Favia, epurato del M5S, ripesca un’intervista del luglio scorso del candidato grillino al Quirinale. Non molto tenera verso i suoi futuri sostenitori…

21:17 – Quando “si scopre che Grillo al Nord dice non diamo la cittadinanza agli immigrati, al Sud che la mafia è meglio del ceto politico, allora vediamo che il tessuto di questi movimenti è estremamente pericoloso”. E’ un passo di un’intervista rilasciata da Stefano Rodotà a Left lo scorso luglio. A “scovarla” è Giovanni Favia che posta il link dell’intervista su Twitter e commenta: “Ecco cosa pensa Rodotà di Grillo”.

“La rete non dimentica ma i riflessi non sono dei migliori”, aggiunge il consigliere regionale dell’Emilia Romagna eletto con il M5S e candidato alle politiche con Rivoluzione civile di Ingroia. “Anche oggi – diceva ancora Rodotà – vedo grandi pericoli. Il fatto che Grillo dica che sarà cancellata la democrazia rappresentativa perché si farà tutto in Rete, rischia di dare ragione a coloro che dicono che la democrazia elettronica è la forma del populismo del terzo millennio. Queste tecnologie vanno utilizzate in altri modi: l’abbiamo visto con la campagna elettorale di Obama e nelle primavere arabe”.

“Grillo – esordiva tuttavia Rodotà nell’intervista – è figlio di tutto quello che non è stato fatto: la perdita di attenzione per le persone, la corruzione, la chiusura oligarchica. Gli ultimi due Parlamenti li avranno scelti al massimo 20 persone. In questo clima, ci dobbiamo aspettare fenomeni alla Grillo. Anzi, può darsi che ne vengano fuori altri, anche più pericolosi. Il fatto è che il populismo berlusconiano non è stato letto con la dovuta attenzione critica dalla sinistra. Ricordo bene cosa si diceva dopo la vittoria del 1994: Berlusconi ha fatto sognare, noi no”.

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Nel 2011 il comico genovese dal suo blog attaccava tutti parlamentari “dalle uova d’oro”, e tra questi anche il garante ora suo candidato al Colle

foto Blog ufficiale

10:12 – Era tra i “maledetti” da Grillo anche Stefano Rodotà, anche lui una della casta, un pensionato d’oro, uno il cui solo nome era quasi impronunciabile per il comico genovese che così scriveva sul suo blog nel luglio 2011: “Ogni parlamentare che non rinunci al diritto di percepire la pensione acquisita dopo una sola legislatura sia maledetto”. E di seguito la black list:” Leggete questi nomi – scriveva Grillo – sono solo un assaggio di chi percepisce un’ottima pensione (lorda) grazie ai contribuenti. Grazie a voi. Luciano Benetton: 3108, Rosa Russo Jervolino: 9947, TIziana Maiolo: 6590, Nicola Mancino: 9947, Pino Rauti: 9387, Alfredo Reichlin: 9947, Stefano Rodotà: 8455, Eugenio Scalfari: 3108, Vittorio Sgarbi: 8455, Giuliano Urbani: 6590, Walter Veltroni: 9014″.E non è un mistero che lo stesso Rodotà non avesse una bella considerazione del Movimento: sempre a luglio, ma del 2012, il garante metteva in guardia tutti : “Attenzione – diceva – Grillo è un pericolo”. Poi qualcosa è cambiato.

Ecco per esteso il post sul blog di Grillo nel 2011 – Il blog lancia una fatwa collettiva contro tutti i parlamentari che hanno maturato (o stanno maturando in silenzio/assenso) il diritto alla pensione dopo una sola legislatura: “Ogni parlamentare che non rinunci al diritto di percepire la pensione acquisita dopo una sola legislatura sia maledetto”. È una fatwa gentile, infatti è sufficiente rinunciare alla pensione per sfuggire alla maledizione. Qualche milione di giovani non riceverà mai la pensione e molti milioni di anziani ricevono una pensione miserabile dopo 35/40 anni di lavoro, spesso usurante. La pensione mensile netta dei nostri dipendenti (dopo soli 30 mesi di legislatura) è pari a un minimo mensile di 2.797 euro. La pensione è percepita al 65simo anno di età, ma solo per chi è stato eletto la prima volta nel 2008, tutti gli altri invece ben prima. Nel 2009, il costo delle pensioni parlamentari è stato di 219,4 milioni di euro. Ci sono parlamentari in pensione da 50 anni di età. Molti cumulano la pensione con altri vitalizi. Il Parlamento è un pensionificio e i parlamentari lo sanno bene. Infatti, il Parlamento si scioglie SOLO dopo aver maturato la pensione e quindi dopo due anni e mezzo. È la pensione applicata al principio di governabilità. I parlamentari che chiedono sacrifici agli italiani non sono stati capaci di eliminare l’odioso privilegio dei 30 mesi per il diritto alla pensione e di mettere un tetto massimo. Perché un parlamentare deve ricevere quasi 10.000 euro al mese? In base a quale diritto? Il tetto massimo va ridotto a 3.000 euro lordi al mese. In caso contrario ogni cittadino non deve più versare un centesimo all’INPS. Leggete questi nomi(*), sono solo un assaggio di chi percepisce un’ottima pensione (lorda) grazie ai contribuenti. Grazie a voi. Luciano Benetton: 3108, Rosa Russo Jervolino: 9947, TIziana Maiolo: 6590, Nicola Mancino: 9947, Pino Rauti: 9387, Alfredo Reichlin: 9947, Stefano Rodotà: 8455, Eugenio Scalfari: 3108, Vittorio Sgarbi: 8455, Giuliano Urbani: 6590, Walter Veltroni: 9014. Lo so che mentre leggete vi monta il sangue alla testa, stringete i pugni e vi si contrae lo stomaco. Per questo non ho riportato l’elenco completo, l’ho fatto per voi. Siate contenti che un diversamente lavoratore come Topo Gigio Veltroni abbia a 55 anni una pensione di novemila e passa euro, che Luciano Benetton possa confidare in una pensione di fronte ai possibili rovesci di mercato e che Scalfari disponga di un piccolo gruzzolo mensile. I parlamentari di oggi e di ieri prendono la pensione per noi. Perché ci si senta più buoni e tanto coglioni.

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Non Beppe Grillo, Hitler: “Nessuna alleanza, i partiti sono morti”

Pubblicato il 11 marzo 2013 07.30 | Ultimo aggiornamento: 11 marzo 2013 10.22

di Francesca Cavaliere

ROMA – Una e-mail rimbalza da un computer a un Blackberry a un iPad, un messaggio allarmante e allarmato. Circola tra gente di classe sociale medio alta, di buon livello culturale, di buona preparazione storica e anche di una certa sensibilità alla politica e ai temi di fondo della democrazia.

La mail è partita da Genova, dove Beppe Grillo risiede da quasi mezzo secolo e anche questo è un segnale. Questo è il testo del messaggio:

“Mi hanno proposto un’alleanza, ma loro sono morti! Non hanno capito di avere a che fare con qualcosa di completamente diverso da un partito. Abbiamo una nazione economicamente distrutta. gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio. le finanze agli sgoccioli, sette milioni di disoccupati… chi è il responsabile?

Loro! I partiti! Per 13 anni hanno dimostrato cosa sono capaci di fare. Sono loro i responsabili! Io vengo confuso…oggi sono socialista, domani comunista, poi sindacalista. loro ci confondono, pensano che siamo come loro.

Noi non siamo come loro!

Loro sono morti. E vogliamo vederli tutti nella tomba! Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento….mi hanno proposto un’alleanza.

Così ragionano! Ancora non hanno capitodi avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito….E’ un movimento che non può essere fermato….non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta….noi non siamo un partito.

RAPPRESENTIAMO L’INTERO POPOLO, UN POPOLO NUOVO”

In fondo una specie di didascalia:

Adolf Hitler Election speech 1932

I commenti non servono e nemmeno la fantasia: sono parole in tutto e per tutto simili a quelle che usa Beppe Grillo ogni giorno.

Solo una parte della sinistra, totalmente cieca nel suo odio per Berlusconi, arriva a dire che Beppe Grillo è meglio. Speriamo non se ne debbano accorgere e amaramente pentire, come se ne accorse e pentì quel 70% di tedeschi che Hitler non lo voleva. Per una singolare e sinistra (nel senso di allarmante) coincidenza, anche Hitler, come Mussolini, aveva una percentuale di voti simile a quella che ha Beppe Grillo o comunque i sondaggi più recenti gli attribuiscono.

Resta l’incognita se non si tratti di un falso. Ma per questo, basta cercare su YouTube e si trova il video del discorso. La traduzione in inglese, che scorre in didascalia, conferma ampi estratti della citazione.

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QUIRINALE SPA – BAFFINO, AMATO, RODOTA’ E QUEL CENTRO DI POTERE ASSOLUTO CHIAMATO “FONDAZIONE ITALIANIEUROPEI”

Trilateral, Bruegel, Aspen: i “poteri veri” scelgono chi comanda in Italia – E non a caso i quirinabili escono tutti dalla Fondazione di Amato e D’Alema, Rodotà compreso (ma Grillo li legge i giornali?) – I veri burattinai muovono le pedine, da sempre, dietro le quinte – Ecco chi sono….

17 APR 18:29

Rita Pennarola per La Voce delle Voci

DALEMA E AMATODALEMA E AMATO

C’e’ la Trilateral e c’e’ Bruegel, ci sono Aspen, Astrid e, in primo piano, c’e’ la Fondazione Italianieuropei. E’ su questi tavoli che si sta giocando la partita per la guida del Paese, tanto a Palazzo Chigi quanto al Quirinale. Qui ricostruiamo la fitta ragnatela di interessi e personaggi collocati in ruoli apicali dentro sigle e fondazioni che da tempo reggono le sorti dei Paesi occidentali.

Stefano RodotaStefano Rodota

Un intreccio che riconduce immancabilmente ai nomi dei “papabilissimi” per guidare l’Italia secondo direttive già scritte, come accaduto per il governo Monti finora. A sorpresa, dentro gli organigrammi dei prestigiosi istituti politici ricorre anche il nome di Giulio Napolitano, figlio del capo dello Stato in procinto di lasciare il Colle. Partite che, alla luce di questi scenari, appaiono dall’esito scontato. Proprio come ai tempi del Britannia.

Beppe GrilloBeppe Grillo

Tutto era andato, fino a gennaio, secondo le previsioni. E qualche lieve incidente di percorso – il Pdl che a dicembre decide di sfiduciare il governo Monti, anticipando d’un paio di mesi la gia’ fissata tornata elettorale – non sembrava, tutto sommato, aver modificato di molto quanto gia’ pianificato a tavolino sulle sorti dell’Italia. L’esecutivo guidato da Pierluigi Bersani con l’apporto sostanziale dell’alleato Mario Monti all’inizio del 2013 appariva quasi una certezza assoluta a quei poteri che da tempo tirano i fili della nostra economia, potendo contare su uomini ed apparati fidatissimi.

Poi qualcosa e’ andato storto. Nel corso di una campagna elettorale lampo, la prima tutta invernale nella storia della repubblica, Silvio Berlusconi sfodera le sue armi di sempre: presenzialismo massiccio in tv e piazze ma, soprattutto, attacco frontale ai padroni dell’euro e a quei governi che, a partire dall’esecutivo Monti, puntano a spogliare il nostro Paese della residua sovranita’ nazionale. Detto, fatto e centrato: contro ogni previsione dei sondaggisti, anche quelli di fiducia del Cavaliere, il Popolo della Liberta’ rimonta di giorno in giorno quel misero 14-16% assegnato al partito tra fine dicembre e inizio gennaio.

MARIO MONTI CON LE MANI ALZATE jpegMARIO MONTI CON LE MANI ALZATE

Di pari passo l’exploit di Beppe Grillo, che sa cogliere le lacrime e il sangue di un Paese allo stremo per aggiudicarsi un risultato definito incredibile dai bookmaker alla vigilia del voto.

25 e 26 febbraio: il tavolo e’ sparigliato. Il voto consegna un Paese spaccato in tre minoranze. Monti riporta una sonora bocciatura. E il “Piano A” sembra andare gambe all’aria. Eppure, quella risicata maggioranza dello 0,3% del Pd permette al capo dello Stato Giorgio Napolitano di assegnare comunque l’incarico a Bersani. Poco importa se e’ gia’ chiaro che il Movimento 5 Stelle non abbocchera’, e se ad un Paese agonizzante resta ben poco tempo, con una media di mille imprese che ogni giorno chiudono i battenti. Bersani prova a oltranza. E fallisce.

SILVIO BERLUSCONISILVIO BERLUSCONI

Nell’uovo di Pasqua gli italiani trovano il “Piano B”, ovvero: creare le condizioni per attuare con ogni mezzo il “Piano A”, mettendo in campo dieci “saggi” prelevati dalle fila di Trilateral, Aspen, Italianieuropei ed altre “creature” tanto care a quella finanza internazionale che sta definitivamente espropriando gli italiani della loro terra e del proprio futuro.

GLI AMICI DEL GIAGUARO
Cominciamo da un uomo che rappresenta, come vedremo, la stella polare della commissione di saggi chiamati a decidere sul destino dell’Italia. Lui e’ Valerio Onida, costituzionalista di gran fama, docente alla Statale di Milano nonche’ ex presidente della Corte Costituzionale e nel 2010 candidato alle primarie del centrosinistra per le elezioni del sindaco di Milano (fu terzo con il 13,41% dei voti dietro Giuliano Pisapia e Stefano Boeri).

Meno nota e’ la comune presenza del professor Onida e di Giulio Napolitano, figlio del presidente della Repubblica Giorgio, nel comitato scientifico di Astrid, a sua volta costola primaria della Fondazione Italianieuropei di Massimo D’Alema.

Ma procediamo con ordine e partiamo proprio da Astrid, la “Fondazione per l’analisi, gli studi e le ricerche sulla riforma delle istituzioni democratiche e sull’innovazione nelle amministrazioni pubbliche” che ha sede a Roma in corso Vittorio Emanuele 142.

PIERLUIGI BERSANIPIERLUIGI BERSANI

Fondata nel 2009, Astrid «si finanzia con i proventi degli abbonamenti agli studi, ricerche e documenti di Astrid sottoscritti da imprese private, amministrazioni pubbliche, dipartimenti universitari e studi professionali e con i proventi derivanti da convenzioni o contributi per progetti di ricerca». Di sicuro interesse economico le convenzioni con gli enti locali. Per fare un solo esempio, ad aprile 2012 la Provincia di Siena ha rinnovato l’abbonamento annuo ai servizi informativi di Astrid, spendendo circa 1.800 euro.

Presieduta da Franco Bassanini, marito della montiana Linda Lanzillotta, la fondazione vede al vertice del comitato scientifico Giuliano Amato e fra i componenti, oltre ad Onida e Napolitano, personalita’ come Stefano Rodota’, altro “papabilissimo” per Palazzo Chigi o per il Quirinale. A marzo 2011 Bassanini fu ascoltato dalla Commissione Bilancio della Camera nella sua doppia veste di numero uno Astrid e presidente della Cassa Depositi e Prestiti.

Nel gruppo dei cinque “saggi” incaricati di sbrogliare la matassa istituzionale, accanto al professor Onida troviamo Luciano Violante. Anche questo non e’ un caso. Perche’ Violante – al di la’ dei fiumi d’inchiostro scorsi in questi giorni sulle sue rassicurazioni in aula a Berlusconi, nel 2003, a proposito dell’intoccabile conflitto d’interessi, che poi di fatto non fu mai “toccato” – e’ ovviamente da sempre un membro di primo piano dell’advisory board di Italianieuropei.

Alla cui presidenza c’e’ lui, Giuliano Amato, altro presidente in pectore, del Consiglio o della Repubblica non si sa ancora. Nello stesso “board”, con Violante, ritroviamo Giulio Napolitano, e poi vip di casa Pd come Enrico Letta, come l’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco, o il titolare del governo Monti Francesco Profumo, o persone come Marta Dassu’. E’ chiaro che sta tutto qui dentro – o in altre proliferazioni che vedremo di qui a poco – il famoso “rovello istituzionale” dal quale dovra’ uscire il binomio che guidera’ il Paese.

onida a colloquio con napolitanoonida a colloquio con napolitano

Viceministro degli Esteri nel governo Monti – con deleghe oggi appesantite dalle dimissioni di Giulio Terzi di Sant’Agata – Marta Dassu’ ci conduce dalle stanze della potente creatura dalemiana ad un’ancor piu’ lobbistica compagine internazionale, Aspen, nel cui organigramma Dassu’ riveste ruoli di vertice. Non meno rilevante la presenza della politologa italiana all’interno della Trilateral, quel “cuore nero” della massoneria internazionale da cui dipendono i destini del mondo.

TRILATERAL E COSI’ SIA
E’ stato reso noto appena pochi giorni fa l’elenco dei componenti ufficiali della Trilateral aggiornato ad aprile 2013. Ecco i nomi di maggior significato per l’attuale situazione politica italiana. Presidente del Comitato esecutivo Trilateral e’ Jean Paul Trichet, commissario europeo e predecessore di Mario Draghi alla guida della Bce.

Un ottimo amico di Mario Monti, Trichet: basti pensare che ha da poco dato il cambio all’attuale premier italiano come numero uno di Bruegel, la creatura montiana di cui si era occupata la Voce nel febbraio scorso, rivelandone l’esistenza e la potenza economica. Del resto, lo stesso Mario Monti e’ tuttora indicato nell’organigramma Trilateral e compreso fra gli ex componenti di spicco attualmente impegnati in cariche governative.

Valerio OnidaValerio Onida

Altro influente membro italiano della Trilateral e’ poi Enrico Letta, di cui viene ricordato l’incarico di sottosegretario durante il governo guidato da Romano Prodi. Circostanza, evidentemente, tutt’altro che trascurabile per il plenipotenziario Pd. Ne’ manca, al tavolo dei potenti della Trilateral, Carlo Secchi, rettore della Bocconi e gia’ per questo riconducibile sul piano culturale sempre allo stesso Monti.

In una intervista rilasciata al Fatto Quotidiano lo scorso anno, il professor Secchi aveva ricordato, fra l’altro, che componente della Trilateral era stato lo stesso Romano Prodi, oggi in pole position per il Quirinale secondo i desiderata dei montian-bersaniani. Nel medagliere del rettore Secchi spicca fra l’altro la presenza al vertice di un organismo chiamato “Centrale finanziaria spa” fondato e presieduto dal massone Giancarlo Elia Valori.

Linda LanzillottaLinda Lanzillotta

Nessuna meraviglia, percio’, che nella nomenklatura 2013 di Trilateral ci sia anche, fra gli italiani, il patron della Techint, Gianfelice Rocca, da sempre collegato a Valori e alle sue potentissime trame internazionali, nonche’ uomo assai vicino all’Opus Dei. Nel 2010 “Centrale Finanziaria spa” di Valori e Secchi dichiarava di amministrare patrimoni per oltre 1 miliardo e mezzo di euro, avendo un capitale sociale da appena 10mila euro.

Andiamo avanti lungo la piramide Trilateral per incontrare Stefano Silvestri, che con il suo IAI (Istituto Affari Internazionali) e’ strettamente collegato, anche attraverso appositi link, alla Fondazione Italianieuropei di Massimo D’Alema e C. Del giornalista Silvestri si occupano Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato nel libro “Attentato al Papa” (Chiarelettere), in cui si legge, fra l’altro: «(…) nel Rapporto Impedian 14, data di emissione 23 marzo 1995, con oggetto “Nino”, e’ scritto: “[Nino e’] contatto confidenziale del Kgb. Nino e’ stato vicedirettore dell’Istituto per gli affari internazionali (Iai), che era in stretto contatto con i ministeri italiani degli Affari esteri e della Difesa. Era un contatto confidenziale della Residentura del Kgb di Roma”».

Luciano ViolanteLuciano Violante

Ma «il vicedirettore dello Iai, nome in codice “Nino”, altri non era se non il professor Stefano Silvestri, esperto in relazioni internazionali, uno dei componenti del comitato di crisi nominato da Francesco Cossiga nei giorni del sequestro di Aldo Moro». E a tal proposito, nel libro “Doveva Morire”, Imposimato e Provvisionato aggiungono: «Un ruolo importante ebbe Stefano Silvestri, vice presidente dello Iai. Il Colonnello dei Carabinieri Domenico Faraone, capo del contro spionaggio competente per i Paesi del Patto di Varsavia, identifico’ nel Silvestri colui che, con il nome in codice Nino, nel Dossier Mitrokhin, era un contatto confidenziale della residentura del Kgb a Roma. (…)».

Da ex giudice istruttore, nel libro Imposimato analizza lungamente la relazione del componente del comitato di crisi Silvestri. E cosi’ ne sintetizza il messaggio: «la forza delle BR e’ solo nel fatto di avere tra le mani Moro vivo. Se Moro muore, finisce il ricatto brigatista. L’altra soluzione sarebbe la liberazione di Moro. Il Silvestri liquida subito questa ultima ipotesi, ritenedola impraticabile e aggiunge che lo Stato faceva male a voler evitare il peggio. E cioe’? Semplice: lo Stato sbaglia a curarsi della vita di Moro e a cercare di salvarlo».
Sempre nella compagine di Trilateral, infine, siede Enrico Tomaso Cucchiani, numero uno di Banca Intesa, nonche’ membro di Aspen Institute.

Letta EnricoLetta Enrico

ASPEN UBER ALLES
Il think tank euroatlantico Aspen Institute ha come presidenti onorari Giuliano Amato, Gianni De Michelis, Cesare Romiti e Carlo Scognamiglio. Attualmente il numero uno e’ Giulio Tremonti. Tra i suoi vice, Enrico Letta e John Elkann, entrambi anche in Trilateral. Nel board, l’immancabile Marta Dassu’ (direttore della rivista Aspenia) e la giornalista Rai Lucia Annunziata, ai vertici anche di Italianieuropei. Va ricordato che nella sua lunga attivita’ di conferenziere in giro per il mondo, restano memorabili gli interventi di Giorgio Napolitano ad Aspen Colorado.

Il piddino Letta, insieme allo zio Gianni (altro possibile nome per il Colle), figura anche nel Comitato esecutivo di Aspen, insieme agli stessi Mario Monti, Enrico Tomaso Cucchiani, Romano Prodi e Gianfelice Rocca. Tutti insieme, tutti li’.
Sulla opacita’ dell’Istituto, che rappresenterebbe un autentico buco nero della democrazia europea ed italiana, si sono espressi molti commentatori. La miccia e’ stata accesa dalle stesse dichiarazioni d’intenti della “creatura”, nel cui sito si legge, alla voce “valori e leadership”: «Il “metodo Aspen” privilegia il confronto ed il dibattito “a porte chiuse”, favorisce le relazioni interpersonali e consente un effettivo aggiornamento dei temi in discussione.

GIAMPAOLO DI PAOLA E GIULIO TERZIGIAMPAOLO DI PAOLA E GIULIO TERZI

Attorno al tavolo Aspen discutono leader del mondo industriale, economico, finanziario, politico, sociale e culturale in condizioni di assoluta riservatezza e di liberta’ espressiva». I fantasmi di queste compagini “riservate” aleggiano sull’Europa per stabilirne i destini. Compresi quelli di Bilderberg, lil blindatissimo vertice annuale dei potenti, cui nel 2012 avevano preso parte, fra gli italiani, gli stessi Enrico Letta e John Elkann, oltre alla giornalista Lilli Gruber e al manager Telecom Franco Bernabe’. Bilderberg 2013, secondo fonti attendibili, si terra’ ai primi di giugno nei pressi di Londra.

LA SERA ANDAVAMO DA D’ALEMA
Sintesi “massima” delle nomenklature fin qui tratteggiate, nonche’ delle linee-guida che porteranno alla nomina dei nuovi presidenti della Repubblica e del Consiglio, la Fondazione Italianieuropei si staglia come il bunker degli affari italiani nel cui crogiolo matureranno le scelte. Riassumiamo, percio’, nomi e ruoli dell’organigramma.

COSSIGA E NAPOLITANO jpegCOSSIGA E NAPOLITANO

Presidente di Italianieuropei e’ lo stesso “padre fondatore” Massimo D’Alema. Nel Comitato di indirizzo, a lungo presieduto da Alfredo Reichlin (padre di Lucrezia Reichlin, ricercatrice di spicco nella montiana Bruegel), troviamo anche il presidente PD della Toscana Enrico Rossi e il “saggio” di Napolitano Luciano Violante. Marta Dassu’ e Giulio Napolitano sono, come gia’ detto, nell’advisory board.

Inutile ricordare, infine, la stretta vicinanza di Italianieuropei e soprattutto dell’omonima rivista con gli esponenti di Magistratura Democratica. Decine i convegni organizzati congiuntamente negli ultimi anni e non meno numerosi gli interventi dei vertici MD sul magazine dalemiano promosso dalla Fondazione. Vedi, per fare un solo esempio, l’articolo di Claudio Castelli, presidente MD, su Italianieuropei numero 1 del 2010. Titolo: “Oltre la crisi: un approccio diverso per il settore penale”.

Gianni De MichelisGianni De Michelis

SAGGI PER CASO?
Concludiamo con qualche notizia inedita su alcuni fra gli altri “saggi” di Napolitano, per completare il quadro di uno scenario che, alla luce di quanto abbiamo visto fin qui, appare gia’ delineato nelle sue linee essenziali. Solo un esercizio di stile, insomma, chiedersi come andra’ a finire. «A meno che non cambi qualcosa – commentano alcuni osservatori dentro il Palazzo – gli unici dubbi riguardano al massimo la scelta fra Amato e Prodi, o giu’ di li’».

Sul saggio Filippo Bubbico molti particolari interessanti ce li fornisce in questi giorni il giornalista materano Nicola Piccenna che, attraverso il suo frequentatissimo blog “Toghe Lucane”, ricostruisce la storia recente dell’ex sottosegretario.

Architetto, a capo dei consorzi Seta Italia e Seta Basilicata (che in questi anni hanno ricevuto consistenti fondi dall’Unione Europea «per realizzare gelseti, allevare bachi e produrre seta», ma «tranne qualche piantagione di gelsi e qualche capannone vuoto ed in disuso, nulla sembra giustificare l’enorme esborso di fondi pubblici», scrive Piccenna), Bubbico e’ stato a lungo presidente della Regione Basilicata. Da commissario ad acta autorizza la costruzione del Villaggio Marinagri alla foce del fiume Agri. Nel 2009 quel villaggio finisce nel mirino delle roventi inchieste targate Luigi de Magistris.

SCOGNAMIGLIOSCOGNAMIGLIO

Poi sappiamo come e’ andata a finire. Tre anni prima Bubbico era nel registro degli indagati di un altro pubblico ministero d’assalto: si trattava di Henry John Woodcock, che nel 2006 a Potenza indagava su un «diffuso e metodico rapporto collusivo» tra un clan mafioso lucano e ambienti politici, amministrativi e imprenditoriali della Basilicata. Nessun problema anche quella volta per Bubbico, che ha continuato al fianco di Bersani e D’Alema – dei quali e’ notoriamente un fedelissimo – la sua escalation politica, oggi giunta ai massimi livelli con l’investitura da parte di Napolitano.

Dulcis in fundo, l’avvocato siciliano Giovanni Pitruzzella e il senatore berlusconiano Gaetano Quagliariello. Un tandem che si compatta nel 2011, quando una ventata di polemiche accompagna l’investitura di Pitruzzella al vertice dell’Antitrust per volonta’ del nuovo primo ministro Mario Monti (sara’ questo uno dei primissimi atti del suo insediamento).

Renato SchifaniRenato Schifani

Se infatti da Sel Claudio Fava insorge, ricordando come Pitruzzella, oltre che amico personale di Renato Schifani, e’ stato autore di libri insieme a Toto’ Cuffaro, condannato definitivamente per mafia, Quagliariello (altro saggio di Napolitano) scende subito in campo e tuona: «i presidenti del Senato e della Camera hanno nominato un valente giurista alla guida dell’Antitrust. Il fatto paradossale e’ che appena qualche settimana fa i colleghi della sinistra, per sostenere che la bocciatura del rendiconto avrebbe imposto le dimissioni del governo, evocavano nelle aule parlamentari il manuale Pitruzzella di diritto costituzionale quale fonte dottrinaria di indiscutibile autorevolezza. Ora, improvvisamente, lo si accusa quasi di indegnita’…».
Chiude il cerchio Massimo D’Alema, che in quella stessa circostanza si butta a corpo morto in sostegno di Monti e delle sue scelte, rivendicando «la collaborazione di molti esponenti del nuovo esecutivo con la Fondazione Italianieuropei». Basta.

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Nuovo Ordine Mondiale, Transumanizzazione, Armageddon, Anticreisto e Controllo Mentale e Propaganda Internet

Tarpley: Casaleggio come Otpor, Grillo strumento di GS

di Dr. Webster Griffin Tarpley

E’ passato circa un mese dalle elezioni italiane, e non è stato formato, nessun nuovo governo per sostituire l’odiato regime di austerità del FMI, imposto dal professore di economia e consulente di Goldman Sachs, Mario Monti.

Creare il vuoto di potere, è in gran parte il compito della destra del demagogo Beppe Grillo e il suo gruppo di inferociti piccolo-borghesi novizi.Nei negoziati in corso, per formare un nuovo governo che sostituisca quello di Monti e dei suoi tecnocrati sociopatici, la posizione di Grillo è la stessa di quella di Hitler dopo l’elezione tedesca del luglio 1932, quando il leader nazista, sostenendo il fatto che controllava il più grande partito politico (anche se non la maggioranza assoluta), ha rifiutato di sostenere gli altri partiti, pretendendo se stesso a capo del prossimo governo. Questa è la precisa posizione di Grillo oggi. E nonostante che,quanto ripetuto da Grillo circa il fatto che il suo partito è la più grande forza politica in Italia sia falso; infatti dati alla mano è il PD ad avere più voti sia alla Camera dei Deputati che al Senato.

La risultante marmellata di caos e ingovernabilità, gioca a favore dei finanzieri anglo-americani;impedendo agli italiani di interrompere le misure di austerità distruttive decretate da monti e dal FMI.

Nel 1932, il presidente tedesco von Hindenburg rifiutò di nominare Cancelliere Hitler, anche se aveva il 37% dei voti. Grillo, oggi, ha circa il 25%.Si presume che né i socialdemocratici di Bersani né il gruppo di centro-destra di Berlusconi potrebbe accettare un’alleanza con il mentalmente instabile narcisista Grillo.Grillo si è rivelato come un manipolatore cinico e affamato di potere, molto peggio persino di figure tradizionali come Bersani o Berlusconi. E ‘un distributore di rabbia infantile, violenza verbale, calunnia oscene.La strategia de megalomane Grillo, è chiaramente di provocare un altro giro di elezioni alla fine della primavera o in estate, con la speranza che uscirà con la maggioranza assoluta o, almeno, con posti a sedere sufficienti per chiedere il ruolo di Primo Ministro.

Si tratta di un calcolo dettato dalla insaziabile ambizione di Grillo, e non fatto per il benessere dei suoi sfortunati seguaci.8 milioni di italiani hanno votato per disperazione Grillo, nella speranza di un immediato sollievo dall’ austerità distruttiva imposta da Monti.Grillo avrebbe potuto fare il bene della nazione immediatamente annunciando la sua disponibilità a sostenere un governo che si fosse impegnato a sostenere un programma a breve termine per fermare tutti i pignoramenti di case e fabbriche,per abolire la onerosa IMU e altre imposte e aumenti decretati da Monti; avrebbe potuto garantire un immediato reddito minimo garantito di € 1.000 al mese per i pensionati, i disabili, e dei disoccupati, prelevando il necessario da una versione più robusta della tassa sulle transazioni finanziarie.Ma Grillo vuole più potere per se stesso, non un rollback concreto di austerità per i lavoratori.Infatti, ora il sinistro Grillo concentra la sua politica su questioni insignificanti (dal punto di vista dell’ammontare economico) come il taglio della retribuzione e benefici dei membri del Parlamento, eliminando le province, e chiedendo la fine del finanziamento pubblico dei partiti politici – che indebolirebbe la democrazia e trasformerebbe la politica italiana nel parco giochi di milionari e miliardari, proprio come gli Stati Uniti dopo la sentenza Cittadini Uniti. Inutile dire che il risparmio ottenuto dai tagli proposti da Grillo rappresentano mangime per pollo, e non servirebbe a nulla per alleviare le sofferenze e la disperazione delle famiglie italiane.E’ ormai chiaro a tutti che Grillo è uno strumento degli Stati Uniti per la destabilizzazione politica in Italia.E’ diventato lampante,quando il nuovo Segretario di Stato americano John Kerry in visita a Roma, ha detto a un piccolo gruppo di leader politici italiani che gli Stati Uniti non era in alcun modo ostili a Grillo.Più avanti si è saputo che il precedente ambasciatore americano, Ronald Spogli, aveva informato il Dipartimento di Stato che Grillo può essere considerato un partner credibile.

Ambasciatore USA chiede agli studenti italiani di sostenere Grillo

Il 13 marzo, l’attuale ambasciatore americano David Thorne, compagno di stanza di Yale Kerry e membro del Skull and Bones (famigerata loggia massonica americana) ha detto a un gruppo di studenti delle scuole superiori di Roma che Grillo e il suo neo-totalitario Movimento cinque stelle erano l’alternativa preferita dal punto di vista di Washington.Thorne ad un’assemblea al Liceo Visconti ha detto: “You can take your country in hand and act, like the Five-Star Movement, for reform and change,”, (potete prendere il paese nelle vostre mani ed agire per il cambiamento come sta facendo il movimento 5 stelle). Ovviamente,il commento Thorne ha rappresentato un’ingerenza grossolana e palese negli affari interni dell’Italia, e un deplorevole incidente diplomatico.Un certo numero di politici italiani del partito social democratico PD ha chiesto al Dipartimento di Stato USA di rigettare le affermazioni di Thorne, ma niente di fatto.Grillo, d’altro canto , ha besso ben in evidenza lo scandaloso endorsment di Thorne sul suo blog;un blog,il suo, che è l’equivalente del quotidiano Pravda o V? lkischer Beobachter per le sue legioni di fanatici.Dunque,il movimento cinque stelle,rappresenta un ulteriore passo avanti nello sviluppo di quella strategia di destabilizzazione anglo-americana , nota come le rivoluzioni colorate.

Scaturite da un’operazione della CIA in Portogallo nel 1970, replicata poi nelle Filippine nel 1980, e più tardi nella rivolta sovversiva in Serbia, Georgia e Ucraina,le rivoluzioni colorate tendono a seguire un approccio standard un po’ grezzo e meccanicistico: per formare in un paese un governo forte (ed obbediente agli USA),si utilizza le tecniche Madison Avenue che consiste in un colore e uno slogan, più un demagogo telegenico e di exit poll falsi per mobilitare sciami di adolescenti ingenui a intraprendere manifestazioni pubbliche volte a rappresentare il governo esistente come intollerabilmente impopolare.Il passo successivo è istituire un regime fantoccio (FMI-NATO) e lasciare che le banche estere divorino il paese.Questo approccio è stato perfezionato da Otpor di Belgrado, che si è trasformata in una società di consulenza internazionale altamente lucrativa al servizio di Washington e Londra (quindi possiamo vedere Casaleggio come Optor).I principali fallimenti di questo modello standard di sovversione sono stati in Libano, dove la rivoluzione colorata “Cedars Revolution” ha fatto notevoli danni, ma fu sconfitta dal potere organizzato di Hezbollah, e in Iran, dove il governo di Ahmadinejad ha resistito.L’ Italia,la settima più grande potenza industriale del mondo,è un società complessa dell’Europa occidentale dove dominano i resti di un movimento operaio, una volta potente e da un partito di massa borghese, quello di Berlusconi.

Nel corso del 2011, l’intelligence di USA-UK ha tentato di montare una rivoluzione viola contro Berlusconi, ma questo sforzo debole fu utile come copertura per il colpo di stato di novembre 2011 che spodestò Berlusconi e lo sostituì con l’ incompetente Monti e il suo branco di Ghoul di austerità.La persistenza dei due principali partiti politici ha costretto le banche a rivolgersi a Grillo, visto più come un’arma di distruzione del sistema politico esistente nel breve termine che come una soluzione a lungo termine dittatoriale.Una volta che Grillo ha ulteriormente demolito la democrazia parlamentare esistente, Washington e Londra potrà tirare fuori la loro opzione successiva, molto probabilmente il più telegenico sindaco di Firenze Matteo Renzi, già celebrato dal Time magazine come l’Obama bianco italiano, che ha cavalcato una sfida senza successo alla leadership contro Bersani alle primarie PD per il ruolo di primo ministro.

Wall Street e la City of London sperano che, con un po ‘di fortuna, Grillo potrebbe anche essere in grado di distruggere l’Euro e l’Europa continentale spingendola nel baratro della totale collasso economico.

– [su questa considerazione non sono d’accordo con Dr.Webster Griffin Tarpley; una considerazione probabilmente scaturita da una non perfetta conoscenza dell’euro di come funziona e di chi ci guadagna e che comunque è in disaccordo con le considerazioni che seguono.]

Goldman Sachs vede Grillo come un cavallo di Troia per i nuovi attacchi speculativi alle obbligazioni italiane

Il famigerato Jim O’Neill, capo uscente della Goldman Sachs Asset Management, si è unito nel sostegno entusiasta di Thorne per Grillo e dei suoi sgherri, il Grillini. O’Neill è colui che ha coniato l’etichetta insultante di “PIIGS”, usato come uno slogan da iene cinici hedge fund e banchieri zombie per organizzare l’attacco ai titoli di Stato di Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna a partire dal 2009 – il tutto per stabilizzare il dollaro e la sterlina inglese distruggendo l’euro,facendo enormi profitti speculativi nel processo. O’Neill ha accolto con favore i risultati delle elezioni nazionali italiane alla fine di febbraio, ovviamente, perché questa situazione caotica indebolisce la Repubblica italiana e dà più potere ai finanzieri predatori come O’Neill e ai suoi colleghi di Goldman Sachs. Secondo Business Insider, O’Neill ebbe a dire quanto segue in merito a Grillo: “forse può sembrare strano, trovo il risultato molto emozionante perché mi sembra che per un paese il cui PIL non è sostanzialmente cambiato da quando l’UEM è iniziata nel 1999,c’è bisogno di un grosso cambiamento (dimostrando di non conoscere l’andamento del PIL italiano, che è invece è andato in picchiata con l’ingresso nell’euro). Forse questo risultato elettorale e il richiamo di massa del Movimento cinque stelle potrebbe segnalare l’inizio di qualcosa di nuovo? In secondo luogo, per la creazione di Italia e, soprattutto, l’altro ‘centri di potere’ della vecchia Europa, in particolare Berlino e Francoforte, questi risultati sono abbastanza vicino a un incubo. (“The Political Nightmare Unfolding in Italy Has Got Me Excited,” Business Insider, March 1, 2013) , ma, allo stesso tempo, O’Neill e Goldman Sachs sono stati segnalati per fare dumping di titoli di Stato italiani, anche se hanno fatto una serie di scommesse su larga scala contro il debito pubblico italiano con l’aiuto di credit default swap, i derivati tossici che gli speculatori utilizzano per aumentare il potere distruttivo del denaro bollente che distribuiscono contro le economie nazionali. L’8 marzo, Fitch Ratings ha approfittato del caos e non-governabilità generata dal comico Grillo, abbassando la sua lettura di default dell’emittente (IDR) per l’Italia da A-a BBB +, con un negativo a lungo termine prospettive. Le azioni di questo tipo sono al centro dell’ arsenale Anglo Americano utilizzato per attaccare i titoli di stato europei come strumenti per danneggiare l’euro. Il downgrade Fitch era tanto più scandaloso perché, come O’Neill ha ammesso, la posizione di bilancio corretto per il ciclo in Italia è in realtà in attivo anche se modesto, ed è molto meglio di quella degli Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, e un po ‘meglio della Germania.

filo-fascista portavoce di Grillo alla camera dei deputati

come Mussolini e Ron Paul, Grillo da tempo pretende di rappresentare la trascendenza della dicotomia sinistra e destra. Grillo ha usato questo sofisma per aprirsi alla collaborazione con la neofascista Casa Pound ,una viscida organizzazione con il nome del traditore fascista americano, caso mentale, e poetastro Ezra Pound.In un dialogo con i leader Casa Pound, Grillo ha rifiutato di descrivere se stesso come anti-fascista, e ha affermato invece di essere “ecumenico” – il che significa pronto a lavorare con gli eredi di Mussolini. E, naturalmente, se Grillo vuole perseguire il suo piano per eliminare tutti i sindacati dei lavoratori e, al tempo stesso ridurre drasticamente le pensioni, come parte della sua strategia di riduzione del debito, ha bisogno di tutto l’aiuto possibile da squadristi fascisti.

La piccolo borghese Lombardi ha nostalgia per i primi anni del movimento fascista, commentando: “Prima che degenerasse, il fascismo aveva un senso di comunità nazionale (che ha preso direttamente dal socialismo), il massimo rispetto per lo Stato, e la volontà di proteggere la famiglia. “Con queste parole, Lombardi è favorevole al movimento fascista che si è riunito in Piazza San Sepolcro a Milano nel 1919, composto da ex-socialisti, veterani di guerra, sindacalisti delusi, e il sedicente intellighenzia creativa. Ci sono infatti molti paralleli …

Grillo cerca di fermare il jailbreak tra i suoi parlamentari

Ironicamente,il biglietto da visita di Grillo è stato a lungo una promessa di totale democrazia diretta, con un referendum su ogni decisione importante. Finora, Grillo e il suo guru Casaleggio hanno preso tutte le decisioni per conto proprio. Il Movimento Cinque Stelle ha una struttura che può essere definita autistica,con a capo un autocrate. Non ci sono sedi locali in città o sedi per organizzazioni regionali. Non ci sono assemblee di partito o conferenze a qualsiasi livello. C’è semplicemente l’atomizzato, alienato,e isolato e Grillino al computer, ciascuno dei quali si riferisce esclusivamente al Duce e a i suoi decreti.

[in questo modo Grillo e Casaleggio riescono a controllare tutti attraverso la rete,mettendo a tacere attraverso espulsioni e cyber bullismo le voci dissonanti]

La maggior parte dei nuovi membri del Parlamento di Grillo non aveva mai incontrato gli altri candidati.

Questa sembra essere la Bilderberg/CIA/MI-6 risposta alla domanda di come creare un partito politico di massa anti-governativo, mantenendo tutti i suoi membri in totale passività e l’isolamento.Grillo e Casaleggio hanno cercato fedeltà canina e non eccezionali capacità, infatti, molti dei candidati Cinque Stelle sono emarginati, disoccupati o sottoccupati.

Da questa scelta però scaturiscono anche i seguenti aspetti non favorevoli a Grillo: ora sono felici di avere stipendi generosi e questo potrebbe evitare lo scioglimento del Parlamento per le elezioni anticipate. Essi temono la perdita del loro sostentamento, ed anche di essere cacciati per qualche piccola infrazione o con la sconfitta alle urne. Questo gruppo è eminentemente suscettibile di corruzione, sia attraverso denaro, o mediante la promessa di posti di lavoro redditizi al di là della porta girevole.

L’alternativa più ovvia per il nuovo parlamentare grillino è quello di ignorare le direttive emesse dal delirante blog di Grillo, e di votare in modo che forniranno un minimo di stabilità istituzionale per l’Italia, insieme ad una continuazione dei loro stipendi. Grillo è consapevole della minaccia di un jailbreak tra i suoi seguaci. Subito dopo le elezioni, è esploso di rabbia contro l’articolo 67 della Costituzione italiana, che vieta qualsiasi imperativo a subordinare i singoli membri del Parlamento alle loro organizzazioni di partito,lasciando libertà di coscienza nel voto.

L’Articolo 67 nasce come reazione contro lo stato monopartitico fascista di Mussolini. In termini pratici, ciò significa che, secondo la legge italiana ogni deputato e senatore grillino è libero di scaricare Grillo e rimanere in carica come membro indipendente (o “misto”) all’assemblea di Camera e Senato. Grillo, pur affermando di non essere un partito politico, vuole invece una dittatura completa, come durante l’Italia del ventennio del regime fascista.

A questi ultimi deliri però sul blog di Grillo – fino ad allora un teatro di adulazione unanime per il leader trasandato –. si è registrata la sua prima ondata seria di critica e di dissenso.Rabbia di Grillo intensificata il Sabato dopo le Idi di marzo, quando circa quindici senatori grillino (più di un quarto della sua forza totale di 53 nella casa in alto) ha rotto i ranghi e votato per il socialdemocratico giudice Grasso sul candidato di Berlusconi alla presidenza del Senato.

Grillo, sempre alla ricerca di caos, aveva ordinato loro di votare scheda bianca, in modo da impedire a chiunque di essere eletto. Dopo il risultato vincente di Grasso,in uno scoppio psicotico sul suo blog, Grillo ha chiesto le dimissioni di tutti i senatori che avevano violato la linea del partito.

In risposta a autoritarismo arrogante di Grillo, le pagine di commento sul suo blog – riempito fino ad ora con l’idolatria servile – sono esplose con rabbia e disprezzo per il nuovo Duce. Uno dei giornali più popolari accusa Grillo di una svolta autoritaria volta a vantaggi politici distruggendo la situazione generale italiana, per quanto possibile. Grillo è stato accusato di “deliri di onnipotenza. Molti sono stati i commenti di avviso a Grillo di aver perso per sempre il loro voto. Fino a questo momento, il blog di Grillo era stato a senso unico nastro trasportatore per la top-down degli ordini, senza commenti diversi da applausi.

Ma ora Grillo e Casaleggio, di fronte a una reazione eccessivamente negativa, ha iniziato a mostrare i loro veri colori dittatoriali censurando i commenti che non gli piacevano. Nel cuore della notte, hanno rimosso alcune 2.250 messaggi eretici, tra cui alcuni di quelli più popolari. Per intimidire meglio questi miserabili senatori e deputati, Grillo e Casaleggio ora ha inviato due commissari, sovrintendenti, o garanti dell’applicazione – uno per ciascuna Camera del Parlamento. Grillo ha decretato una politica di “silenzio stampa”, simile al silenzio radio in tempo di guerra, per evitare che i giornalisti curiosi di fare domande imbarazzanti. La stampa ha risposto ricordando ai grillini che le conferenze stampa senza domande erano una contraddizione in termini. Grillo ormai rilascia interviste ai giornalisti stranieri selezionati, ma non agli italiani.

Grillo dichiara guerra contro i dissidenti “troll”

In un altro colpo apoplettico, Grillo si è scagliato sul suo blog contro “orde di troll, fanatici, e multinicks” assunti da politici avversari, che per alcuni mesi erano stati colpevoli di lesa maestà contro la sua grandezza. Con la sua solita retorica oscena, Grillo ha accusato le “cavallette” di creare “schizzi di merda.”

Subito dopo il Movimento cinque stelle pare decidere di votare una mozione limitata di fiducia per un governo socialdemocratico sulla base di un ordine del giorno specifico per riforme riguardanti dinamiche di governo come il conflitto di interesse, anticorruzione, e una nuova legge elettorale.

Queste simboliche riforme piccoli borghesi,manco a dirlo, non fanno assolutamente nulla per la fatica delle famiglie italiane che lavorano.

Grillo è ossessionato dal fatto che i membri della suo assemblea voteranno per un governo socialdemocratico sotto Bersani. Bersani aveva annunciato subito dopo le elezioni che egli avrebbe fatto “scouting” tra i grillini. Per questo motivo la caccia alle streghe continuerà. Ma c’è un “ex-comunista” che Grillo sembra pronto a sostenere: l’attuale Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, che è uno dei principali anglo-americani attivi nella politica italiana. E ‘stato Napolitano che ha effettuato l’Novembre 2011 colpo di stato che ha spodestato Berlusconi e installato il brutale regime di austerità di Goldman Sachs dipendente Monti.

Per il governo Napolitano-Grillo pertanto può, proseguire e intensificare le misure di austerità feroci che sono alla radice della crisi italiana. E questo, naturalmente, è quello che Grillo i controller vogliono di più.

Se l’Italia vuole uscire dalla sua depressione economica attuale,è necessario un massiccio programma per la creazione di infrastrutture moderne. Il New Deal americano, con agenzie come la WPA, PWA, e TVA, rende questo punto assolutamente chiaro. Ma non per Grillo e i suoi sgherri, che spesso suonano come reazionario governatore repubblicano Chris Christie del New Jersey cercando di bloccare il tunnel necessaria di nuovo sotto il fiume Hudson.

[anche qui mi dissocio dalle considerazioni che seguono sulla TAV, che dimostrano la scarsa informazione sul tema da parte del giornalista]

Lo scorso fine settimana, numerosi grillini hanno rinnovato la loro protesta contro la linea ferroviaria ad alta velocità per il trasporto merci e passeggeri ora in fase avanzata di costruzione, in Val di Susa tra Torino nel nord-ovest Italia e Lione in Francia. Questo segmento fa parte del corridoio transeuropeo Five, che si estende da Lisbona, Portogallo a Kiev, in Ucraina. Questo è esattamente il tipo di infrastruttura di tutta l’Europa ha bisogno per ritrovare il deficit a lungo dei collegamenti est-ovest ferroviari ancora rimasto da decenni della guerra fredda.

[considerazione economica completamente sballata]

L’attuale Fréjus-Modane linea ferroviaria è stata costruita tra il 1850 e il 1870, e nonostante ammodernamenti successivi, occorre ora considerare irrimediabilmente obsoleti a causa del suo percorso tortuoso. È interessante notare che quando Grillo ha partecipato a questa protesta è stato bersagliato da richieste di spiegazioni da parte dei militanti sulla cordialità del Movimento a cinque stelle verso il neofascismo. Altro modo in cui Grillo sta indebolendo l’Italia è di rilanciare il movimento secessionista tra la popolazione di lingua tedesca nella regione alpina dell’Alto Adige / Südtirol. Un leader dei separatisti Adige ha iniziato una nuova campagna per uscire dall’Italia utilizzando lo spettro di un governo di Roma dominata da Grillo.

Grillo è un neofascista?

In tutta Europa, vi è una crescente consapevolezza che Grillo rappresenta una opposizione controllata e progettata per scongiurare eventuali attacchi gravi al dominio politico degli oligarchi finanziari. Negli articoli pubblicati dalla, statista britannico New, la sinistra Wu Ming Foundation di Bologna, sostiene che Grillo è stato un ammortizzatore per i banchieri italiani, in quanto dirige la rabbia delle masse schiacciante verso la “casta” di lacchè politici, lasciando che il banchieri escano relativamente indenni. Wu Ming lamenta che la mobilitazione di massa contro l’austerità del FMI in Italia è stato ostacolato dal Grillo, che è personalmente un multimilionario e uno dei% 1. Il suo blog da solo lo si stima per essere capace di far incassare dai € 10 a € 15 milioni di euro all’anno.

Der Spiegel di Amburgo ha una migliore analisi, indicando il parallelismi evidenti tra Grillo e italiano dittatore fascista Benito Mussolini, che ha governato il paese dal 1922 al 1943-1945. Spiegel sottolinea il punto con una vignetta raffigurante il comico genovese in uniforme Mussolini. Il metodo di entrambi è quello di convogliare la rabbia di massa sui politici in generale e il parlamento; mentre i banchieri e i finanzieri ne escono indenni. Come osserva Spiegel, la retorica di Grillo è molto attraente,ma non democratica,ed è molto simile a quella di un italiano infame dal passato.

“Il tedesco socialdemocratico Peer Steinbrück: Grillo assomiglia anche al Duce nella sua pretesa di superare la dicotomia destra-sinistra, e di non rappresentare un partito politico nel senso tradizionale.

(Spiegel, “Green fascismo: Beppe Grillo è l’uomo più pericoloso d’Europa”) delirio recente Grillo che, “Siamo giovani. Non abbiamo alcuna struttura, gerarchia, i leader o segretari. Prendiamo ordini da nessuno, “e il suo slogan di” uno vale uno “- nessuno è buono come chiunque altro -. Echo i cliché del giovane Mussolini

Washington Post vede Grillo come “esempio emozionante” del potere di base

Questa crescente consapevolezza dei tratti fascistoidi di Grillo è in netto contrasto con la figura di Grillo propinata dal Washington Post , house organ della Federal Reserve degli Stati Uniti.

Qui Anthony Faiola offre un pezzo confrontando la destabilizzazione corrente in italia a Jimmy Stewart in Mr.Smith va a Washington . Leggiamo: “Per 60 milioni di italiani e drogati politici di ogni risma, i trionfi di un movimento che comprende gli elettori privati ​​dei diritti civili, sia da sinistra che di destra – sono una emozionante esempio del potere delle base …. L’ascesa del movimento cinque stelle, guidato da un comico TV , è l’ultima manifestazione di una reazione in crescita in Europa per l’austerità paralizzante e clientelismo radicato nelle stanze del potere. Si tratta niente di meno che un esperimento sociale che sottolinea ciò che accade quando gli elettori decidono di modificare radicalmente lo status quo.

” Non c’è nessuna lode a Roberta Lombardi sul fascismo, niente sui flirt di Grillo con i fascisti di Casa Pound, e naturalmente niente circa la chiusura connessioni tra i gestori di Grillo a Casaleggio Associati e l’Istituto Aspen, i Bilderbergers, e la Camera di Commercio Americana in Italia. (Anthony Faiola, “I nuovi arrivati ​​Shake it up Politica in Italia: I legislatori in Cambia Promessa movimento popolare come Nazione Leaderless alle prese con crisi economica,” Washington Post , 25 marzo 2013)

Grillo è controllato da Bilderberg

Grillo è diretto da Giancarlo Casaleggio, le cui previsioni sull’ apocalittica imminente terza guerra mondiale con miliardi di morti sono disponibili nel suo film Gaia , è un film decorato con simboli massonici. Carlo Freccero, direttore di Rai-4, il quarto programma della televisione di Stato italiana, aveva già richiamato l’attenzione sul ruolo del benestante internet marketing Manager di Milano, pubblicità, politica e società di consulenza Casaleggio Associati per la creazione di il movimento di Grillo. Freccero ha osservato che il film è Casaleggio attribuisce la maggior parte del male nel mondo per organizzazioni cospirative come il gruppo Bilderberg, che dettano le politiche dei governi da dietro le quinte. Come allora, Freccero ha chiesto, a Grillo e Casaleggio spiegare la presenza come partner nella Casaleggio Associati di Enrico Sassoon, un membro del consiglio di amministrazione dell’Istituto Aspen d’Italia? Sassoon gli altri membri di bordo Aspen sono in gran parte tratti dal gruppo Bilderberg, per il quale le funzioni di Aspen Institute come una sorta di think tank e scuola quadri. Freccero è stato solo sottolineando l’evidente quando ha ipotizzato che il movimento Grillo è di fatto una opposizione controllata per l’oligarchia finanziere transatlantico rappresentato dal Bilderberg. Sassoon è dimesso dalla Casaleggio Associati subito dopo Freccero ha fatto queste osservazioni.

Grillo ha già raggiunto il picco nei sondaggi?

Il sondaggio più recente mostra le forze Berlusconi al primo posto tra le coalizioni in competizione con il 31,3%, con la coalizione Bersani al 29,3% e al terzo Grillo posto con 26,2%. Le forze Monti sono scesi al 7,1%. Il sondaggio SWG di pochi giorni prima mostra Grillo al 26,9%, ma che rientrano a pieno del 3,1% dal l’euforia del suo post-elettorale uptick. A giudicare dai post su internet, molti italiani si stanno unendo a vedere Grillo come molto fumo e poco arrosto. Secondo il sito politico Dagospia di Roma, “il rischio grillini diventare il più grande flop nella storia della Repubblica italiana”, se non sono in grado di portare a casa per i loro elettori “i risultati che sono concreti, tangibili, e subito

”Il dottor Benjamin Carson l’americano Grillo?

L’intelligence anglo-americana vede in Grillo un modello per la nuova generazione di rivoluzioni colorate e per la destabilizzazione, che possono essere applicate in Europa e Nord America. Un possibile candidato per il ruolo di American Grillo è il Dr. Benjamin Carson, un noto neurochirurgo nero presso la Johns Hopkins University. Carson, che è stato conosciuto per decenni come ideologo reazionario che opera sotto la copertura spuria del cristianesimo evangelico,ha catturato riconoscimenti dalla destra americana negli ultimi mesi per aver urlato primitive invettive anti-governativi banalità a Prayer Breakfast Nazionale, con Obama seduto nelle vicinanze e costretto ad ascoltare. Subito dopo, il Wall Street Journal , l’organo di punta della oligarchia finanziaria, ha cominciato a discutere Carson come possibile candidato alla presidenza.Secondo la sezione Style del 25 marzo Washington Post , Carson è stato chiamato non solo per i tagli della rete di sicurezza sociale, ma piuttosto per la sua abolizione totale: “in occasione della Conferenza Conservative Political Action … Carson ha suggerito che il governo dovrebbe fare affidamento su chiese a fornire una rete di sicurezza per i poveri e uscire del business sociale. ‘Perché il governo cerca di duplicare ciò che [le chiese] dovrebbero fare?’ chiese. “Il tempo ci dirà se Carson può eguagliare il successo di Grillo come un demagogo e manipolatore di massa. WT / HMV

http://miccolismauro.wordpress.com/2013/03/28/dr-webster-griffin-tarpley-casaleggio-come-optor-grillo-strumento-di-goldman-sachs/

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Il grillo fascista, la formica socialdemocratica, il bacarozzo radicale.

marzo 8, 2013 di carlovanni

Come diceva mio nonno buonanima, portatore sano del cognome (cosa rara, siamo spesso un po’ bislacchi), “L’attimo der cojone passa a tutti”; e io, fedele alla saggezza di famiglia, mi sono conformato e ho condiviso con levità un post dalla bacheca di un’amica virtuale, senza preoccuparmi se fosse vero o meno.

Entrando, cioè, in quel flusso di condivisione virale di cazzate che tanto bene fa alle tasche degli speculatori, e tanto acqua porta ai mulini di chi paga certe campagne di sputtanamento.

Nella fattispecie, si trattava del post in cui si confrontavano i discorsi del Grillo elettorale e di Hitler nel 1932, elettorale pure lui e pure lui ugualmente con troppo e troppo poco successo alle elezioni.

Perchè l’ho fatto?

Prima di tutto, per un fattore di pelle: mi sta sui coglioni il Beppe Grillo elettorale e tutto il circo che si svolge attorno a lui.

Poi perchè era un esercizio non indifferente dal punto di vista della comunicazione, uno dei miei campi di interesse principali. Il parallelo tra un discorso elettorale e un altro era semplicemente troppo bello per poter essere vero, ma se fosse stato vero, e lo desideravo tanto, avrebbe dimostrato la tesi che semplicemente di discorsi elettorali, si tratta, sempre uguali, sempre fatti con l’unico scopo di attrarre voti; passano le epoche e le persone, le tecniche, non mutano mai.

Poi, un po’ redarguito, un po’ autoredarguito, sono voluto tornare all’argomento per vedere quanta parte di vero ci fosse.

Unica fonte che sono stato in grado di trovare sul web è quella di un discorso sottotitolato in inglese, ad esempio qui:  http://www.mondoinformazione.com/notizie-italia/beppe-grillo-citazione-falsa-hitler/89243/

Ora, qualche premessa.

E’ ovvio che parlare di Fascismo e Nazismo in sede attuale è da considerarsi fuori luogo. E’ anche vero che dopo aver giocato allo sputtanamento sul web, ora ne sta pagando le conseguenze, perchè possono giocare anche gli altri, e con risultati molto più incisivi dei suoi, se ci si mettono, e pure a ragione.

E’ altrettanto vero che fino a quando si fa un discorso di stile comunicativo, di tecniche retoriche, invece, il ragionamento fila ancora, e anzi non fa una grinza; quindi, mi autoassolvo dalla stronzata, che è andata a buon fine. Per puro caso, s’intende, oppure perchè forse in 30 anni qualcosa l’ho imparato.

I parallelismi tra i due discorsi sono numerosi e plateali. Dopo alcune buone premesse, il blogger che ha realizzato in questo articolo si perde.

Fa bene a incitare all’obbiettività e ad avvisare che è in atto una campagna (o controcampagna) mediatica, il fatto che sia di parte non rende quanto dice meno vero. Altrettanta ragione ha nel momento in cui avvisa che estrapolando frasi da un contesto generale del discorso, si può far dire a chiunque quel che si vuole; io aggiungo, non solo frasi, basta cambiare un termine mettendo un apparente sinonimo e il gioco è fatto.

Si perde invece nel momento in cui vuole dimostrare il laschissimo collegamento tra le due cose. Il collegamento c’è, e come invita lui, arrivando ad una conclusione opposta, basta leggere i sottotitoli in inglese per coglierlo.

Addirittura, parla di intere frasi di Hitler incitanti alla violenza espunte dal discorso; in realtà, il discorso di Baffetto nel suo complesso è molto più colloquiale e tranquillo di quelli sentiti di recente.

Di cosa stiamo parlando? Di una deriva del Nazismo che rialza la testa?

Ovviamente no, non siate offensivi.

Parliamo dell’universale valenza di alcune tecniche comunicative e retoriche che con ogni probabilità erano già vetuste ed abusate ai tempi dei Gracchi; luoghi comuni, frasi ad effetto, metafore, minacce, pretese di alterità, illuminazione circa le irresponsabilità altrui e tante altre.

Il fatto che mi stupisce in quanto studioso, persona, italiano è che ancora, con tanta cultura a disposizione, ci siamo milioni di persone che non si rendono conto istantaneamente che è una manipolazione ai fini del risultato elettorale.

Un altro simpatico giochino, tanto per chiarire, è indicato qui:

http://www.qualcosadisinistra.it/2012/06/12/fascista-a-sua-insaputa/

E spulciando un vecchio manuale di giornalismo:

“Date un <<calcio di protesta>> ai partiti al governo. Fateli <<tremare>>, votate <<contro la corruzione, la mafia, lo scialacquamento del denaro pubblico>>. Scendete in campo contro i <<partiti tradizionali>>, sconfiggeteli in modo che essi stessi <<potrebbero decidere di destituire i loro leader>>. E se proprio volete un consiglio, bene: sappiate che noi voteremmo <<il Partito repubblicano o uno dei gruppi della Lega Nord>> (La Stampa, 28/3/1992, citando l’Economist).

Possiamo osservare come anche questo discorso possa essere rovesciato; cioè, che anche allora fosse molto sentita questa esigenza diffusa oggi tra le persone.

Ma per essere meno coglioni del solito, ci conviene stare attenti e pensare che fondamentalmente, nonostante continuino tutti a dirci che votare non serve, se si sbattono così tanto per ottenere il nostro voto una ragione ci deve pur essere.

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Grillo e la politica degli spettri

11spettroForse sarebbe il caso di chiedersi seriamente come mai il movimento di Grillo sia divenuto in poco tempo il primo partito italiano, partendo da un 4% e comunque da un’apparente marginalità politica.  Seriamente intendo, senza agitare concetti vuoti come protesta e populismo che vorrebbero spiegare, ma andrebbero a loro volta spiegati e dunque non sono nient’altro che un flatus vocis, un passaggio del rosario mediatico. Un indizio ci viene proprio in questi ultimi due giorni: le inchieste e le interviste dei giornali che come se nulla fosse concedono intere paginate a D’Alema e al pensiero di Veltroni, alle voci di corridoio e di stanza, alle manovre e manovrine più miserabili, ci parlano di una politica e della sua rappresentazione giornalistica ormai così scadute da non poter essere recuperate nemmeno per le mense della Caritas. Senza parlare delle solite compagnie di giro che vanno in televisione da tempo immemorabile.

Di certo gente avvezza alla strategia e alla tattica, all’inciucio come alla retorica, avrebbe potuto cavalcare l’onda del malcontento, della delusione, della disperazione a seconda dei casi, se solo se ne fosse accorta o se avesse potuto farlo, chiusa nella torre d’avorio di rapporti bizantini ed esangui che parlano di accrocchi e strategie di potere, clan, correnti, apparati, potentati. Solo qualcuno che non era dentro questa prigione di rapporti che viene chiamata generalmente casta, poteva proporre qualcosa che contrastasse con i diktat imposti da fuori ed eseguiti dai tecnici, buttare nel discorso pubblico temi accuratamente tenuti nascosti da decenni, anche se in modo confuso e rapsodico. Un outsider come Grillo o come forse molti di noi se fosse capitato. Insomma qualcuno che non cascasse dentro la trappola della “necessità” e che si rendesse conto dell’impatto micidiale dell’austerità, nome sotto il quale si nasconde l’impoverimento, qualcuno non  legato ai mille “patti di sindacato”, come queste forze politiche allo stremo. Lo dimostra persino Bersani che dopo la rovinosa vittoria, dice finalmente qualcosina di sinistra, invece dei farfuglii di una campagna elettorale atona e attenta solo a non mettere in forse l’alleanza con il reazionario professore e il potere finanziario alle sue spalle. Appena un po’ libero dal condizionamento dice cose che forse lo avrebbero davvero portato alla vittoria.

Inutile chiedere a Grillo coerenza o le parole con i dosaggi esatti degli esperti, inutile dibattere fino a notte se il suo programma sia di destra di sinistra, di sotto o di sopra. Il suo boom ha fermato la triste macchina da guerra che approfittando della crisi sta mettendo  in questione la democrazia e per quello che mi riguarda è la cosa oggettivamente più di sinistra che si sia vista in questo Paese dai tempi di Berlinguer. Moltissime persone di sinistra, non si rendono conto o magari non vogliono farlo che ciò che sarà Grillo dipende anche da loro, da come vorranno rapportarsi, ma anche dal coraggio, dalla lucidità, dall’elasticità con cui sapranno cogliere l’occasione  per imporre alla discussione cose come ad esempio il reddito di cittadinanza che di certo non è mai stato nell’agenda della sedicente socialdemocrazia nostrana. Dipenderà anche da loro se potremo ricostruire il Paese e le sue speranze o se accatteremo la catastrofe sociale che ci viene mellifluamente suggerita ricadendo nel ricatto ansiogeno delle vecchie élite e delle loro modalità.

Purtroppo occorre agire, non si può solo stare a guardare, seguire, nascondersi dietro le sigle e gli apparati, ragionare dentro paradigmi politici che non corrispondono a una realtà sulla quale non sappiamo più come intervenire, lasciare che facciano altri. O assediarsi da soli dentro piccole polemiche astiose. Le prime reazioni  lasciano mal sperare: è tutto un chiudersi dentro i castelli di carte costruiti in questi anni, in tanti prevale lo sconforto, la rabbia per una primogenitura strappata e la tentazione di vedere la destra dalle desolate finestre della mancata sinistra. E in effetti l’elaborazione politica del centrosinistra ha finora prodotto un’idea folgorante: quella che con Renzi, il topo gigio della J.P. Morgan, le cose sarebbero potute andare meglio e che andranno meglio, che forse Bersani non ha il quid. Un discorso così intrinsecamente berlusconiano da rivelare come il corpo viva, ma l’anima sia scomparsa.

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Moriremo liberali o socialdemocratici?

Cinque anni fa moriva lo storico Pietro Scoppola. Cosa penserebbe del Pd di oggi? Ne parliamo con Enrico Letta, Stefano Ceccanti, Giorgio Tonini e David Sassoli

Moriremo liberali o socialdemocratici?
Era il giorno della nascita ufficiale del Partito democratico, il giorno dell’assemblea costituente, quando arrivava la notizia della morte di Pietro Scoppola. Cinque anni fa. E del “suo” Pd «Scoppola oggi sarebbe al tempo stesso soddisfatto e fustigatore – ci racconta Enrico Letta –. Era l’uomo del “già e non ancora”, spostava sempre il traguardo più in là». Abbiamo parlato con quattro parlamentari dem che hanno conosciuto Scoppola dai primi anni Ottanta per provare a guardare al Pd di oggi, il Pd di Bersani e della successione al governo Monti, attraverso gli occhi dello storico.

Il sindacato conservatore
Un partito ormai socialdemocratico, si legge spesso in queste settimane. E per Scoppola la socialdemocrazia non è mai stata un obiettivo a cui tendere. Perché la socialdemocrazia, come anche la democrazia cristiana, ha la colpa di un aver dato vita a governi troppo centralisti, costruiti sull’alleanza tra la burocrazia di stato e le “corporazioni”, dagli ordini professionali al sindacato. Spiega Giorgio Tonini: «Scoppola aveva fatto in tempo a cogliere la degenerazione corporativa e in fin dei conti conservatrice del sindacato, soprattutto nel pubblico impiego ». «Nell’indebolimento generale delle strutture di partito – prosegue Stefano Ceccanti – il sindacato può diventare una forza che trascina il Pd sulle sue posizioni. Non è il lessico di Scoppola, ma lui ci invitava a fare cose abbastanza simili a quelle della Terza via, ad avere un rapporto dialettico col sindacato come il Labour o la Spd».

Dossetti, adieu
Scoppola, riprende Tonini, «non era un liberista, credeva nell’intervento positivo dello stato per livellare le disuguaglianze e regolamentare il mercato». Aveva ragione quindi Giuseppe Dossetti a dire che non bisogna «avere paura dello stato». Ceccanti commenta che «nella cultura cattolico-liberale non esiste la visione della Chiesa come società perfetta, che deve subire lo stato come un’imposizione solo negativa, ma proprio perché dello stato si dà una visione parziale, non totale». Lo stato, e qui Scoppola rifiuta Dossetti, «non ha il monopolio del bene comune». In una parte del Pd – aggiunge Ceccanti – l’idea dossettiana dello stato che «crea» la società sembra ancora prevalente. Ma allora Scoppola stava dalla parte dello stato o da quella del mercato? In uno dei suoi libri più appassionati, La «nuova cristianità» perduta del 1985, lo storico ha scritto che il colpo più duro alla fede cattolica, nel dopoguerra, è arrivato «alle spalle »: non dal comunismo, ma dalla società dei consumi. Nello stesso volume però, ricorda ancora Ceccanti, lo storico segnala il rischio che con l’incontro tra cattolici e comunisti «si mettano insieme due avversari del moderno»: una convergenza dal sapore radicale e anti-capitalista «è quanto di più lontano dalla visione di Scoppola del Partito democratico».

Il Pd delle liberalizzazioni
Anche per questo, prosegue Ceccanti, un tema come quello delle liberalizzazioni deve rimanere centrale: «Il Bersani liberalizzatore è certamente più vicino a Scoppola di pezzi della sinistra cattolica che hanno un’interpretazione decisamente più statalista». È un equilibrio difficile: da un lato c’è lo stato factotum, che finisce ostaggio delle clientele; dall’altro la società dell’individuo-consumatore, con la scomparsa dei corpi intermedi. Il Pd è in grado di seguire la strada segnata da Scoppola? Per Letta: «il Pd di Bersani è un partito della società aperta, dei diritti del consumatore e della lotta alle corporazioni. Questo non toglie che la società abbia dei punti cardinali: il mondo della rappresentanza, delle relazioni corte, dell’associazionismo. Altrimenti l’individuo resta solo in una società nuclearizzata».

Le associazioni e il partito leggero
Il rapporto tra associazionismo cattolico e Pd, però, non attraversa un periodo facile: «La Cisl, le Acli, pezzi della nostra constituency si sono rivolti altrove », dice Ceccanti. Un dato che Scoppola avrebbe colto «con preoccupazione». Meno preoccupato David Sassoli, perché «la pluralità di scelte politiche del mondo cattolico non può riportarci a vecchi schemi: Scoppola è stato anche un critico acuto dell’unità politica dei cattolici». Non è tempo, insomma, di nuove Dc. In ogni caso – ancora Tonini – per dialogare con la società civile servono «partiti aperti e leggeri»: «Scoppola ha sempre avuto un’idea degasperiana del partito, uno strumento a disposizione di personalità della società civile». Solo così è possibile evitare «la deriva partitocratica».

Temi etici, com’è difficile mediare
«Anche in Europa – parla Sassoli, di ritorno da Bruxelles – molti partiti socialdemocratici sentono il bisogno di aprirsi a esperienze diverse, al mondo cattolico, a quello ambientalista». Che succede però quando c’è da decidere sulle questioni che più dividono i cattolici dai non cattolici? La strada indicata da Scoppola è sempre stata quella della mediazione. Anche su un tema come l’aborto fece il possibile per trovare un accordo in parlamento che evitasse il referendum. E sulla procreazione assistita, ci racconta Tonini, «aveva maturato un atteggiamento molto prudente: temeva il bipolarismo etico, la contrapposizione tra una destra religiosa e una sinistra laicista. Insisteva sulla necessità nel Pd di una presenza cattolica autonoma rispetto al pensiero della sinistra laica, certo con lo sforzo di mediazione ma senza nessun cedimento». È la linea del «primato della coscienza» – Sassoli la sintetizza così – che non vuol dire «mettersi in una posizione guerresca, ma tenere alta l’asticella del confronto. Se lo si fa, i punti di incontro emergono spontanei». Del resto, ci dice Letta, bisogna capirsi su cosa si intende per temi sensibili: «Esistono temi che riguardano più il welfare, come il riconoscimento delle coppie di fatto», su cui oggi si è trovata un’ampia convergenza. Il Pd ha scelto di distinguere tra gli uni e gli altri, per «lasciare spazio ai temi sensibili “veri”, quelli per cui è bene che la politica si fermi e la coscienza di ognuno venga rispettata». Il vicesegretario democratico la chiama «una scelta di concretezza». Che forse sarebbe piaciuta anche a un degasperiano come Scoppola.

@lorbiondi

(Da domani all’Istituto Sturzo di Roma due giorni di convegno su Scoppola, leggi il programma)

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Italia: l’inesorabile slittamento a destra di Beppe Grillo

Di Marianne Arens e Peter Schwarz
29 gennaio 2013

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in tedesco il 23 gennaio 2013 e in inglese il 24 gennaio 2013

Nell’attuale campagna elettorale italiana il Movimento Cinque Stelle (M5S), guidato dal comico Beppe Grillo, è considerato l’organizzazione di protesta con le migliori possibilità di successo. Il Movimento Cinque Stelle, che pretende di essere un’alternativa ai principali partiti politici guidati da Mario Monti, Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi, al momento pare raccogliere circa il quindici per cento dei voti.

Uno sguardo ravvicinato dimostra che il M5S, che esplicitamente non si considera come un partito, si sta muovendo rapidamente verso destra. Le dichiarazioni di Beppe Grillo differiscono poco da quelle di qualsiasi altro populista di destra: egli cerca di suscitare sentimenti razzisti, mentre attacca l’Unione europea da destra e polemizza contro lo Stato sociale.

Il movimento nacque dalla protesta contro la diffusa corruzione politica, ma Grillo ha sempre rifiutato di prendere una posizione chiara sulle questioni di classe. Parla di questioni ambientali e di altro tipo, alla moda tra gli strati della classe media, ma si è sempre rifiutato di difendere la classe operaia contro i brutali attacchi sociali messi in atto in egual modo da governi di destra e di “sinistra”.

L’anno scorso il governo di Mario Monti ha introdotto politiche di austerità che hanno sprofondato non solo i lavoratori nella disoccupazione e nella povertà, ma che hanno anche avuto conseguenze enormi per la classe media. Commercianti, piccoli imprenditori e artigiani sono stati duramente colpiti dalla recessione, e le loro difficoltà economiche sono ampliate dai costi del carburante drammaticamente aumentati, dalle nuove tasse sulla proprietà e da controlli fiscali più severi.

In questo stato di cose, il movimento di Grillo si impegna a parlare per le sezioni della piccola borghesia, che considera gli strati più oppressi della classe lavoratrice e lo Stato sociale come il problema principale e che sta abbracciando una virata a destra di tipo nazionalista.

Lo spostamento a destra del Movimento Cinque Stelle dimostra che la “lotta contro la corruzione”, presa come argomento singolo, non fornisce una risposta progressista alla crisi sociale. La responsabilità principale per la crescita del movimento di Grillo a destra è da attribuire alle tendenze di pseudo-sinistra, che hanno sostenuto le politiche di austerità dei governi di Romano Prodi e Mario Monti, contemporaneamente fomentando illusioni nel movimento di Grillo.

Beppe Grillo si è sempre vantato del fatto di non avere un programma. Il suo movimento di protesta è nata sei anni fa, sulla base delle sue improvvisazioni come attore a Genova; attacca i politici corrotti e inveisce contro l’evasione fiscale e la mentalità del proprio tornaconto tipica della classe politica.

All’inizio Grillo vinse influenza politica dopo che Romano Prodi sostituì Silvio Berlusconi come capo del governo, nella primavera del 2006. L’intero campo del centro-sinistra, incluso Rifondazione Comunista, parteciò al governo Prodi. Quando fu chiaro che non ci sarebbe stato progresso sociale in Italia con Prodi, gli spettacoli di Grillo sono diventati improvvisamente molto popolari. E’ apparso nei teatri di tutta Italia davanti a un pubblico di migliaia di persone.

Nel settembre 2007 indisse una giornata di protesta, la sua cosiddetta “V-Day”, dove V sta per “Vaffanculo”. Fra concerti all’aperto e altre azioni, sono state raccolte firme per una petizione che chiede che alle persone con la fedina penale sporca sia vietata l’elezione a cariche pubbliche.

Nelle elezioni parlamentari del 2008, Grillo incitò all’astensione dal voto, dichiarando che la campagna elettorale tra i due campi principali era una “falsa guerra tra fratelli gemelli”. Grillo, uno degli animatori TV più famosi del paese negli anni ’80, fu bandito dall’apparire in televisione; ma ormai il movimento di Grillo stava diffondendosi rapidamente attraverso Internet e le reti sociali.

Quando Silvio Berlusconi tornò al potere nel 2008, Grillo ricevette il sostegno crescente di celebrità come l’ex procuratore di Stato Antonio Di Pietro, il giornalista Marco Travaglio e il dissidente presentatore televisivo Michele Santoro. Tutti sostenitori di Grillo e critici di Berlusconi e dei politici del Partito Democratico di centro-sinistra, ma non hanno mai contestato il sistema capitalista.

Nel 2010 Grillo ha partecipato alle elezioni regionali per la prima volta, formando il suo Movimento Cinque Stelle. Le cinque stelle stanno per l’ambiente, l’acqua potabile, la tecnologia, il trasporto e un approccio positivo da italiani gli uni agli altri.

Le elezioni regionali del 2010 furono caratterizzate da un forte calo di affluenza alle urne, dieci per cento meno votanti. Grillo conquistò il suo primo successo, basato sul singolo argomento di campagna elettorale che chiedeva che nessuna persona condannata o accusata di reato potesse diventare un deputato.

Durante le elezioni Grillo ha beneficiato del calo di Rifondazione Comunista, che aveva partecipato al governo Prodi nel 2008 e che non riuscì a vincere la rielezione al parlamento. In Emilia Romagna, ex roccaforte del Partito Comunista, Grillo ha vinto il sei per cento, mentre il voto per Rifondazione Comunista è crollato a 2,8 per cento.

Nel 2011, quando in Italia si svilupparono proteste sociali sulla scia delle rivoluzioni in Egitto e Tunisia, Grillo fu presentato quale alternativa politica.

Nel giugno 2011 ci sono stati quattro referendum (contro la privatizzazione dell’acqua e dei progetti energetici e contro il nucleare), nei quali circa il 95 per cento dei partecipanti ha espresso un rifiuto netto al governo Berlusconi. Per evitare che l’opposizione al governo prendesse una direzione socialista Attac, Greenpeace e il SEL (Sinistra, Ecologia, Libertà), guidato da Nichi Vendola, hanno tutti lodato il carattere apparentemente non politico di questi referendum.

Questo si allineava con la campagna di presentazione di Grillo come una pseudo-alternativa. Tutti hanno applaudito alla sua presunta “libertà da ogni ideologia” e alla sua lotta contro la casta dei “politologi e gli assistenti di politica”, come ha detto Nichi Vendola.

In seguito alle forti pressioni da parte dell’Unione europea il governo Berlusconi è stato sostituito nel novembre 2011 da un governo non eletto di tecnocrati guidato da Mario Monti. I partiti successori del Partito Comunista e i sindacati hanno sostenuto le radicali misure di austerità e gli attacchi contro la classe operaia di Monti, e così facendo hanno conferito più forza al Movimento Cinque Stelle.

Nel frattempo Beppe Grillo ha adottato posizioni sempre più di destra. In un blog che ha scritto un anno fa, ha elaborato sul non dare la cittadinanza ai figli, nati in Italia, degli immigrati. Così scrisse: “la cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se I genitori non ne dispongono, è senza senso”. Questa richiesta aveva come solo scopo quello di “distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi”.

Dopo è andato anche oltre e ha dichiarato di voler “vedere solo italiani” nel suo movimento. Ha anche parlato pubblicamente contro l’immigrazione di famiglie rom dalla Romania verso l’Italia.

Quando diversi giornali hanno criticato i suoi commenti, Grillo ha risposto nervosamente nel suo blog riferendosi a coloro che insinuavano una sua apertura ai fascisti “Chi lo ha scritto è in totale malafede, un leccaculo del sistema”. Ha inoltre sottolineato che il M5S “non è un movimento ideologico “.

Un sostenitore di Grillo, il consigliere comunale di Treviso David Borrelli, ha tuttavia ammesso pubblicamente che vi sono somiglianze tra il M5S e la ferocemente “anti-immigrati” Lega Nord.

Inoltre, quando alcuni adepti del movimento di estrema destra Casa Pound hanno cercato di incontrare Grillo sulla base delle sue dichiarazioni anti-immigrati, Grillo ha risposto: “Il M5S non ha alcun pregiudizio per quanto riguarda le persone che incontra.” ?Casa Pound è un movimento che deriva il suo nome dallo scrittore fascista e ammiratore di Mussolini, Ezra Pound.

Nello stesso periodo, Grillo ha scoperto l’ostilità verso l’UE e la richiesta “Fuori dell’euro”, come mezzo per promuovere il suo movimento. In un’intervista con l’agenzia di stampa statunitense Bloomberg nel maggio 2012, ha dichiarato: “L’euro è una corda attorno al collo, giorno dopo giorno si attorciglia sempre più stretta”.

Intanto i “Grillini” hanno ottenuto il loro miglior risultato di sempre alle elezioni locali del maggio 2012. Mentre il tasso di partecipazione alle elezioni è sceso, il M5S ha raccolto una media dell’otto per cento dei voti. Nella città di Parma e in tre altri comuni, i candidati pro-Grillo, presentatisi alle elezioni per la prima volta, sono stati eletti alla carica di sindaco.

Questo successo elettorale è stato ripetuto nel mese di novembre, quando il movimento di Grillo è emerso come il più forte partito unico, con il quindici per cento dei voti nelle elezioni per la presidenza della Regione Sicilia. In quelle elezioni, le varie liste di protesta e gli outsider politici sono stati in grado di conquistare voti, a scapito di tutti i partiti che hanno sostenuto le misure di austerità di Monti. L’affluenza alle urne è stata solo del 47 per cento.

Era già evidente che molti dei voti per Grillo venivano da disincantati sostenitori di Berlusconi e, nel nord Italia, dal campo della Lega Nord. In Sicilia, il movimento di Grillo con il 15 per cento, ha superato il Partito della Libertà di Berlusconi (PdL), che è crollato dal 33 al 13 per cento dei voti.

Al secondo turno elettorale a Parma il sostenitore di Grillo, Federico Pizzarotti, ha battuto il candidato del Partito Democratico (PD), prendendo più del sessanta per cento dei voti. Il 39enne Pizzarotti, responsabile delle strategie per una banca, ora si vanta che, in qualità di sindaco di Parma, ha realizzato politiche di bilancio ancora più rigorose di quelle del suo predecessore di destra. Prima delle elezioni, una campagna dal movimento Grillo è riuscita ad arrestare la costruzione di una nuova metropolitana a Parma.

Con l’aggravarsi della crisi, il movimento di protesta di Grillo, che non aveva e non voleva avere un programma a parte la sua opposizione alla corruzione, è diventato sempre più un punto di riferimento per la destra degli strati piccolo-borghesi. Ciò è confermato da uno sguardo alle richieste elettorali del movimento e le sue pubblicazioni, che agitano per conto di imprenditori di piccole e medie dimensioni contro la classe lavoratrice.

Ad esempio, Grillo sostiene la necessità di una riforma del mercato azionario italiano a favore dei piccoli azionisti, la promozione dei prodotti locali e italiani, il sostegno per le piccole e medie imprese, e l’uscita dall’ Unione Europea e dall’euro.

Il rifiuto di Grillo dell’Unione Europea e dell’euro non ha nulla a che fare con la difesa degli interessi della classe lavoratrice, che giustamente considera l’UE come uno strumento delle banche e la forza trainante delle misure di austerità. Grillo difende le basi capitaliste dell’economia e sta cercando di orientare il malcontento sociale verso canali nazionalistici di destra, combinando i suoi attacchi contro l’Unione europea con una politica economica protezionistica.

Così dichiara: “Va fermata al più presto la fuga all’estero delle nostre imprese e create le condizioni per essere noi ad attrarre investimenti e imprese straniere, non l’Austria, la Slovenia, la Carinzia”.

Egli scrive anche: “Le fondamenta dell’economia dell’Italia sono le piccole e medie aziende… Sono le mucche da mungere in un Paese sempre più burocratizzato… La burocrazia fine a se stessa è un ostacolo ormai insuperabile per chi avvia un’attività. Qui si fa l’impresa o si muore con il disfacimento di quello che è rimasto dello Stato sociale”.

Lo “Stato sociale” qui è visto come un ostacolo alla prosperità della piccola borghesia e della classe media, che deve essere potato. Questo tuttavia è realizzabile solo a spese dei lavoratori, dei pensionati, dei disoccupati e dei giovani.

I temi riccorenti di Grillo, le sue tirate contro gli sprechi, la corruzione, l’abuso d’ufficio e per una politica pulita, servono principalmente a promuovere uno Stato autoritario. Grillo non identifica mai gli interessi capitalistici serviti da questi meccanismi politici.

In tutti i suoi attacchi a politici e partiti, egli descrive l’intero “sistema dei partiti”, come un “cancro della democrazia.” Il suo populismo, tipico dei demagoghi di destra, serve a coprire gli interessi di classe serviti da partiti ben definiti; esso ha come scopo soprattutto di prevenire la classe lavoratrice dallo sviluppare il suo proprio partito socialista, indipendente e internazionalista.

Grillo sostiene che tutti i partiti sono “anime morte che scompariranno presto” per essere sostituiti dal suo stesso movimento “senza strutture, fazioni di partito e schede di adesione.”

Mentre Grillo sta cercando di creare più confusione politica possibile, il suo stato sociale è chiaro. Come multi-milionario è uno dei cittadini più ricchi d’Italia. Già nel 2005 ha dichiarato un reddito imponibile annuo di circa € 4.300.000.

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Il responsabile del Front National smentisce Grillo: “Abbiamo ricevuto una mail dallo staff del Movimento 5 Stelle”

14:14 – Dopo la dura smentita del Movimento 5 Stelle, arriva la conferma sui contatti tra lo staff di Marine Le Pen, leader del Front National, partito di estrema destra francese, e quello di Grillo.

La vicenda legata ai contatti tra i due leader era iniziata con la pubblicazione di un post sul blogo di Eva Giovannini, giornalista di Piazza Pulita, che ha raccontato di aver intervistato Marine Le Pen. “Non ho mai incontrato Grillo di persona, ma i nostri staff sono già in comunicazione”, ha detto la leader del Front National. “Il mio responsabile per le questioni europee mi ha detto che stava aspettando una telefonata da un responsabile del Movimento 5 Stelle”.

Immediata la replica del leader di M5S che sul suo blog ha smentito categoricamente la notizia, con un post dal titolo “Le balle quotidiane”. Questa mattina però il responsabile alle questioni europee del Front National, Ludovic De Danne, ha a sua volta smentito Grillo: “Confermo di aver ricevuto una mail da un esponente del M5S”.

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5 stelle (e strisce)

I rappresentanti del movimento 5 stelle vanno a parlare con l’ambasciatore degli USA la cosa è già alquanto sospetta, che ci va a parlare una persona che vuole cambiare l’Italia, con il rappresentante di una tirannia globale sotto le cui grinfie l’Italia si trova sin dal 1945?

E guardate un poco cosa raccontano questi: “Condividiamo con il mondo anglosassone la valorizzazione della cultura della legalità”. Il mondo anglosassone! Cultura della legalità! E no cari miei grillini, adesso basta, la cultura della legalità quale sarebbe, quella di Guantanamo? Se siete così bravi a smanettare con il pc e a navigare sulla Rete perché non fate una ricerca sulla “cultura della legalità” a Guantanamo?Per non dire che anche la “cultura della legalità” come la chiamate voi può generare mostri orrende: non è stato forse in base ad un embargo legalmente emanato ed internazionalmente  adottato che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna (a vostro dire “valorizzatori della cultura della legalità”) hanno fatto morire di fame 500.000 bambini iracheni durante l’embargo degli anni ’90 del secolo scorso? Quell’embargo è stato gestito proprio dai paesi angolosassoni: USA e Gran Bretagna.E chissà se per voi è cultura della legalità l’aggressione all’Afghanistan (assolutamente illegale secondo qualsiasi norma internazionale), alla Libia (idem) e prossimamente alla Siria? E mi fermo qui perchè se dovessi scavare nel passato e tirare fuori il Vietnam …

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IL CASALEGGIUM NON FUNZIONA

  DI PINO CABRAS
megachip.info

Non enfatizziamo più di tanto i difetti della seconda prova elettorale nazionale del Casaleggium, il dispositivo di voto online con il quale alcune migliaia di militanti registrati del MoVimento 5 Stelle distribuiscono i loro voti sulle candidature. Prima furono le “Parlamentarie”, oggi le “Quirinarie”. Stavolta le votazioni sono state annullate e ripetute dopo la denuncia di intrusioni in grado di alterare il voto.

In sé, lo ripetiamo, l’episodio non va enfatizzato, perché – nonostante la retorica martellante del marketing di Grillo e nonostante le raffiche esacerbate degli avversari – rimane un avvenimento politico di modesta importanza, legato a un campione limitato di attivisti che sperimenta i primi rudimenti di un sistema carente.

Più importante è invece trarre una lezione di fondo: il voto elettronico, ovunque sia stato applicato in sede di decisione politica di massa, è stato sin qui una storia di insuccessi, tanto più evidenti quanto più alte erano le speranze democratiche attribuite ai voti espressi con un clic.

Negli USA, alla già complicata varietà di sistemi elettorali farraginosi, da un quindicennio in qua si sono aggiunti nelle cabine elettorali vari sistemi di voto elettronico che seminano ogni volta dubbi e polemiche sia nelle primarie sia nelle votazioni generali, al punto da inquinare profondamente la fiducia nel sistema. Il Casaleggium – essendo praticato in un contesto ancora meno controllabile e più vulnerabile come la Rete – per ora riesce a dimostrare poche cose: dà prova di riuscire a coinvolgere ancora poca gente e di essere troppo esposto ad attacchi per poter assicurare fiducia nel sistema e nei risultati.

Le forme di scrutinio tradizionale non sono esenti da brogli, si obietterà. Vero. Ma non c’è ancora un paradigma basato sul voto elettronico in grado di sostituirsi ai vecchi sistemi con più vantaggi. Senza considerare che metà della popolazione italiana non sa nemmeno come si accende un computer, con tanti saluti all’«ognuno vale uno».

Anche in rete non sappiamo che farcene di ideologismi e falsa coscienza. Perciò leggiamo sul Fatto Quotidiano del 13 aprile un’intervista a un vero pragmatico della rete, Umberto Rapetto, da sempre in trincea nella lotta alle frodi telematiche. Rapetto ammonisce: «L’immaterialità del web si presta agli interventi più disparati. Internet è l’anarchia assoluta. Tutti quelli che hanno cercato di imbrigliarlo con delle regole hanno sbagliato: dai governi agli ideologi della rete. Volerla usare come strumento di governo e controllo è una follia». E se non fosse ancora abbastanza chiaro, aggiunge: «Non si può credere all’infallibilità del web. È un sistema che fa errori, tant’è che, come nella vecchia politica, bisogna rifare tutto.»

Anche Marco Schiaffino, un avvocato che nuota come un pesce nella corrente del diritto in rete, porta un argomento convincente contro il Casaleggium: «I furti di dati sono all’ordine del giorno e l’idea di creare un sistema di protezione a prova di bomba è pura utopia. La cronaca è piena di esempi: furti di dati di carte di credito, account Twitter, Facebook e PayPal eseguiti violando direttamente i database centrali in cui erano conservati. E si parla di aziende che spendono una fortuna per proteggere i loro dati. Figuriamoci che livello di sicurezza può garantire il sistema informatico di un movimento semi-spontaneo basato sul volontariato degli attivisti.»

E poi non è solo questione di sicurezza, ma di forma della partecipazione. Col passare degli anni diventa sempre più prezioso scoprire il pensiero di chi aveva visto lontano. C’è una famosissima intervista di trent’anni fa a Enrico Berlinguer (“Orwell, il computer, il futuro della democrazia”, l’Unità, 1° dicembre 1983), nella quale Berlinguer dice:

«La democrazia elettronica limitata ad alcuni aspetti della vita associata dell’uomo può anche essere presa in considerazione. Ma non si può accettare che sostituisca tutte le forme della vita democratica. Anzi credo che bisogna preoccuparsi di essere pronti ad affrontare questo pericolo anche sul terreno legislativo. Ci vogliono limiti precisi all’uso dei computer come alternativa alle assemblee elettive. Tra l’altro non credo che si potrà mai capire cosa pensa davvero la gente se l’unica forma di espressione democratica diventa quella di spingere un bottone. Ad ogni modo lo ripeto: io credo che nessuno mai riuscirà a reprimere la naturale tendenza dell’uomo a discutere, a riunirsi, ad associarsi. Ogni epoca, certo, ha e avrà i suoi movimenti e le sue associazioni. Vedi per esempio, nella nostra i movimenti pacifisti, i movimenti ecologici, quelli che, in un modo o nell’altro, contrastano l’omologazione dei gusti e il conformismo: chi avrebbe saputo immaginarli quaranta o anche venti anni fa? Naturalmente compito dei partiti dovrà essere quello di adeguarsi ai tempi e alle epoche. È qui che si misura la loro tenuta: sulla loro capacità di rinnovarsi.»

E in effetti l’incapacità di rinnovarsi dei partiti spiega molto di quanto accade oggi, trent’anni dopo. Berlinguer naturalmente parlava a partire da quel che vedeva, i vecchi partiti. L’intervistatore gli chiese: «Quindi tu non credi che anche i partiti storici come quelli della vecchia Europa possano diventare solo dei partiti-immagine?». La risposta è attualissima:

«Possono, certo che possono. Ma intanto bisogna attrezzarsi per saper essere anche partiti-immagine e partiti d’opinione. Il rischio è quello di diventare solo questo. Perché sarebbe un impoverimento non solo della vita politica, ma della vita dell’uomo in generale».

Può sembrare paradossale, ma ora il monito berlingueriano vale anche per il M5S: «È qui che si misura la loro tenuta: sulla loro capacità di rinnovarsi.» Nel cambiare profondamente una cosa già sciupata. Il Casaleggium è già obsoleto.

AGGIORNAMENTO delle ore 21,45, 13 aprile 2013:

Al di là delle critiche all’affidabilità del sistema di votazione online adottato dal M5S, la rosa dei dieci nomi che emerge da questo meccanismo taglia in radice uno degli argomenti più sbagliati usati contro i Cinquestelle: quello di essere un movimento fascistoide. Lo ha usato molto spesso, prima e dopo il 28 febbraio, una parte della sinistra spiazzata da questo movimento. L’assurdità di vedere il fascismo nella forza politica dei Cinquestelle è peraltro confermata dalla mozione per il ritiro dei soldati dall’Afghanistan presentata dai parlamentari grillini: una delle tante cose che la sinistra italiana non ha fatto.

Risalta semmai una contraddizione con due dei dieci nomi emersi, quelli di Emma Bonino e Romano Prodi, due calibri da club Bilderberg che hanno pienamente appoggiato l’intervento militare in Afghanistan. Rimangono otto nomi notevoli, otto nomi che aprono un piccolo spiraglio per il futuro e lasciano un rimpianto per il passato: se fossero stati proposti con forza molto prima, avrebbero messo all’angolo per tempo tutti gli architetti di altri accordi sottobanco.

Pino Cabras
Fonte: http://www.megachip.info
Link: http:/www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/10106-il-casaleggium-non-funziona.html
14.04.2013

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Mah…doppio, triplo, quadruplo. A parte essere d’accordo con l’idea che la gestione informatica della vita è una boiata che si presta a manipolazioni, furto di dati ecc e quindi non può essere usata come alibi per trasformare tutto e tutti in una sorta di grande network virtuale, la parte più allamante resta il minestrone indigesto di personaggi politici e fenomeni televisivi pro-euro. Povera Italia; si auspica che le persone in buona fede coinvolte nel movimento siano in grado di svolgere il compito di avversare i tradimenti che a quanto pare qualcuno sta cercando di mettere in atto a giochi avviati. Ragazzi del M5S, forse la parte ardua dei vostri compiti sarà proprio questa. Armatevi di scafandro, aprite la mente e, come disse qualcuno “Siate miti come colombe ma scaltri come serpenti!”

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“… dà prova di riuscire a coinvolgere ancora poca gente e di essere troppo esposto ad attacchi per poter assicurare fiducia nel sistema …”

1) Che coinvolga POCA gente ( ma sempre più del sistema rappresentativo, anche se per forza di cose non sarà mai vero che “uno vale uno” ) è GIUSTO E SACROSANTO: io non vorrei mai farmi governare da un testosteronico muratore bergamasco che per sei giorni lavora tutto il giorno di martello e il settimo va a vedere l’ Atalanta.
( Il che implica un secondo, vastissimo problema: è ancora necessario, oggi, suddividere i compiti e le classi sociali in questo modo ?? E non rompano i cocomeri i neo-borghesi steineriani con la loro società delle api: la società di classi chiuse è appunto quella attuale, ed intelligenza vuole che la si superi, ormai … )

2) ATTACCHI ?? … le transazioni finanziarie, commerciali e bancarie NON VENGONO MAI ATTACCATE, parbleu … ERGO: si vuole, per qualche motivo, sbandierare tale ipotesi, facilmente superabile tramite un semplicissimo accesso protetto al voto. Che il “mago del web” Casaleggio non riesca a bypassare un tale e prevedibile semplicissimo problema non esiste … avrà i suoi motivi a farlo credere, quien sabe …

3) NE APPROFITTO, come faceva il picconatore, per esternare anche un parere OT: LOMBARDI DIMETTITI se il furto del portafoglio ( altra cosa difficile da credere ) con gli scontrini dei rimborsi per 250 Euro ti crea tanti problemi: viene Mondart al tuo posto, al quale lo stipendio, anche ridotto, da parlamentare basta e avanza per vivere ( e anche bene ). E se a Mondart dovesse capitare ( una tantum, per sua natura ) una simile dissavventura, beh i 250 ce li rimetterebbe, senza tanto sbandierato casino.

4) Fare 2+2: i due episodi, se sommati, mostrano la voluta teatralizzazione di problemi minori, che si vuol far assurgere a problemi ( in realtà scuse ) insormontabili … Perchè ??? Quien sabe, chiedetelo a loro … a Mondart vien da pensare che sia già in atto anche l’ autodemolizione controllata del “sistema Grillo”
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se questi sono i nomi proposti da quello che si definisce come movimento di rottura con il regime……. beh, non abbiamo più scampo.
siamo noi ad essere circondati, altro che i partiti…….
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In effetti la faccia di Prodi nel puzzle fotografico è terrificante, ancor più terrificante è il volto sereno e sorridente di Grillo, che ce lo propone. Al momento non sembra ci siano stati chiarimenti da parte del M5S, cui non sarebbero mancati nomi magari non molto noti ma di un certo peso culturale ed etico (ad es. un economista libero da condizionamenti, un costituzionalista di specchiata rettitudine, etc.) Per quanto vedo, si preferisce proporre personaggi ad effetto che con la realtà socio-economica che dovrebbero affrontare hanno poco a che fare o hanno avuto a che fare con risultati disastrosi, militando nel campo opposto (prodi e Bonino) a quello del M5S…continuando poi a ripetere il mantra “uno vale uno”. Mah…
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Ma che bella rosa di nomi! Abbiamo una che faceva gli aborti con le pompe per le biciclette, Dario Fo ex camicia nera vincitore di un orrido Nobel che grida vendetta, Gabanelli la Paladina dell’informazione compagna di merende di Grillo (curioso vero?) che non si è fatta il minimo scrupolo a lasciare Barnard al suo destino, poi c’è l’epuratore e censore Grillo (gran democratico), lo splendido malato di protagonismo Gino Strada (fai quello che sai fare meglio: cura la gente!), poi c’è quel fenomeno di Stefano Rodotà ex comunista, burocrate europeo a favore dei matrimoni gay e antivaticano, molto presentabile. Abbiamo quindi Giancarlo Caselli, l’amichetto di Travaglio, che ha gestito la questione dei No Tav come abbiamo visto, molto permasolo, ma molto saggio, molto politically correct, molto adatto per i grillini antiberlusconiani che si segavano sulla tastiera cliccando con il mouse per il cambiamento, poi c’è lo splendido Zagrebesky Gustavo anche lui ex giudice, a favore di un nichilismo giuridico, si ricordano articoli memorabili sui soliti giornaloni para-massonici “La Stampa” e “Repubblica”, il giovane 77enne Imposimato non lo conosco bene, sarà sicuramente la mosca bianca (ma è proprio in bella compagnia) e da ultimo c’è lui, il mitico Romano Prodi, quello dei Bilderberg, delle sedute speritiche, delle svendite dei gioielli italiani. Molto, molto presentabile. Mi immagino Pino Cabras con copiose lacrime di felicità a solcargli il viso nell’aggiornamento postato alle 21e45. Bravo, piangi! Stappa la bottiglia per ultra-settantenni, ex-comunisti, massoni e/o paramassoni e nichilisti! Se te piasce così…
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Voto elettronico SI/NO non è un problema da poco anche consultando e riflettendo sul – secondo me – interessante sitohttp://www.electronic-vote.org/?lang=itforse un po’ datato ma comunque ben argomentato e arricchito delle opinioni di esperti del settore.La summa del tutto è che il voto elettronico è o sarebbe per sua natura antidemocratico , non sarebbe così a buon mercato come vogliono farci credere e poi – dulcis in fundo – ci sarebbe un grandissimo interesse delle ditte di Informatica alla adozione ufficiale del software relativo.Aggiungo da parte mia che il voto elettronico è un STRUMENTO e questo strumento è già utilizzato ampiamente. Infondo alla Camera dei Deputati ed in tutti i consigli comunali è usato giornalmente. Chi ci garantisce che al momento del voto non ci possa essere un informatico corrotto appositamente “pagato” perchè lui possa in segreto dietro le quinte alterare la votazione di quella delibera o quell’emendamento. Eppure nessuno ha mai sollevato problemi credo sulla democraticità di questi mini-votazioni elettroniche. Perchè ? Evidentemente perchè la dimensione della struttura informatica è tale per cui si “ritiene” possa essere controllabile facilmente. Non lo so se lo è e se davvero è questa la ragione.Però è chiaro che non potremo fermare il voto elettronico. Siamo già sulla strada. Sta a noi elettori del domani a noi “cittadini” (per usare un termine caro ai M5S) quindi interessarci di “come” questo strumento possa essere utilizzato al meglio e con le maggiori GARANZIE di trasparenza per tutti. Se come al solito demandiamo a terzi di occuparsi del problema, i terzi ovviamente al momento opportuno come al solito la faranno da padrone.
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M5S – Casaleggio e i rapporti con la massoneria

Particolarmente interessanti sono i rapporti di Casaleggio con Giuliano Di Bernardo, già gran maestro del Grande oriente d’Italia e fondatore della Gran loggia regolare, massima autorità sulla e nella massoneria italiana. Con Panorama Di Bernardo sottolinea il comune sentire che lo lega a Casaleggio: «La sua visione e la mia sono molto simili» dice Di Bernardo.

«Entrambi riteniamo che nel futuro dell’umanità scompariranno le differenziazioni ideologiche, religiose e politiche. Per me a governare sarà una comunione di illuminati, presieduta dal “tiranno illuminato”, per Casaleggio a condurre l’umanità sarà la rete».

«Non mi risulta che Casaleggio sia massone» aggiunge Di Bernardo. Che conclude: «Grillo si rivolge alle masse; Casaleggio, invece, con il suo messaggio parla a un’élite. Io non votavo da 15 anni, ma sono tornato a farlo e ho dato la mia preferenza al Movimento 5 stelle. E molte delle persone che conosco e che condividono la mia visione del mondo hanno fatto lo stesso. L’importante è che Casaleggio non si faccia corrompere, che non accetti il compromesso con le altre forze politiche. Il rinnovamento deve essere radicale».

Panorama ha parlato anche con Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto: «Leggo articoli fantascientifici» dice «mi sembra che i giornalisti siano davvero poco informati». La domanda che lo indispettisce di più è quella sui guadagni del sito, collegati al numero di visitatori: «Ho visto sui giornali cifre totalmente campate per aria. Chissà perché sono convinti che guadagniamo così tanto».

http://news.panorama.it/politica/gianroberto-casaleggio-massoneria

Casaleggio e il pensiero massonico

di Roberto Dal Bosco

Chi è Casaleggio? In cosa crede? A cosa si ispirano le sue complicate teorie? Esistono dei legami con la massoneria? Nel giorno in cui Panorama lancia la sua inchiesta sul guru di M5S La Nuova Bussola dà la sua interpretazione.

Chi è davvero Gianroberto Casaleggio? Quali segreti nasconde nella sua vita trascorsa il «guru» informatico di Beppe Grillo? In che cosa crede? Un’approfondita inchiesta, cui il settimanale Panorama dedica la copertina del numero in edicola da domani, giovedì 28 marzo, rivela nei dettagli un Casaleggio del tutto inedito: le due mogli, i due figli, le case, l’auto… Particolarmente interessanti sono i rapporti di Casaleggio con Giuliano Di Bernardo, già gran maestro del Grande oriente d’Italia e fondatore della Gran loggia regolare, massima autorità sulla e nella massoneria italiana. Con Panorama Di Bernardo sottolinea il comune sentire che lo lega a Casaleggio: «La sua visione e la mia sono molto simili» dice Di Bernardo.

Ancora una volta, torniamo a Gaia, l’oramai famoso video programmatico della Casaleggio Associati sul futuro dell’umanità. Qui, come ribadito più volte, si prefigura una guerra totale con l’Est del mondo, dove – secondo il guru – internet non è libera. Una guerra, precisa la clip, che sarà batteriologica.
In risultato di questa si avrà la riduzione della popolazione terrestre a un miliardo appena di persone, che quindi saranno per forza di cose portate a realizzare finalmente la democrazia elettronica e quindi la pace perpetua, in un nuovo Eden sostenuto dall’intelligenza informatica collettiva: evento, che, come riportato in un articolo precedente, accadrà al centesimo compleanno del guru Gianroberto Casaleggio.

Quando si tratta di Casaleggio, fate sempre attenzione ai numeri: quel miliardo di sopravvissuti di cui si parla nel video, non è una cifra a caso, buttata lì per dare un effetto di shock a questo racconto fantascientifico. È un numero preciso.
L’ultima volta che il mondo contava una simile cifra di viventi, fu a fine Settecento, periodo in cui nacquero i lumi e le democrazie create dalla Rivoluzione Americana e soprattutto Francese (secondo la battuta di un popolare comico calvo, il Settecento è anche l’epoca da cui viene la capigliatura del Casaleggio). Far rientrare la popolazione totale ad un miliardo di persone è la meta di moltissimo del pensiero antinatalista dell’ultimo mezzo secolo. Basti pensare a John Holdren, fisico che è stato advisor scientifico di Clinton e che tuttora lo è di Obama: in Ecoscience, un suo saggio scritto nel 1977 con l’entomologo inventore della teoria della “bomba demografica” Paul Ehrlich, Holdren discute delle soluzioni per la futura sovrappopolazione, indicando come buone opzioni l’aborto forzato e la sterilizzazione coatta, ottenuta diffondendo sostanze sterilizzanti nell’acqua di rubinetto.

Holdren, come Casaleggio e Grillo, ha anche lui delle visioni catastrofiche per il futuro: nel 2020 un cambiamento climatico – ovviamente prodotto dall’uomo – che porterà una nuova era glaciale ucciderà almeno un miliardo di persone. Per quanto le teorie di Holdren siano tuttora ascoltate in ambienti governativi di altissimo livello, è con probabilità un’altra la genealogia dell’idea supercastrofica del guru a 5 stelle. Chi ha seguito il gran finale della campagna di Grillo avrà notato che Grillo, al presentarlo, ha tirato in ballo – in una goffa excusatio non petita – le accuse rivolte a Casaleggio su una sua affiliazione con la mega-banca J.P. Morgan, la quale è concretamente connessa con la Casaleggio Associati attraverso la società Enamics.

Ebbene, la J.P. Morgan Chase altro non è che un ramo della multinazionale Rockefeller Group. La questione non è da poco, perché ad oggi, tra i fautori principali delle teorie di “limiti dello sviluppo” e della necessità della depopolazione (da cui poi sono derivati ecologismo, veganesimo, teorie della “sostenibilità” etc.) vi sono stati, gradualmente in modo sempre più aperto, i Rockefeller.
«L’impatto negativo della crescita della popolazione nel nostro ecosistema sta diventando terribilmente evidente» dice in un video reperibile su YouTube David Rockefeller, le cui fortune, peraltro, venivano essenzialmente dal petrolio.

I Rockefeller, con l’aiuto degli Agnelli furono grandi finanziatori del misterioso torinese Aurelio Peccei, uomo dalle molte entrature in Europa e nelle Americhe. Il Peccei, introdottosi nella cultura della sovrappopolazione, ebbe ad esprimersi sul tema in modo non esattamente “filantropico”: «perché dovrei preoccuparmi del fatto di quanti muoiono? Anche la Bibbia Cristiana dice: perché mai Dio dovrebbe preoccuparsi di lui. Per me gli uomini non sono altro che un cervello ad una estremità e una fabbrica di merda dall’altra».
Con questa bella lucidità, Peccei istituì a fine anni Sessanta Club di Roma, il think thank dei potenti della terra (ne fanno oggi parte la Regina Beatrice d’Olanda, Javier Solana, Mikhail Gorbachev, e moltissimi altri) che commissionò al prestigioso Massachusetts Institute of Technology lo studio chiamato Limits to Growth (1972), documento da cui sfociarono tutte le teorie della decrescita egli ecologismi aggressivi che sono ora lo sfondo naturale del magma grillino.

Il Club di Roma, tuttora attivo e che anzi ha raddoppiato con l’istituzione del TT30 (la sezione giovanile del consesso), nella sua publicazione Goals For Mankind (1977) affermava che «l’ideale sostenibile della popolazione è più di 500 milioni di individui, ma meno di un miliardo». Ecco trovata la quota di umanità che Casaleggio vuol trovare dopo la guerra totale tra l’Occidente con internet libero e l’Oriente cattivo. Un numero che Casaleggio può avere origliato con le sue frequentazione con i poteri fortissimi – i clienti di Enamics – o dal socio della Casaleggio Assocciati Enrico Sassoon, uomo della Camera di Commercio americana in Italia nonché membro dell’Aspen Institute, che ricordiamo, è un’organizzazione finanziata dalla Carnegie Foundation, dalla Ford Foundation e – sorpresa – dal Rockefeller Brothers Fund.

Ricordiamo, en passant, che i Rockefeller furono anche i primi generosi finanziatori di Margaret Sanger, la creatrice di Planned Parenthood: ossia l’ente che promuove ed effettua materialmente l’aborto a livello mondiale.
Il denatalismo di Casaleggio è però ancora più estremo, perché per arrivare al fine della decrescita umana scavalca persino la contraccezione e l’infanticidio e immagina direttamente l’eliminazione della maggior parte dell’umanità per via della guerra batteriologica: anche questa non è una idea originale, origliabile in quegli ambienti di cui abbiamo scritto più sopra.
Vale la pena di andarsi a rileggere Lord Bertrand Russel (con Aldous Huxley, un frequentatore di molte conventicole affini alle sopracitate) che ne L’impatto della scienza sulla società (1951) scriveva:

«Tempi oscuri necessitano di mezzi straordinari (…) Nel presente la popolazione mondiale sta aumentando di 58.000 unità al giorno. La guerra, al momento, non ha avuto un grande effetto su questa crescita, che è continuata attraverso le guerre mondiali (…) la guerra rispetto a questo è stata deludente (…) forse la guerra batteriologica può provare di essere più effettiva. Se una Morte Nera potesse spargersi per il mondo una volta ad ogni generazione, i sopravvissuti potrebbero procreare liberamente senza rendere il mondo troppo pieno (…) questo stato delle cose può essere spiacevole, ma che dire? Le persone con un alta mente sono indifferenti alla sofferenza, specialmente quella degli altri».

Voilà, vediamo più nitidamente da dove deriva il sogno bellico-batterico di cui parla il fondatore del Movimento 5 Stelle, voilà la base mostruosamente oligarchica ed elitista che ne informa l’ideologia: la Guida della Rivoluzione, l’uomo superiore, deve essere insensibile alle sofferenza dei miliardi di uomini, che vanno eliminati per assicurare il proprio ideale di equilibrio del pianeta. Siamo all’esatto contrario dell’uomo che si sacrifica per il suo prossimo, che prende su di sé il dolore dell’altro e il proprio, come da fondamento cristiano; al contempo non siamo invece molto distanti dalle fantasie – poi diventate pratiche – di un Hitler o di un Pol Pot. Si tratta, per chiamarle con il loro nome, di teorie genocide.

È quindi urgente denunciare come allla base del M5S vi sia una cultura realmente anti-umana, ostile alla dignità della persona, alla Vita, nel modo più tetro ed assoluto. Si tratta di dire, e con forza, che il Movimento 5 Stelle è concretamente una proiezione politica della Cultura della Morte: forse, a livello mondiale, è la sua realizzazione parlamentare più boriosa e disinibita, in cui i deliri di annientamento dell’uomo sono oscenamente slatentizzati.

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-casaleggio-e-il-pensiero-massonico–6132.htm

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Beppe Grillo provò anche a brevettare Dio

Beppe Grillo ha provato a brevettare Dio, ma non ci è riuscito perché la domanda è stata respinta. La scoperta arriva da un blogger italiano, Vincenzo Barbagallo: Il brevetto del logo «Dio» è stato tentato sotto due voci. La prima è «servizi personali e sociali per il soddisfacimento di bisogni personali», la seconda  «servizi medici, servizi per l’agricoltura, orticultura, silvicoltura». Chissà se prima di fondare Cinquestelle Grillo aveva pensato di dare una scalatina al Vaticano…

http://www.liberoquotidiano.it/news/Personaggi/1012826/Beppe-Grillo-provo-anche-a-brevettare-Dio.html

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Il vero volto della Trilaterale. I “poteri forti” al di sopra dei governi

Maurizio Blondet – 11 novembre 2000
In occasione della riunione della Commissione Trilaterale a Milano dell’11 novembre 2000, l’Associazione “Giovane Padania” ha organizzato a Palazzo Marino una Conferenza Stampa di contro-informazione cui ha partecipato Maurizio Blondet, scrittore, giornalista di Avvenire ed esperto di queste tematiche.
La Trilateral Commission è una filiazione del Council on Foreign Relations (CFR), nato nel 1921 con il finanziamento di potenti banchieri quali John Davison Rockefeller, Paul Warburg, J.P. Morgan, Jacob Schiff, Bernard Baruch allo scopo di contrastare l’isolazionismo in cui gli Usa minacciavano di chiudersi dopo la Grande Guerra.
Tutti i grandi ministri degli esteri americani sono stati assunti prima da Rockefeller per lavorare in questo gruppo che elabora progetti storici politici economici per disegnare gli scenari futuri in cui si muoverà l’America.
Clamoroso il caso del 1939 in cui il CFR fece uno studio interessantissimo che spiegava perché l’America doveva entrare in guerra: se la Germania avesse occupato la Russia, si sarebbe formato un insieme economico autosufficiente a cui gli Stati Uniti non avrebbero più potuto vendere niente. La stessa cosa se il Giappone avesse occupato la Cina. Questo progetto fu poi presentato alla Casa Bianca e la convinse a far entrare in guerra gli Stati Uniti, per un fatto puramente economico, non c’era nessun giudizio morale sul nazismo, c’era solo la convenienza per l’America a mantenere il mondo aperto alle sue merci.

La cosa strana fu che tutto il CFR fu assunto dalla Segreteria di Stato Usa (ministero degli esteri) durante tutta la guerra; tutto il personale politico del presidente Franklin D. Roosevelt proveniva dal CFR. Da allora nulla è mai cambiato perché quasi tutti i presidenti americani hanno avuto un ministro degli esteri che veniva dal CFR cioè da un ente privato, una fondazione culturale che non paga le tasse, pagato dalla famiglia Rockefeller ossia la Chase Manhattan Bank e la Standard Oil.

La Trilaterale nasce nel 1973 all’interno del CFR allo scopo – secondo le parole di Zbigniew Brezinsky che materialmente la creò, con i soldi di Rockefeller – di “controllare la democrazia”, perché la democrazia deve essere funzionale ai grandi interessi capitalistici privati. Brezinsky crea questa associazione, che non è propriamente una società segreta ma un gruppo di pressione, una lobby, una super-lobby, in un modo che in America è accettato e che anche qui esiste, anche se in modo meno chiaro. I politici eletti spesso sono persone mediocri che non hanno idee né progetti: saliti al potere sono grati a chi glieli offre. Queste istituzioni hanno fior di professori in grado di elaborare molti progetti.È in questi ambienti che è nata l’idea dell’Europa come è stata sviluppata fino ad ora, cioè un’Europa non democratica fatta da burocrati. Prima ancora della Trilaterale, il CFR formò l’idea del Piano Marshall e affidò la distribuzione del denaro del Piano Marshall, di cui gli europei avevano estremo bisogno, a una persona che nessuno conosceva ma che loro conoscevano perché era un loro uomo – Jean Monnet, non a caso un grande nemico di De Gaulle – per fare l’Europa burocratica governata da questi poteri e sostanzialmente nell’interesse delle multinazionali.
In Italia, per esempio, l’uomo di questo giro era Ugo La Malfa (padre di Giorgio). Alcide De Gasperi una volta disse, dopo aver estromesso i comunisti dal Governo, che La Malfa non si poteva estromettere altrimenti non sarebbero arrivati i soldi del Piano Marshall. Quindi il PRI di La Malfa con il 3% contava moltissimo: è sempre stato il partito di Mediobanca, di Agnelli, perché ha dietro questo gruppo di potere fortissimo. Fortissimo e molto intelligente.
Adesso la Trilaterale viene qua a dirci di accelerare la costruzione di questo disegno dell’Europa, di Stati Uniti d’Europa. Il discorso è lo stesso che da settimane sta facendo (perché ne ha ricevuto l’ordine) il nostro amato Presidente della Repubblica, colui che ha cambiato la bandiera italiana con quella strana bandiera che ha una losanga e la ruota dentata, che è un simbolo della massoneria e serve a far capire che in Italia comanda la massoneria, che è l’Italia massonica collegata ai più grandi poteri massonici che parla. I simboli contano moltissimo per i massoni. Questo signore come ricorderete “salvò la lira” quando era Governatore della Banca d’Italia facendo spendere allo Stato italiano 60.000 miliardi senza riuscire a salvarla e qui apro una parentesi: il banchere centrale della Thailandia per aver tentato la stessa operazione è stato messo sotto processo, invece il banchiere centrale d’Italia è diventato Presidente della Repubblica dopo aver fatto perdere al nostro paese la cifra pazzesca di 60.000 miliardi… è diventato un benemerito… del resto quando c’è di mezzo la ruota dentata nessuno viene mai messo sotto processo, come Badoglio che doveva essere fucilato e non lo fu.
La Trilaterale dunque vuole accelerare il processo di “europeizzazione”, ma questo non è un buon momento per lei, perché il processo si è bloccato. Alcuni dei loro progetti e delle loro previsioni non si sono verificate.
Per esempio, uno dei loro, Tomaso Padoa-Schioppa che è il creatore dell’euro, una moneta fantasma, aveva scritto chiaramente che bisognava fare l’euro così, una volta divenuto una moneta fortissima, provocherà “crisi economiche asimmetriche” in tutta Europa tali per cui gli europei ci chiederanno in ginocchio di fare il Governo Unico Europeo, cioè di fare l’unificazione politica dopo quella economica-monetaria. La previsione di Padoa-Schioppa non si è avverata, anzi avviene il contrario: l’euro sta crollando e questo indebolisce molto il progetto di lor signori, tant’è vero che si comincia a dire che è vietato parlarne nei giornali, ma qualcuno comincia ad avere un certo disagio e a chiedersi che cosa mai ci stiamo a fare in Europa.
C’è un altro fenomeno che li preoccupa davvero moltissimo: è l’emergere nella nostra Europa di uomini politici che loro non hanno scelto. Questi politici che emergono dal popolo per loro hanno un nome comune: “populisti”, che in America significa quasi fascisti, è proprio una brutta parola, per loro sarebbe più accettabile un politico pedofilo di uno populista. I politici populisti vogliono politiche popolari, a favore del popolo e non dei capitali finanziari e dunque sono “cattivi”. Con il “caso Haider” hanno commesso un altro errore: è così grande la loro paura che persino il capo di una piccola provincia di montagna è stato presentato improvvisamente come un Hitler (cosa che sul piano storico è assurda) e ha subìto l’ostracismo di tutti i capi di stato europei (non dell’Unione Europea ma dei singoli Stati), come se tutti avessero ricevuto un ordine, cosa che in effetti è avvenuta: hanno ricevuto una telefonata da Washington o da qualche altro fanatico della Trilaterale e hanno detto che Jörg Haider è nazista, antisemita (prima o poi ogni politico populista a sentire loro diventa antisemita), eccetera, e quindi bisogna bloccarlo. Così facendo, i politici hanno anche scoperto il loro gioco in modo impressionante, tanto è vero che il capo europeo della Trilaterale, Otto Von Lambsdorf, in un articolo apparso sui giornali del loro regime, l’Herald Tribune, Washington Post, eccetera, ha detto che le misure adottate contro l’Austria sono state un “errore politico”. Infatti l’Europa unita che loro sognano è quella in cui la gente è rassegnata ad adattarsi ai loro piani. Invece il caso Haider ha fatto paura in molti piccoli paesi: la Svizzera si chiede se vale la pena di entrare in un’Europa che le dice chi e come deve votare; la Danimarca ha fatto lo stesso discorso e ha votato ancora una volta contro questo disegno di Europa.
La “carta dei diritti” è un esempio di come loro vogliono l’Europa: suddita di un gruppo di 60 persone tra cui c’è Stefano Rodotà – un altro che non viene mai eletto da nessuno, ogni tanto si presenta alle elezioni ma nessuno lo elegge, nemmeno i suoi parenti – uno che poi troviamo “Garante della privacy” per 500 milioni l’anno in un ufficio che non ha mai fatto nulla, né di buono né di cattivo. Questi “grand commis” sono pagati da noi contribuenti, sia chiaro! I miliardi che prende Carlo Azeglio Ciampi – pagato il triplo del presidente Usa – sono soldi del contribuente, non li guadagna certo da sé. Il suo segretario, Gaetano Gifuni, prende un miliardo l’anno. Io come italiano non ho nessun bisogno di Gifuni. Il potentissimo addetto stampa di Ciampi, Arrigo Levi, è un membro molto influente della Trilaterale: è molto più importante di Ciampi sul piano internazionale e anzi in realtà è il suo controllore.
In questo scenario cade l’appuntamento del Vertice di Nizza, programmato per tempo all’indomani delle elezioni presidenziali americane. in cui la Trilaterale doveva venirci a cantare le lodi degli Stati Uniti che seguono le loro direttive: hanno un forte presidente eletto in modo splendido, hanno una borsa in rialzo, hanno dieci anni di crescita economica, non ci sono crisi né instabilità politica… ed eccoli invece in questa situazione che incute loro una paura spaventosa: c’è vuoto di potere a Washington che dura da giorni e rischia di durare ancora molti giorni o settimane, se non dei mesi; la Borsa di New York invece sta calando e la cosa li spaventa ancora di più perché il calo della Borsa di New York può provocare il caso dello “scenario-catastrofe”. Dovete sapere che la Trilaterale il 15 luglio scorso ha fatto a New York una riunione in cui hanno simulato al computer il crollo della gigantesca bolla speculativa finanziaria che c’è a New York che ammonta alla cifra astronomica di 300 milioni di miliardi di dollari di esposizioni varie, un enorme debito che nessuno può pagare, basti pensare che tutto il PIL dell’Unione Europea non arriva a 7 milioni di miliardi di dollari. Quei soldi non ci sono, sono soltanto impegni di pagamento, sono delle specie di cambiali speculative che nessuno pensa di cambiare mai. Se crolla quella borsa si forma un risucchio gigantesco che azzera tutti i nostri conti correnti. Loro hanno il terrore di arrivare alla crisi, che loro prevedevano già da luglio, in un vuoto di potere che non possono controllare. Se scoppia questa crisi finanziaria staremo malissimo tutti, ma anche i loro progetti di interdipendenza globale diventano irrealizzabili a breve: possono sorgere i nuovi populismi che loro temono moltissimo, non sapranno rendere ragione del disastro alle popolazioni che hanno seguito i loro progetti, magari chiederanno a Ciampi dove sono le meraviglie dell’euro. La crisi della Borsa di New York può essere come quella del 1929, mina la loro credibilità e soprattutto mina l’interdipendenza economica che è rovinosa in tempi di crisi, perché la gente non ha da mangiare. Nei periodi di crisi economica è invece utile l’autosufficienza, se non l’autarchia. In America entrambi i partiti fanno un programma di emergenza nazionale proprio per la crisi, perché vedrete che prima o poi finirà così.
Insomma oggi la Trilaterale è a Milano, nessuno sa cosa si stanno dicendo (si riuniscono a porte chiuse e le loro decisioni si conoscono anni dopo che sono state prese), però è presumibile che siano qui a parare questo colpo in una situazione difensiva.
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Il professore che ora piace tanto ai 5 stelle fu inserito nella black list dei “pensionati d’oro” sul blog di Beppuzzo – Ora è talmente amato dai grillini che lo propongono prima ancora che Gabanelli e Strada dicano “no” – E intanto salta l’incontro di oggi con il Pd…Esce il nome di Milena Gabanelli dalle Quirinarie a cinque stelle, nome in deroga all’odio grillino per la “casta” dei giornalisti, ma tutti nel M5s sono in attesa, fin dall’inizio, del suo “no, grazie” (Gabanelli intanto si definisce “commossa ma sopravvalutata”, e pronta a dare la sua risposta “ai proponenti”).Quel nome è un “miracolo”, dice Beppe Grillo comparso in video dal Friuli per lanciare a Pier Luigi Bersani una specie di palla avvelenata: “Vota Gabanelli e poi si vede”, “sarebbe un inizio”, “un segnale”, “il primo passo” per fare qualcosa insieme, dice, buttando lì parole come “ineleggibilità” e “rimborsi”, e soffiando sul “Kramer contro Kramer” che va in scena nel Pd: se “i giovani del Pd” hanno qualche buona idea “la votiamo”, dice Grillo, mentre dai giovani del Pd, tipo Pippo Civati e Alessandra Moretti, giungono segnali distensivi.Dice “non faccio battute”, questo è “un consiglio”, il Grillo dell’appello-ricatto a Bersani che comunque non resiste alla battuta su Antonio Di Pietro (“chissà come sarà contento” di vedere candidata al Quirinale la giornalista delle inchieste anti Idv).E’ l’altra faccia del Grillo furioso che, poche ore prima, da un’altra piazza friulana dove si era recato per dare manforte al candidato presidente della regione, Saverio Galluzzo, ribadiva agli astanti il concetto del “se volete il governo col Pd avete sbagliato voto”, “la nostra bussola è la scomparsa dei partiti”, il movimento “è un format che sta per essere esportato in Grecia e in Germania”, “se falliamo noi arriva la ghigliottina”.Il nome di Milena Gabanelli è “bellissimo”, dice anche Barbara Spinelli, ma è chiaro a tutti che si scrive Milena Gabanelli e si legge Stefano Rodotà, il nome-ombra che, agli occhi degli eletti grillini e dei sostenitori esterni del M5s, fa sognare il “colpaccio”, così lo chiamano alcuni parlamentari a cinque stelle, vagheggiando lo scenario: una parte del Pd si fa tentare dal voto al professore dei “Beni comuni” (compreso il Teatro Valle Occupato, dove è stato ospite), sostenuto in queste ore da varie petizioni trasversali e “beautiful” dal mondo della cultura e delle professioni, e il M5s esce dall’angolo e dalle riunioni-fiume in cui impiccarsi a una linea (l’ultima ieri sera alle otto, argomento: che fare dal quarto scrutinio in poi).

Beppe Grillo si affaccia sulla diga del Vajont, incontra valligiani, affronta anziani attivisti che lo vorrebbero in tv e appare ringalluzzito dalla seconda vita del canovaccio “Tsunami tour”, ribattezzato per la Venezia Giulia “Tour de force”, ma intanto pensa a Roma e, con Gabanelli ancora ufficialmente in lizza, spinge senza indugio Rodotà, terzo classificato, dietro a un Gino Strada indisponibile, alle Quirinarie dei misteri (quanti hanno votato? quante preferenze per ognuno dei finalisti?).

Rodotà è “perfetto”, dice Grillo definendo intanto Giuliano Amato “cassiere di Craxi” e “suicidio per il Pd”. Non importa che nel 2011 Rodotà fosse finito in una lista nera di cosiddetti “pensionati d’oro” stilata proprio da Grillo sul blog di Grillo: “Questo sconcio è ormai intollerabile, per farvi venire la bile ecco qualche pensionato parlamentare eccellente”, scriveva l’ex comico, elencando nomi e cifre: “Rosa Russo Iervolino: 9.947 euro, Nicola Mancino: 9.947, Pino Rauti: 9.387, Alfredo Reichlin: 9.947, Stefano Rodotà: 8.455, Vittorio Sgarbi: 8.455, Giuliano Urbani: 6.590, Walter Veltroni: 9.014”. ù

Non importa neppure che Rodotà, candidato più politico degli altri, smentisca l’anatema del giorno prima di Gianroberto Casaleggio (“sarebbe meglio che il presidente della Repubblica fosse un non politico”) – e tanto Casaleggio pareva più che altro pensare a Emma Bonino e a Romano Prodi, rispettivamente al sesto e all’ottavo posto del “televoto” on-line.

E a un certo punto l’insistenza di Grillo sui “giovani del Pd” buoni e sul resto del Pd cattivo si specchia nei dubbi democratici: c’è chi, come Davide Zoggia, continua a parlare di “ricerca di un nome ampiamente condiviso” e chi, come Alessandra Moretti, da “TeleQuirinale” su Repubblica.it, dice che è arrivato il momento di iniziare a discutere.

C’è tutto un mondo simpatizzante (per Grillo) ma non necessariamente grillino che guarda a Rodotà come al “candidato che può mettere in crisi il Pd”, come dice il professore e intellò a cinque stelle Paolo Becchi, colui che due giorni fa invitava i grillini a “votare con la testa” (cioè: Rodotà subito). E Milena Gabanelli non faceva in tempo a dire “sono commossa” che da Twitter le giungevano dichiarazioni di stima, sì, ma pure inviti a restare al proprio posto a “Report”.

Marianna Rizzini
Fonte: http://www.ilfoglio.it
17.04.2013

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venerdì 12 aprile 2013

Rodotà: “Il Reddito di cittadinanza è un diritto universale”
conversazione con Stefano Rodotà di Roberto Ciccarelli, da il manifesto, 12 gennaio 2013
http://temi.repubblica.it/micromega-online/rodota-il-reddito-di-cittadinanza-e-un-diritto-universale/?printpage=undefined

«In Europa – sostiene Stefano Rodotà, uno dei giuristi italiani che hanno partecipato alla scrittura della Carta di Nizza e autore del recentissimo “Il diritto di avere diritti” – siamo di fronte ad un mutamento strutturale che spinge qualcuno ad adoperarsi per azzerare completamente i diritti sociali, espellere progressivamente i cittadini dalla cittadinanza e far ritornare il lavoro addirittura a prima di Locke. Per accedere ai beni fondamentali della vita come l’istruzione o la salute, dobbiamo passare per il mercato e acquistare servizi o prestazioni. Il reddito universale di cittadinanza è il tentativo di reagire al ritorno a questa idea di cittadinanza censitaria».
Il reddito di cittadinanza, dunque, non il «salario minimo sociale e legale» chiesto dal presidente uscente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker. Come spiega questa dichiarazione?Juncker ha mostrato più volte un’attenzione rispetto ad una fase nella quale debbono essere ripensati una serie di strumenti anche partendo da una riflessione più profonda sulla dimensione dei diritti. A parte la sua citazione di Marx, credo che la sua dichiarazione dovrebbe essere valutata alla luce dell’articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali. In una delle sue carte fondative l’Ue si impegna a riconoscere il diritto all’assistenza sociale e abitativa e a garantire un’esistenza dignitosa ai cittadini. C’è un’assonanza molto forte con uno dei più belli articoli della nostra Costituzione, il 36. Considerati insieme, questi articoli offrono una chiave per considerare il reddito fuori dalla prospettiva riduzionistica con la quale di solito viene considerata. Diversamente dall’approccio del salario minimo, o di quello del «reddito di sopravvivenza» di cui parla Monti nella sua agenda, il reddito non può essere considerato solo come uno strumento di lotta contro la marginalità. In Europa non c’è solo la povertà crescente. Io credo che oggi la lotta all’esclusione sociale passi attraverso l’adozione del reddito di cittadinanza.
Riesce ancora a mantenere una fiducia ammirevole nelle istituzioni europee e a non considerarle solo come l’emanazione diretta della Bce o della volontà tedesca di imporre politiche anti-inflattive e di rigore nei bilanci pubblici. Come mai?Ma perché l’Europa non può essere ridotta solo alle politiche dell’economia che assorbe tutte le altre dimensioni. Non è possibile ricordarsi degli aspetti virtuosi dell’Europa solo quando interviene per sanzionare i licenziamenti di Pomigliano oppure la legge italiana sul testamento biologico e dimenticarli quando impone di considerare l’economia come il Vangelo, con questa idea di mercato naturalizzato. L’Europa è un campo di battaglia. Io stesso ricordo la fatica di introdurre nella Carta di Nizza i principi di solidarietà e uguaglianza che prima mancavano.
Susanna Camusso (Cgil) sembra avere tutt’altra idea sulla proposta di Juncker e ha escluso il «salario minimo» perché danneggerebbe la contrattazione nazionale. Come lo spiega?Capisco la sua volontà di salvaguardare la dimensione contrattuale, ma la trasformazione strutturale che viviamo ci obbliga ad andare oltre questo orizzonte. Il tema capitale e ineludibile è il reddito universale di cittadinanza. Martedì 15 a Roma presentiamo il libro Reddito minimo garantito del Basic Income Network dove discuteremo anche le proposte di Tito Boeri e Pietro Garibaldi, persone tutt’altro che ascrivibili ad un’orizzonte estremista. Il reddito è uno strumento fondamentale per razionalizzare un sistema altamente disfunzionale e sgangherato come quello italiano sulle protezioni sociali. Nei primi giorni di governo l’aveva citato anche Elsa Fornero, poi ha abbandonato questa prospettiva.
Di solito la sinistra e i sindacati considerano il reddito come un ammortizzatore sociale. Lei ritiene che sia un approccio corretto?Assolutamente no. Oggi non è più possibile considerarlo come uno tra i tanti ammortizzatori sociali perchè dobbiamo cominciare a lavorare sulla distribuzione delle risorse. L’idea degli ammortizzatori sociali riflette un modo di guardare al precariato come un problema sostanzialmente transitorio che l’intervento dei governanti farà rientrare in una situazione di normalità. Oggi non è più così e il reddito è una precondizione della cittadinanza, uno strumento per affermare la pienezza della vita di una persona. Riguarda anche i lavoratori che si trovano in difficoltà, ma è un diritto di tutti i cittadini.
Quali sono le prime tappe del processo di una radicale riforma del Welfare?Ripristinare l’agibilità democratica nelle fabbriche; difendere il diritto del lavoro dalla privatizzazione strisciante che non è una fissazione della Fiom o di Maurizio Landini; una nuova legge sulla rappresentanza sindacale ma soprattutto ripristinare il diritto all’esistenza che passa attraverso il reddito di cittadinanza. È una questione di cui non possiamo liberarci né con un’alzata di spalle come ha fatto Carlo Dell’Aringa, ma anche dicendo che il contratto funziona bene, il sindacato fa la sua parte, mentre invece nella società c’è più di qualcosa che non funziona. Dobbiamo pensare a una trasformazione radicale, proprio come accadde con lo Statuto dei lavoratori. Perché non dovrebbe accadere oggi?
Perchè forse allora c’era l’autunno caldo, la migliore cultura giuslavoristica con Giugni, Romagnoli, Mancini sostenne l’avanzata del movimento operaio. Oggi non è così…C’è una certa sordità del sindacato perché ritiene che gli strumenti acquisiti siano sufficienti per fronteggiare qualsiasi situazione. Ricordo che Romagnoli gli ha rivolto critiche molto severe quando abbiamo elaborato e firmato il referendum contro le modifiche all’articolo 18 e contro l’articolo 8. In generale trovo spaventoso constatare i guasti della progressiva emarginazione del dialogo con la cultura politica. E questo non accade solo nel mondo del lavoro.
(12 gennaio 2013)