Omofobia e blasfemia: identico schema (o del sanzionamento dei sentimenti)

Ricevo e volentieri pubblico questo scritto dell’amico Andrea Cavalleri. Osservo che, se da una parte è nel diritto di una colettività democratica cautelarsi e quindi proibire e sanzionare le azioni dannose, i crimini, solo una dittatura arriva a sanzionare i sentimenti e le opinioni.

Buona lettura.

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Asia-BibiIl mondo si è commosso per la vicenda di Asia Bibi, una lavoratrice cristiana, madre di famiglia, incarcerata (e condannata a morte) in Pakistan per aver pronunziato parole prive di malizia. Il fatto avvenne così: alcune delle colleghe di Asia cercavano di convincerla a convertirsi all’islam. Durante la discussione, Bibi ha risposto parlando di come Gesù sia morto sulla croce per i peccati dell’umanità, e ha chiesto alle altre donne che cosa avesse fatto Maometto per loro. Le musulmane si sono offese, e dopo aver picchiato Bibi l’hanno chiusa in una stanza e l’hanno denunciata. Il seguito è noto: il carcere e la condanna a morte, per il momento sospesa grazie alla pressione dell’opinione pubblica internazionale.

Come è stato possibile incriminare Asia? Grazie alla legge contro la blasfemia, che nei paesi islamici viene utilizzata non solo per condannare l’insulto a Dio e l’offesa del sentimento religioso della popolazione, ma anche per reprimere la minima critica o dissenso nei confronti della visione islamica del mondo. Così l’avvocato cristiano Naeem Shakir: “Con la maschera di evitare la bestemmia e la blasfemia, questi gruppi vogliono imporre il loro stile di vita e una interpretazione restrittiva dell’islam alla società. Vogliono ledere i diritti e le libertà individuali, soprattutto delle minoranze religiose e delle donne. Vogliono sfidare perfino le leggi scritte”.

L’accenno alle leggi scritte è particolarmente significativo per introdurci al cuore del discorso. Si dà il caso che la maggioranza delle nazioni musulmane abbiano una costituzione laica, che non si limita a trascrivere la sharia. Pertanto non è reato seguire una religione diversa, non è reato avere opinioni personali e così pure esprimerle, purché in modo rispettoso. Tuttavia l’integralismo islamico ha trovato il modo di aggirare le leggi liberali tramite il trucco del vittimismo. Ovvero, tramite il pretesto di richiedere una tutela dalle offese, (la legge anti blasfemia) si è dotato di uno strumento molto duttile con cui può procedere alla persecuzione dei dissenzienti.

È importante capirne i meccanismi.

  • Primo: l’offesa del sentimento religioso non è un dato oggettivo verificabile e questo consente estensioni illimitate all’interpretazione di ciò che è offensivo o blasfemo.
  • Secondo: proprio perché non è possibile inquadrare oggettivamente e in modo circoscritto in cosa consista il reato, i giudici esercitano una discrezionalità molto ampia nelle loro valutazioni a riguardo.
  • Terzo: i giudici sovente sono musulmani, quindi già inclini a essere poco laici, ma quand’anche avessero spirito laico o imparziale, i criteri interpretativi che adottano possono essere influenzati dalla pressione culturale o ambientale, dall’azione della stampa e delle lobby e, non dimentichiamolo, dall’intimidazione personale.

Quindi i processi per blasfemia, all’atto pratico, si riducono a un linciaggio morale (seguito non di rado da quello materiale) di un capro espiatorio, che va punito per educarne cento.

Per queste ragioni, la legge contro la bestemmia e l’offesa alla religione è il primo obiettivo di tutte le organizzazioni islamiche integraliste. Ad esempio in Tunisia il partito al potere, l’Ennahdha, ha depositato presso l’Assemblea Nazionale Costituente l’ennesima riedizione di una sorta di progetto di legge “anti-blasfemia”, che, col pretesto di voler “garantire la libertà d’espressione” a tutti, in realtà avrebbe come obiettivo quellod’islamizzare totalmente la società prima, lo Stato poi”, rimasti entrambi “laici” dai tempi dell’indipendenza (dalla rivista on line “Jeune Afrique”)

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Non si pensi che lo schema sia appannaggio solo dei Paesi musulmani o arretrati. Ad esempio nella civilissima America ove vige il primo emendamento, che garantisce a tutti libertà di stampa e di parola, le logiche lobbystiche ricorrono alla stessa impostazione pseudo vittimistica per aggredire il libero dissenso. Sentiamo a riguardo l’intellettuale ebreo Noam Chomsky: “Negli Stati Uniti, è stato sviluppato un sistema di intimidazione alquanto efficace per zittire la critica. Lasciate che vi fomisca un esempio. Prendete la Anti-Defamation League (ADL, Lega Anti Diffamazione), il B’nai B’rith, che viene considerata una organizzazione per i diritti civili. È alquanto ridicolo. In realtà è un’organizzazione volta a cercare di diffamare, intimidire e ridurre al silenzio le persone che criticano le attuali politiche israeliane, qualunque possano essere.”

Credo che tutti si rendano conto di quanto le accuse di “antisemitismo” siano inflazionate, palesemente esagerate e usate a sproposito: è lo stesso identico trucco, di richiedere la tutela di un lupo che piange travestito da pecora. E infatti a riguardo si è sviluppata la consapevolezza che un tempo “antisemita” era detto colui al quale non piacevano gli ebrei, oggi con lo stesso termine si designa lo sfortunato che, esso stesso, non sta simpatico agli ebrei.

Alla luce di questi esempi, decisamente illuminanti e purtroppo profetici, possiamo cogliere, tramite un’analogia smaccatamente identica, il significato della legge anti omofobia.

barillaCos’è infatti l’omofobia? Di certo non un atto, di certo non un’associazione, in fondo non è neppure una linea di pensiero; ammesso che esista qualcosa che si possa chiamare con quel nome, è una cosa molto simile a un sentimento.

Gli omosessuali sono dunque minacciati da un sentimento?

Non sembrerebbe, dato che sfilano mostrando tutto il loro “orgoglio gay”. E poi la legge tutela già tutte le persone allo stesso modo, qualunque preferenza sessuale abbiano, dunque che bisogno c’è di una legge specifica per proteggere gli omosessuali? In base alla stessa logica dovremmo fare leggi analoghe per i calciatori, i barbieri, le prostitute e le zitelle? Assurdo, talmente assurdo che una reale definizione giuridica dell’omofobia non è possibile e questo è l’aspetto più pericoloso della faccenda.

Infatti punire qualcosa di vago e indefinito è quanto di più ingiusto ed arbitrario si possa concepire, dato che i giudici saranno costretti a pronunciarsi più in base alle loro simpatie e sentimenti che non in base a fatti accertabili. Come nel caso dell’antisemitismo, presto omofobi saranno detti non coloro che non amano i sodomiti, ma coloro che non sono da essi amati.

Come nel caso della leggi anti blasfemia, il reato di omofobia sarà usato per reprimere ogni minimo dissenso critico nei confronti dell’omosessualità. Anzi, peggio ancora, il reato verrà adoperato esattamente allo scopo di perseguitare chiunque non sia perfettamente inquadrato in linee di pensiero e di sentimenti (!) favorevoli all’omosessualità.

Ma poi esiste davvero un mondo omosessuale che vuole perseguitare il diverso da sé? Quasi certamente no. La nuda e cruda verità è che questa legge liberticida non sembra altro che la ricerca di un casus belli per promuovere la persecuzione religiosa, a danno soprattutto dei cristiani (tanto per cambiare). E non c’è bisogno di compiere lunghe ricerche per scoprire chi possa desiderare questi esiti: le centrali del laicismo, ove il termine “laicismo” è l’eufemismo che di solito si usa per intendere “massoneria”. E oggi la prima centrale del laicismo continentale è la burocrazia di Bruxelles, l’ignobile Europa giacobina, che, non paga di trascinarci in una terribile crisi economica, non soddisfatta di inghiottire voracemente tasse e balzelli per offrirci in cambio leggi di importanza capitale come quella sulla curvatura delle banane, vuole puntare decisamente al conflitto sociale e religioso, tanto auspicato dalle menti illuminate dei piccoli Robespierre della Commissione: i Barroso, i van Rompuy i Solana… e naturalmente in nome della democrazia, dato che i Barroso, i van Rompuy e i Solana non sono mai stati eletti da nessuno.

È triste pensare come l’Europa e segnatamente l’Italia, che sono state la culla del diritto, si incamminino speditamente per queste vie di barbarie incivile e totalitaria.

Ed è doppiamente triste pensare che se il pretesto per la repressione nei paesi islamici è il nome di Dio, qui ci siamo abbassati a farlo in nome dello sfintere anale.

Loro avranno il Califfo e noi il gran Proctologo.

barilla-scuse

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Arriva la smentita da Papa Bergoglio: “Sì ai matrimoni gay, purchè siano civili”

A smentita di quello che è stato detto circa la presunta omofobia di Papa Bergoglio, il pontefice approverebbe le unioni civili omosessuali

Arriva la smentita da Papa Bergoglio. Sì ai matrimoni gay, purchè siano civiliRedazione – 25 marzo 2013 Su Papa Bergoglio è già stato detto e scritto molto. Le ultime fonti lo vedrebbero un accanito oppositore delle unioni omosessuali, ma non tarda ad arrivare la smentita.

Si dice infatti che Papa Francesco, cercò nel 2010 di convincere i vescovi argentini ad approvare le unioni civili tra persone dello stesso sesso. La sua proposta fu però bocciata in tronco dagli altri esponenti ecclesiastici.

Il New York Times scrive: “In una situazione come quella dell’Argentina del 2010, in cui l’approvazione del matrimonio gay era ormai scontata, Papa Francesco ha cercato una sorta di compromesso fra i valori teorici della religione e le esigenze pratiche del popolo“.

A confermare l’apertura del Papa verso le unioni civili omosessuali è statoMarcelo Marquez, sostenitore dei diritti dei gay, che racconta di aver scritto una lettera a Bergoglio ancor prima della sua proclamazione a pontefice, avvenuta lo scorso 13 marzo, per parlargli dei problemi che vivevano ogni giorno gli omosessuali. La risposta del cardinale fu immediata: dopo un’ora gli telefonò dicendogli che credeva che i diritti degli omosessuali dovessero essere riconosciuti attraverso le unioni civili ma non con il matrimonio religioso.

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La Famiglia è solo quella Naturale

del Prof. Franco Damiani

Il Circolo culturale triveneto “Christus Rex” non ha partecipato alla “giornata contro l’omofobia”, ritenendo che le vere e pesanti discrimninazioni le subisca oggi chi è favore della famiglia naturale. Condanna fermamente le dichiarazioni della presidente della Camera Boldrini che auspica un’approvazione anche in italia di una legge sul riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso, nonchè quelle del presidente del Senato Grasso che vede addirittura in questo “la realizzazione dell’ultimo passo verso la vera democrazia”. Dichiara che se gli “omofobi” sono malati e cittadini di serie B (affermazioni veramente democratiche del presidente Grasso) è orgoglioso, con i suoi membri, di rientrare in queste categorie. Dichiara di vergognarsi del fatto che l’Italia abbia ai vertici delle istituzioni tre personaggi favorevoli alle unioni contro natura e che questo è il simbolo della degenerazione satanica della politica. Si proclama orgoglioso di mantenere inalterata su questo tema la ferma e immutabile condanna di Santa Madre Chiesa, in particolare dei Santi papi Pio V e Pio X, recepita in epoca storica dalle legislazioni di tutti gli Stati cristiani. Deplora anche in questo caso il silenzio vile e complice dei vertici vaticani.

<h2 style=”text-align: center;”><a href=”http://www.agerecontra.it/public/pres30/?p=11109&#8243; target=”_blank”>La Famiglia è solo quella Naturale</a></h2>
<img id=”irc_mi” alt=”” src=”http://www.intelligonews.it/wp-content/uploads/2013/03/famiglia.jpg&#8221; width=”665″ height=”461″ />del Prof. <strong>Franco Damiani</strong>

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A proposito di gay

Stanno rinfocolando le polemiche sul problema “gay e chiesa”, soprattutto in riferimento alla manifestazione che alcune organizzazioni di omosessuali vogliono organizzare a Roma, durante il Giubileo. Poiché ovviamente tutti giustamente esprimono il proprio parere, anche se a volte in campo teologico molti “tuttologi” manifestano un’inguaribile ignoranza, riteniamo di fondamentale importanza, per evitare confusione e sconcerto tra i cattolici, riportare “l’opinione di Dio” (della quale sembrano disinteressarsi in molti, anche all’interno della chiesa stessa!) riguardo al problema omosessuale. L’unico parere che conta dato che tutti, credenti ed atei, saremo giudicati da Lui. E l’opinione del Signore la troviamo nella Sacra Scrittura che il magistero della Chiesa da duemila anni ci invita ad accogliere come Parola eterna di Dio.

Quanto segue dimostra in maniera inequivocabile le ragioni della necessaria condanna teologica della Chiesa nei confronti degli omosessuali i quali sono ovviamente liberi (Dio infatti ha donato a tutti il libero arbitrio!) di agire come meglio credono. La Chiesa e con sè tutti i credenti hanno comunque,  in virtù del sacerdozio consacrato (se preti) o regale (se laici), il dovere di ricordare le immutabili verità teologiche e che esiste il giudizio di Dio a cui tutti, volenti o nolenti, saremo sottoposti nel momento della morte.

Nell’antico testamento Dio prescrive:

Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro” (Lv 20,13).

E la vicenda di Sodoma e Gomorra (Gen. 18,16 seg.) è conosciuta da tutto il mondo “…Condannò alla distruzione le città di Sodoma e Gomorra, riducendole in cenere, ponendo un esempio a quanti sarebbero vissuti empiamente. Liberò invece il giusto Lot, angustiato dal comportamento immorale di quegli scellerati. Quel giusto infatti, per ciò che vedeva e udiva mentre abitava in mezzo a loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta per tali ignominie…” (2 Pt. 2,6 seg.) – “…Così Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate all’impudicizia allo stesso modo e sono andate dietro a vizi contro natura, stanno come esempio subendo le pene di un fuoco eterno…” (Gd. 7)

Nel Nuovo Testamento lo Spirito Santo è altrettanto chiaro: …Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che si addiceva al loro traviamento…..E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa.” (Rm 1, 26/32) – “…Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio” (1 Cor. 6,9/10) – “…La legge non è fatta per il giusto, ma per i non giusti e riottosi, per gli empi e di peccatori, per gli scellerati e i profani, per i parricidi e matricidi e omicidi, per i fornicatori, per i sodomiti[1][1], per i ladri d’uomini, i bugiardi, gli spergiuri…“(1 Tm. 1,9).

La condanna dei Padri e dei Dottori della Chiesa:

I delitti che vanno contro natura, ad esempio quelli compiuti dai sodomiti, devono essere condannati e puniti ovunque e sempre. Quand’anche tutti gli uomini li commettessero, verrebbero tutti coinvolti nella stessa condanna divina: Dio infatti non ha creato gli uomini perché commettessero un tale abuso di se stessi. Quando, mossi da una perversa passione, si profana la natura stessa che Dio ha creato, è la stessa unione che deve esistere fra Dio e noi a venir violata” (Sant’Agostino, Confessioni, c.III, p.8)

“Che lo zolfo evochi i fetori della carne, lo conferma la storia stessa della Sacra Scrittura, quando parla della pioggia di fuoco e zolfo versata su Sodoma dal Signore. Egli aveva deciso di punire in essa i crimini della carne, e il tipo stesso del suo castigo metteva in risalto l’onta di quel crimine. Perché lo zolfo emana fetore, il fuoco arde. Era quindi giusto che i Sodomiti, ardendo di desideri perversi originati dal fetore della carne, perissero ad un tempo per mezzo del fuoco e dello zolfo, affinchè dal giusto castigo si rendessero conto del male compiuto sotto la spinta di un desiderio perverso” (San Gregorio Magno, Commento morale a Giobbe, XIV, 23, vol. II, pag. 371)

Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi. Esso infatti, uccide il corpo, rovina l’anima, contamina la carne, estingue la luce dell’intelletto, caccia lo Spirito Santo dal tempio dell’anima” (San Pier Damiani – dottore della chiesa e grande riformatore dell’Ordine Benedettino – Liber Gomorrhanus, in Patrologia latina, vol. 145, coll. 159-190)

Nei peccati contro natura in cui viene violato l’ordine naturale, viene offeso Dio stesso in qualità di ordinatore della natura” (S. Tommaso d’Aquino, Summa Teologica, II-II, q. 154, a. 12)

“…Commettendo il maledetto peccato contro natura, quali ciechi e stolti, essendo offuscato il lume del loro intelletto, non conoscono il fetore e la miseria in cui sono…” (S. Caterina da Siena, Dialogo della Divina Provvidenza, cap. 124)

“Più pena sente uno che sia vissuto con questo vizio de la sodomia che un altro, perocchè questo è maggior peccato che sia”. (San Bernardino da Siena, Predica XXXIX in: Prediche volgari, p. 915)

“…Di questa turpitudine mai abbastanza esecrata sono schiavi coloro che non si vergognano di violare la legge divina e naturale”. (San Pietro Canisio – dottore della Chiesa-  Summa Doctrina Christianae, III a/b, p. 455)

La condanna dei papi:

…L’esecrabile vizio libidinoso contro natura; colpe per le quali i popoli e le nazioni vengono flagellati da Dio, a giusta condanna, con sciagure, guerre, fame e pestilenze…” (San Pio V, Costituzione Cum Primum, del 1 aprile 1566, in Bullarium Romanum, t. IV, c. II, pp. 284-286)

…Il peccato contro natura grida vendetta al cospetto di Dio..” (San Pio X – Catechismo, N. 966)

“Inseguendo l’esistenza di atti intrinsecamente cattivi, la Chiesa accoglie la dottrina della Sacra Scrittura. L’apostolo Paolo afferma in modo categorico: – Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il Regno di Dio, 1 Cor. 6,9-10″ (Giovanni Paolo II, Veritatis Splendor, cap. 81)

Leggendo la Sacra Scrittura impariamo dall’unico Dio e giusto giudice che com’è vero che il Signore perdona qualunque peccato a chi, con sincero pentimento, gli chiede il perdono è altrettanto vero che giudicherà secondo la Sua Parola (e non secondo quella degli uomini, anche se appartenenti alle gerarchie della Chiesa!) quanti si ostinano nel peccato. A tale proposito riporto l’opinione della Dott.ssa Patrizia Stella (dottore in pedagogia del comportamento) come risulta da una sua lettera pubblicata sulla rivista Teologica, N. 20 – marzo/aprile 1999, indirizzata alle autorità religiose e civili ed alle riviste, alla cui lettura integrale rimando quanto interessati.

“….In secondo luogo significa negare alla persona la capacità di superare questo problema, in quanto è stato più volte confermato dagli studiosi che questo comportamento non è irreversibile né congenito, tranne casi rarissimi, ma frutto di cattive abitudini, o di esperienze negative, o di reazioni davanti all’aggressività di certi comportamenti femminili; situazioni comunque, dalle quali si può uscire. Prova ne sia che nel mondo animale esistono malformazioni congenite di vario genere, ma non si è mai verificato il caso di attrazioni ed unioni omosessuali tra bestie, ciò vuol dire che è una devianza che riguarda l’uomo non tanto nella sfera genetica, difficilmente modificabile, quanto piuttosto in quella educativa e psicologica, soggetta quindi all’influsso della volontà. Significa inoltre non aver capito il ruolo della chiesa e del cristiano, che non è solo quello di alleviare pietosamente le ferite lasciando “l’ammalato” nella sua cancrena, bensì è quello di avere “dell’ammalato” una stima ed una fiducia tali da saper usare anche il bisturi pur di farlo guarire. Compito della chiesa e del cristiano è quello di ricordare che c’è la grazia di Dio che aiuta a vivere i comandamenti, e che senza la sua grazia è difficile vivere non solo la castità, ma qualunque altra virtù, che la violazione costante dei Comandamenti di Dio comporta sempre il rischio di autodistruggersi nella vita terrena e di mettere in pericolo la salvezza eterna, e che infine, dà molta più gioia e gratificazione una vita casta anche se talvolta esige sacrificio e lotta, che una vita di disordine sessuale, qualunque esso sia, etero o omosessuale….”

Nei confronti poi di coloro che predicano le loro “opinioni”, anziché la Parola di Dio, lo Spirito Santo è altrettanto chiaro: “Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anatema!…” (Gal. 1,8 seg.)

Per conoscere più approfonditamente le ragioni di un’immutabile condanna dell’omosessualità da parte del Magistero della Chiesa si consiglia la lettura del dossier:

“Chiesa e omosessualità – Le ragioni di un’immutabile condanna”, ed. Centro Culturale Lepanto – Roma (Tel. 06-6795866)- http://members.tripod.com/lepanto/

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5 aprile 2013

Fonte: http://www.losai.eu/parigi-multato-per-la-felpa-omofoba-cera-disegnata-una-famiglia-etero/

Tutti con la felpa di Franck Talleu!
Comprerò subito la felpa del delitto, e invito tutti a fare altrettanto: la felpa con il disegno di una famigliola che si tiene per mano, e che è stata vietata a Franck Talleu, che passeggiava a Parigi nei giardini del Luxembourg con moglie e figli il lunedì di Pasqua. Le foto e il verbale dei poliziotti parlano chiaro, ma il racconto di Talleu lascia basiti: due sorveglianti del parco lo hanno fermato e gli hanno imposto di torgliersi la felpa, per motivi di buoncostume. L’indumento non ha scritte o slogan, solo un innocuo disegnino schematico, ma è quello che molti portavano addosso alla manifestazione contro il matrimonio omosessuale, la “manif pour tous”, e secondo i sorveglianti, “può scioccare”. Il prode Franck rifiuta di togliersela, segue verbale e multa per manifestazione non autorizzata. Alla fine Franck cede, perché sfilarsi la felpa è la condizione per lasciarlo libero, così può finalmente tornare alla sua passeggiata con la famiglia. La multa però resta, e resta lo sconcerto. Come commenta il povero Talleu, “comincia una nuova resistenza, quella di chi passeggia al braccio della moglie e con i figli per mano” nei luoghi pubblici. Compriamoci tutti la “terribile” felpa con i pupazzetti di mamma, papà e bambini stampati sopra: questa è la vera, “scioccante” trasgressione del futuro.

http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2013/04/05/01016-20130405ARTFIG00287-un-proces-verbal-pour-le-port-du-sweat-shirt-de-la-manif-pour-tous.php

Tratto da: fonte

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Nuovo Ordine Mondiale, Controllo Mentale, Transumanesimo, Inganno Globale

Tra poco diventerà una colpa far figli.
O come minimo metteranno una tassa sulla riproduzione.

Il passaggio sta avvenendo un passo alla volta, senza che molti se ne accorgano e anche perché la maggioranza del gregge ancora dorme ed è indottrinato dai media del sistema. Quando parlo del NWO in giro nella mia città, mi prendono per pazza, me ne hanno dette di cose! Dunque… sono folle, deliro, bevo, mi devo fare curare, sono rimbecillita, sono andata… cosí è sufficiente?? Non si rendono conto che sono loro ad essere nel mondo di Fantasia…

Credo di poter dire che questo è un fatto di una gravità incredibile, se non fosse già avvenuto, soprattutto nel silenzio dei media di regime.
Il completo sovvertimento dell’etica e della morale, un fatto descritto nell’Apocalisse (o Rivelazione) di s. Giovanni Apostolo, scritta nell’esilio sull’isola di Pathmos, dove egli era stato relegato poichè il malvagio imperatore Domiziano aveva tentato di friggere Giovanni nell’olio bollente ma questi era uscito dal martirio come da un bagno di acqua di rose.
Bisognerà adorare la Bestia che ha aspetto di agnello ma voce di dragone (il Nuovo Ordine Mondiale) la quale imporrà a tutti il segno sulla mano o sulla fronte (il microchip RFID) senza il quale non si potrà nè vendere nè comprare, e chi non lo accetterà sarà ucciso… bisogna fare qualcosa perchè quando vige l’ingiustizia, ribellarsi è giusto.

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Francia: Isteria da matrimoni gay: «sanzionato» per una felpa

Segnalazione di Lucio Panizzon

Comprerò subito la felpa del delitto, e invito tutti a fare altrettanto: la felpa con il disegno di una famigliola che si tiene per mano, e che è stata vietata a Franck Talleu, che passeggiava a Parigi nei giardini del Luxembourg con moglie e figli il lunedì di Pasqua. Le foto e il verbale dei poliziotti parlano chiaro, ma il racconto di Talleu lascia basiti: due sorveglianti del parco lo hanno fermato e gli hanno imposto di torgliersi la felpa, per motivi di buoncostume.

L’indumento non ha scritte o slogan, solo un innocuo disegnino schematico, ma è quello che molti portavano addosso alla manifestazione contro il matrimonio omosessuale, la “manif pour tous”, e secondo i sorveglianti, “può scioccare”. Il prode Franck rifiuta di togliersela, segue verbale e multa per manifestazione non autorizzata. Alla fine Franck cede, perché sfilarsi la felpa è la condizione per lasciarlo libero, così può finalmente tornare alla sua passeggiata con la famiglia. La multa però resta, e resta lo sconcerto. Come commenta il povero Talleu, “comincia una nuova resistenza, quella di chi passeggia al braccio della moglie e con i figli per mano” nei luoghi pubblici.

Compriamoci tutti la “terribile” felpa con i pupazzetti di mamma, papà e bambini stampati sopra: questa è la vera, “scioccante” trasgressione del futuro.

http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2013/04/05/01016-20130405ARTFIG00287-un-proces-verbal-pour-le-port-du-sweat-shirt-de-la-manif-pour-tous.php

Isteria da matrimoni gay: «sanzionato» per una felpa

Il dibattito sui matrimoni gay in Francia sta producendo situazioni al limite del paradosso. Per non dire surreali. Lunedì di Pasquetta un padre di famiglia è stato ripreso da agenti al Parc du Luxembourg di Parigi, perché – ha dichiarato – indossava «un indumento contrario ai buoni costumi» e che avrebbe potuto «choccare». Si trattava di una felpa della «Manif pour tous», l’organizzazione che contesta la legge voluta dal governo Hollande già approvata dall’Assemblea Nazionale, e il cui iter parlamentare è appena partito al Senato. Il logo incriminato? Un disegno di un padre e una madre con due figli per mano, senza scritte (foto «Le Figaro»). . Franck Talleu, il protagonista della vicenda, si trovava al parco con la moglie e i sei figli, in compagnia di altre famiglie conosciute sui social network. Il pic-nic ha attirato l’attenzione dei custodi, anche perché nei giardini del Palais du Luxembourg, sede del Senato, non sono permesse manifestazioni. Dopo un’accesa discussione, a monsieur Talleu è stato fatto un verbale per «organizzazione di manifestazione ludica senza un’autorizzazione speciale», con ammenda da definire. «Comprerò subito la “felpa del delitto”, e invito tutti a fare altrettanto», ha dichiarato Eugenia Roccella, deputato Pdl e già portavoce del Family Day.

Massimo Calvi

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Franck Talleu: «Sono io l’uomo con la maglietta “contraria ai buoni costumi”. Ecco cosa è successo»

aprile 12, 2013 Leone Grotti

Intervista a Franck Talleu, il padre di sei figli arrestato «per tenuta contraria ai buoni costumi». Il delitto? Portava una maglia con il disegno di una famiglia.

In Francia non era mai accaduto niente del genere, ma lui l’ha presa con ironia e racconta tutto scherzando. Parliamo di Franck Talleu, direttore dell’Insegnamento cattolico a Soissons, Laon e Saint-Quentin, sposato, padre di sei figli adottati, fermato il primo aprile, portato alla questura e multato perché si trovava al parco con i suoi figli indossando una maglia con il logo stilizzato di una madre e un padre che tengono per mano due bambini. «”Tenuta contraria ai buoni costumi”, questa è la prima cosa di cui mi hanno accusato gli agenti» racconta Talleu a tempi.it. «Io mi sono messo a ridere e ho risposto: “Sarà facile contestare quello che avete scritto!”». La maglia portava il simbolo della Manif Pour Tous, organizzazione che ha portato in piazza per due volte un milione di persone per protestare contro la legge su matrimonio e adozione gay del governo socialista di Hollande. La legge è passata oggi in Senato e ora torna alla Camera per l’approvazione definitiva.

Signor Talleu, ma l’hanno davvero arrestata solo perché portava una maglia con sopra disegnata una normale famiglia?
Le cose sono andate così. Lo scorso primo aprile, che in Francia era festa perché era il lunedì di Pasqua, ho deciso di andare insieme alla mia famiglia ai giardini del Lussemburgo, dove sappiamo che si ritrovano molte persone che hanno partecipato alla Manif Pour Tous. Abbiamo degli amici (nella foto in basso) che abitano vicino ai giardini e poiché li abbiamo conosciuto su internet, abbiamo deciso di indossare le maglie della manifestazione per riconoscerci.

Che tipo di maglie sono?
Non sono in sé strumenti di propaganda perché non c’è scritto alcuno slogan: presentano solo il logo della manifestazione, cioè un papà e una mamma che tengono per mano i due figli, mostrando in modo chiaro che la famiglia è costituita dall’unione di un uomo e una donna. I giardini si trovano vicini al Senato, quindi è considerato un posto sensibile perché la legge sul matrimonio gay doveva essere presentata al Senato pochi giorni dopo. Ci sono anche delle guardie che proteggono il Senato. A un certo punto, sono arrivate le guardie e mi hanno chiesto di levarmi la maglia o di coprirla. Io ho chiesto spiegazioni, dicendo che non era mia intenzione provocare nessuno, anche perché non vedo niente di scioccante o provocatorio nel simbolo. Allora il tono si è un po’ alzato, le guardie hanno detto che avrebbero steso un verbale e io ho risposto che non avevano il diritto di farmi un verbale perché indossavo una maglia. Allora mi hanno chiesto di seguirli al posto di polizia che si trova nel bel mezzo dei giardini e là mi hanno fatto una contravvenzione.

Con quale motivazione?
Inizialmente secondo il codice di infrazione: “Tenuta contraria ai buoni costumi”. La cosa mi ha molto divertito, mi sono messo a ridere e ho detto: “Sarà facile contestare quello che avete scritto!”. Allora, insieme a un loro collega, hanno cercato un’altra motivazione, questa: “Organizzazione di una manifestazione ludica senza autorizzazione” (nella foto a destra). Gli ho detto: “La contesterò comunque”. Mi hanno fatto la contravvenzione, io l’ho contestata e quindi mi hanno detto che si sarebbe aperta una causa al tribunale amministrativo. Ma per uscire dal posto di polizia mi hanno obbligato a levarmi la maglia della Manif. Io ho ceduto alla richiesta, più che altro per non fare aspettare oltre la mia famiglia, che si trovava fuori. Sono rimasto nel posto di polizia circa un’ora.

La famiglia in Francia è contraria ai buoni costumi?
In Francia la legge sul matrimonio omosessuale è stata approvata dal Senato e ora torna alla Camera in seconda lettura. È una legge che autorizza il matrimonio fra persone dello stesso sesso e l’adozione, perché in Francia il diritto all’adozione consegue a quello al matrimonio. Questa legge è molto pericolosa perché si basa sulla teoria del gender. Questa teoria ha 30 o 40 anni ed è sostenuta dal movimento LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, trans). Sono movimenti molto violenti dal punto di vista intellettuale e dopo l’uscita di articoli sul mio caso ho ricevuto molti insulti da parte loro, anche se la loro violenza è anzitutto intellettuale. Chi sottolinea il fondamento naturale della famiglia, affermando un modello preferenziale di famiglia, rischia in Francia di creare dei problemi, perché c’è chi vuole che tutti i modi di formare una coppia siano messi sullo stesso piano. È questo che denunciano fra le altre cose i sostenitori del matrimonio repubblicano, che sono contrari a questa nuova legge.

Come hanno reagito i suoi sei figli vedendo il loro papà portato via dagli agenti di punto in bianco?
Mia moglie ha subito coperto la sua felpa e questo mi ha fatto arrabbiare perché sono cose che vanno contro il buon senso. Io e mia moglie abbiamo adottato sei figli e se sono molto impegnato contro questo progetto di legge è perché so quanto i bambini hanno bisogno di un padre e di una madre. I miei figli più grandi erano eccitati: quando sono tornato mi hanno chiesto se mi avevano torturato, se erano riusciti a farmi parlare. Si è creata l’immagine di un papà che fa resistenza! Mia figlia aveva già diffuso la notizia della mia disavventura su Facebook mentre ero ancora al posto di polizia. Fra i nostri figli ce ne sono anche due con la sindrome di Down e loro non hanno ben capito cosa stava succedendo. Mia moglie gli ha spiegato che il papà tornava subito e li ha mandati a cercare le uova di cioccolato nascoste, come si da noi per tradizione. Un altro figlio ancora, che ha sei anni, ha cominciato a chiedere cosa succedeva, perché aveva notato la discussione un po’ animata con gli agenti. Non è stato facile ma abbiamo dovuto spiegargli che può capitare che gli agenti, pur rappresentando la legge, si sbaglino nella loro valutazione e che in tal caso ci si può mettere a discutere con loro. Per quanto riguarda l’educazione al rispetto dell’autorità, si è creata una situazione problematica. Ma credo che sarebbe stato più grave obbedire agli agenti e nascondere quello che è semplicemente un simbolo che rappresenta la famiglia tradizionale.

La libertà d’espressione è minacciata oggi in Francia?
C’è stata grande omertà sullo svolgimento della Manif Pour Tous. Il mio caso è arrivato sulle pagine dei giornali, io l’ho trattato con ironia per sdrammatizzare ma è stato ripreso solo dalla stampa politicamente favorevole alla famiglia tradizionale. Nessun media indipendente ha ripreso la notizia. Sappiamo molto bene che i media francesi non hanno diffuso gli avvenimenti relativi alla Manif pour tous in modo obiettivo. C’è una protesta ufficiale con il ministero degli Interni riguardo al numero dei manifestanti, facciamo molta fatica ad ottenere le foto aeree della manifestazione per fare un conto preciso. La lobby LGBT è molto presente nel mondo dei media e della cultura, e si fa sentire. Faccio un esempio: la Manif ha fatto un’inserzione sul giornale di sinistra Le Monde, che si è dimostrato libero pubblicandola. Ma c’è stata una reazione violenta di un personaggio come Pierre Bergé, omosessuale che era amico di Yves Saint Laurent, che ha preso di mira il giornale per avere pubblicato quella pubblicità. La volontà di minare la libertà di espressione c’è.

Come si sente dopo quello che è successo?
Il mio caso ha permesso all’opinione pubblica di prendere più coscienza del pericolo che può rappresentare la teoria del gender. Io sono responsabile dell’educazione cattolica nella mia diocesi e collaboratore del vescovo su queste tematiche. Il gender è entrato nei programmi dei licei, attraverso le scienze naturali, la biologia. Che se ne parli nei licei non è un problema, che si studi questa teoria come una delle tante ideologie non è un problema. Il problema è che è stata imposta in biologia, mentre, essendo una teoria, la si dovrebbe studiare in filosofia. D’altra parte la debolezza di questa teoria è che non è studiata nel baccalaureato di scienze, è semplicemente studiata nelle materie scientifiche della sezione letteraria. Si vede bene che scientificamente questa teoria del gender non tiene e dal punto di vista delle scuole cattoliche, si può discutere come studiarla. Oggi, però, questa teoria sta facendo il suo ingresso nelle materie della scuola elementare, il governo sta preparando una legge a questo riguardo e questo è un problema perché gli studenti di quell’età non sono dotati di spirito critico.

I francesi come hanno reagito?
L’opinione pubblica ha cominciato a protestare con forza, ci arrivano messaggi di sostegno. Ci dicono che non capiscono cosa succede. Se a un certo punto si comincia a dire che una famiglia normale – anche se io considero la mia famiglia poco normale visto che ho sei bambini adottati di età e condizione diversa – composta da un babbo una mamma e due figli può scioccare le altre persone, allora la gente si ribella. Ma il governo e la maggioranza degli eletti in Parlamento non vogliono tenere conto dell’opinione pubblica.

Oltre agli attacchi, ha ricevuto anche un po’ di solidarietà?
Assolutamente. Moltissimi messaggi di simpatia, molti avvocati si sono proposti di difendermi, ritenendo il tutto ridicolo e dicendo che non è affatto sicuro che il procuratore istruirà la causa, anche perché il rischio che corro è di qualche decina di euro di ammenda. È solo una contravvenzione, ma esiste il diritto di difendersi con un avvocato anche in questi casi, e lo farò con uno di quelli che si sono offerti se la causa verrà istruita. Ci sono anche dei magistrati che mi hanno contattato dicendo che erano stupiti dell’accaduto.
http://www.tempi.it/frank-talleu-sono-io-luomo-con-la-maglietta-contraria-ai-buoni-costumi-ecco-cosa-e-successo#.UWg57SvOQlg

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Dalla parte loro – Matrimonio gay in Francia, anche il Senato dice sì

venerdì, 12 aprile 2013

Matrimonio gay in Francia, anche il Senato dice sìSCRITTO DA

La Francia è ormai ad un passo dall’approvazione in via definitiva i matrimoni gay. Dopo il voto favorevole dell’Assemblea Nazionale, anche il Senato ha dato il suo via libera alla legge. Ora il progetto di legge tornerà all’Assemblea nazionale per l’approvazione definitiva, che appare più che scontata. Mercoledì 17 aprile ci sarà l’ultimo voto, così che all’inizio dell’estate anche gli omosessuali francesi potranno unirsi in matrimonio davanti alla legge.

L’approvazione delle nozze gay costituisce la piu’ importante riforma sociale in Francia a partire dall’abolizione della pena di morte nel 1981. Stamane, il Senato, camera non elettiva nel sistema istituzionale transalpino, ha approvato il provvedimento per alzata di mano e dopo aver operato pochi emendamenti all’articolato passato alla camera lo scorso 12 febbraio. La legge tornerà dunque all’Assemblea nazionale per l’ultimo passaggio, visto che  Una volta riapprovata alla camera, la legge sui matrimoni omosessuali dovrebbe entrare in vigore in estate e la Francia raggiungerà così, su questo terreno, gli altri paesi, europei e non, che hanno approvato le nozze gay a partire dal 2001. Allora i Paesi Bassi furono la prima nazione a riconoscere l’uguaglianza davanti alla legge delle coppie omosessuali, e negli anni successivi il matrimonio gay è stato adottato in diversi paesi, tra cui la Spagna e la maggioranza degli stati dell’Europa del Nord.

Le nozze omosessuali sono al momento il successo più importante della presidenza Hollande, che in questo momento si trova in grave difficoltà a causa della crisi economica che attanaglia anche la Francia. Il tema ha diviso l’opinione pubblica transalpina, e nel corso dell’esame del progetto di legge sono state numerose le manifestazioni dei favorevoli e dei contrari ai matrimoni gay. Al momento i francesi sembrano supportare le nozze omosessuali, anche se nei sondaggi si rileva una maggioranza di contrari sul tema delle adozioni. La politica transalpina si è divisa in modo aspro sull’argomento, con la sinistra compatta nella difesa dell’uguaglianza della comunità LGBT, e la destra, repubblicana o lepenista, radicalmente contraria.

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Parigi – Manifestazione oceanica contro le adozioni gay a Parigi

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Quasi due milioni di persone si sono radunate nel centro di Parigi per una imponente manifestazione di protesta contro la legge che rende possibili i matrimoni e le adozioni per le “coppie” omosessuali.
E sono forti le polemiche, perché nel corso della manifestazione la polizia, che dipende direttamente dal governo, ha sparato gas lacrimogeni contro i manifestanti pacifici. La legge approderà il prossimo mese in Senato per la discussione finale, dopo essere stata approvata dall’Assemblea nazionale.

Intanto un’inchiesta dà conto di una società francese profondamente contraria ai matrimoni omosessuali. Secondo un sondaggio condotto da Ifop, il 58% dei Francesi si oppone alle unioni omosessuali. Fonte: http://www.foxnews.info

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Anche in Francia il matrimonio tra persone dello stesso sesso e le adozioni da parte delle stesse coppie sono diventati legali. Gay e lesbiche, francesi e stranieri, possono finalmente sposare la persona che amano. Essi non sono più cittadini di serie B, ma cittadini di serie A come gli altri, perché godono degli stessi diritti.

Certo, la strada da fare è ancora molto lunga.

Ad esempio, colpisce e commuove l’episodio di Wilfred De Buijn, selvaggiamente picchiato, proprio a Parigi, perché passeggiava a braccetto col compagno. La sua storia e il suo volto, violentato dalle ferite che l’omofobia incide, il più delle volte indelebilmente e comunque non solo visibilmente, dimostrano infatti che vi è ancora molto lavoro da fare per far capire alle persone che una manifestazione di affetto non dovrebbe mai costituire la giustificazione di una simile violenza, ed anzi deve essere protetta dallo Stato col massimo grado di riconoscimento possibile.

Non ce ne rendiamo conto, ma viviamo in una società dove ci stupiamo per una legge a favore delle persone e ci rassegniamo, invece, ad episodi di violenza tanto gravi.

Matrimonio e adozione sono due piccoli passi verso l’affermazione di un principio per cui ciascuno di noi deve poter tessere relazioni indipendentemente dal proprio orientamento sessuale. Ed è un principio, questo, che dovrebbe valere anche da noi.

E’ di oggi il monito del Presidente della Corte costituzionale, Franco Gallo, che ha sollecitato il Parlamento a legiferare in materia.

Una sollecitazione, peraltro, che risale alla sentenza n. 138 del 15 aprile 2010, con la quale la Corte costituzionale aveva affermato che ai gay e alle lesbiche spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone un riconoscimento giuridico da parte del Parlamento.

La sentenza contiene anche indicazioni precise per il legislatore: esso dovrà introdurre una disciplina completa, originale e dedicata unicamente alle coppie omosessuali, attingendo dai modelli di regolamentazione diffusi in Europa.  Si badi, però. “Il Parlamento è avvisato – scrive Gilda Ferrando in questo volume, interamente dedicato alla sentenza citata – non può limitarsi a tracciare trame esili o confuse come quelle che ci ha presentato fino ad ora (DI.CO., CUS, Di.Do.Re.). Deve offrire una robusta tutela alle coppie same-sex, sulla falsariga di quella riconosciuta al matrimonio“. Robusta tutela. Sulla falsariga del matrimonio.

Dal 2010, però, le cose sono profondamente cambiate. Se si guarda all’Europa, quello del matrimonio è ormai divenuto il modello dominante: niente più PaCS, registrazioni, diritti dimezzati o negati. Anche il nostro Parlamento dovrà prenderne atto. Niente più “unioni alla tedesca“, quindi, come aveva promesso Bersani in campagna elettorale. Unioni che forse la dirigenza del Partito democratico manco sa cosa siano, dal momento che ad oggi nessuno ha proposto una legge di tal fatta, mentre sono stati presentati diversi disegni di legge sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, a firma di diversi esponenti del PD e del M5S. Segno che ci stavano raccontando un mucchio di balle.

Che sia proprio il matrimonio il prossimo traguardo? Me lo auguro, anche perché è un passo di civiltà inevitabile e, soprattutto, indispensabile. Un passo di civiltà di cui abbiamo assolutamente bisogno, per mettere fine a un’emergenza costituzionale di cui tutti soffriamo da fin troppo tempo.

Perché quello della Rai, che censura un video in tema di non discriminazione ed omofobia perché contiene le parole “gay” e “lesbica” non è un caso che capiterebbe in un Paese civile. Esso dimostra di quanta civiltà abbiamo ancora bisogno.

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M5s: matrimoni gay, legge anti-omofobia e cambio di genere, i primi ddl dei grillini in Parlamento (FOTO, VIDEO)

GayAltro che omofobo e fascista. Il Movimento 5 stelle sfida il Pd sul tema dei diritti civili. Vuole scavalcarlo a sinistra, avvicinarsi a Sel e confermare quelle convergenze già attuate a inizio legislatura. Questa volta non è un “no” ad unire il principale alleato del Partito democratico e la forza politica che più di tutte l’ha deriso e attaccato. Ora a tenerli insieme è un sì ai matrimoni omosessuali e ad altre norme contro l’omofobia e la transfobia, che il Movimento 5 stelle vuole introdurre con tre disegni di legge, i suoi primi presentati in Parlamento.

Il principale ddl, che potrebbe trovare il sostegno di Sinistra e libertà e allo stesso tempo spaccare il Pd, riguarda le “modifiche al codice civile in materia di eguaglianza nell’accesso al matrimonio in favore delle coppie formate dallo stesso sesso”. Il M5s vuole introdurre l’articolo 91, che riconosce il “matrimonio egualitario”, non più solo tra uomo e donna, ma anche tra persone dello stesso sesso, come già avviene in Paesi come Spagna, Portogallo, Olanda, Belgio.

I figli di un “coniuge” (termine che sostituirebbe sempre i classici “marito e moglie”) saranno riconosciuti come figli dell’altro coniuge “anche quando il concepimento avviene mediante il ricorso a tecniche di riproduzione medicalmente assistita, inclusa la maternità surrogata”.

Il programma del M5s non citava i diritti civili tra le sue priorità, eppure sono stati questi i primi atti legislativi proposti a Palazzo Madama. La spinta è arrivata dagli attivisti piemontesi, che hanno raccolto le proposte della Rete Lenford, associazione di avvocati per i diritti lesbiche, gay, bisessuali e transgender, prima depositandole presso il Consiglio regionale del Piemonte e poi portandole a Roma.

Sulla questione il movimento aveva tenuto una posizione ambigua fino al luglio del 2012, quando Beppe Grillo dal suo blog si schierò apertamente in favore delle unioni omosessuali.

Un anno prima era stato criticato per la battuta infelice pronunciata a Bologna: quel “At salut, buson” (ti saluto, omosessuale), che per il comico rappresentava solo una frase goliardica, ma per l’Arcigay fu un’offesa.

Il “nuovo” Grillo pro diritti civili attaccò il Pd, Pierluigi Bersani e Rosy Bindi per essere troppo conservatori. “Io sono favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso – scrisse- ognuno deve poter amare chi crede e vivere la propria vita con lui o con lei tutelato dalla legge”.

Una linea confermata durante lo Tsunamitour (“Sì ai matrimoni gay, per le adozioni invece proponiamo un referendum”) e sposata – è proprio il caso di dirlo – in Parlamento da Luis Alberto Orellana, ex candidato alla presidenza del Senato, primo firmatario del disegno di legge. Questa iniziativa legislativa è sostenuta da altri cinque senatori grillini. Ci sono le firme di Davide Airola, eletto in Piemonte, e di Lorenzo Battista, esponente dell’ala dialogante del movimento.

E, un po’ a sorpresa, c’è pure quella di Rosetta Enza Blundo, che durante la trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora” fu incerta sul numero esatto di parlamentari. Nell’intervista la neo eletta si mostrò indecisa tra il sostegno ai registri delle coppie di fatto o ai matrimoni gay, mentre non ebbe dubbi nel negare possibilità di adozione.

Gli altri due disegni di legge riguardano il contrasto all’omofobia e alla transfobia, reati penali punibili fino a quattro anni di carceri, e le modificazioni di attribuzione di sesso.

Quest’ultima proposta parte da un principio: ogni persona può sentirsi di non appartenere più al sesso attribuitole dalla nascita e, di conseguenza, una legge deve favorirne il cambio di identità.

La posizione della pattuglia di senatori del Movimento 5 stelle rispecchia in pieno quella dell’elettorato grillino o saranno necessarie ulteriori consultazioni online? Qualche divisione era emersa proprio sul tema dei diritti civili. Un anno fa nel M5s era esploso il caso di Francesco Perra, che paragonò i matrimoni gay alla poligamia e alle nozze con animali. Qualcuno ne chiese l’espulsione, poi si è ritrovato il nome di Perra nella lista dei candidati al Senato in Sardegna.

Prima dei grillini e di Sel, nella passata legislatura ci provò Italia dei Valori a far passare la modifica al codice civile sui matrimoni omosessuali. Quella proposta non fu nemmeno discussa alla Camera. Sinistra e libertà, però, non c’era in Parlamento. E nemmeno il Movimento 5 stelle.

Dopo le convergenze sulla nascita delle commissioni e sulla revoca delle concessioni per i rigassificatori di Trieste e Gioia Tauro, le due forze politiche potrebbero dialogare anche sui diritti civili e rimettere in discussione quel modello tedesco cui si ispira il Pd in uno degli otto punti programmatici di Bersani. Se questa nuova intesa Sel-M5s si concretizzerà, vorrà dire che Nichi Vendola avrà definitivamente rimosso il momento in cui definì Grillo “omofobo, sessista e razzista”, nonché “un vero populista”.

Video: la battuta infelice di Grillo al termine di un comizio a Bologna: “At salut, buson”, che tradotto dal bolognese sta per “ti saluto, culattone”

Video: Enza Blundo a Un Giorno da Pecora

Video: Quando Francesco Perra paragonò i matrimoni gay alla poligamia e alle nozze con animali

Francesco Perra (M5S): Matrimoni gay? A quel punto potremo sposarci col nostro animale… from Federica Selis on Vimeo.

Fonte: L’Huffington Post in collaborazione col gruppo L’Espresso

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Nozze gay: un altro Gallo che canta

Segnalazione del dott. Federico Colombera

Il presidente della Consulta: "Parlamento affronti nodo unioni gay" A lato, il presidente della Corte Costituzionale, Franco Gallo (ansa)

Il presidente della Consulta, nel giorno in cui i saggi consegnano al Quirinale il loro rapporto: “Senza seguito invito su unioni di fatto”. E giudica attribuzione del cognome del padre “un retaggio di una concezione patriarcale della famiglia”. Infine, in merito alla legge elettorale: “Va modificata norma vigente”

ROMA – Il legislatore deve affrontare il nodo delle unioni gay. Lo ha detto il presidente della Consulta, Franco Gallo, nella sua relazione letta stamane alla presenza delle più alte cariche dello Stato, proprio nel giorno in cui i saggi salgono al Colle per consegnare il loro rapporto. “La Corte ha escluso l’illegittimità costituzionale delle norme che limitano l’applicazione dell’istituto matrimoniale alle unioni tra uomo e donna, ma nel contempo – ha detto Gallo – ha affermato che due persone dello stesso sesso hanno comunque il diritto fondamentale di ottenere riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri, della loro stabile unione”. La Consulta, ha ricordato Gallo, “ha perciò affidato al Parlamento la regolamentazione della materia nei modi e nei limiti più opportuni”.

Il cognome paterno. L’attuale disciplina che prevede l’attribuzione al figlio del solo cognome paterno “costituisce il retaggio di una concezione patriarcale della famiglia”, ha detto Gallo in un passaggio della sua relazione, elencando alcuni degli inviti che la Consulta ha rivolto al legislatore e che sono rimasti inascoltati. La Consulta “ha invitato a introdurre una normativa che abbia una maggiore considerazione del principio costituzionale di uguaglianza tra uomo e donna”, ha spiegato.

Continua su:

http://www.repubblica.it/politica/2013/04/12/news/il_presidente_della_consulta_parlamento_affronto_nodo_unioni_gay-56475681/?ref=HRER1-1

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Matrimonio gay, cardinale Scola: prima lo stato ascolti società

Vescovo di Milano a Radio Vaticana: “Lasciare poi la libertà dell’obiezione di coscienza”

TMNews

Città del Vaticano, 12 apr. (TMNews) – Su temi come il matrimonio omosessuale lo Stato dovrebbe “ascoltare la società civile prima di legiferare”: lo sostiene il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, in un’intervista a Radio Vaticana in occasione della prossima pubblicazione del suo libro “Non dimentichiamoci di Dio. Libertà di fedi, di culture e politica”.

In risposta ad una domanda su come questioni quali la nascita, il matrimonio, l’educazione e la morte vengano trattate nelle società democratico-liberali, senza tener conto della proposta religiosa, Scola risponde: “Ad esempio, nella società civile italiana vediamo come su questi temi ci siano soggetti personali e sociali che hanno un pensiero diverso e che si confrontano. Pensiamo a quello che è successo in Francia in questi ultimi mesi, ad esempio sulla questione dei matrimoni gay. Allora lo Stato prima di legiferare deve ascoltare la società civile e, per ascoltarla, deve favorire in tutti i modi la libertà di un confronto reciproco tra le varie visioni che sia teso ad un riconoscimento per trovare la strada giusta. Poi sarà compito dello Stato, nel rispetto dei diritti fondamentali di tutti, legiferare secondo ciò che la maggioranza dei cittadini decide, lasciando poi a tutti ovviamente la libertà dell’obiezione di coscienza, qualora una legge vada contro la propria coscienza”.

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L'Uruguay legalizza i matrimoni gay

— Mondo

L’Uruguay legalizza i matrimoni gay

Manca solo la firma del presidente Mujica, che è favorevole: le coppie gay avranno accesso alle adozioni, potranno sposarsi nel paese anche gli stranieri

11 aprile 2013

Il Parlamento dell’Uruguay ha approvato ieri a larga maggioranza (con 71 voti favorevoli su 92) una legge che rende legali i matrimoni tra coppie dello stesso sesso. Il 2 aprile scorso il Senato aveva dato il via libera al progetto dopo aver introdotto alcune modifiche, tra cui il provvedimento che permette a coppie omosessuali provenienti da tutto il mondo di sposarsi nel paese. Dopo l’approvazione di ieri da parte del Parlamento la legge diventerà esecutiva con la firma del presidente José Mujica, sostenitore dell’iniziativa.

La nuova legge elimina ogni riferimento di genere negli articoli del codice civile che riguardano il matrimonio sostituendo le parole “marito” e “moglie” con la formula “coniugi contraenti”. Quindi le coppie dello stesso sesso avranno davanti alle legge gli stessi diritti delle coppie eterosessuali: potranno adottare figli e ricorrere alla fecondazione artificiale. Inoltre tutti i genitori potranno scegliere l’ordine dei cognomi da dare ai propri figli: finora il primo cognome era quello del padre.

L’Uruguay è il secondo paese dell’America Latina (dopo l’Argentina) ad aver consentito alle persone delle stesso sesso di sposarsi. Negli ultimi sei anni sul fronte dei diritti l’Uruguay si è dimostrato all’avanguardia legalizzando le unioni civili per gli omosessuali, permettendo l’ingresso dei gay nelle Forze Armate e depenalizzando l’aborto, grazie soprattutto al lavoro delle organizzazioni femminili e femministe molto attive nel Paese. Inoltre, nel giugno del 2012, il governo dell’Uruguay aveva presentato un piano per legalizzare la vendita e la distribuzione della marijuana, ponendole entrambe sotto lo stretto controllo statale.

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I paesi in cui il matrimonio gay è legale

I paesi in cui il matrimonio gay è legale

Se ne torna a parlare dopo che tre stati americani hanno riconosciuto le coppie dello stesso sesso (quanti sono?)

9 novembre 2012

Il 6 novembre scorso, oltre a votare per eleggere il presidente degli Stati Uniti, i cittadini di tre stati americani – Maryland, Maine e Washington – hanno espresso la loro opinione su referendum che proponevano di legalizzare i matrimoni gay a livello statale. Il Maryland e Washington hanno confermato le leggi dei rispettivi parlamenti che legalizzavano l’unione tra le persone dello stesso sesso, mentre il Maine ha approvato una legge di iniziativa popolare per legalizzare il matrimonio omosessuale. Sono i primi tre stati americani ad approvare la proposta attraverso una consultazione popolare.

(I referendum negli Stati Uniti)

Negli Stati Uniti gli stati in cui il matrimonio gay è legale sono diventati così nove, più il District of Columbia : Massachusetts (il primo a legalizzare il matrimonio nel 2004), Connecticut, Iowa, Vermont, New Hampshire, New York, Maine, Maryland e Washington. Le leggi dei singoli stati sulla questione sono molto diversificate: California, Colorado, Delaware, Hawaii, Illinois, Nevada, Oregon, Rhode Island e Wisconsin riconoscono le unioni civili, anche se ogni stato prevede un diverso insieme di diritti e doveri. In New Jersey e Rhode Island le persone gay non possono sposarsi, ma vengono riconosciuti i matrimoni celebrati negli altri stati.

(La storia dei matrimoni gay in California)

Nove stati proibiscono il matrimonio gay nel loro statuto e trenta lo dichiarano illegale nelle loro carte costituzionali. Nei prossimi mesi sarà discussa davanti alla Corte Suprema americana la costituzionalità del Defense of Marriage Act, una legge federale del 1996 che riconosce come matrimonio soltanto l’unione tra uomo e donna. Questo significa che al momento uno stato americano non ha l’obbligo di riconoscere un matrimonio gay celebrato in un altro stato, e che il governo federale non è tenuto a riconoscere a una coppia sposata omosessuale gli stessi diritti giuridici ed economici garantiti a una coppia sposata eterosessuale. Se la legge fosse dichiarata incostituzionale, la legislazione di molti stati potrebbe rapidamente cambiare a favore del riconoscimento delle coppie gay.

(Obama appoggia il matrimonio gay)

Il primo paese al mondo a riconoscere il matrimonio tra persone dello stesso sesso furono i Paesi Bassi nel 2000 (la legge entrò in vigore il primo aprile 2001). Nel 2003 fu la volta del Belgio e nel 2005 della Spagna e del Canada. Il Sudafrica legalizzò le coppie dello stesso sesso nel 2006, la Norvegia nel 2008 e la Svezia nel 2009. Il 2010 è stata la volta di Portogallo, Islanda e Argentina, e nel 2012 della Danimarca. Gli stati sono quindi undici. Il matrimonio gay è legale anche in Messico, ma solo nel distretto di Città del Messico. A questo elenco si aggiungono i paesi in cui è possibile ricorrere alle unioni civili, alcuni dei quali stanno lavorando per l’approvazione del matrimonio gay (come in Francia o in Regno Unito). L’Italia non prevede né il matrimonio gay né le unioni civili.

Questo è l’elenco dei paesi che hanno forme di vario tipo nei loro ordinamenti per le unioni civili.

– Andorra
– Brasile
– Austria
– Colombia
– Repubblica Ceca
– Ecuador
– Finlandia
– Francia
– Germania
– Groenlandia
– Irlanda
– Israele
– Lussemburgo
– Nuova Caledonia
– Nuova Zelanda
– Slovenia
– Svizzera
– Wallis e Futuna
– Regno Unito
– Ungheria
– Uruguay

Le foto dei primi matrimoni gay a New York

La foto del bacio alla manifestazione anti-gay a Marsiglia

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L’omofobia e la mistificazione della “discriminazione al contrario”

postato da Metilparaben

27 luglio 2011

L’argomentazione più significativa con cui la maggioranza ha affossato la legge sull’omofobia in parlamento è più o meno questa: se prevedessimo delle aggravanti per i reati commessi ai danni degli omosessuali si verrebbe a creare una categoria di persone privilegiate rispetto agli altri, col risultato che anziché combattere una discriminazione finiremmo per creare una “discriminazione al contrario”.
Argomento suggestivo, se non fosse del tutto infondato.
Perché nessuno si è mai sognato di immaginare, neppure nelle sue fantasie più surreali, che un reato qualsiasi debba essere considerato più grave se viene commesso nei confronti di un gay: quello che si è chiesto è che un reato venga considerato più grave se è ispirato da omofobia.
Il che, abbiate pazienza, è tutta un’altra cosa: un conto è dire -questa sì che sarebbe una “discriminazione al contrario”, e difatti nessuno si è mai sognato di ipotizzarla- che rubare il portafoglio sull’autobus a un omosessuale dovrebbe essere considerato più grave grave che portarlo via a un altro; un altro è chiedere -e la legge si occupava proprio di questo- che un delitto venga giudicato con maggiore severità se la sua motivazione è l’odio nei confronti degli omosessuali in quanto tali.
La differenza non è difficile da capire, vero? Anche perché si tratta, mutatis mutandis, dello stesso principio che sta alla base dell’aggravante per odio razziale, tuttora in vigore nel nostro ordinamento.
Eppure la favola della “discriminazione al contrario” continua ad imperversare, come se fosse sostenuta da un minimo di logica, quando è fin troppo evidente che non ne ha neanche un po’.
Non si tratta certo di una novità: come al solito ci prendono per scemi mescolando le parole, mistificandole, cambiandone il senso e piegandole a quello che fa più comodo a loro; e molti di quelli che non sono toccati dalla questione in prima persona glielo lasciano fare, accontentandosi di spiegazioni superficiali e tirando i remi in barca un giorno sì e un giorno no, perché spaccare il capello in quattro è un po’ una fatica, mentre sorbettarsi senza fiatare quattro cazzate messe in croce è senz’altro più comodo.
Poi, alla fine, verrà il giorno in cui quelle quattro cazzate conterranno qualcosa che danneggerà direttamente anche loro: e allora se ne accorgeranno, quant’è brutto doversele ingoiare senza battere ciglio anche se non vogliono dire niente.
Ma forse, a quel punto, sarà davvero troppo tardi.

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Vogliono una legge tutta per loro ma guai a dire che sono gay

Omofobia. Plauso al preside e alla polizia per soluzione caso sardo

26 marzo 2013 · Ufficio stampa Arcigay · Lascia un commento

L’autore del vile gesto omofobo che ha coinvolto studenti omosessuali o presunti tali dell’istituto Asproni di Nuoro, è stato smascherato.

Per gli omosessuali, nonostante la visibilità gay sia un valore irrinunciabile, dare pubblicità all’orientamento sessuale di qualcuno senza il suo consenso è una violenza intollerabile e senza giustificazione. Il caso è infatti nato dalla pubblicazione di nomi e cognomi di studenti omosessuali su Facebook.

Alla polizia postale e alla Squadra mobile coinvolte nelle indagini va un plauso e un ringraziamento per la rapidità e l’accuratezza nelle indagini che hanno consegnato alla giustizia un ex studente del liceo. Va inoltre ricordata la gestione perfetta dell’episodio dal parte del preside dell’intero istituto, che ha reagito velocemente e in maniera compatta con una manifestazione di solidarietà agli studenti vittime dell’outing on-line.

Generalmente i crimini omofobi che si ascrivono al bullismo scolastico sono superficialmente catalogati come “ragazzate”. Al contrario l’omofobia è una piaga sociale che genera violenza e sofferenze pari al razzismo.

Da questo punto di vista è necessario che il Parlamento legiferi per l’estensione della legge Mancino ai reati di omofobia e transfobia e che intervenga direttamente nella prevenzione di questo crimine.
Flavio Romani, presidente Arcigay

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Omofobia al Contrario: Cercasi Commessi Gay, No Perditempo.

Un nuovo negozio mette un annuncio per reclutare personale. E fin qui niente di strano. Ma attenzione, il requisito preferenziale è quello di essere gay. E’ successo a Pontassieve, un comune in provincia di Firenze, dove un negozio di abbigliamento ha espressamente dichiarato che erano maggiormente graditi candidati omosessuali.

A scrivere il testo dell’annuncio è stato Danilo Zanna, del marchio Diddi di Prato, che ha motivato la sua scelta attribuendo ai gay una naturale propensione alla moda. Il risultato? Ben 230 candidati, che si sono proposti tramite internet, hanno dichiarato la loro omosessualità. Secondo Zanna la decisione non rispecchia una politica aziendale, ma è una semplice decisione personale, presa dopo aver conosciuto diversi omosessuali sul luogo dei lavoro, che voleva essere un baluardo contro l’omofobia.

Tuttavia le buone intenzioni di Zanna non sono state apprezzate nè dalla Cgil, né dall’associazione ‘Gay e Lesbica‘ che doveva beneficiare dell’iniziativa in maniera diretta. Se il sindacato ha fatto sapere che ‘Vanno privilegiate la competenza e la professionalità, a prescindere dalle caratteristiche personali’, l’associazione ha puntualizzato che ‘Preferire sulla carta un ‘generico gay’ significa soggiacere ad uno stereotipo, per cui in certe professioni i gay sono necessariamente migliori di altri’.

Fonte:  Libero.it
Sinceramente non capisco tutte queste polemiche… Scusate ma quando entrate da H&M avete mai trovato un commesso maschio etero?  Ecco, appunto… E poi c’è una marea di gente che lascia annunci di lavoro finti per fare le zozzerie e una volta che vogliono offrire lavoro seriamente, gli date pure contro? Edddai!
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Studio: “tra gli omofobi anche gay latenti oppressi dalle famiglie”

L’in­si­sten­za con cui alcuni, spesso in­te­gra­li­sti re­li­gio­si, at­tac­ca­no gli omo­ses­sua­li è pro­ver­bia­le. Le espres­sio­ni di omo­fo­bia sono varie. Vanno da quelle più rozze, con­di­te con offese. Ma ci sono anche più sot­ti­li, che si basano su studi de­fi­ni­ti ’scien­ti­fi­ci’ o su cure ri­pa­ra­tri­ci anche spi­ri­tua­li, per negare l’e­si­sten­za stessa di per­so­ne omo­ses­sua­li. Ri­dot­te a di­stur­ba­ti che pos­so­no essere curati.

Sono anche di­ver­si i casi di fer­ven­ti omo­fo­bi che sono stati tra­vol­ti da scan­da­li ses­sua­li che li ve­de­va­no coin­vol­ti pro­prio in re­la­zio­ni omo­ses­sua­li. Come, per ci­tar­ne alcuni negli Usa, il pre­di­ca­to­re evan­ge­li­co Ted Hag­gard e il se­na­to­re Larry Craig.

Sempre più studi notano in certi casi una cor­re­la­zio­ne tra l’at­teg­gia­men­to omo­fo­bi­co ed una omo­ses­sua­li­tà la­ten­te, che si tenta di re­pri­me­re. Da una ri­cer­ca sta­tu­ni­ten­se del­l’an­no scorso è emerso che gli omo­fo­bi si ec­ci­ta­va­no ses­sual­men­te guar­dan­do film porno gay ma­schi­li, no­no­stan­te lo ne­gas­se­ro. Ciò non ac­ca­de­va ai non omo­fo­bi.

Ad aprile un’al­tra ri­cer­ca, pub­bli­ca­ta dal Jour­nal of Per­so­na­li­ty and Social Psy­cho­lo­gy av­va­lo­ra questa teoria. Con sei studi basati sul­l’as­so­cia­zio­ne non con­sa­pe­vo­le di im­ma­gi­ni e parole, ef­fet­tua­ti in Ger­ma­nia e negli Usa e che hanno coin­vol­to circa 784 stu­den­ti uni­ver­si­ta­ri.

E’ emerso un sot­to­grup­po, circa il 20% tra coloro che si au­to­de­fi­ni­sco­no come ‘molto etero’ (highly straight), che ha un certo grado di at­tra­zio­ne gay. E sono quelli che si dicono più fa­vo­re­vo­li a po­li­ti­che an­ti-gay, sono più por­ta­ti a ne­gar­ne i di­rit­ti ed espri­mo­no più fa­cil­men­te osti­li­tà nei con­fron­ti degli omo­ses­sua­li.

In­te­res­san­te l’at­ti­tu­di­ne della fa­mi­glia nello svi­lup­pa­re sen­ti­men­ti omo­fo­bi­ci. Coloro che hanno ge­ni­to­ri più pre­sen­ti e aperti, ac­cet­ta­no di più la loro even­tua­le omo­ses­sua­li­tà e sono meno omo­fo­bi. Al con­tra­rio, è più pro­ba­bi­le che i ge­ni­to­ri di coloro che si dicono ete­ro­ses­sua­li ma hanno una certa at­tra­zio­ne na­sco­sta di ca­rat­te­re gay siano stati op­pres­si­vi e omo­fo­bi.

Uno degli autori della ri­cer­ca, Ri­chard M. Ryan, fa notare giu­sta­men­te che non tutti coloro che negano i di­rit­ti dei gay o sono omo­fo­bi hanno una se­gre­ta at­tra­zio­ne omo­ses­sua­le. Alcuni di quelli che però, ag­giun­ge, hanno subito op­pres­sio­ne e man­can­za di ac­cet­ta­zio­ne e un’e­du­ca­zio­ne rigida, si ri­ve­la­no dei gay la­ten­ti e omo­fo­bi.

Al con­tra­rio, per­do­no sempre più at­ten­di­bi­li­tà le ri­cer­che che di­mo­stre­reb­be­ro l’ef­fi­ca­cia delle ‘cure’ per i gay, come quelle del dottor Joseph Ni­co­lo­si. Cla­mo­ro­so il caso di Robert Spi­tzer, autore di uno studio del 2001 in cui so­ste­ne­va che gay e le­sbi­che “molto mo­ti­va­ti” po­te­va­no cam­bia­re il pro­prio orien­ta­men­to ses­sua­le.

Spi­tzer è pro­prio uno degli psi­chia­tri che aveva eli­mi­na­to nel 1973 l’o­mo­ses­sua­li­tà dal­l’e­len­co delle ma­lat­tie men­ta­li. Per questo lo studio è spesso citato da in­te­gra­li­sti e omo­fo­bi per pro­pa­gan­da­re le te­ra­pie ri­pa­ra­ti­ve. Ebbene, Spi­tzer ha ri­trat­ta­to e si è anche scu­sa­to con la co­mu­ni­tà gay. Perché la sua ri­cer­ca si basava solo sulle di­chia­ra­zio­ni dei di­ret­ti in­te­res­sa­ti che af­fer­ma­va­no di essere ‘gua­ri­ti’, ma non c’era alcun modo og­get­ti­vo di ve­ri­fi­car­ne l’at­ten­di­bi­li­tà.

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Dalla “Repubblica delle banane” alla Repubblica “Gay-friendly”?

di Enrico Galoppini

Alla fine ce l’hanno fatta anche in Francia: per legge viene sancita la liceità dei “matrimoni gay” e del “diritto” di costoro di adottare bambini.

Ma la legge francese pecca per difetto. Il “legislatore” s’è dimenticato di attribuire a questa categoria superprotetta e coccolata un altro basilare “diritto”: quello di concepire dei figli.

Sì, perché per tal via viene meno – nel “Paese dei Lumi” – il principio della “égalité” tra cittadini “gay” e “etero” (come piace definire oramai le persone normali), sancito con altisonanti dichiarazioni dalla Costituzione della “Repubblica antifascista nata dalla Resistenza” e via incensando.

Cosa abbiano partorito le “Repubbliche antifasciste nate dalla Resistenza” imposte in questo simulacro d’Europa sui cingoli dei carri armati dei “liBBeratori”, è presto detto: tutto tranne che quelle sane abitudini e quegli atavici modi di vita che hanno contraddistinto i nostri popoli per secoli.

Una famiglia, dei figli e… la vita che viene dalla vita e va verso la vita. Fiducia e Speranza (con le maiuscole!) nel fatto che, in mezzo ad ogni difficoltà, ce la si farà comunque, sostenuti dal “Buon Dio”.

Qui invece, preceduto dal rullo compressore dell’ateismo (il “laicismo”), che da “teorico” per rarefatte “avanguardie”, è divenuto “di fatto” per tout le monde,   s’impongono “per legge” l’isterilimento, l’odio per la vita, la morte.

Cosa possono fare, infatti, due “omo” che si accoppiano, oltre che a “godersela”?

Non possono concepire figli. Se ne vogliono avere, devono cercarsi un essere umano dell’altro sesso.

In questo (e qui cado nel peccato narcisista della ripetizione), non c’è lo schiribizzo di qualche “dio tirannico”, ma un insegnamento che, come tutti quelli copiosamente offerti in natura, deve far riflettere l’uomo.

Ma che fa il “gay”? Si ribella, ‘tecnicamente’ parlando. La sua, al fondo, è una ribellione contro le leggi poste dal Signore per il nostro bene in questa vita e nell’altra. La “ribellione” è l’attività preferita dell’uomo quando dà retta solo al suo ego, al suo “satana interiore”.

Certo, non siamo così vanagloriosi dal parlare “in nome di Dio”, il Quale, se vorrà, potrà perdonare chi vuole e condannare chi vuole. Ma il matrimonio è stato stabilito per un maschio e una femmina, proprio perché solo loro, così diversi e così complementari, possono concepire un figlio, una nuova vita umana.

La Chiesa, e qualsiasi altra istituzione religiosa, non può accettare i “matrimoni omosessuali” senza abdicare definitivamente dalla sua funzione, che è anche quella di frenare l’avvento, nel mondo, delle forze infere della dissoluzione finale. Così, per ora, spalleggiati da questa “classe dirigente” di ciechi, sordi e muti, si accontentano delle nozze in Comune e delle adozioni. Ma presto, se non giungerà prima un salutare flagello, vedremo “uteri in affitto” per questi novelli sposini ( e sposine) impazienti di prodursi in “nuove forme di genitorialità”, per le quali, in alcuni paesi “all’avanguardia”, sono state sbrigativamente abolite dai documenti ufficiali le parole “padre” e “madre”.

I “media”, nei quali non è ammesso alcun parere contrario fondato su solide argomentazioni (anche i “contrari” li scelgono accuratamente, tra personaggi pittoreschi e facilmente “smontabili”), plaudono gaudenti. Anzi, gai.

E la “democrazia”, da (odiosa) dittatura della maggioranza si trasforma in quella (ancor più odiosa) di una minoranza particolarmente… ‘illuminata’, cioè indottrinata nelle oscure spelonche in cui si adora e si serve qualche abominevole entità.

In Francia, checché ne pensino gli autoreferenziali fautori delle magnifiche sorti e progressive, esiste una solida tradizione cattolica, sotto attacco da oltre due secoli di “rivoluzionarismo” e “radicalismo”.

Ma in Parlamento – quest’inutile, anzi, nociva istituzione escogitata per dare l’illusione al “popolo” di “governarsi da sé” – lo storico provvedimento legislativo è passato grazie al sostegno di alcuni deputati della Destra e del Centro.

Cosa vi sia di “cattolico”, per non dire “tradizionale”, in individui che approvano una cosa simile e agli occhi di certuni rappresenterebbero l’antitesi della Sinistra, non si sa proprio.

Ma una giustificazione la si trova sempre: siamo una “destra moderna”, ci sono i “gay di destra”, su questo tema bisogna “sfondare… a sinistra” (evitiamo inutili volgarità) e via contorcendosi mentalmente.

Andate al diavolo! No, nelle suddette spelonche, ché quello è il vostro posto.

E non ci s’illuda che tutto questo clima festoso e arcobalenista produca uno sviluppo della “tolleranza” e del “rispetto”. A Parigi, dopo l’approvazione di questa “legge”, un attivista del fronte contrario, e padre di sei figli, è stato fermato e multato dalla polizia perché indossava, nei pressi dell’aula sordida e grigia dove si era consumato lo scempio, una felpa che ritrae schematicamente una famiglia normale.

Siete avvisati: se appuntate alla giacca il nastro (il “ribbon”!) multicolore per ostentare come la pensate, se circolate con una felpa che raffigura mostri orripilanti e scene blasfeme, se uscite di casa imbacuccati come dei pagliacci siete i benvenuti in giro, ma se osate ribadire l’ovvio rischiate la galera e la persecuzione per offesa al “buon costume”!

Signori, questa è “l’Europa”. Un milione di cittadini (“uguali” agli altri) scendono in strada per dire “no” ai “matrimoni gay” e li si ignora tranquillamente, anzi, li si deride come “residui del passato”. C’è un “gay pride” e tutti i “media” gli danno un gran risalto, e guai a bofonchiare.

Milioni di “democratici cittadini” manifestano contro le aggressioni dell’Occidente e si fa come se non esistessero. C’è forse qualcuno che approva il modo in cui viene condotta questa “Unione Europea”? Sembra addirittura che ci provino gusto nel fare proprio al contrario del sentire della maggioranza normale.

Ma alcuni sono più “uguali” degli altri. Non c’è che dire, una bella prova di coerenza coi propri “principi” tanto sbandierati!

Circolano voci che anche in Italia stiano apparecchiando tutto l’ambaradan per concedere a questi specchiati esempi di moralità il “diritto” di sposarsi, adottare bambini eccetera. Alcuni indicano proprio nel “nuovo che avanza” (‘presidenta’ compresa) quello che partorirà non la rinascita di un’Italia sana e forte, ma una serie di “leggi” mirate ad omo-logarci – noi “latini” e “machisti”, noi così “PIGS” – all’Europa più “progredita” e “libera”.

“L’Europa ce lo chiede”! E l’Italietta si adeguerà, aggiungendo al già imbarazzante titolo di “Repubblica delle banane” (!) quello altrettanto vergognoso di… “Gay-friendly”?

Fonte: europeanphoenix

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I SINDACI FRANCESI SI RIBELLANO AI MATRIMONI GAY

http://www.meteoservice.it/forum/showthread.php/22793-I-Sindaci-francesi-si-ribellano-%93Non-celebreremo-i-matrimoni-omosessuali%94?p=209824#post209824

Circa 14.900 sindaci francesi si rifiutano di celebrare i cosiddetti “matrimoni” tra coppie omosessuali. Più di 20.000 sindaci hanno firmato una petizione, dichiarando: “Sono contrario al disegno di legge che permette il matrimonio e l’adozione di bambini a due persone dello stesso sesso.”
Un sondaggio condotto dalla SFOP francese, un agenzia di sondaggi, conferma le sorprendenti cifre, stimando che il 52 per cento dei sindaci del paese si oppongono al disegno di legge. Ma sono ancora di più i cittadini francesi contrari a questa pericolosa carnevalata: infatti, secondo un sondaggio condotto da Ifop, il 58% dei Francesi si oppone alle unioni omosessuali.
Secondo Franck Meyer, sindaco della città di Sottesville-sous-le Val e portavoce del gruppo, in 649 giurisdizioni, non un solo funzionario è disposto ad eseguire “matrimoni civili” per le coppie omosessuali.
Meyer ha detto alla rivista francese “Le Figaro” che: “la legge, se approvata, sarà difficile da applicare in tutto il territorio.”
“E ‘raro che un disegno di legge unisca così tanti funzionari locali contro di esso!” rilevando che anche 3.000 funzionari di sinistra hanno firmato e sono pronti a non celebrare matrimoni omosessuali.
Nonostante la diffusa opposizione dei funzionari, della società francese nel suo complesso, e le oceaniche manifestazioni dei contrari alla legalizzazione di “matrimonio” e adozione omosessuale, entrambe le camere del Parlamento francese, l’Assemblea nazionale e il Senato, hanno approvato il disegno di legge.
L’Assemblea Nazionale esaminerà di nuovo la legge nel prossimo mese prima dell’approvazione definitiva. In una situazione politica incandescente e con un Hollande nell’occhio del ciclone per i casi di corruzione che hanno colpito i suoi ministri.
Questi sindaci sono la “Francia profonda”, quella che è sopravvissuta alle varie rivoluzioni e che non si sente rappresentata dal milieu parigino. E’ la Vandea.

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“Distruggete totalmente questa orribile Vandea” (Comitato di Salute Pubblica, 1794)

14_juliSegnalazione del Centro Studi Federici

Nella repubblica francese sta crescendo la repressione nei confronti dei cattolici che difendono i principi cristiani e naturali, con una serie di provocazioni, intimidazioni e arresti. Del resto l’eliminazione fisica o morale dell’avversario è un fiore all’occhiello del totalitarismo massonico-laicista.

In Francia l’emarginazione delle famiglie “normali” è già cominciata

Nel Mondo nuovo Aldous Huxley descrive, nella Londra del futuro, le modalità di concepimento e di formazione degli embrioni, sulla base dei lavori che gli esseri costruiti artificialmente dovranno svolgere una volta venuti alla luce. Indica pure la sorte di coloro che si ostinano a fare figli come una volta: sono i selvaggi, che vengono chiusi in una riserva perché non contagino chi vive nella civiltà. Ottant’anni dopo ci siamo: l’emarginazione dei retrivi affianca l’abuso della genetica. Non a Londra, ma nella Parigi di Hollande. Dall’inizio del 2013 per due volte oltre un milione di persone sono scese in strada nella capitale gallica contro il progetto del presidente francese del matrimonio fra persone dello stesso sesso, con annesse adottabilità e fecondazione artificiale. Qualche giorno fa un uomo passeggiava per i giardini del Lussemburgo indossando una felpa con la scritta “Manif pour tous” e il disegno di una famigliola che si tiene per mano, nome e logo delle manifestazioni contro le nozze gay. È stato fermato dalla polizia e costretto a togliere la felpa: si tratta di «un indumento contrario ai buoni costumi»! Quale sarà il passo successivo? Vietare che papà uomo, mamma donna e figli come sono venuti al mondo passeggino tenendosi per mano perché «contrario ai buoni costumi»? Quando, qualche decennio fa, si leggeva Huxley si pensava che era il caso di stare attenti, ma in fondo era un romanzo; e quando i vari Gay pride hanno alzato il livello della provocazione, si è bollato come intollerante chiunque obiettasse qualcosa; né si è reagito quando, fra tribunali europei e nazionali, si sono demolite le leggi che ponevano argini ragionevoli alle biotecnologie. La felpa vietata chiude il cerchio. E proprio in un cerchio confina i “selvaggi” che osano criticare il Progresso. Svegliamoci nel poco tempo che ancora abbiamo!

http://www.tempi.it/in-francia-emarginazione-delle-famiglie-normali-e-gia-cominciata#.UXAWNI5mJE8

Manifestano in silenzio contro il matrimonio gay seduti vicino al Parlamento francese: arrestati 67 giovani

Sono stati rilasciati ieri sera i 67 giovani sostenitori della Manif Pour Tous contro la legge sul matrimonio gay che dall’una di notte di ieri sono stati detenuti in un commissariato di Parigi. I giovani francesi, riuniti nel gruppo Camping Pour Tous, avevano deciso di protestare sedendosi in totale silenzio vicino al Parlamento francese. Insieme a loro, c’era anche il senatore Pozzo di Borgo. Secondo un comunicato della Manif Pour Tous uscito ieri pomeriggio «non hanno fatto niente che giustifichi la loro detenzione da oltre 12 ore. La democrazia e la libertà di espressione sono di nuovo minacciati. La Francia è evidentemente governata da un gruppo che usa metodi da regime di polizia». Il loro caso ricorda quello di Franck Talleu, fermato e  multato solo perché portava la maglia con il logo di una famiglia. I giovani hanno rischiato secondo gli avvocati un anno di prigione e 15 mila euro di ammenda per «non essersi dispersi dopo l’avviso» della polizia, anche se non turbavano in nessun modo la quiete pubblica manifestando da seduti in totale silenzio. Uno degli avvocati ha dichiarato riguardo all’arresto: «Si tratta di una reazione sproporzionata. È un abuso, un’intimidazione che ha come obiettivo quello di sradicare alla radice ogni tipo di protesta». Un altro avvocato: «In 20 anni di lavoro non ho mai visto niente del genere». Il senatore Pozzo di Borgo, che non è stato arrestato insieme ai giovani, ha dichiarato ieri: «Apprendo che i giovani che sono stati arrestati sotto i miei occhi nonostante fossero calmi e pacifici sono ancora in detenzione. In piazza Edouard Herriot (dove si trovavano, ndr) tutti i giorni ci sono manifestazioni rumorose di sindacati, di stranieri di ogni tipo, di associazioni diverse e mai nessuno è stato arrestato. Loro, che stavano in silenzio, li hanno subito portati via». Conclude Pozzo di Borgo: «Questa è repressione politica».

http://www.tempi.it/manifestano-in-silenzio-contro-il-matrimonio-gay-seduti-vicino-al-parlamento-francese-arrestati-67-giovani#.UW_4F45mJE8

“Io, tra i 67 francesi arrestati perché manifestavo in silenzio per la famiglia. Ecco come è andata”

Hanno cercato di intimidirci, trattandoci male e infrangendo la legge. Questo ci ha stupiti e demoralizzati. La polizia ascolta la politica, invece della giustizia: ci hanno tenuto 17 ore in prigione contro la legge, perché prima di poter contattare un avvocato sono passate 14 ore». David van Hemelryck è un imprenditore di 30 anni di Orléans, laureato al Politecnico, ha due decorazioni ricevute in marina. Ex ufficiale di marina, non era mai stato in prigione. Almeno prima del 14 aprile, quando insieme ad altre 66 persone che manifestavano vicino all’Assemblea nazionale contro la legge sul matrimonio e adozione gay è stato arrestato solo perché «lo Stato francese non sopporta che noi giovani protestiamo pacificamente e ci opponiamo alla sua legge. Chi si oppone deve essere per forza un fascista, ma noi difendevamo la famiglia e lo Stato questo non lo tollera».

Che cosa è successo verso l’una di notte del 14 aprile?

Sono stato arrestato e portato in commissariato insieme agli altri 66. Prima di domenica sera, noi del Camping Pour Tous (associazione collegata alla Manif Pour Tous) per 19 giorni ci siamo trovati a fare pic-nic nei giardini del Lussemburgo, davanti al Senato. Portavamo le maglie con il logo della Manif e appena la polizia le vedeva ci prendeva e ci portava fuori [come avvenuto a Franck Talleu, ndr]. Ora che la legge è tornata all’Assemblea nazionale, abbiamo cambiato postazione e ci siamo messi con le tende vicino alla Camera. Siamo rimasti così, a fianco delle nostre tende, in silenzio e la polizia ci ha trascinati dentro a camionette verso un commissariato.

Perché?

Perché disturbavamo, ma in realtà quello è un luogo dove moltissimi manifestanti hanno l’abitudine di piantare le loro tende. Ci sono state madri che sono rimaste lì 250 giorni, ivoriani che chiedevano che la Francia intervenisse in difesa dell’ex presidente Laurent Gbagbo sono rimasti lì per dei mesi. Insomma, è il luogo dove abitualmente i manifestanti si accampano. Noi abbiamo piantato le nostre tende, e nel giro di venti minuti è arrivata la polizia e in pochi minuti ci ha portato via. Lo Stato francese non sopporta che noi giovani ci opponiamo pacificamente alla sua legge, perché chi si oppone deve essere un fascista che si comporta come tale e lo Stato lo deve bloccare e tutto finisce lì. Ma stavolta c’erano dei giovani che avevano piantato le loro tende per difendere la famiglia, lo Stato non sopporta questo e ci ha portato tutti in commissariato.

Vi era mai successo?

In passato, quando siamo stati portati al commissariato, si trattava di un semplice accertamento dell’identità. Ci chiedevano la carta d’identità, la controllavano e dopo due ore ci lasciavano andare. Stavolta hanno posto in stato di fermo 67 giovani, cioè in stato di prigionia, e la Costituzione precede che un detenuto abbia diritto a ottenere la lettura dei suoi diritti entro tre ore e subito dopo di avere un avvocato. Noi siamo rimasti là 4 ore senza conoscere i nostri diritti e 14 ore senza vedere un avvocato. Quindi si è trattato di un arresto irregolare, lo Stato si è permesso di infrangere la legge, solo per detenere dei giovani manifestanti la cui unica colpa era di starsene seduti ordinati.

Le forze dell’ordine vi hanno spiegato qual era la vostra colpa?

Il motivo ufficiale è di non aver obbedito alla seconda intimazione, al secondo ordine della polizia di andarcene. Noi non abbiamo obbedito a quella richiesta perché ogni giorno ci sono manifestanti che hanno il diritto di restare là con le loro tende e noi invece ce ne saremmo dovuti andare. Non abbiamo ascoltato, abbiamo fatto finta di niente e siamo restati in silenzio. Ci hanno portati al commissariato e siamo rimasti una giornata intera senza poter comunicare coi nostri avvocati. Ci sono volute dodici ore perché potessimo parlare con loro, che hanno contattato la stampa e che hanno fatto emergere lo scandalo, ed è così che siamo potuti uscire liberi.

Siete rimasti sorpresi o spaventati dalle misure prese dalla polizia?

Io non sono rimasto sorpreso che ci portassero al commissariato, perché noi diamo fastidio e perché lo Stato fino ad ora ha scelto sistematicamente di farci sparire e di farci tacere. E quando siamo stati arrestati ci hanno ammucchiati nelle celle, è stato solo il medico legale a imporre di farci uscire. Così alcuni di noi sono stati messi nel corridoio, perché eravamo 20 o 30 in celle di pochi metri quadrati. Siccome il commissariato non era molto grande ci hanno lasciati lì, seduti per terra nei corridoi: lo Stato non aveva previsto che fossimo così tanti! Eravamo accovacciati, comprese le ragazze, in una condizione inaccettabile, contraria alla dignità umana. Questo ci ha sorpreso e ha demoralizzato le ragazze e ha scioccato la Francia e la stampa francese. È stato un tentativo di intimidirci, siamo stati perseguitati dai poliziotti mentre eravamo nel commissariato, non abbiamo avuto accesso agli avvocati e alla fine ci hanno liberato dandoci un foglio dove era scritto che se fra noi c’era un recidivo, si sarebbe fatto tre anni di carcere. Ma stasera faremo il nostro camping davanti all’Assemblea nazionale.

Siete stati multati?

Nessuna sanzione economica ma un richiamo alla legge che ci farà andare in prigione in caso di recidiva se verremo arrestati per lo stesso motivo.

Dopo il caso di Talleu, siete preoccupati da quanto è successo, dalla linea di Hollande e del governo?

Moltissimo. Abbiamo l’impressione che la giustizia e la polizia siano al servizio della politica e non della giustizia.

Perché è successo tutto questo?

Hollande sta calando nei sondaggi e ha molto a cuore questa legge dietro alla quale si muovono lobby potenti. È un tema diventato sensibile e non si può permettere di perdere la faccia su questa legge. Ma davanti a noi giovani che protestiamo in modo pacifico non sa cosa fare: non ci può ignorare, non ci può ridicolizzare perché la nostra è una protesta calma, non abbiamo rotto nulla, nessun eccesso, manifestiamo cantando allegramente per il diritto dei bambini ad avere un padre e una madre. Il governo ha paura di questo, e quando si vede il logo della famiglia per le strade, arriva la polizia e si informa se c’è una manifestazione.

Che lavoro fa?

Ho 30 anni e faccio l’imprenditore ma non lavoro più con altri miei amici perché manifestiamo tutti i giorni in difesa della famiglia. Tanti di noi sono disoccupati, imprenditori, diplomati. In media l’età è compresa tra i 16 e i 30 anni.

Era mai stato in prigione?

Sono un laureato al Politecnico, ho due decorazioni ricevute in marina. Sono stato ufficiale di marina. Non ero mai stato in prigione.

Avete parlato con i poliziotti, erano convinti dell’arresto?

No, molti poliziotti che ci hanno interrogato e letto i nostri diritti mostravano disgusto per quello che stavano facendo ritenendo fosse solo un lavoro politico. Non possono naturalmente dirlo apertamente, perché sono addestrati a farci confessare il nostro delitto e strapparci qualche segreto, ma molti di loro avevano l’aria di chi disprezza ciò che sta facendo, perché questa è politica e non giustizia.

http://www.tempi.it/io-tra-i-67-francesi-arrestati-perche-manifestavo-in-silenzio-per-la-famiglia-ecco-come-e-andata#.UW_2r4LkdSQ

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http://federiciblog.altervista.org/

http://www.centrostudifederici.org/

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Dopo il Senato, anche l’Assemblea nazionale ratifica il diritto per le coppie dello stesso sesso

foto Afp

18:15 – L’Assemblea nazionale francese ha dato il sì definitivo alla legge sulle nozze e sull’adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso. Con il voto finale all’Assemblea nazionale, dopo il via libera del Senato del 12 aprile scorso, la Francia diventa il 14/o Paese a legalizzare i matrimoni omosessuali e le adozioni gay. “E’ un momento storico”, ha commentato il ministro della Giustizia, Christiane Taubira, in Aula a Parigi.

In un’atmosfera di forte tensione, dopo 136 ore e 46 minuti di dibattito, il presidente dell’Assemblea nazionale, il socialista Claude Bartolone, ha annunciato che il progetto di legge ”che apre al matrimonio per le coppie dello stesso sesso” e’ adottato con 331 voti favorevoli e 225 contrari.

Fischi e applausi hanno accolto l’annuncio, mentre poco prima dalla tribuna del pubblico erano stati espulsi alcuni oppositori. La destra ha già annunciato un ricorso al Consiglio costituzionale prima della promulgazione della legge da parte del presidente Francois Hollande.

….ma i cattolici non ci stanno

Francia, via libera  alle nozze gay Duri scontri in piazza Foto Di' la tuaA Parigi violenti scontri tra manifestanti e polizia – Violenti disordini sono scoppiati in serata, nel centro di Parigi, fra manifestanti e polizia. Alcune migliaia di persone sono scese in piazza contro l’approvazione delle nozze gay. La tensione – secondo giornalisti presenti su posto – è sfociata nel lancio da parte di alcuni dimostranti di oggetti e petardi contro gli agenti, i quali a loro volta hanno sparato gas lacrimogeni sulla folla.

La manifestazione si era concentrata sulla spianata degli Invalides, finché gli stessi promotori non hanno proclamato il “rompete le righe”, invitando i presenti a sgomberare la zona “nella calma”. Non tutti però hanno seguito l’invito: alcune decine di persone, non poche delle quali col volto coperto e armate con bastoni e mazze di ferro, sono rimaste in piazza e sono entrate in contatto con la polizia, dando il via agli scontri, che che si sono fatti sempre più violenti e si sono spostati in rue de l’Université (vicino all’Assemblea Nazionale) e infine verso il quai d’Orsay, dove ha sede il ministero degli Esteri francese.

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In Francia, è vietato manifestare per la famiglia

AMMASSATI IN CELLE IMPREGNATE DI VOMITO E URINA: COSì IN FRANCIA TRATTANO CHI MANIFESTA PER LA FAMIGLIA

Ammassati in celle impregnate di vomito e urina»: così in Francia trattano chi manifesta per la famiglia

Mentre si attende l’approvazione finale della legge che in Francia legalizza matrimonio e adozione gay, prevista per domani, si moltiplicano le testimonianze di comuni cittadini francesi fermati dalla polizia, o addirittura portati in prigione, solo per avere manifestato pacificamente a favore della famiglia naturale. Dopo avervi parlato del caso di Franck Talleu, riportiamo le testimonianze di Carol Ardent e Louis Jaeger, che insieme a David van Hemelryck e altri 64 ragazzi sono stati arrestati il 14 aprile e trattenuti al commissariato per 17 ore.

AMMASSATI IN CELLE PUTRIDE. Carol Ardent racconta sul sito francese Le rouge et le noir di come sono stati arrestati a mezzanotte e cinquanta dalla polizia, perché manifestavano seduti in silenzio in piazza, e chiusi in cella. Tra i 67 giovani anche 24 ragazze, sistemate «in una sola cella, ammassate fra manifestanti malate, scioccate, spaventate. Fra il vomito e le lacrime, tengono duro». Le celle, testimonia Louis Jaeger, «sono stanze umide in cui regna un calore spossante»: «Entro in una cella umida, untuosa, putrida. Una sala con delle panche attaccate ai muri, 20 metri quadrati più o meno, nella quale sono buttate 21 persone. La cella delle ragazze deve accoglierne 24, con delle tracce e l’odore del vomito come antipasto per le lunghe ore d’attesa in queste stanze umide e in cui regna un calore spossante. Le altre stanze tengono 14 (che non hanno abbastanza posto per stare tutti seduti) e 7 persone, rispettivamente. La respirazione e la condensa in uno spazio tanto ristretto rendono rapidamente l’aria irrespirabile».

ARRIVA IL MEDICO. Nelle celle «sporche e impregnate di un forte odore di urina» i manifestanti restano dalle 3 di notte alle 10 di mattina, quando «un superiore fa aprire tutte le porte e ci permette di sederci nel corridoio areato: finalmente respiriamo. Un medico è venuto a visitare la cella dove sono ammassate le ventiquattro ragazze. Ha ordinato la loro evacuazione, tanto l’aria era irrespirabile e le condizioni di detenzione scandalose. Molto fortunatamente, lo stesso regime di aria pulita è applicato anche a noi».

«ORDINI DALL’ALTO». Per Carol i poliziotti che hanno effettuato l’arresto «sono i primi ad essere sorpresi del trattamento inflittoci: preferirebbero occuparsi dei veri delinquenti». Louis scrive: «Per uno di essi, questa immagine ricorda dei momenti oscuri nella storia della polizia francese, per degli altri, si tratta di una vasta operazione politica: “Non abbiamo mai riservato un tale trattamento agli agitatori LGBT né mai messo in guardia a vista per così poco, quando i manifestanti dell’estrema sinistra si sarebbero meritati dieci volte di più, visto il loro comportamento. Ma gli ordini vengono dall’alto”».

«SIETE TUTTI CATTOLICI?». Dalle 10 alle 17, i manifestanti vengono interrogati e infine rilasciati. All’uscita del commissariato, spiega Carol, «un comitato d’accoglienza, raccolto dalla Manif Pour Tous e dal Printemps Français, ci acclama. Ci teniamo a ringraziarli in questo articolo: fu una vera gioia vederli». Oltre a loro, conclude Louis, ci sono anche i giornalisti, che hanno quasi del tutto ignorato la Manif Pour Tous e questi fatti: «Le telecamere e i giornalisti ci saltano addosso: “A quale gruppo appartenete?”, “Come vi chiamate?”, “Siete tutti cattolici, vero?”. Abbiamo ritrovato il mondo esterno, un altro calvario».

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In base alla dottrina del “politicamente corretto” del marxismo culturale questi poveri manifestanti vengono considerati come degli individui pericolosi da tenere d’occhio.
Forse in Italia, per ora, visti i risultati delle ultime elezioni abbiamo scampato questa piaga ma riguardo alla famiglia i progetti delle elites per la Nuova Era sono chiari: matrimonio e adozioni per gli omosessuali, psicoreati di omofobia e transfobia, nessun aiuto verso le famiglie della “vecchia” normalità, femminismo arrogante (come quello delle Femen assoldate dalla Massoneria) per creare odio o indifferenza tra i sessi, politiche di depopolamento e di controllo delle nascite come in Cina etc…

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mercoledì 24 aprile 2013
 Di Maria Chiara Prete
Il 23 aprile 2013 l’Assemblea Nazionale francese ha dato il si definitivo alla legge sui matrimoni gay e sulle adozioni da parte di coppie dello stesso sesso.
La Francia, nei giorni e nei mesi precedenti, aveva espresso il suo dissenso portando in piazza decine di migliaia di persone (riguardo a una manifestazione di gennaio si parla di 800.000 persone) ma, nonostante questa opposizione cosi forte, il decreto legge è stato accettato. Gli omosessuali saranno liberi di sposarsi e liberi di adottare bambini.
La libertà, una delle parole del famoso motto repubblicano francese, è stata paradossalmente infranta da un accaduto, verificatosi il 14 aprile 2013, che non ha minimamente interessato i mass-media. In piazza Edouard Herriot, famosa per essere il punto di ritrovo e di protesta di numerose manifestazioni, si trovavano 67 giovani e un senatore che avevano deciso di dire “no” alla legge sedendosi in totale silenzio vicino al Parlamento francese. La polizia, avendoli notati, è subito intervenuta in maniera brusca e i 67 giovani sono stati dichiarati in stato di prigionia e costretti a rimanere all’interno di celle piccolissime per 17 ore. “Hanno cercato di intimidirci, trattandoci male e infrangendo la legge. Lo Stato fino ad ora ha scelto sistematicamente di farci sparire e farci tacere” Parole di David van Hemelryck, uno dei giovani arrestati che, visibilmente demoralizzato, racconta quanto accaduto sottolineando che la democrazia e la libertà di espressione sono di nuovo minacciati. Il senatore francese parla di repressione politica: “I giovani sono stati arrestati sotto i miei occhi nonostante fossero calmi e pacifici”.

Dov’è finita la libertà di espressione francese? Perché arrestare 67 giovani che, pacificamente, manifestano a favore della famiglia naturale difendendo le proprie opinioni? Perché un padre si deve sentire in pericolo se porta una felpa che ritrae il simbolo della famiglia? Quest’ultima domanda si riferisce ad un caso successo qualche tempo fa. Franck Talleu è stato fermato e multato mentre passeggiava con i suoi figli solo perché portava una felpa con il disegno di una famiglia. Il suo gesto è stato cosi classificato “Tenuta contraria ai buoni costumi”.

E’ chiaro che, dopo questi due episodi gravissimi, si sta procedendo verso l’emarginazione della famiglia naturale. Alla faccia della libertà, dei diritti e della non-violenza.
Se un padre viene multato perchè passeggia con la felpa di “Manif pour tous”, se 67 persone che manifestano, in silenzio totale, a difesa della famiglia naturale che garantisce l’esistenza del genere umano vengono arrestate…beh, tirate voi le conclusioni.
 
Maria Chiara Prete per nocensura.com

PS: le opinioni espresse nell’articolo non sono necessariamente quelle di tutto lo staff di nocensura.com

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Le nozze omosessuali spiegate ai miei figli (Costanza Miriano)

costanzaSenza neanche chiedere il permesso (faccio male?) copio&incollo questo bel pezzo di Costanza Miriano, sulle nozze omosessuali.

Delicato, semplice (età media dei figli: 9 anni), divertente e ironico come tipico dell’autrice. Per parte mia, avrei calcato un po’ di più sulla devianza e aberrazione dell’omosessualità (e nonostante questi due termini mi siano costati pesantissime critiche da parte di molti lettori di luogocomune, si veda qui, io purtroppo devo confermare le due parole nella loro squisita autenticità: devianza e aberrazione, da ab-erro, cioè che devia dal corso naturale; inutile negarlo, l’omosessualità non è secondo natura, checchè ci si voglia arrampicare sugli specchi a dimostrare il contrario); ma forse temi così delicati è meglio vengano trattati con la sensibilità e delicatezza tipicamente femminili.

Un grazie a Costanza.

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di Costanza Miriano

Cari ragazzi, come sapete nella nostra casa è vietato parlare male delle persone, o almeno ci proviamo, a non farlo. Se qualcuno sbaglia sono affari suoi, tra lui e Dio. A meno che non ci sia un compagno, che so, che si sporge troppo dalla finestra, o che attraversa la strada con gli occhi sull’iPod mentre passa un motorino. In quel caso, visto che rischia di farsi male, potete dirgli qualcosa, direttamente a lui, e possibilmente senza frantumarvi nessun osso.

C’è un solo caso in cui del male degli altri bisogna proprio per forza parlare, anche a costo di prendere un palo in testa, ed è quando rischia di andarci di mezzo qualcuno più debole, che non può difendersi da solo.

È proprio per questo motivo che il babbo e io ce la prendiamo tanto per i cosiddetti matrimoni omosessuali, che poi matrimoni è una parola che in questo caso non si può dire perché viene da munus e mater, cioè il dono che si fa alla madre, e tra due uomini o due donne non può comunque esserci una mamma.

Quindi di cosa facciano gli omosessuali nel privato non ci occupiamo proprio, non è una cosa che ci riguarda, e tra l’altro pensiamo che anche loro non la dovrebbero sbandierare troppo, come facevano quei signori che avete visto a Parigi l’estate scorsa, con le piume e i sederi di fuori. Tra l’altro, avete mai visto me e il babbo andare in giro in mutande? Comunque, se loro lo vogliono fare noi ci limiteremo a passare da un’altra parte, visto che non erano proprio eleganti i signori con le banane gonfiabili e le signore senza reggiseno. Capiamo anche che se sentono il bisogno di farsi vedere vestiti in quel modo forse non sono tanto felici, e quindi se ci capiterà di averne uno vicino, che ne so, al lavoro o in vacanza, cercheremo, se lui o lei vuole, di farci amicizia.

Il problema che ci preoccupa tanto però è quello dei bambini e delle famiglie. Noi crediamo che le leggi, come vietano alle persone di ammazzare, rubare, ma anche di parcheggiare sulle strisce pedonali o mettere la musica altissima alle tre di notte, cioè di fare quello che può danneggiare gli altri, debbano impedire assolutamente di confondere la famiglia con tutti gli altri modi di stare insieme. Modi liberi e magari bellissimi, per chi vuole, ma diversi dalla famiglia. La famiglia è il luogo in cui devono crescere i bambini, e infatti in Italia sono stati chiusi gli orfanotrofi, e si cerca di far vivere i bambini senza genitori in case famiglia, che non saranno il massimo, ma è meglio di prima.

Un babbo e una mamma sono la condizione minima per i bambini per crescere bene. Certo, ci sono anche tanti genitori che non sono sempre bravi, infatti abbiamo detto minima: non basta che ci siano, devono anche impegnarsi un pochino per essere buoni genitori. Ma se non ci sono, per un bambino è impossibile crescere in modo sano, equilibrato, felice. Vi immaginate se il babbo non ci fosse più, e io mi fidanzassi con una signora? Non fate quelle facce terrorizzate, sto dicendo per dire. O se invece di me ci fosse un amico del babbo? (Siete meno terrorizzati? Già vi figurate pomeriggi senza ripasso di grammatica e niente crisi isteriche per i fumetti scaraventati a terra?)

Comunque, tanti dottori che studiano le teste delle persone dicono che è normale che la cosa vi sembri tanto strana, perché è giusto che voi vogliate un babbo maschio e una mamma femmina, anche se a scuola cercano di dirvi il contrario (va di moda, ma non vi preoccupate).

Vi diranno che non siete d’accordo perché andate in chiesa, ma noi pensiamo che sia solo buon senso. Sono le regole di funzionamento delle persone (è vero, le ha fatte Dio, ma funzionano comunque tutte allo stesso modo, non è questione di credere: se non credi nella benzina e metti la Fanta nel serbatoio la macchina si rompe). Noi non siamo contro nessuno, ma come diciamo al compagno di non sporgersi dalla finestra siccome siamo cristiani dobbiamo continuare a dire, quando ci è possibile, senza offendere o attaccare nessuno, qual è il modo per non farsi male, nella vita. Il progetto di Dio sul mondo è la famiglia, un meccanismo faticoso ma affascinante, in cui si mettono insieme le differenze, prima di tutto quelle tra maschi e femmine, e si cerca di funzionare tutti al meglio. Questo è l’uomo a denominazione di origine controllata. Poi ci sono gli ogm, ma i loro semi sono sterili (i semi delle piante create in laboratorio vanno ricomprati ogni anno): allo stesso modo due maschi e due femmine non possono riprodursi. Quando cercano di ottenere dei bambini, non per dare una famiglia a dei bambini, ma perché li desiderano loro, devono fare delle cose che fanno stare male tante persone: le mamme che prestano la pancia, quelle che danno l’ovetto, i babbi che danno il seme da mettere dentro, e soprattutto i bambini che non sapranno mai da quale storia vengono, non sapranno che facce avessero i nonni e che lavoro facessero i bisnonni, e poi avranno due mamme, due babbi, insomma una gran confusione, dove a rimetterci sono i bambini.

A noi dispiace tanto se le persone dello stesso sesso che si vogliono bene non possono avere bambini, e rispettiamo e capiamo la loro tristezza, ma è la natura, e noi abbiamo il dovere di difendere quei bambini che non possono farlo da soli. Ci sarebbe da dire poi che lo stato dovrebbe aiutare le famiglie, che sono moltissime moltissime di più (e forse per questo non ci aiutano, è più difficile risolvere qualche problema alla maggioranza), ma questo è un discorso che abbiamo fatto tante volte… (Tanto si sono già alzati tutti da tavola, e sto parlando da sola come al solito).

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Francia. Prete picchiato dalla polizia durante manifestazione contro le nozze gay

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Putin: stop adozioni a Paesi che riconoscono matrimoni gay

26 aprile 2013

La Russia prenderà in considerazione di apportare modifiche all’accordo sulle adozioni con i Paesi che riconoscono le unioni e le adozioni per le coppie omosessuali, dopo che il Parlamento francese ha approvato la legge che le autorizza. Lo ha annunciato il presidente Vladimir Putin, secondo quanto scrive l’agenzia Itar-Tass. “Rifletteremo urgentemente su questo tema”, ha detto Putin. “Dobbiamo reagire a ciò che sta accadendo intorno a noi. Trattiamo i nostri vicini con rispetto, ma chiediamo che questi rispettino le nostre tradizioni culturali, etiche, legislative e morali”. Per questo, ha concluso Putin, “credo che abbiamo il diritto di presentare degli emendamenti” sull’accordo.

http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/russia-stop-adozioni-a-matrimoni-gay.aspx

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Putin contro la sodomia di Stato: modifico gli accordi internazionali con i Paesi che han legalizzato le “nozze” gay

Segnalazione di Raimondo Gatto

Alla vigilia della Santa Messa di riparazione che don Floriano Abrahamowicz celebrerà domani alle 10.30 presso la domus Marcel Lefebvre di Via P. Nenni n. 6 a Paese (TV) con diretta web su http://www.livestream.com/DOMUSMARCEL  si leva forte e chiara la voce del Presidente russo Vladimir Putin, che suona come un anatema nei confronti della Francia sodomita:

(AGI) – Mosca, 27 apr. – Vladimir Putin vuole che siano rivisti gli accordi per l’adozioni dei bambini russi con quei Paesi in cui sono state legalizzate le nozze gay. Ad innescare la reazione russe la legalizzazione mercoledi’ dei matrimoni tra persone dello stesso sesso in Francia, ultimo in ordine di tempo di 14 Paesi. “Noi rispettiamo i nostri partner ma chiediamo che essi rispettino le tradizioni culturali ed etiche, e le norme legali e morali russe”, ha dichiarato il presidente russo, secondo il quale Mosca deve, “reagire a quanto sta accadendo intorno a noi”, e pertanto, “ritengo del tutto corretto modificare i documenti (gli accordi internazionali)”

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Domani alla S. Messa riparatrice sarò con voi anche se non presente.
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http://www.agoravox.it/Avvenire-contro-nozze-Concia.html
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Non per convivere con una pari sesso ma per pretendere lo status matrimoniale.
http://www.arcigaymilano.org/crono/rs-dossier.asp?IDEvento=411&IDRS=5850&offset=228

Il fascicolo contiene i seguenti documenti:

1. DEL MATRIMONIO E SUOI SURROGATI

2. LA DIFFERENZA TRA I DIRITTI DELL’INDIVIDUO
E QUELLI CHE SPETTANO A UNA COPPIA

3. STORIA BREVE DELL’ISTITUTO MATRIMONIALE

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DEL MATRIMONIO E SUOI SURROGATI

Ipotizziamo che un/a ultrasettantenne e un/a trentenne sottoscrivano vicendevolmente un PACS (PAtto Civile di Solidarietà) secondo la legislazione francese in vigore, ripresa in gran parte dalla proposta di legge del deputato italiano Grillini con alcune modifiche (peggiorative o migliorative – de gustibus non est disputandum).
L’effetto patrimoniale più evidente comportato da un simile patto sarebbe, in caso di morte dell’ultrasettantenne, la reversibilità dei vitalizi e delle pensioni che il trentenne potrebbe godere per almeno 48 anni, data di presunto decesso secondo l’aspettativa media di vita odierna dei maschi (in Italia 78 anni).
Lo stesso dicasi dell’ultrasettantenne che sposa una venticinquenne (comunitaria o extracomunitaria). Questa, per avere allungato il pappagallo per alcuni anni (se fortunata solo per mesi), si troverà a godere della pensione di reversibilità per altri 58 anni, secondo l’aspettativa media di vita odierna delle femmine (in Italia di 83 anni).
Un altro caso analogo è stato quello di un transessuale quarantenne che sposa un generale in pensione con diversi milioni mensili.
Pertanto è contraddittorio che alcuni partiti (tra questi il Partito Radicale) facciano campagne (giuste) per chiudere i rubinetti della spesa previdenziale e contenere le disparità, per poi aprire la paratia del fronte di spesa pubblica (assistenziale) che i sopra elencati casi innescheranno, insieme alla produzione del (mal)-costume conseguente.
Quanto sopraddetto richiederebbe piuttosto di porre mano alla legislazione matrimoniale in senso restrittivo, per gli aspetti provvidenziali, previdenziali e patrimoniali che non riguardino la prole; anzi produrre benefici solo e qualora ci sia la prole (ricordiamo la tassazione dichiarazione congiunta? E relativi divorzi di comodo; rientrati con la dichiarazione “non cumulabile”).
Che due (o più) individui (di qualsiasi sesso) desiderino prodursi in prestazioni affettive di qualunque tipo non deve riguardare la società. Anzi, la società dovrebbe stare lontana alcune miglia dalle lenzuola e solo intervenire con leggi per limitare danni di qualsiasi natura a congiunti e terzi che l’eventuale dissennatezza degli stessi potrebbe arrecare.La materia è socialmente ed economicamente troppo seria per lasciarla in monopolio ai catto-comunisti; l’intellighenzia ed i politici cattolici accumulano silenzi assordanti unitamente ai laici; che, se non vogliono portare il cervello al monopolio, devono dare almeno il segno che esistono. Ricordasi a tal proposito la scena muta dell’On. Buttiglione con Adel Smith nella nota trasmissione TV che ha visto giganteggiare il prof. Cacciari (ateo?), novello crociato contro la stupidità umana.

Renzo Riva
renzoriva@libero.it

Pubblicato sul quotidiano
“Il Gazzettino” il 19.08.2003
fascicolo del Friuli
sezione “Lettere”

Renzo RIVA – Via Avilla, 12/1 – 33030 BUJA

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LA DIFFERENZA TRA I DIRITTI DELL’INDIVIDUO
E QUELLI CHE SPETTANO A UNA COPPIA

La questione cosiddetta dei matrimoni gay non interessa, evidentemente, i soli gay, ma pone dei gravi problemi politici, giuridici e sociali, che riguardano l’intera società. In Italia si è formato un fronte politico e culturale, che in parte è laico (per esempio i radicali) e in gran parte è della vecchia e nuova sinistra comunista.
I Ds, firmatari Franco Grillini (presidente Arcigay), Luciano Violante (presidente del gruppo parlamentare) e Barbara Pollastrini hanno presentato la proposta del Pacs (patto civile e sociale), un disegno di legge che rappresenta la posizione ufficiale del partito.
Il fatto è in sé indicativo e importante. Le coppie omosessuali rivendicano il “diritto” di contrarre matrimonio, così come le coppie eterosessuali, legittimate o di fatto che siano; e conseguentemente di godere dei diritti delle coppie legittimamente coniugate, in materia di successione, eredità, testamento, alimenti, adozioni, assistenza, locazione e così via. Questo assunto è stato fortemente rafforzato, negli ultimi tempi, dalla legislazione di molti Paesi, del Nord Europa e del Nord America (dall’Olanda al Belgio al Canada alla stessa Francia, sia pure con rilevanti differenze tra loro) che hanno accolto le pretese del mondo gay; e ciò non può non incidere sulla Comunità Europea.
E qui c’è da discutere, innanzitutto, se l’essere gay, cioè manifestare una certa preferenza sessuale, sia un “diritto” e comporti dei diritti e doveri; o se sia semplicemente un comportamento, un modo di vita, un costume, che non può avere rilevanza giuridica nei confronti della generalità dei cittadini.
In Italia ognuno è libero di “far l’amore come gli va” (secondo la canzone di Lucio Dalla): davanti, di dietro, a destra, a sinistra e al centro. Un problema di diritto si apre quando si pongono i rapporti con altri e con la pubblica amministrazione. I gay hanno gli stessi diritti degli altri cittadini. Ma, per esempio, né i cittadini etero, né gli omo, hanno il diritto di sposarsi con quattro mogli, diritto che invece è pacifico e inossidabile per i cittadini di molti Paesi arabi, asiatici e africani. Eppure la poligamia di fatto esiste ed esistono i conseguenti problemi; ma nessuno pensa di risolverli con un matrimonio poligamico, almeno in Italia e negli altri Paesi occidentali. E’ interessante porsi il problema, di come lo Stato dovrebbe rispondere ai tanti islamici che abitano nel nostro Paese, e che vorrebbero legittimare il proprio matrimonio con due, tre o quattro cittadine; è anzi sicuro che sarebbero le donne le prime a chiedere tale legittimazione. E nel caso di islamici-gay, perché non ammettere non solo il matrimonio omosex, ma anche poligamico e infrasex.
Il Pacs aggira l’ostacolo, abbandonando la questione formale del matrimonio.
I gay dicono: “Lasciamo perdere la vostra sacralità. Veniamo al sodo. A noi interessano gli aspetti giuridici e quelli materiali. Alla coppia di fatto che regolarmente si registra in Municipio, devono essere riconosciuti gli stessi diritti contrattuali della coppia etero-matrimoniale”.
I gay di fede grilliniana da tempo hanno deciso di mimetizzarsi dietro le “coppie di fatto”, cioè i molti etero che senza sposarsi (operazione sempre più difficile, costosa e sempre più spesso respinta dai giovani d’oggi) convivono insieme, pacificamente o no, e che vorrebbero ottenere anch’essi gli stessi diritti, senza pagar dazio.
E qui casca l’asino soprattutto perché l’istituto del matrimonio è mirato alla continuazione della specie ed è un’invenzione appositamente dedicata alla creazione e alla difesa, la regolarizzazione e legittimazione, della famiglia; e che la famiglia è l’insieme di maschio, femmina e loro figli.
Si legge spesso che i gay ritengono che la loro unione in coppia costituisca “una famiglia”; e che proprio in base a questo, abbiano il “diritto” all’adozione di figli. Ma non è così. Anche nei secoli di maggior auge della pederastia; quando era diffusa e normalmente accetta nelle classi del potere; anche quando era praticata insieme alla pedofilia e questa era di moda e quasi un obbligo sociale nelle classi più alte; e quando tutto questo dava luogo a celebri amori maschili, femminili, omosex, bisex, saffici, impuberi e produceva altissime poesie e romanzi; tutto questo però non ha mai preteso d’essere “una famiglia”.
Un insieme di omosessuali e figli adottivi, può essere un gruppo sociale, un collettivo, o anche una scuola, un’accademia, un liceo, ma non è una famiglia. I suoi componenti hanno individualmente i diritti degli altri cittadini; o se mettono insieme un’attività economica possono avere dei diritti societari; ma non hanno il diritto coniugale o il diritto del pater familias , o il “ubi tu Gaius ibi ego Gaia”.
Perciò non esistono due specie di diritti: uno per il cittadino etero e uno per il cittadino gay, ma esiste solo il diritto del cittadino.
Se questo cittadino ha un amico o un’amica o un pargolo che ama, può testare, assicurare, ospitare, ereditare, donare, ricevere, come gli pare secondo legge e fatti salvi i diritti dei terzi.
Ma si tratta sempre di diritti individuali, non di diritti di coppia e meno che mai di diritti particolari legati alle specificità (sessuale, religiosa, censo ecc.).

(libera riduzione di un articolo “A proposito dei matrimoni gay” da “l’Avanti” del 8/08/2003)

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STORIA BREVE DELL’ISTITUTO MATRIMONIALE

MATRIMONIO NELLE SOCIETÀ OCCIDENTALI

Nella civiltà occidentale si considera il matrimonio una libera scelta tra individui che si attraggono per amore.
Questa nozione non è scontata ovunque: numerose tradizioni testimoniano che il matrimonio è concepito diversamente secondo le epoche e le società.
Per i cattolici, come per gli ortodossi, il matrimonio è un sacramento, ma diverse sono le credenze, i costumi e le usanze.

ORIGINE DEL MATRIMONIO

L’unione tra uomini e donne in origine fu assai primitiva; in epoca preistorica il matrimonio non esisteva, e le donne appartenevano collettivamente alla tribù che le aveva rapite.
In seguito il rapimento divenne un’iniziativa personale.
Secondo alcuni, il velo sarebbe una reminiscenza del drappo che l’uomo gettava sul capo della donna che rapiva.
La stessa interpretazione ritiene che durante la cerimonia nuziale, la sposa stia alla sinistra dell’uomo perché anticamente era con questo braccio che egli la stringeva, avendo il destro impegnato a maneggiare la spada per combattere gli altri soldati o mercenari.
Ancora oggi sopravvive l’usanza di simulare il rapimento prima della cerimonia nuziale: nei paesi scandinavi l’uomo “rapiva” la sua donna e i genitori fingevano di cercarla.
Gli sposi, nei primi giorni del matrimonio, celebravano la fuga bevendo dell’idromele. Proprio da questa tradizione, secondo alcuni, sarebbe nata l’espressione “luna di miele”.

IL MATRIMONIO PLURIMO

La poligamia, che consente ad un uomo di avere più mogli, è praticata in molti paesi e in alcune filosofie rappresenta un ideale di felicità perché assicura una discendenza numerosa.

In alcuni paesi dominati dall’islam, la poligamia è ammessa dalla legge coranica.

La poliandria e una pratica più rara, diffusa presso gli Shoshone del Nevada, i Todas dell’India, i Bashile del Congo, gli Yanomanis del Venezuela permettono, anzi raccomandano, alla donna d’avere più mariti.
Montesquieu nell’ “Esprit des lois” scrive che il viaggiatore arabo Abu Dhahir al-Hassan nel IX sec. aveva scoperto l’esistenza della poliandria in India e in Cina, durante il suo viaggio in questi paesi: “Sulle coste del Malabar vive la tribù Nair, dove l’uomo non ha diritto di sposarsi con più di una donna, mentre queste possono sposare più uomini”.
Nel celebre corpus di tradizione Sahih, Al-Bukkari ricorda che fra gli arabi dell’epoca pre-islamica, c’erano diversi tipi di relazioni coniugali. Vi era un’unione chiamata “Istibdha”, nella quale un marito, desiderando una migliore progenitura, sceglieva un altro maschio e chiedeva a sua moglie d’avere rapporti con lui per un periodo determinato, durante il quale egli si allontanava, fino a quando la donna non fosse incinta.
Secondo un altro costume, un gruppo d’uomini (non oltre 9) intratteneva relazioni sessuali con una sola donna.
Dopo il parto, questa li convocava tutti e sceglieva tra loro, quello che sarebbe divenuto ufficialmente e legalmente il padre.

TRA FRATELLI E SORELLE

In concomitanza ai matrimoni esogamici per rapimento o per acquisto, era diffusa anche l’usanza di matrimoni tra fratelli e sorelle, più semplici e sbrigativi.
Nella sua Storia delle Civiltà, Will Durant racconta che “in certe regioni del mondo, il matrimonio era un rito collettivo.
Nel Tibet ad esempio era prevalente l’unione di un gruppo di fratelli con un gruppo altrettanto numeroso di sorelle, senza che si formassero coppie stabili. Vi era una sorta di collettivismo in cui ciascun uomo poteva possedere qualsiasi donna del gruppo.”

ADELFOGAMIA

Cesare, l’imperatore romano, ha descritto un’usanza simile diffusa presso gli antichi popoli anglosassoni. L’uso di sposare la vedova del proprio fratello, praticato presso gli ebrei ed altri antichi popoli, costituiva una reminiscenza di questi costumi arcaici.
In molte regioni del mondo, l’adelfogamia è ancora oggi una prerogativa delle famiglie di rango elevato e delle caste nobili.

Più tardi, c’è stata la tendenza ad unire un gruppo di fratelli ad un gruppo di sorelle; nessuna distinzione era fatta fra i bambini, tutti coeredi di una proprietà che restava in possesso inalienabile di una sola famiglia.
Dal sistema poliandrico proviene il levirat, costume che conosciamo attraverso la storia di Booz e Ruth ed il cicisbeismo che fu una pratica legale in Italia.

(libera riduzione di una mia ricerca su materiale ricavato da vari siti internet)

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don Floriano Abrahamowicz: omelia durissima sul peccato di sodomia e chi lo favorisce

di Redazione

Domus Marcel Lefebvre piena di fedeli per la S. Messa di riparazione alla grave offesa contro Dio della legalizzazione delle “nozze” omosex e delle adozioni di bambini per tali coppie, recentemente approvata dal parlamento francese (con sei voti di scarto). Una trentina di persone collegate via web per la diretta sul canale “livestream”.

La S. Messa di riparazione, chiesta dal nostro addetto stampa Prof. Franco Damiani a nome di tutto il Circolo Christus Rex, è l’atto pubblico con cui la Chiesa chiede perdono per i peccati dell’umanità. In una efficace quanto chiarissima omelia, don Floriano Abrahamowicz ha esposto la dottrina cattolica di sempre, condannando il peccato impuro contro-natura e invocando la Misericordia di Nostro Signore, Sommo Bene e Giustizia infinita, nei confronti di coloro che lo praticano, chiedendo che si convertano e, di conseguenza, si astengano, abbracciando la virtù che porta una vita di Grazia, indispensabile per la salvezza dell’anima.

Don Floriano non inventa nulla, tanto meno la dottrina, di cui è da sempre fedele ministro e predicatore. Per quest’occasione legge le Sacre Scritture, laddove nel Vecchio e nel Nuovo Testamento si parla della sodomia e dei vizi cui l’uomo che ha abbandonato le leggi di Dio, si lascia andare. Il vulnus dell’omelia sta proprio qui: la causa di ogni peccato, perversione, di ogni turpitudine, di ogni male è la scelta di non adorare più Dio, di non servirlo più per fare solo ciò che piace, erigendo se stessi a divinità.

Del Vecchio Testamento, don Floriano cita Sodoma e Gomorra, le città che rifiutarono Dio e si abbandonarono ad ogni empietà, fornicazione, lussuria, cupidigia e ricorda il castigo che ne derivò, ossia la distruzione per volontà dell’Altissimo. Poi il celebre brano: 22Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio. 23Non ti abbrutirai con alcuna bestia per contaminarti con essa; la donna non si abbruttirà con una bestia; è una perversione”.(Levitico 18, 22-23) e poi: “Non v’ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio” (1 Corinzi 6:9-10, cf. Lev. 18:22).

Del Nuovo Testamento, don Floriano legge S. Paolo, riferendosi a coloro che hanno rifiutato Dio: “Perciò Dio li ha abbandonati a passioni infami: infatti le loro donne hanno cambiato l’uso naturale in quello che è contro natura; similmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami, ricevendo in loro stessi la meritata ricompensa del proprio traviamento” (Romani 1:26-27). Gesù offre, però, la possibilità, a chiunque vuole, di ricevere perdono e liberazione:

“E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio” (1 Corinzi 6:11). “Ravvedetevi dunque e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati” (Atti 3:19).

Scandalo, orrore, condanna, quindi, nei confronti di coloro che favoriscono il peccato, assecondandolo per legge, come ha fatto la Francia e come già 14 Stati europei prima di essa. Scandalo, orrore e condanna nei confronti della complicità implicita o esplicita della Contro-Chiesa conciliare, nata col Conciliabolo Vaticano II, che nel silenzio di Bergoglio e nelle affermazioni d’apertura a forme di unione civile tra omosessuali (“card.” Dolan, “mons.” Marini, “mons” Paglia che dirige addirittura il dicastero per la famiglia in Vaticano) suggella l’ulteriore tradimento della Verità e della Tradizione.

Il sacerdote conclude parlando della bella posizione presa dalla Russia su tale argomento e invita a pregare affinché sia il preludio della conversione di questo grande popolo al Cattolicesimo, dovento riconoscere che persino l’Islam, combattuto per tredici secoli, riesca a mantenere una posizione ufficiale secondo natura. E’, invece, la Contro-Chiesa di Bergoglio che palesa ancor più quanto sia decaduta dalla vera e unica Fede in Gesù Cristo, quanto per conseguenza venga meno la vera Carità e la vera Speranza.

Al termine della Santa Messa, la lettura della preghiera riparatoria al Sacro Cuore di Gesù, che include la richiesta di perdono per tutti i vizi e i peccati dell’umanità,  comprese le colpe pubbliche delle Nazioni.

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Perché no al “matrimonio” gay

Segnalazione di www.unavox.it che la redazione ringrazia per la citazione e la foto

con in appendice

I matrimoni gay e l’utero in affitto

Opuscolo diffuso da http://www.prolifenews.it/L’opuscolo in formato pdf

Da diverso tempo si assiste ad una formidabile pressione politica, mediatica e culturale affinché in Italia venga concesso il diritto di sposarsi tra persone dello stesso sesso.
Siamo consapevoli che non tutte le persone con tendenze omosessuali rivendicano questo diritto; siamo anche consapevoli che le persone con tendenze omosessuali desiderano, come gli altri, sperimentare una vera relazione d’amore.
Tuttavia siamo contrari alla introduzione nell’ordinamento giuridico italiano del cosiddetto matrimonio gay.

I fatti:
1. in Italia e in tutto il mondo occidentale il matrimonio è in crisi. A quanto pare, pochi vogliono sposarsi, e anche chi è sposato spesso ci ripensa. Eppure i gay sembrano non desiderare altro che il matrimonio.
2. I registri delle coppie di fatto sono desolatamente vuoti; evidentemente ai gay non interessa così tanto formalizzare il loro rapporto.
3. Le coppie omosessuali mancano delle due caratteristiche fondamentali del matrimonio: stabilità ed esclusività. Quindi un “matrimonio gay” non è possibile.
4. I diritti che, secondo i gay, vengono negati alle coppie omosessuali insieme al matrimonio sono già disponibili o possono esserlo grazie al diritto privato.Perché, dunque, se non sono giustificabili, c’è tutta questa pressione a favore dei matrimoni gay?
1. Con l’approvazione dei matrimoni gay, i militanti omosessualisti vogliono mutare il comune sentire sull’omosessualità: se anche i gay possono sposarsi non c’è differenza tra omosessualità ed eterosessualità, a parte l’oggetto sessuale.
2. Non solo i gay, ma la finanza mondiale è totalmente schierata a favore dei matrimoni gay.
3. Dunque l’intera faccenda è una imponente campagna di manipolazione dell’opinione pubblica, un enorme tentativo di “cambiamento di paradigma” con lo scopo di indebolire i legami sociali e creare una massa di individui soli e vulnerabili.Quali saranno le conseguenze dei matrimoni gay?
1. Nonostante l’ironia dei gay e dei loro potenti sostenitori, il matrimonio gay ha effetti negativi sulla famiglia.
2. La crisi della famiglia ha conseguenze negative sull’intera società: indebolendosi la famiglia viene meno l’ambiente ideale per la crescita e lo sviluppo dei bambini, il futuro della società; viene a mancare il principale ammortizzatore sociale; i vincoli sociali svaniscono rendendo la società una
massa di individui.
3. Il matrimonio gay avrà come conseguenza la diffusione dell’omogenitorialità, che priva i bambini della necessaria complementarietà genitoriale data dal fatto di avere una mamma ed un papà.
Difendiamo la famiglia! Tuteliamo la società! Proteggiamo i bambini!
No al matrimonio gay
I fatti
In Italia e in tutto il mondo occidentale il matrimonio è in crisi. A quanto pare, pochi vogliono sposarsi, e anche chi è sposato spesso ci ripensa. Eppure i gay sembrano non desiderare altro che il matrimonio.Dal rapporto Separazioni e divorzi in Italia anno 2012 (1):
Nel 2010 le separazioni sono state 88.191 e i divorzi 54.160. Rispetto al 1995 le separazioni sono aumentate di oltre il 68% e i divorzi sono praticamente raddoppiati. Tali incrementi, osservati in un contesto in cui i matrimoni diminuiscono, sono imputabili ad un effettivo aumento della propensione alla rottura dell’unione coniugale.
In Europa i matrimoni sono in caduta vertiginosa (2): tra il 1980 ed il 2006 ci sono stati 737.752 matrimoni in meno. Gli europei si sposano poco e sempre più tardi. La media è di 31 anni per l’uomo e 29 per la donna.
Uno ogni tre bambini nasce fuori del matrimonio. Dei 5.209.942 nati nel 2006, 1.766.733 sono nati fuori dal matrimonio (33,9%).
Ci sono più di un milione di divorzi all’anno, con una cadenza di un divorzio ogni trenta secondi.
Dal 1996 al 2006 i divorzi sono stati circa 10,1 milioni, ed hanno coinvolto circa 15 milioni di
bambini.
Belgio, Lussemburgo e Spagna i paesi con il maggior numero in percentuale di divorzi. Per ogni
due matrimoni c’è un divorzio.
I fatti
I registri delle coppie di fatto sono desolatamente vuoti; evidentemente ai gay non interessa così tanto formalizzare il loro rapporto.
Lo dimostra un’inchiesta condotta da Assuntina Morresi e pubblicata su Il Foglio del 3 agosto 2005. Morresi ha verificato quante coppie omosessuali si sono iscritte ai registri delle coppie di fatto, nati per aggirare la mancanza di una legge che autorizzi i matrimoni omosessuali (3):
Quei registri non sono stati, almeno finora, un successo. Il Giornale dell’Umbria, che del tema si è occupato il 25 luglio, segnalava che sono solo cinque le coppie iscritte nel comune di Perugia, due delle quali omosessuali. Nei registri dei comuni di Gubbio, Spello e Cannara non è iscritto nessuno, mentre a Terni, l’altro dei cinque comuni umbri dotati del registro, i dati non sono disponibili. Nessun iscritto a Desio e a Voghera, mentre a Pisa, primo comune italiano a istituire il registro nel 1998, nell’agosto 2004 si contavano solo venti coppie iscritte. Il doppio rispetto a quelle del 2000, anno in cui solo una fra quelle registrate era omosessuale. Insomma, un conto è descrivere Pisa come l’oasi degli omosessuali d’Italia (lo fa Panorama nell’ultimo numero), un conto è misurare il successo delle unioni civili, pochissimo praticate anche da chi potrebbe farlo. A Firenze, alla nostra richiesta sul numero di coppie iscritte, ci è stato risposto: poche. Alla fine dello scorso anno, risultavano istituiti 28 registri in altrettanti comuni italiani, ma non è disponibile un elenco pubblico dettagliato del numero delle adesioni. Ci sono poi situazioni come quelle di Bologna, dove dal 1999 esiste l’attestato di costituzione di famiglia affettiva. Da Repubblica sappiamo che sono circa cento le coppie gay riconosciute in Italia dai comuni del nostro paese con il registro delle unioni civili, mentre Davide Santandrea, presidente della Nuova Gay Lesbica Nazionale, in un comunicato stampa dello scorso 5 luglio lamenta il fatto che le convivenze gay registrate negli elenchi comunali delle unioni civili non raggiungono neanche il 10 per cento, e che i registri delle Unioni civili tanto divulgati da Arcigay si sono manifestati un vero flop. In conclusione, circa duemila persone (considerando etero e omosessuali) in tutto.

Qualcuno potrebbe pensare che il fallimento dei registri delle unioni civili sia l’effetto della cosiddetta “omofobia” (intesa come atteggiamento negativo nei confronti dell’omosessualità) tipica di un paese cattolico. Non è così. Nei paesi gay-friendly della penisola scandinava i numeri sono altrettanto bassi: in Norvegia le unioni omosessuali registrate sono lo 0,68 dei matrimoni naturali;; in Svezia lo 0,55 (4).

I fatti
Le coppie omosessuali mancano delle due caratteristiche fondamentali del matrimonio: stabilità ed esclusività. Quindi un “matrimonio gay” non è possibile.L’88% degli uomini e il 92% delle donne con tendenze omosessuali desidera un rapporto di coppia stabile, duraturo ed esclusivo (5).
La realtà, tuttavia, è ben diversa.
In Italia ha una relazione fissa una percentuale che va dal 39% (tra i 18 e i 24 anni) al 47% (tra i 35 e i 39 anni) degli uomini con tendenze omosessuali, ma la percentuale delle convivenze è molto più bassa: dal 7 % (tra i 18 e i 24 anni) al 19 % (tra i 35 e i 39 anni) rispetto a percentuali che nelle stesse fasce d’età vanno dal 2% al 90% nella popolazione italiana (percentuali alle quali va aggiunto un 2-3% di convivenze more uxorio) (6).
Oltre a questo, bisogna considerare che le «relazioni fisse» omosessuali non sono paragonabili a quelle «eterosessuali» né per durata né per esclusività.
Per le coppie omosessuali la parola durata non ha lo stesso significato che ha per le coppie eterosessuali: una coppia eterosessuale viene considerata “duratura” se dura almeno venticinque anni (7), ma una coppia omosessuale viene considerata duratura se dura almeno cinque anni.
Un terzo delle coppie omosessuali conviventi, infatti, dura meno di due anni; un terzo tra i due e i cinque anni e l’ultimo terzo più di cinque anni (8).
Lo stesso discorso vale per l’esclusività della coppia.
Secondo una ricerca, più della metà degli uomini con tendenze omosessuali in coppia da almeno un anno sostiene di aver avuto almeno un partner nel corso dell’anno; più di un terzo degli uomini dichiara di aver avuto almeno quattro partner nel corso dell’ultimo anno (9). Un’altra ricerca ha evidenziato come il 51% degli uomini con tendenze omosessuali ha avuto una relazione extra coppia (con punte del 66% per gli appartenenti alla borghesia e alla piccola borghesia) (10).
Inoltre, come si evince dalla stessa ricerca, il numero delle relazioni extra coppia cresce con l’aumentare della durata dell’unione, cosa che porta gli autori ad affermare che “[…] è probabile […] che la stabilità dell’unione sia tanto maggiore quanto più la coppia è aperta”, ossia: stabilità e fedeltà, nelle coppie omosessuali, sono inversamente proporzionali (11).
Alla stessa conclusione sono arrivati due ricercatori statunitensi, McWhirter e Mattison, che hanno condotto un’indagine sulle coppie omosessuali negli Stati Uniti. Secondo i due autori
Solo sette coppie [sulle 156 del campione] hanno una relazione sessuale totalmente esclusiva, e tutti questi uomini sono stati insieme per meno di cinque anni. In altri termini, tutte le coppie con una relazione che dura più di cinque anni hanno fatto loro un accordo che prevede attività sessuali al di fuori della relazione (12).
Secondo McWhirter e Mattison quando si parla di coppie omosessuali la parola fedeltà (come la parola durata) assume un significato diverso rispetto a quando ci si riferisce alle coppie eterosessuali. Lungi dal significare esclusività, essa […] non è definita in termini di comportamento sessuale ma piuttosto dall’impegno emotivo reciproco (13).
Per farsi un’idea obiettiva sulla natura delle unioni omosessuali bisogna considerare anche il tasso di divorzi per le unioni omosessuali. I demografi Gunnar Andersson e Turid Noak hanno rilevato che le coppie omosessuali maschili in Svezia hanno un tasso di divorzi del 50% superiore a quello dei matrimoni eterosessuali; le coppie omosessuali femminili, nello stesso paese, hanno una percentuale di divorzio del 167% superiore alle coppie eterosessuali (14).
I fatti
I diritti che, secondo i gay, vengono negati alle coppie omosessuali insieme al matrimonio sono già disponibili o possono esserlo grazie al diritto privato.
È già possibile estendere al convivente tutti i diritti spettanti alle coppie sposate tramite tutele previste dalla legge e il diritto privato (15).
Perché
Con l’approvazione dei matrimoni gay, i militanti omosessualisti vogliono mutare il comune sentire sull’omosessualità: se anche i gay possono sposarsi non c’è differenza tra omosessualità ed eterosessualità, a parte l’oggetto sessuale.Il nucleo dell’ideologia gay può essere riassunto nel modo seguente (16):
Specificamente, vogliamo che i “normali” pensino che non abbiamo scelto l’omosessualità più di quanto loro abbiano scelto la “normalità”; che è una condizione legittima e sana; e che, quando veniamo trattati con rispetto e affetto, siamo felici e psicologicamente stabili quanto loro.
Si tratta di una frase tratta da un libro importante, purtroppo non tradotto in italiano: After the ball. How America will conquer its fear & hatred of Gays in the 90′s. Gli autori sono Marshall Kirk, ricercatore in neuropsichiatria, logico- matematico e poeta (17), e Hunter Madsen, esperto di tattiche di persuasione pubblica e social marketing (18).
Secondo gli autori, il movimento gay degli anni 1970 e 1980, ispirandosi al modello marxista (19), ha collezionato una serie di fallimenti che hanno reso la comunità gay ancor più isolata e malvista dal resto della popolazione.
Gli anni ’90 del secolo scorso presentano tuttavia una nuova possibilità per rilanciare la rivoluzione omosessualista. Cosa rende questi anni particolarmente favorevoli a essa?
“Per quanto cinico possa sembrare, L’AIDS ci dà una possibilità, benché piccola, di affermarci come una minoranza vittimizzata che merita legittimamente l’attenzione e la protezione dell’America” (20).
Kirk e Madsen intendono analizzare il fallimento e proporre strumenti concreti per sfruttare la nuova possibilità offerta dall’AIDS al movimento gay:
“Pensiamo a una strategia accurata e potente quanto quella che i gay sono accusati dai loro nemici di perseguire – o, se preferite, a un piano altrettanto manipolatorio quanto quello sviluppato dai nostri stessi nemici. […] I gay devono lanciare una campagna sul larga scala che noi abbiamo chiamato Waging Peace campaign – per raggiungere gli eterosessuali attraverso i media commerciali. Stiamo parlando di propaganda” (21).
Il concetto di famiglia ha, nella strategia propagandistica di Kirk e Madsen, un ruolo fondamentale.
Gli attivisti omosessualisti non devono demonizzare l’istituzione familiare, come è avvenuto negli anni Settanta:
“La loro retorica antifamilista non ha senso. La triste verità è che, nella vita reale, l’individualismo assoluto produce solo isolamento assoluto e solitudine assoluta. […] nello stile di vita gay – se un simile caos può, nonostante tutto, essere definito legittimamente stile di vita -, semplicemente non funziona: non assolve le due funzioni per le quali tutti i contesti sociali evolvono […]. Le basi migliori per una relazione […] è il desiderio di ogni membro della coppia di donare all’altro […] con l’intenzione di aiutare il proprio amante a svilupparsi, crescere come persona, diventare il meglio che può essere. […] Ma molte delle (rare) durevoli relazioni omosessuali che noi abbiamo conosciuto non erano affatto così. Troppi gay creano una coppia non per amore, ma per convenienza sessuale” (22).

Tutto questo crea una brutta immagine dell’omosessualità, ed allontana l’obiettivo dell’accettazione sociale.
Per questo motivo, dicono gli autori, il nuovo obiettivo propagandistico degli attivisti omosessualisti è quello di indurre l’opinione pubblica a credere che i gay desiderano la vita familiare esattamente come gli eterosessuali:

“Noi non stiamo combattendo per sradicare la Famiglia: stiamo combattendo per il diritto a essere Famiglia” (23).
Questo obiettivo è stato accolto dalla principale associazione omosessualista italiana, l’Arcigay (24):
Si apre un pubblico dibattito sulle unioni civili, che sempre più diventano la questione prioritaria nell’agenda dell’Arcigay. E questo non accade perché migliaia di coppie omo scalmanate diano l’assedio al quartier generale per poter coronare il loro sogno d’amore. Anzi, il numero delle coppie disposte a impegnarsi per avere il riconoscimento legale è addirittura trascurabile […]. Ma il punto vero è che le unioni civili sono un obiettivo simbolico formidabile. Rappresentano infatti la legittimazione dell’identità gay e lesbica attraverso una battaglia di libertà come quelle sul divorzio o sull’aborto, che dispone di argomenti semplici e convincenti: primo fra tutti la proclamazione di un modello normativo di omosessualità risolto e rassicurante. Con la torta nel forno e le tendine alle finestre, come l’ha definito una voce maligna. Il messaggio è più o meno il seguente: i gay non sono individui soli, meschini e nevrotici, ma persone splendide, affidabili ed equilibrate, tanto responsabili da desiderare di mettere su famiglia. Con questo look “affettivo” non esente da rischi di perbenismo si fa appello ai sentimenti più profondi della nazione e si vede a portata di mano il traguardo della normalità. […] A questa porta si bussa con discrezione, assicurando che non si vuole assolutamente il matrimonio omosessuale: questa prospettiva fa inorridire gli stessi gay. E nemmeno si rivendica la possibilità di adottare figli per le coppie omo, perché i tempi non sono maturi. Ci si accontenterebbe di regolare la questione dell’eredità, della pensione, dell’affitto, della reciproca assistenza fra i partner.
Questo è dunque il motivo dei matrimoni omosessuali. Lo spiega, in modo esplicito e sintetico, Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay, parlando di “matrimonio” gay (25):
CLAUDIO SABELLI FIORETTI: Ma perché volete sposarvi?
FRANCO GRILLINI: Intanto è una questione di principio. I cittadini omosessuali devono essere considerati alla stregua di qualunque altro cittadino e quindi devono avere gli stessi diritti. Gli eterosessuali hanno il diritto di sposarsi. Perché gli omosessuali no?CFS: La questione di principio l’ho capita. Ma mi chiedo perché abbiate questo desiderio. Un desiderio che negli eterosessuali va scemando…
FG: L’esistenza di una legge che consenta alle persone omosessuali di accedere all’istituto del matrimonio o agli istituti equivalenti non implica l’obbligo di usarla. Basta che ci sia. Se poi uno vuole la usa, se non vuole non la usa. L’esistenza di un diritto non obbliga di avvalersi di questo diritto.CFS: Come l’aborto.
FG: Bravissimo! È esattamente come l’aborto. Nessuno è obbligato ad abortire. Però deve esserci la libertà di farlo. Una legge ha solo il compito di garantire un diritto, ma è anche un fatto educativo. Se esiste una legge che consente agli omosessuali di sposarsi o di accedere a un istituto simile è ovvio che diventa un fatto culturale perché si riconosce nei fatti l’esistenza delle persone omosessuali e si garantisce dignità alle persone omosessuali, anche a quelle che non si sposano, anche a quelle che non utilizzano i Pacs o i Dico. Insomma, la battaglia è rilevante prima di tutto sul piano simbolico, dell’uguaglianza, dell’equità.
Perché
Non solo i gay, ma anche la finanza mondiale è totalmente schierata a favore dei matrimoni gay.Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, ha donato 2,5 milioni di dollari a favore del matrimonio omosessuale (26).
Nel 2008 la Apple fece una ingente donazione in difesa del matrimonio gay in California; Google ha donato 140.000 dollari per la stessa causa (27).
Nel febbraio dell’anno scorso Lloyd Blankfein, il numero uno della banca d’affari Goldman Sachs, è apparso in un video dell’associazione Human Rights dichiarando:
“Sono il presidente e AD di Goldman Sachs – afferma – e sostengo da tempo l’uguaglianza nel matrimonio. Le imprese Usa hanno imparato da tempo che l’uguaglianza è una buona cosa per gli affari e che questa è la buona cosa da fare. Unitevi a me così come la maggioranza degli americani che sono a favore dei matrimoni gay” (e ovviamente il Corriere della Sera si è affrettato a divulgare queste importanti dichiarazioni) (28).
Per quale motivo il presidente di Goldman Sachs, in piena crisi economica, sente l’impellente dovere di promuovere il matrimonio gay (e non altre cause umanitarie come, ad esempio, la tutela di anziani e disabili di fronte al diffondersi dell’eutanasia)?
Negli Stati Uniti l’associazione Human Rights Campaign pubblica ogni anno il Corporate Equality Index (CEI), una classifica delle principali aziende statunitensi più gay-friendly (29). Nel CEI sono elencate importanti aziende quali American Express, Deutsche Bank, Hewlett-Packard, Disney, Ford, Johnson & Johnson, Kraft, Levi Strauss & Co., Motorola, MTV.
Quale interesse perseguono queste aziende promuovendo i matrimoni gay?
Conseguenze
Nonostante l’ironia dei gay e dei loro potenti sostenitori, il matrimonio gay ha effetti negativi sulla famiglia.Quando gli attivisti gay vogliono ridicolizzare i timori dei conservatori circa le conseguenze dell’introduzione del matrimonio omosessuale sulla famiglia tradizionale, citano soprattutto le ricerche di Darren Spedale, imprenditore ed avvocato fondatore della più importante associazione di imprenditori GLBTQ (30).
Spedale ha verificato il numero dei matrimoni in Danimarca (che ha legalizzato le unioni omosessuali nel 1989), Norvegia (1993) e Svezia (1994) e ha scoperto che in Danimarca, tra il 1990 e il 1996, i matrimoni naturali sono aumentati del 10% mentre il numero di divorzi tra persone di sesso diverso è diminuito del 12%. Sulla base di questi dati Spedale e Eskridge deducono che l’allarme dei conservatori per il matrimonio naturale è isterico e irresponsabile.L’antropologo Stanley Kurtz ha verificato i dati di Spedale ed è giunto a conclusioni opposte (31).
Se è vero, ad esempio, che in Danimarca e nella penisola scandinava il numero di divorzi è diminuito negli anni ‘90, è anche vero che negli anni precedenti a quelli presi in considerazione da Spedale, il numero di matrimoni è crollato. E “non puoi divorziare se prima non si sei sposato”.E che dire dell’aumento del 10% dei matrimoni danesi riscontrato da Spedale?
Innanzitutto che non è una tendenza: secondo Eurostat, nel 2001 il numero di matrimoni è tornato a scendere sia in Svezia che in Danimarca. Secondariamente, i dati sul matrimonio in paesi dove i numeri assoluti sono così bassi vanno maneggiati con molta cautela (la Svezia ha fatto registrare la percentuale più
bassa mai registrata nel 1997, guarda caso appena fuori dall’intervallo considerato da Spedale) (32).Kurtz propone un’analisi ancora più approfondita della situazione in questi paesi. Ad esempio, segnala che in Norvegia c’è una tendenza molto radicata a sposarsi dopo la nascita del secondo figlio, o a risposare la stessa moglie o lo stesso marito dopo aver divorziato.
Introduce poi altri indicatori, ad esempio il “tasso di dissoluzione della famiglia” o le “nascite fuori dal matrimonio”.
Il “tasso di dissoluzione della famiglia” è diverso dalla percentuale dei divorzi: poiché il numero dei bambini nati al di fuori del matrimonio, nei paesi del nord Europa, è elevatissimo, la fragilità della famiglia non si può misurare con la percentuale di divorzi, bensì con la frequenza delle separazioni tra genitori (sposati o meno). Attualmente, in Scandinavia (come in tutto l’Occidente) le coppie di
fatto si separano con una frequenza da due a tre volte superiore a quella delle coppie sposate.
Considerando poi le “nascite fuori dal matrimonio”, è evidente come i toni ottimisti di Spedale siano fuori luogo. Tra il 1990 e il 2000 i tassi di natalità fuori dal matrimonio sono saliti dal 39% al 50% in Norvegia, dal 47% al 55% in Svezia. In Norvegia il livello si è mantenuto più o meno stabile, attorno al 45-46%, ma anche per la tendenza a sposarsi in coincidenza della nascita del secondo figlio. In Danimarca circa il 60% dei primogeniti ha genitori non sposati.
Da questi dati emerge chiaramente come, contrariamente a quanto affermato da Spedale, non esiste un effetto tra introduzione del matrimonio omosessuale ed un rafforzamento della famiglia (naturale o omosessuale), bensì un declino inarrestabile dell’istituzione familiare. Esiste quindi una correlazione negativa tra introduzione del matrimonio gay e la salute dell’istituzione familiare. Una correlazione, tuttavia, non indica necessariamente una relazione causa-effetto. Il declino dell’istituzione familiare è causato dall’introduzione delle unioni omosessuali, oppure le due cose non sono direttamente collegate?
Secondo Kurtz, la crescente fragilità familiare in Danimarca e nella penisola scandinava ha diverse cause, la prima delle quali è il welfare state (e la conseguentemente elevata pressione fiscale) che rende ogni membro della famiglia (bambini inclusi) indipendente dagli altri a livello economico, ma dipendente dallo stato. La famiglia ha dunque perso sia il ruolo di “agenzia educativa” sia quello di
“ammortizzatore sociale”.
La seconda causa individuata da Kurtz è l’ideologia femminista (e di genere), molto diffusa in quei paesi, che preme perché il matrimonio sia sostituito dalla semplice coabitazione.E i matrimoni gay?Kurtz cita la demografa inglese Kathleen Kiernan la quale ha diviso il continente europeo in tre zone: i paesi nordici, nei quali si hanno i tassi più elevati di coabitazioni e di nascite fuori dal matrimonio;; un secondo gruppo intermedio, composto da Olanda, Belgio, Regno Unito e Germania; infine i paesi del sud dell’Europa (Spagna, Portogallo, Italia, Grecia e fino a poco fa Svizzera e Irlanda), nei quali si registra una forte resistenza alla coabitazione, alla dissoluzione familiare e alle nascite fuori dal matrimonio (33). Una ricerca del Max Plank Insitute del 2002 ha confermato questi dati, aggiungendo però che i tassi più bassi di dissoluzione familiare e di nascite fuori dal matrimonio si hanno in paesi cattolici (34). Ma questi dati sembrano anche essere connessi con l’introduzione delle unioni omosessuali. Quando, all’inizio degli anni Novanta, i paesi del nord Europa legalizzarono le unioni omosessuali, il tasso di nascite fuori dal matrimonio negli stessi paesi era già elevato; tuttavia, questo indicatore si è alzato anche nei paesi del gruppo intermedio in coincidenza della legalizzazione delle unioni omosessuali, mentre è rimasto basso nel terzo gruppo
di paesi, caratterizzati da una forte presenza cattolica.Kurtz analizza in modo particolare l’esempio della Norvegia che, rispetto a Svezia e Danimarca, ha una presenza religiosa più forte ed una opinione pubblica più conservatrice. In Norvegia il tasso di dissoluzione della famiglia e di nascite fuori dal matrimonio era sensibilmente più basso rispetto agli altri due paesi; ma dalla legalizzazione del matrimonio gay questi indicatori sono saliti conformandosi a quelli dell’intera area nord europea.Questi dati permettono a Kurtz di concludere che la legalizzazione dei matrimoni gay è legata alla dissoluzione della famiglia, e ne è sia la causa che la conseguenza. Del resto, sintetizza il demografo, se la legge slega il concetto di matrimonio a quello di riproduzione per consentire i matrimoni gay, riducendolo a semplice legame tra due persone, perché questo non dovrebbe valere anche per le coppie eterosessuali? Abbiamo infatti visto come la nascita di un figlio è legata al matrimonio: diverse coppie, soprattutto in Norvegia, decidono di sposarsi con la nascita del secondo figlio. Se la legislazione, però, spezza anche questo seppur debole legame tra la genitorialità e il matrimonio, in che modo la famiglia dovrebbe beneficiarne? Infatti in Norvegia all’inizio degli anni ‘90 il 60% delle coppie conviventi aveva solo un figlio; nel 2001 il 56% di queste coppie aveva due o più bambini. La tendenza a sposarsi con la nascita del secondo figlio sta scomparendo: le coppie smettono di sposarsi, indipendentemente dal numero di figli che hanno (35).Da questi dati appare evidente come la legalizzazione delle unioni omosessuali ha un effetto sulla famiglia tradizionale, e questo effetto è negativo.
Conseguenze
La crisi della famiglia ha conseguenze negative sull’intera società: indebolendosi la famiglia viene meno l’ambiente ideale per la crescita e lo sviluppo dei bambini, il futuro della società; viene a mancare il principale ammortizzatore sociale; i vincoli sociali svaniscono rendendo la società una massa di individui.Qualche tempo fa Riccardo Cascioli, direttore della Nuova Bussola Quotidiana, ha intervistato Allan C. Carlson, statunitense esperto della famiglia, chiamato da Reagan nella Commissione per i bambini, direttore di riviste specialistiche e autore di diversi volumi sulla famiglia (36).
Professor Carlson, la questione della legalizzazione delle unioni di fatto e delle unioni omosessuali è un processo globale. Da dove nasce questa spinta?
Indubbiamente negli ultimi quaranta anni è cresciuto enormemente un movimento internazionale che ha come scopo quello di eliminare il matrimonio, base della famiglia. È un’alleanza che ha messo insieme i sostenitori della rivoluzione sessuale, del controllo delle nascite, del ‘divorzio facile’, della contraccezione e così via. L’obiettivo è quello di indebolire se non distruggere il rapporto tra matrimonio e procreazione. La legalizzazione delle unioni omosessuali è soltanto una logica conseguenza di questo desiderio di separare la procreazione dal matrimonio, che vuol dire avere figli e crescerli.
Ma perché si vuole distruggere il matrimonio?
È il frutto dell’ideologia statalista che affonda le radici nella Rivoluzione francese e di cui si è fatto storicamente interprete il movimento socialista. Si vuole eliminare tutto ciò che sta tra il governo e l’individuo, per questo la famiglia fondata sul matrimonio – società autonoma e originale – è il nemico numero uno. Il modo più semplice per eliminare il matrimonio è allargarlo, assimilandovi altre forme di unione. Cancellando cioè il suo essere unico e speciale.
Conseguenze

Il matrimonio gay avrà come conseguenza la diffusione dell’omogenitorialità, che priva i bambini della necessaria complementarietà genitoriale data dal fatto di avere una mamma ed un papà.

Mark Regnerus è professore associato di sociologia presso l’Università del Texas ad Austin. Nel luglio 2012 ha pubblicato una ricerca che dimostra come esistano significative differenze tra i figli cresciuti in coppie tradizionali e da genitori omosessuali (37). In particolare, essi sono più soggetti a pensieri suicidari, alla fragilità nelle relazioni, a disturbi psicologici e problemi sociali. Si tratta dello studio su questo argomento con il campione più grande in assoluto (2.988 persone tra i 18 e i 39 anni) e con un campione statisticamente rappresentativo della popolazione statunitense.
Come tutte le ricerche sociologiche e psicologiche, questa non è la ricerca perfetta. Il principale difetto di questa ricerca è che, invece di chiedere agli intervistati se erano stati cresciuti da una coppia gay, Regnerus ha chiesto se il padre o la madre avevano avuto almeno un rapporto omosessuale, a prescindere dalla sua durata e caratteristiche. E in caso affermativo li ha definiti “genitori gay”.
Al di là di questo errore, comunque, la ricerca di Regnerus è, tra quelle su questo argomento, la più seria e quella condotta con i più rigidi criteri scientifici (38).

Risorse

Luca di Tolve, Ero Gay, Piemme, 2011;
Chiara Aztori, Il binario indifferente. Uomo e donna o GLBTQ?, SugarCo, 2012;
Giancarlo Ricci, IL PADRE DOV’ERA. Le omosessualità nella psicanalisi, SugarCo, 2013;
Walt Heyer, Paper Genders. Il mito del cambiamento di sesso, SugarCo, 2013;
Joseph Nicolisi, Omosessualità maschile: un nuovo approccio, SugarCo, 2009;
Van Den Aardweg Gerard, Omosessualità & speranza, Ares, 2009;
Dawn Stefanowicz, Fuori dal buio: la mia vita con un padre gay, Ares, 2012.

Appendice. I matrimoni gay e l’utero in affitto
Uteri in affitto, boom di richieste
(La Nuova Bussola quotidiana 04-03-2013)

Cresce nel mondo la domanda di uteri in affitto. La pratica della maternità surrogata nasce dall’impossibilità per la donna della coppia che vuole un figlio in provetta di portare a termine la gestazione, oppure dalla mancanza di volontà di addossarsi l’onere della gravidanza e del parto, o infine dalla richiesta di essere “genitori” da parte di una coppia di omosessuali maschi o di un/una single.

A fronte della domanda che sale, in parallelo aumenta l’offerta e il lavoro dei centri specializzati che mettono in contatto le coppie con le donne che si offrono come incubatrici di carne. Uno dei più attivi è lo statunitense Center of Surrogate Parenting (CSP): 1.700 bambini nati da uteri affittati in 30 anni di attività. Il 40% delle richieste arriva da stranieri. La metà dei clienti è omosessuale. Tra questi ricordiamo la popstar Elton John che nel 2010, all’età di 63 anni, si rivolse a questa clinica insieme al suo compagno David Furnish per avere un bambino “in conto terzi” (si veda l’articolo pubblicato su La Bussola Quotidiana “Elton John, ‘padre’ in un film horror di terz’ordine” del 30 dicembre 2010).

Il tutto ha inizio con una chiacchierata in internet tramite Skype tra gli aspiranti “genitori” e il personale del CSP. Poi si passa alla selezione della donatrice dell’ovocita – perché spesso la donna della coppia richiedente è troppo in là negli anni per avere gameti giovani e sani – e della gestante. A volte le due figure coincidono. In merito alla “donatrice” di ovuli occorre avere tra i 21 e i 35 anni, essere in salute, dare prova di un buon quoziente intellettivo (ma il fatto di prestarsi a simili operazioni mette in dubbio quest’ultimo requisito), avere un ottimo carattere.

Anche chi offre il proprio utero deve possedere delle caratteristiche ben precise: alta, giovane, snella, sposata e con figli perché così avrà già avuto esperienze di parto e sarà di certo una persona responsabile. Inoltre dovrà essere sottoposta a test psicologici e la sua fedina penale deve essere immacolata. Dato che il CSP si fregia di essere un centro serio e professionale, non si accettano candidature da parte di donne che si rifiuterebbero di abortire se il feto fosse malformato o se la gravidanza fosse multipla, avendo invece richiesto la coppia un solo bambino. Insomma il “controllo qualità” se va bene per il manzo argentino può andar bene anche per le femmine degli esseri umani. La selezione è così ardua che a fronte di 400 domande che il CSP riceve ogni mese, solo una dozzina viene accettata.

Tutto questo procedimento da polli in batteria ovviamente ha un suo costo. La donna che vende il proprio ovocita riceve tra i 5 e i 10mila dollari così anche l’agenzia, oltre a questo i genitori devono sborsare tra i 6 e i 10mila dollari per spese legali, tra i 15 e 25mila dollari per ogni ciclo di Fivet e tra 25 e 35mila dollari per pagare la gestante, più 8mila dollari se si desiderano dei gemelli. Infatti soprattutto le coppie formate da due gay vogliono dei gemelli così ognuno di loro avrà un bambino a testa, come il padre di famiglia che, per non scontentare nessuno, regala la stessa automobilina ai suoi due figli. Al CSP tengono a precisare con un candore tutto farisaico che per evitare mercificazioni vogliono solo donne economicamente indipendenti.

Poi c’è il sito web Surrogatefinder, aperto in India, il quale testimonia ancora una volta che la fantasia – o meglio: la follia – supera spesso la realtà. Si tratta in buona sostanza di un Facebook della fecondazione artificiale che mette in contatto, attingendo ai server delle cliniche di tutto il mondo, la domanda con l’offerta utilizzando una banca dati dalle dimensioni impressionanti. Per arrivare a confezionare un bebè a misura del proprio egoismo e in perfetto stile eugenetico il sito offre delle chiavi di ricerca plurime. Innanzitutto viene richiesto se si sta cercando un utero in affitto, un “donatore” di sperma oppure una “donatrice” di ovociti. Poi in merito alla madre surrogata e ai “donatori” viene chiesto se ci sono preferenze per il loro paese di provenienza (si arriva a chiedere anche la regione e la città di provenienza) per la loro etnia, e quanti figli debbano avere. Occorre infine indicare se la richiesta viene fatta da una coppia etero, omosessuale o da un/una single.

Dopo questa operazione così simile alla prenotazione di un posto su un aereo, ecco apparire le foto – la maggior parte delle quali assai ammiccanti: il business è business – delle o dei pretendenti con tanto di relativa scheda, la quale è dettagliatissima: anni, nazionalità, nome o nickname per chi vuole rimanere anonima/o, peso, altezza, stato civile (tra cui la convivenza), stato di salute, gruppo
sanguigno, colore dei capelli e degli occhi, esperienze pregresse in merito a fecondazione artificiale, disponibilità a viaggiare (nel caso in cui la coppia richiedente non voglia spostarsi per conoscere la donna). Poi la candidata esplicita a chi vuole donare il proprio ovocita o utero: coppie di eterosessuali o omosessuali, single. Segue una descrizione libera di se stessi: a volte sono poche righe, a volte dei veri e propri curriculum. Infine una sezione chiamata “La mia lettera a voi”. In genere si tratta di uno stucchevole sonetto su quanto è bello aiutare gli altri ad avere un figlio, sull’importanza della famiglia e dell’amore. “Prego affinchè voi possiate riporre la vostra fiducia e speranza nelle mie mani per donarvi il vostro raggio di gioia” scrive Blessing4u, cioè “Benedizione per voi”. Preghiere rese ancor più ferventi, ne siamo certi, dal fatto che Blessing4u riceverà un bel po’ di quattrini per quest’opera pia. Una volta cliccata l’eletta basta mettersi in contatto via e-mail con il centro che ha la suddetta nella propria scuderia al modico prezzo di 100 dollari, valevole per l’iscrizione al sito per 6 mesi, oppure in super sconto al prezzo di 150 dollari per un anno. Sono accettate tutte le carte di credito.

Il sito va a gonfie vele. Lo scrivente è andato a vedere il profilo della 24enne americana Megan, la quale appena iscritta in poche ore ha già risposto a 3 richieste, segno evidente che molte di più ne ha ricevute ma a queste ha deciso di non rispondere.

Poi la palla passerà ai centri distribuiti in tutto il mondo e a questi mercanti di figli, vera e propria merce umana, speculano sui prezzi: si porterà via un bebè scontato se si contatterà una donna indiana – siamo intorno ai 6-15mila euro – e poi si salirà di molto se al “modello base” si vorranno aggiungere alcuni costosi optional come occhi azzurri e capelli biondi, etnia russa o americana. La categoria del lusso ora riguarda anche il figlio.

NOTE

1http://www.istat.it/it/archivio/66665, consultato il 5/2/2013
2http://www.fides.org/spa/documents/Informe_Evolucion_Familia_Europa_2008_def_esp.pdf, consultato il 5/2/2013
3http://www.salutefemminile.it/Template/detailArticoli.asp?IDFolder=176&IDOggetto=5788, consultato il 30/3/2011
4http://old.nationalreview.com/kurtz/kurtz200402050842.asp, consultato il 18/6/2011
5 – Cfr. MARZIO BARBAGLI, ASHER COLOMBO, Omosessuali moderni. Gay e lesbiche in Italia, Il Mulino, Bologna 2007, p. 204. Un’altra ricerca (CHIARA BERTONE, ALESSANDRO CASICCIA, CHIARA SARACENO, PAOLA TORRIONI, Diversi da chi? Gay, lesbiche, transessuali in un’area metropolitana, Guerini e associati, Milano 2003) riporta percentuali diverse: 71% degli uomini e 81% delle donne.
6 – Cfr. Ibidem. Secondo Chiara Bertone e altri (op. cit., p. 117) la percentuale degli uomini con tendenze omosessuali che ha una relazione “stabile” è del 50%, del 55% per le donne;; secondo questi autori, le convivenze omosessuali sono il 13% per le coppie maschili e del 21% per quelle femminili.
7http://www.istat.it/it/archivio/66665, consultato il 05/02/2013.
8 – Cfr. M. BARBAGLI, A. COLOMBO, Omosessuali moderni. Gay e lesbiche in Italia, op. cit., p. 205. Secondo Chiara Bertone e altri (op. cit., p. 121), le relazioni omosessuali durano in media 4,9 anni per le donne e 6,9 anni per gli uomini; la maggior parte delle relazioni stabili maschili terminano entro un anno (ibidem, p. 117).
9 – Ibidem, p. 128.
10 – Cfr. M. BARBAGLI, A. COLOMBO, Omosessuali moderni. Gay e lesbiche in Italia, op. cit., pp. 216 e 224 n. 7.
11 – Ibidem, p. 217.
12 – DAVID P. MCWHIRTER, ANDREW M. MATTISON, The male couple. How relationship develop, Reward Books, Englewood Cliffs (NJ) 1984, p. 252.
13 – Ibidem.
14http://www.uni-koeln.de/wiso-fak/fisoz/conference/papers/p_andersson.pdf, consultato il 18/6/2011.
15http://www.forumfamiglie.org/allegati/rassegna_8098.pdf, consultato il 5/2/2013
16 – MARSHALL KIRK, HUNTER MADSEN, After the ball. How America will conquer its fear & hatred of Gays in the 90’s, Plume, New York 1990, p. 379.
17 – Ibidem, p. 1.
18 – Ibidem.
19 – Cfr. il riferimento al marxismo del movimento gay italiano in GIANNI ROSSI BARILLI, Il movimento gay in Italia, Feltrinelli, Milano 1999; e in MARIO MIELI, Elementi di critica omosessuale, Feltrinelli, Milano 2002.
20 –  M. KIRK, H. MADSEN, After the ball. How America will conquer its fear & hatred of Gays in the 90’s, op. cit., p. XXVII.
21 – Ibidem, p. 160.
22 – Ibidem, pp. 361, 363-634.
23 – Ibidem, p. 380.
24 – G. ROSSI BARILLI, Il movimento gay in Italia, op. cit., p. 212.
25 – CLAUDIO SABELLI FIORETTI intervista FRANCO GRILLINI, Gay. Molti modi per dire ti amo, Aliberti, Reggio Emilia 2007, pp. 11-12.
26http://thecaucus.blogs.nytimes.com/2012/07/27/amazons-founder-pledges-2-5-million-
in-support-of-same-sexmarriage/, consultato il 5/2/2013
27http://latimesblogs.latimes.com/technology/2008/10/apple-against-t.html, consultato il 5/2/2013
28http://dealbook.nytimes.com/2012/02/05/blankfein-to-speak-out-for-same-sex-marriage/, consultato il 5/2/2013.
29http://www.hrc.org/corporate-equality-index/, consultato il 5/2/2013
30– WILLIAM N. ESKRIDGE JR., DARREN R. SPEDALE, Gay Marriage: for Better or for Worse?: What We’ve Learned from the Evidence, Oxford University Press, New York (NY) 2006.
31 – STANLEY KURTZ, The End of Marriage in Scandinavia. The “conservative case” for same-sex marriage collapses, in The weekly standard, 2 febbraio 2004, vol. 9, n. 20.
32 – Cfr. http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/eurostat/home, consultato il 18/6/2011.
33– K. KIERNAN, H. LAND, J. LEWIS, Lone Motherhood in the Twentieth Century: from footnote to front page, Oxford University Press, Oxford 1998.
34 – Cfr. http://www.demogr.mpg.de/papers/working/wp-2003-004.pdf, consultato il 18/6/2011.
35http://old.nationalreview.com/kurtz/kurtz200402020917.asp, consultato il 18/6/2011
36http://www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?id=3915, consultato il 5/2/2013
37 – MARK REGNERUS, How different are the adult children of parents who have same-sex relationships? Findings from the New Family Structures Study, in Social Science Research, vol. 41, n. 4, luglio 2012, pp. 752・770.
38 – LOREN MARKS, Same-sex parenting and children outcomes: A closer examination of the American psychological association brief on lesbian and gay parenting, in Sociale Science Research, vol. 41, n. 4, luglio 2012, pp. 735-751.


NOSTRA NOTA

Anche in Italia il mondo cattolico sta incominciando a reagire sotto la spinta degli ambienti cattolici tradizionali.
Certo che dopo l’esempio recentissimo della Francia, dove i dimostranti cattolici sono stati criminalizzati e perfino perseguiti, perché contrastavano l’approvazione della legge sui matrimoni e le adozioni gay, sarà bene che molti “tiepidi” e “benpensanti” si convincano che bisogna rassegnarsi a mettere in conto che continuare a rimanere veramente cattolici significa prepararsi a essere perseguitati e additati come dei mentecatti.
Certo che a nessuno si può chiedere e si chiede di coltivare la disposizione al martirio, ma è più che certo che con l’“amore”, la “compassione” e la “tenerezza”, coniati in questi ultimi 70 anni, si finisce con lo spingere molte anime all’errore e alla perdizione.

Cattolici, svegliamoci…
o un bel giorno ci ritroveremo il diavolo a letto e non lo riconosceremo!

Una recente protesta a Verona, organizzata dal
Circolo Culturale Triveneto Christus Rex e dall’Associazione Famiglia e CiviltàLE MAGNIFICHE SORTI PROGRESSIVE DEL FUTURO PROSSIMO
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Bergoglio favorevole alle unioni civili omosex. Piace anche ai siti gay

Segnalazione di Gianni Toffali

Ha stupito che mentre i laici francesi menavano addirittura le mani contro la legalizzazione dei matrimoni gay, Bergoglio non diceva nulla. SILENZIO TOTALE!
Qualcuno ha giustificato la “dimenticanza” dicendo che era troppo impegnato…
Giustificazione decaduta! Nei giorni in cui il parlamento francese approvava il piano di Satana, Bergoglio trovava il tempo per esprimere solidarietà ai disoccupati sardi.
Qualche amico della lista mi ha suggerito i sottostanti link:
Ed ecco perchè Bergoglio vuole sostituire il cerimoniere Guido Marini con Pietro Marini…guarda caso favorevole alle unioni gay:
Piace anche ai siti gay :
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La massoneria ha voluto le nozze gay in Francia, non il popolo

di Federico CenciIl Faro sul Mondo

Nel gennaio scorso su due autorevoli riviste francesi, il Nouvel Observateur e il Point, sono uscite delle inchieste che inquadrano un rilevante dettaglio. La vittoria di François Hollande alle elezioni politiche, oltre ad aver fatto tornare la sinistra al potere, ha reso l’influenza della massoneria nuovamente molto incisiva nel Paese transalpino. Con la salita dei socialisti al Governo sarebbe avvenuto un importante incremento del numero dei massoni tra i ministri, i loro consiglieri, gli alti funzionari. Il Nouvel Observateur, in particolare, rivela come una così capillare presenza massonica negli «ingranaggi del potere» non avveniva dal 1981. Guarda caso, anno dell’elezione di un altro presidente socialista, François Mitterand.

Nei due rami del Parlamento, a Parigi, si contano almeno 150 deputati e senatori che rivendicano pubblicamente la propria appartenenza alla massoneria. Più dei due terzi sono di sinistra. Quanto ai ministri, il Nouvel Obsevateur indica vagamente in «una mezza dozzina» quelli affiliati.

Quali gli effetti di una tale occupazione dei posti di potere da parte dei “grembiulini”? Nella stessa inchiesta si legge che la rinnovata influenza massonica «dovrebbe rivelarsi determinante per far passare alcune riforme della società civile, care alla sinistra» (1). Non serve molta fantasia per comprendere che la legge, recentemente approvata dal Senato francese, che legalizza i matrimoni e le adozioni omosessuali, costituisca la punta di diamante di queste “riforme della società civile”.

Del resto sempre a gennaio, il giornalista Laurent Joffrin, intervenuto ad una trasmissione di France 2, era stato ancora più chiaro: «La massoneria in materia di condotta è sempre più “avanzata” o più “progressista” rispetto alla media della popolazione – ha affermato -. E quindi, sulle questioni di fine vita, sulle questioni del matrimonio gay e del voto degli stranieri, hanno un’influenza indiscutibile. Il che, a mio parere, è positivo» (2).

Le considerazioni del Nouvel Obsevateur e le dichiarazioni di Joffrin collimano con un comunicato che il Grande Oriente di Francia ha pubblicato nel novembre scorso, mentre il Consiglio dei Ministri si apprestava a presentare questo discusso progetto di legge (3). In esso coloro i quali contestano la novità introdotta da Hollande vengono accusati di avere «posizioni retrograde ossia oscurantiste, in completo disaccordo con i necessari sviluppi sociali e politici del nostro tempo». Il comunicato si conclude in modo ancor più caustico, con un invito nei confronti di dati “retrogradi” e “oscurantisti” a «non interferire con i legittimi dibattiti pubblici e democratici che presiedono all’evoluzione e al progresso dei diritti civili». Come a dire, l’esercizio della democrazia è sì legittimo, ma solo laddove rimanga affare interno a quelle elite che si riuniscono nelle logge.

È per questo, forse, per questa concezione esclusivista della democrazia che il Governo ha fatto percorrere alla legge “Mariage pour tous” tutto l’iter di approvazione, senza minimamente preoccuparsi di consultare le istanze di contrarietà che montavano massicce nella società francese. Ma è anche, probabilmente, per distogliere l’attenzione pubblica dalla grave situazione economica in cui versa la Francia. Situazione economica che negli ultimi mesi ha provocato un crollo dei consensi nei confronti del Governo socialista (4).

(1)   http://tempsreel.nouvelobs.com/politique/20130104.OBS4501/ces-francs-macons-qui-nous-gouvernent.html

(2)  

(3)   http://www.godf.org/index.php/actualite/details/liens/position/nom/Prise-de-position/slug/projet-de-loi-sur-le-mariage-pour-tous

(4)   http://www.istitutodipolitica.it/wordpress/2013/04/03/un-anno-di-governo-hollande-tra-crisi-economica-e-crisi-di-consenso/

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12 maggio 2013 | Autore

Fonte: http://www.tempi.it

Maggio 9, 2013 Leone Grotti

«C’è ancora il diritto di manifestare in Francia?». A Hérouville-Saint-Clair la polizia colpisce anche una disabile, che ha filmato tutta la scena

francia-manif-poliziaIn Francia c’è ancora il diritto di manifestare? È la domanda che pone un comunicato della Manif Pour Tous raccontando quanto avvenuto il 6 maggio a Hérouville-Saint-Clair, comune di 22 mila abitanti nella Bassa Normandia. Qui un piccolo gruppo della Manif era stato autorizzato a manifestare dalla prefettura contro la legge su matrimonio e adozione gay in occasione della visita del ministro delegato alla Riuscita educativa George Pau-Langevin.

MEGAFONO VIETATO. Quando sono arrivati sul posto, però, i manifestanti sono stati allontanati dalla polizia rispetto al luogo prestabilito per la protesta. Alla responsabile è stato impedito di usare anche il megafono, sotto minaccia di portarla in commissariato. Chi ha protestato è stato bloccato fisicamente, uno di loro è stato anche buttato a terra.

 VIETATO FILMARE. La scena è stata filmata da una donna, portatrice di handicap. Per impedirle di filmare, la polizia l’ha colpita alla schiena causandole una incapacità temporanea totale di muoversi per 10 giorni. Il prefetto, che era presente, non è intervenuto.

LIBERTÀ DI ESPRESSIONE. «Chi potevano mettere in pericolo i manifestanti con i loro fischietti e il loro megafono?», chiede il comunicato della Manif. «La sicurezza del ministro era davvero minacciata? Perché questa reazione sproporzionata da parte delle forze dell’ordine? (…) Tutto questo porta a pensare che la libertà di espressione sia diventata un concetto molto flessibile» nella Francia di Francois Hollande.
@LeoneGrotti

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Dalla Russia nuova lezione di civiltà all’Occidente: Mosca nega ancora il gay Pride

gay pride roma

Come previsto, il Comune di Mosca ha detto ‘nyet’ al gay pride del 25 maggio, che cade a 20 anni dalla depenalizzazione in Russia dell’ omosessualita’. ”Dal nostro punto di vista, manifestazioni di questo genere non sono necessarie a Mosca.

Secondo la legislazione russa, dobbiamo lavorare per rispettare la morale, per favorire l’educazione patriottica tra i giovani”, ha spiegato a Interfax il capo del dipartimento per la sicurezza regionale del Comune, Alexiei Maiorov.

Fonte: www.affaritaliani.it 16/05/2013

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Parigi: continuano le manifestazioni per la famiglia naturale

In vista della S. Messa di riparazione e della manifestazione a difesa della famiglia tradizionale che si svolgeranno a Vicenza sabato 15 Giugno 2013 contemporaneamente al Gay Pirde, guardiamo un po’ cosa succede Oltralpe…:

A Parigi ancora una volta si sono dati appuntamento i cattolici e i tradizionalisti che si oppongono alla legge sui matrimoni e sulle adozioni per le coppie gay, recentemente introdotta dal governo. La polizia ha stimato che nelle strade della capitale sfileranno oggi circa 300 mila manifestanti e ha schierato una forza di 4.500 agenti. Il ministro dell’Interno, Manuel Valls, ha lanciato un appello alle coppie con bambini, chiedendo loro di tenersi lontani dal percorso della manifestazione. Gli organizzatori della protesta, in un’ultima dimostrazione di forza, tentano di convincere il governo ad annullare la legge, già promulgata, che mercoledì a Montpellier avrà i suoi primi effetti, con la celebrazione del primo matrimonio tra due persone omosessuali. Ieri sera, con un blitz a sorpresa, la polizia ha fermato una cinquantina di attivisti del fronte anti-nozze gay, facendo salire il clima di tensione.

Fonte: http://www.focusitaly.net/blog/2013/05/26/matrimoni-gay-la-protesta-dei-cattolici-e-tradizionalisti-parigi-invasa-tafferugli-al-termine-del-corteo/