Dal Peccato Originale ai Nemici Invisibili

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La biogeografia è la scienza che studia la distribuzione nello spazio e nel tempo degli organismi viventi e le cause che la determinano.

Si occupa di indagare estensione, sviluppo, avvicendamento nel tempo e sovrapposizione degli areali delle specie. Si parla di zoogeografia e fitogeografia per specificare se lo studio riguarda la distribuzione di animali o di piante. Un sinonimo diffuso di fitogeografia è geobotanica.

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Borghi di Xenobia e l’economia per un nuovo Eden. Dopo il peccato

Non abbiamo la loro tecnica di tipo PNL o psyops per persuadere la gente. Abbiamo di più: il Vangelo e 2000 anni di Chiesa. C’è un modo che non potranno mai controbattere, perchè “di fronte ai fatti non ci sono argomenti“: andare avanti, metterci alla sequela dello Spirito Santo secondo gli insegnamenti di Gesù! Dobbiamo cominciare la “conversione” ed il cambiamento da noi stessi, prima di tutto dall’amore per il prossimo, ma subito appresso dalla povertà, in spirito. Che significa abbandono delle matrici e del denaro che appartiene al nemico. Dobbiamo evitare i loro sistemi matriciali per non cadere nella trappola di sentirci dire: rifiuti ciò di cui ti alimenti; sputi nel piatto in cui mangi.

Infatti dobbiamo imparare anche a lavorare sui modelli riproducibili ad ogni livello avanzato e no, di società; introdurre un dubbio metodico che smaschera l’inefficacia dei sistemi attuali e le organizzazioni che ne sono alla base; individuare strumenti operativi di lavoro che siano efficaci per l’accreditamento dei nostri valori di merito; saper essere coerenti tra quello che diciamo e quello che siamo nella vita di tutti i giorni; andare avanti con metodo e motodica costante; saper far bene i conti con la nostra natura umana, antropologica, e la nostra capacità di inserimento ambientale e sociale; evitare la prolissità degli argomenti, i discorsi periferici, le cadute di stile, la presunzione; saper essere ottimi segugi e avere una presenza di spirito come fossimo di fronte ad una platea diversificata di livelli culturali e di gente; avere una moralità ineccepibile che dimostri che non siamo nè arroganti, nè visionari, nè irrealisti, ma anzi, con i piedi ben piantati per terra (nessuno è più realista de re); dimostrare come si inverano uno dopo l’altro le nostre teorie e portare esempi pratici; avere una nostra scuola interna per la ragion critica (valurare i pro ed i contro delle nostre dissertazioni) e la ragion pura (il modello ideale di società che abbiamo in mente) capace di vagliare i punti di forza e di debolezza e quindi la criticità dei sistemi alternativi che proponiamo; elaborare teorie con tanto di dimostrazione empirica e riproducibilità secondo criteri già elaborati e focalizzati nel tempo, nello spazio, per le diverse culture; avere bene in mente una teoria generale dei sistemi e come questi possano influenzarsi l’uno con l’altro per progredire vero il bene comune; avere una vera e propria alta scuola di specializzazione per la sostenibilità e le procedure di attuazione dei nostri progetti; rimanere su discorsi centrati ed evitare derive su discorsi periferici e soprattuto evitare lo scontro frontale ad personam imparando a defilarsi da attacchi diretti su se stessi; conoscere i metodi per la comunicazione diretta, la formazione e la replicabilità dei nostri contenuti di base; saper superare i conflitti ambientali ed ideologici anche di fronte alla frammentazione politica e religiosa; saper fare di tutto un pò e soprattutto imparare a coordinare l’altrui lavoro. Aggiungo a questo ragionamento: la logica, la retta ragione, la coerenza, la spiritualità, la praticità, la manualità, l’humor, la sportività, la permeabilità, la sagacia, la temerarietà, la prudenza, la costanza, l’approfondimento tematico, la passione, la partecipazione, la devozione, l’abnegazione, la gratuità, la prontezza di spirito, lo scrupolo, il rispetto per ogni interlocutore, ma soprattutto il Timor di Dio.
Insomma, come vedete, non è così semplice. Ricorda quasi l’Ordine dei Gesuiti, un Corpo Militare. Oggi come oggi posso dire, per esempio che il progetto dei Borghi e delle CAERP viaggia da solo, ma che dal punto di vista pratico sto a “carissimo amico” perchè non sono ancora riuscito a far passare il concetto che la ricchezza è un valore secondario che va trasferito a livello collettivo. Mettere tutto insieme e ricominciare insieme. Come faccio ad arrivare a spiegare questo?

Sapete bene che il “piatto da cui mangiamo” non è il cibo, ma tutto il resto: sanità, apparati di giustizia, istituti per l'”educazione” (la parola mi dà i brividi al solo pensiero che siamo in mano alla Fabian Society); servizi stradali, le macchine da guerra, il sistema istituzionale ed i loro dipartimenti dislocati sul territorio, ecc.. che se anche non funzionano, intasano burocraticamente la macchina pubblica, sono meccanismi inutili e superati e ci dicono che vanno avanti con le tasse di pochi, sono pure il substrato culturale con cui dobbiamo dimenarci e fare i conti, perchè sono la grande opera ingegnosa delle matrici in cui sono immerse le nostre famiglie.
Ecco perchè dico: se riprendiamo San Francesco, è facile dire che questo “falso” Papa sta facendo demagogia di tipo gesuitico e per conto del Nuovo Ordine Mondiale. Ma se parliamo di “cibo”, “energia”, “informazione”, “medicina”, “moneta”, temo che senza dei veri esempi “a toccar con mano” come avrei voluto fare con Nomadelfia, il giorno, nonostante una bella chiaccherata con slide, filmati, testi, seminari, siamo da capo a dodici.

Eppure Gesù ci insegna che ognuno trova la sua strada nelal conversione. Noi non abbiamo il potere di fare come Gesù, che disse a San Matteo “seguimi” ed egli lasciò tutto: lavoro, moglie, famiglia. Ma se ci crediamo, in parte potremmo anche ottenere risultati più ecclatanti, perchè Gesù e Maria sono dalla nostra parte.
Perchè se io parlo da un Borgo o da un Casale di campagna, posso dire a ragione tutto ciò che qui andrò ad elencare. Diversamente no. Non mi crederebbero. E ci capiterà di parlare con un russo o uno scandinavo e dire non che il caviale o il salmone sono un lusso, ma la polenta (farinha de milho) e lo zucchero da canna che loro non vedono nemmeno con il canocchiale. Ma grazie alle Reti che andremo a creare seguendo la conoscenza delle Regioni BioGeografiche, qualcosa può cambiare nel senso che diciamo noi; ed i Borghi apparire molto più vicini l’uno all’altra di quanto pare oggi.
Ecco perchè dico che dobbiamo imparare a conoscere gli argomenti, tramutarli in fatti, e non mandare nell’arena il primo che capita. In due secondi io potrei smontarti chiunque, anche il migliore fra noi. Di questo abbiamo bisogno piuttosto: di avvocati del diavolo. C’è bisogno di allenarci a prenderci a schiaffoni l’un dall’altro con la massima umiltà. Oh quanti ne ho presi io di schiaffoni, con questa mania di voler spiegare i Borghi di xenobia come la migliore economia possibile e come il luogo a cui tutti agoniamo.
E’ più questo di cui abbiamo bisogna ora che altro. Abbiamo bisogno di sentire le parole di chi ci incoraggia, di chi ci mostra fatti, di chi ha in mano la chiave per una energia alternativa a costo zero. E statene certi che ce ne daremo di santa ragione, perchè l’”armiamoci e partite” è tipico di noi cristiani imborghesiti.

Sapete, per esempio, quale era l’unico vero valore circolante fino alla metà del XIX secolo? La canapa. Le tasse si pagavano in canapa, perchè era un bene valoriale che si poteva utilizzare in tutte le forme. E per gli Stati di tutto il mondo costituivano monopolio e valore aggiunto, anche perchè risorsa locale e multiuso.

Ma ciò che non si fa per Amore, lo si fa prima o poi “per forza”. E quando si arriva all’uso della forza è perchè qualcuno ha individuato le forme di business da ricavare ca diò che invece era gratuito e alla portata di tutti: ciò che è successo a Cipro, personalmente, mi riempie di gioia. Abbiamo la possibilità di aprire gli occhi e intendere che il sistema finanziario si sta divorando quello monetario e che solo l’1% della moneta è destinata a soddisfare le nostre reali esigenze e che le tasse non sono altro che un rientro del 99% dei soldi in circolazione che poi verrà utilizzato per schiacciarci e schiavizzarci o addirittura per ucciderci. Alla fine guardatevi intorno: stiamo lavorando gratis per la nostra morte. Ci stiamo solo costruendo la buca, sapete, come nei film americani, che ti davano la pala, e poi….
Il caso di Cipro ci mostra che altri veli stanno venendo strappati dagli occhi di coloro che fino ad oggi hanno inerzialmente e tiepidamente “rallentato”.

Dice il mio amico Fabio Massimo

E’ la nostra tiepidezza che dà potere e forza ai freddi (tra cui vi sono anche gli “acceleratori” cristiani e cattolici dei Tempi, nel modo che Dio ha in abominio: elites gesuitiche in primis).
E’ per la mancata (o comunque ben lontana dall’essere “piena”, come Dio vuole per noi) conversione del nostro cuore che “carne”, “mondo” e diavolo hanno ancora un potere così vasto su di noi.

E’ per la tiepidezzza e il cedimento a Mammona (già ampiamente verificatosi alla fine degli anni ’50) che è stato possibile l’Abominio della Desolazione nel Luogo Santo avviato dal Concilio Vaticano II: che, invece che dare l’annuncio urbi et orbi che si stava entrando nella Fine dei Tempi e quindi annunciare il Ritorno Imminente di Gesù (“proclamiamo la Tua Morte, Signore, annunciamo la Tua Resurrezione, nell’attesa della Tua Venuta”), proclamare il Dogma di Maria Corredentrice ed effettuare la Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria (e facendo tutto ciò sarebbe a quel punto probabilmente divenuto non più necessario svelare il Terzo Segreto consegnato ai tre pastorelli di Fatima); ha preferito, ad iniziare dalla persona del Papa (che ha scelto quindi di associarsi a Pietro-Satana invece che Pietro-Sasso, che si lascia docilmente “lanciare” da Gesù), “aprirsi al mondo”, nell’illusoria speranza di convertirlo ed assimilarlo al Regno di Dio (che Gesù ha detto essere radicalmente diverso da “questo mondo”); ed inscenando così, pur in buona fede, una mega “Domenica delle Palme”. Che sappiamo non fece felice Gesù ma Gli aumentò la pena per ciò che Lui vedeva già incombere all’orizzonte.

La tiepidezza, il cedimento a Mammona, la sensazione di essere già “trionfanti”: hanno fatto sì che il Concilio Vaticano II fosse indirizzato fin dall’inizio in un senso ben diverso (se non radicalmente opposto) a quello voluto da Dio.
Pietro si è comportato da “Pietro-Satana”, mettendosi avanti invece che alle spalle di Gesù.
E ne è derivata la Chiesa “samaritana”, caratterizzata da un’omnipervasiva ambiguità, triste frutto del Concilio Vaticano II così come di fatto realizzato: quella Samaritana che ha avuto “cinque mariti” e di cui quello attuale non è neanche marito.

Ma, poiché il Progetto di Dio non è mai -in alcun modo- fermabile: ecco che siamo arrivati al momento in cui i veri Adoratori adoreranno Dio né su questo monte e né a Gerusalemme: ma “in Spirito e in Verità”.
Chi è in Spirito è chiamato ad aprirsi alla Verità: pena ritrovarsi al di fuori dei veri Adoratori e financo sbattuti all’esterno del Banchetto di Nozze, se non ci fa trovare con la Veste Candida (e, appartenendo ai molti “chiamati” ma non ai pochi “eletti”: se la si è smarrita o totalmente lacerata e insozzata lungo la strada, bisogna almeno chiederla all’Agnello, una nuova Veste Candida. Nella certezza che Lui ce la darà).
E la Verità non può prescindere dal Deposito della Fede, così com’è stato trasmesso in questi ultimi duemila anni nella Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica e Romana.

Chi è in Verità, deve chiedere in tutti i modi al Padre di dargli lo Spirito: per non sclerotizzarsi e non correre il rischio di cadere nelle trappole del giudizio e delle misure troppo strette (“non giudicate e non sarete giudicati”, “con la misura con la quale misuretete, sarete misurati”). Ed essere pronti ad aprirsi alla Novità di questa Seconda Pienezza dei Tempi.

Ma tutti siamo chiamati a mettere in pratica (perché l’ascoltarle senza metterle in pratica equivale a costruire la casa sulla sabbia: e quindi a farsela spazzare via al momento della piena, col rischio inenarrabile di arrivare a prendersela poi con Dio e quindi commettere proprio all’ultimo un peccato contro lo Spirito Santo che potrebbe pregiudicare la stessa Salvezza) le Parole di Gesù, trasmesseci nel Vangelo di San Matteo:
“Quando vedrete l’abominio della desolazione stare nel Luogo Santo -chi legge comprenda- allora chi è in Giudea salga sui monti, chi è sul terrazzo non scenda di sotto a prendere alcunché, chi è nei campi non torni a casa a prendere il mantello”.

Cos’è, oggi, la “Giudea”?
Cosa sono i “monti”?
Cos’è la “terrazza”?
Cosa sono i “campi”?
Cos’è il “mantello”?

Giustamente, Gesù (e San Matteo, ispirato dal Suo Spirito) sottolinea: “chi legge comprenda”.

Fra l’altro mi sento di fare una considerazione realista:
in questo mondo, gli “Stati” che “possono” stampare denari, sono proprio quelli che rincorrono le guerre e che stabiliscono un punto di equilibrio con USraele nel controllo geopolitico della economia di tutti gli altri paesi membri del consorzio umano (asservitogli sotto il ricatto della crisi, dell’austerity, della politica della carenza, del terrore, delle guerre).
Dico questo perchè mi domando: come ha potuto la Corea del Nord arrivare ad avere testate nucleari e poter armare un super esercito?
Nell’antica Roma, il nome del Soldato era mutuato dal “soldo“. Per noi, che non dobbiamo formare eserciti armati di strumenti di morte, è sufficiente coltivare la “partecipazione al bene comune, al buon governo, alla produzione di beni e servizi, ecc..
Ora, vien da dè che la partecipazione porta con sè delle leggi morali quali sussidiarietà, volontariato, ecosostenibilità, beni comuni. Che sono l’opposto della cultura della morte. Anzi: è un metodo di condivisione e sviluppo reale.
Se poi, il patrimonio ce lo vogliamo trasferire o gestire attraverso la monetizzazione dello stesso, abbiamo comunque qualcosa a cui riferirci, che è la nostra identità culturale e materiale, il contesto storico e ambientale in cui viviamo, l’investimento reale che possiamo controllare direttamente anche nei suoi frutti e nelle opere evangeliche di dare da mangiare e da bere, ospitalità, visita e conforto, parole sante ai dubbiosi, ecc..
Tutto il progetto EcoTUr Caesar si fonda su questo presupposto: dalla gratuità al patrimonio comune. Che poi è lo “status” e la gestione della “res pubblica”. Non stiamo inventando nulla.

Aggiungo. si possono produrre soldi principalmente per pagare le guerre, in tutte le loro forme immorali, immateriali, distruttive, corrosive, di corruzione)

Qualunque idea alternativa di moneta non può non tener conto che la Guerra è il primo Dogma della Nuova Religione. Orwell lo diceva chiaramente: serve solo per mantenere lo stato delle cose eliminando sempre la traccia delle opere umane, perchè l’uomo finisca inevitabilmente per lavorare non per il suo bene ma per il bene di altri. Produrre denaro pensando di poter continuare a vivere come viviamo, è Utopia allo stato puro.
Ma sapete perchè? Noi la risposta l’abbiamo avuta da Gesù. Senza cristianesimo e osservanza del Vangelo non si realizzerà nulla di buono. Perchè, per prima cosa dobbiamo cambiare noi stessi. Nel Tempio Gesù ha rovesciato il banco che doveva essere rovesciato: quello dei cambiavaluta, quello di chi dava buoni o note di banco in cambio di oro (sesterzi d’oro e romani). Dicevano: “solo con questi pezzi di carta puoi comprare gli animali da dare in sacrificio al tuo Dio“.
Un vero cristiano, e parlo di un VERO cristiano, già vive come dovrebbe essere, e senza denaro! Il denaro dovrebbe essere come la Legge e come il Nome di Dio: gestito da pochissimi per il Bene di tutti! Forse gli uccellini del bosco non hanno di che mangiare senza lavorare per qualcun altro?

Il Signoraggio, infatti, non è un problema di per sè. Ma per la sua finalità: ridurci tutti in miseria attraverso lo strumento micidiale della “debitocrazia”. E ciò vale se a stampare moneta sono privati, ma anche uno Stato autocrate, o un comitato di Saggi. E’ dal 1860 che esiste il Signoraggio Moderno. Non ho mai visto nessun Re dare denaro a Credito, se non quelli virtuosi, i Re Cristiani. Ma dall’altra sono sempre esistiti i ministri scaltri, i consiglieri gesuiti e giudei, i banchieri, gli arrivisti, i rivoluzionari, gli appaltatori senza scrupoli, quelli che volevano prendere il posto del Re per fare abuso del potere. Quindi, cosa vogliamo fare, non tenerne conto, oppure pensare come ci insegna Gesù, che prima va cambiata la mentalità del mondo? Secondo me finchè girano “soldi”, siamo tutti “assoldabili”, “corrompibili” “appollaiati sul nostro ego”.

Il noto antropologo Daniel Graeber ne “Debt: the first 5000 years” conferma che la tecnica del baratto NON nasce prima della moneta (come normalmente si crederebbe) ma solo in seguito; in altri termini, l’antropologa ci insegna che quando una civiltà esistente e consolidata giunge ad un periodo di crisi, la moneta comincia a non circolare più facilmente e le persone – ormai abiutate ad assegnare un valore monetario alle merci, tanto da averlo introiettato – ne suppliscono la carenza attraverso il baratto. Si dà perciò per scontato che il valore dello scambio sia misurato (dalla moneta), anche se questa non è più esistente. Rende bene l’idea? Diventa virtuale senza passare da un microchip o da un computer. Si comprende bene quindi perchè allora da una parte risulti naturale anche il passaggio alla moneta virtuale e dall’altra la vera natura che è proprio quella di UNITA DI MISURA DEL VALORE DELLO SCAMBIO.
Il secondo punto è quello che più volte ho accennato e quello per cui – colpa mia – da tempo dovevo redigere un articolo. Le persone accumulano (risparmiano) per diverse ragioni psicologiche, normalmente sane. Tuttavia, esistono persone tra di noi che non sono esseri umani (umanoidi secondo alcuni psicologi): sono i psicopatici essenziali e i loro amici, gli sociopatici (che sono umani con difetti di condotta emotiva di tipo antisociale). Essi percepiscono le persone normali come prede e nemiche. In questo quadro, l’accumulo di risorse per psicopatici e affini è la misura del bottino e a spese della collettività, del loro successo e dello strumento della loro difesa dalla popolazione. Anche qui, in altri termini, il loro accumulo è solo possibile perchè GLI CONCEDIAMO (per nostra ignoranza sull’argomento) di SFRUTTARE LE NOSTRE DEBOLEZZE.

Le caratteristiche di accumulo e potere sono stampate nel DNA dei mammiferi. E sappiamo bene che le femmine dei mammiferi scelgono maschi che garantiscono a loro e alla propria prole sicurezza materiale. Quindi vengono scelti maschi con quei requisiti meschini: insensibili, egoiste, avare, arroganti, arriviste, potenti che sanno ben dosare la forza a vantaggio solo di chi gli è vicino. Non c’è molta differenza tra esseri umani e altri mammiferi, basti pensare alle continue guerre mostruose per il territorio e le risorse.

L’EcoTUr Caesar può essere misurato in questa maniera: è il valore collettivo di chi ama condividere i beni senza prostituisri, accumulare ricchezze e farsi mercenario e dichiarare guerra al vicino o difendersi dall’altro.
L’esempio. L’EcoTUr è la moneta che si invera là dove comunque la gente farebbe quella medesima cosa, gratuitamente. Un soldato andrebbe mai in una guerra non sua, che non gli appartiene in nessun senso senza essere pagato? Certo che no. Per questo per oro ci sono i soldi. Una donna, pur desiderando sesso e compagnia, si prostituirebbe senza essere pagata se questo non procura in lei un particolare sentimento di piacere o un interesse proficuo? Certo che no. Per questo è pagata per le sue prestazioni sessuali.

A chi servono i “SOLDI”? A chi vive “mentendo” o facendo ciò che altrimenti non farebbe: politicanti moderni; giornalisti asserviti al potere e ogni genere di mercenario; garzoni a tempo e costretti ad obbedire; o chi ha visto e deve tacere o a chi è sotto ricatto; servono soldi alla delinquenza che se li procura rubandoli e le mafie che controllano il territorio tramite i soldi usati come intimidazione; sono la chimera dei fancazzisti e dei dipendenti pubblici che cercano un contratto a tempo indeterminato per comprarsi con calma, tutto; lavorano solo per soldi ogni genere di prostitute… Quindi, Meditate gente, meditate: se producete di vostro, non avete bisogno di soldi; ma solo di amici, gente e consanguigni che condividono il progetto; e, poi, chi ha qualcosa da darvi in cambio dei vostri servigi. Comunque, meglio pagati che schiavi! Ma a quel punto siete sicuri di ricevere la giusta mercè all’operaio da chi parla di soldi, senza un contratto da “inverare” o “convalidare” di fronte ad una giuria? Oggi questo potete vederlo da soli che non è possibile, al punto che in Portogallo stanno pensando persino di pagare gli stipendi con Titoli di Stato, o meglio spazzatura.

Una società che ha bisogno di soldi dalla nascita alla morte è una società fallita in partenza, tanto quanto quella che vive del suo oro. Ecco perchè una volta l’oro era messo nelle chiese o nei Templi. Il segno più grande che può dare una grande Civiltà è quella di non aver bosogno di ricchezza ma di proclamare se stessa come un Bene.

Ed ecco che pian piano ci avviciniamo all’Eden, lasciandoci alle spalle una miniera inesauribile di menzogne e di matrici e schemi mentali. E’ l’ottimo lavoro di propaganda fatta dalla mattina alla sera da oltre 150 anni a questa parte nelle scuole, negli ambienti di lavoro, nei media, nelle istituzioni, nei pubblici uffici: un lavoro martellante che ci condiziona ogni istante della vita e per cui sei giudicato.

Mi rendo perfettamente conto che per una persona piccola come me, parlare dell’esperienza personale rispetto ai soldi, è un esercizio perentorio e non esportabile se non si spiega anche che tipo di stile di vita si è adottato. Ma resta comunque difficile se non si trasferisce quella persona nei canoni da noi adottati, estrapolandola completamente dalla consuetudine di “normalità” in cui è immersa.
Ma posso dire che nella mia vita tutto è andato sempre al contrario: quando cercavo di accumulare disperdevo e quando disperdevo accumulavo. Nel senso che ho sempre solo avuto ciò che ho dato. Nel piccolo e nel grande, nell’amore e nel giudizio.
Quel che so è che sono sempre stato un gran lavoratore e se oggi ho una casa è perchè me la sono costruita con le mie mani. Ogni volta che pagavo qualcuno per aiutarmi, mi rendevo conto che i lavori che mi restituivano erano unicamente per trarne il maggior profitto persino là dove ci mettevo le mani io. Ho odiato quella casa per anni, perchè ho pagato due volte persino il mio lavoro. Ci vorrebbe uno psicanalista per capire la ragione per cui odio i soldi, se non fosse che ho preso atto da subito che fosse la strada da Dio tracciatami per comprendere al meglio il significato del Denaro e dell’Eden. Perchè il mio è l’unico odio che provo verso qualcosa. E quando mi capita di averlo in mano, o lo spendo per un bene più utile come una scorta alimentare, materiale per aumentare i volumi della mia casa e del mio giardino, o lo dò in prestito perchè mi venga restituito sotto forma di beni o servizi. Ceh se ci pensate bene, quella stessa persona che riceve questo privilegio gratuito potrebbe a sua volta dare il denaro o cose a gente di cui ne ha bisogno e sarebbe una società felice dove il soldo, come dicevo prima, poi scompare e diventa baratto e gratuità.

Forse ho dato per scontato ciò che andavo anticipavo sulla “moneta” a tempo non come consuetudine, ma come eccezione. Ecco perchè ora mi sono soffermato sulla “gratuità”.
Infatti, sostenevo questa tesi riferendomi non a moneta circolante ma ad una sorta di assegno “notarile” in cui garantisci un utilizzo a tempo; oltre al quale diventerebbe, altrimenti, acaparramento o accumulo per eventuali specualazioni. Così che, se devi comprare una casa (ma non è il caso della mia teoria dove la casa ce l’hai praticamente gratis costruita assieme agli amici di comunità), ti fai stimare un bene, un contratto di lavoro, un’opera che stai portando avanti, e ti fai dare a “credito”, o meglio sulla fiducia, questa sorta di “nota di banco” o assegno per l’acquisto nel tempo che hai calcolato. Quindi quella “nota”, una volta incassata perde il suo valore circolare e diventa valore patrimoniale. Come vedete però, chi riceve quell’assegno, in realtà ha perso la casa e ora è costretto a comprarsi qualcosa o diventa “coautore” di ciò che tu hai impegnato per quella somma. Di fatto, come accadeva nel passato, egli ha dei diritti formali su di te, finchè il debito non è estinto totalmente.

E’ su questa considerazione che vado ad innestare il punto di Gensel con una mia correzione:

Dice infatti l’amico Andrea

La dialettica merce-denaro. Tutta la produzione che risulta dalla divisione del lavoro è fatta per essere scambiata, in quanto è perfettamente inutile al produttore, ed è concepita, fin dal principio, come merce di scambio. Tale produzione costituisce l’offerta. Poiché le merci soffrono anche di putrefazione, obsolescenza, arrugginimento e decadimenti vari, è nel più completo interesse del produttore venderle il più sollecitamente possibile.

La correzione urge ed è sostanziale: perchè non ragionare in una economia di scala? Perchè il contadino deve produrre 20 tonnellate di patate, quando c’è la probabilità che parte di esse marcisca e che la vendita deve essere fatta in luoghi diversi da dove le ha prodotte? (Senza considerare la concorrenza spietata ed il fatto che la vendita prenderà più tempo che averle prodotte). La teoria del Borgo di Xenobia è che la produzione deve soddisfare le esigenze interne, dei visitatori e casomai produrre un reddito o uno scambio fruttifero nella vendita esterna al borgo. Ma anche se questa vendita esterna non avvenisse, potrebbe diventare parte della scorta o trasformato a sua volta in altro prodotto o “regalata” ai vicini o persino ai “parenti”.
Detto ciò ricordo che i produttori di spade, nella Toledo medioevale, seguivano un protocollo specifico; per cui gli artigiani non potevano produrre più di un tot al giorno per non incorrere nel rischio di accumulare spade invendute o non utilizzabili. E questo garantiva anche prezioso tempo da utilizzare per altre faccende tra cui gli affetti famigliari e l’attività spirituale.

Allora vien da sè che il sistema industriale ha stravolto la scala dei Borghi, sostituendola con la scala della sovrapproduzione e del consumo e quindi dell’usura, fino a che l’usura (o obsolescenza) è diventata parte stessa della economia di super scala (vedi la Cina) e l’uomo una semplice ruota dell’ingranaggio. Denaro che rincorre denaro, il 99% dell’economia fuori mercato.

Alla tesi degli Arcieri, mi si arriva a rispondere così:

Per quanto riguarda la fantapolitica, tipo borghi di mangrovia, osservo che non servirebbe nessun tipo di denaro.
Infatti il sacrosanto diritto di proprietà può essere esercitato anche attraverso il dono. (Quindi non abolizione di proprietà, ma proprietà acquisite per regalo). In un regime siffatto è possibile mantenere la divisione del lavoro (fonte di prosperità, cultura e in definitiva di civiltà) sfruttando al massimo le competenze e attività personali, senza perdere tempo e forze in contabilità. Il principio “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” può funzionare perfettamente come base di un’economia superevoluta. Il furto andrebbe a scomparire, vi sarebbe abbondanza per tutti (grazie alla tecnologia di cui oggi si dispone). L’unico controllo da esercitarsi sarebbe quello che tutti lavorino almeno un po’, perché laddove vigono i principii cristiani, vale anche il paolino “Chi non vuol lavorare, neppure mangi”. Tuttavia, per funzionare, il sistema senza denaro ha bisogno di raggiungere una massa critica (nell’ordine delle centinaia di migliaia di persone, di modo che possano autoprodurre tutto ciò che serve loro) e non è adatto alle piccole comunità, che o si riducono a una vita di stenti, o sono costrette a scambiare con l’esterno.

Battute e “mangrovie” a parte, l’ideale dei Borghi fantapolitici è il numero di 300 persone, tante quante erano a Nazareth e a Betlemme. Mi sembra che comunque il senso sia stato colto pienamente nella sua realtà “possibile” e non utopistica. Vorrei aggiungere: immaginando come unità primarie -oltre alle cellule famigliari- i Borghi, poi si può passare alla considerazione di consorziarsi per diversificare le produzioni, creando una sorta di divisione territoriale per aree omogenee (esteso sull’intero pianeta terra) o Regioni BioGeografiche o ancor megio EcoZone e non secondo le demarcazioni storico-politiche degli Stati e delle Nazioni. A questo punto non ci sarebbe nemmeno bisogno di parlare di esterno. (Si guardi bene, che il tema è ostico; perchè in parte coincide con il piano neomondialista di elinare le frontiere secondo la mentalità New Age. Quindi Rosario in mano, scapolare indossato e avanti tutta!)

Il problema è questo! Come si argina il divampare della moneta unica o microchip, senza la quale non si può comprare e vendere? Come ci si pone al riparo dal fattore “guerra e corsa agli armamenti” con la moneta di Gesell? Perchè, restando in piedi questo parametro mangia soldi del sistema Stegocratico, qualunque sistema deve ammettere al suo interno una plusvalenza del 20/30% da destinare agli armamenti di attacco e difesa. Poi bisognerebbe accantonare una percentuale per la corruzione, per la propaganda, per i politici, per i fancazzisti, per i carrozzoni pubblici, per i sindacati, per gli economisti, per tutte le mafie, per tutti coloro che non staranno a guardare un sistema che cerca di metterci fuori.

Ecco perchè la soluzione dei Borghi, secondo la teoria dello svilupp graduale e armonico, in base alle “conversioni” dei singoli, può uno ad uno coinvolgere tutti. Non una grande rivoluzione imposta dall’alto secondo rigidi schemi che non tengono conto delle nostre situazioni individuali, o infiltrata tramite alchimie monetarie, ma una conversione all’Unico Signore, Cristo Re.

Beh… a parte il gioco con Xenobia/Mangrovia, pianta peraltro abilissima a sopravvivere in condizioni davvero estreme essudando il sale in eccesso da apposite ghiandole sulle foglie, credo che l’amico Andrea dica una cosa molto più fantasiosa ed irrealizzabile di quanto non sia l’approccio pragmatico dei Borghi di Xenobia. Allo stato attuale dell’umanità non crediamo nemmeno noi sia possibile eliminare il denaro tout court ma bisogna eliminare tutto quello che è speculazione ed interesse. Il denaro serve anche per “misurare” e stimolare il lavoro fatto dagli uomini, quindi regolamenta quanto diceva San Paolo “Chi non vuol lavorare, neppure mangi”. Sopratutto, il denaro, deve essere una equa misura di riconoscimento per i valori aggiunti, quindi non tanto una misura del prodotto della terra, ma in maniera maggiore del prodotto trasformato; che richiede risorse di tempo ed intelletto maggiori. Certamente, se qualcuno avrà fame e sarà in condizione di lavorare, avrà di che mangiare e di guadagnare; come sfamato sarà colui che non potrà lavorare. Comunque, non dimentichiamoci una cosa: il Paradiso in terra, per ora non c’è. Nè saremo capaci di crearlo noi stessi: non ci sta già provando Satana, a modo suo? Quindi i Borghi sono solo e esclusivamente un progetto temporaneo per attraversare il deserto, la Gande Tribolazione, un rifugio per peccatori. In attesa che si instauri il Regno di Gesù.

Comunque è ovvio che l’idea di un Paradiso che ancora non c’è, ma che comunque ci è stato promesso, ci offre l’opportunità di metterci nelle condizioni di desiderarlo nei modi che il Cielo ci mette a disposizione. E noi cerchiamo di rimanere su quella linea, pregando ma anche sognando. Perchè non si sa mai che un giorno prenda esattamente la forma che noi abbiamo pensato. Lo diciamo noi, ma lo aveva detto Gesù: fino a che l’uomo resta quello che è oggi. .. non abbiamo grosse speranze.  L’unica cosa che possiamo fare è riunire quelli che vogliono essere salvati, pubblicani e prostitute (perchè chi ragiona come i Farisei, ossia che sono già salvi, non avranno nemmeno voglia di unirsi a noi); e con ciò creare esempio agli altri. Un po’ come previsto nell’apocalisse, appunto.
E quindi attendere che arrivi il Re; perchè l’idea di cambiare sistema di moneta resta sempre a portata di mano anche degli stessi criminali di oggi. E se non cambiano le teste, puoi anche cambiare moneta da debito a credito, ma sempre sapranno come portarti nella loro spirale di schiavitù.
Ovviamente la nostra attesa implica anche una speranza ed una idea, visto che noi siamo parte di Dio, tanto quanto le idee. E le idee dei Figli dell’Uomo sono quelle più vicine all’idea che Dio ha del Paradiso.
Per qusto dico: deve accadere che nascano i borghi secondo un disegno di speranza e di Paradiso. Questo è l’Eden in Terra che sognamo, pensando al Paradiso in Cielo che è quello che vogliamo con tutto il cuore e nella santità.

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Regioni Biogeografiche

Le regioni biogeografiche rappresentano un sistema di classificazione delle terre emerse, che definisce unità regionali in base alla distribuzione geografica degli organismi. Infatti, la divisione geografica in continenti non è adatta per descrivere la distribuzione della biodiversità del pianeta. Ogni unità biogeografica regionale è caratterizzata da una propria fauna, intesa come l’insieme degli organismi che hanno popolato la regione stessa (dispersione) o che si sono originati al suo interno (vicarianza). Inoltre, ciascuna unità possiede gruppi tassonomici che si trovano esclusivamente al suo interno (endemismo). Gli organismi endemici possono appartenere a ranghi tassonomici diversi (sottospecie, specie, generi, famiglie, ordini). Per esempio: la famiglia Giraffidi è attualmente endemica della Regione Afrotropicale; il panda è una specie endemica della Cina ma appartiene ad una famiglia (Ursidi) presente in tre diverse regioni biogeografiche (Neartica, Neotropicale, Indomalese). Tra unità regionali confinanti, si verifica spesso la presenza di ampie fasce di ambiguità biogeografica, dette zone di transizione. In tali zone si osserva la sovrapposizione di elementi che caratterizzano due regioni confinanti e che possono presentare una progressiva rarefazione lungo opposti gradienti geografici. Per esempio, nell’Indonesia orientale (corrispondente alla Zona di Transizione Austro-Malese), troviamo a contatto Mammiferi Placentati e Mammiferi Marsupiali. Tuttavia, procedendo da Ovest verso Est, si osserva un numero decrescente di Placentati ed uno crescente di Marsupiali, man mano che ci avviciniamo verso l’Australia.

(a) Zona di Transizione Messicana (b) Zona di Transizione Saharo-Sindica
(c) Zona di Transizione Cinese (d) Zona di Transizione Austro-Malese
(e+f) Zona di Transizione Antartica

Note

  • Le due regioni dell’emisfero boreale (Paleartica + Neartica) vengono spesso considerate insieme, sotto il nome di Regione Oloartica.
  • Alcuni autori usano ancora il termine Regione Orientale, al posto di Indo-Malese.
  • Diversi autori usano ancora il termine Regione Etiopica al posto di Afrotropicale.
  • Alcuni autori usano il termine Regione Australasiatica per la Regione Australiana, incorporandola con la vicina zona di transizione.
  • La Zona di Transizione Saharo-Sindica fa da confine fra tre regioni.

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La biodiversità europea: una questione ancora difficile.

30 Lug 2009

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Il 13 luglio scorso la Commissione Europea ha pubblicato la prima relazione sulla biodiversità delle nazioni appartenenti all’Unione (scarica il pdf della Relazione).Nel rapporto si descrive la situazione dal 2001 al 2006 dei venticinque Stati membri e di undici regioni bio-geografiche (sette macro-aree terrestri e quattro marine), e sono state prese in considerazione 1.182 specie animali e 216 tipi di habitat protetti dalla legislazione comunitaria.
Le aree più danneggiate risultano quelle erbose, umide e costiere, e le cause sono molteplici: l’agricoltura intensiva che impoverisce il terreno, lo sviluppo urbano che danneggia le zone marittime, il turismo di massa che non rispetta gli habitat.
Per quanto riguarda le regioni bio-geografiche, la maggioranza delle rilevazioni ha attestato un livello d’insufficienza delle condizioni di biodiversità (soprattutto nell’habitat del Mediterraneo e dell’Atlantico, che hanno raccolto ben poche valutazioni positive).
Anche i rilevamenti sulle specie non sono buone: il 52% sono risultate insoddisfacenti e ben il 31% sono classificate come ‘sconosciuto’; l’UE ha dovuto fronteggiare infatti una notevole carenza di dati su molte specie e habitat, soprattutto per quanto riguarda le aree meridionali del Vecchio Continente e l’ambiente marino.Da una parte le specie che soffrono maggiormente sono gli anfibi e i rettili, a causa della sparizione progressiva del loro habitat naturale e dei cambiamenti climatici; dall’altra parte si può osservare uno spiraglio positivo nel progressivo aumento di specie protette come il lupo, la lince eurasiatica, il castoro e la lontra.
Nel 2010, l’Anno Internazionale della Biodiversità, i risultati dovranno essere più consistenti, e questa relazione può fungere da base solida da cui partire e guardare al futuro.Quali cambiamenti potranno riguardare l’Europa? Cosa occorre fare per portare delle migliorie nella biodiversità comunitaria?Foto di Kalense Kid

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La biodiversità delle zone umide

04 Set 2009

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Secondo la convenzione di Ramsar (Convenzione internazionale relativa alle Zone Umide d’importanza internazionale) la zona umida viene definita come un’“estensione di pantani, paludi, torbiere o acque a regime naturale o artificiale, permanenti o temporanee, dolci, salmastre o salate, includendo le estensioni di acqua marina la cui profondità, durante la bassa marea, non superi i sei metri”.

Questo trattato internazionale (firmato nella città iraniana di Ramsar nel 1971, ma entrato in vigore a partire dal 1975) ha lo scopo di proteggere particolari ecosistemi e cerca di dettare le linee guida per impiegare le attività umane compatibili con le caratteristiche naturali dell’ambiente.

Le zone umide rivestono una notevole importanza ecologica: sono fondamentali per stabilire gli equilibri idrologici e per garantire la sopravvivenza della biodiversità delle forme viventi.

In alcuni paesi dell’Africa Saheliana le zone umide rappresentano una delle risorse economiche principali: le popolazioni che vivono in queste aree soddisfano così le loro esigenze di approvvigionamento idrico (essendo dei veri e propri bacini di raccolta) e hanno la possibilità di svolgere attività, quali la pesca, l’agricoltura e l’allevamento – oltre ad essere una fonte di alimentazione.
Le zone umide più importanti di questa regione sono il Delta del Senegal, il Delta Interno del Niger e il lago Chad.
Sono territori pianeggianti, soggetti a inondazioni periodiche, con laghi e stagni perenni o stagionali.
Sono caratterizzati da una grande varietà vegetale (coltivazioni erbacee) e sono popolate da molte specie ittiche, una grande varietà di uccelli e da vari mammiferi, tra i quali l’ippopotamo e il lamantino (incluso nella “Convenzione sul commercio internazionale di specie in pericolo” del 1973). Questo singolare (e sempre più tristemente raro) mammifero è in serio pericolo di estinzione a causa del suo alto valore alimentare (la sua carne è ricca di proteine oltre ad essere – sembra – squisita) e in seguito a catture da parte di varie etnie africane per preparare riti e cerimonie.

Come pensi si possa continuare a preservare la biodiversità di questi luoghi naturali, sempre più in pericolo e quindi sempre più rari?
Esistono anche in Italia diverse zone umide: le avete già visitate?

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Aree protette e biodiversità

Regioni biogeografiche alpina, continentale e mediterranea: quinto aggiornamento italiano della lista dei sic

4 aprile 2012

Eleonora Santucci

Nel contesto di un adattamento dinamico della rete Natura 2000, l’Italia ha aggiornato per la quinta volta la lista dei siti di importanza comunitaria (Sic) della regione biogeografica alpina, di quella continentale e di quella mediterranea.

Con tre distinti decreti (pubblicati sulla Gazzetta ufficiale di ieri) il Ministero dell’Ambiente include nuovi siti nelle tre liste. Il tutto coerentemente alle disposizioni comunitarie.

Le tre regioni sono state istituite dalla direttiva habitat (92/43/Cee) allo scopo di proteggere le aree naturali e le specie che qui si trovano. Proprio per tutelare le aree naturali la direttiva prevede l’organizzazione di una rete europea di zone e di aree speciali di conservazione (come quella alpina, quella continentale e quella mediterranea) denominata Natura 2000. Il processo per la formazione di Natura 2000 si è avviato già dal 1995. Ma la Comunità periodicamente aggiorna gli elenchi sia per inserire i siti supplementari che sono stati proposti dagli Stati membri, sia per tener conto di eventuali modifiche nelle informazioni relative ai siti presentate dagli Stati membri a seguito dell’adozione dell’elenco comunitario.

Infatti, la rete, allo stato dei fatti, non può essere considerata completa anche perché le conoscenze sulla presenza e sulla distribuzione dei tipi di habitat naturali per esempio nelle acque marine territoriali e nelle acque marine sotto la giurisdizione nazionale al di là delle acque territoriali continuano ad essere appunto, incomplete. E anche perché alcuni Stati membri non hanno proposto il numero necessario di siti richiesto per soddisfare gli obblighi fissati dalla direttiva 92/43/Cee per taluni tipi di habitat e per talune specie.

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Le Regioni biogeografiche


L’Unione Europea è suddivisa in 9 regioni biogeografiche, ambiti territoriali con caratteristiche ecologiche omogenee. L’efficacia della rete Natura 2000 per la conservazione di habitat e specie viene valutata a livello biogeografico, indipendentemente dai confini politico-amministrativi; anche le Liste dei Siti di Importanza Comunitaria vengono adottate per regione biogeografica.

I Siti di Importanza Comunitaria (SIC) selezionati per ogni regione biogeografica, insieme alla Zone di Protezione Speciale (ZPS) designate ai sensi della Direttiva Uccelli, costituiscono la rete Natura 2000 che si estende su tutti e 27 gli Stati della UE.

Le 9 regioni biogeografiche sono: Atlantica, Continentale, Alpina, Mediterranea, Boreale, Macaronesica, Pannonica, Steppica e regione del Mar Nero. Il territorio italiano è interessato dalle regioni Alpina, Continentale e Mediterranea.

cartina delle regioni biogeografiche

Le liste ufficiali dei SIC di ogni regione biogeografica si trovano sul sito europeo http://ec.europa.eu/environment/nature/natura2000/sites_hab/biogeog_regions/index_en.htm

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Direttiva Habitat e Bioregioni (regioni biogeografiche); concetti e mappe

giovedì 21 giugno 2012
La Direttiva 43/92 EEC ha stabilito per  tutte le 15 nazioni appartenenti all’Unione la suddivisione del territorio in regioni biogeografiche (in breve bioregion, acronimo di biogeographical regions), definite per caratteristiche climatiche e vegetazionali.

Dapprima la direttiva prevedeva sole 5 bioregioni: Alpina, Atlantica, Continentale,  Macaronesica e Mediterranea.
Il testo della direttiva è stato poi aggiornato, anche per tenere conto dei nuovi paesi entrati nell’Unione Europea.
L’attuale testo consolidato prevede nove regioni biogeografiche: Alpina, Atlantica, del Mar Nero, Boreale, continentale, Macaronesica, Mediterranea, Pannonica e Steppica.
L’Italia risulta uno dei paesi a più alta diversità biogeografi ca: il territorio nazionale appartiene infatti a tre regioni diverse, la Continentale (corrispondente alla Pianura Padana e all’alto litorale adriatico), la Mediterranea (comprendente le isole maggiori, l’Italia meridionale  e le regioni liguri – tirreniche) e l’Alpina  (in corrispondenza della catena alpina e dei  massicci abruzzesi).
La mappa delle bioregioni europea è disponibile sul sito della Agenzia Europea per l’ambiente:
Il Sud Italia, compresa la regione Calabria sono comprese all’interno della regione “Mediterranea”. Un opuscolo divulgativo in italiano sulla caratteristiche principali della regione Mediterranea è disponibile e a questo indirizzo: http://ec.europa.eu/nature/…/KH7809610ITC_002.pdf
Se occorre, lo shape file della regioni biogeografiche è disponibile sempre sul sito dell’EEA.

Le informazioni di dettaglio e le direttive adottate per ciascuna bioregione sono disponibili sul sito dell’Unione Europea: http://ec.europa.eu/environment/nature/natura2000/sites_hab/biogeog_regions/index_en.htm.

L’ultima direttiva riguardante la bioregione Mediterranea è la 2012/9/EU del 18-11-2011, e contiene anche il 5° elenco dei siti di importanza comunitaria.

Il concetto di regione biogeografica è strettamente connesso alla definizione di “Habitat di Interesse Comunitario” (HIC). Infatti la Direttiva Habitat  definisce all’articolo 1:
c) Habitat naturali di interesse comunitario: gli habitat che nel territorio di cui all’articolo 2 (il territorio europeo degli stati membri):
i) rischiano di scomparire nella loro area di ripartizione naturale;
ovvero;

  ii) hanno un’area di ripartizione naturale ridotta a seguito della loro regressione o per il fatto che la loro area è intrinsecamente ristretta;
ovvero
iii) costituiscono esempi notevoli di caratteristiche tipiche di una o più delle nove regioni biogeografiche seguenti: alpina, atlantica, del Mar Nero, boreale, continentale, macaronesica, mediterranea, pannonica e steppica.

ed inoltre le regioni biogeografiche entrano nella definizioni di SIC e ZSC; il testo consolidato della Direttiva Habitat infatti definisce:
  • (k) Sito di importanza comunitaria (SIC): un sito che, nella o nelle regioni biogeografiche cui appartiene, contribuisce in modo significativo a mantenere o a ripristinare un tipo di habitat naturale di cui all’allegato I o una specie di cui all’allegato II in uno stato di conservazione soddisfacente e che può inoltre contribuire in modo significativo alla coerenza di Natura 2000 di cui all’articolo 3, e/o che contribuisce in modo significativo al mantenimento della diversità biologica nella regione biogeografica o nelle regioni biogeografiche in questione.
    Per le specie animali che occupano ampi territori, i siti di importanza comunitaria  corrispondono ai luoghi, all’interno dell’area di ripartizione naturale di tali specie, che presentano gli elementi fisici o biologici essenziali alla loro vita e riproduzione.
  • (l) Zona speciale di conservazione (ZSC): un sito di importanza comunitaria designato dagli Stati membri mediante un atto regolamentare, amministrativo e/o contrattuale in cui sono applicate le misure di conservazione necessarie al mantenimento o al ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali e/o delle popolazioni delle specie per cui il sito è designato.

Pubblicato da

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La classificazioni zoogeografica

La classificazione biogeografica

Ha lo scopo di ordinare le conoscenze sulla distribuzione geografica degli organismi viventi.
Si avvale di un sistema basato sul riconoscimento di regolarità e affinità.
Persegue lo scopo di classificare la superficie terrestre attraverso caratteristiche biologiche, invece che geologiche o geografiche.

Le metodiche

L’organizzazione in modo gerarchico delle aree geografiche è ottenuta con un processo di analisi comparata degli areali.
Possiamo considerare tale operazione molto simile alla classificazione linneana.
Sono stati adottati vari sistemi di classificazione biogeografica.

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Zoogeografia

Enciclopedie on line

zoogeografia Disciplina che s’interessa della distribuzione geografica delle specie animali del pianeta, tentando di descrivere e analizzare, in modo causale, i diversi fattori, storici e attuali, attinenti alla distribuzione stessa. La z., e più in generale la biogeografia, di cui essa, come la fitogeografia, fa parte, è una disciplina di sintesi, che ha strette relazioni e scambi con discipline diverse: ecologia, oceanografia, meteorologia, geologia, palinologia, geografia, paleontologia ecc., oltre che, naturalmente, con la sistematica, la filogenesi, la faunistica.

1. Regioni zoogeografiche

Le ricerche zoogeografiche s’imperniano su un elemento di base rappresentato dall’areale, o area di distribuzione, degli organismi. I dati attinenti agli areali sono individuati e riportati su mappa per essere poi utilizzati per le finalità della z. descrittiva. In quest’ambito rientrano la corologia , che ricerca e ordina in categorie, o corotipi, le sovrapposizioni significative fra areali di taxa diversi, e la z. regionale , che riconosce e organizza gerarchicamente una serie di categorie, distretti, province, sottoregioni, regioni ecc.

La categoria maggiore è appunto rappresentata dalle grandi regioni zoogeografiche (v. fig.), già tracciate da A.R. Wallace, delimitate da frontiere risultanti dall’assemblaggio delle linee di confine di molti gruppi e caratterizzate dalla presenza di endemismi particolari, di diverso rango tassonomico. Attualmente la classificazione zoogeografica del pianeta ha perso d’importanza per i fattori d’incertezza insiti nella difficoltà di ricondurre a schemi rigidi la distribuzione degli animali; tuttavia, la regionalizzazione è ancora utile, come sistema di riferimento, nello studio della distribuzione dei taxa.

La consta di due sottoregioni, paleartica e neartica, considerate come regioni da altri autori. La sottoregione paleartica comprende l’Islanda, le Canarie e le Azzorre, per alcuni anche Capo Verde, l’Europa, l’Africa settentrionale e gran parte dell’Asia. I suoi confini si situano a livello del sistema saharo-sindico e delle pendici meridionali del sistema himalaiano, fino a raggiungere il Giappone attraverso la Cina meridionale. La sottoregione neartica è costituita da una gran parte dell’America Settentrionale e della Groenlandia: una linea attraverso il Golfo del Messico e l’altopiano messicano, fino al Lago Nicaragua, la separa dalla regione neotropicale. La fauna di questa regione possiede, fra i Mammiferi, i bisonti, i Cervidi, i mufloni, i cavalli e i castori; anche gli orsi, i Mustelidi e i lupi sono per lo più olartici; gli Uccelli comprendono i cuculi, le allodole, le rondini e alcuni Rapaci notturni; particolarmente significativi sono alcuni Anfibi come i Pletodontidi, Salamandridi, Proteidi. La regione olartica sarebbe la terra d’origine dei Suidi e di molti Carnivori, Canidi, Felidi ecc. I Cricetidi, in particolare, si sarebbero originati nella sottoregione neartica per poi diffondersi e affermarsi nell’America Meridionale.

La regione neotropicale è formata da gran parte dell’America Centrale, dalle Antille, dalle Galapagos e dall’America Meridionale con l’esclusione di una porzione meridionale del Cile e di una parte della Patagonia. I confini meridionali di questa regione sono incerti, e alcuni autori moderni individuano anche una costituita, oltre che dalle due ultime zone citate, dall’Antartide, dalle isole Falkland e dalle numerose altre isole della zona. La fauna neotropicale è molto varia; mancano i grandi erbivori, a eccezione di Camelidi e Tapiri, ma si rinvengono, tra i Mammiferi, pecari, capibara, Caviidi, bradipi, formichieri, scimmie Platirrine e diversi Chirotteri; particolari appaiono poi gli armadilli e i Marsupiali Didelfidi (opossum). I nandù, i Tinamidi e i Colibrì sono fra i più noti endemismi per gli Uccelli; circa 1500 specie di Sauri e Ofidi sono pure esclusive.

La o comprende l’Africa a S del Sahara, dove il confine non è ben netto essendovi una zona di transizione, il Madagascar e le isole dell’Oceano Indiano occidentale (sottoregione malgascia), nonché la parte meridionale della Penisola arabica: la regione è caratterizzata da gorilla, scimpanzé e scimmie cinocefale fra i Primati; da numerosi Mammiferi erbivori (elefante africano, zebre, giraffe, okapi, ippopotami), da alcuni Carnivori (ghepardi e licaoni). Iene e leoni, abbondanti, sono presenti anche in India. Per i Rettili, sono caratteristici i mamba; anche numerosi Pesci d’acqua dolce, Polipterini, Mormiridi, Protopterus, sono endemici di questa regione. La sottoregione malgascia ospita Mammiferi interessanti, come diverse Proscimmie, i Tenrecidi, i Chirotteri Mizopodidi e le testuggini giganti delle Seichelles.

La regione orientale è difficilmente caratterizzabile perché i limiti terrestri coincidono in massima parte con zone di transizione, come quella cinese, la wallacea e i deserti dell’area saharo-sindica: l’elefante indiano, alcune specie di rinoceronti e antilopi, i macachi, l’orangutan, la nasica e diversi Carnivori sono esclusivi. Per i Rettili, sono peculiari, fra molti altri, i Gavialidi.

La include, oltre ad Australia, Tasmania e Nuova Zelanda, le isole dell’Oceania, Hawaii, Nuova Caledonia, Salomone ecc., anche se il popolamento di queste isole è talmente complesso da rendere difficile l’attribuzione precisa a una determinata regione biogeografica. Questa regione è ricca di Monotremi e Marsupiali, caratterizzati, questi ultimi, da imponenti fenomeni di radiazione adattativa. Esistono però anche Mammiferi Placentati autoctoni (in Nuova Guinea, in particolare). I cacatua, gli uccelli lira e quelli del paradiso, gli emù e i casuari sono alcuni fra i più noti rappresentanti degli Uccelli, che hanno il 35% di specie endemiche.

La regione antartica , non riconosciuta da vari zoogeografi, oggi è scarsamente popolata per motivi climatici; tuttavia, molte specie di foche per i Mammiferi e i pinguini fra gli Uccelli sono esclusivi.

2. Z. causale

Si prefigge l’interpretazione dei fattori che determinano la geonemia degli organismi animali. In quest’ottica, la verte sullo studio e il confronto fra gli aerali dei taxa considerati e i diversi parametri biotici e abiotici che interessano il territorio preso in esame. Notevoli ricerche di z. ecologica sono, per es., quelle sugli ambienti insulari e le acque continentali. D’altra parte, la ricerca i motivi pregressi della distribuzione comparando gli areali odierni, i rapporti filogenetici ed evolutivi degli organismi correlati, e il succedersi degli eventi meteorologici, geologici e geografici delle aree interessate. Per lungo tempo, da Wallace a Darwin fino agli anni 1960-1970, il concetto centrale d’origine di un taxon e successiva dispersione ha rappresentato la base di ogni interpretazione storicistica dei popolamenti zoogeografici. La si riferisce attualmente a questa corrente di pensiero; si basa, appunto, sullo studio dei centri d’origine e fenomeni di dispersione delle specie, per estrapolare, successivamente, sommando e sintetizzando la storia zoogeografica dei gruppi interessati, una storia generale del popolamento. Pressoché contemporaneamente, sempre intorno agli anni 1960, la diffusione e il dibattito sulle idee di W. Hennig hanno avuto grandi ripercussioni sulla z. storica e determinato la nascita di una biogeografia filogenetista, che adatta e utilizza i criteri della sistematica filogenetista, come, per es., quelli riguardanti la ricerca e l’individuazione di gruppi monofiletici e la ricerca, con metodi cladistici, dei rapporti fra diversi elementi. In questo modo è possibile costruire dei cladogrammi che si possono proiettare sulle mappe delle aree correlate. Infine, dopo aver individuato i centri d’origine dei taxa interessati e la direzione della loro dispersione, si arriva alla formulazione di ipotesi sulla storia zoogeografica dei gruppi, da confrontare con i dati della geologia. La pubblicazione (1974) di un lavoro di L. Croizat, G. Nelson e D.E. Rosen, Centers of origin and related concepts, rappresenta, semplificando molto, la nascita della e della z. panbiogeografica ; queste, sia pure con notevoli differenze metodologiche e concettuali, si prefiggono l’individuazione di schemi generali di distribuzione e tendono a formulare storie biogeografiche generali, che comprendono e giustificano le singole, e differenti, distribuzioni. I progressi della ricerca geologica hanno portato alla presentazione di nuovi modelli sul movimento delle placche e microzolle della crosta terrestre, che hanno avuto una grande influenza generale sull’evoluzione della z. moderna.

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Areale

ecologia

In fitogeografia e zoogeografia, l’area geografica entro la quale è distribuita una specie. La distribuzione di ogni organismo non è statica, ma costantemente soggetta a mutamenti. L’areale di una specie è il risultato della sua storia e origine, di fattori geografici e climatici, delle necessità ecologiche della specie e dei suoi rapporti con le altre specie.

L’areale potenziale è l’intera area geografica le cui caratteristiche ecologiche corrispondono alle necessità di una specie, ovvero l’area che la specie occuperebbe se i fattori precedentemente elencati non agissero da barriera, limitandone la distribuzione.

Un areale discontinuo, ovvero frammentato, può essere conseguenza di un disturbo di origine antropica o di una riduzione naturale dell’ambiente. L’a. primario è quello occupato da una specie per diffusione naturale, mentre l’a. secondario è quello occupato in seguito all’introduzione da parte dell’uomo.

linguistica

Fa riferimento all’area di diffusione di una lingua.

E’ la rappresentazione grafica schematica di un fenomeno linguistico in funzione della sua disposizione geografica; norme areale, quelle norme di evoluzione linguistica che si desumono dall’osservazione di fenomeni considerati dal punto di vista della loro distribuzione geografica.

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Epiontologia

Epiontologia Ramo della fitogeografia che studia la distribuzione delle piante nel tempo, cioè nelle epoche geologiche, nonché l’attuale distribuzione geografica delle specie vegetali e le cause che l’hanno determinata.
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Geonemia

Geonemia In biologia, distribuzione geografica degli organismi. In particolare, in botanica, fitogeografia distributiva, ossia quella parte della fitogeografia che determina le aree delle singole specie e indaga le cause della loro diffusione.
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Le Regioni Biogeografiche

Il territorio dell’Unione Europea è stato suddiviso in 9 regioni biogeografiche. Ogni regione è caratterizzata da determinate specie vegetali ed animali, che vi sono presenti in virtù di particolari fattori geografici, climatici, geologici, biologici e storici.

europa

Vengono in tal modo coinvolte vaste aree, indipendenti dai confini politico-amministrativi, ma interessate dalle stesse peculiarità ambientali. Le 9 Regioni biogeografiche sono le seguenti: boreale, atlantica, continentale, alpina, mediterranea, macaronesica, steppica, pannonica e del Mar Nero. Le ultime tre sono state aggiunte con l’ampliamento verso est dell’Unione Europea. Il territorio italiano è interessato da tre di queste regioni: quella mediterranea, quella continentale e quella alpina.

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Ecozona

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Le ecozone sono delle macroregioni (il numero varia a seconda degli studiosi ma va generalmente da 6 a 9) in cui i biogeografi suddividono la Terra. Ciascuna di queste macroregioni presenta specificità faunistiche e floristiche dovute a fattori geografici e ambientali.

Le regioni zoogeografiche e le ecozone

Il geografo e naturalista britannico Alfred Russel Wallace[1] individuò un certo numero di “regioni zoogeografiche” separate da barriere naturali. I suoi studi sono stati poi ripresi in tempi recenti da Pielou e nel 1975 da Udvardy con un obiettivo di conservazione.[2]

Il termine ecozona è stato coniato da J. Schultz.[3]

Mappa di sei delle otto ecozone della Terra██ (viola) neartica ██ (verde) paleartica ██ (arancione) afrotropicale ██ (rossa) orientale ██ (cachi) australasia ██ (beige) neotropicale ██ (bianca) Zone antartica e oceanica non mostrate in figura

Il sistema di ecozone identificate da Udvardy è attualmente utilizzato internazionalmente come sistema unificato ai fini di identificazione biogeografica e di conservazione. Prevede la suddivisione in otto regioni:

Il Paleartico e il Neartico sono spesso riuniti in un grande “regno” detto Olartico. Le analogie climatiche e il collegamento fra il continente nordamericano e l’Asia, rappresentato dallo Stretto di Bering, sono infatti alla base di numerose similitudini relative sia alla flora sia alla fauna. Nel contempo, si demarca spesso una specificità, nell’ambito del Paleartico, distinguendo fra il Paleartico orientale dal Paleartico occidentale. Il Paleartico orientale si identifica con le regioni asiatiche ad est del Mar Caspio e dei Monti Urali (Siberia, Mongolia, Cina, Giappone, Asia centrale, il Paleartico occidentale si identifica con il Nordafrica, l’Europa, l’Asia minore e il Medio oriente. Il confine fra le due zone non è tuttavia netto.

Nell’emisfero australe si fa spesso riferimento ad una distribuzione circumantartica o periantartica o gondwanica, senza parlare tuttavia di ecozona vera e propria. Tale distribuzione comprende in genere le regioni temperate del Sudamerica (Cile, Argentina), la Nuova Zelanda, gli arcipelaghi prossimi all’Antartide, la Tasmania e il sudest dell’Australia (Victoria e Nuovo Galles del Sud). La prerogativa di questa distribuzione è che contempla un elevatissimo numero di paleoendemismi, spesso rari, risalenti alla prima fase del Mesozoico (Triassico e Giurassico), era in cui si svolse lo smembramento del Gondwana. Questa correlazione coinvolge in particolare il Cile meridionale e la Nuova Zelanda, regioni che condividono il più alto numero di paleoendemismi a livello di genere.

Note

  1. ^ Wallace A.R. The geographical distribution of animals; with a study of the relations of living and extinct faunas as elucidating the past changes of the Earth’s surface, 2 voll., Macmillan & Co., London & New York, 1876.
  2. ^ (EN) Udvardy, Miklos D.F. , A Classification of the Biogeographical Provinces of the World. Prepared as a contribution to UNESCO’s Man and the Biosphere Programme, Project No. 8. IUCN Occasional Paper No. 18. IUCN, Morges, Suisse, 1975
  3. ^ J. Schultz: Handbuch der Ökozonen. Ulmer, Stuttgart 2000. ISBN 3-8252-8200-7
  4. ^ Secondo alcuni autori il Madagascar è da considerare una zona a parte.

Bibliografia

  • Dinerstein, Eric; David Olson; Douglas J. Graham; et al. (1995). A Conservation Assessment of the Terrestrial Ecoregions of Latin America and the Caribbean. World Bank, Washington DC.
  • Frey, W., Lösch, R.: Lehrbuch der Geobotanik. Gustav Fischer, Stuttgart 1998. ISBN 3-437-25940-7
  • Goodall, David G. (Ed.): Ecosystems of the World. Elsevier, Amsterdam/New York/London/Tokyo 1977.
  • Grabherr, G.: Farbatlas Ökosysteme der Erde. Ulmer, Stuttgart 1997. ISBN 3-8001-3489-6
  • Holt, Ben G. et al.: An Update of Wallace’s Zoogeographic Regions of the World. Science 4 January 2013 Vol. 339 no. 6115 pp. 74-78 DOI: 10.1126/science.1228282.
  • Remmert, Hermann: Spezielle Ökologie. Terrestrische Systeme. Springer, Berlin 1998. ISBN 3-540-58264-9
  • Richter, M.: Vegetationszonen der Erde. Klett-Perthes, Gotha 2001. ISBN 3-623-00859-1
  • Schultz, J.: Handbuch der Ökozonen. Ulmer, Stuttgart 2000. ISBN 3-8252-8200-7
  • Udvardy, M. D. F. (1975). A classification of the biogeographical provinces of the world. IUCN Occasional Paper no. 18. Morges, Switzerland: IUCN.
  • Walter, H., Breckle, S.-W.: Ökologie der Erde. 4 Bde. Gustav Fischer, Stuttgart 1991.

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La falsa premessa del liberismo

Una premessa fondamentale delle teorie economiche liberiste è che ogni uomo sia in grado, in linea di principio, di generare, con il suo lavoro, un valore uguale o superiore al valore di cui necessita per vivere.

Un lavoratore, impegnato 40 ore alla settimana, dovrebbe essere in grado di generare un valore pari a quello di cui necessita per godere di un alloggio, nutrirsi, vestirsi, ed in generale prendersi cura di se stesso e dei bambini e gli anziani di cui egli sia responsabile, AL NETTO DELLA REMUNERAZIONE DEL CAPITALE utilizzato nel suo lavoro.

Questo concetto non è chiaramente espresso nella teoria economica classica, probabilmente perché nel 1800, quando tali teorie vennero formulate, era auto-evidente: dopotutto la maggior parte dei proletari erano contadini, ed erano in grado di mantenersi anche quando pagavano un affitto per la terra che utilizzavano.

Questa premessa rende la teoria economica liberista compatibile con l’etica cristiana, che impone di prendersi cura del prossimo.
Infatti, la mancata abilità di procurarsi il necessario, se si esclude la percentuale trascurabile di persone oggettivamente handicappate, viene attribuita ad una libera scelta, e quindi libera la società dall’obbligo morale di occuparsi di coloro che vengono semplicemente bollati come pigri.

Ma, nell’attuale composizione dei costi per una famiglia del mondo industrializzato, il lavoro “generico” rappresenta una porzione sempre minore. In qualsiasi bene o servizio che utilizziamo, il costo del capitale necessario per la sua produzione è sempre maggiore, ed il costo del lavoro generico diminuisce in proporzione. E questa tendenza è destinata ad amplificarsi in futuro.

Chi sostiene che vi è un lavoro umano insostituibile in ogni bene o servizio ha ragione. Il problema è che tale lavoro è prerogativa di un numero sempre più esiguo di individui, concentrati in distretti produttivi sempre più esclusivi, che riescono ad aumentare la loro produttività ad un ritmo irraggiungibile da tutti coloro che, per mancanza di capacità, opportunità o educazione, ne restano fuori.

La realtà è che il costo di sostentamento medio sarà rappresentato, in quantità sempre maggiore, da remunerazione del capitale e da lavoro iper-qualificato, prerogativa di sempre meno individui, scelti ed educati globalmente per questo.

Pertanto, la premessa che, senza una massiccia e strutturale redistribuzione della ricchezza, si possa vivere di solo lavoro è falsa, e destinata a rivelarsi come tale in modo sempre maggiore in futuro.

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Riattivare l’economia locale con moneta complementare

Esperienze di monete complementari

Domenico De Simone

Le monete del RegioGeld in Germania

Questo articolo è un estratto dalla Relazione della Presidenza sulle MMLL redatta per il Consiglio del Municipio di Roma che sarà pubblicata per intero a settembre dopo la presentazione all’organo politico che l’ha richiesta.

Tuttavia, questa parte è stata redatta da me ed alcuni miei collaboratori e riguarda una breve e sintetica storia delle Monete Complementari nel mondo.

Storia certamente lacunosa e estremamente sintetica, ma che rende l’idea di come sia più diffusa di quanto si pensi la coscienza che questo sistema finanziario deve e può essere riformato.

Quelle che vedete nella foto sono alcune delle monete complementari tedesche che operano nel circuito del RegioGeld diretto da Margrit Kennedy.

Si tratta di monete vere e proprie, per lo più a tasso negativo che circolano in discreta misura ma non ancora tale da incidere in modo significativo sull’economia. Hanno avuto un grande successo se persino il Presidente del Bundestag Tedesco è stato riprso dalla Tv di Stato a fare la spesa con il Berliner. Per ora la Bundesbank e la BCE, che com’è noto stanno a Francoforte non hanno chiesto interventi per stroncare il fenomeno. In un report della Bundesbank si dice che finché la questione rimane in un ambito limitato e locale la circolazione di queste monete può essere tollerata. Nel frattempo, però, è arrivata la crisi….

Viviamo in questi mesi una crisi finanziaria globale i cui esiti, come le precedenti, sono incerti. Di sicuro ciò che viene compromesso in periodi come questo, sono il potere di acquisto delle persone, la capacità delle aziende di accedere al credito (diminuendo la produzione di beni e servizi) e la possibilità da parte degli enti locali territoriali di continuare a garantire servizi. Ed in Italia risulta evidente come siano proprio le comunità locali ad essere fortemente colpite da questa crisi.

Negli anni trenta del secolo scorso, proprio per fare fronte localmente ai problemi generati dalla crisi finanziaria globale del 1929, dalle comunità locali nacquero sistemi di scambio non monetario, basati su monete complementari diverse dalla moneta nazionale corrente.

In Germania fu fondata (1929) l’Associazione di scambio Wära, con lo scopo di riattivare l’economia locale colpita dalla crisi. Il sistema di scambio, basato sulla teoria della “moneta libera”1, venne introdotto in una zona della Baviera dove, a seguito della chiusura per bancarotta di una grande miniera, si erano generati alti livelli di disoccupazione e povertà. Uno degli ingegneri dell’Impresa rilevò la miniera, ma poiché non aveva denaro sufficiente per pagare gli operai, decise di usare come forma di pagamento i “Wära” al 90% ed i marchi tedeschi al 10%. I commercianti locali, vista la scarsità di marchi circolanti, furono forzati ad accettare i “Wära” in pagamento e l’economia locale riprese a fiorire. La caratteristica tecnica di questa moneta complementare, che ne facilitava l’uso, consisteva nell’alta velocità di circolazione, data dall’obbligo per i portatori della “banconota” di acquistare mensilmente speciali bolli di rinnovo da apporre sulla stessa per mantenerla in validità. Cosa questa che stimolava i possessori a spendere il più velocemente possibile la “banconota”, prima di dover pagare il bollo di rinnovo, influendo cosi positivamente sulla circolazione della stessa.

Un esperimento simile venne realizzato nel 1932 nella città austriaca di Wörgl, dove la disoccupazione era aumentata del 30% ed il Comune era indebitato a tal punto da non poter più eseguire la manutenzione ordinaria delle strade. Su iniziativa del sindaco Michael Unterguggenberger, furono stampati 32.000 certificati di lavoro, ad un tasso di interesse negativo (1% mese), che potevano essere convertiti in scellini austriaci al 98% del valore nominale. Meccanismo questo, simile concettualmente a quello della “bollatura” delle banconote nel caso dei Wara tedeschi. A copertura dei certificati venne depositato un importo di pari valore in scellini presso la banca locale, ma questo si rivelò puramente figurativo, perché la moneta complementare circolò autonomamente e nessuno ne chiese il rimborso. In base alla relazione del Sindaco e degli economisti dell’epoca, i certificati si diffusero rapidamente e circolarono tredici volte più velocemente degli scellini, a seguito del meccanismo di emissione a tasso negativo, generando effetti virtuosi su tutta l’economia locale. Il Comune, usando i certificati, poté riprendere a fare spesa pubblica e le imprese fornitrici, immettendo questi in circolazione, alimentarono la capacità di spesa delle famiglie e conseguentemente ridiedero vigore anche al commercio locale. In nemmeno un anno fu azzerata localmente la disoccupazione, ancora elevatissima nel resto del paese.

Nello stesso periodo di esempi simili ve ne furono altri in altre parti del mondo, come in Canada, nello Stato di Alberta, dove nel 1936 il Governo locale adottò i “prosperity certificates”, simili a quelli austriaci, per poter pagare parzialmente i dipendenti pubblici.

Nelle monete “anticrisi” degli anni trenta, è quindi il cd. demurrage, teorizzato da Gesell (in forma di moneta bollata o moneta emessa a tasso negativo), il “motore di circolazione” monetario. Nello specifico, riguardo alla validità teorica e pratica dell’adozione del tasso negativo, va notato che già Keynes si mostrò interessato a questo meccanismo e che nel 2009 sulla stampa nord americana più autorevole – come il New York Times ed il Financial Times – sono apparsi articoli in favore della sua adozione per la moneta ordinaria da parte di esponenti della Federal Reserve statunitense e della Banca Centrale Europea, di famosi professori universitari e consulenti governativi. Inoltre a luglio 2009 la Banca Centrale Svedese ha adottato per la prima volta il tasso negativo sui depositi bancari per le banche commerciali, per scoraggiare il “credit crunch”, ovvero l’accumulazione di denaro da parte di queste che strozza il credito a famiglie ed imprese.

Dopo un lungo periodo di espansione economica, più recentemente, sempre in contesti di crisi e di conseguente mancanza di disponibilità della valuta nazionale corrente, ricominciarono a svilupparsi sistemi di moneta complementare.

Negli anni ottanta, durante la crisi economica, in Inghilterra, dove una forte deindustrializzazione aveva aumentato i livelli di disoccupazione, si svilupparono i cosiddetti L.E.T.S. (Local Exchange and Trade Systems), per favorire gli scambi locali di beni e servizi. Questi sistemi furono in seguito sostenuti dallo stesso Governo inglese e si diffusero poi in tutti i Paesi di lingua inglese, quali gli SS.UU., il Canada, l’Australia e la Nuova Zelanda.

Nello stesso periodo in Italia si svilupparono le Banche del Tempo, che però non divennero mai sistemi capaci di gestire oltre allo scambio di servizi anche quello di beni, come quelli diffusi negli altri Paesi2.

Nei Paesi di lingua tedesca si svilupparono invece i WIR, come diretti eredi dei sistemi adottati in precedenza negli anni trenta.

Negli anni novanta negli SS.UU., nello stato di New York su iniziativa di Paul Glover, nacque “Ithaca Hours”, un sistema di moneta complementare che poi si diffuse in diverse migliaia di esperienze e variazioni simili in tutto il Paese e negli altri stati anglofoni. “Ithaca Hours” fu una delle prime monete a non basare la propria emissione sul cambio con la moneta nazionale, per evitare di subire l’inflazione connessa a questa, bensì su indici descrittivi della creazione di ricchezza generata dalla circolazione della moneta locale all’interno della Comunità. Fu inoltre uno dei primi sistemi non monetari a dotarsi di una Associazione di emissione, i cui dirigenti vengono eletti dai partecipanti al Sistema, e ad effettuare attraverso questa, finanziamenti ad interesse zero in moneta locale. Risultò anche molto innovativo uno dei modi con cui la moneta viene immessa nel circuito: infatti all’atto dell’iscrizione all’Associazione, ed ogni anno, al rinnovo di questa, tutti i membri ricevono gratuitamente un quantitativo di moneta locale per poter effettuare gli scambi. Dal 1991 a tutt’oggi sono state emessi diversi milioni di controvalore in dollari, accettati da migliaia di residenti e di aziende, incluso l’ospedale locale, la cui costruzione è stata finanziata in moneta locale. Inoltre, la locale banca federale di credito cooperativo (AFCU), permette ai propri soci di aprire conti correnti e di pagare prestiti e mutui anche in moneta locale.

Nello stesso periodo anche in Giappone, si svilupparono moltissimi sistemi di scambio non monetario, sia generalisti, sia tematici, come il “Fureai Kippu”, destinato all’assistenza agli anziani.

Un altro esempio interessante di sistema tematico fu quello introdotto in Brasile dal Sindaco di Curitiba per facilitare la raccolta differenziata dei rifiuti nelle favelas.

Nel nuovo millennio, dopo l’avvento dell’euro, sia per contrastare l’aumento locale dei prezzi, sia per favorire l’emergere di una economia locale ecologicamente sostenibile, in molte città della Germania, su impulso dell’economista Margrit Kennedy, rinacquero le monete locali, riunite poi nell’Associazione nazionale RegioGeld. Dal 2003, data di nascita della prima moneta “Chiemgauer” in Baviera, a tutt’oggi sono state realizzate più di trenta esperienze e tuttora ne sono in corso di progettazione e di realizzazione altre quaranta. Questi sistemi, promossi ognuno da Associazioni locali, hanno diversi sistemi di emissione, che prevedono meccanismi simili alla “Ithaca Hours” statunitense, oppure l’aggancio all’euro come moneta di riferimento. In questo ultimo caso, il più diffuso, l’emissione avviene in forma di buoni con cambio 1:1 rispetto all’euro. A questi vengono applicati diversi meccanismi per impedirne la successiva riconversione in moneta nazionale, come il tasso di cambio sfavorevole. Questo ne favorisce la circolazione esclusivamente locale, mentre l’adozione di una data di scadenza o di bollini di rinnovo mensili, come nel caso delle monete tedesche degli anni trenta, ne favorisce una circolazione veloce.

Inoltre anche in Germania, come negli SS.UU., vi sono state banche locali che hanno offerto servizi in moneta locale. Il sistema si è diffuso a tal punto in alcune città, che a Berlino, il Presidente del Parlamento tedesco fu sorpreso qualche anno fa in una foto mentre usava il “Berliner” per fare acquisti al mercato locale. Da un punto di vista legale queste esperienze sono tollerate, in quanto, secondo quanto ha affermato il professor Gerhard Roesl, autore di una indagine per la Bundesbank, esse sono considerate una forma di “moneta sociale” non paragonabile all’euro.

In seguito esperienze simili si sono diffuse in tutta Europa. La stessa Comunità Europea è intervenuta nel 2004 finanziando in Francia, con ottocentomila euro dai fondi comunitari “EQUAL”, un progetto di moneta complementare elettronica, promosso da un grande Gruppo cooperativo e da tre Dipartimenti francesi.

In Italia (1999) si sviluppò in Abruzzo la prima esperienza di moneta locale. A Guardiagrele, un professore universitario in pensione, Giacinto Auriti diede vita al “Simec”, che velocemente ebbe un successo enorme in tutta la provincia, in quanto il meccanismo di emissione permetteva di fatto di raddoppiare il reddito di chi deteneva la moneta locale. L’esperimento fu però interrotto quasi subito dalla Guardia di Finanza e non riprese, nonostante Auriti fosse successivamente scagionato da ogni accusa nel processo giudiziario susseguente. Gli atti di quel processo divennero una pietra miliare per la costituzione di sistemi di moneta locale in Italia, in quanto delinearono con relativa certezza le caratteristiche che devono avere questi sistemi per non incorrere in problemi legali. In realtà, in Piemonte, nella comunità New Age di Damanhur, già prima della nascita del “Simec”, era nata una moneta complementare chiamata “Credito”, che però veniva emessa come moneta metallica numismatica ed aveva una circolazione limitata principalmente all’interno della comunità. Nel 2003 in Calabria viene introdotta la prima moneta locale emessa da un Ente pubblico, l’EcoAspromonte del Parco Nazionale dell’Aspromonte. E’ una moneta a scadenza prefissata, che viene usata per pagare i rimborsi spese dei volontari del servizio antincendio del Parco e che viene accettata da tutti i commercianti che hanno sede all’interno dell’Area protetta. La moneta viene stampata dalla Zecca di Stato, viene cambiata contro euro ed, essendo di alta qualità estetica, viene anche venduta ai collezionisti, contribuendo cosi a generare entrate per il Parco Nazionale. L’esperienza termina con la fine del mandato del presidente del Parco, Tonino Perna.

Nel 2007 a Napoli nasce lo “Scec”, che non è una vera e propria moneta locale, ma una sorta di buono sconto applicato in varia misura sugli acquisti effettuati in euro, ma che, a differenza dei buoni sconto ordinari, continua a circolare tra gli aderenti al Sistema ed è usato da chi lo accetta dandolo successivamente ad un altro aderente, in forma di quota sconto su beni e servizi acquistati in moneta nazionale.

Nel luglio del 2009, nella Legge Regione Lazio sull’ “Altra Economia” viene definito il concetto di Sistemi di scambio non monetari3. Nei prossimi mesi, questo pronunciamento legislativo regionale, permetterà, a partire dal Lazio, di aprire nuovi scenari, forse totalmente legali, per le monete complementari.

NOTE

1 Teoria sviluppata dall’economista Silvio Gesell (1862-1930), che era stato anche Ministro delle Finanze della Repubblica dei Consigli di Baviera (1919).

2 La regola di fondo che vige in tutte le B.T. è lo scambio; sinonimo di reciproca convenienza, lo scambio presuppone, per sua stessa definizione, che i soggetti che entrano in relazione siano attivi. Di conseguenza, diversamente che nel Volontariato (che si regge sul dono di aiuto ai bisognosi di assistenza), la solidarietà che circola nelle B.T. non è a senso unico. E’ reciproca e alla pari. Il tempo scambiato è misurato in ore e l’ora è di 60 minuti per tutti, indipendentemente dalla professione, dalla classe sociale di appartenenza o dalle condizioni economiche delle singole persone. In questo senso, le Banche del Tempo realizzano un egualitarismo pressoché perfetto. Le B.T. servono a soddisfare bisogni materiali e bisogni immateriali. Tra i primi, prevalgono quelli legati all’organizzazione quotidiana della vita delle persone e delle famiglie; tra i secondi, il bisogno di compagnia e di allargare la rete delle amicizie. Le banche, infatti, sono luoghi di socializzazione, che favoriscono anche la messa in comune di saperi e conoscenze. L’elenco degli aiuti che vengono scambiati e misurati in ore è molto lungo. Può essere suddiviso in due grandi aree: la prima, la prevalente, è composta dalle prestazioni minute che riguardano lo svolgimento della vita quotidiana (la spesa, la cucina, la lavanderia, le relazioni con gli enti pubblici, i bambini, gli anziani, il tempo libero in compagnia…); la seconda, molto diffusa, anche perché favorisce la socializzazione, riguarda lo scambio dei saperi. Cioè, il baratto delle conoscenze che le singole persone possiedono. Questo secondo tipo di scambi mette sullo stesso piano saperi esistenti sul mercato (computer, lingue, pittura, fotografia…) e saperi “fuori mercato”, nel senso che ad essi è più difficile attribuire un valore monetario. E’ il caso dei saperi degli anziani (come si viveva anni fa, i vecchi mestieri, com’era la città…) e dei lavori domestici (ricette, ricami, pizzi, stiro…).

L’organizzazione delle B.T., per quanto riguarda gli scambi di tempo e la loro contabilità, è copiata dalle banche vere. Ad esempio: gli scambi si pagano con assegni presi dal libretto in dotazione di ciascun socio; ciascun socio ha un proprio conto corrente sul quale la segreteria della banca segna i crediti (le ore date, cioè gli assegni depositati), sia i debiti (le ore ricevute, cioè gli assegni spesi). Rispetto alle banche vere, un particolare rende alquanto differenti le B.T.: non si maturano interessi sui depositi e neppure si pagano quando si va in rosso, ma c’è il vincolo del pareggio. Chi ritira soltanto, è richiamato con cortesia e comprensione a rientrare, ma se fa il furbo viene, sempre cortesemente, messo alla porta.

Le Banche del Tempo hanno inventato anche un rapporto con le istituzioni differente da quello che di solito intrattengono con le altre associazioni. Esso prevede che l’istituzione (il comune, la scuola…) aderisca alla banca tramite un suo rappresentante. In cambio del sostegno offerto (sede, telefono, accesso al fax, alla fotocopiatrice, ad Internet…..), riceverà l’equivalente in tempo sotto forma di piccole prestazioni non continuative da destinare alla comunità (se si tratta di un Comune), oppure ai suoi utenti (se si tratta di una scuola, di un circolo culturale, eccetera). Il vincolo da rispettare è che tali prestazioni non sostituiscano lavoro pubblico e neppure servizi sociali. Le regole di scambio tra banca e istituzione o soggetto sostenitore sono definite in accordi scritti e vincolanti per entrambi i contraenti.

Le BB.TT. sono normate dalla Legge n. 53/00 “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città” (G.U. 8 marzo 2000) – CAPO VII I TEMPI DELLA CITTA’ all’Art. 27 – Banche dei tempi:

l. Per favorire lo scambio di servizi di vicinato, per facilitare l’utilizzo dei servizi della città e il rapporto con le pubbliche amministrazioni, per favorire l’estensione della solidarietà nelle comunità locali e per incentivare le iniziative di singoli e gruppi di cittadini, associazioni, organizzazioni ed enti che intendano scambiare parte del proprio tempo per impieghi di reciproca solidarietà e interesse, gli enti locali possono sostenere e promuovere la costituzione di associazioni denominate “banche dei tempi”.

2. Gli enti locali, per favorire e sostenere le banche dei tempi, possono disporre a loro favore l’utilizzo di locali e di servizi e organizzare attività di promozione, formazione e informazione. Possono altresì aderire alle banche dei tempi e stipulare con esse accordi che prevedano scambi di tempo da destinare a prestazioni di mutuo aiuto a favore di singoli cittadini o della comunità locale. Tali prestazioni devono essere compatibili con gli scopi statutari delle banche dei tempi e non devono costituire modalità di esercizio delle attività istituzionali degli enti locali.

Per maggiori informazioni sulle BB.TT.: in generale, si rimanda al sito internet http://www.tempomat.it/guida.asp e, in particolare, “Coordinamento delle Banche del Tempo di Roma”, al sito internet http://www.banchedeltempodiroma.it/index.php?contenuto=guida_al_sito

3 Art. 13 (Sistemi di scambio non monetario)

1. Le attività inerenti i sistemi di scambio non monetario sono quelle in cui i soggetti, su base volontaria e secondo un rapporto di reciproca solidarietà, si scambiano a titolo gratuito beni o servizi, al fine di perseguire il benessere sociale e individuale privilegiando le relazioni interpersonali piuttosto che l’acquisto ed il consumo di prodotti.

http://nuovaeconomia.blogosfere.it/2009/08/esperienze-di-monete-complementari.html

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La liquidità diminuisce e la Moneta Complementare cresce: le principali iniziative italiane

La Moneta Complementare non è più un tabù ormai e anzi si diffonde sempre più rapidamente grazie alla sua funzione “anti-crisi” che garantisce un risparmio di cassa e di risorse liquide e, al contempo, uno sviluppo economico sostenibile slegato da logiche finanziarie quali l’indebitamento finanziario e i relativi interessi sul debito.

Ma a che punto siamo in Italia? Facciamo un’analisi, in ordine cronologico, delle realtà attive sviluppate o in fase sperimentale:
segue..
http://monetacomplementare.wordpress.com/

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Ecoregioni terrestri

Foreste di latifoglie umide tropicali e subtropicali

Afrotropicale
1 Foreste umide della Guinea – Benin, Costa d’Avorio, Ghana, Guinea, Liberia, Sierra Leone, Togo.
2 Foreste costiere congolesi – Angola, Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Guinea Equatoriale, Gabon, Nigeria, Repubblica del Congo, Sao Tomé e Principe.
3 Foreste dell’altopiano del Camerun – Camerun, Guinea Equatoriale, Nigeria.
4 Foreste umide del bacino nordest del Congo – Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo.
5 Foreste umide del bacino centrale del Congo – Repubblica Democratica del Congo.
6 Foreste umide del bacino occidentale del Congo – Camerun, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Gabon, Repubblica del Congo.
7 Foreste montane dell’Albertine Rift- Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda, Tanzania, Uganda.
8 Foreste costiere dell’Africa orientale – Kenya, Somalia, Tanzania.
9 Foreste montane dell’Eastern Arc – Kenya, Tanzania.
10 Foreste e boscaglia del Madagascar – Madagascar
11 Foreste umide delle Seychelles e isole Mascarene – Maurizius, Reunion (Francia), Seychelles.

Australasia
12 Foreste umide di Celebes – Indonesia.
13 Foreste umide delle Molucche – Indonesia.
14 Foreste delle pianure del sud della Nuova Guinea – Indonesia, Papuasia Nuova Guinea.
15 Foreste montane della Nuova Guinea – Indonesia, Papuasia Nuova Guinea.
16 Foreste umide delle isole Solomone, Vanuatu, Bismarck – Papuasia Nuova Guinea, isole Solomone, isole Vanuatu.
17 Foreste tropicali del Queensland – Australia.
18 Foreste umide della Nuova Caledonia – Nuova Caledonia (Francia).
19 Foreste delle isole Norfolk e Lord Howe – Australia

Indo-Malese
20 Foreste umide dei monti Ghati sudoccidentali- India.
21 Foreste umide dello Sri Lanka – Sri lanka.
22 Foreste umide subtropicali dell’Indocina settentrionale – Cina, Laos, Birmania, Thailandia, Vietnam.
23 Foreste umide della Cina sud – orientale e dell’isola di Hainan – Cina, Vietnam.
24 Foreste montane di Taiwan – Cina.
25 Foreste umide dei monti Annam – Cambogia, Laos, Vietnam.
26 Foreste montane e di pianura delle isole di Sumatra – Indonesia.
27 Foreste umide delle Filippine – Filippine.
28 Foreste umide delle isole Palawan – Filippine.
29 Foreste umide di Kayah-Karen/Tenasserim – Malaysia, Birmania, Thailandia.
30 Foreste montane e della pianura peninsulare della Malaysia – Indonesia, Malaysia, Singapore, Thailandia.
31 Foreste montane e di pianura del Borneo – Brunei, Indonesia, Malaysia.
32 Foreste dell’arcipelago Nansei Shoto – Giappone.
33 Foreste umide dell’altopiano orientale del Deccan – India.
34 Foreste umide delle colline di Naga-Manupuri-Chin – Bangladesh, India, Birmania.
35 Foreste umide dei Monti Cardamomi – Cambogia, Thailandia.
36 Foreste montane occidentali di Giava – Indonesia.

Neotropicale
37 Foreste umide delle Grandi Antille – Cuba, Repubblica Dominicana, Haiti, Giamaica, Porto Rico (Stati Uniti).
38 Foreste pacifiche della cordigliera di Talamancan e dell’istmo di Panama – Costa Rica, Panama.
39 Foreste umide di Chocò-Darién – Colombia, Ecuador, Panama.
40 Foreste montane delle Ande settentrionali – Colombia, Ecuador, Perù, Venuezela.
41 Foreste montane delle coste del Venezuela – Venezuela.
42 Foreste umide della Guiana – Brasile, Guiana Francese (Francia), Guyana, Suriname, Venezuela.
43 Foreste umide del fiume Napo – Colombia, Ecuador, Perù.
44 Foreste umide dei fiumi Rio Negro e Juruà – Brasile, Colombia, Perù, Venezuela.
45 Foreste umide dell’altopiano della Guyana – Brasile, Colombia, Guyana, Suriname, Venezuela.
46 Yungas delle Ande centrali – Argentina, Bolivia, Perù.
47 Foreste umide dell’Amazzonia sud-occidentale – Bolivia, Brasile, Perù.
48 Foreste atlantiche – Argentina, Brasile, Paraguay.
Oceania
49 Foreste delle isole del Pacifico meridionale – Samoa Americane (Stati Uniti), isole Cook (Nuova Zelanda), isole Fiji, Polinesia Francese (Francia), isola di Niue (Nuova Zelanda), isola di Samoa, isola di Tonga, isole di Wallis e Futura (Francia).
50 Foreste umide delle Hawaii – Hawaii (Stati Uniti).

Foreste di latifoglie asciutte tropicali e subtropicali

Afrotropicale
51 Foreste asciutte del Madagascar – Madagascar.

Australasia
52 Foreste asciutte di Nusa Tenggara – Indonesia.
53 Foreste asciutte della Nuova Caledonia – Nuova Caledonia (Francia).

Indo-Malese
54 Foreste asciutte dell’Indocina – Cambogia, Laos, Birmania, Thailandia, Vietnam.
55 Foreste asciutte di Chhota-Nagpur – India.

Neotropicale
56 Foreste asciutte del Messico – Messico, Guatemala.
57 Foreste asciutte di Tumbes e delle valli andine – Colombia, Ecuador, Perù.
58 Foreste asciutte di Chiquitano – Bolivia, Brasile.
59 Foreste asciutte atlantiche – Brasile.

Oceania
60 Foreste asciutte delle Hawaii – Hawaii (Stati Uniti).
Foreste di conifere tropicali e subtropicali

Neoartico
61 Foreste di pini e querce della Sierra Madre Orientale e Occidentale – Messico, Stati Uniti.

Neotropicale
62 Foreste di pini delle Grandi Antille – Cuba, Repubblica Dominicana, Haiti.
63 Foreste di pini e querce del Mesoamerica – El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua.

Foreste temperate di latifoglie e miste

Australasia
64 Foreste temperate dell’Australia orientale – Australia.
65 Foreste pluviali temperate della Tasmania – Australia.
66 Foreste temperate della Nuova Zelanda – Nuova Zelanda.

Indo – Malese
67 Foreste di latifoglie e di conifere dell’Himalaya – Bhutan, Cina, India, Birmania, Nepal.
68 Foreste temperate dell’Himalaya occidentale – Afghanistan, India, Nepal, Pakistan.

Neoartico
69 Foreste dei Monti Appalachi e foreste miste mesofitiche – Stati Uniti.

Paleartico
70 Foreste temperate della Cina sudoccidentale – Cina.
71 Foreste temperate della Russia orientale- Russia
Foreste temperate di conifere

Neoartico
72 Foreste pluviali del Pacifico – Canada, Stati Uniti
73 Foreste di conifere dei Monti Klamath-Siskyou – Stati Uniti.
74 Foreste di conifere della Sierra Nevada – Stati Uniti.
75 Foreste di conifere e latifoglie sudorientali – Stati Uniti.

Neotropicale
76 Foreste pluviali temperate di Valdivia e delle isole Juan Fernandez – Argentina, Cile.

Paleartico
77 Foreste miste montane europeo-mediterranee – Albania, Algeria, Andorra, Austria, Bosnia e Herzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Liechtenstein, Macedonia, Marocco, Polonia, Romania, Russia, Slovakia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Tunisia, Ucraina, Yugoslavia.
78 Foreste temperate del Caucaso, dell’Anatolia, dell’Hyrcanian – Armenia, Azerbaijan, Bulgaria, Georgia, Iran, Russia, Turchia, Ucraina, Yugoslavia.
79 Foreste montane dei Monti Altai-Saian – Cina, Kazakhstan, Mongolia, Russia.
80 Foreste di conifere dei Monti Hengduan Shan – Cina, Birmania
Foreste boreali/Taiga

Neoartico
81 Foreste boreali del lago Muskwa e del lago degli Schiavi – Canada.
82 Foreste boreali canadesi – Canada.

Paleartico
83 Taiga dei monti Urali – Russia.
84 Taiga della Siberia orientale – Russia.
85 Taiga e prateria della Kamchatka – Russia.
Praterie, savane e boscaglie tropicali e subtropicali

Afrotropicale
86 Savane di Acacia del Corno d’Africa – Eritrea, Etiopia, Kenya, Somalia, Sudan.
87 Savane di Acacia dell’Africa orientale – Etiopia, Kenya, Sudan, Tanzania, Uganda.
88 Steppe alberate del Miombo centrale e orientale – Angola, Botswana, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Malawi, Mozambico, Namibia, Tanzania, Zambia, Zimbabwe.
89 Savane sudanesi – Camerun, Repubblica Centrale Africana, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea, Etiopia, Kenya, Nigeria, Sudan, Uganda.

Australasia
90 Savana dell’Australia settentrionale, del Transfly- Australia, Indonesia, Papuasia Nuova Guinea.
Indo-Malese
91 Savane e praterie del Terai-Duar -Bangladesh, Bhutan, India, Nepal.

Neotropicale
92 Savane del Llanos – Colombia, Venezuela.
93 Savane e steppe alberate del Cerrado – Bolivia, Brasile, Paraguay.

Boscaglie, savane e praterie temperate

Neoartico
94 Praterie nordiche – Canada, Stati Uniti.

Neotropicale
95 Steppe della Patagonia – Argentina, Cile.

Paleartico
96 Steppe di Daurian – Cina, Mongolia, Russia.
Savane e praterie sommerse

Afrotropicale
97 Savane e praterie palustri del Sudd-Sahel – Camerun, Ciad, Etiopia, Mali, Niger, Nigeria, Sudan, Uganda.
98 Savane palustri dello Zambesi -Angola, Botswana, Repubblica Democratica del Congo, Malawi, Mozambico, Namibia, Tanzania, Zambia.
Indo-Malese
99 Praterie palustri del Rann of Kutch – India, Pakistan.

Neotropicale
100 Praterie palustri delle Everglades – Stati Uniti.
101 Savane palustri del Pantanal – Brasile, Bolivia, Paraguay.

Boscaglie e praterie montane

Afrotropicale
102 Altopiano dell’Etiopia – Eritrea, Etiopia, Sudan.
103 Zone boschive montagnose del Rift meridionale – Malawi, Mozambico, Tanzania, Zambia.
104 Brughiere dell’Africa orientale – Repubblica Democratica del Congo, Kenya, Ruanda, Tanzania, Uganda.
105 Steppe alberate e boscaglie dei Monti dei Draghi – Lesotho, Sud Africa, Swaziland.

Australasia
106 Prateria subalpina della Catena Centrale – Indonesia, Papuasia Nuova Guinea.

Indo-Malese
107 Boscaglie montane di Kinabalu – Malesia.
Neotropicale
108 Paramo delle Ande settentrionali – Colombia, Ecuador, Perù, Venuezuela.
109 Puna secca delle Ande centrali – Argentina, Bolivia, Cile, Perù.

Paleartico
110 Steppe dell’altopiano tibetano – Afghanistan, Cina, India, Pakistan, Tagikistan.
111 Steppe e zone boschive montagnose dell’Asia centrale – Afghanistan, Cina, Kazakhstan, Kirgizstan, Tagikistan, Uzbekistan.
112 Praterie alpine dell’Himalaya orientale -Bhutan, Cina, India, Birmania, Nepal.
Tundra

Neoartico
113 Tundra costiera del versante nord dell’Alaska – Canada, Stati Uniti.
114 Tundra artica canadese – Canada.

Paleartico
115 Taiga e tundra alpina finno-scandinava – Finlandia, Norvegia, Russia, Svezia.
116 Tundra costiera siberiana e della penisola di Taimyr – Russia.
117 Tundra costiera di Chukote – Russia.

Foreste, zone boscate e macchia mediterranee

Afrotropicale
118 Fynbos – Sud Africa.

Australasia
119 Macchia e foreste dell’Australia sudoccidentale – Australia.
120 Zone boschive e Mallee dell’Australia meridionale – Australia.

Neoartico
121 Zone boschive e Chaparral della California – Messico, Stati Uniti.

Neotropicale
122 Matorral cileno – Cile.

Paleartico
123 Foreste, zone boschive e macchia mediterranee – Albania, Algeria, Bosnia e Herzegovina, Bulgaria, isole Canarie (Spagna), Croazia, Cipro, Egitto, Francia, Gibilterra (Regno Unito), Grecia, Iraq, Israele, Italia, Giordania, Libano, Libia, Macedonia, isole di Madeira (Portogallo), Malta, Monaco, Marocco, Portogallo, San Marino, Slovenia, Spagna, Siria, Tunisia, Turchia, Sahara (Marocco), Yugoslavia.

Deserti e boscaglie seriche

Afrotropicale
124 Deserti di Namib, Karoo e Kaokoveld – Angola, Namibia, Sud Africa.
125 Thicket spinoso del Madagascar – Madagascar.
126 Deserti dell’isola di Socotra – Yemen.
127 Zone boschive e boscaglie dell’altopiano della penisola araba – Oman, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Yemen.

Australasia
128 Macchia serica di Carnarvon – Australia.
129 Grandi deserti di Sandy-Tanami – Australia.

Neoartico
130 Deserti di Sonora e della Bassa California – Messico, Stati Uniti.
131 Deserti di Chihuahua e di Tehuacan – Messico, Stati Uniti.

Neotropicale
132 Macchia delle isole Galapagos – Ecuador.
133 Deserti di Atacama e Sechura – Cile, Perù.

Paleartico
134 Deserti dell’Asia centrale – Kazakhstan, Turkmenistan, Uzbekistan, Kirgizstan.

Mangrovie

Afrotropicale atlantico
135 Mangrovie del golfo di Guinea – Angola, Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Guinea Equatoriale, Gabon, Ghana, Nigeria.

Afrotropicale indiano
136 Mangrovie dell’Africa orientale – Kenya, Mozambico, Somalia, Tanzania.
137 Mangrovie del Madagascar – Madagascar.

Australasia
138 Mangrovie della Papuasia Nuova Guinea – Indonesia, Papuasia Nuova Guinea.
Indo-Malese, Indo-Pacifico
139 Mangrovie delle Sundarbans – India, Bangladesh.
140 Magrovie delle isole della Sonda – Indonesia, Malaysia, Brunei.

Neotropicale atlantico
141 Mangrovie della Guyana e dell’Amazzonia – Brasile, Guiana Francese (Francia), Guyana, Suriname, Venezuela.

Neotropicale pacifico
142 Mangrovie del golfo di Panama – Colombia, Ecuador, Panama, Perù.
Ecoregioni di acqua dolce

Grandi fiumi

Afrotropicale
143 Fiume Congo e foreste sommerse – Angola, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica del Congo.

Indo-Malese
144 Fiume Mekong – Cambogia, Cina, Laos, Birmania, Thailandia, Vietnam.

Neoartico
145 Fiume Colorado – Messico, Stati Uniti.
146 Basso corso del fiume Mississippi – Stati Uniti.

Neotropicale
147 Rio delle Amazzoni e foreste sommerse – Brasile, Colombia, Perù.
148 Fiume Orinoco e foreste sommerse – Brasile, Colombia, Venezuela.

Paleartico
149 Fiume Yangtzekiang e laghi del bacino dello Yangtzekiang – Cina.

Sorgenti di grandi fiumi

Afrotropicale
150 Fiumi e ruscelli pedemontani del bacino del fiume Congo – Angola, Camerun, Repubblica Centrale Africana, Repubblica Democratica del Congo, Gabon, Repubblica del Congo, Sudan.

Neoartico
151 Fiumi e ruscelli pedemontani del bacino del fiume Mississippi – Stati Uniti.

Neotropicale
152 Fiumi e ruscelli dell’alto corso del Rio delle Amazzoni – Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Guiana Francese (Francia), Guyana, Perù, Suriname, Venezuela.
153 Fiumi e ruscelli dell’alto corso del fiume Paranà – Argentina, Brasile, Paraguay.
154 Fiumi e ruscelli amazzonici dello scudo brasiliano – Bolivia, Brasile, Paraguay.

Delta di grandi fiumi

Afrotropicale
155 Delta del fiume Niger – Nigeria.

Indo-Malese
156 Delta del fiume Indo – India, Pakistan.

Paleartico
157 Delta del fiume Volga – Kazakhstan, Russia.
158 Marcite della Mesopotamia e delta dei fiumi Tigri-Eufrate – Iran, Iraq, Kuwait.
159 Delta del fiume Danubio – Bulgaria, Moldavia, Romania, Ucraina, Yugoslavia.
160 Delta del fiume Lena – Russia.

Piccoli fiumi

Afrotropicale
161 Fiumi e ruscelli della Guinea Settentrionale – Costa d’Avorio, Guinea, Liberia, Sierra Leone.
162 Acque dolci del Madagascar – Madagascar.
163 Fiumi e ruscelli del golfo di Guinea – Angola, Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Guinea Equatoriale, Gabon, Nigeria, Repubblica del Congo.
164 Fiumi e ruscelli della Terra del Capo – Sud Africa.

Australasia
165 Fiumi e ruscelli della Papua Nuova Guinea – Papua Nuova Guinea, Indonesia.
166 Fiumi e ruscelli della Nuova Caledonia – Nuova Caledonia (Francia).
167 Fiumi e ruscelli dell’Altopiano di Kimberley – Australia.
168 Fiumi e ruscelli dell’Australia sudoccidentale – Australia.
169 Fiumi e ruscelli dell’Australia orientale – Australia.

Indo-Malese
170 Fiumi e ruscelli dello Xi Jiang – Cina, Vietnam.
171 Fiumi e ruscelli dei Ghati Occidentali – India.
172 Fiumi e ruscelli dello Sri Lanka sudoccidentale – Sri Lanka.
173 Fiume Salween – Cina, Birmania, Thailandia.
174 Fiumi e paludi delle isole della Sonda – Brunei, Indonesia, Malaysia, Singapore.

Neoartico
175 Fiumi e ruscelli degli Stati Uniti sudorientali – Stati Uniti.
176 Fiumi e ruscelli delle coste del Pacifico degli Stati Uniti – Stati Uniti.
177 Fiumi e ruscelli delle coste del golfo dell’Alaska – Canada, Stati Uniti.

Neotropicale
178 Acque dolci della Guiana – Brasile, Guyana, Guiana Francese (Francia), Suriname, Venuezuela.
179 Acque dolci delle Grandi Antille – Cuba, Repubblica Dominicana, Haiti, Porto Rico (Stati Uniti).

Paleartico
180 Fiumi e ruscelli dei Balcani – Albania, Bosnia e Herzegovina,Bulgaria, Croazia, Grecia, Macedonia, Turchia, Yugoslavia.
181 Fiumi e aree umide della Russia orientale – Cina, Mongolia, Russia.

Grandi laghi

Afrotropicale
182 Laghi della Rift Valley – Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Kenya, Malawi, Mozambico, Ruanda, Tanzania, Uganda, Zambia.

Neotropicale
183 Laghi delle alte Ande – Argentina, Bolivia, Cile, Perù.

Paleartico
184 Lago Baikal – Russia.
185 Lago Biwa – Giappone.

Piccoli laghi

Afrotropicale
186 Laghi del cratere del Camerun – Camerun.

Australasia
187 Laghi Kutubu e Sentai – Indonesia, Papuasia Nuova Guinea.
188 Laghi centrali di Celebes – Indonesia.

Indo-Malese
189 Acque dolci delle Filippine – Filippine.
190 Lago Inle – Birmania.
191 Laghi e ruscelli dello Yunnan – Cina.

Neotropicale
192 Laghi dell’Altopiano Centrale del Messico – Messico.

Bacini serici

Australasia
193 Acque dolci dell’Australia centrale – Australia.

Neoartico
194 Acque dolci di Chihuahua – Messico, Stati Uniti.

Paleartico
195 Acque dolci dell’Anatolia – Siria, Turchia.

Ecoregioni marine Polari

Antartico
196 Penisola Antartica e mare di Weddell.

Artico
197 Mari di Bering, Beaufort, Chukchi – Canada, Russia, Stati Uniti.
198 Mari di Barens e Kara – Norvegia, Russia.

Mari e piattaforme continentali temperati

Mediterraneo
199 Mar Mediterraneo – Albania, Algeria, Bosnia e Herzegovina, Croazia, Cipro, Egitto, Francia, Gibilterra (Regno Unito), Grecia, Israele, Italia, Libano, Libia, Malta, Marocco, Monaco, Slovenia, Spagna, Siria, Tunisia, Turchia, Yugoslavia.

Atlantico settentrionale temperato
200 Piattaforma continentale dell’Atlantico nordorientale – Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Olanda, Norvegia, Polonia, Russia, Svezia, Regno Unito.
201 Grandi Banchi – Canada, St. Pierre e Miquelon (Francia), Stati Uniti.
202 Baia di Chesapeake – Stati Uniti.

Indo-Pacifico settentrionale temperato
203 Mar Giallo – Cina, Corea del Nord, Corea del Sud.
204 Mar di Okhotsk – Giappone, Russia.

Oceano meridionale
205 Atlantico sudoccidentale della Patagonia – Argentina, Brasile, Cile, Uruguay.
206 Zone marine dell’Australia meridionale – Australia.
207 Zone marine della Nuova Zelanda – Nuova Zelanda.

Zone di correnti di risalita temperate

Indo-Pacifico settentrionale temperato
208 Corrente della California – Canada, Messico, Stati Uniti.

Atlantico meridionale temperato
209 Corrente del Bengala – Namibia, Sud Africa.

Indo-Pacifico meridionale temperato
210 Corrente di Agulhas – Mozambico, Sud Africa.
211 Corrente di Humboldt – Cile, Ecuador, Perù.

Zone di correnti di risalita tropicali

Indo-Pacifico centrale
212 Zone marine dell’Australia occidentale – Australia.

Indo-Pacifico orientale
213 Golfo di Panama – Colombia, Ecuador, Panama.
214 Golfo di California – Messico.
215 Zone marine delle Galapagos – Ecuador.

Atlantico tropicale orientale
216 Corrente delle Canarie – Isole Canarie (Spagna), Gambia, Guinea – Bissau, Mauritania, Marocco, Senegal, Sahara (Marocco).

Zone coralline tropicali

Indo-Pacifico centrale
217 Nansei Shoto – Giappone.
218 Mari di Sulu e di Celebes – Indonesia, Malaysia, Filippine.
219 Mari di Bismarck e delle Solomone – Indonesia, Papuasia Nuova Guinea, Isole Solomone.
220 Mari di Banda e di Flores -Indonesia.
221 Barriera corallina della Nuova Caledonia – Nuova Caledonia (Francia).
222 Grande Barriera Corallina australiana – Australia.
223 Zone marine delle isole Lord Howe e Norfolk – Australia.
224 Zone marine di Palau – Palau (Stati Uniti).
225 Mare delle Andamane -Isole Andamane e isole Nicobare (India), Indonesia, Malaysia, Birmania, Thailandia.

Indo-Pacifico orientale
226 Zone marine di Tahiti – Isole Cook (Nuova Zelanda), Polinesia Francese (Francia).
227 Zone marine delle Hawaii – Hawaii (Stati Uniti).
228 Isola di Pasqua – Cile.
229 Barriera corallina delle Figi – Isole Figi.

Indo-Pacifico occidentale

230 Atolli delle Maldive, delle Chagos e delle Laccadive – Arcipelago delle Chagos (Regno Unito), India, Maldive, Sri Lanka.
231 Mar Rosso – Gibuti, Egitto, Eritrea, Israele, Giordania, Arabia Saudita, Sudan, Yemen.
232 Mare Arabico – Gibuti, Iran, Oman, Pakistan, Qatar, Arabia Saudita, Somalia, Emirati Arabi Uniti, Yemen.
233 Zone marine dell’Africa orientale – Kenya, Mozambico, Somalia, Tanzania.
234 Zone marine del Madagascar occidentale – Isole Comore, Madagascar, isole Mayotte e iles Glorieuses (Francia), Seychelles.

Atlantico tropicale orientale
235 Scogliera mesoamericana – Belize, Guatemala, Honduras, Messico.
236 Zone marine delle Grandi Antille – Bahamas, isole Cayman (Regno Unito), Cuba, Repubblica Dominicana, Haiti, Giamaica, Porto Rico (Stati Uniti), isole Turks e Caicos, (Regno Unito), Stati Uniti.
237 Mar dei Caraibi meridionale – Aruba (Olanda), Colombia, Grenada, Antille Olandesi (Olanda), Panama, Trinidad e Tobago, Venezuela.
238 Zone marine della piattaforma brasiliana nordorientale – Brasile.

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BIO-REGIONALISMO: UNICA STRADA POSSIBILE PER RITROVARE LA CITTADINANZA

DI ALESSIO MANNINO
ilribelle.com

Per colpa di una Lega da un pezzo vendutasi alla partitocrazia, e per effetto dell’irresponsabilità generalizzata di classe politica e società civile una specchio dell’altra, di federalismo non si parla più. Il principio federale, almeno secondo me, significa riappropriazione della sovranità decisionale su ciò che riguarda me e la mia comunità locale, principio che autonomizza e responsabilizza, rendendo la cittadinanza non una parola vuota ma un esercizio concreto. Il concetto chiave è “comunità”: soltanto in uno spazio giocoforza limitato e localizzato ciò che è comune – il bene comune – ha un senso, è praticabile, è doveroso.

La logica comunitaria è per definizione fondata sul bene comune, cioè sull’idea che esista un interesse essenziale valido per tutti e per ciascuno, che a sua volta si rende visibile tramite una serie di beni comuni sostanziali, al plurale. Ma questo vantaggio che accomuna un certo gruppo di uomini e donne può essere identificato, al giorno d’oggi, solo a patto che lo si delimiti, cioè si faccia il contrario di ciò che fa la globalizzazione estendendo illimitatamente, all’infinito, diritti, doveri, possibilità, agi e disagi. Trovando il limite del proprio campo d’azione nel passato della propria storia e nel presente delle proprie esigenze, una singola comunità forma sé stessa. Il singolo individuo non si vedrà più come cellula solitaria, uguale da New York a Bombay, ma tornerà a sentirsi depositario di un destino in quanto parte della propria, unica localizzazione.

E allora, più che di federalismo, si dovrebbe più correttamente parlare di localismo. Il paradigma perfetto di un localismo sano, non razzista ma neppure scioccamente egualitarista, si può trovare nella seguente formula: è cittadino con pieni diritti chi si prende cura del luogo che abita. Non tutti i residenti possono dirsi veri cittadini se non hanno una coscienza di luogo e non la mettono in pratica con la partecipazione attiva alle decisioni. Patrioti della propria città, della propria valle, del proprio monte, della propria regione storica e naturale: ecco i buoni localisti. Chi si estrania come se ciò che lo circonda non lo riguardasse dovrebbe perdere, ad esempio, i diritti politici, mantenendo soltanto quelli civili e sociali. L’utopia concreta del progetto locale ricomincerebbe dall’esigenza di riappropriarsi del territorio, che spunta in ogni dove quando l’esigenza opposta, quella puramente economica (per esempio delle grandi opere come la Tav), minaccia l’autonomia e l’esistenza stessa delle poleis locali. Finora, è soltanto da contrasti violenti di questo tipo che è emersa per reazione la consapevolezza di vivere in piccole patrie. La svolta è trasformarla in proposta politica permanente. Qualche suggerimento in questa direzione ci viene dal bioregionalismo, ossia dal riconoscimento della presenza di bioregioni, ecosistemi territoriali delimitati da caratteristiche date dalla natura e dalla storia. Di qui la riorganizzazione amministrativa in senso bioregionale, con apposite unioni di Comuni; la tendenziale chiusura dei cicli dell’acqua, dei rifiuti, dell’energia, dell’alimentazione all’interno delle unità bioregionali; un’economia il più possibile locale, basata su filiere circoscritte, su una mobilità ridotta al minimo e sul recupero e ripopolamento della campagna agricola.

Il partito della comunità locale c’è già, almeno in potenza. La sua base è costituita da contadini, artigiani, piccole e medie imprese non internazionalizzate e l’intera galassia sociale di coloro che avrebbero tutto da guadagnare da un abbandono della morsa globalizzatrice («piccoli agricoltori, allevatori, ortofrutticoltori che vendono direttamente, consumatori preoccupati, proprietari e impiegati di piccoli negozi, piccole banche e altre piccole finanziarie, gente che lavora in proprio, comunità religiose e gente di chiesa che hanno a cuore la tutela delle tradizioni e delle identità dei loro posti», Wendell Berry, Salvare la comunità, in A. Magnaghi, “Il progetto locale”, Bollati Boringhieri, 2011).

In Italia, su circa 8 mila Comuni, 5828 hanno meno di cinquemila abitanti, il numero che Platone prendeva come valore ideale per la sua Repubblica. E infatti l’obbiettivo massimo non può che essere scomporre il territorio, comprese le grandi città, in aree sufficientemente piccole da rendere praticabile la partecipazione all’autogoverno. Che è il significato di fondo del localismo, cuore di un vero federalismo.

Alessio Mannino
www.ilribelle.com
2.06.2013

Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”

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http://www.nutrilatuasalute.it/ita/lo-sapevi-che/italia-prima-in-europa-per-imprese-agricole-bio.php

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Messico sostenibile: rifiuti in cambio di cibo bio

Di Giusy Ocello su luglio 8, 2013
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In Messico il baratto si tinge di green. Nel marzo del 2012, a Città del Messico, è partita un’iniziativa che sta riscuotendo molto successo tra i cittadini: scambiare rifiuti con alimenti biologici a chilometro zero.

Come funziona?

Ogni prima domenica del mese, in una delle piazze della città, viene organizzato un mercato dove volontari addetti raccolgono i rifiuti, perfettamente separati e puliti, portati dai cittadini messicani. In cambio, le persone ricevono un tagliandino verde, una sorta di tessera a “punti verdi”, utilizzabile nei negozi e nelle botteghe agricole convenzionate di produttori biologici a chilometro zero.

L’iniziativa, nata più di un anno fa, ha innanzitutto lo scopo di educare i cittadini al valore dei rifiuti e di conseguenza, a ridurre le problematiche legate allo smaltimento degli scarti dei prodotti.

Città del Messico, infatti, è una delle città che genera una maggiore quantità di rifiuti: negli ultimi 15 anni, la produzione è salita di circa il 30%.

L’iniziativa sta riscuotendo grande successo e, da quando è partita, è diventata sempre più popolare. Ormai circa 2 mila persone frequentano abitualmente il mercato: indice di gradimento nei confronti dell’iniziativa, ma anche segno di una progressiva acquisizione di responsabilità civica. Basti pensare che, nel primo mese dell’apertura del mercato, sono state scambiate 3 tonnellate di prodotti agricoli in cambio di 60 tonnellate di spazzatura.

Lilinana Balcazar, rappresentante della municipalità che ha dato via al progetto ha dichiarato: “Molte persone vengono qui. L’obiettivo del mercato è aiutare la gente a capire che anche la loro spazzatura ha valore. Certo non risolve il problema del riciclo che è molto più complesso e di mese in mese più grande”. Ma è un buon metodo per educare e responsabilizzare i cittadini messicani, che possono associare un seppur minimo profitto alla loro attività di raccolta differenziata.

Città del Messico è una delle metropoli più popolose e inquinate del mondo e risente tantissimo del problema dello smaltimento di rifiuti. Il programma è un modo creativo e innovativo per educare i cittadini alla sostenibilità, ma al tempo stesso, per aiutare il lavoro dei produttori biologici locali.

Anche altri luoghi del Sud America stanno iniziando a seguire l’esempio di Città del Messico, come Jundiai, in Brasile, dove carta, lattina, vetro e bottiglie di plastica vengono barattate con coltivazioni a chilometro zero.

Quello inventato da Città del Messico è un modo ingegnoso per far fronte alla crisi, aiutare ed educare le famiglie a fare degli acquisti sani e oculati, risparmiando e limitando l’impatto che la spazzatura prodotta nelle nostre case può avere sull’ambiente.

Un modo alternativo per educare alla sostenibilità, un modo creativo per educare alla collaborazione. Dimostrazione di come, alcune volte, tornare alle origini può essere la scelta migliore e di come il denaro può perdere il suo valore di fronte al valore dei prodotti della terra e della collaborazione della gente.

Fonti articolo:

http://www.lastampa.it/2013/07/08/multimedia/esteri/baratto-green-in-messico-rifiuti-in-cambio-di-cibo-bio-NDfMIZUzv1vaqCQwzt9E4K/pagina.html?page=2

https://www.avoicomunicare.it/blogpost/ambiente/riciclo-i-rifiuti-e-guadagno-punti-la-spesa

http://frontierenews.it/2012/07/messico-barattare-rifiuti-con-prodotti-alimentari-a-km-0/

(Foto: Utente Flickr Amie Fedora)