15 ottobre 2013
di Gianni Lannes

C’è un unico filo conduttore a regia occulta. Nel 1975 monsignor Giovanni Benelli, sostituto alla segreteria di Stato vaticana, chiede in forma riservata un’indagine sull’appartenenza di prelati alla massoneria. Dopo circa due mesi il generale (referente militare di Aldo Moro) consegna uno scottante dossier. All’obbedienza massonica risultano affiliati il cardinale Sebastiano Baggio, il cardinale Jean Villot, il vicario di Roma Ugo Poletti, monsignor Paul Marcinkus (a capo dello Ior), monsignor Agostino Casaroli, monsignor Donato De Bonis, monsignor Pio De Laghi e decine di altri prelati.
Nell’estate del 1977 il cardinale Giuseppe Siri incarica il generale Mino di svolgere una seconda inchiesta sui prelati della Curia affiliati o vicini alla massoneria. Questa volta, però, il comandante dell’Arma non riuscirà a concludere la sua indagine: il 31 ottobre muore precipitando in Calabria (località Girifalco) con un elicottero. Il perché di quella tragica fine non verrà mai chiarito fino in fondo. Sul velivolo Agusta Bell 205 – in volo da Catanzaro a Rosarno – pilotato dal tenente colonnello Francesco Sirimarco, c’erano il colonnello Francesco Friscia, il tenente colonnello Luigi Vilardo, il brigadiere Costantino Di Fede. Il dossier del 1975, invece, viene fatto sparire sepolto tra le carte dell’archivio Vaticano.

Ecco cosa ha dichiarato il generale Gianadelio Maletti, numero due del Sid, alla Commissione parlamentare sul terrorismo: «Io conoscevo personalmente il generale Mino, ero suo amico. Se ci sono stati dei dubbi – credo che sussistano – sulla strana morte del generale Mino, avvenuta in un terreno non particolarmente difficile, la cosa non è mai stata chiarita. E’ sembrato strano che l’elicottero sia esploso, sia caduto in quelle condizioni tragiche».

Il velivolo fu probabilmente sabotato, ma la magistratura considerò il caso un incidente. La Procura della Repubblica di Catanzaro ha archiviato l’istruttoria sommaria nel giro di due mesi. Poi c’è stata la ridicola inchiesta dell’Aeronautica.

Il 16 marzo 1978 viene rapito Aldo Moro nel centro di Roma e la sua scorta trucidata. Moro viene assassinato il 9 maggio del ’78 nel cuore della capitale, dove era tenuto prigioniero. Sempre nello stesso anno, nella notte fra il 28 e il 29 settembre, 33 giorni dopo la sua elezione, muore in circostanze nebulose Papa Luciani. Il pontefice era in procinto di rifondare la banca vaticana. L’hanno ammazzato perché voleva cambiare la cose della santa sede, arrestando gli affari illeciti, soprattutto dello Ior che riciclava il denaro sporco. Nel 1992 a seguito di una strage in cui viene dilaniata la sua scorta di polizia, muore il giudice Paolo Borsellino, appena venuto a conoscenza delle modalità dell’omicidio di Papa Giovanni I. Altro che Cosa Nostra. Ma tutte queste sono altre storie.

«Si può rinunciare alla vita se si è mossi da infinito amore verso la propria gente»: parola di Enrico Mino, comandante generale dell’Arma dei Carabinieri.

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Il “Commissariamento” dei Francescani dell’Immacolata, treno della Provvidenza per traghettarli fuori dalla “Contro-Chiesa” conciliare

di Redazione

I Francescani dell’Immacolata, in quanto istituzione, sono la dimostrazione pratica del papocchio o mostro conciliare creato da Ratzinger con il Motu (im)Proprio “Summorum Pontificum. Sono la dimostrazione dell’impossibilità della coesistenza tra Concilio e Cattolicesimo, tra Messa more antiquo e (s)messa montiniana. Sono l’esempio vivente della validità in perpetuo del principio secondo cui “LEX ORANDI, LEX CREDENDI”  e che la coabitazione della verità e dell’errore è possibile solo nella mente dei modernisti e che porta solo a divisione, discordia, rottura e cedimento dottrinale. Nessun commentatore, finora, ha fatto notare che il “commissariamento” potrebbe essere visto come il treno della Provvidenza per salvare i più buoni, coloro che non vogliono morire conciliari, per traghettarli fuori dalla Contro-Chiesa che occupa abusivamente i Sacri Palazzi.

di Carlo Di Pietro

Del ‘commissariamento’ dei Francescani dell’Immacolata – nello specifico – se ne è discusso fin troppo, pertanto ritengo inutile aggiungere ulteriore analisi ad altre già presentate da vari colleghi, alcuni molto noti e convenientemente preparati. Sposto quindi l’attenzione su un altro piano, strettamente correlato anche alla vicenda attuale, ma che fu davvero determinante ai tempi del Concilio Vaticano II (1962 – 1965): parliamo della “alterazione dell’informazione dei media”, ciò potrebbe inoculare un embrione di “ignoranza invincibile” nei più.

Domando anzitutto scusa in anticipo se qualcuno dovesse sentirsi urtato od offeso dal presente, tuttavia la mia intenzione è differente. Per evitare di annoiarvi con della sola didattica vorrei iniziare con un racconto metaforico che spiega il senso del presente breve studio.

Abbiamo una strada, gestita dall’ANAS, percorsa adesso da 6 miliardi e più di vetture. Questa strada ha un inizio ed una fine, e la fine è l’obiettivo da raggiungere certamente; lungo il tratto, l’ANAS deve garantire che tutti gli automobilisti arrivino a destinazione, e l’ANAS ha ereditato un codice stradale ‘collaudato’ che NON può essere modificato in alcun modo. Così per anni ed anni, ma un bel giorno accade qualcosa nel consiglio di amministrazione dell’ANAS, che viene sostituito all’insaputa degli automobilisti, e viene comandato ai vari dipendenti dell’ANAS di apporre una lunga serie di segnali di deviazione verso alcuni burroni, ma SENZA modificare il codice stradale, che NON può essere modificato. Alcuni dipendenti si interrogano: “ma se io colloco questi cartelli, la gente morirà ?” … eppure se ne fregano ed eseguono, pensano inoltre “tanto la gente ha il navigatore programmato da sempre per arrivare alla meta” .  Cosa succede, dunque? La maggior parte degli automobilisti finisce nel burrone perché si fida dell’ANAS, nonostante il navigatore comandi loro di andare dritto, quindi molti muoiono e non arrivavo alla meta. Alcuni, i trasgressori del codice stradale, probabilmente arrivano a destinazione, tuttavia prenderanno numerose multe poiché hanno comunque violato abitualmente la legge, inoltre sono stati molto egoisti ed hanno mentito dicendo fra loro e con pochi altri che comunque era il codice stradale sbagliato, ma nella realtà non era il codice ad essere sbagliato bensì erano i cartelli stradali messi fuori posto. Altri, forse più attenti ed onesti, probabilmente fermano l’auto e fanno i ‘vigili’ salvando gli altri automobilisti. E noi siamo certi che NON potendo cambiare il codice stradale, quindi essendo obbligatorio osservare la segnaletica, è CERTO che questo nuovo ANAS è un arbitrio, porta alla morte; quindi va denunciato l’ANAS stesso, poiché si è sostituito al’originale, che ha dato questo ordine omicida. E la testimonianza la fa il navigatore che, da sempre, dice “vai dritto”!

Cosa si legge sui forum di settore e sulle testate cattoliche? Sintetizzo per non annoiare: si legge che i Francescani dell’Immacolata sarebbero stati ‘commissariati’ poiché poco avvezzi alla celebrazione della “messa riformata” o Novus Ordo Missae, in favore della “messa tridentina” o Vetus Ordo, (ma) secondo il Messale del 1962.

Per brevità accenno solamente che il Vetus Ordo fu ‘accompagnato’ o ‘promulgato’ dalla (e con) Quo Primum Tempore [1] di San Pio V, costituzione che ne sanciva perpetuità ed invariabilità, principi questi propri della Chiesa stessa [2]. Al ‘trasgressore’ o ‘audace attentatore’ veniva promessa ‘l’indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo’.

Ora, se con la ‘messa riformata’ [3] questa ‘indignazione’ v’è stata, io credo che può saperlo Dio e non noi, tuttavia abbiamo dei segnali, delle percezioni, abbiamo anche dei dati di fatto ma, credo, siano più legati ai frutti della ‘nuova pentecoste conciliare’ che al Novus Ordo Missae a sé stante.

Posto che la storia della Chiesa e di alcune riforme è nota a tutti gli studiosi della materia, precisiamo che la “forma extraordinaria del rito romano” (definizione oggi usata ‘impropriamente’ per indicare il Vetus Ordo Missae) è stata ‘riabilitata’ per gradi: Karol Józef Wojtyła (o Giovanni Paolo II) con la lettera Quattuor abhinc annos [4] del 1984 e con il motu proprio Ecclesia Dei afflicta [5] del 1988 diede ai vescovi la possibilità di concedere, a chi ne avesse fatto domanda, l’uso del ‘messale tridentino’; Joseph Aloisius Ratzinger (o ‘papa emerito’ o Benedetto XVI) il 7 luglio 2007, con il motu proprio Summorum Pontificum [6] decise di permettere a tutti i sacerdoti che lo avessero desiderato, la possibilità di utilizzare il ‘messale tridentino’.

Prima di tornare a parlare della “alterazione dell’informazione dei media” che può portare ad un embrione di “ignoranza invincibile” è necessario comunque ricordare [7], senza timore di sbagliare, poiché di fede cattolica, che:

la Chiesa esercita il suo Magistero ordinario non soltanto dichiarando espressamente la dottrina da tenersi per Fede, ma anche mediante la dottrina implicitamente contenuta nella prassi, ossia nella vita stessa della Chiesa.  La dottrina divina, infatti, comunicata alla Chiesa dalla parola di Dio, o il deposito della fede, può essere trasmessa per tradizione scritta, per tradizione orale e anche per tradizione pratica. Modi questi dei quali l’uno non esclude l’altro; anzi la trasmissione che avviene per mezzo della pratica, almeno suppone sempre qualche altra dottrina esplicita trasmessa per iscritto o attraverso la predicazione, in seguito alla quale si sia venuta formando la pratica”.

Perché è importante ricordare questo concetto basilare di fede cattolica, perché:

per ciò che riguarda la liturgia, quantunque non si possa dire, come pensano i modernisti, che essa crea i dogmi, tuttavia, appunto perché la liturgia riflette la fede della Chiesa, è prova di molti dogmi e perciò di molte verità teologicamente certe. Non c’è dubbio che nel modo con cui la Chiesa prega e loda il Signore, esprime ciò che crede e come lo crede e in base a quali concetti essa onora pubblicamente Dio. E […] non può tuttavia permettere che in suo nome si usino nella liturgia modi di dire contrari a ciò ch’essa ritiene e crede”.

Abbiamo dunque condiviso in questo contesto quella certezza di fede cattolica, anche quanto alla liturgia e quindi alla disciplina, così come ricordava Pio VI nella Auctorem Fidei [8] condannando nel 1794 alcune proposizioni specifiche del Sinodo di Pistoia (condannato integralmente).

Posto che la Chiesa ed il Papa:

non possono dare veleno ai propri figli” [Denz. 1837], quanto “alla vita giuridica della Chiesa, bisogna dire che i concili generali e il Papa non possono stabilire leggi la cui osservanza sia peccato. Cristo, infatti, dette alla Chiesa la potestà di giurisdizione per condurre gli uomini alla vita eterna; ma se la Chiesa nelle sue leggi includesse il peccato mortale, obbligherebbe gli uomini a perdere la vita eterna. Né, d’altra parte, Dio può dispensare dalla legge naturale. Perciò la Chiesa non può definire come vizio ciò che è onesto, né, al contrario, onesto ciò che è vizio; non può approvare ciò che sia contrario al Vangelo o alla ragione” [9].

Di questa certezza di fede cattolica, ovvero dell’essenza stessa, teorica dapprima e pratica poi, di Pietro che “scioglie e lega” [10] non credo che sia opportuno riparlarne, poiché il solo mettere in discussione tale prerogativa oggettiva sarebbe bestemmia; Il card. Franzelin [De Trad. tesi XII] “così certa teologicamente che negarla sarebbe un errore gravissimo o anche, secondo l’opinione della maggioranza, un’eresia”. L’infallibilità delle leggi liturgiche, per esempio, viene confermata dal Concilio di Costanza (Denz. 626-668) e dal Concilio di Trento (Denz. 856, 879, 889, 931-935, 942, 943, 954), direttamente o indirettamente.

Quando il Seper interrogò mons. Marcel Lefebvre (che pure ha vari meriti) quanto alla sua opposizione alla celebrazione secondo il Novus Ordo Missae e gli domandò:

sostenete che un fedele cattolico può pensare ed affermare che un rito sacramentale, in particolare quello della Messa, approvato e promulgato dal Sovrano Pontefice, possa essere non conforme alla fede o favens haeresim?

.. nello specifico mons. Lefebvre non rispose (cf. Il Problema dell’autorità e dell’episcopato nella Chiesa, CLS, 2005, p. 20; Mons. Lefebvre ed il Sant’Offizio, Volpe, Roma, pp. 14,94,95,124,125).

Il ragionamento logico è il seguente, e lo vedremo, tuttavia per comprenderlo dobbiamo per forza di coseslegarci moralmente e mentalmente dalla situazione presente, altrimenti si rischia di far dominare il proprio intelletto dal sentimento (o dal sentimentalismo). Avremo, quindi, INQUISITORE X e VESCOVO Y.

INQUISITORE X: perché vieti ai tuoi confratelli di celebrare la messa Z ?

VESCOVO Y: perché la MESSA Z non va bene ..

INQUISITORE X: perché dici questo ?

VESCOVO Y: perché .. per tutta una serie di motivi [cf. Breve esame critico al Novus Ordo Missae, Ottaviani e Bacci] .. con la MESSA Z “si vuol fare tabula rasa di tutta la teologia della Messa. In sostanza ci si avvicina alla teologia protestante che ha distrutto il sacrificio della Messa” [11]

INQUISITORE X: ma allora secondo te la Chiesa può permettere tutto ciò, così diabolicamente? Ovvero può permettere che il Popolo di Dio partecipi universalmente ad un rito “che si avvicina alla teologia protestante che ha distrutto il sacrificio della Messa”? Ovvero il Papa e la Chiesa intera, unita in comunione ed armonia con il Papa, possono mai vincolare tutto il popolo ad una liturgia blasfema?

VESCOVO Y: .. non risponde !

Cosa voglio dire con questo esempio generico, slegato dal contesto attuale? E qui torniamo al discorso dell’ “ignoranza invincibile”. Attenzione, non ignoranza del VESCOVO Y, bensì inoculata in fase embrionale nella mente del ‘popolano’.

Secondo Sant’Alfonso Maria de’ Liguori è vincibile quell’ignoranza «quae, cum debeat et possit vinci ab operante, vel quia errorem jam advertit, vel saltem dubitat de errore, advertitque simul ad obligationem illum vincendi, tamen negligit illum vincere»; è invincibile quell’ignoranza «quae moraliter vinci nequit cum nulla cogitatio, nec dubium erroris veniat in mentem operantis, nec etiam in confuso dum operatur, vel cum actionis causam ponit». [12]

Difatti anche l’Aquinate esplica benissimo il concetto nella Summa Th. [I-II, 72] [13], quindi qualora la persona dovesse essere così dominata dall’ignoranza di tipo invincibile, quindi la sua coscienza dovesse essere governata a tal punto dall’ignoranza detta  invincibile, che non vi sarebbe alcuna possibilità  – hic et nunc – di superare la condizione stessa, da qui la non colpevolezza morale in caso di azioneoggettivamente illecita.

Si consideri tuttavia che l’esposizione dell’idea stessa di ignoranza invincibile è fortemente legata ad un contesto storico prettamente “analfabeta”, di persone “rozze”, poco “acculturate”, spesso inconsapevoli ed anche fortemente vincolate ai “pochi maestri”, situazione penalizzata (o favorita) anche da quelle scarsissime forme di comunicazione e collegamento. Oggigiorno, invece, la realtà è ben diversa, basti pensare al grande interesse che c’è, anche in contesti non prettamente ‘di teologia’, a tutta quella che è la materia propria della Missio della Chiesa cattolica, ed insomma all’ecclesiologia in generale.

Da qui emerge con grande tracotanza quella tendenza della stampa o di parte di essa alla “alterazione dell’informazione dei media”. Il lettore si fida solitamente del suo ‘autore’ di ‘fiducia’, e lo fa poiché negli anni casomai si è instaurato un rapporto che si basa da un lato sulla ‘credibilità’ e dall’altro sulla ‘necessità’ e sul desiderio di apprendere; quindi si può dire certamente che l’autore stimato (ed è sbagliato oggigiorno) diviene, su talune tematiche, un vero e proprio ‘maestro’. Un po’ come possiamo considerare tutti noi il Suarez (ed è corretto) un ‘maestro di scolastica’.

Dacché sorge il problema di fondo: posta di base la buona fede anche dell’ ‘autore’, ma consentiamoci tuttavia di umanamente dubitare, siamo certi che il nostro ‘autore’ di ‘fiducia’ trasmette la realtà dei fatti senza ‘personalizzare’, volontariamente od involontariamente, alterando così il vero?

La certezza non può mai esserci almeno al giorno d’oggi [abolizione Index], quindi si rende necessaria la comparazione di più fonti e, con l’aiuto della preghiera, casomai si opera un discernimento e ci si indirizza a quella narrazione che più sembra rispettare la retta ragione. Tuttavia talvolta la retta ragione viene sacrificata al sentimento o al sentimentalismo, alla “pancia”, e quindi il discernimento è più della carne chedello spirito.

Il caso dei Francescani dell’Immacolata, così come raccontato dai più, viene presentato come una sorta di persecuzione ESCLUSIVAMENTE volta ad impedire la celebrazione della santa Messa secondo il Vetus Ordo, ebbene questo è quanto i più danno a vedere. Ora, posto che ci vogliamo fidare dei vari autori, ma posto anche che non siamo ottusi e conosciamo bene il retroscena entroterra di alcuni ambienti (che non sono nessuno per condannare) vicini ai Francescani dell’Immacolata, sappiamo benissimo che non si vuol solo impedire ai Francescani dell’Immacolata di celebrare secondo il Vetus Ordo, bensì si ha oggettiva intenzione di reprimere il più possibile quella tendenza teologica all’ermeneutica della discontinuità che  diviene praticamente, sempre più e per alcuni, apologetica cattolica contemporanea [14, varie fonti].

Sorvoliamo sul fatto che alcuni ritengono non esistere questa discontinuità, noi, per dati oggettivi, dobbiamo ritenere che c’è frattura col passato, tuttavia va individuata la natura di questa crepa: il dogma è salvo? L’ecclesiologia è mutata? Cosa bisogna fare per salvarsi l’anima? Le ‘regole’ da seguire per salvarsi oggi sono le stesse di 100 anni fa?

Quella parte della Chiesa che “ammaestra” o “Chiesa docente” comanda ed insegna sempre la stessa fede (Depositum Fidei) alla “Chiesa discendente”, ovvero al popolo ? [15]

Ecco il problema intorno al quale si rigira sin dai tempi del Concilio Vaticano II e, secondo molti autori, precisamente sin dal 7 dicembre 1965 [promulgazione della Dignitatis Humanae].

Siamo noi obbligati ad ascoltare la Chiesa docente? [Cf. Catechismo Maggiore, 188]

Si, senza dubbio, siamo tutti obbligati ad ascoltare la Chiesa docente sotto pena di eterna condanna, perché Gesù Cristo disse ai Pastori della Chiesa, nella persona degli Apostoli: «Chi ascolta voi, ascolta me, e chi disprezza voi disprezza me».

Oltre l’autorità d’insegnare, ha la Chiesa qualche altro potere? [Cf. Catechismo Maggiore, 189]

Si, oltre l’autorità d’insegnare, la Chiesa ha specialmente il potere di amministrare le cose sante, di far leggi e di esigerne l’osservanza.

Analizzare la vicenda dei Francescani dell’Immacolata e spostare, volontariamente od involontariamente, l’attenzione esclusivamente sul vulnus dato oggi dal Novus Ordo, è, a parer mio, un atteggiamento alquanto scorretto. Sintetizzo schematicamente.

Il lettore “ignora” parte della “materia di fede” –> il lettore comunque, desideroso di salvarsi l’anima, vuol capire ed approfondisce –> il lettore si documenta su scritti degli ‘autori’ di cui si fida –> il ‘fidarsi’ genera una sorta di ‘sudditanza psicologica’ che porta a credere ciò che si legge –> ora abbiamo una biforcazione: (a) o (b)

(a) l’autore ‘usa’ questa fiducia raccontando il vero, dacché il lettore diviene meno ‘ignorante’;

(b) l’autore ‘abusa’ questa fiducia raccontando una parzialità se non addirittura una falsità, dacché il lettore non diviene meno ‘ignorante’ bensì gli viene inoculato l’embrione dell’ ‘ignoranza invincibile’.

Nella fattispecie (caso Francescani dell’Immacolata), alcuni autori contemporanei ‘raccordando’ mezze verità o falsità, in buona o cattiva fede, stanno facendo, direttamente o indirettamente, proselitismo a quella tanto odiata disobbedienza all’Autorità, atteggiamento che diviene oggettivamente disordinato e da biasimare qualora assurge a ‘norma’ (diventa prassi implicitamente ‘dogmatica’).

Dire pertanto, così come sempre più spesso si legge, che il problema dei Francescani dell’Immacolata è esclusivamente incentrato sul divieto di celebrare secondo il Vetus Ordo, ma tralasciare tutto il resto e, nello stesso contesto, fare ‘apologia totalitarista’ ad opinioni teologiche assolutamente minoritarie e NON moralmente vincolanti, è una grave scorrettezza che, inoltre, sta procurando scandalo da tanti anni.

Pongo un interrogativo. E se Bergoglio, per motivi noti solo a Dio, sta esercitando invece giustamente quella Autorità di ‘legare e sciogliere’ propria della ‘giurisdizione’ che egli, se papa, ha ricevuto – permandato – direttamente da Dio? Se sussistono delle motivazioni a noi ignote che spingono colui che dovrebbe essere il Vicario di Cristo ad operare in questo modo?

Ci troviamo davanti ad una condizione di ‘causa’ –> ‘effetto’, dove la ‘causa’ non necessariamente deve essere nota alla ‘Chiesa discendente’, bensì questa può solo guardare all’ ‘effetto’. Ora se è lecito guardare all’ ‘effetto’, è invece altrettanto lecito condannare secondo l’arbitrio privato questo ‘effetto’ ed eventualmente attribuire colpe alla ‘Chiesa docente’ che avrebbe ‘causato’ ?

E torniamo al discorso di prima, ovvero: non è che forse alcune misure disciplinari tendono piuttosto ad evitare che qualsivoglia opinione contraria o critica alla ‘canonizzazione’ del Concilio Vaticano II deve essere repressa? Non è che forse, ora che ci sarà la ‘canonizzazione’ (e negare l’infallibilità nella canonizzazione è eresia [16]) di Roncalli e Wojtyła, e forse la beatificazione di Montini, quindi la ‘canonizzazione’ del Concilio, si vuol annientare qualsiasi ‘voce dissidente’ in seno alla ‘chiesa conciliare’ ?

Ma se la ‘chiesa conciliare’ è Chiesa di Cristo, non è forse necessario e obbligatorio che l’Autorità estirpi con ogni ‘arma possibile’ tutte quelle ‘eresie’ in seno alla Chiesa di Cristo stesso, ovvero tutti quegli ‘eretici’ che mettono in discussione, criticano o condannano la ‘nuova pentecoste conciliare’?

Quindi cerchiamo di essere coerenti e, sganciandoci dal contesto presente, dobbiamo esprimerci secondo la fede cattolica:

a) se il Concilio Vaticano II è stato benedetto da Dio (ricordo che la esclusiva pastoralità dichiarata viene smentita ampiamente de facto dalla dogmaticità di alcuni argomenti trattati in documenti conciliari [17] e dai continui riferimenti alla Scrittura, negarlo è offendere la ragione), non è forse lecito ‘legare’ tutti gli ‘eretici’ che vi si oppongono?

In questo caso (a) citiamo Yves Congar, ‘esperto’ in seno al Concilio (1962 – 1965): “Il Vaticano II è stato dottrinale. Il fatto che non abbia definito dei nuovi dogmi non toglie nulla al suo valore dottrinale, secondo la qualifica che la teologia classica da, in maniera differenziata, ai documenti che ha promulgato. Alcuni sono dogmatici, esprimono la dottrina comune, sarebbero paragonabili alle grandi encicliche dottrinali (che d’altra parte citano sovente), con la differenza che esprimono, mediante la via (e la voce) del magistero straordinario l’insegnamento di quello che il Vaticano I ha chiamato il magistero ordinario ed universale. Tale è lo statuto di Lumen gentium, delle parti dottrinali di Dei Verbum, della Costituzione sulla liturgia e di Gaudium et Spes, ma anche di molti decreti e della dichiarazione Dignitàtis humanae personae. Altri testi, o parti di questi stessi documenti, sono di natura più puramente pastorali, vale a dire che danno, secondo la prudenza sovrannaturale dei pastori riuniti in concilio, delle direttive in materia pratica” (Y. Congar, Le Concile de Vatican II, Beauchesne, 1984, p. 64).

b) se il Concilio Vaticano II è stato maledetto da Dio (ricordo che la esclusiva pastoralità dichiarata viene smentita ampiamente de facto dalla dogmaticità di alcuni argomenti trattati in documenti conciliari [17] e dai continui riferimenti alla Scrittura, negarlo è offendere la ragione), possono essere mai questo ‘veleno’ e questa ‘maledizione’ partoriti in seno alla ‘vera Sposa di Cristo’ ?

In questo caso (b) citiamo Mons. Lefebvre: … Infine, un problema grave si pone alla coscienza ed alla fede di tutti i cattolici dall’inizio del pontificato di Paolo VI. Com’è possibile che un papa, vero successore di Pietro, assicurato dell’assistenza dello Spirito Santo, possa presiedere alla distruzione della Chiesa più estesa e più profonda della sua storia in così poco tempo, cosa che nessun eresiarca era mai riuscito a fare? ” (Itinéraires, n. 206, pp. 276-281 – Dichiarazione del 2 agosto 1976).

Nel primo caso (a), anche se non comprendiamo esplicitamente le motivazioni di alcuni provvedimenti, credo che non sia lecito giudicare l’operato del Vicario di Cristo, come non è lecito resistervi abitualmente, specie perché la liturgia (per tornare al caso concreto) ricorda ed esalta, appunto in forma rituale – solenne, numerosi dogmi. Cosa ci dice, per esempio, papa Leone XIII:

Nel determinare i limiti dell’ubbidienza nessuno creda doversi ubbidire all’autorità dei Sacri Pastori, massime del romano Pontefice, soltanto in ciò che spetta al dogma, il cui pertinace ripudio non può sceverarsi dal peccato di eresia. Che anzi, neppur basta l’accettare con fermo e sincero assenso quelle dottrine le quali, vengono dall’universale ed ordinario magistero della medesima proposte alla credenza dei fedeli come divinamente rivelate; e si hanno a credere, secondo il decreto del Concilio Vaticano con fede cattolica e divina.” [18]

Nel secondo caso credo che si debba parlare piuttosto di ‘conservazione della vera fede’ contro chi ‘avvelena il gregge’. Assodato anche – poiché di fede cattolica – che la Chiesa docente DEVE perseguire una precisa Missio definita da Cristo [19] con perpetuità ed invariabilità, e facendolo DEVE usare le ‘armi’ a sua disposizione (Magistero, Liturgia, Disciplina); ove la Missio appare compromessa non può ritenersi ‘autentica Chiesa’ la ‘sorgente del male’, pertanto ogni provvedimento in seno a questa ‘sorgente inquinante’ DEVE ritenersi non autentico, nullo, è semplicemente da IGNORARE (la giurisdizione è vincolata alla fede). Quindi la domanda seguente è d’obbligo, è doverosa: è delitto di sacrilegio la celebrazione, sebbene secondo il Vetus Ordo (ma) con il Messale del 1962, con la menzione a Bergoglio (o Francesco I) nel corso del Te igitur (quindi celebrazione detta “una cum”)?

O forse si vuol proseguire offendendo, umiliando, schifando e disobbedendo, con quotidianità, colui che dovrebbe essere il Vicario di Cristo?

Non è forse scritto:

Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell’uomo, quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi.” [Luca IX, 29]

Oppure:

Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.” [Matteo X, 33].

Dovere di testimonianza, che il CJC del 1917 al can. 1325 comandava:

Fideles Christi fidem aperte confiteri tenentur quotics eorum silentium, tergiversatio aut ratio agendi secumferret implicitam fidei negationem, contemptum religionis, iniuriam Dei vel scandalum proximi”.

Io credo che è proprio il caso di dire: Tertium non datur ! Fonti, citazioni e concetti possono essere approfonditi nelle numerose note.

Pubblicazione a cura di Carlo Di Pietro (clicca qui per leggere altri studi pubblicati)

Note:

[1] http://www.unavox.it/doc15.htm

[2] http://radiospada.org/2013/09/sulla-perpetuita-ed-invariabilita-della-chiesa-anche-in-caso-di-sede-vacante/

[3] http://radiospada.org/2013/08/sulla-liberta-religiosa-e-sulla-dignitatis-humanae/

[4] http://www.unavox.it/doc03.htm

[5] http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/motu_proprio/documents/hf_jp-ii_motu-proprio_02071988_ecclesia-dei_it.html

[6] http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/motu_proprio/documents/hf_ben-xvi_motu-proprio_20070707_summorum-pontificum_lt.html

[7] http://radiospada.org/2013/06/linfallibilita-della-chiesa-e-del-papa-magistero-universale-e-ordinario/

[8] http://www.intratext.com/IXT/ITA1089/_P1.HTM

[9] http://radiospada.org/2013/06/linfallibilita-della-chiesa-e-del-papa-magistero-universale-e-ordinario/

[10] http://radiospada.org/2013/08/sulla-necessita-dellinfallibilita-del-pontefice-e-sulla-condanna-della-collegialita/

[11] http://www.unavox.it/doc14.htm

[12] Theologia Moralis, D. Le Noir, Vivès, Parisiis 1872, Lib. I, Trat. I, Cap. I

[13] http://www.carimo.it/somma-teologica/somma.htm

[14] http://radiospada.org/2013/06/da-santalfonso-maria-de-liguori-al-vescovo-di-roma-francesco/

http://radiospada.org/2013/06/rileggere-san-pio-x-per-capire-la-crisi-attuale/

http://radiospada.org/2013/06/stirpe-di-abramo-un-altro-cattolicesimo-nel-post-concilio/

http://radiospada.org/2013/06/il-falso-ecumenismo/

http://radiospada.org/2013/06/il-papa-emerito-il-vescovo-di-roma-e-il-giudaismo/

http://radiospada.org/2013/06/j-ratzinger-leucaristia-e-il-racconto-dellistituzione/

http://radiospada.org/2013/06/linfallibilita-della-chiesa-e-del-papa-magistero-universale-e-ordinario/

http://radiospada.org/2013/07/j-ratzinger-e-il-primato-di-pietro/

http://radiospada.org/2013/07/sullinfallibilita-nella-canonizzazione/

http://radiospada.org/2013/07/il-vescovo-di-roma-lislam-e-le-altre-chiese/

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http://radiospada.org/2013/09/sulla-perpetuita-ed-invariabilita-della-chiesa-anche-in-caso-di-sede-vacante/

http://radiospada.org/2013/09/la-tolleranza-teologica-scienza-degli-egoisti-e-privilegio-degli-incapaci/

[15]http://it.wikisource.org/wiki/Catechismo_Maggiore/Catechismo/Parte_prima/Del_nono_articolo_del_Simbolo

[16] http://radiospada.org/2013/07/sullinfallibilita-nella-canonizzazione/

[17] http://radiospada.org/2013/06/linfallibilita-della-chiesa-e-del-papa-magistero-universale-e-ordinario/

[18] Sapientiae Christianae, insegnamenti Pontifici. La Chiesa al Num. 277; Il Problema dell’autorità e dell’episcopato nella Chiesa, CLS, 2005

[19] http://radiospada.org/2013/09/sulla-perpetuita-ed-invariabilita-della-chiesa-anche-in-caso-di-sede-vacante/

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Nuovo Ordine Mondiale – Novus Ordo Missae – i due “NOM”

Annibale Bugnini: “La riforma liturgica, c’est moi!”

sabato 16 ottobre 2010

Rorate caeli ha pubblicato un estratto di un recente libro di P. Anscar Chupungco OSB, ex Presidente del Pontificio Istituto liturgico in Roma, liturgista vecchio stile, quindi, critico fervente di Liturgiam Authenticam (il documento pontificio che ha tentato, con poco successo, di riportare ordine nel novus ordo) e ancor più del motu proprio Summorum Pontificum, nonché indiscusso guru della camarilla liturgistica nelle Filippine (eh sì, ogni paese ne ha una, così come ogni paese ha la propria delinquenza, le proprie calamità naturali, i propri alcoolisti). In questo testo, intitolato What, Then, Is Liturgy? Musings and Memoir, l’unica parte degna di menzione (il resto pare essere la solita risciacquatura di piatti di idee vecchie spacciate per ‘aggiornamento’ ad un mondo che nel frattempo è cambiato) è quella contenente indiscrezioni sul dietro le quinte della riforma liturgica sotto Paolo VI e Giovanni Paolo II, come pure estese riflessioni sulla liturgia mescolata con critiche delle politiche dell’attuale pontificato. Il libro contiene anche proposte di Chupungco per demolire quel che resta del rito romano, onde continuare ciò che egli considera come il programma incompiuto della riforma liturgica post-conciliare. Ecco un estratto dalle pagine 3-4 del testo, edito dalle pubblicazioni claretiane (Padre Augé potrà essere fiero dei suoi confratelli filippini…). Nel leggere di Bugnini, non dimentichiamo che la superbia è il peccato più inviso a Dio e gradito al demonio.

Dopo diversi decenni dalla riforma liturgica ci sono ancora contrastanti opinioni su ciò che il Concilio aveva veramente intenzione di realizzare. Ho avuto l’occasione di chiedere al padre Cipriano Vagaggini, un altro dei miei mentori e uno degli artefici della Costituzione liturgica, che cosa significasse “sostanziale unità del rito romano”. La frase è oscura, e tuttavia cruciale per l’inculturazione. La sua risposta è stata assai rivelatrice: “Ho posto la stessa domanda quando stavamo stendendo la Costituzione, ma nessuno in commissione aveva una risposta!” Strane invero sono le vie dello Spirito durante il Concilio e sicuramente dopo il Concilio. Ma a cercar proprio una consolazione, la tensione può essere considerata un segno incoraggiante che l’interesse per la liturgia non è diminuito nel corso degli anni. Quando Gut Benno, Abate Primate della Confederazione Benedettina, fondò il Pontificio Istituto liturgico a Roma nel 1962, i professori di teologia, come profeti di sventura, lo avvisarono che la liturgia era una moda che non avrebbe superato la durata della loro vita.

Nel suo libro postumo, La riforma della liturgia, 1948-1975 Annibale Bugnini descrive la grande opposizione alla riforma conciliare e postconconciliare. Tra i gruppi più antagonistici che egli ha identificato, i seguenti chiaramente affiggono una mentalità di controcultura. Il primo è Una Voce, un gruppo internazionale, per la difesa del latino, del canto gregoriano e della polifonia sacra contro la musica moderna e in vernacolo. I secondi sono gruppi indipendenti che spesso erano ostili ai cambiamenti liturgici avanzati dalla Santa sede. Tra loro Bugnini nomina l’American Catholic Traditionalist Movement, e individui come il giornalista italiano Tito Casino [sic], che nel suo libro la tunica stracciata attaccò aciamente l’uso del vernacolo; il Cardinale Alfredo Ottaviani e il Cardinale Antonio Bacci, che hanno sostenuto strenuamente l’opposizione contro il nuovo Messale a causa dei suoi elementi asseritamente “eretici”, “psicologicamente distruttivi” e “protestanti”; e il francese abbé Georges de Nantes, che chiese l’estromissione di Papa Paolo VI, accusato di eresia, di scisma e di scandalo. Anche alcuni dei fedeli devoti che frequentavano la Messa erano contrari all’uso del vernacolo. Nella Chiesa di Sant’Anselmo, un’anziana signora mi corresse mentre le stavo offrendo la comunione: “non dicitur ‘ Il corpo di Cristo,‘ sed ‘Corpus Christi’!” (In latino perfetto lei mi esortò a dire “Il corpo di Cristo” in latino, non in italiano.)

Bugnini stesso, allora Segretario della Congregazione del culto divino, non è stato risparmiato. Era una persona sistematica che ha programmato la riforma liturgica e ha coraggiosamente spinto la sua attuazione contro tutte le opposizioni. Ricordo che in una delle sue visite al Pontificio Istituto liturgico ha dichiarato, “Io sono la riforma liturgica!” In più di un modo la sua autovalutazione era corretta. La riforma postconciliare non avrebbe progredito con passi da gigante se non fosse stato per il suo spirito intrepido e la sua tenacia. A coronamento delle sue realizzazioni liturgiche il Vaticano lo promosse al rango di delegato papale in Iran, dove divenne famoso nel mondo secolare per aver negoziato con successo il rilascio degli ostaggi americani.

L’autore spaccia come un’effettiva promozione al merito la cacciata a Teheran, che l’interessato stesso, ossia l’arcivescovo Bugnini, considerò nelle sue Memorie come un esilio dovuto al fatto che Paolo VI si era convinto della sua affiliazione massonica. Questo Ciupaciup filippino si spinge talmente nell’agiografia di sant’Annibale da oltrepassare ogni soglia del ridicolo e, soprattutto, della buona fede: è credibile che non abbia letto le Memorie del suo Maestro? Quanto al ruolo del pro-nunzio nel condurre quelle trattative con Komeini, la cosa ci giunge affatto nuova.

Comunque, una cosa da meditare che traspare da questo pur breve estratto è che la riforma liturgica fu l’opera di una ristrettissima minoranza, agguerrita e organizzata, sulle spalle dell’ecumene cristiana (il liturgista filippino non a caso menziona l’opposizione nelle parrocchie, o il ruolo decisivo dell’interventismo di Bugnini; e non dimentichiamo che la cosiddetta messa normativa, ossia il primo tentativo di nuova messa sottoposto al giudizio dei padri conciliari, a concilio finito, fu respinta, per poi entrare in vigore tal quale). La storia è mossa dalle minoranze: in questo, il marxismo-leninismo ha visto giusto. E allora, tradizionalisti di tutto il mondo, unitevi; e, per parodiare il Manifesto del partito comunista, aggiungiamo pure che uno spettro si aggira per l’Europa, quello del ritorno alla Liturgia di Sempre. E tutte le potenze ecclesiali della Vecchia Europa (e non solo) si sono coalizzate in una santa caccia alle streghe contro questo spettro…

-o0o-

Purtroppo non si finirà mai di girare il coltello in questa piaga, difficilmente estirpabile se non dall’Alto, dal momento che dal Concilio si decise che fosse giunta l’ERA DELLA MISERICORDIA DI DIO e della tolleranza del peccato….come se Dio in questi Duemila anni avesse usato la Chiesa esclusivamente per condannare….e come se la Liturgia della Chiesa fosse stato così e da sempre il CAPRO ESPIATORIO di tutte le inquietudini umane da scagliarsi contro quella Chiesa “Maestra” di vita e di costumi….

A quanto detto sopra è bene menzionare un altro sacerdote, <span>padre Josè-Apeles Santolaria de Puey y Cruells  (Barcellona 1966).
Sacerdote, avvocato e giornalista è laureato in Giurisprudenza e Diritto Canonico e presso la Scuola Diplomatica spagnola si è diplomato in Studi Internazionali.
E’ inoltre Cappellano dell’Ordine di Malta ed è collaboratore di Radio Vaticana ed è inoltre autore di notevoli studi e articoli sulla storia della Chiesa e sulla storia dei Pontefici.
Che ha scritto il libro: “Papi in libertà

dove possiamo leggere questo passo:

In verità, come è facilmente dimostrabile, Paolo VI non era di queste intenzioni, eppure lasciò fare e finì egli stesso per adeguarsi alle iniziative di Bugnini….
E’ scandaloso apprendere che nel 1967 il Concilium che stava ancora lavorando, diede alla luce un formulario che chiamò “Missae normativa”, elaborato con la collaborazione di ben sei protestanti, e che fu portato ai vescovi per l’approvazione….
Il bello è che i vescovi infatti NON accettarono questo formulario e che anzi, scatenò come era giusto che fosse, molte reazioni contrarie che alla fine esso venne ritirato ma non gettato, bensì tenuto nel cassetto in attesa di “tempi migliori”…

Con astuzia luceferina il testo venne ritoccato qua e là senza modificare la sostanza che aveva invece ottenuto la negazione dei Padri, e portato davanti a Paolo VI il quale, incredibilmente, lo approvò con il nome di “Novus Ordo Missae”…
Era il trionfo dell’ala progressista-modernista, ce l’avevano fatta, avevano vinto la loro battaglia!
Di conseguenza nella Nuova Messa abbiamo il contributo dei protestanti che guarda il caso NON credono nella Presenza Reale!
La nascita di questa Riforma resterà inspiegabile ed incomprensibile nella storia della Chiesa.

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Se non si corre veramente ai ripari la crisi della Chiesa continuerà certamente e così il processo di autodistruzione con derive sempre più modernistiche, protestantiche. Assisteremo al processo che già si è visto per la Chiesa Anglicana che ora sta ai minimi storici e ammette nel suo seno Vescovesse magari lesbiche….. naturalmente i buoni prima o poi si distaccheranno da questa falsa Chiesa modernista e si rafforzeranno sempre più le comunità tradizionali la San Pio X, ma anche la San Pietro e cresceranno i preti tradizionalisti e gli ordini tradizionalisti (Francescani dell’Immacolata) e allora i modernisti rimarranno a comandare una nave senza marinai che imploderà su se stessa come un castello di carta…… Comunque solo dei santi possono avere la preveggenza per capire bene il futuro. Ad ogni modo non ci si può prendere gioco di Dio e alla fine dopo un severo castigo della falsa Chiesa modernista il Cuore Immacolato di Maria trionferà. Quindi bisogna rimanere ottimisti.
don Bernardo

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Dalla lettura dell’articolo riportato nel blog del dott. Colafemmina, appare ovvio che il Sinodo stia presentando il lineamento teorico d’ una cura davvero radicale: quella di risolvere i vari problemi dati dalla coesistenza delle Chiese orientali con la maggioranza miscredente dei Paesi ove si trovano ad operare, inducendole praticamente ad autodissolversi, nel giro di pochissime generazioni; evidentemente la “medicina della misericordia” opera anche per via eutanasica … più semplice di così …

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La Nave della Chiesa non affonderà – è di Fede – ma non sappiamo quanti saranno, alla fine, i cattolici rimasti a bordo…  Il problema è che i neomodernisti della nuova teologia hanno preso il potere nella Chiesa, e ne occupano saldamente tutte le posizioni strategiche. Papa Ratzinger stesso è un membro della ‘nuova teologia’ condannata da Pio XII: perché meravigliarsi di quello che succede?  Il loro progetto è quello del vecchio Teilhard de Chardin, il gesuita panteista ed apostata che – attraverso il suo amico e discepolo Henri de Lubac S.J. – è alla base delle ‘novità’ del Siuperconcilio.  Il suo programma mondialista (quello della cosiddetta ‘civiltà dell’amore’, per intenderci) è anche quello dell’attuale Gerarchia ecclesiastica. Solo che, nella fase attuale, stanno cercando di ‘recuperare’ i tradizionalisti, specie la FSSPX, per tentare di ‘integrarli’ nel loro grande progetto megaecumenico, dando loro qualche contentino: ma solo in materia liturgica, si badi, perché il resto (liberalismo, ecumenismo, collegialità distruttrice del Papato) non si tocca… Lo vediamo continuamente sotto i nostri occhi: “sana e positiva laicità dello Stato”, preghiera nelle moschee, sinagoghe e templi luterani, strette di mano alle pretese annglicane, chierichette e ‘chiericone’ e  – dulcis in fundo – il dilagare dei famigerati ‘nuovi movimenti ecclesiali’, tra i quali quello neocat, al quale si vogliono ora dare in pasto anche i poveri cattolici orientali.
Stiamo in guardia. Sancta Maria, auxilium christianorum, ora pro nobis.

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Quanto a Mons. Bugnini occorre sempre pregare anche per la sua anima.

La Messa di sempre e’ collegata indissolubilmente alla figura di un Santo. Potro’ ovviamento sbagliarmi, ma per ora non vedo tracce santita’ attorno al NO. L’allontanamento di Mons. Bugnini da Roma mi sembra ben inserirsi nel modus operandi della nota setta piutttosto che esserne una (apparente) deviazione da quei piani.

Ad oggi non ho mai sentito di cristiani in stato di grave necessita’ abbiano invocato l’intercessione di Mons. Bugnini.

Gia’ in tempi non sospetti e pre-conciliari la Beata Vergine aveva attirato l’attenzione sui gravi peccati dei sacerdoti e l’attacco alla Sacra Cappella era cominciato ben prima del 1962. Anche i c.d. “tradizionalisti” non possono considerarsi immuni da colpe e giudicare dall’alto. Quando era il tempo non si e’ forse capito per tempo il pericolo, pregato e digiunato a sufficienza.

Non disperiamo pero’ dlla misericordia e dell’aiuto di Nostro Signore.

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Scriveva così Tito Casini:

I protestanti, ho detto (dimenticando che dovevo dire i «fratelli separati», e di quale fraternità si tratti è palese presentemente in Irlanda), per dire appunto i padri e maestri di questi nostri riformatori da cui essi, come il paggio Fernando della famosa partita, si riconoscono di gran lunga superati, e ricordare ciò che il santo pontefice pur ora citato diceva e prediceva, in quella sua prima enciclica alle soglie del secolo:

L’errore dei protestanti è il primo passo su questo sentiero; il secondo è del modernismo; a breve distanza dovrà seguire l’ateismo.

Siamo prossimi a questo, all’ultimo stadio, la «morte di Dio», e la Riforma, la «nostra», n’è la propellente: il principio protestante, cuius regio illius et religio, ogni regione la sua religione, ha nel «pluralismo liturgico» – nella legge del culto autonoma, regionale, lingua e riti, rispetto a quella del Credo – il suo equivalente, con la conseguenza che la religione, la vera, la buona, langue in ogni regione, che il pluralismo si risolve in nullismo, avverandosi in tutte, anche in quelle dove il volgare è meno volgare, meno barbaro, ciò che il Marshall scriveva, per i cattolici riformisti, dell’Inghilterra riformata:

Non c’illudiamo: non sarà la liturgia in volgare a far venire gl’invitati al festino di nozze. La Chiesa anglicana canta il più bell’inglese davanti ai banchi più vuoti, mentre il (cattolico) più ignorante in latino intende benissimo ciò che fanno i monaci di Solesmes.

e ancora scriveva profeticamente negli anni ’70:

Risorgerà, vi dicevo… [la Santa Messa Tridentina] risorgerà, come rispondo ai tanti che vengono da me a sfogarsi (e lo fanno, a volte, piangendo), e a chi mi chiede com’è che io ne sono certo, rispondo (da «poeta», se volete) conducendolo sulla mia terrazza e indicandogli il sole… Sarà magari sera avanzata e là nella chiesa di San Domenico i frati, a Vespro, canteranno: Iam sol recedit igneus; ma tra qualche ora gli stessi domenicani miei amici canteranno, a Prima: Iam lucis orto sidere e così sarà tutti i giorni.

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La riforma di Bugnini è un “vulnus” nella Chiesa attuale, una sorta di “peccato originale” che inficia ed ottenebra tutta la dimensione del culto e anche della fede…… non ci sarà niente da fare finchè non si riconoscerà ufficialmente il male immenso che è stato fatto e non si cercherà di porvi rimedio con tempo e determinazione.
Ancora oggi nei paesi dell’Est usciti dal comunismo si osservano le conseguenze velenose di quella rivoluzione satanica che fu il comunismo.
Il “Summorum Pontificum” è stato un primo coraggioso passo, ma bisogna avere il coraggio di aprire gli armadi che nascondono tanti scheletri e fare veramente pulizia.
Anche se venisse un angelo dal cielo a dirmi che la riforma di Paolo VI è buona, non è possibile credere, la mia coscienza si sentirebbe violentata come mi sento violentato da quelli che dicono che il divorzio e l’aborto sono “diritti civili”……
don Bernardo
Solo la Madonna Immacolata potrà risolvere questo pasticcio…..

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…la riforma liturgica fu l’opera di una ristrettissima minoranza, agguerrita e organizzata, sulle spalle dell’ecumene cristiana. La storia è mossa dalle minoranze: in questo, il marxismo-leninismo ha visto giusto.

I comunisti sono abituati a fare le cose in questo modo; non rassegnandosi al fatto che nemmeno la maggioranza dà ragione a loro, ma bramando di comandare, agiscono da dittatori spacciandosi da democratici. Ecco perché la “Chiesa parlamentare” del post Concilio è in realtà molto più totalitaria di quella pre-Concilio.

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Il risultato?
Prima si andava alla Santa Messa tristi per i peccati commessi.
Ora si va alla Messa felici perché tanto i peccati verranno perdonati ……

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Ciò che mi sconvolge è l’ignoranza di mons. Bugnini che mette mano al cuore della liturgia, la consacrazione, con le seguenti motivazioni: (“La Riforma Liturgica” C.L.V. Ed. Liturgiche, 1997, pp.447-448)

«Questi cambiamenti sono dovuti essenzialmente a ragioni di completezza e di chiarezza pastorale. La cosa si spiegava così:
1° nella Scrittura non vi è un’unica formula, ma ve ne sono quattro….
2° Nella liturgia bisogna dunque o scegliere uno di questi testi a preferenza degli altri, o fare delle formule composte. …. (e chi l’ha detto? Forse che l’eucarestia non è stata celebrata prima della redazione dei Vangeli?)
3° La formula del canone romano per la consacrazione del pane (Hoc est corpus meum), accettata anche dal canone ambrosiano del giovedì santo:… È per se stessa notevolmente incompleta dal punto di vista della teologia della messa. (!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!)
4° L’aggiunta “Mysterium fidei” nella formula del canone romano per la consacrazione del vino: non è biblica, si trova solo nel canone romano, è di origine e di significato incerti…. (!!!!!!!)»

Capito il Nostro liturgo per eccellenza quale finezza aveva nei confronti del canone romano. Egli, Bugnini, è il vero metro di discernimento della vera liturgia, altro che il Canone di Roma, egli sedet super Canonem. Che tristezza di riforma ci siamo dovuti sorbire.

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nel 1967 la grande maggioranza dei vescovi e dei sacerdoti cattolici era contraria alla messa nuova, in quanto rivoluzionaria e simil-protestante, appartenente ad un’altra e diversa religione. Ma quarant’anni dopo, grazie al lavaggio del cervello perpetrato poprio dalla messa nuova nei cuori dei cattolici, la situazione si è totalmente ribaltata e oggi quasi più nessun vescovo e sacerdote rinuncerebbe alla comoda messa di Bugnini per tornare indietro. Il progetto demoniaco e satanico di cambiare la religione cattolica in qualcos’altro si è ormai silenziosamente compiuto e siamo diventati protestanti senza manco essercene accorti. E’ troppo tardi, ormai, per recuperare ciò che andato perduto. I buoi sono usciti dalla stalla e non basterà un semplice motu proprio per modificare sostanzialmente le cose. Il bilancio del Summorum Pontificum, a distanza di tre anni, può ritenersi fallimentare: qualche Messa tradizionale in più rispetto a prima non ha cambiato assolutamente nulla. Per il 99 per cento dei sacerdoti e dei vescovi cattolici niente è cambiato rispetto a prima e la messa di Bugnini continua a regnare sovrana e inconstrastata nel 99,9 per cento delle chiese. Anzi, dopo un iniziale entusiasmo da parte dei tradizionalisti prima oppressi, la situazione si è ormai stabilizzata e non dobbiamo più aspettarci balzi clamorosi in avanti: il numero delle Messe antiche resterà più o meno stabile, purtroppo. Se a ciò aggiungiamo le deludentissime nomine episcopali che Benedetto XVI dispone (vedi quel pover’uomo di Nosiglia a Torino), già si può prevedere che neanche i nuovi cardinali residenziali promuoveranno mai la Messa tradizionale, anzi, la ostacoleranno. E, dopo Benedetto XVI, chi raccoglierà la sua eredità? Quale Papa avremo? Betori, Nosiglia, Romeo, Ravasi, Rylko, Marx? Cari amici della tradizione, l’illusione della rinascita cattolica può dirsi già definitivamente esaurita. Prepariamoci ad una nuova riforma luterana dentro la Chiesa, ad un concilio vaticano III, ad un papa Paolo VII, o Giovanni XXIV, o Giovanni Paolo III. Vogliamo scommettere che il prossimo pontefice prenderà uno di questi tre nomi? Potrei giurarlo! Vedrete se avrò avuto ragione! Quanto a Palombella, non fasciamoci la testa: le cose non muteranno sostanzialmente rispetto ad ora e non sarebbero cambiate di molto neanche se, al suo posto, fosse stato nominato un maestro eccelso della scuola romana. La situazione generale della Chiesa è mediocre, se non pessima, e papa Benedetto dimostra di adagiarsi comodamente sullo status quo.

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RIFORMATORI AL LAVORO NEL SINODO DEI VESCOVI PER IL MEDIO ORIENTE

giovedì 14 ottobre 2010

Liturgia di una chiesa cattolica di rito bizantino
 
di Francesco Colafemmina
Tutti hanno parlato delle fortissime parole pronunciate a braccio da Papa Benedetto nell’ambito del Sinodo dei Vescovi delle Chiese Orientali. Una testimonianza in più di come il Papa spesso senta l’esigenza di uscire dall’astruso meccanismo degli scribi curiali, per donarci parole autentiche e personali.
Nessuno però ha ancora parlato di quello che i relatori – specie quelli più influenti – stanno affermando nel corso del Sinodo. Mi riferisco in particolare alle questioni riguardanti la liturgia, la catechesi e l’ecumenismo.
Partiamo dai Lineamenta del Sinodo, presentati nel dicembre dello scorso anno. Qui l’accenno alla riforma liturgica (avete capito bene!) dei riti orientali è breve e aspecifico: “60. C’è un ambito che meriterebbe una collaborazione su base regolare tra cattolici ed ortodossi: è quello della liturgia. Sarebbe auspicabile uno sforzo di rinnovamento, radicato nella tradizione e che tenga conto della sensibilità moderna e dei bisogni spirituali e pastorali attuali. Tale lavoro dovrebbe essere realizzato, per quanto possibile, congiuntamente.”
 
Nell’Instrumentum Laboris ultimato nel giugno del 2010, invece, il riferimento diventa dettagliato. Al paragrafo 70 e seguenti, dopo un’evocazione del Vaticano II, si afferma: “in modo particolare, in tutte le Chiese orientali la divina liturgia esprime la sua centralità, tra l’altro, attraverso un’ampia e ricca varietà rituale. La ricerca dell’armonia dei riti, che il Concilio Vaticano II raccomanda vivamente, può illuminare l’attenta considerazione di questo tema così importante nell’Oriente cristiano.”
Si tratterebbe quindi di “armonizzare” i riti orientali. Ma a quale scopo? Perché “non può sottovalutarsi oggi la capacità (del rito) di mantenere viva la fede dei credenti e anche di attirare l’interesse di coloro che si sono allontanati o addirittura di quelli che non credono.”
Dunque è chiara l’intenzione di riformare i riti orientali per attrarre i non credenti o i cristiani non praticanti: quasi che l’ “attrazione” del “pubblico” dei fedeli si basi soltanto sull’incontro fra la liturgia e le esigenze del mondo contemporaneo. Una visione che sembra voler sostituire alla viva tradizione della Chiesa e agli elementi identitari e particolari dei singoli usi liturgici delle Chiese Orientali, una omologazione liturgica che se compiutamente attuata, rischia di minare l’esistenza stessa delle suddette Chiese, aggregandole così definitivamente ed uniformando anche i loro sacramenti.
Andiamo avanti. Come dev’essere attuata questa riforma, questo “rinnovamento”? L’Instrumentum Laboris risponde: “non poche risposte auspicano uno sforzo di rinnovamento, che, pur rimanendo fermamente radicato nella tradizione, tenga conto della sensibilità moderna e dei bisogni spirituali e pastorali attuali. Altre risposte presentano qualche caso di tale rinnovamento attraverso l’istituzione di una commissione di specialisti per la riforma della liturgia.”
Commissione per la riforma della liturgia! Ecco la soluzione. E cosa dovrebbe fare questa commissione? “L’aspetto più rilevante del rinnovamento liturgico finora portato avanti consiste nella traduzione in lingua vernacola, principalmente in arabo, dei testi liturgici e delle preghiere devozionali perché il popolo possa ritrovarsi nella partecipazione alla celebrazione dei misteri della fede.”
Traduzioni in lingua vernacola per garantire l’actuosa participatio. L’Instrumentum aggiunge, quasi per spegnere sul nascere i riottosi tradizionalisti orientali: “a questo proposito è doveroso segnalare che mentre sono pochi coloro che preferiscono mantenere la lingua originale, la stragrande maggioranza è dell’idea di aggiungere alla lingua originale quella vernacola.”
Ma non è finita qui. Si parla anche di “necessità d’impegnarsi, in un secondo momento, in un lavoro di adattamento dei testi liturgici che dovrebbero essere usati per le celebrazioni con giovani e bambini. In questo senso, lo scopo sarebbe quello di semplificare il vocabolario adeguandolo convenientemente al mondo e alle immagini di queste categorie di fedeli. Perciò, si tratterebbe non semplicemente di tradurre i testi antichi ma di ispirarsi ad essi per riformularli secondo una profonda conoscenza del patrimonio cultuale ricevuto, tenendo conto di un’aggiornata visione del mondo attuale. Come opportunamente viene segnalato, questo compito dovrebbe essere assolto da un gruppo interdisciplinare al quale siano convocati liturgisti, teologi, sociologi, pastori e laici impegnati nella pastorale liturgica.”
Quindi abbiamo il rito ad personam. Quello per i bimbi e quello per gli adulti.
Ancora una volta le innovazioni non finiscono qui. Demolita la liturgia, bisogna passare a demolire le devozioni popolari, grande ostacolo nei Paesi meridionali non protestantizzati: “Le opinioni in favore del rinnovamento liturgico si estendono anche all’ambito della pietà popolare. Infatti, alcune risposte avvertono la convenienza di rivedere le preghiere devozionali in modo tale da arricchirle con testi teologici e biblici, sia dell’Antico sia del Nuovo Testamento. In questo senso potrebbe essere di grande aiuto la ricca esperienza e lo sforzo compiuto al riguardo nella Chiesa latina.”
Sarà finita qui? No, manca l’ecumenismo: “Infine, un’eventuale riforma della liturgia dovrebbe tener conto della dimensione ecumenica. In questo senso, come accennato da diverse risposte che fanno eco al testo dei Lineamenta, la liturgia potrebbe diventare un fecondo luogo di collaborazione su base regolare tra cattolici ed ortodossi. In particolare, sulla spinosa questione della communicatio in sacris, qualche risposta suggerisce la formazione di una commissione mista cattolico-ortodossa per cercare una via di soluzione.”
Detto questo, vorrei sottoporvi l’analisi di alcuni importanti passaggi dei discorsi che si svolgono nell’assemblea sinodale.

Si parte dalla sintesi di Sua Beatitudine Antonios Naguib, Patriarca di Alessandria dei Copti, in apertura della Prima Congregazione Generale dell’11 ottobre. Naguib ribadisce le esigenze di una riforma e di un rinnovamento liturgico “ampiamente auspicato”.

Passiamo quindi ai due “pezzi forti”. L’intervento del Cardinal Sodano e quello del Cardinal Rylko.

Sodano, in qualità di Decano del Collegio Cardinalizio, si sente in dovere di rammentare che non bisogna resistere ai rinnovamenti, ma tutto va omogeneizzato in un mix fra passato e futuro. Per giustificare meglio la sua posizione estrapola un brano di un discorso di Papa Benedetto, preparato dalla Congregazione dei Vescovi e pronunciato dal Papa il 13 settembre scorso.

Sentiamo Sodano:

“Talora le discussioni nelle nostre comunità nascono anche da diversi atteggiamenti pastorali, fra l’uno che preferisce privilegiare la custodia dell’ eredità del passato e l’altro che richiama maggiormente alla necessità del rinnovamento. Sappiamo però che, alla fine, occorrerà sempre tener presente il criterio datoci da Gesù, il criterio del “nova et vetera” (Mt 13,52), e cioè del nuovo e del vecchio da estrarre dal tesoro della Chiesa. Lo ricordava pure recentemente il nostro amato Santo Padre Benedetto XVI, parlando ad un gruppo di Vescovi di recente nomina, dicendo loro: “Il concetto di custodire non vuole dire soltanto conservare ciò che è stato stabilito – benché tale elemento non debba mai mancare, – ma richiede nella sua essenza anche l’aspetto dinamico, cioè una concreta tendenza al perfezionamento, in piena armonia e continuo adeguamento delle esigenze nuove sorte dallo sviluppo e del progresso di quell ‘organismo vivente che è la comunità“”.
Il culmine lo si raggiunge però con l’intervento del Cardinale Neocatecumenale Rylko. L’intervento di Rylko mette un dito in una piaga presente in Terrasanta che si chiama Cammino Neocatecumenale. A dire il vero potremmo definirla una piaga dell’intero cattolicesimo vista la sua eccentricità teologica, liturgica, ecclesiologica e catechetica.

Dice Rylko: “Nella nostra epoca, uno dei grandi segni di speranza per la Chiesa è la “nuova stagione aggregativa dei fedeli” (Christifideles laici n. 29), che, dopo il Concilio Vaticano II, vede la nascita di tanti movimenti ecclesiali e nuove comunità. Un vero dono dello Spirito Santo! Questi nuovi carismi danno origine ad itinerari pedagogici di straordinaria efficacia per la formazione umana e cristiana dei giovani e degli adulti, e sprigionano in loro uno stupefacente slancio missionario di cui la Chiesa oggi ha particolarmente bisogno. Queste nuove comunità non sono, ovviamente, un’alternativa alla parrocchia, ma piuttosto un sostegno prezioso e indispensabile nella sua missione. In spirito di comunione ecclesiale, aiutano e stimolano le comunità cristiane a passare da una logica di mera conservazione ad una logica missionaria. Papa Benedetto XVI, in continuità con il servo di Dio Giovanni Paolo II, non si stanca di sollecitare una sempre maggiore apertura dei Pastori a queste nuove realtà ecclesiali. Nel 2006, il Papa, rivolgendosi ai vescovi in visita ad limina, ha affermato: “Vi chiedo di andare incontro ai movimenti con molto amore. Qua e là devono essere corretti, inseriti nell’insieme della parrocchia o della diocesi. Dobbiamo però rispettare lo specifico carattere dei loro carismi ed essere lieti che nascano forme di fede in cui la parola di Dio diventa vita” (L’Osservatore Romano, 19 novembre 2006). È, dunque, davvero auspicabile che le Chiese del Medio Oriente si aprano con crescente fiducia a queste nuove realtà aggregative. Non dobbiamo aver paura di quella novità di metodo e di stile di annuncio che portano: è una “provocazione” salutare che aiuta a vincere la routine pastorale che è sempre in agguato e rischia di compromettere la nostra missione (cfr. Instrumentum laboris n. 61). Il futuro della Chiesa in questa regione del mondo dipende proprio dalla nostra capacità di dare un ascolto docile a ciò che lo Spirito dice alla Chiesa oggi, anche mediante queste nuove realtà aggregative.”

Il Cardinal Rylko, ricorrendo ad un linguaggio tipicamente “carismatico”, fa del suo intervento una esortazione alle Chiese Orientali, perché accettino al loro interno la penetrazione di “comunità che danno origine ad itinerari pedagogici”. E’ evidente che Rylko si riferisce al Cammino Neocatecumenale. Esorta pertanto i Vescovi a non guardare (ai neocatecumeni) come ad “alternative alle parrocchie” (i membri del Cammino infatti sono soliti costituire gruppi a se stanti), ma a percepirli come un “sostegno prezioso” nella missione parrocchiale. Aggiunge che (i neocatecumeni) non hanno una visione “conservativa”, ma “missionaria”.
Si intrufolano infatti in ogni diocesi, in particolare in Terrasanta. Lì sono presenti con almeno 30 comunità. E come attestato da Kiko Arguello lo scorso maggio 2009 (nella solita adunata che organizza il giorno successivo alle partenze del Papa dai luoghi in cui si reca in visita apostolica – consiglio di guardare tutto il filmato presente nel link), il Cammino Neocatecumenale in Medio Oriente costituisce un elemento di comunione ecumenica.
Rylko conclude ribadendo – quasi fosse una minaccia – che il futuro della Chiesa in Medio Oriente dipende dall’obbedienza dei Vescovi allo Spirito Santo (ossia alla diffusione delle comunità Neocatecumenali)!

Il 12 ottobre l’intervento del Ministro Generale dei Frati Minori ha aggiunto altra carne al fuoco, con alcune proposte tra le quali spicca quella di elaborare:

“un catechismo unico per tutti i cattolici del Medio Oriente.”
S
periamo che Padre Carballo non abbia in mente il catechismo neocatecumenale! D’altra parte come potrebbe? Di quel catechismo non v’è traccia. Giace ancora in qualche ufficio della Congregazione per la Dottrina della Fede.
E come sempre si ripropone il quesito: come può Roma auspicare riforme liturgiche nelle chiese orientali, se continua a tollerare le aberrazioni liturgiche neocatecumenali?
E come può consigliare l’adozione di nuove prassi catechetiche, se accetta un “cammino di iniziazione cristiana” il cui fondamento catechetico non è nè noto nè approvato?
Ma Carballo è andato oltre. Ha addirittura proposto l’indizione di un “anno giovanneo” analogo a quello paolino da estendere “se possibile, anche alle altre Chiese non cattoliche”. A questo punto è chiaro che le preoccupazioni più insistenti di eminenti padri sinodali, riguardo alle azioni di Israele e le crescenti conflittualità esterne alle comunità cristiane del Medio Oriente che finiscono per ritorcersi proprio contro tali minoranze, sembrano passare in secondo piano rispetto all’agenda dei riformatori curiali. E probabilmente questi ultimi hanno ragione.
Senza le decime e le masse dei Neocatecumenali le Chiese Orientali del Medio Oriente rischiano di scomparire. La nuova evangelizzazione neocatecumenale passa però attraverso l’uniformità dei riti. Finora l’unico a difendere l’indipendenza liturgica delle Chiese Orientali è stato Mons. Dimitri Salachas, Esarca dei Cattolici di rito greco-bizantino.
Solo 3 anni fa, però, tutti i Vescovi Cattolici di Terrasanta, stufi di sopportare abusi liturgici e colonizzazioni parrocchiali, si erano rivolti così ai Neocatecumenali:
II principio al quale dobbiamo tutti insieme restare fedeli e informare la nostra azione pastorale dovrebbe essere “una parrocchia e una Eucaristia”. II vostro primo dovere perciò, se volete aiutare i fedeli a crescere nella fede, è di radicarli nelle parrocchie e nelle proprie tradizioni liturgiche nelle quali sono cresciuti da generazioni.
In Oriente, noi teniamo molto alla nostra liturgia e alle nostre tradizioni. E’ la liturgia che ha molto contributo a conservare la fede cristiana nei nostri paesi lungo la storia. Il rito è come una carta d’identità e non solo un modo tra altri di pregare. Vi preghiamo di aver la carità di capire e rispettare l’attaccamento dei nostri fedeli alle proprie liturgie.”
 
Parole forti che sembrano contraddire gli auspici di riforma liturgica, aggiornamento pastorale e inclusione di comunità e gruppi carismatici allogeni, che emergono prepotentemente dal Sinodo.

Pubblicato da Francesco Colafemmina

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è terribile!
E’ il protrarsi della deriva modernista e dissacratoria; ma abbiamo notizie di grossi inquinamenti in Terra Santa in Turchia e altrove per effetto della prassi NC, ma soprattutto del rito neocatecumenale…

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La PRIMA Riforma Liturgica di Bugnini: le rubriche del Messale Romano del 1962, e del Breviario Romano 1961, sono conformi alla Tradizione?

sabato 28 luglio 2012
Perché non riprendere serenamente e approfondire una delle più importanti questioni che più appassionano la Tradizione?Abbiamo in questi giorni con profitto parlato del Magistero che DEVE essere conforme alla Tradizione immutabile Divino Apostolica di Gesù e degli Apostoli: LEX CREDENDI. Perchè non parlare della Liturgia: LEX ORANDI, di come questa sia cambiata e non certo con il Concilio Vaticano Secondo?Per la categoria liturgica (così come è stato fatto per il Magistero) perchè una riforma sia genuinamente cattolica si deve o non si deve parlare di legittimo progresso, di maturità di omogeneità di questa che è una legge Liturgica Universale? o si può “cambiare”, manomettere e sovvertire, perché “ce lo chiedono i tempi”?

Riprendendo da un altro studio postato vorrei riproporvi questo quesito:

La prima Riforma Liturgica di Bugnini: le rubriche del Messale Romano del 1962, e del Breviario Romano 1961, sono conformi alla Tradizione?
Ovviamente parliamo della Liturgia Latina tradizionale. Il motivo generale di tante cose strane della Liturgia Romana Tradizionale è che nessuno mai si prese la briga di concepirla razionalmente, ed è proprio questa la vera forza del Rito stesso! Il Rito Romano nasce come ripresa consuetudinaria di riprese consuetudinarie, tagliate e riadattate e riproposte, di un nucleo tradizionale Divino-Apostolico trasmesso. Andando avanti così nei secoli si vennero a sovrapporre situazioni liturgiche che nessuno concepì razionalmente, ma che furono il frutto di rimaneggiamenti e sovrapposizioni. Questo è stato il criterio Tradizionale, che certamente non è un criterio razionale ma è pur sempre un criterio che deve essere accettato, condiviso e difeso, proprio perché Cattolico. [Cfr. di Mario Righetti, Manuale di Storia Liturgica, Libro III: La Liturgia Romana, 1944].
Le tappe dell’involuzione liturgica (cfr. La Riforma Liturgica 1948-1975 di Bugnini) in parole molto povere, sono:
-I salmi ri-tradotti del Breviario Romano detti di Bea, 1945 ma facoltativi.
La nuova Settimana Santa (sperimentale per il Sabato Santo 1951 ma poi) obbligatoria 1953-1956 (con annessi e connessi di riforme di digiuni, messe vespertine ecc.), simile per certi versi a quella di Paolo VI.
*Rubriche semplificate del 1955.
*Edizione di un codice delle rubriche del 1960 per Messale e Breviario (che di fatto recepisce tutte le riforme degli anni ’50)
*Totale soppressione di un buon numero di Ottave e di Vigilie, (ect.): tutte di tradizione antichissima.
*Edizioni tipiche del Breviario e del Messale: 1961-1962,  (che sono semplicemente la logica conseguenza dell’uscita del codice delle rubriche: io questi ultimi quattro punti lo considererei quasi una unica questione).
-Edizioni ad interim 1965-1968
-1969 Rito di Paolo VI, con le sue varianti tra cui il “rito” Neocatecumenale.
La Riforma quindi del 1961-62, fu una semplice RIFORMA DI TRANSIZIONE, come è ben spiegato nei particolari QUI, di matrice assolutamente giansenista, tra l’altro.

Si dirà che il Messale del 1962 è sostanzialmente identico alla Messale precedente. Sebbene il santorale sia pressoché identico la parte più importante, il nucleo di certissima Tradizione Apostolica fu violato. I novatori sapevano che se fosse passata la Riforma di Pio XII della Settimana Santa, si sarebbe da li a breve cambiato il tutto Messale, così come avvenne.

“Primo passo di tale riforma è stata l’opera del Nostro Predecessore Pio XII con la riforma della Veglia Pasquale e del Rito della Settimana Santa (Cf. S. CONGREGRAZIONE DEI RITI, Decr. Dominicae Resurrectionis, 9 febbraio 1951: AAS 43, 1951, pp. 128 ss.; Decr. Maxima redemptionis nostrae mysteria, 16 novembre 1955: AAS 47, 1955, pp. 838 ss.), che costituì il primo passο dell’adattamento del Messale Romano alla mentalità contemporanea.” Tratto dalla Costituzione Apostolica Missale Romanum del Papa Paolo VI che promulgò il Messale rinnovato per ordine del Concilio Vaticano II, 3 aprile 1969.

Chi contesta il Messale Romano, a ragione o a torto, del 1969 :Bugnini 2.0, ingoia però Bugnini 1.0: 1962 senza colpo ferire, con il suo espianto più grave, con le sue soppressioni, semplificazioni, mutilazioni a casaccio.
Chi contesta gli Altari posticci apportati dalla Riforma del 1969: Bugnini 2.0, però dovrà sorbirsi il “tavolinetto” (che è molto più brutto) davanti all’altare, richiesto per la Domenica delle Palme dal Bugnini 1.0 (1953), dove, il sacerdote dà le spalle al Santissimo Sacramento per la prima volta.
Chi dice che “non si può parlare con Dio con la stessa lingua cui si parla al proprio cane”: Bugnini 2.0, dovrà poi rispondere in italiano alla Rinnovazione delle promesse battesimali, sempre in italiano, proposte nel Sabato Santo dal  Bugnini 1.0 (1962).Tutto quello che sarà il Messale del 1969 è  presente, seppur in germe, nel Messale del 1962.
Se vediamo, con stupore, che certo tradizionalismo 1962duista, che ha abbracciato il primo Messale e il primo Breviario di Bugnini, si domanda (o apertamente o sottovoce) se è valido e legittimo il secondo Messale di Bugnini.Certo altro tradizionalismo invece se dà per certa la validità e la legittimità, pur con qualche legittima e pesante riserva, del secondo di Bugnini (e quindi della sua riforma in genere) continua però a mantenere viva e presente l’ultima riforma Liturgica conforme ed omogenea alla Legge Liturgica universale fedelmente tramandata, arricchita, ma mai violata del Concilio di Trento: le rubriche del 1952 della  Messale Romano editio VI iuxta typicam. Ultimo Messale (con le sue rubriche) ritenuto valido e legittimo tra l’altro dall’Oriente Ortodosso Cristiano. Un Esempio.Il non parlarne, non risolve il problema. Siccome che so che tra i nostri più assidui lettori ci sono dei liturgisti che ben comprendo il problema, chiedo loro di farsi coraggio di intervenire per creare un pensiero, per sollevare una problematica che deve essere almeno conosciuta. Il “tanto nella mia Chiesa faccio quello che mi pare, tanto nessuno mi vede”, non è un criterio liturgicamente onesto.

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La riforma liturgica fatta sotto Pio XII pur se realizzata con una serietà metodologica infinitamente più grande rispetto a quella del 1969 (basti solo pensare che di quest’ultima non s’è mai visto uno straccio di verbale; e nonostante Bugnini richiamasse sempre tali verbali nelle riunioni del Consilium, nessun membro li vide mai, come testimonia il cardinale Ferdinando Antonelli; mentre delle riforme piane esistono verbali dettagliatissimi) resta però una riforma anch’essa, come quella del 1969, affrettata e pure pasticciata. S’è accennato alla questoine, per esempio, delle ottave, che benchè molte di origine antichissima, indubbiamente creavano un affollamento quasi inestricabile (ottave che si sovrapponevano ad ottave). Sotto questo aspetto io credo che l’eliminazione di qualche ottava fosse necessario (nonostante si deve tener presente che le ottave non tutte avevano lo stesso grado e pertanto era necessario uno studio volto a capire cosa significassero i vari gradi per le ottave). I pasticci maggiori furono fatti nella riforma della settimana santa. In quel caso mancò indubbiamente uno studio preliminare accuratissimo sull’origine e sul vero significato di ogni singolo rito, e pertanto un rito di cui non si comprendeva bene l’origine e la finalità o fu soppresso oppure mutato! Con risultati spesso incredibili come il Communicantes di Pasqua, che si dice pure a Pentecoste, e in cui si ricordano i neofiti appena battezzati in una veglia però che a Pentecoste………non c’è più (al riguardo è interessante notare come oggi, col novus ordo, si tenda sempre più a fare una veglia notturna a Pentecoste!; nel rito antico c’era……e l’han tolta!!!). Una vosa è certa: le riforme di Bugnini degli anni quaranta e cinquanta dovranno esser riviste. In attesa di questo in molti luoghi per la settimana santa (dalle Palme fino a Pasqua) e per Pentecoste si usano, con l’autorizzazione dell’Ordinario cui se ne chiede licenza, i riti pre riforma. Antonello

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“Possiamo pertanto affermare che nell’Illuminismo affonda la più tenace radice dell’attuale desolazione liturgica. Molte idee di quell’epoca hanno trovato piena attuazione soltanto nel nostro tempo, in cui si assiste a un nuovo illuminismo“. (Gamber. op. cit., pag. 17)
L’avversione alla tradizione, la smania di novità e riforme, la sostituzione graduale del latino col volgare, e dei testi ecclesiastici e patristici con la sola Scrittura, la diminuzione del culto della Madonna e dei Santi, il razionalismo contro i miracoli ed i fatti straordinari narrati nelle letture liturgiche dei Santi, la soppressione del simbolismo liturgico e del mistero, la riduzione infine della Liturgia, giudicata eccessivamente ed inutilmente lunga e ripetitiva…: ritroveremo tutti questi capisaldi delle riforme liturgiche gianseniste nelle riforme attuali, ad incominciare da quella di Giovanni XXIII. La Chiesa, nei casi più gravi, condannò i novatori…”
http://lepaginedidoncamillo.blogspot.it/p/leresia-antiliturgica-dai-giansenisti.html
(nel passato, la Chiesa condannò i novatori, oggi li favorisce).

La storia è sempre maestra di verità, attraverso errori perniciosi già commessi e da non ripetere; purchè si abbia il coraggio di non volerla censurare su ciò che non fa comodo alle ideologie dominanti o ai nostri pregiudizi, che talora passivamente le ricalcano.

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Bugnini concepì la liturgia come un vecchiume che andava rivisto con criteri razionali senza il minimo scrupolo di poter intaccare un patrimonio apostolico, anzi con la convinzione di riportare in luce la vera liturgia degli apostoli, ormai incrostata da secoli di becero ritualismo, formatosi da Costantino in avanti.
Questa radice avvelenata delle riforme dagli anni ’50 in avanti ha dato prima solo qualche frutto (settimana santa), poi ha inquinato tutta la liturgia latina, ma lo spirito è lo stesso.
Basti constatare le incongruenze della settimana santa riformata, come la reposizione del giovedì santo, fatta con la massima solennità, mentre la stessa eucaristia viene riportata all’altare il venerdì senza nessun segno di riguardo, addirittura non si disturba nemmeno il celebrante, ma va il diacono senza incenso né ombrella, come se non fosse lo stesso Signore. O basti pensare alla croce svelata della processione la domenica delle palme (perché?) o alla comunione del venerdì santo, giorno aliturgico (ancora oggi gli ambrosiani non celebrano l’eucaristia i venerdì di quaresima e quindi non fanno la comunione). Piccoli esempi di una riforma senza uno studio serio, basata su tanti pregiudizi, come del resto le riforme successive.

Dovremmo o meglio, dovrebbero i liturgisti ricordare almeno in parte il pensiero degli orientali riguardo alla liturgia: essendo un dono del cielo va conservata come ci è stata consegnata. Forse loro sono eccessivi nel considerare tutto di origine soprannaturale, ma da parte nostra si eccede veramente troppo nell’altro senso.

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Non si possono mettere sullo stesso livello fatti, elementi e modifiche, facendo quella che alla fine appare come una semplificazione.

Sebbene opinabili, le “riforme” di quello che chiamate “Bugnini 1.0” non sono nemmeno paragonabili al “Bugnini 2.0”. E non perchè fosse diverso Bugnini. Da un Bugnini “saggio” a un Bugnini “novatore”. Certamente Bugnini è sempre stato un novatore, e le sue intenzioni, nella versione 1, sono identiche nella versione 2.

Ma la situazione, la Chiesa, la Gerarchia, nella versione 1, era DIVERSA dalla versione 2! O meglio: esisteva ancora, seppure nella sovversione SILENTE già presente ed estesa, una “guida sicura”. E’ venendo a mancare la Guida Sicura, ferma, che “Bugnini 2” ha potuto fare liberamente i suoi comodi. Questo dipende da più fattori e non mi metto a fare facile critica semplicemente a PAOLO VI.

Il Messale del 1962 è decisamente, SICURAMENTE, inserito nello sviluppo LEGITTIMO di una Tradizione initerrotta.

Che vi siano delle riforme opinabili alle rubriche, e che queste magari abbiano dato “inizio alle danze”, non inficia minimamente nella chiarissima forma Tradizionale del Messale dl 1962.

Io credo che occorra comprendere che la riforma di Bugnini 2.0 NON SI CANCELLA E NON SI CANCELLERA’ pensando di “stornarla”, elminarla, di punto in bianco sulla base di critiche che sono sicuramente giuste.

Bugnini 2.0 si SUPERERA’ se Dio vuole, riprendendo il corso della Tradizione della Chiesa, inziando proprio a “Riformare” Bugnini 2.0. Per procedere fino a “tornare” al MESSALE DI SEMPRE.

Il mezzo non può essere che questo! Non mi risulta che l’emendamento di errore, di questo genere poi, possa essere compiuto CANCELLANDOLO.

O pensate di sì?

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Il problema delle ottave non era tanto quello di una orazione in più o in meno; la questione è diversa, e va individuata nella natura e nella finalità del’ottava, smarrita la quale se ne sono aggiunte a iosa, sovrapponendosi una all’altra. Io comunque non ho detto di esser contrario, e infatti ho specificato che la soluzione poteva esser trovata nell’analisi dei vari gradi delle ottave e di cosa tali differenti gradazioni significavano in pratica. Le ottave erano di 5 gradi diversi:

ottava privilegiata di I ordine (solo Pasqua e Pentecoste);
ottava privilegiata di II ordine;
ottava privilegiata di III ordine;
ottava comune;
ottava semplice.

ad una diversa gradazione deve necessariamente corrispondere un diverso valore. Ecco: bisognava approfondire quel valore di ogni grado e vedere se non fosse più “razionale” della soppressione. Ma quando si fanno le cose in fretta, e senza una lunga e severa sperimentazione, è più facile cancellare. e pure poco impegnativo.
Antonello

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Fu proprio la riforma piana (Pio X) a mettere ordine sulle Ottave che rappresentano una delle forme aggregative cultuali più antiche.

Si sono vantati di immettere “elementi” giudaici [ma spuri], nel Bugnini 2.0, quando quegli elementi di genuina tradizione Templare-ebraica, sono stati bellamente tolti e sono:

1. Le Quattro tempora che hanno le corrispettive festività ebraiche.
2. Le Vigilie delle feste grandi
3. Per l’appunto le Ottave. Tutte le feste giudaiche avevano le ottave. I pellegrini facevano lunghi viaggi per arrivare a Gerusalemme, rimanevano per la festa, la quale festa durava 8 giorni. Es. Chanukkà, con il miracolo della Luce.

Togliere le Vigilie e le Ottave è stata una catastrofe culturale non solo liturgica, abbiamo perso un patrimonio millenario.

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Pio X fu autore della riforma liturgica che prese il suo nome, pubblicò le Rubriche, addizioni alle Rubriche ma che solo Benedetto XV pubblicò (senza modificare), perchè la morte del Beato Pio, fu come sai, improvvisa.
Con lui in vita venne alla luce l’attesissima riforma del Breviario Romano che impose, da vero pastore Universale, su tutta la Chiesa.
Le piccole riforme di Benedetto XV e di Pio XI, furono editate nella 6sta post tipica, per l’appunto da Pio XII.

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La soluzione di TUTTI (e dico TUTTI) i problemi di fede e liturgia nella Chiesa STA NELLA TRADIZIONE.

Chi si impegna, (nel silenzio soprattutto, e nella preghiera, come anche nella informazione e nel servizio) alla sua diffusione, per la propria parte, si impegna per risolvere con l’aiuto di Dio tutti i problemi ecclesiali.

Il metodo usato per questo “apostolato”, NON E’ SECONDARIO! E’ necessario guardare alla realtà della situazione attuale, alle persone coinvolte, e alle necessità cogenti.

Non possiamo usare lo stesso linguaggio con tutti, specialmente in fori pubblici. Non possiamo usare la stessa metodologia con tutti e nemmeno gli stessi strumenti.
Specialmente in un foro pubblico come questo. E scritto, non “parlato”.

Inoltre: non possiamo tentare quello che in “battaglia” si chiama “arrocco”. Ovvero: la chiusura in un “fortino” di chi GIA’ CONOSCE il “nemico” e la “battaglia” da combattere, cercando la salvezza esclusivamente di questi “pochi”.

La salvezza sarà pure “pro multis”, ma certamente non per pochi!

Il senso dell’apostolato tradizionale non può non essere “DI SERVIZIO”.

E, rifacendomi al mi intervento di sopra, non può essere data come “soluzione”, l’eliminazione, lo “storno” improvviso di ciò che è errato o problematico.

E’ il discorso che faccio alla SPX da tempo. L’unico, il SOLO strumento affinchè la correzione sia a beneficio di tutti i cattolici è la “riforma della riforma”. NON CE NE SON ALTRI!

E questa “riforma della riforma” avrà tempi molto lunghi, comporterà sofferenze immani e costituirà una strada faticosissima in salita. Con immancabili colpi di mano (quello del giugno scorso fatto alla SPX è uno).

I rischi sono altrettanto immancabili.

Ma è necessario che Bugnini 2.0 venga “riformato”, prima che il Messale Tradizionale possa riprendere a segnare il corso della Tradizione.

E il modo è quello indicato dal Papa! Non ce ne possono essera altri!

Tutte le “chiusure a riccio”, per quanto motivate, portano all’ “arrocco”, e non giovano a TUTTI I CATTOLICI, ma a pochi.

Il Messale del 62, le rubriche, per quanto opinabilmente “depauperate”, sono indiscutibilmente inserite nel solco della Tadizione. Poichè il “nucleo” Sacramentale e le ricchezze NECESSARIE sono INLATERATE. Per quanto le osservazioni sulle intenzioni di Bugnini siano indiscutibili.

Bisogna riformare il Bugnini 2.0 per mezzo dei Libri Liturgici Tradizionali “non intonsi”. E per farlo la via è esattamente quella dell'”arricchimento” indicato dal Papa. Che può anche aprire a dei rischi, ma che DEBBONO ESSERE CORSI. Come li deve correre anche la SPX.

Nell’ “arrocco” non ci sarà Cristo. Perchè se Lui, che è Dio, non ha considerato tesoro geloso la sua condizione, allora non lo possono fare gli uomini che hanno ricevuto il suo Dono! I talenti vanno fatti fruttificare.

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…Ma se da un lato voleva introdurre novità dall’altro canto riuscì a completare la riforma liturgia iniziata dal suo predecessore. L’ultima edizione conforme alle Riforme di Pio X è stata editata come VI post typicam Vaticana nell’elemento cartaceo oggettivo stampato nel 1952 ha la Settimana Santa tradizionale e tutte quelle piccole addizioni ed integrazioni che furono proposte da Benedetto XV e Pio XI. Tutta questa riforma si godette per poco.

Il 16 novembre 1953 c’è il decreto sulle Nuove Rubriche (simili se non identiche al Messale del 1962), il 16 novembre del 1955 c’è il decreto sulla Settimana Santa riformata, obbligatorie entrambi dal 1 gennaio 1956.

La VI post typicam, sembra un spartiacque, prima abbiamo una Riforma che teneva conto del passato, dopo pochi mesi una Riforma che voleva solo rinnovare, ma il Papa era esattamente lo stesso. Pio XII emana i Decreti cogenti, ma non autorizza la modifica formale sul Messale. Un Messale del 1956 era diverso (Rubriche e Settimana Santa) ma era sempre titolato come VI post typicam Vaticana.

Con ogni probabilità, le riforme erano troppo grandi per fare una semplice post typicam, ma troppo piccole per una nuova tipica, forse perchè si voleva riscrivere le Rubriche Generali e non solo modificarle o sopprimerne qualcuna. Pertanto la nuova tipica è uscita alla fine del lavoro di rifacimento delle Rubriche Generali, e siccome negli anni ’50 Bugnini stava ancora lavorando a quel rifacimento, forse non parve necessario fare alcuna edizione intermedia. Certamente era una cosa del tutto strana.

Quindi nel 1962 Papa Giovanni XXIII si fa coraggio ed edita l’edizione non più come post typicam del 1920, ma VII nuova tipica.

Detto in modo più semplice

dal 1920 al 1955 Abbiamo tra le mani il Messale di Pio X con tutte le riforme da lui pensate e maturate ed assestate.

Dal 1955-1962 Abbiamo tra le mani sempre formalmente la VI post typicam (in base a quel che è scritto sul Messale stesso) ma il contenuto è cambiato senza che il Papa ne avesse autorizzato sullo Messale cartaceo il cambiamento.

Dal 1962 al 1964 (due soli anni) viene recepito il GRANDE cambiamento (la nuova Settimana Santa del 1956 in primis, un nuovo calendario e mutilazioni varie) che di fatto non fu mai utilizzato perchè il clero non recepì mai il cambiamento e con l’arrivo della Messa in italiano dello stesso Papa Giovanni mutilata nel 1965 e con la messa di Paolo VI, si cambiò il corso liturgico della storia.

Il tradizionalismo infatti contestò Lefevbre perchè invece di utilizzare il Messale tradizionale, quello che tutti avevano e conoscevano (fino al 1955 per intenderci), scelse una cosa “nuova” che si discostava dal Messale Tradizionale comunemente inteso. Cioè il clero che ebbe il permesso di “continuare” a celebrare la Messa dovette comunque imparare a celebrare una Settimana Santa che difficilmente avevano nè visto nè celebrato fino a quel tempo, perchè sì, c’era la cogenza di Pio XII nel 1956, ma non tutti specie i preti anziani (nelle parrocchie i parroci rimanevano a vita) attuarono con facilità il nuovo quadro liturgico.

Lo stesso Papa Giovanni XXIII, così come è ben riportato da don Carusi, a quasi 8 anni “dall’obbligarorietà” a San Pietro non utilizzò la Settimana Santa del Messale che pubblicò, ma fece la Settimana Santa che si faceva nel 1952.

Non solo un Papa che in questioni liturgiche disobbedisce al Papa suo predecessore, ma di un Papa che disobbedisce a se stesso.

Quindi se un sacerdote utilizza le “rubriche” del 1952-55, fa bene o fa male?
Al momento non ho la risposta.

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com’è che il Sinodo di Pistoia venne condannato e ora ci troviamo riforme praticamente copiate da quel sinodo?

Il giansenismo fu condannato ma non è stato mai debellato. Un miscuglio strano tra immanentismo e illuminismo… una vera piaga nella Chiesa.

Sorrido quando leggo di lettori che ritengono la “chiesa” pre-conciliare come assolutamente salda nella fede, ortodossa senza problemi, attribuendo al Concilio tutti i guai. La crisi giansenista fu tremenda! In quel tempo nostro Signore personalmente venne in aiuto alla Chiesa con la proposta di devozione al suo Sacratissimo Cuore, che rivediamo in un certo senso rinnovata alla Tre Fontane 1947 (poco prima del Concilio) quando la Santa Vergine ricorda a Cornacchiola che per la devozione dei primi 9 venerdì del mese che lui fece al Sacro Cuore, il Signore gli ha concesso la grazia della conversione e del rientro da cattolico non più da protestante, nella Santa Chiesa di Cristo: quella cattolica.

Circa poi la questione liturgica, sì, in particolare il “Piccolo Breviario” solo in ITALIANO di Montini che a Pacelli piaceva tantissimo, è assolutamente o volente o nolente un prodotto che i giansenisti avrebbero assolutamente apprezzato, solo l’arrivo di Papa Giovanni XXIII con la Veterum Sapientia, rimandò, per pochissimo il progetto di Montini.

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In quel tempo nostro Signore personalmente venne in aiuto alla Chiesa con la proposta di devozione al suo Sacratissimo Cuore, che rivediamo in un certo senso rinnovata alla Tre Fontane 1947 (poco prima del Concilio) quando la Santa Vergine ricorda a Cornacchiola che per la devozione dei primi 9 venerdì del mese che lui fece al Sacro Cuore, il Signore gli ha concesso la grazia della conversione e del rientro da cattolico non più da protestante, nella Santa Chiesa di Cristo: quella cattolica.

Questo riferimento che lei fa, don Camillo, mi pare molto interessante, poichè dimostra che sia Gesù che la Madonna vogliono intervenire nella nostra storia per aiutarci concretamente, secondo le loro santissime volontà.
Però non capisco, don Camillo…. secondo lei dobbiamo dar retta o no a queste visioni e rivelazioni private ? mi è sembrato, leggendo su questo ed altri blog, che le visioni e profezie della Madonna e dei Santi sono tutte piuttosto mal tollerate, da respingere e condannare come dannose per la Fede. Leggevo sul web ad es. che alcuni bloggers sono stati spesso rimproverati o scherniti per averle citate, riguardo ad es. alle richieste fatte proprio da Gesù e da Maria a vari mistici, tra cui suor Lucia. Si tratta di capire se sono vere o false quelle apparizioni del Sacro Cuore in cui Gesù stesso si riferiva al suo culto che voleva estendere al mondo intero, insieme alla devozione al Cuore Immacolato di Maria, dopo consacrazione della Russia, richiesta fatta espressamente a suor Lucia. Mi dica lei, che ritengo un sacerdote avveduto, il criterio da seguire: se dobbiamo ritenere che tutte le rivelazioni private sono accettabili e solo quelle gravitanti attorno a suor Lucia sono da scartare come non cattoliche ? alcuni blogs dicono addirittura che le visioni di Fatima sono accettate dai protestanti e non dai cattolici, cosa inspiegabile…
Siccome qui e altrove viene spesso accusato di geovismo millenarismo ecc. chiunque riferisca visioni di Gesù e della Madonna, anche se autentiche, senza fare un OT, potrebbe spendere due parole per chiarire una questione tanto confusa: rivelazioni private sì o no; e tra quelle approvate dalla Chiesa (Quito, La Salette, Fatima ecc.) dire se alcune sono da riferire, altre da censurare ? e quali esattamente. Grazie.

-o0o-

Don Camillo, guardi che non possiamo nasconderci dietro un dito: i mali covavano da secoli come virus multiformi, ma il concilio è stato il fattore SLATENTIZZANTE di tutti quei tremendi mali del giansenismo e illuminismo che lei sta giustamente ricordando secondo verità storica; esso è stato l’apertura del vaso di pandora; e la storia deve insegnarci qualcosa di serio, soprattutto ai fini della salvezza eterna! oppure dobbiamo RIFARE gli errori già fatti, daccapo con tutti gli esiti disastrosi ?
non vedete che si sta ripetendo ogni giorno la stessa situazione del concilio, cioè che la rivoluzione conciliare continua, e il regime conciliare ripete e favorisce – apertamente o con silenzio-assenso o con frasi sibilline, o con lasciarfare- ad ogni pie’ sospinto quelle prevaricazioni moderniste iniziate proprio col favore di papa G23 ?
non vede don Camillo che, mentre la Chiesa prima CONDANNAVA i novatores, dall’ott.1962, ad inizio del concilio, proprio con quel papa apertamente li comincia a favorire, e li FAVORISCE TUTTORA, a danno del gregge oppresso e della Sacra Tradizione ? si ricordi l’esecrando episodio del card. Ottaviani a cui viene chiuso il microfono; e non accade forse anche sui blog (lei ne sa qualcosa!) che a chi dice la pura VERITA’, viene chiusa la bocca in vari modi, spesso con epiteti ingiuriosi o tacciandolo di nemico della Chiesa e delle sue magnifiche sorti, o addirittura di uccello di malasorte, etichettato in modo che non possa più dire una sillaba, inscatolato come “dannoso”, perchè cedrto, la dura Verità fa male, contraddice le nostre illusioni, e non la si sopporta più ?
allo stesso modo la Madonna fu dichiarata “profeta di sventura”, perchè attraverso i suoi umili messaggeri avvertiva dei pericoli di suicidio della Chiesa insiti nell’ALTERAZIONE DELLA LITURGIA.
Profeti di sventure furono detti i Padri conciliari che temevano e biasimavano le innovazioni e gli INTRIGHI in atto dei novatores; e furono ingannati, illusi, costretti a firmare, pensarono “Tutto s’aggiusterà!”, proprio come da molte parti sul web oggi si dice, e si impone a credere come atto di Fede e Speranza (laddove si svolgono invece intrighi politici, lei lo sa bene, quando allude al “terzetto” appena nominato) …..
Così oggi la storia si ripete: si viene zittiti e costretti o persuasi a credere che “tutto andrà per il meglio”, mentre la rivoluzione conciliare continua, senza freni, consolidata “dall’alto”, a porte chiuse. E ci fanno credere che lo Spirito Santo opera dietro quelle porte, nell’azione perseverante dei novatores ultrapotenti, che non hanno oppositori idonei a contrastarli.
Don Camillo, lei si ricorda che al concilio proclamarono che lo Spirito Santo VOLEVA tutte quelle innovazioni rovinose ? ecco, anche oggi ce lo fanno credere, e noi beviamo. E guai a chi rifiuta la bevanda delle belle novità…ti dicono in coro: “Beviamo e stiamo a vedere che effetto fa…”

-o0o-

I Padri conciliari non furon affatto costretti a votar documenti che non approvavano. Li approvarono perché convinti che si trattava di documenti pastorali che mediavan tra le varie posizioni. Ed essi ben sapevano che solo le verità già definite e nei documenti dell’assise ribadite eran vincolanti. Persino i Padri del Coetus che votaron praticamente tutti i documenti.
Sbagliarono? In un certo senso, sì. Furono ingannati? In un certo senso sì. S’ingannarono? In un certo senso sì? Ma sempre nell’ambito della convinzione che il concilio fosse solo pastorale e che la garanzia fosse nel Papa.
Ci fossero stati i canoni definitori il risultato sarebbe stato, ritengo, diverso.

-o0o-

Una domanda a Don Camillo, o a chiunque voglia rispondere.
Per rimanere cattolici non è sufficiente un fideismo a volte anche apprezzabile, ma a mio parere insufficiente. D’altra parte, è vero che Cristo ha promesso assistenza dello Spirito Santo alla Chiesa in eterno, ma è anche vero che, sebbene possa essere ritenuto probabile, chi garantisce che la Chiesa cui si riferisce Cristo sia quella cattolica (a maggior ragione dopo il Concilio)? Ad es., gli ortodossi pensano sia quella ortodossa.
La domanda è: la Chiesa (il papa) ha infallibilità in “materia secondaria”, ad es. nei riti. E’ evidente che la riforma liturgica iniziò, come da articoli postati da Don Camillo stesso, nel 1949. Don Camillo sostiene, mi pare, che la messa del 1962 sia più vicina a quella del 1969 che a quella “tradizionale” di S. Pio X. A mio parere, tutti i tradizionalisti cadono in contraddizione:
1) quelli in comunione, visto che accettano il messale di Bugnini 1;
2) la SPX, che di fatto fa la stessa cosa;
3) i sedeprivazionisti, che più coerentemente dicono la Messa di S. Pio X, ma non rispondono all’obiezione di Pio XII di cui sopra. Ho enorme rispetto per quest’ultimo, ma, come detto da Don Camillo, che addirittura lo bolla di “antitradizionalismo” in liturgia, egli errò.
Come la mettiamo? A meno che la “Chiesa” cui si riferisce Cristo non è precisamente la Chiesa visibile (cattolica), cosa possibile, o a meno di ritenere la Messa di Paolo VI non cattiva, cosa impossibile, a mio parere, qual è, se ve ne è, la soluzione dottrinale al problema dell’infallibilità?
Grazie. cordiali saluti

-o0o-

La liturgia è una scienza vera e propria, lungamente studiate ed approfondita.

E’ Dio che dona la liturgia all’uomo, perchè Dio fosse amato e servito nel modo che a lui piace. Un po’ come quando viene un ospite a cena, e pur sapendo che desidera mangiare solo determinate cose, il padrone di casa ne cucina di altre, perchè “tanto sono buone lo stesso”.
Questa è la mentalità Ortodossa infatti gli Ortodossi riconoscono solo il Messale del 1952

vedi:

http://veriortodossi.myblog.it/archive/2011/04/30/divina-liturgia-ortodossa-di-rito-occidentale-comunemente-de.html

e poi:

http://traditioliturgica.blogspot.it/2012/01/liturgie-latine-nella-chiesa-ortodossa.html.

In Vaticano è ben presente questo problema non tanto le pressioni interne quanto quelle esterne. Ricordiamoci che il MP è uscito il 7 luglio come omaggio ad Alessio II, che molto volle il ripristino del Messale Tradizionale.

Non mi stupirei che si possa un giorno ottenere un indulto, per il ripristino del 1952.

Per le cose interne, ebbene la verità è che tutti aggiustano la settimana Santa. Il problema è ben conosciuto.

egli errò

forse in buona fede. Certo le sue riforme sono veramente mal digerite ancora oggi… questo è segno che qualcosa non va.

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Proseguendo la lettura da questo thread

“Alto tradimento” alle spalle di Pio XII ? Quale ruolo ebbe Montini il futuro Paolo VI?

Quanto segue è tratto dal libro: “Papi in libertà” di padre Josè-Apeles Santolaria de Puey y Cruells  (Barcellona 1966).
Sacerdote, avvocato e giornalista è laureato in Giurisprudenza e Diritto Canonico e presso la Scuola Diplomatica spagnola si è diplomato in Studi Internazionali.
E’ inoltre Cappellano dell’Ordine di Malta ed è collaboratore di Radio Vaticana ed è inoltre autore di notevoli studi e articoli sulla storia della Chiesa e sulla storia dei Pontefici.

Questa premessa è importante per poter interpretare correttamente il testo che segue….

Riporterò il racconto rispettandone il contenuto (ossia senza aggiungere nulla di mio) ma non la sequenza delle parole stesse, sia per un problema di lunghezza, sia per rendere, in un forum, la lettura più scorrevole…..
Chi volesse riprodurre i testi nei propri forum o blog può farlo, ma pregandovi vivamente di riportare sia questo avviso, magari anche con un link, sia il riferimento al libro citato….e fraternamente senza estrapolare singole parti per usarle diversamente dall’originale….
Grazie!

La riforma più contraddittoria della storia della Chiesa, la Messa

Forse pochi sanno che l’indulto a celebrare la Messa antica nel mondo anglosassone, lo ottennero grazie alla passione di Paolo VI per i “Racconti in giallo” della scrittrice Agatha Christie la quale aveva firmato la petizione patrocinata dalla Latin Mass Society… Paolo VI che all’inizio non voleva concedere l’indulto, quando vi lesse il nome prestigioso della scrittrice, non volle farle uno sgarbo e “firmò l’indulto inglese”…
Non è una storiella come molti potrebbero pensare, purtroppo è un fatto veramente accaduto, un fatto associabile facilmente alla complessa figura di Paolo VI tracciata abbondantemente in quest’altro thread:
http://difenderelafede.freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=9461122&a=2#last

Ancora oggi molti si chiedono del “perchè” fu così necessario a Paolo VI di modificare la Sacra Liturgia, una domanda che non solo non ha mai chiarito il problema con un unica risposta, ma che ha fatto scaturire migliaia di risposte e nessuna soluzione!

Va subito detto ad onor del vero che le Riforme all’interno della Chiesa ci sono sempre state, ciò che dunque attira la nostra attenzione non è la riforma in sé, quanto la modifica vera e propria di una struttura bimillenaria che non si andava semplicemente riformando, bensì andava a modificare completamente tutto l’assetto liturgico.
Non dimentichiamo come si espresse l’allora cardinale Ratzinger nella sua autobiografia, la mia vita: i ricordi (1927-1977) dove dice testualmente:
che “la drastica maniera di applicarla (la riforma) provocò molti danni alla Chiesa“…

Tali Riforme che videro pieno assetto con il Concilio di Trento, in verità non cessarono mai di essere alimentate nel corso di questi ultimi secoli soprattutto a riguardo della Musica Sacra come sottolineò san Pio X il quale fu anche l’artefice della Riforma per la concessione dell’Eucarestia ai bambini… ma come ben vedremo un conto è la Riforma e il miglioramento della Messa, altra cosa è la creazione di una nuova struttura.
Per esempio, a riguardo della Riforma con la Sacrosanctum Concilium un conto era la questione della lingua attraverso la quale si doveva tradurre le venerabili formule latine nella lingua del luogo, vernicolari, altra cosa fu la completa modifica della loro struttura.

Nel 1969, mediante la costituzione apostolica Missale Romanum, Paolo VI stabiliva il cosìddetto “Novus Ordo Missae” (NOM) il quale intendeva rimanere in linea con una stretta interpretazione della dottrina non andando a modificare quello tradizionale codificato da san Pio V mediante la Bolla “Quo primum tempore” del 1570, fedele interprete del Concilio di Trento, ma che di fatto, il NOM, finì per essere definito “ex novo” e non dunque semplicemente che poteva “coesistere” con l’antico Rito, ma che di fatto sarebbe entrato prima o poi in rotta di collisione era inevitabile.

Non fu dunque l’intenzione dei Documenti del Concilio a voler creare una nuova Messa a discapito dell’antica, ma bensì il nucleo fondante l’ala progressista della Chiesa che si comportò come se il Rito antico fosse decaduto in prescrizione.
In quel periodo il caos invase la Chiesa e i Seminari: sacerdoti e fedeli furono obbligati da una domenica all’altra ad abbandonare la Messa che avevano fino a quel momento celebrato ed ascoltato e chi si permise di rifiutare un simile stravolgimento venne immediatamente additato come ribelle “nemico del Concilio”.

Famoso è il “Breve Esame critico del Novus Ordo Missae” elaborato dai cardinali Ottaviani e Bacci in una lettera che inviarono a Paolo VI, con l’aiuto di un importante gruppo di teologi romani…
Nella Lettera si faceva presente che non si trattava solamente di una questione di “dilettantismo” – o pastrocchio se preferite – o di attaccamento al passato, quanto il problema assai più grave che il NOM andava dissociandosi e allontanandosi letteralmente dalla Dottrina Cattolica come venne per altro stabilita dalla XXII sessione del Concilio di Trento.

Il problema reale risiedeva NELL’AMBIGUITA’ della messa riformata, suscettibile di più diverse interpretazioni tanto dal punto di vista cattolico quanto da quello protestante….
E questo è dimostrabile dalle parole ustae, in occasione del Concistoro Superiore della Chiesa della Confessione d’Asburgo, luterana – che riunita a Stasburgo disse:
” Oggi come oggi dovrebbe essere possibile per un protestante RICONOSCERE nella celebrazione eucaristica cattolica, la Cena istituita dal Signore…”

Una affermazione del genere era ed è inaccettabile ed impensabile rispetto alla Messa di sempre della Chiesa Cattolica.
Quelli che compresero meglio la situazione e la questione furono quei cattolici che per appartenere a paesi dove il protestantesimo era ben consolidato, avevano una certa familiarità con i suoi riti.
In Germania e in Inghilterra per esempio, si sviluppò una sensibilità istintiva che spinse i fedeli a comprendere immediatamente i grandi cambiamenti portati dalla nuova messa, tanto da associare fin da subito la strana somiglianza della riforma con quelle introdotte da Lutero e da Cranmer verso una Messa “meno Cattolica-papista” e più comunitaria-dell’assemblea….
Uno studio effettuato dai dirigenti Protestanti subito dopo il 1969, riportò – con termini di elogio e soddisfazione –  di come il Novus Ordo Missae effettivamente somigliava così alla “Formula Missae” dell’eresiarca di Eisleben, e al servizio di COMUNIONE del “Book of common Prayer” eduardiano…

C’è a tal proposito un aneddoto assai chiarificatore:
lo scrittore Julien Green, un anglicano che si convertì al cattolicesimo per altro grazie proprio alla Messa antica che sottolineava quella Presenza Reale che fu causa di divisione…
lo scrittore dunque, stupefatto nel verificare che il nuovo rito era così simile a quello che aveva conosciuto nella sua infanzia protestante, si girò verso la sorella che gli stava accanto, e tristemente le disse:
” Ma allora, perchè ci siamo convertiti ?”

C’è da dire che proprio grazie alla presenza di questi Cattolici in questi paesi forti dove il protestantesimo era ben diffuso e quasi o del tutto maggioritario, questi Cattolici non si persero d’animo e da subito avviarono delle iniziative per preservare l’antica Liturgia della Tradizione Cattolica.
Quando nel 1964 cominciarono i primi drammatici cambiamenti, una dama norvegese, Borghild Krane, fondò l’associazione “Una Voce”, che ben presto si estese in  tutto il mondo diventando una sorta di Federazione Internazionale.
E’ importante sottolineare che tale Federazione è riconosciuta oggi dalla Santa Sede come un “interlocutore” importante per le questioni riguardanti la Messa.
Essa ha da sempre ricevuto l’appoggio dell’allora cardinale Ratzinger ed è in collaborazione con l’Ecclesia Dei creata da Giovanni Paolo II….

Tornando così alla Sacrosanctum Concilium, tale Costituzione del Concilio aveva nelle intenzioni il dare delle direttrici per riformare la Liturgia, ma in nessun modo esse implicavano la completa innovazione che poi avvenne!
Ciò che non si comprende è come sia stato possibile che all’improvviso, nel 1969, Paolo VI diede forza ad un rito che seppur nella sostanza del Canone centrale della Consacrazione era il medesimo, di fatto esso appariva completamente non rinnovato ma NUOVO e che nulla aveva a che fare con la dottrina stessa della Liturgia antica a cominciare dall’uso di certi termini, per poi finire con il dare all’assemblea la parte della protagonista alla nuova Messa

Queste non sono considerazioni faziose, ma la considerazione delle intenzioni  dell’artefice “oscuro” della riforma, padre Annibale Bugnini… il quale scriveva nel 1967:
“La questione non è semplicemente quella di restaurare una valida opera maestra, ma, in molti casi, sarà necessario provvedere a nuove strutture per riti interi. E’ una questione di rinnovamento completo, quasi direi  DI RIFONDAZIONE, e in certi casi si tratterà di una CREAZIONE NUOVA….
Non stiamo lavorando per dei musei, vogliamo una liturgia viva per gli uomini del nostro tempo”.

In verità, come è facilmente dimostrabile, Paolo VI non era di queste intenzioni, eppure lasciò fare e finì egli stesso per adeguarsi alle iniziative di Bugnini….
E’ scandaloso apprendere che nel 1967 il Concilium che stava ancora lavorando, diede alla luce un formulario che chiamò “Missae normativa“, elaborato con la collaborazione di ben sei protestanti, e che fu portato ai vescovi per l’approvazione….
Il bello è che i vescovi infatti NON accettarono questo formulario e che anzi, scatenò come era giusto che fosse, molte reazioni contrarie che alla fine esso venne ritirato ma non gettato, bensì tenuto nel cassetto in attesa di “tempi migliori”…

Con astuzia luceferina il testo venne ritoccato qua e là senza modificare la sostanza che aveva invece ottenuto la negazione dei Padri, e portato davanti a Paolo VI il quale, incredibilmente, lo approvò con il nome di “Novus Ordo Missae”
Era il trionfo dell’ala progressista-modernista, ce l’avevano fatta, avevano vinto la loro battaglia!

Di conseguenza nella Nuova Messa abbiamo il contributo dei protestanti che guarda il caso NON credono nella Presenza Reale!
La nascita di questa Riforma resterà inspiegabile ed incomprensibile nella storia della Chiesa.

I frutti di questa rivoluzione non si fecero attendere:
– è dimostrata l’immediata diminuzione radicale dell’afflusso domenicale e festivo;
– crisi delle vocazioni sacerdotali e religiose;
– diserzione massiccia tra le file del Clero;
– svuotamento dei Seminari;
– messa in dubbio della dottrina Cattolica;
– nascita e sviluppo di correnti in opposizione al magistero ecclesiale e pontificio…
e non poteva essere diversamente: la Messa è il cuore della religione e della fede Cattolica, quando un impianto viene modificato nelle sue fondamenta è quasi impossibile non avvertirne gli scossoni e in certi casi vederne il crollo….

Lutero diceva: ” Tollem Missam, tolle Ecclesiam” – Eliminata la Messa si elimina la Chiesa – e resta incomprensibile la fiducia che Paolo VI continuava a dare al vescovo Bugnini il quale trionfalisticamente scriveva nel 1974 ” la nuova messa è la più grande conquista della Chiesa cattolica….”
salvo poi ascoltare le lamentele dello stesso Paolo VI sull’AUTODEMOLIZIONE DELLA CHIESA e sul “fumo di Satana” entrato nei comandi dei vertici della Gerarchia, quando fu egli stesso alla fine a permettere che tutto ciò accadesse!

Mons. Bugnini fu accusato di essere un massone…. non tratterremo qui l’argomento perchè non è facile portare queste prove, ma deve essere detto dal momento che Paolo VI “promoveatur ut amoveatur” (che sia promosso per essere rimosso), allontanò Bugnini dal Vaticano spedendolo in Iran proprio perchè lo sospettava di affiliazione alla massoneria!
E qui si chiude il suo capitolo, oramai i danni erano stati fatti!

Il piacere di comandare

Un altra figura si ergeva nel Pontificato montiniano, il cardinale Benelli il quale, da dietro il “trono papale” e in qualità di sostituto della Segreteria, approfittava di un potere praticamente illimitato dal momento che Paolo VI non poneva mai obiezioni alle sue iniziative.
Tra queste ci fu quella assurda di voler togliere ai cardinali la tradizionale “exclusive” per l’elezione del Pontefice, pretendendo di voler far entrare nel Conclave persone estranee al Sacro Collegio e perfino allargate verso fronti non cattolici…. vi si oppose duramente il cardinale Siri che grazie al cielo ottenne da Paolo VI l’archiviazione dello stambo progetto!

Va sottolineata l’ironica e paradossale situazione che si era venuta a creare e cioè che quegli stessi che criticavano la Curia Romana come fino ad oggi era stata, preconciliare, accusandola di eccessivo centralismo e autoritarismo, si trovavano così all’apice del governo della Chiesa esercitando una autorità  che avevano reso indiscutibile e dieci volte più autoritaria che in passato!

Con una vera forma di CONGIURA Paolo VI nel 1967 aveva organizzato una riunione quasi segreta (=congiura) per riformare la Curia con la Costituzione “Regimini Ecclesiae Universae”:
tolse così alla Santa Congregazione del Santo Uffizio la sua supremazia ma concentrandola nelle mani della Segreteria di Stato, per cui la difesa della Dottrina della fede passò di fatto subordinata agli interessi della politica!
E’ da questo errore che si rese possibile per esempio la “ostpolitik”, che promuoveva l’apertura ai regimi Comunisti anche a costo di sacrificare le Chiese locali….
Non è un caso isolato la situazione drammatica che ne scaturì per la Chiesa in Ungheria e in Cecoslovacchia per non parlare dello STERMINIO della Chiesa UNIATA, depredata per ordine del Patriarcato di Mosca che all’epoca aveva fatto compressi con il regime sovietico per poter sopravvivere…
Paolo VI aveva affidato le questioni di fede e di politica sia a Benelli quanto al cardinale Casaroli, uomini di punta che con il cardinale Villot, Segretario, avevano concentrato nelle loro mani tutto il potere papale il quale paradossalmente tolto dal simbolo della tiara dismessa, fu trasferito di fatto all’interno di coalizioni che facevano il bello e il brutto tempo!

Ciò che ci consola è la promessa di Cristo: non prevarranno!
Le forse delle tenebre che inesorabilmente avanzano, non prevarranno sulla Chiesa!
Tuttavia questo non ci toglie la responsabilità dal compiere il proprio dovere che è quello di perseverare nella sana Dottrina e di portare avanti la Vera fede….
Ci piace ricordare san Pio X, il Papa che condannò le ideologie moderniste, fu eletto il giorno in cui si festeggiava la Festa di san Domenico di Gusman al cui fianco c’è un cagnolino che con una torcia irradia il mondo con il motto del Santo: Veritas che unitamente a quello di san Pio X
“Instaurare omnia in Christo”….
restano l’unico e autentico programma di ogni Pontificato e di ogni Concilio!

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LE LISTE DI PANORAMA E DI O.P.:

LORO VALORE PROBATORIO

Abbiamo così inquadrato il problema del segreto massonico e delle difficoltà che incontra chiunque voglia individuare, anche sul piano della pura indagine storica, quali eventi rechino il sigillo della Massoneria e quali siano stati gli uomini di cui quella istituzione si è servita, al di là dei nomi dei pochi dignitari che debbono esporsi pubblicamente per poter sostenere di fronte al pubblico che la Massoneria non è una Società Segreta e di quelli dei rari adepti che preferiscono manifestare pubblicamente la propria affiliazione. A questo punto possiamo finalmente passare a discutere la questione della attendibilità che va attribuita alla lista di Osservatore Politico del 12 settembre 1978 e a quella ad essa precedente, apparsa su Panorama del 10 agosto 1976. Esse ci risultano essere le principali liste di prelati assertamente aderenti alla Massoneria che siano state pubblicate da quando, nel 1717, è stata fondata quella istituzione 12. Giova notare che i nomi che figurano nei due elenchi sono pressoché gli stessi: la differenza è che O.P. omette due nominativi riportati da Panorama, e ne aggiunge altri otto che in quest’ultima rivista non figurano. Quale valore possiamo attribuire a detti elenchi? Anzitutto va detto che sarebbe gravemente erroneo liquidarli come senz’altro inattendibili, come sbrigativamente fece il giornalista di Panorama con riferimento a quello da lui stesso pubblicato. Egli, infatti, specificò che quei nominativi «circola(va)no da qualche mese» in Vaticano. È ragionevole, dunque, arguirne che in ambiente così qualificato essi trovavano, quanto meno, qualche credito. Tanto ne trovavano che 13 alcuni Cardinali «chie(sero) con insistenza che si fa(cesse) chiarezza» e che Paolo VI (1897-1978), tramite l’allora Vescovo, poi Cardinale, Monsignor Benelli, fin dal 1975, affidò in via discreta e confidenziale le indagini nientemeno che al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Generale Enrico Mino, con particolare riguardo alla persona del Vescovo Annibale Bugnini (1912-1982), autore della discussa e rivoluzionaria riforma liturgica. Riferisce il giornalista di 30 Giorni che, sulla base degli elementi da lui acquisiti, quell’alto ufficiale espresse il convincimento che l’elenco fosse vero 14.

paolo VI mons. annibale bugnini generale enrico mino
Paolo VI Annibale Bugnini Generale Mino

Nuovi e più approfonditi accertamenti sulla lista di Panorama vennero richiesti al medesimo generale verso la metà del 1977 dall’autorevole Cardinale Arcivescovo di Genova Giuseppe Siri (1906-1989), evidentemente insoddisfatto perché vedeva rimanere ai loro posti di comando nella Chiesa persone in forte odore di Massoneria. Ma il generale Mino il 31 ottobre di quell’anno precipitò col suo elicottero, in Calabria sul monte Covello, trovando la morte in circostanze che 30 Giorni dell’11 novembre 1992, indica come altamente sospette 15 «portando così nella tomba – commenta sempre quella rivista – i risultati della seconda indagine». «Restano poi da spiegare – prosegue il nostro giornalista – delle misteriose telefonate, di cui esistono le intercettazioni, nel corso delle quali (Licio bibbia massonicaGelli) Venerabile burattinaio (della Loggia P2) parlava della successione al Generale Mino prima ancora che questo morisse nel tragico incidente aereo». Perché quella lista trovò tanto credito in Vaticano? È evidente che essa dovette essere presentata con qualche sostanziosa parvenza di veridicità. È quindi verosimile la storia, riferita dal giornalista di 30 Giorni, che essa fosse stata compilata sulla base di documenti fotocopiati presso la sede del Grand’Oriente d’Italia da un giovane impiegato – nipote di un frate – che, in presenza dello zio, consegnò il tutto a Mons. Giovanni Benelli (1921-1982), allora Sostituto della Segreteria di Stato, il quale li fece giurare entrambi «che non stavano mentendo su un argomento così grave» 16. Certo si è che un plico di fotocopie di quei documenti, verosimilmente di seconda generazione, era in possesso del Cardinale Dino Staffa (1906-1977). Anche 30 Giorni, del 6 giugno 1992, ne riproduce tre. Ma ecco che dopo la lista di Panorama sopravviene quella dell’Osservatore Politico di Pecorelli, che aggiunge, come si è visto, altri nominativi. Mino Pecorelli, come risulta dagli atti della commissione di inchiesta parlamentare su quella famigerata Loggia, è membro della P2: le sue parole sono quelle di uno che è addentro alle segrete cose. Nella premessa all’elenco, terribilmente corredato, a differenza di quello di Panorama, di tanto di data e numeri delle tessere di iscrizione, il che gli conferisce un tono di grande attendibilità, egli dice, in sintesi, di essere venuto in possesso della lista il 28 agosto precedente. Invita quindi l’appena eletto Albino Luciani (1912-1978) a un rigoroso controllo e conclude con queste parole: «Pubblicando questa lista di ecclesiastici forse affiliati alla Massoneria riteniamo di offrire un piccolo contributo (alla chiarezza nella Chiesa cattolica). O una pioggia di smentite o, nel silenzio, lepurazione» 17. Mancò la «pioggia» e mancò anche l’epurazione. Anche perché di lì a pochi giorni Giovanni Paolo I – «che aveva manifestato l’intenzione di metter mano alla questione dello IOR e di far chiarezza in merito alla lista dei presunti prelati iscritti alla Massoneria», che egli evidentemente non sottovalutava 18 – morì nelle circostanze a tutti note, mentre Mino Pecorelli fu freddato a colpi di pistola pochi mesi dopo, e precisamente il 20 marzo 1979. Perché Pecorelli fu ucciso? A quanto pare non per questa lista, o, almeno, non solo per questa lista. Ma egli era persona, come si è detto, a conoscenza di molti segreti, e non era facile smentirlo. Ragioniamo un po’: Pecorelli pubblica il suo elenco; il Vaticano è già in subbuglio per elementi già in possesso di alcuni autorevoli Cardinali, e voci conturbanti corrono per tutta la penisola.

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Vedere anche 30 Giorni

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NEL FUMO DI SATANA
VERSO L’ULTIMO SCONTRO


“Disobbedire per obbedire” (Leggi tutto Tito Casini)


C’è bensì nel permissivismo che fa tutto licet nella Chiesa una ragione, non buona, ed è quella che abbiam dato per titolo a queste pagine: è il fumo di Satana penetrato nei presbiteri, nei seminari, nei conventi, negli episcopii, nelle Congregazioni, in Vaticano, a intorbidare e sviare; è lui, Satana, il grande Scaltro che «con proditoria astuzia» (per dirlo ancora una volta con Paolo VI) lavora per sé simulando di farlo ai propri danni, a pro del Nemico; che mira alla morte di Dio ingegnandosi di far credere nella propria, nella sua non esistenza; che in nome di Dio ne attacca la Madre come usurpatrice del culto che a lui solo si deve, come Colei da cui «lo Spirito Santo fu oscurato, relegato all’ultimo posto e, quindi, svalorizzato» (Suenens), e in nome dello Spirito Santo lancia una nuova religione (i Pentecostali) a base di balli e amplessi e grida da forsennati, che avrà in San Pietro, sulla tomba dell’Apostolo, la sua massima sagra; Satana, il «padre della menzogna», l’«insidiatore sofistico», che predica, che inculca: obbedite! all’intento di farci disobbedire, come dice per l’appunto un vescovo, che vede in questo il massimo della sua abilità d’ingannatore, dopo ciò che il Baudelaire chiamò «la plus belle ruse du Diable» (e si è detto): «nous persuader qu’il n’existe pas».
«Il capolavoro, le coup magistral, di Satana», dice infatti monsignor Lefèbvre
*, «è l’esser riuscito a gettare nella disobbedienza in nome, par la vertu, dell’obbedienza», e, dimostrato con l’esempio come il consentire equivarrebbe a dissentir dalla legge, dalla Tradizione, da Dio, conclude: «L’obbedienza, nel caso, dovrebbe essere un rifiuto categorico: l’obeissance devrait étre un refus categorique, perché l’autorità, anche legittima, non può comandarci un atto riprensibile, cattivo, perché nessuno ha il diritto di farci diventare protestanti o modernisti».

O comunisti, aggiungiamo mentre il Papa aggiunge a quella del suo vicario la voce propria chiedendo, come noi ci chiediamo: «perché dovremmo attingere da altre infide sorgenti l’acqua sempre limpida e fresca che ancora ci elargiscono le fontane del romano e cristiano umanesimo?» Una domanda, un’immagine che ai «patiti», come noi, di quell’umanesimo ricorda per connessione un altro celebre discorso di papa Paolo: quello sulle «torbide sorgenti» a proposito di «riforma liturgica», di «culto comunitario», che minacciando la limpidezza, la genuinità, l’integrità del nostro litare, avrebbe «fatalmente» portato a quella del credere, dato il loro stretto connubio riaffermato dal Papa stesso, «cum prorsus oporteat ut lex orandi cum lege credendi concordet», e confermato, al negativo, da quei «cattolici democratici» d’ogni obbedienza che il Cardinale Vicario comprese nel suo grande abbraccio di or fari due anni e che preferendo, per loro conto, l’acqua del fognone marxista, gli abbaiano, ora, addosso, con tutti i botoli del laicismo d’ogni pelo, perché si adopra a ostacolarne lo sbocco nel Tevere, a impedire, in altre parole, che l’umanesimo romano e cristiano sia sopraffatto, in Roma, alle sue sorgenti, dall’avvento della barbarie più inumana e anticristiana, quale quella che confina in Siberia o chiude nei manicomi gl’intellettuali ribelli e impicca i sacerdoti sorpresi a dir Messa.

A chi con tanta venerazione ricorda papa Giovanni mi sia permesso ricordare, parlando di barbarie, che per lui barbarie era la guerra, barbarie l’oppressione di cui il latino aveva potuto esser vittima, guerra tuttavia sempre vinta, oppressione da cui era pur sempre risorto – «iacuit pluries, at rursus fioruit semper» -: ciò che rafforza in noi la speranza che così sarà ancora e il proposito di lavorare onde sia, rassegnati, se così sarà giocoforza, se non si esaudirà in cielo il voto, O mihi tam longae maneat pars ultima vitae! a non vedere coi nostri propri occhi il giorno o l’aurora, ma restando, per chi verrà, in campo, memori del pur virgiliano Sic vos non vobis nidificatis, aves; sic vos non vobis mellificatis, apes, o meglio dell’evangelico Alius est qui seminat et alius est qui metit.

Fu in quest’animo, fu per quelli che verrano, che io scrissi, ed è in quest’animo che ricordo, per i miei amici, quel mio articolo intitolato Resurget che parve a molti il frutto di un sogno più che di una fondata speranza.
Risorgerà, vi dicevo, collegando alla sua lingua la Messa; risorgerà, come rispondo ai tanti che vengono da me a sfogarsi (e lo fanno, a volte, piangendo), e a chi mi chiede com’è che io ne sono certo, rispondo (da «poeta», se volete) conducendolo sulla mia terrazza e indicandogli il sole… Sarà magari sera avanzata e là nella chiesa di San Domenico i frati, a Vespro, canteranno: Iam sol recedit igneus; ma tra qualche ora gli stessi domenicani miei amici canteranno, a Prima: Iam lucis orto sidereÖ e cosìsarà tutti i giorni. Il sole, voglio dire, risorgerà, tornerà, dopo la notte, a brillare, a rallegrar dal cielo la terra, perché… perché è il sole e Dio ha disposto che cosìfosse a nostra vita e conforto. Così, aggiungevo, è e sarà della Messa – la Messa «nostra», cattolica, di sempre e di tutti: il nostro sole spirituale, così bello e santo e santificante – contro l’illusione dei pipistrelli, stanati dalla Riforma, che la loro ora, l’ora delle tenebre, non debba finire; e ricordo: su questa mia ampia terrazza eravamo in molti, l’altr’anno, a guardar l’eclisse totale del sole; ricordo, e quasi mi par di risentire, il senso di freddo, di tristezza e quasi di sgomento, a vedere, a sentir l’aria incaliginarsi e addiacciarsi via via, ricordo il silenzio che si fece sulla città, mentre le rondini, mentre gli uccelli scomparivano, impauriti, e ricomparivano svolazzando nel cielo i ripugnanti chirotteri. A uno che disse, quando il sole fu interamente coperto: – E se non si rivedesse più? – rammento che nessuno rispose, quasi non si addicesse, in questo, lo scherzo… Il sole si rivide, infatti, il sole risorse, dopo la breve diurna notte, bello come prima e, come ci parve, più di prima, mentre l’aria si ripopolava di uccelli e i pipistrelli tornavano a rintanarsi.
Come prima, lucente e bello, e, pur essendo il medesimo, più di prima il sole ci parve, per la legge leopardiana del piacer figlio d’affanno, o per quella evangelica della dramma perduta e rinvenuta. Come prima e più di prima: così sarà della Messa, così la Messa parrà ai nostri occhi, colpevoli di non averla, avanti l’eclisse, degnamente stimata; ai nostri cuori colpevoli di non averla abbastanza amata.
Così dicevo e ripeto, estendendo a tutta la liturgia ciò che allora della Messa, la vittima prima, per eccellenza, della rivoluzione che cominciò con l’inibirle la sua lingua e il suo canto per toglierle via via ogni amabilità, ogni bellezza, con un succedersi indesinente di spogliazioni, di demolizioni, che ricorda il pianto del profeta davanti alle rovine di Sion: tetendit funiculum suum et non avertit manum suam a perditione.
Sfigurata, immiserita, depoetizzata, detta da preti senza «veste» ad altari senza Tabernacolo, senza «pietra», senza croce, senza lumi, senza fiori, con l’aiuto di donne senza decoro femminile, la Messa era almeno tuttora Messa, tuttora sacrifizio e non «cena», immolazione e non «commemorazione», non cosa che gli eretici – come da loro dichiarato – possono accettare, far loro restando «loro», e i cattolici domandarsi e discutere se sia o non sia tuttora Messa. Le cose, da allora, sono andate e van peggiorando: l’abisso ha chiamato e chiama con più forte voce l’abisso: il forno di Satana, penetrato dalla «spianata» nella «rocca», ha raggiunto la cittadella l’«arce sacra», avvolgendola – sua suprema astuzia – col dubbio, circa l’ortodossia del Nuovo Ordine della Messa, più utile ai suoi fini di distruzione, più pernicioso alla conservazione della fede, della patente eresia,

Dopo aver detto e dimostrato che la nuova messa è non eretica ma forse peggio, «equivoca, flessibile in diversi sensi, flessibile a volontà, la volontà individuale che diviene così la regola e la misura di ogni cosa», dichiara infatti uno strenuo difensore della Messa che non suscita né suscitò mai dubbi in chi nel corso di tanti secoli la celebrò e l’ascoltò, il teologo sacerdote Raymond Dulac: «L’eresia formale e chiara è un colpo di pugnale – l’equivoco è un lento veleno… L’eresia attacca un articolo preciso del dogma – l’equivoco lede l’habitus stesso della fede e vulnera così tutti i dogmi… Si diventa formalmente eretici solo volendolo – l’equivoco può demolire la fede di un uomo a sua insaputa… L’eresia afferma quello che nega il dogma o nega quello ch’esso afferma – l’equivoco distrugge la fede altrettanto radicalmente astenendosi dall’affermare e dal negare, facendo della certezza rivelata una libera opinione… L’eresia è ordinariamente un giudizio che contraddice a un articolo di fede – l’equivoco resta al margine della fede, al margine, anche, della ragione, della logica». Quanto dire che la nebbia è, per chi viaggia, più pericolosa del buio, e a diradarla dal Novus Ordo, a toglierne le «tante incertezze» già pur rilevate dal Papa, ci s’è difatti adoprati, dietro le tante proteste, con correzioni che non hanno però chiarito, non hanno sostanzialmente disperso il dubbio. «Questo rito», conclude infatti il Dulac, «continua a portare un peccato originale che nessuna circoncisione sarà capace di sopprimere: il peccato di aver voluto fabbricare una «messa passe-partout, atta ad essere celebrata da un cattolico come da un protestante».

Recensendo su una rivista di là (Christian Order, aprile 1974) l’edizione inglese di un mio sofferto scritto in materia (da lui significativamente definito Grido del cuore) e risalendo agl’inizi della Riforma di cui il Novus Ordo non è che l’ultimo portato, il padre gesuita Paul Crane si chiede, non diversamente da ciò che Paolo VI lamentò ai suoi primi passi, se di «una nuova liturgia» si possa parlare o non piuttosto di una «non-liturgia, dove ognuno può far le cose più grottesche che vuole, mentre dappertutto si ammucchiano intorno a noi le rovine della bellezza». Il martello, da allora, non ha cessato, come si è detto, di demolire: «il processo», egli aggiunge, «non si è arrestato: è apparso l’altro giorno un altro decreto – opera senza dubbio dell’infaticabile Arcivescovo Bugnini – che, se ho ben capito, permetterà presto all’iniziativa privata nella Chiesa di redigere le proprie Preghiere Eucaristiche. E che», conclude, «costituirà, a mio avviso, l’ultimo chiodo della bara della Messa che noi abbiamo conosciuto ed amato nei secoli e per la quale morirono i nostri martiri: This will mean, as I see il, the final nail in the coffin of the Mass, as we have known and loved il over the centuries and lor which our martyrs died».

La bara – e rinunzieremo dunque a credere e a fare, piangendo senza speranza su ciò che tanto amavamo? Così piangeva, dietro la bara, la vedovella naimita a cui l’unico figlio era morto. Ma Gesù la vide e quelle lacrime lo commossero, s’avvicinò, toccò la bara e il morto si levò a sedere; poi si mise a parlare ed Egli lo restituì a sua madre.
Così Gesù – per il quale non ci son chiodi che tengano – restituirà a sua Madre, la Chiesa, l’oggetto di tanto suo e nostro amore: la Messa, col suo parlare, per la quale morirono i martiri… come quelli, inglesi, di cui Paolo VI cingeva pur di recente il capo di aureola; come quelli, russi, albanesi, ungheresi, ucraini, vietnamiti, cinesi… che la testimoniano ai nostri giorni ricevendone, bianca o rossa la stola, coronas decoris de manu Dei.

*Il Casini scriveva queste cose prima che Mons. Lefebvre venisse sospeso a divinis. L’amore di Tito Casini – sempre obbediente – per la Chiesa e per l’autorità e assai distante dalle posizioni prese del presule francese negli ultimi anni della sua vita (n.d.r.)

Proseguendo la lettura da questo thread:
“Alto tradimento” alle spalle di Pio XII ? Quale ruolo ebbe Montini il futuro Paolo VI?

Quanto segue è tratto dal libro: “Papi in libertà” di padre Josè-Apeles Santolaria de Puey y Cruells  (Barcellona 1966).
Sacerdote, avvocato e giornalista è laureato in Giurisprudenza e Diritto Canonico e presso la Scuola Diplomatica spagnola si è diplomato in Studi Internazionali.
E’ inoltre Cappellano dell’Ordine di Malta ed è collaboratore di Radio Vaticana ed è inoltre autore di notevoli studi e articoli sulla storia della Chiesa e sulla storia dei Pontefici.

Questa premessa è importante per poter interpretare correttamente il testo che segue….

Riporterò il racconto rispettandone il contenuto (ossia senza aggiungere nulla di mio) ma non la sequenza delle parole stesse, sia per un problema di lunghezza, sia per rendere, in un forum, la lettura più scorrevole…..
Chi volesse riprodurre i testi nei propri forum o blog può farlo, ma pregandovi vivamente di riportare sia questo avviso, magari anche con un link, sia il riferimento al libro citato….e fraternamente senza estrapolare singole parti per usarle diversamente dall’originale….
 Grazie!

La riforma più contraddittoria della storia della Chiesa, la Messa

Forse pochi sanno che l’indulto a celebrare la Messa antica nel mondo anglosassone, lo ottennero grazie alla passione di Paolo VI per i “Racconti in giallo” della scrittrice Agatha Christie la quale aveva firmato la petizione patrocinata dalla Latin Mass Society… Paolo VI che all’inizio non voleva concedere l’indulto, quando vi lesse il nome prestigioso della scrittrice, non volle farle uno sgarbo e “firmò l’indulto inglese”…
Non è una storiella come molti potrebbero pensare, purtroppo è un fatto veramente accaduto, un fatto associabile facilmente alla complessa figura di Paolo VI tracciata abbondantemente in quest’altro thread:
http://difenderelafede.freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=9461122&a=2#last

Ancora oggi molti si chiedono del “perchè” fu così necessario a Paolo VI di modificare la Sacra Liturgia, una domanda che non solo non ha mai chiarito il problema con un unica risposta, ma che ha fatto scaturire migliaia di risposte e nessuna soluzione!

Va subito detto ad onor del vero che le Riforme all’interno della Chiesa ci sono sempre state, ciò che dunque attira la nostra attenzione non è la riforma in sé, quanto la modifica vera e propria di una struttura bimillenaria che non si andava semplicemente riformando, bensì andava a modificare completamente tutto l’assetto liturgico.
Non dimentichiamo come si espresse l’allora cardinale Ratzinger nella sua autobiografia, la mia vita: i ricordi (1927-1977) dove dice testualmente:
che “la drastica maniera di applicarla (la riforma) provocò molti danni alla Chiesa“…

Tali Riforme che videro pieno assetto con il Concilio di Trento, in verità non cessarono mai di essere alimentate nel corso di questi ultimi secoli soprattutto a riguardo della Musica Sacra come sottolineò san Pio X il quale fu anche l’artefice della Riforma per la concessione dell’Eucarestia ai bambini… ma come ben vedremo un conto è la Riforma e il miglioramento della Messa, altra cosa è la creazione di una nuova struttura.
Per esempio, a riguardo della Riforma con la Sacrosanctum Concilium un conto era la questione della lingua attraverso la quale si doveva tradurre le venerabili formule latine nella lingua del luogo, vernicolari, altra cosa fu la completa modifica della loro struttura.

Nel 1969, mediante la costituzione apostolica Missale Romanum, Paolo VI stabiliva il cosìddetto “Novus Ordo Missae” (NOM) il quale intendeva rimanere in linea con una stretta interpretazione della dottrina non andando a modificare quello tradizionale codificato da san Pio V mediante la Bolla “Quo primum tempore” del 1570, fedele interprete del Concilio di Trento, ma che di fatto, il NOM, finì per essere definito “ex novo” e non dunque semplicemente che poteva “coesistere” con l’antico Rito, ma che di fatto sarebbe entrato prima o poi in rotta di collisione era inevitabile.

Non fu dunque l’intenzione dei Documenti del Concilio a voler creare una nuova Messa a discapito dell’antica, ma bensì il nucleo fondante l’ala progressista della Chiesa che si comportò come se il Rito antico fosse decaduto in prescrizione.
In quel periodo il caos invase la Chiesa e i Seminari: sacerdoti e fedeli furono obbligati da una domenica all’altra ad abbandonare la Messa che avevano fino a quel momento celebrato ed ascoltato e chi si permise di rifiutare un simile stravolgimento venne immediatamente additato come ribelle “nemico del Concilio”.

Famoso è il “Breve Esame critico del Novus Ordo Missae” elaborato dai cardinali Ottaviani e Bacci in una lettera che inviarono a Paolo VI, con l’aiuto di un importante gruppo di teologi romani…
Nella Lettera si faceva presente che non si trattava solamente di una questione di “dilettantismo” – o pastrocchio se preferite – o di attaccamento al passato, quanto il problema assai più grave che il NOM andava dissociandosi e allontanandosi letteralmente dalla Dottrina Cattolica come venne per altro stabilita dalla XXII sessione del Concilio di Trento.

Il problema reale risiedeva NELL’AMBIGUITA’ della messa riformata, suscettibile di più diverse interpretazioni tanto dal punto di vista cattolico quanto da quello protestante….
E questo è dimostrabile dalle parole ustae, in occasione del Concistoro Superiore della Chiesa della Confessione d’Asburgo, luterana – che riunita a Stasburgo disse:
” Oggi come oggi dovrebbe essere possibile per un protestante RICONOSCERE nella celebrazione eucaristica cattolica, la Cena istituita dal Signore…”

Una affermazione del genere era ed è inaccettabile ed impensabile rispetto alla Messa di sempre della Chiesa Cattolica.
Quelli che compresero meglio la situazione e la questione furono quei cattolici che per appartenere a paesi dove il protestantesimo era ben consolidato, avevano una certa familiarità con i suoi riti.
In Germania e in Inghilterra per esempio, si sviluppò una sensibilità istintiva che spinse i fedeli a comprendere immediatamente i grandi cambiamenti portati dalla nuova messa, tanto da associare fin da subito la strana somiglianza della riforma con quelle introdotte da Lutero e da Cranmer verso una Messa “meno Cattolica-papista” e più comunitaria-dell’assemblea….
Uno studio effettuato dai dirigenti Protestanti subito dopo il 1969, riportò – con termini di elogio e soddisfazione –  di come il Novus Ordo Missae effettivamente somigliava così alla “Formula Missae” dell’eresiarca di Eisleben, e al servizio di COMUNIONE del “Book of common Prayer” eduardiano…

C’è a tal proposito un aneddoto assai chiarificatore:
lo scrittore Julien Green, un anglicano che si convertì al cattolicesimo per altro grazie proprio alla Messa antica che sottolineava quella Presenza Reale che fu causa di divisione…
lo scrittore dunque, stupefatto nel verificare che il nuovo rito era così simile a quello che aveva conosciuto nella sua infanzia protestante, si girò verso la sorella che gli stava accanto, e tristemente le disse:
” Ma allora, perchè ci siamo convertiti ?”

C’è da dire che proprio grazie alla presenza di questi Cattolici in questi paesi forti dove il protestantesimo era ben diffuso e quasi o del tutto maggioritario, questi Cattolici non si persero d’animo e da subito avviarono delle iniziative per preservare l’antica Liturgia della Tradizione Cattolica.
Quando nel 1964 cominciarono i primi drammatici cambiamenti, una dama norvegese, Borghild Krane, fondò l’associazione “Una Voce”, che ben presto si estese in  tutto il mondo diventando una sorta di Federazione Internazionale.
E’ importante sottolineare che tale Federazione è riconosciuta oggi dalla Santa Sede come un “interlocutore” importante per le questioni riguardanti la Messa.
Essa ha da sempre ricevuto l’appoggio dell’allora cardinale Ratzinger ed è in collaborazione con l’Ecclesia Dei creata da Giovanni Paolo II….

Tornando così alla Sacrosanctum Concilium, tale Costituzione del Concilio aveva nelle intenzioni il dare delle direttrici per riformare la Liturgia, ma in nessun modo esse implicavano la completa innovazione che poi avvenne!
Ciò che non si comprende è come sia stato possibile che all’improvviso, nel 1969, Paolo VI diede forza ad un rito che seppur nella sostanza del Canone centrale della Consacrazione era il medesimo, di fatto esso appariva completamente non rinnovato ma NUOVO e che nulla aveva a che fare con la dottrina stessa della Liturgia antica a cominciare dall’uso di certi termini, per poi finire con il dare all’assemblea la parte della protagonista alla nuova Messa

Queste non sono considerazioni faziose, ma la considerazione delle intenzioni  dell’artefice “oscuro” della riforma, padre Annibale Bugnini… il quale scriveva nel 1967:
“La questione non è semplicemente quella di restaurare una valida opera maestra, ma, in molti casi, sarà necessario provvedere a nuove strutture per riti interi. E’ una questione di rinnovamento completo, quasi direi  DI RIFONDAZIONE, e in certi casi si tratterà di una CREAZIONE NUOVA….
Non stiamo lavorando per dei musei, vogliamo una liturgia viva per gli uomini del nostro tempo”.

In verità, come è facilmente dimostrabile, Paolo VI non era di queste intenzioni, eppure lasciò fare e finì egli stesso per adeguarsi alle iniziative di Bugnini….
E’ scandaloso apprendere che nel 1967 il Concilium che stava ancora lavorando, diede alla luce un formulario che chiamò “Missae normativa“, elaborato con la collaborazione di ben sei protestanti, e che fu portato ai vescovi per l’approvazione….
Il bello è che i vescovi infatti NON accettarono questo formulario e che anzi, scatenò come era giusto che fosse, molte reazioni contrarie che alla fine esso venne ritirato ma non gettato, bensì tenuto nel cassetto in attesa di “tempi migliori”…

Con astuzia luceferina il testo venne ritoccato qua e là senza modificare la sostanza che aveva invece ottenuto la negazione dei Padri, e portato davanti a Paolo VI il quale, incredibilmente, lo approvò con il nome di “Novus Ordo Missae”
Era il trionfo dell’ala progressista-modernista, ce l’avevano fatta, avevano vinto la loro battaglia!

Di conseguenza nella Nuova Messa abbiamo il contributo dei protestanti che guarda il caso NON credono nella Presenza Reale!
La nascita di questa Riforma resterà inspiegabile ed incomprensibile nella storia della Chiesa.

I frutti di questa rivoluzione non si fecero attendere:
– è dimostrata l’immediata diminuzione radicale dell’afflusso domenicale e festivo;
– crisi delle vocazioni sacerdotali e religiose;
– diserzione massiccia tra le file del Clero;
– svuotamento dei Seminari;
– messa in dubbio della dottrina Cattolica;
– nascita e sviluppo di correnti in opposizione al magistero ecclesiale e pontificio…
e non poteva essere diversamente: la Messa è il cuore della religione e della fede Cattolica, quando un impianto viene modificato nelle sue fondamenta è quasi impossibile non avvertirne gli scossoni e in certi casi vederne il crollo….

Lutero diceva: ” Tollem Missam, tolle Ecclesiam” – Eliminata la Messa si elimina la Chiesa – e resta incomprensibile la fiducia che Paolo VI continuava a dare al vescovo Bugnini il quale trionfalisticamente scriveva nel 1974 ” la nuova messa è la più grande conquista della Chiesa cattolica….”
salvo poi ascoltare le lamentele dello stesso Paolo VI sull’AUTODEMOLIZIONE DELLA CHIESA e sul “fumo di Satana” entrato nei comandi dei vertici della Gerarchia, quando fu egli stesso alla fine a permettere che tutto ciò accadesse!

Mons. Bugnini fu accusato di essere un massone…. non tratterremo qui l’argomento perchè non è facile portare queste prove, ma deve essere detto dal momento che Paolo VI “promoveatur ut amoveatur” (che sia promosso per essere rimosso), allontanò Bugnini dal Vaticano spedendolo in Iran proprio perchè lo sospettava di affiliazione alla massoneria!
E qui si chiude il suo capitolo, oramai i danni erano stati fatti!

Il piacere di comandare

Un altra figura si ergeva nel Pontificato montiniano, il cardinale Benelli il quale, da dietro il “trono papale” e in qualità di sostituto della Segreteria, approfittava di un potere praticamente illimitato dal momento che Paolo VI non poneva mai obiezioni alle sue iniziative.
Tra queste ci fu quella assurda di voler togliere ai cardinali la tradizionale “exclusive” per l’elezione del Pontefice, pretendendo di voler far entrare nel Conclave persone estranee al Sacro Collegio e perfino allargate verso fronti non cattolici…. vi si oppose duramente il cardinale Siri che grazie al cielo ottenne da Paolo VI l’archiviazione dello stambo progetto!

Va sottolineata l’ironica e paradossale situazione che si era venuta a creare e cioè che quegli stessi che criticavano la Curia Romana come fino ad oggi era stata, preconciliare, accusandola di eccessivo centralismo e autoritarismo, si trovavano così all’apice del governo della Chiesa esercitando una autorità  che avevano reso indiscutibile e dieci volte più autoritaria che in passato!

Con una vera forma di CONGIURA Paolo VI nel 1967 aveva organizzato una riunione quasi segreta (=congiura) per riformare la Curia con la Costituzione “Regimini Ecclesiae Universae”:
tolse così alla Santa Congregazione del Santo Uffizio la sua supremazia ma concentrandola nelle mani della Segreteria di Stato, per cui la difesa della Dottrina della fede passò di fatto subordinata agli interessi della politica!
E’ da questo errore che si rese possibile per esempio la “ostpolitik”, che promuoveva l’apertura ai regimi Comunisti anche a costo di sacrificare le Chiese locali….
Non è un caso isolato la situazione drammatica che ne scaturì per la Chiesa in Ungheria e in Cecoslovacchia per non parlare dello STERMINIO della Chiesa UNIATA, depredata per ordine del Patriarcato di Mosca che all’epoca aveva fatto compressi con il regime sovietico per poter sopravvivere…
Paolo VI aveva affidato le questioni di fede e di politica sia a Benelli quanto al cardinale Casaroli, uomini di punta che con il cardinale Villot, Segretario, avevano concentrato nelle loro mani tutto il potere papale il quale paradossalmente tolto dal simbolo della tiara dismessa, fu trasferito di fatto all’interno di coalizioni che facevano il bello e il brutto tempo!

Ciò che ci consola è la promessa di Cristo: non prevarranno!
Le forse delle tenebre che inesorabilmente avanzano, non prevarranno sulla Chiesa!
Tuttavia questo non ci toglie la responsabilità dal compiere il proprio dovere che è quello di perseverare nella sana Dottrina e di portare avanti la Vera fede….
Ci piace ricordare san Pio X, il Papa che condannò le ideologie moderniste, fu eletto il giorno in cui si festeggiava la Festa di san Domenico di Gusman al cui fianco c’è un cagnolino che con una torcia irradia il mondo con il motto del Santo: Veritas che unitamente a quello di san Pio X
“Instaurare omnia in Christo”….
restano l’unico e autentico programma di ogni Pontificato e di ogni Concilio!

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