Anche gli evoluzionisti ammettono che ha ragione la Bibbia: l’umanità ha una comune origine

A lato il teschio scoperto in Georgia

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http://www.ansa.it/web/notizie/specializzati/scienza/2013/10/17/riscrive-evoluzione-uomo_9479366.html – Ansa – 18 ottobre 2013

Si riscrive l’evoluzione dell’uomo

Nato da un’unica specie, lo dimostra il fossile di un ominide

C’è stata un’unica specie umana: la scoperta che fa riscrivere la storia dell’evoluzione dell’uomo è quella dei resti di un ominide scoperto a Dmanisi, in Georgia, e vissuto 1,8 milioni di anni fa. La ricerca, che ha conquistato la copertina della rivista Science, è stata condotta dal gruppo coordinato dal paleoantropologo David Lordkipanidze, direttore del Museo Nazionale della Georgia a Tbilisi.

I nuovi dati dimostrano che, contrariamente a quanto si pensava finora, i primi rappresentanti del genere Homo (come l’Homo habilis e l’Homo erectus) appartenevano alla stessa specie evolutiva. Questi primi antenati dell’uomo probabilmente avevano solo un aspetto fisico diverso.

La prova è nel teschio fossile più completo mai trovato, appartenuto a un uomo adulto, alto fra 1,50 e 1,60 metri. In esso si combinano caratteristiche diverse mai osservate tutte insieme in un ominide: una piccola scatola cranica, faccia allungata e grandi denti. Per questi diversi tratti fisici, il fossile di Dmanisi può essere paragonato a vari fossili di Homo, scoperti in Africa e risalenti a circa 2,4 milioni di anni fa, e altri scoperti in Asia e in Europa, datati nel periodo compreso fra 1,8 e 1,2 milioni di anni fa. Per esempio la mascella è tipica da Homo habilis mentre le spesse arcate sopraccigliari sono caratteristiche di homo erectus.

Per Christoph Zollikofer, del Museo di Zurigo che ha partecipato al lavoro, la variazione dei tratti nell’ominide di Dmanisi non è maggiore di quella che si può trovare tra cinque esseri umani moderni o cinque scimpanzé.

Il fossile si aggiunge ai resti di altri quattro ominidi tutti rinvenuti nello stesso sito e vissuti nello stesso periodo: un anziano maschio senza denti, un maschio adulto, una giovane femmina e un adolescente di sesso sconosciuto, che rendono il sito unico perché sono i fossili umani più antichi scoperti fuori dall’Africa. Nella stessa località sono stati scoperti anche resti di animali e alcuni strumenti di pietra, probabilmente usati per macellare gli animali, associati allo stesso periodo.

I resti della fauna, in particolare dei carnivori, sono studiati da un gruppo italiano (con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri) coordinato dal paleontologo Lorenzo Rook, ”condivido il risultato – osserva Rook – che conferma l’importanza del sito per lo studio delle dinamiche dell’evoluzione della popolazione umana e di come il percorso evolutivo dei nostri antenati si è differenziato nel tempo”

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Pio XII aveva ragione: siamo figli di Adamo ed Eva

di Tommaso Scandroglio

24-10-2013

Adamo ed Eva

Siamo tutti discendenti di Adamo ed Eva. A dircelo non è più solo la Bibbia ma, in un certo qual modo, anche la scienza. Come Amleto che prendendo un teschio gli rivolge la celebre domanda “Essere o non essere?”, così il paleoantropologo David Lordkipanidze reggendo tra le mani il teschio di un ominide o essere umano – la cosa è ancora da stabilire – trovato a Dmanisi in Georgia si è domandato: “Apparteniamo tutti alla stessa specie oppure no?”.

L’interrogativo nasce dal fatto che fino a ieri era dogma inconfutabile il fatto che esistevano cinque specie differenti di ominidi: l’Homo rudolfensis, l’Homo ergaster, l’Homo erectus, l’Homo georgicus e l’Homo habilis. I lettori del presente articolo, tutti esponenti dell’homo sapiens sapiens, provengono secondo la teoria darwiniana dall’homo habilis che si sarebbe evoluto nell’ergaster e infine nell’erectus (tralasciamo tante altre tappe). Gli scienziati erano sicuri che queste cinque tipologie di ominidi fossero altrettante specie a se stanti, semmai legate tra loro come abbiamo visto da una linea evolutiva, perché la conformazione morfologica dei resti di ciascuno di essi era assai differente da specie a specie.

Ma al prof. Lordkipanidze è accaduta una cosa strana, così singolare che ne ha dato un resoconto nell’articolo scientifico “A Complete Skull from Dmanisi, Georgia, and the Evolutionary Biology of Early Homo” pubblicato lo scorso 18 ottobre sulla rivista Science. Nel 2005 il professore trova quattro resti di ominidi risalenti a 1,8 milioni di anni fa e poi rinviene lì vicino un altro teschio simile agli altri quattro e sicuramente contemporaneo a questi, conservato in modo eccellente. Il fossile meglio conservato di questo periodo, spiegano gli esperti. L’equipe di ricerca confronta lo “Skull 5” – questo il nome del quinto cranio ritrovato – con gli altri quattro e arriva ad una conclusione: tutti questi cinque resti appartengono alla medesima specie, sebbene differiscano in qualche particolare. La conclusione ne porta con sé un’altra degna dei più alti consessi accademici: vuoi vedere che come questi cinque resti appartengono tutti alla stessa specie, così anche le cinque specie di cui sopra in realtà non sono altro che cinque razze appartenenti alla medesima specie? La domanda si fa ancor più insistente perché i resti trovati in Georgia assommano in sé molte delle caratteristiche delle altre quattro specie.

Christoph Zollikofer, dell’Anthropological Institute and Museum di Zurigo, che insieme all’università di Harvard e di Tel Aviv ha collaborato alla ricerca, afferma che le differenze tra le cinque specie in realtà sono le stesse che si possono trovare in cinque nostri contemporanei che vivono in diversi continenti. Naturalmente sono piovute critiche a destra e a manca dalla comunità scientifica soprattutto dai sostenitori del darwinismo. Sì perché supporre uno scenario dove cinque diverse specie esistenti hanno poi lasciato il campo ad una sola, quella che ha poi prodotto l’homo sapiens sapiens, andrebbe a suffragare l’idea evoluzionista la quale predica che sopravvive solo la specie che meglio si adatta all’ambiente. Invece se la specie è unica fin dal principio è falso che l’homo sapiens sapiens derivi per via evolutiva da perlomeno altre tre specie precedenti: se non ci sono specie tra loro diverse cade anche il dogma dell’evoluzione tra le specie. Sarebbe una stoccata quasi mortale all’evoluzionismo.

Certo il problema rimane: bisogna ancora verificare che l’unica specie da cui alla fine deriva l’homo sapiens sapiens sia umana o scimmiesca. La soluzione potrebbe venire dall’analisi del Dna, ma purtroppo «per il momento – dice Gianfranco Biondi, dell’Università dell’Aquila – non siamo in grado di estrarre il Dna dalle ossa come è stato fatto per Homo sapiens e i Neanderthal. Non abbiamo la tecnologia per andare oltre 150.000 anni fa».

Però il dato che il genere umano potrebbe derivare da un’unica radice sarebbe la conferma scientifica di ciò che la Chiesa da sempre predica. Pio XII già nel 1950 infatti così scriveva: «Però quando si tratta […] del poligenismo, allora i figli della Chiesa non godono affatto della medesima libertà [di opinione]. I fedeli non possono abbracciare quell’opinione i cui assertori insegnano che dopo Adamo sono esistiti qui sulla terra veri uomini che non hanno avuto origine, per generazione naturale, dal medesimo come da progenitore di tutti gli uomini, oppure che Adamo rappresenta l’insieme di molti progenitori; non appare in nessun modo come queste affermazioni si possano accordare con quanto le fonti della Rivelazione e gli atti del Magistero della Chiesa ci insegnano circa il peccato originale, che proviene da un peccato veramente commesso da Adamo individualmente e personalmente, e che, trasmesso a tutti per generazione, è inerente in ciascun uomo come suo proprio Magistero insegnano». Ora se proveniamo tutti dal medesimo progenitore (monogenismo), a maggior ragione non possiamo che provenire tutti dalla stessa specie. Insomma ancora una volta Rivelazione e scienza vanno a braccetto e non possono che farlo dato che l’Autore della prima e anche Creatore della natura, oggetto delle ricerche degli scienziati. Quel teschio fossile in fondo in fondo strizza l’occhio ad Adamo ed Eva.

Ovviamente è un po’ presto per chiedere alla scienza di provare – posto che mai si possa provare – che l’albero genealogico di tutta l’umanità ha le sue radici in una sola coppia di progenitori, però è certo che, come dire, il cerchio si sta stringendo. Allora forse dietro a quel cranio vecchio di quasi due milioni di anni ancora una volta si cela la firma di Dio.

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L’incredibile documentario che sbufala la teoria dell’evoluzione di Darwin

All’interno del documentario vengono intervistati diversi scienziati. Ne cito solo alcuni.
Il professor Roberto Fondi, paleontologo dell’Università di Siena, afferma: “Le assunzioni fondamentali sulle quali si basa il pensiero evoluzionistico non vengono affatto confermate dai risultati della paleontologia“.
Il professor Sermonti, genetico, biologo molecolare e biochimicho di fama internazionale: “Ciò che pretende l’evoluzionismo è semplicemente falso“.
Il professor Buodreaux, docente di chimica inorganica e fisica dell’Università di New Orleans: “Tutta l’ipotesi del Big Bang è stata costruita per sostenere la teoria dell’evoluzione“.
Il professor Maciej Giertych dell’Accademia delle Scienze polacca, docente di genetica della popolazione dell’Università di Torun: “L’evoluzione non è una scienza, è una filosofia“
Buona visione.

Scoprite Crombette Fernand

www.losai.eu

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La più grande delle bufale: la teoria dell’evoluzione!

Ho sempre pensato che l’uomo non è disceso dalla scimma, ma proprio al contrrio, la scimmia è una forma degradata dell’uomo … Comunque, ecco qui quanto dice Daniele Di Luciano …

PREMESSA: la maggior parte dei lettori non ha una laurea in scienze e quindi questo articolo è scritto con parole semplici, comprensibili anche a un bambino. Il rischio è quello di risultare poco “accademico”. Ma questo non andrà a intaccare il senso dello scritto che è ciò che ci interessa veramente. Il lettore che avrà la pazienza di leggere fino alla fine e l’onestà intellettuale di mettere in dubbio le proprie idee, non potrà che concordare con quanto esposto.

Darwin per alcune cose ci aveva visto giusto.

La selezione naturale, ad esempio, è una realtà. Non lo scrivo perché mi piace il termine “selezione naturale”, lo scrivo perché le osservazioni scientifiche lo dimostrano. Ma cos’è la selezione naturale o sopravvivenza del più adatto? Facciamo un esempio. C’erano una volta delle farfalle dalle bianche ali che vivevano nei pressi di un boschetto. Grazie al loro candore riuscivano a mimetizzarsi con la corteccia degli alberi e a passare inosservate agli occhi dei predatori. Ogni tanto nasceva una farfalla sfigata più scura. I predatori riuscivano a individuarla e zac, la mangiavano. Così la farfalla sfigata non riusciva a riprodursi come le altre e le farfalle chiare erano sempre le più numerose. Erano più adatte in quell’ambiente e quindi sopravvivevano. Ma quell’ambiente stava cambiando. Lo smog aveva iniziato a macchiare la corteccia degli alberi che diventavano più scuri. A quel punto, le farfalle sfigate che nascevano con le ali meno cndide, non erano più tanto sfigate. Piano piano, i predatori iniziarono a vedere le farfalle bianche che contrastavano sui tronchi scuri. Le farfalle scure, invece, riuscivano a mimetizzarsi e a riprodursi. Grazie alla selezione naturale, o legge del più adatto, il boschetto fu presto abitato solo da farfalle scure.

Il problema è che secondo Darwin e gli evoluzionisti che lo seguirono, questo è più o meno il modo in cui si è passati da una specie all’altra. Facciamo un esempio. Prendiamo dei pesci al posto delle farfalle. Nel mare non esiste cibo sufficiente per tutti i pesci. Allora quelli più adatti in quell’ambiente riusciranno a mangiare e a riprodursi. Così a volte nascono pesci più lenti e sfigati che sono destinati a morire, altre volte nascono pesci più veloci che manigano e fecondano. Fin qui niente da eccepire. Ma Darwin e gli evoluzionisti sostengono che a un tratto sarebbe nato un pesce sfigato con delle pinne mutanti simili a zampe che, per questo motivo, sarebbe potuto uscire dall’acqua e cibarsi senza la concorrenza degli altri pesci. Ed ecco la teoria dell’evoluzione: dai pesci siamo passati agli anfibi! Wow! A un’analisi superficiale, la teoria potrebbe apparire quasi verosimile. E infatti ce la fanno studiare più o meno così:

La scena di South Park coglie perfettamente il nocciolo della questione. Cerchiamo di capire perché. La variazione del colore nelle ali delle farfalle non può essere considerato come quello che noi oggi chiamiamo “handicap”. Anche un uomo e una donna possono procreare un figlio dalla carnagione più o meno scura rispetto a quella dei genitori. Non è un “handicap”, è semplicemente il risultato del “crossing over”. Il crossing over è la ricombinazione del materiale genetico dei genitori, che è il motivo essenziale per il quale il figlio non è identico ai genitori. Ma se a una coppia nasce un figlio un po’ più scuro o un po’ più chiaro, non c’è alcun problema. Se invece il figlio di una coppia presenta caratteristiche completamente diverse dai genitori, beh, quello è un grosso problema. Se ad esempio il bambino nasce con tre braccia o con un occhio solo, quel bambino non riuscirà a vivere un’esistenza come quella dei suoi coetanei.

Ma torniamo a Darwin. Variazioni come quelle del colore delle farfalle, non potrebbero mai dare vita a una specie diversa dalle farfalle. Per “evolvere” le farfalle appena nate dovrebbero presentare variazioni di un’entità molto maggiore. Per fare un esempio scemo, dovrebbero nascere farfalle con il becco. Ma una simile variazione è da considerarsi una mutazione, un vero e proprio “handicap”. E gli individui affetti da handicap non sono mai più fortunati e più adatti dei loro simili “normali”. Ripeto: gli individui affetti da handicap non sono MAI più fortunati e più adatti dei loro simili “normali”. Questo passaggio è molto importante perché la teoria dell’evoluzione, se da una parte sostiene – giustamente – la selezione naturale, dall’altra afferma che le specie si siano tutte evolute grazie alle mutazioni presenti negli individui.

Purtroppo per gli evoluzionisti, non esiste ad oggi un esempio di mutazione che abbia portato una qualche forma di vantaggio all’individuo “handicappato”. Anzi, tutte le mutazioni che si conoscono sono delle “sfighe” palesi.

Conoscete Richard Dawkins? Beh, è ritenuto il più grande evoluzionista contemporaneo. Nell’intervista che segue, una sveglia giornalista gli chiede appunto di fargli un esempio di “mutazione vantaggiosa” che è alla base della teoria dell’evoluzione che lui sostiene. Guardate…

Nel video intero il signor Dawkins, dopo averci pensato, inizia un lungo discorso che non c’entra nulla con la domanda. E infatti, alla fine del discorso, alla domanda non risponde. Il filmato intero potete vederlo cliccando qui.

Già quello che abbiamo appena scritto potrebbe bastare per invalidare la teoria dell’evoluzione. Una teoria scientifica, infatti, per essere accettata, dev’essere contenere dati osservabili, verificabili e quindi replicabili. Se l’evoluzionismo si basa sulle mutazioni vantaggiose che non sono mai state osservate né replicate, beh, viene da sé che l’evoluzionismo non è una teoria scientifica.

Ma voglio fornirvi comunque altri elementi. Avevo già scritto qualcosa riguardo alla bufala dell’evoluzionismo (vedi sotto). Riprendendo quel discorso voglio mostrarvi due brevissimi video. Piccola premessa: se la teoria dell’evoluzione fosse giusta, secondo Darwin e i neo-darwinisti, dovrebbero esistere un’infinità di specie di passaggio che nel tempo si sono estinte e oggi non esistono più. Ma scavando, diceva Darwin, si dovrebbero ritrovare nei fossili le presenze di quelle forme di vita oggi scomparse. Non solo, essendo le forme di passaggio molto più numerose delle specie oggi esistenti, la percentuale dei fossili di animali estinti dovrebbe, a sua volta, essere maggiore.

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La teoria di Darwin è sbagliata, lo dice Darwin

Posted by on 12, ott, 2012 in Daniele Di Luciano

– di Daniele Di Luciano –

Per credere alla teoria di Darwin occorre qualcosa di fondamentale: leggerla.

Oggi praticamente tutti considerano esatta la teoria di Darwin senza averla mai letta.

Ma se non l’hanno mai letta – e quindi non la conoscono – come fanno a considerarla esatta?

Oppure vogliamo credere che si possa conoscere una teoria senza nemmeno leggerla?

Per assurdo, sì. Oggi, non solo la gente crede di conoscere una teoria che non ha neppure letto, ma addirittura l’accetta come fosse una legge! Questa è follia di massa, cari lettori.

Colpo di scena:

Ma non è così:

E sapete qual è la cosa più divertente? Che chi prova a farlo notare nelle conferenze degli evoluzionisti viene prima interrotto, poi gli viene spento il microfono e infine viene cacciato dalla sicurezza! Questo è quello che è successo al dottor Oktar Babuna, uno studioso turco che durante una conferenza all’Università di Roma, ha chiesto al relatore Douglas Futuyma, altro guru dell’evoluzione, spiegazioni riguardo all’assenza dei fossili delle specie di transizione. Il dottore turco dice anche che la Tiktaalik Rosaea e l’Archaeopteryx, non sono affatto specie di transizione ma animali “completi”.

NB Il fatto che non esistano, per alcuni, teorie alternative all’evoluzionismo, non significa che dobbiamo credere in una bufala pazzesca.

A questo punto la domanda dovrebbe essere: perché farci credere in una teoria che non ha alcun fondamento? Di questo parleremo in un prossimo articolo…

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Dal Darwinismo sociale al “rientro dolce”

L’opera di Darwin ebbe una importanza fondamentale all’interno del processo della edificazione della Nuova religione da parte delle elite.
Non solo Darwin diede il pretesto “scientifico” per il distacco da Dio e la possibilità attraverso l’evoluzione per l’uomo di “diventare Dio”, ma con la dottrina denominata “Darwinismo sociale” fornì alle elite la giustificazione morale per il sogno a lungo cullato di una umanità che vede ridursi drasticamente il proprio numero.

Julian Huxley scrisse esplicitamente che la qualità della gente, non la quantità, è ciò su cui dobbiamo puntare e quindi che una politica concordata è necessaria ad evitare che la presente crescita demografica risulti nella distruzione delle nostre speranze per un mondo migliore;

Come spiega Giuseppe Sermonti, in un articolo apparso su AVVENIRE, Agora del 2 Febbraio 2006:

Darwin adottò quello che sarebbe stato chiamato ‘darwinismo sociale’.
Se, nella società umana urbanizzata, la natura non favorisce i migliori, ragionò, sarà opportuno incoraggiare la lotta di tutti contro tutti (il contrario della cristiana ‘comunità d’amore’) e promuovere la eliminazione delle razze inferiori. 

È davvero imbarazzante che si sia dato così poco peso all’asserto darwiniano «che le razze incivilite stermineranno e si sostituiranno in tutto il mondo a quelle selvagge» (sic!). Quanti lutti e miseria ha riversato questo auspicio sul ventesimo secolo! All’alba del nostro, si collocano sullo stesso piano morale (per tacere delle armi di distruzione di massa) l’aborto selettivo, la diagnosi pre-impianto, la fecondazione eterologa e la transgenesi, che cercano spazio nei tempi moderni, sulla base della loro scientifica raffinatezza.

Come si vedrà la visione di una umanità ridotta è al centro dei pensieri della elite, e questa idea è propagata attraverso le più svariate organizzazioni, in particolar modo legate alle Nazioni Unite, in modo soft, presentate ai popoli in versione ingentilita.

Evoluzionismo. Il tramonto di una ipotesi

Roberto de Mattei – Cantagalli, Siena 2009, pp. 260, € 17

In occasione del bicentenario della nascita di Darwin e a 150 anni dalla prima pubblicazione dell’Origine delle specie, alcuni autorevoli studiosi di diverse appartenenze culturali e disciplinari si sono confrontati presso il CNR sulla fortuna delle teorie darwiniane, non limitandosi ad una generica celebrazione, bensì mettendone in luce gli aspetti critici. E dai loro contributi è nato il libro Evoluzionismo: il tramonto di un’ipotesi a cura di Roberto de Mattei, Vice Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’istituzione che ha promosso il convegno e la pubblicazione degli atti. Tra i numerosi autori del volume compaiono il francese Guy Berthault, paleontologo, membro dell’Associazione Internazionale dei Sedimentologi; Jean de Pontcharra, fisico, ricercatore in nano-elettronica all’Università di Grenoble; Maciej Giertych, genetista, membro dell’Accademia Polacca delle Scienze; Josef Holzschuh, fisico, ricercatore di geofisica alla University of Western Australia; e Hugh Miller, chimico, dottorato alla Ohio State University, Columbus.

Da queste pagine l’evoluzionismo emerge «come una teoria scientifica e filosofica, due aspetti che si sostengono a vicenda, incapace però di rispondere ad alcune questioni basilari riguardanti l’origine della vita e il mistero dell’esistenza umana». Secondo gli autori del volume, inoltre, «l’evoluzionismo appare come una cosmogonia che pretende di descrivere la storia del mondo partendo da postulati scientifici inverificabili, una dottrina spesso imposta come un dogma, che invece dovrebbe essere sottoposta al rigoroso vaglio della critica nazionale e scientifica, attraverso un libero confronto tra gli studiosi». Se le varie relazioni sono di carattere strettamente scientifico e possono apparire “pesanti”, l’introduzione spiega esattamente come la questione non sia semplicemente un tema “da scienziati”, lontano dalla quotidianità, ma come abbia importanti conseguenze di tipo religioso.

Nato come un movimento di rifiuto della Creazione – spiega Roberto de Mattei – l’evoluzionismo è un insieme composto da una ipotesi scientifica, più propriamente definibile come “teoria dell’evoluzione” e da un sistema filosofico, che possiamo definire evoluzionismo in senso stretto. «Teoria scientifica e teoria filosofica hanno bisogno l’uno dell’altro per sopravvivere: l’ipotesi scientifica, che non è mai stata dimostrata, si nutre del sistema filosofico; la tesi filosofica, per giustificarsi, si fonda a sua volta sulla presunta teoria scientifica. E tra gli evoluzionisti non manca chi ammette il fallimento della teoria scientifica». Il problema è che, invece, in campo antievoluzionista e più precisamente in campo cattolico, non manca chi rifiuta l’evoluzionismo filosofico, ma accetta sul piano scientifico la teoria dell’evoluzione. «Si tratta – prosegue de Mattei – di un giro mentale analogo a quello di alcuni cattolici che fino al crollo del comunismo rifiutavano l’ateismo marxista, ma ne accettavano l’analisi socio-economica, giudicandola scientifica. Tali posizioni, ieri ed oggi, nascono da un complesso di inferiorità nei confronti della cultura laica, caratteristico di chi non si sente sicuro delle proprie idee cattoliche».

(RC n. 51 – Gennaio 2010)

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Darwin fu veramente un grande scienziato?

Si avvicina il Darwin Day, il giorno in cui si celebra una specie di “canonizzazione” dello scienziato inglese. Generalmente si ritiene che Darwin sia stato un grande scienziato, forse il più grande di tutti i tempi, tanto da meritare un onore che non viene tributato a nessun altro scienziato della storia.

Ma le cose stanno veramente cosi? Quali sono state le idee innovative con cui ha elaborato la sua teoria?

“Charles Robert Darwin (Shrewsbury, 12 febbraio 1809 – Londra, 19 aprile 1882) è stato un naturalista britannico, celebre per aver formulato la teoria dell’evoluzione delle specie animali (dove? ndr) e vegetali per selezione naturale agente sulla variabilità dei caratteri (origine delle specie), e per aver teorizzato la discendenza di tutti i primati (uomo compreso) da un antenato comune (origine dell’uomo). Pubblicò la sua teoria sull’evoluzione delle specie nel libro L’origine delle specie (1859), che è rimasto il suo lavoro più noto. Raccolse molti dei dati su cui basò la sua teoria durante un viaggio intorno al mondo sulla nave HMS Beagle, e in particolare durante la sua sosta alle Isole Galápagos.”

Fonte Wikipedia

Quanto riportato da Wikipedia è ciò che è possibile trovare riguardo Charles Darwin su qualunque manuale scolastico.

Ma nel 2004, Roberto Fondi, uno dei più importanti paleontologi italiani, si rivolgeva con una LETTERA APERTA AI SOCI FONDATORI DELLA S.I.S.E.B. alla costituenda SISEB (SOCIETÀ ITALIANA PER LO STUDIO DELL’EVOLUZIONE BIOLOGICA) esprimendosi nel seguente modo:

TEORIA DI DARWIN. Come non ha mancato di sottolineare anche Giulio Barsanti nel corso dell’ultimo incontro del GIBE (febbraio scorso), Darwin non aveva una particolare “teoria” da proporre per spiegare il fenomeno dell’evoluzione biologica. Tutta la sua opera in merito, infatti, è pervasa di incertezze e di ripensamenti: tanto che perfino l’importanza della selezione naturale venne da lui, alla fine, clamorosamente ridimensionata. “Non avevo allora considerato a sufficienza”, scrive nel I volume di Descent of Man, “l’esistenza di molte strutture che sembrano non essere, per quanto possiamo giudicare, né benefiche né dannose; e questa credo sia una delle più grandi sviste (oversights) sinora trovate nel mio lavoro”. In realtà, l’unica cosa che a Darwin importava era supportare il paradigma evoluzionistico con ogni mezzo, purché non ricorrente a presupposti “archetipali” o “finalistici”.

L’affermazione è di quelle forti: “Darwin non aveva una particolare “teoria” da proporre per spiegare il fenomeno dell’evoluzione biologica”.

Tutto ci si potrebbe aspettare, ma non che “Darwin non avesse una particolare teoria da proporre.”  Cerchiamo allora di vederci chiaro, per farlo si può tornare alla breve scheda dello scienziato inglese che propone Wikipedia: “…celebre per aver formulato la teoria dell’evoluzione delle specie animali e vegetali per selezione naturale agente sulla variabilità dei caratteri“.

La teoria proposta da Darwin insisteva dunque su due grandi punti: comparsa di nuovi caratteri e selezione naturale.

Ma qui ci imbattiamo subito nel primo problema: nella teoria di Darwin i caratteri comparivano per “uso e disuso” e per “ereditarietà dei caratteri acquisiti“. Ma questa altro non era che la proposta fatta già da J.B. Lamarck cinquant’anni prima.

Va bene, l’ereditarietà dei caratteri acquisiti non fu un’idea di Charles Darwin, allora, si penserà, il genio è nell’aver proposto la selezione naturale.

La selezione naturale venne in mente a Darwin dopo aver letto un’opera di economia, il “Saggio sul principio di popolazione” cheThoams R. Malthus aveva pubblicato sul finire del ’700 e che aveva costituito il riferimento di un liberismo sfrenato che giustificava un sistema sociale con fortissime disuguaglianze.

Certamente l’aver pensato di utilizzare la teoria di Malthus come base per la sua teoria dell’evoluzione, costituirebbe secondo i canoni del metodo ipotetico deduttivo, un’importante elaborazione scientifica. Ma su questo torneremo in un secondo momento.

Andiamo invece a vedere un altro punto fondamentale della teoria di Darwin: ‘aver teorizzato la discendenza di tutti i primati (uomo compreso) da un antenato comune‘.

Ma se andiamo a cercare da dove provenisse quest’idea, troviamo che essa era sì, stata formulata da Darwin, ma non da Charles, bensì da Erasmus Darwin, suo nonno, che l’aveva proposta nel suo celebre libro “Zoonomia” scritto tra il 1794 e il 1796. In Zoonomia, possiamo infatti leggere:

Sarebbe osare troppo immaginare che, nel lungo periodo di tempo da quando la terra ha cominciato la sua esistenza, forse milioni di secoli prima dell’inizio della storia dell’umanità, sarebbe osare troppo immaginare che tutti gli animali a sangue caldo siano cresciuti da un singolo filamento vivente, che la grande Causa Prima indusse alla vita, con la possibilità di acquisire nuove parti, migliorato da nuove propensioni, guidato da nuovi stimoli, sensazioni, volontà ed associazione, e per cui capaci di continuare a migliorare per propria attività naturale, e di consegnare questi miglioramenti attraverso la riproduzione alla propria prole, ed al mondo, senza fine!

Fonte Wikipedia

Se la teoria dell’uso e del disuso con la della trasmissione dei caratteri acquisiti, era stata presa da Lamarck, l’idea di un unico progenitore comune era dunque del nonno di Charles Darwin, Erasmus Darwin.

Dunque né l’origine dei nuovi caratteri, né l’origine da un unico antenato sono idee originali di Darwin.

L’unico contributo originale di Charles Darwin nella sua teoria potrebbe essere solo la selezione naturale.

Ma questo è ciò che appureremo prossimamente.

(Articolo pubblicato anche sul sito Critica Scientifica)

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Naturalismo, cavallo di Troia dei nuovi atei

di Roberto Timossi

Tra i tanti corsi e ricorsi storici della nostra epoca, assistiamo pure ad un rilancio del naturalismo in ambito evoluzionista ad opera soprattutto di scienziati e filosofi neodarwiniani e ultradarwiniani, i quali hanno lo scopo dichiarato di rendere inutile sul piano scientifico l’ipotesi dell’esistenza di Dio e di un Creatore intelligente.

Storicamente, il naturalismo ha avuto fortuna nella prima metà del XX secolo in ambiente statunitense come concezione del mondo che rifiuta pregiudizialmente l’esistenza di entità extranaturali o sovrannaturali e che pertanto non è disposta a prendere in considerazione argomentazioni che non siano empiricamente fondate. Si tratta, in altre parole, di un’impostazione culturale che considera validi soltanto i concetti provenienti dalle scienze naturali e che assegna a quest’ultime un potere conoscitivo superiore a qualunque altro.

Nella seconda metà del secolo scorso, tuttavia, il naturalismo filosofico anglosassone ha perso decisamente vigore in favore della filosofia pragmatista; e ciò anche perché è prevalsa la consapevolezza dei limiti del sapere scientifico e dell’impossibilità di attribuire ai soli risultati delle scienze naturali il carattere di vera conoscenza. Ci si è resi infatti conto che il decantato riferimento oggettivo alla natura era in realtà carico di elementi metafisici e, in alcuni casi, addirittura ideologici.

In Italia la ripresa del naturalismo su basi evoluzioniste viene oggi apertamente presentata come una grande conquista del mondo laico, precisamente come la grande «possibilità laica del naturalismo», ma sfocia poi nella consueta polemica contro la fede cristiana e la Chiesa cattolica tipica del provincialismo laicista nostrano.

Se qualcuno da noi osa infatti mettere in dubbio la validità della visione naturalistica fondata sull’evoluzionismo darwiniano, come ha fatto ad esempio lo stimato antropologo Fiorenzo Facchini, si ritrova tacciato senza mezzi termini di essere «un teologo al servizio dell’integralismo ratzingeriano». E ciò che più impressiona è scoprire che chi usa simili espressioni interpreta poi le critiche al suo naturalismo come un modo per squalificare moralmente l’avversario.

Per i sostenitori italiani di quello che viene definito come il moderno naturalismo ontologico, le recenti conquiste delle scienze biologiche avrebbero reso definitivamente improponibile qualsiasi riferimento al soprannaturale e tutte le voci contrarie si autocondanne­rebbero all’oscurantismo. Proprio qui, però, risiede la debolezza tanto filosofica quanto scientifica dell’argomento neonaturalista.

Tralasciando gli elementi polemici che c’entrano assai poco col tema del naturalismo, è infatti corretto far rilevare con chiarezza che se è impensabile una scienza della natura che non sia naturalistica, dal momento che per loro statuto le discipline scientifiche come la biologia non possono avere altro riferimento che quello dei fenomeni naturali empiricamente osservabili, non è per contro accettabile che sulla base delle scienze naturali qualcuno si senta legittimato a pronunciare giudizi scientifici su questioni extrascientifiche, come l’esistenza di Dio, la presenza dell’anima e la possibilità della fede religiosa.

È evidente che chi coltiva questa pretesa finisce col trasformare il suo neonaturali­smo in ideologia o in cattiva metafisica, ritrovandosi così a perpetuare gli stessi errori che hanno sancito il tramonto del naturalismo filosofico novecentesco.

(fonte: “Avvenire” – 29 gennaio 2011)

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Obama riconosce il darwinismo come problema politico

Sembra proprio che negli USA il darwinismo sociale sia considerato una piaga dal presidente Obama, quello che aveva fatto sognare la Repubblica per le sue vedute progressiste.

Ma come, da quelle parti non sono arrivati gli articoli del prof. Pievani a spiegare che il darwinismo sociale non esiste?

Se l’argomento non fosse serio sarebbe quasi comico, solo pochi giorni fa, il 28 marzo 2012, sul sito di MicroMega era apparso un allarmato articolo intitolato Elezioni Usa, è battaglia tra scienza e fede, l’allarme era stato poi ripreso e amplificato anche sul sito Pikaia il 4 aprile:

Lo scontro tra evoluzionisti e creazionisti è entrato prepotentemente nella campagna elettorale, con il repubblicano Santorum che considera il darwinismo la causa di tutti i mali.

Eccoci alle solite, i repubblicani in cerca di voti dei creazionisti attaccano la teoria darwiniana, un copione già visto, afferma MicroMega ricordando il precedente del famoso processo Scopes del 1925:

Il controverso dibattito tra creazionismo ed evoluzionismo infiamma, infatti, l’attuale campagna elettorale negli Stati Uniti. È soprattutto Rick Santorum a negare la teoria darwiniana, dichiarandosi convinto dell’assoluta veridicità del creazionismo. Ma per quale motivo il dibattito politico è giunto su questo terreno sconnesso? Per comprendere le ragioni di questa situazione occorre ripercorrere la storia a ritroso fino a giungere a un luogo e una data precisa: Tennessee, 1925.

Neanche a dirlo per MicroMega il processo Scopes fu un episodio di oscurantismo che vide i perfidi creazionisti cercare di limitare il libero insegnamento della scienza:

In un’aula di tribunale, John Thomas Scopes, un insegnante, viene condannato per aver spiegato la teoria evoluzionista a scuola. Si tratta del cosiddetto “processo della scimmia di Scopes”, divenuto celebre perché scosse gli animi di un’intera nazione.

Ma Scopes non era accusato di aver insegnato la teoria evoluzionista, il problema era che tale teoria nei libri scolastici veniva accompagnata indissolubilmente da insegnamenti razzisti e classisti, come testimonia questa pagina del manuale utilizzato da John Scopes:riportata nell’articolo apparso su CS-Processo al “Processo Scopes”:

A pagina 196 del manuale scolastico utilizzato da John Scoeps si insegnava la superiorità razziale dei “bianchi”.

Non è la prima volta che su CS viene ricordato il Processo Scopes, ma continuerà ad essere ricordato ogni volta che da qualche pare si mistificherà la verità nascondendo cosa veramente accadde in quell’occasione, quando un ex candidato alla presidenza per i democratici segnalò i pericoli del darwinismo sociale.

E adesso, a quasi un secolo di distanza ci risiamo, Barack Obama, un democratico, un progressista Presidente degli USA, nonché premio Nobel per la pace accusa un rivale Repubblicano, Mitt Romney di volere il darwinismo sociale!

La pagine di la Repubblica che riporta l’attacco di Obama a Romney.

E così, in barba a tutte le corpose dimostrazioni del duo Pievani-La Vergata, sembra proprio che il darwinismo sociale sia ritenuto una realtà da tutti i contendenti alla Casa Bianca (che di politica almeno dovrebbero intendersene), né sembra che i loro consiglieri, o i grandi organi di stampa, ne abbiano smentito l’esistenza.

Ma queste cose chi riconosce il darwinismo come un’ideologia supportata dall’autorità della scienza le dice da sempre, come ripetuto proprio il giorno prima,  nell’intervista del 4 aprile a La Voce:

Il neodarwinismo è dunque un “gigante da abbattere” per due importanti motivi: il primo è liberare la scienza dal condizionamento di un paradigma errato, il secondo è liberare la cultura e la politica dal darwinismo sociale, un’ideologia disumanizzante che oltretutto ha storicamente fallito. E questo è quanto, chi condivide le mie idee, si propone di fare”

Ma intanto ogni occasione è buona per rilanciare la politica filo “uaarina” degli ateologi darwiniani nostrani, l’intervista al prof. Pievani infatti termina con l’immancabile attacco alla Chiesa Cattolica:

Nel nostro paese un’intera gamma di proposte di allargamento dei diritti civili, già diventati la normalità in molte altre nazioni, sono semplicemente impraticabili a causa di un’influenza spropositata di specifici poteri religiosi organizzati. Spero che cresca progressivamente una maggiore sensibilità degli italiani in tal senso, perché si tratta di una prevaricazione unilaterale nei confronti di chi non aderisce a una certa costellazione di valori confessionali.

Che c’entra questo con Obama, Santorum e la campagna elettorale USA?

Niente. Ma su MicroMega un attacco alla Chiesa Cattolica ci sta sempre bene.

Ma tornando all’argomento da cui eravamo partiti: insomma il darwinismo sociale esiste o no?

Per ora l’unica certezza e che qui qualcuno si sbaglia: o si sbaglia il duo Obama-Santorum, o il prof.Pievani.

( www.enzopennetta.it )

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La Visione Molecolare della Vita della Fondazione Rockefeller

 giovedì 29 luglio 2010

Come gli obiettivi dell’Eugenetica, del Controllo Sociale e dell’Ingegneria Umana diedero forma alla Biologia Molecolare e alla Scienza del XX secolo

Una recensione del libro The Molecular Vision of Life: Caltech, The Rockefeller Foundation, and the Rise of the New Biology  (Oxford University Press, 1993) di Lily E. Kay

16 Gennaio 2009
articolo di Chris Masterjohn
traduzione: http://nwo-truthresearch.blogspot.com

La biologia molecolare che abbiamo ereditato dal XX secolo è semplicemente un prodotto del metodo scientifico, una serie di conclusioni inevitabili generate dalla deduzione cumulativa imparziale dei principi teorici derivanti dalle osservazioni oggettive? O è stata modellata, sagomata e diretta da un establishment d’elite che aveva obiettivi molto più ampi rispetto alla ricerca scientifica?
Nel suo libro del 1993, The Molecular Vision of Life, la Dottoressa Lily E. Kay (che un necrologio del 2001 del MIT News Office denominò come “Uno dei notevoli storici della biologia della sua generazione”), sosteneva che la “nuova biologia” fu creata in gran parte dalla Fondazione Rockefeller e dal suo canale sussidiario presso il California Institute of Technology (Caltech), attraverso un consenso tra elite scientifica ed elite commerciale, il cui più ampio obiettivo era centrato sull’eugenetica e la necessità di creare un meccanismo di controllo sociale e di ingegneria umana:

La nuova scienza non si evolve legittimamente attraverso la selezione naturale di varianti disciplinari distribuite in modo casuale, e neppure essa è ascesa solamente attraverso la forza irresistibile delle sue idee e dei suoi leader. Piuttosto, l’ascesa della nuova biologia era un’espressione degli sforzi sistematici di cooperazione dell’establishment scientifico Americano – scienziati e loro benefattori – per dirigere gli studi dei fenomeni animati lungo dei sentieri selezionati verso una visione condivisa della scienza e della società.

Il termine “biologia molecolare”, infatti, fù coniato nel 1938 da Warren Weaver, direttore della divisione di scienze naturali di Rockefeller, dopo aver rinominato per la terza volta il programma originariamente conosciuto come “psicobiologia”, il cui scopo era “la razionalizzazione del comportamento umano”.
Il modello che Kay usa per descrivere questo processo storico è quello del “consenso”, che non richiede necessariamente la complicità attiva di tutti gli scienziati. Molti di essi non condividevano gli obiettivi dell’eugenetica, del controllo sociale e dell’ingegneria umana. Molti di essi, anche a livello di elite, erano interessati a perseguire la “pura scienza”, anche se erano sicuramente a conoscenza degli obiettivi dell’elite amministrativa e commerciale all’interno della Fondazione Rockefeller. Gli Scienziati e le elite della Fondazione necessitavano gli uni degli altri, comunque, e il risultato finale fu che la “nuova biologia” non sarebbe stata un’aperta inchiesta “dell’enigma della vita”, ma piuttosto sarebbe stata un’indagine diretta per rispondere a domande specifiche in modi riconducibili agli obiettivi dell’eugenetica e del controllo sociale.

In questa recensione:

– La Fondazione Rockefeller, il Caltech e la Nuova Biologia Molecolare
– La Fondazione Rockefeller e il “Controllo Sociale”
– La Biologia Molecolare come mezzo di Controllo Sociale e Ingegneria Umana
– La Fondazione Rockefeller e l’Eugenetica
– Punti disconnessi – Allen Dulles e il Programma MKULTRA della Cia
– Punti maggiormente connessi – La Fondazione Rockefeller e il World Population Panel delle Nazioni Unite
– La Nuova Frontiera del Controllo Sociale: l’Era Tecnotronica di Zbigniew Brzezinski
– Conclusioni: Il Controllo Sociale Opera Ancora?

La Fondazione Rockefeller, il Caltech e la Nuova Biologia Molecolare

La Fondazione Rockefeller, fondata nel 1913, tra il 1932 e il 1959 versò 25 milioni di dollari a sostegno del programma di biologia molecolare degli Stati Uniti. La portata della sua influenza nel corso di questo intenso periodo, però, andò ben oltre il semplice finanziamento. Il programma di biologia molecolare della Fondazione permeava le infrastrutture accademiche di tutte le istituzioni cruciali, con i fiduciari di Rockefeller posizionati ai vertici delle posizioni amministrative nelle università. Gli ufficiali della fondazione crearono un sistema effettivo ma informale di revisione tra pari, con consulenti scientifici che fornivano la loro conoscenza dettagliata del traffico accademico e scienziati e amministratori che chiedevano il loro giudizio sulle nomine accademiche, sulle reputazioni, le personalità, i viaggi, e i potenziali progetti. Warren Weaver, direttore della Divisione di Scienze Naturali della Fondazione, era spesso invitato a sedersi alle riunioni di facoltà.

La Prima Guerra Mondiale inaugurò una nuova ideologia politica ed economica della “cooperazione”, che passò oltre l’individualismo del XIX secolo e mise l’accento sui progetti interdisciplinari, sul “gioco di squadra” e i manager di coordinamento. La Fondazione Rockefeller intervenne nel corso di questa riorganizzazione della scienza e svolse un ruolo determinante nella sua formazione.
La Fondazione sostenne i progetti di biologia molecolare in molte istituzioni, ma investì la maggior parte della somma in sei di esse: L’Università di Chicago, il California Institute of Technology (Caltech), Stanford, Columbia, Harvard e l’università del Wisconsin. Infine, il Caltech divenne il centro più importante della nuova biologia. Siccome questa mancava di un programma medico e di un mandato agricolo, la biologia molecolare fù libera di prosperare come una nuova disciplina indipendente. Il Caltech adottò rapidamente il modello interdisciplinare preso in prestito dalla cultura aziendale del dopoguerra, e insieme all’Università di Chicago, raccolse ampie somme di denaro dalla Fondazione Rockefeller. Il Caltech produsse molti dei “padri fondatori” della biologia molecolare. Tra questi Thomas Hunt Morgan, Max Delbruck, George Beadle, e Linus Pauling. James D. Watson, che con Francis Crick scoprì la struttura del DNA a Oxford, era un discepolo di Delbruck; le sue indagini con Crick erano ampiamente basate sul paradigma di strutture molecolari di Pauling, e in seguito egli si unì al Caltech.

Nella dozzina d’anni seguenti alla spiegazione della struttura del DNA nel 1953, 17 dei 18 scienziati premi Nobel per la ricerca nel campo della biologia molecolare erano interamente o parzialmente finanziati dalla Fondazione Rockefeller, sotto la guida di Warren Weaver.
La visione molecolare della vita non è l’unica visione possibile della vita. Secondo Kay, la Fondazione Rockefeller individuò questa visione tra molte altre, e la coltivò per scopi più ampi di quelli della ricerca del sapere fine a se stessa:

Il punto di vista evolutivo, ecologico e organicista ha fatto sì che molti segreti della vita venissero svelati. Essi fornivano diversi tipi di conoscenza del corpo e della mente umana, così come percorsi alternativi per la comprensione del disadattamento sociale e ambientale. In breve, vi erano diverse scienze umane possibili. Perchè allora, la “Scienza dell’Uomo” della Fondazione Rockefeller privilegiò una visione molecolare della vita? La risposta a questa domanda è incorporata nella matrice che collegava le particolari forme di controllo sociale perseguito da tale programma, con lo specifico tipo di controllo fornito dalla nuova biologia.

La Fondazione Rockefeller e il “Controllo Sociale”

Il sociologo Edward Ross Alsworth coniò il termine “controllo sociale” nel 1894 come risposta alle dispute tra capitalismo e socialismo, in cui egli sosteneva che il conflitto di classe e le disuguaglianze sociali erano inevitabili ma che la “società” doveva modificare i sentimenti individuali, le idee e il comportamento per renderli conformi agli interessi sociali – al posto di avere la nazionalizzazione dei mezzi di produzione e di scambio come auspicavano i socialisti, il “controllo sociale” auspicava la nazionalizzazione dei pensieri, dei sentimenti e dei desideri che dovevano guidare il settore privato.
La Fondazione Rockefeller fù fondata nel 1913, lo stesso anno in cui Rockefeller e i relativi interessi finanziari crearono la Federal Reserve.
Una delle sue missioni cruciali fù quella di sostenere lo sviluppo del controllo sociale. Le politiche delineate per la fondazione nell 1913 dall’Amministratore Harry Pratt Judson, classificano i suoi obiettivi all’interno di quelli non controversi come la medicina e l’educazione, e quelli controversi che sono in conflitto con i bisogni umani, per i quali “la reale speranza di massima sicurezza si trova nel rafforzare il potere di polizia dello Stato oltre alla formazione di una natura morale così coscenziosa e così diffusa da limitare i voleri asociali e sostituire ad essi un ragionevole controllo di sè.”
John B. Watson scrisse il suo “Manifesto Comportamentista” opportunamente nel 1913, in cui promosse una nuova psicologia il cui “obiettivo teorico è la previsione e il controllo del comportamento”.
Nel 1925, il “controllo sociale” era diventato il paradigma dominante delle scienze sociali. Nel suo Mezzi di Controllo Sociale, pubblicato quell’anno, FE Lumley descrisse il fenomeno come “la pratica di elaborare stimoli direttivi o modelli desiderati, la loro precisione di trasmissione e l’adozionde da parte di altri sia volontariamente che involontariamente.”
Il tipo di “controllo sociale” sostenuto dalla Fondazione Rockefeller non fù necessariamente un tipo di controllo nefasto che i cospiratori avrebbero usato per controllare la popolazione per i propri fini. Molti degli amministratori e direttori della Fondazione vedevano l’istituzione del controllo sociale per il bene comune, come parte del loro dovere cristiano. Raymond Fosdick offre un esempio illustrativo. Fosdick era un fiduciario della fondazione, un consigliere di John D. Rockefeller Jr., e in seguito un Presidente della Fondazione. Egli credeva che la tecnologia stesse progredendo molto più rapidamente della comprensione del comportamento umano e che i mali sociali, come la xenofobia, che si manifestavano al pari della grande paura rossa e del razzismo post Prima Guerra Mondiale, erano il risultato di questo ritardo. Egli guidò così la Fondazione Rockefeller verso un sostegno maggiore delle scienze umane rispetto alle scienze fisiche, durante la sua presidenza negli anni ’30.
Herbert Hoover, un prodotto della cultura aziendale degli anni ’30 che enfatizzava i progetti cooperativi e il lavoro di squadra, non più aderenti alle idee di individualismo e laissez-faire del XIX secolo, portò simili opinioni ai più alti livelli del governo federale con la sua ascesa alla presidenza nel 1929. Secondo Kay, “Hoover intendeva immergere la nazione all’interno di programmi sociali di portata e urgenza paragonabile a una mobilitazione di guerra.” William F. Ogburn, il sociologo di Chicago consulente della Rockefeller Foundation, divenne membro del Comitato di Hoover sulle Tendenze Sociali negli Stati Uniti. Egli dava la colpa della crescita dei divorzi, della delinquenza, della criminalità, delle carenze mentali, delle difficoltà della personalità, dell’assimilazione degli immigrati, della prostituzione, dell’alcolismo e dell’instabilità dell’impiego al ritardo tra lo sviluppo della tecnologia e lo sviluppo della scienza del controllo sociale.
Il gruppo Rockefeller non andava di corsa nell’istituire il controllo sociale. Wickliffe Rose, capo dell’International Education Board della Fondazione, era solito ricordare ai suoi colleghi:”Ricordate che non abbiamo fretta.” Fosdick scrisse negli anni ’20:”Non c’è una via maestra per il millennio, nessuna scorciatoia per la terra promessa.”

La Biologia Molecolare come mezzo di Controllo Sociale e Ingegneria Umana

Gli scienziati che accettarono la “teoria protoplasmatica della vita”, che ascrive tutti gli attributi fisici e mentali della vita alla sostanza fisica all’interno della cellula, e condividevano l’obiettivo teorico di John B. Watson nel 1913 della “previsione e controllo del comportamento”, avrebbero visto il chiarimento delle basi fisico-chimiche della vita come il mezzo per eccellenza nello sviluppo di una scienza del controllo sociale.
Nel 1929, la Fondazione Rockefeller si fuse con la Laura Spelman Rockefeller Memorial e assunse la Divisione di Scienze Naturali del Comitato per l’Educazione, nominando il fisico Max Mason come capo temporaneo e come presidente della Fondazione. A quel tempo, Mason, in seguito alle parole del capo della Divisione Scienze Naturali Warren Weaver, aveva sviluppato “un grande interesse nella ricerca comportamentale e in particolare nella possibilità che le scienze fisiche, in stretta e diretta collaborazione con le scienze biologiche, potessero gettare nuova luce sul comportamento normale e anormale degli individui, e in ultima analisi, sul comportamento sociale di gruppi di uomini.”
L’ordine del giorno della “Scienza dell’Uomo” che la Fondazione articolò nel 1931 chiedeva una maggiore enfasi sulla biologia e sulla psicologia, e speciali valorizzazioni di matematica, fisica e chimica che erano fondamentali per quei campi, al fine dell’analisi e del controllo del comportamento:

 La scienza ha fatto progressi significativi nell’analisi e nel controllo delle forze inanimate, ma la scienza non ha fatto progressi eguali nel più delicato, più difficile e più importante problema dell’analisi e controllo delle forze animate.

Edmund E. Day, direttore della Divisione di Scienze Sociali della Fondazione, scrisse nel 1930 che “la convalida dei risultati della scienza sociale [deve avvenire] attraverso un effettivo controllo sociale,” creando un sistema di ingegneria umana attraverso la comunicazione, la pubblicità e la psicologia di massa.

La Fondazione Rockefeller e l’Eugenetica

Il primo strumento per rendere il controllo sociale una scienza esatta fù trovato nella promessa della genetica. La “teoria protoplasmatica della vita” di Thomas Huxley riduceva gli attributi mentali di una persona alla sostanza fisica all’interno delle cellule. La riscoperta delle leggi di Mendel sull’ereditarietà nel 1900, suggerì che ognuno di questi attributi corrispondeva ad un singolo “gene” e poteva quindi essere controllato attraverso una riproduzione selettiva.

Nel 1904, Charles B. Davenport (nella foto a fianco), sotto l’egida del Carnegie Institution di Washington, lanciò il movimento eugenetico come un’allenaza tra imprese, chiese protestanti, l’intellighenzia americana e i maggiori genetisti americani, che avrebbero trattato la disfunzione sociale con il controllo della riproduzione di tratti psicologici che essi associavano con la razza e la classe.

La Fondazione Rockefeller finanziò progetti eugenetici come la campagna di sterilizzazione del Comitato Nazionale per l’Igiene Mentale, al fine di limitare la riproduzione dei “deboli di mente”.
I suoi filantropici fratelli, il Dipartimento di Igiene Sociale e il Laura Spelman Rockefeller Memorial, patrocinarono programmi nazionali e internazionali di controllo delle nascite e controllo della popolazione, che erano in parte basati sui principi dell’eugenetica.
Negli anni ’20 del novecento, il movimento eugenetico subì una battuta d’arresto in seguito alla comprensione che molti geni erano pleiotropici, che interessavano tratti diversi e che molti tratti erano poligenici, essendo influenzati da più di un gene. Le poemiche intorno alla sterilizzazione dei non idonei e alla restrizione all’immigrazione sulla base della razza si combinarono con questi fattori per infrangere la reputazione dell’eugenetica come scienza.
Nel 1931, il consulente della Rockefeller Foundation Frank R. Lillie auspicò la ricerca di un’eugenetica scientificamente valida scartando le polemiche e la propaganda del movimento eugenetista, sottolineando che il programma di biologia della Fondazione “deve essere tenuto fuori da tutta la propaganda riguardante l’eugenetica, il controllo delle nascite, ecc.; e in tali circostanze il solo scopo è quello di fornire le indispensabili basi scientifiche da cui deve dipendere la profilassi sociale.”
Non sarà che dopo la Seconda Guerra Mondiale, tuttavia, che la Fondazione fece completamente a meno del linguaggio eugenetico. Nella sua agenda di “Scienza dell’Uomo” del 1933 la Fondazione chiedeva:”Possiamo noi sviluppare una così solida e vasta eugenetica da arrivare a sperare in una razza futura di uomini superiori?”
L’Eugenetica, tuttavia, subì una battuta d’arresto molto maggiore alla fine degli anni ’40, rispetto a quella che aveva subito negli anni ’20. Kay rileva una notevole discontinuità linguistica tra le descrizioni dei metodi della Fondazione negli scritti degli anni ’30 e dei primi anni ’40 rispetto agli scritti prodotti dopo il tabù sociale che aveva circondato lo sviluppo dell’Olocausto. Comparvero parole d’ordine come “comprensione” e “cooperazione internazionale” e scomparvero le parole “controllo sociale”, “eugenetica” e “razionalizzazione del comportamento umano”.
Il movimento eugenetico era in declino già nel 1943, o per lo meno si stava nascondendo. A Pasadena, Ezra Gosney, il leader del business e associato al Caltech, aveva fondato l’Associazione per il Miglioramento delle Condizioni dell’Uomo (Human Betterment Association – HBA) nel 1928, lo stesso anno in cui fu formata la divisione di biologia al Caltech sostenuta da Rockefeller. l’HBA fu dedicata alla sterilizzazione di massa dei non idonei – infatti, dal 1940, metà delle 30.000 sterilizzazioni effettuate nel paese furono fatte in California – e la sua letteratura si lamentava della degenerazione mentale che stava presumibilmente avvenendo perchè “le famiglie che mandano i figli in un istituto per i deboli di mente sono in media il doppio delle famiglie che mandano un figlio all’università,” affermando con forza che “è giunto il momento per la società di agire.” Con la morte di Gosney nel 1942, tuttavia, il Caltech assorbì l’HBF e istituì il Gosney Research Fund, per “essere perpetuamente devoti alla promozione della ricerca delle basi biologiche delle qualità umane e per far conoscere i risultati delle ricerche per l’interesse pubblico,” una sostanziale diluizione del linguaggio eugenetico.
Con la fine degli anno ’50, tuttavia, la comunità scientifica cominciò di nuovo a flirtare apertamente con un’eugenetica basata su una nuova scienza. Linus Pauling, un leader cruciale del programma del Caltech supportato da Rockefeller, dichiarò quanto segue:

Non sarà solo sufficiente sviluppare modalità di trattamento dei difetti ereditari. Dovremmo trovare il modo di purificare il pool del plasma germinale umano, di modo che non nasceranno più così tanti bambini con gravi difetti… Noi ci stiamo accingendo all’istituzione del controllo delle nascite e del controllo della popolazione.

Joshua Lederberg, co-scopritore della ricombinazione genetica nei batteri, tenne una posizione analoga, che credeva fosse popolare tra la comunità scientifica:

L’applicazione ultima della biologia molecolare dovrebbe essere il controllo diretto delle sequenze nucleotidiche nei cromosomi umani, insieme con il riconoscimento, la selezione e l’integrazione dei geni desiderati, di cui la popolazione esistente fornisce una notevole varietà. Queste nozioni di una futura eugenetica sono, io penso, l’opinione diffusa sul ruolo a lungo termine della biologia molecolare nell’evoluzione umana.

Alla fine degli anni ’60, Linus Pauling suggerì anche un’inquietante politica di “stella gialla” di profilassi eugenetica:

Dovrebbe essere tatuato sulla fronte di ogni giovane un simbolo che mostri il possesso del gene falciforme o qualsiasi altro gene simile. E’ mia opinione che debba essere adottata una legislazione su questa linea, con test obbligatori per i geni difettosi prima del matrimonio, e una qualche forma di esposizione semi-pubblica di questo possesso.

Roert Sinsheimer del Caltech, tuttavia, previde che l’ingegneria genetica ci avrebbe portato un’eugenetica più democratica:

La vecchia eugenetica era limitata ad un aumento numerico del nostro miglior pool genico esistente. La nuova eugenetica consentirebbe, in linea di principio, nella conversione di tutti gli inadatti verso il più alto livello genetico.

La maggior parte degli scienziati che fecero tali dichiarazioni alla fine degli anni ’60, secondo Kay, in seguito le ritrattarono e ammisero che erano basate su ingenuità sociali e scientifiche. Ma Kay sostiene in modo convincente che le dichiarazioni, nonostante ciò, ci presentano due importanti lezioni storiche – che il progresso della scienza risulta da una sintesi del reciproco rafforzamento dell’immaginazione sociale e scientifica, e che la ricerca del controllo sociale basato sulla scienza è una cosa elastica e durevole che, nonostante sia stata ripetutamente modificata, riemerse ripetutamente nella mente degli scienziati e di altre elite nel corso del XXsecolo.

Punti disconnessi – Allen Dulles e il Programma MKULTRA della Cia

Sebbene Lily Kay ci fornisca un’analisi eccellente dello svliluppo del programma di biologia molecolare del Caltech, ella fornisce questo epicentro di molti punti periferici che non collega mai.

Ella sostiene che nel 1948 il Council on Foreign Relations, sotto la guida di Allen Dulles (nella foto a fianco) intraprese un progetto di ricerca per la determinazione degli sviluppi dell’industria e dell’agricoltura del mondo post Seconda Guerra Mondiale, che fornivano le linee guida agli interessi esteri della Fondazione Rockefeller, mentre suo fratello John Foster Dulles era al tempo stesso un fiduciario della Fondazione Rockefeller.

Nel 1953, però, John Foster Dulles divenne il Segretario di Stato sotto Eisenhower e Allen Dulles divenne il capo della CIA. Allen Dulles fu capo della CIA fino al 1961, quando fù costretto a dimettersi da JFK. Sotto Allen Dulles, la CIA, aveva importato centinaia di scienziati nazisti nel complesso militare industriale, come parte dell’Operazione Paperclip. Dulles supervisionò anche l’infame programma MKULTRA, che usava l’LSD e altre droghe come agenti di controllo della mente, che fù alla base della Trilogia di Bourne, nella quale ha recentemente recitato Matt Dammon. Questi programmi furono documentati dal Church Committee del Senato negli anni ’70.
Kay cita il trattato di FE Lumley del 1925, Mezzi di controllo sociale:

Idealmente il controllo sociale dovrebbe essere nelle mani e negli interessi di un gruppo inclusivo, qualunque esso sia; in pratica, però, esso è nelle mani e spesso negli interessi di pochi membri che hanno usurpato il potere e sanno come usarlo.

La semplice menzione del legame tra i fratelli Dulles e la Rockefeller Foundation ci pone la domanda se può esserci stata una dicotomia tra i fiduciari della Fondazione, tra quelli che volevano esercitare il controllo sociale nell’interesse pubblico e quelli che desideravano esercitare il controllo sociale come malvagi cospiratori nel perseguimento dei loro fini corrotti.
La Kay riferisce che l’influenza della Fondazione sulla ricerca tramontò dopo la Seconda Guerra Mondiale, mentre aumentava l’influenza del governo federale; ma sembra che la famiglia Dulles spostò semplicemente la sua ricerca delle tecniche di controllo mentale all’interno di un progetto clandestino, mentre la nuova Cia, essendo la prima organizzazione del genere a sopravvivere durante il tempo di pace, forniva l’opportunità per una ricerca scientifica nascosta alla vista del pubblico.
I fratelli Dulles erano avvocati per la Union Banking Corporation (UBC) prima e durante la seconda guerra mondiale, mentre Prescott Bush e George Herbert Walker sedevano nel suo consiglio. L’UBC mediò molti traffici a sostegno del regime di Hitler fino alla fine della guerra, e per questi Bush fu perseguito nell’ambito dell’Atto del Commercio col Nemico. Il supporto al regime di Hitler e il programma MKULTRA indicano che i fratelli Dulles potevano avere idee di eugenetica, controllo sociale e ingegneria umana molto più estreme e nefaste rispetto agli altri leader della Fondazione Rockefeller, come Raymond Fosdick.
Queste connessioni meritano di essere chiarite da rispettabili ricercatori eruditi, del calibro della Kay, ed è una sfortuna che la Kay abbia scelto di evitare di percorrere questa strada.

Punti maggiormente connessi – La Fondazione Rockefeller e il World Population Panel delle     Nazioni Unite

La Kay accenna brevemente che la Fondazione Rockefeller passò infine dal sostegno degli interessi nazionali del controllo sociale al sostegno delle preoccupazioni internazionali riguardo alla sovrappopolazione. Il Comitato sulla Popolazione Mondiale delle Nazioni Unite, guidato da John D. Rockefeller III (nella foto),nel 1 969 preparò un documento dal titolo “World Population: A Challenge to the United Nations and its System of Agencies”, ma questo suggerisce che gli interessi sul controllo sociale di Rockefeller non calarono mai.

Il documento affermava:”Le tecniche di contraccezione (tradizionali e nuove, come gli steroidi per via orale e i dispositivi intra-uterini) possono essere a disposizione di genitori che desiderano pianificare le loro famiglie e ai governi che intendono pianificare le loro popolazioni.”
Lo sviluppo di un programma sulla popolazione mondiale, guidato dalle Nazioni Unite, che si definiva la “massima autorità del mondo” e “l’agenzia mondiale dell’umanità”, avrebbe richiesto la modifica dei valori sociali:

Anche se venisse trovata la “pillola ideale”, rimarrebbero molti gravi problemi. La riduzione della fertilità non dipende solo dai mezzi efficaci di contraccezione. Sono coinvolti i valori fondamentali e gli atteggiamenti della società. I modelli dell’età fertile, a volte alla base della vita culturale della società, necessitano di essere modificati. Devono essere neutralizzati profondi pregiudizi psicologici, sociologici ed economici in favore delle famiglie numerose. Devono essere superati i preconcetti religiosi…Altrettanto importante sarà l’effetto sugli atteggiamenti della professione medica, che è spesso totalmente carente nello sforzi verso raccomandazioni di pianificazione familiare. Nella misura in cui la formazione medica che essi hanno tradizionalmente ricevuto insegna loro a pensare di proteggere la vita piuttosto che ostacolarla, questo è comprensibile. Tuttavia suona un pò ironico che i medici, che sono stati in gran parte responsabili della creazione del problema della popolazione per via delle loro magnifiche realizzazioni nel campo del controllo della morte, sono stati poi riluttanti a risolverlo con analoghi sforzi in materia di controllo delle nascite.

Per il raggiungimento di questa forma di controllo sociale sarebbe necessario il controllo dei mezzi di comunicazione di massa:

La stampa, la radio, la televisione e il cinema possono svolgere un ruolo importante nel legittimare il concetto di pianificazione familiare e nello sviluppo di un’ampia accettazione della collettività dei principi della paternità responsabile. l’Unesco dovrebbe fornire i consigli tecnici sull’uso dei mass-media nei programmi di pianificazione familiare e per l’ideazione di grandi progetti in questo settore.

Il documento suggerisce che il World Council of Churches e altre organizzazioni non-governative, dovrebbero essere utilizzate per ottenere il “coinvolgimento totale” della collettività; che i sistemi di tassazioni dovrebbero essere tali da scoraggiare un’alta fertilità, e che gli insegnanti dovrebbero formare gli studenti nella “consapevolezza della popolazione” e “appropriati atteggiamenti verso la dimensione della famiglia”.
Alcuni insegnanti, a quanto pare, recentemente, sono andati molto in profondità, cercando di insegnare questo ai loro studenti, come Eric Pianka.

La Nuova Frontiera del Controllo Sociale: l’Era Tecnotronica di Zbigniew Brzezinski

Zbigniew Brzezinski (nella foto) suggerì l’idea della Commissione Trilaterale a David Rockefeller nei primi anni ’70. Una volta formata, i suoi membri occuparono i posti al top nelle stanze presidenziali, da Carter fino ad oggi. Brzezinski fù Consigliere della Sicurezza Nazionale sotto Carter, diede il suo contributo alla formazione dei Mujaheddin, i precursori di Al-Qaeda, e svolse ruoli minori in politica estera sotto Reagan e Bush. Ha appoggiato Barak Obama alle presidenziali nel Settembre del 2007, mentre suo figlio Ian lavorava alla campagna di McCain.
David Rockefeller, da parte sua, estende la sua influenza ben al di là della Commissione Trilaterale:

Nel 1968 Brzezinski scrisse un articolo dal titolo “L’America nell’Era Tecnotronica” nel giornale Encounter, co-fondato dal trotzkista convertito in neoconservatore Irving Kristol; e inoltre, secondo alcune testimonianze, finanziato dalla CIA. In esso Brzezinski promise che, non la biologia molecolare, ma la tecnologia elettronica poteva diventare il mezzo perfetto di controllo sociale:

La condotta umana diventerà meno spontanea e meno misteriosa – più predeterminata e soggetta a “programmazione” deliberata…Le stesse tecniche potrebbero servire ad imporre un pressochè totale controllo politico su tutti i cittadini, mettendo un più marcato rilievo sulla questione della privacy rispetto a quanto avviene oggi…La società orientata a questi risultati potrebbe direzionarsi verso una società basata sui divertimenti, essenzialmente con la fornitura di spettacoli (sport di massa, TV) che forniscono un narcotico per le masse che diventeranno sempre più prive di scopi…Nella società tecnotronica, la tendenza sembra essere quella verso l’aggregazione del sostegno individuale di milioni di cittadini non coordinati, che è facilmente raggiungibile mediante personalità magnetiche e attraenti, sfruttando efficacemente le più aggiornate tecniche di comunicazione per manipolare le emozioni e controllare la ragione.

Brzezinski individuò il problema maggiore del capitalismo industriale del XIX e del XX secolo nel confronto degli opposti valori tra il capitale e la classe lavorativa. Due cose dovevano portare alla risoluzione di questo problema. In primo luogo, le istituzioni pubbliche e private dovevano fondersi:”Mentre il potere economico si collega in modo inseparabile con il potere politico, esso diviene più invisibile e aumenta il senso individuale di futilità.” In secondo luogo, la programmazione tecnologica dei valori della società avrebbe permesso di coltivare il talento verso una “democrazia meritocratica” anche dai gradini più bassi della società:”Il reclutamento e la promozione del talento sociale si deve tuttora estendere ai più poveri e disagiati, ma anche questo stà arrivando. Nessuno può dire se questo sarà sufficiente ad affrontare il dipanarsi della sfida, ma una società americana sempre più coltivata e programmata, guidata da una democrazia meritocratica, può avere una chanche migliore.”
Brzezinski sosteneva la morte dello stato nazione in favore di un governo mondiale gestito da un network interconnesso di istituzioni che erano il risultato della fusione reciproca delle sfere pubbliche e private. Egli ampliò questo tema nel suo libro del 1970 “Tra due Età: Il ruolo dell’America nell’era Tecnotronica”, in cui affermò che l’imminente rete di informazioni su computer, una probabile accezione ad Internet, sarebbe stata utilizzata per fondere in modo graduale i governi l’un l’altro, e che la Banca Mondiale avrebbe potuto essere utilizzata per creare un sistema globale di tassazione. Brzezinski riteneva, tuttavia, che lo scopo di abolire i governi nazionali doveva avvenire sottilmente e in modo silenzioso nel corso di una graduale regionalizzazione, di modo da non provocare reazioni negative “delle masse”. Egli descrisse la necessità di tale finezza nel suo articolo del 1968:

Sarà necessaria la cooperazione internazionale in quasi ogni aspetto della vita: per riformare e sviluppare un sistema educativo più moderno, per promuovere nuove fonti di approvigionamento alimentare, per accelerare lo sviluppo economico, per stimolare la crescita tecnologica, per il controllo del clima, per diffondere nuove conoscenze mediche. Tuttavia, poichè le nuove elite hanno un interesse acquisito nei loro nuovi stati nazione e poichè c’è una xenofobia crescente tra le masse nel terzo mondo, lo stato nazione rimarrà ancora per lungo tempo il principale obiettivo di fedeltà, specialmente per i popoli economicamente arretrati da poco liberati. Predire la sua morte, e agire spesso come se fosse morto, potrebbe indurre (come accaduto parzialmente in Europa) una reazione avversa da coloro che si desidera influenzare. Quindi, il regionalismo dovrà essere promosso con deferenza a causa del significato simbolico della sovranità nazionale – e preferibilmente anche attraverso l’incoraggiamento di quegli interessi che sostengono gli approcci regionali.

Conclusioni: Il Controllo Sociale Opera Ancora?

Eugenetica, ingegneria genetica (che era parte della promessa di Pauling della “psichiatria ortomolecolare”), farmacologia molecolare e televisione hanno fallito nella cura del divorzio, dell’alcolismo, della prostituzione, della delinquenza, del crimine, del deficit mentale, dell’instabilità del lavoro e di tutti gli altri mali che il controllo sociale aveva promesso di curare. E Internet, nonostante le previsioni di Brzezinski, finora è servito a minare l’ordine costituito e a fornire una via d’uscita all’influenza dei mass-media molto più di quanto sia servito allo scopo del dissolvimento dello stato-nazione.
La Televisione può forse diventare una distrazione e forse per alcuni anche un narcotico, ma nessuna delle positive promesse del controllo sociale si è materializzata. Uno studio del 2005 rivelò la prevalenza, nel corso della vita, di depressione, ansia, inibizione degli impulsi e disturbi da abuso di sostanze – circa il cinquanta per cento – due volte più elevati nelle persone nate dopo il 1945 rispetto a quelle nate in precedenza, e la proporzione di americani che soffrono di tre o più patologie – quasi un quinto – è più che tripla.
Mentre molti dei promotori del controllo sociale, come Raymond Fosdick, potevano avere genuine motivazioni altruistiche, e mentre altri, come i fratelli Dulles, potevano avere piani molto più nefasti, l’evidenza storica sembra suggerire che i tentativi di innescare una manipolazione della cultura dall’alto in basso per qualsiasi scopo contribuisce solo al malessere sociale.
Gideon Rachman, un commentatore del Financial Times, recentemente ha osservato che :”per la prima volta nella mia vita, io penso che la formazione di una qualche sorta di governo mondiale sia plausibile.” Egli sottolineava che la crisi finanziaria e il cambiamento climatico stavano spingendo i governi verso soluzioni più globali.
Dodici giorni dopo che egli scrisse l’articolo, tuttavia, la Popolazione Nativa Americana del Nebraska, del Sud Dakota, del Nord Dakota, del Montana e del Wyoming si distaccò dagli Stati Uniti e formò una repubblica libera da tasse. La sua soluzione alla crisi finanziaria non era un governo mondiale, ma un governo più locale e una banca senza riserva frazionaria dove tutta la moneta è sostenuta dall’oro e dall’argento.
Finchè esisterà la possibilità di impegnarsi in una iniziativa privata, ciò metterà a repentaglio i cartelli. Finchè i mali sociali saranno risolti con la frantumazione dell’iniziativa privata, i mali sociali aumenteranno. Questa sembra essere una legge che governa la natura.
Il libro di Lily E. Kay, The Molecular Vision of Life, ci lascia con molti punti da connettere, ma esso è un resoconto affascinante di come la Fondazione Rockefeller plasmò lo sviluppo della biologia molecolare e il Caltech, e di come le finalità sociali dell’elite scientifiche e di quelle coninteressate, diedero forma allo sviluppo della scienza. E il fallimento della “salvezza per mezzo degli esperti” che ella documenta è un importante richiamo alla necessità di mantenere il potere decentrato all’interno della società; e per la cura dei mali sociali attraverso la fornitura di buoni esempi nella nostra vita sociale, dando un contributo immediato a quelli che ne hanno bisogno, e incoraggiando gli altri a fare lo stesso.

Link articolo originale: http://www.cholesterol-and-health.com/Rockefeller-Foundation-Social-Control-Eugenics.html

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L’EUGENETICA E L’AGENDA MONDIALE PER IL DEPOPOLAMENTO

Medicina DI FRANCOIS MARGINEAN
Les 7 du Québec

Nel caso mi dovessi reincarnare vorrei diventare un virus mortale, per poter contribuire in qualche modo a risolvere il problema della sovrappopolazione” – tratto dalla prefazione alla biografia “Se fossi un animale” del Principe Filippo di Edimburgo.

Diverse persone, in momenti diversi, sono state attirate da differenti aspetti dell’eugenetica e ne hanno rigettati altri. Non vi sono imballaggi perfetti, né quartieri generali o capi guida. L’eugenetica è piuttosto una collezione di idee e progetti volti a migliorare la razza umana attraverso il controllo sociale della riproduzione umana. Il movimento eugenetico si è propagato nel mondo e affetta tutte le sfaccettature della vita sociale. Non c’è bisogno di cercare troppo lontano per trovare l’eugenetica. La si ritrova nei libri di scuola, sui giornali e in tutti i media, nella fiction scientifica, nei governi e così via. E’ un modo di pensare alla vita che persone molto intelligenti promuovono da un secolo, con più o meno fermezza negli ultimi cinquant’anni. [Fonte]

Esiste ancora un gran numero di persone tra il pubblico in generale, gli universitari e specialmente coloro che lavorano nei media corporativi , che continuano a disconoscere il programma di riduzione della popolazione mondiale, se pur ben documentato, oltre che le conseguenze di questo piano, che noi vediamo già definirsi. Questo articolo, che fa seguito a “Eugenisme & darwinisme social”, che gettava le basi storiche di questa ideologia, si avvale di un insieme di fatti evidenti, allo scopo di provare che una certa élite è stata ossessionata dall’eugenetica e dalla sua incarnazione moderna, ovvero il controllo della popolazione, da ormai un centinaio di anni, e che questo fine di riduzione della popolazione globale è sempre pienamente attuale.

1• Filantropi miliardari che hanno assistito al vertice organizzato per iniziativa di Bill Gates, il co-fondatore di Microsoft, hanno discusso per unire le forze e vincere gli ostacoli politici e religiosi che si oppongono al cambiamento riguardante la sovrappopolazione mondiale. Questo club, chiamato “Good club”, discute di depopolamento mondiale.

Con il titolo “Il club dei miliardari tenta di stroncare la crescita demografica”, Il Sunday times del 24 maggio ha rivelato lo svolgimento di una riunione segreta che la dice lunga sulla volontà politica dell’oligarchia finanziaria.

L’ incontro, tenutosi a New York il 5 maggio scorso, è stato organizzato per iniziativa di Bill Gates, fondatore del monopolio Micorsoft, gran promotore di simulatori di morte su computer e padrino di facebook, di Warren Buffet, speculatore miliardario e finanziatore della Fondazione Gates, e di David Rockefeller. Oltre a questi tre, la festicciola ha riunito Michael Bloomberg, sindaco di New York e fondatore dell’omonima agenzia di informazione finanziaria; Peter Peterson, fondatore del gruppo finanziario Blackstone e strenuo difensore del conservatorismo fiscale; Julian Robertson, patron del fondo Tiger Managment; John Morgridge, presidente anziano della Cisco Systems, Eli Broad, speculatore immobiliare; David Rockefeller Jr, figlio del primo; Ted Turner, fondatore della CNN, e Oprah Winfrey, conduttrice di punta della televisione americana.

La riunione è iniziata con la presentazione di ciascuno dei partecipanti riguardo la causa da loro difesa, ma subito, ci informa il Times, la discussione si è trasformata, per impulso di Bill Gates, in un consenso unanime sulla questione della “sovrappopolazione”, come causa superiore che comprende tutte le altre. Un altro partecipante ha confidato che erano giunti a un accordo per mettere in atto una strategia “in cui la crescita demografica sarebbe attaccata come una minaccia ecologica, sociale e industriale”. I partecipanti hanno sottolineato il loro “bisogno di essere indipendenti dalle agenzie governative che si rivelano incapaci di affrontare il disastro che tutti noi vediamo incombere”. Le prossime riunioni sono già previste per organizzare la messa in atto di questa strategia. [Fonte]

2• Ted Turner, uno dei partecipanti e ricco proprietario di un impero mediatico, è fortemente impregnato di eugenetica e dell’idea di ridurre la popolazione mondiale, che vorrebbe vedere calare del 95% come optimum, secondo un’intervista rilasciata all’ Audubon Magazine nel 1996: “una popolazione totale di 250-300 milioni di persone, cioè un abbassamento del 95% in rapporto agli attuali livelli, sarebbe l’ideale”. Turner ha devoluto un miliardo di dollari a una organizzazione chiamata Fondazione delle Nazioni Unite. Questa organizzazione creata da Turner e la Fondazione Turner sono finalizzate al controllo della popolazione attraverso la distribuzione dei preservativi, il sostegno all’aborto e altri metodi per promuovere l’agenda eugenetica, così del resto Bill e Melinda Gates hanno donato ingenti somme di denaro a delle “organizzazioni caritatevoli” che servono realmente a promuovere il movimento eugenetico. Turner ha anche ricevuto un premio dall’ONU per il suo lavoro sullo sviluppo sostenibile, che non è che un altro nome in codice per “riduzione della popolazione”. [Fonte]

3• La Fondazione Bill & Melinda Gates, il gigante americano dell’agrobusiness DuPont/Pioneer Hi-Bred, uno dei più grandi proprietari di fabbriche di sementi brevettate e geneticamente modificate (OGM) e di prodotti agrochimici apparentati; Syngenta, una compagnia di sementi OGM e di prodotti agrochimici con base in Svizzera attraverso l’intermediazione della sua Fondazione Syngenta; la Fondazione Rockefeller, questo gruppo privato che ha creato la “rivoluzione genetica”, con più di 100 milioni di dollari di sementi dagli anni ’70; Il CGIAR (Gruppo di consulenza sulla ricerca agricola internazionale) la rete mondiale creata dalla Fondazione Rockefeller, al fine di promuovere il suo ideale di purezza genetica attraverso un cambiamento dell’agricoltura, lavorano insieme a dei progetti comuni, come la Riserva mondiale di semi a Svalbard.

Il CGIAR è stato definito a seguito di una serie di incontri privati tenuti durante la conferenza della Fondazione Rockefeller a Bellagio, in Italia. I principali partecipanti ai dibattiti di Bellagio erano George Harrar, della Fondazione Rockefeller; Forrest Hill, della Fondazione Ford; Robert McNamara, della Banca Mondiale e Maurice Strong, organizzatore internazionale della famiglia Rockefeller sull’ambiente e che in quanto fiduciario della Fondazione Rockefeller, organizzò il Vertice della Terra (Earth Summit) dell’ONU, a Stoccolma, nel 1972. Questo faceva parte dell’obiettivo della fondazione, ormai da decenni, al fine di mettere la scienza al servizio dell’eugenetica, un’orribile versione della purezza della razza, e che è stata chiamata Il Progetto.Per assicurare il massimo impatto, il CGIAR ha chiamato a raccolta l’organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite, il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite e la Banca Mondiale. Così attraverso l’ espediente di una richiesta di fondi accuratamente pianificata fin dall’inizio, la Fondazione Rockefeller, a partire dall’inizio degli anni 70, era in grado di delineare la politica agricola mondiale. E così è stato.Finanziati da generose borse di studio di Rockefeller e della Fondazione Ford, il gruppo consultivo sulla ricerca agricola internazionale ha fatto si che i principali scienziati ed agronomi dell’agricoltura del terzo mondo fossero condotti negli Stati Uniti al fine di impadronirsi dei concetti della produzione dell’agro-industria moderna, per poi ricondurli nel loro paese d’origine. Durante questo processo, hanno creato una rete di influenza inestimabile per la promozione dell’agro-industria americana in quei paesi e soprattutto la promozione della “rivoluzione genetica” degli OGM nei paesi in via di sviluppo, e tutto questo in nome della scienza e del mercato agricolo efficace e libero. (Vedere l’articolo “L’arche de Noé végétale”)Creare geneticamente una razza di padroni?Il progetto è il progetto della Fondazione Rockefeller e di potenti interessi finanziari fin dagli anni ’20 al fine di utilizzare l’eugenetica, successivamente ribattezzata genetica, per giustificare la creazione di una razza di capi creati con l’ingegneria genetica. Hitler e i nazisti la chiamarono la razza dei padroni ariani.L’eugenetica di Hitler fu finanziata in larga parte dalla stessa Fondazione Rockefeller, la stessa che oggi costruisce una “riserva di semi per il giudizio finale” allo scopo di preservare dei campioni di ogni seme presente sul pianeta. Ecco cosa diventa davvero intrigante. La stessa Fondazione Rockefeller creò la pseudo scienza della disciplina di biologia molecolare nella sua ricerca incessante atta a ridurre la vita umana alla “definizione di una sequenza genetica” che, speravano, potesse essere modificata allo scopo di cambiare a piacimento le caratteristiche umane. Gli scienziati dell’eugenetica di Hitler, molti dei quali sono stati tranquillamente condotti negli Stati Uniti, dopo la guerra, per poter proseguire le loro ricerche biologiche eugenetiche, hanno gettato la gran parte delle basi di ingegneria genetica di diverse forme di vita, sostenute apertamente e in misura consistente fin dentro il cuore del terzo reich attraverso generose sovvenzioni della Fondazione Rockefeller.La stessa Fondazione Rockefeller creò quella che viene chiamata rivoluzione verde, durante un viaggio in Messico effettuato nel 1946 da Nelson Rockefeller e dall’anziano segretario all’agricoltura del New Deal, fondatore della compagnia Pioneer Hi-Bred Seed, Henry Wallace.La rivoluzione verde era volta a risolvere il problema della fame nel mondo su larga scala, in Messico, India e in altri paesi scelti, dove Rockefeller operava. L’agronomo della Fondazione Rockefeller, Norman Borlaug, conseguì un premio Nobel per la pace per il suo lavoro, cosa di cui c’è poco da vantarsi dal momento che persone come Henry Kissinger hanno condiviso lo stesso premio.In realtà, a quanto è emerso molti anni dopo, la rivoluzione verde era una brillante idea della famiglia Rockefeller per sviluppare un’ industria agraria a livello mondiale per poterne poi assumerne il monopolio analogamente a quanto già era avvenuto nel mondo dell’industria petrolifera, cominciata mezzo secolo prima. Come ha dichiarato Henry Kissinger negli anni ’70: “Se controllate il petrolio, controllerete nazioni intere; se controllate il sistema alimentare, controllerete le popolazioni”. [Fonte]

4• L’ideologia eugenetica e di riduzione della popolazione è ben integrata nel movimento ambientalista e in quello sulla teoria del riscaldamento climatico causato dall’uomo. Che sia correttamente attribuito all’uomo o meno, le stesse idee di ridurre il numero della popolazione mondiale, controllare le nascite adottando le misure eugenetiche che imitino la politica del figlio unico della Cina e altre misure come l’aborto e la tassa sui figli supplementari, sono presenti. L’uomo e anche i bambini sono il problema che bisogna debellare.

Dal momento che il pianeta subisce una drastica caduta della produzione di beni primari per il sostentamento della popolazione, il Fondo Mondiale per la Natura (World Wildlife Fund) ha pubblicato il 29 ottobre scorso il suo Living Planet Report 2008, in cui sostiene che, poiché i bisogni dell’uomo quali cibo, acqua, energia e materiali, rappresentano la più grave minaccia per la biodiversità, il consumo umano dovrebbe essere ridotto almeno del 30%, tanto per cominciare.

Secondo questo rapporto, più dei tre quarti della popolazione mondiale vivono nei paesi dove il consumo supera la loro bio-capacità (espressa sotto forma di “Impronta ecologica”). Gli autori chiedono la riduzione della popolazione, del consumo individuale e delle risorse utilizzate o dei rifiuti emessi per produrre beni e servizi”. Per la prima volta, il WWF si occupa anche del consumo di acqua.Questo rapporto, le cui raccomandazioni, se venissero applicate, condurrebbero alla morte di centinaia di migliaia di persone, sono state co-redatte dai membri della Società zoologica di Londra. All’origine del WWF, troviamo il principe Bernard dei Paesi Bassi e il suo condivisore Filippo di Edimburgo, principe consorte della regina Elisabetta II di Inghilterra. Il principe Bernard era un nazista, membro delle SS, il quale, costretto alle dimissioni dal partito in vista della sua funzione reale, firmò la sua lettera di dimissioni con un “Heil Hitler!”.Il criterio di impronta ecologica di cui si serve il WWF fu elaborato da una fondazione britannica, Optimum Population Trust, che fa apertamente campagna per ridurre dei due terzi la popolazione mondiale allo scopo di riportare a due o tre miliardi il numero di individui. [Fonte]

5• Nelle rare uscite pubbliche sui media, Jonathan Porrit, uno dei principali consiglieri per l’ambiente di Gordon Brown, ha avvertito che la Gran Bretagna dovrebbe ridurre radicalmente la sua popolazione se desidera costruire una società sostenibile. L’annuncio è stato dato alla conferenza annuale del gruppo Optimum Population Trust (OPT), di cui è a capo. Secondo le loro ricerche, la popolazione britannica dovrebbe essere ridotta a 30 milioni, ovvero la metà di quella attuale. [Fonte]

In Australia, un gruppo di lobby ambientaliste, il Sustainable Population Autralia, sostiene che bisognerebbe ridurre drasticamente la popolazione mondiale adottando la politica del figlio unico per salvare il pianeta. Secondo questo gruppo di 1300 attivisti, è il solo modo di evitare un suicidio ambientale. La presidente del gruppo, Sandra Kanck, suggerisce di ridurre la popolazione da 22 a 7 milioni di abitanti per poter affrontare i cambiamenti climatici. [Fonte]

Allo stesso modo, la BBC pubblicò un articolo di John Feeney, in cui si dichiarava che la crescita incontrollata della popolazione mina gli sforzi per salvare il pianeta, chiedendo al movimento ambientalista di smetterla di sfuggire questa controversa questione. Viene menzionata un’altra organizzazione che si muove nello stesso senso: la Global Population Speak Out. [Fonte]

6• Scienziati, riuniti in gruppi simili al Global Population Speak Out (GPSO) fanno pressione sui media per superare il tabù della sovrappopolazione mondiale:

Faccio parte di un gruppo di scienziati, suddiviso in 24 paesi, che si impegna a convincere i media di fare cessare il tabù che ostacola tutte le discussioni relative al problema posto dalla quantità e dalla crescita della popolazione umana in relazione al conseguente degrado ambientale. Manteniamo questo tabù a nostro pericolo e a quello di milioni di altre specie.La sovrappopolazione è strettamente legata a tutte le forme di degrado ambientale, di cui stiamo prendendo coscienza solo di recente: estinzione delle specie, cambiamenti climatici, inquinamento, desertificazione, diminuzione delle riserve idriche, deforestazione, ecc, e dunque la crescita demografica mondiale è preoccupante.E’ ingenuo pensare che riducendo i consumi ( anche se è bene farlo) riusciremo a correggere gli eccessi dovuti alla crescita ininterrotta della popolazione umana; nessuno può ridurre i propri bisogni organici a zero, per farlo bisognerebbe non esistere. E’ tempo di riflettere su questi problemi demografici e preparare l’opinione pubblica ad una nuova percezione della propria evoluzione.Il problema del contenimento delle nascite è difficile nei paesi in via di sviluppo dove errori grossolani sono stati commessi in passato. Ma gli errori devono essere utili per progredire.Sarà necessario in questi paesi, naturalmente con l’aiuto dei media, educare meglio le donne mostrando nuove opzioni rispetto alle dimensioni delle famiglie; bisognerà proteggere meglio i bambini perché la forte mortalità infantile non sia più la giustificazione per famiglie numerose; infine sarà necessario rendere i metodi contraccettivi facilmente accessibili a tutti.Il progetto di giungere rapidamente a un certo livello di crescita della popolazione umana, per poi successivamente passare ad una decrescita è una scelta dalla quale dipende l’avvenire della nostra specie e del resto del mondo vivente. [Fonte]

Altri, come il Dr. Eric R. Pianka, biologo americano attivo presso l’Università del Texas a Austin che pronuncia discorsi a livello internazionale, promuove un genocidio di massa del 90% della razza umana per salvare il mondo ed è calorosamente applaudito dai suoi colleghi. Durante un discorso all’accademia delle scienze del Texas nel 2006, Pianka proponeva di sterminare il 90% della popolazione umana utilizzando il virus dell’Ebola. [Fonte]

Nel 2002, il Melbourne Age riportava dei documenti trovati di recente che descrivevano il piano dettagliato dell’eminente immunologo Sir Macfarlane Burnet per aiutare il governo australiano a sviluppare delle armi biologiche che potessero essere utilizzate contro l’Indonesia e altri paesi “sovrappopolati” dell’ Asia sud-orientale. Sir Macfarlane raccomandava, nel suo rapporto segreto del 1947 che venissero sviluppate armi chimiche e biologiche per sterminare le popolazioni dei paesi asiatici sovrappopolati propagando malattie infettive che si diffondessero solo in questi paesi tropicali, risparmiando l’Australia. Quest’uomo, com’è noto, è stato direttore del Walter ed Eliza Hall Institute of Medical Research e ricevette il premio Nobel per la medicina nel 1960. E’ morto nel 1985 ma le sue teorie sull’immunità e la selezione clonale sono servite a stabilire la base della biotecnologia moderna e dell’ingegneria genetica. [Fonte]

La controversia che circonda i commenti di un altro favorito dell’entourage scientifico, il genetista James Watson, che ha dichiarato al Sunday Times che i neri sarebbe meno intelligenti dei bianchi, non dovrebbe sorprendere sapendo che Watson ha ricoperto un importante ruolo nel promuovere la pseudo scienza dell’eugenetica. Watson fu direttore del Progetto Genoma Umano fino al 1992 e gli viene riconosciuto di aver collaborato alla scoperta della struttura a doppia elica del DNA, una scoperta che gli valse il premio Nobel nel 1962. Ma la maggior parte ignora che Watson abbia giocato un ruolo cruciale nel progredire della legittimità dell’eugenetica/ depopolamento, ormai da decenni.

James Watson è un importante promotore della mappatura genetica, un test che determina se una coppia sia a rischio di fare un figlio con disturbi genetici ereditari. Dal momento che la mappatura ha fatto aumentare il numero di aborti di bambini considerati “imperfetti”, molti hanno denunciato la sua adozione come niente meno di un camuffamento dell’eugenetica o dell’“eugenetica volontaria”. [Fonte]

7• In un documento di Henry Kissinger, redatto nell’aprile del 1974, quando era consigliere della Sicurezza Nazionale americana, il National Security Study Memorandum 200, concludeva: “il depopolamento è l’obiettivo prioritario della politica estera americana nei paesi del terzo mondo”. Il documento, che individuava in particolare il terzo mondo per una riduzione massiccia della popolazione, suggeriva l’utilizzo di carestie, sterilizzazione e guerra. Questo documento governativo fu reso pubblico nel 1989 e individuava in questi paesi un interesse particolare per gli obiettivi geopolitici degli Stati Uniti e spiegava perché la crescita della popolazione, soprattutto quella giovanile, fosse percepita come una minaccia rivoluzionaria contro le corporazioni americane. I paesi menzionati erano India, Bangladesh, Pakistan, Nigeria, Messico, Indonesia, Brasile, Filippine, Thailandia, Egitto, Turchia, Etiopia e Colombia.

8• Lord Bertrand Russell scriveva nel suo libro “the impact of science on society”: “attualmente la popolazione mondiale aumenta… la guerra fino ad ora non ha avuto grandi effetti su questo aumento… non pretendo che il controllo delle nascite sia il solo mezzo per impedire ad una popolazione di aumentare. Ce ne sono altri… la guerra è piuttosto deludente a riguardo, ma una guerra batteriologica potrebbe rivelarsi efficace. Se una peste potesse propagarsi nel mondo ad ogni generazione, i sopravvissuti potrebbero procreare liberamente senza riempire troppo il mondo..” [Fonte]

9• “… dei sistemi avanzati di guerra biologica in grado di colpire dei genotipi specifici trasformerebbero la guerra biologica da regno del terrore in efficace strumento politico.”

Chi può aver scritto queste parole nei propri documenti strategici? I nazisti? Il regime di Pol Pot?

No, sono stati Paul Wolfowitz, Dick Cheney, William Kristol, Donald Rumsfeld ed gli altri collaboratori neoconservatori che hanno creato il cosiddetto Project for a New American Century – che costituiva il quadro ideologico della passata amministrazione Bush. Esistono oggi delle armi biologiche che hanno la capacità di uccidere solo certi genotipi particolari, come gli africani, gli asiatici, ecc.[Fonte]
10• La Georgia Guidestones è stata eretta il 22 marzo 1980 negli Stati Uniti, in Georgia, vicino a Elberton. E’ soprannominata la “Stonehenge americana”.

Dieci nuovi comandamenti sono scolpiti sulle due facce delle 4 pietre erette verticalmente e scritti in 8 lingue differenti che sono: inglese, russo, ebreo, arabo, indu, cinese, spagnolo e swahili. [Fonte]

Ecco 3 dei 10 comandamenti iscritti:

1. Mantenere l’umanità al disotto dei 500 000 000 (sic) di individui in perpetuo equilibrio con la natura2. Guidare la riproduzione intelligentemente migliorando la forma fisica e la biodiversità3. Non essere un cancro per la terra, lasciare spazio alla natura

11• tra il 1932 e il 1972, il Tuskeegee Study Group ha deliberatamente infettato i poveri della comunità nera dell’ Alabama con la sifilide senza il loro consenso, rifiutando di curarli quando i malati provocavano dei danni nelle città uccidendo intere famiglie. Esperimenti su soggetti umani non consenzienti e a loro insaputa, perpetrati dalle autorità che dicevano di voler “osservare” ciò che succedeva a queste persone.

François Marginean: architetto, ricercatore indipendente, conduttore radiofonico per la trasmissione “L’Autre Monde” su CHOQ FM de l’ UQAM, editore del blog “Les Nouvelles Internationales” e collaboratore di “Les 7 du Québec”.

Titolo originale: “Eugénisme et agenda mondial de dépopulation”

Fonte: http://www.mondialisation.ca
Link
12.08.2009

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di MICOL BARBA

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4 febbraio 2012 | Autore di Francesco Lamendola

http://antidarwin.wordpress.com/

Che il Re sia nudo, che sia in mutande, son ormai in molti a sospettarlo e perfino a sussurrarlo; nessuno, però, o quasi nessuno, osa ancora proclamarlo ad alta voce.
Perché?
Ma per la più prosaica e banale delle ragioni: perché tutti gli scienziati accademici vivono sulla favola del bel vestito nuovo del Re: le loro amate cattedre universitarie, le case editrici e le riviste che accolgono e pubblicano i loro lavori, gli istituti di ricerca, pubblici e privati, che li finanziano e li promuovono socialmente: tutto dipende dal perpetuarsi della favola del vestito nuovo, perciò nessuno si decide a proclamare quello che, ormai, circola come un sussurro sempre più insistente, sempre più imbarazzante: Darwin aveva torto, completamente, irreparabilmente torto: torto marcio su tutta la linea, senza scampo e senza scusanti.
Non solo non sono mai stati trovati i famosi “anelli mancanti” sui quali poggiava tutta la sua teoria evoluzionista; non solo la scoperta della struttura del Dna ha mostrato l’assoluta improbabilità delle mutazioni casuali come fattore trainante dell’evoluzione stessa; ma appare sempre più chiaro che quegli anelli mancanti, sempre promessi e sempre rimandati, non salteranno mai fuori, per il semplice fatto che l’evoluzione mediante la selezione naturale non è mai esistita.

Per quale ragione, ad esempio, le piante senza fiori si sarebbero trasformate in piane con fiori; in che cosa mai sarebbe consistito il “vantaggio”, per la natura, visto che gli insetti impollinatori non esistevano ancora, ma apparvero, appunto, dopo la comparsa delle piante con fiori?
Il darwinismo sostiene che la natura conserva e stabilizza quei mutamenti genetici – casuali, si badi – che favoriscono la sopravvivenza di una specie e che la avvantaggiano rispetto alle altre; ma perché mai essa dovrebbe prendersi il disturbo di inventare qualcosa che non esiste, qualcosa di estremamente complicato, di cui potrebbe fare tranquillamente a meno?
E come mai la natura conserva e consolida le mutazioni di segno positivo, utili, cioè, alla sopravvivenza di quella determinata specie, dal momento che le mutazioni sono, quasi sempre, di segno negativo o neutro, essendo il frutto di autentici errori di riproduzione del Dna?
Ancora: dove sono le forme intermedie dalle Gimnosperme alle Angiosperme; dalle piante con riproduzione asessuata, a quelle con riproduzione sessuata?
Come è apparsa, come è nata la prima Angiosperma, visto che ancora non esistevano gli insetti per trasportare il polline? Chi o che cosa ha trasferito il polline dall’antera maschile allo stigma femminile, fecondando così la pianta?
E perché le Gimnosperme esistono ancora e sono vive e prosperano in ogni parte del mondo, a dispetto della loro supposta “arcaicità” e, dunque, della loro altrettanto ipotetica, insufficiente competitività rispetto alle Angiosperme?
Forse per la stessa ragione per cui, nel mondo animale, squali e coccodrilli prosperano inalterati da trecento milioni di anni, incuranti della teoria evoluzionista e scandalosamente indifferenti alla “legge” formulata da Charles Darwin?
Infine: ci sarebbe stato davvero il tempo materiale per il passaggio dalle Gimnosperme alle Angiosperme, visto che, secondo gli evoluzionisti, la transizione da una specie ad un’altra è un fenomeno graduale e lentissimo, quasi impercettibile; talmente impercettibile che – a dispetto del buon senso, secondo il quale dovrebbe accadere il contrario – non si trovano affatto queste benedette forme di transizione?
Scrive il giornalista Will Hart nel suo saggio «Darwin in soffitta. La futile ricerca dell’anello mancante» (in: J. Douglas Kenyon, «La storia proibita», Macro Edizioni, 2008, pp. 17-27; titolo originale: «Forbidden History», Bear & Company, 2005):

«… il darwinismo sta cominciando a manifestare […] segni di esaurimento e fatica. E a suonare il rintocco funebre non sono solo i creazionisti. Lo stesso Darwin era ben consapevole dei punti deboli della sua teoria. Definì l’origine delle pianti capaci di fioritura”un abominevole mistero”. Ed è un mistero che resta tuttora insoluto.
Nel corso di più di cento anni gli scienziati hanno cercato assiduamente le tracce fossili del cosiddetto “anello mancante” tra le forme vegetali primitive prive di fioritura,  senza riuscire a trovarle. Nel frattempo sono invece emerse  tutta una serie di contraddizioni problematiche. Darwin aveva anticipato il problema in cui saremmo incorsi  in assenza di fossili di transizione (duplicazioni di origine chimica di creature viventi).E all’epoca aveva annotato: “Si tratta della più concreta obiezione che può essere mossa a questa teoria”.
Darwin non aveva però potuto prevdre che si sarebbero via via manifestate molte altre crepe, capaci di minacciare le fondamenta stesse della sua ipotesi. Perché? Perché all’epoca di Darwin la biochimica si trovava in una fase a dir poco embrionale,. Difficilmente Darwin avrebbe mai potuto immaginare  che nel giro di un secolo dalla pubblicazione della sua “Origine delle specie”, l’umanità sarebbe giunta alla scoperta della struttura del DNA.
Per uno dei tanti capricci del destino, la prima bomba capace di provocare profondi squarci nelle trame  della teoria dell’evoluzione è stata sganciata  proprio da un biochimico. Nel suo “Darwin Black Box: The  Biochemical Challenge to Evolution”, Miachael Behe, professore, ha puntato l’indice su alcuni strain risultati dei testi di laboratorio. E in particolare si è concentrato su cinque fenomeni:  la coagulazione del sangue, le ciglia, il sistema  immunitario umano, il sistema di trasporto di materiale nelle cellule e la sintesi dei nucleotidi, arrivando  così a una sconvolgente conclusione:  si tratta di sistemi di tale IRRIDUCIBILE COMPLESSITÀ che non è possibile ipotizzare un percorso graduale darwiniano  che, passo dopo passo, abbia portato alla loro creazione. […]
Il darwinismo è l’unica teoria scientifica insegnata universalmente  che non abbia mai superato i rigorosi standard della scienza. Nonostante ciò, i darwinisti affermano che il darwinismo non possa più essere considerato una teoria, ma  piuttosto una realtà scientifica irrefutabile.  Il problema non è la scelta tra creazione biblica ed evoluzione. In realtà la faccenda si riduce a un singolo interrogativo:  la teoria di Darwin trova conferma in prove scientifiche valide?
Darwin sapeva che l’unico modo di verificare i presupposti fondamentali  della sua teoria consisteva nella ricerca di tracce fossili. E questa ricerca è proseguita senza soste fino a oggi […].
Grazie ai sedimenti depositati sui fondali marini  e lacustri delle più antiche ere,  possiamo disporre di una vasta biblioteca geologica.  E in tale biblioteca possiamo scovare piante caratteristiche  prive di fioritura e risalenti a trecento milioni  di ani fa e piante con fiori di cento milioni di anni fa, tuttora viventi, ma NESSUNA forma vegetale che ci mostri il processo GRADUALE di MUTAZIONE  che dovrebbe invece essere presente nel caso esistessero davvero specie intermedie capaci di collegare le due categorie.
Oggi non esiste  nessuna specie vivente di questo genere,  né ne sono mai stati trovati reperti fossili.  Era questa la croce di Darwin. […]
Tra i darwinisti i veri credenti si sono a lungo interrogati  circa la mancanza di fossili transizionali.  In definitiva il loro ragionamento suona così: Devono per forza essere laggiù, nascosti da qualche parte. Perché? Perché la teoria di Darwin lo richiede! E così la ricerca va avanti.  Non sappiamo però quanto tempo ancora e quante altre spedizioni e anni di ricerca ci vorranno prima che arrivino finalmente ad ammettere che potrebbe anche esserci un valido motivo per giustificare l’ASSENZA di tali fossili.
I critici controbattono che il motivo della mancanza di forme transizionali  è del tutto semplice: la teoria di Darwin non trova conferma nei più rigorosi criteri scientifici giacché contiene errori fatali.  I suoi principi fondamentali non giungono infatti a prevedere quello che si è dimostrato essere il risultato di più di un centinaio di anni di ricerche: anelli mancanti e non specie transazionali.
Lo stesso Darwin si aspettava critiche del genere nel caso  non fosse stato rinvenuto alcun fossile in rappresentanza  di quell’elemento indispensabile.
I genetisti sono da tempo consapevoli che la stragrande  maggioranza delle mutazioni è neutrale o negativa. In altri termini, le mutazioni ne rappresentano di soliti degli errori, e sono u segno dell’incapacità del Dna di replicare accuratamente le informazioni. Sembrerebbe proprio che questo non sia un meccanismo fondamentale  molto affidabile, e deve esserlo, giacché la selezione naturale ovviamente non rappresenta una forza dinamica capace di produrre quel genere di cambiamenti che gli evoluzionisti attribuiscono alla teoria. […]
La selezione naturale non avrebbe imposto mai a una gimnosperma, per esempio una felce, di mutare improvvisamente e dotarsi di una nuova struttura che avrebbe richiesto gran parte  gran parte delle’’energia della pianta stessa senza avere peraltro  alcuno scopo. Per dirla altrimenti, le piante prive di fiori non possono gradualmente aver sviluppato le parti fiorifere un po’ alla volta nel corso di dieci milioni di anni fino ad avere degli organi sessuali perfettamente sviluppati e funzionali. Ciò sarebbe infatti contrario alla stessa legge di selezione naturale  di Darwin, ovvero la sopravvivenza  della specie meglio adattata. […]
Il vecchio paradigma sta incominciando a lasciare spazio a nuove teorie e modelli, come quelli del disegno intelligente e dell’intervento extraterrestre. […]
Restiamo in attesa di una nuova teoria, più completa, capace di spiegare i che modo  la vita ebbe inizio, mutò e continuò a evolversi; nel frattempo dobbiamo constatare che, per dirla  con le parole di Richard Milton, “Darwin è ormai pronto per finire in soffitta”.»

Che dire?
Per tentar di frenare il crollo imminente della teoria evoluzionista e per puntellarla in qualche modo, taluni scienziati, come il biologo Stephen Jay Gould, per spiegare la mancanza di forme di transizione hanno varato la sub-teoria degli “equilibri punteggiati”: se la montagna, cioè i resti fossili degli “anelli mancanti”, non va a Maometto, allora Maometto va alla montagna; l’importante è preservare l’impianto generale dell’evoluzionismo.
Si tratta del tipico tentativo di aggiustamento di un paradigma vacillante, un po’ come la teoria degli epicicli e dei deferenti, elaborata dagli astronomi tolemaici e rimasta in vigore fino al Rinascimento, tentava di conciliare l’impianto generale del cosmo aristotelico, cioè il geocentrismo, con l’imbarazzante fenomeno del moto retrogrado apparente dei pianeti.
Ogni volta che un paradigma scientifico si avvia al tramonto, vi è una fase di passaggio, nella quale alcuni esponenti del vecchio sapere si industriano per elaborare teorie di compromesso, che permettano di integrare i nuovi dati e le nuove acquisizioni scientifiche con la concezione generale precedente, che, per la sua vetustà, nessuno osa mettere apertamente in dubbio; perché ciò accada, bisogna che i tempi siano maturi e che qualche studioso estraneo al vecchio paradigma, e perciò privo di sentimenti reverenziali verso di esso (o, magari, di interessi materiali da difendere), prenda d’assalto la cittadella ormai indifendibile, provocando il crollo delle ultime resistenze.
È il destino di tutti i paradigmi culturali: lo è anche nell’ambito del pensiero politico. Chi non ricorda gli innumerevoli tentativi di aggiustamento del paradigma marxista, da Kautsky e Bernstein, fino a Gramsci, a Dubcek, alla “primavera di Praga” e all’eurocomunismo di Berlinguer e Carrillo, per non parlare della “perestrojka” di Gorbaciov? Eppure, quelli che allora sembrarono dei coraggiosi tentativi di aggiornamento e di riforma di un sistema ritenuto, nel suo complesso, pur sempre giusto e valido, appaiono oggi poco più che delle semplici curiosità storiche, anzi, antiquarie.
Siamo convinti che un destino analogo attenda sia l’evoluzionismo darwiniano che la psicanalisi freudiana; siamo convinti, cioè, che sorgeranno ben presto delle poderose teorie radicalmente alternative a quei due paradigmi, i quali, peraltro, si sono intrufolati abusivamente nell’ambito nelle verità scientifiche, visto che né l’uno, né l’altro hanno mai superato gli “esami” per venire promossi a uno statuto diverso da quello di semplici teorie.
Del resto, che gli evoluzionisti “ortodossi” siano ridotti ormai ala disperazione, lo prova la scelta dell’ultima trincea, nella quale hanno deciso di arroccarsi a difesa: se la nostra teoria è sbagliata, essi dicono, volete allora spalancare le porte all’oscurantismo religioso fondamentalista, ossia al creazionismo letteralista della Bibbia?
Il che è un modo tanto palese, quanto indebito, di spostare la discussione dal suo terreno naturale, quello della scienza, ad un terreno che le è del tutto estraneo, quello della polemica ideologica, per mezzo di qualcosa che è molto simile ad un ricatto.
Infatti, non tocca agli scienziati discutere se il creazionismo sia preferibile all’evoluzionismo; ad essi compete solo di pronunciarsi circa la solidità dei fondamenti scientifici dell’evoluzionismo. Se tali fondamenti risultano insufficienti, allora bisogna riconoscere che la teoria di Darwin si regge sul vuoto e che deve essere messa fra parentesi.
E non si dica che non bisogna gettare a mare ciò che si possiede, prima di aver trovato qualcosa d’altro con cui sostituirlo, perché questo non sarebbe un ragionamento scientifico, ma un sofisma ideologico.
In realtà, gli evoluzionisti sanno benissimo che l’alternativa vera non è fra creazionismo e darwinismo, ma fra quest’ultimo e qualche altra teoria scientifica, più capace di render ragione del fenomeno della complessità delle forme viventi e della mirabile armonia che le caratterizza: a cominciare da quel finalismo in cui fermamente credevano i “filosofi naturali” dell’antichità e del medioevo, ma che, da Galilei e Cartesio in poi, è stato sbrigativamente liquidato come non scientifico dai propugnatori della cosiddetta Nuova Scienza.

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26 luglio 2010 | Autore

Un ringraziamento particolare ad un lettore (molto attivo per i suoi moltiplici link e segnalazioni) di StampaLibera, Marco, col quale ho avuto il piacere di scambiare con un paio di commenti le nostre diverse opinioni sull’esistenza o meno degli alieni. Lui mi ha indicato questo articolo (un grosso lavoro svolto da Santaruina), che ovviamente ripropongo qui perché ritengo molto interessante…

A.D.

Nuovo Umanesimo ovvero Culto di Lucifero. La Religione del Nuovo Ordine Mondiale

Link: forum Luogocomune

Nel difficile tentativo di comprendere le dinamiche che guidano gli avvenimenti intorno a noi, si fa sempre più concreto il sospetto che una qualche regia si impegni nel determinare, o almeno nel cercare di farlo, il corso degli eventi.
Chiedersi se una fantomatica “regia occulta” esista o meno risulta facile, un po’ meno dare a questa regia una forma e in seguito capirne gli obbiettivi.

Lo storico Bernand Fay, parlando di Massoneria ebbe a dire:

La grande regola della storia moderna è di non giudicare se non su documenti scritti e prove materiali, mentre la grande regola della massoneria è di applicare la disciplina del segreto a tutto ciò che le sta più a cuore […].
L’ideale dello storico, da una cinquantina d’anni in qua, è stato di vedere senza tentar di capire, evitandolo perfino […], ma ecco un campo dov’è impossibile vedere se non si capisce, e dove assai spesso occorre capire alla prima allusione senza aver visto, senza mai vedere […]. Quando si ricordi la dottrina massonica […] e si tengano presenti gli uomini piuttosto che le carte, ci si vedrà chiaro”

Bernard Fay ebbe una grande intuizione, e il suo ragionamento riguardo la Massoneria si può applicare allo studio di ogni società o gruppo “occulto”.

Questo è un campo in cui spesso occorre capire alla prima allusione senza aver visto, senza mai vedere.

Ma del materiale su cui tentare di “capire” qualcosa ogni tanto trapela, e cumuli di tessere pian piano trovano il loro posto, così particolari che a prima vista parevano insignificanti cominciano ad assumere un senso, ed il mosaico inizia a prendere forma.

Questo breve excursus parte da un articolo in cui Phillip D. Collins sostiene che il culto di Lucifero, direttamente collegato all’eresia cosiddetta “Gnostica” e al Nuovo Umanesimo, sia la vera Religione della elite.

Ovviamente il discorso esoterico in sé non è trattabile, essendo un campo che esula dalla ricerca positivista, ma sarà interessante cercare di comprendere da chi questa “elite” sia composta, ed in secondo luogo capire fino a che punto dietro il suo operato ci sia veramente una fede ed un progetto.

La breve ricerca che segue si colloca idealmente quale aggiunta alle due precedenti “puntate”

Majestytwelve ~ William Cooper ed il NWO

Verso il Governo Mondiale, il volto oscuro delle Nazioni Unite.

Blessed be

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Il Culto di Lucifero: la Religione dell’ Apoteosi
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Il culto di Lucifero costituisce il nucleo della religione della classe dirigente.[…]
Nella mente dei moderni oligarchi, il culto di Lucifero fornisce legittimità religiosa per i loro piani dalla moralità altrimenti dubbia.
Il culto di Lucifero è il prodotto dell’ingegneria religiosa, che il sociologo William Sims Bainbridge definisce come “la consapevole, sistematica, abile creazione di una nuova religione” (“New Religions, Science, and Secularization,”).[…]
E’ stata la pratica della Massoneria per anni.
E’ stata inoltre la pratica dei progenitori religiosi e filosofici della Massoneria, gli antichi culti misterici pagani.[…]
La moderna filosofia luciferiana trova fondamento scientifico nel mito gnostico del darwinismo.
Mentre la teoria dell’evoluzione veniva resa popolare, venivano diffuse con essa molte varianti del culto di Lucifero (in particolar modo nella forma dell’Umanesimo secolare, che analizzeremo tra poco).[…]
Le metastasi del culto di Lucifero continuano anche oggi.

Il culto di Lucifero rappresenta una radicale rivalutazione dell’eterno avversario dell’umanità: Satana.
E’ l’ultima inversione del bene e del male.
La formula di questa inversione è riflessa nel paradigma del mito gnostico dell’Ipostasi.
All’opposto della versione originale del mito biblico, il resoconto gnostico rappresenta una “rilettura della storia ebraica della tentazione del primo uomo, il desiderio del semplice uomo di essere come Dio attingendo dall’albero della conoscenza del bene e del male” (Raschke ).
Scrive Carl Raschke:

Ne la “Ipostasi degli Arconti”, un documento gnostico egiziano, leggiamo come la storia tradizionale della disobbedienza dell’uomo nei confronti di Dio viene reinterpretata come il conflitto universale tra la “conoscenza” (gnosis) e le forze oscure (exousia) del mondo, che tengono l’anima umana nell’ignoranza.
La Ipostasi descrive l’uomo come figlio della Sophia, la saggezza eterna, creato secondo il modello dell’ aion, il regno immortale dell’eternità.
Dall’altra parte, non sono né Dio e neanche la Sophia i responsabili della creazione dell’uomo.
Al contrario, questo compito è svolto dagli arconti, le forze demoniache che a causa della loro debolezza intrappolano l’uomo nel corpo materiale e questo lo allontana dalle sue origini divine.
Essi collocano l’uomo nel paradiso e gli proibiscono di mangiare dall’albero della conoscenza.
Il divieto è visto dall’autore del testo non come un comandamento ma come una precauzione maligna messa in atto dagli spiriti inferiori contro il rischio che Adamo entri in comunicazione con l’autentico Dio, e disponga così della vera gnosi.

Secondo questa versione, Adamo viene continuamente contattato dal vero Dio affinché ricongiunga l’umanità con l’autentica Gnosi.
Gli arconti intervengono e creano Eva per distrarre Adamo dalla ricerca della Gnosi.
Comunque, l’Eva gnostica è una sorte di “agente segreto” mandato da Dio, affinché spinga Adamo a venire a conoscenza della verità che gli viene nascosta.
Gli arconti tramano per sabotare questo tentativo, facilitando i rapporti sessuali tra Eva ed Adamo, un atto teso a corrompere la natura spirituale della donna.
In questo frangente, la Ipostasi reintroduce un antagonista familiare all’originale racconto biblico: ma ora il principio della saggezza femminile riappare sotto la forma del serpente, chiamato “l’Istruttore”, che suggerisce alla coppia mortale di disobbedire al divieto degli arconti e di mangiare dall’albero della conoscenza.[…]

Così l’umanità è colpita dalla maledizione degli arconti[…].
In questo nuovo contesto il serpente non è più Satana, ma è invece un incognito salvatore.
Nello stesso tempo, il ruolo di Dio come benevolo Padre è ribaltato
:

Il Dio della Genesi, che ammonisce Adamo ed Eva dopo la loro trasgressione, è rudemente ridotto in questo racconto a caricatura, presentato come un “Arconte arrogante” che si oppone al volere dell’autentico Padre celeste.
Ovviamente, all’interno di questo racconto gnostico, l’incarnazione di Dio è egualmente sminuita.
Gesù Cristo è ridotto a poco più del precursore del futuro adepto gnostico.
Secondo la mitologia gnostica, Gesù è solo un “tipo” dell’uomo perfetto.[…]
Il vero messia deve ancora giungere.
Allo stesso modo, il serpente è solo un precursore del messia.
Egli ha solo il compito di iniziare l’umanità alla Gnosi.
La Ipostasi fornisce il modello per tutte le mitologie di stampo Luciferiano.
Come nella Ipostasi, l’opposizione binaria nella letteratura Luciferiana riduce Jehova ad una caricatura, come un tiranno opprimente.
Egli diviene l’ “arconte dell’arroganza”, l’incarnazione dell’ ignoranza e della superstizione religiosa.
Satana, che conserva il suo titolo celeste di Lucifero, è il liberatore dell’umanità.
La Massoneria, che si considera detentrice dell’antica tradizione esoterica che origina nelle religioni misteriche, ricontestualizza Satana in un modo simile.

In Moral and Dogmas, Albert Pike, massone del 33° grado, candidamente esalta l’angelo caduto:
Lucifero, il portatore di Luce!
Nome strano e misterioso da dare allo Spirito dell’Oscurità!
Lucifero, il Figlio del mattino!
E’ lui che porta la luce, e con i suoi splendori intollerabili acceca le anime deboli, sensuali ed egoiste?
Non ne dubitare!

Egli rende l’uomo consapevole della sua innata parte divina e promette di liberare il dio dentro di noi.
Questo tema dell’ Apoteosi accomuna il Gnosticismo con le antiche religioni pagane misteriche.[…]
Inoltre, le antiche religioni misteriche promettevano la possibilità di liberarsi dalla maledizione della mortalità attraverso l’incontro diretto con la divinità celeste, oppure sottoponendosi alla Apoteosi, una trasfigurazione dell’umano in divino.

Come alcune versioni del satanismo, il culto di Lucifero non raffigura il diavolo come una entità letterale metafisica.
Lucifero simboleggia i poteri cognitivi dell’uomo.
Egli è l’incarnazione della scienza e della ragione.
La convinzione centrale del culto di Lucifero è che queste due forze toglieranno Dio dal trono ed eleveranno l’uomo al livello divino.
Suonerà forse strano scoprire che i primi esponenti radicali di questa fede rivoluzionaria celebrarono l’arrivo del darwinismo.
La teoria dell’evoluzione fu la “scienza” che si edificava sul martirio di Prometeo e sulla nuova religione secolare della dittatura scientifica.
Secondo lo studioso della Massoneria Wilmshurst, il compimento dell’evoluzione porta l’uomo “a diventare un essere simile a Dio ed a unificare la sua coscienza con l’Onnisciente”.
Durante l’Illuminismo, il culto di Lucifero fu disseminato al livello popolare come “umanesimo secolare”.
Tutti i principali precetti del culto di Lucifero sono inclusi nell’ umanesimo secolare.

Questo fatto è reso evidente dal rifiuto filosofico della moralità teistica e dall’innalzamento dell’uomo come sua unica ed assoluta autorità morale.
Mentre il culto di Lucifero non ha testi sacri, Il Manifesto Umanista I e II delineano in modo succinto la sua dottrina centrale.
Whittaker Chambers, ex membro del movimento clandestino comunista Americano, sintetizza in modo eloquente questa verità:

L’Umanesimo non è una novità.
E’, in effetti, la seconda per antichità fede dell’uomo.
Le sue promesse furono sussurrate nei primi giorni della creazione sotto l’Albero della conoscenza del Bene e del Male: ‘Voi sarete come dei’ ”.

Il Transumanesimo offre un’ aggiornata, hi.tech versione del culto di Lucifero.
Il termine “Transumanesimo” fu coniato dal biologo evoluzionista Julian Huxley.
Huxley definì la condizione transumana come “l’uomo che rimane uomo, ma trascende se stesso, realizzando nuove possibilità da e per la sua natura umana”.
Comunque, nel 1990, Max More ridefinì radicalmente il transumanesimo come segue:

”Il Transumanesimo è una classe di filosofie che cercano di guidarci verso una condizione post umana.
Il Transumanesimo condivide molti elementi con l’Umanesimo, inclusi il rispetto per la ragione e per le scienze, un impegno per il progresso, ed il dare valore dell’esistenza umana (o transumana) in questa vita….
Il Transumanesimo differisce dall’umanesimo nel riconoscere ed anticipare i radicali cambiamenti nella natura e nelle possibilità delle nostre vite, risultanti dal progresso nellevarie scienze e tecnologie.

Il Transumanesimo auspica l’uso della nanotecnologia, della biotecnologia, delle scienze cognitive e della tecnologia informatica per portare l’umanità in una condizione “postumana”.
Una volta raggiunta questa condizione, l’uomo cesserà di essere uomo.
Egli diverrà una macchina, immune dalla morte e da tutte le “debolezze” intrinseche alla vecchia condizione umana.
L’ultimo obbiettivo è di diventare un dio.
Il Transumanesimo è strettamente correlato con il culto delle intelligenze artificiali.
Nel molto influente libro “L’era delle macchine spirituali”, il sacerdote dell’intelligenza artificiale Ray Kurzweil sostiene che l’immortalità tecnologica potrà essere ottenuta attraverso l’immagine da risonanza meccanica o da qualche tecnica di lettura e replicazione della struttura neurale del cervello umano dentro un computer (“Immortalità Tecnologica”).
Attraverso la fusione di uomini e computer, Kurzweil crede che l’uomo “diverrà come i spiriti simili a Dio abitando il cyberspazio come l’universo materiale.”

Seguendo il revisionismo della tradizione biblica del mito gnostico della Ipostasi, il Transumanesimo inverte i ruoli di Dio e di Satana.
In un saggio intitolato “In lode al Diavolo”, l’ideologo del Transumanesimo Max More raffigura Lucifero come un eroico ribelle contro un Dio tirannico:
Il Diavolo – Lucifero – è una forza benevola (dove io definisco “bene” semplicemente quello che io valuto come tale, non volendo implicare alcuna validità universale o necessità di orientamento).
Lucifero significa ‘portatore di luce’, e questo dovrebbe indirizzarci nella sua simbolica importanza.
La storia è che Dio scacciò Lucifero dal paradiso perché Lucifero cominciò a mettere in dubbio Dio e seminava dissenso tra gli angeli.
Dobbiamo ricordare che questa storia è raccontata dal punto di vista dei deisti (se posso coniare il termine) e non da quello dei luciferiani (userò questo termine per distinguerci dai satanisti ufficiali con i quali ho delle differenze fondamentali).
La verità potrebbe essere che semplicemente Lucifero si allontanò dal paradiso.


Secondo More, Lucifero si autoesiliò a causa dello sdegno provato nei confronti dell’oppressivo Jehovah:
Dio, essendo il ben documentato sadico ben documentato che è, senza dubbio voleva tenere Lucifero intorno a sé in modo che avrebbe potuto punirlo e tentare di portarlo sotto il suo potere. Probabilmente quello che accade è che Lucifero cominciò ad odiare il regno di Dio, il suo sadismo, la sua sete di schiavitù e obbedienza, la sua rabbia psicotica verso ogni forma di libero pensiero e comportamento.
Lucifero capi che non avrebbe mai potuto pensare per se stesso e non avrebbe di certo potuto agire secondo il suo pensiero indipendente finché rimaneva sotto il controllo di Dio.
Pertanto lasciò il paradiso, questo terribile stato-spirituale governato dal sadico cosmico Jehovah, e fu accompagnato da alcuni angeli che ebbero coraggio a sufficienza da mettere in dubbio l’autorità di Dio e la sua prospettiva di valori.

More procede e riporta la descrizione di Lucifero di Albert Pike, massone del 33° grado:
Lucifero è l’incarnazione della ragione, dell’intelligenza, del pensiero critico.
Egli si erge dinnanzi al dogma di Dio e tutti gli altri dogmi.
Egli si sostiene l’esplorazione di nuove idee e di nuove prospettive nella ricerca della verità.

Lucifero è altrettanto considerato un santo patrono da alcuni transumanisti (“Transtopian Symbolism”).
Il Transumanesimo conserva il carattere paradigmatico del culto di Lucifero, sebbene in un contesto futuristico.
Peggio ancora, il Transumanesimo è tutt’altro che un culto marginale.
Richard Hayes, direttore esecutivo del Center for Genetics and Society, spiega:
Lo scorso Giugno alla Yale University, la World Transhumanist Association tenne il suo primo congresso internazionale.
I transumanisti hanno filiali in più di venti stati e promuovono l’allevamento di forme di esseri “post umani” “geneticamente arricchiti”.
Altri promuovono la nuova tecno-eugenetica, come il professor Lee Silver, della Princeton University, che prevede che entro la fine di questo secolo ‘Tutti gli aspetti dell’economia, dei media, l’industria del divertimento e l’industria della conoscenza saranno controllate dai membri della classe dei GenRich ( -potenziati geneticamente, n.d.t.-).
I Naturali lavoreranno come fornitori di servizi sottopagati o come manovali…”

Con un corpo crescente di luminari accademici e una visione tecno – eugenetica del futuro, il Transumanesimo sta portando la bandiera del Culto di Lucifero nel XXI secolo.
Attraverso l’ingegneria genetica e l’espansione biotecnologica del corpo, i transumanisti stanno tentando di raggiungere lo stesso obbiettivo del loro santo patrono.

Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il mio trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, nelle parti più remote del settentrione.
Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale all’Altissimo. (Isaia 14:13-14)

Questa dichiarazione riflette altrettanto bene le aspirazioni della elite al potere.
Qualsiasi forma la religione Luciferiana assuma nel corso degli anni, il suo obbiettivo rimane sempre lo stesso: Apoteosi.

Cenni di Transumanesimo
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da wikipedia
Secondo alcuni la rapidità in crescita dello sviluppo tecnologico suggerisce progressi tecnologici radicali ed importanti per i prossimi 50 anni. Secondo i transumanisti questo sviluppo è desiderabile e gli esseri umani possono e dovrebbero diventare “più che umani” attraverso l’applicazione di innovazioni tecnologiche come l’ingegneria genetica, la nanotecnologia, la neurofarmacologia, le protesi artificiali, e le interfacce tra la mente e le macchine.

Storia del Transumanismo

Joseph Fletcher, considerato un fondatore della bioetica, ha sostenuto l’idea di utilizzare la genetica e altre scienze in via di sviluppo per migliorare, e non solo curare, la condizione umana.
Nel suo libro del 1974, “The Ethics of Genetic Control: Ending Reproductive Roulette” (“L’etica del controllo genetico: la fine della roulette riproduttiva”) chiese di dare ai genitori il controllo sulle caratteristiche genetiche dei propri figli: essi (o lo stato) dovrebbero utilizzare al massimo le possibilità offerte dalla scienza per dirigere la propria riproduzione ed evoluzione, piuttosto che affidarsi al caso.
Egli suggerì anche la possibilità di creare esseri paraumani, geneticamente modificati e basati su genoma umano e di animali, a cui potessero essere affidati lavori pericolosi, da produrre secondo le specifiche necessità di una data impresa. Suggeriva che la scienza e la tecnologia potessero rendere la vita umana migliore e che gli esseri umani debbano ricercare questi miglioramenti.

Transumanesimo nella pratica

[…]Molti transumanisti si definiscono “transumani” ossia si sforzano di divenire postumani, cosa che affermano sia il prossimo gradino significativo dell’evoluzione della specie umana. Viene previsto che specifiche innovazioni biotecnologiche e nanotecnologiche faciliteranno tale balzo dopo la metà del XXI secolo. A seconda dell’età, comunque, alcuni transumanisti si preoccupano di non poter raccogliere i benefici di queste future tecnologie e sono dunque grandemente interessati alle pratiche che permettono di allungare la vita e, come ultima risorsa, alla sospensione crionica.

Rappresentazioni di fantasia del Transumanesimo

[…]La Serie della Cultura di Iain M. Banks dipinge un futuro nel quale la nostra galassia è dominata da una civilizzazione chiamata “La Cultura”, che rappresenta in molti modi il successo del transumanesimo. La Cultura è una perfetta società utopica e democratica nella quale ogni membro ha l’abilità di alterare il proprio corpo e la propria genetica attraverso la tecnologia. Un legame molto chiaro con il transumanesimo è lo sviluppo di “ghiandole medicinali” nei corpi umani, che permettono alla gente di produrre ed utilizzare all’interno dei loro cervelli e a proprio vantaggio migliaia di combinazioni di sostanze psicoattive.

[…]Il mondo nuovo di Aldous Huxley, scritto prima della nascita della moderna biotecnologia, descrive un’umanità progettata sin dalla nascita per degli standard mentali, suddivisa in classi di lavoro, e illustra come gli elementi della tecnologia e della produzione di massa siano stati incorporati nella società – soprattutto il ‘Fordismo’ che vede Henry Ford come un messia.
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Questa che segue è la descrizione fornita da Julian Huxley, colui che coniò il termine Transumanesimo

La prima cosa che la specie umana deve fare per prepararsi per l’incarico cosmico che gli è stato assegnato è di esplorare la natura umana,[…]
Un Nuovo Mondo di possibilità inesplorate aspetta il suo Cristoforo Colombo[…]

[…]dobbiamo studiare le possibilità di creare un ambiente sociale più favorevole, così come abbiamo fatto in larga misura con il nostro ambiente fisico. Dovremo partire da nuove premesse, per esempio, che la bellezza (qualcosa da apprezzare e di cui essere fieri) è indispensabile e quindi che le città brutte o deprimenti sono immorali; che la qualità della gente, non la quantità, è ciò su cui dobbiamo puntare e quindi che una politica concordata è necessaria ad evitare che la presente crescita demografica risulti nella distruzione delle nostre speranze per un mondo migliore; che la vera conoscenza e la soddisfazione personale sono posititivi di per sé, così come sono attrezzi utili per adempiere compiti specifici, o per rilassarsi da compiti specifici e che quindi dobbiamo esplorare e rendere completamente disponibili le tecniche di educazione e di autoeducazione; che la soddisfazione più profonda si ottiene da una vita interiore profonda ed integra e che quindi dobbiamo esplorare e mettere a disposizione di tutti le tecniche di sviluppo spirituale; e, soprattutto, che esistono due parti complementari del nostro destino cosmico: una è rappresentata dalle nostre obbligazioni verso noi stessi, e si manifesta tramite la realizzazione ed il godimento delle nostre capacità. L’altra è rappresentata dalle nostre obbligazioni verso gli altri e si realizza nel servizio alla Comunità, nella promozione del benessere delle generazioni a venire e nell’avanzamento della nostra specie in generale.

La razza umana può, se desidera, trascendere se stessa, non in maniera sporadica, un individuo qui, in un modo, un individuo là, in un altro modo, ma nella sua totalità, come umanità.
Abbiamo bisogno di un nome per questa nuova consapevolezza.
Forse il termine transumanesimo andrà bene: l’uomo che rimane umano, ma che trascende se stesso, realizzando le nuove potenzialità della sua natura umana, per la sua natura umana.

Julian Huxley, che coniò il termine Transumanesimo e per primo ne espresse la filosofia, fu una delle personalità più influenti del XX secolo.
Fondatore dell’ Unesco ne definì l’organizzazione e gli scopi.
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Flashback: Julian Huxley

Julian Huxley fu il fratello dello scrittore e “futurologo” Aldous Huxley, autore del celebre Brave New World, un capolavoro della letteratura moderna.
La storia di Brave New World è ambientata nel futuro, un futuro lontano, ma non troppo, in cui l’umanità si è organizzata in una società estremamente gerarchizzata,una società in cui gli esseri umani sono divisi in classi nettamente separate riprodotte “artificialmente” per mezzo di metodi eugenetici.
Che il libro di Aldous Huxley fosse un monito o una previsione, il fratello Julian , prima di essere nominato direttore generale dell’UNESCO, fu vice presidente della società eugenetica, e non rinnego mai le sue idee.
Come ricorda Giuseppe Cosco:

Julian Huxley non rinnegò mai le sue idee eugenetiche.
Il 6 settembre 1930, sulla Weekend Rewiew, prese le parti del Comitato per la Legalizzazione della Sterilizzazione:
“La causa della sterilizzazione di certe classi di persone anormali o difettose mi sembra invincibile”.

Nel 1929, secondo la Eugenics Society (Mental Deficiency Committec) di Londra, il numero di tali “difettosi”, nella sola Inghilterra, era valutabile a 300 mila, tutti candidati alla castrazione. Inutile dire che Julian Huxley era membro rilevante della Eugenics Society, di cui fu presidente ancora nel 1962.

Altro esempio illuminante del pensiero di questo padre dell’UNESCO, ancora oggi ricordato con somma devozione negli ambienti delle Nazioni Unite, è il seguente:
Le unioni miste “del nero e del tipo caucasico danno luogo ad ogni sorta di organismi disarmonici.
Mettendo un poco della mente dell’uomo bianco nel mulatto, non solo lo si rende più capace e ambizioso (non ci sono casi accertati di negri puri saliti a qualche eminenza), ma si accresce il suo scontento e si crea un’ovvia ingiustizia continuando a trattarlo come un africano purosangue. Il nero americano è turbolento a causa del sangue bianco americano che è in lui”.

(Julian Huxley, America Revisited – The Negro Problem, sullo Spectator del 29 novembre 1924).

Da collegare ulteriormente con queste parole dello stesso Huxley che descrive gli obbiettivi dell’UNESCO:
“Così come si crede che una politica eugenetica radicale sarà per molti anni politicamente e psicologicamente impossibile, sarà importante per l’ UNESCO fare in modo che la questione eugenetica sia esaminata con la massima cura, e che l’ opinione pubblica sia informata delle questioni in gioco, affinché ciò che oggi è inimmaginabile possa alla fine diventare immaginabile.

Il principale compito dell’UNESCO è così in seguito specificato:
“Dal momento che le guerre nascono nelle menti degli uomini, è nelle stesse menti degli uomini che la difesa della pace deve essere costruita”.[…]

Il compito dell’UNESCO resta sempre quello di “educare il mondo”.

Legami tra Nuovo Umanesimo e Darwinismo

Nell’articolo di Phillip D. Collins si accenna al legame tra il fondamento ideologico del culto di Lucifero, fatto proprio dal Nuovo Umanesimo, e le teorie di Darwin riguardanti l’evoluzione.
Lo straordinario successo di una teoria che rimetteva in discussione l’intera concezione del mondo da parte degli uomini del tempo non fu dovuta al caso, ma fortemente voluta da precisi gruppi di pressione che ritornano ciclicamente ad assumere un ruolo di protagonisti nelle principali tappe della storia moderna dell’umanità.

Thomas Huxley e Charles Darwin

A lanciare il termine “agnostico” fu Thomas Huxley
Thomas Huxley fu membro fondatore dell’X Club, un club che emanava direttamente dalla Royal Society, il tempio “scientifico” della massoneria inglese.
L’X Club sposò e promosse le idee “rivoluzionarie “ di un giovane studioso, che con le sue sconvolgenti teorie metteva in dubbio la concezione dell’uomo per come si era compresa fino allora.
Il giovane scienziato era Charles Darwin.
Perché la Massoneria ha avuto interesse a promuovere Darwin?

Secondo Aldo Mola, storico ufficiale della Massoneria italiana e massone egli stesso:
“Fulcro polemico dell’evoluzionismo, la trionfale rivendicazione della stretta parentela tra gli uomini e le scimmie sconvolgeva gli orizzonti etici, culturali e scientifici, ancora imperniati su un antropocentrismo (vale a dire un restaurato geocentrismo radicato nel preteso rapporto privilegiato tra l’Uomo e Dio e, quindi, tra la Terra e Dio), passato pressoche’ indenne attraverso l’affermazione della fisica classica e l’avvento di paleontologia, biologia e della meccanica celeste di Immanuel Kant e del napoleonico marchese Pierre Simon Laplace.

La “vulgata” dell’evoluzionismo divenne presto uno dei punti d’incontro di certi massoni che, anche senz’avere una precisa cognizione dei contenuti scientifici del darwinismo e delle sue possibili implicanze socio-politiche, dalla strenua lotta della Chiesa di Roma contro la sua diffusione e per la sua stessa provenienza dalla terra di Desaguliers e Anderson [due tra i fondatori della massoneria “moderna” nel 1717] deducevano ch’esso fosse comunque un buon compagno di strada, se non verso la Vera Luce almeno per dissipare le tenebre piu’ fitte; e che dalla sua diffusione sarebbe scaturita la definitiva liberazione dai lacci dell’ignoranza e dall’occhiuta “clerocrazia cattolica””.
(Aldo A. Mola, “Storia della massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni”, Bompiani, Milano, 1992, p. 104)
Inoltre Thomas Huxley ebbe due nipoti famosi:

Aldous Huxley
Futorologo britannico, professore al M.I.T. (Massachussetts Institute of Tecnology) di Boston.
Nipote di Thomas Huxley (uno dei fondatori della “Round Table” britannica),
Aldous fu membro della Fabian Society e della Golden Dawn, sperimentò in prima persona l’uso di droghe allucinogene e descrisse le sue “visioni” in due opere apologetiche: “Le porte della percezione” (1954) e “Paradiso e inferno” (1956). Opera più famosa: “Il Mondo Nuovo” (1932)

e soprattutto il più volte citato Julian Huxley, primo direttore dell’UNESCO, e presidente per diversi anni della “Eugenetics Society”
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Unendo i puntini abbiamo Transumanesimo – Nuovo Umanesimo – Agnosticismo – Massoneria – Darwin – Brave New World – Eugenetica – Programma educativo dell’ Unesco – Uomo Nuovo

Dal Darwinismo sociale al “rientro dolce”
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L’opera di Darwin ebbe una importanza fondamentale all’interno del processo della edificazione della Nuova religione da parte delle elite.
Non solo Darwin diede il pretesto “scientifico” per il distacco da Dio e la possibilità attraverso l’evoluzione per l’uomo di “diventare Dio”, ma con la dottrina denominata “Darwinismo sociale” fornì alle elite la giustificazione morale per il sogno a lungo cullato di una umanità che vede ridursi drasticamente il proprio numero.

Julian Huxley scrisse esplicitamente che la qualità della gente, non la quantità, è ciò su cui dobbiamo puntare e quindi che una politica concordata è necessaria ad evitare che la presente crescita demografica risulti nella distruzione delle nostre speranze per un mondo migliore;.

Come spiega Giuseppe Sermonti, in un articolo apparso su AVVENIRE, Agora del 2 Febbraio 2006:
Darwin adottò quello che sarebbe stato chiamato “darwinismo sociale”.
Se, nella società umana urbanizzata, la natura non favorisce i migliori, ragionò, sarà opportuno incoraggiare la lotta di tutti contro tutti (il contrario della cristiana “comunità d’amore”) e promuovere la eliminazione delle razze inferiori.
È davvero imbarazzante che si sia dato così poco peso all’asserto darwiniano «che le razze incivilite stermineranno e si sostituiranno in tutto il mondo a quelle selvagge» (sic!). Quanti lutti e miseria ha riversato questo auspicio sul ventesimo secolo! All’alba del nostro, si collocano sullo stesso piano morale (per tacere delle armi di distruzione di massa) l’aborto selettivo, la diagnosi pre-impianto, la fecondazione eterologa e la transgenesi, che cercano spazio nei tempi moderni, sulla base della loro scientifica raffinatezza.

Come si vedrà la visione di una umanità ridotta è al centro dei pensieri della elite, e questa idea è propagata attraverso le più svariate organizzazioni, in particolar modo legate alle Nazioni Unite, in modo soft, presentate ai popoli in versione ingentilita.
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flashback: Apologia di genocidio da movisol.org
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“Non puoi tenere un gregge che non riesci a nutrire. In altre parole la conservazione può esigere la cernita e l’eliminazione per mantenere l’equilibrio tra il numero di ciascuna specie in rapporto ad un dato habitat. Mi rendo conto che si tratta di un argomento scottante, ma resta il fatto che l’umanità è parte del mondo vivente”.
Filippo d’Edimburgo fondatore e presidente del WWF “
……………

“Malthus ha avuto ragione, finalmente la realtà lo conferma. Il Terzo Mondo è sovrappopolato, versa in un disastro economico, e non c’è modo che ne esca data la sua rapida crescita demografica”
Arne Schiotz WWF, direttore della conservazione, 1984
………………

Il problema maggiore è costituito da quei maledetti settori nazionali di quei paesi in via di sviluppo. Credono di avere il diritto di sviluppare le loro risorse come pare loro opportuno. Vogliono diventare delle potenze”.
Thomas Lovejoy, vice presidente WWF USA, 1984
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“Lavoriamo ad uno scopo unico: ridurre i livelli demografici. O i governi lo fanno come diciamo noi, con dei bei metodi puliti, oppure finiscono nei disastri di El Salvador, Iran o Beirut. Quello demografico è un problema politico. Quando la popolazione è fuori controllo, occorrono governi autoritari, anche fascisti, per ridurla….
“Il modo più rapido per ridurre la popolazione è con la fame, come in Africa, o con le malattie come la peste. … La gente si riproduce come bestie…”
Thomas Ferguson, Ufficio affari demografici del Dipartimento di Stato, intervista del febbraio 1984
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La popolazione messicana dev’essere dimezzata. Sigillare i confini e starli a guardare mentre strillano”. Alla domanda di come realizzare un tale programma: “Con i soliti mezzi: carestie, guerre e pestilenze”.
William Paddock, consulente del Dipartimento di Stato USA, intervista del 1975
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“Ci sono solo due modi per evitare un mondo di dieci miliardi di persone. O i tassi di natalità adesso scendono velocemente, oppure debbono salire i tassi di mortalità. Non c’è altro modo. Ci sono, ovviamente, tanti modi per far salire i tassi di mortalità. Nell’epoca termonucleare si può fare in maniera molto veloce e decisiva. Carestie ed epidemie sono gli antichi modi in cui la natura controlla la crescita demografica, e nessuno delle due è scomparsa dalla scena…”
Robert McNamara, presidente della Banca Mondiale, 2 ottobre 1979
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“Nel caso in cui mi reincarnassi, mi piacerebbe tornare sottoforma di un virus mortale, in modo da poter contribuire in qualche modo a risolvere il problema della sovrappopolazione”.
Filippo d’Edimburgo alla “Deutche Presse Agentur”, agosto 1988
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“Ogni bambino nato in soprannumero rispetto all’occorrente per mantenere la popolazione al livello necessario deve inevitabilmente perire, a meno che per lui non sia fatto posto dalla morte degli adulti … pertanto … dovremmo facilitare, invece di sforzarci stupidamente e vanamente di impedire, il modo in cui la natura produce questa mortalità; e se temiamo le visite troppo frequenti degli orrori della fame, dobbiamo incoraggiare assiduamente le altre forme di distruzione che noi costringiamo la natura ad usare.
“Invece di raccomandare ai poveri l’igiene, dobbiamo incoraggiare il contrario. Nelle città occorre fare le strade più strette, affollare più persone nelle case, agevolando il ritorno della peste. In campagna occorre costruire i villaggi dove l’acqua ristagna, facilitando gli insediamenti in tutte le zone palustri e malsane. Ma soprattutto occorre deplorare i rimedi specifici alla diffusione delle malattie e scoraggiare quella persone benevole, ma tratte decisamente in ingannano, che ritengono di rendere un servizio all’umanità ostacolando il decorso della estirpazione completa dei disordini particolari”.
Thomas Malthus, Saggio sui principi della popolazione (1798)

Ritorno al rientro dolce
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Oggi queste stesse idee continuano ad essere propagandate, in Italia questo compito è affidato in particolar modo al Movimento Radicale, da sempre punta di lancia dell’Umanesimo Secolare nella nostra nazione.

Marco Pannella ha recentemente teorizzato l’ opportunità di un “rientro dolce” , la necessità per l’umanità di ridurre drasticamente il numero dei propri “esemplari”:
Se il nazicomunismo cinese non avesse stabilito da generazioni di nazisticamente impedire la natalità, sterminando con la forza dello Stato feti e neonati, e genitori “colpevoli”, a che punto di già non saremmo?
Se non imbocchiamo subito la strada di un “rientro dolce” della popolazione del pianeta da 6 miliardi di persone più o meno alla metà nell’arco di 4 o 5 generazioni, di un secolo, continueremo ad esser travolti dallo tsumani natalista, che ha visto alleati nei decenni precedenti sia i poteri fondamentalisti clericali, Vaticano in testa, sia il Potere dell’Impero sovietico e quelli fascisti, nazisti, totalitari di ogni tipo, che hanno imposto e impongono all’umanità di procreare, di moltiplicarsi bestialmente, irresponsabilmente, condannando centinaia di milioni di bambini a morire di fame, stenti, guerre…

Altri “intelletuali” si fanno portavoce del verbo “gnostico” dell’elite.
Jacques Attali membro del circolo Bildelberg e del B’nai B’rith International, nel suo libro intitolato paradossalmente «L’avenir de la vie» (L’avvenire della vita), afferma:
“quando si sorpassano i 60-65 anni, l’uomo vive più a lungo di quanto non produca e costa caro alla società […]. L’eutanasia sarà uno degli strumenti essenziali delle nostre società future […]. Il diritto [o il dovere? nda] al suicidio, diretto o indiretto, è perciò un valore assoluto in questo tipo di società. Macchine per sopprimere permetteranno di eliminare la vita allorché essa sarà troppo insopportabile, o economicamente troppo costosa”.

Barbara Max Hubbard, «star» della New Age assai vicina ai Rockefeller affermava nel 2002:
un quarto [dell’umanità] è distruttivo, sono semi difettosi. Nel passato era loro permesso morire di morte naturale […]. Ora, man mano che si avvicina il grande cambiamento da creatura a essere cocreativo – ovvero erede dei poteri di Dio – il quarto distruttivo va eliminato dalla comunità umana […].
Noi [gli Alti Iniziati] siamo gli incaricati del processo di selezione divina a favore del pianeta Terra. […] Siamo i cavalieri del cavallo pallido, la Morte”

Con Barbara Max Hubbard siamo arrivati a toccare il tema della cosiddetta “filosofia” New Age.

La New Age, lungi dall’essere un insieme di dottrine anelanti ad una “nuova spiritualità” ed alla fratellanza universale, è semplicemente l’ultima trasformazione dell’eresia gnostica e del culto di Lucifero.
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GLI OBIETTIVI DEL NEW AGE

Tra i progetti del New Age c’è quello di costruire una società mondiale dove, teoricamente, non esistono tensioni, riformandola dal di dentro in tutte le sue componenti.
Il progetto, comunicato mediante un dettato medianico da uno spirito guida all’occultista Alice Bailey, consiste nella instaurazione di un nuovo governo mondiale e di una nuova religione mondiale.

. Uno dei traguardi è così descritto dalla Bailey:
La bomba atomica è stata usata solo due volte in modo distruttivo… i suoi usi costruttivi ora sono i seguenti: (a) come precursore di quell’ondata di energia che cambierà il modo di vivere dell’umanità e inaugurerà la nuova era in cui non ci saranno più civiltà e culture ma una sola cultura mondiale e una civilizzazione emergente… (b) come un mezzo nelle mani delle Nazioni Unite per imporre le forme esteriori della pace, e darci così il tempo di insegnare… per agire.
La bomba atomica non appartiene alle tre nazioni [si parla del 1957] che… posseggono il segreto attualmente. Essa appartiene alle Nazioni Unite, è essa che la deve usare… per obbligare i gruppi politici e religiosi…”[…]
Il movimento, professando “pace e amore”, è riuscito ad accecare molti dei suoi aderenti circa le sue vere aspirazioni e ad ingannarli sostenendo:
-[…]le iniziazioni universali di massa, iniziazioni spesso luciferiche; Lucifero, o Satana, è la “luce” della Nuova Era, diceva Marylin Ferguson.
Secondo il New Age, Lucifero sarebbe il Maitreya, il più grande degli Avatar, il Sanat Kumara (signore del mondo),
[…]
L’occultista H.P. Blavatsky scriveva:
“Satana e il suo esercito ribelle proveranno di essere diventati i diretti salvatori e creatori dell’uomo divino.
Così Satana, una volta che non sarà più visto nello spirito superstizioso della chiesa, crescerà in questa grandiosa immagine. Satana è il Dio del nostro pianeta e il solo Dio“;
– le azioni di purificazione, cioè lo sterminio di tutti coloro che non sono d’accordo con gli obbiettivi del movimento; quelli che rifiuteranno di abbandonare il monoteismo e la teologia biblica, secondo la Bailey “saranno mandati in un altro piano di esistenza… perderanno la possibilità di controllare o influenzare gli sviluppi sulla terra”;
il new-ager Benjamin Creme spiega: “È questione di accettare o morire”.

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flash back: Alice Bailey

Alice A. Bailey fu seguace di madame Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica.
Alla morte della Blavatsky la Bailey assunse la guida della società, dalla quale verrà in seguito allontanata.
La società Teosofica è un culto pseudoesoterico di quelli che imperversavano a cavallo tra il XIX e il XX secolo, forse il culto di maggior successo dell’epoca, anni in cui i movimenti occultistici vari spadroneggiavano in tutta Europa, celandosi dietro la maschera del “laicismo”.

La Teosofia è un culto “sincretico” neognostico essenzialmente Satanico-Luciferiano, come spiega la stessa Blavatsky:
Il Grande Serpente del Giardino dell’Eden e il “Signore Dio” sono identici…
Sosta in soggezione davanti ad egli, e non peccare, pronuncia il suo nome con timore..
E’ Satana che è il dio del nostro pianeta, e l’unico dio…
Quando la Chiesa, quindi, maledice Satana, maledice la riflessione cosmica di Dio…
In questo caso è naturale… vedere Satana, il Serpente della Genesi come il vero creatore e benefattore, il Padre dell’Umanità Spirituale…”

– The Secret Doctrine, Volume I, page 414, Vol II, pgs. 234, 235, 243, 245

Da conspiracyarchive.com

Ancora una volta ricompare l’antica “eresia” pseudo gnostica che attraversa i secoli, approdata nell’età moderna sotto forma di “Satanismo colto” e adorazione di Lucifero.
E’ l’esoterismo infero, l’occultismo, l’esoterismo demoniaco che sembra essere l’unico che la modernità sia in grado di percorrere.

Se si trattasse solo di una setta tardo ottocentesca satanista la questione non meriterebbe nemmeno di essere trattata, il problema che è che la Teosofia ha avuto un successo enorme; lungi dall’essere scomparsa ha dato vita allo pseudo misticismo della New Age, chiaramente luciferiano anch’esso, e gode di grande prestigio nei luoghi più impensati.

Alice Bailey, l’ultima profetessa del Teosofismo Luciferiano è addirittura considerata l’ispiratrice del programma formativo dell’UNESCO, che si propone di “educare il mondo”.
(vedi Il volto oscuro dell’ONU)

Giova ricordare che la Bailey dichiara di aver scritto molti dei suoi libri “posseduta” dall’entità del maestro incorporeo tibetano Diwhal Khul.

Questo un esempio di quello che il maestro etereo le dettava:

Il nuovo ordine mondiale deve incontrare I bisogni immediati e non un tentativo di soddisfare alcune visioni idealiste e distanti.
Il nuovo ordine mondiale deve essere appropriato ad un mondo che ha passato attraverso una crisi distruttiva e ad un’ umanità malamente traumatizzata da questa esperienza.
Il nuovo ordine mondiale deve porre le fondamenta per un mondo futuro che sarà possibile solo dopo un tempo di guarigione e di ricostruzione.

Nel periodo preparatorio per il nuovo ordine mondiale ci sarà un regolare e costante disarmo.
Non ci saranno scelte. A nessuna nazione sarà permesso di produrre e organizzare alcun equipaggiamento con propositi distruttivi o di minacciare la sicurezza di un’ altra nazione.
Il nuovo ordine mondiale dovrà essere appropriato ad un mondo che è passato attraverso una crisi distruttiva.
…il presente ordine mondiale potrà così essere modificato e cambiato affinché un nuovo ordine e una nuova razza di uomini possa gradualmente venire alla luce.

La rinuncia e l’uso del sacrificio saranno le uniche priorità per il periodo intermedio dopo la seconda guerra mondiale, precedente all’inaugurazione della Nuova Era

La società da lei fondata , la Lucis Trust (ex Lucifer Trust, nome indicativo), è tra le più rispettate organizzazioni non governative dell’ONU.

La sua “Grande Invocazione”, una formula mistica per raggiungere gradi superiori di coscienza,
è stata tradotta in 50 lingue ed è il mantra del New Age. Ha ricevuto l’attenzione dei dignitari mondiali alle Nazioni Unite dove è stata ascoltata in molte conferenze ufficiali e durante le cerimonie di apertura del Summit di Rio del 1992.

Da Da conspiracyarchive.com

Iscritto il: 13/10/2004
La grande invocazioneDal punto di Luce entro la mente di Dio
affluisca luce nelle menti degli uomini.
Scenda luce sulla Terra.Dal punto d’Amore entro il Cuore di Dio
affluisca amore nei cuori degli uomini.
Possa l’Amore Divino tornare sulla Terra.Dal centro ove il Volere di Dio è conosciuto
un proposito guidi i piccoli voleri degli uomini.
Il proposito che i Maestri conoscono e servono.Dal centro che vien detto il Genere Umano
si svolga il Piano d’Amore e di Luce
e possa sbarrare la porta dietro cui il Male risiede.Che la Luce l’Amore e il Potere
ristabiliscano il piano sulla Terra.________La grande invocazione luciferiana della Bailey viene dunque cantata in pompa magna dai delegati dell’ONU in molte conferenze ufficiali.

Ritornando ad uno dei punti centrali della filosofia della elite, abbiamo visto come nei piani per una Nuova Umanità questa vedrà necessariamente la quantità dei suoi “rappresentanti” ridotta di numero.

Ci viene anche fatto sapere il numero degli abitanti della Nuova Era: 500.000.000

I metodi per raggiungere tale obiettivo sono già stati abbondantemente individuati: bombe atomiche (umanitarie, sotto l’egida dell’ONU, come spiega la Bailey), epidemie, guerre, soppressione degli anziani e degli improduttivi e “rientri dolci”.

Vediamo ora quali sono i doveri della Nuova Umanità.

The Georgia Guidestones le Pietre Guida della Nuova Era.

Nel 1979 un certo R. C. Christian commissionò la costruzione di un monumento assai particolare, quattro grandi pietre di sapore megalitico sulle quali sono scolpiti dieci comandamenti in varie lingue del mondo.
Ci troviamo sulle colline di Elbert County, in Georgia, negli Stati Uniti.

Le origini e lo scopo del misterioso finanziatore rimangono ancora sconosciute, ma il messaggio delle pietre offre alcuni indizi.

Il messaggio delle Pietre Guida
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1. Mantieni l’umanità sotto i 500.000.000 in eterno equilibrio con la natura.

2. Conduci la riproduzione saggiamente – migliorando la forma e la diversità

3. Unisci l’umanità con una nuova lingua viva.

4. Controlla la passione, la fede, la tradizione e tutte le cose con la calma ragione

5. Proteggi i popoli e le nazioni con leggi chiare e tribunali giusti.

6. Lascia che le nazioni si governino al loro interno e risolvano in un tribunale mondiale le loro dispute esterne.

7. Evita leggi inutili e funzionari meschini.

8. Bilancia i diritti personali con i doveri pubblici.

9. Rendi onore alla verità, alla bellezza, all’amore, cercando l’armonia con l’infinito.

10. Non essere un cancro in terra, lascia spazio per la natura.
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Limitare la popolazione mondiale a 500 milioni di abitanti richiederà la steminazione dei nove decimi delle persone della terra.
L’allusione dello Stonehenge americano (le pietre guida n.d.t.) alla fondazione di un tribunale mondiale ricorda il movimento attuale per la creazione di una corte internazionale ed un governo mondiale.
L’enfasi delle Pietre guida sul rispetto della natura anticipano il movimento ambientalista degli anni 90, ed il riferimento al “cercare l’armonia con l’infinito” riflette l’attuale sforzo di sostituire la tradizione giudaico cristiana con una nuova spiritualità.

Il messaggio dello Stonehenge americano nasconde inoltre l’attuale campagna per lo “sviluppo sostenibile”.
Ogni volta che sentite usare la frase “sviluppo sostenibile” , dovreste sostituire il termine “socialismo” per essere in grado di capire cosa si intende.
In seguito tra le sillabe sarete in grado di leggere il testo completo della Earth Charter che venne compilata sotto la direzione di Mikhail Gorbachev e Maurice Strong.
In questo documento troverete porre l’enfasi sulle stesse questioni di base : controllo della riproduzione, governo mondiale, l’importanza della natura e dell’ambientalismo,ed una nuova spiritualità.
Le similitudini tra le idee incise nelle pietre guida della Georgia e quelle esposte nel Earth Charter riflettono le comuni origini di entrambe.

Yoko Ono, la vedova di John Lennon recentemente ha fatto riferimento allo Stonehenge americano, dicendo:
“Voglio che la gente sappia di queste pietre … Siamo guidati verso un mondo in cui il globo potrebbe non esistere più… è un buon momento per riaffermare noi stessi, venendo a conoscenza di tutte le bellissime cose che ci sono in questa nazione e che le Pietre Guida della Georgia simbolizzano”

Qual è il vero significato dello Stonehenge americano, e perché il suo messaggio nascosto è importante?
Perché conferma il fatto che c’è un gruppo segreto intento a

1- Ridurre drammaticamente la popolazione mondiale
2- Promuovere l’ambientalismo
3- Stabilire un governo mondiale
4- Promuovere una nuova spiritualità

Sicuramente il gruppo che ha commissionato le Georgia Guidestones è uno dei tanti gruppi che lavorano insieme verso un Nuovo Ordine Mondiale, un nuovo sistema economico mondiale, ed una nuova spiritualità mondiale.

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Evoluzionismo o creazionismo? Poligenismo o monogenismo?

image001[1]Segnalato e scritto da Carlo di Pietro

Non sempre è facile accettare ciecamente alcune verità, specialmente se non le si riesce talvolta tecnicamente a comprendere; eppure la vita di ogni persona, per quanto si voglia essere proni all’immanenza, molte volte è arricchita da esperienze che oltrepassano la “norma mediamente comprensibile”: circostanze “casuali”, situazioni prossime al “sovrannaturale”, semplici “illusioni”, “premonizioni”, “sesto senso”, “cause da effetti” pre elaborate, ecc …

Interrogativo tipico del giovane in piena formazione culturale è “sulle origini della vita”, perché dinanzi alla bellezza del creato, alla complessa “perfezione” del corpo umano, alla vastità di sensazioni e sentimenti, ma anche a fronte della distruzione della natura, così “completa”, per mano dell’uomo ed alle cattiverie e degenerazioni, almeno una volta nella vita, nell’intimo di ognuno di noi, sorge la domanda “da dove veniamo?” , “come è possibile?” oppure “donde veniamo, chi siamo, dove andiamo?” (cit. Balzac).

Beh, a scuola ci viene venduta a caro prezzo – costi dell’istruzione primaria e testi in dotazione – una semplicistica risposta: “è certo che mondo ed uomo provengono dal caso”, ed in parte vengono utilizzate a conferma alcune teorie pseudo-scientifiche ormai superate da altre discipline, tuttavia quasi nessun docente ha probabilmente il “coraggio” di informare, manca sotto certi aspetti l’imparzialità o forse la conoscenza.

Proposizione in foro esterno verosimilmente di un importante astio nei confronti della Chiesa e quindi della religione cattolica e dei suoi dogmi, esternazione di astio così radicato nell’intimo di alcune persone (foro interno); o forse ignoranza involontaria, od anche incapacità di aggiornasi per via delle frenetiche circostanze della vita quotidiana? Non ho risposte, ma credo che l’esclusione aprioristica di una qualsiasi idea o ricerca non può portare buoni frutti, ma è causa diretta sempre più spesso di ignoranza, quindi di intolleranza ed anche di violenza in alcuni contesti. Dove la ragione riesce a spiegare un’idea, lì si manifesta una verità, quindi perché nasconderla, sapendo soprattutto che “fede e ragione non si escludono, ma al contrario si completano e si sostengono a vicenda” (cit. Fides et Ratio).

Mi domando come mai numerosi testi, come ad esempio “Genetic Entropy & the Mystery of the Genome*” di John C. Sanford, non solo siano snobbati dal mondo della scienza “per ragazzi”, ma addirittura si assiste ad una sorta in “inquisizione” permanente nei confronti degli stessi autori. Ci troviamo dinanzi ad un indifferentismo involontario o piuttosto in presenza di censura?

John C. Sanford, per esempio, nell’ottobre del 2005 dovette stampare in proprio il suo scritto “Genetic Entropy & the Mystery of the Genome” usando la sua Fondazione (Delle pecorelle smarrite). Ultimamente se ne apre la discussione più spesso e comincia ad esserci qualche ristampa ad opera di piccoli editori, anche vicini alla scienza, sicuramente molto “coraggiosi”. Il problema è che John C. Sanford non è uno qualsiasi ma è uno dei più importanti genetisti viventi, quindi, perché tutte queste difficoltà nella stampa e nella diffusione del testo o di analoghi scritti?

John Sanford, il cui curriculum è di altissimo gradimento agli evoluzionisti stessi, da 25 anni alla Cornell University, “è uno dei maggiori esperti mondiali di ingegneria genetica, con molti brevetti tra i quali tre dei più importanti metodi di manipolazione genetica:1) la resistenza patogeno – derivata; 2) l’immunizzazione genetica; 3) il processo biolistico (“gene gun”) col quale sono prodotti la maggior parte degli organismi transgenici. Per gran parte della sua vita Sanford ha cercato di ignorare i suoi dubbi circa l’adeguatezza dell’evoluzione per spiegare la genetica, ma alla fine non ha più potuto vivere l’inganno dell’evoluzione e ha riconosciuto la mano di un Progettista Intelligente nel DNA che ha ricercato per tutta una vita” [1].

Sanford era un evoluzionista convinto e molti dei suoi brevetti sono tuttora utilizzati dalla quasi totalità dei ricercatori che, come noto, sono quasi tutti micro-evoluzionisti – escluso ormai in ambito scientifico ilmacro-evoluzionismo considerato fallace sotto molti aspetti e specie dopo la scoperta della cosiddetta “esplosione del Cambriano” e dopo le ultime rivelazioni della paleontologia – in pratica credono che l’uomo derivi da una probabile evoluzione di un “tipo di scimmia”, alcuni sostengono anche che prima ancora ci fosse un brodo primordiale e da lì scaturì un anfibio, “padre” del regno animale – teoria in via di abbandono perché non è scientificamente dimostrabile il totale (macro) “progressivo ed ininterrotto accumularsi di modificazioni successive, fino a manifestare, in un arco di tempo sufficientemente ampio, significativi cambiamenti morfologici, strutturali e funzionali negli organismi viventi”.

Insomma, è preferibile sapere di essere discendete di un uomo ed una donna o di un “ramarro”?

Sanford deduce che: “l’assioma primario dell’evoluzione è sbagliato”; i meccanismi genetici non spiegano l’origine dell’informazione nel genoma; nemmeno come si possa conservare. “La vita non è attualmente in fase né di progresso né di conservazione, ma di degenerazione, al punto che l’estinzione del genoma umano appare tanto certa e deterministica quanto l’estinzione delle stelle, come riconosciuto da altri genetisti delle popolazioni” [2]. In sostanza, se il genoma degli animali complessi sta degenerando, allora nel passato aveva meno errori e quindi all’inizio doveva essere perfetto, e questa dinamica “involutiva” è confermata dalla scienza; estrapolazione legittima e prossima al creazionismo; da qui ne deriva il concetto molto noto anche agli stessi “darwinisti” dell’entropia genetica. Forse si troverà una risposta fra 100 o 200 anni, potrebbe anche esserci “un oggettivo limite temporale nelle ricerche”, ma oggi la situazione è questa.

Nel suo testo, Sanford afferma che “le mutazioni sono classificate come dannose, benefiche o neutrali. Quelle benefiche sono rarissime (come nell’esempio degli insetti senza ali: conferiscono un vantaggio solo in specifiche condizioni ambientali). A dimostrarlo sono i dati dell’osservazione. Quelle dannose tendono ad essere eliminate dalla selezione naturale. Invece quelle neutrali sono le più numerose e più facilmente si fissano nel genoma. Il risultato netto dell’accumulo delle mutazioni neutrali è la lenta e progressiva degenerazione del genoma. Una perdita d’informazione genetica che assomiglia all’aumento dell’entropia”, chiamata dai genetisti “entropia genetica” [3].

Ai livelli di Sanford non può certo essere ritenuto lo scienziato romano Giuseppe Sermonti, che comunque è scrittore, saggista, già professore Ordinario di Genetica all’Università di Perugia, Camerino e Palermo, direttore della rivista “Biology Forum”, vicepresidente del XIV Congresso Internazionale di Genetica (Mosca), cofondatore del gruppo degli Strutturalisti Dinamici di Osaka, insignito di premio per la Ricerca Scientifica dalla Vice-Presidenza del Consiglio per la Cultura nel 2004.

Sermonti – richiamando la genetica di Sanford – nei suoi studi riassunti anche nei testi “Dimenticare Darwin” e “Dopo Darwin” sostiene, facendo leva sul secondo principio della Termodinamicariconosciuto anche dai “darwinisti” e da tutti gli scienziati del mondo, che l’entropia, o principio di Carnot, anche noto come principio di evoluzione “[…] ha vari enunciati. Secondo Tait, Perrin e Langevin il principio dichiara che un sistema isolato non passa due volte dallo stesso stato (irreversibilità)”, quindi un “ordine perduto non si ricostituisce più spontaneamente”. Altrimenti asserisce che “è impossibile trasportare calore da un corpo freddo su uno caldo”. Ciò corrisponde all’affermazione che i corpi tendono ad una temperatura uniforme, cioè alla cosiddetta morte termica. Più in generale l’entropia esprime la tendenza dei sistemi alla uniformità, al disordine, alla perdita di forma e complessità, alla morte. Per metafora, un castello di sabbia tende ad essere raso al suolo e mai si ricomporrà spontaneamente. […] L’entropia è principio di scomposizione, di degradazione, di decadenza di ogni sistema isolato” [4].

La mutazione – che per definizione è un errore di copiatura del testo genetico, un accidente puramente casuale – è un fenomeno degradativo, tendente al disordine, al caos. In virtù di essa una popolazione non può mai tornare a una condizione precedente: si tratta dunque di un processo “irreversibile”. La selezione è un processo riduttivo, censorio, che tende ad eliminare le novità, la biodiversità, a livellare la popolazione. Liberata da tutti i suoi elementi estranei, romantici e teleonomici, l’evoluzione torna ad assumere l’asciutto volto dell’entropia. Diviene un processo dissolutore, una condanna alla perdita delle forme, una “fine delle specie”, quasi in contrapposizione al titolo darwiniano “L’origine delle Specie”. Entropia e evoluzione vengono ad identificarsi non solo lessicalmente, ma anche concettualmente, come comune analisi pessimistica dell’esistenza, fisica o vivente” [4].

Quindi il “ramarro” o la scimmia non può diventare uomo, viceversa potrebbe verificarsi scientificamente il contrario, se Dio lo permettesse. Si legge nel testo “Dimenticare Darwin” tutta la teoria scientifica che dimostra il perché “la mosca non è un cavallo”.

Allo stato di fatto ci troviamo attualmente in una situazione di reductio ad absurdum, perché i genetisti di tutto il mondo utilizzano i brevetti di Sanford che non sono 3 ma decine, gli stessi “darwinisti” non sono in grado di smentire la teoria dell’entropia genetica (forse non ne hanno ancora avuto il tempo materiale o gli strumenti in grado di farlo) e, fino a prova contraria, il “DNA non manipolato degenera, invecchia, peggiora e non migliora”. Ecco la dimostrazione indiretta per cui si nota che gli evoluzionisti e le tesi da loro sostenute sono sicuramente da prendere in secondo piano e non da “esaltare” a verità certe; vale a dire che l’evoluzionismo è in contraddizione con l’entropia creazionista, e sono gli stessi “darwinisti” e genetisti ad utilizzare brevetti del Sanford basati anche sulla legge di entropia, quindi indirettamente ammettono il loro possibile “torto”. A me questo stato di cose sembra davvero una reductio ad absurdum. Se noi facciamo un ragionamento per assurdo, come insegnava Euclide, proponiamo una “argomentazione logica in cui si assume temporaneamente un’ipotesi, si giunge ad una conclusione assurda, e quindi si dimostra che l’assunto originale deve essere errato”.

Che cosa dice l’evoluzionismo?

Per evoluzionismo possiamo affermare che si intende quell’ipotesi da biasimare (se intesa filosoficamente o nella metafisica), perché contraria al dogma del monogenismo; ipotesi dalla quale il cattolico deve rifuggire altrimenti aderirebbe ad errore o eresia; ipotesi non confermata dalla scienza, che sostiene che l’origine dei viventi sia da attribuire ad una sorta di “processo casuale di derivazione genetica da uno o più tipi primitivi, secondo i criteri concepiti dai vari naturalisi eretici che la puntellano”. Diciamo che l’evoluzionismo, per voler essere buoni, “se contenuto nei limiti di una pura ricerca scientifica, astrae dal problema della Causa Prima del fatto, e si fonda su dati positivi messi a disposizione casomai dalla paleontologia (ad oggi anche la grande paleontologia smentisce l’evoluzionismo poiché il numero di fossili intermedi non giustifica affatto tale teoria, ma anzi si sostiene che si tratta di sporadici casi di esseri anormali) o dall’anatomia comparata”. “L’ipotesi, discussa in campo filosofico, affronta invece il problema metafisico e lo risolve in senso materialistico (ateo) o spiritualistico, che invece implica per il credente un Dio Creatore e Legislatore della natura” (Dizionario del Cristianesimo, Enrico Zoffoli, Sinopsis, 1992). “Se fedele ai principi dell’essere, l’uomo deve respingere l’evoluzionismo filosofico, inteso in senso materialistico, apertamente assurdo e contrario all’inerranza biblica” (altro dogma fondamentale). (Ivi.)

Che cosa dice il creazionismo?

Per creazionismo intendiamo “quella dottrina filosofico teologica, confermata dalla Rivelazione e dal Magistero, secondo la quale l’anima umana, essendo per sé sussistente, è creata volta per volta da Dio non appena, nella formazione dello zigote, l’organismo è disposto a riceverla. – Ciò contro la teoria platonico-origenista della preesistenza […], e contro il traducianismo materiale, che fa nascere l’anima dal seme dei genitori, e spirituale che la fa derivare dall’anima dei medesimi”. (Ivi.)

Noi sappiamo che:

– l’anima umana è creata immediatamente da Dio [5];

– l’anima non è generata [6];

– non deriva per evoluzione da un’anima inferiore [7];

– non preesiste al corpo [8];

– non è un’emanazione della sostanza di Dio [9].

Il creazionismo si basa anche “sulla concezione filosofica o religiosa che attribuisce l’origine del mondo a un libero atto creativo compiuto da Dio. In una prospettiva meramente scientifica, il creazionismo è la sapienza che nega l’evoluzione delle specie viventi, sostenendo che esse sono state create da Dio così come sono e tali sono rimaste attraverso i secoli” [10]

Il biologo veronese Umberto Fasol, nel suo testo “Evoluzione o Complessita?” [11], conferma che nelle scuole c’è effettivamente una censura ed anche molto esplicita.

In realtà, l’animale non può aggiungere ai propri figli nemmeno una cellula e l’ambiente non possiede per definizione la capacità di indurre a creare alcunché. L’uomo esperimenta quotidianamente queste verità su se stesso in molteplici occasioni. Ogni animale è adatto al suo ambiente ma non in virtù di uno sforzo accumulato nel tempo di generazioni e generazioni, ma semplicemente perché è nato così, da genitori già adatti. Questo va sempre detto”.

Nel 2009 abbiamo ricordato i 150 anni dalla pubblicazione del volume di Charles Darwin (1809-1882) l’origine delle specie e il dibattito è stato ampio e molte sono state le pubblicazioni che hanno approfondito quanto aveva iniziato a descrivere il naturalista inglese. Quello che preme sottolineare è come, di questo dibattito, che è presente nella letteratura scientifica da molli anni, nemmeno un cenno si trovi nei manuali scolastici. Dalla terza classe della scuola primaria fino al termine del ciclo scolastico niente scalfisce la teoria dell’evoluzione secondo lo schema proposto da Charles Darwin e da quanti hanno continuato il suo lavoro. Sarebbe indispensabile un’impostazione più critica per un quadro che è estremamente complesso, ricco, pieno di sfumature e incertezze; non è scientificamente corretto quello che si legge nei manuali di biologia e certamente non è corretta l’impostazione. Si vuol far credere allo studente che stia leggendo le pagine del primo capitolo della storia del mondo, non solo dell’umanità, infatti la storia dei primi uomini è nelle pagine di storia, ma storia non è. Infatti, la storia è la disciplina che si occupa dello studio del passato tramite l’uso di fonti; nel caso delle origini del mondo e dei viventi “dobbiamo riconoscere che ci troviamo nella situazione di un’estrema scarsità di documenti, di una loro lacunosità e difficoltà di interpretazione, il che equivale a dire che il fatto [dell’evoluzione] è scarsamente provato in base a questi criteri” (Evandro Agazzi, Nuova Secondaria, n° 4, 2004, pag. 12)”.

Il genetista evoluzionista Richard W. Lewontin dice [12] che “la metafora della selezione naturale giustifica nella comunità accademica teorie sulla storia, sulla struttura sociale, sui fenomeni psicologici umani e culturali, spesso in modo fuorviante e pericoloso”.

La scienza ufficiale è inoltre concorde nel ritenere “non credibile” la teoria di Darwin formulata nel 1859 poiché non teneva conto di conoscenze importanti della biologia di oggi, quali:

– le leggi dell’ereditarietà dei caratteri;

– i cromosomi;

– i gameti responsabili del concepimento dei figli;

– il processo meiotico che porta al dimezzamento cromosomico nei gameti;

– il DNA e la sintesi delle proteine;

– il codice genetico;

– la membrana cellulare;

– gli organuli e tutta la moderna citologia;

– tutta la biochimica, ovvero le reazioni del metabolismo cellulare;

– le mutazioni genetiche;

– la microbiologia;

– la complessità irriducibile degli organi”. [13]

Da credenti, inoltre, non dobbiamo mai dimenticare che il neo-darwinismo è atea strumentalizzazione di presunte conclusioni scientifiche, esclude categoricamente il monogenismo che è invece una verità di fede certissima.

Ipotesi scientifica che fa derivare l’attuale specie umana da una sola coppia, confermando il racconto biblico sull’origine dell’uomo. Racconto che non potrà aver mai delle smentite dalla ricerca sperimentale, perché i reperti fossili non potrebbero mai dimostrare con certezza la contemporaneità di più coppie veramente originarie tra loro indipendenti, come suppone l’ipotesi contraria del poligenismo. Del resto, solo il monogenismo si concilia pienamente con la dottrina cattolica del peccato originale e della sua trasmissione, come Pio XII non mancò di osservare nell’enciclica Humani generis, n. 26” [14]. Secondo il piano di Dio, Cristo unico Redentore e Maria unica «corredentrice» sono stati preceduti dai progenitori ossia dalla prima coppia umana peccatrice. Ne risulta un parallelismo ricorrente in tutta la letteratura patristica e teologica [15].

Tornando quindi all’interrogativo iniziale, ovvero su come capire ciò che oltrepassa la “norma mediamente comprensibile”, papa Pio XII risponde alle accuse fatte alle scuole filosofiche cattoliche dagli esistenzialisti atei dicendo che “la filosofia cristiana non ha mai negato l’utilità e l’efficacia che hanno le buone disposizioni di tutta l’anima per conoscere ed abbracciare le verità religiose e morali; anzi, ha sempre insegnato che la mancanza di tali disposizioni può essere la causa per cui l’intelletto, sotto l’influsso delle passioni e della cattiva volontà, venga cosi oscurato da non poter rettamente vedere. Di più, il Dottor Comune ritiene che l’intelletto possa in qualche modo percepire i beni di grado superiore dell’ordine morale sia naturale che soprannaturale, in quanto esso esperimenta nell’ultimo una certa “connaturalità” sia essa naturale, sia frutto della grazia, con i medesimi beni” [16]

Davanti ad una ipotesi pseudo-scientifica – il darwinismo – che favorisce anche il poligenismo, Pio XII inoltre ricorda quella sconvenienza che poi è incompatibilità con la fede cattolica: “però quando si tratta dell’altra ipotesi, cioè del poligenismo, allora i figli della Chiesa non godono affatto della medesima libertà. I fedeli non possono abbracciare quell’opinione i cui assertori insegnano che dopo Adamo sono esistiti qui sulla terra veri uomini che non hanno avuto origine, per generazione naturale, dal medesimo come da progenitore di tutti gli uomini, oppure che Adamo rappresenta l’insieme di molti progenitori; non appare in nessun modo come queste affermazioni si possano accordare con quanto le fonti della Rivelazione e gli atti del Magistero della Chiesa ci insegnano circa il peccato originale, che proviene da un peccato veramente commesso da Adamo individualmente e personalmente, e che, trasmesso a tutti per generazione, è inerente in ciascun uomo come suo proprio” [17].

Quando Pio XII disse quello che disse nella sua Humani generis ci fu una levata di scudi: ma è mai possibile – dicevano in molti – che la Chiesa vada così contro l’evidenza? Come si può credere, in pieno XX secolo, che miliardi e miliardi di uomini possano essere scaturiti da una sola coppia? E invece Pio XII fu profetico. L’Humani generis è del 1950 e solo tre anni dopo l’americano Watson e l’inglese Crick scoprirono il DNA. Ebbene, oggi, attraverso l’analisi del nucleo mitocondriale, sappiamo che l’intero genere umano è scaturito da una sola madre. [18] Molti teologi contemporanei, che spesso indulgono in derive “razionaliste” ed “evoluzioniste” del dato rivelato, dovrebbero stare molto attenti. Il Concilio di Trento parla in maniera chiara (Sessione V, decreto sul peccato originale, canone 1): «Se qualcuno non confessa che Adamo, il primo uomo, Adamo, avendo trasgredito il comandamento di Dio nel paradiso, abbia subito perduto la santità e la giustizia in cui era stato costituito, e abbia incorso, per l’offesa di tale prevaricazione, l’ira e l’indignazione di Dio, e perciò la morte, che prima Dio gli aveva minacciato, e con la morte, la schiavitù sotto la potestà di colui che di poi ebbe l’impero della morte, e cioè del diavolo, e che tutto Adamo sia stato mutato in peggio nel corpo e nell’anima per quella offesa di prevaricazione, sia scomunicato». [19]

Spero che questa breve riflessione possa suscitare nuovo interesse nell’approfondimento della materia e possa contribuire al dibattito. Non ho alcuna pretesa. Resta tuttavia vivo in me l’interrogativo: perché non vengono scomunicati i battezzati che sponsorizzano evoluzionismo e poligenismo?

Pubblicazione a cura di Carlo Di Pietro (clicca qui per leggere altri studi pubblicati)

Note:

[*] http://www.amazon.com/Genetic-Entropy-Mystery-Genome-Sanford/dp/1599190028

[1] Cfr. “ENTROPIA E MUTAZIONI” di Stefano Bertoni – Comitato “Anti evoluzionista”

[2] Cfr. Higgins & Lynch, 2001, Metapopulation extinction caused by mutation accumulation

[3] Cfr. Dr.J.C.Sanford, Genetic Entropy & The Mystery of the Genome, FMS Publications, 3rd Ed., 2008, p.27

[4] Cfr. Rivista Abstracta n° 38 (Giugno 1989), pp. 90-95; G. Sermonti, Dimenticare Darwin. Il Cerchio, 2006

[5] Denzinger S., 190, 360, 685 S.c.G,., II, c. 87 S.th., I, q. 90, aa. 1-2; De Pot., q. 3, a. 9; Comp. th., c. 93; Quodl. III, a. 3, a. 1; IX, q. 5, a. 1

[6] Denzinger S. 360, 1007. -S.c.G., II, cc. 86, 88, 89

[7] Denzinger S. 3220

[8] Denzinger S. 403, 456. – S.th., I, q. 90, a. 4; S.c.G., II, cc. 83-84; De Pot., q. 3, a. 10

[9] Denzinger S. 190, 201, 285, 455, 685. -S.c.G., II, c. 85; S.th., I, q. 90, a. 1; Comp. th., c. 94

[10] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/creazionismo/

[11] Evoluzione o Complessità, U. Fasol, Fede&Cultura, Verona, 2010, pp. 61 ss.

[12] Recensione al volume di M. Piattelli Paimarini e J. Fodor, Gli errori di Darwin (Feltrinelli, 2010); Ibid. p. 62

[13] Ibid. p. 18

[14] Dizionario del Cristianesimo, Enrico Zoffoli, Sinopsis, 1992, p. 327

[15] Ibid.; Rm 5, 12ss. Cf. S. Agostino, Tract. in Joan., 9, 10, Patrologia greca e latina, J.P. Migne, 35, 1463

[16] Pio XII, Enciclica Humani generis, 22 agosto 1950

[17] Ibid.; cfr. Rom. V, 12-19; Conc. Trident., sess. V, can. 1-4

[18] http://www.radicicristiane.it/domanda.php/id/60/ref/15/Famiglia/Monogenismo-e-Poligenismo

[19] Ibid.

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