IL QUINTO SEGRETO. Fatima e Vaticano: segreti e misteri. Parte 1

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dentro le Sacre Stanze,

attraverso le pagine di un libro,

tre uomini in un dialogo s’avventurano

nel labirinto oscuro di Fatima

Credete davvero che tutto questo sia solo un racconto?

di Claudio L.

Era una notte buia e tempestosa. Salviati, guardando l’orologio, non potè fare a meno di compatire i poveri disgraziati che in quel momento guidavano sul Grande Raccordo Anulare. I suoi ospiti sarebbero sicuramente arrivati in ritardo, parola che a Roma può designare un lasso di tempo dai venti ai centoventi minuti prima di upgradarsi alla versione 2.0 detta sòla. Nell’attesa sfogliò di nuovo, oziosamente, il libro che per quella sera sarebbe stato l’oggetto di discussione del Club; rilesse le pagine a cui aveva fatto le orecchie, le frasi sottolineate, i commenti inclementi che aveva glossato. Infine chiuse il volume e guardò la copertina.

Il quarto segreto di Fatima, di Antonio Socci. L’angelica statua teneva le mani giunte, guardando al cielo, sotto un cielo azzurro e sereno tranne che per una singola nuvola. Sembrava un’immagine moderatamente pia, senza pretese di chissà che simbologia.

Il citofono suonò. Simplicio era arrivato e aveva anche portato il suo amico, Sagredo. Li fece entrare e si accomodarono in soggiorno, tanto più comodo quanto più fuori infuriava la tempesta autunnale, preludio dell’inverno gelido e feroce che stava per abbattersi su Roma. L’inverno, pensò Salviati, al posto della primavera… nessuno si aspettava l’inverno…

Simplicio aveva portato la sua copia del libro. Sagredo, che non lo aveva letto, aveva però un taccuino di appunti intonso e vorace. Toccava a Salviati, in quanto padrone di casa, aprire la discussione.

SALVIATI: Possiamo cominciare. Stasera il Club è ridotto al minimo, perché siamo solo due membri. Tutti gli altri avevano quarto-segreto-di-fatima_1impegni irrinunciabili, chi per lavoro, chi precettato dalla morosa. Alla prossima riunione sarà loro imposto il flagello per penitenza…

La faccia ingenuamente sconvolta di Sagredo meritò una risata da parte degli altri due.

SALVIATI: Stavo scherzando, naturalmente. Siamo cattolici, di area diciamo tradizionalista, ma in queste riunioni non pratichiamo la pubblica mortificazione. Forse è meglio premettere quache spiegazione a beneficio del nostro ospite. Sagredo, cosa ti ha detto Simplicio del nostro piccolo hobby?

SAGREDO: Non molto. Mi ha spiegato che siete cattolici e vi riunite a discutere dei libri che leggete.

SALVIATI: Messa così sembriamo un Club del libro qualunque. Forse lo siamo, difatti ci chiamiamo così senza tante pretese, ma la cosa è un po’ più articolata. Il nostro modus operandi è questo: ci riuniamo periodicamente per discutere, non di un libro qualunque, ma di un libro che sia in qualche modo controverso, che ha suscitato forti differenze di vedute tra di noi. A questi incontri portiamo sempre un ospite, un neofita che non ha letto il libro, che ogni membro cerca di convincere della propria interpretazione. Alla fine della serata il neofita fa da giudice e stabilisce quale lettura trova più convincente.

SAGREDO: Ma il fatto di non avere letto il libro non costituisce un ostacolo a un giusto giudizio?

SALVIATI: Sicuramente, ma è bilanciato dal fatto di avere la mente vergine da pregiudizi, o almeno così si spera. Inoltre, il neofita si impegna a leggere a sua volta il libro, in modo da confermare o emendare il suo verdetto.

SAGREDO: Va bene. Però potrei anche avere un giudizio del tutto diverso dal vostro, perché voi siete cattolici, io no. La religione mi interessa e mi incuriosisce, ma la guardo da una distanza di sicurezza: io sono e voglio restare un laico, un non credente.

SALVIATI: Anche noi. Siamo più vicini di quanto sembri. Laico è una parola con troppi significati: qua siamo tutti laici, non vedo tonsure. Inoltre anche io e Simplicio, in quanto cattolici, siamo per forza non credenti: infatti non crediamo in tutto ciò che è incompatibile con la fede cattolica…

SIMPLICIO: Propongo di terminare la premessa e passare subito alla discussione.

SALVIATI: Hai ragione, SImplicio. Ebbene, il libro che discuteremo stasera è Il quarto segreto di Fatima, di Antonio Socci. Edito nel 2008 dalla RCS.

SIMPLICIO: Chissà perché proprio la RCS e non Piemme, con la quale Socci aveva pubblicato i precedenti libri.

SALVIATI: Simplicio, inizi subito con la dietrologia?

SAGREDO: Scusate, ma che differenza c’è?

SALVIATI: Piemme è una casa editrice di area cattolica, proprietà della Mondadori. RCS è Rizzoli Corriere della Sera, pubblica di

tutto, compresi i libri successivi di Socci. Penso che Simplicio volesse chiedersi che interesse avevano “i padroni del vapore”, o come

I pastorelli Lucia, Francesco e Giacinta

I pastorelli Lucia, Francesco e Giacinta

li vogliamo chiamare, a fare uscire questo libro così problematico, così visceralmente cattolico eppure al tempo stesso così potenzialmente dirompente per la cattolicità. Ma queste sono minuzie, forse non c’è nessun perché con la P maiuscola, forse semplicemente Socci ha legittimamente scelto l’editore che pagava meglio e dava più garanzie di pubblicità al libro. E figurati se coloro che siedono in quei piani altissimi prestano attenzione a ogni singolo libro stampato dalle case editrici che possiedono. Il problema della mentalità dietrologica è che spesso s’immagina segreti e misteri anche dove non ce ne sono…

SIMPLICIO: Benissimo, parliamo del libro allora, parliamo del segreto. Qui i segreti ci sono, è assodato.

SAGREDO: Anzitutto vorrei capire il titolo. Come ho detto io non sono cattolico, ma vivendo in Italia un po’ di cose di chiesa le sappiamo tutti. Io sapevo che i cosiddetti segreti di Fatima sono solo tre, l’ultimo è stato tenuto nascosto per molto tempo dal Vaticano. Solo quando si era già verificato, la Chiesa ha deciso di divulgarlo. Comodo, comodo …

SALVIATI: Vuoi dire, comodo, rivelare una profezia a posteriori?

SAGREDO: Esatto, un atteggiamento – senza offesa – un po’ disonesto. Come facciamo a sapere che il segreto era proprio quello, che la Chiesa non si è inventata lì per lì un testo qualunque? Dovevano dirlo prima, allora forse mi avrebbero convinto. Scusate, non voglio fare polemica, ma voglio farvi capire cosa sembra questa storia a chi come me non è credente, insomma, non cattolico.

SIMPLICIO: Non c’è bisogno che ti scusi, Sagredo. La regola qui è che si parla liberamente, si dice e si contraddice, e nessuno si deve offendere. E comunque, non sorprenderti, le tue perplessità non sono lontane da quelle di alcuni cattolici, come Socci, o il sottoscritto…

SALVIATI: Insomma, Simplicio, facciamola breve, tu credi a quello che dice questo libro.

SIMPLICIO: Esatto. E ancora di più, credo che questo libro sia particolarmente importante oggi, in questa fase convulsa della storia della Chiesa, con un Papa Emerito che ha rinunziato e un Papa regnante, Vescovo di Roma…

SALVIATI: Non anticipiamo i tempi, o confonderemo il nostro ospite, che ha bisogno di una spiegazione semplice. Eccola. I segreti sono davvero tre, ma Socci sostiene che il Vaticano abbia nascosto metà del terzo, divulgando l’altra metà e spacciandola per l’intero. Così abbiamo una parte di terzo segreto non svelato, che possiamo chiamare “quarto” segreto per distinguerlo dalla parte rivelata del terzo. Ma in origine il terzo segreto, così com’è stato rivelato dalla Madonna, è un tutto unico, e la parte rivelata non si capisce appieno senza quella non rivelata. Almeno secondo Socci, e chi gli dà credito… cosa c’è, Simplicio?FatimaPastorelli

SIMPICIO: (sorridendo) E se ci fosse anche un QUINTO segreto?

SALVIATI: (perplesso) stai scherzando, vero?

SIMPLICIO: Forse. Ne riparleremo alla fine.

SALVIATI: (scuotendo la testa) già l’argomento è difficile e delicato, poi facciamo pure dello spirito…

SAGREDO: Scusate, prima di parlare del “quarto” segreto, o terzo a metà, o quel che è, mi sarebbe utile sapere cosa dicono gli altri. Ricordo che c’entrava l’attentato a Giovanni Paolo II, ma non so altro.

SALVIATI: Giusto. Sagredo, quando voliamo troppo alto, richiamaci a terra. Riassumo brevemente. Nel 1917 la Madonna appare per sei volte, il 13 di ogni mese, a tre bambini di un paese portoghese. Nell’ultima volta, 13 ottobre, avviene il famoso miracolo del Sole. Durante le apparizioni, i bambini ricevono dalla Madonna un messaggio, diviso in tre parti. Due dei bambini muoiono poco dopo di malattia, la terza, Lucia, diventa suora ed entra in convento. Nel 1941, Lucia mette per iscritto in una serie di memorie le prime due parti del messaggio. La prima consiste nella visione dei dannati, l’esistenza dell’inferno…

SIMPLICIO: Che dunque non è vuoto, come vuole qualcuno…

SALVIATI: La seconda parte consiste nello scoppio della seconda guerra mondiale, e nelle terribili conseguenze che avrebbe avuto la diffusione del comunismo. Non è un caso che la Madonna apparve nel 1917, l’anno della Rivoluzione d’Ottobre. Con questo secondo segreto Maria chiede, leggo direttamente… “la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se accetteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa”.

SIMPLICIO: Qui c’è una cosa interessante che riporta Socci, e cioè che inizialmente il Vaticano aveva pubblicato una versione

Il giorno del "Terzo Segreto". Bertone e Ratzinger, pochi anni dopo destinati a reggere le sorti della Chiesa

Il giorno del “Terzo Segreto”. Bertone e Ratzinger, pochi anni dopo destinati a reggere le sorti della Chiesa

taroccata di questa parte del messaggio.

SAGREDO: Come? Che significa “taroccata”??

SIMPLICIO: Esattamente quello che significa. Padre da Fonseca, gesuita portoghese del Pontificio istituto biblico di Roma, pubblica nell’aprile del 1942 il libro Meraviglie di Fatima, stampato nella Città del Vaticano. Nel libro è rivelato il secondo messaggio, ma non si parla degli errori della Russia: si dice semplicemente “propaganda empia”. Inoltre, al posto di conversione “della Russia”, si dice conversione “del mondo”. Insomma ogni riferimento negativo alla Russia è stato censurato.

SAGREDO: Scusate, a me che non credo, questa cosa sembra allucinante. Se uno pensa di aver ricevuto un messaggio da Dio, dovrebbe riportare le parole esatte, o no? Ma si può censurare Dio???

SIMPLICIO: Evidentemente sì, secondo chi aveva scritto quel libro, e chi gli aveva dato il nihil obstat. Se lo Spirito Santo non condivide la politica diplomatica del Vaticano, peggio per lo Spirito Santo. Del resto, a proposito di mancate condanne del comunismo, durante il Concilio…

SALVIATI: Non usciamo dal seminato. Il fatto è che nel 1941 si era in guerra e la Russia era da poco diventata un’alleata preziosa contro il nazismo. Divulgare la notizia che Dio aveva messo il mondo in guardia dalla Russia, e ne aveva condannato gli errori, avrebbe impedito od almeno ostacolato la collaborazione strategica con Stalin, con esiti imprevedibili. Del resto lo stesso Socci ci dice che pochi mesi dopo, il 13 ottobre 1942, lo scrittore portoghese José Galamba de Oliveira nel libro “Giacinta”, prefato da Mons. De Silva vescovo di Fatima, riportò le parole esatte della Madonna. La censura, se vogliamo chiamarla così, non ebbe lunga vita.

SIMPLICIO: Tu vuoi minimizzare, ma io ci vedo poco da minimizzare. Il fatto è grave comunque, ed è l’inizio del balletto del Vaticano sulla questione Russia-mondo…

SAGREDO: Che balletto?

SIMPLICIO: La Madonna aveva chiesto la consacrazione della Russia. Ebbene, questa consacrazione non è mai stata fatta. Sono BenedettoXVI_Fatima_Medjugorjestate invece fatte delle generiche consacrazioni del mondo, per evitare che il marxismo, poverino, si offendesse… con la scusa che tanto, nel mondo c’è anche la Russia, il maggiore contiene il minore, perciò tutto a posto.

SALVIATI: Simplicio, la questione è un po’ più complicata, non banalizziamola. La prima delle consacrazioni “del mondo” fu fatta da Pio XII, il 31 ottobre del 1942, in un discorso in lingua portoghese alla radio. Anche Socci è comprensivo verso Pio XII, perché in una nota del libro ricorda in quel momento il Papa era strattonato a destra e a manca. Il fascismo premeva per una condanna della Russia, che avrebbe fatto passare nell’interpretazione pubblica come un giudizio favorevole sull’Asse, come se Pio XII stesse benedicendo il nazifascismo. Per lo stesso motivo gli Alleati non volevano quella condanna. Il Papa sapeva che ogni sua parola sarebbe stata strumentalizzata, sradicata dal contesto, rigirata per fargli dire quel che non voleva dire… nihil novi sub sole… e che anche solo una sillaba sbagliata avrebbe significato la morte di migliaia d’innocenti. Perciò scelse la prudenza. Anche Dio, secondo suor Lucia, approvò.

SIMPLICIO: Insomma. Dio, dice Suor Lucia, ne fu parzialmente soddisfatto, parzialmente: avrebbe posto fine alla guerra, ma la Russia non si sarebbe convertita. Socci elenca una serie di fatti bellici avvenuti di lì a poco, El Alamein, Stalingrado, e ci vede la mano di Dio…

SAGREDO: Bah. Io ci vedo solo la mano dell’uomo, di tanti uomini che hanno dato la vita per fermare la guerra. Se la fine della guerra è stata merito di Dio, perché non è intevenuto prima? Comodo dire, quando succede qualcosa di bello, “l’ha voluto Dio!”. E quando succede qualcosa di brutto? Perché Dio vuole il male, o comunque lo permette?

SALVIATI: Obiezioni comprensibili. Ma una discussione sulla teodicea eccede i limiti della nostra discussione.

SAGREDO: Va bene, sarà per un’altra volta. Comunque. Chi ha fatto le altre consacrazioni?

SALVIATI: L’ultima in ordine di tempo è quella di pochi giorni fa, fatta da Papa Francesco, ma ne parleremo dopo…

SIMPLICIO: (sospirando) Francesco, Francesco…

SALVIATI: Le più note sono quelle di Giovanni Paolo II. In realtà ci sono anche, ma sono meno conosciute, una consacrazione

fatta da Paolo VI a chiusura dellla III sessione del Concilio, e un’altra nel cinquantenario di Fatima; tuttavia Socci di queste non parla.

Fatima. Quel giorno fatale

Fatima. Quel giorno fatale

Invece parla molto di quelle di Woytila. Il 13 maggio del 1981… notare bene il giorno 13, un giorno che ricorre spesso in questa storia… Alì Agca spara al Papa. Neanche un mese dopo, il 7 giugno, il Papa consacra il mondo alla Madonna…

SIMPLICIO: Però, una precisazione. Vorrei puntualizzare che qui Giovanni Paolo II, come faceva anche Paolo VI, dice “affida” invece di “consacra”.

SAGREDO: E che differenza c’è?

SIMPLICIO: Affidare va bene per tutti, affido la lettera al postico, affido i miei risparmi alla banca, affido un sacco di roba a un sacco di gente… consacrare, invece… Il punto è che, proprio per la parzialità dell’atto di Pio XII, la fine della II guerra mondiale non risolve i problemi. Inizia la guerra fredda, il mondo continuerà a stare sotto la minaccia della guerra atomica, e il comunismo “spargerà i suoi errori per il mondo”. E anche se non c’erano più le contingenze belliche del 1942, permanevano una quantità enorme di resistenze ad accontentare la Madonna. C’erano quelli che erano contrari a provocare l’Unione Sovietica. Ma c’erano anche i teologi che non volevano offendere gli ortodossi pregando per la conversione della Russia, come se gli ortodossi avessero bisogno di convertirsi… o peggio, che non volevano sentir parlare di consacrazione perché questa parola implica uno statuto speciale della Madonna, e ciò offenderebbe i protestanti, e perciò vogliono la parola “affida” che è meno impegnativa, meno teologica, meno mariana.

SAGREDO: Trovo molto strano che voi cattolici abbiate paura delle proteste dei protestanti. Quelli protestano per forza, sennò che protestanti sono. Sarebbe come se l’allenatore del Torino avesse paura di schierare per il derby la formazione che c’ha in testa, sennò Tutto Sport gli fa i titoli contro. Così quelli non si offendono, però lui poi perde la partita. Scusate, faccio un esempio scemo, ma è per capire.

SIMPLICIO: Purtroppo l’esempio non è così scemo. Anzi mi sembra adattissimo. Ma insomma la storia del secondo segreto è

Giovanni Paolo II e la statua della Madonna di Fatima

Giovanni Paolo II e la statua della Madonna di Fatima

questa: la Madonna non è mai stata accontentata, perché le ragioni del cosiddetto ecumenismo hanno prevalso sulle ragioni di Dio. Come dice Socci citando Henri de Lubac, dopo il concilio c’è stata “la vittoria del protestantesimo all’interno del cattolicesimo”. La consacrazione, diceva la Madonna, doveva essere collegiale. Non solo il Papa, ma il Papa e tutti i vescovi, uniti e sottomessi a Pietro. Ma questo Giovanni Paolo II sapeva di non poterlo fare, perché la maggior parte dei teologi e dei vescovi non lo avrebbe seguito. Socci suggerisce che fosse sua intenzione fare la consacrazione della Russia, nei termini esatti in cui la Madonna l’aveva richiesta, però lo trattenne sempre la paura di provocare uno scisma formale nella Chiesa. A questo siamo arrivati dopo decenni di devastazione postconciliare: davvero, come se l’allenatore avesse paura a fare a la formazione che ha in testa, perché poi magari i giocatori non lo seguono e si mettono in campo come gli pare… e non manca chi indossa la maglia di una squadra, però durante la partita passa la palla a quelli dell’altra…

SALVIATI: Comunque, il 25 marzo 1984 Giovanni Paolo II ha fatto l’ultima consacrazione del mondo alla Madonna. E stavolta ha usato davvero la parola consacrazione, e ha anche fatto un’allusione alla Russia. Almeno secondo Socci. “In modo speciale Ti affidiamo e consacriamo quegli uomini e quelle nazioni che di questo affidamento e di questa Consacrazione hanno particolare bisogno…” Il massimo che potesse concretamente ottenere, viste le circostanze storiche.

SIMPLICIO: Troppo poco, troppo poco.

SALVIATI: Sei troppo esigente. Quando manca il necessario, l’insufficiente diventa sufficiente. E sempre Socci vuole suggerire che l’atto abbia prodotto comunque i suoi frutti: dopo due mesi, un incidente mise fuori uso il potenziale militare sovietico, l’esplosione dell’arsenale di Severomorsk nel Mare del Nord, che controllava l’Atlantico. L’URSS vide sfumare ogni possibilità di vittoria militare e rinunciò all’opzione bellica. Così non restava che la riforma del sistema politico sovietico. Un anno dopo la Consacrazione, muore Konstantin Černenko, segretario del PCUS, e viene eletto Michail Gorbačëv. Il resto lo conosciamo, penso.

SAGREDO: Beh, ma è davvero stupefacente.

SALVIATI: Vuoi dire che lo trovi plausibile?!

SAGREDO: Voglio dire che è stupefacente che Socci abbia davvero la faccia tosta di dire, cioè “suggerire” o quel che è, che la guerra fredda sia finita per una cerimonia in piazza san pietro. Tutta la complessità di una situazione geopolitica di scala mondiale ridotta a un paio di parametri per poter dire “è stato Dio, è stato Dio”. Ma come fa l’esplosione di un singolo arsenale a mettere in crisi un intero piano bellico? E i russi non avevano una riserva? Se erano così stupidi allora il miracolo non è che la guerra fredda sia finita, ma che sia cominciata.

Salviati e Simplicio non riuscirono a trattenere una risata.

Il card. Bertone e suor Lucia

Il card. Bertone e suor Lucia

SALVIATI: Sì, può darsi, anche Socci più avanti nel libro dice che si possono dare molte cause per la fine della guerra fredda. Ma per i cattolici la mano di Dio può agire ovunque nella storia, in modi misteriosi.

SAGREDO: Contenti voi. Però se ricordo bene stiamo parlando ancora del secondo segreto. Cosa c’entra col terzo, o quarto che dir si voglia?

SALVIATI: C’entra. Anzitutto, con esso Socci già ci introduce a una nota polemica con il Vaticano, con la penetrazione, perfino nella roccaforte della cattolicità, di un tipo di pensiero che si sta rapidamente allontanando dal cattolicesimo. In questo si inserisce la polemica dell’autore con il cardinale Tarcisio Bertone, che nel libro è descritto con toni, diciamo, astiosi…

SIMPLICIO: Bertone è dipinto come un bugiardo, un manipolatore di testi, e chi più ne ha più ne metta.

SALVIATI: Il che mi sembra eccessivo e ingiusto. Spesso Socci si appiglia a frasi di Bertone e ci ricama sopra, “ma allora cosa voleva dire? Non significa forse che…” eccetera eccetera. Lascia un’impressione sgradevole, untuosa, come se a tutti i costi volesse cavare fuori con le pinze, dalle parole dell’avversario, il significato che ci vuole mettere lui. Secondo me quella è la parte più debole del libro.

SIMPLICIO: Bertone, in una conferenza stampa del 26 giugno 2000, disse che la Madonna aveva chiesto la consacrazione del mondo. Questo è falso, come si vede leggendo il testo del segreto. Inoltre, in un’intervista del 29 agosto 2006, quando Lucia era già morta, le attribuì un verbale in cui la suora si sarebbe dichiarata soddisfatta dalla consacrazione (ma Bertone dice affidamento) del 1984. Questo contraddice completamente tutte le precedenti dichiarazioni di suor Lucia. E la monopolizzazione dei dialoghi con la suora, la mancanza di registrazioni audiovisive, le contraddizioni… Bertone ha giocato un ruolo di primo piano nel braccio di ferro, durato decenni, tra il Vaticano e suor Lucia. Questo braccio di ferro verteva da una parte sull’interpretazione del secondo segreto, dall’altra sul contenuto del terzo. Il Vaticano voleva che Lucia approvasse, desse l’interpretazione autentica, alla versione “edulcorata” di Fatima. Io la penso come Socci.

SALVIATI: L’avevamo capito. Ma ora andiamo avanti. Parlando delle interpretazioni del secondo segreto abbiamo precorso i tempi, ma torniamo al 1941, quando suor Lucia scrive le prime due parti del segreto. A dicembre Lucia riscrive le due parti, ma con una variante: ora il secondo segreto si conclude con queste parole della Madonna: “In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede, etc.”.

SAGREDO: Come, “etc.”?

SALVIATI: Vedo che hai colto al volo il problema. Lucia lascia un eccetera, perché quello è il collegamento tra il secondo e il terzo segreto. Ma il terzo non vuole sciverlo. Dalle testimonianze che Socci riporta, per Lucia si trattava di qualcosa di spaventoso, che la atterriva. Solo nel 1944 lo mise per iscritto, a seguito di un’apparizione successiva di Maria, che la esortò a vincere la propria paura. Lucia scrisse, mise i fogli in una busta, e chiuse la busta scrivendoci sopra: da non divulgare prima del 1960. Questo è acclarato, lo conferma anche Bertone.

SAGREDO: Perché non doveva essere divulgato prima? cosa sarebbe successo nel 1960?

SALVIATI: Lucia disse che era stata la Madonna a indicarle quella data. Ma non ha detto il perché. Si può pensare che nel 1960 le condizioni storiche sarebbero state diverse e la divulgazione del segreto non avrebbe avuto gli stessi effetti. Inoltre, vorrei far notare a Simplicio, e questo deve ammetterlo anche lui, che a rigore la Santa Sede, secretando il testo fino al 2000, non ha disobbedito all’indicazione sulla busta. Non c’era scritto che doveva essere pubblicato “nel” 1960, ma “non prima”. E così è andata. Ma naturalmente Simplicio, che crede a tutto quello che scrive Socci, ha un’idea diversa…

SIMPLICIO: La data del 1960 si spiega molto semplicemente. Nel 1959 Giovanni XXIII, a pochi mesi dall’elezione, dichiara di

Anni '20-'30, ricognizione del corpo di Giacinta, sepolta in una tomba nella terra. E' evidente la mummificazione naturale

Anni ’20-’30, ricognizione del corpo di Giacinta, sepolta in una tomba nella terra. E’ evidente la mummificazione naturale

voler aprire il Concilio Vaticano II. Nel 1960 viene nominata la commissione preparatoria, decisi gli argomenti, insomma la macchina si mette in moto. Nel 1962 il concilio è uffialmente aperto. Il resto è storia, la crisi di fede è sotto gli occhi di tutti. Se si tiene presente questo, si può fare un’ipotesi solida sul senso dell’ultima frase del secondo segreto: in Portogallo si conserverà la fede… in tanti altri posti, invece, no. La Madonna voleva mettere in guardia da tutti quei facili ottimismi sulla “nuova pentecoste”, sì sì, l’abbiamo visto. Come ha detto anche Paolo VI, ci aspettavamo la primavera, invece…

Salviati sospirò.

SALVIATI: Simplicio, ne abbiamo parlato tante volte, e non mi dilungherò, immagino il nostro ospite abbia dei limiti di sopportazione. Dire semplicemente che c’è stato il concilio e perciò la crisi di fede è un terribile post hoc ergo propter hoc. La crisi affonda le sue radici in una vasta congerie di motivi, la complessità del mondo moderno, per dirne una. Non ti è mai venuta in mente la possibilità che il concilio potrebbe aver attenuato una crisi che, in sua assenza, si sarebbe manifestata in modo ancor più virulento?

SIMPLICIO: Mi sembra semplicemente…

SAGREDO: Per favore, per favore…

SALVIATI: Hai ragione, Sagredo. Andiamo al dunque. Lucia consegna la busta al suo vescovo. Questi, nel 1957, annuncia che nel 1960 divulgherà il segreto. Immediata la reazione della Santa Sede: ordina che la busta sia consegnata all’Archivio del S. Uffizio, vincola al silenzio coloro che sanno. Questo per decisione di Giovanni XXIII, verso il quale Socci non nasconde la bassissima stima che prova. Ne dice peste e corna, lo descrive come un papa che aveva più fiducia nella propria diplomazia che nell’aiuto del cielo. Comunque, comincia così quella mitologia del terzo segreto che nei decenni ha dato luogo alle interpretazioni più disparate, più allucinanti. Tutto s’è detto, guerra termonucleare, fine del mondo, mi è capitato di leggere un fumetto di X Files in cui c’entravano pure gli alieni…

SAGREDO: Ma poi il segreto è stato rivelato.

SALVIATI: Sì, nel 2000. È la visione del papa che cammina in una città, viene ferito e martirizzato. Non mi perdo nei dettagli, si

Febbraio 2005: muore l'ultima testimone di Fatima, suor Lucia. Due mesi dopo la seguirà nella tomba Giovanni Paolo II

Febbraio 2005: muore l’ultima testimone di Fatima, suor Lucia. Due mesi dopo la seguirà nella tomba Giovanni Paolo II

trova su internet, ma la Santa Sede ha dichiarato che la visione si è realizzata. È proprio l’attentato subito da Giovanni Paolo II nel 1981. Questo ci fa capire anche perché, dopo l’attentato, il Papa pensasse subito a Fatima e volesse compiere prima possibile la consacrazione, o affidamento che dir si voglia. Questa, almeno, è la versione della Chiesa. Ma Socci ha una versione diversa, che immagino Simplicio sarà contento di esporre.

SIMPLICIO: Esatto. Socci contesta, a mio avviso a ragione, questa ricostruzione. Tanto per cominciare, la versione pubblicata del terzo segreto non contiene la frase sul Portogallo. Dov’è finita?

SALVIATI: Argomentazione debolissima. Non la contiene perché faceva parte dell’altro segreto, il secondo.

SIMPLICIO: Il messaggio è in sé unico, la divisione in tre parti è convenzionale. Da lì cominciava il terzo.

SAGREDO: Secondo o terzo, cosa ci interessa?

SIMPLICIO: Interessa perché resta monco il discorso sulla fede. La visione di Lucia non parla affatto dell’argomento. Allora non

Consummatum est!

Consummatum est!

si capisce il senso di quell’etc. Si capisce solo se si suppone che dopo la frase sul Portogallo venga un altro discorso, che si interpone tra il secondo segreto e la versione pubblicata del terzo. Tale interposizione mancante è precisamente ciò che Socci chiama quarto segreto.

SALVIATI: E tutto questo Socci lo deduce da quell’etc.? Onestamente, un po’ poco.

SIMPLICIO: Ci sono anche altri fattori. Frasi di suor Lucia, di Giovanni Paolo II…

SALVIATI: Interpretate in un modo che definire tirato è un eufemismo generoso…

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Bergoglio, 13 ottobre 2013
Consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria

CertificatoAvrei solo una domanda santità: perchè non consacrare direttamente con tutti i Vescovi di Santa Romana Chiesa la Russia al Cuore Immacolato di Maria? Cosa è più facile consacrare il Mondo con i suoi Peccati e gli slanci della ricerca dell’Amore di Dio o compiere un gesto eloquente di Obbedienza a Maria, Madre di Dio CorRedentrice, contravvenendo al Mondo?
firmato
Parusìa
Liberi da Mammona per liberare

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DUE PAPI E IL MONDO TRA I MISTERI DI FATIMA

13 ottobre 2013 / In News

Papa Francesco fa culminare l’ “Anno della fede” indetto dal suo predecessore con la veglia di preghiera mariana di ieri e, oggi, in piazza San Pietro, con una cerimonia molto significativa: rinnoverà la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria ai piedi della statua della Madonna di Fatima, fatta arrivare direttamente dal santuario portoghese.

Potrebbe sembrare una questione che interessa solo i “devoti”. Ma in realtà non è solo una preghiera (non è nemmeno una sorta di rito magico).

Casomai è un grande esorcismo sul mondo e sull’umanità del nostro tempo.

Per la sua natura e le sue conseguenze è un avvenimento assai significativo anche per i laici. Cercherò di spiegarne i motivi.

LE PROFEZIE

Anzitutto quelle di Fatima sono, fra le apparizioni, le più profetiche in riferimento alla storia umana. O le più “politiche”, per usare il gergo sciocco dei giornali.

Infatti furono fortemente avversate – fin dall’inizio – dal sistema mediatico e dalle forze marxiste perché ritenute “rozzamente anticomuniste”.

E’ vero che furono una grandiosa e veritiera profezia sul comunismo e sul XX secolo dei totalitarismi e dei genocidi, ma di rozzo non ci fu proprio nulla (se non la reazione dei “mangiapreti”).

Avvennero fra il 13 maggio e il 13 ottobre 1917, durante la prima guerra mondiale.

La Madonna apparve il 13 di ogni mese: il 13 luglio fece vedere ai tre pastorelli l’inferno, lamentando che molti uomini finissero in quell’orrore (così mostrava qual era l’esito tragico di una modernità che aveva deciso di fare a meno di Dio).

Per scongiurare questa perdizione di massa chiese che l’umanità tornasse a Dio attraverso la devozione al suo Cuore Immacolato.

La Madonna volle dunque mostrare l’enorme potere della preghiera, superiore a quello di eserciti, governi e potenze mondane, chiedendo ai tre bambini di pregare e offrire i loro sacrifici per la fine della guerra (e la guerra finì di lì a poco, come aveva predetto).

Ma la Madre di Dio avvertì pure che stava per prepararsi qualcosa di peggio: l’avvento del comunismo in Russia, cosa che si verificò puntualmente tre mesi dopo, con la “Rivoluzione d’ottobre”.

Predisse quindi la diffusione nel mondo di quella peste atea e totalitaria, lo scatenarsi di persecuzioni, orrori e genocidi specie per l’esplosione di un secondo (e peggiore) conflitto mondiale.

Per ottenere “la conversione della Russia” e scongiurare tutto questo la Vergine chiese alcune cose che non le vennero concesse. Così quell’orrore si compì esattamente come lei aveva profetizzato.

IL TERZO SEGRETO

Durante la seconda guerra, suor Lucia, l’unica dei pastorelli rimasta in vita, su indicazione della Madonna, mise nero su bianco anche la terza parte di quel messaggio profetico del 13 luglio 1917 e lo consegnò al vescovo di Leiria-Fatima facendogli promettere – come voleva la Vergine – che sarebbe stato pubblicato nel 1960.

Era il famoso e misterioso “terzo segreto di Fatima”, che alimenterà suggestioni apocalittiche per decenni. Perché Pio XII e il cardinale Ottaviani lo fecero portare a Roma e, nel 1960, Angelo Roncalli, divenuto papa col nome di Giovanni XXIII, decise di non renderlo noto essendo incerto sulla sua origine soprannaturale.

In realtà si capì che non fu reso noto perché conteneva la profezia di cose spaventose o per la sorte dell’umanità (per esempio guerre atomiche) o per il futuro della Chiesa (una situazione di crisi e smarrimento apocalittici).

Paolo VI decise anch’egli di non renderlo noto. Mentre Giovanni Paolo II, che lo ritenne certamente proveniente dalla Madonna, lo fece pubblicare nell’anno santo del 2000.

E’ la celebre visione del “vescovo vestito di bianco” che, in una città devastata, si china su un mare di vittime e, infine, salendo un monte con una croce, va incontro a un feroce martirio, insieme a tanti altri ecclesiastici e semplici fedeli.

Fu suggerito che quel martirio potesse riferirsi all’attentato a papa Wojtyla, avvenuto proprio il 13 maggio 1981, ricorrenza della prima apparizione di Fatima (Giovanni Paolo II andò personalmente in pellegrinaggio al santuario per ringraziare la Madonna di averlo salvato).

Tuttavia se è vero che la salvezza del papa fu effettivamente inspiegabile e miracolosa, è anche vero che quella visione in cui un “vescovo vestito di bianco” e una quantità di altri cristiani morivano, non sembrava avere nulla a che fare con l’attentato dell’81.

L’ULTIMO MISTERO

Del resto era noto che, insieme alla descrizione della visione, doveva esserci il testo delle parole della Madonna che spiegavano quelle immagini.

Molte cose inducevano a pensare che in quell’anno 2000 fosse stata rivelata solo una parte del “terzo segreto”, ma non quella più “esplosiva”, che presumibilmente conteneva le parole di Maria e che aveva scioccato Giovanni XXIII (il quale decise di segretare tutto).

L’iter stesso che aveva portato alla pubblicazione del 2000, che aveva visto fra i protagonisti l’allora monsignor Bertone, appariva pieno di contraddizioni.

Lo stesso Bertone – divenuto nel frattempo cardinale e Segretario di Stato – si fece in quattro, con un libro e vari interventi, per proclamare che tutto era stato rivelato, che tutta la profezia contenuta in quel segreto si era avverata nel XX secolo e che questa era l’interpretazione ufficiale della Chiesa.

Ma era stato proprio il suo superiore, il cardinale Ratzinger, a precisare che non c’era nessuna interpretazione ufficiale della Chiesa e poi – da papa – fu sempre lui, Benedetto XVI, a smentirlo clamorosamente con un improvviso pellegrinaggio a Fatima nel maggio 2010, durante il quale – tra l’altro – dichiarò che si illudeva chi credeva che la profezia di Fatima si riferisse solo a cose del passato, perché essa ha invece attinenza con il presente e con il futuro.

RIGUARDA NOI

Quel pellegrinaggio e quelle sue parole erano anche il segno che papa Ratzinger, per qualche ignoto motivo, era tornato a meditare profondamente su quella profezia.

Ed è per questo che nel gennaio di quest’anno, alla vigilia delle sue dimissioni, ha deciso che l’ “Anno della fede” doveva essere coronato dalla consacrazione del mondo ai piedi della Madonna di Fatima.

Papa Francesco, eletto a marzo, ha confermato questa decisione del predecessore e, anzi, il 13 maggio scorso, ha chiesto che i vescovi portoghesi, riuniti nel Santuario, consacrassero il suo stesso pontificato alla Madonna di Fatima.

E’ sempre misterioso il legame esistente fra la preghiera e gli eventi che accadono. Ma un atto forte come la consacrazione del mondo fatta dal papa, in unione con tutta la Chiesa, ha una tale forza mistica che, con uno sguardo attento ed evangelico, è possibile coglierne le poderose conseguenze storiche.

E’ accaduto così sia per la consacrazione del mondo che fece Pio XII nel 1942, sia per quella di Giovanni Paolo II del 25 marzo 1984.

Non bisogna infatti dimenticare che Colei che ha chiesto tale consacrazione, essendo stata pubblicamente sfidata dalle autorità e dalla stampa laicista portoghese del tempo, fin dal 13 maggio 1917, a dare un segno visibile a tutti della sua presenza, promise che lo avrebbe dato e, nell’ultima apparizione, quella del 13 ottobre 1917 (di cui oggi ricorre l’anniversario), ben 70 mila persone accorse a Fatima poterono vedere quel segno, constatando il potere di quella Regina.

Erano presenti infatti giornalisti della stampa laica, intellettuali scettici, autorità, tutti convinti che sarebbero stati sbugiardati i tre pastorelli.

Invece assisterono a un evento che li riempì di terrore, perché – come riportarono le cronache dei giornali del 14 ottobre 1917 – il sole cominciò a vorticare paurosamente e si fece di mille colori mentre sembrava che dovesse precipitare sulla terra. Il fenomeno fu visto anche dalle zone vicine a Fatima ed è un evento certo e documentato.

Quel giorno i potenti di questo mondo si trovarono di fronte a un potere infinitamente più forte del loro. Il potere di chi “abbatte i potenti dai troni e innalza gli umili”.

Antonio Socci

Da “Libero”, 13 ottobre 2013

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ACTA APOSTATICAE SEDIS: come, cambiando un po’ qua e un po’ la, si può cambiare tutto…

Il Cardinale Ciappi, il teologo di papi, da Pio XII a Giovanni Paolo II (all’inizio del suo pontificato): “Il Terzo Segreto dice che la grande apostasia nella Chiesa inizia dal suo vertice. La conferma ufficiale del segreto de La Salette (1846): “La Chiesa subirà una terribile crisi. Essa sarà eclissata. Roma (il Vaticano) perderà la fede e diventare la sede dell’Anticristo “.

mercoledì 2 ottobre 2013

Oye Como Va ?

Lettera a Papa Bergoglio di una cattolica perplessa

Huixquilucan, Messico, 23 settembre 2013

Carissimo Papa Francesco,
sono tanto lieta di avere l’opportunità di salutarti.Sicuramente non ti ricorderai di me; vedendo così tante persone nuove ogni giorno deve essere difficile ricordare tutti, anche coloro con cui hai conversato e vissuto durante il lungo corso della tua vita.Negli ultimi 12 anni, tu ed io, più volte ci siamo trovati in diversi incontri, riunioni della Chiesa e conferenze che hanno avuto luogo nelle città dell’America Centrale e Meridionale su temi diversi (la comunicazione, la catechesi, l’educazione).
Durante questi incontri pastorali ho avuto la possibilità di vivere con te per tanti giorni, dormendo sotto lo stesso tetto, condividendo la stessa mensa e anche la stessa scrivania.Allora eri l’Arcivescovo di Buenos Aires e io il direttore di uno dei principali mezzi di comunicazione cattolici. Adesso tu sei il Santo Padre e io… solo una madre, cristiana, sposata con un buon marito e nove figli, che insegna matematica presso l’Università e che cerca di collaborare meglio che può con la Chiesa, dal luogo in cui Dio l’ha posta.In questi incontri di diversi anni fa, mi ricordo più di una volta ti sei rivolto a me dicendo:- “Ragazza, chiamami Jorge Mario, siamo amici”; io risposi spaventata:- “Assolutamente no, signor Cardinale! Dio me ne scampi dal dare del tu a uno dei suoi principi sulla terra!”.Ora però mi permetto di darti del tu, perché non sei più il card. Bergoglio, ma il Papa, il mio Papa, il dolce Cristo in terra, al quale ho la fiducia di rivolgermi come a mio padre.Ho deciso di scriverti perché soffro e ho bisogno che tu mi consoli.Ti spiegherò cosa mi succede, cercando di essere il più breve possibile. So che ti piace confortare coloro che soffrono e ora anche io sono una di loro.Quando ti ho conosciuto durante questi ritiri, quando eri ancora il cardinal Bergoglio, mi aveva colpito e lasciata perplessa il fatto che tu non hai mai agito come facevano gli altri cardinali e vescovi. Per fare alcuni esempi: tu eri l’unico lì che non si genufletteva davanti al Tabernacolo o durante la Consacrazione, se tutti i vescovi si presentavano con la sottana e il loro abito talare, perché così richiedevano le regole necessarie per la riunione, tu ti presentavi in completo da strada e collare clericale. Se tutti si sedevano sui posti riservati ai i vescovi e cardinali, tu lasciavi vuoto il posto del cardinale Bergoglio e ti sedevi più indietro, dicendo “qui sto bene, così mi sento più a mio agio”. Se altri arrivavano con una macchina che corrisponde alla dignità di un vescovo, tu arrivavi dopo gli altri, indaffarato e di fretta, raccontando ad alta voce i tuoi incontri nel trasporto pubblico scelto per venire alla riunione.Vedendo queste cose — mi vergogno nel raccontartelo — dicevo dentro di me:

– “Uff… che voglia di attirare l’attenzione! Perché, se si vuole essere veramente umile e semplice, non è forse meglio comportarsi come gli altri vescovi per passare inosservati?”.

Anche alcuni miei amici argentini che hanno partecipato questi incontri, in qualche modo notavano la mia confusione, e mi dicevano:

– “No, non sei la sola. A tutti noi sconcerta sempre, ma sappiamo che ha criteri chiari, e nei suoi discorsi mostra convinzioni e certezze sempre fedeli al Magistero e alla Tradizione della Chiesa, è un coraggioso fedele, difensore della retta dottrina… A quanto pare però ama essere amato da tutti e piacere a tutti. In tal senso potrebbe un giorno fare un discorso in TV contro l’aborto e il giorno dopo, nello stesso show televisivo, benedire le femministe pro-aborto in Plaza de Mayo; potrebbe fare un discorso meraviglioso contro i massoni e, ore dopo, mangiare e brindare con loro al Club Rotary Club”.

Mio caro Papa Francesco, è vero, questo fu il card. Bergoglio che ho conosciuto da vicino. Un giorno intento a chiacchierare animatamente con il vescovo Duarte Aguer sulla difesa della vita e della liturgia e lo stesso giorno, a cena, a chiacchierare sempre animatamente con Mons. Ysern e Mons. Rosa Chavez sulle comunità di base e i terribili ostacoli che rappresentano “gli insegnamenti dogmatici” della Chiesa. Un giorno amico del card. Card. Cipriani e del Card. Rodriguez Maradiaga a parlare di etica aziendale e contro le ideologie del New Age e poco dopo amico di Casaldáliga e Boff a parlare di lotta di classe e della “ricchezza” che le tecniche orientali potrebbero donare alla Chiesa.

Con queste premesse, comprenderai quanto enormemente ho sgranato gli occhi, quando ho sentito il tuo nome dopo l’“Habemus Papam” e da quel momento (prima che tu lo chiedessi) ho pregato per te e per la mia amata Chiesa. E non ho smesso di farlo per un solo giorno, da allora.

Quando ti ho visto sul balcone, senza cotta, senza cappuccio, rompendo il protocollo di saluto e la lettura del testo latino, cercando con questo di differenziarti dal resto dei Papi nella storia, sorridendo, preoccupata, dissi tra me e me:

– “Sì, senza dubbio. Questo è il cardinale Bergoglio”.

Nei giorni successivi alla tua elezione, mi hai dato diverse occasioni per confermare che sei la stessa persona che avevo conosciuto da vicino, sempre alla ricerca di una diversità: hai chiesto scarpe diverse, anello diverso, Croce diversa, sedia diversa e persino stanza e casa diverse dal resto dei Papi che sempre si erano accontentati umilmente delle cose previste, senza la necessità di cose “particolari”, apposta per loro.

In quei giorni stavo cercando di recuperare dall’immenso dolore provato dalle dimissioni del mio amato e molto ammirato Papa Benedetto XVI, nel quale mi sono identificata fin dal principio per la chiarezza nei suoi insegnamenti (il miglior insegnante del mondo), per la sua fedeltà alla Liturgia, per il suo coraggio nel difendere la dottrina giusta fra i nemici della Chiesa e mille cose che non elencherò qui. Con lui al timone della barca di Pietro mi sentivo come se calpestassi la terra ferma. E con le sue dimissioni, ho sentito la terra sparire sotto i miei piedi; ma ho capito, i venti erano veramente tempestosi e il papato significava qualcosa di troppo agitato per la sua forza, ormai diminuita dall’età, nella terribile e violenta guerra culturale che stava sostenendo.

In quel momento mi sentivo come abbandonata in mezzo alla guerra, al terremoto, nel più feroce uragano, e improvvisamente tu sei venuto a sostituirlo al timone. Abbiamo un nuovo capitano, diamo grazia a Dio! Confidai pienamente (senza dubbio alcuno) che, con l’assistenza dello Spirito Santo, con la preghiera dei fedeli, con il peso della responsabilità, con l’assistenza del gruppo di lavoro in Vaticano e con la coscienza di essere osservato in tutto il mondo, Papa Francesco lasciasse alle spalle le cose speciali e le ambivalenze del card. Bergoglio e subito prendesse il comando dell’esercito e, con rinnovato vigore, continuasse il percorso di lotta che il suo predecessore aveva ingaggiato.

Purtroppo, con mia sorpresa e smarrimento, il mio nuovo generale, piuttosto che prendere le armi una volta arrivato, cominciò il suo mandato utilizzando il tempo del Papa per telefonare al suo parrucchiere, al suo dentista, al suo lattaio e al suo edicolante, attraendo sguardi sulla sua persona e non su assunti importanti per il Papato. Sono passati sei mesi da allora e riconosco, con amore ed emozione, che hai fatto migliaia di cose buone. Mi piacciono molto (moltissimo) i tuoi discorsi formali (a politici, ginecologi, comunicatori, alla Giornata della Pace, etc.) e le tue omelie delle Solennità, perché in esse si vede una preparazione minuziosa e una profonda meditazione di ogni parola usata. Le tue parole, in questi discorsi e omelie, sono stati un vero e proprio cibo per il mio spirito. Mi piace molto che la gente ti ami e ti applauda. Tu sei il mio Papa, il Supremo Capo della mia Chiesa, la Chiesa di Cristo.

Tuttavia – e questo è il motivo della mia lettera – devo dire che ho anche sofferto (e soffro), per molte tue parole, perché dici cose che sento come stoccate al basso ventre durante i miei continui tentativi di sincera fedeltà al Papa e al Magistero. Mi sento triste, sì, ma la parola migliore per esprimere i miei sentimenti corrente è: perplessità.

Non so cosa dire e cosa non dire, non so dove insistere e dove lasciar correre. Ho bisogno che tu mi orienti, caro Papa Francesco. Sto davvero soffrendo, e molto, per questa perplessità che mi immobilizza. Il mio grande problema è che ho dedicato gran parte della mia vita allo studio della Sacra Scrittura, della Tradizione e del Magistero, in modo da avere forti ragioni per difendere la mia fede. E ora, molte di queste solide basi sono in contraddizione con ciò che il mio amato Papa fa e dice. Sono scioccata e ho bisogno che tu mi dica cosa fare.

Mi spiegherò meglio, con alcuni esempi.

Io non posso applaudire un Papa che non si genuflette davanti al Tabernacolo né durante la Consacrazione come insegna il rito della Messa; ma non posso criticarlo, perché è il Papa!

Benedetto XVI ci ha chiesto nella Redemptionis Sacramentum che informassimo il vescovo di delle infedeltà e degli abusi liturgici a cui assistiamo. Ma… chi devo informare se il Papa stesso non rispetta la liturgia? Non so cosa fare. Disobbedisco alle indicazioni del nostro Papa emerito?

Non posso sentirmi felice per aver eliminato l’uso della patena e degli inginocchiatoi per i comunicandi, e nemmeno mi può piacere che non ti abbassi mai a dare la comunione ai fedeli, che non chiami te stesso “il Papa”, ma solo “Vescovo di Roma” o che non usi l’anello piscatorio. Però non posso nemmeno lamentarmi, perché tu sei il Papa!

Non mi sento orgogliosa che tu abbia lavato i piedi di una donna musulmana il Giovedì Santo, poiché è una violazione della legge liturgica, ma non posso emettere un pigolio, perché Tu sei il Papa, che rispetto e a cui debbo essere fedele!

Mi ha fatto terribilmente male quando hai punito i Frati Francescani dell’Immacolata, perché celebravano la Santa Messa in rito antico con il permesso esplicito del tuo predecessore nella Summorum Pontificum. E punirli, significa andare contro gli insegnamenti dei Papi precedenti. Ma a chi posso comunicare il mio dolore, tu sei il Papa!

Non sapevo cosa pensare o dire quando ti sei burlato pubblicamente di un gruppo che aveva detto per te dei rosari, chiamandoli “quelli che contano le preghiere”. Essendo i rosari una stupenda tradizione nella Chiesa, cosa debbo pensare io, se al mio Papa non piace e deride chi glieli offre?

Ho tanti amici “pro-life” che pochi giorni fa hai molto rattristato chiamandoli “ossessionati ed ossessivi”. Cosa devo fare? Consolarli, addolcendo falsamente le tue parole o ferirli ancora di più, ripetendo quello che hai detto a loro, per voler essere fedele al Papa e ai suoi insegnamenti?

Alla GMG chiedesti ai giovani di “fare casino per le strade”. La parola “casino”, per quanto ne so, è sinonimo di “disordine”, “caos”, “confusione”. Davvero questo è quello che si vuole che facciano i giovani cristiani nelle strade? Non ci sono già abbastanza confusione e disordine nel mondo?

So di molte donne sole e anziane (zitelle), che sono molto allegre, simpatiche e generose e che davvero si sentirono degli scarti quando dicesti alle religiose che non dovevano avere la faccia da zitelle. Hai fatto sentire molto male le mie amiche e me; mi ha fatto male nell’anima per loro, perché non c’è nulla di male nell’essere rimaste sole e dedicar la vita alle buone opere (di fatto, la solitudine viene specificata come una vocazione nel Catechismo). Cosa devo dire alle mie amiche “zitelle”? Che il Papa non parlava sul serio (cosa che non può fare un Papa) oppure che appoggio il Papa nel fatto che tutte le zitelle hanno una faccia da religiose amareggiate?

Un paio di settimane fa hai detto che “questo che stiamo vivendo è uno dei momenti migliori della Chiesa”. Come può dire questo un Papa quando tutti sappiamo che vi sono milioni di giovani cattolici che vivono in concubinato e altrettanti milioni di matrimoni cattolici dove si usano contraccettivi; quando il divorzio è “il nostro pane quotidiano” e milioni di madri cattoliche uccidono i loro figli non nati con l’aiuto di medici cattolici; quando vi sono milioni di imprenditori cattolici che non sono guidati dalla dottrina sociale della Chiesa, ma dall’ambizione e dall’avarizia; quando vi sono migliaia di sacerdoti che commettono abusi liturgici; quando vi sono centinaia di milioni di cattolici che mai hanno avuto un incontro con Cristo e non conoscono l’essenziale della dottrina; quando l’educazione e i governi sono in mano alla massoneria e l’economia mondiale in mano al sionismo? È questo il momento migliore della Chiesa?

Quando lo hai detto, amato Papa, fui presa dal panico. Se il capitano non sta vedendo l’Iceberg che abbiamo innanzi, è molto probabile che ci schianteremo contro di esso. Ci credi veramente o è solo un modo di dire caro Papa?

Molti grandi predicatori si sono sentiti devastati al sapere che hai detto che ora non bisogna più parlare dei temi dei quali la Chiesa ha già parlato e che stanno scritti nel Catechismo. Dimmi, caro Papa Francesco, cosa dobbiamo fare noi cristiani che vogliamo essere fedeli al Papa ed anche al Magistero e alla Tradizione? Smettiamo di predicare sebbene San Paolo ci abbia detto che bisogna farlo in ogni occasione? La finiamo con i predicatori coraggiosi, li forziamo al silenzio, mentre vezzeggiamo i peccatori e con dolcezza diciamo loro che, se possono e vogliono, leggano il Catechismo per sapere cosa dice la Chiesa?

Ogni volta che parla dei “pastori con odore di pecore”, penso a tutti quei sacerdoti che si sono lasciati contaminare dalle cose del mondo e hanno perso il loro profumo sacerdotale per acquisire un certo odore di decomposizione. Io non voglio pastori con l’odore di pecora, ma pecore che non odorino di sterco, perché il loro pastore le cura e le mantiene sempre pulite.

Qualche giorno addietro hai parlato della Vocazione di Matteo con queste parole: «Mi impressiona il gesto di Matteo. Si attacca al denaro, come dicendo: “No, non a me! Questo danaro è mio!”». Non si può evitare di comparare le tue caro Papa parole con il Vangelo (Mt, 9,9), contro quello che lo stesso Matteo dice della sua vocazione: “Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì».

Non riesco a vedere dove sta l’attaccamento al denaro (nemmeno lo vedo nel quadro di Caravaggio). Vedo due narrazioni distinte ed una esegesi sbagliata. A chi devo credere, al Vangelo o al Papa, se voglio essere fedele al Vangelo e al Papa?

Quando hai parlato della donna che vive in concubinato dopo un divorzio e un aborto, dicesti “adesso vive in pace”. Mi domando: può vivere in pace una signora che si è volontariamente allontanata dalla grazia di Dio?

I Papi precedenti, da San Pietro fino a Benedetto XVI, hanno detto che non è possibile incontrare la pace lontani da Dio, però Papa Francesco lo ha affermato. Su cosa mi debbo fondare, sul Magistero di sempre o su questa novità? Devo affermare, a partire da oggi, per essere fedele al Papa, che la pace si può incontrare in una vita di peccato?

Poi hai buttato lì la domanda senza dare risposta su come deve comportarsi un confessore, come se volessi aprire il vaso di Pandora sapendo che ci sono centinaia di sacerdoti che erroneamente consigliano di continuare nel concubinato. Perché il mio Papa, il mio caro Papa, non ci ha detto in poche parole cosa si deve consigliare in casi come questo, invece di aprire il dubbio nei cuori sinceri?

Ho conosciuto il cardinale Bergoglio in modo quasi familiare e sono testimone fedele del fatto che sia un uomo intelligente, simpatico, spontaneo, molto spiritoso e molto acuto. Però non mi piace che la stampa stia pubblicando tutti i tuoi detti e le tue battute, perché non sei un parroco di paese; non sei l’arcivescovo di Buenos Aires; ora sei il Papa! E ogni parola che dici come Papa, acquista valore di magistero ordinario per molti di quelli che ti leggono e ti ascoltano.

Ho già scritto troppo abusando del tuo tempo, mio buon Papa. Con gli esempi che ti ho dato, (sebbene ve ne siano molti altri) credo di aver chiarito il dolore per l’incertezza e la perplessità che sto vivendo.

Solo tu puoi aiutarmi. Ho bisogno di una guida che illumini i miei passi basando su quello che sempre ha detto la Chiesa, che parli con coraggio e chiarezza, che non offenda chi lavora per essere fedeli al mandato di Gesù; che dica “pane al pane, vino al vino”, “peccato” al peccato e “virtù” alla virtù, anche se con questo mette a rischio la sua popolarità. Ho bisogno della tua saggezza, della tua fermezza e chiarezza. Ti chiedo aiuto, per favore, perché sto soffrendo molto.

So che Dio ti ha dotato di una intelligenza molto acuta, cosicché, cercando di consolarmi da sola, ho potuto immaginare che tutto quello che fai e dici è parte di una strategia per sconcertare il nemico, presentandoti davanti a lui con la bandiera bianca e ottenendo così che abbassi la guardia. Ma mi piacerebbe che tu condividessi questa strategia con quelli che lottano al tuo fianco, perché, oltre che a sconcertare il nemico, stai sconcertando anche noi, che non sappiamo più dove sta il nostro quartier generale e dove si trova il fronte del nemico.

Ti ringrazio ancora una volta per tutto il bene che hai fatto e quello che hai detto durante le solennità, quando hai pronunciato omelie e discorsi bellissimi, perché davvero ci sono serviti moltissimo. Le tue parole ci hanno animato e dato l’impulso ad amare di più, ad amare sempre, ad amare in modo migliore, a mostrare al mondo intero il volto amoroso di Gesù.

Ti mando un abbraccio filiale molto amorevole, mio caro Papa, con la certezza delle mie preghiere. Chiedo anche le tue, per me e per la tua famiglia, di cui allego una foto, perché tu possa pregare per noi, conoscendo il nostro viso.

Tua figlia che ti ama e prega ogni giorno per te,

Lucrecia Rego de Planas

lucreciaplanas@gmail.com

fonte:
http://lacomunidad.elpais.com/lplanas/2013/9/26/perplejidad-carta-al-papa-francisco

Reban 02/10/2013 08:35:40
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IL NUOVO PAPA E IL TERZO SEGRETO DI FATIMA

14 aprile 2013 / In News

Papa Bergoglio è alle prese col giallo del “quarto segreto” di Fatima, la misteriosa parte della profezia della Madonna che non sarebbe ancora stata pubblicata? Lo si evince da una serie di eventi sorprendenti di questi giorni.

L’EVENTO

Prima di esporli ricordiamo l’antefatto. Nel pieno della Prima guerra mondiale la Madonna appare, il 13 maggio 1917, a Fatima, in Portogallo, a tre pastorelli: Lucia dos Santos e i due cuginetti Francesco e Giacinta Marto.

L’evento si ripete ogni 13 del mese, fino al 13 ottobre di quell’anno, quando la Madre di Cristo dà il “segno” richiesto – come sfida – dai giornali laici e dai commentatori del tempo: il sole che vortica nel cielo.

Nell’apparizione del 13 luglio la Madonna aveva affidato ai bambini un messaggio per il mondo intero, una grande profezia di ciò che sarebbe accaduto di lì a poco se l’umanità non fosse tornata a Dio: la rivoluzione comunista in Russia, la diffusione del comunismo in tutto il mondo, grandi persecuzioni sulla Chiesa e infine una nuova e più terribile guerra mondiale col genocidio di popoli (si avverò tutto).

La terza parte di quel messaggio del luglio 1917, che – secondo l’indicazione della Madonna – doveva essere rivelata nel 1960, fu invece secretata nel 1959 da Giovanni XXIII.

Fiorirono così per anni attorno ad essa paure apocalittiche e ipotesi di ogni genere.

LO SVELAMENTO

Nel 2000 Giovanni Paolo II decise di rendere pubblico il Terzo Segreto: in quel testo suor Lucia descrisse la visione del “vescovo vestito di bianco”, la sua dolente Via Crucis in una città distrutta, in mezzo ai cadaveri, infine il suo martirio, sul monte della Croce, insieme a tanti vescovi e fedeli.

Era stato l’allora monsignor Bertone a istruire la pratica della pubblicazione del Segreto. Ma in quella istruttoria, nella pubblicazione e nell’interpretazione di quel testo molte erano le falle.

Nel mio libro “Il quarto segreto di Fatima”, uscito nel novembre 2006, mostrai le tante contraddizioni e gli indizi che inducevano a pensare che quel terzo segreto fosse incompleto: mancava un testo, di cui si conoscevano alcune caratteristiche, contenente le parole profetiche della Madonna sulla Chiesa e sul mondo di oggi.

Riferivo pure che l’antico segretario di Giovanni XXIII, monsignor Capovilla, testimone diretto degli eventi, in una conversazione con Solideo Paolini aveva accennato proprio all’esistenza di quel testo misterioso.

Nel maggio 2007 Bertone, nel frattempo diventato Segretario di Stato vaticano, uscì con un suo libro-intervista dove ribadiva la versione sua (e non solo sua), senza però dare una sola risposta alle tante domande e ai dubbi.

Qualche giorno dopo partecipò a una trasmissione tv durante la quale – senza contraddittorio – ripeté la sua idea e mostrò le buste aperte nel 2000 e contenenti il terzo segreto.

Questo “coup de théatre”, che avrebbe dovuto confutare ogni dubbio, fu però un autogol. Infatti fu facile osservare che su quelle buste mancava qualcosa che doveva esserci.

Perché monsignor Capovilla aveva riferito, un’intervista di alcuni anni prima, che quando – nel 1959 – papa Roncalli lesse il Terzo segreto e decise di secretarlo, disse allo stesso Capovilla di “richiudere la busta” scrivendoci sopra “non dò nessun giudizio” perché il messaggio “può essere una manifestazione del divino e può non esserlo”.

Ebbene questa scritta, di pugno di Capovilla, nelle buste mostrate in tv non c’era. Perché? Bertone non dette risposta. Evidentemente c’era un’“altra” busta che conteneva la parte controversa.

Di lì a pochi giorni lo stesso Capovilla, interpellato da Paolini, confermò l’esistenza di qualcos’altro: un “allegato”.

Qualcosa che – secondo Capovilla, che faceva suo lo scetticismo di Roncalli – non proveniva dalla Madonna, ma era piuttosto una “riflessione” della suora “sul vescovo vestito di bianco”.

E’ la parte mai rivelata del terzo segreto che – dalle testimonianze dei pochi che la lessero – pare essere esplosiva. Del resto ad aprire nuovi scenari sul terzo segreto è stato lo stesso Benedetto XVI nel maggio 2010.

Il Segretario di Stato infatti aveva ripetuto fino ad allora che esso riguardava l’attentato a Wojtyla del 1981 e si era già tutto realizzato e scriveva polemicamente a pagina 79 del suo volume: “L’accanimento mediatico è quello di non volersi capacitare che la profezia non è aperta sul futuro, è consegnata al passato. Non ci si vuole arrendere all’evidenza”.

Invece papa Benedetto XVI affermò l’esatto opposto: “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa”.

Disse queste parole nel pieno dello scandalo pedofilia, durante un improvviso pellegrinaggio a Fatima, il 13 maggio 2010, davanti al Santuario.

BENEDETTO INDICA IL FUTURO

In quella circostanza egli inserì nella profezia del Terzo segreto proprio lo scandalo della pedofilia, culmine di una drammatica crisi del sacerdozio e della Chiesa.

Ed è evidente che tale scandalo non poteva essere compreso nella visione rivelata nel 2000 (dove non c’è traccia di esso), ma in un’altra parte che è tuttora da pubblicare.

Benedetto XVI disse infatti: “oltre questa grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in prima istanza riferire a Papa Giovanni Paolo II, sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano… e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano… Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa”.

Come si vede Benedetto XVI evitò di indicare l’attentato del 1981 come “la” realizzazione del terzo segreto e collocò il compimento del Terzo segreto steso negli anni successivi all’attentato del 1981 e nel nostro stesso futuro: “sono realtà del futuro che man mano si sviluppano e si mostrano… sofferenze della Chiesa che si annunciano”.

E’ il contrario di quanto affermato dal Segretario di Stato. Benedetto XVI addirittura fece capire che il “trionfo del Cuore Immacolato di Maria” annunciato a Fatima dalla Madonna stessa, come conclusione della sua profezia, non poteva essere identificato nella mera caduta del comunismo del 1989, ma doveva ancora realizzarsi.

Il Papa infatti nel maggio 2010 disse: “Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni (2017) affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità”.

Evidentemente per Benedetto XVI stavano per arrivare gli anni decisivi. Questi.

PAPA FRANCESCO E FATIMA

Ed eccoci ad oggi. Papa Ratzinger, ormai 85enne, sente mancargli le forze di fronte alla sfida dei tempi e rinuncia al pontificato l’11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes.

Il successore viene eletto il 13 marzo successivo (il giorno 13 del mese richiama la devozione di Fatima). Molti riflettono sulla misteriosa espressione del Terzo segreto: “il vescovo vestito di bianco”. Di cui suor Lucia scriveva: “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”.

Ci si chiede se quelle parole possano riferirsi al papa dimissionario. O al successore che ama definirsi “vescovo di Roma”.

Lo stesso papa Francesco, devoto a Maria (a cui dedica la sua prima uscita), cita Fatima all’Angelus del 17 marzo. Poi una decina di giorni fa un episodio sorprendente. Papa Bergoglio telefona a monsignor Capovilla, ormai novantenne, che vive nella bergamasca. Lo vuole incontrare.

Capovilla aderisce. Questo strano incontro e i suoi contenuti restano tuttora avvolti nel mistero. Perché nel primo mese del suo pontificato il Papa ha sentito il bisogno di vedere riservatamente l’antico segretario di Roncalli? Per quale urgenza?

Infine tre giorni fa, a un mese esatto dalla sua elezione, un annuncio a sorpresa: papa Francesco ha chiesto al patriarca di Lisbona, il cardinale José Policarpo, di consacrare il suo pontificato alla Madonna di Fatima.

Cosa significa? E che dobbiamo aspettarci?

Antonio Socci

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Papa Bergoglio e profezie: i blog sudamericani già sapevano

All’indomani dell’elezione di Papa Francesco, il gesuita argentino Jorge Mario Bergoglio, in molti parlano dell’avverarsi della profezia di Nostradamus sul Papa nero. In realtà, tra le quartine di Nostradamus sembra non si parli mai di un Papa nero ma di un re nero (Obama, si diceva tempo fa).

fonte: es.paperblog.com/el-papa-y-las-profecias-1707358

Facendo delle ricerche in Rete, mi sono imbattuto su blog in lingua spagnola con sorprendenti previsioni sull’elezione del nuopo Papa, come potete vedere – ad esempio – qui.
Il post è datato 16 febbraio 2013 e nelle ultime righe l’autore ricorda come, negli anni in cui Nostradamus scriveva le quartine, si stesse espandendo il movimento della Compagni di Gesù, cioè i Gesuiti che vestono di nero, in contrapposizione al bianco della veste papale. Infine, ricollegandosi all’interpretazione delle profezie di Nostradamus sul Papa nero, prevede l’elezione di Bergolgio. A capo della Congregazione dei Gesuiti – si dice nel blog – c’è il sacerdote spagnolo Adolfo Nicolás il quale, però, non è papabile; quindi, il papabile gesuita più vicino a Nicolás è – per l’autore – proprio Jorge Mario Bergoglio.

In un altro blog (dell’8 marzo) si mette in discussione la validità delle dimissioni di Benedetto XVI e della conseguente elezione di un nuovo papa, per cui a Roma si verificherebbe la presenza di ben due Papi: cioè, si avvererebbe la profizia di San Francesco d’Assisi (di cui google riporta pochi risultati, a dire il vero), secondo la quale un nuovo pontefice eletto non canonicamente causerà uno scisma. In questo blog, si richiama anche la visione di Fatima e di quel vescovo vestito di bianco che le pastorelle di Fatima credevano fosse il Papa, senza dire con certezza che quel vescovo vestito di bianco fosse il Papa.

Ricapitolando, secondo la profezia di San Francesco d’Assisi “Magnum in Ecclesia schisma et tribulationem futuram”, la Chiesa conoscerà un periodo di grandi tribolazioni e afflizioni e di grandi pericoli e imbarazzi temporali e spirituali e proprio nel momento decisivo della crisi preannunciata un personaggio non canonicamente eletto, elevato al Soglio pontificio, si adopererà a propinare a molti il suo veleno. Lo stesso documento è citato anche qui:

Ad ogni modo, il nome di Bergoglio non era tra i papabili su cui i vaticanisti scommettevano anche se – ma lo dicono solo ora – sembra che i cardinali nel Conclave del 2005 già fossero convinti ad eleggerlo al posto di Benedetto XVI.
I blog in lingua spagnola, invece, già puntavano sul Papa che viene dalla fine del mondo e lo scrivevano alcune settimane prima dell’habemus Papam, citando profezie diverse. Da notare che tutte le profezie, da Nostradamus a Fatima, parlano di crisi delle Chiesa.
Sono curioso di sapere se anche altre religioni hanno profeti e profezie così apocalittiche; però, lasciando da parte le profezie tutti conosciamo gli ultimi scandali della Chiesa e di come la Chiesa stessa si sia dimostrata indulgente e complice verso i prelati coinvolti. Ne avevo già parlato qui.

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Francesco appena eletto scrive a Padre Gruner per sapere di Fatima

http://youmedia.fanpage.it/video/aa/UT9T8-SwYa3onByT

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I gesuiti al governo

3 aprile 2013 – ore 06:59

La chiesa sarà povera e la mozzetta imperiale il Papa gesuita non la vuole, ma la compagnia ha da sempre un sensuale attaccamento alle malie del potere

Uno dei punti più critici riguardo alla presenza dei gesuiti nell’Europa moderna viene raggiunto il 3 settembre 1758, quando il re di Portogallo, Giuseppe I di Braganza, di ritorno da un rendez-vous romantico con la marchesa di Tavora, subisce un attentato che gli costa un braccio. L’ambizioso primo ministro, il marchese di Pombal, intuisce che dietro quest’evento si annida un’occasione insperata per limitare l’irrefrenabile potere dei reverendi padri i quali, in quanto confessori di corte, erano di fatto partecipi dei segreti di stato. Pombal decide allora di agire su due piani. Dal versante giuridico fa sì che la responsabilità oggettiva dell’attentato ricada su un vecchio gesuita italiano presente a Lisbona, Gabriele Malagrida, e lo fa rinchiudere in galera. Se non che per condannare Malagrida è necessaria la sanzione di un tribunale ecclesiastico su articoli di fede; al termine di un processo durato tre anni, Pombal ottiene surrettiziamente che Malagrida venga riconosciuto colpevole di avere scritto pagine deliranti sulla Madonna (peraltro mai rinvenute) e di essersi reiteratamente masturbato in cella alla veneranda età di 74 anni. Malagrida viene messo al rogo e gli viene addossata la colpa del tentato regicidio, così da far capire ai portoghesi che i gesuiti non rispettano l’autorità terrena né divina.

Dal versante politico Pombal tenta un’azione più sottile. Poco dopo l’attentato favorisce la pubblicazione di una “Relazione abbreviata sulla Repubblica che i religiosi gesuiti delle province di Portogallo e Spagna hanno istituito nei domini oltremarini delle due monarchie”; questa relazione, invero piuttosto corposa, raccoglie documenti di vario genere volti a comprovare il comportamento inaffidabile dei gesuiti non in Portogallo ma nel lontano Paraguay. Viene riportata una lettera del generale d’Andrade il quale dichiara senza meno che in Sudamerica i gesuiti sono responsabili di sedizione su vasta scala contro le truppe coloniali portoghesi e spagnole; viene acclusa la testimonianza degli indigeni paraguaiani, persuasi dai gesuiti non solo a uccidere i soldati portoghesi ma anche a decapitarli “per evitare che potessero risorgere”. La “Relazione abbreviata” sancisce senza mezzi termini che “i gesuiti hanno sobillato gli indiani del Paraguay contro i loro legittimi sovrani, i ee di Spagna e Portogallo; si sono messi alla loro testa; hanno sostenuto, armi alla mano, la propria usurpazione e la propria ribellione”. Nello stesso 1758 l’originale portoghese viene tradotto in francese così da poter essere letto in tutta Europa poiché l’intenzione di Pombal è di portare avanti l’operazione di corte screditando i gesuiti universalmente.

Ma perché, per colpire i gesuiti in Europa, era necessario coinvolgere il Paraguay? Anzitutto perché da tempo, in quell’angolo di Sudamerica, la situazione pareva effettivamente sfuggita di mano ai sovrani europei. Le cronache riportano numerosi scontri in pochi chilometri quadrati: ad Asunción nel 1649, a Santo Sacramento nel 1680, a San Gabriele nel 1706, e così via fino alla battaglia senza quartiere che nel 1755 indusse il re di Spagna, Ferdinando VI, a cacciare dalla corte il proprio confessore e quello della regina Maria Barbara di Braganza, sorella del re portoghese. Entrambi i confessori erano gesuiti. Impressiona notare come in tutti i focolai sudamericani gli schieramenti fossero uguali: da un lato l’esercito spagnolo o portoghese in sostegno del vescovo di Buenos Aires, nominato dalla corte; dall’altro i gesuiti sostenuti da indigeni a migliaia disposti a morire per loro.
Capire questo confuso periodo della storia coloniale è complicato in quanto i documenti sono equamente suddivisi fra fonti aprioristicamente favorevoli e avverse ai gesuiti. Intrica ulteriormente le cose il dettaglio che le fonti favorevoli fossero in larga parte autoprodotte, come ad esempio i resoconti inclusi nelle pubblicazioni periodiche di “Lettere edificanti e curiose” di gesuiti sparsi per il mondo, mentre le fonti avverse erano spesso opera di storiografi o pamphlettisti che non disponevano di testimonianze dirette sulle reducciones dei gesuiti in Sudamerica. Da entrambi i versanti sono dunque plausibili qualche esagerazione e molta imprecisione. Perfino l’Encyclopédie ammetteva candidamente, all’articolo “Missioni del Paraguay”, che non era facile nemmeno “stabilire l’estensione di questo vasto paese dell’America meridionale”; figuriamoci il resto. Una delle poche notizie sulle quali tutte le fonti concordano è che fossero stati proprio i reverendi padri a mettere le armi in mano agli indigeni e a dotarli di organizzazione militare. Il gesuita Pierre-François-Xavier de Charlevoix, autore nel 1756 di una monumentale “Storia del Paraguay”, testimonia con orgoglio che “ogni borgata contempla un corpo di cavalleria e uno di fanteria” e che gli indigeni “fabbricano loro stessi le proprie armi e i propri cannoni”. I gesuiti provvedevano poi a requisirle e a riporle negli arsenali in attesa del momento in cui sarebbe stato opportuno utilizzarle sotto il loro comando.

La strategia politica di Pombal puntava dunque sul discredito dei gesuiti di fronte all’opinione pubblica europea in base alle notizie frammentarie e tendenziose che arrivavano dal Sudamerica: è evidente che notizie del genere non potessero essere accolte con favore se considerate nel contesto del progressivo accrescimento del potere dei gesuiti nelle corti iberiche. In questa maniera le fonti avverse avevano gioco facile nel correlare la presenza di armi non regolari su suolo paraguaiano con il rifiuto delle reducciones di pagare i tributi ai legittimi sovrani di Spagna e Portogallo (una piastra d’argento per ogni indigeno) oppure con il contrasto fra lo sfarzo delle chiese edificate dai gesuiti in Paraguay e l’indigenza delle popolazioni locali. Innumerevoli volte si ripeteva il caso in cui un curato, o il vescovo stesso, si recava a ispezionare qualche reducción ma gli veniva impedito di entrarci, e non sempre con cortesia; in generale agli stranieri era proibito trattenersi nelle reducciones per più di tre giorni. Eppure in Europa non mancavano voci che si levassero in difesa dei gesuiti d’oltremare e arrivavano, sorprendentemente, da ambienti che avrebbero dovuto in linea teorica essere ostili. Quando la “Relazione abbreviata” favorita da Pombal arrivò in Francia, la Correspondence Littéraire di Melchior Grimm – rivista manoscritta che riferiva alle menti più avanzate d’Europa tutto ciò che contava per cogliere lo spirito del Settecento – la recensì protestando: “Non ci si può impedire di ritenere il popolo del Paraguay uno dei più felici che esista al momento su tutta la terra”. Tutto ci si poteva aspettare tranne che una rivista per philosophes proclamasse l’assoluta felicità di un popolo di selvaggi governato in tutto e per tutto da ecclesiastici.
Tanto interesse si spiega con l’eccezionalità del caso della formidabile espansione dei gesuiti in Paraguay, uno dei più affascinanti e controversi nella storia delle nazioni del mondo moderno; una peculiarità la cui eco sull’identità nazionale si sarebbe riverberata fino all’ottenimento dell’indipendenza nel 1811, fra le primissime nazioni del Sudamerica, se non fino all’elezione a presidente di un prete, Fernando Lugo, decaduto l’anno scorso.

Racconta Charlevoix che il territorio era stato scoperto da Juan Diaz de Solis nel 1516 ma con scarsa fortuna: poco dopo l’attracco era stato ucciso e mangiato dagli indigeni. Nel 1535 Carlo V vi aveva inviato don Pedro de Mendoza, accompagnato da otto francescani che pur sopravvivendo non riuscirono a far attecchire il cristianesimo. Solo nel 1580 i gesuiti erano giunti nel Paraguay dalle missioni delle terre circostanti e, nel giro di trent’anni, erano riusciti a impiantare un sistema del quale anche gli avversari più refrattari dovevano riconoscere l’ammirevole sofisticazione.
L’organizzazione militare degli indigeni era infatti parte di un vasto sistema di governo che i reverendi padri avevano creato dal nulla. Questa struttura viene raccontata in un ampio reportage da un tale frate Florentin, francescano partito per le Indie occidentali nel 1711 e rientrato a Pondichéry a fine 1714. Scrive Florentin: “In ogni villaggio c’è un capo indigeno che si chiama ‘fiscale’: è sempre un uomo d’età e d’esperienza che ha acquisito autorità con la pietà e la saggezza. Sotto di lui, per aiutarlo nel suo compito, c’è un altro ufficiale che si chiama ‘tenente’. Costoro hanno dei subalterni in proporzione al numero di abitanti. Il villaggio è diviso in diversi quartieri, e ogni quartiere ha un sorvegliante che viene scelto fra i cristiani più ferventi. Se si verifica una lite o un delitto, i sorveglianti avvisano immediatamente il fiscale che riferisce ai gesuiti”. Florentin racconta come i missionari fecero per prima cosa arrivare degli armenti da Buenos Aires per provvedere alla sussistenza dei neofiti: mezzo secolo dopo avere mangiato il loro scopritore, i paraguaiani divennero non solo cristiani ma anche capaci di costruire case, di coltivare terre, di fabbricare stoffe, di combattere, di riconoscere una gerarchia e di smerciare la misteriosa “erba del Paraguay”, che secondo alcuni era una specie di tè e secondo altri una specie di coca.

Era un vero miracolo, e tanto più strabiliava l’ideologia sottesa all’operazione della Compagnia di Gesù. Si trattava infatti di un esempio rivoluzionario di conversione portata avanti con la civilizzazione, sulla base dell’idea che il cristianesimo fosse la religione delle nazioni ragionevoli e che pertanto, per potere diventare cristiani, i selvaggi avrebbero dovuto prima imparare a conformarsi alla razionalità dell’occidente. Charlevoix si sbilanciava fino a ritenere che “questa Repubblica cristiana è il regno della semplicità evangelica”; i nemici dei gesuiti, come ad esempio l’anonimo estensore di un memoriale velenosissimo del 1717, ritenevano invece che i reverendi padri avessero istruito gli indigeni al solo scopo di renderli schiavi. La felicità e la libertà dei paraguaiani erano al centro del dibattito politico nel Settecento (il libro che fa tuttora autorità al riguardo è “L’invenzione del Paraguay” di Girolamo Imbruglia, Bibliopolis) e in base a esse i filosofi giudicavano ciò che d’Alembert definiva “una singolare amministrazione” e Voltaire “un governo unico sulla faccia della terra”.
In effetti il Paraguay costituiva la sola circostanza concreta che consentisse di rispondere alla domanda: può davvero sussistere una società governata da religiosi per mezzo di leggi esclusivamente religiose, e a che costo? Il Paraguay era l’unica pietra di paragone sulla quale giudicare la teocrazia. In particolare l’esperimento era affascinante per due ragioni. Anzitutto i gesuiti si erano subito accorti di non poter convertire subito al cristianesimo degli indigeni che non avevano il concetto di tempo: come persuadere dell’esistenza di pene e ricompense nella vita eterna un popolo che non sapeva cosa fosse il domani e restava quindi impermeabile a ordini, promesse e minacce? I gesuiti avevano poi dovuto insegnare ai paraguaiani a parlare in spagnolo, ad aggregarsi in famiglie e in villaggi, a lavorare, se necessario anche a forza di percosse. In poco tempo erano così riusciti a impiantare fra gli indigeni la stessa struttura razionale che reggeva l’Europa cristiana.

In secondo luogo quest’esportazione di un modello razionale su un terreno vergine fece del Paraguay un’utopia compiuta, il luogo nel quale si poteva vedere in opera la realizzazione di un ideale; stando a Imbruglia si ritenne che i gesuiti fossero riusciti a conseguire la società di ragione vanamente agognata dagli illuministi europei. Gli entusiasmi non tardarono, anche fra autori insospettabili. Montesquieu, ad esempio, sorvolò su alcuni metodi bruschi dei reverendi padri e nello “Spirito delle leggi” scrisse che “la Compagnia di Gesù, riparando le devastazioni degli spagnoli, ha iniziato a guarire una delle maggiori piaghe che ancora infestino il genere umano”. Nelle stesse pagine sul Paraguay soggiungeva: “Si è voluto fare un crimine alla Compagnia dell’aver considerato il piacere di comandare come solo bene della vita: ma sarà sempre bello governare gli uomini rendendoli più felici; la sua gloria consiste nell’essere stata la prima a mostrare in queste contrade l’idea di religione unita a quella di umanità”.
Montesquieu non era il solo filosofo a guardare con favore ai missionari. La Beaumelle definì il Paraguay “un capolavoro di politica e di legislazione”. Mably paragonò le reducciones a Sparta, e Linguet definì i gesuiti “questi moderni Licurghi”. Charles de Brosses argomentò che “cinque o sei gesuiti bastano a governare il Paraguay: lo fanno con ogni dolcezza e destrezza, e la nazione ne risulta felice”. L’ostile Condorcet ammise che i gesuiti avevano dato ai paraguaiani “del pane e una religione”. Nel pamphlet “Sulla distruzione dei gesuiti in Francia” d’Alembert si diceva ammirato dal fatto che i missionari fossero riusciti a “governare non con la forza ma con la religione” e a “fondare un’autorità monarchica sulla sola persuasione”. Sempre d’Alembert attestò che i paraguaiani “erano felici perché sottomessi”.

Dalla Gran Bretagna giungeva qualche voce più scettica, prima fra tutte quella dello scozzese Thomas Gordon. Questi, nei “Discorsi storici e politici su Sallustio” del 1744, ammoniva di “non tollerare che mai alcun uomo, o alcuna società, facesse della religione un pretesto per impadronirsi dell’autorità e dei beni”. Per i lettori del tempo era lampante che l’inciso sulla società si riferisse alla Compagnia di Gesù, ovvero Societas Jesu; tuttavia, onde fugare ogni dubbio, Gordon volle specificare che il governo del Paraguay era “il più mostruoso e il più tirannico che si sia mai visto al mondo, la tirannia più completa, assoluta, perché fondata sulle anime”. Il magistrato provenzale Ripert de Monclar vedeva nel Paraguay l’incarnazione “dell’amore per il dominio, dell’interesse della Compagnia, della sua avidità e della sua potenza”. Anche Voltaire, pur tentennante, sembrava allinearsi a queste posizioni. Com’è noto Candido finisce in Paraguay e la sua guida indigena Cacambo gli spiega: “Questa forma di governo è cosa ammirevole: i padri hanno tutto, e il popolo non ha niente: è il capolavoro della ragione e della giustizia”. Quando tuttavia dovette riferire delle reducciones nel “Saggio sui costumi”, Voltaire riconobbe ai reverendi padri di essere riusciti in un’impresa fuori dal comune solo perché animati dal “coraggio della religione”.

Colpisce, di questo dibattito, l’assoluta teoricità: il primo philosophe che osasse andare a controllare di persona la situazione in Paraguay fu Louis-Antoine de Bougainville, ammiraglio noto per avere dato il nome alla buganvillea. Questi, nel corso del giro del mondo che effettuò fra il 1766 e il 1769, raggiunse il Paraguay ma arrivò troppo tardi: i gesuiti erano stati cacciati dal Regno di Spagna il 31 dicembre 1766 e, di conseguenza, anche dalle colonie d’oltremare. Tutto ciò che Bougainville poté testimoniare fu “la catastrofe di questo singolare governo”; pochi anni dopo la Compagnia di Gesù sarebbe stata sciolta dall’ultimo papa francescano, Clemente XIV. Delle missioni del Paraguay sarebbe rimasto un ricordo progressivamente svilito dagli strascichi delle polemiche politiche ed ecclesiastiche; il governo dei gesuiti sarebbe diventato un esempio di scuola pressoché mitologico come la teocrazia dei sommi sacerdoti giudei nell’Antico Testamento. Si sarebbe trattato tuttavia di un esempio sufficiente a giustificare appieno la complessità della celebre questione che Diderot poneva nell’articolo “Gesuita” dell’Encyclopédie: “Che cos’è un gesuita? è un sacerdote secolare? è un sacerdote regolare? è un laico? è un religioso? è un uomo di comunità? è un monaco? Il gesuita è qualcosa di tutto questo, ma non è precisamente quello”.

© – FOGLIO QUOTIDIANO

di Antonio Gurrado

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Ulteriore libro sulla Madonna di Fatima. Di Solideo Paolini…

«NON ESISTE» PERCHE’ DISTRUTTO? Il “Quarto Segreto”, l’antipapa massone e Fatima 2010…

Mese mariano 2012
«In quelle tre occasioni formali [gli incontri ufficiali del card. Bertone con suor Lucia], durate circa quindici-sedici ore in tutto, noi abbiamo avuto solo trenta righe di un comunicato stampa. Cosa si sono detti il Cardinale e l’ultima veggente di Fatima, in quelle ore?» (il dottor Giuseppe De Carli, paladino con il card. Bertone della tesi ufficiale, due mesi prima della repentina morte).
SCHEDA DI PRESENTAZIONE DEL LIBRO
Solideo Paolini, «Non esiste» perché distrutto? Il “Quarto Segreto”, l’antipapa massone e Fatima 2010. Pro manuscripto,  primavera 2012, 132 pagine con 242 note, a offerta (orientativamente 13 euro).
L’opera fa il punto della discussione sul cosiddetto Quarto Segreto (ovvero, fuor di metafora, la parte inedita del Terzo Segreto di Fatima); richiamando l’attenzione in particolare su tre questioni: che fine ha fatto quel testo (tranquilli, solo l’originale), che oggi non c’è ma ieri c’era; un suo «dettaglio» terribile, tra i vari che hanno reso problematico il pubblicarlo; la revisione “ufficiale” iniziata dal Pontefice regnante tornando, umile pellegrino, dalla Madonna di Fatima nel maggio 2010 (dalla presentazione in anteprima a Gubbio, il 27 aprile, e poi a Chiaravalle, il 12 maggio).
Va richiesto direttamente all’autore, ad esempio tramite l’indirizzo di posta elettronica di riferimento: infoctm@cattolicitradizionalistimarche.org .

Solideo Paolini

FATIMA E IL SUO TERZO SEGRETO
Testo della conferenza tenuta dal dott. Solideo Paolini
ad Ancona il 27 maggio del 2006.
Con la conferenza l’Autore ha presentato il suo libro:
Fatima – Non disprezzate le profezie
Edizioni Segno, 2005


I tre pastorelli di Fatima: Lucia de Jesus, Francisco Marto e Jacinta Marto

Reverendi padri, cari amici,  vi ringrazio per la presenza attenta, ringrazio il professor Matteo D’Amico per l’impegno nell’organizzare quest’incontro, ed esprimo di cuore la mia gratitudine alla Fraternità sacerdotale san Pio X per l’appoggio, deciso e solidale, che ha dato a questo libro.
La mia presentazione si articolerà in due punti: la prima parte è lo “status questionis”, il punto della situazione in oggetto; la seconda è quella operativa: stando così le cose, che fare?
Vorrei introdurle con due citazioni di suor Lucia, la veggente di Fatima che, lungamente superstite, è morta l’anno scorso; entrambi gli spunti sono presi dall’ultima intervista libera che potè fare, nel 1957 a padre Fuentes, prima che su di lei ? il libro ne parla bene ? calasse il bavaglio, o peggio ancora il filtro.
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Padre, la Madonna è molto triste, perché nessuno ha dato importanza al Suo messaggio. Né i buoni né i cattivi.
Nessuno. Evidentemente è un’iperbole, qualcuno che ha preso sul serio il messaggio di Fatima c’era e c’è; ma il senso è chiarissimo: ciò che tale passo esprime, con giusta forza, è la triste realtà di fondo d’una sordità che non riguarda solamente “i lontani”, per la quale non c’è da pensare soltanto a dove è più evidente…Nessuno, né i cattivi né i buoni.
Proprio questo è il filo rosso del libro, già nel titolo, “Non disprezzate le profezie”: davanti a un evento così grande ? prodigiosamente grande nei segni che l’hanno accreditato, pensiamo al miracolo del sole; tragicamente grande nelle sue profetiche ammonizioni, “se…intere nazioni saranno annientate” (per non parlare degli avvertimenti apocalittici del terzo segreto); meravigliosamente grande nella misericordia offerta, ai figli in procinto d’essere minacciati dai pericoli più grandi, da Colei che è la “Mater misericordiae” ? ebbene, davanti a questo, la grettezza della mancata accoglienza.
Un dramma che parte da lontano, variamente modulato, e giunto sino al punto ? ma, a dispetto del superficialismo imperante, la punta dell’iceberg non è l’iceberg, bensì rimanda alla totalità dell’iceberg ? giunto sino al punto di realizzare, nell’Anno Santo 2000, una pubblicazione nascostamente incompleta dell’ammonizione del Cielo.
Dopo un ritardo di quarant’anni: perché da una parte, la Madonna ne aveva ordinato la pubblicazione nel 1960; ma dall’altra, i Papi (Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II) per dirla coi cardinali Ratzinger e Oddi, l’avevano giudicata inutile, anzi pericolosa. Padre Malachi Martin, purtroppo morto da alcuni anni, era il segretario del cardinale Bea, intimo collaboratore di papa Giovanni XXIII. In tale veste, egli lesse il Segreto, così ha dichiarato. Intervistato, dichiarò di non poterlo rivelare, tra l’altro prima di leggerlo gli avevano fatto promettere il silenzio, ma che avrebbe voluto rivelarlo, “perché una cosa del genere, secondo calcoli umani, darebbe una grande scossa, spaventerebbe le persone, riempirebbe i confessionali il sabato sera, riempirebbe le cattedrali, le basiliche e le chiese di credenti che si inginocchiano, battendosi il petto”.
Nel maggio-giugno 2000, al tempo dello svelamento ufficiale, chi di noi ha visto questo?
Il miracolo del sole: 13 ottobre 1917
Quanto ora affermo, il libro lo dimostra.  Uscito per le Edizioni Segno nell’ottobre 2005 e formato da 300 pagine con un migliaio di note, redatto tra il 2000 e il 2004 sulla base di un’ampia raccolta di documentazione, esso dimostra ? testimonianze e dati alla mano ? che nell’Anno Santo il famoso terzo segreto di Fatima non è stato svelato, ma, di per sè, velato. Cerca quindi di ricostruire le 25 righe formate dalle parole della Madonna, ovvero il seguito della frase tronca alla fine del secondo segreto: “In Portogallo, il dogma della fede sarà sempre conservato, etc.”: ricostruisce appunto, sostanzialmente, quell’eccetera.
Il testo manoscritto degli appunti di Suor Lucia che concludono la “seconda parte” del cosiddetto segreto
Non si tratta di scandalismo, né di curiosità fine a sé stessa, né di polemica passionale: non è questo l’intento del libro o il suo tenore.  Si tratta di mettere in luce questioni che meritano di essere affrontate, e che interpellano ciascuno.  Certo, è uno studio che pubblicamente pone una questione scomoda e muove una critica (rivolta, più che alle persone, alla linea che ha condotto a tenere ostinatamente sotto il moggio tanta luce in tempi tanto bui): ma è giusto scansare a priori tale obiezione come illegittima?
La Madonna voleva che il terzo segreto fosse pubblicato nel 1960 (e magari anche al Cielo bisognerà ubbidire); il papa Paolo VI ha abolito la riserva della preventiva approvazione ecclesiastica su tali scritti ; dopo la quantità di “mea culpa” non mi sembrerebbe peraltro coerente l’arma del “Inaudito! Voi criticate la Chiesa”, “Tacete perché date scandalo”; e infine, anche uno degli ultimi Pontefici, Giovanni Paolo II, ha ribadito nella Fides et Ratio quanto già detto dal dogmatico Concilio Vaticano I, la vera fede non è in contrasto con la sana ragione: sicchè non si ubbidisce neppure ai “Papi di oggi” dicendo di non pensare, non interessarsi…  E quindi: la questione, importante ? sempre Giovanni Paolo II ha detto che Fatima è molto importante, nel suo primo pellegrinaggio il 13 maggio 1982, addirittura specificamente che pone un obbligo sulla Chiesa ? , è una questione che va affrontata nel merito, e non evitata con abusi o paraventi d’autorità, oggettivamente farisaici. E che, alleati con l’opportunismo e il torpore, vediamo generare una sorta di cappa di ferro.
Ma qual è il vero contenuto del terzo segreto, nel foglio tuttora non pubblicato?  Per affrontare in maniera conveniente la questione rimando a una lettura attenta e riflessiva del libro, limitandomi ora a qualche cenno.
Il miracolo del sole: 13 ottobre 1917
L’elemento centrale della profezia, che poi scatena sciagure e cataclismi della più ampia portata, il perno del segreto, è la predizione d’una crisi dottrinale all’interno della Chiesa. Devastante.  Una crisi che parte dall’alto, dal vertice umano della Chiesa; che parte negli anni ‘60 e finisce con il trionfo del Cuore Immacolato di Maria Santissima (quindi riguarda il nostro tempo); che sembra collegata alle profezie degli ultimi tempi, anche della Sacra Scrittura e soprattutto dell’Apocalisse, e che forse prepara la via all’Anticristo (come misteriosamente sapevano i mandanti di Agca).  Qui bastino tre citazioni, tanto gravi quanto autorevoli.
Padre Joaquin Alonso è stato per molti anni, fino alla morte nel dicembre 1981, l’archivista ufficiale di Fatima. In tale veste ha potuto parlare più volte con suor Lucia. Ha quindi un grande peso questa sua testimonianza; e non traggano in inganno le formule ipotetiche cui egli ricorre: si tratta soltanto di linguaggio diplomaticamente cauto, non potendone parlare liberamente; tant’è che conclude con questo sigillo: “[…]niente di tutto ciò è estraneo ad altre comunicazioni che suor Lucia ha avuto a questo soggetto”,  cioè: sono cose dette da suor Lucia. Eccole:  “[…]questi dogmi si oscureranno, o perderanno del tutto. […]Il testo non pubblicato parla di circostanze concrete? È possibile che parli non solo di una reale crisi della Chiesa durante questo periodo intermedio, ma come nel segreto di La Salette, per esempio, ci sono riferimenti concreti a lotte interne fra cattolici o alla caduta di sacerdoti e religiosi. Forse si riferisce persino alle mancanze della gerarchia superiore della Chiesa”.
E se il card. Oddi, che ebbe un colloquio con suor Lucia, ne trasse la convinzione “che il terzo segreto predicesse qualcosa di terribile che la Chiesa aveva fatto”, ovviamente nel senso improprio degli uomini di Chiesa, il cardinale Ciappi, per decenni e sotto più Pontefici “teologo del Papa”, è stato assolutamente lapidario, scrivendo poco prima di morire: “Nel terzo segreto si profetizza, tra le altre cose, che la grande apostasia nella Chiesa partirà dalla sua sommità!”.  L’apostasia è il rigetto, il rinnegamento, la perdita della fede cattolica (non necessariamente per non credere più a niente: magari, ed è la cosa più insidiosa, per sostituirla con una falsa fede). È il monito più grave che la Madre del Verbo Incarnato potesse rivolgere.
Incoronazione della statua della Madonna di Fatima: 13 giugno 1946
Dicevamo, che fare? Proprio per il carattere costruttivo di questo sasso nello stagno.  Ad una risposta giusta e concreta direi possa ben introdurci quest’altro passo dell’intervista di suor Lucia al padre Fuentes: “Padre, non stiamo ad aspettare un appello dal Santo Padre, né dal nostro vescovo, o dai superiori delle congregazioni religiose…”.  Lo disse nel 1957, Pio XII regnante; ma quanto calza!  Capita di sentirsi dire: ho letto sui giornali (fonti molto attendibili!) che il Papa adesso farà questo e quest’altro…e allora, quando la situazione sarà favorevole, sarò contento e ne prenderò parte, perché non posso vedere questo, non posso vedere quest’altro…E dell’uno o dell’altro frutto cattivo all’interno della Chiesa ci si lamenta, ci si lamenta, ci si lamenta…sterilmente. Ci si rende impopolari a dire queste cose, e certamente i casi non sono tutti uguali, ma il fenomeno è reale.
Queste nostre Marche, che mi sono profondamente care, sono una terra piuttosto sana, ma anche tiepidamente stagnante; poco allergica al conformismo, poco allergica talvolta a scorciatoie voltagabbana, e molto allergica all’odor d’incomodi: sicchè ? talvolta addirittura nobilitandosi dietro bei paraventi ? meglio sparlare che andare avanti in questioni scomode.  Non stiamo ad aspettare che facciano qualcosa gli altri, diceva la veggente da parte della Madonna, è l’ora in cui è necessario che ciascuno inizi da se stesso.  Si obietta: “Ma quanto possiamo riuscire…” (ma quanta miopia!), “Ma così saremmo in pochi…”: eppure ? vedendo le cose nell’ottica della fede, anziché nella mentalità del mondo ? quanta folla c’era nell’ora suprema, sotto la Croce?  E la parte pubblicata del terzo segreto non ci mostra forse che proprio la via della croce e del martirio è quella, infine, realmente vittoriosa, come un cristiano dovrebbe ben sapere?  Chi ricorda cosa dice il Vangelo sul segno distintivo dei veri e dei falsi profeti, per gli uni il rifiuto denigratorio e persecutorio, per gli altri la lode di tutti?  Se a Sodoma, la grande città, Dio ne avesse trovato dieci che avevano conservato la fedeltà, dieci in una città così grande, per riguardo a loro avrebbe risparmiato dalla distruzione tutta la città.

Non è completamente falso che debba esserci un’attesa; e, aggiungo, bisogna attestarsi su tale attesa con paziente perseveranza, senza né illudersi né disperarsi. Io sono assolutamente convinto che la risoluzione finale _ forse a prezzo di atti eroici, da quanto la situazione è grave _ è nelle mani del Santo Padre; che sarà per via soprannaturale e, plausibilmente, traumatica: ma, intanto, possiamo e dobbiamo fare, con ordinato zelo, la nostra parte. Al riguardo, mi permetto di sottoporre alla vostra attenzione quattro punti.

1 – La lettura attenta e la diffusione sollecita del libro. Infatti può essere uno strumento, per mostrare ad alcuni l’esistenza di un problema, ad altri per farlo comprendere meglio.  Mi ha confortato e rallegrato sentire che qualcuno, dopo la lettura del libro, evidentemente una lettura non superficiale e fatta in buone disposizioni, aveva piuttosto cambiato idea su qualche punto importante, che qualcun altro ne aveva donato delle copie…  Può essere richiesto direttamente all’editore, oppure tramite libreria (non è difficile, avendo le edizioni Segno una buona catena di distribuzione).  Attualmente l’autore ne ha finito tutte le copie e attende la ristampa ? soltanto con la correzione di alcuni refusi e l’aggiunta di qualche testimonianza; con quale editore e in quante lingue è attualmente in valutazione ? , ma  Segno qualche copia ancora ce l’ha, quindi non c’è neppure da attendere.  Anche questo, molto semplicemente, può rientrare nella testimonianza della Fede con tutte le sue implicazioni, che siamo tenuti a dare, nella buona battaglia della Fede, che siamo tenuti a combattere.

2 – Il Santo Rosario. La Madonna lo ha raccomandato con insistenza: di recitarlo tutti i giorni. E la veggente ci ha detto che Ella, in considerazione dei tempi difficili, ne ha rinforzato l’efficacia, sicchè è una difesa e un’arma potentissima.  Non è un caso che il testo riporti in appendice una guida per la sua recita, giacchè il favorire la crescita della devozione alla Madonna è uno degli intenti, principalissimo, di questo lavoro.  Vediamo che qui le devozioni del mese di maggio un po’ reggono, del che mi rallegro (purchè non ci si tranquillizzi a sproposito): sarebbe bello se, ad esempio, più famiglie riprendessero la consuetudine di dire insieme, quotidianamente e per tutto l’anno, il Santo Rosario (almeno qualche decina, magari per iniziare; sono pochi minuti, basta avere almeno un familiare un po’ disponibile).  Quella corona attorno alla quale, anziché  attorno alla televisione, si riuniva ogni sera la famiglia, i nostri nonni si ricordano bene… 3 – I cinque primi sabati del mese, in onore  del Cuore Immacolato di Maria Santissima. È una pratica riparatrice che la Madonna di Fatima ha chiesto, promettendo che in risposta ci sarebbero stati risparmiati dei flagelli incombenti, attirandosi anche il Suo materno soccorso per la grazia suprema di una buona morte. Frequentando i nostri ambienti non è difficile informarsi su come farli.  Ora mi preme rispondere brevemente a una domanda che si potrebbe porre: che nesso c’è tra queste devozioni (il Santo Rosario, i primi sabati) e il tema primario del terzo segreto (gravissimi problemi interni alla Chiesa)?  Bisognerebbe approfondire la comprensione del terzo segreto, ovvero della crisi nella Chiesa, le sue dinamiche, il suo terreno, la sua natura di castigo; qui mi limito a esplicitare: davanti a tanti e tali mali, davanti a Satana lasciato libero, davanti al buio, quant’è saggio e confortante far ricorso alla Madonna, umilmente coi mezzi che Lei stessa ci ha indicato, guardando e affidandosi a questa Stella nella buia notte!
4- Infine, un punto che bisognerà illustrare: la giusta attitudine da tenere nella situazione profetizzata dal terzo segreto. Quale pratica davanti a questa situazione.

Ricapitoliamo: da dopo il 1960, anno indicato dal Cielo per la divulgazione del terzo segreto, c’è nella Chiesa una crisi. Una crisi di tipo innanzitutto dottrinale, perciò radicale, e universale, provenendo dall’alto. Il che contraddice l’impostazione di un certo filone, che riduce il problema ai pur realissimi abusi ed eccessi “in basso”. Del mondo non ne parliamo, siamo alla frutta della lunga apostasia moderna: ma quando in un paese le guardie vanno disastrosamente, bisognerà agire lì più che stupirsi e prima di occuparsi dei tanti furti dei ladri… E che ci sia questa crisi, straordinaria, l’ha detto tante volte lo stesso Santo Padre, allora cardinale Ratzinger (e probabilmente non è un caso che egli già avesse letto il terzo segreto): pensiamo alla nota Via Crucis del Venerdì Santo 2005, la Chiesa sembra una barca che sta sul punto di affondare… Pensiamo a questa frase di Rapporto sulla fede: “questo confuso periodo dove davvero ogni tipo di deviazione ereticale sembra premere alle porte della fede autentica…” Una strada d’apostasia che viene dalla sommità della Chiesa…l’eresia che preme non qua o là, su questo o quel punto, ma da ogni parte…la Chiesa invasa dal fumo di Satana, che ? l’ha detto il papa Paolo VI, pallida eco di quel che aveva letto nel monito del Cielo ? vi è entrato: cioè come occupata, con il nemico che è anche dentro…è normale questo? No, non è la situazione normale nella Chiesa. È molto importante, è fondamentale, fissare bene questo punto: oggi c’è nella Chiesa ­ per quanto la sua natura teandrica, divino-umana, lo rende possibile ­ una situazione anormale. Ora, il buonsenso mostra che in una situazione che esce dalla normalità, non sempre ci si comporta nello stesso modo che in quella normale. Immaginiamoci degli accampati subito dopo un terremoto che ha ridotto la casa in macerie, e un bambino che dica: non vado a letto, perché la mamma mi ha detto che non devo andare a letto se non mi sono lavato i denti (senonchè, spazzolino e dentifricio sono sotto le macerie). Forse che la mamma non mi ha insegnato una cosa buona? Ci si lava i denti prima di andare a letto! Oppure ? porto sempre questo esempio ? pensiamo a una casa che ha preso fuoco, e da dentro un bambino piccolo piange; i genitori non ci sono, oppure sono svenuti o feriti nell’incendio; che deve fare una persona che vede questo? Deve entrare e cercare di metterlo in salvo, o deve ragionare così: io non sono il padrone di casa, non ho l’autorizzazione a entrare, e la legge vieta la violazione di domicilio? (Mi ricorda quella dell’asino che cade nel pozzo il giorno di sabato…).

Questo principio lo ritroviamo anche nella storia della Chiesa e nella teologia cattolica.  Ha detto san Teodoro Studita dei tempi dell’eresia ariana: “A motivo delle pressanti necessità, in questo momento di crisi in cui predomina l’eresia, non si fa tutto come stabilito in tempo di pace”.
Nel libro cito due passi di un’opera del domenicano Umberto degl’Innocenti, docente alla Pontificia Università Lateranense. Uno è quello dove si nota : “Occorre…distinguere soprattutto uomini e istituzioni, e persuadersi che può essere lecito e talvolta anche doveroso gridare contro i primi senza coinvolgere le seconde”;  per dirla con santa Giovanna d’Arco, “gli uomini di Chiesa non sono la Chiesa” e, aggiungo, il sistema postconciliare non è la Chiesa in quanto tale, giacchè anche una stessa realtà può essere considerabile sotto diversi titoli, convivendovi più figure: nel caso, gli orientamenti caduchi del momento, ovvero il nuovo corso ecclesiale, e il suo permanente essere profondo.
L’altro passo è quello in cui appunto osserva: “Non si giudica una situazione eccezionalissima con i criteri d’ordinaria amministrazione”. Certo, non è che in tali situazioni si possa legittimamente fare tutto e il contrario di tutto: anche se c’è quell’incendio, non posso entrare in quella casa e rubare; non posso entrare, prendere il bambino e automaticamente trattenerlo per sempre con me; ma legittimamente posso e debbo, in coscienza e in carità, entrare per metterlo al sicuro anche senza l’autorizzazione del padrone di casa ? cosa che, in una situazione normale, sarebbe illegale violazione di domicilio, da non farsi.
Ora, il Cielo ? l’Autorità suprema e assoluta ? ci dice: siamo in tempi di crisi straordinaria nella Chiesa: l’ortodossia cattolica è universalmente minacciata e la Chiesa è offuscata, come eclissata, dal fumo di Satana al suo interno.

Il che non vuol dire che noi giudichiamo tutti eretici e apostati nel mondo cattolico ufficiale: chiaramente è una tendenza, ciò che la Madonna a nome di Dio ha denunciato, un processo contrario al depositum fidei, che oggettivamente avrebbe attraversato la cattolicità, dilagando con frutti rovinosi.

Bisognerà dunque chiedersi: la Chiesa ha mai passato, transitoriamente s’intende, situazioni del genere? Parzialmente sì (la crisi ariana, il grande scisma d’Occidente). Le ha mai previste, come possibili a realizzarsi? Andiamo a vedere nella più sicura e avallata teologia cattolica, e troviamo che, in realtà, di certi casi non comuni effettivamente se ne parla.

Suor Lucia e Giovanni Paolo II (2000)

Qui mi limito a richiamare un’indicazione, tanto semplice quanto pertinente e preziosa. È la “regola per distinguere la verità cattolica dall’errore”, che san Vincenzo di Lerino ci dà nel Commonitorium; si tratta di un’opera e un autore probati, cioè approvati, lodati dalla Chiesa stessa, per tanti secoli.  Vi leggiamo:

Come, dunque, dovrà comportarsi un cristiano cattolico [notate bene: “un cristiano cattolico”: quindi, non solo la gerarchia ecclesiastica] se qualche piccola frazione della Chiesa…”:  ahinoi, non è questo il nostro caso, oggi non è questione di qualche piccola frazione della Chiesa.  “Se, però, si tratta di una novità ereticale che non è limitata a un piccolo gruppo, ma tenta di contagiare e contaminare la Chiesa intera?”:  ecco, è questo!  Precisamente questa è la situazione da cui la Madonna Santissima voleva fossimo messi in guardia a partire già dal 1960: un pericolo generale per la dottrina della fede, per la retta fede, con gli annessi e connessi.  Che fare dunque in questi frangenti?  Riprendiamo il Commonitorium dove l’avevamo lasciato:  “In tal caso, il cristiano dovrà darsi da fare [e non dormire, sfogare lagnandosi o lavarsi le mani] per aderire all’antichità, la quale non può evidentemente essere alterata da nessuna nuova menzogna”.

È una misura generale di buonsenso: quando c’è un’epidemia alimentare generale a partire da una data, in attesa che passi ci si orienta già a priori ? cautelativamente, prudenzialmente ? su prodotti confezionati in precedenza, in tempi più sicuri. Quanto sarebbero fuori luogo discorsi tipo: “ma confezionare dei nuovi prodotti è una cosa possibile”, oppure “voi non siete…l’ufficio d’igiene, che è l’organo competente per dare i responsi”: discorsi proprio impostati male! E come al contrario, nella autorevolissima luce di cui stiamo trattando, si palesa appropriata la posizione detta tradizionalista: in questo quadro, noi ci attacchiamo al Catechismo antico, alla Messa antica e così via, organizzandoci di conseguenza e come la realtà ce lo consente (e non come in astratto si preferirebbe); nell’attesa serena, fedele e militante che, sino in fondo, l’eclissi venga  meno. Atteggiamento certamente controcorrente, di dissenso rispetto a una certa strada e situazione, ma al contempo leale e costruttivo, con tutti: col nostro Santo Padre, Benedetto XVI, cui a ben vedere tale franchezza vuole offrire miglior servizio che tante ipocrisie, con i pastori locali, con la nostra terra e con quanti la buona Provvidenza ha posto sul nostro cammino. Grazie.

Suor Lucia nella bara (14 febbraio 2005)

SOLIDEO PAOLINI, Fatima, Non disprezzate le profezie,Edizioni Segno, Tavagnacco, prima ed. 2005, pp. 304, €  15,00

Edizioni Segno, via E. Fermi, 80, 33010 Feletto Umberto, Tavagnacco, Udine. Tel. 0432.57.51.79 – Fax: 0432.575589.
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Il Grande Castigo che ci attende è rivelato nel Terzo Segreto di Fatima

Nel primo articolo di questa serie riguardante il Grande Castigo che ci attende, ho approfondito soprattutto l’aspetto fisico di tale castigo: il ruolo della Russia nello scatenare le guerre e nel portare a compimento l’annientamento delle nazioni. La distruzione di metà del mondo è una cosa spaventosa, a dir poco – Sarebbe la più grave catastrofe sin dai tempi del diluvio universale. Eppure non è l’aspetto più terrificante del castigo predetto nel Segreto. Assai peggiore è il castigo spirituale contenuto nel Terzo Segreto.
La seconda parte del Segreto ci avverte già della persecuzione della Chiesa e del Santo Padre. Il 13 luglio 1917, la Madonna di Fatima ci avvertì che:

Se le Mie richieste verranno esaudite, la Russia sarà convertita, e vi sarà la pace. Altrimenti, la Russia diffonderà i suoi errori in tutto il mondo, causando guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni verranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, e molte nazioni verranno annientate.

Dio“, disse la Madonna, “sta per punire il mondo per i suoi crimini, per mezzo di guerre, carestie, persecuzioni contro la Chiesa ed il Santo Padre.” La persecuzione della chiesa di cui si parla è diversa da qualsiasi altra avvenuta nella storia dell’umanità. Ciò che sembra impossibile, avverrà, ed è predetto nella parte non pubblicata del Terzo Segreto e nelle Sacre Scritture.
Nella sua lettera al professor Baumgartner, il Cardinale Mario Luigi Ciappi rivelò che: “Nel Terzo Segreto viene predetta, tra le altre cose, che la grande apostasia nella Chiesa inizierà dal suo vertice”. Questo corrisponde a ciò che è rivelato nel Libro delle Lamentazioni: “Non credevano i re della terra e tutti gli abitanti del mondo che l’avversario e il nemico sarebbero penetrati entro le porte di Gerusalemme.” Quello che viene predetto è che i partigiani del diavolo occuperanno la Curia Romana sotto un antipapa Massone.
 
Nel 1998, Padre Malachi Martin, ora purtroppo deceduto, affermò durante la trasmissione Art Bell Show che gli era stato fatto leggere il Terzo Segreto di Fatima all’inizio del 1960, mentre era segretario del Cardinale Bea. Padre Martin affermò che il testo era contenuto su di un unico foglio di carta, che le parole della Madonna erano assai asciutte e precise e riguardavano un prossimo “papa” – un impostore che avrebbe usurpato il soglio pontificio sotto il controllo del demonio. Per questo, il Terzo Segreto di Fatima rivelerebbe il “mistero dell’iniquità” (2 Tess. 2,7): la Chiesa Cattolica “contraffatta” – la contro-chiesa, l’anti-Chiesa – il mistero del drago, la cui coda avrebbe spazzato via un terzo delle stelle del cielo , ovvero un terzo della gerarchia Cattolica sotto la guida di un antipapa eretico.
E’ questo che Papa Giovanni Paolo II rivelò criticamente, nel suo discorso relativo alla rivelazione del Terzo Segreto il 13 maggio 2000: “Il messaggio di Fatima è un appello alla conversione, che mette in guardia l’umanità affinché non faccia il gioco del “drago”, il quale con la “coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra” (Ap. 12, 4).
Quando parlai con Padre Malachi Martin riguardo all’antipapa eretico e dell’apostasia nel Terzo Segreto, la sua risposta fu: “Fosse solo quello.” L’antipapa e i suoi collaboratori apostati saranno (come li chiama Suor Lucia) i partigiani del diavolo (os partidarios do demonio) “i quali lavoreranno per il male e non avranno paura di niente”.1 Sono questi “partigiani del demonio” che costituiscono il “terzo delle stelle del cielo” precipitate sulla terra dalla coda del drago. Questi uomini che si nascondono come clero “Cattolico” sono in realtà membri segreti della setta e sono consacrati al demonio. Essi otterranno il controllo dell’apparato Vaticano e creeranno il “ramo” cattolico di una nuova religione ecumenica mondiale. La loro “chiesa” contraffatta sarà Cattolica solo di nome. Essa formerà la parte “Cattolica” della religione imposta e asservita dal Nuovo Ordine Mondiale. Il vero Cattolicesimo sarà considerato fuori legge, ed i fedeli Cattolici che rimarranno saldi nella loro vera fede, saranno soggetti alle più feroci “persecuzioni” che si siano mai viste nella storia.
I Cattolici non saranno i benvenuti nella Civiltà dell’Amore: l’esclusivismo dei loro dogmi (quali extra Ecclesiam nulla salus, ovvero “fuori dalla Chiesa non vi è salvezza”) li renderanno sospetti e considerati alla stregua di “fanatici” e “terroristi” – una vera e propria minaccia all’unità ecumenica e alla “pace” del Nuovo Ordine Mondiale. Per questo, la vera Chiesa Cattolica verrà trattata come un’organizzazione criminale, e come una minaccia alla pace mondiale. Lo status della Chiesa sarà allora lo stesso che all’epoca delle persecuzioni nell’antica Roma, quando la Chiesa veniva vista come un’organizzazione sovversiva e criminale. Vi saranno leggi penali promulgate per punire i praticanti delle forme di religione “pre conciliari” e ormai “fuori moda” che minacciano la “pace mondiale” (l’ordine ecumenico e neo-pagano della Civiltà dell’Amore) per il loro attaccamento settario all’esclusivismo dogmatico, il quale (viene già considerato tale!) porta a persecuzioni inquisitorie, alle guerre di religione, alle crociate.
Verrà offerta un alternativa ai Cattolici, per evitare le spiacevolezze della persecuzione e del martirio. La vasta maggioranza sarà stata conquistata dall’inganno e diverrà apostata. Così come accade oggi in Cina, gli verrà concesso il loro Latino, il loro incenso, la loro “Messa”, etc. – ma solo a condizione che essi siano in comunione con la Chiesa ufficiale – ovvero con ciò che sarà diventata la Roma apostata. Gli verrà imposto di rimanere fedeli al papa impostore la cui chiesa contraffatta sarà in comunione con la Grande Chiesa Ecumenica che unirà tutte le religioni.
Coloro che avranno la grazia e la forza di continuare a professare la loro Fede Cattolica si rifiuteranno di abbandonare la vera Chiesa tradizionale Cattolica. Per questo rifiuto essi verranno trattati come fanatici irrecuperabili e scismatici ostinati. Verranno universalmente disprezzati come nemici della Civiltà dell’Amore, e verranno considerati responsabili del fallimento del Nuovo Ordine Mondiale nel raggiungere la pace universale, l’amore, l’unità e l’armonia. Il loro fato è descritto nella visione del Terzo Segreto: il Papa, il clero ed i fedeli cattolici verranno sistematicamente cacciati e brutalmente sterminati per il loro rifiuto ad abbracciare la falsa religione dell’Ecumenismo e della Libertà Religiosa, entrambe le quali sono state solennemente ed esplicitamente condannate dalla Chiesa Cattolica nei pronunciamenti pre conciliari di grandi Papi come Pio IX, nel Syllabus, Pio XI nella Mortalium Animose Gregorio XVI nella Mirari Vos.
 
San Metodio (+358) scrisse nei riguardi della persecuzione, “Verrà un tempo in cui i nemici di Cristo affermeranno che ‘Abbiamo soggiogato la terra e tutti i suoi abitanti, e i Cristiani non possono scappare dalle nostre mani’”.
Secondo San Cesario di Arles (469-543), “Vi sarà una grande carneficina … gli altari ed i templi saranno distrutti… i pastori della Chiesa abbandoneranno i loro pulpiti e la Chiesa Stessa sarà spogliata di tutte le temporalità”.
E’ assai significativa la profezia del Vescovo George Michael Wittman (+1833):
Ahimè! Tristi sono i giorni che si avvicinano per la Santa Chiesa di Gesù Cristo. La Passione di Gesù si rinnoverà per la Chiesa e la Sua Guida Suprema nel modo più doloroso. In tutte le parti del mondo vi saranno guerre e rivoluzioni e verrà versato molto sangue. Tragedie, disastri e povertà saranno diffusi dappertutto, dato che le pestilenze, le carestie e altre disgrazie si seguiranno l’un l’altra.
Mani violente si abbatteranno sulla Guida Suprema della Chiesa Cattolica: i vescovi ed i sacerdoti verranno perseguitati, avverrà uno scisma, e la confusione regnerà tra tutte le classi. Verranno dei tempi così infausti in cui sembrerà che i nemici di Cristo e della Sua Santa Chiesa, che Egli fondò sul suo sangue, potranno avere la meglio su di Lei … Le sette segrete causeranno grande rovine, ed eserciteranno un potere economico incredibile, e per colpa di questo molti saranno accecati, e infetti dei peggiori errori: tuttavia, tutto questo sarà del tutti inutile… essi non potranno infrangere la roccia su cui Cristo ha fondato la Sua Chiesa: “Portae inferi non praevalebunt“.
Anche Anna Caterina Emmerick (1774-1824), una suora Agostiniana tedesca che portò le stigmate, predisse la “falsa chiesa dell’oscurità”:

“Ho visto una strana chiesa che verrà costruita contro qualsiasi regola –così come la nuova chiesa eterodossa di Roma. La Chiesa è in grave pericolo. Stanno cercando di ottenere qualcosa da lui (il papa). La dottrina protestante e quella dei Greci scismatici si sta diffondendo dappertuttoLa Chiesa viene minata sempre più abilmente alle sue fondamenta. Ho visto molti pastori permettersi di farsi prendere da idee che erano e sono pericolose per la Chiesa. Stavano costruendo una grande, strana e stravagante Chiesa. Chiunque era ammesso al suo interno, per poter essere uniti ed avere gli stessi diritti: Evangelici, Cattolici, sette di qualsiasi descrizioneCosì sarebbe stata la nuova Chiesa.”

Suor Emmerich sintetizzò la descrizione delle peripezie della Chiesa: “In questi giorni, la Fede cadrà ai suoi minimi, e verrà preservata solo in alcuni luoghi, in poche case ed in poche famiglie che Dio ha protetto dai disastri e dalle guerre.”
La Chiesa Cattolica, ovviamente, non sarà la causa del fallimento di questa Civiltà dell’Amore. Verrà percepita così dalle nazioni apostate ed infide perché la Fede della Chiesa costituirà la testimonianza contro l’assenza di Dio del Nuovo Ordine Mondiale. Proprio perché gli apostati saranno privati della luce della Fede e dei doni dello Spirito Santo, essi, accecati dal loro intelletto oscurato, non riusciranno ad afferrare la verità insegnata da Sant’Agostino, ovvero che la Città dell’uomo senza Dio non può avere la pace perché è senza fede e perversa nella sua ribellione contro Dio, e pertanto attira su di sé l’ira di Dio.
Vi sarà una grande apostasia. E’ predetto nelle Sacre Scritture (2 Tess 2,3). E’ predetto anche nelle profezie di molti santi e nelle apparizioni della Beata Vergine, ed è rivelata nel Terzo Segreto di Fatima. L’apostasia è una parte fondamentale ed integrale di ciò che San Paolo definiva “il Mistero dell’iniquità (che) è gia in atto” (2 Tess. 2,7). E’ davvero un mistero perché è il male in se ad esserlo, ma non è un mistero il motivo per cui l’apparato del Vaticano, sotto il Cardinale Angelo Sodano, non vuol far conoscere ai fedeli Cattolici il contenuto del Terzo Segreto: perché esso si riferisce all’apostasia. Non è perché si vuole evitare che la gente “confonda le profezie religiose con il sensazionalismo”, come affermò falsamente il Cardinal Ratzinger nel 1984. Non è per il bene della Chiesa e per la salvezza delle anime, bensì per salvare loro stessi dal rimprovero, è per il bene della loro stessa agenda modernista e delle loro carriere ecclesiastiche che lavorano insieme amichevolmente per prevenire la pubblicazione delle “parole che la Madonna ha confidato in segreto ai tre piccoli pastorelli alla Cova da Iria.2 Essi sono, dopotutto, gli stessi che promuovono gli insegnamenti, già condannati in precedenza, dell’Ecumenismo e della Libertà Religiosa in nome del Vaticano II, e vorrebbero rendere questi errori i pilastri della nuova religione che il Cardinale Benelli ha chiamato la Chiesa Conciliare, con la sua Nuova Evangelizzazione e la Civiltà dell’Amore. Il Terzo Segreto di Fatima è un atto di accusa contro costoro, e infligge un colpo al cuore della chiesa contraffatta.
Come detto prima, è un mistero che gran parte della Chiesa sia potuta cadere nell’apostasia. Un tale evento non sarebbe potuto accadere in una Chiesa ove i fedeli avessero ricevuto una sana istruzione tradizionale della Dottrina Cristiana, e fossero cresciuti nella pratica delle virtù Cristiane. Non sarà la Nuova Evangelizzazione, ma l’aderenza alla tradizione ciò che manterrà salda la fede di un Cattolico, come spiega San Vincenzo di Lerins: “Se un nuovo contagio tenta di avvelenare non solo una parte, ma tutta la Chiesa allo stesso tempo, allora ciò che un Cattolico deve fare ,ovvero la sua più grande preoccupazione, è quella di aderire conformarsi a ciò che è antico, e che quindi non può più essere modificato da alcuna nuova bugia.”
Sfortunatamente, i Cattolici al giorno d’oggi non sono più istruiti nella tradizione Cattolica antica o nell’ortodossia, non seguono più il catechismo tradizionale, ma quello nuovo del magistero vivente e della “tradizione vivente” della Chiesa Conciliare della Nuova Evangelizzazione. Il “rinnovamento post-conciliare”, che è stato portato avanti come un “aggiornamento”, ovvero l’implementazione delle riforme post-conciliari, ha prodotto la “perdita della Fede” ed il “disorientamento diabolico” che il precedente Vescovo di Fatima (Cosme do Amaral) e Suor Lucia hanno definito essere gli elementi centrali del Terzo Segreto di Fatima.
“Il disorientamento è diabolico,” scrisse Suor Lucia [29-12-1969], “non fatevi ingannare”. Il disorientamento è dottrinale: “in questi tempi didisorientamento diabolico, non lasciamoci ingannare dalle false dottrine.” [12-4-1970] E’ un “cancro” nella Chiesa [29-5-1970] che colpisce i “sacerdoti” e “le anime consacrate” che sono state “condotte in errore”: “è triste”, scrive Suor Lucia [16-9-1970] “vedere un tale disorientamento, e in tali persone che occupano una posizione di responsabilitàessi sono i ciechi che guidano gli altri ciechi.” Per questo, sono coloro che occupano le più alte posizione nella Curia Romana ad aver costruito la via per la Grande Apostasia.
Padre Joaquin Alonso, che fu archivista officiale di Fatima per 16 anni, colpì nel segno quando affermò che: “è pertanto assai probabile che il testo (del Terzo Segreto) faccia riferimenti concreti alla crisi della fede all’interno della Chiesa ed alla negligenza dei suoi stessi pastori“, ed ai “conflitti interni alla Chiesa stessa e alla grave negligenza pastorale della gerarchia superiore“.
Solo “poche settimane prima della sua morte”, scrive Fratello Michael della Santa Trinità, “Padre Alonso prudentemente sembrò quasi giustificare il silenzio di Roma (riguardo al Terzo Segreto) quando scrisse queste righe assai significative”:

Una rivelazione inopportuna del testo non farebbe che esasperare le due tendenze che continuano a dividere la Chiesa in due: un tradizionalismo che ritiene di essere sostenuto dalle profezie di Fatima, ed un progressismo che vorrebbe disfarsi di queste apparizioni, che in modo così scandaloso sembrerebbero porre un freno ai progressi ottenuti dalla Chiesa Conciliare. Papa Paolo VI ritenne opportuno e prudente rimandare la rivelazione del testi a tempi migliori. Papa Giovanni XXIII dichiarò che il testo non si riferiva al suo pontificato … Ed i papi successivi non considerarono ancora giunto il momento in cui rimuovere il velo di mistero, in tempi in cui la Chiesa non era ancora sopraffatta dall’impatto spaventoso dei vent’anni post conciliari,durante i quali la crisi della Fede si è insinuata a tutti i livelli.

Ecco l’atto d’accusa contro l’apparato Vaticano contenuto nel Terzo Segreto: è la negligenza di coloro che sono alle posizioni più alte della gerarchia che ha permesso quel disorientamento diabolico nella Chiesa, il risultato del quale è quella “crisi della Fede che si è insinuata a tutti i livelli”. E’ proprio vero che il disorientamento diabolico si è insinuato in ogni livello della Chiesa, inclusi i più alti. La prova di questa eresia viene insegnata ai vertici della gerarchia a Roma: in nome del “magistero vivente” e della “tradizione vivente” della Chiesa, vengono cambiati il senso e la comprensione dei dogmi.
Ecco uno dei tanti esempi di eresia che viene insegnata, spacciandola come dottrina Cattolica, ai livelli più alti della Chiesa: e’ sempre stato insegnato nel catechismo Cattolico della Dottrina Cattolica, che l’Antico Testamento finiva con l’inaugurazione del Nuovo Testamento, che lo sostituiva. Questo fa parte della dottrina universale perpetua della Fede Cattolica. E’ insegnata in una miriade di catechismi, manuali della dottrina Cristiana ed in trattati teologici approvati dalle autorità ecclesiastiche e pontificie, e certificato a prova di errore dottrinale. E’ inoltre un insegnamento apostolico esplicito delle Sacre Scritture. San Paolo, scrivendo proprio sulla relazione tra il Vecchio Testamento ed il Nuovo, cita Geremia: “io stipulerò con la casa d’Israele e con la casa di Giuda un’alleanza nuova; non come l’alleanza che feci con i loro padri” (Ebrei, 8,8-9). San Paolo poi si esprime di nuovo, sotto l’infallibile ispirazione dello Spirito Santo: “dicendo però alleanza nuova, Dio ha dichiarato antiquata la prima; ora, ciò che diventa antico e invecchia, è destinato a scomparire.” (Ebrei 8,13) La fine [aphanismou] viene intesa come “distruzione” (“aphanismos; scomparsa, distruzione. Ebrei, 8-13”)3
 
La dottrina della sostituzione del Vecchio Testamento da parte del Nuovo è un articolo di Fede della religione Cattolica. Nella solenne Professione di Fede del Concilio Ecumenico di Firenze, tenuto sotto Papa Eugenio IV, si dichiara che:

La sacrosanta Chiesa Romana… crede, professa ed insegna fermamente che la materia riguardante l’Antico Testamento, la Legge Mosaica, che si divide in cerimonie, riti sacri, sacrifici e sacramenti, poiché essi vennero stabiliti per significare qualcosa di non ancora avvenuto, anche se furono propri del culto divino di quel tempo, dopo la venuta di Nostro Signore, essi hanno cessato la loro funzione, e hanno avuto inizio i sacramenti del Nuovo Testamento.; … Tutti, pertanto, che dopo quell’epoca hanno osservato la circoncisione, il Sabbath e gli altri precetti della legge, la Chiesa Romana li dichiara al di fuori della Fede Cristiana e non degni di partecipare alla salvezza eterna, a meno che un giorno non si ravvedano da questi errori. (D.S. 1348)

La nuova dottrina della Chiesa Conciliare si oppone direttamente a questo dogma della Fede Cattolica. Il 17 novembre 1980, Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato in un discorso alla comunità di Mainz, in Germania, che “l’antica alleanza” non fu “mai revocata da Dio.” Questa è eresia. E’ tuttora un’eresia malgrado sia ormai la dottrina “ufficiale” del Vaticano (diciamo del Vaticano per distinguerla da quella della Chiesa Cattolica romana) come appare dai Sussidi per la corretta presentazione degli Ebrei e dell’Ebraismo nella predicazione e nella Catechesi della Chiesa Cattolica, pubblicati nel 1985. Il documento, nel terzo paragrafo, afferma che l’Ebraismo è una “realtà presente” e non una “realtà storica” sostituita. Il documento cita l’autorità di Giovanni Paolo II e cita le parole del suo discorso già riportato, dove Giovanni Paolo parla del “popolo di Dio dell’Antica Alleanza che non è mai stata revocata”. Il giornalista John Vennari ha recentemente fatto notare in un suo articolo, che: “Piuttosto che affermare che quei Sussidiavevano distorto le sue parole, Giovanni Paolo II parlò del suo inqualificabile sostegno al documento” il 28 ottobre 1985. La conferenza Episcopale degli Stati Uniti di par suo, è caduta nella stessa eresia pubblicando il documento La Grazia di Dio dura per sempre; guida per la corretta presentazione degli Ebrei e dell’Ebraismo nella predicazione Cattolica. Il documento cita l’affermazione del Papa che l’Antica Alleanza non “è mai stata revocata” per sostenere l’eresia per cui Cristo non sostituì l’Antica Alleanza con la creazione della “Nuova ed Eterna Alleanza4. Questo è solo uno degli esempi deldisorientamento diabolico che avviene ai più alti livelli della Chiesa.
La Sacra Dottrina della Fede Cattolica è per sua stessa natura immutabile. E’ chiaramente spiegato nel Dei Filius del Primo Concilio Vaticano (sessione II, Cap. IV) che
La dottrina della fede, che Dio ha rivelato, è stata affidata alla Chiesa sposa di Cristo, perché la custodisca fedelmente e infallibilmente la proclami; In conseguenza il senso dei sacri dogmi che deve essere sempre conservato è quello che la santa madre Chiesa ha determinato una volta per tutte e non bisogna mai allontanarsi da esso sotto il pretesto e in nome di un’intelligenza più profonda.
Crescano pure, quindi, e progrediscano largamente e intensamente, per ciascuno come per tutti, per un sol uomo come per tutta la Chiesa, l’intelligenza e la scienza, la sapienza, secondo i ritmi propri a ciascuna generazione e a ciascun tempo, ma esclusivamente nel loro ordine, nella stessa credenza, nello stesso senso e nello stesso pensiero» (Vincenzo di Lerins, Commonitorium, 23, 3).
Papa Gregorio XVI ha dichiarato a tutti i vescovi del mondo con la suaMirari Vos, che “delle cose che furono regolarmente definite, nessuna dovessi diminuire, nessuna mutare, nessuna aggiungere, ma tali esse debbono essere custodite intatte nelle parole e nei significati”.Chiunque mai cambierà, altererà o modificherà il senso o il significato degli articoli di Fede, cade in eresia ed incorre nell’anatemapronunciato dal Primo Concilio Vaticano: “Se qualcuno dice che è possibile che ai dogmi proposti dalla Chiesa, con il progredire della scienza debba essere dato, talvolta, altro senso, diverso da quello che intese esprimere ed intende la Chiesasia anatema.” [D.S. 3043]

Padre Paul Kramer, B.Ph., S.T.B., M. Div., S.T.L. (Cand.)


1. Suor Lucia, lettera del 29-5-1970.
2. Comunicato Stampa del Vaticano alla UPI nel febbraio 1960.
3. Joseph Henry Thayer; Greek-English Lexicon of the New Testament; Grand Rapids, 1982, p. 88.
4. John Vennari, “The Attack on the Oberammergau Passion Play”, Parte III, Catholic Family News, July 2003.

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Francesco & Fatima (Aggiornamento)

La Conferenza Episcopale portoghese ha deciso che nel pellegrinaggio internazionale a Fatima che si terrà il 12 e il 13 Maggio avverrà la consacrazione ufficiale alla Madonna del pontificato di Papa Francesco, così come da quest’ultimo richiesto al Cardinale Policarpo. E il giorno prescelto è proprio l’anniversario del 13 Maggio in cui si ricorda anche l’attentato a Giovanni Paolo II, da qualcuno interpretato come un segno delle sofferenze della Chiesa preconizzate a Fatima.
I tentativi di attribuire a quell’evento il compimento della visione del Terzo Segreto sono ad oggi falliti in quanto è stato lo stesso Benedetto XVI a dichiarare che la profezia è ancora in corso.
Continua dunque a rafforzarsi il legame di questo papa con la vicenda di Fatima.

La parte del segreto che deve ancora verificarsi
Per sintetizzare ciò che deve ancora accadere, lascerò parlare direttamente la veggente Suor Lucia con i testi scritti della terza parte del messaggio (Terzo segreto) e la parte finale della seconda parte del messaggio:
Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio.
I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre Mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace.
Le parti ingrandite e in neretto sono quelle su cui faremo i paralleli con le Tavole Pittoriche dei Vaticinia Nostradami.
Tavola 40 (38) In questa mirabile Tavola Pittorica vediamo la rappresentazione di Maria. Ella è allo stesso tempo, da destra verso sinistra, la “Tutta Santa” Beata Vergine, la Madre della Chiesa (Papessa) e la Regina degli Apostoli e del Mondo. Il Novecento, ancor più dell’Ottocento, sarà il secolo di Maria con le numerose apparizioni in tutto il globo.
Dal Ramo XV del ‘900 i Pontefici del dopoguerra:
424
Ouy soubs terre saincte Dame voix fainte,
Humaine flamme pour diuine voir luire:
Fera des seuls de leur sang terre tainte,
Et les saincts temples pour les impurs destruire.
424
In terra udita Santa Voce della Dama Santa
Umana fiamma si vedrà brillare per divina
Farà delle sorelle, di lor sangue terra spanta
E i sacri templi per gli impuri alla rovina.
Dal Ramo XIV del ‘900 Dopoguerra e missioni spaziali:
Presagio 10 1556 Aoust.
Six, douze, treze, vint parlera la Dame,
Laisné sera par femme corrompu:
Dijon, Guyenne gresle, foudre l’entame,
L’insatiable de sang & vin repeu.
Presagio 10 1556 Agosto
Sei, Dodici, Tredici, Venti, la Dama (Madonna) parlerà
L’accomodante sarà per le donne corrotto
Di Jon(es) Guyana grandine e folgore intaccherà
L’insaziabile di sangue e vino sarà saziato

In queste due quartine abbiamo la descrizione delle Apparizioni principali della Madonna che entra a tutti gli effetti nella storia moderna: Lourdes, Fatima, Roma, Medjugorie. Ma alla voce del Cielo si preferirà la voce della terra e degli uomini che poco o nulla vorranno intendere di quegli avvertimenti. Le sorelle sono le chiese cristiane sottoposte a persecuzione e i sacri templi, le chiese, andranno in rovina a causa dell’impurità dei loro ministri. E qui non solo è richiamata l’impurità della pedofilia o dell’ordinamento nelle chiese protestanti di sacerdoti e vescovi dichiaratamente gay, ma la generale impurità di fede che porta all’apostasia. Nel 1978, l’anno dei tre papi, il reverendo Jones, predicatore pazzo, a capo di una setta di fanatici di Dolciniana memoria, in cui si praticava totale libertinaggio, compì con i suoi un’efferata strage in Guyana, a sfondo religioso, probabilmente in preda a droghe.

Tavola 77 (75) Attribuzione a papa Francesco (vedere QUI) vediamo il papa con il pastorale benedettino dinanzi al popolo. Il pastorale prende fuoco, libri (sacri) sono a terra, insieme a due dadi che indicano il numero 6, simbolo del maligno. Il popolo mostra atteggiamenti variegati e confusi: chi volta le spalle, chi sembra disinteressato, chi sembra ambire al pastorale (forse donne).
Dal Proemio del Terzo Millennio:

549
Nul de l’Espagne, mais de l’antique France
Ne sera esleu pour le trembant nacelle
A l’ennemy sera faicte fiance,
Qui dans son regne sera peste cruelle.

549
Non della Spagna, ma dell’antica Francia
Colui che sarà eletto per la tremante navicella
Col nemico sarà fatta intesa,
Che dentro il suo regno sarà peste crudele.

In questa quartina con un gioco di parole fin troppo facile e ghiotto per un enigmista come Nostradamus si indica il nome del papa. Non della Spagna, ma dalla Francia viene questo nome e infatti da Franceau a France il passo è breve, così come lo è da Francia a Francesco. In realtà il veggente è ancora più preciso: nome dell’antica Francia. Il nome Francesco deriva infatti dal termine “Franch” che in lingua antico-germanica significava “libero” e il cui nome prese il popolo dei Franchi che costituirono il primo nucleo della futura Francia… E’ proprio dall’antica Francia che è venuto il nome del successore di Benedetto XVI. La barca del pescatore Pietro è tremante per via dei venti di crisi che soffiano contro la Chiesa dal di fuori e dal di dentro. Il pontificato sarà contrassegnato da “peste crudele”, ovvero Tribolazione e Persecuzione.

Tavola 79 (77) Immagine tragica. Il clero e il popolo vengono fatti a pezzi per le strade da altri popolani. Il papa con altri prelati fugge dalla città, Roma, mentre un esercito giunge in soccorso.
Dal Proemio del Terzo Millennio:
573
Persecutee sera de Dieu l’Eglise,
Et les saincts Temples seront expoliez,
L’enfant la mere mettra nud en chemise,
Seront Arabes aux Pollons ralliez.
573
Perseguitata sarà da Dio la Chiesa,
E i santi Templi saranno spogliati,
Il bambino la madre metterà nuda in camicia,
Saranno Arabi ai Polacchi alleati.
Persecuzione alla Chiesa, il castigo che il Cielo dopo molti avvertimenti lascerà cadere sulla cristianità. Dio e il Figlio, spoglieranno la Chiesa Madre e Maestra di tutti gli orpelli e le zavorre che ne hanno offuscato la missione. In quel tempo, ormai prossimo, Slavi (Polacchi) e Arabi saranno alleati, ovvero Russia e Islam. Già oggi la Russia è tornata sulla scena politica internazionale coagulando intorno a se le forze che non vogliono cedere alle politiche imperialiste di USA e NATO, fra cui spiccano Siria, Iraq e Iran. Ma domani potrebbero essere di più…

Tavola 53 (51) Ecco il ripido monte della visione, il Monte della Passione, il Golgota, che significa Cranio. Dalla cima del Monte esce del fumo (armi da fuoco), vi è una stampella (la fatica della salita) che però è riprodotta come il bastone di Mosè (Israele?). E poi la mezzaluna sul Cranio (forse l’identificazione di chi sparerà al papa). Nell’immagine a sinistra vediamo accennata la figura di un cervo, nell’iconografia cristiana simbolo di Cristo, ma il cervo andino è simbolo del Sud America, Cile e Argentina.

Tavola 61 (59) Ecco la croce di sughero e tronchi grezzi vista nella visione insieme con le frecce.
Tavola 55 (53)Un ampolla di cristallo che richiama l’immagine dell’innaffiatoio tenuto dall’angelo della visione di Fatima, contenente il sangue dei martiri. Sopa l’ampolla uno scettro a forma di giglio e tre punte all’estremità opposta. Lo scettro sembrerebbe richiamare lo stemma di papa Francesco, con i 3 chiodi del simbolo dei gesuiti visibili in nero all’interno del sole e il fiore di nardo di S. Giuseppe che in molte rappresentazioni è dipinto come un giglio o un fiore di mandorlo.
Tavola 60 (58) Una semplice corona d’oro impone il suo potere, un Cuore Immacolato Trionfante domina la scena circondato dai reali gigli di Francia. Una pacifica tartaruga lentamente se ne va… il mondo si rinnova sotto il segno del Grande Monarca. Comincia un periodo di pace….

Dal Ramo VI (ed ultimo) del Terzo Millennio:

Presagio 73 1562 Iuillet.
Droit mis au throsne du ciel venu en France,
Pacifié par Vertu l’Vniuers:
Plus sage espandre. bien tost tourner change,
Par les oyseaux, par feu, & non par vers.

Presagio 73 1562 Luglio
Giustizia messa da trono celeste che in Francia arrivare
Pacificato per Virtù l’Universo
Non si spargerà più sangue, ma ben presto verrà a cambiare
Per il fuoco e per gli uccelli e non per il mio verso

624
Mars & le scepte se trouuera conioinct,
Dessoubs Cancer calamiteuse guerre:
Vn peu apres sera nouueau Roy oingt,
Qui par long temps pacifiera la terre.

624

Marte e lo scettro (Giove) si troveranno congiunti,
Sotto Cancro (Luglio) calamitosa guerra:
Un poco dopo sarà nuovo Re unto,
Che per lungo tempo pacificherà la terra.
Sono solo due delle quartine che annunciano la venuta del Grande Monarca. Dopo la calamitosa guerra che comincerà nel mese di Luglio, quando Marte e Giove saranno in congiunzione, verrà unto il nuovo Re che riporterà la pace. Ma dopo questo periodo di pace si tornerà a spargere sangue, ma il veggente vuole mettere le cose in chiaro. La causa non sono i suoi versi profetici, ma il fuoco degli uccelli (velivoli).
Conclusione
Tutta questa sezione, che tratta dell’interpretazione delle Tavole Pittoriche e dell’attribuzione ad esse delle quartine ordinate cronologicamente, è sempre in evoluzione. Man mano che il significato dei versi apparirà più chiaro potrà compiersi una più precisa associazione. Per adesso, quanto è stato scritto, credo sia sufficiente a dimostrare che il manoscritto dei Vaticinia Nostradami abbia funzionato da fonte profetica d’ispirazione per le profezie in versi. E che esiste una precisa correlazione fra queste profezie, che potremmo definire enigmistiche, e i messaggi che la Madonna ha dato all’umanità in particolare nell’800 e nel ‘900. Ma per quale motivo rendere ermetica una profezia? E’ lo stesso Duca dei Tempi a spiegarlo. Per evitare che queste venissero usate per scopi malvagi da sovrani, leader etc e per evitare che gli eventi, così come stabiliti lì nella dimensione a tempo zero, venissero ad essere modificati per sentieri contrari alla Provvidenza Divina. Avvertire è consentito, ma nulla più di questo.

Pubblicato da a 07:22

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SEGRETO DI FATIMA : IL PASTORE ROMANO COLPITO E IL GREGGE DISPERSO

images[4]L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

La terza parte del Segreto di Fatima, nell’aspetto simbolico della sua visione, figurava la misteriosa morte di un papa con tutto il suo seguito, vittime di spari e di «frecce». Non era l’abbattimento solo del papa, ma di un’intera Chiesa militante!

Ora, la visione del 3º Segreto si conclude incontestabilmente con l’eccidio di chi rappresenta l’Autorità divina in terra: il Papa, e tutto il suo seguito fedele, quindi, con il papa morto la Chiesa restò in condizione di Sede vacante. Tal evento trova riscontro storico nel crollo dell’attendibilità dell’autorità cattolica, com’era conosciuta la Sede pontificia, nella sua continuità di due millenni. È quanto sarà qui brevemente considerato, per rinfrescare la memoria di chi ancora dubita di questa rottura reale, visibile anche senza la visione finale del Segreto di Fatima.

Il «fenomeno conciliare attuale», sostenibile solo dalla sua apparenza cattolica, a causa di questa e del fideismo che incute, rende la realtà del crollo quasi invisibile, pur palese dall’inizio nell’esplicito rifiuto di Giovanni 23 del dovere di giudicare. Ma un mondo immerso nel pensare fenomenico, ignora il crollo, che va ben oltre la «desistenza conciliare» rilevata da vari autori di peso, quale Romano Amerio.

Ci vorrebbe l’urgente ritorno al pensiero cattolico integrale, che supera apparenze dominanti, per capire la consistenza dell’oggettiva rottura operata nella Sede pontificia col conseguente lunghissimo eclisse della sua Autorità apostolica. Sembra un giudizio inestricabile? Invece, già nel giorno dell’apertura del Vaticano 2º, tale «alienazione» si è tradotta in un fatto per cui tutto il lavoro preparatorio del concilio, che rappresentava il programma fondato sull’Autorità pontificale, fu cancellato proprio con un atto di chi «occupava» questo Soglio d’autorità divina.

Si trattava, quindi, di finta autorità, poiché il vero non sussiste in contraddizioni con la realtà di un «papa» che lascia macellare un programma scaturito dalla sua «autorità»; per un Concilio ecumenico in continuazione con il dogmatico Concilio Vaticano, interrotto, che rimane il primo e unico Concilio cattolico del Vaticano.

Per capire i particolari della questione si veda lo studio del prof. Enrico Maria Radaelli, brillante e attivo curatore dell’opera di Romano Amerio in: http://www.enricomariaradaelli.it/aureadomus/aculeus/aculeus_contro_ermeneutica_card.scola.html . Tale esposizione, inquadrata sul 13 ottobre (data del Miracolo del Sole a Fatima) 1962, anche se centrata più su cardinali rivoluzionari che su Giovanni 23, dovrebbe almeno suscitare il dubbio che, a partire di Roncalli, sia apparsa in Vaticano una successione di falsi papi eletti per imporre la «continuità» della «fede ecumenista», l’ambiguità conciliare in rottura con la Parola di Cristo.

Un papa cattolico mai avrebbe smontato le difese della Fede nella Chiesa. Eppure, Giovanni 23 lo ha fatto, per giunta in un programma nominalmente promosso da lui stesso, svelando che esso non era il suo, ma della Curia, da sempre detestata da lui, insieme a tanti compagni modernisti, che ora assumevano l’attacco interno.

Così, con un atto di conio «democratico» lui riuscì a smontare due anni del lavoro preparatorio – che aveva ordinato – per un Concilio da dirsi cattolico pastorale.

Turpitudine pervicace, poiché aveva prima, con lo stesso spirito, cercato di vanificare il «terzo segreto di Fatima», da pubblicare nel 1960 (perché allora sarebbe più chiaro), archiviandolo… per sempre.

Eppure va ripetuto: Fatima è l’evento soprannaturale avvallato dal Miracolo del Sole – affinché tutti credessero nella sua natura di aiuto attraverso il Messaggio celeste agli uomini. Se è profezia, come crediamo e così s’è dimostrata nella storia del nostro tempo, allora lo stesso fatto che sia stato manipolato il suo «Segreto» è già parte del mistero che poteva svelare nella sua emblematica datazione del 1960.

Ma torniamo al fatidico 13 ottobre 1962 nel Vaticano.

Non sorprende che nel Diario del Cardinale Siri, il «papa non eletto» (Lai, Benny, 1993) il Porporato abbia annotato allora: «oggi il diavolo è entrato nel concilio»!

La questione centrale della Profezia di Fatima riguarda il Papato

Abituati alla lunga catena d’inganni contro Fatima iniziati con la sua stupefacente censura da parte di Giovanni 23, i fedeli, alla pubblicazione del Segreto nel 2000 con la stramba interpretazione di Ratzinger, potevano solo vederlo come l’ultima trama di una finzione troppo buia.

Eppure, come si è visto, Fatima può essere considerata risposta all’appello del 5 maggio del Papa Benedetto XV, con l’apparizione di Maria il 13 maggio, quindi;

al Papa sono dirette le richieste del Messaggio di Fatima poiché il Papa è al centro delle persecuzioni e sofferenze profetizzate e dallo stesso Papa dipende la risposta alle devozioni richieste da Maria Santissima. Infatti, al Papa andavano le continue preoccupazioni e preghiere dei pastorelli, come devono andare le nostre, coscienti che solo dalla sua Autorità divina può venire quell’atto di Fede che ridarà ordine a questo mondo allucinato. E ciò nonostante, di questo ministero papale è detto che, per aver ritardato la risposta alle richieste del Signore, seguirà il destino del Re di Francia nel disastro! Ricordiamoci: si tratta della “decapitazione” predetta nella comunicazione di Gesù a suor Lucia dell’agosto 1931: “Fa sapere ai miei ministri che siccome essi hanno seguito l’esempio del Re di Francia nel ritardare l’esecuzione della mia domanda, lo seguiranno nella disgrazia” (Documenti su Fatima di P. Alonso, ecc). Il Re fu ghigliottinato, quindi, figura un’acefalia che, riguardando la Chiesa sarebbe d’ordine universale, poiché delinea la Chiesa e l’umanità senza l’ostacolo al potere che abbatte l’Ordine di Cristo in vista del «disordine» dell’Anticristo; potere di un impero edonista ma assassino, ecumenista ma ateo; flagello più rovinoso per le anime di guerre e rivoluzioni messe insieme.

La visione del Terzo Segreto, ossia dello «sterminio» del Papa e dei suoi testimoni cattolici, palesa la «rimozione» simbolica nell’ambito della Chiesa del «sommo ostacolo» al male, il «katéchon» del testo di San Paolo (II Ts).

Ecco che il «Segreto» riguarda un’ora cruciale per il Papato: ora di Sede vacante.

E poiché l’anno per far conoscere la terza parte del Segreto – “perché più chiara” – era 1960 (spiegazione della Veggente al Cardinale Ottaviani), poco tempo prima di esso doveva accadere nell’ambito della Chiesa un fatto estremamente rovinoso.

Il tempo del Segreto di Fatima, avendo la sua “scadenza” in un tempo subito prima dell’incancellabile 1960, indica la data della disgrazia; l’oscura ma reale «acefalia» della Chiesa. Alla luce della storia era profetizzata la somma disgrazia, che valeva sia per la morte di Pio XII, il «Papa di Fatima», nel 1958, sia per il successivo conclave in cui sarebbe eletto il suo successore. Pendeva, però, quel giudizio: poiché i «ministri del Signore» fino a Pio XII non eseguirono la Sua richiesta, con la morte del Papa (come nella visione), la Chiesa restava acefala dell’Autorità di Dio; una Sede perfino festiva come fenomeno umano, ma vuota come realtà divina!

Sarebbe la profezia di La Salette avverata: Roma che perde la Fede e diviene sede dell’Anticristo nei suoi preposti: chierici che sarebbero a un tempo, depositari del «Segreto» e i soggetti dell’abbattimento d’ogni vera autorità; l’acefalia costatabile sia nel piano religioso – con la dichiarazione sulla «libertà religiosa» – sia nel piano dell’ordine universale con il «diritto di coscienza» di fronte a Dio.

Finzione o realtà apocalittica?

Infatti, non vi è disgrazia peggiore, non solo a causa dello sgoverno globale, ma della presenza nel Luogo sacro di falsari della fede dediti al culto umano (cf. II Ts).

Il cattolico che considera la crisi della Fede nel periodo seguente alla morte di Pio XII, sa che essa è crescente e sfrenata nella Chiesa da più di mezzo secolo, con gli incredibili atti e iniziative «pontificali» e «vescovili» del post Vaticano 2.

Sono molte le testimonianze a diversi livelli di questa demolizione della Chiesa.

È già stato ricordato Amerio nella sua raccolta di desistenze «dell’autorità» e «variazioni» nella Chiesa degli ultimi tempi; indicante lo sfascio (anche senza puntare alla sua vera causa). Eppure, la causa prima di questa va riconosciuta nell’elezione di un modernista filo-massone alla Sede. Perciò un evento datato.

Ecco l’importanza della datazione che riguarda «l’eccidio papale» del «Segreto» in causa. Su quella data, suor Lucia, ha sempre ribadito prima del 2000 che 1960 era il tempo per far conoscere la 3ª parte del «Segreto»: “così lo voleva la Madonna”!

E poi, chiarendo il perché della data al cardinale Ottaviani nel 1955: perché allora sarà “più chiaro”! Si noti che per lo stesso importante Pro-Prefetto dell’allora Santo Ufficio, illuso elettore di Giovanni 23, tale elezione si era dimostrata una sciagura; egli era alieno a ogni appello di conversione alla Fede, affinché gli uomini e i popoli smettessero di offendere Dio, come richiesto a Fatima.

Ora che si conosce il contenuto del «Terzo Segreto» ovvero la visione simbolica della «liquidazione» del Santo Padre con tutto il suo seguito fedele, il «nuovo papato» dichiarandosi esplicitamente avverso a «profezie di disgrazie», come ha fatto Giovanni 23 nel discorso di apertura del Vaticano 2º, è palese il rapporto di opposizione tra il Segreto di Fatima e il «nuovo papato». I «papi conciliari» stessi capivano che il «Terzo Segreto» indicava un autentico crollo della Città cristiana, con a capo il Papa, eppure esso andava censurato o manipolato per non nuocere al loro operato di apertura al mondo, in rottura con la Tradizione.

Quanti contestano ancora l’autenticità del «Segreto» pubblicato nell’anno 2000, adducendo la mancanza in esso di queste parole di Maria SS., di modo a spiegare la situazione di apostasia che devasta la Chiesa oggi, dovrebbero considerare da chi e da quando parte tale demolizione poiché già a La Salette la Madre di Dio aveva avvertito: «Roma perderà la Fede e diverrà la sede dell’ANTICRISTO»! Non è proprio la mancanza dell’autorità del papa cattolico a permettere e proporzionare ogni investita contro la Fede e il Culto, che conduce all’apostasia generale?

La confusione attorno all’intervento divino di Fatima va imputato a quale potere, se non dell’Anticristo a Roma e dalla data segnalata? Basta vedere la «desistenza» dell’autorità, svelatasi ancora più clamorosa oggi con le «dimissioni» di Ratzinger!

Se dalla morte di Pio XII è subentrato un «nuovo papato» che tra tante mutazioni ha pure strumentalizzato la Profezia che poteva indicava il lungo iato nell’Autorità cattolica, ciò non dovrebbe essere d’enorme interesse per i cattolici?

Un patetico dilemma “cattolico” dell’ora presente

È bene ricordare che il nemico di Dio e degli uomini attacca con maggior forza dove c’è il maggior aiuto per la salvezza. Si tratta della Santa Sede: ecco dove il maligno punta a compenetrare la Chiesa con ogni mezzo. Il dilemma del nostro tempo sembra velato per molti perché riguarda l’evento estremo del “pastore colpito”; il Papa “tolto di mezzo” con l’elevazione d’inviati del nemico: degli «anticristi in Vaticano» per completare la grande l’apostasia globale!

Sull’incombente Segno di Fatima, si può capire che ogni ipotesi attorno al Segreto pubblicato dal Vaticano, vero o falso, va nel senso di un’enorme contraddizione:

– se è falso, ne è responsabile proprio l’autorità vaticana che lo ha falsificato.

Quindi Giovanni Paolo che lo avrebbe contraffatto a vantaggio della sua immagine;

– se è vero, allora la contraddizione è dei tradizionalisti che accusano il falso, ma non il falsario. Anzi, questo sarebbe il loro papa contraffattore di Fatima!

Una posizione ammorbidita poi dall’idea che i vertici vaticani non hanno falsato quel testo, ma “solo” nascosto l’altra sua parte essenziale, mentendo sull’integrità di quanto pubblicato. Ciò è parimenti contraddittorio e coinvolge in pieno l’attuale «ex» Benedetto, dovendo indicare, quindi, qualcosa di molto nascosto.

Di fatto, la visione del «Segreto» svela proprio l’«eliminazione» per un tempo dell’autorità papale! Così, chi riconosce la crisi della grande apostasia non può né deve trascurare il Segno di Fatima che, come tutto fa capire, apre alla giusta lettura di quanto è successo nella Chiesa prima e dopo la morte di Pio XII, cioè attorno alla data segnata per pubblicare il «Segreto». Da allora la decadenza della Sede fa vedere la spaventosa continuazione della crisi cattolica, che non si vuole capire.

Per discutere sull’autenticità del testo del «Segreto» pubblicato nel 2000 abbiamo redatto l’ipotesi tradotta in più lingue: http://promariana.wordpress.com/?p=2997 )

Il «Segreto» svela la causa della crisi cattolica dal 1960. In sostanza ha già svelato come l’attuale gerarchia ecclesiale ne tema il contenuto associato alla crisi della fede successiva al Vaticano 2º e come, proprio per questo motivo, si continui ad esercitare su di esso un deciso controllo. Fatto è che, essendo impossibile ignorare Fatima, l’evento certificato dal gran Miracolo del Sole, riconosciuto dalla Chiesa come segno divino (si deve risalire all’Antico Testamento per trovare uno simile), le autorità conciliari cercarono di ridurre il suo messaggio a vago riepilogo storico delle malefatte del secolo XX. Eppure, lo scenario che esso riflette, dell’eccidio virtuale del Papa col suo seguito, è quello dell’esecuzione di un «colpo finale»: il complotto storico contro la Chiesa e il Cristianesimo andato a segno nei nostri tempi con le complicità e malefatte interne e esterne al Vaticano!

Sindrome della paura della verità contenuta nel Segreto di Fatima

Tale sintomatologia, come si era visto, colpì pure Suor Lucia… con l’ubbidienza!

A tale sindrome sembrano soggetti anche quanti lo accusano di falso, ma non contestano il «pontefice ingannatore» né in temi che riguardano la Fede divina!

La contraddizione passa a consistere nel fatto che per evitare una conclusione “sedevacantista” alcuni si rivolgono proprio al «giudizio infallibile» dei «falsari dottrinali» per arrivare a conclusioni patetiche. Noto fu il caso del Padre Georges de Nantes, venuto a Roma tre volte in dieci anni con accuse di eresie e scisma, da sottomettere al verdetto dello stesso eresiarca, «fratello nella fede»!

Poi, la strana rinuncia di Benedetto 16º che suscitò lo sragionato appello del mio amico il professore di Estetica e curatore dell’opera di Romano Amerio, Enrico Maria Radaelli, autore del notevole libro «La Sinagoga bendata». Di fronte a quella conclusione inevitabile sulla «ermeneutica della rottura» di studiosi del peso di mons. Brunero Gherardini, del Vescovo Oliveri e di di altri, Radaelli ritenne urgente chiedere allo stesso Benedetto una dichiarazione infallibile in materia (vedi http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1348309?eng=y ). Inutile dire che è rimasto senza risposta. Tuttavia, espone pubblicamente ragioni per cui le dimissioni (di chi non conferma d’essere vero papa) andrebbero ritirate: http://www.enricomariaradaelli.it/aureadomus/aculeus/aculeus_dimissioni_papa_benedettoXVI.htm l ). Strano volere una risposta da un’autorità della Chiesa infallibile, ma rivolgendosi a quella di una chiesa «variabile» secondo la nozione di Romano Amerio sulla demolizione conciliare, classificata come «variazioni della Chiesa nel secolo XX». Comunque Benedetto 16º rispose: il suo gesto era volontà di Dio!

Il sospetto della presenza di un «anticristo in Vaticano» circola sempre più

Il fatto è che per riconoscere la situazione di persecuzione interna alla Chiesa e al Papato si deve vagliare il nefasto risultato di elezioni in conclavi risultati nulli dalla mancata condizione cattolica di chierici modernisti, fautori di una chiesa riformata nel senso illuministico e massonico. Essa non è, come sappiamo, la Chiesa per la conversione a Gesù Cristo, quindi, a monte, i conclavi che hanno eletto chierici modernisti sono nulli. Ecco che dal 1958, anche senza far ricorso al «Segreto di Fatima», si può capire che la Sede rimane vacante finché il Signore non susciterà un Papa cattolico, da non confondere con quello voluto dalle sinagoghe e dalle logge del mondo, ma secondo il Volere del Signore! Credere nelle false scelte fa meritare il risultato imperversante che implica il castigo evocato nel Vangelo: “Colpirò il pastore e le pecorelle del gregge saranno disperse” (Mt 26, 31).

Il Signore è a un tempo il Pastore e Chi permette la sua «rimozione; quest’assenza del Papa cattolico figura il ritiro di Dio per un tempo, da quando i cattolici hanno riconosciuto un’altra voce portatrice di un altro vangelo; quello del Vaticano due, del «culto dell’uomo»! La Chiesa e il Papato esistono proprio per la distinzione netta tra Fede e mondo: tra continuità e rottura, tra conversione e inganno: una è la vita, l’altra la morte del Papa, proprio come fa vedere la Profezia de Fatima.

Si deve, quindi, pregare per il ritorno del Papa cattolico, testimoniando contro quanto gli si oppone. Solo allora si potrà finalmente meritare il trionfo della Fede insieme a quello del Sacro Cuore di Gesù, insieme all’Immacolato Cuore di Maria!