PERCHE’ LASCIO LA “MIA” COMUNITA’ EBRAICA
Postato il Venerdì, 08 novembre @ 12:30:00 CET di davide

DI MONI OVADIA
ilmanifesto.it

Lunedì scorso tramite un’intervista chiestami dal Fatto Quotidiano (1), ho dato notizia della mia decisione definitiva di uscire dalla comunità ebraica di Milano, di cui facevo parte, oramai solo virtualmente, ed esclusivamente per il rispetto dovuto alla memoria dei miei genitori.

A seguito di questa intervista il manifesto mi ha invitato a riflettere e ad approfondire le ragioni e il senso del mio gesto, invito che ho accolto con estremo piacere. Premetto che io tengo molto alla mia identità di ebreo pur essendo agnostico.

Ci tengo, sia chiaro, per come la vedo e la sento io. La mia visione ovviamente non impegna nessun altro essere umano, ebreo o non ebreo che sia, se non in base a consonanze e risonanze per sua libera scelta. Sono molteplici le ragioni che mi legano a questa «appartenenza».

Una delle più importanti è lo splendore paradossale che caratterizza l’ebraismo: la fondazione dell’universalismo e dell’umanesimo monoteista – prima radice dirompente dell’umanesimo tout court – attraverso un particolarismo geniale che si esprime in una “elezione” dal basso. Il concetto di popolo eletto è uno dei più equivocati e fraintesi di tutta la storia.

Chi sono dunque gli ebrei e perché vengono eletti? Il grande rabbino Chaim Potok, direttore del Jewish Seminar di New York, nel suo «Storia degli ebrei» li descrive grosso modo così : «Erano una massa terrorizzata e piagnucolosa di asiatici sbandati. Ed erano: Israeliti discendenti di Giacobbe, Accadi, Ittiti, transfughi Egizi e molti habiru, parola di derivazione accadica che indica i briganti vagabondi a vario titolo: ribelli, sovversivi, ladri, ruffiani, contrabbandieri. Ma soprattutto gli ebrei erano schiavi e stranieri, la schiuma della terra». Il divino che incontrano si dichiara Dio dello schiavo e dello Straniero. E, inevitabilmente, legittimandosi dal basso non può che essere il Dio della fratellanza universale e dell’uguaglianza.

Non si dimentichi mai che il «comandamento più ripetuto nella Torah sarà: Amerai lo straniero! Ricordati che fosti straniero in terra d’Egitto! Io sono il Signore!» L’amore per lo straniero è fondativo dell’Ethos ebraico. Questo «mucchio selvaggio» segue un profeta balbuziente, un vecchio di ottant’anni che ha fatto per sessant’anni il pastore, mestiere da donne e da bambini. Lo segue verso la libertà e verso un’elezione dal basso che fa dell’ultimo, dell’infimo, l’eletto – avanguardia di un processo di liberazione/redenzione. Ritroveremo la stessa prospettiva nell’ebreo Gesù: «Beati gli ultimi che saranno i primi» e nell’ebreo Marx: «La classe operaia, gli ultimi della scala sociale, con la sua lotta riscatterà l’umanità tutta dallo sfruttamento e dall’alienazione». Il popolo di Mosé fu inoltre una minoranza. Solo il venti per cento degli ebrei intrapresero il progetto, la stragrande maggioranza preferì la dura ma rassicurante certezza della schiavitù all’aspra e difficile vertigine della libertà.

Dalla rivoluzionaria impresa di questi meticci «dalla dura cervice», scaturì un orizzonte inaudito che fu certamente anche un’istanza di fede e di religione, ma fu soprattutto una sconvolgente idea di società e di umanità fondata sulla giustizia sociale.

Lo possiamo ascoltare nelle parole infiammate del profeta Isaia. Il profeta mette la sua voce e la sua indignazione al servizio del Santo Benedetto che è il vero latore del messaggio: «Che mi importa dei vostri sacrifici senza numero, sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso dei giovenchi. Il sangue di tori, di capri e di agnelli Io non lo gradisco. Quando venite a presentarvi a me, chi richiede da voi che veniate a calpestare i Miei Atri? Smettete di presentare offerte inutili, l’incenso è un abominio, noviluni, sabati, assemblee sacre, non posso sopportare delitto e solennità. I vostri noviluni e le vostre feste io li detesto, sono per me un peso sono stanco di sopportarli. Quando stendete le mani, Io allontano gli occhi da voi. Anche se moltiplicate le preghiere, Io non ascolto. Le vostre mani grondano sangue. Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova».( Isaia I, cap 1 vv 11- 17).

Il messaggio è inequivocabile. Il divino rifiuta la religione dei baciapile e chiede la giustizia sociale, la lotta a fianco dell’oppresso, la difesa dei diritti dei deboli. Un corto circuito della sensibilità fa sì che molti ebrei leggano e non ascoltino, guardino e non vedano. Per questo malfunzionamento delle sinapsi della giustizia, i palestinesi non vengono percepiti come oppressi, i loro diritti come sacrosanti, la loro oppressione innegabile.

Qual’è il guasto che ha creato il corto circuito. Uno smottamento del senso che ha provocato la sostituzione del fine con il mezzo. La creazione di uno Stato ebraico non è stato più pensato come un modo per dare vita ad un modello di società giusta per tutti, per se stessi e per i vicini, ma un mezzo per l’affermazione con la forza di un nazionalismo idolatrico nutrito dalla mistica della terra, sì che molti ebrei, in Israele stesso e nella diaspora, progressivamente hanno messo lo Stato d’ Israele al posto della Torah e lo Stato d’Israele, per essi, ha cessato di essere l’entità legittimata dal diritto internazionale, nelle giuste condizioni di sicurezza, che ha il suo confine nella Green Line, ed è diventato sempre più la Grande Israele, legittimata dal fanatismo religioso e dai governi della destra più aggressiva. Essi si pretendono depositari di una ragione a priori.

Per questi ebrei, diversi dei quali alla testa delle istituzioni comunitarie, il buon ebreo deve attenersi allo slogan: un popolo, una terra, un governo, in tedesco suona: ein Folk, ein Reich, ein Land. Sinistro non è vero? Questi ebrei proclamano ad ogni piè sospinto che Israele è l’unico Stato democratico in Medio Oriente. Ma se qualcuno si azzarda a criticare con fermezza democratica la scellerata politica di estensione delle colonizzazioni, lo linciano con accuse infamanti e criminogene e lo ostracizzano come si fa nelle peggiori dittature.

Ecco perché posso con disinvoltura lasciare una comunità ebraica che si è ridotta a questo livello di indegnità, ma non posso rinunciare a battermi con tutte le mie forze per i valori più sacrali dell’ebraismo che sono poi i valori universali dell’uomo.

Moni Ovadia
Fonte: http://www.ilmanifesto.it
Link: http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20131108/manip2pg/01/manip2pz/348271/
8.11.2013

1) http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/05/moni-ovadia-lascio-comunita-ebraica-fa-propaganda-a-israele/766554/

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Salomone. Autopsia di un mito?

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RIPENSANDO

SALOMONE:

neppure il re “più saggio del mondo”, in tutta la sua leggendaria magnificenza, è sfuggito ai solventi “demitizzatori” degli intellettuali clericali, ebrei e cattolici. Sarebbe una “leggenda”, a sentire costoro, “anche” il Salomone che incantò la regina di Saba. E se alle volte avessero sbagliato? Proviamo a “demitizzare” i demitizzatori professionisti, stando alla ricostruzione di un docente universitario di matematica

Salomone continua ad essere una figura che attira molto. Incanta la sua sapienza ma anche la sua parabola esistenziale e i problemi storici e di altro tipo che pone. E’ davvero esistito? E certi episodi della sua vita sono davvero reali? Da dove proveniva, per esempio, la misteriosa donna presentata sulla Bibbia come “la regina di Saba”? E dove si trova la tomba di Salomone? Un viaggio affascinante alla ricerca delle tracce lasciate dal re che, dopo Davide, più si è impresso nell’immaginario collettivo. Con un interessante domanda finale: è stato lui a dare origine all’alfabeto che è passato alla storia come alfabeto fenicio (…) Oggi molti studiosi, fra cui l’ ebreo Paolo De Benedetti, che insegna al Seminario Teologico di Milano, affermano che Salomone non è mai esistito, e come lui Davide e Mosè! Anche se non espliciti come De Benedetti, sulla sua linea sono molti biblisti italiani. Quindi i preti escono dai seminari con l’ idea che la Bibbia sia una raccolta di storie prodotte artificiosamente, utili solo a suggerire riflessioni teologiche e morali.

di Emilio Spedicato*

SpedicatoLa figura di Salomone, per le sue caratteristiche di persona di grande saggezza, capacità e contatti internazionali, ha affascinato molti nel corso dei tre millenni passati dalla sua esistenza. La lettura del testo biblico pone seri problemi relativi alla storicità di Salomone ed alla portata dei suoi contributi, fatto che, anche per altre ragioni, ha portato recentemente molti studiosi a dubitarne addirittura l’esistenza storica. In questo contributo, utilizzando informazioni da varie altre fonti, in particolare da Giuseppe Flavio, mostriamo come si possa ottenere un quadro coerente con le affermazioni antiche relative alla saggezza, gloria e scienza di Salomone. Uomo che appare nel nostro scenario ai vertici delle qualità a lui attribuite, aprendo inoltre inattese prospettive sulla nascita del buddismo e sull’ origine dell’ alfabeto.

Sulle tracce di Salomone: quegli incontri inattesi…

Il re Salomone. Una figura che ha sempre affascinato per la sua sapienza, ma anche per la sua umanità.

Il re Salomone. Una figura che ha sempre affascinato per la sua sapienza, ma anche per la sua umanità.

A Milano presso la Galleria sta il Bet Shlomo, o Casa di Salomone, gestito dal rabbino Samuel. Dopo una settimana in cui avevo invano cercato di contattare sia lui che il fratello dell’Aga Khan, indovinai che il signore basso, tarchiato ed immensamente barbuto che stavo per incrociare in Galleria un lunedì mattina assai presto, dovendo prendere un treno per Roma, fosse lui. Shalom, è lei il rabbino Samuel padre di 17 figli? 17 per ora, rispose. Gli chiesi del silenzio biblico sui figli che Salomone presumibilmente ebbe dalle sue 700 mogli; mi rispose che non erano vere mogli. Salito poi sul treno incontrai, incredibilmente, un pakistano pilota personale dell’ Aga Khan, in Italia per addestrarsi sul nuovissimo e costosissimo elicottero Agusta da poco acquistato dal capo degli Ismaeliti. Una sera poco dopo, trovandomi a Mestre, notai un altro signore barbuto e cappelluto che pure stava per incrociarmi. Era un rabbino israeliano, cui chiesi: shalom, where is Solomon’s tomb? La sua risposta: no one knows.

Due temi, negli aneddoti di sopra, importanti, la cui risposta non si trova nella Bibbia, né nella versione dei Settanta né in quella Masoretica, e credo per un motivo preciso: mentre la Bibbia mai, a parere mio e salvo alcuni errori di traduzione e di trasmissione, racconta il falso, tuttavia spesso tace su importanti fatti, lasciandone una prima impressione lontana alla realtà. Ma esistono altre fonti ed è spesso possibile recuperare un quadro dei fatti soddisfacente.

Chi era Salomone?

Uno degli episodi più famosi riguardanti la sapienza di Salomone: la decisione di tagliare a metà un bambino conteso da due donne.  Una provocazione per capire chi, delle due, era la vera madre.

Uno degli episodi più famosi riguardanti la sapienza di Salomone: la decisione di tagliare a metà un bambino conteso da due donne. Una provocazione per capire chi, delle due, era la vera madre.

Su Salomone sappiamo dalla Bibbia che visse nel decimo secolo AC, regnò 40 anni, ebbe da Dio il dono della più grande saggezza, fu capo di un regno esteso dal Nilo all’Eufrate, ebbe centinaia di mogli e concubine, andò a trovarlo la bellissima regina di Saba-Sheba, che per vederlo fece un lungo viaggio senza precedenti; e costruì un tempio a Gerusalemme, descritto nei particolari. Il tempio fu distrutto da Nebuchadnezzar nel 587 AC (Esdra ed Erode il Grande si occuparono poi della ricostruzione e restauro; il secondo tempio fu distrutto dai Romani nel 70 dC e sulla sua area stanno ora le moschee di Omar e di El Aksa). Sappiamo da Giuseppe Flavio, appartenente ad una delle famiglie sacerdotali che si alternavano nella cura del tempio, persona coltissima e poi legata a Vespasiano e Tito da cui ebbe in dono la biblioteca del tempio prima della sua distruzione, che Salomone andò al potere a 14 anni e regnò per 80; avendo chiesto il dono della saggezza, Dio gli concesse anche quello della gloria e della scienza.

Ma Salomone è davvero esistito? C’è chi dice no

Oggi molti studiosi, fra cui l’ ebreo Paolo De Benedetti, che insegna al Seminario Teologico di Milano, affermano che Salomone non è mai esistito, e come lui Davide e Mosè! Anche se non espliciti come De Benedetti, sulla sua linea sono molti biblisti italiani. Quindi i preti escono dai seminari con l’ idea che la Bibbia sia una raccolta di storie prodotte artificiosamente prima da Giosia, uno dei re del regno di Giuda poco prima della conquista da parte di Nebuchadnezzar, e poi sistemate da Esdra nel quinto secolo AC, utili solo a suggerire riflessioni teologiche e morali. Non considerando qui l’ origine delle idee di De Benedetti et al (da trovarsi in problemi di geografia biblica non risolti correttamente, vedasi i lavori del grande storico cristiano libanese Kamal Salibi (1988, 1996), e nell’ errore di Lepsius e Champollion nel datare l’ anno sotico citato nel De die natali di Censorino!), possiamo proporre una interpretazione coerente delle informazioni di origine biblica e flaviana.

Andiamo a vedere, però, quali sono le tracce lasciate dal passaggio terreno del Re

La bellezza del Tempio di Salomone, ora distrutto.

La bellezza del Tempio di Salomone, ora distrutto.

Proponiamo il seguente scenario:

– I diversi 40 e 80 anni di regno si spiegano con la ragionevole ipotesi che, dopo 40 anni di amministrazione effettiva, e terminata la costruzione del tempio, Salomone decise di visitare il suo vasto impero e restituire le numerose mogli con i figli alle famiglie originarie. Queste famiglie erano, come tipico nell’ antichità, quelle dei re che gli si erano sottoposti volontariamente, inviando tributi, fra cui figlie o sorelle per il suo letto. Salomone è criticato nella Bibbia, e considerato un peccatore, per avere avuto mogli straniere, e per avere permesso culti stranieri. Un atteggiamento da parte di Salomone che è un segno di tolleranza e saggezza, assai mal vista dai fondamentalisti, diremmo, che gli stavano vicini; alla sua morte mogli e figli quasi certamente sarebbero stati sterminati. Del viaggio di Salomone restano tracce nei monumenti, rispettatissimi in loco, chiamati Takht e Suleiman, Troni di Salomone, di cui ne esistono in Iran (Hamadan), nella regione indo-pakistana (Taxila, Srinagar, vicino a Quetta…), e persino nel lontano Fergana. Questa è una fertile valle divisa fra attuali Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan, dove si allevavano i più pregiati e cari cavalli del mondo antico (in un certo periodo un cavallo era scambiato contro una principessa cinese di sangue imperiale). Qui forse arrivò Alessandro, amante dei cavalli; il suo Bucefalo era un fortissimo e rarissimo cavallo norvegese dei fiordi; e da qui, dalle colline Bororo, portò probabilmente dei soldati dai quali discendono gli abitanti della valle di Hunza, chiamati Hunzakut dai Pakistani, ma che chiamano se stessi Bororo…

Altra immagine di Salomone. Suo il Qoelet?

Altra immagine di Salomone. Suo il Qoelet?

– Il regno era esteso dal Nilo all’ Eufrate. Se l’ Eufrate fosse l’ attuale fiume della Mesopotamia, sarebbe stato un regno esteso su deserti principalmente. Ora esistono forti argomenti, basati sulla dimenticata Cosmographia di Aethicus Ister, vedi Spedicato (1913), su un passo di Nearco riportato in Strabone, e sulla geografia dell’ Eden, del Kharsag, e dei viaggi di Gilgamesh, vedasi Spedicato (2001, 2002, 2003, 2004), sulla esplorazione portoghese delle coste dell’ Oceano Indiano, vedi Barbosa (1866), che Eufrate fosse il nome originario dell’ Indo. Questo mutò probabilmente dopo l’ invasione degli indoeuropei Sindhi, popolo del leone, al tempo dell’ Esodo, dopo la di poco precedente invasione di Dioniso (che si può arguire fosse re della Margiana), ma a lungo fu conservato nei popoli come il nome originario. Quindi un regno vastissimo, forse più ampio di quello di Alessandro, se non di quello di Gengis Khan, non potendosi stabilire quale parte della Siberia vi afferisse. I testi non parlano di guerre, quindi va ipotizzato che il regno si formò per adesione volontaria dei vari re, impressionati dalle superiori doti di Salomone. Un regno che si formi in tale modo non sarebbe stato un caso unico nella storia. Così avvenne in India per Ashoka, nel IV secolo AC, e in Cina per Yu, fondatore della dinastia Xia, databile verso il 2000 AC. E così secondo alcune tradizioni avvenne anche, prima del diluvio, per Enoch, alla cui autorità si sottomisero 120 re, vedasi In the beginning di Velikovsky.

L'orientalista Giuseppe Tucci ha formulato un' ipotesi interessante sulla localizzazione della tomba di Salomone.

L’orientalista Giuseppe Tucci ha formulato un’ ipotesi interessante sulla localizzazione della tomba di Salomone.

– Partito Salomone per il lungo viaggio, il suo regno, affidato ai due figli, Roboamo e Geroboamo, decadde, e le due parti in cui era stato diviso finirono sotto il controllo egizio ed assiro. Salomone nei lunghi anni del suo viaggio, dove forse percorse più dei 100.000 km stimati per i viaggi di Ibn Battuta…, ad una ad una restituì le mogli alle loro famiglie ed alla fine si trovò, per scelta sua, probabilmente in India e ormai non più ricco. Forse si dedicò alla meditazione ed alla scrittura di libri, alcuni dei quali (Proverbi, Qoelet…) in epoca ellenista furono tradotti dall’ arcaica lingua originaria in quella del tempo. I biblisti li ritengono opere di tale epoca, ma noi crediamo nella tradizione, accettata anche dal Corano, che li attribuisce a Salomone. Sono libri presagenti l’ insegnamento di Budda, che fu attivo meno di due secoli dopo la sua morte. Notata questa analogia, mi vennero i brividi quando in un articolo del grande orientalista Giuseppe Tucci, gloria fra le massime della cultura italiana del Novecento, lessi che la tomba di Salomone si trovava secondo una tradizione locale vicinissima alle rovine del palazzo del padre di Budda, a Kapilavastu, nella giungla nepalese del Terai (nome che possiamo leggere come nome ibrido Ta ra i, grande santo re). Non lontano da quel palazzo, presso le rovine di un altro palazzo a Lumbini, nel cui giardino nacque Budda, si trova una famosa colonna eretta da Ashoka. Sembra che ben pochi abbiano letto questo articolo di Tucci, che ho scoperto essere sconosciuto a tibetologi e indologi! E allora, forse che Budda ebbe l’ illuminazione mentre sotto un albero leggeva i lavori di Salomone? Possiamo anche notare che il giovane Gautama Siddharta, poi Budda, impose la sua superiorità intellettuale dimostrando di conoscere ben 63 scritture, e vedasi sotto per la possibile origine delle scritture di tipo alfabetico, come il sanscrito, da un’idea di Salomone.

E poi arrivò la famosa regina di Saba…

Il celebre incontro di Salomone con la regina di Saba.

Il celebre incontro di Salomone con la regina di Saba.

Consideriamo ora uno dei passi biblici più affascinanti relativi a Salomone, l’arrivo della regina di Saba. Questa donna, di grandissima bellezza (stando al Kebra Nagast, il libro nazionale etiopico) e intelligenza, arrivò con una carovana carica di doni preziosi e di oggetti chiaramente di origine tropicale, fra cui un corno di unicorno. Il suo viaggio sarebbe stato il più lungo mai intrapreso a memoria di uomo. Il Kebra Nagast afferma che, cedendo a Salomone grazie ad un trucco escogitato da questi, ne avrebbe avuto un figlio, di nome Menelik (interpretabile come luminosa anima di un sapiente). Questi divenne il capostipite della dinastia degli imperatori etiopi, orgogliosi della loro genealogia, pare la più lunga nota con discendenti ancora presenti (quella della famiglia imperiale giapponese risale al sesto secolo AC, e quella del grande studioso sufi italiano Gabriele Mandel al quarto secolo AC, quando un suo avo, re della Battriana, impedì ad Alessandro la conquista completa del suo paese).

L'arte ha sempre reso omaggio alla bellezza di questa misteriosa regina.

L’arte ha sempre reso omaggio alla bellezza di questa misteriosa regina.

E’ tesi corrente che Macheda, questo il nome della regina nel Kebra Nagast, venisse dallo Yemen, dove esisteva una comunità detta dei Sabei, e che i doni portati fossero di provenienza almeno in parte africana. Ma a questa tesi si può obiettare che un viaggio dallo Yemen era una impresa ogni anno effettuata dalle carovane che partendo dal Dhofar e dall’Hadramaut portavano a nord incenso e mirra e lo speciale miele della zona, ancora oggi noto per il suo specialissimo sapore nonché per l’ altissimo prezzo; che lo Yemen ebbe sì periodi di splendore, ma all’ epoca di Salomone, il decimo secolo AC, non si era probabilmente ancora ripreso del tutto dall’ immensa devastazione che lo colpì nel 1447 AC. In tale anno il colossale tsunami da vento, che abbassò le acque a nord del Mar Rosso permettendo a Mosè di salvarsi (vedasi Spedicato 2007a,b,c), e le accumulò a sud presso il Bab el Mandeb, la porta delle lamentazioni, ne devastò la zona più ricca dove non si sono trovate tracce di costruzioni per un periodo di circa trecento anni. Inoltre l’ unicorno è individuabile nel rinoceronte indiano, avente un solo corno, contro i due dell’ africano. E in particolare il nome Saba o Sheba con accettabili trasformazioni linguistiche, può ridursi a Siva-Shiva, o Sharviah , come Shiva cinquecento anni fa era chiamato presso i Kafiri dell’ Afghanistan. E’ quindi naturale ipotizzare che la regina di Saba fosse una regina dell’ India al di là dell’ Indo, quell’ India gangetica o meridionale che nessuno dei conquistatori noti dai classici (Sesostri primo, Semiramide, Dario, Alessandro…) mai poté conquistare, per le difficoltà climatiche e l’ immensità della sua popolazione. Regina di un impero che dobbiamo supporre confinasse con quello di Salomone. E quindi il viaggio fu effettivamente lungo come nessun altro prima, ma possibile senza problemi perché effettuato attraverso regioni pacificate. E viene da pensare che possa avere preso la strada, forse allora più agevole, della Gedrosia, ovvero dell’Iran meridionale, quella che scelse Alessandro al suo ritorno o dove quasi morì di sete. La scelse perché sapeva che vi era passata la regina?

Ma dov’era Saba?

La figura della regina di Saba ha ispirato diversi film. Qui la locandina di uno italiano.

La figura della regina di Saba ha ispirato diversi film. Qui la locandina di uno italiano.

Dopo l’ incontro con Salomone, Macheda assai probabilmente ritornò in India via mare, forse con navi indiane appartenenti ai grandi navigatori indiani detti Pani (parola che in sanscrito, hindi, bengali, urdu… significa acqua). Forse partì dal porto di Etzion Geber, un’ isoletta non lungi da Aqaba, e durante il viaggio visitò i porti dei Pani (individuabili in porti i cui nomi ancora oggi conservano il riferimento a Shiva: Safaga in Egitto, Sawa Jinn in Sudan, Sofala in Mozambico…), e i territori colonizzati dall’ India (forse anche il Madagascar, popolato proprio da gente proveniente da India e Indonesia); in particolare l’ Etiopia dove lasciò il figlio e forse presiedette alla costruzione di un palazzo ad Axum recentemente scavato da archeologi tedeschi, e poi lo Yemen, e l’ Oman, e il Makran/Magan….

Ed essendo certo più giovane di Salomone non è da escludere che questi, al termine dei suoi anni di viaggio attraverso il suo impero, non sia andato ad incontrarla in India. Dove risiedesse la regina di Saba richiede maggiore ricerca. Forse il suo palazzo era nel Nepal di oggi: Nepal via naturale per il sacro monte Kailash, trono di Shiva, sede della miniera di sabbie aurifere di Ophir, da cui Salomone ne importò a tonnellate, trono quindi di oro, come ben si addice al dio Shiva. O nel Kashmir, presso l’ attuale Srinagar, dove si trova il più importante dei Takht-e-Suleiman, restaurato da Ashoka. O….

L’ incontro di Salomone e Macheda può aver avuto un’ altra conseguenza di immensa importanza per la storia dell’ umanità, discussa nella prossima sezione. E se l’ ipotesi è corretta, Salomone, con Newton e Von Neumann, potrebbe essere posto ai vertici della storia culturale dell’ umanità.

Salomone e l’origine dell’alfabeto: una proposta interessante

Alfabeto fenicio. Di chi fu l'idea originaria?

Alfabeto fenicio. Di chi fu l’idea originaria?

Ed ora alcune considerazioni sulla sua scienza, la terza delle doti in cui giganteggiò, stando a Giuseppe Flavio, mentre la Bibbia ne tace, come tipico in tante occasioni riguardo a situazioni e persone non approvate dall’ autore del testo biblico. Taceremo delle affermazioni in vari testi extrabiblici, anche di tempi medioevali, scritti sia in occidente che in oriente (in Persia particolarmente), dal carattere spesso favolistico, come la capacità di parlare con gli animali (ma riscontrabile in guru indiani e in San Francesco) e la sua disponibilità di una macchina volante. Consideriamo solo come possa avere interagito culturalmente con la regina di Saba, con la quale i rapporti non furono certo solo a livello erotico. Se la regina proveniva dall’ India scivaitica, quindi dall’ India profonda al di là dell’ Indo, doveva essere persona di conoscenze approfondite in settori “magici” come il tantrismo, lo yoga, la medicina ayurvedica. È probabile che la regina conoscesse, oltre all’ immensa letteratura in sanscrito (il Rg Veda era già formato nel quarto millennio AC, vedasi Kak et al (1995)), e tamil, anche la cosiddetta lingua della civiltà dell’ Indo-Sarasvati. Questa civiltà decadde, dopo l’essiccamento del fiume Sarasvati un migliaio di anni prima di Salomone, ma parte del suo patrimonio culturale potrebbe essersi conservata. Questa lingua sembra essere stata decifrata da poco, con i risultati convergenti del filologo tedesco Kurt Schildmann, che l’ ha identificata come antico sanscrito-prakrito, e del matematico Subhash Kak, della famiglia reale del Kashmir, che è giunto alla stessa conclusione.

Dobbiamo quindi pensare che Salomone, cui dovevano essere note le scritture basate sui geroglifici egizi, sul cuneiforme dei sumeri ed akkadici, e quelle sillabiche del lineare A e B, dovesse essere esposto da parte della sua visitatrice anche alla scrittura antichissima indiana, di tipo sillabico (e qui si potrebbe anche ipotizzare, ma il discorso porterebbe lontano, che i lineari A e B, pur esprimenti un greco antico, fossero di origine indiana, conseguenza di contatti con i navigatori Pani di cui sotto). Perché allora non ipotizzare che Salomone, grazie alla sua straordinaria intelligenza, non si sia accorto che una scrittura sillabica potesse essere ulteriormente semplificata, usando tanti segni quanti i singoli suoni identificabili, ovvero le consonanti e le vocali? Osservazione solo apparentemente banale, in quanto la varietà dei suoni è invero assai elevata (noi italiani abbiamo due pronunce per la e, o, ma non differenziamo tali vocali come lettere) e una singola parola tende ad essere pronunziata diversamente, specie a livello vocalico, anche da comunità geograficamente vicine, come ancora avviene con i dialetti. E notiamo che, data la perfetta aderenza dell’ alfabeto sanscrito con la relativa fonetica, forse Salomone potrebbe essere all’ origine di quest’ alfabeto, da cui derivano decine di altri usati nella regione indo-tibetana. Ora va osservato che una scoperta che semplificasse la scrittura e la mettesse facilmente a disposizione degli utenti, avrebbe fatto perdere clientela agli scribi, professione d’élite ed importante in tante civiltà antiche. Ed è ben noto nella storia, e la cosa vale ancora oggi, vedasi le auto che potrebbero fare 40-100 km con un litro, che certe scoperte, utili alla maggioranza della popolazione ma dannose per una potente minoranza, sono malviste e spesso soppresse, anche a costo della vita dell’ inventore (la storia romana e cinese ne presenta vari casi). Quindi un altro motivo per cui Salomone è stato censurato nella Bibbia.

E, forse, i Fenici si appropriarono dell’idea

I fenici "rubarono" l'idea dell'alfabeto a Salomone?

I fenici “rubarono” l’idea dell’alfabeto a Salomone?

Ma la praticità della sua scoperta non sfuggì agli amici navigatori che con il re Hiram gli avevano portato, fra l’ altro, prezioso materiale, fra cui il legno di cedro, per la costruzione del tempio. Il cedro quasi certamente non era il Cedrus lebanotica dell’ attuale Libano, poco atto alle costruzioni causa lo sviluppo più orizzontale che verticale con grandi nodosi rami, ma il Cedrus deodara del Kashmir, dal tronco eretto, lunghissimo, rami sottili, legno rossastro e inattaccabile dagli insetti, unico legno ammesso in Asia ancora oggi per le statue sacre e le costruzioni nei templi. I biblisti che hanno sempre pensato al Libano ignorano la botanica, la storia delle costruzioni sacre in India e quanto scrive Tucci. Hiram era un re dei Fenici, parola greca che significa Rossi, e che va riferita al Mar Rosso da cui provenivano, vedasi la prima pagine di Erodoto. Ora il Mar Rosso è l’ odierno Oceano Indiano [detto Rosso, secondo una nostra tesi, per la presenza occasionale di isole galleggianti di pomice rossa proveniente dalle eruzioni nella Dancalia, dove la pomice usualmente rosa diventava rosso sangue attraversando le acque salate della depressione, vedasi Spedicato (2007a,b.c)].

Re anche dei Punici-Puni, parola che corrisponde al sanscrito Pani (probabile anche il riferimento a Punt, la regione dei cinque grandi fiumi convergenti nell’ Indo, ora Penjab), nome indicante gli esperti navigatori, che viaggiavano su gran parte dei mari del globo, sfruttando i monsoni per raggiungere l’ Africa e le isole della Sonda, e probabilmente terre ancora al di là. Quindi è probabile che l’alfabeto inventato da Salomone sia passato ai Fenici, cui Salomone forse donò anche basi permanenti sulla costa libanese, in particolare Tiro. Ricordiamo che Tiro possedeva una grande biblioteca ai tempi di Alessandro, da lui bruciata, come suo uso nei confronti dei patrimoni culturali dei popoli conquistati (e seguendo l’ esempio del suo maestro Aristotele, che fece raccogliere e bruciare le opere di Democrito perché aveva idee diverse dalle sue) e che a Tiro operò il primo storico noto della storia, Sanchoniaton, la cui opera sopravvive in frammenti. Sanchoniaton forse visse all’epoca di Salomone, e si potrebbe ipotizzare che scrivesse sotto suo invito. A Salomone in tale caso anche l’ onore di avere ispirato la prima opera storica. E con la scoperta dell’ alfabeto, possiamo forse considerarlo il numero uno nella scienza umana, prima di Newton e di Von Neumann…

*prof. Emilio Spedicato

Dipartimento di Matematica

Ordinario di ricerca operativa

Università di Bergamo

Bibliografia

Aethicus pseudo, Spedicato E. traduttore, Cosmographia, Aracne, 2013

Barbosa D., A description of the coasts of East Africa and Malabar, Hakluyt Society, 1866

Kak S., Frawley D. e Feurnstein G., In search of the cradle of civilization, Quest Books, 1995

Salibi K., Secrets of the Bible people, Saqi Books, London 1988

Salibi K., The Bible came from Arabia, Naufal, Beirut, 1996

Spedicato E., Geography of Gilgamesh travels, part I: the route to the mountain of cedars, Migration and Diffusion 1, 6, 2001

Spedicato E., Geography of Gilgamesh travels, part II: the route to Mount Mashu, Migration and Diffusion 1, 7, 2001

Spedicato E., Eden revisited : geography, numerics and other tales, Migration and Diffusion 4, 16, 2003

Spedicato E., Geography and numerics of Eden, Kharsag and Paradise: Sumerian and Enochian sources versus the Genesis tale, Migration and Diffusion 5, 18, 2004

Spedicato E., The Deucalion catastroph 1: the passage of the Red Sea by Moses and the Phaethon explosion, Proceedings of the International Conference on The Atlantis Hypothesis: Searching for a Lost Land, Milos island, July 2005, 115-130, 2007a

Spedicato E., The Deucalion catastroph 2: the Phaethon explosion and some of its effects outside Egypt, Proceedings of the International Conference on The Atlantis Hypothesis: Searching for a Lost Land, Milos island, July 2005, 131-144, 2007b

Spedicato E., The Deucalion catastroph 3: chronological and geographical questions, Proceedings of the International Conference on The Atlantis Hypothesis: Searching for a Lost Land, Milos island, July 2005, 145-162, 2007c

TITOLI, FOTO, DIDASCALIE SONO AD OPERA DELLA REDAZIONE

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L’Israele taciuto: verso il Nuovo Ordine Mondiale ed il Grande Fratello

A sentire i mass-media, la “questione Palestinese” sarebbe semplicissima: i buoni figli d’Israele che combattono i malvagi terroristi palestinesi, dipinti come i soliti irrequieti rozzi fanatici dell’Islam. Invece «la Palestina non è un oggetto morto ..: la Palestina è ciò che i palestinesi creano in tempo reale, esattamente come la Francia è ciò che i francesi stanno creando nella loro vita di ogni giorno. .. I palestinesi non sono una gente oscura, rozza. Essi crearono la Stella di Ghassul, scrissero la Bibbia, costruirono i templi di Gerusalemme e di Garizim, i palazzi di Gerico e di Samaria, le chiese del Santo Sepolcro e della Natività, le moschee del Haram A-Sharif, i porti di Cesarea e Akka, le fortezze di Montfort e Belvoir.» (da “Perchè sostengo il ritorno dei Palestinesi”, di Israel Shamir)

Ben Gurion, all’atto della fondazione dello stato [di Israele, il 14 maggio 1948,] aveva detto: «Quando viene l’ora di Dio, nessuno può fermarla.» Anche Menachem Begin la pensava allo stesso modo. Isaak Shamir sembra abbia detto alla presenza di un gruppo di turisti cristiani: «Ci troviamo ancora nell’ombra, ma un giorno si adempirà Romani 9, 10 e 11 e Israele si rafforzerà con il suo Messia.» (da un articolo di Norbert Lieth)

Fra cerimonie oscure e magia nera, e operazioni bancarie a dir poco sospette, ecco cosa realmente bolle in pentola da quelle parti.

SOMMARIO:

  • La pietra angolare della violenza
  • Il massacro di Sabra e Shatila
  • Bankers and robbers
  • Return of the knight
  • Vampire killers
  • Acid test failed
  • Petrolio in Israele
  • La ricostruzione del tempio
  • Oh, Gerusalemme, Gerusalemme!

Vedi anche: Il Nuovo Ordine Mondiale e l’attentato al World Trade Center

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LA PIETRA ANGOLARE DELLA VIOLENZA
di Israel Shamir, 08 agosto 2001 (traduzione di Susanne Scheidt, Milano, Ferragosto 2001)

Mentre gli F-16 stanno di nuovo bombardando città palestinesi e giovani uomini stanno sacrificando la loro vita e la vita di altri, .. la gente discute seriamente come “gestire la Violenza” per poter portare la Pace. [Ma] nel mondo reale, la Violenza non è come un fenomeno meteorologico.

.. Nello scorso settembre, in seguito alla visita di Ariel Sharon alla Spianata delle Moschee .. venerata dai musulmani quale Haram Ash Sharif .., la polizia di frontiera di Israele uccise sette fedeli in preghiera nella moschea di Gerusalemme dando così, l’avvio alla Seconda Intifada. .. Israele vuole che la sommossa palestinese continui. Israele non vuole la pace, bensì un conflitto a bassa intensità. Una guerra con i palestinesi permette ai leader di Israele di tenere insieme le loro comunità eterogenee evitando che si scannino l’una l’altra. [Inoltre] permette ai leader ebrei in tutto il mondo di portare avanti il loro compito arduo di rivitalizzare l’Ebraismo Mondiale.

.. Le recenti spedizioni assassine hanno avuto anche lo scopo di coprire con una montagna di cadaveri la provocazione della pietra angolare. Il significato di questa cerimonia oscura (della deposizione della pietra) è stato ulteriormente offuscato dai mass media che facevano misteriosamente evaporare ogni riferimento a quell’atto .., sicché l’americano e l’europeo medio ha avuto l’impressione che i musulmani “selvaggi” avessero aggredito pacifici ebrei in preghiera, e ciò per nessuna ragione. Di questo passo, l’unanimità della stampa in lingua inglese fu spaventosa. La BBC .., colmando la lacuna, riferì che “soldati Israeliani erano entrati nella moschea in risposta al lancio di sassi da parte di musulmani”, collocando alla fine del servizio, un riferimento alla pietra angolare. .. Per quanto riguarda le reti televisive americane, i loro servizi continuano a essere consistenti, spacciando senza alcun indugio la versione israeliana.

.. La faccenda era atta a rammentare le invocazioni di magia nera di Pulsa di Nura, la formula cabalistica usata contro il Primo Ministro Yitzhak Rabin. Nel 1995, i media israeliani riportarono una riunione dei Cabalisti importanti per invocare gli spiriti del male implorandoli di estinguere la vita del Primo Ministro. Di lì a poco, Rabin fu assassinato da un fanatico religioso ebreo. Uno degli organizzatori della cerimonia Pulsa di Nura fu sottoposto ad un processo in tribunale e condannato al carcere, per incitamento all’omicidio.

Per poter valutare il significato della deposizione della pietra angolare, immaginate: vi svegliate una bella domenica mattina, nella vostra casa fuori città, prendete il caffè e vi avviate verso la vostra chiesa. Qui vi imbattete in un assembramento movimentato. Davanti alla chiesa incontrate un gruppo di uomini, ben protetti da soldati armati e dalla polizia, che si danno da fare per installare un immenso cartellone sul quale sta scritto: “In questo luogo sorgerà una sinagoga nell’anno 2002”. Sullo sfondo il rombo di bulldozer con i motori accesi e la voce amplificata del rabbino pronunciando le benedizioni per la nuova sinagoga. Mettete al posto della vostra chiesa parrocchiale il Duomo di San Pietro o il Santo Sepolcro e capirete quali fossero i sentimenti dei palestinesi di Gerusalemme.

.. I Fedeli del Monte dei Templi, il gruppo che aveva messo in piede questa cerimonia magica, sono un gruppo piccolo e difficilmente inquadrabile nell’orientamento della maggioranza. .. Scartando le obiezioni della polizia, la Corte Suprema, la più alta autorità giudiziaria ebrea, permise loro di mettere in atto il loro progetto nella fatidica data del nono giorno del mese Ab del calendario lunare, con tutto il significato mistico inerente a quella data. Tutto lo schiacciante potere dello Stato ebreo, compresi migliaia di poliziotti e soldati, fu mobilitato per permettere lo svolgimento della cerimonia.

.. La rapida mobilitazione dei palestinesi costrinse gli ebrei a deviare il corteo dei Fedeli. La cerimonia ebbe luogo fuori dalle mura della Città Vecchia e fu leggermente anticipata rispetto al programma. Durò qualche minuto e poi la pietra fu riportata nel suo luogo d’origine, nell’ombra profonda e protettiva del Consolato degli USA. [Questa cerimonia] provocò .. la risposta prevedibile dei palestinesi come pure, in seguito, l’aggressione violenta della polizia ai fedeli presenti nella moschea. Qual è stato il motivo di tutto questo turbamento? Perché i ragazzi palestinesi pensavano di poter affrontare la polizia della frontiera, famosa per la sua brutalità? Quale grande importanza aveva la pietra angolare?

Molti ebrei e i loro alleati sionisti cristiani credono che .. le moschee di Gerusalemme erette nel settimo secolo, andrebbe[ro] distrutt[e] per permettere l’edificazione di un tempio ebraico sulle loro rovine. .. Alcuni ebrei con inclinazioni mistiche credono che tale atto renderebbe la dominazione ebraica del mondo totale ed irreversibile. Questa credenza non è patrimonio esclusivo di lunatici e gente stramba, nemmeno dei soli sionisti, ma rappresenta una convinzione piuttosto diffusa.

I mass media dell’occidente generalmente rappresentano il conflitto in termini di un conflitto tra musulmani ed ebrei. Ma il conflitto, visto con gli occhi di questi ebrei, è un conflitto tra ebrei e non-ebrei, gentili. Nella loro mente, il Monte dei Templi è un Cerchio magico di Potere [come nel videogioco Archon, ndJB]. Come il cerchio in Tolkiens “Lord of the Rings” (il professore britannico era un uomo molto erudito), questo atto dovrà fare venire il Messia. Per i mistici ebrei, questo Messia non è il Messia Cristiano. Nel loro libro, il Messia non è un gentile Gesù messaggero all’umanità intera. Il loro Messia ridurrebbe per sempre in schiavitù le nazioni della terra rendendo il Popolo Eletto i signore dell’universo. Il loro Messia, il Tiranno dominatore sui popoli della terra, è l’Anticristo della profezia.

.. “Il partito Likud al governo (per non parlare dell’ala di estrema destra) crede effettivamente in questo mito” (Israel Shahak)

.. Col volgere dall’uno al due nella conta dei millenni sul metro della nostra Cabalina Cosmica, le menti normalmente sane vengono facilmente assalite da pensieri apocalittici. Non sarebbe la prima volta che alcuni ebrei sognano della dominazione della terra e del reame eterno dell’Anticristo. Soltanto che oggi si trovano in possesso di armi nucleari, di aerei e navi di combattimento del tipo più evoluto, di immense ricchezze, dell’appoggio cieco degli USA, di decine di milioni di volenterosi schiavi “cristiani sionisti” e di una vasta rete di mass-media internazionali, mansueti e docili.

.. L’eminente quotidiano Haaretz scrisse che Sharon, come fece prima di lui Barak, si recherebbe di nascosto a trovare i maghi della Cabala per chiedere i loro consigli. .. La Terra Santa si trasformerà, secondo le loro linee guida, in una Terra Brulla. Questo non verrà lasciato al caso. La Cabala viene attribuita al mistico del primo secolo, Simeon Ben Yohai, la cui massima più diffusa dice: “Schiacciate la testa del migliore dei serpenti, uccidete i migliori tra i gentili”.

.. Gli ebrei sono destinati a dominare il mondo, predicava Rabbi Leichtman, un Cabalista di prim’ordine, in un lungo articolo uscito su Vesti, un giornale russo-israeliano. .. Uri Zvi Greenberg, un poeta ebreo recentemente scomparso, .. invitò allo sterminio dei gentili. .. Lo sterminio di Edom – codice tradizionale per i gentili europei ed americani – si presenta come opzione plausibile alle menti febbricitanti dei seguaci della Cabala.

.. Nel cuore degli USA, in Atlanta, si è svolto recentemente un dibattito nel Centro della Comunità Ebraica. [Il] rabbino .. dichiarò .. (abbiamo registrato le parole) che obiettivo ultimo della creazione dello stato di Israele .. sarebbe quello di assumere il controllo del potere e delle ricchezze su scala mondiale. Gli ebrei faranno, un giorno, crollare i governi del mondo e si faranno assegnare posizioni di comando su scala globale. Questo, egli avvertiva, si sarebbe verificato entro pochi anni”.

.. In Russia, un seguace ebreo del movimento Jabotinski, il ultranazionalista cui fa parte lo stesso Sharon, scrisse ..: “Noi, gli Eletti, siamo uniti dall’odio. .. Quando tu avrai capito qual è il tuo posto in questo mondo, un maiale deve restare nel suo porcile. .. Ci avete costretti a servirvi, ma adesso è arrivata la vostra fine. Noi siamo i vostri signori. Voi siete i nostri schiavi. Questa è la volontà di Dio. Presto il nostro sole sorgerà di nuovo e gli schiavi non oseranno levarvi lo sguardo .., mentre noi, la dozzina di dozzina di migliaia (cioè, 144 000) di Eletti, siederemo nel grande Anfiteatro guardando le colonne di anime miserabili strisciando verso il loro paradiso. Per volontà di Dio, lo chiameremo Auschwitz.”

Parlano perfino di una ricostruzione genetica del Re dell’Anticristo. Il brillante cane sciolto, il Dr. Avi Ben Abrahams sembra esserne il capo progetto.

.. Gli uomini dell’odio e della vendetta si tengono pronti ad afferrare il cerchio magico del potere, il Monte dei Templi, per affermare e perpetrare il dominio dell’Anticristo. .. Un capo spirituale ebreo di Brooklyn, Rabbi Lubavitch, era considerato dai suoi discepoli un potenziale Messia ed è per questo che non si era mai recato in Terra Santa. Non si sentiva pronto per la prova delle forze. Per adesso, i figli della Palestina, fratelli di Faris Ode [13enne palestinese, cfr. “Return of the knight“], nipoti di Cristo, tengono a bada questi fanatici religiosi. Ma adesso, Sharon e la sua banda di credenti maligni .. allungan[o] la mano verso l’Orient House, una villa degli Husseini a Gerusalemme. Se verrà permesso che questo gesto passi in silenzio, sarà stato compiuto un ulteriore passo verso la conquista del Cerchio del Potere.

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IL MASSACRO DI SABRA E SHATILA
da Petition on-line

Nel 1982 l’esercito Israeliano era forza di occupazione a Beirut (Libano). .. A quel tempo l’esercito di Israele era sotto il totale controllo del Ministero della Difesa Israeliano e Ariel Sharon era il Ministro della Difesa. .. Ariel Sharon personalmente diede via libera alla Milizia Cristiano Libanese per entrare nei campi profughi di Sabra e Shatila a Beirut ovest, e ciò diede come risultato massacro, tortura e stupro di centinaia di civili inermi, soprattutto donne e bambini. L’esercito Israeliano non solo non controllò i campi e non fece nulla per fermare il massacro, ma, come è provato dai fatti, aprì la via ai Miliziani per entrare nei campi. Essi ebbero diretti e chiari ordini dal Ministero della Difesa Israeliano di non interferire e di dare mano libera e assistenza alla Milizia Cristiano Libanese.

[Questi sono] crimini di guerra contro l’umanità secondo i principi della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e le risoluzioni 260, 2391, 3074 dell’Assemblea Generale e la Risoluzione 1296 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il Parlamento Israeliano agì e costituì una commissione parlamentare per investigare il coinvolgimento di Ariel Sharon in questi atti disumani. Secondo il risultato dell’inchiesta Ariel Sharon fu trovato responsabile per le azioni della Milizia Cristiano Libanese e di conseguenza fu forzato a dimettersi da Ministro della Difesa. Ma .. non fu mai chiamato in giudizio né comparve in nessuna corte di giustizia in Israele.

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BANKERS AND ROBBERS
di Israel Shamir

.. Edgar Bronfman, chairman of the World Jewish Congress, and Abraham Burg, a rising star of Israeli politics, visited Swiss banks on a humanitarian mission. “You have billions of dollars deposited by the Jews before WWII, they said. – We want the moneys repaid immediately, whilst the survivors of the Jewish holocaust are still alive. Let them enjoy the last years of their life in relative comfort’.

.. Edgar Bronfman inherited his billions from his father Sam, a Mafia boss. Sam made his fortune by the illegal trafficking of booze into the US [and] made even more money as a loan shark.

.. In Jewish politics .. you do not have to be elected to become an important figure. You can always rent two rooms in an office building and put a sign of World Jewish Association, Survivors’ Forum or Jewish Liberation Organization, and you are in the business. There is no copyright to such titles.

.. No bank or insurance company could refuse such important gentlemen. After short resistance, the Swiss gnomes gave in, and the titular heads of Jews walked away with large pot of cash. ‘These Jews want to rob our banks and insurance companies in the name of their holocaust’, the Swiss probably fumigated. But they were mistaken.

.. Six years passed by, but almost no money left the benevolent grasp of international commissions created by Bronfman and Burg. Practically nothing was given to the survivors of the Jewish holocaust. The moneys were misappropriated by the same people that demanded justice for the victims.

.. LA Times stated: “An international commission created to resolve Holocaust-era insurance disputes has reportedly spent more than $30 million on salaries, hotel bills and newspaper ads while distributing only $3 million to claimants. .. Since 1998 the commission has held at least 18 meetings with up to 100 participants at hotels in London, Jerusalem, Rome, Washington and New York”. .. The Times reported that Swiss banks checked the dormant accounts and found that they did not even belong to the Jewish victims of Holocaust. They belonged mainly to ‘wealthy non-Jewish people who forgot about their money’. The Swiss haven’t not paid $1.5 b to Bronfman and Burg, because they became convinced in their claims. They paid because they had no choice, Bronfman (together with Mark Rich) was an important supporter of President Bill Clinton, and Clinton would do his asking, probably stopping just short of bombing Switzerland.

.. Finkelstein objected to the extortionist methods of the Jewish organisations. They presented him as a liar and an anti-Semite.

.. Union Swisse Bank (USB), computerised its business in 1987 and discovered many accounts dormant since 1939. The bank managers came to conclusion that some SF 45 million (30 m USD) of deposits probably belonged to the Jews who had died during or after the war.

‘We did not want to keep somebody’s else money’, – said the honest Swiss banker, – we called the World Jewish Congress and asked them to help and find the heirs to the funds. The Congress replied: “It is not on our agenda”. Cold-shouldered Swiss transferred the $30 million to the Red Cross.

Martin Stern .. told it to Israeli Radio. Two weeks after the broadcast, ‘coincidentally’ Bronfman and Burg knocked on the doors of the Swiss Banking Corporation demanding the cash.

.. Before the WWII, the Generali was a big Italian insurance business, owned by Italian Jews. ‘Many insurance companies before the WWII were in the Jewish hands, as in those days insurance was a small man’s bank’, Stern explains. The Generali had big assets in Palestine, as well as in Balkans and Italy. Despite the war, Italian fascism and Holocaust, the Generali retained its Jewish connection. They did not want to follow the example of Swiss .. and denied all knowledge of the pre-war policies. Stern investigated at his own expense and succeeded to locate the secret storage where the bosses of the Generali kept the pre-war policies, [which] forced the Generali Assurance to .. agree to pay. ..

.. From 1950s on, Jewish leaders made a fortune as the intermediary, as the compensation did not go straight to the heirs and survivors, but went to the sticky hands of the leaders. [Those] who were paid via Jewish hands, always got less, sometimes much less. The Jewish state, Jewish banks and Jewish organisations earned on every transaction, and they did not miss a single trick. When Israel ran high inflation, the pensions of the survivors were always under-indexed. Banks did not transmit the funds on time. .. Whoever relied upon our Jewish brothers was screwed up, as robbing fellow-Jews is a favourite pastime of Jewish crooks, leaders and bankers.

.. The politicians negotiated the settlement, received one hundred million dollar, called it The Generali Fund, and began to use it as their own. They forgot the interest of Jewish policy holders, or, probably, they never considered it but a figure of speech.

.. Martin Stern discovered that trustees of the GF became frequent fliers to Italy on the expense of the Fund, and when it appeared as too small money, they did not hesitate to ask the Generali for substantial fees. The problem crossed the ocean, and the American claimants discovered that their claims were ‘settled’ by the politicians. American Jewish organisations supported their Israeli buddies.

.. Bank Leumi of Israel has probably more funds of the perished Jews than any Swiss or German bank. .. As a matter of fact, they stick to the cash like glue. Before the WWII, many European Jews deposited their savings in the Anglo-Palestine Bank, the main Jewish bank of British Palestine, as Bank Leumi was called before 1948. .. Not only Jews used the bank – its cellars stored vast fortunes of Palestinian Christians and Muslims as well.

Many Palestinians lost their deposits in the great upheaval of 1948. Israeli banks used all ways to block their moneys and let them disappear as the inflation soared. .. The Holocaust survivors and heirs of victims were met with adamant refusal of Bank Leumi to open up its documentation for inspection.

In course of privatisation, Bank Leumi became partly owned by the Generali Assurance. Migdal Insurance, Generali and Bank Leumi constitute an intertwined group of businesses and businessmen with dubious record. Same men sit on the board of the companies, sharing perks and shifting around funds.

Martin Stern discovered that in 1950s, Bank Leumi staff opened, without external control .., all dormant safe boxes. Their contents were .. stored hidden from the public eye. .. At first, the Director General of the Bank, Galia Maor, denied the bank opened the boxes. When presented with evidence, she replied sternly, ‘we found only love letters’. .. The fate of currency deposits was not different from the safe boxes.

A Mrs Klausner deposited before the WWII in Bank Leumi 170 pounds sterling, an equivalent of USD 25,000 in today’s value. When she came to claim her deposit, Bank Leumi offered her NIS 13, or USD 4.

In order to avoid future embarrassment, the bank officials began to destroy old documentation.

The tricks of Bank Leumi attracted attention of the Israeli press and the Knesset (Parliament), and a parliamentary commission of enquiry was called for. It took six months of intensive negotiations to form the commission. .. The survivors demanded to find out the persons responsible for hiding their funds for half a century. This demand was not included in the chapter. Even worse, the commission