ANGELINA JOLIE, LA SCIENZA DELLE MULTINAZIONALI E LA “PREVENZIONE”

DI MICKEY Z.
worldnewstrust.com

“La scienza delle multinazionali antepone il profitto all’interesse pubblico. La scienza delle multinazionali è spesso riservata, non revisionata da pari, oppressa dal potere delle lobby, e guidata da strategie del profitto.”
Ralph Nader

Ormai, immagino che la stragrande maggioranza di voi abbia saputo della decisione della star del cinema Angelina Jolie di sottoporsi a una doppia mastectomia per ridurre il proprio rischio di tumore al seno.

(Qualcosa che forse non avete saputo (1): l’annuncio della Jolie ha fatto sì che la quotazione della Myriad Genetics salisse alle stelle raggiungendo il prezzo massimo negli ultimi 12 mesi.)

A seguito, MEDICINA, CHE FOLLIA “ANTICIPARE” LE MALATTIE (Massimo Fini, ilfattoquotidiano.it);

Comunque, come spiegato dal New York Times, “la signora Jolie aveva una storia familiare di tumori ed era risultata positiva alla possibilità di difetti genetici del gene BRCA1, il che indica un elevato rischio di tumore al seno e alle ovaie. Il suo medico aveva stimato un 87% di possibilità di sviluppare il cancro al seno.”

Le conseguenti interpretazioni prevedibili: da quella scientifica a quella sessista e molto altro ancora. Di seguito ci sono due angolazioni per lo più ignorate, presentate come informazione aggiuntiva.

Il genio del gene

Quando sono venuto a sapere della decisione della Jolie, mi è subito venuto in mente un libro che avevo recensito molti anni fa, Profitable Promises: Essays on Women, Science, and Health (2) [Promesse redditizie: Saggi su donne, scienza e salute, inedito in italiano, NdT], di Ruth Hubbard. Ecco di seguito qualche significativo estratto da quella recensione: La Hubbard prende di mira i test predittivi pubblicizzati a gran voce dalle industrie farmaceutiche e biotecnologiche; particolarmente toccante è la sua sfida alla tendenza a interrompere la gravidanza quando si prevede che il bambino nasca con una disabilità.

“Col senno di poi,” scrive l’autrice, “la maggior parte della gente ammetterebbe che non sarebbe stato un mondo migliore senza Woody Guthrie o Stephen Hawking, per quanto Guthrie avesse la malattia di Huntington e Hawking abbia la sclerosi laterale amiotrofica. E non sarebbe migliore senza alcuni miei conoscenti ciechi o sordi o che hanno la spina bifida, l’osteogenesi imperfetta, o qualche altra disabilità. Tutti loro contribuiscono alla società e sono quelli che sono, a causa di e nonostante le loro condizioni di salute. Chi può dire che sarebbero esseri umani più completi ed efficienti senza queste condizioni fisiche? Nessuno ha la chiaroveggenza per decidere chi dovrebbe o non dovrebbe essere parte della gamma della diversità umana, e noi non vogliamo commissari del popolo per la genetica che diano sentenze su chi dovrebbe e chi non dovrebbe abitare questo mondo.”
Per non dire che questi test genetici forse sono più motivati dall’economia che non dalla medicina.

“I test predittivi sono molto più redditizi che le terapie,” spiega la Hubbard, “dal momento che le terapie sono utili soltanto alle persone che si trovano nella condizione patologica che la terapia deve migliorare o curare, mentre popolazioni intere possono essere trasformate in consumatrici di test predittivi o di screening.”

Ovviamente, l’elite guidata dal profitto non ha accantonato questo mercato nonostante l’esito dubbio dei presunti progressi scientifici. Il linguaggio della politica è spesso infarcito con riferimenti genetici fuorvianti; riferimenti che la Hubbard respinge rabbiosamente e abilmente.

“Noi non siamo l’espressione dei nostri geni,” dichiara, “e conoscere la loro posizione sui cromosomi, o la loro composizione, non permette di sapere come saremo. E’ un errore dare troppo peso ai geni o al DNA.”

Definiamo la “prevenzione”

Chi detiene il potere ha interessi legittimi nel dare “troppo peso ai geni o al DNA.” Se consideriamo il cancro (e una miriade di altre patologie evitabili) praticamente come “destino”, probabilmente non indagheremo sugli stili di vita che siamo programmati per consumare.

Mentre il New York Times afferma che la decisione della Jolie “aumenta fortemente la consapevolezza pubblica sui test genetici che lei ha usato, e allo stesso tempo crea preoccupazioni riguardo alla copertura assicurativa per questo tipo di esami”, lo stesso importante giornale evita qualsiasi informazione su, ad esempio:

>> La dipendenza da pratiche fraudolente come la vivisezione.

>> Una fiducia generalizzata (leggi: fuori luogo) in farmaci e vaccini.

>> False credenze riguardo al corpo e al suo processo di invecchiamento.

>> Il cibo pieno di pesticidi, additivi, OGM, e altre tossine.

>> Un eccessivo affidamento su interventi medici occidentali ad alta tecnologia.

>> La crescente impossibilità di accesso ad assistenza sanitaria di qualità.

>> L’ignoranza imposta sull’inquinamento delle multinazionali in costante aumento.

>> E, ovviamente, la dieta standard americana (e sempre più globale) a base di carne.

“Quanto è necessaria un’alimentazione vegetale?” domanda Kathy Freston, autrice di The Lean, Veganist, and Quantum Wellness (3) [Il benessere magro, vegano e quantico, inedito in italiano, NdT]. “Gli studi”, l’autrice spiega, “suggeriscono che dovremmo propendere a eliminare del tutto i prodotti animali dalle nostre diete. Questo è dimostrato dal recente studio in cui le migliaia di vegani americani presi in esame avevano non solo tassi inferiori di obesità, diabete, e ipertensione, ma anche un rischio di tumori notevolmente più basso.”

La Freston va avanti citando la ricerca fatta dai dottori Dean Ornish e Elizabeth Blackburn in cui “hanno scoperto che una dieta vegana ha causato il cambiamento di oltre 500 geni in soli tre mesi, accendendo geni che prevengono la malattia e spegnendo geni che causano cancro al seno, problemi cardiaci, cancro alla prostata, e altre malattie.”

Rileggilo bene: Spegnendo geni che causano il cancro al seno.

“Queste notizie sono responsabilizzanti,” scrive la Freston, “dato che la maggior parte della gente pensa di essere vittima dei propri geni, incapace di prevenire alcune delle malattie più temute. Non siamo assolutamente incapaci; di fatto, il potere è in gran parte nelle nostre mani. O meglio, sulle nostre forchette.”

Immagina

Mentre sostengo il diritto di Angelina Jolie di fare ciò che preferisce con il suo corpo, non riesco a non immaginare quanto incredibilmente utile sarebbe stato se qualcuno di alto profilo come lei non stesse aumentando “la consapevolezza pubblica sui test genetici che lei ha usato, e allo stesso tempo creando preoccupazioni riguardo alla copertura assicurativa per questo tipo di esami.”

Immagina se lei invece convocasse una conferenza stampa per aumentare la consapevolezza pubblica sul ruolo che il potere delle multinazionali ha nel creare epidemie di malattie evitabili.

Immagina se lei spronasse tutti i suoi fan a rifiutare lo stile di vita riportato più su – e ancora di più – a riprendere il controllo e la responsabilità per la loro salute.

Immagina se lei diffondesse la brutta notizia che siamo implacabilmente manipolati, ingannati, programmati, e condizionati – ma diffondesse anche la bella notizia che ognuno di noi può, in un baleno, riscoprire il piacere sovversivo del pensiero critico.

Immagina… è facile se provi.

#shifthappens

Mickey Z. è autore di 11 libri, il più recente dei quali è il romanzo Darker Shade of Green (http://www.amazon.com/Darker-Shade-Green-Mickey-Z/dp/1935738100/ref=tmm_pap_title_0?ie=UTF8&qid=1304966272&sr=1-2) . Fino a che non cambiano le leggi o l’energia elettrica si esaurisce, può essere rintracciato su un oscuro sito chiamato Facebook. (http://www.facebook.com/profile.php?id=100000612588462)

Fonte: http://worldnewstrust.com
Link: http://worldnewstrust.com/angelina-jolie-corporate-science-and-prevention-mickey-z
22.05.2013

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di SARA IOTTI

1) http://www.naturalnews.com/040365_Angelina_Jolie_gene_patents_Supreme_Court_decision.html#ixzz2TlDxlWhS
2) http://www.commoncouragepress.com/index.cfm?action=book&bookid=040
3) http://www.kathyfreston.com/kathy_freston_books.html

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Immagina se lei diffondesse la brutta notizia che siamo implacabilmente manipolati, ingannati, programmati, e condizionati – ma diffondesse anche la bella notizia che ognuno di noi può, in un baleno, riscoprire il piacere sovversivo del pensiero critico.

Probabilmente non durerebbe nemmeno il tempo necessario a finire la frase, ritrovandosi a gemere tra i rifiuti dove gettano tutte le altre “bambole” inutili.

Lei è un costrutto mediatico e deve tutte le sue fortune al quel costrutto, che se gli dicesse “devi sostituire il corpo con questo modello cibernetico D3BO”, lo farebbe e basta. E il resto del pianeta (giustamente) discuterebbe su quanto costa, quanto è fortunata (perchè può permetterselo) etc etc.

Ma la coscienza collettiva non la puoi ingannare per sempre. Troppe sono le manipolazioni e troppi gli aspetti che rischiano di andare fuori controllo. Credo che l’ultimo dei problemi saranno le rivolte civili, facilmente immaginabili con le ristrettezze economiche eterodirette che sono in programma in tanti paesi diversi. Ultime in ordine di tempo ma non in ordine di grandezza ovviamente. Qualcuno (immaginate chi?) si è costruito fortezze nei deserti di ghiaccio, pensando di continuare la festa. Ma presto, proprio chi si aspira al posto di comando, sarà il bersaglio preferito: possibile che nessuno ha pensato che con una drastica diminizione di popolazione (500 milioni secondo le Georgia Guidestones) anche il numero dei comandanti sarà drasticamente ridotto? Peccato che in troppi oggi pensino a se stessi come “i comandanti del domani”. Povera Angelina, bambola sintentica dei romantici desideri collettivi.

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” Chi detiene il potere ha interessi legittimi nel dare “troppo peso ai geni o al DNA.” Se consideriamo il cancro (e una miriade di altre patologie evitabili) praticamente come “destino”, probabilmente non indagheremo sugli stili di vita che siamo programmati per consumare.” —— http://www.disinformazione.it/CANCRO_SENO.htm

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Complimenti per l’articolo! Viene in mente il premio nobel 1931 (altra epoca, altre giurie), Otto Warburg, premiato per avere individuato la causa del cancro, che deriva da uno stile di vita e una dieta inadeguata a base di alimenti di origine animale che “acidificano” il PH del sangue, e favoriscono in tal modo la proliferazione delle cellule cancerogene. Poi è venuta la seconda Guerra Mondiale, e la ricerca scientifica, come tutte le altre componenti sociali, è finita definitivamente nella rete degli adoratori del denaro.

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Uno schifo.

Angelina Jolie è membro del Council of Foreign Relations (CFR)

http://www.people.com/people/article/0,,20041839,00.html

Angelina Jolie appoggia “Eugenics” e il CFR.

E adesso hanno cominciato pure con la prostata:

http://www.dailymail.co.uk/news/article-2327274/British-businessman-prostate-removed-cancer-risk-Jolie-gene.html

Poi noi saremmo i “gombloddisdi”

Intanto ci avvelenano tutti:

Obama’s John Holdren ammette le scie chimiche e come stanno contaminando tutto.

E poi ci sono Monsanto, Syngenta & Co.

Forse pensano di potersene andare dal Pianeta, questi psychos.

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MEDICINA, CHE FOLLIA “ANTICIPARE” LE MALATTIE

DI MASSIMO FINI
ilfattoquotidiano.it

Com’è noto l’attrice Angelina Jolie si è fatta asportare entrambi i seni perché facendo certi test genetici ha scoperto di avere un gene, il Brca-1, con una variante che, secondo i medici, le dà l’87% di probabilità di sviluppare in futuro (l’attrice ha ora 37 anni) un cancro alla mammella. Con l’operazione le probabilità si sarebbero ridotte al 5%. Ma per essere completamente al sicuro Angelina dovrebbe farsi togliere anche le ovaie. Più in là è andato un manager londinese di 53 anni che si è fatto asportare la prostata, sanissima (e tutti sanno quale importanza abbia questo organo per l’erezione maschile e una normale funzione sessuale) perché, avendo anch’egli il Brca-1 modificato avrebbe qualche possibilità di andare incontro a un cancro.

Siamo alla follia della medicina preventiva, al trionfo del terrorismo diagnostico. Non esiste più l’uomo sano, sostituito da quello ‘a rischio’. Siamo tutti ‘a rischio’. Del resto è ovvio: è vivere che ci fa morire. Qualsiasi età si abbia bisogna palpeggiarsi, auscultarsi, fare una mezza dozzina di controlli clinici all’anno. Non si può più fumare, non si può più bere, non si può ingrassare. Dobbiamo vivere ibernati, vecchi fin da giovani. Per prevenire la morte, comunque inevitabile, ci impediamo di vivere. E adesso, con l’ultimo grido della medicina preventiva e tecnologica, i test genetici, dobbiamo anche mutilarci in nome di un pericolo puramente ipotetico. Se andiamo avanti di questo passo dovremmo castrarci per evitare un eventuale tumore ai testicoli.

Questi test genetici, la cui attendibilità oltretutto è assai dubbia come ammette il professor Bonanni, oncologo, dovrebbero essere vietati. Per legge. Perché se uno scopre di avere il gene Brca-1 o Brca-2 modificati, le alternative sono due: o ignora il test ma vivrà per decenni col terrore di una malattia che magari non si presenterà mai (i modi del morire sono infiniti) oppure accetterà amputazioni invalidanti e degradanti. Alle spalle di tutto ciò sta il demone moderno del controllo. Abbiamo bisogno di assicurarci e di riassicurarci su tutto. Ma in realtà possiamo controllare ben poco. Abbiamo dimenticato, nella nostra ubris demenziale, che esiste il Caso (che i Greci chiamavano Fato) che è, per definizione, imprevedibile.

Valga, per tutte, la storia raccontata dal medico francese Norbert Bensaïd nel bel libro Le illusioni della medicina. Dunque M.L. era un quarantenne, grassottello, a suo agio nel proprio corpo, contento di vivere e ghiottone. I medici gli avevano riscontrato un modesto, ma tenace, tasso di colesterolo. Ma M.L non se ne preoccupava. Poi un bel giorno aveva letto su Le Monde (siano stramaledetti i giornali) una tabella in base alla quale poteva e doveva calcolare i rischi di infarto cui era esposto. Allora corse, preoccupatissimo, da Bensaïd il quale cercò di rassicurarlo e di convincerlo che i ‘fattori di rischio’ che gli erano stati segnalati non erano altro che ‘fattori di rischio’ e che non era predestinato a essere vittima di una patologia vascolare.

Ma non ci fu niente da fare, M.L voleva essere curato come si deve. Bensaïd gli prescrisse quindi i farmaci e le precauzioni del caso, dieta, niente fumo, eccetera, che M.L seguì scrupolosamente. Dopo un po’ di tempo Bensaïd notò che l’uomo non era più lo stesso: era diventato triste, amaro, aggressivo. Per farvela breve, M.L morì tre anni dopo per un melanoma fulminante. Nota Bensaïd: “Io non potevo saperlo, ma gli avevo avvelenato, inutilmente, gli ultimi anni della sua vita. Lo avevo reso infelice per impedirgli di essere malato. Anzi per prevenire, nella migliore delle ipotesi, patologie del tutto ipotetiche”.

Massimo Fini
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it
25.05.2013

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Sorge un dubbio: chi ci assicura che è vero? Che la Star di hollywood si è realmente sottoposta all’operazione? Non sarebbe così difficile raccontarci una favoletta per diffondere un po’ di “terrorismo diagnostico”, per dirla con Massimo Fini.

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Vedere una donna meravigliosa come lei mutilare la sua femminilità è lo specchio dell’assurdità della nostra, cosiddetta, civiltà. Chi lavora nel settore della Medicina sa a quale punto di non ritorno sia arrivato il lavaggio del cervello dei medici, da un lato, e dei “pazienti”, dall’altro. Milioni di ultrasessantenni, ad esempio, vengono indotti ad assumere farmaci contro l’Ipertensione, contro l’Ipercolesterolemia, contro l’Iperglicemia, Gastroprotettori, contro l’Osteoporosi (tanto per rimanere ai più comuni) in nome della “prevenzione”. Moltissime persone, ormai, passano le loro giornate a misurarsi la pressione con gli appositi apparecchi domestici ogni qual volta avvertano un impercettibile mutamento fisiologico. E’ una autentica catastrofe umana dove medico e paziente sprofondano ogni giorno di più nel delirio che li accomuna e fanno a gara a chi sragiona di più. Le multinazionali hanno vinto, da tempo, la loro guerra di conquista e, dall’alto della loro sconfinata potenza, dettano i modelli più opportuni per i loro affari

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The final Frontier: Recensione: Il malato immaginato http://antoniopilello.wordpress.com/2012/03/21/recensione-il-malato-immaginato/

Mia mamma, 75, ci dice sempre: “Se vai dal medico di sicuro ti troverá qualche malattia”. Lei, invece, va a far drammatizzazione, teatro.

E sua nipote, mia figlia, appena laureatasi in medicina, ci racconta come le grandi corporazioni farmaceutiche lavorino per tenerci sempre malati. Meno male che nelle nostre universitá s’insegnano ancora queste cose che tutti sappiamo, con fondamenta scientifiche, coerenti con la vita.

“Cancro, le cure proibite”

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riporto per l’alto calore umoristico la seguente notizia: http://www.corriere.it/spettacoli/13_maggio_27/zia-angelina-jolie-morta-cancro-seno_c6c3d5ee-c692-11e2-91df-63d1aefa93a2.shtml

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G8: stupro nei conflitti come crimine di guerra, accordo storico

11 Aprile 2013 – 17:00

(ASCA) – Roma, 11 apr – I ministri degli Esteri del G8 hanno siglato oggi un ”accordo storico” contro la violenza sessuale nelle zone di conflitto, sbloccando un pacchetto di fondi pari a 27,5 milioni di euro volti a prevenire quella che nella dichiarazione conclusiva – ha spiegato il capo del Forein Office William Hague – viene definita una ”grave violazione della Convenzione di Ginevra al pari dei crimini di guerra”.

”Abbiamo raggiunto un accordo storico per porre fine alla violenza sessuale nei conflitti”, ha spiegato Hague parlando da Londra, dove si e’ tenuto il vertice, una sorta di pre-summit al maxi-briefing che il prossimo luglio, in Irlanda, riunira’ i capi di stato e di governo di Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Canada e Russia.

”Abbiamo adottato una dichiarazione – ha aggiunto Hague – che indica che lo stupro e la violenza sessuale nelle zone di conflitto sono gravi violazioni della Convenzione di Ginevra, cosi’ come i crimini di guerra”.

Il capo della diplomazia britannica, nella veste di responsabile dei lavori, ha inoltre annunciato l’istituzione di ”un protocollo internazionale per le indagini di stupro e di violenza sessuale nelle zone di conflitto”. Una sorta di mappa giuridica che il Regno Unito avra’ il compito di elaborare e definire con il sostengo di diversi ”esperti internazionali”.

Secondo una prima bozza del testo, nessun Paese potra’ piu’ conferire l’amnistia a coloro i quali saranno ritenuti responsabili di stupri in aree di conflitto, anche al seguito di eventuali accordi di pace concordati tra le parti.

Per l’occasione, alla riunione dei ministri degli Esteri del G8 era presenta anche Angelina Jolie: l’attrice californiana – abito nero e scarpe beige – e’ intervenuta per lanciare un appello all’azione contro lo stupro come arma di guerra, una questione che ”non e’ femminile o umanitaria, ma globale”.

La 38enne vincitrice di un Oscar e tre Golden Globe, da un anno inviata speciale dell’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati (Unhcr), ha preso la parola alla Lancaster House per ricordare ai capi delle diplomazie degli Otto che ”lo stupro di guerra non e’ inevitabile” e che ”centinaia di migliaia di donne e bambini sono stati aggrediti sessualmente nei conflitti della nostra generazione”.

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ANGELINA JOLIE: IL BIMBO E LA BESTIA

 DI FINIAN CUNNINGHAM
Strategic Culture

Angelina Jolie, idolo dello schermo americano è una delle attrici più pagate di sempre, è famosa per il suo look sensuale e per una presenza da femme fatale. E’ una donna pericolosa, l’incarnazione di un vulcano, una minaccia capricciosa.

Il che, se ci pensate, assomiglia molto al suo ruolo nella vita reale come inviata speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani. Nel suo ultimo «ruolo da protagonista», si è battuta al fianco del ministro degli Esteri britannico William Hague.

La «location» è la Repubblica Democratica del Congo. Entrambi hanno viaggiato per il paese dell’Africa centrale devastato dalla guerra di questa settimana per far luce sui crimini strazianti di stupro contro le donne come conseguenza dei conflitti.

Questa non è la prima volta che l’improbabile coppia si è unita per questo scopo. In precedenza, l’attrice Angelina Jolie ed il diplomatico più anziano della Gran Bretagna hanno collaborato per ‘attirare l’attenzione pubblica’ sulla violenza contro le donne in Libia, Mali e Siria, tra le altre zone internazionali di guerra.

Parlando al quotidiano The Guardian, mentre era a bordo di un aereo della RAF per gentile concessione del Sig. Hauge, la star di Hollywood ha detto: «Ci sono state centinaia di migliaia di donne stuprate durante il genocidio ruandese. Ci sono centinaia di migliaia di persone stuprate in Congo. Decine di migliaia di donne stuprate in Bosnia. Dio sa quante persone violentate in Siria».

Alla domanda su cosa voleva ottenere lavorando con il governo britannico per difendere questo appello, la sirena dei film d’azione ha risposto: «La fine dell’impunità».

A quel punto Angelina Jolie, se avesse davvero capito le cause di questi conflitti e della violenza contro le donne, dovrebbe tendere le braccia a schiaffare in manette il segretario degli Esteri britannico e fare capire dall’arresto di un cittadino (chi è) il principale criminale di guerra.

In ogni circostanza di guerra che l’attrice ha citato, il governo britannico ha messo lo zampino o alimentando(la) o fomentando(la). William Hague, in particolare, ha sponsorizzato personalmente il terrorismo inglese in Libia, Mali ed in Siria.

Era il regime britannico di Hague ad aver portato la guerra lampo della NATO in Libia nel corso del 2011 per rovesciare il governo di Muammar Gheddafi. Per sette mesi, i cacciabombardieri Typhoon britannici sono stati impegnati in oltre 10.000 sortite insieme ad altre forze della NATO, per demolire quel paese nordafricano. Più di 50.000 persone sono state uccise durante il bombardamento aereo. Una quantità innumerevole dei sei milioni di cittadini libici sono diventati rifugiati ed ora vivono sotto un regime anarchico di estremisti e di privazione insediato dalla NATO.

Lo stesso marchio Al Qaeda formato da banditi e tagliagole per cui gli aerei da guerra della NATO hanno spianato la strada per la Libia è armato, addestrato, finanziato e diretto in Siria, dalla Gran Bretagna e dai suoi alleati.

Come con la Libia, la Gran Bretagna ha assunto un ruolo guida in Siria insieme alla Francia per l’inserimento di una rete del terrore – che i media occidentali chiamano eufemisticamente «ribelli» – per rovesciare il governo sovrano di Bashar Al Assad. Forze speciali britanniche sono da tempo consolidate in campi di addestramento in Giordania da dove gli squadroni graduati della morte possono esercitare il loro mestiere del terrore su tutto il confine con la Siria.

Fino a cinque milioni di persone sono state sfollate nella violenza scatenata nel corso degli ultimi due anni in Siria dalla Gran Bretagna ed i suoi alleati della NATO, gli Stati Uniti e la Francia, e le loro deleghe, la Turchia e le dittature del Golfo arabo. Fino ad un milione di civili siriani, in fuga dagli squadroni della morte britannici e dalle auto dei bombardieri, ora risiedono in tende lungo i confini con la Turchia, la Giordania, l’Iraq ed il Libano. Lo stupro, naturalmente, è stato usato come arma di terrore dai militanti in Siria per seminare paura e rimuovere il sostegno popolare per il governo di Damasco.

Nel frattempo, nel paese occidentale del Mali, si sta sviluppando un’altra crisi umanitaria e senza dubbio coinvolgerà ancora di più la violenza contro le donne. La violenza contro donne e bambini è sempre un corollario della guerra. Più di un milione di maliani, su una popolazione totale di 15 milioni, sono fuggiti dal loro paese, molti di loro da quando la Francia ha lanciato la sua guerra neo-coloniale nella data dell’11 Gennaio. In poco più di due mesi, un’altra società si è capovolta ed è stata fregata dalle potenze della NATO. La Francia può aver guidato questa operazione, ma la Gran Bretagna ha fornito la chiave militare, la copertura logistica e politica per la sottomissione dello stato terrorista di questo povero paese africano. Questa settimana, il primo contingente di truppe britanniche è arrivato a Mali- prima delle tanto decantate afro-forze – che smentisce la vera corsa imperialista in corso in Africa occidentale ed altrove in tutto il continente.

Nella Repubblica Democratica del Congo, dove Angelina Jolie e William Hague hanno fatto visita questa settimana, si stima che oltre sei milioni di persone siano state uccise ed altri milioni di sfollati in guerre in corso dal 1990. Il principale contributo al genocidio in particolare nel Congo orientale, sono i gruppi militanti sostenuti dai vicini Ruanda e Uganda. I regimi di entrambi i paesi sono clienti degli Stati Uniti e della Gran Bretagna …

L’ avvocato internazionale per crimini di guerra Christopher Black, dice che una delle più grandi storie mai raccontate dei tempi moderni è che il regime genocida che è salito al potere in Ruanda a metà degli anni ’90 lo ha fatto con la complicità determinante degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. I regimi ruandesi ed ugandesi hanno da allora esportato la guerra, la violenza, i crimini e gli stupri sistematici in Congo. Decenni prima di questo egregio episodio, il Congo ricco di minerali è stato lacerato da colpi di stato militari guidati dagli USA, Francia e Belgio, più notoriamente coinvolgono l’assassinio di Patrice Lumumba eletto premier nel 1960. L’Africa è davvero in un caos terribile, ma è così, come risultato diretto di rapaci potenze occidentali capitalistiche che hanno saccheggiato e sfruttato inesorabilmente quel continente.

Angelina Jolie dovrebbe visitare tutte queste zone di guerra e fare da portavoce per milioni di donne sottoposte a stupri ed altre violenze. Chi siano i veri responsabili degli specifici reati non si sa e probabilmente non saranno mai rintracciati. Ma una cosa è fuor di dubbio. La Gran Bretagna ha svolto un ruolo chiave di istigatrice, alimentando le guerre di questi paesi e di molti altri ancora nel corso dei decenni. La violenza indiscriminata ed il caos sociale portato dalle guerre, generano sempre violenza contro le donne e i bambini.

Così, in un modo molto palpabile, se la sensuale attrice volesse davvero porre fine all’impunità per gli stupratori in zone di guerra, metterebbe in cima alla lista dei ricercati il ministro degli Esteri britannico William Hague – con i suoi omologhi americani e francesi , John Kerry e Laurent Fabius, e la maggior parte dei loro predecessori.

Ironia della sorte, forse, Angelina Jolie e suo marito, Brad Pitt, sono tra gli Hollywood A-List, che sono considerati dai media occidentali ambasciatori di varie “buone cause” dell’umanità, la preoccupazione politica ed ambientale. Per i loro milioni di fan in tutto il mondo, la coppia più glamour infonde probabilmente un sentimento buonista, che a sua volta pubblicizza i loro film incassando soldi a palate con miliardi di miliardi di dollari in più per queste assurdamente ricche «stelle». Forse, come individui, queste celebrità hanno buoni intenti. Ma il loro valore di PR, di dare copertura a criminali di guerra non ha prezzo, e sono da condannare comunque come agenti inconsapevoli.

Come per tante altre cose che Hollywood sputa fuori, come il recente film anti-Iran “Argo” ed altri film che glorificano innumerevoli guerre occidentali ed il terrorismo di Stato, la funzione è quella di propagandare ed ingannare la comprensione del pubblico su una scala di massa – il tutto nel nome della «cultura». Invece di vedere le vere radici e gli autori della guerra e della sofferenza, in particolare connessi alla violenza contro le donne causata dalla guerra, il pubblico finisce per essere condizionato e portato a normalizzare l’anormale, a capovolgere la realtà. Incredibilmente, un criminale di guerra come William Hague si trasforma in un eroe cavalleresco dalla parte dei diritti delle donne, in gran parte grazie alla luce glamour offerta da una celebrità di Hollywood. Questa è una dannata recita pluripremiata. Non c’è da stupirsi che ci sia l’impunità per i furbi criminali.

Si può facilmente respingere Angelina Jolie come un patetico «bimbo» a cui non vale la pena di pensare due volte. Ma il processo igienizzante che esibisce per il terrorismo di stato inglese, americano e francese, agli occhi di milioni di persone in tutto il mondo, la rende una merce pericolosa. Una femme fatale in effetti …

Finian Cunningham

Fonte: http://www.strategic-culture.org
Link: http://www.strategic-culture.org/news/2013/03/31/angelina-jolie-bimbo-and-the-beast.html
31.03.2013

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di RUFFY

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siria
Il progetto di Women Under Siege è il primo tentativo di raccogliere le testimonianze di abusi sessuali in Siria. I dati sono stati analizzati da un team della Columbia University di New York

Lo stupro come arma di guerra in Siria


I numeri nei cerchi rossi indicano le violenze sessuali denunciate in diverse zone della Siria negli ultimi tre mesi.

La città più colpita è Homs, centro di proteste anti-regime oggi ridotta a città fantasma.

La mappa, aperta purtroppo a nuovi aggiornamenti, è un progetto di  Women Under Siege, un’iniziativa lanciata dalla femminista americana Gloria Steinem. E’ il primo tentativo di raccogliere le testimonianze di abusi sessuali in Siria. I dati sono stati analizzati da un team della Columbia University di New York, e ieri è stato pubblicato un primo rapporto, che accusa soprattutto le forze governative siriane. Il rapporto prende in esame 117 resoconti, raccolti tra il marzo 2011 (quand’è iniziato il conflitto) e fine giugno 2012. Il 58% degli abusi sessuali vengono attribuiti a soldati o ufficiali,  il 26% a sconosciuti, il resto a shabiha (miliziani volontari pro-regime). Ci sono anche alcuni uomini che denunciano di aver subito simili violenze in prigione.

Il fatto che nel 42% dei casi le donne sono state stuprate ripetutamente da più uomini fa pensare ai ricercatori che ”la violenza venga usata come strumento di guerra, anche se non necessariamente secondo una strategia organizzata“.

In Siria gli oppositori raccontano storie simili a quelle contenute nel rapporto, accusando le forze di sicurezza. Il governo invece attribuisce le violenze, anche sessuali, a terroristi armati; e i cittadini – e le cittadine – che appoggiano il regime dicono di credere alla versione governativa e di sentirsi protette dall’esercito. La mappa tiene anche conto di testimonianze mandate in onda dalla tv di Stato siriana, che ad esempio il 9 luglio ha trasmesso le presunte confessioni di quattro uomini che affermano di aver commesso omicidi, stupri, rapimenti come pure di aver portato armi dal Libano in Siria.

Il problema resta la verifica.

In molti casi, le fonti del rapporto di “Women Under Siege” sono filmati diffusi in Rete.  Le ricercatrici non nascondono questo limite: “Si tratta sempre di testimonianze di seconda o terza mano che non possono essere indipendentemente confermate“, scrive la giornalista Lauren Wolfe, che dirige il progetto.

Ad esempio, in un video su YouTube dello scorso febbraio, una donna, con il volto coperto e il Corano in mano, racconta di essere stata violentata da cinque uomini, che dopo aver perquisito la sua casa a Homs in cerca di armi le avrebbero “strappato gli abiti e bruciato il corpo con le sigarette”. Continua, piangendo: “Mi hanno stuprata in cinque. Non uno o due! Cinque uomini!”

In un altro filmato è un ragazzo delle forze di sicurezza a parlare: dice di essere stato reclutato nel suo villaggio con un compito esplicito, quello di “rapire le ragazze… le ragazze che portano l’hijab”, cioè il velo sulla testa. “Ne abbiamo prese circa 25 – racconta – da zone benestanti della città”. Dice che sono state portate “nelle celle di una sede della sicurezza”, dove sono state stuprate. In altri casi, le storie usate nel rapporto sono state riportate da giornali arabi e occidentali.

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Una risoluzione Onu chiede la fine delle violenze sessuali contro civili, pratica assai diffusa nelle zone di guerra

NEW YORK – Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità la risoluzione 1820, sponsorizzata da oltre 30 paesi tra cui l’Italia, che classifica lo stupro come un’arma di guerra. Con questa decisione il Consiglio chiede la fine delle violenze sessuali contro i civili, una pratica molto diffusa nelle zone di guerra.

«TATTICA DI GUERRA» – Il documento dei Quindici, che raccoglie la proposta degli Stati Uniti, definisce lo stupro come una tattica di guerra e una minaccia alla sicurezza internazionale. Il testo, minacciando indirettamente di portare i colpevoli di fronte alla Corte penale internazionale de L’Aja (Cpi), chiede «a tutte le parti coinvolte nei conflitti armati la cessazione completa e immediata della violenza sessuale contro i civili, con effetto immediato». La risoluzione, definita «un atto storico» dalla organizzazioni in difesa dei diritti dell’uomo, considera la violenza sessuale come una tattica di guerra «per umiliare, dominare, instillare paura, cacciare e/o obbligare a cambiare casa i membri di una comunità o di un gruppo etnico» e chiede inoltre al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon di preparare un rapporto (che verrà pubblicato entro dodici mesi dall’approvazione) per individuare «i conflitti armati dove la violenza sessuale è stata usata ampiamente o sistematicamente contro i civili». Lo stesso segretario generale delle Nazioni unite ha denunciato come la violenza contro le donne abbia ormai raggiunto «proporzioni inaudite» in alcune società. Durante il dibattito al Consiglio – scrive la Bbc – Ban Ki Moon ha dichiarato: «Per rispondere alla guerra silenziosa contro le donne e le ragazze è necessaria una leadership a livello nazionale». Per il segretario generale le Nazioni Unite sono chiamate ad aiutare gli stati a «costruire questa capacità» e a «sostenere la società civile».

20 giugno 2008(ultima modifica: 21 giugno 2008)

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Violenza – Lo stupro come arma di guerra

«Il grado di civiltà di un popolo si misura dal modo in cui esso tratta le donne e i bambini». Intervenendo il 30 maggio alla presentazione, a Roma, del libro “Wartime Rape – African values at crossroads” di Pauline Aweto Eze, monsignor Fortunatus Nwachukwu, Capo protocollo della Segreteria di Stato Vaticano, così giudica le violenze perpetrate nei confronti delle persone più fragili. Donne e bambini, per l’appunto.
In particolare, il volume della Aweto offre l’occasione per discutere dello stupro, assurto ormai a tattica di guerra, un mezzo per umiliare il nemico attraverso l’oltraggio delle proprie donne. Il generale Patrick Cammaert, ex comandante delle forze di peacekeeping dell’Onu ebbe a dire che oggi in guerra è «più pericoloso essere una donna che un soldato».
Lo stupro, fenomeno tanto diffuso e accettato, specie in Africa, da aver spinto le Nazioni Unite ad approvare alcuni anni fa la risoluzione 1820, una norma nella quale si minacciano azioni repressive contro i responsabili delle violenze nei confronti del genere femminile di fronte alla Corte penale internazionale dell’Aja. (…)

L’articolo:
http://www.zenit.org/article-26929?l=italian

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Da Wikipedia – Strupri di Guerra

Con stupri di guerra si intendono gli stupri commessi da soldati, altri combattenti o civili durante un conflitto armato, una guerra o un’occupazione militare che vanno distinti da violenze sessuali commesse tra soldati in servizio attivo.[1][2][3] Spesso viene mascherata la situazione dove le donne sono costrette a prostituirsi o a diventare schiave sessuali dalle forze occupanti, come nel caso delle comfort women durante la seconda guerra mondiale.

Durante le guerre e i conflitti armati, gli stupri sono usati di frequente come strumento di una guerra psicologica nel tentativo di umiliare il nemico e minare il suo morale. Le violenze sessuali sono spesso sistematiche e complete, e i comandanti possono realmente incoraggiare i loro soldati ad usare violenza con i civili. Queste violenze possono accadere in diverse situazioni, incluso l’istituzionalizzazione della schiavitù sessuale, stupri associati a specifiche battaglie o massacri e atti individuali o isolati di violenza. Gli stupri di guerra comprendono anche violenze sessuali di gruppo e violenze con obiettivi specifici, sempre durante un conflitto armato e con soldati come autori delle violenze stesse.

Lo stupro di guerra e la schiavitù sessuale sono oggi riconosciuti dalle convenzioni di Ginevra come crimini contro l’umanità e crimini di guerra.[4] Lo stupro oggi è anche affiancato al crimine di genocidio quando commesso con l’intento di distruggere, in parte o totalmente, un gruppo specifico di individui. In ogni caso, la violenza sessuale rimane diffusa in zone di guerra.

Stupro di guerra e generi specifici

Kelly Dawn Askin ha osservato l’aumento dei civili come vittime di guerra. Più di 45 milioni di civili morirono durante la seconda guerra mondiale. Uomini e donne civili possono essere soggetti a torture ma gli stupri di guerra sono più frequenti verso le donne che gli uomini.[5][6] Durante i conflitti le violenze sessuali sono perpetrate frequentemente verso donne e bambini, e gli autori “comunemente includono non solo civili e truppe nemici ma anche alleati e civili compatrioti e anche compagni d’armi.”[5]

Le vittime degli stupri di guerra sono solitamente i “civili“, una categoria riconosciuta per la prima volta nel XIX secolo.[7] Anche se la violenza sessuale sulle donne è documentata nella storia, le leggi protettrici dei civili durante i conflitti armati tendevano a non riconoscere queste violenze contro le donne. Anche quando le leggi di guerra hanno riconosciuto e proibito le aggressioni sessuali, sono stati eseguiti pochi procedimenti giudiziari. Secondo Kelly Dawn Askin, le leggi di guerra perpetuano l’atteggiamento di considerare le aggressioni sessuali contro le donne come crimini meno significativi, non degni di accusa.[8] Lo stupro di guerra è stato, fino a poco tempo fa, un elemento nascosto della guerra, il quale secondo lo Human Rights Watch è legata in gran parte al carattere generico più specifico dello stupro – abusi commessi dagli uomini verso la donne. Questo carattere specifico di genere ha contribuito a vedere lo stupro di guerra “strettamente rappresentato come sessuale o personale in natura, una rappresentazione che distoglie l’attenzione dall’uso dell’abuso nei conflitti, lasciando che esso sia ignorato come crimine di guerra.”[6]

“Con la vittoria viene il bottino” è stato un grido di guerra per secoli e le donne erano declassate come parte del bottino di guerra.[9] Più che altro, lo stupro di guerra è stato minimizzato come uno sfortunato ma inevitabile effetto dell’aver inviato gli uomini in guerra.[6] Queste violenze erano considerate come un ripagamento tangibile per i soldati (che non erano pagati con regolarità), e come prova di mascolinità e successo per i soldati stessi.[10] In riferimento agli stupri di guerra in tempi antichi, Harold Washington afferma che la guerra stessa è immaginata come uno stupro e che le città attaccate sono le vittime stesse. Egli afferma inoltre che gli stupri di guerra si verificano nel contesto dello stereotipo relativo a donne e uomini, il quale fa parte della semplice credenza che la violenza appartenga agli uomini e che le donne siano le vittime.[11]

Anche la violenza sessuale verso gli uomini da parte di altri uomini e comune in guerra. Uno studio del 2009 di Lara Stemple[12] ha confermato che questo tipo di violenza è documentato in conflitti in ogni parte del mondo; per esempio, il 76% dei prigionieri politici maschili negli anni ’80 a El Salvador e l’80% degli internati nei campi di Sarajevo sono stati stuprati o torturati sessualmente. Stemple conclude che la “mancanza di attenzione verso gli abusi sessuali su uomini, durante i conflitti, è particolarmente preoccupante data la diffusa portata del problema”.[13][14]

Diritto internazionale

La persecuzione degli stupratori in tribunali per crimini di guerra è di recente sviluppo. In genere, il diritto internazionale umanitario riguarda il maltrattamento dei civili e “ogni devastazione non giustificata dalla necessità militare”.[15] Lo stupro di guerra è stato raramente perseguito come un crimine di guerra. Dopo la seconda guerra mondiale, il tribunale di Norimberga fallì nel giudicare i criminali di guerra nazisti per stupro, anche se vi furono diverse testimonianze di stupri di guerra. Il tribunale di Tokyo condannò ufficiali giapponesi “per aver fallito nel prevenire gli stupri” nello stupro di Nanchino.[16][17] Il giudice Richard Goldstone, procuratore capo al Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia, disse che “lo stupro non è mai stato interesse della comunità internazionale.”[16]

Consuetudini di guerra

1leftarrow.pngVoce principale: Diritto bellico.

Alcuni studiosi ritengono che l’assenza di un esplicito riconoscimento degli stupri di guerra dal diritto internazionale o dal diritto umanitario non permetta di creare una difesa dai perpetranti degli stupri stessi. Leggi e consuetudini di guerra proibiscono il “trattamento inumano” o l'”aggressione indecente”, aggiungendo a questi l’aggressione sessuale come crimine, nel codice civile e militare.[18]

Diritto umanitario prima della seconda guerra mondiale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diritto internazionale umanitario.

Uno dei primi riferimenti al “diritto bellico”, o “tradizioni belliche”, fu di Cicerone, che ha esortato i soldati a rispettare le regole di guerra, dal momento che obbedendo a tali regole si separano gli “uomini” dai “bruti”. Conquistare le ricchezze e le proprietà di un nemico era visto come una ragione legittima per una guerra. Le donne erano incluse nelle “proprietà”, visto che esse erano considerate piena proprietà di un uomo, come il padre, il marito, padrone degli schiavi o guardiano. In questo contesto, lo stupro di una donna era considerato un crimine verso la proprietà commesso contro l’uomo che era padrone della donna.

Gli antichi greci consideravano lo stupro di guerra di una donna “un comportamento socialmente accettabile nelle regole di guerra”, e i guerrieri consideravano le donne conquistate come “un bottino legittimo, utili come mogli, concubine, schiave o trofei del campo di battaglia”.[9]

Nel Medioevo, e fino al XIX secolo, quest’attitudine e pratica prevalse e le leggi per la protezione delle donne in tempo di guerra sono legate direttamente alle stesse leggi per il tempo di pace. Nell’Europa medievale, le donne erano considerate come un genere inferiore dalla legge.[19] La Chiesa cattolica cercò di prevenire le violenze sessuali durante le guerre feudali attraverso l’istituzione della Pace e Tregua di Dio che scoraggiava i soldati ad attaccare donne e civili in generale e con la propagazione di una versione cristianizzata dell’ideale cavalleresco di un cavaliere che protegge gli innocenti e non combatte nell’illegalità.

La giurisprudenza militare islamica medievale prevedeva punizioni severe per i ribelli che usassero “attacchi furtivi” e “diffusione del terrore”. In questa categoria, Ulema include il rapimento, l’avvelenamento dei pozzi d’acqua, incendi dolosi, attacchi contro viandanti e viaggiatori, assalti notturni e stupro. La punizione per tali crimini erano severe, inclusa la morte, al di là delle credenze politiche e religiose dell’autore.[20]

Le Martiri Bulgare di Konstantin Makovskij (1877). Atrocità dei Basci-buzuk in Bulgaria durante la gerra russo-turca.

Nel 1159, Giovanni di Salisbury scrisse il Policratus nel tentativo di regolare la condotta degli eserciti durante guerre “giustificabili”. Salisbury credeva che atti di furto e “rapina” (crimini contro la proprietà) dovrebbero ricevere le punizioni più severe ma credeva che obbedire ai comandanti superiori, nella legalità o meno, morale o immorale che fosse, era l’ultimo dovere di un soldato.[21]

Nel XIV e XV secolo, nonostante le considerazioni e le sistemazioni del diritto bellico, le donne rimasero ad ogni modo un oggetto delle conquiste maschili. L’influente scrittore Francisco de Vitoria notò il graduale emergere dell’idea che gloria e conquista non erano necessariamente ragioni accettabili per cominciare una guerra. Il giurista Alberico Gentili afferma che tutte le donne, inclusi i combattenti femminili, dovrebbero essere risparmiati dalla violenza sessuale in tempo di guerra. Tuttavia, nella realtà lo stupro di guerra era comune.

Si pensa che una ragione per l’elevata frequenza degli stupri di guerra era che al tempo i circoli militari consideravano ogni persona, incluse donne disarmate e bambini, come il nemico, ottenendo così dei diritti su di loro dopo la conquista.[7] Nel Medioevo, il diritto bellico considerava la violenza sessuale in guerra come l’indicazione del successo di un uomo nel campo di battaglia e l'”opportunità di stuprare e saccheggiare erano considerati un piccolo vantaggio per… i soldati che erano pagati con grande irregolarità dai loro capi… il trionfo sulle donne attraverso lo stupro divenne un modo per misurare la vittoria, parte della prova della mascolinità e del successo del soldato, un pagamento tangibile del servizio reso… un reale pagamento di guerra”.[10]

In questo periodo della storia, le violenze sessuali di guerra non presero luogo necessariamente come un effetto coscienzioso della guerra per terrorizzare il nemico ma piuttosto come meritato risarcimento per aver vinto una guerra. Ci sono ridotte prove che suggeriscono che i superiori regolarmente ordinano ai subordinati di commettere atti di stupro.[22] In questo periodo le guerre divennero regolate di più, rese più specifiche e reggimentate. La prima forma di persecuzione per crimini di guerra non vi fu prima del tardo Medioevo.[22]

Ugo Grozio, considerato il padre del diritto delle nazioni e il primo a condurre un lavoro comprensivo di sistemizzazione del diritto bellico internazionale, concluse che lo stupro “non dovrebbe essere impunito durante la guerra proprio come in tempo di pace”. Emerich de Vattel emerse come una figura influente quando perorò la causa dell’immunità dei civili dalle devastazioni della guerra, considerando i civili, donne e uomini, come non-combattenti.[23]

Al termine del XVIII secolo e nel XIX secolo, trattati e codici di guerra cominciarono a includere vaghe disposizioni per la protezione delle donne: il “Trattato per l’Amicizia e il Commercio” (1785) specificava che in caso di guerra “donne e bambini… non saranno molestati nelle loro persone”. L’articolo 20 dell'”Ordine n.20″ (1847), un supplemento alle Leggi e agli Articoli di Guerra statunitensi, elenca i seguenti come crimini severamente punibili: “Assassinio, omicidio, pugnalate o mutilazioni maligne, violenza sessuale”. La “Dichiarazione di Bruxelles” (1874) sentenziò che gli “onori e diritti di una famiglia… dovrebbero essere rispettati”.[24]

Nel XIX secolo il trattamento di soldati, prigionieri, feriti e civili migliorò e divenne un elemento chiave del diritto bellico. Tuttavia, mentre le consuetudini di guerra considerarono di più il trattamento umano dei soldati e dei civili, nuove armi e tecnologie aumentarono le distruzioni della guerra e alterarono i metodi di condurre la guerra stessa.[25] Il codice Lieber (1863) fu il primo stampo del diritto internazionale della guerra terrestre e il primo passo verso il diritto internazionale umanitario. Il codice Lieber enfatizzò la protezione dei civili e sentenziò che “tutte le violenze sessuali… (sono) proibite, pena la morte”, la prima proibizione di stupro nel diritto umanitario.[26] Dopo la prima guerra mondiale la Commissione per i Crimini di Guerra, creato nel 1919 per esaminare le atrocità commesse dai tedeschi e dalle altre Potenze Centrali durante il conflitto, trovarono prove sostanziali di violenze sessuali e prostituzione forzata, tutte violazioni delle consuetudini e del diritto bellici. I tentativi di persecuzione fallirono.[27]

Il Processo di Norimberga e di Tokyo

Dopo la seconda guerra mondiale, i processi di Norimberga e di Tokyo divennero i primi processi internazionali per crimini di guerra di reale significato. Le potenze vincitrici crearono questi tribunali per perseguire i maggiori criminali di guerra delle potenze dell’Asse europee (di fatto solo la Germania) e il Giappone per “crimini contro la pace”, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. La possibilità di perseguire la violenza sessuale come crimine di guerra era presente per via del riconoscimento dello stupro di guerra come una seria violazione del diritto bellico nel codice Lieber e della convenzione dell’Aia del 1907, che asserisce “l’onore e i diritti della famiglia… dovrebbero essere rispettati”.

Vi sono prove che tribunali per crimini sessuali di guerra erano stati precedentemente instaurati, nei quali lo stupro di guerra poteva essere perseguito dal diritto consuetudinario e/o dall’Articolo 6(b) della Carta del Tribunale Militare Internazionale, il quale punisce “il rapimento della popolazione civile… per schiavismo e per altri scopi” e “il rapimento ingiustificato dalla necessità militare”. Similarmente, era possibile perseguire lo stupro di guerra come crimine contro l’umanità secondo l’Articolo 6(c) della Carta di Norimberga che persegue “altri atti inumani” e “l’asservimento”. Tuttavia, malgrado le prove di violenze sessuali in Europa durante la seconda guerra mondiale, una mancanza di volontà nel voler giudicare tali crimini portò a non perseguirne gli autori al processo di Norimberga.[28]

Il Tribunale di Tokyo perseguì dei casi di violenza sessuale e stupro di guerra come crimine sotto i termini di “trattamento inumano”, “maltrattamenti” e “fallimento nel rispettare l’onore e i diritti della famiglia.” Secondo i risvolti del processo più di 20 000 donne e ragazze subirono violenze sessuali durante le prime settimane dell’occupazione giapponese della città cinese di Nanchino. Il Tribunale incluse resconti dei crimini di violenza sessuale nelle testimonianze del processo così come nei registri pubblici.[29] A livello nazionale, un comandante della 14ª Armata, il generale Yamashita, fu perseguito, in particolare, per “stupri sotto il suo comando.”[29] Circa 35 comfort women olandesi portarono, con successo, un caso davanti al Tribunale Militare di Batavia nel 1948.[29]

Convenzioni di Ginevra

1leftarrow.pngVoce principale: Convenzioni di Ginevra.

Dal 1949, l’Articolo 27 della 4ª Convenzione di Ginevra esplicitamente proibì lo stupro e la prostituzione forzata in tempo di guerra. Queste proibizioni furono ribadite dal Protocollo d’Aggiunta del 1977 alla convenzione del 1949.[18]

Genocidio

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genocidio, Genocidio del Ruanda e Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda.

Nel 1998 il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda creato dalle Nazioni Unite prese delle marcate decisioni definendo violenza sessuale come un crimine di genocidio secondo il diritto internazionale. Il processo di Jean-Paul Akayesu, sindaco di Taba, Ruanda, in precedenza affermò che la violenza sessuale è un elemento del crimine di genocidio. L’Aula del Tribunale affermò fermamente che “l’aggressione sessuale formò una parte integrante del processo di distruzione del gruppo etnico Tutsi e che lo stupro era sistematico e perpetrato solo contro le donne Tutsi, manifestando un intento specifico, per questi atti, di genocidio.”[30]

Il magistrato Navanethem Pillay affermò in una dichiarazione dopo il verdetto: “Per tempi immemorabili, la violenza sessuale è stata vista come bottino di guerra. Ora è considerato un crimine di guerra. Noi vogliamo mandare un messaggio forte che lo stupro non sarà a lungo un trofeo di guerra.”[31] Una stima di 500 000 donne furono violentate durante il genocidio del Ruanda nel 1994.[32]

Il professor Paul Walters nella sua dichiarazione dell’aprile 2005 dopo il suo dottorato onorario in legge alla Rhodes University scrisse:[31]

Sotto la sua presidenza del Tribunale per il Ruanda, quel processo ha reso una sentenza per il sindaco di Taba giudicandolo colpevole di genocidio per l’uso della violenza sessuale nella “distruzione dello spirito, della volontà di vivere e contro la vita stessa.”

La sentenza di Akayesu include la prima interpretazione e applicazione da parte di una corte internazionale della Convenzione sulla Prevenzione e Punimento del crimine di Genocidio. Il tribunale affermò che lo stupro (definito come “un’invasione fisica di natura sessuale commessa su una persona in circostanze coercitive”) e l’aggressione sessuale costituiscono atti di genocidio in quanto essi furono commessi con l’intento di distruggere, completamente o in parte, un gruppo specifico di individui. L’aggressione sessuale era parte integrante del processo di distruzione del gruppo etnico Tutsi e che lo stupro era sistematico e perpetrato solo contro le donne Tutsi, manifestando l’intento specifico richiesto per questi atti per costituire un genocidio.[30]

Nel settembre 1999, le Nazioni Unite pubblicarono un Rapporto del Tribunale Penale Internazionale per la Persecuzione delle Persone Responsabili di Genocidio e Altre Gravi Violazioni del Diritto Internazionale Umanitario Commesse nel Territorio del Ruanda e i Cittadini Ruandesi Responsabili per Genocidio e Altre Simili Violazioni Commesse nel Territorio degli Stati Limitrofi tra il 1º gennaio e il 31 dicembre 1994. Tale rapporto afferma che il 2 settembre 1998, l’Aula Processuale I del Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda, composto dal giudice Laïty Kama e presieduto da Lennart Aspegren e Navanethem Pillay, giudicò Jean-Paul Akayesu colpevole di 9 delle 15 imputazioni di cui era accusato, incluso: genocidio, diretto e pubblico incitamento al genocidio e ai crimini contro l’umanità, omicidio, tortura, stupro e altri atti inumani. Il Tribunale riconobbe Jean-Paul Akayesu non colpevole per le sei incriminazioni rimaste, inclusa l’accusa di complicità in genocidio e l’accusa relativa alla violazione dell’Articolo 3 comune alle convenzioni di Ginevra e al Protocollo Aggiuntivo II.[30] Il 2 ottobre 1998, Jean-Paul Akayesu fu condannato al carcere a vita per ognuna delle 9 imputazioni, da scontare simultaneamente. Sia che Jean-Paul Akayesu che l’Accusatore si sono appellati contro la sentenza dell’Aula Processuale.[30]

Crimini contro l’umanità e crimini di guerra

La Relazione dello Statuto di Roma definisce la giurisdizione della Corte Penale Internazionale e riconosce lo stupro, lo schiavismo sessuale, la prostituzione forzata, la gravidanza forzata, la sterilizzazione forzata, “o ogni altra forma di violenza sessuale di gravità comparabile” come crimini contro l’umanità se queste azioni sono parte di una diffusa o sistematica pratica.[33][34]

La violenza sessuale fu riconosciuta come crimine contro l’umanità quando il Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia emise dei mandati d’arresto basati sulla violazione delle convenzioni di Ginevra e le Violazioni delle Leggi e delle Consuetudini di Guerra. Nello specifico, fu riconosciuto che le donne musulmane di Foča (sud-est della Bosnia ed Erzegovina) furono soggette a sistematici e diffusi stupri di gruppo, torture e schiavismo sessuale da parte di soldati serbo-bosniaci, poliziotti e membri di gruppi paramilitari dopo l’acquisizione della città nell’aprile 1992.[35] L’accusa fu di maggior rilevanza giuridica e fu la prima volta che l’aggressione sessuale venne investigata per la persecuzione di tortura e asservimento come crimini contro l’umanità.[35] La sentenza fu confermata dal verdetto del Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia del 2001. Tale sentenza sfidò la diffusa accettazione dello stupro e dello schiavismo sessuale delle donne come parte intrinseca della guerra.[36] Il Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia giudicò tre serbo-bosniaci colpevoli di violenza sessuale contro donne e ragazze bosniache (musulmane, di cui alcune tra i 12 e i 15 anni), avvenuta a Foča, Bosnia ed Erzegovina. Inoltre due degli uomini furono giudicati colpevoli del crimine contro l’umanità di riduzione in schiavitù sessuale per l’aver tenute prigioniere un buon numero di donne e ragazze in centri di detenzione. Molte di quelle donne successivamente furono fatte scomparire.[36]

Definizione di stupro

1leftarrow.pngVoce principale: Violenza sessuale.

Comunemente si usano i termini “stupro” e “aggressione sessuale” in modo intercambiabile tra loro. Non vi è però un’accettata definizione universale di “stupro di guerra”.

La Relazione dello Statuto di Roma, che vincola la Corte Penale Internazionale, definisce la “violenza sessuale” (o “stupro”) come segue:

“L’autore invade il corpo di una persona con condotta risultante nella penetrazione, anche di ridotta entità, di ogni parte del corpo della vittima o dell’autore con un organo sessuale, o dell’apertura anale o genitale della vittima con ogni oggetto o ogni altra parte del corpo.”[37] e “L’invasione è eseguita con la forza, o con la minaccia della forza o della coercizione, come quella causata dalla paura della violenza, della costrizione, della prigionia, dell’oppressione psicologica o dell’abuso di potere, contro le persone stesse o altre, o prendendo vantaggio di un ambiente coercitivo o contro persone incapaci di dare un genuino consenso.”[37]

Il concetto di “invasione” è inteso essere abbastanza ampio per essere neutro rispetto al sesso e la definizione è compresa a includere situazioni dove la vittima possa essere incapace di dare un genuino consenso se affetto per natura, indotto o per età.[38]

Effetti

Lo stupro di guerra ha un grave impatto sulle vittime e può essere sistematico o in un isolato atto di violenza sessuale.[6][39] Uno studio recente elenca il danno fisico delle vittime degli stupri di guerra come danno traumatico, trasmettente malattie sessuali e portante alla gravidanza della vittima. Dato che gli stupri di guerra avvengono in zone di conflitto, l’accesso ai contraccettivi, agli antibiotici e/o agli aborti è estremamente limitato. I danni psicologici a breve termine delle vittime includono paura, mancanza d’aiuto e disperazione. I sintomi a lungo termine possono includere depressione, disordini d’ansia (inclusa la sindrome da stress post-traumatico), sintomi somatici multipli, flashback, difficoltà a ristabilire relazioni intime, vergogna e paura persistente.[39]

Lo stupro di guerra può includere lo stupro di gruppo e lo stupro con oggetti, come bastoni e canne dei fucili. Le vittime femminili possono soffrire di incontinenza e fistole vaginali come risultato di particolari casi violenti di stupro.[40] Le fistole sono una condizione medica solitamente presente dopo i parti poveri e coinvolge le pareti tra la vescica, la vagina e l’ano o le lacerazioni del retto, con conseguente grande dolore e debilitante incontinenza.[40] Le vittime femminili di stupri di guerra possono essere stigmatizzate ed escluse dalle loro famiglie o comunità, particolarmente in società dove la verginità femminile ha un prezzo e i mariti di una vittima di stupro provano vergogna.[41][42]

Simbolismo

Gayatri Chakravorty Spivak caratterizzò “lo stupro di gruppo perpetrato dai conquistatori” come “una celebrazione metonimica di acquisizioni territoriali”.[43]

Strategia militare

Amnesty International ha sfidato la visione dello stupro e dell’abuso sessuale come prodotto della guerra. Sempre secondo Amnesty International, la violenza sessuale è oggi usata deliberatamente come strategia militare anziché come stupro e saccheggio opportunistico dei secoli precedenti.[44] Come strategia militare lo stupro è usato per spingere le popolazioni locali ad andarsene dal territorio occupato, decimando i civili rimasti con la distruzione delle loro affiliazioni, con la diffusione dell’AIDS e con l’eliminazione delle tradizioni culturali e religiose. Lo stupro di guerra può essere descritto nei media come “arma bellica” o un “modo di combattere”.[38] Con il riferimento specifico al recente stupro di guerra nella Repubblica Democratica del Congo e negli altri paesi africani, l’uso dello stupro di guerra come strategia militare ha portato a: aumento del morale dei soldati, diminuzione del morale dei soldati nemici, oltraggiare il nemico e al saccheggio degli oggetti del nemico (inclusi donne e bambini).[41]

Commentando l’uso della violenza sessuale in guerra, Gita Sahgal disse, nel 2004, che è un errore pensare che queste aggressioni siano dovute all’ottenere un “bottino di guerra” o alla gratificazione sessuale. Ella affermò che lo stupro è spesso usato nei conflitti etnici come un modo per gli aggressori di perpetrare un controllo sociale e ridisegnare i confini etnici. Affermò inoltre che “le donne sono viste come le riproduttrici e le badanti della comunità.”[45]

Storia

Antichità

Lo stupro ha accompagnato la guerra virtualmente in ogni epoca storica conosciuta.[46] Gli eserciti greci e romani eseguivano stupri di guerra, come documentato da Omero, Erodoto e Tito Livio. Gli antichi ebbero attitudini differenti, spesso contraddittorie, sulla violenza sessuale in guerra.[47] Lo stupro nel corso della guerra è menzionato diverse volte nella Bibbia: “Il Signore radunerà tutte le genti contro Gerusalemme per la battaglia; la città sarà presa, le case saccheggiate, le donne violate…”[48] “I loro piccoli saranno sfracellati davanti ai loro occhi; saranno saccheggiate le loro case, disonorate le loro mogli.”[49]

Nel vicino oriente, gli eserciti vincitori spesso si intrattenevano con rapporti omosessuali con gli sconfitti.[50]

Gli ufficiali militari romani spesso usavano dei giovani ragazzi dei popoli sconfitti per rapporti omosessuali, fatto documentato da Tacito durante la rivolta batava.[51]

Medioevo

I vichinghi (scandinavi che invasero e colonizzarono estese aree d’Europa dall’VIII fino all’XI secolo,[52]) acquisirono una reputazione come “stupratori e saccheggiatori”. Le colonie vichinghe in Bretagna e Irlanda sono state pensate primariamente come imprese maschili, con un ruolo assente per le donne. Le donne delle isole britanniche sono menzionate in antichi testi dei fondatori delle colonie in Islanda, indicanti che i vichinghi esplorarono e acquistarono mogli e concubine dalla Bretagna e dall’Irlanda.[53] Alcuni storici discutono sull’immagine dei vichinghi come “violentatori e saccheggiatori”, affermando che esagerazioni e distorsioni, nei testi del tardo Medioevo, crearono un’immagine di nordici infidi e brutali.[54]

La giurisprudenza militare islamica medievale comprende severe punizioni per coloro che commettono stupro. Le punizioni per chiunque commettesse tale crimine erano severe, inclusa la morte, al di là delle convinzioni politiche e religiose degli autori.[20]

Lo schiavismo femminile era comune anche durante le tratte arabe degli schiavi, nel medioevo, dove le prigioniere erano catturate in battaglia nelle terre non arabe e spesso finivano come schiave concubine (le quali erano considerate libere quando il loro padrone moriva) nel mondo arabo.[55] Molte di queste schiave venivano da luoghi come l’Africa subsahariana (principalmente Zanj), il Caucaso (principalmente Adighè),[56] l’Asia centrale (principalmente Tatare) e l’Europa Centrale e Orientale (principalmente Saqaliba).[57] Lo storico Robert Davis dichiara che i corsari barbareschi catturarono 1.250.000 schiave dall’Europa occidentale e dal Nord America tra il XVI e il XIX secolo.[58][59]

I Mongoli, che fondarono il loro impero lungo la maggior parte dell’Eurasia, causarono molte distruzioni nelle loro invasioni. Documenti scritti durante e dopo il regno di Gengis Khan affermano che dopo le conquiste, i soldati mongoli saccheggiarono e stuprarono. Alcune truppe che si sottomisero furono incorporate nel sistema mongolo nel tentativo di espandere la loro manodopera. Queste tecniche furono a volte usate per diffondere il terrore e l’allarmismo verso gli altri.[60]

Nel sacco di Aberdeen, nel 1644, del generale James Graham, 1º Marchese di Montrose, durante la guerra civile inglese usò la violenza sessuale su larga scala.[61]

Colonialismo europeo

Nell’Africa Tedesca del Sud-Ovest durante le guerre herero, i soldati tedeschi regolarmente compivano stupri di gruppo[62] prima di uccidere le donne Herero o di lasciarle a morire nel deserto; un buon numero di donne della tribù ribelle furono costrette alla prostituzione.[63]

Ribellione indiana

Con la nascita dei mass media nel XIX secolo, lo stupro di guerra fu occasionalmente usato come propaganda dai colonizzatori nel tentativo di giustificare la colonizzazione dei luoghi conquistati.[64] L’esempio più importante si ebbe forse durante i moti indiani del 1857 conosciuti come l'”ammutinamento dei Sepoy” contro i britannici, dove i ribelli Sepoy si rivoltarono contro la compagnia britannica delle Indie orientali. I casi di stupro commessi dai ribelli contro le donne e le ragazze inglesi furono generalmente esigue durante la ribellione, cosa che fu aggravata dagli effetti dei media britannici nel tentativo di giustificare la continuazione della colonizzazione britannica nel subcontinente indiano.[64]

Al tempo, i giornali britannici pubblicarono diverse testimonianze scritte di donne e ragazze inglesi stuprate dai ribelli indiani ma con poche prove fisiche a supporto. Fu, in seguito, scoperto che molte di queste erano storie false create nel tentativo di rappresentare il popolo indiano come selvaggio, che ha bisogno di essere civilizzato dai colonialisti britannici, una missione conosciuta come “il fardello dell’uomo bianco“. Una di queste storie pubblicate da The Times, relativo ad un incidente dove 48 giovani ragazze inglesi, comprese tra i 10 e i 14 anni, furono stuprate dai ribelli indiani a Delhi, fu criticata come propaganda falsa da Karl Marx, che affermò la storia fosse stata scritta da un ecclesiastico a Bangalore, lontano dai luoghi della rivolta.[65]

Ribellione dei Boxer

Durante la ribellione dei Boxer, i boxer cinesi regolarmente uccidevano e mutilavano gli stranieri, inclusi donne e bambini ma non violentarono alcuno straniero.[66][67]

Le force occidentali dell’alleanza delle otto nazioni commiseri crimini contro i cinesi come omicidio, saccheggio e stupro. Tutte le truppe straniere, eccetto i soldati americani, britannici e giapponesi violentarono delle donne.[68] Secondo i documenti di oggi le truppe giapponesi furono stupiti che gli eserciti occidentali commettessero stupri.[69] Migliaia di donne furono violentate dalle forze occidentali su vasta scala.[70] Gli ufficiali giapponesi avevano condotto in guerra delle prostitute giapponesi per impedire ai soldati di violentare le donne cinesi. Un giornalista occidentale, George Lynch, disse che “ci sono cose che non posso scrivere e che non potrebbero essere pubblicate in Inghilterra, che sembrerebbero mostrare che la nostra civilizzazione occidentale è meramente una impiallacciatura oltre ferocia.”[71] Tutte le nazioni commisero saccheggio. Il comportamento dei russi e dei francesi fu particolarmente spaventoso. Le donne e le ragazze cinesi arrivavano a suicidarsi pur di evitare di essere violentate. Il comandante francese respinse l’idea che vi fossero stati stupri, attribuendo tutto ciò alla “galanteria del soldato francese”.[72] Infine le truppe americane commisero saccheggi nei negozi.[73]

Prima guerra mondiale

Presunti stupri furono commessi durante l’avanzata dell’Impero tedesco in Belgio e durante l’occupazione alleata della Germania dopo la guerra.

Seconda guerra mondiale

La sporadica occorrenza diffusa e sistematica dello stupro di guerra da parte di soldati e civili è stata documentata.[74] Durante la seconda guerra mondiale e nel suo immediato dopoguerra, lo stupro di guerra occorse in diverse situazioni, dall’instaurazione dello schiavismo sessuale allo stupro associato a battaglie specifiche.

Asia

Rangoon, Birmania. 8 agosto 1945. Una giovane donna cinese di uno dei “battaglioni del comfort” dell’Esercito imperiale giapponese intervistata da un ufficiale alleato.
Esercito giapponese

Il termine “comfort women” è un eufemismo per le stimate 200.000 donne, in maggior parte coreane, cinesi e filippine, che furono costrette a prostituirsi nei bordelli militari giapponesi durante la seconda guerra mondiale.[75] Fu anche detto che nel massacro di Nanchino i militari giapponesi aggredirono sessualmente ogni donna della città sconfitta o dell’area circostante, trascurando il fatto che alcune donne erano sposate o incinte.

Esercito australiano

“Un’ex-prostituta affermò che non appena le truppe australiane giunsero a Kure all’inizio del 1946, ‘essi trascinarono le giovani donne nelle loro jeep, le portarono in montagna e poi le violentarono. Io sentii le loro grida di aiuto per tutta la notte’.”[76][77]

Esercito statunitense

Fu affermato che soldati statunitensi violentarono diverse donne durante la battaglia di Okinawa nel 1945. Dopo la guerra vi furono 1.336 stupri documentati durante i primi dieci anni di occupazione della prefettura di Kanagawa.[78]

Nonostante i militari giapponesi dissero ai civili che avrebbero subito stupri, torture e omicidi nelle mani degli americani, gli abitanti di Okinawa “furono spesso sorpresi dal trattamento umano che essi ricevettero dal nemico americano.”[79][80] Secondo Islands of Discontent: Okinawan Responses to Japanese and American Power di Mark Selden, gli americani “non perseguirono una politica di tortura, stupro ed omicidio dei civili come i militari giapponesi avevano avvisato.”[81]

I Marines degli Stati Uniti a Pechino immediatamente dopo la seconda guerra mondiale violentarono una studentessa cinese. Questo, e altri casi, portarono ad un sentimento malato verso gli americani da parte del Guomindang e di Chiang Kai-shek.[82]

Esercito sovietico

Le truppe dell’Armata Rossa sovietica si presume abbiano saccheggiato e terrorizzato la popolazione di Shenyang, in Manciuria. Uno straniero testimoniò che alle truppe russe, precedente dislocate a Berlino, fu concesso dai militari sovietici di andare in città “per tre giorni di stupri e saccheggi.”[83]

Europa

Esercito tedesco
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stupri in Germania dell’Armata Rossa.

Diverse violenze sessuali su donne e ragazze ebree furono commesse dalla Wehrmacht durante l’invasione della Polonia nel settembre 1939;[84] gli stupri furono commessi in massa anche verso donne e ragazze non ebree dalle unità Selbstchutz, formate da polacchi di etnia tedesca, le quali accompagnavano la Wehrmacht durante l’avanzata e nell’occupazione del territorio conquistato; le violenze venivano commesse prima di sparare alle prigioniere.[85] Solo un caso di stupro fu perseguito dalla Corte militare tedesca durante la campagna in Polonia anche se l’autore fu riconosciuto colpevole di incrocio tra razze, una vergogna per la loro razza definita dalla politica razziale della Germania nazista, non considerando l’atto come stupro.[86] Le donne ebree erano particolarmente vulnerabili durante l’Olocausto.[87]

Diversi stupri furono commessi dalle forze tedesche sul fronte orientale, dove i loro crimini rimasero largamente impuniti (l’opposto delle violenze commesse nell’Europa occidentale); la stima del numero di stupri commessi è difficile da stabilire, per via della mancanza di persecuzione del crimine da parte della Corte tedesca, anche se alcuni stimano circa 10 milioni di vittime nella sola Unione Sovietica.[88][89] La Wehrmacht inoltre stabilì un sistema di bordelli militari, nei quali le giovanni donne e le ragazze dei territori occupati erano costrette a prostituirsi in condizioni estremamente dure che portò molte donne a tentare di fuggire dai loro aguzzini.[86] Nell’Unione Sovietica le donne erano costrette anch’esse a prostituirsi; un rapporto del tribunale di Norimberga afferma che “nella città di Smolensk il Comando tedesco aprì dei bordelli militari per ufficiali in un hotel, nel quale centinaia di donne e ragazze furono portate; esse furono trascinate senza pietà in strada per le braccia e per i capelli[90]

Esercito francese

1leftarrow.pngVoce principale: Marocchinate.

Dopo la battagli di Montecassino Alphonse Juin diede ai suoi soldati cinquanta ore di “libertà”, i soldati nord africani francesi, conosciuti come Goumier, commisero stupri ed altri crimini di guerra in Italia,[91] e anche in Germania. Lo stupro di massa commesso dopo la battaglia è conosciuto come le Marocchinate. Secondo le fonti, più di 7 000 civili, inclusi donne e bambini, furono violentati dai Goumier.[92]

I fucilieri senegalesi dell’esercito francese, chiamati Senegalese Tirailleurs, che sbarcarono all’isola d’Elba il 17 giugno 1944, furono ritenuti responsabili di stupri di massa ma il loro comportamento fu ritenuto meno brutale di quello degli altri soldati nordafricani sbarcati con l’esercito francese nell’Italia continentale.[93]

Esercito britannico

In misura minore, le truppe dell’esercito dell’India Britannica, in servizio nell’esercito britannico, divennero noti in Italia per un certo numero di stupri e atti violenti che essi commisero.[93]

Esercito statunitense

File segreti sulla guerra, resi pubblici solo nel 2006, rivelarono che i soldati degli Stati Uniti commisero 400 violenze sessuali documentate in Europa, inclusi 126 stupri in Inghilterra, tra il 1942 e il 1945.[94] Uno studio di Robert J. Lilly stimò che un totale di 14 000 donne in Inghilterra, Francia e Germania furono violentate dai soldati americani durante la seconda guerra mondiale.[95][96] Si stima che vi furono 3.500 stupri in Francia tra il giugno 1944 e la fine della guerra e uno storico ha affermato che le violenze sessuali contro le donne nella Francia liberata era comune.[97]

Esercito sovietico

Dopo che l’esercito tedesco si arrese, la parte della Germania sotto l’occupazione dell’Unione Sovietica fu suddivisa grosso modo a metà e una parte fu assegnata alla temporanea amministrazione comunista polacca (in pratica controllata sempre dai sovietici). Nel tentativo di far diventare il territorio sotto amministrazione polacca, territorio effettivamente della Polonia, i comunisti polacchi ordinarono l’espulsione dei tedeschi da quei territori “con qualsiasi mezzo fosse necessario”.[98] L’amministrazione polacca dei territori occupati fece ben poco per proteggere la popolazione tedesca dalle violenze russo-polacche.[98] “Anche i sovietici furono scioccati del comportamento dei polacchi. I soldati polacchi, secondo un rapporto, ‘trattavano le donne tedesche come un bottino libero’.”[98]

Durante la guerra le donne polacche furono vittime di brutali stupri di massa da parte dei soldati sovietici[99][100] Le fonti polacche affermano che vi furono casi di stupri di massa nelle città polacche perpetrati dall’Armata Rossa. Viene riportato che nella Cracovia occupata dai sovietici vi furono stupri di massa contro donne e ragazze polacche, così come saccheggio di tutti i beni privati ​​da parte, sempre, dei soldati sovietici. Secondo quanto riferito, la scala degli attacchi eseguiti dai comunisti costrinse i sovietici a spedire una lettera a Stalin mentre la gente attendeva nelle chiese la ritirata sovietica.[101]

Alla conclusione della seconda guerra mondiale, i soldati dell’Armata Rossa si stima abbiano violentato circa 2 milioni di donne e ragazze tedesche.[102][103] Norman Naimark scrisse in “The Russians in Germany: A History of the Soviet Zone of Occupation, 1945-1949” che anche se l’esatto numero di donne e ragazze, che furono violentate dai soldati sovietici nei mesi precedenti e negli anni seguenti la capitolazione, non sarà mai stabiliti, tale numero si aggira tra le centinaia di migliaia, abbastanza possibile, anche se elevata, la stima di 2 milioni di vittime di Barbata Johr, in “Befreier und Befreite”. Molte di queste vittime furono violentate ripetutamente. Antony Beevor stimò che più della metà delle donne furono vittime di stupri di gruppo. Naimark afferma che non tutte le vittime hanno portato il trauma con sé per tutta la vita ma esso portò ad un trauma collettivo nella Germania dell’Est. Naimark concluse che “la psicologia sociale di donne e uomini nella zona d’occupazione sovietica fu marcata dai crimini di stupro sin dai primi giorni d’occupazione, attraverso la creazione della Repubblica Democratica Tedesca alla fine del 1949, fino – si potrebbe sostenere – ad oggi.”[104] Alle donne tedesche che rimasero incinte dopo essere violentate dai soldati sovietici nella seconda guerra mondiale fu impedito di abortire, umiliandole ulteriormente per dover crescere un figlio indesiderato. Come risultato, secondo Berlin: The Downfall, 1945 di Antony Beevor, circa il 90% degli stupri di donne berlinesi nel 1945 trasmisero malattie veneree come ulteriore conseguenza di queste violenze e il 3.7% dei bambini nati tra il 1945 e il 1946 erano figli di soldati sovietici. La storia dietro questi particolari stupri fu considerato un tabù fino al 1992. (Vedi anche Crimini di guerra sovietici)

In Romania, lo scrittore Mihail Sebastian descrisse lo stupro da parte di soldati sovietici di donne locali nel 1944.

Atrocità in Bangladesh

Durante la guerra di liberazione bengalese nel 1971, numerose donne furono torturate e violentate. La cifra esatta di queste violenze è sconosciuta ed è oggetto di diversi dibattiti. Fonti bengalesi parlano di circa 400 donne stuprate dai soldati pakistani. Molte delle donne furono catturate nell’University of Dhaka e rese schiave sessuali all’interno dell’acquartieramento di Dhaka.[105]

Si stima che più di 200 000 donne bengalesi possono essere state violentate durante la guerra dai soldati pakistani durante raid notturni nei villaggi.[6][106] Fonti pakistane invece parlano di un numero molto inferiore, non negando completamente gli stupri.[107][108][109] Un’analisi di questi fatti fu eseguita da Nilima Ibrahim in Ami Birangona Bolchhi (“Io, l’eroina, parlo”), nel quale include l’esperienza diretta delle donne violentate nel 1971. Il suo lavoro include nel titolo la parola birangona, eroina, termine dato da Sheikh Mujibur Rahman dopo la guerra alle donne torturate e violentate durante il conflitto. Questo fu un tentativo coscienzioso di alleviare ogni stigma sociale che le donne avrebbero potuto incontrare nella loro società stessa, tentativo purtroppo di dubbio successo.

Nell’ottobre 2005, Sarmila Bose, una accademica indo-bengalese educata ad Harvard, relativa al leader del movimento d’indipendenza indiano, Subhas Chandra Bose, pubblicò un documento affermando che le vittime e i relativi stupri in guerra furono relativamente ingigantiti per scopi politici.[110][111] Questo documento fu criticato in Bangladesh e i suoi metodi di ricerca furono attaccati da bengalesi espatriati, i quali li definirono come scadenti e di parte.[112]

1974-1992

Altri casi documentati di stupri di guerra riguardano la prima guerra civile liberiana e l’occupazione di Timor Est da parte dell’Indonesia nel 1975.[113]

Viene riportato che in Perù, nei 12 anni di conflitto interno, le donne erano vittime frequenti di violenze sessuali perpetrate dalle forze di sicurezza governative e dal Sentiero Luminoso.[6][113] Viene riportato inoltre che durante l’invasione del Kuwait, nell’agosto 1990, una stima di 5 000 donne furono violentate dai soldati iracheni.[113]

Ex-Jugoslavia

1leftarrow.pngVoce principale: Guerre jugoslave.

Prove dell’intensità degli stupri in Bosnia ed Erzegovina furono portate al Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia (ICTY, in inglese) per far fronte apertamente a questi abusi.[16] Rapporti di violenze sessuali durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina (19921995) e la guerra del Kosovo (19961999), parte delle guerre jugoslave, una serie di conflitti dal 1991 al 1999, descrivono questi atti come “particolarmente allarmante”.[114] Fino all’entrata in guerra (guerra in Kosovo) della NATO, stupri di donne albanesi e rom erano commessi da uomini di etnia serba.[115]

Si stima che durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina tra le 20 000 e le 50 000 donne furono violentate. La maggioranza delle vittime delle violenze erano donne musulmane stuprate dai soldati serbi. Anche gli uomini divennero vittime di violenze sessuali ma gli stupri erano sproporzionatamente a “favore” delle donne, le quali subivano stupri di gruppo in strada, nelle loro case e/o di fronte alle loro famiglie. Le violenze sessuali furono subite in differenti modi, inclusi lo stupro con oggetti, come bottiglie rotte, armi e manganelli.[114] Gli stupri di guerra furono ordinati dagli ufficiali come parte della pulizia etnica, per obbligare il gruppo etnico oggetto delle violenze ad andarsene dalla regione.[116]

Durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina fu documentata l’esistenza di “campi di stupro” creati deliberatamente. Lo scopo di questi campi era di ingravidare le donne musulmane e croate tenute prigioniere. Viene documentato inoltre che spesso le donne erano tenute in prigionia fino all’ultima fase della gravidanza. Questo avveniva nel contesto di una società patrilineare, nella quale i figli ereditano l’etnia del padre, quindi questi “campi di stupro” avevano lo scopo di far nascere una nuova generazione di bambini serbi. Secondo le donne del Gruppo Tresnjevka più di 35 000 donne e bambini furono tenuti nei “campi” serbi.[117][118][119]

Durante la guerra del Kosovo, migliaia di donne e ragazze kosovaro-albanesi divennero vittime di violenze sessuali. Gli stupri di guerra erano usati come un’arma di guerra e uno strumento di sistematica pulizia etnica; le violenze erano usate per terrorizzare la popolazione civile, estorcere denaro dalle famiglie e forzare la gente a scappare di casa. Secondo il rapporto numero 2000 dello Human Rights Watch, gli stupri di guerra nella guerra in Kosovo possono generalmente essere suddivisi in tre categorie: stupri in casa delle donne, stupri durante i combattimenti e stupri durante la detenzione delle vittime. La maggior parte dei perpetratori erano paramilitari serbi, ma essi includono anche la polizia speciale serba o soldati dell’esercito jugoslavo. Molti delle violenze erano stupri di gruppo, con almeno due perpetratori. Le violenze capitavano in presenza e con l’acquiescenza degli ufficiali militari. Soldati, poliziotti e paramilitari spesso violentavano le loro vittime in piena vista di numerosi testimoni.[116]

Stupri di massa nella guerra in Bosnia

Durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina, le forze serbe condussero una strategia di abusi sessuali verso migliaia di ragazze e donne musulmane di origine bosniaca, conosciuta come “fenomeno dello stupro di massa”. Non esiste alcun dato esatto di quante donne e bambini furono sistematicamente violentate dalle forze serbe nei vari campi,[120][121][122] ma si stima da 20 mila[123] a 50 000.[124] Gli stupri di massa avvenivano per la maggior parte nell’est della Bosnia (specialmente durante il massacro di Foča e di Višegrad), e a Grbavica durante l’assedio di Sarajevo. Numerosi ufficiali, soldati e altri partecipanti serbi furono incriminati o condannati per stupro come crimine di guerra dal Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia e dalla Corte della Bosnia ed Erzegovina.[125][126] Gli eventi ispirarono il film Il segreto di Esma, vincitore di un Orso d’oro al 56º Festival internazionale del cinema di Berlino, nel 2006.

Ruanda

1leftarrow.pngVoce principale: Genocidio del Ruanda.

Durante il genocidio del Ruanda, dall’aprile al giugno 1994, centinaia di migliaia di donne e ragazze furono violentate e/o divennero vittime di altre forme di violenza sessuale.[115] Anche senza alcun ordine scritto esplicito di commettere stupri e violenze sessuali, furono trovate prove che suggeriscono che i leader militari incoraggiarono e ordinarono ai loro uomini di violentare le donne Tutsi, condonando questi atti, senza prendere provvedimenti per fermare questi crimini.[127] In confronto ad altri conflitti, la violenza sessuale in Ruanda si distingue in termini della natura organizzata della propaganda che ha contribuito in maniera significativa ad alimentare la violenza sessuale contro donne Tutsi, la natura pubblica degli stupri e il livello di brutalità verso le donne. Anne-Marie de Brouwer conclude che considerando la larga scala e la natura pubblica degli stupri di guerra durante il genocidio del Ruanda, “è difficile immaginare qualcuno in Ruanda che non fosse informato riguardo alle violenze sessuali.”[128] Nel 1998, il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda prese la marcata decisione che lo stupro di guerra durante il genocidio del Ruanda fosse un elemento del crimine di genocidio. L’Aula di Tribunale affermò che “l’aggressione sessuale era parte integrale del processo di distruzione del gruppo etnico Tutsi e che lo stupro era sistematico e perpetrato solo contro le donne Tutsi, manifestando così lo specifico intento richiesto da queste azioni per costituire un genocidio.”[30]

Nel rapporto del 1996 il Relatore Speciale delle Nazioni Unite in Ruanda, Rene Degni-Segui, affermò che “lo stupro era la regola e la sua assenza l’eccezione.” Il rapporto afferma inoltre che “lo stupro era sistematico ed era usato come un”arma’ dai perpetratori del massacro. Ciò può essere stimato dal numero e dalla natura delle vittime, come dalle forme di stupro.”[115] Un rapporto del 2000 del Gruppo Internazionale di Personalità Eminenti dell’Organizzazione dell’Unità Africana concluse che “possiamo essere certi che almeno tutte le donne che sopravvissero al genocidio furono vittime dirette di stupro o altre violenze sessuali o furono profondamente sconvolte da essi”.[115]

Il Relatore Speciale in Ruanda stimò nel rapporto del 1996 che tra 2 000 e 5 000 gravidanze furono il risultato degli stupri di guerra, e che tra 250 000 e 500 000 donne e ragazze ruandesi furono violentate.[115] Il Ruanda è una società patriarcale e i bambini quindi prendono l’etnia del padre, sottolineando che lo stupro di guerra avvenì nel contesto del genocidio.[128]

Sempre nel contesto del genocidio del Ruanda, le vittime di violenze sessuali furono attaccate sulla base del genere e dell’etnia. Le vittime furono in maggior parte donne e ragazze Tutsi, di tutte le età, mentre gli uomini furono raramente vittime di stupri. Le donne erano parte anche della propaganda anti-Tutsi precedente il genocidio del 1994. Nel dicembre 1990 il giornale Kangura pubblicò i “Dieci Comandamenti”, quattro dei quali ritraevano le donne Tutsi come strumenti della comunità Tutsi, come armi sessuali che sarebbero usate dai Tutsi per indebolire e infine distruggere gli uomini Hutu.[127] Alla base di questo genere di propaganda vi erano anche fumetti, stampati nei quotidiani, che rappresentavano donne Tutsi come oggetti sessuali. Esempi di questa odiata propaganda vennero usati per incitare lo stupro di guerra, incluse frasi come “Voi donne Tutsi pensate di essere troppo belle per noi” e “Lasciateci vedere cosa piace alla donna Tutsi”.[127] Le vittime degli stupri di guerra nel genocidio del Ruanda inclusero anche donne Hutu considerate mediocri, come le donne Hutu che avessero sposato degli uomini Tutsi e donne Hutu politicamente affiliate con i Tutsi. Le violenze avvennero anche senza riguardo delle affiliazioni politiche o etniche, con donne giovani o belle come obiettivi. Violenze sessuali contro gli uomini avvennero significativamente con minor frequenza, ma furono frequenti le mutilazioni dei genitali, mutilazioni che spesso avvenivano in pubblico.[127] I perpetratori delle violenze durante il genocidio erano principalmente membri della milizia Hutu, la “Interahamwe”. Gli stupri furono commessi anche dai soldati delle Forze Armate Ruandesi, inclusa la Guardia Presidenziale e dai civili.[127]

Violenze sessuali contro ragazze e donne includevano: stupri, stupri di gruppo, schiavismo sessuale (collettivamente o individualmente, con i “matrimoni forzati”), stupri con oggetti, come bastoni e armi, i quali spesso portavano alla morte della vittima, mutilazioni sessuali in particolare di seni, vagine o glutei spesso durante o dopo lo stupro. Le donne incinte non erano salve dalle violenze sessuali e in molte occasioni le vittime venivano uccise dopo gli stupri. Molte donne furono violentate da uomini che sapevano di essere positivi al virus dell’HIV e questo suggerisce che vi fosse un tentativo deliberato di trasmettere il virus alle donne Tutsi e alle loro famiglie. Gli stupri avvennero in tutto il paese e furono frequentemente perpetrati in piena vista, in luoghi come scuole, chiese, posti di blocco, edifici governativi o nei cespugli. Alcune donne erano tenute come schiave personali per anni dopo il genocidio, costrette ad andare nei paesi limitrofi dopo il genocidio assieme ai loro aguzzini.[128]

Gli effetti a lungo termine degli stupri di guerra in Ruanda includono l’isolamento sociale (lo stigma sociale affibbiato allo stupro significò che alcuni mariti lasciarono le loro mogli che erano diventate vittime degli stupri, o che le vittime non erano più sposabili), gravidanze e bambini indesiderati (alcune donne ricorsero all’aborto), la trasmissione di malattie sessuali, incluse sifilide, gonorrea e HIV (l’accesso a cure anti-retrovirali era limitato).[128]

Sri Lanka

Durante la guerra civile dello Sri Lanka, diverse Organizzazioni dei Diritti Umani riportarono casi di stupro, violenza e scomparsa di donne negli anni novanta, affermando che essi erano stati commessi dalle forze di sicurezza. Amnesty International ritiene che queste azioni potrebbero essere una frazione di una diffusa violenza, confermando che diverse donne avevano accettato di testimoniate sul trattamento delle forze di sicurezza.[129] Gli ufficiali governativi, inclusi il presidente, negarono le accuse e accettarono di cooperare con gli investigatori e perseguire chiunque fosse riconosciuto colpevole.[130] Il Relatore Speciale delle Nazioni Unite riportò che le investigazioni individuali e i procedimenti relativi a questi casi erano cominciati nelle corti dei magistrati locali.[131]

Alcuni dei casi più interessanti di vittime stuprate, e poi uccise, e i massacri associati con casi di stupro sono quelli di: Krishanti Kumaraswamy,[132] Arumaithurai Tharmaletchumi,[133][134][135] Ida Carmelitta,[136] Ilayathambi Tharsini,[137][138][139] Murugesapillai Koneswary,[140] Premini Thanuskodi,[141] Sarathambal,[136][142][143] Thambipillai Thanalakshmi,[144] il massacro di Kumarapuram[145][146][147][148][149] e il massacro di Vankalai.[150]

Storia nel XXI secolo

Secondo Amnesty International recenti casi documentati di stupri di guerra riguardano conflitti in Colombia, Iraq, Sudan, Cecenia, Nepal e Afghanistan.[44]

Commentando lo stupro di donne e bambini nelle zone dei recenti conflitti africani, l’UNICEF affermò nel 2008 che gli stupri non erano perpetrati solo da combattenti ma anche da civili. Sempre secondo l’UNICEF gli stupri sono comuni nei paesi che subiscono gli effetti delle guerre e dei disastri naturali, disegnanti un collegamento tra l’occorrenza delle violenze sessuali e lo sradicamento di una società e il crollo delle norme sociali. L’UNICEF afferma che in Kenya i casi documentati di violenze sessuali raddoppiarono in pochi giorni per via del recente conflitto post-elettorale in eruzione. L’UNICEF sostiene che gli stupri sono prevalenti in zone di conflitto nel Sudan, nel Ciad e nella Repubblica Democratica del Congo.[151]

Repubblica Democratica del Congo

Nell’est del Congo, la prevalenza e l’intensità dello stupro e di altre violenze sessuali sono descritte come le peggiori del mondo.[152] Uno studio del 2010 affermò che il 22% degli uomini e il 30% delle donne nell’est del Congo hanno riportato testimonianze di conflitti con violenze sessuali.[14]

Fino allo scoppio della guerra nel 1998, decine di centinaia di persone furono violentate nella Repubblica Democratica del Congo.[153] Una stima parla di più di 200 000 sopravvissuti a stupri nella Repubblica Democratica del Congo.[154][155] Gli stupri di guerra in Congo erano frequentemente descritti come un'”arma di guerra”. Louise Nzigire, un assistente sociale locale, affermò che “queste violenze erano designate a sterminare la popolazione.” Nzigire osserva che lo stupro è stato una “semplice ed economica arma per tutti i fronti in guerra, più facilmente ottenibile di proiettili e bombe.”[42] Lo stupro maschile era comune. Gli uomini che ammettono di essere stati violentati rischiano l’ostracismo da parte della loro comunità e la persecuzione penale, dato che potrebbero essere accusati di omosessualità, che è un crimine in 38 paesi africani.[14]

Nonostante il processo di pace cominciato nel 2003, l’aggressione sessuale da parte di soldati di gruppi armati e dell’esercito nazionale continuano nelle province orientali del paese.[153] Prove dello stupro di guerra emersero quando le truppe delle Nazioni Unite entrarono in aree precedentemente devastate dalla guerra, dopo che il processo di pace ebbe inizio. Stupri di gruppo e con oggetti furono documentati. Le vittime di stupri di guerra possono soffrire di incontinenza e fistole vaginali come risultati di uno stupro particolarmente violento.[40] Riferimenti di testimoni includono un caso di una donna che aveva la canna di un fucile inserita nella vagina, con il quale un soldato aprì il fuoco.[40] L’incontinenza e le fistole vaginali portano all’isolamento delle vittime degli stupri di guerra dalle loro comunità e l’accesso alla chirurgia ricostruttiva è limitato nella Repubblica Democratica del Congo.[40]

Più di 500 stupri furono documentati nell’est del Congo nell’agosto 2010, portando ad una richiesta di scuse da parte di Atul Khare, il funzionario dell’ONU che fallì nel tentativo di proteggere la popolazione dalle brutalità.[156]

Darfur, Sudan

Mappa del Sudan. La regione del Darfur è ombreggiata.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conflitto del Darfur.

Un articolo del 19 ottobre 2004 di UN News Centre (letteralmente Centro Notizie delle Nazioni Unite),[157] titolato “Consigliere dell’UNICEF parla di stupri in Darfur, il Sudan continua con l’impunità”, riporta:

La milizia armata nella regione del Darfur, lacerata dai conflitti, del Sudan sta continuando a violentare donne e ragazze con impunità, afferma oggi un esperto dall’agenzia delle Nazioni Unite per i bambini dal suo ritorno da una missione nella regione. Pamela Shifman, il consigliere del Fondazione delle Nazioni Unite per i bambini (UNICEF) sulla violenza e lo sfruttamento sessuale, afferma di aver sentito dozzine di resoconti strazianti di aggressioni sessuali – inclusi numerosi rapporti di stupri di gruppo – quando visitò degli sfollati in un campo e altri coloni nel nord del Darfur la settimana scorsa. “Lo stupro è usato come un’arma per terrorizzare individualmente donne e ragazze e per terrorizzare anche le loro famiglie e l’intera comunità,” affermò il consigliere in un’intervista con il UN News Service (Servizio Notizie delle Nazioni Unite). “Nessuna donna o ragazza è salva.”

Nello stesso articolo Pamela Shifman affermò che:

ogni donna o ragazza con cui lei parlò aveva subito un’aggressione sessuale, o conosceva qualcuno che l’aveva subita, soprattutto quando esse lasciavano i relativamente sicuri campi per sfollati o coloni per raccogliere legna da ardere.

Seconda guerra in Iraq

Prigionieri di guerra maschili potevano essere soggetti a stupri e violenze sessuali, i quali qualche commentatore ha interpretato come un modo per i carcerieri di femminilizzare i prigionieri. Imponendo delle umiliazioni sessuali si vuole dare l’idea della dominazione mascolina. La violenza sessuale contro prigionieri di guerra maschili portarono ad una vasta pubblicità dopo che delle fotografie documentarono questi abusi su prigionieri iracheni maschili da parte delle guardie statunitensi nella prigione di Abu Ghraib, in Iraq.[158] I prigionieri erano costretti ad umiliazioni. Più in generale, è stato osservato che il personale militare catturato, di entrambi i sessi, è vulnerabile esplicitamente all’umiliazione sessuale, incluso lo stupro.[158]

Guerra civile libica

Il capo procuratore della Corte Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, confermò che ci sono abbastanza prove che le truppe di Gheddafi abbiano usato lo stupro come arma durante la guerra civile libica. Egli inoltre afferma che “Apparentemente, egli [Gheddafi] decise di punire, usando la violenza sessuale,” e i testimoni confermarono che il governo libico ha anche acquistato un gran numero di Viagra – da usare come una droga. Il governo libico, d’altro canto, non ha ancora riconosciuto la giurisdizione della Corte Penale Internazionale.[159]

Campi di stupro

Un campo di stupro è un complesso di detenzione che è stato progettato o trasformato in un luogo dove regolarmente le autorità violentano le detenute.

Centinaia di migliaia di donne furono rapite dai militari giapponesi e usate come schiave sessuali durante la seconda guerra mondiale. Esse erano chiamate “comfort women” (“donne del comfort”).

I campi di stupro sono un comune tema usato dal cinema nazista.[160]

Questi campi sono stati estensivamente documentati in Bosnia ed Erzegovina:[161][162]

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LA CIOCIARIA BOTTINO DI GUERRA: STORIA DI UNO STUPRO DI MASSA

Qualcuno le ha chiamate “marocchinate”, con questo brutto termine vengono indicate quelle donne – ma anche bambini di entrambi i sessi, uomini, religiosi e in qualche caso animali – vittime delle violenze dei soldati marocchini del Corps expeditionnaire francais (Cef),comandati dal generale Juin.

jpgMa facciamo prima un po’ di storia . Il corpo di spedizione francese era composto da circa 130 mila unità, per lo più formate da marocchini, algerini, tunisini e senegalesi; i Goumiers erano marocchini di etnia berbera, nativi delle montagne dell’Atlante, che costituivano le truppe coloniali irregolari francesi appartenenti ai Goums Marocains, un reparto delle dimensioni approssimative di una divisione ma meno rigidamente organizzato, che formavano il cosiddetto C.E.F. (Corps Expeditionnaire Francais) insieme ad altre quattro divisioni tra le quali La Quarta Divisione di Montagna Marocchina (DMM – Division Marocaine de Montagne, 19.252 uomini, di cui 6545 europei e 12.707 indigeni.
Questi uomini avvolti in barracani e vestiti in “bourms” (mantello di lana con cappuccio) e turbante, erano denominati goumiers, perché non erano organizzati in divisioni regolari, ma in goums, ossia gruppi composti da una settantina di uomini, molto spesso legati tra loro da vincoli di parentela. Infatti il termine goum (il cui plurale é appunto goums), deriva dalla traslitterazione fonetica francese del termine arabo “qum” che indica, appunto, una banda o uno squadrone.
La caratteristica di queste truppe coloniali era l’eccellente addestramento nei combattimenti montani, dove riuscivano a muoversi in silenzio e con agilitá.
Il 14 maggio 1944 i goumiers, attraversando un terreno apparentemente insuperabile nei monti Aurunci, aggirarono le linee difensive tedesche nell’adiacente valle del Liri consentendo al XIII Corpo britannico di sfondare la linea Gustav e di avanzare fino alla successiva linea .In seguito a questa battaglia il generale Alphonse Juin
jpgavrebbe dato ai suoi soldati cinquanta ore di “libertà”, durante le quali si verificarono i saccheggi dei paesi e le violenze sulla popolazione denominate appunto marocchinate.
Prima della battaglia il generale avrebbe fatto alla truppa questo discorso:”«Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre (colonia francese, ma la liberazione non funzionava così con un proclama) che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c’è un vino tra i migliori del mondo, c’è dell’oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all’ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto e promesso mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete».
A seguito delle violenze sessuali molte persone furono contagiate da sifilide, gonorrea ed altre malattie veneree, e solo l’intervento della penicellina americana escluse una vasta epidemia in quelle zone. C’è da dire che le violenze non si limitarono alle donne: ci furono centinaia di uomini e ragazzi sodomizzati e alcuni impalati vivi. Le violenze si estesero talvolta a bambine di 7-8 anni per arrivare a vecchie di 80 anni e piu’.

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Vennero sodomizzati circa 800 uomini, tra cui anche un prete, don Alberto Terrilli,

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parroco di Santa Maria di Esperia, che morì due giorno dopo a causa delle sevizie. Molti uomini che tentarono di proteggere le loro donne vennero impalati.

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In una relazione degli anni ’50 si legge: «circa 2.000 donne oltraggiate, di cui il 20 % affette da sifilide, il 90 % da blenorragia; molti i figli nati dalle unioni forzose – Il 40% degli uomini contagiati dalle mogli, l’81% dei fabbricati distrutto, sottratto il 90 % del bestiame, gioielli, abiti e denaro»

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LE ZONE DELLA VIOLENZA

jpgIl sindaco di Esperia (comune in provincia di Frosinone) affermò che nella sua città 700 donne su un totale di 2.500 abitanti furono stuprate e, alcune di esse, in seguito a ciò morirono. Lo scrittore Norman Lewis, all’epoca ufficiale britannico sul fronte di Montecassino narrò gli eventi:

« Tutte le donne di Patrica, Pofi, Isoletta, Supino, e Morolo sono state violentate… A Lenola il 21 maggio hanno stuprato cinquanta donne, e siccome non ce n’erano abbastanza per tutti hanno violentato anche i bambini e i vecchi. I Marocchini di solito aggrediscono le donne in due -uno ha un rapporto normale, mentre l’altro la sodomizza. »
Diverse città laziali furono investite dalla foga dei goumiers (truppe marocchine), si segnalano nella Provincia di Frosinone le cittadine di Esperia, Castro dei Volsci, Vallemaio, Sant’Apollinare, Ausonia, Giuliano di Roma, Patrica, Ceccano, Supino, San Giorgio a Liri, Morolo e Sgurgola, mentre nella Provincia di Latina si segnalano le cittadine di Lenola, Campodimele, Sabaudia, Spigno Saturnia, Formia, Terracina, San Felice Circeo, Sabaudia, Roccagorga, Priverno, Maenza e Sezze in cui numerose ragazze e bambine furono ripetutamente violentate talvolta anche alla presenza dei genitori.

Quante furono le vittime delle “Marocchinate”?

Alla seduta notturna del 7 aprile 1952 la deputata del PCI Rossi Maria Maddalena denunció che solo nella Provincia di Frosinone ci furono 60.000 violenze da parte delle truppe “Magrebine” del generale Alphons Juin. Al convegno “Eroi e vittime del’44 una memoria rimossa” tenutasi a Castro dei Volsci il 15 ottobre 2011, il Presidente dell’Associazione Nazionale Vittime delle “Marocchinate” Emiliano Ciotti fa una stima dello stupro di massa. «Dalle numerose documentazione raccolte oggi possiamo affermare che ci furono un minimo di 20.000 casi accertati di violenze, numero che comunque non rispecchia la verità, diversi referti medici dell’epoca riferirono che un terzo delle donne violentate sia per vergogna o pudore, preferì non denunciare. Facendo una valutazione generale delle violenze commesse dal “Corpo di Spedizione Francese” iniziato in Sicilia e finito alle porte di Firenze possiamo affermare con certezza che ci fu un minimo di 60.000 donne stuprate con ben 180.000 atti di violenze nei loro confronti. Che cosa vuol dire ciò? I goumier stupravano le donne in gruppi composti da tre a venti unità (per paura della reazione di mariti,amici o parenti) ma ci sono stati numerosi casi dove le donne sono state violentate da gruppi di 100, 200 e addirittura 300 “Magrebini”».Lo storico Giovanni De Luna sostiene che si oscilli tra un massimo di 60 mila e un minimo di 300. Il 13 settembre 1944, pochi mesi dopo la liberazione di Roma e di tutto il basso Lazio, la direzione generale della Sanità Pubblica scrive al Ministero dell’Interno che circa 3100 donne sono state violentate tra la provincia di Frosinone e quella di Latina, l’allora Littoria. Tra il 12 e il 27 maggio,le truppe marocchine ripeteranno queste tragiche violenze anche a carico di altre popolazioni nella Val d’Orcia in Toscana e nel Viterbese. Secondo la storica Daria Frezza era consuetudine per questo tipo di truppe, dopo aver conseguito la vittoria, prendere possesso del territorio, dei beni e delle donneContinua poi con una breve cronologia dello stupro in cui si dice che nel 1945 il Tribunale militare internazionale di Norimberga ignorera’ lo stupro e l’abuso sessuale. In effetti queste violenze erano chiamati effetti collaterali della guerra, donne, bambini, ma anche uomini, sono il loro “bottino di guerra”. Il 4 giugno Roma viene liberata. Per le strade esplodono la gioia e la consapevolezza di essere finalmente liberi.
Le truppe di colore di Alphonse Juin non si vedono sfilare insieme agli alleati della V Armata. Avranno il loro pieno riconoscimento solo in seguito durante la parata per la liberazione di Siena. A metà luglio Alphonse Juin e il C.E.F. abbandoneranno il fronte italiano. Destinazione la Francia meridionale. Nei paesi coinvolti dagli stupri restano solo la povertà, l’emarginazione, la malattia. Oggi quegli stupri sono un crimine contro l’umanità.

Le conseguenze degli stupri sulle donne

Invece di una solidarietà che era lecito aspettarsi, queste donne furono rifiutate, furono oggetto di giudizi pesanti, stentarono a sposarsi, a trovare un minimo di intesa nel tessuto familiare quelle che erano sposate e stentarono a trovare un posto di lavoro, ci furono molti casi e casi di suicidio .
Alla fine della guerra, il Comando francese concede un indennizzo di 150 mila lire testa, ma da questo scaturisce un groviglio di questioni burocratiche, ritardi, lamentele.
Per le donne ora violentate c’è la possibilità di ottenere la pensione come vittime civili della guerra, ma tempi delle pratiche sono interminabili e viene vietato di cumulare l’indennizzo con la pensione. Un lungo calvario che spesso non porta al risarcimento.

Dopo vergogna, reticenza e silenzio,sulla vicenda delle marocchinate, solo oggi a 60 anni da quella violenza lontana viene dato un risarcimento morale. Il 15 marzo del 2004 la più alta carica dello Stato italiano l’allora presidente Ciampi e l’associazione nazionale dei reduci marocchini hanno ricordato le vittime degli stupri e del bombardamento di Montecassino

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Croazia: i programmi di educazione sessuale per i bambini sono stati redatti da pedofili

Segnalazione di Redazione BastaBugie

Con i seguenti scopi: fornire carne fresca per le voglie di adulti perversi, sdoganare l’omosessualità e altri disordini come normali, rendere i giovani dipendenti dal sesso
di Josip Horvaticek

I programmi di educazione sessuale per i bambini recentemente imposti in Croazia, ma già attuati in molti paesi secondo il metodo Kinsey, sono stati redatti da pedofili. E’ quanto sostiene la studiosa americana Judith Reisman che, invitata recentemente in Croazia per una serie di incontri e conferenze legate alla recente introduzione di (sconvolgenti) corsi di educazione sessuale, ha anche dimostrato i legami di questa lobby con la Fondazione Soros.
Judith Reisman, in passato consulente dell’FBI nonché del Parlamento e di diversi ministeri statunitensi, è uno dei maggiori esperti mondiali sul malfamato Kinsey Institute e il suo fondatore, Alfred Kinsey. La dottoressa Reisman ha dolorosamente vissuto in prima persona gli effetti della diffusione delle teorie di Kinsey: una figlia di dieci anni è stata stuprata da un violentatore seriale tredicenne, accanito lettore di Playboy. Dopo avere constatato come molte persone giustificassero questo atto affermando che forse la figlia era stata consenziente poiché i bambini sarebbero esseri sessuali, cioè desidererebbero il sesso, fin dalla nascita – una delle teorie di Kinsey -, la Reisman ha iniziato a studiare gli effetti di queste teorie, constatando come esse abbiano provocato nel secondo dopoguerra una diffusione esponenziale della pornografia e della pedofilia.
Considerate queste premesse, non sorprende che, una volta appreso dell’arrivo di Judith Reisman, i media croati di sinistra e laicisti, che appoggiano il governo nel suo programma di educazione sessuale, abbiano allestito una vera e propria propaganda di guerra nei confronti della scienziata americana, fatta di menzogne, insulti personali e diffamazioni, tra le quali quella di essere una «negatrice dell’Olocausto», il che, detto di un’ebrea americana che ha perso la maggior parte del ramo europeo della sua famiglia nei campi di concentramento nazisti, ha rappresentato un segno di inciviltà e arretratezza culturale veramente deprecabili.
I toni non sono scesi neppure durante la sua permanenza in Croazia. Al termine della lezione tenuta presso la Facoltà di Scienze Politiche, la dottoressa Reisman è stata aggredita verbalmente dal preside della medesima Facoltà, Nenad Zakošek. Alcune forze politiche di governo hanno cercato di impedire una conferenza della studiosa americana nel Parlamento croato, mentre il previsto dibattito alla Facoltà di Filosofia tra la dottoressa Reisman e il prof. Aleksandar Štulhofer, discepolo di Kinsey e ideatore del programma di educazione sessuale adottato dal Ministero croato per l’istruzione, è stato sospeso per ‘motivi di ordine pubblico’ a causa della ressa, creata ad arte dai gruppi appartenenti alla galassia omosessuale, che si è creata nell’aula dove il dibattito si sarebbe dovuto tenere.
Un improvviso ‘problema tecnico’ ha interrotto subito dopo l’inizio la proiezione del documentario su Kinsey del giornalista britannico Timothy Tate, collaboratore della dottoressa Reisman, in uno dei più grandi e moderni cinema di Zagabria alla presenza dell’autore e di circa 800 persone (tale problema non si era presentato nella proiezione di prova del DVD né a un successivo tentativo a porte chiuse compiuto in un altro locale). Un altro guasto, questa volta al sistema di amplificazione, ha poi impedito alla dottoressa Reisman e a Tate di tenere un’improvvisata conferenza dal palco del cinema che sostituisse la proiezione del film.
Questi avvenimenti hanno peraltro provocato la durissima reazione della sezione croata del Comitato di Helsinki.
In ogni caso la Reisman ha avuto modo di stupire i suoi ascoltatori non solo illuminando la figura di Alfred Kinsey (in Parlamento, davanti agli attoniti parlamenmtari del centro-destra che l’avevano invitata, lo ha definito il «pedofilo che ha cambiato il mondo» e uno «psicopatico sessuale che ha contaminato le nostre famiglie, la nostra cultura, le nostre leggi»), ma soprattutto ricostruendo l’origine dei programmi di educazione sessuale imposti alla Croazia. La studiosa americana ha rivelato come il professor Štulhofer abbia scritto un libro con lo studioso olandese pedofilo Theo Sandford, attualmente professore presso la Columbia University. Va notato che Sandford non è un esimio professore universitario con inconfessabili vizi privati, bensì un pedofilo dichiarato, co-fondatore e redattore della rivista olandese in lingua inglese di pedofili dichiarati Paidika, nonché autore di uno studio che si può trovare anche in rete dal titolo Boys on their contacts with men: a study of sexually expressed friendships (I ragazzi maschi nei contatti con gli uomini adulti: uno studio di amicizie espresse sessualmente), che non si limita a compiere un’indagine sulla pedofilia, ma esprime sulla stessa una chiara valutazione positiva.
In una successiva conferenza stampa, il giornalista inglese Timothy Tate ha poi affermato come Štulhofer abbia avuto non solamente uno, bensì tre collaboratori pedofili dichiarati e propagandisti della liceità della pedofilia, e cioè – oltre a Sandford – il sessuologo americano Vern Bullough, scomparso nel 2006, e il sessuologo tedesco Erwin J. Haeberle.
Bullough è stato, come Sandford, cofondatore e redattore di Paidika. Nella dichiarazione di intenti relativa a questa pubblicazione, egli afferma: «Il punto di partenza di Paidika è necessariamente la coscienza del nostro essere pedofili. Consideriamo la pedofilia come un rapporto sessuale consenziente tra persone di generazioni diverse».
In un’intervista concessa nel 1978 alla rivista pornografica americana Hustler, Haeberle ha invece affermato che è del tutto normale avere rapporti sessuali con bambini, i quali dovrebbero avere libero accesso ai libri per adulti – cioè pornografici – ed essere liberi di scegliere i propri partner sessuali, ivi inclusi gli adulti. Questo pedofilo dichiarato è stato membro dal 1977 al 1988 dell’Institute for Advanced Study of Human Sexuality, che ha redatto la maggior parte dei programmi di educazione sessuale nel mondo, corredato di fotografie pornografiche anche di bambini in seguito vendute a Hustler.
Una prova della stretta collaborazione tra Štulhofer e questi colleghi sessuologi pedofili è l’avere fatto parte tutti e quattro del comitato organizzatore di un convegno internazionale di sessuologi tenutosi a Dubrovnik, in Croazia, nel 2001 e finanziato dalla fondazione Soros.
Della stessa tendenza è un altro collaboratore di Štulhofer, il sessuologo tedesco Gunther Schmidt, il quale ha scritto la prefazione al libro di Sandford Male Intergenerational Intimacy (trad.: Intimità intergenerazionale tra maschi), affermando tra l’altro: «La minaccia che tutti gli atti di pedofilia vengano puniti dalla legge molto difficilmente potrebbe essere considerata un’azione degna di una società civile … Ciò rappresenta una discriminazione e la persecuzione di una minoranza, e quindi tali disposizioni di legge andrebbero abrogate».
Judith Reisman ha quindi provato che il programma di educazione sessuale imposto in Croazia, preparato secondo il metodo Kinsey dal prof. Štulhofer, è simile, quanto ai suoi tre scopi principali, a quasi tutti i programmi di educazione sessuale adottati a livello mondiale. Si tratta cioè del tentativo di sessualizzare i bambini e fornire ‘carne fresca’ per le voglie malsane di adulti perversi, di sdoganare l’omosessualità e altri gravi disordini della personalità come normali manifestazioni della sessualità umana, nonché di rendere i giovani dipendenti dal sesso a tutto vantaggio dell’industria della pornografia e dei preservativi, e ciò con il pretesto della lotta alle malattie trasmissibili sessualmente.
La presenza della dottoressa Reisman in Croazia ha provocato un terremoto che ha fatto vacillare i palazzi della politica, e ha indotto il governo a muoversi anche per vie diplomatiche. Secondo quanto rivelano fonti della Curia romana, l’ambasciatore croato presso la Santa Sede, Filip Vucak, avrebbe avuto un incontro con il segretario per i rapporti con gli Stati, mons. Dominique Mamberti, allo scopo di ammorbidire la posizione della Chiesa sulla questione, ricevendo un netto rifiuto da parte del suo interlocutore vaticano.
In un Paese democratico, la presentazione delle prove inconfutabili degli stretti legami di collaborazione tra l’ideatore di questo programma e i circoli pedofili, oltre a conseguenze di natura penale per l’interessato, avrebbe portato alle immediate dimissioni di Štulhofer e di tutti i funzionari del Ministero dell’Istruzione coinvolti nell’elaborazione del programma, ivi incluso lo stesso ministro. Non così nella Croazia di oggi che si appresta a entrare nell’Unione Europea. Anzi, passato il “terremoto” Reisman, i media di regime hanno fatto calare il silenzio sulla vicenda, e Štulhofer viene spesso chiamato in televisione a pontificare su questioni di sessualità, specialmente infantile (!) e giovanile, mentre nelle scuole elementari vengono proposti ai bambini di dieci anni temi di ‘lingua croata’ in cui si rappresentano situazioni esplicitamente sessuali.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 04/04/2013
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