Nuovo Ordine Mondiale, Transumanesimo, Controllo Mentale, Sedevacantismo

-o0o-

Le radici dell’Unione “Ecumenica” delle Chiese Protestanti con la Chiesa Cattolica nel supporto all’Inquisizione nazista

sabato 13 aprile 2013
Il sostegno delle Chiese evangeliche e protestanti al nazismo e alle ratline per la fuga dei criminali nazisti è un fatto ampiamente documentato. Nella premessa del libro di Ernst Klee, dal titolo Chiesa e il Nazismo, leggiamo:
“Dopo il 1945 furono proprio le Chiese tedesche, e non una qualsiasi organizzazione di soccorso, ad aiutare nel modo più efficace i criminali nazisti. Questo aiuto venne fornito di nascosto, e tutto rimase segreto per decenni, come per esempio il primo memorandum della EKD* [Evangelische Kirche Deutschlands – Chiesa Evangelica Tedesca] in favore dei criminali nazisti, sostenuto dalla IG Farben. Anche aguzzini dei campi di concentramento e massacratori di ebrei trovarono assistenza e intercessioni presso vescovi e alti consiglieri ecclesiastici. Il presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania si adoperò instancabilmente, e il presidente della conferenza episcopale tedesca definì i criminali di guerra “sodati cui si è addossata la responsabilità di qualche (1) delitto”, agendo di conseguenza.
*La EKD, nata già nell’agosto 1945 e consolidatasi nel luglio 1948, costituisce tuttora la struttura organizzativa fondamentale del protestantesimo tedesco; essa è una federazione, su base regionale, che raccoglie le diverse Chiese evangeliche delle due (ex) parti della Germania [N.d.T.]”
Se è vero, infatti, che la Chiesa cattolica e i gesuiti sono stati i principali sostenitori del nazismo e dell’antisemitismo, e hanno fatto in modo che Hitler raggiungesse il potere, risulta altrettanto vero che diverse Chiese evangeliche e protestanti seguirono la Chiesa Cattolica nella strada che condusse all’Olocausto.
Di questo sostegno ne parla anche Eric Jon Phelps. Nel libro Vatican Assassin III. Alla pagina 1180 egli riporta le seguenti foto:

Sopra:Ludwig Mueller, il Protestante “Vescovo del Reich” di Hitler, 1933

Sotto:Hitler saluta l’apostata protestante Mueller, il “Vescovo del Reich”, 1934, con il cattolico romano Abate Alban Schachleitner che osserva; un messaggio ecumenico di unità tra protestanti e cattolici che sostenevano il Terzo Reich.
Alle pagina 1185-86 egli riporta due foto con le seguenti didascalie:
La Nazi-Protestante Chiesa “Cristiana Tedesca (DC)”, 1933
Parente più prossima dell’anti ebraico Ku Klux Klan massonico americano, la fanatica filo nazista “Chiesa tedesca cristiana” si incontrava allo Sportpalast di Berlino il 13 novembre, il giorno dopo che Hitler aveva ricevuto un voto nazionale di fiducia. I suoi leader massonici controllati dall’Ordine tedesco dei Nuovi Templari di Lanz von Liebenfelds chiesero l’abbandono del Vecchio Testamento “con le sue storie di mercanti di bestiame e sfruttatori”, e la revisione del Nuovo Testamento che rendeva Gesù Cristo un sostenitore del nazi-fascismo gesuita. Con il dispiegamento di una malvagia “Sauvastika” al centro di una croce romano-babilonese, questi “cristiani tedeschi” perduti verso l’inferno chiesero “Un Popolo, un Reich, una sola fede”. Così essi cercarono di esigere che tutti i pastori protestanti prestassero giuramento di fedeltà a Hitler e istituissero un paragrafo ariano nelle loro dichiarazioni di fede, di modo da escludere i protestanti ebrei razziali dalla frequentazione delle loro chiese. Entrambe le richieste erano diametralmente in opposizione al Nuovo Testamento, ma il Protestantesimo Tedesco aveva respinto la Bibbia come sua autorità finale per la fede e la pratica da oltre 100 anni. “Il Movimento Tedesco per la Fede Cristiana” fu guidato da Ludwig Muller [egli venne imposto dal governo nazista come vescovo della Chiesa Evangelica della vecchia Unione Prussiana, e vescovo del Reich della Chiesa Evangelica Tedesca, nota di nwo-tr] , un’abietta creatura di Hitler, che sosteneva le dottrine naziste di odio razziale verso i non tedeschi, programmate segretamente da Roma per creare una furia anti-tedesca per generazioni dopo le Crociate. Mueller cercò di unire tutti i protestanti all’interno della Chiesa Nazionale del Reich, di cui egli era già stato nominato “Vescovo del Reich” dal Fuehrer nel mese di luglio. The Rise and Fall of the Third Reich: A History of Nazi Germany, William L. Shirer, (New York: Simon and Schuster, 1960) pp. 234-240
“Cristiani Tedeschi:” La spina dorsale della Chiesa del Reich , Berlino, 1933.
La Germania Luterana Protestante era stata, per oltre duecento anni, un rifugio per gli ebrei. Gli ebrei eccellevano nelle arti e nelle scienze e portarono una benedizione alla Germania e al Secondo Reich Protestante (1871-1919). Il rinato e credente nella Bibbia principe Bismark aveva coraggiosamente espulso i gesuiti (1872) ed emancipato 550.000 ebrei (1873). Ma i gesuiti non abbandonarono mai il loro grande gioco! Essi attaccarono la Germania con il razionalismo massonico e l’incredulità nella Bibbia come predetto dal nostro amato Martin Lutero. Conoscendo la maledizione della Genesi 12:1-3 su quelle nazioni che perseguitano gli ebrei razziali, essi cominciarono a diffondere una furia anti ebraica, cercando di unire protestanti e cattolici contro gli ebrei per mezzo di un basso e stravagante falso attribuito a Lutero, On the Jews and Their Lies (Degli ebrei e delle loro menzogne ). Corrotta con la Massoneria e l’incredulità, la Chiesa Luterana Protestante era ormai pronta per essere assorbita nel gregge della Madre delle meretrici e delle abominazioni della Terra. I “cristiani tedeschi” massonicamente guidati dal Papa, diedero alla luce la “Chiesa Nazionale del Reich” con l’obiettivo di unire il Protestantesimo con il Romanismo che supportava Hitler. Fatta eccezione per le poche “Chiese Confessionali” (anche apostate e colme di Neo-Ortodossia, pertanto, alla fine, distrutte dalla Gestapo), il piano fu un successo. La Chiesa del Reich di Hitler sarebbe servita inoltre ad adempiere il suo mandato papale di distruggere il cristianesimo protestante – ma non il “Cristianesimo” Romano! Uno dei 30 punti della Chiesa del Reich neopagana era “la cessazione della pubblicazione e della diffusione della Bibbia in Germania”, con la rimozione di “tutte le Bibbie” dalla Chiesa. Questo timoroso compromesso da parte dei protestanti tedeschi condusse all’omicidio dei suoi pastori, la distruzione della Germania Protestante di una volta e la fine della Riforma nella terra di Lutero. La stessa cosa è in serbo per l’apostata America.”
Phelps aveva già parlato del libro anti ebreo di Lutero On the Jews and Their Lies alle pagine 1172-73, affermando che questo libro del 1543 fosse un falso creato dai Gesuiti, ma la sola prova che egli fornisce è che questo libro è stato pubblicato postumo, nel 1546. Riguardo a queste ultime affermazioni di Phelps noi di nwo-truthresearch nutriamo però dei dubbi, concordiamo però pienamente con lui quando afferma che questo libro ha “favorito il papato unendo i cattolici e i protestanti lettori della Bibbia contro gli ebrei”. Phelps ha il merito di aver descritto il sostegno dei protestanti al nazismo, di non averlo quindi nascosto; però, per quel che riguarda la questione anti ebraica dei luterani, noi pensiamo che non abbia [voluto?] cogliere tutta la verità. David Kertzer, uno dei maggiori accusatori della Chiesa Cattolica compromessa con il nazismo, nel suo libro I Papi Contro gli Ebrei, da credito all’autenticità dell’anti ebraismo di Lutero:
“Se in queste pagine sostengo che la versione vaticana delle responsabilità della Chiesa è smentita dai fatti, e che la Chiesa istituzionale ha giocato un ruolo importante nello sviluppo dell’antisemitismo moderno, non intendo suggerire che solo la Chiesa cattolica romana è da biasimare per l’Olocausto. Una simile conclusione sarebbe ridicola. Dopo tutto, in Germania si contavano più protestanti che cattolici e noi sappiamo che tra loro l’antisemitismo era ugualmente diffuso. Ciò non deve sorprendere, dato che l’antisemitismo, sia cattolico sia protestante, ha le sue radici nel cristianesimo pre-Riforma. L’opinione che Martin Lutero aveva degli ebrei non era più lusinghiera di quella delle autorità vaticane a cui si ribellò. Cristo, scrisse Lutero, considerava gli ebrei “velenosi, amari, vendicativi, serpenti ingannatori, assassini, e bambini di Dio che…fanno del male in segreto perché non osano farlo apertamente”. Nel suo saggio del 1543, Degli ebrei e delle loro menzogne, li definì “disgustosa piaga verminosa” che puntava alla dominazione del mondo. E invitava a bruciare i loro libri, le loro scuole, le loro sinagoghe e le loro case.”
pag. 25-26
Noi di nwo-truthresearch reputiamo questo un vero e proprio limite del pensiero protestante. Se, infatti, pensiamo che Lutero abbia avuto molti meriti nell’opporsi al papato [le 95 tesi], pensiamo altresì che abbia avuto anche il limite di portarsi dietro una visione del mondo in cui gli ebrei erano dannati. Di ciò ne abbiamo parlato con avlesbeluskesexposed.blogspot.it, che ha dimostrato grande apertura nell’affrontare questo aspetto spinoso. Egli, in uno dei suoi post sul blog apparentlyenemies, aveva già affermato che:
“…c’è un solido legame tra il luteranesimo e il cattolicesimo romano, un fatto che è stato ovviamente sfruttato da Roma al fine di distruggere ciò che era pericoloso del luteranesimo [le 95 tesi] e di esaltare gli elementi a favore di Roma.
A questi contenuti identici che rendono la teologia di Lutero molto vicina al Cattolicesimo Romano si da il nome di:
“Supersessionismo, teologia del compimento, e teologia della sostituzione sono termini per l’interpretazione biblica che la Nuova Alleanza supera o sostituisce l’Alleanza Mosaica, [1],[2], quest’ultima, quindi, è anche indicata come l’Antica Alleanza. I termini non appaiono nel Dizionario Oxford della Chiesa Cristiana, tuttavia, la visione che ricoprono è considerata parte delle opinioni cristiane più tradizionali dell’Antica Alleanza, la visione della Chiesa Cristiana come l’erede delle promesse fatte ai figli di Israele. [3][4] Questo punto di vista contrasta con il punto di vista minoritario di duplice alleanza teologica da un lato e di abrogazione delle leggi dell’Antica Alleanza, dall’altro.
…Il Supersessionismo punitivo è rappresentato da pensatori cristiani come Ippolito, Origene e Lutero. Esso è il punto di vista secondo la quale gli ebrei che rifiutano Gesù come il Messia Ebreo sono quindi condannati da Dio, e perdono quindi le promesse altrimenti dovute loro sotto le alleanze…”
[…]
Il legame tra Lutero e il Cattolicesimo Romano attraverso il Supersessionismo spiega molte cose. Non si deve mai dimenticare che all’inizio Martin Lutero non voleva sopprimere la Chiesa di Roma, ma solo riformarla. Come oggi ha la pretesa di fare il soldato gesuita Bergoglio.
Lutero in seguito affermò che la Chiesa di Roma era impossibile da riformare, ma questo tradisce solo i veri obiettivi originali di Lutero. Non vi sono problemi nell’affermare che egli avrebbe riformato il classico sessionismo Cattolico Romano rendendolo di fatto anche punitivo, quindi peggiore di quello dei ragazzi della Chiesa di Roma/Origine/Alessandrina. Infatti, da questo punto di vista noi possiamo leggere l’anti giudaismo Luterano come un tentativo di sorpassare Roma nel suo tradizionale settore dell’antigiudaismo, dimostrando che il nuovo corso di Lutero era più vicino all’origine [Origine] nella sua totale negazione dell’Alleanza.
L’unica cosa che Roma avrebbe fatto per poter avere il diritto di essere nominata come ‘vera’ sede della Nuova Alleanza [nuovo imprimatur di ‘Dio? Al progetto imperiale di Roma] era semplicemente quello di tornare verso alcuni importanti insegnamenti del Vangelo, in particolare quelli che coinvolgevano i vero significato della salvezza:
“…Lutero portò avanti con successo una campagna contro gli ebrei in Sassonia, Brandeburgo e Slesia. Nell’agosto del 1536 il principe di Lutero, Giovanni Federico Elettore di Sassonia, emise un mandato che proibiva agli ebrei di abitare, condurre attività economiche o transitare sul suo regno. Uno shtadlan Alsaziano, Rabbi Josel di Rosheim, chiese al riformatore Wolfang Capito di avvicinare Lutero al fine di ottenere un’udienza con il principe, ma Lutero rifiutò ogni intercessione.[5] In risposta a Josel, Lutero riferiva dei suoi tentativi infruttuosi di convertire gli ebrei:”…Avrei volentieri fatto del mio meglio per il vostro popolo, ma non contribuirò alla vostra ostinazione [ebraica] attraverso simili azioni. Devi trovare un altro intermediario per il mio buon signore.”[6]
Heiko Oberdan rileva questo evento come significativo dell’atteggiamento di Lutero verso gli ebrei:”Ancora oggi questo rifiuto è spesso considerato come il punto di svolta decisivo nella carriera di Lutero, che va dall’amicizia all’ostilità nei confronti degli ebrei”[7]…”

URL: http://en.wikipedia.org/wiki/Martin_Luther_and_antisemitism

Per questa ragione Lutero era pericoloso: perché egli era più in competizione con Roma, piuttosto che opporsi a lei apertamente….”
Queste coraggiose considerazioni di avles hanno sortito un dialogo in cui gli abbiamo proposto la nostra teoria sulla strana alleanza tra chiesa cattolica-chiesa e evangelica/protestante con il nazismo:
I Luciferini gesuiti conoscevano naturalmente le debolezze dei protestanti, sulle quali fare leva; la propaganda antisemita faceva parte del patrimonio dei protestanti fin dal suo fondatore Martin Lutero; i gesuiti luciferini hanno usato questa propaganda per trovare una base comune “ecumenica” con i protestanti e assoldarli nella loro crociata nazista; ma ciò era anche uno specchietto per le allodole dei diabolici gesuiti, perché oltre agli ebrei, i gesuiti avevano come loro obiettivo proprio i protestanti stessi, che si sono così fatti infinocchiare. Lo stesso concetto “ecumenico” i gesuiti lo stanno portando avanti per infinocchiare adesso non solo i protestanti, ma tutte le religioni mondiali, per portarle tutte sotto la bandiera del papato.
Però di queste debolezze dei protestanti mi sembra che solo tu hai avuto il coraggio di accennarle, cioè di identificare la loro vera natura; molti altri, a partire da Phelps, non hanno il coraggio di affermare che Lutero fosse contro gli ebrei, e preferiscono dare la colpa ad una falsificazione dei suoi scritti; in tal senso si da un’informazione parziale, non si dice tutta la
verità; e dire la verità significa parlare di questa base comune, che non è certo un orgoglio da sbandierare.
Al che avles, dopo aver fatto un’originale analisi storica, ci ha risposto con un post dal titolo “Jewish Question” and National-Socialism as Big Jesuit Scheme born in XVII century?, che riportiamo interamente:
…Fortemente influenzato dai gesuiti, egli [Leopoldo I del Sacro Romano Impero] era un sostenitore convinto della Controriforma…”.
Dopo uno scambio di pensieri con l’autore del blog nwo-truthresearch, ho riflettuto sulla questione e ho fatto qualche ricerca, alcune mie idee sembrano essere perfettamente confermate – Leopoldo I [Non] Sacro Imperatore, i gesuiti e la “questione ebraica”:
Da: Leopoldo I del Sacro Romano Impero
“…Leopoldo I (nome completo: Leopold Ignaz Joseph Balthasar Felician; ungherese: I. Lipót; 9 giugno 1640 – 5 Maggio 1705) fu Sacro Romano Imperatore, Re d’Ungheria e re di Boemia. Secondo figlio della prima moglie di Ferdinando III del Sacro Romano Impero, Maria Anna di Spagna, Leopoldo divenne erede nel 1654 a causa della morte di suo fratello maggiore Ferdinando IV. Eletto Sacro Romano Imperatore nel 1658, Leopoldo avrebbe governato come tale fino alla sua morte nel 1705.
Originariamente designato per la Chiesa, Leopoldo aveva ricevuto un’adeguata formazione ecclesiastica. Ma il destino mise in moto un piano diverso per lui quando il vaiolo si portò via il suo fratello maggiore Ferdinando il 9 luglio 1654, facendo sì che Leopoldo diventasse il suo erede.[2] Tuttavia, l’istruzione ecclesiastica di Leopoldo lo aveva chiaramente segnato. Leopoldo rimase influenzato dai gesuiti e dalla loro istruzione nel corso della sua vita, ed era, come monarca, insolitamente ben informato su teologia, metafisica, giurisprudenza e scienze. Egli mantenne anche il suo interesse per l’astrologia e l’alchimia, che aveva coltivato sotto i suoi tutori gesuiti.[2] Persona profondamente religiosa e devota, Leopoldo personificava la pietas austriaca, ovvero l’atteggiamento lealmente cattolico del suo Casato. D’altra parte, la sua pietà e la sua educazione possono aver causato in lui una tensione fatalista che lo rese incline a rifiutare ogni compromesso sulle questioni confessionali, non sempre una caratteristica positiva in un sovrano.
Nel 1690 la Transilvania mise un veto nei confronti di un emendamento costituzionale, proposto da Leopoldo, su alcune questioni religiose.[11] Nel 1692 Pietro il Grande fu un tantino dispiaciuto di aver incontrato solo gesuiti alla corte di Vienna, quando visitò Leopoldo.[12] Nel 1692 il principe Michele di Transilvania fu chiamato a Vienna, a causa di una disputa sul suo recente matrimonio.
Leopoldo era un uomo di operosità ed educazione e, durante i suoi ultimi anni, egli dimostrò un po di capacità politica. Per quanto riguardava se stesso come sovrano assoluto, egli era estremamente tenace nel conservare i suoi diritti. Fortemente influenzato dai gesuiti, era un sostenitore convinto della Controriforma. Come persona egli era basso, ma forte e sano. Anche se non aveva alcuna inclinazione per la vita militare, amava l’esercizio all’aria aperta, come la caccia e l’equitazione, ma ebbe anche gusto per la musica e compose diversi Oratori e Suite di danze.
…”
“…Il ristabilimento della comunità ebraica nel 1671.
La comunità ebraica di oggi risale al 1671, quando diverse famiglie ebraiche vennero a Berlino. Esse erano state espulse nel 1670 da Leopoldo I a Vienna. Poiché Brandeburgo era depressa dopo la Guerra dei Trent’anni, il Grande Elettore Federico Guglielmo ricercò gli immigrati all’interno del suo paese per farli contribuire alla sua ricostruzione. Oltre agli ugonotti, che vennero nel paese dal 1685, e a cui egli concesse tuttavia condizioni di gran lunga peggiori, il 21 maggio del 1671, egli permise a 50 famiglie ebree benestanti di stabilirsi a Brandeburgo. Con il privilegio di Federico Guglielmo di permettere agli ebrei di stabilirsi nell’intero midollo sociale e assegnandoli al settore del commercio, le loro corporazioni rimasero serrate. Oltre alle solite tasse, ogni famiglia ebrea doveva pagare una tassa nominale annua. Solo ad un bambino per famiglia era concesso di stabilirsi nel midollo sociale; al fine di ottenere una licenza di matrimonio, egli doveva pagare un costo aggiuntivo. Alle nascenti comunità ebraiche era permesso di avere un insegnante, un macellaio kosher e di creare un cimitero, ma la costruzione delle sinagoghe fu temporaneamente vietata…”
Bene, così abbiamo il Grande Elettore Federico Guglielmo che accoglie gli ebrei espulsi a Vienna da Leopoldo I controllato dai gesuiti. Ma non è una festa per gli ebrei provenienti da Vienna. Sì, essi possono almeno respirare a Berlino e nella Prussia Protestante, ma essi sono soggetti a pesanti confini e limitazioni.
Perché?
Ma è proprio nella risposta a quel “perché?” che noi possiamo scoprire la perfidia dei gesuiti. Il Grande Elettore Federico Guglielmo fu costretto a limitare la libertà degli immigrati ebrei solo per non toccare il delicato equilibrio tra luterani e calvinisti. Appena sette anni prima egli aveva emesso l’Editto di Tolleranza [altrimenti chiamato Editto di Brandeburgo] e la risposta dei gesuiti non tardò ad arrivare. Devo ricordarvi l’Editto di Tolleranza? [Da non confondere con l’editto di Potsdam, che era la risposta alle persecuzioni dei gesuiti verso gli ugonotti in Francia, emesso nel 1685].
“…L’Editto di Brandeburgo venne emesso nel 1664 dall’Elettore Federico Guglielmo I e disciplinava i rapporti tra i Luterani e le confessioni Riformate nel paese dei Signori.
L’editto proibì a luterani e riformati (calvinisti), in particolare ai teologi, di praticare la loro critica pubblica verso l’insegnamento di ogni altra fede dal pulpito.
Le confessioni della Chiesa Evangelica Luterana vennero limitate nella loro validità concernente le demarcazioni con la dottrina calvinista. In modo così efficace che la validità della Formula di Concordia venne revocata.
L’editto dell’elettore Riformato era visto da una parte dei teologi luterani come svantaggioso per il proprio partito, il che li portò a intraprendere una dura opposizione…
…(…)…
Decisivo qui è il programma dell’Heidelberg Riformata di David Pareus, con l’obiettivo di creare un ponte tra gli antagonismi religiosi riformati e luterani, per creare un fronte comune contro la Chiesa Cattolica.
…”[nel link più sotto la fonte della mia relazione su ciò]
Bene, con fatica il Grande Elettore avrebbe potuto creare un fronte anticattolico comune tra luterani e calvinisti. Ma per Roma questo fronte doveva essere distrutto. Come farlo? Semplice, i gesuiti utilizzarono gli ebrei e con questo stabilirono definitivamente la “questione ebraica” e le basi per l’ideologia ecumenica in arrivo nei secoli futuri, chiamata “Nazional Socialismo”.
I Gesuiti utilizzarono il loro Leopoldo I, probabilmente anche controllato mentalmente dalla Società di “Gesù”. Essi misero in moto il loro grande schema che avrebbe, in seguito, a distanza di secoli, distrutto la Prussia Protestante (formalmente nel 1918, definitivamente nel 1945). Essi scelsero di fare pressione sul tallone d’Achille antiebraico dei luterani. L’immigrazione ebraica avrebbe infiammato l’antisemitismo religioso luterano e lo avrebbe intriso di nuova vita (satanica). Il Calvinismo non condivideva il Super-sessionismo luterano, la dottrina teologica per la quale gli ebrei persero l’Alleanza dopo la morte di Gesù sulla croce. L’atteggiamento più aperto dei calvinisti verso l’immigrazione ebraica avrebbe resuscitato nuovamente l’ostilità luterana verso i fratelli protestanti, soprattutto dopo aver visto che quegli ebrei provenienti dall’Austria erano ben educati e in gran parte istruiti, quindi in grado di aumentare il valore delle proprietà di quelli che collaboravano con loro. Naturalmente, la scelta religiosa e naturale di “coloro con i quali collaborare” del rifugiato ebreo proveniente dalla gesuitica Vienna, era interamente diretta al fronte calvinista, a causa della coscienza circa lo storico antigiudaismo luterano.
Pertanto, furono create, attraverso l’immigrazione, le premesse per una nuova guerra distruttiva all’interno del fronte protestante del più potente nemico continentale di Roma, la Prussia protestante. Leopoldo I non espulse gli ebrei “solo per un hobby teologico”, ma perché obbedì all’influenza dei suoi mandanti, i gesuiti, che usarono cinicamente il popolo di Dio per i loro scopi criminali di persecuzione sia degli ebrei che dei cristiani che rifiutano di sottomettersi all’Anticristo di Roma, il papa!
link:
giovedì 6 settembre 2012

The author of 1662 and 1664 EDICT OF TOLERANCE among the ancestors of Ulrich von Hassell

http://avles-theamberpath.blogspot.it/2012/09/the-author-of-1662-and-1664-edict-of.html

Mercoledì 25 luglio 2012

140 years after: Continuing Jesuitical Großdeutsche Lösung?

http://avles-theamberpath.blogspot.it/2012/07/140-years-after-continuing-jesuitical.html

—————-o0o—————-

L’ ASSE ROMA-BERLINO-TEL AVIV

DI ALESSANDRO CAVALLINI
rinascita.eu

“L’instaurazione dello storico Stato ebraico su base nazionale e totalitaria, legato da un trattato con il Reich tedesco, sarebbe nell’interesse del mantenimento e del rafforzamento della futura posizione di potere tedesca in Medio Oriente”, questa frase pronunciata dai sionisti del Lehi per proporre un’alleanza militare al Terzo Reich è una delle tante testimonianze riportate nel libro “Asse Roma – Berlino – Tel Aviv”, scritto da Andrea Giacobazzi e recentemente pubblicato dalla casa editrice Il Cerchio.

Il testo analizza gli intensi rapporti instauratasi durante gli anni della seconda guerra mondiale tra le più diverse organizzazioni ebraiche (religiose, laiche, socialiste, nazionaliste, sioniste, sioniste-revisioniste) ed i vertici politici dell’Italia di Mussolini e della Germania di Hitler.

Molti i temi affrontati. Per quanto riguarda l’Italia la presenza massiccia di ebrei tra i dirigenti dello Stato fascista, il caso del giornale ebraico-fascista “La Nostra Bandiera”, gli intensi e proficui scambi tra i dirigenti sionisti e l’Italia di quegli anni in campo economico e politico, il rapporto privilegiato dei sionisti-revisionisti di Jabotinsky – considerati i “fascisti del sionismo” – e le organizzazioni dell’Italia fascista, in particolare la nascita, presso la scuola marittima di Civitavecchia, di un corso ebraico, nucleo della futura marina israeliana.

Mentre per la parte tedesca l’esistenza di gruppi organizzati di ebrei “assimilati” favorevoli all’instaurazione del nazionalsocialismo, la presenza tutt’altro che ridotta di esponenti di origine ebraica nelle forze armate e negli apparati di potere tedeschi, le fonti finanziarie del regime hitleriano, i forti legami e gli importanti accordi “nazi-sionisti” tra cui l’Haavara (per il trasferimento delle proprietà ebraiche in Palestina) e gli Umschulungsläger (campi di addestramento per i pionieri sionisti presenti in Germania), le collaborazioni con i sionisti-revisionisti ed in particolare le proposte di alleanze di guerra avanzate dal Lehi al Terzo Reich in cambio d’aiuto per la creazione dello stato ebraico.

Questa è la dimostrazione di come in politica non esista il Male Assoluto di stampo metafisico, ma le alleanze sono sempre variabili in funzione degli obiettivi che si vogliono raggiungere.

Come giustamente ha scritto il giurista Carl Schmitt, la dicotomia buono/cattivo riguarda unicamente la sfera morale, mentre nell’agire politico la distinzione fondamentale è quella tra Freund (amico) e Feind (nemico).

Tutto questo vale anche per la politica odierna. Basti pensare al leader populista olandese Geert Wilders che, pur tacciato dai media di razzismo, ha ottimi rapporti con Israele, in particolar modo con Aryeh Elhad, ex generale ed esponente del piccolo partito di estrema destra Hatikva, ed il ministro degli Esteri Avigdor Lieberman; o, per rimanere in casa nostra, ricordiamo che l’europarlamentare della Lega Nord Mario Borghezio ha definito, elogiandoli, “nuovi centurioni” i “guerrieri” israeliani che combattono i palestinesi “seguaci di Allah”. Tutto questo, ovviamente, in funzione della comune battaglia contro l’Islam.

Ecco perché consigliamo la lettura di questo libro. Troppo spesso abbiamo sentito parlare di leggi razziali o persecuzioni contro gli ebrei durante il secondo conflitto mondiale. Eppure la Storia non è così lineare come vorrebbero farci credere. Ed il libro di Giacobazzi ha proprio il merito di parlare di vicende troppo spesso sottaciute o, peggio ancora, dimenticate.

Alessandro Cavallini
Fonte: http://www.rinascita.eu
16.11.2010

Estratti dal libro

“L’instaurazione dello storico Stato ebraico su base nazionale e totalitaria, legato da un trattato con il Reich tedesco, sarebbe nell’interesse del mantenimento e del rafforzamento della futura posizione di potere tedesca in Medio Oriente”
[I sionisti del Lehi, proponendo un’alleanza militare al Terzo Reich]

“Ci hanno chiamato i fascisti del Sionismo. E sia. Voglia il Signore che la nostra opera sia così provvida per le sorti d’Israele risorgente come lo è stato e lo è quella del Fascismo per l’Italia”
[Circolare sionista-revisionista italiana]

“Anche noi, siamo contro il matrimonio misto e per il mantenimento della purezza del gruppo degli ebrei”
[I sionisti tedeschi al governo del Reich]

“Voi siete l’uomo scelto dal Fato per recare qualche sollievo alla miseria crescente inflitta al nostro popolo”
[il leader sionista C. Weizmann a B. Mussolini]

“Gli Ebrei dell’Est sono creature pietose…di un livello quasi non umano” caratterizzate da “visioni morali sub-asiatiche estranee allo spirito tedesco”
[M. Naumann, capo Lega degli Ebrei Nazionali Tedeschi]

“La fedeltà verso Iddio e la Sua Legge, vi confermerà nella fedeltà verso la Patria, verso il Duce e verso il Regime che ha salvato l’Italia”
[Rabbino A. Toaff ai giovani ebrei]

“Come ebrei italiani non abbiamo nessun interesse a che il regime hitleriano non si affermi e consolidi, dato che esso si ispira con ogni evidenza e sotto molti aspetti al fascismo italiano e che perciò un suo rafforzamento produrrà di logica conseguenza un aumento di influenza dell’Italia nel mondo”
[L’Idea Sionistica, La catastrofe dell’ebraismo tedesco e il revisionismo, marzo-aprile 1933, pag. 3 (estratto di un articolo dei sionisti revisionisti italiani su “L’Idea Sionistica” in cui pur prendendo le distanze dall’antisemitismo hitleriano non estiavano di affermare quanto sopra)]

“Ma è innegabile che affinità non lievi si riscontrano fra i principi fondamentali dell’uno e dell’altro movimento nel campo dell’ideologia nazionale come in quello delle attuazioni sociali ed economiche, è innegabile che molto abbiamo da apprendere da un movimento che si è imposto all’attenzione del mondo e che effettivamente si è trovato in condizioni che presentano profonde analogie con la nostra”
[IJTA, P 189/4, arch. Carpi, Discorso Carpi a Vienna, 1935 (il leader revisionista Carpi, parlando dell’affinità tra sionismo revisionita e fascismo)]

“Nessuno può in buona fede citare un solo caso verificatosi in Italia nel quale un sionista come tale o una qualsiasi istituzione sionistica abbia assunto un atteggiamento o compiuto una attività in contrasto con gli interessi nazionali o con le direttive del Governo”.
[L’Idea Sionistica, Sionismo ed Italianità, giugno 1937, pag. 11 (riferendosi ovviamente al Governo Fascista)]

“Perché lui, Ben Gurion, è fascista esattamente come me: egli, per Israele, vuole esattamente quello che io voglio ed ho sempre voluto per l’Italia e che può essere definito in maniera semplice: tutto per l’Italia, nulla contro l’Italia, tutto per un’Italia sempre più grande ed Augusta”
[G.S. Rossi, Un ‘fascista’ ingaggiato dal Mossad. Con l’ok di De Gasperi, “Storia in Rete”, a. I, n. 2, dicembre 2005, pag. 4 (estratto di un discorso del repubblichino Fiorenzo Capriotti che fu istruttore della neonata marina israeliana)]

—————-o0o—————-

Asse Roma – Berlino – Tel Aviv. Intervista con Andrea Giacobazzi

Andrea Giacobazzi (Reggio Emilia, 1985) si è laureato nel gennaio 2010 in Scienze Politiche (Relazioni Internazionali e Integrazione europea) presso l’Università Cattolica di Milano, discutendo la tesi intitolata “I rapporti internazionali dell’Organizzazione Sionista Mondiale e del Movimento Sionista Revisionista con l’Italia Fascista e la Germania Nazionalsocialista”. Risultato di due anni di ricerche condotte in diversi archivi italiani e israeliani, la tesi è stata recentemente pubblicata nel volume Asse Roma – Berlino – Tel Aviv (Il Cerchio, pagg.280, Euro 20,00).

  Dottor Giacobazzi, nel volume (pag. 146) lei parla dell’ostilità nutrita da molti ebrei tedeschi nei confronti degli ebrei orientali (Ostjuden). Qual era l’origine di tale avversione?

Da molti ebrei assimilati gli Ostjuden erano considerati incompatibili con lo “spirito tedesco”, difficilmente inseribili nella società tedesca e arretrati. Non solo l’ebraismo assimilato e nazionalista ma anche diversi israeliti “liberali” usavano toni pressoché antisemiti nel rivolgersi agli Ostjuden. Ho riportato nel libro un testo di M. Rigg in cui si sottolineava come, durante gli anni Venti e Trenta, gli ebrei liberali definissero gli Ostjuden “inferiori”, richiedendo l’assistenza dello Stato per combattere la loro immigrazione. Nell’ambito del giudaismo tedesco-nazionalista – rappresentato da diversi gruppi pronti ad appoggiare la patria nazionalsocialista – si distinguerà, per il disprezzo verso gli “ebrei dell’est”, la “Lega degli ebrei nazionali tedeschi”, che chiedeva l’espulsione degli ebrei orientali dalla Germania e criticava certi comportamenti ebraici in termini quasi antisemiti. Il leader di questa formazione – M. Naumann – credeva che gli Ostjuden non fossero nemmeno paragonabili ai giudei tedeschi perché mantenevano «visioni morali sub-asiatiche [Halb-Asiens] estranee allo spirito tedesco». Secondo Naumann gli Ostjuden erano semplicemente non assimilabili «nella vita tedesca. Le speranze per una loro graduale germanizzazione erano malriposte, la loro natura “orientale” era troppo radicata per questo scopo».

  L’ostilità verso gli Ostjuden era condivisa anche dai sionisti?

Larga parte dei sionisti veniva dall’Est europeo. Possiamo dire, al contrario, che i sionisti in moltissimi casi avessero un fermo disprezzo per gli ebrei assimilati, considerati traditori del “sangue ebraico” e sradicati senza patria. Un leader sionista del calibro di M. Nordau non esiterà a dir a questo proposto: “Ma che cosa ha di comune Israele con quella gente? La maggior parte di costoro – eccettuo volentieri una minoranza – appartengono alle nature più basse dell’ebraismo che una selezione naturale ha destinato alle professioni in cui si guadagnano rapidamente i milioni, non mi domandate come! […] Già molti di loro abbandonano l’ebraismo; e noi auguriamo loro buon viaggio, dolenti soltanto che, nonostante tutto, essi siano di sangue ebraico, sia pur dei suoi residui”. Concludendo il suo discorso al III Congresso di Basilea affermerà: “Non serbiamo rancore a questi poveri martiri dell’assimilazione. Limitiamoci a staccarci da loro come essi si staccano da noi. Non contiamo neppure sugli uomini pratici che ci abbandonano nella lotta, pronti a venire a noi quando la vittoria sarà conquistata”. Esisteva però un’eccezione che rimane anche oggi.

  Quale?

Molti ebrei poco assimilati e fortemente religiosi – di questi tempi diremmo ultraortodossi – si opponevano ferocemente al sionismo considerandolo una bestemmia ed una forzatura umana rispetto alla volontà di Dio. Per questi ebrei la costruzione del Regno d’Israele senza la venuta del Messia era un atto contrario alla legge divina. Sempre al III Congresso di Basilea M. Nordau denunciava le resistenze religiose chiedendo retoricamente ai rappresentanti del rabbinato: «Perché ve ne state in disparte? Perché tacete? Perché non guidate la vostra comunità che vi segue con la bandiera davidica spiegata nel campo sionistico? Dicono che diffidate di noi, che temete da noi chi sa quale attentato alla religione».

  In Palestina “bisognava far immigrare “i buoni” e lasciare in Europa “la feccia””, scriveva il sionista Moshe Sharett nel proprio diario (cfr. pag. 177). Come vanno intese le due “categorie” citate?

La citazione fa riferimento ad un libro di T. Segev ed è relativa ad un’affermazione precedente alla guerra. Le “categorie” vanno viste alla luce della “necessità” sionista di colonizzare. La colonizzazione abbisogna di energie vitali, di giovani forti, di persone preparate. Per molti anni si è descritta l’impresa sionista come un fatto “umanitario” sic et simpliciter; probabilmente una visione più corretta dei progetti nazionali ebraici la fornisce il leader sionista (poi sionista-revisionista) V. Jabotinsky, il quale diceva: “la colonizzazione sionista deve essere terminata o eseguita contro il volere della popolazione autoctona. Questa colonizzazione può, pertanto, essere portata avanti e compiere progressi solo sotto la protezione di un potere indipendente della popolazione autoctona – un muro di ferro, che sarà in grado di resistere alla pressione della popolazione indigena”. È facile intuire quanto un progetto di questo tipo richiedesse persone molto attive, tanto in ambito militare, quanto in campo agricolo, nel settore edilizio e per quanto riguardava formazione ed istruzione.

  I sionisti come Sharett erano quindi indifferenti rispetto alla sorte della “feccia” ebraica in Europa?

Vi sono differenze tra prima e durante la guerra ma molte affermazioni riconducibili a dirigenti sionisti stimolano questo dubbio. Lo stesso Ben Gurion affermò nel 1938: «se sapessi di poter salvare tutti i bambini della Germania portandoli in Inghilterra o soltanto la metà di loro portandoli in Palestina, opterei per la seconda soluzione, perché noi non dobbiamo considerare soltanto il destino di quei bambini ma di tutto il popolo ebraico». Ho riportato diversi casi in cui il comportamento sionista verso la diaspora non fu irreprensibile. Ad esempio nel 1942-1943 il governo di Sua Maestà britannica rilasciava centinaia di permessi per le colonie inglesi, in particolare per Mauritius. Ricorda a questo proposito il rabbino Schonfeld: “Al dibattito parlamentare del 27 gennaio 1943, quando più di 100 fra parlamentari e Lord erano impegnati a prendere i provvedimenti conseguenti, un portavoce dei sionisti annunciò che gli ebrei si sarebbero opposti alla mozione perché in essa non si facevano riferimenti alla Palestina. Alcune voci si levarono a sostegno di questo intervento, e seguì un fitto dibattito alla fine del quale la mozione era ormai lettera morta. Persino i promotori esclamarono disperati: se gli ebrei non riescono a mettersi d’accordo tra loro, come possiamo aiutarli?”.

  All’interno del Partito Nazionalsocialista (NSDAP) i raggruppamenti ebraici filonazisti (cfr. pag. 144) trovarono qualche interlocutore?

In realtà ai vari gruppi di ebrei assimilati che cercarono di scendere a patti col regime nazionalsocialista (“Lega degli ebrei nazionali tedeschi”, “Deutsche Vortrupp”, e per altri versi “Reichsbund jüdicher Frontsoldaten” e “Schwarzes Fähnlein”) non fu dato molto credito. Il discorso era diverso per i sionisti, i quali promettevano di liberare l’Europa dagli ebrei. Tra gli esponenti del regime che ebbero più contatti con i sionisti vanno citati senza dubbio Von Mildenstein e Eichmann.

  Come interpreta “la concessione del singolare permesso di utilizzo della bandiera sionista nel Terzo Reich” (pag. 179)?

Quella della “bandiera ebraica” era forse la minore delle facilitazioni nazionalsocialiste al progetto sionista (pensiamo ad esempio all’Haavara, ai campi di riaddestramento, agli accordi per l’emigrazione e a molto altro). Si può dire che ogni atto che risvegliasse il nazionalismo ebraico era ben gradito a quelle autorità tedesche che desideravano favorire l’esodo israelitico dall’Europa. Del resto come scriveva Isaac Deutscher: «l’antisemitismo trova il suo trionfo nel sionismo, il quale in pratica ammetteva come legittimo e valido il vecchio grido di “Ebrei, andatevene!”».

  Perché Jabotinsky considerava “oltraggiosa” la posizione filonazista (cfr. pag. 182)?

Nel movimento sionista revisionista, cui Jabontinsky era a capo, si erano diffusi atteggiamenti massimalisti, non solo chiaramente filofascisti ma anche plaudenti verso molti aspetti dell’hitlerismo. Il leader di questa componente estrema era A. Achimeir (già noto per aver tenuto una rubrica su un giornale ebraico intitolata “il Diario di un fascista”) il cui gruppo non esitava ad affermare che ad eccezione dell’antisemitismo di Hitler, il nazional-socialismo tedesco sarebbe stato accettabile e che, comunque, Hitler aveva salvato la Germania. Ancor prima, nel 1932, aveva accolto con favore il “grande movimento nazionale” che aveva salvato l’Europa dai parlamenti impotenti e, soprattutto, dalla dittatura della polizia segreta sovietica e dalla guerra civile. Questi eccessi spinsero Jabotinsky – già soprannominato “Vladimir Hitler” dai suoi avversari – a richiamare all’ordine i suoi: un flirt con i fascisti era accettabile ma fare la stessa cosa col nazionalsocialismo poteva risultare senza dubbio controproducente.

  A pag. 188, si parla di Kadmi Cohen, “esponente revisionista francese, arrestato nel 1941 dai tedeschi e internato a Compiègne”. Perché egli venne sorprendentemente rilasciato? Non era considerato un “nemico” dell’Asse?

Il rilascio di Kadmi Cohen è quantomeno controverso. Durante la sua prigionia, fondò, con alcuni intellettuali, il movimento “Massada”, ideologicamente estremista e caratterizzato da un netto antiassimilazionismo – di stampo ovviamente sionista – orientato alla fondazione di uno Stato ebraico esteso su Palestina, Transgiordania e penisola del Sinai. Forse i tedeschi pensarono che potesse tornare utile. Fatto sta che il revisionista francese in una lettera che inviò nel gennaio del 1943 al Dr. Klassen, dell’Ambasciata di Germania, chiese ai nazionalsocialisti di passare ad un “antisemitismo positivo, costruttivo” che incoraggiasse gli ebrei europei ad operare una necessaria rottura con l’assimilazione. Aggiunse che uno “Stato ebraico in Palestina, in Transgiordania e nel Sinai avrebbe immobilizzato sia l’Inghilterra sia la Russia e avrebbe protetto le vie del petrolio e del commercio con l’Oriente per il continente europeo”. Il piano tuttavia non trovò supporto, la guerra iniziava a complicarsi parecchio per le forze dell’Asse, il trasporto di una tale massa di persone era difficoltoso sia per i problemi logistici sia per l’impegno materiale che sarebbe costato ad un Paese coinvolto, su diversi fronti, in una guerra che di giorno in giorno assumeva tinte sempre più scure. Alla fine Kadmi Cohen sarà deportato e morirà.

  Nella parte dedicata all’Italia fascista, si evoca spesso il nome di Leone Carpi…

Carpi è una delle figure chiave del revisionismo italiano, in stretto contatto con Jabotinsky. Già maggiore dell’esercito, iscritto al P.N.F., editorialista de L’Idea Sionistica, periodico revisionista dalle tinte chiaramente filofasciste. Si occuperà dello sviluppo del progetto della Scuola marittima del Betar a Civitavecchia, dove – sotto le insegne del Regime – si formerà “il primo nucleo della marina israeliana”. Parlando a nome dei revisionisti scriverà nel 1937: “Essi dichiarano che non da oggi ma da sempre sono stati nemici di tutte le internazionali, ed anche di quella ebraica, se esistesse, il che non è. Essi si sono chiesti «se l’Italia possa vedere di buon occhio il formarsi di una altro Stato nel bacino orientale del Mediterraneo», ed hanno risposto affermativamente. Essi hanno considerato «se convenga all’Italia colonialmente imperiale in Africa prendere posizione» contro le aspirazioni degli arabi e musulmani di Palestina, ed hanno risposto affermativamente. I loro dirigenti, tutti soldati italiani e fascisti, hanno pronunciato due giuramenti: a questi non mancheranno mai.”

  In Italia vi furono sostenitori o simpatizzanti del gruppo Stern?

Non ne ho notizia. Il gruppo (che darà luogo ad una scissione interna al revisionismo e che chiederà di scendere in guerra al fianco dei nazionalsocialisti) era principalmente costituito da sionisti revisionisti dell’Est europeo. I revisionisti italiani erano fortemente jabotinskyani e allo stesso tempo molto legati al fascismo. Un aneddoto curioso sui revisionisti italiani ce lo rivela A. Achimeir che, in occasione della Conferenza di Vienna del 1932, racconta: quando l’avvocato Leone Carpi di Milano, che salutò la convenzione con una mano alzata in stile fascista, entrò nella sala, «noi balzammo in piedi dalle sedie e alzammo le nostre braccia in suo onore».

  Lei ha condotto alcune ricerche anche negli archivi israeliani, in particolare presso l’Istituto Jabotinsky di Tel Aviv. Qual è stata l’accoglienza riservatale?

Presso lo Jabotinsky Institute di Tel Aviv e presso il Central Zionist Archive di Gerusalemme. Ho trovato molta collaborazione e disponibilità: la ricerca era in ebraico e i primi giorni mi risultava molto difficile trovare la corrispondenza con le lettere dell’alfabeto latino, ma l’aiuto da parte loro non è mancato.

  Come viene affrontato oggi in Israele il tema dei rapporti tra i sionisti e l’Asse?

Ritengo che la cosa sia stata interiorizzata dalla società israeliana. Del resto Menachem Begin – che era un alto dirigente revisionista – divenne primo ministro negli anni’70. La stessa cosa accadde a Yitzhak Shamir, triumviro del gruppo Stern. Molti leader laburisti e liberali coinvolti negli accordi con la Germania e l’Italia di quegli anni arriveranno ai vertici dello Stato israeliano.

7 febbraio 2011

francesco.algisi@archiviostorico.info

Annunci