15 ottobre 2013

Dice Carlo Sibilia sul suo facebook:Oggi, nel provvedimento per far slittare l’IMU, si fa un regalo di 97 miliardi di euro alle concessionarie delle slot machine.
In aula, invece dei sottosegretari, dovrebbero esserci Letta e Alfano che prendono i soldi da questi signori attraverso la fondazione privata, il think tank VEDRÒ.
Naturalmente non ci metteranno mai la faccia. Per quello ci sono i burattini inconsapevoli che sostengono il governo. Loro mettono le dita sui bottini (a parte rarissime eccezioni).
Questo emendamento ha anche un altro effetto devastante. Quello di distruggere la fiducia dei cittadini nelle forze dell’ordine.
Infatti il Comandante del Nucleo Antifrode, Umberto Rapetto, invece di essere osannato come eroe nazionale, è stato rimosso dal suo incarico ed ha rassegnato le dimissioni dalla Guardia di Finanza.
Questo governo ha mortificato e continua a mortificare il genio e l’onestà di tutti gli italiani.

————–o0o————–

14 ottobre 2013

Quello che fecero con l’eroina, adesso lo fanno con slot e pornografia che distruggono completamente la sfera umana dei sentimenti in ambito personale

————–o0o————–

-o0o-

Multa sulle slot machines scesa da 98 miliardi a 600 milioni

Commento del Comitato 98 miliardi sul post “L’Imu esce dalla porta e rientra dalla finestra“, postato il 29 Agosto 2013, che parlava erroneamente di una sanzione da 2,5 miliardi mentre la sanzione era e resta di 98 MILIARDI, qui di seguito il commento:

Carissimi parlamentari del M5S,

avete scritto

“….Intanto è evidente che il governo si è inginocchiato di fronte ai signori del gioco d’azzardo con uno scandaloso condono che riduce le sanzioni per i concessionari di slot e videopoker a poco più di un piatto di lenticchie: 600 milioni di euro. Ossia meno di un quarto della sanzione da 2,5 miliardi prevista dalla Corte dei conti per il contenzioso sorto nel 2005…..”

La sanzione del 2005 era di 98 MILIARI di euro !!!
La Corte dei Conti è “dovuta scendere” a 2,5 miliardi per tutti i “motivi” che abbiamo riportato sul nostro sito del
“Comitato 98 miliardi”

In sostanza, nel 2008 i “signori delle slot-machines” si sono fatti approvare una “nuova” Concessione RETROATTIVA che ha “annullato” le penali della prima Concessione e la Corte dei Conti si trovata “costretta” a dare la prima sentenza di 2,5 miliardi !!!!!!!

Come abbiamo ben spiegato nel nostro sito, l’attuale Parlamento, invece di dare “condoni”, faccia, anche lui, ATTUALMENTE, una nuova Concessione RETROATTIVA che ANNULLI quella ottenuta dai Concessionari nel 2008. Si ripristerebbe la Concessione originaria del 2004 e la Corte dei Conti, nella sentenza che deve ancora emettere, RIAPPLICHEREBBE le penali dell’accertamento di 98 miliardi !!!!!!!

Ripetiamo, è tutto ben spiegato nel sito
Comitato 98 miliardi

vincenzo matteucci 29.08.13 16:41|

http://comitato98miliardi.altervista.org/blog/commento-del-comitato-sul-blog-di-beppe-grillo/

-o0o-

DL IMU: MOZIONE M5S, STOP AL CONDONO PER I CONCESSIONARI DI SLOT MACHINE

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/economia/dettaglio/nRC_03092013_1450_237209942.html

——————–o0o——————–

Francia, nuova tegola su Hollande.
Tesoriere con conti correnti alle Cayman

Jean-Jacques Augier, tesoriere della campagna elettorale 2012, figura in uFrancia, nuova tegola su Hollande.  Tesoriere con conti correnti alle Caymann elenco di persone implicate in conti offshore nel paradiso fiscale dei caraibi. Augier ne usufruirebbe attraverso la sua holding Eurane, ma nega si tratti di operazioni illegali e che Hollande ne fosse al corrente. Ma finisce nel mirino anche Sarkozy per la presunta distrazione di fondi pubblici spesi in sondaggi durante la sua presidenza

Lo leggo dopo

PARIGI – Sotto attacco dall’opposizione per lo scandalo Cahuzac, il presidente francese Francois Hollande vede piombare un’altra tegola sulla moralità del suo staff. Dopo l’ammissione del ministro delle Finanze sulla titolarità di un conto in Svizzera, un’inchiesta di Le Monde rivela che anche Jean-Jacques Augier, 59 anni, il tesoriere della campagna elettorale con cui Hollande ha sconfitto Sarkozy alle presidenziali 2012, ha a che fare con i paradisi fiscali: Augier risulta nell’elenco delle persone implicate a diverso titolo in conti offshore alle isole Cayman, con la sua holding finanziaria Eurane.

L’inchiesta condotta da Le Monde è il coté francese dello scoop mondiale sui paradisi fiscali, realizzato da 38 testate di tutto il mondo sulla base dell’enorme mole di dati segreti ottenuti anonimamente dal Icij, il consorzio internazionale dei giornalisti d’inchiesta con sede a Washington, che ha permesso di stabilire che una società denominata International Bookstores Limited è stata costituita nel 2005 da diversi azionisti, fra i quali Augier, nel paradiso fiscale dei Caraibi sotto sovranità britannica.

Intervistato da Le Monde, Augier ha confermato tutto, aggiungendo di aver costituito in realtà due entità offshore alle Cayman, una nel 2005 e l’altra nel 2008-2009, su richiesta dei suoi partner in affari. “Ma non c’è nulla di illegale” ha sottolineato il tesoriere, aggiungendo di non possedere conti correnti o investimenti a titolo personale alle Cayman. Augier, inoltre, ha tenuto a chiarire che il presidente Hollande non era al corrente dei suoi affari.

La prima società, l’International Bookstores, fu creata nel 2005 su richiesta di uno degli associati cinesi, tale Xi Shu, proprietario di una catena di librerie, ha indicato Augier, proprietario a sua volta del magazine Books e, dal gennaio del 2013, di Têtu, la prima rivista della comunità omosessuale francese.

“Ho investito – ha precisato Augier a Le Monde – in quella società (International Bookstores, ndr) attraverso l’intermediario della filiale di Eurane in Cina, Capital Concorde Limited, holding che gestisce tutti i miei affari cinesi. L’investimento in International Bookstores compariva nel bilancio della filiale. Nulla d’illegale”.

La seconda entità offshore, costituita nel 2008-2009 assieme a operatori turistici di diversi paesi, è stata creata ugualmente, secondo Augier, su richiesta dei partner, aggiungendo che successivamente la società sarebbe stata “rimpatriata” a Hong Kong. Augier, tuttavia, ha riconosciuto che “possa esserci stata poca prudenza” nella sua partecipazione alle società offshore, ma ha sottolineato ancora una volta che si è trattato di iniziative assunte su richiesta dei partner, tra cui figura un importante uomo d’affari cinese.

Rivelazioni destinate a mettere ancora una volta in imbarazzo l’Eliseo. “Anche se si tratta di operazioni legali, era proprio necessario che un ispettore delle finanze, membro di uno dei grandi pezzi dello Stato e portatore dei valori della Repubblica, partecipasse a simili montature, facendosi garante dell’opacità finanziaria dei paradisi offshore?” si interroga Le Monde.

Se gli occhi dell’opinione pubblica sono puntati su Francois Hollande, anche l’ex presidente Nicolas Sarkozy è nel mirino della magistratura per l’utilizzo improprio di risorse pubbliche. La polizia francese ha infatti perquisito la casa e l’ufficio di Parigi di un ex consigliere di Sarkozy in relazione a un’indagine sulla presunta distrazione di fondi pubblici da parte dell’ex presidente per commissionare sondaggi durante la sua presidenza. Secondo una fonte vicina al caso, nel mirino degli investigatori è finito Patrick Buisson, che gestiva lo studio Publifact al quale era stato affidato un contratto redditizio senza gara d’appalto. Nel gennaio scorso, l’inchiesta era stata allargata ai contratti conclusi tra il 2007 e il 2012 dall’Eliseo con nove società di sondaggi.

(04 aprile 2013)

——————–o0o———————

FINALMENTE SVELATA LA VERA NATURA DEL PROGETTO POLITICO PARLAMENTARE DEL M5S. ECCO CHE COSA VERAMENTE FANNO IN PARLAMENTO

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
liberi-pensieri.info

Il dovere dell’informazione.

Questo sito è riuscito a procurarsi un documento inoppugnabile –che alla prova dei riscontri è risultato legale- il quale dimostra nei fatti, e lo svela alla cittadinanza, la vera natura del progetto politico del M5s. Ormai, non è più possibile far finta di nulla e va quindi diffuso, pur consapevoli che desterà in più di una coscienza diversi interrogativi, che consigliamo a tutti di porsi durante il week end, facendo funzionare il proprio cervello in piena autonomia.

L’evento si è verificato ieri in parlamento.

Approfittando del fatto che la maggior parte dei deputati, sia piddini che pidiellini, erano tutti presi da Ruby che farfugliava una sceneggiatura sulle scalinate del palazzo di giustizia a Milano, mentre l’attenzione dei media, delle istituzioni, della classe politica dirigente, era imperniata a cercare di analizzare il frutto del prodotto intellettuale dei Saggi Signori, una pattuglia di neofiti, eletti quaranta giorni fa nelle liste del M5s, ha tentato una sortita, peraltro legale e consuetudinaria.

A dire il vero, la “colpa” è di due donne: la deputata Maria Edera Spadoni e la senatrice Elisa Bulgarelli. Loro sono le due prime firmatarie e quindi spetta a loro la responsabilità di essere identificate e rubricate come le firmatarie della interrogazione parlamentare al governo.

E’ iniziata così, con una semplice domanda: “Quali azioni intende mettere in campo il governo italiano per recuperare subito i 98 miliardi di euro evasi dalle slot machines?”. Le due relatrici, che si rendevano conto della totale indifferenza dei rappresentanti del governo, hanno osato andare avanti nella loro richiesta. “A fronte di un costo sociale così elevato ed esorbitante e delle sempre più numerose patologie dovute al gioco d’azzardo, il governo non ritiene opportuno vietare su tutto il territorio nazionale la diffusione e la distribuzione degli apparecchi di slot machines, videolottery e i giochi d’azzardo on-line?”. Accorgendosi che non c’era nessuno disponibile all’ascolto fisico, l’interpellanza è stata presentata ufficialmente sotto forma scritta, firmata da 61 parlamentari. In tal modo, viene rubricato come atto parlamentare formale. Tale domanda-interpellanza impone al governo una immediata risposta, sia da parte del ministro degli interni che da parte del ministro del Tesoro e del primo ministro attualmente in carica, il dimissionario prof. Mario Monti, il quale è in carica “solo per gestire gli affari correnti”. Appunto. Questi 61 parlamentari hanno specificato che, in questo caso, si tratta, per l’appunto di “un affare corrente”: urge trovare i 100 miliardi di euro per consentire alla Pubblica Amministrazione di saldare in toto al 100% i debiti che hanno contratto con i fornitori, in modo tale da consentire alle aziende in crisi di credito di poter riavviare un percorso virtuoso dell’economia.

Nel documento dell’interrogazione parlamentare si spiega come “nel 2011, il mercato italiano del gioco d’ azzardo ha raccolto, al netto dei premi erogati, 18,4 miliardi di euro, pari al 4,4% del mercato mondiale e oltre il 15% di quello europeo. Secondo il Conagga (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’ Azzardo), a fronte di una netta riduzione dei risparmi delle famiglie e della spesa per alimenti a causa della crisi economica, nel 2011 la spesa sul gioco d’azzardo e’ cresciuta del 30% rispetto al 2010. Secondo una rielaborazione dei dati AAMS del 2012, la spesa annua pro capite sul gioco d’azzardo e’ di 1703 euro e per  il CNR, il gioco d’ azzardo coinvolge il 58,1% dei maschi tra i 15 e i 19 anni e il 36,8% delle ragazze“.

Non contenti del loro folle ardire, i firmatari della interrogazione parlamentare hanno spiegato come “di fronte ad un aumento della spesa sul gioco d’azzardo, le entrate per l’erario hanno visto una riduzione di circa il 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e secondo le indagini della Guardia di Finanza, ammonta ad oltre 98 miliardi di euro l’evasione fiscale di alcune societa’ concessionarie di slot machines, dei quali solo una minima parte e’ stata ad oggi recuperata”. Un caso questo, nato dalle inchieste del colonnello Rapetto, che aveva denunciato con forza gia’ dal 2007 lo stato delle cose e che fu rilanciato pubblicamente nel V day ‘Parlamento Pulito’ del 2007 da parte di Beppe Grillo“.

Il documento prosegue nella disamina del problema e conclude nel seguente modo:

“Chi vede nel gioco d’azzardo diffuso e liberalizzato un fattore economico positivo per il Paese si sbaglia di grosso dato che il rapporto 2011 della Corte dei Conti dice e spiega che il consumo dei giochi interessa prevalentemente le fasce sociali piu’ deboli’ e, secondo Conagga, gioca di piu’ chi ha una minore scolarizzazione. Secondo una stima della stessa associazione che tiene conto dei costi sanitari, dei costi indiretti e dei costi per la qualita’ della vita” (sono sempre la Spadoni e la Bulgarelli a spiegarlo) “i costi sociali complessivi causati in Italia dai giocatori d ‘azzardo patologici sono stimabili tra i 5,5 e i 6,6 miliardi di euro, andando percio’ ad assorbire gran parte delle risorse incassate dall’erario. I soldi che le famiglie spendono nei giochi vengono tolti dai consumi, provocando un danno indiretto per le casse dello Stato dovuto alla ‘mancata’ Iva incassata, quantificabile, secondo Conagga, in 3,8 miliardi di euro ogni anno. Gli apparecchi, quali slot machines e videolottery, raccolgono il 54% del fatturato complessivo e, grazie alle loro caratteristiche quali minore lasso di tempo fra una partita e l’ altra, l’assenza di relazioni umane, la spazialita’ e temporalita’ diffusa e gli stimoli visivi e sonori, risultano essere i maggiori responsabili d’ instaurarsi di dipendenze“.

Chiudono l’interrogazione parlamentare chiedendo “formalmente e ufficialmente” al governo in carica di provvedere immediatamente a far valere l’applicazione della Legge per fare in modo che l’erario si riappropri dei 98 miliardi di euro che sono stati fin qui evasi dai gestori delle slot machines. Tra i firmatari di tale documento vi sono i seguenti eletti, alla Camera: Spadoni, Dell’Orco, Ferraresi, Sarti, Di Stefano, Bernini, Dell’Osso, Mucci, Colletti, Cominardi, Giordano, Tacciono, Grande, Di Battista, Sibilia, Scagliusi; e al Senato della Repubblica: Bulgarelli, Mussini, Montevecchi, Gambaro, Taverna, Scibona, Cioffi, Martelli, Puglia e altri.

Sappiamo anche i nomi e i cognomi, adesso.

In nessun organo di stampa, in nessuna televisione, nessun giornalista ha dato notizia di questo fatto. Nelle consuete rubriche della Rai (parlamento oggi, novità in parlamento, che cosa dice il parlamento, transatlantico) non si è trovato cenno a tale interrogazione. Sono consapevoli della pericolosità di simili affermazioni e quindi hanno ritenuto opportuno che il paese non debba sapere che cosa stia accadendo nel parlamento italiano.

Si vede da questi comportamenti che gli eletti del M5s non sanno fare politica e sono ingenui, come sostengono i loro detrattori. Forse non sanno che dodici anni fa, Romano Prodi, Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Massimo D’Alema chiusero un accordo, tale per cui alla sinistra spettava il controllo “politico” delle sale Bingo, mentre la destra si occupava di gestire “politicamente” la gestione delle slot machines? Si ripartirono il territorio, benedetti dalla Corte dei Conti che approvò “la trovata” come un’ottima modalità per lo Stato di incassare soldi educando allo stesso tempo la popolazione.

Adesso, invece, questo gruppo di parlamentari vuole a tutti i costi che il governo intervenga subito per far valere lo Stato di Diritto pretendendo ed esigendo l’immediato pagamento dei 98 miliardi dovuti all’erario (per lo più ascrivibili alla famiglia mafiosa messinese dei Corallo, proprietari della società madre Atlantis, con sede in Florida, Usa, e le sue 12 sotto-società operanti nel territorio della Repubblica Italiana) pensando che in tal modo si troverebbero subito i soldi per pagare le aziende italiane creditrici sull’orlo del fallimento.

Questo, pretendono.

Adesso sappiamo che cosa fanno in parlamento.

Sono pericolosi, non vi è dubbio.

Finalmente capiamo perché il PDL, il PD e la cupola mediatica, ogni giorno, grazie all’amoroso contributo quotidiano televisivo dei talk show men&women (ai quali ci aggiungiamo anche la complicità degli ottusi miopi su facebook) insistono sul fatto che i parlamentari del M5s sono pericolosi.

Hanno ragione.

Lo sono.

Tutto sta a vedere per chi.

Buon week end a tutti.

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://www.liberi-pensieri.info
Link: http://www.liberi-pensieri.info/2013/04/finalmente-svelata-la-vera-natura-del-progetto-politico-parlamentare-del-m5s-ecco-che-cosa-veramente-fanno-in-parlamento/
5.04.2013

——————o0o——————

——————o0o——————

Gioco d’azzardo, monopolio di stato o terra di conquista?

By Redazione dailySTORM On 2 marzo 2013 · Leave a Comment · In MAFIE E DINTORNI – di Andrea Contratto

Terza economia del Paese è quella del gioco d’azzardo. L’ultimo rapporto degli 007 italiani presentato  in Parlamento colpisce nel segno: il gioco d’azzardo è uno dei punti cardine delle associazioni criminali che lavorano nel nostro Paese. E persino gli stranieri investono in Italia.

È di qualche giorno fa il rapporto dei servizi segreti in merito alla situazione italiana del crimine internazionale e nazionale. Dal rapporto si evince come il gioco d’azzardo sia un semplice e soprattutto fruttuoso investimento da parte delle mafie europee ed estere. Dal Sudamerica alla Cina, passando per i Balcani, il controllo del gioco d’azzardo è ramificato in tutto il Paese e sfrutta accordi con le organizzazioni criminali italiane ed europee.

Il rapporto ha aperto altri scenari internazionali ma per capire meglio la mole di guadagni da parte delle organizzazioni c’è da ragionare sui dati di quelli italiane. Ecco due dati essenziali ma emblematici. Secondo le stime dell’Eurispes (2010) il gioco d’azzardo è il 13,1% dell’intero fatturato criminale mentre le stime della Direzione Nazionale Antimafia sostengono che tra le 379mila new slot e le 40mila videolottery autorizzate, ce ne sarebbero almeno 200mila illegali. Il gioco è semplice: le macchinette illegali a differenza di quelle autorizzate sono identiche ma con un piccolo accorgimento tecnico, non sono collegate alla rete telematica oppure non hanno il calmiere voluto dallo Stato. Si parla di un giro di 10 miliardi di euro all’anno.

Con la crisi economica che avanza sono proprio le macchine infernali del gioco sfrenato che diventano possibili paradisi raggiungibili. Piccoli santuari presso cui far pellegrinaggio almeno una volta al giorno, cercando invano di vincere quei pochi soldi per arrivare a fine mese. Le più conosciute sono sicuramente le slot machine, che ormai sono in ogni bar. Ma chi c’è dietro al mercato delle slot?

Prendiamo un caso un po’ datato, si parla di una semplice città della riviera di Ponente, Bordighera. Le slot sono il mezzo, il fine è l’elezione di un politico locale. Il disegno criminoso molto semplice: fornisci voti e la delibera per l’apertura di una sala gioco è già tua. Ripensando ai dati precedenti si può ben vedere come il mercato dell’azzardo sia subdolo e senza fondo. Si gioca sulla povertà, sul bisogno di milioni di italiani e soprattutto, ci si marcia sopra.

Il passo successivo si chiama poi usura: i poveri indebitati cercano nelle vicinanze qualcuno a cui poter chiedere i soldi, o per saldare i debiti o per spenderne altri nel gioco. Puntualmente i clan non mancano l’appuntamento, assicurando al malcapitato una via tutta in discesa, verso il baratro più profondo. I dati parlano chiaro: il bilancio dell’attività del 2010 del Comitato di solidarietà per le vittime dell’estorsione e dell’usura parla di 1657 istanze esaminate e di queste 751 dovute ad estorsioni. Ovviamente l’usura non è solo dovuta al gioco d’azzardo e sono molti i cittadini in cerca di denaro da poter spendere.

Senzaslot.it è la novità in questo piano ed è anche la buona notizia quando si parla di contrasto al gioco d’azzardo. Un progetto nato a Pavia pensato da due informatici 30enni che aveva come scopo quello di localizzare i bar della città in cui non sono presenti slot. Solo nella città lombarda, prima in Italia, c’è una macchinetta mangia soldi ogni 136 abitanti, tremila euro spesi ogni anno dai suoi 548mila abitanti, bambini compresi.

L’iniziativa ora è stata estesa a tutta Italia, sono già centinaia i bar inseriti nel database ed è pronta inoltre una richiesta alla nuova giunta regionale per porre un calmiere su un commercio che ha portate stratosferiche. La politica dei promotori non vuole essere quella di colpevolizzare i proprietari che hanno delle slot all’interno del proprio locale, ma bensì cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica ed arginare il fenomeno che vede molti attaccarsi a delle macchinette sperando di vincere somme esorbitanti..

Andrea Contratto

——————o0o——————

01/09/2012 – il caso

Con gli smartphone sarà possibile scommettere soldi veri in qualsiasi momento e da qualunque luogo

Liberalizzazione al via
dal 3 dicembre. La Polizia Postale: pericolo illegalità
gabriele martini
torino

Non chiudono le slot machine reali e in più aprono quelle virtuali. Lo sbandierato giro di vite del ministro Balduzzi, che voleva vietare i videopoker nel raggio di 500 metri dalle scuole, è destinato a restare una proposta. Manca la copertura finanziaria. Gli irriducibili dell’azzardo tirano un sospiro di sollievo e pregustano la rivoluzione in arrivo. C’è già la data: 3 dicembre 2012. Da quel giorno si potrà giocare alle slot anche online. Con soldi veri.

La legalizzazione procede spedita: dopo scommesse sportive e poker, tocca alle famigerate «mangiasoldi». É già tutto calendarizzato, all’amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato sono al lavoro sulle autorizzazioni. Niente più processioni al bancone del bar per cambiare le monete, fra poco meno di cento giorni per mandare in fumo lo stipendio basterà un computer. Oppure un telefonino connesso a Internet. Perché il nuovo comandamento è giocare sempre e dovunque.

La prima rivoluzione fu un pc connesso al Web: nasceva il casinò virtuale, non serviva lo smoking e si entrava con un clic. Adesso il tavolo verde sta nel taschino: è la bisca formato smartphone. Le applicazioni permettono di scommettere soldi veri in qualsiasi momento e da qualunque luogo. Così l’italiano con il vizio del poker punta forte anche sotto l’ombrellone, aspettando il tram o nella pausa caffè. La tentazione è lì a portata, 24 ore su 24.

«Il gioco d’azzardo sul Web sui telefonini è il futuro. Nei prossimi anni si faranno affari d’oro», spiega estasiato il dirigente di una delle aziende leader del settore. I «big» della Rete, fiutato l’affare, hanno deciso di esplorare l’Eldorado. Facebook ha lanciato nel Regno Unito la sua prima applicazione per scommettere soldi veri nel rassicurante ambiente virtuale.

In Italia nel 2011 l’azzardo online ha fatturato 9 miliardi e 850 milioni di euro. La crescita è vertiginosa: +100% sul 2010. Quest’anno si arriverà a 14 miliardi. Per le casse dell’erario è una manna. Ma bisogna vincere la battaglia quotidiana contro chi non rispetta le regole. Polizia postale e Guardia di Finanza chiudono ogni mese decine di casinò illegali sul Web. Questi siti accalappiano gli internauti offrendo bonus, giochi vietati e quote più alte. Il Tesoro quantifica il giro d’affari del «nero» in due miliardi. Ad oggi nella black list dei Monopoli di Stato figurano 4416 siti. «I portali poggiano su server nelle Antille Olandesi, a Cipro o Malta», spiegano dal Nucleo Frodi Tecnologiche della Finanza. A volte però l’oscuramento non basta: modificando manualmente le impostazioni, i giocatori riescono a «mascherare» la connessione e ad accedere ai siti bloccati.

Lo scenario muta e nella guerra alle ludopatie lo Stato rischia la sconfitta. Con il boom delle scommesse via telefonino e la legalizzazione delle slot, il quadro peggiorerà. Dall’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato confermano i timori: «Il gioco via social network può esplodere in maniera incontrollata, col pericolo di coinvolgere i minori». Stesso ritornello sui telefonini: «Oggi la tecnologia mobile espone molti più soggetti al gioco illegale», spiega Carlo Solimene, direttore della Divisione Investigativa della Polizia postale e delle Comunicazioni. Altro che vietare i videopoker vicino alle scuole: il rischio vero è che i ragazzi giochino d’azzardo tra i banchi.

——————o0o——————

Se il gioco d'azzardo è in mano allo StatoÈ la terza industria in Italia dopo Eni e Fiat, con 120 mila addetti e un fatturato che a fine 2011 sfiorerà gli 80 miliardi di euro, sedici volte in più quello di Las Vegas. Di questa imponente cifra, lo Stato incassa il 10%. Quello del gioco d’azzardo legale, e sempre di più quello on line, è un mercato che non teme crisi. A spartirsi macchinette, slot, lotterie e scommesse sportive nel nostro Paese sono dieci grandi società, che nel complesso si dividono metà della cifra. Accanto a queste, altri 1.500 concessionari, che guadagnano l’altra metà. In pratica, fanno da esattori fiscali per lo Stato. Un sistema per nulla trasparente, in cui non è semplice capire, tra sedi all’estero e conti criptati, chi siano davvero i proprietari, quali intrecci esistano tra le varie società e quanto siano coinvolte le mafie in questa gestione, visti i nomi di punta legati ad alcuni clan che spuntano qua e là dai verbali. Proprio in queste ultime settimane la Corte dei Conti, la Direzione Nazionale Antimafia, la Commissione Parlamentare Antimafia e 40 deputati di vari schieramenti hanno sollevato dubbi su questo mercato, perché stanno per scadere le licenze e c’è chi rischia di non vedersi rinnovare la concessione. In più, non si capisce come mai l’Aams, l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, abbia permesso che lo Stato italiano diventasse partner di gruppi che agiscono in maniera, per così dire, un po’ nebulosa. La relazione della DNA, nel capitolo “Infiltrazioni della criminalità organizzato nel gioco (anche) lecito”, cerca di far luce sui criteri con cui sono state scelte le concessionarie e sul comportamento “inerte dei Monopoli nei confronti di concessionarie di rete rimaste per lungo tempo inadempienti per molti degli obblighi assunti. E comunque indebitate in modo abnorme verso l’Aams”. Come scrive Massimiliano Grezzi nella sua tesi “L’imposizione tributaria sui giochi“, si tratta di un “fenomeno che, seppur vivendo anch’esso di regole, potrebbe sembrare quanto mai lontano dal mondo (serio) del diritto”. Grezzi indaga “l’intreccio dei rapporti che per tradizione secolare si sono instaurati tra Stato e gioco, principalmente focalizzando l’attenzione sull’aspetto della ragione principale (ed egoistica) di questo ‘matrimonio di interesse’: le entrate erariali che hanno accompagnato quasi fin da subito l’introduzione legalizzata del gioco nel nostro Stato ma non solo. Il gioco paga la possibilità di stare ‘alla luce del sole’ con l’ingombrante presenza delle casse statali, che da esso pretendono una consistente ricompensa”. Fenomeno complesso, e piuttosto ignorato dal punto di vista normativo e storico, quello del gioco. “L’auspicio”, scrive ancora Grezzi, “è che si riesca a costruire, anche in modo istituzionale, una nuova cultura ed una nuova attenzione verso il gioco, incentivando tutte quelle iniziative che promuovano la conoscenza e dalla conoscenza poter ricavare l’utile ultimo e più significativo: la capacità cioè di governo consapevole e la sua connessa responsabilità”.Visita la tesi:
L’imposizione tributaria sui giochi

——————o0o——————

Basta col gioco d’azzardo, un vero cancro sociale

Lo Stato può lucrare sui sogni e i bisogni di tanti disperati? Il ruolo della Tv è fondamentale: non può incitare i più deboli a giocare, anzi, al contrario, dovrebbe avvertire riguardo alle dipendenze che possono svilupparsi nel corso del tempo. Di Giorgio Mancini

“Ti piace vincere facile?” Questo è lo slogan pubblicitario più gettonato degli ultimi anni. Quattro parole, scandite con tono scherzoso, amichevole e apparentemente innocuo.
E’ bene ricordare che dalla prima messa in onda di questo spot dei “gratta e vinci” sono già passati sei anni, ma i dati sui “giochi”, purtroppo, divengono di mese in mese sempre più preoccupanti.
La spesa per il gioco d’azzardo in Italia nell’ultimo decennio è più che quintuplicata, passando dai 14,3 miliardi di euro incassati nel 2000, ai 79,9 miliardi del 2011. E per il 2012 la tendenza non cambia. Nel primo trimestre sono stati spesi 22,756 miliardi di euro con un aumento del 26,7% rispetto al primo trimestre del 2011e una proiezione sull’anno fra i 90 e i 100 miliardi di euro. Un mercato che va a gonfie vele, e non solo per i monopoli di Stato. “La spesa investita in pubblicità in questo settore dalle industrie del gioco è di tutto rispetto: nel 2009 risultavano investiti oltre 72,3 milioni di euro, con la Lottomatica che primeggiava con i suoi 36 milioni, seguita a ruota dalla Sisal con altri 29,5 milioni. Tuttavia, mentre aumentano gli investimenti nella pubblicità, aumentano i rischi per gli utenti. “Osservando i messaggi promozionali dei giochi d’azzardo notiamo un filo conduttore: tutti sono tesi a far credere ai giocatori che la vincita sia a portata di mano, che sia semplice, immediato”. L’ Italia è la nazione con la spesa pro capite per gioco d’ azzardo più elevata del mondo. Inutile dire quante vite e famiglie sono strozzate da questa malattia. Proibire il gioco d’ azzardo sarebbe, però, un errore perchè andrebbe solo ad arricchire la criminalità. Una soluzione che sicuramente contribuirebbe a diminuire la propensione al gioco degli italiani, sarebbe quella di vietare qualsiasi tipo di pubblicità e sponsorizzazione a società di gioco d’ azzardo e destinare una quota della raccolta a finanziarie centri di disintossicazione dal gioco d’ azzardo e a campagne informative nelle scuole.
Intanto dalla società civile si sono sollevati atti di accusa al sistema di slot, videopoker e sale giochi, e persino i sindaci sono sul piede di guerra per la mancanza di poteri di inter¬vento sui propri territori. L’invito “a giocare responsabilmente” sembra troppo debole di fronte a pubblicità sempre più seduttive. Molti hanno accusato lo Stato di lasciar fare, in virtù degli introiti generati dalla tassazione sulle varie lotterie e su casinò e poker online.
L’abuso di gioco può essere davvero dannoso, così come l’abuso di alcol, così come il fumo. Ma non è questo il punto. Il punto è il ruolo della pubblicità in tutto questo. E qui il discorso si allarga. La pubblicità ha un ruolo commerciale (aiutare le aziende a vendere i loro marchi e i loro prodotti) ma anche un ruolo sociale. Tutti coloro che utilizzano professionalmente i mass media “formano” la società e devono evitare di “intossicarla” riempiendo i mezzi di comunicazione di sogni-spazzatura, come nel caso del gioco d’azzardo. Quindi è giusto che la pubblicità si prenda le sue responsabilità. Che dica la verità. Che proponga modelli positivi.
E’ arrivato il momento di dare delle regole alla pubblicità dei giochi d’azzardo come avvenuto con quella delle sigarette! L’ondata di nuovi spot sul gioco d’azzardo legale che ha invaso i diversi media ha provocato polemiche e discussioni e la crisi, come sappiamo, acuisce la voglia di tentare la fortuna. Particolarmente esposti ai rischi sono gli appartenenti alle categorie più deboli: giovani, disoccupati, famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese, anziani soli. Lo Stato, che incassa molte risorse da questo settore, non può non occuparsi delle categorie più a rischio e dei problemi non marginali, spesso veri e propri drammi sociali, che il gioco d’azzardo produce.
Il ruolo della Tv è fondamentale: non può incitare i più deboli a giocare, anzi, al contrario, dovrebbe avvertire riguardo alle dipendenze che possono svilupparsi nel corso del tempo.
Per questo motivo il Consiglio Nazionale degli Utenti presso l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha cercato di avviare un’inversione di tendenza, cercando di portare avanti una battaglia affinchè la pubblicità dei “giochi” possa essere tagliata fuori dai palinsesti.

Di seguito pubblichiamo l’appello del Consiglio Nazionale degli Utenti al Presidente Mario Monti per limitare la pubblicità televisiva del gioco d’azzardo.

——————o0o——————

Basta scrivere il proprio codice fiscale e avere una carta di credito per poter giocare. E’ l’applicazione di una legge di due anni fa, ma il direttore dei Monopoli aveva dichiarato che presto ci sarebbe stata una stretta

14:37 – Nonostante il direttore dei Monopoli di Stato, Luigi Magistro, aveva dichiarato non molto tempo fa che “bisognava intensificare i controlli sul gioco d’azzardo, ripianificando la loro collocazione, ed evitando la loro presenza vicino alla scuole”, da lunedì le slot machine sono online. Basta avere un codice fiscale e il numero della carta di credito per accedere direttamente dal sofà di casa propria.

E’ l’applicazione di una legge di due anni fa. E benché il ministro Balduzzi, in primis, con un decreto ha “allontanato” il fenomeno da scuole, ospedali, chiese e sinagoghe – in Italia la gente spende in media più di 1.500 euro l’anno per i giochi d’azzardo, risparmiando sui beni di prima necessità -, la legge è stata applicata e anzi rinforzata con 50 nuove concessioni per le slot machine.In realtà il gioco d’azzardo frutta alle case dell’Erario quanto una minimanovra, ben 8 miliardi di euro l’anno. “Si tratta di entrate che – scrive il Corriere della Sera – riducono il deficit pubblico di quasi 1% del Pil ogni anno”. Guarda caso con il rallentamento del gioco nel 2012 anche le entrate erariali per la prima volta sono calate di 500 milioni di euro.Per le scommesse legali i cittadini nel 2003 hanno speso 15,4 miliardi di euro, nel 2011 ben 79,8. E’ un incremento del 52% l’anno, un bella boccata di aria fresca per le casse dello Stato a discapito, però, delle tasche degli italiani.

——————o0o——————

Gioco d’azzardo, quando lo Stato guadagna su vizio e disperazione

di Alessandra Anaclerio

venerdì 11 gennaio 2013
BARI – L’Italia come Las Vegas. Da quando il Paese del tricolore ha autorizzato la legalizzazione del mercato del gioco d’azzardo, quello che inizialmente era per i cittadini solo un cattivo passatempo nascosto, adesso si è  trasformato in un vizio consumato alla luce del sole. Da un lato migliaia di persone indebitate perchè avvolte nell’illusione di poter risolvere così i loro problemi economici. Dall’ altro uno Stato pienamente attivo nella pubblicizzazione di questo pericoloso fenomeno.

«Lo Stato Italiano ha favorito l’apertura delle sale da gioco dicendo che non si tratta d’azzardo perchè il tetto di vincita è limitato – afferma Marco Baranello, direttore del Centro trattamento psicologico e fondatore della “Teoria enotocognitiva”-. Il vero problema è che ad essere illimitata è la frequenza con cui una persona gioca e la somma di denaro che investe».

«E proprio nei periodi di crisi come questo – continua Baranello –  l’azzardo è visto come la strada più breve per risolvere la propria situazione, che solitamente finisce per peggiorare, visto che il banco vince sempre. E non è necessario diventare dipendenti dal gioco per sperperare i propri soldi».

In tv, sulle slot machine, su internet e nei diversi punti vendita di giochi a premi, non mancano frasi accattivanti e ingannevoli del calibro di “Gratta e Vinci: vinci spesso, vinci adesso”, seguite da slogan come “Gioca con moderazione”. Delle vere promozioni-avvertenze che non fanno altro che incentivare e allo stesso tempo confondere, il “malcapitato”. Nonostante gli effetti negativi provocati dal gioco d’azzardo sui giocatori fossero noti, la scelta di legalizzarlo è prevalsa sulla voglia di combatterlo. Un paradosso che sembra trovare una giustificazione se si pensa al grande guadagno che gira intorno ad esso.

«Noi settimanalmente versiamo il 95% dei nostri proventi allo Stato- afferma Nicola, titolare di una sala di gioco barese- e con il restante 5% devo pagare i costi di un’attività aperta 24 ore su 24 che vede al suo interno 63 postazioni e 16 dipendenti». «Versiamo allo Stato ogni settimana il 75% di quello che incassiamo- dichiara Marco, titolare di una seconda “bisca” di Bari-. Abbiamo 11 slot machine e 11 VLT, che sarebbero le slot machine che ti danno la possibilità di inserire direttamente le banconote».

Dunque, basti pensare che in Italia (oltre ai grandi casinò di Sanremo, di Venezia, di Campione d’Italia e di Saint Vincent) esistono migliaia di sale da gioco, centri scommesse e rivenditori di gratta e vinci, lotto e superenalotto per immaginare quanti soldi possano giungere nelle casse dello Stato mediante l’industria dell’azzardo. Solo nel 2011, secondo quanto ha reso noto l’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, si sono sfiorati gli 80 miliardi di euro. E secondo uno studio svolto da NetBetCasino.it e LivePartners (società leader nel mondo nella gestione dei più grandi marchi di giochi online), bisogna aggiungere 14 miliardi di euro provenienti dai giochi sul web.

E a Bari, così come in tante altre città italiane, casinò e “derivati” molto spesso sorgono in prossimità di scuole elementari, medie e superiori.

«La poca distanza che c’è tra le scuole e le sale da gioco – afferma la professoressa Addolorata Armienti, dell’ufficio di presidenza dell’Istituto Tecnico Commerciale “Giulio Cesare” –  porta i ragazzi, fin dalla giovane età, a stare a stretto contatto con un esempio del tutto negativo che d’altronde rappresenta per loro un’attrattiva molto forte. Non è una casualità – sottolinea la docente – che questi centri si aprano vicino a istituti scolastici: rientra proprio nella loro strategia di marketing».

«Inoltre spesso si tratta di luoghi di ritrovo di gente poco raccomandabile – rincara Nicola Carofiglio, vicepreside del liceo scientifico “Scacchi” -. Si parla quindi di un doppio rischio per i ragazzi, che magari potrebbero essere attratti e condotti su strade malfidate».

Gratta e vinci, scommesse, lotterie e, “dulcis in fundo”, le slot machine. Sono tutti giochi apparentemente innocui, autorizzati dall’autorità pubblica, che nascondono lati oscuri a dir poco nocivi. Quello che colpisce i giocatori accaniti è un’ inevitabile tortura mentale, saziabile solo con la causa del loro male: continuare a tentare la fortuna e di conseguenza buttar via denaro, fino a creare un circolo da cui diventa difficile uscire. Con uno Stato (cioè tutti noi) che continua a guadagnare su vizio e disperazione.

——————o0o——————

LA CAMPAGNA DEI MONOPOLI DI STATO “GIOVANI E GIOCO” VA SOSPESA

CONAGGA, CNCA, Gruppo Abele, Libera e Alea: “Incita a giocare”
Il CONAGGA (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’Azzardo), il CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza), il Gruppo Abele, Libera e Alea-Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio condividono pienamente la richiesta avanzata dalla senatrice Baio ed altriparlamentari con la quale si chiede al presidente del Consiglio Monti di intervenire per la sospensione della campagna dei Monopoli di Stato “Giovani e Gioco”.
“Da parecchi mesi”, dichiarano Matteo Iori, presidente del CONAGGA, don Armando Zappolini, presidente del CNCA, don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e di Libera, Graziano Bellio, presidente di Alea, Mons. Alberto D’Urso, segretario nazionale della Consulta Nazionale Antiusura e don Mimmo Battaglia, presidente della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche, “sottolineiamo la gravità di alcuni dei messaggi contenuti nel dvd presentato dall’AAMS ai giovani studenti italiani. Riteniamo inammissibile che un progetto che coinvolge 70.000 studenti e che, secondo le dichiarazioni del direttore dei Monopoli, si vuole estendere alle fasce dei minori più piccoli, contenga frasi come: Evolve chi si prende una giusta dose di rischio, mentre è punito chi non rischia mai o chi rischia troppo!’, o  ‘Ci si attacca alla rete, al cellulare, alle slot machine  o ai videopoker parcheggiati nei bar per dare risposta al primordiale bisogno di vincita che l’essere umano ha in sé’, o dove viene promosso l’aspetto meno educativo e socializzante dei giochi online dichiarando che grazie a questi: Non c’è bisogno di cercare compagni di gioco come si faceva da bambini, perché questo gioco è spesso solitario e decontestualizzato’.”
“Riteniamo”, continuano i presidenti delle cinque organizzazioni sopra citate, “che il progetto portato nelle scuole contenga troppi stimoli al gioco d’azzardo e che finisca per sostenere l’idea che i ragazzini debbano giocare d’azzardo almeno un po’, come si può cogliere con più chiarezza dagli esiti proposti nel test interattivo contenuto nel dvd. I risultati del test si permettono di dire, a un giovane che dichiara di non apprezzare il rischio e il gioco d’azzardo: ‘Ti manca solo una frusta tra le mani… lo spirito del bacchettone aleggia sulla tua testa! Per te non esistono colori, tutto è bianco o tutto è nero. Il gioco è rischio ed a te i rischi non piacciono, meglio aggirare gli ostacoli. Così facendo, però, perdi tutte le sfumature della vita. Integerrimo… o semplicemente rigido come un ghiacciolo appena tolto dal freezer? Urge ammorbidente’. Mentre il profilo ritenuto migliore dal test è quello di chi dichiara di giocare d’azzardo almeno un po’: ‘Tutto sommato hai una buona idea di cosa sia il gioco. Non sei un fanatico, ma non ti fai mancare una partitella ogni tanto… giusto per tenerti in allenamento. Il tuo motto? Poco non fa male nemmeno il veleno! Bilancia in equilibrio’.”
“Le parti critiche di questo progetto”, concludono Iori, don Zappolini, don Ciotti e Bellio, “sono state più volte denunciate, sono molteplici e sono presentate in modo più esteso nel video visionabile sulla home page del sito www.libera-mente.org. Sappiamo con certezza che, come sostenuto da tutte le ricerche fatte in Italia, centinaia di migliaia di minorenni del nostro paese giocano d’azzardo nonostante questo sia vietato per legge; sappiamo anche che decine di migliaia di giovani studenti hanno un problema di patologia legato al gioco d’azzardo. Riteniamo che un’amministrazione pubblica come i Monopoli di Stato non possa promuovere un progetto sul gioco d’azzardo con così tante lacune e, concordando con la proposta presentata dai senatori al presidente Monti, auspichiamo che questo venga sospeso al più presto in attesa di un nuovo progetto che, sviluppato in un contesto privo di conflitti di interesse, possa davvero promuovere una riflessione su tutti i rischi legati al gioco d’azzardo.”

——————o0o——————

5 aprile 2013

(ALLA RADICE UN SISTEMA MONETARIO FALLITO)

Fonte: http://seigneuriage.blogspot.it/2013/04/la-ryles-list-dei-superevasori-fa.html

Hanno sottratto al fisco mondiale tra i 21mila e i 32mila miliardi di dollari – I nomi dei superevasori e delle società offshore sono nell’hard disk di un computer – Oligarchi, borghesi, trafficanti: tutti nel calderone – E ora i governi chiedono di sapere chi “stangare”..

Fabio Cavalera per il “Corriere della Sera

paradiso fiscalePARADISO FISCALE

Su il sipario. Ecco la multinazionale dell’imbroglio fiscale. La sua fisionomia, il suo capitale sottratto alle dichiarazioni patrimoniali ufficiali, che secondo lo studio di James S. Henry – l’ex capo economista di McKinsey – ammonterebbe a una cifra compresa fra i 21 mila e i 32 mila miliardi di dollari («pari alla ricchezza prodotta da Stati Uniti e Giappone»), il suo modus operandi, con la mappa dell’evasione mondiale negli ultimi trent’anni, sono in una scatola nera, l’«hard disk» di un computer che Gerard Ryle, direttore del Consorzio Internazionale dei Giornalisti d’Inchiesta (l’Icij di Washington), ha ricevuto per posta qualche tempo fa.

paradisi-fiscaliPARADISI-FISCALI

Vale più di mille miniere d’oro messe insieme: 260 gigabyte, 2,5 milioni di documenti archiviati con i nomi e le attività di 120 mila società offshore, con l’identità dei 130 mila titolari di conti cifrati (per ora 200 italiani, in compagnia ad esempio di Jacques Augier, il tesoriere della campagna elettorale di François Hollande, o di Maria Imelda Marcos, la figlia dell’ex presidente filippino, o della baronessa spagnola Carmen Thyssen-Bornemisza che ha utilizzato i suoi «risparmi occulti» per comperarsi un Van Gogh all’asta, «Il mulino ad acqua a Gennep»), conti cifrati nascosti alle Isole Vergini britanniche, alle isole Cook, alle Cayman, nel Liechtenstein, poi con la ragnatela dei movimenti e delle ricchezze depositate, infine con le banche (citate la Ubs, la Deutsche Bank con 309 società di comodo, la Clariden controllata dal Credit Suisse) che «hanno lavorato aggressivamente per fornire ai propri clienti le compagnie dei paradisi fiscali coperte dal segreto». Centosettanta nazioni coinvolte: le nazioni unite della frode fiscale.

ISOLE CAYMAN jpegISOLE CAYMAN JPEG

Gerard Ryle, che investigava sullo scandalo australiano della «Firepower International», si è ritrovato questo tesoro sulla scrivania, ha chiamato a raccolta 86 giornalisti del suo consorzio (46 Paesi, Leo Sisti per l’Italia) e ha messo in piedi un pool di 38 testate sparse per i continenti (dal Washington Post al Guardian e a Le Monde, partner italiano l’Espresso) per leggere quei file e per ricomporre in 15 mesi il mosaico dell’evasione fiscale.

Francois HollandeFRANCOIS HOLLANDE

Così, il risultato è che diventa di dominio pubblico la lista infinita dei furbi, furbetti e furbastri, o presunti tali, che, grazie a migliaia di «maghi consulenti» e di professionisti dei giochi di prestigio illegali in Europa o in America, in Asia o in Oceania, hanno occultato i loro veri patrimoni e ne hanno anonimamente disposto per lo shopping personale (case, barche, quadri).

yp42 carmen cervera vedova thyssenYP42 CARMEN CERVERA VEDOVA THYSSEN

Di mezzo, avverte il rapporto del Consorzio dei giornalisti investigativi, c’è un’umanità varia: «Medici e dentisti americani, la middle class della Grecia, i furfanti di Wall Street, despoti, oligarchi, manager, trafficanti d’armi». Oltre a commercianti di diamanti indiani, dirigenti del colosso Gazprom, ultramilionari inglesi, tedeschi e francesi, funzionari dei governi del Canada, dell’Azerbaigian, del Pakistan, delle Filippine, del Venezuela. E naturalmente figure di discreta caratura della politica internazionale, potenze nei loro Paesi.

liechtensteinLIECHTENSTEIN

Adesso, come se si conficcasse uno spillo alla volta per rendere la vicenda più dolorosa, escono usa marc richa spizzichi e bocconi i nomi. Siamo all’inizio. Fra i 200 italiani, rivela l’Espresso che compaiono Gaetano Terrin («all’epoca commercialista dello studio Tremonti»), Fabio Ghioni, hacker dello scandalo Telecom, i commercialisti Oreste e Carlo Severgnini. Si affiancano a gente come il presidente azero Aliyev, il primo ministro della Georgia Bidzina Ivanishvili, l’ex ministro delle Finanze della Mongolia Sangajav, Olga Shuvalova moglie di Igor Shuvalov (l’ex vice primo ministro russo), l’ex cantante americana Denise Rich, ex moglie di Marc Rich accusato di frode e perdonato da Clinton nell’ultimo giorno di presidenza. La company globale dell’evasione. «Che ci diano i documenti» reclama il ministro delle Finanze di Berlino. Si prepara a bastonare i suoi connazionali dell’offshore?   USA MARC RICH
———————-o0o———————-

Quel paradiso delle slot machine che i monopoli italiani ignorano

Coincidenze: la Atlantis ha sede a Saint Lucia. Con un fatturato di 30 miliardi di euro l’azienda off-shore supera anche quello della Fiat

Dieci miliardi in monete da un euro. Settantacinque mila tonnellate di metallo, una montagna tintinnante di soldi che è difficile anche solo da immaginare. A tanto ammonta la ricchezza in cerca di autore raccolta ogni anno dalle slot machines del concessionario Betplus. L’intero settore – se continua il trend attuale: un introito superiore ai 15 miliardi nel primo semestre – nel 2010 incasserà più di trenta miliardi di euro, un fatturato superiore a quello della Fiat Auto. Il leader indiscusso di questo mercato immenso è la Betplus, già nota con il nome di Atlantis World, che vale da sola il 30 per cento del mercato. La concessione per il controllo di questa massa impressionante di denaro è stato affidato nel 2004 dallo Stato italiano a un raggruppamento di imprese capeggiato proprio da Atlantis World Nv, una società con base alle Antille olandesi che è controllata attraverso una lunga catena di off-shore e trust e che sarebbe riferibile (se ci si fida delle sue vaghe dichiarazioni) a Francesco Corallo.Non è stata l’Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato, l’Aams, a svelare il ruolo di questo cinquantenne catanese ma proprio chi scrive in un articolo pubblicato su L’espresso nel 2004. In una conversazione telefonica con l’autore, Francesco Corallo spiegò nel 2004 di essere “il primo azionista di Atlantis World” con una percentuale oscillante intorno al 20 per cento mentre il resto del capitale era in mano a soggetti finanziari delle Antille.
Non si trattava di un’ammissione neutra. Francesco Corallo è un incensurato che però ha un cognome pesante e una storia complessa. Suo padre, Gateano Corallo, è stato condannato a sette anni e mezzo per associazione a delinquere proprio per i suoi affari nel settore del gioco. Corallo senior era riuscito a sfuggire all’arresto quando i magistrati milanesi sventarono la scalata ai casino di Campione e Sanremo da parte degli amici del boss di Catania, Nitto Santapaola.

Gaetano Corallo è stato rinviato a giudizio nel 1989 dal giudice Paolo Arbasino proprio per il suo ruolo di ponte tra il mondo del gioco e il boss assoluto della mafia di Catania. Santapaola era amico di Corallo Senior e aveva fatto le vacanze a Saint Marteen nella fine del 1979. I giornali pubblicarono le foto di Corallo e Santapaola che sorridevano insieme. Il pentito Angelo Siino aggiunse che Santapaola aveva trascorso un anno da latitante a Saint Marteen nel 1986, quando sfuggiva all’arresto per l’omicidio del generale Dalla Chiesa. Proprio in quel periodo fu arrestato il fratello di Santapaola, Giuseppe, e indosso aveva proprio l’ indirizzo di Gaetano Corallo nell’isola caraibica.

Rapporti antichi se si pensa che nel 1975, lo stesso Nitto Santapaola fu fermato sull’auto di Corallo: “un mio amico”, disse ai poliziotti. Francesco Corallo allora era un ragazzo. Anche se il giudice Arbasino ricorda nella sua ordinanza che era intestatario di alcune società usate dal padre. Il figlio sostiene di avere perso i contatti con Gateano Corallo e ha sempre affermato che i suoi casino non hanno nulla a che vedere con il Rouge et Noire, creato dal padre nel 1982 sulla stessa isola di Saint Marteen. Molti investigatori però non ci hanno creduto. Al Fatto risulta che Gateano Corallo e il figlio Francesco sono stati indagati insieme per traffico internazionale di stupefacenti dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma.

Le informative della Guardia di Finanza e della Polizia sostenevano che padre e figlio erano in contatto con Marco Marino Diodato, un italiano emigrato in Bolivia dove aveva fatto fortuna sposando la figlia di Hugo Banzer, il presidente dello stato sudamericano. Diodato è stato poi arrestato per traffico di droga e per gioco illegale dalle autorità boliviane ed è stato accusato anche di essere il mandante dell’attentato che ha fatto saltare in aria su un’autobomba il giudice Monica Von Borries. Per gli articoli scritti tra il 2004 e il 2007 sulla Atlantis e sulla famiglia Corallo, il Gruppo Espresso, che ha avuto il coraggio di pubblicarli, ha subito una causa a Londra (dove Atlantis aveva trasferito la sede e voleva lanciare una grande offerta pubblica al mercato per raccogliere capitali freschi) con una richiesta danni di decine di milioni di sterline.

Mentre qualcuno combatteva e vinceva una battaglia legale costosa, lo Stato italiano ha confermato e prorogato la concessione alla Atlantis fino al maggio del 2011. A distanza di sei anni dalle nostre prime inchieste, siamo tornati a chiedere ai dirigenti dell’Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato, chi sia il proprietario reale, la persona fisica che controlla la ex Atlantis World, ora Betplus. La risposta del direttore dei giochi dell’Aams Antonio Tagliaferri è stata disarmante. Il dirigente che da anni si occupa del settore dominato da Atlantis World – Betplus ha ammesso al Fatto Quotidiano: “Non so chi sia la persona fisica che sta dietro la ex Atlantis World”. Tagliaferri sostiene di avere interessato inutilmente la Prefettura di Roma al riguardo: “Abbiamo chiesto più volte se la società Atlantis World fosse in regola con i requisiti della legislazione antimafia e ci hanno sempre risposto di sì. La legislazione non ci attribuisce altri poteri”.

Eppure c’è una lettera che è arrivata all’Aams il 7 dicembre 2004 e che avrebbe dovuto far suonare un campanello d’allarme sulla proprietà. Un socio di Atlantis World nel raggruppamento di imprese che ha vinto la concessione, la società PLP, nella persona del suo amministratore Remo Molinari, scriveva: “Atlantis World ha concentrato la sua attività nell’ambito del Raggruppamento Temporaneo di imprese solo sulla gestione finanziaria ….di tale attività a oggi la P.L.P. Srl non ha alcuna evidenza e non è quindi in grado di riscontrare 1) le fonti di finanziamento utilizzate per sostenere le attività del raggruppamento temporaneo di imprese; 2) il completo adempimento degli obblighi assunti verso l’Aams”. Molinari proseguiva: “ in tale contesto di per sé preoccupante e, soprattutto non trasparente, il ruolo rivestito dal signor Francesco Corallo in seno alla mandataria del raggruppamento temporaneo di imprese suindicato crea ulteriori evidenti problemi di rapporto tra le parti.

Invero, nonostante non risulti dotato di alcun potere che ne comporti la rappresentanza, il signor Francesco Corallo, di fatto, esercita la direzione e il coordinamento del management nell’ambito delle attività svolte da Atlantis Group of companies NV, specialmente come detto per quanto attiene alla gestione finanziaria dei fondi….soggetti estranei al RTI, asseritamente collaboratori del signor Francesco Corallo talvolta hanno anche impedito l’accesso ai tecnici di PLP all’area telematica”. Il 22 luglio del 2005 la PLP ha deciso di vendere la sua quota, lasciando campo libero a Corallo.

Le informative prefettizie richieste dalla Aams su Atlantis effettivamente hanno ricevuto sempre risposta positiva ma non hanno mai avuto ad oggetto Francesco Corallo ma solo il procuratore in Italia della società: Amedeo Laboccetta, oggi deputato del Pdl. Chissà cosa avrebbe risposto la Prefettura se Tagliaferri avesse chiesto informazioni su Corallo. Al Fatto risulta che fino a pochi mesi fa Francesco Corallo era indagato dalla Procura di Roma in un indagine per riciclaggio. L’inchiesta è partita nel 2007 ed era condotta da Italo Ormanni, allora capo della Direzione distrettuale antimafia a Roma e ora al Ministero con Angelino Alfano. Secondo quello che risulta al Fatto Quotidiano l’indagine si avvia verso l’archiviazione. La vicenda della società leader nel settore del gioco in Italia è tornata di attualità per colpa del cosiddetto caso Montecarlo.

Il Fatto Quotidiano ha pubblicato il 4 agosto scorso la notizia che la stessa società e lo stesso professionista esperto in paradisi fiscali (James Walfenzao della Corpag, società delle Antille con sedi a Curacao e Saint Lucia) si sono occupati di creare nel 2008 le scatole societarie che schermano la proprietà della società della casa di Montecarlo abitata da Giancarlo Tulliani e dall’altro hanno creato la struttura che nel 2004 è stata usata per celare alle autorità italiane chi sia la persona fisica che ha la titolarità effettiva del colosso del gioco Atlantis World.

Quando ha letto la notizia sul Fatto Quotidiano, il parlamentare Francesco Barbato dell’Italia dei Valori è balzato sulla sedia e ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere al ministero dell’economia come sia possibile “la mancanza di trasparenza sulla reale proprietà di Atlantis. Visto che l’unico nome di una persona fisica che sostiene di essere socio in proprio della Atlantis Gioco Legale Ltd concessionaria dell’Azienda autonoma dei monopoli di Stato AAMS nel controllo del gioco legale, è quello di Francesco Corallo, il figlio di Gaetano Corallo, il quale è stato condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso in primo e secondo grado, accusa che è stata trasformata – dopo una serie di pronunciamenti della Cassazione – in associazione a delinquere semplice: la condanna a sette anni e mezzo era legata proprio alla scalata dei casinò italiani da parte di soggetti legati al clan mafioso di Nitto Santapaola, boss di Catania che sarebbe stato fotografato con Gaetano Corallo a Saint Marteen, Antille olandesi, dove allora Gaetano gestiva un casino e dove oggi il figlio Francesco gestisce altri tre diversi casino”. Il sottosegretario Alberto Giorgetti ha risposto con una nota dell’Aams nella quale sostanzialmente si dice che tutto è in regola.

da il Fatto Quotidiano del 6 ottobre 2010

———————o0o———————

Fli: “E’ Valter Lavitola l’uomo del premier a Santo Domingo”

Direttore ed editore dell’Avanti, 38 anni, sarebbe con Laboccetta e Corallo tra i fabbricanti del documento di Santa Lucia che chiama in causa Giancarlo Tulliani

Valter Lavitola, socialista, direttore ed editore dell’Avanti, sarebbe l’anello di congiunzione tra il premier e il documento del governo di Santa Lucia, che i finiani giudicano falso, che chiama in causa Giancarlo Tulliani, cognato di Gianfranco Fini.

LAVITOLA, OPERE E BIOGRAFIA – Sposato con un figlio, laureato in Scienze Politiche, Lavitola è direttore ed editore del quotidiano “Avanti!”, dove a volte scrive anche il senatore Giorgio Stracquadanio, ultras del PdL ed ex radicale che aveva auspicato per Fini un trattamento-Boffo. Lavitola è in politica dal 1984 con il PSI, dove gli vengono affidati incarichi a livello nazionale ed internazionale. Si occupa da sempre di sviluppo sostenibile. Aderisce a Forza Italia nel 1994, mentre in una sua biografia di qualche tempo fa dice di ricoprire la carica di Segretario Generale del Comitato Interparlamentare per lo Sviluppo Sostenibile. E’ imprenditore nel campo dell’import-export, delle costruzioni e dell’editoria, e presidente nazionale della F.I.P.E.D. (Federazione Italiana Piccoli Editori). All’epoca della rinascita dell’Avanti, scrive Wikipedia, è rinato come quotidiano «liberalsocialista» degli ex Psi di Forza Italia, come Fabrizio Cicchitto (che lo ha fortemente voluto), Paolo Guzzanti, Renato Brunetta, Gianni Baget Bozzo. L’editore-direttore era considerato vicino al Nuovo Psi di Gianni De Michelis.

LABOCCETTA E CORALLO – Durante Annozero, poi, Italo Bocchino fa anche i nomi di Amedeo Laboccetta e Francesco Corallo. D’Avanzo su Repubblica ricordava il collegamento tra Amedeo La Boccetta, ex finiano e parlamentare del PdL, e Francesco Corallo, di cui avevamo già parlato. Figlio di Gaetano, detto Tanino, latitante catanese legato al boss di Cosa Nostra Nitto Santapaola, Corallo è nei Caraibi «l’imperatore di Saint Maarten», dove gestis

ce con attività collegate a Santo Domingo alberghi, un giornale, quattro casinò con l’Atlantis World, multinazionale off-shore, partner dei nostri Monopoli di Stato nel business (complessivamente 4 miliardi di euro) delle slot machines ufficiali.

http://www.giornalettismo.com/archives/83725/fli-e-valter-lavitola-luomo/

——————–o0o——————–

Pubblicato il ottobre 5, 2010 di

Saint Lucia, l’isola del mistero. Il porto delle nebbie. Ora nessuno più ne parla. Il Giornale e Libero hanno ricevuto l’alt di Berlusconi. Lavitola? Una felice interpretazione, la sua. Quasi da Oscar.

Un breve riassunto: ricorderete l’Attorney General di Saint Lucia, tale Lorenzo Rudolph “Doddy” Francis, rintracciato in Svizzera dai cronisti de Il Fatto precipitarsi con il primo volo a Castries per gestire la “crisi” internazionale che potrebbe scaturire da quel documento “patacca” che portava lo stemma del governo di St. Lucia e attribuiva la proprietà dell’appartamento di Montecarlo, al centro dello scandalo italiano, a tale Giancarlo Tulliani. Francis non può negare l’autenticità: nella prima – brevissima – conferenza stampa dice che il documento è vero e che non sa proprio come possa essere stato reso pubblico. E’ imbarazzato e imbarazzante, assediato dai giornalisti italiani, lasciato incomprensibilmente da solo dal suo premier e dal ministro degli Esteri.

Che fare? La sera stessa – era giovedì – ad Annozero, Italo Bocchino rivela il nome del pataccaro: Walter Lavitola, sedicente direttore dell’Avanti!, ciò che resta del glorioso giornale socialista; è da quel momento che Lavitola si impossessa della scena, in un irrazionale scarto narrativo in cui una comparsa diventa protagonista. Bisogna rassicurare Francis sulla correttezza dell’approccio seguito sino ad allora. Lavitola finge di lavorare a un’inchiesta giornalistica su un presunto riciclaggio di denaro proveniente anche dall’Italia, inchiesta che lo ha fatto imbattere nel caso Tulliani come per “caso”. Dice di lavorarci da sei mesi. Francis, messo ancora alle strette dai giornalisti italiani, rivela che l’inchiesta su Timara e Primtemps è stata avviata tre o sei mesi fa. Un’inchiesta avviata non già su impulso di un’autorità giudiziaria, né nazionale né internazionale, bensì “governativa”. Un atto illegale, secondo l’esponente dell’opposizione. Un atto che mette a pregiudizio il segreto sulla proprietà di due società off-shore, un atto che minerebbe alla base tutta l’economia dell’isola.

Francis temporeggia, poi la conferenza stampa delle ore 22.30 italiane: presente anche Lavitola. Casualmente la troupe al seguito del giornalista di Annozero, Corrado Formigli, riprende un potente aereo privato atterrare quello stesso giorno sulla pista dell’aeroporto di Castries. E’ un Cessna Citation XL. Da esso, capirà poi il giornalista, scendono proprio Lavitola, Torres, il giornalista di el Nacional che pubblicò il documento contraffatto  di St. Lucia, e un interprete. Lavitola, in un primo momento sostiene di esser giunto sull’isola il giorno prima su un aereo di linea American Airlines. Oggi su Il Fatto, Formigli rivela che l’aereo non è di proprietà di tale Rogelio Oruna, imprenditore amico di Lavitola, ma del miliardario spagnolo Pablo Pinero, proprietario della catena alberghiera Bahia Principe, e di un certo Malmonado, leader del Partito Rivoluzionario Dominicano (PRD, di area socialista, come Lavitola). Le bugie di Lavitola fanno acqua da tutte le parti. Sabato scorso, in un dramma che subodora di operetta (“a Saint Lucia mi stanno incriminando”), l’Avanti! pubblica l’email che sarebbe agli atti dell’inchiesta di Francis, email che lo stesso Francis ha confermato durante l’ultima estemporanea conferenza stampa. L’ennesimo scoop che indica in Tulliani il proprietario dell’apprtamento monegasco.

La smoking gun di Lavitola dovrebbe creare delle polemiche fuori dal normale. E invece il silenzio. Tutti tacciono. Compresi Il Giornale e Libero. E’ il 2 Ottobre. Lo strascico polemico dura sino a ieri ma è sottotraccia, lasciato a figure comprimarie. In precedenza, durante le repliche al dibattito sulla questione di fiducia al Senato, Berlusconi ha parlato male de Il Giornale, spingendosi ad affermare che forse le sue inchieste giornalistiche non giovano affatto al PdL. Un segnale? O un bluff?

Di fatto la lunga serie di copertine anti-Fini con epicentro la casa di Montecarlo è terminata. Qualcuno ha forse ordinato la “ritirata”. Il caso Tulliani stava per avere ripercussioni a livello internazionale considerevoli. Guastare uno dei paradisi dell’off-shore per far fuori un avversario politico. Roba da matti. A conferma di questo, la telefonata anonima ad Annozero. La voce è di un certo David. Racconta Formigli:

Chi è David? Per ora, una voce e nulla più. Telefona due volte alla nostra redazione, la prima mentre siamo in diretta con la puntata di Annozero e ci occupiamo del caso Fini. La seconda dopo aver visto -dice lui – l’inchiesta che abbiamo realizzato a St Lucia mostrando il jet di Lavitola. Sostiene di essere molto vicino alla moglie del ministro degli Esteri di St. Lucia, Rufus Bousquet. Questa è la sua testimonianza: “Qualcuno ha fabbricato un documento falso sulla casa di Montecarlo. Falso perché non proviene dal governo di St Lucia. Noi abbiamo visto il documento i primi di giugno e ci siamo chiesti: cosa diavolo sta succedendo? Chi l’ha fatto? Il nostro primo ministro ha fatto un sacco di telefonate in giro, a Santo Domingo e altrove. È proprio allora che compare mister Lavitola. Lui dice a Bousquet che questo documento deve venire autenticato, garantito come vero dal governo di St Lucia, perché se non fosse stato autenticato, l’isola avrebbe potuto subire ingenti danni economici perché l’Italia ha molto denaro custodito a St Lucia” (C. Formigli per Il Fatto Quotidiano, 05/10/2010).

Poi, oggi, alle 17.51, una agenzia dell’AGINews rilancia le dichiarazioni dell’avvocato Ellero al settimanale Oggi:

“Il mio cliente [secondo Ellero] e’ inattaccabile perche’ tiene in pugno qualcuno di molto importante” ha raccontato Ellero nell’intervista […] Il direttore dell’Avanti ha dovuto correre perche’ qualcuno gli ha mandato a dire: ci hai cacciato nei guai, adesso vieni a tirarci fuori. Il mio cliente non lo conosce ma se dovesse raccontare quel che sa su Lavitola succederebbe un finimondo. Se poi rivelasse il nome dell’uomo politico al quale e’ legato?” (AGI News On – CASA MONTECARLO: ELLERO, MIO CLIENTE HA IN PUGNO UOMO IMPORTANTE).

Quindi Lavitola orchestra una messinscena: toglie le castagne dal fuoco a Francis con la storia della email, mentre in Italia scatta l’ordine di fermare il linciaggio. Cosi cala il sipario su Saint Lucia. Qualcuno dice che B. vuole trattare con i finiani sulla giustizia (leggasi immunità). Forse è una interpretazione sbagliata. L’attacco ulteriore alle toghe sopraggiunto dal palco di Milano, domenica scorsa, ha messo la pietra tombale su ogni tentativo di dialogo con FLI. Berlusconi invece muove chiaramente le truppe per le elezioni. Perché allora disinnescare la bomba di Saint Lucia? La possibile risposta: la faccenda è sfuggita di mano. A rischio l’identità di uomini ombra. Forse centra anche il rinnovo delle concessioni delle slot machine. La vicenda è approdata in aula, alla Camera, per mezzo di una interrogazione a risposta scritta fatta dai deputati di IDV al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti. Ecco cosa scrivono:

BARBATO, DI PIETRO, DONADI, CAMBURSANO, ZAZZERA, RAZZI, PALADINI, MESSINA, ROTA, ANIELLO FORMISANO, PIFFARI, GIULIETTI, BORGHESI, PALAGIANO, MURA, EVANGELISTI, PORCINO, FAVIA, PALOMBA, DI STANISLAO, CIMADORO, DI GIUSEPPE, LEOLUCA ORLANDO e MONAI. – Al Ministro dell’economia e delle finanze

  • [la] società Atlantis World Gioco Legale Ltd con sede in Inghilterra, attraverso una propria stabile organizzazione in Italia, risulta concessionaria per la gestione telematica degli apparecchi da intrattenimento (cosiddette slot machines) di cui all’articolo 110, comma 6, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza
  • tale società è controllata attraverso una complessa struttura da società off- shore dei Caraibi
  • Solo il 5 per cento è di soci italiani identificabili (Sapamet, consorzio riferibile ai dirigenti dei gestori del sindacato delle slot-machines) mentre nessuno sa veramente chi è la persona fisica proprietaria del restante 95 per cento
  • la Hoshi Okara Corporation ltd controlla l’82 per cento mentre il restante 13 per cento è nelle mani della Uk Atlantis Holding Plc
  • Hoshi Okara è una società delle Antille che secondo alcune notizie di stampa sarebbe riferibile a Francesco Corallo
  • La società UK Atlantis Holding Pie che detiene il 13 per cento è invece controllata da società con sede nello Stato caraibico di Saint Lucia (la Corporated Management St. Lucia possiede il 99,9 per cento mentre la Corporate Management Inc. ne ha una minima quota dello 0,01 per cento)
  • Entrambe le società sono riconducibili al signor James Walfenzao, professionista che, secondo notizie recentemente riportate dalla stampa, agirebbe in nome e per conto di un trust appartenente a Francesco Corallo
  • l’unico nome di una persona fisica che sostiene di essere socio in proprio della Atlantis Gioco Legale Ltd concessionaria dell’Azienda autonoma dei monopoli di Stato AAMS nel controllo del gioco legale, è quello di Francesco Corallo, il figlio di Gaetano Corallo, il quale è stato condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso in primo e secondo grado, accusa che è stata trasformata – dopo una serie di monunciamenti della Cassazione – in associazione a delinquere semplice: la condanna a sette anni e mezzo era legata proprio alla scalata dei casinò italiani da parte di soggetti legati al clan mafioso di Nitto Santapaola, boss di Catania che sarebbe stato fotografato con Gaetano Corallo a Saint Marteen, Antille olandesi, dove allora Gaetano gestiva un casino e dove oggi il figlio Francesco gestisce altri tre diversi casino
  • il predetto Francesco Corallo sarebbe stato a sua volta indagato più volte dalla procura di Roma per traffico di droga e riciclaggio e – anche se le indagini sono state archiviate – negli atti sarebbe comunque definito più volte come soggetto legato al clan di Benedetto Santapaola, capo assoluto della mafia catanese
  • la convenzione per la concessione ad Atlantis World Rti (che vale da sola decine di milioni di euro e permette di incassarne altrettanti alla società, che stava quotandosi in borsa a Londra proprio grazie alla concessione medesima) è stata siglata senza richiedere alla prefettura gli accertamenti ai fini della cosiddetta informativa interdittiva antimafia che solitamente viene chiesta per appalti superiori ai 5,2 milioni di euro mentre in questo caso si parla di centinaia di milioni se non di miliardi di euro
  • la concessione è stata prorogata due volte (ultimamente fino al maggio 2011) sempre senza alcuna richiesta della cosiddetta informativa interdittiva antimafia
  • la procura della Corte dei conti ha citato in giudizio la Atlantis World, assieme ad altri nove concessionari, contestando violazioni degli obblighi del concessionario, che non aveva provveduto a collegare le macchinette per permetterne il controllo in tempo reale, come previsto dalla legge e che non aveva versato all’Erario ingenti somme relative al prelievo erariale dovuto sui proventi dei citati apparecchi di gioco. Ad Atlantis Word e ai suoi controllori inadempienti dell’AAMS, la Corte dei Conti contesta un ammontare pari a circa 32 miliardi di euro complessivi per inadempimenti degli obblighi relativi ai livelli di servizio previsti dalle convenzioni di concessione (Camera.it – Lavori – Resoconti Assemblea – Allegato).

Insomma, il clamore di stampa conseguente alla faccenda Montecarlo-St. Lucia rischia di mettere a pregiudizio la concessione governativa sulle slot machine. E non sono pochi soldi. Possibile che una concessione governativa sia stata assegnata a una società off-shore? E se adesso cominciassimo ad occuparci di questa vicenda più seriamente, che accadrebbe?

Aggiornamento del 06/10, ore 7.30: questa la prima pagina de Il Giornale di oggi. Sembra contraddire quanto affermato prima:

L’articolo di apertura, a firma di Chiocci e Malpica, i due giornalisti che hanno il “merito” (?) di aver aperto l’inchiesta giornalistica, rappresenta un ritorno alle origini dell’inchiesta: i mobili, i lavori di ristrutturazione, le interviste ai vicini. Roba ferragostana. Per giunta non opera loro ma di Bruno Vespa, che arriva così in cospicuo ritardo sulla vicenda contribuendo a far spegnere i riflettori su Saint Lucia. Di quel pasticciaccio nessuna menzione. Il logoramento continua, ma la rotta è stata abbondantemente corretta e porta lontano, molto lontano, dai Caraibi.

——————o0o——————

Breve storia dell’Atlantis World Games (o Giocolegale) dei fratelli Corallo

4 ottobre 2010

Se il principio è che «ogni euro raccolto con il gioco è un euro in meno che viene dalla fiscalità generale», come ha sintetizzato il direttore generale dei Monopoli, Giorgio Tino, allora tanto vale mettersi a competere con i biscazzieri veri e propri. E chi può farlo meglio del figlio di un biscazziere? Deve essere stato questo ragionamento a spingere il catanese Carmelo Maurizio Corallo, 42 anni, erede del pregiudicato Gaetano Corallo, detto Tanino, condannato nel ’99 in via definitiva a sette anni di carcere per associazione a delinquere e corruzione nell’ambito della scalata ai casinò di Sanremo e Campione, ad avviare ai primi di ottobre una nuova società, la Awg Italia, insieme al francese Bernardo Joyeusaz.

Una piccola Srl domiciliata a Roma, al numero 212 di via Cola di Rienzo, che come oggetto sociale si è scelta – guarda un po’ – proprio «il coordinamento e la disciplina delle attività per lo studio di fattibilità di una rete telematica dedicata ai videogiochi». E non è un caso, visto che Awg sta per Atlantis World Games (o Giocolegale), e cioè la compagnia olandese che gestisce casinò a Saint Marteen e Santo Domingo, e di cui è socio l’altro figlio di Tanino, il 44enne Francesco Corallo, incensurato come il fratello. Attraverso la Atlantis, che in Italia è rappresentata da Joyeusaz, i due Corallo boys si sono già accaparrati una bella fetta del nascente mercato delle slot machine che il Tesoro ha inaugurato lo scorso mese.

Un business che già vale 4 miliardi di euro, e garantisce allo Stato un introito del 13,5% su ogni giocata. Mettendosi in affari con la Saparnet di Domenico Distante, che contemporaneamente è anche il capo del maggior sindacato di categoria (Sipar), i figli di Tanino sono infatti riusciti a mettere le mani su circa un terzo delle 130 mila macchinette già entrate in esercizio nei bar e locali del paese.

E chissà se avranno contato anche le amicizie altolocate del padre, che negli anni d’oro delle scalate ai casinò frequentava contemporaneamente un tale Marcello Dell’Utri, il boss mafioso Nino Santapaola e l’allora sindaco di Imperia Claudio Scajola. Certo è che per loro si prepara adesso un’altra manna, con l’arrivo dei giochi su Internet. Il ministro Siniscalco calcola che porteranno nelle casse del Tesoro fino a 800 milioni in tre anni. Ma i nuovi giochi – ha sottolineato il titolare di via XX settembre – serviranno soprattutto a combattere l’illegalità. Gli eredi del biscazziere catanese sapranno certamente essere d’aiuto.

Sandro Orlando per l’Unità (3 dicembre 2004)

——————-o0o——————-

——————-o0o——————-

Pubblicato il ottobre 7, 2010 di

A sx, Urso; a dx, Laboccetta

Sui giornali è tutto un fiorire di articoli che parlano della questione Saint Lucia dal versante delle slot machines, ovvero della concessionaria Betplus, gruppo Atlantis World Group, la multinazionale dei casinò al cui vertice compare misteriosamente James Walfenzao, che ha sede proprio nell’isola del mistero Tulliani/Lavitola/Francis/Walfenzao. Una società che i monopoli non sanno attribuire ad alcuna proprietà nota. Di che cosa si occupa Betplus? Certo, anche delle scommesse online. C’è pure il sito:

In Italia B Plus Giocolegale Ltd è presente dal 2004 in qualità di concessionaria dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS) per l’attivazione e la conduzione operativa della rete per la gestione telematica degli apparecchi da divertimento intrattenimento con vincita in denaro (New Slot). Nel 2006, nell’ottica di espansione e consolidamento della posizione di mercato, il gruppo B PLUS, ottiene la concessione dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS) per la gestione dei giochi pubblici, scommesse ippiche e sportive e per l’esercizio dei giochi a distanza. Nel 2008 il gruppo B PLUS stipula partnership strategiche con importanti Software House per lo sviluppo di nuovi prodotti di gioco della categoria Skill Games (giochi di abilità a distanza) – Betplus.

La sorte di Betplus in Italia è legata strettamente – coincidenze? – ad esponenti di An. Lo rivelò già nel 2004 un’indagine di L’Espresso. Emerse il legame con Francesco Corallo, figlio di Gaetano, di cui già abbiamo parlato abbondatemente qui. E sulle medesime tracce giunse anche Il Secolo XIX, nel 2007:

Il nome di Corallo era già emerso nel corso dell’inchiesta del Secolo XIX di tre anni fa, nel pieno di una duplice bagarre. Quella sui clamorosi risultati di una commissione d’inchiesta sui giochi, presieduta dall’allora sottosegretario Alfiere Grandi, che aveva evidenziato storture macroscopiche nel mondo delle slot machine. E l’indagine del Gat (il gruppo antifrodi tecnologiche della Finanza) sulle società concessionarie. Da quegli accertamenti spuntò la maxi-sanzione da 98 miliardi di euro contestata oggi dalla Corte dei conti (Lo scandalo delle slot può inguaiare i finiani, Bonazzi-Menduni, Il Secolo XIX, 07/10/10, p. 1).

Di quei 98 miliardi, almeno 30 sono dovuti dalla AWG. Francesco Barbato, deputato di IDV, autore dell’interrogazione parlamentare sulle slot e le società concessionarie, intervistato da Il Fatto, alla domanda “c’è stato secondo lei un appoggio di An a Corallo e Atlantis?”, risponde ricordando come “nel 2006, grazie alle intercettazioni disposte dal pm Woodcock, abbiamo scoperto che Laboccetta e Proietti intervenivano in favore della Atlantis per evitare la revoca della concessione a causa dei suoi inadempimenti” (Gli ex di Alleanza nazionale hanno protetto Atlantis, Il Fatto Quotidiano, 07/10/10, p. 2-3).

Quindi Atlantis fa lobbing in An per difendere i propri interessi (ovvero, non pagare la multa per aver frodato il fisco). Ma ora che An non c’è più? anzi, ora che gli ex aennini si sono divisi fra fedeli a Berlusconi e ribelli al soldo di Gianfranco Fini, chi è che difende AWG?

Sì, perchè se Laboccetta è rimasto dalla sponda destra, altrettanto non si può dire dell’avvocato Lanna. Lanna fornì assistenza legale per la stesura di alcune concessioni per AWG, ma è anche stato commissario della federazione napoletana di An (1998), per quattro anni, fino al 2002, vice-coordinatore regionale, dal 2005 presiede – grazie allo sponsor di Adolfo Urso (esponente di Generazione Italia, fa parte di FLI) – la Simest, la finanziaria a controllo pubblico per l’internazionalizzazione delle imprese italiane (fonte Il Secolo XIX, cit.). Sempre Barbato per Il Fatto: “oggi Lanna è nel gruppo dirigente e nel comitato esecutivo di FareFuturo mentre Proietti è stato nominato da Fini addirittura responsabile finanza del gruppo di Futuro e libertà”. Il link di Lanna con AWG vi sembra debole? prendete in considerazione questi altri due aspetti:

  1. “dal 2001 a oggi, tutte le volte che il centrodestra è stato al governo, la delega per i giochi è sempre stata appannaggio di uomini di An: prima Manlio Contento e poi Alberto Giorgetti” (Il Secolo XIX, cit.);
  2. “da anni tanto Urso quanto Laboccetta sono sa tra i più fieri sostenitori della necessità di aprire nuovi casinò in tutta Italia” (ibidem).

Sulla vicenda delle multe, intanto, si è pronunciato il Consiglio di Stato. Queste in sintesi le conclusioni della giustizia amministrativa:

  • Le maxi penali da 98 miliardi di euro irrogate dalla Corte dei Conti ai danni dei concessionari delle slot machine saranno rimodulate dal ministero dell’Economia e ridotte a poche decine di milioni di euro, attraverso modifiche da introdurre con la stipula di un nuovo atto aggiuntivo alla convenzione;
  • [per il Consiglio di Stato] il limite massimo delle penali irrevocabili al concessionario non dovrebbe essere comunque superiore all’ 11% del valore medio del compenso per la gestione telematica degli apparecchi da gioco spettante al concessionario nello stesso anno, secondo i dati dei cespiti della gestione riferita a quell’anno in possesso dell’Aams (Virgilio Notizie).

Le società richiedevano proprio questo, una rimodulazione. Ovvero un grosso sconto. Dicono che “se il governo non risolve questa faccenda, saremo in difficoltà anche per versare la seconda rata della concessione delle videolottery»” (Il Secolo XIX, cit.). Il processo alla Corte dei Conti riprenderà il prossimo lunedì.

Allroa, se è vero che AWG faceva lobbing su Alleanza Nazionale, se ne deduce che tale legame sia proseguito con lo scioglimento di An e la sua confluenza nel PdL. E ora che Fini ha rotto con Berlusconi, e che taluni lo hanno seguito per il Mar Morto (Lanna, Urso) mentre altri restano con il Faraone (Laboccetta), quale l’atteggiamento di AWG nei confronti dei finaini? E’ plausibile che AWG abbia preferito il link rimasto all’interno del PdL? E se sì, è plausibile che qualcuno in AWG abbia prestato soccorso sul caso Fini/Montecarlo?

NB.: anche il giornale ha titolato sull’argomento concessioni AWG e rapporti con An, ma pubblica l’articolo in quarta pagina, non già in prima come ci si aspetterebbe (eppure potrebbe diventare l’arma letale contro Fini). Invece Laboccetta minaccia querele anche per Il Fatto.

—————–o0o—————–

Pubblicato il ottobre 17, 2010 di

Da quando quest’oggi si è sparsa la notizia che la trasmissione di Milena Gabanelli, Report, in onda questa sera su Raitre, parlerà del caso delle ville ad Antigua di Berlusconi e di quegli ingiustificati movimenti di denaro – si parla di 20 milioni di euro – che dai conti di Berlusconi in banca Intesa e Monte dei Paschi sono transitati sul conto della Flat Point LTD – Emerald Group, in Arner Bank, sede di Milano, poi spostati a Lugano e quindi smaterializzati, è successo il finimondo. Ghedini è subito corso in difesa di Berlusconi, sostenendo che Report non deve andare in onda, è diffamatorio:

Come risulta dagli atti, il Presidente Berlusconi ha regolarmente acquistato un terreno in Antigua pagandolo con regolare bonifico e indicandolo nella denuncia dei redditi. Negli anni successivi, con regolari fatture, assistite da stati di avanzamento lavori, bolle di accompagnamento e consegne nonché‚ perizie, sono stati pagati i lavori di costruzioni e arredo con altrettanto regolari bonifici da banca italiana a banca italiana. Tale denaro è stato quindi versato in Italia alla società costruttrice dell’immobile. Come già detto in un precedente comunicato, tutta la documentazione è a disposizione per qualsiasi controllo in assoluta trasparenza. L’immobile è attualmente e regolarmente intestato al Presidente Berlusconi e non già a fantomatiche società offshore e non vi è nessuna indagine né in merito ai trasferimenti di denaro e né in merito all’immobile (Il Fatto Quotidiano).

La Flat Point LTD è la società che ha costruito i resort sulla baia di Antigua, la costa di Nonsuch Bay. La proprietà di Flat Point è sconosciuta:

I reali beneficiari economici, tuttavia, si celano dietro una ragnatela di società schermate, una cortina offshore […] La sede della Flat Point è al 26 di Cross Street a St. John, il capitale è interamente controllato dalla Emerald Cove Engineering Nv, una società di Curacao (nelle Antille Olandesi, poste poco più a Nord di Antigua), a sua volta controllata dalla Kappomar sempre di Curacao. L’amministratore della Flat Point è Giuseppe Cappanera, mentre i fiduciari delle holding sono Carlo Postizzi, Giuseppe Poggioli e Flavio De Paulis. I primi sono rispettivamente un avvocato e un fiduciario che si muovono tra la Svizzera e l’Italia, mentre il terzo è un dipendente di Banca Arner (Berlusconi, “Operazione Antigua” Le ville e quegli affari off-shore – Repubblica.it).

Banca Arner è balzata agli onori delle cronaca per essere stata commissariata dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti su indicazione della Banca d’Italia, e soprattutto di Mario Draghi, per operazioni sospette di riciclaggio (caso della moglie di Francesco Zummo, condannato in primo grado per associazione mafiosa, e del presunto riciclaggio di circa 13 milioni di euro). Occorre ricordare – anche se lo stanno facendo un po’ tutti – che Berlusconi detiene il conto numero Uno della filiale milanese di Arner Bank; in essa risiedono i depositi delle Holding italiane 2, 5 e 8 della Finivest. Si parla di circa 60 milioni di euro. Inoltre, uno dei fondatori di Arner Bank è tale Paolo Dal Bue:

  1. è coimputato, insieme a Berlusconi e agli altri, nel processo sui fondi e sui film di Mediaset (Banca Arner « Siamo Circondati);
  2. Del Bue ha un ruolo anche nel caso Mills: “Mills si fece pagare per nascondere ai giudici italiani che le società offshore Century One e Universal One erano riconducibili non ai manager della Fininvest, ma “direttamente a Silvio Berlusconi”. I conti esteri di quelle due società erano gestiti proprio da Del Bue, che da quei conti prelevava anche ingenti somme in contanti. In tre anni Del Bue ha trasformato in moneta sonante ben 100 miliardi di lire (I misteri della Banca Arner con i depositi di Berlusconi e figli – cronaca – Repubblica.it).

Il nodo della questione è relativo a quei 20 milioni di euro che dai conti di B. passano per la Arner:

  • Un mare di soldi che si muovono, però, senza una corrispondenza tra le somme scritte nei contratti ufficiali depositati dalla Flat Point in banca e i bonifici. Gli importi appaiono molto elevati rispetto a quanto vi è di ufficiale
  • Nel bilancio della Flat Point i 29 acri di terreno su cui sorge lo sviluppo immobiliare sono stati iscritti per un valore di 2,7 milioni di dollari caraibici (poco più di 700mila euro)
  • Berlusconi da solo muove oltre 20 milioni di euro e dai registri risulta aver acquistato solo 4 acri di terreno (Berlusconi, “Operazione Antigua” Le ville e quegli affari off-shore – Repubblica.it).

Il caso era già noto da tempo. Si dirà: ora Report torna sulla vicenda solo a scopo propagandistico. In realtà sono in corso delle inchieste da parte delle procure di Milano e Palermo. Di cui nessuno parla. Ecco allora, in curiosa coincidenza con l’estinguersi del caso Montecarlo/Saint Lucia per Fini, scoppiare il caso off-shore per B. Eppure non dovremmo sorprenderci: B. non è nuovo in quanto ad affari off-shore, e la sentenza Mills lo ha già chiarito a sufficienza. D’altronde, chi di off-shore ferisce… Date un occhio alla mappa che segue:

——————o0o——————

IL MASSACRO DELLE CONPAGNIE OFF-SHORE, DETTA OPERAZIONE “OFF-SHORE LEAKS”

DI VALENTIN KATASONOV
strategic-culture.org/n

Offshore leaks, un’operazione pianificata

A partire dall’aprile di quest’anno, l’operazione «Offshore leaks» è stato l’argomento principale dei media di tutto il mondo. Anche gli avvenimenti di Cipro hanno perso di importanza. Detto liberamente, «Offshore leaks» può essere definito come la rivelazione di dati sensibili appartenenti a compagnie offshore e ai loro clienti.

Stiamo parlando di un’operazione programmata su scala globale.

Il 4 aprile, i maggiori canali d’informazione delle più disparate nazionalità mandarono in onda, pressoché all’unisono, una notizia sensazionale: l’organizzazione denominata Associazione dei Giornalisti Investigativi (ICIJ) detiene un ricco database riguardante le compagnie offshore e i loro clienti. La mole di dati è imponente, oltre i 260GB… Per intendersi, 160 volte più informazioni di quelle dell’ambasciata, rese pubbliche nel 2010 da Wikileaks… I file ICIJ constano di più di 2.5 milioni di documenti: i dati di registrazione di 122.000 compagnie offshore nelle Isole Vergini Inglesi; liste di persone che hanno fatto uso di compagnie offshore; copie di documenti personali, inclusi passaporti; corrispondenza; informazioni di transazioni bancarie e altre banche dati riguardanti politici a livello mondiale e uomini d’affari, grandi compagnie e banche. I documenti rivelano una varietà di date, da 30 anni fa ad oggi. I nomi di 130.000 persone da 170 paesi sono anch’essi all’interno dei documenti.

La prima fase dell’operazione chiama in causa una persona anonima, capace di prendere dati grezzi di compagnie offshore. Non sappiamo per quanto tempo abbia raccolto queste informazioni, né sappiamo che mezzi abbia usato per ottenerle. E’ possibile che la ICIJ e i singoli giornalisti abbiano la risposta a queste domande, ma mantengono il riserbo. Hanno dato una risposta: non metteremo in pericolo i nostri informatori. Possiamo notare comunque che per un singolo è pressoché impossibile ottenere una mole così imponente di informazioni. Incidentalmente, l’idea che dietro tutto questo ci sia una sola persona è stata ventilata dalla stampa. E’ la stessa identica supposizione che ha fatto pensare che dietro l’11 settembre ci fosse un gruppo di terroristi con a capo Bin Laden.

La seconda fase è occorsa nel gennaio del 2012, quando la banca dati di alcune compagnie offshore passò anonimamente all’organizzazione ICIJ. Era però un’ampia gamma di informazioni grezze e poco organizzate. Di fatto, la ICIJ dovette riorganizzare queste mezze informazioni. A questo punto, la ICIJ utilizzò le competenze dei media di diverse nazioni, oltre quelle dei loro stessi giornalisti. La mole di lavoro fu messa sul tavolo. Si è scoperto che il maggiore aiuto esterno è venuto dalla British Broadcasting Corporation e dal giornale The Guardian. Durante lo svolgimento dei lavori, i giornalisti aggiunsero nuove informazioni ai dati ottenuti dalla fonte anonima. Anche programmatori e specialisti IT provenienti dagli Stati uniti, Dalla Gran Bretagna e dalla Costa Rica furono coinvolti. A questo punto, all’operazione fu dato il nome ufficiale: «Secrecy For Sale: Inside The Global Offshore Money Maze» (Segretezza in vendita: dentro il labirinto finanziario globale offshore, n.d.t.). A questo punto il lavoro non fu nascosto, ma pubblicizzato dai media. Alla fine del 2012, una piccola frazione della banca dati riguardante compagnie offshore (DOC) rese note informazioni riguardanti dozzine di compagnie offshore e le loro strutture. Fu una bomba ad orologeria.

La terza fase iniziò ai primi dei aprile 2013. Frammenti separati della banca dati furono resi pubblici attraverso i media di vari paesi. In ogni nazione, furono selezionati dei media “autorizzati”. In Russia, ad esempio, I media “autorizzati” furono il Vedemosti e la Novaya Gazeta. E’ da sottolineare che come organizzazione proprietaria del DOC, la ICIJ, proibì a questi media autorizzati di dare le informazioni contenute nella banca dati alle agenzie legali o ad altri enti accreditati dei loro paesi. Apparentemente, c’è il rischio di mettere a repentaglio i propri informatori. Ci sono testimonianze che i media tedeschi non abbiano fornito alle autorità preposte i nomi degli evasori menzionati nei documenti di aprile. Il terzo scenario, che vede un accorto rilascio di notizie del DOC, potrà durare diversi anni. Comunque, le prime parti di questa > potrebbero portare già ad uno sconvolgimento rivoluzionario dell’ordine mondiale.

Offshore leaks: obiettivi, mire e motivazioni

Sono in molti a porre una semplice domanda: quali sono gli obiettivi dell’operazione? Giustamente c’è l’obiettivo ufficiale esternato dalla ICIJ. C’è la battaglia alle compagnie offshore che sono diventate il > dell’economia, un ostacolo insormontabile allo sviluppo sociale ed economico. E’ difficile contestare il fatto che il processo di spinta verso l’offshore dell’economia si sia spinto troppo in là. Le più recenti valutazioni dei beni nascosti dietro la copertura delle compagnie offshore oscillano tra i 21 e i 32 trilioni di dollari (circa il doppio del PIL mondiale).

Su scala globale, significa una perdita per le casse dei diversi stati, in rapporto alle tasse non pagate da clienti di compagnie offshore, pari a centinaia di miliardi di dollari. Come nel 2011, quando l’ammontare di tasse non pagate nei soli Stati Uniti è stato stimato in 345 miliardi di dollari, di cui 100 si possono far risalire agli evasori che utilizzano compagnie offshore. Nell’Unione Europea, le perdite ammontano a circa 1 trilione di euro, a causa dell’utilizzo di schemi per l’ottimizzazione della riscossione e al flagrante rifiuto di pagare le tasse. Non è certo quanto possa essere attribuito all’uso di compagnie offshore, ma stando ai dati forniti dall’America, si può parlare di 290 miliardi di euro (350 miliardi di dollari). Dunque, l’evasione annuale In EU e USA, risultato di > offshore, ammonta a circa 450 miliardi di dollari.

Molti ritengono che la battaglia contro le compagnie offshore sia solo una scusa per coprire altri propositi. Uno sguardo ai media di tutto il mondo rivela che in molti reportage non si parlava delle compagnie offshore in quanto tali, ma di singoli oligarchi, di politici e di ufficiali governativi. Sono citate anche le singole nazioni, le nuove banche mondiali, le corporation internazionali e i gruppi finanziari.

Una teoria sui reali motivi è quella secondo la quale si è cercato di porre l’attenzione su alcune compagnie offshore, per poter così spostare capitali verso un ristretto gruppo di ”selezionati” e “intoccabili”. Da notare che quasi tutti i documenti del DOC si riferiscono ad un territorio offshore denominato Isole Vergini Inglesi (BVI). Qui si ha un livello altissimo di confidenzialità, quest’area è infatti una delle aree più sicure e popolari tra i territori offshore. Dal 1984, quando i territori inglesi oltremare si dichiararono >, le isole hanno venduto più di un milione di compagnie, i cui veri padroni non sono mai stati rivelati. Insieme alle BVI, anche altri territori sono stati menzionati dalle dichiarazioni della ICIJ, tra cui Singapore, Hong Kong e le Isole Cook. Dunque, sarebbe stato enfatizzato il fatto che sono state menzionate solo perché > delle Isole Vergini Inglesi.

Ci sono anche altre teorie circa i veri propositi dell’operazione: non colpire una particolare compagnia offshore, ma stabilizzare l’intera economia mondiale, per causare una crisi politica in alcuni paesi e dunque portare il mondo in uno stato di caos controllato. Inoltre, l’operazione offshore leaks non è vista come indipendente, ma come parte di un piano più grande, globale; in questo caso, offshore leaks sarebbe la logica continuazione dell’operazione atta a colpire il sistema bancario dell’isola offshore Cipro.

Certo, possiamo giudicare l’operazione solo a livello teorico. La più importante organizzazione coinvolta nel progetto, la ICIJ, solleva anch’essa una serie di domande. Abbiamo pochissime informazioni su essa. Tutto ciò che sappiamo è che si è stabilita nel1997, che il suo quartier generale è sito a Washington e che ha al suo interno 160 giornalisti da 60 nazioni diverse (di questi, 88 giornalisti da 46 nazioni sono stati coinvolti nell’operazione offshore leaks). ICIJ fu creata come un progetto della grande organizzazione senza scopo di lucro Center of Public Integrity (CPI). La fondazione Knight, la fondazione Ford e George Soros sponsorizzarono la CPI. Tutti questi aspetti fanno ritenere che dietro ci possano essere motivazioni più ampie.

I personaggi principali di offshore leaks

Nella prima parte del materiale mandato in onda dalle emittenti, abbiamo visto ogni genere di persona. Potevano apparire nei documenti sotto una varietà di titoli: beneficiario, azionista, proprietario, padrone, co-padrone, ricevitore di >, direttore, principale, ecc. Tutti uniti dal fatto di essere evasori. La lista include i nomi di politici e di ufficiali governativi, uomini d’affari e speculatori, membri di ricche famiglie e banchieri di una serie di paesi- gli USA, la Gran Bretagna, la Francia, il Canada e la Germania, ma anche la Russia, l’Ucraina, la Mongolia, l’Azerbaijan, il Venezuela, l’Iran, l’Indonesia, l’India e le filippine. Il giornale The Guardian spiegò che secondo i documenti, il maggior numero di padroni di società offshore si troverebbero in Cina, Hong Kong, Taiwan, nella Federazione Russa e nelle vecchie repubbliche sovietiche. La lista comprende anche i nomi di 4000 cittadini americani.

Connesso allo scandalo offshore, un certo numero di persone hanno visto le loro coperture saltare per mezzo stampa, e tra queste ricordiamo: il tesoriere della campagna per il presidente francese François Hollande, Jean- Jaques Augier; l’ex ministro delle finanze della Mongolia, Bayartsogt Sangajav; il generale dell’esercito venezuelano José Eliécer Pinto Gutiérrez; due figli dell’ex presidente colombiano Álvaro Uribe, Tomás e Geronimo; la figlia dell’ex presidente delle Filippine, Ferdinand Marcos, Maria Imelda Marcos Manotoc; lo sceicco del Kuwait Sabah Jaber al-Ali al-Sabah; una importante collezionista d’arte, la baronessa Carmen Thyssen- Bornemisza; l’ex moglie del petroliere Marc Rich; il milionario inglese Scot Young, colpevole di frode. Le testate menzionarono anche il presidente dell’Azerbaijan Ilham Aliyev, insieme a membri della sua famiglia; il primo ministro georgiano Bidzina Ivanishvili; l’imprenditore kazaco Mukhtar Ablyazov; l’imprenditore ucraino Dmitry Firtash, comproprietario della società RosUkrEnergo.

Insieme alle compagnie offshore e a singoli individui, i documenti menzionano vari intermediari che agirono come dei > per individui e compagnie che si trovavano nell’intricato labirinto dei paradisi fiscali. Tra gli intermediari troviamo ditte legali, fondi di garanzia, banche, compagnie edili e altro ancora. Gli intermediari talvolta si comportano come beneficiari, ma solo ad interim. Questi beneficiari ad interim talvolta creano complessi intrecci per poter coprire il reale proprietario, l’ultimo beneficiario, segreto. Per quanto riguarda il ruolo delle banche negli schemi offshore,i più attivi sarebbero, stando a ICIJ, il gigante bancario Deutsche Banck, la società americana JP Morgan e la compagnia Svedese UBS e Clariden.

Sono passati diversi giorni dalle prime rivelazioni di offshore leaks. Figure governative e politiche di numerose nazioni hanno avuto tempo per rispondere. L’agenzia delle entrate e la polizia tedesca, inglese, belga, indiana e greca hanno dichiarato che stanno verificando la bontà delle informazioni pervenutegli riguardo dei loro cittadini. Il ministro delle finanze di Lussemburgo, nel frattempo, ha dichiarato che è pronto a cooperare con le nazioni europee per dare informazioni utili a capire chi, dei loro clienti bancari, cerca di non pagare le tasse. Ciò significa che il più grande paese di offshore banking d’Europa ha chiarito di essere pronto, come anche la Svizzera, ad iniziare a smantellare la sua istituzione di segreto bancario. Il governo austriaco è l’unico controcorrente. Ha tranquillizzato i clienti delle proprie banche annunciando che non intende consegnarli alle autorità contro l’evasione fiscale degli altri paesi.

Valentin Katasonov
Fonte: http://www.strategic-culture.org
Link: http://www.strategic-culture.org/news/2013/04/17/a-pogrom-of-offshore-companies-or-operation-offshore-leaks.html
17.04.2013

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di DANIELE FRAU

—————-o0o—————-

Cosa aspetta Vittorio Grilli a rassegnare le dimissioni?

Almeno fin quando era Ragioniere dello Stato, l’attuale ministro dell’Economia Vittorio Grilli ha avuto svariati conti all’estero. E non ci riferiamo ai due conti che aveva a Londra, co-intestati con la moglie di allora. Parliamo piuttosto dei cinque conti di cui era titolare nelle cosiddette isole del Canale, e cioè località che il governo italiano considera paradisi fiscali. Conti in sterline, dollari ed euro.

Da uno di questi conti al Sole 24 Ore risulta che sia provenuta una parte del denaro pagato per l’acquisto del lussuosissimo appartamento che l’attuale ministro ha comprato nel 2004 in via San Valentino, a Roma. «Erano tutti conti in chiaro. Dichiarati. Su cui ho pagato tutte le tasse», ci spiega il ministro.

Che aggiunge: «Io lavoravo per una banca svizzera. Era una prassi normalissima. E, cosa discriminante, i conti erano totalmente trasparenti al fisco». Il professor Grilli nega di aver attinto da uno di questi conti per pagare parte dell’appartamento a Roma. «Quando sono venuto in Italia ho riportato i soldi indietro. Indipendentemente dalla casa. In altri tempi».

Ma il professore lasciò Credit Suisse per diventare Ragioniere dello Stato nel maggio 2002, e al Sole 24 Ore risulta che il denaro con cui è stato pagato l’acconto sull’appartamento partì originariamente da un conto nell’isola di Jersey nel febbraio 2004, cioè quasi due anni dopo.

Documenti in nostro possesso indicano inoltre che l’allora Ragioniere dello Stato, garante ultimo dei conti del Paese, ha fatto in modo che quasi metà dei lavori di ristrutturazione di quell’appartamento fosse pagata in contanti. E senza imposizione di Iva. Nella sua risposta a un’inchiesta pubblicata nel gennaio scorso dall’agenzia americana Bloomberg, il ministro aveva già parlato di lavori di ristrutturazione. Ma fatti in un momento diverso.

In quell’articolo si sosteneva che l’appartamento di via San Valentino era stato comprato a un prezzo decisamente sotto mercato, 1.065 milioni di euro. Inferiore addirittura all’ammontare del mutuo ricevuto dal Monte dei Paschi per l’acquisto e la ristrutturazione.

Nella sua replica scritta a Bloomberg il ministro spiegava che «sebbene all’atto dell’acquisto (l’appartamento) necessitasse di interventi strutturali… già in passato era stato oggetto di importanti lavori di riadattamento e di realizzazione di migliorie a opera di un congiunto del venditore con il quale contestualmente all’acquisto e con operazioni perfettamente tracciabili ho dovuto regolare tutti i profili economici relativi a tali interventi».

E aggiungeva che «la valutazione dell’immobile data dai periti alla banca… prendeva in considerazione l’effettivo stato dell’immobile comprensivo delle migliorie operate dal predetto soggetto diverso dal venditore, il rapporto con il quale ha costituito oggetto di una autonoma regolazione».

In pratica, il ministro ha indirettamente riconosciuto che il prezzo da lui ufficialmente pagato era inferiore al valore di mercato, ma ha giustificato l’apparente incongruenza, spiegando di aver separatamente rimborsato «un congiunto del venditore» per lavori di ristrutturazione fatti in precedenza.

A questo rimborso separato gli avvocati del ministro non hanno però mai fatto alcun riferimento, durante la causa di divorzio, nonostante la signora Lowenstein avesse asserito che il prezzo totale pagato per l’appartamento fosse stato in realtà più del doppio di quello dichiarato. Né il ministro ha ancora mantenuto l’impegno preso nella sua replica a Bloomberg.

«Mi riservo di scendere in ulteriori specificazioni non appena si saranno definiti i contenuti economici del mio divorzio», aveva infatti scritto. Il divorzio si è concluso a gennaio, e se e quando arriveranno queste «specificazioni» saremo lieti di pubblicarle. Nel frattempo Lisa Lowenstein, che dal gennaio scorso è divorziata dal ministro, ci ha fornito la sua versione su quei lavori: «Non ricordo che sia stato pagato alcun lavoro di ristrutturazione eseguito prima del nostro acquisto. Né che ce ne siano stati. Anche perché la casa l’abbiamo rifatta noi da cima a fondo. Quello che ricordo – e che ho scritto nelle mie memorie per il divorzio – è che il prezzo totale pagato per l’acquisto era molto più vicino a quello di mercato: circa 2 milioni e duecentomila euro. Ricordo anche che una parte di quel pagamento è avvenuto con denaro proveniente da un conto offshore di mio marito con i soldi guadagnati nell’anno in cui ha lavorato per Credit Suisse a Londra».

Il Sole 24 Ore non solo ne ha trovato conferma documentale, ma ha anche appurato che laboriosissime opere di ristrutturazione furono effettivamente eseguite tra il 2004 e il 2006, però coordinate dalla Lowenstein e addebitate allo stesso professor Grilli. Ma prima un passo indietro.
<http> lisa e vittorio grilli wwGetContent asp jpeg

Nella memoria depositata il 20 settembre 2012 nella causa di divorzio, gli avvocati del ministro hanno scritto che per «la ristrutturazione della casa di via San Valentino, il prof. Grilli ha personalmente speso 118mila euro per acquisto materiali edili da fornitori, e 256mila euro – versati a mezzo bonifici bancari alla società incaricata della ristrutturazione». Per un totale di 374mila euro.

Nonostante la signora Lowenstein non abbia contestato quest’ultimo punto nella sua causa di divorzio, Il Sole 24 Ore ha raccolto documenti che confutano quest’asserzione. Le carte provano che i lavori di ristrutturazione, portati a compimento dalla ditta di costruzioni Aurea sono infatti costati quasi il doppio di ciò che il ministro ha dichiarato, attraverso i suoi avvocati. E che l’altra metà circa è stata saldata in cash. Lo si deduce dal “riepilogo generale” indirizzato al “prof. Vittorio Grilli” da Aurea, con firma in originale apparentemente del suo socio amministratore, che elenca spese per un totale di 642.281 euro.

Due i dettagli più significativi: il riepilogo elenca versamenti per un totale di 287.500 euro di “contante” ad Aurea e altri 10mila, sempre registrato come “contante”, all’architetto Naghi Habib (che assieme a sua moglie Anna Lisa Ambrogi è socio di Aurea). Il che potrebbe spiegare come mai nello stesso conteggio l’Iva risulta essere applicata solo su 360mila euro.

Ma procediamo con ordine. Il 7 giugno 2004, in qualità di committente, Vittorio Grilli risulta aver firmato una “Lettera di incarico professionale di progettazione” per la ristrutturazione dell’appartamento comprato in Via San Valentino (con) all’architetto Habib. Per un “compenso forfaittario previsto” di 20mila euro. Lo stesso giorno Grilli ha firmato una “scrittura privata” con cui ha affidato i lavori di ristrutturazione ad Aurea. Lì si legge che «il corrispettivo per l’esecuzione secondo le regole dell’arte delle opere… è stabilito a corpo in euro 200mila».

Ma l’elenco dei lavori era troppo lungo perché quella cifra potesse bastare. Anche perché i coniugi Grilli avevano deciso di trasformare delle fioriere nel giardino di casa in una piscina di 10 metri per 3 (costruita in cemento armato senza richiesta di permessi con semplice dichiarazione di inizio attività). Ecco perché il 21 ottobre 2004, Lisa Lowenstein invia una lettera all’architetto Habib in cui si riconosce che «i lavori esigono una spesa maggiore», e si accetta di pagare «l’ulteriore somma totale da te richiesta di 166mila euro».

Ma come dimostra il “riepilogo generale”, redatto successivamente, neppure quella somma risulterà essere sufficiente. Per via dei lussi previsti. Su questo punto – non contestato – ci aiutano le carte del divorzio quando parlano di «un’abitazione con… una superficie commerciale di 310 mq, cantina di pertinenza, due posti auto… cinque bagni nuovi con sauna e vasca idromassaggio, una cucina gourmet super dotata, una piscina con fontane, getti, nuoto controcorrente e docce esterne, attacchi in giardino per una cucina esterna, sistema di irrigazione automatica per le piante, allarme, porte su misura, pavimento di lusso in rovere annerito con ogni lastra “coppato” a mano».

Veniamo alla questione-chiave: quella dei contanti. Su questo ci sono d’aiuto altri documenti. Il primo elenca i “bonifici effettuati ad Aurea per lavorazioni eseguite”, il secondo i “bonifici effettuati ad Aurea per pagamento forniture” e il terzo, semplicemente, i “pagamenti effettuati”. In quest’ultimo foglio sono elencate 22 date, a partire dall’11 ottobre 2004 (quando risultano essere stati pagati 8mila euro) fino al 23 novembre 2005 (quando sono contabilizzati 20mila euro).

In totale si arriva esattamente ai 297.500 euro che nel foglio del riepilogo generale sono registrati come “contanti”. Non basta: c’è anche la fotocopia di un documento che riporta le stesse date e le stesse somme, con a fianco le firme dell’architetto e di sua moglie. E accanto alle firme in molti casi è (spiegata) indicata la modalità della rimessa: “Consegnati Lisa/Annalisa”.

Oppure “Lisa/Naghi”. Oppure “Lisa a Guglielmo”. Quest’ultimo nome potrebbe essere un riferimento a Guglielmo Gizzi, il commercialista di Aurea. Il ministro dice di non saper nulla di quel riepilogo dei costi sostenuti. «Non so quello che abbia scritto Habib. Io posso solo dire che mi ha rilasciato delle fatture e che io ho pagato in modo sempre trasparente. C’è una mia firma su quella cosa lì (il riepilogo Ndr)?», ci dice. E aggiunge: «Di cosa abbia fatto la mia ex moglie non ho la minima idea».

Il fatto che l’ex moglie non aveva però reddito in quell’epoca è emerso chiaramente dalla causa di divorzio. E non è mai stato contestato neppure dall’ex marito. In una memoria depositata dagli avvocati del ministro addirittura si legge: «Mensilmente la dott.ssa Patricia Navarra, da anni assistente del prof. Grilli munita di delega bancaria sul di lui conto corrente personale, autorizzata dal prof. Grilli dava disposizioni alla banca affinché consegnasse in contanti alla dott.ssa Lowenstein importi variabili tra i 7mila e gli 8 mila euro che venivano ritirati in contanti dalla stessa dott.ssa Lowenstein o dalla sig.ra Hidalgo Pilar, sua collaboratrice a tempo pieno».

Abbiamo chiesto conferma alla signora Lowenstein che il contante con cui avrebbe pagato parte dei lavori di ristrutturazione potesse provenire da lì. Ma la signora non ce l’ha data. Ci ha dato invece un ultimo suggerimento. Di tutt’altra natura. Di guardare ai rapporti che il suo ex coniuge aveva con due signori, Dario Cusani e Fabio De Concilio. Cosa che abbiamo fatto.

Dario Cusani, fratello gemello di Sergio, il finanziere condannato a 5 anni in Tangentopoli, ha conosciuto il prof. Grilli sul campo da golf dell’Olgiata. Dove sono diventati amici. Tant’è che, nel 2001, quando Cusani ha lanciato il bimestrale “Golfare”, ha chiesto a Grilli di fare il “garante dei lettori”. Il “coordinamento della redazione” Cusani lo ha invece affidato proprio a quel Fabio De Concilio, che abbiamo appurato essere il figlio di un suo vecchio amico e compagno di scuola (al liceo scientifico Mercalli e alla Nunziatella).

Il Sole 24 Ore non è riuscito a rintracciare Fabio De Concilio, ma ha contattato telefonicamente Dario Cusani. Siamo andati subito al sodo e gli abbiamo chiesto se ha mai sottoposto un progetto del giovane De Concilio all’allora Ragioniere dello Stato. «Mah… non riesco a capire quale progetto possa essere. Non saprei proprio a che cosa si possa riferire», ci ha risposto. Gli abbiamo allora chiesto se invece ha mai sponsorizzato sua cugina con il Ragioniere dello stato? «No… no. Che io ricordi no», risponde Cusani. Aggiungendo: «Io non faccio in genere da intermediario… Non sto nel mondo degli affari. Faccio l’artista».

Tra gli scatoloni di cartone che il professor Grilli ha spedito alla moglie dopo aver preso possesso esclusivo dell’appartamento ai Parioli, c’era però una lettera, apparentemente scritta proprio da Cusani che lo contraddice. La missiva, datata 24 maggio 2003, è indirizzata all’allora Ragioniere dello Stato. Ecco cosa dice: «Caro Vittorio, vorrei presentarti mia cugina Francesca, che ha una società che già lavora con vari Enti e ha una pratica in corso proprio con la Ragioneria. Francesca inoltre mi segnala che il Ministero deve rifare l’impianto anti-incendio e lei vorrebbe partecipare con un’altra sua società del settore. Se potessi darmi un appuntamento l’accompagno da te».

E poi continua: «Hai notizie per quel progetto con Fabio di cui ti ho parlato?». A quale progetto la lettera facesse riferimento non siamo riusciti a determinarlo neppure con una ricerca nella bancadati de Il Sole 24 Ore. Da lì, su De Concilio è emersa una vicenda risalente ad alcuni anni dopo – quando lavorava presso la Deutsche Bank di Londra – per la quale il pupillo di Cusani è oggi imputato nel processo sulla sanità abruzzese a Pescara.

I sostituti procuratori Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli lo hanno rinviato a giudizio perché, secondo l’accusa formulata, in accordo con l’ex presidente della giunta regionale Ottaviano Del Turco, il suo segretario Lamberto Quarta e altri «concorrevano a procurare intenzionalmente… all’istituto di credito Deutsche Bank AG London e ai suoi rappresentanti ingiusti vantaggi patrimoniali». Tutto ancora da dimostrare.

La signora Lowenstein, a cui abbiamo riferito la circostanza, ci ha detto di aver conosciuto Del Turco. Lo aveva presentato a lei e a suo marito l’amico golfista Dario Cusani. Il Sole 24 Ore ha quindi voluto verificare se sia stato quest’ultimo a sponsorizzare De Concilio con Del Turco. Lo abbiamo chiesto direttamente a lui. «No», ci ha risposto. «Io non ho nessuna forma di collegamento… Ottaviano io non lo conoscevo personalmente. Lo conosceva mio fratello».

Peccato che presso il Tribunale di Pescara ci siano due email datate 22 marzo 2007. La prima è stata inviata da Cusani a Lamberto Quarta, segretario e braccio destro di Del Turco in Regione. Ecco cosa dice: «Caro Lamberto, a seguito della tua telefonata ti giro la mail mandata a Ottaviano stamattina e della quale ho parlato al telefono alle 15 con lui».

La seconda, di poche ore prima, è quella che Cusani aveva inviato a Ottaviano Del Turco: «Caro Ottaviano, qui di seguito ti invio la mail di Fabio de Concilio della Deutsche Bank che si propone di collaborare con la Regione e il Ministero Economia e Finanza nel ruolo di advisor per la ristrutturazione del debito sanitario… Cordialmente. Dario». Insomma non c’è dubbio che Cusani abbia promosso gli interessi di De Concilio con Del Turco (anche se non vuol dire che sia stato commesso alcun reato).

Se e in che modo, anni prima, Cusani abbia cercato di dare una mano al figlio del suo vecchio compagno di scuola con l’allora Ragioniere dello Stato lo abbiamo chiesto allo stesso ministro. «Che Cusani mi possa aver parlato di questo De Concilio non lo escludo. Ma certamente non ricordo di aver fatto nulla per questo ragazzo», ci dice.

Claudio Gatti
Fonte: http://www.ilsole24ore.com/
23.04.2013

——————o0o——————

PETER GOMEZ FA LA PUBBLICITA’ ALLE VIDEO SLOT DI SILVIO BERLUSCONI. MA NON LO SA. PERCHE’ GOOGLE NON GLIELO HA DETTO. E LA GABANELLI…

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
liberi-pensieri.info/

Passiamo ai dati.

Sia chiaro: è tutto legale.

La pubblicità è l’anima del commercio, è cosa nota. Soprattutto il motore pulsante della e-conomy e spina dorsale dei siti e bloggers on line. Google non ha bisogno di presentazioni, sappiamo tutti chi sia: il più importante provider in rete e gigantesco colosso multinazionale planetario. Attraverso il suo format “Google Adsense”, provvede a fornire la pubblicità alla stragrande maggioranza dei fruitori della rete. Negli ultimi tre mesi ha firmato una convenzione con la Greentube Malta Ltd., proprietaria del marchio Starvegas.it, concessionaria governativa n. 15231, per inondare l’intero web italiano attraverso una gigantesca campagna pubblicitaria, puntando al potenziale mercato (come spiegato dagli analisti finanziari che si occupano della questione) degli adolescenti, degli anziani a basso reddito, e per un 22% minorenni.

Il mercato è stato individuato come “un bacino operativo calcolato intorno a 14 milioni di italiani” la cui spesa media quotidiana si aggira intorno ai 15 euro, pari a 22 milioni di euro al giorno, pari a 660 milioni di euro al mese, pari a 8 miliardi di euro all’anno. Se andate a leggere l’edizione on-line de “Il Fatto Quotidiano” e scorrete la colonna sulla sinistra dove c’è l’elenco dei bloggers, vi trovate la pubblicità dei nuovi siti di gioco d’azzardo on-line, molto sofisticati, sui quali stanno puntando. Anche io e i miei soci ci siamo cascati, a nostra totale insaputa, e abbiamo provveduto subito, annullando il contratto con Google. Così va il mondo. Incuriosito da questa nuova sigla e dal massiccio dilagare della pubblicità relativa alle 46 sotto associate, mi sono rivolto a un analista finanziario del Credit Suisse per chiedere ragguagli in merito, un esperto competente del settore che sa tutto della vicenda e del mercato. “E’ il trend emergente del momento” mi spiega “e c’è una grande eccitazione in giro perché si profila un business gigantesco che può smuovere decine e decine di miliardi di euro all’anno”. A questo punto, la reazione di tutti (immagino) è la solita di sempre: intravedere l’ombra della criminalità organizzata, di macchinette taroccate, e il consueto ambaradàn.

Non è così, signori. Questo è big business.

E quindi è legale e gestito da grandi finanzieri. Chiedo chi sia a far la parte del leone in questa vicenda, visto che c’è una così diffusa eccitazione. “Lo sanno tutti” spiega l’analista “si chiama Silvio Berlusconi”. Rimango piuttosto perplesso. Mi sembra strano che in un contesto come quello attuale, Berlusconi si vada a infilare nel business delle video slot attraverso delle società ombra o dei prestanome. Mi spiegano invece che le cose stanno diversamente, hanno subìto “una evoluzione marketing” grazie a un’idea che viene attribuita a Massimo Biagi (ex Fininvest) questa sì davvero superba. “Tutto passa attraverso la Arnoldo Mondadori Editore che sta aprendo la strada, come ariete, verso la conquista del mercato europeo”. Rimango sempre più perplesso. Che cosa c’entrano i libri con le video slot? “E’ iniziato tutto nel 2011, per la precisione il 28 giugno del 2011 quando un’azienda del settore video slot, la Fun Gaming srl. con sede a Roma, concessionaria n.15008, si è fusa con la Arnoldo Mondadori Editore dando vita a un nuovo consorzio che si chiama GLAMING, parola geniale che sintetizza le due anime di questo nuovo business: glamour, cioè gossip e moda con gaming che in inglese vuol dire gioco d’azzardo. I nuovi siti, inventati e distribuiti da questa società, contengono il minicasinò ma hanno anche a disposizione l’intero archivio editoriale della casa editrice e pubblicano tutte le immagini e i testi della produzione gossip sia cartacea che televisiva che fotografica attorno alle immagini della video slot, compresa la propaganda politico-pubblicitaria che viene quindi veicolata da personaggi protagonisti del gossip nostrano, che appaiono in ogni pubblicazione del gruppo Mondadori”. Mi spiegano che quando la società è nata nel 2011 e ha chiesto l’affidamento della concessione, c’è stata una levata di scudi politica, una certa baruffa (perfino all’interno del PDL,  dove la contestazione è stata fortissima) e quindi è stato rimandato. Poi, finalmente, si è sbloccato il tutto. I governo dimissionario ha firmato il decreto. Mario Monti avrebbe potuto dire: “mi dispiace ma essendo io dimissionario non ritengo opportuno avviare l’affidamento di tali licenze d’esercizio a 52 nuove società, non essendo questa una materia di necessaria pratica amministrativa corrente né facente parte di un quadro di emergenza nazionale; è inoltre, in questo specifico caso, mia facoltà personale rimettere la definitiva decisione al prossimo governo rimandando al mio successore, chiunque egli/ella sia la decisione in merito”. Invece, il 21 dicembre 2012, Mario Monti firma il decreto, che viene regolarmente pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, essendo un atto formalmente legale della Repubblica Italiana. Eccolo:

Procedura per l’affidamento in concessione dell’esercizio dei giochi pubblici di cui all’articolo 24, comma 11, Lettere dalla A) alla F), della legge 7 luglio 2009, n. 88 bando pubblicato nella G.U.U.E. del 10 marzo 2011 S-48-079188.

Elenco definitivo soggetti aggiudicatari

(aggiornato al 21/12/2012)

1) POSTE MOBILE spa via Aurelia 866 ROMA, conc. n. 15000;

2) INTERWETTEN GAMING LTD Gzira 5 th Floor The Globe Building 120 The Strand – Malta, conc. n.15009;

3) PERSONAL EXCHANGE INTERNATIONAL LIMITED Marina Business Centre Abate Rigord Street Ta‟ Xbiex XBX 1120 Malta, conc. 15024;

4) GNUF LIMITED Gzira 9 Empire Stadium GRZ 1300 Malta, conc. n. 15216;

5) NEXIGAMES LIMITED Ta‟ Xbiex Villa Seminia 8 Sir Temi Zammit Avenue XBX 1011 Malta, conc. n. 15001;

6) LEISURE SPIN LIMITED 57/ 63 Line Wall Road Gibilterra, conc. n. 15002;

7) GLAMING srl COSTITUENDA tra Arnoldo Mondadori Editore spa Milano e Fun Gaming srl Roma, conc. n. 15008;

8) ABATE s.r.l. via Casale dei Greci sn Adrano ( CT ), conc. n. 15003;

9) CONCESSIONARI RIUNITI GIOCHI PUBBLICI scrl via Siria 14/16/18 Roma, conc. n. 15005;

10) AGENZIA IPPICA LUCIANO GIOVE SRL via Appia 238/GR 72100 Brindisi, conc. n. 15006;

11) BETFLAG spa zona industriale Baragiano – Balvano ( PZ ), conc. n. 15007;

12) TOTOCAROVIGNO spa v.le del Campo Boario 56/D Roma, conc. n. 15078;

13) SISAL MATCH POINT spa via Sacco e Vanzetti 89 Roma, conc. n. 15155;

14) SNAI spa via L. Boccherini 39 Porcari (LU ), conc. n. 15215;

15) NEOMOBILE GAMING spa v.le Pasteur 78 Roma, conc. n. 15077;

16) TOMBOLA (INTERNATIONAL) LIMITED Suite 1, 1 st. Floor 7-9 Cornwall „s Lane Gibilterra, conc. n. 15217;

17) BINGOBET srl via Giuseppe Mazzini 146 Roma, conc. n. 15219;

18) BET-AT HOME. COM INTERNET LIMITED Portomaso, Business Tower, Level 12 St. Julians STJ 4011 Malta, conc. n. 15218;

19) SOCIETA’ ITALIANA BETTING srl in sigla “SIBET s.r.l” via G. D‟Annunzio 160 Pescara, conc. n. 15223;

20) ITALTRONIC SRL via A. Tommaso 26 Quarto d‟Altino (VE ), conc. n. 15226;

21) CIRSACOM SRL Centro Direzionale Milanofiori Strada 2 Palazzo D4 Assago (MI ), conc. n. 15227;

22) UNIBET ITALIA LTD Malta Fawwara Bldg Msida Road, Gzira GZR 1405 Malta, conc. n. 15228;

23) BETSSON Malta Ltd G.B. Building Watar Street, Ta‟ X biex XBX 1301 Malta, conc. n.

15230;

24) GREENTUBE Malta Ltd Vincenti Buildings Suite 328, 14/19 Strait Street – Valletta VLT

1432 Malta, conc. n. 15231;

25) MULTIGIOCO SRL via dei frassini 84 Roma, conc. n. 15133;

26) LA MULTIPLA SRL via Alioli e Sassi 30 Gavirate ( VA ), conc. n. 15224;

27) NG COMMUNICATIONS LIMITED 135 High Street Sliema Malta, conc. n. 15220;

28) SYW ITALY LIMITED Birkirkara BKR 9080, 35 Mannarino Road Malta, conc. n. 15232;

29) PGS ITALIA SRL via Caracciolo 14 Napoli, conc. n. 15229;

30) APOLLO ENTERTAINMENT LTD 8 Villa Seminia Vjal Sir T

31) HBG ON LINE GAMING SRL via Cesare Pascarella 59 00153 Roma conc. n. 15221;

32) MEGAPIXEL ENTERTAINMENT LIMITED 8, Villa Seminia Vjal Sir Temi Zammit Ta‟ Xbiex XBX 1011 Malta, conc. n. 15238;

33) GM GAMING LTD Ta‟ Xbiex Villa Seminia 8 Sir Temi Zammit Avenue XBX 1011 Malta, conc. n. 15243;

34) BALDO LINE srl via Torricella 11 Cortemaggiore (PC) conc. n. 15237;

35) PACE srl via S. Nicola de Cesarini 3 Roma conc. n. 15233;3

36) TEBARAL TRADING LIMITED 66 Old Bakery Street V

36) TEBARAL TRADING LIMITED 66 Old Bakery Street Valletta Malta conc. n .15234;

37) POWER LEISURE BOOKMAKERS LIMITED 5th Floor Crowne House 56-58 Southwark Street Londra SE1 1UN Gran Bretagna conc. N. 15236;

38) 32 Red Plc Gibilterra Suite 942 Europort Stato Gibilterra conc. N. 15241;

39) STANLEYBET MALTA LIMITED Palazzo Pietro Stiges, 90 Strait Street Valletta VLT 1436 Malta conc. n. 15247;

40 ) GAMENET SCOMMESSE spa via Santa Croce in Gerusalemme 63 Roma conc. n. 15248;

41) TIPICO Co Ltd St. Julians STJ 4011 Portomaso Tower Malta conc. n. 15242;

42) TUKE srl via Brescia S.G. Bosco snc Palazzolo sull‟Oglio ( BS ) conc. n. 15251;

43) ELLMOUNT GAMING LTD Sliema 68 Waterfront Place, Flat 41, The Strand Malta conc. n. 15240.

44) CASINO’ MUNICIPALE DI CAMPIONE D’ ITALIA s.p.a. piazzale Milano 2 Campione d‟Italia (CO ) conc. n. 15244

45) STREET WEB srl Via Granarolo 153/5 Faenza (RA ) conc. n. 15245

46) FENPLAY LIMITED Malta Sliema, Level 4, Suite 1, The Plaza Complex, Bisazza Street conc. n. 15239

47) LOTUS CHERRY LIMITED via dei Rabatta 2/a Gorizia conc. n. 15252

48) HESTVIEW LIMITED con sede in Grant Way, Isleworth, Middlesex TW7 5QD Gran Bretagna conc. n. 15246

49) PUNTOMATCH srl via Galletti 58 Domodossola ( VB ) conc. n. 15253

50) KURSAAL srl Via E. Amari 168 Palermo conc. n. 15254

51) XBET srl viale Tunisi 29 Siracusa conc. n. 15249

52) BETSKY sas via Cinthia 29 Napoli conc. n. 15250

Qualche settimana fa, davanti a un esterrefatto Andrea Scanzi che lo osservava a bocca aperta non credendo alle proprie orecchie, intervistato da Lilly Gruber, Mario Monti ha definito Silvio Berlusconi il miglior politico esistente, il più bravo di tutti. Ripresosi dallo sgomento, Scanzi aveva replicato: “Mi scusi, ma lei fino a un mese fa, andava in giro a sostenere che Berlusconi fosse un cialtrone, così l’ha definito diverse volte in diretta televisiva, e sosteneva che Berlusconi aveva provocato e determinato la crisi economica essendo un incompetente”. Monti era rimasto infastidito da questo Scanzi e aveva risposto: “Ma che cosa c’entra! Quella era campagna elettorale e i linguaggi sono diversi”.

Che cosa dobbiamo pensare, che è tutto teatro?

E così siamo venuti a sapere che stanno lanciando una campagna di massa “editoriale” per diffondere il gioco d’azzardo legato a un format (che immagino sapientemente studiato da un pool di psicologi comportamentali) che spinge il ludòpata a beccarsi tutta la pubblicistica gossip di propaganda berlusconiana, a sua insaputa. Perché viene prima agganciato attraverso Starvegas e poi dirottato sulla nuova società. La Mondadori sta investendo una enorme quantità di risorse in questo “settore marketing” per dar vita a quella che –nella loro mente- dovrebbe essere la nuova funzione culturale della più importante casa editrice italiana: propaganda politica quotidiana h24 mescolata a gossip e gioco d’azzardo per poveracci; i quali, mi sembra ovvio, con il cervello spappolato dalla loro ipnosi, con il crollo della propria autostima, si ingozzeranno di immagini e parole chiave a loro insaputa.

Così stanno le cose. Presumo che l’intera classe politica italiana, presente in parlamento alla data 21 dicembre 2012, fosse pienamente informata sui fatti. Leggendo su vari siti dedicati al gioco d’azzardo ecco che spunta sempre il nome di quella che è considerata la spina nel fianco del nuovo marketing: Milena Gabanelli, la quale prima nel 2010 e poi nel 2011 (quando Berlusconi lanciò in parlamento la proposta dell’affidamento di nuove concessioni d’esercizio) aveva scelto di allertare la popolazione italiana su ciò che stavano combinando. Ecco come viene descritta la poderosa nascita di “Glaming” -la nuova frontiera culturale d’Italia a firma Mondadori- sul sito www.pokeronline.italia.comandiamo a vedere come si presenta questa nuova poker room. A dir la verita’, si vede che dietro la sua elaborazione e concetto si nascondono le stesse persone che hanno dato vita ai programmi Fininvest basati su colori sgargianti, allegria, lustrini, lusso esagerato ed anche tanto, tanto gossip. Glaming, infatti, a differenza degli altri siti di giochi casino e poker offre una sezione molto curata dedicata al gossip. Davvero un’idea molto originale, questa. La lobby di Glaming da’ l’impressione di essere una protuberanza di uno di quei programmi di spettegolezzo in onda su Canale 5 come “Verissimo”, oppure una pagina di una rivista di gossip come “Chi”. Insomma, la mano dei creativi di quelli delle televisioni private Fininvest c’e’ e si vede. Glaming rappresenta certamente una novita’ nel settore del  poker on line. Il concetto e l’impostazione sono unici. Ora occorre vedere come reagiranno gli appassionati di Texas Holdem e casino on line: apprezzeranno il connubio gioco e gossip? Sinceramente, quando giochiamo a poker non c’interessa molto leggere la notizia di Corona che ha messo incinta Belen…Parte Glaming.it, il sito online di gioco del gruppo Mondadori. Glaming è una delle nuove concessionarie dello Stato italiano per il gioco a distanza. Controllata dal Gruppo Mondadori, il più grande polo editoriale italiano, Glaming S.r.l si impegna “ad offrirti un’ esperienza di gioco e intrattenimento online emozionante, completa e unica. Infatti, Glaming non solo è un portale con una vasta offerta di giochi tra i quali Poker, Casinò Live e Bingo, ma anche il luogo ideale per divertirti e informarti con contenuti editoriali originali e curiosità dal mondo del gossip. La nostra offerta è in continua evoluzione e per regalarti un’ esperienza di gioco sempre più ricca saranno presto online anche i Casinò e gli Skill Games”, si legge nella pagina del sito di gioco. Massimo Biagi, direttore generale di Glaming aveva detto: “La nostra mission è fornire un’offerta di gioco e di intrattenimento evoluta e particolarmente curata sulla user experience e rivolta ai diversi target e community che fanno riferimento al portafoglio editoriale di Mondadori”. Ricordiamo che l’ingresso del Gruppo Mondadori nel settore del gioco aveva interessato un’inchiesta del programma televisivo Report, scatenando una serie di polemiche, soprattutto riguardanti l’allora presidente del Consiglio Brelusconi e il possibile conflitto di interesse nella concessione statale per il gioco online.

Ed ecco come la stessa Mondadori spiega ai propri azionisti (esultanti ed estasiati) la nascita della nuova utopia finanziaria trovate altri dettagli anche sul sito www.giocaigiochi.it/2011/06 e in un’altra decina di siti analoghi. Non credo sia facile coinvolgere l’attuale governo, la stampa e la società politica (gli stessi di sempre) intorno a questa gigantesca operazione di perversione finanziaria, davvero diabolica. Con la novità del fatto che a gestire la grancassa di un “nuovo modello evoluto di marketing” è la Arnoldo Mondadori Editore, quella che un tempo pubblicava le immortali liriche di Salvatore Quasimodo.

E’ possibile, per noi tutti, per l’intera società civile, rimanere indifferenti dinanzi a un evento come questo?

Non riguarda soltanto gli schieramenti in campo o la propria collocazione partitica, ha a che vedere con la salute pubblica, con le esistenze collettive, con l’idea di doversi salvaguardare tutti da questo morbo pestilenziale il cui fine dichiarato consiste nella trasformazione di noi tutti in robot passivi che, a propria totale insaputa, finiscono per finanziare le azioni in borsa di Mediaset accelerando contemporaneamente la disgregazione psico-spirituale dell’intera nazione.

Tette, culetti e video slot insieme, in un unico format targato Mondadori, mi sembra davvero lo scalino di degrado più basso che una nazione possa raggiungere.

Dobbiamo fare qualcosa.

La nuova frontiera del business si chiama Glaming.

Si pronuncia Mondadori.

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://www.liberi-pensieri.info
Link: http://www.liberi-pensieri.info/2013/05/peter-gomez-fa-la-pubblicita-alle-video-slot-di-silvio-berlusconi-ma-non-lo-sa-perche-google-non-glielo-ha-detto-e-la-gabanelli/
4.05.2013

-o0o-

Visto che D.C.Modigliani è così bravo a spiegarci che è l’aggiudicatario N. 7 del decreto in questione, perchè non ci spiega chi sono anche gli altri 51 aggiudicatari? Magari ci troviamo anche D’Alema, che ha introdotto in Italia con suo decreto le sale Bingo e di ci si dice è compartecipe, o Bersani, che gioca al finanziere con MPS usando i nostri soldi, o la mafia, o De Benedetti o qualcun altro che comunque partecipa al grande gioco di spolpamento dei poveri gonzi che vogliono giocare online i loro soldi. Perchè invece non denunciare in toto lo stato italiano per gioco d’azzardo? Perchè non reiterare lo scandaloso fatto che le concessionarie di videopoker, oltre a manipolare i cittadini, sono debitrici allo stato di di quasi 100 miliardi di tasse evase? Tanti quanti sono i debiti dello stato verso le imprese che muoiono per i crediti non riscossi?

-o0o-

Giusto per puntualizzare, Google adsense è un po’ più complicato di come lo spiega l’autore dell’articolo. Infatti si basa sulle ricerche effettuate dall’utente e sulla eventuale cronologia delle pagine visitate, ma non è legato al sito. Quindi se il Modigliani ha passato il tempo a scovare le informazioni sui siti di scommesse e via dicendo, è automatico che, su qualunque sito vada, si ritroverà la pubblicità delle scommesse, così come io che sto cercando casa vengo rimpinzato di pubblicità di siti immobiliari. Quindi annullare il contratto con Google non ha senso. Quella pubblicità si basa su quelli che si presume siano i gusti degli utenti che visitano il sito.

-o0o-

——————o0o——————

“Ecco i nomi dei politici finanziati dalle società di gioco d’azzardo”

Segnalazione di www.nocensura.com

Guarda il video:

Annunci