COME LA CINA PUO’ CAUSARE LA FINE DEL DOLLARO E DEL SISTEMA FINANZIARIO USA

Postato il Martedì, 12 novembre @ 00:10:00 CET di ernesto

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Il dollaro sta per morire e, probabilmente, sarà la Cina a premere il grilletto, ma questo lo ha capito solo una piccola parte degli americani. Il dollaro USA è, di fatto, la valuta di riserva del pianeta, la maggior parte del commercio mondiale usa dollari e quasi tutto il petrolio viene pagato in dollari americani. Ma anche più del 60% di tutte le riserve valutarie mondiali sono in dollari e fuori dagli USA girano molti più dollari che dentro i suoi confini, cosa che,come avremo modo di dire in seguito, ha concesso enormi vantaggi economici che la maggior parte degli americani non ha nemmeno idea di quanto il proprio tenore di vita dipenda dal fatto che il dollaro riesca a continuare ad essere la valuta di riserva del mondo. Purtroppo, per colpa di una stampa sconsiderata di denaro da parte della FED e all’accumulo sconsiderato dissennato di debito da parte del governo federale, lo status del dollaro, come valuta di riserva del mondo, ora è in grave pericolo. Come ho già detto, le nazioni di tutto il mondo si servono di dollari per commerciare tra di loro. Questo ha creato un enorme domanda di dollari che ha fatto restare il valore del dollaro sempre molto alto, tanto da permettere agli americani di importare le merci di cui hanno bisogno ad un prezzo molto inferiore a quello che altrimenti avrebbero dovuto pagare. I maggiori paesi esportatori come Arabia Saudita (petrolio ) e Cina ( paccottiglia, bigiotteria di plastica e tutto il resto) finiscono così di riempirsi i forzieri con enormi montagne di dollari … Ma questi paesi esportatori poi non restano seduti in cima alla loro montagna di denaro e reinvestono gran parte di quel tesoro in titoli a basso rischio, titoli che possono essere rapidamente ritrasformati in dollari contanti, se necessario. Per molto tempo, le obbligazioni del Tesoro americano sono state considerate il mezzo perfetto per queste operazioni, così si è creata una enorme domanda di debito pubblico USA, cosa che ha contribuito a mantenere i tassi di interesse super-bassi . Per questo motivo ogni anno, le enormi quantità di denaro che gli USA spendono all’estero finisce per ritornare, in forma di nuovi prestiti al Tesoro degli Stati Uniti, ad un tasso di interesse super-basso… Questa è stata una manna per tutta l’economia USA e per il governo federale che hanno goduto non solo di prestiti a basso costo, ma anche di un basso-tasso di interesse sui Buoni del Tesoro USA a 10 anni, che si riflette su migliaia e migliaia di altri tassi di interesse di tutto il sistema finanziario. Per esempio, con l’aumento del tasso sui Buoni del Tesoro USA a 10 anni, negli ultimi mesi , sono aumentati anche i tassi sui mutui casa. Tutto l’ ”American Way of living” dipende da questo gioco. Il resto del mondo deve continuare a far girare dollari e a comprare il debito pubblico americano a interessi ultra-bassi, anche se in questo modo gli USA sono rimasti sommersi sotto un cumulo di debiti tanto alto da non potersi più permettere di far aumentare, in modo significativo, i tassi di interesse . Ad esempio, se il tasso medio di interesse sul debito pubblico USA salisse solo del 6% (ed in passato l’ha già superato spesso), si dovrebbero pagare più di un trilione di dollari l’anno solo di interessi sul il debito nazionale . Ma non ne soffrirebbe solo il governo federale, basti pensare solo a quello che potrebbero provocare dei tassi più alti nel mercato immobiliare. Circa un anno fa , il tasso sui mutui a 30 anni era fermo al 3,31% e una rata mensile su US$ 300.000 di mutuo a arrivava a 1315,52 dollari . Se il tasso a 30 anni salisse all’ 8%, la stessa rata mensile salirebbe a 2201,29 dollari . L’ 8% sembra una follia ? Non dovremmo stupirci molto visto che l’ 8 % era un tasso normale nel 2000 . Si comicia a delineare un quadro più chiaro? Abbiamo bisogno che gli altri paesi usino dollari e che si comprino il nostro debito, per farci mantenere dei tassi di interesse super-bassi e per permetterci (con i loro prestiti) di comprare (da quegli stessi paesi) un sacco di roba a prezzi super-bassi. Purtroppo negli ultimi anni, il comportamento davvero bizzarro della FED e del governo degli Stati Uniti hanno fatto perdere, al resto del mondo, fiducia nel dollaro. In particolare, la Cina sta guidando la corsa verso un mondo ” de-americanizzato”. Quello che segue è tratto da un recente articolo pubblicato sul sito di France 24 Per decenni gli USA hanno goduto di montagne di miliardi di dollari di credito gratuito giustificato dal ruolo del dollaro che è stato usato come unità di riserva globale predefinita . Ma, mentre il mese scorso l’economia globale tremava al pensiero di un default degli Stati Uniti, scongiurato solo quando Washington ha raggiunto un accordo per aumentare il tetto del suo debito, l’agenzia stampa ufficiale cinese, Xinhua, ha lanciato un appello per un mondo ” de-americanizzato ” , proponendo la creazione di una ” nuova moneta di riserva internazionale …che sostituisca il dominio del dollaro ” . Ma perché il resto del pianeta dovrebbe dar retta alla Cina ? Beh , la Cina rappresenta attualmente il commercio mondiale più di qualunque altro paese, compresi gli Stati Uniti. La Cina è ora anche il primo importatore di petrolio al mondo e sta importando dall’ Arabia Saudita anche più petrolio degli Stati Uniti . Ormai la Cina ha un enorme potere economico a livello globale ed i cinesi vogliono che il resto del pianeta cominci ad usare meno dollari e più valuta cinese. Quello che segue è da un brano di un recente articolo del Vancouver Sun … Tre anni dopo che la Cina ha lanciato lo yuan nel trading del mercato offshore di Hong Kong , le banche e gli investitori di tutto il mondo si stanno preparando ad essere coinvolti in quello che la Nomura Holdings Inc. chiama la più grande rivoluzione in un mercato valutario di 5.300 miliardi dollari, dopo la creazione dell’euro nel 1999. E negli ultimi anni abbiamo visto aumentare enormemente l’ uso dello Yuan nel mercato globale … L’uso internazionale dello yuan sta aumentando con l’apertura della seconda economia più grande del mondo ai mercati dei capitali . Nei primi nove mesi di quest’anno , circa il 17 % del commercio globale della Cina si è servito di moneta cinese, rispetto a meno dell’1% del 2009, secondo dati della Deutsche Bank AG . Naturalmente il dollaro è ancora re , per ora , ma grazie a tutta una serie di recenti accordi valutari internazionali sta perdendo questo status . Ad esempio, la Cina solo recentemente firmato un accordo con la Banca centrale europea . L’accordo di swap consentirà più scambi commerciali e gli investimenti tra i vari paesi si potranno fare in euro o in yuan , senza dover passare per altre valute, come il dollaro, ha detto Kathleen Brooks, research director di FOREX.com . E ‘ un modo per promuovere il commercio europeo-cinese, senza passare dal dollaro “, ha detto Brooks . “E ‘un po’ come tagliare fuori gli intermediari e improvvisamente non c’è più nemmeno il rischio dollaro. ” E come ho scritto in precedenza in questi ultimi anni, abbiamo visto firmare una serie di accordi analoghi in tutto il pianeta… 1 . Cina e Germania (vedi qui) 2 . Cina e Russia (vedi qui) 3 . Cina e Brasile (vedi qui) 4 . Cina e Australia (vedi qui) 5 . Cina e Giappone (vedi qui) 6 . India e Giappone (vedi qui) 7 . Iran e Russia (vedi qui) 8 . Cina e Cile (vedi qui) 9 . La Cina e Emirati Arabi Uniti X(vedi qui) 10 . Cina, Brasile, Russia , India e Sud Africa (vedi qui) Ma forse i telegiornale non ne hanno parlato? Certo che no .Hanno preferito concentrarsi sull’ultimo scandalo di Hollywood. In questo momento , la deriva globale dal dollaro americano è lenta ma costante . Ad un certo punto , si scatenerà qualche evento imprevedibile e provocherà una fuga improvvisa e precipitosa . Quando succederà, la domanda di dollari e di debito USA si disintegreranno e i tassi di interesse saliranno alle stelle . E se i tassi di interesse arriveranno alle stelle, getteranno l’intero sistema finanziario degli Stati Uniti nel caos più assoluto. Al momento, ci sono circa 441.000 miliardi di dollari di derivati fuori dal paese. E ‘ una bomba a orologeria finanziaria di una potenza che non è mai vista prima in tutto il mondo. Ci sono quattro banche ” troppo grandi per fallire ” negli Stati Uniti, che hanno ciascuna più di 40.000 miliardi di dollari di esposizione totale in derivati. La più grande fetta dei derivati è costituita proprio da derivati sui tassi di interesse. Nel caso ve lo stiate chiedendo , quelle quattro banche sono JPMorgan Chase , Citibank , Bank of America e Goldman Sachs . Un enorme impennata dei tassi di interesse sarebbe assolutamente devastante per queste banche e provocherebbe una crisi finanziaria che farebbe sembrare una bella passeggiata domenicale anche il crac del 2.008. In questo momento , il leader nel commercio globale sembra ancora contento di usare dollari USA per la maggior parte delle transazioni internazionali e di avere nelle sue casse più di un trilione di dollari del debito pubblico del governo USA . Se questa situazione dovesse cambiare improvvisamente , le conseguenze per l’ economia degli Stati Uniti sarebbero assolutamente catastrofiche e ogni singolo americano lo risentirebbe sulla propria pelle. Il tenore di vita che tutti noi ameticani ci stiamo godendo oggi dipende in gran parte dalla Cina . E la Cina può farci cadere un martello in testa da un momento all’altro. E loro lo sanno . Michael Snyder Fonte: http://www. informationclearinghouse.info Link: http://www.informationclearinghouse.info/article36796.htm 10.11.2013 Traduzione per ComeDonChisciotte.org a cura di Bosque Primario

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8 aprile 2013 | Autore

BRICS Summitdi Luciano Lago Si è svolta recentemente a Durban (26/27 marzo), senza molto clamore e quasi ignorata dai media in Italia, la riunione dei paesi appartenenti al gruppo dei  cosi detti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) ovvero il gruppo dei paesi emergenti la cui importanza economica, industriale e politica avanza di anno in anno sulla scena globale. Questi  cinque Paesi del gruppo BRICS  si propongono di fatto come una alternativa al predominio unipolare  degli USA e dei paesi occidentali (OCSE) ed  alle istituzioni economiche e geopolitiche globali esistenti. Il volume di scambi tra le cinque potenze emergenti ha toccato lo scorso anno i 282 miliardi di dollari contro i 27 miliardi del 2002 ed esiste una  previsione che questo possa arrivare a 500 miliardi entro i prossimi due anni. Inoltre il gruppo dei BRICS corrisponde attualmente al  43 per cento della popolazione mondiale, ad un quarto dell’estensione del mondo ed al 21 per cento del PIL mondiale.  Questa l’importanza  anche se occorre considerare che il gruppo dei 5 paesi è tutto meno che omogeneo ed esistono forti differenze e contrasti da paese a paese. Basti pensare ai rapporti “difficili” in passato tra Cina ed India sulla questione Pakistan mentre invece  sono molto migliorati  gli accordi e le collaborazioni in campo energetico tra Russia e Cina. Senza considerare che, a livello economico, l’unico paese con un forte attivo è la Cina (23,71% dato 2011) mentre tutti gli altri paesi, a cominciare dal Brasile, presentano una forte esposizione debitoria. http://thewalkingdebt.wordpress.com/tag/riunione-brics-a-durban-in-sudafrica/ Le decisioni dei rappresentanti delle 5 nazioni hanno preso di mira alcune delle principali questioni economiche e finanziarie dove esiste un monopolio degli USA e dei paesi occidentali: essi infatti hanno  annunciato per la prima volta l’intenzione di costituire  di una banca comune di sviluppo finanziata con 50 miliardi di dollari, che romperà il monopolio del  FMI e della Banca Mondiale. La riunione si è conclusa con la firma di numerosi accordi per incrementare l’interscambio tra i 5 paesi utilizzando però (questa la novità) le rispettive valute, erodendo  quindi lo status del dollaro quale valuta di riserva mondiale già messa in questione da altri paesi come Iran, Venezuela, Giappone e la stessa Cina. A margine della riunione, si è manifestata una comune  richiesta di cambiamento nelle istituzioni economiche internazionali: Banca mondiale e Fondo Monetario Internazionale, ancora sotto il controllo di Stati Uniti e Europa in una divisione dei poteri che il gruppo degli emergenti ritiene non rispecchi più i nuovi equilibri globali. Lo stesso anche per il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dove alcuni paesi mirano ad ottenere un seggio permanente (oltre a Russia e Cina che già ne dispongono). Non risulta più possibile ignorare l’importanza di questo gruppo di nazioni emergenti.  Basti pensare alla Cina che si avvia a divenire nei prossimi anni la prima potenza economica ed industriale del pianeta  sottraendo il primato agli USA di cui la stessa Cina oggi si stima che detenga il 50% circa del debito finanziario. La vera novità importante consiste  nella  richiesta fatta da questi paesi  di procedere ad una revisione dell’ordine economico e politico mondiale fino a qui conosciuto e nelle istituzioni finanziarie che lo rappresentano. I paesi emergenti del BRICS in pratica hanno lanciato una sfida per riformare le istituzioni internazionali ed il sistema di equilibrio di queste altrimenti si propongono di essere loro stessi a guidare il cambiamento. La Dichiarazione comune rilasciata al termine del vertice, è stata redatta in linguaggio non conflittuale, ma si evince in modo evidente che vengono contestate l’egemonia e l’unipolarità occidentali ed in particolare la posizione degli USA. http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=21211 Il primo e prossimo  teatro di confronto tra il gruppo dei BRICS e le potenze occidentali (leggi gli USA con i loro alleati della NATO) sarà l’Africa dove già da tempo è iniziata la competizione per l’acquisizione delle ingenti risorse naturali del continente ed il controllo militare e dove attualmente sono gli USA, le vecchie potenze europee(Francia e Gran Bretagna) ed Israele a condurre il gioco con il chiaro tentativo di estromettere la Cina dalle posizioni di influenza ottenute fino ad ora. I BRICS sono stati sollecitati  ad entrare nella competizione africana dal loro nuovo Stato aderente, il Sud Africa, ed hanno usato questa opportunità per sostenere pienamente l’Unione africana (UA). L’UA era stata il tentativo africano di integrare e unificare economicamente il continente, attraverso la creazione di una moneta unica e di un fondo di sviluppo per poter bypassare il famigerato FMI, tentativo del quale Gheddafi cercò a suo tempo di assumere  la leadership (e si è visto come è finito).  Anche dal punto di vista militare si prospetta la costituzione di organizzazioni di sicurezza/difesa e di forze militari congiunte interafricane. Perché abbia successo questo tentativo sarà necessario il contenimento delle mire espansionistiche e dell’egemonia degli USA e delle potenze occidentali, interessate ad assumere il controllo e lo sfruttamento delle risorse con operazioni “tipo Libia” fatte su larga scala nel continente sotto controllo dell’apposito comando militare USA costituito come Africom. Le altre due importanti questioni geopolitiche e strategiche con le quali si dovranno misurare i BRICS  sono la Siria e l’IRAN. Durante il vertice di Durban, quindi, non si potevano ignorare le due questioni più importanti in discussione presso il Consiglio di sicurezza dell’ONU – Siria e Iran. I BRICS hanno collettivamente respinto ogni ulteriore militarizzazione di questi problemi, auspicando soluzioni politiche negoziate attraverso iniziative diplomatiche, esprimendo preoccupazione per le sanzioni unilaterali e manifestando la loro opposizione ad ogni  violazione dell’”integrità territoriale e della sovranità” di queste nazioni. La Dichiarazione finale del BRICS dice dell’Iran: “Siamo convinti che non ci sia alternativa a una soluzione negoziata alla questione nucleare iraniana. Riconosciamo il diritto dell’Iran all’uso pacifico dell’energia nucleare, in linea con i suoi obblighi internazionali, e sosteniamo la risoluzione della questione attraverso mezzi e dialogo politici e diplomatici“. E sulla Siria, i BRICS hanno pienamente supportato i principi di Ginevra come quadro per risolvere il conflitto: “Crediamo che il comunicato congiunto del Gruppo di azione di Ginevra fornisca la base per la risoluzione della crisi siriana e riaffermiamo la nostra opposizione ad ogni ulteriore militarizzazione del conflitto. Un processo politico guidato dai siriani che conduca ad una transizione, può essere raggiunto solo attraverso l’ampio dialogo nazionale che soddisfi le legittime aspirazioni di tutte le componenti della società siriana, e il rispetto dell’indipendenza, dell’integrità territoriale e della sovranità siriana, come espresso dal Comunicato congiunto di Ginevra e dalle opportune risoluzioni del Consiglio di sicurezza“. Le posizioni dei BRICS su Iran e Siria non possono, tuttavia, essere viste solo entro i parametri della dichiarazione del vertice.  Le dichiarazioni rilasciate al vertice risultano tutto sommato abbastanza diplomatiche ma sono state delegate la Russia ed alla Cina, quali membri permanenti del Consiglio di sicurezza alle nazioni Unite, le azioni da intraprendere per fermare l’aggressività della politica di USA ed Israele nei confronti della Siria e dell’Iran. La politica dei BRICS è quella di far rispettare uno stato di diritto internazionale sostenendo il diritto di ogni paese a trovare il proprio equilibrio ed a far rispettare la propria integrità territoriale  evitando le interferenze di altre potenze estere, principi teoricamente sostenuti anche dai paesi NATO salvo poi trovare pretesti quali “interventi umanitari” e necessità di “portare la democrazia”in altri paesi per intervenire militarmente ed accaparrarsi le risorse (come in Iraq ed in Libia). Risulta una lettera inviata, durante la riunione dei BRICS, dal presidente Al Assad della Siria con la quale è stato denunciata l’aggressione e le interferenze nella sua situazione interna attuate da altre potenze regionali quali Turchia, Arabia Saudita, con l’avvallo ed il sostegno USA ed è stato richiesto l’aiuto da parte delle potenze emergenti del BRICS. http://www.telesurtv.net/articulos/2013/03/27/al-assad-pide-a-brics-colaboracion-para-poner-fin-a-la-violencia-en-siria-4205.html In questo caso, chi ha le chiavi di volta della situazione è proprio la Russia di Putin che non intende restare passiva di fronte  alla situazione in Siria ma ha già lanciato diversi moniti agli USA ed alla Turchia e, di ritorno dal vertice di Durban,  Putin ha ordinato manovre militari nel Mar Nero a ridosso delle coste Turche, tanto per far capire che, come affermato dallo stesso Putin nel corso di una telefonata a Erdogan, “ la Russia è pronta a reagire, nell’evenienza che un solo soldato NATO dovesse entrare in Siria, come se questi fosse entrato a Mosca”. A “buon intenditor”……Erdogan pare che si sia sbiancato dopo la telefonata ed abbia telefonato a sua volta ad Obama  per bloccare eventuali azioni militari di tipo libico già programmate dal Pentagono  in Siria che provocherebbero lo scoppio di un conflitto con la Turchia in prima linea. In definitiva i BRICS, vista la crescita della loro influenza economica e politica, contribuiranno ad un possibile cambiamento nelle relazioni e negli equilibri internazionali, esercitando probabilmente un contrappeso all’egemonia USA ma confrontandosi con la potenza americana nella corsa alle risorse naturali che sono necessarie per alimentare il motore della crescita industriale, in particolare per la Cina e il suo possente apparato industriale in costante crescita ed affamato di petrolio e materie prime. Tutto questo inciderà sugli assetti mondiali e le nazioni del già declinante Occidente, attraversato da una forte crisi economica, assisteranno a questo mutamento degli equilibri con l’Europa, in particolare, che dovrà considerare di non essere più al centro del mondo.

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7 ottobre 2012

Necessità è la giustificazione di ogni violazione della libertà umana. E’ l’argomento dei tiranni. E’ il credo degli schiavi, (William Pitt)

Le nostre case sono piene di schermi  che distolgono la nostra attenzione dal mondo reale, anche quando presentano una visione distorta di quel mondo. Il problema di questi schermi ubiqui non è il controllo della mente, come in “1984”; è l’apatia della mente. (Aldous Huxley)
Non ci sono confini per questa lotta alla morte. Non possiamo restare indifferenti a quanto succede in qualsiasi parte del mondo, perché la vittoria di un qualsiasi paese sull’imperialismo è la nostra vittoria. (Che Guevara)
Siria, verso quale epilogo? Resta confuso quanto accaduto in territorio turco. Per la granata di mortaio caduta in territorio turco il governo siriano ha espresso il suo rammarico, ma, con il ministro degli esteri, ha risolutamente negato che la Siria abbia mai ammesso responsabilità e chiesto scusa, come falsamente affermato da Ankara e dai media imperiali. Girano peraltro video che indicherebbero che la paternità del bombardamento sarebbe proprio di provocatori infiltrati. Tutto questo, sul piano sostanziale della realtà, è insignificante, se non per l’uso che ne fanno i terroristi guerrafondai, da Erdogan alla Clinton, dal tiranno del Qatar al nostro grottesco ministruccolo Terzi, da Hollande allo tsunami di menzogne dei media di regime. A essere realisti e dunque onesti, infatti, le scuse dovrebbero essere pretese da una Turchia che da 18 mesi, con intervento di scagnozzi dei principali paesi Nato, in sue basi militari a ridosso del confine, addestra e arma mercenari Al Qaida rastrellati dai vari scenari di destabilizzazione Nato e poi li spedisce in Siria per compiere atrocità terroristiche come le distruzione di mezza Aleppo, gli attentati stragisti tra civili e apparati di Stato, la distruzione di infrastrutture vitali per la popolazione.
Qualcuno ha definito, bonariamente, “sproporzionato” l’uso della forza di Piombo Fuso rovesciato dai nazisionisti su Gaza,  con 1400 civili uccisi e l’intera striscia-campo di concentramento rasa al suolo, in risposta ad alcuni razzi artigianali, largamente inoffensivi, lanciati sugli occupanti della Palestina. Nessuno dice nulla oggi sulla “sproporzione” – formalmente castigata dall’ONU e dalle Convenzioni di Ginevra – tra un colpo di mortaio finito per errore addosso a cinque persone, e un bombardamento turco ininterrotto ormai da 48 ore su obiettivi siriani, con decine di vittime militari e civili, nel quadro di una scoperta aggressione in corso dal marzo 2011, con l’utilizzo di migliaia di tagliagole importati e di tutto l’apparato tecnologico, spionistico e terroristico di Nato e Israele. Tra lo scopertamente psicopatico Netaniahu, Stranamore al cubo, con la sua bombetta di Topolino agitata all’ONU per tirarsi dietro governi e opinioni pubbliche nel disfacimento dell’Iran; un Erdogan neo-ottomano, cui non basta sguazzare nel sangue dei suoi curdi e sulle ossa della Siria vorrebbe contendere ai satrapi trogloditi del Golfo l’egemonia sulla regione; signori e sguatteri Nato da ottusi nichilisti impegnati in un’eugenetica maltusiana, con razzie di tutto ciò che sostiene il pianeta e i suoi abitanti, rischiamo di avviarci al baratro se non ci svegliamo. A quello vero. Non quello finto, minacciatoci a ogni porcata di Fornero o Passera o Grilli, dai robot mannari impadronitisi dello Stato, Napolitano facente e Ratzinger benedicente, per persuaderci che farci scorticare uno per uno farà domani il bene di tutti.
Studenti avanguardie. La Siria, il popolo siriano, Bashar El Assad tengono. Speriamo che Russia, Cina, l’America Latina, i  BRICS tengano. Ciò su cui non possiamo contare nel nostro paese sclerotizzato è la sabbia negli ingranaggi del rullo compressore neoliberista e tecnofascista che viene invece gettato in Spagna (tre giornate di lotte e di attacchi ai cannibali), in Grecia (sciopero generale dopo sciopero generale, con sacrosanta resistenza ai pretoriani del regime), in Portogallo. Segno di una capacità di risposta di massa nel Sudeuropa depredato e spedito alla deriva, cui solo noi veniamo meno, ma che fuori di qui ha l’intelligenza e il coraggio di collegare la propria condizione menomata agli esborsi per la guerra che gli vengono sfilati dalle tasche. Mentre scrivo arrivano le notizie che in parte rettificano queste geremiadi sulla nostra narcolessia. Nel giorno della protesta degli studenti, a Roma, Torino, Milano, Palermo, oggi, 5 ottobre 2012, migliaia di ragazzi depredati della possibilità di crescita, conoscenza, critica, per farne vitelli da macello nel mattatoio del lavoro alla Marchionne-Fornero, si sono ribellati. Le immagini mostrano la solita ferocia “genovese” delle milizie padronali, ma stavolta ci fanno vedere, come a Madrid e altrove, non mani alzate, ma braccia attive nella difesa del proprio diritto a parlare, a opporsi, con quei cartelli e quelle parole d’ordine di alternativa radicale che la mitica “classe operaia”, infiacchita dalle sue organizzazioni e ridotta a gesti di disperazione, non sa più né concepire, né formulare. Che sia un inizio?
Fiorito ed Ercole. Da noi i benpensanti, unanimi da destra a manca, con maggiore o minore ipocrisia, si limitano a rivangare nella melma di una  corruzione apicale che fa dei borboni e del loro abissale divario dalla plebe – spread per i burini – una dinasta di samaritani. Alla facile mano di un ladrocinio ontologico, strapraticato fin dai tempi di Cirino Pomicino e dei puffi pieni di miliardi, ma scagliato oggi sulla ribalta con forza tale da oscurare tutto il resto, si stanno facendo fuori tutti gli organismi istituzionali intermedi tra territorio, gente, mestieri, ambiente, e cupola. Si fa per dire, cupola. Semmai cupolina. Che il vertice del nostro Stato, con il presidenzialista presidente e gli pseudotecnici da lui  installati, sta alla Cupola mondialista come la mezza sfera di Don Verzè sopra il San Raffaele sta a San Pietro. Possibile che a nessuno di noi che, assistiamo a bocca aperta e, magari, battendo le mani, alla bolla speculativa sulla corruzione regionale, provinciale, comunale, dal Lazio al Piemonte, dalla Sicilia al Campidoglio, sia arrivata alle narici la puzza di qualcosa di più strategico dietro a questo agitarsi di mani pulite che pescano pantegane dalle fogne? Siamo o no sulla strada della remissione della sovranità nazionale nelle mani dei bucanieri della finanza?  Ebbene, con quella è prevista la scomparsa di ogni tipo di sovranità intermedia, tanto più se vicina al popolo e sancita da una costituzione, borghese, ma fiorita dalle lotte contro le forme estreme che il capitale via via tende ad assumere. Quelle autonomie erano un buon salto in avanti a sinistra dopo il fascismo, ma anche rispetto alla rancida Italietta feudale precedente. Un buon salto, prima di quello da spiccare verso la rivoluzione.
Ma è mai possibile che questa improvvisa bonifica dall’alto degli enti locali, da decenni trasformati in satrapie di famelici zoticoni, quasi un Ercole che ripulisce le stalle di Augia, settima fatica di Monti, non venga scoperta essere un macchina del fumo per occultare, oltreché delle autonomie locali, a volte turbative d’asta, il saccheggio di ben altre dimensioni che lo stesso Ercole perpetra sulla nazione tutta? Cosa sono i milioni dei vari Fiorito, Formigoni, Penati e compagnia festante, rispetto ai miliardi che Ercole trasferisce dalle nostre mense, da scuole, ospedali, infanzia, vecchiaia, lavoro, per arricchire la propria genìa? Cosa sono i Suv, le ville, le feste da bordello d’angiporto, le ostriche e le zoccole, rispetto alla TAV, i 90 cacciabombardieri F35, la rendita immobiliare, i furti con destrezza dello Stato biscazziere, la spesa di guerra, l’aggio di Equitalia e simili, la fantastica iniquità fiscale, i proventi dell’usura di assicuratori e banchieri, oggi al timone della nave pirata detta governo tecnico?   Non ci resta che attendere la nemesi di Deianira, che voi tutti ricordate figlia di Dioniso e sposa ad Ercole. Deianira ridusse in cenere il marito plurifedifrago facendogli indossare una veste intrisa del sangue avvelenato del centauro Nesso, da Ercole ucciso.
Lo schema è trasparente. La cupola mondialista, Bilderberg, banche, corporations, chiese, criminalità organizzata, il cui consiglio d’amministrazione è collocato in USraele, rappresenta lo Stato Maggiore della guerra fatta iniziare da Bush-Sharon l’11 settembre 2001. Lo scacchiere paneuropeo è affidato ai colonelli di Bruxelles e Francoforte, i quali si sono presi la sovranità un tempo, dal 1789, degli Stati, dove adesso operano i sergenti. Questi ultimi si rifanno impadronendosi della sovranità popolare, sia manipolando in ogni maniera immaginabile, diretta e indiretta, un ormai ridicolizzata delega parlamentare, sia liquidando le deleghe intermedie riservate agli enti locali. La forsennata campagna contro regioni, provincie, comuni, effettivamente intrisi di corruzione e incompetenze, ma lo sono da decenni, serve  a togliere di mezzo questi intralci al sub-sub-centralismo sotto il sub-centralismo UE sotto il supercentralismo della Cupola. E’ la morte della democrazia, dal capitale finora realizzato qua e là, ma ora perseguito a livello planetario. O meglio, a livello della sedicente “comunità internazionale”. Per fortuna fuori da questa c’è molto di più.
Svenati e resi impotenti i comuni, abolite o svuotate le provincie, dichiarate carcinomi letali le regioni, curate da Monti con la cancellazione fino all’80% dei trasferimenti, ogni sforzo riformatore, magari rivoluzionario, democratico, partecipativo, di rendere questi ectoplasmi di rappresentanza strumenti di contropotere, viene vanificato ab ovo. Se poi una valle nell’alto Piemonte,  un’organizzazione operaia, una qualsiasi autonomia sociale, pretendono di inserirsi nel processo decisionale dell’ultima istanza di potere – assoluto – rimasto, ci pensano gli sgherri alla De Gennaro, non per nulla capo-massacratore premiato dal sergente Monti con sottosegretariato e delega ai servizi di repressione. Ecco ciò che andrebbe visto nell’apocalisse scandalistica scatenata, pour cause, dalla Guardia di Finanza. Quella che a Genova 2001 ha dato il meglio di sé. O ritenete che abbia le traveggole?
Flottiglie undirezionali. Magari ce l’ho davvero, le traveggole, quando nutro perplessità sulla spedizione della nave “Estelle”, festeggiata da folle solidariste di porto in porto, mandata con ogni probabilità a fallire per l’ennesima volta la rottura del blocco israeliano a Gaza, e sospetto un’inconsapevole, per i più, occasione di depistaggio. E’ noto e preoccupante il sostegno ad elementi delle flottiglie passate, i cui passeggeri sappiamo comunque generosissime e candide persone, fornito dallo stesso monarca del Qatar che, ogni due per tre, si ritrova al circolo della caccia di Tel Aviv, a concordare con i teocrati sionisti  i sistemi migliori per liquidare la questione palestinese e generale araba, laica, democratica  e nazionale. Intanto, Khaled Mashaal, leader massimo di Hamas, quelli che governano a Gaza, ha seguito nel Qatar altre organizzazioni palestinesi e la stessa ANP. Vista l’aria che tira intorno a Siria delenda est, si sono messi sotto le ali dorate dello stesso tiranno qatariota, nella speranza che qualche uovo d’oro riescano a covarlo anche loro. Questo, mentre i loro nuovi alleati e protettori stanno sterminando arabi come fossero gramigna da Round Up (l’erbicida terminator della Monsanto).Da quelle parti, però, neanche un gommone della Flottiglia. Come non se ne vedevano nemmeno quando i fratelli libici dei palestinesi venivano fulminati come visoni, con la scossa elettrica negli orifizi. E’ questo il punto che getta un’ombra su un’impresa altrimenti al mille per mille condivisibile. Figuratevi, sono stato tra i primi, dopo Piombo Fuso, a riuscire con altri compagni a forzare l’assedio di Gaza, quella volta via terra. Ma è possibile che da tre anni la solidarietà antisionista e antimperialista non sappia che mobilitarsi per la sacrosanta causa di Gaza, e non metta in mare una barchetta di carta che sostenga la sacrosanta causa di altri milioni di donne, bambini, uomini della stessa regione, bersagli di un Piombo Fuso all’ennesima potenza e di un blocco genocida? Possibile che non veda, non studi, le connessioni, quelle che Maria Montessori ci indicava come chiavi dell’interpretazione della realtà? Credo che chi vuole bene alle donne, ai bambini, agli uomini alla terra palestinesi e non vuole altrettanto bene alle donne, ai bambini, agli uomini, alla terra di Siria e Libia è come se volesse bene all’albero e non al bosco.   Posso dire che tutto questo mi provoca sconcerto e tristezza per l’impresa unidirezionale di  “Estelle”, con tutto il rispetto e la stima per chi naviga e per il migliore dei nostri combattenti con la matita. Vedi qui.
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Un contributo di Alex 1 nei commenti al blog.

Circa 15 anni fa sentivo su di una trasmissione radio la lettura di un articolo di un giornale americano, forse il Washington Post, nel quale si diceva che l’amministrazione di allora auspicava il regime change nel Medio Oriente per creare una sorta di “Nuovo Impero Ottomano” probabilmente per mettere le mani su quell’area strategica, togliere risorse energetiche e sbocchi commerciali a Russia e Cina, e condizionare l’Europa. Allora poteva sembrare fantascienza, ma adesso dopo le guerre alla Yugoslavia, Iraq, Libia e Siria tutto sembra drammaticamente verificatosi. Spero pero’ che le resistenze di quelle nazioni combinate all’opposizione delle masse alla guerra imperialistica, deboli in Italia, ed ancora contraddittorie nel resto dell’impero, ma tenaci nei paesi aggrediti, faccia fallire questo progetto di conquista neocoloniale, i cui costi sociali e politici sarebbero pagati dalla classe lavoratrice anche qui da noi. Questi sono i veri “costi della politica” al confronto dei quali le appropriazioni indebite delle mezze tacche di consiglieri regionali sono veniali ragazzate

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13 marzo 2013

Font: http://italian.irib.ir/notizie/politica5/item/122401-chavez-stato-e-potenza-intervista-direttore-di-radio-italia-irib,-nel-mondo-di-oggi-o-fai-il-chavez-o-il-maggiordomo-dei-potenti–  Chavez: Stato e Potenza intervista direttore di Radio Italia IRIB, ‘nel mondo di oggi o fai il Chavez o il maggiordomo dei potenti’

Chavez: Stato e Potenza intervista direttore di Radio Italia IRIB, 'nel mondo di oggi o fai il Chavez o il maggiordomo dei potenti'
TEHERAN (RADIO ITALIA IRIB) – Il sito di Stato e Potenza ha richiesto di potere intervistare il direttore di Radio Italia IRIB per quanto riguarda le relazioni tra Iran e Venezuela durante la vita di Chavez, richiesta alla quale abbiamo risposto con piacere ed onore. E’ disponibile al link sottostante l’intervista integrale realizzata dal giornalista Filippo Bovo con Davood Abbasi.
(http://www.statopotenza.eu/6332/intervista-al-direttore-di-irib-su-chavez-visto-dalliran) 1) Prima di tutto vi ringrazio per aver accettato di farvi intervistare da noi. Come avete accolto, quattordici anni fa, la notizia dell’elezione di Chavez in Venezuela? Quali aspettative ha suscitato in Iran? Che sia lodato Dio, il Migliore dei Creatori. All’inizio di questa intervista sento il dovere di soffermarmi su questo verso di Rumi, poeta persiano classico, che diceva che se si cerca di mettere il mare in una brocca, si potrà prendere solo ciò che basta per qualche giorno. Parleremo di Chavez ma ricordiamoci che la nostra parola è solo una brocca mentre stiamo cercando di parlare del mare. Al contrario di come avviene di solito in Occidente e come quindi gli occidentali pensano avvenga per tutto il resto del mondo, l’Iran non accoglie o al contrario non critica mai l’elezione di nessuno in nessuna parte del mondo. Apparirà paradossale ma come paese che e’ sempre stato infastidito dalle ingerenze straniere, abbiamo deciso di non fare agli altri ciò che non piace a noi. L’Iran rispetta sempre la scelta dei popoli e l’esito delle elezioni. Credo che la più grande dimostrazione in questo senso l’Iran l’abbia dato quando ha riconosciuto e rispettato l’esito del voto persino negli Stati Uniti, con cui non ha nemmeno relazioni diplomatiche. Per il Venezuela la questione fu la stessa. L’Iran assistette a quella prima vittoria di Chavez nel 1998 silenzioso, senza particolari reazioni, positive o negative, col suo metodo tradizionale. Certo non significa che l’Iran non abbia o non avesse le sue opinioni o che al tempo non ritenesse difficile la situazione in Venezuela che prima di Chavez era sotto un governo filo-americano. Ma l’Iran ha sempre seguito un politica di principio. Con la sua rivoluzione nel 1979 e con la sua esperienza negli anni successivi ha detto al mondo che si può vivere anche senza la protezione delle potenze e senza essere servi di queste. Poi ha lasciato la decisione ai popoli; ed abbiamo visto che laddove i popoli lo hanno voluto, il modello iraniano è stato seguito.  L’Iran non va certo ad imporre questo pensiero…come certi paesi che impongono la democrazia con le bombe. Per l’Iran il principio più importante è sempre quello, non interferire negli affari degli altri. Ma devo dire che nel 1998, in Venezuela, vinse una persona che aveva precisamente questo pensiero in mente. Chissà se il paracadutista e colonnello aveva anche informazioni sulla rivoluzione islamica del 1979; ma anche se non lo ha voluto ha seguito la stessa corrente di pensiero. Nel mondo di oggi, tra l’altro, la scelta per i politici non è difficile. Le opzioni sono due: O fai il Chavez, o per dire fai l’iraniano, in altre parole pensi al tuo popolo e te ne infischi di potenze, propaganda dei media, critiche ed ecc…e ti appoggi alla tua gente. Oppure fai, come dice Giulietto Chiesa, il tipico “maggiordomo di secondo o terzo grado”, il “lavapiatti”. Insomma diventi una sorta di rappresentante di banche, potenze straniere, poteri finanziari, multinazionali ed eccetera alla testa del governo; lì tu devi ingannare la gente ed agire se necessario anche contro di loro per fare bene ed al più lungo possibile il maggiordomo, ed accumulare denaro per la tua attività. Potrebbe sembrare una suddivisione troppo allegorica e semplicistica, ma purtroppo è la verità. Tu non puoi fare un pò questo ed un pò quello, perchè non ti viene permesso. Naturalmente se fai il Chavez, oltre alle politiche interne, anche la tua Politica Estera è indipendente ed incentrata sulle politiche nazionali. Quindi non finisci come certi paesi che forniscono le loro basi per aggredire un loro alleato, con cui hanno firmato un accordo di pace ed alleanza, accordo il cui inchiostro non si è ancora asciugato. Se fai invece il maggiordomo, in Politica Estera devi seguire le potenze che ti comandano e va a finire che entri in guerra con questo o quel paese senza nemmeno sapere il perchè. Va a finire che ti costellano il territorio con le basi militari, che ti tengono in casa le bombe nucleari senza che tu le voglia, che ti costruiscono una base che ti arrostisce la popolazione come se questa fosse in un forno a microonde, si prendono anche quello che c’è di buono della tua industria, oltre alle risorse, naturali ed umane e a tutto quello che c’è da prendersi. Nel 1998, il nuovo presidente del Venezuela era Hugo Chavez, ed oggi vediamo come il suo nome sia sufficiente per indicare il primo tipo di politica che un leader di Stato possa scegliere.E’ naturale che se nel mondo di oggi scegli la prima strada, quella di fare il Chavez, le cose si mettono male per te.  Perchè i politici che hanno preferito fare i maggiordomi, hanno l’ordine di farti a pezzi. Ti criticano, ti danno del dittatore, la grande potenza che ti voleva come pedone del suo scacchiere ti colpisce con le sanzioni, cerca di ucciderti con un golpe, ed alla fine magari ci riesce. A Chavez tutto questo è accaduto. Ma a riappagarti c’è il fatto che la tua gente vivrà meglio, sarà più felice, ti amerà e sarai eterno. Certo i pennivendoli ed i media della potenza e dei maggiordomi della potenza ti bombarderanno. Washington Post, New York Times, Time, Guardian, Der Spiegel, Corriere della Sera, Repubblica, Panorama, Haaretz, France24, Reuters,Ansa, CNN, AP…scriveranno male di te, diranno che sei un dittatore, scaveranno nella tua vista per scoprire i tuoi punti deboli, si inventeranno falsi oppositori contro di te, intervisteranno false persone che hanno ricevuto presunti maltrattamenti e torture nel tuo stato, o che diranno di non essere liberi. Ti insulteranno anche dopo la tua morte. Pensiamo un pò al titolo dell’8 Marzo di Panorama che scrive “Anche senza Chavez il mondo è comunque pieno di dittatori“. Tutti i popoli hanno avuto i loro Chavez. Anche l’Italia li ha avuti. Penso ad Enrico Mattei che fece tanto per il suo paese ma che fece una brutta fine. Insomma, se fai l’eroe prima o poi ti uccidono. Ma muori da eroe e fai del bene alla tua gente. Altrimenti puoi morire di vecchiaia e fare pure il presidente del Consiglio per cinquanta volte, ma la storia non ti ricorderà con gloria. Ed alla tua camera ardente, invece di milioni di persone ed i capi di Stato stranieri, arriveranno quattro gatti radunati dai tuoi padroni. Se poi la vediamo dal profilo ideologico islamico e nella galassia islamica dal punto di vista sciita, quello dell’Iran, se muori da eroe sei martire e come ricorda il Corano nel versetto 169 della terza sura del Corano, “Non considerare morti quelli che sono stati uccisi sul sentiero di Allah. Sono vivi invece e ben provvisti dal loro Signore”. In altre parole, se fai il Chavez o il Mattei, è vero che un giorno o l’altro ti fanno fuori, ma il bello è che in realtà non muori mai. Perchè Dio tiene conto di tutto e rimarrai vivo per sempre anche tra la gente. Divieni “martire”. Tornando alla domanda, dal 1998 in Venezuela è iniziata una avventura perchè lì una persona ha avuto il coraggio e l’onestà di scegliere l’autentico presidente del suo paese e non il maggiordomo degli altri. L’Iran ha solo assistito con entusiasmo, da quell’anno, a questa potrei dire “romantica” storia, la storia di amore un uomo che ha liberato il suo popolo e che ha diffuso l’idea di libertà in tutta la regione dell’America Latina. 2) Chavez ha subito stretto legami fecondi con la Repubblica Islamica dell’Iran. Come li giudicate? Qual è la loro portata? Come abbiamo detto il primo brutto tiro che ti giocano se decidi di fare veramente il presidente o il premier del tuo paese, invece che l’incaricato d’affari della potenza di turno, è quello della pressione economica e delle sanzioni. Naturalmente Chavez già nei primi tempi si sarà trovato con le spalle al muro pur avendo un paese ricco di petrolio. Se l’Italia, facciamo un esempio, oggi decidesse di avviare politiche veramente indipendenti, visto che si troverebbe contro tutto l’Occidente, dove dovrebbe andare a cercare? Naturalmente tra le nazioni indipendenti o quelle che non ti vogliono “inglobare” nella loro orbita se commerci con loro. Una di queste nazioni può essere l’Iran, puoi trovarne di altre tra i Brics, ci sono anche almeno una ventina di paesi emergenti, con cui puoi trovare accordi. Credo sia stato il corso naturale della geopolitica mondiale ad aver avvicinato le due nazioni. Se vogliamo parlare più precisamente, oltre alle cooperazioni nel settore del petrolio e dell’industria petrolichimica, l’Iran ha aiutato il Venezuela in settori come quello dell’edilizia, nell’agricoltura tramite la vendita di trattori e poi linee di montaggio di questi; automobili ed altre tecnologie. Oltre al valore economico degli scambi tra i due paesi che sono andati sempre più lievitando, si può dire che il Venezuela è stato una sorta di porta per l’Iran in America Latina ed ha gettato le basi per l’incremento di scambi e collaborazioni con tutti i paesi di quella regione. Forse oggi rimangono pochissime le eccezioni. Pensare che l’Iran, con l’accordo ancora fresco stipulato con l’Argentina della Kirchner, è riuscito a superare un annoso problema sorto con il paese per via della questione del presunto coinvolgimento nell’attentato terroristico del ‘94 contro il centro ebraico Amia. E’ certo che l’avvicinamento tra Iran ed Argentina sara’ un punto di svolta anche perchè gli iraniani, questo nessuno lo sa, potrebbero dare sostegno diplomatico importante a livello mondiale anche per quanto riguarda l’affare delle isole Malvinas, in funzione anti-britannica. E pensiamo alle relazioni dell’Iran con il Brasile, con il Nicaragua, la Bolivia, Cuba, l’Ecuador. 3) Riguardo all’aggressione occidentale e saudito-qatariota alla Siria, quant’è importante per voi il sostegno che il Venezuela di Chavez ha dato e continua a dare a questo paese che è un vostro importante alleato? Più che per noi iraniani e per la Siria credo che sia importante per lo stesso popolo del Venezuela e per gli altri popoli dell’America Latina. Dobbiamo stare attenti a non sottovalutare l’importanza che ha “sapere la verità”. In Italia, lo posso dimostrare in tanti modi e lo possono appurare anche gli stessi amici italiani, la gente non è al corrente di molte verità. Quando i media e la tv raccontano bugie, quando i politici fanno lo stesso, allora le bugie diventano la versione ufficiale dei fatti e la realtà diviene bugia. Ciò è l’inizio di un ciclo viziato che alla fine fa pagare tutto alla gente. È parte di quel sistema dei maggiordomi, che come dicevamo prima, devono ingannare la gente per fare gli interessi dei loro padroni. Un altro vantaggio di avere un uomo indipendente o un Chavez alla testa del tuo governo, è proprio dire la verità e dare alla tua gente una versione esatta dei fatti. Questa versione esatta aiuta il tuo paese a muoversi bene e a trarre anche profitti di vario genere. Oltre al gran dono di sapere la verità sulla Siria, che è andato ai venezuelani, l’importante è che nazioni come gli Usa che mettono sempre in bocca ad una immaginaria “comunità internazionale” le loro opinioni e le loro politiche, possono farlo sempre meno. Quando il noioso Segretario di Stato di turno americano viene a farti la solita predica “la comunità internazionale vuole che Assad se ne vada” e bla bla bla ecco che se ci sono 30 paesi al mondo che come Chavez dicono che lì Assad è il presidente legittimo, ecco che il grande inganno Usa sarà sempre più palese. Il grande inganno Usa è quello di volere far credere ai popoli di tutto il mondo che possono vivere solo se danno ascolto a ciò che dicono loro. È un inganno e siamo davanti ad un mondo multipolare. Ogni popolo può essere indipendente e farsi rispettare. Lo ha dimostrato l’Iran dal 1979 in poi, lo ha dimostrato il Venezuela dal 1998 al 2013 e lo ha dimostrato la Siria da 60 anni a questa parte. 4) Ora che è morto Chavez, cosa pensate che succederà in Venezuela? Quali problemi si troverà a sfidare il suo successore Nicolas Maduro? Che ruolo potrà avere l’Iran in tutto questo? Lo scenario è questo. Il vice Nicolas Maduro cerca di unire il paese intorno a quella che fu l’ideologia di Chavez, la rivoluzione bolivariana e non credo avrà problemi a farsi eleggere. Ma il problema sarà poter proseguire sulle orme di Chavez ed essere all’altezza. Non sarà un qualcosa di facile. Soprattutto perchè Obama ha già mostrato i muscoli ed i denti e Capriles e l’opposizione venezuelana sono in agguato. Se si legge il messaggio di cordoglio di Obama, si trova questa frase “gli Stati Uniti d’America ribadiscono il loro appoggio al popolo del Venezuela”. Noi in Iran ormai siamo maestri nella parafrasi delle affermazioni dei politici americani ed occidentali. Quando un presidente americano dice di voler sostenere il popolo, significa che sguinzaglierà la Cia per cercare di innescare un golpe nel tuo paese o creare una guerra civile. Vi ricordate che alcuni mesi fà Obama disse che voleva sostenere “il popolo siriano”. Credo che l’esempio in questione confermi la grande precisione della nostra ‘parafrasi’. Dal Venezuela arrivano poi notizie sul fatto che Capriles e le forze sconfitte da Chavez si sono messe in moto. È facile capire che Obama ci proverà per tentare di recuperare il potere in una nazione chiave soprattutto per il suo petrolio, ed userà Capriles e gli oppositori. L’Iran non può fare nulla direttamente, può solo sperare che il popolo del Venezuela resista. In un secondo momento però, dopo la probabile elezione di Maduro, l’Iran con il sostegno dato attraverso gli scambi economici, la fornitura di nuove tecnologie ed il sostegno diplomatico e politico, può riavere un ruolo a favore del Venezuela. L’Iran può aiutare Maduro anche con l’esperienza accumulata sulla “resistenza” dinanzi ai ricatti di Usa ed Occidente. Credo che questo a livello di gestione della nazione, sia il contributo è la merce più preziosa che Teheran abbia. Ma è naturale che dal punto di vista irano-islamico, se il governo del Venezuela proseguirà con politiche indipendenti e mirate a servire la propria gente, chiunque lo diriga, il maggiore sostegno ed aiuto lo riceverà da Dio e cosa manca a chi ha Lui come Patrono? L’aiuto al Venezuela, voluto da Dio, può arrivare dall’Iran, dalla Siria, dal Brasile, dall’Italia, da qualsiasi paese al mondo. Ma bisogna dire che questo aiuto, il Venezuela, se lo sarà pientamente meritato se continuerà ad essere indipendente. L’importante ora è il popolo del Venezuela e la sua decisione. Posso augurarmi che prenda la migliore delle decisioni e non c’è bisogno che sia io a dire loro quale sia. Buona fortuna al Venezuela.

Iran: Teheran fara’ causa a Hollywood per il film ‘Argo’

TEHERAN – La Repubblica Islamica dell’Iran presto fara’ causa a Hollywood” per ‘Argo’,
il film che ha vinto il premio Oscar di quest’anno con la regia di Ben Affleck, perche’ da’ una immagine falsa e lontana dalla realtà del Paese. E’ quanto ha riferito l’agenzia ISNA, secondo cui in questi giorni l’avvocato francese Isabelle Coutant-Peyre si trova in Iran per discutere con le autorita’ le modalita’ con cui citare in giudizio l’industria cinematografica americana.

L’ultimo addio dei leader politici a Hugo Chavez (o l’asse alternativo al petrodollaro?)

  • 5 marzo 2013
L'ultimo addio dei leader politici a Hugo Chavez
CARACAS – A Caracas si sta svolgendo una cerimonia di stato particolare per il presidente Hugo Chavez. Le autorità venezuelane hanno rinviato la data del funerale di una settimana, in modo tale che tutti i venezuelani potessero rendere l’ultimo omaggio al leader, ma per i leader politici stranieri è stata organizzata una cerimonia speciale.

Nella capitale venezuelana sono arrivati più di 30 capi di Stato e di governo. In totale sono giunte delegazioni di 54 Paesi. In Venezuela sono giunti pressochè tutti i presidenti dei Paesi dell’America Latina, tra cui la presidentessa dell’Argentina Cristina Fernandez de Kirchner, il presidente della Bolivia Evo Morales, il presidente dell’Uruguay José Mujica e il presidente del Consiglio di Stato e del Consiglio dei ministri di Cuba Raul Castro. Hanno deciso di dare l’addio personalmente al Chavez anche i presidenti del Brasile, Cile, Ecuador, Perù, Honduras, El Salvador, Haiti, Messico, Repubblica Dominicana. A Caracas sono arrivati anche il presidente bielorusso Aleksander Lukasenko e il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. La Spagna è rappresentata dall’erede al trono, il principe Felipe. Washington ha limitato l’invio al funerale a soli due membri del Congresso e all’incaricato per gli Affari in Venezuela. Dopo la morte del presidente venezuelano sono state proclamate giornate di lutto in 16 Paesi stranieri . Le autorità venezuelane hanno deciso di imbalsamare il corpo del presidente e di collocarlo nel “Museo di Storia Militare”, che diventerà un mausoleo. Hugo Chavez è morto di cancro lo scorso 5 marzo.

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1 agosto 2012

Articolo di Marco Della Luna * Link Paradossalmente, l’agonia dell’Euro, del debito pubblico, dello spread, con tutti i sacrifici, la recessione e le tasse che ad essa conseguono, è voluta e mantenuta dai poteri europei: infatti dipende dalla scelta di proibire alla BCE di comperare le emissioni di debito pubblico sul mercato primario, alle aste, cioè da fare da vera banca centrale di emissione, così da impedire alla radice la speculazione. I Brics, gli USA, il Giappone,  hanno banche centrali che fanno le banche centrali; perciò, sebbene gravati da debiti pubblici anche molto più alti dell’Italia, non hanno problemi con la speculazione, perché le loro banche centrali garantiscono l’acquisto. La pseudo-banca centrale detta BCE è voluta in quanto fa gioco agli speculatori finanziari, per ragioni di profitto; agli USA, per ragioni geostrategiche; alla Germania, perché ne trae benefici finanziari, competitivi, egemonici; al capitalismo in generale, perché gli consente di minacciare le nazioni con lo spauracchio dei tassi e del default per costringerle ad abbattere lo stato sociale, i diritti dei lavoratori e dei risparmiatori; a smantellare il ruolo economico del settore pubblico; e in generale a affidare definitivamente la politica ai banchieri. Questo dato di fatto sarebbe la prima cosa da dire nell’informazione economica, ma i mass media ne parlano con molta cautela. La linea della BCE è quanto di meno trasparente e di meno democratico si possa concepire: interviene comperando sul mercato secondario, in deroga al proprio statuto, ogniqualvolta i tassi sui bond di un paese eurodebole salgono tanto che il paese colpito potrebbe uscire dall’Eurosistema, ma niente fa per rimediare alle cause strutturali delle impennate dei tassi, né dei crescenti squilibri delle bilance commerciali intracomunitarie, né del costante peggioramento del pil, dell’occupazione, dell’economia reale, di molti Stati membri. Una difesa sostanziale, la BCE la fa solo in favore delle banche europee, finanziandole a bassi tassi (1%), molto largamente, e senza curarsi che almeno una quota degli oltre 1000 miliardi prestati loro vada a finanziare l’economia reale anziché attività speculative, magari rivolte contro Stati eurodeboli. Pare proprio che l’obiettivo della BCE sia di trattenere le rane nella casseruola finché non siano cotte, dispensando loro una boccata di ossigeno e generose rassicurazioni quando si sentono scottare e pensano di saltar fuori, come è avvenuto ad esempio oggi, allorché nella mattinata lo spread btp/Bund è schizzato oltre 530 p.b., e Draghi ha reagito dichiarando che  uscire dall’Eurosistema è impensabile, che recentemente si sono fatti molti passi avanti, e che la BCE farà tutto ciò che occorre per impedirlo – al che lo spread è presto sceso a 470 p.b., e la borsa italiana ha recuperato il 5%, mentre l’Euro è risalito a 1,23 sul Dollaro. Pare, insomma, che si voglia tenere i paesi eurodeboli in un meccanismo che aggrava i loro problemi e svuota le loro economie reali, ma al contempo li mantiene artificialmente in vita con una fleboclisi monetaria, aumentando la loro dipendenza da organismi autocratici giuridicamente irresponsabili e di tipo bancario, come la BCE  e il nascente MES, Meccanismo Europeo di Stabilità. Da simili fatti traspare un disegno superiore, oligarchico, dirigistico, che non viene dichiarato, ma viene portato avanti senza interesse per le condizioni di vita delle nazioni, bensì con interesse centrato sul piano finanziario: espressione del fatto che, per l’odierna strutturazione del potere reale, l’economia della produzione e dei consumi, quindi gli stessi popoli, che di quell’economia costituiscono gli attori, sono divenuti superflui – ed è questa la vera rivoluzione che introduce il nuovo millennio.

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28 giugno 2012 | Autore
Rete Voltaire | Damasco (Siria) | 27 giugno 2012 Parlare di era post-statunitense, oggi, non è più un pio desiderio o un semplice punto di vista politico. Quando ne ho scritto nel 1991, nel mio libro Le Nouvel Ordre Politique Mondial, era una sorta di analisi prospettica, era impossibile credervi in quel momento. L’incredulità risultava dai fenomeni noti in epistemologia come ostacolo della conoscenza comune o resistenza al cambiamento.
Al momento, il mio pensiero costituiva una rottura epistemologica, che in seguito venne denominata da Nassim Nicholas Taleb con il termine “teoria del cigno nero” o “pensiero laterale“ [1]. Ho richiamato l’attenzione sul fatto che, e ne è sempre il caso, le grandi potenze non muoiono nei loro letti. Il pericolo rappresentato dalla morte di questi stati, risiede sia nel fatto che possiedono armi nucleari e sia in un’importante responsabilità storica e strategica. Queste cose non passano. Rimangono nel profondo delle loro coscienze e dei loro ricordi. I funzionari cinesi e russi non l’hanno mai nascosto, e non si trattava più di eccesso di franchezza, contrariamente a quanto scrive Zbigniew Brzezinski, quando giunsero alla conclusione che l’emergere di Russia e Cina e il declino degli Stati Uniti erano inevitabili, ma che non dovrebbero essere troppo bruschi [2] .Per le grandi potenze, la rottura non è un’opzione. Possono fallire, ma non crollare. In realtà, tali potenze non possono che essere dissolte. Zbigniew Brzezinski è d’accordo, ma ritiene improbabile che il mondo sia dominato da un unico successore, nemmeno la Cina, e su ciò siamo per ora d’accordo, allo stesso modo siamo d’accordo che la fase del disordine mondiale e dell’incertezza internazionale sia peggiorata a tal punto, nel 2011, che adesso minaccia un caos terribile. Gli statunitensi, come i cinesi e i russi, temono una simile prospettiva, ma per alcuni Stati avventurieri come la Francia e alcuni altri paesi del Medio Oriente, la prospettiva di perdere il proprio status di potenza regionale solleva i timori di un aumento del rischio di destabilizzazione. Le potenze forti temono il caos, mentre le potenze deboli a volte si basano su di esso per infastidire quelle forti, nella speranza di respingerle dalla scena internazionale con perdite minime. Significativamente, il passaggio verso un nuovo ordine internazionale si è accelerato nel corso del 2011 e del 2012, poiché non vi è stato che un breve intervallo di tempo dall’annuncio di Putin sulla fine dell’unipolarismo, aggiungendo che le potenze emergenti non sono ancora pronte a prendere il testimone, nella sua dichiarazione in occasione del vertice dei BRICS sulla formazione di una nuova economia e nuovo sistema bancario (la Banca BRICS) [3]. Non solo l’innalzamento del tono di Russia e Cina ha portato a due doppi veti, ma ha anche dato a esse un ruolo guida nelle dinamiche attuali del Mediterraneo orientale, il che significa inequivocabilmente sia la fine della della storia statunitense nella regione, che l’incapacità corrente delle diverse parti nel rivendicare una qualsiasi nuova ripartizione. La dichiarazione di Obama nei primi mesi del 2012, sulla nuova strategia statunitense che si annunciava “vigile e attenta verso il Mediterraneo orientale“, sembrava il riconoscimento del nuovo equilibrio di potere nella regione, insieme all’armamento del vicinato immediato della Cina. Inoltre, le dichiarazioni di Hillary Clinton dall’Australia, sono apparse come un prolungamento di questi propositi su un confronto con la Cina, alla quale quest’ultima si accontentò di rispondere: “Nessuno può impedire al sole cinese di sorgere“. A causa di queste diverse dichiarazioni statunitensi, la Cina non ha atteso il 2016 per dimostrare la sua nuova potenza. Invece, si è affretta a dichiararsi a favore di un ordine multipolare, riprendendo i termini russi, visto come un ordine internazionale basato su due pilastri attorno ai quali ciascuno dei multipli poli orbiterebbe. Ma il loro asse sarebbe ascendente, mentre l’altro sarebbe in caduta. E’ diventato chiaro che il peggioramento del conflitto ha profondamente scosso la diplomazia degli Stati Uniti, tanto che furono costretti, nell’aprile 2012, a suonare la ritirata, anche se solo verbalmente, e di chiarire che non vi era alcuna guerra fredda con la Cina. Ciò a seguito di un incontro tra il premier cinese e Kofi Annan. Fu annunciato all’inviato delle Nazioni Unite e della Lega Araba, che Cina e Russia erano ormai le prime potenze, rispettivamente al primo e secondo posto, e che era costretto a coordinarsi con esse. Annan stesso, come testimonia il mondo unipolare dal 1991 agli inizi del 21.mo secolo, aveva dovuto anche assistere alla rovina di questo mondo ed ammettere che la questione del Mediterraneo orientale era una questione di Mosca e Beijing. Washington è appena uscita da un intero decennio di guerre, un periodo che assomiglia alla corsa agli armamenti con l’URSS, nota come “Star Wars“, che insieme ad altri fattori critici, ha esaurito gli Stati Uniti trasformandoli in una nazione sull’orlo della bancarotta. Ciò li ha indotti ad annunciare un riposizionamento verso la periferia della Cina, nel tentativo di svolgere un ruolo nella regione Indo-Pacifica. Ma hanno ritrattato le loro affermazioni, in modo tale da suggerire agli osservatori che questo stato ha già perso la sua aura di superpotenza. E’ un fatto che quando una potenza minaccia l’uso di una forza, di cui sono dotate solo le superpotenze, perde i due terzi della sua forza. Il mondo sta cambiando. Stiamo assistendo proprio alla cristallizzazione del Nuovo Ordine Internazionale, la cui formazione era stata rinviata dal crollo dell’Unione Sovietica, ma la maturazione si è accelerata, anche se le nuove potenze non sono ancora del tutto pronte a questo. L’accelerazione degli eventi in Medio Oriente ha costretto questi nuovi giocatori a partecipare al gioco a ritmo forzato. Tuttavia, le conseguenze dell’emersione delle nuove potenze e del declino di quelle, come gli Stati Uniti, che una volta erano leader mondiali, appariranno a breve. Queste si materializzeranno come sanguinose battaglie che non potranno essere risolte che solo dopo che il nuovo ordine internazionale sia stato stabilito, e con il consenso dei diversi attori, secondo il nuovo status di ciascuno.
Traduzione di Alessandro Lattanzio
[1] Secondo l’epistemologo libanese-statunitense Nassim Nicholas Taleb, “Un cigno nero è un evento altamente improbabile con 3 caratteristiche principali: è imprevedibile, produce gravi conseguenze e una spiegazione a posteriori viene sempre data per renderla più razionale, dandogli un apparente e rassicurante prevedibilità.” Cf. Le Cygne Noir, La puissance de l’imprévisible, Les Belles Lettres, 2008. [2] «After America – How does the world look in an age of U.S. decline?», par Zbigniew Brzezinsk, Foreign Policy, janvier/février 2012. [3] Voir la “Delhi Declaration (Fourth BRICS Summit)”, Voltaire Network, 29 mars 2012.
Imad Fawzi Shueibi Imad Fawzi Shueibi Presidente del Centro di Studi Strategici di Damasco.
La Siria al centro della guerra del gas nel Medio Oriente

La Siria al centro della guerra del gas nel Medio Oriente Dalla geopolitica del petrolio a quella del gas

La democrazia imperiale

La democrazia imperiale L’arte della guerra

Quiproquo: la vendita di banche statunitensi alla Cina e la rivalutazione dello yuan

Quiproquo: la vendita di banche statunitensi alla Cina e la rivalutazione dello yuan Il quarto dialogo strategico ed economico tra gli Stati Uniti e la Cina

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22 giugno 2012 | Autore

Dateci Assad, dateci Tsipras, toglieteci Napolitano (e i canarini di guerra)

Articolo di Fulvio Grimaldi * Link

Cari amici, lo so: siamo lunghi, lunghissimi. Cosa non buona, nei tempi dei saettanti  twitter, degli sms criptati in frasette belle magre, quasi anoressiche, delle sveltine pubblicitarie interrotte dalle lungaggini dei programmi, dei face book „Oggi ho annusato la primavera. E tu?“ Capisco che una roba che pretende una curva dell’attenzione meno corta dei sette clic sul telefonino risulti indigesta. Capisco chi si ritira. O, se no, fate finta che sia la serie settimanale dei post di Grillo e suddividete la lettura su 7 giorni. Prometto che prima non ricompaio.

La Siria di allora, come lo è anche adesso, era il nucleo più potente della resistenza araba all’occidente…. Noi (Israele e America, ndr) abbiamo fatto tutto ciò che era possibile contro l’Iran e contro la Siria. Ora è dal maggio 2011 che stiamo cercando di destabilizzare il suo regime…. Dobbiamo continuare a mantenere alte le fiamme che abbiamo acceso e farla bruciare internamente. Noi non possiamo rinunciare ai nostri interessi e dobbiamo continuare e destabilizzare la Siria per ottenere ciò che vogliamo. (Henry Kissinger).
Il resto del testo, ovviamente ispiratore dei miliziani mediatici di cui qui appresso, conviene che vi precipitate a leggerlo in fondo)
Dobbiamo passare all’offensiva. Il nostro obiettivo è schiacciare il LIbano, la Giordania e la Siria. Il punto debole è il Libano, poichè quel regime islamico è facile da destabilizzare. Creeremo lì uno Stato cristiano, dopodichè schiacceremo le armate arabe e la Siria ci cadrà in mano. (David Ben Gurion, premier israeliano).
Il cambio di regime è ovviamente il nostro obiettivo in LIbano e Siria. Ci sono tre modi per raggiungerlo: il dittatore cambia posizione;  viene travolto dal suo popolo infelice; o, se costituisce un ostacolo per l’esterno, l’esterno lo elimina. (JINSA, Istituto Ebraico per gli Affari di Sicurezza Nazionale, Washington)
Diventiamo schiavi nel momento in cui consegniamo le chiavi della definizione della realtà interamente ad altri, che siano gli affari, una teoria economica, un partito politico, la Casa Bianca, o la CNN. (B.W.Powe)
Damasco per Assad, giugno 2012
Siria, trincea dell‘umanità
Dunque, sabato 16 a Piazza del Popolo di Roma, è andata alla grande. Con grave scorno della muta di sciacalli che avevano cercato, col terrorismo della diffamazione e della menzogna, irrimediabilmente fascista, di intimidire organizzatori e relatori e scoraggiare solidali e pubblico. Hanno toppato, non riuscendo nell’intento e, anzi, facendo montare  la mobilitazione e, così, coprendosi del fango che il ventilatore di verità installato a Piazza del Popolo gli ha rimandato addosso.Onore e grazie a Ouday Ramadan, comunista siriano, ideatore e organizzatore principe e irriducibile dell’evento onorato dai migliori degli italiani, per quanto minoranza assediata dalle catapulte di menzogne e calunnie di una conventicola  decerebrata, o collusa con gli sterminatori di popoli e classi. Sotto gli enormi striscioni con la bandiera siriana e il volto di Bashar el Assad, che coloravano di sè tutta la piazza, centinaia di persone (e ci voleva coraggio!) in rappresentanza degli onesti hanno svergognato, nel cuore della colonia imperiale, aggressori, assassini, genocidi, scherani governativi, ignavi, bugiardi e utili idioti. E rappresaglie Digos. Permettetimi un po‘ di retorica: dall’arida proliferazione di gramigna che ha desertificato l’intelligenza e l’onestà di tanti succubi, è spuntato un bellissimo papavero rosso. La natura ci insegna: nell’erbaccia rinsecchita dal sole, l’astro della luce bacia invece  il suo fiore prediletto e lo fa resistere e proliferare. Fino a far rosseggiare grandiose distese e prepararle al raccolto del grano, la vita. A me è toccata l’apertura e, con un’occhiata al palco in corso di smontaggio, da dove in mattinata avevano emesso cinguettio critico (con occhio strizzato) i fasulloni della triplice sindacale, mi è
 „Che ridere a metterla in culo agli italiani“
parso cruciale osservare come i 200mila sotto quel palco monumentale, e anche quelle migliaia di giovani contro il precariato a Piazza Farnese, intelligenza politica e sociale elementare avrebbero voluto che fossero qui, accanto ai siriani e agli amici dei siriani. Insieme ai ferrovieri dei notturni Sud-Nord aboliti, ai pastori sardi uccisi da Nestlè, alle maestre di Riano Flaminio (seviziate per anni da erinni bigotte, morbosizzate e fanatizzate dalla politica del sospetto e della sorveglianza) agli studenti offesi dai quiz Invalsi, alle donne cui fanno schifo donne come Hillary o Fornero quanto uomini come Obama o La Russa.  Era il loro posto, più che la spianata sotto il palco degli imbonitori, questo angolo della piazza dal tricolore con due stelle, dove si lottava contro lo stesso nemico, gli sfruttatori dell’uomo sull’uomo, la cupola dei geno- e socio-cidi, che là bombardano e praticano il terrore e qui praticano il terrore e depredano. Per capire che, con le loro forze armate e il loro popolo, siriani, libici, iracheni, serbi, afghani, palestinesi, si battono per la stessa sovranità e giustizia che la cosca sindacal-bancaria-mafiosa-clericale sottrae a loro come ai lavoratori, ai giovani, agli anziani, alle donne del nostro paese. Quando gridava „fuori la Nato dall’Italia, fuoril’Italia dalla Nato“, questa gente era conscia di quell’unità, del nemico comune e di una strategia unitaria da opporre alla strategia comune degli antropofagi. Si vinceva, allora, loro, i popoli proletari e, noi, le classi. Chi avrebbe potuto separare Berkley, o l’autunno caldo dal Vietnam? Chi la strage Usa di Mi Lay da Piazza Fontana? Chi il movimento del 68 dai fedayin? E chi oggi, invece, sa vedere la connessione tra la demolizione della Val di Susa e la polverizzazione di Sirte?
Si sentiva con forza di tuono echeggiare lo slogan Allah, Surìa, Bashar ua bas. Alcuni correggevano in Shaab, Surìa, Bashar ua bas, dove Shaab sta per popolo. Era la metafora sonora della Siria laica e pluralista, che per laico e pluralista intende e pratica da mezzo secolo il rispetto e la cura di decine di confessioni ed etnie, salvaguardando e garantendo così una separazione laica dello Stato dalle chiese, un codice epistemologico che ha educato generazioni alla convivenza e all’armonia. E, lo dico a te Marinella (cui mi dedicherò fra poche righe), perplessa per quello slogan che è di tutto un popolo, lasciare che si chiami all’intervento sia dio, sia il popolo, significa proprio questo e non getta la minima ombra sul carattere laico di quello Stato. Essere laici, mica significa necessariamente essere atei. Una cosa era chiara ai partecipanti: solidarietà alla Siria libera, sovrana, non globalizzata, nel segno dell’unità e sovranità araba, dell’antimperialismo, dell’anticapitalismo, dell’uguaglianza tra gli esseri umani, indipendentemente da razza, religione, sesso, inclinazioni, purchè non vendipatria. Allah, o non Allah per lo Stato pari sono. Questa è laicità.
Al di là di qualche frammento di folklore nazionalbolscevico, di qualche infiltrato fascista, subito imboscato perchè schiacciato dall‘ antimperialismo autentico, che non è mero antiamericanismo (Viva gli Occupy Wall Street) in funzione di altre versioni geopolitiche di imperialismo, e di un gruppetto di cerchiobottisti che avallavano l’equiparazione ONU tra chi aggredisce e chi si difende invocando un „cessate il fuoco di tutti“. Al di là di questi ambigui o nefasti fiancheggiatori, Piazza del Popolo ha vissuto un momento dignitoso, combattivo, onesto. Denuncia e svergognamento della lieta disponibilità di sinistre capitaliste, opportuniste, trotzkiste, radicalchic e pacifinte, di farsi bollire nel paiolo dei cannibali con il conforto di un rametto di rosmarino (licenza di sopravvivere con la catena alla caviglia).
Nella mefitica palude Stigia, formata dai nove grandi meandri percorsi dal fiume Stige, la dea Teti immerse il figlio neonato Achille, per renderlo invulnerabile, ma trascurò il tallone e Achille perì. La divinità che ha figliato eserciti di suoi eroi politico-merdiatici (la „r“ non è un errore), ve li immerse, in modo da farli immortali. Ma anch’essa li tenne per il piede e non si avvide del lembo scoperto. Il fiume, dolosamente, non rivelò la defraudazione. Così il colosso scatenato dalla Sublime Porta-Casa Bianca, ritenutosi corazzato dal bagno nella palude della frode grazie al concorso dei nove meandri dell’oligarchia merdiatica occidentale (Reuters, AP, Murdoch, CNN, BBC, Mediaset, RAI, De Benedetti, NYT), non si avvide dello zoccolo scoperto. E lì fu colpito da un nugolo di frecce, proprio mentre si apprestava a mettere a ferro e fuoco la città degli uomini di pace. Per restare nel mito, alcune di quelle frecce letali nel tallone del matamoros merdiatico (lo so, l’accostamento di questi modesti canarini da gabbia all’eroe acheo è improprio assai: magari entrambi protervi e prevaricatori, ma con una differenza di classe e di stile, quella tra ratti e falchi), le ha tirate Marinella Correggia. E le sue, di frecce, sono acuminate.
Di Marinella, lo dico con forza, non condivido le strade battute con altri No War in cerca, si vorrebbe, dell’equidistanza e di un pacifismo che finisce con considerare pacificatrice la distribuzione della responsabilità tra vittima e carnefice. Un suo testo, sconsolatamente ambiguo, elegge a „terza forza“ un gruppo di cristiani di Homs, questi, sì, benedetti dal Vaticano (e c’è già da riflettere), che si dichiarano contro ogni violenza e contro ogni scontro armato. Detto davanti a un groviglio di serpenti che strangola e avvelena il corpo della Siria, finisce con sottrarre forza alla resistenza e, ammantandosi di una ipocrita neutralità, lasatrica di buone intenzioni la via dell’inferno. Noi restiamo accanto al legittimo governo, al presidente Assad, alle forze armate patriottiche che, cari fratelli di Homs, purtroppo non hanno scelta se non impegnare la propria vita per fermare i sicari della criminalità organizzata internazionale. Tutto il resto è nè-nè e tradisce la verità e il popolo siriano.
Tutto ciò non incide sullla nostra solidarietà a Marinella contro i suoi detrattori. Senza nè-nè. Con lei e con noi – per i quali, insieme al lancio di mota, qualcuno ha anche fatto la scelta terroristica del procedimento giudiziario – i merdiatici  hanno dato seguito, nel loro piccolissimo, all’operazione planetaria di soppressione di voci altre, quelle dei „selvaggi“ e „dittatori“, di quelle che badano al vero, anzichè alla voce del (loro) padrone. Ci sono giornalisti che stanno alla committenza come le cortigiane stavano a Luigi XIV, come i picciotti ad Al Capone, come i caporali tedeschi al Feldmaresciallo Kesselring. Per loro, mica per niente, è in ballo il Premio Pulitzer. Ci siamo già occupati in passato del bloggista che spara su giornalisti veri, Cristiano Tinazzi, fermato dalla polizia in un gruppo di naziskin e poi candidato per il Fronte Nazionale di Freda, del savianeo geopolitico Ricucci e del davvero  esagerato Germano Monti, uno capace di inquinare con la sua lotta alla verità perfino l’onesto arcipelago della solidarietà palestinese. Ora nel coro è entrato anche un certo Lorenzo Declich (nomen omen), con una sparata contro Marinella tanto vigliacca quanto ottusa. Nascostosi dietro il dito artritico dell’ONU, di quell’ONU che per la Nato in Serbia, Iraq, Afghanistan, Libia ha fatto da notaio-zerbino, un po‘ come Napolitano ha onorato di firme tutte le scorrerie di Berlusconi, il soggetto si affanna a confutare la preziosissima opera di verifica e smascheramento portata avanti da Marinella sul menzognificio allestito dal monopolio merdiatico per lubrificare la sodomizzazione di Libia e Siria. Qui la perfidia diffamatrice è pari solo all’idiozia degli argomenti.
Lo spensierato copione delle migliori bufale dell’intelligence polverizza come nonsense, e magari complottismo, il principio del cui prodest., inserendo tra i due termini un non campione di logica. Così Assad uccide la sua gente e distrugge il suo apparato di sicurezza per offrire su piatto d’argento un bella causa ai suoi potenziali assassini; gli islamici buttano giù le Torri Gemelle e bucano il Pentagono per dare il destro alla potenza guerresca egemone di papparsi i loro paesi; Piazza Fontana è fatta dagli anarchici e Piazza della Loggia da sindacalisti per alimentare la compressione di diritti e salari che passava sotto il nome di „strategia della tensione“; Gheddafi abbatte un aereo e 81 passeggeri a Ustica in modo che Reagan non abbia scrupoli a bombardarne la casa e cento residenti, Milosevic stermina 45 civili a Racak, in Kosovo, perchè non vede l’ora che gli si bombardi la capitale e si distrugga la Serbia e i palestinesi fanno saltare la stazione di Bologna, e chi c’era c’era, perchè si ponga fine allo squilibrio che vede l’Italia patteggiare un accordo di non aggressione reciproca. Le BR poi….
Questo criterio del cui prodest, da che mondo è mondo chiave di lettura di analisti, investigatori e storici per demistificare le campagne di intossicazione atte a rincretinire e soggiogare l’opinione pubblica, è definito apoditticamente „demenziale“. Punto. In compenso, questo assertore del cui non prodest oblitera perfino le perplessità del capo osservatori, generale Mood, messo in campo dal maggiordomo Ban Ki Moon per svolgere il compito di William Walker quando, in Kosovo, s’inventò quella strage di Racak per suscitare un’indignazione collettiva che avrebbe sostenuto le ali dei bombardieri su Belgrado. Il quale Mood, per quanto manipolato da Reuters e Ansa, due bocche della verità atlantiche, di fronte all’evidenza raccolta anche da media amici, aveva dovuto esprimere dubbi sulla paternità della strage di Hula, alla vista delle decine di teste colpite a bruciapelo e dei bambini con la gola tagliata, effetti non imputabili a bombardamenti di artiglieria. Declich, scandalizzatosi perchè c’è chi ascolta anche altre voci, come quella di un governo in ogni caso infinitamente meno criminale dei regimi totalitari del Fronte di Liberazione Siriano, Israele, Usa, GB, Francia, Qatar, Arabia Saudita, Al Qaida, o quella dei centri di informazione cristiani che testimoniano la loro comunità sterminata dai „rivoluzionari“, alla fin fine si aggrappa a un unico argomento: i bombardamenti di Assad sulle case e famiglie di civili. Siccome del cui prodest  il presidente del paese, azzannato da una marmaglia di lanzichenecchi, se ne fotte, ecco che promuove coesione contro il nemico  e consenso della nazione al suo governo bombardandone i figli.
Deve aver proprio pisciato fuori dal vaso imperiale, non unica nella stampa mainstream che incomincia a rendersi conto dell’insostenibilità della vulgata di Hillary e dell’emiro del Qatar, la Frankfurter Allgemeine Zeitung, standard aureo giornalistico per ogni establishment, quando ha pubblicato dati e testimonianze su Hula che rivelavano come TUTTI gli assassinati appartenessero a famiglie sostenitrici del governo, in quartieri che sgherri armati avevano occupato e dove l’esercito regolare era entrato solo a carneficina compiuta. Granate di carri armati siriani che hanno distrutto le case? A parte il fatto che è diritto di ogni governo intervenire contro aggressori che massacrano la gente, al Nostro sono sfuggite le immagini di ribelli che, sparando razzi RPG, fanno crollare case, quelle delle case che vengono fatte passare per bombardate e invece esplodono dal di dentro, quelle delle nuvole di fumo nero che, sistematicamente, si sprigionano dalle macerie e come tali indicano che si tratta di copertoni incendiati sui tetti. Riunendo in sé due delle proprietà delle tre scimmiette, il vessillifero della „rivoluzione siriana“, non vede, non sente. In compenso parla. Ripete.
Riesce anche imbarazzante per i più avveduti tra coloro di cui si esercita a essere l‘eco. Ci fa le pulci sulle provata presenza in Siria di terroristi importati ma, occhiutissimo, non si è neanche accorto delle bandiere nere al vento di Al Qaida in Libia e Siria, o dei 600 sicari lì trasferiti dal fondatore di Al Qaida in Libia, Abdelhakim Belhadj, o delle ormai sempre più frequenti rivelazioni di stampa e servizi occidentali sulle spedizioni mercenarie guidate da forze speciali Nato. Meglio di qualsiasi nostra obiezione, lo mette al posto suo un referente di quel planeticidio che viene tanto ottusamente sostenuto. Leggetene qui sotto il suo pensiero sulla Siria. Un tantino più cinico. Ma parecchio meno stupido. E poi fatevi due risate a rileggere le inveterate scagliate contro di noi da Ricucci e compagnia.
Quando pensate che Kissinger era ministro di Nixon, consigliere di Bush 1 e 2 e oggi di Obama, alla luce dell’annientamento che programma per una nazione dopo l’altra, a partire dal Cile di Allende, non dovreste stupirvi del fatto che nella Casa Bianca, a capo dell’Occidente dove si verificano i prodromi della dittatura sul mondo, siede, come raccontatovi nel precedente pezzo, un assassino seriale di massa. Notizia (New York Times), quella di Obama che insieme ai suoi 14 capi della sicurezza si riunisce settimanalmente per stilare elenchi di assassinandi perchè „sospetti“ o „vicini a sospetti“, per cui è giudice, giuria e boia in uno. Informazione epocale su uno scherano di Wall Street che si crede Zeus e lancia droni sull’umanità che non marcia in fila, bellamente ignorata dalle armate mediatiche di cui i nostri tre scrivani eroi sono lo stormo di zanzare. Tutt’altra cosa il „manifesto“: silenziatore sul serialkiller e sua esaltazione in ultima pagina,  attorno a fotona di latinos con tocco in testa,  per cantare un peana all’angelo nero che, per nulla interessato al voto degli immigrati, regolarizza con decreto i giovani ispanici cresciuti negli States. Semplicemente grandioso per scelta delle priorità. Il collettivo sionista, in quello e in altri luoghi, avrà provato un leggero imbarazzo a vedere che il tema della Shoah, 127°dal dopoguerra (o giù di lì), è stato scelto dal 4,7% dei maturandi, avverso al 41,2% che ha preferito stare con i piedi sulla terra bruciata di oggi impegnandosi su „I giovani e la crisi“. Imbarazzo tramutatosi in euforia al constatare che ancora una vola la Shoah subita 70 anni fa è stata proposta a dispetto degli olocausti inflitti da 70 anni in qua. A Gaza (9 ammazzati da Israele negli ultimi tre giorni), terrorismo coloniale e militare in Cisgiordania del Bersani palestinese, Abu Mazen, in Libano, Siria e, attraverso dittatori surrogati, in metà dell’America Latina.
Intanto in Siria…
Ratti di Libia e bambini “ribelli” di Siria
Del Generale Robert Mood, capo della missione di Osservatori ONU e fonte cristallina di verità, ai sopranominati delatori è sfuggita la denuncia di un membro giordano della missione di Mood spia della Nato, denuncia uscita su buona parte dei media del Sud del mondo. Uno degli espisodi citati: Mood aveva portato il suo convoglio estemporaneamente a Tartus, dove non era in corso alcun conflitto da registrare, solo per ispezionare quattro installazioni militari siriane, operazione non prevista dal mandato ONU. La stessa azione veniva condottaa Rastan, sempre su strutture dell’esercito. Che Mood intenda ripetere la raccolta di elementi atti a favorire bombardamenti e incursioni mirate, già compiuta da osservatori ONU in Iraq prima dell’attacco, o da giornalisti e osservatori OSCE in Serbia a favore dei bombardieri in partenza da Aviano? A pensar male… con questi ci si è sempre preso.
Altra notiziola scartata dai probi cronisti di cui sopra, è la minaccia fatta dai loro teneri e pacifici rivoluzionari che occupano parti di Homs (unico abitato ancora non liberato dall’esercito), dove tengono in ostaggio e nel terrore di subire il noto „trattamento Sirte“  5000 abitanti, di iniziare ad ammazzare civili se l’esercito siriano non se ne va. Hannibal che, mentre sbrana un po‘ di gente, intima al poliziotto di togliersi dai piedi. Notizia confermata non solo dai bugiardoni del governo, ma da vari giornalisti alla Marinella, ovviamente a libro paga di Assad. E, ancora, l’assalto compiuto da „ribelli“ contro l‘inviato dell’Ansa, loro consanguineo deontologico, in cui sono stati massacrati sei poliziotti che lo proteggevano. Ovviamente un’operazione di Assad. Infine, assolutamente non pubblicabile, la rivelazione che gli eroici volontari di „Medici senza Frontiere“ sono stati scoperti contrabbandare dalla Turchia esplosivo plastico ai terroristi. Imperdonabile che siano stati colpiti dalle forze lealiste mentre fraternizzavano in tal modo con i „giovani rivoluzionari“. Alcuni di questi, catturati, hanno confessato che svuotavano farmacie per fornire medicamenti agli „insorti“.
Altra notizia. A suggellare un’affinità terroristica al di là dell’appartenenza alla medesima confraternita confessionale, ecco che miliziani salafiti sono ospitati a Miami nei campi di addestramento dei bombaroli anticastristi, mentre, uniti nell’unica fede narco-islamista, altri tagliagole da lanciare contro la Siria vengono istruiti in Kosovo dall’UCK, a sua volta impratichitosi nel terrorismo grazie all’intervento, nel 98-99, di Al Qaida e dello stesso Osama bin Laden, in vista di Bondsteel, la più grande narcobase militare Usa d’Europa.
Mamma li curdi!
Sherkoh Abbas, importante dissidente siriano curdo, ha sollecitato Israele a ridurre in pezzi la Siria, come previsto nel 1982 dal Piano Oded Yinon del Ministero degli esteri sionista, frantumandola tra sunniti, sciti, alawiti, cristiani, drusi, curdi…  Dopo i despoti curdi  Barzani e Talabani, che hanno svenduto il Kurdistan iracheno alle compagnie Usa e ai servizi e accaparratori di terre israeliani, ecco arruolarsi il curdo siriano per onorare le istanze di emancipazione Nato del suo popolo. Dove ha sede l’Assemblea Nazionale Curda, capeggiata da questo campione dell’unità della sua nazione attraverso lo spezzettamento di altre? A Wahington, dove se no? E l’altro frammento di curdi filoimperialisti, il „Movimento del Futuro“, dove sta? Ma a  Istanbul, nel sottoscala di quel che rimane, dopo sei scissioni, del Consiglio Nazionale Siriano. Ha invece sede in pieno territorio curdo-siriano, il PYD, organizzazione maggioritaria dei curdi siriani, da sempre ideologicamente legato all’onorevolissimo PKK della Turchia e sostenitore della Siria unita e libera di Assad. Non sarà un caso che il PKK abbia negli ultimi mesi intensificato i suoi confronti con le truppe turche, iniziativa simpatica, atta ad allegerire la pressione del Nato-turco Erdogan sulla Siria.
Con la coalizione progressista e democratica di Usa-UE-Nato-Turchia-Qatar-Arabia Saudita, di cui i nostri tre spadaccini sono i vessilliferi medatici, in assoluto marasma per via della resistenza in armi e di popolo e dell’accentuata fermezza di Putin (pensate al recente lancio dimostrativo di missili intercontinentali russi e alle navi di armi russe in rotta verso la Siria), Obama, in vista delle elezioni (Usa, ma anche messicane e venezuelane), si arrovella su un dubbio. Si chiede: guadagno più voti a contrastare Romney, primatista di demenza reazionaria e genocida, mettendomi la corazza del guerriero senza macchia, paura, indulgenze, o mi fa più gioco fermare l’Air Force, con quella maggioranza di cittadini che, animati da Occupy, sono contrari a ogni nuova e vecchia guerra? Il dubbio frantuma anche la coalizione dei volenterosi che, in confusione sul da farsi, diramano a giorni alterni invocazioni al piano di pace Annan e belluine minacce di sfracelli. Al lacerarsi del tessuto di menzogne e provocazioni perfino nella stampa main stream, cui disperatamente i nostri deontologici polemisti offrono puntelli di ricotta, al disgusto dei Brics, per ora non sanno che contraporre un’esasperazione forsennata degli attentati e delle stragi. Come se la quantità potesse porre rimedio al disfacimento della qualità. Come in Nigeria, ultima espansione del terrorismo confessionale Al Qaida-Nato, mirata a sfasciare, dopo la Libia, la più grande e petrolifera nazione africana, sono i cristiani ad andarci di mezzo. In Nigeria macellano quelli che li macellano, in Siria, colpiti dalla fanteria Nato con sequestri, massacri, tortura, distruzione o furti di case, fuggono e gridano aiuto. Il papa, loro monarca e custode, di questi ultimi non è stato informato.
Grecia: chi coglie il vento e naviga, chi s’accuccia in vista della bufera
Una cosa va detta prima di ogni altra considerazione politico-ideologico-economica. Sulla Grecia non si abbatte solo la furia predatrice degli strozzini internazionali e la collera per il fiorire di un pensiero alternativo di massa. Sulla Grecia infierisce la vendetta dei barbari. Il discorso, non della sola Merkel, di „noi brave formichine laboriose e voi cicale canterine e fannullone“ è il rigurgito moderno di un bimillenario complesso di inferiorità del Nord nei confronti della civiltà classica. Civiltà, cultura, che tutto ha iniziato e tutto ci ha insegnato. Civiltà da loro sempre inseguita, mai conquistata, dunque da obliterare. Psicologismi? Chiediamolo a Gramsci e alla sua intelligenza della „sovrastruttura“.
Syriza, fronte di 12 partiti e movimenti, che in Italia potrebbe essere paragonata a una coalizione tra Ferrero (o piuttosto la sua base), Grillo, Landini e No Tav, si moltiplica per sei e becca il 27%.  Stava al 4% due elezioni fa. Gli altezzosi devoti a piaceri solitari del KKE, scavato un fosso tra sè e le masse, si dimezzano al 4, 5% e suscitano un amarcord  che fa rivivere il lento estinguersi dei sedicenti „comunisti“ in mezzo mondo. Suscitano anche una gran collera al pensiero che, uniti, KKE e Syriza avrebbero vinto e provocato la rottura della faglia europea. Il Pasok-PD è giunto al capolinea  dove un binario morto aspetta il suo equipollente italiano. Rattrista la rinnovata adesione del Partito Comunista-Sinistra Popolare del buon Rizzo a questi custodi del terzinternazionalismo più settario e antipopolare. Sinistra Democratica, con il suo 6,26%, manda 17 deputati a coprire a sinistra l’assalto finale di Pasok-ND-UE ai greci ancora in vita. Vale un SEL. Quanto ad Alba Dorata, il parallelo è con i neonazisti di Forza Nuova e affini. In vista della dittatura mondiale perseguita dalla Cupola, vengono allevati e esibiti nel circo della democrazia trucidi energumeni pelati e in camicia nera, macchiette da Gran Guignol, perchè i boccaloni continuino a credere che la minaccia di totalitarismo siano questi figuranti e non Monti, Obama, Draghi, Merkel, Lagarde, Zoellnick… Qualche mio gentile interlocutore insiste nel dare del democretino a chiunque, da Bersani a Stipras, non si ammassi sullo scoglio in gran tempesta dove sventola il vessillo della rivoluzione, dell’uscita dall’euro (nessuno sa come si fa) e dall’Europa. E dove neppure le zattere approdano più. Posso rispondere con la constatazione che esistono anche, più perniciosi per noi, i socialcretini?
Il risultato di Syriza è grandioso e cambia le carte in tavola. Atene non si smentisce. Nella Grecia aggredita dal’autocrate persiano Ciro è sorto un Leonida, o quel Demostene che seppe sottrarre la libertà della Grecia alle grinfie imperiali dei macedoni. 71 deputati sono arrivati in quel parlamento sull’onda di 17 scioperi generali in due anni e di quella volontà insurrezionale di massa che ha difeso con i corpi e con i mezzi possibili il suo diritto alla piazza. Hanno combattuto e votato le famiglie depredate dai tagli e dalle tasse, i lavoratori dei settori pubblico e privato rimasti al quasi 50% in strada, i comunisti seri, gli anarchici, gli studenti, i giovani. Fate un confronto tra le celebrazioni post-elettorali di Nuova Democrazia e di Syriza. Altro che „una faccia una razza“. Due facce, due razze: quella che fa indistinguibili i manifestanti di Occupy, del Quebec, di Madrid, di Santiago del Cile, da quelli di Syntagma. E l’altra che confonde i fichetti, yuppies, signore laccate di Nuova Democrazia, con il seguito arancione della Timoshenko, con quello verde dei quartieri alti di Tehran, o con la fauna di Cortina, o della Bocconi.
Syriza rifiuta il memorandum sociocida  ed è la priorità e la possibilità. E‘ il prerequisito per il ricupero della sovranità. Ha promesso che lo combatterà in parlamento e, ancora, nelle piazze. I giochi sono aperti: la vecchia oligarchia regnante è totalmente screditata. I greci sanno che ulteriori tagli per 11 miliardi li stroncherebbero definitivamente, che i prestiti ingrosseranno il debito e schizzeranno attraverso l’economia per alloggiarsi presso banchieri oltremare, che il licenziamento di 150mila statali preteso dalla Troika (alla maniera della Cuba di Raul, dove saranno un milione e mezzo a finire dietro a bancarelle), comporta la fame per un milione di famiglie. La fase richiede, mi pare, la transizione da un disastro senza limiti a un’economia equa, dinamica e partecipatoria. In parlamento si dovranno denunciare la corruzione dei cleptocrati e le spese assurde per le burocrazie militari e clientelari. Syriza non richiede oggi l’uscita dalll’euro (quante Piazza Fontana seguirebbero?), checchè sognino i dormienti, perchè vorrei vedere il greco che si ritrova con la dracma e i risparmi e salari dimezzati. Ma tale uscita in prospettiva sarà indispensabile una volta  confiscati  i beni rubati dagli oligarchi e nascosti in Svizzera o nei paradisi fiscali, e che gli interessi d’usura del sistema bancario europeo e internazionale siano stati rinegoziati, magari sotto minaccia di un abbandono della Nato, dando un minimo di fiato all’economia e ai livelli di vita. Con la propria valuta nazionale la Grecia riprenderebbe il controllo sulle sue finanze, tasso di cambio, strumenti di politica monetaria e degli investimenti. Nel frattempo sospenda il pagamento del debito (e ne scopra le componenti illegittime), metta il cappio al collo degli evasori miliardari, faccia un trapianto di organi vitali dai briganti armatori, evasori stramiliardari, al corpo agonizzante del popolo, imponga rigidi controlli sui capitali, congeli depositi bancari per evitarne la fuga, si rifornisca di fondi da fonti alternative: Russia, Iran, Venzuela, China e altri Stati non ligi alla Troika. Affidi al controllo operaio la gestione di industrie fallite, abbandonate, inefficienti, ai giovani l’innovazione e la rinascita di un’agricoltura uccisa dalla voracità di multinazionali e importatori.
E‘ il libro dei sogni? Dipende da che sostegno l’azione parlamentare otterrà dalla mobilitazione ed energia di piazza, non solo in Grecia. Gli eurocrati saranno tanto spaventati quanto spietati. Ma i 300 delle Termopili ce la potranno fare. Abbiamo lasciato che Serbia, Iraq, Libia si sacrificassero da soli, anche per noi. Oggi sono la Siria e la Grecia  a poterci salvare. Tocca a noi darci da fare per salvare loro. I fronti sono tanti, c’è anche quello in fiamme d’Egitto, dove gli Usa, barcamenandosi tra i Fratelli Musulmani e i più affidabili generali, hanno benedetto il colpo di Stato con cui è stato sciolto il parlamento, i generali si sono ripresi il potere legislativo e hanno riabilitato alle elezioni presidenziali il boia di Mubaraq, Ahmed Shafiq. La reazione del popolo di Tahrir ha ribadito che i destini di popoli e classi sono intrecciati, una è la guerra, uno il nemico. Capito questo, abbiamo vinto.
Eroi di Napolitano. Bravi a sparare sui pescatori.
Rimpiangere Cossiga?
Senza dubbio non tutte le conquiste del passato possono essere considerate ancora sostenibili e nemmeno ugualmente valide rispetto a nuove concezioni e misurazioni del benessere e della qualità della vita“. Questo, strappato pari pari dalle labbra della Fornero, ha sentenziato Giorgio Napolitano sporgendosi dal balcone su una sterminata massa di precari senza futuro, pensionati senza cibo, cittadini con casa rubata dalle tasse, operai senza rappresentanza sindacale seria e licenziabili a uzzolo del padrone, referendari rasi al suolo dal fuoco congiunto PD e PDL. Le misurazioni del benessere e della qualità della vita vanno fatte su Briatore, Benetton, Marchionne e su quel 10% di italiani che hanno il culo al caldo del 50% della ricchezza nazionale. Non v’è alcun dubbio che Napolitano, petalo di quel quadrifoglio della fortuna Nato-BCE, composto da lui con D’Alema, Veltroni, Bersani (il gambo si chiama Violante) e per lunghi anni concimato nell’orto del PCI togliattian-berlingueresco, tra tutti i nostri capi di Stato si è dimostrato il più equilibrato, imparziale, sopra le parti, saggio ed equo rappresentante di tutte le componenti della nazione. Con particolare cura per quelle minoritarie. Appunto il nominato 10%. Con la garza della sua „viva e vibrante commozione“ applicata sulle piaghe inflitte al paese da una banda di mafiosi promossi al governo del paese, ha permesso agli italiani di sopravvivere in coma vigile e di risvegliarsi nell’esultanza di un colpo di Stato che, come con Vittorio Emanuele di fronte alle intemperanze di lavoratori e socialisti, ha rimesso tutte le cose nel loro naturale ordine. Quello occupato del 10%.
Non si è concesso nè sosta, nè riposo, l’ultraottuagenario, allevato da manovratori illuminati fin  da quando lo mimetizzavano  da entusiastico celebratore dei carri armati di Budapest. Sulle insostenibili „conquiste del passato“, rappresentate in primis dall’anacronistico scudo della sovranità nazionale, consegnatoci in punto di morte dai martiri del Risorgimento, già ridotto a carta velina dal Patto Atlantico,  in nome delle „nuove concezioni e misurazioni“ ha fatto marciare gli stivaletti di pelle umana degli gnomi di Francoforte e di Bruxelles. Non c’è articolo della Costituzione che lui, massimo custode, non abbia liftato e reso trendy, restaurandolo in pret-à-porter europeo (art. 81: pareggio di bilancio, costi quel che costi al popolino e, art. 41, eliminazione della forzatura sociale sulla libertà d’impresa), o addirittura grantendogli una rivitalizzante metempsicosi (art.1: repubblica fondata non più sull‘arcaico lavoro, ma sull’allegra dissipazione praticata a beneficio universale dalla minoranza del 10%; art.11: repubblica che ripudia la pace).
Infine, soddisfatte tutte le esigenze della modernità, restava da rivedere un altro istituto a lungo ostico al 10% (che poi, a ben vedere, è solo quell‘1% a rischio di estinzione che viene perseguitato da Tsipras, Assad,Tahrir e Occupy), la vecchia storia democratica dei  pesi e contrappesi tra i poteri della Repubblica: legislativo, esecutivo, giudiziario (quello militare sta di riserva). Rivelato in termini impropriamente diffamatori dal „Fatto Quotidiano“, che visti i suoi implacabili attacchi ai commessi viaggiatori della Suprema Banca deve essere certamente pagato da poteri occulti,  l’assalto di Giorgino o‘ padrino alla magistratura fa rosolare d’invida la buonanima di Francesco Cossiga. Dopotutto, il bislacco gladiatore si era limitato a garantire con Gladio-Decima Mas-mafia l’incolumità nazionale, a spedire Falchi fucilatori contro i sediziosi di piazza e a tirare colpetti a salve contro „giudici ragazzini“. C’era il dramma di un ex-ministro degli interni e presidente del Senato ai tempi in cui mafia e Stato, accendendo fuochi purificatori tra Capaci e Via die Georgiofili, tentavano disperatamente di tenere a bada il Mazinga comunista. Quei successori, nella disobbedienza e forse nella nemesi, di Borsellino e Falcone, avevano osato incriminare un illustrissimo e intoccabile rappresentante dello Stato e, addirittura, volevano metterlo a confronto con colleghi e pentiti che straparlavano di trattativa mafia-Stato. Succedeva sotto l’occhio dell’allora ministro di polizia e di quello della Giustizia, il quale  si era attribuito il merito di aver allentato il cappio disumano del 41bis ad alcuni interlocutori della trattativa e delle collegate esecuzioni di massa.
Così Mancino, sentita l’aria nuova che  ha preso a tonificare il 10%, cui lui di dirittto appartiene, ha chiesto al presidente, per interposto braccio destro D’Ambrosio, di raddrizzare le cose e i magistrati di Palermo, soffocando così una volta per tutte le mefitiche esalazioni emesse dal pool di coloro che insistevano a soddisfare il diritto alla verità di una proterva maggioranza del 90%. E cosa ha fatto Napolitano? Ha innovato, perbacco. Si è messo al passo con Obama e si è dato, applicando la sua autorità puramente morale in quanto arbitro istituzionale, il ruolo ben meno anodino di incursore sulle fasce. Il centrattacco, del resto, l’aveva già fatto: dando l’assist al gol della punta Monti, con il quale la Banca Centrale Europea, e chi sopra di essa, avevano chiuso ogni partita del vecchio campionato di classe. Il capo dei procuratori della repubblica, inebriato anch’esso dall’aria nuova, ha ottemperato. Non s’incapponisca quel fanatico palermitano di Ingroia, si faccia coordinare da chi al fedele custode dei  misteri del 92-93 saprà rendere il dovuto.
Osservando da vicino l‘erede di un’illuminata e rimpianta monarchia assoluta, se non addirittura di un re, a un bel tomo di Cagliari, avvocato e pure donna, è venuto in mente di riflettere sul fatto che, per molto meno, Nixon era stato impallinato da impeachment. Ha considerato che imporre, su ordini dall’alto, un premier e un governo non legittimato dal voto popolare, insieme a una serie di altre trasgressioni, non costituiva proprio garanzia della Costituzione.  E così, per Giorgino o‘ Delfino, ha azzardato una balzana prospettiva di messa in stato d’accusa. Attentato contro l’integrità, l’indipendenza e l’unità dello Stato (sovranità monetaria trasferita dal popolo italiano alla BCE, quella politica, eocnomica, militare, passata a privati esterni); associazione sovversiva; attentato contro la Costituzione dello Stato; usurpazione di potere politico; attentato contro gli organi costituzionali; attentato contro i diritti politici del cittadino; cospirazione politica mediante accordo; cospirazione politica mediante associazione. Tutto questo prima che gli venisse offerta l’ulteriore ghiotta occasione dell’intervento presidenziale sull’indipendenza dei magistrati. Colpo di Stato? Secondo ogni dottrina giuridica costituzionale è colpo di Stato. C’è chi ne è pratico. E i golpisti nel governo applaudono.
E‘ matta l’avv. Paola Musu da Cagliari? Forse non s’è avveduta che, storicamente, un potere criminale economico a un certo punto ambisce  a farsi politico. A farsi Stato. Prima la mafia regnava per interposta persona. Successivamente, grazie a quattro bombette, è entrata a gamba tesa nel palazzo. E così difficile comprendere Napolitano quando, fatto fare ogni cosa agli altri per tanti anni, ha ritenuto arrivata l’ora di farsi avanti in prima persona, con tanta „vibrante e commossa soddisfazione“ dei suoi papà e mamma, della famiglia tutta. Legittima aspirazione umana, no? Tutto il resto sono maleinterpretazioni, strumentalizzazioni e manipolazioni, dice Napolitano delle intercettazioni. Come Berlusconi.
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H. Kissinger “Sono davvero sorpreso da come fa Assad a restare ancora al potere. In passato suo padre era l’unico leader arabo che mi ha battuto. Nel’1973, se non era per Anvar Sadat, il padre del giovane Assad avrebbe potuto battere l’occidente sul campo, perché la Siria di allora, come lo è anche adesso, era il nucleo più potente della resistenza araba all’occidente. Sono sicuro che senza l’aiuto di Sadat ci sarebbe stata una guerra contro Israele e gli arabi avrebbero potuto vincere contro Israele. Noi (Israele o America ? ndr) abbiamo fatto tutto ciò che era possibile contro l’Iran e contro la Siria. Personalmente ero al corrente di tutte le offerte che abbiamo fatto a Assad per allontanarsi dall’Iran, ma lui non ha ceduto e confesso che in lui ho visto l’immagine del padre che mi aveva battuto in modo eguale nel’1973. Ora è dal maggio 2011 che stiamo cercando di destabilizzare il suo regime, ma non riusciamo a stanarlo e questo mi ricorda quella formidabile forza che era l’impero mongolo che aveva preso tutto l’Asia Centrale e il Medioriente in un lampo, ma si fermò dietro le mura di Damasco. La cosa che mi sorprende è che la Siria, pur restando un paese senza grandi risorse e quasi povero, dispone di infrastrutture cosi forti e cosi stabili; ha i generi alimentari immagazzinati per oltre 5 anni ed è auto sufficiente per servizio sanitario ed energetico, inoltre, dall’esercito siriano composto da più di 500 mila unità, siamo riusciti ad ottenere solamente 1500 defezioni in tutti questi mesi e non riusciamo a dividerla internamente pur essendo un paese composto da circa 40 etnie diverse. Senza dubbio la grande maggioranza dei siriani sta con Assad e il paese ha l’appoggio dell’Iran, Russia e Cina. Non ci resta che insistere con la strategia di farla scoppiare dall’interno. Dobbiamo continuare a mantenere alte le fiamme che abbiamo acceso e farla bruciare internamente. Noi non possiamo rinunciare ai nostri interessi e dobbiamo continuare e destabilizzare la Siria per ottenere ciò che vogliamo.”

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Hugo Chávez chiede il rimpatrio del suo oro e la Banca d’Inghilterra non ce l’ha più

di Attilio Folliero – 21/08/2011 La Banca di Inghilterra ha venduto tutto il suo oro, anche quello che il Venezuela le aveva affidato in custodia. Secondo l’analista Max Keiser la Banca di Inghilterra non ha l’oro venezuelano e per questa deve rivolgersi al mercato per poterlo consegnare al Venezuela. Oggi il Venezuela chiede giustamente il rimpatrio delle sue 211 tonnellate d’oro che erano state inviate in Inghilterra e in altre banche di tutto il mondo, come garanzia per i prestiti erogati dal Fondo Monetario Internazionale ai governi di Jaime Lusinchi nel 1988 e di Carlos Andrés Pérez nel 1989. Il Venezuela ha cancellato tutti i suoi debiti da vari anni, ma l’oro dato in garanzia rimane nei forzieri delle banche di vari paesi: il 17,9% in Inghilterra, il 59,9% in Svizzera , l’11,3% negli Stati Uniti, il 6,4% in Francia e lo l 0,8% a Panamá; mentre solo il 3,7% delle sue riserve d’oro si trovano nelle casseforti del Banco Central de Venezuela. Oggi Hugo Chávez ha richiesto il rimpatrio del suo oro e risulta che la Banca di Inghilterra, pure percependo un compenso per custodire l’oro venezuelano, nella realtà l’aveva venduto. Giustamente, di fronte alla domanda del governo venezuelano, ora lo deve consegnare, non ha materialmente l’oro e quindi per adempiere ai suoi obblighi deve cercarlo nel mercato mondiale, cosa che sta facendo salire il prezzo. Ovviamente Hugo Chávez non è la causa di questo rialzo, ma la colpa è dei banchieri ladri che hanno venduto persino l’oro che dovevano custodire. Inoltre la giusta richiesta di Hugo Chávez ha allertato il mercato mondiale, generando ancora più incertezza in relazione all’opportunità di detenare divise quali il dollaro e l’euro. Tutti gli investitori del mondo stanno comprando oro ed argento come beni rifugio. Ricordiamo che il Venezuela detiene una delle più forti riserve internazionali di oro al mondo con 366 tonnellate e inoltre ha miniere di oro, come quella di Las Cristinas, una delle più grandi del mondo con più di 500 tonnellate di riserva. Oltre al rimpatrio del metallo prezioso, Hugo Chávez ha annunciato la nazionalizzazione di tutte le attività ollegate all’oro, perché, come ha spiegato, si tratta di un prodotto strategico e lo stato non può lasciare in mani ai privati e alle multinazionali straniere le proprie attività. Fino ad oggi, in Venezuela le attività di settore minerario collegate alll’oro erano date in concessione a imprese transnazionali che potevano trattenere il 50 percento dell’oro estratto, mentre dovevano vendere il restante 50 percento alla Banca Centrale del Venezuela. D’ora in poi, sarà lo stato a incaricarsi dell’estrazione dell’oro e di tutte le attività collegate. Inoltre Hugo Chávez, in accordo con la Banca Centrale, in virtù della crisi che penalizza Stati Uniti ed Europa e in attesa del probabile crollo del dollaro e dell’Euro, ha annunciato che la sua riserva internazionale, oggi totalmente nelle banche dei paesi in crisi, sarà diversificata e messa nelle banche di Brasile, Russia e Cina, cioè in banche dei paesi BRICS, che rappresentano il futuro dell’economia mondiale.

-o0o-Gozer:3 giugno 2012 at 10:04

Consiglio a quel povero cristo di Chavez di far controllare bene i lingotti, se e quando arriveranno, visto che adesso i signori sono avvezzi a fare la napoletanata del “pacco, doppio pacco e contropaccotto”, lingotti farciti al tungsteno. Zero Hedge – Venezuela Gets First Shipment Of Physical Gold Today Di Tyler Durden, venerdì 25 novembre 2011 Adagosto la notizia che il presidente venezuelano Hugo Chavez aveva deciso dirimpatriare l’oro del suo paese dalle valults londinesi aveva fatto titoli sumolti giornali ed è stato uno dei fattori che hanno contribuito alla salita delprezzo dell’oro sin oltre i 1.900 dollari l’oncia. Poipiù o meno silenzio sino ad oggi: Bloomberg ha riportato che il Venezuelariceverà oggi la prima spedizione di oro rimpatriato dalle banche statunitensi,canadesi e inglesi. “Chavez,parlando alla televisione, ha detto che i lingotti saranno scortati alle camereblindate della Banca Centrale del Venezuela dall’esercito non appena arriverannoper via aerea nel paese del Sud America. L’oro che era in Inghilterra sta perarrivare, ha detto Chavez. L’opposizione è passata al contrattacco dicendo che lofarà portare al palazzo presidenziale o che lo manderà a Cuba o altre cose delgenere. Chavez, in origine un paramiliatare e un auto professato socialista, inagosto aveva ordinato alla sua Banca Centrale di far rimpatriare 11 miliardi didollari equivalenti d’oro custodito nelle banche occidentali per creare unoscudo protettivo contro la volatilità dei mercati finanziari”. Chavezavrà dimostrato una fenomenale capacità di previsione avendo fatto rimpatriarel’oro proprio pochi mesi prima che l’Europa cadesse nella spirale abissale deidebiti tossici o le sue paure saranno state infondate? Resta da vedere. Comunque probabilmente dormirà meglio sapendo che il suo oro non è più nellevaults dell’LBMA, della HSBC o qualche decina di metri sottoterra nei camereblindate della FED di New York. Questoovviamente sempre nel caso in cui riceva davvero oro 99.99 e non qualche altroblocco di tungsteno con una bella tinteggiata sopra. Nel recente passato sono stati scoperti diversi lingotti d’oro falsi, nel senso che erano in tungsteno placcato con una sottile lamina d’oro puro. Nella realizzazione dei lingotti falsi, la scelta del tungsteno non è casuale: infatti questo metallo ha un peso specifico molto simile a quello dell’oro (la densità dell’oro è di 19.320 kg/m³, mentre quella del tungsteno è di 19.250 kg/m³), ma ovviamente costa molto meno. Ne consegue che è impossibile distinguere dal solo rapporto peso/volume un lingotto d’oro da uno di tungsteno. Le prime falsificazioni avvennero negli Stati Uniti all’epoca della presidenza Clinton (1993-2001), quando il governo degli Stati Uniti produsse circa 1.500.000 lingotti di tungsteno da 400 once (12,44 kg) l’uno. Successivamente 640.000 di questi lingotti furono placcati in oro e spediti a Fort Knox, dove dovrebbero trovarsi ancora oggi: esistono copie dei documenti di spedizione che attestano date, quantità e peso dei lingotti consegnati a Fort Knox. I restanti lingotti, dopo essere stati placcati, vennero immessi sul mercato. Alcuni osservatori avanzano l’ipotesi che la falsificazione sia avvenuta in seguito alle richieste di pagamento dei Buoni del Tesoro USA da parte della Cina, la quale iniziava a temere il deprezzamento dei dollari presenti nei suoi depositi valutari. In seguito, questa falsificazione di stato ha fornito l’idea a falsari privati che hanno prodotto lingotti d’oro ripieni di tungsteno. Il rischio di falsificazione non riguarda solo l’oro ma anche l’argento, che può essere sostutuito dal molibdeno: la densità dell’argento è di 10.490 kg/m³, mentre quella del molibdeno è di 10.280 kg/m³. Pur non essendo stati trovati lingotti falsi, alcuni osservatori hanno posto l’accento sul deciso aumento della produzione di molibdeno da quando sono stati creati gli ETF, strumenti finanziari che permettono di comprare “metallo di carta”, alludendo al fatto che i gestori di questi fondi potrebbero aver prodotto falsi lingotti a copertura, almeno parziale, dei certificati emessi. Invece a livello industriale i problemi sono teoricamente molto limitati, visto che il molibdeno ha un punto di fusione ben più alto di quello dell’argento: la truffa verrebbe subito scoperta. 11 Miliardi di dollari in oro sono circa 200 tonnellate che per inciso sono robetta nel contesto globale. La Banca D’Italia ha riserve per 5000 tonnellate cioè 25 volte il Venezuela. La vera ricchezza del Venezuela è il petrolio, le cui riserve sono intorno ai 100 miliardi di barili…ogni barile vale 100 dollari ….proprio così 10.000 (diecimila) miliardi di petrolio depositato sottoterra!!! Più ha riserve di scisto bituminosi pari ad almeno 250 miliardi di barili che oggi non sono economicamente sfruttabili, ma in futuro con lo sviluppo della tecnologia estrattiva potrebbe esserlo. Il petrolio a differenza dell’Oro ha un reale utilizzo pratico, senza energia sarebbe impossibile fin anche produrre il cibo che consumiamo. Detto questo devo capire ancora bene da che parte stia Chavez e che ruolo stia interpretando. Da una parte vedo documentari che dimostrano, sembrerebbe, un reale appoggio da parte della popolazione al suo leader, sembrerebbe democraticamente eletto, hanno cercato di destituirlo, ma nn ci sono riusciti, poi adesso è anche afflitto da un brutto male, dal quale spero possa rimettersi. Ciò che mi fa pensare che possa essere controllato anche lui è il fatto che comunque i Rothschild possiedono una BC anche in Venezuela. Il Sig.Proietti mi scuserà se posto questo video di Youtube su Ron Paul che ha scoperto che la FED nn ha più oro depositato? http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=eQB4-6nrGhQ# Detto questo penso che il forte rialzo dell’oro di venerdì scorso, primo giugno, sia da attribuire alle insistenti voci di un probabile QUANTITATIVE EASING-FASE3 (Q3) cioè l’immissione sui mercati finanziari di nuova carta straccia, appena stampata, fresca fresca. La finanza globale si regge su un enorme schema Ponzi, supportato da dei pezzettini di carta che nn hanno alcun valore e a breve saranno solo e unicamente dei numeri in un computer centrale, così si risparmiano le spese per la carta, la stampa e la gestione della valuta stessa, che ha un costo in termini di portavalori ed eventuali rapine.

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HIP:

Raul Paul descrive questo scenario, dopo aver appreso la notizia di una possibile unione di forze per formare una parternship strategica tra Rockefeller e Rothschild, questo spiega la mancata presenza della famiglia Rockefeller all’annuale consesso in Virginia. • L’Occidente entra nella seconda recessione nel corso della attuale Depressione; e nessuna delle economie del G20 ha il motore della crescita acceso, tutte sono in stallo contemporaneamente. • I dieci Stati con il più grosso debito pubblico hanno debiti sommati pari al 300% del prodotto interno lordo mondiale. • La storia ci insegna che quando occorre una bancarotta sovrana, altre seguono in effetto-domino. • In Europa, i governi hanno ben poco fiato rimasto per ‘salvare’ la prima loro banca che fallirà; dunque il primo grande fallimento bancario trascinerà il fallimento del sistema bancario europeo, e infine degli Stati europei. ‘Non ci sono freni per bloccare il processo’. • E la bancarotta degli Stati non è in sè il peggio. Il vero problema è che i 70 trilioni di dollari del debito dei primi dieci Paesi (G-10) servono come collaterale per 700 trilioni di derivati… Pari al 1200% del PIL mondiale. • E come credere che Giappone e Cina non saranno i prossimi? E gli USA sopravviveranno senza danno? • È il Grande Reset. • Il collasso bancario globale significa che non ci sarà credito commerciale, nè finanziamento per i trasporti navali, nè per gli agricoltori, niente leasing, non più mercati dei titoli, niente. • I mercati stanno comprendendo che nè il Quantitive Easing, nè i prestiti all’1% alle banche, nè lo EFSF, sono in grado di frenare il collasso. Quando Spagna e Italia dovranno nazionalizzare le banche, mettendo i debiti delle banche a carico del debito pubblico sovrano, saranno chiuse fuori dai mercati. Non avranno più compratori dei loro BTP o Bonos. • Tutto il denaro possibile si rifugerà in titoli pubblici di USA, Germania e inizialmente di Gran Bretagna e di Giappone, a interessi dell’1%. Tutte le operazioni ‘short’ saranno vietate, come i CDS e i derivati. • ‘Non resteranno più che il dollaro e l’oro’. • Ancora sei mesi per proteggersi. Pensate ai rischi delle controparte che non pagherà, ai rischi di custodia, e ai rischi di cassaforte e affidamento dei beni: ‘Ricordatevi che niente e nessuno è fidato. Indosssate l’elmetto e acquattatevi fino a quando il nuovo mondo emergerà’

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2 giugno 2012 | Autore

Benjamin Fulford, 28 Maggio 2012 Benjamin FulfordGli insider predicono 5 giorni di ferie bancarie in Europa prima della fine dell’Euro, il Renminbi (moneta cinese; ndt) potrebbe sostituire il dollaro USA nel mese di settembre La resa dei conti finale nella guerra finanziaria in atto appare imminente. Il BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa; ndt) e l’alleanza di 140 nazioni si stanno preparando ad offrire di comprare tutti i dollari statunitensi in contanti e sostituirli con una nuova moneta sostenuta da un paniere di materie prime, compresi i metalli preziosi; secondo molte fonti. Dopo questo movimento, nessun denaro stampato dal sindacato del crimine americano, la Federal Reserve Board, sarebbe accettato come moneta dal gruppo dei 140 Paesi. Tutto ciò porterebbe alla fine dei giochi la Cabala criminale che ha preso il potere illegalmente negli Stati Uniti. Prima di questa mossa però, ci saranno cinque giorni di ferie bancarie in Europa, a cui seguirà la fine dell’Euro e la reintroduzione delle vecchie monete nazionali come il Marco e la Dracma; dicono fonti della famiglia Rothschild. La situazione, tuttavia, rimane estremamente volatile e ci sono segni di manovre pericolose e finali da parte della Cabala. In Giappone, il tentativo di creare il panico sul terrorismo nucleare a Fukushima, attraverso i media controllati dai cabalisti, è accompagnato da rinnovate minacce di deflagrazione atomica. La nave di perforazione in acque profonde, Chikyu Maru, è stata avvistata al largo della costa del complesso nucleare di Rokkasho Mura nella Prefettura giapponese di Aomori; secondo l’intelligence militare nipponica. La nave ha un equipaggio di americani e di schiavi giapponesi che hanno subito il lavaggio del cervello. Rokkasho Mura è il luogo di un gigantesco complesso di trattamento del plutonio che ne ha già prodotto talmente da fabbricare 5000 armi nucleari. L’invio della Chikyu Maru per forare le testate atomiche tattiche nel fondo del mare al largo della costa di Rokkasho Mura, è un tentativo della Cabala per ricattare il Pianeta con un olocausto nucleare. Nave da perforazioni Chikyu Maru Nave da perforazioni Chikyu Maru Shoichiro Kobayashi, consigliere della Kansai Electric Power e Yoshiyasu Sato, consigliere della Tokyo Electric Power, entrambi membri della Commissione Trilaterale, il sindacato del crimine Rothschild, saranno presi per un interrogatorio vigoroso sulla loro conoscenza di questa reiterata minaccia terroristica. Ci si aspetta che cantino come canarini e puntino il dito direttamente sui gangster Rockefeller dietro a queste più recenti intimidazioni. Messaggio alla famiglia Rockefeller: “Esonerate David, David Junior, Nicholas e J. da ogni responsabilità e cedete il controllo dell’organizzazione Rockefeller ai membri femminili della famiglia. Se non lo fate, ogni singolo discendente di John Rockefeller sarà cacciato ed eliminato da tutti i livelli di esistenza per sempre.” Già che ci siamo, vorremmo anche gentilmente chiedere alla famiglia Du Pont di ritirare tutte le sostanze cancerogene e gli agenti chimici che causano infertilità dalle loro linee di prodotti in Giappone e altrove. Fonti della malavita giapponese stanno altresì ora riferendo che la Kai Inagawa e la Yamaguchi Gumi, bande yakuza, sono divise tra coloro che stanno ancora lavorando per il comitato dei 300 e quelli che vogliono ripristinare l’indipendenza giapponese. Il succo del discorso è che i traditori di punta, schiavi del suddetto comitato, Yasuhiro Nakasone e Junichiro Koizumi, sono diretti verso la punizione del Cielo. Domanda per Nakasone: “Che cosa c’era in tutte quelle casse blu caricate dal suo popolo in un sottomarino e inviate alla sua patria, la Corea del Nord? C’era la prova documentata dei suoi misfatti o ha inviato plutonio giapponese?” Le altre persone che compaiono sulla lista del crimine in Giappone sono Hisashi Owada della Corte Internazionale di Giustizia e Eiji Katsu del Ministero delle Finanze. La Principessa Masako, figlia di Owada, ha recentemente tentato di avvelenare l’Imperatore Giapponese; secondo il clan delle famiglie all’interno della Casa Reale. Pricipessa MasakoPricipessa MasakoL’Imperatore, che recentemente è rientrato dall’Inghilterra, ha discusso con la Regina tra le altre cose della Società del Drago Bianco. Un portavoce dell’Imperatore ha chiesto un incontro con un rappresentante della White Dragon Society il 26 maggio ma, nel bel mezzo, questo è stato bruscamente rinviato dalla parte dell’Imperatore. Non sappiamo il perché. Crediamo che Akihito e la Regina abbiano accettato di esautorare i Satanisti dal Comitato dei 300 e di sostenere una massiccia campagna per porre fine alla povertà e fermare la distruzione ambientale. Lettere scritte a mano saranno consegnate ad entrambi i lati domandando il sostegno per un tale progetto e richiedendo la loro comparizione volontaria davanti alla verità e al collegio di riconciliazione. Tornando alla situazione in Europa, notiamo che la maggioranza delle relazioni sulla “crisi finanziaria” lascia l’elefante fuori dal salotto, cioè il BRICS con l’alleanza delle 140 nazioni. Il link alla mappa che segue spiega il vero motivo della crisi: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Cumulative_Current_Account_Balance.png In sostanza, l’Europa ha raggiunto il massimo della sua carta di credito con il resto del mondo. Il Continente nel suo insieme ha bisogno di negoziare una ristrutturazione del suo debito con il rimanente del Pianeta. L’altra parte della Terra sta chiedendo in cambio la fine dell’incessante belligeranza. L’unico Paese europeo diverso dalla Germania che ha abbastanza denaro per risolvere la crisi senza referenze fuori dall’Europa è la Russia. Fate un appello a Putin. Il Ministro delle Finanze canadese Jim Flaherty, il più longevo ministero in servizio al G8 e partecipante diretto ai negoziati finanziari degli ultimi anni, spiega la situazione molto chiaramente in questo editoriale: http://www.fin.gc.ca/n12/12-054-eng.asp In pratica, dice che gli Europei devono prendere la loro medicina, proprio come tutti gli altri paesi che in passato si sono rivolti al Fondo Monetario Internazionale per i soldi. Il licenziamento del capo della Banca Vaticana la scorsa settimana e le turbolenze nel Vaticano stesso sono più che segni della fine di un’era in Europa. Anche la situazione negli Stati Uniti sta arrivando al dunque. Una fonte d’agenzia statunitense molto importante ha chiesto che le seguenti informazioni siano diffuse in lungo e in largo: Il numero di sicurezza sociale del presidente Obama 042-68-4425 apparteneva ad un certo John Paul Ludwig, nato nel 1890. La nonna di Obama, Madelyn Payne Dunham, ha lavorato in un ufficio di successioni testamentarie nelle Hawaii dove aveva accesso a numeri di previdenza sociale di individui deceduti. Siccome Ludwig non aveva mai ricevuto benefici di previdenza sociale, non ci sarebbero stati vantaggi nell’indagare, quindi non sono mai state sollevate obiezioni. Dunham, sapendo che il nipote non era un cittadino degli Stati Uniti perché era nato in Kenya ed è diventato Indonesiano al momento della sua adozione, ha perlustrato i registri di successione fino a trovare qualcuno, trapassato, che non aveva ottenuto i benefici previdenziali ed ha selezionato il signor Ludwig per Obama; così ha spiegato l’agenzia ufficiale. Anche nei confronti di Henry Kissinger sono state fornite prove dettagliate di crimini in materia penale, da fonti in Indonesia. Fondamentalmente, Kissinger è stato coinvolto nell’omicidio di 14.000 indonesiani in Papua Nuova Guinea al fine di agevolare l’estrazione dell’oro da Freeport; informa una Compagnia di Kissinger. Egli riceve 500.000 dollari l’anno, da loro, come membro del consiglio e ne ottiene altri 500.000 in spese di consulenza. Renminbi o Yuan Renminbi o YuanIn ogni caso, una volta che il Governo corporativo degli Stati Uniti viene messo fuori mercato, il Renminbi (valuta della Cina; ndt) diventerà la moneta del mondo. La data indicata da due “informati” per questo evento è il 16 settembre. Dobbiamo ancora una volta ricordare ai lettori che molte date si sono succedute, senza predizioni di svolta vera, quindi per favore rimanete scettici e credete solo al 100% quando in realtà le vedrete accadere. Tuttavia, è vero che la Cina è stata sistematicamente a comprare tutti i prodotti naturali come alberi, rame, terreni agricoli o qualsiasi cosa di tangibile per sostenere una valuta basata sulla realtà. Fonte articolo e traduzione di: Sebirblu.blogspot.com

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Nipotini di Mao: dal libretto rosso al libretto bancario

maomoneySegnalazione del Centro Studi Federici Tutti il mondo è paese: in Cina come in Italia, numerosi sedicenti rivoluzionari che un tempo leggevano il Libretto Rosso di Mao, ora sono dei milionari che hanno preferito consultare il libretto bancario.

Cina, anche la nipote di Mao tra i nuovi miliardari, di Luca Fusari

Nonostante le campagne moralizzatrici del nuovo leader cinese Xi Jinping, nella lista stilata dalla rivista finanziaria locale New Fortune, elencante le 500 persone più ricche della Repubblica popolare cinese nel 2013, oltre ai “soliti noti” tycoon più o meno implicati con la politica e collegati al Partito Comunista e saldamente al vertice della piramide sociale della Cina, si è aggiunta quest’anno al 242esimo posto nella classifica anche Kong Dongmei, che insieme al marito Chen Dongsheng, è a capo di una compagnia d’assicurazioni e può contare su una fortuna personale stimata intorno ai 5 miliardi di yuan (circa 620 milioni di euro).

Kong Dongmei, è una giovane quarantenne, sposata e con tre figli, ed è l’unica figlia ancora in vita di Li Min, nata dal matrimonio tra Mao Tse-tung con la seconda moglie He Zizhen. Kong ha conseguito un master negli Stati Uniti in Pennsylvania nel 1999 ed ha “capitalizzato” il nome del nonno Mao, tra i fondatori nel 1949 della Repubblica Popolare di Cina e suo presidente tra il 1954 e il 1959. La nipote Kong oltre agli affari si occupa anche di un circolo culturale e di una libreria nati con lo scopo di “proteggere la cultura comunista” e l’eredità del nonno.

Sotto il regime autoritario di Mao Tse-tung vi fu l’uso sistematico della repressione e dei lavori forzati (Laogai), lo sterminio di milioni di contadini nella riforma agraria del 1951, nel 1958 la collettivizzazione rapida e forzata delle terre, l’intervento cinese in Corea, la carestia del 1958-1961, l’invasione del Tibet e il conflitto sino-indiano del ’62, e la violenza della Rivoluzione Culturale. Tra il 1959 e il 1962, nel periodo del “gran balzo in avanti“, si stima che a causa della sua politica morirono tra i 13 e i 46 milioni di cinesi.

Dopo il 1958 Mao mantenne solo la carica di Presidente del Partito Comunista, lanciando nel 1966 la Rivoluzione Culturale, la quale portò alla distruzione di molto del patrimonio culturale cinese, ivi compresi migliaia di antichi monumenti, ritenuti (a torto) retaggio della “borghesia” e all’imprigionamento di un gran numero di dissidenti e di membri della gerarchia comunista a lui avversa, oltre ad altri sconvolgimenti sociali. Durante questo decennio, venne creato attorno a Mao un culto della personalità nel quale la sua immagine veniva mostrata ovunque e le sue citazioni vennero raccolte in grassetto o in caratteri rossi anche nelle pubblicazioni più mondane, nelle Opere scelte di Mao Tse-tung e nelle Citazioni del Presidente Mao Tse-tung (o libretto rosso). Il “grande timoniere” iniziò negli anni ’70 una politica di avvicinamento all’Occidente che ebbe come risultati l’ingresso della Cina nell’Onu nel 1971 e portò alla visita ufficiale nel 1972 del presidente Richard Nixon a Pechino, inaugurando i rapporti bilaterali Cina-Usa. A riportare la notizia della situazione finanziaria di Kong è stato il South China Morning Post, creando un vespaio di polemiche in quanto tale suo patrimonio dichiarato, oltre a contrastare con l’immagine marxista-leninista del nonno, stride con le precedenti dichiarazioni rilasciate dall’altro nipote di Mao Tse-tung, Mao Xinyu, il più giovane generale di brigata nell’Esercito di Liberazione del Popolo e deputato membro dell’Assemblea Nazionale del Popolo (NCP). Figlio di Mao Anqing, uno dei due figli della prima moglie di Mao, Yang Kai-hui, il nipote recentemente ha dichiarato ai media: «la nostra famiglia ha un’eredità chiara e onesta. Nessuno nella famiglia del grande presidente lavora nel campo del business. Viviamo tutti di salari modesti». Secondo un sondaggio condotto dal China Data Centre dell’Università Tsinghua, i laureati appartenenti a famiglie “rosse” attive, legate o presenti nel Partito possono arrivare a guadagnare sin dall’inizio della loro carriera lavorativa almeno il 15% in più rispetto agli altri loro colleghi. Il sondaggio, che ha coinvolto 6.059 laureati di 19 università nazionali cinesi mostra come i figli dei dirigenti comunisti siano assunti per cooptazione soprattutto come dirigenti nelle industrie finanziarie, in agenzie governative o in organizzazioni internazionali.

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19 giugno 2013

UN NUOVO SISTEMA FINANZIARIO Di Antonella Randazzo http://antonellarandazzo.blogspot.com I “Bric”, sono il gruppo dei quattro paesi emergenti (Brasile, Russia, India e Cina), a cui si è aggiunto dal 2010 il Sud Africa (diventati Brics). Questi paesi stanno da tempo pianificando di uscire dal controllo economico dell’Occidente, possibile a causa della valuta di scambio internazionale, il dollaro, e del controllo della Bm e del Fmi. Nel marzo scorso, questi paesi si sono riuniti a Durban, per pianificare il modo per diminuire la dipendenza dalle istituzioni finanziarie mondiali, creando una nuova banca mondiale di sviluppo e portando avanti accordi per garantire maggiore stabilità tra i cambi e una gestione comune delle riserve valutarie. Questo proposito è molto più importante per il mondo intero di quello che si può pensare di primo acchito, considerando che il vecchio sistema era basato sul controllo finanziario e sulla guerra. Quando accade qualche disastro economico o finanziario prodotto dal vecchio sistema, ufficialmente, si dice che occorre “austerità economica”, che serve una “risoluzione interna”, e che la causa non è ben chiara. Ma la causa delle insolvenze delle banche di Cipro era dovuta al fatto che i prestiti emessi non potevano essere rimborsati e le attività di investimento avevano perduto molto valore. Stava accadendo più o meno la stessa cosa accaduta negli Usa nel 2008: La Fed doveva “produrre fondi di ‘salvataggio’ illimitati (“stampando”) denaro digitale”, per avere una “solvibilità fittizia”, con denaro che poi doveva essere pagato dai contribuenti. Ma Cipro, facendo parte dell’Unione Europea, non poteva “stampare” denaro per le banche, e dunque i soldi si dovevano sottrarre ai correntisti. Questa era la “ risoluzione interna”: per il salvataggio delle banche si doveva trovare da “qualche parte” il denaro, ovvero “nei conti dei depositanti”. Questa falsa soluzione produce una profonda depressione economica, e quindi alimenta una spirale distruttiva per l’economia e la vita dei popoli. I banchieri fanno prestiti con interesse, e le maggiori banche, come la Deutsche Bank, sono promotrici di finanza spazzatura. Ovviamente, la creazione del debito inestinguibile, la “licenza di stampare il denaro”, e la messa in circolazione di prodotti finanziari spazzatura, fanno aumentare il rischio di un crollo economico. In altre parole, il vecchio sistema è stato considerato come il miglior sistema per saccheggiare e impoverire i popoli. Con questo sistema, attraverso oggetti fittizi si possono comprare beni. Ad esempio, con gli hedge funds degli Stati Uniti sono state comprate molte case per pochi dollari, perché il credito privato (delle banche) è stato utilizzato per gonfiare i prezzi delle case. Quando il boom è fallito, molti non hanno potuto più pagare. Le banche hanno pignorato casa ai proprietari, che devono ancora pagare decine di miliardi alle banche, pur avendo perduto le loro case. Cosa propongono i Brics? Per chiarire gli obiettivi, si sono riuniti a Durban, in Sud Africa il 27 marzo scorso. Già a febbraio, il presidente russo Vladimir Putin aveva approvato il nuovo Concetto di Politica Estera, in cui si sostiene che i paesi Brics sono molto importanti per la politica estera della Russia. La cooperazione Brics ha un ruolo fondamentale nella “grande rivoluzione geopolitica”. Il documento riguardante la partecipazione della Russia nei Brics sottolinea che “L’istituzione dei Brics riflette una tendenza obiettiva allo sviluppo globale, verso la formazione di un sistema policentrico di relazioni internazionali sempre più caratterizzato dall’uso di meccanismi non-istituzionalizzati di governance globale basati sulle reti diplomatiche, e dalla crescente interdipendenza economica degli Stati”. Dunque, non si tratta soltanto di rapporti economici, i Paesi Brics sono visti come “un nuovo modello per le relazioni internazionali”. Si riconosce la funzione di “riformare l’obsoleta struttura economica e finanziaria internazionale del mondo contemporaneo”. L’obiettivo principale è quello di creare “un nuovo sistema di valute di riserva e aumentare il ruolo delle monete nazionali nei pagamenti reciproci tra gli Stati BRICS e sviluppare la cooperazione nel settore dei mercati finanziari, al fine di migliorare la stabilità finanziaria e un’efficace interazione sulla base di principi e norme internazionali”. Per questo motivo, nel vertice di Durban è stata creata una nuova Banca di sviluppo. Secondo Economy Watch, ulteriore denaro sarà versato dai co- fondatori della banca per creare un fondo di riserva di emergenza, una sorta di nuovo Fondo Monetario Internazionale. I partecipanti hanno bocciato il vecchio sistema, basato sul potere del Fondo monetario internazionale (FMI) e dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Secondo Xi Jinping, il nuovo organismo finanziario ha l’obiettivo di creare maggiore equilibrio nella finanza globale, oltre che maggiore democrazia nelle relazioni internazionali. Ricordiamo che gli Stati dei Brics hanno riconosciuto il diritto della Palestina ad avere uno Stato. Hanno detto che la risoluzione del conflitto in Siria dovrebbe basarsi sul comunicato di Ginevra, invece che sulle decisioni prese dalla Lega degli Stati arabi, e che l’Iran ha diritto di utilizzare l’energia nucleare per scopi pacifici. Dunque, il piano d’azione dei Brics comprende non soltanto l’economia e le finanze, ma anche le relazioni internazionali, la salute, l’energia, lo sport, il turismo, la lotta contro il terrorismo e il traffico di droga, la sicurezza delle informazioni, la scienza, la corruzione, ecc. I Brics affrontano tre ordini di problemi, come spiega lo studioso Vagif A. Gusejnov: Primo, la limitatezza delle risorse naturali e il loro impoverimento, in particolare di quelle energetiche non rinnovabili, nonché dell’acqua potabile, dei viveri (proteine vegetali e animali), da un lato, e il pompaggio da parte dei paesi industrializzati di risorse di ogni genere appartenenti ad altri paesi, mentre il contributo dei paesi industrialmente sviluppati al PIL mondiale si sta gradualmente riducendo. Si tratta non solo delle risorse naturali, ma anche di quelle intellettuali e di lavoro. Si capisce che nei paesi in via di sviluppo cresce il timore di rimanere, in fin dei conti, “con un pugno di mosche”, alla periferia del processo tecnologico mondiale. Secondo, la non corrispondenza del sistema internazionale giuridico e di quello economico-finanziario globale a nuove condizioni di esistenza e di sviluppo della civiltà, ad un nuovo clima delle relazioni internazionali. Il terzo fattore è l’ideologia di egemonismo statale cui si ispirano gli Stati Uniti dopo la fine della guerra fredda, sentendosi l’unica superpotenza al mondo. In realtà hanno scelto la strada diretta all’ottenimento dell’egemonia a livello mondiale anche se in confezione moderna, camuffata con discorsi sui principi democratici e i valori umanitari. Oggi i paesi del BRICS rappresentano quasi la metà della popolazione del pianeta e occupano un quarto della terraferma, producono quasi un quarto del totale mondiale del gas e un quinto del totale mondiale del petrolio, possiedono un terzo delle terre arabili, quasi il 40% delle riserve valutarie e in oro, il loro PIL è pari al 23% del PIL mondiale e la loro quota nel commercio mondiale costituisce il 16%. Secondo i dati del WTO nel 2009 la quota dei paesi BRIC nelle esportazioni mondiali era pari al 14,5% (di cui il 9,6% – la Cina) e all’8,4% nei servizi (di cui il 3,8% – la Cina). Si tratta di cifre impressionanti. Esse dimostrano che il potenziale del BRIC è enorme, in particolare sul piano economico. È chiaro che il rafforzamento dei rapporti di associazione tra di loro può cambiare radicalmente il sistema attuale di relazioni macroeconomiche. Bisogna tener presente che i paesi BRICS dispongono non solo delle risorse necessarie per sopravvivere indipendentemente dai paesi sviluppati, ma anche per uno sviluppo attivo. L’insieme delle loro economie garantisce l’autosufficienza nei principali settori dell’economia mondiale – nelle risorse naturali, comprese le materie prime energetiche (petrolio, gas, carbone), nel settore agricolo, nella produzione industriale e nelle alte tecnologie. Questi paesi sono avvantaggiati anche dalla presenza di risorse intellettuali e di lavoro a buon mercato. Respingendo con la propria politica e col fatto stesso della loro esistenza l’idea di un mondo unipolare, i paesi del gruppo BRICS, al contempo, non desiderano diventare un nuovo centro di forza globale. Dialogo e cooperazione con altri stati ed alleanze, ma non confronto; partenariato e concorrenza d’affari, ma non pressione: ecco la linea principale che essi seguono nell’arena internazionale. Proponendo un proprio programma di riforma per il FMI e la Banca mondiale, i paesi del gruppo BRICS partono non solo dai propri interessi, ma tengono anche conto degli interessi di tutti i paesi in via di sviluppo, in fase di transizione verso le economie di mercato. C’è da sperare che proprio una tale linea coordinata sarà seguita dal gruppo BRICS all’importante vertice G20 nel novembre 2011 in Francia, il che produrrà, in ultima analisi, frutti positivi per l’economia e finanze mondiali. Si esprime spesso il parere (a nostro avviso, ben fondato) che i paesi BRICS trasformeranno, in un modo o nell’altro, la loro crescente potenza economica e l’influenza sulla sfera economico-finanziaria globale nel capitale politico e faranno indebolire l’influenza dei paesi del “miliardo d’oro”. In tal caso, il mondo non deve attendersi di fare ritorno all’epoca di Kipling ed al suo “l’Ovest è l’Ovest, l’Est è l’Est, e non si sposteranno da dove stanno”? Il rafforzamento e l’allargamento di questo gruppo di paesi, la crescita della sua potenza economica e dell’influenza politica non rappresentano una minaccia di un nuovo confronto globale? Riteniamo che tali preoccupazioni siano prive di ogni fondamento. Le guide dei paesi BRICS hanno più volte dichiarato che non intendono creare un’alleanza politica, tanto meno un’alleanza politico-militare, che serva da alternativa, ad esempio, alla NATO. “La nostra collaborazione, sottolinea la Dichiarazione finale del vertice 2011, non è diretta contro nessun paese terzo. Siamo aperti all’estensione dell’interazione e della cooperazione con gli stati che non fanno parte del BRICS, … nonché con rispettive organizzazioni internazionali e regionali”. Allo stesso tempo, non si può ritenere che i paesi del gruppo BRICS, nella loro attività comune puntando principalmente ai problemi economici del mondo contemporaneo, abbiano scelto come uno dei principi guida quello della passività politica assoluta. È difficile che oggi si possa tracciare un limite tra una grande economia e una grande politica. Per creare un ordine mondiale più equilibrato e più equo nel campo economico e nella finanza mondiale, i paesi del gruppo BRICS devono farsi valere, elevare il livello della loro partecipazione anche ai processi decisionali della politica mondiale. A questo riguardo va notato che il peso del loro parere nell’adozione di importanti decisioni attinenti all’economia e alla politica mondiale sta costantemente crescendo, al che contribuiscono sia la crescita delle loro economie, sia il livello di cooperazione tra gli stati membri BRICS, che sta aumentando. Il peso politico del gruppo BRICS è rafforzato anche dal fatto che due dei suoi partecipanti sono membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU con diritto di veto, mentre altri tre stati sono considerati seri candidati alla qualità di membri nello stesso Consiglio di Sicurezza dell’ONU in vari scenari di riforma della più importante organizzazione internazionale. È del tutto logico che negli ultimi tempi i paesi del BRICS cerchino di elaborare una presa di posizione concordata su alcuni problemi politici di attualità… Anche se l’esistenza di questa alleanza non risolverà di per sé il problema di modernizzazione dell’attuale ordine del mondo, il BRICS può diventare con l’andar del tempo parte integrante di un nuovo meccanismo internazionale che sarà fondato su principi più equi e democratici, uno dei più importanti pilastri per la costruzione di un nuovo ordine del mondo.”1 In conclusione, i paesi del gruppo Brics vogliono affrontare in modo pacifico e costruttivo i problemi del pianeta, per creare un sistema più equo, in cui i problemi tra Stati vengano risolti pacificamente. A questo scopo hanno dato vita ad una serie di accordi e hanno creato una banca. Cina e Brasile hanno accettato di non utilizzare più il dollaro per almeno la metà dei loro scambi commerciali. I leader di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa hanno ratificato due accordi: un accordo multilaterale per il cofinanziamento infrastrutturale per l’Africa, e uno per la cooperazione multilaterale nel co-finanziamento dello sviluppo sostenibile. Uno dei risultati più importanti del vertice di quest’anno è la formazione di un nuovo Consiglio per gli affari dei Brics, composto da cinque membri per ogni Paese membro. In poche parole, i Paesi Brics hanno accettato la sfida che il mondo sta ponendo: un sistema alternativo, in grado di affrontare il problema della povertà e di un potere imperiale non più sostenibile. © RIPRODUZIONE RISERVATA Tratto dalla pubblicazione “NUOVA ENERGIA”, che è una pubblicazione offerta previo abbonamento. Per informazioni su questa pubblicazione cliccare <ahref=” http://antonellarandazzo.blogspot.com/2010/01/campagna-abbonamenti- 2010.html”>qui</a> Per richiedere l’autorizzazione alla riproduzione di questo articolo scrivere a: nuovaenergia@rocketmail.com oppure giadamd@libero.it 1 http://www.eurasia-rivista.org/brics-stato-e-prospettive/15863/

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non cambia molto chiamarsi piigs, brics,stati d’europa, se poi a capo chi li governa sono massoni, sionisti, settari sarò fissato ma al complotto mondiale ci credo da circa vent’anni e più, questi sono sempre più organizzati e noi sempre più pecore.

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Piccolo appunto personale assolutamente o.t. Questi che vogliono cambiare il mondo si chiamano brics, somiglia alla parola mattoni, che deve costruire qualcosa. I paesi che sono stati scelti per il macello pigs somiglia alla parola maiali…..da scannare?

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sarà che sono poco informato tenendo conto che non ho mai visitato alcun paese dei suddetti brics, ma non riesco a cogliere la “bontà” di questo sistema finanziario… morti di fame ad ovest e ad est, a nord e a sud idem per super ricchi intoccabili ed ingiudicabili… nel mondo non vedo fazioni che si contrappongono ma che sono d’accordo sempre e comunque in privato esattamente come il p a r l a m e n t o italiano… lelamedispadaccinonero.blogspot.it p.s. critiche costruttive al mio commento sono gradite dato che ho ammesso sin dall’inizio di non essere molto informato circa questi benedetti brics

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La Randazzo e’ brava ma su alcune cose credo che sbagli ,parlava bene dei fratelli musulmani(chi quelli che governano l’egitto?) e parlava male di mussolini facendo di tutta l’erba un fascio(per l’appunto) per carita ne abbiamo gia le tasche piene il partito fascista e vietato dalla legge scelba ,e non si puo parlare bene del duce cosa che per altro molti pensano ,i missini sono stati sputacchiati per anni,fuori dall arco costituzionale quundi fuori dalla grazia di Dio ,no questa e una repubblica partigiana! patetici, poi vai a indagare nel passato di gente come scalfari e fo quest’ultimo bacchettato proprio dal primo l’altro giorno su grillo ,Grillo non emula nel suo piccolo il duce quando tenta di svegliare gli italiani gridando :”italiani”?Patetici come i comunisti che sanno solo riunirsi organizzando cortei antifascisti e non sanno niente non capiscono che a far compagnia nel momento della morte a mussolini c’era bombacci suo amico e tra i fondatori del partito comunista ,non sanno che mussolini nasce socialista e anticlericale,che era ammirato da roosevelt,churchill (che ne conosceva la pericolosita),stalin,che a uccidere matteotti facendo precipitare la situazione furono gli inglesi,che era subordinato al re:l’imperatore al quale egli sempre si rimetteva, che il fascismo internazionale come il comunismo internazionale sono la stessa cosa al servizio degli stessi poteri come ordine nuovo o le brigate rosse,come Ho chi min,Mao piuttosto che Pinochet o Videla,che Che Guevara era amico di Peron ,che Mussolini non voleva la guerra vi fu trascinato dai soliti burrattinai,che non andava d’accordo con Hitler,rivendicava per l’Italia un suo ruolo e un suo diritto a comandare, ma molti che all’interno e all:esterno probabilmente non erano d’accordo,egli con qualche fiammella di tradizione tendeva a unire il popolo ,temprarlo nello spirito in funzione di qualcosa.Discorso 23 ottobre1932 a Torino:”All’estero ci sono quelli che non perdonano che l’italia fascista sia in piedi,residui e residuati di tutte le logge,perche essa rappresenta l ‘irrisione documentata dei loro principi inventati perche non hanno inventatio il popolo per andargli incontro in modo franco come facciamo noi ,ma per mistificarlo ,per dargli bisogni immaginari,per dargli diritti inconcepibili,perche non c’e nessun nemico della pace peggiore di chi fa il panciafichista o il paciafondaio(the peacemaker era il titolo di un film con il democrat clooney o era il republic schwarzy?).Resteremo nella societa delle nazioni pur essendo essa malata perche troppo universalistica,se le sue parole hanno un peso qui in Europa esse sono vuote per l’oriente e il sudamerica .La germania quando la conferenza per il disarmo sara finita e nel caso abbia dato risultato negativo se questo divario che l’ha mortificata non verra colmato,avra diritto a riarmarsi,non vogliamo egemonie in europa, noi siamo contro qualsiasi egemonia sprattutto se questa serve a rafforzare una posizione di ingiustizia.Noi vogliamo la collaborazione tra le classi sociali,tra industriali e classe lavoratrice ,ci siamo sganciati dal concetto meschino di filantropia per approdare a quello di assistenza,dobbiamo fare un ulteriore salto quello della solidarieta nazionale.Siamo contrari a dimezzare il valore della moneta che io considero la bandiera della nazione,mentre siamo qui riuniti in europa si muovono gli eserciti della fame ,ma noi non abbiamo paura degli inverni grigi,di questi momenti grigi e di crisi che stiamo attraversando ma e’ il fattore umano,il pensiero che una famiglia soffra da a me stesso sofferenza perche io so cosa vuol dire la casa spoglia e il tetto nudo .” Dichiarazione di guerra:””Bastava poco per evitare questa guerra ma ormai cio appartiene al passato ,non voglii coinvolgervi le nazioni limitrofe .Questa e’la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono tutte le ricchezze e tutto l’oro della terra,e la lotta dutra due secoli e due idee.Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’occidente che hanno insidiato l’esistenza stessa del popolo italiano”.Ma noi eravamo una nazione fatta di re e di inglesi ,Hitler era un esaltato che in guerra sbaglio tutto l’impossibile compresa Duncherq dove libero centomila ostaggi inglesi (si era messo in testa che alla fine gli inglesi sarebbero diventati amici ci mando pure quelll’altro pazzo di Hess)Quando molti alti ufficiali accorgendosi che era pazzo tentarono di porvi rimedio facendolo fuori ma era protetto da agenti cia.

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Un altro che parla male di mussolini e il signor la rouche che e un fan di roosevelt,di bretton woods che creo’ la banca mondialee,il fondo monetario, che in gioventu era stato moaoista mrntre molti lo accusano di essere clericofascista e i sudamerica alcuni lo hanno tirato in ballo perche era vicino ai latifondisti. Intanto vai con il circo,in brasile si lamentano per i soldi che spendono per i mondiali mentre mancano per la scuola e la sanita,Blatter:il calcio e piu importante delle contumelie del popolo”.Ormezzano:”lo sport e’ uno schifo e aristocratico e si finge plebeo”.

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Come dice il vecchio adagio “chi di speranza campa di speranza muore” continuate a credere alla favole..vedete il sistema economico che hanno adottato i cosiddetti BRICS e ve ne renderete conto.Buon ipnotismo a tutti..

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Fino a che saranno i soldi a valutare il nostro vivere non ci sarà mai una società migliore

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Articolo condivisibile… Unico punto a mio avviso non inderogabile è “l’economia politica deve essere assolutamente nazionale”. Ivi incluso il sistema monetario.

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9 ottobre 2013
Le nazioni aderenti ai BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) hanno deciso di finanziare una loro banca per lo sviluppo con 100 miliardi di dollari. Le riserve sono destinate a finanziare iniziative di sviluppo congiunte, e si trovano a rivaleggiare con il predominio della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale.”Nella fase finale di realizzazione – l’iniziativa di creare un bacino di riserve Forex dedicata ai BRICS – le dimensioni del suo capitale sono aumentate fino a raggiungere la somma concordata di 100 miliardi di dollari”, ha detto il presidente russo Vladimir Putin durante l’apertura del vertice del G20 a San Pietroburgo.Russia, Brasile e India contribuiranno con 18 miliardi dollari ciascuno per il bacino di riserva dei BRICS, mentre la Cina metterà la bellezza di 41 miliardi dollari mentre il Sud Africa aiuterà con 5000 milioni dollari, secondo un comunicato stampa rilasciato dai BRICS, Giovedi. All’inizio di questa settimana il ministro delle finanze della Russia Sergei Storchak ha detto che c’erano ancora un sacco di “dettagli difficili” da risolvere. “Questi sono temi sistematici, complicati e difficili da negoziare. Dobbiamo comprendere che la banca non inizierà a funzionare velocemente come si potrebbe immaginare. Ci vorranno mesi, forse un anno “, ha detto Storchak. A Giugno Storchak aveva riferito che il progetto sarebbe stato di elevata importanza e in esecuzione entro il 2015. Lo schema è stato approvato a Durban, Sud Africa al vertice BRICS nel 2013. La banca è progettato per aiutare a finanziare l’infrastruttura e i progetti di sviluppo nei paesi BRICS e vi sarà anche una riserva di valute estere per respingere ogni futura crisi finanziaria. http://www.informarmy.com/2013/10/svolta-epocale-i-brics-fondano-una.html?utm_medium=referral&utm_source=pulsenews#sthash.iT7ePqTh.dpuf