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Sandro Ruotolo intervista Francesco Chiesa Soprani, ex agente di Noemi Letizia, che rivela come Noemi conobbe l’ex premier Silvio Berlusconi: “Noemi mi disse di come conobbe il premier e mi spiegò che quando era minorenne, a Roma, ci fu un rapporto consenziente”

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Figure di vergini che si offrono al Drago. Facciamo il punto della situazione: Noemi-Papi Silvio

“Figure di vergini che si offrono al drago” (Veronica Lario, moglie di Berlusconi)

Per quanto riguarda il pluri-prescritto è sicuramente più importante chiarire la posizione da corruttore nel caso Mills. Però, come già scritto in un altro articolo su questo blog, viviamo nel paese il cui popolo è accudito e coccolato a colpi di telenovela e Maria De Filippi. Quindi l’attacco più efficiente al piduista di Arcore è quello basato sul caso Noemi e il vecchietto turbato o no sessualmente.

Facciamo quindi il punto per schiarire le idee di tutti.

Tutto comincia con la notizia di Berlusconi ospite di una sconosciuta ragazzina per la festa dei suoi diciotto anni. Veronica Lario, che probabilmente sa meglio di tutti quale sia la verità, si innervosisce e scrive all’Ansa che il marito non si era mai degnato di andare nemmeno alla festa dei diciotto anni dei suoi figli.

Intanto su un giornale locale esce l’intervista della neo maggiorenne che in cerca di fama e molto ingenuamente spiffera qualche parola di troppo sul suo rapporto con il Presidente.

“Papi Silvio mi conosce da quando ero piccola, mi ha allevata. Vado a trovarlo a Roma o Milano, mica può venire sempre lui qui. Lo adoro. Gli faccio compagnia. Lui mi chiama e io lo raggiungo. Resto ad ascoltarlo e poi cantiamo insieme” (Noemi Letizia)

Dopo qualche giorno arriva la risposta di Berlusconi che dice di essere amico solo del padre e che l’intervista è stata già smentita. Ma la smentita ufficiale di Noemi non è mai arrivata.

Intanto esce l’annuncio di divorzio da parte di Veronica.

“Mio marito frequenta le minorenni ed è un uomo che non sta bene. Magari Noemi fosse la figlia” (Veronica Lario)

A questo punto al povero vecchietto non resta che giocare l’asso nella manica: il servo Vespa. Berlusconi ospite di Porta a Porta accusa Repubblica dicendo che è tutto un complotto della stampa di sinistra. Vespa ovviamente non ricorda al padrone che le notizie scandalose non sono state dette da Repubblica ma sono uscite direttamente dalla bocca di sua moglie e di Noemi.

“Papi non si dimentica mai del mio compleanno. Mi fa sempre regali preziosi” (Noemi Letizia)

Il pluri-prescritto spaventato di perdere consensi cattolici dichiara che non si è mai incontrato da solo con Noemi ma che ogni volta era in presenza dei genitori. Peccato che risultano almeno due incontri senza mamma e papà.

Il primo è la cena ufficiale a villa Madama con gli stilisti del Made in Italy. Noemi in questa occasione siede al tavolo numero uno di fianco a papi. A fine serata la ragazza viene vista allontanarsi dentro un auto blu subito dietro la macchina di Berlusconi. Dopo si scoprirà l’esistenza di un ritratto di Silvio con autografo dedicato alla mamma di Noemi che porta la data del giorno dopo questa cena.

Il secondo incontro lo racconta l’ex-fidanzato della ragazza che sostiene che non c’era alcuna amicizia tra il pluri-prescritto e il padre di Noemi, ma che il legame era proprio con la ragazzina.

“Noemi fa un book e lo da ad un’agenzia di Roma. Emilio Fede lo prende e lo dimentica a casa di Berlusconi che chiama direttamente al telefono Noemi dicendole che è rimasto colpito dal suo volto angelico e dalla sua purezza. A volte lei allungava il telefono e io potevo sentire la voce del Presidente che le diceva sei una ragazza meravigliosa (Ex-fidanzato di Noemi)

Il ragazzo racconta di una lunga vacanza per capodanno nella villa di Berlusconi in Sardegna. A questa festa c’erano trenta o quaranta ragazze.

“Lei dice che Berlusconi è stato con loro solo la notte di capodanno, ma io non ci credo. La chiamavo e lei non mi rispondeva mai. Al ritorno non è stata più la stessa e ci siamo lasciati. (Ex-fidanzato di Noemi)

A questo punto non si scappa, o mente l’ex-fidanzato della ragazza mettendosi contro l’uomo più potente d’Italia oppure le bugie le hanno raccontate la famiglia Letizia e il Presidente del Consiglio.

Ma per fortuna la famiglia Letizia minaccia querele. Speriamo che sia vero perché quando c’è una querela c’è un Giudice che deve accertare chi ha raccontato menzogne e chi invece ha detto la verità ma proprio per questo credo che in realtà non ci sarà alcuna denuncia.

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Noemi e Berlusconi, sesso con il Cav quando era minorenne: rivelazione choc dell’ex agente

Chiesa Soprani intervistato da Servizio Pubblico: «Il Cavaliere non era amico del padre, voglio dirlo agli italiani»

ROMA – «Noemi mi disse di come conobbe il premier e mi spiegò che quando era minorenne, a Roma, ci fu un rapporto consenziente. Questo segreto non fa male a Noemi, questo segreto fa male agli italiani. Di conseguenza non voglio che l’Italia venga governata o comunque che gli italiani non si rendano conto di chi è una persona. Non era amico del padre, e siccome questo lo so, lo voglio dire agli italiani. Italiani: non era amico del padre. Domani mi minacciano? Domani mi sparano? Sono contento così». A dirlo è Francesco Chiesa Soprani, ex agente di Noemi Letizia, in un’intervista esclusiva che andrà in onda questa sera a Servizio Pubblico, il programma di Michele Santoro in onda su La7 dalle 21,10.

Chiesa Soprani lancia una nuova bomba sul discusso rapporto tra Silvio Berlusconi e la giovane napoletana. L’ex agente dice di non sapere che fine abbia fatto la ragazza di Portici: «Si gode i soldi che si è presa immagino. Io ebbi il numero da Emilio Fede, la chiamai, pagai l’aereo a lei e al padre, e vennero in studio da me. Il papà mi disse: “Guarda Francesco non mi interessa il discorso economico, in quanto chi di dovere – e uscì il nome di Berlusconi – ci ha già pagato». Chiesa Soprani ha raccontato anche un episodio riguardante Ruby. «Io gli spiegai che facevo l’agente televisivo e Ruby mi disse: “guardi che qua io ho già Lele Mora, Emilio Fede e Silvio Berlusconi che si stanno occupando di me, siccome sono minorenne” e quindi Berlusconi sa che è minorenne. “Io sto qua perché mi pagano la casa, mi danno i soldi, mi fanno divertire”. E poi ha concluso dicendo “scopata più, scopata meno, ormai…”».La triste fine di Noemi Letizia11/04/2013

La triste fine di Noemi Letizia

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L’anticipazione dell’intervista condotta da Servizio Pubblico a Francesco Chiesa Soprani, ex agente di Noemi Letizia, probabilmente farà discutere molto sia in serata sia nei prossimi giorni. Secondo l’uomo la ragazza campana ebbe un rapporto consenziente da minorenne con Silvio Berlusconi. Torna così alla ribalta dopo anni d’assenza il nome della ragazza figlia, secondo la prima versione del Cavaliere, dell’ex autista di Craxi, circostanza poi smentita. E sicuramente il suo nome ritornerà nei giorni a venire. (Photocredit Lapresse /

Silvio Berlusconi e Noemi Letizia ebbero un rapporto consenzienteSilvio Berlusconi e Noemi Letizia ebbero un rapporto consenzienteSilvio Berlusconi e Noemi Letizia ebbero un rapporto consenzienteSilvio Berlusconi e Noemi Letizia ebbero un rapporto consenzienteSilvio Berlusconi e Noemi Letizia ebbero un rapporto consenzienteSilvio Berlusconi e Noemi Letizia ebbero un rapporto consenzienteSilvio Berlusconi e Noemi Letizia ebbero un rapporto consenzienteSilvio Berlusconi e Noemi Letizia ebbero un rapporto consenzienteSilvio Berlusconi e Noemi Letizia ebbero un rapporto consenzienteSilvio Berlusconi e Noemi Letizia ebbero un rapporto consenzienteSilvio Berlusconi e Noemi Letizia ebbero un rapporto consenzienteSilvio Berlusconi e Noemi Letizia ebbero un rapporto consenzienteSilvio Berlusconi e Noemi Letizia ebbero un rapporto consenzienteSilvio Berlusconi e Noemi Letizia ebbero un rapporto consenzienteSilvio Berlusconi e Noemi Letizia ebbero un rapporto consenzienteSilvio Berlusconi e Noemi Letizia ebbero un rapporto consenzienteSilvio Berlusconi e Noemi Letizia ebbero un rapporto consenzienteSilvio Berlusconi e Noemi Letizia ebbero un rapporto consenzienteSilvio Berlusconi e Noemi Letizia ebbero un rapporto consenzienteSilvio Berlusconi e Noemi Letizia ebbero un rapporto consenziente

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La giovane di Casoria parla al Daily Mail e dice: “Mio padre e Berlusconi
si conoscono da anni”. Ma ad aprile diceva: “Non so perché i miei e il premier sono amici”

Noemi, Papi e la la loro amicizia
Le contraddizioni della ragazza

di CONCHITA SANNINO

Noemi, Papi e la la loro amicizia Le contraddizioni della ragazzaNoemi Letizia durante l’intervista trasmessa da Sky

NOEMI contro Noemi. Due ragazze diverse dalla festa di Casoria ad oggi, sin dal forzato, nuovo accento guadagnato in tutta fretta durante un corso estivo di dizione. “Un corso a domicilio, perché mia figlia si deve preparare e sta studiando”, come ha raccontato più volte, in queste settimane, suo padre Elio Letizia. Una sfinge con lo stesso impenetrabile nocciolo. In mezzo, lo scandalo Berlusconi e i maldestri tentativi di riscrivere la realtà del loro rapporto. L’ultimo è di oggi, con l’intervista concessa dalla ragazza di Portici alle telecamere di Murdoch e al Daily Mail. Sono lampanti le contraddizioni che emergono tra ciò che racconta la Noemi Letizia di oggi, 18enne sicura di sé e in attesa di sfondare nello spettacolo, e la ragazza di allora a cui non spiaceva affatto apparire come la pupilla di “Papi Silvio”, al punto che il nomignolo era stato pubblicizzato persino da sua madre.

Era sempre lei, Noemi, ad offrire parole in libertà e fotografie tratte dal suo esplicito book, prima che sulla storia si abbattessero gli strali di Veronica Lario: “Non posso stare con un uomo che frequenta minorenni, mio marito non sta bene”. Ecco, infatti, cosa diceva al nostro giornale Noemi Letizia il 28 aprile quando era ormai uscito l’articolo di Repubblica che svelava il finto vertice dei rifiuti a Napoli e la partecipazione del premier alla festa dell’esuberante adolescente: “Un’emozione eccezionale. Avere Papi alla mia festa (…) da quanto tempo ci conosciamo? Da un po’. Come è nata? Non ho chiesto ai miei genitori. Al ristorante sono sbiancata quando l’ho visto”.

Quattro mesi dopo, la Noemi che parla a Sky di fronte ai microfoni del nemico giurato di Berlusconi, prova a risistemare la faccenda delle origini della sua consuetudine con Papi e non trasmette né emozione, né orgoglio. Anzi. Tratta il premier alla pari: “Lo vedevo sin da piccola, non è che Silvio fosse una persona straordinaria per me”. Diventa sprezzante con la sua ex moglie e famiglia: “Quello che dice Veronica non mi interessa. E riguardo all’attacco di Barbara su Vanity Fair (“Il caso Noemi? Non saprei, io da ragazza non frequentavo persone anziane”), la Letizia rinnova la sua frecciata: “Lo ha detto in senso cattivo”. Altre clamorose contraddizioni appaiono se si confronta il copione della Noemi di oggi con quanto dichiarava, in quello stesso 28 aprile, al Corriere del Mezzogiorno. “Quando vado da lui ha sempre la scrivania sommersa dalle carte. Dice che vorrebbe mettersi su una barca e dedicarsi alla lettura. Nessuno può immaginare quanto papi sia sensibile. Pensi che gli sono stata vicinissima quando è morta, di recente, la sorella Maria Antonietta”.Un copione che evidentemente dev’essere resettato. Oggi, alla domanda della giornalista americana – “Hai visto tutte le case di Berlusconi, a Roma e in Sardegna. Sono belle?”- la ragazza di Portici risponde con lieve imbarazzo: “Sì, sì, Molto belle. Con mio padre. Quando lo andava a trovare, mi portava. Da piccola”. E tutti gli altri incontri? E la lunga vacanza del Capodanno 2008 trascorsa da sola a Villa Certosa, quando Noemi è stata ospite del premier – circostanza che lo stesso Presidente del Consiglio ha dovuto confermare, una volta emersa – all’epoca in cui era minorenne, insieme con l’altra amica diciassettenne Roberta, e con altre decine di ragazze? E la cena a Villa Madama del nomebre 2007, in cui sempre Noemi compariva alla cena istituzionale con gli stilisti del made in Italy, proprio al tavolo di Berlusconi? Neanche un cenno, neanche nelle domande. Non basta. Ancora in quell’intervista di aprile, alla domanda su una sua possibile cooptazione alle elezioni regionali in Campania, Noemi risponde: “No, preferisco candidarmi alla Camera, al parlamento. Ci penserà Papi Silvio”. Oggi, nel suo show a Sky, fa rovinosa marcia indietro: “No, la politica non mi interessa”.

Centotrenta giorni sono passati dall’arrivo del premier in quel locale della Circumvallazione Esterna di Casoria – posto di abbandonati campi rom e di regolamenti di conti camorristici, periferia povera e degradata. E solo per fare gli auguri alla bionda Noemi. Ed è lei a custodirne, fin che vorrà, il segreto. Noemi, d’altro canto, lo ha scandito anche di fronte alla reporter israelo-americana che ha intervistato personaggi e star di tutto il mondo: “Sono determinata, chi mi conosce lo sa. Prima non ero notoria, perciò non mi chiamavano. Ora lo sono. E posso sfondare. E se mi metto in testa di arrivare in America, ci arrivo”.

(6 settembre 2009)

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BERLUSCONI

IL LATO OSCURO DEL POTERE

GELLI E GIOELE MAGALDI, ENTRAMBI “GRAN MAESTRO” DI LOGGIA, RACCONTANO DI LUI.

DALL’ESOTERISMO massonico ALLE FESTE BUNGA BUNGA, con LOGGIA SEGRETA operativa AD arcore dal 1991

(a cura di claudio Prandini)

“La strada del mio matrimonio è segnata. Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni. Chiudo il sipario sulla mia vita coniugale. Io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla, e ci fa soffrire…Non posso più andare a braccetto con questo spettacolo”. “Qualcuno ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido. Quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore. E tutto in nome del potere..Figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo e la notoretà…e per una strana alchimia, il paese tutto concede e tutto giustifica al suo imperatore”. “Ho cercato di aiutarlo…ho implorato le persone che gli stanno vicino di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. E’ stato tutto inutile. Credevo avessero capito…mi sono sbagliata. Adesso dico basta”. (Lettera di Veronica Lario alla stampa, 2009)

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INTRODUZIONE

Berlusconi, la P2, la massoneria E LA PRESENZA DEL DIAVOLO AD ARCORE SECONDO padre AMORTH

di Claudio Prandini

Il numero di tessera della P2 assegnata al Cavalier Berlusconi è: tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625, data di affiliazione 26 gennaio 1978.

Ricevuta di pagamento alla Logggia P2 agli atti parlamentari d’inchiesta

La commissione Anselmi nella sua relazione del 1981 sulla loggia P2 parlò a proposito dei rapporti tra Gelli e la massoneria di «rapporti non chiari di reciproca dipendenza, se non di ricatto, che egli instaurò con i Gran Maestri e con i loro collaboratori diretti» e specificando che:

« Ma al di là dei riferimenti testuali e documentali, pur inequivocabili, da inquadrare peraltro nella assoluta disinvoltura con la quale il Grande Oriente gestiva le procedure, quello che va realisticamente considerato è che non appare assolutamente credibile sostenere che l’attività massiccia di proselitismo portata avanti in questi anni dal Gelli – che coinvolgeva alcune centinaia di persone, per lo più di rango e cultura di livello superiore – sia potuta avvenire frodando allo stesso tempo ed in pari misura il Grande Oriente e gli iniziandi. Né appare dignitosamente sostenibile che tutto ciò si sia verificato senza che il primo venisse mai a conoscenza del fenomeno ed i secondi non venissero mai a sospettare della supposta frode perpetrata a loro danno, consistente nell’affiliazione abusiva ad un ente totalmente all’oscuro di tale procedura.

E’ dunque in questo clima sordido che segneranno gli anni 70 di trame, giochi di potere, depistaggi, stragi, che Silvio Berlusconi si iscrive alla loggia massonica P2 di Gelli. Non fu una semplice iscrizione alla massoneria, ma di una vera e propria iniziazione come racconterà lo stesso Gelli in un video che vedremo in questo dossier …. Passano più di trent’anni e un altro Gran maestro parla di lui: «lo chiamo fratello perché è ancora un fratello. I suoi rapporti con la massoneria non sono mai cessati. Berlusconi è un massone a tutti gli effetti e continua a frequentare la massoneria, italiana e internazionale». Secondo Magaldi, esisterebbe una sorta di intesa tra la dirigenza della massoneria e l’attuale premier, che «ha costruito un sistema di potere che non avrebbe potuto costruire senza l’apporto di determinati ambienti massonici. Berlusconi – continua Magaldi – ha bisogno di un network per gestire il potere». La P3 «non esiste dal punto di vista formale. Esiste un sistema di massoni all’orecchio che non appaiono su elenchi ufficiali e fanno parte di una loggia coperta, che si occupa di orientare la vita politica del Paese».

Poi, la stoccata finale: «E’ impensabile che Dell’Utri, Verdini e Carboni si muovevano autonomamente. Berlusconi è un loro capo. Un altro andrebbe cercato in ambito della massoneria internazionale». Come spesso accade quando si affronta questo argomento, si tratta di dichiarazioni di difficile verifica. Anche se il contenuto della lettera aperta pubblicata ieri aggiunge altra carne al fuoco, quando viene ricordato il rapporto privilegiato che Berlusconi ebbe «con il Gran Maestro Armando Corona (1982-1990)», «gli amabili incontri e colloqui che avesti con lui nel corso di molti anni, alla presenza di altri “estimatori” della Via Iniziatica Massonica, come il Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga e i tuoi amici Flavio Carboni e Giuseppe Pisanu, per tacere di tanti altri…».

E, soprattutto, «le relazioni ancora più significative con certi ambienti del milieu massonico internazionale, maturate dal 1992-93 in poi e di anno in anno sempre più rafforzatesi e perfezionatesi». Secondo il  Gran Maestro Magaldi, il Berlusconi arruffone e simpatico barzellettiere sarebbe solo «un velo di Maya», una sapiente maschera con cui dissimulare «la tua autentica cifra come Uomo, come Iniziato, come Massone». Per Magaldi, «la natura reale della tua strategia e delle tue tattiche verso la Presa, la Ri-Presa e la Conservazione del Potere imprenditoriale, mediatico e politico in Italia (dagli anni settanta e fino ad oggi) è stata scandita da rapporti e relazioni con precisi personaggi, cenacoli e logge dell’establishment massonico mondiale».

Possibile che in Vaticano e alla CEI non sapessero nulla del lato massonico del Premier, con tutte le conseguenze etiche e religiose che questo comporta per uno che ha responsabilità pubbliche? Eppure questo, un tempo, sarebbe stata fonte di scomunica da parte della Chiesa. Poi i tempi sono cambiati e qualcuno è riuscito a togliere la parola “massoneria” dal Codice di Diritto Canonico, per renderla quasi invisibile, ma la condanna ufficiale è rimasta! (A tal riguardo Gelli, in una intervista a “Il Tempo” del gennaio 2011, spiega al giornalista che lo sta intervistando il ruolo della massoneria nella Chiesa: «Tenga presente che era prevista la scomunica finanche per i laici iscritti alla massoneria. Poi, ci fu un cambiamento: la scomunica, secondo quanto stabilito dal Vaticano, poteva essere emessa solo nei confronti degli ecclesiastici. Ma sappia che i religiosi iscritti alla massoneria erano svariati, all’epoca, anche di alto grado. E non venivano mai citati, perché appartenevano a un altro elenco…»).

In un suo ultimo intervento (vedere qui) il Card. Bagnasco parla di “trasparenza come di un bene da perseguire sempre a tutti i livelli per il bene del Paese” e che ”la trasparenza è un valore che tutti desiderano e che fa parte di una cultura dignitosa”. A tal proposito mi sia permesso, Eccellenza, di dirle che parlare solo di trasparenza mi sembra piuttosto ambiguo ed insufficiente, soprattutto in una situazione grave come quella nella quale si trova il nostro paese. Perché non parla invece di moralità, di morigeratezza, di senso della dignità della persona e della donna in particolare?

I parroci, gli educatori e i genitori fanno mille fatiche per tenere i propri giovani dentro l’ovile di Cristo, contro le sirene del mondo e delle veline, e Lei ci viene a parlare di trasparenza? Questo è tutto ciò che Lei sa dire di fronte a qualcosa che non ha riscontro nel mondo intero? A un abisso morale che per quanto possa essere contestualizzato rimane tale e al quale andrebbe contrapposto, da parte della Chiesa e dei suoi pastori, il grido di Giovanni Battista di fronte alla lussuria di Erode: «Non ti è lecito» (Mt 14,4).

Concludo con una notizia di questi ultimi giorni la quale non fa altro che confermare quello che rappresenta il sottofondo di questo dossier e cioè che, secondo il noto esorcista italiano Padre Amorth, ad Arcore, e precisamente nella villa di Berlusconi, ci sarebbe la presenza del diavolo. Padre Amorth parla anche del diavolo in Vaticano, ma forse a questo punto è meglio leggere direttamente l’articolo….. (vedere qui)

Licio Gelli – La mia P2

Berlusconi venne iniziato alla loggia P2 con la cerimonia della spada

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Tempio Villa Certosa

UN TEMPIO ESOTERICO

Fonte web

Simboli e geometrie massoniche sparsi in tutto il parco. Scrutati e spiegati da un esperto. Una visita indiscreta per una volta senza escort e veline.

Chissà se davvero, alla fine, Silvio Berlusconi venderà La Certosa a uno dei magnati russi sbarcati in Sardegna nei giorni scorsi. Certo è che, se tra rumors e smentite si arrivasse alla cessione, l’oligarca che se l’aggiudicherà si troverà tra le mani qualcosa di più di una dimora miliardaria. Qualcosa che ha a che vedere con una passione che il premier non tiene molto a far sapere in giro: quella verso la massoneria, le logge, il paganesimo e tutta la paccottiglia esoterico-occultista che questa cultura talvolta si porta dietro.

MMa andiamo per ordine. Quando nel 1981 si scoprì che era iscritto alla loggia P2, Silvio Berlusconi minimizzò: “L’ho fatto solo perché me l’aveva chiesto un amico, Roberto Gervaso”. Insomma, l’adesione alla massoneria – e in particolare a una loggia coperta – sarebbe stata poco più di una casualità e un evento insignificante. Sono passati quasi trent’anni e dell’attrazione del Cavaliere verso compassi e cappucci non si parla più.

MMa davvero per Berlusconi l’adesione alla massoneria è stata solo un’imprudenza giovanile? O al contrario il premier continua a coltivare una serie di vaghi credo iniziatici collegati con l’affiliazione massonica e con le ritualità pagane? L’interrogativo non ha niente di dietrologico o di cospirazionista: è una domanda sorta spontanea tra gli esperti di simbologia massonica e di occultismo dopo le molte pubblicazioni nelle scorse settimane di scatti – autorizzati e no – di Villa La Certosa, in Sardegna. Ultimo, il settimanale ‘Oggi’, che ha pubblicato molte immagini del buen retiro del premier, fornendo agli studiosi la conferma di quello che già avevano intuito quando erano uscite le foto delle feste. Loro, gli esperti, vedono in Villa La Certosa un grande percorso massonico e iniziatico – pieno di simboli astrologici, esoterici e anche religiosi, ma non cattolici – convinzione che si rafforza se alle immagini scattate dai fotografi si aggiungono quelle riprese dal satellite di Google Earth.

Del resto, la villa e il parco, “con i disegni geometrici di cerchi nel verde, sembrano concepiti proprio per una visione dal cielo, dal punto di vista che nell’antichità poteva appartenere solo al Grande Architetto dell’Universo”, come spiega a ‘L’espresso’ il professor Marcello Fagiolo, professore di Storia dell’Architettura all’Università La Sapienza di Roma, esperto italiano di simbologia dei giardini e autore del volume ‘Architettura e massoneria: l’esoterismo della costruzione’ (Gangemi editore).

L’orto botanico, ad esempio, visto dall’alto presenta una pianta quadrata ispirata a quella che, nell’iconografia, viene attribuita al Tempio di Salomone a Gerusalemme, costruito nel X secolo avanti Cristo e distrutto dai Babilonesi 500 anni dopo. Per i cultori dell’architettura iniziatica, il Tempio di Salomone ha da sempre molti significati, sia in quanto presunto contenitore dell’Arca dell’Alleanza sia per le sue misure, che si ritenevano ricavate da un ‘codice cosmico’ trasformato in rapporti geometrici. Inoltre nella divulgazione di questa mitica costruzione si fa spesso riferimento (in realtà senza un valido sostegno storiografico) all’ipotesi che il Tempio avesse inizialmente anche una funzione di culto sessuale, con l’adorazione della divinità femminile Astherah e con una serie di numerologie legate alla gestazione della donna e al pianeta Venere. Ma il Tempio è soprattutto caro ai massoni perché secondo la loro tradizione a progettarlo fu Hiram Abif, figura allegorica di architetto fondamentale per tutta la massoneria mondiale.

L’orto botanico di Villa Certosa. A pianta quadrata, sullo schema del Tempio di Salomone, con edificio centrale ottagonale. L’ottagono torna anche in altri punti del parco. L’orto botanico è un esempio di ortus conclusus, ovvero un giardino chiuso su 4 lati. Rappresenta il ventre della donna, l’eterno femminino, la Dea pagana per eccellenza.

Del resto le simbologie esoteriche nella proprietà sarda (che Berlusconi ha acquistato negli anni Ottanta e ha fatto completamente ridisegnare su sue precise indicazioni dall’architetto Gianni Gamondi) si rivelano fin dalle scelte più generali: “Labirinti e teatri di verzura, anfiteatri e orti botanici, obelischi e piramidi, Campi Elisi e mausolei, rovine reali o artificiali, romitori e cerchi di pietre: sono tutte tipiche espressioni del giardino massonico”, spiega il professor Fagiolo. “Soprattutto”, aggiunge, “quando il giardino è rappresentato come visione scenica, somma di paesaggi diversificati con sorprendenti colpi di scena, ambientati in boschi o vallette, montagnole e laghetti artificiali, fino all’abbinata lago-vulcano, che evoca il tema del battesimo col fuoco”.

Ma a suscitare l’interesse verso la Certosa degli studiosi di simbologia occulta e astro-religiosa, ovviamente, sono molti altri elementi. Prendiamo ad esempio l’Agorà, come viene chiamato il polo architettonico presente nel cuore del giardino. Attorno al pozzo di pietra, a raggiera, si slanciano dodici dolmen: il riferimento esoterico, in questo caso, è ai 12 apostoli e ai 12 segni zodiacali. Un concetto che viene ribadito in un altro punto del parco dalla presenza – sempre a raggiera – dei 12 ulivi secolari attorno alla piscina dell’Agorà: chi vi si immerge è nel contempo il dio-sole al centro dell’universo e il profeta tra gli apostoli.

La scelta di usare i dolmen, per il professor Fagiolo, sarebbe “un richiamo al genius loci della Sardegna arcaica e protostorica, che sembra influenzare (a parte le mitizzate ‘tombe fenicie’) una sorta di revival dell’antica civiltà rupestre dove i nuraghi diventano torrette e i menhir si ricompongono in cerchi concentrici memori della cultura megalitica e l’archetipo di Stonehenge riaffiora nei triliti della scena del teatro”. I triliti sono elementi architettonici formati da tre pietre, due verticali e uno orizzontale che li unisce, a costituire una sorta di cornice a una porta. Questa figura è presente a Stonehenge e a Villa La Certosa fa da sfondo al proscenio dell’anfiteatro, quasi a renderlo una scena sacra.

A volere poi estendere questa chiave di lettura a tutti gli elementi, si può inquadrare tra le metafore anche la passerella a pelo dell’acqua sul lago dei Cigni. Che, applicando canoni esoterici, non richiama solo il passaggio di Gesù a Tiberiade ma rappresenta anche il cammino dell’Illuminazione. Per non parlare del labirinto – magnificato dallo stesso premier durante le sue conversazioni con Patrizia D’Addario – ispirato all’omologo con torretta della celebre Villa Pisani a Stra. E per dare sfogo a ogni frenesia esoterica, non si può dimenticare la piscina con i cactus, che – con i suoi gradoni concentrici – rimanda al mito di Atlantide, da sempre caro alla massoneria come mitica terra scomparsa in cui vivevano uomini più sapienti. Il tema dei cerchi concentrici si ritrova attorno alla statua della centaura di Alba Gonzales, contornata di siepi e massi grezzi: le siepi formano cinque giri a rappresentare il pentacolo, simbolo esoterico pagano amato dai cultori di Afrodite. L’origine grafica del Pentacolo è infatti associata al pianeta Venere e deriva dal fatto che ogni otto anni traccia un Pentacolo perfetto. I cerchi concentrici, tornano anche in altri punti del parco e – curiosamente – nei ciondoli che il premier ha regalato a Noemi Letizia e ad altre ragazze.

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Vedute aeree di Villa Certosa in Sardegna

Un discorso a parte merita la presenza degli otto pezzi di meteorite scolpiti e levigati, di cui pure c’è traccia nelle conversazioni tra Berlusconi e D’Addario. La storia è in parte raccontata dall’architetto Gianni Gamondi nell’intervista a ‘Oggi’: Berlusconi li acquistò qualche anno fa, traendoli da un meteorite a caduto in India, nello stato dell’Orissa, nel 2003 e che tra l’altro aveva fatto un morto. Ora, nella loro nuova forma, costituiscono il fulcro di quella che Berlusconi chiama la Piazza dell’altro mondo, dove i megaliti venuti dallo spazio svettano al centro di uno spiazzo circolare uno accanto all’altro, con forme che possono sembrare falliche ma in realtà richiamano le ‘uova cosmiche’: un nuovo riferimento al culto pagano del dio Sole arricchito con la citazione astrologica delle sculture d’origine spaziale.

Ma più ancora dei singoli elementi, a colpire gli addetti ai lavori è il complesso della villa e del parco, visto come ‘percorso’ iniziatico attraverso le simbologie date dal continuo incrocio di acqua (principalmente i laghi), fuoco (il vulcano), terra (le colline, gli orti) e aria (le farfalle della serra). Spiega Fagiolo: “La villa e il giardino si presentano come metafora di antiche classificazioni, come i Quattro Elementi o le Quattro Parti del Mondo: vedi l’esempio della serra col salone quintessenziale di rappresentanza – al centro dei quattro giardini dell’Aria, dell’Acqua del Fuoco e della Terra – con gli esemplari di flora e fauna espressione di vari continenti”. In conclusione, per il professor Fagiolo, siamo di fronte a “una villa simbolica e un giardino esoterico, con riferimenti religiosi, astrologici e iniziatici”.

Tutto questo non deve far pensare che Berlusconi abbia compiuto studi esoterici approfonditi: al contrario, tutti i riferimenti a Villa Certosa sembrano il frutto di una recezione molto semplificata e divulgata in cui si mescolano alla rinfusa e al limite del kitsch elementi massonici, occultisti e paganeggianti.

Del resto se dalla Sardegna passiamo alla Brianza, alla proprietà che Berlusconi ha acquistato nel 1974, troviamo elementi di sorprendente similitudine. Non nelle ville ma nel mausoleo che ha fatto costruire dallo scultore Pietro Cascella nel giardino. “Farsi una tomba in casa propria è tipico della massoneria”, spiega il professor Fagiolo: “Nel giardino massone c’è sempre la sepoltura”. Il mausoleo di Cascella è composto da 12 colonne (il consueto numero cosmologico) che, in quadrato, si innalzano verso il cielo. Segue un tripudio di cubi, sfere, mezze sfere, piramidi, più la ‘volta celeste’ e la classica squadretta massonica. All’interno, nei sepolcri, c’è un vestibolo e poi un grande salone di marmo, al centro del quale si trova il futuro sarcofago del Cavaliere: anch’esso di marmo, ornato di rose a cinque petali, di travertino rosso, simbolo esoterico legato a femminilità e culti dionisiaci (lo si ritrova in uno dei gioielli che Berlusconi ha regalato alle sue ospiti). Poco più in là c’è il ‘dormitorium’ per l’estremo riposo degli amici più cari: trentasei posti, dove il 12 viene moltiplicato per tre, il numero perfetto. Notevole anche il fatto che Berlusconi non abbia pensato a una sepoltura accanto ai familiari ma vicino agli amici-collaboratori come fossero discepoli di una setta.

Tuttavia, se vogliamo espressamente concretizzare l’ossessione simbolica del Premier, alla ricerca di un significato esoterico: la danza dei cerchi (i cerchi concentrici), è  l’espressione tipica dell’unione carnale, nella tradizione Celtica. Tra l’altro, i labirinti, a partire dal Medioevo, sono sempre stati luogo di ludus e di corteggiamento. Ove ritrovarsi in maniera pulita per (ehm…) giocare sporco, liberandosi dei freni inibitori tra corse a perdifiato e infantili  risate isteriche, con il terrore (e la voglia) di perdersi in vicoli oscuri. Queste sono le realtà vere di questi simboli esoterici: il culto dell’amplesso carnale o, più terra terra, il Bunga Bunga tantrico di questi giorni!

Il Mausoleo di Berlusconi – fra i molteplici simboli pagani non c’è nemmeno una croce

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LE SERATE DI BERLUSCONI AD ARCORE PARTONO DA

MOLTO LONTANO

Era il giugno del 1985, più di 25 anni fa, quando su “Frizzer”, (una rivista di Pazienza, Tamburini e Sparagna, figlia di “Frigidaire”) compare questo pezzo di Giorgio Bocca, con la descrizione di certe “seratine” a casa Berlusconi. Ieri il sito del Barbiere della Sera lo ha riportato alla luce.

Non sono mai stato uno di quei moralisti che piangono per l’esistenza dei network, della libera concorrenza e del denaro, anzi mi sono sempre adeguato al mutare dei tempi, cercando di vivere decorosamente e in agiatezza senza troppo sottilizzare su chi mi dava pane e companatico. Ma – nonostante ciò – sento oggi la necessità di parlare di una storia che ho saputo grazie alle  intime confidenze di un’amica, ricca e facoltosa signora della borghesia lombarda.

A quanto mi ha raccontato la mia amica, persona in tutto degna di fede, il dottor Silvio Berlusconi, il famoso proprietario delle Tv private più importanti e di numerosi giornali a grande tiratura, come il famigerato TV Sorrisi e Canzoni, organizza periodicamente a casa sua delle “seratine televisive“.

Il titolo curiosamente familiare nasconde in realtà un gioco di società assai divertente e appetitoso che il geniale imprenditore piduista ha inventato per sé e per i suoi più fidati amici (qualche socialista cocainomane, qualche industriale, qualche mafioso). Il gruppo, riunito come in un racconto del marchese De Sade davanti alla Tv, sceglie ogni sera, tra presentatrici, ballerine e showgirls dei programmi di Retequattro, Italia1 e Canale 5, quelle che dovranno essere chiamate a soddisfare le voglie dei presenti in un crescendo di situazioni viziose. Basta poi una telefonata del boss e ai direttori di rete mandano a casa Berlusconi, impacchettate e pronte a tutto, le schiave della serata. Programmi specificamente allestiti, come Viva le donne, M’ama non m’ama, Drive In, ecc. assicurano il giusto flusso di carne fresca per il “divino Silvio”.

Ora io non voglio fare un discorso moralista, né spezzare una lancia a favore della castità. Riconosco al dottor Berlusconi un grande senso pratico in queste faccende e non discuto neppure sul fatto che lui si diverta così. Ma non posso non sentirmi infastidito se penso che, tra i tanti “amici” che sono stati invitati a godersi le ballerine e le presentatrici, il mio nome non figura mai. L’Italia è proprio un paese in cui il merito viene spesso calpestato e dove trionfa l’ipocrisia, il partitismo, il denaro. Sono andati a passare qualche ora da Berlusconi, ora presidenti del Consiglio, ora presidenti di banche, ora camorristi, ora rapitori e riciclatori di denaro sporco, ora trafficanti di
cocaina, ora assassini prezzolati, ma non è mai stato invitato nessun uomo di cultura, nessun intellettuale e – senza voler essere demagoghi – nessun proletario.

Come mai? Eppure – faccio notare – io, come tanti altri intellettuali, lavoriamo per Berlusconi, partecipiamo ai suoi programmi, rendiamo culturalmente accettabili anche le puttanate più forti del network. E credo che ci meriteremmo almeno una piccola ballerina.

Parlo per me, ma penso di interpretare anche il pensiero dei colleghi Arrigo Levi e Guglielmo Zucconi, nonché Maurizio Costanzo dell’Occhio Nero – pur essendo il più brutto di tutti noi –, che comunque fa storia a sé, essendo nato in passato e forse ancor ora, membro della stessa loggia dei boss. Mi si potrebbe obiettare: perché non telefoni tu stesso ai direttori dei programmi per farti mandare a casa presentatrici e gnoccolone varie? Inutile, ho provato, per scrupolo di cronista, a fare dei tentativi. Ogni volta mi sono sentito sghignazzare in faccia. Insomma senza un invito di Berlusconi non riuscirò mai a partecipare a una vera serata di piacere.

E questo, come ex partigiano e come uomo, mi secca abbastanza. Devo pensare che la colpa vada attribuita al mio maledetto riportino, che certe volte il vento agita fino a mostrare il bianco della pelata?

Riportino sì o no, dispiace che un imprenditore così accorto come Berlusconi sottovaluti gli intellettuali, proprio quando si tratta di spartirsi “la gnocca”.

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Cos’è il bunga bunga?

Si è riacceso il tormentone, la gente si chiede di nuovo: “che cos’è  il bunga bunga”? Facciamo allora un passo indietro.

Fonte web

Era la fine di ottobre del 2010 quando scoppiò per la prima volta il tormentone “che cosa è il bunga bunga”. Fu allora infatti che vennero alla ribalta la ragazza marocchina Ruby e i festini a casa Berlusconi, ad Arcore. Alla base di questi presunti festini c’era appunto il bunga bunga. Il mondo dei media e la Rete si scatenarono per capire che cosa fosse esattamente un bunga bunga e da dove derivasse la terminologia. Ruby affermò che “Silvio mi disse che quella formula l’aveva copiata da Gheddafi: è un rito del suo harem africano”. Un festino sessuale? Una danza erotica?

Emilio Fede, tirato in ballo allora come adesso, aggiunse: “Di queste cose non so nulla, il salotto lo chiamavano così (bunga bunga, ndr). C’è un salotto a Villa San Martino con un bar, dove ci si sedeva, si beveva qualcosa, qualche volta c’era la musica, ma bunga bunga non so cosa sia” disse, aggiungendo: “È una semplice barzelletta, peraltro nota”. Una delle preferite fra le tante di quelle che Silvio Berlusconi, grande appassionato di barzellette, ama raccontare. Volete saperla? Eccola: Due ministri del governo Prodi vanno in Africa, su un’isola deserta, e vengono catturati da una tribù di indigeni. II capo tribù interpella il prima ostaggio e gli propone: “Vuoi morire o bunga-bunga?”. II ministro sceglie: “Bunga-bunga”. E viene violentato. II secondo prigioniero, davanti alla scelta, non indugia: “Voglio morire!”. E il capo tribù: Va bene, prima bunga-bunga, poi morire.

Per la precisione, allora bisognerà pure dire che già a Noemi Letizia, addirittura nel 2009, parlava di bunga bunga, raccontando già allora quella che era la barzelletta preferita del “papi”, come lo chiamava lei. Anche i politici, allora, fecero uso del nuovo trend, il bunga bunga: Il dipietrista Massimo Donadi evocò il rischio che l’Italia diventasse “la repubblica del bugna bugna” mentre il Partito democratico, ne approfittò per criticare le misure anti crisi adottate dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti: “Mentre il Paese è costretto a subire i tagli alle infrastrutture, il Bunga Bunga diventerà il leitmotiv del dibattito delle prossime settimane”. Si venne anche a scoprire che un raro fiore indonesiano portava il simpatico nome: bunga bugna.

Facendo indagini approfondite, invece, si venne a scoprire che il bunga bunga, lungi dall’essere un festino sessuale, aveva invece radici in un divertente episodio accaduto ai primi del Novecento, in Africa (clicca qui per saperne di più). Il 7 febbraio 1910 un gruppo di giovani aristocratici pazzerelloni si finsero il principe di Abissinia e la sua corte e si fecero ricevere con tutti gli onori a bordo della più potente nave da guerra dell’Impero inglese ormeggiata appunto al largo dell’Abissinia. Furono accolti da soldato, ufficiali, ammiragli e quant’altro. A ogni parola che veniva loro rivolta, rispondevano “Bunga bugna!”. La notizia dello scherzo arrivò in Inghilterra e venne diffusa da tutti i giornali dell’epoca, che intitolavano così: “Bunga bungle!”, giocando sul significato di “bungle”, cioè pasticcio. Tornati in patria, i militari vittima dello scherzo venivano salutati dalla gente al grido di “Bunga bunga!”. Insomma, in realtà il bugna bugna è vecchio di più di cento anni.

Fino al colpo di scena di questi giorni. Intervistata da Sky Tg, l’attrice Sabina Began ha ammesso candidamente di essere lei il bunga bunga! “Sono io il Bunga Bunga. Non c’è niente di strano in questa cosa mi ritengo un po’ una scimmia” ha detto la ragazza. ….

Il Venerabile Maestro Gioele Magaldi di Grande Oriente d’Italia Democratico parla del “fratello” Berlusconi – 1

Il Venerabile Maestro Gioele Magaldi di Grande Oriente d’Italia Democratico parla del “fratello” Berlusconi – 2

LA MASSONERIA “DISSIDENTE” SCRIVE

A FRATELLO BERLUSCONI

di Gioele Magaldi

Fonte web

Caro Fratello Silvio,

mettiamola in questi termini: con questa Lettera Aperta n.1 (ne seguiranno altre, perche la “posta in gioco” è piuttosto complessa e importante) cercherò di aiutare Te a recuperare memoria e consapevolezza degne di un’aspirante statista (sono quasi 20 anni che “aspiri”…) e tenterò di ispirare nei (talora distratti e negligenti) media nazionali qualche nozione più precisa sul tuo percorso esistenziale e politico.
Un’opera utile, spero, a beneficio di storici e cronisti; valida sia per l’”illuminazione” dei contemporanei che per le ricerche/analisi dei posteri, che altrimenti sarebbero irrimediabilmente falsate e mistificate ad Arte. Non starò a ricordarTi che l’iniziazione massonica — quale tu avesti il privilegio di ottenere direttamente dal Gran Maestro “Emerito” Giordano Gamberini alla fine degli anni settanta, a Roma, alla presenza del Fratello Licio Gelli e di diversi tuoi amici già Fratelli Piduisti — è indelebile, una volta conferita.
Indelebile come ogni ordinazione sacerdotale e misterica.
Non starò a ricordartelo perché tu lo sai bene e lo hai sempre saputo, a partire dalle illuminanti parole usate, durante il rito iniziatico da Lui officiato, da Gamberini in persona.
A partire dai “ripassi” in materia che ebbe a regalarti generosamente il Gran Maestro Armando Corona (1982-1990), durante tutti gli amabili incontri e colloqui che avesti con lui nel corso di molti anni, alla presenza di altri “estimatori” della Via Iniziatica Massonica, come il Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga e i tuoi amici Flavio Carboni e Giuseppe Pisanu, per tacere di tanti altri…
Soprattutto, a partire dalle relazioni ancora più significative con certi ambienti del milieu massonico internazionale, maturate dal 1992-93 in poi e di anno in anno sempre più rafforzatesi e perfezionatesi.
Per non parlare delle tue letture e dei tuoi “studi”, sapientemente dissimulati, su tanti aspetti dell’Esoterismo in generale e della Massoneria in particolare. Su questo punto, bisogna dare atto al Presidente Cossiga che egli ha sempre saputo aiutarti e sostenerti nella tua opera dissimulatrice…
In molte famose interviste (su quotidiani o libri), il Presidente Emerito della Repubblica ha sempre minimizzato la tua esperienza libero-muratoria, esprimendosi pressappoco così: “Ma Berlusconi bada al potere e ai soldi…che volete che gliene importa di riti esoterici, dei miti antico-egizi di Iside e Osiride…”.
Eh, no Presidente Cossiga! Al Fratello Silvio importa parecchio dei “riti, dei miti, della magia e delle sette esoteriche”, per non parlare delle componenti “filo-egizie ed ermetiche” della sua Weltanschauung.
Ma su questo ritornerò fra breve.
Caro Fratello Silvio, i miei complimenti per la tua straordinaria capacità da vero “Mago Ermetico” (quasi un novello Prospero shakeasperiano…)…
Il “Velo di Maya” con cui- da anni- hai saputo occultare tanti aspetti della tua personalità è davvero molto ben tessuto; con una “trama“ spessa e resistente…
Ci sono cascati in tanti, soprattutto i più sprovveduti antagonisti del centro-sinistra (politici, opinionisti, editorialisti, giornalisti, vignettisti, autori di satira, etc.), ma anche diversi personaggi “ritenuti indegni di superiori rivelazioni”, all’interno della tua variopinta Corte di satrapi, maggiordomi, camerieri, nani e ballerine… Tutti però-anche se non messi a parte dei segreti della schiera più intima di adepti-innalzati a ruoli istituzionali, in virtù delle tue ben coltivate “doti taumaturgiche”, in grado di innalzare “i poveri di spirito” e di trasformare “la feccia e il piombo in oro”.
Però, adesso che si avvicina il redde rationem con la Storia e con l’Ultima Grande Iniziazione (quella che passa per gli Inferi e per mondi ultra-terreni), mi permetterai di rendere giustizia a taluni tratti alti e nobili del Tuo percorso umano ed esistenziale, liberandoti una volta per tutte da quella sapiente “maschera dissimulatrice”,che pure ti è stata tanto utile nel consolidamento del tuo Potere terreno.
Insomma caro Fratello Silvio, gliele vogliamo svelare o no un po’ di cosucce sul “Berlusconi Occulto” a tutti quei politici, servitori dello Stato, faccendieri e giornalisti che, da qualche tempo, consultano quotidianamente (e persino di ora in ora) il sito www.grandeoriente-democratico.com , in attesa (o nell’aspettativa terrorizzata…) di rivelazioni gustose sul back-office del Potere italiota? (….) No, Caro Fratello Silvio, mi concederai che così proprio non va…
Cerchiamo perciò di squarciare il “Velo di Maya” e di offrire al torpore degli organi di informazione di massa italioti qualche occasione di risveglio dalle mollezze estive (anche all’epoca di Tangentopoli, la “macchina informativa” fu lentissima a mettersi in marcia a pieno ritmo… e lo fece solo quando direttori, redattori, inviati e cronisti si resero conto che i loro Padrini della Prima Repubblica erano ormai prossimi al crollo definitivo… Che bell’esempio di giornalismo libero, coraggioso e indipendente…!!!).
Allora, come promesso, regaliamo qualche “chicca” sul “Berlusconi Occulto”.
Vedrai, Fratello Silvio, che alla fine ci sarai grato per averti “riabilitato” rispetto all’immagine “macchiettistica” che viene offerta di te da certa stampa “filo-kommunista”.
Questa immagine da “pragmatico uomo di potere, super-piazzista fortunato, gaffeur  un po’ grossier, uomo ignorante e un tantino volgare, benché vincente ed efficace, è stata una MASCHERA eccellente con cui dissimulare la tua autentica cifra come Uomo, come Iniziato, come Massone.
Una Maschera che ti è servita fino ad oggi, ma che sarebbe un peccato rimanesse intatta per coloro che dovranno in futuro raccontare la non comune storia della tua vita.
La Storia di un Grande Manipolatore di energie materiali, ma soprattutto spirituali, almeno secondo ciò di cui tu stesso sei convinto e di cui sono convinti gli adepti più intimi del tuo entourage…
Perciò, prima di dedicarci alla parte “ammonitoria” e “diffidante” di questa Lettera Aperta, consentimi di offrire al pubblico qualche onesta visione del Silvio Segreto…

1.Fanno persino sorridere le modalità approssimative e incerte con le quali alcuni giornalisti e/o studiosi hanno infine messo in luce la natura “iniziatica” e “massonica” del complesso di Villa Certosa in Sardegna (Residenza da Te personalmente curata, nella realizzazione, sin nei minimi dettagli) o del Tuo Mausoleo funebre ad Arcore, all’interno di Villa San Martino. Persino l’autorevole Prof. Marcello Fagiolo — che meglio di altri ha spiegato la natura esoterico-massonica del Mausoleo funebre voluto per sé e i suoi più fidi adepti dal Fratello Silvio Berlusconi — non ha dato una lettura ermeneutica esaustiva e completa di questo e di altri complessi architettonici fatti realizzare con convinto piglio da Libero Muratore dall’attuale Presidente del Consiglio italiano. Di una esplicazione compiuta e filologicamente rigorosa delle realizzazioni paesaggistico-architettoniche di significato massonico-iniziatico del Fratello Silvio, ci occuperemo ben presto Noi di Grande Oriente Democratico. Per rendere effettivo omaggio al genio latomistico di questo Fratello, se non altro.

2.Caro Fratello Silvio, vogliamo “rivelare” alla pubblica opinione i tuoi robusti interessi in fatto di Astrologia? Vogliamo dire che non soltanto hai sempre avuto attorno a te (sedicenti) esperti di questa antica Scienza Iniziatica — consultati ad ogni piè sospinto — ma tu stesso ne sei un appassionato cultore? E diciamolo, via! Mica ti vorrai portare tutti questi segreti nel Mausoleo Massonico…

3.Vogliamo rivelare che la tua idea di come usare il “mondo delle immagini” (Maya=Magia) per formare, guidare, trasformare, manipolare pulsioni, sentimenti, convinzioni delle masse di “spettatori”, lungi dall’essere una casuale idea di un pragmatico imprenditore si fonda su ben radicate convinzioni di manipolazione spirituale delle energie “lunari” del “popolo”. Magari, in seguito, faremo il nome di qualcuno dei fraterni consulenti che, nel tempo, ti hanno aiutato a diventare forse il più significativo “Grande Fratello” (in senso orwelliano-massonico) nel mondo dei Media… E citeremo le letture e gli studi cui Tu e qualche tuo Fraterno Amico e Adepto vi siete ispirati e continuate ad ispirarvi…

4.Anticipiamo, una volta per tutte, Caro Fratello Silvio, che la natura reale della tua strategie e delle tue tattiche verso la Presa, la Ri-Presa e la Conservazione del Potere imprenditoriale, mediatico e politico in Italia (dagli anni settanta e fino ad oggi) è stata scandita da rapporti e relazioni con precisi personaggi, cenacoli e logge dell’establishment massonico mondiale. Non sempre ciò è avvenuto come mi sembra sarebbe dovuto avvenire in una Democrazia liberale occidentale e certo non con quella “trasparenza e pubblicità” che si addice ad un aspirante uomo di governo e statista. Qualora si rendesse necessario, su questa vicenda il Gruppo di “Grande Oriente Democratico” si riserva di fare ampia e graduale luce, a beneficio dei cittadini italiani e dell’opinione pubblica europea e mondiale. Dopo aver cominciato a ristabilire la Tua autentica “cifra” di “Grande Fratello” con un invidiabile percorso spirituale e filosofico di schietta natura iniziatica e massonica (altro che “ragazzo coccodè”, come ingenuamente ebbe a chiamarti Eugenio Scalfari e come talora sei riuscito a dissimularti volontariamente, assumendo i connotati innocui e bonari del “barzellettiere brianzolo”) e  dopo averTi restituito alla natura più autentica della Tua straordinaria esperienza esistenziale (….)

Ma torniamo a noi, diletto Fratello Silvio. E all’ordine del silenzio che hai impartito – un diktat capillare, dal giornalismo alla politica – col risultato che non un solo esponente del PDL si è azzardato a misurarsi con i contenuti della prima lettera, anche solo per smentirla o criticare l’attendibilità di certe imbarazzanti rivelazioni sulla tua poco onorabile carriera di massone. Ma verrà il giorno in cui sarai costretto a dire almeno due paroline sulla tua identità di Maestro Massone (auto) Illuminato e sulla vera natura della Loggia di Arcore, operativa sin dal 1991.

APPROFONDIMENTO

FOTOGALLERIA CON DESCRIZIONI DEI SIMBOLI

P2 (Loggia Propaganda Due)

La data di fondazione della loggia massonica Propaganda Due si perde nel tempo, come spesso accade per simili consorterie. E’ noto, comunque, che era un antico sodalizio che accoglieva gli elementi più importanti e prestigiosi, fin da quando, nel secolo scorso, la massoneria, aveva avuto un ruolo centrale nelle vicende italiane. Dopo la seconda guerra mondiale era stata riorganizzata anche la loggia P2, con l’aiuto della massoneria USA, trasferendovi i massoni più in vista o che dovevano restare “coperti”. Nel Dicembre 1965 il Gran Maestro aggiunto Roberto Ascarelli presenta l’apprendista Licio Gelli al Gran Maestro Gamberini, il quale lo eleva immediatamente di grado nella gerarchia massonica e lo inserisce nella loggia P2. Nel 1969 Ascarelli e Gamberini affidano a Gelli un non meglio precisato incarico speciale nella loggia. Nel 1971 Gelli diviene segretario organizzativo e ha il totale controllo della loggia.

Dietro Berlusconi? la massoneria (contro Fini)

Tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, con chi sta la massoneria? Bruno Rozera, 92 anni, il massone più anziano d’Italia, ha la risposta pronta: “La massoneria è schierata con Berlusconi”. Per questo giornali storicamente amici del Grande Oriente come “l’Avanti”, ora di Aldo Chiarle e Valter Lavitola, ci avrebbero dato dentro con l’inchiesta sul presidente della Camera e la famosa casa a Monte Carlo di suo cognato, Giancarlo Tulliani.

Berlusconi e la Massoneria

“La P2 raccoglieva gli uomini migliori del paese”
-Silvio Berlusconi- (intervista a MIXER, 21/02/1994)

SILVIO BERLUSCONI IN WIKIPEDIA

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P3, un testimone: “Negli anni ’90 maxi investimento di Carboni con la garanzia di B.”

Nelle carte della P3 il racconto dell’avvocato Stefano Gullo, classe 1923, autore di un “affidavit” pro Sindona e amico di Giulio Andreotti: “In cambio di un miliardo ricevetti soldi mai incassati, uno era firmato ‘B.'”

Flavio Carboni

Dalle carte della P3 emerge un pezzo del passato che riporta agli investimenti in Sardegna di Silvio Berlusconi, ancora rampante imprenditore, e all’aiuto offerto dall’amico Flavio Carboni, procacciatore di affari già coinvolto nel crack dell’Ambrosiano. Anche lui più giovane, non ancora indagato per l’omicidio Calvi, da cui sarà assolto, ma già protagonista della fuga a Londra dove lo accompagnò vivo e tornò con una borsa vuota. Una pagina che più di altre racconta quanto siano profondi e antichi i legami tra i “soci fondatori” della P3, in particolare Dell’Utri e Carboni, con il presidente del Consiglio. Al centro della vicenda un prestito da un miliardo di lire che un incauto (o forse no) avvocato agrigentino, Stefano Gullo, consegnò a Carboni per contribuire alla costruzione di un residence in Sardegna. In cambio avrebbe ricevuto alcuni assegni mai incassati. Uno di questi, da 250 milioni, avrebbe recato la firma illeggibile di Berlusconi. Vedremo a chi appartenevano gli altri.

A raccontarla è stato lo stesso avvocato Gullo, classe 1923, un personaggio che potrebbe ispirare Camilleri. Nato da genitori italo-americani, nei primi anni 50 fu sindaco comunista di Ribera, paese dove ancora risiede. Ruppe con il Pci dopo un dissidio sulla sua ricandidatura e da quel momento si proclamò fervente anticomunista. In seguito sembra abbia fondato ad Agrigento una loggia del Grande Oriente d’Italia. L’episodio di maggior rilievo fu l’affidavit a favore di Michele Sindona che, nel dicembre 1976, i legali del banchiere presentarono alla giustizia americana per contrastarne l’estradizione. Tra le dichiarazioni giurate , insieme a personaggi come Carmelo Spagnuolo, Edgardo Sogno, Licio Gelli, John Mc Caffery, Philip Guarino e Anna Bonomi, c’è anche quella di Stefano Gullo.

Dalla P2 alla P3 il passo è breve. Dal processo di Palermo emergerà che fu Andreotti a sollecitare la difesa di Sindona negli Usa e quel filo di riconoscenza tra il senatore e l’avvocato siciliano sembra non essersi mai spezzato. Nel 1993, quando il figlio Giovanni fu arrestato per detenzione di cocaina, assolto e poi condannato, la Cassazione rinvierà gli atti al Tribunale con motivazioni che consentirono di chiudere il processo con la piena assoluzione. Un episodio tra i tanti che porterà la procura di Palermo a indagare sull’ex presidente Corrado Carnevale, poi pienamente assolto.

Ma Gullo, il primo febbraio scorso, al procuratore Capaldo e all’aggiunto Sabelli, che lo avevano convocato per chiarire il significato di un fax inviato nel luglio 2010 a Carboni, subito dopo l’arresto, racconta i suoi rapporti con Sindona in tutt’altro modo: “Tra il 1982 e il 1985 ho vissuto negli Stati Uniti. Ricevetti da Max Corvo dei servizi segreti americani (Oss) l’incarico di verificare se Sindona fosse innocente o colpevole nella bancarotta della Franklin Bank. Preparai un rapporto nel quale concludevo per la colpevolezza di Sindona”. Non è stato però in grado di recuperare il documento. Il motivo per il quale era stato convocato dai pm era proprio quel fax in cui l’avvocato chiedeva a Carboni di onorare un debito del 1990, pregandolo di chiedere a Marcello Dell’Utri di saldare i 120 mila euro dovuti, in modo da alleggerire quel miliardo mai restituito: “Conobbi Carboni negli anni 90 – dichiara Gullo – mi disse che aveva degli affari in corso con Berlusconi, doveva comprare dei terreni per costruire villaggi turistici. Vendetti alcuni appartamenti di pregio a Palermo e gli consegnai un miliardo di lire. A garanzia mi diede cinque, sei assegni. Due erano a firma di un certo Nicolosi girati alla signora Vallone. Gli altri avevano firme illeggibili, in uno si distingueva una B, lui mi disse che era di Berlusconi, mi chiese di non metterli all’incasso”. Poi aggiunge: “Ho preferito mantenere con Carboni buoni rapporti per recuperare qualcosa, che Dell’Utri doveva a lui 120mila euro l’avevo letto sui giornali”.

Storia intrisa di messaggi. Ognuno dei personaggi citati riporta a scenari che hanno fatto da sfondo agli investimenti in Sardegna di Berlusconi, già oggetto di vari processi. Protagonista non soltanto Carboni, ma boss come Pippo Calò e Domenico Balducci, il primo capo della Banda della Magliana ucciso nel 1981. O intermediari come il commercialista siciliano Pietro Di Miceli.

La signora Alba Vallone è certamente moglie di Vittorio Pascucci, imprenditore in contatto con ambienti mafiosi sia romani che siciliani, il cui nome emerse nel corso del processo per bancarotta della Cassa rurale e artigiana di Monreale, indicata nelle cronache dei giornali locali come la “banca della mafia”. Per via dei suoi stretti rapporti con la famiglia Gambino, ma frequentata anche da Mangano, lo stalliere di Arcore. Meno certa l’identità di Nicolosi, ma all’interno di questa rete di relazioni potrebbe trattarsi di Stefano Nicolosi, presidente della Cram di Monreale. Nel corso del processo per bancarotta nei confronti di 11 funzionari della banca (poi assolti) il pentito della Magliana Antonio Mancini, lo riconobbe in foto: “L’ho incontrato in compagnia del Calò e della persona da me riconosciuta come Gambino Gaspare. Dai discorsi che vennero fatti, dal tono usato, ho avuto l’impressione che si trattasse di un intrallazzatore di denaro con l’edilizia. Dò atto che la persona corrisponde a Salvatore Nicolosi”. Fu nel corso di questo processo che si accertò che la villa di Flavio Carboni fu acquistata da Berlusconi.

da Il Fatto Quotidiano del 18 agosto 2011

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Inchiesta P3: “Da Carboni a Verdini un milione di euro per nomine e appalti”

Gli inquirenti: “Utilizzati prestanome”. La banca è il Credito cooperativo, del quale l’esponente politico è presidente. Descritte negli atti “quattro operazioni sospette”. Il coordi-natore pdl indicato come beneficiario

di EMILIO RANDACIO

Inchiesta P3: "Da Carboni a Verdini un milione di euro per nomine e appalti"

ROMA – Una contabilità parallela per effettuare almeno “quattro operazioni sospette”. Una sorta di “cassaforte”, che Flavio Carboni e la sua organizzazione avrebbe utilizzato per finanziare il Palazzo. E, in almeno tre circostanze, i carabinieri del Ros sono convinti anche di aver identificato il beneficiario finale, che infatti in questa inchiesta è indagato anche per corruzione. La conclusione è “che parte di titoli finanziari veicolati dal Carboni, sono stati con ogni probabilità negoziati dal parlamentare Verdini Denis o da persone dallo stesso delegate”. Operazioni che, seguendo l’accusa, vanno messe in “connessione all’iniziativa imprenditoriale in Sardegna (appalti sull’eolico-ndr) e, in base a quanto riferito dal Carboni nel corso di alcune conversazioni, alle intense attività compiute dallo stesso al fine di ottenere la nomina di soggetti a lui collegati in ruoli politici di rilievo”. Agli atti, emergono anche le fotocopie degli assegni girati poi al “Credito cooperativo fiorentino Campi Bisenzio, istituto bancario – specificano gli investigatori – nel quale lo stesso Verdini riveste la carica di Presidente del consiglio di amministrazione”.

L’operazione di rastrellamento fondi parte il 29 settembre scorso, quando Carboni invita i suoi soci “a una raccolta di somme di denaro per diversi milioni di euro”. Al termine di una delle tre operazioni bancarie estremamente complesse, Carboni “viene chiamato dal parlamentare Verdini al quale chiede se fosse tutto a posto”. Verificato che il versamento era andato a buon fine, al telefono, il coordinatore del Pdl “conferma e ringrazia”. I versamenti complessivamente sfiorano il milione di euro.

La prima operazione avviene tra giugno e luglio 2009. “Il trasferimento – annotano i carabinieri – è avvenuto mediante l’emissione, in data 26 giugno, di alcuni assegni circolari per il valore di 850 mila euro”. “Solo” 230 mila gli euro “sono stati poi negoziati dal Credito fiorentino”.
“Come risulta dall’estratto conto, quello stesso giorno, dopo il versamento del titolo da 500.000 euro, dal conto di Antonella Pau (convivente di Carboni-ndr) vengono emessi e prelevati 23 assegni circolari del valore di 10.000 ciascuno, per complessivi euro 230.000”. Per i carabinieri, “tutti i 23 assegni risulteranno successivamente (in data 13.07.2009) lavorati presso il Credito Cooperativo di Campi Bisenzio”.
La seconda operazione risale a ottobre, praticamente in concomitanza con il summit che si svolge nella residenza romana di Verdini “alla quale dovrebbero aver partecipano oltre al Carboni, il senatore Dell’Utri”. In questo caso, l’importo “girato”, attraverso assegni e prestanome, al coordinatore del Pdl Verdini ammonta a 487 mila euro.

A fine novembre, le “operazioni sospette” si esauriscono. Sempre attraverso una complessa triangolazione bancaria, otto di trenta assegni circolari dell’importo di 12.499 euro sono stati successivamente (quattro il 30.11.2009 e quattro il 28.12.2009) lavorati presso il Credito Cooperativo Fiorentino-Campi Bisenzio”. Anche in questo caso, il presunto versamento avviene in concomitanza di un summit a casa Verdini. “Si evidenzia – scrivono i carabinieri nel loro rapporto – che in data 26.11 il Carboni è stato impegnato in un importante incontro avvenuto presso la dimora romana del Verdini, incontro dedicato all’operazione pale eoliche ed al quale hanno verosimilmente partecipato, in base alle risultanze investigative, lo stesso Carboni, il Verdini, Dell’Utri Marcello, Martino Arcangelo e il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci”.

Lo scrupoloso lavoro investigativo rafforza le sue conclusioni con gli esiti di una perquisizione “effettuata il 28.04.2010”. “Al fine di verificare chi abbia effettivamente proceduto alla negoziazione dei titoli emessi a seguito del trasferimento dei fondi messi a disposizione, nonché quale sia stata la destinazione delle relative somme, ha proceduto all’effettuazione dei primi accertamenti presso la sede del Credito Cooperativo Fiorentino”. A questo punto arriva la conferma “che gli assegni che risultavano essere stati negoziati presso tale istituto sono stati effettivamente cambiati con operazioni allo sportello e che le relative somme sono state versate, con bonifico, sul conto di una società editrice, la Toscana di Edizioni di cui il Verdini è socio”.
Nella stessa operazione di perquisizione, i carabinieri hanno trovato nell’abitazione di Giuseppe Tomassetti, collaboratore di Carboni, ulteriori riscontri. Si tratta di “un foglio di carta A4 manoscritto a penna di colore nero, a firma di Tomassetti ed indirizzato al “Dott. On. le Denis Verdini”, riportante la data del 2.10.2009. Sul documento è riportata la seguente frase: “In allegato le invio copia dei miei documenti. Rimango a sua disposizione per qualsiasi ulteriore richiesta o chiarimento, Cordialità!””. La conclusione, per i carabinieri, è certa, e cioè “che gli assegni in tema dovrebbero essere stati incassati/depositati da persona diversa dal Tommasetti e che questo ufficio identifica nel Verdini Denis”.

(20 luglio 2010)

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Di P2 e P3 di corruzione, concussione e concorso esterno in associazione mafiosa ormai sappiamo tutto. Parliamo della Restaurazione e della Santa Alleanza. A Corte si dice che la Granduchessa di Marcegaglia, il Duca di Marchionne e il Principe Cordero di Montezemolo, siano scontenti degli Intendenti Sacconi, Tremonti e Brunetta, per la loro scarsa efficacia nella divisione dei lavoratori e nell’isolamento del Sindacato, con l’ausikio di quelli gialli, e nella sottrazione di risorse ai poveri per “scudare” le loro decime. Per togliere definitivamente costosi Diritti dell’Uomo e inutili Dichiarazioni di Principi occorre abolire la Costituzione, come già fece roFerdinando e Pio IX. Per ciò, come già fece il Cardinale Ruffo, bisogna organizzare la plebe degli ignoranti in colonne di Lazzaroni per convergere contro la Repubblica. A Corte si aprezzano molto i Tribuni Celoduro, Cavadenti, Lager, Palazzi e McDonald’s per svolgere questo ruolo, con la benedizione dei Cardinali Sepe e Bertone.

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P3 eolico, anche Dell’Utri e Cosentino indagati per associazione segreta

Berlusconi: leggerezze ingigantite da media. Telefonata a Verdini: vai avanti. Carboni tentò condizionare inchiesta G8

ROMA (12 luglio) – Si arricchisce di due nuovi nomi l’inchiesta sull’eolico della Procura di Roma, quella ormai nota come l’inchiesta sulla cosiddetta P3, che nei giorni scorsi ha portato all’arresto di Flavio Carboni: il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri e il sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, sono infatti indagati per associazione per delinquere finalizzata alla violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Il nome di Cosentino oggi è stato tirato in ballo anche da un pentito di camorra. Tra gli indagati per violazione della legge Anselmi ci sono anche il coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, e l’ex assessore all’Avvocatura della Campania, Ernesto Sica.Cosentino è indagato per la candidatura, sostenuta dal gruppo di Carboni, alla presidenza della Campania e per la diffamazione ai danni del governatore Stefano Caldoro. Tra gli episodi contestati anche le pressioni sulla Cassazione per anticipare l’udienza in cui doveva essere discusso il ricorso (poi rigettato) contro la misura cautelare emessa nei suoi confronti dai magistrati di Napoli. Pressioni esercitate per conto della presunta associazione segreta da Lombardi nel tentativo di salvare la candidatura di Cosentino alla presidenza della Regione.A Dell’Utri è contestata la partecipazione alla cena a casa di Verdini del 23 settembre 2009. Riunione a cui, secondo i pm, presero parte anche il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, il magistrato Antonio Martone e il capo degli ispettori di via Arenula, Arcibaldo Miller, oltre a Carboni, Lombardi e Martino. I pm stanno effettuando verifiche sul conto degli altri partecipanti alla riunione, al momento non indagati. Dell’Utri sarebbe coinvolto anche nel tentativo di Carboni di accaparrarsi, insieme a una cordata di imprenditori, gli appalti in Sardegna per l’eolico. Il senatore avrebbe partecipato a una serie di riunioni, nel dicembre 2009, con Carboni, Verdini, il governatore sardo Ugo Cappellacci, il presidente dell’Arpa Sardegna, Ignazio Farris, e altri.Dai provvedimenti di custodia emerge che Carboni, Arcangelo Martino e Raffaele Lombardi, intendevano avvicinare anche i magistrati di Firenze che indagavano sul G8 e su altri eventi affidati alla Protezione civile. Secondo i magistrati il gruppo utilizzava l’associazione culturale “Centro studi giuridici per l’integrazione europea Diritti e Libertà” di Lombardi come strumento «per acquisire e rafforzare utili conoscenze nell’ambiente della politica e della magistratura». Tra le iniziative (annullate in seguito al fallito intervento di fare accogliere il ricorso elettorale della lista “Per la Lombardia” di Formigoni), «l’invito al convegno milanese programmato per il marzo 2010 (e poi annullato) rivolto ai magistrati della Procura di Firenze dopo l’esecuzione di alcune misure cautelari ad opera di quell’ufficio, nel mese di febbraio 2010, in relazione ad alcune ipotesi di reato che coinvolgevano rappresentanti della pubblica amministrazione, del mondo politico e dell’imprenditoria». Il procuratore capo di Firenze, Giuseppe Quattrocchi, ha precisato che nessun magistrato della sua procura «è stato avvicinato proprio perchè nessuno è andato a quel convegno».Anm: quadro di inquinamento preoccupante. «Sono vicende che al di là del merito danno un quadro di inquinamento preoccupante e quindi non può che preoccuparci e riproporre in modo forte il tema della questione morale all’interno della magistratura». Così Luca Palamara, presidente dell’Associazione nazionale dei magistrati, commenta l’inchiesta della procura di Roma che coinvolge Denis Verdini e Flavio Carboni e dalla quale emergono pressioni per favorire la nomina di determinati magistrati in ruoli delicati o per condizionare i giudici della Consulta sul lodo Alfano.«Il tema della questione morale – ha detto Palamara – va di pari passo con quello della scelta dei dirigenti che deve essere ancorata come non mai al merito e svincolata da logiche di appartenenza. La magistratura che noi vogliamo non può permettersi di avere al suo interno situazioni di opacità anche quando queste riguardano le nomine di importanti uffici direttivi». Per intervenire bisogna «attivare i meccanismo preposti: Ora c’è un’indagine in corso, bisognerà vedere e valutare il coinvolgimento delle persone e gli organi competenti dovranno accertare con tempestività e rigore quanto è accaduto. Il ruolo dell’Anm deve essere chiaro e netto di presa di distanza da queste situazioni per affermare il modello di un magistrato ispirato ad integrità ed indipendenza e su questa strada non arretreremo di un millimetro perché ci giochiamo il futuro della magistratura».Chiesto rinvio interrogatorio Cappellacci. Il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci, rappresentato dall’avvocato Guido Manca Bitti, ha presentato la richiesta per rinviare l’interrogatorio in programma domani pomeriggio, giustificata con un impegno professionale dell’avvocato. Il governatore è indagato per corruzione e abuso d’ufficio in relazione alla nomina alla direzione dell’Arpa Sardegna di Ignazio Farris, anch’egli indagato per corruzione. Oggi Pd, Udc e riformatori chiedono le dimissioni di Farris.Berlusconi: leggerezze ingigantite dai media. Secondo fonti della maggioranza il ragionamento di Berlusconi sull’inchiesta è che qualche leggerezza c’è stata e bisognerà fare chiarezza su quanto successo, ma risulta evidente che la vicenda è stata ingigantita dai media. Il presidente del Consiglio ha commentato solo in privato la vicenda. E il giudizio che ne emerge appare in chiaroscuro: «Berlusconi ritiene che ci sia stata una certa leggerezza da parte di alcuni esponenti del partito sulla quale si dovrà fare chiarezza», riferisco esponenti del Pdl. Resta comunque la consapevolezza, spiega un altro esponente del Pdl, che l’intera vicenda è «figlia dell’ennesimo caos mediatico: è chiaro infatti che il tutto è stato ingigantito dalla stampa».Il premier a Verdini: vai avanti. Silvio Berlusconi si sarebbe sentito più volte al telefono con il coordinatore del Pdl Denis Verdini. Nel corso delle telefonate il Cavaliere avrebbe espresso la sua solidarietà a Verdini dicendogli di andare avanti nel suo lavoro. Il tuo ruolo, avrebbe sottolineato il Cavaliere, non è in discussione.I finiani chiedono le dimissioni di Verdini. L’inchiesta sugli appalti per l’eolico rappresenta un’ennesima complicazione per una maggioranza già lacerata. I finiani insistono sulle dimissioni di Verdini. Insiste sul punto Italo Bocchino scatenando la reazione di molti ex azzurri. «La dichiarazione dell’onorevole Bocchino di essere a conoscenza dei verbali di intercettazioni riguardanti indagini giudiziarie in corso, che secondo lui saranno pubblicate a breve sui mezzi di comunicazione, secondo il mal costume in voga nel nostro Paese, è di una gravità inaudita», attaccano all’unisono Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto a cui il diretto interessato risponde a stretto giro di posta: «Gli amici Bondi e Cicchitto possono star tranquilli che non c’è alcun complotto in giro, né misteri. Quando ho parlato di atti che a mio giudizio porranno un problema di opportunità politica a Berlusconi sul caso Verdini, mi riferivo semplicemente all’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Carboni e soci, documento in possesso di tutte le redazioni dei giornali». Le parole del presidente di Generazione Italia però non convincono Maurizio Lupi, vice presidente della Camera: «Sono perplesso – sottolinea – anche perchè i processi preventivi e un certo giustizialismo dipietrista non hanno mai fatto parte della cultura del Pdl». A difendere l’ex capogruppo vicario ci pensa però un altro finiano, Carmelo Briguglio: «Buttiamola in una battuta scherzosa – è l’osservazione tagliente – ma non troppo. Vuoi vedere che tra i tanti Barabba che spuntano ogni giorno di più sporcando l’immagine del partito è il povero Cristo Bocchino che dice elementari verità, il vertice del partito vorrà punire quest’ultimo?».Anche l’opposizione parte all’attacco. Il leader dell’Idv Antonio Di Pietro preannuncia la presentazione di una mozione di sfiducia contro Nicola Cosentino, mentre Luigi De Magistris nota ironico: «Se a questo punto veramente è il caso che il governo cominci a valutare l’ipotesi di riunirsi a Regina Coeli o a Poggioreale». Michele Ventura, capogruppo vicario del Pd si dice invece «sconcertato» dal fatto che Berlusconi «di fronte a un’indagine dai risvolti inquietanti che travolge esponenti potentissimi del suo partito, parli invece d’altro».
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Cene e visite a Palazzo Chigi
Verdini e i manovali della nuova P3

Una rete invisibile tra nomine, appalti e pressioni. Dall’eolico ai Grandi eventi, tante trame, ma sempre con un ruolo decisivo. Del gruppo fanno parte editori e imprenditori. Ma anche massoni e uomini di Stato

di ALBERTO STATERA

Cene e visite a Palazzo Chigi Verdini e i manovali della nuova P3 Denis Verdini

“CHE fine abbiamo fatto, siamo finiti in un mondo di froci. Povero Berlusconi!”. Questo l’sms che Arcangelo Martino, l’ex assessore socialista di Napoli che presentò Noemi Letizia al premier, arrestato con Flavio Carboni per le gesta del comitato d’affari post-piduista, riceve nel gennaio scorso da un altro della combriccola. Hanno appena preparato un falso dossier per screditare Stefano Caldoro, attribuendogli frequentazioni transessuali, in modo da bloccarne la candidatura a presidente della Campania del centrodestra, in favore di quella del sottosegretario Nicola Cosentino, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

A far avere il dossier a Gianni Letta a Palazzo Chigi ci pensa lo stesso Cosentino, mentre a Berlusconi lo reca come una reliquia Denis Verdini, il coordinatore del Pdl che nella nuova P3 e nell’intera cloaca di materiale infetto delle cricche, nelle catene verticali di potere invisibili, secondo la definizione di Gustavo Zagrebelski, svolge il ruolo di tuttofare.

Favorisce nomine di burocrati senza titoli e senza scrupoli, pilota appalti, serve gli interessi degli imprenditori che vogliono dividersi la torta della ricostruzione a L’Aquila ed entrare nel business “in deroga” della Protezione civile di Bertolaso, partecipa alla designazione di magistrati ad alti incarichi, spinge commissari amici per la gestione dei beni culturali. L’asserita politica berlusconiana del “fare” virata nell’orgia del “malaffare”.

Macellaio in gioventù, poi commercialista e soprattutto da vent’anni presidente del Credito Cooperativo Fiorentino e di fatto socio di Riccardo Fusi, l’imprenditore super indebitato della Btp, da cui è nata l’inchiesta sulla Scuola dei Marescialli nell’area fiorentina di Castello posseduta da Salvatore Ligresti e al centro di un altro scandalo, Verdini in una telefonata di Angelo Balducci è definito “una bella figura di toscanaccio”. Egli stesso in un’intervista si accredita del ruolo di “manutengolo del cameriere di Berlusconi”, cioè del ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi.

Entrambi di Fivizzano, un paesotto di settemila anime in provincia di Massa Carrara, dicono che non si conoscevano finché non sono approdati in Parlamento, dove hanno scoperto la corrispondenza d’amorosi sensi. L’uno grassoccio, liscio, curiale, cattolico, poeta e storico da bar che tentò, cadendo nel ridicolo, di paragonare la figura di Berlusconi a quella di Adriano Olivetti; l’altro massiccio, roco, laico e, nonostante le smentite, accreditato di far parte della massoneria, tanto che il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Gustavo Raffi lo sospettò di aver tramato contro di lui quando si candidò per essere confermato nella carica.
Entrambi sembrano usciti da un film di Monicelli, l’uno da “Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno”, l’altro da “Amici miei”. Li unisce naturalmente l’amore sconfinato per il Capo: “Il Cavaliere è unico al mondo”, disse Verdini in un’intervista a Denise Pardo, aggiungendo subito: “Ma non vorrei si dicesse che oltre che massone sono gay”. Singolare ossessione omosessuale nel pressi della P3.

“Troppi massoni nel governo”, sentenziò invece Francesco Cossiga quando Denis era ritenuto l’autore del nuovo Manuale Cencelli per spartire le cariche. E nell’ormai lontano 2003, anticipò quasi profeticamente che Flavio Carboni poteva essere considerato l’effettivo vice coordinatore di Forza Italia in Sardegna. Se ne è accorto Renato Soru, l’ex presidente silurato nel febbraio 2009 dalla Cricca delle 3M (Medici, Massoni e Mattoni) che governa a Cagliari: “A me la P3 in salsa sarda, che si salda perfettamente con quella nazionale, non ha attribuito storie gay come a Caldoro, ma da lungo tempo e ancora adesso sono oggetto di tecniche di delegittimazione e falsificazione della cricca del cemento, non diversa da quella dell’eolico, anche perché bloccai tra l’altro la speculazione di Gualtiero Cualbu a Tuvixeddu. Mi denunciarono, ma ora sono loro indagati e ne vedremo delle belle sul fronte dei rapporti tra affari, burocrazie e magistrature amministrative. I falsi dossier naturalmente vengono veicolati dall’Unione sarda“.

Di chi è l’Unione Sarda? Di Sergio Zuncheddu, il costruttore socio anche del Foglio con Denis Verdini, che controlla altresì l’edizione toscana del Giornale della famiglia Berlusconi, che si dice sia prossimo ad essere ceduto ad uno stampatore torinese in società con la sottosegretaria Daniela Santanché e con l’ex reclutatore della P2 Luigi Bisignani, oggi uomo ombra dello staff di Gianni Letta a Palazzo Chigi. Ecco spiegata, in alternativa a quella della nuova loggia segreta, la teoria della inoffensiva bocciofila, che valse per Licio Gelli. Oggi è diventata sul giornale diretto da Giuliano Ferrara la parabola di nonna Abelarda. La P3 di Flavio Carboni, Verdini e faccendieri di ogni specie, inoffensivi sfigati che non ne azzeccano una, vogliono proporre la nonna “come vincitrice del titolo di miss Mondo”.

Nella giunta sarda il governatore Ugo Cappellacci, selezionato a suo tempo da Romano Comincioli, detto Romi a casa Berlusconi, e dal “vice coordinatore” Carboni non c’è nonna Abelarda, ma nonna Ketty, che presiede agli Affari generali. Figlia di Armandino Corona, intimo di Ugo la Malfa, Gran Maestro della Massoneria all’epoca del caso Calvi-Ambrosiano, si narra che quando qualche anno fa il papà non era più in condizione di intendere e di volere fu lei a prendere in mano non solo gli affari immobiliari e sanitari, ma anche l’eredità massonica paterna. Altri tempi quelli in cui le donne non erano neanche ammesse nelle logge.

Il Circolo della Caccia in piazza Fontanella Borghese, la Trattoria da Orazio in via Porta Latina, Alvaro al Circo Massimo, dove era di casa Balducci con la banda della Ferratella: è una toponomastica complessa, nel centro di Roma, quella della nuova P3. Corridoi sicuri nell’appartamento romano sotto il Campidoglio di Denis Verdini, tutto damaschi, baldacchini e sedie cardinalizie. Non sarà raffinato come quello ceduto da Propaganda Fide a Bruno Vespa, dove l’altra sera hanno fatto allegra brigata Berlusconi, Letta, Casini, Geronzi, il cardinale Bertone e persino, presenza insolita e degna di qualche stupore, il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi.

Ma è lì, nei pressi del Campidoglio, che si sono nominati super burocrati, deliberate candidature di alti magistrati, come quella del presidente della Corte d’Appello di Milano Alfonso Marra, detto Fofò dall’ex giudice tributario geometra Pasquale Lombardi, arrestato con Carboni, animatore del “Centro di Studi Giuridici per l’Integrazione Europea Diritti e Libertà”. Questa pseudo-loggetta organizza dotti convegni di magistrati, proprio come faceva negli anni Settanta, ai tempi dei pretori d’assalto, Giancarlo Elia Valori, ex piduista espulso da Gelli, che lo considerava un temibile concorrente. O magari Gran Galà a palazzo Brancaccio per festeggiare la nomina di Vincenzo Carbone (non Carboni) a primo presidente della Corte di Cassazione. Poi, tra quei damaschi, in questi anni si sono definiti appalti, compulsati 88 progetti di centrali a vento nell’offshore sardo, e gestite tante altre storie che la parabola di nonna Abelarda vuole semplici episodi di ordinarie lobby, di comitati d’affari un po’ squinternati.

Ma in fondo c’è del vero nella teoria di Ferrara, perché per il bollo di autenticità certificato di ogni operazione occorreva e occorre salire a Palazzo Chigi, nell’ufficio di Gianni Letta, dove soltanto Bisignani può entrare senza bussare. I manovali, si chiamino Verdini, Bertolaso, Carboni o Cappellacci, spalano. Ma è lì a Piazza Colonna, dove Letta è assiso da un cinquantennio, prima a Palazzo Wedekind poi di fronte, a Palazzo Chigi, che si legittima l’oligarchia che infetta questa specie di democrazia. Tra denaro e protezioni, carriere e promozioni, immunità e privilegi.

(11 luglio 2010)

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Flavio Carboni

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Flavio Carboni (Sassari, 14 gennaio 1932) è un imprenditore italiano.

Biografia

Carboni salì alla ribalta del mondo finanziario e immobiliare negli anni ’70. Ha intrattenuto rapporti con personaggi controversi quali l’agente segreto Francesco Pazienza, il capo della P2 Licio Gelli, il boss mafioso Pippo Calò, l’ex gran maestro della massoneria Armando Corona, nonché l’allora imprenditore Silvio Berlusconi, di cui è stato socio in affari per il progetto “Costa Turchese”, noto anche come “Olbia 2”.[1] Secondo il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia, Flavio Carboni e Licio Gelli si erano occupati di numerosi investimenti di denaro sporco per conto di Pippo Calò, che curava gli interessi finanziari del clan dei Corleonesi[2]; Antonio Mancini, esponenente della banda della Magliana divenuto collaboratore di giustizia, dichiarò che Carboni costituiva «un anello di raccordo tra la banda della Magliana, la mafia di Pippo Calò e gli esponenti della loggia P2 di Licio Gelli»[3].

A partire dal 1982 Carboni ha subito numerosi arresti, scontando brevi periodi di detenzione ed è stato imputato di numerosi fatti gravi quali l’omicidio di Roberto Calvi, imputazione da cui è stato in seguito assolto in tutti e tre i gradi di giudizio.[4]

L’unica condanna definitiva nei suoi confronti fu emessa nel 1998, a 8 anni e 6 mesi di reclusione per concorso nel fallimento del Banco Ambrosiano. Tuttavia, al periodo di detenzione previsto, già notevolmente ridotto in applicazione delle amnistie del 1986 e del 1989, fu detratta la carcerazione preventiva: non fu quindi emesso a suo carico nessun ordine di esecuzione della pena. [5]

L’8 luglio 2010 è stato arrestato all’età di 78 anni nell’ambito della recente inchiesta sugli appalti dell’energia eolica in Sardegna e a seguito della legge Anselmi sulle società segrete con l’accusa di costituzione della P3, organizzazione sospettata di condizionare il funzionamento degli organi costituzionali.

Vicende giudiziarie

Il caso Calvi

Nel 1997, i magistrati di Roma collegarono Flavio Carboni e Pippo Calò all’omicidio del banchiere Roberto Calvi.[6]

Flavio Carboni è infatti sospettato di aver intrattenuto rapporti di un certo spessore con il banchiere assassinato,[7] del quale avrebbe successivamente alla sua morte ricettato la borsa ed i documenti contenuti, vendendoli ad un alto prelato dell’Istituto per le Opere di Religione, monsignor Pavol Hnilica.[8] Per tale ricettazione il 2 marzo 2000 fu condannato con il pregiudicato romano Giulio Lena, mentre monsignor Hnilica (che intendeva proteggere, dichiarò, il buon nome della Chiesa cattolica e di papa Giovanni Paolo II) fu assolto per aver agito in stato di necessità.[9] La prima sentenza fu dichiarata nulla per vizio di procedura,[10] ma ne seguì dopo poco un’altra che confermava i dispositivi della prima.[11]

Carboni è stato inoltre sospettato di far parte della mafia.[12] Con l’ex compagna Manuela Kleinszig, Pippo Calò ed Ernesto Diotallevi, esponente della Banda della Magliana, è sotto processo ed è stato assolto in primo grado dall’accusa di omicidio aggravato e premeditato in danno di Calvi[13] anche per effetto dello smascheramento del falso alibi inizialmente fornitogli da una parente residente nella capitale inglese.[14] Carboni ha commentato la sua imputazione definendola “buffonata” e parlando di un “martirio personale”.[15] Va notato che poco dopo il rinvio a giudizio della magistratura italiana, quella inglese ha emesso un verdetto definitivo col quale ammetteva che la causa mortis era uno strangolamento operato da due o più persone.[16] Il verdetto è stato comunicato lo stesso giorno nel quale si è chiusa in Italia la vicenda relativa alla borsa del coroner inglese che indagava sulla morte di Calvi, al quale erano stati rubati a Roma la borsa contenente il computer e molti documenti in argomento: l’inchiesta sul furto ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per concorso in ricettazione nei confronti di un italiano, un algerino ed un cinese.[16] Carboni è stato assolto.

Nel processo per il crack del Banco Ambrosiano, Flavio Carboni è stato condannato in appello a otto anni e sei mesi di reclusione insieme a Umberto Ortolani e Licio Gelli ai quali sono stati inflitti 12 anni, otto a Francesco Pazienza.[17] In affari con Silvio Berlusconi, allora imprenditore in cerca di operare investimenti in Costa Smeralda, Carboni, secondo le affermazioni dell’editore Angelo Rizzoli alla Commissione P2, avrebbe lautamente remunerato un intervento, teso a creare un clima di distensione, da parte dell’allora sottosegretario al Tesoro Giuseppe Pisanu alla Camera dei deputati il 6 giugno 1982, poco prima che scoppiasse lo scandalo del Banco Ambrosiano.[18]

Il caso eolico in Sardegna e la presunta volontà di influenza sulle istituzioni

Nel maggio 2010, all’indomani della sua assoluzione per il delitto Calvi, Carboni viene indagato per concorso in corruzione, nell’ambito di un’inchiesta sugli appalti per l’energia eolica in Sardegna, insieme ad alcuni personaggi di spicco della politica locale e nazionale tra cui il Presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci e il coordinatore PdL Denis Verdini. Secondo gli investigatori avrebbe influenzato decisioni riguardanti il settore delle energie rinnovabili, arrivando a indicare la nomina del presidente dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale, Ignazio Farris, anch’egli indagato. Dalle indagini emersero diversi incontri tra gli indagati, alcuni dei quali, secondo lo stesso Carboni, alla presenza del senatore Marcello Dell’Utri.[19] Ulteriori sviluppi hanno in seguito portato i magistrati inquirenti a ipotizzare i reati di riciclaggio e associazione per delinquere, in relazione alla scoperta di consistenti fondi.</ref>

L’8 luglio 2010 viene arrestato. Il gip giustifica l’ordinanza affermando che la sfera di influenza di Carboni non agiva solamente con iniziative volte a realizzare in Sardegna impianti di produzione di energia eolica, ottenendo la nomina di persone a lui gradite e in contatto con Cappellacci e Verdini. Sempre secondo il gip, infatti, Carboni avrebbe più volte, coadiuvato dall’imprenditore Arcangelo Martino e dall’ex componente di commissioni tributarie Giovanni De Donato, provato a entrare nell’attività delle istituzioni, anche per quanto riguarda le decisioni giudiziarie. Ciò a settembre 2009, tentando di pressare i giudici della Corte Costituzionale per promuovere un parere positivo sul Lodo Alfano, dunque a favore di Silvio Berlusconi, con riunioni private con Verdini, Dell’Utri, il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo e i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller, a marzo 2010. Carboni avrebbe agito per sostenere la riammissione della lista del Pdl del candidato di centrodestra per le elezioni regionali del 2010 e attuale Governatore della regione Lombardia Roberto Formigoni presso il TAR e, sempre per quanto riguarda le elezioni regionali italiane del 2010, tentando di supportare Nicola Cosentino come candidato Governatore, screditando allo stesso tempo l’altro possibile candidato, oggi Presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, attraverso la realizzazione di dossier su frequentazioni di transessuali da parte dello stesso presidente della regione. Gli accusati sono sospettati anche di aver favorito la promozione a presidente della Corte d’appello di Milano del pm Alfonso Marra.[20]

Note

  1. ^ Il Sole 24 Ore [1].
  2. ^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/04/18/calvi-storia-di-banche-di-cosche.html?ref=search
  3. ^ http://www.philipwillan.com/images/calvi[1].pdf
  4. ^ Articolo del 1999 di Repubblica [2].
  5. ^ NewNotizie [3].
  6. ^ Si veda l’articolo sul sito di Radio 24.
  7. ^ Si veda l’articolo sul sito di Avvenimenti Italiani.
  8. ^ Si veda la cronologia del 1993 su strano.net.
  9. ^ Si confronti l’articolo su almanaccodeimisteri.info.
  10. ^ Si veda la cronologia del 1994 su strano.net.
  11. ^ Si veda la cronologia del 2000 su strano.net.
  12. ^ Si veda l’articolo pubblicato da I siciliani nel mese di giugno 1985 e riportato sul sito dell’europarlamentare Claudio Fava.
  13. ^ Si veda l’articolo sulla sentenza di assoluzione su Tgcom
  14. ^ Si veda l’articolo di Francesco Viviano su La Repubblica del 23 marzo 2004 riportato da almanaccodeimisteri.info.
  15. ^ Si vedano i dispacci dell’ANSA del 18 aprile 2005 riportati da almanaccodeimisteri.info.
  16. ^ a b Si veda il dispaccio dell’ANSA del 19 maggio 2005 riportato da almanaccodeimisteri.info.
  17. ^ http://www.studiliberali.it/uploads/GIUSTIZIA/AMBROSIANO%20CONDANNA%20BIS%20A%20DE%20BENEDETTI.pdf
  18. ^ Si veda questo articolo su diario.it.
  19. ^ Non solo l’eolico nella grande rete di Verdini La Stampa 8 maggio 2010
  20. ^ Il gip: «Carboni cercò di influire sulla Consulta per la decisione su Lodo Alfano» Corriere della Sera 8 luglio 2010

Bibliografia

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