IL TESORO DI CHIASSO, LE SUPERBANCONOTE AMERICANE CHE LA FED NON HA EMESSO
Nuovi sviluppi nel giallo dei 134,5 miliardi di dollari sequestrati a due giapponesi. Un intrigo che porta molto in alto

DI LUIGI GRIMALDI
liberazione.it

E’ un intrigo internazionale. Il mistero dei 134,5 miliardi di dollari sequestrati a Chiasso lo scorso 3 giugno è sempre più allarmante e avrebbe origine nella crisi finanziaria giapponese del 1998.
Circolano banconote da un miliardo di dollari l’una ma non emesse dalla Fed. Una storia di finanza parallela con i servizi segreti Usa (e i nostri) in chiaroscuro. I due fermati a Chiasso hanno un nome: Mitsuyoshi Watanabe e Akihiko Yamaguchi, personaggi già abbondantemente “bruciati” in campo finanziario internazionale e coinvolti (nel 2004) nel caso di una emissione non autorizzata di bond giapponesi (i cosiddetti Japanese 57 Series Bond – titoli esclusivamente utilizzati in transazioni intergovernative) del valore di 500 miliardi di yen ognuno. Una operazione in cui si sospetta vi sia stato lo zampino della Cia. Inoltre Yamaguchi è stato indicato da fonti riservate come dirigente del ministero delle finanze giapponese e cognato di Toshiro Muto. Un nome che porta lontano e talmente in alto da far comprendere come mai, dopo un mese e mezzo, ancora non sia stato emesso un solo comunicato ufficiale.

Stati Uniti Giappone e Italia

Stati Uniti, Giappone e Italia appaiono in misura diversa imbarazzati protagonisti di uno scandalo di stato. Il giorno dopo il vertice del G8 dell’Aquila sarebbe arrivata conferma che una speciale commissione sarebbe in arrivo dagli States per stabilire finalmente se i titoli sequestrati, per un importo di dimensioni tali da collocarsi al quarto posto nella classifica dei maggiori creditori degli Usa, dopo la Russia e prima dell’Inghilterra, siano veri o falsi. In ogni caso si tratta del più ingente traffico valutario della storia. Ma dell’arrivo degli “esperti” americani si favoleggia inutilmente sin dal giorno successivo al sequestro di Como.

Anomali traffici di stato

Veri o falsi? Non ha molta importanza: è una cifra in grado di incidere sugli assetti valutari del dollaro. Una eventualità che ha messo in fibrillazione i servizi segreti e le banche centrali di tutto il mondo. La Banca d’Italia non ha voluto rilasciare commenti rinviando la palla al Ministero dell’Economia dove fonti anonime hanno confermato che nella vicenda il profilo valutario è il più preoccupante. In questa faccenda ci sono troppe cose che non funzionano. Tanto per cominciare, quelli sequestrati a Como sono titoli esclusi dalle normali negoziazioni trattandosi di importi e tagli utilizzati nelle transazioni e nei rapporti tra stati e governi e non è credibile che siano stati messi in circolazione per una tentata truffa. Fatto sta che il 3 giugno i finanzieri di Como vanno a colpo sicuro, secondo fonti del Il Giornale , imbeccati dalla Cia che ai primi di maggio avrebbero avvisato i nostri servizi del possibile arrivo in Italia di una valanga di titoli di Stato Usa che “il governo nordcoreano stava cercando di convertire in euro. I nostri servizi allertano così la Guardia di Finanza e i titoli, per un importo che la Corea del Nord non ha mai posseduto, arrivano puntualmente a Chiasso, trasportati da due orientali regolarmente attesi al varco.

I titoli e la pista Americana

Si tratta di 249 titoli. 10 Kennedy Notes da un miliardo di dollari l’uno e 239 titoli del Tesoro Americano da 500 milioni di dollari l’uno. Proprio dai Kennedy Notes arriva il bandolo per iniziare a sbrogliare questa intricatissima matassa. Non si tratta infatti di buoni del Tesoro ma di vera e propria carta moneta. Sissignori, si tratta di biglietti da un miliardo di dollari l’uno. Il fatto è però che l’emissione di tale Biglietto di Stato era, sino al sequestro di Como, se non proprio segreta, almeno non di dominio pubblico. Evidentemente è assai improbabile che un falsario riproduca, con assoluta perfezione (per la Guardia di Finanza si tratta di titoli indistinguibili dagli originali) un biglietto non in circolazione e di cui non è nota l’esistenza. Le super-banconote sarebbero state emesse nel 1998 e non sarebbero garantite dalla Federal Reserve che, in effetti, ha già dichiarato ufficialmente di non aver mai emesso titoli per il valore nominale di un miliardo di dollari.

La Fed non mente

I super-biglietti farebbero parte di una speciale emissione effettuata in base all’ordine esecutivo 11.110, firmato il 4 giugno 1963 dal presidente John Kennedy che aveva restituito al governo Usa il potere di emettere moneta, senza il coinvolgimento del Congresso, garantita attraverso le riserve federali di argento, e senza passare attraverso la Fed. Dopo l’assassinio del Presidente Kennedy l’ordine esecutivo 11.110 cadde in disuso e le banconote emesse dal governo furono ritirate dal mercato. Ma il fatto è che l’ordine esecutivo 11.110 non è mai stato formalmente abrogato. Si stima che nel 1998 il 99% delle banconote in circolazione erano “Banconote della Federal Riserve” mentre l’1% era costituito da “Banconote degli Stati Uniti”. Bisogna sapere, per capirci qualcosa, che la stampa dei due tipi di banconote è quasi identica ad eccezione del fatto che una riporta la dicitura “Banconota della Federal Reserve” e l’altra “Banconota degli Stati Uniti”. Inoltre, quelle della Federal Reserve hanno marchio e numero di serie verdi, quelle degli Stati Uniti marchio e numero di serie rossi. Basta guardare le foto diffuse dalla Guardia di finanza di Como per rendersi conto che le banconote da un miliardo di dollari sequestrate a Chiasso sono state messe dal Ministero del Tesoro Usa e non dalla Fed.

I consiglieri di Obama e la crisi del 1998

Al 1998 risale la grande crisi dello yen, con l’economia giapponese sull’orlo della bancarotta e il rischio di un tracollo dei mercati finanziari dello stesso tipo di quello che stiamo vivendo oggi.
Una eventualità allora scongiurata dall’intervento del governo americano deciso a sostenere il peso valutario dello yen in caduta libera. Nessuno si ricorda più di quella crisi ma all’epoca intervennero personalmente Rubin, ministro del Tesoro, e il suo vice: Larry Summers, oggi consigliere economico di Barak Obama e all’epoca inviato speciale di Washington nei Paesi nei guai, precipitatosi a Tokio il 18 giugno del 1998 per incontrare il ministro delle Finanze Hikaru Matsunaga e il suo vice, Eisuke Sakakibara, l’uomo conosciuto sui mercati come “Mister Yen”.

Una trappola da romanzo

Ora il fatto davvero interessante è che i due giapponesi fermati a Chiasso, con la ciclopica cifra di 134,5 miliardi di dollari, sono personaggi abbondantemente “bruciati” essendo stati coinvolti in un precedente traffico miliardiario di titoli falsi in yen. In più le precauzioni assunte dai due per varcare la frontiera italo-svizzera sono da subito apparse agli investigatori assolutamente inadeguate al valore del traffico messo in atto. Una ingenuità incongruente con il curriculum dei due corrieri nipponici che invece hanno precedenti da professionisti dei traffici finanziari di altissimo livello. Yamaguchi in particolare sembra il personaggio più interessante e intorno al quale potrebbe cominciare a chiudersi il cerchio dei misteri sul “tesoro di Chiasso”: se venisse confermato che si tratta di un ex alto funzionario del Ministero del Tesoro giapponese e se il suo nome porta effettivamente a Toshiro Muto i conti potrebbero cominciare a tornare. Toshiro Muto è stato infatti fino a poco tempo fa vice-governatore della Banca del Giappone ma anche, nel 1998, contestatissimo direttore del segretariato generale del ministero delle finanze di Hikaru Matsunaga e di Eisuke Sakakibara, i protagonisti, con Summers e Rubin, del “salvataggio dello yen” del 1998. Sakakibara fino a poco tempo fa è stato anche tra i più convinti sponsor della nomina di Muto a governatore della Banca centrale del Giappone. Insomma tutto fa pensare che i titoli del “tesoro di Chiasso” siano autentici e che rappresentino un acuto mal di pancia per l’entourage finanziario del governo Obama più che per quello Giapponese. Insomma, tira aria da colpi bassi.

Luigi Grimaldi
Fonte: http://www.liberazione.it/
14/07/2009

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Titoli USA 93 miliardi a Chiasso

 mercoledì 10 giugno 2009

A grande richiesta rilanciamo e commentiamo la notizia che negli ultimi giorni ha fatto più volte il giro della blogosfera: 93 miliardi di euro (errata corrige, avevamo scritto dollari) in bond americani sequestrati al confine.

Un breve riassunto per chi non avesse ancora letto la notizia:

Il 4 giugno a Chiasso, al confine con la Svizzera, la Guardia di Finanza ha fermato due giapponesi che stavano cercando di portare oltre confine 93 miliardi di euro, novantatrè siori diconsi novantatre’ miliardi di euro, in buoni del tesoro americani.

Nascosti in valigia.

Già.

Fermati dalla finanza, i due giapponesi hanno cercato di minimizzare dichiarando: “è solo carta igienica”.

Ahem.

Si, cioè…potete leggere tutti i dettagli su ticino online e crisis, la storia originale e l’intervista al colonnello della finanza di Como.

Qualche stralcio in breve dai due articoli (trovate altri lanci in giro per il web):

I valori erano posseduti da due cinquantenni giapponesi scesi alla stazione ferroviaria di Chiasso da un treno proveniente dall’Italia che, al momento del controllo doganale, dichiaravano di non avere nulla da dichiarare.

Un’accurata verifica dei loro bagagli consentiva invece di rinvenire, occultati sul fondo di una valigia, in uno scomparto chiuso e separato da quello contenente gli indumenti personali, n. 249 bond della “Federal Reserve” americana, del valore nominale di 500 milioni ciascuno e 10 “Bond Kennedy” del valore nominale di 1 miliardo di dollari ciascuno, oltre a cospicua documentazione bancaria in originale.

Per dare una idea delle dimensioni della vicenda, potete verificare da soli (forse meglio qui) che la cifra in questione, del tutto casualmente, corrisponde quasi esattamente all’importo TOTALE dei bonds che a Marzo 2009 erano nelle mani di investitori russi.

Ok, ok.

Ora, qualche spunto di riflessione.

Ci sono due giapponesi su un treno italiano diretto in svizzera, con in tasca svariati miliardi di bond americani, il cui importo è molto vicino ai titoli in mano a investitori russi.

Già.

Prima di tutto ci si chiede come possano due giapponesi pretendere di passare inosservati la frontiera italosvizzera. Il tutto, a metà pomeriggio, a metà settimana.

Poi, perchè in treno dall’italia alla svizzera. Perchè un treno locale. Perchè un treno, soprattutto, visto che la frontiera italosvizzera, a meno di un’ora di macchina da Chiasso, si puo’ passare con estrema facilità.

Una passeggiata alpina tra prati fioriti e simpatiche caprette a 800 metri di quota e il gioco è fatto in meno di mezzoretta, ben lontano dalla frontiera e dalla guardia di finanza. Evitiamo di dare i dettagli precisi pubblicamente ma un indizio lo diamo

L’ideale, per chi trasporta merce che scotta veramente e vuole passare inosservato. Invece, treno.

Ci sarebbe da chiedersi anche perchè 10 bond da 1 miliardo di dollari e perchè 249 da mezzo miliardo. Dove sarà finito il 250esimo? Probabilmente lo avranno usato per pareggiare il tavolino traballante del bar della stazione Garibaldi di Milano bevendo il classico caffè prima di partire. Forse è ancora lì…Affezionati lettori milanesi, affrettetavi alla ricerca, finchè i bond americani hanno un briciolo di valore.

Infine, i due vengono tranquillamente rilasciati come se avessero tentato di esportare uno yogurt scaduto. Sotto minaccia, pero’, di una multa da 38 miliardi di euro (roba che saremmo a posto per un paio di leggi finanziarie,

Sullo yogurt scaduto, pardon, sulla vicenda, indaga il Secret Service: l’agenzia competente per le contraffazioni e le indagini sui bond americani e responsabile della sicurezza del Presidente degli Stati Uniti, nientemeno.

Insomma tutta la faccenda sembra quasi grottesca, con Gianni-San e Pinotto-San che fanno tutto il possibile per farsi prendere, e, una volta presi ed innescato un casino enorme, se ne vanno indisturbati.

Di certo, una notizia del genere prima o poi arriva ai giornali (eh si, qualcuno ne ha parlato).

A nostro avviso, di questi tempi in cui il default degli USA è a un passo e i bond americani sono di conseguenza un investimento un po’ troppo a rischio, questo potrebbe essere un segnale per qualcuno che lo stava aspettando, oppure un segnale che doveva andare a qualcuno.

Questa, teniamo a precisare, è solo una nostra impressione.

Una sensazione caprina.

Saluti felici

Felice Capretta

Aggiornamento 11/6 h. 15:50: consiglio di dare un’occhio anche all’ottimo Tra cielo e terra sull’argomento. Noterete molte analogie…! (Disambiguation notice: abbiamo letto quel post solo dopo aver scritto questo nostro 🙂

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por Informare Per Resistere (Notas) o Martes, 20 de Abril de 2010 ás 3:55

– di Nicoletta Forcheri –

E così Bill Clinton si recava la settimana scorsa in Giappone per tentare di riscuotere i buoni del Tesoro USA (134,5 mld $) che erano stati sequestrati a Chiasso lo scorso luglio e da subito dichiarati FALSI dalla Federal Reserve.

La notizia è di oggi e proviene da un rinomato giornalista di investigazione, considerato come tutti complottista, Benjamin Fulford.
Se fosse vero che erano falsi, allora su quale base Bill Clinton avrebbe vantato il diritto di riscossione?
Ma la verità è come dissi all’epoca in un titolo di un articolo, che i bond erano verissimi in un sistema monetario falsissimo. Veri falsi come tutti gli altri (cfr. http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2009/07/chiasso-titoli-veri-ma-emessi-da-un.html, un bel sunto della vicenda qua: http://crisis.blogosfere.it/2009/06/i-134-miliardi-di-dollari-di-bonds-sono-falsi.html )
Solo che dichiarandoli falsi, l’Italia non ha avuto diritto al 40% di ricompensa prevista in questi casi, un importo – 57 miliardi di euro!! – che da solo sarebbe bastato a ricostruire l’Abruzzo (senza pegni per le banche canaglie internazionali come adesso), e a rilanciare il nostro paese.Se la notizia si confermasse, sarebbe forse il caso di esercitare pressioni inaudite sul ministro del Tesoro e il capo del governo per ricuperare  il malloppo che ci spetta DI DIRITTO. Scommettiamo che la notizia verrà ancora annegata? A meno che… non provochiamo un putiferio noi…

L’articoletto dice infatti che (dal Weekly Geopolical News and Analysus del 19 Aprile 2010):

Bill Clinton non è potuto neanche scendere dall’aereo quando è atterrato in Giappone per batter cassa, la settimana scorsa. Numerosi sono i segnali che stanno a indicare che la terza guerra mondiale finanziaria segreta che si sta scatenando ha raggiunto un climax pericoloso. Il cartello criminale del Board del Federal Reserve sembra oramai in ginocchio. Prova della sua disperazione ne sia il fatto che Bill Clinton si è recato a Tokio la settimana scorsa per tentare di riscuotere i 134,5 dollari dei buoni del tesoro che erano stati confiscati in Italia a luglio scorso. Non è potuto neanche uscire dall’aereo, secondo un membro della Black Dragon Society che si trovava a bordo assieme a lui. (Trad NF)

Fonte: http://benjaminfulford.net/2010/04/19/bill-clinton-was-not-even-allowed-out-of-the-plane-when-he-arrived-in-japan-seeking-money-last-week/

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Questi sequestri hanno suscitato inquietanti interrogativi a chi si è occupato o solamente interessato alla questione, cifre così grosse non erano mai state sequestrate, al massimo qualche centinaia di milioni di dollari, per dichiarazione del Colonnello della Guardia di Finanza competente per territorio, intervistato poco dopo il primo maxi-sequestro. Gli strani movimenti hanno fatto temere per la tenuta del debito pubblico americano, anche perché per il sequestro di Chiasso si è parlato di stretti rapporti con la banca centrale giapponese, da parte dei giapponesi fermati con il malloppo.

I fatti hanno portato anche il Parlamento ad occuparsi del caso tanto che per primo il deputato Misiani del PD (su Chiasso) e subito dopo i 6 deputati radicali eletti nelle liste del PD primo firmatario Marco Beltrandi hanno presentato due interrogazioni al Ministro dell’Economia Tremonti (Chiasso + Malpensa), con le quali chiedevano conto degli esiti delle indagini, e del coinvolgimento dei servizi segreti americani e della SEC per la verifica dell’autenticità o meno dei Bond.

La risposta a lungo attesa è arrivata con risposta scritta da parte del sottosegretario dell’Economia e delle Finanze Giorgetti, il 30 luglio 2010.
La risposta è arrivata all’interrogazione dei radicali che chiedeva lumi sul sequestro di Malpensa, ma è stata una risposta cumulativa, che ha assorbito anche il sequestro di Chiasso, fra l’altro le due interrogazioni del gruppo radicale erano state sollecitate una decina di volte al Ministro, mentre quella del deputato del PD Misiani, mai.

Ebbene relativamente a Chiasso il sottosegretario Giorgetti ha scritto: “I titoli sequestrati ai due cittadini giapponesi sono risultati contraffatti e nel corso delle indagini delegate da parte dell’autorità giudiziaria di Como non è emerso alcun legame tra gli stessi e la Banca centrale di Tokio. Il pubblico ministero, al termine delle indagini preliminari, ha rinviato a giudizio gli indagati per concorso nei reati previsti dagli articoli 453, comma 3 (Falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate), 455 (Spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate) e 458 (Parificazione delle carte di pubblico credito alle monete) del codice penale”.

Mentre per quanto riguarda il sequestro di Malpensa, il sottosegretario ha specificato che già senza una perizia specifica si poteva desumere che ci si trovasse di fronte a titoli contraffatti, in quanto presentavano colori troppo vivi e stato di conservazione ottimo, per essere risalenti al 1934, il fatto è stato successivamente confermato dal perito dei servizi segreti americani.
I due filippini, fratello e sorella sono stati rinviati a giudizio per traffico illecito e uno dei due, il fratello è tuttora detenuto.

Chiaramente per nessuno dei due sequestri è stato possibile attivare la procedura sanzionatoria per mancata dichiarazione valutaria, in quanto tutti i titoli dei maxi-sequestri sono stati dichiarati falsi dall’autorità competenti.

Rimane comunque un alone di mistero su tutta la vicenda, dubbi e domande che comunque è obbligo farsi, come ad esempio, come è possibile che qualcuno possa pensare di contraffare buoni del tesoro americano per una cifra così astronomica e riuscire a piazzarli come veri? Quanti sono i traffici di questo tipo? Quanti titoli falsi circolano nel mondo? C’è qualche potente organizzazione dietro a questi movimenti di titoli contraffatti? Ma se i titoli di Chiasso fossero stati veri, avrebbero avuto le autorità americane il coraggio di dichiararli tali, con tutte le conseguenze al livello di sconvolgimento del mercato dei titoli di Stato del mercato mondiale, che questa notizia avrebbe comportato?

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Continua il mistero dei 134 miliardi di dollari sequestrati a Chiasso

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da frittelle d’Italia

E’ già diventata un misterioso gossip di rete la notizia di qualche giorno fa riguardante il maxi-sequestro di titoli di stato americani per il valore di 134,5 miliardi dollari. Del resto 134 miliardi di dollari sono un pò tantini per passare inosservati. Eppure, il caso – per quanto bizzarro – è stato praticamente ignorato dai grandi media statunitensi, aggiungendo mistero al mistero.

Faccio un pò il riassunto delle puntate precedenti per chi non è al corrente della faccenda. Il 3 giugno scorso la Guardia di Finanza italiana ferma a 40 km da Chiasso due uomini giapponesi sulla cinquantina che viaggiavano su un treno diretto in Svizzera. Durante la perquisizione si scopre che i due uomini stavano cercando di esportare oltre 134 miliardi di dollari in buoni del tesoro emessi dalla Federal Reserve statunitense nascosti in uno scompartimento segreto dei loro bagagli. La cosa ancora piu’ sconcertante è che il ‘bottino’ era rappresentato da 249 bond del valore nominale di 500 milioni di dollari ciascuno e 10 bond Kennedy da 1 miliardo cad. Al momento non è ancora stato accertato se i titoli sequestrati siano autentici o dei falsi. Entrambe le possibilità offrono degli scenari da panico internazionale.

Dopo essere apparsa su alcune testate giornalistiche italiane (vedi ad es. La Repubblica del 5 giugno e Il Giornale del 6 giugno), la notizia è scomparsa dai media nazionali e solo ora riemerge nella blogosphere con dettagli sempre piu’ allarmanti. Ne cito solo alcuni:

1. Nonostante l’enorme somma sequestrata, sembra che i due giapponesi siano stati rilasciati dalle autorità italiane con una minaccia di dover pagare una multa di 38 miliardi di euro (pari a circa il 40% del valore totale) nel caso i bond sequestrati fossero autentici. Gulp! A questo proposito il blog Informazione Scorretta osserva che 38 miliardi di euro corrispondono a circa un paio di manovre finanziarie italiane… una somma che ci salverebbe dal baratro economico per un pò. Eppure, come ho già detto, nessuno ne parla. Mah.

2. Secondo la Guardia di Finanza di Como che sta investigando sul caso si tratta quasi certamente di titoli falsi dato che nel 1934, data riportata sui bond sequestrati, non esistevano titoli con un taglio così alto. Se davvero fosse così ci sarebbe da chiedersi chi sono i mandanti di una simile operazione. Perché se è vero che da sempre numerosi paesi ospitano illustri falsari che producono enormi quantità di banconote da 100 dollari false, nel caso in questione il fatto che si tratti di bond di tagli così elevati fa pensare a manovre che profumano di complotto politico. A questo proposito AsiaNews osserva:

Vale la pena ricordare che vi sono alcuni precedenti storici. Durante la Seconda guerra mondiale molti Paesi hanno messo in circolazione banconote nemiche perfettamente contraffatte. In certi casi le stesse banche centrali, come ad esempio la Banca d’Italia sessantacinque anni fa – ed è un fatto storicamente accertato – hanno emesso esse stesse due o più titoli iscritti nel registro del debito pubblico nazionale con identico codice. In tal modo si poteva emettere più moneta, tutta egualmente autentica, di quanta veniva ufficialmente dichiarata. Sessantacinque anni fa era però in corso una cruenta guerra mondiale, oggi no.

Chi potrebbe beneficiare dall’instabilità finanziaria di un paese come gli Stati Uniti? Mmm, fatemi pensare…

3. Un’altra pista emersa nei giorni scorsi è quella che implica direttamente il Ministero del Tesoro americano. A questo proposito, secondo il periodico AmericaOggi potrebbe trattarsi di fondi del Tarp, Troubled Asset Relief Program, il fondo speciale del governo americano di sostegno per i titoli finanziari “problematici”. I soldi in questione sarebbero cioè dei fondi emessi dal Ministero del Tesoro statunitense che non sono ancora stati impegnati e che sono stati “inaspettatamente” scoperti dall’amministrazione di Obama in attesa di poterli usare senza dover chiedere un’ulteriore approvazione dal Congresso. Domanda: e che ci facevano ben 134 miliardi di dollari TARP nelle mani di due giapponesi su un treno italiano diretto in Svizzera? Perché cioè stavano uscendo zitti zitti dal nostro Paese nelle mani di due illustri sconosciuti di nazionalità asiatica?

4. Il blog Informazione Scorretta invece suggerisce l’ipotesi del complotto russo, osservando che stranamente la cifra di 134 miliardi corrisponde quasi esattamente all’importo complessivo dei bond che a marzo di quest’anno erano nelle mani di investitori russi. Doppio mah. Oppure anche no, dato che gli stessi russi proprio in questi giorni minacciano apertamente di tagliare i loro investimenti in buoni del tesoro agli Stati Uniti. Se il bottino di Chiasso fosse stato loro non ci sarebbero annunci ufficiali da parte della Banca Centrale di Mosca. O no? A meno che l’annuncio serva a mascherare qualcosa andato storto. Mmmm.

5. C’è invece chi esclude categoricamente che i buoni del tesoro sequestrati siano dei falsi facendo presente che il loro taglio è troppo alto per essere negoziato clandestinamente senza dare nell’occhio. Secondo alcuni economisti, gli unici a possedere bond di questo tipo sono solo le banche centrali. Banche come, ad esempio – io la butto lì – quella giapponese che cercherebbe di vendere i suoi titoli americani al miglior offerente senza farsi troppo notare da paesi come Cina o Russia che stanno pensando di fare la stessa cosa prima che sia troppo tardi. A questo proposito è interessante osservare che proprio l’altro giorno il ministro degli Interni giapponese Kunio Hatoyama ha inviato una lettera di dimissioni con una giustificazione ritenuta da alcuni poco credibile connessa ad un disaccordo relativo alla conferma di un incarico di vertice alle Poste giapponesi… Magari lui ne sa qualcosa di tutta sta facenda. Triplo mah.

Un’ultima considerazione, come fa notare la stessa AmericaOggi, nel caso i bond si rivelino autentici c’è da chiedersi come si comporterà il nostro governo in merito alla penale:

Imporrà il pagamento di una penale da 38 miliardi di euro – rischiando uno scontro con Paesi alleati – o, senza versamento dell’ammenda, restituirà i titoli al Paese proprietario – mostrando al mondo intero che l’Italia è una sorta di protettorato semicoloniale e soprattutto violando la legge e la Costituzione italiana? Per il premier Berlusconi si tratta (si tratterebbe) di una bella responsabilità anche personale, visto che le conseguenze legali e penali sono (sarebbero) a suo carico.

E io che pensavo che certe storie esistessero solo nei film di 007.

Fonte: http://frittelle.wordpress.com/2009/06/15/continua-il-mistero-dei-134-miliardi-di-dollari-sequestrati-a-chiasso/

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Azione legale contro la Repubblica Italiana, Silvio Berlusconi, la Guardia di Finanza, l’ambasciatore italiano all’ONU Ragaglini, il segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, il World Economic Forum e altri individui e entità finanziarie.
L’azione legale è per l’appropriazione indebita di buoni del tesoro americani per un valore nominale di 134 miliardi di dollari, la maggior parte dei quali del 1934. Il valore attuale stimato è di 1000 miliardi di dollari circa.
L’azione legale è ufficiale. (Consultabile anche sul sito governativo americano pacer.gov)Tutto risale al 2009, quando alla dogana di Chiasso vennero arrestati due cittadini giapponesi che cercavano di entrare in Svizzera, e questi 134 miliardi di dollari di bond americani vennero sequestrati. I media ufficiali ne hanno parlato, anche se brevemente. La Guardia di Finanza ha dichiarato di ritenere originali questi buoni del tesoro. Poi i due giapponesi sono stati rilasciati, e non non se n’è saputo più niente. Fino al 23 Novembre di quest’anno, quando è stata ufficialmente presentata questa azione legale negli Stati Uniti. L’azione legale è di Neil Keenan, in rappresentanza della Dragon Family, così si fanno chiamare. Un gruppo di famiglie cinesi che sarebbero proprietarie dei buoni del tesoro in questione. Di cui le autorità italiane e altre entità sopra citate hanno preso possesso in maniera illegale.

L’autore David Wilcock ha svolto un’intervista con Benjamin Fulford ed ha scritto un lungo articolo sulla questione, per il quale ha ricevuto minacce di morte molto serie. Fulford è un ex giornalista e responsabile editoriale di Forbes per l’Asia, un autore di libri bestseller, ed ha avuto per anni responsabilità e contatti di altissimo livello nell’ambito politico ed economico asiatico. Conosce personalmente la maggior parte dei leader politici, militari, mafiosi e quant’altro, in particolare modo del Giappone e dell’area asiatica.Cercando di riassumere i punti centrali dell’articolo di Wilcock e dell’intervista con Fulford, questi buoni del tesoro furono emessi dalla FED in cambio di oro, che la Cina trasportò negli Stati Uniti negli anni ’30 per proteggersi dall’invasione giapponese. Oggi la FED e gli Stati Uniti hanno dato chiari segni di non avere più intenzione di restituire quell’oro.A parere di Fulford questa operazione dei bond sarebbe stata una “sting operation”, ovvero lo scopo era quello di farsi prendere in modo da far saltare fuori questi titoli del tesoro, e potere così presentare un’azione legale ufficiale. (E afferma che ci siano prove concrete, comprese di filmati, a carico degli accusati). Il fatto di avere questa circostanza dibattuta ufficialmente, permetterebbe di aprire in sedi pubbliche ed ufficiali i libri e i conti nascosti riguardo ai debiti in oro della Federal Reserve con il mondo asiatico (non solo la Cina). E qui stiamo parlando di quantità di oro nell’ordine delle migliaia di triliardi di dollari (sì, non ho scritto male). E il cuore della questione è che tutto ciò porterebbe al crollo totale del sistema finanziario, e alla fine del dominio del dollaro e degli americani, che oggi reggono il loro potere sull’abilità di stampare denaro per tutto il mondo.Sembra che la questione ruoti tutta intorno all’oro, perché anche se non dichiarato ufficialmente, ai livelli che contano tutti (americani compresi), sanno che il mondo è già in una forma di gold standard, perché molto del denaro FIAT americano viene “black listed”, ovvero considerato fuori dai sistemi finanziari da molte di queste nazioni e gruppi di potere asiatici. (Inoltre, soprattutto in Cina e in Asia, esisterebbe moltissimo oro nascosto al di là di quello dichiarato ufficialmente).Questa strategia dell’azione legale della Dragon Family sarebbe all’interno di una lotta tra le élite del nuovo ordine mondiale o illuminati (Stati Uniti, Israele e europa occidentale), che spingono (come sembra evidente) per una guerra totale e per un mondo dittatoriale, contro il resto delle nazioni del mondo non allineate che sono a favore di un nuovo sistema finanziario, e di un mondo sensibile alla solidarietà e all’uguaglianza dei popoli. All’interno dei gruppi di potere dell’occidente ci sarebbero già molte ribellioni e guerre interne, in particolare all’interno del Pentagono, e questo sarebbe il motivo per cui i piani di guerra e di invasione occidentali (vedi Iran) stanno subendo continui ritardi e blocchi, e rimangono su scala limitata.

L’articolo e l’intervista sono molto dettagliati e pieni di dettagli storici molto interessanti, o comunque affascinanti. Io mi sono limitato a una breve sintesi. (E se non fossero veri sarebbero comunque un ottimo romanzo).
Comunque il signor Wilcock in una sua intervista successiva a una radio piange addirittura quando parla delle sue minacce di morte… e non fa finta. Non credo che si siano inventati tutta questa storia per divertimento o in malafede.

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Giovedì 9 Luglio 2009, 18:00

Non so se avete notato, ma questa storia, affascinante ed oscura, è stata completamente trascurata dai media mondiali e, negli ultimi giorni, ANCHE da coloro che più si erano dati da fare, nel mese passato dal sequestro, per cercare di far luce sulla vicenda.

Coloro che avevano per primi approfondito la notizia, ovvero, a parte (im)modestamente questo blog, il sito Asia News , gestito da Padre Cervellera e il direttore, alquanto bislacco, di una radio On line statunitense, Hal Turner tacciono.

Quest’ultimo per il valido motivo di essere stato arrestato, poche ore dopo aver fornito dati ed immagini dei famosi bond che potevano essere a disposizione solo dei servizi segreti americani, ovviamente con accuse che non hanno niente a che vedere con i bond.

Il tipo, in effetti, pare che sia un “suprematista bianco” ovvero un esponente di una corrente di pensiero alquanto affine a quella dei simpatici signori del Ku Klux Klan.

Certo è che lo è DA SEMPRE, certo è che deve aver avuto OTTIMI agganci dentro l’amministrazione USA per avere accesso a quei documenti e certo è che il suo arresto NON è sospetto: è assolutamente evidente, basta vedere le accuse, che è del tutto pretestuoso e che le cause, come del resto ha detto lo stesso Turner , sono proprio da ricercarsi nel suo servizio sui bonds.

Anche Padre Cervellera, che per primo aveva fornito i nomi dei due giapponesi ed i loro legami con la banca centrale del loro paese, tace, all’improvviso, da qualche giorno, dopo aver ribadito, motivatamente, che, secondo lui, i bond sono autentici.

Certo: forse mancano novità, notizie interessanti, nuovi risvolti.

Ed invece no: non è così. Il Giornale, unico Media di rilievo che sia stato finora su questa notizia riferisce che i due “spalloni” nipponici avevano un referente italiano e che questo rerente italiano ha una faccia, un nome ed una attività: si tratta del Sig. Alessandro Santi,  “milanese, 72 anni, una vita spesa nelle spedizioni internazionali e negli affari di dogana, già presidente del Consorzio internazionale trasporti di Roma, socio e poi proprietario unico della Interprogetti di Milano”.

Il suo nome è emerso dai documenti che i due avevano con se al momento dell’arresto.

Non è dato sapere altro ma parrebbe evidente che i due avessero in qualche modo cercato di pianificare il passaggio della loro famosa valigetta usufruendo dei consigli, dei buoni uffici e della competenza del Signor Santi, per arrivare incolumi a destinazione, quale che fosse.

Ancora una volta, questo è un comportamento anomalo per due truffatori di bassa lega: non ci si riferisce ad uno spedizioniere di alto rango per dei bond farlocchi, ma ci si limita a passare il confine attraverso un pascolo poco sorvegliato.

Parrebbe ragionevole che i due abbiano chiesto consiglio ed assistenza e che il Sig. Santi possa avergli spiegato le complicate pieghe della legislazione italica ed il rischio di una ingente multa/tassa che pendeva sopra il loro capo.

I due, evidentemente messi alle strette da qualche circostanza che non conosciamo, hanno tentato il tutto per tutto e gli è andata buca.

Sinceramente non darei neanche molto per scontato che siano vivi.

Pare infatti evidente che la stangata, veri o falsi i titoli che fossero, è fallita e che questo genere di fallimenti si paga, sia che si fosse corrieri “ufficiosi” di qualche governo sia che si fosse semplicemente degli spalloni di qualche strana associazione malavitosa internazionale.

A proposito di associazioni internazionali: alcuni giornali USA, senza alcun senso logico, avevano dato per scontato che sotto questa storia ci fosse la mafia.

Quella nostrana.

Pare per lo meno curioso che non abbiano pensato, piuttosto, alla molto più potente mafia giapponese, che oltretutto gode di notevoli e neanche tanto coperti appoggi fino alle più alte cariche del paese del Sol Levante.

In ogni caso, dicevo, bisogna qui ribadire che i BOND sono, con ragionevole certezza, autentici.

Perchè lo affermo?

Beh, intanto a più di un mese di distanza, ancora non c’è una dichiarazione ufficiale della Nostra Guardia di Finanza che dica chiaramente che si tratta di falsi.

Certo: questo implicherebbe ammettere che si è rilasciato i due giapponesi per ordine superiore diretto e quindi ammettere che c’e’ una grossa storia internazionale dietro la vicenda. Tuttavia credo che la spiegazione più semplice sia che la documentazione bancaria autentica (nessuno ne contesta infatti l’autenticità, almeno per ora) allegata ai bonds e le stesse caratteristiche dei “treasure notes” portino a ritenere che siano originali.

Nel frattempo il governo americano non ha ancora rilasciato una nota ufficiale, motivata, sulla falsità dei titoli, ma solo un paio di estemporanee dichiarazioni di suoi funzionari che si sono affrettati a dichiarare tali titoli falsi.

Proprio queste affrettate dichiarazioni potrebbero invece costituire un prova della chiara malafede dei funzionari in questione e della volonta di insabbiare tutto.

I funzionari hanno infatti sostanzialmente affermato che il totale dei bond cartacei in circolazione non è superiore a 100 milioni di dollari, che non ne sono stati mai emessi per tagli cosi grandi e che i Kennedy Bonds non sono mai esistiti.

Infine hanno detto, sulla base di immagini prese da internet, che sono chiaramente falsi.

Il punto interessante è proprio il primo.

Benchè tutti si siano affrettati a parlare di buoni del tesoro USA, o di treasury bonds, in realtà si tratta di titoli DIVERSI.

Sono infatti, a quanto parrebbe, dei Treasury notes, ovvero, a tutti gli effetti, qualcosa di molto simile alle banconote, sia pure di taglio ciclopico. NON sarebbero di libera circolazione essendo stati, in pratica, utilizzati solo per scambi tra stati.

I famosi Kennedy NOTES, da un miliardo di dollari l’uno, potrebbero essere esistiti davvero, a quanto riportano Asia News e il sito di Turner e questo da solo dimostrerebbe la probabile cattiva fede dei funzionari USA che ne negavano l’esistenza.

In particolare Stephen Meyerhardt, un portavoce del dipartimento del tesoro americano aveva affermato, in una intervista al Times: “The whole thing is a total fraud,they don’t look anything like real securities, which in any case were never issued in any of those denominations.”

“L’intera faccenda è una frode, non somigliano in niente ai buoni del tesoro originali, che in ogni caso non sono mai stati emessi in tali tagli”

In realtà, questa è probabilmente falso: titoli di queste dimensioni parrebbe che vengano emessi DI CONTINUO dalla FED, pur non essendo liberamente disponibili sul mercato, tanto che a quanto pare circolano frodi finanziarie proprio basate sulla loro esistenza.

E’ un segreto di pulcinella: guardate questa immagine, ad esempio, o questa, da cui è tratta l’immagine di questo post. Sono immagini di qualche mese fa, di tempi quindi non sospetti, non correlate direttamente a questa vicenda.

Ambedue rappresentano una ricevuta per il deposito di un numero di bonds ridotto, 2 o 4  (si vedano i nr di serie) per la somma di uno o due miliardi di dollari.

Basta dividere il totale per il numero di titoli che risulta dai nr di serie ed ecco che si può verificare che potrebbero davvero esistere titoli da 500 milioni di euro.

Evidentemente, se qualcuno si è preso la briga di falsificarli, devono esistere: chi mai si prenderebbe la briga di fare banconote da 1000 euro false?

Ma se questo genere di bonds esiste perchè negarne l’esistenza?

Semplicemente perchè cosi si evitano gli accurati controlli che porterebbero, molto rapidamente, a determinare chi potrebbero esserne stati i detentori ( non è che ne siano stati emessi a migliaia evidentemente) l’incrocio sui numeri di serie, etc etc.

In breve: ammettere l’esistenza di bonds di queste dimensioni potrebbe portare ad una rapida verifca che accerterebbe chi dovrebbe esserne in possesso e quindi se quelli sequestrati sono autentici o falsi.

Ma quale motivo ci sarebbe di tutta questa manfrina, SE fossero falsi?

QUINDI i bonds sono veri, essendo stata architettata questa manfrina.

Tra parentesi questi titoli segnalano anche un possibile utilizzo di questo tipo di strumenti finanziari.

In pratica un soggetto non ben definito deposita (virtualmente) denaro dalle origini le più varie (connettere i puntini…) presso la FED e questa emette un titolo al portatore di dimensioni equivalenti, chiaramente molto più agevole da trasportare, senza lasciare traccia del passaggio, in un paradiso fiscale, ad esempio in Svizzera.

Se ho ben capito: anziche trasportare quintali di banconote o lasciare complicate tracce telematiche, mollo tutto il contante presso la FED, questa mi dice grazie e mi da un bel ricevutone , esigibile  in ogni momento DAL PORTATORE, con scritto su un miliardo, ESATTAMENTE come quello del signor Bonaventura.

Con questo bel fogliolone, sia pure tra mille sudori freddi, posso andare in un istituto svizzero (ad esempio) e, dopo le verifiche del caso, vedermi accreditato un bel miliardino di dollari. Nessuna traccia, nessun brutto legame con brutti ceffi in cerca di lavanderie monetarie compiacenti.

Come avevamo già scritto, manco a dirlo, i paradisi fiscali non solo sono comodi ma sono essenziali al funzionamento della macchina finanziaria mondiale.

Ecco perchè i proclami del G8 sono semplicemente risibili.

Ecco perchè i bond sono probabilmente veri ed anche se fossero falsi indicherebbero la stessa cosa, darebbero lo stesso segnale.

Il segnale che la ricreazione è finita, che i nodi vengono al pettine e che i topoloni più furbi scappano sulle scialuppe fiscali di tutto il mondo.

Qualcuno dei commentatori USA della vicenda ha indicato che questa storia potrebbe essere il colpo di grazia per il dollaro, se risultasse che i titoli sono autentici e che i due tipi agivano su  incarico della propria banca centrale.

Certo, è evidente.

Ma anche se fossero falsi dimostrerebbero che questo genere di operazioni è plausibile, atteso e probabilmente già in atto.

E’ infatti possibile, torno a ripetere, falsificare una banconota da 100 euro, ma chi sarebbe cosi tonto da farne una da 150?

Il dollaro è qundi finito?
Si. Altamente plausibile e, di conseguenza, per un naturale effetto di feed-back positivo , altamente probabile.

Con lui, mi pare evidente, se ne andranno anche le prospettive di una rapida ripresa dell’economia USA e quindi del resto dle mondo.

Questa recessione durerà.

Durerà fino a che non ci decideremo a cambiare sistema.

Il punto è: cosa ci racconteranno, i nostri pavidi governanti per convincerci a farlo? Ci vorrà, come in altre occasioni una situazione eccezionale, una minaccia alla sicurezza mondiale da additare come la vera causa delle dolorose misure necessarie?

Beh, se la storia è maestra e non accade l’impensabile (che pure capita, alle volte) le cose andranno proprio così.

I Bond sequestrati a Chiasso: probabilmente veri ma non importa. Ecco perchè.

 Giovedì 9 Luglio 2009, 18:00 in Apocalypse now, Bugie, Finanza, Vita quotidiana
ricevuta un miliardo di dollari

Non so se avete notato, ma questa storia, affascinante ed oscura, è stata completamente trascurata dai media mondiali e, negli ultimi giorni, ANCHE da coloro che più si erano dati da fare, nel mese passato dal sequestro, per cercare di far luce sulla vicenda.

Coloro che avevano per primi approfondito la notizia, ovvero, a parte (im)modestamente questo blog, il sito Asia News , gestito da Padre Cervellera e il direttore, alquanto bislacco, di una radio On line statunitense, Hal Turner tacciono.

Quest’ultimo per il valido motivo di essere stato arrestato, poche ore dopo aver fornito dati ed immagini dei famosi bond che potevano essere a disposizione solo dei servizi segreti americani, ovviamente con accuse che non hanno niente a che vedere con i bond.

Il tipo, in effetti, pare che sia un “suprematista bianco” ovvero un esponente di una corrente di pensiero alquanto affine a quella dei simpatici signori del Ku Klux Klan.

Certo è che lo è DA SEMPRE, certo è che deve aver avuto OTTIMI agganci dentro l’amministrazione USA per avere accesso a quei documenti e certo è che il suo arresto NON è sospetto: è assolutamente evidente, basta vedere le accuse, che è del tutto pretestuoso e che le cause, come del resto ha detto lo stesso Turner , sono proprio da ricercarsi nel suo servizio sui bonds.

Anche Padre Cervellera, che per primo aveva fornito i nomi dei due giapponesi ed i loro legami con la banca centrale del loro paese, tace, all’improvviso, da qualche giorno, dopo aver ribadito, motivatamente, che, secondo lui, i bond sono autentici.

Certo: forse mancano novità, notizie interessanti, nuovi risvolti.

Ed invece no: non è così. Il Giornale, unico Media di rilievo che sia stato finora su questa notizia riferisce che i due “spalloni” nipponici avevano un referente italiano e che questo rerente italiano ha una faccia, un nome ed una attività: si tratta del Sig. Alessandro Santi,  “milanese, 72 anni, una vita spesa nelle spedizioni internazionali e negli affari di dogana, già presidente del Consorzio internazionale trasporti di Roma, socio e poi proprietario unico della Interprogetti di Milano”.

Il suo nome è emerso dai documenti che i due avevano con se al momento dell’arresto.

Non è dato sapere altro ma parrebbe evidente che i due avessero in qualche modo cercato di pianificare il passaggio della loro famosa valigetta usufruendo dei consigli, dei buoni uffici e della competenza del Signor Santi, per arrivare incolumi a destinazione, quale che fosse.

Ancora una volta, questo è un comportamento anomalo per due truffatori di bassa lega: non ci si riferisce ad uno spedizioniere di alto rango per dei bond farlocchi, ma ci si limita a passare il confine attraverso un pascolo poco sorvegliato.

Parrebbe ragionevole che i due abbiano chiesto consiglio ed assistenza e che il Sig. Santi possa avergli spiegato le complicate pieghe della legislazione italica ed il rischio di una ingente multa/tassa che pendeva sopra il loro capo.

I due, evidentemente messi alle strette da qualche circostanza che non conosciamo, hanno tentato il tutto per tutto e gli è andata buca.

Sinceramente non darei neanche molto per scontato che siano vivi.

Pare infatti evidente che la stangata, veri o falsi i titoli che fossero, è fallita e che questo genere di fallimenti si paga, sia che si fosse corrieri “ufficiosi” di qualche governo sia che si fosse semplicemente degli spalloni di qualche strana associazione malavitosa internazionale.

A proposito di associazioni internazionali: alcuni giornali USA, senza alcun senso logico, avevano dato per scontato che sotto questa storia ci fosse la mafia.

Quella nostrana.

Pare per lo meno curioso che non abbiano pensato, piuttosto, alla molto più potente mafia giapponese, che oltretutto gode di notevoli e neanche tanto coperti appoggi fino alle più alte cariche del paese del Sol Levante.

In ogni caso, dicevo, bisogna qui ribadire che i BOND sono, con ragionevole certezza, autentici.

Perchè lo affermo?

Beh, intanto a più di un mese di distanza, ancora non c’è una dichiarazione ufficiale della Nostra Guardia di Finanza che dica chiaramente che si tratta di falsi.

Certo: questo implicherebbe ammettere che si è rilasciato i due giapponesi per ordine superiore diretto e quindi ammettere che c’e’ una grossa storia internazionale dietro la vicenda. Tuttavia credo che la spiegazione più semplice sia che la documentazione bancaria autentica (nessuno ne contesta infatti l’autenticità, almeno per ora) allegata ai bonds e le stesse caratteristiche dei “treasure notes” portino a ritenere che siano originali.

Nel frattempo il governo americano non ha ancora rilasciato una nota ufficiale, motivata, sulla falsità dei titoli, ma solo un paio di estemporanee dichiarazioni di suoi funzionari che si sono affrettati a dichiarare tali titoli falsi.

Proprio queste affrettate dichiarazioni potrebbero invece costituire un prova della chiara malafede dei funzionari in questione e della volonta di insabbiare tutto.

I funzionari hanno infatti sostanzialmente affermato che il totale dei bond cartacei in circolazione non è superiore a 100 milioni di dollari, che non ne sono stati mai emessi per tagli cosi grandi e che i Kennedy Bonds non sono mai esistiti.

Infine hanno detto, sulla base di immagini prese da internet, che sono chiaramente falsi.

Il punto interessante è proprio il primo.

Benchè tutti si siano affrettati a parlare di buoni del tesoro USA, o di treasury bonds, in realtà si tratta di titoli DIVERSI.

Sono infatti, a quanto parrebbe, dei Treasury notes, ovvero, a tutti gli effetti, qualcosa di molto simile alle banconote, sia pure di taglio ciclopico. NON sarebbero di libera circolazione essendo stati, in pratica, utilizzati solo per scambi tra stati.

I famosi Kennedy NOTES, da un miliardo di dollari l’uno, potrebbero essere esistiti davvero, a quanto riportano Asia News e il sito di Turner e questo da solo dimostrerebbe la probabile cattiva fede dei funzionari USA che ne negavano l’esistenza.

In particolare Stephen Meyerhardt, un portavoce del dipartimento del tesoro americano aveva affermato, in una intervista al Times: “The whole thing is a total fraud,they don’t look anything like real securities, which in any case were never issued in any of those denominations.”

“L’intera faccenda è una frode, non somigliano in niente ai buoni del tesoro originali, che in ogni caso non sono mai stati emessi in tali tagli”

In realtà, questa è probabilmente falso: titoli di queste dimensioni parrebbe che vengano emessi DI CONTINUO dalla FED, pur non essendo liberamente disponibili sul mercato, tanto che a quanto pare circolano frodi finanziarie proprio basate sulla loro esistenza.

E’ un segreto di pulcinella: guardate questa immagine, ad esempio, o questa, da cui è tratta l’immagine di questo post. Sono immagini di qualche mese fa, di tempi quindi non sospetti, non correlate direttamente a questa vicenda.

Ambedue rappresentano una ricevuta per il deposito di un numero di bonds ridotto, 2 o 4  (si vedano i nr di serie) per la somma di uno o due miliardi di dollari.

Basta dividere il totale per il numero di titoli che risulta dai nr di serie ed ecco che si può verificare che potrebbero davvero esistere titoli da 500 milioni di euro.

Evidentemente, se qualcuno si è preso la briga di falsificarli, devono esistere: chi mai si prenderebbe la briga di fare banconote da 1000 euro false?

Ma se questo genere di bonds esiste perchè negarne l’esistenza?

Semplicemente perchè cosi si evitano gli accurati controlli che porterebbero, molto rapidamente, a determinare chi potrebbero esserne stati i detentori ( non è che ne siano stati emessi a migliaia evidentemente) l’incrocio sui numeri di serie, etc etc.

In breve: ammettere l’esistenza di bonds di queste dimensioni potrebbe portare ad una rapida verifca che accerterebbe chi dovrebbe esserne in possesso e quindi se quelli sequestrati sono autentici o falsi.

Ma quale motivo ci sarebbe di tutta questa manfrina, SE fossero falsi?

QUINDI i bonds sono veri, essendo stata architettata questa manfrina.

Tra parentesi questi titoli segnalano anche un possibile utilizzo di questo tipo di strumenti finanziari.

In pratica un soggetto non ben definito deposita (virtualmente) denaro dalle origini le più varie (connettere i puntini…) presso la FED e questa emette un titolo al portatore di dimensioni equivalenti, chiaramente molto più agevole da trasportare, senza lasciare traccia del passaggio, in un paradiso fiscale, ad esempio in Svizzera.

Se ho ben capito: anziche trasportare quintali di banconote o lasciare complicate tracce telematiche, mollo tutto il contante presso la FED, questa mi dice grazie e mi da un bel ricevutone , esigibile  in ogni momento DAL PORTATORE, con scritto su un miliardo, ESATTAMENTE come quello del signor Bonaventura.

Con questo bel fogliolone, sia pure tra mille sudori freddi, posso andare in un istituto svizzero (ad esempio) e, dopo le verifiche del caso, vedermi accreditato un bel miliardino di dollari. Nessuna traccia, nessun brutto legame con brutti ceffi in cerca di lavanderie monetarie compiacenti.

Come avevamo già scritto, manco a dirlo, i paradisi fiscali non solo sono comodi ma sono essenziali al funzionamento della macchina finanziaria mondiale.

Ecco perchè i proclami del G8 sono semplicemente risibili.

Ecco perchè i bond sono probabilmente veri ed anche se fossero falsi indicherebbero la stessa cosa, darebbero lo stesso segnale.

Il segnale che la ricreazione è finita, che i nodi vengono al pettine e che i topoloni più furbi scappano sulle scialuppe fiscali di tutto il mondo.

Qualcuno dei commentatori USA della vicenda ha indicato che questa storia potrebbe essere il colpo di grazia per il dollaro, se risultasse che i titoli sono autentici e che i due tipi agivano su  incarico della propria banca centrale.

Certo, è evidente.

Ma anche se fossero falsi dimostrerebbero che questo genere di operazioni è plausibile, atteso e probabilmente già in atto.

E’ infatti possibile, torno a ripetere, falsificare una banconota da 100 euro, ma chi sarebbe cosi tonto da farne una da 150?

Il dollaro è qundi finito?
Si. Altamente plausibile e, di conseguenza, per un naturale effetto di feed-back positivo , altamente probabile.

Con lui, mi pare evidente, se ne andranno anche le prospettive di una rapida ripresa dell’economia USA e quindi del resto dle mondo.

Questa recessione durerà.

Durerà fino a che non ci decideremo a cambiare sistema.

Il punto è: cosa ci racconteranno, i nostri pavidi governanti per convincerci a farlo? Ci vorrà, come in altre occasioni una situazione eccezionale, una minaccia alla sicurezza mondiale da additare come la vera causa delle dolorose misure necessarie?

Beh, se la storia è maestra e non accade l’impensabile (che pure capita, alle volte) le cose andranno proprio così.

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I BONDS SEQUESTRATI A CHIASSO, LA CRISI E LO SPETTRO M3

di : Pietro Cambi
martedì 6 ottobre 2009 – 23h17

JPEG - 22.6 KbSollecitato da qualche affezionato(?) lettore mi trovo a fare il punto sui bonds sequestrati questa estate alle frontiere Italiane, per un valore di centinaia di miliardi di dollari.

Ben noto, ne abbiamo parlato diffusamente anche noi, è il sequestro di “Bond” americani per ben 134 miliardi di dollari avvenuto alla frontiera di Chiasso ormai ben 3 mesi fa. Molto meno noto è un sequestro avvenuto invece a Milano Malpensa alcune settimane fa, a carico di due filippini diretti in Svizzera.

In questo caso si trattava addirittura di 180 miliardi di dollari.

Questa volta le fiamme gialle hanno arrestato in flagranza di reato i due filippini ed hanno invitato gli esperti americani dell’US. Secret Service a dare una occhiata ai titoli.

Invito accolto e titoli riconosciuti falsi, per una serie di motivi.

Pare che servissero, pensate un poco, ad organizzare una stangata al fine di raccogliere fondi per una chiesa..

Come si suol dire? Le Vie del Signore sono infinite.

Sui titoli sequestrati a Chiasso, invece, per quanto possa sembrare strano, non c’e’ ancora nessuna conferma o smentita ufficiale della loro autenticità.

Questo dopo numerosi solleciti, due interrogazioni parlamentari ( generate anche dai nostri post) e un fitto scambio di documentazione, in un arco di quasi tre mesi.

Proprio il confronto con i tempi di accertamento nel caso del sequestro di Malpensa deve portarci a ritenere che questi titoli POTREBBERO anche risultare originali, questa essendo una eventualità ovviamente PER NIENTE gradita dal Governo Americano.

In primo luogo perchè poco meno di 50 miliardi di dollari verrebbero confiscati dal governo italiano.

In secondo luogo perchè diverrebbe impossibile nascondere ancora quello che è un segreto di pulcinella, lo spettro che si aggira per le cancellerie e le dirigenze degli organismi finanziari di tutto il mondo: è in atto una massiccia quanto sotterranea fuga dal dollaro, che richiede mesi, se non anni di tempo per essere effettuata senza sconquassi e che porterà ad un rovinoso collasso del valore del biglietto verde, quando diventerà evidente che la bilancia dei pagamenti USA è completamente e definitivamente sballata, con i risparmiatori cinesi stufi di rischiare i loro sudati risparmi in pezzi di carta verdolini.

Le cose stanno così e starebbero così anche se i bonds fossero falsi.

In questo caso sarebbe interessante conoscere le motivazioni che hanno portato a liberare i due portaborse giapponesi tre mesi fa, una risposta che potrebbbe dare solo il Ministro Tremonti, visto che la legge avrebbe imposto, nel dubbio sulla autenticità dei bonds, il fermo dei duei asiatici. Ovviamente, se davvero si è fatta valere la superiore ragion di Stato, per liberare, d’ufficio, i due corrieri, sarebe interessante conoscere quale è stata, questa ragione di Stato.

La verità è che si cerca di far dimenticare la cosa, sperando che le acque si calmino e che si possa buttare questi maledetti bonds in fondo ad un cassetto e dimenticarceli, a dispetto di cassintegrati, precari e scudi fiscali vari.

O magari si potrebbe restiturli al Governo Americano, per una accuratissima indagine di cui a questo punto potremmo conoscere l’esito in antipo con una certa qual ragionevole certezza.

Cosa ci dice, in conclusione questa vicenda, al di la di ogni ragionevole dubbio, al di la della autenticità o meno dei bonds?

1) Che si stanno attivamente riversando in Svizzera ENORMI capitali in dollari espressi come titoli al portatore, a livelli e per importi mai raggiunti prima ( altrimenti questi sequestri costituirebbero una regola e non un unicum).

2) Che “bond” di queste dimensioni ENORMI del valore di 500 milioni o un miliardo di dollari ciascuno esistono davvero, dal momento che, ovviamente, se NON esistessero nessuno si prenderebbe la briga di farne così dettagliati, filigranati e certificati, esattamente come nessuno si prenderebbe mai la briga di realizzare una perfetta banconota da 300 euro.

3) Che, per lo stesso motivo, chi li deteneva, ragionevolmente Istituti di Credito di primaria importanza o addirittura Banche Nazionali, sta cercando di liberarsene in fretta ed in silenzio, cosi come in un complice silenzio li deteneva, visto non se ne conosceva nemmeno l’esistenza prima di questa vicenda.

4) Che questo è ben a conoscenza della Federal Reserve, come del Governo Americano, insieme alla consapevolezza che la massa monetaria in dollari è in rapido e silenzioso aumento, le due cose costituendo, insieme al progressivo collasso del castello di debiti costruito nell’ultimo decennio per tenere su il sogno americano, una tempesta perfetta in grado di mettere in gioco non tanto il ruolo internazionale ma addirittura la stessa sopravvivenza degli USA.

Non ci credete?

Beh, tanto per farvi drizzare le orecchie vi porto a conoscenza di un paio di curiose coincidenze che mi sono saltate agli occhi proprio scrivendo questo post.

1) L’US Secret Service. Confessate: ne avevate mai sentito parlare?

Io no.

Avevo sentito parlare della CIA, dell’FBI, della NSA….

L’US Secret Service è in realtà il più antico in assoluto ed è stato fondato addirittura nel 1865, da McKinley, il successore del povero Lincoln, con il compito espresso di combattere i falsari.

Perchè dovesse essere segreto non è dato sapere, anche se immagino che durante la guerra di Secessione le sedi della Federal Reserve rimaste negli Stati Confederati si dessero da fare per produrre tanti dollari più veri del vero e che qualcuno possa averci preso gusto ed aver continuato anche in seguito.

In ogni caso l’ US Secret Service è rimasto, come è logico, sotto la dipendenza del Ministero del Tesoro Americano.

Fino al 2003.

per poi passare alle dipendenze del Dipartimento della Sicurezza Nazionale.

Curioso, eh?

Un’altra curiosità è che, un paio di anni dopo, nel 2006, la Federal Reserve, in modo altamente sospetto, abbia cessato di fornire dati sul misterioso parametro M3, ovvero, come spiega estesamente questo ottimo post di Iceberg finanza, sulla massa circolante dei dollari, così aprendo la strada ad una crescita incontrollata ( in senso stretto) della medesima, con i risultati che vediamo.

Il fantasma che si aggira nelle felpatissime cancellerie e nei disturbatissimi sogni dei governatori ha quindi un nome, sia pure poco attraente.

Si chiama M3.

E si traduce con una vigliaccata, ovvero con l’illusione che ci sia una ripresa.

Una illusione che pagheremo duramente.

Pietro Cambi

http://crisis.blogosfere.it/2009/10…

3.10.2009

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Titoli di Stato miliardari, spunta la pista russa

  • 21 settembre 2009

Bond miliardari, spunta la pista russa (Foto by Pozzoni Carlo)

COMO L’appuntamento era a Ginevra. È nella città affollata da circa 200 organizzazioni internazionali, governative e non, da uffici consolari di decine di Paesi di tutto il mondo e perfino dal quartier generale dell’Onu nel cuore d’Europa, che i due misteriosi giapponesi con la ventiquattr’ore foderata di buoni del tesoro Usa erano diretti quando, il 3 giugno scorso, sono stati bloccati alla stazione internazionale di Chiasso dalle fiamme gialle. A oltre tre mesi dal clamoroso sequestro da 134,5 miliardi di dollari in bond e promissory notes e a un mese da un secondo clamoroso sequestro di titoli di Stato – il cui valore dichiarato anche in questo caso superava i cento miliardi di dollari – trovati in possesso a due filippini intercettati e arrestati all’aeroporto di Malpensa, prosegue nel più assoluto silenzio l’inchiesta della guardia di finanza sul mistero di Chiasso. Un’inchiesta dai risvolti e, soprattutto, dai coinvolgimenti clamorosi.
Mancano conferme ufficiali e tutto è ancora da verificare, ma da quanto sarebbe emerso nel corso degli accertamenti delle fiamme gialle pare che Mitsuyoshi Watanabe e Akihiko Yamaguchi stessero portando il loro tesoro di carta a Ginevra, dove si sarebbero dovuti incontrare con alcuni cittadini russi, pare dei diplomatici. A combinare l’incontro quell’Alessandro Santi, 72enne milanese con villa a Carimate, finito nell’inchiesta sul mistero dei bond dopo che il suo nome è emerso dalle carte trovate in possesso ai due cittadini giapponesi. In alcuni atti notarili, il nome di Santi era accompagnato da alcune percentuali, quelle pattuite come compenso qualora l’affare fosse andato a buon fine. Già, ma che tipo di affare? Su questo il mistero è ancora fitto. Se davvero i russi con i quali Watanabe e Yamaguchi si sarebbero dovuti incontrare erano dei diplomatici, sarebbe la conferma dei sospetti di molti, ovvero che dietro il giallo dei bond di Chiasso vi sarebbero non già dei privati bensì i governi, in questo caso quello di Tokyo e il Cremlino. Se così fosse è facilmente ipotizzabile che alcuni di quei titoli di credito, e più precisamente i cosiddetti Kennedy Bond (10 dal valore nominale di un miliardo di dollari l’uno), siano autentici. La seconda ipotesi è che le carte griffate “governo degli Stati Uniti” dovessero servire come garanzia per un qualche affare internazionale.
Quale fosse il compenso per il carimatese coinvolto in questo mistero economico, Santi si sarebbe dato molto da fare per riuscire a fissare l’appuntamento giusto ai due giapponesi. Dalle carte sequestrate dalle fiamme gialle, infatti, emergerebbero numerosi contatti tra il 72enne con casa in Brianza e diversi governi stranieri. Il giallo continua, con l’aggiunta del nuovo sequestro di bond a Malpensa.
P. Mor.