Decrescita felice, EcoTUr e Borghi di Xenobia della Resilienza

Don Chisciotte del genio civile, Toni Ruettimann da una vita va in giro per il mondo a costruire ponti gratuitamente. Una vocazione che richiede un indiscutibile savoir faire, nonche’ sicurezza nel mestiere, perche’ dietro ad un ponte c’e’ sempre una notevole responsabilita’.

619 ponti gratuiti in 26 anni non sono bazzecole.
Vengono detti gratuiti poiche’ generalmente e’ la comunita’ locale a fornire la mano d’opera, anche se Toni mica si tira indietro.
Il materiale usato e’ tipicamente materiale donato da imprese che utilizzano cavi e tubi d’acciaio, in quanto per loro risulta essere di scarto. Si tratta in particolare di costruttori di teleferiche e dell’industria petrolifera.

In questo servizio del TG RSI si fa’ un flash troppo breve su Toni.
http://la1.rsi.ch/home/networks/la1/telegiornale.html?po=8354e7d3-27c9-4f05-93c7-9b0fe2628006&pos=106a3d7f-5322-4b00-a545-472de751620f&date=13.04.2013&stream=low#tabEdition

Bastano un paio di immagini per metterne in evidenza il lavoro.

Sull’opera di Toni Ruettiman e’ stato girato un documentario:
Toni entre ciel et terre
di P. Grand

Link indonesiano, in inglese:
http://www.thejakartapost.com/news/2011/08/15/toni-el-suizo-building-bridges-poor.html

— Commento —
Mi piacerebbe chiedere ad Obama se esiste uno statunitense che sia uno, che abbia fatto nel mondo la meta’ del lavoro di Toni. Con lo stesso spirito, s’intende.

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Chi è Toni Ruettiman?

File:ToniRuttimann.jpgNel 1987, due settimane prima di finire la sua maturità e la sua istruzione secondaria di Alpinum scuola per Zuoz, ha visto le immagini televisive del Ecuador devastato da un terremoto. Sensibilizzato da questa tragedia, ha deciso di andare in Ecuador, solo dopo aver finito la sua maturità, senza contatto preliminare, con i suoi risparmi e raccoglie dai suoi vicini, che ha riunito 9000 franco svizzero per il viaggio. Una volta lì, trova un ponte che era stato distrutto, e l’importanza che questo ponte aveva per la popolazione. Non aveva idea di come costruire un nuovo ponte, consulta e cerca libri consulenza con un ingegnere Olandese, che si trovava nella zona. Nelle vicinanze del luogo del disastro, egli osserva, inoltre, che gli operatori del petrolio aveva usato cavi e tubi è stato possibile recuperare per il suo lavoro. Con l’aiuto della popolazione locale, e l’ingegnere, ha costruito il suo primo ponte. Di ritorno in Svizzera, dopo quattro mesi, ha iniziato la formazione come un’ingegneria civile a la Politecnico federale di Zurigo. Ha smesso di allenarsi, dopo 7 settimane, temendo di rimanere in modo permanente in Svizzera, dopo gli studi e avere una vita tranquilla. Poi è tornato in Ecuador per continuare la sua passione per costruire ponti in luoghi svantaggiati.

Quattro anni più tardi, dopo un breve soggiorno in Svizzera, che gli ha permesso di recuperare due vecchi autocarro per l’Ecuador, ha incontrato Walter Yanez, un meccanico / saldatore, che aveva voluto lavorare con lui. Entrambi hanno quindi lavorato insieme per dieci anni, con l’aiuto della popolazione locale in diversi paesi dell’America Latina, di costruire ponti. La collaborazione è stata ridotta quando a seguito di un incontro in Svizzera di un rifugiato cambogiano, Toni Rüttimann, ha deciso di continuare la costruzione dei suoi ponti in Cambogia. Walter Yanez, ritorno preferito, dopo un breve soggiorno in Cambogia, e la sua capacità di comunicare con la popolazione locale, a causa della lingua nel suo paese mentro la sua famiglia, dove continueremo a costruire ponti.

Nel 2002, ha avuto in Cambogia il sindrome di Guillain-Barré, poi trasferito a Thailandia per il trattamento. Questa paralisi devastante, che ha inflitto due anni di lenta riabilitazione per recuperare l’uso degli arti e rimase un anno a letto, ha approfittato di questa proprietà, per sviluppare un programma per computer che calcola dai dati topografia e il payload desiderato, il profilo del ponte, il diametro e la lunghezza di ogni elemento. Questo programma permette di 67 ponti da costruire contemporaneamente. Ha presentato questo programma per la Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne[1] à il Politecnico federale di Zurigo, due volte, nel 2003 e nel 2011. Di questa malattia, mantiene gli effetti fisici, non è possibile, o correre, o saltare, o aggrapparsi ai cavi per la costruzione di ponti.

Tra il 1987 e il 2011, ha costruito o costruita con l’aiuto della popolazione locale, e 560 sospensione ponti semplice, in America Latina e successivamente in Asia. Tra i donatori, ci sono aziende di skilift Svizzera, che offre a volte vecchi cavi e la società TenarisDalmine, che produce tubi per il trasporto di petrolio e utilizza in strutture dei ponti.

Molti paesi hanno beneficiato dei suoi servizi: in Argentina, in Colombia, in Ecuador in Honduras in Nicaragua in Costa Rica in Salvador in Messico, in Cambogia, in Vietnam in Laos, in Birmania[2]

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Toni etc si è dimenticato di Parma dove per due ponti hanno speso una sessantina/ottantina di milioni di euro (su un torrente da maggio ad ottobre in secca)

https://i2.wp.com/www.ilmattinodiparma.it/wp-content/uploads/PONTE-NORD.jpg

https://i1.wp.com/www.parmaitaly.com/foto/ponte50-g.jpg

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Ruttimann e i ponti

12 maggio 2011
Filed under: Uncategorized – Administrator @ 8:28 am

La storia di Tony Ruttimann è presente ormai su molti articoli di giornale e nella rete, per conoscerla brevemente suggeriamo questi due articoli
su La Stampa e questo in inglese ma con foto stupende.

ponte

Ecco alcune delle sue parole:
“Un ponte può ridare un futuro alle persone…”
“ho toccato con mano la sofferenza, e ho preso consapevolezza di quanto i ponti siano generatori di vita, speranza e opportunità.”
“Non ho una casa, non ho una famiglia a cui render conto e non mi servono soldi”
“i materiali mi vengono donati dagli impianti di risalita svizzeri e da alcune ditte specializzate in condutture per il petrolio, ed io sfrutto questi tubi come strutture portanti”
“Nella mia vita sono sospeso come i ponti che costruiamo”
“Quando qualcuno mi chiede chi me lo fare, rispondo che non lo so, citando ciò che un khamir di nascosto ha lasciato scritto nel cemento armato di un ponte cambogiano: “Nessuno capisce il mio cuore e i miei sentimenti; questo Ponte è il luogo che amo”.
I Maschi Selvatici

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