 feriti, di cui almeno 19 gravi. Oltre 10 le amputazioni. Si aggrava cosi’ il bilancio della tragedia alla maratona di Boston che ha fatto ripiombare gli Stati Uniti nell’incubo terrorista. Al momento, ma la prudenza e’ d’obbligo, nessun italiano risulta tra i feriti.

Sulle tv americane vengono trasmessi in maniera ossessiva i tanti video delle due esplosioni a 12 secondi di distanza. Quindi le grida della gente in preda al panico e il sangue sulla strada. Scene forti che gettano un Paese intero nell’angoscia, in uno stato di choc. La foto di un podista di 78 anni scaraventato a terra dallo spostamento d’area a pochi metri dallo scoppio e’ gia’ diventata l’immagine simbolo, l’icona di questa tragedia. Intanto il lavoro degli inquirenti e’ a tutto campo. Nessuna pista viene esclusa. Cosi’ come affermato da Barack Obama, non si conosce ancora la matrice dell’attentato: se esterna, legata al fondamentalismo islamico, o interna, legata ad estremisti come quelli che il 19 aprile del 1995 fecero saltare in aria un edificio federale ad Oklahoma City, provocando 168 morti e 680 feriti. Alla guida delle operazioni gli agenti del Fbi, che in una breve conferenza stampa hanno ribadito come siano in corso ”indagini criminali, potenzialmente nell’ambito del terrorismo”. Mentre si sta passando al setaccio ogni foto, ogni fotogramma delle telecamere a circuito chiuso della zona, trapela la notizia che ci sarebbero alcune immagini di un sospetto vestito di nero, con due zainetti sulle spalle. Inoltre, si sta dando la caccia a un furgone preso a noleggio che e’ stato visto entrare nella strada della corsa appena prima dello scoppio, e poi scappare via. Pare che i due ordigni, artigianali, pieni di cuscinetti a sfera, siano stati posti dentro alcuni cestini della spazzatura lungo il marciapiede e siano stati fatti esplodere con un telecomando a distanza. Si era anche sparsa la notizia del ritrovamento di altri cinque ordigni inesplosi, oltre alle tre bombe che fortunatamente non sono scoppiate e fatte brillare dagli artificieri. Ma piu’ tardi gli inquirenti hanno fatto sapere che non si trattava di dispositivi esplosivi. Smentita anche l’indiscrezione secondo cui gli agenti avrebbero gia’ fermato un giovane saudita. Piuttosto, la polizia di Boston sta interrogando una ‘persona d’interesse’, un giovane straniero negli States con visto studentesco, rimasto ustionato dall’esplosione. Ma sempre gli inquirenti sottolineano che non si tratta di un ‘sospetto’.

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Bombe in USA a Boston. Morti e feriti

Cosa sta succedendo? Semplice: ci sarà un’altra guerra a ” Terroristi (democratici), armi chimiche ecc.”.
Come abbattere el-Assad.
Mai i Terroristi ” buoni ” violentano bambine e le sgozzano, tagliano la testa (e la mettono sulla graticola) a chi rispetta el-Assad, IERI !

www.allainjules.com ed aggiungi:

ÉTRANGE COÏNCIDENCE …
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Aux Etats-Unis, les habitants de Boston sont descendus, dans la rue, en signe de protestation contre la rhétorique de menace de Washington contre l’Iran.
A Boston, dimanche a été marqué par une manifestation, à laquelle ont participé des dizaines de militants pour les droits civils et d’anti-war. Ils ont dénoncé les menaces militaires proférées, à l’encontre de l’Iran, ainsi que les frappes des drones américains contre différents pays du monde.
Portant des pancartes, les manifestants ont exprimé leur colère contre les menaces de la Maison Blanche visant l’Iran, ainsi que contre les frappes aériennes des drones visant différents pays.
Les protestataires ont, aussi, crié leur colère contre les politiques bellicistes des Etats-Unis envers la Syrie.
Dans le même temps, un rassemblement a eu lieu, devant la Maison Blanche, à Washington, au cours duquel les Américains ont scandé des slogans hostiles aux politiques de Barack Obama.

Etats-Unis : manifestation pro-iranienne, à Boston
http://cort.as/3t3Z

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Irib France-Boston, 14 aprile sit-in pro-Iran e anti-War

Questo articolo di Irib France è stato segnalato da Kefos93 in un commento ad un altro post del questo forum sull’ attentato di Boston, lo rilancio perchè mi sembra una coincidenza “almeno curiosa”.

Cos’ come segnalo le critiche degli ultimi giorni alla prigione lager di Guantanamo portate dal New York Times e dalla Pillary, che segue per le Nazioni Unite i diritti umani.

Marcopa

Lundi, 15 avril 2013 05:19
Etats-Unis : manifestation pro-iranienne, à Boston
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IRIB- Aux Etats-Unis, les habitants de Boston sont descendus, dans la rue, en signe de protestation contre la rhétorique de menace de Washington contre l’Iran.
A Boston, dimanche a été marqué par une manifestation, à laquelle ont participé des dizaines de militants pour les droits civils et d’anti-war. Ils ont dénoncé les menaces militaires proférées, à l’encontre de l’Iran, ainsi que les frappes des drones américains contre différents pays du monde.
Portant des pancartes, les manifestants ont exprimé leur colère contre les menaces de la Maison Blanche visant l’Iran, ainsi que contre les frappes aériennes des drones visant différents pays.
Les protestataires ont, aussi, crié leur colère contre les politiques bellicistes des Etats-Unis envers la Syrie.
Dans le même temps, un rassemblement a eu lieu, devant la Maison Blanche, à Washington, au cours duquel les Américains ont scandé des slogans hostiles aux politiques de Barack Obama.

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Attivisti di Amnesty vestiti come detenuti di Guantanamo
La testimonianza di un detenuto yemenita: «Decine fanno lo sciopero
della fame, alcuni pesano 35 chili»

«Guantanamo mi sta uccidendo». È la durissima testimonianza di Samir Naji al Hasan Moqbel, yemenita, detenuto nel carcere Usa a Cuba dal 2002 e in sciopero della fame dal 10 febbraio scorso. In una telefonata ai suoi legali, riportata dal New York Times, l’uomo ha raccontato di aver perso oltre 10 chili dall’inizio della protesta, promettendo che «non mangerò fino a quando non mi sarà restituita la dignità».

Sono decine i detenuti di Guantanamo in sciopero della fame, 40 secondo Samir, che definisce «disperata» la situazione, con «un uomo qui che pesa solo 35 chilogrammi, un altro 44».

«Privarci del cibo e rischiare la morte ogni giorno è la scelta che abbiamo fatto – spiega – speso solo che a causa del dolore che stiamo patendo, gli occhi del mondo tornino a voltarsi su Guantanamo prima che sia troppo tardi».

«Sono detenuto a Guantanamo da 11 anni e tre mesi – racconta – non sono mai stato incriminato di alcun crimine e non ho mai subito un processo. Avrei potuto ritornare a casa anni fa, nessuno pensa seriamente che io sia una minaccia, ma sono ancora qui. Anni fa l’esercito disse che ero una ’guardia’ di Osama bin Laden, ma l’accusa era assurda, come qualcosa uscito da uno dei film americani che vedevo. Non sembra ci credano più neanche loro, m allo stesso tempo non sembrano interessarsi a quanto a lungo rimarrò qui».

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Il Campo di Concentramento di Guantanamo e la Guerra contro l’Iran

Campo di prigionia di Guantánamo

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Detenuti in arrivo a Camp X-Ray.

Il campo di prigionia di Guantánamo è una struttura detentiva statunitense di massima sicurezza interna alla base navale di Guantanamo, sull’isola di Cuba.

L’area di detenzione è composta da tre campi: il “Camp Delta” (che include il “Camp Echo”), il “Camp Iguana”, e il “Camp X-Ray”, l’ultimo dei quali è stato chiuso.

Apertura ufficiale

Dall’11 gennaio 2002, il governo degli Stati Uniti, sotto l’amministrazione Bush, ha aperto un campo di prigionia all’interno della base, finalizzato alla detenzione di prigionieri catturati in Afghanistan e ritenuti collegati ad attività terroristiche.[1][2]

Detenuti e condizioni di detenzione

Un prigioniero è scortato a una struttura di media sicurezza a Guantánamo Bay. Foto del marinaio (Seaman) David P. Coleman, U.S. Navy. (Released)

Il numero totale di prigionieri detenuti nella prigione di Guantanamo ammonta a circa 800.[3] Nel gennaio 2002 i detenuti sono 158.[4] Nel 2003 aumentano fino a circa 650.[5] Secondo il Washington Post nel 2004 vi sarebbero stati almeno 367 prigionieri.[6] Nell’ottobre 2006 i detenuti sono circa 500.[7] Solo per 10 di questi è stato formalizzato un capo d’imputazione con conseguente rinvio a giudizio. Nel febbraio 2011, sono detenuti a Guantanamo ancora 172 prigionieri.[8]

Circa le modalità di funzionamento della parte carceraria della base, si sono levate polemiche circa le condizioni di reclusione e l’effettivo status giuridico-fattuale dei reclusi. Da parte di alcuni osservatori si sostiene infatti che i reclusi non sarebbero classificati dal governo USA come prigionieri di guerra, né come imputati di reati ordinari (il che potrebbe garantire loro processi e garanzie ordinarie), ma sarebbero invece ristretti come detainees (detenuti) senza dichiarato titolo.[9]

Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha diffuso alcune fotografie dei detenuti nella base militare. L’allora Segretario della difesa Donald Rumsfeld ha dichiarato che questi prigionieri sarebbero “combattenti irregolari” cui non si applica “alcuno dei diritti della Convenzione di Ginevra“. Essi “non saranno considerati come prigionieri di guerra, perché non lo sono“, ha precisato.[10]

Nel gennaio 2002 l’Alto Commissario per i Diritti dell’Uomo dell’ONU, Mary Robinson, ha protestato contro le condizioni di detenzione dei prigionieri. L’ex-presidente della Repubblica d’Irlanda ha insistito sugli “obblighi internazionali, che vanno rispettati”.[11][12] Rispondendo il 21 gennaio alle critiche mosse Rumsfeld ha affermato che esso sarebbe conforme “nelle parti essenziali” alla Convenzione di Ginevra.[13]

Il 29 giugno 2006, in occasione dell’appello di un detenuto, Salim Ahmed Hamdan, una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito la violazione della Convenzione di Ginevra e il Codice di Giustizia Militare statunitense dovuta:

  • alle modalità di detenzione dei prigionieri all’interno della base di Guantánamo ed
  • ai tribunali militari speciali istituiti per giudicarne i detenuti.

La legislazione approvata a dicembre 2005 (legge sul trattamento dei detenuti del 2005) ha revocato il diritto dei detenuti di Guantánamo di presentare istanze di habeas corpus presso corti federali statunitensi contro la loro detenzione o trattamento, permettendo soltanto limitati appelli contro le decisioni dei Tribunali di revisione dello status di “combattente” e delle commissioni militari. È così stato messo in discussione il futuro di circa 200 casi in corso in cui i detenuti avevano presentato ricorso contro la loro detenzione in seguito a una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti del 2004 che aveva decretato il loro diritto a presentare tali ricorsi.

Amnesty International, nel rapporto 2006[14] riporta che:

  • I Tribunali di revisione dello status di combattente (CSRT) istituiti dal governo nel 2004, hanno reso noto, nel marzo 2004, che il 93% dei 554 detenuti esaminati erano da considerarsi a tutti gli effetti “combattenti nemici”. I detenuti non avevano un rappresentante legale e molti di loro hanno rinunciato a partecipare alle udienze dei CSRT, che potevano avvalersi di prove segrete e di testimonianze estorte sotto tortura.
  • nell’agosto 2005, un imprecisato numero di reclusi ha ripreso lo sciopero della fame già iniziato a giugno per protestare contro la perdurante mancanza di accesso a una corte indipendente e contro le dure condizioni di detenzione, che sarebbero state caratterizzate anche da violenze e pestaggi. Più di 200 detenuti (cifra contestata dal Dipartimento della Difesa) avrebbero partecipato almeno a una fase della protesta. Diversi detenuti hanno denunciato di essere stati vittime di aggressioni fisiche e verbali e venivano alimentati a forza: alcuni hanno riportato lesioni causate dall’inserimento brutale di cannule e tubi nel naso. Il governo ha negato qualsiasi maltrattamento. A fine anno lo sciopero della fame era ancora in corso.
  • a novembre 2005 tre esperti in diritti umani delle Nazioni Unite hanno declinato l’offerta di visitare la base di Guantánamo presentata dal governo degli Stati Uniti, poiché quest’ultimo aveva posto restrizioni contrastanti con quanto normalmente stabilito dagli standard internazionali sulle ispezioni di questo tipo.

Per quanto desti scandalo la prigione, alcuni detenuti sembrano preferirla a quelle dei propri paesi. Due ex-detenuti tunisini hanno chiesto aiuto a Human Rights Watch per le torture ricevute in patria. Un prigioniero algerino ha fatto ricorso alla Corte Suprema degli Stati Uniti invocando il suo diritto a non essere scarcerato, temendo torture nel suo paese d’origine.[15]

Chiusura

Camp X-Ray al tramonto.

Nel dicembre 2008 inizia a essere affrontato il problema della chiusura della prigione, dopo che il neoeletto presidente Barack Obama ha manifestato tale intenzione.[16] Il 21 gennaio 2009 il presidente statunitense firmò l’ordine di chiusura del carcere (ma non della base militare), che doveva essere smantellato entro l’anno. A più di tre anni di distanza, ciò non è ancora avvenuto.[17]

Note

  1. ^ Prigionieri talebani, ponte aereo verso la Corte marziale USA
  2. ^ Taliban in catene nella base USA
  3. ^ Guantanamo? “Un capitolo triste nella storia americana” (Obama)
  4. ^ I prigionieri incappucciati nelle gabbie di Guantanamo
  5. ^ Guantanamo, 14 prigionieri tentano il suicidio
  6. ^ Names of the Detained in Guantanamo Bay, Cuba
  7. ^ GUANTANAMO
  8. ^ Suspected Taliban commander held at Guantanamo Bay dies after exercising
  9. ^ Taliban in catene nella base Usa
  10. ^ GUANTANAMO
  11. ^ Mary Robinson joins the call to Counter Terror with Justice
  12. ^ (EN) – Statement of high commissioner for human rights on detention of Taliban and Al Qaida prisoners at U.S. base in Guantanamo bay, Cuba
  13. ^ Da Guantanamo ad Abu Ghraib
  14. ^ Amnesty International: rapporto 2006 sugli Stati Uniti d’America
  15. ^ Corriere della sera. URL consultato in data 29/10/2007.
  16. ^ Guantanamo, l’Europa accoglie i detenuti – repubblica.it
  17. ^ FoxNews Failure to Close Guantanamo Could Haunt Obama – FoxNews

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Il tema Guantanamo era in discussione proprio in questi giorni. Nella TV USA ne stavano parlando, ma anche sui giornali nostrani. Il problema è molto serio ma come sempre i giornalisti e la politica parla d’altro e ad un certo punto qualcuno alza la voce e si fa sentire. Questo attentato, forse, come raramente accade, non è sotto il controllo dei Servizi Segreti. Non sanno nulla perchè inatteso. O meglio, qualcuno starà già interrogando responsabili e mandanti, perchè se due più due fa quattro… ci sono arrivato io nel giro di poche ore, figuriamoci chi indaga…

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Guantanamo, raid contro i detenuti in sciopero della fame. Almeno un ferito

I militari Usa sparano “proiettili non letali” nel Campo 6: “Avevano coperto finestre e telecamere, si sottraevano al controllo”. I legali e l’Onu denunciano violazioni dei diritti umani. Il presidente Obama ha promesso di chiudere il centro di detenzione per presunti terroristi a Cuba, ma il Congresso lo ostacola. E diverse aziende perderebbero il business dei servizi

Guantanamo, raid contro i detenuti in sciopero della fame. Almeno un ferito

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E’ sempre più drammatica la situazione nel carcere di Guantanamo. I soldati Usa sono entrati nelle ultime ore negli spazi comuni del Campo 6, dove da settimane decine di detenuti sono in sciopero della fame. Hanno sparato “quattro proiettili non mortali”, secondo la descrizione offerta dalle autorità militari, e quindi sgomberato l’area. I detenuti sono stati condotti nelle rispettive celle, in stato di isolamento, e  gli spazi comuni sono stati chiusi sino a nuovo ordine. Le autorità di Guantanamo hanno giustificato il raid, che avrebbe fatto almeno un ferito, con la necessità di vigilare sui detenuti in sciopero della fame. Questi avrebbero infatti nelle ultime settimane coperto telecamere e finestre del Campo 6, sottraendosi al controllo delle guardie.

Se la speranza di Obama e della sua amministrazione era far dimenticare all’America e al mondo la situazione di Guantanamo, le ultime vicende sembrano aver fatto tramontare ormai definitivamente quella speranza. La settimana scorsa l’Alto commissario Onu per i diritti umani, Navy Pillay, aveva definito il carcere “una chiara violazione del diritto internazionale” e invitato gli Stati Uniti a rispettare “le leggi internazionali e gli standard legali”. Un’ispezione della Croce Rossa Internazionale, conclusa sabato 13 aprile, ha evidenziato elementi “di preoccupazione”, tanto da rendere necessario un ritorno dei medici della Croce Rossa nel carcere nelle prossime settimane. Soprattutto, non è dato prevedere quando cesserà lo sciopero della fame di decine di prigionieri: 43, secondo le autorità della prigione; molti di più, sino a 130, sui 166 detenuti che ancora si trovano a Guantanamo, secondo gli avvocati dei detenuti stessi.

Le ragioni del clamoroso sciopero collettivo sono state spiegate nei giorni scorsi da Jason Wright, uno degli avvocati d’ufficio assegnati ai detenuti. Wright parla di “condizioni di vita terribili”, anche nel Campo 6, con celle ghiacciate e accesso alle aree di ricreazione negato ai detenuti. Negli ultimi tempi ci sarebbe stata anche una stretta da parte delle guardie carcerarie, con frequenti perquisizioni alla ricerca di oggetti di contrabbando. Durante queste perquisizioni, secondo Wright, sarebbero state “profanate copie del Corano”, dove gli agenti pensavano di trovare materiale di contrabbando. “Ma i musulmani non nasconderebbero mai nulla nel Libro Sacro”, ha spiegato Wright.

Un’altra ragione della protesta starebbe nella decisione delle autorità della prigione di negare acqua in bottiglia ad alcuni detenuti per almeno tre giorni. I detenuti, tra cui Musaab al-Madhwani, cittadino yemenita, sarebbero stati invitati a bere l’acqua del rubinetto dei bagni, notoriamente non potabile. Alle condizioni di vita precarie, si aggiunge il senso di frustrazione per una detenzione indefinita, spesso senza che sia stata formalizzata alcuna accusa. Una task-force del Dipartimento alla Sicurezza Nazionale ha da tempo chiesto il trasferimento e la liberazione per decine di detenuti, che restano però ancora in carcere.

Le autorità americane hanno sinora respinto le accuse relative alle condizioni di vita a Guantanamo. Robert Durand, direttore dei Public Affairs della prigione, ha detto che lo sciopero della fame cerca di guadagnare ai detenuti simpatia e appoggi internazionali, aggiungendo che “i detenuti del Campo 6 vivono in un ambiente comunitario. Non sono chiusi nelle loro celle la notte. Hanno la TV satellitare, videogames, lettori Dvd e la stampa internazionale”. Secondo Durand, “gran parte delle perquisizioni del Corano” non sono state condotte dalla guardie carcerarie, ma affidate agli interpreti, che sono sempre musulmani. Da parte sua la Casa Bianca ha spiegato di “monitorare da vicino la situazione”, senza aggiungere altro.

Il caso Guantanamo resta comunque estremamente spinoso per l’amministrazione. Uno dei primi atti da presidente di Obama, nel 2008, fu la promessa chiusura di Guantanamo, che però non è mai arrivata per la riluttanza del Congresso a spostare sul suolo americano decine di prigionieri accusati di terrorismo. Molti di questi, accusati di nulla, non possono neppure essere rimandati nei Paesi d’origine, per timore che vi subiscano torture e maltrattamenti. Il “carcere della vergogna” è quindi rimasto un imbarazzo e un peso politico per Barack Obama, obiettivo delle critiche sia dei gruppi per i diritti umani sia dei repubblicani, che lo considerano troppo “debole” sulla questione del terrorismo.

La speranza di Obama e della autorità militari di Guantanamo, a questo punto, è che lo sgombero degli spazi comuni e l’isolamento dei prigionieri in celle singole fiacchi la loro resistenza e li spinga ad accettare il cibo. Anche perché, a dispetto delle condanne internazionali e delle sempre più drammatiche condizioni di vita e tensioni interne, Guantanamo non è destinato a chiudere nel breve periodo. Il Pentagono ha autorizzato alcuni giorni fa lo stanziamento di 49 milioni di dollari in nuovi fondi per costruire un altro edificio detentivo sull’isola. Dovrà ospitare 106 prigionieri, anche se il numero non è ancora certo. Una delle ragioni per continuare a versare denaro pubblico in una struttura che il presidente degli Stati Uniti aveva detto di voler chiudere 5 anni fa sembrano essere soprattutto le aziende private che hanno in carico gran parte dei servizi della prigione: sorveglianza, manutenzione, edilizia, forniture alimentari, sanitarie e di abbigliamento. Per questo mondo di “private contractors” la chiusura di Gitmo significherebbe la chiusura di sostanziosi contratti con il governo federale.

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La versione originale del discorso:

«Good afternoon, everybody. Earlier today, I was briefed by my homeland security team on the events in Boston. We’re continuing to monitor and respond to the situation as it unfolds. And I’ve directed the full resources of the federal government to help state and local authorities protect our people, increase security around the United States as necessary, and investigate what happened.

The American people will say a prayer for Boston tonight. And Michelle and I send our deepest thoughts and prayers to the families of the victims in the wake of this senseless loss.

We don’t yet have all the answers. But we do know that multiple people have been wounded, some gravely, in explosions at the Boston Marathon.

I’ve spoken to FBI Director Mueller and Secretary of Homeland Security Napolitano, and they’re mobilizing the appropriate resources to investigate and to respond.

I’ve updated leaders of Congress in both parties, and we reaffirmed that on days like this there are no Republicans or Democrats — we are Americans, united in concern for our fellow citizens.

I’ve also spoken with Governor Patrick and Mayor Menino, and made it clear that they have every single federal resource necessary to care for the victims and counsel the families. And above all, I made clear to them that all Americans stand with the people of Boston.

Boston police, firefighters, and first responders as well as the National Guard responded heroically, and continue to do so as we speak. It’s a reminder that so many Americans serve and sacrifice on our behalf every single day, without regard to their own safety, in dangerous and difficult circumstances. And we salute all those who assisted in responding so quickly and professionally to this tragedy.

We still do not know who did this or why. And people shouldn’t jump to conclusions before we have all the facts. But make no mistake — we will get to the bottom of this. And we will find out who did this; we’ll find out why they did this. Any responsible individuals, any responsible groups will feel the full weight of justice.

Today is a holiday in Massachusetts — Patriots’ Day. It’s a day that celebrates the free and fiercely independent spirit that this great American city of Boston has reflected from the earliest days of our nation. And it’s a day that draws the world to Boston’s streets in a spirit of friendly competition. Boston is a tough and resilient town. So are its people. I’m supremely confident that Bostonians will pull together, take care of each other, and move forward as one proud city. And as they do, the American people will be with them every single step of the way.

You should anticipate that as we get more information, our teams will provide you briefings. We’re still in the investigation stage at this point. But I just want to reiterate we will find out who did this and we will hold them accountable.

Thank you very much.».

La traduzione che vi proponiamo:

      Buon pomeriggio a tutti. Oggi il team della sicurezza interna mi ha aggiornato su quanto stava accadendo a Boston. Stiamo continuando a monitorare e a seguire la situazione nel suo divenire. Ho indirizzato tutte le risorse del Governo Federale per aiutare lo stato e le autorità locali a proteggere i nostri cittadini, aumentare la sicurezza negli Stati Uniti quantp e necessario, e indagare su quel che è accaduto.

Gli Americani diranno una preghiera per Boston, stanotte. E Michelle e io inviamo i nostri pensieri più sentiti e le nostre preghiere ai familiari delle vittime, sulla scia di questa perdita insensata.

Non abbiamo ancora tutte le risposte. Ma sappiamo che molte persone sono state ferite, alcune gravemente, nelle esplosioni alla Maratona di Boston.

Ho parlato con il Direttore dell’FBI Mueller e con il Segretario della Sicurezza Nazionale Napolitano, e loro hanno mobilitato le risorse per investigare e dare risposte.

Ho aggiornato i leader del Congresso di entrambi i partiti, e siamo d’accordo che in giornate come queste non esistono Repubblicani o Democratici: siamo Americani, uniti nel cordoglio per i nostri cittadini.

Ho parlato anche con il Governatore Patricl e con il sindaco Menino, e chiarito loro che avranno ogni singola risorsa federale necessaria per curare le vittime e per prestare conforto alle loro famiglie. E prima di tutto ho chiarito loro che gli Americani sono con gli abitanti di Boston.

I poliziotti, i vigili del fuoco, i responsabili del primo soccorso e la Guardia Nazionale di Boston hanno risposto in maniera eroica, e continuano a farlo anche mentre parliamo.

E confortante che così tanti americani servano e si sacrifichino per nostro conto ogni giorno, senza preoccuparsi della loro stessa sicurezza, in circostanze pericolose e difficili. E salutiamo tutti coloro che ci assistono nel rispondere in modo rapido e professionale a questa tragedia.

Non sappiamo ancora chi sia stato a fare questo e perché. E non bisogna saltare a conclusioni prima di aver in mano tutti i fatti. Ma senza alcun dubbio andremo fino in fondo a tutto questo. E troveremo i responsabili, scopriremo perché l’hanno fatto. Ogni responsabile, sia esso un individuo o un gruppo, sentirà tutto il peso della giustizia.

Oggi è festa in Massachussets: è il Patriots’ Day. E’ un giorno che celebra la libertà e la fiera indipendenza di spirito che la grande città americana di Boston ha mostrato fin dai primi giorni della nostra nazione. Ed è un giorno che porta il mondo fra le strade di Boston, nello spirito di una competizione amichevole. Boston è una città forte e resistente. E così sono i suoi abitanti. Sono convinto che rimarranno uniti, si prenderanno cura l’uno dell’altro e andranno avanti, come la loro fiera città. E mentre lo faranno, gli Americani saranno con loro in ogni singolo passo.

Appena avremo nuove informazioni, verrete informati. Stiamo ancora investigando. Ma voglio ripetere che troveremo chi l’ha fatto e gli faremo pagare la sua responsabilità».

23.45: Barack Obama terrà una conferenza stampa fra quindici minuti, a mezzanotte ora italiana.

Attentato Boston Barack Obama

Barack Obama è stato immediatamente informato dei fatti che riguardano quello che, prudenzialmente, negli States, ancora nessuno (tranne Biden, che se l’è fatto scappare) osa chiamare con quello che sembra essere il suo nome: attentato di Boston.

Nell’immagine scatata da Pete Souza, resa disponibile dal Governo degli Stati Uniti, ecco il Presidente degli Stati Uniti d’America nello Studio Ovale mentre ascolta la relazione del direttore dell’FBI, Robert Mueller, che, al telefono, gli prospetta i vari aggiornamenti.

(in aggiornamento)

Attentato Boston, discorso Obama – 15 aprile 2013

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Usa/Boston: Casabianca, ‘e’ azione terroristica’, nuove misure intorno al Pentagono

Martedì, 16 Aprile 2013 05:11

WASHINGTON (IRIB) – Si susseguono ad una velocità impressionante gli aggiornamenti dagli Stati Uniti. – Incrementate le misure di sicurezza intorno al Pentagono. – I feriti sono oltre 130. – Il Segretario Generale della Nato si e’ detto « sconvolto » dalle esplosioni. – Misure di sicurezza e perquisizioni per tutti i voli negli Usa. – Il sindaco di Washington ha detto di non avere informazioni su una possibile minaccia contro la capitale Usa. – David Cameron ha espresso vicinanza ai feriti ed alle famiglie delle vittime. – Un membro della Commissione Sicurezza della Camera dei Rappresentanti ha detto che quella di Boston e’ stata una azione coordinata e pianificata. – 29 mila persone provenienti da 90 nazioni partecipavano alla maratona alla quale assisteva circa mezzo milione di persone. – La Casabianca ha detto che le esplosioni a Boston verranno considerate come « azione terroristica ». – Condoglianze da Ban Ki Moon agli abitanti di Boston. – BBC, le prime pagine dei quotidiani britannici di martedi’ dedicati senza eccezioni a Boston. – Obama nel suo discorso non ha definito « terroristici » gli attacchi di Boston ma l’FBI lo ha gia’ definito un attacco « terroristico ».

http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/124243-usa-boston-casabianca,-e-azione-terroristica-,-nuove-misure-intorno-al-pentagono

intanto i morti della maratona di Boston salgono a 12
http://italian.irib.ir/featured/item/124242-usa-boston-new-york-post,-sale-a-12-bilancio-vittime

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Boston

stavo guardando la trasmissione su Sandro Pertini appena cominciata quando c’è stata una interruzione. E’ apparsa la scritta Edizione Straordinaria e subito dopo Mannoni ha cominciato a far vedere i servizi sull’attentato alla maratona di Boston. Le immagini che abbiamo visto sono quelle di una folla di persone che si agita e scappa da tutte le parti e sullo sfondo si vede il fumo di una esplosione. Il tono del giornalista era di grande allarme.
Da quel momento abbiamo visto le stesse inquadrature per ore ed ore. Le notizie che sono state date sono davvero molto scarse. Hanno parlato di due o tre morti e centinaia di feriti, dell’intervento di Obama che non ha mai pronunziato la parola “terrorismo” della presenza di maratoneti italiani che erano 277 persone. Poi ci hanno sapere delle eccezionali misure di sicurezza assunte dalle autorità americane. Praticamente uno stato di allarme scattato nelle città americane a cominciare da Washington.
I giornalisti che si sono alternati nei vari telegiornali che da ieri sera richiamano tutti invariabilmente l’11 dicembre ed il terrorismo. Naturalmente quando parlano di terrorismo si riferiscono soltanto a quello islamico. Così come le TV del 2001 ci fecero vedere migliaia e migliaia di volte l’immagine dello impatto degli aerei sui grattacieli
i ora vediamo è più o meno sempre la stessa scena della grande strada di Boston che viene ripetuta all’infinito.
Spero che sapremo la verità su questa strage che poteva essere molto più grave ma il fatto che venga richiamato il terrorismo dell’undici settembre alimenta qualche dubbio. Non si accusa apertamente il terrorismo islamico ma si è creato un clima di grandissimo allarme e di scontro ideologico.
Sono portato a pensare che non si tratti di un attentato terroristico di natura internazionale. La maratona è un evento cosmopolita al quale hanno partecipato persone provenienti da 52 nazioni. E’ un evento di festa e di pace in cui la cosa che conta di più è la partecipazione. Non c’è leaderismo ed è lo sport meno commerciale che esista. La maratona come obiettivo terroristico è certamente sbagliato ed inaccettabile.
Bisogna capire quale mani hanno posato gli ordigni che hanno stroncato tre vite e tra queste quella di un bambino di otto anni e fatto tanti feriti alcuni dei quali molto gravi.
Speriamo che la verità ci verrà detta. Vorrei fare due considerazioni finali. La prima riguarda l’importanza attribuita a questo attentato rispetto ad altre grandi terribili stragi. In Iraq da quanto gli USA lo hanno occupato destabilizzato e hanno imposto un governo di loro fiducia si può dire che non possa giorno senza una strage con diecine e diecine di morti e centinaia di feriti. Le stragi sono state innumerevoli con migliaia di vittime e diecine di migliaia di mutilati. I massmedia ne hanno parlato pochissimo spesso per pochi secondi. Due modi diversi di manipolare l’informazione.
Hanno intervistato ieri sera una signora di Belluno che diceva di essersi recata a Boston con tutta la famiglia a sostegno di maratoneti italiani. Pare che in Italia la crisi non sia eguale per tutti. Oltre un migliaio di persone hanno i mezzi per recarsi a Boston ad un evento di festa. Nelle stesse ore sentivamo in TV l’appello di un uomo di 56 anni anni che metteva in vendita un rene per potersi sfamare e sfamare la sua compagna. Due imprenditori si toglievano la vita travolti dalle difficoltà. Insomma in Italia non tutti siamo nella stessa barca.

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Usa: Boston, rafforzate misure sicurezza, centinaia di agenti in citta’

16/04/2013

Washington, 16 apr. (Adnkronos/Dpa) – All’indomani dell’esplosione dei due ordigni che hanno provocato la morte di 3 persone e il ferimento di almeno altre 140, squadre di agenti di polizia stanno pattugliando le strade di Boston e setacciando i mezzi di trasporto pubblici alla ricerca di pacchi sospetti. La citta’ rimarra’ aperta per le normali attivita’ lavorative, ma la zona delle esplosioni, attorno a Copley Square, rimarra’ chiusa al pubblico.

Il quotidiano Boston Globe riferisce che in citta’ vengono impiegati agenti della polizia dello Stato, unita’ della Guardia Nazionale e unita’ di specialisti dei team Swat appartenenti alla polizia cittadina. “Le persone che si recheranno al lavoro notera’ una aumentata presenza di forze di polizia in citta’”, ha annunciato l’ufficio del sindaco, invitando la popolazione a “non allarmarsi” per le rafforzate misure di sicurezza.

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BOMBE A BOSTON

  DI MASSIMO MAZZUCCO
luogocomune.net

La mente degli americani è nuovamente paralizzata. È bastato un botto, relativamente innocuo, per risvegliare nella popolazione quella sensazione di totale disorientamento che avevano provato dopo l’11 settembre, e che evidentemente aveva continuato a dormire nel loro subconscio per tutti questi anni.

Chi? Come? Dove? Perché?

Le domande si rincorrono da un canale televisivo all’altro, e rimbalzano fra la gente che si aggira stordita per le strade di Boston, incapace di dare una lettura razionale a quanto è successo.

Anche i giornalisti televisivi sembrano a disagio, perché non hanno nessun appiglio particolare su cui ricamare, mentre alle loro spalle ripassa all’infinito la sequenza dell’esplosione.

“Domestic, or international?” è l’unica cosa che continuano a chiedersi, guardandosi esterrefatti l’un l’altro. È roba nostra, oppure viene da fuori? Ma oltre a questo punto non riescono ad andare, perché questa volta i dati a disposizione sono davvero pochi, e per giunta confusi: da una parte hai almeno tre bombe diverse piazzate lungo il percorso, il che implica qualcosa di più del bombarolo solitario, …

… mentre dall’altra hai un ordigno di bassa qualità, chiaramente fatto in casa, che ha dato un risultato relativamente scarso: a quest’ora, con una bomba piazzata in quel luogo, i morti potevano essere 50 invece di 3.

A circa cinque ore dall’attentato lo “stallo giornalistico” è diventato tale, sui vari network, che si sono ritrovati tutti a discutere, ciascuno per conto proprio, del “vero significato del termine terrorismo”.

E’ accaduto infatti che Obama, nel fare il suo annuncio dalla Casa Bianca, abbia accuratamente evitato di usare il termine “terrorismo”, e questo ha immediatamente scatenato la febbre dietrologica, per cercare di interpretare questa scelta di tipo linguistico.

C’era chi, molto semplicemente, diceva che una bomba in mezzo alla gente è fatta per terrorizzare, e quindi quello è terrorismo. C’era chi la buttava sul filosofico, e tirava fuori addirittura il Webster, per cercare la definizione corretta del termine. Ma c’è stato anche chi ha suggerito che il termine terrorismo non sia stato usato dalla Casa Bianca “perché in fondo non sappiamo ancora se qualche gruppo islamico, magari legato ad Al-Quaeda, è stato coinvolto”.

Questo è forse l’aspetto più significativo di tutta la vicenda, perché ha fatto emergere una realtà finora temuta, ma non ancora confermata: per molti americani il termine terrorismo si sposa ormai automaticamente con il radicalismo islamico. Se invece è stato un americano, per loro, si tratta solo di un “brutto episodio di violenza”.
Nel frattempo, nessuno ha proposto la soluzione più semplice di tutte: che lo scopo del terrorismo – di questo terrorismo, senza volti e senza nomi – non sia di “terrorizzare”, ma semplicemente di destabilizzare. Dopotutto, se ci sono diverse bombe piazzate lungo il percorso, significa che c’è stata una organizzazione alle spalle, ma se i morti e feriti sono in numero estremamente ridotto, significa anche che si voleva spaventare più che fare una vera strage.
Quindi, si vuole spaventare, ma non traumatizzare. Si vuole tenere la gente sulla corda, senza fargli perdere la testa. In altre parole, si vuole creare l’ennesimo “dramma” nel quale tutta la nazione si stringe attorno ai parenti delle vittime, e naturalmente anche al governo in carica, che in questo momento ha qualche dozzina di gatte da pelare.

Se la vicenda procederà come da copione, nelle prossime ore cominceranno ad arrivare notizie “non confermate” di un “personaggio sospetto” fermato dall’FBI, possibilmente “collegato ad Al-Quaeda”, oppure “collegato ai gruppi eversivi di estrema destra”, non fa nessuna differenza.

Da qui in poi la storia non ci interessa più, perché a quel punto saranno già subentrati gli spin doctors che lavorano per indirizzare la pubblica opinione in una direzione piuttosto che nell’altra, allontanandola in ogni caso dalla verità.

A quel punto, infatti, lo scopo principale sarà già stato raggiunto.

Massimo Mazzucco
Fonte: http://www.luogocomune.net
Link: http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=4227
15.04.2013

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mentre dall’altra hai un ordigno di bassa qualità, chiaramente fatto in casa, che ha dato un risultato relativamente scarso
mi sembra una pura illazione senza fondamento desumere la professionalità di un ordigno dal numero dei morti.

Potrebbe invece al contrario essere un ordigno molto professionale e molto piccolo, in grado quindi di eludere i controlli.

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Se è vero che sono stati trovati e disinnescati altri ordigni, perchè non si ha notizie precise sulla loro natura? Un ordigno inesploso è un ottimo elemento attraverso cui indirizzare le indagini. Ma qu’ stanno a parlare di fuffa lessicale … Non è che l’industria delle armi, sotto attacco addirittura dagli ambienti presidenziali, abbia intenzione di tutelarsi attraverso una azione di destabilizazione ed impaurimento dell’opinione pubblica? Non è strano che non ci siano assolutamente ipotesi sulla matrice?

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…propedeutico a chi vuole militarizzare le città

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Si potrebbe chiedere un parere sulle bombe di Boston alla gente di Bagdad, Beirut, Herat, Kabul, Lagos, Damasco, Karachi, Sana, Mogadiscio, Tripoli, Islamabad, Bassora, Mossul, Aleppo, Groszny.

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Non ho seguito la vicenda, ma se vuoi fare un’operazione false flag, una grande maratona, che è il luogo di ritrovo dei buoni sentimenti e dei piccoli grandi eroi… è il posto ideale per mettere una bomba e per “riunire” l’opinione pubblica attorno a un obiettivo-soluzione. Speriamo che i motivi dietro la bomba siano “più piccoli” e che non diventi presto una scusa per attaccare l’iran o limitrofi.

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Presto ci saranno delle leggi ad hoc: ad esempio potrebbe passare la legge per il chip sottocutaneo, giustificato per controllare i terroristi, oppure qualche legge per togliere il contante, sempre per lo stesso scopo, oppure il motivo per qualche guerra “preventiva”.

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Andate a vedere qui:

http://fractionsofreality.blogspot.it/2013/04/la-strage-di-boston-ennesima-false-flag.html

a quanto pare erano in tanti a saperlo prima delle bombe.

Un altro tassello sulla via del Nuovo ordine Mondiale?

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La strage di Boston: Ennesima False Flag. UPDATE

UPDATE CLAMOROSO:
Conferenza Stampa del capo della Polizia di Boston. I Cronisti chiedono continuamente perchè i Poliziotti avessero iniziato ad avvisare i presenti alla gara di “Stare calmi” PRIMA che le bombe esplodessero?

Siamo di fronte all’ennesima False Flag ? Con quale scopo ? Quali sono le finalità ?

Proviamo a mettere insieme tutti gli aspetti poco chiari delle bombe a Boston.

Due Bombe scoppiate e tre disinnescate.
In totale 5 ordigni di produzione artigianale/Casalinga. Probabile utilizzo di Semtex come tipologia di esplosivo data la nuvola  intensa di colore bianco dopo l’esplosione.
Il Semtex è un esplosivo relativamente difficile da procurare, usato sia in ambito civile (demolizioni controllate) che in alcuni ambiti militari.
5 bombe coordinate almeno in parte (le due esplose sono detonate a poca distanza l’una dall’altra), non lasciano dubbi sulla pianificazione e coordinazione della strage (Interna o esterna che sia la finta matrice).
Probabile che le bombe siano state attivate tramite un dispositivo cellulare, due ore dopo l’arrivo del primo atleta, appunto nel momento di massima copertura mediatica.
Se sono state attivate tramite cellulare è verosimile che la persone coordinante gli attacchi fosse o presente sulla scena oppure avesse una visuale privilegiata da qualche parte.
Adesso veniamo a tutte le stranezze di questa vicenda che lascerebbero presagire un’ennesima False Flag.

Partiamo dalla prima stranezza:

1. Oggi era in programma a Boston un’esercitazione con detonazione controllata (“Funzionari: Ci sarà un’esplosione controllata di fronte alla biblioteca entro un minuto come parte delle attività della squadra dinamitarda.””Boston Globe http://www.naturalnews.com/images/Boston-Globe-Twitter-April-15-2013.jpg)

2.Strano uomo sul tetto di un edificio, potrebbe essere la polizia.. o no ?
3. Meno strano, ma comunque in pieno stile 9/11, poco dopo l’esplosione, subito moltissimi MILITARI erano già presenti sulla scena (fino a quando si tratta di poliziotti è comprensibile ma uno schieramento preventivo di così tanti uomini dell’esercito ha ben poche spiegazioni)

4. L’annuncio (il 12 Aprile 2013) dell’impiego di un Tablet, alla maratona di Boston, per gli “INCIDENTI DI MASSA“. Coincidenza?

5. Lo scoppio della prima bomba ha un significato simbolico molto forti: In quella zona della corsa erano seduti i parenti delle vittime Sandy Hook (altra clamorosa false flag).

6. Altra coincidenza: A Boston il 15 Aprile è il giorno dei patrioti (Possibile connessione con i gruppi Pro-Armi USA?)

7. La solita pista Medio orientale, poi prontamente smentita.

8. Infine una delle solite smoking guns (La tecnologia sfugge anche a coloro che vorrebbero controllare ogni aspetto di queste vicende), ovvero google che indicizza l’evento degli attentati 3 giorni prima che siano avvenuti, come per altre False Flag.

Seguiranno aggiornamenti…

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Bombe alla Maratona di Boston: Morti e decine di feriti

Esplosioni alla maratona di Boston (Ansa)Segnalazione di www.nocensura.com

Due esplosioni al traguardo della maratona di Boston hanno causato decine di morti e feriti. Torna l’incubo 11 settembreMorti e decine di feriti. “Attacco terroristico”
GUARDA LE IMMAGINI/VIDEO CHOC/DIRETTAAltri ordigni, massima allerta a NY e Washington FOTO I soccorsi

Boston (Massachusetts), 15 aprile 2013 – Torna in America l’incubo 11 settembre. Panico alla Maratona di Boston GUARDA IL VIDEODue esplosioni (VIDEO CHOC) sulla linea del traguardo hanno provocato morti e decine di feriti. Dopo le prime due esplosioni, sono stati individuati altri ordigni inesplosi, che sono stati fatti brillare. La polizia di Boston ha poi riferito di una nuova esplosione ‘Jfk Library’, l’istituzione che commemora il presidente Kennedy.

Le bombe sono il frutto di un evento ‘’ben coordinato e pianificato’’: lo hanno detto fonti del governo americano alla Cnn. “Apparentemente c’è stato un attentato”, ha detto il vicepresidente Usa Joe Biden. “Non conosco i dettagli sulle cause”, ha comunque precisato Biden.

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Il bilancio provvisorio si aggrava. L’Fbi indaga a tutto campo seguendo principalmente la pista terrorismo

Tre morti, tra cui un bambino di otto anni, e 150 feriti, di cui almeno 17 gravi. Oltre 10 le amputazioni. E’ questo il tragico bilancio (purtroppo ancora provvisorio) dell’attentato alla maratona di Boston, dove sono esplose due bombe in prossimità del traguardo. A guidare le indagini sono gli agenti dell’Fbi che hanno ribadito che l’attenzione per ora è concentrata “nell’ambito del terrorismo”. Non risultano italiani tra i feriti.

15:11 Si aggrava il bilancio dei feriti: 17 gravissimi

Si aggrava il bilancio dei feriti alla maratona di Boston, che salgono a 154, nove dei quali bambini. Diciassette persone sarebbero ancora in gravissime condizioni: tra queste un bimbo di due anni, ferito alla testa, e la madre del piccolo Martin Richard, il piccolo di otto anni ucciso, ricoverata con una lesione al cervello.

15:09 Polizia agli spettatori: esaminate le vostre foto

La polizia di Boston sta chiedendo a chi ieri si trovava tra il pubblico nei pressi del traguardo della maratona di verificare con attenzione le proprie foto o video catturati attorno ai tragici momenti delle due esplosioni. Lo rende noto la Cnn, osservando che in questa fase anche un dettaglio banale o l’immagine di un sospetto, potrebbero essere utilissimi alle indagini.

14:59 Misure di sicurezza innalzate anche in Italia

Sono state innalzate anche in Italia le misure di sicurezza dopo l’attentato a Boston. L’allerta, secondo quanto si è appreso, riguarda tutti gli obiettivi sensibili, come ambasciate, consolati, sedi diplomatiche, porti e aeroporti. Particolare attenzione è raccomandata nei confronti delle sedi Usa in Italia.

14:44 Per Bloomberg la vita continua e va al lavoro in metro

Il sindaco di New York, Michael Bloomberg, è andato al lavoro in metropolitana nonostante la città resti in stato di massima allerta. Quello di Bloomberg, che spesso usa i mezzi pubblici, è un gesto dimostrativo per indicare ai suoi concittadini che la Grande Mela deve restare vigile ma non si deve fermare.

14:37 Rapporto polizia 2003: maratona possibile bersaglio

Un rapporto della polizia del Massachusetts nel 2003 aveva indicato la maratona come un possibile bersaglio di terroristi per l’importanza dell’evento e la coincidenza con alcune date chiave: il Patriot’s Day, che celebra l’inizio della rivoluzione Usa, e gli anniversari, a pochi giorni di distanza, delle stragi di Oklahoma City e di Columbine. Lo scrive il Boston Globe secondo cui i primi indizi portano a puntare sul terrorismo interno.

14:22 Bimbo ucciso aspettava il papà

Martin Richard, il bimbo di otto anni rimasto ucciso nelle esplosioni di Boston si trovava in prima fila per vedere il padre William tagliare il traguardo della maratona. Con lui si trovava la sorellina di sei anni che ha perso una gamba nell’esplosione mentre la madre Denise è rimasta ferita alla testa e lotta in ospedale tra la vita e la morte.

14:01 Medico saudita in ospedale collabora con polizia

Una dottoressa saudita ferita a una gamba è ricoverata in un ospedale di Boston e sta collaborando con la polizia che indaga sulla strage alla maratona. Lo riporta la Cnn citando fonti saudite in Usa. Ieri i media americani avevano parlato di un giovane saudita rimasto ferito e piantonato in ospedale dalla polizia. Potrebbero essere la stessa persona ma la notizia non ha trovato ancora conferma.

13:30 Iran condanna “duramente” l’attentato

L’Iran condanna “duramente” l’attentato a Boston sottolineando che “nessuno, in nessuna circostanza, deve sostenere terrorismo e estremismo, sia negli Stati Uniti che in Medio Oriente”. “L’Iran condanna duramente la morte di cittadini americani a Boston”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Ramin Mehmanparast, definendo l’attentato “una fonte di preoccupazione”.

12:51 Bombe a Boston, molti feriti hanno perso una gamba

Molti dei feriti dopo le esplosioni di Boston, fino a 30 secondo alcune fonti, “hanno perso una gamba”. Lo ha riferito al New York Times Roupen Bastajian, 35 anni, un ex Marine e ancora nei ranghi della Guardia Nazionale. “C’era sangue dappertutto, pezzi di ossa e frammenti, era disgustoso”, ha aggiunto.

12:25 A Roma presidiati atenei Usa e aeroporti

Decine di obiettivi sensibili statunitensi a Roma sono blindati e presidiati dagli uomini delle forze dell’ordine. L’intensificazione dei controlli è stata disposta da un’ordinanza del questore di Roma che riguarda soprattutto gli aeroporti, le università statunitensi oltre agli uffici delle ambasciate americane, il consolato e la residenza dell’ambasciatore.

12:22 Farnesina: “Nessun italiano coinvolto”

“A quanto ci risulta al momento, non ci sono italiani coinvolti” nelle esplosioni di Boston. Lo ha detto il capo dell’unità di Crisi della Farnesina, Claudio Taffuri. “Già da ieri sera il Consolato italiano ha inviato team sul posto e nei principali ospedali e ha stabilito un contatto con le forze dell’ordine”, ha spiegato Taffuri precisando che l’evento della maratona era così altamente frequentato che in questa fase è molto complesso avere dati e numeri precisi.

10:42 La condanna della Ue

Il presidente permanente del Consiglio, Herman Van Rompuy, ha espresso lo shock dell’Unione europea, la condanna per gli “orrendi attentati” di Boston, le condoglianze alle famiglie delle vittime e la solidarietà verso gli Stati Uniti. “I responsabili di questi atti atroci saranno portati davanti alla giustizia” ha affermato Van Rompuy in una nota.

10:37 Putin: “Condoglianze a Obama”

Il presidente russo Vladimir Putin ha inviato le proprie condoglianze a Barack Obama per l’attentato. “Mosca condanna in modo decisivo l’atto terroristico, e la Russia è pronta a prestare assistenza alle indagini sull’attentato di Boston”. Putin si dice convinto che la lotta al terrorismo “richieda un coordinamento attivo degli sforzi”.

10:11 Testimone italiano: “Ora il clima è surreale”

“Quanto è successo è terribile. Ora a Boston c’è una situazione surreale. Stiamo cercando di capire quando potremo rientrare in Italia, perché l’aeroporto è chiuso”. Lo ha riferito parlando da Boston Stefano Valsetti, il vicesindaco di Cairo Montenotte (Savona) che ieri ha preso parte alla maratona e che è stato testimone diretto di quanto è successo. “Sono passato sul traguardo della maratona esattamente 9 minuti prima delle due esplosioni – ha detto – ed ero in zona quando sono avvenute le esplosioni. Prima era solo una festa e di colpo la città è precipitata nel panico”.

10:06 Perquisito appartamento in periferia

Qualche ora dopo le esplosioni che hanno sconvolto la città di Boston, l’Fbi e la polizia locale hanno perquisito un appartamento vuoto al quinto piano di Ocean Avenue, nel quartiere periferico di Revere. Lo riferiscono abitanti della zona alla Nbc. Alcuni media sostengono che l’appartamento sia da mettere in relazione in qualche modo con lo studente “straniero” rimasto gravemente ustionato nell’esplosione considerato un possibile sospetto.

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L’orrore del terrorismo

by Michael Crusader 16 apr 2013

Il mondo nella tarda serata di ieri ha conosciuto nuovamente l’orrore del terrorismo internazionale. Non sappiamo cosa ci sia veramente dietro, chi muova le fila di simili eventi, traendone vantaggio.

Forse integralisti islamici o piuttosto servizi segreti deviati.

In Italia negli Anni Settanta abbiamo conosciuto gli effetti di simili giochetti.

Le morti e le distruzioni sono purtroppo solo una piccola parte del danno che arrecano all’intera Umanità. Miliardi di persone sono gettate nella paura e nella disperazione, si scatenano guerre e sono provocate rivoluzioni i cui effetti non saranno di certo la nascita di un mondo più sicuro.

E’ quello che è accaduto dopo l’11 Settembre 2001.

A distanza di dodici lunghi anni la situazione è peggiorata.

Sono caduti i regimi Baht che, per quanto autoritari, si opponevano al terrorismo internazionale in Libia, Tunisia, Egitto, Iraq e nel futuro Siria e al loro posto sono andati al potere i “Fratelli Musulmani”, integralisti islamici che sognano la nascita di un nuovo Califfato. Si è caduti consapevolmente dalla padella alla brace e l’Occidente ed i media occidentali si sono adoperati in modo molto deciso affinché ciò accadesse.

La tragedia delle Torri Gemelle ha regalato il casus belli per realizzare questa operazione politica sulla carta disastrosa, ma che, evidentemente, a qualcuno deve essere convenuta.

A dire il vero, volendo combattere il terrorismo, sarebbe stato necessario fare in modo che i partiti islamici rimanessero lontani dal potere. I servizi di intelligence avrebbero avuto tutti i modi per dividerli e disarcionarli. Migliori condizioni di vita e, soprattutto, l’istruzione laica avrebbero tolto l’acqua nella quale questi pesci nuotavano.

Tutto è stato fatto, fuorché questo e alle dittature laiche, rischiano di subentrare quelle islamiche. In Egitto si è ad un passo da ciò. La Libia, lo stato più prospero del continente africano, rischia di finire in mille pezzi, contesi tra le varie fazioni.

Se, però, la sicurezza internazionale è peggiorata, devo ammettere che, senza le guerre e le rivoluzioni arabe, oggi l’Occidente sarebbe molto più povero e ancor più in ginocchio di fronte alla crisi.

Tutti questi avvenimenti dal 2001 ad oggi hanno una causa, una motivazione economica.

Le materie prime sul pianeta sono poche e sono sfruttate fino all’eccesso. L’industria per vendere è costretta a puntare sempre più sull’usa e getta, ma la produzione industriale richiede beni primari, petrolio e carbone innanzitutto. Un tempo solo l’Occidente li richiedeva. Oggi si assiste alla concorrenza spietata di Cina, Brasile, Russia, Sud Africa e molte altre nuove potenze. L’Occidente per sopravvivere deve mettere le mani sulle nazioni che le permettano di prelevare le materie prime al minor costo.

Per questo motivo le guerre e le rivoluzioni sono funzionali a rallentare il declino dell’Occidente e a frenare l’espansionismo cinese.

L’obiettivo oggi è far cadere il governo siriano, domani quello Iraniano. E’ una strategia terribile e disperata di un Occidente che rischia di fare la fine dell’URSS.

Affermare questo non significa prendere le parti di nessuno, non significa demonizzare nessuno. Ci sono delle contingenze storiche ormai impossibili da cambiare, strade che non potranno essere abbandonate. E’ la lotta per la sopravvivenza!

Dire ciò non ci può permettere di considerare la violenza la soluzione. Il male non si combatte con il male. L’Occidente ha retto sulla rapina delle ricchezze del Terzo Mondo, ha costretto milioni di persone a morire di fame. Ora rischia di pagare il conto, un conto terribile!

Eppure alternative c’erano e ci sono. Basterebbe, anziché inseguire la logica del PIL e del profitto, quella della produzione di ciò che serve per vivere. Basterebbe orientare la produzione a ciò che serve, garantendo a tutti il necessario. Penso sia possibile un’alternativa al Capitalismo, come al Comunismo, una terza via che riproponga la produzione interna e uno sfruttamento razionale e solidale di questo pianeta.

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Le autorità “interessate” a un giovane saudita

Boston corre incontro alla morte

16 Aprile 2013

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Mentre polizia e servizi segreti presidiano la Casa Bianca, Obama rivolge un breve messaggio alla nazione annunciando che si andrà fino in fondo per capire chi ha colpito Boston e ucciso con una rapida serie di attacchi bomba almeno tre persone ferendone a decine, alcune in condizioni gravissime. “We Will Find Out Who Did This”, dice il Presidente, che però nel suo breve discorso non usa la parola “terrorismo”. Il Post ha scritto che i morti sarebbero 12 ma la notizia non è confermata. Il vicepresidente Biden ha parlato esplicitamente di “bombe” pregando per le famiglie delle vittime.

Si sa che un giovane saudita è ricoverato in un ospedale di Boston, il Post dice “piantonato”, il giornale viene smentito ma poi conferma che si tratta di informazioni fornite da investigatori. Il giovane si sta mostrando collaborativo e nega ogni coinvolgimento nell’attacco. Non è chiaro come l’uomo sia finito in ospedale, se le sue ustioni sono il tributo pagato da una vittima o l’errore di un carnefice. Il corrispondente Jonh Miller racconta che il saudita era vicino al luogo dell’esplosione e CBS aggiunge: “Miller said a civilian claims the person was acting suspiciously and chased him down and tackled him after the explosions”.

La Polizia di Boston nega la minaccia di nuovi attacchi e agenti federali hanno aggiunto che non c’è ragione di considerare l’attacco parte di una strategia più ampia. L’impressione secondo gli investigatori è che si tratti di un evento confinato a Boston, non ci sono sospetti fermati ma alcune persone sono state interrogate in ospedale, tra cui il giovane saudita con un permesso di soggiorno per studente. L’FBI giudica la situazione “fluida” ed è ancora troppo presto per trovare cause e motivazioni. Secondo altre fonti del governo, “l’attacco è stato pianificato con cura”.

Si evoca Al Quaeda ma anche quel miglio della maratona che era stato dedicato alle vittime della sparatoria di Newton in Connecticut – il Congresso ha appena approvato una legge che limita l’uso delle armi negli Usa e qualche gruppo di estrema destra come quello di Oklahoma City potrebbe aver lanciato un segnale di morte. Lunedì era anche il “tax day” e un folle convinto che lo Stato la deve pagare con il sangue lo si trova sempre. Il 15 aprile è il giorno in cui Lincoln chiamò a raccolta i volontari dell’Unione e sono tanti gli americani che nel Sud del Paese ricordano con odio quella data. C’è la Fratellanza Ariana e ci sono i cartelli della droga messicani. Tutte le ipotesi sono ancora aperte.

Gli ordigni erano rudimentali e sono scoppiati a dieci secondi di distanza. Fonti dicono che la polizia avrebbe scoperto altri pacchi inesplosi, uno è stato fatto brillare all’Hotel Mandarin, mentre non è chiaro se ci sia un collegamento con l’incendio scoppiato alla Biblioteca JFK, si tende a escluderlo. Forse lo stacco tra una esplosione e l’altra doveva essere più ampio. Come durante gli attacchi a Londra e Madrid, per aumentare il numero delle vittime una volta arrivati sul posto i soccorritori.

Il terrorismo punta sempre a megaeventi su scala globale, come la Maratona di Boston, appunto (troppo sicura e controllata quella di New York), per acquistare quanta più risonanza possibile ma almeno fino adesso non ci sono state rivendicazioni. In passato ricordiamo l’attacco del ’72 portato da Settembre Nero alle Olimpiadi di Monaco che costò la vita a 11 atleti israeliani. Ma anche Eric Robert Rudolph e l’attentato alle Olimpiadi di Atlanta del ’96.

La Polizia di Boston avrebbe in mano almeno un video di sorveglianza con un sospetto che armeggia in un auto poco prima delle esplosioni, secondo CBS News. Gli investigatori starebbero cercando “disperatamente” un camionciono Penske, che ha lasciato in quegli attimi la zona.

L’ex congressista Jane Harman, attuale presidentessa del Woodrow Wilson International Center, ha detto che le bombe di Boston “sono un tipico attacco qaedista”. Il sito Jihad Watch aveva messo in guardia da messaggi apparsi sui siti islamisti che annunciavano nuovi attacchi nelle città occidentali. Nel settembre del 2011, l’FBI aveva arrestato in città Rezwan Ferdaus, un giovane del Bangladesh condannato per aver progettato degli attacchi contro il Pentagono e Capitol Hill e che aveva modificato dei telefoni cellulari per trasformarli in detonatori per attentati contro i soldati americani.

Per non parlare dei tassisti nomadi cammellieri autisti che tra la fine degli anni ottanta e gli anni novanta si mossero dai campi di addestramento in Afghanistan a Boston, creande la cellula che avrebbe programmato l’11 Settembre. Tarek Mehanna, trentenne, è un altro di questi giovani cresciuto nei sobborghi di Boston, uccel di bosco nello Yemen, pronto a partire per l’Iraq, che processato si difese dicendo che il terrorismo era solo una forma di autodifesa e proclamando il suo amore per l’Islam.

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16 aprile 2013 | Autore

Da varie fonti si deduce che stavano avendo luogo delle esercitazioni di demolizione controllata. Prova ne sia il twit del quotidiano The Boston Globe qua: https://twitter.com/BostonGlobe

Esercitazione a Boston

Per sicurezza ne ho fatto uno screenshot verso le ore 11.30 del 16 aprile 2013, cioè oggi. Ora, contemporaneamente, ma nei twitter figura posteriormente all’annuncio dell’attentato, cioè ad attentato AVVENUTO, l’annuncio dello scoppio imminente di una esplosione controllata  a mo’ di esercitazione di fronte alla biblioteca, testualmente:

Funzionari: Ci sarà una esplosione controllata di fronte alla biblioteca, tra un minuto, come parte delle attività della squadra dinamitarda.

Più su, cioè in teoria DOPO l’annuncio:

Da RT: Due bombe di fronte al Marathon Sports. Ossa fuoriuscite, pezzi di gambe, sangue ovunque

Si legge sul sito neovitruvian che:

La storia ufficiale dell’attentato è che i terroristi abbiano fatto esplodere due bombe al traguardo della maratona e che la squadra dinamitarda di Boston, magicamente, abbia individuato un terzo ordigno ad un miglio di distanza e lo abbiano disinnescato in una “esplosione controllata” tutto in meno di un’ora! (Assurdo.)

Su facebook invece circola questa notizia, un cartone animato fatto vedere in TV negli USA:

Con la didascalia:

ARE YOU READY TO WAKE UP YET?Concerning the bombings at the Boston marathon. If you view the Family Guy episode (Turban Cowboy) which was aired on March 17, 2013 on Fox, You will see a Boston marathon with people being killed, a library, terrorists and you will hear two explosions, bombs detonated via cell phone and see one explosion of a bridge from a bomb detonated via cell phone. Look into it.

Tradotto:

Siete pronti a svegliarvi?

Sulle bombe alla maratona di Boston: se guardate l’episodio del cartone animato The Family Guy (Turban Cowboy) diffuso il 17 marzo 2013 su Fox, vedrete una maratona di Boston con persone uccide, una biblioteca, dei terroristi e sentirete due esplosioni di bombe detonate attraverso un cellulare e l’attentato a un ponte con una bomba detonata per cellulare. Guardateci bene.

Il prossimo passo è sicuramente accusare e ricercare un terrorista dalla ‘pelle scura’ meglio se siriano, nordcoreano o iraniano.

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Attenzione a non farci ingannarare dai paranoidi: quel cartone animato è stato costruito adesso con due episodi diversi. Ecco l’originale

Come si vede, l’ultima parte non esiste in quell’episodio. Alcune informazioni devono essere verificate.

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La vicenda potrebbe mascherare un piano assai piu’ infame, ovvero una premeditata composizione di palesi anomalie che indicano una matrice interna le istituzioni e i militari allo scopo di innescare ovvie sfiducie in questi apparati governativi e conseguenti reazioni di un popolo che tace ma che sotto sotto e’ conscio delle nefandezze provocate da chi sta sopra, questo governo occulto vuole un effetto domino di malcontento e di protesta in tutti gli stati uniti per indurre la gente alle rivolte, successivamente il piano prevede la sistematica soppressione con leggi marziali, coprifuoco, esecuzioni sommarie all’interno dei campi FEMA, quindi lo smaltimento drastico di esseri umani vera priorita’ dell’agenda satanista americana.

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Il bilancio provvisorio si aggrava. L’Fbi indaga a tutto campo, soprattutto su pista terroristica. Scena del delitto circoscritta a 12 isolati

18:23 Pentole a pressione usate per ordigni

Gli ordigni usati a Boston erano costituiti da pentole a pressione riempite di schegge metalliche, chiodi e cuscinetti a sfera, collegate a detonatori. Lo riportano i media Usa citando fonti di polizia. Le pentole erano in buste di nylon nera o zaini. Trovate anche tracce di circuiti elettronici che farebbero pensare all’uso di timer.

17:51 Obama: “E’ atto di terrore”

Il giorno dopo la strage alla maratona di Boston, il presidente Barack Obama in conferenza stampa ha detto: “Da quello che sappiamo si è trattato di un atto di terrore, atroce e codardo commesso contro civili”. “Ancora non conosciamo i motivi dell’attentato e neppure se sia stato opera di un singolo o di un’organizzazione”, ha aggiunto. Obama ha infine sottolineato che “gli americani rifiutano di farsi terrorizzati”.

17:35 Cessato allarme a New York

Cessato allarme a LaGuardia. Il terminal del secondo aeroporto di New York è stato riaperto dopo una breve evacuazione dovuta a un pacco sospetto.

17:14 New York, evacuato l’aeroporto LaGuardia

Il terminal centrale dell’aeroporto di LaGuardia a New York è stato evacuato per la presenza di un pacco sospetto. Per il momento i voli sono stati sospesi.

16:17 Fbi, daremo la caccia i colpevoli ovunque

Quella sull’attacco alla maratona di Boston è una ”indagine globale”. Lo ha detto l’Fbi: ”Andremo fino alla fine del mondo per trovare i colpevoli”.

16:12 I feriti salgono a 176, 17 sono gravi

Sono saliti 176 i feriti ricoverati negli ospedali di Boston. Di questi 17 versano in condizioni critiche. Lo riferisce un ufficiale della polizia della città.

16:11 Boston, sospetti fermati, l’Fbi: no comment

L’Fbi – nel corso di una conferenza stampa – ha risposto con un ‘no comment’ alla domanda su eventuali persone sospette fermate in relazione all’attentato di Boston. ”Non voglio dire nulla, ha detto l’agente federale Rich Deslouriers

16:06 Boston, “scena del delitto estesa per 12 isolati”

La scena del delitto alla finish line della maratona di Boston è stata circoscritta a 12 isolati e gradualmente verrà ridotta per contenere i disagi ai cittadini: lo ha detto il capo della polizia Ed Davis in una conferenza stampa a Boston. Davis ha detto che l’esame del luogo dell’attentato di ieri ”è il più complesso nella storia del Dipartimento di polizia di Boston”.

15:55 Fbi: nessuna indicazione di ulteriori minacce

Non c’è nessuna indicazione di ulteriori minacce dopo l’attacco di ieri alla maratona di Boston. Lo ha detto il responsabile dell’Fbi Richard Deslauriers. “Stiamo seguendo diverse piste e chiediamo l’aiuto della cittadinanza”, ha detto Deslauriers.

15:53 Governatore: a Boston due bombe

Non ci sono state altre bombe oltre alle due esplose alla maratona di Boston. Lo ha detto il governatore del Massachussets, Deval Patrick, in una conferenza stampa con l’Fbi. Non sono stati trovati altri ordigni inesplosi, contrariamente a quanto riportato ieri in cui si parlava di due altre bombe inattivate, ha detto Patrick, solo pacchi sospetti che si sono rivelati inoffensivi.

15:11 Si aggrava il bilancio dei feriti: 17 gravissimi

Si aggrava il bilancio dei feriti alla maratona di Boston, che salgono a 154, nove dei quali bambini. Diciassette persone sarebbero ancora in gravissime condizioni: tra queste un bimbo di due anni, ferito alla testa, e la madre del piccolo Martin Richard, il piccolo di otto anni ucciso, ricoverata con una lesione al cervello.

15:09 Polizia agli spettatori: esaminate le vostre foto

La polizia di Boston sta chiedendo a chi ieri si trovava tra il pubblico nei pressi del traguardo della maratona di verificare con attenzione le proprie foto o video catturati attorno ai tragici momenti delle due esplosioni. Lo rende noto la Cnn, osservando che in questa fase anche un dettaglio banale o l’immagine di un sospetto, potrebbero essere utilissimi alle indagini.

14:59 Misure di sicurezza innalzate anche in Italia

Sono state innalzate anche in Italia le misure di sicurezza dopo l’attentato a Boston. L’allerta, secondo quanto si è appreso, riguarda tutti gli obiettivi sensibili, come ambasciate, consolati, sedi diplomatiche, porti e aeroporti. Particolare attenzione è raccomandata nei confronti delle sedi Usa in Italia.

14:44 Per Bloomberg la vita continua e va al lavoro in metro

Il sindaco di New York, Michael Bloomberg, è andato al lavoro in metropolitana nonostante la città resti in stato di massima allerta. Quello di Bloomberg, che spesso usa i mezzi pubblici, è un gesto dimostrativo per indicare ai suoi concittadini che la Grande Mela deve restare vigile ma non si deve fermare.

14:37 Rapporto polizia 2003: maratona possibile bersaglio

Un rapporto della polizia del Massachusetts nel 2003 aveva indicato la maratona come un possibile bersaglio di terroristi per l’importanza dell’evento e la coincidenza con alcune date chiave: il Patriot’s Day, che celebra l’inizio della rivoluzione Usa, e gli anniversari, a pochi giorni di distanza, delle stragi di Oklahoma City e di Columbine. Lo scrive il Boston Globe secondo cui i primi indizi portano a puntare sul terrorismo interno.

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New York, pacco bomba: evacuato il LaGuardia

Il terminal centrale è stato chiuso. Voli momentaneamente sospesi.
L’aeroporto LaGuardia di New York è stato evacuato il 16 aprile, a causa di un sospetto pacco bomba.

Dopo l’attentato di Boston, l’America è precipitata nuovamente nel panico. Il 16 aprile, il giorno dopo l’esplosione sul traguardo della maratona della metropoli nel Massachussets, il terminal centrale dell’aeroporto di LaGuardia a New York è stato evacuato per la presenza di un pacco sospetto. I voli sono stati momentaneamente sospesi.
ALLARME ALLO SCALO LOGAN DI BOSTON. Segnalazioni di pericolo sono state diramate anche all’aeroporto Logan di Boston, dove i passeggeri del i passeggeri del volo Us Airways 1716 partito da Filadelfia sono stati fatti scendere e portati un un luogo sicuro dello scalo mentre le autorità hanno esaminato la segnalazione di un bagaglio sospetto.
Alcuni falsi allarme sono stati già segnalati nel Paese nelle ultime ore.

Martedì, 16 Aprile 2013
http://www.lettera43.it/cronaca/new-york-pacco-bomba-evacuato-il-laguardia_4367591689.htm

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A Boston bombe da 100 dollari

mercoledì, 17 aprile 2013

Sono state costruite con materiale molto comune: per gli investigatori sarà difficile riuscire a stabilirne la provenienza

foto Ap/Lapresse

06:45 – Le bombe utilizzate per l’attentato di Boston erano rudimentali, e potevano essere realizzate con materiale del costo di un centinaio di dollari reperibile nei grandi magazzini. Secondo gli investigatori sono state utilizzate pentole a pressione imbottite di esplosivo e armate con un semplice detonatore; all’interno, una manciata di cuscinetti a sfera, schegge e chiodi: tutto materiale così comune che sarà difficile stabilirne la provenienza.

Gli investigatori non scartano dunque nessuna pista, da quella interna (il luogo in cui è stato trovato il telecomando che ha azionato gli ordigni fa pensare al collocamento della bomba vicino al posto dove era seduto il governatore del Massachusetts, il democratico afroamericano Deval Patrick), a quella legata al terrorismo internazionale (alcuni siti, come l’israeliano Debka, evocano un ipotetico coinvolgimento di una cellula saudita di Al Qaeda, peraltro seccamente smentito dalle autorità). Non si esclude però nemmeno l’azione di un “lupo solitario”, un folle come Anders Breivik in Norvegia.Un cinese la terza vittima – Intanto le autorità hanno identificato la terza vittima: si tratta di un cittadino cinese, uno studente che si stava specializzando alla Boston University, le cui generalità non sono state diffuse per esplicita richiesta della famiglia.

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Da Kabul a Boston. Chi di bomba ferisce…

È stata al Kaida, oppure americani intenzionati a reagire all’inverno del loro scontento?
C’è un tale miscuglio operativo e motivazionale che ritengo si tratti di americani nati in America (o in Inghilterra) e aderenti ideologicamente, non organizzativamente, ad Al Kaida.
Una specie in crescita benchè, ipso facto, condannata a morte senza processo, appena individuata.

Tipica della marginalità islamica, la povertà tecnologica delle bombe ( pare si tratti di pentole a pressione), la mancanza di scrupolo umanitario nella scelta dell’obiettivo, la scelta dell’evento internazionale multietnico che obbliga ad allentare i controlli preventivi.

È americana ( o inglese?) la scelta della città ( culla dell’indipendenza) e del giorno (di pagamento delle tasse), la mancanza di una rivendicazione, la ricerca della visibilità massima.
Ancora ignoto l’innesco e potrebbe aiutare a chiarire la matrice se è quando si conoscerà.
L’attentato di Boston ha la valenza di una guerra perduta, di una beffa epocale , di una sfida.
Dopo dodici anni di misure di sicurezza di una pignoleria che sfiora il grottesco, un nemico senza volto colpisce senza lasciar tracce.

Il Presidente ha perso la sua sicurezza e promette vendetta e fiducia negli investigatori, gli inquirenti avvertono che l’inchiesta avrà respiro mondiale, ma non hanno idea di come cominciare.
Un cittadino saudita, ferito da una delle bombe, è piantonato in ospedale.
Non so se sta peggio provarlo colpevole o accertare l’innocenza.
Le dichiarazioni più mirate sono di William Barrett della Accademia di sicurezza del… Katar, che si trova sul posto ed ottiene audience.

Privilegia la pista interna all’America, ma la pista più concreta – quella della pentola a pressione di sei litri – è stata usata sia in Pakistan che all’attentato a Times Square.
L’attentato colpisce il Presidente Obama in un altro punto debole oltre a dimostrare che non esiste un livello soddisfacente di sicurezza che possa tenere indenni i cittadini degli Stati Uniti.
Siamo in piena polemica per limitare – cambiando un diritto costituzionale – la detenzione delle armi d’ assalto ( tipo AK 47) ad uso personale.
L’attentato dimostra che anche una pentola a pressione può fare una strage, perché proibire i mitragliatori?
Per Obama, l’ora del dilettante sta per scoccare anche in politica interna.

Antonio De Martini
Fonte: www.corrieredellacollera.com
16.04.2013

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Le vittime del “terrorismo” sono tutte “uguali”?

di Enrico Galoppini

Scoppia una bomba a Boston, in mezzo alla maratona: “edizione straordinaria!”, “terribile!”, “disumano!”, “abominevole!”.

Certo, come si deve commentare una cosa del genere?

Mica è una bella cosa saltare in aria, rimanere mutilato, vedere i propri cari ed amici esanimi o sanguinanti mentre ci si sta godendo una giornata di sport… Chi attenta alla vita di persone qualunque, come tutti noi, in situazioni del genere, quale che sia il suo palese o recondito obiettivo, è indubbiamente un criminale.

Detto questo, al di là di ogni sviluppo che avrà la faccenda (indagini, strumentalizzazioni, depistaggi ecc.), e considerato che si possono fare solo congetture sul “chi” e “perché” ha architettato questo spregevole atto, sono da dire essenzialmente due cose.

La prima è che questo “terrorismo”, questa entità indefinita che assume, nell’immaginario della massa ben indottrinata, sembianze “islamiche”, “di estrema destra” o “anarchiche” (con la variante più recente del “pazzo isolato”), colpisce sempre individui comuni, intenti nelle loro ordinarie attività, lavorative o ricreative. Chiaro che lo sdegno non può che essere unanime, perché tutti, me compreso, percepiamo che, in luoghi affollati, “ogni momento è buono”, e “potrebbe capitare anche a noi”.

Guarda caso, questo “terrorismo” col quale il “mondo civile” sarebbe in guerra non colpisce mai “il potere” nelle sue persone e nei suoi luoghi simbolici. L’attacco al Pentagono, che non può esser definito un posto in cui s’aggirano “persone innocenti”, s’inserisce nella più ampia vicenda dell’11/9, pervasa di illogicità, stranezze, incongruenze e “misteri” irrisolti ed irrisolvibili.

Da questi “terroristi” non ci si può dunque ragionevolmente attendere un qualcosa che abbia a che vedere col classico regicidio o tirannicidio.

Il “potere”, però, che detiene un ferreo controllo dei “media”, riscuote regolarmente i dividendi di queste operazioni: “scoveremo e puniremo i responsabili”, “vi difenderemo”, “vinceremo il terrorismo” eccetera.

Insomma, si passa immediatamente all’incasso, se si ha a che fare con una massa ampiamente manipolata ed impressionabile.

L’altro punto da rilevare è decisamente penoso ed imbarazzante.

Delle vittime di un attentato in una qualsiasi città occidentale sappiamo praticamente tutto. Che cosa facevano lì, le loro storie, le loro speranze andate in frantumi. Si redigono mappe del luogo, si propongono “gallerie fotografiche”, s’indugia fin nel più insignificante particolare e si crea addirittura una “icona” del luttuoso evento. Si pensi che ad una maratona del genere i partecipanti provenivano da una cinquantina di paesi del mondo: bene, se ogni notiziario locale ha parlato dei concittadini lì presenti (e l’ha fatto), si ha la misura della diffusione nelle coscienze di un determinato stato d’animo.

Intendiamoci, a me sta pure bene che si parli di questi sventurati (purché si eviti un’inutile retorica), ma allora, se al centro delle preoccupazioni dei dirigenti delle liberal-democrazie sta sempre e comunque “la vita umana”, che si cominci ad interrompere il palinsesto radiotelevisivo e s’inondino i notiziari di aggiornamenti e di particolari sulle vittime anche ogni volta che una bomba esplode in qualsiasi parte del mondo facendo “vittime innocenti”.

A quel punto, ben poche trasmissioni non finirebbero interrotte.

In Iraq, da quando quel paese è stato “liberato” nel 2003 perché la gente ha visto in tv la statua del “dittatore” che tirata giù, è esplosa una quantità impressionante di bombe, piazzate su mezzi in sosta o lanciati all’impazzata contro uomini, donne e bambini innocenti intenti a svolgere le loro ordinarie attività.

Eppure, ripeto, nessun “gran pubblico” viene informato minimamente su come sia andata, sull’identità dei morti e dei feriti, sulle loro “storie”. C’è difatti il ‘rischio’ che ci si renda conto che non sono poi così “diversi” da noi.

E mi voglio mantenere sullo stesso tipo di tragedia, quella provocata da una carica esplosiva che d’improvviso vien fatta esplodere in mezzo ad una folla. Perché in Iraq, in Afghanistan, in Libano, in Libia, in Siria, tanto per citare i casi più recenti ed eclatanti, le bombe in strada, nei mercati, nelle scuole, nei luoghi di culto eccetera scoppiano ad un ritmo impressionante, e non si tratta di una “follia” che caratterizza congenitamente quelle popolazioni. C’è soprattutto chi, dall’esterno, utilizzando sovente elementi interni senza scrupolo alcuno, è intento a seminare il “terrore” per i più svariati motivi.

Terrore sparso a piene mani anche con le armi le più tecnologiche e per questo asettiche nell’impressione che danno, a chi le maneggia, di non ammazzare nessuno. Ed inoltre, anche se venisse qualche scrupolo, sarà sempre utile convincersi che “siamo in guerra col terrorismo”, ed i “terroristi” non sono forse per definizione – in mezzo a qualche “danno collaterale” come i 500.000 bambini vittime dell’embargo all’Iraq o le migliaia di nati deformi a causa dei proiettili occidentali all’uranio impoverito – “sempre loro”?

No, così non ci siamo proprio. Tutta la costernazione e le lacrime di giornalisti, opinionisti, politici e persino uomini di religione (nel senso di “professionisti” dell’amministrazione del sacro, o di quel che credono sia tale, ché un vero “religioso” è ben altro tipo umano) sono false ed ipocrite perché non sono versate per tutte le vittime del “terrorismo”, indistintamente.

Ma qui, nella patria della Dottrina Egualitaria di Stato, dove “per legge” si parificano, definendoli “uguali”, nazionali e stranieri, maschi e femmine, coppie normali e coppie omosessuali eccetera, sembra impossibile fare un altro piccolo sforzo, il più semplice tra l’altro perché il più logico, per considerare che al mercato, a scuola, in chiesa o in moschea, e anche in una maratona, la gente è “uguale” dappertutto. E lo è a maggior ragione quando viene fatta saltare in aria.

http://europeanphoenix.it/component/content/article/8-internazionale-/609-le-vittime-del-terrorismo-sono-tutte-uguali-

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L’identificazione avvenuta grazie alle telecamere della zona dell’attentato. L’uomo è stato visto lasciare una borsa nera

20:25 – “Le indagini sulla strage di Boston puntano a un terrorista interno”. Lo ha detto al Washington Post il senatore repubblicano Saxby Chambliss dopo un briefing dei servizi di intelligence. “Ci sono molte cose che portano all’indicazione di un gesto isolato”, ha detto il senatore. Intanto secondo la Cnn è stato identificato un sospetto che è stato identificato grazie alle telecamere a circuito chiuso della zona: annunciato e poi smentito l’arresto.

Cnn: “Identificato un sospetto” – Una persona sospetta legata alle bombe esplose a Boston sarebbe stata identificata grazie alle immagini di alcune telecamere a circuito chiuso e a quelle di una tv di Boston. Lo riferisce la Cnn. Successivamente è stato annunciato e poi smentito l’arresto della persona.

Ha lasciato una borsa nera – Gli inquirenti hanno a disposizione l’immagine di un sospetto mentre porta e probabilmente lascia per terra una borsa nera, nei pressi del luogo della seconda esplosione, quella più distante dalla linea del traguardo della maratona.

E’ un complotto più ampio – Il ministro della sicurezza interna Janet Napolitano, ha inoltre affermato, davanti a una commissione del Senato, che l’attentato di Boston non è stato parte “di un complotto più ampio”.

Gli ordigni utilizzati nell’attentato di Boston fanno pensare al gesto di un ‘lupo solitario’, affermano fonti investigative alla Cnn. Visto il carattere rudimentale delle bombe e la facile reperibilità delle componenti degli ordigni (a partire dalla polvere usata), gli esperti tenderebbero quindi a privilegiare la pista del terrorista che si è costruito le bombe da solo, servendosi di una ‘ricetta’ ampiamente pubblicata online.

Tra i materiali utilizzati nell’attacco alla maratona di Boston – spiegano le fonti investigative alla Cnn – tutto fa pensare a una bomba ‘fatta in casa’: dal timer, alla miscela che compone l’esplosivo, al contenuto della bomba fatto di chiodi, sfere e altri frammenti metallici. Oltre alle pentole a pressione usate come contenitore. In particolare l’esplosivo usato è ‘a bassa velocità, fatto di polveri come quelle che si trovano anche in petardi o materiale pirotecnico.

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Due pentole piene di 12 chili di pezzi di ferro

Gli americani si sono sporcati e di molto le mani con il terrorismo internazionale fin dai tempi in cui foraggiavano Bin Laden contro il governo filosovietivo dell’Afghanistan. La gente che hanno messo insieme ed armato per aggredire la Libia ed ora la Siria è appartenente alle galassie del terrorismo e della criminalità comune araba. Si può dire senza alcun dubbio che se oggi il terrorismo si è espanso nel mondo, se ci sono migliaia e migliaia di fanatici armati in cerca di obiettivi da distruggere, questo lo si deve alla “real politik di una amministrazione lavora per fare del mondo una sua dipendenza
Non si può certo escludere che una parte di questo terrorismo, delusa dagli USA per non avere ricevuto tutto quello che si spettava, abbia la responsabilità delle bombe di Boston. Ma è più probabile, per me, che i terroristi di Boston siano da ricercare nelle seimila organizzazioni estremiste di destra che si affollano negli USA. Sono organizzazioni che hanno come capostipite il Kuk Klux Kan di cui esistono certamente ancora gruppi “dormienti” pronti a risvegliarsi ed incendiare le loro croci davanti le abitazioni dei neri.
Sono rimasto colpito della potenza distruttiva delle due bombe della maratona. Erano piene di alcuni chili di ferro, chiodi, bulloni con una grande capacità di uccidere e di ferire. Un ordigno fabbricato per falciare vite umane in una folla. Non si è trattato certo di una esibizione, di un segnale, ma di qualcosa di molto brutale, di molto violento.
Il problema che pone questo attentato riguarda la cultura profonda del popolo americano educato dai suoi governanti all’anticomunismo viscerale ed allo sciovinismo. Colpisce la quantità di bandiere a stelle e strisce che si vedono nelle città americane. Si tratta di un patriottismo predicato ossessivamente dai massmedia e che serve da copertura per le tante guerre che gli USA hanno con il mondo. Gli USA sono la società predicata da reagan e dalla Thatcher, la società di individui in cui si svolge la competizione per la sopravvivenza e financo la predazione dei più forti che si impossessano delle risorse. L’assenza di culture socialdemocratiche comuniste ha finito con il penalizzare anche la cultura “democratica”. Questa è ridotta alle piccole cose che Obama riesce ancora a dire.
In un certo senso è una società che non ha scopo non ha obiettivi da raggiungere ed è sempre più preda delle multinazionali e delle banche. E’ si propone come modello per il mondo!! I poveri vi sono disprezzati. Molti di loro preferiscono la fame piuttosto che accettare il sussidio di disoccupazione. La discriminazione tra le persone e le famiglie avviene in base al reddito, ai soldi che si hanno. L’immenso PIL americano, il più alto del mondo, pari a 15 mila miliardi di dollari non serve ai suoi trecento milioni di cittadini ma soltanto ad una piccola minoranza di miliardari che si rifiutano di pagare le tasse ed a foraggiare le infinite guerre. Le guerre hanno prodotto finora oltre venti milioni di veterani molti dei quali disadattati o con gravi problemi psichici. Tra costoro la percentuale di suicidi è impressionante. Si parla di seimila suicidi l’anno.

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Boston, 15 aprile: autoattentato alias inside job

Due bombe sono esplose nei pressi del traguardo della maratona di Boston. Un alto funzionario dell’intelligence Usa ha detto che altri due ordigni esplosivi sono stati trovati nelle vicinanze. Le esplosioni hanno ucciso tre persone. Gli incidenti stradali in America uccidono molte più persone. Solo oggi in Iraq, oltre 30 persone sono state uccise e 200 ferite in una esplosione.

Guardiamo i fatti in prospettiva. Il clamore mediatico non si adatta all’evento reale … quindi, cosa sta realmente succedendo? In meno di un’ora dopo le esplosioni, i media ‘mainstream’ hanno stabilito rapidamente che la colpa era da addebitarsi ai gruppi estremisti dell’ala destra. Comodamente, uno dei dispositivi non esplosi sarà prevedibilmente usato per tracciarne la provenienza per dare la colpa ad un gruppo terroristico nostrano. Cosa hanno in comune le operazioni ‘falsa bandiera’ come l’11/9, oppure gli omicidi di massa della Norvegia, oppure quelli di Londra del 7/7? Sono stati tutti accompagnati da una operazione antiterrorismo simultanea. Ora ci risiamo. Una operazione alla maratona di Boston ha posizionato cani antiterrorismo giusto vicino al traguardo! Strano come una bomba è esplosa proprio mentre gli artificieri era vestiti per l’azione.

Non è curioso quanto velocemente hanno trovato le altre bombe che non sono riuscite ad esplodere? Come hanno potuto individuare una bomba truccata pronta per esplodere nella biblioteca JFK in meno di un’ora dopo le esplosioni iniziali alla maratona? La biblioteca è ad un miglio di distanza.
Un funzionario di polizia ha annunciato che il servizio di telefonia cellulare è stato disattivato nella zona di Boston per prevenire eventuali esplosioni a distanza con esplosivo … oppure di foto imbarazzanti e video in grado di rovinare la ‘storia’ ufficiale!?

L’operazione ‘false flag’ di Boston viene utilizzata per giustificare l’espansione nella sorveglianza governativa utilizzando droni per “spiare” ed attaccare i cittadini statunitensi accusati di essere terroristi nemici combattenti. Aspettiamo a vedere presto che il governo comperi 2.100 veicoli DHS per pattugliare le strade d’America.

http://freeskies.over-blog.com/article-sulle-esplosioni-alla-maratona-di-boston-117162564.html

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Questi delinquenti hanno in mente qualcosa di più grosso della sorveglianza della popolazione.
Di mattina ieri a Boston, prima della marathon, c’era l’FBI facendo “esercizi” con cani che sniffavano “cercando” esplosivi, proprio nel posto in cui poi sono esplosi.
http://12160.info/page/interview-with-boston-marathon-eyewitness-confirms-bomb-squad-dri?xg_source=msg_mes_network
Poi le lettere con l’Antrax al Senatore, ad Obama.
Quando questi ragazzi si muovono in questo modo, brutte cose capitano nel mondo.
Come sosteneva sempre Chavez, “c’è l’odore del zolfo”.

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Bombe a Boston

Piangi, America.

Piangi i tuoi morti e i tuoi feriti; piangi il tuo dolore e la tua paura; piangi per una violenza che ti sgomenta e che i tuoi lamenti non riescono a lenire.

Con te piange, si dice, tutto il mondo: ed è giusto, poiché di fronte alla morte — a qualsiasi morte — si deve chinare la testa.

Ma possano le tue lacrime lavare via dai tuoi occhi il velo della tua arroganza e del tuo delirio di onnipotenza; e possa tu, con occhi nuovi, non soltanto guardare ma finalmente vedere lo stesso strazio in ogni parte del mondo in cui hai esportato la tua democrazia e la tua libertà, in tutte le oltre 300 operazioni militari che hai condotto fra il 1798 e il 2012 ( http://www.fas.org/sgp/crs/natsec/R42738.pdf ) , che sono costate e ancora costano — nei paesi occupati anche dal mio, che contrabbanda il supporto coloniale alla matrigna-patria come risibile “missione di pace” — morti, feriti, mutilati e dispersi senza riguardo a sesso ed età.

Piangi, America. Di fronte alle tue lacrime, varrà il mio rispetto: ma non la mia pietà

Alessandra Colla
Fonte: www.alessandracolla.net
Link: http://www.alessandracolla.net/2013/04/17/bombe-a-boston/
16.04.2013

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Distrutto un impianto di fertilizzanti. La nube tossica impedisce il lavoro dei soccorritori

foto Da video

10:27 – Un’impressionante esplosione ha devastato un impianto di fertilizzanti in Texas, circa 20 miglia a nord da Waco. Non si conoscono le conseguenze dello scoppio, ma secondo le prime informazioni, vi sarebbero almeno due morti accertati, due soccorritori, e gli ospedali sono stati allertati per ospitare almeno cento feriti. La nube tossica impedisce ai vigili del fuoco di domare l’enorme incendio.

Le autorità hanno ordinato l’evacuazione dei circa 2800 abitanti della cittadina texana di West, a 20 miglia da Waco, dove è esploso l’impianto di fertilizzanti. Si teme che presto possa scoppiare un secondo serbatoio presente nella fabbrica.Secondo i media locali, in un’ampia zona si sente un intenso odore di ammoniaca e si teme la diffusione di una nube tossica. In seguito al violentissimo scoppio sono stati distrutti alcuni edifici che si trovano attorno alla fabbrica, tra cui case private, una scuola e una casa di cura. Vastissima l’area coinvolta dallo scoppio: dieci edifici presso l’impianto sono totalmente andati in fiamme e tra le 75 e le 100 case nella zona sarebbero state completamente distrutte.”Non ho mai visto niente come questo in vita mia: è come una zona di guerra”, ha detto lo sceriffo di West, commentando le tantissime case completamente abbattute dal violentissimo spostamento d’aria provocato dallo scoppio dell’impianto.Un medico: temo sarà una strage – ”Sono ancora tante le case crollate dove credo ci sia tanta gente in trappola. Temo che ci siano molti, molti morti”. Lo ha detto un medico del pronto intervento, George Smith, alla Cnn. Si tratta dello stesso che secondo una tv locale avrebbe parlato di 60-70 morti.Il sindaco: una bomba atomica – ”E’ stato come una bomba atomica scoppiata in giardino”. Così il sindaco di West, Tommy Muska, racconta l’esplosione di fertilizzanti che ha praticamente raso al suolo tutti gli edifici nel raggio di 5 chilometri, riducendo West a una città fantasma. Dopo il botto terribile, aggiunge il sindaco, ”abbiamo visto salire in cielo una enorme palla di fuoco, quindi un altissimo fungo di fumo’’. Gli esperti ricordano che nella strage di Oklahoma City, che provoco’ il crollo di un grattacielo vennero utilizzate due tonnellate di fertilizzante, compresse in un camion. Stavolta invece e’ saltata in aria un’intera fabbrica. Questa fabbrica produceva nitrato d’ammonio, un composto chimico che viene utilizzato come fertilizzante nell’agricoltura, ma per il suo costo piuttosto basso viene anche utilizzato come base per molte miscele esplosive.

Provocato un sisma – L’esplosione della fabbrica di fertilizzanti a West, in Texas, è stata così potente da provocare un sisma di magnitudo 2.1. Lo ha rilevato l’Usgs, l’istituto geofisico americano.

Morti due soccorritori – I due morti, finora accertati, sono soccorritori. Lo riferisce la Cnn. Nell’ultima conferenza stampa la polizia ha confermato che ci sono delle vittime ma non ha ancora fornito dei numeri. Il timore è che ci siano molte persone intrappolate negli edifici attorno all’area dell’esplosione.

Nube tossica ostacola i soccorritori – Il lavoro dei pompieri è seriamente ostacolato dalla nube tossica. “Nessuno può avvicinarsi per via delle esalazioni”: a spiegarlo un portavoce della sicurezza dello Stato del Texas. Intanto la Federal Aviation Authority, l’ente per l’aviazione civile Usa, ha chiuso al traffico tutta la zona sovrastante l’esplosione. Le autoritaà locali hanno inoltre deciso la chiusura di tutte le scuole per il resto della settimana.

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Si chiama Kevin Curtis, vive in Mississippi. Di professione fa l’imitatore di Elvis Presley

09:08 – L’uomo arrestato per le lettere contenenti ricina inviate al presidente Barack Obama e a tre senatori americani è Kevin Curtis, 45 anni, padre di 4 figli, di professione imitatore. Vive a Tupelo, Mississippi, e lavora sulle navi da crociera, dove si esibisce come cantante rock and roll, vestendo i panni di Elvis Presley, Hank Williams e altri ancora. “No so perché mio figlio abbia agito così”, racconta il padre del 45enne finito in manette.

“Vedere un torto e non denunciarlo vuol dire diventare un complice silenzioso della sua continuazione. Io sono KC e approvo questo messaggio”. Inizia così la missiva potenzialmente mortale spedita da Curtis a Obama e intercettata dal servizio di sicurezza del presidente. Il padre, in un’intervista telefonica ai media americani, si è detto “sconvolto e incredulo“. “Non lo credo in grado di fare una cosa del genere. Dove ha potuto trovare la ricina?”, si chiede l’uomo.”E’ veramente bravo in quello che fa”, aggiunge ancora il padre di Curtis commentando le esibizioni canore del figlio nei panni di Elvis. “Ma in realtà lo conosco poco – ammette – e non ho mai parlato con lui di Obama e Wicker. Non so cosa l’abbia spinto ad agire così”. Ciò che è certo è che, a differenza di quanto si è temuto inizialmente, non ci sono legami con l’attentato alla maratona di Boston.

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Senato Usa boccia intesa bipartisan sulle armi… dopo Boston

Ma che caso!

Washington, 17-04-2013
Mentre gli Stati Uniti sono ripiombati nel terrore post 11 settembre, dopo l’attentato di Boston, il Senato non e’ riuscito ad ottenere i voti necessari per approvare la riforma delle legge sulle armi.
In particolare non sono passati i controlli approfonditi sui precedenti di chi acquista un’arma. A favore del provvedimento hanno votato contro 46 senatori e 54 a favore, ma non sufficienti a raggiungere i 60 voti necessari per bloccare l’ostruzionismo di quanti – tra repubblicani ma anche democratici – si appongono al giro di vite voluto da Barack Obama dopo il massacro di 20 bambini e 6 adulti il 14 dicembre scorso in una scuola del Connecticut.

http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=176857

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martedì 16 aprile 2013 -14:48
bombeboston

Di Fausto Carotenuto – coscienzeinrete.net

Il terrorismo è sempre contro la gente e a favore dei gruppi di controllo.

Ancora non si sa chi è stato a mettere le bombe che hanno provocato 3 morti e decine di feriti mentre era in corso la Maratona di Boston. Dalle prime notizie si ricercano attentatori di origine araba…
Ma in effetti non si sa ancora nulla.
Si tratta comunque di un evidente atto terroristico. In mezzo a tanta gente, davanti alle telecamere. Per ottenere il massimo di visibilità e di effetto emotivo. Viene colpito un evento sportivo, massima espressione di tranquillità, libertà e gioia di vivere della gente comune…
Ma a che cosa servono questi atti terroristici? Perché qualcuno decide di farli?

Servono a terrorizzare, a destabilizzare, a creare cattivi sentimenti nella gente comune, nell’opinione pubblica.
E cosa avviene quando questo tipo di sentimenti si diffonde nell’anima di tante persone? Avviene che si verifica un oscuramento delle forze di consapevolezza e delle forze di amore. La distorsione e l’oscuramento prodotti dalla paura nel tessuto dell’anima, possono allora essere facilmente messi a disposizione di altri sentimenti negativi.
In particolare dell’odio per i “terroristi” e per chi li manda a minacciare la tranquilla vita della gente.
Altro elemento importante è che il terrorismo crea climi di emergenza, nei quali tutto appare meno sicuro, meno tranquillo…E allora – a prescindere da chi ha commesso e organizzato l’atto terroristico – il risultato delle bombe è che il livello di coscienza della popolazione viene oscurato da sentimenti di paura, di ansia e di odio. E che contemporaneamente si sviluppa o si rafforza un clima di emergenza.
Questo insieme di risultati delle bombe viene da decenni usato in tutto il mondo da grandi gruppi di potere per mantenere o rafforzare il proprio controllo su governi e popolazioni. L’emergenza, e l’ansiosa ricerca della perduta sicurezza consentono di fare accettare facilmente alla gente provvedimenti ed azioni che altrimenti non avrebbe mai consentito: riduzioni ulteriori della libertà attraverso nuovi provvedimenti legislativi, rafforzamento degli apparati di sicurezza e di controllo della popolazione, indicazione di nemici interni ed esterni da colpire con campagne di polizia o addirittura guerre.
La gente comune accetterebbe limitazioni della libertà, di pagare con le proprie tasse enormi spese per gli apparati di sicurezza, per potentissimi servizi segreti, e per incredibili apparati militari che vanno a fare costosissime guerre ovunque… se non si sentisse insicura? Se non avesse nemici da odiare? Se non avesse paura?
Ecco… a questo serve il terrorismo.
A farci accettare quello che proprio non vorremmo, e che serve per tenerci sotto controllo.
Ma ormai in tanti ce ne siamo accorti, e continueremo a diffidare del potere e delle sue trame, e a lavorare senza ansie e senza paure per la crescita di una società armoniosa, cosciente e libera.Di Fausto Carotenuto
Fonte: coscienzeinrete.net
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– di Daniele Di Luciano –

Forse non tutti sanno che il giorno dell’attentato alla maratona di Boston si sarebbe dovuta svolgere un’esercitazione con “esplosioni controllata”.
Varie fonti americane hanno riportato la notizia.

Addirittura il “Boston Globe”, il giorno dell’attentato, scriveva su Twitter:
Funzionari: Ci sarà una esplosione controllata di fronte alla biblioteca, tra un minuto, come parte delle attività della squadra dinamitarda.
E dopo sette minuti:
Da RT: Due bombe di fronte al Marathon Sports. Ossa fuoriuscite, pezzi di gambe, sangue ovunque
Sicuramente una strana coincidenza, vero?

Ma non è finita qui.
Ricordate l’attentato di Oslo?
Forse non tutti sanno che il 22 luglio 2011, quando morirono 77 persone, di cui 8 per una bomba, si sarebbe dovuta svolgere un’esercitazione.
Come riferisce il quotidiano norvegese “Aftenposten”, nuclei della «polizia antiterrorismo hanno fatto esplodere delle cariche esplosive in un’esercitazione al centro di Oslo, a duecento metri dall’Opera, ma si sono dimenticati di avvisare il pubblico». [Fonte]
Ma non è finita qui.

Ricordate l’attentato di Londra?
Forse non tutti sanno che il 7 luglio 2005, quando a Londra esplosero diverse bombe in alcune stazioni metropolitane provocando la morte di cinquanta persone, si sarebbe dovuta svolgere un’esercitazione che prevedeva la simulazione di un attentato.
Quella che segue è la trascrizione di un’intervista fatta a Peter Power, dirigente di Scotland Yard che ha lavorato nella squadra anti-terrorismo, da Radio 5 della BBC.

POWER: Alle nove e mezzo di questa mattina stavamo svolgendo per una compagnia qui a Londra una esercitazione che si basava sull’ipotesi dello scoppio simultaneo di più ordigni esattamente alle stesse stazioni ferroviarie dove questa mattina è accaduto quanto sappiamo, così ancora ho i brividi per l’accaduto.

INTERVISTATORE: Mi faccia capire meglio, voi stavate effettuando una simulazione per vedere come avreste affrontato questo tipo di emergenza ed invece questa si è realmente verificata mentre voi stavate effettuando l’esercitazione?

POWER: Precisamente, e circa alle 9 e 30 di questa mattina, avevamo progettato ciò per una compagnia della quale per ovvie ragioni non rivelo il nome, per altro ci stanno ascoltando e sanno di cosa parlo. Avevamo una stanza piena di esperti di crisi che si incontravano per la prima volta e così in meno di 5 minuti ci rendemmo conto che quanto accaduto era reale e attivammo le corrette procedure per gestire la crisi passando da modalità di intervento lenta a quella rapida e così via.

Non ci credete? Potete ascoltare l’audio originale in inglese.
Ma non è finita qui.

Ricordate l’attentato dell’11 settembre?
Forse non tutti sanno che anche in quel giorno si sarebbero dovute svolgere delle esercitazioni.
Ma che tipo di esercitazioni? Ce lo dice Alberto Medici, nel suo libro “Ingannati“:
In quel giorno infatti erano in corso diverse esercitazioni militari, simulazioni (chiamate in gergo “drills”) alcune delle quali oltretutto riguardavano aerei dell’aviazione civile dirottati da terroristi e lanciati come kamikaze su bersagli sensibili o sul pentagono.

È finita qui? No ma penso che possa bastare, vero?

A questo punto, cosa siete, “complottisti” o idioti?

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Strage di Boston/ i talebani: “non siamo stati noi”

Strage di Boston/ i talebani: “non siamo stati noi”di Radio Italian IRIB – http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/124299

ISLAMABAD-I talebani pakistani negano di aver nulla a che fare con il sanguinoso attentato alla maratona di Boston.
“Siamo convinti che si debbano attaccare gli Usa e i loro alleati, ma non siamo coinvolti in questo attentato”, ha dichiarato Ehsanullah Ehsanil portavoce di Tehreek-e-Taliban Pakistan.
Articoli correlati:

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L’Undici settembre a Boston

Negli USA si continua a parlare dell’11 settembre come se fosse davvero stato opera di terroristi o non si fosse trattato invece di un autoattentato come provano fatti elementari ed evidentissimi. Se i grattacieli non fossero stati minuziosamente minati non sarebbero caduti su se stessi in pochissimi minuti come avvenne. Avrebbero bruciato per giorni e giorni. Questo è elementare e non parlo delle altre cose evidenti ed elementari che smentiscano la tesi dell’attentato. Voglio soltanto richiamare la questione del Pentagono che sarebbe stato bucato da uno degli aerei che avrebbero fatto un foro cento volte meno grande della reale grandezza dell’aereo.
Ma gli americani di questo non si preoccupano gran che. Disponendo del controllo assoluto dei massmedia (il quarto potere in USA forse non è mai esistito) ritengono che ripetendo all’infinito la stessa bugia ed intanto allontanandoci nel tempo dall’evento la menzogna conclamata diventà verità tale da entrare nei libri di storia.
Per quanto riguarda la strage di Boston l’impressione che si ha è che le autorità americane siano state colte di sorpresa. La Conferenza stampa fatta da un enorme numero di autorità locali di polizia federali della magistratura è stata una ridicola esibizione di impotenza. Nessuno aveva niente da dire, neppure uno straccio di traccia.
Si tratta naturalmente di un attentato ad opera della destra interna americana. Non dimentichiamo che siamo nel paese in cui fondamentalisti cristiani uccidono a rivolverate i medici che praticano l’aborto. L’attentato di Boston potrebbe essere attribuito o ad una protesta per le tasse (il 15 aprile è giorno di pagamento di tasse) oppure un avvertimento alla Corte Suprema che nei primi di giugno dovrà pronunziarsi sui matrimoni gay. Insomma la matrice del terrore non è islamica come sarebbe piaciuto ai falchi della amministrazione USA che sono alla costante ricerca di scuse per attaccare il mondo arabo che ancora resiste e non si fa addomesticare.
Se Boston fosse state opera di “terroristi islamici” la filiera massmediatica occidentale si sarebbe mobilitata. Non ci avrebbe dato tregua. Invece si occupa malinconicamente della bocciatura inflitta ad Obama dal Senato e della esplosione nel Texas che sta avendo conseguenze molto gravi.

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22 aprile 2013
 
http://aurorasito.files.wordpress.com/2013/04/061812-obama-putin-800.jpg
La Russia e l’enigma americanista, dalla Siria a Boston

Dedefensa, 22 aprile 2013

A forza di testimoniare e di testimoniare ancora e ancora su quello che fanno davanti le innumerevoli commissioni del Congresso (Camera e Senato), si finisce per chiedersi se i ministri del governo degli Stati Uniti facciano effettivamente qualcosa. In alternativa, un’altra ipotesi, che fanno quel che gli pare e che le testimonianze siano vuote. Questa osservazione un po’ parossistica, non è tuttavia sbagliata nel tentativo di definire la politica estera degli Stati Uniti, come se questa politica non sia che una parodia di politica… Questo tipo di domanda spesso attraversa le menti dei russi, e si riferisce essenzialmente al ministero della politica estera degli Stati Uniti, il dipartimento di Stato, e al suo nuovo segretario (ministro), John Kerry.

• A Istanbul, alla riunione degli Amici della Siria, il segretario di Stato John Kerry ha annunciato nuovi aiuti ai ribelli siriani, per un totale di 127 milioni di dollari. Si tratta di “armi” cosiddette “non-letali”, tra cui veicoli blindati che possono ancora essere utilizzati in modo efficace. Questa micro-gestione degli aiuti ai ribelli scaturisce da una tattica che potrebbe essere sottile, ma che è per lo più confusa, dell’intenzione degli Stati Uniti di non concedere un decisivo sostegno, ma con la preoccupazione di continuare ad apparire decisi sostenitori dei ribelli.
• Il 19 aprile 2013, Kerry ha parlato alla Commissione Esteri del Senato. Le sue intenzioni erano piuttosto confuse, come riassunto da Antiwar.com, ancora segnate dall’idea dell’”interferenza” necessaria… “Il segretario di Stato John Kerry ha avvertito che era vitale “risolvere” la guerra civile siriana in modo tempestivo, dicendo che la nazione rischia altrimenti “una frattura in enclavi”. Quando il segretario Kerry parla, per essere chiari, di una “soluzione politica” in Siria, si riferisce alle ripetute richieste unilaterali degli Stati Uniti che Assad si dimetta e consenta ai ribelli stranieri di formare un nuovo governo. Eppure la preoccupazione che i ribelli non siano uniti è palpabile, così come la paura del dominio di al-Qaida nella Siria post-Assad. A tal fine, Kerry ha chiesto alle varie nazioni che appoggiano i ribelli di restare “sulla stessa pagina” riguardo la creazione del nuovo regime, suggerendo che ciò che i ribelli siriani vogliono, per non parlare del popolo della Siria, significa poco o niente nel grande schema delle cose.”
• Per non complicare le cose, non ci fermeremo troppo sulle dichiarazioni del segretario alla Difesa Hagel e di un’altra, parallela, del suo capo di Stato maggiore Generale Dempsey, mettendo ancora una volta in evidenza, l’uno e l’altro, la differenza di orientamento tra i due ministri (Hagel e Kerry), ma anche e soprattutto le differenze sulla loro risoluzione. Kerry sembra opaco, sfuggente e volubile, mentre Hagel è fermo e deciso nella sua volontà (come il generale Dempsey) consigliando vivamente di astenersi da ogni intervento in Siria (Aniwar.com, 18 aprile 2013 ): “È meglio essere dannatamente sicuri, come è vero che si debba esserlo prima di fare qualcosa, perché una volta che sei dentro, non c’è supporto da fuori, si tratti di una no-fly zone, di una zona sicura, di proteggere questi, qualunque cosa siano… Una volta che sei dentro, non è possibile fermarsi. Non si può semplicemente dire, bene, non va come ho pensato che sarebbe andato, così dobbiamo uscirne“… Ma è essenzialmente con Kerry che i russi hanno a che fare, e con tutti gli altri rappresentanti della diplomazia statunitense. E ciò che riferiscono è ancor più scioccante e angosciante. Quindi c’è un episodio, molto più esemplare che eccezionale, che ha avuto luogo nelle poche settimane tra metà febbraio e metà marzo. Quando Kerry ha fatto la sua famosa affermazione, o meglio, per nulla nota, a Oslo il 12 marzo, l’episodio si è svolto tra Stati Uniti e Russia. La svolta diplomatica sulla Siria è essenzialmente un accordo tra le due potenze, che si realizzerebbe con dei negoziati diretti tra il regime di Assad e i ribelli. Abbiamo scritto di ciò, soprattutto in un testo del 26 marzo 2013, “Il primo caso è una dichiarazione di John Kerry a Oslo, il 12 marzo. Nella sua revisione settimanale del 22 marzo 2013, l’istituto di Beirut Forum Osservatorio sui Conflitti, indicava: “le osservazioni del segretario Kerry del 12 marzo, che non sono state pubblicate integralmente da nessun giornale mainstream occidentale, sono comunque significative: ‘Il mondo vuole fermare il massacro. E noi vogliamo poter vedere Assad e l’opposizione siriana incontrarsi per la costituzione di un governo di transizione, secondo il quadro che è stato tracciato a Ginevra’.”
Questa affermazione di Kerry, quindi, si poneva nell’ambito dell’iniziativa di Russia-Stati Uniti d’America, facendo parlare di un riavvicinamento decisivo tra le due potenze sulla Siria. Si trattava  di avviare negoziati, ritenuti decisivi, tra una delegazione di ribelli e una del governo al potere; gli Stati Uniti hanno ignorato la loro richiesta di vedere sparire Assad prima di negoziare con lui (il famoso sofismo)… Entrambi i partner hanno dovuto creare e organizzare una delegazione della parte “sponsorizzata”. Gli Stati Uniti hanno quindi chiesto ai russi di organizzare una delegazione negoziale del regime di Assad. I russi si sono impegnati a organizzarla, cosa che ha richiesto diverse settimane di lavoro delicato, promesse e pressioni. Infine, la lista era pronta, la squadra negoziale creata. I russi l’hanno comunicato ai loro “partner” degli Stati Uniti… E non ne hanno mai più sentito parlare, non ricevendo alcuna risposta, nessuna reazione. Era come se il messaggio fosse caduto in un buco nero, completamente risucchiato dallo strano disordine del vuoto, senza fondo e così profondo, che caratterizza la non-politica estera americanista. E i russi misurano ancora una volta ciò che chiamiamo, in modo un po’ stiracchiato, “l’enigma americanista”. Se il caso sembra insolubile, non sorprende più di tanto i russi, che lo sperimentano ogni giorno da diversi anni, e il suo carattere enigmatico non riguarda più di tanto questa stessa politica incomprensibile, perché non c’è niente da capire, dati i vari componenti sfuggenti che l’annichiliscono per trasformarla in qualcosa che non ha più alcuna spiegazione di per sé. Inoltre, bisogna contare affinché le cose sembrino, forse (!), mutare e cambiare, sull’inaspettato e l’imprevisto. Questa epoca non n’è sprovvista, manifestandosi di fronte alla paralisi e all’assenza di attività umane, la cui dinamica solleva soltanto effetti inaspettati e imprevisti… Se ne scriviamo, è perché in realtà una nuova pista si apre con l’ipotesi di un collegamento diretto tra l’attentato di Boston e la situazione in Siria, le cui circostanze in realtà sono inaspettate e impreviste…
DEBKAfiles suggerisce involontariamente questo sviluppo inatteso e imprevisto, naturalmente.  Sull’attentato a Boston, DEBKAfiles non è particolarmente emozionante nella sua analisi, attribuendolo ad al-Qaida e inserendolo nel contesto mediorientale, cosa comunque nella sua attività e nell’orientamento che colora molte delle analisi precedenti. Ma il sito israeliano torna alla carica con un altro approccio. Ritiene che il tour mediorientale iniziato oggi dal segretario alla Difesa Hagel, abbia completamente cambiato direzione a causa dell’attentato di Boston. L’idea che l’Iran sarebbe stato al centro delle conversazioni di Hagel, soprattutto con gli israeliani e i sauditi, viene improvvisamente sostituita dalla Siria, a causa dell’attentato di Boston, perché i russi, naturalmente, ne approfittano per forzare la politica incoerente degli Stati Uniti, per poter produrre finalmente qualcosa di solido. (Dal punto di vista dei russi, Hagel sarebbe un partner molto più interessante di Kerry, cosa facilmente comprensibile). La logica generale di questa variazione è così sintetizzata: “Su un piano diverso, Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita mentre tengono viva la minaccia di un Iran nucleare, vengono strattonati dalla consapevolezza della crescente presenza di al-Qaida in Siria, Iraq e Sinai, rappresentando una minaccia per Israele, Libano e Giordania. Tutto questo avviene assieme ai giochi di potere intorno alla guerra civile siriana.”
L’idea di DEBKAfiles è che i russi abbiano giocato un ruolo importante nel risolvere l’attentato di Boston, a scapito dell’FBI che vagava miseramente perché non aveva controllato i due giovani Tsarnaev. E’ vero che BHO ha personalmente ringraziato Putin per il suo aiuto, ed è anche vero che la Cecenia è una questione vitale per la Russia, un argomento che ha imperversato per quindici anni nell’atteggiamento degli Stati Uniti patteggiando per i ribelli e i terroristi ceceni, esaltando la loro causa in nome dei valori generali “liberali”, “democratici” e anti-russi; insomma ciò che chiamiamo il partito dei salottieri. Oggi, i russi sono nella posizione ideale per far comprendere ad Obama che sostengono Assad non solo per il principio di sovranità (argomento un po’ troppo alto per Washington), ma anche perché temono l’impatto terroristico, in stile Cecenia, che avrebbe necessariamente una sconfitta di Assad da parte dei terroristi (al-Nusra, pseudo al-Qaida, poiché al-Qaida può essere in tutte le salse). Dopo Boston, i russi possono sperare che il pensiero americanista possa essere sensibile ad alcuni di quei loro ragionamenti che penavano a fargli accettare finora. Secondo un diplomatico russo “la politica degli Stati Uniti cambierà quando convinceremo il presidente Obama che Assad è il suo migliore amico...” Così DEBKAfiles sviluppa questo tema il 21 aprile 2013. Potete leggere la cosa con un po’ di attenzione, quando non si sa che esistono tra russi e israeliani, nonostante le lunghe vicissitudini e gli antagonismi politici, dei collegamenti piuttosto discreti ma molto specifici sulla sicurezza.

Per più di due anni, il presidente russo Vladimir Putin ha sostenuto che la simpatia non è la sua motivazione nel sostenere il regime di Bashar Assad a Damasco, ma la certezza oggettiva che la sua caduta scatenerà uno sciame di jihadisti di al-Qaida su Damasco e in altre città siriane. Da lì,  si diffonderebbero nel sud del Caucaso russo per poi assaltare Mosca e altre importanti città russe. Sostenendo Assad, Mosca protegge quindi la Russia, dice Putin riprendendo la tesi che l’ex presidente USA George W. Bus aveva presentato quando difese l’invasione dell’Iraq nel 2003 come necessaria per proteggere le città statunitensi dal terrorismo. Il presidente Barack Obama, da parte sua, ha puntato sulla vecchia strategia antiterrorismo di decapitare al-Qaida, nella convinzione che senza i suoi comandanti, la truppa jihadista si arrenderebbe e tornerebbe a casa. Questa strategia è stata distrutta dagli attentati di Boston. Nonostante la liquidazione di capi e le operazioni dei droni della CIA, una grande città statunitense era alla mercé di terroristi islamici, e forse lo sarà di più in futuro. Mentre un esercito di agenti di polizia provenienti da tutto gli USA è sciamato per cinque giorni nei cortili di Watertown e sulla barca in cui Dzhokhar Tsarnaev era rannicchiato, il presidente Obama ha telefonato al presidente Putin e l’ha ringraziato per la sua “cooperazione [non specificata] nelle indagini sugli attentati alla maratona di Boston. Questo discorso derivava dalla richiesta dell’intelligence russa all”FBI, nel 2011, di controllare il maggiore dei fratelli Tsarnaev; i legami di Tamerlan con i gruppi terroristici islamici nel Caucaso, avendo in quel momento deciso di giurare fedeltà ad al-Qaida. Di fronte all’indifferenza dell’agenzia statunitense su questo avvertimento, i servizi segreti russi hanno posto i due fratelli sotto stretta sorveglianza, certamente seguendo le orme di Tamerlano nei sei mesi che ha trascorso visitando Daghestan e Cecenia l’anno scorso, e anche presumibilmente negli USA. Al suo ritorno, non è stato messo sulla lista dell’FBI. L’agenzia russa quindi aveva il possesso esclusivo dell’intelligence quando l’FBI cercava d’identificare i terroristi che avevano perpetrato gli attentati a Boston ed i loro complici, sia all’interno che fuori degli USA. La “cooperazione” del presidente russo richiesta dagli Stati Uniti, è stata quindi preziosa. Secondo le fonti dell’antiterrorismo e militari di DEBKAfile, la contropartita di Putin per questo supporto non è ancora nota, certamente si riferisce al conflitto siriano piuttosto che alla questione iraniana.
Si osservi che questo è un approccio razionale e ultra-realistico, molto in linea con i termini della forma diversificata della politica di Putin. La Russia sviluppa una politica basata da una parte sui principi intangibili che formano la strategia in nome della quale si oppone agli errori irresponsabili degli Stati Uniti (soprattutto l’”aggressione dolce”), dall’altro su una tattica flessibile, in base al quale cerca una collaborazione da parte degli Stati Uniti (specialmente da Obama) su argomenti in cui una convergenza di interessi può esserci. La logica dovrebbe essere, per ora, potentemente dalla parte russa dopo l’episodio di Boston. Tuttavia, non saremo meno attenti alle avventure che attendono questa logica, conoscendo a proposito il potere e la capacità di recupero del “buco nero della non-politica” di Washington, e la velocità con cui questa non-politica può seppellire le iniziative più logiche, come dimostrato dalla disavventura di Kerry, due mesi fa. L’ostinazione russa è proverbiale e forse ammirevole, ma è solo umana ed armata della sola logica, ed è molto, molto lontana dal ritenersi sufficiente contro il fenomeno del nichilismo per dissoluzione e disintegrazione  dell’azione degli Stati Uniti, e dalla continua potenza della politica-Sistema che guida il tutto. In ogni caso, l’episodio è degno di nota e merita di essere seguito.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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Boston, i ceceni e gli illuminati satanisti

aprile 21, 2013 Lascia un commento

Dean Henderson – 21 aprile 2013

Ceremonial Swearing-In Of Leon Panetta Is Held At CIA HeadquartersL’eccessivo e ben mediatizzato spettacolo di forza a Boston, dopo il bombardamento della maratona, serve a consolidare lo stato di polizia degli Stati Uniti e la distruzione in corso della Carta dei Diritti. Mentre molto resta da sapere di Dzhokhar e Tamerlan Tsarnaev, notizie di RussiaToday indicano che la madre Zubeidat crede che siano stati incastrati, affermando che l’FBI aveva molestato la sua famiglia per anni. [1] Il redattore di VeteranToday, Gordon Duff, ha rivelato in un articolo per PressTV che i bombardamenti erano un’operazione false flag, e che alti ufficiali della sicurezza credono che l’FBI sia fortemente coinvolto nell’attentato. [2]
Molto probabilmente i fratelli sono stati inquadrati e incoraggiati a portare a termine l’attentato. Questo spiega perché gli avvertimenti russi sulla connessione tra Tamerlan Tsarnev con gli islamisti siano stati ignorati. Nei giorni successivi all’attentato si è visto l’ampio uso di telecamere di sicurezza, una no-fly zone, una città bloccata, la glorificazione di un apparato di sicurezza opprimente e costoso, e la decisione di non istruire il cittadino statunitense Dzhokhar Tsarnaev sui suoi diritti (Miranda Rights).
Questi colpi premeditati alla Costituzione, rappresentano la nascita di uno Stato tecno-fascista in cui la privacy è avvinta e il Grande Fratello accolto nelle nostre città, nei nostri quartieri e anche nelle nostre case.

Le idi di aprile
Il 16 aprile, data degli attentati di Boston, è significativo; la metà di aprile è un momento per i riti  satanici degli Illuminati per una carneficina. Ecco un breve elenco dei soli ultimi 20 anni:
19 aprile 1993, l’ATF incendia la sede dei davidiani a Waco, Texas, 76 morti
19 aprile 1995, Timothy McVeigh bombarda l’edificio federale di Oklahoma City, 168 morti
20 aprile 1999, massacro alla Columbine High School, 13 morti
16 aprile 2007, massacro al Virginia Tech, 32 morti
20 aprile 2010, esplosione della piattaforma BP Deepwater Horizon, 11 morti, Golfo del Messico devastato
18 aprile 2013, esplosione dell’impianto di fertilizzanti a West, Texas, 14 morti. Le prime notizie riportavano che l’esplosione alla fabbrica di fertilizzanti potrebbe essere stata causata da un qualche tipo di bomba. [3]
Secondo i Bibliotecapleiadi, “Il 19 aprile – 1 maggio è un periodo rituale satanico di 13 giorni, relativo al fuoco degli Illuminati. Il sacrificio del fuoco viene richiesto il 19 aprile. Il sacrificio di sangue alla bestia, è il più critico periodo di 13 giorni. Il sacrificio del fuoco viene richiesto il 19 aprile. Il 19 aprile è il primo giorno di 13 dediti al rituale satanico relativo al fuoco, al dio del fuoco Baal o Moloc/Nimrod (il Dio Sole), noto anche come il dio romano Saturno (Satana/Diavolo). Questo giorno è il culmine per i sacrifici umani, richiedendo il sacrificio del fuoco con enfasi per i bambini. Questo giorno è uno dei più importanti per i sacrifici umani, e perciò si sono avuti alcuni importanti eventi storici in questa data. Ricordate, gli Illuminati considerano la guerra il modo più propizio per fare sacrifici, uccidendo bambini e adulti“. [4]

I ribelli ceceni della CIA
Agenzie di intelligence occidentali hanno preso l’abitudine di usare i jihadisti islamici per destabilizzare i governi che non permettono ai banchieri Rothschild di controllarli. Dall’Indonesia all’Iran, dall’Afghanistan alla Libia e ora la Siria, questo modello continua. Le regioni russe secessioniste di Cecenia e Daghestan, da cui i fratelli Tsarnaev provengono, non fanno eccezione. Se i fratelli hanno ricevuto un addestramento terroristico, è molto probabile che sia stato fornito da al-Qaida, risorsa della CIA. (Quello che segue è tratto dal Capitolo 17, La presa sul petrolio del Caspio, del mio libro Big Oil e i suoi banchieri nel Golfo Persico: quattro cavalieri, otto famiglie e la loro rete globale di intelligence, droga e terrore):
“Da quando il ministro degli Esteri russo Evgenij Primakov propose un triangolo strategico tra l’India, la Russia e la Cina come contrappeso all’egemonia globale degli Stati Uniti, nel 1998, i pensatoi della dirigenza degli Stati Uniti si scervellavano su come far deragliare tale idea. L’Olin Institute della Harvard propose di attaccare l’India, la parte più debole del triangolo. Non contenti dell’assalto, guidato dalla polacca Solidarnosc, all’Europa orientale e della frantumazione delle Repubbliche sovietiche dell’Asia centrale, la banda del CFR/Bilderberg ora utilizzava il surrogato dei mujahidin per cancellare la Russia. Nel 1994, 35.000 combattenti ceceni furono addestrati nella base di Amir Muawia nella provincia di Khost in Afghanistan, un campo di Usama bin Ladin costruito dalla CIA. Nel luglio 1994 il comandante ceceno Shamil Basaev si addestrò ad Amir Muawia e fu inviato nel campo per le tattiche avanzate di guerriglia di Markazi-i-Dawar, in Pakistan. Lì incontrò gli ufficiali pakistani dell’ISI, che storicamente eccellevano nell’eseguire le operazioni sporche della CIA. [5] L’altro comandante ribelle ceceno, un arabo, era l’emiro al-Qattab.
Gli islamisti ceceni arraffarono una grossa fetta del mercato dell’eroina della mezzaluna d’oro, collaborando con le famiglie mafiose cecene affiliate al gruppo russo Alfa, che faceva affari con la Halliburton. Ebbero anche legami con i laboratori di eroina albanesi gestiti dall’Esercito di liberazione del Kosovo (UCK) della CIA.
Un rapporto della russa FSB dichiarava che i ceceni iniziarono l’acquisto di immobili in Kosovo nel 1997, poco prima della separazione, voluta dagli USA, del Kosovo dalla Jugoslavia. Il comandante ceceno, l’emiro al-Qattab, costruì campi di guerriglia per addestrare i ribelli albanesi dell’UCK. I campi furono finanziati dal traffico di eroina, prostituzione e moneta contraffatta. Le reclute venivano invitate dal comandante ceceno Shamil Basaev e finanziate dalla Casa dei Saud, tramite l’organizzazione del Soccorso Islamico dei Fratelli musulmani. [6] Il 20 settembre 2002, dopo un incontro alla Casa Bianca sull’Iraq con il presidente Bush, il ministro degli Esteri russo Igor Ivanov schivò le domande riguardanti la nuova serie di molestie statunitensi contro l’Iraq. Invece, affermò che i ribelli ceceni addestrati da al-Qaida, prendevano ancora di mira il suo Paese e godevano di un rifugio sicuro presso il più stretto alleato degli Stati Uniti della regione, il governo della Georgia. L’oleodotto strategico Baku-Tblisi-Ceyhan dei Quattro cavalieri, passava direttamente attraverso la capitale georgiana Tbilisi. Un mese dopo, ribelli ceceni con giubbotti esplosivi entrarono in un teatro di Mosca, prendendo in ostaggio centinaia di persone. La tempistica era interessante, in quel momento i russi si rifiutavano di appoggiare i piani di Bush per invadere l’Iraq. Quasi 200 persone morirono, dopo che le forze speciali russe fecero irruzione per eliminare i ceceni. I media statunitensi, fissi su ogni mossa di al-Qaida pochi mesi prima, ignorarono i legami tra i ceceni e le bande guidate da bin Ladin, e invece accusarono i russi. Una settimana dopo l’incidente, il signore della guerra ceceno Shamil Basaev rivendicò la sua responsabilità dell’assedio su un sito web dei ribelli. [7] I funzionari del Cremlino videro i commenti di Basaev come una cortina fumogena per proteggere il leader ceceno Aslan Maskhadov, che era in Svezia per partecipare a una conferenza sulla Cecenia. Basaev fu ucciso in Inguscezia nel luglio 2006.”

Note
[1] RussiaToday
[2] PressTV
[4] Biblioteca Pleyades
[5] “Chi è Usama bin Ladin?” Michel Chossudovsky. 17-12-01
[6] Ibidem
[7] “Rebel Warlord Takes Credit for Theatre Seige“. Springfield News Leader.  2-11-02

Dean Henderson è autore di quattro libri: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve eStickin’ it to the Matrix. Potete iscrivervi gratuitamente alla sua mailing settimanale Left Hook @ DeanHenderson.wordpress.com

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora