Nuovo Ordine Mondiale, Crollo della Sovranità e Controllo delle Popolazioni

…Io sono un esponente di un’azienda dello Stato, devo cercare di portare al consumatore tutto quello che, tutto quello che è possibile” “…abbiamo bisogno per il Nostro Paese, di queste fonti di energia che sono necessarie per il nostro sviluppo; ma non capisco, molte volte gli italiani che, si alleano con questi grossi interssi petroliferi internazionali contro di noi dimenticando che noi all’estero siamo l’Italia, non siamo solo l’ENI, siamo la bandiera italiana e che lavoriamo per il Nostro Paese e per le necessità e per il domani del Nostro Paese” “Abbiamo bisogno di lavorare e non possiamo più andare all’estero come dei poveri emigranti che non hanno nessun’altra forza che le proprie braccia; noi vogliamo andare anche noi come imprenditori, con l’assistenza tecnica e con tutto quello che un paese moderno come il nostro, oggi può dare.”

Una SpA ha come obiettivo fare utili per dividerli agli azionisti, un’azienda pubblica ha come obiettivo l’interesse pubblico ed è frutto di anni, di decenni di lavoro e di sacrifici dei cittadini versati allo stato attraverso le tasse; la debbono finire di regalare se on di barattare per scopi personali, i nostri beni, i nostri sacrifici, il nostro lavoro, la vita nostra e di tutta l’intera nazione.

20 maggio 2011

Per prelevare petrolio di scarsissima qualità al 12esimo livello (su 50 di max purezza) lo Stato Italiano ha ceduto la sovranità concedendo licenze di prospezioni e trivellazioni a compagnie straniere e finte nazionali in quasi tutte le Regioni, per derubare l’Italia delle sue ultime e profonde risorse energetiche.

I danni ambientali che seguiranno a queste pratiche potranno essere irreparabili per decenni o secoli. Non vi saranno profitti per le popolazioni locali che saranno costrette a convivere in situazioni di inospitalità ed insolubrità.

“L’Italia preda delle trivelle texane”

In questi ultimi anni l’Italia e’ tornata nel mirino delle ditte petrolifere di mezzo mondo.
Che avessimo piccoli giacimenti di idrocarburi era noto gia’ da molto tempo, ma questi non sono mai stati sfruttati perche’ economicamente non conveniente.
Il nostro petrolio e’ di qualita’ scadente, modesto in quantita’, scomodo da estrarre perche’ posto in profondita’ e in una nazione fortemente antropizzata, sismica e soggetta a subsidenza. Oggi si assiste ad una “rinascita” dell’attivita’ petrolifera
in Italia. Questo e’ dovuto senz’altro alla maggior richiesta da parte di India e Cina, al fatto che i migliori giacimenti
mondiali sono in fase di esaurimento, a migliori capacita’ tecnologiche, e soprattutto al fatto che e’ facile speculare in Italia.
Gli stessi petrolieri sulle loro comunicazioni interne parlano di facili guadagni in Italia, di basse royalties, di scarsa opposizione politica, di facilita’ nell’ottenere permessi ambientali e burocratici. Per esperienza, so che e’ cosi. Il popolo non e’ mai sufficientemente informato e spesso ne viene a sapere per caso o ad affare fatto.
I limiti per le emissioni di idrogeno solforato dalle raffinerie italiane e’ di circa 30ppm, a fronte di un limite massimo
tollerabile per la salute umana di 0.5ppm come stimato dall’Organizzazione Mondiale della Sanita’.  Le royalties in terraferma sono del 10% e del 4% in mare.  In Libia o in Norvegia ad esempio, lo Stato trattiene oltre l’80% dei guadagni
ma anche in Canada dove l’industria non e’ statale le royalties sono di circa il 40%. In Italia fino al 2010 si poteva trivellare liberamente lungo le nostre coste, senza limiti.
Dall’anno scorso e’ stata introdotta una zona franca di 5 miglia nautiche da riva. In California lo stesso e’ di 100 miglia da riva, per salvare turismo, pesca e qualita’ della vita.  E’ evidente che in situazioni simili e’ facile venire in Italia e speculare.
Non molti lo sanno, ma ci sono progetti per trivellare parchi, la laguna veneta, le coste siciliane, Pantelleria, le isole Tremiti, il Gargano, i campi del Montepulciano d’Abruzzo, la Pianura Padana, il tutto sul modello della gia’ martoriata Basilicata, il primo esperimento italiano di trivelle a larga scala, iniziato 15 anni fa per opera dell’ENI.
Nell’immaginario collettivo c’e’ l’idea che petrolio equivale a ricchezza, ma non e’ cosi. Dalla Lucania ogni giorno emergono
notizie di petrolio subentrato nella catena alimentare, di rifiuti petroliferi smaltiti fra i campi, di sostanze di scarto
che finiscono nelle dighe di acqua, di esalazioni di idrogeno solforato fuori da ogni limite accettabile per la salute umana,
di agricoltura compromessa in certi luoghi, di pozzi di petrolio proposti nei pressi di ospedali e centri abitati, di scarsi controlli ambientali e fiscali.
Tutte le statistiche Istat continuano a collocare la Basilicata fra le due o tre regioni piu’ povere d’Italia, l’emigrazione aumenta, i giovani non hanno prospettive.   Il clima e’ di forte omerta’ – la chiesa non si azzarda a parlare,
i politici sono troppo timorosi di fare la cosa giusta, e la societa’ civile si sente impotente.
L’ENI aveva promesso loro un monitoraggio ambientale che e’ stato messo su solo 12 anni dopo l’inizio delle trivellazioni e che a tutt’oggi e’ saltuario e incompleto.
Non e’ accettabile, non e’ giusto.

Prof.ssa Maria Rita D’Orsogna
Dr. Milan Roberto

“Il rischio non vale il metano”

Nel 2008 la Legge 133 del Ministro Scayola concesse di poter attivare i pozzi purchè si dimostrasse che non provocano subsidenza.
Ricordiamo che già nel 1967 l’ Ing. Mario Zambon, dell’Università di Padova, denunciava i danni dovuti all’estrazione del metano che aveva provocato la moria dei peschi, l’abbassamento del suolo di m 3.0 nel Polesine e di m 1,60 nel Ravennate con danno alle spiagge.
La subsidenza è certa , irreversibile e può verificarsi anche dopo cessate le estrazioni.
Ricordiamo che in America le piattaforme per l’estrazione devono stare oltre i 100 km dalla costa, per non danneggiare la salute degli abitanti, il turismo e la pesca. Altrettanto si richiede lungo le coste della Norvegia. In Italia invece le trivelle sono ammesse a soli 5 km dalla costa. C’è da chiedersi se i nostri politici sono impazziti. Non basta sapere che il nostro terreno e simile a quello del Polesine che ha sofferto i disastri degli anni 50-60. Sono talmente irresponsabili da non tener conto che nelle campagne venete molti terreni sono anche 3 m sotto il livello del mare dove sono in funzione 300 idrovore , 24 ore su 24, per non farli diventare delle paludi.
Qualsiasi tesoro si trovasse nel sottosuolo non va toccato se ciò può compromettere l’esistenza futura di zone altamente popolate e di valore storico ed artistico, unici al mondo, quali Venezia, Chioggia e tutta la riviera veneta. L’Adriatico è un mare chiuso, a basso fondale ( max 50m) con superfice pari ad 1/6 del Golfo del Messico (fondo 1500 m). Un incidente tipo quello della piattaforma sprofondata in quel mare, nel maggio dell’anno scorso, avrebbe provocato una catastrofe inimmaginabile.
La nostra forte e decisa protesta va al Ministero dell’Ambiente ed al Ministero dell’Industria e chiediamo la chiusura di tutte le concessioni di ricerca ed estrazione di idrocarburi nel nostro territorio e nel nostro mare.

Ing. Giandomenico Tesserin
Comitato Difesa di Chioggia

Per ulteriori informazioni visitate il sito della Prof.ssa Maria Rita D’Orsogna!

LA MAPPA DELLE TRIVELLE IN ITALIA

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Dice il signore della Val d’Agri: a noi è rimasta solo la puzza perenne (di acido solfidrico H2S che è letale) e i giovani devono andarsene di qui come e più di prima.

Questa giovane donna abitante sulla costa americana del Golfo del Messico è morta misteriosamente, forse per ostruzione della vena cava superiore, causata forse dal Corexit che viene ancora immesso a tonnellate nel Golfo per disperdere il greggio e camuffare la catastrofe irreversibile che il Premio Nobel per la Pace Obongo ha mendacemente dichiarato risolta. La gente continua a morire sempre di più di patologie sconosciute e i pesci sono malati e contaminati.

La legge italiana impone per le trivellazioni off shore in Adriatico una profondità del fondale di almeno 130 metri. Può l’ Alto Adriatico essere idoneo se la sua profondità media è di 40 metri?

Comunque noi siamo una colonia della superpotenza ostaggio di corporations predatrici e omicide. Non si risolve nulla se non si chiamano le cose col loro nome. Ghedaffi ha concesso alla BP nel 2009 di trivellare cinque pozzi nel Golfo della Sirte e per ricompensa gli sparano addosso missili Cruise che gli hanno già massacrato parte della famiglia. I fighter jet NATO invece volano poco dopo che due Rafale francesi e un F16 del Qatar sono stati abbattuti e mostrati alla TV libica (ma non alla TV delle nostre democrazie genocide).

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I «no-oil» a Pescara: l’Italia unita contro le trivellazioni

Circa 40 mila persone sabato 13 aprile alla manifestazione «corale» contro il progetto Ombrina Mare

Circa 40 mila persone, secondo il comitato promotore (10 mila per la questura), sono stati i partecipanti alla manifestazione organizzata a Pescara sabato 13 aprile per dire no al progetto di trivellazioni petrolifere denominato Ombrina Mare.

TRIVELLAZIONI – Da qualche tempo, qualcosa unisce il nostro Paese. E per una volta, non è la Nazionale di calcio. È la lotta alle trivellazioni. Una serie di contestazioni che si estende e si fa più visibile, innescata da alcune norme contenute nel decreto Sviluppo del governo Monti. Che hanno sbloccato decine di richieste di autorizzazione per la ricerca di idrocarburi in terra e in mare. Martedì 9 aprile il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, ha a promesso di battersi «contro le perforazioni off-shore e per la tutela del mare del Canale di Sicilia». Ma le manifestazioni si moltiplicano in tutta Italia, e uniscono le maggioranze politiche alle opposizioni, fino alle associazioni non solo ambientaliste.

Il volantino della manifestazione di PescaraIl volantino della manifestazione di Pescara

ABRUZZO IN PIAZZA – Oltre 260 adesioni ufficiali, tra le quali tre Diocesi, una Regione, una Provincia, due parchi nazionali, 51 Comuni, 17 partiti e liste civiche, e 178 tra associazioni, comitati e movimenti. Sono i numeri della manifestazione nazionale che si è svolta a Pescara indetta per contestare Ombrina Mare. Un progetto petrolifero della società inglese Medoilgas che prevede una piattaforma di produzione con sei pozzi, 42 km di tubazioni e una grande nave raffineria di 320 metri di lunghezza ormeggiata per 24 anni di fronte alla costa. Un litorale non qualunque: si tratta della «Costa dei trabocchi», che attende dal 2001 di essere trasformata in parco nazionale. Né ha giovato alla popolarità dell’impresa la lettera, diffusa dai militanti del Movimento 5 Stelle, che contiene il «doveroso apprezzamento» di Sergio Morandi, amministratore delegato di Medoligas Italia, al ministro all’Ambiente Corrado Clini. Le congratulazioni sono per l’aver superato con il decreto Sviluppo i vincoli del cosiddetto «correttivo ambientale» del 2010. Risultato: sono scese in piazza non solo tutte le forze politiche e i movimenti ambientalisti, ma anche associazioni di categoria, Comuni, viticoltori e imprenditori. Uniti contro il paradosso di un progetto di parco nazionale che viaggia di pari passo con quello petrolifero: «Persino Berlusconi», dice Fabrizia Arduini, referente Energia del Wwf in Abruzzo, «aveva detto un no secco a un progetto sul territorio che allora riguardava l’Eni. Ora, visto che già si vedono le teste di pozzo nel mare, resta la sensazione di essere stati svenduti. Senza contare i danni che le trivellazioni arrecano alla pesca, all’ambiente e al turismo».

ITALIA, PAESE DI BENGODI DELL’ORO NERO – Il rinnovato interesse per gli idrocarburi nazionali, di qualità per lo più scadente, nasce dai bassi costi di ricerca e alle modestissime royalties dovute. «In Italia», afferma Giorgio Zampetti, geologo, responsabile scientifico di Legambiente, «per la ricerca del petrolio le grosse compagnie pagano circa 5-6 euro a kmq, mentre la media mondiale è intorno a cento». Quanto alle royalties, secondo Pietro Dommarco, autore del volume Trivelle d’Italia, in Norvegia lo Stato preleva in diritti e compensazioni il 78%, nel Regno Unito dal 32 al 50%, in Canada il 45%. In Italia, ci si accontenta: il 7% sul petrolio estratto in mare, il 10% per quello prelevato in terraferma. Ecco quindi la ragione dei 22 permessi di ricerca attivi, delle 36 richieste di nuovi permessi, delle undici istanze di «coltivazione in mare». Se tutti i progetti andassero in porto, nel giro di poco tempo le piattaforme di estrazione italiane passerebbero dalle attuali nove a un’ottantina.

TUTTE LE PROPOSTE – Di qui, il moltiplicarsi delle proteste, dalla Bassa padana fino alla Sicilia. I più arrabbiati, forse, sono i Comuni dell’Emilia Romagna. Messi in allarme anche dal terremoto che l’anno scorso ha sfregiato la regione, i tamburi di guerra già rullano a Sassuolo, Novellara, Reno Centese, Monte San Pietro, Poviglio, insieme a decine di Comuni reggiani e di Parma.

Carlotta Clerici

12 aprile 2013

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1 giugno 2012 | Autore
…era uno studio commisionato dai petrolieri della Sclumberger ed eseguito da scienziati russi che affermavano che trivellare aveva portato a terremoti di grado anche 7 della scala Richter in zone desertiche dell’Uzbekistan…
Vi sembran pochi 514 pozzi di cui una sessantina già dismessi in un’area così urbanizzata e fragile? Pensate che tutto questo furioso estrarre dal sottosuolo possa tradursi in stabilità geologica? Perchè fino a poco fa nessuno ne sapeva niente? Forse perchè il popolo non deve sapere quello che le entità straniere si prendono dal nostro sottosuolo? Chi le controlla? Ammesso che un qualche controllo ci sia, ci dicano se ci sono state pratiche di fratturazione e quanti fanghi venefici sono stati introdotti nel sottosuolo e a che pressione. Ci dicano quanto  e a che pressione viene iniettato il gas per lo stoccaggio. Ci dicano cosa succede quando lo prelevano troppo rapidamente. Ci dicano almeno che non lo faranno più ma parlino, rendano conto ai cittadini! ndr
venerdi 1 giugno 2012

Il Terremoto in Emilia

di Maria Rita d’Orsogna

http://dorsogna.blogspot.it/

** E’ un post lungo, e chiedo scusa a tutti quelli che mi hanno scritto e a cui non ho potuto rispondere ancora. Per quello che possa contare, un abbraccio all’ Emilia **

La premessa di tutto e’ che io non sono un geologo o un sismologo, ma un fisico, per cui non so e non posso io determinare la causa del terremoto in Emilia, ammesso che sia possibile farlo.

La sotto-premessa e’ che sono anni che continuo a leggere la letteratura sul petrolio, gas, fracking, e che in questi anni ho visto diverse comunita’ trivellate, parlato con persone, incontrato registi, attivisti, scienziati, in America, in Francia, in Nigeria e credo di avere una buona cultura, di persona di scienza, su tutte le tematiche collegate al tema.

Posso allora porre una serie di osservazioni, in relazione a cio’ che ho visto e letto, che poi si traducono in domande e che poi alla fine riconducono ad un unica conclusione:

L’Italia e’ fragile – tutta – da nord a sud, e faremmo molto meglio a proteggere questo paese evitando di trivellare alla cieca, fracking o non fracking, o di fare stoccaggi sotterranei per il beneficio di Aleanna, Padania Energia, ENI, Northern Petroleum, Petroceltic, Po Valley, Shell, Rivara Erg Storage, o chi per loro, in cambio di dubbi vantaggi alla collettivita’ e molti rischi.

Proteggere il territorio vale non solo per il petrolio, ma per la cementificazione selvaggia, i capannoni di Modena e le universita’ dell’Aquila crollate perche’ costruite alla leggera, evitare di trasfomare i letti di fiumi e le coste marine in colate di cemento e cosi via.

Quando si prendono le scorciatorie, prima o poi se ne pagano le conseguenze, perche’ chi comanda non e’ lo speculatore di turno, ma la natura, con i suoi ritmi e le sue logiche. E anche se oggi ti pare di averla fatta franca, di avere risparmiato o speculato, alla fine lei ti presenta il conto senza guardare in faccia a nessuno.
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Veniamo alle osservazioni che io posso fare sul tema terremoto in Emilia.

1. Ho cercato in tutti i modi di capire se ci fosse fracking in Italia. I termini in inglese da cercare sono “hydraulic fracturing”, “stimulated fracture”, “shale gas”. Non ho trovato molto da parte delle ditte petrolifere, in inglese o in italiano, ne da parte del governo Italiano sull’ultilizzo di questa tecnica, in Italia *in questo momento*.

Nulla esclude che si voglia o possa fare fracking in futuro. So per esempio che Stefano Saglia, sottosegretario alle attivita’ produttive nel governo Berlusconi ne e’ stato un forte proponitore, so che si parla di possibili riserve di shale gas nella Pianura Padana, ma non credo che il fracking vero proprio sia gia’ in atto in Italia.

Se e’ in atto, e’ sicuramente qualcosa di ben ben nascosto da tutti i siti internet che io abbia potuto indagare.

Questo porta alla domanda: il governo Italiano vuole dirci qualcosa su questo tema? La Francia ha un divieto integrale sul fracking, cosi pure la Bulgaria. La Germania ne sta discutendo. Anche in Inghliterra dove la pratica e’ stata inizialmente applaudita come rivoluzionaria, ci stanno ripensando. Negli USA lo stato del Vermont e di New York hanno moratorie piu’ o meno lunghe. E noi?

Stefano Saglia come puo’ essere cosi sicuro che questa tecnica sia una cosa buona per l’Italia? Con quale esperto parla lui?  Ecco cosa disse l’anno scorso:

Lo shale gas potrebbe aprire nuove strade per l’approvvigionamento energetico in un momento particolarmente delicato a livello globale. L’Italia accoglie con favore l’avvio di approfondimenti a riguardo.

A che conclusione e’ giunto? Che approfondimenti ha fatto? Ci scommetto nemmeno uno.

Ora, anche se il fracking per ora non e’ una tecnica usata in Italia, visto che ne parla tutto il mondo, e visto che la gente vuole risposte, i nostri governanti attuali, Clini, Passera, Monti vogliono dire qualcosa su come l’Italia si pone di fronte alla possibilita’ di fare fracking sul nostro territorio?

Perche’ non c’e’ informazione su questo tema? Perche’ dobbiamo sempre arrivare per ultimi, in maniera disorganizzata, per sentito dire e con l’acqua alla gola? Tutto il web parla di questo fracking,
in maniera piu’ o meno scorretta. Com’e’ che neanche si accenna minimamente a spiegare, regolamentare, discurtere in modo ufficiale, questa pratica che prima o poi potrebbe arrivare anche in Italia?

2. Ma poi, cos’e’ questo fracking? In termini molto semplici, e’ una tecnica relativamente nuova
con la quale si manda giu’ nel terreno un cocktail di roba chimica ad alta pressione, si causano microterremoti con i quali la roccia porosa viene fratturata (e di qui il nome hydraulic fracturing), il gas contenuto nei pori della roccia viene sprigionato e poi catturato per essere commercializzato.

Ecco allora il concetto dei (micro)-terremoti collegati al fracking: il fracking di per se causa delle microscosse. Ma queste microscosse, in generale, sono di intensita’ bassa, o almeno questo secondo le intenzioni di chi fa il fracking.  A volte restano gli interrogativi se sia proprio la pratica del fracking in se a scatenare terremoti di intensita’ media – attorno al grado 2,3 o eccezionalmente anche 4 della scala Richter, ma in genere i terremoti sono di intensita’ bassa.

Quello che invece e’ piu’ pericoloso, in relazione al fracking, e’ l’utilizzo di una miriade di pozzi cosiddetti di re-iniezione, pozzi dismessi in cui si iniettano i fluidi di scarto – la monnezza del fracking.

Per ogni pozzo attivo, infatti vengono prodotti enormi quantita’ di  monnezza fluida – tossica e radioattiva –  e non si sa che farne. A volte i petrolieri costruiscono delle vasche a cielo aperto per metterci questa monnezza, i cosiddetti waste pits, altre volte invece usano pozzi sotterranei dismessi per il contenimento.

Qui un waste pit a cielo aperto e non nel Burundi, ma negli USA:

Ora, quando si usano pozzi dismessi di re-iniezione, il fluido di scarto viene tenuto ad *alta pressione* ed e’ questo il vero problema: l’alta pressione dei pozzi, che spingono sulla roccia circostante, potenzialmente lubrificando e cambiando gli equilibri fra le faglie sismiche.

Negli USA ci sono state diverse regioni colpite da sciami sismici in zone in cui si fa fracking – in Arkansas, in Ohio, in Oklahoma, in Texas, e cosi pure in Inghilterra, a Blackpool, dove proprio a causa della sismicita’ indotta dal fracking c’e’ un ripensamento in generale di questa tecnica.

Si e’ trattato di terremoti in zone in cui prima non ce ne erano, e si e’ arrivati anche al grado 4.7 della scala Richter.

Non e’ stato semplicissimo capire se ci fossero collegamenti fra fracking, pozzi di re-iniezione e sismi, ma lentamente si e’ arrivati alla conclusione che molto probabilmente la “colpa” e’ non del fracking in sé, quanto di questi pozzi di reiniezione.

Questo non lo dice Maria Rita, ma lo dice il Servizio Geologico degli Stati Uniti: il USGS, che afferma:

a possible explanation is the increase in the number of wells drilled over the past decade and the increase in fluid used in the hydraulic fracturing of each well. The combination of factors is likely creating far larger amounts of wastewater that companies often inject into underground disposal wells. Scientists have linked these disposal wells to earthquakes since as early as the 1960s. The injections can induce seismicity by changing pressure and adding lubrication along faults.

Infine, come gia’ discusso varie volte su questo blog,  a parte i terremoti in modo piu’ o meno diretto, questo fracking porta a innumerevoli problemi – l’inquinamento delle falde idriche in primis, l’uso di enormi quantita’ di acqua, e l’emissione di gas nocivi.

E’ per tutti questi motivi che non e’ proprio una cosa saggia e che secondo me l’Italia dovrebbe bannarlo, in maniera preventiva, cosicche’ nessuno neanche ci pensi a farlo nel nostro paese.

3. Ma allora sorge la domanda, in Emilia, ammesso che il fracking non si faccia in questo momento in Italia, ci sono pozzi di reiniezione di rifiuti liquidi provenienti dalle estrazioni di gas e di petrolio “normale”?  Qualcuno li ha studiati? Ecco cosa dice il nostro Ministero delle Attivita’ produttive.
In Emilia Romagna ci sono 514 pozzi perforati, di cui 69 non produttivi e destinati ad “altro uso“.

Fra questi, che ho potuto indentificare io, ce ne sono almeno 7 di reiniezione:

1. Angelina 001 – concessione Ravenna Mare (Ravenna) ENI
3. Cavone 14 – concessione Mirandola (Modena) Padana Energia
9. Cortomaggione 038 – concessione Cortomaggiore (Piacenza) ENI
23. Cortomaggiore 134 dir – concessione Cortomaggiore (Piacenza) ENI
29. Minerbio 021 – concessione Minerbio (Bologna) ENI-Agip
63. Spilamberto 009 – concessione Spilamberto (Bologna-Modena) Padana Energia
65. Tresigallo 007 – concessione Tresigallo (Ferrara) ENI

Ecco le schede:

Di questi tre sono molto vicini all’area dei terremoti – Mirandola, Spilamberto, Minerbio.

Il nostro governo ha qualcosa da dire su questi siti di reiniezione, sulle pressioni che possono essere esercitate su eventuali faglie circostanti, specie visto che alcuni di questi siti sono vicini all’epicentro del terremoto e visto che negli USA almeno i siti di reiniezione ad alta pressione hanno “quasi sicuramente” scatenato i terrremoti come dice l’USGS?

E anche se non sono i siti di reiniezione la causa scatenante di questi terremoti, e’ possibile che abbiano in qualche modo acuito o partecipato ai terremoti o invece sono stati assolutamente innocui?

In questo senso, condivido pienamente il pensiero del Prof. Ortolani che chiede maggiore vigilanza sui siti di reiniezione in Italia. 

4. In Emilia ci sono, come detto, piu’ di 500 pozzi scavati di petrolio e di gas “normali”, senza fracking, di cui varie centinaia attivi, alcuni di questi vicinissimi al punto d’impatto. Io non so se questi pozzi in cui non si pratica il fracking possano essere relazionati ai terremoti, ma so che vi sono casi registrati in altre parti del mondo in cui le trivelle hanno portato a terremoti. Casi eccezionali certo, ma pur sempre accaduti.

Qui quello che avevo scritto a suo tempo sul terremoto dell’Aquila – era uno studio commisionato dai petrolieri della Sclumberger ed eseguito da scienziati russi che affermavano che trivellare aveva portato a terremoti di grado anche 7 della scala Richter in zone desertiche dell’Uzbekistan.

Si riportano casi di sismicita’ indotta in Oman, in Francia, in Texas, anche senza fracking, ma, come detto, io non so, e non posso dire se questo sia il caso in Emilia Romagna, data la forte magnitudine del sisma.

Anche qui, quello che posso sottoscrivere e’ quanto scritto da Vitaly Adushkin, Vladimir Rodionov, Sergei Turuntaev, scienziati russi dell’Istituto della Dinamica della Geosfera, dell’Accademia Russa di Scienza, assieme alla Schlumberger:

Few will deny that there is a relationship between hydrocarbon recovery and seismic activity, but exactly how strong a relationship exists has yet to be determined.” They caution that in regions where tectonic activity is already high, extracting oil and natural gas could trigger strong quakes.

Poche persone possono negare l’esistenza di correlazioni fra estrazioni di idrocarburi e attivita’ sismica, ma esattamente quanto forte sia la relazione fra i due eventi deve essere ancora determinato. Occorre dunque essere prudenti, perche’ in zone dove l’attivita’ sismica e’ gia’ molto elevate, l’estrazione di petrolio e di gas potrebbe scatenare forti terremoti.

Infine, un caso simile di sismicita’ indotta si e’ verificato qualche anno fa a Basilea, Svizzera, dove nel 2006 Markus Haring stava trivellando un pozzo per geotermia che scateno’ uno sciame sismico di 30 terremoti con grado massimo 3.4. Fu anche messo sotto processo per avere causato instabilita’ al territorio, rischiava il carcere, ma se l’e’ cavata con una multa se non mi sbaglio.

5. Infine, si parla di creare un mega campo di stoccaggio di gas nell’area del terremoto detto Rivara. 
Si parla di “importanza strategica nazionale”. Ma come abbiamo fatto finora senza? E’ davvero cosi importante o si tratta dei giochini soliti per farci soldi?

Di questi campi di stoccaggio ne sono previsti 14 in tutta Italia, fra cui a San Benedetto del Tronto, a San Martino sulla Marrucina, zone sismiche, delicate.

Cui prodest?

Qui un articolo su simili progetti in Olanda, dove si vogliono stoccare 4 miliardi di metri cubi di gas ad alta pressione, da parte della Gazprom e della Taqa, che e’ una sussidiaria della ditta nazionale di gas di Abu Dhabi. Si afferma che per il progetto nella zona di Bergermeer

“Gas storage plan will boost earthquake risk”

Si dice che:

A number of scientific reports however show that gas storage might bring about serious seismic hazard to the surrounding municipalities of Bergen, Heiloo and Schermer and the town of Alkmaar. The area has known a number of (man) induced earthquakes during the depletion of the field between 1994 and 2008, with subsequent higher magnitudes on the Richter scale. Scientists from a number of renowned scientific institutes such as KNMI, MITand TNO are comfortable with an estimated maximum magnitude of 3,9 on the Richter scale, with a chance of occurrence of 2% over the concession period. Earthquakes with lower magnitude but still quite damaging are of a much higher likelihood.

Un numero di rapporti scientifici mostrano che lo stoccaggio di gas possa portare seri rischi alle citta’ vicine di Bergen, Heiloo e Schermer e la vitta’ di Alkmaar. L’area ha gia’ vissuto un certo numero di terremoti indotti dall’uomo durante lo svuotamento del campo fra 1l 1994 ed il 2008, con scosse sempre piu’ alte sulla scala Richter. Gli scienziati da un gran numero di noti istituti di ricerca come il KNMI, MIT e TNO sono soddisfatti nell’estimare una magnitudine massima di 3.9 sulla scala Richter, con la possibilita’ di occorrenza del 2% sul periodo della concessione. Terremoti di grado minore ma allo stesso modo con danni notevoli sono di una probabilita’ molto maggiore.   

Per l’Olanda allora i sismologi dell’MIT hanno stimato che questo impianto di stoccaggio del gas puo’ arrivare fino a terremoti del grado 3.9 con un tasso di occorrenza del 2%.

Per la cronaca. l’MIT e’ il Massachusetts Institute of Tecnology, Boston, uno degli istituti di ricerca piu’ noti del mondo, il KNMI e’il Koninklijk Nederlands Meteorologisch Instituut, l’Istituto Olandese di Meterologia, e il TNO e’ il Nederlandse Organisatie voor Toegepast Natuurwetenschappelijk Onderzoek, Netherlands Organisation for Applied Scientific Research.

Qualcuno *che non sia la ditta proponente* ha fatto gli stessi studi per Rivara? Se uno infatti va a leggere quello che dice la Rivara Erg Storage, ti dicono che e’ tutto perfetto e tuttapposto, ma loro cosa possono dire?

Qualcuno ha parlato alle persone del fatto che terremoti piu’ lievi sono di probabilita’ maggiore?

Qualcuno ha interpellato l’MIT per Rivara, San Benedetto del Tronto, o per San Martino sulla Marrucina?

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Di tutte queste cose riparleremo.

Alla fine resta la sola domanda: chi ci guadagna in tutto questo trivellare, stoccare, petrolizzare?

Nessuno di noi esseri normali.

In Emilia, ci sono stati morti, perdite ingenti, angoscia, paura, domande senza risposte in cambio di niente.

Magari il petrolio, i pozzi di reiniezione, lo stoccaggio del gas non c’entrano niente, ma e’ evidente che non puoi continuare a insultare madre natura e ad aspettarti che non ci siano mai conseguenze di nessun genere.

Con le trivelle ci guadagnano le ditte petrolifere, l’ENI, la Erg Rivara Storage, gli speculatori. Per cui anche se non si sa, le leggi della fisica, della probabilita’, e soprattutto il semplice buon senso dicono che il gioco per noi cittadini davvero non ne vale la candela.

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29 maggio 2012

… alterazione del clima, siccità indotta, acquisto delle nostre migliori aziende a prezzi di saldo, con miliardi di dollari che regolarmente compaiono nelle borse di turisti in transito verso la Svizzera, imponenti irrorazioni  aeree di alluminio e bario con disastrose conseguenze in agricoltura.. e, ciliegina sulla torta, un bello scandalo scommesse per distrarre i meno impegnati.

Riflettendoci un po’ vi è da dire che mai prima d’ora si era assistito ad una tale situazione di diffuso terrore e smarrimento. Giochi criminali stanno avvenendo sotto i nostri occhi senza che ci sia dato la possibilità di capirli, senza che noi si abbia un governo espressione della volontà del popolo, che, per quanto bue possa essere è sempre meglio di un governo fantoccio.

Qual è lo scopo?

Quando le persone hanno paura ubbidiscono in massa alle presunte autorità e si mettono a disposizione dei governanti, che nel nostro caso sono personaggi eletti da nessuno, e imposti dai grandi burattinai internazionali che hanno la sede principale  a Londra dove abbiamo conferito la nostra indipendenza assieme alla Borsa di Milano.

Quando le persone hanno paura di un nemico accettattano di andare in guerra. Il nostro cervello quando è messo alle strette, se non possiamo fuggire ci impone l’attacco. Ecco il motivo della strategia internazionale della tensione partita con l’auto attentato dei tre gratacieli di New York: essere indotti e pronti alla guerra.

La società americana è oramai allo sbando, privata com’è di ogni più elementare diritto. La nazione ingenua è pronta per la guerra contro un terrorismo mai esistito o meglio autoprodotto per indurli servi.  Sono guerre americane e Nato, con e per conto gli attuali possessori di Israele.

Obama l’ha già annunciata si chiama guerra di Siria ma il bersaglio grosso è l’intera Eurasia passando per l’Iran. Per portare la democrazia ovviamente. Ne hanno parlato ieri sera le televisioni nazionali.

In coro i nostri criminali governanti si mettono in fila e latrano in direzione del Medio Oriente.

Quindi la domanda che ci poniamo è: la distruzione dell’Italia sta forse seguendo un programma ben definito? Da buon complottofilo direi di si, ma  a non voler creare panico dico “potrebbe anche essere”.

Il terremoto di oggi  crediamo sia una conferma e sulla certezza delle cause postiamo foto. Lo avevamo detto subito per primi, noi di Stampalibera, lo riaffermiamo oggi.

Riceviamo dal teatro del sisma in Emilia la seguente lettera:

Caro  XX,
avevo già intenzione di parlarti del recente terremoto per via di alcune cose che mi ha riferito la mia compagna (che ha insistito – stranamente – di parlarmene “a voce” e non per telefono), poi ho visto che c’è già un dibattito in corso.

Comunque, scrivo solo a te, per il momento, decidi tu se allargare o meno la discussione.

XXX (così si chiama la mia compagna) vive a Cento, in provincia di Ferrara, che si trova a 11 km dall’epicentro del sisma. La cittadina ha subito diversi danni, e da due settimane molta gente dorme in automobile lontano dal centro abitato. Un campanile è crollato e così alcuni capannoni industriali, mentre molte case sono rimaste lesionate e dichiarate inagibili. Dalla mattina dell’evento principale, ci sono state ogni giorno parecchie scosse, tra 2 e 5 della scala Richter. Anche oggi la terra ha tremato, 4, gradi e passa.

XXX non è una patita di Internet, non sa nulla di complotti e complottismi e, a dirla tutta, non è nemmeno di sinistra.  Tuttavia era molto spaventata quando mi ha riferito ciò che segue:

1) Nella giornata precedente all’evento sismico principale, il 19 maggio, molti abitanti di Cento e dei paesi compresi nella zona fra S. Pietro in Casale, S. Giovanni in Persiceto, Finale Emilia e Cento hanno ricevuto telefonate tramite RETE FISSA di personaggi che si qualificavano della Protezione Civile. Costoro avvertivano che nei giorni seguenti ci sarebbero state forti scosse di terremoto. Nota che in quella zona ormai il telefono fisso ce l’hanno in pochi, in genere vecchiette, pensionati, invalidi ecc.. Ho avuto modo di parlare personalmente con una delle persone (una residente di S. Pietro in Casale) che ha ricevuto l’avvertimento “profetico“. Il misterioso soggetto della Protezione civile l’avrebbe invitata a lasciare la sua abitazione perché ci sarebbe stato un terremoto fortissimo, oltre i 6 gradi.

2) Da un mesetto a questa parte, sono stati avvistati nelle campagne della zona parecchi strani “furgoni gialli” con grosse antenne sul tettuccio. Fermi, senza nessuna scritta né altri contrassegni, non si sa bene cosa facessero.

3) Fra i vari fenomeni collegati a questo terremoto c’è né uno decisamente singolare quanto impressionante. Lo chiamano “liquefazione“. In pratica, si tratta di spaccature della terra, voragini molto profonde – “non se ne vede il fondo” –  da cui emerge una sostanza simile a melma molto densa che, al contatto con l’aria, si solidifica. Il fenomeno è stato osservato in un caso dal padre di XXXXX, nella casa di un suo amico di S. Agostino.

4) Che da diverso tempo vengano fatte in zona ricerche per testare la possibilità di estrarre idrocarburi è un dato che, fra la popolazione, direi che si possa definire acquisito. Sono voci che giravano ben prima del sisma. Che siano dicerie senza fondamento o no, la gente è incazzata e impaurita. Una delle parole ricorrenti nelle chiacchiere è “esplosivi“.
XXX è molto preoccupata, cosa che mi ha colpito perché non è nel suo carattere attribuire alle autorità intenti malevoli nei confronti della popolazione.

Fai di queste (scarse) informazioni l’uso che credi, e se ne hai altre, ti prego di tenermi al corrente. Ciao

Per chi non conosce le carte degli eventi ….

ILLUMINATI CARD-GAME
http://http//www.youtube.com/watch?v=udpiKdlIZ3s

la carta della quarantena N1H1 non è riuscita bene..

Fonte: http://poteriocculti.mastertopforum.biz/printview.php?t=993&start=0

Cos’è il fracking?
La fratturazione idraulica, spesso denominata fracking o hydrofracking, è lo sfruttamento della pressione di un fluido, in genere acqua, per creare e poi propagare una frattura in uno strato roccioso[1]. La fratturazione, detta in inglese frack job (o frac job)[2][3], viene iniziata da una trivellazione eseguita in una formazione di rocce petrolifere, per aumentare l’estrazione e il tasso di recupero del petrolio e del gas naturale contenuti nel giacimento.
Le fratture idrauliche possono essere sia naturali che create dall’uomo; esse vengono create e allargate dalla pressione del fluido contenuto nella frattura. Le fratture idrauliche naturali più comuni sono i dicchi e i filoni-strato, oltre alle fessurazioni causate dal ghiaccio nei climi freddi. Quelle create dall’uomo vengono indotte in profondità in ben precisi strati di roccia all’interno dei giacimenti di petrolio e gas, estese pompando fluido sotto pressione e poi mantenute aperte introducendo sabbia, ghiaia, granuli di ceramica come riempitivo permeabile; in questo modo le rocce non possono richiudersi quando la pressione dell’acqua viene meno.

Crepe a San Carlo (Fe)

Terremoti in Emilia – Estrazione e fracking  all’origine del sisma?

Fonte: ogginotizie.it * Link

Espianti da Madre Terra e terremoti – Scrive Marialaura Cantarella Cattaneo: “Sappiate che a marzo 2012 è stata incrementata la produzione di olio greggio dal polo estrattivo situato sotto la nostra terra. In particolare a marzo 2012 è stata estratta la stessa quantità di idrocarburi che si estraevano a settembre 2005, pari al 35% in più rispetto alla media mensile del 2011. Forse sarebbe il caso di acquisire tutta la documentazione relativa alle tecniche di estrazione che hanno consentito di incrementare la quantità estratta. O pensano che siamo tutti scemi? I fenomeni sismici si scatenano tra i 600mt ed i 7km di profondità..”
Commento di Lia Guizzardi: “..ieri pomeriggio è iniziato il piano di evacuazione del paese di San Carlo (Fe) vero punto colpito dal sisma… a detta di molti molto più di Finale Emilia (Mo), tale operazione sembra sia necessaria perché il paese sta letteralmente sprofondando, si sono aperte enormi crepe nel suolo!”

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Clicca sull’immagine per ingrandire

Il 5 febbraio 2012 pubblicavamo questo filmato a seguito di articoli che parlavano di terremoti e fracking.
Siamo dei veggenti? No, abbiamo solamente qualche abbozzo di antenna sulla testa che ci permette di comprendere ancora le cose, nella loro semplicità. Proprio in questi giorni la stampa di regime si é accanita contro Stampa Libera definendoci complottisti seppur  ammettendo alla fine, rimanendo nel vago, cio’ che stiamo sostenendo. La cosa che sconcerta é sempre la stessa: nessuno di questi prova a confutare le nostre informazioni evidenziate con tanto di link su fatti realmente accaduti. Non stiamo parlando di ipotesi. Stiamo parlando di avvenimenti in cui possiamo evidenziare  troppe coincidenze. Se una persona non ha un cervello fossilizzato, quantomeno si deve porre fortemente delle domande. E queste stesse domande le deve porre agli organi politici competenti con insistenza, visto che riguardano la nostra stupida vita, ma anche quella dei nostri figli.

Alcune domande vorremmo porre a questi soloni:

  1. Perché dal 2003 la zona diventa sismica? Guardacaso proprio dalla data di inizio delle perforazioni.
  2. Perché dall’inizio di quest’anno scolastico si é iniziato a fare anche in Pianura Padana le prove di evacuazione per eventi sismici nelle scuole? Quando gli stessi insegnanti parlano di zona esente dal pericolo sismico?
  3. Erano tutti stupidi i progettisti delle centrali nucleari di Caorso e quella che doveva partire ad Ostiglia da pensare di far funzionare delle centrali nucleari in una faglia sismica?
  4. Perché la Protezione Civile ha avvisato la popolazione che ci sarebbero stati dei sismi? Allora si possono prevedere? E sulla base di che cosa? Forse iniettando ad una certa pressione liquidi che aumentano ulteriormente la pressione si può avere una qualche indicazione del momento in cui il giocattolo si rompe?
  5. E’ un caso che qualche giorno prima del sisma il Governo coloniale italiano ha eliminato i risarcimenti contro le calamità naturali? Non vi sembra un giochino come quello di Napolitano che ha fatto senatore a vita Monti per poterlo mettere, subito dopo, a capo del Governo?
  6. Perché l’epicentro del terremoto é molto vicino alle attività di estrazione (vedi cartina)?
  7. Sapete chi é il maggior esecutore di fracking? Chi ha inventato questa tecnica? Di cosa si occupa Halliburton?
  8. Perché i Colli Euganei, in provincia di Padova, che dovrebbero essere un’area sismica essendo di origine vulcanica, non sono stati minimamente interessati dal terremoto? Forse perché sono di natura rocciosa e non sono soggetti alle conseguenze delle estrazioni, o fracking, o quello che volete?
  9. Perchè la Casaleggio di Grillo con i suoi partners americani (BP, AMOCO, MONSANTO, ecc…) non parla di terremoto?

La maggior critica che ci viene posta é relativa all’immagine della fuoriuscita delle sabbie sottili dalla crepa su un campo in cui ci chiedevamo semplicemente se si trattasse di fracking. Sapendo che in Italia non si sa nulla di quel che accade sulle cose che contano alla faccia della trasparenza (vedi le varie stragi del periodo della strategia della tensione fino alla morte di Moro, ecc…) chiediamo ai politici di dirci se hanno controllato le aziende petrolifere e se possono certificare che i terremoti di questi giorni abbiano o meno a che fare con fracking oltre alle estrazioni di idrocarburi e gas!

Pertanto la domanda rimane senza risposta da parte degli organi competenti!

Attendiamo con ansia le risposte dai lettori informati e studiosi e dai giornalisti dei maggiori quotidiani italiani che regolarmente vengono a leggere Stampa Libera (ci chiediamo perché visto che ai loro occhi saremmo complottofili?!). Grazie per la bontà.

PREGHIAMO I LETTORI DI POSTARE OVUNQUE QUESTO ARTICOLO PER VEDERE SE QUESTI PERSONAGGI RIESCONO ANCORA A SOTTRARSI AL CONTRADDITTORIO!

State tranquilli che la cosa non finisce qui… andremo a fondo sull’argomento e sbugiarderemo ogni disinformatore! Di argomenti ne abbiamo a tonnellate. Andate nei siti americani che hanno già vissuto queste esperienze e ci stanno convivendo ancora! E’ un dramma senza fine…

Test e Fracking il permesso di far tremare il mondo

Esempi di terremoti indotti accertati

Rilievo Sismico 3D

(dal sito AleAnnaResources.com)
 
sito Bugia

In AleAnna, crediamo che un investimento nella tecnologia opportuna verrà ripagato nel lungo periodo.

Una tecnologia a cui ci affidiamo con convinzione è il rilievo sismico 3D. Il rilievo sismico 3D è un’alternativa economica ed ecologica alle perforazioni addizionali, poiché riduce drasticamente il rischio di trivellare pozzi non produttivi, e minimizza l’impatto sull’ambiente.
Il rilievo sismico 3D usa onde sonore per aiutare i nostri geologi a determinare la posizione dei giacimenti di idrocarburi. Le onde sonore rimbalzano sui diversi strati del sottosuolo e rilevano i cambiamenti geologici tra i pozzi, consentendoci di mappare efficacemente l’area di esplorazione.
sito Ponte del Diavolo

Con un investimento nella tecnologia di rilievo sismico 3D, otteniamo in cambio meno pozzi improduttivi, posizioni dei pozzi ottimali, una guida per le perforazioni orizzontali ed un’accurata comprensione delle prospettive.

Questa presentazione illustra il funzionamento del rilievo sismico 3D.

3D Seismic Imaging

View more presentations from intelliware

Fonte: http://www.aleannaresources.com/it/3d

Luoghi in cui la societa’ AleAnnaResources effettua i test e le estrazioni di gas:

Se in una zona non simismica e’ successo quello che e’ successo, immaginate in queste zone altamente sismiche:

Non so a voi ma a me ricorda un altro aggeggio che veniva utilizzato per la ricerca di giacimenti (anche se utilizzava il calore al posto del suono):

“The quake machine” L’arma sismica-Prima Parte.

Negli anni settanta i Russi avevano costruito un enorme generatore a pulsioni battezzato “Pamir” che poteva essere trasportato su un grosso camion.

Era una variante del generatore di Sakharov (MK1), a compressione di flusso.
Questo generatore chiamato anche Generatore di Pavloski utilizzava dei cannoni elettromagnetici, con un esplosivo chimico che interagiva con un potente solenoide (in regime di numero di Reynolds magnetico elevato).Questo sistema permetteva di far circolare forti correnti elettriche nel terreno.
Il dispositivo fu ufficialmente presentato come un sistema per analizzare la situazione di un terreno misurandone sulle grandi distanze e a grandi profondità la conduttività elettrica del suolo.
“Pamir” l’arma sismica! tuttouno

Il sistema, usato con moderazione, può testare il terreno, come quando si danno leggeri impulsi su un blocco in equilibrio per vedere se è pronto a scivolare in un burrone.
Ma un tale sistema potrebbe non solo studiare la situazione pre-sismica del territorio, ma eventualmente innescare il terremoto.
Se la faglia non è pronta a cedere, occorrerebbe una notevole energia per innescare il terremoto.
Al giorno d’oggi ormai sappiamo che una variazione di conduttività è il segno di un imminente terremoto.

Con una simile macchina e dei dati geologici esatti, i militari potrebbero, in aree potenzialmente “ostili”, o per ragioni geo-politiche, innescare un devastante terremoto, uno tsunami o un’eruzione vulcanica….
– Qui le pagine originali dell’IVTAN, l’Istituto Russo per le Alte Temperature, che parla di uno di questi generatori Pamir:
http://www.ihed.ras.ru/mg/otdel6.htm
http://www.ihed.ras.ru/mg/Pamir3U.htm
Tutto l’articolo su Pamir qui:
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Seguono gli articoli: I terremoti sono in aumento e Perforazione Campi Flegrei: oggi assemblea pubblica

Terremoto Emilia Romagna: “Fracking” e “Shale gas”, il web cerca le cause

REGGIO EMILIA – “Fracking” e “Shale gas” sono due delle parole che stanno spopolando su Internet dopo il terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna.

Una delle ipotesi che circola di più sul web è che il sisma potrebbe essere in qualche modo collegato alle estrazioni di petrolio e gas naturale dai pozzi della zona.

Dunque, secondo queste ipotesi le numerose trivellazioni avvenute negli anni avrebbero modificato l’equilibrio geologico dell’area compresa tra le province di Modena e Ferrara.

Fracking

Il sito Savonanews ha spiegato cos’è il fracking: Il fracking consiste, fondamentalmente, in perforazioni idrauliche le quali una volta arrivate in profondità piegano e corrono parallelamente al terreno; nei buchi creati, viene pompato ad alta pressione un po’ di tutto, a seconda della “ricetta” del perforatore, che, essendo segreto commerciale, non si può sapere.

Nonostante ciò, si è venuti lo stesso a conoscenza dell’elenco degli elementi delle sostanze iniettate insieme all’acqua (almeno quattro milioni di litri per pozzo) e alla CO2 ed è impressionante: un elenco di sostanze pericolose da smaltire, normalmente in maniera rigorosissima, che in questo caso sono iniettate a fiumi nel suolo.  (Un bel modo per smaltire i più inquinanti veleni del pianeta?) Ndr

Leggi tutto: http://www.greenstyle.it/terremoto-in-emilia-causato-dalle-estrazioni-di-shale-gas-9577.html#ixzz1vXcGiDY

Il terremoto in Emilia Romagna che ha causato la morte di 7 persone e la distruzione di numerose abitazioni ed edifici pubblici e di culto, molti dei quali veri e propri gioielli del patrimonio artistico italiano, potrebbe avere qualche collegamento con le estrazioni di petrolio e gas naturale dai pozzi della zona.

Secondo questa ipotesi, che gira su diversi siti web da ieri, le numerose trivellazioni avvenute nel corso degli anni avrebbero modificato l’equilibrio geologico dell’area compresa tra le province di Modena e Ferrara. A conferma di questo collegamento ci sarebbe l’epicentro di quasi tutte le scosse, che sono già decine da ieri mattina: tra Finale dell’Emilia, Cento e San Felice sul Panaro.

Uno dei vertici di questo triangolo, Finale dell’Emilia, è all’interno di una concessione mineraria per l’estrazione sia di petrolio che di gas: la concessione Mirandola, ex ENI ceduta da qualche anno alla controllata di Gas Plus Padania Energia. Questa concessione è attiva, con otto pozzi, da nove anni.

Altri permessi di ricerca, ma non ancora di estrazione, circondano l’area dello sciame sismico. Sono le concessioni Fantozza, Grattasassi, Bastiglia, Cento, San Vincenzo. C’è infine un’altra concessione in produzione, Recovato (sempre di Gas Plus), che è però un po’ più lontana a sud di Cento.

Giudicare questa ipotesi realistica o irrealistica è difficile e, certamente, non è compito nostro. A conferma ci sarebbero i numerosi pozzi in funzione già da anni, la scarsa profondità dell’epicentro dei sismi e i recenti studi dell’USGS (il servizio geologico degli Stati Uniti) che, come mostra questo lungo video dei primi di aprile 2012, ammettono esplicitamente che l’utilizzo della tecnica del fracking per estrarre lo shale gas (l’ormai famoso gas non convenzionale) può causare terremoti anche di forte intensità. se non avete la pazienza di vederlo tutto, andate al minuto 35. 

A smentire l’ipotesi, invece, c’è il fatto che i geologi italiani attribuiscono la causa del terremoto ad un movimento della faglia appenninica. Come anche il fatto che, ad oggi, non ci sono ancora studi scientifici che dimostrino la correlazione tra attività estrattive e sismi in Italia e, infine, il fatto che non è noto se Padania Energia utilizzi o meno la tecnica del fracking per estrarre il gas dai suoi pozzi localizzati a pochi chilometri dall’epicentro del sisma.

Fonti:Fonte: blitzquotidiano.it * Link

http:www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=vb-BNDx2iIQ

http://www.meteoweb.eu/2011/12/i-terremoti-sono-in-aumento-o-e-soltanto-una-nostra-impressione-ecosi-importante-saperlo/105169/

I terremoti sono in aumento o è soltanto una nostra impressione?

Da una prima analisi sui terremoti accaduti dal 1970 ad oggi, si evince realmente un aumento considerevole di questa fascia, tanto che il 2011 sta per chiudersi come l’anno con più sismi degli ultimi 4 decenni. Qualcuno noterà da subito che questo lasso temporale è davvero di poco conto in relazione alla storia geologica della Terra, ed effettivamente è proprio così. Il nostro intento infatti, non è quello di trarre conclusioni geologiche, ma semplicemente di valutare l’andamento degli ultimi 42 anni e stabilire se a memoria d’uomo, il pensiero di chi crede in un aumento dei fenomeni può essere considerato corretto.

Dal grafico creato si nota un aumento considerevole soprattutto dai primi anni del 2000, molto più dinamici, e sino ad oggi. L’anno peggiore dal punto di vista delle scosse più violente resta il 2007, durante il quale si verificarono ben 4 terremoti violentissimi. Per correttezza dobbiamo però affermare che i due terremoti più forti nella storia della sismologìa moderna, appartengono al 1960, e al 1964, ma tra i 10 terremoti più forti nel mondo, ben 4 appartengono proprio agli anni 2000.

Sono ben 2423 i terremoti di questa fascia registrati sino a ieri, che vanno a battere il record proprio registrato nel 2007. Recenti studi hanno infatti messo in evidenza come una frequenza maggiore possa produrre più terremoti violenti, e alcune teorie sostengono che gli stessi fenomeni molto forti, possano causare sismi di conseguenza. Un dato eloquente inoltre dimostra che la Terra sta tremando su tutte le principali linee di convergenza delle placche. Alcuni terremoti hanno colpito anche zone in cui normalmente non c’è attività sismica rilevabile come nel Canale della Manica o lungo la dorsale medio oceanica, mentre viene evidenziato un aumento nell’attività sismica generale lungo la linea di convergenza tra la placca africana e quella euro asiatica.

Ma allora, i terremoti sono in aumento oppure no? Se considerassimo tutti i terremoti capaci di creare panico o disagi, come quelli superiori alla magnitudo 5, senza dubbio si, e nemmeno in modo troppo poco evidente. Se invece prendessimo in considerazione quelli devastanti, superiori soltanto alla magnitudo 7-8, allora vale ciò che hanno detto i ricercatori dell’università della California, ossia che c’è un piccolo aumento ma che rientra nella deviazione standard dell’ultimo secolo. A nostro avviso però non è corretto fare quasi finta che un terremoto della stessa intensità di L’Aquila non sia mai esistito. Nel mondo sono tante le località dove sismi di magnitudo pari a 6-6.9 possono causare morti e distruzioni. Questo non può e non deve però causare alcun allarmismo, nel senso che al momento la scienza non è in grado di capire quale sarà il trend per il prossimo futuro. Da oggi potrebbe anche verificarsi una nuova diminuzione, come potrebbe continuare verso un trend di aumento.

Perforazione Campi Flegrei: oggi assemblea pubblica

L’annuncio dell’imminente perforazione dei Campi Flegrei ha riattivato la protesta: oggi pomeriggio alle 17 presso il Trinity Point di Viale Campi Flegrei si terrà un’assemblea pubblica organizzata dal Comitato Rischio Vulcanico nei Campi Flegrei che avrà come titolo “Valutazioni sulla pericolosità delle perforazioni a Bagnoli nella caldera attiva dei Campi Flegrei”.

Durante l’incontro, come si può leggere nel comunicato diffuso dal comitato, professori universitari ed esperti del settore spiegheranno i rischi legati alla perforazione che è stata preannunciata all’interno di Bagnoli Futura e che poi si estenderà anche nel golfo di Pozzuoli. L’assemblea vuole essere un momento di confronto per provare anche a far cambiare idea al Comune di Napoli che ha dato il via libera alla trivellazione: “Riteniamo azzardato – affermano il commissario campano dei Verdi Ecologisti Francesco Emilio Borrelli ed il responsabile dell’ area flegrea del Sole che ride Giuseppe Martusciello – aver autorizzato trivellazioni fino a 3800 metri di profondità in uno dei vulcani tra i più pericolosi al mondo. Una ricerca – continuano Borrelli e Marusciello -, finanziata per milioni di euro, che non esclude, secondo diversi esperti di caratura internazionale, rischi di arrivare al magma e scatenare fuoriuscite di gas o peggio ancora generare terremoti in una delle zone più densamente abitate al mondo”.

L’operazione è stata annunciata nei giorni scorsi da Giuseppe De Natale, dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia (Ingv), coordinatore del progetto che prende il nome di ‘Campi Flegrei Deep Drilling’. Un programma, finanziato dal Consorzio internazionale per le perforazioni profonde continentali, che fu fermato nel 2010 dal no dell’amministrazione comunale di allora: ora invece la Giunta De Magistris ha dato il via libera.

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Terremoti con epicentri superficiale ( in genere 10KM di profondita) e sismogrammi che evidenziano un’ unica grande oscillazione sono ritenuti essere terrmoti artificiali, probabilmente generati dalla concentrazionedi onde HAARP in determinati punti sensibili della crosta terrestre (che che ne dicano i geologi della propaganda).
Generalmete i terremoti hanno epicentri molto piu in profondita, nelle viscere della terra e sopratutto presentano “sciami sismici”, cioe’ a dire prima e dopo della vibrazione massima presentano oscillazione piu piccole, definite di “attenuazione”.

Il Fracking e’ chiaramente un fattore importante, non saprei dire fino a che punto sia determinante, ma sembra logico che perforazione (alle suddette profindita 5-10 KM), con tubature che poi camminano parallele al terreno a tali profondita e in cui vengono pompate acqua e varie sostanze a pressione risulta facilente individuabile come concausa. Il fatto che inella zona in questione vi siano 9 di questi siti di trivellazione lascia pochi dubbi in merito, ma lo sappiamo bene finche non ci saranno (se) prove certe in barba alla sicurezza della gente grazie al DIO danaro le trivellazioni continueranno indisturbate.

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21 maggio 2012 | Autore

Ci sedemmo dalla parte del torto, perché da quella della ragione non c’era più posto (B. Brecht)

http://terremotodeisilenzi.blogspot.it/2009/09/segreto-di-stato-sul-terremoto-del-13.html

IL “SEGRETO DI STATO” SUL TERREMOTO DI AUGUSTA (Santa Lucia, 1990)

di don Palmiro Prisutto

E’ possibile tenere sostanzialmente nascosto all’opinione pubblica un terremoto che ha forse superato il IX grado della scala Mercalli, che “fortunatamente” ha provocato solo 17 morti, centinaia di feriti, 14.000 senzatetto e danni quantificati tra i 4.000 e i 5.000 miliardi di lire? In teoria non sarebbe possibile: invece tutto ciò è avvenuto e, per di più, a distanza di dieci mesi dal tragico evento, mentre i 14.000 senzatetto della provincia di Siracusa attendevano l’ intervento dello Stato per la ricostruzione un senatore della Repubblica Italiana (l’On. Forte) dichiarava, forse in buona fede, che si trattava di un «terremoto inventato».

Per quale motivo un terremoto di tale portata non ha fatto notizia? Quali sono i motivi per cui sul sisma che il 13 dicembre 1990 ha devastato Augusta, Melilli, Carlentini ed altri centri della Sicilia orientale è stato imposto il «segreto di Stato»? Sono questi i quesiti a cui si vuol dare una risposta con la pubblicazione del dossier “IL TERREMOTO DEI SILENZI”. Questo lavoro raccoglie in “ordine logico” solo alcuni di quei numerosi scritti, volantini, articoli di giornali apparsi in tempi diversi che hanno denunziato le gravi situazioni di rischio a cui sono esposti e con cui convivono i cittadini di Augusta e dei comuni limitrofi. … La paura che il terremoto del 13 dicembre e la successiva «replica» potessero provocare una catastrofe con decine di migliaia di morti ha spinto le Autorità competenti a far sì che di questo terremoto se ne parlasse poco o non se ne parlasse affatto. E mentre gli scienziati si prefiggono l’obiettivo di prevedere i terremoti per dare l’ allarme e salvare migliaia di vite umane ad Augusta e nelle zone colpite dal sisma del 13 dicembre 1990 nulla di tutto ciò è stato attuato; anzi alla gente che, fuori di casa,il 14 ed il 15 dicembre attendeva la «replica» le Autorità preposte dissero che «il pericolo era cessato»e che potevano rientrare tranquilli nelle loro case. Ed in risposta alle rassicuranti dichiarazioni diffuse dagli altoparlanti delle auto della polizia e dei vigili urbani il 16 dicembre la terra ha tremato ancora ricordando che, di fronte al terremoto, non si può e non si deve mai abbassare la guardia, anzi …

Ma Augusta non convive solo con il rischio sismico: il rischio chimico-industriale, il rischio ambientale ed il rischio militare fanno del suo territorio e di quello circostante un’ area a più rischi che richiede una seria attenzione da parte dei cittadini e delle Istituzioni centrali e periferiche dello Stato per evitare un sicuro appuntamento con la catastrofe che
il 13 dicembre 1990 è stata solo sfiorata.
Per saperne di più visita il sito di don Palmiro Prisutto:

http://www.terremotodeisilenzi.it/
http://terremotodeisilenzi.blogspot.com/ http://www.flickr.com/photos/prisutto/sets/72157621371834981/
http://picasaweb.google.com/augustanodoc/TerremotoDeiSilenzi#
http://palmiroprisutto.blogspot.com/2009/07/strage-di-viareggio.html
http://augustavuolevivere.leonardo.it/blog
http://augustambiente.leonardo.it/copertina
http://apm.leonardo.it/blog http://www.flickr.com/search/?q=APMapm

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21 maggio 2012 | Autore

Il modo più sicuro per corrompere un giovane e di istruirlo a riservare la massima stima a quelli che la pensano allo stesso modo, piuttosto che a coloro che la pensano differentemente. (Friedrich Nitzsche)

Dopo aver pubblicato l’articolo in cui chiedevo al ministro Romani di rivelare l’eventuale pratica di fracking in Italia, ritorno sull’argomento per compiacere i più scettici e posto questi due articoli in cui la prof D’Orsogna parla proprio di questa pratica.

Quanto sono bravi i nostri detrattori quando ci chiedono prove! Che bravi a parlar di bufala. Se la mia supposizione è una bufala, il silenzio sulle pratiche di perforazione esistenti è una complicità. Le prove che tali pratiche non esistono le portino loro che sono i paladini del potere e ne hanno i mezzi! Le portino i ministri, le porti L’Eni o l’Aleanna.

La cosa certa è che le perforazioni sono autorizzate. Poi sta al governo intervenire e tranquillizzare la popolazione dicendo che non lo faranno nelle zone ad alta densità di popolazione, se così sarà.

Solo le anime belle possono pensare che chi sta intraprendendo una attività che può produrre terremoti lo venga anche a sbandierare a tutti! Suvvia, un pò di comprensione per favore! E’ invece importantissimo chiedere ai politici conto, di quanto sta accadendo e di far partire una indagine. Solo allora forse e ripeto forse, potremo saperne di più.

E allora leggete, leggete cosa c’è in serbo per noi e poi ci risentiamo.

Ricordate quanto per decenni ci hanno spiegato a scuola, e cioè che la Pianura Padana non è soggetta a fenomeni tellurici? Ebbene contrordine da oggi in poi è diventata una zona ad alta sismicità! A me la cosa puzza, non so a voi.

Se volete saperne di più sull’argomento ecco alcuni link

Fracking e terremoti 1
Fracking e terremoti 2
Fracking e terremoti 3
Fracking e terremoti 4

http://dorsogna.blogspot.it/2011/04/la-monnezza-del-fracking.html

Friday, April 22, 2011

Stefano Saglia: si fracking in Italia

Lo shale gas potrebbe aprire nuove strade per l’approvvigionamento energetico in un momento particolarmente delicato a livello globale.

L’Italia accoglie con favore l’avvio di approfondimenti a riguardo

Diventa strategica l’opportunita di produrre
gas naturale non convenzionale dalle gas shales

Stefano Saglia e’ il sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico che ogni tanto dice delle cose folli.

Secondo me non sa di quel che parla.

E’ quello che un giorno ha detto che il limite delle 5 miglia della Prestigiacomo sarebbe stato tolto, solo per essere smentito il giorno dopo dalla stessa Prestigiacomo.

Ora viene fuori con un’altra delle sue: facciamo fracking in Italia!

Ecco allora specificatamente per lui un altro report del New York Times sul fracking, l’inquinamento dell’acqua e la malizia dei petrolieri, sperando che sappia l’inglese.

I democratici del Congresso americano hanno infatti sponsorizzato una investigazione di questa nuova pratica estrattiva di gas – il fracking – con la quale si mandano sottoterra iniezioni di sostanze chimiche tossiche e sabbia, si scatenano dei microterremoti, si spacca la roccia che cosi’ rimanda in superficie il gas incastratosi nei millenni.

Gli studi commissionati dal Congresso mostrano che dal 2005 al 2009 le ditte petrolifere hanno reiniettato sottoterra con piena consapevolezza di quello che facevano, miliardi e miliardi di litri di acqua di scarto – tossica – sottoterra, contaminando le falde idriche.

Oltre all’acqua usata, anche 866 milioni di galloni di fluidi perforanti – oltre un miliardo di litri di sostanze chimiche sparate nella pancia della terra.

Un miliardo di litri di robaccia chimica e chissa quanti altri miliardi di litri di acqua nei quali discioglierli.

Secondo il report, gli stessi petrolieri non sanno cosa ci sia esattamente dentro la miscela tossica che rimettono sottoterra. Sono stati identificati pero’ almeno 650 composti chimici che contengono materiale cancerogeno o inquinante, come il benzene e gli altri composti BTEX, toluene, xylene ed ethylbenzene.

Gli stati piu’ colpiti il Colorado, il Texas e l’Oklahoma, ma non mancano altri esempi, come in Pennsylvania, dove a un certo punto il fracking ha contaminato l’acqua del fiume Allegheny con livelli di benzene 28 volte superiore alla norma.

Un cancerogeno 28 volte superiore alla norma.

L’equivalente del Ministero dell’Ambiente americano, the EPA – Environmental Protection Agency – sta facendo il suo studio indipendente sul fracking ma si lamentano perche’ le ditte petrolifere non vogliono cooperare e si rifiutano di dare le liste del materiale tossico che iniettano nell’acqua.

La societa’ americana che si occupa di petrolio – The American Petroleum Institute – ha ritenuto non opportuno dare alcuna dichiarazione al giornalista del New York Times che li ha contattati. Alcuni petrolieri hanno detto che lo studio e’ sbagliato (!!!)

I politici che hanno sponsorizzato questo studio sono  uno della California (l’ho votato anche io!) Henry Waxman, uno del Massachussetts, Edward Markey e una del Colorado, Diana DeGette.

Tutto il mondo e’ paese, ma noi altri queste cose le sappiamo PRIMA ed e’ per questo che dobbiamo imparare dagli sbagli degli altri e far sì che non accadano piu’.

A Saglia: dove la metteremo noi l’acqua inquinata? La vuole bere lei? Dove li facciamo i pozzi – numerosi e incompatibili con natura, agricoltura e alta densita’ abitativa? A casa sua?

Ma chi li sceglie i ministri cosi?

Come pensa un petroliere: Pierluigi Vecchia

Leggendo il blog del gruppo che lotta in Brianza contro la petrolizzazione del parco del Curone mi imbatto nel limpidissimo pensiero di Pierluigi Vecchia, geologo, uno dei manager della Po Valley e dunque uno stipendiato dei petrolieri. Di lui avevo gia’ parlato circa un anno fa qui. Riporto il suo pensiero come l’hanno trascritto gli amici del sito del parco del Curone, con le mie osservazioni di fisico, docente universitario e senza legame alcuno con l’industria petrolifera.

“Non sappiamo se troveremo la risorsa e in quali quantità fino a quando non facciamo il pozzo. Gli studi che facciamo a monte, così come quelli che abbiamo acquistato dall`ENI, sono di tipo indiretto. Finché non tocchiamo con mano il sottosuolo non possiamo sapere nulla”.

Cosa vuol dire questo? Se si trivella e non si trova niente, si sara’ soltanto deturpato un parco, se lo si trivella e si trova petrolio poi si chiedera’ di estrarlo, no? L’intelligenza vorrebbe che uno DECIDE A MONTE: siamo disposti, come collettivita’ ad accettare che questo parco venga trasformato in un campo petrolifero? Se la riposta e’ sì, allora si trivella e si osserva poi cosa offre il sottosuolo. Se si decide che la risposta e’ no, allora NESSUN tipo di trivella deve essere usata, né esplorativa né permanente. Che senso ha trivellare per scoprire cosa c’e’ sottoterra?

E’ la strategia del carciofo cosi’ cara a petrolieri di ogni tipo: inizano piano piano con un pozzetto, un’esplorazioncina, un’indagine per il bene dell’umanita’. Poi, lentamente ma inesorabilmente, arrivano al cuore di cio’ che vogliono: estrarre petrolio il piu’ indisturbatamente possibile. Questa e’ la stessa tattica che la Shell usa per la Majella, dicendo che a LettoManoppello vogliono solo studiare la conformazione geografica delle nostre montagne e vedere cosa c’e’ nel sottosuolo per amore della conoscenza. E lo dicono pure con convinzione!

“Questo modello, semplicemente, ci porta a dire che è stato possibile individuare un oggetto di modalità e dimensioni tali da ipotizzare la presenza in quantità economicamente sfruttabili di idrocarburi”.

E dopo? Se il petrolio c’e’ che ne sara’ del parco? Ce lo puo’ dire Mr. Vecchia? E se ci sara’ bisogno del desolforatore, dove lo faranno? E gli oleodotti? E le strade di accesso? La raffineria di Trecate e’ circa 50 km di distanza se non mi sbaglio, e io non sono cosi’ sicura che il petrolio italiano, saturo di zolfo, una fanghiglia melmosa, corrosiva e di bassa qualita’ possa essere trasportato su così lunghe distanze. In Basilicata stanno costruendo il secondo desolforatore a 20 km dal primo, perche’ e’ piu’ conveniente averne un altro piuttosto che trasportare il petrolio su distanza di venti chilometri.

“Su 130 anni di pozzi fatti in Italia, per un totale di oltre 6000 siti, Trecate è l`unico che ha registrato un incidente di inquinamento ambientale rilevante. Perché non si considerano i danni fatti da un`industria chimica o da una fabbrica di vernici? Ci sono attività industriali che passano molto più sotto silenzio rispetto alla nostra attività industriale”.

Altro mito promosso da una informazione al bavaglio. Gli incidenti legati all’industria petrolifera sono comuni in Italia. In Basilicata i riversamenti di camion con petrolio sono all’ordine del giorno, la puzza di idrogeno solforato pervade tutta la provincia di Potenza, non si contano i siti inquinati, anche all’interno del parco nazionale della Val d’Agri. Ogni tanto si vedono vampate nere. Le estrazioni petrolifere hanno inquinato le falde idriche della zona, ad esempio la sorgente di Calvello o dell’Acqua dell’Abete che sono chiuse. L’ENI e’ sotto processo per inquinamento ambientale in Basilicata. I giornali non ne parlano perche’ l’Agenzia Giornalistica Italiana e’ in mano all’ENI (la controlla al 100%), Lucia Annuniziata e’ al soldo della stessa ditta che la paga 150,000 euro per scrivere su OIL e Ferruccio De Bortoli, del Corriere della Sera e’ membro della fondazione Enrico Mattei.

Di Trecate, incidente del 1994, non si e’ potuto tacere perche’ la tragedia e’ stata troppo grande, proprio come a Sarroch. La zona di Trecate, e’ stata impraticabile agli agricoltori per più di un decennio.

Il fatto che l’industria chimica faccia nefandezze, non significa che dobbiamo per forza accettare anche tutto il resto. Non stiamo giocando a chi fa piu’ scempi sul territorio.

In Basilicata l’agricoltura e’ scomparsa, il vino, i pomodori, l’insalata, i fagioli sono diventati di pessima qualita’ dopo il petrolio. Lo riporta tutta la stampa lucana. Non so cosa ci sia dentro al parco del Curone, ma di certo le esalazioni dei pozzi bene non gli faranno. Si vivra’ con la paura di esalazioni e di scoppi e tutto sara’ reso secco dai vapori di zolfo, gli stessi che causano la pioggia acida. E’ tutto gia’ scritto.

Infine, ricordo che in interviste passate Mr Vecchia neppure sapeva cosa fosse Trecate, infatti faceva confusione con Tradate , che e’ in provincia di Varese e non di Novara.

“È chiaro che agli enti coinvolti abbiamo detto che la tipologia di compensazioni ambientali cambierà a seconda se le prove estrattive sono positive o meno. Chiaramente se la presenza sul territorio della PoValley dovesse prolungarsi nel tempo la compensazione avrà un altro valore”.

Ecco, come sempre il tentativo di trovare il COMPROMESSO. Soldi in cambio di distruzione. Da come la vedo io, non ci sono somme di denaro che possano compensare la perdita di un cuore verde e della salute delle persone, per il beneficio di una ditta petrolfiera australiana.

“Perché durante una riunione è uscito che già l`ENI una decina di anni fa aveva fatto una proposta simile e come geologo mi sono sentito di rispondere che si trattava di un`area ottimale”.

Questa si commenta da sola. Certo che un parco e’ ottimale per i petrolieri: non devi preoccuparti di espropri su vari appezzamenti privati, non devi preoccuparti di vicini, di case, di rumori, di strade anguste, di persone e puoi fare quello che vuoi in spazi aperti. Non per niente il posto piu’ adatto per trivellare e’ IL DESERTO. Un parco ideato a difesa e per il beneficio della gente dovrebbe essere protetto invece.

Infine, questo e’ quello che Pierluigi Vecchia diceva in un’ altra intervista, sul perche’ una ditta australiana voglia venire a bucare l’Italia:

“Le motivazioni sono di tipo geologico, economico e AFFETTIVO”

Affettivo? Ma a chi vogliono darla a bere? Cara Po Valley, cara MOG, cara Petroceltic, cari petrolieri d’assalto: andate a dare il vostro affetto all’Australia, alla UK, all’Irlanda e lasciate stare in pace quel poco di sano che e’ rimasto in Italia.

E se non credete ancora a quanto letto cari lettori di SL ecco un supplemento.

Fracking e terremoti 1
Fracking e terremoti 2
Fracking e terremoti 3
Fracking e terremoti 4
Fracking e falde acquifere
Fracking e donne

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20 maggio 2012 | Autore

Leggiamo dal Messaggero: FERRARA – Alle 4.04 una fortissima scossa di terremoto ha sconvolto l’Emilia Romagna: il bilancio è di quattro morti e almeno 50 feriti. I danni maggiori nel ferrarese. Tre operai, una donna tedesca di 37 anni e un’anziana ultra centenaria le vittime accertate al momento. Un altro operaio è disperso. Due operai stavano lavorando nella fabbrica Sant’Agostino Ceramiche: sono morti schiacciati sotto il crollo del tetto. L’altro è morto nel crollo di un capannone industriale a Ponte Rodoni di Bondeno. Le due donne sono morte per lo spavento.

La scossa. Il Servizio geologico degli Stati Uniti (Usgs) ha rivisto a 6 (dal precedente 5.9) la magnitudo del terremoto delle 4.04 e l’ipocentro della scossa a 5,1 km di profondità (dai precedenti 10,1). Nella stessa zona, alle 5.35 è stata registrata una replica di magnitudo 3.3 e, alle 5.44, una terza scossa di magnitudo 2.9.

Ovviamente chi ne sa di più di noi è il servizio geologico degli Stati Uniti! Ora si dice che il sisma si è sentito anche in Toscana, omettendo di dire che si è sentito in mezz’Italia ( in Veneto ad es. se ne sono sentiti  bene 3 questa notte). Intanto la stampa serva di regime continua a depistare. Nessun giornalista degno di questo nome si occupa di Fracking e Shale gas in Emilia,  nei giornali del regime mondialista italiano. Nessuno che renda conto agli italiani che da inizio anno sono stati 632 i terremoti in Italia e gli ultimi tutti in Nord Italia proprio nelle zone vocate a Shale gas interessate alla pratica del Fracking. Politici se ci siete, vedete mò di servire a qualcosa, visto che anche voi vivete in questo sciagurato paese svenduto agli interessi criminali dei mondialisti e rendete conto ai cittadini che vi pagano. Grazie

Se sessanta terremoti al giorno vi sembran pochi…

http://www.portaleabruzzo.com/nav/TerremotiMap_AB.asp

632) 20/5/12  10.15.57 3,7 Nord Italia (EM.. vedi
631) 20/5/12  9.51.56 3,6 Nord Italia (EM.. vedi
630) 20/5/12  9.42.36 3,2 Nord Italia (EM.. vedi
629) 20/5/12  9.23.38 3,6 Nord Italia (EM.. vedi
628) 20/5/12  9.16.14 2,2 Pianura padana .. vedi
627) 20/5/12  8.51.26 2,5 Pianura padana .. vedi
626) 20/5/12  8.45.49 2,4 Pianura padana .. vedi
625) 20/5/12  8.43.21 2,5 Pianura padana .. vedi
624) 20/5/12  8.41.26 2,7 Pianura padana .. vedi
623) 20/5/12  8.37.38 2,5 Pianura padana .. vedi
622) 20/5/12  8.32.23 3,3 Nord Italia (EM.. vedi
621) 20/5/12  8.32.19 3,2 Pianura padana .. vedi
620) 20/5/12  8.28.45 2,2 Pianura padana .. vedi
619) 20/5/12  8.24.22 2,3 Pianura padana .. vedi
618) 20/5/12  8.20.58 2,5 Pianura padana .. vedi
617) 20/5/12  8.17.6 2,0 Pianura padana .. vedi
616) 20/5/12  8.13.26 3,0 Nord Italia (EM.. vedi
615) 20/5/12  8.13.25 3,1 Pianura padana .. vedi
614) 20/5/12  8.7.6 2,6 Pianura padana .. vedi
613) 20/5/12  8.5.43 2,3 Pianura padana .. vedi
612) 20/5/12  8.1.54 2,4 Pianura padana .. vedi
611) 20/5/12  7.59.57 2,2 Pianura padana .. vedi
610) 20/5/12  7.55.38 2,2 Pianura padana .. vedi
609) 20/5/12  7.45.29 3,0 Pianura padana .. vedi
608) 20/5/12  7.43.37 2,4 Pianura padana .. vedi
607) 20/5/12  7.39.58 2,1 Pianura padana .. vedi
606) 20/5/12  7.31.17 2,8 Pianura padana .. vedi
605) 20/5/12  6.57.16 3,1 Nord Italia (EM.. vedi
604) 20/5/12  6.25.52 2,6 Pianura padana .. vedi
603) 20/5/12  6.6.24 2,7 Pianura padana .. vedi
602) 20/5/12  6.6.24 2,8 Pianura padana .. vedi
601) 20/5/12  6.0.39 2,9 Pianura padana .. vedi
600) 20/5/12  5.58.56 2,7 Pianura padana .. vedi
599) 20/5/12  5.53.45 2,6 Pianura padana .. vedi
598) 20/5/12  5.47.11 2,7 Pianura padana .. vedi
597) 20/5/12  5.46.2 2,9 Pianura padana .. vedi
596) 20/5/12  5.44.34 2,9 Pianura padana .. vedi
595) 20/5/12  5.34.56 3,3 Pianura padana .. vedi
594) 20/5/12  5.32.12 3,3 Pianura padana .. vedi
593) 20/5/12  5.29.32 2,4 Pianura padana .. vedi
592) 20/5/12  5.20.9 2,8 Pianura padana .. vedi
591) 20/5/12  5.18.46 2,7 Pianura padana .. vedi
590) 20/5/12  5.14.57 2,8 Pianura padana .. vedi
589) 20/5/12  5.7.56 3,7 Pianura padana .. vedi
588) 20/5/12  5.2.50 4,9 Pianura padana .. vedi
587) 20/5/12  4.57.31 3,1 Pianura padana .. vedi
586) 20/5/12  4.54.48 3,0 Pianura padana .. vedi
585) 20/5/12  4.52.13 3,2 Pianura padana .. vedi
584) 20/5/12  4.50.27 2,6 Pianura padana .. vedi
583) 20/5/12  4.48.10 2,5 Pianura padana .. vedi
582) 20/5/12  4.37.55 4,0 Nord Italia (EM.. vedi
581) 20/5/12  4.35.39 4,1 Nord Italia (EM.. vedi
580) 20/5/12  4.32.32 3,7 Nord Italia (EM.. vedi
579) 20/5/12  4.29.58 3,5 Nord Italia /EM.. vedi
578) 20/5/12  4.25.10 4,1 Nord Italia (EM.. vedi
577) 20/5/12  4.20.43 4,3 Nord Italia (EM.. vedi
576) 20/5/12  4.3.53 6,1 Nord Italia (EM.. vedi
575) 20/5/12  4.3.52 5,9 Pianura padana .. vedi
574) 20/5/12  1.42.54 2,2 Pianura padana .. vedi
573) 20/5/12  1.13.27 4,1 Pianura padana .. vedi
572) 19/5/12  19.9.35 2,5 Pianura padana .. vedi

http://www.dorsogna.blogspot.it/2012/05/il-vermont-banna-il-fracking.html

Il “Ministro” Paolo Romani e i buchi

“Stiamo facendo dei buchi per terra per aumentare

la produzione di altri 90 mila barili al giorno””Senza energia si torna al Medioevo””A est delle Isole Tremiti ci sono dei meccanismilocali per cui sarà complicatissimo.”Paolo Romani, ministro dello Sviluppo Economico
lo stesso che ha firmato il decreto ammazza-rinnovabiliCaro ministro, non siamo un meccanismo.
Siamo cittadini, siamo liberi, siamo intelligenti.
Piu’ di lei.
Paolo Romani e’ il Ministro dello sviluppo economico per la repubblica italiana, che secondo Wikipedia almeno,non e’ neanche laureato e possiede solo un diploma di maturita’ classica.Ottima formazione culturale per fare il ministro dello sviluppo economico di una nazione con l’acqua alla gola.Nel suo palmares c’e’ pure, sempre secondo Wikipedia, il fatto di essere stato indagato per bancarotta preferenziale nel 1999. Il tutto e’ stato archiviato e lui deve “solo” risarcire 400,000 euro al curatore fallimentare. Nella sua carriera piu’ recente ci sono molte cose interessanti, fra cui la supposta parzialita’ nei confronti di Mediaset.Per esempio da sottosegretario alle comunicazioni si e’ adoperato in mille modi per autorizzare l’assegnazione di canali digitali a Mediaset in maniera preferenziale, non indicendo gare d’asta, e soprattutto per impedire a Sky di andare in onda, negandogli le concessioni per tempo. Il tutto scateno’ la seguente dichiarazione del Financial Times di Londra: “il governo italiano usa trucchi per condizionare la UE”.Paolo Romani e’ lo stesso del “decreto Romani” che tagliava le pubblicita’ solo per le pay TV e non per chi va in chiaro, sempre al probabile scopo di favorire Mediaset su Sky, e che imponeva il bavaglio al web. L’ambasciatore USA, David Thorne disse in merito che la legge “sembra essere stata scritta per garantire al governo abbastanza libertà da bloccare e censurare ogni contenuto web”.Paolo Romani e’ lo stesso che ha firmato il decreto “ammazza rinnovabili”, eliminando gli incentivi per l’uso di energia sostenibile, causando molte proteste da parte degli addetti al fotovoltaico.Ecco, questo e’ il nostro ministro dello sviluppo economico.Qualche giorno fa, lo stesso Paolo Romani va a parlare all’Unione Petrolifera Italiana di quell’altro gentiluomo di Pasquale de Vita ed afferma che l’Italia ha bisogno diun significativo contributo dalle produzioni nazionali di idrocarburi già a partire da quest’anno

Forza allora, facciamo i buchi in Basilicata – proprio come dice il ministro! – e senza rispetto per nessuno. Dice che quest’anno si deve arrivare al 7% della produzione nazionale dalla Basilicata. Tanto mica ci abita lui in Basilicata. Chissa’ pure se c’e’ mai andato.

Ma facciamolo a casa sua a Milano un bel buco!

Poi dice che l’offshore italiano “vanta” un primato mondiale per la sicurezza. E di grazia, quale sarebbe questo primato mondiale? La Piattaforma Paguro? Il relitto della Haven di Genova con tutto l’inquinamento ancora presente? La piattaforma Temsah ENI scoppiata in Egitto che siccome non e’ in mare italiano va bene? O la Castalia che non ha i soldi per piangere e che dunque non riesce a pulire il mare dagli idrocarburi sversati di qua e di la dalle navi che solcano i nostri mari?

Poi aggiunge:

mentre sul Mar Ionio probabilmente riusciremo a trovare una soluzione, a est delle Isole Tremiti ci sono dei meccanismi locali per cui sarà complicatissimo. Se queste persone si rendono conto di cosa significa: senza energia si torna al Medioevo

Questo mi fa veramente arrabbiare perche’ offende la mia, la nostra intelligenza. Non siamo un meccanismo. Meccanismo sara’ lui. Siamo persone con un cervello che ci tengono al proprio mare e alla propria nazione. Capisce signor ministro? E se qui c’e’ uno fermo al medioevo, nella mia opinione, signor ministro quello e’ lei.

E’ lei che prima ammazza le rinnovabili e poi le vuole rimpiazzare con le trivelle. E lei che parla di tutto queste belle cose dimenticando che quei “meccanismi locali” ci abitano in Basilicata, alle Tremiti, in Abruzzo, in Veneto, in Polonia e in Algeria.

Ancora Romani parla di aumentare le nostre produzioni di gas.

Da dove? Dalla laguna veneta? Dal polesine? Sprofondiamo tutti? O facciamo fracking in Emilia Romagna? Infatti, manco a dirsi, parla proprio di interessanti “prospettive nello sfruttamento dello shale gas“, con le società italiane che “potranno giocare un ruolo importante all’estero, ad esempio in Polonia e in Algeria”.

Alla fine il ministro dice che è indispensabile costituire l’Organismo centrale di stoccaggio italiano, che

”dovrebbe operare come struttura di servizio senza scopo di lucro, finalizzato all’acquisto, detenzione e vendita di scorte petrolifere nel territorio italiano, con un ruolo esclusivo per l’acquisizione, il mantenimento e la vendita delle scorte specifiche”.

Wednesday, May 16, 2012

http://www.dorsogna.blogspot.it/2012/05/il-vermont-banna-il-fracking.html

Il Vermont banna il fracking!

 Drinking water will be more valuable than oil or natural gas
L’acqua potabile diventera’ piu’ preziosa del petrolio o del gas naturale
Governatore Peter Shumlin, Vermont

Il Vermont e’ un piccolo stato progressista dell’East Coast americano. Hanno il matrimonio fra gay, hanno elevati tassi di assicurazione medica, si puo’ votare mentre si e’ in prigione (altrove e’ vietato) e la pubblicita’ dei medicinali in TV e’ vietata.E’ vietata l’affissione pubblica di cartelli

Il governatore Peter Shumlin si definisce “socialista”, e socialista e’ stato: ha fatto gli interessi comuni e di nessuno altro.

Oggi infatti il Vermont e’ il primo stato USA a vietare le estrazioni di gas con il metodo del fracking.

La proposta di legge e’ nata da un gruppo di studenti del Twinfield Union School. Sperano che l’esempio del Vermont serva ad altri stati per bannarlo,
visto che il Vermont ha scarse riserve petrolifere.

La democrazia dal basso, che cosa sana quando c’e’ qualcuno che ti ascolta.
I report parlano di gente entusiasta, commossa, felice. Di attivisti da ogni parte d’America – me compresa – riempirsi di speranza per un attimo solo.

Il governatore Shumlin ha detto delle cose bellissime:

Human beings survived for thousands and thousands of years without oil and without natural gas. We have never known humanity or life on this plant to survive without clean water

Gli umani hanno sopravvissuto per migliaia e migliaia di anni senza petrolio e senza gas. Non abbiamo mai sentito parlare di umanita’ e di vita su questo pianeta che possa sopravvivere senza acqua pulita.

Mario Monti, ci senti?
Stefano Saglia, ci senti?
Corrado Clini, ci senti?
Corrado Passera, ci senti?
Paolo Scaroni, ci senti?
Ovviamente tutti i  maggiori gruppi petroliferi USA come da prassi hanno detto che il Vermont ha deciso di intraprendere politiche irresponsabili, che le trivelle portano lavoro, soldi e sicurezza energetica.  Dicono che la decisione del Vermont ignora fatti, scienza e tecnologia e che le estrazioni di gas sono sicure.

Tutte balle ovviamente dette da chi ha interesse di parte – le Assominerarie del mondo sono tutte uguali!

Per oggi allora grazie al governatore del Vermont.

Oltre al Vermont hanno bannato il fracking:

Germania – 7 Maggio 2012
Francia – 1 Luglio 2011
Bulgaria – 20 Gennaio 2012

La Repubblica Ceca sta valutando se vietarlo, mentre New York State ha una moratoria temporanea.

Le battaglie sono lunghe, ma alla fine, il buonsenso prevarra’.

Occorre solo essere sinceri e farlo non per politica, non per bellezza, ma perche’ ci si crede. E poi rompere le scatole, incessantemente, incessantemente.

Thank you Vermont.

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Monti vuole far trivellare l’Italia alle compagnie petrolifere

20 gennaio 2012 – 17.02

Mario Monti Petrolio Idrocarburi Trivellazioni Cygam Energy Vega Oil Claudio Messora Byoblu.Com

 articolo di Valerio Valentini per Byoblu.com

Stando ad alcune indiscrezioni, smentite dal Ministero dell’Ambiente ma confermate dal Ministero dello Sviluppo Economico, pare che nella bozza del famigerato decreto per le liberalizzazioni ci siano tre articoli volti a favorire le trivellazioni del nostro territorio per trovare idrocarburi. Tra le varie facilitazioni, ci sarebbe quella di ridurre da 12 a 5 miglia marine le zone di mare protette dalle stazione estrattive, e il notevole snellimento delle procedure burocratiche per ottenere i permessi.

Una mossa strategica, quella del governo, per ottenere maggiori introiti dai petrolieri, che pagano allo Stato una tassa (le cosiddette royalties) sui loro incassi per compensare i danni ambientali provocati dalle trivellazioni. A beneficiare di questa iniziativa, ovviamente, sono le compagnie petrolifere che operano in Italia, quasi tutte straniere: a parte l’Eni e l’Edison, infatti, ci sono compagnie inglesi, francesi e australiane. E molte altre fanno pressione per ottenere permessi di estrazione nel Bel Paese. A questo punto sorge spontanea una domanda: perché mai queste compagnie sono così interessate al nostro petrolio? Noi, si sa, siamo una nazione di santi, poeti e navigatori. Abbiamo una grande tradizione storica e culturale, siamo la patria della buona cucina e dei monumenti… Ma il petrolio non è mai stato il nostro forte. E allora?

La risposta a questo interrogativo, forse, la si può trovare in un dossier stilato nell’aprile del 2010 dalla Cygam Energy – una società petrolifera canadese – nel quale, sostanzialmente, c’è scritto che non c’è paese al mondo più conveniente dell’Italia per una multinazionale del petrolio. “Per i permessi offshore la royalty statale sulla produzione di petrolio è solo del 4%”, mentre negli altri stati le percentuali sono vertiginosamente più alte. Qualche esempio? In Libia e in Indonesia è l’85%, in Russia e Norvegia l’80%, in Alaska 60% e in Canada 50%.

Ma non è tutto. Sempre dal rapporto della Cygam si apprende che in Italia “non devono essere pagate royalties sui primi 300 mila barili di petrolio prodotto ogni anno e per ogni giacimento”, il che significa “una produzione di petrolio libera da royalties sui primi 822 barili al giorno, per singolo giacimento”. Per cui se una compagnia ha centrali estrattive in diverse zone, può portarsi a casa anche milioni di barili all’anno senza pagare neppure un centesimo. La stessa Cygam, infatti, che opera in Italia attraverso la Vega Oil Spa, detiene sei permessi di ricerca per idrocarburi: 126 Kmq nell’Adriatico, 337 nel Canale di Sicilia, 615 in Abruzzo, 165 in provincia di Potenza e circa 310 in provincia di Foggia, divisi in due aree equivalenti.

Il servizio di Byoblu.Com del 2008 sul Centro Oli in Abruzzo, con l’intervista a un contadino, sui danni che può causare il trattamento degli idrocarburi alle economie agricole locali!

 C’è da dire, inoltre, che mentre in Paesi come la Norvegia non si può trivellare entro 50 km dalle coste, in Italia il limite è 4 volte più basso, ed ora lo si vorrebbe – pare – ridurre ancora. Tutto ciò a discapito della nostra salute e del nostro territorio. L’Ola, (Organizzazione Lucana Ambientalista) ha stimato infatti che per ogni litro di greggio estratto in mare, vengono inquinati, e quindi sprecati, circa 8 litri di acqua. Le cifre fanno girare la testa: sarebbero circa 42 miliardi i litri di “oro blu” consumati ogni anno dalla sola regione Basilicata.

Tutto questo spreco autolesionista per inseguire un modello di sviluppo e di produzione energetica, quello legato al petrolio, destinato al fallimento. Infatti, secondo la teoria del Picco di Hubbert, aggiornata e rivista da vari studiosi, l’oro nero si esaurirà (tranne le riserve ammassate nei vari Stati) entro e non oltre il 2020. Nel frattempo, però, continuiamo a distruggere il Pianeta, aspettando “che anche l’ultimo albero venga abbattuto e l’ultimo fiume avvelenato”. Allora, forse, come recita un famoso detto indiano (*), ci accorgeremo che il denaro non potremo mangiarcelo.

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Aiuto, è trivella selvaggia

di Riccardo Bocca

Il governo Monti voleva liberalizzare anche la ricerca di petrolio e gas sul territorio nazionale. Ma ha cancellato in extremis gli articoli peggiorativi dalla bozza. Ciò non toglie che il Paese sia ormai un groviera, come dimostra il dossier del Wwf che pubblichiamo in esclusiva

(19 gennaio 2012)

Tutti gli esperti, italiani e non, concordano che nel Belpaese c’è poco petrolio. Per giunta di scarsa qualità. E, come non bastasse, si trova molto spesso in aree urbanizzate o in tratti di mare davanti a coste con meraviglie culturali e ambientali. “Con tali premesse”, dice Stefano Lenzi, responsabile dell’ufficio relazioni istituzionali di Wwf Italia, “non dovrebbero esserci appetiti delle compagnie petrolifere”. E invece è il contrario: “Assistiamo a un progressivo saccheggio di oro nero e gas. Un’aggressione al territorio che avviene nell’indifferenza della politica e che rischia di depotenziare le nostre armi migliori: il turismo, da un lato, e dall’altro il patrimonio artistico per cui siamo famosi”.

Parole non basate su posizioni ideologiche, né tantomeno su elementi generici. A certificare lo scempio in atto, e le regole che lo consentono, c’è un dossier inedito del Wwf titolato “Milioni di regali: Italia, far west delle trivelle”. Ventuno pagine dove si illustrano i dettagli di questa vicenda, sconcertante per la sproporzione tra danno collettivo e interesse privato.

“In Italia”, riferisce il report, “sono stati estratti nel 2010 tra terra e mare 8 miliardi di metri cubi di gas e 5 milioni di tonnellate di petrolio”. Che a prima vista potrebbe sembrare una quantità enorme, ma non lo è affatto considerando che “il consumo nazionale medio annuo è pari a 93 milioni di tonnellate di petrolio greggio e 63,8 miliardi di metri cubi di metano”. Inoltre, l’Italia è soltanto al quarantanovesimo posto mondiale per barili di petrolio estratto, il che si concretizza in un microscopico “0,1 per cento della produzione complessiva”.

Dunque perché, è lecito chiedersi, tanta insistenza nell’impiantare pozzi e piattaforme nelle nostre regioni? E per quale motivo, questa fame di perforazioni, è condivisa da società straniere ma anche dall’italianissima Eni? “Semplice”, risponde Maria Rita D’Orsogna, docente di Fisica all’università californiana di Northridge, nonché icona delle battaglie anti-trivelle: “La legislazione di casa nostra è scandalosa. Nel senso che favorisce al massimo le ditte estrattrici, mortificando invece le aree invase da pozzi e piattaforme”. Il tutto, aggiunge, con “seri rischi per la salute (“molti degli idrocarburi contenenti petrolio hanno un’elevata tossicità per la specie umana”, ricorda il dossier del Wwf) e crescente frustrazione dei cittadini, allarmati per lo sfruttamento ma trascurati dalle autorità nazionali”.

Il punto chiave, racconta il report ambientalista alla voce “Paradiso fiscale”, è quello contenuto nel decreto legislativo 625 del novembre 1996, dove si illustrano le esenzioni tributarie per chi in Italia estrae gas e petrolio. Nello specifico, “niente è dovuto sotto forma di royalty” da coloro che per ogni concessione estraggono dalla terraferma “entro 20 mila tonnellate di olio greggio e 25 milioni di metri cubi di gas (erano 20 fino al 2010)”, mentre sul fronte mare non ci sono tasse per chi resta “entro 50 mila tonnellate di olio greggio e 80 milioni di gas (erano 50 fino al 2010)”. Una norma discutibile, se si pensa che a fronte delle 136 concessioni di coltivazione a terra, solo in 21 casi nel 2010 c’è stato il pagamento di royalty” e che sul versante mare la proporzione è di 28 a 70. “Se a questo si aggiunge”, illustra il dossier Wwf, “che sulle 59 società attive in Italia, giusto un pugno di grandi gruppi paga le royalty (Eni, Shell, Edison, Gas plus italiana, Eni mediterranea e Idrocarburi)”, il quadro è chiaro. “E visti i risultati, desolante”, dice Luigi Agresti di Wwf Basilicata.

Parole non casuali, le sue. “La Basilicata, infatti, è tra gli esempi storici di come le trivelle stiano penetrando il nostro Paese”, riferisce D’Orsogna. “Dalla fine degli anni Novanta, è in atto in Val d’Agri lo sfruttamento dell’Eni di un giacimento da 90 mila barili al giorno”, calcolano al ministero dello Sviluppo economico, con un impatto riassunto in 58 pozzi (39 già perforati, 19 ancora no) e 38 piattaforme, “con una durata del ciclo produttivo attorno ai 20-30 anni”. Il risultato, a oggi, è stato “l’inquinamento di acqua, terra e aria”, scrive il Wwf, mentre in un comunicato dell’Ola (l’Organizzazione lucana ambientalista) titolato “Petrolio, tra miti e falsità”, si spiega che “negli ultimi vent’anni un cittadino lucano su due s’è ammalato di patologie cardiorespiratorie nell’area del centro oli di Viggiano (proprietà Eni)” e che “i malati di tumore sono ormai il doppio della media nazionale”.

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Orgoglio e petrolio: Mattei dall’Italia al mondo. A cinquant’anni dalla scomparsa

ottobre 2012

Pochissimi italiani possono contendere a Enrico Mattei la palma di personaggio-simbolo di un Paese che ha raggiunto la modernità della democrazia economica attraverso tutte le luci e tutte le ombre del ventesimo secolo. Ed è questa la ragione per la quale il cinquantenario della scomparsa – il 27 ottobre – è un’occasione per parlarne ancora e molto: al di là del fatto che la sua creatura – l’Eni – sia oggi una delle poche multinazionali “non tascabili” su cui può ancora contare l’Azienda-Italia.
Nato ad Acqualagna nel 1906 – figlio di un carabiniere nel sottosviluppo di un’Italia centrale periferica – Mattei completa a fatica gli studi di ragioneria ma brucia le tappe nei laboratori chimici di una piccola conceria. La crisi del ’29 lo costringe ad emigrare a Milano, dove matura altrettanto rapidamente le grandi scelte di una vita: l’impresa manageriale e innovativa (fonda un’azienda di grassi e saponi e mette a punto processi per l’industria zuccheriera), l’apertura ai rapporti internazionali (è agente commerciale di una grande gruppo tedesco); non da ultimo: un visione politica ispirata ai valori del cattolicesimo democratico. E quando la seconda guerra mondiale devasta l’Italia, Mattei non ha dubbi: nel ’43 sceglie l’impegno antifascista.

Marcello Boldrini, statistico della Cattolica che poi gli succederà alla presidenza dell’Eni, lo ha già messo in contatto con i leader della nascente Dc: Amintore Fanfani, Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira. Ed è Mattei il prescelto per rappresentare la Dc nel Cln, direttorio militare della Resistenza al Nord. Arrestato, riesce a fuggire e opera soprattutto come tesoriere delle forze partigiane “bianche”. Nella Milano appena liberata sfila in testa al corteo del Cln con il premier-partigiano Ferruccio Parri. Ma è già tempo della prossima avventura: l’Agip.

L’autarchia fascista ha creato un “carrozzone” per esplorare le fonti energetiche della Pianura Padana, dove erano stati individuati giacimenti di metano. Ma l’Italia repubblicana, inizialmente ci crede poco e chiede a Mattei di liquidare l’Agip e la Snam, embrione di una rete distributiva di idrocarburi. Mattei disobbedisce: troppo forte l’istinto imprenditoriale, che convive con l’anima politica del parlamentare democristiano fino al 1953, l’anno di nascita dell’Eni. E il Mattei del mito già vivente è quello che, nel ’49, scopre il petrolio a Cortemaggiore: la «potente benzina italiana». È quello che fa del «cane a sei zampe» – il nuovo logo dell’Agip – uno dei marchi del boom economico italiano nel dopoguerra. Il Mattei tuttora dibattuto dalla polemica storica è invece quello che interpreta nel modo più aggressivo l”economia sociale di mercato”, molto dirigista e statalista, adottata dai governi centristi nell’immediato dopoguerra. È il politico-tecnocrate passato alla storia come “il più incorruttibile dei corruttori”, il gestore della “rendita metanifera” che considerava i partiti alla stregua di taxi a pagamento; l’ideologo e il vero condottiero di quelle «partecipazioni statali» con cui l’industria privata ingaggiò duelli di crescente durezza (apice mediatico ne fu l’inchiesta in quattro puntate firmata personalmente da Indro Montanelli sul «Corriere della Sera» nell’estate del ’62). Ma l’Eni di Mattei resta poco nei panni stretti del “grande fratello” della politica e dell’economia “miste” nell’Italia degli anni Cinquanta. Si proietta subito in una dimensione adatta alle ambizioni del suo “patron”: il grande gioco del petrolio mondiale, dominato dalle Sette Sorelle americane.

Il presidente del neonato Eni – disprezzato come “petroliere senza greggio” – comincia a girare il Terzo Mondo africano e mediorientale armato di una formula di concessione (“75-25”) molto più favorevole ai paesi produttori rispetto al “50-50” delle Sette Sorelle. Ma gli è di aiuto una dialettica politica abiule, velocemente sintonizzata sulle parole d’ordine di tutti i giovani nazionalismi anti-colonialisti. Nasce così la “diplomazia Eni” che miete accordi dal Marocco all’Iran, passando per Libia, Tunisia e per l’Egitto di Nasser. Fra ingegneria d’avanguardia e guerre (come quella del ’56 attorno alla crisi di Suez), l’Eni di Mattei diviene un player planetario il cui successo è pari alla diffidenza che suscita: in Italia – dove la politica sta preparando la svolta del centro-sinistra – e soprattutto negli Stati Uniti, dove le mosse frenetiche di Mattei a cavallo di tutti i muri della Guerra Fredda vengono guardate con ostilità aperta quando raggiungono le frontiere dell’Unione Sovietica.

Quando la sera del 27 ottobre 1962 l’aereo di Mattei cade in fiamme a Bascapè, mentre sta atterrando a Milano-Linate in mezzo a un temporale, sono in molti a credere subito all’attentato. Soltanto 43 anni dopo, nel 2005, un’ultima perizia tecnica ordinata dai magistrati – sulla scorta di filoni giudiziari riguardanti fatti mafiosi – si concluderà con l’affermazione che l’aereo fu distrutto in volo da un’esplosione. Ma l’opinione pubblica italiana era già convinta che fosse andata così – che la malavita mafiosa avesse agito come braccio di uno o di tutti fra i molti avversari di Mattei – dopo lo straordinario film storico firmato nel 1972 da Francesco Rosi.
È tuttavia difficile immaginare che a Gian Maria Volonté sarebbe riuscito un “character” così magistrale se il modello non fosse stato quello unico di Mattei. Che ancora oggi milioni di italiani incontrano quotidianamente: ad esenpio nei motel e nella stazioni di servizio autostradali che l’Agip inventò in Italia (la stessa Autostrada del Sole ebbe l’Agip come socio fondatore); oppure nel giornalismo – moltissimo – che scaturì da «Il Giorno»: l’innovativo quotidiano che Mattei fondò nel 1956. Un giornale pensato al futuro come Metanopoli, alle porte di Milano: una “small corporate town” così diversa sia dalla Torino del Lingotto che dalla Ivrea dell’Olivetti.

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Morte di Pasolini
La riapertura delle indagini dopo
trentaquattro anni dal suo barbaro assassinio

Mattei, Pasolini e De Mauro:  una scia di sangue e petrolio

intervista di Antonella Loi
a Giuseppe Lo Bianco, autore con Sandra Rizza di
Profondo nero – Mattei, De Mauro, Pasolini. Un’unica pista all’origine delle stragi di Stato
www.tiscali.it
Giuseppe Lo Bianco

Enrico Mattei, Pier Paolo Pasolini, Mauro De Mauro. Cosa c’è dietro la morte del presidente dell’Eni nei cieli di Bascapè? E di chi era la mano che uccise il poeta all’Idroscalo di Ostia: fu veramente il 17enne Giuseppe Pelosi o, come da lui stesso dichiarato in una recente intervista, “lo uccisero in 5, gente intoccabile”? E ancora, cosa aveva scoperto il giornalista Mauro De Mauro a proposito della morte di Mattei, tanto da diventare un pericolo per chi ne ordinò il sequestro e la morte? Una trama oscura che passa attraverso il libro che Pasolini stava ultimando, Petrolio, e la sceneggiatura per un film di Rosi sul Caso Mattei su cui il cronista siciliano lavorava. Uno dei tanti misteri d’Italia, un puzzle intricato che passa attraverso la loggia massonica P2, i servizi segreti deviati e la lotta per il potere di personaggi senza scrupoli a cui Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, nel loro libro Profondo nero – Mattei, De Mauro, Pasolini. Un’unica scia all’origine delle stragi di Stato (edito da Chiarelettere, 2009, 295 pp., 14,60 euro) hanno provato a dare un volto. Facendo nomi e cognomi.

Lo Bianco, l’uccisione di Mattei è stata un punto di svolta nella storia italiana?
“Direi proprio di sì. Enrico Mattei aveva in testa l’idea di un’Italia autonoma, energeticamente e finanziariamente, libera dalla dipendenza dalle Sette Sorelle, Mattei aveva un po’ sconvolto l’equilibrio mondiale del mercato del petrolio. Era un personaggio assai scomodo, all’estero perché alterava questi equilibri e in Italia perché oltre ad avere una grande capacità economica aveva anche una grande capacità politica. Mattei era diventato una sorta di ministro degli Esteri italiano, era più importante del ministro degli Esteri, e in qualche modo decideva larghe fette di politica estera italiana, stringeva rapporti con i paesi del Medioriente e dell’Africa sulle questioni energetiche. Con la sua morte in molti hanno tirato un sospiro di sollievo e questo emerge dalle carte processuali e da documenti dei servizi segreti”.

Dalla coltre di fumo che per anni ha circondato il “caso Mattei” emerge la figura di Eugenio Cefis, collante di un sistema eversivo sostenuto da una classe dirigente fuori dagli schemi della democrazia. Chi era Cefis?
“Cefis era un burocrate di Stato, un boiardo, un grande manager pubblico che come Mattei veniva dalla Resistenza. Condividevano la stessa esperienza anche se si erano annusati e non si piacevano molto. Avevano combattuto insieme sulle Alpi lombarde. Come tutti coloro che vengono dalla Resistenza avevano due caratteri forti, temprati dalla guerra, molto duri. Ma al contrario di Mattei, Cefis preferì fin dall’inizio allacciare rapporti con gli americani, rapporti che segneranno poi tutta la sua carriera. Cefis era un uomo con l’ossessione della segretezza, Giorgio Bocca l’ha raccontato molto bene. Sue fotografie in giro non ce ne sono. Quelle agli atti dei processi sono state più volte acquistate così come, forse per conto di Cefis, sono state acquistate anche quelle della tragedia di Bascapè dove perse la vita Mattei. Foto acquistate dall’investigatore privato Tom Ponzi che, successivamente, finì coinvolto in storie di spionaggio”.

Un personaggio misterioso.
“Un’informativa dei servizi segreti indica Cefis come il capo della loggia massonica P2, che poi avrebbe lasciato in eredità a Licio Gelli e Umberto Ortolani. Quello che ci ha colpito scrivendo questo libro è che per oltre quarant’anni, al di là delle responsabilità di Cefis e del ‘sistema Cefis’, a noi italiani hanno fatto credere che questo aereo si fosse schiantato a Bascapè in una sorta di incidente aereo. Sono riusciti a camuffare un sabotaggio facendolo passare per un incidente aereo. E ci sono riusciti benissimo per molti anni”.

Perché non si è mai arrivati ad una verità giudiziaria sul caso Mattei?
“Perché i primi testimoni, penso al colono Mario Ronchi, hanno ritrattato quello che hanno detto di aver visto nell’immediatezza ai giornalisti della Rai, documenti poi scomparsi o alterati: dal video di un servizio Rai è sparito addirittura l’audio. Sono entrati in gioco una serie di meccanismi di copertura e di depistaggio fortissimi, che non potevano non avere radici nell’apparato dello Stato. Penso appunto al colono Ronchi al quale, dopo questa sua ritrattazione, è stata costruita una strada interpoderale a spese dell’Eni, o meglio della Snam. Ronchi è stato assunto dalla Snam con un contratto annuale per fare il custode di quello che sarebbe diventato il memorial Mattei, fu assunta perfino una figlia. Lui era l’unico testimone che aveva detto di aver visto la palla di fuoco in cielo, cioè era l’unico che aveva visto qualcosa che dimostrava che era successa qualcosa a bordo dell’aereo sul quale viaggiava Mattei, aveva visto le fiamme in aria. Sparita quella prova poi tutto finì”.

Anche una commissione d’inchiesta indagò sulla morte del presidente dell’Eni.
“La commissione parlamentare, che venne insediata dall’allora ministro della Difesa, Giulio Andreotti, però non riuscì ad arrivare a nessuna verità. E anche se il comandante Giambalvo, che il procuratore Calia (il magistrato che nel 1994 aprì un’inchiesta che per la prima volta mise in correlazione gli omicidi Mattei, Pasolini e De Mauro n.d.r.) ha sentito e il cui verbale fu allegato agli atti dell’inchiesta, ha detto di avere lasciato la commissione con un’intesa tra i componenti della commissione stessa, e di avere visto poi un esito del tutto diverso spuntato nell’ufficialità dei documenti finali. Anche quella è una pagina molto oscura. Soltanto dopo la riesumaizone dei cadaveri, l’esame dei reperti dell’aereo custoditi negli hangar, il pm Calia fece un lavoro brillante, faticoso e tenace, riuscendo a ristabilire la verità, una verità che era stata nascosta agli italiani”.

Da Mattei a Pasolini. Il poeta – ucciso il 2 novembre 1975 – provò a denunciare l’eversione di stato: Pelosi ha parlato di una banda di picchiatori che, mentre massacravano il poeta, urlavano “frocio, comunista”. Quella di Pasolini è stata dunque una morte “politica”?
“Pelosi non la racconta tutta. Evidentemente non la racconta tutta e non la racconta ancora giusta. Però è pure vera una cosa: come dice la Maraini, nel suo raccontare questa verità a rate, ci si avvicina sempre di più a quello che lei e il gruppo di intellettuali vicini a Pasolini avevano gridato, cioè che si trattava di un delitto politico. Bernardo Bertolucci, grande amico di Pasolini, parlò di una fatwa lanciata dal palazzo. Pelosi evidentemente, arrivato a cinquant’anni, sente forte il peso di questa responsabilità che non vuole più portare da solo. In fondo ha pagato solo lui”.

Pelosi racconta una storia totalmente diversa da quella resa al processo.
“Pelosi parla oggi di un commando di cinque persone, parla di un appuntamento che Pasolini avrebbe preso con lui una settimana prima, aprendo uno scenario del tutto nuovo: non è stato un adescamento casuale alla stazione Termini, ma un appuntamento concordato che poteva offrire agli assassini l’occasione per ammazzare Pasolini. E Pelosi fa i nomi. La cosa singolare che abbiamo evidenziato bene nel libro è che due di questi erano stati identificati due mesi dopo dal maresciallo Renzo Sansone che, inflitrandosi in una bisca del Tiburtino, riuscì a raccogliere le confidenze dei fratelli Franco e Giuseppe Borsellino che dissero di aver ucciso Pasolini insieme a Giuseppe Mastini detto “Johnny lo Zingaro”. Ma ad assassinare Pasolini erano in cinque, quindi ce ne sarebbero altri due, che Pelosi descrive come “quarantenni con la barba” che non avrebbero direttamente partecipato al pestaggio ma avrebbero in qualche modo sovrinteso all’agguato dell’Idroscalo e questi potrebbero essere legati ai servizi segreti deviati. Ma tutto questo dovrà essere accertato giudiziamente se, come chiesto dall’avvocato Maccioni, il fascicolo verrà riaperto”.

Un altro omicidio legato alla morte di Mattei e poi di Pasolini, è quello del giornalista Mauro De Mauro – sparito da Palermo il 16 settembre del 1970 – che indagava sui giorni siciliani, gli ultimi, di Enrico Mattei.
“Il delitto di Pasolini è legato più logicamente che giudiziariamente agli altri due. Il delitto De Mauro invece è legato in maniera fortissima al delitto Mattei. De Mauro indagava sul delitto Mattei per conto del regista Rosi. Due giorni prima della sua scomparsa De Mauro aveva incontrato il senatore Graziano Verzotto, un personaggio chiave di questa vicenda perché attraversa incredibilmente tutti e tre i delitti. Verzotto, capo delle pubbliche relazioni dell’Eni, è l’uomo che chiama Mattei in Sicilia per quell’ultimo viaggio trasformato nel viaggio della morte”.

Verzotto è legato a Mattei ma anche a De Mauro.
“Sì, Verzotto è l’uomo che incontra De Mauro e al quale fa tutta una serie di confidenze, fino all’ultimo incontro il 14 settembre due giorni prima della sua scomparsa, quando gli parla di una serie di cose, indicandogli Cefis come un possibile mandante del delitto Mattei. Verzotto, nella sua qualità di presidente dell’Ente minerario, è finanziatore di quell’agenzia che si chiama ‘Roma informazioni’ e che è collegata a ‘Milano informazioni’, che pubblicò il libro Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente, scritto da tale Giorgio Steimetz, misteriosamente ritirato dagli scaffali, da cui Pasolini aveva tratto spunti per il suo Petrolio. Quindi De Mauro aveva capito probabilmente una fetta di verità relativa a Mattei e proprio per questo, secondo noi, è stato fatto scomparire”.

Dal suo libro emerge un intreccio di depistaggi ed omissioni che tocca imprenditori, politici, servizi segreti, passando per la mafia e la massoneria. Una sequela di non-verità che si protraggono fino ai giorni nostri: l’Italia degli anni ’70 vive ancora oggi?
“L’Italia degli anni ’70 si proietta in maniera inquietante negli anni ’90 e nel terzo millennio. Non siamo riusciti a fare chiarezza su tutti i buchi neri del nostro passato recente, nonostante una bellissima relazione di maggioranza della Commissione stragi presieduta da Giovanni Pellegrino abbia messo dei punti fermi sulla storia sottotraccia di questo Paese, disegnando perfettamente quella che fu negli anni ’70 la strategia della tensione”.

Una pagina chiusa?
“Tutt’altro, quella strategia non è conclusa, quella stagione si proietta ancora fino ai giorni nostri e lo ha sottolineato lo stesso pubblico ministero Calia quando, nella sua inchiesta, cita una società che si chiama ‘Cefinvest’ che sarebbe in qualche modo collegata alla Edilnord centro residenziali, già Edilnord Sas di Silvio Berlusconi. Lui cita questo come un dato di cronaca ma fa riflettere abbastanza, al di là delle informative dei servizi segreti che indicano Cefis come il vero fondatore della loggia P2. È una parte oscura, che arriva fino alle stragi del ’92 e ’93 – quindi alla nascita della Seconda Repubblica, che avrebbe bisogno di venire illuminata.

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Enrico Mattei: “L’Italia è un Paese povero”

Sabato 27 Ottobre 2012, 18:20 in Italia di L’aver abbandonato la sfacciata umiltà di Mattei ci ha condannato, moralmente e geopoliticamente. Siamo ridotti a fare i PIGS degli europei, a fare i fratelli pezzenti.

Foto-Mattei-1.jpgOnta e disonore, c’è voluta Lameduck oggi a ricordarmi l’anniversario dell’omicidio di Enrico Mattei. La perdono, perché ha scritto un altro dei suoi bellissimi post.

27 Ottobre 1962. Ho scritto tanto su Mattei, il mio idolo personale. Oggi voglio ricordare, perché mi pare molto adatto al periodo che stiamo vivendo, un pensiero di Enrico Mattei. Più o meno questo (vado a memoria):

I Paesi petroliferi sono Paesi poveri. I Paesi ricchi vanno lì e si comportano da padroni. L’Italia, invece, è anch’essa un Paese povero: per questo dobbiamo fare proposte contrattuali paritarie per avere accesso ai giacimenti. Ai Paesi produttori questo piace, abbiamo successo e siamo benvenuti ovunque.

Io ho sempre amato questa sua visione dell’Italia. Qualcuno obietterà che beh, erano gli anni ’50, e poveri oggi non siamo più. Ma questo approccio meraviglioso, privo della spocchia dei padroni ma consapevole della nostra superiore tecnologia e capacità rispetto anche ai padroni stessi, è per me quello perfetto al nostro Paese.

L’aver abbandonato la sfacciata umiltà di Mattei ci ha condannato, moralmente e geopoliticamente. Aver voluto “entrare” a ogni costo tra i Paesi “importanti”, nello stesso modo in cui Totò si traveste da principe per accedere al salotto della nobiltà, ci ha reso servi e succubi di quella nobiltà.

Mattei, invece, aveva trovato il modo di fregarli tutti. Col cappello in mano e i piccioli in tasca, trattava con tutti e arrivava dovunque. Arricchiva il Paese coi fatti, e non con le chiacchiere.

Non amerebbe vedere come ci siamo ridotti, a fare i PIGS degli europei, a fare i fratelli pezzenti a cui si buttano gli avanzi. Ad impoverire e dismettere il Paese su richiesta di chi ci comanda, solo per poter ostinatamente mantenere la farsa del “sediamo alla tavola dei potenti”.

Foto – Archivio ENI

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La politica dal volto umano del presidente dell’Eni
Petrolio, guerre e amnesie. Mattei, l’antiamericano
A cura di Anna Prato

Sono tempi di paura, incertezze, sgomento, incredulità, rabbia. Sono tempi in cui la memoria dovrebbe prendere il sopravvento sulle amnesie.
1962, anno dei boom economici (per alcuni), dei Beatles, della seicento, dei jukebox ma anche di Cuba, della Baia dei Porci, del rischio di una terza guerra mondiale terribile.
L’atomica aveva causato già i suoi orrori (Hiroshima, Nagasaki.. per mano di chi? Di qualche folle dittatore? O dalla decisione di governi così detti democratici?) Quando il pericolo fu evitato, i più, forse, non se n’erano nemmeno resi conto o non ne furono adeguatamente o sufficientemente informati, forse.
1962, muore Enrico Mattei in un drammatico incidente aereo, un nome, forse, estraneo alle nuove generazioni. Dimenticato, forse, volutamente dalle vecchie generazioni o accantonato dalle imperdonabili amnesie.
Francesco Rosi, regista, nel 1972 realizza un film – dossier “Il caso Mattei”, qualche anno prima incarica Mauro De Mauro, giornalista di un quotidiano palermitano, di ricostruire gli ultimi due giorni trascorsi da Mattei in Sicilia.

Ma chi era Mattei?
Il protagonista: Mattei è il presidente dell’Eni (Ente Nazionale Idrocarburi).
Contesti e soggetti: l’Italia, gli americani e le sette sorelle (grandi compagnie petrolifere), i paesi del Medio Oriente e poi il protagonista dei protagonisti “il petrolio”.
Mattei, che tutti chiamano l’Ingegnere, si è prefisso un obiettivo: lo sviluppo del Paese che considera di forti potenzialità; ostacolare il monopolio americano sui pozzi petroliferi in Africa dove gli indigeni vivono in povertà e muoiono di fame, subendo un arrogante sfruttamento e colonizzazione occidentale. Il film di Rosi, che ho avuto il piacere di rivedere dopo trent’anni su Streem, è la memoria di un fatto archiviato fra i così detti misteri di casa nostra.
Rispettato, temuto, minacciato più volte di morte, Mattei è deciso a combattere i “quattro miliardari” che decidono come muovere i fili legati alla sorte di miliardi e miliardi di esseri umani. Li definisce proprio così “quattro miliardari” prepotenti: mi ha sbalordito sentire la sua definizione, riportata magistralmente dall’interpretazione di Gian Maria Volontè, perché sono gli stessi “quattro ometti” citati più volte dalla sottoscritta in precedenti opinioni inviate al giornale molti anni più tardi. Dal 1962 ad oggi sono trascorsi più di quarant’anni, dal film-dossier di Rosi una decina in meno ma ciò che dice Mattei ad un giornalista che lo accompagna fra i pozzi petroliferi africani sembrano parole pronunciate appena, appena pochi giorni fa, più o meno dice così: “Se non sarò io a fermarli (gli alleati d’oltre oceano, dei quali, credo, nessuno ha dimenticato o rinnega l’aiuto nell’ultima guerra, anche se ampiamente compensato, ma ciò non vuol dire divenirne i vassalli e condividere sempre e comunque metodi, comportamenti, regole, criteri) saranno i popoli che camminano su queste terre nel cui ventre scorre l’80% del petrolio mondiale.
“Mattei non impone lo sfruttamento delle risorse, come fanno gli americani, ma applica la politica del fifty-fifty. Ai governanti dell’Iran e dell’Egitto, ad esempio, formula questa proposta: l’Eni si sobbarca tutte le spese per la ricerca petrolifera. Se il petrolio non c’è, voi non ci rimettete nulla. Se invece c’è, il paese produttore diventa socio al 50% dell’Eni, dopo aver pagato la metà del costo di sviluppo del giacimento e aver rimborsato le spese iniziali. In più, al paese produttore, va un altro 50%, cioè la differenza tra costo materiale e il prezzo di vendita del greggio. Ovvio che di fronte a questa ardita proposta i paesi arabi, ricchissimi di petrolio, vedono Mattei come un amico, preferendo trattare con lui piuttosto che con altri”.

Quando si scopre il metano nel sottosuolo siciliano, oltre che in quello della Lombardia, Mattei si reca nell’isola ed esorta la gente a far ritornare i propri cari emigrati poiché, da lì a poco, ci sarebbe stato lavoro e sviluppo. Sicuramente l’Ingegnere Mattei amava l’Italia e amava gli italiani, soprattutto amava l’umanità, non a caso uno dei suoi pensieri era di contribuire allo sviluppo dei popoli produttori del così detto “oro nero”, ostacolando la politica (anche italiana) che permetteva benefici solo per i paesi consumatori del petrolio, che, come lui sosteneva, era la causa di tutte le rivoluzioni, guerre, colpi di stato e soprattutto fame e morte per miliardi e miliardi di esseri umani.
Mattei muore, forse, in un incidente. Mauro De Mauro scompare misteriosamente. C’è chi afferma che, forse, è stato ammazzato per il caso Mattei. L’aeroplano, un Morane Saulnier, che avrebbe dovuto riportare l’ingegnere a Milano e da lì a pochi giorni in Algeria per firmare un accordo sulla produzione petrolio scomodo per le “sette sorelle”, si schianta nei cieli della Val Padana e c’è chi dice che è stato sabotato.
2003. Sono tempi in cui soffiano venti di guerra, c’è chi dice che a causarli è il protagonista dei protagonisti “il petrolio” e la prepotenza, mai sopita, di chi ancora crede di poter egemonicamente governare il mondo. Il pensiero e la volontà di Mattei e di uomini come lui, forse, avrebbero ostacolato o cercato di evitare i risultati di questo presente tormentato dagli orrori e dallo stesso pericolo, forse ancor più pericoloso, in cui tutto il mondo fu minacciato nel lontano 1962: la guerra. Saremo capaci di evitarlo per una volta ancora? Sapremo sconfiggere le cause ed i misteri che tormentano gli italiani e l’umanità? Forse.

Certamente l’Italia, come altri paesi, ha avuto i suoi martiri e forse ancora ne avrà. Personalità eccezionali la cui memoria dovrebbe prendere il sopravvento su pericolose amnesie, troppe amnesie. C’è qualcuno in Italia e nel mondo che si ricorda dell’Ingegnere Enrico Mattei? Forse.
Non saranno i troppi “forse” ad aver determinato l’abisso in cui è sprofondato il mondo intero?
Nel lontano 1962, in Sicilia, nel constatare l’accoglienza di grande affetto, rivolta al presidente dell’Eni, il giornalista inglese William Mc Hale che lo accompagnò, poi, nel suo ultimo viaggio, affermò: “Lei, presidente, è molto amato dalla gente…”, “sì”, rispose Mattei, “dalla povera gente si…”.
Enrico Mattei, definito dalla stampa dell’epoca, l’uomo più potente d’Italia dopo Giulio Cesare, muore il 28 ottobre 1962, schiacciato dalla colpa d’aver cercato di contribuire alla costruzione di un mondo più giusto per tutti e nella convinzione che ciò è possibile. Se non in termini assoluti, quanto meno, cercando di avvicinarsi il più possibile eliminando gli orrori, bandendo le arroganze e le prepotenze, senza né-né- o nì-nì, ma con un No fermo, deciso, intelligente, umano. Un criterio, oggi come allora, definito “infantile e utopistico” (Merlo – Corriere della Sera del 3 febbraio u.s.). C’è chi continua, invece, a “giocare” con uno strumento demenziale quanto folle, ritenendolo inevitabile, e preventivo. Uomini come Mattei non hanno avuto niente d’infantile ma sono stati grandi uomini rimanendo “bambini” dopo aver conosciuto l’arroganza dei “grandi” che offende, insulta, mortifica e distrugge il vero significato di definirsi uomini.

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Decreto sviluppo III. Un regalo a trivelle e petrolieri ed un calcio alle Regioni

Di Maria Ferdinanda Piva – Fonte: Blogeko

Nel decreto cosiddetto sviluppo c’è anche un terzo bel regalo ai petrolieri. Non solo sussidi alla produzione di energia elettrica da fonti fossili, non solo soldi e deroghe per le centrali elettriche più inquinanti, ma anche la resurrezione delle trivellazioni in mare per petrolio e gas che erano state fermate nel 2010 per motivi ambientali dall’allora ministro Prestigiacomo. Se ne occupa l’articolo 35 del decreto.

Ne avevo già scritto in giugno, all’esordio del decreto. Da tener presente che, secondo i calcoli i Legambiente, i fondali dei mari italiani custodiscono complessivamente una quantità di petrolio sufficiente a coprire per sole 7 settimane il fabbisogno nazionale.

Ma il regalo ha anche la carta e il fiocco. Le Regioni sono praticamente esautorate dalle decisioni relative ad infrastrutture energetiche (oleodotti, gasdotti, rigassificatori, centrali elettriche, stoccaggi…) e il ministero dello Sviluppo economico fa tutto, o quasi.

Ecco l’articolo del decreto relativo al ministero ghe-pensi-mì. Clic sull’immagine per accedere, in una nuova pagina, al testo completo del decreto.

In pratica se una Regione non dirà si ad un’infrastruttura per l’energia il ministero avocherà a sè la materia e deciderà “con la partecipazione della Regione interessata”: faccio notare che “partecipazione” non significa “consenso”. La legge 23 agosto 2004, n. 239, e il decreto del Presidente della Repubblica 327 del 200 che sono citati nel testo regolamentano, con le relative modificazioni, le questioni relative all’energia e il ruolo del ministero dello Sviluppo Economico.

Ah, sì. Il decreto aumenta le royalities dovute allo Stato dalle società che trivellano i mari italiani. Le porta dal 7% al 10% per il gas e dal 4% al 7% per il petrolio.

La percentuale resta sempre bassissima, ma non solo. Non ho trovato cenno all’eliminazione del “bonus” grazie al quale le società che si occupano di estrazione sono esentate dalle royalities per le prime 50 mila tonnellate di petrolio prodotte in mare; i primi 25 milioni di metri cubi standard di gas estratti in terra; i primi 80 milioni di metri cubi standard in mare.

Infatti il dossier preparato dal Wwf sulle trivelle d’Italia dice che nei 2010 (i dati più recenti), su 59 società operanti in Italia, solo 5 pagavano le royalties: ENI, Shell, Edison, Gas Plus Italiana ed ENI/Mediterranea idrocarburi. Totale complessivo: 184 e rotti milioni di euro.

Mare italiano a prezzo di super saldo. Lo vendono per questi quattro soldi e per un quantità complessiva di petrolio che l’Italia consumerebbe in sette sole settimane.

Da Legambiente dossier trivella selvaggia

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Abruzzo: terremoto di stato

TERREMOTO IN ABRUZZO: SEGRETO DI STATO SU UN LABORATORIO DI FISICA NUCLEARE E UN DEPOSITO MILITARE

L’Aquila (prefettura in macerie): 6 aprile 2009 – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)
di Gianni Lannes

L’Aquila è una città fantasma, interi paesi sono stati distrutti (Onna, Paganica, ad esempio), l’area colpita a tutt’oggi è stranamente militarizzata, eppure, del laboratorio scientifico di fisica nucleare ubicato nel sottosuolo, a 1.400 metri di profondità, sotto il Gran Sasso, zona notoriamente martoriata dal sisma del 6 aprile 2009, non è trapelato nulla a livello ufficiale. Lo Stato ed i governi (Berlusconi, Monti, Letta) tacciono. Perché?

Gran Sasso: ingresso al laboratorio di fisica nucleare – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Quanto materiale chimico e radioattivo era presente nel predetto laboratorio al momento del sisma distruttivo? Quali esperimenti erano in corso. In particolare: quali e quanti danni ha subito la struttura sotto terra? Se gli edifici hanno retto all’impatto del sisma perché non comunicarlo all’opinione pubblica?

Cosa è accaduto in realtà nelle viscere di questa montagna violata dall’uomo con pretesti “scientifici” che disseta il popolo abruzzese? Inoltre: perché si tengono esercitazioni militari sul Gran Sasso, un parco nazionale, ossia un’area “protetta”, quando l’Esercito italiano ha già in uso ben 12 aree estese per quasi 20 mila ettari (Le Ripe, Monte Stabiata, Monte Crespiola, Monte Sirente, Monte Ruzza, Prata D’Ansidonia, La Pretara, Fiume Alento, Piazza d’Armi, Echo 351, Le Marane, Bafile)? E ancora: c’è una correlazione tra la vistosa riduzione del ghiacciaio e questi giochi di guerra?

San Cosimo (AQ): deposito militare, ingresso secondario (foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Non è tutto. Nei pressi di Sulmona, precisamente nell’agro di Pratola Peligna, sotto la collina (limitrofa al tratto autostradale che porta a Roma) vi è una grande deposito militare, chilometri di tunnel sotterranei e segreti.

Pratola Peligna (AQ) – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Nel 1999 avevo personalmente sollevato il problema dell’inquinamento bellico, sulla base di riscontri epidemiologici ed in relazione al manifestarsi di malformazioni e patologie tumorali nell’area a danno dell’ignara popolazione (ne avevo scritto sul quotidiano Liberazione) e la stampa locale (Il Messaggero, edizione Abruzzo) aveva ripreso con una cronaca una mia conferenza a Bussi sul Tirino.

Pratola Peligna (AQ) – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Nel 2008 questo sito delle forze armate è stato al centro di un’aspra polemica che ha visto il generale di corpo d’armata Giorgio Ruggeri dichiarare pubblicamente: «Nel deposito militare di san Cosimo non c’è nulla che possa rappresentare un rischio ambientale o una contaminazione radiologica pericolosa per la salute della popolazione residente. Posso affermare con estrema certezza che gli ipotetici casi di malattia non sarebbero assolutamente collegati alla presenza del deposito e che non sarà smantellato perché rappresenta per l’esercito una presenza strategica sul territorio».

San Cosimo: deposito militare (veduta aerea) – foto Gianni Lannes (tutti i diritti risrevati)

Inquietante vero? Prove alla mano il governo degli Stati Uniti d’America a partire dal remoto 1957 ha fornito alle Forze Armate italiane armamenti nucleari: granate e proiettili per l’artiglieria, nonché mine in quantità industriale. Qual è il loro grado di sicurezza? Forse il ministero della Difesa e tutti i generaloni italioti fingono di ignorare il fatto che l’Italia nel 1968 ha firmato il Trattato internazionale di non proliferazione nucleare, ratificato nel 1975, che vieta la presenza sul suolo nazionale di armamenti atomici di ogni genere.

protesta popolare – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

La domanda è disarmante: in quel deposito sono stati allocati ordigni nucleari? Il deposito di San Cosimo ha subito per caso danni in seguito al terremoto del 6 aprile 2009 ed ai successivi sismi?

Gran Sasso – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

In caso positivo, quali, quanti e di che genere? In sintesi: nella zona colpita dal sisma artificiale del 6 aprile 2009 che ha ucciso 309 persone, è presente un grande laboratorio di fisica nucleare ed un deposito di armamenti ed esplosivi di ignota natura. Cosa è accaduto a tali strutture? Forse sono state danneggiate? E’ ipotizzabile che si siano verificate delle fughe di radioattività nell’ambiente circostante? Perché le Autorità dello Stato italiano non hanno verificato e non hanno comunque informato la popolazione residente?

Non si era detto e ripetuto fino alla nausea almeno dal 1946 ad oggi, che si dovesse governare l’Italia con metodi e strumenti democratici in base alla Costituzione repubblicana ed antifascista? Ma non è proprio il controllo del popolo sovrano, attraverso la conoscenza dei fatti (significativi e non) uno degli ingredienti fondamentali della democrazia?

Allora, di quale democrazia blaterano i maggiordomi del potere per conto straniero che ci usano come cavie per i loro esperimenti segreti di dominio globale del mondo?